Rassegna Stampa di Venerdì 24 gennaio 2014

Rassegna Stampa
di Venerdì 24 gennaio 2014
SNALS / CONFSAL
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SCUOLA, PRESIDI IN RIVOLTA: DIMENTICATI DAL GOVERNO(A.Campione)
INDISPENSABILI E INVISIBILI LA PROTESTA DEI PRESIDI
ENAIP, 37 LICENZIATI "E INAMMISSIBILE, PRONTI AD OPPORCI"
INTERVISTA AL SEGRETARIO GEN.LE SNALS-CONFSAL M.P.NIGI
SULL’INTRAMOENIA NELLE SCUOLE
ARTICOLI PRESI ON LINE
RELAZIONI DA SVECCHIARE (R.Di maulo)
CASO SANTA CHIARA, I DIPENDENTI IN PIAZZA CONTRO LA FONDAZIONE
IL MIGLIOR CONTROLLO SARA' QUELLO DEL COMUNE
MA ALLA FINE CONTANO SOLO LE POLTRONE E I COMPENSI
BAMBINO INCASTRATO NELLA SCALA MOBILE SCATTA LA PERIZIA PER
CERCARE I COLPEVOLI (P.Arensi)
Scuola, Formazione, Università, Ricerca
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PRESIDI, SOLUZIONI ENTRO 60 GIORNI PER LA BUSTA PAGA
RENZI INCALZA
A CHI SERVE LA MEMORIA (G.Camera)
IMMIGRATI SUI BANCHI DI SCUOLA (R.Lenzi)
E MAMMA PER MAESTRA (D.Condorelli)
DIPLOMA A 18 ANNI "COSI' SFIDIAMO LA DISOCCUPAZIONE"
ISCRIZIONI A SCUOLA, E' L'ORA DELLA SCELTA: MA IL 53% E' INDECISO
PRESIDI IN PIAZZA: "NOI, INVISIBILI E SOTTOPAGATI"
SCUOLA, PRESIDI IN RIVOLTA "INVISIBILI PER IL GOVERNO"
UN PC PER 100 STUDENTI, LA SCUOLA FA FLOP (C.Gubbini)
SCUOLE E RICICLO, ECCO IL PROGETTO
SCUOLE PIU' SICURE E ANCHE FUNZIONALI
IL CORSO DELLE ASSUNZIONI
E ANCHE GLI STORICI DEL PERIODO "RESTAURANO" IL RISORGIMENTO
LA CONTRORIFORMA DI LUIGI EINAUDI
PER I GIOVANI RICERCATORI A DISPOSIZIONE 47 MILIONI
Economia, Lavoro, Previdenza
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24/01/2014
UNA RIFORMA A TEMPO INDETERMINATO
COMUNICAZIONE IN FORMA LIBERA PER I SOMMINISTRATI DEL 2013
RESISTE SOLO IL CONTRATTO A TERMINE (G.Pogliotti)
I CONTRATTI A TERMINE SONO SETTE SU DIECI BENE L'ASPI, ARRETRA
L'APPRENDISTATO (E.Marro)
FORMAZIONE, QUANDO LO STAGE E' PER 40ENNI (I.Barera)
CONCILIAZIONE SEMPRE VALIDA (D.Cirioli)
STRETTA SUL LAVORO NERO (F.Geria)
PRECARI DI FAMIGLIA. (F.Sironi)
Int. a F.Contardi: EPPURE ALL'ESTERO FUNZIONA
LE PRIVATIZZAZIONI DI LETTA PARTONO DA POSTE ITALIANE (B.Di
LA SANATORIA DI EQUITALIA EVASIONE DA 57 MILIARDI
INTERESSA IL BANDO UE? VOILA' LO SPECIALISTA (A.Ballone)
PRENDETE E FINANZIATEVI TUTTI (F.Stefanoni)
PENSIONI, LO STATO RIVUOLE 50MILA EURO DALLA VEDOVA
CAPITALI, OPERAZIONE "RIENTRO" (A.Galimberti/M.Mobili)
SACCOMANNI: L'ITALIA TORNA A CRESCERE QUEST'ANNO IL PIL SALIRA'
INTORNO ALL'I% (G.Ferraino)
DRAGHI: VIA DAL MERCATO LE BANCHE DEBOLI (M.De feo)
EVASIONE SUL 3% DEL PIL ITALIANO OLTRE 50 MILIARDI SOTTRATTI AL FISCO
SANATORIA PER MILIONI DI CARTELLE VALE ANCHE PER MULTE E BOLLO AUTO
PRIVATIZZAZIONI E CACCIA AI CAPITALI, IL GOVERNO ACCELERA
TARES E MINI IMU, ULTIMO GIORNO PER I RITARDATARI SANZIONI RIDOTTE
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Scuola, presidi in rivolta: dimenticati dal governo
e sit-in davanti
al ministero: «Il nostro
stipendio non si tocca»
~Corteo
LA MANIFESTAZIONE
ROMA C'è sempre una prima volta,
anche nelle proteste. Ed è stata la
prima volta che i presidi sono scesi in piazza, o meglio su viale Trastevere a Roma, di fronte al ministero dell'Istruzione, per manifestare tutta la loro amarezza per
gli stipendi tagliati, di fronte a un
lavoro e a una responsabilità che
invece cresce sempre di più. «Dirigenti delle scuole invisibili per
il governo, indispensabili per il
paese», era scritto sullo striscione più lungo, srotolato sulla scale
del ministero, che è poi la sintesi
della protesta e di come i presidi
si sentano messi da parte. Erano
alcune centinaia, venuti da tutta
Italia, in rappresentanza dei colleghi in servizio: in organico sono
poco più di 8.000, mentre due anni fa erano circa 10.400. «Un preside può arrivare a dirigere fino a
sei scuole contemporaneamente,
senza collaboratori a sufficienza», sintetizza l'emergenza Giorgio Rembado, che guida lAssociazione nazionale dei presidi
(Anp) che ha promosso la protesta. «Dopo l'accorpamento ogni
dirigente fa capo in media a 4-5
LA PROTESTA
sedi a fronte di retribuzioni bloccate - spiega Licia Cianfriglia, che
dell'Associazione è la vicepresidente -. E in questi mesi si è aggiunto lo scippo da parte del ministero dell'Economia di 16 milioni
del nostro fondo per le retribuzioni legate al risultato e alla posizione. Altri 5 milioni di euro, concessi nel 2010, per la perequazione
interna degli stipendi sono spariti». Un sit-in pacifico, e un corteo
(il gruppo è andato da viale Trastevere a Montecitorio, per incontrare una rappresentanza di parlamentari) che ha ottenuto unarisposta, e degli impegni.
LA RISPOSTA
Il ministero ha convocato l'associazione della categoria. Ma ha
fatto anche delle promesse, al
punto che la stessa Anp ha potuto
commentare: missione compiuta. «Il ministero - riferisce Giorgio Rembado - si è impegnato a
trovare, di concerto col ministro
dell'Economia, una soluzione amministrativa per il recupero dei 18
milioni che erano stati tolti dal
Fondo unico nazionale relativamente alla parte variabile della
retribuzione dei dirigenti. E verrà
trovata una copertura per il recupero dei 5 milioni per la perequazione interna tra giovani dirigenti e dirigenti anziani». Rembado
ammette che tutte le richieste dei
presidi sono state, nella sostanza,
recepite.
LO SCIOPERO
Ma la scuola resta in subbuglio.
Cisl scuola, Uil scuola e mll hanno indetto uno sciopero per il 14
febbraio, destinato a farsi ricordare come lo sciopero di San Valentino: innamorati della scuola, ma
non corrisposti. Anche la Cgil alza la voce: «Circa il pagamento
degli scatti ribadiamo - dice Mimmo Pantaleo, segretario nazionale della Flc Cgil - che occorrono risorse aggiuntive e quindi contrasteremo in tutti i modi possibili il
taglio ulteriore del Mof perché penalizzerebbe i lavoratori della
scuola, gli studenti e le famiglie».
C'è un incontro, già in agenda,
con il ministro Maria Chiara Carrozza, il 28 gennaio. Nello stesso
giorno ci sarà un presidio presso
il ministero dell'Istruzione dei
presidi che fanno capo al sindacato. Proprio ieri Tuttoscuola ha diffuso una tabella dalla quale emerge che i presidi tra i manager pubblici sono quelli trattati peggio: se
i dirigenti amministrativi di seconda fascia che lavorano a viale
Trastevere o negli uffici scolastici
regionali e si collocano gerarchicamente sullo stesso gradino,
hanno infatti una retribuzione
media annua lorda di 110.000 euro, la media riconosciuta ai presidi si ferma esattamente alla metà,
55mila.
Alessia Campione
www.ecostampa.it
Quotidiano
©RIPRODUZIONE RISERVATA
, Le cifre
CONTRO IL BLOCCO
DI UN FONDO
Anno scolastico 2013/2014
M ~ri!~~lastici
DA 18 MILIONI
INDETTO UNO SCIOPERO
PER Il 14 FEBBRAIO
STIPENDIO MEDIO
DEI DIRIGENTI .
!
con scuola di LOOO alunni e4plessi
25%
Taglio dei posti da dirigenti scolastici
negli ultimi due anni
8.644
Istituzioni scolastiche
Ritaglio
SNALS
stampa
ad
uso esclusivo
del
068391
44.000
Plessi scolastici
destinatario,
non
riproducibile.
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il manifesto
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1
www.ecostampa.it
Quotidiano
SCUOLA· Manifestazione dell'Anp davanti al Miur
Indispensabili e invisibili
La protesta dei presidi
stico che nel tempo si è trasformata.
nvisibili per il governo, indiNel 2012 MarinaMupo, preside a Besp~nsabili per _il paese» era
nevento, ha ricevuto un incarico a
scntto sullo stnsc10ne espo60 chilometri di distanza, in una
sto ieri da 800 dirigenti scolastici adescuola di Rocca Piemonte, provincia
renti alla Anp (Associazione Naziodi Salerno. «Non siamo qui solo per
nale Dirigenti e Alte Professionalità
della Scuola) davanti al ministero
una questione di soldi- afferma Mupo - ma di dignità di lavoratrice deldell'Istruzione. Indossavano tutti
una casacchina blu con il Colosseo
la conoscenza. Passiamo il tempo a
supplire all'abbandono dello Stato».
stampato alle spalle e hanno bloccaAnche Gabriella Grocco, come altri
to viale Trastevere a Roma fino al po100 dirigenti campani, ha iniziato a
meriggio. Hanno protestato contro
il taglio di 16 milioni di euro al fonviaggiare nella sua regione dal 2012.
<<A Scampia era come il Bronx - racdo per le retribuzioni legate al risultato e alla posizione voluto dal miniconta - per le condizioni ambientali,
il disastro delle strutture edilizie.
stero dell'Economia. Altri cinque milioni di euro, concessi nel 2010, per
Noi siamo responsabili per quello
che accade a scuola ma come faccio
la perequazione interna degli stipena esserlo se buona parte della settidi «sono spariti» denunciano.
mana la passo in
In alcune regioni,
viaggio e non sono
come la Campania
Contro il taglio
presente sul poe la Sardegna, questo?». Antonio Losta situazione ha di 16 milioni di euro
tierzo ha 64 anni e
comportato un predal 1989 fa il presilievo sugli stipendi al fondo per le
de. Oggi dirige com di diverse migliaia retribuzioni e
plessivamente 79
di euro. Incontranclassi: «Il dimensiodo i manifestanti, l'assenza dello Stato
nmnento degli istituabbian10 ottenuto
ti ha comportato un aumento enorun rapido calcolo. Gli 8 mila presidi
me della burocrazia che ci impediitaliani guadagnano tra i 48 mila e i
sce di fare il nostro lavoro, che è so67 mila euro annui a seconda delprattutto permettere ai ragazzi di for !' anzianità di servizio. Con un conmarsi», afferma Lotierzo che ha un fitratto fermo al 2001, così come lo stiglio a Milano che è stato licenziato
pendio, e a seguito del "dimensionada una grande azienda e una figlia
mento" degli istituti imposto dalla riche si sta per laureare in Giurispruforma Gelmini a seguito dei tagli codenza a Napoli. «Ieri mi ha detto:
lossali da 8,4 miliardi di euro alla
ma lo sai che mi dovrai mantenere
scuola, i dirigenti scolastici hanno
anche dopo la laurea?».
iniziato a gestire scuole con migliaia
Una delegazione del Anp è stata ridi studenti (anche fino a 4) in città dicevuta al Miur, un'altra da alcuni
verse da quella di residenza. Blocco
parlamentari a Montecitorio. Cgil,
degii stipendi, taglio degli istituti e al
Cisl, Uil e!m!!mlannunciano una mofondo sulle retribuzioni, aumento
bilitazione se il problema della retridelle responsabilità e degli incarichi
buzione di posizione e di risultato
di lavoro. Questa è la vita del presinon verrà risolto. ro. ci.
de, figura solitaria di manager scola-
I
068391
((
Ritaglio
SNALS
stampa
ad
uso esclusivo
del
destinatario,
non
riproducibile.
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22/01/2014
Le dichiarazioni di Marco Paolo NIGI
sull’intramoenia nella scuola a RADIO M2O
Nella
mattina
del
22/01/2014,
alle
h.
11,29
circa,
a
Radio
m2o
(http://www.m2o.it/m2o/home ), è andato in onda, nella rubrica “Mario and
the City” un servizio che parlava della possibilità dell’”intramoenia” nella
scuola, partendo da articoli pubblicati sulla stampa cartacea e on line, al quale
è intervenuto il Segretario generale dello SNALS-Confsal, Marco Paolo Nigi,
che ha fornito le risposte alla “proposta” SNALS-Confsal. La Rubrica è
condotta dalla giornalista Mariolina Simone e andando sul sito sopradetto,
nella sezione RELOADED, nella fascia oraria della mattina, rubrica Mario and
the City, potrete ascoltare la puntata (che inizia alle h. 10,00 di ogni mattina)
http://www.m2o.it/special/mario_and_the_city_reloaded/
24.01.2014
Enaip, 37 licenziati «È inammissibile, pronti ad opporci»
«Siglata un'intesa che prevedeva cassa integrazione fino a marzo»
La formazione professionale invece di instradare verso nuovi impieghi apre le porte ai
licenziamenti. Che possono anche arrivare a dispetto di accordi volti ad evitarli assunti in maniera
formale.
A spiegarlo sono i rappresentanti sindacali dei dipendenti dell'Enaip Veneto, ente dell'Acli dedicato
alla formazione che il 31 dicembre ha lasciato a casa trentasette dei suoi circa 350 dipendenti. Di
questi, dieci lavoravano nelle tre sedi veronesi dell'Enaip, che sono a Legnago, Isola della Scala ed
in città. Ora i sindacati, che in maniera unitaria avevano trattato con l'ente, stanno studiando le
contromosse. «Perché» dicono «questa storia non può certo finire così».
«La vicenda» spiega Elisabetta Capotosto, di Snals Confsal «è iniziata la scorsa estate ed è dovuta
alle difficoltà economiche che sta attraversando l'Enaip. Da subito l'ente ha annunciato la necessità
di attuare una riduzione delle spese, iniziando dal dare all'esterno il servizio di pulizie e dal
razionalizzare quello di segreteria».
«Per il primo» continua « è ricorsa a delle cooperative e per il secondo ha trasferito gli addetti dalle
sedi periferiche a Padova, per poi arrivare a licenziarli. In estate c'era stato un accordo che
prevedeva la cassa integrazione per trentasei dipendenti da settembre sino a fine anno, con
previsione di proroga. Il 23 dicembre ci siamo quindi ritrovati ed abbiamo firmato un'intesa che
prevedeva la cassa integrazione anche per i primi tre mesi del 2014. Accordo che è stato sottoscritto
anche dall'assessore al Lavoro ed alla Formazione Elena Donazzan».
Tutto pareva a posto, insomma. Ma non era esattamente così, visti i licenziamenti.
Continua la sindacalista «la proroga non è stata ratificata dalla Regione, che attendeva la conferma
da Roma, e così, nonostante fosse possibile andare avanti con la cassa integrazione, l'Enaip a fine
anno ha spedito le lettere di licenziamento».
Le quali riguardano per la maggior parte bidelli ma anche qualche dipendente amministrativo.
«Un'iniziativa» conclude Capotosto « che non è ammissibile e contro la quale ci opporremo in tutti i
modi possibili». L.F.
24/01/2014
Scuola. Regole più rigide sui contributi ai sindacati. E i sindacati si
arrabbiano
Caos nelle iscrizioni ai sindacati fra gli insegnanti. Tanto che Rosaria Chizzini, la direttrice della
ragioneria territoriale dello Stato di Parma, ha deciso di cambiare le disposizioni sulle trattenute da
fare in busta paga a favore delle diverse sigle che rappresentano la categoria.
Fino al 15 gennaio erano gli stessi sindacati a comunicare gli elenchi dei loro iscritti. E a tutti questi
veniva trattenuta una piccola quota di stipendio come iscrizione al sindacato. Finché qualcuno non
si è accorto di essere iscritto a sua insaputa o pure di essere iscritto ad un sindacato che non è quello
che aveva scelto.
La ragioneria territoriale ha deciso di porre rimedio stabilendo regole più rigide sulle comunicazioni
inerenti le iscrizioni, che determinano trattenute e loro destinazione. Per chiedere di cambiare sigla
sindacale non verranno più accettate note vaghe, o comunicazioni via fax o normali e.mail. Ma solo
comunicazione tramite posta elettronica certificata. Stop alle deleghe trasmesse tramite
organizzazioni sindacali, a meno che non siano sottoscritte anche dai presidi dove gli insegnanti
interessati lavorano.
Una novità che ha fatto arrabbiare i sindacalisti. Perché si viene a superare un’abitudine diffusa fin
dal dopoguerra.
Salvatore Pizzo, della Gilda degli Insegnanti, se la prende in particolare con la possibilità di far
controfirmare ai dirigenti di istituto le deleghe perché siano valide: “E’ iniziata una nuova era di
schedatura dei dipendenti pubblici per opinioni politico-sindacali, Parma fa da cavia a una surreale
novità. Una forma di controllo da dittatura sudamericana, che mette in soggezione le persone sul
luogo di lavoro, identificandole e schedandole per opinione”.
Tramite il proprio coordinatore nazionale, Gilda ha informato pure il garante della privacy Soro.
Critico anche Simone Saccani della Cgil, che ritiene gravissime queste pretese e annuncia battaglia.
Dello stesso avviso anche Ernesto Devodier dello Snals – Confsal.
La Cisl esprime sorpresa e sconcerto tramite Maria Gentilini, ritiene il caso di Parma “un palese
attacco che di fatto limita la libertà di scelta di appartenenza sindacale in aperto contrasto con le
norme che tutelano i dati personali”.
In realtà, come detto, gli insegnanti possono ancora evitare di dire al loro preside che cambiano
sindacato: basta che utilizzino la pec quando hanno da inviare una delega sindacale a chi fa le buste
paga. Ma così, qualcuno potrebbe scordarsi di farlo e qualcun altro decidere di non voler più
nessuna trattenuta. Qui, più che i diritti di maestre e professori, paiono a rischio le entrate dei
sindacati.
Brescia
24 gennaio 2014
ISTRUZIONE I SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA NON
ESCLUDONO SCIOPERI: OLTRE 2.500 A BRESCIA I
CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO
Scuola, supplenti senza stipendio. E niente rimborsi per le ferie maturate
All’origine la mancata comunicazione tra il sistema delle scuole e quello del ministero, Tutt’altro
che risolta anche la questione degli scatti di anzianità
Scatti di anzianità dati poi tolti e infine promessi, precari ai quali vengono decurtati i soldi delle
ferie non godute, supplenti brevi senza stipendio per mesi. Cresce il disagio tra i lavoratori della
scuola e se Flc Cgil e Gilda sono già in stato di agitazione, il malumore sale anche tra gli altri
sindacati e non si escludono nemmeno scioperi (il 14 febbraio ci sarà quello dei dirigenti promosso
da Cisl, Uil, Snals e altri). A Brescia la situazione riguarda praticamente tutti gli insegnanti, poco
meno di 14 mila, oltre 2.500 con contratti precari. Tra i più penalizzati sicuramente i cosiddetti
«supplenti brevi», chiamati dalle scuole. Tutti o quasi, poco meno un migliaio di docenti, da tre
mesi lavorano senza stipendio. «Il sistema delle scuole non comunicava con quello del ministero e il
meccanismo si è inceppato - spiega Luisa Treccani, segretaria della Cisl scuola - una situazione
vergognosa che pare che ora si sia risolta». Almeno temporaneamente, anche se molti supplenti
brevi i soldi non li hanno ancora visti accreditati sul conto corrente.
Altra partita riguarda i docenti a tempo determinato, che hanno scoperto proprio in questi giorni che
le ferie non godute non verranno corrisposte, un danno quantificabile intorno ai 6-700 euro. Per
qualche balzano motivo tutto italiano, il taglio avrebbe dovuto entrare in vigore a partire da
settembre ma in realtà è iniziato col primo gennaio 2013. I sindacati (e ancor più i lavoratori) sono
inferociti e hanno già avviato alcuni ricorsi pilota per recuperare i soldi e, se possibile, rivedere la
norma.
Tutt’altro che risolta anche la questione degli scatti di anzianità (circa 150 euro) per i docenti a
tempo indeterminato, prima dati poi tolti e infine riassegnati. Sembra infatti che manchi la copertura
finanziaria e che quindi una parte delle risorse possa essere recuperata tagliando il fondo d’istituto
per le scuole.
«Sarebbe un bel problema - spiega Giovanni Spinelli, dirigente scolastico del liceo Gambara - Lo
scorso anno il fondo di istituto era già stato tagliato del 35% e quest’anno abbiamo stimato un taglio
di un altro terzo». Il risultato concreto è che al Gambara e in molti istituti hanno «congelato» la
contrattazione interna per tutte le attività aggiuntive. E l’autonomia scolastica? «È evidente osserva Spinelli - che senza un minimo di risorse finanziarie anche l’autonomia diminuisce nei
fatti». T. B.
23 Gennaio 2014
Verona, asili comunali, guerra dalle maestre per le 5 ore in più. Tosi
infuriato: "Vergogna"
Secondo il sindaco di Verona quella condotta per il ripristino dell'orario di 25 ore settimanali
sarebbe una "battaglia riprovevole" e annuncia reazioni: "Faremo ricorso anche fino in
Cassazione. Aiuteremo le scuole private"
Verona, scandalo Agec, mense e personale: genitori raccolgono firme per "salvare" gli asili.
Verona, asili, cure e aiuti: il sottobosco dei "falsi poveri" senza limiti. Denunciate 42 persone
Non usa mezzi termini, il sindaco di Verona, Flavio Tosi, nel commentare la protesta delle maestre
in città. Assieme agli assessori di competenza, Alberto Benetti all’Istruzione e Enrico Toffali agli
Affari legali, ha voluto esprimere tutto il proprio disappunto sulla decisione delle insegnanti. E, di
rimando, a quella del giudice del Lavoro. Giorni fa è infatti arrivata la sentenza che da’ di fatto
ragione alle 238 maestre degli asili. Motivo del contendere è il contratto: a loro è stato riconosciuto
quello nazionale della scuola invece che quello degli enti locali, che prevede 5 ore di lavoro in più.
Niente 30 ore, ma 25, come al solito. Sul contratto degli enti locali era arrivata la sentenza di
“antisindacalità”, riconosciuta anche dal Tribunale di Verona e dalla Corte di appello di Venezia.
Una battaglia per le cinque ore, che, secondo Tosi, non sarebbero un “sacrificio insopportabile”, con
i tempi che corrono. E se il sindaco commenta lo sdegno provato, il braccio destro Toffali ha
annunciato che farà ricorso, anche fino in Cassazione, contro la sentenza. Entro alcuni giorni
arriveranno le motivazioni del giudice che, dopo aver pronunciato la sua decisione, si era riversato
due mesi di tempo per depositarle. Non solo. Il Comune ha annunciato un aiuto economico alle
famiglie che manderanno i propri figli nelle scuole private. Fino a mille euro. Per ogni sezione
l’amministrazione avrebbe intenzione di assicurare sempre la presenza di due insegnanti e quindi,
con tutta probabilità, si farà ricorso al numero chiuso, come spiega al Corriere Veneto. E “dagli 800
bambini che possiamo ospitare nelle nostre scuole, dovremo scendere a circa 600. E gli altri 200
saranno costretti a servirsi di scuole private, pagando ovviamente una retta più alta”
Come al solito, Tosi non ha avuto peli sulla lingua, testimoni anche i suoi due assessori e le
dichiarazioni rese al quotidiano locale
“Quella delle maestre è una battaglia sindacale riprovevole, che mi scandalizza” … “Noi siamo
obbligati dalla legge ad applicare il contratto degli enti locali. Le maestre si oppongono, e io trovo
riprovevole e scandaloso il loro atteggiamento: con la crisi che c'è, avere il posto assicurato, a 1.300
euro al mese e facendo un lavoro che non è quello del manovale o del minatore, a me pare un
privilegio, e fare 5 ore in più non mi sembra un sacrificio insopportabile”.
Poi è arrivato il carico da novanta. A un mese dalla scadenza delle iscrizioni alle scuole materne
l’amministrazione è in difficoltà e nelle condizioni di dover riorganizzare il servizio, ricorrendo al
numero chiuso per il prossimo anno scolastico. "Nonostante la decisione di concentrare tutte le
assunzioni del 2014 nel reparto scuola, se alle insegnanti sarà riconosciuto il contratto statale, e
quindi un ritorno alle 25 ore lavorative anziché 30, sarà necessario limitare di circa 200 posti la
disponibilità nelle scuole comunali dell’infanzia".
“Poiché non è giusto che questa vertenza sindacale, che francamente mi scandalizza, sia pagata
dai bambini e dalle loro famiglie, la giunta ha deciso di dare un aiuto economico a chi dovrà
iscriversi altrove: offriremo un massimo di mille euro a bambino per pagare la differenza tra la
retta comunale e quella delle scuole private. In questo modo continueremo ad offrire un servizio
pari a quello odierno”
A Verona esistono 31 scuole per l’infanzia comunali, 17 statali e 27 affiliate alla Federazione
italiana scuole materne, di matrice cattolica. “L’obiettivo dell’amministrazione comunale - ha
aggiunto l’assessore Benetti – è quello di non penalizzare le famiglie che desiderano mandare i figli
alle scuole comunali dell’infanzia. Grazie all’assunzione di 15 nuove insegnanti, all’introduzione
del numero chiuso delle iscrizioni in base alla capacità dell’organico e, soprattutto, attraverso il
contributo che verrà messo a disposizione dal Comune, il servizio non subirà variazioni. Per
ciascuna classe sarà garantita la presenza di due insegnanti ma i posti a disposizione, attualmente
circa 800, con la nuova riorganizzazione diminuiranno di 200 unità. Per le nuove iscrizioni, sarà
assicurata la precedenza ai residenti rispetto ai non residenti”.
ASSEMBLEA - Intanto le maestre si stanno organizzando. Lunedì 27 gennaio, dalle 11 alle 13 e
dalle 14e30 alle 16e30, si terranno due assemblee sindacali indette da Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil
Scuola e Snals Confsal per il personale docente delle scuole dell’infanzia comunali. In tale data,
pertanto, non sarà garantito il completo funzionamento del servizio.
REAZIONI - "Le insegnanti che il sindaco Tosi, vergognosamente, cerca di far passare per delle
irresponsabili, sono le persone che in questi decenni hanno assicurato alla città un modello
educativo d'eccellenza riconosciuto a livello nazionale". Arriva a stretto giro la replica sul caso del
capogruppo Pd in Consiglio comunale, Michele Bertucco e della consigliere Elisa La Paglia.
"Siamo al paradosso - spiegano - l'amministrazione imputa ai dipendenti la responsabilità dei tagli
ai servizi da essa stessa approvati. Tosi sa benissimo che la questione non verte tanto sull'ora di
lavoro in più, ma su una riorganizzazione del servizio pensata e attuata secondo criteri
esclusivamente ragionieristici, astratta da ogni considerazione di carattere didattico e pedagogico,
privata del necessario confronto con le insegnanti e i genitori. Lo stesso consiglio comunale è
sempre stato tenuto all'oscuro di ogni decisione della giunta".
Annuncio promozionale
Continuano Bertucco e La Paglia: "Il fatto che ora si annunci il ritorno della compresenza di due
insegnanti per classe, ma a fronte del taglio di 200 su 800 posti nella scuola comunale dell'infanzia,
dimostra che qualcosa del precedente assetto non andava. Soprattutto dimostra il fallimento delle
politiche dell'amministrazione, che doveva mediare tra le ristrettezze economiche del Comune e la
necessità di continuare ad assicurare un servizio di qualità alle famiglie mentre si è cocciutamente
addentrata in un inutile e dannoso scontro muro contro muro. Tosi si fermi, convochi i sindacati e le
maestre e cerchi di trovare una soluzione extragiudiziale in grado di arginare l'attuale sperpero di
denaro per controversie legali e che consenta di mantenere qualità e quantità del servizio".
23/01/2014 - 15:18
Enti di formazione professionale, in arrivo un incontro col ministero
per ottenere il pagamento dei crediti
Liguria. I rappresentanti degli Enti di formazione, insieme a Regione Liguria e Provincia di
Genova, hanno ottenuto dal sottosegretario agli Interni, Gianpiero Bocci, l’impegno ad organizzare
per la prossima settimana un incontro congiunto a Roma, insieme al Ministero dell’Economia, per
risolvere definitivamente la vicenda dei debiti da parte del Governo verso la Provincia di Genova.
A comunicarlo è stato l’assessore regionale al bilancio e alla formazione, Pippo Rossetti al termine
dell’incontro svoltosi questa mattina tra Bocci, i lavoratori degli Enti di formazione, il presidente
della Regione Liguria Claudio Burlando, il vicepresidente Claudio Montaldo, il commissario della
Provincia di Genova Piero Fossati e il prefetto di Genova Giovanni Balsamo.
Una questione che riguarda da vicino anche lo IAL di Carcare, in crisi ormai da mesi e prossimo al
fallimento, con dipendenti senza stipendio da sette mesi e liberi professionisti non pagati da due
anni. Il motivo è proprio il mancato stanziamento dei fondi da parte della Provincia di Genova, che
a sua volta reclama quel denaro dal Governo.
“E’ positivo – ha ribadito Rossetti – che nel corso della riunione il Ministero dell’Interno abbia
riconosciuto il debito nei confronti della Provincia di Genova che ammonta a 32 milioni e che deve
essere immediatamente saldato. A questo punto ogni giorno diventa fondamentale per pagare
persone che hanno già lavorato, ottenuto buoni risultati, rendicontato il lavoro, ma non sono state
ancora retribuite dalla Provincia di Genova a causa del debito del Ministero dell’Interno”.
Obiettivo dell’incontro della prossima settimana a Roma è quello di ottenere il pagamento dei 32
milioni di euro per evitare il fallimento di numerosi Enti di formazione e la conseguente crisi
occupazionale.
Intanto in mattinata, alle 10, si è registrata l’assemblea del personale della formazione
professionale, organizzata da FLC Cgil, CISL Scuola, UIL Scuola e SNALS Confsal; una nuova
protesta, nel caso non arrivino novità positive dal vertice romani, vedrà i lavoratori scendere in
sciopero il 6 e 7 febbraio prossimi.
Andrea Chiovelli
23/01/2014
La formazione professionale batte cassa; i fondi continuano a non
arrivare se non col contagocce e gli enti liguri sono ormai al collasso.
Presidio davanti alla Regione Liguria del personale della formazione professionale organizzata da
Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal, in atteso dello sciopero il 6 e 7 febbraio.
"Mancano 10 milioni di euro, gli enti sono costretti ad indebitarsi e pagano interessi passivi sempre
maggiori"
23/01/2014
Formazione professionale al collasso: "Senza fondi, due giorni di
sciopero"
Batte cassa la formazione professionale, anche se i fondi non arrivano, se non col contagocce, e gli
enti liguri sono ormai al collasso. L’assemblea del personale della formazione professionale
organizzata da FLC Cgil, CISL Scuola, UIL Scuola e SNALS Confsal, iniziata alle 10 di questa
mattina, è allora solo l’antipasto di una nuova protesta, che vedrà i lavoratori scendere in sciopero il
6 e 7 febbraio prossimi
23/01/2014
Dirigenti Scolastici: fallita la conciliazione, sciopero il 14 febbraio
Dirigenti scolastici in sciopero il 14 febbraio, con manifestazione nazionale a Roma: lo hanno
deciso Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal dopo l’incontro di tentata conciliazione svoltosi oggi
al MIUR.
La questione è quella della decurtazione apportata al fondo che alimenta una parte delle
retribuzioni, a causa di una lettura molto rigida del MEF, che i sindacati contestano nella sua
legittimità, delle norme di contenimento dei salari pubblici varate nel 2010.
La questione si trascina da mesi e ha visto lo stesso Ministero dell’Istruzione convenire con la
“lettura” delle norme di legge e contrattuali fatta dai sindacati, ma ciò non è bastato fino ad oggi a
superare le resistenze del MEF.
Da qui la decisione inevitabile di proclamare uno sciopero che punta a respingere interventi di
“retrocessione” retributiva inaccettabili e in palese violazione degli accordi contrattuali.
Cisl Scuola, insieme a Uil Scuola e Snals, chiede interventi risolutivi in via amministrativa o, se
necessario, anche legislativa, che consentano l’immediata riattivazione dei contratti integrativi
regionali con la piena disponibilità dei fondi quantificati fin dal dicembre del 2012.
Nel comunicato unitario altre e più dettagliate informazioni sulle motivazioni della protesta.
Data
ItaliaOggi
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La ricetta della Fismic
24-01-2014
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1/ 2
WW'ver il rilancio economico (e non solo)
Relazioni da svecchiare
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Quotidiano
D1 MAULo*
lenchiamo una serie
di dati, in quanto ci
sembra del tutto evidente che l'emergenza
primaria di questo paese si
chiami soprattutto disoccupazione, specialmente giovanile
e delle fasce più deboli del paese, sia geograficamente che
sul lato del sesso.
La serie di stime negative
per l'economia italiana sembrerebbe finita, ma l'inversione di tendenza è così depole
che non avrà alcun impatto
sul mercato del lavoro. La
disoccupazione continuerà a
crescere per tutto il 2014 e
toccherà il culmine nel prossimo anno. Il quadro delineato nel Bollettino della Banca
d'Italia indica una situazione
ancora di grande criticità con
il pil in crescita di un esiguo
O, 7% per quest'anno e dell'l %
nel 2015. Il segno positivo
dopo due anni di discesa
ininterrotta (-2,4% nel 2012
e -1,8% del 2013), si deve alla
dinamica degli scambi internazionali e alla ripresa, «pur
moderata» degli investimenti.
La macchina imprenditoriale
dà segnali di dinamicità anche se su livelli ancora modesti e circoscritti per quelle imprese che sono protese verso
l'estero. Bankitalia stima per
l'ultimo trimestre del 2013 un
aumento della produzione industriale dell'l % e una «ulteriore espansione nei prossimi
mesi». É l'export il carburante
di questa debole ripresa, e le
imprese più piccole, orientate
al mercato nazionale, restano
ai margini. Sono penalizzate
da una dinamica dei consumi
molto fiacca a causa del basso
livello di reddito e della grave disoccupazione che Bankitalia stima in crescita al
12,8% quest'anno e al 12,9%
nel 2015. Il rafforzamento
, dell'attività economica, spiega
infatti l'istituto, «si trasmetterebbe gradualmente e con
ritardo al mercato del lavoro».
Il tasso di disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni) è
salito ancora, raggiungendo il
40,1 % nel terzo trimestre del
2013, dal 38,9 nel secondo.
Un altro fattore «di freno»
m
RoBERTO
E
Ritaglio
Conf.s.a.l.
alla ripresa è il difficile rapporto con le banche. Accedere
al credito continua a essere
molto faticoso per un mix di
fattori quali la pressione della crisi sui bilanci bancari,
le scarse garanzie che possono offrire molte imprese
nonché la bassa domanda di
investimenti. Gli ultimi dati
indicano un calo dei prestiti
alle imprese de11'8,4% e alle
famiglie del 2,1 %.
I dati di Bankitalia sono
stati condivisi dal commissario europeo Rehn che ha
incontrato il ministro
dell'economia Saccomanni. Al e;overno
italiano ha chiesto
di andare avanti
con le privatizzazioni -e con la
revisione della
spesa pubblica.
Poi ha sottolineato che se l'Italia
rispetterà i target
di bilancio allora
si potrà attivare la
clausola per gli investimenti; ovvero
ci sarà una mae;giore
flessibilità sulle-regole
del deficit.
E invece di interessarsi
di queste cose fondamentali
i sindacati confederali (sempre più in crisi di rappresentanza, di idee, di capacità di
proposta) e la Confindustria
negli ultimi due anni si sono
specializzati in accordi sulla
rappresentanza e sulla rappresentatività: in particolare è da quando ha preso la
presidenza dell'istituzione di
viale dell'Astronomia Giorgio
Squinzi che si sono realizzati
ben tre accordi sulla materia
della rappresentanza, una
specie di record se si considera che la materia era ferma
dal 20 maggio del 1970 con
la nascita dello Statuto dei
lavoratori.
Il feeling politico subito
nato tra la Camusso e Squinzi si pone l'obiettivo di bloccare la crisi di rappresentanza
dei due istituti, resa evidente dall'uscita della maggiore
azienda italiana, la Fiat, da
Confindustria e dai numerosissimi accordi sindacali realizzati con l'autoesclusione
della Fiom e di altre categorie
della Cgil. In u;na parola, gli
accordi, per come sono concepiti nel merito, cercano di rimettere al centro del sistema
delle relazioni industriali del
nostro paese la Cgil sul versante sinda:eale e la Confindustria su quello dei datori di
lavoro, arginando la crescente spinta al pluralismo e alla
diffusione di nuovi soggetti
che in questi anni si era manifestata e che aveva trovato
negli accordi Fiat prima, e
nella redazione dell'art. 8 del
decreto di Ferragosto 20 U
poi, una forte spinta verso la
contrattazione di prossimità,
vicina al luogo della produzione, togliendo importanza e
centralità al vecchio sistema
di relazioni industriali che
vede nel contratto nazionale
di lavoro il centro motore di
ogni iniziativa.
Si cerca, attraverso accor•
di sulla rappresentanza che
hanno il solo fine di consolidare l'egemonia delle grandi
centrali sindacali e datoriali,
di arginare tutte le novità che
porteranno il nostro sistema
contrattuale a una contrattazione del ventunesimo secolo,
per riportarci volenti o nolenti al Novecento.
Che altl'a lettura dare
quando in calce all'acr;, co~o del lp ge~? s~
attenna che per i dati
associativi ai fini del' la misurazione della
rappresentatività
i per stipulare i fu\ turi Ccnl verranno
t prese in conside1razione esclusivar mente le Oo.Ss.
•aderenti all'accordo
interconfedenile medesimo?
Tra l'altro, la lettura
èfèll'accÒrdo interconfederale in oggetto va in
forte ccintràsto coii la nota
sentenza della Corte costituzionale del luglio 2013 che ha
giudicato incostituzionale il
vecchio impianto dell'art. 19
della legge 300/70 (che assegnava la titolarità dei diritti
sindacali esclusivamente alle
Oo.Ss. firmatarie dei contratti
nazionali). Infatti, la sentenza impone, di fatto, a tutti i
datori di lavoro di riconosce-
stampa
del
ad
uso esclusivo
destinatario,
non
re tutti i diritti sindacali del
titolo secondo dello Statuto
dei lavoratori, a prescindere
dalla loro forza o dalla partecipazione o meno a trattative contrattuali. Si evince
quindi uno stridente contrasto con il dettato della Corte
costituzionale, quasi che gli
accordi interconfederali sulla rappresentanza vogliano
far rientrare dalla finestra
quello che era appena uscito dalla porta. Ovverossia la
centralità di Cgil-Cisl-Uil nel
sistema di relazioni sindacali
del nostro paese.
Incuriosisce inoltre che gli
accordi descrivano con precisione impegni che spettano
a terzi non comvolt1 nella
discussione finora: infatti
all'Inps e al Cnel spetterebbe
la certificazione dei dati. Ci
clriediamo, al di là del manifestare dei dubbi sulla terzietà
di Inps e Cnel (organismi nei
quali i sindacati confederali
e la Confindustria detengono la maggioranza assoluta),
chi pagherà questa massiccia raccolta di dati (milioni
di iscritti e migliaia di Rsu/
Rsa)? Dati, tra l'altro, che andranno raccolti almeno ogni
anno, essendo sia il numero
degli iscritti fluttuante per
definizione e non essendo fissato (al contrario del pubblico
impiego) una data unica nella quale celebrar~ le elezioni
delle Rsu/Rsa.
Dalla lettura degli accordi si
scoprono poi meccanismi farraginosi che non potranno che
imbalsamare ulteriormente il
sistema di relazioni sindacali:
un contratto nazionale per essere approvato dovrà avere il
consenso di almeno il 50% più
uno dei sindacati ammessi a
partecipare e poi dovrà avere
il consenso del voto certificato da parte dei lavoratori. Si
tratta di meccanismi che ritarderanno la conclusione dei
Ccnl futuri in modo insopportabile e che aumenteranno in
modo indicibile i tempi della
loro realizzazione. Inoltre ci
chiediamo a cosa serve tutto
il meccanismo di certificazione
e di validazione al 51% dei sindacati certificati se poi a decidere devono essere i lavoratori? Il parlamento legifera una
volta t~o_va~a la maggioranz~,
riproducibile.
Pag. 7
068391
Basta al sistema sindacale imbalsamato
Data
ItaliaOggi
Pagina
Foglio
pulanti volevano riaffermare
la centralità.
Ma soprattutto lo stridente contrasto con la sentenza
della Corte costituzionale
porter·à verso una morte
annunciata tutto l'impianto
degli accordi interconfederali
sulla rappresentanza e della
loro impalcatura burocratica
e dirigistica, Solo una legge
dopo la sentenza della Corte
costituzionale potrà dirimere
la complessa materia e non
basteranno certo i tentativi
del duo Camusso-Squinzi a
evitare un'ulteriore e già annunciata balcanizzazione del
sistema di relazioni sindacali
del nostro paese.
• segretario generale
...
~Il
Lrl-·
11i.;1:
Fismic
via delle Case RoMe 23
00131ROMA
I
Tul: 06/71588847 - Fax: 06/71584893
www.1"18mic.it
068391
non esiste m nessun paese civile che dopo che il parlamento ha legiferato ci sia l'obbligo
di sottoporre a referendum
approvativo una legge. Incongruenze e lungaggini che porteranno a ulteriore divisione e
lotte intestine e, forse, alla fine
stessa dei Contratti nazionali
di lavoro dì cui invece gli stì-
24-01-2014
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2/2
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Quotidiano
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Il Sole?]{! mmrn
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24-01-2014
22
1
Istruzione. La protesta dei dirigenti
Presidi, soluzioni
entro 60 giorni
per la busta paga
MILANO.
Due mesi di tempo per far
ripartire il fondo unico per la retribuzione di posizione e risultato, avviare davvero la perequazione stipendiale dei dirigenti
scolastici più giovani e bloccare il recupero forzoso di una fetta di trattamento economico ai
presidi di Campania e Sardegna, oltre alla riapertura della discussione per superare il blocco dei trattamenti economici
che coinvolge la categoria.
Sono soddisfatti i dirigenti
scolastici che ieri hanno dato
vita al sit-in davanti al ministero dell'Istruzione per tornare a
far sentire la propria voce dopo la "sospensione" dei rapporti con l'amministrazione della
scuola. A Roma, chiamati
dall'associazione nazionale
presidi (Anp ), si sono radunati
circa 800 dirigenti scolastici,
cioè uno ogni dieci degli 8mila
presidi che guidano i quasi
44ffiila istituti italiani. Tra il
2011eil2013, infatti, la "razionalizzazione" della scuola ha portato gli istituti da 10.400 a 8mila
ma non ha ridotto le sedi, con il
risultato di far crescere il carico di lavoro medio dei dirigenti proprio mentre la retribuzione veniva congelata.
Dai vertici del ministero, guidati dal capo dipartimento Istruzione Luciano Chiappetta, i dirigenti scolastici hanno ottenuto
l'impegno a trovare «soluzioni
amministrative o legislative» alle diverse questioni entro la conversione del decreto scuola che
ha bloccato i recuperi da 150 euro al mese dalle buste paga degli
insegnanti. Il decreto è entrato
in vigore ieri con la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» di ieri (è il Dl3/2014), per cui ci sono
60 giorni di tempo.
«È giunto il momento di chiudere vecchie vertenze e di avviare questioni che possano portare alla valorizzazione del ruolo
dei dirigenti e al recupero del
Ritaglio
Scuola: testate nazionali
prestigio della scuola», spiega il
presidente dell'Anp, Giorgio
Rembado, e la traduzione di questo obiettivo passa attraverso la
soluzione a diverse questioni.
La prima riguarda i i8 milioni
tolti dal fondo unico nazionale
per la retribuzione variabile, alimentato dal pensionamento dei
dirigenti ma tagliati dal ministero dell'Economia; va poi sbloc-
L'IMPEGNO DEL GOVERNO
Verso il riavvio dei fondi
per la retribuzione
entro la conversione
del decreto scuola
in «Gazzetta» da ieri
catala «perequazione retributiva» per i giovani dirigenti scolastici, particolarmente penalizzati dal congelamento degli stipendi giunto ormai al quinto anno.
Per far partire il meccanismo
servono cinque milioni di euro,
una somma non gigantesca per
il bilancio pubblico ma ancora
"fantasma" nonostante sia stata
prevista fin dal 2010. Altro nodo
da sciogliere in fretta è quello
del recupero forzoso di somme
che è stato avviato sui presidi di
Campania e Sardegna, che sono
stati investiti da un meccanismo analogo a quello dei 150 euro per gli insegnanti e si sono visti chiedere la restituzione di migliaia di euro a testa, con tagli anche da350-400 euro alla retribuzione mensile.
Ma per i dirigenti scolastici la
«valorizzazione» deve guardare anche più lontano, a partire
dal fatto che la retribuzione media di un preside, 55rnila euro,
valeesattamentelametàdiquella dei dirigenti amministrativi
di seconda fascia, mentre la stessa proporzione non si incontra
nelle responsabilità gestionali,
contabili e previdenziali che impegnano la categoria.
068391
Gianni Trovati
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Foglio
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LA STAMPA
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Remi incalza
----~·-------
«5 miliardi per la scuola
·-··-·
----..
fuori dal patto di stabilità»
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. - Cinque miliardi di investimenti per ristrutturare edifici
scolastici». È la proposta lanciata da Matteo Renzi durante
l'intervista al Tg3. Per il segretario del Pd «l'Europa deve accettare» che l'investimento resti «fuori del patto di stabilità». <di governo deve darsi un
bello sprint, deve risolvere i
problemi degli italiani, ci 5ono
le condizioni; non vorrei
espressioni in politichese ma
cose concrete», ha continuato
Renzi. Un esempio fatto dal
leader Pd è stato il patto di stabilità: «si parla sempre di pat·
to di stabilità ... a me la stabilità
che interessa è quella delle
scuole». Renzi ha poi anche
twittato: «Proposte pdnetwork: mille cantieri per mille scuole. La stabilità europea
è importante, la stabilità delle
aule dei nostri figli lo è di più».
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Foglio
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Data
ItaliaOggi
Il bando è gestito dal ministero dell'interno. Le domande vanno presentate entro il 613
Immigrati sui banchi di scuola
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Quotidiano
Un contributo di 18 mln per l'insegnamento dell'italiano
}astici regionali (Usr), gli enti
locali, foro unioni e consorzi,
nonché altri enti senza scopo
DI RoBERTO LENZI
di lucro interessati. Il bando
ono concessi contributi è aperto a tutto il territorio
del 100% a fondo per- nazionale. Sono destinatari
duto per promuovere la finali della proposta progetrealizzazione della for- tuale i cittadini di paesi terzi
mazione civica e linguistica dei regolarmente sòggiornanti sul
cittadini di pae_sì terzi.A mette- territorio nazionale.
re a disposizione i fondi è l'avviFinanziabili azioni forso pubblico «Piani regionali per mative. Sono finanziabili
la formazione civico-linguistica azioni formative progettate e
dei cittadini di paesi terzi». Il attuate in modo da far acquisibando, gestito dal ministero re allo straniero un livello di codell'interno, stanzia allo scopo noscenza della lingua italiana
la somma di 18 milioni di euro. non inferiore al livello A2 del
La scadenza per presentare Qcer, e un livello di conoscenza
domanda è fissata al 6 marzo della cultura civica e della vita
2014. La presentazione dei pro- civile in Italia, coerente con le
getti, a carattere territoriale, è
finanziata a valere- sul Fondo disposizioni del dpr 179/2011.
europeo per l'integrazione di Il monte ore complessivo delle
cittadini di paesi terzi-Azione azioni formative, corsi di integrazione linguistica e sociale, è
1/2013.
Gli enti locali possòno definito in 200 ore. Propedeupartecipare come partner. ticamente a tale monte ore
Sono ammessi a presentare è possibile prevedere anche
proposte progettuali in quali- specifici moduli aggiuntivi di
tà di capofila esclusivamente apprendimento linguistico di
regioni ordinarie, regioni a livello pre-Al, per analfabeti
statuto speciale e province au- o person.e non scolarizzare,
tonome. Possono partecipare in nel paese d'origine, o persone
qualità di partner del progetto, esposte al rischio di isolamento territoriale. A pena di esclutra gli altri, anche gli Uffici sco- sione, le attività esecutive dei
Pagina a cura
S
progetti e l'ambito territoriale
dell'intervento dovranno avere dimensione regionale o, nel
solo caso di progetti presentati
da province autonome, dimensione provinciale.
Contributi anche per
azioni di supporto. Sono
finanziabili anche azioni di
supporto alle attività formative, quali interviste guidate
idonee a valutare le esperienze
pregresse di apprendimento o
in ambito professionale. Vi può
rientrare anche l'attività per la
presa visione della eventuale
documentazione prodotta dai
corsisti, a supporto delle competenze dichiarate. È finanziabile
la somministrazione di prove
linguistiche di posizionamento
a partire dal livello pre-Al, da
parte d1ai docenti responsabili
delle azioni di accoglienza e
orientamento. Questa dovrà
essere effettuata sulla base
della valutazione degli esiti
delle azioni summenzionate,
dal loro posizionamento nei
moduli didattici e alla luce di
un percorso di apprendimento
personàlizzato.
Contributo a copertura totale. Il contributo viene
concesso a fondo perduto e può
coprire fino al 100% delle spese
ammissibili. Il budget complessivo di ogni progetto proposto,
a pena di inammissibilità, non
deve essere superiore alla dotazione finanziaria assegnata per
ogni regione o provincia autonoma. Nel budget di progetto
deve obbligatoriamente essere
prevista una voce di costo specifica relativa alla certificazione da parte di un revisore
indipendente di tutte le spese
sostenute, per un massimo del
7% dei costi diretti.
Domande a partire dal
30 gennaio 2014. I soggetti
proponenti devono presentare
i progetti utilizzando esclusivamente il portale https://www.
fondisolid.interno.it a partire
dalle ore 12 del 30/01/2014. Le
proposte dovranno pervenire
entro e non oltre le ore 16 del
6/03/2014, termine dal quale
non sarà più consentito l'accesso alle funzionalità del portale.
Al fine di attuare, sostenere e
favorire la realizzazione delle
proposte progettuali, le prefetture competenti per territorio
dovranno aderire alle proposte
stesse, mediante la sottoscrizione di una apposita lettera di intenti, da allegare alla domanda
di agevolazione.
068391
-----©Riproduzione nseroata-----
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Scuola
DI DANIELA CONDORELLI
ostanza torna a casa alle ot- tori nei compiti a casa dei propri figli into, se va bene. Apre il diario, fiamma i pedagogisti e spopola sui blog dì
firma avvisi e voti e poi co- studenti e genitori. Si moltiplicano ancheglì
mincia a interrogare Leo- strumenti, on line ma non solo, per potennardo, prima media, mentre ziare, stimolare, verificare. In Gran Bretaapparecchia. Costanza è gna è seguitissimo Maths Easy Made, per
stanca: il lavoro, la metro svolgere compiti dì matematica con i propri
affollata, il treno che non arriva mai. Ma
pargoli. Spiegazioni e test suddivisi per fasce
domani c'è la verifica dì geometria, vuoi
d'età per formare i genitori e metterli in
non provargli almeno le definizioni? Patri- grado di sedersi accanto ai figli.
zia invece ha trovato un sito, anzi più d'uno,
Con quali conseguenze? "Rispetto al
per stampare prove dì verifica. Di granunapassato, ì genitori sono sempre più coinvoltica, matematica, scienze, cc n'è per tuni. In ti nella vita scolastica dei figli, ma non
pausa caffè naviga sui vari siti - ciaomae- sempre questo coincide con un reale intestra.com, maestrasabry.it, lannaronca.it - e ressamento», spiega Emanuela Confalostampa esercizi di ortografia per Jacopo, nieri, docente di Psicologia dell'educazione
terza elementare. Serviranno nel fine setti- all'Università Cattolica di Milano. Il prezmana .Amanda, inoltre ,ha scarica ro un' a pp zo? «Che il ragazzo non faccia mai i conti
per creare mappe concettuali: «1'v1atteo fa
con se stesso e la sua capacità di apprendela prima media. Sta imparando a districar- re", risponde Confa Ioni eri, autrice del libro
si con le nuove materie, fare schemi gli è
"La scuola che bella fatica" (San Paolo).
utile e sull'iPad più coinvolgente», spiega.
Fare da soli è una palestra, vivere I' esperienGenitori che rientrano spossati da una za ìn prima persona e con le proprie armi,
giornata di lavoro e ascoltano la lezione;
talvolta spunta te, significa anche trovare la
padri reclutati la sera e nei weekend per propria motivazione. «I ragazzi devono
tentare dì risolvere espressioni complicate ~onrrarsi eon la diffìrnltiì e da lì paJTÌre per
tra urla e minacce. E spesso neanche ci rie- dare il meglio dì sé•" interviene Alberto
scono, sottolinea una ricerca Pearson, so- Pellai che si occupn da anni di prevenzione
cietà leader in sussidi per l'educazione. Un
ìn età evolutiva ed è aurore, per Erickson,
genitore su 20 non sa risolvere i problemi di "Lasciatemi crescere in pace!". f'. una
dì matematica della scuola media. Anche i sfida con se stessi. Concorda Confalonieri:
nonni sono della partita. A loro si appalta"Vanno lasciati liberi dì sbagliare, dì arrino incombenze che vanno dall'ascoltare la ' varea scuola con un compito incompleto.
poesia a correggere versioni di latino.
Il che non vuol dire scomparire, ma guarli dilemma su 1 coinvolgimento dei geni- dare i quaderni, sapere cosa sra studian- ~
068391
112 f ~I 30 gennaio 20.14
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NELL'AlìRA PAGINA: LO SCR!TIORE E INSEGNANTE MARCO LODOU
do, come si trova con professori e coetanei".
Aggiunge Pellai: "li buon genitore non si
sostituisce. È silenzioso, nc;n interviene se
non per dare un consiglio, ascoltare una
lezione e poi torna nell'ombra finché non
viene cercato. Dà un'occhiata al diario
finché il ragazzo non sa districarsi tra le
nuove materie e l'organizzazione del tempo. Non si siede accanto, incalzando lìno a
risolvere l'espressione che non viene».
CORSA Al VOTO. C'è un'altra conseguenza dell'ossessione a mettersi in cattedra
pomeriggio e sera: la forre disequità sociale.
Tutti possono snidiare, ma la disparità tra
Elisabetta, figlia di prof e Stefano, appena
arrivato dal Paraguay, non sarebbe così
profonda se facessero da soli. O se sì potenziasse quella rete dì volontari del postscuola che raggiunge anche chi non è seguito a casa. Certo, può darsi che senza il costante fiato sul collo il ragazzo non porti a
casa tutti dieci. Eccolo allora uno dci nodi
cruciali di tutta la faccenda del coinvolgimento di molti genitori. L'ambizione, il risultato scolastico come indice di successo
assicurato, di futuro meno incerto. "È il
genitore ad aver bisogno del dicci ,.,afferma
tentazione è forte: si mettono in piedi vere
Confalonieri. Perché si sente giudicato, e proprie sessioni di recupero in casa, con
valutato in base ai voti dcl lìglio: il fallimen- simulazioni di verifica, supporti audio per
imparare divertendosi, esercizi in più dai
to scolastico vissuto come fallimento educativo. Come se un 5 in matematica di
libri di frate ti i e cugini. Ma per chi lo stiamo
Marco volesse dire che la mamma di Mar- facendo? "Così si delegittima la scuola. Ciò
co non è una buona madre. Spiega Confa- ' che fa non è sufficiente, allora interviene il
lonieri: «Al momento dell'ingresso a scuo- solerte genitore», sostiene Confalonieri.
la si vive una sorra di ansia da debutto so- Riflette Maria Malacrida, docente di letteciale. Per la prima volta le competenze e le re in una scuola media della Brianza, mampotenzialità del figlio vengono messe alla
ma di quattro bambini che frequentano la
primaria: "La sensazione è che dietro
prova e la sensazione è che vengano valutate anche le abilità genitoriali». Sarò stato ' quest'ansia da prestazione si nasconda la
in grado di stimolarlo nel modo giusto? La ' difficoltà di esserci su altre questioni, ben
più scottanti e su cui siamo invece disarmai ti. L'ossessione ptèr il rendimento scolastico
è una fuga: non riesco a starti vicino su altri
aspetti, allora mi arrocco su quelli cognitivi". li resto ci interessa? Dove sono tutti i
1
bei ragionamenti stùl'inrelligenza emotiva?
Eppure c'è chi, come il sociologo Domenico De Masi, sostiene che il tempo dedicato ai compiti insieme sia un momento privilegiato per entrare in relazione con il figlio
attraverso la sua quotidianità scolastica.
«Come se non sapessimo creare altre occa-
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sioni per srare insieme e non avessimo altro
di cui parlare che non sia l'impegno scolastico», commenta Pellai che avverte:
«Quello in cui mi siedo a risolvere un problema di geometria non è tempo insieme.
C'è differenza rra il rempo performativo, in
cui il prodotto finale non è libero, ma corrisponde ad aspettative, e quello relazionale, condiviso e creativo». E invece ci si
trincera dietro la corsa al voto e ogni delusione si ammanta di mille giustificazioni.
Da qui l'idea che sia tutto più difficile,
progrnmmi, libri, livello di approfondimento e i genitori non possano for aln-o che
mettersi in cattedra. Ne &convinto Marco
Lodoli, scrittore e insegnante, autore de "Il
rosso e il blu" (Einaudi), da cui è stato tratto l'omonimo film, e ora in libreria con
"Vento forte rra i banchi" (Erickson). «Come genitore sono sbalordito della mole di
impegni che questi ragazzi devono sopportare. Il peso delle cartelle e l'apprensionedei
genitori impediscono di fare esperienza di
lihenà e autonomia. Oggi si porta a scuola
dieci volte ciò che portavo io. Anche i programmi sono molro più complessi. Un
tempo si facevano i riassunti, ora si smonta
un rcsro in chiave strutturalista cercando
sequenze narrative. Come può far da solo
un undicenne che deve far fronte all'organiZ7~1Zionedì una giornata più impegnativa
di quella di Ma rchionne? ».Interviene Confalonieri: "Anche percht; non si può pretendere di infilare Arene e Sparta tra la panita
di calcio e l'inglese. Per imparare a concentrarsi servono momenri distesi". Che i ragazzi di oggi non hanno.
Di chi è la colpa? Di genitori che riempiono l'agenda del figlio di ore di inglese,
musica e arri marziali, quando nessuno li
obbliga a farlo? Dei programmi più complessi? Dei prof che non pretendono più lo
studio? Dei ragazzi che non si vergognano
di andare a scuola impreparati? Secondo
Pellai non è aumcnrata la complessità, ma
lo studente è sconnesso dal giusto settìng.
Non puoi ricevere sessanta WharsApp,
aggiornare il profilo Facehook e cercare un
termine sul trndunore di Google mentre
studi la cadura dell'Impero romano. La
farica deriva dall'iperstimolazione, dal
renrarivo vano dì essere multitasking, dalla
connessione perpetua.
ENTRA IN CAMPO IL TUTOR. Manca la
capacità di pulire l'ambiente di srudio e
pianificare, competenza che serviva poco
nei rempi distesi dei pomeriggi a casa o in
corrile delle passare generazioni. Coffcrra si
arricchisce allora dì una nuova proposta,
con buona pace di chi è convinto che sia
meglio far da sé. Si tratta dell'avvento dei
turor, che formano nei ragazzi le capacitii
di organizzazione necessarie per snidiare al
meglio. Spiega Dario Ianes, docente di Pedagogia speciale all'Universitii di Bolzano:
"Nate nel campo delle dìffìcolriì di apprcn-
com1sce1T: megho ii proprio figlio, k
sue difficoltà e i suoi punti di forza. "I genitori dovrebbero essere bravi allenarori che
non corrono insieme al ragazzo, ma lo sostengono nel programma di allenamento.
Se però il risultato è arrivare la sera sfoincati dalle discussioni, la soluzione porrebbe
essere il turor, che indica una strategia per
diventare autonomi organizzando al meglio il tempo, lo spazio e l'attività senza ~
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disperdere energie». Il metodo si chiama
Start, acronimo di spazio, tempo, anività,
revisione e trasferibilità. In un paio di mesi
si ottiene una riduzione del 35 per cento del
tempo di svolgimento dei compiti. "Con la
differenza che se ho un aiuto esterno, la mia
autonomia risulta dimezzata. Se invece ricevo un'iniezione di competenze ne vengo
rafforzato», sottolinea Ianes. Dove non
arrivano insegnanti e genitori riesce il tutor.
Ma i professori in tutto questo dove
sono? Chi deve trasmettere strategie di
apprendimento ai ragazzi? "t la scuola a
doverlo fare», risponde Giuditta Donchi,
maestra e autrice dcl blog scuolacontrornrrente.blogspot.com (vedi box a pagina
119). "Ci sono ben cinque anni, a partire
dal terzo anno della primaria, quando si
comincia a studiare, per insegnare ai ragazzi a essere autonomi. Scuola e famiglia
devono prendersi le proprie responsabilità, nessuno deve delegare all'altro. Un
maestro che delega non è un buon maestro>>, continua Donchi, che in una terza
elementare porta avanti di pari passo la
scuola del sapere e dcl fare, insieme alla
collega Loredana Pellegrino che riflette
sull'etimologia della parola insegnante.
«Deriva dal latino insignere, lasciare un
segno, una traccia. Se il genitore a casa
deve fare i compiti con il figlio vuol dire
che l'insegname non ha lasciaro alcun segno. O che il genitore vuole privarlo della
fatica sostituendosi a lui. O, ancora, che
PAOLA MASTROCOLA
----·~~-----~·"··~·-----·-----
vede nel successo del figlio il proprio. C'è
confusione di ruoli: il genitore vuol fare
l'insegnante e lo studente sostituendosi al
figlio. Il figlio non vuole far fatica, non è
educato alla pazienza, a sapersi assumere
responsabilità e misurarsi con propri limiti'" Assumersi responsabilità. A Parigi in
seconda elementare Sofia ha firmato un
regolamento di classe in 22 punti. Si impegna a «domandare aiuto quando ne ha
bisogno, ascoltare chi parla, aver cura dcl
proprio materiale e di quello della scuola,
stare attenta per lavorare meglio, studiare
le lezioni». Si impegna persino a fare colazione. Se non rispetta un articolo deve
copiarlo, se ne viola più di tre deve recitarli a memoria alla preside.
A proposito invece dell'imponanza di
saper fallire, da copiare l'iniziativa di una
scuola di Wimblcdon, in Inghilterra, che
ha organizzato la settimana del fallimen-
to per insegnare a gestire i sentimenti
provati di fronte a uno smacco e imparare dall'errore. Laboratori, incontri, video
di personaggi noti che raccontano di
quella volta in cui hanno fallito. Perché,
afferma la preside Heather lfanbury, «è
accettabile e normale non avere successo
qualche volta nella vita». O no? Non
parrebbe, a sentir Lodoli: "A casa è come
essere di nuovo a scuola con il genitore
accanto, io per primo, a cercare di ottimizzare il tempo, a interrogare, tirar
fuori tutti i libri, per far fronte ad aspettative immediate e fortissime e allevare
subito piccoli professionisti». Gli fa eco
una mamma: «Altri ritmi, altre richieste.
Si deve crescere subito e in fretta, non c'è
tempo, bisogna essere subito capaci di
studiare, di organizzarsi, di gestire le
proprie emozioni, di fronteggiare lo
stress». E così via, pedale sull'acceleratore. Quanto hai preso? E il tuo vicino di
banco?
ANSIA DA PRESTAZIONE. t:ahbiamo copiata da altri quest'ansia da prestazione.
Non era nostra. Racconta Maria, tre figli
nel principaro di Monaco, che la sua amica
Paola ha riempito la casa di post-it con le
parole da ripassare per il dettato e che alle
elementari vieni bocciato se hai meno di 14
di media (il nostro sette). E allora li vogliamo attrezzare, questi nostri figli, imitando
la spinta alla competizione che all'esrero
impera. Si pt:'nsi alle scuole tedesche dove
Compili a scuola, videolezioni a casa
Perché fare i compiti il pomeriggio a casa
da soli o sotto l'occhio vigile del genitore
ansioso e magari annoiarsi in classe?
Alcuni insegnanti stanno sperimentando una
nuova didattica che ribalta tempi e luoghi.
Si chiama "flipped classroom", classe
rovesciata. Ne parla Maurizio Maglioni.
insegnante di chimica all'ltis Fermi, uno dei
pochi ad applicarla in Italia (flipped-learning.
it). Insieme a Fabio Biscaro, docente
di informatica, e con la prefazione di Tullio
De Mauro, Maglioni sta per pubblicare il libro
"Capovolgere l'insegnamento, la via italiana
al flipped learning" (Erickson).
•L'insegnamento capovolto nasce dal fatto
che i vecchi sistemi non funzionano più,
i risultati sono inferiori alle aspettative. la
formazione dei giovani non corrisponde alle
esigenze delle azienden, spiega Maglioni:
·Sono circa 15 mila le scuole americane
che stanno sperimentando questo nuovo
metodo che consiste nell'invertire il luogo
dove si segue la lezione, a casa propria
invece che a scuola, con quello in cui si
studia e si fanno i compiti, a scuola anziché
in camera. •L'idea è far vedere ai ragazzi
alcuni video sull'argomento da trattare prima
della lezione, liberando così in classe
un'incredibile quantità di tempo», aggiunge
Maglioni. Tempo per esercitazioni in gruppo,
laboratori, compiti. studio di casi,
approfondimento. Ma anche tempo per
seguire. finalmente, i ragazzi con bisogni
educativi speciali. •Quando facevo
l'insegnante tradizionale non avevo
mai tempo per loro, dovevo spiegare
e interrogare e l'ora volava. Ora giro tra
i banchi e posso dedicare tempo a ognuno»,
sottolinea il professore. Anche i genitori
sembrano soddisfatti. <>Alcuni mi hanno
detto che spengono il televisore e guardano
i video delle mie lezioni insieme ai figli
perché li trovano interessanti•. Digitando
sul motore di ricerca di YouTube, oppure
su Rai Scuola o Ovopedia, si trovano video
didattici per ogni argomento. Ma c'è anche
chi li realizza da solo. Per imparare e per
cimentarsi nell'insegnamento capovolto,
Maglioni e altri hanno messo a punto
un corso on line di un paio di mesi
(info su facebook.com/FlippedLearningBES}.
Lo scoglio? ·Ammettere che ci possa essere
qualcuno più efficace e accattivante di noi
a spiegare», risponde Maglioni citando
l'esempio di Fiorello che racconta
"I promessi sposi". E i risultati?
·Dal secondo anno in poi mi accorgo
che i ragazzi sanno affrontare e risolvere
problemi più complicati rispetto agli
standard proposti ai loro coetanei».
D.C.
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U6 j ~I 30 gennaio 2014
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tismo con cui mandiamo i figli a lezioni
private ha prodotto la certezza che studiare non tocchi a loro, c'è sempre qualcuno che penserà a toglierli dai guaì, basta
a vere i soldi».
Del resto, st•ntenzia il genitore onnipresente così come quello che delega a suon
di ripetizioni: «Non ci sono alternative,
maestri e professori non insegnano più il
metodo». Eccola l'eterna querelle del
metodo: cos'è e chi deve trasmetterlo ai
ragazzi per affrontare lo studio, soprattutto nei passaggi chiave, dalla primaria
alle superiori di primo grado (si chiamano
così, oggi, le medie) e da queste alle superiori di secondo grado? La premessa di
Masrrocola è disarmante. Non esiste il
fantomatico metodo di studio, su cui sono stati spesi fiumi di parole. Bastano
poche righe e pochi minuti per trasmet-
terio: "Leggi la pagina, sottolinei, annoti a
margine appunti di richiamo utili a schematizzare e poi ripeti chiudendo il libro».
Tutto qui. Oggi la scuola è basata su test,
meglio se a crocette,a risposta multipla, si
interroga sempre meno. Continua Mastrocola: «Il fatto è che non viene più richiesto. Nei primi otto anni non si insegna
a studiare. Al liceo arrivano ragazzi deliziosi, completamente impreparati. Che
non sanno distinguere un soggetto da un
complemento. Che non sanno parlare,
esporre con un discorso sensato, ben costruito. In otto anni è stato deciso che non
era importante, la grammatica è stata
svolta tra mille altre cose». !': un j'accuse
che parte da lontano, coinvolge docenti e
genitori. «f, più gratificante fare uno stage
di teatro, gioire per l'acquisto di una lavagna elettronica, che svolgere noiosi esercizi di grammatica». È così, denuncia, che si
ottengono «ragazzi dimezzati, occasioni
perse». Econtinua: «Chi lì render<Ì idonei?
Nessuno. Sono cose che hanno bisogno di
tempi lunghi, devono sedimentare e maturare dentro». Da una parte si inneggia
al nuovo, all'aula multimediale, allo spettacolo madrelingua, dall'altra ci si lamenta di carenze strutturali, da compensare,
va da sé, in privato. E se l'al.ternativa fosse
fermare la corsa? invocare la slow school,
la pedagogia della lumaca? 11
I
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•
"
'B
per accedere a livelli superiori la media dei
voti è probitiva. O alle orde di studenti cinesi e coreani che al ruggito delle mamme
tigri di qualche anno fa occupano le migliori università del mondo per assicurarsi
successo e profitto. Ambiziosi, dunque, ma
senza rinunciare all'atteggiamento iperprotettivo tutto italiano, preoccupato della
fatica, che vuole sostituirsi, risparmiare la
frustrazione del quattro. Si spiega così
l'atteggiamento ossessivo dei nostri genitori sempre a voler potenziare e recuperare,
ma anche la moda delle ripetizioni, fiorente mercato, spesso in nero. Chi non le
prende è un alieno. Ne ha bisogno Francesca per sentirsi sicura prima delle verifiche, Luca ogni volta che il prof spiega
un argomento nuovo, Fabio per recuperare il tre in matematica. E Niccolò ne ha
bisogno a prescindere, per rinforzarsi.
Aggiungere un paio d'ore di matematica,
nonostante i buoni risultati scolastici, al
pomeriggio, a pagamento, perché «non si
sa mai)). O perché «così arriva più prepa ..
rato alle superiori». Avverte Confa Ionieri: «Il messaggio al ragazzo è che da solo
non ce la può fare. Lo si priva anche
della capacità di chiedere aiuto, il bisogno». Incalza Paola ,'\1astrocola, che insegna in un liceo torinese, autrice di "Togliamo il disturbo" (Guancia), saggio
sulla libertà di non studiare: « L:auroma-
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Il
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i
Diploma a 18 anni
«Così sfidiamo
la disoccupazione»
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è il problema dell'abbandono,
col 17,6% dei ragazzi che lasciano la scuola e picchi del
25% nel' Mezzogiorno. Un target lontano
dal tetto del 10% fissato dall'Europa. E poi
c'è la ferita del passaggio tra la scuola secondaria di primo grado e la scuola secondaria di secondo grado, con l'orientamento degli studenti quasi assente, le
scarse competenze di chi arriva a diplomarsi e quello della disoccupazione giovanile, che supera il 40% dei giovani secondo l'Istat e in cui si paga anche la differenza con gli altri Paesi europei, dove i
giovani possono affacciarsi sul mondo del
lavoro a 18 anni anziché a 19, come accade in Italia.
«Diplomarsi con successo a 18 anni» è il
titolo del seminario di studio organizzato oggi alla Camera e promosso dalla deputata Milena Santerini, capogruppo Per
l'Italia in commissione Cultura di Montecitorio. Un confronto sui temi nevralgici del sistema italiano dell'istruzione superiore per identificare nuovi percorsi che
vadano verso il miglioramento del sistema formativo. Esperti e docenti si interrogheranno sul rapporto scuola-lavoro,
sulle nuove didattiche e sulla possibilità
di qualificare la preparazione degli studenti nel delicato passaggio alla fine del
ciclo superiore, nonché sulle proposte di
"liceo di 4 anni". Saranno presenti anche
alcune scuole che svolgono la sperimentazione del taglio di un anno del percorso superiore. Interverranno il ministro
dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza, e
alcuni esperti tra cui Mario Dutto dell'Universit à Cattolica, Luisa Ribolzi dell'Università di Genova, Andrea Gavosto della Fondazione Agnelli e Claudio Gentili
di Confindustria.
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Iscrizioni a scuola,
è l'ora della scelta:
ma il 53°/o è indeciso
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Possibili solo online dal 3 al 28 febbraio
Uno studente su 4 non ha fatto orientamento
i avvicina il momento della scelta, per
più di mezzo milione di studenti di ter za media, chiamati a decidere quale indirizzo di studio intraprendere dal prossimo anno. Soprattutto per loro, febbraio sarà un mese
di intense riflessioni, anche se l'appuntamento con le iscrizioni per l'anno scolastico 20142015 riguarda tutte le famiglie dei bambini che
andranno in prima elementare e quelle degli
scolari che passeranno alla secondaria di primo
grado. In tutto saranno quindi coinvolti più di
un milione e mezzo di studenti e di famiglie.
Come l'anno scorso, le iscrizioni saranno esclusivamente online e dovranno essere effettuate (dal 3 al 28 febbraio) accedendo al sito
http://www. iscrizioni. istruzione. it, a cui ci si potrà registrare già a partire da lunedì 27 gennaio.
Le iscrizioni on line riguardano le prime classi
della scuola primaria e di quella secondaria di
primo e secondo grado. Sono escluse le scuole
dell'infanzia, per le quali rimane in vigore la procedura cartacea. Per le scuole paritarie le iscrizioni online sono facoltative, anche se, comunica il Ministero dell'Istruzione, lo scorso anno,
già mille istituti non statali hanno scelto questa
modalità nonostante non fosse obbligatoria.
Sempre dal Miur fanno sapere che, grazie all' on
line, sono stati risparmiati cinque milioni di fogli di carta.
«Mi pare che il sistema
funzioni bene», ha
scritto in un tweet il ministro dell'Istruzione,
Maria Chiara Carrozza,
che lo ha personalmente testato. Il verRitaglio
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PAOLO fERRARIO
MIIANO
detto finale spetterà
comunque agli studenti e genitori che si
cimenteranno nelle
prossime settimane. Il
consiglio che arriva dagli esperti di viale Trastevere è di fare le cose
con «tranquillità», prendendosi anche tutto il
periodo tra il 3 e il 28 febbraio. Dal Ministero ribadiscono che «non è previsto che le domande
arrivate per prime siano accolte con priorità dalle scuole».
Calma e ponderazione saranno requisiti essenziali per gli studenti di terza media, giunti a un
bivio importante della propria vita. Per loro, da
quest'anno, il Miur ha varato il progetto "Io scelgo, io studio" per orientarli, appunto, nella scelta della scuola
superiore.
Un'attività,
quella orientativa, fondamentale che
però non tutte
le scuole offrono. La denuncia arriva dal
portale skuola. net, che ha
lanciato un
sondaggio tra
i ragazzi attraverso i social
network: uno studente su cinque (20%), ha dichiarato di non aver tratto grossi benefici dall'orientamento svolto a scuola, mentre uno su
quattro (25%), ha riferito che nella propria scuola i' orientamento non è stato svolto. Così, a pochissimi giorni dall'avvio delle iscrizioni, il 53 %
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passioni e aspirazioni personali, non legando
la scelta ad eventuali sbocchi lavorativi futuri.
Per loro è davvero una scelta di cuore, che però
rischia di essere slegata dalla realtà e potrà, un
domani, anche essere pagata a caro prezzo».
In questi giorni, i ragazzi hanno soprattutto bisogno di essere rassicurati e cercano, su Internet ma anche attraverso il dialogo con gli adulti (insegnanti e genitori) un aiuto per districarsi tra le numerose offerte a disposizione. «Chiedono una bussola ed esprimono una forte domanda di orientamento», conclude Ferrucci.
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degli studenti di terza media non ha ancora deciso. Un altro 16% ha scelto l'indirizzo di studi
ma non la scuola, mentre solo il 30% ha le idee
chiare sia per quanto riguarda l'indirizzo che la
scuola da frequentare.
La grande maggioranza di chi ha scelto (68%) è
indirizzato verso il liceo, mentre il 29% verso l'istituto tecnico o professionale.
«I ragazzi sono disorientati - sottolinea Marta
Ferrucci, responsabile editoriale di Studenti.it,
altro sito molto visitato da studenti, docenti e famiglie-. Il 66% sceglie sulla base delle proprie
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«Decidete con calma», consigliano dal
Ministero. Skuola.net: il 68% vuole
andare al liceo e il 29% ai tecnici e
professionali. Ferrucci (Studenti. it):
«Agli adulti chiedono una bussola»
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Presidi in piazza: «Noi, invisibili e sottopagati»
R1:1ma. Per una volta, la prima, sono scesi in piazza loro. Alcune centinaia di presidi hanno manifestato ieri a Roma -davanti al ministero dell'Istruzione e poi spostandosi a Montecitorio dove sono stati ascoltati da una rappresentanza di parlamentari -perché si sentono ignorati dal Governo. «Dirigenti
delle scuole invisibili per il governo, indispensabili per il paese» recitava leloquente striscione che hanno srotolato sulle
scale del dicastero di viale Trastevere. Una protesta pacata
che ha dato un primo frutto: il ministero ha convocato I' associazione della categoria e preso impegni concreti.
«Dopo laccorpamento delle sedi abbiamo avuto un aumento del carico di lavoro e delle responsabilità (ogni dirigente
ha in media 4-5 sedi) a fronte di retribuzioni bloccate. A questo - ha spiegato la vicepresidente dell'Anp, Licia Cianfriglia
- si è aggiunto lo scippo da parte del Mef di 16 milioni del nostro fondo per le retribuzioni legate al risultato e alla posizione».
«E giunto il momento di chiudere vecchie vertenze e di avviare questioni che possano portare alla valorizzazione del
ruolo dei Dirigenti e al recupero del prestigio della scuola»,
ha dichiarato il presidente dell'Anp, Giorgio Rembado. Gli dà
sostegno una tabella diffusa da Tuttoscuola dalla quale emerge che i presidi sono una sorta di «Cenerentola» tra i manager pubblici: se i dirigenti amministrativi di seconda fascia
che lavorano a viale Trastevere o negli uffici scolastici regionali e si collocano gerarchicamente sullo stesso gradino hanno, infatti, unaretribuzionemediaannualordadi llOmilaeuro, i presidi ne prendono la metà, 55mila.
Intanto, un primo risultato l'hanno ottenuto. «Il ministero
- ha aggiunto Rembado - si è impegnato a recuperare i 18
milioni che erano stati tolti dal Fondo unico nazionale relativamente alla parte variabile della retribuzione dei dirigenti. Everrà trovata una copertura per il recupero dei 5 milioni per la perequazione interna tra giovani dirigenti e dirigenti anziani.
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Prima manifestazione
della categoria: «Il
nostro stipendio è la
metà di quello dei
dirigenti amministrativi»
L'impegno del Miur:
recupereremo 18 milioni
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Quotidiano
runità
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.
Al ministero in 700
Tagliati duemila euro in
busta paga «Troppe
responsabilità
sulle nostre spalle»
MARIAGRAZIA GERINA
ROMA
e Saccomanni. «Su di noi lo Stato ha già
risparmiato parecchio, accorpando le
scuole e riducendo il numero di dirigenti», protestano i presidi arrivati da tutta
Italia mentre sventolano il prospetto elaborato da Tuttoscuola, con l'elenco delle
responsabilità a cui ogni giorno devono
fare fronte, dalla gestione degli appalti
alla responsabilità civile nei confronti degli alunni, molte di più che nel passato,
più di un qualunque dirigente amministrativo. Risultato: i dirigenti amministrativi guadagnano llOmila euro, loro la
metà. Bistrattati come il resto della scuola, che sono chiamati ad innovare.
Ad esempio, Nazareno Porcu guadagna 2500 euro ed è preside di mille alunni, 150 docenti, divisi in 11 plessi sparsi
tra Nuoro e Mammoiada. Più la scuola di
Torpé, altro paese alluvionato, di cui è
«reggente» da due anni in attesa che la
direzione regionale sarda nomini un nuovo preside. Per l'incarico aggiuntivo dovrebbe prendere 7mila euro l'anno, ma
non ha visto un soldo. In compenso ha
organizzato con una colletta tra le scuole
per aiutare le famiglie alluvionate dei
suoi studenti. Quella sarda è una delle
delegazioni più nutrite. E ha un motivo
in più per "adirarsi": la retribuzione integrativa regionale gli è già stata sottratta
arbitrariamente per anni. Sperequazione geografica che il ministero si è impegnato a sanare. E che si somma a quella
generazionale per cui i nuovi arrivati, in
assenza di risorse, guadagnano molto
meno degli anziani. Quattro anni fa erano stati stanziati 5 milioni per sanare, solo in parte, quest'altra ingiustizia: spariti.
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Vengono pagati la metà di un qualunque
altro dirigente della Pubblica amministrazione. Gestiscono, in nome del risparmio, cinque o sei scuole per volta, distanti anche decine di chilometri, spesso cadenti, con mille e più ragazzini, cento insegnanti. E lo Stato come li ripaga? Decurtando loro lo stipendio. Purtroppo
sembra il remake di quanto accaduto, appena pochi giorni fa, con i 150 euro d'aumento sottratti agli insegnanti. Stavolta
il ministero dell'Economia ha deciso di
fare cassa con le retribuzioni dei presidi,
sottraendo 18 milioni al Fondo unico per
la retribuzione di posizione e di risultato.
Tradotto: per rimpinguare le casse dello
Stato ai dirigenti scolastici saranno sottratti dai 1700 ai 2mila euro l'anno, circa
150 euro in meno in busta paga ogni mese. Si capisce che siano "adirati", come
dicono loro, senza abbandonare il bon
ton.
«Carrozza e Saccomanni: basta fare
danni», scandiscono sulla gradinata di
Viale Trastevere. Centinaia di dirigenti
scolastici, molti con i capelli già bianchi.
Settecento ne conta lAssociazione nazionale dei presidi che ha convocato il sit-in
davanti al ministero dell'Istruzione, più
un centinaio in delegazione a Montecitorio per incontrare parlamentari del Pd,
del M5S e di Scelta Civica. Una manifestazione inedita, con tanto di mantellina
azzurra, che fa un po' divisa scolastica,
contro la pioggia. E martedì prossimo si
replica con il sit-in organizzato dalla Flc
Cgil. Anche perché le «rassicurazioni» ottenute ieri a viale Trastevere sono tutte
da verificare. La posizione del ministero
è che quei 18 milioni di euro devono essere reintegrati: «O per via burocratica o
per via legislativa», riferisce Giorgio
Rembado, presidente dell'Anp, dopo l'incontro con il capo del dipartimento per
l'Istruzione (il ministro Carrozza non
c'era). Prima possibilità: i soldi ci sono
già, basta lasciare nel Fondo unico nazionale i risparmi ottenuti alla voce «retribuzioni individuali d'anzianità» (appannaggio ormai solo della «vecchia guardia»)
ogni volta che un preside va in pensione.
Se Saccomanni dovesse respingere il ragionamento, la seconda via è individuare
le risorse per garantire anche ai presidi
le attuali retribuzioni durante la conversione in legge del Decreto pro-insegnanti approvato la scorsa settimana a Palazzo Chigi. Ma il ministro dell'Economia
potrebbe non essere d'accordo neppure
con questa soluzione.
«Invisibili per il governo, indispensabili per il Paese», si considerano i diretti
interessati, in attesa di capire come finirà il nuovo braccio di ferro tra Carrozza
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Scuola, presidi in rivolta
«Invisibili per il governo»
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la Repubblica
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24-01-2014
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LAVAGNETTE ELETTRONICHE, TABLET E COMPUTER: LA RIVOLUZIONE DIGITALE RESTA FUORI DALLE AULE
UN PC PER 100 STUDENTI, LA SCUOLA FA
dì Cinzia Gubbini
R
modernizzazione delle scuole. «l motivi sono tanti: gli hardware diventano obsoleti velocemente
senza il personale tecnico addetto alla manutenzione. Inutile distribuire pc a pioggia: dopo due
anni sono inutilizzabili se non c'è chi li aggiorna.
E, spesso, non c'è. Centrali sono anche la manean;1,a di formazione degli insegnanti e i continui spostamenti dell'organico: è necessario passare dalla
programmazione annuale a quella pluriennale.
Altrimenti le scuole investono e formano persone
che l'anno successivo vengonomandate altrove».
L'Ocse ha messo il dito nella piaga rilevando finanziamenti
scarsi e carenza di formazione. «Ve la immaginate una classe di
trenta ragazzi connessa a internet, mentre il prof spiega Leopardi? In due secondi sarebbero tutti su Faeebook» dice Dianora
Bardi, vicepresidente di Impara Digitale e referente per la Regione Lombardia della digitalizzazione delle scuole. «Le nuove tecnologie servono se aiutano a creare un nuovo modo di fare scuola». Serve una rivoluzione, insomma. E non solo digitale.
1111
068391
OMA. In principio fu il persona! computer: doveva entrare in ogni classe e rivoluzionare il modo dì fare scuola. Invece è entrato nelle case: 1'88,9 per cento delle famiglie italiane con figli ha ormai un pc, ma la strada per la digitalizzazione della scuola è ancora lunga. I paragoni internazionali sono spesso impietosi: secondo l'Ocse in Italia c'è un
computer Of.,rni 100 studenti, la media Uc è di 16. Eppure sarebbe
ingeneroso non riconoscere che negli ultimi anni tutti i ministri
hanno puntato sulle nuove tecnologie: dalle lavagne multimediali (Lim) dell'ex ministra Gelmini,
al Piano nazionale per la digitalizzazione dell'ex
ministro Profumo ai 15 milioni per il wi-fì stanziati dall'attuale ministra Carrozza. E, allora, come
mai le scuole di oggi assomigliano tanto a quelle
di ieri? «Ho visto insegnanti scrivere con i pennarelli sulle Linw racconta Noemi Ranieri segreteria
nazionale Uil, da anni impegnata sul fronte della
OP
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Settimanale
SUPPLEMENTO DE
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ROMA
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AMBIENTE
24-01-2014
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Quotidiano
TORRE DEL GRECO. "Scuole riciclane: riduco, riutilizzo, riciclo" è un progetto di promozione della raccolta differenziata rivolto alle scuole, e promosso dall'assessorato all'Ambiente in
collaborazione con Legambiente, che sarà
presentato oggi al Palazzo Baronale dall'assessore Francesco Balestrieri (nella foto) e dal
presidente regionale Michele Buonomo. L'iniziativa coinvolgerà, dal 3 febbraio al 5 marzo
prossimi, tutti gli istituti comprensivi di Torre
del Greco attraverso la raccolta di plastica Pet
in appositi contenitori.
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Scuole e riciclo,
ecco il progetto
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LA SICILIA
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Quotidiano
MASCALUCIA. Due interventi dell'Amministrazione
Scuole più sicure
e anche funzionali
ripristinare lo stato delle aule. L'installazione delle
telecamere dovrebbe seivire da deterrente soprattutto nel periodo di chiusura delle scuole e per garantire, quando possibile, un «occhio» vigile nei
momenti di ingresso e di uscita degli alunni.
Diverso l'inteivento alla struttura di via Timparello dove occorreva inteivenire immediatamente per
ristrutturare i bagni, ormai impraticabili. L'opportuno lavoro, effettuato nei due piani della costruzione, ha permesso di
adeguare i seivizi a norma
di legge, installare sanitari nuovi e creare seivizi
igienici per i portatori di
handicap. Sono state inoltre sostituite tutte le porte
e imbiancato gli spazi.
«Queste opere - ha affermato il sindaco Giovanni Leonardi - sono un esempio concreto della forte
attenzione della nostra amministrazione alle scuole del nostro territorio, considerate una priorità su
cui inteivenire a vantaggio delle nuove generazioni e di tutta la comunità, perché consegnare alla cittadina le scuole in perfetta efficienza, funzionalità
e sicurezza è un nostro dovere civico».
CARMELO DI MAURO
068391
Sicurezza è la parola d'ordine dell'attuale amministrazione di Mascalucia che ha inserito fra le sue
priorità inteiventi a favore delle scuole cittadine,
molte delle quali «colpite» la scorsa estate da veri e
propri atti vandalici. Nei giorni scorsi sono stati ultimati i lavori di ristrutturazione e l'installazione del
sistema di antifurto in due plessi scolastici per alcune decine di migliaia di
euro. Ci riferiamo al plesso
di via Roma del Comprensivo «Leonardo Da Vinci»,
situato in via Roma, e ali' edificio di via Timparello
appartenente al Circolo
didattico «Giuseppe Fava».
I lavori sono stati realizzati per gran parte nel
periodo natalizio, approfittando delle vacanze. Nei
locali della «Leonardo Da
Vinci» è stato installato un
sistema di sicurezza con due telecamere di soiveglianza esterne connesse all'antifurto collegato alla caserma dei Carabinieri, al Comune e alla sede
centrale della scuola ubicata in via della Regione Siciliana. Quest'inteivento si è reso necessario dopo
una serie di atti vandalici che, come detto, hanno
creato seri danni all'arredo della scuola e al Comune che ha dovuto attingere dalle proprie casse per
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COBBIEBE DELLA SEBA
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Foglio
24-01-2014
39
1
Comau e Politecnico Torino
Il corso delle assunzioni
068391
Al via la terza edizione del master
Comau-Politecnico di Torino per formare
specialisti dell'automazione industriale.
E' stata inaugurata nell'aula magna del
Lingotto la nuova edizione del master di
secondo livello in Industria! Automation:
Comau ha assunto in tre anni con questa
formula 59 nuovi apprendisti.
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Universita'
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Eventi
Foglio
24-01-2014
1O
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COBBIEBE DELLA SEBA
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L'UNIVERSITÀ
E anche gli storici del periodo
«restaurano» il Risorgimento
allarme era arrivato proprio da Bologna, sede storica di Arte Fiera ma
anche della più antica università del mondo occidentale: ci si sarebbe
potuti addirittura laureare in Storia senza sapere niente (o quasi) del
Risorgimento, allarme poi completamente rientrato o quasi. Un filo rosso
connette la riscoperta di macchiaioli e dintorni (Fattori e Lega furono peraltro
artisti e patrioti) alla ricerca di una nuova didattica della Storia di quella stessa
Italia. Secondo il professor Gian Paolo Brizzi, del corso di Storia Moderna
dell'Università di Bologna, «con l'espansione accademica della Storia
contemporanea gli storici hanno prima assunto la partizione cronologica
1815-1945 poi, assecondando i propri interessi di ricerca, hanno abbandonato
l'Ottocento specializzandosi sul XX secolo, mentre Storia del Risorgimento
decadeva rapidamente dopo gli anni Sessanta». Il vuoto che si è creato a livello
nazionale, proprio per quello che riguarda il Risorgimento, è uno dei terni che le
· «associazioni storiche dibattono e che ha prodotto una prima estensione dei
manuali più recenti di Storia moderna al 1848». Se dunque l'arte si riprende i
macchiaioli, gli storici cercano di pari passo una maggiore consapevolezza del
momento storico. Il problema era già stato posto dal professore Paolo Prodi, che
lo aveva a suo tempo definito «ambiguo»: nel suo saggio Introduzione allo
studio della Storia moderna (il Mulino 1999) aveva spiegato che «dopo la
marginalizzazione della Storia del Risorgimento» si è creato «nell'insegnamento
universitario quasi un buco nero», «una terra di nessuno che ricopre gran parte
dell'Ottocento e che si estende almeno sino alla Prima guerra mondiale». Quello
st.b.
stesso momento (ma nell'arte) che a Bologna si sta cercano di ritrovare
L
Atmosfera agreste
Un particolare
dell'opera di
Silvestro Lega, dal
titolo «Contadina a
riposo» (1890)
'
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Universita'
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Quotidiano
Il Sole?]{! mmrn
Per i giovani
ricercatori
a disposizione
47milioni
24-01-2014
37
Foglio
1
esterni. Per partecipare c'è tempo fino al 13 marzo, con la promessa di chiudere la selezione
entro la fine del 2014.
Il bando si inserisce tra le iniziative che il ministero intende
mettere in campo per fare del
20141'anno del ricercatore e dovrebbe essere seguito nei prossimi mesi da un secondo bando, riservato ai ricercatori "senior".
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BandoMiur
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Marzio Bartoloni
Il ministro dell'Istruzione,
Università e Ricerca, Maria
Chiara Carrozza lo aveva promesso: destinare i pochi fondi rimasti per la ricerca su bandi per
i giovani ricercatori. E così è stato. Il Miur ieri ha pubblicato il
programma «Sin> (Scientific independence of young researchers) che ricalca i bandi Ue
dell'Erc, il Consiglio europeo
per la ricerca.L'obiettivo è finanziarie nella fase iniziale della loro carriera giovani ricercatori
under 40. Tre i macro settori del
bando che può contare su di una
dote complessiva di 47 milioni:
scienze della vita (a cui va il 40%
del budget), scienze fisiche e ingegneria (altro 40%) e scienze
umanistiche e sociali (20%).
Con una corsia preferenziale
10%
L'incentivo
Per l'università o ente pubblico
che ospiterà ricercatori esterni
per i progetti di natura interdisciplinare, «pionieristici» o che
introducono approcci innovativi o invenzioni scientifiche.
Il programma consiste nel finanziamento di progetti «svolti
dagruppidiricercaindipendenti e di elevata qualità scientifica
- recita il bando del Miur- sotto
il coordinamento scientifico di
un principal investigator, italiano o straniero». Che, tra i requisiti, oltre a non aver ancora compiuto 40 anni, dovrà aver conseguito il dottorato (o la specializzazione di area medica) da non
più di sei anni. L'istituzione che
ospiterà il gruppo di ricerca deve essere un'università o un ente pubblico di ricerca che vedrà
riconoscersi un incentivo del
10% del costo del progetto nel caso ospitasse dei ricercatori
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Maria Chiara Carrozza
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Il Sole?]{! mmrn
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24-01-2014
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Quotidiano
Una riforma
a tempo determinato,
LAVORO
1monitoraggio promosso dal ministero del Lavoro, ad un
anno della legge Fornero, conferma l'impatto devastante
, della crisi che ha fmito per annullare gli effetti delle diverse iniziative legislative. L'iniziativa rappresenta un'importante novità: è stata creata una struttura che ogni 90 giorni
aggiornerà i dati sin a livello provinciale, per avere un quadro preciso dell'andamento del mercato del lavoro. Sulla base di questi risultati si potranno prendere decisioni appropriate. La congiuntura negativa non ha risparmiato alcuna
forma contrattuale: calano i contratti a tempo indeterminato, l'apprendistato, il lavoro a chiamata e le collaborazioni. I
contratti a tempo determinato rappresentano un'eccezione:
tengono, ma solo perchè sono utilizzati per durate molto brevi nei servizi di ristorazione e accoglienza, al posto del lavoro a chiamata e a progetto che, dopo i paletti posti dalla legge
Fornero, hanno perso appeal. In questo quadro c'è da augurarsi, che quando il jobs act diventerà una realtà, non si punti
ad irrigidire ulteriormente i contratti a tempo determinato.
068391
I
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Lavoro e previdenza
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Quotidiano
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24-01-2014
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Per gli inadempimenti sanzione fino a 1.250 euro
Comunicazione in forma libera
per i somministrati del 2013
Nevio Bianchi
Barbara Massara
Entro il 31 gennaio le aziende dovranno trasmettere ai sindacati la comunicazione relativa ai contratti cli somministrazione stipulati nel 2013.
Si tratta dell'adempimento
previsto dall'articolo 24, comma 4, lettera b) del Dlgs
276/2003, introdotto per la prima volta lo scorso anno dal Dlgs 24/2012 e da quest'anno a
pieno regime, anche a seguito
dei chiarimenti forniti dal ministero del Lavoro con la nota
12187 del 3 luglio 2012.
L'obbligo ricade su tutti i datori di lavoro che nel periodo
compreso tra il 1° gennaio e il 31
dicembre del 2013 hanno fatto
ricorso ai contratti di somministrazione e consiste in una comunicazione da inviare ai sindacati interni o esterni in cui devono essere indicati il numero
dei contratti stipulati, la durata
degli stessi, le ragioni di ricorso
alla somministrazione (sostitutive, produttive od organizzative) nonché il numero e la qualifica dei lavoratori utilizzati.
I destinatari di tale comunicazione sono le rappresentanze sindacali interne (Rsa o
Rsu), se presenti o, in mancanza di queste, le organizza-
zioni territoriali di categoria
aderenti alle confederazioni
dei lavoratori comparativamente più rappresentative
sul piano nazionale.
Nélanormadilegge,nélanota ministeriale esplicitano le
specifiche modalità di trasmissione, che sono quindi da intendersi come libere. Il ministero,
nella nota del 2012, precisa soltanto che l'obbligo può essere
adempiuto anche mediante l'associazione dei datori di lavoro
LA BUSSOLA
L'elenco dei contratti,
delle motivazioni
e della durata va consegnato
alle Rsu o alle organizzazioni
sindacali territoriali
alla quale l'utilizzatore aderisce o conferisce mandato.
La comunicazione, che di
fatto fotografa i nuovi contratti stipulati nel corso del 2013,
ha natura consuntiva e un contenuto semplice (si veda il facsimile riportato sotto), ma
una funzione importante e
cioè quella di consentire alle
organizzazioni sindacali di verificare il corretto e limitato
utilizzo dei contratti di somministrazione, evitandone abusi
(va considerato, ad esempio,
che nel limite massimo di 36
mesi di ricorso al contratto a
termine vanno inclusi anche i
periodi in somministrazione).
L'unica pratica difficoltà per
il datore di lavoro potrebbe essere quella di reperire i corretti
indirizzi delle organizzazioni
sindacali territoriali a cui inviare la comunicazione, laddove
manchino i sindacati interni.
L'eventuale omissione, però, espone il datore di lavoro
all'applicazione di una sanzione pecuniaria amministrativa
compresa tra un minimo di
250 euro e un massimo di 1.250
euro, prevista dall'articolo 18
del Dlgs 276/ 2003.
Per completezza, si ricorda
l'esistenza di un'altra comunicazione, prevista dalla lettera a)
del comma4 dell'articolo 24 del
Dlgs 276/2003, questa volta di tipo preventivo, con cui gli utilizzatori dovrebbero comunicare
ai sindacati la propria intenzione di ricorrere ai contratti di
somministrazione specificando i numeri nonché le ragioni.
L'eventuale omissione subisce
la stessa misura sanzionatoria
prevista per quella consuntiva.
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Il modello
CORBIS
Fac-simile comunicazione annuale "consuntiva" ex articolo 24,
comma 4, lettera b), Dlgs 276/2003
Spett.le RSA o RSU o 00.SS territoriali di categoria
Oggetto: com1B1icazione annuale ex articolo 24, comma 4, lettera
b), Dlgs 276/2003 ·anno 2013
Con la presente la società ......................•, ai sensi della lettera b)
comma 4 dell'articolo 24del Dlgs 276/2003 comunica di aver
stipulato nell'anno2013 contratti di somministrazione aventi
le seguenti caratteristiche:
Numero complessivo....................... Motivazioni..... (n. 2 per ragioni
organizzative, n. 3 per ragioni sostitutive, eccetera) ....................... .
Durate (per esempio n. 2 con durata 1-1-2013/30.6.2013)
Per complessivi n.... lavoratori con qualifiche di... ............. .
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Lavoro e previdenza
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24-01-2014
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l'indagine. Il monitoraggio post Fornero: crollano tutte le forme di inquadramento, apprendistato compreso
Resiste solo il contratto a termine
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Quotidiano
La breve .durata è preferita al lavoro intermittente o al «progetto»
Giorgio Pogliotti
ROMA
Il calo dell'occupazione interessa tutte le tipologie, a partire
dal contratto a tempo indeterminato, penalizzando soprattutto i
giovani. Fanno eccezione i contratti a tempo determinato che
reggono, grazie alle assunzioni di
breve durata, e sono utilizzati dalle imprese al posto del lavoro intermittente e a progetto, dopo i
"paletti" posti dalla legge Fomero
a queste due forme contrattuali.
È questo lo scenario che emerge nel monitoraggio promosso
dal ministero del Lavoro del 1° anno di applicazione della legge 92
del 2012, la legge Fornero, che evidenzia come il calo degli avviamenti con contratti a tempo indeterminato, prosegua nel 2° trimestre 2013, interessando le donne
(-10,1%) e gli uomini (-10,3%). Considerando che 6 attivazioni di contratti a tempo indeterminato su 10
sono per lavoratori "over 34" e
che solo 1 su 10 è per giovani con
meno di 24 anni, «la riforma non
sembra aver sollecitato le imprese ad un maggior ricorso a forme
di lavoro "standard" per i giovani». Il calo riguarda tutti i comparti (-18,8% nel commercio e riparazioni, -14,6% nell'industria), ad
esclusione dei servizi per attività
svolte da famiglie, dove i contratti a tempo indeterminato aumentano del 3%. «Il monitoraggio e la
valutazione delle riforme legislative - sottolinea il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini - sono
uno strumento per migliorare la
produzione normativa e accrescere l'efficacia degli interventi, in
presenza di risorse scarse».
Male l'apprendistato: tra aprile
e giugno 2013 sono stati trasfoflllati in contratti a tempo indeterminato solo 1'1,3% dei contratti
(6.013),il14%inmenosubasetendenziale, con una maggiore accentuazione del fenomeno per i più
giovani, mostrando <<Una significativa contrazione dopo l'entrata
in vigore della riforma». I contratti di apprendistato attivati nel 2°
trimestre 2013 sono solo il 2,7%
dei 2,7 milioni di contratti totali,
una quota in diminuzione di 0,2%
rispetto allo stesso periodo del
2012. Se al Nord i contratti di apprendistato attivati sono il 4,1%
del totale, nel Centro e nel Mezzogiorno il peso è, rispettivamente,
del 2,8% e 1,2%.
Quanto ai contratti a tempo determinato, secondo i curatori del
rapporto «le nuove disposizioni
non ne hanno inibito l'ampia utilizzazione», nel 2012 hanno rappresentato il 69% delle attivazioni. Sempre nel 2012 1,7 milioni di
attivazioni con contratti a tempo
determinato avevano una durata
di1-3 giorni (17 4% del totale), quasi tutti nei servizi (ristorazione,
accoglienza). I contratti a tempo
determinato di brevissima durata
(1-3 giorni) sono cresciuti del
4,6% nel 2°trimestre2013 rispetto
allo stesso periodo del 2012, il fenomeno «costituisce, nell'accezione proposta dalla riforma, un
aspetto indubbiamente controverso». Dal 4 °trimestre2012 per i
contratti a tempo determinato si
registra una variazione tendenziale del +2,1 %, seguita da un lieve incremento nel secondo trimestre
del 2013 ( +0,2%) dovuto alla crescita del Centro Italia, nei servizi,
fra gli over 44 e le donne (calano
nel Mezzogiorno e nel Nord,
nell'industria, fra i giovani).
L'impatto della legge 92 è forte
sul lavoro intermittente: dal 3°trimestre 2012 calano sensibilmente
fino a rappresentare nel 2°trimestre 2013 solo il 44% degli avviamenti (erano il l0,4% nel 2012),
concentrandosi nei servizi (alberghi e ristoranti). In forte calo anche i contratti a progetto dopo
l'approvazione della legge 92: nel
2°trimestre 2013 sono stati avviati
49.259 contratti di collaborazione, il 5,9% del totale. Per ilsottosegretario al Lavoro, Carlo
Dell'Aringa, siamo in presenza di
«un fenomeno di sostituzione
nell'utilizzo di tipologie contrattuali da parte delle imprese»,
mentre sul lavoro intermittente e
sulle collaborazioni «ha pesato
l'irrigidimento normativo introdotto dalla legge 92», sull'apprendistato «l'appesantimento burocratico».
In questo quadro emerge un
aspetto positivo nel 3 °trimestre
del2013:ilsaldopositivotraassunzioni e cessazioni, dopo cinque trimestri consecutivi di saldo negativo. Bisognerà attendere le prossime rilevazioni per capire se questo fenomeno si sarà stabilizzato.
©RJPROD:..:ZIONERISERVATA
Tempo indeterminato
"' Continua anche nel secondo
trimestre 2013, il ca lo dei
contratti a tempo
indeterminato, interessando
in eguale misura le donne
(-10,1%)egli uomini (10,3%).
Apprendistato
" I contratti attivati nel
secondo trimestre del 2013
sonosoloi12,7%dei 2,7
milioni di contratti totali, una
quota in diminuzione di 0,2
punti percentuali rispetto allo
stesso periodo del 2012
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Lavoro e previdenza
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Tempo determinato
"Nel2012eranoil69%delle
attivazioni. Nel secondo
trimestre del 2013 (+0,2 per
cento) rispetto allo stesso
periodo del 2012, dovuto alla
crescita registrata nel Centro,
nel settore dei servizi
(contratti di brevissima
durata), fra gli over 44e le
donne.
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COBBIEBE DELLA SEBA
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1
I contratti a termine sono sette su dieci
Bene I'Aspi, arretra lapprendistato
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Quotidiano
di ENRICO MARRO
a riforma Fornero del mercato del lavoro non ha
l A funzionato. E questo, in sintesi, ciò che emerge
dal primo rapporto di monitoraggio, previsto dalla
riforma stessa, diffuso ieri dal ministero del
Lavoro. Sessanta pagine per analizzare il periodo
da luglio 2012 a giugno 2013, cioè il primo anno di
applicazione delle norme che puntavano a
incoraggiare le assunzioni e le stabilizzazioni a
tempo indeterminato, a combattere la precarietà e
afare dell'apprendistato il principale canale di
accesso al lavoro per i giovani. Il bilancio è
negativo. Certo, va detto che la riforma, pensata,
come dice il titolo stesso della legge, «in una
prospettiva di crescita» dell'economia, ha
debuttato in un momento particolarmente infelice:
la peggiore crisi economica del dopoguerra.
Ma andiamo con ordine. Il numero degli occupati,
l
in calo dal 2008, è continuato a scendere,
osservano gli esperti del comitato permanente di
monitoraggio nominati dal successore di Elsa
Fornero, Enrico Giovannini.
I contratti diversi dal contratto a tempo
indeterminato, cioè tutti i contratti atipici, non
hanno perso terreno: «Complessivamente, emerge
una certa costanza del contributo dellçz tipologia
"altri contratti" nel determinare la dinamica
complessiva della variazione tenden,ziale delle
attivazioni» di rapporti di lavoro. «E evidente che
le nuove disposizioni non ne hanno inibito una
ampia utilizzazione (il contratto a tempo
determinato nel 2012 ha rappresentato circa il 69%
di tutte le attivazioni). Al contrario, per i «rapporti
di lavoro a tempo indeterminato, considerati dal
legislatore quale "contratto dominante"(. ..) il.
trend decrescente è abbastanza evidente». Male
anche le stabilizzazioni: esaminando le
«trasformazioni dei contratti da tempo
determinato a indeterminato (nel secondo
trimestre 2013 pari a circa 73mila su oltre 1, 7
milioni di attivazioni con contratto a termine), si
osserva una dinamica tendenziale negativa», con
un «crollo delle trasformazioni» pari al 22%
rispetto al secondo trimestre del 2012. Malissimo
l'apprendistato: «Il trend delle attivazioni con
contratto di apprendistato appare nettfimente
decrescente dopo l'approvazione della riforma» e
«anche il numero medio di contratti di
apprendistato trasformati in rapporti di lavoro a
tempo indeterminato subisce una notevole
flessione. Tra aprile egiugno 2013, infatti, sono
stati trasformati solo l'1,3% dei contratti attivi».
La stipula di contratti di apprendistato ha
mostrato «Una significativa contrazione dopo
l'entrata in vigore della riforma». Nel secondo
trimestre del 2013 «sono solo il 2, 7%» di tutti gli
avviamenti al lavoro. Con i vincoli introdotti dalla
legge sono scesi anche i contratti intermittenti e
quelli di collaborazione. Nonostante l'articolo 18
sia stato attenuato, i licenziamenti «sono in
diminuzione dall'inizio del 2013 e costituiscono
circa il 9% delle cessazioni». Bene la nuova
indennità di disoccupazione. Aspi e mini-Aspi
hanno «comportato un incremento della
popolazione coperta»: potenzialmente un milione e
mezzo di persone in più, in particolare apprendisti,
soci delle coop, giovani che perdono il primo lavoro.
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Artlcolo18
068391
I licenziamenti «sono
in diminuzione dall'inizio del 2013
e costituiscono
circa il 9% delle cessazioni»
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COBBIEBE DELLA SEBA
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24-01-2014
39
1
Non solo giovani
Formazione,
quando lo stage
èper40enni
Volete rimettervi in gioco, professionalmente parlando? Quest'anno il
gruppo Tuscano prevede di attivare più
di 200 stage (rimborso di 1600 euro per
8 settimane). E, come lo scorso, saranno rivolti soprattutto a 18-4oenni, ma
anche, in piccola parte, a 40-45enni
motivati. Non è un caso isolato. Per
esempio la provincia di Cremona finanzia (fino a 1000 euro al mese) a senior senza lavoro 70 tirocini in aziende,
cooperative e associazioni. E il Comune
di Venezia, che già qualche mese fa ne
ha promossi 18, visto il successo dell'iniziativa, prevede di replicare.
In questo momento di crisi lo stage
in età matura si sta diffondendo. Non
solo in America, dove i <<retournship»
organizzati da società come Goldman
Sachs o Sara Lee per reinserire talenti
senior usciti dal mercato del lavoro sono ormai un classico. Ma anche qui in
Italia. A partire dalla provincia di Milano, dove, secondo l'Osservatorio Mercato del Lavoro, solo nei primi dieci
mesi del 2013 ne sono stati attivati ol-
lcul
Le iniziative del gruppo Toscano
e degli enti locali. Gli esempi
all'estero. Tra gli obiettivi:
reinserire in ufficio i disoccupati
tre mille per over 40 e 50, il doppio rispetto al 2009.
E' una buona notizia? I pareri degli
esperti sono contrastanti. «Sicuramente è un primo segnale di attenzione a
un problema cruciale: la crescente
uscita dal lavoro di persone di 40-4550 anni, che non hanno più una professionalità adatta alle condizioni attuali è
un problema molto grave, per cui si è
sempre fatto poco», riflette Matteo
Giuliano Caroti, ordinario di economia
e gestione delle imprese internazionali
alla Luiss.
<<Attività di questo tipo da sole non
bastano - avverte Alessandra Lazazzara, ricercatore postdoc di Organizzazione aziendale all'università di MilanoBicocca -. Quello che serve è una seria
riforma del mercato del lavoro italiano,
ma anche un profondo cambiamento
culturale da parte delle aziende e della
·società in generale che porti a una rivisitazione degli stereotipi legati all'età
in tutte le loro sfaccettature».
068391
Iolanda Barera
(()RIPROD\JZlONERISF.RVATA
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32
1
Interpello su accordi e licenziamenti
Conciliazione
sempre valida
DI DANIELE CIRIOLI
l vizio di procedura nel
licenziamento non invalida la conciliazione
sindacale in cui il lavoratore ha rinunciato a impugnare lo stesso licenziamento.
La rinuncia in altre parole
mantiene efficacia, anche se
il licenziamento sia avvenuto senza rispettare il rito
Fornero (art. 7 della legge
n. 604/1996 come modificato
dalla legge n. 92/2012, lariforma Fornero). Lo precisa il
ministero del lavoro nel primo interpello di quest'anno.
Conciliazione e licenziamento. Il ministero è
chiamato a rispondere a un
quesito con cui la Confindustria ha chiesto chiarimenti
in merito alla validità di una
conciliazione conclusa in sede
sindacale, nella quale il lavoratore rinuncia al diritto a
impugnare il licenziamento,
anche nell'ipotesi in cui lo
stesso licenziamento sia stato
effettuato senza rispettare la
procedura prevista dall'art. 7
della legge n. 604/1966. Tale
procedura, introdotta dalla
riforma Fornero per i licenziamenti economici, contempla proprio un tentativo di
conciliazione quale atto propedeutico a quello risolutivo
1
068391
I
del rapporto di lavoro, prescrivendone il relativo iter di
adempimenti e di tempistica.
I chiarimenti. In via di
principio il ministero afferma che l'introduzione del
tentativo di conciliazione
all'interno dell'iter procedurale del licenziamento lascia
inalterati disciplina ed effetti
dell'art. 2113 del codice civile.
Articolo che dispone l'invalidità di rinunce e transazioni
in materia di lavoro, salvo che
nella specifica ipotesi in cui
concernano diritti disponibili
del lavoratore tra i quali virientra anche quello dell'impugnazione del licenziamento.
In conclusione il ministero ritiene che le due procedure, il rito di licenziamento
e la conciliazione, benché
accostati nel rito Fornero,
(erano e) sono indipendenti
l'uno dall'altro, con la sola
(e unica) limitazione che la
seconda è atto necessario
per il licenziamento secondo
il rito Fornero. Pertanto ai
fini della validità del licenziamento occorre esperire
il tentativo di conciliazione,
ma un eventuale vizio procedimentale nell'effettuazione
del licenziamento non inficia
la validità di una conciliazione la quale resta pienamente
efficace e valida.
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I ltallaOggi
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1
Il sindacato unitario Ancl commenta le ultime misure in materia
Stretta sul laVoro nero
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Quotidiano
Inasprite le sanzioni per chi non è in regola
DI FRANCESCO GERJA
ccupazione, flessibilità,
opportunità. Ecco gli
slogan amplificati in
questo periodo di crisi, quasi come ricette incontrovertibili per poter creare nuovi
posti di lavoro. E lotta su tutti i
fronti al lavoro in <<nero» piaga
sempre difficile da estirpare.
Nell'attuale scenario, contornato da una continua quanto a
volte pleonastica ricerca della
stabilità, il legislatore, «sornione», fa il restyling alle sanzioni per il lavoro in nero e alle
violazioni in materia di orario
di lavoro.
Dal 24 dicembre 2013, l'art.
14 del dl 145 /2013, incrementa del 30% le sanzioni amministrative di cui all'art. 3 del
dl n. 1212002 (converto in legge n. 73/2002) previste in caso
di occupazione di lavoratori
non regolarizzati. Di concerto
aumenta parimenti l'importo
delle somme aggiuntive da
versarsi per poter revocare il
provvedimento di sospensione
dell'attività imprenditoriale ai
sensi dell'art. 14, comma 4, lett.
c) del dlgs n. 8V2008.
Con lo stesso provvedimento
il legislatore coglie l'occasione
per rivisitare e decuplicare le
sanzioni amministrative di cui
ai commi 3 e 4, art. 18-bis, dlgs
66/2003 previste nei casi di
violazione della durata media
dell'orario di lavoro, dei riposi
giornalieri e settimanali.
Risulta quindi spontaneo
chiedersi se tale accanimento
sia necessario e quindi utile
alla realizzazione di nuova oc-
ro la sanzioni prevista è da
1.000,00€ a 7.500,00€ (prima
da 100,00€ a 750,00€). Se nella
violazione sono coinvolti, poi,
più di cinque lavoratori ovvero si riscontra in almeno tre
periodi di riferimento la sanzione aumenta da un minimo
di 4.000,00€ a un massimo di
15.000,00€ . Se poi la violazione è riferibile a più di dieci
lavoratori o a cinque periodi
di riferimento il regime sanzionatori vola da 10.000,00€
a 50.000,00€ (in quest'ultimo caso non è ammissibile
il pagamento delle sanzioni
ridotte);
- non rispettare i riposi giornalieri (intervallo di 11 ore consecutive ogni 24 ore) costa ora
da un minimo di 500,00€ a un
massimo di 1.500,00€, innalzati da 3.000,00€ a 10.000,00€
con il coinvolgimento di più di
cinque lavo~t.Qri o riscontrata in almeno tre periodi di
24 ore, e sino a 9.000,00€ e a
15.00,00€, senza. pagamento
della sanzione ridotta, quando
si ricomprendano più di di.eci
lavoratori o almeno cinque periodi di 24 ore;
-infine per la mancata osservanza del riposo·Sèttimanale
(periodo di 24 ore consecutive
cumulabile con il riposo.giornaliero, di norma coincidente
con la domenica e riferibile
a una media di 14 giorni), le
sanzioni lievitano da 1.000,00€
a 7.500,00€.Anchein tale contesto il coinvolgimento di più
di cinque o dieci lavoratori le
somme previste risultano rispettivamente da 4.000,00€
a 15.000,00€ e da 10.000,00 a
50.000,€).
Ora, seppur rimanendo inalterata l'opportunità di ridurre
le sanzioni a un doppio del minimo o a 1/3 del massimo se più
favorevoli e se versate tempestivamente, la nuova disciplina
potrebbe aver riflessi, per così,
dire a corrente alternata.
Sanzionare e reprimere le
sacche di lavoro nero e irregolare risulta certamente lodevole e corretto. Tali abitudini,
spesso radicate in situazioni
di sfruttamento e disonestà,
necessitano di strumenti e di
misure atte a contrastarne la
permanenza, soprattutto in
uno spirito di prevenzione e
promozione della dignità del
lavoro e della persona lesa nei
suoi irrinunciabili diritti.
Per contro però, l'aumento
di dieci volte delle sanzioni
riferite all'orario di lavoro e
ai riposi, pur con l'intenzione
di sconfiggere comportamenti
fraudolenti, può divenire causa di scoraggiamento in quei
datori di lavoro che, invece,
necessitano di flessibilità visto
l'attuale contesto economico.
Se con una mano il legislatore
applica la regola del bastone e
della soppressione, con l'altra
dovrebbe quanto meno introdurre metodi innovativi e più
concreti.
Infine poi, considerato che
gli introiti riscossi con l'aumento delle sanzioni saranno
in gran parte destinati a migliorare il funzionamento dei
servizi ispettivi, risulta quasi
laconico pensare che la cronica
carenza di fondi nella pubblica amministrazione, è posta
ancora un volta a carico della
collettività.
068391
O
cupazione oppure se tutto sia
riconducibile all'incapacità di
scardinare una sedimentata
filosofia repressiva e sanzionatoria del nostro legislatom,
quale unico strumento a sua:
disposizione.
Tempestivamente, il Ministero del lavoro in data 27
dicembre 2013 con lettera
circolare n. 22277, per tramite
della Direzione generale per
l'attività ispettiva, ha chiarito
che le nuove sanzioni sono applicabili solo per i verbali notificati o per le revoche di provvedimento presentate dopo
il 24 dicembre 2013 e quindi
escludendone una efficacia retroattiva, in virtù del tempus
regit actum.
La cornice che racchiude i
nuovi valori applicabili alle fattispecie sanzionatorie risulta
essere la seguente:
- la maxi-sanzione amministrativa per l'utilizzo di
lavoro nero (in precedenza
da 1.500,00€ a 12.000,00€)
aumenta rispettivamente a
1.950,00€ e a 15.600,00€ per
ciascun lavoratore, mentre la
'somma aggiuntiva viene ragguagliata a 195,00€ per ciascuna giornata di lavoro effettivo
non regolarizzato (cfr circ. Min.
lav. 38/'2010);
- la sanzione ridotta invece,
sempre per la precedente violazione, si attesta da 1.300,00€ a
10.400,00€ (prima da 1.000,00€
a 8.000,00€), e la somma aggiuntiva sale a 39,00€ (in precedenza 30,00€);
- ilei casi dì superamento
della durata massima settimanale dell'orario di lavo-
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1/ 6
LAVORO/ L'ULTIMO DRAMMA
IL PROFESSORE CATANESE FILIPPO GENSABELLA
COL AGLIO STEFANO. ENTRAMBI PRECARI
Non solo i giovani che non hanno mai
visto un posto lisso. Ma anche i genitori
che l'hanno perso. La vita sempre in
bilico di un nwnero crescente d'ilaHani
DI FRANCESCA SIRONI - FOTO DI GIANNI CIPRIANO, ANDREA FRAZZETTA,
LUCA LOCATELLI PER L'ESPRESSO
o sempre lavorato con
l'ansìa del rìnnovo del
contratto. Adesso vedo ì miei figli condannati alla stessa sorte».
Filippo Gensahella,
insegnante di storia
dell'arte a Catania, quando è nato suo
figlio era un'eccezione: nell'ltalìa "quìnta
potenza ìndustriale" dì Bettino Craxi,
quelli che penavano per un'assunzione
dcfinìtiva formavano una sparuta minoranza. Oggi è l'esatto contrario: il Paese
è scivolato nella crisi, toglìendo g<mmzie
a due generazìonì dì lavoratori. Che sì
scoprono precari, a 20 come a 50 anni;
quelli che un impiego a tempo pieno ce
l'avevano ma lo hanno perso e quelli che
non l'hanno proprio mai nemmeno visto.
Non è più solo, infatti, un problema dei
ragazzi, ma anche dei loro padri, di quei
genitori che riescono a ottenere solo occupazioni interrnìttentì. Vecchie e nuove :
leve obbligate a fare i conti con redditi i
Forma di assunzione per ogni 100 nuovi
sempre pili incertì.
impiegati In Italia
Impieghi temporanei, collaborazioni
saltuarie e cassa integrazione riguardano
Contratti atipici
53%
ormai pili del 50 per cento dei lavoratori
attivi, rendendo il posto fisso una certezza del passato. E non sono solo gli under
25: metà degli assumi "a progetto" nel
20 l 2 aveva tra i .30 e i 49 anni. Più di un
terw di loro ha figli a carico. Ed è una
tendenza destinata ad aumentare: quasi
sette neo-impiegati su IO, fotografa il
rapporto 20 !J dell'lstat, non sono "standard". Secondo l'Isfol, un istituto del
ministero del Lavoro, va ancora peggio:
Contratti
Contratti
1'84 per cento dci nuovi contratti firmati
"parzialmente
a tempo
avrebbe già incisa la data di scadenza.
standard"
Indeterminato
Per questo non si può parlare solamenFonte:lstai
16'\
31%
te dì "giovani precari'', come se il lavo- ,.
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28 I~ 30 gennaio 2014
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28/33
3/6
all'eslaro hmdaaa
ro senza garanzie riguardasse solo chi ha
appena finito gli studi. «Mentre la disoccupazione tra i 15 e i 24 anni continua a
crescere a livelli record, la precarietà ha
raggiunto le fasce d'età medie e medioa lte della popolazione•,, spiega Luca
Salmieri, docente di Sociologia alla Sapienza: "Gli effetti della crisi hanno inghiottito anche coloro che prima poteva~~=:~!~1:~:~E-=:~:::~:;:::=~~;~~=~~ r~~!E1JIT.rur.~ru~ ~~!!~ 'lrr'.foru ~tlrnmJ!~"
no contare su un contratto a tempo indeterminato: gli adulti, padri e madri ..:he
~!f~~""~!!!!~i\i!"'Ì'
restano senza garanzie. All'incertezza dei
figli si i.: aggiunta quella dei genitori. Mi~, ~1!i!i;il~ r;l~~i, ~.ir~~ !!lHliifl !11"1!lilltr.J :ii~1ìi!;ii rJ~,jl'.Ji 1~~!'!!!f~j:.'1~~i!~r~fi!! ~i
nando le fondamenta di quello che è per
ll~ ~~~~~~~~~~ :i~~{;~~~~i~~~-,~~~~~:· ·~~~~.:~~~~~~~·:i~~~ :~~~~~~~~~~<~~~:·~~::t~~:!!·,,
antonomasia l'ammortizzatore sociale
~1~:~,~--;~"~~·~··~~~.11!~~~u.
nel nostro Paese: la famiglia". Così i
Gensabella si ritrovano ad essere testimonial di un futuro instabile che riguarderà
milioni di italiani.
SENZA PARACADUTE. Rossella ha 50
anni, tre figli e una carriera solida alle
spalle. Laureata con lode in fisica nucleare, appena trentenne era già dirigente di
un 'azienda; come esperta di "information technology" è stata a Torino, Napoli, Roma, in Francia, in Norvegia. «lo e
mio marito abbiamo fotto del nostro
temere l'indigenza. Guido e sua mamma,
meglio. Abbiamo studiato e lavorato !
come il professor Gensahella, sua moglie
senza spintarelle. Abbiamo creduto nel
e i loro quattro figli, si sentono fortunati.
merito. E salito tutti i gradini, uno alla
In un modo o nell'altro un lavoro lo trovolta"· Poi nel 2005 è stata licenziata. Da
vano: saltuario, intermittente,che imporallora ha trovato solo contratti a progetta. li problema però è sempre lì, che
to, collahorazìoni a ritenuta d'acconto o
aspetta: è il domani. Progettare qualcosa
retribuzioni in nero. Dal 20 I O il marito è
è impossibile. Risparmiare diffa·ile. Così
in cassa integrazione. Sua figlia, 30 anni,
sul futuro cala la più completa incertezza.
ha fatto la segretaria, l'impiegata, la
«Sappiamo di non poter contare su un
centralinista e adesso è disoccupata.
atterraggio morbido se cadiamo», prova
I: altro figlio, 23, studia al conservatorio fratello è sempre mancato quell'aliante a sintetizzare Guido. Come anche sanno,
chitarra classica,ha vinto premi interna- che ti permette di volare senza incertezze,,. giovani e adulti in questa situazione, che
zionali ma per sopravvivere distribuisce
Dal 2006 al 2012 i nuclei familiari in
possono scordarsi l'auto di proprietà
volantini e dà lezioni private. L'ultimo i.: cui almeno due persone hanno trovato (una, quando va bene, per l'intero nucleo
ancora al liceo. «Ora mi rendo conto che solo impieghi a tempo sono passati dal 9 familiare), devono rinunciare alle vacanho paura per mia figlia, per il suo futu- al 16 percento. «Quellochecolpisceèche ze, contare sugli inviti degli amici per
ro», racconta: "Perché io non posso in Italia si continua a pensare che la fa- uscire, controllare tutti i prezzi quando
aiutarla, che ne so, a finire gli studi, ad miglia sia un ammortizzatore», spiega fanno la spesa, riparare sempre i vestiti,
andare all'estero. Non posso protegger- Chiara Saraceno, professore del ''Centro far aggiustare la lavatrice presa a rate che
la. Non potrei nemmeno farle eia garan- per la ricerca sociale" di Berlino e auto- non si può cambiare.
te per un affitto in regola o darle un i re de "lavoce.info": "Cosa che sicura«lo avrei voluto che i miei figli studiasprestito per versare la caparra,,.
mente è stata vera fino ad oggi - tanto sero all'estero. Che potessero viaggiare,
Avere dei genitori precari, spiega Guido che la disoccupazione da noi ha creato fare esperienze, tentare nuove strade. In·
Ingenito, videomaker 27cnne, il papà meno affanno, meno debolezze che in
vece sono fermi qui, come me», racconta
mancato nel 200.3 e la mamma che negli
altri Paesi - ma che ormai non regge più. l'insegnante di Catania: «Ancorati in que·
ultimi dieci anni ha fatto la cameriera, la La maggior parte delle famiglie si è man- sta Sicilia asfissiante, solo perché io non so
barista, la donna delle pulizie, l'assistente giata i risparmi accumulati. Sono finite se a settembre mi rinnoveranno l'inca- •
di notte negli ospedali, la commessa, pure le riserve. E infatti i dati sulla povertà
la venditrice al banco del pesce, significa: sono esplosi di colpo».
GUIDO INGENITO CON SUA MADRE FEBRONIA
«Non avere un paracadute. A me e mio
Non è questione di far la farne. O di
NEL LORO APPARTAMENTO DI MILANO
~~~~~::~~'~1.:~:::::~=~~J~~';-~;:.;~~i.:::~~i:!~J~;,:;:~~:;~;:~::~;~i~~~:=~~~rtl!~~
DAL 2006 AL 2012
SONO PASSATE DAL 6
AL l!f/o LE FAMIGLIE
IN CUI ALMENO DUE
PERSONE HANNO
IMPIEGHI ATEMPO
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30 I~ I30 gennaio 2014
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rìco oppure no». li primogenito di Filippo
Gensabella ha 35 anni, un figlio di due e
un impiego come part-time obbligato: una
forma dì contratto che condivide con due
milioni e 450 mila italiani. Erano poco più
di un milione nel 2004. "Lui non me l'ha
chiesto. Ma se avesse voluto sposarsi, non
so come avremmo fatto», racconta il professore: «Soldi per organizzare un niatrimonio non ce n'è. E non avremmo nemmeno garanzie da dare alle banche per
ottenere un prestito».
NIENTE AIUTI Al CO.CO.PRO. Se queste
famiglie da sole non ce la fanno, non
possono nemmeno contare sullo Stato.
"Le nostre forme di sussidio sono piene
di buchi'" spiega Saraceno: "l co.
co.pro, ad esempio, non hanno alcuna
protezione. Come non l'hanno i precari di 40 anni, o chi uno stipendio ce l'ha,
ma non sufficiente a mantenere uno
stile di. vita dignitoso. Il welfare dovrebbe compensare le difficoltà di reddito
delle famiglie, anche per chi è precario.
Ma non lo fa. Le forme di sostegno,
dalla "carta acquisti" ai sussidi, aiuta no
infatti chi è: disoccupato, dividendo poi
in ulteriori categorie: famiglie con minori a carico, ad esempio, o anziani
poveri. In questo modo si esclude chi si
impegna a trovare dei mini-guadagni
da portare a casa.,. L'Italia part-tìme,
Numero di adulti assunti a tempo determinato
400.000
350.000
350.000
300.000
300.000
250.000
250.000
200.000
200.000
o
o
2004 2005
2006 2007
2008 2009
2010 2011
2012 2013
Fonte: lstat
Numero di part·tlme Imposti dalle aziende
Uomini
Donne
2.000.000-,--------- - - - - - - - - - - - - - - - - - -
1.500.000--t--------------------
1.000.000-+---------------
500.000
o
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
MONICA SESIA , 40 ANNI, CON LA FIGLIA VENTENNE
BRUNA: NESSUNA DELLE DUE HA MAI AVUTO UNA
OCCUPAZIONE STABILE
insomma, non ha diritti né tutele. Decine di migliaia di adulti si ritrovano a
vivere sull'altalena di stipendi che possono aumentare per un anno e crollare
quello successivo, senza avere alcun
accesso a sgravi, esoneri o aiuti.
Rossella, con i suoi 600 euro al mese
guadagnati traducendo software per
un'azienda di Roma, non ha diritto all'esenzione dai ticket sanitari. E neanche
agli sconti sui libri scolastici dell'ultimo
figlio. Febronia Salerno, la madre di Guido, nel 2013 era riuscita a ottenere almeno l'abbonamento gratuito ai trasporti di
Milano. 1.fa quest'anno diminuiranno i
fondi per rinnovare le esenzioni.
SULLA STESSA BARCA. Alessandro abita
a Monza da quando è nato. Da nove
anni lavora a chiamata, a progetto, o
come capita, per una libreria del centro.
Non ha mai visto un contratto a tempo
indeterminato. Suo padre ha perso il lavoro nel 2003. Da allora è una "falsa
partita Iva", un libero professionista con
un unico committente che ogni anno
aspetta il rinnovo dell'ingaggio. "Mi ricordo benissimo i primi tempi», racconta: «Si svegliava presto. Si vestiva, mettendosi anche le scarpe. Per poi mettersi
al computer a inviare curriculum. li problema è che non era il mio coinquilino.
Era mio papà». Un uomo di 53 anni e un
figlio di 20. Nella stessa situazione. Che
imparano a conoscere e affrontare le
stesse difficoltà, gli stessi timori. Due generazioni sulla stessa barca.
«Mio padre non ci ha mai aiutato
perché non si rendeva conto di quanto
facessimo fatica,,, racconta Stefania, 28
anni e una scrivania a scadenza come
grafica editoriale, che vive con la madre
separata in un appartamento di 33 metri
quadri e deve anche aiutare la sorella,
appena licenziata: «Come parecchie persone di quella generazione, non capisce
quanto sia difficile trovare un lavoro».
Anche se adesso pure "i grandi" stanno
scoprendo cosa significa la precarietà.
Le forme atipiche che si fanno strada
fra gli ovcr 40 hanno molte conseguenze,
al di là della mancanza di tutele e dei
redditi che precipitano.« Gli adulti maturi finiscono per entrare in competizione
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32 I~ I30 gennaio 2014
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6/6
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COSÌ NON REGGE PIÙ
IL RUOLO DEllA
FAMIGLIA COME
AMMORTIZZATI.IE
SOCIALE CHE HA
FUNZIONATO FINORA
sul mercato con i più giovani, che alle
aziende costano meno, oltre al fatto che
per la loro assunzione possono contare
sugli incentivi,,, spiega Saraceno. Lo sa
bene la cinquantenne Fehronia, che gira
tutto il giorno per Milano con i curriculum nella borsa: «lononmiarrendo.Non
mi arrenderò. Ma ogni volta che incontro
un datore di lavoro la prima cosa che
guarda è la data di nascita. "Troppo vecchia", è la sentenza. f:.:omese noi precari "anziani" non dovessimo esistere: né
per i politici, d1e non .:i nominano mai,
né per chi abbiamo intorno».
FARE DA SÉ. Monica Sesia non ha mai
avuro un'o.:cupazione stabile. Fino a
porn tempo fa lavorava 14 ore al giorno
per una cooperativa di Torino, portando
a casa mille curo al mese, con cui manteneva sé e le sue tre figlie. A novembre si è
licenziata per una promessa di assunzione. Tradita. Così, ha passato Natale a
fare pacchetti e spedizioni per una piccola società insieme alla figlia Bruna di 20
anni, anche lei precaria: finito il diploma
è stata apprendista a Strasburgo ma ha
preferito tornare in Italia. «Siamo molto
unite», racconta Monica: «Di giorno ci
mettiamo insieme a spedire curriculum.
Non penso di essere una fallita, e lei fa di
rutto perché io non mi senra tale. Capisce
la mia situaz.ione, anche perché la vive di
persona. Cerchiamo di farci forza a vicenda. Di tenerci su con le piccole cose, come
il canto: è la nostra passione».
Cincertez.za deve rimanere lontana da
tavola. Fuori dalle mura di casa. Ì: come
un di;:ttame implicito, in tutte queste famiglie. Di quel che non si può, non si parla.
"Mio padre,per dirmi di aspettare a usar('
il Telepass perché doveva prima conrrol-
lare ci fossero soldi sul conto, ha preferito
mandarmi un sms,,, racconta Alessandro:
"Non c'è mai stato un momento in cui
abbia detto: "Non ce lo possiamo permettere". Si sapeva, nmo qui».
Il primogenito di Mario, un uomo di 60
anni che dal 2004 vive in provincia di Treviso facendo letture di contatori a 25 centesimi l'una, si è laureato in fisica con lode.
Aveva ottenuto un dottorato. Tesi sul bosone di Higgs, proprio quello, con cui vinse un
anno di ricerca al Fermilab statunitense.
«Ma dopo un po' si è reso conto che facevamo fatica a mantenerlo a Chicago, pur
usando tutti i nostri risparmi,,, racconta:
«Non ha detto niente. Ha semplicemente
rinunciato. È. tornato in Italia. Ora lavora a
ritenuta d'acconto per un 'azienda informatica». «Non stiamo male», conclude: «Abbiamo da mangiare. Anche mio figlio, è sereno. Ma a me si è ferito l'orgoglio per
sempre. Sono un appassionato di scienz.a.
Leggo tutto quello che posso. E so che lui
avrebbe potuto essere fra quelli che hanno
portato alla scoperta da Nobel. Se solo ce
lo fossimo potuto permettere».•
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I
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30 gennaio 2014 l:asprellll!O 33
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30-01-2014
30
1
Eppure all'estero funziona
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Gli italiani sono diffidenti verso il precariato. Innamorati del posto fisso, guardano
storto chi propone loro mansioni a scadenza. E onnai sono gli ultimi in Europa a farlo.
Afotografare i timori nostrani verso il lavoro interinale è l'agenzia di "head hunting"
Page .Persormel, anticipando i risultati di uno studio che verrà pubblicato a febbraio.
•In Paesi come Germania, Spagna e Francia la crescita del contratti temporanei è
vissuta in modo positivo da quasi la metà degli intervistati., spiega Francesca Contardi,
amministratore delegato della soèietà in Italia: •Da noi invece è il contrario•.
Perchi questa specificità Italiana, secondo lel?
«Spesso perché mancano informazioni tecniche sui contratti e sulle loro garanzie.
E poi perché le aziende usano queste forme in modo poco evoluto•.
In che~ "poco evoluto"?
•Nel senso che non usano la flessibilità come forma di inserimento in vista
di un'assunzione standard. A livello globale una persona su quattro, secondo
i nostri dati, accede a un posto fisso dopo un'esperienza a termine. In Italia
le possibilità sì assottigliano: solo uno su cinque ce fa fa».
Per mo1t1·st tratta di una condidone di vita a lunga durata, Infatti.
•Spesso lo è, è vero. Per .questo la diffidenza è giustificata. Penso alla piaga
delle forme atipiche, ad esempio, o deì falsi contratti a progetto, alle finte partite
Iva, alle collaborazioni a chiamata, solo per citare alcunì meccanismi distorti.
Modi sbagliati a cui vengono erroneamente accostati i contratti temporanei•.
Perchi, esistono anche forme "bw.me" di precarietà?
•Sl. Anche se a termine, spesso le assunzioni temporanee garantiscono
le stesse tutele di quelle standard. In più possono offrire l'opportunità di testarsi,
accrescere le proprie competenze, creare un network professionale. Ma soprattutto
non restare fermi. Anche perché Il mercato del lavoro ormai è cambiato per sempre.
In diretlone di una maggiore flessibilità•.
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1/2
Privatizzazioni, si comincia con le Poste
• «L'economia italiana
sta migliorando»
Saccomanni annuncia
che il quaranta per cento
sarà messo sul mercato
Incasso: 5-6 miliardi
Poste privatizzate al quaranta per cen-
to: il decreto, con ogni probabilità, vedrà la luce nel Consiglio dei ministri
convocato oggi. L'annuncio è stato dato ieri dal ministro dell'Ecomomia Fabrizio Saccomanni, durante una pausa
del Forum di Davos.
DI GIOVANNI A
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Quotidiano
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Le privatizzazioni di Letta
partono da Poste italiane
Oggi il decreto del governo per vendere il 40%: incasso di 5-6 miliardi
• Saccomanni assicura che leconomia italiana sta migliorando
IL VALORE
BIANCA DI GIOVANNI
ROMA
2012), nonostante le perdite nelle lettere.
Ma le attività di Poste sono un vero e
proprio mosaico, in cui si incastrano settori tradizionali a comparti «obbligati»
da disposizioni politiche. Fu così con
Giulio Tremanti e la sua Banca del Mezzogiorno, costruita tutta attorno agli
sportelli del colosso postale. È stato così
con Fabrizio Saccomanni a fine 2013,
quando occorreva un finanziatore per
l'aumento di capitale Alitalia. Così oggi
il gruppo postale si ritrova con una flotta a sua disposizione (la Mistral acquisita in precedenza) e una poltrona nella
cabina di comando della ex compagnia
di bandiera. E non solo. L'azienda guidata da Massimo Sarmi, con i suoi 140mila
dipendenti e i 37 milioni di clienti, giocherà un ruolo importante nell'agenda
digitale.
Sarmi sa che la sua poltrona è tra le
più ambite delle partecipate pubbliche.
In aprile il suo incarico è in scadenza e
in molti avevano visto nel suo attivismo
sul fronte Alitalia il tentativo di ricollocarsi magari al vertice Telecom, dopo la
bufera spagnola. Ma quelle per ora sembrano solo voci senza fondamento. Tanto più che se davvero partirà la fase di
privatizzazione sarà molto difficile disarcionare l'amministratore delegato.
Insomma, l'era Sarmi all'Eur non sembra proprio finita.
Sulla privatizzazione è arrivato ieri il
placet esplicito della Cisl. «È una buona
operazione - ha detto Petitto - Noi da
anni stiamo facendo i conti con i rischi
costanti di spacchettamento dell'azienda. Purtroppo il proprietario, ovvero lo
Stato, è indebitato. Si è parlato della
vendita del Bancoposta, di PosteVita,
del patrimonio immobiliare. Qualsiasi
di queste scelte avrebbe ucciso l'azienda. Ora, con la soluzione che si prospetta, Poste vive. Di fronte al rischio di
spacchettamento noi riteniamo sia molto più conveniente, importante e giusto
ragionare sull'apertura del capitale ai
privati. E su questo la Cisl è disposta a
ragionare».
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La conferma c'è ed è molto attendibile.
«Domani (oggi, ndr) ci sarà il decreto
del presidente del Consiglio dei ministri
che fa iniziare il processo di privatizzazione previsto. Per le Poste si comincia
con il 40% poi vediamo». Parola di Fabrizio Saccomanni, intervenuto sulla
partita vendite di Stato durante una pausa del Forum di Davos. Fonti vicine a
Palazzo Chigi confermano il varo del decreto per oggi: non ci si fermerà a un
primo esame. Il testo passerà poi ali' esame delle commissioni parlamentari
competenti, per un parere obbligatorio
ma non vincolante. Nelle disposizioni in
arrivo compariranno anche le linee guida sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione dell'azienda (la cosiddetta
Mitbestimmung). Tema su cui, tuttavia,
persistono posizioni distanti tra le diverse sigle sindacali. Il governo è aperto
all'ipotesi di distribuire gratuitamente
le azioni ai dipendenti (come vuole la
Cisl), ma resta ancora da decidere la
consistenza della quota. L'esecutivo
pensa al 5%, il sindacato punterebbe al
doppio, anche se ieri il Mario Petitto, segretario generale della Slp Cisl, ha definito «consona ai lavoratori» la quota del
5%. Il resto verrà collocato in parte presso investitori istituzionali, in parte presso semplici risparmiatori. Il testo che entrerà oggi in consiglio, tuttavia, non farà riferimenti dettagliati alla governance né all'azionariato ai dipendenti.
Lo Stato vende per fare cassa. Con la
cessione del 40% si potrebbero rastrellare circa 4 miliardi. «Spero che lobiettivo sia raggiunto», aggiunge Saccomanni parlando a SkyTg24. Il piano complessivo del governo punta a 7un incasso di 12 miliardi nell'anno, destinato a
limare lo stock di debito. Il dato di 4 miliardi relativo al 40% di Poste riflette
l'ultima valutazione effettuata da Deutsche Bank nel 2010, che assegnava
all'azienda il valore di 10 miliardi. Oggi
tuttavia il management è convinto di poter spuntare anche di più, visti i buoni
risultati ottenuti in particolare da alcune divisioni aziendali. La «perla» del colosso postale si chiama oggi Poste Vita,
che con pochi addetti è riuscita a sviluppare una raccolta superiore a 12 miliardi di euro, piazzandosi al terzo posto nella classifica nazionale degli operatori Vita e danni. Bene anche i risultati del settore credito, con i libretti di risparmio
arrivati a uno stock di 102,6 miliardi a
fine 2013. Grazie alle attività assicurative e finanziarie i risultati di bilancio sono in attivo (un miliardo di utili nel
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EQUITALIA
Sanatoria
per le cartelle
pagate
in ritardo
• Scoperti 8.315 evasori
totali per 57 miliardi
VENTIMIGLIAAPAG.8
La sanatoria di Equitalia
Evasione da 57 miliardi
I contribuenti possono pagare cartelle e accertamenti senza gli interessi di
mora Il bilancio 2013 della Guardia di Finanza: scoperti 8.315 evasori totali
Sanatoria, definizione agevolata, o persino mini-condono. La si può definire come si vuole, ma l'opportunità a disposizione dei contribuenti che hanno delle
pendenze aperte con il Fisco è comunque rilevante: pagare in un'unica soluzione, senza interessi di mora e interessi di ritardata iscrizione a ruolo, le cartelle e gli avvisi di accertamento esecutivi
affidati entro il 31ottobre2013 a Equitalia per la riscossione. Vista dall'altra prospettiva, quella dello Stato, un'occasione per incassare in fretta una parte di
somme che sono sì dovute, ma la cui effettiva esigibilità si rivela spesso problematica. li tutto in un Paese dove I' evasione fiscale continua a rappresentare un
ostacolo gigantesco sulla strada della ripresa e della normalizzazione dei conti
pubblici, come hanno ribadito ieri i dati
diffusi dalla Guardia di Finanza relativi
all'anno che si è da poco concluso.
ENTRO IL 28 FEBBRAIO
Per quanto riguarda la definizione agevolata delle cartelle, i contribuenti hanno la possibilità di pagare entro il prossimo 28 febbraio, «Secondo quanto previsto dalla Legge di Stabilità 2014 - si legge in una nota di Equitalia -. I cittadini
interessati dovranno attivarsi per valutare la loro situazione e scegliere se aderire, ma in caso di dubbi è sempre opportuno chiedere chiarimenti agli sportelli
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di Equitalia dove gli addetti forniranno
tutte le informazioni necessarie e la massima assistenza». Ad oggi risultano aver
aderito circa duecento contribuenti, un
numero ovviamente destinato a salire
con l'avvicinarsi della scadenza. Il comunicato prosegue specificando che «rientrano nell'agevolazione le entrate erariali come l'Irpef e l'Iva e, limitatamente
agli interessi di mora, anche le entrate
non erariali come il bollo dell'auto e le
multe per violazione al codice della strada elevate da Comuni e Prefetture. Restano invece escluse le somme dovute
per effetto di sentenze di condanna della Corte dei Conti, i contributi richiesti
dagli enti previdenziali (Inps, Inail), i tributi locali non riscossi da Equitalia e le
richieste di pagamento di enti diversi da
quelli ammessi (l'elenco è disponibile
sul sito www.gruppoequitalia.it). La definizione agevolata - conclude la nota di
Equitalia - è applicabile anche in presenza di rateizzazioni, sospensioni giudiziali o altre situazioni particolari».
Un'altra nota, di ben diverso tenore,
è quella diffusa dalla Guardia di Finanza e riguardante il bilancio 2013 dell'attività. Cifre che se da un lato certificano il
grande impegno delle Fiamme Gialle
nella lotta all'evasione fiscale, dall'altro
spaventano per le dimensioni dei comportamenti illegali. In particolare, l'anno scorso risultano essere stati occultati
al Fisco ben 57 miliardi di euro. Ed ancora, sono 8.315 gli evasori totali scoperti
che hanno nascosto redditi per 16,1 mi-
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liardi, i ricavi non dichiarati e costi non
deducibili scoperti sul fronte dell'evasione fiscale internazionale ammontano a
15,1 nùliardi, i ricavi non contabilizzati
"valgono" 20,7 miliardi. Nel conto vanno poi messi i 4,9 miliardi di Iva evasa,
nonché 145 milioni di imposte evase
con frodi nel settore delle accise (anche
su prodotti energetici).
Il comunicato della Guardia di Finanza informa altresì che «Sono stati denunciati 12.726 responsabili di frodi e reati
fiscali, di cui 202 arrestati, principalmente per aver utilizzato o emesso fatture false (5.776 violazioni), per non aver
versato l'Jva (534 casi), per aver omesso
di presentare la dichiarazione dei redditi (2.903 violazioni) o per aver distrutto/
occultato la contabilità (1.967 casi)». li
lavoro svolto dai finanzieri in termini di
effettivo recupero dei tributi evasi ha registrato «un'adesione integrale dei contribenti ai verbali di constatazione che
ha portato a proposte cli recupero a tassazione per circa 4,2 miliardi». Inoltre,
le Fiamme Gialle nel 2013 hanno individuato 14.220 lavoratori completamente
"in nero" e 13.385 irregolari, impiegati
da 5.338 datori di lavoro; effettuato oltre 9nùla interventi nel settore dei giochi e delle scommesse, scoprendo violazioni in 3.500 casi a carico di 10.000 responsabili e rilevando scommesse non
assoggettate ad imposta per 123 milioni; eseguito oltre 400mila controlli sul
rilascio di scontrini e ricevute fiscali con
irregolarità nel 32% dei casi.
destinatario,
non
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MARCO VENTIMIGLIA
MILANO
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LA LOTTA ALL'EVASIONE
Attività della Guardia di Finanza nel 2013
AMMONTARE DELLE TASSE NON PAGATE
15,1 miliardi
da evasione
internazionale
da evasori
totali
20, 7 miliardi
da altri fenomeni
(es. frodi carosello)
EVASORI TOTALI
8.315 nel 2013
8.617 nel 2012
SCONTRINI E RICEVUTE FISCALI
.41JQ~Op(J
nel2013
1su3
nel 2012
irregolari
.i.:r.oop:·
J
LAVORATORI IN NERO
13.385 ......... .
irregolari
............. 14.220
.
•
l•I
5.338
completamente i datori
in nero di lavoro
nero
4,9 miliardi di euro
EVASIONE IVA
2 miliardi da frodi carosello
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ANSA +.:.e.ntime.tri
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I t ~
a il a
Voilà I s cialista
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?
lii
I
n totale sono 960 miliardi di euro da
potranno godere le Regioni (destinazione
dividere in Europa tra enti pubblici,
infrastrutture), così come il governo
amministrazioni e soggetti privati. Da
nazionale che sarà in grado di finanziare
inizio gennaio 2014 è iniziato il settennato
programmi operativi segnalati dai
per i fondi europei, una torta che va
ministeri, ma anche circa 300 progetti
ripartita lra tutti i Paesi della Ue: circa 55
gestiti dalla Commissione europea.
milioni è previsto che siano destinati
È questa la partita dove entrano in gioco i
all'Italia. Ma, come spesso è accaduto in
progettisti, sia dipendenti pubblici sia
passato, il rischio è che in
privati o free lance. Il ruolo è
buona parte rimangano
delicato e non sempre agevole
inutilizzati. Il coltello che
da svolgere. Il progettista ha il
consente di tagliare e mangiarsi
compito di elaborare una rete
le fette più gnmdi di questa
relazionale, mett.endo in
torta si chiama progettista
collegamento più enti, quindi
europeo. È una poco nota figura
capire le regole del gioco, e poi
professionale, fomrnta nella
stabilire a quale bando il
maggior parte dei casi
concorrente può accedere.
frequentando master appositi,
«Chiedere un po' a vanvera dei
ma per la quale esistono anche
fondi comunitari non ha senso»,
corsi di laurea (per esempio a
osserva Ruggero Targhetta
Bologna, Camerino o Ancona).
presidente di Euris, società di
Il compito del progettista
servizi che si occupa di
europeo è quello di attrarre
pianificazione nell'ambito degli
Dall'alto, Ruggero aiuti di stato, «per questo chi fa
risorse verso enti pubblici,
Targhetta (Euris)
associazioni, fondazioni e
il nostro lavoro deve aiutare il
e Gianni Pittella
aziende. «Non di rado», spiega
cliente
a capire a quale bando
(Parlamento
il vicepresidente del Parlamento europeo)
può accedere in relazione alle
europeo ed esponente del Pd
prop1ie caratteristiche».
Gianni PitteJJa, «arrivano da
Secondo gli addetti ai lavori. si
me persone che mi chiedono di segmùargli
tratta di una professione capace di dare
professionalità di questo tipo. Io stesso ho
grandi soddisfazioni, ma non semplice da
sollecitato la Camera di commercio di
intraprendere. Accaparrato il bando,
Napoli e le università di Caserta e Perugia
infatti, il progettista deve occuparsi anche
invitandole a promuovere corsi ad hoc».
di rendicontazione, cioè spiegare alla
Nell'ultimo anno accademico. da
Commissione europea che cosa e come ha
iniziative del genere, sono usciti 70 nuovi
speso i quattrini ottenuti. Se frequentare
progettisti, ma sembrano proprio non
corsi specialistici apre le porte alla libera
bastare. Con le amministrazioni locali di
professione, la fom1azìone diventa inoltre
fatto commissariate dalla spending review
un'opportunità per le piccole realtà locali.
e un governo centrale impegnato a ridun-e
È capitato che alcune amministrazioni
la spesa pubblica, l'Europa è diventata
comunali abbiano affrontato il problema
l'ultimo domicilio conosciuto per attrarre
dei fondi europei pagando un master da
fondi che facciano ripartire la macchina
progettista a uno dei propri dipendenti.
Paese. Grazie ai 960 miliardi a
Dopo di che hanno aperto le pratiche.
disposizione (50 centesimi a cittadino), ne
Andrea Balkme
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Fondi conmnitari Anche gli studi professionali attingeranno dalle casse di Bruxelles
r n
t
e finan iat vi tu
1111
I
on solo le pmi, ma anche gli studi
procedurale uno dei principi da tempo
alcune Regioni stanno cercando di fornire,
sostenuti in sede comunitaria e fonte di
professionali otteffam10 finan7jamenti
sia pure con risultati talvolta contraddittori
da Bruxelles. Innanzitutto, entro fine 2015,
o incerti (spesso restano solo sulla carta o
mille polemiche e proteste: l'attività dei
non vengono utilizzati). Gli incentivi
professionisti è eia ritenersi assimilabile a
i liberi professionisti potranno tentare di
attingere dai 37 ,6 miliardi destinati
quella delle pmi (anche se in Italia gli
regionali, anche in questo caso un tempo
all'Italia e ancora non spesi, riferiti al
Ordini respingono con fermezza una simile
meno frequenti ma poi accettati nell'ottica
periodo 2007-2013 (in tutto ammontavano
pmificazione). Tutto questo dovrebbe
di considerare le attività professionali alla
a 49,5 miliardi). A questi sarà possibile
trasfom1arsi in denaro usufruibile
stregua di quelle imprenditoriali vere e
aggiungere la quota parte all'interno dei
partecipando ai bandi europei, là dove si
proprie, abbracciano più canali e segmenti
finanziamenti previsti in 55 miliardi e
presentermrno piani di sviluppo, molto ben
di settore. In Emilia-Romagna, per
stabiliti per il pe1ìodo successivo, tra il
puntualizzati e verificabili però, a scanso di
esempio, per il periodo 2012-2015 sono
operazioni solo di facciata. I professionisti
2014 e il 2020. Cifre enormi, solo in
stati previsti incentivi agli studi tecnici che
avranno l'occasione di partecipare alle gare
piccola parte utilizzate in Italia, che in
intendano assumere personale a tempo
attraverso gli organismi associativi di
concreto si possono tradurre in concessioni
indetenninato; in Calab1ia esiste un fondo
di microprestiti, crediti d'imposta,
rappresentanza, i Confidi e gli enti
di garanzia di 20 milioni per sostenere il
bilaterali che coprono ruoli di
finanziamenti a tasso agevolato.
rnicrocredito che include anche i
Anche se in passato ai
professionisti; in Puglia, dal
professionisti non erano
20! 1, esistono fonne di
Assimilati alle imprese nonostante H no
tecnicamente del tutto
suppo1to al reddito, che tra
degli
Ordini, per architetti e dentisti si aprono laltro hanno coinvolto
preclusi i fondi della Ue, in
le porte dei prestiti agevolati e microcredito
realtà laccesso era stato quasi
l'Ordine degli avvocati di
sempre una chimera. Le cose
Bari; in Sicilia sono a
sono cambiate solo di recente.
disposizione finanzim11enti
Complice l'insistenza delle
per aiutm·e i praticanti degli
organizzazioni che rappresentano gli enti dì
intennediazione. Le ca%e cJj previdenza
studi professionali a fronteggiare i tirocini
previdenza dei professionisti (come
private italiane, anche utilizzm1do le
poco o per nulla retribuiti; in Piemonte è
garanzie offe1te da Bei (Banca europea
l'italianaAclepp guidata da Andrea
stata prevista una fomm di sostegno al
Camporese), la Commissione europea
degli investimenti) e Fci (Fondo europeo
credito, da 3 a 25 mila euro; in Toscana è
per gli investimenti), potranno inoltre
stato finnato un accorcio con 37 Ordini e
preieduta da José Manuel Barroso ha
affiancare i prop1i isc1itti nell'ottenere
deciso di consentire di aprire più
a~sociazioni professionali per consentire ai
materialmente i quattrini. Infatti, la trafila
agevolmente i rubinetti dei contributi anche
professionisti più giovani di poter sperare
ad avvocati, ingegneri, architetti.
per accedere ai bandi non è cosa semplice,
in un reddito minimo; in Campania sono
commercialisti, odontoiat:Ji. D'altra parte,
stati approvati crediti d'imposta per
come smrno bene pmi ed enti locali, che
l'impronta gimiclica ed economica di
infatti chiedono aiuto ai progettisti europei
incentivare le aggregazioni professionali tra
B1uxelles degli ultimi decenni si è ispirata
(vedere articolo nella pagimi a _fianco).
i più giovani iscritti agli albi; in Abruzzo
Il nuovo strnmento di finanziamento,
proprio a una visione del mondo in cui i
sono stati studiati dei voucher, a scopi
servizi professionali erano da considerarsi
consentito in una delle stagioni meno
formativi. del valore compreso tra 5 e I O
cosa non così diversa dal resto del mercato
ridenti per tanti professionisti, con calo di
mila euro per le persone fisiche e fìno a 25
(con dirini e doveri conseguenti). Di fatto, è
redditi e perdita di posti di lavoro, si
mila per quelle giuridiche.
dunque stato ora tradotto in piano
affiancherà al sostegno che già in Italia
Franco Stefanoni
J;.1'.r.~ ~·~:~:~li.~tri.~.;, Jr_bi~~
Je::~;~t'.Lf!la·El :~~!ii.['.~~)ifil:~
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