1_4_2014 - CGIL Basilicata

RASSEGNASTAMPA
RASSEGNASTAMPA
1 aprile 2014
RASSEGNASTAMPA
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Martedì 1 aprile 2014
www.ilquotidianodellabasilicata.it
ANNO 13 - N. 90e 1,20
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CIMICI IN REGIONE
POTENZA Il palazzetto e i dubbi sull’acquisto
Adesso la talpa
rischia l’arresto
Ecco il Coni
quando
ci si allenava
Avviati gli interogatori
del personale della giunta
AMATO a pagina 11
GIACUMMO e LORUSSO alle pagine 12 e 13
Il palazzo della Regione a Potenza
Segreteria Pd Intervista al consigliere pittelliano doc
che spinge il partito lucano sull’ex assessore:
«E’ espressione dell’area che ha vinto il congresso nazionale»
Polese si ritira
«Uniti su Braia»
MACROREGIONI
#Potenza2014
Centrodestra in conclave per tutta la serata
di ieri. Ancora si cerca la sintesi ma
per Michele Cannizzaro, candidato sindaco,
mancano solo i dettagli
PER provare a capire la Basilicata di oggi, come approdo di un lungo periodo storico, forse può essere utile ricorrere alla
LE dichiarazioni del
Presidente della Basilicata a favore di una
Macroregione meridionale e, nell’immediato, di una conferenza delle Regioni
continua a pagina 10
CALIA e PECORARO alle pagine 35 e 36
Incidente sul lavoro
#Pasolini50
Mezzo secolo
di Vangelo
a Matera
Le celebrazioni
in tutta la Basilicata
AGATA a pagina 14
40401
771128
Avvelenati tre lupi
di una razza rara
022007
Sconcerto e lacrime
per la morte
di Luca Potenza
Il luogo
dell’incidente
FALABELLA a pagina 24
9
GIACUMMO a pagina 15
POMARICO
Era un apprezzato chitarrista
Presidio sull’A3
in memoria
di Giuseppe
Festa a Potenza
L’UNIVERSITÀ DEGLI Studi
della Basilicata si accinge a
vivere una stagione di intenso dibattito interno in
preparazione alla scelta
del mio successore. Si voterà alla fine di maggio e si
continuerà a votare, eventualmente, fino alla fine di giugno. Il nuovo rettore mi subentrerà
continua a pagina16
a pagina 30
SANTORO, LABANCA alle pagine 6,7 8 e 9
Taranto-Matera, il giallo
della presunta combine
Bimbi al Viviani
che spot per i Rossoblu
di MAURO FIORENTINO
di MAURO MALDONATO
teoria di Riccardo Illy della rana bollita e
di quella scottata, secondo la quale si
hanno due rane messe in pentole diverse.
continua a pagina 9
SPORT
A MAGGIO IL NUOVO RETTORE
UNIBAS, IL NODO
IRRISOLTO
DELLE PEV
L’autonomia del Sud 7 GIOVANI INSIEME
A Potenza un ostello
in un’Europa
per aiutare
mediterranea
le famiglie dei malati
LA BASILICATA COME LA RANA DI ILLY
di NINO D’AGOSTINO
Inviateci
le vostre foto
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GIAMMARIA a pagina 20
Luca Potenza
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TESTATA INDIPENDENTE CHE NON PERCEPISCE I CONTRIBUTI PUBBLICI PREVISTI DALLA LEGGE N° 250/90
Martedì 1 aprile 2014
La Gazzetta del Mezzogiorno A 1,20
LA GAZZETTA
DI
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LAVORO SVILUPPERANNO PROGETTI INNOVATIVI PER 175 MILIONI
ACCERTATA LA NATURA DOLOSA. APERTA UN’INCHIESTA
Prestiti da 50 a 700mila euro
per ridare fiato alle imprese
Policoro, torna il racket
in fiamme un fragoleto
Aggiudicato bando della Regione da 12,5 milioni
Dalla Banca Popolare di Bari l’impegno maggiore
Il proprietario è un consigliere comunale
MELE IN GAZZETTA DI BASILICATA A PAGINA XII >>
FIAMME Una delle serre dell’azienda
DE SANCTIS E MARTELLOTTA A PAGINA 8 >>
SCONTRO IL PREMIER PRESENTA LA RIFORMA: PER PALAZZO MADAMA NIENTE ELEZIONE DIRETTA, FIDUCIA, INDENNITÀ E VOTO SUL BILANCIO
INCHIESTA IL LATO NASCOSTO DI EOLICO E FOTOVOLTAICO
Rottamato anche il Cnel. Aut-aut di Matteo: o si cambia o me ne vado
Pd spaccato. Crepe nel governo. Berlusconi: prima la legge elettorale
La Puglia ospita gli impianti, ma i soldi
finiscono in Toscana e anche negli Usa
rinnovabili
Senato, la rasoiata di Renzi Energie
i guadagni agli altri
ULTIMA ASSEMBLEA FIAT A TORINO
LA TENTAZIONE
DELLE URNE
NEI PIANI
DI PALAZZO CHIGI
Marchionne: nel 2018
sei milioni di auto
Tutti i lavoratori rientreranno in fabbrica
di GIUSEPPE DE TOMASO
N
on sappiamo se il
golden boy di Firenze passerà alla storia come uomo fortunato o sfortunato. Il suo conterraneo Niccolò Machiavelli
(1469-1527) attribuiva grande
importanza alla voce fortuna e
al coraggio leonino di un capo
politico. Ma anche il più celebre
politologo di tutti i tempi dovette convenire che governare
l’Italia richiede virtù sovrumane, precluse ai comuni mortali.
A leggere l’intervista di Pietro Grasso, presidente del Senato, si sarebbe portati a credere che il fattore fortuna non
accompagna più il turbo-presidente del Consiglio. Se il pilota
della Camera Alta ha sterzato
fino al punto da bloccare la manovra per la soppressione
dell’assemblea da lui diretta,
vuol dire, come direbbero nella
Capitale, che non c’è trippa per
gatti.
SEGUE A PAGINA 21 >>
l Nel 2018 il gruppo Fiat Chrysler Automobiles produrrà
6 milioni di vetture: l’ad Sergio Marchionne anticipa un
target del piano che presenterà a Detroit il 6 maggio.
Conferma anche che tutti i lavoratori italiani rientreranno
nelle fabbriche e «non ci saranno eccedenze». Nessun ulteriore investimento sarà effettuato in Rcs, ma la partecipazione non sarà scorporata e resterà «in pancia» alla
Fiat. Il titolo guadagna il 2,55%. Assemblea storica al Lingotto, l’ultima a Torino dopo 115 anni di vita della Fiat.
COZZI E FLAVETTA CON ALTRI SERVIZI DA PAGINA 2 A 7 >>
SERVIZI A PAGINA 17 >>
«PERCHÉ NON SONO IN CARCERE?». PROCESSO, ALTRO RINVIO
India, i marò
al centro
dello scontro
elettorale
L’AFFARE Un impianto fotovoltaico nel Brindisino
SCAGLIARINI A PAGINA 11 >>
DALLA MIROGLIO ALL’ILVA
L’OPERAIO SI DÀ ALLO SPETTACOLO
di FULVIO COLUCCI
S
arà difficile ammetterlo, ma il video girato dai lavoratori della
Fiat di Melfi, quel ballo sulle note di «Happy», successo musicale del momento, chiude il cerchio a proposito della storica
evoluzione d’immagine degli operai italiani. Così come rappresenta
una svolta culturale anche lo spot autoprodotto dagli ex dipendenti
dello stabilimento tessile «Miroglio» per promuovere la fabbrica.
SERVIZIO A PAGINA 16 >>
SEGUE A PAGINA 21 >>
INDIA I due marò pugliesi in una foto d’archivio
A BARI 2 ARRESTI
ASTA IL 18 APRILE
Furbetti delle fatture Bari calcio, il giudizio
indagati in tutt’Italia arriva nel giorno
(anche Tato Greco) del Venerdì Santo
A PAGINA 13 >>
CAMPIONE NELLO SPORT >>
RASSEGNASTAMPA
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO - Quotidiano fondato nel 1887
Martedì 1 aprile 2014
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Potenza, San Giorgio Lucano, Villa D’Agri
IL CASO IL CONDOMINIO DI VIA ROMA AVVOLTO DA CREPE. DUE ANNI FA L’ORDINANZA DI SGOMBERO, MA LORO NON SE NE VANNO
Sette famiglie vivono in case
fragili come castelli di sabbia
La paura di restare senza un tetto è più forte del timore di un crollo
QUELLE PARETI
SFREGIATE
DIFESE A COSTO
DELLA VITA
di MASSIMO BRANCATI
Sulla vicenda gli echi
della tragedia di vico
Piave. Serve una nuova
sistemazione logistica
l Il condominio del civico «179» di via Roma ad Avigliano rischia
di collassare. Ma le famiglie, nonostante l’ordinanza di sgombero
di due anni fa e una denuncia in Procura, non vogliono andare via.
Preferiscono rischiare la propria vita ogni giorno pur di non
lasciare la propria casa. La tragedia di vico Piave a Matera, nella
quale sono morte due persone, sembra non aver insegnato nulla.
AMENDOLARA A PAGINA II >>
FERITA I segni di cedimento nella palazzina [foto Tony Vece]
POLICORO: DISTRUTTO UN FRAGOLETO DI PROPRIETÀ DI UN CONSIGLIERE COMUNALE
C
asa dolce casa. Ma con
un retrogusto amaro.
Amarissimo. Il sociologo americano Robert K.
Merton la definisce «il mattone
della vita». E ad Avigliano c’è chi
non teme di avere quel mattone in
testa, difendendo con i denti e le
unghie quattro mura pericolanti.
Anche a costo di rischiare la vita.
Sette famiglie continuano a vivere
tra pareti che sembrano pronte ad
esplodere: i calcinacci che sono
rimasti all’interno spingono per
uscire e negli appartamenti è un
turbinio di spifferi irradiati da inquietanti fessure. Lo scenario è di
quelli che mettono i brividi - e non
solo per le nervature d’aria aperta
- al punto che il cronista e il fotoreporter della Gazzetta hanno
seriamente temuto il peggio. Ecco
dove arriva la disperazione delle
famiglie. Di famiglie che temono
di restare in mezzo ad una strada.
Si aggrappano alla resistenza di
una mattonella infilata tra il pavimento e il muro fragile come
una fetta biscottata. Chiudere gli
occhi e incrociare le dita è da irresponsabili. Le istituzioni devono intervenire. Nel 2012 il sindaco
di Avigliano ha firmato un’ordinanza di sgombero per evidenti
pericoli di crollo, ma solo due famiglie hanno deciso di fare fagotto. Le altre non si schiodano. Vanno comprese le loro ragioni. Occorre trovare una sistemazione logistica alternativa prima che accada l’irreparabile. Vico Piave
avrà pure insegnato qualcosa, o
no?
AMBIENTE
E CONTROLLI
ANNI DI RICERCHE
A PELO D’ACQUA
di PIERO MIOLLA
L
Fragole e fiamme
far west sullo Jonio
ENTI LOCALI LA GOVERNANCE CAMBIA, MA SI RISCHIA IL CAOS
l L’ombra del racket continua
ad aleggiare sull’arco jonico lucano. Distrutto un fragoleto a
Policoro di proprietà di un consigliere comunale. I sabotatori
hanno usato diserbante. Danni
per 80 mila euro. Si pensa ad un
atto intimidatorio. Ma ci sarebbero altri due casi che, se
confermati, potrebbero anche
suffragare l’ipotesi di un attacco
da parte di una banda di estorsori.
POLITICA BRACCIO DI FERRO ANCHE A DESTRA ED A SINISTRA
Province da sopprimere Primarie del centrosinistra
e il «pasticcio» delle ex Cm ultimatum di Realtà Italia
PALAZZO
La prefettura
di Potenza
che ospita
anche la
Provincia
.
INCISO E LAGUARDIA A PAGINA III >>
Il municipio
l Come giocatori professionisti alzano la posta. Di fronte allo
stallo che serpeggia tra gli altri
minori sul nodo primarie per il
sindaco di Potenza, i vertici di
Realtà Italia, confermano le primarie per il 13 aprile e di fatto
spaccano il tavolo del Centrosinistra. «Le primarie le faremo con
chi le sostiene, appoggiando poi il
candidato che uscirà da quel confronto» dice il coordinatore Borzillo,
INCISO A PAGINA V >>
MELE A PAGINA XII >>
POTENZA
Il giudice del lavoro
«boccia» la preside
dal pugno duro
SERVIZIO A PAGINA VII >>
LAGONEGRO
Benzina self-service
zia e nipote tentano
di scardinare il totem
PERCIANTE A PAGINA IX >>
a ricerca della verità
dovrebbe
essere,
sempre e comunque,
la mission di chi amministra, specie in una terra
come la nostra continuamente
violentata da multinazionali,
scarichi abusivi ed atti incivili
che, con il tempo, hanno intaccato finanche una ricchezza primordiale come l’acqua.
In Basilicata, invece, ci si è
sempre limitati, assurdamente, a svolgere il compitino, per
di più in modo insufficiente.
Come definire altrimenti il
comportamento di quegli enti
preposti al controllo che, nascondendosi dietro ad una
norma, hanno fanno finta di
niente continuando ad analizzare soltanto gli elementi da
essa richiesti senza mai spingersi nella ricerca di idrocarburi, alifati e clorurati (solo
per citarne alcuni) che, pur
non essendo richiesti dal decreto 31/01, in una regione
come la nostra soggetta ad
estrazioni petrolifere potrebbero essere la causa dell’aumento della patologie tumorali?
Da noi, quindi, l’attenzione
verso queste delicate tematiche nasce sempre dal basso: da
persone che hanno una coscienza e, credendo nel rispetto verso il popolo, agiscono
togliendo tempo e soldi per
riversarlo nel sociale.
Tutte cose che dovrebbero
competere ai nostri enti regionali ed all’osservatorio ambientale regionale. A questo
punto, la domanda nasce spontanea: cosa hanno prodotto in
tutti questi anni tali organismi in Basilicata?
All’interno pubblichiamo
un ampio servizio sulla situazione in cui versano Tito e
Valbasento, i due siti di interesse strategico nazionale,
per i quali le analisi di privati
cittadini hanno evidenziato livelli di inquinamento «apocalittici».
SERVIZI A PAGINA IV >>
RASSEGNASTAMPA
Noi stiamo attraversando
una crisi di fiducia nella
politica. Vi prometto che non
scenderò a compromessi sui
nostri valori. Io voglio una
sinistra più giusta e solidale.
Anne Hidalgo
primo sindaco donna di Parigi
1,30 Anno 91 n. 89
Martedì 1 Aprile 2014
U:
C’era una volta il Senato
Siete Happy?
E allora
ballate con noi
Buonanno pag. 17
Loy pag. 21
●
●
Marx, il Capitale
nato sotto sfratto
In difesa
della
pubblicità
Sebastiani pag. 19
Sì unanime del governo alla riforma: i senatori non saranno più eletti e non voteranno la fiducia
Renzi: «Svolta storica per la politica» ● Napolitano: «Urgente superare il bicameralismo paritario»
Bicameralismo addio: il governo vara
la riforma del Senato. Sarà una Camera delle autonomie e non voterà più né
fiducia né il bilancio. Renzi: chi non
vuole cambiare è minoranza. Napolitano non entra nel merito ma dice: urgente superare il bicameralismo paritario.
LE INTERVISTE
CIARNELLI FRULLETTI FUSANI A PAG. 2-4
Violante: impianto
condivisibile, ora
servono contrappesi
I passi necessari
per non fallire
CARUGATI A PAG. 4
CLAUDIO SARDO
●
MATTEO RENZI HA DUE NEMICI, UGUALMENTE PERICOLOSI: chi non vuole le
riforme per impedire il suo successo e
chi lo invita ad andare avanti a spallate
senza curarsi troppo del merito, anzi bollando ogni critica come boicottaggio. Distinguere non è sempre facile. Ma per
lui è vitale allearsi con quanti vogliono
migliorare le proposte considerando necessarie le riforme, e al tempo stesso
non cadere nelle trappole di coloro che
gli assicurano solo consensi di facciata.
SEGUE A PAG. 15
La sinistra
ha un futuro
L’ANALISI
ALFREDO REICHLIN
Quali che siano le vicende del
governo è chiaro che si è chiusa
una intera fase politica.
Condivido alcuni interrogativi ma
il fatto da cui non si può
prescindere è, finalmente, la
scesa in campo di una nuova
generazione di donne e di
uomini. Il cambiamento è
grande. Insieme con gli
interrogativi tornano così anche
le speranze. Io penso che da qui
bisogna partire.
SEGUE A PAG. 15
Porto Tolle, un disastro ambientale
Il tribunale di Rovigo condanna a tre anni gli ex manager Enel Tatò e Scaroni per l’inquinamento della centrale
ROSSI A PAG. 11
«C’è stato un rapporto diretto tra le emissioni e i danni alla salute»
● Intervista al candidato
del Pse alla presidenza
della Commissione Ue
● «Ascoltare il disagio
dei cittadini: più giustizia
per battere i populismi»
Staino
FRANCIA
Si dimette
il governo. Valls
nuovo premier
«Lavoro e dignità». È il binomio su cui
punta Martin Schulz per cambiare radicalmente l’Europa. In un’intervista
a l’Unità il candidato Pse alla guida della Commissione dichiara che bisogna
«ascoltare le critiche e le proteste».
«La sfiducia si batte con più giustizia e
più Europa».
MONTE PASCHI
Siena perde la sua banca
la fondazione Mps cala
al 5,5% della banca
Siena non ha più la banca. La cessione
del 6,5 per cento a due fondi di investimento fa scendere la quota della fondazione Mps al 5,5 per cento della banca
Montepaschi. Intervista al sindaco Bruno Valentini: «Profumo ha capito in ritardo che la nostra linea è giusta».
VENTURELLI A PAG. 13
SABATO A PAG. 3
Schulz: più lavoro per un’altra Europa
● Hollande sostituisce
Ayrault ● La neo-sindaca
Hidalgo: «Merci, Paris»
GONNELLI A PAG. 8
DE GIOVANNANGELI A PAG. 9
● Con la cessione del 6,5%
Martina: dobbiamo
sostenere la sfida
del cambiamento
Decreto lavoro
cambiare si può
LUIGI MARIUCCI
In democrazia non c’è nulla di
«intoccabile». Altrimenti a che
serve il confronto?
SEGUE A PAG. 15
FRONTE DEL VIDEO
MARIA NOVELLA OPPO
Doppio percorso blindato
litico si è messo in movimento, cedendo
●
domenica c’è stata l’in- e polverizzandosi come i muri di Pomtervista del presidente del Senato a In pei. Avversari e alleati si sono distinti
ALCENTRODELL’INFORMAZIONEPOLITICAIN TV,
mezz’ora, anche se le stesse dichiarazioni
erano già uscite sulla carta stampata. E,
a noi ignari spettatori, potevano sembrare ragionevoli, comunque non tali da provocare frane, terremoti e devastazioni.
Anche perché Grasso ha ripetuto più volte di essere lui il primo a considerare finito il tempo del dispendioso doppio percorso delle leggi tra Camera e Senato.
Invece, apriti cielo, tutto il sistema po-
uno dall’altro e perfino da se stessi, ma
soprattutto Renzi ha reagito, prima a
mezzo tg e poi con un’altra intervista cartacea. Così i politici si palleggiano le loro
proposte attraverso i media, in un estenuante ping pong, proprio come succede tra Camera e Senato attuali. Non potrebbero telefonarsi o incontrarsi a pranzo? Tra l’altro, giornali e tv costano molto più di qualsiasi ristorante.
RASSEGNASTAMPA
2 PRIMO PIANO
Martedì 1 aprile 2014
LA RIFORMA
«Non è un caso se in questo momento
quello che più di tutti, come si dice a
DOPO L’ITALICUM, SECONDA ONDATA Roma, sta a rosicà, è Beppe Grillo»
Renzi a colpi di rasoio
Sì alla «fine» del vecchio Senato e modifica del Titolo Quinto
E pizzica ancora Grasso: chi vuole bloccare è in minoranza
l ROMA. Dopo una vigilia di aspre polemiche, è con un voto unanime che il
Consiglio dei ministri dà il via libera al ddl che cambierà Senato e Titolo V
della Costituzione. Una riforma che è «una grandissima svolta per la politica
e le istituzioni» e che chiude «un dibattito trentennale», annuncia Renzi al
termine del Cdm, confermando che il Senato del futuro non sarà elettivo,
costerà molto meno e non voterà nè la fiducia nè il bilancio. E lanciando il
guanto di sfida al popolo dei contrari: «Saranno in minoranza, al Senato e nel
Paese».
Renzi, quindi, non frena il treno delle riforme e dopo un Cdm durato quasi
due ore appare ancora più sicuro. Anche perchè, nel frattempo incassa
nuovamente il sostegno del presidente Giorgio Napolitano. È noto da tempo»
che il capo dello Stato abbia espresso la sua convinzione sul «superamento del
bicameralismo paritario», spiega il Quirinale. E un plauso arriva anche
dall’ad della Fiat Sergio Marchionne, che invita a non frenare il premier
«rottamatore» perchè i mercati «stanno apprezzando ciò che sta accadendo in Italia». E Renzi non sembra intenzionato ad arretrare
di una virgola. «E' fondamentale» che si arrivi all’ok della prima
lettura del ddl al Senato «entro le europee», sottolinea, avvertendo che, «di fronte a populismo e antipolitica», la classe
politica non debba mettere, come gli struzzi, «la testa sotto la
sabbia». L'obiettivo, rileva il premier, è portare avanti un
«elemento di novità», ovvero il fatto che, ora, «i cittadini
vedono come la classe politica stia rischiando assieme a loro. O
si cambia o me ne vado». Concetto che, Renzi gira direttamente
al M5S: «Non è un caso se in questo momento quello che più di
tutti, come si dice a Roma, sta a rosicà, è Beppe Grillo».
Eppure, fino a poche ore fa, il ddl destinato a «rottamare» il
vecchio Senato era ancora circondato da ombre. Tanti erano
stati i dubbi a partire da quelli, particolarmente rumorosi,
rivendicati dal presidente del Senato Pietro Grasso. Perplessità
che Grasso non smentisce, rassicurando, tuttavia, «sull'imparzialità» del suo ruolo. E a Grasso, si affianca il ministro
dell’Istruzione Stefania Giannini, che, pur votando sì in
Cdm, invita Renzi a non correre avanzando un dubbio,
quello sui tempi, che serpeggia anche nei partiti alleati
della maggioranza. Senza contare la fronda dei senatori Pd – circa 25 - che già aveva manifestato il suo
malumore in un documento e che oggi, nelle parole
della senatrice dem Angelica Saggese, reitera il suo
messaggio: «Non possiamo accettare un progetto a
INCHIESTA
scatola chiusa. Serve confronto».
Parole a cui Renzi risponde per le rime. «Il Pd non mi
preoccupa, credo ci sarà una grande condivisione del
progetto», rimarca il premier, respingendo anche il pressing di FI sulla legge elettorale. A Berlusconi, infatti,
assicura che il «Pd rispetterà gli impegni», sottolineando al tempo stesso di «non avere motivi» per dubitare
che sia il Cavaliere ad infrangere il patto del Nazareno.
Un patto che, oltre all’Italicum, comprende anche le
riforme di Senato, Titolo V, e l’abolizione del Cnel,
ricorda Renzi. Riforme su cui il premier era, stato
chiaro fin da questa mattina: «mi gioco tutto, io non
mollo».
Michele Esposito
Per i senatori pugliesi riforma così-così
ma non mancano forti mal di pancia
La riforma
annunciata
dal governo I pareri contrastanti di D’Ambrosio Lettieri, Bruno, Stefàno e Tomaselli
ALESSANDRA FLAVETTA
FI Luigi D’Ambrosio Lettieri
FI Donato Bruno
l ROMA. Le modifiche alla riforma del
Senato e del Titolo V della Costituzione approvate dal Consiglio dei ministri di ieri non
sciolgono le avversioni di molti costituzionalisti e senatori, già sintetizzate dal presidente di palazzo Madama Grasso, verso un
testo che prevede un’assemblea delle autonomie non eletta direttamente e senza indennità per i suoi 148 membri.
Il senatore pugliese D’Ambrosio Lettieri
(Fi) è contrario all’impostazione del premier
Renzi e condivide la posizione di Grasso: «Una
cosa è modernizzare le istituzioni, altra cosa –
sostiene – è voler varare una riforma del
senato che non corrisponde alle reali esigenze
del Paese e che affossa la democrazia. Forza
Italia, come ha affermato il presidente Berlusconi, riconferma il proprio atteggiamento
responsabile, ma questo non significa che
intende rinunciare alla coerenza e ai principi
democratici». D’Ambrosio Lettieri ricorda
che, «senza l’ostruzionismo della sinistra, la
nostra posizione sul superamento del bicameralismo oggi sarebbe realtà: una camera
alta con meno senatori – al pari di una camera
dei deputati, attualmente con una rappresentanza esorbitante – ma comunque eletti
dal popolo, e che sia rappresentativa dei territori, non di una super casta scelta dal presidente della Repubblica in carica», osserva il
farmacista riferendosi ai 21 cittadini insigni
nominati per sette anni dal capo dello Stato.
«Non vorremmo – conclude – che fossero le
divisioni interne al Pd a dettare l'agenda e i
contenuti delle riforme».
Più diplomatico il presidente della commissione Affari Costituzionali di palazzo Madama, Donato Bruno (Fi): «Le riforme – afferma – si devono fare, e l’accordo con Berlusconi deve tenere, ma il merito della riforma lo discuteremo in parlamento, se il
testo non è blindato». L’avvocato di Noci è
pronto a discutere delle materie e delle funzioni dell’assemblea delle autonomie, ma non
dimentica che il punto più delicato è l’elezione dei senatori, tanto che proposte in questo senso sono arrivate da Lega, Ncd e Api per
ridurre a 600 il numero dei parlamentari ed i
costi della politica, ma mantenendo l’eleggibilità dei senatori e dunque le indennità.
«Anche Forza Italia – racconta Bruno – sta
lavorando ad un testo, ma noi vorremmo introdurre un premier forte, che possa nominare e revocare i ministri ed una corsia preferenziale per i disegni di legge governativi».
Mentre si moltiplicano gli esponenti di Pd e
Sc contrari a un senato light, è un senatore
democratico dell’area di Cuperlo, Salvatore
Tomaselli, a far capire le difficoltà in cui si
dibatte il partito guidato dal premier. «Di
Renzi condivido la determinazione nel portare avanti la riforma del bicameralismo per-
fetto su cui lavoriamo da anni, che superi la
spola delle leggi tra le due camere, elemento
di inefficienza». Ma qui si ferma, nel senso
che il senatore di Francavilla Fontana vorrebbe un senato delle Regioni sul modello
tedesco, senza i sindaci, ed è contro «l’aspetto
demagogico e populistico del senato non eletto per tagliare i costi della politica». Ciò nonostante ha paura che sia un tema «su cui ci
siamo troppo esposti per poter fare un passo
indietro, ragione per cui Renzi sbaglierebbe a
pensare che parte del Pd voglia far fallire la
riforma», sostiene Tomaselli. In sostanza, se
il Pd portasse avanti la battaglia per l’eleggibilità, il rischio sarebbe quello di far saltare
la riforma, e il partito non se lo può permettere, come Renzi sa perfettamente.
Anche Sel contesta il metodo, con Dario
Stefàno: «Continua questa anomalia delle
riforme decise dal governo e non dal parlamento, che ha il potere legislativo, – afferma
il senatore, ex assessore della giunta Vendola
– specie quando bisogna individuare una nuova architettura costituzionale. A me non dispiace la posizione di Grasso, non la trovo una
difesa di parte, ma un ragionamento che ha la
sua sostanza. Anzi, penso che il bicameralismo non sia il principale male dell’Italia, ma
sia stato uno strumento di difesa della democrazia che ci ha permesso di limitare il
numero di leggi pericolose, come quelle ad
personam».
SEL Dario Stefàno
PD Salvatore Tomaselli
RASSEGNASTAMPA
PRIMO PIANO 3
Martedì 1 aprile 2014
LA DIRETTA
Stop al bicameralismo perfetto e
ridefinizione della divisione delle
competenze tra Regioni e Stato
Segui gli aggiornamenti sul telefonino. Le istruzioni sono a pagina 21
Palazzo Madama a dieta forzata
ecco come cambierà funzione
Spariscono indennità, elezione diretta, voto di fiducia e sul bilancio dello Stato
LO SCONTRO
A sinistra Matteo
Renzi, presidente del
Consiglio, e Pietro
Grasso, presidente del
Senato: tra i due
vertici istituzionali
continua la polemica,
dopo che il presidente
di Palazzo Madama
aveva espresso la sua
contrarietà sulla fine
del Senato elettivo.
Ieri il premier ha
incassato nuovamente
il sostegno del
presidente Giorgio
Napolitano. In una
nota dell’ufficio
stampa del Quirinale si
rivela che «è noto che
da tempo che il capo
dello Stato abbia
espresso la sua
convinzione sul
«superamento del
bicameralismo
paritario».
In alto il ministro
Maria Elena Boschi
.
l ROMA. Stop al Bicameralismo perfetto;
ridefinizione della divisione delle competenze tra Regioni e Stato; introduzione di un
Senato delle Autonomie che non dà la fiducia
al governo, non è eletto dai cittadini e i cui
membri sono espressione di Regioni e Città.
È l'impianto della riforma costituzionale approvata oggi dal Consiglio dei ministri e che
comincerà il suo iter in Senato. Ecco i punti
principali
CAMERA: è la sola titolare del rapporto
di fiducia con il Governo ed esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e di controllo dell’operato del Governo.
SENATO DELLE AUTONOMIE: secondo il progetto presentato da Renzi «rappresenta le Istituzioni territoriali» ed «esercita
la funzione di raccordo tra lo Stato e le Regioni, le Città metropolitane e i Comuni».
SENATORI: I senatori non saranno più
eletti dai cittadini: il Senato sarà composto
dai Presidenti delle Giunte regionali, e delle
Province autonome di Trento e di Bolzano,
dai sindaci dei Capoluogo di Regione e di
Provincia autonoma, nonchè, per ciascuna
Regione, da due consiglieri regionali e da
due sindaci. In più si prevede che "21 cittadini che hanno illustrato la Patria per
altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario" possano essere
nominati senatori dal Presidente della Repubblica" . I senatori nominati dal Quirinale
rimangono in carica sette anni.
148 SENATORI, SENZA INDENNITA': I
senatori saranno in tutto 148 e non non percepiranno indennità di nessun tipo.
BICAMERALISMO ADDIO...: le leggi
sono approvate dalla Camera. Entro 10 giorni il Senato, su richiesta di un terzo dei suoi
Il nuovo Senato
Cosa cambia in base al ddl di riforma approvato ieri dal Consiglio dei Ministri
NOME
Si chiamerà Senato
delle Autonomie
MANDATO
La durata del mandato
dei membri coinciderà con quella
degli organi territoriali ai quali
appartengono
POTERI
COMPOSIZIONE
127
sindaci
21
Esponenti società
civile (nominati
dal presidente
della Repubblica)
e consiglieri
regionali
NOVITÀ
I membri non saranno eletti
direttamente dai cittadini
148
Nessuna indennità per i membri
Potrà chiedere alla Camera di
modificare le leggi approvate, e su
tale richiesta la Camera (a cui
spetta la parola definitiva) dovrà a
sua volta esprimersi entro 20
giorni
Per chiedere modifiche alla legge
di Bilancio approvata dalla Camera,
il Senato dovrà votare a
maggioranza assoluta
membri
Non ci saranno più i senatori
a vita di nomina presidenziale
Partecipazione all’elezione
del Presidente della Repubblica
Su alcune materie, in caso di
parere negativo o proposte di
modifica da parte del Senato, la
Camera dovrà pronunciarsi a
maggioranza assoluta
Non vota il Bilancio
Non vota la fiducia
Potere legislativo sulle riforme
costituzionali
ANSA
membri, può chiedere di esaminarle, proponendo modifiche entro 30 giorni. L’ultima
parola è però della Camera che decide entro
altri 20 giorni.
..SALVO CHE PER RIFORME COSTITUZIONALI: il Senato mantiene l'importante potere di approvare insieme alla Camera le leggi di riforma della Costituzione.
Camera e Senato eleggono insieme il presidente della Repubblica.
CNEL ADDIO: è abrogato il COnsiglio
nazionale Economia e Lavoro.
NUOVE COMPETENZE PER STATO E
REGIONI: scompaiono le materia di competenza concorrente tra Stato e Regioni. Tornano di competenza esclusiva dello Stato
materie come le norme generali sul governo
del territorio, il sistema nazionale della protezione civile, la produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia, le grandi
reti di trasporto e di navigazione di interesse
nazionale.
CLAUSOLA UNITA' NAZIONALE: Su
proposta del Governo, lo Stato può legiferare
su materie di competenza regionale "quando
lo richieda la tutela dell’unità giuridica o
dell’unità economica della Repubblica o lo
renda necessario la realizzazione di programmi o di riforme economico-sociali di
interesse nazionale».
DEVOLUTION SOFT: Lo Stato può, con
una legge approvata a maggioranza assoluta
della Camera, devolvere ad una o più Regioni la funzione legislativa, «anche su richiesta delle Regioni e per un tempo limitato».
Napolitano: va superato Grasso non si arrende
il bicameralismo perfetto «È la mia opinione»
Il Colle smentisce le voci sul suo «dissenso» E conferma sua imparzialità. Fronda nel Pd
l ROMA. Lui ha scelto di non parlare, di
non «intervenire» sul pacchetto di riforme che
il Governo ha ufficializzato con un Consiglio
dei ministri. Ma si sa che Giorgio Napolitano
«da lungo tempo» si è convinto della necessità
di porre fine al bicameralismo paritario e che
la riforma del Senato sia ormai «ineludibile».
Così, con una nota ufficiosa, il Quirinale ha
voluto stoppare sul nascere rumours e boatos,
per lo più giornalistici, su sue presunte
irritazioni o addirittura movimenti nell’ombra per spingere Pietro Grasso a dichiarare
contro la riforma del governo Renzi. Niente di
tutto questo: il Colle è stato limpido nel
passato nel chiedere riforme, almanaccando
anche quelle ritenute indispensabili, ma oggi
che il cammino è partito ha scelto di non
entrare nel merito. E certamente non vuole
sentirsi tirato per la giacca su un tema a lui
caro ma che ora è nelle mani di altri. «Il Capo
dello Stato ha peraltro ritenuto di dover
astenersi, per ragioni di carattere istituzionale, dal pronunciarsi sulle soluzioni concrete
definite dal Governo e sottoposte all’esame del
Parlamento», ha spiegato l’ufficio stampa del
Quirinale. Quasi una lezione di stile e di
opportunità istituzionale, per chi la sa leggere.
Ciò detto, non era un segreto per nessuno
pensare che in questa fase il Colle avrebbe
osservato dall’alto il percorso ad alto rischio
adrenalinico delle riforme renziane. Così come era chiaro, leggendo le passate dichiarazioni del presidente in materia, che sull'impianto generale della semplificazione legislativa Napolitano approvava lo sforzo del
Governo sulle riforme e la sua azione acceleratrice in Parlamento.
E ieri, mentre da più parti si cercava di
gettare acqua sul
fuoco di una polemica istituzionale tra palazzo
Chigi e palazzo
Madama, il Quirinale è intervenuto con chiarezza: «e noto come
da lungo tempo il
Presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano abbia espresso la
convinzione della QUIRINALE Giorgio Napolitano
necessità ormai
improrogabile di una riforma costituzionale
che innanzitutto segni il superamento del
bicameralismo paritario e garantisca un più
lineare e spedito processo di formazione e
approvazione delle leggi». Chiaro? Chiarissimo. Fate le riforme e chi ha responsabilità
istituzionali, se può, non si schieri.
Fabrizio Finzi
l ROMA. Non si attenua lo scontro tra il presidente del Senato Piero Grasso ed il premier Matteo Renzi. Seppur nel massimo rispetto delle opinioni altrui e dei ruoli, i due rappresentanti istituzionali sono ancora protagonisti di un lungo ed
inedito botta e risposta a distanza. Motivo del contendere la riforma del Senato: Grasso ritiene essenziale che i parlamentari della nuova Camera alta
siano eletti dai cittadini; Renzi propone il contrario.
Al presidente del Senato non sono poi andate giù
alcune pressioni interne al Pd. Grasso «rivendica la
possibilità di esprimere le proprie opinioni senza
che nessuno possa temere o ipotizzare una parzialità nell’esercizio delle funzioni». Il premier, invece, ritiene che «Grasso abbia commesso un errore» perchè «gli arbitri non possono giocare». Insomma, nessun passo indietro da parte dei due
contendenti.
Fa sentire la sua voce anche il presidente della
Camera Laura Boldrini che propone una difficile
mediazione: «E' importante che vi sia un dibattito –
dice la terza carica dello Stato – è giusto affrontare
questo tema con tutti, anche se io non voglio entrare
nel merito».
In assetto di guerra, invece, una parte del Pd. In
queste ore, la fronda di 25 senatori firmatari di una
lettera a Renzi con la richiesta di «non porre ultimatum» sembra allargarsi. Esce allo scoperto la
senatrice lettiana Angelica Saggese, secondo la quale il numero di parlamentari non allineati sarebbe
più alto. «Vogliamo riformare il Senato ma non
possiamo accettare un progetto a scatola chiusa –
dice -. Serve confronto e spero che Renzi lo accetti».
«La questione del «prendere o lasciare» non è posta
nei termini giusti», aggiunge la senatrice. «Se viene
messa così, ovvero si minaccia il voto, che dire? Ci
assumeremo la responsabilità. Ma andare al voto è
sbagliato per il Paese".
I "non allineati" vorrebbero stringersi attorno
alla figura di Grasso
ma il presidente
dell’Aula di Palazzo
Madama non è impegnato in alcun
modo in una operazione politica. L’ex
magistrato antimafia sembra piuttosto
difendere il suo ruolo e la terzietà che lo
caratterizza. Grasso
non ci sta ad apparire come colui che
«difende la Casta»: SENATO L’Aula
«Chi mi accusa –
spiega - probabilmente dimentica che sono stato
l’unico a tagliare del 50% il mio compenso e le spese
del Gabinetto di Presidenza». E si rivolge anche a
chi lo «accusa di voler restare attaccato alla poltrona»: «le riforme che questo Parlamento dovrà
necessariamente approvare – sottolinea – avranno
valore dalla prossima legislatura».
Teodoro Fulgione
RASSEGNASTAMPA
4 PRIMO PIANO
Martedì 1 aprile 2014
RICETTA ANTI CRISI
Il presidente del Consiglio «giura» che per
le risorse non ci sarà nessuna una tantum
né aumento della pressione fiscale
I PROGRAMMI DELL’ESECUTIVO
Un ricco uovo di Pasqua
con il taglio di Irpef e Irap
Il premier: il decreto arriverà il 15 o il 16 aprile. La prossima settimana tocca al Def
Si lavora alle verifiche
necessarie a far arrivare i
famosi 80 euro nelle buste
paga del 27 maggio
l ROMA. Crescita più bassa di
quella prevista dal precedente governo (0,8-0,9% invece dell’1-1,1%),
con la speranza che il taglio delle
tasse la porti fino all’1%, deficit intorno al 2,5-2,6% del Pil; piano di
privatizzazioni e percorso di calo del
debito.
Ancora una settimana di limature e
il Def arriva sul tavolo del Cdm,
martedì 8 o mercoledì 9 aprile conferma Matteo Renzi.
In tempo per trasmettere il documento a Bruxelles (entro il 10
aprile) ed al Parlamento. Poi, annuncia ancora il premier, nella settimana di Pasqua (il 15 o il 16 dice il
premier) arriverà il decreto per il
taglio dell’Irpef (che dovrebbe contenere anche la sforbiciata del 10%
all’Irap) e questo per consentire ai
tecnici le verifiche necessarie a far
arrivare i famosi 80 euro nelle buste
paga che saranno distribuite il 27
maggio.
Entro la fine del mese poi si procederà ad illustrare la riforma della
P.a., quella del fisco e gli interventi
per favorire l'innovazione tecnologica. Il tutto mentre in Parlamento si
discute del decreto Poletti sui contratti a termine.
Dunque per quanto riguarda il documento di economia e finanza le
cifre sembrano essere quasi «fissate»:
lo stesso Renzi nei giorni scorsi ha
spiegato che la previsione dell’ex
ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni dell’1% di crescita per il
2014 è «ahimè un pò ottimistica. Le
nostre cifre non sono queste: nel Def
avremo un dato tra lo 0,8% e lo 0,9%
di crescita. Con gli 80 euro in busta
paga spero che alla fine si arrivi
all’1% e lo si superi».
Quindi anche il deficit 2014, ora
previsto al 2,6%, non dovrebbe subire
grandi scostamenti. Ma il documento
guarda comunque al prossimo triennio: il ministro dell’Economia, Pier
Carlo Padoan, dovrebbe così indicare
i primi 3 anni di calo del debito (dal
2015 come previsto dal Fiscal Compact) e dunque l’implementazione del
piano di privatizzazioni già avviato
con il dossier Poste e che dovrebbe
riguardare 9 società pubbliche.
Ma il nodo, oltre alle cifre macro, è
il reperimento dei fondi per dare
seguito alla promessa di tagliare l’Irpef.
Taglio che arriverebbe «più sostanzioso» per la fascia di reddito tra
20.000 e 23.000 euro e lascerebbe però
fuori gli incapienti.
Mentre infatti il governo è a caccia
delle coperture (da maggio a dicembre dovrebbe costare 7 miliardi) il
capogruppo alla Camera di Forza
Italia, Renato Brunetta, scrive a Napolitano: il piano di Renzi – accusa
Brunetta – non è coperto e sarà fatto
a deficit mettendo a rischio la credibilità del paese.
Renzi risponde con l’ironia: «Il professor Brunetta è diventato un veggente: infatti già conosce la manovra
che ancora non abbiamo pubblicato».
Ma è comunque proprio sulla rin-
novata credibilità e al conseguente
calo dello spread che il governo guarda per reperire parte delle risorse,
dopo aver sottolineato che non dovrebbe esserci l’aumento di tasse e
accise: poco più di 2 miliardi arriverebbero infatti dal risparmio sui
tassi di interesse.
C'è poi tutto il capitolo della spending review che, almeno alla voce
«taglio a beni e servizi» dovrebbe
«reggere» fruttando almeno 1 miliardo. Gli altri che mancano all’appello, secondo alcuni, potrebbero arrivare da ulteriori tagli alla spesa
farmaceutica (circa 1 miliardo), alla
Difesa (ancora non è nota la posizione
sugli F35) e ai dirigenti pubblici sui
quali di abbatterebbe lo stesso taglio
previsto dal primo aprile per i manager pubblici.
Comunque Renzi, intervistato a
Sky «giura» che per coprire il taglio
non ci sarà nessuna una tantum nè
aumento della pressione fiscale. E
un’altro problema sembra in via di
soluzione: dal 6 giugno parte la fatturazione elettronica che permetterà
di pagare in tempi brevi i debiti della
P.a. evitando così di incappare in una
nuova procedura di infrazione già
annunciata dal vicepresidente della
commissione Ue, Antonio Tajani.
Francesco Carbone
IN TESTA VALLE D’AOSTA E TRENTINO
Sempre meno enti pubblici
la maggiorparte sono al Nord
Sfatato il mito del posto sicuro al Sud
ECONOMIA L’ex ministro Fabrizio Saccomanni. In
alto Renzi con l’attuale ministro Pier Carlo Padoan
l ROMA. In dieci anni, dal 2001
al 2011 i dipendenti pubblici sono
diminuiti di 367 mila unità passando dai 3.209.125 del 2001 ai
2.842.053 del 2011. È quanto emerge raffrontando gli ultimi dati del
censimento Istat sulla pubblica
amministrazione con la precedente rilevazione. Un calo occupazionale che pesa anche sull'andamento del tasso d’occupazione
in Italia, se si tiene conto che la
pubblica amministrazione dà lavoro a circa il 12,7% degli occupati in Italia (22,25 milioni a gennaio scorso).
Con il calo dei dipendenti della
P.A. il censimento rileva anche
una riduzione del 20% del numero delle istituzioni pubbliche passate da 15.580 a 12.183. La dimi-
nuzione – spiega l'Istat – è dovuta
in gran parte agli accorpamenti e
alla modifica della natura giuridica di alcuni enti pubblici. A sorpresa, leggendo il censimento si
scopre che più del 50% degli enti
pubblici (6.459 sui 12.183) si trova
nel Nord, la maggioranza dei quali (4.069) nel Nord-Ovest «anche in
conseguenza dell’elevato numero
di Comuni presenti in Lombardia
e Piemonte» mentre nel Nord-Est
sono 2.390. Al Centro il numero
degli enti locali è di 1.865 una cifra
che deve tener conto della concentrazione a Roma del maggior
numero di istituzioni.
Il censimento Istat rileva che al
31 dicembre 2011 erano in servizio presso le istituzioni pubbliche 2.969.988 unità di personale
LA POLEMICA TRE ANNI AGLI EX AMMINISTRATORI DELEGATI DELL’ENEL PER DISASTRO AMBIENTALE DOLOSO. MA LA QUESTIONE DIVENTA POLITICA
Caso Scaroni, caos totonomine
L’Ad di Eni condannato con Tatò al processo Porto Torres. La Puppato: «Ora fuori»
LA POLEMICA
Paolo Scaroni,
condannato per
fatti che
risalgono ai
tempi in cui
amministrava
l’Enel
.
l ROVIGO. Finisce con una
condanna per gli ex vertici
dell’Enel, Franco Tatò e Paolo
Scaroni, e l’assoluzione per l’attuale Ad, Fulvio Conti, il processo
di primo grado per danni ambientali causati dalle emissioni della
centrale termoelettrica di
Porto Tolle, sul
delta del Po.
Scaroni ha già
annunciato il
ricorso in appello.
Il Tribunale
di Rovigo, dopo una lunga
battaglia legale, ha condannato i due ex
Ad a 3 anni ciascuno in relazione al reato
di disastro ambientale doloso, assolvendoli invece per
l’ipotesi
di
omesse cautele, con l’interdizione
dai
pubblici uffici per 5 anni. Il Tribunale ha inoltre condannato Tatò, Ad di Enel dal 1996 al 2002, e
Scaroni, suo successore dal 2002
al 2005, al pagamento di una provvisionale complessiva di 430 mila
euro suddivisi tra le parti civili.
La pm Manuela Fasolato aveva
sostenuto l’accusa di disastro am-
bientale e di omesse cautele in
relazione a una serie di presunte
condotte negli anni che avrebbero aggravato la situazione ambientale nell’area del Delta che,
sempre secondo l'accusa, avrebbero avuto un nesso con l’aumentare delle patologie respiratorie
riscontrate nella popolazione infantile, come emerso da perizie
presentate dalla rappresentante
dell’accusa. Controperizie presentate dalle difese degli imputati, invece, escludevano qualsiasi nesso causale tra l'attività della
centrale e le patologie.
La sentenza diventa anche un
caso politico che piomba sulla
partita delle nomine. È vero che i
reati per i quali Scaroni e Tatò
sono stati condannati non rientrano tra quelli che impediscono
l’eleggibilità ai vertici delle controllate del Tesoro, ma l’ipotesi di
una conferma dell’attuale Ad
dell’Eni, magari come presidente, potrebbe farsi più complicata.
Il presidente del Consiglio Matteo
Renzi, comunque, non si sbilancia, limitandosi a dire che il governo rispetta l'operato della magistratura e sulle nomine «andrà
avanti indipendentemente da
questa vicenda». Certo, ha però
aggiunto, come «ci saranno delle
riduzioni» nel ceto politico, così
sarà «anche nelle aziende: ne vedrete delle belle».
Scaroni è stato condannato per
disastro ambientale doloso. La direttiva dell’ex ministro dell’Eco-
nomia Fabrizio Saccomanni, firmata il 24 giugno dello scorso anno, non contempla questo reato
tra le varie fattispecie che impediscono l'eleggibilità o determinano la decadenza dei vertici delle società controllate direttamente o indirettamente dal Tesoro: i
reati elencati nella direttiva, infatti, riguardano essenzialmente
la sfera amministrativa, finanziaria, tributaria o contro il patrimonio. Quindi nulla osterebbe a
una conferma di Scaroni, che secondo diverse indiscrezioni potrebbe puntare alla poltrona di
presidente, dopo tre mandati come amministratore delegato.
«Non possiamo che confermare che rispettiamo tutte le sentenze della magistratura«, si è limitato a commentare Renzi, ricordando che «nei prossimi giorni indipendentemente da questa
vicenda il governo dovrà esprimere le proprie linee di indirizzo,
avvicinandosi la data delle assemblee di Eni, Enel, Poste, Ter-
na e Finmeccanica». Comunque,
ha aggiunto il premier, «ho sempre detto e confermo che prima
dei nomi aspettiamo di far conoscere agli italiani la visione e i
piani di sviluppo di queste aziende per decidere le persone che
saranno chiamate a gestirle». Insomma, «nomina sunt consquentia rerum».
E le cose, secondo la senatrice
del Pd Laura Puppato, non depongono a favore di Scaroni: «Deve essere chiaro a chi nominerà i
prossimi dirigenti – ha avvertito –
che i nomi di Scaroni e Tatò, assieme ai tanti che hanno accumulato procedimenti in questi
anni, non sono più disponibili a
conferme o nuovi incarichi, ne va
della credibilità di tutta l’Italia».
Sulla stessa linea l’europarlamentare del Pd Andrea Zanoni, il
quale chiede che «per le nomine
in vista per Eni, Enel, Terna si
tenga
conto
dell’elemento
dell’ecosostenibilità del management».
RASSEGNASTAMPA
PRIMO PIANO 5
Martedì 1 aprile 2014
Il vicepresidente della Commissione
Ue ha dato mandato ai suoi servizi di
avviare le pratiche per la messa in mora
L’Ance: a Napoli e in Calabria 10-12
mesi in media per effettuare i pagamenti
contro i 30-60 giorni previsti dall’Europa
Italia vicina all’infrazione
Scontro tra Renzi e Tajani
Il governo: «Debiti pubblica amministrazione? Tutto risolto entro il 6 giugno»
effettivo, costituito per il 95,7% da
personale dipendente (pari a
2.842.053 unità) mentre il resto
(pari a 127.935 occupati) è rappresentato da personale impiegato con altre forme contrattuali. Il
censimento sfata anche la leggenda di un Sud pieno di dipendenti
pubblici, al contrario sono la Valle D’Aosta, la Provincia autonoma di Bolzano e la Provincia autonoma di Trento i territori dove
la presenza di dipendenti pubblici in rapporto alla popolazione
residente è più elevata.
IL RECORD
È la Valle
d’Aosta la
regione
italiana con
il più alto
numero di
dipendenti
pubblici
rispetto al
numero di
abitanti
.
l BRUXELLES. Dopo mesi di
avvertimenti all’Italia sul rispetto
della direttiva Ue sui ritardi dei
pagamenti della pubblica amministrazione, la pazienza di Bruxelles sembra essere finita. Il vicepresidente della Commissione
Ue Antonio Tajani ha dato mandato ai suoi servizi di avviare le
pratiche per l’invio di una lettera
di messa in mora, primo passo
formale dell’apertura di una procedura d’infrazione.
Il premier Matteo Renzi ribatte
però mettendo una nuova data nel
già fitto calendario della sua «to
do list»: il problema - spiega – sarà
risolto con l’arrivo dal 6 giugno
della fatturazione elettronica, con
cui sarà «immediato il pagamento».
La decisione di Tajani è arrivata dopo l’incontro con il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti,
che ha portato a Bruxelles nuova
documentazione: per esempio,
Ance Piemonte segnala 5 mesi in
media di tempo per effettuare i
pagamenti contro i 30-60 giorni
previsti dalla direttiva Ue, mentre
Ance Napoli e Ance Calabria indicano 10-12 mesi. «Andrò avanti
con fermezza», ha assicurato Tajani, che ha detto di essere «ri-
BRUXELLES Il vicepresidente della commissione Ue, Antonio Tajani
masto insoddisfatto dalla risposta
lapalissiana dell’Italia» dello scorso 10 marzo in cui negava i ritardi
e chiedeva a Bruxelles di dimostrarli.
I dati forniti dall’Ance alla
Commissione, di cui è advisor
insieme a Confartigianato, parlano anche di 11 miliardi di debiti
arretrati solo per il settore edilizio non coperti da nessun provvedimento. E segnalano che l’80%
dei ritardi è dovuto ai vincoli
imposti dal Patto di stabilità interno agli enti locali che, pur
DATI ISTAT E LA CONFCOMMERCIO LANCIA L’ALLARME: AUMENTA IL RISCHIO DEFLAZIONE
Calo record per l’inflazione
giù anche benzina e tabacchi
l ROMA. L'inflazione in Italia frena ancora,
era al +1,0%). Infatti non si registrava un valore
fermandosi nel mese di marzo allo 0,4%, ai
così basso da novembre del 2010. E il raffronto
minimi da quasi quattro anni e mezzo, o meglio
mensile segna perfino una diminuzione (-0,3%).
dall’ottobre del 2009. In soli cinque mesi, pasOrmai i prezzi battono in ritirata su tutti i
sando dall’autunno alla primavera, la crescita
fronti. Per la telefonia mobile, ad esempio, la
dei prezzi si è dimezzata e ora sono appena
convenienza è ormai a doppia cifra (-18,5%).
quattro decimi di punto a distanziare il tasso
D’altra parte è un periodo di bassa inflazione
dalla soglia «zero», oltre
anche a livello europeo,
la quale si cade in deflanell’area della moneta
zione.
unica la crescita è scesa
Molto dipende dalle
allo 0,5% dallo 0,7%. Anquotazioni energetiche e
che in questo caso si tratta
dai listini alimentari, sodella crescita più bassa
prattutto per i prodotti
dall’ottobre del 2009. E il
freschi come la verdura.
dato italiano che vale per
Ma l’Istat, dando conto
il confronto europeo è andelle prime stime, spiega
cora inferiore (0,3%). Ma
come «l'ulteriore attec'è chi sta messo peggio,
nuazione delle dinamivisto che alla fine della
che inflazionistiche» sia
scorsa settimana in Spastata rilevata «per quasi
gna è stata certificata la
tutte» le voci. E anche su
deflazione. Uno spettro
base mensile l’aumento è
che invece potrebbe allonmolto debole (+0,1%). Setanarsi dai confini tedegno che dietro, sottolischi, almeno stando ai
neano le associazioni dei
buoni dati sulle vendite al
commercianti e dei condettaglio, salite del 2%
sumatori, c'è lo zampino LA CRISI Cala anche il prezzo dei carburanti sempre a marzo. Di solito
della crisi.
quando c'è una domanda
Basti pensare che nepinterna vivace i prezzi,
pure il rialzo delle accise sui carburanti, scatprima o poi, alzano la testa.
tato il primo marzo, ha avuto effetti. La benzina
Tornando all’Italia, i timori si rifanno avanti:
è scesa del 4,6% su base annua. Sul diesel non si
per Confcommercio il rischio di piombare in
leggono che segni meno e così per il Gpl. Arretra
«deflazione» diventa «ogni mese sempre meno
perfino il capitolo dei tabacchi, da sempre uno
improbabile». Un pericolo avvertito anche da
stimolo per l’inflazione. Tanto che l’Istat sotFederdistribuzione. E pure per Nomisma il dato
tolinea come per la prima volta dopo dodici anni
dell’Istat «mal si concilia con una ripresa». Le
si rilevi un calo per i prezzi delle sigarette. Il
associazioni degli agricoltori, come Cia e Colcarrello della spesa si mantiene più alto del
diretti, segnalano i ribassi per frutta (-3,9%) e
tasso generale, rincarando dello 0,7%, ma la
verdura fresche (-6,5%), rimasti però senza rispinta si è affievolita rispetto a febbraio (quando
scontro sul fronte acquisti.
avendo i soldi in cassa, non pagano per non sforare il tetto del
deficit, spinti in questo circolo
vizioso dalle regole contabili italiane per cui si mette a bilancio
solo quando pagato.
Per il premier, però, la situazione è diversa. «Dopo anni in cui
chi c'era non è riuscito a fare, ora
diamo delle risposte, e il commissario Tajani – ha detto Renzi
lanciandogli una stoccata – ha
una emergenza, che è quella di
andare in campagna elettorale: io
lo capisco e gli faccio il mio in
bocca al lupo anche se è di Forza
Italia». Quanto ai debiti pregressi,
«secondo Bankitalia sono 68 miliardi, secondo i nostri uffici sono
meno – ha assicurato Renzi – Ora
metteremo tutti i dati online. Entro il 21 settembre paghiamo tutto». Tajani risponde stretto gire di
posta: «La campagna elettorale
non c'entra niente. Mi batto su
questo dall’inizio del mio mandato. È un mio preciso dovere,
oltre che un obbligo giuridico».
La lettera di messa in mora non
riguarderà il recepimento della
direttiva su cui l’Italia rischiava
una seconda infrazione: la risposta di Roma arrivata venerdì alle
richieste di chiarimenti di Bruxelles su quella che sembrava
un’interpretazione scorretta del
pagamento della mora come alternativa al rispetto dei 30-60 giorni, ha detto il commissario Ue,
sembra «dare ragione alla Commissione».
Non c'è, però, una data precisa
per l’effettivo invio della messa in
mora. Questa, spiegano a Bruxelles, dovrebbe arrivare anche
nel caso in cui Tajani dovesse
lasciare la Commissione per l'Europarlamento dopo le elezioni.
Lucia Sali
RASSEGNASTAMPA
Martedì 1 aprile 2014
17
ECONOMIA&FINANZA
«Fiat, con gli investimenti
riassorbiti tutti i lavoratori»
Marchionne: nel 2018 produrremo 6 milioni d’auto. Più 2,55% il titolo
l TORINO. Nel 2018 il gruppo Fiat Chrysler
Automobiles produrrà 6 milioni di vetture:
l’amministratore delegato Sergio Marchionne anticipa un target del piano che presenterà
a Detroit il 6 maggio. Conferma anche che tutti
i lavoratori italiani rientreranno nelle fabbriche «non ci saranno eccedenze». Nessun
ulteriore investimento sarà effettuato in Rcs,
ma la partecipazione non sarà scorporata e
resterà «in pancia» alla Fiat. Il titolo chiude in
aumento del 2,55% a 8,45 euro. E' un’assemblea
storica quella convocata al Lingotto, a cui
partecipano più di mille azionisti: è l’ultima a
Torino dopo 115 anni di vita della società. Il
prossimo bilancio sarà discusso e approvato
in Olanda dove il gruppo avrà la sede legale,
mentre quella fiscale sarà in Gran Bretagna e
a Londra si terranno i consigli di amministrazione (è stato avviato l’ampliamento
dell’ufficio inglese perchè da qui saranno gestite le funzioni finanziarie). Ci sarà ancora a
Torino, durante l’estate, un’assemblea straordinaria per deliberare sui termini della fusione che entro l’anno sarà completata.
«Non dobbiamo più giocare una partita per
la sopravvivenza, in fondo alla classifica, senza sapere se ci sarà un domani. Con Fca abbiamo finalmente la possibilità di giocare una
partita vera», sottolinea il presidente John
Elkann. Marchionne ci tiene a precisare che
«Chrysler ha salvato la Fiat, non il contrario»
e che «non dobbiamo usare l’arroganza italiana di dire noi abbiamo salvato te». Le due
società manterranno ciascuna la propria
TORINO
John Elkann,
presidente
della Fiat, durante
la conferenza
stampa
al termine
dell'assemblea degli
azionisti della Fiat
al Lingotto.
In alto, accanto al
titolo, Sergio
Marchionne,
amministratore
delegato
.
identità, spiega Marchionne perchè sono chiari «gli aspetti emotivi legati alla storia secolare dei due gruppi». La stessa scelta «neutrale» della sede è stata fatta «per non offendere nessuno»: «non si poteva scegliere
diversamente – dice l'ad del Lingotto – perchè
la controparte americana è maggiore di quella
europea. Abbiamo scelto un terreno neutro
anche per i maggiori vantaggi fiscali per i
finanziamenti del gruppo, che può pagare dividendi senza ritenute».
Marchionne, che conferma gli obiettivi 2014
del gruppo, ricorda che «nel 2003 Fiat e
Chrysler erano rispettivamente al decimo e al
dodicesimo posto nella classifica dei costruttori mondiali, mentre insieme sono al settimo
posto. Vendevano Chrysler 2,6 milioni e Fiat
1,8, sommati fanno 4,4 milioni. Anche dieci
anni fa i volumi erano accettabili, ma la differenza è che entrambe le aziende erano in
profondo rosso, mentre oggi hanno un utile
della gestione ordinaria di 3,4 miliardi». Tra
gli obiettivi dei prossimi mesi c'è la crescita in
Asia, dove a breve sarà fatto un nuovo annuncio per la Jeep, mentre la 500 non è una
vettura adatta a quel mercato. Al bilancio 2013,
chiuso con un utile netto di 2 miliardi di euro
(943 milioni escludendo le partite atipiche)
arriva il via libera dal 99,9% degli azionisti che
rinnovano anche l'autorizzazione all’acquisto
di azioni proprie fino a 1,2 miliardi di euro.
Amalia Angotti
L’azionista del gruppo editoriale
Elkann: senza il nostro intervento
l’Rcs sarebbe fallita un anno fa
TORINO - Rcs «un anno fa stava per fallire, i
soci avevano dato il via libera al pacchetto di rifinanziamento, mancava una parte importante per
completare l’operazione. Per senso di responsabilità ci siamo impegnati a salvare Rcs dal fallimento, eravamo convinti che Rcs potesse
essere una società
normale». Così ha
spiegato John Elkann,
presidente di Fiat,
azionista del gruppo
editoriale, nel corso
della conferenza stampa post assemblea.
«La Fiat è azionista di
Rcs da trent'anni, non
siamo stati ne Sergio
nè il sottoscritto a deMILANO Il palazzo del Corriere
cidere di entrare
nell’editoria», ha precisato Elkann. D’accordo l’ad di Fiat, Sergio Marchionne: «Abbiamo preso un impegno, l’anno
scorso non c'erano alternative», ha spiegato il numero uno del Lingotto, precisando che non esiste un conflitto di interesse per Fiat, presente
nell’auto e nell’editoria con la Stampa e Rcs. «No
io non lo vedo - ha detto Marchionne - ribadiamo
l’indipendenza dei giornali».
La Borsa di Milano
regina d’Europa
grazie alle banche
L’OPERAZIONE LA BORSA FESTEGGIA E SPINGE IL TITOLO IN RIALZO DEL 4,8% A 0,26 EURO TRA SCAMBI BOOM PARI AL 9,3% DEL CAPITALE
l MILANO. Chiusura in deciso rialzo per Milano che
ha vantato la performance migliore d’Europa, beneficiando perlopiù dell’andamento delle banche. Il Ftse
Mib ha terminato in rialzo dello 0,9 per cento, mentre gli
altri indici del Vecchio Continente hanno registrato un
andamento incerto, risentendo del timore innescato dal
brutto dato sull'inflazione che nella zona euro a marzo ha
frenato allo 0,5 per cento. Piazza Affari è stata spinta in
alto dalle quotazioni delle banche. In particolare, le
Banco Popolare hanno vantato un rialzo del 15,7 per
cento sul prezzo teorico dopo lo stacco del diritto (terp),
nel primo giorno dell’aumento di capitale da 1,5 miliardi
e dopo che l’amministratore delegato, Pier Francesco
Saviotti, in assemblea ha parlato di interesse da parte di
fondi esteri. Sono inoltre state gettonate le Mps (+4,87 per
cento). Sono andate bene anche le Fiat (+2,5 per cento).
Moncler aveva avviato le contrattazioni in rialzo, ma nel
finale ha perso lo 0,5 per cento, nonostante l’annuncio di
venerdì scorso che la società distribuirà un dividendo di
0,1 euro per azione. Telecom Italia ha chiuso in progresso
dello 0,5 per cento beneficiando della notizia che la
società incasserà 75 milioni di euro dalla cessione della
sede milanese di via Negri. Sono inoltre state ben
acquistate le Bpm (+3,7 per cento), le Bper (+3,9%) e le
Ubi (+2,78%). Unicredit ha registrato un progresso
dell’1,45 per cento. Sono inoltre state ben acquistate le
Mediobanca (+4%). Sono invece andate male le Yoox
(-2,67%), le Luxottica (-1,27%) e le Pirelli (-1,5%). Fuori
dal paniere principale si sono impennate del 19% le
Centrale Latte Torino e del 12% le Credito Bergamasco.
Nel resto d’Europa, Parigi ha perso lo 0,45%, Londra lo
0,26% e Francoforte lo 0,33%. A Parigi sono andate in
controtendenza le Alstom (+2,19%), spinte in alto dalla
notizia di una commessa dall’Iraq. A Londra sono andate
male le azioni del comparto farmaceutico.
Sul fronte dei cambi, l’euro vale 1,3785 dollari (1,3759
venerdì in chiusura) e 141,88 yen (140,90). Il rapporto fra
dollaro e yen è abbastanza stabile a quota 102,93 (102,82).
Il petrolio (wti) arretra di mezzo punto percentuale a
101,08 dollari al barile.
l MILANO. Mps da ora parla
con accento latino. La Fondazione
fa un ultimo passo per alleggerire
la sua presenza nel capitale della
banca e cede, per circa 180 milioni
di euro, il 6,5% del capitale a due
investitori sudamericani, Fintech
Advisory del messicano David
Martinez e Btg Pactual.
Il primo, noto in Italia per il blitz
Mps, fondazione ancora più leggera
cede il 6,5% alla Fintech e alla Btg
dei mesi scorsi su Telecom Argentina, rileva il 4,5% di Rocca
Salimbeni a 0,2375 euro per azione.
La seconda, tirata in ballo come
possibile capofila di una cordata
per rilevare Tim Brasil da Telecom, si prende, allo stesso prezzo,
il restante 2 per cento. La Borsa
festeggia e spinge il titolo in rialzo
del 4,8% finale a 0,26 euro tra
scambi boom pari al 9,3% del capitale. L'ente, cui resta in mano un
pacchetto del 5,5% del capitale
dell’istituto senese, ne conferisce
una fetta, il 2,5%, a un accordo
parasociale coi due nuovi azionisti che nel complesso vincola il 9
per cento. Tale presenza complessiva rimarrà invariata anche dopo
il prossimo aumento di capitale da
3 miliardi di euro, al quale la fondazione parteciperà solo col
2,5%: «Oggi ci
siamo impegnati
sul 2,5% che è sicuramente
la
quota con cui
parteciperemo
all’aumento di
capitale», spiega
la presidente Antonella
Mansi
senza indicare se
nel frattempo il
restante 3% verrà ceduto.
E' «qualcosa in più di una vendita perchè abbiamo dato un futuro e delle fondamenta solide
all’ente», osserva Mansi commentando l’operazione annunciata oggi, soggetta al via libera del Tesoro
e di Bankitalia. «Ho sempre detto
in modo chiaro che sarebbe stato
importante poter trovare dei compagni di viaggio con cui ripartire
con la Fondazione all’interno della banca e credo che questa sia una
condizione che in questo momen-
to si può verificare». «La missione
della sopravvivenza è conclusa»,
riprende la numero uno di Palazzo
Sansedoni, indicando che «Finalmente inizia il lavoro di ricostruzione, l’emergenza è certamente
finita».
Esulta anche il sindaco di Siena
Bruno Valentini: «La Fondazione
ha ora anche le munizioni per gestire l’aumento
di capitale della
banca che, a sua
volta, ha tutte le
condizioni per rilanciarsi come
punto di riferimento in Italia»,
dice. «E' riuscita
a rialzarsi e a
sconfiggere i profeti di sventura»,
aggiunge parlando della mossa
dell’ente guidato
da Mansi all’assemblea di fine
anno di Rocca Salimbeni per spostare la ricapitalizzazione da gennaio a giugno.
Tornando al patto a tre è relativo, tra l’altro, alla governance
dell’istituto e ad alcuni limiti al
trasferimento delle azioni conferite
all’accordo
parasociale
(lock-up), nonchè impegni al mantenimento delle quote conferite.
Per conoscere i dettagli bisognerà
attendere i prossimi giorni: i termini verranno resi noti entro venerdì.
RASSEGNASTAMPA
LETTERE E COMMENTI 21
Martedì 1 aprile 2014
DE TOMASO
La tentazione delle urne
>> CONTINUA DALLA PRIMA
T
raduzione: Matteo Renzi dovrà
prendere atto che nessun senatore, a cominciare dal loro
capitano, si augura la fine di
Palazzo Madama, così come nessun agnello si augura la festa di Pasqua. E siccome
il baby-premier non intende interrompere
il suo mestiere di Rottamatore, più presto
che tardi il duello sulla sorte del Senato
potrebbe rivelarsi letale (politicamente
parlando) per il titolare di Palazzo Chigi.
Non ripete, Matteuccio, che sull’abolizione del bicameralismo, lui si gioca tutto,
più di quanto si giocava quando partecipava al quiz-tv La ruota della fortuna
di Mike Bongiorno (1924-2009), trasmissione dal titolo più profetico di una previsione di Nostradamus? Bene. Se il Senato elettivo non subirà la sorte dell’agnello a Pasqua, a Renzi non rimarrà che
togliere il disturbo.
Ma il putto fiorentino è tipo da gettare
facilmente la spugna? No, per un paio di
ragioni. La prima: oltre a possedere una
parlantina da televendita (autodefinizione
autoironica di cui gli va dato merito),
Renzi possiede una disinvoltura concettuale degna di un sofista dell’antica Grecia: il 19 marzo bollò come zavorra culturale, prima che economica, la cultura
del debito pubblico, due giorni dopo apostrofò come anacronistico il rapporto deficit/Pil fissato sul 3 per cento. Ora. È vero
che debito e deficit sono due concetti
distinti, ma più deficit comporta inevitabilmente più debito. Allora. Qual è il
vero Renzi: quello del 19 marzo o quello del
21 marzo? Ergo, è assai probabile che pure
sul destino del Senato il premier riesca a
salvare capra e cavoli con una trovata
delle sue, metà fregoliana metà machiavellica.
Seconda ragione. Renzi è troppo sveglio
per ignorare che riformare in senso meno
consociativo l’Italia è impossibile, oltre
che rischioso. Ci provò nel 1953 un fuoriclasse come Alcide De Gasperi
(1881-1954), il cui prestigio non conosceva
confini. Lo statista trentino mise a re- cesso decisionale.
pentaglio la propria carriera politica su
Renzi sa anche questo, sa che nemmeno
una legge, poi denominata legge truffa, durante il periodo d’oro referendario si
che prevedeva l’assegnazione dei due terzi crearono le condizioni per modificare
dei seggi parlamentari alla coalizione che l’assetto costituzionale del Paese, che riavesse superato il 50 per cento dei voti (il mane consociativo e concertativo nel Dna
che significava dover ottenere, comunque, della classe politica oltre che nei precetti
la maggioranza assoluta). De Gasperi per- della Carta fondativa dello Stato. Allora se per un soffio e sùbito dopo tolse il ci si chiederà - perché, pur sapendo che
disturbo.
rivoluzionare le regoTutto era De Gaspele del gioco in Italia
ri tranne che un siequivale a chiedere a
gnore tentato dall’auPutin di sposare la Titoritarismo. Ma il leamoshenko
(ipotesi
der dc si era reso condell’irrealtà),
Renzi
to che, senza un innon molla la presa,
tervento strutturale a
insistendo come fa un
difesa della stabilità di
bambino davanti alle
governo, l’inquilino di
giostre?
Palazzo Chigi avrebbe
Risposta.
Perché
vissuto tutti i suoi
Renzi intende restare
giorni come una fopremier di lotta e di
glia d’autunno in bagoverno, perché vuole
lìa del vento. Di qui la
dimostrare agli italianecessità di una più
ni che lui è l’unico a
robusta maggioranza
combattere la Casta e
parlamentare in grache la Palude gli imdo di innalzare i po- SFIDE Il premier e la ministra Boschi
pedisce di realizzare
teri del presidente del
la sua agenda proConsiglio italico al livello dei poteri (assai grammatica. Più s’intensificherà il
più incisivi) esercitati dai capi di governo ping-pong tra lui e gli altri, più crescerà in
stranieri. De Gasperi aveva già superato la lui la voglia matta di invocare le elezioni
«sindrome del tiranno» che aveva frenato i anticipate, da affrontare con lo slogan: o io
Costituenti dall’assegnare al premier ita- o loro. E pazienza se si voterà con due
liano la guida effettiva dell’esecutivo. An- sistemi elettorali differenti, tra Camera e
zi, riteneva assai pericolosa, De Gasperi, Senato. L’autostima del premier non ha
la prospettiva dell’ingovernabilità perma- limiti. «Vincerei in entrambi i casi», pennente, questa sì foriera di degenerazioni serebbe dentro di sé.
autocratiche extraparlamentari.
Ieri Renzi ha già messo le carte in
Anche nel 1999 l’Italia si ritrovò a un tavola: o riforme o me ne vado. Sottinteso:
passo dalla sua evoluzione in senso an- o riforme o elezioni anticipate. Ecco perglosassone. Fu quando Mariotto Segni ché non è detto che le barricate di Grasso
promosse il referendum per il maggio- a difesa del Senato elettivo (anche se ritario secco all’inglese, che avrebbe fatto concede l’ex magistrato - con poteri didello Stivale un sistema bipartitico. Ma la versi dalla Camera) siano una disgrazia
consultazione (anche a causa della fred- per l’ambizioso primo ministro. Potrebdezza berlusconiana) non oltrepassò per bero rivelarsi un ennesimo colpo di forun pelo il quorum di validità, il che tuna.
Giuseppe De Tomaso
avrebbe stoppato sul nascere ogni [email protected]
ziativa tesa a europeizzare il nostro pro-
COLUCCI
Dalla Miroglio all’Ilva...
>> CONTINUA DALLA PRIMA
L’
azienda, passata nelle mani dell’Amministrazione comunale, è tuttora senza acquirenti decisi a
rilevarla. «Caro imprenditore - dicono i “miroglini” - noi siamo pronti: “stabilimento a costo
zero e incentivi economici”». Fosse facile con il costo del
lavoro stracciato in giro
per il mondo. Nello spot
però i lavoratori si vedono
pochissimo, sancendo l’invisibilità dell’operaio moder no.
Se riguardassimo il film
di Elio Petri, «La classe
operaia va in paradiso»,
resteremmo inevitabilmente storditi pensando a
quello che è accaduto dagli anni ‘70 a oggi. Il corpo
degli operai, l’immagine
del corpo degli operai, era
sbattuta in faccia da Petri
in tutta la crudezza detMIROGLIO La fabbrica abbandonata
tata dall’alienazione, prima, e dall’incidente di fabbrica, poi, subìti dal protagonista Lulù-Gian Maria Volontè.
Una denuncia straordinariamente viva e drammatica delle
emergenze vissute dal mondo del lavoro fordista.
A Melfi il corpo degli operai diventa rappresentazione
plastica di una liquidità che va, via via, rarefacendosi fino
alla invisibilità dei miroglini. Nel piegarsi ai tempi della
musica moderna, il corpo operaio non è più tale. Potresti
vederlo in un qualsiasi talent show, altro che catena di
montaggio o, più moderna, produzione robottizzata.
Nessuna traccia del duro lavoro novecentesco, in cui
l’uomo era solo, terribilmente solo, di fronte alla macchina.
In fabbrica si danza lieti o si aleggia, quasi fluttuanti, come
presenza «in spirito» tra capannoni vuoti che, si spera, di
riempire. Al passato nemmeno uno sguardo. Un documentario come «12 Dicembre» nel quale Pier Paolo Pasolini e
Adriano Sofri, prendendo spunto dalla strage di piazza
Fontana, finiscono per porre questioni decisive come la
nocività della fabbrica, sarebbe roba fossile.
E roba preistorica sembra, di colpo, anche il recentissimo
«In viaggio con Cecilia», nel quale la documentarista italiana Cecilia Mangini, insieme a Mariangela Barbanente, ha
«rispolverato» due emergenze pesantissime, per la Puglia in
particolare, come le condizioni di lavoro all’Ilva di Taranto,
inquinamento incluso, e allo stabilimento petrolchimico di
Brindisi. Qui l’operazione è stata più ardita e forse profetica. Perché Mangini, senza sapere la piega che avrebbe
preso il discorso sull’immagine degli operai, ha accostato il
silenzio che negli anni ‘60, i lavoratori brindisini opposero a
chi li interrogava sulle condizioni in fabbrica a quello,
recentissimo, degli operai tarantini di fronte alla stessa
domanda.
Ecco, è altissimo il rischio che la spettacolarizzazione del
corpo degli operai - è accaduto nei giorni delle marce e dei
blocchi all’Ilva - produca una sua sublimazione, cioè la sua
scomparsa, con la scomparsa contestuale delle grandi emergenze - diritti, salute, sicurezza - che, invece, restano tutte.
Uno spot dell’Ilva, negli anni bui del disastro ambientale al
vaglio della magistratura, proponeva l’immagine della tuta
di un operaio e la voce fuori campo invitava a conoscere chi,
quella tuta, indossava. Spot o no, il problema rimane.
CHE AMBIENTE FA
di GIORGIO NEBBIA
Conviene salvare
i territori «perduti»
N
avigano lentamente in Parlamento varie iniziative
legislative che mirano a limitare il “consumo di suolo”, cioè a rallentare o fermare la continua perdita di
superfici agricole che ogni anno sono occupate da
costruzioni e ricoperte da cemento e asfalto. Per dirla con parole
chiare, i proprietari di terre agricole che rendono pochi soldi
cercano di venderle ad alto prezzo a chi cerca superfici su cui
costruire edifici o strade, con molto maggiori profitti. Ne conseguono non solo la perdita di attività e produzioni agricole, ma
soprattutto profonde alterazioni sia del paesaggio, sia della circolazione delle acque e della ricarica delle falde idriche sotterranee. Per forza chi costruisce edifici o strade o parcheggi
deve impermeabilizzare il suolo e deve livellare i terreni, distruggendo quelle spontanee vie di flusso delle acque che così,
ad ogni pioggia intensa, allagano il territorio, spesso distruggendo le stesse opere costruite nei posti sbagliati. C’è un altro
volto del “consumo di suolo”; l’abbandono di spazi che sono
importanti dal punto di vista ambientale e paesaggistico, ma
che hanno basso valore per i proprietari. Mentre sulla utilizzazione errata e speculativa dei terreni agricoli esiste un vasto
dibattito alimentato dai potenti interessi economici dell’edilizia
e delle opere pubbliche e private, si parla meno del danno che
l’Italia subisce per l’abbandono delle terre interne, specialmente
delle colline e montagne e dei relativi paesini e piccole città che
si stanno spopolando. C’è stata, nei decenni passati, una continua migrazione dalle parti interne, per lo più collinari e montuose, alle grandi città dove esistono, o si suppone che esistano,
migliori condizioni di vita: scuole, ospedali, occasioni di lavoro.
Ancora più grave è lo spopolamento dei piccoli “borghi”, comunità che vivevano spesso di vita quasi autonoma utilizzando
le risorse naturali e agricole, ma anche sociali e culturali, locali,
che gli abitanti hanno abbandonato lasciando terre incolte, un
vero e proprio spreco di suolo. Questa tendenza, umanamente
comprensibile perché le persone, soprattutto giovani, cercano di
“vivere meglio”, ha contribuito a quell’espandersi delle città e al
“consumo di suolo” delle terre agricole di pianura. Si calcola
che il 35 percento del territorio italiano sia occupato dal 15
percento della popolazione; in molte zone la densità della popolazione è bassissima, per lo più di anziani, benché esistano
abitazioni inutilizzate e facilmente recuperabili. Stanno aumentando, inascoltate, le voci di chi propone che i disegni di legge
contro il “consumo di suolo” comprendano anche iniziative per
ridare vita e speranza ai borghi e alle piccole città.
ABBANDONO -Il problema riguarda anche il Mezzogiorno in
cui l’abbandono delle zone interne e dei piccoli paesi, lasciati
con scadenti servizi, è accompagnato di pari passo dalla congestione violenta delle città e da dissesti territoriali. Eppure
proprio i borghi potrebbero diventare sedi di attività economiche e produttive con molti vantaggi; una parte degli abitanti,
degli attuali o dei nuovi, potrebbe trovare lavoro, utilizzando e
migliorando edifici e abitazioni esistenti, dedicandosi ad attività economiche come artigianato o la stessa agricoltura. Adriano Olivetti (1901-1960), che era un imprenditore illuminato, lo
aveva capito; la crescita dell’offerta di lavoro a Ivrea, dove esisteva la grande fabbrica di macchine per scrivere e di apparecchiature di calcolo ed elettroniche, portava lo spopolamento
dei piccoli borghi vicini o costringeva i lavoratori ad un faticoso
pendolarismo con la città. Ebbe allora l’idea di creare delle
piccole attività industriali, specializzate nella produzione di parti degli oggetti richiesti dalla sua fabbrica di Ivrea, proprio nei
vicini piccoli paesi del Canadese; l’obiettivo era quello di non far
muovere i lavoratori, ma gli oggetti da loro fabbricati nei propri
paesi, in stabilimenti in cui era previsto un orario flessibile, per
cui gli operai in alcune ore della giornata potevano dedicarsi ai
loro campi o alle loro stalle; il reddito veniva così investito nel
miglioramento delle abitazioni e delle condizioni di vita locali.
Purtroppo la morte prematura di Adriano Olivetti vanificò queste iniziative di vera e propria rinascita delle zone interne. Oggi
le nuove forme di produzione e lavoro in settori di avanguardia,
come la microelettronica, che “vende” i suoi prodotti per telefono, potrebbe attrarre occupazione proprio nell’Italia minore,
ricca di spazi e edifici spesso inutilizzati, spesso di grande bellezza, con una qualità della vita migliore di quella dei grandi
agglomerati urbani. Paesi in cui spesso esistono scuole e licei di
alta e antica tradizione, biblioteche con patrimoni sconosciuti e
dimenticati, servizi sanitari spesso meno affollati e più “umani”
di quelli delle metropoli. Un decentramento e un recupero
dell’Italia minore potrebbe creare ricchezza attraverso il riassetto del territorio; la regolazione del corso dei torrenti e fiumi
eviterebbe futuri danni a valle e potrebbe fornire energia idroelettrica in piccoli impianti, potrebbe dar vita a coltivazioni di
piante economiche per fibre tessili “ecologiche”, essenze aromatiche, per alcune delle quali esisteva già una tradizione poi
abbandonata. La rinascita e valorizzazione del territorio “perduto”, restituito a funzioni economiche ed ambientali, consentirebbe di creare benessere oggi e di evitare costi collettivi futuri.
RASSEGNASTAMPA
2
martedì 1 aprile 2014
POLITICA
Senato, sì del governo
Renzi: «Riforme o lascio
I contrari? Minoranza»
Decisione unanime
al Consiglio dei ministri
Modificato il rapporto
tra Stato e Regioni
● Il premier: «Chi farà
fallire il progetto
non potrà uscire di casa
Non sono preoccupato
per la tenuta del Pd»
● Grillo? «Sta a rosica’»
●
VLADIMIRO FRULLETTI
[email protected]
Sul fatto che la favola possa davvero
avere un «lieto fine» Renzi non è pronto
a giurarci. Gli ostacoli del resto non
mancano. Ma sul fatto che però questo
sia «un buon inizio» non nutre alcun
dubbio.
Parla di «grandissima svolta» mentre, davanti alla stampa, illustra la decisione del Consiglio dei ministri sul disegno di legge costituzionale che cambia
il Senato, modifica il rapporto fra Stato
e Regioni e cancellano il Cnel. Sì «unanime» sottolinea non a caso Renzi per
spiegare indirettamente che eventuali
distinguo non ci sono stati. Anzi la ministra di Scelta Civica Giannini, che aveva avanzato dubbi sul fatto che toccasse al governo proporre una modifica
della Costituzione di essere stata male
interpretata dai giornalisti e Martina,
area bersani, ha difeso il disegno di legge. Queste modifiche della Costituzione infatti hanno molteplici ragioni tecniche e giuridiche, ma un’unica motivazione fondamentale dal punto di vista
politico che Renzi ripete incessantemente. E cioè che fuori dai palazzi della
politica romana c’è un’Italia che sta dalla sua parte. Mentre quelli che si oppongono sono una minoranza «nel paese,
ma anche nel Parlamento». E agli italiani Renzi dice, con uno stile che sa molto
di campagna elettorale, che lui ci sta
provando a fare tirare la cinghia a quella politica che fin qui ha chiesto sacrifici
alle famiglie senza mai farne una. Anzi.
«Se fino a oggi si sono aumentati i costi
della politica nazionale - spiega - facendo diminuire contemporaneamente i
soldi da mettere in tasca alle famiglie,
ora si inverte». Si taglia almeno 1 miliardo togliendo parecchie poltrone dalle
3mila delle province alle 300 del Senato. Si tolgono i rimborsi ai gruppi regionali e ai consiglieri si riducono le indennità. Ma soprattutto si ridisegna una
macchina istituzionale che, sulla carta,
dovrebbe funzionare meglio di quella
attuale. Con Regioni che non si scontrano più con lo Stato per le competenze.
E soprattutto con un Senato che non
farà più il doppione della Camera. Non
darà il voto di fiducia al governo («l’avevo promesso il giorno del mio discorso
al Senato che sarei stato l’ultimo a chiedere la fiducia»), non voterà il bilancio,
e i senatori non saranno eletti (ma sindaci e presidenti di Regione) e non percepiranno alcuna indennità. Quattro
paletti che Renzi definisce «intoccabili»
mentre spiega che sarà ovvio che ora la
palla passa al parlamento e che quindi
il testo sarà migliorabile. Proprio perché la fine del bicameralismo è la condizione essenziale per un sistema politico
efficiente. Quello che chiedono gli italiani, ma anche i partner esteri e gli investitori. Queste riforme non a caso saranno una parte fondamentale proprio del
Def che sarà pronto la prossima settimana. E per le europee, prevede, ci sarà la prima lettura del testo e anche il si
all’Italicum.
Quindi lo schema di fondo deve rimanere, sul resto si può discutere. Il premier si mostra ottimista. Non crede che
Berlusconi si tirerà indietro e gli farà lo
stesso scherzo che fece alla Bicamerale
di D’Alema nel 1998. Da parte sua, anche come segretario, gli garantisce che
il Pd non si dividerà e che manterrà fede al patto sottoscritto al Nazareno dove era proprio il superamento del bicameralismo il punto centrale. Nè Renzi
nutre dubbi sul suo partito: «Non sono
preoccupato della tenuta del Pd» dice
perché «so che cosa pensano i suoi organismi e la sua base». Le condizioni per
arrivare in fondo quindi ci dovrebbero
essere.
Quello che però non si potrà fare per
renzi è cercare di cacciare la palla in
tribuna per evitare di finire la partita.
Tanto meno potrà farlo chi sarebbe
chiamato a fare l’arbitro come il presidente Grasso. Il messaggio che Renzi
invia ai «benaltristi», a quelli che vorrebbero frenare, se non proprio bloccare tutto il pacchetto delle riforme, è
chiarissimo: attenti che io mi gioco l’osso del collo, ma anche voi rischiate parecchio. E per non essere frainteso, appena chiusa la conferenza stampa, va in
diretta al Tg di Sky e al direttore Sarah
Varetto spiega che certo lui conferma
che senza le riforme se ne andrà «a casa», ma aggiunge che andranno a casa
«anche quelli che le hanno fatte fallire»
e che poi «farebbero fatica a uscire da
casa in presenza di un clima nel Paese
che chiede il cambiamento».
Insomma è evidente che allegate alle
proposte, ieri dal consiglio dei ministri
Renzi fa uscire anche un palese avvertimento: fuori da questo percorso c’è il
voto. Certo lui fa notare che nel caso la
decisione spetterebbe al Colle e non a
lui. Così come è vero che senza Italicum
si voterebbe col proporzionale partorito dalla Corte Costituzionale e quindi
Renzi non avrebbe alcuna garanzia di
conquistare la maggioranza in Parlamento. E tuttavia è altrettanto evidente
che per Renzi un Parlamento che fallisse anche questa «ultima occasione»
non potrebbe avere un futuro. Il premier non a caso si definisce come «un
politico» che non è disposto a rinunciare alle «proprie idee pur di restare nei
palazzi del potere» e non ha scelto di
salire a Palazzo Chigi per amore «di
una seggiola». E fa notare che quello
che in questo momento «sta a rosica’»
sia proprio il campione del populismo e
dell’anti-politica, quel Beppe Grillo che
si sente mancare la terra sotto i piedi
perché, appunto, ora c’è «una classe politica che ha capito che è finito il tempo
del rinvio, che spazio per ulteriori dilazioni non ci sono più».
Camera delle autonomie, addio doppi passaggi in aula
● Il nuovo Senato non voterà la fiducia. Più paletti
per i decreti ● 148 non eletti e senza indennità
ANDREA CARUGATI
ROMA
Cambia il Senato e sparisce il Cnel (Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro),
si modifica in modo sensibile il procedimento di formazione delle leggi, ponendo
fine al bicameralismo paritario che prevedeva una doppia approvazione di Camera
e Senato per ogni legge dello Stato.
Il disegno di legge varato ieri dal Consiglio dei ministri contiene alcune modifiche rispetto alla bozza presentata il 12
marzo, ma lascia immutati i 4 «paletti» indicati dal premier Renzi: il nuovo «Senato
delleautonomie» non darà la fiducia ai governi, non voterà i bilanci dello Stato, non
sarà eletto dai cittadini e i 148 senatori (21
dei quali nominati dal Capo dello Stato
per alti meriti) non percepiranno alcuna
indennità aggiuntiva rispetto a quelle di
sindaco, governatore o consigliere regionale. Su un altro punto l’ex sindaco di Firenze non ha ceduto: i 127 eletti saranno
ripartitia metàtra sindaci erappresentantidelle Regioni. Tra i primi cittadini, siederanno di diritto in Senato quelli dei capoluoghidi Regionee delle Province diTrento e Bolzano, mentre gli altri (due per regione) saranno scelti da un collegio composto dai sindaci della regione stessa.
Quanto ai rappresentanti delle Regioni,
siederanno in Senato tutti i governatori, i
due presidenti delle Province autonome
(sopravvissute) di Trento e Bolzano (le altre Province spariranno dalla Costituzione) e 2 consiglieri eletti dal Consiglio regionale tra i propri membri.
I POTERI DEL NUOVO SENATO
Il Senato delle autonomie continuerà a
partecipare all’elezione (in seduta comune con la Camera) del Capo dello Stato, di
un terzo dei componenti del Csm e nominerà due giudici costituzionali (la Camera
3). Rappresenterà le istituzioni territoriali e parteciperà in modo più limitato rispetto alla Camera al processo di for-
mazione delle leggi. Il Senato mantiene le attuali competenze sulle leggi costituzionali, e avrà compiti specifici
per le norme sul funzionamento dei Comuni, sul territorio e l’urbanistica, la
Protezione civile e le modalità di partecipazione delle Regioni alle decisioni
in materia comunitaria e internazionale. Avrà competenza anche sul coordinamento Stato-Regioni su immigrazione, ordine pubblico e tutela dei beni
culturali e sulla finanza locale.
Il Senato potrà esprimere un parere su
ogni legge all’esame della Camera.
Montecitorio, a sia volta, dovrà votare
ogni volta che il Senato si pronuncia
con l'obbligo di approvare le modifiche
proposte o confermare il testo precedente nei 20 giorni successivi. Nel dettaglio, il nuovo Senato potrà chiedere
di esaminare una legge approvata dal-
.. .
Composizione paritaria
tra Regioni e Comuni
21 senatori nominati dal
Quirinale per alti meriti
la Camera entro 10 giorni dal sì, su richiesta di un terzo dei suoi componenti
e avrà 30 giorni per l’esame (solo 10
per i decreti). La Camera a sua volta
avrà altri 20 giorni per pronunciarsi in
via definitiva.
Una delle novità rispetto alla bozza
del 12 marzo, prevede che la Camera
voti una legge «a maggioranza assoluta» se il Senato ha dato parere negativo, in particolare se si tratta di norme
che incidono sulle autonomie o sulla ratifica di trattati internazionali. I provvedimenti di bilancio vengono esaminati
«in automatico» da parte del Senato
ma per discostarsi dal testo uscito dalla
Camera il Senato deve votare a maggioranza assoluta». La Camera può però
superare questa pronuncia con un voto
definitivo a maggioranza assoluta.
Nel disegno di legge ci sono novità anche
per quanto riguarda la riforma del Titolo
V, e cioè la ripartizione di competenze tra
Stato e regioni. Su salute, tutele paesaggistica e sicurezza alimentare, la competenza è regionale, ma lo Stato individua le «linee generali». Rientrano nella competenza dello Stato anche l’ambiente e il territorio, mentre l’urbanistica resta a livello lo-
cale, come avevano chiesto i governatori.
Vengonoeliminate lecompetenze concorrenti tra centro e periferia, e viene introdotta una «clausola di supremazia» della
legge statale su quelle regionali. Il governo ha anche aperto a un’altra proposta
dei governatori, e cioè un numero di rappresentanti regionali proporzionale agli
abitanti. «Ma il numero dei complessivo
dei senatori non deve cambiare», ha spiegato il ministro Boschi.
Infine, il disegno di legge introduce il
«voto a data certa»: il governo potrà chiedere che un disegno di legge sia iscritto
con priorità all'ordine del giorno e votato
entro 60 giorni dalla richiesta. Nuovi limiti alla decretazione d’urgenza: saranno inseriti in Costituzione i limiti contenuti nella legge 400 del 1988, che escludono le
materia costituzionali ed elettorali, i ddl
di delegazione legislativa, di autorizzazionearatificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi». E non
potrà con decreto «reiterare disposizioni
adottate con decreti non convertiti in legge». Da ultimo, ma particolarmente rilevante, i decreti dovranno contenere «misure di contenuto specifico omogeneo e
corrispondente al titolo».
RASSEGNASTAMPA
3
martedì 1 aprile 2014
I malumori, poi l’accordo
sul ruolo del Parlamento
L
a bandiera è stata piantata, segna confini, passaggi e percorsi, obiettivi, soprattutto. Era importante farlo per rispettare il
cronoprogramma. Poi però la storia anzichè chiudersi comincia adesso. «Le funzioni del nuovo Senato? Sarà uno degli aspetti che dovrà
essere approfondito in Parlamento»
ammette il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi mentre il presidente
Renzi accanto fa sì con la testa e il sottosegretario Delrio resta immobile.
«Oggi c’è stato l’antipasto, un inizio di
percorso, un buon avvio. Vediamo se
poi ci sarà il lieto fine» ammicca il premier. Che resta positivo, anche ottimista, usa il tono solenne dei momenti
che possono segnare una vita ma sembra abbandonare quel tono di sfida e
ultimativo che spesso non serve. Anzi:
è dannoso.
Dopo 48 ore di tempesta sembra affacciarsi - almeno per un po’ - il sereno sul campo minato delle riforme. Si
comincia, si parte. L’obiettivo è uno:
superamento del bicameralismo perfetto e semplificazione. Il percorso
per raggiungerlo ha paletti precisi
che Renzi snocciola uno via l’altro:
«No alla doppia fiducia, no al voto su
materie di bilancio, no all’elezione diretta, nessuna indennità per i membri
del nuovo Senato». Il punto è che, spiega un ministro del governo fuori da
palazzo Chigi, «restando fermo l’obiettivo finale da tutti condiviso e che nessuno ha mai smesso in discussione a
cominciare dal presidente Grasso,
molto di tutto il resto può cambiare
nelle quattro letture parlamentari
che cominciano ora il loro cammino.
Su questo presupposto, e solo su questo, il governo ha approvato all’unanimità il disegno di legge costituzionale».
La riunione a palazzo Chigi era prevista per le tre del pomeriggio. Ma slitta di un’ora. Tra la mattina e l’ora di
pranzo è tutto in movimento. Lo scontro iniziato domenica mattina tra premier e presidente del Senato non si
placa. Anzi, si allarga. A Renzi conti-
Matteo Renzi e Maria Elena
Boschi alla conferenza stampa
al termine del Consiglio
dei ministri FOTO LAPRESSE
.. .
Grasso: «Io sono sempre
stato iscritto al partito
di Davide, combatto
contro i Golia»
IL RETROSCENA
CLAUDIA FUSANI
@claudiafusani
Critico il ministro Giannini:
«Inconsueto che il governo
presenti la proposta
di legge». Un altro
ministro: «Molto cambierà
in Aula». È la mediazione
trovata prima del Cdm
nua a non andare giù che la seconda
carica dello Stato sia sceso in campo
per dire che «nella riforma proposta
dal governo ci sono contraddizioni tecniche, giuridiche e costituzionali». Il
presidente Grasso spiega che si è trattato solo di consigli doverosi e necessari e rivendica il diritto di esprimere
le sue opinioni. Il che non mette «assolutamente in dubbio la sua terzietà»
ma d’altra parte nella vita è sempre
stato iscritto a un solo partito, «quello
di Davide contro Golia». Un botta e
risposta che non cenna a finire. Poi arrivano le parole del ministro Stefania
Giannini consegnate a Radio Città Futura: «È un po' inconsueto che sia il
governo a presentare una proposta di
legge su questo tema. Serve che il Parlamento ne discuta per ritoccare e migliorare alcuni aspetti».
Non solo Grasso, adesso anche i
membri del governo alzano la testa?
Senza contare quello che il ministro
dell’Interno Angelino Alfano ripete
da sempre e anche ieri: «Questa riforma non è blindata ma questo non vuol
dire rinviarla». Ncd è seccata e indispettita per i modi e i tempi («non abbiamo ancora un testo, questa cosa è
pazzesca» dicevano ieri intorno
all’ora di pranzo) ma sa che sarebbe
suicida incendiare proteste in questo
momento: Forza Italia è un animale
ferito che resta in agguato e non ha
ancora smesso di tentare la carta di
sfasciare tutto, dando la colpa al governo, per andare al voto anticipato e
tentare di sopravvivere.
Ci pensa Scelta civica ad incendiare, cosa che del resto non ha mai evitato di fare - insieme con i centristi - in
ogni occasione, dal ddl province alle
legge elettorale. «Anche se non credo
che il verbo aspettare non appartenga
al vocabolario del presidente del Consiglio - insiste il ministro Giannini
all’ora di pranzo - che ha fatto della
rapidità, oltre che dell'efficacia, la
chiave del successo di questa fase politica e su cui noi lo seguiamo, se il metodo diventa anche l'obiettivo può rivelarsi pericoloso». È toscana anche il
ministro Giannini. Come a Renzi, le
piace il parlar chiaro e diretto. Meglio
non farne, aggiunge, «una questione
di calendario: meglio non confondere
l'irrinunciabile dibattito parlamentare con la manfrina di chi non vuole
cambiare le cose». Poi la stoccata finale: «Il premier non cada nella trappola
di chi fa finta che tutto cambi perchè
nulla cambi». Ben venga «qualche momento di riflessione in più».
A questo punto si sono fatte le 14.
Manca un’ora alla riunione del cdm.
Dalle file del Pd si alzano le voci di chi
dissente mettendoci faccia e anche il
nome. Il Colle, ci vorrebbe un messaggio del presidente Napolitano per
freddare le polemiche.
Arriverà, il messaggio, dopo la riunione del cdm. Il Colle fissa la questione come può: «Il Parlamento faccia il
suo lavoro». È l’unica mediazione possibile, accettata anche dal premier e
dal sottosegretario Delrio al tavolo
del governo. Ora incassano il via libera al testo del governo. Intanto in
Commissione al Senato resta una decina di disegni di legge. Forza Italia ha il
proprio disegno di legge: una quota di
senatori eletti e il premierato. Ncd ha
pronte correzioni su «funzioni e composizione». Anche il Pd ha pronti
emendamenti che introducono senatori eletti. Il bello è che tutti vogliono,
e in fretta anche, la fine del bicameralismo.
.. .
Già pronti emendamenti
per reintrodurre
l’elezione dei senatori
FI per il premierato»
L’esterno di Palazzo Chigi FOTO LAPRESSE
«Qui si misura la capacità di cambiamento della politica»
OSVALDO SABATO
[email protected]
Il dado ancora non è tratto, perché ora
la riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione, votata ieri dal Consiglio dei ministri, dovrà affrontare la
prova parlamentare. Ma per Maurizio
Martina «con questo passaggio il governo si prende la grande responsabilità di indicare una strada, di indicarla
in maniera molto chiara e di farlo con
la consapevolezza che il tema dell’autoriforma delle istituzioni è il cuore della
sfida di cambiamento di questi anni».
Per il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali nel governo Renzi quella del Senato «è una delle
riforme fondamentali» che «misureranno la capacità di cambiamento della politica in questo Paese».
La fine del «bicameralismo perfetto» secondo Martina «è probabilmente la madre di tutte le riforme».
Perché è così importante?
«Per cambiare lo Stato questa novità
l’abbiamo evocata tante volte, ma mai
eravamo arrivati al punto di definire
concretamente un disegno di legge co-
L’INTERVISTA
Maurizio Martina
Il ministro dell’Agricoltura:
«Si ascoltano tutti i pareri
ma il governo ha fatto
bene a mettere nero
su bianco la proposta. È la
madre di tutte le riforme»
stituzionale, organico, con l’imprimatur di un governo».
AbolireilSenatoèdavverocosìnecessario?
«Intanto noi stiamo superando l’impostazione di due Camere che svolgono
sostanzialmente le stesse funzioni e approdiamo ad un Senato delle Autonomie. Non c’è una eliminazione tout
court del Senato, ma come avviene in
tanti Paese c’è una Camera delle Autonomie che rimane anche nel titolo
“Senato delle Autonomie” e che dà fondamentalmente rappresentanza ai territori. Con questo passaggio portiamo
anche alla massima maturazione possibile il tema del rapporto con le questioni territoriali, dopo anni in cui si sono
sperimentati a fasi alterne tentativi di
costruire vie federaliste ora per la prima volta configuriamo una Camera nazionale dei territori. Non mi pare una
cosa di poco conto».
Il presidente del Senato Grasso però
non ha nascosto le sue perplessità. Lo
stesso hanno fatto alcuni costituzionalisti.NeavetediscussoinConsigliodeiministri?
«Abbiamo approfondito diverse que-
stioni, abbiamo fatto un ragionamento
molto complesso e pacato rispetto a
tutti gli elementi che sono stati evidenziati. Quindi non c’è nessuna sottovalutazione, anzi devo dire che tutte le voci
si ascoltano e si rispettano, dopodiché
il governo ha fatto bene ad assumere
l’iniziativa fino in fondo e a mettere nero su bianco una proposta. Personalmente, condivido i quattro punti fondamentali da cui questo lavoro è partito:
l’idea di un Senato non elettivo che enfatizzi le rappresentanze territoriali,
che non abbia indennità e soprattutto i
due nodi che scardinano il bicameralismo perfetto per come l’abbiamo conosciuto, penso al no alla fiducia e al bilancio».
Il testo varato dal governo è blindato?
«Credo che si potrà lavorare a perfezionarlo e a migliorarlo, ma terrei veramente ferma l’impostazione di fondo
perché la ritengo giusta. Naturalmente tutto è perfettibile, da parte del governo non c’è nessuna preclusione
astratta, c’è invece la volontà di esercitare fino in fondo una iniziativa che
cambi le cose dopo tanti anni».
Un Senato con i sindaci e i governatori
non darebbe più peso ai partiti piuttosto che agli elettori?
«Non credo. Se mai il tema è riconnettere le rappresentanze territoriali ad
un quadro unitario. In questi anni noi
sui sindaci e sui presidenti regionali abbiamo retto buona parte della tenuta
delle istituzioni in giro per il Paese, riconoscerne un valore nazionale mi
sembra una gran bella sfida. Poi si può
discutere su alcuni punti, io per esempio penso che ci vorrebbe un qualche
criterio di proporzionalità della rappresentanza dei territori in ragione
della popolazione residente. Su questo
tema vedo uno spazio di manovra».
InParlamentocisarannoinumeriperapprovare questa riforma?
«Penso di sì».
E il Pd sarà compatto?
«Io faccio parte della minoranza e tutte le volte che abbiamo ragionato sui
provvedimenti lo abbiamo sempre fatto con lo spirito di rafforzarli. È successo con la legge elettorale. Non mi preocupa la discussione nel Pd, sono certo
che il nostro partito farà la sua parte
con unità e con senso di responsabilità».
RASSEGNASTAMPA
4
martedì 1 aprile 2014
POLITICA
Napolitano: superare
il bicameralismo
Il Capo dello Stato
non entra nel merito
delle scelte del governo:
ma è improrogabile
la riforma costituzionale
● «Garantire un iter
più spedito
alla formazione
e approvazione
delle leggi»
●
MARCELLA CIARNELLI
@marciarnelli
L’interrogativo di fondo negli ultimi
giorni sembra essere stato quello su se e
quanto il presidente della Repubblica
avesse apprezzato, e per qualcuno contribuito, al testo di riforme costituzionali approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Con argomentazioni opposte si è
parlato sui giornali e nei dibattiti di approvazione incondizionata e di altrettanta opposizione da parte del Capo dello
Stato a proposito del lavoro del governo
che solo da ieri si avvia alla valutazione
del Parlamento.
Per interrompere la sequenza di interpretazioni, una volta che il testo è stato
reso pubblico, dal Quirinale sono giunte
due importanti precisazioni. «È noto» si
è appreso dall’ufficio stampa «come da
tempo il Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano abbia espresso la
convinzione della necessità ormai improrogabile di una riforma costituzionale che innanzitutto segni il superamento
del bicameralismo paritario e garantisca un più lineare e spedito processo di
formazione e approvazione delle leggi».
E questa è l’affermazione di sostanza,
che invita ad una attenta valutazione dei
fatti basata sulla memoria e non sulle intuizioni e, quindi, a non alimentare valutazioni anche opposte tra loro com’è accaduto in questi giorni.
Ma nella nota del Colle viene anche
sottolineato come il Capo dello Stato,
nel rispetto dei diversi ruoli e delle prerogative di ognuno dei soggetti chiamati
a elaborare le riforme, «ha peraltro ritenuto di dover astenersi, per ragioni di
carattere istituzionale, dal pronunciarsi
sulle soluzioni concrete definite dal Governo e sottoposte all’esame del Parlamento».
Il percorso è segnato dalle regole in
vigore. Ed ora che il governo ha compiuto il proprio lavoro toccherà al Parlamento esprimersi, modificare, arrivare
alla stesura definitiva di un testo che,
una volta approvato, andrà ad incidere
profondamente nella struttura dello Stato disegnata dai costituenti la cui modifica era un’esigenza segnalata da tempo.
A cominciare dallo stesso presidente
della Repubblica che in più occasioni ha
ribadito la necessità di avviarsi in modo
convinto sulla strada delle modifiche costituzionali. Oltre che su quella della stesura di una nuova legge elettorale, resa
ancor più necessaria dalla inesorabile
bocciatura del Porcellum decretata dalla Corte Costituzionale. L’Italicum, ap-
LEGA NORD
Via la Padania
nel nuovo simbolo
arriva «Basta Euro»
Via la Padania, via il nome del
segretario, e arriva lo slogan della
nuova campagna elettorale: «Basta
euro». La Lega Nord ha presentato il
nuovo simbolo per le elezioni
europee. A presentarlo è Matteo
Salvini, che prova a giocare la carta
dell’antieuropeismo cavalcato in
Francia da Marine Le Pen. Il voto del
25 maggio, per il nuovo segretario
del Carroccio, può diventare «un
referendum sull’Europa». La Lega,
che dai sondaggi è data sul filo della
soglia di sbarramento del 4%, chiede
l’uscita dall’euro e sta lavorando a un
accordo con il Front National.
provato una ventina di giorni fa alla Camera, già non prevede un Senato di eletti. Di qui la necessità di intraprendere
con lena la modifica costituzionale che
ieri ha registrato un primo punto a favore.
Il richiamo che è arrivato dal Colle a
proposito della convinzione di Napolitano a che si arrivasse a riforme costituzionali in tempi rapidi (non va dimenticato
che i Saggi voluti dal presidente anche
su questo tema avevano dato importanti
e condivise indicazioni) lo si ritrova in
concreto in tanti dei discorsi fatti dal Capo dello Stato nelle più diverse occasioni. Una per tutte le parole che pronunciò all’assemblea nazionale dell’Anci
nell’ottobre scorso, avendo in sala come
interlocutori i sindaci, proprio una componente importante tra i protagonisti
del prossimo organismo delle autonomie che dovrebbe prendere il posto del
Senato.
«Il tema delle riforme istituzionali e
costituzionali è dunque ormai ineludibile. Non se ne può più discutere a vuoto.
Non ci si può più girare attorno. C’è l’occasione, oggi, in questo 2013-2014, di
giungere a delle conclusioni valide, più o
meno comprensive di molteplici necessità: ed è un’occasione da non sprecare, se
non vogliamo condannarci a un riflusso
pessimistico senza rimedio, e compromettere anche quel che si sta facendo e
si deve ancora fare sul terreno delle politiche di crescita e di sviluppo economico-sociale» disse il presidente indicando
gli interventi necessari per rendere più
forte, cambiando in alcuni punti la seconda parte, la prima parte della Costituzione. Quindi «non si possono giustificare e subire posizioni difensive e conservatrici».
La via delle riforme Napolitano la segnò in quel discorso sollecitando, con le
altre, «la revisione del Titolo V che non
può non collegarsi all’indispensabile superamento del bicameralismo paritario
e alla nascita di un nuovo Senato, che
faccia da ponte tra legislatori, statale e
regionale, e arricchisca l’articolazione e
le funzioni complessive del Parlamento,
pur affidando alla sola Camera dei Deputati la funzione dell’investitura politica e
l’ultima parola nel processo legislativo».
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano FOTO LAPRESSE
«Suicida affossare la riforma, ma servono contrappesi»
ANDREA CARUGATI
ROMA
«La riforma del Senato è certamente urgente, ma non deve essere affrettata»,
spiega Luciano Violante, ex presidente
della Camera e tra i protagonisti della
commissione dei 35 per le riforme voluta
dal governo Letta. «A me pare che la discussioneche c’èstatanei giorni scorsisulla prima bozza del governo sia stata utile e
abbia portato a correzioni significative. Il
governo non ha alzato muri e questo è un
fatto positivo».
Quali sono a suo avviso le modifiche più
rilevanti?
«Mi pare significativa la disponibilità del
governo a rivedere il numero dei rappresentanti delleregioni in misura proporzionaleagli abitanti. Personalmente non condivido la parità di numero tra rappresentanti delle Regioni e dei Comuni. Anche
nella bozza che porta il mio nome era prevista una rappresentanza dei sindaci, ma
nonparitaria. Lodico perchéil Senato,anche nella nuova versione sarà luogo della
rappresentanza legislativa che è propria
delle Regioni e non dei Comuni. Per quanto riguarda infine il procedimento legislativo, condivido l’idea che per superare gli
emendamenti del Senato su particolari
materie ci debba essere una maggioranza
qualificata della Camera».
Quali sono gli aspetti più problematici?
L’INTERVISTA
Luciano Violante
«Progetto condivisibile
Punti critici? La parità tra
rappresentanti di Regioni
e Comuni e, con l’Italicum,
il rischio che un partito
col 30% diventi il dominus»
«Premesso che ci sarà una scarto di rappresentanza molto forte tra la Camera di
630 deputati e il Senato di 148, bisogna
esaminare con attenzione come cambierà l’elezione dei membri del Csm e quella
del Capo dello Stato.Con questi numeri
c’è il rischio che l’elezione sia decisa dalla
sola Camera. Così come per il Quirinale è
necessario integrare il collegio dei grandi
elettori. Con un sistema di voto fortemente maggioritario come l’Italicum, c’è in effetti il rischio che un partito con il 30% o
anche meno dei voti diventi il dominus
non solo del governo ma anche dell’elezione di questi organismi e del Capo dello
Stato. Servono dei contrappesi per garantire un maggiore equilibrio costituzionale, come si propone per l’elezione dei giudici delle Corte costituzionale».
Quali sono i contrappesi che immagina?
«Sarebbe opportuno consentire un ricorso preventivo alla Corte costituzionale da
parte di minoranze qualificate della Camera o del Senato, nei confronti di leggi
che presentano difetti di costituzionalità,
prima della loro promulgazione. Questo
perequilibrare lostrapotere dellamaggioranza che vince le elezioni. In questo senso si potrebbe anche dare più forza alle
proposte di legge di iniziativa popolare,
con l’ipotesi di un referendum propositivo, nelcasoin cui lalegge popolare sia bocciata dalla Camera. Questo istituto sarebbe escluso per alcune materie, come fisco
e libertà civili, e potrebbe essere attivato
solo su richiesta di almeno un milione di
cittadini».
Il nuovo sistema immaginato da Renzi,
conil Senato riformato e l’Italicum, siavvicina o si discosta dal modello che avevate elaborato nella commissione dei
saggi?
«Sul Senato mi pare che i due testi si avvicinino, come è stato riconosciuto dal premier. Diverso il discorso per la legge elettorale che, a mio avviso, presenta ancora
dei problemi: il numero troppo elevato di
soglie, la loro irragionevolezza, le liste
bloccate, le candidature plurime. Il ballottaggio invece è un fatto positivo».
Rispetto alle obiezioni del presidente
Grasso, che propone una quota di senatori eletti dai cittadini, lei cosa pensa?
«Non mi pare condivisibile l’idea di una
composizione mista del Senato. La soluzione deve essere omogenea per l’elezione di tutti i senatori».
Ritienechela propostadelgovernosarà
sostenuta dal Pd?
«L’asse difondo a mio avviso è condivisibile. Non condivido un atteggiamento puramente oppositivo,anzi penso cheimpedirne l’approvazione sarebbe suicida per il
Paese. Se il sistema istituzionale non funziona, questo aumenta i costi per lo Stato
e rende più difficili gli investimenti. Ma il
Parlamento ha tutto il diritto di apportare
dei correttivi, anche significativi».
Condivide l’urgenza di Renzi su questa
riforma?
«Sì, ma questo non significa fare le cose in
modo affrettato. Del tema di discute da
molto tempo, solo l’instabilità politica ha
impedito l’approvazione delle proposte.
E questo vale anche per Renzi: per arrivare in porto con le riforme il governo deve
durare».
Rodotà e Zagrebelsky lanciano un grido
d’allarmeperlostravolgimentodellaCostituzione...
«Mi paiono preoccupazioni autorevoli
ma non fondate. Non vedo nessun tentativo di golpe o di stravolgimento della costituzione. Lo stesso gruppo di studiosi contestò l’anno scorso la riforma del 138, che
in realtà dava più garanzie ai cittadini,
prevedendo un referendum anche con il
voto favorevole dei due terzi delle Camere. Ora questo non avverrà: se l’attuale
maggioranza con l’aggiunta di Forza Italia voterà la riforma del Senato, i cittadini
non potranno esprimersi».
Ritiene che si debba tagliare anche il numero dei deputati?
«Con questo tipo di legge elettorale, il
rischio è di favorire ulteriormente la
maggioranza che esce dal ballottaggio e
di ridurre la rappresentatività della Camera. Lasciare 630 deputati consente
una migliore dialettica parlamentare e
una migliore rappresentanza del paese».
RASSEGNASTAMPA
5
martedì 1 aprile 2014
si trasformi in un Vietnam (il premier
ha risposto che l’ex ministro «vede
troppi film»). E allora - è il ragionamento di Berlusconi - che a quel punto il
presidente del Consiglio faccia saltare
il banco: si dimetta con un messaggio
alla nazione, accusando la minoranza
del suo partito, ma non solo, di «conservatorismo» e «benaltrismo». Su un tema, quello della lotta agli sprechi e alla
«casta», popolare e acchiappa-consensi. Con la conseguenza, difficilmente
evitabile, del voto immediato: con l’ultra-Porcellum, ma con Forza Italia in
crisi profonda, lui interdetto e nessun
leader spendibile al suo posto. In più, il
fallimento delle riforme non attraverserebbe indenne neppure Napolitano,
che ha espressamente legato il suo
mandato-bis proprio a questa stagione.
Uno scenario da incubo. Per esorcizzarlo, l’ex Cavaliere ha messo il partito
ventre a terra. In pressing per chiedere
un nuovo «patto per le riforme». Da ratificare attraverso un incontro - lo propongono Romani, Brunetta, Gelmini,
Bernini - «ai massimi livelli», cioè un
faccia a faccia tra «Silvio» e «Matteo».
Da tenersi ovviamente prima del 10
aprile.
INDENNITÀ E PREMIERATO FORTE
L’ex Cav a Renzi: ora un nuovo patto
● Fi chiede un incontro al premier. Il vero timore
è che salti il tavolo delle riforme e si vada al voto
FEDERICA FANTOZZI
twitter @Federicafan
Un altro incontro con il presidente del
Consiglio prima del 10 aprile. Un nuovo patto da rinegoziare per chiarirsi
sulla composizione del Senato delle Autonomie, i poteri del premier e la procedura di elezione del capo dello Stato.
Silvio Berlusconi è preocupato: «Noi rispettiamo gli accordi, Renzi non pensi
di scaricarci addosso i problemi del Pd,
né di usarli per andare al voto».
Non bastano il via libera unanime
del Consiglio dei ministri né le pungenti rassicurazioni di Matteo Renzi che
Pd e governo rispetteranno i patti, dunque Forza Italia faccia lo stesso.
L’ex Cavaliere - che di strategia muscolare è un esperto - assiste con preoccupazione ai movimenti interni al Pd, e
non vuole restare spettatore di una situazione così esplosiva. Sebbene consapevole di non potere né volere far saltare il percorso delle riforme - ultima occasione prima di iniziare l’esecuzione
della sua pena - mette i suoi paletti. E
soprattutto cerca di ritagliarsi un nuo-
vo ruolo.
A scatenare il panico in casa azzurri
è stata la doppia intervista rilasciata da
Pietro Grasso, a Repubblica e poi a Lucia Annunziata, con la proposta di non
abolire del tutto il Senato, anticipata
anche da l’Unità. Che viene letta non
come una posizione personale della seconda carica dello Stato nonché capo
dei senatori, bensì come «una chiara
operazione politica». Azzarda un big di
Palazzo Madama: «Sa che non diventerà mai presidente della Repubblica con
i nostri voti, tantomeno dopo la scelta
di costituirsi parte civile contro Berlusconi, e si muove di conseguenza».
Sia come sia, l’offensiva comincia
con una nota del leader forzista sul
«Mattinale»: «Pronti a discutere insie-
me ma non accetteremo testi preconfezionati. Rispetteremo gli accordi, ma
vorremmo l’Italicum in aula quanto prima».
ITALICUM PRIMA DEL SENATO
Poi l’avvertimento rivelatore dei timori che agitano gli animi azzurri: «Speriamo che le divisioni nel Pd non affossino il tentativo di modernizzare le nostre istituzioni. La sinistra non scarichi
ancora una volta sugli Italiani i propri
problemi». Sbotta Anna Maria Bernini: «Nel Pd c’è un congresso permanente che blocca tutto».
È questa la paura profonda dell’ex
Cavaliere: che Renzi «non ce la faccia»,
che non abbia in numeri, che il Senato,
come ha detto il capogruppo azzurro,
Intanto, Forza Italia presenterà la propria proposta da discutere a Palazzo
Madama. Al di là del rispetto della
road map originaria - con l’Italicum in
aula prima della riforma del Senato
chiesta dai capigruppo parlamentare
insieme - che è tattica, sono tre i punti
di dissenso tra Berlusconi e Renzi. Tutti fuori dal campo del patto stipulato
nel precedente incontro tra i due leader. Nel Senato delle Autonomie il governo vuole mettere sindaci e governatori, cioè eletti di secondo grado.
Forza Italia invece insiste su una
quota di eletti di primo grado, di provenienza regionale. «Ho incontrato i miei
senatori - avverte Paolo Romani - e ho
registrato tra loro, ma anche negli altri
partiti, una sensibilità in questo senso.
Ma sia chiaro; senza indennità, soltanto con un gettone di rimborso spese».
L’altro punto, su cui gli azzurri insisteranno, è il premierato forte (per ora
escluso da Renzi): poteri di revoca dei
ministri e sfiducia costruttiva.
Ma la questione «fondamentale e dirimente», ragiona ancora Romani, è la
possibilità per i nuovi senatori di partecipare all’elezione del presidente della
Repubblica. Per Forza Italia va escluso: «Se il Senato delle Autonomie diventa un’assemblea regionale - spiega più
di un parlamentare - non può alterare
le maggioranze politiche su un evento
così importante».
Grillo e l’appello dei prof, un’adesione e molti vaffa
Fa discutere la firma dell’ex comico al testo sulle
riforme dei costituzionalisti. Insultati sul suo blog
●
RACHELE GONNELLI
[email protected]
È arrivata a sorpresa anche per i militanti del Movimento Cinque Stelle
l’adesione di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio all’appello di costituzionalisti e intellettuali - da Rodotà a Zagrebelsky e da Urbinati a Spinelli - contro le riforme portate avanti da Matteo
Renzi per togliere il bicameralismo perfetto e dare un nuovo assetto alle istituzioni. Tanto di sorpresa che una buona
fetta dei partecipanti alle discussioni
sul blog del comico genovese non sembrano averla né compresa né digerita.
«Ma non eravamo contro la casta?
questa legge - sottinteso la proposta
che elimina il Senato come Camera
elettiva - è la prima legge che va nel
senso che vogliamo noi e Grillo si schiera contro?», questo il senso di molti
post, firmati per lo più con nome e cognome. Benedetto Molinari si dice «deluso», Pietro Rasulo pur rispettando le
autorevoli opinioni del firmatari si chiede cosa propongano in alternativa. Fernando Pino sostiene che il Senato sia
un «inutile doppione», Nicola M. dice
che «non si può lasciare a Renzi la bandiera del cambiamento». Stranamente
nessuno accusa questi commentatori
di essere «troll» del Pd.
Nel frattempo si apre già una polemica con la costituzionalista Carla Carlassare, una dei firmatari più illustri
dell’appello dell’associazione “Libertà
e Giustizia” che denuncia una svolta autoritaria nel patto tra Renzi e Berlusconi per cambiare la Carta costituzionale. Pur dicendosi contenta del sostegno
arrivato dal Grillo e Casaleggio, la professoressa Carlassare, che si dimise dal
collegio dei saggi nominati dal presidente Giorgio Napolitano per le modifiche costituzionali - ha aggiunto un auspicio che non è piaciuto ai grillini. «Sono contenta - ha detto la giurista - che
condividano l’appello persone che mi
sembra tendano a gestire in modo padronale e autoritario un movimento
che ritengo molto interessante». Quindi ha soggiunto: «Spero che questa adesione sia per loro uno spunto per ripensare la gestione dei rapporti interni al
Movimento 5 stelle». Per queste sue poche parole la professoressa emerita di
diritto costituzionale all’Università di
Padova è stata bersagliata da un fiume
di insulti sul blog di Grillo. Non che gli
insulti manchino in generale tra i commenti del blog. Altri, sempre all’indirizzo dei “professori” li apostrofano come
«parrucconi» o «conservatori». Direttamente alla Carlassare, per le parole riportate in una intervista rilasciata al
Fatto online, un utente del blog gli risponde: «A tutti quelli che continuano
e continuano e continuano a parlare
dell’autoritarismo del M5S, ci avete veramente rotto i co-glio-ni! con frenzienstein siamo in rotta verso la mafiocrazia di stato e questi signori e queste signore sono ancora in giro con i discorsi
di autoritarismo M5S, ma andate a affanculo, Amen!» Firmato con uno pseudonimo: pillolo.
Questa compita risposta è messa in
evidenza, con ogni probabilità dai gestori del sito. Segue una lunga serie di
commenti, quasi tutti che attaccano la
professoressa e difendono il movimento dalle accuse di una gestione non democratica, a partire dall’espulsione dei
parlamentari dissidenti. Uno sfogatoio
che raccoglie umori più che opinioni
politiche e che spesso si limita a sostenere i messaggi più grezzi di Beppe
Grillo, a comiciare appunto dal «Vaffa»
generalizzato, condito in questo caso
da un astio di fondo verso gli intellettuali.
ASPIRANTI EURODEPUTATI
Scoppia in rete la «candidite» 5 Stelle, è caos
Boom di autocandidati nel primo
round di votazioni on line per la scelta
di chi andrà nelle liste del Movimento
Cinque Stelle alle europee, lanciate da
Grillo ieri dalle 10 alle 21, anche se
l’avviso sul blog è spuntato alle 10,30.
Ma in rete è il caos, e intervengono
anche tanti parlamentari. Roberta
Lombardi, deputata M5s, lancia
l’allarme «candidite»: in troppi
sarebbero pronti a candidarsi solo per
occupare una poltrona, tranne 40
attivisti conosciuti sul territorio «gli
altri circa 700 (700!) hanno ceduto al
richiamo del bottone della
candidatura alle Europarlamentarie»,
magari anche «persone che hanno
tappezzato internet con insulti a noi».
Tra i commenti al post di Grillo c’è
chi lamenta la mancanza di «tutte le
descrizioni e io mi aspettavo candidati
presi almeno tra gli attivisti....»; oppure
non ci sono i curricola o non sono stati
salvati dal sistema operativo. C’è chi
critica ma si propone, o c’è chi plaude
al metodo: «Fatto, votato e sono
contentissimo». Un altro invece
osserva critico: «Ma come faccio a
scegliere tra 491 persone nella
circoscrizione Sicilia?».
La senatrice Barbara Lezzi informa
che dal 4 aprile ci sarà la mobilitazione
in piazza per i candidati M5S, mentre
fioccano suggerimenti dagli stessi
parlamentari. La senatrice Elena
Fattori avvisa: «Non postate sul mio
profilo endorsement per candidature
europee. Non è 5 stelle! Ognuno lo
scriva sulla sua bacheca e basta. Non
voterò nessuno di quelli che lo
chiede». In linea la deputata Giulia Di
Vita: «Non voterò nessuno dei
candidati che mi invita a farlo in alcun
modo. Credo sia una buona prassi da
seguire». Tra gli appelli anche quello di
Alessandra Bencini, espulsa dal
gruppo 5 Stelle del Senato per aver
presentato le sue dimissioni e ora al
Misto. E ricorda l’importanza del voto
di genere, «nella lista finale dovrà
esserci un rapporto di 2/3 e 1/3».
C’è chi sospetta, però, che i
curriculum stessi siano selezionati dai
leader, Grillo e Casaleggio, gli unici a
conoscere e poter intervenire sul blog,
e quindi a indicare le scelte.
RASSEGNASTAMPA
6
martedì 1 aprile 2014
POLITICA
BIANCA DI GIOVANNI
ROMA
Entro il 10 aprile il Def con le linee programmatiche dello sconto Irpef, la settimana dopo i decreti attuativi. Sarà l’uovo di Pasqua a portare la sorpresa degli
sgravi fino a 80 euro in busta paga a 10
milioni di italiani. È stato lo stesso premier ieri ad annunciare la tabella di
marcia. «Per qualche settimana gli appuntamenti subiscono una severa frenata, domani sarò a Londra, mercoledì
a Bruxelles e poi da giovedì a tempo pieno sulle questioni interne», ha dichiarato, non nascondendo un leggero slittamento del calendario della svolta. Si
tratta di pochi giorni (ci si aspettava tutto entro inizio aprile), ma forse decisivi
per le tasche dei cittadini. Applicare
nuovi sconti in busta paga, infatti, richiede in media un mese e mezzo, visto
che i sostituti d’imposta dovranno creare nuovi software. Insomma, delle due
l’una: o i datori di lavoro si dovranno
dotare di task force per una corsa contro il tempo, oppure i cittadini saranno
costretti ad aspettare fine giugno per
vedere il risultato concreto. In ogni caso le date ora sono fissate: l’8 o il 9 aprile Il Documento di economia e finanza,
il 15-16 i decreti. Parola di premier.
Ciò non toglie che l’obiettivo resta
immutato: destinare 10 miliardi di euro
su base annua a 10 milioni di lavoratori
dipendenti. Lo strumento è l’aumento
della detrazione da lavoro dipendente,
che passerebbe da 1.880 euro a 2.400.
Il beneficio maggiore si concentrerà
sui redditi tra i 20 e i 23mila euro annui. Ancora nulla di fatto per i cosiddetti «incapienti», cioè coloro che sono tanto poveri da non pagare le tasse o il cui
prelievo si azzera grazie alle detrazioni
già esistenti. Il tesoro sta ancora valutando se ci sono i margini per dare un
segnale anche a questo gruppo di dipendenti, ma sarà molto difficile reperire i
due miliardi in più necessari.
Per il solo 2014 infatti si tratta di reperire «soltanto» (si fa per dire) 7 miliardi, che deriveranno per la maggior parte dai tagli di spesa, come annunciato
in una recente intervista dal ministro
Pier Carlo Padoan. Un cifra importante, considerando anche il fatto che l’esecutivo dovrà reperire anche un miliardo per rifinanziare le cig in deroga. Tra
le voci a rischio tagli ci sarebbe anche la
.. .
Gli 80 euro in più al mese
si concentreranno
sui redditi tra 20 e 23mila
euro all’anno
Sconto Irpef, corsa contro il tempo
● Il premier annuncia: decreti attuativi prima di Pasqua ● Margini stretti
per l’adeguamento in busta paga a maggio ● Tagli alla sanità per un miliardo
sanità per circa un miliardo. Giova ricordare che anche l’esecutivo Letta era
intenzionato a ridurre di due miliardi
proprio il fondo sanitario nazionale,
con l’obiettivo di abbassare il cuneo fiscale. L’operazione tuttavia fu bloccata
dall’intervento della ministra Beatrice
Lorenzin. Stavolta si starebbe valutando un taglio alla spesa farmaceutica,
una mossa che potrebbe provocare la
reazione dell’industria del settore, già
più volte scesa sul piede di guerra.
DUELLO RENZI BRUNETTA
Operai al lavoro, attendono le buste paga di maggio FOTO LAPRESSE
Non c’è scampo per il Cnel: sarà abolito
C’è chi l’ha chiamato «cimitero degli
elefanti» (Stefano Livadiotti, su
L’Espresso) e chi (Vittorio Emiliani,
proprio su l’Unità) considera «una missione impossibile da 60 anni» eliminarlo. Parliamo del Cnel - acronimo
che sta per Consiglio nazionale
dell’Economia e del lavoro -, organo
di mediazione degli interessi di lavoratori e imprese, che può esprimere
pareri (non vincolanti, ben inteso) e
di cui il Consiglio dei ministri presieduto da Matteo Renzi ha deciso l’abolizione con un Ddl costituzionale. Aggiungendo ieri che si tratta solo di un
«antipasto» della spending review.
È la Carta stessa a prevedere il
Cnel all’articolo 99, che ne definisce
la composizione («esperti e rappresentanti delle categorie produttive»),
gli obiettivi («È organo di consulenza
delle Camere e del Governo») e le funzioni («Può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e
sociale»).
Il Cnel - effettivamente costituito
nel 1957 - è composto da 64 consiglieri con un mandato di 5 anni (quello in
corso terminerebbe il 27 luglio 2015),
di cui 10 esperti, «qualificati esponenti della cultura economica sociale e
giuridica», 48 rappresentanti di imprese e sindacati, e 6 a nome delle associazioni di promozione sociale e del
volontariato. A questi vanno aggiunti
circa 90 dipendenti che, con la cancellazione dell’ente, saranno ricollocati
nell’amministrazione. Dal 2005 il presidente è Antonio Marzano, ex ministro del governo Berlusconi. La sede
è a villa Lubin, a Roma, nella cornice
verde sopra villa Borghese.
Ma la motivazione che spinge l’esecutivo Renzi a tirare dritto, nonostante si sia alzata la voce contraria tra i
sindacati, sta nei numeri, che certificano un certo deficit di produttività e
dei costi esorbitanti. In oltre 50 anni
di attività il Cnel ha elaborato 970 documenti (dati del sito ufficiale), tra
cui 14 disegni di legge, nessuno dei
quali approvato in Parlamento. Nonostante il governo Monti sia riuscito
nel 2012 a dimezzare il numero dei
consiglieri, per il Cnel lo Stato italiano ha stanziato tra i 15 e i 20 milioni
di euro all’anno, tra stipendi del personale, consulenze esterne, contratti
di ricerca, rimborsi spese e indennità:
quasi due milioni di euro è il capitolo
delle «competenze fisse e continuative» per il presidente Marzano, i due
A. BO.
vice e i 64 consiglieri.
Sulle ipotesi di copertura (che si conosceranno solo con il Def) si consuma anche un duello a distanza tra Matteo renzi e Renato Brunetta. Il presidente dei
deputati di FI aveva parlato di «tasse
camuffate» per finanziare la manovra.
«Fa propaganda - controbatte Renzi
con una buona dose di ironia - Il professor Brunetta, mancato premio nobel,
adesso è anche un veggente: già conosce una manovra che non abbiamo nemmeno pubblicato. O ha doti di chiaroveggenza, cosa che sarebbe apprezzabile, o fa propaganda politica».
Per le altre voci oltre la sanità, la strada è segnata dal dossier Cottarelli, debitamente rivisitato a Palazzo Chigi. Una
voce pesante sarà quella relativa all’acquisto dei beni e servizi. Ma per il premier è imprescindibile il taglio degli stipendi dei manager e dirigenti pubblici.
Una sforbiciata che potrebbe fruttare
anche qualcosa in più dei 500 milioni
indicati dal commissario alla revisione
della spesa, e arrivare a 700 milioni.
L’ipotesi è quella di congelare i premi,
anche se in questo caso il taglio non sarebbe strutturale, come vorrebbe Padoan. Così come non è strutturale (e forse «indigesto per l’Ue) utilizzare il margine creato dal calo dello spread. Si tratta infatti di una voce che secondo le regole di bilancio europee può essere utilizzata solo a consuntivo. Basta poco, infatti, per riportare tempesta sui mercati finanziari. Risparmi di spesa dovrebbero arrivare dalla Difesa, anche escludendo la partita degli F35 rimasta per
ora in sospeso.
.. .
Padoan vuole misure
strutturali, ma spunta
lo stop temporaneo
ai premi dei dirigenti
La gelata dei prezzi conferma la crisi dei consumi
A marzo inflazione allo 0,4%, minimo da ottobre
del 2009 ● Confcommercio: rischio deflazione
●
GIUSEPPE CARUSO
MILANO
Una crisi dei consumi così acuta da
far calare perfino il prezzo delle sigarette. Fatto che non accadeva da dodici anni (gennaio 2012). È l’immagine
di un Paese che spende solo lo stretto
necessario, quella che emerge dalle
rilevazioni Istat sull’inflazione. La crisi gela i prezzi, con il tasso annuo d’inflazione che a marzo si è fermato allo
0,4% (dallo 0,5% di febbraio), segnando il minimo dall’ottobre del 2009.
Negli ultimi cinque mesi la crescita
dei prezzi si è così dimezzata e su base mensile l’aumento è stato appena
dello 0,1%.
CARRELLO
Anche i prezzi del così detto «carrello
della spesa» a marzo, su base annua,
ristagnano: i beni alimentari, per la
cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,3% su base mensile
e crescono dello 0,7% su base annua,
rallentando rispetto a febbraio( +1%).
L’ Istat informa che si tratta, a livello
tendenziale, del minimo registrato
da novembre 2010.
Nel complesso la brusca frenata
dei prezzi, che arriva dopo un primo
stop già registrato a febbraio, deriva
soprattutto dal calo del costo dei carburanti su base annua. L’effetto
dell’aumento delle accise in questo
mese non si è quindi fatto sentire. Anche gli alimentari freschi hanno contribuito a sfiammare i listini, ma
dall’Istituto di statistica precisano
che «l’ulteriore attenuazione delle dinamiche inflazionistiche riguarda
quasi tutte le rimanenti tipologie di
beni e servizi».
La situazione italiana è comunque
in linea con quella dei paesi che aderiscono all’euro, visto che l’inflazione è
in calo allo 0,5% a marzo, come certifica l’Eurostat. A febbraio era a 0,7%.
I servizi hanno subito gli aumenti più
elevati(1,1% contro l’1,3% di febbraio), seguiti da cibo, alcool, tabacco(1% contro 1,5%),i prodotti industriali non energetici (0,3% contro lo
0,4% di febbraio) e l’energia (-2,1%
contro -2,3% di febbraio).
Il tutto in attesa che il prossimo giovedì la Banca centrale europea decida quali misure prendere riguardo al
costo del denaro. E proprio in questo
ottica il Fondo monetario internazionale, preoccupato per la bassa inflazione, ieri ha ufficilamente chiesto alla Bce di agire sui tassi, con un ulteriore allentamento.
CROLLO
Tornando all’inflazione italiana, la
Coldiretti fa sapere, sulla base delle
analisi dell’Istat, che c’è stato «un
crollo del 6,5 per cento dei prezzi delle verdure fresche e del 3,6 per cento
della frutta, che hanno spinto in misura determinante al contenimento del
tasso di inflazione a marzo rispetto
allo scorso anno. Un contributo determinate è venuto dal crollo dei prezzi
dell’ortofrutta per effetto di una andamento stagionale anomalo, ma anche
per il crollo nei consumi da parte delle famiglie che continuano a tagliare
le spese per l’alimentazione».
I dati sull’inflazione di marzo «dicono che la ripresa è debole»: è l’analisi
del capo economista di Nomisma,
Sergio De Nardis, secondo cui «il ritmo di incremento dei prezzi al consumo è ancora in discesa, comunque lo
si consideri: con o senza energetici,
con o senza alimentari». Preoccupata
resta la Confcommercio per la quale
occorre evitare che il nostro Paese
«scivoli in una pericolosa situazione
di deflazione che diventa ogni mese
sempre meno improbabile».
RASSEGNASTAMPA
7
martedì 1 aprile 2014
GIUSEPPE VESPO
MILANO
Finisce prescritto il reato di concorso
nella rivelazione di segreto d’ufficio
per la pubblicazione su IlGiornale della
famosa telefonata - «abbiamo una banca» - tra Piero Fassino e Giovanni Consorte, costato in primo grado la condanna a un anno di Silvio Berlusconi e
a due anni e tre mesi del fratello Paolo.
Si chiude così, con la sentenza emessa
ieri dalla corte d’Appello di Milano,
una delle vicende giudiziarie più raccontate degli ultimi anni.
Una storia cominciata nell’estate
calda delle scalata bancarie, quando
mentre qualcuno faceva il «furbetto»,
Unipol legittimamente si muoveva per
conquistare la Bnl. Era il 2005, la magistratura indagava sul risiko bancario
che si andava profilando in quelle giornate convulse, e in una delle diverse
inchieste aperte dalla magistratura finiva anche l’intercettazione tra l’allora segretario Ds, Fassino, e il numero
uno della compagnia assicurativa, Consorte. Pochi mesi dopo, il 31 dicembre,
quella telefonata era ancora coperta
dal segreto investigativo, non era stata
nemmeno trascritta. Eppure ne veniva pubblicato il contenuto sulle pagine
del quotidiano della famiglia Berlusconi.
La notte di Natale un imprenditore
la cui società registrava le telefonate
per conto della procura di Milano ne
aveva portato una copia a villa San
Martino, ad Arcore. Un dono inaspettato, un regalo per accreditarsi al premier, la cui pubblicazione fece scalpore nell’opinione pubblica di lì a pochi
mesi chiamata alle elezioni. Nelle motivazioni di primo grado, i giudici scrissero: «Silvio Berlusconi quella sera
ascoltò attraverso il computer», «senza l’apporto di Berlusconi non si sarebbe mai realizzata la pubblicazione».
La telefonata poi si rivelò ininfluente
dal punto di vista penale, oltretutto
l’operazione Unipol-Bnl non ebbe il seguito sperato dai vertici della compagnia assicurativa.
Nastri Unipol, Berlusconi
se la cava con la prescrizione
● La sentenza in Appello. In primo grado l’ex premier era stato condannato
a un anno per la pubblicazione sul Giornale della telefonata Fassino-Consorte
pochi mesi, sul reato di rivelazione di
segreto sarebbe intervenuta la prescrizione, così come decretato ieri dai giudici della seconda corte d’Appello. Durante l’udienza, però, i legali dei fratelli Berlusconi hanno chiesto l’assoluzione nel merito dei loro assistiti. In particolare, per quanto riguarda l’ex premier l’avvocato Nicolò Ghedini ha sostenuto che non esiste «la prova del
contributo causale» da parte di Silvio
Berlusconi nella violazione del segreto
di ufficio che poi ha portato alla pubblicazione della telefona sul Giornale.
«Berlusconi è stato condannato in primo grado per concorso morale nel segreto d’ufficio - ha detto Ghedini - non
ho mai visto una cosa del genere in
trenta anni». L’altro legale di Berlusconi, Piero Longo, nella sua arringa si è
augurato che ai giudici non faccia «velo» il nome degli imputati. «Avete un
compito non facile, mi piacerebbe che
l’imputato si chiamasse Brambilla o
Provolone e non Silvio Berlusconi». A
uguali conclusioni è giunto l’avvocato
Federico Cecconi che ha chiesto l’assoluzione nel merito per Paolo Berlusconi.
Prima delle difese sono intervenute
l’accusa, sostenuta dal sostituto procuratore generale Daniela Meliota, che
ha chiesto la prescrizione perché non
c’è «l’evidenza conclamata dell’innocenza degli imputati», e la parte civile,
l’avvocato Carlo Federico Grosso per
il sindaco Piero Fassino.
Dopo due ore di camera di consiglio, il colelgio presieduto da Fabio Paparella ha sentenziato il «non luogo a
procedere in ordine ai reati ascritti»
per l’intervenuta prescrizione. Dunque si esaurisce il percorso giudiziario, si estingue il reato, resta però una
storia. Con una fine. Il collegio ha confermato gli ottanta mila euro di risarcimento al sindaco di Torino. Le motivazione saranno depositate tra un mese.
Nessun commento a caldo dagli avvocati dei fratelli Berlusconi, «aspettiamo di leggere le motivazioni».
«VANNO ASSOLTI NEL MERITO»
La vicenda del «nastro di Natale» venne raccontata solo qualche anno dopo,
tra l’autunno 2009 e i primi mesi del
2010, in esclusiva sulle pagine de l’Unità. Mentre la condanna in primo grado
dell’ex premier e del fratello, editore
del Giornale, è arrivata il sette marzo di
un anno fa. Il collegio guidato dal giudice Oscar Magi definì anche un risarcimento provvisionale di ottanta mila euro per Piero Fassino.
Già allora era chiaro che, nel giro di
Silvio Berlusconi FOTO LAPRESSE
Voto di scambio, decreto per superare lo stallo
I
l voto di scambio diventerà legge
con un decreto del governo. Gli uffici di via Arenula sono già al lavoro
su indicazione dello stesso ministro
Guardasigilli Andrea Orlando. «Questione di giorni», promette Walter Verini, capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera e paziente tessitore
di una tela che deve riuscire a tirare fuori dalla palude dei rimpalli parlamentari e dei veti incrociati delle toghe, una
norma di cui il paese ha assolutamente
bisogno prima di andare al voto a maggio.
Oggi si riuniranno i parlamentari del
Pd, poi il confronto con il ministro Orlando e infine il maxiemendamento che
sostituirà il testo ora fermo alla Camera. Tutto ciò prima delle amministrative di fine maggio. Con buona pace dei
candidati che dovranno stare molto attenti, in campagna elettorale, a cosa
promettono e a cosa offrono. Si potrà
essere accusati di voto di scambio, infatti, ogni volta che un politico o un candidato o un amministratore «accetteranno la promessa di procurare voti in cambio dell’erogazione o della promessa di
erogazione di denaro o di qualunque altra utilità». Parole che contengono
un’infinita varietà di casi come spesso ci
raccontano i fascicoli giudiziari. L’erogazione, come si dice in gergo, spesso è
un posto di lavoro, un appalto, una concessione edilizia o di commercio. Altre
IL CASO
CLAUDIA FUSANI
@claudiafusani
In settimana la decisione
del governo. Le barricate
di FI e i dubbi delle toghe
Oggi riunione dei deputati
Pd. Il ruolo di mediatore
giocato da Verini
volte, questioni basilari come una casa
in affitto o una casa dove vivere. Per
non parlare di buoni pasto per il supermercato. Tutti comportamenti, fatti, circostanze – «fattispecie» come si dice nel
lessico giudiziario – che finora sono state difficilmente dimostrabili in un’aula
di tribunale.
Al decreto si arriva dopo un pericoloso stallo del disegno di legge fermo alla
Camera dove dovrebbe affrontare la
sua terza e definitiva lettura. E con una
formulazione assai più allargata rispetto a quella approvata in prima lettura
alla Camera. Il testo attuale prevede infatti anche «la disponibilità a soddisfare
gli interessi o le esigenze dell’associazione mafiosa».
Da qui nasce lo stallo. E il terrore di
andare a votare a maggio senza una legge seria sul voto di scambio (finora il reato scatta solo se c’è passaggio di danaro,
difficilmente dimostrabile). Dieci giorni fa Forza Italia ha alzato le barricate
dicendo che si tratta di una norma eversiva «perché offre ai magistrati ampi
margini di discrezionalità nell’intervento» e «costringe ad affrontare la campagna elettorale con l’avvocato accanto».
Una norma che, insieme a quella relativa al traffico illecito di influenze, potrebbe decimare in corso d’opera la campagna elettorale. Per motivi opposti, è arrivata alla stessa conclusione anche la magistratura. Il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli lo ha spiegato così: «Rischiamo di aprire molti processi e di
portarne assai poco a conclusione. Serve una norma più definita per una lotta
efficace contro mafia e corruzione».
La magistratura si è messa in moto a
modo suo. La politica ha ascoltato. In
mezzo, in questi dodici mesi di stallo (il
primo via libera alla Camera arrivò a luglio 2013) ci sono state idee confuse. Anche nello stesso Pd. Basti dire che il primo testo uscito dalla Camera (luglio
2013)fu accusato al Senato di essere
troppo debole. E adesso, il testo uscito
dal Senato, alla Camera viene considerato troppo forte ed estensivo. Essendo arrivati alla vigilia di una importante tornata elettorale, urge correre ai ripari.
In questi giorni lo hanno chiesto don
Ciotti, il presidente di Libera, Rosy Bindi presidente della commissione Antimafia, e tutto il mondo dell’antimafia. È
stato Verini in questi giorni a farsi carico di trovare una soluzione parlando
con le varie anime del Pd, tra chi come i
senatori Lumia e Casson propendono
verso accezione più ampia e chi invece
comprende le perplessità delle toghe.
Una mediazione alla fine c’è stata anche con l’Anm. Preziosi consigli anche
dal nuovo commissario Anticorruzione
Raffaele Cantone. E si arriva alla terza
edizione del reato di voto di scambio.
Che recita: è punito con una pena che
va dai 7 ai 12 anni il politico che «accetta
la promessa di procurare voti in cambio
dell’erogazione o della promessa di erogazione di danaro o di qualunque altra
utilità». Sparisce «la disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione».
Questa dizione soddisfa anche Ncd,
forza di maggioranza che restava con
qualche perplessità. Ma soprattutto
mette a tacere le toghe. Che, soprattutto, temevano di veder improvvisamente
tipizzato, cioè spiegato e circoscritto,
un non-reato (non è previsto dal codice)
come quello del concorso esterno in associazione mafiosa. Un reato che nessun giurista ha mai voluto, o potuto scrivere, perché impedirebbe sul nascere
molte inchieste.
Angelino Alfano FOTO LAPRESSE
Alfano: cento
soldati in più
per la Terra
dei Fuochi
CATERINA LUPI
ROMA
La lotta alla criminalità organizzata
sarà condotta dallo Stato «tutti insieme e pancia a terra» e per la Terra
dei Fuochi ci saranno «cento uomini
in più». Lo ha annunciato ieri da Napoli il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che ha lanciato la campagna «Bonifiche Camorra free», per il
controllo di tutti gli appalti.
Cento militari dell’esercito in più,
quindi soldati e non poliziotti, saranno trasferiti nella cosiddetta Terra
dei fuochi per presidiare il territorio. Un rinforzo di uomini che saranno dislocati nel napoletano e nel casertano nell’ambito di una «rimodulazione del piano», ha spiegato il responsabile del Viminale, assicurando che non sarà una militarizzazione del territorio ma un presidio. I militari saranno nella terra dei fuochi
«per tutto il tempo che sarà necessario», ha assicurato Alfano ribadendo
quanto già annunciato nei mesi scorsi dall’ex ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, ora Guardasigilli.
Al termine del Comitato nazionale dell’ordine e la sicurezza pubblica
nella Prefettura di Napoli, Alfano ha
sottolineato che dal vertice è arrivato «un altro suggerimento, quello di
rafforzare le fattispecie penali del
contrasto ai reati ambientali, in particolare quella del disastro colposo».
La partita dello Stato, dunque, è su
tre livelli: «Scoprire il fatto e punire i
responsabili - elenca il ministro - bonificare le aree in modo «camorra
free», evitando cioè le infiltrazioni
della criminalità organizzata e, dopo la bonifica, evitare il paradosso
che le aree bonificate vengano riutilizzate per nuovi sversamenti illegali». E sul fronte del contrasto all’infiltrazione dei clan negli appalti per le
bonifiche, Alfano annuncia a breve
un protocollo tra governo, Regione
e Prefettura per la trasparenza degli
appalti.
I cento uomini in più per la Terra
dei Fuochi, saranno divisi tra Napoli
e Caserta: «Si tratta di militari che
affiancheranno le forze dell’ordine
alle quali restano affidate le indagini», spiega il sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano, che sostiene la proposta del ministro omonimo, di «fare una mappatura strada
per strada a Napoli al fine di individuare i colpevoli dei reati».
Il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, apprezza le
novità e l’introduzione di «regole severe» per il controllo sugli appalti relativi alle bonifiche. Quanto ai beni
confiscati alla criminalità, il ministro ha spiegato che è necessaria
«una rivisitazione dell’organizzazione, riorentando la destinazione degli stessi beni». E si potrebbe «allargare la platea di coloro che possono
beneficiare dei beni confiscati» studiando il modo attraverso il quale si
potrà metterli «sul mercato per consentirne la vendita».
RASSEGNASTAMPA
12
martedì 1 aprile 2014
ECONOMIA
Morti d’amianto
all’Alfa di Arese
La Fiom chiede
di essere
parte civile
GIUSEPPE VESPO
MILANO
Assemblea azionisti Fiat: Sergio Marchionne e John Elkann FOTO LAPRESSE
Marchionne saluta: goodbye Torino
Fiat, ultima assemblea degli azionisti
al Lingotto: «Adesso lotteremo coi giganti dell’auto»
● La promessa: «Non ci sono esuberi in Italia»
● Elkann: «Abbiamo salvato Rcs dal fallimento»
●
LAURA MATTEUCCI
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«Entro il 2018 Fiat Chrysler Automobiles venderà oltre 6 milioni di vetture». Il
che non solo significa aumentare di quasi un terzo le vendite di quest’anno, previste sui 4,5-4,6 milioni di pezzi, ma anche aggiungere un nuovo tassello alla
realizzazione della previsione di Sergio
Marchionne fatta a inizio crisi che nel
giro di qualche anno sarebbe rimasto
uno sparuto gruppo di grandi costruttori globali a spartirsi il mercato. Già con
la fusione, del resto, viene coronato «un
grande progetto industriale e culturale
che abbiamo iniziato nel 2009», diventando il «settimo produttore di automobili del mondo». Fiat dà l’addio a Torino
con l’ultima assemblea ordinaria in Italia prima del trasloco ad Amsterdam, in
Olanda, dove avrà sede la nuova Fca.
L’ultima assise dei soci a Torino sarà
quella straordinaria per il via libera alla
fusione con Auburn Hills, che si terrà
durante l’estate. Ma prima, il 6 maggio
a Detroit, verrà illustrato il nuovo piano
industriale. «Con l’acquisto di Chrysler
finisce la vita precaria di Fiat - dice il
presidente John Elkann - Con Fca abbiamo la possibilità di giocare una partita
vera. A Detroit vi racconteremo quello
che Fca farà nei prossimi anni. Noi non
siamo nostalgici. Per il futuro aspettate-
Nel diciottesimo anniversario della
scomparsa di
MAURO TOGNONI
la moglie e il figlio ne conservano
vivo l’affettuoso ricordo
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vi ancora tante buone notizie». Poi, ricordando la scomparsa dello zio Umberto Agnelli, nel maggio di 10 anni fa, «Il
marchio Fiat resterà sulle auto», informa Elkann.
NESSUNA NOSTALGIA
Marchionne conferma gli obiettivi finanziari per il 2014 (utili della gestione
ordinaria a 3,6-4 miliardi di euro, utile
netto a 0,6-0,8, indebitamente netto industriale tra 0,8 e 1,3 miliardi) a fronte
di 4,5 milioni di auto vendute (4,35 milioni lo scorso anno). E, sull’Italia, «confermiamo che non ci sono eccedenze negli stabilimenti italiani - dice - A Grugliasco abbiamo riassunto tutti gli addetti
più mille unità di Mirafiori dove con i
nuovi investimenti saranno riassorbiti
tutti». Discorso chiuso, invece, per Termini Imerese: «È un capitolo chiuso dal
punto di vista produttivo, già in passato
siamo stati molto chiari. Faremo comunque tutto ciò che è necessario per
aiutare a completare il passaggio». L’ad
rivendica i risultati ottenuti in questi an-
.. .
Confermati gli obiettivi
finanziari per il 2014
Il nuovo piano industriale
verrà presentato a Detroit
ni, ricordando che Fiat e Chrysler nel
2003 erano al decimo e al dodicesimo
posto nella classifica dei costruttori
mondiali, mentre adesso, insieme, sono
al settimo posto: «Dieci anni fa insieme
vendevano 4,4 milioni di auto, ma entrambe le aziende erano in profondo
rosso, mentre oggi hanno un utile di 3,4
miliardi».
E, a proposito dell’addio a Torino,
«sarei un ingenuo - dice sempre Marchionne - se non sapessi che ci sono
aspetti emotivi non solo qui in Italia ma
anche al di là dell’Oceano legati alla storia secolare dei due gruppi: Fiat
quest’anno compirà 115 anni, Chrysler
90 il prossimo. Può nascere la sensazione che si perda qualcosa, ma la nostra
forza deriva proprio dall’unione di queste due realtà, ognuna conserverà la
propria identità e metterà a disposizione dell’altra i propri punti di forza».
Quanto allo spostamento della sede fiscale del gruppo nel Regno Unito, «non
ci aspettiamo che comporti aspetti significativi sul carico fiscale, non ci sono
vantaggi», sostiene.
La quotazione a New York, invece,
non cambierà i rapporti con Rcs, dove
Fiat è primo socio col 20%: «Non abbiamo alcuna intenzione di scorporare Rcs
- dice Marchionne - ma ci quoteremo
con Rcs in pancia». Sul tema prende la
parola anche Elkann: «Per senso di responsabilità - dice - ci siamo impegnati
a salvare Rcs dal fallimento. Oggi le cose stanno andando molto meglio e perciò non ci sarà nessun altro investimento». Insomma, l’intervento in Rcs è stato un atto di responsabilità verso un
gruppo di cui il Lingotto è azionista da
30 anni. Questa in sintesi la posizione di
Elkann: «Se non avessimo affrontato il
problema Rcs sarebbe fallita», ricorda.
«Non abbiamo deciso di entrare nel
mondo dell’editoria - aggiunge - Un anno fa la società stava per fallire, i soci un
anno fa hanno dato disponibilità ad un
pacchetto di rifinanziamento, mancava
una parte importante per poter completare la ricapitalizzazione e dunque per
senso di responsabilità ci siamo impegnati a salvare Rcs da fallimento», spiega Elkann, secondo cui Rcs si sta avviando verso un percorso di normalizzazione. «Esiste un grande dibattito su editori puri o impuri, la realtà e che le società
editrici, come le altre del resto, indipendentemente dall’assetto proprietario sono bene o male gestite». E ancora: «La
cosa che ci dà più soddisfazione è che in
un anno, da quando abbiamo preso questa responsabilità, le cose stanno andando molto meglio, con risultati in linea
con quanto annunciato. Rcs è una società che anticiperà nel 2014 ciò che dovrà
fare nel 2015 e farà meglio di ciò che ci
aspettavamo. E questo lo vediamo anche dall’andamento del titolo di Borsa».
La battuta finale di Marchionne è per
il governo in carica: «Bisogna dare a
Renzi la possibilità di portare avanti il
processo di riforme. Siamo in luna di
miele, i mercati stanno apprezzando ciò
che sta succedendo in Italia, non vorrei
interrompere questo incantesimo».
.. .
Entro il 2018 Fca venderà
6 milioni di vetture,
quest’anno le consegne
saranno a 4,5-4,6 milioni
Un sit-indavanti al Tribunale per dire
che «noi ci siamo» e «che saremo presenti in tutti i processi, anche per alzare il livello di guardia». Non era
mai accaduto a Milano, ed è anche
una fortuna, che la Fiom-Cgil potesse chiedere di costituirsi parte civile
in un processo sulla morte di un numero così alto di operai che la procura ritiene vittime di amianto.
La vicenda è quella della Alfa Romeo di Arese, storica fabbrica chiusa
nel Duemila, finita al centro di una
delle più grosse indagini milanesi
sull’asbesto nei luoghi di lavoro: 21
operai, impiegati nella casa automobilistica tra gli anni Ottanta e i Novanta, sarebbero stati esposti al minerale killer senza le necessarie misure di
sicurezza. Per questo il pm Maurizio
Ascione ha chiesto il processo per sette ex dirigenti del Lingotto, tra i quali Paolo Cantarella, ex presidente di
Alfa Lancia spa e di Alfa Industriale
e di ex amministratore delegato di
Fiat Auto spa tra il 1991 e il 1996 e
attuale consigliere indipendente del
cda di Finmeccanica. Tramite i loro
legali, Cantarella e gli altri manager
coinvolti hanno sempre definito «infondate» le accuse della procura.
Ieri si è aperta l’udienza preliminare davanti al gup Simone Luerti, al
quale hanno chiesto di essere ammessi come parte civile all’eventuale
processo non solo i parenti delle vittime, ma anche la Fiom-Cgil, la Regione Lombardia, l’Asl 1 Milano, l’Inail,
Cub, Cobas, Medicina Democratica
e l’Associazione italiana esposti ad
amianto. Il gup ha rinviato tutto al
dieci giugno.
Durante l’udienza i sindacati (anche quelli di base, con un loro sit-in)
hanno presidiato l’ingresso del palazzo di Giustizia. Al presidio, tra gli altri, hanno partecipato il responsabile nazionale sicurezza sul lavoro del
sindacato, Maurizio Marcelli, il segretario milanese della Fiom-Cgil
Marcello Scipioni, e il gruppo di legali che assiste il sindacato delle tute
blu guidato dall’avvocato Luigi Mariani. «La scelta di costituirsi parte
civile al fianco dei familiari delle vittime - ha detto Scipioni - per la Fiom è
un atto doveroso per chiedere giustizia per le morti che si potevano evitare e contemporaneamente un tassello della nostra battaglia per la salute
e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
L’esposizione a sostanze nocive è un
tema che, ancora, passa spesso sotto
silenzio».
A BOLOGNA
Sacmi-Ima, fabbrica del cioccolato da 400 addetti
Una fabbrica per il cioccolato
nell’hinterland bolognese. È l’ultimo
progetto di Ima e Sacmi, due delle
punte di diamante della cosiddetta
packaging valley emiliana, che
hanno annunciato la realizzazione di
uno stabilimento a Ozzano (Bologna)
per l’impacchettamento del
cioccolato. L’investimento darà
lavoro a circa 400 addetti, tra
trasferiti e neoassunti, che
lavoreranno nei due edifici gemelli
costruiti su un’area di 78mila metri
quadrati (di cui 26mila edificati). I
lavori dovrebbero iniziare entro un
anno circa.
Il primo stabile ospiterà Cm Fima - la
società scaturita da Cmh, la joint
venture di Ima e Sacmi - che si
occuperà del confezionamento dei
prodotti, mentre il secondo sarà sede
di altre attività attinenti ai due gruppi.
Particolare attenzione è stata data
all’aspetto di risparmio energetico:
l’insediamento utilizza fonti
rinnovabili e impianti che gli
consentono l’autosufficienza. Alberto
Vacchi, amministratore delegato di
Ima (che ha chiuso il 2013 con ricavi
per 760,9 milioni), nonché presidente
di Unindustria Bologna, parla di «un
importante progetto di valorizzazione
del territorio dal punto di vista
occupazionale e produttivo». Sulla
stessa linea il collega Paolo Mongardi,
presidente Sacmi (compagnia
presente in ben 26 Paesi del mondo):
«Abbiamo tutte le carte in regola per
competere sul mercato
internazionale». Soddisfatto anche il
sindaco di Ozzano, Lorenzo Masotti:
all’amministrazione è infatti riservata
una porzione di un terzo edificio
nell’area.
ANDREA BONZI
RASSEGNASTAMPA
13
martedì 1 aprile 2014
Banca Monte Paschi non è più di Siena
Con la cessione
del 6,5% a due fondi
d’investimento,
la fondazione Mps cala
al 5,5% della banca
● Patto di sindacato
pari al 9 per cento
per «la stabilità
dell’azionariato»
●
L. V.
MILANO
Nessuna sorpresa, ma per Siena deve
comunque rappresentare un brutto colpo, ritrovarsi infine senza la sua banca.
La rinuncia della fondazione Mps al
suo ruolo di primo azionista della banca omonima era in gestazione da un
paio d’anni, da quando gli scandali sui
derivati della vecchia stagione Mussari
sancirono la fine dell’illusione che fosse comunque possibile, per una piccola
città, mantenere il pieno controllo di
un grande istituto di credito. Non lo
era, non dopo anni di malagestione e di
scelte irresponsabili. Così la fondazione che fino a tre anni fa deteneva oltre
il 50% del capitale di Monte Paschi è
scesa ieri al 5,5%. E si avvia a scendere
ulteriormente al 2,5%, quota con la
quale si presenterà all’aumento di capitale da 3 miliardi di euro in calendario
per maggio, pur accompagnato da un
patto di sindacato siglato con due fondi
d’investimento per cercare di conservare un qualche potere decisionale a Rocca Salimbeni.
Si tratta di «qualcosa in più di una
vendita perché abbiamo dato un futuro e delle fondamenta solide all’ente»
ha spiegato la presidente Antonella
Mansi, che in queste settimane, approfittando di un rialzo in Borsa del titolo
dell’80% rispetto ai minimi di dicembre, ha venduto una quota complessiva
del 27,9% del capitale della banca per
un incasso di circa 685 milioni di euro.
Più dei 400 milioni di euro strettamente necessari per saldare i debiti pregressi che la fondazione aveva accumulato
nel 2011 per difendere ad ogni costo il
suo pacchetto da maggioranza assoluta. Più di quanto avrebbe incassato a
fine anno se, come chiedevano i vertici
di Mps, l’aumento di capitale fosse stato anticipato a gennaio. Invece l’ente di
Palazzo Sansedoni, e il Comune di Siena che lo controlla, si sono rifiutati di
svendere, opponendosi alle richieste di
Alessandro Profumo. Ed ora, forti del
successo che ha permesso di salvare la
fondazione senza compromettere le opportunità di ricapitalizzazione dell’istituto di credito, che ieri ha guadagnato
il 4,87% a Piazza Affari, si avviano ad
essere soci tra i tanti.
Con la cessione del 6,5% effettuata
ieri ai fondi Fintech Advisory e Btg Pac-
tual Europe (il 4,5% alla società d’investimento con sede a New York, controllata dal messicano David Martìnez
Guzmàn e già nota alla cronache italiane come acquirente di Telecom Argentina, e il 2% al gruppo finanziario internazionale con sede in Brasile), l’ente
guidato da Mansi si accontenta del
5,5% e cede al fondo americano
BlackRock forte del 5,7% il ruolo di primo azionista.
Contemporaneamente alla vendita,
«anche al fine di contribuire alla stabilità dell’assetto societario della banca e
di preservare il significativo legame storico con il territorio di riferimento», è
stato sottoscritto con i due fondi un patto parasociale relativo alla governance
della banca, al trasferimento delle azioni conferite al patto e al mantenimento
delle quote per un totale del 9% del capitale di Mps. Un blocco che verrà composto dagli ultimi acquirenti odierni e
dal 2,5% della fondazione (che verosimilmente nelle prossime settimane limerà ulteriormente la sua partecipazione) e che sarà mantenuto anche dopo l’aumento di capitale da 3 miliardi
previsto per la fine della primavera.
Chissà se sarà sufficiente a «rafforzare
il legame tra banca e territorio dando
un contributo internazionale» come si
augura la presidente.
Monte Paschi, il futuro è aperto a nuovi azionisti
Missione compiuta:
ha vinto il mercato
non i soliti salotti
LUIGINA VENTURELLI
MILANO
«Era quello che volevamo». Nel giorno
in cui la città di Siena perde ufficialmente il controllo sulla banca che per
decenni è stata il centro propulsore del
suo sviluppo economico e del suo potere politico, le parole del sindaco Bruno
Valentini sono di soddisfazione. Un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. E non stupisce, visti i rischi di default che solo poco tempo fa incombevano sia sull’istituto di credito, sia sulla
fondazione.
L’INTERVISTA
Bruno Valentini
Il sindaco: anche Profumo
ha capito, in ritardo, che la
nostra linea è giusta. Da
400 milioni di debiti siamo
passati a 400 milioni di
liquidi e una piccola quota
Sembra passata una vita, ma solo pochi
mesi separano la fondazione del passatochedetenevail51%diMpsdaquelladi
oggi, presto al 2,5%.
la presa sull’istituto. Il nostro era piuttosto un ragionamento lucido per evitare una svendita del patrimonio della
fondazione».
Missione compiuta, dunque.
«Missione compiuta, nonostante a dicembre nessuno fosse disposto a pagare alla fondazione più dello stretto necessario per saldare il debito di 400 milioni che gravava sull’ente. Poi si è iniziato a capire che i fondamentali della
banca erano buoni e così il titolo Mps
ha cominciato a riprendersi in Borsa
con un apprezzamento dell’80% dai
0,15 centesimi dei minimi agli 0,28 della quotazione attuale. Così abbiamo
concluso un’operazione che rappresenta la più grande privatizzazione di
un’azienda nazionale, ma che si è basata su un principio semplice, quello della vendita ad un prezzo adeguato».
Anche il presidente Alessandro Profumo ve ne ha dato infine atto.
«Certo era meglio se ci pensava anche
prima. In ogni caso da 400 milioni di
debiti e un mucchio di azioni, oggi abbiamo 400 milioni di liquidi e una piccola partecipazione della banca».
Sulle vendite effettuate a marzo la Consob ha avviato un’indagine per accertare eventuali irregolarità relative alle informazioni date al mercato.
«I tempi ristretti in cui è avvenuta l’operazione di vendita della partecipazione
della banca dimostrano la verità di
quanto dicemmo a dicembre nell’opporci ad un immediato aumento di capitale: non si trattatva di un disperato
tentativo di prendere tempo, né di un
colpo di bassa politica per non mollare
«Un’indagine legittima. Mi chiedo però perchè la Consob non sia intervenuta anche alla fine dell’anno scorso,
quando il titolo Mps era bersagliato dalla speculazione. In ogni caso abbiamo
raggiunto il risultato che ci prefiggevamo: abbiamo reso contendibile il controllo della banca, evitando esiti disa-
strosi».
Vale a dire?
«Abbiamo evitato il commissariamento della fondazione e la nazionalizzazione della banca, dando così uno schiaffone a Beppe Grillo che proponeva di accollare alle finanze pubbliche i 4 miliardi di debiti della banca. Invece il prestito di quella cifra da parte dello Stato si
sta rivelando per la comunità nazionale un ottimo investimento, visto che
Mps nel 2013 ha pagato il 9% di interessi e presto sarà in grado di ridare anche
il capitale».
E che succederà ora a lla città di Siena e
alla sua ex banca?
«Speriamo di giocarcela insieme a degli azionisti stabili e responsabili, in
grado di capire che Siena è una piccola
città che riconquista la trasparenza della sua politica e della sua economia.
Adesso ci apriamo al mercato per scrivere una nuova pagina di buona finanza. Vince il mercato, trionfano i valori,
non i salotti».
Davvero nessun dispiacere?
«Certo, avremmo preferito evitare la
privatizzazione della banca, ma nel passato sono stati fatti errori clamorosi
con l’acquisto di Antonveneta, e abbiamo dovuto affrontare la situazione che
si era venuta a creare. Per quegli errori
abbiamo anche promosso un’azione di
responsabilità da 750 milioni di euro
nei confronti dei vecchi vertici della
fondazione e delle banche che concessero i prestiti, nonostante la violazione
dello statuto dell’ente che imponeva
un limite del 20% al rapporto tra patrimonio e indebitamento».
Alitalia-Etihad, accordo vicino
GIUSEPPE CARUSO
MILANO
«Entro questa settimana presenteremo i termini degli accordi con Etihad e
il nuovo piano industriale». Queste le
parole pronunciate ieri dal ministro
dei trasporti, Maurizio Lupi, sulla situazione Alitalia.
«Oggi è il 31 marzo» ha continuato il
ministro «e al Governo risultava che
una risposta definitiva rispetto alla
chiusura delle due diligence doveva arrivare entro la fine di marzo. Continuo
ad essere ottimista, perchè credo che
questo tipo di alleanza tra Etihad e Alitalia possa solo far bene al rilancio e al
rafforzamento di una compagnia di
bandiera che può giocare un suo ruolo
nella concorrenza del mercato».
Lupi ha pronunciato queste parole
al termine di un incontro a Milano con
il sindaco Pisapia e il presidente di Sea
Modiano. Un incontro che è servito soprattutto per rassicurare gli aeroporti
milanesi sul loro futuro.
A tal riguardo Lupi, ha detto che
«non c’è nessuna intenzione di indebolire il sistema aeroportuale milanese e
Malpensa, anzi da parte del governo
c’è la volontà di rilanciarlo. La strategicità di Malpensa all’interno del piano
nazionale degli aeroporti ci sarà anche
nella prospettiva di un accordo Alitalia-Etihad. Credo ci saranno benefici
per tutto il sistema aeroportuale e buone notizie anche su Malpensa. Tranquillizzo tutti gli uccelli del malaugurio, non esiste che il governo pensi che
tutti gli investimenti fatti su Malpensa
vengano buttati nel cestino. Ho confermato al sindaco e al presidente della
Sea che, a quanto mi risulta ma sarà
molto chiaro in questa settimana, negli
accordi tra le due imprese private Alitalia e Etihad, il piano industriale prevede non l’indebolimento di Malpensa,
ma il suo rilancio forte. Questo per noi
era uno degli asset fondamentali che
avevamo chiesto, nell’individuazione
di nuovi alleati per Alitalia».
Queste le parole del ministro, anche
se le prime anticipazioni parlano di
Etihad interessata ad usare gli slot Alitalia per collegare Linate con due suoi
hub del Nord: Berlino, servita da Air
Berlin (posseduta al 30%) e Zurigo da
Darwin (posseduta al 33,3%). Al tempo
stesso Alitalia potrebbe scegliere di
operare su Linate destinazioni che ora
sono servite da Malpensa, con una marginalizzazione dell’areoporto proprio
alla vigilia dell’Expo.
Roma, Autogrill licenzia 77 dipendenti con un fax
Il gruppo Autogrill ha chiuso il locale di via del Corso a Roma,
l’ex Caffè Aragno, e ha licenziato i 77 dipendenti con un
semplice fax. I lavoratori hanno protestato ieri davanti al locale nel
centro della capitale e raccolto la solidarietà dei cittadini.
RASSEGNASTAMPA
15
martedì 1 aprile 2014
COMUNITÀ
L’analisi
Il commento
Il cambiamento e il futuro della sinistra
I passi necessari
per non fallire
Alfredo
Reichlin
SEGUE DALLA PRIMA
E aggiungo subito che il senso di questo mie
note è dire che il terreno dell’azione e della
lotta politica si è spostato in avanti. Sono
convinto - ed è questa la cosa essenziale che lo spazio per le forze che vengono dalla
tradizione della sinistra e che non rinunciano a concepire la politica come espressione
di grandi ideali e lotta per cambiare il mondo, non si sono ristretti. Anzi, potenzialmente si sono allargati. Non si tratta di guardare
indietro ma di capire il senso di questo sorprendente presente che sembra voler cancellare di colpo tutto il passato. La spiegazione è che la vicenda italiana è giunta a un
punto di svolta. L’ordine economico-politico che ha dominato l’Europa non regge e la
conseguenza non è solo la crescita dei sovversivismi alla Grillo. Si è determinato anche una profonda rottura generazionale. Il
che significa che la politica non parla più
alla gente se non si misura con quel che di
nuovo e di profondo si muove al di là della
superficie e che riguarda la esperienza umana. I problemi politici cominciano a essere
anche antropologici. I giovani sentono che
l’ordine attuale (il «pensiero unico» mercatista) li condanna a non avere un futuro. Basta guardare le cifre della disoccupazione
giovanile nel mezzogiorno. È un genocidio.
Dietro la «rottamazione» c’è questa frattura.
È tempo quindi di mettere in campo qualcosa di più di una politica che guarda solo
nel breve periodo. Penso che bisogna cominciare a indicare anche un orizzonte,
una prospettiva. Non parlo di correnti politiche tradizionali ma della necessità di un
pensiero ideale e culturale che non rappresenti non freno ma un impulso allo sforzo in
atto del Pd di «europeizzare l’Italia». Parlo
di una visione, di una idea del futuro di questa lunga penisola protesa nel Mediterraneo e del suo ruolo in Europa. Una Europa
che non si chiuda in se stessa ma che si apra
al dialogo con i popoli nuovi. È evidente che
occorre risolvere i molti problemi di cui qui
non parlo: dal «fiscal compact» al ruolo del
Senato. Ma è difficile farlo se non viene
avanti una classe dirigente capace di coinvolgere la gioventù italiana dicendo ad essa
la verità. È la verità è che l’Italia è di fronte
a una sfida molto grande, a un vero e proprio appuntamento con la sua storia. Un
«prima» e un «dopo», come fu quella straordinaria prova del dopoguerra che allora vincemmo con la Costituzione di una Repubblica democratica.
La sfida che qualche decennio dopo ci ha
rivolto il processo di europeizzazione era,
L’intervento
Decreto lavoro,
modificare si può
Luigi
Mariucci
SEGUE DALLA PRIMA
Tanto meno può esserlo un decreto che viene da più parti criticato nel merito e non
per ragioni di schieramento. Ricapitoliamo le critiche. La liberalizzazione pressoché indiscriminata del contratto a termine
e dell’interinale, prevedendo ben otto proroghe senza giustificazione fino a tre anni
e senza alcun vincolo alla assunzione definitiva, e l’impoverimento del contenuto
formativo dell’apprendistato non contrastano ma rafforzano la precarietà. Contraddicono gli impegni alla «riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno
ed è, di questa natura. Siamo al centro di un
grandioso passaggio storico, di un cambiamento che rompe tutti i vecchi equilibri della società italiana. Che cambia il nostro posto nel mondo. Si dirà che io la prendo troppo da lontano. Non lo penso. Penso invece
che solo la consapevolezza della dimensione di questo problema è la condizione per
aiutare le forze nuove a venire in campo e a
combattere e a ritrovare una ragion d’essere e una prospettiva. A non regalarle a non
si sa chi. Bisogna uscire dalle macerie delle
vecchie ideologie e rimettere la lotta con i
piedi per terra. Bisogna tornare a pensare il
ruolo delle forze che io chiamo la sinistra
come inseparabile dal destino dell’Italia. Il
problema che ci sta di fronte è difficilissimo
ma chiaro.
Sta maturando è una grande crisi sociale. La verità è che questo modello di sviluppo non può più funzionare. Si parla di rilanciare la domanda. Ma una domanda (e una
crescita) basata su questo tipo di economia
e basato su una gamma di consumi come
quelli attuali finanziati in buona parte a debito non ha più margine. Così non rinascerà
mai una nuova civiltà del lavoro. Il rilancio
dell’economia richiede lo sviluppo di nuovi
consumi e quindi di una grande riforma dello sviluppo sociale e umano. Spetta a noi
definire un nuovo nesso tra crescita e valorizzazione del lavoro umano, nel nuovo bisogno di libertà e di difesa dell’ambiente. Se
non si fa questo il punto di rottura è più vicino di quello che pensiamo.
Dunque una prospettiva. Portare a compimento la europeizzazione dell’Italia (Mezzogiorno compreso) come il grande obiettivo del Pd di una nuova sinistra. Ma non nascondiamolo: questo non è un problema sol-
tanto economico. Comporta la ridefinizione della figura reale dello Stato-nazione, si
tratta di porre su nuove basi lo stare insieme degli italiani. Ma questa cosa non si può
fare dall’alto senza una mobilitazione di
grandi masse, senza una riforma della morale e della cultura degli italiani, senza cominciare a chiamare le cose col loro vero
nome. Cioè quali interessi e quali forze reali
sono in gioco e quindi senza mobilitare altre forze e altri interessi.
Si torna a rimpiangere Enrico Berlinguer. Ma questo fu il grande tema di Berlinguer, ciò che lui chiamò il «compromesso
storico». Non era solo e non era tanto uno
schieramento politico ma l’assillo di dar vita a un movimento reale e unitario che consentisse una «seconda tappa della rivoluzione democratica». Essendo la prima (l’antifascismo e l’avvento della Repubblica) rimasta incompiuta. E avendo egli ben chiaro
che senza di essa la grande svolta della modernizzazione che già allora era in atto anche a livello mondiale avrebbe avuto ben altri protagonisti. Ed è ciò che abbiamo visto:
la fine del compromesso democratico e la
«rivoluzione conservatrice».
Se guardo così alla sfida che abbiamo di
fronte capisco sempre meglio perché era decisiva la costruzione di un partito «nuovo»
(Scoppola). Non l’assemblaggio delle nomenclature di partiti del passato. Un partito della «nazione» (espressione per la quale
sono stato molto sfottuto). Insomma, un organismo capace di dare alla nazione italiana quel fattore di integrazione sociale e culturale che è sempre stato debole ma che
l’europeizzazione mette a rischio. Purtroppo non siamo riusciti a farlo. Ma forse troppi non hanno voluto farlo.
Maramotti
prodotto uno spezzatino insostenibile» e il
forte investimento su scuola e formazione
annunciati dal Jobs Act di Renzi nel gennaio 2014.
Collidono con le direttive della Unione
europea che vietano la reiterazione dei contratti a termine e l’uso distorto dell’apprendistato. Non premiano le imprese virtuose,
che investono sulla qualità del lavoro e della produzione, ma i comportamenti abusivi che fondano la cattiva gestione delle risorse umane sul reiterato ricatto occupazionale. Non alimentano nuova e buona occupazione, ma drogano il mercato del lavoro, rafforzando i dualismi e favorendo il frazionamento delle assunzioni e la cannibalizzazione delle forme corrette di assunzione.
Cambiare quindi si può e si deve.
Non basta una mediazione al ribasso
che si limiti a ridurre il numero delle proroghe. Va cambiata la struttura del provvedimento. Il contratto a termine senza una
giustificazione obiettiva è di per sé una anomalia: questa può essere prevista solo per
casi specifici (ad esempio le microaziende)
e comunque prevedendo un congruo termine minimo di durata. Le proroghe, in numero limitato, vanno ammesse agganciandole a un obbligo di motivazione delle cau-
se che impediscono l’assunzione definitiva, ovvero introducendo una indennità risarcitoria in mancanza di conversione del
rapporto, con una normativa ad hoc di tutela delle lavoratrici madri. Al tempo stesso
vanno rafforzati il diritto di precedenza del
lavoratore a termine rispetto a successive
assunzioni a tempo indeterminato e va
messa a regime l’incentivazione fiscale e
contributiva della stabilizzazione. Inoltre
vanno introdotti efficaci controlli dei servizi pubblici per impedire che la reiterazione
del termine sia adottata come pratica sistematica a fini di pura elusione della legge.
Nell’apprendistato vanno ripristinati
l’obbligo della formazione trasversale e i
vincoli alla assunzione definitiva di una
percentuale di apprendisti come condizione di nuove assunzioni, salvo motivazione.
Questi appaiono i correttivi necessari
per non smentire in partenza il progetto di
razionalizzazione e riunificazione del mercato del lavoro annunciato dal disegno di
legge delega. Il tutto nella consapevolezza
che non saranno comunque le regole sui
contratti a creare nuova e buona occupazione, fino a quando non si prenderanno
misure incisive per rianimare la domanda
interna e riavviare un ciclo di crescita compatibile.
Claudio
Sardo
SEGUE DALLA PRIMA
È questa la vera prova di forza: non ci possiamo permettere di fallire ancora, però occorre far bene. Anche una
riforma senza equilibrio può produrre danni gravi.
Quella del bicameralismo è la madre delle riforme. La
più difficile, la più importante (e anche la più attesa, se si
pensa al largo consenso che riscuote ormai da decenni).
Vale più della stessa legge elettorale. Anche perché senza una distinzione nel ruolo e nelle funzioni delle due
Camere, lo stesso Italicum non produrrà alcuna governabilità, anzi rischia di provocare scompensi devastanti. Peraltro, una buona riforma del bicameralismo potrebbe
anche aprire la strada a quelle modifiche dell’Italicum
che alla Camera sono state negate, e che invece appaiono sempre più irrinunciabili, checché ne dica Silvio Berlusconi.
Renzi e la ministra Maria Elena Boschi hanno illustrato ieri il disegno di legge governativo, che recepisce alcune delle osservazioni mosse in queste settimane al primo
testo-base. Si tratta di modifiche positive. Anche se la
strada è lunga. E alcune questione cruciali non sono state finora neppure trattate. La scelta di fondo compiuta
dal governo - fare del Senato il motore e la camera di
compensazione di un federalismo cooperativo tra Stato,
Regioni e autonomie locali - è seria e condivisibile. I paletti che Renzi ha indicato come «irrinunciabili» sono sostanzialmente tre: no al voto di fiducia, no a un voto determinante sul bilancio dello Stato, no a elezione diretta dei
senatori. L’ostentato quarto paletto riguarda lo svolgimento gratuito del mandato a Palazzo Madama: nei fatti
è un corollario dell’elezione di secondo grado. Ma, nonostante il suo valore propagandistico in un tempo di antipolitica, questo ritornello ossessivo alla fine incrina la
visione d’insieme e banalizza il progetto: quegli stipendi
non sono un criterio delle riforme, il vero obiettivo è ridare agli italiani una democrazia più solida e decidente,
tale da riportare il Paese sulla via di un nuovo sviluppo.
Questa capacità di parlare la stessa lingua di Grillo o
di Berlusconi è considerata una grande virtù di Renzi. Di
certo, è un’opportunità oggi per la sinistra, in mezzo a
questa drammatica crisi sociale, avere un leader con forti doti comunicative. Ma il linguaggio è anche cultura,
sostanza. E alla fine può renderti schiavo. La sfida di Renzi - e del Pd che non deve trasformarsi in un partito personale, pena la perdita della propria anima - è conservare
la virtù e mettere l’energia nuova a servizio di un disegno
che coinvolga e rilanci davvero il Paese. Le riforme istituzionali - per quanto poco «popolari» - sono emblematiche, oltre ad essere una pre-condizione di un cambiamento strutturale.
Un gruppo di costituzionalisti si oppone radicalmente
alla riforma di Renzi con l’argomento che il Parlamento
è delegittimato e che l’obiettivo di rafforzare l’esecutivo
contiene insopportabili rischi autoritari. L’obiezione
non convince se posta come una pregiudiziale: ci pare
molto più pericoloso, ai fini della tenuta democratica,
che la legislatura si concluda ancora una volta con un
nulla di fatto. Una parte del Pd, come di altri partiti, spinge invece per dare al Senato un’identità diversa da quella
delineata dal governo: camera delle garanzie anziché delle autonomie (e di questi rilievi si è fatto interprete anche
Pietro Grasso). La prospettiva pare, a dire il vero, poco
funzionale per un Paese che ha deciso di non rinunciare
al regionalismo e che non può più affidare alla Corte costituzionale o all’informalità della conferenza Stato-Regioni tutto il contenzioso politico-legislativo.
Tuttavia il tema delle garanzie è apertissimo. E il testo
del governo non lo affronta. Ecco, questo vuoto va assolutamente colmato. A fronte di un premio di maggioranza
alla Camera, che può essere anche molto elevato, chi
elegge il presidente della Repubblica? E chi elegge i giudici della Consulta e i componenti del Csm? Non bastano
certo 148 senatori per equilibrare i numeri di Montecitorio e impedire che il super-premio di maggioranza determini non solo il premier ma anche il Capo dello Stato. La
platea dei grandi elettori deve diventare certamente molto più ampia della somma di deputati e senatori.
C’è poi una questione di coerenza: se Renzi ha deciso
di insistere sul modello tedesco del Bundesrat, allora deve
dare alle rappresentanze regionali in Senato un peso assai maggiori di quelle dei sindaci (le Regioni fanno le leggi, i Comuni no). E i 21 nominati dal presidente della
Repubblica non sembrano aver alcun senso in un Camera delle autonomie, mentre invece potrebbero averlo in
una Camera dei Lord, sul modello inglese, come invocano i sostenitori del Senato delle garanzie.
Si è mosso il primo passo. Ora va allargato il consenso.
Utilizzando rilievi e critiche per migliorare il testo ed evitare contraddizioni che potrebbero alla fine travolgere il
tutto. Berlusconi ieri ha lanciato un avvertimento al governo: la riforma si fanno con tutti, ma lui resta un interlocutore poco affidabile. Farebbe bene Renzi a scommettere di più sul suo Pd, anche sulle diverse anime, senza
cadere alla tentazione di considerarle come un intralcio
al proprio primato personale.
RASSEGNASTAMPA
16
martedì 1 aprile 2014
COMUNITÀ
Dialoghi
Destra
e sinistra
in Europa
Ipnotizzati dai numeri si trascura il
diverso impatto che può avere sulla
crescita e sull’occupazione la qualità
della spesa pubblica: per ogni voce di
bilancio è doverosa una valutazione degli
impatti nel medio e lungo termine non
solo delle riduzioni ma anche degli
incrementi delle varie voci della spesa
pubblica.
ASCANIO DE SANCTIS
Luigi
Cancrini
psichiatra
e psicoterapeuta
Sostiene Schultz, candidato del Pse-Pd
alla guida della Commissione Europea,
che tagliare le spese legate allo stato
sociale diminuendo salari e garanzie dei
lavoratori può forse attirare gli
investimenti, interni e dall’estero,
permettendo di rispettare i vincoli
europei e di rendere più competitivo il
nostro sistema industriale e che questa
politica non ha funzionato, però, perché
ha portato a una diminuzione della
domanda interna e della massa di denaro
circolante. Insistere su questa strada,
CaraUnità
Il contrario dell’austerità
In questi giorni si è giustamente ricordata
l’esortazione di Enrico Berlinguer alla
moralità politica e all’austerità e ci si
rende conto di quanto inascoltate siano
state le sue parole. Occorreva la crisi
economica per capire l’assurdità degli
stipendi milionari di certi manager di
Stato, di certi trattamenti pensionistici,
dei sempre eccessivi emolumenti dei
politici? La realtà è che in quest’ultimi
trent’anni si è affermata una vera e
propria ideologia, a cui non si sono
sottratti neppure molti intellettuali, per la
quale il guadagno doveva rappresentare
l’unico metro per misurare il successo
lavorativo o professionale, a prescindere
dal suo intrinseco valore, e ciò ha
riguardato tutti i ruoli, nel privato come
nel pubblico, nelle libere professioni come
nell’arte o nello sport. Quando si parla di
costo della vita si dimentica che in esso
confluiscono anche tutti detti eccessi.
Ancor oggi si ragiona così, anche se nel
contempo si esprime tanta ammirazione
per il francescanesimo di Papa Bergoglio.
Loris Parpinel
Cibi sicuri e informazione
La sicurezza alimentare rappresenta un
diritto, quello di mettere in tavola
L’intervento
Milano cambi passo,
non solo per l’Expo
Graziano Gorla
Segretario generale
della Camera
del Lavoro di Milano
● che ha registrato un importante dibat-
DA POCHI GIORNI SI È CHIUSO L’VIII CONGRESSODELLACAMERADELLAVORODIMILANO,
tito interno ma che si è anche aperto alla
città sui principali temi al centro del mondo
del lavoro e della vita cittadina con l’elaborazione di una serie di proposte, che partono
dalla consapevolezza che Milano può giocare un ruolo fondamentale nelle dinamiche
dello sviluppo economico e sociale del Paese nei prossimi anni.
Expo 2015 è un’unica e straordinaria occasione e per questo è indispensabile che Milano si presenti bene all’appuntamento del
prossimo anno, mettendo in moto risorse
economiche ed umane per avviare un cambio di passo che renda la città più accogliente e vivibile, protagonista del cambiamento
Questo giornale è stato
chiuso in tipografia alle
ore 21.30
incalza Schultz, aiuta soprattutto chi
dispone di grandi capitali ma non ha
ricadute positive sul livello di vita dei
lavoratori e di tutta la popolazione. Il
rapporto fra deficit e Pil può essere
migliorato, d’altra parte, con l’aumento
del Pil invece che con la diminuzione
delle spese: incrementando i consumi,
cioè, e favorendo la crescita attraverso un
aumento della domanda e degli
investimenti pubblici. Su linee che sono
quelle seguite con successo, in questi
anni, dall’amministrazione Obama con
cui Renzi ha trovato significative
sintonie. Facendo proprio il suo slogan
(yes, we can) e il suo sforzo di pensare allo
Stato come a un redistributore di risorse
il cui dovere principale è quello di
diminuire le disuguaglianze. Mettendo al
centro del suo interesse chi ha di meno,
non la sicurezza di chi ha di più.
Rifiutando le ricette di destra e seguendo
vie che sono quelle di una sinistra
moderna nell’Europa di oggi e di domani.
Via Ostiense, 131/L 00154 Roma
[email protected]
alimenti sicuri, che corrispondano a
quanto promettono. Il consumatore,
sommerso da messaggi di scandali su
questo o sul quel prodotto, finisce con il
diventare diffidente. E dall’altro viene
fatto oggetto di una battaglia
commerciale che enfatizza alimenti
sempre più sani, sicuri e naturali.
Bersagliato da ogni parte, in balia della
paura di non scegliere bene, il
consumatore finisce con l’avere timori che
lo inducono ad allontanare dalle proprie
scelte i prodotti che ritiene poco affidabili,
più sull’onda di una percezione che di
un’analisi serena. Ed è proprio per
spezzare un percorso che rischia di essere
viziato, che corre l’obbligo a chi governa il
sistema di offrire non solo messaggi
chiari, ma anche strumenti che possano
tranquillizzare.
Mario Pulimanti
Non siamo tutti razzisti
Qualche giorno fa ho assistito a un atto di
razzismo da parte di una signora bionda
nei confronti di un ragazzo africano molto
conosciuto nel quartiere romano di Tor
Pignattara. Farouk è un ragazzo
splendido, sempre sorridente e dignitoso,
che non chiede le elemosina ma, bensì,
aiuta, guadagnando qualche euro per
necessario al Paese per uscire dalla crisi.
I fatti recenti, le inchieste giudiziarie che
hanno coinvolto manager della regione
Lombardia, pongono con forza il tema della
legalità, tema che il sindacato ha sempre
avuto al centro del proprio operato. Ma riteniamo che questi eventi non debbano bloccare i lavori dell’Expo. Occorre evitare di
avere una visione pessimistica, atteggiamento tipicamente italiano, ma guardare
ed agire con fiducia mettendo in campo tutte le energie necessarie affinchè Milano non
perda l’appuntamento con il proprio futuro.
Expo 2015 deve riuscire e deve avere tre
principali obiettivi da raggiungere:
- una riorganizzazione della città che
prenda spunto dall’avvio dell’area metropolitana, a partire dal miglioramento dei quartieri disagiati;
- il perseguimento di una via alta allo sviluppo, con il rilancio di settori strategici per
Milano ed il suo territorio, quali il settore
della ricerca e salute, dell’Information technology, della multimedialità e della filiera
della produzione di materiali ecocompatibili, della cultura e del settore artistico e dello
spettacolo;
- uno sviluppo che non può essere solo
quantitativo ma di qualità e che parta dalla
difesa dei beni comuni, una città insomma
che guardi sempre di più all’Europa, che ritrovi fiducia in se stessa, nelle sue capacità e
nelle molte eccellenze di cui dispone a parti-
sopravvivere, i tanti commercianti della
zona. Eravamo al bar quando Farouk ha
ricevute invettive razziste e xenofobe da
parte della signora: «Puzzola», «Te ne devi
andare al tuo paese con il gommone con
cui sei arrivato» e altre bestialità del
genere. Mi sono indignato e sono
intervenuto insieme alla mia ragazza per
stoppare la signora. Ho anche denunciato
il fatto a varie associazioni romane
antirazziste. Avrei denunciato volentieri la
signora alle forze dell’ordine ma, la stessa,
dopo il nostro intervento si è dileguata.
Voglio dire chiaramente che sono
tantissimi gli italiani che non si
riconoscono in chi fa della ignoranza e del
razzismo un vanto. Questa breve storia di
ordinario razzismo può servire affinché i
lettori sappiano che dinanzi ai soprusi si
deve reagire sempre, con indignazione e
fermezza, non consentendo a persone del
genere di avere la meglio. Se vogliamo
migliorare davvero questo Paese, tocca a
noi cittadini reagire cambiando lo status
quo, partendo dalle piccole e,
apparentemente, insignificanti vicende di
razzismo. La mia ragazza e io avremmo
potuto farci i fatti nostri, come tanti in
quel bar compresa la proprietaria, non lo
abbiamo fatto e ne siamo orgogliosi
Francesco Fiore
re dal capitale umano, intellettuale, economico e finanziario.
Ma non c’è solo l’Expo, ci sono altre questioni aperte e altre nuove priorità che politica e forze sociali devono affrontare. Occorre più welfare per dare risposte al crescente
disagio sociale, alla povertà, alle diseguaglianze che minano la dignità delle persone
e allontanano gli esclusi da ogni possibilità
di essere reinclusi nella società, partendo
dalla positiva esperienza della Fondazione
welfare nella quale il sindacato è protagonista. Il Comune di Milano gioca un ruolo fondamentale, a partire dalle politiche della casa, che in questi anni sono state un poco trascurate, e dal trovare adeguate risorse per
potenziare i servizi dello stato sociale, razionalizzando ove necessario, ma ampliando e
migliorando la qualità. Milano ha una borghesia che deve ritornare a credere negli investimenti produttivi e nella propria città,
destinata a diventare la futura città metropolitana.
Al sindaco Giuliano Pisapia dico che vanno considerare strategiche le aziende pubbliche locali, che necessitano certamente di
interventi per migliorarne efficacia e qualità, ma che sono indispensabili per garantire
ai cittadini servizi che difficilmente imprenditori privati potrebbero eguagliare in qualità e con i costi attuali.
Il futuro di Milano e della sua amministrazione dipendono dalla coerenza con cui si
perseguiranno questi obiettivi.
La tiratura del 31 marzo 2014
è stata di 64.350 copie
L’iniziativa
La riforma delle istituzioni
e la libertà di ricerca scientifica
Marco
Cappato
Filomena
Gallo
Coordinatore del Congresso Segretario
dell’Associazione
Mondiale per la libertà
Luca Coscioni
di ricerca scientifica
●
IL METODO SCIENTIFICO CONTIENE IN SÉ RISORSE IMPORTANTI PER DIFENDERE IL METODO DEMOCRATICO,
DELLE QUALI È BENE TENER CONTO anche nell’affrontare
le riforme istituzionali e la trasformazione del Senato.
Uno dei limiti più evidenti dei sistemi - almeno formalmente democratici - è infatti l’incapacità di esprimere politiche di lungo periodo rispetto a obiettivi di
breve periodo, e di tenere in considerazione le verità
laicamente affermate e costantemente aggiornate dalla ricerca scientifica all’interno del processo decisionale di Parlamenti e governi. Sarà questo uno degli
aspetti trattati dal terzo incontro del «Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica» promosso
dal Partito radicale e dall’Associazione Luca Coscioni (4-5-6 aprile, Roma www.freedomofresearch.
org).
L’elenco dei temi che si potrebbero portare ad
esempio è lungo. Discuteremo in particolare delle
nuove frontiere della biomedicina (i «casi Stamina»
che proliferano nel mondo o i tentativi di sacralizzazione dell’embrione che proseguono in Europa), delle libertà nel mondo digitale, delle neuroscienze,
di proibizionismo sulle droghe, oltre del cosiddetto
«rischio Vesuvio», che è in realtà una certezza denunciata dai Radicali davanti alle giurisdizioni internazionali. In tutti questi casi, il combinato disposto di manipolazioni mediatiche, interessi di cortissimo termine,
violazione delle regole e sottovalutazione (o censura)
dei dati di fatto forniti dalla scienza producono decisioni disastrose contro l’interesse generale anche quando formalisticamente rispettose delle procedure «democratiche».
Nel momento in cui si mette mano a una delle due
Camere del Parlamento italiano, sarebbe folle non cogliere l’occasione per migliorare la qualità del processo decisionale parlamentare. Se alcune considerazioni di fondo rinviano all’architettura istituzionale e alla legge elettorale - determinante per diminuire o, al
contrario, consolidare lo strapotere dei partiti sui candidati- altre riguardano misure più direttamente legate alle procedure interne e alle modalità di lavoro
dell’assemblea parlamentare.
Nell’incontro del congresso mondiale, al quale parteciperà il presidente del Senato Pietro Grasso, prenderemo in esame le migliori esperienze internazionali
per integrare il sapere scientifico nel processo decisionale. Le soluzioni possibili sono molte, solitamente affermate nel mondo anglosassone: dall’obbligo di valutazione preventiva dei rischi e dell’impatto che ogni
scelta pubblica implica, ad un potenziamento degli
strumenti di indagine e di controllo da parte dell’assemblea, avvalendosi del coinvolgimento costante della comunità scientifica e del mondo della cultura. In
discussione sono anche le forme di partecipazione diretta delle personalità scientifiche in quanto membri
della stessa assemblea: una funzione che la nostra Costituzione affida alla nomina dei senatori a vita e che
ora può essere rafforzata utilizzando le competenze
delle società scientifiche e la plurisecolare esperienza
dell’Accademia dei Lincei (non è un caso che proprio
l’Accademia delle Scienze russa sia stata la prima vittima dell’involuzione autoritaria di Putin, come testimonierà al Congresso lo storico russo Askold Ivantchik).
Proprio perché basato sul metodo empirico della
prova e dell’errore, il sapere scientifico è un antidoto
potente contro derive ideologiche e populiste che già
sono state responsabili - alimentate dai nazionalismi delle peggiori tragedie della storia recente. È dunque
necessario ricorrere a quell’antidoto per rafforzare le
nostre istituzioni, per costruire loro «fondamenta solide, ben progettate, che non sprechino quelle competenze necessarie per decidere razionalmente in merito a problemi dai quali dipende la qualità della vita dei
nostri figli e nipoti», come ha scritto la senatrice a vita
e professoressa di farmacologia Elena Cattaneo che
interverrà all’incontro di Roma. Cattaneo, insieme a
Gilberto Corbellini, Piergiorgio Strata, Giulio Cossu e
altri, costituì ormai dieci anni fa il Comitato promotore che raccolse la sfida - lanciata da Luca Coscioni con
Marco Pannella- di un Congresso permanente che riunisca politici, scienziati e cittadini per contrastare la
minaccia fondamentalista così come, nel dopoguerra,
il «Congresso per la libertà della cultura» di Ignazio
Silone contrastò il totalitarismo sovietico.
RASSEGNASTAMPA
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Primo piano
Martedì 1 aprile 2014
www.ilquotidianoweb.it
GOVERNO E PARTITI
Il premier incassa il sostegno di Napolitano
e lancia il guanto ai contrari: «Saranno minoranza»
Senato, si cambia
La sfida di Renzi
Il Consiglio dei ministri dà il via libera al disegno di legge
che modifica la seconda Camera del Parlamento
di MICHELE ESPOSITO
ROMA - Dopo una vigilia di
aspre polemiche, è con un voto
unanime che il Consiglio dei ministri dà il via libera al ddl che
cambierà Senato e Titolo V della
Costituzione. Una riforma che è
«una grandissima svolta per la
politica e le istituzioni» e che
chiude «un dibattito trentennale», annuncia il premier Matteo
Renzi al termine del Cdm, confermando che il Senato del futuro non sarà elettivo, costerà molto meno e non voterà né la fiducia
né il bilancio. E lanciando il
guanto di sfida al popolo dei contrari: «saranno in minoranza, al
Senato e nel Paese».
Renzi, quindi, non frena il treno delle riforme e dopo un Cdm
durato quasi due ore appare ancora più sicuro. Anche perché,
nel frattempo incassa nuovamente il sostegno del presidente
Giorgio Napolitano. «E’ noto da
tempo» che il capo dello Stato abbia espresso la sua convinzione
sul «superamento del bicameralismo paritario», spiega il Quirinale. E un plauso arriva anche
dall’ad della Fiat Sergio Marchionne, che invita a non frenare il premier ‘rottamatorè perché i mercati «stanno apprezzando ciò che sta accadendo in
Italia».
E Renzi non sembra intenzionato ad arretrare di una virgola.
“E’ fondamentale» che si arrivi
all’ok della prima lettura del ddl
al Senato «entro le europee», sottolinea, avvertendo che, “di fronte a populismo e antipolitica», la
classe politica non debba mettere, come gli struzzi, «la testa sotto la sabbia». L’obiettivo, rileva il
premier, è portare avanti un
«elemento di novità», ovvero il
fatto che, ora, «i cittadini vedono
come la classe politica stia rischiando assieme a loro». Concetto che, in un’intervista a Sky
Tg24, Renzi gira direttamente
al M5S: “Non è un caso se in questo momento quello che più di
tutti, come si dice a Roma, sta a
rosicà, è Beppe Grillo».
Eppure, fino a poche ore fa, il
ddl destinato a ‘rottamarè il vecchio Senato era ancora circondato da ombre. Tanti erano stati i
dubbi a partire da quelli, particolarmente rumorosi, rivendicati
dal presidente del Senato Pietro
Grasso. Perplessità che oggi
Grasso non smentisce, rassicurando, tuttavia, “sull’imparzialità» del suo ruolo. E a Grasso,
oggi si affianca il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini,
che, pur votando sì in Cdm, invita Renzi a non correre avanzando un dubbio, quello sui tempi,
che serpeggia anche nei partiti
alleati della maggioranza. Senza contare la fronda dei senatori
Pd - circa 25 - che già ieri aveva
manifestato il suo malumore in
un documento e che oggi, nelle
parole della senatrice dem Angelica Saggese, reitera il suo messaggio: «Non possiamo accettare un progetto a scatola chiusa.
Serve confronto».
Parole a cui Renzi risponde
per le rime. «Il Pd non mi preoccupa, credo ci sarà una grande
condivisione del progetto», rimarca il premier, respingendo
anche il pressing di FI sulla legge elettorale. A Berlusconi, infatti, assicura che il «Pd rispetterà gli impegni», sottolineando al
tempo stesso di «non avere motivi» per dubitare che sia il Cavaliere ad infrangere il patto del Nazareno. Un patto che, oltre all’Italicum, comprende anche le riforme di Senato, Titolo V, e l’abolizione del Cnel, ricorda Renzi.
Riforme su cui il premier era,
stato chiaro fin da questa mattina: «mi gioco tutto, io non mollo».
Matteo Renzi e Maria Elena
Boschi
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LA POLEMICA
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Grasso: «Rivendico
le mie opinioni»
di TEODORO FULGIONE
ROMA - Non si attenua lo scontro tra il presidente del Senato
Piero Grasso ed il premier Matteo Renzi. Seppur nel massimo
rispetto delle opinioni altrui e
dei ruoli, i due rappresentanti
istituzionali sono ancora protagonisti di un lungo ed inedi-
Piero Grasso
to botta e risposta a distanza.
Motivo del contendere la riforma del Senato: Grasso ritiene
essenziale che i parlamentari
della nuova Camera alta siano
eletti dai cittadini; Renzi propone il contrario. Ma, di fondo,
quel che li divide è anche il metodo per arrivare all’approvazione di un testo che a Palazzo
Chigi vorrebbero approvato
rapidamente e non stravolto
dal dibattito parlamentare.
Al presidente del Senato non
sono poi andate giù alcune
pressioni interne al Pd. Grasso
«rivendica la possibilità di
esprimere le proprie opinioni
senza che nessuno possa temere o ipotizzare una parzialità
nell’esercizio delle funzioni».
Il premier, invece, ritiene che
«Grasso abbia commesso un
errore“ perché «gli arbitri non
possono giocare». Insomma,
nessun passo indietro da parte
dei due contendenti.
Giorgio Napolitano osserva
a distanza. Il Quirinale sottolinea che da sempre il Capo dello
Stato è favorevole alla fine del
bicameralismo perfetto ma anche che il Colle ha scelto di astenersi dall’intromettersi nel dibattito tra governo e forze politiche. Fa sentire la sua voce anche il presidente della Camera
Laura Boldrini che propone
una difficile mediazione: «E’
importante che vi sia un dibattito - dice la terza carica dello
Stato - è giusto affrontare questo tema con tutti, anche se io
non voglio entrare nel merito».
In assetto di guerra, invece,
una parte del Pd. In queste ore,
la fronda di 25 senatori firmatari di una lettera a Renzi con la
richiesta di «non porre ultimatum» sembra allargarsi. Esce
allo scoperto la senatrice lettiana Angelica Saggese, secondo
la quale il numero di parlamentari non allineati sarebbe
più alto. «Vogliamo riformare
il Senato ma non possiamo accettare un progetto a scatola
chiusa - dice -. Serve confronto
e spero che Renzi lo accetti».
LEGGE ELETTORALE L’ex Cavaliere invita ad approvare prima l’Italicum
Berlusconi incalza: «Matteo rispetti i patti»
Forza Italia contraria a che si dia priorità ad altre
riforme. «Non accetteremo testi preconfezionati»
di YASMIN INANGIRAY
ROMA - Rispetto dei patti ed approvazione quanto prima della nuova
legge elettorale. Silvio Berlusconi
prende carta e penna ed in una lunga nota fa emergere i malumori che
già da diversi giorni covano nelle file di Forza Italia riguardo al sorpasso, in Senato, del resto delle riforme
rispetto alla legge elettorale approvata già da Montecitorio.
Un’ipotesi che non piace al Cavaliere pronto a chiedere conto a Renzi
ricordando quanto sottoscritto insieme nell’ormai famoso patto del
Nazareno: «Rispetteremo fino in
fondo gli accordi che abbiamo sottoscritto» è la premessa dell’ex capo
del governo indisponibile ad accettare «testi preconfezionati» e contrario all’idea che si dia ora priorità
ad altre riforme rispetto all’Italicum: «Speriamo - è l’auspicio - che le
divisioni emerse nel Pd non affossino il tentativo di modernizzare le
nostre istituzioni». Parole a cui risponde direttamente il premier
convinto che nel Pd non ci saranno
defezioni. Ma la tensione tra i rispettivi partiti non accenna a diminuire. A puntare i piedi sono prima i ca-
pigruppo azzurri di Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani, che in una nota congiunta chiamano in causa la spaccatura interna al Pd e le tensioni tra Renzi ed il
presidente del Senato Pietro Grasso: “In questo clima di preoccupanti
convulsioni - osservano - occorre ribadire che la prima riforma da realizzare per mettere in sicurezza il
funzionamento istituzionale è la riforma elettorale». Di tutt’altro avviso i loro omologhi del Pd, Roberto
Speranza e Luigi Zanda, che all’unisono controbattono: «La logica e la
ragionevolezza rendono non solo
opportuno ma anche necessario
che, almeno in prima lettura, la riforma del Senato venga approvata
prima della riforma elettorale».
Silvio Berlusconi
RASSEGNASTAMPA
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Primo piano
Martedì 1 aprile 2014
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BRUXELLES C’è la lettera di messa in mora
Pubbliche amministrazioni
in debito, l’Ue verso
la procedura d’infrazione
di LUCIA SALI
Giorgio Napolitano
|
SCUOLA
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Un decreto ad hoc
per ex Lsu e dirigenti
ROMA - Le soluzioni anticipate
nei giorni scorsi dal ministro
Giannini per risolvere due vicende spinose - quella dei lavoratori
ex Lsu e l’altra dei dirigenti scolastici toscani - sono state messe
nero su bianco. Ieri pomeriggio
il consiglio dei ministri ha, infatti, approvato un decreto legge ad
hoc per evitare disagi su entrambi i fronti e garantire il regolare
completamento dell’anno scolastico. Soddisfatti i ministri Poletti e Giannini per l’approvazione
del provvedimento che consente
l’attuazione in tutto il Paese dell’accordo raggiunto venerdì
scorso con i sindacati.
In Toscana il giudice amministrativo ha annullato parzialmente il concorso, su base regionale, per 112 dirigenti scolastici
bandito nel 2011 creando una situazione di difficile gestione dal
momento che i presidi già nominati nell’anno scolastico 20122013 avrebbero dovuto lasciare
il proprio incarico per effetto di
questo annullamento. Le scuole
coinvolte avrebbero dovuto
di FRANCESCO CARBONE
Stefania Giannini
quindi essere affidate e un «reggente» (un preside che già gestisce altri istituti) e gli attuali dirigenti sarebbero stati riassegnati
alle scuole di provenienza in sovrannumero.
Con il decreto approvato ieri si
congela di fatto la situazione,
consentendo cioè ai dirigenti
scolastici già nominati di rimanere, fino al rinnovamento della
procedura di concorso, nelle sedi
assegnate.
La norma va, comunque, oltre
la specifica vicenda. Potrà essere
applicata, infatti, anche nelle al-
tre regioni dove ci sono contenziosi simili aperti come, ad esempio, l’Abruzzo, il Molise, la Calabria e la Campania, qualora si venissero a trovare in una situazione analoga in seguito a pronunce dei giudici. Per quanto riguarda l’annosa vicenda dei lavoratori ex Lsu e dei cosiddetti «appalti
storici» impiegati
nei servizi di pulizia
in oltre 4.000 scuole di tutta Italia, nei
giorni scorsi i ministri dell’Istruzione,
Giannini, e del Lavoro, Poletti, avevano già concordato, e
annunciato, un Piano straordinario
biennale di riqualificazione del personale attualmente impiegato nei
servizi di pulizia delle scuole. Il
processo di razionalizzazione
della spesa pubblica ha determinato nel tempo una riduzione
dello stanziamento per servizi di
pulizia nelle scuole di circa 250
milioni l’anno.
Una norma
per
Toscana
Calabria
e Campania
BRUXELLES - Dopo mesi di avvertimenti all’Italia sul rispetto
della direttiva Ue sui ritardi dei
pagamenti della pubblica amministrazione, la pazienza di Bruxelles sembra essere finita. Il vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani ha dato mandato ai
suoi servizi di avviare le pratiche
per l’invio di una lettera di messa
in mora, primo passo formale dell’apertura di una procedura d’infrazione.
Il premier Matteo Renzi ribatte
però mettendo
una nuova data
nel già fitto calendario
della
sua «to do list’’: il
problema - spiega - sarà risolto
con l’arrivo dal 6
giugno della fatturazione elettronica, con cui
sarà «immediato
il pagamento».
La decisione di
Tajani è arrivata
dopo l’incontro
con il presidente
dell’Ance Paolo Antonio Tajani
Buzzetti, che ha
portato a Bruxelles nuova documentazione: per esempio, Ance
Piemonte segnala 5 mesi in media
di tempo per effettuare i pagamenti contro i 30-60 giorni previsti dalla direttiva Ue, mentre Ance
Napoli e Ance Calabria indicano
10-12 mesi. «Andrò avanti con
fermezza», ha assicurato Tajani,
che ha detto di essere «rimasto insoddisfatto dalla risposta lapalissiana dell’Italia» dello scorso 10
marzo in cui negava i ritardi e
chiedeva a Bruxelles di dimostrarli.
I dati forniti dall’Ance alla Commissione, di cui è advisor insieme
a Confartigianato, parlano anche
di 11 miliardi di debiti arretrati
solo per il settore edilizio non coperti da nessun provvedimento. E
segnalano che l’80% dei ritardi è
dovuto ai vincoli imposti dal Patto
di stabilità interno agli enti locali
che, pur avendo i soldi in cassa,
non pagano per non sforare il tetto del deficit, spinti in questo circolo vizioso dalle regole contabili
italiane per cui si mette a bilancio
solo quando pagato.
Per il premier, però, la situazione è diversa. «Dopo anni in cui chi
c’era, non è riuscito a fare, ora dia-
mo delle risposte, e il commissario
Tajani - ha detto Renzi lanciandogli una stoccata - ha una emergenza, che è quella di andare in campagna elettorale: io lo capisco e gli
faccio il mio in bocca al lupo anche
se è di Forza Italia». Quanto ai debiti pregressi, “secondo Bankitalia sono 68 miliardi, secondo i nostri uffici sono meno - ha assicurato Renzi - Ora metteremo tutti i dati online. Entro il 21 settembre paghiamo tutto». Tajani risponde
stretto gire di posta. «a campagna
elettorale non c’entra niente. Mi
batto su questo dall’inizio del mio
mandato. E’ un
mio preciso dovere, oltre che un
obbligo giuridico».
La lettera di
messa in mora
non riguarderà il
recepimento della direttiva su cui
l’Italia rischiava
una seconda infrazione: la risposta di Roma
arrivata venerdì
alle richieste di
chiarimenti di
Bruxelles
su
quella che sembrava un’interpretazione scorretta del pagamento della mora come
alternativa al rispetto dei 30-60
giorni, ha detto il commissario
Ue, sembra «dare ragione alla
Commissione». Non c’è, però, una
data precisa per l’effettivo invio
della messa in mora. Questa, spiegano a Bruxelles, dovrebbe arrivare anche nel caso in cui Tajani
dovesse lasciare la Commissione
per l’Europarlamento dopo le elezioni.
In dieci anni, dal 2001 al 2011 i
dipendenti pubblici sono diminuiti di 367 mila unità passando dai
3.209.125 del 2001 ai 2.842.053
del 2011. E’ quanto emerge raffrontando gli ultimi dati del censimento Istat sulla pubblica amministrazione con la precedente rilevazione. Un calo occupazionale
che pesa anche sull’andamento
del tasso d’occupazione in Italia,
se si tiene conto che la Pubblica
amministrazione dà lavoro a circa
il 12,7% degli occupati in Italia
(22,25 milioni a gennaio scorso).
Con il calo dei dipendenti della
P.A. il censimento Istat rileva anche una riduzione del 20% del numero delle istituzioni pubbliche
passate da 15.580 a 12.183.
IL PROGRAMMA In settimana il documento economico e finanziario
ROMA - Crescita più
bassa di quella prevista
dal precedente governo
(0,8-0,9% invece dell’11,1%), con la speranza
che il taglio delle tasse la porti fino
all’1%, deficit intorno al 2,5-2,6%
del Pil; piano di privatizzazioni e
percorso di calo del debito.
Ancora una settimana di limature e il Def arriva sul tavolo del
Cdm, martedì 8 o mercoledì 9 aprile conferma Matteo Renzi. In tempo per trasmettere il documento a
Bruxelles (entro il 10 aprile) ed al
Parlamento. Poi, annuncia ancora il premier, nella settimana di
Pasqua (il 15 o il 16 dice il premier)
arriverà il decreto per il taglio dell’Irpef (che dovrebbe contenere
anche la sforbiciata del 10% all’Irap) e questo per consentire ai tecnici le verifiche necessarie a far arrivare i famosi 80 euro nelle buste
paga che saranno distribuite il 27
Il taglio dell’Irpef arriva a Pasqua
maggio. Entro la fine del mese poi
si procederà ad illustrare la riforma della P.a., quella del fisco e gli
interventi per favorire l’innovazione tecnologica. Il tutto mentre
in Parlamento si discute del decreto ‘Polettì sui contratti a termine.
Dunque per quanto riguarda il
documento di economia e finanza
le cifre sembrano essere quasi ‘fissatè: lo stesso Renzi nei giorni
scorsi ha spiegato che la previsione dell’ex ministro dell’Economia
Fabrizio Saccomanni dell’1% di
crescita per il 2014 è «ahimè un pò
ottimistica. Le nostre cifre non sono queste: nel Def avremo un dato
tra lo 0,8% e lo 0,9% di crescita.
Con gli 80 euro in busta paga spero che alla fine si arrivi all’1% e lo
si superi». Quindi anche il deficit
2014, ora previsto al 2,6%, non dovrebbe subire grandi scostamenti. Ma il documento guarda comunque al prossimo triennio: il
ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dovrebbe così indicare i
primi 3 anni di calo del debito (dal
2015 come previsto dal Fiscal
Compact) e dunque l’implementazione del piano di privatizzazioni
già avviato con il dossier Poste e
che dovrebbe riguardare 9 società
pubbliche.
Ma il nodo, oltre alle cifre macro, è il reperimento dei fondi per
dare seguito alla promessa di tagliare l’Irpef. Taglio che arriverebbe ‘più sostanziosò per la fascia
di reddito tra 20.000 e 23.000 euro
e lascerebbe però fuori gli incapienti. Mentre infatti il governo è
a caccia delle coperture (da maggio a dicembre dovrebbe costare 7
miliardi) Forza Italia scrive a Napolitano: il piano di Renzi - accusa
Renato Brunetta - non è coperto e
sarà fatto a deficit mettendo a rischio la credibilità del paese. Renzi ironizza: «Il professor Brunetta
è diventato un veggente: già conosce la manovra che ancora non abbiamo pubblicato». Ma è comunque proprio sulla rinnovata credibilità e al conseguente calo dello
spread che il governo guarda per
reperire parte delle risorse: poco
più di 2 miliardi arriverebbero infatti dal risparmio sui tassi di interesse. C’è poi la spending review
che, almeno alla voce
‘taglio a beni e servizì
dovrebbe ‘reggerè fruttando almeno 1 miliardo. Gli altri che mancano all’appello, secondo
alcuni, potrebbero arrivare da ulteriori tagli alla spesa
farmaceutica (circa 1 miliardo),
alla Difesa (ancora non è nota la
posizione sugli F35) e ai dirigenti
pubblici sui quali di abbatterebbe
lo stesso taglio previsto dal primo
aprile per i manager pubblici. Comunque Renzi, intervistato a Sky
‘giurà che per coprire il taglio non
ci sarà nessuna una tantum né aumento della pressione fiscale. E
un’altro problema sembra in via di
soluzione: dal 6 giugno parte la
fatturazione elettronica che permetterà di pagare in tempi brevi i
debiti della P.a. evitando così di incappare in una nuova procedura
di infrazione già annunciata dal
vicepresidente della commissione
Ue, Antonio Tajani.
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Primo piano
Martedì 1 aprile 2014
www.ilquotidianoweb.it
L’INTERVISTA
Il consigliere lucano
più vicino ai Pittella
racconta le sue
vittorie e si proietta
sul futuro prossimo
di SALVATORE SANTORO
POTENZA - Parla Mario Polese. Il consigliere regionale sulle delle questioni spinose del
Pd e della Regione mostra di avere le idee ben
chiare.
Un anno fa, politicamente parlando, la
conoscevano in pochi. Oggi dopo aver ottenuto quasi 8 mila voti alle scorse regionali è sulla bocca di tutti. Ma lei in primis, se
l’aspettava tutto questo?
«Ammetto che devo moltissimo all’avventura di Prima persona cominciata due anni
fa. Da uno sparuto gruppo di giovani ad
un’associazione radicata in 60 Comuni, il
passaggio è stato rapido, emozionante e lusinghiero. C’è molta gente che conta su di me
e sul mio operato tanto da meritare attenzione e riflessioni. Tutto ciò mi permette di innescare un dialogo anche con chi è più scettico e di ascoltare le istanze di tutti i cittadini
sul territorio. Vede Don Milani diceva: a che
serve avere le mani pulite se si tengono in tasca. Ebbene io le mani le ho tolte dalle tasche
e accetto e accetterò serenamente e responsabilmente le conseguenze di tale gesto, nel
bene e nel male, fino all’ultimo giorno del
mia investitura popolare».
Ma non pare fermarsi sugli allori. A sorpresa è tra i candidati alla segreteria regionale del Pd. Come mai questa scelta?
«Mi consenta di dire che la frase “fermarsi
sugli allori”non mi è mai appartenuta, anzi.
Ho deciso di entrare a far parte del gruppo
consiliare del Partito democratico perchè
convinto che esso rappresenta l'unico vero
soggetto riformista e progressista nel nostro Paese. Con l'ascesa di Renzi il suo carattere riformatore ha assunto una valenza centrale. Con convinzione,
quindi, mi sono tesserato al Pd pur non condividendo alcune dinamiche
precedenti. La mia candidatura è nata quindi
dalla volontà di portare
all’attenzione degli aspiranti segretari una nuova piattaforma programmatica per evitare
di incappare nell’errore
di porre sempre al centro
i nomi e non i programmi. C’è bisogno di un
nuovo partito. Un partito
più avvolgente e coinvolgente che non lasci chiuse le porte dei circoli
nei territori ma che prenda linfa proprio da
quest’ultimi».
Cosa serve al Pd lucano che vive storicamente di contrapposizioni e “scontri”?
«Il Pd è l’unico partito in cui si incrociano
le diverse anime che lo popolano, le diverse
storie politiche, culturali ed umane che diventano fattore di arricchimento e stimolo
reciproco. La presenza di maggioranze e minoranze è il segnale di un dibattuto vivo e di
garanzia degli iscritti. Altra cosa invece è il
correntismo che è la degenerazione del dibattito franco e aspro. Il compito che spetterà al nuovo segretario, quindi, sarà quello di
fare sintesi tra le diverse anime per evitare filiere, e dimostrare di avere una visione
aperta e condivisa del partito
dove la società sarà protagonista per realizzare progetti di
crescita per il territorio».
Intanto c’è la questione
dei 4 candidati renziani. C’è
ancora spazio per una sintesi?
«Le sfide politiche ed elettorali che ci attendono consigliano di tentare una sintesi
unitaria in cui tutte le anime del partito possano sentirsi rappresentate attorno alla
candidatura di un segretario che è espressione dell'area che ha vinto il congresso nazionale in Basilicata e penso a Luca Braia».
Perchè Braia?
«Premesso che tutti i candidati hanno ot-
«Braia è stato un
bravo assessore
e ha mostrato
grande lealtà
nel sostenere
il governatore
durante
le primarie»
«Ecco perchè ritiro
la mia candidatura»
Mario Polese spiega il proprio passo indietro per il congresso
regionale del Pd e ora auspica l’unità dei renziani lucani
L’ex assessore regionale e candidato alla
segreteria regionale del Pd, Luca Braia
time capacità politiche e sono persone di
grande qualità umana e che nello specifico,
all'interno dell'area renziana, la freschezza
di Mitidieri e l'autorevolezza di Margiotta
costituiranno certamente un
valore aggiunto, Luca Braia e’
un politico che ha saputo dimostrare grandi capacità amministrative durante il ruolo di assessore e grande lealtà nel sostenere, sin dalle prime ore e
con forza, il nostro governatore
durante le primarie del centrosinistra per il candidato presidente».
E’ l’idea condivisa dei renziani?
«Dobbiamo provare a fare tutti un passo indietro nei personalismi per intercettare l'essenza vera di quella rivoluzione che il nostro segretario Matteo Renzi sta
dimostrando essere l'anima reale di un partito vero, riformista ed inclusivo. Per quanto
mi riguarda ritengo opportuno contribuire
alla causa annunciando il ritiro della mia
«Serve una sintesi
per un candidato
espressione
dell'area che ha
vinto con Renzi»
candidatura alla segreteria regionale del
Pd».
Per arrivare a una candidatura unica
serve un passo indietro anche da parte di
Margiotta e Mitidieri...
«Il mio impegno in queste ore sarà volto ad
assicurare un'unità tanto del partito nel suo
complesso, quanto nell'area cosiddetta renziana, al fine di procedere serenamente ad
una dinamica congressuale che provi anche
a salvaguardare le competizioni elettorali
amministrative ed europee dove il Pd sarà
protagonista».
Intanto lei è considerato il braccio destro di Marcello Pittella. Si aspettava un
inizio di legislatura così?
«Spesso si esagera. Sono un consigliere
regionale che, vede nascere e crescere la propria esperienza civica e politica al fianco di
Gianni e Marcello Pittella e che oggi continua nel suo operato con un percorso autonomo, certamente all’interno di una dinamica
di squadra, procedendo dentro un tracciato
personale caratterizzato anche da momenti
di sana dialettica, cosa che da sempre caratterizza e contraddistingue la
nostra area politica. La posizione che ricopro oggi l’ho guadagnata con lavoro intenso e sul
territorio. Mi creda, nulla mi è
stato regalato. Ho solo da ringraziare per la fiducia riposta
da loro e dai cittadini e spero di
continuare a meritarla dimostrando impegno, dedizione e
passione».
C’è qualcosa che in questi
pochi mesi avrebbe comunque fatto diversamente?
«No perché sono entrato nel Palazzo del
Consiglio con idee ben precise che riguardano l’attuazione di gran parte del mio programma elettorale. E sarà su questo che farò
leva e su cui sto già lavorando. Mi rendo conto che tutto è perfettibile e quindi non sto tra-
lasciando nessun consiglio o critica costruttiva. Sono pronto al dialogo a 360 gradi. Sono un neofita della politica e del Consiglio e
sto lavorando duramente per restituire la fiducia riposta sia da chi mi ha votato e sia da
chi mostra scetticismo».
E c’è già qualcosa che a livello politico la
rende orgoglioso?
«Al di là delle polemiche, l’attenzione agli
ultimi ed ai penultimi espressa tanto nel lavoro delle Commissioni quanto nella finanziaria, oltre che le proposte di riduzione dei
costi della politica, sono un buon punto di
partenza. Molti sono i cambiamenti che si sono realizzati in Basilicata nell’ultimo periodo. Si è aperta una fase nuova della politica
italiana che sta avendo forti ricadute anche
nelle regioni. Con l’avvento di Renzi stiamo
assistendo ad una nuova politica: quella del
fare e dei tempi scanditi. Con orgoglio e convinzione ho sostenuto sin dall’inizio, prima
come segretario e ora come Premier, Renzi.
Sono convinto che anche la fase congressuale regionale respirerà questa nuova fase di
energia che si ripercuoterà positivamente,
poi, anche nella politica lucana».
Per concludere, un auspicio per il 2014…
«Lavorare con serenità riaccendendo nei cittadini la fiducia verso la buona politica e i
buoni amministratori. Mi auguro, infatti, che terminate le
amministrative ed europee
possiamo avere quella stabilità politica tale da consentirci
di avviare quella nuova stagione di riforme che pone al centro i reali bisogni dei cittadini e del nostro territorio, con
un pensiero particolare a quella che è la più
grande risorsa di questa regione, che non è
l'acqua ne il petrolio ma la nostra generazione».
[email protected]
«Il Pd rappresenta
l'unico vero
soggetto riformista
e progressista nel
nostro Paese»
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Primo piano
Martedì 1 aprile 2014
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Riunione fiume ieri al palazzo della Regione per il candidato sindaco unitario
Il centrodestra si è riunito in conclave
per convincere i Fratelli su Cannizzaro
il consigliere
regionale Mario
Polese
POTENZA - Ore decisive per il centrodestra e per il candidato sindaco della città di Potenza.
La situazione è nota: tutti i partiti tranne Fratelli d’Italia sono convinti che la migliore scelta per la
candidatura a sindaco di Potenza
sia quella dell’ex direttore generale del San Carlo di Potenza, Michele Cannizzaro.
Il partito di Giorgia Meloni e
Gianni Rosa invece continua a sostenere la candidatura dell’ingegnere Dario Luca.
E’ una trattativa che va avanti
ormai da un paio di settimane su
questi due nomi.
E con queste condizioni date è
cominciata nel palazzo della regione (nelle stanze dei consiglieri di
centrodestra) ieri sera alle 18 e 30
la riunione che dovrebbe essere definitiva. In un senso o nell’altro.
Una riunione che però è andata
per le lunghe. Gli “ottimisti” prevedevano al massimo per le 21 la
chiusura dei giochi. E invece alle
23 la riunione era ancora in corso.
E dalle indiscrezioni trapelava un
clima di incertezza: «Si sta cercando ancora l’accordo».
Sopra l’ex Dg del San Carlo, Cannizzaro. A destra Rosa e Taddei
Insomma potrebbe volerci anco- finita) dovrebbe essere tutto più
ra tempo. Ovviamente Cannizzaro chiaro. Ad ogni modo non mancarimane in pole. Su di lui come è no- no le indiscrezioni.
to sono in sintonia Forza Italia
Come dell’incontro avvenuto nel
(che lo ha proposto), Popolari per fine settimana tra l’ex sindaco di
l’Italia, Udc, e Nuovo centrodestra Roma, Gianni Alemanno (che di
e La Destra. Mentre c’è la sola resi- fatto è il leader della parte di An
stenza dei Fratelli d’Italia. Resi- confluita nel partito della destra
stenza che evidentemente conti- con Fratelli d’Italia) e lo stesso Minua.
chele Cannizzaro.
Oggi comunque (dopo che la riuDa quanto si è appreso Alemannione di ieri sera prima o poi sarà no pur esprimendo stima nei con-
Duro documento da parte del Partito democratico di Oppido Lucano
L’assemblea cittadina ha deciso di non svolgere
le convenzioni comunali per il congresso
POTENZA - L’assemblea degli
iscritti del circolo Pd di Oppido
Lucano, guidato da Rocco Pappalardo, che si è riunito il 20
marzo scorso ha deciso in maniera unanime di non convocare la convenzione per la selezione dei tre candidati che parteciperanno alle Primarie
aperte del 13 aprile 2014 e di richiedere un opportuno rinvio
della data delle primarie a dopo
le elezioni amministrative ed
europee del 25 maggio 2014.
C’è la motivazione politica alla richiesta di rinvio: «Così da
consentire ai candidati alla segreteria regionale di illustrare in maniera ampia le proprie
mozioni congressuali sul territorio regionale».
Ma la “patata bollente” e la
non convocazione della Convenzione comunale. In pratica
gli iscritti del Pd di Oppido
hanno deciso di non sottostare
alla linea regionale. E lo scrivono in una nota dettagliata.
In pratica a Oppido, stando alla decisione del Partito democratico locale, non verranno
effettuate le primarie dei tesserati sui sei candidati alla segreteria regionale. Non verrà
eseguita la scrematura che dovrebbe determinare solo tre
nominativi per le Primarie popolari (aperte a tutti) che si
svolgeranno il prossimo 13
aprile.
Ma il Pd di Oppido Lucano
propio non ne vuol sentire di
organizzare questa “convenzione” «a pochi giorni dalla
presentazione delle liste in vista dell’election day del 25
maggio prossimo, che interesserà ben 55 consigli comunali
su 131 oltre che l’elezione del
Parlamento Europeo, rischia
di alimentare confusione e disorientamento tra il nostro
elettorato».
All’assemblea del Pd di Oppido quindi non è nemmeno piaciuto il rinvio delle convenzio-
Una riunione del Partito democratico
ni dal 27 marzo al 2 aprile. Nel- le varie “correnti- componenti
la nota ufficiale si legge anco- -anime” del partito, fortemenra: «La ristrettezza dei tempi te diviso (visto il numero così
entro cui convocare dette con- elevato di candidati alla segrevenzioni non consente un’ade- teria), debba essere garantita
guata discussione che quanto dalla dirigenza regionale in
meno la scelta di un segretario carica, evitando di scaricare
regionale di un partito richie- tensioni sui Circoli territoriali
derebbe».
sempre più disorientati da inE ancora i democratici di Op- comprensibili tatticismi». Inpido si dicono convinti «che la somma una tegola per tutto il
responsabilità della sintesi tra congresso regionale.
|
di ANTONIO POTENZA*
POTENZA - Le primarie per le
elezioni comunali di Potenza sono un falso obiettivo e non risolvono di certo i problemi più importanti all’interno della coalizione di centrosinistra. I partiti
che ora chiedono a gran voce le
primarie avrebbero dovuto ritrovarsi per tempo tutti allo stesso
tavolo, per parlare di programmi
e anche di nomi.
I partiti minori mettendosi insieme, sarebbero potuti andare
alla trattativa con il Partito democratico, affrontandolo alla pari. Invece, adesso, si pretendono
le cosiddette primarie, senza regole certe, snaturandole e facendogli perdere completamente lo
L’INTERVENTO
FACCIA VERSO LE EUROPEE
Venerdì a Potenza
si confrontano
Gianni Pittella e Flavio Tosi
FACCIA a faccia a Potenza tra il sindaco
di Verona Flavio Tosi e il vicepresidente
del Parlamento Europeo, Gianni Pittella.
Ad organizzarlo è il Movimento Nuova
Repubblica. L’incontro si terrà venerdì 4
aprile alle 11 alla Sala Inguscio della Regione Basilicata. Insieme al segretario
nazionale del Movimento Nuova Repubblica Manfredi Ravetto ci saranno i dirigenti locali del movimento Alessandro
Singetta, Michele Piccolella e Luigi Padula. L’incontro di Potenza è la continuazione di un confronto con il territorio che il
Movimento Nuova Repubblica ha avviato
lo scorso anno nel sud del Paese. L’obiettivo è quello di preparare un nuovo laboratorio in vista delle amministrative. «Vogliamo fare quello di cui tutti parlano ma
nessuno fa – spiega Manfredi Ravetto una lista civica nazionale, mettendo insieme buoni amministratori locali e società civile». «Il confronto tra amministratori
del Sud e del Nord Italia – spiega l’ex consigliere regionale Alessandro Singetta –
è alla base del percorso che il Movimento
Nuova Repubblica sta intraprendendo.
Siamo convinti che le tecniche di buon
governo debbano essere condivise a
prescindere dalle distanze geografiche».
|
Primarie del centrosinistra per scegliere
il sindaco: idea tardiva e senza senso
spirito originario.
Che senso ha, oggi, pretendere
che ci siano delle primarie?
Il nome del candidato a sindaco, poi, è stato espresso dal Partito democratico ed anche recepito
dal tavolo di centrosinistra.
“Spesso le componenti minori
del centrosinistra accusano il Pd
di fare indebitamente la parte del
leone. Ed è vero che, con le percentuali che ha, il Partito democratico non potrebbe permettersi
di decidere tutto senza lasciare
fronti dell’ex dg del San carlo ha
spiegato che i livelli roman idel
partito non possono entrare nelle
questioni locali e nelle decisioni
che rappresentano la “sovranità
territoriale”.
Detto questo però l’impressione
è che se le parti avessero voluto
strappare lo avrebbero già fatto da
giorni. Si cerca l’intesa. E’ ovvio.
Resta da vedere come e quando.
sal.san.
agli alleati alcun margine di proposta.
Ma il Pd ha l’organizzazione
che gli permette di farlo. E difatti, nelle condizioni attuali, in caso di primarie, qualunque altra
candidatura verrebbe spazzata
via senza alcuna possibilità di
successo.
Adesso bisogna ripiegarsi e lavorare per aiutare questa città
capoluogo al rilancio, considerato l’oggettivo stato di decadenza
in cui versa. I partiti minori, dun-
que, hanno la possibilità di farsi
sentire con un peso e una considerazione diversa.
“Basterebbe impegnarsi, ma
sul serio, per le cose importanti.
Non possiamo pensare che l’unico momento democratico, all’interno di una coalizione sia quello
delle primarie. Ci sono da individuare le urgenze e gli obiettivi a
media e lunga scadenza. C’è da
costruire, su questi argomenti,
un’intesa su punti comuni.
C’è da rendere vincolante que-
sta intesa per chiunque si candiderà. Il tutto nell’ottica di far sì
che la politica serva davvero al
cittadino, alla comunità potentina, e non ai rapporti interni e a
mendicare una poltroncina.
Ora è troppo tardi per sedersi
intorno ad un tavolo circolare,
idealmente parlando, senza alcun capotavola, per discutere e
proporre nomi alternativi.
Allo stato delle cose bisogna lavorare affinché la nostra amata
città si risollevi da quel torpore in
cui è sprofondata. Per il futuro i
partiti minori ritrovino l’orgoglio e si diano da fare, ma davvero, per avere voce in capitolo.
*Segretario regionale
Popolari uniti
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Primo piano
POLITICA
Tra nuovo assetto
istituzionale e futuro
della Basilicata
il Pd a confronto
a Matera
Martedì 1 aprile 2014
www.ilquotidianoweb.it
L’assemblea del gruppo
regionale Pd a Matera per
discutere del futuro delle Regioni
di PIERO QUARTO
MATERA - Ni alla riforma del titolo quinto
che costituisce il grosso del dibattito politico
nazionale di queste ore e un no secco all’idea
delle macroregioni. Una forte difesa dell’identità e della struttura democratica ed elettiva della Basilicata ma non la rinuncia ad
un percorso comune di progettazione con le
altre realtà del Mezzogiorno. Attraverso gli
strumenti nazionali e comunitari che vengono assicurati e a partire magari dalla programmazione dei fondi 2014-2020 che può
avere una visione d’assieme che va anche oltre l’idea e le necessità della singola regione.
Sono alcuni dei messaggi chiari che sono
emersi ieri sera a Matera nel corso di un dibattito promosso dal Partito Democratico,
introdotto dal capogruppo in Consiglio regionale Roberto Cifarelli, con gran parte del
gruppo presente e con il presidente dell’assise di via Anzio Piero Lacorazza e il deputato
lucano Vincenzo Folino sul “Il destino delle
Regioni - Quali Riforme Istituzionali”.
A chiudere l’appuntamento moderato dal
segretario di Matera del Pd, Cosimo Muscaridola c’era il sottosegretario alla Salute e segretario regionale in carica Vito De Filippo.
Ad aprire ed introdurre la questione Roberto Cifarelli che ha chiarito subito: «lo diciamo con chiarezza l’idea delle macroregioni di cui tanto si parla in queste ore non viene
avanzata in nessun testo e nessuna proposta
scritta. Non è contenuta nella riforma del titolo quinto del Governo. Non esiste. A livello
nazionale oggi si discute del Senato e della
sua composizione, della possibilità di conservare i senatori eletti, a livello locale si discute di questa riforma che amplia la
potestà legislativa
dello Stato rispetto
alle Regioni. Ad
esempio su questioni come le risorse
energetiche.
Ma
non si parla di macroregioni, io credo» aggiunge Cifarelli, «che la somma
di più debolezze non
può diventare una forza ma solo una debolezza più grande. E questo accadrebbe mettendo insieme le regioni del Mezzogiorno.
Altra cosa invece è concertare questioni rilevanti a cominciare da quella di programmazione comunitaria 2014-2020 attraverso l’istituzione di una cabina di regia che però
non ha niente a che fare con la scomparsa
delle Regioni».
Di problema politico ha parlato il sindaco
di Matera Salvatore Adduce quando ha sottolineato che «la soluzione più semplice, teatrale è quella di togliere indennità, parlamentari, eletti, il Senato. E’ la soluzione di
chi oggi, Renzi, fa il più furbo di tutti. Ma rimane il problema politico, cioè la necessità di
affrontare le questioni che riguardano i cittadini e l’efficacia degli interventi di cui oggi
si sente davvero la necessità e l’urgenza».
Così come di «necessità di non ridurre con
queste azioni i servizi ai cittadini» ha parlato
il segretario provinciale Bellitti.
La voglia di cambiamento insomma non
va scambiata, questo il messaggio che traspare dal dibattito, con la necessità di cambiare ad ogni costo ed in qualsiasi modo.
«Noi viviamo una contraddizione di 20 anni di tentativi di riforme andati a vuoto ma
oggi non dobbiamo correre il rischio di buttare via il bambino con l’acqua sporca, ma
dobbiamo salvare la democrazia, il campanile, i territori.
Dobbiamo inoltre difendere» ha sostenuto
Vincenzo Folino, «ad ogni costo la Basilicata
che non può essere messa in discussione e
che deve mantenere la propria autonomia».
Chiaro il pensiero del presidente del Consiglio Piero Lacorazza che ha aggiunto: «qui
o non si cambia nulla o si vuole farlo troppo
in fretta. Io sono favorevole all’idea di una
semplificazione, alla necessità che ci siano
strumenti di cooperazione territoriale, che
«Nessuno parla
di macroregioni.
Meglio unica
potenzialità
progettuale»
Nì alla riforma
no a macroregioni
De Filippo: «Titolo quinto va cambiato, si può migliorare in Parlamento»
Folino: «Non buttiamo il bambino e l’acqua sporca. Difendiamo i lucani»
ci possano essere gruppi di cooperazione
territoriale che possano programmare interventi seguendo le indicazioni e gli strumenti presenti a livello nazionale e comunitario. Ma l’identità democratica di una regione non può essere modificata. Fermo restando che di macroregioni non si parla».
A chiosare le diverse posizioni De Filippo
che ha sostenuto: «ci sono ragioni oggettive
per questo tipo di azione sulla modifica del ti-
tolo quinto. Di fatto per tre volte è stata tentata questa riforma ed è sempre fallita per
vari motivi, ultimo il tentativo di D’Alema.
Stavolta è necessario dare un segnale e portarla a termine ma questo non vuol dire che
non si possano avere margini di discussione
sul provvedimento. A patto che non si tenti
di far prevalere la solita politica del benaltrismo che tanti danni ha fatto.
Ora io credo» ha concluso De Filippo, «che
questa regione deve partecipare delle sedi
che ci sono al dibattito per la sua autonomia
facendo valere le sue proposte nelle sedi che
ci sono. Non pensiamo a primarie, a congressi ma serve un profilo operativo e la voglia di avviare con le altre regioni del Mezzogiorno pun percorso che esalti le potenzialità progettuali del territorio».
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A Potenza nuovi assetti nell’ente; il Partito democratico si prepara alla riforma
Nicola Valluzzi vicepresidente in Provincia
di SARA LORUSSO
POTENZA - Caso mai il decreto passasse anche alla
Camera (la votazione è attesa per il prossimo 4 aprile),
caso mai la riforma delle
province in enti di secondo
livello diventasse legge, il
Pd ha prova a farsi trovare
pronto all’appuntamento.
Con il mini-rimpasto di
giunta ufficializzato ieri in
consiglio provinciale, il Pd
mantiene saldo il comando
dell’ente. Nicola Valluzzi, La Provincia di Potenza
assessore alle Infrastrutture, è stato nominato vice- dell’attuale sottosegreatrio
presidente della giunta, Graziano Delrio e già apruolo che rea invece detenu- provato in Senato prevede
to da Massimo Macchia un depotenziamento dell’ente, con il mantenimento
(Centro democratico).
Il Partito democratico della struttura amminicon questa mossa si assicu- strativa, ma meno funzioni
ra la guida dell’ente anche e un riassetto non elettivo
in fase di transizione, in at- degli organismi istituziotesa della eventuale aboli- nali (in aula siederanno i
zione delle Province per via consiglieri comunali, sencostituzionale. Nel frattem- za indennità aggiuntiva).
Un commissario - ruolo
po, infatti, il testo proposto
che spetta al presidente o al
vicepresidente in carica al
momento dell’entrata in vigore della riforma - coordinerà la transizione. Con
Piero Lacorazza decaduto
per l’incompatibilità con il
ruolo di consigliere regionale a cui è stato eletto a novembre, il Pd ha deciso di
riappropriarsi del ruolo
della vicepresidenza. La
giunta continuerà a svolge-
re le funzioni d’esecutivo fino al 31 dicembre 2014,
sempre secondo quando
previsto da questa prima riforma dell’ente.
Ecco perché anche altri
partiti del centrosinistra
hanno deciso di sistemare
l’equilibrio a piazza Mario
pagano.
Anche l’ex assessore
Francesco Pietrantuono
(Psi), eletto a viale Verrastro, ha lasciato l’aula provinciale. Ieri, in seduta di
consiglio provinciale, è stata ufficializzata la nomina
del nuovo assessore socialista, Antonio Rossino, che
prenderà la stessa delega
alla Cultura. Poi, nella
prossima seduta si procederà alla surroga del consigliere Rossino con il primo
dei non eletti nella lista del
Psi.
Tutti i posti così sono coperti, almeno fino alla fine
dell’anno. Caso mai la riforma passasse.
RASSEGNASTAMPA
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Primo piano
Martedì 1 aprile 2014
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Nella nuova manovra finanziaria della Regione nessun salto di qualità
Basilicata come la rana di Illy
Assuefatta alla crisi, incapace di reagire
segue dalla prima
di NINO D’AGOSTINO
Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam incolunt Belgae
La prima rana in una pentola d’acqua
messa a riscaldare a fuoco lento, la seconda in una pentola di acqua bollente.
La prima rana, abituatasi al cambiamento graduale della temperatura
dell’acqua, muore, la seconda, appena
messa a contatto con l’acqua già bollente fa un salto e schizza fuori della
pentola. Morale della favola: uno choc
consente una capacità di reazione, una
lenta deriva dà assuefazione, assopimento, incapacità di avvertire il pericolo e di conseguenza di correre ai ripari. La prima rana rappresenta metaforicamente la Basilicata di ieri e di oggi.
Non c’è la percezione della gravità
della crisi che risale a partire dagli anni ‘70 soprattutto nella classe dirigente, con in prima fila il ceto politico, specializzato in “tuttoappostismo”, incapace di vedere e sentire i tanti macigni
economici e sociali che gravano sulla comunità regionale, determinandone il declino.
Eppure i fatti
sono incontrovertibili: la popolazione regionale è passata dai 640 mila
abitanti del 1970
ai circa 570 mila
di oggi. Se si proseguirà su questa
scia avremo una
ulteriore perdita
di almeno 50 mila
persone entro il
2030; la regione si
sta spopolando in
maniera drammatica, nelle zone
interne in particolare; reggono la
città di Potenza
per motivi burocratici ed il melfese per un intervento esterno (la
fiat), causato da logiche imprenditoriali che hanno poco a che vedere con la
L’8 a Confindustria le prove: il migliore vince una settimana d’orientamento
Luiss Summer School: il concorso
Borsa di studio per studenti lucani
UN concorso rivolto agli studenti del terzultimo e del penultimo anno degli Istituti
superiori delle città e delle
province di Potenza e Matera
che potranno vincere una
borsa di studio per la Luiss
Summer School durante l’estate del 2014 a copertura totale dell’iscrizione, sia in formula residenziale che non. Si
tratta dell’iniziativa promossa dalla Luiss Guido Carli in
collaborazione con Confindustria Basilicata. Che avrà
luogo, martedì 8 aprile, alle
ore 17, nella sede potentina
dell’associazione degli imprenditori lucani. E che ha
come obiettivo quello di consentire agli studenti, attraverso un test, di comprendere in tempo, o meglio ancora
in anticipo, le proprie capacità e i propri talenti, sfruttando un’opportunità formativa unica nel suo genere.
Il programma dell’evento
prevede il saluto del Presidente dei “Giovani Imprendi-
La locandina della Luiss Summer School
tori di Confindustria Basili- studio che gli consentirà di
cata” Lorenzo Pagliuca e la frequentare gratis per una
presentazione dell'offerta settimana la scuola di orienformativa Luiss a cura del- tamento seguendo le lezioni
l’Ufficio Orientamento Luiss universitarie e preparandosi
ai test di ammissione.
Guido Carli.
Per conoscere nel dettaA seguire si terrà il concorso borsa di studio Luiss Sum- glio le modalità di accesso al
mer School per il quale è pre- concorso è possibile visitare
vista la durata di un’ora: lo il sito www.conforma.basilistudente che alla prova rag- cata.it , o contattare la segreorganizzativa
giungerà il punteggio più teria
elevato vincerà la borsa di tel.0971.292935
Basilicata; il reddito regionale è frutto
di un sistema produttivo quantitativamente e qualitativamente insufficiente e di una spesa pubblica di grande
consistenza assoluta e relativa; i 2/3
della società lucana vive in condizioni
a dir poco precarie, con al suo interno
larghi strati di povertà e così via.
Senza la Fiat, i fondi della ricostruzione post terremoto e l’enorme spesa
pubblica fin qui avuti, ossia tre interventi esterni alla regione, oggi saremmo letteralmente in ginocchio: la Basilicata sarebbe grosso modo un deserto.
Le cause del sottosviluppo sono note
e fanno parte della copiosa letteratura
economica sul Mezzogiorno: attengono senza dubbio a responsabilità e soggetti nazionali, riguardanti la politica, la grande impresa, i sindacati, i luoghi terzi (scuola, università, chiesa
cattolica, ecc.), ma anche a forze interne alla regione e sono da attribuire prevalentemente alla sua classe dirigente, impegnata a creare, difficile dire se
solo per colpa o anche per
dolo, un contesto istituzionale ed operativo non certo
ottimale per consentire il
pieno impiego delle potenzialità
socio-economiche
presenti nella regione.
La classe politica si è blindata nelle istituzioni ed ha
distribuito la spesa pubblica, inseguendo il consenso
elettorale in un’ottica di breve periodo, puntando alla
propria sopravvivenza.
È a ben vedere questo il
maggior costo che la politica ci impone: sopportare istituzioni “estrattive”,
per dirla con lo storico dell’economia,
Emanuele Felice, finalizzate ad
“estrarre”, dalla ricchezza comunque
disponibile, rendite per una minoranza di privilegiati. Gli altri sono liberi di
andarsene o mettersi in fila per ottenere qualcosa, dando in cambio consenso
politico ed all’occorrenza elettorale.
È così da tempo immemore. La manovra finanziaria licenziata dalla
giunta Pittella, per restare nell’attualità, segue pedissequamente l’impostazione accennata in precedenza e attuata dai precedenti governi regionali. Disponiamo della solita distribuzio-
ne a pioggia dei fondi, nessun volo d’ala nei suoi riferimenti organizzativi e
strumentali (guai a parlare di piano di
assetto del territorio, di corrispondente piano di sviluppo economico), avendo come sottofondo l’agenda Basilicata 2012, spostata al 2020, replicando
strutture organizzative (cabine di regia varie) e riti concertativi fuori moda
quanto inutili (ah! se lo sapesse Renzi),
mettendo d’accordo l’intera classe dirigente, con particolare giubilo dei
sindacati.
Non è un caso che l’utilizzo delle royalties confermi quanto fatto in passato, finanziando il programma Copes,
la forestazione improduttiva, la Sanità, perpetuando l’imbroglio dei suoi
conti in ordine e l’Università.
Così stando le cose, è di tutta evidenza che i proclami rivoluzionari che
hanno caratterizzato le recenti tornate elettorale erano aria fritta.
In questi giorni va registrato un certo fervore di attività da parte di movimenti non direttamente coinvolti nell’agone politico (azione cattolica, l’Inu, centri studi
come la Svimez).
«Non tirarsi indietro in
questo particolare momento storico in cui tutto
sembra non favorire i nostri territori» ha detto,
giorni fa, Fausto Santangelo, delegato regionale
dell'Azione cattolica.
L’Inu in un suo documento insiste sulla necessità di dotare la regione finalmente di un piano territoriale che fissi la Basilicata dei prossimi 20 anni.
La Svimez invita a avere visioni programmatiche di largo respiro.
Vanno considerate rondini che non
fanno primavera? Mah! Difficile dirlo.
Certo è singolare la proposta del governatore lucano di mettere in piedi
una cabina di regia (lo strumento imperversa ormai ad ogni pie’ sospinto)
tra le regioni del Mezzogiorno continentale per programmarne lo sviluppo, quando non riesce a fare uno straccio di ipotesi per la Basilicata che sarebbe il requisito minimo per presentarsi ad un tavolo del genere. Ma tant’è.
Come fare
una regia
del Sud
se non si ha
programma
per la Basilicata?
|
GLI ALTRI LUOGHI DELLA POLITICA
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L’eurodeputato allo stadio Per Liuzzi e i 5 Stelle
Il cuore azzurro di Pittella summit on the beach
Quella per il Napoli, per l’eurodeputato Pittella, è
una passione grande e ormai datata. E nella
tribuna del San Paolo per la super partita di
domenica scorsa, il vicepresidente proprio non
poteva mancare. A tifare, come sempre, per gli
azzurri. Che alla fine hanno portato a casa il
risultato sperato.
Il Movimento 5 Stelle si è dato
appuntamento in spiaggia, sabato scorso.
Un incontro voluto da Grillo per fare il
punto sulle elezioni europee, a cui ha
preso parte una quarantina di
parlamnetari, tra cui anche la deputata
lucana, Mirella Liuzzi.
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Martedì 1 aprile 2014
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L’ANALISI
Un coerente centralismo è preferibile a un federalismo di cui la politica
ha ribaltato senso e scopi. Da dove iniziano i vizi dei meridionali?
MACROREGIONE
in una Europa mediterranea
Ma una riforma istituzionale non basterà a salvare
il Mezzogiorno. La cura deve partire da noi stessi
segue dalla prima
di MAURO MALDONATO
del Sud, riportano al centro dell’agenda
politica i temi delle autonomie e del federalismo (termine come nessuno mai esposto, per ignoranza o malafede a una confusione senza precedenti). Le parole di
Pittella giungono nel pieno di un dibattito riscaldato, sul piano nazionale, dal referendum secessionista in Veneto, dall’abolizione delle Province, dal collasso dei
Comuni di Roma e Napoli; e sul piano internazionale dalle rivendicazioni indipendentiste della Scozia, della Catalogna
e via dicendo.
Venti anni fa, sulle pagine di Repubblica e della rivista élites, sostenevamo che è
di gran lunga preferibile un coerente centralismo alla manipolazione di un sistema istituzionale –il federalismo –fondato
su poteri controllati e autoregolati vicini
ai cittadini e ai territori. Il risultato
dell’insipienza e
dell’irresponsabilità di una classe
politica, che del federalismo ha ribaltato senso e scopi, moltiplicando
burocrazie e tassazione, è sotto gli
occhi di tutti.
Gli indicatori
del Pil pro capite e
della qualità della
vita mostrano che
la disparità tra il
Mezzogiorno e il
resto dell’Italia è
tornata ai livelli di oltre mezzo secolo fa. Il
collasso economico del Sud è marcatissimo nel forte saldo negativo della bilancia
commerciale del Mezzogiorno e nella vistosa risalita dei flussi migratori verso il
Nord. L’unificazione monetaria e lo svuotamento delle politiche economiche nazionali hanno poi aggravato il divario tra
aree centrali sviluppate e periferie sottosviluppate. Insieme ad altri “mezzogiorni” senza sviluppo, il nostro Mezzogiorno
–come ha evidenziato il “monito degli economisti” pubblicato di recente dal Financial Times – è incamminato verso una
marginalità senza speranza. Ed è davvero stupefacente l’indigenza delle analisi
in circolazione, di fronte agli sconvolgimenti, le rotture e i traumi che si susseguono minuto per minuto. Come se una
specie di tremenda incertezza avesse paralizzato gli intellettuali di questa parte
del paese dentro qualcosa di enorme che
si muove. E al pensiero, che dovrebbe
comprendere, restasse solo il senso di
uno stupore impotente.
A tutti è ormai evidente la necessità di
una riflessione (e un’azione) di largo respiro, che vada oltre la semplice individuazione del blocco conservatore che ha
isolato e soffocato anche i più timidi tentativi di riforma; che ha avvolto ogni cosa
nella spirale del “tutto e subito”, rafforzando invece il “niente e mai”; che ha ostacolato e rinviato ogni decisione. Non serve a molto parlare delle riforme di sistema, dei grandi problemi. Nel Mezzogior-
no occorre concentrarsi sulla vita delle
piccole comunità, delle imprese, delle comunità scientifiche, oppresse dai vizi del
sistema. Un esempio. Poniamo esista una
comunità virtuosa (da qualche parte di
certo esiste!) soffocata dalla burocrazia,
aggredita dall’apparato fiscale, dalla criminalità. Ecco, riformare vuol dire creare le condizioni perché che un sindaco, un
imprenditore, un ricercatore possano
svolgere le loro funzioni senza diventare
eroi classici. In che modo? Sintonizzando
(e commisurando) sin da subito i problemi, i criteri di valutazione e i progetti non più
sul centro (la Roma ministeriale), ma sui bisogni della
propria comunità; incoraggiando i suoi attori virtuosi;
sconfiggendo nemici palesi e
occulti; cambiando soprattutto la linea di demarcazione del bene e del male, del piccolo e del grande, dell’utile e
dell’inutile.
Vi è un’impresa? Bene! Liberiamola
dall’oppressione fiscale, dalla foresta pietrificata della burocrazia, dalla morsa
criminale, dalle corporazioni, dalla mentalità e dalla cultura anti-imprenditoriale
così egemone nell’Italia meridionale.
Non ci sarà mai una svolta da Roma senza
dieci, cento, mille svolte spontanee,
ognuna in rete con altre reti. Insomma, la
centralità è nelle azioni di attori sociali e
cittadini singoli che intraprendono, sperimentano: soprattutto che rispondono
dei successi e dei fallimenti. Cambiare
vuol dire, da un lato, legittimare l’iniziativa e l’intraprendenza e, dall’altro, delegittimare le politiche sovraordinate, l’idea che i diritti siano spettanze, la pervasiva allocazione politica delle risorse (e
inevitabilmente dei valori).
Illusioni, utopie? No. Illusorio è ostinarsi a credere che i cambiamenti del
Mezzogiorno dipendano da leggi e provvedimenti governativi. I vizi meridionali
derivano dalla lunga subordinazione a
un centralismo burocratico; dalla delegittimazione della cultura dell’impresa e
del lavoro; dall’assistenzialismo cliente-
lare; dall’eterno piagnisteo meridionalista. È una storia iniziata nel 1860, quando la legittima domanda di unità nazionale da parte di minoranze attive divenne
annessione-uniformazione, con la distruzione e auto-distruzione dello Stato
meridionale storico, cui fece seguito una
guerra civile decennale, nella quale si
confusero insubordinazione contadina,
legittimismo e brigantaggio endemico,
concludendosi con la militarizzazione integrale di tutte le province meridionali, il
declino dell’economia agraria, una grande ondata di
emigrazione. La negazione
di ogni autonomia è stata la
radice dei nostri mali. Quanto tempo dovrà passare perché lo si riconosca?
Una moderna MacroRegione meridionale potrà
competere con il resto del
paese, con l’Europa mediterranea e su scala planetaria,
se saprà realizzare una drastica innovazione nella selezione di nuove
classi dirigenti; se saprà costruire un’area libera in termini di diritto di regole di
condotta, di mercato concorrenziale e innovazione culturale, federandosi con le
altre macroregioni italiane del centronord ed europee. Su questa strada essa
potrebbe candidarsi a sede di progetti
strategici vitali, sinergie locali, competitività globale, liberando formidabili energie.
Attenzione, però! Il punto di partenza
per il cambiamento del Mezzogiorno non
sarà quello di un ennesimo disegno di riforma istituzionale. D’altronde, neppure
di questo siamo capaci. No, il punto di
partenza dovrà essere la creazione di classi dirigenti (quella politica ne è solo una
parte) identificate esistenzialmente con
la propria missione. Le nostre malattie
non si curano con l’aspirina o con riforme
chirurgiche. La cura deve partire da noi
stessi. Le minoranze di meridionali illuminati e consapevoli devono diventare attori di un’autosovversione che cambi se
stessi, la propria terra, i propri figli. Senza chiedere più niente a nessuno. In un’e-
«Senza i paesi
mediterranei,
l’Europa non è
nemmeno
concepibile»
poca di formidabili trasformazioni geoeconomiche e geopolitiche favorite e accelerate dalla tecnica, non è affatto irragionevole pensare che l’antica relazionalità
mediterranea possa convertirsi in un
nuovo senso del noi come comunità, ritrovando la consapevolezza della necessità di metter mano a una vera e propria riforma di mentalità di portata generazionale. Non siamo obbligati ad essere quel
caso del destino che è per noi il nostro passato.
Così come un giorno dovremo tornare a
discutere del perché ci siamo piegati alle
tavole dei valori dell’Europa fredda che,
con il suo sistema dell’impersonalità delle norme, ha colonizzato le nostre menti e
ha trasformato la sovranità delle leggi in
un rigido governo senza gli uomini; o,
per meglio dire, in un governo di pochi
uomini su tutti gli altri uomini. Che ne è
stato di quell’antropologia mediterranea
delle relazioni uomo-uomo, di quell’etica
del “faccia a faccia”, che rappresentano
una gerarchia di valori del tutto opposta
alla freddezza, alla impersonalità, al burocratismo delle norme astratte delle culture non mediterranee?
Senza i paesi mediterranei, l’Europa
non è nemmeno concepibile. Dopo gli anni dell’allargamento ad Est, l’Europa è di
fronte alla necessità di dotarsi di un ruolo
mediterraneo efficace. Se non vogliamo
diventare un’area di riserva è necessario
un drastico riequilibrio a Sud che rimetta
in gioco gli interessi e le vocazioni condivise di Francia, Italia e Spagna. Se il progetto di Unione Mediterranea prenderà
corpo con il concorso di tutte le parti interessate saranno molti i vantaggi. Eccone
alcuni: 1) una pluralizzazione e decentralizzazione dell’Unione Europea, oggi ingessata e distante dai diversi popoli e regioni dell’Europa; 2) la nascita di un soggetto geopolitico più vicino alle diversità
popolari, nazionali, sub-nazionali e regionali, con uno strumento di cooperazione tra entità affini e vicine; 3) la spinta
favorevole per poli geo-culturali a identità multipla, con scambi, cooperazione e
concorrenza tra le culture mediterranee:
un’unitas multiplex distinta dal Nord e
Sud del mondo; 4) una cornice giuridica
istituzionale più favorevole a relazioni di
mercato tra imprese mediterranee, fuori
da protezionismi e rendite politiche; 5) un
soggetto di politica internazionale che
contribuisca a regolare tensioni e conflitti nel Mediterraneo, soprattutto che arrivi dove ONU, UE, NATO hanno fallito o
non sono capaci di giungere (cioè contribuire a processi di pace in Medio Oriente);
6) un contributo mediterraneo a nuove
relazioni atlantiche bilaterali EuropaStati-Uniti, con una più efficace garanzia
degli interessi congiunti; 7) una politica
mediterranea di sicurezza più capace di
intervenire sulle fonti e le diramazione
delle reti del terrore.
Le nostre istituzioni brillano di una luce simile a quella di costellazioni morte da
molto tempo. L’unico atto intellettuale e
politico che possa ridare loro senso e dignità è l’invenzione. È questa la posta in
gioco. Vero, roba da far tremare le vene ai
polsi. Ma è l’unica strada per ridare ai nostri figli il coraggio di restare e la speranza di poter creare in libertà.
RASSEGNASTAMPA
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Martedì 1 aprile 2014
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CIMICI IN REGIONE
11
Si indaga per intercettazioni abusive aggravate
perché realizzate «in danno di pubblico ufficiale»
Adesso lo spione rischia l’arresto
Avviati gli interrogatori del personale della giunta, il responsabile rischia fino a 5 anni
di LEO AMATO
POTENZA - Rischia il carcere la “talpa”di via Verrastro.
Resta soltanto da capire se
ha commesso qualche errore capace di portare gli investigatori sulle sue tracce.
E’ «installazione di apparecchiature atte ad intercettare o impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche» l’ipotesi di reato su cui si starebbero concentrando gli investigatori dopo le cimici scoperte nel palazzo della giunta regionale. Un’ipotesi aggravata perché il fatto
sarebbe stato commesso «in
danno di un pubblico ufficiale nell’esercizio o a causa
delle sue funzioni», dato che
in sala Verrastro, dove sono
stati trovati due dei tre dispositivi, si svolgono incontri e sedute della giunta regionale. Motivo per cui la pena massima prevista dal codice sale fino a 5 anni, superando la soglia oltre cui un
pm può chiedere anche l’adozione di misure cautelari.
Intanto, di fronte ai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri, è già iniziata la sfilata
dei testimoni per
ricostruire tutti
i passaggi dalla
scoperta delle cimici alla loro
consegna. Non
si tratta di una
pura formalità dal momento che tra i primi accertamenti sui dispositivi verrà
svolta anche una ricerca di
impronte digitali. Sia all’esterno, dove è plausibile che
sia rimasta traccia dei polpastrelli di chi li ha consegnati agli investigatori. Sia
all’interno, dove è più difficile che ci sia stata quella che
in gergo viene chiamata
«una contaminazione» del
reperto, che in questo caso è
anche il corpo del reato.
Il tecnico al lavoro sull’impianto elettrico della sala al
primo piano del palazzo della giunta, gli agenti della vigilanza armata e quelli dello
staff del governatore che
l’hanno accompagnato a denunciare l’accaduto, devono spiegare se, e in che modo, hanno maneggiato i dispositivi. In particolare il
microfono radio-trasmittente che la “talpa” avrebbe
piazzato nella canalina dei
fili elettrici sotto il tavolone
delle riunioni.
Tra tutti e tre i congegni si
tratta infatti di quello che
desta maggiore interesse,
anche perché chi l’ha trovato ha detto che era ancora
«caldo», quindi è probabile
che fosse addirittura funzionante prima di essere
scollegato dalla sua batteria.
Gli altri due potrebbero
anche avere una provenienza diversa, atteso che il primo, trovato sempre in sala
Verrastro, è apparso «fuori
uso» e molto più datato, per
La microspia
trovata
al pian terreno
del Palazzo
della giunta.
A destra
la sala
Verrastro
al primo
piano
quanto privo di scheda di
memoria nell’apposito alloggiamento come se qualcuno l’avesse rimossa. Mentre il secondo, uno strumento dall’apparenza tutt’altro
che «professionale», è stato
trovato al pian terreno del
palazzo vicino alle macchinette del caffè, che è un punto di ritrovo più
per il personale
dipendente che
POTENZA - L’ultimo “caso” in ordiper politici e dirine di tempo è soltanto presunto, dagenti.
to che il diretto interessato, l’ex preNei
giorni
sidente della Regione Sardegna
scorsi da amGuido Cappellacci, ha smentito e ha
bienti investigaannunciato querele. Ma a Roma,
tivi era arrivata
nella sede della Regione Lazio, è acuna secca smentita sulla
caduto due volte nel giro di tre anni:
possibile provenienza giul’ultima tre mesi fa quando il goverdiziaria delle «cimici». Ma la
natore Nicola Zingaretti ha pubbliloro “artigianalità” era apcato su twitter la foto della cimice
parsa subito evidente per
tranquillizzando i suoi “follower”
una serie di circostanze. Inche non si sarebfatti il congegno
H:320.031pt
be fatto intimidi«caldo» trovato in W:142.594pt LA
LEGGE
re.
sala Verrastro saNon si direbbe
rebbe stato alimenun episodio isotato a batteria, menlato quanto accatre di norma quelli
duto nel palazzo
“professionali” vendella giunta lugono collegati alla
cana stando alle
corrente e nascosti
LA
polizia
giudiziaria
può
farne
richiecronache degli
dentro
lampade,
lampadari e casset- sta, ma spetta al pm titolare del fasci- ultimi mesi. Per
te elettriche incas- colo avanzare la domanda di autoriz- non riprendere
zazione al gip e a quest’ultimo va- vicende
come
sate nei muri.
Di più a una sola gliarla stabilendo entro che limiti con- quella delle inbatteria da 9 volts, cederle. E’ quanto stabilisce la legge tercettazioni
che non può garan- sulle intercettazioni, sia quelle telefo- “abusive” di Tetire autonomia per niche che quelle ambientali. Fanno lecom o dello
più di qualche gior- eccezione solo i «casi di urgenza, scoop sulla teleno, cosa a cui di nor- quando vi è fondato motivo di ritenere fonata Fassinoma i “professioni- che dal ritardo possa derivare grave Consorte nel piesti”, quando pro- pregiudizio alle indagini». Per questi no della scalata
prio non possono «il pubblico ministero dispone l’inter- di Unipol a Bnl, e
appoggiarsi alla re- cettazione con decreto motivato, che della campagna
te elettrica, rimedia- va comunicato immediatamente e elettorale per le
no collegandone in- comunque non oltre le 24 ore» al gip, elezioni politisieme svariate. Al- che entro 48 ore decide sulla conva- che del 2006.
il 20 gennaio è
trimenti sarebbero lida. «Se il decreto del pubblico minicostretti a interve- stero non viene convalidato nel ter- stato il presidennire ogni volta per mine stabilito, l'intercettazione non te della Regione
sostituire
quella può essere proseguita e i risultati di Lazio in persona
Nicola Zingaretscarica mettendo a essa non possono essere utilizzati».
ti a comunicare
rischio la loro coperla scoperta avvetura. Un problema
nuta nella sala
che lo spione della
riunioni della Regione Lazio in uso
Regione non sembra aver
proprio al govenatore e ai suoi collapreso troppo in consideraboratori.
zione. Forse perché la sua
Il ritrovamento sarebbe avvenuto
presenza al primo piano del
«nel corso di una periodica verifica a
palazzo della giunta può
tutela della privacy e della sicurezza
passare del tutto inosservata.
Al vaglio anche
le impronte
digitali
|
I PRECEDENTI
|
Dalla Sardegna al Lazio
sullo sfondo eolico e affari
Per disporle
occorrono due giudici
con un’eccezione
Il tweet fotografico del presidente Nicola Zingaretti
degli uffici della Presidenza», stan- l’ambito di un’indagine sulla gestiodo a quanto diffuso in una nota della ne illecita del traffico di rifiuti solidi
Regione. Una bonifica, in altri ter- urbani. «Capitava di firmare un demini, con l’utilizzo di strumenti ap- creto a mezzanotte - ha spiegato la
positi. E’così che «dentro una poltro- Polverini - e prima che io lo rendessi
na della sala riunioni» era saltato noto e ancor prima di andare sui
fuori «un complesso apparato elet- giornali c’era chi lo sapeva».
Più recente invece la denuncia di
tronico idoneo all’ascolto e alla registrazione ed atto alla trasmissione un sistema di video sorveglianza ilall’esterno», alimentato a batteria. legale installato negli uffici del diDi qui la denuncia a carabinieri e alla rettore generale del Policlinico UmProcura della Repubblica di Roma, berto I, al termine di una lunga batpiù il tweet del governatore dem: taglia legale sull’affidamento dell’appalto per la vigilanza armata al«Tranquilli! Non ci fermeranno».
Due giorni dopo un’altra cimice, l’interno della struttura.
Finirà in Tribunale ma per un alnascosta dentro una poltrona proprio come la prima, e alimentata tro motivo, invece, l’imprenditore
sempre a batteria, sarebbe stata sco- che ha raccontato ai giornali di aver
perta nella sala riunioni dell’ufficio bonificato la Regione Sardegna sudi un dirigente dell’area rifiuti finito bito dopo l’insediamento di Ugo
agli arresti domiciliari nell’ambito Cappellacci, nel 2009. Quest’ultimo
dell’inchiesta sullo smaltimento dei infatti ha smentito tutto, e in particolare che a commissionargli l’operifiuti assieme ad altre 6 persone.
Altra storia durante l’ammini- razione fosse stato Flavio Carboni,
strazione di centrodestra di Renata l’imprenditore finito nell’inchiesta
Polverini, che sempre durante una sulla P3 con interessi in particolare
bonifica, nel 2011, aveva scoperto nell’eolico. Sarebbe stato come
una prima cimice “abusiva” dietro al «chiedere alla volpe di custodire il
televisore della sua stanza, più altre pollaio». Ha commentato l’ex goverdue e una telecamera che in seguito natore. Tanto per capire quale sia la
si è accertato che erano state autoriz- posta in palio.
zate dalla procura di Velletri [email protected]
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Martedì 1 aprile 2014
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IL CASO
Abbandonata, la
palestra cade a
pezzi. Chi se ne
prenderà cura? Che
ne farà il Comune?
SALVIAMO IL PALAZZETTO
La campagna nata spontanea
È un pezzo di storia sportiva locale
Uno scambio assai poco equo
Palazzetto Coni per i campetti di via Racioppi: non rischiamo un secondo Tribunale?
di ANTONELLA GIACUMMO
POTENZA – Il palazzetto di Montereale
quando è stato chiuso, valeva intorno ai
due milioni di euro: questa la stima fatta
dai tecnici chiamati dal Coni per valutare
la struttura. Lo stesso stabile, a distanza
di sei anni, il Coni servizi lo cederebbe per
400.000 euro al Comune di Potenza. Ma il
Comune quei soldi non li ha.
Questa è l’estrema sintesi delle “puntate precedenti”. Ma non solo. Questo è un
punto fondamentale da cui
far ripartire la riflessione intorno al futuro di questa gloriosa struttura ormai in piena
decadenza. Perchè – come
hanno mostrato le foto esclusive scattate all’interno della
struttura da Andrea Mattiacci – quelle palestre tornino in
vita sarebbero necessari molti
lavori. Tantissimi lavori, approssimativamente intorno
al milione e mezzo di euro. Ora
la domanda è: se il Comune non ha i soldi
(400.000 euro) per comprare il Palazzetto, dove troverebbe quelli che fare questa
immensa mole di lavori? Ammesso anche
che il Coni – ipotesi avanzata nell’intervista all’assessore Giuseppe Ginefra e pubblicata sabato scorso – cedesse la struttura gratuitamente al Comune, chi si accollerebbe quei lavori? Dove troverebbe il Comune tutti i soldi per ristrutturare l’intero impianto e poi – sempre riuscisse nel
miracolo – dove troverebbe i fondi necessari per la gestione? In un momento in cui
sembrano essere in forse anche i servizi
più essenziali, quale amministrazione
compirebbe un’impresa così disperata?
«In realtà – spiega Leopoldo Desiderio,
presidente del Coni Basilicata –il Coni servizi (la società che si occupa della gestione
del patrimonio, ndr.) dei passi importanti
li ha già fatti. Noi del Coni non abbiamo
potere decisionale su queste strutture,
però so con certezza che a ottobre scorso,
durante la visita del presidente Malagò a
Potenza si trovò un accordo di massima
con il sindaco di Potenza Vito Santarsiero. In pratica l’accordo prevedeva che il
Coni servizi cedesse il Palazzetto al Comune di Potenza in cambio, però, dei campetti da tennis di via Racioppi. E il Coni avrebbe poi venduto quei campetti alla Federazione italiana tennis. Nel frattempo noi
non siamo rimasti immobili, sappiamo
«Il Comune
ha bloccato
finora
la vendita
ai privati»
Alcune partite e manifestazioni che si sono svolte negli anni nel palazzetto Coni
che ci sono dei lavori da fare, così io ho
scritto una lettera al Coni di Roma e inviato anche un paio di preventivi per mettere
in sicurezza l’impianto. Ma finora non ho
ricevuto alcuna risposta. Comunque è ora
dal Comune che noi aspettiamo una risposta, questi atti al Coni servizi non sono
mai arrivati. E’ il Comune quindi che non
ha fatto gli atti dovuti».
Gli atti dovuti per cedere una struttura da poco ristrutturata – i campetti di
via Racioppi sono stati sistemati circa
tre anni fa a un costo di 350.000 euro –
per avere in cambio un impianto per il
quale servono un milione e mezzo di lavori? Uno scambio che – per quanto si
possa essere affezionati al Palazzetto
del Coni – non sembra molto equo.
«Questa è una sua opinione - risponde
Desiderio. Quella che noi cediamo è una
struttura in una zona centrale della città.
E poi è in cemento armato, quindi sicura
sismicamente. Senza contare che oltre all’impianto in sè c’è anche tutto il pezzo di
terra sotto sul quale magari si può in futuro costruire un parcheggio. Che poi i
campetti di via Racioppi non sono mica in
buone condizioni, i palloni sono già tutti
rattoppati».
E’ comunque una struttura che funziona già oggi, mentre per rendere utilizzabile il Palazzetto di Montereale sarebbe prima necessario dover reperire
dei fondi, poi passare ai lavori. Se tutto
va bene servirebbero quattro anni. Ma a
una vendita a privati non ci avete mai
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Il mio palazzetto
Non c’è atleta lucano che non abbia un ricordo sulla palestra. Non
c’è potentino che non abbia visto lì una partita, assistito a un allenamento, atteso figli e amici fuori dagli spogliatoi. Oggi le condizioni
della struttura sono preoccupanti. Dopo il reportage del Quotidiano è nata spontanea una mobilitazione fatta di ricordi, archivi aperti, memorie collettive. Ecco due di questi ricordi. E voi avete la “partita di sempre” legata al palazzetto Coni di Potenza? Raccontatecela
scrivendoci a [email protected].
Lo scambio
di calzini
a bordo campo
Il reportage sul degrado in cui versa la struttura
è di ANDREA MATTIACCI. Guarda le galleria di
ieri e di oggi su
www.ilquotidianodellabasilicata.it
Le immagini storiche riprodotte in queste pagine sono dell’ARCHIVIO CONI
pensato? Tenendo magari ferma l’attuale detinazione d’uso...
«L’impegno del Comune di fatto ha bloccato la vendita. Ci hanno chiesto loro, dopo la chiusura, di valutare il valore dell’immobile. Nel frattempo sono passati
troppi anni e dopo trattative durissime
siamo arrivati a quei 400.000 euro. E’ stata colpa del Comune se abbiamo aspettato
tanti anni: di privati interessati se ne sono
già presentati tanti, ma quella prelazione
del Comune ci ha sempre bloccato. E se ora
aspettiamo ancora altri mesi la situazione
non può che peggiorare: hanno rubato all’interno, il tetto è rotto e ci sono infiltrazioni che hanno fatto alzare il parquet».
Quindi se il Comune «leva il vincolo si fa
subito un bando e si vende ai privati». E
forse, per velocizzare i tempi e salvare ciò
che è possibile salvare di quel nostro pezzo
di storia, questa sarebbe al momento la soluzione migliore.
[email protected]
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La partita
e il boato
del 1980
di DONATELLO VIGGIANO
di ANTONIO NICASTRO
IN tanti anni di Palestra Coni sarebbe
davvero difficile selezionare e scegliere i ricordi più belli e significativi.
Difficile spiegare davvero ciò che ha
rappresentato l’impianto di Montereale: un ritrovo quotidiano, un luogo dove anche durante la settimana
avresti avuto la certezza di incontrare
qualcuno, anche per la facilità di raggiungere il palazzetto “allungandoti” da via Pretoria.
Ricordo le sette vittorie consecutive dell’Edilnova di Giovanni Benedetto, persona che non solo per vicende
cestistiche è, a distanza di vent’anni,
ancora un riferimento importante
tutt’oggi. Ma gli episodi che tornano
più in mente riguardano due stagioni molto diverse tra loro.
Stagione 1996-1997, una giovanissima Banca Medio Potentino inizia la stagione con dieci sconfitte. Ma
nessuno si perde d’animo e inizia una
strepitosa rimonta in classifica, sotto
le sapienti mani di Dino De Angelis.
Marco Florio, Salvatore Lapetina ed il
mio “papà adottivo” Diego Zivic sono
gli unici “stranieri” di un gruppo
quasi tutto potentino che centrerà
una clamorosa salvezza. Ricordo ancora Zivic e il mitico capitano Edmondo Landi scambiarsi un calzino prima di ogni partita in modo da averne
entrambi uno bianco ed uno nero. Ricordo il cerchio a centrocampo, dopo
l’ultima gara, per festeggiare la salvezza. Ricordo Diego con i capelli tinti
di blu.
Ancora fine anni ’90, la Levoni parte male, ma con Ciccio Ponticiello rimonta e sogna i playoff. Vinciamo
l’ultima gara e attendiamo a centrocampo un risultato da un altro campo: Orlandina-Matera. Vincono i siciliani di un punto, “Boccino” tira un
pugno liberatorio contro il soffitto
del Coni ed è il segnale che tutti attendiamo: la festa playoff può avere inizio. Ed avrà nel quarto di finale un
emozionante seguito, con la rimonta
da -10 in un minuto contro Cefalù,
guidata da tre bombe di Alessandro
Michelon.
Ma il Coni significa anche tanta Serie D, con tanti derby giocati e che il
sabato riempivano la palestra di appassionati pronti a gustarsi tanti
scontri “generazionali” tra giocatori
navigati e giovani rampanti. Tra tutti
un doppio derby di playoff CiumneraTimberwolves vinto da sfavoriti, con
un +2 in gara 1 ed una vittoria al supplementare nella seconda.
Ricordi che riaffiorano in un attimo, come se non fossero mai andati
via. Sperando che qualcuno ci dia la
possibilità di riviverli, anche solo per
una volta, nel nostro “Wembley”, palestra tanto piccola quanto emozionante come tutti i ricordi che ci legano ad essa.
QUANTI ricordi racchiusi fra le
mura della Palestra Coni. Sì “palestra”, tale è stata la denominazione ufficiale dell’impianto sportivo
di parco Montereale, che solo negli ultimi anni ha assunto la denominazione di “palazzetto”, lì dentro ci ho trascorso gran parte del
mio tempo libero fino a qualche
anno fa. L’ho frequentata da spettatore, da tecnico e da dirigente. È
stato un vero tempio del basket potentino e i ricordi si affollano nella
mente fino a diventare incubo ora
che c’è il rischio che la palestra Coni possa diventare altro o cadere a
pezzi per il degrado e l’incuria.
Il ricordo più vivido è riferito al
23 novembre del 1980 e non è di
quelli che si vorrebbero conservare. Quel giorno si doveva svolgere
il derby di basket di serie C femminile fra l’Invicta, nelle cui fila militava quella che poi sarebbe diventata mia moglie, e la PPF; partita molto attesa che ebbe un prologo inquietante. Nella notte fra il
22 e il 23 novembre ignoti vandali
entrarono nella palestra e mandarono in frantumi uno dei tabelloni
di cristallo del canestro posto sul
lato destro del campo.
Io e un gruppo di volenterosi
impiegammo la mattinata a sostituire il tabellone ma, non essendocene uno uguale di ricambio, fummo costretti ad adattare un tabellone di legno con un canestro diverso sperando che gli arbitri non
avessero da ridire. Si convinsero a
far giocare le squadre.
Quel pomeriggio la palestra Coni era piena all’inverosimile e
quando alle 19.34 un tremendo
boato precedette il tragico terremoto che ha sconvolto la Basilicata e l’Irpinia successe un parapiglia incredibile. Andò via la luce, i
vetri tremavano e qualcuno andò
in frantumi; si sentivano sinistri
scricchiolii, urla; le uscite degli
spalti si intasarono e in molti per
fuggire furono costretti a saltare
sul campo: fra questi anch’io. Due
lunghissimi minuti di panico, poi
tutti nel piazzale antistante da dove sentimmo un boato: era venuto
giù un palazzo lì a fianco. Una nuvola di povere, e un silenzio angosciante.
Passati i primi attimi di terrore
cominciammo a contarci, qualcuno più coraggioso degli altri entrò nella palestra a prendere gli
abiti delle ragazze negli spogliatoi. La Palestra Coni rimase chiusa per qualche anno per i lavori di
ristrutturazione. A quanto pare
quei lavori non furono eseguiti a
regola d’arte.
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VERSO IL 2019
Istituzioni, enti
e associazioni
insieme
per celebrare
un grande capolavoro
di MARGHERITA AGATA
INSIEME a Pier Paolo Pasolini, nel 1964 il
mondo scopriva la bellezza “terribile” dei
Sassi, allora vergogna nazionale, trasfigurata in moderna Palestina. Da allora sono
trascorsi 50 anni, ma quella pellicola continua a conservare intatto il suo messaggio e
Matera a incarnarne il luogo simbolo, pur
avendo il film attraversato altre 13 location. E insieme (per fare onore al claim del
dossier di candidatura a capitale della Cultura) oggi tutte le istituzioni - Regione Basilicata, Province, Apt, Comune, Lucana
film commission, Soprintendenza per i Beni storici artistici e etnoantropologici, Università, Curia di Matera, Comitato Matera
2019- in stretta collaborazione con le associazioni, in testa la Cineteca lucana, intendono celebrare l’importante anniversario
con un ricco programma di esposizioni,
rassegne cinematografiche, teatro, musica
e danza. «Non potevamo accontentarci di
un singolo evento per
celebrare i 50 anni di
un capolavoro di caratura mondiale- spiega
nella
conferenza
stampa di presentazione del programma,
il sindaco Salvatore
Adduce - Dal film di
Pasolini nasce un’altra storia rispetto alla
Lucania raccontata
da Carlo Levi, Pasolini
mostra i Sassi ancora abitati negli anni in
cui si stavano svuotando, cambiando il volto e l’antropologia della città. Nel solco culturale del percorso verso il 2019, questa ricorrenza ci “obbliga” ad avviare una riflessione profonda su cosa siamo diventati e a
mettere in moto nuove energie». Da dove si
parte? «Da dove ci eravamo lasciati 50 anni
fa» - dice il primo cittadino. Dal cinema. La
manifestazione sarà aperta ufficialmente
all’inizio della settimana di Pasqua con la
proiezione del Vangelo secondo Matteo, in edizione appena
restaurata e mai prima d’ora
proiettata, al Duni martedì 15
aprile alle ore 17.
Insieme alle autorità locali e
agli importanti ospiti, è stato
invitato anche Enrique Irazoqui, scelto da Pasolini per interpretare il ruolo di Cristo nel capolavoro e cittadino onorario
di Matera dal 2011.
«Noi ci auguriamo- aggiunge il direttore della Lucana film commission Paride Leporace- che in sala ci sia la città e chi questa “storia” in qualche modo l’ha
vissuta. Ci sono miti, mitologie e storie legate a questo film di cui Matera è diventato
l’emblema da continuare a diffondere. Non
è un caso se Mel Gibson 40 anni dopo sia tornato nei luoghi di Pasolini per girare The
Passion e se il primo “contatto” con Matera
il direttore artistico di Matera 2019, Joseph
Grima, lo abbia avuto attraverso Pasolini e
il suo film». Nel foyer del teatro sarà allestita, a cura dell’Associazione culturale Pier
Paolo Pasolini di Matera, l’esposizione delle
fotografie scattate sul set da Domenico Notarangelo, prezioso testimone diretto di
un’avventura cinematografica senza tempo. Il programma prevede anche: la proiezione del “Vangelo secondo Matteo” in tutti
i 131 comuni della Basilicata; la rassegna
cinematografica dell’opera pasoliniana a
Matera, Potenza e negli altri centri dotati di
sale cinematografiche in occasione della
Settimana del cinema a maggio. Leporace,
inoltre, ha annunciato un’edizione della
Basilicata all’Isola tiberina dedicata all’importante anniversario e il progetto portare
al Festival di Venezia, con il Comitato Ravenna 2019, il “Vangelo secondo Matteo”di
Pasolini e “Deserto Rosso” di Michelangelo
Antonioni (rispettivamente Gran premio
della Critica e Leone d’oro al Festival del Ci-
Il sindaco Salvatore Adduce (foto di C. Martemucci)
«Un film di grandezza mondiale
per interrogarsi su cosa siamo diventati»
Il direttore della Lfc Paride Leporace
«E’ l’inizio di un affascinante viaggio
attraverso miti, mitologie e storie»
La soprintendente Marta Ragozzino
L’assessore alla Cultura Alberto Giordano
«L’’idea è di voler costruire
comunità attraverso il cinema»
«Il programma è aperto e pronto
ad arricchirsi di nuovi contributi»
Pier Paolo Pasolini a Matera
Il Vangelo secondo Matteo cinquant’anni dopo tra mostre ed eventi
Il 15 aprile
in visione
al Duni
la pellicola
restaurata
Enrique Irazoqui e Pier Paolo Pasolini nella storica foto scattata da Mimì Notarangelo nei Sassi
|
LA CURIOSITÀ
|
Enrique Irazoqui su Fb
elogia il gelato dei Sassi
La foto sulla bacheca Fd di Enrique Irazoqui
A MATERA Enrique Irazoqui ci è tornato
nel 2011, a 47 anni dalle riprese del Vangelo di Pasolini, per ricevere la cittadinanza onoraria, ma questa terra non l’ha
mai dimenticata, continuando a portarla
nel cuore. Pur vivendo a Cadaquès, cittadina di mare della Catalogna, il “Cristo”di
Pasolini non ha mai reciso il cordone ombelicale con Matera, tanto da promuoverne, seppur a distanza, le prelibatezze gastronomiche su Fb. “Francesca nella migliore gelateria del mondo” è il post del
febbraio scorso che accompagna la foto
dell’insegna del Caffè Ridola. Più materano di così!
[email protected]
nema del 1964). Il cinema, insomma, per
dirla con il soprintendente Marta Ragozzino, «diventa l’occasione per costruire comunità». Il Museo di Palazzo Lanfranchi,
come sempre, farà la sua parte, ospitando,
dal 28 giugno al 8 novembre 2014, la grande mostra internazionale “Roma-Matera
1964. Il Vangelo secondo Matteo di Pier
Paolo Pasolini”. «L’obiettivo della mostra ha anticipato la soprintendente- è mettere a
fuoco, grazie a una narrazione originale, la
genesi del capolavoro pasoliniano e il rapporto del regista con la città di Matera e con
gli altri luoghi della regione dove intese girare il Vangelo (Barile, Lagopesole ma anche i centri dell’area murgiana pugliese:
Ginosa e Massafra tra gli altri). La mostra di
Palazzo Lanfranchi sarà divisa in due parti.
Nella prima si prevede la ricostruzione del
doppio contesto del film: quello dell’ideazione ed elaborazione creativa tra Roma, Assisi e la Palestina nel 1962/64 e quello della
realizzazione delle riprese più importanti a
Matera, che nel giugno del 1964 fu il set
principale del Vangelo. L’idea è quella di restituire la storia e i luoghi del Vangelo attraverso una narrazione multimediale, resa possibile dal montaggio creativo di documenti, dipinti, acquarelli, disegni, fotografie, spezzoni cinematografici, interviste,
materiale bibliografico ed oggetti. Nella seconda parte della mostra, curata da Giuseppe Appella, che si snoderà al piano terra di
Palazzo Lanfranchi, negli ipogei e al Musma, si affronterà la scultura dei primi anni
Sessanta, in cui la Pop-Art trova la sua consacrazione ufficiale». Ad arricchire ulteriormente il programma il progetto coreutico di Virgilio Sieni sul Vangelo di San
Matteo in collaborazione con Biennale di
Venezia Danza, l’Associazione Basilicata
1799 di Potenza e lo IAC di Matera e una mostra nel Parco delle cantine dello Sheshe di
Barile, in collaborazione con l’associazione
Sisma. Ma il palinsesto è tutt’altro che chiuso. «Il nostro è un “cantiere aperto” - ha detto l’assessore comunale alla Cultura Alberto Giordano- siamo aperti alle proposte di
tutte le associazioni o gruppi che pensano
di poter produrre iniziative attinenti alle celebrazioni per i 50 anni del Vangelo di Pasolini». Chi ha voglia di dare il proprio contributo per rendere ancora più ricche queste
specialissime “nozze d’oro”non ha altro che
da farsi avanti.
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SOCIETA’
“Il Volto”, un ostello
che guarda al sociale
di ANTONELLA GIACUMMO
POTENZA - Ci sono pochi ma fondamentali ingredienti in questa storia. Ci sono
sette ragazzi, c’è il Progetto Policoro e la
diocesi di Potenza. E poi tanto coraggio.
Perchè è quello che ci vuole in questo momento difficile, dove i ragazzi sono senza
lavoro e si sentono persi. E invece Raffaella De Nicola, Salvatore Colucci,
Francesco Mancino, Vincenzo De Lorenzo, Giovanni Rosa, Alberto Bellini e Abdelssalam El Messoudi ci hanno creduto
nel loro progetto e quando la diocesi di
Potenza ha messo loro a disposizione lo
spazio in comodato d’uso, loro ci hanno
messo il cuore. E’nata così la cooperativa
sociale “Il volto”, che oggi gestisce un
ostello pensato, in particolar modo per i
tanti familiari che devono accompagnare pazienti al San Carlo di Potenza, ma
ovviamente la struttura è aperta a tutti.
«Ci sono persone che devono restare
qui a Potenza magari per mesi - spiegano
- e la spesa che devono affrontare è spesso assai esosa. Così abbiamo pensato di
rispondere con un atto concreto a un bisogno della comunità. E’ lo spirito, del
resto, che anima il Progetto Policoro:
creare occupazione ma seguendo lo spirito evangelico. E noi non puntiamo certo a diventare ricchi, ma a vivere dignitosamente grazie al nostro lavoro offrendo, al contempo, un servizio alla comunità».
Lo spazio è ampio - l’antico istituto delle Gerdomine, in via Sanremo 100/A - e
da un paio d’anni era fermo. E così i ragazzi raccolgono la sfida.
«Non si tratta - spiega Raffaella - solo
di un’occasione di sviluppo fine a se stessa, ma si tratta di un’iniziativa sociale
per la comunità».
Attualmente l’ostello può ospitare 44
persone a prezzi assolutamente accessibili: 20 euro a notte e si sta lavorando per
avere una Convenzione con l’ospedale
San Carlo per poter andare ancor più incontro alle esigenze degli ospiti. E tutto
con l’assoluta garanzia di igiene, perchè
viene garantito a tutti il cambio di lenzuola e una coppia di asciugamani. Una
struttura pensata anche per ospitare
persone con disabilità, con un ampio
parcheggio e un bel parco verde.
«All’interno dell’ostello - spiega Francesco - alcuni posti letto sono riservati, in
convezione con la Caritas, alla prima accoglienza di persone che si ritrovano improvvisamente senza tetto».
«E poi c’è l’esperimento di orto sociale dice Raffaella - la valorizzazione del terreno circostante realizzando un’area
verde attrezzata e una destinata a piccole
coltivazioni». E lo spazio per immaginare mille altre iniziative c’è, così come non
mancherà il lavoro da fare. «Non esistono formule magiche per creare lavoro dice Raffaella citando don Mario Operti Occorre investire nell’intelligenza e nel
cuore delle persone». Ed è quello che qui
si è avuto il coraggio di fare.
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La scommessa
di sette potentini
In alto l’esterno della struttura. Sopra una delle stanze
OLTRE I CONFINI NAZIONALI GRANDI OPPORTUNITA’
Le aziende lucane del vino
puntano ad aumentare l’export
MERCATO interno ancora in
stand by, ripresa lontana. Unica
alternativa e unica possibilità di
sbocco è guardare oltre il confine
nazionale.
La strategia è quella delle aziende lucane del vino che stanno puntando ad aumentare le quote di
fatturato dell’export.
Per questo motivo, diventa sempre più strategico partecipare alle
grandi Fiere europee di settore come il Prowein 2014, concluso la
scorsa settimana a Dusseldorf.
Al Salone tedesco, la Camera di
Commercio di Potenza, in collaborazione con la sua Azienda Speciale Forim e con il Gal Sviluppo Vulture Alto Bradano, ha organizzato una collettiva di 13 aziende che
hanno potuto consolidare le relazioni con clienti e buyer.
«Gli eventi che la Camera di
Commercio puntualmente orga-
nizza, mettendo a disposizione
delle aziende il suo know how e le
reti di relazioni con il sistema camerale internazionale, devono
spingerci a vivere questi eventi
come opportunità per provare ad
espanderci, a raggiera, in tutto il
Nord Europa e nel resto del mondo – commenta Paride Leone, dell’azienda Terra dei Re, reduce dal
Prowein e in procinto di partecipare al Vinitaly.
Ciò significa per le aziende lucane strutturarsi, organizzarsi, sviluppare un’attività di back office
per preparare il terreno, per poi
consolidare relazioni e contatti direttamente sul posto.
Alle istituzioni dovremo continuare a rappresentare le nostre
istanze di internazionalizzazione, per avere un sostegno in questa delicatissima fase».
Più organizzazione e, magari,
più aggregazione. Non a caso il
presidente dell’enoteca Regionale
di Basilicata, Paolo Montrone,
nell’incontro organizzativo che
ha preceduto il Vinitaly, ha fatto
un accorato appello agli imprenditori per evitare personalismi e
collaborare per diffondere un’immagine unitaria e vincente del vino lucano fuori regione.
«Sono d’accordo – dice Leone – e
anzi direi di più: va rafforzata
l’immagine complessiva del made
in Basilicata, per un paniere di eccellenze che può fare da traino sia
per le aziende che per un ritorno
di tipo turistico.
Non a caso, da qualche mese, abbiamo attivato con altre sei aziende di diversi prodotti una rete di
imprese che ha l’obiettivo di
espandersi in mercati target privilegiati come Germania, Giappone e Canada».
La bacheca delle offerte
BASILICATA
Team leader
andel valore di circa 300.000,00 euro
lidata
nui. Requisiti: Esperienza conso
minanella vendita del settore, Deter
izione al raggiungimento degli obiett
izzativi assegnati. Ottime doti organ
aMand
a
ricerc
di
zona
ve. Residente in
re cv a: [email protected]
di un
Il lavoro consiste nella gestione
innocredito con connotati di assoluta
ameribanca
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pos- MELFI
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almeper importante
aver maturato un’esperienza di
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viare cv a: selezioni.roma@m
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con auto aziendale. Il tipo di inqua
saranmento e la relativa retribuzione
e
PROVINCIA DI MATERA
no correlati al livello di esperienza competenza del candidato. Sede lavoro
ana:
cv
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Mand
se.
Melfe
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16
Primo piano
UNIBAS ALLE URNE
Martedì 1 aprile 2014
www.ilquotidianoweb.it
A maggio si deciderà chi guiderà
l’ateneo della Basilicata
Il nodo irrisolto delle Pev
Il Magnifico Rettore Mauro Fiorentino: «Per ora grazie a tutti i dipendenti»
segue dalla prima
di MAURO FIORENTINO*
tentativi, anch’essi commentati a suo tempo dagli organi
di stampa, di evitare per via leil prossimo primo ottobre.
gislativa che una sentenza
Ma prima che la scena sia volta a sanzionare un provopresa da questioni più pro- cato nocumento erariale,
priamente accademiche, con ascrivibile a fatti molto risale giuste e auspicabili rifles- lenti nel tempo, avesse così
sioni sulla missione di alta forti conseguenze, certamenformazione o di ricerca scien- te indesiderate o almeno non
tifica, o ancora sul ruolo che pienamente considerate dalla
la stessa università possa e giustizia contabile, sulle fondebba svolgere in Basilicata a damenta della nostra istitupoco più di trent’anni dalla zione universitaria. Di fatto,
sua istituzione, mi preme ri- nelle passate settimane si sochiamare l’attenzione su una no dovuti decapitare i vertici,
vicenda che, pur involvendo e non solo essi, di servizi assoaspetti prima facie soltanto lutamente cruciali per il fungiuridico-amministrativi,
zionamento dell’università,
mina profondamente la fun- seppure nella sostanziale imzionalità stessa della nostra possibilità di individuare souniversità.
luzioni alternative che potesMi riferisco al recente an- sero e possano assicurare il
nullamento degli inquadra- rispetto del principio del
menti professionali rivenien- “buon andamento” dell’appati dalle procedure di progres- rato tecnico-amministrativo
sione economica verticale dell’Ateneo, atteso che più di
(Pev) che si sono perfezionate un terzo dei dipendenti che
nel nostro Ateneo nel lontano compongono la dotazione or2005, in danno di oltre cento ganica è stato interessato dal
dipendenti di ruolo, con rela- demansionamento e che moltiva (e per molti consistente) ti tra i predetti, sinora prepodecurtazione dei livelli sti- sti a rilevanti funzioni di rependiali.
sponsabilità, dispongono di
Tutto quanto come inevita- competenze e di professionabile conseguenza, stante la li- lità non fungibili. Senza conmitatezza dei poteri ammini- siderare il dramma psicologistrativi
co e motivazionale vissuto da
dell’Atechi, nel periodo di crisi econoneo e l’ob- mica e sociale che attraversa
bligo di ot- il Paese, si vede sottrarre ditemperare verse centinaia di euro al mea un pro- se da una busta paga che sununciapera di poco i mille.
mento
A tutto questo va ad agpassato in giungersi la circostanza che
giudicato, la pendenza di cause giusladell’ormai voristiche e il blocco legislatinota sen- vo all’incremento degli emotenza della lumenti accessori e del trattaSezione I mento economico fondamenGiurisditale del personale di comparzionale
to hanno precluso alla nostra
Centrale
Università l’indizione di bandella Corte di per progressioni interne di
dei Conti carriera per oltre dieci anni,
(n.52/2012), con ciò concorrendo ad accenche ha pronunciato giudizio tuare i già significativi riverdi responsabilità a carico de- beri di un processo di generagli allora componenti del le depauperamento del pubConsiglio di Amministrazio- blico impiego (le ultime prone dell’Unibas in ragione del- gressioni economiche orizl'illegittimità delle suddette zontali nel nostro Ateneo - ogprocedure di progressioni getto di una recente proceduper “saltum”.
ra di rinnovazione, che è valsa
A nulla sono valsi i reiterati a sanare i profili d’illegittimi-
I recenti
annullamenti
su progressione
economica
verticale
del 2005
hanno origine
in tempi passati
tà rilevati dalla Sentenza n.
123/2010 della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Basilicata - datano
2003).
Sul piano più generale resta da osservare che, nel caso
in questione, non potrà esservi serenità, né personale né
collettiva, fino a quando non
saranno definiti tutti i gradi
di giudizio dei contenziosi
che origineranno dai ricorsi avverso i provvedimenti amministrativi di
annullamento degli inquadramenti censurati dalla citata Sentenza n. 52/2012 della
Magistratura contabile.
Non è certamente in discussione la
fondatezza
giuridica
del pronunciamento,
nei
confronti
del
quale non posso che portare
profondo rispetto.
Credo, tuttavia, che il nostro ordinamento giuridico
mostri un elemento d’incongruenza nel fatto che una
sentenza della Corte dei Conti, per definizione “giusta”
nei confronti dei sanzionati
(nel caso di specie gli amministratori Unibas dell’epoca),
lasci aperte autostrade per un
diffuso contenzioso dinanzi
al Tar o al Giudice del Lavoro
da parte di soggetti terzi (nel
caso di specie il personale demansionato) che quella sentenza hanno subito senza
aver potuto esercitare alcun
diritto di difesa nel contenzioso che l’ha generata. Ritengo,
infatti, che ognuno degli oltre cento lavoratori, re-inquadrati in categorie professionali inferiori e danneggiati
sul piano economico, che
hanno da sempre legittimamente confidato nella bontà
delle procedure valutative di
allora e retribuiti per quasi
dieci anni in ragione di uffici
effettivamente svolti, abbia il
diritto di far valere le proprie
ragioni innanzi a un ramo
della giustizia diverso da
quello già pronunciatosi sui
medesimi accadimenti, perché un nuovo giudizio possa
nuovamente valutare in che
misura il primo pronunciamento impatti sui diritti di
singoli lavoratori anche al di
là di quanto già addebitato ad
altri.
L’unica serenità possibile,
quindi, ci deriva dalla rapida
soluzione dei contenziosi che
vanno ad aprirsi. Solo quando la parola "fine" sarà scritta
da tutti i rami della giustizia
potremo pacificamente prendere atto degli esiti di questa
vicenda, sperando che questi
inducano in tutti, sulla base
di un’ampia e convincente
analisi delle complesse realtà
di contesto, una percezione di
“giustezza” della legge.
Nell’immediato, sento il dovere di manifestare il mio sincero apprezzamento nei riguardi di tutti i dipendenti di
questo Ateneo che hanno concorso al raggiungimento di
quei risultati e di quelle eccellenze che ci vengono diffusamente riconosciuti e, in particolare, di quanti continuano
a lavorare con competenza e
abnegazione benché coinvolti
in vicende che ne stanno mortificando la professionalità e
le prospettive di carriera; con
la dedizione e la discrezione di
sempre, che riconosciamo a
chi è animato da un alto senso
di appartenenza alle
Istituzioni
e alla nostra istituzione universitaria.
Che si
ponga
tempestivamente la
parola fine
alla vicenda
delle
Pev è dovuto non solo
ai più diretti interessati ma
anche all’intera collettività, che vuole
l’Università degli Studi della
Basilicata sempre più orientata a supportare l’auspicato
decollo socio-economico dei
nostri territori.
Ognuno
dei lavoratori
reinquadrati
in categorie
inferiori
ha il diritto
di far valere le
proprie ragioni
*Rettore Università
della Basilicata
RASSEGNASTAMPA
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18
Martedì 1 aprile 2014
www.ilquotidianoweb.it
Vento del sud: il Riesame conferma l’obbligo di firma per Leonardo Mecca
Reggono le accuse all’imprenditore
Per i giudici chiedere notizie a un amico finanziere non equivale a una denuncia
LA richiesta dell’amico imprenditore al
«comandante», di scoprire a chi appartenga l’auto che inseguiva suo figlio,
«non può essere affatto assimilata alla
denuncia a un pubblico ufficiale» effettuata da un privato «che
si sente in pericolo».
E’ quello che ha deciso
il Riesame di Potenza respingendo il ricorso presentato da Leonardo Mecca contro l’ordinanza per
cui il 14 marzo è finito
agli arresti domiciliari il
colonnello Mario Zarrillo.
Per Mecca, indagato
assieme all’ex capo di stato maggiore della Guardia di finanza in Basilicata per accesso abusivo al
sistema informatico delle
Fiamme gialle, il gip aveva disposto l’obbligo di
presentarsi una volta in
giorno in caserma. Di qui
l’istanza dei suoi legali,
Leonardo e Tuccino Pace, che hanno sostenuto la mancanza di esigenze cautelari (in particolare del rischio di recidiva) dal momento che la contestazione
nei suoi confronti è unica, oltre che dei
gravi indizi di colpevolezza perché non
ci sarebbe prova della richiesta all’alto
Con lui risulta
indagato anche
il colonnello
Zarrillo
che ha rinunciato
al ricorso
contro gli arresti
domiciliari
In breve
FERROVIE DELLO STATO
«In tutta Italia
sugli interregionali
non c’è prenotazione»
Il Tribunale di Potenza
ufficiale.
Stando ai giudici del Tribunale della
libertà, Gerardina Romaniello, Emilio
Minio e Natalia Catena, si tratta invece
di «una prova indiretta e induttiva ma
univoca». In altri termini sarebbe stato
Mecca a instillare il »proposito criminoso» nel colonnello «atteso che diversamente l’ufficiale non avrebbe avuto nessuna esigenza o curiosità in tal senso».
I fatti risalgono a gennaio dell’anno
scorso quando gli agenti della Mobile di
Ridimensionate le accuse per Maurizio Motta
Dopo la fuga e l’arresto
Melfitano torna in libertà
E’ TORNATO in libertà Maurizio
Motta, 36enne di Melfi con precedenti per spaccio di stupefacenti,
assistito dall’avvocato Giuseppe
Colucci. Lo ha deciso il gup di Foggia ridimensionando le accuse nei
suoi confronti, per cui a dicembre
era finito in carcere.
Motta era stato identificato sette
mesi dopo la fuga roccambolesca
da un posto di blocco della Guardia
di finanza tra Stornara e Cerignola. Allo stop Motta aveva subito rallentato mentre uno dei passeggeri
dell’auto, di proprietà della sua
compagna, era sceso dal veicolo e
si era dato alla fuga attraverso i
campi. A quel punto il melfitano
avrebbe accelerato di nuovo ri-
schiando di investire uno dei militari e avrebbe fatto perdere le sue
tracce.
Addosso all’uomo a piedi, acciuffato senza troppa difficoltà, sono
stati trovati 250 grammi di cocaina purissima. Poi le fiamme gialle
sono risalite a Motta attraverso la
targa e lo hanno arrestato con l’accusa di spaccio in concorso. Anche
se lui si è sempre difeso sostenendo
di essere andato in Puglia per vedere delle case per le vacanze della famiglia a Margherita di Savoia.
Di diverso avviso il gup che lo ha
condannato a 2 anni e 2 mesi, contro i 4 anni e 8 mesi chiesti dal pm,
derubricando l’accusa nei suoi
confronti in favoreggiamento.
Direzione Centrale Manutenzione, Contratti e beni Confiscati - Gare
ESTRATTO DI AVVISO DI AGGIUDICAZIONE
Amministrazione aggiudicatrice: Agenzia Agenzia del Demanio – Direzione Centrale Manutenzione, Contratti e Beni Confiscati
– Gare – Via Barberini 38 – 00187 ROMA – Tel. 06.42367301 – Fax. 06.42367310 – e-mail: [email protected]. Oggetto:
servizio di vigilanza armata sedi delle Direzioni Regionali dell’Agenzia del Demanio di seguito riportate: Abruzzo e Molise [CIG
5175480D31], Emilia Romagna [CIG 5175483FAA], Liguria [CIG 5175486228], Lombardia [CIG 517549271A], Puglia e
Basilicata [CIG 5175497B39], Sardegna [CIG 5175502F58], Toscana e Umbria [CIG 517550844F], Veneto [CIG 51755105F5].
Procedura di gara: procedura aperta ai sensi dell’art. 55, comma 5, del D.Lgs. 163/2006 suddivisa in 8 lotti. Criterio di
aggiudicazione: prezzo più basso ai sensi dell’art. 82 del D.Lgs. 163/2006 Importo di aggiudicazione: Abruzzo e Molise: Euro
102.405,60 (centoduemila quattrocentocinque/60) oltre IVA di cui Euro 2.160 (duemilacentosessanta) per oneri della sicurezza;
Emilia Romagna Euro 61.653,60 (sessantunomilaseicentocinquantatre/60) oltre IVA di cui Euro 720 (settecentoventi) per oneri
della sicurezza; Liguria Euro 49.230 (quarantanovemiladuecentotrenta) oltre IVA di cui Euro 720 (settecentoventi) per oneri della
sicurezza; Puglia e Basilicata Euro 94.486,32 (novantaquattromilaquattrocentottasei/32) oltre IVA di cui Euro 1.440
(millequattrocentoquaranta) per oneri della sicurezza; Sardegna Euro 29.163 (ventinovemilacentosessantatre) oltre IVA di cui Euro
720 (settecentoventi) per oneri della sicurezza; Toscana e Umbria Euro 68.422 (sessantottomilaquattrocentoventidue) oltre IVA di
cui Euro 720 (settecentoventi) per oneri della sicurezza. Data di aggiudicazione: provvedimento di aggiudicazione del 23 gennaio
2014 con efficacia subordinata all’esito positivo della verifica del possesso dei prescritti requisiti. Lotto 1 Abruzzo e Molise:
numero delle offerte ricevute: 3, nome dell’aggiudicataria: RTI tra Vigilantes Group srl (mandataria) e La Vigilanza S.a.s.
(mandante), Via Z.I. Colleranesco – 64021 Giulianova (TE). Lotto 2 Emilia Romagna: numero delle offerte ricevute: 3, nome
dell’aggiudicataria: International Security Service Vigilanza S.p.A., Via Della Magliana, 876, 00148 Roma. Lotto 3 Liguria:
numero delle offerte ricevute: 5, nome dell’aggiudicataria: Sicuritalia S.p.A., Via Belvedere 2/A, 22100 Como. Lotto 5 Puglia
e Basilicata: numero delle offerte ricevute: 3, nome dell’aggiudicataria: RTI Agenzia Metronotte S.r.l. Ruvo di Puglia, Via
Scarlatti n.6 O/P, 70037 Ruvo di Puglia – Bari. Lotto 6 Sardegna: numero delle offerte ricevute: 2, nome dell’aggiudicataria:
La Nuorese società cooperativa a r. l., Via Ichnusa,3, 08100 Nuoro. Lotto 7 Toscana e Umbria: numero delle offerte ricevute:
5, nome dell’aggiudicataria: International Security Service Vigilanza S.p.A., Via Della Magliana, 876, 00148 Roma. Lotto 8
Veneto: Non aggiudicato per carenza dei requisiti di carattere generale in esito alle verifiche. Data di pubblicazione del bando:
pubblicato sulla GUUE n. 2013/S 131-226697 in data 09/07/2013 e pubblicato sulla G.U.R.I. 5° serie speciale n. 82 del 15/07/2013.
Data di pubblicazione del presente avviso sulla G.U.U.E.: 19/03/14 (rif. GUUE n. 2014/S 055-092494). Data di pubblicazione
del presente avviso sulla G.U.R.I.: 24 marzo 2014 (rif. G.U.R.I. 5° serie speciale, n. 46). Responsabile del procedimento: Dott.
Eugenio Chiazzolla.
Il Responsabile Cristiana Gianni
Potenza erano già sulle sue tracce, o meglio di suo figlio, che però si era accorto
di essere seguito da un’auto “civetta” e
per questo ha segnalato al padre la targa. Mecca risulta indagato anche nel
terzo filone dell’inchiesta “Vento del
sud” a proposito dell’appalto da un milione di euro per la manutenzione degli
impianti termici della Regione Basilicata, che si è aggiudicato a settembre
del 2012.
[email protected]
Canali a pagamento “oscurati”
Rti Mediaset deve risarcire
un telespettatore lucano
RTI Mediaset, il colosso di Cologno Monzese, dovrà risarcire un
cittadino lucano che dopo aver
contratto un abbonamento ai canali a pagamento per un mese,
non aveva potuto usufruire dei
servizi acquistati a causa della
mancanza del segnale nella zona
di residenza.
Lo ha reso noto Canio d’Andrea,
il presidente dell’Adoc di Basilicata, che lo ha assistito nel suo ricorso al Co.Re.Com, organo competente in materia di controversie
tra gli utenti ed i gestori dei servizi radiotelevisivi e telefonici.
Il procedimento - stando a
quanto dichiara Adoc - avrebbe visto riconosciuto al consumatore
il risarcimento per il mancato servizio ma ha sanzionato la “Rti
Gruppo Mediaset” perché ha
ignorato i ricorsi del consumatore.
«Dopo la notifica del ricorso spiega D’Andrea il potente gruppo industriale, credendo di essere
al di sopra della legge, ha ignorato la citazione e ha offrendo al consumatore un misero risarcimento. Il consumatore, con il sostegno dell’Adoc di Basilicata, ha atteso la decisione del Comitato Regionale per le Comunicazioni ed
ha ottenuto un risarcimento cinque volte superiore rispetto a
quello offerto da “Rti gruppo Mediaset”».
«IN tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, dal Veneto alla Puglia,
a bordo dei treni regionali e interregionali si accede senza prenotazione». E’ quanto afferma
Ferrovie dello stato in merito alla denuncia dell’Ugl, ripresa nei
giorni scorsi dal Quotidiano,
sull’impossibilità di poter prenotare il posto a bordo dei treni
interregionali diretti in Puglia,
Campania e Calabria. «Questo aggiungono le Ferrovie - per garantire a tutti i pendolari il diritto alla mobilità, specialmente
nelle ore di punta. Sarebbe mai
pensabile accedere esclusivamente con prenotazione su un
treno della metropolitana?!
L’obbligo di prenotazione è previsto solo a bordo dei treni a lunga percorrenza (Intercity, Frecce, Intercity Notte)».
INPS
Il Cud 2014
disponibile online
L’Inps ha illustrato le modalità
di rilascio del Cud 2014, già disponibile dalla fine dello scorso
mese di febbraio sul sito istituzionale dell’Istituto, www.inps.it per redditi di lavoro dipendente, pensione e assimilati. Il
Cud può essere visualizzato e
stampato dal sito istituzionale
seguendo il percorso: Servizi al
cittadino, inserimento codice
identificativo pin, fascicolo previdenziale per il cittadino. Chi
non è ancora in possesso del pin
può richiederlo: direttamente
on line sul sito istituzionale (sezione servizi-pin on line, tramite
contact center al numero
803164 gratuito da rete fissa o
al numero 06164164 da cellulare, a pagamento secondo le tariffe applicate dal proprio gestore telefonico, presso le agenzie
territoriali dell’Inps.
Forestazione, cantieri entro maggio
In attesa dell’ok in Aula alla Finanziaria, si parte con i progetti
POTENZA - Il governatore della Regione, i presidenti delle Aree programma, i
sindaci dei comuni capofila e le organizzazioni sindacali di categoria, sono tornati a riunirsi, ieri, sul programma di
Forestazione, con l’obiettivo di far partire al più presto i cantieri, non oltre metà
maggio, accelerando per quanto possibile i tempi e le procedure.
Per la forestazione la manovra approvata dalla giunta regionale prevede in
bilancio 37 milioni di euro, a cui si aggiungeranno gli altri otto milioni di eu-
ro previsti nell’assestamento (per un totale di 45 milioni di euro, la stessa cifra
dell’anno precedente). In attesa del via libera del Consiglio regionale, che si riunirà l’8 aprile che avrà all’ordine del
giorno proprio l’approvazione delle leggi di bilancio, le aree programma e i Comuni inizieranno in stretto raccordo
con gli uffici regionali a predisporre i
progetti operativi, «in modo da evitare
lungaggini e affrontare tempestivamente le criticità che potrebbero insorgere». I sindacati, inoltre, hanno posto
al tavolo le altre questioni relative al
turn over e alla necessità di ricondurre
sotto l’unica “voce” forestazione le platee dei lavoratori impegnati nei progetti
dedicati all’ambiente - Vie blu, Parco del
Pollino, Utb, Green River e Ivam - avendo, però, chiare le specificità delle attività svolte e le deleghe agli enti di gestione. Gli uffici regionali inizieranno a lavorare per verificare la sostenibilità dell’inclusione delle varie platee in quella
unica della forestazione nella logica di
una programmazione a lungo termine.
RASSEGNASTAMPA
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Martedì 1 aprile 2014
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20
REDAZIONE: via Nazario Sauro, 102
85100 Potenza
Tel. 0971.69309 - Fax 0971.601064
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Il chitarrista si è ucciso a 40 anni nella sua abitazione di contrada Pian del Mattino
L’addio alla vita di Luca Potenza
Un grande talento ma anche una grande fragilità. E ieri l’ultimo atto
UN grande musicista. Un virtuoso
della chitarra. Un genio. E come tutti i geni era anche un po’ folle. Una
follia creativa, quella di Luca Potenza, non compresa fino in fondo da
quanti avrebbero potuto offrirgli
l’opportunità per fare quel salto di
qualità che come artista meritava.
Poi anche la vita ci si è messa di
mezzo. I dolori non sono mancati.
Luca ha tentato in tutti i modi di
combattere i suoi demoni. Di sconfiggerli. Ne parlava. Non si vergognava della sua “follia”. Anzi. In
una città spesso indifferente verso i
più deboli lui andava fiero di quel
suo essere così diverso da come era
la massa. Ha tentato in tutti i modi
di esorcizzare quel male dell’anima
che da tempo non gli dava tregua.
Ma alla fine ha deciso di mollare.
Ieri pomeriggio Luca Potenza, 40
anni, ha deciso di farla finita. Rimasto solo nella casa di contrada Piani
del Mattino ha preso una corda e si è
impiccato a un gancio appeso a una
parete. Intorno alle 16 quando i familiari hanno fatto ritorno era ormai troppo tardi. Il personale del
“Basilicata soccorso” non ha potuto
fare altro che certificare il decesso.
Sul posto sono arrivati anche i carabinieri della compagnia di Potenza.
Gli uomini dell’Arma si sono subito
IPIAS “GIORGI”
Provvedimento
disciplinare
illegittimo
Il giudice dà
torto al dirigente
Luca Potenza in una foto di un paio di anni fa
resi conto dell’accaduto. Nessun se- certo. Le tante, tantissime persone
gno di violenza o di colluttazione sul che lo amavano, che conoscevano il
corpo.
suo talento ma anche le sue grandi
Luca Potenza ha deciso di lascia- difficoltà ad affrontare la vita sono
re, in modo brutale, un mondo che rimaste sconvolte. E quella difficolforse gli stava troppo stretto. Un ge- tà, quel suo sentirsi sempre nel posto estremo che per lui ha rappre- sto sbagliato, alla fine hanno vinto.
sentato l’unica via di fuga. L’unica Luca, i suoi riccioli e quel talento
salvezza. Attorno a lui ora solo scon- difficile da imbrigliare, resteranno
ora solo nei ricordi dei tanti che
hanno attraversato il suo percorso.
Che hanno condiviso con lui un pezzetto di strada. E che solo ora si rendono conto, fino in fondo, quanto il
viaggio di Luca fosse doloroso.
al.g.
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ieri sciopero delle educatrici. Poi incontro con gli assessori Messina e Pace
A metà aprile altri soldi a “La giostra”
La cooperativa chiede il pagamento diretto delle rette. Proposta prima sempre rifiutata
ENTRO il prossimo 15
aprile l’amministrazione
comunale provvederà «a
saldare a “La giostra
2000”, oltre che agli altri
fornitori di servizi, un ulteriore somma dopo i
90.000 euro sborsati una
settimana fa». Questo l’impegno assunto dagli assessori all’Istruzione e al Bilancio,
rispettivamente
Giuseppe Messina e Federico Pace, che ieri mattina
hanno ricevuto in fretta e
furia i rappresentati sindacali di Cgil, Cisl e Uil, le
dipendenti della cooperativa sociale che gestisce per
conto del Comune tre asili
nido, e il marito della presidente de “La giostra” che fa
parte della cooperativa.
E proprio da lui è giunta
la richiesta - in passato
proposta dal Comune ma
mai presa in considerazione - di potere incassare direttamente le rette che i genitori pagano per il servizio.
Richiesta
immediatamente accolta dagli assessori Pace e Messina che però hanno ribadito che
«qualora vi dovessero essere genitori morosi la responsabilità di esigere i
crediti spetterà alla cooperativa» che incassando
fondi pubblici di fatto assume la funzione di «agente
contabile» e pertanto non
A SANTA MARIA
L’ufficio postale
chiuderà per 3 mesi
Alcune delle educatrici che hanno manifestato (foto Mattiacci)
Perché sono proprio le
potrà «pretendere che il
Comune si accollì la re- educatrici, sia quelle che
sponsabilità di far pagare hanno manifestato sia
quelle che hanno lavorato,
chi sarà moroso».
Staremo a vedere se “La la vera forza de “La giostra
giostra 2000” ora accette- 2000”. Sono loro il motore.
rà o rifiuterà come fatto in E lo hanno dimostrato anche ieri.
passato.
Ora c’è da sperare che la
Ieri mattina alle 9 davanti l’asilo di via Perugia han- responsabile de “La giono manifestato e sciopera- stra 2000” provveda a pato 12 delle 25 lavoratrici gare le mensilità arretrate
impiegate nelle tre strut- «altrimenti - hanno fatto
ture. Con loro anche i geni- sapere i sindacati - ci vedremo costretti a scendere
tori di alcuni bambini.
Bambini che, come ogni nuovamente in piazza per
mattina, sono stati accolti, rivendicare quello che è un
coccolati ed educati dalle sacrosanto diritto per i ladipendenti che non hanno voratori: lo stipendio».
aderito allo sciopero nonoal.g.
stante anche loro avanzino
[email protected]
gli stipendi.
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I RESIDENTI e i commercianti di rione Santa Maria
sono sul piede di guerra perché a partire dal prossimo 24 aprile l’ufficio postale di piazza Europa
chiuderà i battenti per tre mesi causa lavori di ammodernamento dei locali. Il personale e i servizi - anche il bancomat sarà rimosso - saranno trasferiti
nella sede di via Pretoria creando non pochi problemi e disagi. Tra l’altro il personale in servizio a via
Messina continuerà anche a via Pretoria a mantenere il consueto orario di lavoro Dal lunedì al venerdì
sportelli aperti dalle 8.20 alle 13.35 mentre il sabato
chiusura alle 12.35.
La chiusura dell’ufficio postale di Santa Maria
creerà problemi anche ai residenti di Macchia Romana. Insomma tantissimi i cittadini penalizzati
dalla chiusura. Per non parlare della mole di persone che si riverseranno negli uffici, già affollati di
per sé, di via Messina.
Se da una parte è necessario eseguire lavori nella
struttura di piazza Europa dall’altra si potrebbe ovviare ai disagi con l’installazione di una postazione
mobile come è stato fatto in passato quando a chiudere per lavori è stato l’ufficio che si trova nei pressi
della Stazione.
Ed è questa la richiesta che molti cittadini ed esercenti commerciali hanno fatto all’amministrazione
comunale attraverso l’assessore all’Urbanistica
Pietro Campagna che ha promesso un interessamento del Comune per limitare i disagi soprattutto
ai tanti anziani che vivono nel rione.
al.g.
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«IL Giudice del Lavoro
di Potenza ha annullato un provvedimento
disciplinare assunto
dal dirigente scolastico dell’Ipias Giorgi di
Potenza nei confronti
di un collaboratore
scolastico». A dare la
notizia i rappresentati sindacali della Cgil,
della Cisl e delle Uil - rispettivamente Mimmo Telesca, Margherita Capalbi e Vitina
Galasso - che hanno
anche rimarcato come si tratti dell’ennesima sentenza negativa per il dirigente scolastico «a fronte dell’ennesimo provvedimento disciplinare assunto illegittimamente».
Oltre al ricorso vinto dal collaboratore
scoalstico c’è da rimarcare le motivazioni della sentenza, «in
cui si ritiene la contestazione disciplinare
“inammissibilmente
generica” ed espressa
in “termini equivoci e
davvero di difficile intellegibilità”».
Il Giudice ha anche
affermato che «non è
dato
comprendere
quale sia il fatto contestato, risultando piuttosto, anche se in termini estremamente
vaghi, che sia stata
una qualche reazione
del ricorrente verso il
Dirigente ad originare la sanzione».
In parole povere «un
provvedimento disciplinare - si legge in
una nota congiunta
dei tre rappresentati
sindacali - fondato sul
nulla». A fronte «del
settimo provvedimento disciplinare annullato dal giudice, e alla
settima condanna al
pagamento delle spese processuali (sia pure a metà), con un costo all’erario (e alla
collettività) di circa
15.000 euro» o sindacati hanno annunciato che chiederanno alla Corte dei Conti «di
verificare la sussistenza dei presupposti del danno erariale e
all’amministrazione
scolastica di adottare
provvedimenti adeguati».
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Potenza
Martedì 1 aprile 2014
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Riparte il progetto che ha come obiettivo quello di far conoscere la storia della città
I “Portatori” da oggi sono a scuola
Un programma di “studio” diversificato a seconda delle varie classi
DA oggi riparte “I Portatori
a scuola” il progetto dell’associazione culturale “Portatori del Santo” mirato a promuovere la cultura potentina, divulgare la conoscenza
della storia della città e delle
sue tradizioni per sensibilizzare le nuove generazioni
alla festa del Santo Patrono
e della Storica Parata dei
Turchi. Il grande successo
che l'iniziativa ha riscontra
di anno in anno, ha portato
l'Associazione ad inserire in
questa edizione importanti
elementi innovativi ed ampliare la platea dei giovanissimi coinvolti nel progetto.
Quest’anno, infatti, il progetto è stato strutturato su
tre livelli di interesse per favorire la partecipazione di
tutti gli allievi delle scuole
elementari degli istituti che
Portatori mentre fanno lezione in una delle scuole
hanno aderito. “La storia a
scuola” per le prime e seconde classi è il primo step che
prevede la proiezione di un
documento illustrato che
racconta la storia del nostro
Santo Patrono e della Storica Parata dei Turchi. Per le
terze e quarte classi, è previsto invece un laboratorio
sulle danze e le musiche popolari, tenuto dal cantauto-
re Antonio Bruno; per le
quinte, invece, si ripropone
la visita guidata del Centro
Storico e della cattedrale di
San Gerardo, in cui gli allievi saranno accompagnati
da Rosario Angelo Avigliano, guida turistica abilitata.
In ognuno dei tre incontri,
saranno presenti i Portatori
del Santo che distribuiranno a tutti i bambini il fumetto realizzato dall'associazione con la storia della Parata
dei Turchi e di San Gerardo.
Il primo appuntamento è
per oggi, alle 9, con gli studenti della scuola di Via Perugia per la prima visita
guidata del Centro storico.
All’iniziativa “I portatori
a scuola” hanno aderito Il
comprensivo “Torraca-Bonaventura”con la Dirigente
Peppina Antonietta Arlotto
e la sua collaboratrice Palmira Imperatore, il “on Milani”della Dirigente Carmela Cafasso con la collaborazione della professoressa
Angela Orsini e la “Domenico Savio” della Dirigente
Diana Camardo con la collaborazione di Orlandina Porcaro. Un «ringraziamento si legge in una nota dell’associazione “Portatori del
Santo” va alla “nostra” guida, Rosario Angelo Avigliano, agli esponenti della
“Scuola di musica popolare
e d’Autore”, Antonio Bruno, Giorgio Bruno e Maurizio Gambardella. Per la collaborazione nella “pratica”
della tarantella lucana, si
ringrazia Alessandra Abbruzzese. Si ringraziano
anche la Bitmovies e il falconiere Michele Villano».
Lo spettacolo presentato domenica sarà allo Stabile il 6 aprile
Nanàd, alle radici dell’anima
Storia di donne e d’amore, per la regia di Antonella Cautero
LE radici sono importanti, esclama
un’attrice nel film La grande bellezza.
Lo sono al punto da non allontanarsi mai dai nostri ricordi. Apparteniamo anche a ciò che non abbiamo mai visto, ai luoghi che non abbiamo frequentato, alle persone di
cui ci raccontano.
Domenica 30 marzo, da Cibò, è
stato presentato lo spettacolo Nanàd che andrà in scena domenica 6
aprile presso il Teatro Stabile di Potenza, alle ore 20,30. Spettacolo
previsto all’interno della Stagione
Teatrale 2013-2014 “Tutto l’anno
una bella stagione”.
Nanàd è un termine vernacolare
che non si usa più. Trova un ricordo
nella lingua degli emigranti del
Sud America che conservano intatto il dialetto che conoscevano quando sono partiti. Una sorta di vezzeggiativo che indica dolcezza ma an-
che voler prendere in giro le persone che si amano.
E questo termine è il giusto vocabolo per narrare attraverso molti
flashbacks la storia di una madre e
di una figlia malata e in fin di vita.
Una storia di donne: una madre
disperata che invoca le antenate per
farsi aiutare a superare il dolore e a
far guarire la figlia.
Perché quella figlia è il frutto non
solo di una madre ma di una storia
di donne che dal passato tornano luminose, si stagliano come punti di
approdo, raccontano, attraverso il
racconto della propria vita, le situazioni del presente. E questi racconti
arrivano da lontano, dal Sudamerica degli emigrati, dove il termine
Nanàd si usa ancora.
E il dolore della donna si mischia
alla saudade dei luoghi d’oltreoceano anche attraverso la musica dal
vivo che accompagna lo spettacolo,
alla danza, alla magia … e tutto finisce in un grande scrigno da conservare. Recuperare quelle radici che
ci consentono di conoscerci meglio
e di fare della storia di ogni famiglia, un luogo dove approdare con
serenità e riconoscersi e ritrovare
ciò che è inspiegabile.
Esattamente come Oriana Fallaci
in “Un cappello pieno di ciliegie” dove spiega: “Ora che il futuro s’era
fatto corto e mi sfuggiva di mano
con l’inesorabilità della sabbia che
cola dentro una clessidra, mi capitava spesso di pensare al passato
della mia esistenza: cercare lì le risposte con le quali sarebbe giusto
morire. Perché fossi nata, perché
fossi vissuta, e chi o che cosa avesse
plasmato il mosaico di persone che
da un lontano giorno d’estate costituiva il mio Io.”.
Un passato e un presente al femminile che si intrecciano in storie e
Manfredi, Cautero e Straziuso
accadimenti che possono appartenere solo a quel luogo denominato
anima, a quel luogo invisibile che
regola, esaltando o avvilendo, le nostre emozioni e le nostre azioni.
Con la drammaturgia e regia di
Antonella Cautero, si esibiscono Tiziana Manfredi, Chiara Lagrotta,
Antonella Cautero, Emilia Straziuso, Sandro Santostasi e Angela Rusciti che è, anche, coreografa e ballerina durante lo spettacolo.
Il maestro Domenico Lopez eseguirà musica dal vivo e alcuni brani
saranno interpretati da Tiziana
Manfredi.
Teatro e musica: le due iniziative promosse da Don Vito Telesca
IL PLAUSO ALL’ARMA
La religione incontra e promuove l’arte
Gli rubano il cellulare
Lo ritrovano i carabinieri
di Vietri
UNA rappresentazione teatrale,
l’altra musicale: sono le due iniziative presentate nel corso della
conferenza stampa che si è svolta
ieri presso la sala dell’Arco del
Comune di Potenza. Ideate e realizzate da don Vito Telesca, vicario della diocesi di Potenza – Muro Lucano –Marsico Nuovo. “Poema della Croce” andrà in scena
nella Cattedrale del capoluogo lucano il prossimo 3 aprile e nella
Chiesa di San Gianuario a Marsico Nuovo il 23 agosto. Mentre dal
9 al 12 maggio resterà aperta la
mostra di scultura sacra “Crucis
splendor”. Oltre a don Vito hanno partecipato alla presentazione anche Arcangelo Moles, Anna
Teresa Laurita e Aldo Colella, tutti impegnati nella realizzazione
della manifestazione. «Il ‘Poema
della croce’ di Alda Merini - ha
detto don Telesca - mi ha offerto lo
spunto per organizzare queste
iniziative che, come ben sintetizza il manifesto realizzato da Mo-
La conferenza stampa
les, hanno sullo sfondo e sono incentrate sulla Crocifissione di
Gesù. La croce, come sintetizza
mirabilmente la Merini, ‘è quel legno che ha messo radici in tutto il
mondo». Un testo molto profondo che costituisce l’asse portante
di uno spettacolo che, proprio per
far sì che possa essere gustato appieno, è stato arricchito con musica e la presenza del coro. «Un
percorso artistico-culturale – ha
proseguito il vicario generale –
che si inserisce in un progetto più
ampio che ha visto la Cattedrale
di Potenza ospitare una serie di
mostre. In questa occasione, si
tratta per la prima volta di sculture, aspetto che ci ha fatto preferire la Galleria Civica, grazie anche
alla disponibilità offerta da Sindaco e Comune». Messina, Manzù, Vangi, Minguzzi alcune delle
firme d’autore delle opere che saranno esposte nella Galleria civica di palazzo Loffredo e che potranno essere ammirate dalle 10
alle 13 e dalle 17,30 alle 20. «Siamo giunti al sesto ‘Quaderno
d’arte’–ancora don Vito –ed è stato possibile realizzarlo, grazie
anche alla grande collaborazione
offerta da Nicola Aloi di Novara,
che ci ha consentito di ottenere
diverse opere importanti che
esporremo a Potenza. Tre i centri
di riflessioni attorno ai quali si dipana la mostra: la Crocifissione,
il Compianto, la Resurrezione».
a.p.
VIETRI DI POTENZA – «Un plauso ai Carabinieri del Comando di Vietri di Potenza per una
brillante operazione»: a dichiararlo è Ludovico
Di Stasio, noto medico e docente universitario,
per una disavventura che lo ha riguardato personalmente. Nelle settimane scorse il dottor Di
Stasio si trovava in un bar a Sant’Agnello, comune della penisola sorrentina, a soli tre km da
Sorrento. Durante il pagamento di alcune consumazioni, al dottor Di Stasio è stato sottratto,
da un ladro, il telefono cellulare. A nulla sono
valse le iniziali ricerche, anche perché la famiglia Di Stasio era invitata ad una cerimonia di
matrimonio. Il giorno dopo, e dopo alcuni tentativi, il telefono risultava attivo. E a rispondere
il ladruncolo, che diceva di “essere alla guida”.
Così il dottor Di Stasio ha sporto denuncia
presso il Comando dei Carabinieri di Vietri. «Si
sono immediatamente attivati e, acquisiti con
prontezza dati identificativi dell’apparecchio,
sono riusciti in breve tempo ad individuare l’autore del furto, e recuperare il cellulare». Per
questioni territoriali, coadiuvati dai Carabinieri
di Sorrento, dove il professor Di Stasio ha poi
ritirato il cellulare». (Claudio Buono)
CONTI PUBBLICI
L’Acta
approva
il bilancio
«Risparmiato
mezzo milione
L’ACTA, la Spa comunale dei rifiuti, ha approvato il Bilancio
Consuntivo dell’esercizio 2013 che verrà inviato all’Assemblea dei
soci per l’approvazione
definitiva. Dai dati di
consuntivo - si legge
nel resoconto - «risulta
un minor costo, di oltre
mezzo milione di euro,
che la società ha registrato nel 2013, passando dai 10,7 milioni
di euro dell’esercizio
precedente ai 10,2 milioni di quello attuale».
«Il dato - si sottolinea
nella nota - ha ancora
più valenza se si considerano le difficili condizioni
finanziarie
complessive in cui si
opera, e la notevole
massa creditizia avanzata dall’azienda nei
confronti della proprietà.
Al risultato si è arrivati adottando in meno
di un anno, in stretto
raccordo con l’Amministrazione Comunale
di Potenza, un’importante azione di risanamento composta da
una contrazione dei costi di trasporto dei rifiuti in discarica, da un
minor ricorso a lavoro
interinale, utilizzando
il personale ACTA e da
una razionalizzazione
delle spese della governance societaria.
L’azione di contenimento dei costi lascia
intravedere un futuro
in cui l’ACTA potrà
operare con discreto
margine e imprimere
una spinta alle azioni
di programmazione
delle attività e dei servizi d’istituto, anche a seguito della recente approvazione da parte
del Consiglio comunale del Contratto di Servizio di durata novennale.
Tale accordo consentirà all’Acta di poter
agire in un orizzonte
temporale ampio, all’interno del quale attuare i piani di sviluppo previsti e innalzare
il livello della qualità
dei servizi erogati. Di
uguale importanza è,
infine, l’approvazione
del Piano Industriale
che, dopo anni di attesa, ha finalmente visto
la luce e impegna l’azienda lungo il sessennio 2014/2020 al raggiungimento di precisi obiettivi strategici».
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LAGONEGRESE
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VIGGIANO Al centro della vertenza le questioni legate al salario, occupazione e salute
Petrolio: il diktat dei sindacati
I lavoratori attendono risposte sulla piattaforma. Altrimenti sarà sciopero di due ore
VIGGIANO – «Stabilizzazione dei contratti di lavoro
a tempo determinato; omogeneizzazione degli strumenti di protezione e prevenzione della salute con i
lavoratori dell’Eni ed equiparazione delle condizioni
salariali con i dipendenti
Eni di Viggiano attraverso
la comparazione dei trattamenti economici aggiuntivi». Sono questi i tre punti
fermi della piattaforma sindacale per i lavoratori dell’indotto Eni di Viggiano, di
cui si è discusso ieri mattina durante l’assemblea dei
lavoratori svoltasi dinnanzi al piazzale del Centro Olio
Un’assemblea che ha approvato un ordine del giorno con cui si conferma lo
stato di agitazione e in aggiunta viene dato mandato
alle segreterie unitarie di
proclamare lo sciopero di
due ore per tutti lavoratori
dell'indotto Eni, nel caso in
cui, a margine dell'incontro del 3 aprile prossimo, le
risposte dei datori di lavoro
non saranno adeguate alle
aspettative. «E’ ingiusto –
CHIAROMONTE
Nel segno
dei murales
Tutto pronto a Chiaromonte
per la prima rassegna di pittura Murale. L’iniziativa è
promossa dal Comune in
collaborazione con la rivista
specialistica In Arte Multiversi. La tre giorni (da oggi a
giovedì) si propone da un
lato come un’occasione per
la promozione del centro lucano, dall’altro ha lo scopo
di valorizzare gli spazi urbani attraverso la realizzazione di murales da parte di artisti di comprovata esperienza e varia provenienza.
L’assemblea dei lavoratori
ha spiegato il segretario
della Fiom Cgil Basilicata,
Emanuele De Nicola - chi
produce la ricchezza di questa Regione, di questa nazione, che sono anche i lavoratori dell’indotto Eni, abbiamo un trattamento salariale inferiore ai lavoratori
dell’Eni. Quindi per noi va
superato in maniera definitiva questa disparità anche
perché i lavoratori nel corso
di questi ultimi mesi, hanno fatto propria questa richiesta, perché è un’ingiustizia sociale che si perpetua da diversi anni. Inoltre
chiediamo un ulteriore approfondimento per quanto
SENISE Taglio del nastro con De Filippo
Nuova sede per i democratici
Ma il sindaco diserta la cerimonia
SENISE - Presente il sottosegretario alla sanità, Vito de
Filippo, è stata inaugurata a
Senise, la nuova sede del Partito democratico che ora si
trova in via Rocco Pizzo, nella
parte alta dell’abitato. L’occasione è stata propizia anche
per la prima assemblea convocata dalla segretaria della
sezione, Rossella Spagnuolo,
eletta da poco più di un mese.
Erano presenti dunque,
iscritti, simpatizzanti, rappresentanti dei vari circoli di
Senise, segretari di zona, di
Teana (Francesca Tornese),
Fardella (Mariangela Coringrato), San Paolo Albanese(Troiano), Francavilla (Davide Maurella), Chiaromonte
(Giovanni Lista) che hanno
portato il proprio saluto e la
propria disponibilità a collaborare con il circolo di Senise,
per le questioni politiche di
ordine zonale. Come per una
sorta di patto, solidaristico
che rafforza le singole realtà
territoriali. La novità, assoluta e piacevole è data dalla
nutrita rappresentanza dell’universo femminile che
dunque si propone per la conduzione del partito che verrà,
visti i cambiamenti in atto, a
livello regionale e nazionale.
Nella sua introduzione, Rossella Spagnuolo,dopo aver
ringraziato i presenti ed in
particolare, il sottosegretario per la presenza e disponibilità e mostrato la gigantografia dell’articolo uno dello
statuto dal quale partire, ha
L’inaugurazione della sede
tracciato le linee guida della
nuova gestione quella da essa guidata, determinata, risoluta e coesa,dedita alle varie problematiche di Senise e
della zona. Risaltava infatti
l’assenza di un nutrito gruppo di iscritti,a cominciare dal
sindaco Giuseppe Castronuovo. Una nota di preoccupazione è stata lanciata da Pinella D’Aranno, la quale ha
segnalato proprio questa
preoccupante assenza ma ha
anche approfittato della presenza del sottosegretario,
per ricordare che forse anche
a livello regionale le cose dovrebbero essere guardate
con maggiore attenzione, soprattutto sulle rappresentanze. A margine, poi,a microfoni spenti,anche Vincenzo Sassone, già coordinatore
della lista Pd alle ultime comunali, si è rammaricato di
non vedere anche la presenza
degli amministratori e non
solo, ai quali comunque va
data la giusta fiducia per il
programma amministrativo
che stanno portando avanti
ma ricordando che senza il
partito unito, non ci può essere futuro certo, per nessuno.
Nel chiudere i lavori, il sottosegretario Vito De Filippo,
segretario regionale uscente, ha posto l’accento sulle importanti novità a livello organizzativo del Pd nazionale
che ha aperto più di ogni altro
alle donne, ricordando che
comunque il Pd, con tutte le
critiche che pure arrivano
quotidianamente è l’unico
partito presente ed organizzato a livello regionale;capace di fare da cassa di risonanza per le istanze della gente.
La controprova è il riconoscimento a livello nazionale per
la compagine di governo che
risulta unica (Speranza,
Bubbico, De Filippo e D’Andrea) nel panorama delle regioni italiane. Convinto che
questa nuova ed irruente generazione di politici nazionali che hanno preso in mano le
redini del Pd, potranno dare
risposte al Paese. Per farlo però, c’è bisogno di fiducia, perché, ha ricordato De Filippo:
«bisogna ricordare, che c’è
sempre qualcuno che si pone
la domanda: perchè? In questi pochi giorni, si sta mettendo mano a provvedimenti storici sempre annunciati ma
mai risolti, per questo ci vuole da parte vostra fiducia in
questa classe dirigente».
Gianni Costantino
riguarda la trasparenza
delle assunzioni che si faranno in quest’area, anche
in riferimento alla costruzione della quinta linea».
Per De Nicola vanno affrontati temi come il «prevedere una quota extra contrattuale per le gare d’ap-
palto da parte dell’eni, ridiscutere sulle royalties
(troppo basse) e formule di
inclusione sociale per il diritto al lavoro». Il segretario provinciale della Cgil di
Potenza, Giuseppe Cillis ha
spiegato che «c’è una situazione negativa dal nostro
punto di vista , perché le
aziende nei due incontri
precedenti non hanno risposto totalmente alle nostre richieste ma solo parzialmente sulle questioni
dell’occupazione. Sul salario abbiamo registrato risposte negative. Per questa
ragione nell’incontro del 3
già programmato sulla
piattaforma, qualora permangono ancora risposte
negative noi andremo a
proclamare lo sciopero di
tutte le aziende e i lavoratori«. «Qualora – gli ha fatto
eco il segretario confederale della Uil, Antonio Deoregi - non vengano le risposte,
si inizieranno azioni di forza a sostegno della piattaforma. E’ una piattaforma
di giustizia sociale legato
alla omogeneizzazione di
tutto ciò che attiene alla sicurezza e alla prevenzione
sui posti di lavoro. Giustizia sociale e equiparazione
dei trattamenti». «Come si
fa a pensare - ha levato il segretario generale della Cisl
Basilicata, Nino Falotico che ci sia un diverso elemento di sicurezza fra i lavoratori degli appalti e
quelli dell’eni, che stanno a
fianco a fianco. Come si fa a
pensare che non devono essere sottoposti alle stesse
visite mediche. In materia
di sicurezza c’è da fare subito, non c’è neanche da invocare il diritto, immediatamente dare attuazione su
questi elementi. In materia
economica, se ci sono dei
problemi vanno affrontati». Insomma un aut aut da
parte delle Organizzazioni
Sindacali che terminerà
quando firmeremo l’accordo che riconosca «l’adeguamento salariale, l’omogenizzazione dei trattamenti
sulla tutela della salute e la
trasparenza sulle assunzioni».
Angela Pepe
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LAGONEGRO Stamattina i funerali. Intanto il luogo dell’incidente è sotto sequestro
In presidio per ricordare Giuseppe
I colleghi dell’uomo morto sul cantiere della A 3 si sono astenuti dal lavoro
LAGONEGRO - Hanno deciso di astenersi dal lavoro
per 48 ore gli operai della
Lagonegro scarl, in solidarietà e segno di lutto per
il compagno deceduto nella giornata di domenica a
seguito di un incidente avvenuto mentre era all'opera con alcuni colleghi, all'interno della galleria in
fase di costruzione in località Renazza, presso il bivio autostradale di Lagonegro nord sulla A3 Salerno-Reggio Calabria.
Contestualmente hanno
indetto un presidio presso
il cantiere, che si è tenuto
nella mattinata di ieri, e «si
apprestano ad entrare in
assemblea
permanente
per discutere di quanto accaduto e decidere tutti insieme le azioni da intraprendere a tutela della sicurezza sul luogo di lavoro».
È quanto dichiarato dalla delegata provinciale Feneal Uil Teresa Russo che
ha continuato: «incidenti
del genere sono inaccettabili e questo, purtroppo, è
avvenuto quando la galleria era quasi terminata e lo
stesso operaio aveva finito
il suo turno e si apprestava
ad uscire fuori; all'interno
di un cantiere in cui non
c'erano mai stati problemi
di sicurezza. Pare che Giuseppe Palagano - queste le
generalità dell'uomo deceduto, 54 anni di Nemoli, i
cui funerali si svolgeranno stamattina - sia stato
colpito al volto dalla pala di
un escavatore meccanico,
almeno secondo quanto riferito dai primi che lo hanno soccorso, e che sarebbe
urtato contro altre barre
metalliche in fase di montaggio che gli avrebbero
provocato delle lesioni interne. Adesso aspettiamo
l'esame autoptico e insieme alle altre sigle sindacali ci stringiamo intorno alla famiglia».
Visibilmente rammaricato e scosso è apparso l'ingegner Sebastiano Calpona, titolare della Lagonegro scarl, affidataria dei
lavori nella galleria Renazza per conto del Consorzio Sis Scpa, che è anche il direttore tecnico del
cantiere.
«La magistratura ha posto sotto sequestro la zona
interessata per un'area di
40 metri dal fronte dove è
avvenuto l'incidente. Io
sinceramente sono incredulo e scioccato e non riesco a capire come sia potuto accadere. Noi siamo una
società impeccabile dal
punto di vista della sicurezza e del rispetto delle
norme in generale, in sei
anni abbiamo ricevuto decine di ispezioni da Ispettorato del Lavoro ed Asl e
non ci è mai stato mosso alcun rilievo. Tutte le squadre - continua - hanno direttive identiche e dovrebbero portare avanti le atti-
vità in maniera omogenea
ed uniforme; il nostro addetto stava lavorando al
fissaggio di una centina,
un profilato metallico utilizzato per rinforzare le pareti delle gallerie in fase di
scavo. L'enorme rammarico sta nel fatto che abbiamo scavato oltre trenta
chilometri di tunnel senza
nessun incidente serio e
che, quando mancavano
50 metri all'apertura del
foro terminale è avvenuta
questa tragedia». La parola passa alla magistratura
per stabilire la dinamica
dell’incidente in cui ha
perso la vita una persona
stimata da tutti.
Fabio Falabella
La galleria dove è morto Giuseppe Palagano
LAGONEGRO I dubbi di Michele Latorre della Filca Cisl. Summa (Cgil) chiede più vigilanza
«Ci affidiamo agli inquirenti per capire la dinamica»
LAGONEGRO - Oltre ai lavoratori
nei pressi della galleria erano in
presidio anche i sindacalisti. Per la
Cisl erano presenti Nino Falotico e
Michele La Torre. «Ci affidiamo
agli organi inquirenti per capire la
dinamica dell'incidente - spiega il
segretario generale della Filca Cisl
Basilicata, Michele La Torre, che
però esprime dubbi sulla ricostruzione - Finora questo cantiere non
aveva registrato episodi particolarmente gravi e il fatto che l'opera
sia in dirittura d'arrivo può aver
determinato un allentamento del-
RIVELLO Arrestati dall’Arma
Colti in flagranza
mentre rubano
in un’area di servizio
RIVELLO - Ennesima operazione portata a
termine con successo da parte dei Carabinieri
della Compagnia di Lagonegro che, nel corso
della consueta attività di controllo del territorio e di prevenzione e repressione dei reati
contro il patrimonio, hanno tratto in arresto
due cittadini italiani, L. C. di quarant'anni e T.
R. di venti, residenti nei comuni di Rivello e
Lagonegro. I militari della stazione di Rivello, diretta dal maresciallo Antonio Bellusci, li
hanno colti in flagranza di reato nei pressi di
un distributore di carburanti Esso, mentre si
apprestavano a scardinare una colonnina
self service per asportarne il contenuto in denaro. Durante le successive perquisizioni sono stati rinvenuti in disponibilità degli arrestati attrezzi idonei allo scasso posseduti impropriamente che sono stati posti sotto sequestro.
I due uomini, accusati di tentato furto aggravato, sono adesso a disposizione dell'autorità giudiziaria, su provvedimento del Procuratore della Repubblica dott. Vittorio Russo.
Fonti investigative fanno notare l'incremento diffuso di reati predatori compiuti anche da
sparuti soggetti criminali improvvisati, oltre
che da bande ben organizzate. Si tratta di un
fenomeno che desta gli interrogativi degli inquirenti e che crea particolare preoccupazione ed allarme presso l'opinione pubblica.
fa. fa.
le maglie della sicurezza». Per il segretario della Cisl, Nino Falotico,
«è opportuno che la sospensione
dei lavori duri il tempo necessario
agli accertamenti del caso; bisogna valutare con rigore e scrupolo
i fatti per scongiurare che eventuali fattori di rischio possano ripresentarsi in futuro».
“Mi auguro che gli accertamenti
siano rapidi e scrupolosi e chiariscano oltre ogni ragionevole dubbio la dinamica dell'episodio”, continua La Torre che esprime cordoglio ai familiari di Giuseppe Pala-
gano e invita le istituzioni a non abbassare la guardia». «È vero che i
dati complessivi ci dicono che gli
infortuni sono in calo rispetto agli
anni scorsi – osserva La Torre – ma
è altrettanto vero che si lavora meno e quel poco di lavoro che c'è è
spesso precario e con standard di
sicurezza non accettabili”. «Serve
più attenzione alla prevenzione,
più consapevolezza e una rete di
controlli meno burocratica e più
efficiente», aggiunge Falotico. Per
i due dirigenti sindacali della Cisl
«appellarsi al destino e all'impon-
LAURIA Incontro con l’autore al Comprensivo
derabile, come si fa in questi casi,
sarebbe solo l'anticamera di nuove
tragedie». Per Angelo Summa, Segretario Generale Cgil Potenza,
intervenuto sulla questione: «Occorre che tutti gli organi preposti
alla vigilanza e ai controlli in materia esercitino le loro funzioni nella
massima indipendenza e con
estremo rigore, al fine di assicurare il pieno rispetto della normativa
vigente, ma soprattutto per scongiurare che il lavoro, da espressione massima di dignità per ogni
persona, diventi causa di morte».
VIGGIANELLO
Bambini alla scoperta Mercure, l’impegno
del gusto della lettura di Cosimo Latronico
LAURIA – Ieri mattina si è tenuto
presso l’Officine Meccaniche, per il 3°
anno, l’incontro con l’autore organizzato dall’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII scuola primaria “Cardinal Brancati” diretta da Rosa Carlomagno, e coordinatrice del progetto,
Rocchina Viggiano. Il progetto ha lo
scopo di avviare gli alunni alla scoperta del fantastico mondo della letteratura per l’infanzia e di incontrare
gli autori che scrivono per loro ed è
stato realizzato grazie alla collaborazione tra la scuola primaria Cardinal
Brancati, Rizieri Libri s.n.c. e la Casa
Editrice Mondadori. Gli alunni coinvolti sono della scuola Primaria “Cardinal Brancati” e Plessi di Galdo e Melara con le classi III- IV-V e l’autrice è
Simona Bonariva con testi di narrativa quali “Il cortile di Babele” per la
classe III e “Amicizia a Sparta” entrambi ed. Giunti Mondadori per le
classi IV/V. Il racconto “Il cortile di
Babele”, tocca i temi del pregiudizio,
dell’integrazione, dell’amicizia e dell’importanza del gioco per i bambini.
Consente una riflessione sul pregiudizio, sul modo subdolo in cui opera e
si diffonde, sul male che fa, sull’integrazione: ciò che negli altri è diverso è
Foto di gruppo per i bambini
L’incontro che si è tenuto a Viggianello
motivo di arricchimento, non di separazione e sull’amicizia che consente
di risolvere i problemi e superare le
difficoltà. “Amicizia a Sparta” è un’opera ambientata a Sparta e attraverso
i giovani spartani offre lo spunto per
gettare uno sguardo al passato e raccontare come nelle varie epoche sono
stati trattati e considerati i bambini
attraverso i temi importanti dell’amicizia, della lealtà, della diversità e dell’integrazione. Simona Bonariva ha
scritto anche fiabe che sono state utilizzate nell’ambito di programmi di
educazione all’ascolto ed espressività.
Emilia Manco
VIGGIANELLO - «Ho preso
impegno con i sindaci di
Viggianello e Rotonda perché il progetto di realizzazione e di esercizio della centrale biomasse del Mercure
sia valutato per il suo effettivo impatto sul territorio e
sulle potenzialità di sviluppo del Parco nazionale del
Pollino». Lo ha dichiarato in
una nota il parlamentare lucano di Forza Italia, Cosimo
Latronico. «Le criticità segnalate, ossia la dimensione dell'impianto, circa 40
mw, le tecnologie applicate,
il reperimento e l'entità delle
masse da bruciare, le emissioni in atmosfera, l'utilizzo
delle ceneri, in generale le
compatibilità strategiche
tra le politiche di sviluppo
del Parco nazionale e la centrale, dovranno essere esaminate con la dovuta cura e
con il necessario approfondimento. Chiederò al Ministro dell'ambiente di aprire
con urgenza un tavolo al Ministero per analizzare tutti i
rilievi che le popolazioni del
Pollino vivono con preoccupazione e grande disagio».
RASSEGNASTAMPA
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VULTURE
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VENOSA Trovato l’accordo su un candidato navigato come il consigliere provinciale
Il Pd sceglie Tommaso Gammone
Dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi, i democratici escono allo scoperto
VENOSA - Sarà Tommaso
Gammone a guidare il Pd
nella battaglia per la conquista di Palazzo Calvini
alle prossime amministrative.
Le varie anime del partito hanno trovato finalmente la convergenza su
un candidato “navigato”
ed “esperto”, che, oltre alla
lunga militanza politica,
svolge le funzioni di consigliere provinciale da un
decennio.
La svolta negli ultimi
giorni, caratterizzati da
frenetiche trattative e da
tentativi finalizzati ad accelerare i tempi per preparare programma, squadra
e strategie in vista degli
impegni elettorali.
Si sono susseguite anche una serie di voci di varie candidature, come
quella relativa a Gianni
Bochicchio, che ha smentito seccamente un suo interessamento o un suo coinvolgimento nella vicenda.
La quadratura del cerchio è avvenuta nell’ ultima assemblea, nel corso
della quale è stata sbloccata la situazione, che ha visto a lungo contrapporsi i
sostenitori di una candidatura Gammone, fatta direttamente dalla segreteria del Partito, e i fautori
delle primarie.
E cosi, ora ai nastri di
partenza per la gara a Sindaco di Venosa sono in
due: Arturo Covella, candidato del Movimento 5
Stelle, e Tommaso Gammone, per il Pd.
Mancano notizie di altri
candidati.
Sembra navigare ancora
in acque agitate il centrodestra, che non è riuscito a
trovare un candidato in
grado di guidare la coalizione nella competizione
Sopra la sede del Comune di Venosa
elettorale.
Se questa condizione dovesse protrarsi per altri
giorni, sarebbero solo in
due a contendersi Palazzo
Calvini.
Una situazione che evidenzierebbe la crisi dei
partiti del centro-destra
della cittadina oraziana.
Per valutare insieme la
situazione attuale e individuare gli obiettivi a breve-
Gammone
medio termine, incontriamo il candidato sindaco
del Pd.
«Non ho partecipato volontariamente all’assemblea del Pd di Venosa, che
aveva all’odg le elezioni
amministrative di maggio
- ci rivela Tommaso Gammone- Ho voluto consentire a tutti di esprimersi liberamente, dato che era i discussione anche la mia
candidatura a Sindaco.
Tuttavia sono stato invitato a fine assemblea e mi è
stato comunicato che dopo
tanti interventi si è giunti
alla conclusione che io posso rappresentare la persona su cui fare sintesi quale
candidato sindaco del Pd.
Ho accolto con piacere la
notizia e ho pensato che ciò
mi dava subito la possibilità di mettermi al lavoro per
preparare adeguatamente
e in tempo utile la campagna elettorale».
Quali elementi caratterizzeranno la campagna elettorale?
«Massima correttezza
sia nei riguardi degli altri
candidati, sia nei riguardi
degli elettori - ci dice Gammone - basandola sui contenuti
programmatici,
evitando di fare o accoglie-
MELFI
“Popolari per l’Italia”, Russo nominato coordinatore
MELFI - E’ Stefano Russo , già Consigliere Comunale della passata Amministrazione Navazio , nonché cofondatore del movimento civico “ Vivi Libero “, a coordinare , strutturare
e rappresentare a Melfi I Popolari per
l’Italia , movimento politico dell’ex
Ministro della difesa Mario Mauro.
A renderlo noto è il Segretario Regionale dei Popolari d’Italia di Basilicata , Vincenzo Giuliano .
Viva soddisfazione per la nomina
di Stefano Russo a segretario cittadino di Melfi è stata espressa dal capogruppo alla regione Aurelio Pace che
Russo con Giuliano e Pace
ne ha sottolineato le doti e le qualità
messe in atto soprattutto in questi
anni di assenza di politiche valoriali.
«Una persona che ha sempre guardato agli interessi dei cittadini e alle
problematiche del territorio piuttosto che a costruire percorsi di natura
personale . D’altronde, - ha concluso l’esperienza consumata di Stefano
nel movimento civico “ Vivi libero “
assieme agli amici e al Segretario
Alessandro Mancino ne è una garanzia per ridare dignità alla politica
melfitana attraverso un’azione che
ritorni ad essere vicina ai cittadini».
RIONERO La commissione valuterà 11 progetti arrivati da tutta l’Italia
Concorso di design al liceo artistico
RIONERO - Con la convocazione del
comitato Tecnico-Scientifico si è
chiusa la prima parte dell’interessante concorso di design promosso
dal Liceo Artistico “C. Levi” di Rionero in Vulture.
Giunto alla seconda edizione, la
Commissione giudicatrice ha selezionato undici dei trentasei progetti
pervenuti da tutta Italia al Liceo Artistico di Rionero.
Una scelta difficile per la Commissione presieduta dal Dirigente Scolastico Antonella Ruggeri, dal Prof.
Vincenzo De Paolis, dall’Assessore
alla Cultura Vito D’Angelo, dalla
prof. Letizia Calice e dall’ideatore
della competizione Prof. Rino Ramone che, con molta fatica, hanno fatto
una prima cernita dei progetti consegnati.
«Il concorso – riferisce il prof. Ramone – nasce al fine di promuovere,
sostenere ed ampliare le potenzialità
creative nel campo del design e della
produzione industriale».
«Abbiamo inteso offrire agli studenti - riprende il docente - l’opportunità di partecipare ad un percorso
progettuale ai fini di un più ampio
arricchimento della propria preparazione, di potenziare le proprie conoscenze progettuali attraverso
percorsi pluridisciplinari e formare,
orientare e coltivare i talenti che la
scuola accoglie».
«Valorizzare e incentivare nell’ambito della formazione personale
percorsi creativi non può non esse
prioritario per il sistema scolastico,
per il nostro paese ed in particolar
modo per il nostro liceo, nel quale –
conclude Ramone - vi è una tradizionale vocazione creativa».
Interessante il tema scelto dagli
organizzatori: la realizzazione di un
orologio da parete che abbia come filo conduttore «il tempo, sentito come
qualcosa che ci circoscrive, ci avvolge, e ci domina, è visto anche come
ciò che ci logora, che invecchia, che
genera l’oblio».
Quindi non la semplice costruzione di un orologio da parete ma la realizzazione di un’opera d’arte originale che ponga l’accento al significato
filosofico del tempo. «Abbiamo chiesto ai partecipanti – riferisce la Prof.
Calice - di contestualizzare e attualizzare il progetto non solo parlando
di design ma anche del tempo in cui
viviamo. L’orologio fa pensare subito al tempo ma rimanda anche ad
una visione non solo meccanicistica
ma anche filosofica dello stesso. Ed è
questo l’obiettivo del concorso».
Ai proponenti dei progetti selezionati è stato ora richiesto di inviare
un prototipo che una nuova Commissione Tecnico-Scientifica giudicherà e premierà nel mese di Maggio
con cospicui premi in denaro.
Tutti i progetti in gara saranno poi
esposti in un evento-mostra.
Andrea Gerardi
re provocazioni che alimenterebbero ancora di
più il sentimento di antipolitica che si respira negli
ultimi tempi».
Con quali azioni concrete si svilupperà questa campagna elettorale?
«Intendo presentare un
programma "sostenibile" e
“coraggioso”
condiviso
dalle forze politiche che si
uniranno al Pd per la competizione elettorale.
Per elaborare questo
programma oltre alle forze politiche coinvolgeremo attivamente le associazioni di categoria, e valorizzeremo i contributi di
tutti coloro che vorranno
evidenziare bisogni e presentare proposte mirate e
concrete».
Quali saranno gli
obiettivi del programma?
«Rilanciare Venosa mettendo in atto una serie di
azioni per il turismo, l'
agricoltura, la sanità, il sociale ecc.- sottolinea il candidato Sindaco Gammonefacendo tesoro anche della
buona sinergia che vorrei
instaurare con gli enti sovracomunali».
Quali le prime azioni in
vista della competizione
elettorale?
«Formare una squadra
bilanciando esperienza e
innovazione e assicurando una qualificata presenza femminile - conclude
Tommaso Gammone - .La
squadra dovrà avere quelle motivazioni e quella
competenza che ci consentano non solo di vincere le
elezioni, ma soprattutto ci
consenta di governare per
far uscire Venosa dalla palude e far decollare lo sviluppo socio-economico».
Giuseppe Orlando
Atella, acceso dibattito
nell’ultimo Consiglio
ATELLA - Anche la seduta del consiglio comunale di ieri, breve per i pochi
punti iscritti all’odg (appena quattro) è stata caratterizzata da una discussione
abbastanza
polemica da parte del
Gruppo Pd della minoranza consiliare nei confronti del sindaco Telesca. Il sindaco ing. Nicola Telesca ha iniziato con
la lettura del contenuto
delle deliberazioni assunte nell’ultimo consiglio comunale. Michele
Zaccagnino, capogruppo Pd di minoranza, del
quale fa parte anche Canio Petrino, rende nota la
formazione del suo
Gruppo. Parimenti, Donato Macchia, nuovo ca-
pogruppo di maggioranza in luogo di Pietro Telesca (nominato assessore
al posto del dimissionario Michele Salvatore Pacella). La seduta consiliare si è poi “animata” a
quel punto a causa di un
acceso scambio di battute tra i due consiglieri
della minoranza, all’indirizzo del sindaco Nicola Telesca . Con altrettante battute, di tono più cavalleresco, da parte del
sindaco Nicola Telesca
nei confronti di Michele
Zaccagnino e di Canio Petrino. Insomma la battaglia continua, dopo le polemiche delle settimane
scorse a suon di manifesti.
b. c.
RASSEGNASTAMPA
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MATERA
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Il Ministero dei trasporti: «Serve un atto ad hoc dei Comuni se no niente sanzioni»
Strisce blu, i grattini della discordia
Diventa un caso nazionale quello della sosta oltre il limite: «Multa sì o multa no?»
E’ UN caso in piena regola. Di portata nazionale. Ma con ricadute evidenti anche su Matera città e con i cittadini in attesa di sapere e
di capire cosa davvero sta succedendo.
La questione delle strisce blu e dei grattini
scaduti riceve sempre più l’attenzione in questi giorni in termini di interpretazione delle
norme e di scelte da fare. In tutto questo il cerino sembra essere destinato a rimanere in
mano ai Comuni che però prendono tempo e
non affrontano direttamente la questione
con un’impasse che rimane sostanzialmente
inevitabile. Da qui un’interrogazione di un
paio di giorni fa del consigliere comunale Augusto Toto che ha chiesto risposte sull’argomento al sindaco Adduce e una nota sempre
della scorsa settimana del Ministero dei Trasporti che segnala proprio questo cioè che la
decisione in merito toccherà ai Comuni.
In merito alla regolamentazione della sosta nelle “strisce blu” il Ministero specifica
che «nell’incontro sono stati confermati il parere dei ministeri: per chi sosta nelle strisce
blu oltre il termine per cui ha pagato non viene elevata contravvenzione per divieto
di sosta perché ciò
non è previsto dal Codice della strada, la regolamentazione della
sosta è materia di
competenza comunale, per irrogare penali
o sanzioni pecuniarie
nei confronti di chi sosta oltre il termine per
cui ha pagato il Comune deve emanare una
specifica delibera. In
assenza di tale delibera e quindi finché non
verrà approntata non
è possibile elevare
multe per il caso in
questione».
Parole
Ed inoltre viene
Il vicesindaco di Matera,
specificato che «le peSergio Cappella
nalità per il mancato
pagamento che i comuni possono prevedere devono essere improntate a criteri di commisurazione e ragionevolezza rispetto alla tariffa richiesta per la
sosta. La penalità per il non rispetto di un
contratto (tale è il pagamento di una tariffa a
fronte dell’erogazione di un servizio) non
può essere vessatoria». Sul caso specifico il
vicesindaco ed assessore competente Sergio
Cappella spiega: «aspettiamo di avere risposta, credo una questione di pochi giorni, dal
Ministero al quesito che abbiamo posto. Serve un indirizzo ben chiaro su come ci dobbiamo comportare. Poi il Comune prenderà le
sue decisioni. Da parte nostra già c’è stato il
tentativo in un incontro di arrivare ad una soluzione di questa vicenda. La delibera? Se c’è
da farla la faremo, io credo che sia stata fatta
dal sindaco Buccico al momento nel quale i
parcheggiatori attuali sono equiparati ad
ausiliari del traffico». Il dibattito però rimane
aperto ed il rischio di una serie di ricorsi in arrivo in questi giorni possa sempre arrivare
nel corso dei prossimi giorni. Tanto che lo
stesso consigliere Toto che nei giorni scorsi
era intervenuto con un’interrogazione oggi
si fa primo firmatario di una mozione: «Si
chiede a questa Amministrazione Comunale
che laddove la sosta sulle strisce blu si prolunga oltre l’orario di competenza del ticket
acquistato, non venga comminata alcuna
sanzione ma si dia corso al recupero delle ulteriori somme dovute attraverso l’emissione
di un avviso bonario»
Un caso che dovrà essere risolto in poco
tempo. E soprattutto dovrà essere chiarita la
volontà politica, sulle multe da fare o non fare, che i Comuni in capo ai quali sembra addensarsi la decisione ultima, vogliono applicare.
Cappella: «Aspettiamo
le risposte del Ministero
Delibera fatta nel 2008»
Augusto Toto: «Ecco
una mozione
per lo stop »
Una delle strisce blu nei parcheggi a pagamento
Petizione contro l’inceneritore
verso l’approdo in Consiglio
Dovrebbe esserci oggi l’ultima riunione
della commissione comunale Ambiente
che dovrà verificare i termini e le richieste
contenute nella petizione sottoscritta da
1700 cittadini contro la possibilità di bruciare rifiuti e Css e contro l’estensione a
60.000 tonnellate del materiale da bruciare, tra cui i rifiuti, da parte dell’azienda
Italcementi che ha avviato la richiesta di
autorizzazione all’estensione alla Regione
Basilicata. «La commissione ha discusso
sulla congruità delle richieste avanzate
nella petizione e dovrebbe dare il via libera
per l’approdo in Consiglio» ha spiegato il
consigliere comunale Paolo Manicone da
sempre contrario a questo tipo di intervento, «nel documento si mette in risalto la necessità non solo di opporsi all’estensione
chiesta da Italcementi ma di fare in modo
che Matera sia una città contraria di suo alla possibilità di bruciare rifiuti e che esprima a chiare lettere la sua contrarietà all’Aia Via in corso di discussione». Il provvedimento dopo la commissione di oggi
dovrebbe arrivare, nella prima data utile,
in Consiglio comunale, «Matera che vuole
essere candidata deve ritenere fondamentale anche il tema della candidatura». Al
momento però sulla questione non c’è ancora una posizione politica ufficiale: «personalmente mi sono già espresso, credo
che bisognerà esprimere una posizione in
una prossima riunione di maggioranza».
Da Italcementi invece viene ribadito come
«il recupero di una frazione attentamente
selezionata di rifiuti come combustibile
per i cementifici è una pratica largamente
diffusa in tutto il mondo ed è riconosciuta
a livello europeo come “Migliore tecnologia disponibile” (Bat - Best Available Technique). Non solo dunque non è una pratica vietata dall’Europa, ma è la stessa Ue a
promuoverla». Poi aggiunge ancora: «L’utilizzo dei Css in cementeria tra l’altro presuppone una scrupolosa raccolta differenziata. In ogni caso la cementeria di Matera
non è e non diventerà mai un inceneritore.
L’attività industriale dell’impianto resta e
resterà sempre la produzione del cemento.
E proprio per continuare a produrre un ce-
Paolo Manicone
mento di qualità, qual è quello di Matera, la
cementeria non impiegherà mai nei propri forni “rifiuti qualsiasi”, tali da alterare
le caratteristiche dal clinker, continuando
invece a operare nel rispetto della salute e
dell’ambiente. Quanto alla richiesta di utilizzo dei Css, essa risponde a una necessità
del territorio: negli scorsi mesi l’azienda
ha manifestato la disponibilità a contribuire alla soluzione del problema dello
smaltimento di quel 25% dei rifiuti urbani
non pericolosi, che non può essere recuperato attraverso la raccolta differenziata
ma valorizzato come risorsa energetica».
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RIFIUTI
Residenti sul piede di guerra. Dopo l’esposto di dicembre nulla è ancora cambiato
«Pericolosi quei cassonetti in viale Italia»
Dei cassonetti da spostare
in via degli Aragoneri in
prossimità della “famigerata” curva di viale Italia.
Il pericolo che viene creato in un punto specifico è
stato oggetto di una lettera-esposto che nei giorni
scorsi alcuni residenti
hanno inviato al prefetto
Pizzi, al sindaco Adduce e
ai Carabinieri per segnalare che «da circa due mesi i
cassonetti dei rifiuti in via
degli Aragonesi sono stati
spostati in viale Italia tra il
civico 16 e le strisce pedonali e in prossimità della
curva.
Tale spostamento toglie
la visibilità indispensabile
per garantire un corretto e
sicuro transito veicolare e
quindi eleva la già precaria
condizione di insicurezza.
Lo spostamento esprime
il concetto di negazione
dell’esistenza del Codice
della strada e delle norme
di distanza di sicurezza»
scrivono ancora i residenti
nell’esposto che risale al di-
cembre scorso.
Ma la novità di queste ore
è che nulla è cambiato tanto
che Giambattista Barberino a nome dei residenti di
viale Italia conferma ancora una volta l’esistenza del
problema e la presenza in
un punto sostanzialmente
pericoloso di quei cassonetti.
Soprattutto segnala come sulla questione non è
arrivata di fatto alcuna risposta «in questo caso la dislocazione attuale dei pre-
detti cassonetti è senza
dubbio un fattore di pericolo per la pubblica e privata
incolumità».
La questione rimane di
fatto preoccupante per i residenti che continuano ad
intravedere in quel posizionamento un pericolo.
Ma di fatto lungo e laborioso nel tempo è stato il
processo di sistemazione e
risistemazione nei punti
più idonei della città dei
cassonetti dell’immondizia.
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Matera
Martedì 1 aprile 2014
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Dal Museo dei costumi tradizionali alla biblioteca turistica. Oltre 10 le iniziative in cantiere
«Le mie proposte? Ignorate»
Parla Mario Ambrico. I suoi progetti su Matera e l’Europa non hanno mai avuto risposta
DA anni, da quando lavorava all’Apt di Matera, Mario Ambrico
considera il patrimonio storico,
culturale e turistico di Matera,
una risorsa da promuovere e valorizzare.
Lo dimostrano i numerosi progetti che ha realizzato e che ancora progetta di mettere in atto.
Dal museo dei costumi tradizionali di tutta Europa da realizzare in città, a quello dei souvenir
con pezzi provenienti da Italia e
dall’estero per giungere alle “Vie
del cinema”, un itinerario fotografico dei film girati a Matera
raccontati anche in un dvd, le iniziative sono molte e hanno come
comune denominatore il racconto della città dei Sassi in grado di
superare la concezione folcloristica di un luogo d cui si sa ancora
poco.
Ambrico dimostra che prima
ancora di far giungere Matera in
Europa, può essere l’Europa con
tutte le sue peculiarità a giungere in Basilicata.
Il meccanismo, come spiega il
diretto interessato, potrebbe far
sviluppare l’industria turistica
diretta e indotta creando al tempo
stesso posti di lavoro.
«Il paradosso - spiega Ambrico -
è che nonostante si tratti di progetti legati ad una città che desidera diventare capitale europea
della Cultura, nessuna delle istituzioni che ho contattato perchè
vengano sostenuti, mi ha mai risposto.
L’articolo 3 della Costituzione
italiana sostiene che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale,
La brochure con i progetti di Ambrico e, accanto con
Papa Giovanni Paolo II
ma il silenzio e l’atteggiamento città.
avuto nei miei confronti, dimoL’impegno di Mario Ambrico,
stra che forse non tutti sono che qualche anno fa diede vita ad
uguali\».
una interessante mostra sulla
L’omaggio all’Europa, un pro- presenza dell’esercito polacco a
gramma stilato da Ambrico che Matera con un convegno che ricopotrebbe essere realizzato entro il struì quei fatti, rappresenta quel2019, contiene tutti gli elementi la parte della città che, pur manper poter far parte di un calenda- tenendo le proprie caratteristirio di manifestazioni previste in che, non vuol perdere una oppor-
Lavori inseriti nel progetto europeo Perspective di educazione degli adulti
Il futuro visto dalle comunità
Esperti a confronto fino a oggi sulla rigenerazione urbana
RIGENERAZIONE di spazi
urbani e rurali per migliorare la qualità della vita delle comunità che vivono in
contesti degradati.
E’ questo il tema centrale
del convegno che si conclude oggi nella sala Sassu dell’Università in via San Rocco.
Il seminario rientra nell’ambito del meeting del
partenariato “Perspective”
del Dicem e aprirà un confronto tra coloro che stanno operando anche in tema
di responsabilità sociale e
di percorsi comuni. ,
«Un processo di rigenerazione partecipata chiama in causa diversi attori si legge nella relazione di
presentazione dei lavori dalle amministrazioni locali e regionali, nel predisporre politiche e strumenti di innovazione
urbanistica,
sociale e ambientale, ai
soggetti produttori di comunità che
operano a diretto contatto con gli stakeholder finali».
Nei processi di cambiamento
dei
territori, il tema del futuro passa proprio attraverso i confronti
produttivi che si possono
instaurare.
«Riconsegnare alle comunità le chiavi del proprio
L’università di S. Rocco dove anche oggi si svolgono i lavori del convegno
futuro - si legge ancora passa anche attraverso
FORMAZIONE
nuove forme di integrazione e interazione».
I lavori che
si apriranno
oggi
alle
DOPO il laboratorio di effi9,30 prevecacia mentale che si è svoldono i saluti
to nelle settimane scorse, la
del Rettore
Inlab Academy ha in prodell’Univergramma un altro incontro
sità, Mario
formativo rivolto ai giovani
Fiorentino e
imprenditori.
del prof. FerIl seminario di “relazioni
dinando Miefficaci” si terrà, infatti, semrizzi, direttopre nella sede di Matera,
re del Diparsabato 12 Aprile dalle 10 altimento culle 17.
ture europee
Questa volta Alessandro
e del MediAbate metterà tutti i suoi alterraneo. Selievi, nella condizione di riuguiranno inscire ad assimilare i concetti
terventi di
basilari della ProgrammaMaria
Mizione Neurolinguistica, una
ninni, Maria
disciplina di matrice statuniAssunta D’Oronzio e Martense utile e necessaria per creare con i propri incello Benevento.
terlocutori (sia in ambito personale che professioIl bilancio dei lavori è stanale) una comunicazione sintonica ed efficace e
to affidato a Ina Macaione
raggiungere i propri obiettivi.
di Nature City Lab.
Seminario InLab
«Integrazione
e interazione
fra diversi
soggetti
consentiranno
di riconsegnare
le chiavi
del domani
alle città»
[email protected]
tunità come quella della candidatura, dimostrando che l’Europa è
ormai un concetto non più anacronisticamente geografico ma
anche storico e culturale.
Dai costumi tradizionali dei
Paesi che la compongono fino ai
souvenir, simbolo dei luoghi anche lontani dalla città dei Sassi, il
filo che la politica e le istituzioni
vogliono tenere legato, potrebbe
passare anche attraverso queste
iniziative.
Tra le iniziative cui Ambrico
sta lavorando, ci sono anche la
“Biblioteca europea della storiografia dei comuni e dei Paesi europei e la biblioteca turistica culturale dell’Europa”.
Purtroppo le «Azioni discriminative che subisco - spiega infine e l’insensibilità verso il mio programma, mi offendono come cittadino della Repubblica Italiana.
Devo, comunque, ringraziare
l’avvocato Raffaello De Ruggieri
che mi ha invitato a proseguire
con il mio impegno per la città e
con il progetto dei Musei culturali - conclude Ambrico - perchè la
mia città merita di avere spazio e
di poter stringere maggiormente il legame con l’Europa».
[email protected]
Raccolta nelle scuole materane
Abiti usati e puliti
per chi è più povero
Arriva il professor Dix
IL semplice gesto di donare un capo di abbigliamento può trasformarsi in un
aiuto per gli altri.
E’ questo lo spirito che
anima “Mettiti nei miei
panni – usati, lavati, donati”, l’attività creata sotto il
segno di Dixan per la scuola, il progetto di Henkel
che da 14 anni sostiene con
concorsi mostre e attività
didattica, iniziative di solidarietà a favore dei più piccoli.
Fedele a questa idea si
svolge l'edizione 2014 che
fa tappa a Matera oggi e domani per concludersi a fine mese. Un viaggio che
renderà i bambini protagonisti di una storia da
condividere a scuola e a casa, insegnando loro il rispetto per gli oggetti che ci
appartengono, per il prossimo e per l’ambiente.
Funziona così: in cinque
scuole di Matera (questi
gli istituti coinvolti: Via
Lucrezio, Via Lazazzera,
Francesco Saverio Nitti,
Sant’Agnese, Cappellutti)
arriverà un furgoncino da
cui scenderà l’inconfondibile mascotte dell’iniziativa, il Professor Dix.
I ragazzi dell'istituto saranno chiamati a partecipare attivamente insieme
alle loro famiglie alla raccolta degli indumenti che
non utilizzano più e a portarli nel grande contenitore che sarà ritirato dopo
qualche settimana.
Il ricavato della raccolta
andrà all’Ai.Bi. – Associazione Amici dei Bambini,
un’organizzazione
non
governativa attiva in tutto
il mondo, per combattere
l’abbandono minorile con
l’adozione, l’affido e il sostegno a distanza.
Tutti i bambini e le loro
famiglie riceveranno un
sacchetto in cui riporre gli
indumenti che desiderano
donare, un campione di Dixan e una copia del libro “Il
professor Dix e un calzino
sul piede di guerra.
La vera storia degli abiti
dimenticati",
appositamente scritto e illustrato
per il progetto da due famosi autori per bambini: la
scrittrice Annalisa Strada
e l’illustratore Libero Gozzini.
Milano, Novara Aosta,
Savona, Parma, Prato, Perugia, Roma, Frosinone,
Salerno, Matera, Bari,
Campobasso, Pescara, Ancona, Vicenza, Pordenone,
Trento, Palermo e Cagliari
le altre tappe del tour.
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PISTICCI
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POMARICO Indagini della Forestale, disposta l’analisi dei campioni, si teme per altri animali
Avvelenato un branco di lupi
Tre esemplari adulti di una specie rara trovati sul ciglio della strada
POMARICO - Una strage di
lupi nelle campagne di Pomarico.
E’ accaduto nel pomeriggio di domenica, quando sono stati ritrovati tre esemplari morti e con chiari segni riconducibili quasi certamente a un avvelenamento.
Un automobilista ha segnalato la presenza sul ciglio
della vecchia strada, che da
Pomarico va verso Bernalda,
dominando la valle del Bradano verso il Parco della
Murgia e Montescaglioso.
Sul posto sono intervenuti
agenti del Cfs di Grottole e il
veterinario Asm, Bonora,
per gli accertamenti e i verbali di rito. Anche il responsabile del Cras provinciale, Matteo Visceglia, ha collaborato
nell'operazione di recupero
delle carcasse, che sono state
temporaneamente trasferite
e custodite in un congelatore, in attesa di esami necroscopici presso l'Istituto zooprofilattico e finalizzati ad
accertare le cause della morte. Il piccolo branco era composto da un grosso maschio
adulto e due femmine. Nel
territorio del Materano c’è
una biodiversità ricca e
straordinaria, ma alcuni
stolti barbaramente la stanno portando via piano piano.
«Si tratta di una grave perdita e di un duro colpo alla
biodiversità del nostra regione. -ha confermato Visceglia- La presenza del lupo nel
territorio della Collina materana, dovrebbe costituire
motivo di speranza, poichè
rappresenta un indice di
qualità ambientale e di altis-
simo pregio naturalistico. In
Italia si sta facendo moltissimo per favorire la sua presenza, si sta lavorando ed investendo tanto per fare divulgazione, sensibilizzazione e
ricerca. Molti enti, tra cui la
Regione Basilicata, stanno
incentivando e sostenendo
un monitoraggio scientifico
di questa specie anche per definire e meglio gestire le problematiche connesse alla ricorrente e diffusa conflittualità tra la sua presenza e quella degli allevatori di bestiame
domestico.
Oltre alla morte di questi
tre bellissimi e preziosi esemplari, occorre porre l'attenzione sul fatto che non sappiamo se altri lupi o altre spe-
cie, che magari si saranno
alimentati utilizzando la
stessa esca avvelenata, siano
anch'essi morti. Tante specie
necrofaghe che vivono su
quel territorio come volpi,
nibbi reali, nibbi bruni, poiane o anche i rarissimi avvoltoi capovaccai, di cui restano
pochissimi esemplari in tutta Italia, potrebbero essere
stati uccisi. Si spera che le indagini del Cfs possano contribuire a punire i responsabili. L'uso dei bocconi avvelenati che nel nostro Paese rappresenta ormai una piaga
gravissima che sta decimando, anche all’interno di aree
protette come Parchi e Riserve, specie di grande pregio».
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I Forestali vicino alle carcasse
Le carcasse di lupi nel campo di fronte la Provinciale
METAPONTO Hanno iniziato a litigare innescando una rissa in strada
Festa di compleanno finita a pugni
I carabinieri hanno arrestato tre rumeni poco più che ventenni
METAPONTO - Una festa di compleanno finita a cazzoti. E’accaduto intorno alla mezzanotte, nel centro abitato di Metaponto, dove i carabinieri
della Stazione cittadina, in collaborazione con il Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Pisticci e i
colleghi della Guardia di finanza in
ausilio, hanno arrestato per rissa nella flagranza di reato, tre persone di nazionalita romena.
I tre, O.I. 26 anni, P.N. di 28 e P.L. di
22, dopo un litigio per futili motivi avvenuto dentro l’abitazione di uno dei
tre, dove si erano ritrovati per festeggiare un compleanno, hanno innescato una rissa già all’inizio apparsa molto violenta, sfociata in strada. Solo il
tempestivo intervento delle forze dell’ordine ha limitato conseguenze ulteriori e più gravi; i tre sono stati fermati
e accompagnati negli uffici del comando di Metaponto. Dopo i rilevi fotosegnaletici sono stati sottoposti agli
arresti domiciliari, su disposizione
dell’autorità giudiziaria di Matera,
dottor Colella. «La capillare azione di
controllo del territorio operata dal co-
mando Compagnia e dalle stazioni dipendenti -commentano i carabinierisu nuove disposizione del comando legione e provinciale, sta permettendo
di intervenire con la massima celerità
sui luoghi di commissione di varie tipologie di fatti illeciti per operare, non
solo alle indagini, ma agli atti d’iniziativa ed in flagranza. Sono già 10 le persone attestate nella flagranza in circa
un mese. Interventi che arginano non
di poco la commissione di reati predatori controi il patrimonio e contro la
persona».
MONTESCAGLIOSO L’iniziativa lanciata ad ottobre da Matteo Marzotto alimenta la solidarietà
Torte a scuola contro la Fibrosi cistica
La Delegazione materana ha raccolto duemila euro per alimentare la ricerca
MONTESCAGLIOSO - Superando ogni aspettativa, si è conclusa
in coincidenza con la festa del papà, la seconda edizione di “Auguri papà”.
Oltre 1.150 torte di cioccolata e
pastafrolla, distribuite in sei istituti scolastici dalla
Delegazione Fibrosi
Cistica di Montescaglioso, guidata da
Franca Petrarca.
L’iniziativa, al suo
secondo anno, è una
campagna di sensibilizzazione che ha
come obiettivo quello di far conoscere la
fibrosi cistica e, soprattutto, sostenere uno dei progetti di ricerca della Fondazione.
Le torte, realizzate dalla pasticceria artigianale “Delizie” di
Montescaglioso, sono state acquistate dagli studenti di sei istituti della provincia.
Gli alunni delle scuole di Montescaglioso, Pomarico, Grassano, Salandra e Matera hanno
avuto l’occasione di acquistare e
Traguardo
8mila euro
entro
dicembre
Francesca Petrarca con Matteo Marzotto
donare un “dolce pensiero” al ne di Montescaglioso è l’ambaproprio papà, che racchiudeva sciatrice, nella provincia di Maperò un gesto concreto di soste- tera, della Fondazione. Ad ottogno alla ricerca su una malattia bre scorso, a consacrare l’imporgenetica grave. Due milioni e tante ruolo della Delegazione, ci
mezzo di italiani, a loro insaputa, ha pensato Matteo Marzotto, risono portatori sani del gene della ferimento della Fondazione Fimalattia, che colpisce organi in- brosi cistica, che nel suo Ffc Bike
terni come i polmoni e il pancreas tour , fece tappa nella città Gioiello d’Italia, per una serata di gala
togliendo respiro e vita.
Da qualche anno, la Delegazio- all’insegna della solidarietà. I
fondi raccolti dalla vendita della
gustose tortine sono già destinati a uno specifico progetto di ricerca, ovvero il numero 17/2013,
che vede coinvolti 15 ricercatori
su uno studio pre-clinico per un
nuovo approccio immunoterapeutico.
Un nuovo aerosol antibatterico, basato su speciali liposomi
che potenzieranno le difese immunitarie naturali.
La Delegazione montese, partecipa al finanziamento di tale
progetto con un impegno di ottomila euro entro il 31 dicembre
prossimo; con questa iniziativa
sono stati raccolti circa duemila
euro, ai quali si aggiungeranno i
proventi della vendita della uova
di cioccolata della prossima Pasqua e quelli della consolidata
iniziativa di ottobre “Corriamo
per la ricerca”.
Un’iniziativa di solidarietà,
che coinvolgerà presto l’intera
provincia materana.
Maria Andriulli
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PISTICCI
Tessere
al Centro
anziani
PISTICCI - Nei giorni
scorsi, una emozionante e solenne cerimonia si è svolta a piazza Umberto presso la
sede del Centro Anziani; un servizio che accoglie ultrasessantacinquenni col piacere
di ritrovarsi per uno
scambio di pensieri, affetti, amicizia e ricordi
di vita vissuta. In un
clima di entusiasmo è
stata celebrata la Giornata del tesseramento.
In mattinata, durante
la Santa Messa, officiata da don Michele Leone nella Parrocchia di
Sant’Antonio,
sono
state benedette le tessere di 130 iscritti. Nel
pomeriggio il segretario Nicola Dolce ha illustrato il bilancio. Dopo
l’approvazione all’unanimità da parte dell’assemblea, ha analizzato
gli aspetti salienti dello
Statuto, con particolare riferimento all’articolo 39 della Costituzione italiana, sulla libertà di organizzazione sindacale e sull’ordinamento a base democratica, rilevando l’obbligo di osservare le
norme prescritte e approvate dall’assemblea
dei soci. Dopo aver
espresso lagnanze per
l’assenza delle autorità
invitate alla cerimonia,
Dolce ha augurato ai
presenti giorni sereni
all’interno di un contesto di relazioni all’insegna della fratellanza,
essenziale per una soddisfacente qualità della vita. La cerimonia si
è conclusa con la consegna delle tessere.
Maria Pia Famiglietti
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TRICARICO
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SALANDRA Dati significativi e grandi progetti per il futuro con il coinvolgimento delle donne
Fidas, la solidarietà è in crescita
Il 2013 è stato un anno proficuo per le donazioni con un più 14,60%
SALANDRA - E’stata approvata all’unanimità, la relazione morale del presidente Paolo Ettorre e il bilancio consuntivo
del segretario amministrativo Pancrazio Toscano della Fidas Basilicata.
Oltre cento i delegati, provenienti da
tutte le sedi della regione, che nella giornata di domenica a Salandra hanno tenuto l’assemblea ordinaria annuale, alla
presenza del vice presidente nazionale
Antonio Bronzino.
Un atto dovuto, che in maniera itinerante la Fidas alterna in provincia di Matera e Potenza, per adempimenti previsti
dalla gestione delle onlus, ma anche un
importante momento di confronto, per
programmare
la attività da
svolgere
nell’anno in corso.
Alla presidenza
dell’assemblea è
stato chiamato il
vice presidente
regionale,
Achille Palma,
espressione proprio della Sezione di Salandra.
«Anche nell’anno appena
trascorso -si legge nella relazione di Ettorresiamo a commentare risultati lusinghieri
nella raccolta di
sangue e plasma. Con il
14,60% in più rispetto al 2012
(669
sacche
L’assemblea regionale
complessive –
totali da 4.580 a 5.249) possiamo ritenere più che soddisfacente la nostra attività 2013. In particolare, la raccolta di plasma ha fatto registrare un aumento molto significativo, passando da 843 a 1.276
procedure (+51%), mentre per il sangue
intero con +236 sacche si raggiunge il
6,2%. Il lavoro di tutte le sezioni è stato
incentrato sull’aumento della raccolta
di plasma, dove la nostra regione è ancora carente, oltre a dare una risposta al
Crs che, con l’annunciata disdetta dalle
Aziende sanitarie di Roma per il 2014,
ha chiesto, già dalla seconda parte del
2013 di rivedere la raccolta di sangue intero, onde evitare eccedenze che potrebbero portare al non utilizzo del sangue.
Il titolo dell’Assemblea di quest’anno
era: “Donazione differita o al primo accesso? La Fidas Basilicata si interroga”.
Argomento emblematico di grande discussione nazionale e internazionale,
che non trova ancora una evidenza
scientifica univoca, per cui entrambe sono ritenute valide e lasciate alla professionalità e scelta dei medici trasfusionisti o associativi che effettuano le raccolte. Ci auguriamo possa essere argomento di discussione interna all’associazione. Per il 2013 gli obiettivi sono stati centrati ad eccezione del radicamento sul
territorio, con l’apertura di nuove sezioni. Molte sezioni hanno rinnovato i loro
quadri dirigenti e a guidarle sono state
chiamate le donne che, spesso, hanno
una marcia in più rispetto agli uomini in
termini di determinazione, creatività e
voglia di impegnarsi.
Il 2013 è stato caratterizzato da tante
attività regionali e sezionali che hanno
consentito di far conoscere, anche nelle
realtà a noi ancora inesplorate, la nostra
Associazione». «Nella relazione -ha proseguito Ettorre- mi preme sottolineare
non tanto gli obiettivi della nostra mission, che rimangono sostanzialmente
gli stessi, in quanto parte integrante del
nostro Dna associativo, ma quello su
cui stiamo lavorando tutti insieme per
raggiungere il traguardo dell’accreditamento della maggior parte delle Udr
e, se possibile, aggiungerne delle altre,
soprattutto nelle città di Potenza e Matera.
Il percorso si è avviato nella primavera 2013 con gli incontri del gruppo di
lavoro tecnico, istituito presso la Regione Basilicata, in cui è presente un nostro valido e insostituibile rappresentante, che ha tracciato le linee guida per
l’accreditamento delle Udr dettate dalla
normativa europea e italiana.
In previsione di non poter accreditare tutte le strutture è stato portato
avanti il progetto di acquisto dell’autoemoteca 3 posti donazione. Come sempre parliamo di giovani. Abbiamo bisogno del loro apporto per la crescita e
l’auspicato cambio generazionale di cui
parliamo spesso. Dobbiamo supportarli. Una Fidas Basilicata in salute e ricca
di capacità creativa in grado di intercettare bisogni inespressi sia dei territori
dove siamo presenti sia in quelli dove riteniamo poter far conoscere e apprezzare la nostra proposta di volontariato solidale».
Giovanni Spadafino
In aumento
anche la raccolta
del plasma
con un +51%
C’è soddisfazione
Le ragazze della Fidas di Salandra
SAN MAURO FORTE Ora si attende la decisione del sindaco
Nuovo passo di Savino, torna in Sel
poi lascia il mandato da vice sindaco
SAN MAURO FORTE - Prima si dichiara indipendente, lasciando il suo partito storico, la Sel, che lo accusava senza
mezzi termini di far parte di un’ammnistrazione fallimentare; poi torna nei
ranghi, dopo aver sbattuto la porta in
faccia al Circolo, giustificando la reazione scomposta con il risentimento di
quella fase. Infine, colpo di scena, rimette le sue deleghe di vice sindaco nelle mani del primo cittadino, Francesco
Dibiase.
Parliamo di Salvatore Savino, che lo
scorso 26 marzo, dopo una riunione di
maggioranza e il successivo colloquio
personale con il sindaco, ha maturato
formalmente la decisione dello strappo.
Il Quotidiano ha provato a sentirlo, ma
si è trincerato dietro un no comment, in
attesa della decisione di Dibiase. «Da
parte mia -scrive Savino nella comuni-
cazione formale, inviata al sindaco ed al
Circolo Sel- non vi è alcuna resistenza finalizzata alla mera conservazione del
posto in Giunta e del ruolo fin qui rivestito nell’Amministrazione, in una logica di partecipazione collettiva nella gestione politica dell’Ente». Le dimissioni
sono, quindi, «per sgomberare definitivamente il campo da equivoci e incomprensioni ancora eventualmente malcelati, sia a livello politico-partitico che
personale. Non solo. Ma, come più volte
ribadito, anche in un ottica di maggiore
responsabilizzazione della intera compagine amministrativa. Non fosse altro
per le tante, troppe, problematiche (in
itinere ed ereditate) che affliggono l’Ente e la comunità tutta e che, in quanto tali, necessitano di un maggiore approccio corale finora non registrato.
Di qui il bisogno impellente e indero-
gabile di una rivisitazione della
squadra di governo. Specie alla
luce degli innumerevoli incontri e riunioni di maggioranza, in molti casi allargati ai partiti,
conclusesi con un sostanziale nulla di
fatto. Anche perché l’elenco delle priorità da affrontare (Unione dei Comuni,
riassetto macchina comunale, poject-financing discarica ed ulteriore programmazione lavori pubblici, recupero
centro storico, piano regolatore e contenziosi vari) non può attendere oltre.
Questo senza nulla togliere ai pur apprezzabili elementi positivi finora tracciati. Pertanto per ristabilire un clima
più sereno, si attendono in tempi celeri
le Sue decisioni al riguardo».
Antonio Corrado
Francesco
Dibiase, il
sindaco di
San Mauro
che dovrà
decidere
ANGOLO DELLO SPORT La grande conquista delle ragazze di Caffarella e Di Persia
Il Real Stigliano 2005 è già in serie A
Il Real Stigliano
STIGLIANO - Il lungo cammino della serie C si è concluso con
un sonoro 12-0 per il Real Stigliano 2005, e il prossimo campionato, quello 2014/2015, le
stiglianesi lo giocheranno nella massima categoria. Finalmente la serie A; dunque, la matematica lo conferma con due
giornate di anticipo, e la classifica parla chiaro, senza giri di
parole, il primato in solitaria dice 58 punti totali, delle 20 gare
disputate fino ad oggi son ben
19 le vittorie e un solo pareggio,
numeri da urlo per le giallorosse, che sui campi lucani non
hanno conosciuto sconfitte.
Non c'è mai stata gara per le
ragazze del Real Satriano, vittime sacrificali di turno, in maglia gialla. Le ragazze guidate
da Antonio Caffarella e Gianluigi Di Persia non hanno mai
smesso di lottare e di comandare una partita perfetta, vinta in
scioltezza. La gara si è messa
subito bene per le campionesse
di Basilicata, 3-0 nei primi 12
minuti, con una strepitosa tripletta della numero 8 Silvia
Giordano. «Ricordo, quando,
sette anni fa, incontrai per la
prima volta una delle mie ragazze -ha confessato il presidente Donatello Verre, a fine
gara- all'epoca era poco più di
una ragazzina, ma la sua grinta era già impressionante».
Le giovani stiglianesi, per
tutto l'incontro, hanno lasciato
i muscoli dei polpacci in panchina, per indossare le famose
gambe bioniche che le hanno
accompagnate in ogni sfida di
questa meravigliosa avventura. Nonostante le innumerevoli
fatiche, non hanno mai sentito
alcun tipo di stanchezza, la voglia di seria A, sfumata lo scorso anno per due soli punti, ha
prevalso.
Michele Ungolo
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BERNALDA
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SCANZANO Dopo le riserve accetta la nomina, già contestato dalla minoranza
Ceruzzo resta presidente del Consiglio
SCANZANO JONICO - Sarà ancora Antonio Ceruzzo a guidare l’assise comunale di Scanzano, nella
seconda metà della legislatura.
L’intesa è stata raggiunta nei
giorni scorsi tra il gruppo di maggioranza. Ceruzzo ha sciolto la riserva sulla prosecuzione del suo
incarico, dopo aver più volte manifestato l’intenzione di lasciare. Determinante il colloquio con il sindaco Iacobellis, nella serata di giovedì; uomo esperto con una vita
nelle istituzioni, Ceruzzo è stato ritenuto la persona più adatta a rappresentare tutti i consiglieri comunali, minoranza inclusa. Tra le
sue prime dichiarazioni, vi è un
plauso all’operato del presidente
del Consorzio industriale, Santarsia, e del direttore generale Rocco
Dichio, per lo sblocco e l’imminente avvio della Pista Mattei: «Ritengo questo progetto strategico per
il turismo e l’agricoltura della zona; sposai l’idea all’inizio degli anni ‘90, quando ero assessore provinciale ai trasporti». Ceruzzo nella passata legislatura è stato vice
sindaco per 5 anni, sempre al fianco dell’attuale primo cittadino.
Oggi al nomina sarà ufficializzata
in Consiglio. La minoranza aveva
chiesto la convocazione del Consi-
glio anche per discutere di due importanti questioni che riguardano interessi specifici della comunità, «questi -lamentano dall’opposizione- in violazione di legge,
oppone un inspiegabile quanto
pretestuoso diniego, sostenendo
che gli oggetti posti all’ordine del
giorno sono manifestamente
estranei alle competenze del consiglio». I consiglieri Pantano, Sabato, Ripoli, Lerose e Scardillo, hanno scritto al Prefetto, segnalando
che il presidente è tenuto a riunire
il consiglio nel termine di venti
giorni. «Questi -precisano- può
soltanto verificare, sotto il profilo
formale, che la stessa
provenga dal prescritto
numero di soggetti legittimati, mentre non potrà
sindacarne l'oggetto, atteso che spetta al consiglio comunale la verifica
della propria competenza
e, quindi, l'ammissibilità
delle questioni da tratta- Antonio Ceruzzo
re. Ceruzzo, maldestramente assi- e convocheranno il consiglio o destito dalla segretaria comunale cideranno di buscarsi anche la difElisa Bianco, non deve entrare nel fida del Prefetto che certamente li
merito dell'ammissibilità delle obbligherà a consentire lo svolgiquestioni. Resta da verificare se il mento del consiglio comunale».
Pierantonio Lutrelli
presidente Ceruzzo e la Bianco am© RIPRODUZIONE RISERVATA
metteranno la propria ignoranza
BERNALDA «I cittadini sono stati sempre ingannati, chiedono trasparenza»
ROTONDELLA
Sp Trisaia
Appaltati i lavori
dopo anni
Vito Barberio (Fdi-An) lancia i temi della campagna elettorale di proteste
«Sarà un’operazione verità»
BERNALDA - Il centrodestra
unito per il bene di Bernalda nelle parole di Vito Barberio di
Fratelli d'Italia-An.
Barberio, nella sua analisi,
parla di più attenzione al territorio e ai giovani, senza tralasciare anche spunti per una politica
europea più vicina e attenta al
territorio. Solo per dovere di cronaca, ricordiamo che il centrodestra ha scelto una linea comune per le prossime Amministrative a Bernalda.
Intorno allo stesso tavolo conta il Nuovo centrodestra, con la
rappresentanza del consigliere
provinciale Franco Carbone;
Fratelli di Italia-An con la figura di Vito Barberio e Patto per la
Svolta con rappresentata da
Franco Prisco già consigliere
comunale.
«Viviamo un momento critico
-esordisce subito Barberio- non
solo sotto l'aspetto finanziario,
occupazionale e territoriale, ma
anche politico. La gente -continua il rappresentante di Fratelli
d'Italia-An- è stanca di false proposte o le solite fantasmagoriche, e utopiche strategie di palazzo e i politici dell'alta casta
odiano essere chiamati populisti.
La nostra personale e territoriale proposta, parte dal presupposto che il popolo vuole la verità, bella o brutta che sia, criticata e giudicata; ecco vuole il diritto di non essere più preso in giro.
Pertanto, le nostre proposte
partono dalla sovranità popolare, che sul nostro comune non
solo è stata calpestata, ma oltremodo svenduta dal cambio continuo del sindaco di turno. Ecco,
bisogna capire che si amministra una comunità non un ufficio di collocamento. Il sindaco,
eletto dal suo popolo, è chiamato
a svolgere un compito di direzione amministrativa, dettata da
servizi e tasse in primis e a creare le condizioni ottimali per lo
sviluppo imprenditoriale sul
proprio territorio affinché ci sia
occupazione, partendo, naturalmente, dalle risorse che il territorio offre, che non sono poche.
Un'altra condizione essenzia-
le da trasferire è che, come territorio, facciamo parte della Unione europea, questo piaccia o no;
pertanto, noi dipendiamo dalle
loro decisioni e con loro intendo
non solo i parlamentari ma soprattutto la Bce.
La necessità di avere un riciclo
generazionale all'interno della
nostra amministrazione parte
da una visione futuristica più
avanti rispetto a tutti i nostri
predecessori, che siano stati
maggioranza o opposizione la
nostra visione rimane di gran
lunga più avanti della loro, ecco
perché vogliamo che il prossimo
primo cittadino e la sua giunta
prenda in seria considerazione
assumere dei professionisti, anche con contratto a termine, che
ricerchino, sviluppino e spediscano all'Europa quanti più
progetti possibili, per far sì che i
fondi europei abbiano un senso
soprattutto in una realtà invisibile alle istituzioni come la nostra.
Poi -conclude Vito Barberiopossiamo discutere anche di
scelte e coalizioni, di coraggio e
lealtà, di partitocrazia e sociale
ma se noi non vogliamo che il popolo ci ama di contro noi non
amiamo la nostra terra».
Fabio Sirago
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Vito Barberio
BREVI
SCANZANO
POLICORO
SCANZANO - Due persone sono rimaste ferite a
seguito di un incidente che ha visto un autocarro
ribaltarsi e investire un’auto sulla complanare
alla Statale 106 Jonica, in direzione Taranto, a
Scanzano Jonico. Si sono registrati rallentamenti del traffico e che le cause dell’incidente sono in
corso di accertamento. Sul posto sono presenti il
personale dell’Anas e la Polizia Stradale per gli
accertamenti della dinamica e la viabilità.
POLICORO - E’ convocata per oggi, alle ore 19, è
convocata la riunione di insediamento del Direttivo di circolo del Pd di Policoro in via De Gasperi.
La segretaria Adele D'Agostino, comunicherà
componenti e deleghe. «Poi gli indirizzi programmatici e la composizione delle Commissioni
tematiche -si legge in una nota- allargate alla
partecipazione di tutto il partito, che contribuiranno ad elaborazione e attuazione».
Camion si ribalta, due feriti
Pd, si insedia il Direttivo
ROTONDELLA - Il sindaco di Rotondella, Vincenzo Francomano,
esprime soddisfazione per il recente appalto espletato dalla Provincia, con il quale sono stati aggiudicati i lavori di manutenzione
straordinaria della Sp della Trisaia
che collega la Ss 106 al centro collinare per un importo di oltre 250mila euro. Una strada trafficata, le cui
condizioni sono state da anni oggetto delle lamentele dei cittadini e
che la stessa Amministrazione comunale aveva fatto proprie sollecitando ripetutamente, dal 2009, la
Provincia ad intervenire. Francomano aveva ribadito, anche in diverse comunicazioni «la necessità
di interventi su questa importante
arteria che per anni sono state
estranee ad ogni forma di manutenzione, presentando -nello stesso
tempo- condizioni di assoluta precarietà, mancando di segnaletica
orizzontale e verticale, di banchine, di cunette funzionali e di scolini, con conseguente pericolosità
per la circolazione». Gli interventi
programmati dovrebbero partire a
breve e interesseranno, innanzitutto, il tratto stradale che va dalla
Ss 106 sino al bivio per Rotondella
Due con rifacimento del manto
stradale, pulizia dei canali di scolo e
realizzazione della nuova segnaletica sia orizzontale che verticale.
[email protected]
SCANZANO Somma sull’incendio dell’escavatore
«Gravi episodi, si ripristini la legalità»
Michele
SCANZANO JONICO - «Desta
Somma di
preoccupazione il fatto che, a diConfindustria stanza di due settimane dall’ultimo incendio doloso in danno
di un’azienda, si registri a Scanzano Jonico un nuovo episodio
criminoso che mette nel mirino,
ancora una volta, un’impresa
impegnata in lavori edili».
E’ quanto ha dichiarato il presidente di Confindustria Basilicata, Somma, che esprime «a titolo personale e a nome dell’intera Confindustria piena solidarietà a Giovanni Matarazzo,
contitolare della società danneggiata, impegnata a realizzare un investimento significativo per lo sviluppo dell’intera
area.
Per questo –ha continuato
Somma– riteniamo quantomai
necessario, che proseguano le
iniziative già meritoriamente
assunte nelle sedi competenti
tese, per un verso, ad innalzare
il livello di allerta rispetto a questi fenomeni criminosi e per l’altro ad intensificarne le attività
di contrasto su un territorio che
non può tornare a vivere le tristi
esperienze di un passato mai
troppo lontano. Come Confindustria Basilicata –ha aggiunto
Somma- abbiamo difeso e difenderemo sempre il valore della legalità come condizione necessaria di cittadinanza e dell’agire
imprenditoriale. Non possiamo
consentire -ha proseguito Somma- che la serenità e la tranquil-
lità di un intero territorio siano
minacciate da oscure trame criminali, perché abdicheremmo
alle nostre responsabilità e soprattutto rischieremmo di non
valorizzare appieno le grandi
potenzialità di sviluppo dell’arco jonico metapontino nel settore immobiliare, turistico–ricettivo e delle filiere agroindustriale ed agroalimentare. La
Basilicata si è finora distinta
per gli sforzi condotti al fine di
preservare la legalità dai tentativi di inquinamento e/o radicamento delinquenziale».
[email protected]
RASSEGNASTAMPA
II I BASILICATA PRIMO PIANO
RISCHIO CROLLO
SETTE FAMIGLIE IN PERICOLO
Martedì 1 aprile 2014
RESISTONO DA DUE ANNI
Le famiglie che abitano al civico «179» di
via Roma ad Avigliano da due anni
ignorano ciò che ha ordinato il sindaco
CONDIZIONI PRECARIE
I tecnici le hanno definite «condizioni
statiche precarie». Ma nessuno sembra
preoccuparsene più di tanto
Il palazzo cede, ma loro non lasciano
Ordinanza di sgombero non rispettata. Interviene la Procura. Indagano i carabinieri
dal nostro inviato
FABIO AMENDOLARA
l AVIGLIANO. I tecnici le avevano
definite «condizioni statiche precarie».
«Ma ora sono peggiorate», spiega il sindaco in un’ordinanza di sgombero
emessa due anni fa. Dopo due anni il
condominio del civico «179» di via Roma ad Avigliano con molta probabilità
rischia di collassare. Ma le famiglie,
nonostante l’ordinanza di sgombero e
una denuncia in Procura, non vogliono
andare via. Preferiscono rischiare la
propria vita ogni giorno pur di non
lasciare la propria casa. La tragedia di
vico Piave a Matera, nella quale sono
morte due persone, sembra non aver
insegnato nulla.
«Ma dobbiamo proprio andare via?»,
si chiede una signora uscendo dal panificio a pian terreno. Una crepa lunga
oltre un metro sovrasta la porta d’ingresso dell’attività commerciale. Ma è
quella più lieve. Basta varcare l’ingresso per rendersene conto. L’ordinanza
del sindaco Vito Summa è incollata al
portone del palazzo: «Questo stabile
versa in precarie condizioni di stabilità. Si diffida chiunque ad accedere».
Intonaco caduto, muratura in bella
vista. E lesioni. «Vanno da pochi centimetri a oltre un metro», spiega un
tecnico che qualche anno fa si è oc-
cupato del caso. In alcuni punti la muratura si è distaccata. Ci sono lesioni
gravissime nelle abitazioni. Tra il pavimento e un muro portante si è creato
un distaccamento di oltre due centimetri. E alcune crepe sono talmente
larghe da sembrare feritoie: permettono di guardare all’esterno.
Sul ballatoio di uno dei piani intermedi c’è un avvallamento e basta poggiare un piede per avvertire la sensazione di camminare su qualcosa di fragile. Sul social-network Facebook qualche ex condomino ha «postato» alcune
foto, rendendo pubblico il pericolo che
ha scelto di vivere chi, invece, è rimasto
in quelle case. I carabinieri del coman-
do stazione di Avigliano hanno chiesto
ufficialmente informazioni all’amministrazione. In Procura c’è una segnalazione per sette persone che non avrebbero rispettato l’ordinanza di sgombero, per un tecnico comunale e per un
ufficiale della polizia municipale.
Perché nessuno ha mai provveduto
neppure al puntellamento delle parti
pericolanti che affacciano su via Roma,
una delle strada principali del paese. La
scorsa estate i vigili hanno vietato alla
processione di passare sotto quei balconi, deviandone il percorso. L’ordinanza, insomma, non è stata rispettata
in nessuno dei suoi punti. E chi avrebbe
dovuto vigilare non lo ha fatto.
«Purtroppo
con questa storia
combattiamo
da molto tempo»
NELL’ANDRONE CHE FA PAURA
LESIONI
Nel reportage
del fotografo
Tony Vece il
cronista
mostra le
evidenti lesioni
alle pareti del
condominio di
via Roma 179
ad Avigliano.
Qui a destra
l’estratto
dell’ordinanza
di sgombero
affissa al
portone
l «Con questa storia il mio ufficio
combatte da tempo», esclama il maggiore Donato Rosa, comandante della
polizia municipale.
Spiega: «È un palazzo costruito negli
anni ’70. Ha retto al terremoto del 1980,
ma ha riportato lesioni. Come si può
vedere facilmente già dall’esterno non
c’è mai stata manutenzione». È questa
quindi la causa di tutte quelle lesioni.
L’assenza di manutenzione?
Secondo quanto ha raccontato alla
Gazzetta il comandante dei vigili «quella è una zona in cui insiste un problema
idrogeologico di cui la Regione è a conoscenza». E il Comune cosa ha fatto?
Spiega il comandante: «Un’ordinanza
di sgombero risale al 2012». Ma nessuno
l’ha rispettata. «Noi - sostiene il pubblico ufficiale - abbiamo affisso anche
un estratto di quell’ordinanza al portone dello stabile e intimato lo sgombero immediato e l’inibizione del loro
utilizzo, nonché il puntellamento delle
parti pericolanti». Nulla di tutto ciò è
stato fatto. E i cittadini non vogliono
lasciare la loro abitazione. «I tecnici del
Comune hanno applicato delle “spie”
sulle lesioni per tenere sotto controllo
la situazione. Noi invece - afferma il
maggiore Rosa - continuiamo costan[fab. ame.]
temente a monitorare».
Quella zona del centro storico messa in pericolo
da gravi fenomeni di dissesto idrogeologico
Il problema è stato segnalato sulle pagine della «Gazzetta» da tempo. Ancora nessun intervento
l La situazione è andata via
via peggiorando. Il territorio
di Avigliano è particolarmente esposto a fenomeni di dissesto idrogeologico. Ogni tanto cede una strada. Ma da
qualche anno anche il centro
storico ha seri problemi.
Una delle zone interessate è
viale Verrastro. Lì, secondo i
tecnici, ci sono fenomeni di
infiltrazioni d’acqua, talvolta
anche consistenti, in diversi
immobili che si trovano al di
sotto della Collina dell’Angelo. Trovare una soluzione non
è semplice. Il sindaco Vito
Summa chiede da tempo alla
Regione risorse più consistenti.
Al momento non è arrivato
nulla. E neanche dall’Autorità
di Bacino. Il Comune deve
fronteggiare il problema in
emergenza. A valle di viale
Verrastro e di via Roma c’è
una frana. Di tanto in tanto il
Comune è costretto a intervenire. Potrebbe essere quella
frana la causa dei «movimenti» che fanno «ballare» i palazzi e creano le lesioni. I
cittadini attendono da tempo
un intervento risolutivo.
MAGGIORE Donato Rosa [foto Tony Vece]
DISSESTO A
destra il
palazzo al
civico 179 di
via Roma ad
Avigliano
Qui a fianco
la denuncia
della
Gazzetta
[foto Tony
Vece]
RASSEGNASTAMPA
BASILICATA PRIMO PIANO I III
Martedì 1 aprile 2014
REGIONE
UFFICI RADDOPPIATI
Sotto l’egida della Regione finirà, oltre alle sede
ai mezzi, anche il personale con la possibilità
VERSO L’ACCORPAMENTO DEGLI ENTI ed
di avere uffici con le stesse competenze
IL RISPARMIO
In Basilicata risparmio di poche migliaia di
euro: i costi dei presidenti e dei
componenti dei consigli provinciali
Province da sopprimere
rischio caos amministrativo
con il passaggio alla Regione
Tempi ed iter
burocratici più lunghi:
il pericolo che
ipotizzano in molti
l Il rischio è il caos amministrativo.
Senza avere in cambio neanche un congruo risparmio in termini economici.
La soppressione delle Province è dietro
l’angolo, ma ad analizzare il progetto,
sbandierato a gran voce da più parti, per
molti sono più i pericoli che gli effetti
positivi che si rifletteranno sulla Regione, l’ente a cui saranno attestate le
competenze delle vecchie amministrazioni provinciali. Alla Regione, infatti,
saranno trasferiti sedi, mezzi e personale dei due enti presenti sul territorio
lucano. Nei fatti «un’altra Regione», che
dovrà interagire con quella esistente.
Con tutto quello che questo comporta,
sovrapposizioni comprese. Già perchè,
se da un lato, le funzioni non sono le
stesse e quindi non potranno esserci
accavallamenti, è altrettanto vero che
questo non riguarda gli uffici dove, al
contrario, la presenza di personale che
svolge le stesse mansioni è indubbio.
Certo, non si tratta di grandi numeri,
ma ci sono. Basti pensare all’ufficio
personale ed all’ufficio legale, solo per
SEDE Il
Palazzo della
Provincia di
Potenza in
piazza Mario
Pagano
.
citare alcuni esempi. Così come c’è il
pericolo di un lungo periodo di caos
amministrativo, considerato che passerà tempo finchè sarà chiarito chi e cosa
fare. In questo quadro, tra l’altro, riflessi
immediati si hanno già sull’attività della Regione che - attende di sapere quanti
sono e come sono suddivisi i dipendenti
delle Amministrazioni provinciali - per
rifare la pianta organica regionale e
rivedere il fabbisogno di addetti in base
alle funzioni che dovrà svolgere.
Insomma, il pericolo di un «appe-
santimento» della macchina burocratica è dietro l’angolo. E lo svantaggio - al
netto delle valutazioni - non comporterà
congrui risparmi, considerato che ad
essere tagliati sono solo i presidenti e i
componenti dei consigli provinciali. Poche migliaia di euro l’anno. Ed allora,
più di qualcuno ammette che, forse, la
cosa migliore da fare era di riformare le
Province, rendendo gratuito il lavoro
svolto dai presidenti e dai consigli provinciali. Esattamente come avvenuto
[a.i.]
con le aree programma
La controriforma delle Ex Cm
Le Aree programma sono un ibrido e la Regione torna indietro
Si chiameranno Unioni dei
Comuni Montani e a gestirle
saranno i sindaci che
opereranno a titolo gratuito
ENTE Vertici
regionali al
lavoro per la
«controriforma» delle
aree
programma
che la
Regione
intende
mettere in
piedi.
ANTONELLA INCISO
l Non una riforma ma una controriforma. Perchè le strategie messe a
punto, fino ad oggi, non hanno funzionato, perchè l’ente non ha personalità
giuridica, perchè il progetto non è mai
decollato. Ed allora è meglio tornare
indietro, prima che sia troppo tardi.
La «controriforma» del governo Pittella riguarda le Aree programma. Nate
sulle ceneri delle ex Comunità Montane
con l’idea di occuparsi di trasporti e di
forestazione sono rimaste incagliate
sulle competenze e sulla tardiva approvazione di un regolamento che facesse
chiarezza ed evitasse «guerre» tra sindaci. Uno «stallo» con riflessi diretti
sull’organizzazione del lavoro e sulle
attività svolte che ha spinto più di qualcuno a ritenere quella riforma un flop.
Ora, però, si cambia. Anzi, in qualche
.
modo si torna indietro. Con il progetto
delle Unioni dei comuni montani, enti
che nelle intenzioni dovranno sostituire
le Aree programma. Il governo regionale, infatti, sta mettendo a punto il
progetto che prevede l’abolizione di questi enti e la nascita delle nuove Unioni.
Una sorta di Comunità montana ex nove
sulla cui scia manterranno le competenze e le attività che non saranno più
esclusivamente di programmazione.
A cambiare, invece, saranno gli organismi dirigenti che avranno dei Consigli di amministrazione in cui siede-
ranno i sindaci dei diversi comuni. Ma
senza indennità di carica, senza stipendi. Piuttosto esclusivamente a titolo gratuito. In modo da tenere insieme la necessità del taglio dei costi della politica
con l’esigenza di funzionare gli enti e le
loro attività.
Ultimi atti: Valluzzi diventa vice presidente
approvati bilancio consuntivo e di previsione
Provincia: Antonio
Rossino nominato
assessore agli Enti
Locali e Cultura
GIOVANNA LAGUARDIA
l Cambio della guardia sulla poltrona di Vice Presidente
e nomina di un nuovo assessore: sono stati questi alcuni degli ultimi atti dell’amministrazione provinciale di
Potenza, prima dell’approvazione dalla legge Delrio. Il
nuovo vice presidente è Nicola
Valluzzi, mentre il nuovo assessore è Antonio Rossino,
che avrà la delega agli Enti
Locali, alla Cultura e all’Università, al posto del dimissionario Pietrantuono. Quello
di ieri non è stato però l’ultimo consiglio provinciale
dell’amministrazione così come la conosciamo oggi. Venerdì prossimo l’assise dovrebbe tornare a riunirsi per
la surroga di Rossino con il
primo dei non eletti del Psi,
Pasquale De La Cruz. Il procedimento di decadenza dovrebbe completarsi proprio
venerdì o sabato mattina. La
prospettiva, con l’approvazione della legge Delrio, è che
vice presidente ed assessori
restino seduti al loro posto
presumibilmente fino alla fine
dell’anno, ma prestando la loro opera a titolo gratuito.
Non è mancata, nel corso
della seduta di ieri del Consiglio Provinciale di Potenza,
una dose di amarezza per la
conclusione della vicenda politca dell’ente. Per il neo vice
presidente Valluzzi, «l’abolizione delle Province non è che
una finzione». «la riforma delle Province - ha fatto eco il
capogruppo di Fdc Biagio Costanzo - non ha cambiato di
molto le cose, anzi peggiorerà
la situazione poiché mancherà un ente di area vasta, eletto
democraticamente, ad assicurare il coordinamento dei territori». Anche per Michele Destino del Pdl, la riforma non è
altro che una «privatizzazione
della politica e di una riforma
che in realtà non abolisce le
Province ma che, agendo in
modo incostituzionale, ne dimezza il ruolo ed elimina solo
la classe politica eletta dal
popolo».
Il consiglio ha anche approvato a maggioranza il rendiconto finanziario 2013, che
si è chiuso con un disavanzo di
3,3 milioni. Approvati all’unanimità il bilancio di previsione per il 2014 e il bilancio
pluriennale 2014-2016.
VICE PRESIDENTE Nicola Valluzzi
Ambiente
Forestazione
cantieri
entro maggio
Far partire i cantieri forestali non oltre metà maggio, accelerando per quanto possibile i tempi e le procedure. È questo l’obiettivo
di un incontro tenuto ieri in
Regione. Per la forestazione
la manovra approvata dalla
giunta regionale prevede in
bilancio 37 milioni di euro,
a cui si aggiungeranno, con
l’assestamento, altre poste
finanziarie. In attesa del via
libera del Consiglio regionale, che si riunirà l’8 aprile
con all’ordine del giorno
proprio l’approvazione delle leggi di bilancio, le aree
programma e i Comuni inizieranno in stretto raccordo
con gli uffici regionali a predisporre i progetti operativi
in modo da evitare lungaggini e affrontare tempestivamente le criticità che potrebbero insorgere. I sindacati, inoltre, hanno posto al
tavolo le questioni relative
al turn over e alla necessità
di ricondurre sotto l’unica
«voce» forestazione le platee dei lavoratori impegnati
nei progetti dedicati all’ambiente avendo, però, chiare
le specificità delle attività
svolte e le deleghe agli enti
di gestione.
RASSEGNASTAMPA
IV I BASILICATA PRIMO PIANO
Martedì 1 aprile 2014
SOS AMBIENTE
MALATO GRAVE
L’associazione «Punto Zero» ha compiuto
nelle due zone: situazione
I DUE SITI DI INTERESSE NAZIONALE prelievi
pesantissima del terreno e delle falde acquifere
Inquinanti 10mila volte
superiori al tetto di legge
Tito e Valbasento, analisi di privati scoprono l’«inferno»
EMERGENZE
In alto
un’area posta
sotto
sequestro nel
2008 dai
carabinieri del
Noe a Tito
scalo.
L’accusa:
violazione
della
normativa in
materia
ambientale. A
sinistra la
Valbasento
PIERO MIOLLA
l Valori di inquinamento che supererebbero di diecimila volta quelli stabiliti per
legge: la conferma che la Basilicata è una
regione pesantemente compromessa dal
punto di vista ambientale arriva anche dalla
conferenza di servizi sulla bonifica dei Sin
lucani, tenuta a Roma. Nel 2014, questa è la
fotografia della Basilicata che, tra chimica
selvaggia degli ultimi 50 anni, traffici di rifiuti mai acclarati e perseguiti ed estrazioni
petrolifere, ha mutato il suo humus circondandosi di materiale tossico stipato qua e là.
Oggi, dunque, non è più un mistero che la
nostra regione «vanti» numerose zone pesantemente inquinate: di sicuro, in questa
triste classifica, la parte del leone la fanno i
due Sin (Siti d’Interesse Nazionale) di Tito e
Valbasento. Due aree in passato interessate
da insediamenti industriali oggi sostanzialmente vicini allo zero, in quanto a produzione e posti di lavoro, ma che nel presente
riservano sorprese amarissime a chi, e sono
sempre di più, vuole vederci chiaro. Grazie
anche ad un classe politica che nella migliore
delle ipotesi si è rivelata sorda o miope e,
nella peggiore, collusa o piegata ai grandi
potentati, infatti, la Basilicata si scopre sempre più invasa da sostanze tossiche e nocive.
Le ultime «scoperte» riguardano proprio Tito e la Valbasento: grazie all’associazione
«Punto Zero», infatti, in queste due aree sono
stati effettuati prelievi privati che, stando
alle prime indiscrezioni ed anticipazioni,
hanno confermato la pesantissima compromissione tanto del terreno, quanto delle falde
acquifere. Le stesse falde e gli stessi terreni
che, a più riprese, secondo qualcuno, risultavano in assoluta conformità con i parametri di legge. Tutto nella norma, dunque:
questo il messaggio che, per anni, i cittadini
di Tito, come quelli di Bernalda, Ferrandina,
Miglionico, Montescaglioso, Pisticci, Pomarico e Salandra, si sono sentiti ripetere da
funzionari regionali e da organismi (sempre
.
e comunque rientranti nell’orbita di via Anzio) preposti ad analizzare le matrici ambientali. Di fronte a tali conferme, chiunque
abbia tentato di dimostrare che così non era,
STILLICIDIO
Chimica selvaggia e traffici di
rifiuti mai acclarati hanno
avvelenato le due aree
chiunque abbia chiesto maggiori delucidazioni o maggiore controllo, è stato sempre,
sistematicamente zittito o tacciato di ambientalismo selvaggio e settario dal politico
regionale, come da quello locale. Ora, però,
qualcosa finalmente si muove: in Valbasento
la levata di scudi degli agricoltori, che hanno
commissionato prelievi privati sui loro terreni e sulle acque di falda, ha già fatto capire
che il tempo del «è tutto sotto controllo», forse
è terminato. A Tito, come detto, l’associazione «Punto Zero» della presidente Silvana
Baldantoni e di Eros Greco, con l’ausilio di
Giuseppe Di Bello di «Liberiamo la Basilicata», ha dimostrato che c’è una pesante
compromissione dell’acqua potabile e non
solo. Proprio i dati dei campionamenti titesi
saranno resi noti venerdì 4 aprile alle 18,
nella sala don Domenico Scavone della cittadina potentina in un convegno dal titolo
«L’acqua, un bene diritto di tutti», moderato
dal giornalista di «Basilicata 24», Eugenio
Bonanata. Oltre a Baldantoni, Greco e Di
Bello, vi parteciperanno anche il senatore di
Sel, Giuseppe Barozzino, Francesco Masi,
coordinatore di «No Triv», sezione Basilicata
e la segretaria regionale di Sel, Maria Murante.
Forum ambientale di Pisticci
«È giusto che la gente sappia»
Un cronoprogramma per informare la comunità sui «veleni»
l Un cronoprogramma di azioni per
informare, sensibilizzare e coinvolgere le
comunità della Valbasento in un partita
decisiva per il futuro del territorio. Lo ha
approntato il Fap (Forum Ambientale
Permanente) di Pisticci, organo consultivo composto da 25 associazioni territoriali e dal Comune di Pisticci. In particolare, il Fap ha approvato un ampio
documento «contenente analisi, proposte
e richieste ben precise
circa la situazione in
cui versa la zona industriale dal punto di vista ambientale, sanitario, economico ed occupazionale: esso intende
rappresentare un indirizzo per il presente e,
soprattutto, per il futuro del territorio valbasentano, nella consapevolezza che occorra perseguire una
linea di intervento decisa e tempestiva
finalizzata ad ottenere una serie di risposte concrete ed improcrastinabili da
parte delle autorità competenti, muovendo dal presupposto che questo deve necessariamente essere il tempo della chiarezza». I contenuti del documento saran-
no resi noti ai cittadini nell’incontro di
lunedì 7 aprile, nella sala consiliare di
Pisticci: si tratta del primo di una serie di
appuntamenti inseriti nel cronoprogramma di cui sopra. Successivamente,
infatti, il Fap prevede di «implementare
la campagna di comunicazione per le popolazioni coinvolte nella preoccupante
questione Valbasento attraverso incontri
con cittadini, scuole, parrocchie, realtà
sociali nonché la diffusione di materiale informativo e di pubblicazioni. Sarà richiesto, inoltre, un incontro alla Regione per confrontarsi
su contenuti e posizioni
maturate
all’inter no
del Fap con la richiesta
di ottenere interventi
consequenziali. Saranno, infine, valutate
azioni più incisive, a partire da un grande
appuntamento pubblico che coinvolga i
territori interessati, come compimento
di un percorso all’interno del quale dovranno dapprima maturare una maggiore consapevolezza collettiva delle problematiche in essere nella zona industriale,
della loro incidenza sulla salute e sull’am-
SENSIBILIZZAZIONE
Previsti incontri con
cittadini, scuole,
parrocchie e realtà sociali
IMPEGNO
Il tenente
della polizia
provinciale,
Giuseppe Di
Bello
.
biente e, di conseguenza, un desiderio di
urgente riappropriazione del territorio».
Il Forum, infine, «ritiene che tutte le
azioni da mettere in campo nel prossimo
futuro vadano ponderate, condivise e
concertate per non disperdere preziose
energie, evitando fughe in avanti e personalismi del tutto fuori luogo, nella certezza che le associazioni del territorio, su
queste tematiche, sono impegnate e lavorano da tempo nell’ottica del rigore e
della verifica delle informazioni, con la
convinzione che, in questi ambiti, non
giovino improvvisazioni di sorta: i primi
difensori delle istanze di una comunità
non possono che essere coloro che ne
[p.miol.]
fanno parte».
«Ora vogliamo
trasparenza»
l È necessario un tavolo della trasparenza
sulla Valbasento: il comitato «Aria Pulita Basilicata», anche in rappresentanza della parte
agricola basentana, insiste e, per il tramite della
sua presidente Luciana Coletta, ribadisce alla
Regione Basilicata la necessità della convocazione di un tavolo con il quale effettuare un focus
sugli agricoltori della Valbasento. La richiesta,
già protocollata nel febbraio scorso, è stata ribadita in questi giorni, ma con un’intimazione
precisa e circostanziata: la convocazione va fatta
entro e non oltre cinque giorni (che scadono
martedì) «considerato lo stato di emergenza
sanitaria», ha precisato la Coletta con riferimento «allo stato di inquinamento rinvenuto a
seguito delle analisi eseguite sul top soil e sulle
acque di falda nei terreni lungo il fiume Basento». In caso contrario «ci vedremo costretti ad
interpellare il Prefetto di Matera e ad inviare
comunicazioni alla Procura della Repubblica».
Ma non è tutto, perché Luciana Coletta ha anche
chiesto la «chiusura immediata di tutte quelle
fabbriche che stanno inquinando in Valbasento,
Tecnoparco compresa. Qualcuno deve prendersi
la responsabilità di dire stop a tutte quelle
attività così impattanti che, come effetto collaterale, hanno anche quello di impedire la creazione di nuovi posti di lavoro in zona», ha
spiegato Coletta che ha convocato per mercoledì
alle 17 una riunione a Potenza tra associazioni
per coordinare un’iniziativa di sensibilizzazione
e protesta che dovrebbe andare in scena a Pisticci scalo. «L’inquinamento della Valbasento è
a livelli incontenibili», ha spiegato Coletta, che
ha poi chiesto «l’unione tra comitati, associazioni e movimenti territoriali per una lotta senza
colori, senza bandiere e senza confini». [p.miol.]
L’ANALISI TRA RISCHIO RICORSI E ITER BUROCRATICO
Bonifica, bandi di gara
C’è preoccupazione
sul rispetto dei tempi
l Trasparenza e par condicio
nei bandi di gara per la bonifica
di Tito e Valbasento. Le chiede
il presidente di Confapi Matera, Enzo Acito, che esprime
preoccupazione sul rispetto dei
tempi per eseguire i lavori. «Solo dopo aver acquisito le informazioni del piano di caratterizzazione potranno essere
resi disponibili i dati per l’intervento di bonifica: la mancata conoscenza di quei dati potrebbe inficiare la corretta progettazione degli interventi. Se
l’intervento di caratterizzazione fosse espletato con l’appalto
integrato, i tempi si potrebbero
pericolosamente
allungare,
senza trascurare il rischio di
potenziali ricorsi. Per scongiurare tali rischi, propongo di affidare all’Ispra anche la progettazione definitiva degli interventi finanziati, in modo da
procedere all’appalto con l’onere, a carico dell’affidatario, della progettazione esecutiva e
l’esecuzione di lavori sulla base
del progetto definitivo dell’amministrazione aggiudicatrice.
Questo sistema ridurrebbe
considerevolmente il rischio di
ricorsi e limiterebbe i tempi di
appalto ed esecuzione dei lavori». Ove si dovesse ricorrere
all’appalto integrato, Acito evidenzia la necessità che «siano
messe a disposizione dei concorrenti tutte le banche dati
degli elementi inquinanti rilevati, su ambiti pubblici e privati, complete di tutti gli elementi acquisiti dalla caratterizzazione di cui in precedenza,
oltre a quelli provenienti da tutte le altre campagne di caratterizzazione che storicamente
sono state eseguite nelle aree
due industriali. Saremo vigili
per scongiurare rischi di premialità, in sede di gara, a vantaggio di proposte con dati provenienti da campagne di caratterizzazione integrative rispetto ai dati messi a disposizione,
di tutti i concorrenti, dalla Sta[p. miol.]
zione Appaltante».
RASSEGNASTAMPA
POTENZA CITTÀ I V
Martedì 1 aprile 2014
POLITICA
L’APPELLO
«I piccoli partiti si risollevino
e alzino finalmente la voce»
VERSO LE AMMINISTRATIVE A POTENZA
l «Le primarie per le elezioni comunali
di Potenza sono un falso obiettivo e non
risolvono di certo i problemi più importanti all’interno della coalizione di centrosinistra. I partiti che ora chiedono a
gran voce le primarie avrebbero dovuto
ritrovarsi per tempo tutti allo stesso tavolo,
per parlare di programmi e anche di nomi».
È l’opinione di Antonio Potenza, coordinatore regionale dei Popolari Uniti della
Basilicata. «I partiti minori – dice Potenza –
mettendosi insieme, sarebbero potuti andare alla trattativa con il Partito Democratico, affrontandolo alla pari. Invece,
adesso, si pretendono le cosiddette “primarie, senza regole certe, snaturandole e
facendogli perdere completamente lo spirito originario. Che senso ha, oggi, pretendere che ci siano delle primarie? Il nome
del candidato a sindaco, poi, è stato espresso dal Partito Democratico ed anche re-
LA CITTÀ Una panoramica di Potenza [foto Vece]
POPOLARI
UNITI il
segretario
Antonio
Potenza
.
cepito dal tavolo di centro-sinistra». «Ora è
troppo tardi - conclude il coordinatore dei
Popolari Uniti, – per sedersi intorno ad un
tavolo circolare, idealmente parlando, senza alcun capotavola, per discutere e proporre nomi alternativi. Allo stato bisogna
lavorare affinché la nostra amata città si
risollevi da quel torpore in cui è sprofondata. Per il futuro i partiti minori ritrovino
l’orgoglio e si diano da fare, ma davvero,
per avere voce in capitolo».
Scontro frontale sulle primarie
Realtà Italia è pronta a spaccare
Borzillo: «Le faremo con chi le sostiene e appoggeremo chi vincerà». Insiste anche Olivieri
ANTONELLA INCISO
l Come giocatori professionisti alzano la
posta. Di fronte allo stallo che serpeggia tra gli
altri minori sul nodo primarie per il sindaco di
Potenza, i vertici di Realtà Italia, in particolare,
il coordinatore regionale, Ninni Borzillo, confermano le primarie per il 13 aprile e di fatto
spaccano il tavolo del Centrosinistra.
«Potenza è un’anomalia nazionale che non
possiamo accettare per
questo noi le primarie intendiamo farle. Il 13 aprile e le faremo con chi le
sostiene, appoggiando
poi il candidato che uscirà da quel confronto» taglia corto Borzillo, chiudendo ogni possibilità di
mediazione con il Partito
democratico.
Nel giorno in cui Scelta civica esce allo scoperto confermando l’appoggio all’avvocato Luigi Petrone, senza la necessità di consultazioni
aperte, è Realtà Italia a far saltare di nuovo il
banco. Con una presa di posizione netta: primarie a tutti i costi e al voto sostegno al candidato che le vincerà. Un candidato che non
sarà Petrone, ma che, nelle intenzioni del movimento, dovrebbe uscire dalla rosa che proporranno RI e gli altri minori del tavolo del
Centrosinistra (Verdi e Comunisti italiani) che,
sino ad oggi, si sono espressi per le primarie.
Molti all’inizio, per la verità, pochi oggi (dopo il
muro di gomma messo in campo da una parte
del Partito democratico, infatti, sull’avvocato
convergono, oltre il Pd, Cd, Sel e Scelta civica,
mentre oggi dovranno sciogliere la riserva l’Idv
ed il Psi). «Le primarie
sono necessarie per garantire scelte democratiche e condivise». La dichiarazione arriva proprio dal presidente nazionale di Realtà Italia, Giacomo Olivieri. E aggiunge: «I cittadini sentono la
necessità di scegliere chi
dovrà governare la propria città e decidere del
proprio futuro. Sono sicuro che il presidente
Marcello Pittella e le forze politiche della città
decideranno per la democrazia e per i cittadini». Insomma, Realtà Italia va avanti e agita le
acque di una giornata decisamente piatta. Perchè i dem più che sul sindaco di Potenza, ieri, si
sono concentrati sulla segreteria regionale. Og-
COMUNE Il
Municipio di
Potenza. I
partiti si
confrontano
sulla
possibilità di
organizzare
le primarie
per le
amministrative
CENTRODESTRA
.
Riunione sino a sera inoltrata
ma senza nulla di fatto sulla
scelta tra Cannizzaro e De Luca
gi, infatti, dovrebbero partire i congressi dei
circoli, ma non è escluso che già nella mattinata
i renziani, forti di una nuova unità ritrovata,
possano ritirare almeno due candidature.
Giornata agitata, però, anche sul fronte del
Centrodestra dove la riunione per le primarie
tra Michele Cannizzaro e Dario De Luca non ha
I NOSTRI DIRITTI IL GRUPPO TELEVISIVO DEL «BISCIONE» CONDANNATO DAL CORECOM DOPO LA DENUNCIA DELL’ADOC BASILICATA
È abbonato, ma la tv non si vede
Mediaset ora dovrà risarcirlo
l Dopo aver sottoscritto un
abbonamento con il gruppo «Rti
Gruppo Mediaset» è stato costretto ad inoltrare formale reclamo perché, per un mese, non
aveva potuto usufruire dei servizi acquistati a causa della
mancanza del segnale nella zona
di residenza. Inutili lettere, telefonate e telegrammi. Il colosso
radiotelevisivo, per tutta risposta, ha completamente ignorato
le richieste. Il consumatore, allora, si è rivolto all’Adoc di Basilicata ed ha inoltrato istanza al
Corecom (Comitato regionale
per le comunicazioni) per poter
ottenere il risarcimento del danno subito.
Dopo la notifica del ricorso,
Mediaset ha offerto al consumatore una cifra irrisoria, ma proprio grazie all’interessamente
dell’Adoc - e alla condanna del
Corecom - alla fine il cittadino è
riuscito ad ottenere un risarcimento cinque volte superiore a
quello che gli era stato offerto.
Il Corecom, lo ricordiamo, è
competente, ai sensi la legge 31
luglio 1997, n. 249 «Istituzione
dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui
sistemi delle telecomunicazioni
e radiotelevisivo», in materia di
controversie tra gli utenti ed i
gestori dei servizi radiotelevisivi e telefonici.
«È questa - dice il presidente
dell’Adoc Basilicata, Canio
D’Andrea - una vittoria non solo
del singolo ma della collettività.
Se ogni volta che un prepotente,
avvalendosi dei mezzi di cui dispone, cerca di schiacciare un
cittadino e non vi riesce, allora,
quella vittoria migliora la qualità della vita a tutti. L’Adoc di
Basilicata, nello svolgimento del
procedimento, ha lamentato tutta una serie di inadempienze da
parte di Rti gruppo Mediaset
suffragando le proprie ragioni
ricorrendo, tra l’altro, alla disciplina dettata dall’art. 2697 del
codice civile ed al principio più
volte affermato nella consolidata giurisprudenza di legittimità,
secondo il quale il creditore che
agisce per l’adempimento, per la
risoluzione o per il risarcimento
del danno deve dare la prova della fonte negoziale o legale del suo
diritto e, se previsto, del termine
di scadenza, mentre può limitarsi ad allegare l'inadempimento della controparte; sarà il debitore convenuto a dover fornire
la prova del fatto estintivo del
diritto, costituito dall'avvenuto
adempimento. Anche nel caso in
cui sia dedotto un inesatto adempimento dell'obbligazione, al
creditore istante sarà sufficiente allegare tale inesattezza, gravando ancora una volta sul debitore l'onere di dimostrare l'avvenuto esatto adempimento».
Il Corecom ha così preso atto
che a seguito del reclamo del
consumatore Rti Gruppo Mediaset, entro le 24 ore previste dalla
propria carta servizi, non è intervenuta per ripristinare il servizio. «La decisione adottata dal
Corecom - conclude D’Andrea - è
stata un’altra pietra scagliata
contro i soprusi che ha piegato
un gigante e dà la possibilità ad
altri cittadini di avvalersi della
legge per difendere i propri diritti».
portato a soluzioni definitive. Il braccio di ferro
tra Forza Italia e Fratelli d’Italia continua ed in
questo scenario a fare da «ago della bilancia»
diventano sempre più i Popolari per l’Italia e
Nuovo Centrodestra che non avendo ancora
una posizione definita possono far pendere il
piatto da una parte o dall’altra.
IN CITTÀ ENNESIMO SUICIDIO
La tragedia
di un musicista
sprofondato
nella solitudine
l Un giovane, un giovane potentino, un giovane musicista ci
ha lasciati. Ogni addio porta con
sé grande sofferenza, ma anche
il bisogno di capire. Capire chi
guarda dalla sua solitudine, dal
suo desiderio di essere compreso e apprezzato, al mondo. Un
mondo incapace di accogliere
nella sua quotidianità distratta
una sensibilità più intensa, di
valorizzare, nella sua pretesa di
essere luogo di cultura e arte, i
suoi giovani artisti, quelli più
deboli, quelli che non hanno alle
spalle nessuno. Nessuno che
possa o voglia offrire un’opportunità di lavoro, un’occasione
per riemergere dal senso di abbandono. Questo non è un addio, è un grande e sofferto abbraccio, benché tardivo, a Luca,
al musicista, all’amico. [lor. col.]
POLITICA
Russo segretario
cittadino dei «PpI»
n È Stefano Russo , ex consigliere comunale e cofondatore del
movimento civico «Vivi Libero» , a coordinare il circolo cittadino de «I Popolari per l’Italia» movimento politico
dell’ex ministro della difesa
Mario Mauro.
A renderlo noto è il segretario
regionale di Basilicata del movimento, Vincenzo Giuliano.
Viva soddisfazione per la nomina di Russo a segretario cittadino del circolo di Melfi è stata espressa dal capogruppo alla regione Aurelio Pace che ne
ha sottolineato le doti e le qualità messe in atto soprattutto in
questi anni di assenza di politiche valoriali. «Una persona
che ha sempre guardato agli interessi dei cittadini e alle problematiche del territorio piuttosto che a costruire percorsi
di natura personale -conclude
Pace - D’altronde, l’esperienza
consumata di Stefano nel movimento civico “ Vivi libero “
assieme agli amici e al Segretario Alessandro Mancino».
RASSEGNASTAMPA
VI I POTENZA CITTÀ
Martedì 1 aprile 2014
PROTESTA DEGLI ASILI
RISCHIO CHIUSURA
Ieri il sit-in delle lavoratrici della
«La giostra 2000» che vanta i
INTERESSATI TRE «NIDI» DI POTENZA cooperativa
crediti dall’amministrazione comunale
UN NODO DA SCIOGLIERE
In un incontro con sindacati, genitori e
rappresentanti della cooperativa, il Comune
ha assicurato «che la soluzione è vicina»
Educatrici in rivolta
«No, così non va»
L’agitazione per gli stipendi non pagati
MARIA VITTORIA PINTO
protesta – ha spiegato una mam- il Comune e la cooperativa e ci
ma – perché vedo con i miei occhi, auguriamo di avviarci alla solul Riunite in un sit-in di pro- ogni giorno, l’eccellente lavoro zione in giornata».
testa, ieri a Potenza, le lavoratrici che svolgono». La vicenda, però,
Con la regolarizzazione dei verdegli asili nido gestiti dalla Coo- sembra essere vicina ad una so- samenti contributivi da parte delperativa «La Giostra 2000».
luzione. Infatti, nel corso della la cooperativa «La Giostra 2000»,
«Protestiamattinata le la- il Comune di Potenza potrà sblocmo contro il
voratrici si so- care i pagamenti ancora in sospemancato pagano spostate nel- so.
mento
degli
la sede del Co«Sono un genitore anch’io – ha
stipendi – ha
mune in con- spiegato l’assessore Pace – e comspiegato una
trada Sant’An- prendo i timori di tutti». «Chieeducatrice –
tonio La Mac- diamo che tutti, dai sindacati alla
ma non dimenchia, convoca- cooperativa al Comune, facciano
tichiamo, oltre
te dall’assesso- uno sforzo – ha spiegato un papà –
ai nostri diritre all’istruzio- per risolvere questa situazione. Il
ti, anche i none, Giuseppe servizio erogato dai lavoratori è
stri doveri, inMessina
e eccellente e mi auguro che possa
fatti solo il 50%
dall’assessore
continuare così, per una serenità
del personale
al bilancio, Fe- e continuità anche per mio fiha scioperato,
derico Pace.
glio».
poiché abbia- SIT-IN La protesta di ieri
Presenti anUn nodo da sciogliere il prima
mo voluto gache i rappre- possibile per assicurare una serantire la continuità del servizio sentanti della cooperativa che ge- rena e continua gestione degli asiai nostri bimbi, che in tutto questo stisce il servizio, i rappresentanti li nido. Intanto, le lavoratrici degli
marasma non c’entrano».
dei sindacati e i genitori. «La qua- asili nido di via Perugia, via delle
Tre gli asili nido di Potenza in- lità del servizio – ha spiegato l’as- Acacie e via Adriatico, hanno asteressati, via Perugia, via delle sessore Messina – non è in discus- sicurato, oggi, la regolarità del
Acacie e via Adriatico; venticin- sione. Il rapporto economico è fra servizio.
que i lavoratori che quotidianamente «curano» bambini dai tre
mesi ai tre anni. «Noi abbiamo
una responsabilità emotiva – ha
continuato l’educatrice – che, probabilmente, non è chiara all’opinione pubblica. Lavoriamo con risorse umane che, per quanto possa essere piccolo oggi, rappresenta il futuro, nostro e di una società
civile. I genitori che lasciano i propri figli all’asilo nido, ripongono
nell’educatore e in tutto il personale che lavora all’interno, tutta la fiducia possibile. E noi ricambiamo con la nostra professionalità e con quella passione che
serve per fare bene il proprio lavoro. Noi protestiamo perché non
ci interessano le questioni interne fra la Cooperativa e il Comune,
chiediamo solo ciò che ci spetta».
«Io appoggio in pieno la loro L’INCONTRO Attorno ad un tavolo tutte le parti interessate
SCUOLA VISITA DIDATTICA SULL’ATTIVITÀ DI INFORMAZIONE
SENZA STIPENDI La manifestazione è stata indetta per le «questioni» tra Comune e Cooperativa
START UP IERI MATTINA SOTTOSCRITTA L’INTESA TRA LA CAMERA DI COMMERCIO E LA FIDAPA
Un bando per promuovere
imprese innovative in «rosa»
EMANUELA FERRARA
l Firma del protocollo d’intesa, ieri mattina, tra la Camera
di Commercio di Potenza e la
Federazione Italiana Donne, Arti, Professioni ed Affari. L’intento, promuovere il bando, concepito a livello nazionale, per la
promozione di nuove imprese
innovative femminili.
In un momento storico come
questo, dove la crisi impera su
ogni altra cosa, la Fidapa ha voluto, seppur con una piccola cifra, dare un segnale di ripresa
sostenendo progetti a sostegno
della persona ed in particolare
delle giovani donne under 40. Il
bando presentato alla stampa
vuole promuovere il lavoro,
l’impresa e la tecnologia ma anche la creatività e la progettualità. L’impegno assunto da Fidapa è di 5mila euro, da assegnare al progetto selezionato e
ritenuto meritevole. Ciò che potrà, invece, fare l’ente camerale
sarà promuovere spazi e collaborazioni per favorire il raggiungimento degli obiettivi del-
le Startup, favorire il confronto e
o scambio e collaborare alla stesura della «Carta delle startup
women».
Al di là delle parole espresse
dal presidente della Camera di
Commercio, Pasquale Lamorte,
dalla presidente Fidapa distretto sud-est, Maria Antonietta
Amoroso, e dalla presidente della sezione potentina, Licia Viggiani, ciò che maggiormente interessa alle giovani donne imprenditrici è capire le modalità
di accesso al finanziamento.
Nella sostanza va ricordato
che Fidapa si articola in sette
distretti, in ognuno dei quali sarà individuato il miglior progetto al quale sarà corrisposto il
premio di 5mila euro. La Basilicata appartiene, insieme ad
Abruzzo, Molise e Puglia, al distretto sud est. Le interessate
dovranno rivolgersi, per un primo step, alla sezione locale della
Fidapa dove saranno guidate
passo dopo passo alla stipula
della domanda. I requisiti d’accesso, oltre al limite d’età imposto a 40 anni, sono il forte con-
tenuto innovativo del progetto,
la potenzialità in termini di
creazione di posti di lavoro e
l’avere forti legami con le specificità culturali, geografiche e
produttive del territorio. Le domande vanno inoltrate entro e
non oltre il 30 giugno.
Certo, 5mila euro non sono
tanti. Rappresentano a mala pena la somma minima per iniziare anche solo a pensare di
mettere su un’impresa. Eppure,
questa somma può comunque
rappresentare un piccolo trampolino di lancio, una spinta per
tutte coloro che, pur avendo idee
straordinarie, non hanno il coraggio di provarci. In periodi di
crisi, come ha sottolineato il presidente Lamorte, non è bene lamentarsi ma rimboccarsi le maniche e crederci per arrivare più
che preparati al momento della
ripresa. Ecco dunque che strumenti operativi e concreti come
questo, pur nella limitatezza
della cifra proposta, rappresentano tasselli importanti per il
rilancio del tessuto economico e
produttivo della comunità.
EVENTI IN SCENA IL 3 APRILE NELLA CATTEDRALE DI POTENZA E A MARSICO NUOVO IN AGOSTO
Il liceo «E. Gianturco» Teatro, musica e mostra di sculture
nell’ufficio stampa
sul filo conduttore della «Croce»
della Regione Basilicata Per don Vitantonio Telesca è «il sacro che unisce»
LORENZA COLICIGNO
STUDENTI La III H del liceo delle Scienze umane di Potenza
l Ventitré alunni della III H del
Liceo delle Scienze Umane «Emanuele Gianturco» di Potenza hanno visitato ieri mattina l'ufficio
stampa della Giunta regionale diretto da Donato Pace. Accompagnati dalla docente di diritto ed
economia, Porzia Fidanza, i giovani studenti sono stati accolti dai
giornalisti e dal personale dell'Agenzia di informazione della
Giunta, che hanno mostrato loro,
le varie fasi dell'attività giornaliera. Tra gli argomenti illustrati
l'agenzia di informazione, la rassegna stampa, la redazione delle
notizie sull'attività della Giunta, il
giornale radio e il tg web.
l «Il sacro unisce teatro e scultura», ha
affermato Don Vitantonio Telesca, vicario della diocesi di Potenza, Muro Lucano e Marsico
Nuovo, esprimendo nella conferenza stampa
di ieri il senso delle due iniziative culturali da
lui ideate e realizzate: una rappresentazione
teatrale e musicale e una mostra di sculture,
entrambe legate al tema della croce.
La rappresentazione teatrale, «Poema della
Croce», su testi di Alda Merini, andrà in scena
nella Cattedrale del capoluogo lucano il prossimo 3 aprile e nella Chiesa di San Gianuario a
Marsico Nuovo il 23 agosto. La mostra di scultura sacra «Crucis splendor» resterà aperta al
pubblico nella Galleria civica di Potenza dal 9
al 12 maggio (ore 10.00/13.00 – 17.30/20.00) e
nella Chiesa di San Michele a Marsiconuovo
dal 18 al 27 agosto.
«La storia del Crocifisso nell’arte inizia
piuttosto tardi, - ha detto Telesca - circa nel
XIII secolo per giungere al massimo splendore
nel Rinascimento e rimanere nel tempo il
punto più alto dell’espressione artistico-religiosa». Don Vito Telesca ha sottolineato il
sentimento che promana dal poema di Alda
Merini, che ha definito la croce, come «quel
legno che ha messo radici in tutto il mondo»,
legno da lei posto, commenta Monsignor Ravasi nella Prefazione al poema, «al centro
dello spazio e del tempo in un’epifania drammatica e gloriosa, incontrandolo in quello
splendore roccioso di Gerusalemme ove si
consuma la sua crocifissione».
La rappresentazione teatrale, in collaborazione con Art-Park e il Coro polifonico Santa
Cecilia della Cattedrale di Potenza, diretto da
Pino Cillis, vedrà impegnati gli attori Giovanna Valente, Donato Varallo, Anna Anastasio, i musicisti Don Mimmo Florio, Patrizia Borghini, Iole Cerminara, Paolo Miccolis, Domenico Picciani, Donato Benedetto,
Francesco Scorza, la regia è di Vitantonio
Telesca, una croce realizzata da Raimondo
Galeano esalterà il senso religioso e artistico
VERNICE In primo piano don Vito Telesca
della rappresentazione. Nella mostra «Crucis
Splendor» si potranno ammirare opere di
grandi artisti ormai scomparsi, come Manzù,
Messina, Minguzzi, e di artisti contemporanei, come Cotognini e Galeano, segnalati da
Aldo Colella, e numerosi artisti lucani, tra i
quali Linzalata, Comminiello, Masini, Sebaste. Il catalogo della mostra, che è anche il 6°
quaderno di arte sacra prodotto su iniziativa
di Telesca, vede, oltre ad un intervento dello
stesso Telesca, testi di Grazia Pastore, che ha
corredato ogni opera di una scheda illustrativa, e di Lucio Tufano, Antonio Laurita, Anna
Teresa Laurita, Alda Merini, Paolo Parazzolo
e Aldo Colella.
RASSEGNASTAMPA
ATTUALITÀ I VII
Martedì 1 aprile 2014
SCUOLA E GIUSTIZIA
L’ACCUSA DEI SINDACATI
MAGISTRATURA CONTABILE
Provvedimento disciplinare «assunto
illegittimamente». Cgil, Cisl e Uil chiamano
la Corte dei Conti: danno erariale
Preside «bocciata»
dal giudice del lavoro
Annullato un suo provvedimento disciplinare contro un bidello
l Il dirigente scolastico
dell’Ipias Giorgi di Potenza,
Giovanna Sardone, incassa un
nuovo «colpo», un’altra sentenza negativa su un suo provvedimento disciplinare. Il giudice del lavoro di Potenza, Isabella Tedone, ha annullato la
«sanzione» che Sardone aveva
previsto per un collaboratore
scolastico. Si tratta - sottolineano i sindacati di categoria dell’ennesima sentenza negativa nei suoi confronti in seguito
ad un provvedimento «assunto
illegittimamente».
Nella sentenza si ritiene la
contestazione
disciplinare
«inammissibilmente generica»
ed espressa in «termini equivoci e davvero di difficile intellegibilità». Il giudice afferma, inoltre, che «non è dato
comprendere quale sia il fatto
che gli è stato contestato, risultando piuttosto, anche se in
termini estremamente vaghi,
che sia stata una qualche reazione del ricorrente verso dirigente ad originare la sanzione».
Mimmo Telesca (Flc Cgil),
Margherita Capalbi (Cisl Scuola) e Vitina Galasso (Uil Scuola)
sottolineano come il giudice abbia sentenziato «che il provvedimento disciplinare era fondato sul nulla e argomentato
con mere farneticazioni. Una
sentenza che dimostra da un
lato l’atteggiamento prevaricatorio e vessatorio del predetto
dirigente scolastico attraverso
un uso arbitrario e maldestro
del potere disciplinare, e
dall’altro la sempre più eviden-
POTENZA L’IMPRENDITORE MECCA DOVRÀ CONTINUARE A FIRMARE IN CASERMA
«Vento del Sud»
Il Riesame conferma
te inadeguatezza professionale
dello stesso, più volte denunciata dalle organizzazioni sindacali».
Nella sentenza il giudice
spiega che «al collaboratore
scolastico non è stato contestato un fatto specifico bensì, in
termini equivoci e davvero di
difficile intellegiilità, precisato
che “la responsabilità dell’ultimo episodio era stata da lei
stesso riconosciuta con le lacrime agli occhi, allorquando
segnalava lo smarrimento
dell’atto amministrativo di cui
era custode». Il dirigente scolastico ha ritenuto che «urge
intervenire, attesi i toni e le
parole espressi, che lasciano
inequivocabilmente diffidare
del suo alleggiamento ingannevole: gli espliciti segnali di costernazione sull’errore commesso al momento dell’accaduto, sono stati sostituiti da una
posizione diametralmente opposta, forse mal consigliata,
passando addirittura al contrattacco pur di eludere le proprie responsabilità».
Di fronte all’ennesimo provvedimento disciplinare annullato dal giudice, e alla conseguente condanna al pagamento
delle spese processuali (sia pure a metà), con un costo all’erario (e alla collettività) di circa
15.000 euro, i sindacati chiederanno alla Corte dei Conti di
verificare la sussistenza dei
presupposti del danno erariale.
ISTITUTO
Nella foto in alto a
destra la dirigente
dell’Ipias «Giorgi»
di Potenza,
Giovanna Sardone.
A sinistra la scuola
di Potenza
[foto Tony Vece]
.
l Il tribunale del Riesame di Potenza, presieduto da Gerardina
Romaniello, ha confermato l’obbligo di presentazione alla polizia
giudiziaria per l’imprenditore potentino Leonardo Mecca – coinvolto nell’inchiesta «Vento del Sud», condotta dalla Procura e dalla
polizia di Stato – emesso dal gip, Rosa Larocca, lo scorso 14 marzo.
Si tratta di un filone delle indagini su un presunto «cartello» di
imprenditori, organizzato nel 2013 per evitare la concorrenza negli
appalti pubblici nel Potentino: in questo caso il gip
dispose anche gli arresti
domiciliari per un ufficiale della Guardia di Finanza, e l’obbligo di presentazione per un’operatrice
sanitaria (questi ultimi
non hanno presentato ricorso al Tribunale).
Mecca, secondo gli investigatori, avrebbe chiesto al militare di verificare
la targa di un’automobile
negli archivi informatici,
poichè temeva di essere INDAGINI Il pm Francesco Basentini
pedinato
dalle
forze
dell’ordine. Per i giudici del Riesame, quindi, esisterebbero i «gravi
indizi di colpevolezza», poiché da intercettazioni ambientali e
telefoniche emergerebbe la richiesta dell’imprenditore all’ufficiale.
Quest’ultimo, accedendo al database, avrebbe commesso un «arbitrio» in quanto non solo non aveva più incarichi operativi, bensì
«solo di staff», ma in ogni caso l’esercizio di queste prerogative secondo una sentenza della Corte di Cassazione – non comporterebbe comunque alcuna discrezionalità nell’accesso agli archivi, che avviene solo «in conformità ai contenuti prescritti dalla
legge».
VERSO SAN GERARDO L’ASSOCIAZIONE CULTURALE AVVIA GLI EVENTI IN VISTA DELLA FESTA PATRONALE
I «Portatori del santo»
nelle scuole della città
l Al via la XVII edizione de «La Cantina del
Portatore» con le attività de «I Portatori a scuola»,
progetto mirato a promuovere la cultura potentina, divulgare la conoscenza della storia della
nostra città e delle nostre tradizioni e sensibilizzare le nuove generazioni alla festa del Santo
Patrono e della Storica Parata dei Turchi. Il grande successo che l'iniziativa riscontra di anno in
anno, ha portato l'associazione «Portatori del santo» ad inserire in questa edizione importanti elementi innovativi ed ampliare la
platea dei giovanissimi coinvolti nel progetto. Quest’anno, infatti, il progetto è stato strutturato su tre livelli di interesse
per favorire la partecipazione di
tutti gli allievi delle scuole elementari degli istituti che hanno
aderito. «La storia a scuola» per
le prime e seconde classi è il
primo step che prevede la proiezione di un documento illustrato che racconta la storia del nostro Santo Patrono e della Storica Parata dei Turchi. Per le terze e quarte classi, è previsto invece
un laboratorio sulle danze e le musiche popolari,
tenuto dal cantautore Antonio Bruno; per le quinte, invece, si ripropone la visita guidata del centro
storico e della cattedrale di San Gerardo, in cui gli
allievi saranno accompagnati da Rosario Angelo
Avigliano, guida turistica abilitata. In ognuno dei
tre incontri, saranno presenti i Portatori del Santo che distribuiranno a tutti i bambini il fumetto
realizzato dall'associazione con la storia della Parata dei Turchi e di San Gerardo. Il primo appuntamento si terrà domani alle 9 con gli studenti
della scuola di Via Perugia per la prima visita
guidata del centro storico, per proseguire fino al
27 maggio quando, in occasione dell’iniziativa «A
San Gerardo stai con noi» in collaborazione con
l’associazione Potentialmente
Onlus, una grande manifestazione musicale chiuderà il progetto. L’associazione Portatori
del Santo vuole anticipatamente
ringraziare quanti presteranno,
a titolo completamente gratuito,
il proprio tempo e le proprie
competenze per far crescere
questo ambizioso progetto di riscoperta dell'identità a partire dai più piccoli. Si
ringraziano, dunque, gli Istituti Comprensivi che
hanno aderito all’iniziativa: Ic Torraca-Bonaventura con la Dirigente Peppina Antonietta Arlotto
e la sua collaboratrice prof.ssa Palmira Imperatore, Ic Don Milani della dirigente Carmela
Cafasso con la collaborazione di Angela Orsini, Ic
Domenico Savio della Dirigente Diana Camardo
con la collaborazione di Orlandina Porcaro.
TRADIZIONI
L’obiettivo è quello di
sensibilizzare i ragazzi sui
temi legati a San Gerardo
AVVISO DI PROCEDURA DI VALUTAZIONE
DI IMPATTO AMBIENTALE
ai sensi del D.Lgs 152/2006 come modificato dal D.Lgs 04/08 dal D.lgs 128/10 e ai sensi dell’art. 11
della L.R. 47/98 “DISCIPLINA DELLA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE
E NORME PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE”.
PROPONENTE
“EDISON ENERGIE SPECIALI”
sede legale: Foro Buonaparte, 31 – 20121 Milano
sede operativa: Via P. Nanni Costa, 30 – 40133 Bologna
In data 20 febbraio 2014 è stato depositato presso la Regione Basilicata - Ufficio Compatibilità Ambientale del
Dipartimento Ambiente, Territorio, Politiche della Sostenibilità - lo Studio di Impatto Ambientale relativo al “progetto definitivo di un impianto eolico da 24 MW per l’Integrale Ricostruzione dell’impianto eolico in esercizio da
12 MW di proprietà della Edison Energie Speciali Spa nel Comune di Vaglio Basilicata (PZ)”, e che interessa
anche i Comuni di Cancellara (PZ), Pietragalla (PZ) e Potenza (PZ).
Tale intervento per la sua tipologia è sottoposto a procedura di valutazione di impatto ambientale ai sensi della
L.R. 47/98 e ai sensi del D.Lgs 152/2006 come modificato dal D.Lgs 04/08 dal D.lgs 128/10.
Il progetto prevede la Integrale Ricostruzione dell’impianto in esercizio e di proprietà della Società Edison Energie Speciali Spa, sito nel Comune di Vaglio Basilicata (PZ) composto da 20 aerogeneratori per una potenza complessiva di 12 MW, in località “Occhionero”, “Fontana d’Avena” e “Piana la Giova”. Il progetto prevede la
sostituzione delle 20 turbine con 8 turbine di nuova generazione di potenza pari a 3 MW.
Della documentazione relativa all’istanza di V.I.A. si potrà prendere visione presso la Regione Basilicata, Ufficio
Compatibilità Ambientale del Dipartimento Ambiente, Territorio, Politiche della Sostenibilità – Via Vincenzo Verrastro n. 5 - 85100 Potenza – Provincia di Potenza Ufficio Ambiente – Piazza delle Regioni n. 1 - 85100 Potenza – e presso gli Uffici dei Comuni interessati.
Chiunque interessato può presentare proprie osservazioni entro 60 giorni dall’inizio della procedura di V.I.A., inviando formale comunicazione a: Regione Basilicata, Dipartimento Ambiente, Territorio, Politiche della Sostenibilità - Ufficio Compatibilità Ambientale, Via Vincenzo Verrastro n. 5 - 85100 Potenza.
Bologna, 20 febbraio 2014
Sede in Milano – Foro Buonaparte, 31
Capitale sociale euro 4.200.000,00 i.v.
Registro delle Imprese di Milano e
Codice Fiscale 01890981200
Il Proponente
Edison Energie Speciali Spa
RASSEGNASTAMPA
POTENZA PROVINCIA I IX
Martedì 1 aprile 2014
RIVELLO MA IL «COLPO» NON È RIUSCITO PER L’INTERVENTO DEI CARABINIERI CHE HANNO ARRESTATO LA 40ENNE E IL 20 ENNE
Zia e nipote tentano di scardinare
colonnina self-service di benzina
Ladri scatenati: in cinque giorni presi di mira tre distributori della zona
SELF
SERVICE
Nelle foto
d’archivio
due
distributori di
carburanti.
Negli ultimi
giorni ladri
scatenati
nell’area sud
con tre furti:
due tentati e
uno riuscito
PINO PERCIANTE
l RIVELLO. La crisi scatena i ladri. In cinque
giorni tre furti (due tentati e uno riuscito) a
Lagonegro e dintorni. L’ultimo si è verificato
nella notte tra domenica e ieri. I ladri hanno
tentatodi impossessarsi dell’incasso di un distributore self service di carburante, scassinando la colonnina automatica per il pagamento, ma
il colpo non è riuscito grazie all’intervento dei
carabinieri della Compagnia di Lagonegro.
In manette sono finiti una quarantenne di
Rivello e un ventenne di Lagonegro, zia e nipote.
Avevano preso di mira un distributore della Esso
che si trova sulla 585 Fondovalle del Noce all’altezza della frazione Parrutta di Trecchina. Servendosi di un piede di porco hanno tentato di
scardinare la colonnina per il pagamento ma
non sono riusciti nell’intento per l’arrivo dei
carabinieri che li hanno arrestati. I due, su
ordine del procuratore capo di Lagonegro, Vittorio Russo, che ha coordinato le attività d’indagine, sono stati portati in caserma con l’accusa di tentato furto aggravato e oggi saranno
processati per direttissima.
Gli attrezzi utilizzati per scardinare la colonnina sono stati sequestrati dai carabinieri
della stazione di Rivello, diretta dal maresciallo
Antonio Bellusci. A Maratea, giovedì scorso, i
carabinieri della locale stazione avevano arrestato due uomini, un trentacinquenne del posto e un quarantenne di Sapri, sorpresi in flagrante a rubare gasolio da mezzi in sosta in un
parcheggio. I due stavano cercando di trafugare
il carburante dai serbatoi di tre autobus di linea
parcheggiati nel piazzale di zona Giardelli a
Maratea. Avevano già tolto il tappo dai serbatoi
dei tre bus parcheggiati e grazie ad un tubo di
gomma li avrebbero svuotati del gasolio che
avrebbero portato via servendosi di tre taniche.
I due sono stati processati per direttissima il
giorno stesso e poi rilasciati. La benzina è diventata un bene di lusso e i furti sono sempre di
più. Colpa della crisi, da un lato, e dei prezzi del
carburante, dall'altro. Un litro di benzina è arrivato a costare quasi 2 euro e fare il pieno è quasi
un tabù. Nella notte tra giovedì e venerdì scorsi
un altro furto, questa volta riuscito: i ladri hanno
fatto visita ad una tabaccheria che si trova nella
centrale via Roma a Lagonegro facendo razzia
soprattutto di sigarette e «gratta e vinci» ma non
hanno disdegnato di portare via anche denaro
contante. Il bottino, secondo quanto accertato,
ammonta complessivamente a circa 30 mila euro. In questo caso, dei ladri nessuna traccia.
LAURIA LA PROCURA HA APERTO UN FASCICOLO. SULLE CAUSE SONO IN CORSO ACCERTAMENTI. OGGI L’AUTOPSIA SUI RESTI DI PALAGANO
Operaio morto, indetta una protesta
I sindacati chiedono più sicurezza sui cantieri dopo l’incidente nella galleria sulla A3
l LAGONEGRO. In quella galleria
non si è mai verificato un incidente
grave sul lavoro. Il destino ha voluto
che proprio all’ultimo (mancano solo
50 metri per completarla) accadesse la
disgrazia che domenica scorsa ha
strappato all’affetto dei suoi cari Giuseppe Palagano, 55 anni, di Lauria. La
fatalità ha voluto anche che l’operaio
morisse mezz’ora prima della fine del
turno. Solo trenta minuti e il suo turno
di lavoro sarebbe finito. Erano, infatti,
le 12. 30 quando nella galleria “Renazza
nord”, vicino a Lagonegro, si è verificata la tragedia, il primo caso di morte bianca sul tratto lucano della A3
dove sono stati costruiti 13 km di gallerie. Secondo la Lagonegro Scarl
(l’azienda per la quale Palagano lavorava), l’operaio sarebbe scivolato battendo la testa su una struttura metallica. L’uomo era impegnato nel posizionamento di una centina, archi in
acciaio che servono a sostenere le volte
della galleria durante la costruzione.
CANTIERE
La galleria in
cui stava
lavorando
l’operaio
morto sulla
A3
.
Lavorava a piano strada, sul calpesto. I
primi accertamenti condotti dall’Asp
non escludono responsabilità di terze
persone per violazione delle norme infortunistiche, e di procedure di lavoro
non consone i cui risvolti penali sono
da accertare. La Procura di Lagonegro
ha aperto un fascicolo. L’inchiesta è
POTENZA DOPO IL PROWEIN DI DUSSELDORF ORA SI GUARDA AL VINITALY
Vino lucano, ora l’obiettivo
è proiettarsi sull’export
l L’obiettivo delle aziende lucane del vino è fondere un’immagine unitaria e vincente del
quello di aumentare le quote di fatturato vino lucano fuori regione. Alcune delle aziende
dell’export, visto che il mercato interno non dà presenti al Prowein (Sara D’Auria, Elena Fucci,
ancora nessun segnale di ripresa. Diventa stra- Giuseppe Latorraca, Vigne del Vulture, Grifalco,
tegico partecipare alle grandi Fiere europee co- San Martino, Ofanto, Lagala Viticoltori in Vulme il Prowein 2014 di Dusseldorf. Al salone te- ture, Vigne Mastrodomenico, Consorzio Viticoldesco, la Camera di Commercio di
Potenza, con la sua Azienda Speciale Forim e con il Gal Sviluppo
Vulture Alto Bradano, ha organizzato una collettiva di 13 aziende
che hanno potuto consolidare le
relazioni con clienti e buyer. «Gli
eventi che la Camera di Commercio organizza, mettendo a disposizione delle aziende il suo know
how e le reti di relazioni con il
sistema camerale internazionale,
devono spingerci a vivere questi
eventi come opportunità per provare ad espanderci in tutto il Nord
Europa e nel mondo»– ha detto
Paride Leone, dell’azienda Terra AZIENDE LUCANE L’obiettivo è il rilancio del settore vino
dei Re. Più organizzazione e più
aggregazione. Non a caso il presidente dell’eno- tori Associati del Vulture, Eleano, Terra dei Re,
teca Regionale di Basilicata, Paolo Montrone, Carmela Mecca) saranno anche al Vinitaly, che
nell’incontro organizzativo che ha preceduto il si apre a Verona con 42e aziende lucane, espresVinitaly, ha fatto un appello agli imprenditori sione di 3 delle 4 Doc regionali, in uno stand della
per evitare personalismi e collaborare per dif- Camera di Commercio e della Regione.
stata affidata al pm Francesco Greco.
Intanto, lavori sospesi anche oggi sul
tratto lucano della Salerno-Reggio Calabria dopo l'incidente avvenuto domenica in cui è morto Palagano, originario di Rivello ma residente a Lauria.
I sindacati hanno deciso di prolungare
il blocco per la sola Lagonegro Scarl,
dopo il sequestro della galleria deciso
dall'autorità giudiziaria nell'ambito
dell'inchiesta per chiarire la dinamica
dell'incidente. I sindacati hanno indetto un’assemblea permanente, almeno
fino ai funerali dell’operaio e in attesa
che la magistratura faccia chiarezza
sull’accaduto. Nel frattempo si aspetta
l’esito dell’autopsia fissata per oggi.
Giuseppe Palagano lavoratore esperto,
era capo squadra del cantiere. Cgil e
Cisl esprimono cordoglio alla famiglia
(Palagano aveva due figli ed era diventato nonno da poco) ed auspicano
accertamenti rapidi sulle dinamiche
dell’incidente. Sia Angelo Summa, segretario generale della Cgil che Enzo
Iacovino, segretario generale della Fillea e Michele La Torre segretario generale della Filca Cisl esprimono dubbi sulle prime ricostruzioni dell’incidente. Per il segretario della Cisl, Nino
Falotico, «è opportuno che la sospensione dei lavori duri il tempo necessario agli accertamenti del caso». [p. p.]
POTENZA IERI L’UDIENZA DEL PROCESSO PER USURA
La Procura: «I sei direttori Mps
hanno agito in concorso tra loro»
L’avvocato Cimetti: «Scongiurata la prescrizione»
l POTENZA. Nella giornata di
ieri si è tenuta l’udienza per il
procedimento penale che vede imputati sei direttori della banca
Mps filiale di Potenza per il reato
di usura bancaria. La Procura ha
contestato agli imputati il concorso nel reato.
«La decisione della Procura –
precisa l’avvocato Michele Cimetti a capo del collegio difensivo
delle parti civili – ha precisato il
capo d’imputazione contribuendo
ad evitare possibili proscioglimenti per prescrizione, senza
l’esame del merito della vicenda.
In tal modo, prosegue il legale, si
potrà fare piena luce ed evitare le
incertezze che sempre sono legale
ad una sentenza di proscioglimento per prescrizione».
Michele Satriani, imprenditore, parte civile (assistito dai professionisti dell’associazione Sos
utenti), precisa che «nonostante il
procedimento penale in corso, la
banca continua a segnalare a sofferenza la Socitel e i garanti di
questa presso la centrale rischi
della Banca d’Italia e continua a
chiedere, in sede civile, il pagamento degli interessi calcolati
agli stessi tassi che hanno condotto alla incriminazione dei sei
direttori».
PARTE CIVILE Michele Satriani
le altre notizie
INFERTILITÀ MASCHILE
Visita andrologica
gratuita a Rionero
n La campagna Androlife che si
prefigge principalmente di
portare a conoscenza dell’opinione pubblica il rischio d’infertilità maschile, suggerendo
stili di vita e attenzioni. Quest’anno, tra i centri partners
Siams nella Regione Basilicata, è stato scelto il Laboratorio
Analisi Flovilla di Rionero,
struttura specializzata per le
attività di Laboratorio Analisi
Diagnostica per Immagini ad
Ultrasuoni (ecografia, eco-color doppler), Cardiologia (visita cardiologica, elettrocardiogramma, ecocardiogramma,
monitoraggio pressorio e cardiaco-Holter). Il 5 aprile e il 10
maggio sarà possibile effettuare la visita andrologica
gratuita su prenotazione collegandosi al sito www.androlife.it tramite il form di prenotazione, attivo per tutto il giorno o chiamando il numero
verde 800 100 122, oppure ancora contattando la segreteria
del Laboratorio Analisi Flovilla al numero 0972.72.20.05
dal lunedì al venerdì dalle ore
9:00 alle ore 12:30 e dalle ore
16:00 alle ore 18:30.
RASSEGNASTAMPA
X I MATERA CITTÀ
IL CEMENTIFICIO
E LA PAURA PER LE EMISSIONI
Martedì 1 aprile 2014
I CITTADINI IN PIAZZA
Nei giorni scorsi nuova manifestazione
contro il rischio inquinamento, dalla Ila
Laterizi sino alla fabbrica di Trasanello
«Combustibile dai rifiuti
è pratica molto diffusa»
Italcementi ribatte alle proteste per un impianto «inceneritore»
l Botta e risposta. Domenica
scorsa la manifestazione in Piazza Vittorio Veneto per l’aria pulita, ieri la nuova presa di posizione di Italcementi secondo
cui «il recupero di una frazione
attentamente selezionata di rifiuti come combustibile per i cementifici è una pratica largamente diffusa in tutto il mondo
ed è riconosciuta a livello europeo come “Migliore tecnologia
disponibile”».
Tra l’iniziativa di Legambiente di domenica e le precisazioni
di Italcementi ci sono le oltre
mille firme depositate in Municipio a sostegno della petizione
presentata dal Comitato No Inceneritore per scongiurare il pericolo che venga concessa la possibilità, al
cementificio, di bruciare altre
60.000 tonnellate l’anno di combustibile solido secondario.
Ma intanto, Italcementi insiste e dice che bruciare rifiuti
«non solo non è una pratica vietata dall’Europa, ma è la stessa
UE a promuoverla. Con il riutilizzo dei rifiuti, infatti, si riducono notevolmente le emissioni di gas serra. Inoltre, le cementerie stesse diventano più performanti dal punto di vista ambientale, perché gli impianti che
utilizzano Css (combustibili solidi secondari) sono sottoposti ai
limiti di emissioni più stringenti. Nei Paesi europei più avanzati, il tasso di sostituzione termica dei combustibili fossili con
i Css nelle cementerie ha raggiunto il 98% in Olanda, il 61% in
Germania, il 45% in Austria e
Polonia, il 30% in Francia.
L’utilizzo dei Css in cementeria, tra l’altro, presuppone una
scrupolosa raccolta differenziata. Al termine del processo di
recupero dei materiali, con il Css
possono essere valorizzati anche
i materiali non riciclabili e questo rappresenta una soluzione
utile alla comunità, perché evita
il ricorso alle discariche che
l’Unione Europea chiede di eliminare. Questo consente di applicare in cementeria ciò che
l’Europa considera “Migliore
tecnica disponibile”».
In ogni caso, aggiunge Italcementi, «la cementeria di Matera
non è, e non diventerà mai un
inceneritore. L’attività industriale dell’impianto resta e resterà sempre la produzione del
cemento. E proprio per continuare a produrre un cemento di
qualità, qual è quello di Matera,
la cementeria non impiegherà
mai nei propri forni “rifiuti
qualsiasi”, tali da alterare le caratteristiche dal clinker, continuando invece a operare nel rispetto della salute e dell’ambiente, oltre che naturalmente nel rispetto scrupoloso dei limiti
emissivi e delle normative.
Quanto alla richiesta di utilizzo
dei Css, essa risponde a una necessità del territorio: negli scorsi mesi l’azienda ha manifestato
la disponibilità a contribuire alla soluzione del problema dello
smaltimento di quel 25% dei rifiuti urbani non pericolosi, che
non può essere recuperato attraverso la raccolta differenziata e
DUE OPIFICI
NEL MIRINO
Il gruppo di
volontari
di Legambiente che hanno promosso
in piazza Vittorio Veneto
l’iniziativa per
l’aria pulita
con riferimento al cementificio e alla
Ila Laterizi.
In alto, nella
foto di Genovese, l’impianto di
Italcementi in
località
Trasanello
che può essere invece valorizzato come risorsa energetica. Il
quantitativo richiesto corrisponde solo a una percentuale
dell’energia necessaria per produrre il clinker e non alla sostituzione completa dei combustibili tradizionali che vengono
invece integrati con materiali attentamente controllati». La ce-
menteria dice di voler produrre
cemento «in modo sostenibile.
L’uso di combustibili alternativi
non ha alcuna conseguenza negativa sulle emissioni dell’impianto. Al contrario: alcuni valori, come gli ossidi di azoto
NOx, registrano un calo significativo. Il revamping dello stabilimento ha consentito l’appli-
Dopo il «revamping»
L’azienda rassicura
e vuole confrontarsi
Italcementi fa sapere (non è la
prima volta che lo dice) di essere
disponibile a confrontarsi con
tutti, «per aprire un dialogo con la
comunità locale sui vantaggi della soluzione proposta. Italcementi fa parte della città di Matera e
del suo territorio. Ha a cuore la
salute dei lavoratori e di tutti i cittadini ed è molto impegnata nella
difesa dell’ambiente. Il rinnovamento che ha fatto di Matera una
delle cementerie più pulite d’Europa ha avuto, tra i molti vantaggi, la riduzione di oltre il 75% delle emissioni dell’impianto».
cazione di tecniche di eccellenza
non solo per il processo produttivo, ma anche migliorando le
prestazioni ambientali, che sono
oggi tra le migliori nel mondo. Le
emissioni sono sempre continuamente monitorate, come previsto dalle autorizzazioni ambientali dello stabilimento, e verificate dagli enti. L’uso di com-
bustibili alternativi non produce nessun tipo di “cenere” da
smaltire successivamente. A differenza degli inceneritori, infatti, alla fine del ciclo produttivo
non si genera alcun tipo di scoria, proprio per la maggior efficienza del processo produttivo
delle cementerie e senza alterare
[e.s.]
la qualità del prodotto».
TRIBUNALE SARÀ PROCESSATO IL 24 SETTEMBRE INSIEME CON DUE VIGILI URBANI E UN ALTRO DIPENDENTE COMUNALE
A giudizio l’ex comandante Pepe
ma è caduta un’altra accusa
l Rinviato a giudizio l’ex comandante
della Polizia municipale, Franco Pepe,
anche se rispetto a quello iniziale, culminato con l’arresto il 17 gennaio 2012 e
una detenzione domiciliare lunga quattro
mesi, il quadro accusatorio si è ulteriormente indebolito. Caduta quasi due anni
fa l’accusa di concussione nei confronti
dell’ex assessore Cornelio Bergantino e
derubricati a tentativi di concussione i
fatti denunciati da Donato Agostiano,
presidente del Circolo Tennis, e dal dipendente comunale Giorgio Casiello, per
effetto delle decisioni prese dal Tribunale
del Riesame, adesso è stata la volta del
giudice dell’udienza preliminare Maria
Grazia Caserta dichiarare il non luogo a
procedere per il reato di concussione denunciato nel 2011 dall’impresa Marcosano.
Accogliendo la tesi del suo avvocato difensore, Carmine Ruggi, il giudice
dell’udienza preliminare ha motivato la
decisione per l’insussistenza dei fatti addebitati a Pepe relativamente alla vicenda
dell’acquisto di un immobile di pregio in
via Lucana, in quanto l’ex comandante
«non ha esercitato – spiega Ruggi – alcuna
costrizione nei confronti dei titolari
dell’impresa (i fratelli Giovanni e Donatello Marcosano, ndr) per ottenere indebiti vantaggi patrimonali nella contrattazione della vendita». L’appartamento,
205 metri quadrati, del valore di oltre 600
mila euro, è stato al centro di un contenzioso civilistico, per il quale Pepe nel
frattempo si è visto riconoscere, con decreto ingiuntivo del Tribunale, la restituzione di 351 mila euro versati nel 2007 al
momento della firma del compromesso.
Ma a tutt’oggi, precisa l’avvocato Ruggi,
SARÀ PROCESSATO
Franco Pepe.
L’ex comandante della
Polizia municipale fu arrestato dalla
Guardia di
finanza il 17
gennaio 2012
[foto Genovese]
.
le altre notizie
UNIVERSITÀ DI BASILICATA
Responsabilità sociale
e rigenerazione urbana
n «Responsabilità sociale e rigenerazione urbana». È il titolo del convegno in programma alle 9,30 nell’aula
Sassu, sede dell’Università di
Basilicata di Matera in via
San Rocco. Introduce Fara
Favia, seguono i saluti di Mario Fiorentino e Ferdinando
Mirizzi. Illustrerà il progetto
«Perspective» Mihaela Codruta Nedelcu. Seguono le relazioni di Mariavaleria Mininni, Maria Assunta
D’Oronzio, Marcello Benevento, Pino Bruno. Seguiranno interventi programmati e
il dibattito.
CASA SANT’ANNA
Beni culturali, un corso
formativo della diocesi
n Organizzato dall'Ufficio dei
Beni culturali ed Edilizia di
culto dell'Arcidiocesi di Matera-Irsina, si terrà oggi, nella casa di spiritualità
Sant’Anna, in via Lanera, un
corso di aggiornamento sulla
valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici destinato
al clero, agli studenti Issr,
agli insegnanti di religione e
agli operatori pastorali. In
mattinata, alle 9.30, il corso
sarà tenuto al clero e nel pomeriggio, alle 16, agli studenti Issr, agli insegnanti di religione ed agli operatori pastorali. Questo tipo di formazione ha lo scopo di divulgare
e sensibilizzare i partecipanti sul tema della valorizzazione del grande patrimonio artistico e culturale ecclesiastico, di cui è dotato l'Arcidiocesi di Matera-Irsina, che
nella sua interezza può contribuire sia alla crescita morale e spirituale dei fedeli
quanto alla crescita culturale
ed economica del territorio.
PALAZZO LANFRANCHI
Incontro sull’autismo
di «Globus Onlus»
l’impresa non ha ancora adempiuto a
quell’obbligo.
«La sentenza del gup – commenta ancora il legale – ha dichiarato infondata la
denuncia proposta dai Marcosano in
quanto non è risultata corrispondente a
vero l’accusa di aver subito dal Pepe alcuna costrizione nelle trattative di compravendita dell’appartamento sia in riferimento alla concessione dell’ipoteca sia
in relazione ad assunti mancati pagamenti. Con la sentenza inoltre è stata dichiarata infondata anche l’accusa dell’abuso,
lamentato da Giovanni Marcosano, di essere stato costretto dal Pepe, nonostante il
rifiuto, a sottoscrivere il rogito di ipoteca
in sede bancaria, in contraddizione con il
contestuale incasso dell’acconto del prezzo di ben 340 mila euro».
La prima udienza del processo è stata
fissata per il 24 settembre. Insieme a Pepe
compariranno in aula altri tre imputati
coinvolti nell’inchiesta sviluppata da una
indagine della Guardia di finanza, i due
vigili urbani Cesare Rizzi e Vincenzo
Scandiffio e un dipendente comunale, Nicola Colucci, che lavora al Servizio Igiene. Sono accusati di aver esercitato «pressioni» sulle vittime dell’ex comandante.
Ma i primi due hanno sempre dichiarato
la loro estraneità ai fatti, sostenendo di
aver svolto soltanto attività di servizio. Il
terzo si sarebbe limitato ad obbedire a
ordini del suo dirigente, senza «la consapevolezza – lo scrisse già il giudice delle
indagini preliminari Rosa Bia rimettendo in libertà i tre coindagati – degli scopi
reconditi perseguiti dal comandante».
n Domani, nella sala Levi di Palazzo Lanfranchi, l’Associazione Globus Onlus, presente
a Bernalda dal 2008 e a Matera del 2013, presenta l’incontro: “I Disturbi dello spettro autistico: una sfida aperta”, con associazioni, musica, cultura e scienza insieme
per la consapevolezza
dell’autismo, e con altri eventi che seguiranno l’incontro
nello spazio antistante Palazzo Lanfranchi. Dal 2008, il 2
aprile di ogni anno un tutte le
principali città l’Italia e del
Mondo si celebra la Giornata
Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo (World
Autism Awareness Day), istituita dalle Nazioni Unite.
RASSEGNASTAMPA
MATERA CITTÀ I XI
Martedì 1 aprile 2014
CINQUANTA ANNI ODPO
IL VANGELO SECONDO MATTEO
PATRIMONIO COMUNE
Si sta valutando la possibilità di proiettare
la pellicola in tutti i comuni lucani
in occasione della Settimana del Cinema
Un’opera senza tempo
Si celebra il capolavoro del regista Pier Paolo Pasolini
CARMELA COSENTINO
l Era il giugno del 1964. A Matera, il regista Pier Paolo Pasolini, girava il primo ciak di un
film che ha catapultato i Sassi e
con essi la Basilicata, nella storia
del cinema. Un lavoro di gran pregio, “Il Vangelo Secondo Matteo”,
pellicola ricercata, curata nei
dettagli, dalla ricerca artistica e
musicale fino ai personaggi, non
attori di professione, ma gente
comune e amici che con il regista
romano condividevano le ideologie politiche e la passione per la
cultura. Il messaggio lanciato attraverso il film è difatti universale, distante dagli schemi precostituiti della narrativa storico-religiosa fino a quel momento
portata sul grande schermo. Ma
proprio quel suo carattere provocatorio e riflessivo al tempo
stesso, contribuì a riaccendere il
dibattito culturale sulla figura di
Cristo. Un capolavoro sui generis, ricco di riferimenti al mondo
dell’arte ben visibili nelle pose
dei personaggi che rimandano ai
dipinti di grandi pittori come Piera della Francesca e Mantegna,
fino alla selezione musicale che
spazia dalla musica classica alle
sonorità tribali. Un film senza
tempo dunque, girato in 14 città
scelte dopo un sopralluogo effettuato insieme ai sacerdoti inviati
da don Giovanni Rossi (con cui
lavorò alla stesura del testo), in
Palestina che non rispecchiò le
aspettative del regista che in quegli spazi e in quei volti non ravvide l’immagine autentica del
Vangelo. Fu così che la scelta ricadde sulla città dei Sassi e negli
altri luoghi dove la pellicola fu
ambientata. Una scelta che non
penalizzò il film che anzi ottenne
il Premio della critica al Festival
del Cinema di Venezia e il Premio
della critica cattolica. È dunque
un film da rivalutare in tutti i
suoi dettagli, e che i cittadini materani avranno l’occasione di riscoprire il 15 aprile al Teatro Duni di Matera quando sarà proiettata la pellicola restaurata del
film, concessa da Gaetano Martino. L’evento si inserisce nelle
celebrazioni del cinquantesimo
anniversario del film, promosse
dal Comitato Promotore della
manifestazione “Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo
cinquant’anni dopo” costituito
da Comune di Matera e Comitato
Matera 2019, Lucana Film Commission e Soprintendenza per i
Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata e realizzata con il sostegno della Regione Basilicata e della Cineteca
Lucana, dell’Università degli
Studi della Basilicata, della Conferenza Episcopale Lucana e
dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina
e di numerose associazioni culturali. Le celebrazioni saranno
aperte all’inizio della Settimana
le altre notizie
INCONTRO NELLA CASA CAVA
INCONTRO
CON LA
STAMPA
La conferenza
stampa che si
è svolta ieri a
Palazzo
Lanfranchi.
In alto, una
delle macchine
da proiezione
esposte in
una mostra
[foto Genovese]
.
di Pasqua con la proiezione del
film nel cinema materano. Ma
Matera non sarà l’unica location.
«Stiamo pensando – ha detto
Paride Leporace direttore dalla
Lucana Film Commission nella
conferenza stampa tenutasi ieri a
Palazzo Lanfranchi – di proiettare la pellicola, durante la settimana del cinema in programma a maggio, in tutti i 131 comuni
della Basilicata secondo uno specifico ed innovativo format realizzato con la collaborazione delle
associazioni culturali locali e il
supporto operativo di Cineteca
Lucana. Svilupperemo inoltre il
progetto coreutico di Virgilio Sieni sul Vangelo di San Matteo realizzato in collaborazione con la
Biennale di Venezia-Danza, l’Associazione Basilicata 1799 di Potenza e lo Iac di Matera, ci sarà
un’iniziativa espositiva nel Parco
delle cantine dello Sheshe di Barile realizzata in collaborazione
con l’Associazione Sisma di Barile. In cantiere anche il progetto
di produzione di un materiale audiovisivo ideato con il Comitato
Ravenna 2019 sul “Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini
e “Deserto Rosso” di Michelan-
gelo Antonioni , entrambi in concorso nel 1964 al Festival del Cinema di Venezia. Ultima iniziativa, in fase di valutazione, è l’allestimento sulla Murgia di 6 Croci, per mostrare la differenza
d’impostazione tra il film di Mel
Gibson The Passion e Il Vangelo
di Pasolini». Il programma nelle
sue linee essenziali, è stato definito. «Ma – ha detto Alberto
Giordano assessore comunale
alla cultura – è ancora un cantiere aperto ai contributi delle associazioni e di quanti, con le loro
idee, vorranno contribuire ad arricchire l’offerta culturale».
INIZIATIVE SI ARTICOLERÀ IN DUE SEZIONI OSPITATE NELLE SEDI MUSEALI DI PALAZZO LANFRANCHI DEL MUSMA E CHE POTRANNO ESSERE AMMIRATE DAL 28 GIUGNO AL 9 NOVEMBRE
La genesi del film in una mostra
Illustrerà il rapporto del grande cineasta con la città e con gli altri luoghi della regione
l Ad ampliare l’offerta artistico-culturale delle celebrazione per il cinquantenario del
film “Il Vangelo Secondo Matteo”, una grande e importante
mostra che racconterà la genesi della pellicola pasoliniana
e il rapporto del regista con la
città di Matera e con gli altri
luoghi della regione, tra cui
Barile e Lagopesole, ma anche
con i centri dell’area murgiana
pugliese, dove il regista ha ambientato alcune scene del film.
Parliamo della mostra dal titolo “Roma-Matera 1964. Il Vangelo secondo Matteo di Pier
Paolo Pasolini” che impreziosirà le sale del Museo Nazionale d’Arte Medioevale e Moderna della Basilicata di Palazzo Lanfranchi e del Musma.
«La mostra – ha spiegato
Marta Ragozzino soprintendente Bsae – si dividerà in due
sezioni. Nella prima verrà ricostruito il contesto del film,
dall’ideazione alla elaborazione creativa avvenuta tra Roma,
Assisi dove Pasolini incontrò
don Giovanni Rossi e il Papa
Giovanni XXIII, e si accostò
alla lettura del Vangelo, fino al
viaggio in Palestina e alla prime riprese del film effettuate a
Matera. Chiave di lettura privilegiata, l’arte figurativa, sia
come riferimento linguistico
“inter no”, imprescindibile per
comprendere la struttura di
IL POETA
DEL CINEMA
Il regista Pier
Paolo Pasolini
durante le
riprese del
suo celebre
«Vangelo»
nei Sassi.
Accadeva
cinquanta anni fa
.
tutti i primi film di Pasolini, sia
come necessario confronto
“ester no” alle scelte stilistiche
del regista, per abbracciare in
senso più ampio il clima e la
cultura degli anni del Vangelo.
Per raggiungere lo scopo verranno utilizzati dipinti, acquerelli, disegni, fotografie, interviste, oggetti e supporti multimediali ed interattivi, che
renderanno agile la narrazione
visiva ed audiovisiva».
Nella seconda parte della
mostra, che si snoderà nelle
sale al piano terra di Palazzo
OBIETTIVI SI VUOLE CHE LA CITTÀ DIVENTI PUNTO DI RIFERIMENTO PER IL MEZZOGIORNO
«Sia luogo di produzione culturale»
l L’obiettivo delle celebrazioni del cinquantesimo anniversario del film “Il Vangelo
Secondo Matteo” di Pasolini, non è solo quello
di dare importanza ad una pellicola di grande
spessore artistico-culturale che ha permesso
di fare conoscere al mondo Matera ma di
incrementare l’offerta turistica della città, di
implementare l’economia e la produzione culturale di un territorio che ha tutte le risorse e
le carte in regola per emergere sulla scena
nazionale ed europea. Un evento dunque fortemente sostenuto dal Comune e dal Comitato
Matera 2019 per l’impatto che potrebbe avere
su tutto il territorio regionale. Ad affermarlo
è il sindaco Salvatore Adduce che, durante
l’incontro con i giornalisti, ha sottolineato
che «Matera deve diventare un punto di ri-
ferimento del Mezzogiorno, un luogo di produzione culturale, una città che fa impresa e
crea occupazione. È in questa ottica che si
deve valutare e osservare la candidatura della
città a capitale europea della cultura nel 2019.
Con il Comitato stiamo lavorando alla creazione di reti per rafforzare il percorso di candidatura, stiamo prendendo accordi con il
Comune di Ginosa per portare la Passio Christi a Matera, stiamo lavorando con la Curia,
con cui abbiamo firmato un Protocollo d’Intesa, per organizzare non solo il percorso Matera 2019 ma anche le iniziative che si terranno nel periodo pasquale. Insomma il team
si è messo all’opera per realizzare insieme un
programma non solo culturale ma in grado di
rilanciare l’economia di questa terra». [c.cos.]
Lanfranchi, negli ipogei vicini
e negli ambienti del Musma,
quali la Biblioteca Scheiwiller,
la Sala della Caccia e la Saletta
della Grafica, «si affronterà,
grazie al contributo del critico
d’arte Giuseppe Appella – continua la soprintendente Ragozzino – la scultura dei primi
anni Sessanta attraverso l’opera dei principali artisti del tempo. Saranno esposte opere d’arte realizzate tra il 1962 e il 1968
dai protagonisti del dibattito
artistico dei primi anni Sessanta, che ci aiuteranno a comprendere i nuovi orizzonti della
scultura italiana in un’epoca in
cui si guarda alle nuove tecniche d’immagine teorizzate da
Giulio Carlo Argan e alla
Pop-Art che trova a Venzia trova la sua consacrazione ufficiale. Tutte le opere di questa
sezione provengono dalle collezioni degli artisti e dei loro
eredi e dai principali musei
pubblici italiani, come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la Gam di Torino, il
Mart di Rovereto».
La mostra si terrà dal 28
giugno al 9 novembre 2014 mentre il 15 aprile, in occasione
della proiezione del film nel
foyer del Teatro Duni di Matera, l’associazione culturale
Pier Paolo Pasolini di Matera
esporrà le fotografie scattate da
Domenico Notarangelo sul
[c.cos.]
set del «Vangelo».
Lectio magistralis
del cardinale De Giorgi
n Il cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo, terrà una Lectio Magistralis sul tema "La bellezza di
essere chiamati a Cristo come
esempio concreto di Verità e
Amore". L’eminenza interverrà nel corso di un convegno organizzato dal Serra Club di Matera nell'ambito del programma formativo del corrente anno sociale e nell'ottica delle attività culturali previste dal
cammino verso Matera capitale della cultura europea 2019.
L’iniziativa si terrà giovedì alle
17,30 nella Casa Cava.
LO CHIEDE GRASSI DI CONFAPI
«Va alleggerito il carico
fiscale sulle imprese»
n Occorre che il sistema fiscale
dei comuni della provincia alleggerisca il carico tributario
sulle imprese del Materano. Lo
chiede Silvio Grassi, vice presidente vicario di Confapi Matera e vice presidente nazionale di Confapi Turismo. In una
nota evidenzia che nel 2013 il
Comune di Matera ha aumentato l’aliquota Imu sugli immobili d’impresa, dallo 0,76% allo
0,96%, col risultato di penalizzare le attività produttive, soprattutto quelle ubicate nelle
aree industriali di Jesce e La
Martella, dove opifici vuoti o
utilizzati solo in parte hanno
subito aumenti consistenti.
Per il 2014 la Legge di Stabilità
ha introdotto una nuova tassazione sugli immobili (Iuc), lasciando ai Comuni la discrezionalità per un aumento delle
aliquote, spread che resterà
nelle casse degli enti locali. «La
decisione dell’Amministrazione comunale di recuperare dalle imprese il minor gettito dei
trasferimenti statali nel 2013
non va replicata se non si vuole
soffocare l’economia locale sotto una montagna di imposte»,
afferma Grassi. Essendo la Basilicata rientrata tra le regioni
ex obiettivo convergenza, «i
parlamentari lucani far rendere operativa la defiscalizzazione per le zone franche urbane».
Poi chiede chiede di conoscere
come sono stati utilizzati i proventi per il miglioramento dei
servizi turistici.
IL CONSIGLIERE ANGELINO
«Pittella non si fermerà
per delle microspie»
n Il consigliere comunale Giovanni Angelino esprime solidarietà al Governatore lucano
Marcello Pittella a seguito della storia delle microspie nella
sede della Regione. «Non si farà
intimidire da questi episodi,
che vanno assolutamente condannati perché non fanno bene
all’immagine della buona politica e di tutto il territorio lucano. Purtroppo c’è chi pensa ancora di poter fermare l’azione
politica del nuovo governatore
eletto democraticamente».
RASSEGNASTAMPA
XII I MATERA PROVINCIA
Martedì 1 aprile 2014
POLICORO I SOLITI IGNOTI QUESTA VOLTA HANNO USATO I DISERBANTI. È AGRORACKET, INTIMIDAZIONE?
Distrutto un fragoleto
in un clima da «far west»
FILIPPO MELE
l POLICORO. Far West Metapontino. Nelle
campagne del centro jonico è stato distrutto
col diserbante da ignoti un fragoleto. Era del
consigliere comunale delegato all’ambiente
ed imprenditore agricolo Giovanni Lippo.
Agroracket? Intimidazione? Ritorsione? Indaga la Polizia di Stato. Ma cresce l’allar me
per l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’area in collaborazione con cosche
locali. L’attacco al settore agricolo fa il paio
con quelli ai due mezzi edili avvenuti negli
ultimi 15 giorni a Scanzano Jonico. Colpite,
nel caso, una impresa impegnata in un lavoro pubblico, la Giuseppe D’Amato di Policoro, e l’altra, la ITM dei fratelli Matarazzo
di Montescaglioso, in quello edile e turistico.
Attacchi incendiari notturni. Insomma, la
criminalità pare che si sia scatenata nella
zona che, sia pure in un periodo di forte crisi,
ancora dà segni di vitalità imprenditoriale.
“Ho subito un attacco vandalico – ha detto
Lippo. Qualcuno ha messo del potente diserbante nella botte utilizzata per fare la
fertirrigazione del fragoleto. Ed in pochi
giorni il mio campo verde, già in produzione,
è divenuto erba secca. Un danno di circa
80mila euro”. Ed in effetti, quando ci siamo
recati sul posto veniva da piangere nel vedere quei mucchietti di piantine rinsecchite
ai lati dei tunnelloni. Ed al di sotto di questi
ultimi solo il nero della plastica invece che il
verde ed il rosso delle fragole. Ed a Policoro,
dopo questo “assalto” si sono sparse voci di
altri simili ad altri agricoltori. Ma è strettissimo il riserbo della Polizia di Stato, a cui
il consigliere comunale di Policoro ha sporto
denuncia, e dei carabinieri della locale Compagnia. Non si possono non collegare, però,
gli episodi delle ultime due settimane alla
serie di attentati incendiari alle aziende di
raccolta, lavorazione e commercializzazione
di ortofrutta degli ultimi anni rimasti senza
colpevoli. Si teme un assedio al Metapontino
di organizzazioni come la ‘ndrangheta o la
sacra corona unita in accordo con gruppi
malavitosi locali. Il ruolo pubblico ricoperto
dall’ultima vittima, però, fa ipotizzare, nel
caso specifico, altri possibili moventi. «Quel
che posso dire – ha concluso Lippo – è che
negli ultimi tre anni non ho avuto grossi
scontri con nessuno. I piccoli diverbi, ovvio,
sono all’ordine del giorno. Non ho sospetti
verso alcuno. Non ho ricevute minacce nè
qualcuno mi ha chiesto qualcosa».
Solidarietà a Matarazzo
Seri dubbi che si tratti
di delinquenti comuni
SCANZANO JONICO. L’attacco incendiario ad una ruspa
dell’impresa ITM dopo quello alla
ditta Giuseppe D’Amato, ha provocato reazioni. Il presidente di
Confindustria Basilicata, Michele
Somma, ha espresso solidarietà a
Giovanni Matarazzo, contitolare
della ITM, aggiungendo: «Non
possiamo consentire che la serenità di un territorio sia minacciata
da oscure trame criminali. Abdicheremmo alle nostre responsabilità e rischieremmo di non valorizzare le potenzialità di sviluppo
dell’arco jonico lucano». Ed Angelo Festa, presidente dell’associazione antiracket e antiusura “Famiglia&Sussidiarietà” ha detto:
«Bisogna fare attenzione ai continui episodi malavitosi perché non
possono essere stati messi in atto
solo da piccoli delinquenti». [fi.me.]
TENSIONE
SULLO JONIO
Far West Metapontino.
La ruspa delimpresa
ITM incendiata a Scanzano Jonico.
In alto, il
fragoleto distrutto con
il diserbante.
Agroracket,
intimidazione
o ritorsione? Indaga la
Polizia di Stato [foto Mele]
POMARICO È UNA SPECIE PROTETTA, ESAMI NECROSCOPICI PER ACCERTARE LA VERITÀ
Forse sono stati avvelenati i tre lupi
trovati morti sul ciglio della strada
PIERO MIOLLA
POMARICO I tre lupi fotografati da Matteo Visceglia
l POMARICO. Sono stati avvelenati i tre
esemplari di lupo (un maschio adulto e due
femmine) ritrovati ieri sulla vecchia strada
che collega Pomarico a Bernalda? La loro
morte è avvenuta in un luogo diverso da
quello del ritrovamento? Sono domande
che non hanno ancora una risposta certa,
anche se gli indizi porterebbero a rispondere affermativamente, visto che i cadaveri
erano disposti uno accanto all’altro con il
capo rivolto nella stessa direzione e che
presentavano alla bocca tracce di sangue,
fatto che potrebbe fare presupporre l’uso di
un anticoagulante tipo topicida. I poveri
lupi sono stati ritrovati l’altro pomeriggio
da un automobilista sul ciglio dell’arteria:
scattato l’allarme, sul posto sono arrivati
agenti della Stazione del Corpo Forestale di
Grottole, un veterinario dell’Asm e Matteo
Visceglia, responsabile del Centro provinciale recupero animali selvatici, che ha
sede nella Riserva naturale regionale di
San Giuliano. Il lupo è una specie protetta e
cagionarne la morte è reato. Sulla vicenda
gli inquirenti stanno vagliando molte piste. Quello che è certo, però, è che l’uccisione dei tre lupi rappresenta una gravissima perdita per il territorio. «Abbiamo
una biodiversità straordinaria e alcuni
stolti – osserva Visceglia – e delinquenti ce
METAPONTO PER FUTILI MOTIVI
Alla festa di compleanno
botte da orbi fra tre rumeni
arrestati dai carabinieri
SCANZANO JONICO SU UNA COMPLANARE DELLA SS.106
l PISTICCI. Quando la festa di
compleanno si trasforma in rissa.
È accaduto a Metaponto dove i
Carabinieri della locale Stazione,
coadiuvati da quelli del Nucleo
Radiomobile e della Compagnia
di Pisticci, hanno arrestato tre
persone di nazionalità rumena
con l’accusa di rissa per futili motivi. Il fatto è avvenuto intorno
alla mezzanotte di sabato, quando
nel borgo si è scatenata una rissa
che, a quanto pare, sarebbe nata
da un litigio per futili motivi tra i
tre arrestati nel corso di una festa
di compleanno che si stava svolgendo in casa di uno di loro. I
militari, così, son dovuti intervenire in strada dove i tre avevano deciso di regolare i propri
conti, arrestandoli in flagranza di
reato: si tratta di O.I., 26 anni, P.N.,
28, e P.L., 22 anni. La rissa, a quanto si è appreso, sarebbe iniziata
già all’interno del locale nel quale
era in corso la festa: il tempestivo
intervento delle forze dell’ordine
ha fortunatamente evitato conseguenze ulteriori e più gravi. I tre,
l SCANZANO JONICO. Un
incidente stradale di quelli definiti con un eufemismo “spettacolari” è avvenuto attorno
alle 12.30 di ieri sulla complanare sud della statale 106
Jonica, al km 430,000, all’altezza dello svincolo Scanzano
centro. Due persone sono rimaste ferite a seguito dell’impatto che si è verificato tra una
Ford Focus ed un autocarro
che trasportava cassette per
fragole. Impressionante la scena apparsa ai primi soccorritori: sia la Ford sia l’autocarro avevano finito la loro
corsa contro il guardrail. Per
fortuna, le due persone alla
guida di camion e automobile,
dopo le cure al pronto soccorso
dell’ospedale di Policoro, sono
stati dimessi. Sul posto, ovviamente, sono prontamente
sopraggiunti i mezzi del 118,
quelli dei Vigili del fuoco del
distaccamento di Policoro, la
Polizia stradale, e mezzi ed
uomini dell’Anas. “Spettaco-
fermati ed accompagnati negli uffici del Comando di Metaponto.
dopo i rilevi fotosegnaletici del
caso sono stati sottoposti al regime degli arresti domiciliari, su
disposizione di Salvatore Colella, sostituto della Procura della
Repubblica di Matera. La capillare azione di controllo del territorio operata dal comando
Compagnia di Pisticci e dalle Stazioni dipendenti, su nuove disposizione del Comando Legione e di
quello Provinciale, sta permettendo ai Carabinieri d’intervenire con la massima celerità nei
luoghi di commissione di varie
tipologie di fatti illeciti, per operare non solo le indagini del caso,
quanto anche tutti gli atti d’iniziativa. Nel solo mese di marzo,
fanno sapere dall’Arma, sono già
dieci le persone attestate in flagranza di reato: un dato non casuale, che conferma come gli interventi tempestivi servono ad
arginare non poco la commissione di reati predatori contro il pa[p.miol.]
trimonio e la persona.
Autocarro si ribalta
su un’auto, due feriti
la stanno portando via piano piano. Il Cras
provinciale custodirà le carcasse in attesa
di esami necroscopici all’Istituto zooprofilattico. Sui corpi verranno prelevati campioni per individuare il dna e stabilire
eventuali riscontri con le tracce biologiche
raccolte in passato dai ricercatori. Occorre
un intervento delle istituzioni perché non
possiamo permettere perdite così gravi che
riguardano un animale protetto. La Regione sta incentivando e sostenendo un
monitoraggio scientifico di questa specie
anche per definire e meglio gestire le problematiche connesse alla ricorrente e diffusa conflittualità tra la sua presenza e
quella degli allevatori di bestiame».
le altre notizie
SCANZANO JONICO
LA FRAGOLICOLTURA D’ECCELLENZA
Il presidente della Assofruit Italia
oggi ospite a Unomattina Verde
n Francesco Nicodemo, presidente della OP Assofruit Italia con sede a Scanzano Jonico, sarà ospite di Unomattina Verde. Oggi, nel corso della trasmissione, in onda a partire dalle 10.30 su Rai
Uno, parlerà della fragolicoltura di eccellenza del
Sud Italia per poi soffermarsi sulla Basilicata: regione che, stando ai più recenti dati diffusi dal
Centro Servizi Ortofrutticoli nazionali, segna un
significativo aumento (+17%) delle produzioni di
fragole di qualità tanto da farne il secondo produttore nazionale preceduto solo dalla Campania.
SI RIUNISCE IL CONSIGLIO COMUNALE
Si parlerà di Lsu, Città della pace
e smaltimento dei rifiuti urbani
lari” anche le fasi di recupero
dei due mezzi coinvolti nell’incidente. Con potenti tiranti di
ferro, infatti, autogru speciali
della impresa di Soccorso stradale intervenuta hanno rimesso sulle sue ruote l’autocarro
che si era ribaltato. Attorno
alle 14 il traffico sospeso sulla
complanare interessata allo
scontro è stato riaperto al traf[fi.me.]
fico.
STRADA
JONICA
Incidente
stradale
spettacolare
sulla complanare sud
della strada
statale 106.
Nessun ferito
.
n Convocato dal presidente, Antonio Ceruzzo
(Pd), il Consiglio comunale si riunisce oggi a
Scanzano Jonico, dalle 18.30, in Municipio.
All’ordine del giorno, l’elezione di presidente e vice presidente dell’assemblea, una mozione sui lavoratori socialmente utili, le condizioni contrattuali e le applicazioni di sanzioni per lo smaltimento dei rifiuti solidi
urbani, le condizioni contrattuali della costruzione della Città della pace. Gli ultimi
due punti in discussione sono stati richiesti
dalla minoranza di centrodestra ed inseriti
all’ordine del giorno dopo un vivace scontro
[fi.me.]
scontro dialettico.
RASSEGNASTAMPA
LETTERE E COMMENTI I XIII
Martedì 1 aprile 2014
ANISAP BASILICATA
COMITATO PRO-CENTRALE
Fecondazione, ticket e liste
I consiglieri grillini
stanno sbagliando
A
pprezziamo l’impegno di Cittadinanzattiva, attraverso i Tribunali
per i diritti del malato, rivolto alla
tutela degli utenti del servizio sanitario nazionale, ma nel settore della fecondazione assistita (secondo quanto leggiamo ieri da La Gazzetta del Mezzogiorno) è necessario dare qualche chiarimento sia in ordine ai
costi che ai servizi. Intanto non esistono superticket perché i costi delle analisi e prestazioni sono uguali a quelli delle altre regioni
e nella nostra regione il cittadino spende la
stessa somma, sia se si rivolge alle strutture
ospedaliere, sia se si rivolge ai centri privati
accreditati. Proprio per evitare liste di attesa e
di incrementare l’emigrazione sanitaria il Servizio Sanitario Regionale ha accreditato alcuni
Centri che sono in grado per attrezzature-strutture, professionalità e competenze specifiche
di svolgere test genetici e consulenze in attuazione dei Pac. (Percorsi Assistenziali Complessi). L’Anisap Basilicata, in proposito, evidenzia che secondo i dati più recenti (2011)
forniti dalla Societa' italiana di genetica umana (Sigu) ogni anno in Italia si effettuano circa
600.000 test genetici e 100.000 consulenze. È la
fibrosi cistica la patologia in assoluto piu' indagata. Ancora non decolla, invece, la medi-
cina «personalizzata». I servizi di genetica medica sono complessivamente 517, di cui 372
laboratori; 268 le macrostrutture di genetica
medica presenti, oltre la meta' diffuse nel nord
del Paese (142, il 53%). Nel centro Italia (Toscana, Umbria, Marche e Lazio) le strutture
censite sono 54 (20%); 45 nel sud (17%); 27 nelle
isole (10%). La maggior parte delle strutture
afferiscono ad aziende ospedaliere, strutture
universitarie e Irccs. Le strutture private sono
appena il 16%. La Basilicata con il centro di
riferimento operante a Matera, il Laboratorio
dell’Azienda Ospedaliera San Carlo Potenza e
il Laboratorio di Analisi Flovilla a Rionero è
egregiamente rappresentato nel panorama nazionale. Sono dati – commenta l’Anisap – che
confermano la necessità anche per la Basilicata di superare il gap esistente e ci spronano
a continuare nell’attività di aggiornamento
scientifico. A distanza di quasi 10 anni dalla
stesura delle «Linee guida per le attività» di
genetica medica si avverte la necessità di una
loro revisione, alla luce delle nuove acquisizioni scientifiche e tecnologiche e delle raccomandazioni gia' formulate da alcuni gruppi
di lavoro delle societa' scientifiche. È comunque migliorato il livello dell'accreditamento e
della certificazione della qualità, ma occorre
tenere sotto controllo i costi anche attraverso
una revisione delle linee-guida alla luce delle
nuove acquisizioni scientifiche e tecnologiche.
L’Anisap nell’ambito delle proposte presentate
al Dipartimento Salute per la definizione dei
criteri di erogazione delle prestazioni e dei
controlli di congruità e per l’istituzione di protocolli terapeutici necessari alla definizione
dei Percorsi Assistenziali Complessi, oltre che
per il diabete, anche per altre patologie quali
ipertensione arteriosa, malattie dell’apparato
cardiocircolatorio oculistica (cataratta e glaucoma), la genetica, ecc., sostiene l’esigenza di
accrescere l’attività sul territorio e di affiancare le strutture pubbliche con Centro esterni
accreditati, sotto la programmazione strategica del servizio pubblico. Ci sono strutture e
professionalità sul territorio che rappresentano una valida integrazione/alternativa alle
lunghe attese per visite specialistiche e prestazioni presso i servizi delle Aziende Sanitarie e quindi possono garantire maggiore attenzione ai cittadini. Le aspettative sono da
tempo riposte nella nuova Giunta regionale
perché sappia individuare il percorso di cooperazione pubblico-privato per dare una risposta più capillare alla domanda di salute dei
cittadini.
VITO D’ANDREA *
Potenza, impegni per le contrade
S
arà sicuramente perché troppe contrade di Potenza non hanno
un’illuminazione pubblica sufficiente ma si registra da qualche
tempo che i riflettori della politica sono tutti concentrati sul
centro storico. Con il rischio di accentuare la marginalizzazione degli abitanti delle aree rurali. Partendo da questa considerazione «Vivi la campagna», associazione nata circa un anno fa
dall’idea di alcuni residenti di contrada Barrata a Potenza ha convocato
gli associati, e i nuovi potenziali sostenitori, per rilanciare la propria
iniziativa. Un incontro che ha visto una presenza numerosa di cittadini
con la voglia di impegno civile per affrontare argomenti culturali
propositivi e costruttivi per l’amministrazione. Numerosi progetti proposti dall’associazione sono stati ben accolti da tutti, anche da comitati
nascenti con all’interno diversi liberi professionisti che ci hanno proposto diverse iniziative rivolte a temi attuali e molto delicati, ed hanno
dimostrato un notevole interesse nei confronti di alcuni dei nostri
progetti uno in particolare quello di incontrare l’autrice del libro sui
ritrovamenti d’epoca pre-romana a Barrata, progetto che mira alla
valorizzazione dell’intero territorio rurale. Di notevole importanza sono
stati gli interventi di tutti i presenti in particolare quello del geologo
Donato Lacava sostenitore di un comitato che nascerà a breve, poiché
ricco di proposte e progetti lungimiranti ma tutti molto concretizzabili,
progetti che con l’intesa di unione verranno man mano riproposti in
dettaglio e programmati. È questa la prova di sano associazionismo è
quello che hanno sognato molti dei presenti sin da bambini. E di fronte al
tentativo più o meno occulto di marginalizzare le aree rurali «Vivi la
campagna» non demorde e continua ad insistere sul protagonismo dei
cittadini che vivono la campagna ogni giorno, e non solo; l’associazione
si propone di combattere innanzitutto la chiusura e l’individualità,
invogliando alla partecipazione e all’aggregazione di chi, pur vivendo in
campagna, preso dalla routine quotidiana, spesso dimentica di soffermarsi a pensare al valore dell’ambiente che lo circonda.
[* presidente associazione Vivi la campagna]
FRANCESCO VESPE *
Il programma Horizon 2020
A
lcuni giorni fa la provincia ha organizzato una giornata di studio
sul programma comunitario Horizon 2020. Lo scrivente è stato invitato per motivi professionali alla manifestazione per intervenire sul settore spaziale.
Chi scrive aveva studiato molto bene le linee
strategiche di H2020 perché si era candidato
(invano) come addetto per lo spazio all’ambasciata italiana presso l’Ue a Bruxelles un po’
di mesi prima. In quello studio utilissimo aveva analizzato anche un documento del MIUR
che faceva un bilancio della performance del
nostro sistema paese nel precedente 7° Programma Quadro Ricerca e Sviluppo della Comunità Europea. La lettura di quel documento
fu sconfortante. Infatti a fronte del 13.4% della
quota di contribuzione (14,2 miliardi di Euro),
i ritorni per il nostro paese sono stati solo del
9.5 %. I nostri denari invece sono andati al
Regno Unito che ha avuto ritorni in attivo
rispetto alle contribuzioni di 4.4 punti percentuali!!
Questo a testimoniare che si possono avere
benefici dall’Europa pur non aderendo all’Euro! Meditate gente meditate! Ma non divaghiamo. Un altro paese bravo ad intercettare i
finanziamenti europei sulla ricerca è l’Olanda.
I francesi invece sono come e peggio di noi. I
tedeschi invece prendono quello che danno! La
cosa però più sconvolgente riguarda il numero
di progetti che gli Italiani presentano come
capofila. Siamo i primi!
Peccato che vanno a buon fine con percentuale disastrosa: il 12 % rispetto al 16% che è la
percentuale di successo medio e metà di quello
dei paesi più bravi! E’ questa una fotografia
impietosa della (in)capacità del nostro paese di
competere al livello europeo. Possiamo dare
tutte le colpe del mondo all’Euro germanico
però questo è un dato che segna un’arretra-
tezza ed una incapacità a produrre idee innovative degne di essere premiate. Se poi andiamo a disaggregare ulteriormente il dato
vediamo che i centri di ricerca propongono
progetti che poi hanno il 14.5% di successo.
Le Pmi invece si attestano al 12% ma le
istituzioni franose sono le università che hanno un tasso di successo del 11%! Questo significa che non solo il nostro paese da un
contributo alla ricerca di solo l’1.2% del suo Pil
ma la ricerca è anche di non buona qualità. Per
questo motivo sono uscito fuori dai gangheri
quando il prof. Borghi, chiamato a relazionare
su H2020 da Tecla (ha fatto un lavoro egregio),
ha cercato di assolvere il sistema paese dicendo che queste scarse ricadute erano drogate dalla difficoltà a rendicontare da parte dei
centri di ricerca per mancanza di personale.
Questi dati rappresentano un campanello di
allarme veramente preoccupante che ci dà
indicazioni precise su cosa incidere per fare
del nostro paese un paese moderno e competitivo! Non è la riforma del lavoro o delle
pensioni (sul quale fra l’altro abbiamo fatto fin
troppo con la Fornero! Ci mancano solo i rapporti di lavoro di schiavitù), non è la riforma
della giustizia, non è la riforma elettorale o
costituzionale. Il vero guaio è che non siamo in
grado di produrre saperi e conoscenza adeguati per dare armi spendibili alle nostre imprese per competere.
Eppure sappiamo fin toppo bene che è da lì
che può ripartire il nostro paese; è dal lì che si
deve partire per salvare il nostro wellfare! Se
poi consideriamo che la nostra vecchia Europa
rispetto al quale siamo in ritardo, è a sua volta
in ritardo rispetto agli Usa, il quadro diventa
tragico. Infatti le imprese europee si collocano
su di un livello tecnologico rispetto agli standard mondiali medio/alti; mentre il sistema
industriale statunitense è attestato su livelli
tecnologici di eccellenza. Scuola, Università,
centri di eccellenza devono essere i motori
della nostra rinascita. È per questi settori che
si deve concentrare il prurito riformista frenetico che si è scatenato con il governo Renzi e
come va predicando invano Piero Angela da
anni.
In quella sede chi scrive ha lanciato una idea
per il nostro territorio. Un territorio dove eccellenze ce ne sono molte proprio nei settori
preferiti dal programma H2020: Il lancio del
sistema satellitare europeo Galileo (il GPS europeo. Chi scrive fa parte del comitato
dell’Agenzia Spaziale Europea costituito per
promuoverne le applicazioni scientifiche. ndr)
ed il sistama globale di monitoraggio dell’Ambiente e la Sicurezza (Gmes). Il Cnr di Tito,
l’Enea, l’Agenzia Spaziale ed e-Geos, la stessa
ex- Agrobios, possiedono competenze formidabili nel settore. Il polo di imprese Hi-Tech
che si è costituito nel nostro territorio, potrebbero specializzarsi nell’abbinare i sistemi
di navigazione satellitare con quelli di osservazioni della terra al fine di aggredire H202 con
progetti dall’alto valore aggiunto graditi alla
Comunità Europea. Una programmazione regionale che sappia cogliere queste opportunità
ed organizzare una benefica offensiva per
H2020 è fortemente auspicabile. Non so però se
i super amministratori chiamati da Pittella ad
amministrare la nostra regione (bacchettati
dal Presidente Confapi in quella sede Enzo
Acito), siano nelle condizioni di cogliere questi
segnali. Sono giunti al contrario echi piuttosto
preoccupanti. Pare che si siano messi in cattedra per dividere gli alunni buoni (Cnr di
Tito) da quelli cattivi (Università e Asi), invece
di lavorare perché la nostra regione sappia
fare «sistema» per produrre idee buone ed
aggredire con esse le risorse di H2020.
[* lettore]
I
n questi ultimi giorni due consiglieri regionali lucani
del M5S , Liggieri e Perrino, sono intervenuti, attraverso la stampa, sulle vicende della Centrale a
biomasse del MercureLo hanno fatto con un intervento dai toni durissimi, di
forte contestazione ad alcune personalità politiche e dal
contenuto, contraddittorio, impreciso e opinabile sotto ogni
profilo, ed è ciò che ci importa di più.
Non vogliamo entrare nelle strategie politiche che consigliano ai due esponenti del M5S di opporsi al Governatore
Marcello Pittella, all’On. Domenico Pappaterra, e per evidenti altre ragioni, anche al delegato all’Energia della Regione Calabria, Fausto Orsomarso.
Si tratta di personalità che certo risponderanno, nei modi
e nei tempi che riterranno opportuni, alle quali in ogni caso,
per il rispetto che si deve alle persone e alle Istituzioni, va la
nostra piena solidarietà per le offese personali e politiche
che risultano dalle affermazioni di Leggieri e Perrino.
Questi ultimi sono liberi di scegliere se avere rispetto per
l’altro o non averlo, sono liberi di scegliere se piantare semi
buoni o cattivi , se provare a disinnescare la spirale delle
parole violente o meno. Così come sono liberi di scegliere se,
da esponenti politici, vogliono limitarsi a cavalcare la “moda” dell’ambientalismo di maniera, fomentando un gruppuscolo di persone che non hanno modo di informarsi
diversamente
Ciò che ci colpisce in modo particolare, però, è la pervicace ostinazione a disconoscere alcuni fatti incontestabili, partendo da un presupposto fittizio.
Cioè, da buoni ultimi, anche questi due esponenti politici,
pretendono di intestarsi la rappresentanza della maggioranza dei cittadini residenti nel perimetro del Parco del
Pollino, e quindi di parlare in suo nome.
Che si tratti di una pretesa senza mandato è del tutto
evidente. Quale sia l’opinione della quasi totalità dei cittadini che risiedono nel perimetro del Parco, sui temi dello
sviluppo del loro territorio è chiaro a tutti salvo che a
Perrino a Liggieri e a un altro ristretto gruppo di signori del
no a tutto.
Ed infatti la quasi totalità dei cittadini ha dichiarato
un’opinione diversa dai due consiglieri regionali, e lo ha
fatto con una pronuncia chiara ed esplicita nell’assemblea
della Comunità del Parco del Pollino del 24 marzo 2014,
approvando, con il voto libero dei loro sindaci, il documento
che era stato siglato al Mise. Piaccia o non piaccia a Liggieri
e Perrino, questo è un fatto. Se ne facciano una ragione, se ci
riescono. In ogni caso non sarà certo con le accuse, oltremodo diffamatorie, rivolte ai legittimi rappresentanti di
queste comunità - accusati di essersi venduti per un “piatto
di lenticchie” - che riusciranno a sovvertire questa fondamentale verità. Ma, cosa ancora più seria, è che, in realtà
Leggieri e Perrino, dimostrano di non conoscere le vicende
sulle quali esercitano la loro abilità oratoria, abilità sorretta da affermazioni che non spiegano nulla, che lasciano
intravedere solo una opposizione di principio, pretestuosa.
Nonostante il contesto parolaio e facinoroso alimentato da
Perrino e Liggieri , non è superfluo affermare che qualunque posizione diversa dalla maggioranza (stragrande)
dei cittadini del territorio del Parco del Pollino - favorevoli
ad una eventuale riapertura della centrale del Mercure sono del tutto legittime, e se sostenute da dati obiettivi, sono
degne del massimo rispetto. Tuttavia, nelle espressioni
utilizzate da Leggieri e Perrino è manifesta una insofferenza aggressiva, delle condanne senz’appello e un’opposizione a prescindere, che oltre che colpire i loro avversari politici, coinvolge anche centinaia di famiglie. Famiglie che in questi sette mesi di funzionamento a pieno
regime della centrale del Mercure, hanno visto che, le
decine di ispezioni sull’impianto - effettuate da parte di tutti
gli organi di controllo sanitario e di polizia - si sono risolte
sempre con un nulla di fatto. Hanno letto, e visto con i loro
occhi, i rilievi ambientali eseguiti da Arpab, su richiesta dei
comuni di Rotonda e Viggianello, che hanno certificato che
l’ambiente ha una rumorosità notturna e diurna molto al
disotto della norma di legge, che la qualità dell’aria è
eccellente. Hanno visto con i loro occhi che i dati ambientali
rilevati dal sistema di controllo (senza pari per un impianto
del genere) della centrale del Mercure, attestano che le
emissioni della centrale solo assolutamente irrilevanti per
l’ ambiente. Hanno visto, che ogni giorno 130 persone varcano i cancelli della centrale e vanno a guadagnarsi lo
stipendio che serve per mantenere la propria famiglia.
Hanno visto che per la sola fornitura della biomassa necessaria a far funzionare la centrale , lavorano oltre 1200
lavoratori boschivi, sia calabresi che lucani. Hanno visto
che una ventina di piccoli imprenditori boschivi della valle
del Mercure si sono riuniti in consorzio e stanno facendo
sforzi economici non trascurabili per espandere le loro
imprese specializzandosi nella produzione di cippato. Le
stesse attività coinvolgono decine di aziende Lucane. Questi
sono fatti, non chiacchiere e contumelie. Fatti accertabili
personalmente anche dai due esponenti politici, se solo
avranno il tempo, e la pazienza, di fare una visita alla valle
del Mercure. E magari si renderanno conto, attraverso le
testimonianze di commercianti, albergatori, ristoratori,
anche della rilevanza dell’indotto. Che Leggieri e Perrino,
abbiano obiettivi diversi, e nessuna voglia di farsi carico di
una discussione pacata e obiettiva sulla presenza della
Centrale Enel nella valle del Mercure, lo dimostrano le
parole di fuoco con le quali bollano il documento sottoscritto al Mise, parole arroganti e fuori luogo che fanno
pensare ad una ignoranza o, peggio, ad una voluta distorsione del contenuto del documento (oltre che della legislazione vigente in materia e delle pronunce giudiziali).
RASSEGNASTAMPA
corriere.it
Senato, dal governo via libera al Ddl
«Si chiude dibattito di 30 anni»
Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge ri riforma costituzionale.
Renzi: «Chi si oppone sarà minoranza. La tenuta del Pd? Non sono preoccupato»
di ALESSANDRO SALA 28
Il consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge costituzionale che prevede tra l’altro la riforma del
Senato, ovvero la sua trasformazione in camera non elettiva composta da rappresentanti di Regioni e Comuni. La
riunione dell’esecutivo è durata poco meno di due ore ed era stata anticipata da alcune polemiche per prese di posizione critiche o contrarie all’interno della stessa maggioranza. «Mettiamo la parola fine ad un dibattito 30ennale»
ha commentato a caldo il premier Matteo Renzi. «Voglio essere l’ultimo presidente del consiglio ad avere ricevuto il
voto di fiducia dall’aula di Palazzo Madama» ha poi aggiunto ricordando i quattro paletti su cui si fonda la riforma:
nessuna voce in capitolo della nuova assemblea sulla fiducia al governo (che dovrà ottenerla dunque solo dalla
Camera), nessuna voce in capitolo sul bilancio (anche questo sarà prerogativa di Montecitorio), nessuna elezione
diretta dei senatori (il plenum sarà composto da presidenti e consiglieri regionali e dai sindaci dei principali comuni)
e nessuna indennità per i membri, che avendo altri incarichi istituzionali possono già contare su uno «stipendio».
Il ddl costituzionale prevede anche una revisione del Titolo V della Costituzione, con il riordino della ripartizione
di competenze tra Stato e Regioni; e l’abolizione del Cnel, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro («lo
considero solo un antipasto al processo di semplificazione e taglio che arriverà nella prossima settimane alla pubblica
amministrazione»). Renzi ha detto di auspicare che almeno in prima lettura il ddl possa essere approvato prima delle
elezioni europee del 25 maggio.
Le novità
La nuova assemblea di Palazzo Madama si chiamerà Senato delle autonomie. Resta dunque il riferimento alla
denominazione originaria, che in un primo tempo si era pensato di abolire, ma viene enfatizzato il ruolo degli enti
locali. Sono poi state definite le linee con cui sarà determinata la composizione: i senatori saranno 148, compresi i 21
tra senatori a vita e personalità nominate dal capo dello Stato. «Il numero di rappresentanti del Senato sarà uguale
per ogni Regione - ha sottolineato il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi -, ma c’è disponibilità a discuterne,
purché si mantenga il dimezzamento del numero dei membri».
shadow carouselRiforma del Senato, la conferenza di Renzi
«I nomi e i cognomi di chi vuole cambiare il cambiamento li dirò alla fine della votazione - ha poi commentato il
presidente del Consiglio -, ma saranno minoranza al Senato e nel Paese. Credo che ce la faremo». E anche sulla tenuta
del Pd, incalzato dai giornalisti, Renzi ha ostentato sicurezza: «Io non sono preoccupato». Quanto a Silvio Berlusconi,
che in mattinata aveva evocato un mancato rispetto degli impegni da parte del Partito democratico per lo stop imposto alla legge elettorale (onde, appunto, dare priorità alla riforma del Senato), Renzi ha ricordato che al Nazareno
tra i due leader era stato concordato non solo l’Italicum, ma un intero pacchetto di riforme comprendente, appunto,
il superamento del bicameralismo. «Il Pd - ha tagliato corto - rispetterà l’impegno e sarà coerente». Il premier ha
voluto infine replicare al capogruppo azzurro Paolo Romani, che nei giorni scorsi aveva preconizzato che per il Pd «al
Senato sarà un Vietnam»: «Probabilmente ha visto troppi film».