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DIPINTI ANTICHI E DEL XIX SECOLO
Genova 6 Marzo 2014
DIPINTI ANTICHI E DEL XIX SECOLO
ROMA
Via Giuseppe Avezzana, 8
Tel. +39 06 69200565
Fax +39 06 69208044
MILANO
Via Santa Marta, 25
Tel. +39 02 72023790
Fax +39 02 89015908
6 MARZO 2014
GENOVA
Piazza Campetto, 2
Tel. +39 010 2530097
Fax +39 010 2517767
[email protected] wannenesgroup.com
GE139
lotto 1080
2
DIPINTI ANTICHI E DEL XIX SECOLO
GENOVA, 6 MARzO 2014
OLD MASTER AND 19TH CENTURY PAINTINGS
GENOA, 6 MARCH 2014
ASTA - AUCTION
Genova
Palazzo del Melograno
Piazza Campetto, 2
ESPOSIZIONE - VIEWING
Genova
Palazzo del Melograno
Piazza Campetto, 2
GIOVEDÌ 6 MARZO
Thursday 6 March
VENERDÌ 28 FEBBRAIO
ore 10-13 15-19
Friday 28 February
10am to 1pm - 3 to 7pm
Tornata Unica
ore 15 lotti 1001 - 1236
Single Session
at 3pm lots 1001 - 1236
SABATO 1 MARZO
ore 10-13 15-19
Saturday 30 March
10am to 1pm - 3 to 7pm
DOMENICA 2 MARZO
ore 10-13 15-19
Sunday 1 March
10am to 1pm - 3 to 7pm
LUNEDÌ 3 MARZO
ore 10-13 15-19
Monday 2 March
10am to 1pm - 3 to 7pm
La partecipazione all’Asta implica l’integrale e incondizionata accettazione delle Condizioni di Vendita riportate in questo catalogo
I lotti potranno essere ritirati a partire da Venerdì 7 Marzo esclusivamente previo appuntamento telefonico +39 010 2530097
lotto 1135
3
in copertina:
lotti 1103 e 1018
Taking part in the Auction implies the entire and uncondItional acceptance of the Conditions of Sale outlined in this Catalogue.
The lots may be collected from Friday 7 March, by telephone appointment calling +39 010 25 300 97.
4
Genova
Palazzo del Melograno
Piazza Campetto, 2
16123 Genova
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Roma
Via Avezzana, 8
00195 Roma
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Milano
Via Santa Marta, 25
20123 Milano
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ASSOCIATI
Firenze
Capinetta Nordio Benini
+39 335 7059919
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Genova
Alessandro Pernecco
+39 329 0399096
Lecce
Francesco Petrucci
+39 348 5101534
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Milano
Milena Gamba
+39 349 7949621
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Catania
Michele Paternò del Toscano
+39 339 6681798
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Venezia
Christiane d’Albis
+39 338 9339811
[email protected]
Guido Wannenes
Amministratore Delegato
[email protected]
Stefano Della Croce di Dojola
Direttore Generale
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DIPARTIMENTI
Argenti, Avori, Icone
e Oggetti d’Arte Russa
Tommaso Teardo
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Luca Melegati
Direttore Milano
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Arte Moderna
e Contemporanea
Guido Vitali
[email protected]
Renato Diez
Esperto Associato
[email protected]
Luca Violo
Ufficio Stampa
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Arte Orientale
Alessandra Pieroni
[email protected]
Carlotta Rosalba
Servizio valutazioni
valutazioni @wannenesgroup.com
Arti Decorative
e Design del XX Secolo
Gilberto Baracco
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Andrea Schito
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Giulia Checcucci Wannenes
Responsabile Personale e Total Quality
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Francesca Ciurlo
Servizio Abbonamenti
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Chiara Guiducci
Responsabile Assistenza Clienti
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Ceramiche e Vetri
Luca Melegati
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Barbara Baiardi
Assistenza Clienti Genova
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Dipinti Antichi
Antonio Gesino
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Ilaria De Pian
Assistenza Clienti Milano
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Dipinti del XIX Secolo
Rosanna Nobilitato
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Carlotta Rosalba
Assistenza Clienti Roma
[email protected]
Gioielli e Orologi
Benedetta Romanini
[email protected]
Lorenzo Spallarossa
Responsabile Sala d’Asta
Mobili, Sculture e Oggetti d’Arte
Mauro Tajocchi
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Paolo Gadau
Luca Casi
Spedizioni e Ritiri
INFORMAZIONI RIGUARDANTI
QUESTA VENDITA
AUCTION ENQUIRIES
AND INFORMATION
ESPERTI
SPECIALISTS IN CHARGE
Antonio Gesino
[email protected]
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AMMINISTRAzIONE
VENDITORI - COMPRATORI
PAYMENT BUYERS - SELLERS
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OFFERTE TELEFONICHE
CLIENT SERVICES
ABSENTEE BIDS
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RISULTATI D’ASTA
AUCTION RESULTS
Barbara Baiardi
+39 010 2530097
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STATO DI CONSERVAzIONE
CONDITION REPORT
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Tappeti e Tessuti Antichi
Kat Maeckle
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Parigi
Claudia Pucci di Benisichi
+33 607 868050
[email protected]
lotto 1106
5
6
TORNATA UNICA
SINGLE SESSION
GIOVEDÌ 6 MARZO 2014 ORE 15
LOTTI 1001 - 1236
THURSDAY 6 MARCH 2014 AT 3PM
LOTS 1001 - 1236
lotto 1111
1001.
PITTORE VENETO DEL XVIII SECOLO
1002.
PITTORE DEL XVI-XVII SECOLO
Madonna con il Bambino
Olio sotto vetro, cm 17,5X12
Stima € 600 - 800
San Sebastiano
Tempera su carta, cm 9X7
Stima € 800 - 1.200
Attribuita a Giovanni Battista Salvi come è indicato da un’etichetta posta sul retro, l’opera si riconduce a un pittore settecentesco e memore delle opere
di Jacopo Amigoni (Venezia?, 1682 - Madrid, 1752). Il tema fu più volte replicato dall’artista come si evince dalle ricerche condotte da Annalisa Scarpa (Cfr.
A. Scarpa, Jacopo Amigoni, Soncino 1994, pp. 130-131, n. 33).
Di notevole raffinatezza pittorica, la miniatura presenta caratteri di stile tardo-cinquecenteschi e puntuali analogie con le opere di Giovanni Battista Castello detto il Genovese (Genova, 1547 - 1637). Allievo di Luca Cambiaso, il pittore dopo la breve parentesi madrilena presso la corte di Filippo II, avvenuta
tra il 1583 ed il 1585, svolse la propria attività a Genova. La sua produzione fu straordinaria e il biografo Soprani documenta che l’artista riempì “alcuni libri
di un’infinità di miniature ... gran premura avendo che nessuno n’andasse a male” anche con l’intento che “agevolassero la strada di chi avesse voluto intraprendere la miniatura” (Soprani-Ratti, pp. 110 s.). I modelli privilegiati sono strettamente rinascimentali o desunti dalla grande Maniera, risolti con un linguaggio volutamente aulico, lontanissimo dagli esempi naturalistici. La nostra opera evidenzia altresì come la tavolozza sia particolarmente ariosa e la stesura curatissima quanto il disegno.
Bibliografia di riferimento:
C. di Fabio, Gio. Battista Castello ‘il Genovese’, Genova 1989
9
10
1003.
GIUSEPPE RONCELLI
1004.
GIUSEPPE RONCELLI
(Candia, 1663 - Bergamo, 1729)
Paesaggio fluviale
Olio su tela, cm 110X160
Stima € 3.000 - 4.000
(Candia, 1663 - Bergamo, 1729)
Paesaggio fluviale con fuga in Egitto
Olio su tela, cm 110X160
Stima € 3.000 - 4.000
Formatosi sugli esempi del paesismo veneto e influenzato da Pieter Mulier detto il Cavalier Tempesta, Giuseppe Roncelli si mostra un artista di buona levatura e modernità. La sua attenzione si rivolge altresì alla pittura di paesaggio nordica e certamente all’osservazione degli esempi romani. Nelle sue opere,
infatti, predomina una concezione arcadica e idilliaca della natura, declinata con un gusto prettamente rocaille, attenta agli effetti dei fenomeni atmosferici e sviluppata con un chiarismo non distante dai coevi esempi dell’arte veronese. Interessante è cogliere la sapiente dimensione prospettica con cui concepisce le proprie vedute, seguendo un procedimento accorto di quinte sceniche ed una regia luministica personalissima, distante dalle drammatiche e
seicentesche scenografie del Tempesta, optando per un immaginario piacevolmente pittoresco.
Bibliografia di riferimento:
M. Roethlisberger, Notes sur Pietro Tempesta et quelques paysagistes de son temps (Mulier, imitateurs de Tempesta, Tavella, Giuseppe Roncelli, Orizzonte, Panfi),
in “Genova”, N.S. 19.1971, pp. 111-129
D. Dotti, Paesaggi, vedute e capricci lombardi e veneti del Seicento e del Settecento, catalogo della mostra, Bergamo 2007, pp. 40-41
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12
1005.
PITTORE DEL XVII-XVIII SECOLO
1006.
PITTORE DEL XVII-XVIII SECOLO
Ninfe al bagno
Olio su tela, cm 33X42
Stima € 1.600 - 1.800
Natura morta floreale
Olio su carta applicata su tela, cm 45X30
Stima € 3.000 - 4.000
(2)
I dipinti si attribuiscono ad un maestro del XVII - XVIII secolo formatosi sugli esempi della Scuola Bolognese, in modo particolare di Annibale Carracci e dei
suoi seguaci attivi a Roma, come Giovanni Lanfranco, Francesco Albani e Domenico zampieri. L’ambientazione notturna e la tipologia delle figure entro
un’ariosa cornice naturalistica sarebbe infatti impensabile senza il contributo del paesismo classico codificato durante i primi anni del Seicento. Le nostre
tele sono plausibilmente suggestionate da questi artefici, basti pensare alle bellissime composizioni realizzate da Albani raffiguranti Atteone scopre Diana
e le sue ninfe al bagno conservate al Museo del Louvre, la cui prima redazione, databile al 1617, suggestionerà gli artisti sino all’età neoclassica.
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Il rigoglioso vaso fiorito esprime una cultura pittorica barocca e una notevole qualità d’esecuzione. Il confronto stilistico più appropriato è con le creazioni
di Mario Nuzzi (Roma, 1603-1673) per i marcati contrasti chiaroscurali e la descrizione delle singole essenze, che denotano una peculiare elaborazione degli archetipi di cultura caravaggesca. La trasparente superficie del vaso consente altresì di osservare i gambi deformati dalla rifrazione dell’acqua, realizzati
con un virtuosistico gioco di riflessi generati dalla luce, che illumina la composizione risaltandola sul fondale scuro e generando l’illusione della profondità scenica. Il risultato complessivo denota l’abilità della mimesi, ottenuta dall’artista con velature e una generosa tavolozza, esaltata da una vivida luce,
degna della migliore tradizione naturalistica ma con esiti di notevole eleganza di gusto pre-rocaille. 14
1007.
CARLO GIUSEPPE RATTI (attr. a)
1008.
PITTORE GENOVESE DEL XVII SECOLO
(Savona, 1737 - Genova, 1795)
Miracolo di Sant’Antonio da Padova
Olio su tela, cm 86X62
Stima € 1.200 - 1.500
Ritratto di prelato
Olio su tela ovale, cm 123X95
Stima € 2.300 - 2.800
Noto per la sua attività di scrittore d’arte, sua è l’edizione accresciuta de’ Vite de’ pittori, scultori ed architetti genovesi di Raffaello Soprani (1768-69), come le
utilissime guide artistiche di Genova (1766; ed. accresciuta 1780) e delle due Riviere (1780), il Ratti fu anche pittore raffinato e di stretta osservanza classicista. Il giovanile apprendistato con il Mengs a Roma, lo studio dell’arte rinascimentale e l’esempio di Pompeo Batoni furono alla base della sua formazione,
dettata dal padre Giovanni Agostino, sodale di Placido Costanzi. La nostra tela, che per dimensioni si può considerare un modelletto, presenta caratteri di
finitezza da opera compiuta e memore del ciclo pittorico di dodici tele inserite in cornici mistilinee a stucco raffiguranti le Storie della vita di Sant’Antonio
Abate realizzate tra il 1777 e 1782 per l’omonimo oratorio di Mele.
Il dipinto si riconosce a un pittore genovese seicentesco, mentre i caratteri di stile evidenziano le affinità con le opere di Giovanni Bernardo Carbone (Genova, 1616 - 1683), pittore di storia formatosi con Giovanni Andrea De Ferrari e talentuoso emulo della ritrattistica di Antoon van Dyck (Anversa, 1599 - Londra, 1641). Fu proprio questa specializzazione a coronarne il successo artistico, assumendo il ruolo d’epigono del celebre fiammingo, ricevendo innumerevoli commissioni dalla nobiltà cittadina. Indubbia fu da parte sua la creazione di una vera e propria tipologia iconografica, riconoscibilissima e
ampiamente adottata dalla bottega e dai seguaci. Il linguaggio è di norma realistico e aulico al tempo stesso, teso ad indagare la personalità dell’effigiato
calibrando il rapporto tra la figura e il fondale con gli accurati stacchi cromatici degli abiti, giungendo così a una visione dell’immagine “senza tempo”. Per
quanto riguarda la cronologia della nostra opera, ci scontriamo con le scarne tracce documentarie, che solo recentemente sono state attentamente riesaminate da Daniele Sanguineti. Perduti o non rintracciati sono i lavori giovanili e il corpus pittorico è ricostruibile a partire dal Ritratto di Giovanni Vincenzo
Imperiale con la moglie, i figli e i nipoti del 1642,la sola opera certa per delinearne la fisionomia, che precede il suo soggiorno veneziano - compiuto dopo
il 1650 - il medesimo in cui collochiamo l’esecuzione della nostra opera.
Bibliografia di riferimento:
D. Sanguineti, Giovanni Bernardo Carbone, Soncino 2007
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1009.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
Cena in Emmaus
Olio su rame, cm 21X17
Stima € 1.000 - 1.500
Dipinta su rame, questa Cena in Emmaus si attribuisce ad un artista veneto seicentesco. Osservando la figura del Cristo si possono ad esempio notare similitudini con Pasquale Ottino (Verona, 1578 - 1630), autore di una simile composizione
oggi conservata al Museo di Castelvecchio a Verona.
DIPINTI DA UNA
IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
LOTTI 1010 - 1029
lotto 1026
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1010.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
La figlia di Iefte
Ester e Assuero
Olio su tela, cm 33X41
Stima € 2.000 - 3.000
(2)
1011.
JOHANN ROTTENHAMMER
(Monaco di Baviera, 1564 - Augusta, 1625)
San Sebastiano
Olio su tavola, cm 43,5X32,5
Stima € 4.000 - 6.000
Attribuita a Johann Rottenhammer da Francesco Arcangeli, il modello raffigurato deriva da una tela perduta di Palma il Giovane, opera che trovò una discreta fortuna critica e diffusione illustrativa grazie ad un’acquaforte di Aegidius Sadeler II (1575 - 1629) in cui in basso a sinistra su una faretra compare
l’iscrizione “Jacopus Palma inve” (Bartsch, 72, 1, n. 096 S1, p. 157), che consente di costruire la consequenzialità precisa delle immagini. L’originale del Palma
si può collocare cronologicamente agli inizi del Seicento mettendolo in relazione con il disegno preparatorio per il Santuario delle Sette Chiese di Monselice (Parigi, E’cole des Beaux- Arts, D. 15) datato dalla Mason Rinaldi attorno al 1611 (Mason, 1984, p. 95). Un’altra versione della nostra opera è su rame
ed è conservata presso la Galleria Corsini di Roma (cm 45,5X32,5; inv. n. 248). è simile all’acquaforte del Sadeler ed è ora attribuita ad un anonimo fiammingo, ma recava un riferimento a Joseph Heintz il Vecchio (1564 - 1609) suggerito dal Safarik (Cosma 2007, pp. 19 - 22). Queste considerazioni suggeriscono di riconoscere l’esecuzione del nostro San Sebastiano a Rottenhammer durante il suo soggiorno veneziano protrattosi per circa un decennio (15961606), quando acquisì la notorietà grazie alla produzione di piccoli dipinti ad olio destinati a un collezionismo colto. A documentare questa peculiare
produzione è Claudio Ridolfi, raccontando che al “principio del suo operare dipingeva piccioli rametti a bottegai; ma crescendo Giovanni in concetto, ebbe
poi a dipingere molte cose a gran personaggi, conseguendone molte utilità”. Caratteristica dei suoi risultati pittorici è proprio la squisita fusione tra la cultura nordicizzante e le suggestioni della civiltà pittorica lagunare, “diffondendo il gusto del tardomanierismo veneziano ponendo l’accento su alcuni valori raffinatamente pittorici e formali pazientemente strutturati” (R. Pallucchini, La pittura veneziana del Seicento, Milano, 1981, I, p. 66).
Il dipinto è corredato da una relazione scritta di Francesco Arcangeli
Già attribuiti a Gaspare Landi (Piacenza, 1756 - 1830) e Gaetano zompini (Treviso, 1700 - Venezia, 1778), i dipinti raffigurano gli episodi biblici della figlia di
Iefte ed Ester Assuero, come altresì suggerito dalle iscrizioni visibili sulle tele in basso a sinistra. I caratteri di stile e scrittura denotano una datazione settecentesca e le delicate inflessioni classiciste delineano una cronologia attorno alla metà del secolo. Rilevante è la freschezza cromatica delle scene, che
contribuisce a vivacizzare la narrazione, così la luminosità diffusa che attenua i colori in una tonalità pastello di gusto lagunare.
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DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
Bibliografia di riferimento:
S. Mason Rinaldi, Palma il Giovane. L’opera completa, Milano 1984
A. Cosma, Fuori dall’ombra. Capolavori restaurati della Galleria Corsini, Roma 2007
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
20
1012.
PAOLO ANESI (cerchia di)
1013.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
(Roma, 1690 circa - m. dopo il 1766) Paesaggi con torrente e figure
Paesaggio con scena di brigantaggio
Olio su tela, cm 28X43
(2)
Stima € 1.000 - 1.500
Paesaggi
Olio su tela, cm 33,5X41,5
Stima € 1.500 - 2.500
Attribuibili ad un autore di Scuola Romana attivo nel XVIII secolo, i dipinti raffigurano scorci della campagna romana
risolti con gusto dughettiano e aspetti stilistici prossimi alle creazioni di Paolo Anesi. L’influenza dell’artista si coglie
osservando i tocchi liquidi e spontanei e la delicata tonalità dei fondali paesistici che ben imitano la trasparenza tenue dell’aria. Armoniosa e serena è altresì la costruzione scenica, che riflette l’influenza di Gaspard van Wittel e un sentimento arcadico prettamente settecentesco, in cui la natura è intimamente connessa ai valori emotivi.
I dipinti si attribuiscono a un artista formatosi sugli esempi del paesismo romano settecentesco. Le citazioni
classiche e ruinistiche sono di mera fantasia e sottolineano il loro carattere ‘ideale’, secondo uno spirito arcadico che ricorda in parte le creazioni di Paolo Monaldi (Roma, 1705 - 1780). I brani di figura, infatti, si distaccano dalla visione concreta e disincantata della vita rurale, regalandoci una traduzione edulcorata della
realtà, con declinazioni prossime al pittoresco e una sensibilità preromantica.
(2)
Bibliografia di riferimento:
A. Busiri Vici, Trittico paesistico romano del ‘700. Paolo Anesi, Paolo Monaldi, Alessio de’ Marchis, Roma 1976, pp. 101
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DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
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1014.
PITTORE NAPOLETANO DEL XVIII SECOLO
1015.
PITTORE DEL XVII-XVIII SECOLO
Musici
Olio su tela, cm 105X130
Stima € 3.000 - 6.000
Adorazione del vitello d’oro
Olio su tela, cm 105X145
Stima € 2.500 - 3.500
Attribuito a Giuseppe Bonito (Castellammare di Stabia, 1707 - Napoli, 1789) dal Fiocco, in assenza di nuovi riscontri critici, si preferisce prudenzialmente
mantenere la tela nel suo anonimato, senza escludere la sua stretta attinenza con la Scuola Napoletana settecentesca e la peculiare cultura illustrativa dell’artista. Tuttavia, l’analisi della stesura pare rispondere bene alla datazione, che si suppone alla maturità, non solo per l’evidente distacco stilistico rispetto
agli esempi del suo maestro Francesco Solimena e i suoi accenti neobarocchi, ma anche per l’analogia con le opere di Gaspere Traversi. Su questa base,
dunque, il dipinto è da collocarsi cronologicamente non prima del 1740, anche in considerazione delle sue affinità con opere degli inizi del quinto decennio.
La tela riveste anche un notevole interesse per la conoscenza della pittura napoletana di metà Settecento, sia per la scelta dei contenuti, con l’interesse
per soggetti che alludono alla vita quotidiana e nobiliare, vista con intenti in parte critici o teatrali, sia per le soluzioni stilistiche adottate, documentando
l’intensità di percezione e resa visiva del dato umano.
La tela descrive l’episodio biblico dell’Adorazione del vitello d’oro narrato nel libro dell’Esodo, avvenuto quando Mosè salì sul monte Sinai e una parte del
popolo d’Israele, temendo in un suo mancato ritorno, chiese ad Aronne di costruire un simulacro divino. La scena, animata da una moltitudine di figure
disposte su diversi piani scenici e vede a destra Aronne che sovrintende alla fusione del prezioso metallo. Sul fondo, possiamo scorgere la scultura oramai
realizzata mentre è venerata dal popolo, che, peccando di idolatria, tramuta in baccanale la festa in onore del Signore, generando le ire di Dio e di Mosè.
Lo stile dell’opera pare suggerire l’origine francese dell’autore, con reminescenze a Le Brun e ai suoi allievi e collaboratori.
Bibliografia di riferimento:
N. Spinosa, Pittura napoletana del Settecento, dal Barocco al Rococò , Napoli 1988, pp. 57 - 61
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DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
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1016.
PITTORE DEL XVIII-XIX SECOLO
1017.
ALESSIO DE MARCHIS
Paesaggio con rovine
Olio su tela, cm 74X102
Stima € 1.500 - 2.500
(Napoli, 1710 circa - Perugia, 1752)
Paesaggio
Olio su tela, cm 62X95
Stima € 3.000 - 5.000
L’ opera riprende gli esempi del paesismo a carattere bambocciante di genere olandese-romano, descrivendo in maniera ideale e fantastica scorci della
campagna laziale. Lo stile riecheggia la maniera di Nicolaes Berchen nei brani figurati (Cfr. L. Salerno, Pittori di paesaggio del Seicento a Roma, II, Milano 1976,
p. 717, fig. 121.2), mentre il paesaggio riflette una datazione pienamente settecentesca, esprimendo un sentimento pittoresco e arcadico nel modo di interpretare le antichità classiche e la natura. La composizione è altresì interessante per comprendere la straordinaria influenza dell’arte di Berchen sino all’età moderna, qui contaminata anche dagli esempi del gusto archeologico diffuso dai capricci di Gian Paolo Pannini.
Questo grazioso paesaggio si attribuisce al pittore Alessio de Marchis. Le notizie biografiche che lo riguardano sono fornite da Nicola Pio e dall’abate Lanzi,
che lo dicono presente a Roma intorno al 1702 presso la bottega di Rosa da Tivoli. Trasferitosi ad Urbino per affrescare il palazzo del Cardinale Annibale
Albani, probabilmente in concomitanza con le ristrutturazioni attuate intorno al 1730 dall’architetto Luigi Vanvitelli, eseguì anche i pannelli d’armadio presso
la sacrestia della Confraternita di San Giuseppe e altre opere per il Capitolo della Cattedrale di Perugia. La nostra tela è quindi databile alla prima maturità,
quando gli influssi della pittura romana di paesaggio, espressi tramite pennellate veloci e a macchia, si diluiscono attraverso un linguaggio delicatamente
settecentesco che De Marchis esprime con singolare personalità, accenni preromantici e sensibilità di gusto veneto. A confronto si cita il Paesaggio con
torre e viandanti e il Paesaggio collinoso nel Lazio pubblicati da Busiri Vici (p. 183, fig. 193; p. 329, DM 53), dove si può cogliere le medesime tonalità cromatiche e un omogeneo repertorio illustrativo.
Bibliografia di riferimento:
A. Busiri Vici, Trittico paesistico romano del ‘700, Roma 1976, pp. 157-210; 297-333
A. Cerboni Baiardi, A. De Marchis, in La pittura di paesaggio in Italia. Il Settecento, a cura di A. Ottani Cavina ed E. Calbi, Milano 2005, pp. 174-175, con bibliografia
precedente
25
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
26
1018.
PITTORE FIORENTINO DEL XVI SECOLO
Madonna col Bambino
Olio su tavola, cm 79X60
Stima € 18.000 - 22.000
Il dipinto qui presentato, inedito e sconosciuto alla critica, reca una tradizionale attribuzione a Domenico Puligo (Firenze, 1492 - 1527). La composizione,
i tratti stilistici e la stesura rimandano al lessico del maestro, artista sensibile e delicato, abilissimo nel replicare con brillante originalità le forme classicheggianti
della sua epoca. Formatosi con Ridolfo del Ghirlandaio, da cui apprese secondo il Vasari “il colorito vaghissimo” e la “maniera abbagliata, con perdere i contorni ne gli scuri de’ suoi colori, che piacendogli dare alle sue figure una aria gentile, fece in sua gioventú infiniti quadri con buona grazia”, fu altresì influenzato
dall’arte di Andrea del Sarto, da cui trarrà alcuni modelli compositivi. Non a caso, la Madonna col Bambino, San Giovannino e due angeli della Borghese, che
segue una struttura illustrativa prossima a questa in esame, recava un’attribuzione al Sarto, ma le difficoltà attributive sono altrettanto evidenti sfogliando
le opere dei collaboratori, spesso di alta qualità, come a esempio il Maestro di Volterra.
Bibliografia di riferimento:
E. Capretti, S. Padovani, S. Casciu, Domenico Puligo 1492 - 1527, catalogo della mostra, Firenze 2002
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DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
28
1019.
PIETRO LONGHI (attr. a)
1021.
PITTORE DEL XIX SECOLO
Ritratto di dama
Olio su tela, cm 66X78
Sul retro è applicato il bollo della Mostra della pittura italiana del Seicento e del Settecento a Firenze, n. 972
Stima € 1.500 - 2.500
Natura morta
Olio su tela, cm 43X53
Stima € 800 - 1.200
Provenienza:
Venezia, collezione Brass
Bibliografia:
A. Ravà, Pietro Longhi, Firenze 1923, p. 12
Pubblicato dal Ravà come autografo di Pietro Longhi e appartenente alla collezione Brass, il dipinto secondo l’etichetta posta sul telaio fu esposto nel 1922 alla mostra fiorentina del seicento e settecento. Cronista della vita
veneziana del suo tempo che descrive con acutissimo spirito di osservazione e sottile ironia, il Longhi svolse altresì
una brillante carriera di ritrattista, a cui si ispirò il figlio Alessandro. La vena realistica e l’influenza dell’arte lombarda (in
modo particolare bresciana e bergamasca che sulla fine del
Seicento e sul principio del Settecento, era, col Ghislandi e
col Ceruti, la pittura più seria e sincera dell’epoca) veniva
modulata dal pittore con le morbidezze lagunari espresse
da Rosalba Carriera, ottenendo risultati eccellenti mediando il naturalismo con la malleabilità cromatica.
1020.
PHILIPP PETER ROOS, detto ROSA DA
TIVOLI (attr. a)
(Francoforte sul Meno, 1655 o 1657 - Roma, 1706) Paesaggio pastorale
Olio su tela, cm 53X41
Stima € 1.000 - 1.500
Già attribuito a Jan Both, il dipinto è da riferire ad un artista
attivo a Roma tra il Seicento ed il Settecento, certamente influenzato dalla pittura bambocciante e da quegli artisti animalier d’origine nordica. Fatte queste debite considerazioni,
la tela per i suoi caratteri di stile si riconduce al catalogo di
Rosa da Tivoli, documentato in Italia dal 1677, dedicandosi
prevalentemente a dipingere la campagna laziale, rappresentata attraverso paesaggi arcadici con figure di animali.
Non è stato ancora affrontato uno studio complessivo sulla
sua vasta produzione, ma è indubbia la ragguardevole fortuna critica e commerciale che raggiunse: le sue opere
erano collezionate in tutta Europa. Detto ciò, la tela in
esame presenta adeguate peculiarità estetiche, che offrono
un utile metro qualitativo per proporre l’attribuzione, tuttavia espressa con la dovuta prudenza.
Bibliografia di riferimento:
A. G. De Marchi, Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco
di Milano, Milano 2001, pp. 291-292, n. 1483
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DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
La semplicità e il rigore di questa natura morta rammenta
composizioni ancora seicentesche, ciò nonostante, la peculiare luminosità e la delicatezza della stesura indicano
una datazione da circoscrivere all’età neoclassica e ottocentesca. L’autore, certamente influenzato dagli esempi di
Pierre Nicolas Huilliot (Parigi, 1674 - 1751), Jean Baptiste
Monnoyer (Lille, 1636 - Londra, 1699) e Nicolas Baudesson
(Troyes, 1611 circa - Parigi, 1680) esprime la sua indubbia
origine francese, unita alla persistenza di soluzioni desunte dal naturamortismo fiammingo. La superficie pittorica ben conservata consente di cogliere al meglio la
qualità e la freschezza cromatica del tessuto pittorico con
cui sono realizzati i brani floreali, che spiccano sul fondo
neutro grazie all’intensa illuminazione e la ragguardevole
mimesi che denota la presa ‘dal vero’ dell’immagine.
1022.
PITTORE DEL XVII SECOLO
Soldati a cavallo
Olio su tela, cm 38X28
Stima € 1.000 - 1.500
Di gusto ancora arcaico, la tela in esame si data al XVII secolo, il precedente riferimento al Borgognone (St. Hyppolite, 1621 - Roma, 1676) invece, rientra nel topos attributivo della battaglistica, generalmente ricondotta
all’ambito del famoso artista d’Oltralpe documentato in
Italia dal 1636. L’analisi dell’opera, tuttavia, rivela un carattere nordico con declinazioni italianizzanti, nella sostanza percepibili come riflessi di una teperie culturale che
suggeriscono la sua origine fiamminga. Alquanto complesso è dirimere filologicamente queste tele, la cui diffusione, a partire dal quinto e sesto decennio, sarà straordinaria, mentre l’attività degli artisti che vi si dedicano
è spesso svincolata da appartenenze geografiche precise.
1023.
PITTORE DEL XVIII-XIX SECOLO
Paesaggio
Olio su tela, cm 44X60
Stima € 800 - 1.200
Databile al XVIII secolo il dipinto riflette quel sentimento
arcadico e fantasioso del paesaggismo italianizzante, che
sull’esempio di Dughet, Van Bloemen e dei loro seguaci,
genera una precisa linea di gusto in tutta Europa. Le iconografie e le citazioni architettoniche sono generalmente
desunte da riproduzioni a stampa o sono il frutto di un
viaggio di studio a Roma. I caratteri di stile della nostra
opera riflettono l’epigono di un sentire pacato e arcadico
della natura, un gusto decisamente letterario che declina al pittoresco, un genere apprezzato da un collezionismo colto e influenzato dalla sensibilità del Grand Tour.
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
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1024.
BERNAERT VAN ORLEY (seguace di)
1025.
LODEWYK TOEPUT detto LUDOVICO POZZOSERRATO (attr. a)
(Bruxelles, 1491 circa - 1542)
Madonna col Bambino
Olio su tavola, cm 80X28
Stima € 3.000 - 5.000
(Anversa o Mechelen, ca. 1550 - Treviso, 1604 - 1605)
Adorazione dei pastori
Olio su tela, cm 75X95
Stima € 3.000 - 5.000
La tavola ritrae la Vergine Maria col Bimbo, la figura assisa su un trono posto sopra un altare, ricoperto da una tovaglia di lino, ha ai suoi lati un libro d’ore e un
portacero in metallo. La scena si svolge all’interno di un porticato e sullo sfondo
si scorge un paesaggio urbano. L’autore inequivocabilmente d’origine nordica si
può riconoscere quale fiammingo attivo nell’ambito della Scuola di Bruges. L’impostazione scenica, il tipo di prospettiva spinta verso l’alto e l’aria fiabesca sono
elementi che trovano riscontri nell’arte delicata e cortese di Bernaert van Orley
e dei suoi continuatori.
Pittore, incisore e poeta, Toeput si trasferì in Italia soggiornando inizialmente a Venezia nella bottega del Tintoretto con Pauwel Franck, detto Paolo Fiammingo (1580 c.), per poi compiere viaggi di studio a Firenze e Roma (come testimoniano alcuni suoi disegni quali Veduta del Colosseo conservato all’Albertina
di Vienna e il Tevere all’altezza di Castel Sant’Angelo alla Biblioteca Apostolica Vaticana), trasferendosi nel 1582 a Treviso. La sua arte è particolarmente influenzata dal Manierismo veneto, che rielabora seguendo la propria indole fiamminga, e “ datosi al far de’ paesi, acquistò nome di Velent’huomo” (C. Ridolfi, Le meraviglie dell’arte antica, ovvero le vite degli illustri pittori veneti e dello stato, II, 1648, p. 93). Appare tipica della sua produzione la tela in esame, che
rielabora con originalità gli esempi della famiglia artistica dei Bassano. La concezione scenica personalissima crea una dilatazione spaziale scandita da architetture che si perdono all’orizzonte e l’evanescente luminosità lunare ricorda lo stile di Paul Brill e le creazioni del lombardo Giovanni Girolamo Savoldo.
Bibliografia di riferimento:
R. Pallucchini, La pittura veneziana del Seicento, Milano 1981, vol. I , p. 63
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DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
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1026.
ALESSANDRO TURCHI detto L’ORBETTO (attr. a)
(Verona, 1578 - Roma, 1649)
San Giuseppe
Olio su tavola, cm 109X96
Stima € 15.000 - 18.000
La scena raffigura l’episodio evangelico della Verga fiorita, in cui Giuseppe viene scelto quale sposo di Maria. La tavola reca un riferimento collezionistico ad
Alessandro Turchi, che in questa sede viene mantenuto con la dovuta prudenza, osservando prima di tutto che l’opera presenta interessanti aspetti qualitativi e caratteri di stile primo seicenteschi. Osservando il dipinto si coglie certamente stilemi d’ascendenza veneta che si modellano su esperienze classicheggianti e controriformate, inducendo a una datazione che coincide con il trasferimento del pittore a Roma avvenuto intorno al 1614. La tipologia dei volti, il
particolare chiarismo e la scenografia paesistica possono ricordare, infatti, la Madonna col Bambino e i Santi Giacomo, Bartolomeo e Raimondo Penafort della chiesa
veronese di Sant’Anastasia a cui aggiungiamo la tela con il Gruppo di angeli e ghirlande fiorite della Cappella del Rosario. Queste opere sono altresì interessanti
perchè evidenziano come durante il primo decennio il pittore si sprovincializza, assumendo un colorismo più vivo e forme più tornite e sode, dimostrandosi
oramai capace di poter dialogare con i maestri bolognesi e romani, toccando risultati prossimi per analogia a quelli espressi dalla coeva Scuola Toscana.
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DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
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1027.
CAROLINA FRIEDERICKA (attr. a)
1028.
MARCO RICCI (seguace di)
(Friedrichsstadt, 1749 - Dresda, 1815)
Natura morta
Olio su tela, cm 62X81
Stima € 2.500 - 3.500
(Belluno, 1676 - Venezia, 1730)
Capriccio
Olio su tela, cm 75X91
Stima € 1.500 - 2.500
Sono scarne le notizie biografiche inerenti a Caroline Friedericka, pittrice specializzata nel genere della natura morta di fiori e frutti, che svolse la sua carriera a Dresda in qualità di pittrice di corte e membro dell’Accademia.
La composizione rivela al primo sguardo la propria adesione alla fantasia pittorica di Marco Ricci, a documentare la stretta contiguità con il maestro è altresì una tela di analogo soggetto e ubicazione sconosciuta registrata nell’archivio zeri. Detto ciò, non sorprende che gli straordinari ‘capricci’ del pittore
veneto abbiano sollecitato l’interesse di artisti dediti a copiarne lo stile, per non parlare della seduzione esercitata dalle vedute fantastiche a carattere archeologico, che coniugavano la passione per l’antico e il pittoresco tipico dell’età settecentesca.
Bibliografia di riferimento:
Riferimento all’archivio zeri: numero scheda 67996. Serie “Pittura italiana”, numero busta 0621
Intestazione busta “Pittura italiana sec. XVIII. Venezia. Paesaggisti 2”, numero fascicolo 1,Intestazione fascicolo: “Marco Ricci: paesaggi 1”
A. Scarpa Sonino, Marco Ricci, Milano, 1991
D. Succi, A. Delneri, Marco Ricci e il Paesaggio Veneto del Settecento, Milano 1993
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DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
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1029.
PITTORE DEL XVIII-XIX SECOLO
Battaglia
Olio su tela, cm 26X34
Stima € 400 - 600
In questa movimentata scena bellica, colpisce soprattutto la luminosità che pervade l’immagine paesistica.
Questa peculiarità indica una datazione settecentesca,
mentre i dati di stile, l’analisi delle figure e la modalità con
cui il pittore ha curato la stesura del cielo e l’aspetto dei
cavalieri suggeriscono l’attribuzione ad un artista di area
nordica, presumibilmente austriaco o boemo, capace di
esprimere quel carattere internazionale che assume il
genere della battaglia durante il XVIII secolo e l’inizio dell’età moderna.
1030.
FRANCESCO LONDONIO
(Milano, 1723 - 1783)
Studi di animali
Olio su tela, cm 26,5X33,5
Stima € 600 - 800
Francesco Londonio è uno dei più apprezzati pittori dal
vero, attivi in Lombardia durante il XVIII secolo: il dipinto
qui presentato è da considerarsi un’interessante aggiunta
al catalogo. Si tratta di uno studio di animali rappresentati con sentito naturalismo e capacità di mimesi che attesta il talento dell’artista, a riprova della propensione a
cogliere dal vero i brani delle sue tele, come si evince osservando le carte dipinte conservate presso la Pinacoteca
di Brera, da considerare veri e propri ‘appunti di viaggio’
del pittore e fonte illustrativa inesauribile per la sua produzione. Ad ulteriore raffronto con la nostra opera è l’olio
su carta custodito alla Pinacoteca Ambrosiana (Coppa, p.
111, n. 504) e proveniente dal lascito di Carlo Londonio,
nipote dell’artista, del 1837.
Bibliografia di riferimento:
S. Coppa, Francesco Londonio, in “Pinacoteca di Brera,
scuole lombarda, ligure e piemontese 1535–1796”, a cura
di F. zeri, L. Arrigoni, S. Coppa, M. Olivari, Milano 1989, pp.
259-299
S. Coppa, Pinacoteca Ambrosiana, Milano 2007, pp. 991013
1031.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
1032.
PITTORE FIAMMINGO DEL XVI-XVII SECOLO
Scena di mercato
Olio su tela, cm 137X101
Stima € 2.000 - 3.000
Il Pentimento di San Pietro
Olio su rame, cm 47X40
Stima € 2.000 - 3.000
Opera desunta dalle vivaci scene di mercato create dalla
bottega dei Bassano, difficile se non impossibile codificare
un’attribuzione, specialmente per la straordinaria diffusione che ebbero questo tipo di immagini durante l’età
barocca. Da sottolineare come anche il nostro artista crei
una scenografia in cui i brani di natura morta sono descritti con cura, mentre i personaggi si dispiegano prospetticamente con sapienza, creando un ritmo narrativo
vivace e realistico.
Realizzato su rame, il dipinto esprime una cultura artistica di memoria nordica, specificatamente fiamminga e con caratteri di stile che suggeriscono una
datazione cinquecentesca con inflessioni di gusto tardo manieristico italianizzante. La tipologia del volto ad esempio, ricorda le fisionomie di Rolan de Moys
(documentato a Roma e Saragoza tra il 1550 e il 1593), artista originario di Bruxelles, attivo in Spagna dal 1559, ma documentato anche a Roma dal 1550
e coautore degli affreschi della cappella a Palazzo Capodiferro - Spada. Con ciò, si delinea al meglio il profilo dell’artista: partecipe di quella cultura a carattere internazionale espressa dalle maestranze adottate dal cardinale Girolamo Capodiferro, in cui commistioni desunte dalle Scuole di Fontainebleau e
Anversa danno vita ad un singolare lessico figurativo.
Bibliografia di riferimento:
N. Dacos, Viaggio a Roma. I pittori europei nel ‘500, Milano 2012, pp. 129 - 144, fig. 14
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38
1033.
PITTORE NEOCLASSICO
1034.
GIOVANNI PAOLO PANNINI
Scena di banchetto
Veduta di fantasia con tempio e figure
Olio su tela, cm 82X64
(2)
Stima € 3.000 - 4.000
(Piacenza, 1691 - Roma, 1765)
Capriccio architettonico con figure Olio su tela, cm 65X45
Stima € 8.000 - 10.000
Di gusto ancora settecentesco, le tele esprimono memorie panniniane, suggerendo l’origine verosimilmente romana dell’autore. Le scene rappresentate sono
costruite con un rigoroso equilibrio formale ed una attenta sequenza cromatica, capace di armonizzare il carattere narrativo delle immagini. A valorizzare
questi aspetti è la buona conservazione del tessuto pittorico, che fa risaltare la bellezza dei pigmenti e la stesura. La scenografia, classica e di fantasia, risponde
a una visione prettamente teatrale, in cui le citazioni dall’antico sono dettate da una volontà più decorativa che archeologica, differenziandosi dai precedenti
esempi di Giovanni Paolo Pannini. Ciò nonostante, è indubbia la valenza estetica ed ornamentale delle opere, così della loro qualità esecutiva.
Nato a Piacenza nel 1691, dove studiò scenografia teatrale, Pannini si trasferì a Roma in giovane età, dedicandosi alla decorazione a fresco e alla realizzazione di straordinarie vedute della Città Eterna. Non tralasciò, con gusto tipicamente settecentesco, di immaginare paesaggi ideali che ritraggono, con fantasia e interesse archeologico, le rovine classiche. La tela qui presentata, databile al secondo decennio, è stata ricondotta al catalogo dell’artista da Ferninando Arisi; il riferimento e il confronto con la versione conservata nell’Holburne of Menstrie Museum di Bath consente di precisarne l’esecuzione attorno
al 1618 (Cfr. F. Arisi, 1986, p. 276). Il soggetto raffigurato si riconosce nell’episodio di storia romana conosciuto come Mario tra le rovine di Cartagine che lo
studioso avvicina all’episodio Alessandro visita la tomba di Achille, dipinto nel 1719 e donato dall’artista all’Accademia di San Luca.
Il dipinto è corredato da una scheda di Ferdinando Arisi.
Bibliografia di riferimento:
F. Arisi, Gian Paolo Panini e i fasti della Roma del ‘700, Roma 1986
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40
DALLE COLLEZIONI DI
CLELIA RANZI
LOTTI 1036 - 1071
1035.
MARZIO MASTURZIO
(attivo a Napoli e Roma attorno alla metà del XVII secolo)
Battaglia
Olio su tela, cm 42X78
Stima € 4.000 - 6.000
Marzio Masturzio è un caso emblematico della battaglistica italiana per le scarne notizie biografiche che lo riguardano in contrasto con un nutrito catalogo che esprime una rara coerenza qualitativa. Le pagine a lui dedicate dal De Dominici sono affincate a quelle dedicate alla vita di Salvator Rosa, di cui
fu allievo, amico e abile imitatore, ma l’analisi delle opere autografe evidenzia altresì la suggestione e al contempo il superamento delle creazioni di Aniello
Falcone. E’ il De Dominici a documentare l’apprendistato del Masturzio presso la bottega d’Aniello prima di passare a Roma con il Rosa. La tela in esame
documenta l’ulteriore evoluzione dell’artista a contatto con la cultura capitolina. Per questo motivo il dipinto si colloca alla sua fase matura, per le citazioni
classiche della scenografia e la concitata descrizione di gusto barocco, emula delle creazioni di Jacques Courtois detto il Borgognone. Dal francese deriva
la descrizione del combattimento in primo piano, dove l’aspra lotta addensa grumi di fumo e polvere con intensa intonazione realistica, su cui spiccano
i colori delle divise e dei finimenti. Da rimarcare è come questi aspetti sono avvalorati nel nostro caso dalla buona conservazione della stesura pittorica,
realizzata con pennellate dense, pastose e morbide.
Bibliografia di riferimento:
G. Sestieri, I Pittori di Battaglie, Roma 1999, pp. 382 - 393, con bibliografia precedente
lotto 1055
41
42
1036.
PITTORE DEL XVII-XVIII SECOLO
1037.
PIETRO MONTANINI
Maddalena penitente
Olio su tela, cm 135X113
Stima € 2.000 - 3.000
(Perugia, 1603 - 1679)
Quo vadis
Noli me tangere
Olio su tela, cm 49X38
Stima € 1.500 - 2.500
Il dipinto è realizzato su una tela romana, lo si intuisce dalla lieve crettatura generata dal rintelo, secondo una precisa caratteristica che accomuna molte opere
seicentesche di area meridionale, preparate con un’imprimitura bituminosa. La tipologia della figura rammenta modelli desunti da Mattia Preti e una concomitante sensibilità classicista d’ascendenza emiliana, dettata da una peculiare eleganza della posa e della fisionomia. Questi indizi conducono ad una datazione tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, ma la vernice molto ossidata e la sporcizia non consentono di esprimere un’ipotesi attributiva certa.
(2)
I dipinti, per i caratteri di stile e scrittura, si attribuiscono al paesaggista Pietro Montanini, detto Petruccio Perugino. La biografia più accreditata è quella di
Lione Pascoli che durante l’adolescenza apprese i rudimenti del disegno dal pittore. Dal biografo apprendiamo che Montanini giunse a Roma appena diciottenne, legandosi al vasto entourage di Pietro da Cortona. In seguito all’incontro con Salvator Rosa, aderisce allo stile di quest’ultimo sino all’imitazione,
ammaliato dai capricci pittoreschi e dalle particolari atmosfere paesistiche. I primi studi si devono a Federico zeri che ha pubblicato due marine siglate,
appartenenti alla collezione Pallavicino di Roma. Il catalogo è tuttavia inquinato a causa della confusione attributiva creatasi con le opere d’Alessio de Marchis, generata dagli studi del Voss sui paesaggi conservati nella cattedrale di Perugia. Molte delle opere generalmente assegnate al Rosa sono da ricondurre al nostro, specialmente i dipinti di piccolo formato, dove il Montanini riesce ad esprimere una sensibilità di tocco affine a quella dell’artista napoletano, ma con una diversa concezione luministica. Nel nostro caso le tele si datano alla maturità, per le affinità con le opere rosiane e le similitudini di gusto
pre-settecentesche di Filippo Lauri (Roma 1623 - 1694).
Bibliografia di riferimento:
L. Salerno, Pittori di Paesaggio del Seicento a Roma, Roma 1976-1980, II, pp. 666-667
43
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
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1038.
PITTORE DEL XVII SECOLO
1040.
FILIPPO LAURI (attr. a)
Compianto
Olio su rame, cm 22X17
Stima € 700 - 1.000
(Roma, 1623 - 1694)
Maddalena
Olio su rame, cm 22X16
Stima € 800 - 1.200
Il dipinto si data al XVII secolo; la tipologia illustrativa suggerisce l’origine emiliana dell’autore, certamente influenzato dall’arte di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento,
1591 - Bologna, 1666). Ciò consente di collocare cronologicamente l’opera tra il quarto e il quinto decennio al massimo, riconoscendovi altresì tutte le caratteristiche barocche.
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DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
Filippo Lauri è autore di squisite composizioni a soggetto mitologico e arcadico, realizzate con leggiadria e un rapido pittoricismo che annuncia nei risultati le opere di Francesco Trevisani e Sebastiano Conca, mantenendo altresì un’estetica di
gusto nordico. Rilevanti per la sua formazione sono gli esempi
di Gaspard Dughet e Pietro da Cortona, con cui nel 1656-1657,
partecipa alla decorazione della Galleria d’Alessandro VII al Quirinale e il cui influsso si nota negli affreschi di Santa Maria della
Pace datati al 1668-1670, nei quali, come bene osserva Elena Fumagalli, l’artista raggiunge un misurato equilibrio fra “la propensione naturalistica e il classicismo di Andrea Sacchi”. Queste uniche committenze chiesastiche sono probabilmente
poco ambite dall’artista, che predilige il genere del paesaggio
con inserti di figura, come avviene negli ovali realizzati da Dughet per i mezzanini di Palazzo Borghese o in altre documentate collaborazioni con Claude Lorrain, Viviano Codazzi e Mario dei Fiori. La sua produzione conta innumerevoli
composizioni minori assai apprezzate dai collezionisti e il cui catalogo ragionato è tuttora da precisare. Il dipinto in esame appartiene a questo specifico gruppo e si può confrontare con le
tele pubblicate da Luigi Salerno e Giancarlo Sestieri. Un’opera,
assai prossima negli esiti, raffigurante San Girolamo penitente, si
trova presso lo Staatliche Kunsthalle di Karlsruhe, genericamente attribuita alla Scuola Veneziana e ricondotta al nostro da
Federico zeri.
1039.
BARTOLOMÉ ESTEBAN MURILLO (seguace di)
1041.
RAFFAELLO SANZIO (seguace di)
(Sevilla, 1618 - 1682)
Madonna con il Bimbo
Olio su tela, cm 27X18
Stima € 400 - 600
(Urbino, 1483 - Roma, 1520)
Sacra Famiglia
Olio su tela, cm 177X142
Stima € 800 - 1.200
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
46
47
1042.
PITTORE DEL XVII SECOLO
1043.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
Ritratto di giovane cavaliere di Malta
Olio su tela, cm 48X35
Stima € 1.000 - 1.500
Battaglia con città sullo sfondo
Battaglia nei pressi di mura
Olio su tela, cm 48X64
Stima € 2.000 - 3.000
Di carattere seicentesco, il dipinto non sembra superare il quinto-sesto decennio, mentre lo stile e la tipologia delle vesti suggeriscono l’origine francese dell’autore. Il giovane cavaliere è descritto leggermente
di tre quarti, lo sguardo rivolto all’osservatore, in una posa intimidita, come se l’emozione di essere oggetto di un ritratto ne condizionasse il portamento. L’artista in questo caso riesce magistralmente ad evocare la penetrante introspezione psicologica dell’effigiato, riuscendo in esiti di notevole qualità pittorica,
avvalorati dalla buona conservazione della stesura.
Il tipo di schema utilizzato dal pittore per descrivere le scene belliche in esame sembra risalire ai modi del Monti e del Borgognone, schema a sua volta
utilizzato dai battaglisti attivi soprattutto in Italia Settentrionale, che codificarono il genere della battaglia nella sua funzione prettamente decorativa. I limiti illustrativi e di repertorio formale attribuibile a queste rappresentazioni non è tuttavia insito nel tema, ma è in gran parte determinato dalla loro notevole diffusione commerciale. La Guerra dei Trent’anni e la pressione turca nelle zone balcaniche e ai confini austriaci rendono altresì i soggetti d’estrema
attualità, a loro volta traslati attraverso immagini inevitabilmente ripetitive nello svolgersi narrativo, mettendo in seria difficoltà un procedimento filologico atto a distinguere i diversi autori, spesso artisti viaggianti e soggetti ad una costante reciproca influenza. Le due tele qui presentate sono pertanto un
esempio preciso di come tra XVII e XVIII secolo si evolva la battaglia come genere pittorico; si può, infatti, affermare che è il momento in cui la produzione
diviene peculiarmente alta e diffusa, toccando un buon livello qualitativo e non si può escludere l’esistenza di vere e proprie botteghe specializzate.
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
(2)
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
48
49
1044.
PITTORE DEL XVI-XVII SECOLO
1045.
PITTORE DEL XVI SECOLO
Adorazione dei pastori
Olio su tavola, cm 110X130
Stima € 2.000 - 3.000
Madonna col Bambino e San Giovannino
Tempera su tavola, cm 78X79
Stima € 8.000 - 12.000
L’autore di questa tavola esprime una tradizione illustrativa veneta e cinquecentesca. Nella figura di Maria al centro della composizione si avvertono echi
bassaneschi e curiose ma inequivocabili incidenze correggesche. Nel gruppo dei pastori, invece, si osserva una verve narrativa memore delle tele di Paolo
Veronese e Jacopo Tintoretto, insieme a lontani influssi del Manierismo dell’Italia Centrale. Questi indizi, oltre alla buona qualità d’esecuzione, inducono a
datare questa opera entro il XVI secolo, realizzata da un maestro verosimilmente di formazione lagunare.
Opera cinquecentesca con influenze pierfrancescane, modi non distanti dal Maestro della Madonna di Liverpool, specialmente se osserviamo la posa del Bimbo e le tipologie dei volti, mentre alcune caratteristiche di stile appaiono memori di Berto di Giovanni o dello Spagna. Questi indizi inducono ad indirizzare la ricerca attributiva alla Scuola Umbra, identificando un maestro minore ed eclettico, attento ad esprimere i valori devozionali della propria arte senza
omettere la valenza paesistica, con uno sguardo ai migliori seguaci della scuola peruginesca.
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
50
1046.
PITTORE ADRIATICO DEL XVII SECOLO
1048.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
Adorazione dei Magi
Olio su tavola, cm 60X50,5
Stima € 1.000 - 1.500
Paesaggio
Olio su tela, cm 61X75
Stima € 800 - 1.200
Opera databile al XVII secolo è da attribuire ad un pittore
di area adriatica con influenze venete. Il modello illustrativo, infatti, è desunto dalle opere del Rinascimento Lagunare, di scuola tizianesca.
1047.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
1049.
PITTORE ROMANO DEL XVIII SECOLO
Cristo sorretto dagli angeli
Olio su tela, cm 155X120
Stima € 2.000 - 3.000
Paesaggio
Olio su tavola, cm 83X62
Stima € 800 - 1.200
Dagli inequivocabili caratteri dughettiani, l’opera in esame
si avvicina stilisticamente alle composizioni di Giovan
Battista Giovannini, allievo e collaboratore di Gaspard
Dughet presso il Palazzo Doria Pamphilj e soventemente
confuso con il maestro e Crescenzo Onofri.
Bibliografia di riferimento:
A. G. De Marchi, Il Palazzo Doria Pamphilj al Corso e le sue
collezioni, Firenze 1999
M. N. Boisclair, Gaspard Dughet. Sa vie et son ouvre (16151675), Paris 1986, figg. 386-87
51
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
52
1050.
PITTORE DEL XVII SECOLO
1053.
PITTORE DEL XVII SECOLO
Sacra Famiglia
Olio su rame, cm 18X26
Stima € 800 - 1.200
Maria Vergine
Olio su rame, cm 21X16
Stima € 600 - 800
1051.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
Paesaggio
Olio su tela, cm 35,5X58,5
Stima € 400 - 600
1054.
PITTORE EMILIANO DEL XVII SECOLO
Maddalena
Olio su tela, cm 127,5X96
Stima € 800 - 1.200
1052.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
Paesaggio
Olio su tela, cm 35,5X58,5
Stima € 500 - 700
53
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
54
1055.
PITTORE DEL XVII-XVIII SECOLO
Galatea
Olio su tela, cm 147X194
Stima € 8.000 - 12.000
L’immagine, sensuale e barocca, è tratta dalle Metamorfosi di Ovidio (13: 750-897) e narra l’amore di Polifemo per
Galatea, nereide d’origine siciliana a sua volta innamorata del giovane Aci. L’iconografia è circostanziata, raffigura,
infatti, solo la dea mentre emerge dall’acqua sorretta da putti in un drappeggio ad arco, secondo una memoria illustrativa del Classicismo bolognese d’inizio Seicento. La ricercata struttura disegnativa, la delicata armonia cromatica
e la tipologia dei volti trovano altresì corrispettivi d’influenza romana, di quegli artisti soggetti agli insegnamenti
maratteschi. Ciò non obbliga a pensare a un autore prettamente capitolino. Si pensi alle inflessioni classiciste che
esprime Antonio Balestra dopo l’esperienza nella bottega di Maratta insieme a Benedetto Luti e Tommaso Redi,
che indirizzò lo stile del pittore ad un misurato classicismo. In seguito si modulò sugli esempi di Marcantonio Franceschini, creando opere dal colorismo terso, diafano e caldo, con una sensibilità narrativa melodrammatica e un’esuberanza formale che s’innesta magistralmente sulla scia della tradizione pittorica veneziana.
55
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
56
1056.
PITTORE DEL XVII SECOLO
1060.
GUIDO RENI (copia da)
1064.
PITTORE DEL
XVIII SECOLO
1068.
PITTORE DEL
XVII-XVIII SECOLO
San Francesco sorretto dall’angelo
Olio su rame, cm 24,5X30
Stima € 300 - 500
Madonna
Olio su rame, cm 25,5X31,5
Stima € 400 - 600
Paesaggio
Olio su tavola, cm 53X21
O.l.
Natura morta con cacciagione
Natura morta con frutti
Olio su tavola, cm 15X17,5 (2)
Stima € 300 - 500
1057.
PITTORE DEL
XVIII SECOLO
1061.
PITTORE DEL
XX SECOLO
1065.
PITTORE DEL
XVIII SECOLO
1069.
PITTORE DEL
XVII SECOLO
Visione di San Francesco
Olio su rame, cm 22X16
O.l.
Ritratto d’uomo
Olio su tela, cm 62X50
O.l.
Paesaggi
Olio su tavola, cm 56,5X21 ( 2 )
Stima € 400 - 600
Cristo
Olio su rame, cm 21X16
O.l.
1058.
PITTORE DEL XVII SECOLO
1062.
PITTORE DEL
XX SECOLO
1066.
PITTORE VENETO DEL
XVII SECOLO
1070.
PITTORE DEL
XIX SECOLO
Ritratto di dama
Olio su tela, cm 62X49
O.l.
Cena del ricco Epulone
Olio su tela, cm 70X99
Stima € 800 - 1.200
Galatea
Olio su metallo, cm 43X35
Stima € 300 - 500
1063.
PITTORE DEL
XX SECOLO
1067.
PITTORE DEL
XIX SECOLO
1071.
PITTORE DEL
XIX-XX SECOLO
Ritratto di gentiluomo
Olio su tela, cm 62X49
O.l.
Paesaggio con ponte e pastore
Olio su tela, cm 44X96
Stima € 400 - 600
Scorcio di cortile con animali
Olio su tela, cm 48X64
Stima € 300 - 500
Paesaggio con rudere e figure
Olio su tela, cm 28X33,5
Stima € 300 - 500
1059.
PITTORE DEL XVII SECOLO
Crocifissione
Olio su rame, cm 25X30
Stima € 300 - 500
57
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
DALLE COLLEZIONI DI CLELIA RANZI
58
1072.
FRANCESCO MANTOVANO (attr. a)
1073.
PITTORE DEL XVII SECOLO
(Mantova? - notizie a Venezia dal 1636 al 1644 e dal 1660
al 1663)
Composizioni floreali
Olio su tela,cm 82X78
(2)
Stima € 2.000 - 2.500
Natura morta con strumenti
Firmato e datato ‘1678’
Olio su tela, cm 72X96 Stima € 8.000 - 12.000
Attivo a Venezia - dove è documentata la sua iscrizione alla Fraglia dei pittori tra il 1636 e il 1639 in qualità di fiorante e creatore di nature morte - le notizie biografiche sul Mantovano sono tuttora alquanto scarse (cfr. R. Pallucchini, La pittura veneziana del Seicento, Milano, 1981, I, p. 329), ma le opere a noi
note permettono interessanti confronti con la tela in esame. Un utile parametro si ha osservando il Vaso con fiori bianchi e rossi dell’Accademia dei Concordi a Rovigo, dove i petali di grandi proporzioni e colori vivacemente alternati, abbinati a gamme che variano dal bianco brillante al vermiglio, rivelano
un’attenzione formale per l’arte fiamminga e una cronologia alla fase più arcaica. Sarà il soggiorno romano ad imprimere all’artista il mutamento in senso
barocco della sua arte, grazie alla lezione di Mario Nuzzi che lo influenzerà all’uso di eleganti vasi istoriati con figure e sormontati da scenografici bouquet.
Tornando all’opera in catalogo, si presume che la sua datazione sia ancora da collocare ad una produzione ancor giovanile, tuttavia l’uso del vaso istoriato
al posto di quello a grottesche indica un mutamento di gusto oramai in atto e quindi attorno alla metà del secolo.
La tela descrive un insieme di strumenti musicali, libri e un mappamondo appoggiati su un tavolo. L’accostamento di questi oggetti non è casuale, ma riflette gli interessi culturali tipici dell’età barocca. La composizione propone altresì contenuti allegorici, l’idea di Vanitas che sottintende alla temporaneità
dell’erudizione e l’allusione ai sensi della vista, del tatto e dell’udito. L’opera riflette indubbiamente la peculiare sensibilità descrittiva dell’autore, capace di
evocare con virtuosismo i dettagli pittorici, come si evince osservando il velo di polvere sul libro a sinistra. L’immagine è costruita attraverso un rigoroso
allestimento scenico, un ordine prospettico congegnato sulle simmetrie e le linee di fuga, con un sentimento che preannuncia, contrariamente alla data,
un gusto pienamente settecentesco, a differenza delle simili iconografie realizzate a esempio da Evaristo Baschenis, dove sembra dominare l’apparente
casualità degli oggetti in posa e l’esuberanza teatrale. Anche la luminosità diffusa e simulata sembra focalizzata a un’asettica analisi delle forme, senza nulla
concedere all’estetica secentesca, suggerendo così la plausibile origine forestiera del pittore.
Bibliografia di riferimento:
E. A. Safarik - F. Bottari, in La natura morta in Italia, a cura di F. Porzio e F. zeri, Milano 1989, vol. I, pp. 326-328
59
60
1074.
PITTORE DEL XVII SECOLO
1075.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
Viaggiatori assaliti da banditi
Olio su tela, cm 61X48
Stima € 1.800 - 2.200
Scene belliche
Olio su tela, cm 38X51
Stima € 3.000 - 4.000
Il dipinto, raffigurante una scena di brigantaggio, presenta le tipiche caratteristiche della pittura fiamminga e olandese seicentesca e gli aspetti di stile indicano l’attribuzione a un autore della cerchia di Philips Wouwerman (Haarlem, 1619 - 1668), non distante nei suoi esiti da Jan Frans Soolmaker (Anversa,
intorno al 1635 - 1665/1685). La scena si svolge all’esterno di un casolare, verosimilmente una stazione di posta per viaggiatori, e il paesaggio esibisce aspetti
italianeggianti, le cui immagini furono divulgate nel Nord Europa soprattutto da Nicolaes Berchem, Karel Dujardin e dallo stesso Wouwerman, attraverso
creazioni ad olio e innumerevoli disegni. Nondimeno, in questa tela si colgono gli echi degli episodi rappresentati da Anton Goubau (Anversa, 1616 - Anversa, 1696) e Johannes Lingelbach (Francoforte, 1624- Amsterdam, 1674), tutti ispirati dal caposcuola Pieter van Laer, documentato a Roma dal 1625 fino
al 1639 ed il cui soprannome “Bamboccio”, dovuto alla sua deformità fisica, diede il nome alla corrente dei bamboccianti. Sappiamo che Jan Frans Soolmaker giunse in Italia nel 1665 e i dati documentari suggeriscono che vi morì nel 1685.
I dipinti raffigurano scene di battaglia tra cavallerie turche e cristiane; lo stile indica una datazione attorno alla prima metà del XVIII secolo e plausibilmente
eseguite da un autore di cultura nord italiana con influenze nordiche. Le guerre austro-turche, infatti, caratterizzarono la storia dell’est-europeo per tutto
il Settecento per il controllo dei territori ungheresi; le continue campagne militari dettarono inevitabilmente la moda dei dipinti a soggetto bellico quale
ornamento delle residenze aristocratiche. I modelli illustrativi sono sostanzialmente romani e codificati dalle creazioni del Borgognone, a loro volta elaborate secondo una sintassi narrativa che assunse un carattere internazionale.
(2)
Bibliografia di riferimento:
G. Briganti, L. Trezzani, L. Laureati, I Bamboccianti, Roma 1983
Y. Thiery, M. Kervyn, il Meerendré, Les peintres flamands la paysage au XVII siècle, le barocco Anversois et l’école Bruxelloise, Bruxelles, 1987, pp. 198 - 199
61
62
1076.
PITTORE DEL XVII SECOLO
1077.
PITTORE ATTIVO A ROMA NEL XVII SECOLO
Negazione di Pietro
Olio su tela, cm 48X75
Stima € 1.800 - 2.200
San Girolamo
Olio su tela, cm 72X61
Stima € 2.500 - 3.000
Iconografia di successo durante l’età barocca, la Negazione di Pietro fu un soggetto ideale per gli artisti affascinati dal linguaggio caravaggesco. Il dipinto
ritrae l’incontro di Pietro con la serva di Caifa: all’affermazione della donna “anche tu eri con il Nazzareno, con Gesù” l’apostolo nega di conoscerlo portandosi la mano destra al petto. La ricostruzione scenica a lume di notte, oltre a caratterizzare la narrazione storica, ne accentua l’indole drammatica, il pathos umano. Pietro è stato riconosciuto, si sente scoperto e umanamente non può far altro che rinnegare la persona a lui più cara, in quel momento al cospetto del gran sacerdote. Il fondo rischiarato dal lume delle torce fa risaltare la gestualità e i volti dei protagonisti con sentito naturalismo, modulato dal
gusto tenebroso e neoveneto, gusto che indirizza la cronologia attorno alla metà del secolo, in analogia con le coeve prove pittoriche di Mattia Preti.
La tela raffigura San Girolamo penitente; il carattere iconografico è tradizionale e atto a esprimere con sentito naturalismo l’immagine dell’anziano anacoreta. I caratteri di stile e scrittura rispondono a una cronologia seicentesca e suggeriscono l’attribuzione a un artista attivo a Roma, prossimo nei suoi
esiti a Pier Francesco Mola (Coldrerio, Canton Ticino 1612 - Roma, 1666). A questo proposito non escludiamo che l’autore sia di origine forestiera e, precorrendo il Delacroix, percepisce nel maestro ticinese la via pittorica verso la modernità, grazie a quella peculiare modulazione del colore neoveneziano,
sentimenti guercinesci e sensibilità paesistiche capitoline, generando attorno alla metà del secolo una vitale alternativa al Barocco cortonesco e all’incipiente Classicismo marattersco. Bella è la figura del santo, per il disegno e la correttezza anatomica modellata dalla luce che scorre attraverso la roccia. Emozionante è anche appurare come l’aspetto naturalistico sia interpretato con monumentalità, a discapito delle piccole dimensioni del formato della tela e
memore dei paesaggi ideali con figura concepiti dai bolognesi al seguito di Annibale Carracci. Tutti questi indizi attestano una precisa maturità artistica e
la capacità di tramutare l’eclettismo di una formazione in un linguaggio autonomo, decisamente moderno.
Bibliografia di riferimento:
B. Nicolson, Caravaggism in Europe, second edition, revised and enlarged by Luisa Vertova, Torino 1989, vol. I, pp. 121-129, pp. 1244 e pp. 173-175, pp. 1423-1426 Bibliografia di riferimento:
F. Petrucci, Pier Francesco Mola (1612 - 1666). Materia e colore nella pittura del ‘600, Roma 2012
63
64
1078.
JAN FRANS VAN BLOEMEN
1079.
PITTORE DEL XVII SECOLO
(Anversa, 1662 - Roma, 1749)
Paesaggio
Olio su tela,cm 74X98
Stima € 4.000 - 6.000
Veduta ideale
Olio su tela, cm 95X133
Stima € 3.000 - 4.000
Giunto a Roma attorno nel 1688 e partecipe della Bent locale con il soprannome di ‘Orizzonte’, a ragione dei suoi ampi paesaggi, l’artista ottiene sin da subito un grande successo, quale continuatore del paesismo seicentesco di Gaspard Dughet. Il dipinto in esame è tipico della sua produzione, per il taglio
d’immagine e il soggetto arcadico pastorale, simile ad esempio al Paesaggio con figure conservato alla Galleria Nazionale Barberini (olio su tela, cm 48X75,
n. inv. 1042). Quest’ultimo presenta un simile sfondo, con un villaggio fortificato e una luminosità prossima alle composizioni di Andrea Locatelli, suggerendo così una datazione alla prima metà del XVIII secolo.
Bibliografia di riferimento:
L. Trezzani, La Pittura di Paesaggio in Italia. Il Seicento, Milano 2004, pp. 357-360, con bibliografia precedente
L. Mochi Onori, Galleria Nazionale d’Arte antica di Palazzo Barberini, Dipinti del ‘700, Roma 2007, pp. 189-190, n. 275
Il dipinto raffigura una veduta portuale di fantasia, caratterizzata da imponenti rovine classiche sulla scorta delle esemplari creazioni di Viviano Codazzi. I
caratteri illustrativi, tuttavia, conducono a riconoscere lo stile del pittore fiorentino, ma romano d’adozione, Alessandro Salucci (Firenze, 1590 - Roma, 1660
ca), la cui riscoperta critica si deve a Busiri Vici (A. Busiri Vici, Fantasie Architettoniche di Alessandro Salucci, in “Capitolium, anno XXXVII”, n. 12, dicembre 1962).
L’artista, giunto a Roma in tenera età, si può considerare uno dei più significativi vedutisti attivi nella Città Eterna: ottenne sin da subito un pubblico riconoscimento del proprio talento conquistando importanti commissioni, lavorando nel Casino Sacchetti di Castelfusano, nella distrutta Chiesa di Santa Elisabetta dei Fornari e in Santa Maria in Vallicella. Le sue creazioni furono certamente influenzate dall’arte di Viviano Codazzi ma se ne distinguono per una
maggiore creatività e fantasia, riuscendo ad amalgamare con raffinata eleganza i principali monumenti romani, sciogliendone i profili attraverso delicate
atmosfere dorate in analogia con i tramonti del lorenese.
Bibliografia di riferimento:
L. Salerno, “Pittori di paesaggio a Roma nel Seicento”, Roma, 1977 - 1980, vol. II, A. Salucci, n. 79
L. Salerno, I pittori di vedute in Italia, Roma, 1991, n. 19, pp. 56 - 57
F. zeri, La Galleria Pallavicino Rospigliosi in Roma, Firenze 1956, ad vocem
65
66
1080.
FRANCESCO SOLIMENA
(Canale di Serino, 1657 - Barra, 1747)
Nascita della Vergine
Olio su tela, cm 103X108
Stima € 15.000 - 18.000
Raffigurante la Nascita della Vergine, questa elegante composizione si attribuisce a Francesco Solimena, artista tra i più rappresentativi della cultura tardo-barocca, che, in seguito
alla formazione avvenuta con il padre Angelo, assimilò lo stile di Luca Giordano, con la sua
ricchezza cromatica, di linguaggio concitato e grandioso. Nel nostro caso però, il pittore appare affrancato dalle proprie origini, esprimendo in piena autonomia una cifra stilistica settecentesca, che permette di incasellare l’esecuzione dell’opera al primo decennio del XVIII
secolo, in analogia con la Didone accoglie Cupido della National Gallery di Londra e le tele
bibliche commissionate dalla famiglia genovese dei Durazzo. Lontani sono gli echi rigorosamente giordaneschi e superati sono quegli eccessivi effetti drammatici del tenebrismo
pretiano, mentre le forme assumono un’elegante concretezza, d’indubbio l’equilibrio compositivo che si risolve in una progettualità ineccepibile. Osservando il ritmo narrativo appare evidente l’influenza della cultura teatrale, non solo per la regia dei lumi, ma altresì per
la sintassi coloristica e la trionfale coreografia. La visuale ‘da sotto in su’ crea un effetto prospettico monumentale, che si chiude con la sequenza delle colonne marmoree e l’apertura verso l’infinito in cui la vista si perde tra grumi di nuvole e angeli. Non meraviglia allora che da questo momento l’Abate Ciccio lavorò per le maggiori corti italiane ed europee.
Fra il 1715 e il 1717, ad esempio, realizzò i tre grandi tele raffiguranti Il massacro dei Giustiniani a Scio, L’arrivo delle ceneri di San Giovanni Battista a Genova e Lo sbarco di Cristoforo Colombo nelle Indie, destinate alla Sala del Minor Consiglio di Genova, che tragicamente sono
andati distrutti nell’incendio del 1777, ma di cui restano fortunatamente i bozzetti preparatori, un tempo nella collezione Doria d’Angri di Napoli.
Bibliografia di riferimento:
N. Spinosa, Pittura Napoletana del Settecento, dal Barocco al Rococò, Napoli 1988, I, pp. 17-27
67
68
DIPINTI DA UNA
IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
LOTTI 1082 - 1101
1081.
PITTORE DEL XIX SECOLO
Cerere e le sue ancelle
Olio su tela, cm 124X135
Stima € 2.000 - 3.000
lotto 1083
69
70
1082.
PITTORE DEL XVII SECOLO
1083.
PITTORE FRANCESE DEL XVIII SECOLO
Ritrovamento di Mosè
Olio su tela, cm 98X140
Stima € 2.500 - 3.500
Ritratto di Adrien Lumiere, maggiore della Cavalleria del Re Luigi XIV
Olio su tela, cm 79X64
Stima € 1.500 - 2.000
Sul retro del quadro una carta incollata alla tela riporta la seguente iscrizione:
“ Adrien Lumiere né a Bois S.Père prés Chateauviré, mort à Cha.....(?).
Major de Cavalerie par decret de Roy Louis XIV du 20 Janvier 1706, Chevalier de S. Louis par decret du 4
Mars 1710.
50 ans de services militaires - pension de Retraite le 8 . 7bre . 1723.”
Già attribuito a un artista di Scuola Genovese, il dipinto esprime una cultura nord italiana e cadenze memori della pittura lombardo-veneta, non distante
nei suoi esiti dalle prove del padovano Francesco Onorati (Padova, 1628 - 1704), la cui personalità è stata ricostruita recentemente da Pierluigi Fantelli (cfr.
Pittura padovana tra ‘600 e ‘700: Francesco Onorati, in “Padova e il suo territorio”, 8, 1987, pp. 24-27; Id., Onorati Francesco, ad vocem, in “Pittura nel Veneto. Il
Seicento”, Milano, 2001, p. 857).
71
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
Il dipinto raffigura Adrien Lumiere, maggiore della Cavalleria del Re Luigi XIV abbigliato con l’armatura e un mantello vermiglio. In primo piano, ben visibile all’osservatore, l’uomo esibisce con ostentato orgoglio l’onorificenza militare di San Luigi. L’immagine manifesta i caratteri tipici della ritrattistica celebrativa francese qui espressa dalla prolifica bottega di Hyacinthe Rigaud (Perpignan, 1659 - 1743).
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
72
1084.
PITTORE FRANCESE DEL XVIII SECOLO
1086.
PHILIPPE MERCIER
Ritratto di giovane donna nelle vesti di Callìope
Olio su tela ovale, cm 67X56
Stima € 800 - 1.200
(Berlino, 1689 - Londra, 1760)
Ritratto di fanciulla con ricamo
Firmato e datato in basso a sinistra: ‘Mercier pinx. A°1740’
Olio su tela, cm 91X72
Stima € 600 - 800
Cinta d’alloro, con la penna d’oca, un cartiglio e i libri, la giovane
donna si riconosce nella figura di Calliope, musa della poetica, figlia
della Memoria e madre della Scrittura. Lo stile dell’immagine riflette
una cultura pittorica francese e una sensibilità neoclassica con evidenti
declinazioni arcadiche, secondo la moda del ritratto allegorico. Alla nostra immagine non manca altresì un’elegante declinazione sensuale
per l’ampio décolleté e lo sguardo compiaciuto dell’effigiata.
73
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
Raffigurante una giovane fanciulla con un ricamo, il dipinto si riconosce a Philip Mercier, pittore tedesco ma attivo in Inghilterra dal
1716 e specializzato nel genere del ritratto. E’ interessante notare
come l’effigiata sia la modella comunemente impiegata dall’artista e
che il tema descritto fu altresì utilizzato in una serie di incisioni stampate da Richard Houston dedicate ai lavori domestici, ora conservate
al British Museum (Dipartimento disegni e stampe, n. inv.
1876,0708.22).
1085.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
1087.
PITTORE LOMBARDO VENETO DEL XVIII SECOLO
Scena galante
Siglato e datato ‘1786’
Olio su tavola, cm 32X25
Stima € 400 - 600
Ritratto di giovane uomo
Olio su tela, cm 40X60
Stima € 400 - 600
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
74
1088.
PITTORE DEL XVII-XVIII SECOLO
1091.
PITTORE OLANDESE DEL XVII-XVIII SECOLO
Ratto d’Europa
Olio su tela, cm 50X70
Stima € 600 - 800
Scena di battaglia con rovine
Firmato in basso a sinistra
Olio su tela, cm 49X61
Stima € 500 - 800
Il dipinto, verosimilmente di Scuola Francese, raffigura il mito ovidiano delle Metamorfosi (II, 837-875): Giove, trasformatosi in toro,
nuota nel mare con una ghirlanda di fiori e la fanciulla, Europa, è seduta sul suo dorso con i capelli sciolti al vento, mentre intorno a loro
si librano gli Eroti. Il loro viaggio terminerà a Creta, dove Giove, riprese
le sue sembianze, si unirà a Europa e dalla loro unione nasceranno
Minosse, Sarpedone e Radamanto.
L’elaborazione narrativa del dipinto si svolge in un ampio paesaggio italianizzante, caratterizzato a destra da una rovina classica e da
un fondale montuoso, mentre a sinistra, lo scenario si distende in
una piana la cui prospettiva conduce all’orizzonte. Stilisticamente,
la composizione appare memore degli esempi di Salvator Rosa e
di Jacques Courtois ma l’analisi delle figure evidenzia costrutti prettamente nordici, percepibili nella stesura e nella dedizione con cui
sono curati i dettagli dei finimenti, come altrettanto distinguibili
sono le incidenze della scuola di Utrecht e della maniera di Jan Both.
Detto ciò, incuriosisce la firma di difficile interpretazione posta in
basso a sinistra, che già interpretata in ‘J. Deheus fecit’ come iscritto
in un’etichetta posta sul telaio, suscita interessanti quesiti sull’eventuale riconoscimento dell’autore in Jacob de Heusch, documentato
in Italia tra il 1675 e il 1692, ma in tal caso è filologicamente spregiudicato giungere a conclusioni attributive certe.
1089.
PITTORE DEL XVII SECOLO
1092.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
Veduta costiera
Olio su tela, cm 43X70
Stima € 400 - 600
Tobiolo e l’Angelo
Olio su tela, cm 65X79
Stima € 500 - 600
Le corrispondenze di stile, che si riscontrano osservando il paesaggio e la figura con le opere del maestro d’origine napoletana
Salvator Rosa, sono evidenti e pure i caratteri tecnici sembrano
convalidare una conformità di datazione. Tuttavia, la superficie
sporca, interessata da una vernice ossidata e da svelature lungo
il fondale paesistico a sinistra, non consentono di sciogliere i più
che giustificati dubbi attributivi. Per ora preme dare risalto alla
bella qualità che si coglie esaminando il palpitante brano degli alberi, risolto con un colore steso a punta di pennello, memore di reminiscenze dughettiane.
1090.
PITTORE VENETO DEL XVIII SECOLO
1093.
PITTORE DEL XVII SECOLO
Marina con pescatori e rudere
Olio su tela, cm 60X85
Stima € 600 - 800
Veduta portuale con faro
Olio su tela, cm 40X45
Stima € 400 - 800
Opera riferibile ad un autore veneto stilisticamente affine ai
modi di Bartolomeo Pedon (Venezia, 1665 - 1732), artista precursore insieme a Marco Ricci e Antonio Marini del capriccio
paesistico lagunare. Peculiari sono la pennellata, le scelte cromatiche e una sensibilità decorativa di spiccato gusto teatrale.
Le sue visionarie immagini sono popolate da piccole figure risolte con rapide pennellate a macchia . Sebbene considerato
un pittore di transizione, che rielabora gli esempi di Anton Eismann e Hans de Jode conducendoli a poetiche tipicamente
settecentesche, le scene di vita idilliaca di Pedon preludono ai
raggiungimenti rocaille di Francesco Guardi. Bibliografia di riferimento:
R. Pallucchini, La pittura nel Veneto. Il settecento, Milano 1994, I,
p. 222, fig. 358
75
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
76
1094.
PITTORE DEL XIX SECOLO
1096.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
Ritratto di famiglia
Olio su tela, cm 79X63
Stima € 500 - 800
Natura morta con vaso di fiori
Olio su tela ovale cm 45X35
Stima € 400 - 600
L’Ottocento vede un rinnovato interesse verso il mondo
dell’infanzia e della famiglia. La nuova visione borghese
consente ai bambini di trovare pari dignità di rappresentazione rispetto agli adulti. I dipinti che li raffigurano presentano immagini di notevole naturalezza, al contrario dei
modelli d’Antico Regime, quando l’effige di un fanciullo
mirava esclusivamente a celebrare i valori dinastici di una
casata. L’immagine presenta altresì un interessante innesto tra la grande maniera mutuata dal Seicento nordico,
specialmente olandese e fiammingo e la spontaneità del
dagherrotipo, aspetto che rivela la sensibilità fotografica
dell’autore. Questo aspetto indica quanto la rappresentazione derivata dallo “scatto” sarà adottata dall’alta borghesia benestante, nel momento di passaggio dalla dimensione romantica a quella del ritratto della seconda
metà dell’Ottocento. Tuttavia la rigida posa allude alla
consapevolezza dello status sociale e riflette modelli illustrativi d’inizio secolo. La precisa osservazione degli effigiati si trasmuta elegantemente in una sobrietà di mezzi
espressivi, basti cogliere la chiarezza lineare del disegno
e la scelta quasi purista della gamma cromatica, mentre
la dissolvenza dello sfondo ricorda le conseguenze di
una mancata messa a fuoco a ribadire quanto il moderno medium influenzi la percezione del vedere e l’estetica della nuova ed emancipata classe sociale.
Il dipinto, descrive un vaso di metallo sbalzato con un vivace bouquet e presenta una graziosa valenza decorativa.
I caratteri di stile conducono a una datazione settecentesca e rammentano quasi caratteri meridionali, sull’esempio delle nature morte partenopee di Gaspare Lopez. La realizzazione si contraddistingue da una singolare
disinvoltura tecnica con cui il pittore costruisce l’immagine attraverso eleganti pennellate, dal tocco rapido e incisivo, con sfumature ed estensioni cromatiche intense.
Bibliografia di riferimento: L. Salerno, La natura morta italiana 1560-1805, Roma 1984,
p. 239, fig. 59.1
1095.
PITTORE DEL XVII-XVIII SECOLO
1097.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
Ecce Homo
Olio su tela, cm 84X64
Stima € 400 - 600
Ritratto di Vescovo
Firmato e datato in basso a sinistra: ‘MASSET F.T 1789’
Olio su tela, cm 84X68
Stima € 400 - 600
La costruzione dell’immagine segue un modello iconografico tradizionale e illustre con Gesù incoronato di
spine in primo piano, il procuratore della Giudea e i due
soldati. Il tessuto pittorico ostenta interessanti qualità se
si sofferma l’attenzione sul manto purpureo, dalle cromie
profonde e differenti toni che modulano i volumi. Il concetto scenico però non trae origine da una cultura caravaggesca, ma dai modelli aulici del Naturalismo controriformato fiorentino, diffusosi tra Cinque e Seicento a
macchia di leopardo lungo la penisola. Questa analisi
evidenzia la dicotomia tra le fisionomie nordiche di Pilato
e dei soldati, rispetto allo sfumato che caratterizza il volto
divino, suggerendoci l’attribuzione ad un artista d’origini
transalpine, ma partecipe degli insegnamenti della scuola
pittorica toscana.
77
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
78
1098.
JOSEPH DE SAINT FLOTTE
1100.
JAN CORNELISZ VERSPRONCK (seguace di)
(Documentato dal 1727)
Veduta portuale di fantasia
Firmato e datato ‘1753’ in basso a destra
Olio su tela, cm 42X55,5
Stima € 500 - 800
(Haarlem, 1597 - 1662)
Ritratto di bambina
Olio su tavola, cm 16X12
Stima € 300 - 500
Rara testimonianza del pittore di marine Joseph de Saint Flotte, autore influenzato dalle
coeve vedute di Claude Joseph Vernet (Avignone, 1714 - Parigi, 1789). La vibrante resa atmosferica della tela in esame esprime bene il
carattere della sua produzione, in cui si coglie
altresì la memoria e la sintesi tra il lirismo di
Claude Lorrain e le sensualità atmosferiche di
Adrian Manglard.
1099.
PITTORE DEL XIX SECOLO
1101.
PITTORE DEL XVII SECOLO
Paesaggio con cavalieri
Olio su tela ovale, cm 46X55
Stima € 400 - 700
Maria Vergine
Olio su tavola, cm 33X25
Stima € 400 - 600
Realizzata su tavola e databile per i caratteri di stile e
scrittura all’inizio del XVII secolo si condivide l’ipotesi attributiva tradizionale a Cesare Rossetti, artista - come ricordato dal Baglione che gli dedica una breve biografia
(Vita dei pittori romani etc., Roma 1642, p.294) - collaboratore di Giuseppe Cesare d’Arpino.
Bibliografia di riferimento:
H. Rottgen, Cesare Rossetti, in “Il Cavaliere Giuseppe Cesari
D’Arpino”, Roma 2002, pp. 532-533 79
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE EMILIANA
80
1102.
CARLO INNOCENZO CARLONI
(Scaria d’Intelvi, 1687 - 1775)
Madonna col Bambino e Santi
Olio su tela, cm 42,5X30,5
Stima € 2.400 - 2.800
DIPINTI DA UNA
IMPORTANTE COLLEZIONE MILANESE
LOTTI 1102 - 1107
Questo bozzetto è verosimilmente preparatorio per una pala d’altare e presenta una sintesi d’estrema leggerezza pittorica in cui l’autore da prova dell’eccezionale talento nel concepire complesse iconografie. Lo stile non solo indirizza la datazione al XVIII secolo,ma suggerisce l’attribuzione a Carlo Innocenzo
Carloni. L’artista fu allievo in Veneto presso l’atelier di Giulio Quaglio e poi di Angelo Trevisani a Roma ma in seguito svolse la propria attività prevalentemente in Lombardia e nei paesi di lingua tedesca. Il suo successo si può dire straordinario grazie alla sua maestria di decoratore, capace di progettare strutture sceniche di eccelso sapore rococò intercalando l’uso dello stucco con punti di fuga in cui le raffigurazioni rappresentate si librano con leggerezza. La
stessa intensità creativa viene colta osservando le opere su tela e, in modo particolare, nei modelletti e negli studi a bozzetto. Per questo motivo si ritiene
verosimile - ma non certo - che la tela in esame sia destinata alla realizzazione di una pala d’altare, perchè il Carloni, come a esempio Corrado Giaquinto,
raggiunsero una tal fama in questo genere artistico da vantarne una produzione autonoma, ammirata e collezionata quanto le opere “finite”. Per questi
maestri l’abbozzo non è solo uno degli aspetti del procedimento creativo da isolare nel comparto minore di una produzione, ma assume una piena validità espressiva, indipendente rispetto alle opere di maggiori dimensioni. Così si spiega la notevole fortuna collezionistica di simili dipinti, virtuosi per esecuzione e ricercati dai conoscitori d’arte. Infine, ad ulteriore accostamento con la tela in esame, si cita un modelletto custodito nella Pinacoteca Tosio Martinengo. Quest’opera, già attribuita all’artista da Egidio Martini e Ugo Ruggeri, è avvicinata ad una serie di pale - accuratamente elencate da Simonetta Coppa
- con la sua datazione attorno agli anni 1760 -1766 e offre un utile riscontro cronologico, delineando lo stile maturo del pittore.
Bibliografia di riferimento:
S. Coppa, P. O. Krückmann, D. Pescarmona, Carlo Innocenzo Carloni 1686/87 - 1775. Dipinti e bozzetti, catalogo della mostra, Milano 1997
S. Coppa, in Pinacoteca Tosio Martinengo, catalogo delle opere. Seicento e Settecento, a cura di M. Bona Castellotti, E. Lucchesi Ragni, Venezia 2011, pp. 225 226, n. 133, con bibliografia precedente
81
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE MILANESE
82
1103.
PITTORE BOLOGNESE
DEL XVIII-XIX SECOLO
Scena mitologica
Olio su tela, cm 34,5X34
Stima € 6.000 - 8.000
Provenienza:
Bologna, Galleria A. Rambaldi
Già attribuita a Giovanni Bernardino Bison, il dipinto presenta aspetti qualitativi di considerevole qualità, ma sostanzialmente discordanti rispetto al carattere
espressivo del famoso artista veneto. Le pennellate veloci e vivaci, la succosità della pasta pittorica e la tipologia delle figure indirizzano la ricerca verso
una diversa area geografica e scuola pittorica, anche se appare evidente che l’autore non ignorasse le potenzialità estetiche del colorismo lagunare. Queste considerazioni, coniugate all’analisi dello stile e della stesura, conducono l’indagine attributiva all’area bolognese, in modo particolare alla famiglia artistica dei Gandolfi. Il riferimento, infatti, trova, grazie al confronto con le opere, precise corrispondenze; la sola difficoltà è nel distinguere con certezza la
mano di uno dei tre protagonisti a noi noti: Gaetano (San Matteo della Decima 1734 - Bologna 1802), Ubaldo (San Matteo della Decima 1728 - Ravenna
1781) e Mauro (Bologna, 1764 - 1834). Tuttavia, analizzando il dipinto, emergono marcate peculiarità neoclassiche, sostanzialmente assenti vagliando la
vocazione neobarocca di Gaetano e del più anziano Ubaldo, anche prendendo atto dell’evoluzione classicista che si avverte nella tarda produzione del
primo. A questo proposito si deve riconoscere l’influenza che Gaetano trasmise al figlio Mauro e la distinzione tra le due mani sia filologicamente complessa e non sempre risolvibile applicando giudizi netti e definitivi. Il loro sodalizio è daltronde documentato, non solo per la comune frequentazione dell’atelier sino al 1795, ma anche per le non poche imprese insieme realizzate. In questa sede ricordiamo a esempio le tele per la chiesa di San Domenico a
Ferrara (1791), le stazioni della Via Crucis di Monte San Pietro (1792) e gli ovali con le Storie di Felsina conservati alla Pinacoteca di Bologna. Infine, citiamo
la tela raffigurante Felsina vinta si arrende eseguita da Gaetano, ma replicata in collaborazione in un dipinto oggi in collezione privata svizzera.
Bibliografia di riferimento:
E. Busmanti, C. Volpe, I Gandolfi, in L’arte del Settecento emiliano. La pittura. L’Accademia Clementina, Bologna 1979, pp. 137-141
P. Bagni, I Gandolfi, affreschi, dipinti, bozzetti, disegni, Bologna 1992
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DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE MILANESE
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE MILANESE
84
1104.
ANTONIO CRESPI (attr. a)
(Bologna, 1700 - 1781)
Santa Teresa
Olio su tela, cm 37X27
Stima € 800 - 1.200
Comprensibile la tradizionale attribuzione a Giuseppe Maria Crespi di questo dipinto, per l’analogia di stile che riscontriamo con la tela d’analogo soggetto già
presso la Galleria Sestieri di Roma, poi passata nella collezione genovese di Angelo
Costa e segnalata da Federico zeri nel 1980 in una raccolta di New York (fig. 1). Nondimeno l’inequivocabile attinenza con le opere del maestro bolognese suggerisce che l’autore appartenga alla sua bottega e, con la dovuta prudenza, si può riconoscere ad esempio in Antonio Crespi, considerato dal fratello Luigi quale
unico continuatore della buona pittura bolognese, la cui carriera si è dispiegata in
un’operosità di routine, spesso all’ombra delle commissioni paterne, da cui traeva
copie e derivazioni.
Bibliografia di riferimento:
M. P. Merriman, Giuseppe Maria Crespi, Milano 1980, p. 273
A. Cera, La Pittura bolognese del ‘700, Milano 1994
A. Emiliani, A. B. Rave, Giuseppe Maria Crespi 1665 - 1747, catalogo della mostra, Bologna 1990, pp. 208 - 209, n. 105; pp. 258 - 265
fig.1
fig.1
1105.
JACOPO NEGRETTI
detto PALMA IL GIOVANE (attr. a)
(Venezia, 1544 - 1628)
Deposizione
Olio su tela applicata su tavola, cm 30X23
Stima € 1.000 - 1.500
Il dipinto si data ai primi anni del XVII secolo e per stile si riconduce al corpus di
Palma il Giovane. Il soggetto è stato affrontato più volte dall’artista, come documenta il catalogo ragionato di Stefania Mason Rinaldi. A questo proposito ricordiamo la Pietà custodita presso la Chiesa del Sacro Cuore a Parre (Mason Rinaldi 1984, cat. 209, fig. 734) e quella di Wűrzburg (Mason Rinaldi 1984, cat. 613,
fig. 672), anch’essa concepita con una regia scenica prossima alla nostra composizione. Tornando alla tela in esame, possiamo affermare che è peculiare all’artista, non solo per l’impianto disegnativo, ma altresì per la conduzione pittorica e sensibilità tenebrosa. La luminosità crepuscolare sembra scivolare sulle
figure trasfigurando il colore, la cui stesura tradisce una sapienza notevole e l’influenza dell’arte dei Bassano. L’estetica dell’opera è da cogliere anche nei diversi
passaggi a velatura, nei pigmenti preziosi e negli impasti rapidi impiegati nel delineare la struttura dei panneggi e lo sfumare delle figure. Queste peculiarità propendono a datarne l’esecuzione al secondo decennio, in prossimità della Pietà
conservata nel Duomo di Reggio Emilia (1612) e al Compianto di collezione privata veneziana (Mason Rinaldi, 1984, cat. 569, fig. 760).
1106.
JUSTUS SUSTERMANS
(Anversa, 1597 - Firenze, 1681)
Madonna col Bambino
Olio su tela, cm 68X54,5
Stima € 4.000 - 6.000
Justus Sustermans si formò ad Anversa e a Parigi, conquistando una notevole fama presso le principali corti cattoliche europee grazie al suo talento di ritrattista. Nel 1621 fu accolto a Firenze da Cosimo II de’ Medici che lo nominò ‘pittore di corte’. In tal veste dipinse le effigi della famiglia Medici e di altri fiorentini illustri ora prevalentemente custodite alla Galleria Palatina e agli Uffizi. La sua arte, influenzata dal Guercino, da Diego Velázquez e Pierre Mignard
lo rese talmente celebre da essere richiesto anche da altre casate italiane e viaggiò a Parma, Piacenza, Milano, Mantova, Ferrara e Roma. Tra i suoi ritratti
più famosi ricordiamo quello di Galileo Galilei, di Pandolfo Ricasoli, di Vittoria della Rovere, Francesco de’ Medici e Geri della Rena. Francesco Redi, medico,
naturalista e letterato fiorentino, in una lettera a Benedetto Menzini del 22 febbraio 1686 parlando dei ritratti del “famoso Giusto Susterman”, diceva che
non solo erano “somigliantissimi all’originale”, ma avevano anche il pregio di mostrare “più brillanti certe grazie, le quali ne’ volti degli originali o non si ravvisano così alla prima, o veramente non vi sono così scintillanti”. Tuttavia l’artista non si dedicò solo alla ritrattistica: di lui si conosce anche una produzione
devozionale senza discostarsi dal suo principale impiego di celebrare la propria committenza. A tal proposito ricordiamo la Sacra Famiglia ora a Palazzo
Pitti in cui la Vergine è impersonata da Vittoria della Rovere mentre insegna a leggere al figlio Cosimo nel ruolo di Gesù Bambino (fig. 1). L’analisi di quest’opera, realizzata nel 1645, rivela anche le riflessioni del pittore sull’arte di Van Dyck e sugli schemi compositivi rubensiani. Prossima al quadro della palatina è la tela in catalogo, di cui è altresì nota una versione custodita al Brukenthal National Museum di Sibiu in Romania, la cui attribuzione fu a suo tempo
accertata da Teodoro Jonescu, direttore del Museo di Sibiu, e Hermann Voss, congiuntamente al dipinto qui presentato, come documentano i carteggi
privati intercorsi tra la proprietà e gli insigni studiosi.
Bibliografia di riferimento:
Bibliografia di riferimento:
S. Mason Rinaldi, Palma il Giovane. L’opera completa, Milano 1984
M. Chiarini e C. Pizzorusso, Sustermans. Sessant’anni alla corte dei Medici, catalogo della mostra, Firenze 1983, p. 43, n. 22
http://www.brukenthalmuseum.ro/europeana_en/etajII/05.htm
S. Mason Rinaldi, Palma il Giovane 1548 - 1628. Disegni e dipinti, catalogo della mostra, Milano 1990, pp. 232-233, n. 101
85
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE MILANESE
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE MILANESE
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DIPINTI DA UNA
IMPORTANTE COLLEZIONE LOMBARDA
LOTTI 1108 - 1111
1107.
JACOPO VIGNALI (attr. a)
(Pratovecchio, 1592 - Firenze, 1664)
Madonna col Bambino e Santi
Olio su tela, cm 44,5X31
Iscritto sul telaio: ‘Vignali (della scuola di Matteo Rosselli)
bozzetto del quadro cappella chiostro S. Annunziata Firenze’
Stima € 1.500 - 2.500
Originario del Casentino, Jacopo Vignali si formò con Matteo Rosselli ma già nel 1616 è accolto all’Accademia del Disegno e in breve tempo intraprende un’autonoma carriera. L’analisi delle sue opere evidenzia un’onnivora comprensione dell’arte fiorentina seicentesca, la suggestione del Manierismo riformato di Santi
di Tito ma anche la vivacità barocca di Coccapani e del Curradi con cui lavorerà nella Chiesa di San Gaetano. Nondimeno, il suo stile riflette la conoscenza dell’arte emiliana e dei caravaggisti Orazio Riminaldi e Rutilio Manetti, come l’esuberanza barocca di Pietro da Cortona. La piccola tela qui presentata, dall’evidente
carattere a bozzetto, è attribuita per tradizione collezionistica al pittore, ma a confortare il riferimento è l’analogia con la pala conservata nella Chiesa dell’Annunziata
(1635) e della Madonna e San Liborio della chiesa di San Jacopo Sopr’Arno (1663), a documentare come la struttura iconografica fu più volte concepita dal pittore, altresì convalidando la datazione della nostra opera al quarto decennio.
Bibliografia di riferimento:
S. Bellesi, Catalogo dei pittori fiorentini del ‘600 e ‘700, Firenze 2009, ad indicem
lotto 1109
F. Baldassari, La Pittura del Seicento a Firenze, Torino 2009, ad indicem
87
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE MILANESE
88
1108.
PITTORE TOSCANO DEL XVI SECOLO
1109.
PITTORE VENETO-ADRIATICO DEL XVI SECOLO
Cristo porta la Croce
Tempera su tavola, cm 78X60
Stima € 8.000 - 12.000
Adorazione dei Magi
Olio su tavola, cm 31X27
Stima € 5.000 - 6.000
Provenienza:
Firenze, collezione Sacrati Strozzi
La tavola, già attribuita a un maestro senese prossimo ad Andrea Brescianino (documentato a Siena tra il 1506 e il 1524 - documentato a Firenze nel 1525),
presenta nella rigorosa e ‘monumentale’ struttura formale e tipologia espressiva del volto, anche le formule fisionomiche di Domenico Puligo. La confusione attributiva tra i due autori è d’altronde nota, quanto il loro parallelismo cronologico e stilistico, seppur inequivocabile è la loro distinzione. Detto ciò,
il dipinto si circoscrive adeguatamente entro la metà del XVI secolo e più precisamente al terzo-quarto decennio. Gli ulteriori esempi culturali si rintracciano osservando le creazioni di Fra’ Bartolomeo e Andrea del Sarto, che bene rispondono all’ipotesi della creazione fiorentina dell’opera, plausibilmente
concepita nell’ambito delle botteghe del Piccinelli e del Puligo. A quest’ultimo ricorre l’analogia con il colto esercizio sartesco del Cristo Redentore già a
New York presso Piero Corsini, (cfr. E. Capretti, S. Padovani, p. 48, n. 39), mentre il delicato sfumare della stesura ricorda le figure di sfondo dell’Allegoria della
Speranza conservata alla Pinacoteca di Siena (cfr. P. Torriti, pp.190 - 193, fig. 6).
Bibliografia di riferimento:
P. Torriti, La Pinacoteca Nazionale di Siena, i dipinti dal XV al XVIII secolo, Genova 1981
E. Capretti, S. Padovani, Domenico Puligo (1492 - 1527), catalogo della mostra, Livorno 2002
89
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE LOMBARDA
Fu la dominazione veneziana a generare il “Rinascimento cretese” e rendere proficuo l’incontro tra le due tradizioni artistiche, quella ‘greca’ e quella occidentale. L’origine del fenomeno è generato anche in questo caso dalla modifica degli assetti sociali dell’isola, cagionati dai commerci e di conseguenza dalla comparsa di una borghesia mercantile sempre più
aderente alla cultura lagunare e al contempo di una popolazione veneziana capace di assorbire e far coesistere all’unisono le illustri tradizioni. Questa nuova concezione pittorica trovò diffusione in area adriatica grazie ai maestri che viaggiavano lungo le rotte marittime, divulgando un gusto illustrativo affatto destinato a ripiegarsi su se stesso. Le stampe, le
icone e le preziose tele d’oriente e occidente furono alla base di straordinarie creazioni e al fenomeno di Domenikos Theotokopoulos detto El Greco, artista capace di rinnovare gli esempi di Tiziano, Jacopo Bassano, Andrea Schiavone e Polidoro
da Lanciano immaginando delle vere e proprie rivoluzioni formali. Anche in questo caso l’innovazione parte dal colore,
smaltato secondo il gusto bizantino ma tonale e cangiante secondo la lezione del Manierismo della Serenissima, raggiungendo in certi casi livelli qualitativi assai alti. A questo giudizio coincide la tavola in esame, la cui valenza estetica è
ben percepibile osservando la raffinata stesura avvalorata dalla preziosità cromatica, i cui pigmenti sono pienamente leggibili grazie a un impeccabile stato conservativo, a conferma ulteriore dell’illustre provenienza e del parere orale di zeri,
che definiva l’opera una elegante testimonianza veneto-adriatica.
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE LOMBARDA
90
1110.
PITTORE BOLOGNESE DEL XVI SECOLO
1111.
PITTORE BOLOGNESE DEL XVI SECOLO
Episodio della leggenda del Crocifisso di Berytus
Tempera su tavola, cm 25X39,5
Stima € 15.000 - 25.000
Episodio della leggenda del Crocifisso di Berytus
Tempera su tavola, cm 24,5X40
Stima € 15.000 - 25.000
Provenienza:
New York, Christie’s, 12 giugno 1981, lotto 89 (come Marco Palmezzano)
Provenienza:
Milano, collezione privata
Milano, collezione Mondadori
Milano, collezione privata
fig.1
fig.2
Bibliografia:
Archiviazione fototeca zeri:
Numero scheda: 28888. Serie “Pittura italiana”. Numero busta 0309. Intestazione busta “Pittura italiana sec. XV. Bologna. Pittori minori, anonimi.” Numero fascicolo 3.
Intestazione fascicolo “Maestro cremonese - Bologna, Storie del Crocifisso di Beyrouth, Fra’ Paolo Novelli.”
F. zeri, Diari di lavoro 3: un affresco del 1312 tra Lazio, Umbria e Toscana; un’ipotesi per Bitino da Faenza; un ‘Santo Volto’di Antonio da Viterbo; ricerche nella collezione Perkins,
in “Paragone”, XXXVIII, 1987, n. 445, pp. 13 – 27
F. zeri, La Collezione Federico Mason Perkins, Torino, 1988, pp. 134 - 136, n. 53
F. zeri, Ricerche sulla Collezione Perkins. Un Pannello di soggetto antisemita, in “Giorno per giorno nella pittura. Scritti sull’arte italiana del Cinquecento”, Torino 1994, pp. 7 – 8
Le tavole qui presentate sono parte di un peculiare capitolo dell’iconografia poco studiato e forse sottovalutato dagli studiosi. Si tratta d’immagini destinate ad essere esposte in luoghi di culto cristiano, atte a indottrinare i fedeli ad un sentimento antiebraico, come avviene nel caso di Simonino da Trento e in altre rappresentazioni che descrivono la Profanazione dell’Ostia e il Trionfo della chiesa sulla sinagoga. Recenti indagini hanno stabilito che la diffusione di questi temi si riscontra particolarmente in Italia Centrale, nell’ambito dello Stato Pontificio e si concentrano in un arco temporale che scorre tra il XV e il XVI secolo, dato storico interessante
che coincide con l’intensa predicazione francescana contro l’usura e l’istituzione dei Monti di Pietà; tuttavia, è indubbio che la ragione principale della discriminazione sia l’accusa di deicidio. Le nostre opere, plausibili parti di una predella, furono pubblicate da Federico zeri partendo dal pannello conservato presso la collezione Federico Mason Perkins di Assisi (fig. 1). Lo studioso, al cui testo rimandiamo per l’interpretazione approfondita dei soggetti, specifica l’origine emiliana dell’autore
per le chiare allusioni alla cultura figurativa bolognese del primo quarto del Cinquecento. Infatti, nella scena del Crocifisso oltraggiato si riscontrano riflessi ferraresi
desunti da Ercole de Roberti, ma rivisitati attraverso Lorenzo Costa e un sentimento classicista certamente dettato da Pietro Perugino e dal suo seguace Francesco
Francia, suggerendo di conseguenza l’ipotetica attribuzione a Ercole Banci per le similitudini con la Crocifissione realizzata da quest’ultimo nella Cattedrale di San Petronio a Bologna (fig.2).
Bibliografia:
Archiviazione fototeca zeri:
Numero scheda: 28887. Serie “Pittura italiana”. Numero busta 0309. Intestazione busta “Pittura italiana sec. XV. Bologna. Pittori minori, anonimi”. Numero
fascicolo 3. Intestazione fascicolo “Maestro cremonese - Bologna, Storie del Crocifisso di Beyrouth, Fra Paolo Novelli”.
F. zeri, Diari di lavoro 3 : un affresco del 1312 tra Lazio, Umbria e Toscana ; un’ipotesi per Bitino da Faenza ; un ‘Santo Volto’di Antonio da Viterbo ; ricerche nella collezione Perkins, in “Paragone”, XXXVIII, 1987, n. 445, pp. 13 – 27
F. zeri, La Collezione Federico Mason Perkins, Torino, 1988, pp. 134 - 136, n. 53
F. zeri, Ricerche sulla Collezione Perkins. Un Pannello di soggetto antisemita, in Giorno per giorno nella pittura. Scritti sull’arte italiana del Cinquecento, Torino 1994, pp. 7 - 8.
La tavola raffigura l’episodio del Sacro Sangue. All’oltraggio al Crocefisso, inferto con una lancia, consegue il Miracolo del Sanguinamento, che terrorizza
gli ebrei e li persuade alla conversione. L’avvenimento generò anche innumerevoli reliquie inerenti al Crocefisso di Berytus conservate in molte chiese d’oriente
e occidente e tradizione della Commemorazione nel Martiriologio Romano nel giorno del 9 novembre.
Bibliografia di riferimento:
F. Lollini, Lo strepito degli ostinati giudei. Iconografia antiebraica a Bologna e in Emilia Romagna, in “Banchi ebraici a Bologna nel XV secolo”, a cura di G. Muzzarelli, Bologna 1994, pp. 269 - 238
91
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE LOMBARDA
DIPINTI DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE LOMBARDA
92
1112.
JAN DE BAEN
(Haarlem, 1633 - 1702)
Ritratto di bambini
Firmato e datato: ‘Bane 1663’
Olio su tela, cm 129X105
Stima € 4.000 - 6.000
Provenienza:
HG Tersteeg, L’Aia, Maggio 1914, lotto 138
Galleria JR Bier, Haarlem, 1938
Galleria D. de Reyer, L’Aia, 1951
Bibliografia:
http://www.rkd.nl/en/explore/images/record?query=JAN+DE+BAEN&start=249
DIPINTI DALLE
COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
LOTTI 1112 - 1232
Registrato dal centro RKD (Rijksbureau voor Kunsthistorische Documentatie), il dipinto si può considerare tra le migliori prove ritrattistiche del pittore. Allievo di Jacob Adriaensz. de Backe (Amsterdam, 1645 - 1648), de Baen non è generalmente considerato un seguace della scuola di Rembrandt e i suoi ritratti più tardi ricordano l’opera di Phillips Koninck. Tra i suoi principali committenti si annovera la corte in esilio di Carlo II d’Inghilterra per la quale lavorò
fino al 1660, anno della Restaurazione; in seguito l’artista si trasferì definitivamente all’Aia, proseguendo la sua attività di ritrattista lavorando per la corte
tedesca di Federico Guglielmo I, elettore di Brandeburgo, per il Granduca di Toscana e per Guglielmo III d’Inghilterra.
Bibliografia di riferimento:
E.E.S. Gordenker, Standing at the Crossroad: Arnold Houbraken on the Career of Jan de Baen, in: “Aemulatio. Imitation, emulation and invention in Netherlandish art from 1500 to 1800. Essays in honor of Eric Jan Sluijter”, zwolle 2011, pp. 419-428
93
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
94
1113.
TOBIAS STRANOVER
1114.
TOBIAS STRANOVER
(Nagyszeben, 1684 - Londra, dopo 1731)
Natura viva
Olio su tela, cm 110X130
Stima € 2.000 - 3.000
(Nagyszeben, 1684 - Londra, post 1731)
Natura viva
Olio su tela, cm 110X130
Stima € 2.000 - 3.000
PENDANT DEL LOTTO PRECEDENTE
Tobias Stranover è nato a Nagyszeben, l’odierna Sibiu, in Romania e si formò con Jakab Bogdani, dal quale apprese la passione per dipingere nature morte
e figure di animali. La sua attività si svolse in tutta Europa, risiedendo a Dresda e Amburgo prima di stabilirsi definitivamente in Inghilterra, dove realizzò
eccezionali composizioni naturalistiche. Le sue opere sono caratterizzate da una straordinaria freschezza cromatica, qualità che motiva il diffuso successo
collezionistico. Le tele presentate documentano adeguatamente il talento del pittore, solito ad ambientare le proprie creazioni en plain air, con esiti simili
a quelli di Melchior de Hondecoeter.
Il dipinto è corredato da una scheda critica di Giancarlo Sestieri.
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DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
96
1115.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
1116.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
Santa Caterina
Olio su tela, cm 114X86
Stima € 3.000 - 4.000
Santa Cecilia
Olio su tela, cm 114X86
Stima € 3.000 - 4.000
PENDANT DEL LOTTO SEGUENTE
Genericamente attribuite a un artista veneto, le tele in esame mostrano un ductus pittorico di squisito temperamento settecentesco, mentre gli aspetti di stile suggeriscono l’appartenenza dell’autore alla Scuola Toscana. Non
è infatti insolito il confronto con le opere di Francesco Conti (Firenze, 1681 - 1760), artista formatosi nell’ambito
di Simone Pignoni e in seguito con Giovanni Maria Morandi e Carlo Maratta a Roma, il quale, tornato a Firenze
attorno al 1700, declina la propria arte, intrisa di classicismo, sulle gamme cromatiche e le sensibilità chiaroscurali di Sebastiano Ricci. L’incontro e lo studio delle opere del famoso maestro veneziano porterà a un inaspettato
mutamento, come si evince osservando la Madonna in Gloria con Sant’Alessandro Papa e San Giovanni Battista, eseguita nel 1715 per la Chiesa di S. Alessandro a Giogoli, in cui il Conti attesterà la propensione per il colorismo e
l’adesione a un fare pittorico di intensa vitalità, con pennellate veloci e sfrangiate.
Bibliografia di riferimento:
F. Berti, Francesco Conti, Firenze 2010
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DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
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1117.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
1118.
PITTORE DEL XIX SECOLO
Paesaggio con rovine architettoniche e figure
Olio su tela, cm 78X64
Stima € 800 - 1.200
Paesaggio con rovine architettoniche e figure
Paesaggio con rovine e frate
Tecnica mista su carta, cm 38X48
(2)
Stima € 400 - 600
Lo stile e il carattere delle figure suggeriscono una datazione al XVIII secolo, mentre la struttura compositiva e il gusto sono memori di un ruinismo di matrice romana. Ricordiamo, per avvicinarsi il più possibile all’ambito culturale, le personalità di Giovanni Ghisolfi (Milano, 1623/27 - 1683) e di Gian Paolo Pannini (Piacenza, 1691 - Roma, 1765). I confronti più efficaci si riscontrano in modo particolare sfogliando il catalogo di quest’ultimo, dove non poche sono
le opere che presentano simili conformazioni sceniche, che segnano il larghissimo successo europeo della pittura di “capriccio”, in cui vengono liberamente
interpretate le testimonianze della Roma antica.
Ispirate alle vedute archeologiche di Gian Paolo Pannini, le tempere in esame si datano al XIX secolo e ritraggono due scorci dei Fori imperiali. Se la prima
composizione iconograficamente è alquanto ‘classica’, la seconda celebra una figura singolare della Roma papalina, il predicatore Quaresimale, il quale richiamava i fedeli ai loro doveri, terrorizzando i mancati penitenti e minacciando castighi divini e tormenti infernali. Durante gli ultimi giorni della Quaresima, era d’uso fino all’ora dell’Ave Maria che tutti i bottegai tenessero chiusi i loro esercizi per partecipare all’ascolto delle infervorate e ammonitrici prediche, dette “Missioni”. A Campo Vaccino si teneva anche la Festa dello spezzare la Quaresima popolarmente chiamata del “segare la vecchia”, che
consisteva in un enorme fantoccio ripieno di arance, frutta secca e dolci che una volta aperto del suo contenuto, diveniva preda degli spettatori che facevano a gara, spesso in maniera cruenta, per appropriarsene.
Bibliografia di riferimento:
F. Arisi, Gian Paolo Pannini ed i fasti della Roma del ‘700, Roma 1986
A. Busiri Vici d’Arcevia, Giovanni Ghisolfi, un pittore milanese di rovine romane, a cura di F. Cosmelli, Roma 1992
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DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
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1119.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
1120.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
Sibilla Tiburtina
Olio su tela, cm 73X98
Stima € 1.500 - 2.000
Ritratto di dama nelle vesti di Allegoria della Musica
Olio su tela, cm 84X72
Stima € 2.000 - 3.000
Il sentimento neoclassico, l’accurata stesura e la buona conservazione conferiscono al dipinto in esame un peculiare interesse e giustificano la tradizionale attribuzione a Tommaso Conca (Gaeta, 1734 - Roma, 1815). Il pittore imparò i precetti dell’arte nella bottega familiare con il padre Giovanni e lo zio
Sebastiano, acquisendo una formazione tardo barocca. Attivo tra il 1748 e il 1770 a Torino, dopo il ritorno a Roma, la sua produzione risente delle innovazioni neoclassiche di Mengs e la cultura archeologica e letteraria lo agevola nei rapporti con i circoli intellettuali più avanzati della Capitale. Nel 1775 il principe Marcantonio Borghese gli commissiona la decorazione della Sala del Fauno Danzante e della Sala Egizia a Villa Borghese, impresa che riscosse un notevole successo e gli permise d’ottenere l’incarico di ornare la Sala delle Muse al Museo Pio Clementino in Vaticano (1785 - 1787).
Ritratto elegantissimo che rappresenta una giovane donna alata con un violino. La datazione suggerita dagli elementi di stile è prettamente neoclassica
e il carattere culturale oltre che arcadico indirizza la ricerca attributiva all’area nordica, verosimilmente austriaca o tedesca, e plausibilmente influenzata dalle
prove di Angelika Kauffman. L’importanza metaforica dell’immagine risiede nell’insita duplicità della tela che può essere letta come ritratto e al contempo
Allegoria della Musica, espressa con aulica eleganza e tenui colori pastello. Indubbia, come prima accennato, è la suggestione letteraria e teatrale ed è curioso come il volto dell’effigiata somigli a quello di Maria Antonia di Baviera figlia dell’imperatore ed Elettore Carlo VII, conosciuta nel suo circolo arcadico
come Ermelinda Talea Pastorella Arcade e nota quale valente musicista, e per essersi esibita a Corte interpretando le opere da lei scritte.
Bibliografia di riferimento:
G. Sestieri, Repertorio della Pittura Romana della fine del Seicento e del Settecento, Torino1994, pp. 59 - 60, con bibliografia precedente
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DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
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1121.
SEBASTIANO DEL PIOMBO (seguace di)
(Venezia, 1485 - Roma, 1547)
Ritratto di Cardinale
Olio su tela, cm 99X77,5
Stima € 1.000 - 1.500
L’impianto compositivo dell’immagine rimanda alle opere
rinascimentali; interessante è infatti la similitudine dell’effigiato con il cardinale Reginald Pole (Stourton Castle,
1500 - Lambeth, 1558), cardinale inglese tra i principali
protagonisti dell’età della Controriforma di cui è noto un ritratto di Sebastiano del Piombo conservato all’Ermitage di
San Pietroburgo e una replica al Szepmüveszeti Muzeum
di Budapest che in antico era considerata opera di Raffaello.
1123.
GIOVANNI FRANCESCO BARBIERI
detto IL GUERCINO (seguace di)
(Cento, 1591 - Bologna, 1666)
San Francesco
Olio su tela, cm 69X59
Stima € 500 - 800
Opera dal carattere guercinesco e databile al XVII secolo,
raffrontabile con le tele realizzate dal maestro nella piena
maturità tra il quinto e il sesto decennio.
Bibliografia di riferimento:
K. Garas, Alcuni ritratti poco noti del Rinascimento, in “Arte
Documento”, 2000, n. 14, pp. 74 - 79
1122.
PITTORE DEL XVII SECOLO
1124.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
Ritratto di papa Leone IX
Olio su tela, cm 71X57
Stima € 300 - 500
Ritratto di Papa Benedetto XIII
Olio su tela, cm 66X82
Stima € 600 - 800
Il ritratto raffigura papa Benedetto XIII, in latino ‘Benedictus PP. XIII’, al secolo Pietro Francesco (in religione Vincenzo Maria) Orsini (Gravina in Puglia, 1650 - Roma, 1730)
e salito al soglio pontificio nel 1724. La composizione coglie l’effigiato con un’espressione assorta, con una lettera
nella mano sinistra, seduto di tre quarti su una elegante sedia in cima alla quale è posto lo stemma pontificio. Il volto
è caratterizzato da pieghe profonde che ne accentuano il
realismo mentre i panneggi sono impreziositi da virtuosismi decorativi. Una simile immagine, ma di inferiore qualità, si conserva nel Museo della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi di Gravina di Puglia, che deriva
plausibilmente da un’invenzione di Pompeo Batoni.
Bibliografia di riferimento:
S. De Simone, Gli Orsini di Solofra e la pittura a Gravina fra
XVII e XVIII secolo, Bari 2005, pp. 129 - 130
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DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
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1125.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
1126.
PIETRO MARTIRE NERI (attr. a)
Ritratto di Clemente IX
Olio su tela, cm 61X74
Stima € 600 - 800
(Cremona, 1591 - Roma, 1661)
Ritratto del Vescovo Amico Panici di Bobbio
Olio su tela, cm 133X99
Stima € 2.000 - 3.000
Il ritratto raffigura papa Clemente IX, nato Giulio Rospigliosi (Pistoia, 1600 - Roma, 1669), che salì al soglio pontificio nel
1667. La sua effige più famosa è quella realizzata da Carlo Maratta nel 1669 mentre le versioni a mezzo busto sono inaugurate da Giovanni Battista Gaulli (Roma, Galleria Nazionale di Palazzo Barberini, cfr. L. Mochi Onori, R. Vodret, Galleria
Nazionale d’Arte Antica. Palazzo Barberini i dipinti. Catalogo sistematico, Roma 2008, p. 210). La tela in esame però, sembra derivare da quella apparentemente eseguita da Guglielmo Cortese (Saint-Hippolyte, 1628 - Roma, 1679) oggi alla
Walters Art Gallery di Baltimora, che, debitrice della maniera del Maratta e del Gaulli, modula la sua verve estetica sugli
esempi berniniani, esprimendo una notevole sensibilità realistica e cromatica.
Il ritratto raffigura Amico Panici (Macerata, 1598 - Recanati, 1661), eletto da Urbano VIII nel 1634 Vescovo di
Loreto e Recanati. L’autore dell’opera esibisce caratteri di stile prossimi a quelli di Pietro Martire Neri, il quale,
allievo a Cremona del Malosso, proseguì la sua formazione a Mantova con Domenico Fetti, trasferendosi nel
1629 a Roma, dove fu influenzato da Diego Velasquez (con cui collaborò) e dal Barocco capitolino, dedicandosi in modo preponderante alla ritrattistica.
Bibliografia di riferimento:
Bibliografia di riferimento:
F. Petrucci, Pittura di ritratto a Roma, Il Seicento, Roma 2008, I, pp. 367 - 368, II, pp. 695 - 700, figg. 594 - 560
F. Petrucci, Pittura di ritratto a Roma. Il ‘600, Roma 2008, II, pp. 301 - 305, III, fig. 143 - 144
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DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
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1127.
PITTORE DEL XIX SECOLO
1128.
PITTORE DEL XVIII-XIX SECOLO
Ritratti di donne in costume
Acquerelli su carta, cm 30X40
Stima € 1.000 - 1.500
Veduta di Tivoli
Veduta del Tevere
Olio su tavola, diam. cm 21,5
Stima € 500 - 800
(6)
(2)
Sono di rimarchevole eleganza queste piccole vedute raffiguranti le cascate di Tivoli e del Tevere, memori del miglior vedutismo capitolino, prevalentemente orientato a descrivere scorci della Città Eterna e della campagna laziale, esprimendo una vena creativa di notevole modernità. Nel caso di queste tavole le immagini sembrano travalicare il Classicismo settecentesco per giungere ad esiti delicatamente ottocenteschi, per morbidezza atmosferica, ricchezza di mezzi toni e di sfumature,
raggiungendo un ragguardevole esito estetico e di aderenza alla realtà visiva. Proseguendo nelle indagini, l’autore presenta interessanti similitudini con Jean-JosephXavier Bidauld (1758 - 1846), documentato in Italia dal 1785 al 1790, che indirizzano l’attribuzione a un artista francese.
Bibliografia di riferimento:
P. Conisbee, S. Faunce, J. Strick, In the Light of Italy: Corot and Early Open-Air Painting. New Haven; Yale University Press, 1996
A. Ottani Cavina, Un paese incantato. Italia dipinta da Thomas Jones a Corot, Milano 2002, pp. 124 - 125, nn. 79 - 81
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DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
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1129.
CAREL MAX GERLACH QUAEDVLIEG
1130.
IPPOLITO CAFFI (scuola di)
(Valkenburg, 1823 - Roma, 1874)
Butteri
Firmato in basso a sinistra
Olio su tela, cm 56X115
Stima € 4.000 - 6.000
(Belluno, 1809 - Lissa, 1866)
Veduta del Foro Romano
Olio su tela, cm 67X150
Stima € 3.000 - 4.000
Documentato a Roma dal 1854, l’artista si formò presso le accademie di belle arti di Anversa e Dusseldorf. Nella Città Eterna intraprese una carriera autonoma aprendo il proprio studio in Via Margutta 48 e l’inizio della sua attività fu principalmente indirizzato allo studio delle antichità classiche, ma ben presto si dedicò a descrivere scorci e vedute, scene di vita romana, spingendosi a dipingere la realtà rurale della campagna laziale. Documentati sono gli elogi
coevi della critica, in modo particolare nei confronti delle tele raffiguranti il Carnevale di Roma esposto alla Biennale di Belle Arti del 1861 e La Breccia di
Porta Pia che gli valse il titolo di Cavaliere dell’Ordine di San Gregorio.
Bibliografia di riferimento:
R. Mammuccari, Viaggio a Roma e nella sua campagna, Roma 2007, p. 274
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DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
Databile al XIX Secolo, questa bellissima tela raffigura il Foro Romano secondo uno dei punti di vista più noti e frequentati dagli artisti sin dai tempi di Maarten van Heemskerck (Heemskerck 1498 – Haarlem 1574), a cui dobbiamo un disegno assai simile conservato allo Staatliche Museen di Berlino, per giungere a Ippolito Caffi che ci offre una visuale analoga, citando altresì il gruppo dei cosiddetti “pittori fotografi” del caffè Greco. Anche il nostro artista, come
il Caffi, ha scelto le colonne del tempio di Vespasiano, con l’arco di trionfo di Settimio Severo e la chiesa dei Santi Quirico e Giuditta, e al centro in secondo, piano la colonna di Foca, mentre a destra si intravede il tempio dei Dioscuri e a sinistra, a chiudere la composizione, si osserva la chiesa dei Santi Luca
e Martina.
Bibliografia di riferimento:
A. Scarpa, Caffi. Luci del Mediterraneo, catalogo della mostra, Milano 2005, pp. 284 - 285, n. 92
Caffi. Luci del Mediterraneo, Catalogo della mostra a cura di Annalisa Scarpa, Milano 2005, pp. 284 – 285, n. 92
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
110
1131.
PITTORE DEL XIX SECOLO
1133.
PITTORE DEL XIX SECOLO
Perseo
Olio su tela, cm 92,5X72,5
Stima € 800 - 1.200
Paride
Olio su tela, cm 61X49
Iscritto sul retro ‘study for at the prow Etty’
Stima € 800 - 1.200
1132.
PITTORE DEL XVII-XVIII SECOLO
1134.
PITTORE DEL XIX SECOLO
Ercole e Cerbero
Olio su tela, cm 114X91
Stima € 1.000 - 2.000
San Giovanni Battista
Olio su tela, cm 160X109
Stima € 1.500 - 2.500
Di evidente carattere tenebroso, il dipinto si ascrive alla
Scuola Veneziana del XVII secolo e presenta analogie di
stile con le opere di Antonio zanchi (Este, 1631 - Venezia,
1722), artista che esprime appieno la poetica chiaroscurale della sua epoca, coniugando il lessico del naturalismo
d’origine meridionale e langettiano con la tradizione del
tardo manierismo veneto, soprattutto di memoria tintorettesca. A suffragare queste prime impressioni è il Sansone conservato nella Galleria Nazionale di Praga attribuito al maestro dal Pallucchini nel 1968 (zampetti, p. 551,
n. 95, fig. 624), che riconosciuto al periodo giovanile per
le attinenze con il Ruschi e il Langetti, offre alla nostra tela
anche un interessante riscontro cronologico.
Di misure prossime al vero, il dipinto in esame mostra una
notevole qualità pittorica e, sia pur databile al XIX secolo, esprime un’evidente classicità e la suggestione degli aulici modelli dell’età rinascimentale e barocca. In
modo particolare possiamo confrontare la composizione
con il San Giovanni Battista di Guido Reni conservato
presso la Dulwich College Picture Gallery di Londra, a
sua volta desunta dal famoso San Giovannino di Raffaello
custodito al Museo degli Uffizi. La nostra composizione
sorprende altresì per il raffinato tessuto pittorico, ottenuto
con pigmenti preziosi e sensibili stesure a velatura.
Bibliografia di riferimento:
P. zampetti, Antonio Zanchi, in “I pittori bergamaschi dal
XIII al XIX secolo. Il Seicento”. IV, Bergamo 1987, 571/140
R. Pallucchini, La Pittura veneziana del Seicento, Milano,
1981, I, pp. 251-257, II, figg. 807-836
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DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
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1135.
CESARE DANDINI
1136.
ONORIO MARINARI
(1595 - 1658)
Cleopatra
Olio su tela cm 62,5X77,5
Stima € 6.000 - 8.000
(1627 - 1715)
Salomé
Olio su tela, cm 65X79
Stima € 4.000 - 6.000
Bibliografia:
S. Bellesi, Studi sulla pittura e sulla scultura del ‘600 e ‘700 a Firenze, Firenze 2013
Ricca di preziosi effetti smaltati, questa prova pittorica di Cesare Dandini attesta la particolare vivacità creativa e la favorita affabilità del pittore rispetto ai suoi colleghi fiorentini, grazie all’educazione eterogenea appresa nelle botteghe di Francesco Curradi, di Cristofano Allori e Domenico Cresti. Di non poca importanza fu il viaggio di studio a Roma e l’influenza di Guido Reni, i cui esempi il Dandini plasmerà sui modelli di Francesco Furini, pervenendo così a esiti di straordinaria eleganza.
Non fu certo un caso che nel 1974 una simile versione fu attribuita al divino bolognese, documentando da una parte la qualità della sua arte, ma anche un’apertura
creativa che travalicava i limiti geografici della cultura d’origine. Sorprende altresì, come l’artista concepisca canoni estetici di sapore neomanierista coniugandoli a
un fare pittorico barocco, dove la figura colta al limite della superficie prospettica, quasi schiacciata sul primo piano, estende le proprie forme attraverso una soda fisicità e una dirompente tavolozza, testimoniando come durante la maturità non gli venga mai a mancare l’energia creativa.
Bibliografia di riferimento:
Le figure a mezzo busto, dal morbido chiaroscuro e dall’incarnato diafano sono una tipologia illustrativa peculiare della pittura fiorentina seicentesca. Il dipinto in esame, infatti, si riconosce a Onorio Marinari, che allievo di Carlo Dolci e interprete della sua verve devozionale, ne muta l’indirizzo estetico esprimendo una visione più libera e mondana del proprio fare pittorico. Come prova il confronto con le opere di certa autografia - quale ad esempio la Salomé
del Museo di Belle Arti di Budapest - l’esemplare in esame si attesta di buona qualità e (sia pur simile dal punto di vista compositivo) ne è indipendente
rispetto la realizzazione disegnativa. Rimane nondimeno indubbio che l’immagine beneficiò di una straordinaria fortuna e le fonti storiche e archivistiche
ne documentano molteplici versioni. Tornando al rapporto con il Dolci, appare evidente che il Marinari opta per una superficie meno smaltata, una materia pastosa dalla vivacità barocca e ricca di effetti chiaroscurali, esibendo le suggestioni desunte dal Furini e dal Volterrano.
S. Bellesi, Cesare Dandini, Torino, 1996, p. 158, n. 100
Bibliografia di riferimento:
S. Bellesi, Cesare Dandini. Addenda al catalogo dei dipinti, Firenze 2007
S. Benassai, Onorio Marinari. Pittore nella Firenze degli ultimi Medici, Firenze 2011, pp. 133-134, n. 57
S. Bellesi, Catalogo dei pittori fiorentini del ‘600 e ‘700, Firenze 2009, I, pp. 120 - 122, figg. 389 - 408
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DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
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1137.
CLAUDE-JOSEPH VERNET (seguace di)
(Avignone, 1714 - Parigi, 1789)
Paesaggio costiero con figure a luce lunare
Olio su tela, cm 81X106
Stima € 800 - 1.200
L’opera è indubbiamente ispirata da Claude-Joseph Vernet, noto per essere uno dei più importanti paesaggisti
della pittura europea del XVIII secolo e specialista nel raffigurare marine. Allievo di Adriaen Manglard a Roma nel
1734, acquisì grande fama e fu attivo per il Duca di SaintAignan e per altri dignitari di Francia, nonché per molti
nobili di passaggio in Italia nel corso del Grand Tour. Ritornò in Francia nel 1750. La tela in esame sembra ispirarsi
alla bellissima marina notturna conservata nel museo
Carmen Thyssen-Bornemisza e recava un’attribuzione a
Salvatore Fergola (Napoli, 1799 - 1874).
1138.
PITTORE DEL XIX SECOLO
Veduta di cittá greca
Firmato: ‘Tuite’
Olio su tela, cm 47X74
Stima € 400 - 600
1140.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
Veduta ideale di porto
Olio su tela, cm 50X33
Stima € 1.500 - 2.000
1139.
PITTORE DEL XIX SECOLO
Butteri
Firmato in basso a sinistra
Olio su tela, cm 88X125
Stima € 800 - 1.200
Già attribuito a Gennaro Greco (Napoli, 1663 - 1714), il dipinto si riconduce all’ambito dell’artista. A suggerirne il riferimento è il carattere squisitamente
decorativo dello stile e dell’immagine, facilmente confrontabili con le opere di certa autografia. Tuttavia la concezione di questo capriccio con rovine e veduta di mare appare meno partecipe dei caratteri tipici di el Greco, esibendo una scenografia decisamente più distesa, sognante, pienamente settecentesca e memorie del lorenese. Così le figure, costruite velocemente ma non a macchia. Di bella qualità sono le strutture architettoniche, accarezzate da
una delicata luce meridiana e costruite con sapienza prospettica, secondo un filone illustrativo che va ben oltre l’esclusivo genere del capriccio, mostrandoci la particolare indole del nostro pittore nel descrivere paesaggi immaginari e narrazioni alla stregua di fondali scenici dal netto sapore teatrale.
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DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
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1141.
PITTORE DEL XVIII-XIX SECOLO
1142.
PITTORE NAPOLETANO DEL XVIII SECOLO
Autoritratto di Anton Rafael Mengs
Olio su tela, cm 104X75
Stima € 1.500 - 2.500
Ritratto di dama
Olio su tela, cm 94X69
Stima € 300 - 500
Bibliografia:
A. zanella, Figures d’hommes, portraits du XVe au XIX e siecle, catalogo della mostra, Muse´e Fragonard de Grasse, 2012
Sono note diverse versioni di questo dipinto e la più celebre è custodita nel Corridoio Vasariano agli Uffizi. L’esistenza di numerosi autoritratti dell’artista
indica la naturale propensione a ricercare per mezzo della pittura l’essenzialità e l’introspezione della propria personalità, contrapponendosi alla cultura
tardo barocca e accademica a Roma durante il XVIII secolo. è documentato che l’immagine donata a Leopoldo de’ Medici e destinata ad ornare la sua galleria di ritratti fu realizzata nel 1728 ed è altrettanto noto attraverso le fonti che Mengs vagliò personalmente dove la opera dovesse esser collocata: sotto
l’Autoritratto di Raffaello, a chiaro monito di come interpretava la missione della sua arte. La fortuna critica e la conseguente produzione di numerose copie e repliche fu certamente indotta dagli elogi che gli amatori d’arte rivolsero al dipinto, i cui echi si avvertono ancora alla fine del Settecento nelle parole di Luigi Lanzi (1782): “niuno mira questo ritratto, che non si arresti a considerarlo, e non senta destarsi nell’animo vari affetti: ammirazione di un uomo
che può dirsi apelle di questa età per la grazia del pennello...”.
Nessuna inscrizione o notizia documentaria offre l’opportunità di riconoscere l’identità dell’effigiata, nondimeno, la tipologia del volto, il carattere pittorico e
l’abbigliamento permettono di assegnarne l’esecuzione ad un artista napoletano del XVIII secolo, con esiti di stile prossimi a Carlo Amalfi (documentato tra il
1740 e il 1774). L’immagine esibisce inequivocabili influenze desunte dalla ritrattistica di Francesco Solimena, qui espresse indubbiamente con minore fragranza
e splendore, ma risalta in ogni caso l’intensità psicologica e la libertà di posa con cui l’artista descrive il personaggio. Particolare è anche la direzione dello sguardo,
indirizzato verso l’osservatore, quasi a rilevare l’alterigia del portamento, a sua volta sottolineata dalla peculiare espressione degli occhi e delle labbra. Questi
elementi distintivi conferiscono, sia pur nell’ambito di una ritrattistica non ufficiale, tutta la valenza dello stato sociale del personaggio.
Bibliografia di riferimento:
N. Spinosa, Pittura napoletana del Settecento, dal Rococò al Classicismo, vol. I Napoli 1988, p. 89, pp. 364 - 377, figg. 344 – 374
I. Aiello, Carlo Amalfi pittore del ‘700, Napoli 1989
Bibliografia di riferimento:
S. Roettgen, Mengs, la scoperta del Neoclassico, catalogo della mostra, Padova 2001, pp. 106 - 107, n. 5
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DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
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1143.
JOOS VAN CLEVE (seguace di)
(Cleves, 1485 - Anversa, 1540)
Madonna delle ciliegie
Olio su tavola, cm 61X49
Stima € 3.000 - 5.000
Generalmente attribuita a un artista di Scuola Leonardesca, la tavola in esame esprime caratteri stilistici prettamente fiamminghi e riconducibili a un seguace di Joos
Van Cleve; artista attivo ad Anversa durante i primi decenni
del Cinquecento che, grazie ai suoi diversi viaggi di studio,
arricchì il proprio bagaglio figurativo di elementi eclettici
e in modo particolare italianizzanti. Plausibilmente le suggestioni leonardesche le apprese durante il viaggio in Italia dove nel 1520 è documentato a Genova ove lasciò la
pala per la Chiesa di Santa Maria della Pace oggi al Louvre
e ciò permise la diffusione nel Nord Europa delle tipologie
ideate dal maestro italiano. (cfr. J. O. Hand, Joos van Cleve.
The early and mature paintings, dissertatie, Princeton University, 1978, p. 214). Una simile composizione nel 1993 era
segnalata presso la Galleria Galleria De Jonckheere a Parigi e pubblicata da L. Baldass (Joos van Cleve: der Meister des
Todes Maria, Vienna 1925, p.33, No 94).
1144.
PITTORE DEL XVII SECOLO
Sacra Famiglia
Olio su rame, cm 19X26,5
Stima € 500 - 800
Il dipinto richiama il culto diffusosi dal IV secolo di San
Giuseppe falegname. L’iconografia è alquanto tipica e
vede la Vergine Maria intenta ai lavori domestici, Giuseppe al banco da lavoro e il piccolo Gesù che aiuta il padre. La nostra opera esprime un carattere stilistico che si
può circoscrivere tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo
e l’autore si può riconoscere in un maestro fiammingo italianizzante. L’analisi delle forme e delle fisionomie consente di cogliere inflessioni centro italiane, memori di
Francesco Vanni, Federico Barocci, Ventura Salimbeni e
Denijs Calvaert. Possiamo notare come l’artista ha curato in modo particolare i brani di natura morta, primi fra
tutti i preziosi piatti in maiolica, e le vesti, dettagli altresì
avvalorati dalla buona conservazione del tessuto pittorico.
Questi particolari e l’osservazione delle fisionomie può
suggerire l’ipotesi che il pittore fu partecipe del rinascimento napoletano a cui presero parte quali protagonisti
Cornelis Smet (documentato a Napoli tra il 1574 e il
1592) e Teodoro d’Errico (Amsterdam, 1544 - 1618).
Bibliografia di riferimento:
1145.
PITTORE OLANDESE
DEL XVI-XVII SECOLO
Ritratto di donna allo specchio (Vanitas)
Olio su tavola, cm 39X55
Stima € 1.500 - 2.500
Eseguito su tavola e databile al XVI-XVII secolo, il dipinto
riprende un tema particolarmente apprezzato dalla cultura rinascimentale e manieristica a partire dagli esempi
di Tiziano Vecellio con la sua straordinaria Venere allo specchio, a sua volta interpretato da Pietro Paolo Rubens. Ma
questa tradizione illustrativa la troviamo sin dal Quattrocento, ricordandoci del particolare riflesso che il pittore
fiammingo Jan van Eyck inserisce nel Ritratto dei coniugi
Arnolfini. Lo specchio allora, per le sue caratteristiche, si
scopre quale oggetto con cui gli artisti misurano la loro
bravura pittorica, offrendoci quello che non è visibile e a
questo proposito basti citare il celebre Las Meninas di
Diego Velázquez conservato al Prado. Ma se in questo
caso lo specchio diviene replica del mondo, allude altresì
all’inganno, alla fugacità del presente e quindi della vanità
umana. L’ambiguità dell’oggetto diviene allora monito
verso ciò che è fasullo ed invita, a guardare sé stessi,
mentre è in grado di mostrare i lati nascosti, soprattutto
ciò che la realtà apparente nasconde alle sue spalle.
1146.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
Scena mitologica
Olio su tavola, cm 28X18
Stima € 400 - 600
Eseguita su tavola l’opera si attribuisce a un pittore di
Scuola Veneta, probabilmente veronese e attivo durante
i primi anni del XVII secolo. Il tema raffigurato, già interpretato nell’episodio biblico di Giuseppe e la moglie di Putifarre, si riconosce nella vicenda ovidiana di Glauco tramutato in mostro dalla maga Circe. Tornando allo stile, i
caratteri di scrittura riflettono le esperienze chiaroscurali
del tardo Cinquecento formulate dagli allievi di Felice
Brusasorci. Questa traccia di studio ci consente di ipotizzare quale autore Pasquale Ottino (Verona, c. 1570 - 1630),
che svilupperà la sua indole tenebrosa a Roma durante il
secondo decennio del Seicento. Maestro di notevole
fama e talento, capace di ben interpretare gli insegnamenti del Saraceni e del Gentileschi, Ottino è altresì apprezzato dagli amatori d’arte per i sui quadri in piccolo caratterizzati da intensi contrasti luminosi.
Bibliografia di riferimento:
R. Pallucchini, La Pittura veneziana del Seicento, Milano
1993, I, pp. 119 - 123
P. Leone De Castris, 1573: l’ondata fiamminga. Cornelis
Smet e Teodoro d’Errico capofila della “maniera tenera” al
Sud, in “Pittura del Cinquecento a Napoli. 1573-1606 l’ultima maniera”, Napoli 1991, pp. 31-83, 330-332
G. Previtali, La pittura a Napoli tra Cinquecento e Seicento,
Napoli 1991, pp. 11-17
119
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
120
1147.
GIOVANNI PAOLO PANNINI (cerchia di)
1148.
GIOVANNI PAOLO PANNINI (cerchia di)
Capriccio architettonico con arca e figure
Olio su tela, cm 74X90
Stima € 1.500 - 2.500
(Piacenza, 1692 - Roma, 1765)
Capriccio architettonico con figure e nave alla fonda
Olio su tela, cm 74X90
Stima € 1.500 - 2.500
PENDANT DEL LOTTO SEGUENTE
I dipinti raffigurano rovine romane con sculture, decorazioni architettoniche e arche dove si muovono piccole figure in costume arcadico. Il carattere illustrativo mostra immediatamente il debito nei confronti delle scenografie ideate dal pittore piacentino Giovanni Paolo Pannini (Piacenza, 1692 - Roma, 1765).
L’artista, giunto a Roma nel 1717, divenne l’autore di celebrate vedute dell’Urbe e suntuosi “capricci architettonici”, dando origine a un genere iconografico destinato ad avere uno straordinario successo collezionistico e innumerevoli seguaci. In questi due dipinti si interpretano in maniera fantastica le testimonianze archeologiche della Roma Antica, caratterizzate da spazialità monumentale e tonalità cromatiche intense, fortemente chiaroscurate per modellare al meglio i volumi delle architetture.
121
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
122
1149.
PITTORE FRANCESE DEL XVIII SECOLO
Ritratto di dama in veste di Venere
Olio su tela, cm 45X68
Stima € 800 - 1.200
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
Betsabea al bagno
Olio su rame, cm 47X36
Stima € 300 - 500
Lo stile del dipinto esprime inequivocabili stilemi francesi
e si codifica quale ritratto allegorico. La donna effigiata,
forse riconoscibile nella figura di Madame de Pompadour, è qui descritta nelle vesti di Venere, secondo una
consuetudine celebrativa che trova la sua origine durante il Rinascimento. Nel corso del XVIII secolo riscontriamo in Francia una vera e propria predilezione per
questo peculiare genere ritrattistico, che coniuga la vanità
con allusioni classiche e letterarie, con il fine di offrire
un’icona di perfezione, esaltando la bellezza esteriore e
umana della donna.
La figura di Betsabea risalta al centro della composizione,
la bellezza della donna spicca per il biancore della pelle
serica a contrasto con le accese tonalità delle vesti, equilibrando lo spazio scenico che a sinistra si apre verso un
fondale architettonico. I caratteri di stile e scrittura suggeriscono l’origine fiamminga dell’autore e rammentano
le diverse composizioni a carattere caravaggesco realizzate ad esempio da Artemisia Gentileschi e altri esponenti
dell’Arte barocca italiana.
1150.
PITTORE FRANCESE DEL XIX SECOLO
1152.
PITTORE FRANCESE DEL XIX SECOLO
Venere e Adone
Olio su tela, cm 48X37
Stima € 800 - 1.200
Paesaggio con figura
Olio su zinco, cm 47X35,5
Stima € 400 - 600
Adone, nato dall’unione incestuosa tra Cinira, re di Cipro
e sua figlia Mirra, era un giovane bellissimo di cui si innamorò Venere dopo essersi graffiata con una delle frecce
di Cupido. La scena dell’opera descrive il vano tentativo
della dea di trattenere con sè l’amato, intuendo il suo tragico destino. Un giorno, infatti, Adone fu ferito mortalmente da un cinghiale e nel punto in cui cadde il suo sangue fiorirono degli anemoni. Si tratta di uno dei più
famosi miti narrati nel decimo libro delle Metamorfosi, celebre opera del poeta latino Publio Ovidio Nasone e la sua
fortuna artistica è testimoniata da una lunga tradizione
letteraria e illustrativa che affonda le radici nell’arte greca
e giunge al suo apice nella pittura italiana dell’età rinascimentale e barocca.
123
1151.
PITTORE FIAMMINGO DEL XVII-XVIII SECOLO
Il dipinto in esame raffigura una giovane donna che scrive
su una roccia alcuni titoli teatrali quali il Tiranno domestico,
La Principessa Urrsines e La Figlia di Honor, opere scritte dal
drammaturgo francese Alexandre Duval, pseudonimo di
Alexandre-Vincent Pineux-Duval (Rennes, 1767 - Parigi,
1842). E’ curioso a questo punto rilevare che Alexandre è zio
del pittore Amaury-Duval (Montrouge, 1808 - Parigi, 1885),
allievo di Ingres, protagonista della corrente artistica dei “primitivi” francesi. Dopo essersi avvalso degli insegnamenti di
Ingres, l’artista se ne scostò, accentuando i caratteri di Maniera e un Classicismo letterario di gusto romantico.
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
124
1153.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
1155.
PITTORE DEL XVIII-XIX SECOLO
Ritratto di bimbo come amorino
Olio su tela ovale, cm 56X70
Stima € 1.500 - 2.500
Ritratto di giovinetto con veste azzurra
Olio su tela, cm 61X49
Stima € 800 - 1.200
Il dipinto riecheggia la ritrattistica allegorica di gusto
francese e fiamminga in auge tra il XVII e il XVIII secolo e
in queste forme elaborata da Pierre Mignard, ma le cui origini si rintracciano nella pittura rinascimentale italiana.
L’immagine descrive un bimbo ignudo avvolto da uno
sgargiante drappo blu e nella mano sinistra una freccia,
alludendo alla figura mitologica di Cupido.
In ottimo stato di conservazione, Il dipinto raffigura un
giovinetto posto di tre quarti con lo sguardo rivolto verso
l’osservatore. La delicata cromia della marsina color turchino, risalta per contrasto con le eleganti marezzature e
il volto diafano, che si staglia su uno sfondo grigio cangiante. La buona qualità dei pigmenti e l’accurata stesura,
rimarcano l’importanza sociale dell’effigiato, che affetta
una posa compassata. Lo stile suggerisce l’attribuzione ad
un artista francese, il cui gusto cosmopolita si esprime secondo la moda ritrattistica europea settecentesca, qui addolcita dall’espressione naturale dell’adolescente.
1154.
ANTONIO MERCURIO AMOROSI (attr. a)
1156.
PITTORE DEL XIX SECOLO
(Comunanza, 1660 - 1738)
Ritratto di giovinetta con orologio
Olio su rame, cm 22X16
Stima € 400 - 600
Ritratto della Marchesa D’Osmond
Firmato e datato: ‘J.b. Isabey 1820’
Tela applicata su rame, cm 78X60,5
Stima € 400 - 600
Il dipinto si attribuisce al pittore Antonio Mercurio Amorosi per i caratteri di stile e scrittura, nonché per la tipologia del soggetto legato al mondo dell’infanzia. La sua
formazione avvenne con il conterraneo Giuseppe Ghezzi
e seguitò con il figlio di questi, Pier Leone. La fortunata
carriera dell’artista è documentata da Lione Pascoli, suo
biografo ed estimatore. La tela si data intorno al 1700 e ritrae una fanciulla dall’aria sognante che tiene con la
mano sinistra un orologio.
L’opera si riconosce alla mano di Jean-Baptiste Isabey,
nato a Nancy nel 1767 e morto a Parigi nel 1855, noto per
la sua produzione ritrattistica espressa in raffinate miniature. La nostra effige raffigura Helen Dillon marchesa di
Osmond, madre della contessa di Boigne. Di questo ritratto è nota anche un’incisione conservata nella collezione di Mademoiselle Osmonde e utilizzata quale frontespizio nel volume intitolato: Ricordi della contessa di
Boigne nata da Osmond, edito nel 1921 da Emile Paul
Brothers editori.
Bibliografia di riferimento:
C. Maggini, Antonio Mercurio Amorosi pittore (1660-1738),
Rimini 1996
125
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
126
1157.
PITTORE DEL XVII SECOLO
Apollo
Olio su tela, cm 105X128
Stima € 8.000 - 12.000
Dal carattere caravaggesco e di eleganza classicista, il dipinto raffigura Apollo, il dio greco della musica
e dell’armonia. Gli aspetti di stile dell’opera conducono la ricerca attributiva ai primi decenni del XVII
secolo, ma la peculiare fisionomia della figura evidenzia le strette affinità con l’arte di Tommaso Salini
(Roma, 1575 circa - 1625), noto per la produzione di nature morte e dipinti di figura. L’artista, allievo di
Giovanni Baglione, esprime un’adesione discreta e non palmare ai dettami del Merisi, a favore di un realismo venato di inflessioni tardo manieriste e, nel nostro caso, modulato sugli esempi di un caravaggismo riformato di ascendenza francese e in modo particolare da Simon Vouet. Di particolare qualità è
il brano di natura morta in catalogo che descrive gli strumenti musicali, tra cui riconosciamo oltre al violino, la tiorba e una chitarra.
Bibliografia di riferimento:
D. Pegazzano, Documenti per Tommaso Salini, in “Paragone”, 571-573, 1997, pp. 130-146
L. Spezzaferro, in Caravaggio e l’Europa. Il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti, catalogo della mostra a cura di Vittorio Sgarbi, Milano, 2005, pp. 194 - 195.
127
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
128
1158.
LUIGI ADEMOLLO
(Milano, 1764 - Firenze, 1849)
Scene classiche
Matita e biacca su carta, cm 15X37
Stima € 500 - 800
(2)
1159.
LUIGI ADEMOLLO
1160.
LUIGI ADEMOLLO
(Milano, 1764 - Firenze, 1849)
Scene classiche
Matita e biacca su carta, cm 15X37
Stima € 500 - 800
(Milano, 1764 - Firenze, 1849)
Scena classica
Matita e biacca su carta, cm 17X16
Stima € 300 - 500
(2)
Lo stile severo, “alfieriano”, di Ademollo è in questi disegni esemplarmente documentato. L’enfasi narrativa del pittore neoclassico si svolge secondo i metri della scultura a bassorilievo classica, da Ademollo acquisita non solo attraverso lo studio delle antichità ma anche della letteratura. Grande conoscitore di Omero, Virgilio, Plutarco, del Vecchio e del Nuovo
Testamento, della storia romana attraverso i testi di Catrou e Rovillé e di Rollin, Ademollo nei suoi testi pittorici ha sempre inteso emulare la tensione narrativa delle fonti letterarie, attribuendo, così, un valore emotivo al dato figurativo attraverso evidenti estensioni gestuali, movenze eloquenti, espressioni icastiche.
Bibliografia di riferimento:
F. Leone, Luigi Ademollo (1764 - 1849): l’enfasi narrativa di un pittore neoclassico, olii, disegni e tempere, Roma 2008,
con bibliografia precedente
129
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
130
131
1161.
PITTORE DEL XVIII-XIX SECOLO
1162.
PITTORE DEL XIX SECOLO
Paesaggio
Olio su tela, cm 98X130
Stima € 1.800 - 2.200
Paesaggio
Olio su tela, cm 74X101
Stima € 1.500 - 2.000
Il dipinto, da riferire ad un artista attivo a Roma durante il tardo XVIII secolo, raffigura un ampio paesaggio con un monastero fortificato. Lo stile si discosta dalle visioni arcadiche ed eroiche di Jan Frans van Bloemen e Gaspard Dughet, esibendo un taglio d’immagine dal sapore vedutistico e preromantico,
in questa tela risolto aderendo ad una norma similare a quella di Giovan Francesco Grimaldi e Crescenzo Onofri. La felice coniugazione fra la scenografia
naturale e l’elemento architettonico di sfondo, esalta la fuga prospettica della veduta e accerta il peculiare interesse dell’artista per le leggi dell’ottica, l’influenza delle composizioni di Salvator Rosa, delle tele di Pieter Mulier e la moderna sensibilità atmosferica di Andrea Locatelli.
Databile ai primi decenni del XIX secolo, il dipinto raffigura un ampio paesaggio, riconoscibile verosimilmente quale veduta del Ponte Lucano sito nella
piana di Tivoli presso il fiume Aniene, costruito in onore del console Plautus Silvanus nel I secolo d.C.. La struttura era uno splendido monumento che ha
conservato per parecchi secoli il suo rivestimento bianco in travertino, ancora in parte esistente. Il nome deriva dal diumviro Plauzio Lucano che nei primi
anni dell’Impero ne avrebbe curato la realizzazione a cinque arcate. Allo scoppio della guerra tra l’Impero romano e Totila, re dei Goti (541 - 552 d.C.) l’esercito barbaro tagliò la prima arcata, per rallentare l’avanzata dell’esercito romano-bizantino guidato da Narsete e assicurarsi una sicura via di fuga. Nei pressi
del ponte era stato realizzato un porto in cui erano ancorati barconi che poi ripartivano per la vicinissima Urbe, dopo essere stati caricati con i legnami dei
boschi tiburtini e soprattutto con la ricercata pietra locale, il lapis tiburtinus, vale a dire il travertino utilizzato per l’abbellimento o la costruzione di molti
edifici pubblici, tra cui il Colosseo, di cui oggi i blocchi costitutivi sono visibili perché privati del rivestimento antico.
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
132
133
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
1163.
PITTORE DEL XIX SECOLO
1166.
TIZIANO VECELLIO (seguace di)
Veturia ai piedi di Coriolano
Olio su tela, cm 66X100
Stima € 800 - 1.200
Venere
Olio su tela, cm 59X86
Stima € 1.000 - 1.500
Il dipinto databile al XIX secolo, descrive l’episodio più
drammatico della storia di Gneo Marcio, generale romano
di origine sabina che meritò il nomen ex virtute di “Coriolano” per aver sconfitto i Volsci nella loro capitale, Coriolo
nel 493 a.c. Come ringraziamento gli furono offerti un cavallo da guerra, uno schiavo e molto argento che però rifiutò. Dopo aver fatto ritorno a Roma fu accusato di tradimento e costretto all’esilio. Per vendicarsi dell’onta il
condottiero si pose a capo dei suoi vecchi nemici, i Volsci,
per conquistare l’Urbe, ma durante l’assedio fu distolto dall’intento dalla madre, che riuscì a dissuaderlo dall’impresa.
La tela in esame nasce dai celebri dipinti raffiguranti Venere
con un musico, eseguiti verosimilmente per la corte imperiale da Tiziano Vecellio durante i soggiorni ad Augusta
nel 1548 e nel 1550-1551. Il tema allude all’Allegoria dell’Amore sublimato in riferimento alla cultura neoplatonica, ma altrettanto evidente è il rimando alla locuzione latina ‘Ut pictura poësis’, formulata dal poeta Quinto Orazio
Flacco e alla metafora dei sensi. Il tema, quindi, è la musica
come metafora e immagine dell’amore, in accordo con le
teorie di Panofsky, Brendel e Wind, così come fu trattata nel
De Amore da Ficino e negli Asolani da Bembo, in cui l’udito
e la vista sono, secondo gli autori citati, i sensi più nobili per
giungere all’amore e alla bellezza.
1164.
PITTORE DEL XIX SECOLO
1167.
PITTORE DEL XVIII-XIX SECOLO
Ettore e Andromaca
Olio su carta applicata su tela, cm 58X94
Stima € 800 - 1.200
Allegoria dell’Africa
Matita e acquerello su carta, cm 47X72
Stima € 300 - 500
1165.
PITTORE DEL XIX SECOLO
1168.
ANNIBALE CARRACCI (seguace di)
Lucrezia
Olio su tela, cm 33X41
Stima € 300 - 500
Elemosina di San Rocco
Matita su carta, cm 52X72
Stima € 300 - 500
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
134
1169.
GIOVANNI STANCHI (seguace di)
1170.
GIOVANNI STANCHI (seguace di)
1171.
PITTORE DEL XVII SECOLO
(Roma, 1608 - c. 1673)
Putto con festone fiorito
Olio su tela, cm 62X122
Stima € 1.500 - 2.000
(Roma, 1608 - c. 1673)
Putto con festone fiorito
Olio su tela, cm 62X122
Stima € 1.500 - 2.000
Satiro che frusta una ninfa
Pan e Siringa
Olio su tavola, diam. cm 12
Stima € 800 - 1.200
Queste felici composizioni raffiguranti putti e festoni fioriti sono da ascrivere ad un artista attivo Roma tra il XVII e il XVIII secolo. I precedenti iconografici
si riconoscono negli eleganti specchi dipinti da Mario Nuzzi e Carlo Maratta che ornano il salone di Palazzo Colonna a Roma, ma ricordiamo altresì la tela
conservata al Museo di Rouen e quelle similari di Palazzo Chigi ad Ariccia, con la collaborazione per le parti figurate di Filippo Lauri. La fortuna commerciale e d’arredo del tema è altresì testimoniata da Pietro Navarra e in modo particolare da Franz Werner Tamm e da Giovanni Stanchi. Le tele in esame, che
presentano una buona qualità ed equilibrio formale, si possono attribuire alla produttiva bottega di quest’ultimo. Gli studi sulla famiglia Stanchi sono fatto
recente grazie alle ricerche condotte da Antonio Alparone, Mina Gregori e Alberto Cottino (si veda il catalogo della mostra La Natura morta italiana da Caravaggio al Settecento, Milano 2003, pp. 357 - 359) e il catalogo ragionato di Lanfranco Ravelli. Tuttavia, una sicura distinzione filologica fra i vari membri
della bottega non è cosa facile e consiglia una dovuta prudenza. Giovanni nasce nel 1608, è di diciotto anni più anziano di Angelo e di quindici anni più
giovane di Nicolò e si afferma presto come naturamortista di primaria importanza. I documenti lo dicono attivo sino al 1673, mentre Nicolò sino al 1690,
ma certa è la loro stretta collaborazione.
(2)
Attribuibili ad un autore nord europeo, verosimilmente di scuola fiamminga, le immagini delle due graziose tavolette si ispirano alla serie di tredici stampe
a soggetto biblico e mitologico realizzate da Agostino Carracci che costituivano la cosiddetta “Serie delle Lascivie” per la presenza di nudi e la finalità erotica. Databili al 1595 per le evidenti suggestioni classiche apprese dall’artista durante il viaggio a Roma, un secondo riferimento cronologico è la salita al
soglio pontificio di Clemente VIII (1592 - 1605) che, in collera per la circolazione di queste acqueforti, biasimò il pittore dichiarando che erano inaccettabili per le per le persone timorate di Dio. Negli anni Ottanta un dipinto che copia in controparte la stampa con la fustigazione ninfa fu venduto da Sotheby’s
a New York come Scuola Fiamminga (23 Giugno 1980, lotto 4) e nell’opera presa in esame la raffigurazione di Pan e Siringa, apparentemente desunta dalla
Galleria Farnese di Annibale, fa supporre una datazione più avanzata.
Bibliografia di riferimento:
R. Cristofori, Agostino Annibale e Ludovico Carracci, Le stampe della Biblioteca palatina di Parma, Bologna 2005, pp. 262-263, n. 155
Bibliografia di riferimento:
L. Ravelli, Gli Stanchi dei fiori, Bergamo 2005, con bibliografia precedente
G. Bocchi, U. Bocchi, Pittori di Natura Morta a Roma, artisti stranieri 1630 - 1750, Viadana 2004
G. Bocchi e U. Bocchi, Pittori di Natura Morta a Roma, artisti italiani 1630 - 1750, Viadana, 2005, pp. 245 - 328
135
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
136
1172.
PITTORE DEL XIX SECOLO
Ritratto di Antonio Canova
Olio su cartoncino, cm 23X29
Stima € 200 - 300
1173.
PITTORE DEL XVII-XVIII SECOLO
Ritratto d’uomo
Olio su rame, cm 82X64
Stima € 600 - 800
La peculiarità del dipinto in esame si riconosce nelle inconsuete dimensioni del supporto, generalmente impiegato per opere di formato più contenuto e raffigurazioni diverse rispetto alla ritrattistica. Oltre a questo indizio
che conduce l’indagine attributiva all’area nord europea,
anche i caratteri di stile riflettono echi verosimilmente
olandesi o britannici databili tra il XVII e il XVIII secolo. La
sobrietà dell’immagine espressa nei contrasti cromatici
dell’ampio colletto bianco sull’abito di velluto nero e
l’ampia parrucca risalta la severità del viso con lo sguardo
rivolto all’osservatore. Sorprende in questo caso l’introspezione psicologica dell’effigiato, l’intenso realismo
espressivo e una sapiente modulazione luministica.
137
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
1174.
RUDOLF JOHAN BULHMANN
(Hemberg, 1812 - zurich, 1890)
Veduta di Castellamare di Stabia
Firmato e datato in basso a sinistra ‘R. Bulhmann 1875’
Olio su tela, cm 65X50
Stima € 2.000 - 3.000
Nato in Svizzera, Bühlmann inizia la sua formazione artistica sotto Jakob Heinrich Reutlinger. Tra il 1836 e il 1871,
il pittore è documentato in Italia, ammaliato dalla bellezza del paesaggio, soggiornando a Capri, Napoli e in Sicilia dedicandosi al genere della veduta.
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
138
1175.
CARLO AMALFI
1176.
PITTORE DEL XVII SECOLO
(Sorrento, 1707 - Napoli, 1787)
Ritratto di famiglia
Olio su tela, cm 195X140
Stima € 4.000 - 6.000
Ritratto di donna
Olio su tela, cm 123,5X92,5
Stima € 3.000 - 5.000
Un gusto rococò di sapore francesizzante caratterizza questo piacevole dipinto, che riconosciamo al pittore Carlo Amalfi, significativo esponente della ritrattistica napoletana settecentesca. La scena descrive il gruppo di figure intorno ad un busto femminile in bronzo ornato da ghirlande di fiori, in una sinfonia che svaria dal bianco al rosa, dal rosso all’azzurro, con armonioso gusto decorativo e finezza cromatica. Formatosi alla scuola di Francesco Solimena,
la sua ritrattistica mosse dal genere più aulico e strettamente barocco evolvendo in vigore espressivo prossimo ai modi di Gaspare Traversi (1732 - 1769),
sino a giungere durante la maturità a creare composizioni prettamente rococò, esprimendo al meglio gli effetti ornamentali delle vesti e una caratterizzazione meno esasperata dei volti.
Databile al XVII secolo, il ritratto in esame esprime una cultura di matrice veneta e affinità di stile con le opere di Girolamo Forabosco (Venezia, 1605 - Padova, 1679), artista da considerare tra i migliori maestri della pittura veneziana seicentesca. Allievo di Alessandro Varotari detto il Padovanino, del quale riuscì brillantemente a modernizzare il timbro neo-cinquecentesco attraverso il contatto con Domenico Fetti e Bernardo Strozzi. L’artista subì altresì il fascino
della pittura bolognese e sebbene capace di immaginare complesse visioni sceniche, raggiunse la fama grazie alle doti di ritrattista. Le sue effigi, in cui traspaiono le nobili influenze del rinascimento lagunare, grazie al colore sfumato e al formidabile tocco del suo pennello riescono ad evocare vitalità e grande
immediatezza espressiva.
Il dipinto è corredato da una scheda di Giancarlo Sestieri.
Bibliografia di riferimento:
Bibliografia di riferimento:
N. Spinosa, Pittura napoletana del Settecento, dal Rococò al Classicismo, vol. I, Napoli 1988, p. 89, pp. 364 - 377, figg. 344 – 374
R. Pallucchini, La pittura veneziana del Seicento, Milano 1981, I, pp. 180-185; II, pp. 670 - 677, figg. 540-560
I. Aiello, Carlo Amalfi pittore del ‘700, Napoli 1989
139
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
140
1177.
PITTORE FIAMMINGO DEL XVI-XVII SECOLO
1178.
PITTORE DEL XV-XVI SECOLO
Daniele nella fossa dei leoni
Olio su tela, cm 99X146,5
Stima € 4.000 - 6.000
Cristo in pietà e angeli
Tempera su tavola, diam. cm 11
Stima € 1.500 - 2.000
Il dipinto mostra inequivocabili caratteri nordici, infatti, la scenografia della composizione trova un confronto con la tela raffigurante Paesaggio con San Girolamo realizzata nel 1547 da Maerten van Heemskerck, oggi conservata nella collezione Vaduz a Vienna (olio su tela, cm 105X161). La visionaria evocazione delle rovine è costellata da precise citazioni archeologiche: riconosciamo il Tempio di Saturno, l’Allegoria del Tevere e altri particolari architettonici
della Città Eterna. Così, la figura di Daniele appare quasi estranea alla struttura del campo visivo, come se fosse un’attenuante per giustificare la prevalente
volontà dell’artista nell’esibire la propria cultura classica.
Stilisticamente databile al XV-XVI secolo, non è nota la funzione originaria di questa piccola tavola, forse parte di un reliquario o posta in una cimasa. L’immagine raffigura ‘l’Imago Pietatis’, con il Redentore che emerge a due terzi dal sepolcro marmoreo. Il modello iconografico e compositivo è desunto dalla
cosiddetta ‘Immagine Gregoriana’, molto diffusa in occidente e così denominata per l’Altare di San Gregorio nella Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme
a Roma, la cui origine costantinopolitana conduce a una datazione trecentesca. Detto ciò, la fortuna illustrativa del soggetto si deve alle innumerevoli tavolette dipinte veneto-bizantine. La nostra opera si ascrive ad un autore dell’Italia Centrale, verosimilmente umbro o marchigiano e attivo nel XVI secolo.
Bibliografia di riferimento:
S. Mastrofini, in Rinascimento a Roma, nel segno di Michelangelo e di Raffaello, catalogo della mostra a cura di M. G. Bernardini e M. Bussagli, Roma 2011, p.
294, n. 81
141
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
142
1180.
PITTORE DEL XVI SECOLO
Caino e Abele
Olio su tavola, cm 28X40
Stima € 1.000 - 1.500
Opera da riferire ad un autore di scuola fiamminga attivo
durante la seconda metà del XVI secolo e influenzato
dalle creazioni di Frans Floris e Jan Soens.
1181.
PITTORE DEL XVII-XVIII SECOLO
Giuseppe e la moglie di Putifarre
Olio su tela, cm 45X59
Stima € 500 - 800
1179.
PITTORE DEL XVII SECOLO
Santa Cecilia
Olio su tela, cm 164X114
Stima € 1.500 - 2.500
La tela, che ritrae Santa Cecilia, presenta un’iconografia che si può considerare peculiare e memore
del famoso prototipo raffaellesco. La figura è rappresentata, come di consueto, con gli strumenti
musicali: l’organo è ben visibile lungo il margine destro, mentre in basso a sinistra riconosciamo
il violino, la tiorba e il flauto. La scenografia è altresì conchiusa a sinistra dal bellissimo brano di natura morta del vaso fiorito. La qualità dell’opera, pur nel suo rigoroso aspetto devozionale, è indubbiamente interessante anche a discapito della vernice ossidata che attenua di molto la tonalità
della stesura pittorica e la profondità scenica. Dal punto di vista stilistico, si presume che l’autore
sia stato attivo in Italia Centrale attorno alla metà del XVII secolo, influenzato dagli esempi dell’arte
romana d’ascendenza bolognese.
143
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
1182.
PITTORE DEL XVII SECOLO
Compianto
Olio su tela, cm 61X105
Stima € 800 - 1.200
Già attribuita a Giovanni Andrea De Ferrari (Genova, 1598
-1669), non escludiamo che l’opera in esame possa essere
inclusa nell’ambito della Scuola Genovese seicentesca e
che l’autore esprima una rilettura del primo Naturalismo
con interessanti effetti tenebrosi. Tuttavia non si può negare che il dipinto conservi una punta di ambiguità stilistica, suggerendo stilemi lombardi, riecheggiando le
opere di Francesco Cairo e curiose interferenze bolognesi. Questi indizi conducono a una datazione che
scorre ben oltre la metà del secolo e ciò può in parte spiegare la singolarità iconografica, dilatata dal punto di vista
narrativo e i manifesti presentimenti settecenteschi.
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
144
1183.
PITTORE DEL XVIII SECOLO
1185.
PITTORE DEL XVII SECOLO
Adorazione dei pastori
Olio su tela, cm 85X64
Stima € 1.000 - 1.500
Annunciazione
Olio su alabastro, cm 39X48
Stima € 600 - 800
L’archetipo da cui il dipinto discende è probabilmente la
celebre Notte del Correggio, quadro che ebbe una straordinaria fortuna critica durante l’età barocca e neoclassica. Nel nostro caso emergono la forza del lume e la sensibilità tenebrosa, ma la stesura risponde a una datazione
settecentesca. Il modello illustrativo, infatti, sembra rispondere alla tela di medesimo soggetto realizzata da Anton Raphael Mengs (Aussig, 1728 - Roma, 1779) e oggi
conservata al Prado, che fu realizzata a Roma nel 1772 su
commissione di Carlo III. Il dipinto suscitò un interesse
straordinario e fu d’ispirazione per moltissimi pittori dell’epoca, come avvenne per il genovese Carlo Giuseppe
Ratti.
Incastonato in una struttura marmorea a commesso, il dipinto eseguito a olio su alabastro si data al XVII secolo ed
esprime una cultura pittorica tipica del tardo Manierismo. Si devono a Federico zeri i primi studi dedicati alla
pittura su pietra, un supporto che tra la seconda metà del
XVI secolo e il 1630 trova un ampio consenso di gusto,
con luoghi di produzione preminenti quali le città di
Roma e Verona. Ciò nonostante, le caratteristiche insite
del materiale che limitano le possibilità attributive e la codificazione dei diversi linguaggi regionali hanno posto dei
limiti precisi alla ricerca e alla conservazione. L’opera qui
presentata possiede una valenza decorativa degna di interesse, in modo particolare per l’eleganza narrativa.
Bibliografia di riferimento:
1186.
GIULIO BARGELLINI
S. Roettgen, Mengs. La scoperta del Neoclassico, catalogo
della mostra, Venezia, 2001, pp. 176 - 177, n. 42
1184.
TIZIANO VECELLIO (seguace di)
Madonna col Bambino
Olio su tela, cm 66X52,5
Stima € 400 - 600
Il dipinto si configura nell’ambito della Scuola Veneta e
presenta chiare reminiscenze tizianesche che consentono di attribuire l’esecuzione ad un seguace del maestro
per lo stile e il dettame pittorico. Per centrare meglio la
problematica del modello, la nostra composizione può
essere raffrontata con la tela conservata agli Uffizi e raffigurante La Madonna col Bambino, San Giovannino e Antonio Abate (cfr. A. Valcanover, Tiziano, Milano 1999, p.
105, n. 135), ma resta filologicamente difficile poter ricondurre l’opera a un nome storico, seppur muovendosi
all’interno della bottega tizianesca che si inoltra nel XVII
secolo con Marco Vecellio (Venezia, 1570 ca. - 1650 ca.).
Bibliografia di riferimento:
G. Tagliaferro, B. Aikema, M. Mancini, A. J. Martin, Le botteghe di Tiziano, Firenze 2010
(Firenze, 1869 - Roma, 1936)
Pastore
Firmato in basso a sinistra: ‘G. Bargellini’
Iscrizione a destra ERRANDO / DISCITUR; al retro IL PENSIERO / DELL’INFINTO [sic] / G. BARGELLINI
Olio su tavola, cm 144X72
Stima € 800 - 1.200
Il soggetto, ispirato alla tradizione macchiaiola, è insolito
per questo artista, generalmente noto per i suoi lavori ispirati all’antichità classica. Bargellini, sull’esempio accademico, tentò di fondere la purezza lineare degli antichi
maestri con le nuove ricerche sintetico-veristiche. Più
che alle numerose tele di soggetto storico e religioso
con le quali partecipò a biennali veneziane e a frequenti
esposizioni italiane e straniere - tra le quali si ricordano la
Resurrezione e il Savonarola, oggi nella Galleria d’Arte moderna di Roma - Bargellini deve il successo alle lunette in
mosaico, realizzate in collaborazione con il Rizzi, per il Propileo dell’Unità nel Vittoriano. Altrettanto apprezzata fu la
sua attività di decoratore di chiese e palazzi. Di tali numerosi affreschi, ricordiamo quelli eseguiti nei palazzi
Strozzi, Bastogi, Gattai e Targioni a Firenze, nella cappella
di Villa Targioni a Calenzano (1907-1914) e nella cappella
di Palazzo Lovatelli in Livorno. Il ritratto di giovane qui in
esame -assimilabile per concezione spaziale, taglio compositivo e tecnica esecutiva ai ritratti Italia mentre taglia il
pane e Italia in vesti bianche (entrambi in collezione Corsini, Calenzano, rispettivamente 1905-1910 e 1910 circa.;
vedi Parronchi Gentilini 1985, catt. 6-7) - con ogni probabilità si colloca cronologicamente ai primi anni del soggiorno calenzanese, attorno quindi al 1905. A partire dagli anni Venti Bargellini eliminerà infatti ogni residuo di
Naturalismo michettiano, la cui influenza è invece ancora riscontrabile nella figura della pecora in primo piano.
La pennellata rapida, densa e pastosa e l’ampia tavolozza
del quadro contribuiscono a delineare l’atmosfera di bucolico sentimentalismo che traspare dalla composizione,
quasi interamente occupata dalla figura del giovane con
lo sguardo rapito che, vestito di bianco, si staglia contro
il cielo azzurro solcato dalle nubi, in armonico accordo fra
le ampie campiture cromatiche.
Il dipinto è corredato da una scheda critica
di Francesco Parisi
145
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
146
1187.
PITTORE DEL XVII-XVIII SECOLO
1188.
MICHELANGELO MERISI (seguace di)
San Sebastiano
Olio su tela, cm 87X116
Stima € 3.000 - 5.000
Concerto
Olio su tela, cm 98X136
Stima € 3.000 - 4.000
La leggenda del soldato-martire dal corpo efebico trafitto di frecce fu una delle iconografie di maggior fortuna durante l’età barocca: occasione per gli artisti per esprimere le proprie capacità di ritrarre la figura umana. Il dipinto in esame raffigura il Santo secondo la consueta tradizione iconografica ma offre una mitigata rappresentazione del martirio eludendone gli aspetti più cruenti. Il
giovane, colto in maniera statuaria, risalta sul fondale scuro grazie ad una regia luministica che ne
evidenzia la bellezza apollinea e ne modella la muscolatura con marcati passaggi d’ombra, creando
un contrasto con la languida espressione del volto. I caratteri di stile e scrittura conducono a collocarne l’esecuzione alla metà del XVII secolo e alla Scuola Fiorentina, con esiti non distanti - dal
punto di vista espressivo - da Lorenzo Lippi (Firenze, 1606 - 1664), Francesco Curradi (Firenze, 1570
- 1661) e Carlo Dolci (Firenze, 1616 - 1686).
147
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
Soggetto tipico della cultura caravaggesca, le rappresentazioni di concerti musicali o canori trovarono nella Pittura Naturalistica Barocca una straordinaria diffusione durante i primi decenni del XVII secolo. A coadiuvarne la fortuna illustrativa furono anche la diffusione di trattati quali il Discorso sopra la musica de’ suoi tempi, scritto nel 1628 dal marchese Vincenzo Giustiniani, che ebbe un’importanza nodale non soltanto per gli studi storico-musicali ma altresì
per i rimandi alle opere ciceroniane (Orator e De oratore) di Antonio Minturno. Dai Concerti dipinti dal Merisi sino a giungere alle propaggini dei suoi seguaci italiani e stranieri, questa iconografia divenne parte integrante delle vicende pittoriche, declinando inevitabilmente verso la scena di genere di valenza prettamente decorativa.
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
148
149
1189.
PITTORE DEL XVIIXVIII SECOLO
1193.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1197.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1201.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
Ritratto di frate
Olio su rame, cm 41X32
Stima € 200 - 300
Ritratto d’uomo
Olio su tela, cm 61X51
Stima € 300 - 500
Ritratto di gentildonna
Olio su tela, cm 81X68
Stima € 500 - 800
Ritratto di gentiluomo
Olio su tela, cm 81X68
Stima € 500 - 800
1190.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1194.
PITTORE DEL XVIII
SECOLO
1198.
PITTORE DEL XVIIXVIII SECOLO
1202.
GERARD SEGHER
(seguace di)
Ritratto di giovane ufficiale
Firmato e datato in basso a
sinistra ‘Pigneroll 18...’
Olio su tela, cm 60X73
Stima € 300 - 500
Salomè
Olio su tela, cm 46X59
Stima € 800 - 1.200
Testa di carattere
Olio su tela, cm 47X37
Iscritto sul retro ‘Lanfranco’
Stima € 400 - 600
Negazione di Pietro
Olio sotto vetro, cm 25X21
Stima € 200 - 500
1191.
PITTORE DEL XX
SECOLO
1195.
PITTORE DEL XIX-XX
SECOLO
1199.
PITTORE DEL XIX-XX
SECOLO
1203.
PITTORE DEL XVIII
SECOLO
Vaso fiorito
Olio su tela, cm 62X50
O.l.
Scorcio della Basilica di
Massenzio
Firmato in basso a destra
Olio su tela, cm 57X71
Stima € 300 - 500
Scorcio di Roma
Olio su tela, cm 37X47
Stima € 300 - 500
Scene mitologiche
Olio sotto vetro, cm 86X19 (2)
Stima € 400 - 600
1192.
PITTORE DEL XX
SECOLO
1196.
PITTORE DEL XX
SECECOLO
1200.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1204.
PITTORE DEL XX
SECOLO
Scorcio di Venezia
Olio su masonite, cm 73X52
O.l.
Veduta di San Marco
Olio su masonite, cm 73X52
O.l.
Profilo di soldato con
elmo
Firmato in basso al centro
‘A. De Vaublanc’
Matita su carta, cm 53X42
Stima € 200 - 500
Scena classica
Firmato in basso a sinistra
Tecnica mista su carta,
cm 75X60
O.l.
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
150
1205.
PITTORE DEL XVIII
SECOLO
Venere e Cupido
Olio su rame, cm 36X39
Stima € 300 - 500
151
1209.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
Ritratto di giovane uomo
Olio su tela, cm 46X38
Stima € 300 - 500
1213.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1217.
PITTORE DEL XVII
SECOLO
Ritratto femminile
Olio su tela ovale, cm 55X40
O.l.
Madonna col Bambino
Olio su tela, cm 85X67
Stima € 600 - 800
1206.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1210.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1214.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1218.
PITTORE DEL XVIII
SECOLO
Colazione sull’erba
Olio su tavola, cm 32X40
Stima € 500 - 800
Scena classica
Matita e biacca su carta,
cm 38X55
O.l.
Paesaggio con armenti e
rovine
Olio su tela, cm 49X62
Stima € 400 - 600
Natura morta con aragosta
Olio su tela, cm 54X74
Stima € 500 - 800
1207.
PITTORE DEL XX
SECOLO
1211.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
Ritratto di donna
Olio su tela, cm 75X49
O.l.
Ritratto di dama
Olio su tela, cm 81X65
Stima € 800 - 1.000
1215.
PITTORE DEL XX
SECOLO
1219.
PITTORE DEL XX
SECOLO
Ritratto di dama
Olio su tela, cm 137X105
Stima € 500 - 800
Nudo femminile
Firmato in basso a destra
Olio su tela, cm 145X112
Stima € 800 - 1.200
1208.
PITTORE DEL XVIII
SECOLO
1212.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1216.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1220.
PITTORE DEL XVIII
SECOLO
Scena sacra
Matita su carta, cm 63X50
Stima € 200 - 500
Deposizione
Matita su carta, cm 73X60
Stima € 200 - 500
Ritratto di giovane uomo
Firmato e datato in basso
a sinistra ‘Lecomte, 1806’
Olio su tela, cm 61X50
Stima € 800 - 1.200
Cristo e la Samaritana
Olio su tela, cm 81X63
Stima € 400 - 600
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
152
153
1221.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1225.
PITTORE DEL XVII
SECOLO
1229.
PITTORE DEL XVII
SECOLO
1233.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
Ritratto d’uomo in veste di
Apollo
Olio su rame, diam. cm 17,5
Stima € 200 - 500
Davide con la testa di Golia,
entro cornice coeva in legno
dorato a mecca
Olio su tavola, cm 20X14
Stima € 300 - 500
Madonna col Bambino e San
Giovannino
Olio su rame, cm 25X19,5
Stima € 300 - 500
Ritratto di uomo
Olio su tela, cm 126X100
Stima € 800 - 1.200
1222.
PITTORE DEL XVIIXVIII SECOLO
1226.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1230.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1234.
MARIO CIAPPA
Volto di Cristo
Olio su rame, cm 16,5X13
O.l.
Ritratto di guerriero
Firmato e datato in basso a
sinistra ‘1870’
Olio su tela, cm 61X50
Stima € 400 - 600
1223.
PITTORE DEL XIX-XX
SECOLO
1227.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
Paesaggio lacustre
Olio su tavola, cm 31X41
Stima € 200 - 500
Martirio di San Lorenzo
Tempera su pergamena,
cm 30X22
Stima € 300 - 500
1224.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
Interno di chiesa
Olio su tela, cm 221X142
Stima € 1.500 - 2.500
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
Ritratto di Popolana
Firmato in basso a destra ‘Karl
Wagner’
Olio su tela, cm 67X51
Stima € 300 - 500
(attivo durante la prima metà
del XX secolo)
Scena campestre
Olio su tela, cm 108X100
Stima € 800 - 1.000
1231.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1235.
PITTORE DEL XVIIIXIX SECOLO
Studio di nudo
Firmato e datato in basso a
destra ‘Puvis de Chavannes
1881’
Matita su carta, cm 42X25,5
Stima € 200 - 400
La Vergine
Olio su tela, cm 37X32
O.l.
1228.
PITTORE DEL XIX
SECOLO
1232.
PITTORE DEL
XVII-XVIII SECOLO
1236.
PITTORE DEL XVII
SECOLO
Famiglia in interno
Siglato in basso a sinistra
Olio su tela, cm 183X92
Stima € 1.000 - 1.500
Paesaggio con la Sacra
Famiglia e angeli
Olio su rame, cm 22X30
Stima € 200 - 500
Estasi di San Francesco
Olio su tela, cm 118X90
Stima € 400 - 600
DIPINTI DALLE COLLEZIONI DI GENNARO BERGER
154
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155
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accordo con la direzione di Wannenes Art Auctions
D) Bonifico bancario intestato ad Art Auctions S.r.l.:
UNICREDIT BANCA, Via Dante 1, 16121 Genova
SWIFT UNCRITMM – IBAN IT 02 H 02008 01400 000110001195
WANNENES ART AUCTIONS ha la possibilità, previo accordo con il venditore, di offrire agli acquirenti che ritenga affidabili la facoltà di pagare i lotti acquistati a cadenze dilazionate. I potenziali acquirenti che desiderano
accedere ad un pagamento dilazionato devono prendere contatto con la
direzione di WANNENES ART AUCTIONS prima della vendita.
RITIRO DEI LOTTI
Gli acquirenti devono effettuare il ritiro dei lotti entro 15 giorni lavorativi dalla data dell’asta. Decorso tale termine, WANNENES ART AUCTIONS non sarà più tenuta alla custodia né sarà responsabile di
eventuali danni che possano arrecarsi ai lotti che potranno essere trasferiti in un apposito magazzino. WANNENES ART AUCTIONS addebiterà all’acquirente i costi di assicurazione e magazzinaggio secondo la
tabella a disposizione dei clienti presso la sede. Al momento del ritiro
del lotto, l’acquirente dovrà fornire a WANNENES ART AUCTIONS un
documento d’ identità. Nel caso in cui l’acquirente incaricasse una terza persona di ritirare i lotti già pagati, occorre che quest’ultima sia munita di una delega scritta rilasciata dall’acquirente e di una fotocopia
del documento di identità dell’acquirente. I lotti saranno consegnati
all’acquirente o alla persona delegata solo a pagamento avvenuto.
In caso di ritardato ritiro dei lotti acquistati, la casa d’aste si riserva la
possibilità di addebitare i costi di magazzinaggio (per mese o frazione
di mese), di seguito elencati a titolo indicativo:
€ 100 + IVA per i mobili
€ 50 + IVA per i dipinti
€ 25 + IVA per gli oggetti d’arte
SPEDIzIONE DEI LOTTI
Il personale di WANNENES ART AUCTIONS sarà lieto di occuparsi della spedizione dei lotti acquistati seguendo le indicazioni comunicate per iscritto dagli acquirenti e dopo che questi abbiano effettuato per intero il
pagamento. La spedizione avverrà a rischio e spese dell’acquirente che
dovrà manlevare per iscritto WANNENES ART AUCTIONS da ogni responsabilità in merito. Il nostro personale è inoltre a disposizione per valutazioni
e consigli relativi a tutti i metodi di spedizione e assicurazione dei lotti.
ESPORTAzIONE DEI LOTTI ACQUISTATI
Il Dlgs n. 42 del 22 gennaio 2004 regola l’esportazione di Beni Culturali
al di fuori del territorio della Repubblica italiana. Il Regolamento CEE n.
3911/92 del 9 dicembre 1992, come modificato dal Regolamento CEE
n. 2469/96 del 16 dicembre 1996 e dal Regolamento CEE n. 974/01 del
14 maggio 2001, regola invece l’esportazione dei Beni Culturali al di
fuori dell’Unione europea.
Per esportare fuori dall’Italia i Beni Culturali aventi più di 50 anni è necessaria la Licenza di Esportazione che l’acquirente è tenuto a procurarsi
personalmente. WANNENES ART AUCTIONS non risponde per quanto
riguarda tali permessi, né può garantire il rilascio dei medesimi.
WANNENES ART AUCTIONS, su richiesta dell’acquirente, può provvedere all'espletamento delle pratiche relative alla concessione delle licenze di esportazione:
- licenza esportazione beni antichi, rimborso di euro 80,00 più IVA
- licenza esportazione beni moderni, rimborso di euro 80,00 più IVA
Il rimborso comprende la compilazione delle pratiche, le marche da
bollo e la stampa delle fotografie a colori.
La mancata concessione delle suddette autorizzazioni non può giustificare l’annullamento dell’acquisto né il mancato pagamento, salvo
diverso accordo preso prima dell’Asta con WANNENES ART AUCTIONS.
In riferimento alle norme contenute nell’art. 8, 1° comma, lettera B, del
DPR 633/72, si informano i gentili acquirenti che, nel caso in cui volessero trasportare il bene fuori dal territorio comunitario e ottenere il
rimborso dell’Iva, è necessario rispettare le seguenti procedure:
- completare le pratiche doganali e il trasporto fuori dal territorio U.E.
entro 3 mesi a partire dalla data di fatturazione.
- far pervenire entro lo stesso termine la bolla doganale originale o
documento equipollente direttamente a WANNENES ART AUCTIONS.
DIRITTO DI SEGUITO
Con Dlgs n. 118 del 13/2/2006 è in vigore dal 9 Aprile 2006 in Italia il “Diritto di Seguito” (Droit de Suite), ossia il diritto dell’autore (vivente o deceduto da meno di 70 anni) di opere di arti figurative e di manoscritti a
percepire una percentuale sul prezzo di vendita degli originali delle proprie opere in occasione delle vendite successive alla prima. Tale diritto
sarà a carico del Venditore e sarà calcolato sul prezzo di aggiudicazione
uguale o superiore ai 3.000,00 euro.
Tale diritto non potrà comunque essere superiore ai 12.500,00 euro per
ciascun lotto. L’importo del diritto da corrispondere è così determinato:
- 4% per la parte del prezzo di vendita fino a 50.000 euro
- 3% per la parte del prezzo di vendita compresa fra 50.000,01 e 200.000
euro
- 1% per la parte del prezzo di vendita compresa fra 200.000,01 e
350.000 euro
- 0,50% per la parte del prezzo di vendita compresa fra 350.000,01 e
500.000,01 euro
- 0,25% per la parte del prezzo di vendita oltre i 500.000 euro
Il diritto di seguito addebitato al Venditore sarà versato dalla WANNENES
ART AUCTIONS alla SIAE in base a quanto stabilito dalla legge.
AVVERTENZA
Tutti i lotti contenenti componenti elettriche vengono messi in vendita
come non funzionanti e da revisionare integralmente. WANNENES ART
AUCTIONS si manleva da qualsiasi responsabilità verso chiunque per
uso improprio dei lotti venduti o per la non osservanza delle avvertenze.
Si ricorda la necessità, prima dell'utilizzo dei lotti, di far verificare da
personale esperto e di fiducia dell'acquirente, il corretto funzionamento
di tutte le parti elettriche.
TERMINOLOGIA
Le affermazioni riguardanti l’autore, l’attribuzione, l’origine, il periodo, la
provenienza e le condizioni dei lotti in catalogo sono da considerarsi
come un’opinione personale degli esperti e degli studiosi eventualmente consultati e non un dato di fatto.
TIzIANO: l’opera, secondo la nostra opinione, è opera dell’artista.
ATTRIBUITO A TIzIANO: l’opera, secondo la nostra opinione, è probabilmente opera dell’artista, ma non ve n’è certezza.
BOTTEGA DI TIzIANO: l’opera, secondo la nostra opinione, è di un
pittore non conosciuto della bottega dell’artista che può averla eseguita sotto la sua supervisione o meno.
CERCHIA DI TIzIANO: l’opera, secondo la nostra opinione, è di un
pittore non conosciuto, ma distinguibile, legato al suddetto
artista, ma non necessariamente da un rapporto di alunnato.
STILE DI/SEGUACE DI TIzIANO: l’opera, secondo la nostra opinione,
è di un pittore, contemporaneo o quasi contemporaneo, che
lavora nello stile dell’artista, senza essere necessariamente
legato a lui da un rapporto di alunnato.
MANIERA DI TIzIANO: l’opera, secondo la nostra opinione, è stata
eseguita nello stile dell’artista, ma in epoca successiva.
DA TIzIANO: l’opera, secondo la nostra opinione, è una copia di
un dipinto dell’artista.
IN STILE...: l’opera, secondo la nostra opinione, è nello stile menzionato, ma di epoca successiva.
FIRMATO – DATATO – ISCRITTO: secondo la nostra opinione, la firma e/o la data e/o l’iscrizione sono di mano dell’artista.
RECANTE FIRMA – DATA - ISCRIzIONE: secondo la nostra opinione,
la firma e/o la data e/o l’iscrizione sono state aggiunte.
Le dimensioni date sono prima l’altezza e poi la larghezza.
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BUYING AT WANNENES
CONDITIONS OF SALE
Taking part in an Auction implies the entire and unconditional acceptance of the Conditions of Sale outlined in this Catalogue. Bidders are
required to read carefully the section of the Catalogue containing the
purchase terms of the Lots for sale by WANNENES ART AUCTIONS.
ESTIMATES
Beside each Lot description in the Catalogue there is an indication of the
Estimate for potential Purchasers. In each case, all the Lots, in light of market interest, may achieve prices that are either superior to or inferior to the
indicated Estimates. The Estimates published in the Auction Catalogue may
be subject to revision and do not include the purchase commission (buyer’s premium) and VAT.
RESERVE
The reserve price corresponds to the minimum price agreed upon
between WANNENES ART AUCTIONS and the SELLER, beneath which
the Lot will not be sold. Lots offered with no reserve are indicated in
the Catalogue with the Estimate in RED and with the description O.1.
These Lots are sold to the highest Bidder independently of the published Estimates.
VIEWING BEFORE THE AUCTION
Each Auction is preceded by a Viewing which is open, admission free,
to the public. Opening times are shown in the first few pages of this Catalogue. The Viewing enables all Purchasers to undertake an appropriate examination of the Lots for sale and to verify all aspects related
to the Lot, such as authenticity, state of preservation, materials and provenance etc.
STATE OF PRESERVATION
The Lots are sold in their current state. We recommend, therefore, that
potential Purchasers check the state of preservation of the Lots/s, as
well as the type of Lot/s being offered, before the Sale. The Experts of
WANNENES ART AUCTIONS will be happy to provide upon request reports on the state of preservation of the Lots on sale. The descriptions
in the Catalogues merely represent the opinion of our Experts and may
be subject to further revisions that will, in due course, be given to the
public during the Auction.
TAKING PART IN AN AUCTION
Taking part in an Auction may occur by means of the Bidder being present in the Auction Room, or by means of written or telephone Bids that
WANNENES ART AUCTIONS will gladly carry out for potential Purchasers.
This service is free of charge and, therefore, WANNENES ART AUCTIONS
bears no form of responsibility for this service. WANNENES ART AUCTIONS
will, therefore, not be responsible for any Bids inadvertently mislaid or for
mistakes in relation to the latter. New Purchasers will have to provide sufficient bank references by means of a Presentation Letter supplied by the
Purchaser’s bank to WANNENES ART AUCTIONS, piazza Campetto, 2,
16124, Genoa.
BIDDING IN PERSON
In order to bid in person, potential Purchasers have to register and collect
a bidding number by filling out the Bidding Form and providing a valid
document of identification and tax code number. All Lots sold will be invoiced to the name and address supplied when collecting the Bidding
Number and they will not be able to be transferred to other names and/or
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addresses. Should a potential Purchaser wish to bid on behalf of a third
party, s/he should inform WANNENES ART AUCTIONS before the beginning of the Auction.
WRITTEN AND TELEPHONE BIDS
In order to bid by means of written or telephone Bids potential purchasers have to fill out the Bidding Form in this Catalogue and send it
by fax to the number +39 010 2517767 at least SEVEN hours before the
beginning of the Auction. Bids must be in euro and do not include Auction commissions and charges and taxation as laid down by the Law.
Written Bids are carried out on behalf of the Bidder at the lowest price
possible in consideration of the reserve price and the other Bids offered. In the absence of a higher Bid, written Bids undertaken on Lots without a reserve (indicated by the Estimate in RED) will be sold at
approximately 50% of the lowest estimate or at the figure corresponding to the Bid, even though lower than 50% of the lowest Estimate. Telephone Bids are organised by WANNENES ART AUCTIONS according to
the availability of the telephone lines being used and exclusively for
Lots that have a maximum Estimate of at least 500 euro. Telephone calls
during the Auction may be recorded. Potential purchasers who bid by
telephone consent to the recording of their conversations.
HAMMER PRICE
The Hammer Price indicates that a Sale of a Lot has been made and
at that moment the Purchaser assumes full responsibility for the Lot.
As well as the hammer price the Purchaser has to recognise the commissions (buyer’s premium) to be paid to WANNENES ART AUCTIONS
and the taxes to be paid as laid down by the Law.
PAYMENT
Purchasers have to carry out payment for the Lot/s by 10 working days
from the date of the Auction by means of:
Cash payment less then 1.000 euro.
Circular cheque written out to Art Auctions S.r.l., subject to verification
with the issuing institute.
Current account bank cheque written out to Art Auctions S.r.l., following
prior agreement with the Management of WANNENES ART AUCTIONS.
Credit transfer to Art Auctions S.r.l.:
UNICREDIT BANCA, Via Dante, 1, 16121, Genoa
SWIFT UNCRITMM - IBAN IT 02 H 02008 01400 000110001195
WANNENES ART AUCTIONS may, upon agreement with the Seller, offer
those Purchasers it deems reliable the possibility to pay for Lots in instalments. Potential purchasers who wish to undertake payment by instalments should contact the Management of WANNENES ART
AUCTIONS before the Sale.
COLLECTION OF LOTS
Purchasers must collect the Lot/s by 15 working days from the date of
the Auction. At the end of this span of time, WANNENES ART AUCTIONS
will not be responsible either for the custody of the Lot/s or for any damage that may occur to the Lot/s upon their removal to an appropriate warehouse. WANNENES ART AUCTIONS will charge the Purchaser
with the costs of insurance and storage as laid down in the Chart available to Customers in the headquarters of the Company. When collecting the Lot/s, the Purchaser must provide WANNENES ART AUCTIONS
with a valid document of identity. Should the Purchaser request a Third
Party to collect the Lot/s already paid for, the latter should possess a
piece of written permission signed by the Purchaser and a photocopy
of the Purchaser’s document of identity. The Lot/s are given to the Purchaser or the Third Party only upon payment having taken place. If purchased Lot/s are collected after the above-mentioned time limit the
Auction House may debit the costs of storage (by month or part of a
month) as follows:
100 euro + VAT for Furniture
50 euro + VAT for Paintings
25 euro + VAT for Objects
THE SHIPPING OF LOTS
The Staff at WANNENES ART AUCTIONS will be glad to ship Lots purchased according to written instructions given by the Purchaser, following payment of the Lot/s concerned. Shipping will be at the risk
and expense of the Purchaser who, by means of a written communication, will have to subtract WANNENES ART AUCTIONS from any
responsibility concerning such an operation. Furthermore, our Staff
is available for evaluations and advice in relation to the shipping methods employed and insurance of the Lot/s.
EXPORT OF THE LOTS PURCHASED
The Law Decree no. 42 of January 22nd 2004 regulates the export of
cultural heritage and goods outside the Republic of Italy. The EU Regulation no. 3911/92 of December 9th 1992, as modified by EU Regulation no. 2469/96 of December 16th 1996 and by EU Regulation no.
974/01 of May 14th 2001, regulates the export of cultural heritage and
goods outside the european Union. In order to export outside Italy cultural heritage and goods that are over 50 years old need an Export Licence that the Purchaser has to procure for him/herself personally.
WANNENES ART AUCTIONS is not involved in the procurement of such
permits and cannot therefore guarantee the relative issue of such permits. WANNENES ART AUCTIONS, upon the request of the Purchaser,
may undertake the operations necessary for the granting of the Export
Licence at a cost of 80 euro plus VAT for old/ancient objects and 80 euro plus VAT for modern objects (including form-filling, taxation stamps
and photographic (colour) documentation). Should the above-mentioned authorisation not be granted the Purchase of the Lot/s is not nullified,
neither is the payment of the Lot/s, unless prior agreement with WANNENES ART AUCTIONS was made before the Auction. With reference to the
regulations contained in art. 8, 1st paragraph, letter B DPR 633/72. Purchasers have to respect the following procedures should they wish to take the
Lot/s outside the european Union and claim the VAT refund:
The completion of CUSTOMS forms/papers and transport outside the european Union within three months from the invoice date.
The sending - within the same term - of the ORIGINAL CUSTOMS TAXATION STAMP OR EQUIVALENT DOCUMENT directly to WANNENES
ART AUCTIONS.
THE ARTIST’S RESALE RIGHT
The Artist’s Resale Right has been in force in Italy since April 9th 2006
with the Law Decree no. 118 (13/02/2006). This represents the right of
the Author/Artist (living or deceased within the previous seventy years)
of figurative art works and manuscripts to perceive a percentage of the
sale price of his/her original works upon those sales taking place following the initial sale of the work/s in question. Resale Royalties will be
charged to the seller where the hammer prise is 3.000,00 euro or mo-
re and will not be superior to 12,500 euro per lot. The amount to be
paid may thus be calculated:
4% for the sale price up to 50,000 euro.
3% for the sale price between 50,000,01 and 200,00 euro.
1% for the sale price between 200,000,01 and 350,000 euro.
0.5% for the sale price between 350,000,01 and 500,000,01 euro.
0.25% for the sale price above 500,000 euro.
The Artist’s Resale Right charged to the seller will be paid by WANNENES ART AUCTIONS to the SIAE (The Italian Society for Authors and Editors) as laid down by the Law.
NOTICE
Every lot with any electric equipment is sold as "not working" and it
should be totally re-conditioned. Wannenes Art Auctions is not responsible for any incorrect, wrong use of sold lots or for any non-compliance with instructions
TERMINOLOGY AND DEFINITIONS
Affirmations concerning the Author, attribution, origin, period, provenance and conditions of the Lot/s in the Catalogue are to be considered
as the personal opinion of the Experts and Scholars who may have been
consulted and do not necessarily represent fact.
TITIAN: in our opinion, the work is the work of the artist.
ATTRIBUTED TO TITIAN: in our opinion, the work is probably by the
artist, but there is no absolute certainty.
TITIAN’S WORKSHOP/STUDIO: in our opinion, the work is by an unknown painter working in the artist’s workshop/studio who
may or may not have undertaken the painting under the artist’s supervision.
TITIAN’S CIRCLE: in our opinion, the work is by an unknown painter who is in some way connected or associated to the artist,
although not necessarily a pupil of the artist.
STYLE OF/FOLLOWER OF TITIAN: in our opinion, the work is by a
painter who was contemporary or almost contemporary to
the artist, working in the same style as the artist, without
being necessarily connected to him by an artist-pupil relationship.
MANNER OF TITIAN: in our opinion, the work has been carried out
in the style of the artist but subsequent to the period of the artist.
FROM TITIAN: in our opinion, the work is a copy of a painting by the
artist.
IN THE STYLE OF...: in our opinion, the work is in the style mentioned but from a later period.
SIGNED – DATED – INSCRIBED: in our opinion, the signature and/or
date and/or inscription are by the artist.
BEARING SIGNATURE – DATE – INSCRIPTION: in our opinion, the signature and/or date and/or inscription have been added.
The dimensions supplied are HEIGHT first, followed by WIDTH.
158
CONDIZIONI GENERALI DI VENDITA
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Art. 1
I beni possono essere venduti in lotti o singolarmente ad insindacabile giudizio della WANNENES ART AUCTIONS (di seguito ART AUCTIONS o Casa d’Aste). Le aste saranno tenute in locali aperti al pubblico da ART AUCTIONS che agisce unicamente
come mandataria nel nome e nell’interesse di ciascun venditore (il nome del quale è trascritto in tutti i registri previsti dalle
vigenti leggi). Gli effetti della vendita influiscono direttamente sul compratore e sul venditore. ART AUCTIONS non assume
nessuna responsabilità nei confronti dell’aggiudicatario, del venditore, o di qualsiasi altro terzo in genere.
Art. 9
Le stime relative al prezzo base di vendita, riportate sotto la descrizione di ogni bene sul catalogo, sono da intendersi al netto di ogni
onere accessorio quale, ad esempio, diritti d’asta, tasse ecc. ecc. Poiché i tempi tipografici di stampa del catalogo richiedono la determinazione dei prezzi di stima con largo anticipo esse potranno essere oggetto di mutamento, così come la descrizione del bene.
Ogni e qualsivoglia cambiamento sarà comunicato dal Banditore prima dell’inizio dell’asta sul singolo bene interessato; fermo restando
che il lotto sarà aggiudicato unicamente in caso di raggiungimento del prezzo di riserva.
Art. 2
Gli oggetti sono venduti/aggiudicati al miglior offerente, e per contanti. Nel caso in cui sorgessero delle contestazioni
tra più aggiudicatari, il Banditore, a suo insindacabile giudizio, rimetterà in vendita il bene che potrà essere nuovamente aggiudicato nella medesima asta; in ogni caso gli aggiudicatari che avessero sollevato delle contestazioni restano vincolati all’offerta fatta in precedenza che ha dato luogo alla nuova aggiudicazione. In caso di mancata nuova
aggiudicazione il Banditore, a suo insindacabile giudizio, comunicherà chi deve intendersi aggiudicatario del bene. Ogni
trasferimento a terzi dei lotti aggiudicati non sarà opponibile ad ART AUCTIONS che considererà quale unico responsabile del pagamento l’aggiudicatario. La partecipazione all’asta in nome e per conto di terzi potrà essere accettata da
ART AUCTIONS solo previo deposito presso gli Uffici della Casa d’Aste - almeno tre giorni prima dell’asta - di adeguate
referenze bancarie e di una procura notarile ad negotia.
Art. 10
Il completo pagamento del prezzo di aggiudicazione, dei diritti d’asta, e di ogni altra spesa accessoria dovrà essere effettuato entro 10 giorni lavorativi dalla data dell’Asta, in valuta avente corso legale nella Nazione ove si è svolta l’asta. In caso di mancato pagamento, fermo restando il risarcimento dei maggiori danni ART AUCTIONS potrà: a) restituire il bene al mancato
venditore ed esigere il pagamento dal mancato acquirente delle commissioni perdute; b) agire per ottenere l’esecuzione
coattiva dell’obbligo di acquisto; c) vendere il lotto a trattativa privata, od in aste successive, comunque in danno del mancato compratore, trattenendo a titolo di penale gli eventuali acconti versati. Nel caso il lotto rimanesse custodito da ART
AUCTIONS ciò avverrà a rischio e spese dell’aggiudicatario e del mancato venditore in solido. In ogni caso fino alla data di
vendita o restituzione l’aggiudicatario dovrà corrispondere ad ART AUCTIONS una somma, a titolo di penale, calcolata, avendo come base, l’importo di aggiudicazione maggiorato di tutte le tasse e commissioni, al tasso del 30%. Tale somma sarà dovuta a partire dal sesto giorno successivo all’aggiudicazione.
Art. 3
ART AUCTIONS si riserva il diritto di ritirare dall’asta qualsiasi lotto. Il banditore conduce l’asta iniziando dall’offerta che ritiene
più opportuna, in funzione sia del valore del lotto presentato sia delle offerte concorrenti. Il banditore può fare offerte consecutive o in risposta ad altre offerte, fino al raggiungimento del prezzo di riserva. Il Banditore, durante l’asta, ha facoltà di accorpare e/o separare i lotti e di variare l’ordine di vendita. Il banditore può, a suo insindacabile giudizio, ritirare i lotti che non
raggiungano il prezzo di riserva concordato tra ART AUCTIONS ed il venditore.
Art. 11
Art. 4
L’aggiudicatario corrisponderà ad ART AUCTIONS un corrispettivo pari al 24% sul prezzo di aggiudicazione comprensivo di
I.V.A. Per i lotti che fossero in temporanea importazione, provenendo da paesi non UE oltre ai corrispettivi d’asta di cui sopra
l’aggiudicatario, se residente in un Paese UE, dovrà corrispondere ogni altra tassa conseguente, oltre a rimborsare tutte le spese necessarie a trasformare da temporanea a definitiva l’importazione (i beni interessati saranno indicati con il segno**). Si ricorda che qualora il venditore fosse un soggetto I.V.A. l’aggiudicatario dovrà corrispondere anche le imposte conseguenti (i
beni interessati saranno contrassegnati dal segno °°).
L’aggiudicatario, dopo aver pagato tutte le somme dovute, dovrà ritirare i lotti acquistati entro 15 giorni lavorativi dalla data dell’Asta
a suo esclusivo rischio, cura e spese, rispettando l’orario a ciò destinato da ART AUCTIONS. Nel caso in cui l’aggiudicatario non dovesse ritirare i lotti acquistati entro il termine sopraindicato ART AUCTIONS li conserverà, ad esclusivo rischio e spese dell’aggiudicatario, nei locali oggetto dell’asta per altri cinque giorni lavorativi. Trascorso tale periodo ART AUCTIONS potrà far trasportare, sempre
a rischio e spese dell’aggiudicatario, i beni presso un qualsiasi depositario, od altro suo magazzino, liberandosi, nei confronti dell’acquirente, con la semplice comunicazione del luogo ove sono custoditi i beni. Resta fermo il fatto che per ritirare il lotto l’aggiudicatario dovrà corrispondere, oltre al relativo prezzo con accessori, anche il rimborso di ogni altra spesa successiva.
Art. 12
In ogni caso ART AUCTIONS potrà concordare con gli aggiudicatari diverse forme di pagamento, di deposito, di vendita a
trattativa privata, di assicurazione dei beni e/o la fornitura di qualsiasi altro servizio che fosse richiesto al fine del miglior andamento possibile dell’affare.
Art. 13
Tutti sono ovviamente tenuti a rispettare le leggi vigenti all’interno dello Stato ove è stata svolta l’asta. In particolare ART
AUCTIONS non assume nessuna responsabilità in relazione ad eventuali restrizioni all’esportazione dei lotti aggiudicati, e/o
in relazione a licenze e/o permessi che l’aggiudicatario potrà dover richiedere in base alla legge vigente. L’aggiudicatario
non potrà richiedere alcun rimborso ne al venditore ne ad ART AUCTIONS nel caso che lo Stato esercitasse il suo diritto di
prelazione, od altro diritto a lui riservato. I diritti maturati in relazione ad una aggiudicazione poi annullata a causa della negata autorizzazione all’esportazione del lotto per contrasto tra le diverse Soprintendenze, sono comunque dovuti dal mandante ad ART AUCTIONS se tale mancato permesso deriva dalla non comunicazione del mandante ad ART AUCTIONS
dell’esistenza di una autorizzazione all’esportazione rilasciata dall’Ente competente su richiesta del mandante stesso.
Art. 14
In caso di contestazioni rivelatesi fondate, ed accettate da ART AUCTIONS a seguito della vendita di oggetti falsificati ad arte la Casa d’Aste potrà, a sua discrezione, dichiarare la nullità della vendita e, ove sia fatta richiesta, rivelare all’aggiudicatario
il nome del venditore. L’acquirente potrà avvalersi di questo articolo solo ed esclusivamente nel caso in cui abbia notificato
ad ART AUCTIONS, ai sensi degli articoli 137 e SS CPC la contestazione con le prove relative entro il termine di 15 giorni dall’aggiudicazione. In ogni caso, a seguito di un reclamo accettato l’aggiudicatario avrà diritto a ricevere esclusivamente quanto pagato per l’aggiudicazione contestata, senza l’aggiunta di interessi o qualsiasi altra somma per qualunque altro motivo.
Art. 15
Le presenti condizioni di Vendita sono accettate automaticamente alla firma della scheda di cui all’art 5 e comunque da tutti quanti concorrono alla vendita e sono a disposizione di chiunque ne faccia richiesta. Per qualsiasi controversia è stabilita
la competenza del foro di Genova
Art. 16
Legge sulla Privacy d. lgs. 196/03. Titolare del trattamento è ART AUCTIONS S.r.l. con sede in Genova Piazza Campetto, 2. Il cliente potrà esercitare i diritti di cui al d. lgs. 196/03 (accesso, correzione, cancellazione, opposizione al trattamento ecc.ecc.), rivolgendosi ad ART AUCTIONS S.r.l.. GARANzIA DI RISERVATEzzA ai sensi dell’art. 25 del d. lgs. 196/03 i dati sono trattati in forma
automatizzata al solo fine di prestare il servizio in oggetto, o di altro servizio inerente l’oggetto sociale della società, con le
modalità strettamente necessarie allo scopo. Il conferimento dei dati è facoltativo: in mancanza, tuttavia ART AUCTIONS non
potrà dar corso al servizio. I dati non saranno divulgati. La partecipazione all’asta consente ad ART AUCTIONS di inviare successivi cataloghi di altre aste.
Art. 5
Al fine di garantire la trasparenza dell’asta tutti coloro che sono intenzionati a formulare offerte devono compilare una scheda di partecipazione con i dati personali e le referenze bancarie. ART AUCTIONS si riserva il diritto di verificare le referenze fornite e di rifiutare alle persone non gradite la partecipazione all’asta. All’atto della compilazione ART AUCTIONS consegnerà
un cartellino identificativo, numerato, che dovrà essere esibito al banditore per formulare le offerte.
Art. 6
ART AUCTIONS può accettare mandati per l’acquisto (tramite sia offerte scritte che telefoniche) effettuando rilanci tramite il Banditore, in gara con le persone partecipanti in sala. In caso di offerte identiche l’offerta scritta preverrà su quella orale.
Art. 7
Nel caso di due offerte scritte identiche, che non siano superate da offerte in sala o telefoniche, ART AUCTIONS considererà aggiudicataria quella depositata per prima. ART AUCTIONS si riserva il diritto di rifiutare, a suo insindacabile giudizio, offerte di acquirenti non conosciuti e/o graditi. A parziale deroga di quanto sopra ART AUCTIONS potrà accettare dette offerte
nel caso sia depositata una somma a garanzia di importo pari al valore del lotto richiesto, oltre commissioni, tasse, e spese.
In ogni caso all’atto dell’aggiudicazione l’aggiudicatario comunicherà, immediatamente, le proprie complete generalità e i
propri dati fiscali.
Art. 8
ART AUCTIONS agisce esclusivamente quale mandataria dei venditori declinando ogni responsabilità in ordine alla descrizione degli oggetti contenuta nei cataloghi ed in ogni altra pubblicazione illustrativa. Tutte le descrizioni dei beni devono intendersi puramente illustrative ed indicative e non potranno generare nessun affidamento di alcun tipo negli aggiudicatari.
L’asta sarà preceduta da un’esposizione dei beni al fine di permettere un congruo esame degli stessi da parte degli aspiranti acquirenti, affinché quest’ultimi, sotto la loro totale e completa responsabilità, possano verificarne tutte le qualità, quali ad
esempio, l’autenticità, lo stato di conservazione, il tipo, il materiale, la provenienza, dei beni posti in asta. Dopo l’aggiudicazione nessuno potrà opporre ad ART AUCTIONS od ai venditori la mancanza di qualsiasi qualità dei beni oggetto di aggiudicazione. ART AUCTIONS ed i propri dipendenti e/o collaboratori non rilasceranno nessuna garanzia di autenticità e/o
quant’altro. Tutte le indicazioni sulla caratura ed il peso di metalli o pietre preziose, come sui relativi marchi, sono puramente indicative. ART AUCTIONS non risponderà di eventuali errori o della falsificazione effettuata ad arte. Nonostante il possibile riferimento ad elaborati di esperti esterni alla Casa d’Aste, ART AUCTIONS non ne garantisce né l’esattezza né l’autenticità.
160
GENERAL CONDITIONS OF SALE
Art. 1
Art. 2
The objects are sold to the highest Bidder for cash. Should any disputes arise among more than one Purchaser, the Auctioneer
(his/her decision is final) will put the object up for sale once more so it can be purchased again in the same Sale. In each case, the
Purchasers who disputed the former Sale of the object in question are still bound by the initial Bid (which gave rise to the subsequent
Sale of the object). Should the subsequent purchase fall through once again the Auctioneer (his/her decision is final) will decide which
person may successfully purchase the Lot/s. Each transfer to Third Parties of the Lot/s purchased does not become the responsibility of ART AUCTIONS which considers the Purchaser as the sole person/s responsible for payment. Bidding at an Auction in the name of and for Third Parties may be accepted by ART AUCTIONS only after sufficient bank references as well as a power of attorney
have been received by the AUCTION HOUSE at least three days before the Auction.
Art. 3
ART AUCTIONS reserves the right to withdraw any Lot/s from the Auction. The Auctioneer starts the Auction beginning with the Bid
that s/he believes to be the most opportune, based upon both the value of the Lot/s as well as the competing Bids. The Auctioneer may make further Bids or in response to other Bids, until the reserve price is reached. The Auctioneer, during the Auction, may group
together or separate Lot/s and vary the order of the Sale. The Auctioneer may – and his/her decision is final – withdraw Lot/s that
do not reach the reserve price agreed upon between ART AUCTIONS and the Seller.
Art. 4
The Purchaser will pay ART AUCTIONS a sum equivalent to 24% of the hammer price including VAT. For those Lots being temporarily
imported and coming from non-EU States, apart from the above-mentioned detractions, the Purchaser – if resident in an EU memberState - will pay all other subsequent taxes, as well as refund all expenses required to transform the temporary import status of the object/s to a status that is permanent (the objects are indicated by the sign **). If the Seller is in possession of a VAT number the Purchaser
will also pay all subsequent taxes (the objects are indicated with a °°).
Art. 5
In order to guarantee the highest levels of transparency during the Auction for all those who intend to make Bids, prospective Bidders are
required to fill out a participation form with personal information and bank details. ART AUCTIONS reserves the right to make checks on the
details/references provided and to refuse those who might not be welcome. Upon completion of the form ART AUCTIONS will supply a
numbered identification paddle which will have to be shown to the Auctioneer in order to proceed with Bidding.
Art. 6
ART AUCTIONS may accept absentee Bids (by means both of written as well as telephone Bids) that will be undertaken by the Auctioneer, in direct competition with those present in the Auction Room. Should there be a case of identical Bids, the written Bid will
prevail upon the oral Bid.
Art. 7
Should there be two written Bids that are not beaten by Bids made in the Auction Room or telephone Bids, ART AUCTIONS will consider the Purchaser to be the one who made the Bid first. ART AUCTIONS reserves the right to refuse – its decision is final – Bids made by Purchasers who are not known or welcome. ART AUCTIONS may, however, partially in reference to the above-mentioned,
accept Bids if there is a guaranteed sum deposited equal to the value of the Lot that is requested, apart from commissions (buyer’s
premium), taxes and expenses. In each case, at the moment of Purchase, the Purchaser will immediately inform the AUCTION HOUSE of his/her personal information and taxation details.
Art. 8
Art. 9
161
The objects may be sold in Lots or individually according to the final opinion of WANNENES ART AUCTIONS (here follows referred to
as ART AUCTIONS or AUCTION HOUSE). The Auctions will be held in premises that are open to the public by ART AUCTIONS which
acts simply as AGENT in the name and interests of each Seller (the name of the said Seller is written in all the Registers required by
Law). The Sale directly concerns the Purchaser and the Seller. ART AUCTIONS does not assume any responsibility in relation to the
Purchaser, the Seller or any Third Party concerned.
ART AUCTIONS acts exclusively as the agent for the Sellers and bears no responsibility in terms of descriptions of the objects
in the Catalogues or in any other illustrated publication. All the descriptions of objects are intended purely as illustrative and
indicative. They may not generate any form of reliance as far as the Purchaser is concerned. The Auction will be preceded by
a public viewing of the objects in order to allow for a careful examination of the objects on behalf of aspiring Bidders. In this
way, potential Purchasers will have the opportunity to and be responsible for a complete examination of all the qualities of
the object/s in question: for example, the authenticity, the state of preservation, the type, the material and the provenance of
the objects being auctioned. Following the Purchase, no one will be able to dispute or criticise ART AUCTIONS or the Sellers
for the lack of any form of quality in reference to the object being auctioned. ART AUCTIONS and its employees/consultants
will issue no guarantee of authenticity. All those indications relative to the carats and the weight of metals or precious stones,
as well as their relative marks, are merely indicative. ART AUCTIONS is not responsible for any potential errors or falsifications.
Notwithstanding any potential reference to descriptions by experts external to the AUCTION HOUSE, ART AUCTIONS does not either guarantee the accuracy or the authenticity of such comments.
The Estimates relative to the initial sale price, indicated beneath the description of each object in the Catalogue, are intended as NET
and do not include, for example, the commissions (buyer’s premium), taxes etc. Since the printing time employed for the making of
the Catalogue requires price Estimates in advance, these latter may be subject to change, as may also the description of the object.
Each and every change will be communicated to the Auctioneer before the beginning of the Auction in relation to each object concerned. The Lot/s will, however, only be sold upon reaching the reserve price.
Art. 10
The entire payment of the hammer price, the commissions applied (buyer’s premium) as well as all other expenses must be paid for
within ten working days of the Auction date, in the legal currency of the State in which the Auction has taken place. In the case of
lack of due payment, after full compensation of damages made to ART AUCTIONS, the AUCTION HOUSE may:
return the object to the Seller and demand full payment from the Purchaser of the due commissions/premium;
undertake action in order to forcefully obtain the obligations of purchase;
sell the Lot/s privately or in subsequent Auctions, to the disadvantage of the original Purchaser, treating any sums paid by the latter
as a form of sanction. If the Lot/s is kept by ART AUCTIONS this will be at the risk and expense of the Purchaser and the original Seller. In each case, until the sale or return dates the Purchaser will pay ART AUCTIONS a sum – in the form of a sanction – to be calculated on the basis of the hammer price plus all taxes and commissions at a rate of 30%. This sum must be paid from the sixth day
following the Auction.
Art. 11
The Purchaser, after having paid all the sums due, must collect the Lot/s acquired within fifteen working days of the Auction date,
at his/her own risk and expense, in full consideration of the opening hours of ART AUCTIONS. Should the Purchaser not collect the
Lot/s during the above-mentioned times ART AUCTIONS will keep them at the risk and expense of the Purchaser in the AUCTION
HOUSE for a further five working days. Once this period has passed, ART AUCTIONS will remove the object/s (at the Purchaser’s own
risk and expense) to the storage space deemed most appropriate by the AUCTION HOUSE. The AUCTION HOUSE will inform the
Purchaser of the place where the object/s are kept. Let it be clearly understood that in order to collect the object/s the Purchaser
will have to pay, apart from the price plus commissions (buyer’s premium) etc, any refund due to subsequent expenses incurred by
the AUCTION HOUSE.
Art. 12
In each case, ART AUCTIONS may agree with the Purchaser/s upon different forms of payment, storage, private sale, insurance of the
object/s and/or granting of any other service requested in order to achieve the most successful results possible.
Art. 13
Everybody has, obviously, to respect the current Laws within the State where the Auction is held. In particular, ART AUCTIONS assumes no responsibility in relation to potential restrictions concerning the export of purchased objects and/or in relation to licences
or permits that the Purchaser might have to request on the basis of current Laws. The Purchaser will not be able to request any refund either from the Seller or from ART AUCTIONS should the State exercise its right to pre-emption or any other right it may possess. The rights that have matured in relation to the hammer price of a sale that has been annulled on account of it not receiving
authorisation for export due to the lack of agreement of the cultural authorities concerned are, nevertheless, to be paid by the vendor to ART AUCTIONS if permission was not given because the vendor did not previously inform ART AUCTIONS of the existence of
authorisation (for export) given by the relevant authority upon the request of the vendor him/herself.
Art. 14
In the case of disputes that are revealed to be well-founded and accepted by ART AUCTIONS subsequent to the sale of false objects, the
AUCTION HOUSE may, at its own discretion, declare the sale null and void and, if requested, reveal the name of the Seller to the Purchaser. The Purchaser may make use of this Article (Article 14) only and exclusively in the case that s/he has notified ART AUCTIONS – according to Articles 137 and following in the Code of Civil Procedure – of the dispute in question with the relative proof within fifteen days of
the Auction date. In each case, subsequent to an accepted claim the Purchaser has the right to receive exclusively what was paid as the
disputed hammer price without the addition of interests or other sums for any other reason.
Art. 15
The current Sale Conditions are accepted automatically upon signing the form (see Article 5) and by all those individuals who take
part in the Sale. The above-mentioned Conditions are at the disposal of any individual who requests to see them. Any case of controversy is within the jurisdiction of the Genoa Law Courts.
Art. 16
Privacy Law (Legislative Decree 196/03). Data Controller: ART AUCTIONS S.r.l. with headquarters in GENOA, Piazza Campetto, 2. The
Customer may exercise his/her rights according to Legislative Decree 196/03 (access, correction, cancellation, opposition etc), by contacting ART AUCTIONS S.r.l. GARANzIA DI RISERVATEzzA according to Article 25 of Legislative Decree 196/03. The information is
computerised with the sole intention of providing the above-mentioned service or any further service relative to the Company, in
such a way that is strictly connected to the question at hand. The supply of data is optional: in default of which, ART AUCTIONS will
not be able to perform the service required. Data will not be divulged. Participation in an Auction allows ART AUCTIONS to send subsequent Catalogues of other Auctions.
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0314
0314
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We would like to inform that purchaser will pay a sum equivalent to 24% of the hammer price
including the VAT, in compliance with the economic measure L. 148 dated 14.09.11 (VAT increase)
Si comunica che i diritti d’asta sono pari al 24% del prezzo di aggiudicazione, in
ottemperanza alla manovra economica L. 148 del 14/09/2011 (aumento IVA)
MODULO PER LE OFFERTE /ABSENTEE BIDS FORM
IO SOTTOSCRITTO
IO SOTTOSCRITTO
NOME/COGNOME
NOME/COGNOME
NAME/SURNAME
NAME/SURNAME
DOCUMENTO/N°
DATA E LUOGO DI EMISSIONE
DOCUMENT/N.
DOCUMENT/N.
NATO A
DATA
BORN IN
DATE
INDIRIZZO
ADDRESS
CITTÀ
CAP
STATO
TOWN
ZIP CODE
COUNTRY
TELEFONO/FAX
E-MAIL
PHONE/FAX
E-MAIL
CODICE FISCALE
TAX PAYERS CODE
CONFERISCO INCARICO
A Wannenes Art Auctions affinché effettui per mio ordine e conto delle offerte per l’acquisto dei lotti qui sotto elencati fino al prezzo massimo (oltre commissioni, tasse e/o imposte e quant’altro dovuto) indicato per ciascuno di essi, e/o prenda contatto telefonico con me al momento in cui saranno posti in vendita i lotti qui sotto elencati, al numero di telefono da me indicato. Dichiaro di conoscere ed accettare integralmente le condizioni di vendita stampate sul catalogo ed espressamente esonero Wannenes Art Auctions da ogni
e qualsiasi responsabilità per le offerte che per qualsiasi motivo non fossero state eseguite in tutto o in parte e/o per le chiamate che non fossero state effettuate, anche per ragioni dipendenti direttamente da Wannenes Art Auctions.
OFFERTA MASSIMA IN €
DESCRIZIONE
LOTTO
fax +39 010 2517767 - [email protected]
IMPORTANT NOTICE
AVVISO IMPORTANTE
MODULO PER LE OFFERTE /ABSENTEE BIDS FORM
recapito telefonico (solo per offerte telefoniche in sala) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
AUTORIZZAZIONE ALL’ADDEBITO SU CARTA DI CREDITO
Il sottoscritto ......................................................................................................... in relazione alla mia partecipazione quale acquirente
Data .................................................................... Ora ...........................................
Firma ................................................................................................................
RICHIAMO ALLE CONDIZIONI GENERALI DI VENDITA E VARIE
1. Il presente elenco non è da considerarsi esaustivo ma, meramente, esemplificativo;
il partecipante all’asta ha già preso visione delle condizioni generali di vendita che ha
dichiarato di aver compreso ed integralmente gradito ed accettato.
2. Nel caso di parità tra un’offerta scritta ed una in sala prevarrà l’offerta scritta.
3. Nel caso di parità tra più offerte scritte prevarrà quella formulata per prima, purchè
formulata in maniera completa (garanzie bancarie comprese).
4. Il proponente è perfettamente a conoscenza che il prezzo finale di acquisto sarà
composto dalla somma offerta maggiorata dai diritti d’asta e da tutte le imposte e
tasse conseguenti, nonché da tutte le voci di spesa chiaramente indicate nel catalogo.
5. Wannenes Art Auctions s’impegna a cercare di effettuare l’acquisto al prezzo più
basso possibile.
LEGGE SULLA PRIVACY
Ai sensi e per gli effetti del d.lgs. 196/03 e successive modificazioni ed integrazioni i dati
saranno trattati esclusivamente per le finalità per le quali sono stati comunicati e per
l’invio di comunicazioni commerciali e/o pubblicitarie (comunque esclusivamente per
materie inerenti l’oggetto sociale della Wannenes Art Auctions). I dati potranno essere
comunicati a persone ed enti che prestano servizi per conto di Wannenes Art Auctions
, ivi compresi istituti di credito per l’espletamento delle formalità di pagamento. I dati
potranno essere trattati anche con strumenti informatici.
Ai sensi e per gli effetti degli artt. 1341 e 1342 del Codice Civile dichiaro di
approvare specificatamente con l’ulteriore sottoscrizione che segue gli articoli
1, 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 13, 14, 15 delle Condizioni di Vendita.
Firma..............................................................................................................................
QUESTO MODULO SARÀ RITENUTO VALIDO SOLO SE PERVERRÀ PER E MAIL O FAX ALMENO SETTE ORE PRIMA DELL’INIZIO DELL’ASTA
THIS FORM WILL BE ACCEPTED ONLY IF RECEVED BY EMAIL OR FAX AT LEAST SEVEN HOURS BEFORE THE BEGINNING OF THE AUCTION
NON SI ACCETTANO OFFERTE TELEFONICHE SOTTO I 500 EURO DI STIMA MASSIMA TELEPHONE BIDS LOWER THAN 500 EURO WILL NOT BE ACCEPTED
LA RICHIESTA DI PARTECIPAZIONE TELEFONICA IMPLICA L’ACCETTAZIONE DI OFFERTA DEL PREZZO BASE
THE REQUEST OF TELEPHONE BIDDING IMPLIES THE ACCEPTANCE OF A BID AT THE STARTING PRICE
NON POSSIAMO ACCETTARE OFFERTE SOTTO IL PREZZO MINIMO DI STIMA WE CANNOT ACCEPT BIDS LOWER THAN THE MINIMUM PRICE
all’asta numero 133/134 che si terrà il 3 dicembre 2013 ed in relazione ad i lotti sopra indicati autorizzo Art Auctions s.r.l.
ad addebitare tali miei acquisti sulla carta di Credito trascorsi 10 giorni lavorativi dalla data dell’asta.
Visa
Mastercard
altra .................................................................................
CVC*
SCADE
/
* codice di sicurezza
card verification code
Data........................................Firma ................................................................................
QUESTO MODULO SARÀ RITENUTO VALIDO SOLO SE PERVERRÀ PER E MAIL O FAX ALMENO SETTE ORE PRIMA DELL’INIZIO DELL’ASTA
THIS FORM WILL BE ACCEPTED ONLY IF RECEVED BY EMAIL OR FAX AT LEAST SEVEN HOURS BEFORE THE BEGINNING OF THE AUCTION
NON SI ACCETTANO OFFERTE TELEFONICHE SOTTO I 500 EURO DI STIMA MASSIMA TELEPHONE BIDS LOWER THAN 500 EURO WILL NOT BE ACCEPTED
LA RICHIESTA DI PARTECIPAZIONE TELEFONICA IMPLICA L’ACCETTAZIONE DI OFFERTA DEL PREZZO BASE
THE REQUEST OF TELEPHONE BIDDING IMPLIES THE ACCEPTANCE OF A BID AT THE STARTING PRICE
NON POSSIAMO ACCETTARE OFFERTE SOTTO IL PREZZO MINIMO DI STIMA WE CANNOT ACCEPT BIDS LOWER THAN THE MINIMUM PRICE
fax +39 010 2517767 - [email protected]
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Foto/Photography
Carlo Cichero
Armando Pastorino
Paola Zucchi
Grafica/Graphic Design
Crea Graphic Design
www.crea.ge.it
Stampa/Printers
Litografia Viscardi
Finito di stampare nel mese di Febbraio 2014
Printed in Italy
DIPINTI ANTICHI E DEL XIX SECOLO
Genova 6 Marzo 2014
DIPINTI ANTICHI E DEL XIX SECOLO
ROMA
Via Giuseppe Avezzana, 8
Tel. +39 06 69200565
Fax +39 06 69208044
MILANO
Via Santa Marta, 25
Tel. +39 02 72023790
Fax +39 02 89015908
6 MARZO 2014
GENOVA
Piazza Campetto, 2
Tel. +39 010 2530097
Fax +39 010 2517767
[email protected] wannenesgroup.com
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