Corriere della sera

MERCOLEDÌ 22 OTTOBRE 2014
www.corriere.it
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Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 6882811
FONDATO NEL 1876
Capitale umano, degrado etico
LA PARABOLA
DELL’INEFFICIENZA
Il libro
La disfatta della Roma
Sette gol dal Bayern
Intervento pubblico
o scelte di mercato
Far ripartire l’industria
di Alessandro Bocci, Mario Sconcerti
e Luca Valdiserri alle pagine 52 e 53
di Sergio Bocconi
a pagina 41
● GIANNELLI
● L’INCHIESTA
La corsa dei prezzi per i farmaci
Troppo cari per il sistema sanitario
Troppo cari per il sistema sanitario: viaggio attraverso le alchimie che determinano i prezzi delle medicine. Un farmaco
per l’epatite che costa 40 mila
euro all’anno per paziente, uno
per il melanoma che ne costa 80
mila. Inchiesta del Corriere sul
mercato farmaceutico e sul
meccanismo dei rimborsi. È nato un cartello per un rialzo indiscriminato? E qual è il futuro del
nostro sistema sanitario?
L’
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
ANNO 139 - N. 250
Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
mail: [email protected]
Champions League
di Michele Ainis
LA PILLOLA CHE FA MALE AI CONTI
di Luigi Ripamonti
P
er essere approvati a livello europeo, i farmaci non devono essere di qualità superiore a quelli in commercio: basta che non siano inferiori. Ottenuto il via libera, le case farmaceutiche avviano trattative con i servizi sanitari nazionali. Partendo dai Paesi dove possono «spuntare» un prezzo
alto: sarà quello a fare da riferimento anche per Stati, come
l’Italia, che rimborsano totalmente i medicinali importanti.
alle pagine 18 e 19
a pagina 19
Economia e politica Bruxelles chiederà chiarimenti. Renzi da Napolitano. Proteste per l’ipotesi delle pensioni pagate il 10
La Ue avverte l’Italia sul bilancio
Legge di Stabilità all’esame del Quirinale, attesa per il via libera della Ragioneria dello Stato
La Commissione europea
chiederà oggi chiarimenti sulle
rispettive leggi di bilancio all’Italia e ad altri 4 Paesi, tra cui
la Francia. La manovra è approdata al Quirinale per un «attento esame», in attesa della bollinatura della Ragioneria dello
Stato. No dei sindacati al rinvio
delle pensioni al 10 del mese.
L’incidente Il numero uno della Total Christophe de Margerie
da pagina 2 a pagina 5
Caizzi, Iossa, Galluzzo
Marro, L. Salvia, Sensini
EVASIONE
Fisco e fondi neri
La lista segreta
che porta ai politici
LAPRESSE
inefficienza. Declino economico,
degrado etico. C’è un nesso? Certo:
la corruzione drena risorse, come
l’evasione fiscale. Non a caso per
Transparency International siamo
terzultimi in Europa, quanto al tasso di legalità.
Ma la questione non coinvolge solo il codice
penale, travolge pure il codice morale. Quello
scolpito dai rivoluzionari francesi, due secoli fa,
nell’articolo 6 della Déclaration: «I cittadini
sono ugualmente ammissibili a tutti gli
incarichi e impieghi pubblici, senza altra
distinzione che quella delle loro virtù e dei loro
talenti». Ecco, i talenti. Quanto contano in Italia
le qualità professionali, le competenze, le
esperienze? Ben poco, a giudicare dall’ultima
vicenda: un dirigente genovese rinviato a
giudizio per inondazione colposa, e al
contempo premiato dal Comune. O la
penultima: una signora eletta al Csm senza
averne i titoli. Ma i titoli vanno a rotoli, quando
succede che il bando per la direzione del
Museo egizio di Torino non menzioni
l’egittologia fra le conoscenze richieste ai
candidati, o quando la gestione di Pompei
venga sottratta agli archeologi, come ha
denunziato Salvatore Settis. D’altronde chi
decide è la politica, ed è l’unica decisione
tempestiva: una nomina ogni 4 giorni per il
governatore siciliano Crocetta, nei primi due
anni di mandato. Mentre il suo collega Maroni
ha designato un esperto d’antifurti alla
presidenza di Lombardia Informatica.
Tuttavia la nomina prediletta dai politici è
l’autonomina, e anche qui conta l’appartenenza,
non la competenza. Così, il Garante della privacy
è un dermatologo. Al governo c’è una farmacista
a guidare gli Affari regionali, un’imprenditrice
della moda sottosegretario all’Istruzione, un
laureato in lettere viceministro dell’Agricoltura.
Ma la stessa laurea è un optional: alla Camera
non è laureato il presidente della commissione
Trasporti, al Senato quelli delle commissioni
Finanze e Sanità. E la commissione Ambiente è
presieduta da un odontoiatra.
Dice: ma in politica vige il principio della
rappresentanza, non della competenza. Fino a
un certo punto. Alla Costituente i dottori
superavano il 74% del totale, e a quel tempo la
laurea era merce rara. Inoltre la politica
dovrebbe essere d’esempio, ma se promuovi la
persona sbagliata sbagli anche l’esempio. E alla
fine della giostra si rompe poi la giostra. Nel
2006 un’indagine Ederer, condotta su 13 Paesi
europei, ci collocò all’ultima casella per la
capacità d’utilizzare il nostro capitale umano. La
crisi italiana era già iniziata, benché non lo
sapessimo. Tuttavia adesso lo sappiamo:
l’incompetenza produce inefficienza. E
l’inefficienza costa, costa cara.
In Italia EURO 1,40
Il petroliere francese amico di Mosca si schianta con il suo jet
di Stefano Montefiori
amministratore delegato della Total, Christophe de Margerie, è morto lunedì sera in un incidente
all’aeroporto di Mosca insieme ai tre membri dell’equipaggio del suo jet privato. Il colosso petrolifero
francese perde dunque la guida, e la Russia uno dei suoi maggiori sostenitori in Occidente. a pagina 13 Basso
L’
di Fiorenza Sarzanini
U
n elenco di enti pubblici. E,
di fianco, alcune cifre. Secondo i magistrati di Roma la
lista, nascosta in una cassaforte, è il brogliaccio delle decine
di milioni di euro in mazzette
pagate dal Consorzio Gesconet
per accaparrarsi gli appalti della pubblica amministrazione.
a pagina 21
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ruini: io dico no alle unioni civili
Il cardinale parla di Chiesa, gay e divorziati: questa ondata libertaria potrebbe defluire
di Aldo Cazzullo
ADDIO A DE LA RENTA
a pagina 11
Oscar, lo stilista
delle first lady
di Massimo Gaggi
e Maria Teresa Veneziani
AP / DIANE BONDAREFF
9 771120 498008
41 0 2 2>
«P
apa Francesco ha cambiato stile e linguaggio,
non la dottrina — dice al Corriere della Sera il cardinale Camillo Ruini —. Io non dirò più
“valori non negoziabili”, ma
non cambio idea: sono contro
la comunione ai risposati e le
unioni civili. Sui gay la Chiesa
non è in ritardo ma all’avanguardia: non escludo che l’ondata libertaria rifluisca». E ancora: «Attenti ai laici che si appropriano del Papa».
luxury outerwear
A
ddio a Oscar de la Renta, lo
stilista dominicano che, in
oltre 50 anni di carriera, ha vestito le first lady e celebrità di
Hollywood. Un gentleman della moda, aveva 82 anni.
a pagina 29
cinziarocca.com
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
2
#
Primo Piano La legge di Stabilità
Il Colle: verifica attenta sulle norme, provvedimento complesso
Il Tesoro rassicura, oggi la bollinatura. Renzi incontra Napolitano
Manovra, l’esame del Quirinale
La nota del Quirinale, a metà pomeriggio,
rileva a prima vista un’anomalia. La legge di Stabilità è da poche ore all’esame del Colle, ma il testo «è in attesa di bollinatura da parte della Ragioneria dello Stato», ci tiene a far sapere l’ufficio stampa della prima carica dello Stato.
Insomma il governo è stato più veloce della
Ragioneria (ufficio con cui Renzi ha avuto più di
un’incomprensione nei suoi otto mesi di governo). E ha ritenuto di inviare agli uffici del Colle il
testo della legge senza attendere quella verifica
tecnica, di corrispondenza fra cifre e misure, che
di solito svolge l’ufficio dell’Economia.
La sorpresa che suscita la notizia, che immediatamente viene commentata in Parlamento e
nel governo, autorizza più d’uno a pensare ad
uno scontro in corso fra Palazzo Chigi e uffici di
Padoan. Renato Brunetta dichiara che la Ragioneria ha preteso delle clausole di salvaguardia,
sui conti, che nel testo mancherebbero.
Ma nel corso della serata la sottolineatura del
ROMA
Del resto quello di ieri è stato un arrivederci ad
oggi: a pranzo Renzi e Napolitano si rivedranno
per discutere del Consiglio europeo di domani e
dopodomani, altro appuntamento fondamentale per l’Italia. Ieri i vertici istituzionali della Ue insistevano sul fatto che si discuterà innanzitutto
di clima ed energia; Francia e Italia invece spingono perché almeno venerdì il Consiglio affronti
il nodo della crescita e degli investimenti.
Un argomento che oggi, come ieri la legge di
Stabilità, sarà di sicuro affrontato dal premier e
dal capo dello Stato. Le ultime indiscrezioni che
arrivano dalla capitale belga dicono che l’Italia
potrebbe non ricevere alcuna lettera in cui la Ue
chiede una correzione maggiore sul deficit. Il Financial Times ieri però scriveva che la bocciatura è vicina, che potrebbe arrivare già oggi. Nel
governo bocche cucite, tranne che per dire:
«Aspettiamo e vediamo».
Marco Galluzzo
Colle viene volutamente smorzata da considerazioni di natura costruttiva: è vero che la legge è
arrivata al Quirinale senza l’imprimatur della Ragioneria, ma è anche vero che il testo è lungo e
molto delicato, oggetto di analisi parallela, in
queste ore, negli uffici della Commissione della
Ue. E dunque tanta fretta si spiega anche con
quanto aggiunge la stessa nota: le norme sono
«oggetto di un attento esame, essendo per sua
natura» il «provvedimento molto complesso».
Completa le rassicurazioni il Tesoro: la bollinatura arriverà oggi.
Nel governo, almeno in modo ufficiale, parla
solo Maurizio Lupi: l’incontro fra Renzi e Napolitano, che inizia subito dopo la diffusione della
nota, «è andato bene». Fonti del Quirinale aggiungono che lo spirito fra le due cariche dello
Stato è improntato alla massima collaborazione
e che in questa cornice va letto l’incontro, in cui
fra l’altro si sarebbe discusso anche del nodo dei
giudici costituzionali.
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Il confronto
Deficit/Pil
(In %, in positivo gli avanzi di bilancio, dati 2013)
Debito/Pil (In %, dati 2013)
na
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Germania
100
Lo spread
Btp-Bund
150
200
-4,1
-4,9 -4,9
-5,7
92,1
Francia
92,2
Irlanda
-6,8
ITALIA
-9
Portogallo
-12
-12,2
Grecia
250
76,9
Spagna
Cipro
-2,8
-6
50
llo
0
IT
● Il governo ha
inviato ieri al
Quirinale la
legge di
Stabilità, ma
come ha reso
noto il Colle il
testo era privo
della
cosiddetta
«bollinatura»
della
Ragioneria
dello Stato,
ovvero la
verifica tecnica
della
corrispondenza
tra cifre e
misure. Il
Tesoro ha in
seguito
precisato che la
bollinatura
arriverà oggi. E
oggi è previsto
un pranzo tra
Renzi e
Napolitano
dopo l’incontro
di un’ora e
mezzo
avvenuto ieri
Ge
La vicenda
163
200
punti
ieri
102,2
123,3
150
127,9
128
174,9
100
-15
Gennaio 2014 Aprile
Luglio
Ottobre
● Il caso
Sblocca-Italia,
si va verso
il voto di fiducia
di Lorenzo Salvia
ROMA Stop allo sblocca
Italia. Sembra un gioco di
parole e invece è la cronaca
di ciò che è successo ieri
alla Camera. In Aula si
doveva cominciare a votare
sul decreto legge per far
ripartire i cantieri. Ma tutto
è stato rinviato dopo la
bocciatura di alcune
modifiche arrivata dal
servizio Bilancio di
Montecitorio. In particolare
va cambiata la norma che
abbassa dal 10 al 4% l’Iva per
le ristrutturazioni edilizie.
Uno sconto, proposto dal
Movimento 5 stelle, che
veniva finanziato alzando
dal da 4 al 10% l’Iva sulla
costruzione di case nuove.
Recupero dell’esistente
invece che nuovo consumo
di suolo, questa la logica.
Ma le due norme non si
compensano, aprendo un
buco nei conti. Forse la
fretta non ha aiutato. Il
decreto va convertito entro
il 12 novembre, e deve
passare anche al Senato. Il
ricorso alla fiducia è ancora
più scontato.
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Fonte: Eurostat
I contenuti
di Mario Sensini
Una manovra tutta puntata al rilancio della crescita,
con un cospicuo taglio delle
tasse, forti incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato e
molte riforme, che segna una
svolta espansiva nella politica
economica, finora restrittiva.
Ma che non è povera di rischi,
legati all’efficacia delle misure
e ai giudizi della Ue, ed impliciti nel mantenere il deficit ancora a lungo appena un pelo sotto
il tetto massimo del 3% del prodotto interno lordo. Per la prima volta dopo tanti anni, è una
legge di bilancio che dà più di
quanto non toglie. Ma solo nell’immediato, perché lascia in
eredità al futuro molte più tasse di quante non ne elimini oggi: 18 miliardi nel 2016, 24 nel
2017, 28 nel 2018. Almeno secondo quanto prevede il testo
non ancora vidimato dalla Ragioneria generale e non ancora
arrivato in Parlamento.
ROMA
Volti
● Il ministro
dell’Economia
Pier Carlo
Padoan: siamo
in regola
l’Europa non ci
boccerà, ha
sostenuto
● Daniele
Franco,
61 anni,
è Ragioniere
generale
dello Stato,
dal 20 maggio
2013
La riduzione delle tasse
Il bonus di 80 euro, dal quale
si attende un rilancio dei consumi che finora non c’è stato,
viene confermato, ma la platea
non viene allargata. Restano,
dunque, i problemi legati all’equità della misura, che non
riguarda ad esempio gli inca-
Corriere della Sera
Radiografia di bonus, sconti e sgravi
La trappola delle tasse che verranno
pienti o i pensionati (il che rende anche problematica la sua
trasformazione in detrazione
fiscale, a rischio costituzionale), e che ha qualche effetto
perverso, come quello di penalizzare le famiglie povere monoreddito. Oltre al bonus per le
famiglie arriva quello per i
bebè, con un limite di reddito
molto alto per poterne beneficiare, 90 mila euro, che fa discutere.
Per le imprese ci sono forti
incentivi alle assunzioni. Non
si pagherà più l’Irap sulla componente lavoro, ma vengono
annullate le riduzioni precedenti dell’aliquota. Con effetto,
sembra di capire, già sull’anno
di imposta corrente, il 2014. Lo
sgravio, così, vale 4 miliardi, e
premia soprattutto le imprese
ad alta intensità di manodopera. Accanto c’è la decontribuzione per i nuovi assunti a tempo indeterminato, ma non c’è
molta chiarezza sui costi. Un
miliardo, aveva detto Renzi,
forse più si dice oggi. Lo stanziamento, in ogni caso, coprirebbe 850 mila nuovi contratti,
più o meno metà di quelli che
si fanno di solito in un anno.
Per le partite Iva viene esteso
il cosiddetto regime dei minimi ad una platea più vasta, ma
entro limiti di reddito più bassi
e con l’aliquota passata dal 5 al
15%. La legge di Stabilità, poi,
stanzia 1,5 miliardi per i nuovi
ammortizzatori sociali, anche
se per la Cig in deroga, nel
2013, si è speso quasi il doppio.
E prevede l’opzione per il trasferimento del Tfr in busta paga. Soldi subito, anche a caro
prezzo perché in molti casi si
pagherebbero tasse più alte, e
una pensione di scorta più leggera domani.
Tagli e nuove entrate
Finché si tratta di dare, i problemi sono relativi. Molto meno quando si tratta di recuperare le risorse. La manovra prevede 6,1 miliardi di tagli alle
amministrazioni centrali dello
Stato, di cui 4 dai ministeri e 2
dalla riduzione delle cosiddette spese «a politiche invariate»,
dalle missioni di pace al 5 per
mille, che ora vengono coperte
strutturalmente. Ma spuntate.
I ministeri dovrebbero approfittare della centralizzazione degli acquisti, ma 4 miliardi
sono comunque una cifra
enorme. Tagliare usando discrezionalità è stato sempre
difficile e lo è ancor di più con
il bilancio ridotto all’osso: il rischio, di nuovo, è che per otte-
4
miliardi il
valore dello
sgravio Irap
che premia le
imprese
6,1
miliardi i tagli
alle amministra
zioni centrali,
di cui quattro
ai ministeri
nere il risultato si ripiombi sui
tagli lineari, molti dei quali creano un rimbalzo della spesa
negli anni successivi. I tagli agli
enti locali sono egualmente pesanti (4 miliardi per le Regioni,
2,1 per i Comuni, 1 per le Province), ma con il Patto di Stabilità interno il rischio di non
portarli a casa è basso. Come,
d’altra parte, è elevato quello di
un parallelo aumento delle tasse locali. Con sindaci e governatori non sarà facile arrivare a
un’intesa. C’è la possibilità che
la sforbiciata finisca per colpire
anche la spesa sanitaria.
La manovra prevede poi quasi 4 miliardi di recupero dall’evasione. È un punto critico,
perché in passato queste cifre
non venivano messe in bilancio come incasso sicuro, o a copertura di spese certe. Alcune
misure danno un maggior gettito automatico, come il «reverse charge» sull’Iva (900 milioni), o il prelievo delle banche, a
titolo di acconto, sui bonifici
relativi alle fatture per le ristrutturazioni edilizie (altri
900). Meno sicuro è il gettito
atteso da altre misure, dal nuovo ravvedimento operoso alla
stretta sugli «split payments»,
cioè i pagamenti frazionati per
ridurre l’imposta. Tanto che si
affaccia la possibilità di sostituire queste coperture col classico aumento delle accise.
Le incognite sul futuro
Per coprire le spese e per
correggere il deficit, dopo un
2015 di pausa nel percorso di
risanamento, la manovra prevede fin da ora un forte aumento dell’Iva e, ancora una volta,
delle accise. E sconta tuttora
una riduzione molto forte delle
detrazioni Irpef. Nel 2016 l’aliquota Iva del 10% passerebbe al
12, poi al 13% nel 2017, mentre
quella del 22 salirebbe prima al
24, poi al 25 e al 25,5% nel 2018.
Nello stesso tempo si prevede
un taglio delle detrazioni Irpef
per 4 miliardi nel 2016, e 7 negli
anni successivi. La manovra,
per ora, ha solo scongiurato
una parte del taglio degli sconti
fiscali, quello che doveva scattare già quest’anno, poi rinviato al 2015, da 3 miliardi. Sul futuro, dunque, pende un fortissimo aumento delle imposte,
quasi 20 miliardi nel 2015, e 30
nel 2018. Misure che potranno
essere sempre sostituite da altri provvedimenti, come i tagli
di spesa. Anche se a blindare la
manovra, ora, ci sono più tasse
di quelle che si riducono.
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Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
3
Le misure
Il taglio dell’Irap
Regioni e trasferimenti
Il bonus alle neomamme
Le ristrutturazioni
La liquidazione anticipata, che resta
volontaria, sarà sottoposta a tassazione
ordinaria. Sono esclusi i lavoratori
domestici, quelli del settore agricolo e i
dipendenti pubblici. Lo Stato non
anticiperà nulla per non rimanere a
corto di liquidità, problema a cui si è
ovviato per le imprese grazie ad un
accordo con le banche
Il taglio Irap che permette la
deducibilità del costo del lavoro
dall’imposta vale, così come
annunciato dal premier Renzi, 5 miliardi
quest’anno e 6,5 a regime. Ma
la nuova norma abroga il taglio del 10%
e pari a 2 miliardi contenuto nel dl Irpef
di aprile scorso. I numeri del governo
valgono nel confronto con il 2013
La legge di Stabilità prevede tagli da 4
miliardi per le Regioni, ma su questo
punto è ancora in corso la trattativa.
Insieme ai ministeri, le Regioni sono gli
enti pubblici più coinvolti dalla spending
review alla Renzi-Gutgeld. Non tagli
lineari ma quasi. Il governo dà un
obiettivo di spesa e le amministrazioni
decidono dove tagliare
Il «Fondo famiglia» con dote da 500
milioni nel 2015, precedentemente non
specificato nei dettagli, dovrebbe
essere quasi totalmente devoluto alla
riedizione del bonus bebé: 80 euro al
mese per i redditi familiari fino a 90.000
euro lordi annui per i primi tre anni di
vita di ciascun bambino nato a partire
dal primo gennaio
Lo Sblocca Italia prevede il taglio al 4%
dell’Iva sulle ristrutturazioni e
riqualificazioni energetiche, che
sarebbe compensato dal rialzo al 10%
dell’aliquota per le nuove costruzioni.
Ma i tecnici del servizio bilancio della
Camera hanno sollevato alcuni dubbi e
la «necessità di verificare» la
compatibilità con la disciplina Ue
ILLUSTRAZIONI DI ROBERTO PIROLA
Il Tfr in busta paga
Retroscena
di Ivo Caizzi
Italia e Francia, i rilievi Ue sui conti
La frenata di Barroso, prima di lasciare
Il «Financial Times»: pronte le richieste di chiarimenti anche per Austria, Slovenia e Malta
DAL NOSTRO INVIATO
Gli euroburocrati
della Commissione europea
stanno completando le lettere
di richiesta di chiarimenti tecnici sulle leggi di Stabilità, che
secondo il quotidiano Financial Times potrebbero essere
inviate già oggi a Francia, Italia, Austria, Slovenia e Malta.
Ma le decisioni sulle aspettative di maggiore flessibilità
nei bilanci nazionali sono attese dal massimo livello politico
nel Consiglio dei 28 capi di Stato e di governo, che inizia domani a Bruxelles. Secondo varie fonti autorevoli, la cancelliera tedesca Angela Merkel,
leader degli europopolari sostenitori del rigore finanziario,
sarebbe disponibile a trattare
un compromesso con i due
leader eurosocialisti, il presidente francese Francois Hollande e il premier Matteo Renzi, garantendo la disponibilità
della nuova Commissione europea del suo fidato lussemburghese Juan-Claude Juncker.
Verrebbe cancellato di fatto
anticipatamente il presidente
uscente della Commissione, il
portoghese Josè Manuel Barroso, che appare ancora considerare l’ipotesi di un severo richiamo a Roma e Parigi nel suo
mandato, quindi entro fine ottobre. Le indiscrezioni degli
ultimi giorni, che hanno cercato di far salire la tensione, sono
fuoriuscite proprio dalla sua
istituzione Ue.
Hollande ha trasferito all’Eliseo la solita riunione dei
leader eurosocialisti nella mattinata pre-summit per consoli-
BRUXELLES
300
miliardi Il piano di investimenti
annunciato dal neo presidente
Juncker. I socialisti chiedono che
sia dotato di «denaro fresco»
0,5%
il valore del taglio strutturale che
viene chiesto a un Paese con un
alto debito come l’Italia per
rispettare il patto di stabilità
3,8
miliardi Le entrate dalla lotta
all’evasione previste nella legge di
bilancio italiana. La Ue obietta che
sono certe solo quando realizzate
dare il fronte impegnato a ottenere più flessibilità nelle politiche di bilancio e nuovi investimenti Ue per rilanciare la
crescita e l’occupazione. Gli
eurodeputati hanno già respinto Barroso disertando in
massa il suo discorso di addio
e accelerando le procedure per
consentire l’approvazione della nuova Commissione oggi a
Strasburgo. Il capogruppo degli eurodeputati socialisti
Gianni Pittella, definendo «disastrosa» la doppia presidenza
di Barroso, ha detto di aver accettato tempi stretti perché
La Cancelliera
Angela Merkel avrebbe
inviato segnali di
disponibilità sul rigore
europeo
«vogliamo che la nuova Commissione entri in forze il primo
novembre, non vogliamo che
Barroso sopravviva politicamente».
Il presidente della commissione Affari economici dell’Europarlamento, Roberto Gualtieri del Pd, ha esortato che la
Commissione uscente «nella
valutazione delle leggi di Stabilità, non voglia ostacolare
questo nuovo corso» orientato
sulla crescita e sull’occupazione più che sul consolidamento
dei bilanci.
Juncker, tradizionalmente
schierato con Merkel e gli altri
leader popolari più rigoristi,
appare ben più disponibile del
predecessore dopo aver visto
Il rilancio
Una Bretton Woods per la crescita, l’appello di 340 economisti
Un appello degli economisti al premier Matteo
Renzi per una «Bretton Woods» per rilanciare
l’Eurozona. Sono 340 gli esperti, accademici ed
economisti — nomi illustri tra cui Romano
Prodi, Luciano Gallino, Innocenzo Cipolletta,
Mario Baldassarri, Gustavo Piga, Marco Vitale,
Michele Salvati, Paolo Leon, Leonardo Becchetti
— che hanno firmato un documento chiedendo
a Renzi di utilizzare i restanti mesi del semestre
europeo per ridiscutere le regole dell’Eurozona,
oggi di fatto disapplicate visto che «i Paesi che
violano le regole o “utilizzano la flessibilità”
sono moltissimi. Non c’è impegno dei Paesi in
surplus come la Germania a stimolare la
domanda interna e la Bce ha fallito nel suo
obiettivo di portare l’inflazione vicino al 2%.
L‘austerità ha «clamorosamente fallito» su
crescita, occupazione e sostenibilità dei conti
pubblici. Da qui la necessità di «una conferenza
internazionale» per costruire nuove regole: le
proposte sono di una Bce che, come la Fed, vari
il quantitative easing, politica fiscale espansiva
a livello europeo, impegni sull’armonizzazione
fiscale e progetti di ristrutturazione del debito
europeo con intervento della Bce.
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L’addio
● José Manuel
Barroso ha
dato ieri l’addio
al Parlamento
europeo a
Strasburgo nel
suo ultimo
discorso da
presidente
della
Commissione
europea
favorire il via libera rapido ai
suoi commissari e - nell’ultimo Ecofin presieduto dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – perfino lo slittamento al 2017 della fine del segreto bancario nel suo
Granducato paradiso fiscale.
Anche il commissario Ue per
gli Affari economici e prossimo vicepresidente della Commissione, il finlandese Jyrki
Katainen, guarda al probabile
compromesso al summit di
domani e venerdì tra il suo
principale sponsor nella nomina a Bruxelles, la cancelliera
Merkel, con Hollande e Renzi.
Ha così ridimensionato a semplici «chiarimenti di alcuni
dati» le richieste di informazioni degli euroburocrati dei
suoi servizi ai tecnici di Padoan a Roma.
«Siamo concentrati nel-
l’analizzare le cifre e le misure
che ci ha inviato il governo italiano – ha dichiarato Katainen
-. Speriamo che tutto vada per
il meglio». Per lui, prossimo
vicepresidente della Commissione Juncker (con poteri di
coordinamento su vari settori
economici) non sembra esserci l’urgenza di bocciature tecniche entro ottobre, che tra
l’altro potrebbero essere rimesse in discussione dal suo
successore agli Affari economici, il socialista francese Pierre Moscovici. Barroso invece,
che punta alla presidenza della
Repubblica nel suo Portogallo
come leader del centrodestra,
non disdegnerebbe di cavalcare un richiamo ai leader socialisti di Francia e Italia, sia pur
dall’impatto esclusivamente
mediatico.
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Le tappe
● Le
valutazioni
della
Commissione
Europea sulla
legge di
Stabilità varata
mercoledì
scorso dal
governo
saranno
elaborate entro
il 30 ottobre
● La manovra
è di 36 miliardi
di euro
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
FRAMESOFLIFE.COM
MOD. AR6016J
4
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
5
Primo piano La previdenza
Pensioni pagate il 10 del mese, è rivolta
No dei sindacati: sono già esclusi dal bonus di 80 euro, adesso la beffa del rinvio dei pagamenti
Il ministro del Lavoro, Poletti assicura: «Non taglieremo gli assegni previdenziali»
Il caso
● Lo
slittamento al
10 del mese
del pagamento
delle pensioni
è nelle bozze
della legge di
Stabilità. La
novità sarebbe
prevista dal
gennaio 2015.
Proteste di
associazioni
dei
consumatori e
sindacati
permettendo
ROMA «Nuova beffa per i pensionati», «Accanimento verso
gli anziani», «Vergogna, Renzi
colpisce chi è gia debole», «Incomprensibile decisione». Si è
subito rivoltato il mondo dei
sindacati e delle associazioni di
pensionati e consumatori, di
fronte alla decisione del governo di far slittare dal primo al 10
di ogni mese le pensioni eroga-
de il 5 di ogni mese, per non
parlare di bollette, mutui e prestiti. Per i sindacati, la norma è
semplicemente «inaccettabile». «Si tratta - dicono i sindacati - di un vero e proprio accanimento nei confronti degli
anziani. Ci domandiamo che
cosa abbiano fatto di male gli
anziani e i pensionati per essere trattati così».
I tre segretari generali di SpiCgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, Carla
Cantone, Gigi Bonfanti e Romano Bellissima firmano una
richiesta di chiarimento al governo, già colpevole secondo
loro di non aver previsto per i
pensionati e gli anziani «alcun
tipo di aiuto e di sostegno»
mentre ha pensato bene «a come complicargli ulteriormente
la vita». Per Cantone, già la legge di stabilità, così com’è confezionata, «aggrava la precaria
condizione dei pensionati» e
nel ddl «non ci sono misure come per esempio l’estensione
degli 80 euro». A questo aggiungi lo spostamento al 10 del
mese del pagamento delle pensioni, che finisce per essere un
trucchetto con il quale «si fa la
cresta» sulla pelle dei più deboli, dice ancora Cantone, e il
quadro è completo:«Questo
slittamento è una norma demenziale pensata da qualcuno
che a fine mese ci arriva tran-
Scadenze
La norma potrebbe
mettere in difficoltà chi
il 5 di ogni mese
deve pagare l’affitto
te dall’Inps. Il «rinvio» di dieci
giorni è una norma contenuta
nella legge di Stabilità e dovrebbe scattare dal primo gennaio 2015. Lo scopo sarebbe
quello di «razionalizzare ed
uniformare le procedure e i
tempi di pagamenti delle prestazioni previdenziali Inps».
La pensione «rimandata» di
dieci giorni, tuttavia, creerebbe
per il mese di gennaio 2015, un
«buco pericolosissimo», accusano i pensionati. Inoltre, ad
ogni mese si rinnoverebbe il
disagio di chi con la pensione
deve pagare l’affitto dell’appartamento che, solitamente, sca-
La spesa e gli assegni previdenziali
LE USCITE
Spesa pensionistica lorda Inps* - gestione finanziaria
di competenza (milioni di euro)
Anno 2012
Anno 2013
Spesa
previdenziale
Spesa
assistenziale
236.706
240.665
24.781
25.327
261.487
Spesa
complessiva
265.992
*Include anche le pensioni dei dipendenti pubblici
GLI IMPORTI
46%
uomini
1.547 €
reddito medio
mensile lordo
15.757.626
pensionati
Fonte: Inps
54%
donne
1.081 €
reddito medio
mensile lordo
d’Arco
quillamente».
Indignati anche Carmelo
Barbagallo, segretario generale
aggiunto della Uil («Ma Renzi e
i suoi ministri lo sanno che alcune bollette e gli affitti si pagano alla fine del mese?») e
Annamaria Furlan, segretario
generale della Cisl («Una scelta
incomprensibile, sarebbe stato
più logico, per armonizzare i
pagamenti, scegliere di pagare
tutto il primo del mese».
Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti assicura (oggi alle 24
a 2Next su Raidue) che le pensioni non saranno toccate. «Il
governo ha scelto la strada di
non toccare il sistema, le pensioni ci sono e rimangono».
Ma il segretario confederale
della Uil Domenico Proietti lo
smentisce: «La legge di Stabilità ha toccato il sistema previdenziale minando il pilastro
costituito dai Fondi pensione
complementari, con l’incredibile aumento della tassazione
sui rendimenti».
L’Associazione nazionale artigiani pensionati, nelle parole
del suo presidente Giampaolo
Palazzi, ritiene che «questo atteggiamento del governo confermi l’assoluta mancanza di
attenzione nei nostri riguardi.
Non abbiamo il bonus ma in
cambio ci fanno slittare le pensioni». Il presidente della Federazione pensionati della Confesercenti parla di «deriva non
più sopportabile»; insorgono
le associazioni dei consumatori, Adiconsum, Codacons, Federconsumatori e Adusbef che
parlano di «misura ingiusta» e
di «ennesima beffa».
Mariolina Iossa
L’ex commissario
Cottarelli: troppe
sedi estere
per le Regioni
Le sedi all’estero delle Regioni
«non sono una priorità» e
nell’ottica di taglio della spesa
le amministrazioni
dovrebbero rivedere il
numero delle loro sedi, «un
tema su cui hanno già
lavorato questa estate». Lo ha
affermato Carlo Cottarelli, ex
commissario alla spending
review, nella serata di ieri
durante la sua
intervista con Giovanni Floris
durante la trasmissione
«diMartedi». «Il Piemonte ha
una sede a Buenos Aires che
non è proprio una priorità»,
ha proseguito con un esempio
Cottarelli secondo il quale le
Regioni «hanno sedi a
Bruxelles e anche quelle sul
territorio nazionale.
Andrebbero in qualche modo
razionalizzate». Dai tagli della
spesa pubblica è previsto per
l’esercizio 2015 un risparmio
di 15 miliardi di euro.
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La manifestazione
Il segretario Cgil, Camusso:
«Sabato tutti in piazza»
di Enrico Marro
ROMA La Cgil ha deciso di giocarsi tutto nella
manifestazione di sabato a piazza San
Giovanni. Lo dimostra l’appello del segretario
generale, Susanna Camusso, a tutti gli iscritti
alla confederazione: 3 milioni di pensionati e
2,7 di lavoratori. «A nome di tutto il gruppo
dirigente dela Cgil, rivolto un cordiale invito a
tutti gli iscritti perché siano presenti a Roma il
25 ottobre. Il vostro coraggio è importante.
Facciamo sentire la nostra voce, schierandoci
dalla parte del lavoro». La difesa dell’articolo
18 (licenziamenti), contro i piani del governo
Renzi, esercita un forte richiamo per il
sindacato e la sinistra. La Cgil punta a un
milione di persone. Piazza San Giovanni
(42.700 metri quadrati) può contenerne fino a
250 mila. Di più con le aree circostanti.
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Intervista
di Lorenzo Salvia
ROMA «Verso il governo Renzi
ho un pregiudizio positivo
perché ci sono tanti
democristiani. Ma dice il
ve cc h i o i n s e g n a m e n to
cattolico che senza soldi le
Messe non si sono mai
cantate». E allora? «Gli 80 euro
servono a poco, qua ci vuole
una cosa tranchant. Io mi sarei
permesso di fare qualche
calcolo, qualche stima. Senta
qua». Paolo Cirino Pomicino,
75 anni, fresco sposo («forse è
stato proprio il matrimonio a
sollecitarmi») si rimette con
una certa soddisfazione i panni
do ministro.
Qual è la sua proposta?
«Dobbiamo chiamare in
«Un supercontributo dai più ricchi
per ridurre il debito pubblico»
causa gli italiani che stanno
meglio, quel 10% che ha il 45%
della ricchezza. E chiedere loro
un contributo volontario a
fondo perduto per abbattere il
debito pubblico. La somma
potrebbe essere compresa fra
30 mila e 5 milioni di euro, a
seconda del reddito personale
o del fatturato dell’azienda».
Oro alla patria.
«In un certo senso sì. Ma
l’oro lo prenderemmo ai più
ricchi, quelli che negli ultimi
20 anni non hanno mai
pagato».
Perché dovrebbero fare un
favore allo Stato?
«Certo, la volontarietà va
sempre incentivata. Chi dà il
Chi è
Paolo Cirino
Pomicino,
napoletano, 75
anni, carriera
politica nella Dc
(corrente
andreottiana),
ora milita nell’Udc
contributo avrebbe la garanzia
di non subire accertamenti
fiscali per 4 anni».
Un chiaro invito
all’evasione, non le sembra?
«Aspetti. Per non avere
accertamenti il reddito della
persona o il fatturato
dell’azienda dovrebbe crescere
almeno dell’1,5% l’anno. Così
invitiamo tutti a pagare di più e
anche a produrre di più».
Sembra sempre un
condono preventivo, però.
« C a p i s c o l ’a m b i g u i t à
costruttiva, come la chiamava il
mio amico Andreotti. Ma qui
bisogna dire con chiarezza che
siamo in una situazione di
guerra e che servono decisioni
coraggiose. Secondo i miei
calcoli aderirebbero 2 milioni
di persone con un contributo
medio di 60 mila euro. In
termini di interessi sul debito,
risparmieremmo 10 miliardi
che farebbero ripartire gli
investimenti, creando lavoro».
Ne ha parlato col governo?
«Con Delrio, con Guerrini, e
anche con Cuperlo.
Sembravano interessati ma poi
non ho saputo nulla. La verità è
che la proposta è ottima ma
siccome arriva da Pomicino la
schifano».
Forse perché sta
proponendo di abbattere una
montagna, il debito pubblico,
che lei stesso ha tirato su.
❞
Avrebbero
la garanzia
di non
subire
accertamenti fiscali
per 4 anni
«Rieccolo. Dopo se mi dà la
mail le mando le tabelle di
Padoa Schioppa, pace all’anima
sua. Nel 1989 quando divento
ministro del Bilancio prendo
dal mio amico Giuliano Amato
un disavanzo primario di 38
mila miliardi di lire. Nel ‘92,
quando sempre Amato diventa
presidente del consiglio, gli
consegno un avanzo di 3 mila
m i l i a r d i . C h i e d e te a l u i ,
piuttosto».
Però in quei tre anni il
debito pubblico è salito dal 93
al 98% del Pil.
«Noi avevamo due nemici da
combattere, terrorismo e
inflazione. Il debito è cresciuto
non perché spendevamo a go
go ma perché non potevamo
permetterci una tassazione
restrittiva. Pagava pantalone, è
vero. Però quei due nemici li
abbiamo sconfitti. Viva la
prima Repubblica, altro che».
lorenzosalvia
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Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
6
Primo piano Le riforme
● La Nota
di Massimo Franco
IL GOVERNO
IN ATTESA
DEL RESPONSO
DELL’EUROPA
S
i allunga l’ombra di un mezzo pasticcio
del governo sulla legge di Stabilità. Il
fatto che ieri il Quirinale abbia
comunicato di avere ricevuto il testo da
Palazzo Chigi senza la vidimazione
della Ragioneria generale dello Stato rischia di
rendere l’atto privo di effetti: nel senso che la
procedura seguita non offre nessuna certezza.
La sottolineatura di Giorgio Napolitano
sull’esigenza di compiere «un attento esame»
del provvedimento, data la sua complessità,
lascia capire che la sua risposta non arriverà
presto. Potrebbe sembrare solo un problema
formale. In realtà, si tratta del testo spedito nei
giorni scorsi all’Ue, che potrebbe far conoscere
le sue obiezioni già oggi: il primo passo in
vista di una richiesta di correzione. L’episodio,
subito usato da FI per polemizzare col
presidente della Repubblica, evoca piuttosto
una certa approssimazione del governo nella
redazione delle leggi: una critica sussurrata già
in passato. Non bastasse, l’incidente emerge
nel giorno in cui il presidente uscente della
Commissione, Josè Manuel Barroso, ricorda
che nel 2011 «alcuni Stati membri sono stati
vicini alla bancarotta». E, oltre a Grecia e
Spagna, cita l’Italia dell’ultimo governo guidato
da Silvio Berlusconi. Ieri il premier Matteo
Renzi è stato al Quirinale per preparare con
Napolitano il prossimo Consiglio dell’Unione.
Ma quale sarà l’esito di quell’appuntamento
non è ancora chiaro. «Speriamo che tutto vada
per il meglio», si limita a dichiarare il
commissario agli Affari economici, il
finlandese Jyrki Katainen. «Stiamo analizzando
cifre e misure che ci ha inviato il governo
italiano». La mancanza del «bollino» del
Ragioniere generale, che dovrebbe certificare
le coperture della manovra, può tuttavia
complicare l’operazione; e sollecitare una
richiesta di ulteriori chiarimenti. Qualche
tensione si registra nei rapporti con FI anche
su alcune riforme che sono alla base del
cosiddetto «patto del Nazareno»: l’intesa tra
Renzi e Berlusconi che salda il loro asse
istituzionale in Parlamento. I primi malumori
sono affiorati quando il segretario del Pd ha
proposto l’altroieri una legge elettorale che
premi la lista di un partito: una ipotesi
ritagliata su misura per una sinistra che sente
di avere il vento in poppa. Berlusconi nicchia:
si limita a dire che la soluzione deve soddisfare
FI e Pd. E ieri è emersa un’altra frizione su un
problema apparentemente secondario: la
responsabilità civile dei giudici. Si tratta invece
di uno dei temi ai quali Berlusconi ha sempre
mostrato di tenere molto. L’idea del governo di
tornare a un disegno di legge del Guardasigilli
Andrea Orlando, che limiterebbe a «rarissimi
casi» la responsabilità dei giudici, alimenta il
nervosismo. Il relatore della riforma, il
socialista Enrico Buemi, ha minacciato le
dimissioni. Eppure, quando ieri ha dovuto
esprimersi su un emendamento proposto dal
leghista Gianluca Pini che voleva indurire
l’atteggiamento verso i magistrati, la Camera
lo ha bocciato con 365 no, appena 126 sì e tre
astenuti: tutto a voto segreto. Una vittoria del
governo, dunque. C’è da chiedersi se questo
risultato avrà qualche ripercussione su altre
misure. In particolare, se irrigidirà FI,
rendendo il suo appoggio al governo in Senato
sui provvedimenti più a rischio ancora meno
scontato. Non sembra, per ora. La
triangolazione Renzi-Denis Verdini-Berlusconi
funziona e tiene. E non prevede rotture a
breve.
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Lite sulla responsabilità delle toghe
Da Orlando versione più «soft» e Forza Italia insorge. Verso la fiducia sul decreto per il civile
Una coincidenza temporale consente al governo di
piantare un altro paletto sulla
strada della riforma della giustizia. La doppia mossa sulla
responsabilità civile dei magistrati però spiazza l’«alleato» di
Forza Italia infuriato ora per il
«passo indietro» e per il «cedimento davanti alle toghe».
In un solo giorno, dunque, il
Guardasigilli Andrea Orlando
porta a casa due risultati importanti: uno, presenta al Senato tre emendamenti sulla responsabilità civile dei magistrati (lo stesso testo varato dal
Consiglio dei ministri il 29 agosto), che rendono più soft il testo di iniziativa parlamentare
(Buemi); due, alla Camera incassa l’archiviazione dell’emendamento Pini (Lega) alla
legge comunitaria del 2013 che,
invece, terrorizzava i magistrati
con la responsabilità diretta su
denuncia del cittadino.
Si inizia a dipanare così una
matassa che si aggrovigliava fin
da quando al governo c’era Berlusconi. Scongiurato alla Camera l’emendamento Pini (365
i no, 126 i sì mentre in prima
lettura la modifica era passata
187 a 180), il segretario d’aula
del Pd Ettore Rosato può tirare
un sospiro di sollievo per un
voto segreto molto pericoloso.
Stavolta la non belligeranza del
M5S è stata determinante.
ROMA
La norma
● La
responsabilità
civile dei
magistrati
viene
introdotta con
un voto
referendario
nel 1987.
L’anno
successivo il
Parlamento
approva la
Legge Vassalli
in attuazione
del referendum
● La legge
prevede una
responsabilità
indiretta del
magistrato:
all’articolo 2 si
dice che chi
subisce un
danno ingiusto
a causa di un
magistrato
«può agire
contro lo
Stato»
3
emendamenti
al Senato: li ha
presentati ieri
Orlando sulla
responsabilità
civile dei giudici
Per una pura coincidenza il
voto della Camera è caduto nelle stesse ore in cui Orlando presentava la versione soft della
responsabilità civile al Senato.
Il passaggio non è stato indolore. Tant’è che Enrico Buemi
(socialista eletto nel Pd) ha minacciato di dimettersi da relatore mentre il presidente della
commissione Giustizia, Fran-
cesco Nitto Palma (FI), parla di
«passo indietro del governo» e
di retrocessione rispetto alla
legge Vassalli varata dopo il referendum dell‘87.
Il ministero della Giustizia,
però, rifiuta l’interpretazione al
ribasso: «Nessun passo indietro, il testo è quello del 29 agosto» che prevede l’eliminazione del filtro di ammissibilità
La protesta
I giudici onorari:
sempre più precari
Ritengono la riforma del
Guardasigilli «punitiva» nei
loro confronti perché «ci
rende ancora più precari».
Ieri una rappresentanza di
magistrati onorari, alcuni
con la toga, ha manifestato
davanti alla Camera: il
presidio, organizzato dalla
Associazione nazionale dei
magistrati onorari e dalla
Unione nazionale dei giudici
di pace, era rivolto anche
contro il taglio, previsto
dalla legge di Stabilità, di 20
milioni di euro sugli
stanziamenti di bilancio che
devono coprire i loro «già
miseri emolumenti». (Ansa)
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Manca poco più di una
settimana all’inizio della missione europea di Federica Mogherini e probabilmente mancano poche ore alla nomina del
nuovo ministro degli Esteri da
parte di Matteo Renzi.
A meno di un coup de
théâtre, mai da escludere nella
fenomenologia renziana, in testa alla volata finale fonti diverse e autorevoli danno Marina
Sereni, vice-presidente della
Camera, ma soprattutto un
passato da responsabile degli
Esteri dei Ds. A contendergli fino all’ultimo la nomina è stato
(o è ancora) Lapo Pistelli, attuale vice-ministro di Mogherini dopo esserlo stato di Emma
Bonino, la soluzione sulla carta
4
i ministri degli
Esteri negli
ultimi tre anni.
Giulio Terzi di
Sant’Agata dal
2011 al 2013,
poi Mario
Monti, Emma
Bonino e
Federica
Mogherini
ne (Sezione unite) e l’innalzamento del tetto del risarcimento, fino a coprire il danno, interamente a carico del magistrato.
Orlando ha voluto rassicurare i magistrati anche stabilendo un tetto per le somme eventualmente dovute che non potranno superare la metà del loro stipendio. Per Giacomo
Caliendo (FI), così la responsabilità civile è limitata «a rarissimi casi, perlopiù per negligenza grave e travisamento grave
del fatto». Anche Ncd, con Carlo Giovanardi, alza la bandiera
garantista ma il viceministro
Enrico Costa è d’accordo con
Orlando: «Queste polemiche
sono a scoppio ritardato, il testo è quello del 29 agosto». E il
governo incassa anche «l’apprezzamento» dell’Unione delle Camere penali che proprio
ieri è stata ricevuta dal Guardasigilli. I magistrati, invece, attendono di leggere il testo definitivo. E sperano nella riduzione del danno.
Ma il calendario del Senato è
insidioso. Per oggi, prima ancora del voto in commissione
sulla responsabilità civile, è
prevista la fiducia sul decreto
sulla giustizia civile che porta
con sé la spinosa vicenda delle
ferie dei magistrati.
Dino Martirano
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Esteri, il «fattore rosa» spinge Sereni
E Pistelli rischia un nuovo sorpasso
ROMA
dei ricorsi, la garanzia di rivalsa
da parte dello Stato e l’aumento
del tetto dei risarcimenti.
Invece il testo Buemi, oltre a
prevedere l’abolizione del filtro
di legittimità per i ricorsi e l’obbligo per lo Stato di rivalersi
contro il magistrato condannato, imponeva anche la motivazione per le sentenze difformi
dai precedenti della Cassazio-
più logica e all’insegna di una
continuità di cui la diplomazia
italiana avrebbe tanto bisogno,
dopo tre anni vissuti burrascosamente, nei quali ha visto
transitare ben quattro ministri.
A parità di competenze, a favorire Sereni su Pistelli sarebbe
il fattore rosa, criterio dirimente per il presidente del Consiglio, che della parità di genere
Le reazioni
Il viceministro paga
anche un rapporto
complicato con
il premier che fu
suo assistente
in politica fa un atto di fede. La
sua nomina avrebbe infatti per
Renzi il grande vantaggio di lasciare intatto l’equilibrio donne-uomini all’interno della
squadra di governo.
Cinquantaquattro anni, umbra di Foligno, Sereni ha fatto
tutta la sua vita politica nel
maggior partito della sinistra,
dal Pci al Pd, all’ombra di Piero
Fassino. Fu proprio l’attuale
sindaco di Torino, da segretario, a volerla responsabile della
politica estera, un posto dove
Marina Sereni chiamò come
sua vice proprio una giovane
militante, esperta di relazioni
internazionali, di nome Federica Mogherini.
La nomina di Sereni potreb-
Chi è
● Marina
Sereni, 54 anni,
vicepresidente
della Camera,
vicepresidente
del Partito
democratico
dal 2009
al 2013
be però avere come probabile
contraccolpo l’abbandono di
Pistelli, il quale difficilmente
accetterebbe di vedersi per la
terza volta superato per la guida della Farnesina, a dispetto
di un curriculum internazionale di primo piano e delle ottime
doti dimostrate da numero due
della nostra diplomazia. Se
non dovesse farcela neanche
questa volta, sarebbe inevitabile pensare che contro Pistelli
alla fine avranno pesato i rapporti complicati con il concittadino e compagno di partito
Renzi, che prima di batterlo alle primarie per sindaco di Firenze, fu il suo assistente.
Nelle settimane seguite alla
nomina di Mogherini a Ms.
Pesc, nella girandola dei nomi
di papabili era entrato di tutto,
di più. Da quelli più logici, come il sottosegretario agli Affari
europei Sandro Gozi o l’ex viceministro Marta Dassù. A quelli
più creativi, come il presidente
della Regione Friuli Venezia
Giulia Debora Serracchiani. A
quelli più impegnativi, nel senso che avrebbero comportato
un complicato rimpasto di governo, come il ministro della
Difesa Roberta Pinotti o addirittura quello degli Interni, Angelino Alfano.
Chiunque ella o egli sia, il
prossimo ministro degli Esteri
avrà da sgobbare parecchio, in
condizioni non facili. Se dell’Europa a occuparsi è soprattutto il presidente del Consiglio, al titolare della Farnesina
restano dossier molto scomodi
e di difficile gestione: la ferita
aperta dei marò, la bomba a
tempo che potrebbe far esplodere la Libia, i rapporti con
l’Iran, non ultimo la gestione di
una diplomazia demotivata,
che negli ultimi anni ha visto
drasticamente ridotti, con il
suo bilancio e i suoi organici,
anche il suo raggio e la sua capacità di azione.
Paolo Valentino
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Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
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Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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Politica
Il Pd fa rivivere l’Unità e punta ai fondi ex Ds
Ritorno in edicola grazie a Veneziani, editore di riviste di gossip. La campagna di risparmi nel partito
ROMA Intanto un primo passo è
stato fatto. Tra qualche mese
l’Unità sarà di nuovo in edicola. L’impresa non è stata facile.
Francesco Bonifazi, tesoriere
del Partito democratico, e l’editore di minoranza del quotidiano, Maurizio Mian, si sono
messi di buzzo buono per trovare i soldi necessari per rimettere in piedi il giornale e il secondo ha dato un cospicuo
contributo finanziario per
scongiurarne la chiusura definitiva.
Prima hanno deciso di costituire la Fondazione di cui faranno parte Youdem (l’unico
vero strumento di comunicazione del Pd che è in attivo e
che, anzi, ha molte possibilità
di sviluppo future, tant’è vero
che a breve andrà sul digitale
terrestre), Europa (che a novembre potrebbe chiudere per
poi rinascere solo sull’online e
come settimanale di approfondimento) e infine l’Unità. Ed
era quest’ultimo il vero problema. Trenta milioni di debiti,
900.000 euro di spese l’anno:
insomma un carico insostenibile per un partito che ha optato per l’autofinanziamento e
che ha detto addio ai soldi pubblici. Come fare? Pensa che ti
ripensa, Bonifazi, con l’aiuto di
Adrio de Carolis di Swg, ha capito che l’unica era puntare sul
brand del giornale. Non a caso
Matteo Renzi ha voluto che la
Festa, da quest’anno, riprendesse l’antico nome di Festa
dell’Unità e Bonifazi ha puntato
su tutto quello che gira intorno
al brand di quel giornale e a
quello degli altri strumenti di
comunicazione del partito: gadget, musica, eventi... Poi con
Mian si è dato da fare per trovare un editore disposto a metterci i soldi.
Già, perché sono quelli che
scarseggiano a via del Nazare-
I media
● Tra qualche
mese l’Unità,
che ad agosto
aveva sospeso
le uscite,
tornerà in
edicola.
Youdem, il
canale web del
Pd, passerà al
digitale
terrestre
mentre Europa
dovrebbe
chiudere a
novembre per
rinascere
online e come
settimanale
no, dove la querelle sul patrimonio immobiliare dei «fu
Ds» non si è ancora risolta. L’ex
tesoriere Ugo Sposetti ha fatto
capire in tutte le salse che non
ha intenzione alcuna di regalare nulla di ciò che fu dei diessini. L’ultimo segretario di quel
partito, Piero Fassino, non la
pensa nello stesso modo. E come lui non la pensano molti segretari dei circoli del Partito
democratico che provengono
dall’esperienza ds.
Ma quella è una vicenda destinata ad andare per le lunghe.
E se si voleva salvare l’Unità Bonifazi e Mian non potevano certo aspettare che il tormentone
diessino arrivasse alla fine. Per
questa ragione il tesoriere del
Pd si è buttato sul mercato a
cercare un partner. Un’offerta è
arrivata da Matteo Arpe. Non è
stata accettata. Ufficialmente
mancavano tutte le garanzie
necessarie. In realtà, raccontano a largo del Nazareno, al Pd
erano in molti a sospettare che
dietro quella cordata vi fosse
Massimo D’Alema. Vero o falso? Smentiscono tutti. E Bonifazi è categorico nel negare
l’intera vicenda: «Non vi sono
stati interessamenti da parte di
Matteo Arpe». Ma l’indiscrezione continua a circolare con
una certa insistenza.
Fatto sta che, Arpe e D’Alema
o meno, Bonifazi alla fine ha
trovato un editore con il quale
I giornalisti
Francesco Bonifazi, il
tesoriere pd, ha però
annunciato che la
redazione sarà ridotta
fare un’offerta di dieci milioni
per l’Unità. È Guido Veneziani.
Un nome sconosciuto all’editoria politica, ma ben conosciuto
per i suoi periodici: Stop, Top,
Vero. Nomi che, magari, faranno arricciare il naso a qualcuno, ma che consentiranno al
quotidiano fondato da Antonio
Gramsci di riprendere le pubblicazioni di qui a qualche mese, giacché l’offerta verrà fatta
entro il 31 ottobre, ossia tra pochi giorni. Dopodiché si tratterà solo di individuare il direttore. Questione di mesi, dunque.
Poi si ripartirà. Certo, con una
redazione più snella rispetto a
quella precedente. Ma i tempi
sono quelli che sono. E ieri,
nell’assemblea che ha avuto
con i dipendenti del partito,
Bonifazi non ha nascosto le difficoltà, anche se ha fatto delle
promesse importanti: «Sono
30
milioni
L’ammontare
del debito
dell’Unità al
momento della
sospensione
delle uscite
10
milioni
La cifra messa
a disposizione
da Guido
Veneziani,
editore di Stop
e Vero
disposto a correre il rischio di
andare incontro a una piccola
perdita pur di non mettervi in
pericolo, quindi niente solidarietà». Una rassicurazione che
ha fatto tirare un sospiro di sollievo a quanti erano — e sono
— preoccupati per le sorti del
Pd dopo la decisione di rinunciare ai finanziamenti pubblici.
Del resto, la spending review
operata dal tesoriere del Pd sta
andando avanti a passo spedito. Il costo per i servizi è stato
ridotto del 57 per cento rispetto agli anni precedenti, mentre
i costi della segreteria nazionale si sono fermati a 50 mila euro, nulla rispetto al milione e
220 mila euro di prima. Sulla
manutenzione si risparmia il
70 per cento e l’aver già abbandonato due sedi del Pd a Roma
ha portato a un risparmio di
820 mila euro.
Certo, non basta. Ci vogliono
ancora altri sforzi. E, soprattutto, è necessario che anche i Ds
diano un loro contributo. Ma di
questo argomento Bonifazi
preferisce non parlare. Non
vuole entrare in questa polemica che ha visto uno Sposetti
molto combattivo difendere il
patrimonio immobiliare diessino confluito in alcune fondazioni. Ma ora sono proprio alcuni circoli degli ex Ds, adesso
circoli del Partito democratico,
che stanno chiedendo conto di
questo problema e della fine
che farà quel patrimonio. Ne
vogliono discutere a giorni. Ed
è assai probabile che sia alle viste una nuova puntata di questo tormentone. Il tesoriere del
Pd, almeno per ora, preferisce
non intervenire: è troppo felice
di essere riuscito a mandare in
porto l’operazione che si era
prefisso, l’ennesima resurrezione dell’Unità.
Maria Teresa Meli
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Regione Lazio
Adesioni ai democratici
Zingaretti lancia
la spending review:
un miliardo di tagli
in due anni
Gennaro Migliore:
«Ho deciso,
mi iscrivo al Pd
con tutta Led»
«Siamo stanchi di pagare
le inefficienze altrui».
Il presidente del Lazio
Nicola Zingaretti presenta la
spending review — un
miliardo di «tagli agli sprechi»
nel biennio 2014-2015,
sforbiciate alle poltrone dei
cda, ai costi della politica, e
nella Sanità alle consulenze e a
«400 primariati» — e, dopo le
polemiche della scorsa
settimana sui tagli alle Regioni
della legge di Stabilità,
spedisce un messaggio chiaro
al governo: «Ascolti i territori e
veda dove ci sono buone
pratiche, e colpisca dove ci
sono inerzie». E dunque
«basta con il Lazio sprecone
degli anni passati, con il Lazio
degli scandali, adesso il Lazio è
ottimo» e, in sintesi, ha già
avviato quei tagli che il
presidente del Consiglio,
Matteo Renzi, chiedeva la
scorsa settimana alle Regioni.
Anzi, per Zingaretti «nei primi
otto mesi del 2014 lo Stato ha
incassato nel Lazio il 7,53% di
Iva in più e l’1,13% di
Irpef, più che nelle altre
regioni».
Gennaro Migliore lo ha
annunciato ufficialmente ieri
sera a Ballarò (Rai3),
intervistato da Massimo
Giannini: «Domani (oggi per
chi legge, ndr) mi iscrivo al Pd.
E insieme a me lo farà tutto il
gruppo Led». E cioè, Libertà e
diritti, l’associazione formata
da quanti sono usciti da
Sinistra e libertà, il partito di
Nichi Vendola, in vista di una
ricomposizione e
aggregazione delle forze della
sinistra. L’idea più volte
enunciata da Matteo Renzi di
un allargamento del Pd trova
in queste ore una concreta
realizzazione: giusto lunedì
scorso il capo dei democratici
aveva offerto «spazio di
cittadinanza politica piena»
non solo a Migliore ma anche
ad Andrea Romano e a quella
componente di Scelta civica
che guarda al Pd.
Sull’argomento, ieri, l’ex
segretario pd Pier Luigi
Bersani era stato ironico:
«Vogliamo fare un partito che
va da Romano a Migliore? Va
bene, basta che non ci siano
Verdini e Berlusconi».
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Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
POLITICA
Berlusconi in tv critica il premier
Ma non chiude al nuovo Italicum
Il premio alla lista spacca il partito. L’ex Cavaliere «Non sciolgo FI». Presto rivedrà Renzi
La vicenda
● Il rapporto
tra Matteo
Renzi e Silvio
Berlusconi
nasce
ufficialmente
con il patto del
Nazareno, un
accordo
sottoscritto dai
due leader lo
scorso 18
gennaio nella
sede del Partito
democratico in
largo del
Nazareno a
Roma
● I contenuti
del patto
riguardano la
modifica della
legge elettorale
e alcune
rilevanti
riforme
costituzionali
come la fine del
bicameralismo
perfetto e la
modifica del
Titolo V.
Smentito che
nel patto siano
inclusi accordi
su giustizia e
assetto radiotv
● I rapporti tra
i due leader
creano vivaci
discussioni
dentro Forza
Italia: molti
pensano che
l’opposizione
del partito
azzurro al
governo ne
risulti minata
ROMA «Il Paese non riparte.
Perché Renzi con una mano dà
e con l’altra toglie». E quando il
giornalista del Tg5 gli chiede
conto dell’idea di sciogliere
Forza Italia, magari per spianare la strada al Partito della nazione evocato da Matteo Renzi,
i toni si fanno più duri. «È una
stupidaggine. Sono tornato in
campo perché Forza Italia torni
a vincere. E siamo all’opposizione di questo governo».
Silvio Berlusconi torna davanti alle telecamere alle venti.
E il canovaccio affidato al Tg5,
nel risultato finale, sembra
identico alle centinaia di discorsi da campagna elettorale
tenuti nel corso dell’ultimo
ventennio.
Ci lavora tutto il giorno, l’ex
Cavaliere, all’intervista. Di
buon mattino decide di farla,
poi cambia idea, poi la ricambia di nuovo. Davanti a sé ha
due tracce diverse. Sceglie
quella apparentemente più
barricadera. «Il premier sostiene di aver abbassato le tasse.
Ma con una mano ha dato 80
Il retroscena
euro a qualcuno e con l’altra le
ha aumentate», insiste. Fino
alla stoccata finale: «Il Paese
non riparte. Siamo sulla strada
sbagliata».
Ma quando gli viene chiesto
della nuova versione dell’Itali-
cum, quella col premio assegnato alla migliore lista e non
alla coalizione, il tono cambia.
«La strategia nostra è la stessa
di Renzi. Anche noi vogliamo
aggregare i moderati. Ci confrontiamo nella ricerca di una
legge che favorisca la governabilità e che, naturalmente, vada bene a tutti e due», dice
Berlusconi.
E quando accenna alla «costrizione» di mettere insieme
«le coalizioni», più d’uno lo in-
Alla scrivania Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ieri al Tg5: «La politica economica di Renzi è un revival delle nostre ricette»
9
terpreta come una mano tesa a
Palazzo Chigi. Anche perché,
in privato, il pensiero berlusconiano è ancora più netto.
«Magari non ci conviene. Ma è
la nostra proposta di sempre…».
Sul dossier, però, l’ex Cavaliere ha tutta Forza Italia contro. Ieri gliel’hanno detto anche Letta e Verdini, che è meglio non scoprirsi troppo. Gliel’ha ribadito domenica Toti,
convinto che «Renzi ha fatto
l’accordo con Alfano e sta fregando noi».
E la pensano così anche i capigruppo. «Il patto cambia solo se i contraenti sono d’accordo», è il pensiero di Paolo Romani. Mentre Renato Brunetta,
che da giorni ascolta le lamentele dei deputati, ieri è sbottato
durante la riunione del gruppo: «Berlusconi ha cambiato
legge elettorale dieci volte. Ma
questa volta non passerà».
Il timore di tutti è che un
cambio di rotta sull’Italicum,
che sfavorisce una FI in caduta
nei sondaggi, faccia allargare il
fronte del dissenso interno.
Non la pensa così l’ex Cavaliere. Che da oggi, incontrando i
senatori, proverà a prendere
tempo. Anche se le voci di un
incontro con Renzi si fanno
più insistenti.
Tommaso Labate
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Strettoia rischiosa per il leader azzurro
di Francesco Verderami
Una riforma senza soglia per i perdenti metterebbe Forza Italia nell’angolo
ROMA L’ipotesi di modificare
l’Italicum e di assegnare il premio di maggioranza non più alla coalizione ma alla lista vincente, Renzi l’aveva già anticipata a Berlusconi durante il loro ultimo colloquio. Quindi
formalmente la sortita del premier alla direzione del Pd non
può aver colto di sorpresa il Cavaliere, che conosceva i contenuti di una proposta sulla quale aveva però preso tempo: «In
linea di massima non sono
contrario ma bisognerà approfondire», aveva detto all’interlocutore. È proprio questo il
punto. Renzi è stanco della tattica dilatoria di Berlusconi, a
cui l’Italicum in verità ora non
piace, e cerca di assecondare il
premier solo per frenarlo. E il
premier l’ha capito, specie dopo che il Cavaliere — per tutta
risposta — gli ha offerto di andare al voto con il Consultellum: «Non se ne parla».
Così le parole pronunciate
dal segretario del Pd l’altro ieri
assumono un altro significato:
sono un ultimatum al capo di
Forza Italia. E poco importa sapere se davvero ieri mattina
Renzi ha incontrato riservatamente Verdini, il fatto è che
non è disposto ad aspettare oltre. Lo dirà fra qualche giorno
direttamente a Berlusconi, annunciandogli che la prossima
settimana la commissione Affari costituzionali del Senato
«dovrà iniziare a lavorare sulla
legge elettorale». Sia chiaro,
l’accelerazione non prelude al
voto in primavera. Intanto, calendario alla mano, non ci sono i tempi per il varo definitivo
della riforma da parte delle Camere. In più il nuovo sistema
elettorale resta legato alla modifica costituzionale del bicameralismo. E come se non bastasse c’è l’ostacolo Quirinale:
piuttosto che firmare il decreto
di fine legislatura, Napolitano
firmerebbe le sue dimissioni.
12
marzo 2014
È la data
in cui il testo
dell’Italicum è
passato alla
Camera. Ora il
testo è fermo a
Palazzo
Madama
365
i sì di Pd,
Forza Italia e
Ncd con i quali
è passato
l’Italicum alla
Camera;
156 i no e 40
gli astenuti
L’obiettivo di Renzi è un altro: forzando la mano sulla riforma, vuole rafforzare il progetto del «partito della nazione». In questo senso Alfano è
pronto a dargli una mano. E
non da ieri. Se il premier ha
proposto a Berlusconi un cambio in corsa dell’Italicum, infatti, è perché proprio il leader di
Ncd gli offrì l’assist prima dell’incontro con il Cavaliere: «Noi
siamo disponibili ad assegnare
il premio di maggioranza al
partito piuttosto che alla coalizione. Se sei d’accordo...». A
prima vista quella di Alfano
sembra una tattica suicida, in
realtà non è così. E la questione
è stata affrontata da Berlusconi
con i vertici di Forza Italia.
Tecnicamente, garantendo il
55% dei seggi alla lista vincente, si supera il problema della
governabilità. Quanto al nodo
della rappresentanza, verrebbe
sciolto distribuendo il restante
45% dei seggi alle forze perden-
ti con metodo proporzionale.
Così per i partiti più piccoli salterebbero di fatto le soglie di
sbarramento per l’ingresso in
Parlamento. Politicamente, la
mossa ha un effetto dirompente nel centrodestra, perché
porrebbe Berlusconi dinnanzi
a un bivio. Una strada porterebbe a un processo di accelerazione verso un partito unico.
Ma servirebbe una sorta di
«predellino due», con il Cavaliere che stavolta dovrebbe annunciare un suo passo indietro
in nome dell’unità dei moderati. È difficile che accada, e soprattutto è difficile che la Lega
accetti. Sulle macerie del
ground zero berlusconiano,
Salvini mira a fare quel che Maroni ieri ha detto: «Ci candidiamo a essere il partito leader di
un centrodestra rinnovato».
L’ex premier può accettare
l’umiliante opa del Carroccio?
Se questa strada resta ostruita, l’altra è ancora più pericolo-
sa, perché pone Forza Italia dinanzi al rischio scissione: senza più soglie di sbarramento
per accedere in Parlamento,
chi oggi si sente minacciato dal
«rinnovamento» berlusconiano potrebbe decidere domani
di andar da solo. Nascerebbero
così tante formazioni piccole
che — scontando la vittoria di
Renzi — userebbero i prossimi
cinque anni per ricostruire
l’area moderata. Sarebbe una
sorta di «legislatura costituente» per un nuovo rassemblement di centrodestra.
Insomma, ciò che resta dell’impero berlusconiano finirebbe disgregato con questo sistema, quasi più insidioso del
Mattarellum. Il Cavaliere deve
decidere cosa fare, consapevole che l’accordo del Nazareno
non è un’assicurazione a vita:
«Renzi con questo schema ha i
numeri per farsi la legge elettorale a maggioranza»...
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10
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
POLITICA
La linea dura imbarazza i 5 Stelle
Dietro
le quinte
Agguato leghista
e dubbi sulle firme
di maggioranza
Renzi al Senato oggi parlerà
del Consiglio Ue di venerdì.
All’ordine del giorno, anche
le misure contro l’Ebola.
Roberto Calderoli, stratega
d’Aula della Lega, ha già
presentato una risoluzione
(che potrà cambiare a
seconda della piega che
prenderà il discorso di
Renzi) che invita al rispetto
dell’articolo 32 della
Costituzione: tutela della
salute e possibilità di
trattamento sanitario
obbligatorio sulla base
della legge. L’obiettivo è la
quarantena per gli
immigrati. Con 20 richieste,
il voto potrà essere segreto
(e rischioso). Inoltre,
secondo la Lega, le firme
dei capigruppo di
maggioranza che
approvano in anticipo la
relazione di Renzi
sarebbero false.
(Marco Cremonesi)
Partito spaccato e l’assemblea dei deputati evita riferimenti a espulsi e «clandestini»
Eletto il nuovo capogruppo: vince Dadone ma al contestato Artini vanno 33 voti
❞
Grillo
Visita
medica agli
immigrati:
sconosciuto
chi arriva
coi barconi
Cecconi
Le parole di
Grillo sul
mandar via
i clandestini
erano un
po’ forti,
stonavano
ROMA «Fuori dall’euro o sarà
default». Beppe Grillo si dedica
alla «sovranità monetaria» da
recuperare. Ma il rilancio contro l’euro è l’altra faccia della
sfida sull’immigrazione, appena lanciata tra espulsioni, Ebola ed Isis. Contenuti e toni virulenti che hanno creato più di
un imbarazzo in un gruppo che
è più a sinistra del suo leader e
che è scosso dalla nuova ondata di purghe, culminata con
l’espulsione dei quattro attivisti del Circo Massimo. Nuove
espulsioni potrebbero esserci
nei prossimi giorni tra i parlamentari, ma si parla anche di
qualche addio spontaneo.
Il giorno dopo le parole choc
sull’immigrazione, fioccano
precisazioni. Sul tema ci fu già
una forte spaccatura, quando
Maurizio Buccarella e Andrea
Cioffi, che volevano l’abrogazione del reato di clandestinità,
furono sconfessati dal blog ma
riabilitati dagli iscritti. Grillo ci
riprova e fa virare il Movimento
a destra. L’assemblea di ieri si è
spaccata sul prossimo capogruppo alla Camera: ha vinto il
candidato di mediazione Fabiana Dadone con 44 voti, ma
Massimo Artini, contestato nei
giorni scorsi dal blog di Grillo,
è riuscito a raggiungere quota
33 voti. La stessa assemblea ha
prudentemente evitato ogni tema sensibile. Andrea Cecconi
spiega: «Ci sono altre emergenze». Quella degli immigrati
non lo è? «Grillo ha detto cose
sensate. Certo, quel grassetto
sul mandar via i clandestini era
un po’ forte. Stonava un po’».
Stonava parecchio, secondo
molti, che lo sussurrano in pri-
❞
Buccarella
È davvero
arrivato il
momento di
uscire dalla
trappola
ideologica
Fattori
L’ebola? È
difficile che
arrivi con i
barconi,
non si parte
dalle zone
colpite
vato e criticano anche Luigi Di
Maio, reo di «dare la linea» prima di una discussione. Pubblicamente ci si arrampica sugli
specchi. Buccarella la vede così:
«Dobbiamo uscire dalla trappola dell’ideologia, stare lontani dal Salvini razzista e dal volemose bene della Boldrini».
Grillo vuole la visita medica
obbligatoria: «Chi arriva nei
barconi è un perfetto sconosciuto». Vincenzo Santangelo
minimizza: «Magari Ebola non
arriva con i barconi». Elena Fattori esclude: «Difficile che arrivi nei barconi: gli emigrati non
arrivano dalle zone dell’emergenza». La parola d’ordine è
prendere le distanze dal Carroccio: «Niente di più sbagliato
che accomunarci alla Lega»,
dice Danilo Toninelli. Lo pensa
anche il leghista Matteo Salvi-
«Inno razzista»
Ukip sotto accusa
Torna Gruber
e si cerca un posto
per Floris
Polemiche in Gran Bretagna
per una nuova iniziativa
dello Ukip, il partito
euroscettico alleato del M5S
al Parlamento europeo (nella
foto Epa il leader Nigel
Farage ieri a Strasburgo).
Questa volta si tratta di una
canzone — Ukip calypso —
realizzata per la raccolta
fondi del partito. Il brano,
cantato con un accento
forzatamente caraibico,
contiene frasi contro gli
immigrati ed è stato definito
«razzista» dai laburisti.
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Il Movimento
di Emanuele Buzzi
Matteo Richetti torna alla
Leopolda: «Volendo, il mio
intervento è già pronto». I
renziani si mostrano stupiti
ma non chiudono. «Porte
aperte» assicura Edoardo
Fanucci, uno dei 4 che
condurranno la kermesse
fiorentina. Nel 2011 al posto
di Fanucci c’era proprio il
rottamatore Richetti ad
animare la Leopolda II: suo
l’ultimo (applauditissimo)
intervento prima della
chiusura di Renzi, di cui
allora era il braccio destro.
Negli anni i rapporti tra
Matteo&Matteo sono
cambiati e la brutta storia
delle primarie in Emilia ha
fatto il resto. E se ora
Richetti contesta i capisaldi
dell’azione di governo, lo fa
«in nome dello spirito
originario della Leopolda».
Il suo slogan? «Io sono più
renziano di Renzi».
(Monica Guerzoni)
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Il piccolo esercito (diviso)
di «cacciati» e fuoriusciti
Gara per i nuovi simboli
L’amarezza degli ex: democrazia eterodiretta da Casaleggio
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E alla Leopolda
rispunta
il critico Richetti
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Gran Bretagna
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Lunedì 27
Lilli Gruber
torna su La7
a Otto e
mezzo dopo
un’indisposi
zione. Ora,
in ottima
forma, riprende il suo posto
in tv (e in edicola con
Tempesta, il nuovo libro
che esce oggi per Rcs Libri).
Giovanni Floris non
riprenderà
DiciannoveEquaranta, la
fascia preserale lunedìvenerdì. La7 sta studiando
un nuovo programma in
prima serata sabato e
domenica, da mettere a
punto, ancora privo di
titolo e data di partenza. C’è
chi guarda al modello
Fazio. Floris resta alla guida
di DiMartedì. Il duello con
Massimo Giannini (e con
Rai3) non si tocca.
(Paolo Conti)
ni: «A Milano i grillini stavano
con i centri sociali, non con
noi». Sul fronte del dissenso,
una manciata di deputati rimane in bilico espulsione. «Ma
per un mese siamo a posto»,
assicura ironico Aris Prodani.
Il clima è teso. La nuova resa
dei conti è rinviata, ma tra i dissidenti c’è chi scalpita per andarsene, magari proprio nel vituperato Pd. Molti sono critici
per le modalità di espulsione
dei quattro del Circo Massimo.
Christian Iannuzzi è «perplesso»: «Ieri ero a una conferenza
in difesa di due lavoratori sospesi per aver espresso la loro
opinione. Proprio dopo l’espulsione dei quattro che avevano
avuto l’ardire di porre delle domande: ironia della sorte».
Alessandro Trocino
MILANO Nel 2011 erano in quattro. Assi calati sul tavolo della
politica, il biglietto da visita del
Movimento alle sue prime elezioni Regionali. Di quei quattro
consiglieri eletti in Piemonte
ed Emilia Romagna ne è rimasto soltanto uno: Davide Bono,
fedelissimo della prima ora. Gli
altri? Andrea Defranceschi,
Giovanni Favia, Fabrizio Biolé:
tutti espulsi. Sono vittime della
Spoon river a Cinque Stelle, che
ha visto protagonisti indistintamente attivisti (come quelli
di Occupypalco), rappresentanti a livello locale (Raffaella
Pirini, Marco Fabbri solo per
citare alcuni nomi) fino ad arrivare ai parlamentari o interi
gruppi di militanti, come insegna il caso di Cento. Numeri
che crescono con il passare del
tempo e danno l’idea di una
erosione dolorosa della base
anche per chi nel M5S continua a credere.
Il primo a essere cacciato —
dopo i successi del 2010 — fu
Valentino Tavolazzi. Da allora la
lista è cresciuta. Molti hanno
dovuto subire le ire e/o le votazioni via blog. Le motivazioni
sono state diverse: Marino Mastrangeli criticato per le presenze nei talk show, Antonio
La vicenda
● Lunedì Grillo
ha comunicato
via blog
l’espulsione dei
4 attivisti che
con lo
striscione
#occupypalco
chiedevano più
trasparenza tra
i 5 Stelle alla
kermesse del
Circo Massimo:
Giorgio Filosto,
Orazio Ciccozzi,
Pierfrancesco
Rosselli e
Daniele
Lombardi
● Il web non
ha condiviso la
decisione e in
molti hanno
criticato il
leader
Venturino — all’epoca vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana — per la restituzione della diaria.
C’è chi ha deciso di abbandonare da solo la nave. «Me ne sono andata con le mie gambe e
non seguo più le loro vicende:
ormai li trovo fuori tempo massimo», chiarisce Paola De Pin,
che spiega di aver «confidato
Lo scenario
Il senatore Campanella:
non ci saranno
smottamenti enormi
nel giro di pochi mesi
anche in Renzi all’inizio, ma
poi sono rimasta delusa dal governo». La senatrice veneta ora
vorrebbe una forza politica in
grado di lottare «per la pace,
con l’uscita dell’Italia dalla Nato, e per levarsi di dosso il cappio dei trattati europei».
Molti però continuano a seguire a distanza gli strali di
Beppe Grillo. «Sono differenti
declinazioni di una attitudine
ormai conclamata», puntualizza Francesco Campanella riferendosi alle recenti espulsioni.
«Non accettano di essere contraddetti», spiega. E alla fine
offre una sua visione su quello
che è stato il suo periodo da
pentastellato nelle istituzioni:
«Siamo stati un elemento di
stabilizzazione del sistema,
emarginando quella parte del
Pd che cercava di modificare lo
status quo e che ora è stata
messa all’angolo da Renzi». La
delusione è ancora recente:
Campanella è stato cacciato a
febbraio insieme a Fabrizio
Bocchino, Lorenzo Battista e
Luis Alberto Orellana. A Palazzo Madama gli addii ormai
hanno segnato quasi un terzo
degli eletti.
Più distante nel tempo è invece l’espulsione di Favia, forse
il caso più discusso sulla Rete
prima dell’approdo a Roma.
«Quasi provo noia: chi è uscito
da anni ha superato il lutto e ci
ride su», dice l’ex. «Ora nell’immaginario collettivo i Cinque
Stelle sono considerati come
un partito, non hanno più l’aura scintillante di qualche tempo fa». E punge: «Sono passati
dalla democrazia diretta a
quella eterodiretta dai server di
Casaleggio». Secondo Favia
«l’Emilia Romagna è stata la
culla del Movimento e proba-
4
gli attivisti
del M5S espulsi
per le critiche
espresse alla
kermesse del
Circo Massimo
143
parlamentari
rappresentano
il Movimento 5
Stelle: 39 al
Senato e 104
alla Camera
bilmente sarà anche la sua
tomba» mentre Campanella
prevede, invece, che «non ci saranno smottamenti enormi nel
giro di pochi mesi».
Quello che è certo è che tra
gli ex M5S è rimasta inalterata
la passione per la politica. Favia
è «un volontario, non candidato» (come l’altra ex Federica
Salsi) per la lista di civiche federate «Liberi cittadini» che
correrà alle Regionali a fine
mese in Emilia Romagna.
«Stiamo raccogliendo le firme,
partecipare è già un successo»,
afferma.
Alcuni hanno ben impressa
la lezione di Grillo e si sono
spinti a depositare un loro
marchio (Bartolomeo Pepe con
Movimento X, Orellana con
Movimento Democratico,
Campanella stesso con Italia lavori in corso, Bocchino con Democrazia attiva). Altri invece
sono andati oltre, traghettando
in altri gruppi o partiti. È il caso
di Battista (in maggioranza con
le autonomie), Vincenza Labriola (ora a Led con Gennaro
Migliore) e Adriano Zaccagnini, passato a Sel, perché «bisogna attuare una forma di democrazia più innovativa. E
quello spazio è a sinistra».
C’è chi come Fabrizio Biolè
ha vinto la sua battaglia: a maggio è diventato sindaco di Gaiola (Cuneo) con una lista civica.
«Beppe ogni giorno riserva una
sorpresa», commenta. E ripensando a quel poker di consiglieri calato alle Regionali 2010,
ricorda: «Fu un mezzo miracolo. Certo vedere che ora è rimasto solo Bono fa pensare che
l’eccezione sia lui».
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Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
POLITICA
11
L’INTERVISTA CAMILLO RUINI
L’ex presidente dei vescovi italiani: no alle unioni civili
«Non parlerò più di valori non negoziabili
Ma l’onda libertaria è destinata a defluire»
Il profilo
● Nato a
Sassuolo nel
1931, Camillo
Ruini ha
ottenuto la
licenza in
Filosofia e
Teologia alla
Pontificia
Università
Gregoriana di
Roma
● Ordinato
sacerdote l’8
dicembre
1954, viene
consacrato
vescovo il 29
giugno 1983
● Il 17 gennaio
1991 papa
Giovanni Paolo
II lo eleva
arcivescovo e
sempre Wojtyła
lo crea
cardinale il 28
giugno 1991
● È stato
presidente
della Cei, la
Conferenza
episcopale
Italiana, dal
1991 al 2007
● Fino alla fine
del 2012 è
stato
presidente
della
Commissione
internazionale
di inchiesta su
Medjugorje e,
fino a gennaio
2013, era a
capo del
Progetto
culturale della
Chiesa italiana.
Attualmente è
presidente del
comitato
scientifico della
Fondazione
Ratzinger
di Aldo Cazzullo
Eminenza, dal Sinodo esce
una Chiesa divisa. Si è votato,
le posizioni sostenute dal Papa hanno prevalso, ma di misura. Che impressione ne ha
tratto?
«Quella che papa Francesco
ha espresso nel discorso conclusivo: non una Chiesa divisa,
ma una Chiesa con posizioni
differenti. Una Chiesa che è comunione: l’unico corpo di Cristo, in cui siamo membri gli uni
degli altri. Mi pare un po’ forzato dire che certe posizioni erano
sostenute dal Papa piuttosto
che certe altre. Lui stesso ha voluto che ci fosse piena libertà di
parola. Ed è anche molto arrischiato parlare di maggioranze
e minoranze».
Però si sono coagulati elementi di dissenso e di malumore verso Francesco. È normale? O ne possono derivare
conseguenze negative?
«Questi elementi ci possono
essere, non è certo la prima volta. Accadde anche al Concilio.
Conseguenze negative si possono verificare se qualcuno dimentica che il Papa è il capo e il
fondamento visibile dell’unità
della Chiesa».
Francesco ha criticato «gli
zelanti, gli scrupolosi, i premurosi, i cosiddetti tradizionalisti, gli intellettualisti». A
chi si riferiva?
«Ma ha criticato anche i buonisti, chi vorrebbe scendere dalla croce o truccare il depositum
fidei per accontentare la gente.
Collocare il Papa da una parte
contro l’altra è fare il contrario
di quanto il Papa stesso ci domanda».
Nell’intervista con Ferruccio de Bortoli, Francesco ha
detto di non riconoscersi nella
formula dei valori non negoziabili. Ma quella formula è
stata centrale negli ultimi anni per il Vaticano, e anche per
la Cei.
«La formula risale a una nota
del novembre 2002 della congregazione per la dottrina della
fede, guidata allora dal cardinale Ratzinger, che l’ha usata talvolta anche da Papa. L’espressione riguardava l’impegno dei
cattolici nella vita politica e il
senso era precisato nella nota
stessa: serviva a distinguere le
esigenze etiche irrinunciabili
dalle questioni su cui è legittima per i cattolici una pluralità
di orientamenti. Io stesso usai
quella formula. Ma non amo fare questioni di parole e non ho
difficoltà a rinunciare a
un’espressione che in effetti è
stata spesso equivocata; come
se privasse i cattolici impegnati
in politica della loro libertà e responsabilità, mentre si limita a
richiamarli alla coerenza, affidando questa richiesta di coerenza alla libertà di ciascuno».
È vero che un gruppo di cardinali durante il Sinodo è andato da Ratzinger per chiedere un suo intervento, ricevendone un rifiuto?
«Non ne ho mai sentito parlare. Sarei un po’ sorpreso se si
fosse verificato, senza che prima o poi qualche voce mi giungesse alle orecchie».
Qual è oggi il ruolo del Papa
emerito? Le capita di parlargli?
«Sono stato a trovarlo due
volte, l’ultima nel settembre
scorso. Abbiamo parlato soprattutto di teologia. Il suo ruolo l’ha precisato lui stesso: non
esercita alcuna funzione di governo; sostiene la Chiesa dal di
dentro, con la preghiera e con la
forza del suo pensiero teologico».
È davvero impossibile dare
la comunione a un divorziato
senza violare l’indissolubilità
del matrimonio?
«Se il matrimonio rimane indissolubile, e quindi continua a
esistere, contrarre un nuovo
matrimonio sarebbe un caso di
bigamia; e avere rapporti sessuali con altre persone sarebbe
un adulterio. Non si può pretendere che il matrimonio sia indissolubile e che ci si possa
comportare come se non lo fosse».
Regola immutata, prassi
più elastica: sarà questo il
compromesso finale?
«È probabile. Nella messa di
ieri si cita un salmo che dice:
“Verità e misericordia si sono
baciate”. Questa idea è già nell’Antico Testamento, è nel mistero di Dio. Realizzarla nel
mondo creato può essere faticoso. Ma abbiamo un anno di
tempo per trovare la strada giusta».
Lei ha parlato di diritto divino. Il Papa vi ha invitati a farsi
sorprendere da Dio.
«Io penso così, e devo dire
quello che penso. Anche il Papa
ha riaffermato l’indissolubilità,
l’unità, la fedeltà, la procreatività del matrimonio, in termini
molto netti».
Sta dicendo che Francesco
ha cambiato linguaggio e temi, puntando sul sociale, ma
non la dottrina?
«Ogni Papa ha la sua sensibilità. Wojtyla era un polacco che
si era temprato nella battaglia
contro il comunismo, e per
questo passò per un Papa conservatore: in realtà definiva il
Concilio “la più grande grazia
del XX secolo”. Ratzinger è un
❞
Gli omosessuali
Sarà il tempo a dire
se la Chiesa è in ritardo
o in anticipo rispetto
all’opinione prevalente
Dipende da qual è
il senso di marcia
Su Marino
La registrazione delle
nozze gay? Un sindaco ha
il diritto di sostenere
le proprie posizioni,
ma non può per questo
violare leggi dello Stato
I laici
Ci sono editori laici
che tendono ad
appropriarsi del Papa
per trasformarlo
in sostenitore di tesi
contrarie al cattolicesimo
I buonisti
Il Papa ha criticato anche
i buonisti, chi vorrebbe
scendere dalla croce
o truccare
il depositum fidei
per accontentare la gente
grande teologo tedesco. Francesco è il primo Papa latinoamericano, e ha una sensibilità diversa».
La valutazione corrente è
che la Chiesa sia passata dal
conservatorismo al progressismo. È sbagliato?
«L’ottica non è appropriata,
ma se si vogliono usare categorie mondane si può dire anche
questo. E può accadere che noi
uomini di Chiesa diamo a questo linguaggio improprio qualche pretesto. Rimane il fatto che
la Chiesa è una cosa diversa. È
una comunione».
Esiste oggi un’opposizione
nella Chiesa? Con un suo capo?
«Non c’è un’opposizione, e
tanto meno un capo dell’opposizione. Non riesco a immaginare a chi si possa aver pensato
per un ruolo di questo genere:
nessuno ne ha la velleità».
Ha letto il libro di Antonio
Socci, «Non è Francesco»?
«Non l’ho letto. Se vuole sapere cosa penso della tesi secondo cui il Papa sarebbe stato
eletto invalidamente, le dico subito che la considero totalmente infondata e abbastanza ridicola. Non ho mai sentito un solo
cardinale che abbia partecipato
al conclave dire qualcosa che in
qualche maniera le assomigliasse».
Non trova che nell’editoria
laica sia partito un «attacco da
destra», che dà voce a una parte del mondo cattolico che
non si riconosce in questo papato?
«Un piccolo attacco di questo
genere purtroppo esiste; forse
anche per reazione alla tendenza di altri editori laici ad appropriarsi di papa Francesco, per
trasformarlo in un sostenitore
delle tesi contrarie al cattolicesimo. Le due cose si rimpallano;
ma la potenza mediatica di questo secondo atteggiamento è
molto più forte. Gli uni hanno i
fucili ad avancarica, gli altri
hanno l’aviazione».
Insieme
Strette di mano
e sorrisi tra il
cardinale
Camillo Ruini
e papa
Francesco.
Analizzando i
lavori del
Sinodo Ruini
descrive la
Chiesa non
come divisa,
ma «con
posizioni
differenti, una
Chiesa che è
comunione»
16
anni
La durata
dell’incarico
da presidente
della Cei del
cardinale
Camillo Ruini
Simboli, vestiario, stile:
l’hanno colpita le scelte di
Francesco? Compresa quella
di non vivere nell’Appartamento?
«Mi hanno colpito molto, ma
in maniera decisamente favorevole. Credo siano state una vera
benedizione per la Chiesa: hanno contribuito a farle superare
un momento difficile. In particolare, il Papa sta a Santa Marta
non per motivi “ideologici”, ma
perché si trova meglio a contatto costante con la gente, come
ha detto lui stesso».
Lei è d’accordo con il cardinale Scola, quando dice che la
Chiesa è in ritardo sull’omosessualità?
«La questione del ritardo o
dell’anticipo dipende dalla direzione di marcia in cui si va.
Quando da giovane sacerdote
venivano a parlarmi e talora a
confessarsi vari omosessuali,
dicevano di trovare nella Chiesa
un ambiente rispettoso e comprensivo. Di alcuni divenni amico. Adesso la Chiesa è considerata in ritardo perché continua
a ritenere l’omosessualità non
conforme alla realtà del nostro
essere, che è articolata in due
sessi dal punto di vista organico, psicologico e più in generale
antropologico. Sarà il tempo a
dire se, sostenendo questo, la
Chiesa è in ritardo o in anticipo
rispetto all’opinione prevalente».
In Italia pare vicina l’intesa
sulle unioni civili, con il consenso di Berlusconi. È un errore?
«Su questo punto mi sono
espresso al tempo dei Dico, e
non ho cambiato parere. È giusto tutelare i diritti di tutti; ma i
veri diritti, non i diritti immaginari. Se c’è qualche diritto attualmente non tutelato che è
giusto tutelare, e ne dubito, per
farlo non c’è bisogno di riconoscere le coppie come tali; basta
affermare i diritti dei singoli. Mi
pare l’unico modo per non imboccare la strada che porta al
matrimonio tra coppie dello
stesso sesso».
Ma in Italia si parla di unioni civili, non di matrimonio.
«Se il contenuto è molto simile, serve poco cambiare il nome del contenitore».
Cosa pensa di Marino che a
Roma registra le nozze gay?
«Un sindaco ha il diritto di
sostenere le proprie posizioni,
ma non può per questo violare
le leggi dello Stato».
Ci sarà anche in Italia un
movimento di protesta?
«Nessuno può escluderlo. In
Francia il movimento “Manif
pour tous” non è certo stato organizzato dalla Chiesa: è una
forza grande e variopinta, che
ha indotto il governo a essere
più prudente».
Sta dicendo che l’ondata libertaria può defluire?
«Negli Anni 70 anche molti
non marxisti erano convinti che
il marxismo fosse un orizzonte
insuperabile per la cultura e la
storia. Ma poi il marxismo si è
dissolto e sono subentrate prospettive diverse. Allora mi occupavo di giovani: nel giro di pochi anni è cambiato tutto; Marx
non interessava più. Non so dire
se accadrà qualcosa di analogo
con l’attuale tendenza libertaria; ma non lo escludo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
12
Esteri
Canada, soldato ucciso: ipotesi terrorismo
A Londra
Il militare investito con un commilitone da un uomo risultato connesso all’estremismo islamico
I video dell’Isis incitavano a compiere attentati in Occidente anche usando le automobili
«Se non riuscite a
trovare una bomba o un proiettile... usate la vostra auto e investiteli». Il consiglio, rivolto ai
mujaheddin in Occidente, è
stato lanciato esattamente un
mese fa da Abu Muhammad al
Adnani. In un lungo audio il
portavoce ha spiegato come
condurre la jihad da soli contro
gli americani e i loro alleati. Il
messaggio è stato raccolto da
Martin Rouleau, un convertito
canadese che ha ucciso con la
sua vettura un soldato e ne ha
ferito un secondo. Poi è stato
colpito a morte dalla polizia.
L’attentato, avvenuto a SaintJean-sur-Richelieu, un sobborgo di Montréal (Canada), è un
episodio angosciante. Per la
povera vittima, Patrice Vincent,
di 53 anni, e per lo scenario che
apre. Quello del terrorista solitario deciso a colpire con qualsiasi mezzo e senza (o quasi) alcun supporto. Come dice al Adnani può bastare anche una
«pietra per spaccare la testa ai
miscredenti».
Rouleau, che aveva cambiato
il nome in Ahmad ed era finito
nella lista dei sorvegliati per le
sue idee estremiste, ha preparato un vero agguato. Il militante è arrivato con la sua auto in
un parcheggio a pochi metri
dalla sede di un’associazione
che assiste i veterani. Poi ha atteso paziente le sue prede. Due
WASHINGTON
● Il caso
canadese
ricorda quello
del soldato
britannico Lee
Rigby (foto),
ucciso il 22
maggio 2013
a 25 anni.
Rigby stava
tornando a
casa dalla sua
caserma
nel Sudest
londinese
quando fu
aggredito a
colpi di coltello
e mannaia da
due ventenni
britannici
di origini
nigeriane che
tentarono di
decapitarlo.
Il 26 febbraio
2014 i due
assassini
sono stati
condannati
all’ergastolo
ore dopo ha lanciato l’attacco
investendo una coppia di militari, tra cui Vincent. Quindi è
scappato e ha chiamato il centralino della polizia rivendicando l’attacco. Ma non è andato
troppo lontano.
Inseguito da una pattuglia,
ha cercato di forzare il posto di
blocco, manovra non riuscita a
causa di una banda chiodata.
Finito fuori strada, è uscito dall’auto brandendo un pugnale e
gli agenti lo hanno ucciso.
Il protagonista ha probabilmente avuto la fine che cercava. Il «martirio». Venticinque
anni, passato un anno fa nelle
file dell’integralismo radicale,
Martin Ahmad Rouleau era noto alla polizia che aveva deciso
di togliergli il passaporto in
quanto pensavano potesse recarsi in Siria o in Iraq.
Il suo nome era in una lista
che contiene le identità di circa
80 persone, figure ritenute po-
Siria
L’orrore del padre
che lapida la figlia
Un nuovo video dell’orrore è
stato diffuso su Internet.
Mostra la lapidazione di una
giovane donna, accusata di
adulterio. Le immagini fuori
fuoco raccontano la tragedia
in pochi secondi: la donna
che, in ginocchio, chiede
pietà, il padre (a sinistra) che
la lega e la trascina davanti a
un gruppo di uomini armati,
la voce del capo banda
(affiliato all’Isis in Siria) che
intima alla poveretta di
«pentirsi» perché sta per
andare nell’aldilà. Infine la
pioggia di pietre e la più
grossa, forse quella mortale,
è proprio il padre a lanciarla
sul capo della vittima in un
rituale spietato, inumano.
tenzialmente pericolose. Una
parte di quei 130 (o forse più)
canadesi che hanno aderito a
formazioni terroristiche mediorientali. Presenza non segreta.
I militanti canadesi sono
molto attivi anche sul Web dove partecipano allo sforzo propagandistico dell’Isis attraverso messaggi via Twitter e video.
Con la sua azione, Rouleau
ha imboccato il sentiero di lotta di altri qaedisti. Nel maggio
del 2013 un militare britannico
è stato sgozzato in una via di
Londra da una coppia di terroristi fai-da-te. Un piano simile
sarebbe stato poi sventato di
recente in Australia dove una
cellula aveva intenzione di rapire una persona per poi decapitarla filmandone la fine.
L’intelligence occidentale,
dopo i recenti successi e gli eccessi dell’Isis, ha rilevato come
sia cresciuto il fervore tra i simpatizzanti del movimento. I
giovani come Ahmad si «caricano» guardando i video con le
decapitazioni degli ostaggi, auspicano «partite a calcio» con
la testa delle vittime e sognano
di passare all’azione. Al fronte
o, nel caso non possano partire, nella loro città.
Guido Olimpio
@guidoolimpio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
ESTERI
13
Il ricordo
Il manager:
«Era galante
e inflessibile»
Il profilo
● Christophe
de Margerie
era nato in
Vandea 63 anni
fa, nipote di
Pierre
Taittinger, il
fondatore
dell’impero
dello
Champagne.
Cresciuto in
una famiglia di
diplomatici e
imprenditori,
decide di non
occuparsi delle
vigne di
famiglia
● Dopo il
diploma
all’Escp Europe
(l’École
Supérieure de
Commerce de
Paris), entra
alla Total nel
1974.
Vent’anni dopo
guida la società
in Medio
Oriente. Nel
2007 arriva ai
vertici della
maggiore
compagnia
petrolifera di
Francia
● Total è
quotata con un
valore di
mercato di 102
miliardi di euro,
rappresenta il
quarto più
grande gruppo
petrolifero e
del gas
dell’Occidente,
dietro Exxon,
Royal Dutch
Shell e
Chevron. La
Russia
rappresenta
circa il 9 per
cento della
produzione di
petrolio e di
gas di Total nel
2013
Muore il ceo di Total amico di Putin
L’ultimo discorso contro le sanzioni
Il suo jet privato si schianta su uno spazzaneve «manovrato da un ubriaco»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
La natura avventurosa di
Christophe de Margerie è venuta fuori dopo, nel corso della
lunga carriera tutta fatta all’interno di Total. Gli esordi professionali invece furono poco
audaci: leggenda vuole che a 24
anni, finiti gli studi, de Margerie declinò le offerte di Alcatel e
Ibm preferendo Total perché la
sede del colosso energetico era
vicina, proprio a due passi dalla casa di famiglia, nell’altoborghese XVI arrondissement
di Parigi (il nonno Pierre fu il
fondatore dello champagne
Taittinger). Era il 1974, l’anno
successivo allo choc petrolifero, e oltretutto le compagnie
europee non sembravano destinate a un grande avvenire;
eppure quarant’anni dopo
Christophe de Margerie lascia
Total all’11esimo posto nella lista Fortune delle più grandi
imprese al mondo, la prima tra
le francesi, con quasi nove miliardi di euro di profitti nel
2013.
Nel tempo «Big Moustache», come lo chiamavano per
i baffoni bianchi da birraio austroungarico, ha saputo costruirsi una personalità imponente, lontana dalla riservatezza e
dalla prudenza consigliate dal
ruolo. L’uomo che voleva lavorare vicino a casa ha finito per
attraversare il mondo con il suo
jet privato, soprattutto in Medio Oriente e Africa, alla caccia
di nuovi giacimenti e affari, in-
PARIGI
fischiandosene delle aree di influenza dei concorrenti e soprattutto dell’opportunità politica. Grazie a lui Total oggi è
presente in 130 Paesi, «e do per
scontato che di tanto in tanto,
in qualcuno di questi, ci siano
dei problemi», diceva a chi gli
rimproverava anni fa di non
avere abbandonato la Birmania
dei generali.
L’Occidente vara sanzioni
contro la Russia, i suoi leader
sono sulla lista nera? Il primo
settembre scorso il presidente
della Duma, Sergej Narychkin,
viene comunque a Parigi aggirando l’embargo, e trova ad accoglierlo all’ambasciata di Rus-
Scomparso Christophe de Margerie
aveva 63 anni. Era soprannominato
«Big Moustache», Grande Baffo
Il caso Mattei
Il disastro
di Bascapè
1962: il relitto del volo sul quale
viaggiava il presidente dell’Eni
Enrico Mattei, 56 anni. Il bimotore
che rientrava a Milano precipitò
vicino a Bascapè. Stabilita nel 2005
la natura dolosa dell’incidente.
sia — unico francese — l’amico
Christophe de Margerie. All’inizio della sua carriera Total
si approvvigionava al 30% in
Europa, nei giacimenti del Mare del Nord; oggi quel livello è
sceso al 17%, mentre gli affari
con la Russia sono passati dall’1% di 10 anni fa al 9% del 2013 e
— almeno prima della scomparsa di de Margerie — erano
destinati ad aumentare ancora,
grazie anche allo stretto rapporto personale con il presidente Putin.
Po c h e o r e p r i m a d e l l o
schianto, lunedì sera, Christophe de Margerie ha parlato
al Foreign Investment Advisory
Council di Mosca, che riunisce
il governo russo e i manager
delle aziende internazionali.
«Siamo contrari alle sanzioni
— ha ribadito nell’ultimo discorso —, e fedeli all’impegno
con la Russia». Poco prima della mezzanotte, il Falcon 50 del
capo di Total ha cominciato il
decollo dall’aereoporto di
Vnukovo, ma il carrello ha urtato contro un mezzo spazzaneve. Uno dei motori ha preso
fuoco, l’aereo è crollato a terra
uccidendo Christophe de Margerie e i tre membri dell’equipaggio. L’uomo alla guida dello
spazzaneve, subito incolpato
come «ubriaco», si dichiara innocente. Gli investigatori seguono anche la pista di un errore della torre di controllo.
Stefano Montefiori
@Stef_Montefiori
❞
Inquirenti
Non è stata
una serie
di terribili
circostanze
ma la
criminale
negligenza
dei
responsabili
❞
Difensore
Tragica
fatalità
L’autista
dello
spazzaneve
non ha
bevuto
alcolici
perché è
cardiopatico
«Un uomo dal tratto personale accattivante, galante con
le signore, un gentiluomo con
tutti. Ma anche uno sciovinista
per il bene della sua compagnia e aggressivo fino all’eccesso nei negoziati». Stefano Cao,
ora consigliere di A2A ma fino
al 2008 direttore generale della
divisione Exploration and Production dell’Eni, ha ricordi
«genuini» di Christophe de
Margerie, il numero uno del
colosso petrolifero francese
Total scomparso l’altra notte.
Cao, che è rimasto «molto
colpito dalla notizia», conosceva molto bene de Margerie:
«Dal 2000 al 2008 è stato la mia
controparte nei negoziati tra
Eni e Total — racconta —. Lui
veniva dall’upstream (ricerca e
produzione, ndr). Era un gran
lavoratore. Fuori dall’ambito lavorativo era gioviale e aveva
charme. Una volta fu anche
ospite dell’Eni a una prima della Scala. Ma al tavolo delle trattative era estremamente agStefano Cao
Il consigliere di A2A,
ex Eni, ha conosciuto
bene de Margerie
gressivo e se riteneva di avere
ragione non faceva passi indietro. Avrebbe potuto scegliere
una vita diversa. Proveniva da
una famiglia ricca e nobile produttrice di champagne. Gli
chiesi perché decise di sporcarsi le mani con un business
così complesso e impegnativo
come quello del petrolio, che ti
porta a viaggiare in tutto il
mondo. Mi disse che la vita del
coltivatore di vigna non era
adatta a lui».
Negli anni della frequentazione tra Cao e de Margerie più
volte tornò la voce di una fusione tra Eni e Total. «Concettualmente se ne parlò diverse volte
— ricorda — nelle lunghe ore
che abbiamo condiviso sull’aereo dell’Eni o di Total. L’idea
era di costruire un campione
europeo in risposta al consolidamento delle grandi americane come Exxon e Mobil. Del resto il portafoglio degli asset
minerari di Total ed Eni è complementare. I vantaggi sarebbero stati tanti, ma c’era un
problema irrisolvibile: alla fine
della fusione il gruppo TotalEni si sarebbe trovato con un
singolo maggior azionista che
è lo Stato italiano». Difficile da
accettare per un francese.
Francesca Basso
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
ESTERI
15
#
Diplomazie
di Massimo Gaggi
La Cina affronta la nuova frenata
E il Partito torna sotto pressione
Se Obama
è un presidente Il Pil al 7,3 nel terzo trimestre, livello più basso dal 2009. Le Borse reagiscono bene
divenuto «paria»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
In Cina niente è mai
bianco o nero, sono le sfumature che prevalgono. Anche in
economia. La crescita del Prodotto interno lordo, nel terzo
trimestre, è scesa al 7,3%, il livello più basso dal 2009, quando il mondo era sprofondato
nella crisi finanziaria e Pechino
avanzava «solo» al ritmo del
6,6%. Per quest’anno il governo
aveva posto un obiettivo del
7,5%: nel primo trimestre è stato sfiorato con il 7,4; nel secondo toccato con il 7,5. Ora una
nuova frenata, al 7,3. Le Borse
internazionali hanno tuttavia
reagito bene: i timori erano in
effetti per una frenata più consistente, sotto il 7%.
Un ulteriore calo cinese
spingerebbe tuttavia al ribasso
anche la crescita degli Stati
PECHINO
N
on è la prima volta
che un presidente a
metà del suo
mandato alla Casa Bianca
soffre di un drammatico
calo della popolarità.
Successe perfino a Bill
Clinton. George Bush otto
anni fa risolse il problema
limitando le sue
apparizioni a qualche cena
per la raccolta di fondi
elettorali. Fu sbeffeggiato
dalla stampa perché i
candidati repubblicani alle
elezioni di mid term non ne
volevano sapere di dividere
il palco dei loro comizi col
presidente. Nessuno, fino a
qualche tempo fa,
immaginava che qualcosa
del genere potesse avvenire
anche con un Barack
Obama. Invece è successo:
anche lui una presenza
ingombrante nella
difficilissima campagna
elettorale dei democratici:
una sconfitta già messa in
conto al presidente che
aveva suscitato più
speranze e che, quindi, è
diventato il catalizzatore di
tutte le delusioni. Ma
Barack, al quale non fa
difetto l’orgoglio, non ha
accettato il ruolo di
presidente invisibile. Dopo
aver limitato per molte
settimane la sua attività di
partito alle cene per il fund
raising, ha voluto provare a
smentire i suoi critici
presentandosi a qualche
comizio. I risultati sono
stati talmente deludenti da
spingere perfino un
giornale «amico» come il
Washington Post a parlare
in un editoriale di
«presidente paria». Il
giornale ironizza su un
presidente invisibile e
intoccabile che viaggia su
un visibilissimo jumbo jet.
Che fare se Barack ha indici
di gradimento molto bassi
soprattutto negli Stati dove
i conservatori sono più
forti? Gli strateghi hanno
deciso di mandare i
personaggi più popolari —
Michelle Obama, il
vicepresidente Joe Biden e
anche Bill Clinton — nei
collegi «di confine», dove la
partita elettorale è ancora
aperta. L’«onore» di
condividere il palco col
presidente è stato riservato
a candidati di collegi sicuri,
coi democratici in
vantaggio di almeno dieci
punti nei sondaggi: un
comizio a Chicago, nel suo
Stato, l’Illinois, e un altro in
Maryland, alle porte di
Washington. Qui nel 2012
Obama prese il 90 per cento
dei voti. Spalti gremiti, ma
l’iniziale calore svanisce
nelle pieghe di un discorso
notarile. La gente comincia
a defluire quando Barack
non è ancora a metà del suo
intervento. Un clima da
sconfitta annunciata.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Alti e bassi
Il Pil cinese
Soglia di povertà in Cina
*Terzo trimestre
15
14,2
12
9
9,6
9,2
10,4
9,3
7,8
7,6
7,3*
2012
2013
2014
6
2007
2008
2009
2010
2011
1 dollaro al giorno
Secondo le statistiche
ufficiali cinesi
82 milioni di poveri
1 dollaro e 25
Criterio della Banca
Mondiale
200 milioni di poveri
Corriere della Sera
Uniti: un punto percentuale in
meno nell’espansione del Pil a
Pechino, secondo Moody’s
Analytics, ha lo stesso effetto
negativo di un aumento di 20
dollari nel prezzo del barile di
petrolio. Il danno sarebbe anche più grave per i produttori
di materie prime, dall’Australia
all’Indonesia e al Brasile, che
contano su una forte domanda
dell’industria cinese.
Però, nel 7,3 per cento del
trimestre luglio-settembre, gli
analisti leggono anche elementi di ottimismo. Anzitutto,
la Cina si è impegnata nella ristrutturazione della sua economia, che per decenni si è retta
sulle esportazioni spinte dal
basso costo del lavoro e sugli
investimenti enormi in infrastrutture e sviluppo edilizio.
Un sistema oggi insostenibile.
La Fabbrica del Mondo soffre di un eccesso di capacità
produttiva; il settore immobiliare, che conta per circa un
quarto del Pil se si considerano
le industrie dell’acciaio, del ce-
mento, delle finiture, fa temere
la bolla. Ci sono 10 milioni di
case invendute.
Così, la nuova formula di riequilibrio verso una crescita sostenibile punta sulla domanda
interna. Meno investimenti,
meno debito e più consumi. E
su questo versante la lunga
marcia procede in modo confortante. Ieri mattina l’Ufficio
Statistiche di Pechino ha detto
che i consumi hanno contribuito per il 48,5% al Pil quest’anno, scavalcando in modo sensibile gli investimenti (quindi
l’indebitamento) scesi al 41%.
Buono anche il dato della produzione industriale, risalita al
+8% a settembre su base annua,
rispetto al +6,9 di agosto (sempre che dietro non ci siano «aggiustamenti» statistici, sempre
possibili secondo i costumi di
Pechino). Ormai il governo comincia a preparare il terreno
per un ulteriore rallentamento
e prevede di non porre più un
obiettivo fisso di crescita, ma
una forchetta, a partire dal
2015: in modo di non perdere
la faccia in caso di fallimento.
Il problema, anche qui, è il
lavoro: una crescita al 7%, che
sarebbe miracolo in Occidente,
in Cina non basta: si calcola che
serva almeno un 7,2% per creare ogni anno i 10 milioni di posti di lavoro attesi dal miliardo
e trecento milioni di cinesi. Il
partito comunista, riunito da
lunedì nel conclave segreto del
Plenum, sente la pressione.
G. Sant.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● Il caso
Hong Kong, il voto
e il rischio «poveri»
di Guido Santevecchi
Perché le autorità di
Hong Kong non possono
accogliere le richieste degli
studenti per candidature
libere nell’elezione del
governatore del 2017?
Semplice: se i candidati
fossero scelti dalla gente e
non dal comitato elettorale
devoto a Pechino, la
popolazione che guadagna
meno, i poveri, potrebbero
dominare il processo
elettorale. Lo ha spiegato
l’attuale Chief Executive CY
Leung: «È solo una
rappresentazione
numerica, perché
ovviamente prevarrebbe
quella metà della
popolazione di Hong Kong
che guadagna meno di
1.800 dollari al mese e si
finirebbe con quel tipo di
politiche». Quindi a Hong
Kong, che fa parte della
Cina, i poveri non possono
pesare troppo. Ieri sono
cominciati i colloqui tra
governo locale e studenti,
dopo 23 giorni di
occupazione delle strade. E
il governatore ha offerto un
compromesso sulla
commissione elettorale
(1.200 membri) in modo da
renderla «più
democratica». «Ma attenti a
non sfidare la pazienza di
Pechino», ha concluso. La
repressione è dietro
l’angolo.
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16
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
ESTERI
5 anni a Pistorius
Ma potrebbe uscire
tra soli 10 mesi
La sentenza per l’uccisione della fidanzata
La vittima
● Reeva
Steenkamp
aveva 29 anni:
originaria di
Città del Capo,
laureata in
Legge, faceva
la modella a
Johannesburg.
Da pochi mesi
frequentava
Oscar Pistorius
● Uccisa a
colpi di pistola
la notte di San
Valentino a
casa Pistorius,
Pretoria. Oscar
dice di avere
sparato
pensando che
ci fossero degli
intrusi in bagno
Soddisfatti e rilasciati. Condannato sulla carta a 5 anni
Oscar Pistorius potrà uscire di
prigione tra 10 mesi: per la famiglia della vittima «giustizia è
fatta», per la famiglia dell’omicida «non ci sarà ricorso».
Dopo sette mesi di processo
la sentenza annunciata ieri
mattina dalla voce sottile della
giudice Thokozile Masipa ha
messo d’accordo offensori e offesi. Soltanto la pubblica accusa rappresentata dal procuratore Gerrie Nel, le battagliere
donne dell’Anc e la maggioranza del popolo dei social
network giudicano la condanna troppo mite per l’atleta soprannominato Blade Runner, il
campione delle Paraolimpiadi
che la notte di san Valentino
del 2013 ha ucciso con quattro
colpi di pistola la fidanzata e
modella Reeva Steenkamp.
Gerrie Nel ha lasciato sconfitto il tribunale su Madiba
Street a Pretoria, con un trolley
di documenti che non sono bastati: chiedeva almeno 10 anni
di carcere per l’uomo che secondo l’accusa dopo un litigio
ha volutamente sparato a Reeva
chiusa nella toilette di casa Pistorius intorno alle 3 di quella
notte. Il procuratore-mastino
dai denti spuntati avrà due settimane per valutare se fare ap-
La giudice
● Thokozile
Masipa, 67
anni, nata e
cresciuta a
Soweto. Prima
di entrare in
magistratura
ha fatto la
cronista
giudiziaria
● In Sudafrica
non esistono le
giurie popolari.
Il verdetto nei
casi come il
processo a
Oscar Pistorius
viene deciso da
un singolo
giudice.
L’accusa ha 15
giorni per fare
appello
pello. Il rivale vincitore, l’avvocato Barry Roux, si è guadagnato i 10mila dollari di parcella
quotidiana. La difesa accetta la
condanna, anche perché quei 5
anni sono giusto quanto permetterà alle autorità carcerarie
di mandare agli arresti domiciliari Oscar dopo un sesto della
pena passato in carcere. Un anno in più e avrebbe scontato la
condanna interamente in prigione. Così passerà dietro le
barre del Kgosi Mampuru (ex
Pretoria Central) il suo ventottesimo compleanno, il 22 novembre, ma è probabile che il
ventinovesimo lo farà a casa,
forse nella residenza dove ha
vissuto gli ultimi 20 mesi, la villa di zio Harnold che nella vita
gli ha fatto da padre e al processo da portavoce.
L’aula gremita ha accolto in
silenzio la decisione della giudice su «come bilanciare pietà
e giustizia». Una sentenza più
lunga «avrebbe distrutto l’imputato» ha detto Masipa. Oscar
è scivolato fuori senza mostrare emozioni. Venti mesi fa aveva atteso a occhi chiusi la decisione del giudice che lo ha
mandato libero su cauzione in
attesa del processo. In un’intervista alla Cnn l’altro giorno aveva detto di essere pronto al carcere: «Cercherò di rendermi
In carcere Oscar Pistorius, 27 anni, lascia il tribunale (Ansa/Ihasaan Haffejee)
utile, insegnando a leggere e
scrivere oppure organizzando
una palestra per i detenuti». Il
mese scorso la giudice Masipa,
cresciuta sotto l’apartheid
(portava il tè ai signori bianchi)
ed ex reporter giudiziaria, lo ha
condannato per omicidio colposo e non premeditato come
chiedeva l’accusa. A quel punto
è diventato improbabile sfuggire del tutto alla detenzione.
Il Sudafrica è un Paese vio-
lento specie con le donne (almeno due omicidi al giorno):
«Una condanna troppo lieve
intaccherebbe la rispettabilità
della giustizia - ha spiegato Masipa - inducendo le vittime a
farsi giustizia da sè». E dando
l’impressione «che esiste una
legge per i poveri e un’altra per
i ricchi e i famosi».
E’ andata così? Cinque anni/
uno, più una pena accessoria (e
sospesa) di 3 anni per aver fatto
17
partire un colpo di pistola in un
ristorante. I primi delusi avrebbero dovuto essere i familiari
di Reeva, sempre presenti alle
udienze. La madre June, l’unica
ad aver mai parlato al telefono
con il fidanzato della figlia, la
più tenace e loquace nel chiedere «perché è stata uccisa la
ragazza migliore del mondo»,
aveva criticato la scelta di condannare Oscar soltanto per
omicidio colposo. Poi nei giorni scorsi l’avvocato Roux ha velenosamente parlato in aula di
quei 700 dollari mensili che Pistorius ha passato ai genitori di
Reeva dopo la morte. Anche
questo forse ha indebolito la
credibilità e lo sdegno della famiglia. Ieri il padre della «bikini model» uscendo dal tribunale ha detto quietamente:
«Siamo soddisfatti».
Anche Oscar? Non ha più un
soldo. Carriera finita: il comitato Paraolimpico esclude che il
più famoso atleta con le protesi
possa correre a Rio 2016 e in
ogni altra competizione per 5
anni. Anche se la famiglia dice
che Pistorius si disferà delle
sue pistole, dei fucili e del porto d’armi, sarà difficile togliergli di dosso la nuova etichetta
di Blade Gunner. Certo non
«marcirà in galera» come avevano chiesto le donne dell’African National Congress (Anc), il
partito anti apartheid di Nelson Mandela che guida il Sudafrica dalle prime elezioni del
1994. Il fronte femminile dell’Anc ha protestato ieri chiedendo alla procura di fare appello. Su Twitter Msabala Sithembiso riassume così l’amarezza della maggior parte dei
commenti (anti-Pistorius) sui
social network: «Se uccidi un
rinoceronte ti becchi 10-15 anni, se uccidi un essere umano
te la cavi con cinque».
Michele Farina
@mikele_farina
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Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
18
Cronache
L’INCHIESTA IL CARO MEDICINE
Il caso del farmaco contro l’epatite C
che può affondare la sanità italiana
❞
Luca Pani
Presto
arriveranno
molti
principi
attivi ad
alto costo
❞
Garattini
Come
stabilire
i margini
di profitto
resta un
mistero
❞
De Braud
Il cambio di
marcia è
arrivato
con i
farmaci
per l’Aids
Un farmaco per l’epatite che
costa 40 mila euro all’anno per
ogni paziente, uno per il melanoma che ne costa 80 mila. E i
prezzi cambiano radicalmente
da Paese a Paese. Che cosa succede nel mercato dei farmaci?
È nato un cartello per un rialzo indiscriminato? Che ne sarà
di un Sistema sanitario come il
nostro? Bancarotta inevitabile
e medicine solo per i ricchi?
Andiamo con ordine.
Il caso che ha fatto più scalpore è quello del Sofosbuvir,
farmaco per l’epatite C dell’americana Gilead. L’azienda
ha trovato un accordo con Aifa
(Agenzia italiana del farmaco),
che prevede per ora la distribuzione a carico del Ssn (Servizio
sanitario nazionale) solo a una
parte dei portatori del virus
dell’epatite C (Hcv), selezionati, sostanzialmente, in base a
criteri di gravità. Il prezzo che
lo Stato corrisponderà a Gilead
non è noto, anche perché dipenderà da valutazioni durante
e dopo la cura (efficacia e altro). Il clamore destato dal caso
è dovuto al fatto che in Italia ci
sono circa 1,5 milioni di persone portatrici del virus Hcv, e se
il Servizio sanitario volesse garantire la cura a tutti brucerebbe metà del proprio budget.
In realtà, però, già da anni il
prezzo dei farmaci è salito moltissimo: diverse recenti molecole contro i tumori costano
anche più del Sofosbuvir ma
hanno destato meno attenzione perché il loro «bacino
d’utenza» è inferiore e perché
per diverse di esse ci sono test
capaci di predire a chi serviranno davvero. Due elementi che
ne riducono, almeno in parte,
il peso sui conti pubblici.
In ogni caso la crescita dei
prezzi, in prospettiva, mette a
rischio la tenuta del nostro modello di assistenza sanitaria.
«Anche perché nei prossimi
anni arriveranno molti principi
attivi ad alto costo» precisa Luca Pani, direttore dell’Aifa, «soprattutto contro tumori, malattie infettive, sclerosi multipla,
Alzheimer, e pre Alzheimer».
Ma che cosa giustifica questa
impennata dei costi? Il prezzo
di un farmaco viene deciso dall’azienda che ne detiene il brevetto che, alle spese sostenute
per ricerca e sviluppo, aggiunge il proprio margine di profitto. Il modo in cui viene stabilito
tale margine è molto difficile
da appurare. «Quasi impossibile, un vero segreto» chiosa
Silvio Garattini, direttore dell’Istituto farmacologico Mario
Negri di Milano. Dunque prezzi
alti per voracità crescente di
amministratori delegati che rispondono ad azionisti sempre
più esigenti e impersonali ?
«I prezzi aumentano perché
qualche anno fa bastavano al-
cune centinaia di milioni di euro per sviluppare un farmaco,
mentre ora servono 1-1,5 miliardi — replica Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria —. E solo una molecola su 10 mila arriva sul mercato. Se la ricerca non fosse
remunerata non la farebbe
nessuno».
Ma quando hanno cominciato a cambiare le cose? «Il
cambio di marcia è arrivato con
i farmaci per l’Aids» precisa Filippo de Braud, direttore del
dipartimento di oncologia sperimentale all’Istituto dei tumori di Milano e consulente Aifa
40
Mila euro
Il costo in Gran
Bretagna
di un ciclo
di Sofosbuvir
(farmaco per
l’epatite C). In
Egitto, la stessa
cura costa 674
euro. Negli
Stati Uniti si
aggira attorno
ai 54 mila
dollari
dal 2000 al 2012. «Potenti gruppi di pazienti hanno fatto pressione a livello sociale, e chi ha
trovato le soluzioni ha potuto
venderle bene. Il resto è venuto
dopo. Le aziende farmaceutiche non sono diverse dalle altre. Se le condizioni sono favorevoli non ci si può aspettare
che non ne traggano beneficio».
La percezione, però, è che il
mercato sia diverso da quello
di altri beni. «Le aziende farmaceutiche hanno il vantaggio
di non doversi “creare” i clienti,
perché sono garantiti da bisogni già esistenti» puntualizza
Polonia «Rigenerato» il midollo spinale
Garattini. «E quando provano a
creare il bisogno, cioè cercano
di “medicalizzare” la nostra vita, creano grossi problemi».
Nel caso dell’epatite C il bisogno non è stato necessario crearlo, però siamo di fronte a un
apparente paradosso: chi ha la
soluzione la vuole vendere a un
prezzo così alto da renderne
quasi impossibile l’acquisto.
«Infatti le aziende si guardano bene dal fare gli stessi prezzi ovunque. Il Sofosbuvir costa
40 mila euro a ciclo in Gran
Bretagna e 674 euro in Egitto
(60 volte meno, ndr)», continua Garattini. «Negli Usa il
prezzo proposto da Pharmasset, l’azienda detentrice del
brevetto poi acquisito da Gilead, era di 34 mila dollari» aggiunge Pani. «Gilead lo ha portato a 54 mila dollari e il Senato
Usa ha avviato perciò un’indagine, cui l’azienda ha risposto
con 18 mila documenti».
«Almeno per l’Europa sareb-
In Italia
Se tutti i malati
dovessero essere
curati se ne andrebbe
metà del budget
Paralizzato alle gambe
torna a camminare
dopo un trapianto
di cellule del naso
di Mario Pappagallo
Un pompiere polacco di 40 anni è la prima persona al mondo a essere
tornata a camminare dopo un rivoluzionario trapianto di cellule. Darek
Fidyka (nella foto) accoltellato nel 2010 dall’ex della sua compagna era
rimasto paralizzato dalla vita in giù. Il suo midollo spinale (tagliato di
netto) è stato ora «riparato» da un trapianto di cellule del suo sistema
olfattivo. Quelle unità nervose che nel naso svolgono la funzione di
individuare e riconoscere profumi e odori. Il trapianto è stato effettuato
da chirurghi polacchi e scienziati britannici. «È stato raggiunto qualcosa
di più impressionante dell’uomo che cammina sulla Luna», ha detto
Geoff Raisman, dell’Istituto di Neurologia dell’University College of
London che ha guidato il team britannico. Fidyka è stato operato due
volte in Polonia dall’équipe di Pawel Tabakow, università di Breslavia, che
da 12 anni lavora a questa ipotesi di cura.
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be meglio avere un prezzo unico, ma non c’è la volontà politica di farlo» continua Garattini.
«L’Italia lo ha chiesto» interviene Pani. «Ma alcuni Stati si sono opposti». «Del resto che
non ci sia abbastanza coesione
lo dimostra la fatica che si fa a
ottenere trasparenza» chiude
Garattini. «Basti pensare che
finora non è stato possibile
consultare le sperimentazioni
presentate dalle aziende all’Agenzia europea». Problema
superato, almeno in parte, da
pochissimo. «Grazie a un grosso sforzo delle delegazioni italiane — spiega Pani — il 2 ottobre è stato decretato che a partire dell’anno prossimo i dossier saranno accessibili a tutti,
salvo alcune parti coperte dal
segreto industriale».
L. Rip.
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I L
N U O V O
R O M A N Z O
D I
IL RITORNO DI PIETRO PALADINI
PROTAGONISTA DI CAOS CALMO
IN LIBRERIA
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
CRONACHE
19
I costi per i cittadini e il Sistema sanitario in Italia
1
2
3
Condivisione
dei costi
Condivisione
del rischio
Pagamento
a seconda
dei risultati
26,1 miliardi
Sconto fisso sul prezzo
per i primi cicli
di trattamento per tutti
i pazienti entrati in terapia
(indipendentemente dagli esiti)
Sconto fisso (spesso 50%)
sul prezzo per i primi cicli
di trattamento, ma solo
sui casi di insuccesso
(documentati)
Rimborso (spesso 100%)
del costo sostenuto
per i pazienti che non
rispondono al farmaco
(in base a risultati documentati)
1,7%
L’incidenza della
spesa farmaceutica
sul Prodotto interno
lordo nazionale
75,4%
La quota di spesa
farmaceutica
rimborsata dal
Servizio sanitario
nazionale
di euro
La spesa farmaceutica
complessiva nel 2013
(pubblica e privata)
+2,3%
L’aumento della spesa
farmaceutica
complessiva nel 2013
rispetto al 2012
LA SPESA FARMACEUTICA TERRITORIALE
Spesa pubblica
Spesa privata
Comprende i farmaci venduti in farmacia
e quelli distribuiti direttamente dalle Asl (In milioni di euro)
14.000
12.000
10.000
8.000
6.000
6.406 milioni
di euro
La spesa farmaceutica
a carico del cittadino
(composta soprattutto
di farmaci in classe C
con obbligo di ricetta
medica)
4.000
2.000
0
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86
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13
COSÌ SI LIMITA IL RISCHIO DI SPESA
Fonte: Rapporto Osmed luglio 2014 (su dati 2013)
Il meccanismo
di Luigi Ripamonti
Corriere della Sera
Così lievitano i prezzi
Le trattative partono
dai Paesi più generosi
Gli esperti: bisognerebbe pagare quando i risultati sono certi
I farmaci, per essere approvati a livello europeo, non hanno bisogno di dimostrarsi superiori agli altri: basta che non
siano inferiori. Ma come si arriva a determinare il prezzo di
una medicina? La distribuzione di un farmaco nei Paesi dell’Ue viene autorizzata dall’Ema
(European medicine agency).
Allo scopo, il produttore deve
presentare un dossier con tutti
gli studi necessari (sperimentazioni di fase I, II, e III, quelle
su un largo numero di pazienti). In base a questi dati, l’Ema
valuta sicurezza, efficacia e
qualità della molecola. E in
questa fase, come premesso,
non vengono richiesti studi «di
superiorità» rispetto ad altri
principi attivi in commercio
per la stessa indicazione: basta
che «non siano inferiori».
Se approvato, il farmaco può
essere prescritto e acquistato
nella Ue al prezzo deciso dall’azienda ma non viene ancora
rimborsato da Servizi sanitari
nazionali o assicurazioni. Per
questo è necessaria una trattativa a livello nazionale con le
agenzie regolatorie dei singoli
Paesi (per l’Italia l’Aifa).
L’azienda, in genere, indica
alle proprie filiali nazionali un
prezzo-obiettivo per ogni Paese, che può variare da caso a caso, perché tiene conto di molte
variabili, come potenziale numero di pazienti, capacità di
spesa e tipo di rimborso dei
singoli Paesi (a carico dello Stato, assicurativo o misto).
Una volta avviata la trattativa,
l’ente regolatorio, di solito,
procedere in due modi: se ritiene che il nuovo farmaco non
dia benefici aggiuntivi rispetto
ad altri già in commercio pro-
●
❞
Importanti
sono i
Registri che
controllano
nel tempo
gli effetti di
una cura
La parola
COST-EFFECTIVENESS
Indica il rapporto tra costo ed efficacia del
farmaco, cioè il valore non solo economico
ma anche clinico della terapia. Permette di
valutare i suoi risultati in termini di salute
aggiuntiva prodotta per il paziente e di
considerare quindi anche la potenziale
riduzione di altre voci di costo sanitario. Può
essere ad esempio di volta in volta misurata
in anni di vita, nascite premature evitate o
anni in cui si conserva la vista calcolati sulla
base della spesa per ottenere quei benefici.
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porrà all’azienda il prezzo più
basso fra quelli della stessa
classe. Se invece giudica che il
farmaco porti benefici aggiuntivi tende a prendere come riferimento il prezzo più basso già
ottenuto dall’azienda in altri
Paesi europei. Per questo le case farmaceutiche di solito (non
sempre) negoziano prima il
rimborso in Paesi in cui c’è
maggiore probabilità che il farmaco «spunti» un prezzo alto
(per esempio la Germania).
«In questo giocano un ruolo
molto importante i diversi modelli di rimborso» precisa Luca
Pani, direttore dell’Aifa. «In
Germania può accadere , per
esempio, che un farmaco sia
tenuto in fascia A (a carico dello Stato) per un anno. Poi, se alla cura risponde solo una percentuale bassa di pazienti, viene passato in fascia C (a carico
del paziente). Così i malati che
avevano un beneficio devono
pagare interamente il farmaco,
anche se è un salvavita».
«Poi è decisiva, ovviamente,
la diversa compartecipazione
dei sistemi privati e assicurativi», prosegue Pani. «Da noi i
farmaci arrivano più tardi perché la trattativa è più lunga e
delicata perché siamo rimasti
l’unico Paese con un sistema
solidaristico universale, in cui i
farmaci importanti sono totalmente gratuiti per i cittadini».
Ma come possiamo essere
sicuri che il farmaco in condizioni reali funzionerà davvero?
E che alla fine si sia davvero fatto bene a rimborsarlo?
«Il Sofosbuvir, di cui si parla
ora, può essere un esempio per
un’utile riflessione», interviene Silvio Garattini. «Secondo i
produttori ottiene la scomparsa del virus nell’80-95% dei casi. Ma i risultati non riguardano tutto il possibile universo
dei portatori del virus. La presenza del virus è stata effettuata, poi, misurando il suo Rna
nel siero, ma il metodo ha un
limite di quantificazione di 25
Ui (Unità internazionali) e
quindi non certifica una sterilizzazione. Il farmaco è certamente attivo, ma solo sul lungo
termine si potrà dire se si tratti
davvero di completa estirpazione, e in che misura ridurrà
davvero il numero di cirrosi e
tumori causati dall’epatite C.
Fra 10 anni però lo sapremo, e
allora perché non pagare sulla
base dei risultati, con un siste-
Obiettivi
● Per
raggiungere i
suoi obiettivi
economici
l’azienda può
cercare di
posizionare il
farmaco in
base a una
«profilazione»
del mercato
● Per esempio
può puntare a
ottenere
l’indicazione
del suo
farmaco per
tutti i pazienti,
garantendosi
un ampio
bacino di
utenza, a
prezzo basso,
o puntare a un
numero
inferiore di
malati (magari
in base
alla gravità)
chiedendo un
prezzo più alto
Dipartimento di Matematica
ma di rateizzazione?».
«L’Aifa proprio per questo
valuta la effectiveness nelle reali condizioni d’uso, cioè della
sua performance effettiva in
condizioni reali, che è diversa
dall’efficacy, che è l’efficacia dimostrata nei programmi di ricerca sperimentale» precisa
Pani. «A questo scopo sono
stati realizzati i Registri di monitoraggio. Questi sistemi considerano il valore della terapia
non solo da un punto di vista
clinico ma anche economico, il
cosiddetto “value for money”,
che consiste in un processo di
valutazione dei risultati,
espressi in termini di salute aggiuntiva prodotta, valutando
anche la riduzione di altre voci
La valutazione
Il valore della terapia va
analizzato non solo da
un punto di vista clinico
ma anche economico
di costo sanitario».
«Infine — chiude Pani — in
fase di negoziazione, a seguito
di specifica valutazione dell’incertezza (definita in termini di
sicurezza, efficacia e impatto
economico) eventualmente
ascrivibile al farmaco, l’Aifa
utilizza strumenti specifici di
condivisione del rischio con
l’azienda produttrice che consentono al Ssn di mitigare l’effetto di tale incertezza, attraverso meccanismi di pay per
performance, fino ad annullarla completamente nel caso del
payment by results ovvero del
pay only for responders».
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20
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
CRONACHE
La maxi evasione da 1,7 miliardi
Sessantadue indagati a Roma, tra loro c’è il re degli appalti pubblici Pierino Tulli
Ricostruito il meccanismo per non pagare l’Iva. I soldi a San Marino e Lussemburgo
1,7
Milioni di euro
L’evasione
accertata
dalla Guardia
di Finanza che
ha indagato
per 2 anni
62
Indagati
Sono accusati
di associazione
a delinquere,
bancarotta,
riciclaggio
e reati tributari
100
Milioni di euro
Valore dei beni
sequestrati
in esecuzione
di un decreto
emesso
dal gip di Roma
ROMA Malgrado lo strascico di
bancarotte cucite sulla sua reputazione, Pierino Tulli, era
ancora considerato il re degli
appalti romani. Dalle aule di
Montecitorio agli hangar aeroportuali, la sua Gesconet ha lavorato per un ventennio con le
istituzioni, occupandosi di facchinaggio, pulizie e sorveglianza degli uffici pubblici. Lavori
sui quali, secondo le ipotesi degli investigatori, il settantenne
self made man, convertito alla
logistica a 40 anni, avrebbe
evaso l’Iva dal ‘96 a oggi.
Il suo nome era circolato per
il salvataggio della Lazio ai primi del Duemila — prima che
intervenisse Lotito — e un anno fa la Procura aveva chiesto il
suo rinvio a giudizio per la truffa dell’Interporto di Fiumicino.
Teoricamente un gioiello della
logistica, in realtà un capannone di 64mila metri quadri il cui
pavimento era sprofondato.
Oggi Tulli è ritenuto responsabile di un’evasione storica da
un miliardo e 700 milioni di
euro (una parte ancora in lire).
L’intera galassia di cooperative a lui riconducibile rappresenterebbe «un meccanismo
ideato, pensato, costruito con
la sola finalità dell’evasione fiscale». Sfuggito agli arresti — il
gip non ha ravvisato il pericolo
di fuga e reiterazione del reato
— Tulli è indagato per reati tributari, bancarotta e riciclaggio
assieme ad altre 61 persone fra
collaboratori, prestanome, fiduciari. Tra questi il suo delfino di un tempo, Maurizio Laga-
da, manager del consorzio Gesconet dal 2000 al 2010 (ora in
lite con il fondatore), i figli
Alessandro e Siriana e il conte
Enrico Maria Pasquini, titolare
della società sammarinese per
la quale, secondo altre inchieste, sarebbero transitate le
provviste della cosiddetta banda del 5% del Monte dei Paschi
e i fondi neri dell’Atac capitolina e che, per Tulli, invece, trasferiva fondi nell’«Immobiliare
Rocas srl» per nascondere i
proventi dell’evasione fiscale.
I finanzieri del Valutario, coordinati dal pm Mario Dovino-
la e dal procuratore aggiunto
Nello Rossi, hanno eseguito ieri un sequestro da un milione
di euro nei confronti di Tulli, a
garanzia del debito multimilionario col fisco. Partiti da
un’ispezione dell’agenzia delle
Entrate del 2011, gli investigatori hanno ricostruito il meccanismo usato per evadere l’Iva.
Vinta la gara, la cooperativa
«madre» subappaltava a consorzi che incaricavano altre società (denominate «operative») le quali, a loro volta, cedevano a terze. In questo caso
«cartiere» di fatture per opera-
❞
Meccanismi
ideati,
pensati,
costruiti
con la sola
finalità
di evadere
India
In cinquemila
allo yoga
della pace
Ordinati, in fila e
tutti attenti a seguire
le regole. Circa
cinquemila persone
(alunni, genitori,
insegnanti) si sono
radunati alla Delhi
Public School di
Hyderabad, in India,
per fare yoga ed
esibirsi in sette
posizioni (nella foto
Kumar/Ap). L’evento
è stato organizzato
per pregare per la
pace nel mondo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
zioni inesistenti. In sostanza il
cliente pagava per i lavori effettuati ma l’appaltatrice non versava mai l’Iva. In teoria avrebbero dovuto farlo le società a
cui andava il subappalto, in realtà l’importo era compensato
artificiosamente con la produzione di fatture fasulle per spese mai avvenute. La Finanza ha
ricostruito i prelievi effettuati
dai vari soggetti (detti «camminatori») per trasferire soldi nel
Lussemburgo, a San Marino e
in altri paradisi fiscali.
Gli indagati avrebbero operato in modo unitario, alla maniera di un’associazione «gestendo più società immobiliari
in favore delle quali giungeva il
denaro drenato dalle coop». La
conferma di un comune modus operandi verrebbe anche
dalle intercettazioni telefoniche come lo sfogo di Tulli nei
confronti dell’ex amico Lagada,
captato un anno fa: «Pensa, nel
2010, con tutto quel nero che
ha fatto, io dovevo essere responsabile de quello che ha
fatto lui....» dice il patron della
Gesconet. Ma il gip, di parere
diverso, non ha riconosciuto il
reato associativo. La produzione massiccia di fatture fasulle
lascia ipotizzare provviste in
nero che potrebbero nascondere attività di corruzione.
Tangenti finalizzate all’aggiudicazione di appalti nella pubblica amministrazione. Un
elenco di nomi è al setaccio dei
finanzieri. Indagini in corso.
Ilaria Sacchettoni
● Il caso Garlasco
Accusa e parte civile
Visioni opposte
sulle bici di Stasi
di Giusi Fasano
N
el processo di primo
grado fu l’ora del
delitto, stavolta sono
i pedali delle bici. Il caso
Garlasco è uguale a se
stesso anche in questo: nel
disaccordo fra l’accusa e la
parte civile. Vero è che non
è scritto da nessuna parte
che pm (in questo caso pg)
e parte civile debbano
essere d’accordo su tutto.
Ma nemmeno capita spesso
di essere divisi su dettaglichiave o usare parole
tranchant sul lavoro
dell’altro. Ha detto l’altro
ieri in aula il procuratore
generale di Milano Laura
Barbaini: «È escluso
matematicamente lo
scambio tra i pedali» delle
due biciclette di Stasi. La
tesi dei pedali invertiti era
quella della parte civile.
Come non ricordare che
per il pm di primo grado il
delitto di Chiara Poggi
avvenne «nella seconda
metà della mattinata»?
L’avvocato dei Poggi diceva:
«Prima delle 9.30».
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AVVISO A PAGAMENTO
LETTERA APERTA AL SIG. MINISTRO DELL’INTERNO
Sig. Ministro,
questa lettera rappresenta l’ultimo disperato
tentativo di poter ottenere una risposta da
parte di uno Stato che, talvolta, sembra
vivere di regole avulse dal mondo reale
e difficili da comprendere per chi, come
noi (soci lavoratori, da più di 30 anni, del
Consorzio Lombardo di Società Cooperative
di produzione e servizi – CO. LO. COOP.),
vede sgretolarsi le proprie sicurezze
lavorative e di vita.
Per Sua notizia, sino all’aprile del 2014
eravamo circa 2.500 dipendenti, oggi siamo
a scriverLe in appena 32 (pure con stipendio
ridotto).
corso il processo). Sempre secondo l’accusa
l’imprenditore campano gestiva di fatto la
nostra azienda!
L’ex collega chiede di essere processato ed
il 24 giugno 2014 il Tribunale di Napoli lo
assolveva dalla contestazione mafiosa!
Ebbene, anche di fronte all’evidenza di
una sentenza “in nome del Popolo Italiano”
la Prefettura di Milano non ha ritenuto
di revocare il proprio provvedimento, in
quanto l’assoluzione dell’ex dipendente
non escludeva l’ipotesi che l’imprenditore
campano potesse gestire la nostra azienda!
Lei, Sig. Ministro, avrà subito pensato che
questi sono i dati di una crisi economica! Ci
dispiace contraddirLa ma la crisi della nostra
azienda è purtroppo legata alla “macchina
burocratica”!
Finalmente in data 16 settembre 2014 il
Tribunale di Napoli depositava la motivazione
della sentenza, nella quale si escludeva
categoricamente la possibilità di
ricondurre il CO. LO. COOP. a gestioni
esterne in “odor di mafia”.
I fatti.
Tutto bene quel che finisce bene? No.
L’azienda il 14 aprile 2014 è stata destinataria
di una interdittiva antimafia dalla Prefettura
di Milano, in quanto un nostro ex collega
di lavoro era stato oggetto di una misura
cautelare da parte della DDA di Napoli
per essersi rivolto, nell’ambito di una gara
d’appalto, ad un imprenditore locale che,
secondo l’accusa, sarebbe stato mafioso (il
condizionale è d’obbligo essendo ancora in
Dopo aver subito ogni sorta di attacco, dopo
che ci siamo visti revocare un contratto dopo
l’altro, non poter stipulare contratti relativi a
gare già aggiudicate né partecipare a nuove
procedure, abbiamo dovuto apprezzare il
garbo e la sicurezza con cui la Prefettura
ha enunciato il suo teorema in una lettera
indirizzata all’Avvocatura dello Stato in data
30 settembre 2014, laddove si affermava che
la sentenza avrebbe: “confermato l’impianto
accusatorio…”
Sig. Ministro La preghiamo di ricordare
al dirigente che ha firmato per il Prefetto
qualche dettaglio, qualche particolare
(certamente trascurabile) che mal si concilia
con il suo teorema e cioè la sentenza nel
nome del Popolo Italiano, che 1) annullava
l’impostazione relativamente ai fatti mafiosi;
2) escludeva per tabulas la possibilità di
ricondurre la gestione dell’azienda ad un
imprenditore campano…
Ma comprendiamo, Sig. Ministro, che si
tratta di dettagli per il dirigente prefettizio
assolutamente irrilevanti.
Ciò che contava era, all’evidenza, di poter
far sentire il peso della sua autorevolezza,
ignorando quanto si affermava in sentenza,
per “aiutare” un’azienda a morire di
Burocrazia.
Chiediamo, Sig. Ministro, con tutte le nostre
forze, un Suo autorevole intervento per far
luce sull’intera vicenda.
Grazie Sig. Ministro.
Milano, 18 ottobre 2014
I DIPENDENTI DEL CO.LO.COOP.
[email protected]
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
Le carte
di Fiorenza Sarzanini
CRONACHE
21
I fondi neri e la lista delle mazzette
«I conti che portano alla politica»
Tra i clienti la Camera dei deputati, il Campidoglio e la Regione Piemonte
La lista era archiviata nel
file di un computer trovato in
una cassaforte durante le perquisizioni effettuate circa due
anni fa. E può portare a sviluppi
clamorosi. Contiene un elenco
di enti pubblici e accanto alcune cifre. Gli inquirenti sono
convinti che si tratti del brogliaccio delle «mazzette» pagate dal Consorzio Gesconet che
fa capo a Pierino Tulli per accaparrarsi gli appalti della pubblica amministrazione.
Decine di milioni di euro versati a istituzioni, funzionari, ma
ROMA
Chi è
● La Procura di
Roma indaga
sui fondi neri
creati dal
Consorzio
Gesconet
sospettando
che fossero
destinati a enti
pubblici e
partiti
● A capo
dell’organizzazione criminale
sarebbe
l’imprenditore
Pierino Tulli
(sopra), titolare
del Consorzio
Gesconet. È
accusato di
reati tributari,
bancarotta
fraudolenta
e riciclaggio
I soldi di Montecitorio
Nel 2011 per traslochi
e facchinaggio
Montecitorio ha pagato
1 milione 471mila euro
anche a esponenti politici per
vincere le gare e arrivare a posti
di vertice nel settore delle pulizie, nei servizi di facchinaggio,
gestione di magazzini e portierati e tutte quelle mansioni fondamentali nella pubblica amministrazione. Soldi accantonati grazie all’emissione di fatture
false.
I soldi all’estero
L’attività affidata dai magistrati della procura di Roma coordinati dall’aggiunto Nello
Rossi al Nucleo Valutario della
I «fondi neri»
Il decreto spiega bene il meccanismo per la creazione di
provviste occulte: «È la strutturazione di un complesso e articolato sistema di frode all’Erario volto alla programmata
commissione di una serie indeterminata di reati tributari, realizzato attraverso il sistematico
utilizzo di fatture per operazioni inesistenti emesse da società
«cartiere» create ad hoc e gestite dalla stessa Gesconet». Una
procedura che evidentemente
durava da molti anni e che —
Più succo nell’aranciata
La rivolta dei produttori
Almeno il 20%, ma solo se prodotta in Italia
La decisione era nell’aria da
più di un anno ma ieri il Parlamento, con il parere favorevole
del Governo, ha approvato definitivamente un nuovo vincolo
su alcune bibite, tra cui le
«aranciate», applicabile a chi
produce in Italia.
La nuova norma prevede che
le aranciate contengano almeno il 20% di succo (prima il limite massimo era il 12%) con
l’obiettivo evidente di favorire
gli agricoltori e i produttori italiani di agrumi. Non a caso è
Nuove regole
Il sì di Parlamento
e governo. Le aziende
di bibite: «Penalizzati»
Ma esulta Coldiretti
stata Coldiretti a esultare maggiormente per questa vittoria.
Di contro, però, la decisione
solleva le proteste di Assobibe,
l’associazione di Confindustria
che rappresenta i produttori di
bevande analcoliche. «La scelta
di discriminare e penalizzare la
produzione made in Italy — attacca il presidente di Assobibe,
Aurelio Ceresoli — rimane incomprensibile per tutte le
aziende che producono, investono e creano occupazione in
Italia. Un caso di autolesionismo, anziché di tutela delle industrie nazionali e dei loro lavoratori. C’è da riflettere su uno
Stato che impone una ricetta in
maniera arbitraria e vieta la
produzione in Italia di aranciate apprezzate da decenni, senza
Il decreto
Guardia di Finanza si concentra
proprio sulla destinazione di
quella contabilità parallela che
per anni avrebbe consentito agli
amministratori di Gesconet di
creare «fondi neri» in parte occultati in Italia, in parte trasferiti all’estero. Gli specialisti guidati dal generale Giuseppe Bottillo hanno analizzato migliaia
di fatture emesse per ricostruire
il percorso dei soldi oltre alle
procedure per arrivare alla firma dei contratti. E avrebbero
già afferrato la traccia che concretizza l’ipotesi di corruzione
fatta dai pubblici ministeri.
Del resto, lo stesso giudice
che ieri ha disposto perquisizioni e sequestri in tutta Italia specifica nel suo provvedimento
come «il contante veniva trasferito a San Marino e Lussemburgo dove era affidato a società fiduciarie».
alcuna evidenza scientifica o
motivi di tutela della salute dei
consumatori. In questo modo
si rischia di vanificare investimenti significativi realizzati in
Italia nel corso degli ultimi decenni e condizionare anche
quelli futuri».
Anche l’Istituto Bruno Leoni,
qualche mese fa, aveva divulgato uno studio secondo il quale
l’aumento della percentuale di
frutta contenuta nelle bevande
analcoliche avrebbe indotto
molte di loro a negoziare prezzi
più vantaggiosi con venditori
stranieri meno cari, per esempio gli spagnoli e i nordafricani. Inoltre, non è escluso che le
stesse imprese italiane trovino
più conveniente delocalizzare i
propri impianti in altri Paesi
europei dove non sarebbero
sottoposte agli stessi vincoli.
In base alla nuova legge, infatti, l’aranciata deve contenere
il 20% di frutta soltanto se si
produce in Italia, se invece la
bibita arriva da qualsiasi Paese
appena fuori dai nostri confini,
resta valido il vecchio 12%.
«Non è vero, né dimostrabile
— aggiunge Ceresoli — che
l’aumento al 20% si tradurrà automaticamente in un maggior
impiego di forniture di succo
solo italiano. Infatti più si indebolisce la quota di mercato di
bibite made in Italy a favore di
quelle prodotte all’estero, minori saranno le forniture di
succo italiano».
Con il rischio concreto che le
arance si rivelino molto amare
per i coltivatori italiani.
Isidoro Trovato
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ipotizza l’accusa — è servita a finanziare illecitamente enti e
partiti. Per il giudice «tra il 2006
e il 2009 si è concretizzata
un’evasione dell’Iva per oltre 58
milioni di euro con conseguente parallela creazione di “fondi
neri”».
L’incarico alla Camera
Basta scorrere l’elenco degli
appalti assegnati negli ultimi
anni e pubblicati su internet per
rendersi conto di quale fosse il
volume d’affari del Gruppo e la
capacità di relazionarsi con le
istituzioni. Per anni Gesconet
ha gestito l’attività di traslochi e
facchinaggio della Camera. Solo nel 2011 il conto pagato da
Montecitorio era di un milione
e 471mila euro, mentre per gli
anni precedenti non ci sono documenti ufficiali perché la leg-
A sinistra una
pagina del
decreto con il
quale è stato
disposto il
sequestro di
beni per circa
100 milioni. In
un passaggio si
sottolinea la
creazione di un
«sistema per il
quale si era
concretizzata
un’evasione di
Iva per oltre 58
milioni di
euro», con la
conseguente
creazione di
fondi neri. Dal
2002 al 2011 il
contante
sarebbe stato
trasferito in
modo illecito a
San Marino e in
Lussemburgo
dove veniva
affidato ad
alcune società
fiduciarie
ge non prevedeva la pubblicazione dei dati.
Comuni e Regioni
Nel 2005 la Provincia di Lecco
ha scelto Gesconet per occuparsi di «traslochi e facchinaggio,
servizi di vigilanza, custodia,
portierato e Ponti Radio». Incarico simile ha ottenuto nel 2007
dalla Regione Piemonte che per
633mila euro ha affidato al
Gruppo la gestione del «servizio di trasloco arredi, mobili e
materiale vario presso gli uffici
regionali». In realtà alla fine
l’aggiudicazione è stata triennale e Gesconet ha ottenuto un
milione e 900mila euro.
Cliente di riguardo anche il
Comune di Roma: il sito internet sugli appalti registra l’affidamento di un contratto nel
2009 con «procedura ristretta
accelerata per l’affidamento del
servizio di apertura anche forzosa dagli ingressi dell’alloggio
da recuperare, del servizio di rilevamento/censimento beni
mobili e loro smontaggio ed
eventuale imballaggio e immagazzinamento in locali indicati
dall’amministrazione, con gestione del ciclo logistico comprensivo del monitoraggio informatizzato, nonché l’eventuale smaltimento dei suddetti beni mobili nel territorio del
Comune di Roma».
Fiorenza Sarzanini
[email protected]
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22
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
Il personaggio
di Giovanni Bianconi
Il testimone e imputato al
processo per la presunta trattativa fra lo Stato e la mafia, Massimo Ciancimino, dovrà difendersi da altre accuse avallate ieri da un giudice di Caltanissetta: calunnie multiple ai danni
di Gianni De Gennaro, diverse
ma collegate a quella già contestatagli a Palermo (dove risponde anche di concorso
esterno in associazione mafiosa). E ancora: calunnia nei confronti di un funzionario dei
servizi segreti e rivelazioni di
segreti d’ufficio a svariati giornalisti.
Stavolta le false dichiarazioni sul conto dell’ex capo della
polizia riguardano il fatto che
De Gennaro fosse nientemeno
che il «signor Franco», il misterioso agente segreto che –
nella narrazione di Ciancimino
jr – faceva da tramite fra Cosa
nostra e le istituzioni, di cui il
figlio dell’ex sindaco mafioso
di Palermo ha sempre parlato
CRONACHE
Processo per le calunnie a De Gennaro
«Ciancimino jr, una fabbrica di bugie»
quanto raccontava gli era stato
riferito da qualcun altro; il «signor Franco» oppure l’altro
fantomatico personaggio mai
identificato: quel «Rossetti» o
«Rosselli» che gli avrebbe rifilato i documenti contraffatti.
Come quando ha tirato in
ballo il presidente della Repubblica davanti ai pubblici ministeri di Palermo: «Al terzo incontro mi dice che Napolitano
aveva chiamato il procuratore
di Caltanissetta per farmi iscrivere per calunnia».
Questo e altri episodi sono
ricostruiti con dovizia di particolari in una memoria di oltre
duecento pagine compilata dai
legali di De Gennaro, Franco
Coppi e Francesco Bertorotta,
consegnata al giudice che ieri
ha deciso il rinvio a giudizio.
Per sostenere, atti alla mano,
che il «rapporto collaborativo»
con l’autorità giudiziaria del figlio dell’ex sindaco corleonese
«si è dimostrato contrario alla
Il sospetto
La memoria dei legali
dell’ex capo della
polizia: «Un suggeritore
dietro quelle accuse»
Falso Il documento costato
l’arresto a Ciancimino jr nel 2011
senza mai fornire elementi
concreti per individuarlo. Anzi,
ogni volta che ci ha provato è
puntualmente inciampato su
menzogne e contraddizioni.
Del resto è lo stesso ex autista
del padre a spiegare, in un interrogatorio, che «Massimo soleva raccontare bugie al padre,
e devo aggiungere che questo
comportamento lo contraddistingueva nei rapporti interpersonali in genere».
Ma per gli avvocati di De
Gennaro, oggi presidente di
Finmeccanica, dietro i verbali e
nei documenti con cui il figlio
di «don Vito» Ciancimino ha
tempestato per anni le Procure
antimafia di Palermo e Caltanissetta si nasconde molto più
di qualche bugia. C’è un «vero e
proprio programma calunniatorio» che racchiude l’enigma
di un uomo che s’è inguaiato
con le sue mani e la sua lingua,
a forza di rivelazioni talmente
incredibili da far perdere la pazienza ai magistrati, costruzioni di false trame mescolate a
fatti realmente accaduti, fabbricazioni di documenti taroccati. Facendo (quasi) sempre
attenzione a precisare che
23
verità, menzognero, falso e
quindi calunnioso».
Nella primavera 2011 Ciancimino jr fu arrestato dai pm di
Palermo dopo la scoperta che
uno dei documenti attribuiti a
suo padre, riguardante proprio
l’ex capo della polizia, era stato
falsificato attraverso una sovrapposizione di fotocopie. Ebbene, ora la «parte civile De
Gennaro» rivela che molti altri
scritti sono stati confezionati
ad arte. Per esempio un foglio
riempito con un dattiloscritto e
frasi vergate a mano, sempre
relative al «super poliziotto De
Gennaro».
Secondo Massimo proviene
da suo padre, tuttavia le verifiche della polizia scientifica
hanno accertato che il reperto
«è stato manipolato, realizzato
mediante un collage tra la parte
dattiloscritta e quella manoscritta»; e le frasi battute a
macchina sarebbero state composte «attraverso un personal
computer di cui sicuramente
non disponeva Vito Ciancimino».
Infine: nonostante la carta
risalga a un periodo intorno al
1992 (con Ciancimino sr ancora
vivo), «la manipolazione appare confermata dal processo di
fotocopiatura molto recente
del tipo heat pressure fusing»;
un metodo di stampa di ultima
generazione utilizzato per quasi tutti i documenti presentati
dal giovane Ciancimino. Le carte attribuite a «don Vito» sono
dunque «fotocopie fatte di recente ed in contiguità tempo-
Milano
Stupro di gruppo, Robinho indagato
Voleva conoscere l’allora attaccante del Milan Robinho ed era
riuscita a incontrarlo nel ristorante dove lui si trovava con la
moglie e cinque amici. La 18enne brasiliana ha attirato
l’attenzione di Robinho che, riaccompagnata a casa la consorte, è
tornato con gli amici per un incontro. La situazione sarebbe
degenerata in una violenza sessuale di gruppo, almeno a quanto
ha denunciato la donna sei mesi dopo il fatto avvenuto a gennaio
2013. Sulla vicenda, percorsa da qualche dubbio, ha indagato il
pm milanese Stefano Ammendola che a un anno e mezzo dai
fatti ha chiesto l’arresto di Robinho al gip Alessandra Simion, che
l’ha negato: il calciatore, tornato in Brasile, non può più
inquinare le prove e non ha precedenti penali. Arrestato nel 2009
per stupro quando giocava a Manchester, fu prosciolto. (G.Gua.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
rale con le dichiarazioni di
Massimo Ciancimino negli anni 2010 – 2011». Quando l’ex
sindaco era morto da tempo.
Nell’intento di collegare De
Gennaro al «signor Franco», il
testimone della presunta trattativa ha pure detto che il pre-
fetto s’interessò, nel 2004, al rilascio dei passaporti suo, della
moglie e del figlio neonato. In
realtà, dalle indagini «emerge
chiaramente che ad occuparsi
dei documenti» fu un soprintendente di polizia non nuovo a
interventi di questo genere,
In aula
Massimo
Ciancimino
comparirà
davanti al
tribunale il 2
marzo
prossimo
«con l’intermediazione di tale
“Franco” che non corrisponde
all’ignoto mister X, ammesso e
non concesso che sia mai esistito, ma al signor Franco M.,
titolare del bar Toma’s di piazza
Euclide a Roma». Una «ordinaria storia di favori all’italiana»
che Ciancimino jr ha mescolato ad altri capitoli del suo «romanzo calunnioso». Dietro il
quale potrebbe nascondersi un
suggeritore, o ispiratore, mai
individuato. «La verità, anche
se alla lunga, sta venendo a galla – commenta l’avvocato Coppi
–, sebbene la domande su chi
ha ispirato l’imputato rimanga
inevasa, soprattutto dopo che il
giudice ha escluso il favoreggiamento all’associazione mafiosa». È il «mistero Ciancimino» ancora irrisolto: un presunto burattino senza burattinai. Chissà se il processo che
comincerà il 2 marzo riuscirà a
svelarlo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Chi è
● Massimo
Ciancimino, 50
anni, è sia teste
che imputato in
numerosi
processi tra cui
quello sulla
presunta
trattativa Stato
mafia. Tra
l’altro è stato
lui a raccontare
dell’esistenza
di un «papello»
con le richieste
che Cosa
nostra avrebbe
sottoposto ai
politici
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
24
NON CI FERMIAMO MAI:
IL FUTURO VOGLIAMO SCRIVERLO,
NON LEGGERLO.
Non fermarsi mai, anche quando sembra che non ci sia
più niente da raggiungere. È questo il DNA di Citizen:
avere una visione e realizzare il futuro attraverso una volontà
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una grande quantità di energia e garantire il funzionamento dell’orologio, senza pila.
VETRO ZAFFIRO • PREZIOSO E INSCALFIBILE
Protegge l’orologio grazie alla particolare compattezza della sua composizione chimica
e ne esalta l’estetica con una trasparenza assoluta.
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
CRONACHE
Genova protesta dopo l’alluvione
Uova e monetine contro il Comune
De André e Baccini guidano la manifestazione. Padoan: tributi sospesi
L’evento
● Ore e ore di
pioggia, tra il 9
e il 10 ottobre,
hanno fatto
esondare tre
corsi d’acqua, a
Genova,
allagando
alcune zone.
Una persona è
morta, molti
edifici sono
finiti allagati nei
piani più bassi
● I danni
stimati
ammontano a
circa 300
milioni di euro.
Il ministro
dell’Economia
Gian Carlo
Padoan ha
firmato ieri il
decreto che
sospende i
tributi dal 10
ottobre fino al
20 dicembre
per i
contribuenti
residenti in tutti
i comuni della
provincia di
Genova
La musica deve cambiare. Lo gridano in corteo Cristiano De Andrè e Francesco
Baccini, i due cantautori genovesi si sono trovati alla testa
della manifestazione organizzata sui social con l’hash-tag
#Orabasta, nata dai cittadini e i
commercianti ancora una volta
colpiti dall’alluvione. Sotto un
grande striscione con la scritta
«Dimissioni» De Andrè e Baccini hanno gridato «Vergogna»
e «Assassini» prima sotto le finestre della Regione Liguria
poi sotto quelle del Comune di
Genova. Con qualche momento di tensione, lancio di uova,
monetine e bottigliette di plastica e un consigliere comunale preso a spintoni.
«Io ci tengo alla mia città, mi
sento genovese fin dentro le
ossa — dice Cristiano — ho visto questi ragazzi meravigliosi
che prima hanno spalato fango
poi si sono organizzati e volevo
GENOVA
di Mario Gerevini
Il numero
degli allievi
marescialli
della Finanza
da selezionare
con il concorso
al quale
ha partecipato
Concetta
Gambacorta
Concetta parte da Fiumefreddo destinazione Roma,
Centro di reclutamento della
Guardia di Finanza. Nello zaino
libri, bigini, appunti, per l’ultimo ripasso. Fiumefreddo è un
paese sulla costa a nord di Catania. A Roma duemila giovani
cercano il futuro nel «Concorso per l’ammissione di 297 allievi marescialli — anno accademico 2013/2014».
Concetta ha 24 anni, fidanzato in Marina, padre (barbiere) e madre (impiegata part time) separati, ma uniti nel sostenere la scelta della figlia.
Le prove scritte vanno bene,
I limiti di altezza
CARABINIERI
Altezza minima
per gli ufficiali
donna
165 cm
(170 cm
per gli uomini)
esserci. Questo scempio continuo, la città che finisce sotto
l’acqua anche se i soldi per realizzare le opere ci sono, deve finire».
De Andrè e Baccini hanno
avuto un incontro con il sindaco Marco Doria dopo che questi aveva ricevuto una delegazione dei manifestanti e fornito
alcune risposte sul dopo-alluvione in apertura del consiglio
comunale. Doria ha dato ragguagli sui lavori, sulle richieste
di risarcimenti e sugli interventi (49) di somma urgenza già
effettuati.
«Ho incontrato il sindaco —
dice Cristiano — e no, lui alle
dimissioni non ci pensa proprio. Però devo dire che anch’io
credo sia meglio che questo
Comune vada avanti per accelerare il più possibile le procedure, altrimenti si dovrebbe ripartire da zero e perdere tempo. Però sono molto soddisfat-
to: li ho visti barcollare. Diamo
ai politici delle scadenze e vediamo se le rispetteranno».
Cristiano ha lanciato, durante il
corteo, l’idea di un concerto di
solidarietà per gli alluvionati,
insieme con altri artisti: «L’ho
fatto in Sardegna, vorrei farlo
per la mia città».
Lungo tutto il corteo, che ha
visto scendere in strada un migliaio di persone, De Andrè è
stato a fianco di Baccini (con la
maglietta «Non c’è fango che
tenga») che spera in una maggiore adesione la prossima volta: «La gente non si muove finché non gli cade il soffitto in te-
Nata online
La mobilitazione
è stata lanciata
attraverso Twitter con
l’hashtag #Orabasta
sta ma allora sarà troppo tardi»
dice. Il Bisagno Baccini lo conosce bene: «Tre alluvioni in
quattro anni, sempre la stessa
cosa, a Genova lo sanno anche i
bambini cosa succede quando
piove così forte. Sei morti nel
2011, uno questa volta e non è
mai colpa di nessuno. La politica non si assume mai le sue responsabilità. I genovesi sono
stanchi, veramente questa gente deve andare a casa».
Ieri il ministro dell’Ambiente Galletti nell’audizione in Senato sull’alluvione ha rimarcato le responsabilità della Regione in materia di Protezione
Civile. Mentre il collega dell’Economia, Pier Carlo Padoan,
ha firmato il decreto che sospende i tributi dal 10 ottobre
fino al 20 dicembre per i contribuenti dei comuni liguri interessati dall’ultima alluvione.
Erika Dellacasa
Bologna
L’università
vieta agli studenti
le critiche
sui social network
Loro, gli studenti, accusano:
«L’università ci vuole mettere
il bavaglio anche sui social
network». Lui, il rettore,
replica: «Ma quale bavaglio!
Chi dice queste cose è il solito
gruppo di “deformatori
professionali”». In mezzo c’è il
nuovo codice etico dell’Alma
Mater di Bologna in vigore dal
prossimo 1° novembre. Tra i 47
articoli ce n’è uno, il 15esimo,
che fa arrabbiare i ragazzi. E
che ha portato il Collettivo
universitario autonomo a
protestare in rettorato. Ma
cosa stabilisce l’articolo 15?
«L’università richiede a tutti i
componenti della comunità di
rispettare il nome e il prestigio
dell’istituzione e di astenersi
da comportamenti suscettibili
di lederne l’immagine».
L’ateneo, poi, «richiede di
mantenere un comportamento
rispettoso delle libertà
costituzionali, del prestigio e
dell’immagine dell’Istituzione,
anche nell’utilizzo dei “social
media”». In caso di violazioni
per le matricole il nuovo testo
prevede «sanzioni
disciplinari». «Sono regole
approvate anche dai
rappresentanti degli
studenti», chiarisce il rettore
Ivano Dionigi. Qualche
professore si dice critico per
un articolo che «non fermerà i
ragazzi». «Se per il rettore
ledere l’immagine dell’ateneo
significa parlare dei problemi
e delle necessità degli studenti
— spiega il collettivo — noi
continueremo a farlo, nessun
codice ci fermerà». E
annunciano un’altra protesta
per il 4 novembre.
L. Ber.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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La lotta di Concetta sui millimetri
La storia
297
Contestazione
Cristiano
De André e
Francesco
Baccini
ieri alla
manifestazione
di Genova
in cui sono
state chieste
le dimissioni
del sindaco
della città
e del
governatore
della Liguria
(foto di Paolo
Rattini)
25
ESERCITO
Altezza
minima
per le donne
161 cm
(165 cm
per gli uomini)
Corriere della Sera
sopra la media. Si passa ai test
psico-fisici. Concetta sogna già
la divisa da maresciallo. Le misurano l’altezza: 1,59. Troppo
piccola, sotto il minimo di legge di 1,61. È fuori, esclusa.
Ma una che si chiama Concetta Gambacorta e che amici e
conoscenti descrivono come
Vuole entrare nella Finanza. Esclusa perché sotto il metro e 61 si fa rimisurare e vince
«tosta» e «determinata», molla
il colpo perché una stupida
macchina misuratrice al servizio di una legge anacronistica
la rimanda a casa?
A Roma c’era andata straconvinta del suo 1,61. Chissà il
darsi di gomito degli altri candidati. Sul suo cognome la signorina Gambacorta ci gioca
con la leggerezza dell’autoironia: «Ci rido su anch’io».
Conta solo passare il turno. Il
nemico numero uno è quel
maledetto antropometro. Il
presidente della Commissione
d’esame gliel’aveva detto subito: «Può fare ricorso». Fare
causa alla Guardia di Finanza?
Per una che sogna di sposarla
vestita da maresciallo non è facile. Scende in campo l’avvocato Claudio Fiume di Fiumefreddo.
Parte il ricorso al Tar. Fiume
si appoggia a Roma a Francesco Samperi, ex presidente degli avvocati europei. Il ricorso
costa. Papà e mamma ci mettono qualche migliaio di euro.
Gli avvocati riducono al minimo le parcelle.
Intanto viaggia tra Camera e
Senato un disegno di legge che
abolisce i limiti di altezza per i
concorsi militari. Basta discriminazioni, è il coro politico,
solo in Italia abbiamo queste
norme. Che poi generano mostri come il concorso per 20
medici in Polizia dove è richiesta «statura non inferiore» a
La vicenda
● Concetta
Gambacorta
(a sinistra),
24 anni,
studentessa,
vive a
Fiumefreddo,
in provincia di
Catania. Il papà
fa il barbiere, la
mamma è
impiegata
● La norma
con la quale era
stata esclusa
dal concorso
per limiti
di altezza
dovrebbe
essere
cancellata dal
Parlamento,
ma il disegno di
legge, passato
al Senato nel
2013, è ancora
fermo
alla Camera
1,65 (1,61 per le donne) «nonché un rapporto altezza-peso,
una distribuzione del pannicolo adiposo ed un trofismo che
rispecchino un’armonia atta a
configurare la robusta costituzione...».
Per prepararsi bisognerà
palpare il pannicolo adiposo in
mutande davanti allo specchio?
Mentre il ddl procede, Concetta ottiene dal Tar una nuova
misurazione. Si torna a Roma,
destinazione Celio, l’ospedale
militare. La Gambacorta con il
suo specialista, la Gdf con il
suo colonnello misuratore, e a
far da giudice un collegio medico del Celio.
Il futuro di Concetta è una
questione di millimetri. Sale
sulla predella, potesse leviterebbe: il responso è 1,61 e 3 millimetri. Aveva ragione lei.
Il 17 dicembre ci sarà l’udienza al Tar ma ormai è chiaro,
Concetta torna in gioco. Tutti i
vincitori del concorso sono avvisati con un annuncio in Gazzetta Ufficiale.
E il famoso ddl del 2013?
Langue in commissione Affari
costituzionali dal 3 giugno. La
senatrice Silvana Amati (Pd) sta
cercando di sbloccarlo tra molte resistenze militari.
Siccome un posto da disoccupata non glielo nega nessuno, Concetta si è nel frattempo
laureata in Economia. Poi si vedrà se la Finanza le farà concludere il vecchio concorso o l’ammetterà con bonus al nuovo.
Lei per adesso non vuole intralci, né apparire protagonista.
Poche battute al telefono: «Che
le posso dire? Studio di giorno,
esco di sera, vado in palestra e
ho un nome che non mi piace». Gambacorta? «No, Concetta: è un po’ antico. Per questo
su Facebook sono Cetty».
Concetta è una ragazza del
Sud, laureata, che vorrebbe diventare maresciallo della Guardia di Finanza. Ce la farà? Di sicuro non sarà una ridicola asticella a impedirglielo.
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26
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
CRONACHE
«Frasi sessiste al corteo»
La denuncia scuote la Cgil
Lettera al sindacato di una 20enne: io insultata dai compagni
DAL NOSTRO INVIATO
C’era una volta il «celodurismo», appannaggio della Lega bossiana e sinonimo di
muscolarità politica. Ora una
delle sue più stupide e inique
varianti pare abbia improvvisamente trovato terreno fertile
anche tra quelli che un tempo
si definivano «compagni». Nel
grande corteo della Cgil contro
BOLOGNA
La solidarietà
La risposta della
segreteria: dispiacere e
tanta rabbia, ma non
farti intimorire
il Jobs Act, andato in scena la
settimana scorsa per le vie di
Bologna, uno o più manifestanti avrebbero rivolto pesanti
apprezzamenti, se non addirittura esplicite molestie verbali,
a una ragazza ventenne che sfilava assieme a tutti gli altri: «Mi
fischiavano dietro, mi fissavano il corpo e, assicurandosi che
io potessi sentirli, si dispiacevano ad alta voce di quanto fosse un peccato che la mia gonna
fosse larga e non potessero vedere la forma del fondoschiena» ha denunciato Clara in una
lettera aperta rivolta alla Cgil su
zic.it, testata alla quale fanno
riferimento alcuni collettivi.
L’autore (o gli autori) degli in-
sulti, stando a quanto scrive la
ragazza, non era gente di passaggio o provocatori di professione: «Sventolavano con orgoglio la bandiera della Cgil» prosegue Clara, che poi si chiede:
«Uno che si comporta così può
essere considerato un compagno?».
Un episodio isolato, certo,
che non intacca la riuscita e la
compostezza della manifestazione della Cgil, ma che tuttavia, per la sua meschinità e gravità, ha spinto ieri i vertici del
sindacato a rispondere a stretto
giro alla lettera della ragazza
con parole di solidarietà e di
condanna: «Non lasciare, Clara
— scrive Anna Salfi della segreteria regionale — che atti sessisti e rigurgiti iniqui gettino
ombre sulla tua voglia di partecipare: la Cgil è anche tua».
Certo, per la ragazza non sarà semplice dimenticare. Non
si è trattato solo di qualche battuta: «Uno che portava la bandiera rossa mi ha fatto togliere
le cuffie e mi ha chiesto se la
scelta del colore verde per i
miei capelli stesse ad indicare
che la via era libera e potevano
passare tutti». E ancor peggio,
stavolta in gruppo: «Un “compagno” spalleggiato da altri
“compagni”, dall’alto della sua
stazza da operaio e dei suoi cinquant’anni — prosegue Clara
—, si è sentito in diritto di dire
a una ragazza poco più che ventenne che è meglio non si fac-
5,7
Milioni
Il numero delle
persone iscritte
alla Cgil
nel 2012
cia i capelli rossi perché poi attirerebbe troppi tori ed è ancora troppo piccola per gestire
certe cose».
Non male per una giornata
voluta e costruita nel nome della difesa dei diritti. Anche per
questo la lettera di Clara ha inevitabilmente toccato nel vivo la
Cgil. L’esponente della segreteria ha espresso alla ragazza «dispiacere, ma anche rabbia», in-
Madrid
vitandola a tenere duro, a non
farsi intimorire da episodi che,
pur gravi, nulla hanno a che vedere con «i tanti uomini e donne che ti chiedono di esserci e
di lottare insieme per superare
questi rigurgiti sessisti».
La stessa ragazza nella sua
lettera tiene a precisare «di
non voler fare di una sola erba
un fascio», che suo padre è stato un militante Cgil e che proprio per questo ritiene che «solo denunciando si possa sradicare questo tipo di violenza».
Quel giorno in piazza Maggiore c’erano studenti, operai,
pensionati. Ora, all’elenco, si
aggiunge una nuova categoria:
il compagno sessista.
Francesco Alberti
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Bagno notturno a Roma
Nudi nella fontana
del Cinquecento
Turisti multati
27
Cantavano e ballavano in slip e reggiseno nella
fontana del ‘500 di piazza degli Zingari, al
rione Monti, nel centro di Roma. Ma sei
ragazzi francesi non si erano accorti che un
regista, Walter Nanni, li stava filmando ( foto
dal suo profilo Facebook). Tutti ubriachi, sono
stati multati per 269 euro. A testa.
I 25 anni del Mundo
Nuova veste grafica
e gli auguri del re
C’erano anche il re Felipe VI e la regina Letizia
all’evento che ha celebrato i 25 anni del giornale
El Mundo. Il quotidiano che ha sede a Madrid,
nel corso di questi anni, ha fatto del giornalismo investigativo il suo fiore all’occhiello conducendo inchieste che spesso hanno fatto tremare i palazzi del potere spagnolo. Un compleanno che però non celebra solo i successi ottenuti sino a oggi ma punta alle sfide future. Per
questo El Mundo, edito da Unidad Editorial
(controllata dal gruppo italiano Rcs Mediagroup che pubblica anche il Corriere della Sera), si è «regalato» una nuova veste grafica. Il re
Felipe VI, nel corso suo saluto all’Hotel Palace di
Madrid, ha ricordato come «l’informazione è
imprescindibile per la costruzione e l’affermazione della democrazia» e che «El Mundo è
stato lo specchio della società». «La sfida per
tutti i media — ha concluso il re — è la necessità di reinventarsi per affrontare il futuro che è
già qui ma il futuro non deve alterare i pilastri
“classici” del giornalismo che non hanno tempo
e sono la sua essenza: rigore e responsabilità».
Ad ascoltare le sue parole c’erano moltissimi
protagonisti della politica, dell’economia e della
cultura spagnola. Dall’Italia, in rappresentanza
di Rcs Mediagroup, c’erano il presidente Angelo
Provasoli, l’amministratore delegato Pietro
Scott Jovane, il direttore generale della divisione
media Alessandro Bompieri, il chief digital officer Alceo Rapagna e il direttore della comunicazione Carlo Rossanigo. Nel corso della serata
sono stati assegnati i premi «Reporteros del
mundo», in memoria di Julio A. Parrado e Julio
Fuentes vittime della guerra in Iraq e Afghanistan, ai giornalisti Javier Espinosa (El Mundo),
Marc Marginedas (El Periodico de Catalunya) e
al fotografo freelance Ricardo Garcia Vilanova. A
Rosa Montero (El Mundo) invece è stato assegnato il premio «Columnistas del Mundo»,
intitolato alla memoria di José Luis López de
Lacalle, assassinato dall’Eta.
A.Rib.
AlessioRib
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Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
CRONACHE
29
Aveva 82 anni
Mezzo secolo
di carriera
La moda
in lutto
Ha conservato il suo sorriso
gentile fino all’ultima sfilata, il
9 settembre scorso, quando in
un tripudio di rose, peonie e
ortensie ha fatto sfilare donne
leggiadre e gioiose. Oscar de la
Renta, il designer dominicano
che in oltre 50 anni di carriera
ha vestito first lady e celebrità
di Hollywood, è morto all’età di
82 anni, dopo aver combattuto
contro la malattia. Lo stilista si
è spento lunedì sera nel Connecticut circondato dalla famiglia, gli amici e gli amati cani. A
darne notizia è stata la figlia acquisita Eliza Reed Bolen con il
marito, Alex Bolen. «È morto
come ha vissuto, con grazia,
grande dignità. Tutto quello
che faremo è ispirato ai suoi valori e al suo spirito. Lo renderemo fiero di noi continuando il
lavoro che amava così tanto».
Oscar de la Renta era un couturier nel senso profondo del
termine. Ha portato nel suo
sguardo latino quell’atmosfera
multiculturale che ha respirato. A 18 anni si trasferisce a Madrid per studiare pittura e sco-
Lo stilista gentiluomo
DAL NOSTRO INVIATO
pre la passione per la moda.
Prima esperienza da Balenciaga. Nel ‘61 si sposta a Parigi e diventa assistente di Antonio Castillo (che segue da Lanvin). Al
ritorno a New York, è Diana
Vreeland, influente giornalista
di moda, a convincerlo a lavorare per Elizabeth Arden, esperienza che lo porterà poi a lanciare la sua linea nel 1965. Dal
1993 al 2002 è stato direttore
creativo di Balmain.
Oscar de la Renta si è sposato
due volte: dopo la morte della
prima moglie, Françoise de
Langlade, direttore di Vogue
Francia, si è unito ad Annette
Reed ed è stato con lei fino alla
fine. Amato dalle first lady, ha
vestito Jaqueline Kennedy,
Nancy Reagan e Michelle Obama. Laura Bush e Hilary Clinton hanno indossato un suo
modello per il giuramento alla
Casa Bianca. Abiti gioiosi fatti
conoscere dalle protagoniste di
Sex and the City.
Tanti i vestiti da sposa realizzati per le star, da Kate Moss a
Penelope Cruz. E Hillary Clinton: «Quando la vidi arrivare —
ha raccontato l’ex presidente
Bill Clinton —, pensai: “Mio
Dio, è bellissima”. Quel vestito
è stato il più bel regalo che
Oscar ci abbia fatto, a parte la
sua amicizia». L’ultima fatica
l’abito di Amal Alamuddin per
il matrimonio con George Clooney.
Nella sua Santo Domingo ha
fatto costruire la Casa del Niño,
scuola e orfanotrofio. E a chi gli
chiedeva chi glielo avesse fatto fare di prendere con sé
John Galliano quando era
caduto in disgrazia, rispondeva: «Era giusto dare una chance
a un grande della
couture».
Maria Teresa
Veneziani
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L’amicizia
Oscar de la Renta
con Marella
Agnelli. La vedova
dell’Avvocato
è al centro in
prima fila; dietro
di lei, con il
cagnolino sulle
ginocchia,
lo stilista
dominicano.
I due erano uniti
da antica amicizia
Canale Moda
La carriera,
gli abiti più belli
e quella volta
che il New York
Times lo chiamò
«hot dog»
corriere.it/
moda
NEW YORK «Papà mi voleva assicuratore, ma io convinsi mamma a farmi lasciare Santo Domingo per andare a studiare arte a Madrid. Lì ho studiato poco, ma ho vissuto molto. E ho
cominciato con la moda: è andata bene così». Avevo incontrato Oscar de la Renta qualche
settimana fa nella sua casa al
660 di Park Avenue: un’intervista sulla sua lunghissima amicizia con Giovanni e Marella
Agnelli, in occasione dell’uscita di «Ho coltivato il mio giardino», il libro autobiografico
della moglie dell’Avvocato. Lucidissimo, di buon umore, un
cardigan color tabacco su una
camicia a quadri, il celebre stilista, a parte il passo un po’ incerto, non aveva certo l’espressione sofferente di chi è entrato
nella fase finale di una lotta col
cancro cominciata otto anni fa.
Ma alla malattia faceva riferimento di continuo, anche se
con «nonchalance»: «Cerco di
vedere Marella almeno una volta all’anno, la vado a trovare nonostante i miei problemi di salute». E poi: «Vorrei tornare in
Italia, alla festa di John Elkann,
non so se ce la farò». Parlare
dell’amicizia con gli Agnelli,
durata quasi mezzo secolo, era
stato per lui anche un modo di
ripercorrere gran parte della
sua vita e di una carriera nella
quale ha vestito molte delle
Oscar de la Renta
e le affinità elettive
con la coppia Agnelli
Diceva: Gianni giocava
a terrorizzarmi
donne più belle del mondo e
quasi tutte le «first lady».
Sarto già celebre, de la Renta
diventò una star mondiale
quando Jacqueline Kennedy
cominciò a indossare i suoi
abiti. La conobbe e iniziò a frequentarla proprio insieme agli
Agnelli e ad altri amici — Truman Capote, Henry Kissinger,
Norman Mailer e tanti altri —
quando John era stato già assassinato. Ma poi ha vestito
molte altre «first lady», da
Nancy Reagan a Laura Bush e a
Hillary Clinton. Lei e Bill hanno
avuto con Oscar un rapporto
strettissimo. La probabile futura candidata democratica alla
presidenza gli era particolarmente grata per aver reso la sua
immagine più disinvolta e spigliata con una serie di abiti giovanili, color pastello, durante
gli anni difficili del secondo
mandato presidenziale.
L’unica a resistergli era stata
Michelle Obama: mai un abito
col marchio ODLR indossato in
sei anni alla Casa Bianca. E anche qualche polemica: Oscar,
uomo garbato ma dalla lingua
tagliente, l’aveva criticata nel
2011 per essere andata alla cena
di Stato col presidente cinese
con un abito di Alexander McQueen, uno stilista inglese. Da
allora solo freddezza tra i due.
Michelle ha indossato per la
prima volta un abito di Oscar
de la Renta pochi giorni fa, a un
cocktail. Un gesto che, oggi,
appare un estremo omaggio.
Un personaggio che dopo
una gavetta scanzonata e fantasiosa ha riempito per decenni
le riviste di moda (ultimo l’abito da sposa disegnato per Amal
Alamuddin, divenuta di recente la signora Clooney) e le cro-
Con i suoi abiti
Sarah
J. Parker
La protagonista di «Sex
& the City»
ha fatto
dello
stilista
un’icona
Jessica
Biel
L’attrice
e moglie
di Justin
Timberlake
vestita da
de la Renta
Freida
Pinto
La protagonista
del film
«Millionaire»
con un abito di
de la Renta
Oprah
Winfrey
La potente
conduttrice era
amica ed
estimatrice di
de la Renta
nache mondane: un uomo con
un gusto insaziabile per la vita,
da quella disinibita condotta
negli anni giovanili con la prima moglie, Françoise de Langlade, morta di cancro nel
1983, al club degli amici cosmopoliti — scrittori, industriali, presidenti, pittori — degli anni maturi, con sempre a
fianco l’amatissima Annette.
Sempre alla ricerca di nuovi
stimoli, una curiosità febbrile
che condivideva col grande
amico di una vita, Gianni
Agnelli: «Era pronto anche a rischiare per un’emozione» mi
raccontò de la Renta. «E ci
coinvolgeva, sapendo che in
fondo eravamo fatti della stessa pasta. Noi andavamo, anche
se a volte Annette era terrorizzata. Una volta Gianni mi svegliò all’alba, eravamo nella sua
casa di St Moritz, proponendo
di andare a trovare Balthus, un
pittore che lo emozionava in
modo particolare, nella sua
baita alpina. Il pilota del suo
aereo lo avvertì che il tempo era
cattivo e la pista di Gstaad, dove
dovevamo atterrare, molto corta. Bisognava volare leggeri,
con pochissimo carburante e
non si poteva fare rifornimento. “Andiamo lo stesso” disse
lui. A ritorno, l’aeroporto di St
Moritz era coperto da nubi bassissime. Sudammo freddo:
non c’era carburante per arrivare fino a Zurigo, atterrammo
alla cieca, al secondo tentativo.
Io e Annette eravamo muti,
bianchi come stracci. Gianni,
invece, commentò con un sorriso: «Giornata doppiamente
interessante. Spericolato come
quando, a Roma, decise che
non solo voleva accompagnarmi all’aeroporto ma che, anziché l’autostrada, dovevamo
percorrere l’Appia Antica che
io non conoscevo, anche se ero
in ritardo per il mio volo. Come
al solito volle guidare lui, correndo a velocità folle sui grossi
blocchi di pietra vecchi di duemila anni. Relegato nel sedile
posteriore, l’autista, terrorizzato, lo supplicava: “Avvocato, abbia pietà, ho due figli”. “Anch’io”, fu la secca risposta».
Aveva impegni e Annette lo
pressava, ma quella sera de la
Renta non finiva più di raccontare aneddoti di una vita intensa. Vissuta con leggerezza.
Massimo Gaggi
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❞
Valentino
Non solo un
mago della
moda, per
me è stato
un grande
amico
Ha amato
la vita come
pochi
Wintour
I suoi
disegni
riflettevano
la straordinaria
personalità:
ottimista,
solare e
romantica
I Clinton
Con il suo
talento
unico
ha elevato
la moda
americana,
la sua
amicizia ci
mancherà
D. Karan
Era l’ultimo
dei gentiluomini.
Viveva
nel presente
pur
guardando
sempre
lontano
30
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
●
Patto infranto Cambiare le regole fiscali in corsa,
oltre a danneggiare cittadini e contribuenti,
crea un ambiente sfavorevole agli investimenti.
Anche a quelli provenienti dall’estero
ANALISI
& COMMENTI
● Il corsivo del giorno
Studio televisivo in casa
e selezione dei reporter
Così il presidente indiano
controlla l’informazione
P
er realizzare davvero le promesse c’è
sempre tempo. La cosa più urgente è
impadronirsi della comunicazione,
controllare il flusso di informazioni,
senza fastidiosi intermediari. Il primo
ministro indiano, Narendra Modi, 64 anni,
non ha rilasciato neanche un’intervista a
giornali locali da quando è salito al potere il
26 maggio 2014. Salta o neanche convoca le
conferenze stampa, a meno che non ci siano
reporter stranieri. In compenso è un assiduo
frequentatore di Facebook e dispensa piccole
notazioni quotidiane su Twitter, seguite da
oltre sette milioni di follower.
I media di quell’immenso Paese sono tra i
più vivaci del mondo, liberi fino alla
spregiudicatezza, come l’Italia ha avuto
modo di imparare nella vicenda dei due
marò. L’accesa concorrenza tra le tv, i
giornali, i siti Internet è stata e continua a
essere un fattore di crescita civile della
società; una garanzia per l’equilibrio della
democrazia indiana, la più grande e forse la
più complessa del pianeta.
Ma per il nuovo leader tutto questo sembra
non contare. Il premier Modi vuole scegliersi
le domande, anzi, direttamente i cronisti
autorizzati a seguirlo nei suoi viaggi
internazionali (solo nove, mentre con il suo
predecessore, Manmohan Singh, erano più
di trenta); parla solo con l’addomesticata
televisione pubblica, anzi, per non sbagliare
si è fatto installare uno studio per le riprese
nella sua residenza.
L’allergia ai reporter è una tendenza ormai
universale, con qualche segnale anche negli
Stati Uniti e in Europa, Italia compresa. Il
caso Modi ripropone una questione vitale,
perché senza critiche e senza contraddittorio
l’opinione pubblica si spacca. Una parte
sarà abbagliata dai proclami e,
gradualmente, come dimostra l’esperienza,
si trasformerà in un gregge passivo, senza
alcun dinamismo. Un’altra quota di
cittadini vivrà come un sopruso l’ostracismo
della stampa, alimentando sfiducia e astio
nei confronti delle istituzioni democratiche.
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l tempo, per il Fisco, assomiglia
a una sorta di variabile indipendente. E il calendario, a
pensarci bene, può persino girare al contrario. Dicembre,
novembre, ottobre, settembre.
Accade spesso, anzi troppo
spesso che, per esigenze di bilancio, si decida di spostare all’indietro le lancette dell’orologio. E introdurre così aumenti
delle tasse con effetto retroattivo. Un vizio comune a tutti i governi degli ultimi anni e che ha
contagiato lo stesso Parlamento. Un giochetto (di prestigio)
che consente, in pratica, di
concedere sgravi a qualche
contribuente, penalizzandone,
però, altri. O di tappare, per
questa via, improvvise falle nei
conti pubblici.
L’ultimo esempio è quello
dell’Irap, l’imposta regionale
sulle attività produttive. Nella
legge di Stabilità è appena stato
deciso di alleggerirla per chi farà nuove assunzioni, soprattutto con contratti a tempo indeterminato, con una riduzione
dell’aliquota dal 3,9 al 3,5%.
Peccato che ci sia l’altro lato
della medaglia: per tutti gli altri imprenditori, che non assumeranno, non perché sono cattivi ma perché non possono,
l’imposta torna al livello precedente, al 3,9%. Da quando? Non
dall’entrata in vigore della legge di Stabilità fissata per gennaio 2015 — dopo, probabilmente un estenuante dibattito
parlamentare e la stesura di un
maxi emendamento —, ma da
gennaio scorso. Sì, da gennaio
2014, con dodici mesi d’anticipo.
Si dirà che anche i vantaggi
sono retroattivi, ma in questo
BEPPE GIACOBBE
I
di Giuseppe Sarcina
TASSE RETROATTIVE
IL VIZIO DEI GOVERNI
di Massimo Fracaro e Nicola Saldutti
caso, come accade con il Codice penale, la norma dovrebbe
essere favorevole al reo (in questo caso il cittadino-imprenditore). Retroattivi, ad esempio,
sono stati i tagli ad alcune detrazioni fiscali (polizze vita).
Come gli aumenti delle addizionali locali del 2011. Retroattivo rischia di essere anche l’incremento dall’11,5% al 20% del
prelievo annuo sui rendimenti
dei fondi pensione. E, quando
non si aumentano le tasse, si
cambiano le regole del gioco. A
vantaggio dell’Erario, ovviamente. Si calcola che, solo nel
biennio 2011 e 2013 siano state
approvate imposte retroattive
per un valore di circa 5,5 miliardi.
Viene quindi da chiedersi
quale validità abbia ancora lo
Statuto del contribuente, varato nel 2000 e presentato come
il provvedimento che avrebbe
reso più equilibrato e corretto
il rapporto tra il Fisco (lo Stato)
e i cittadini.
Lo Statuto, articolo 3, stabilisce che «le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo. Relativamente ai tributi
periodici le modifiche introdotte si applicano solo a partire
dal periodo d’imposta successivo». Ma questa norma viene
spesso bypassata spiegando
che si tratta di un’eccezione.
Secondo lo Statuto, le leggi
che trattano un argomento diverso da quello tributario non
possono intervenire in materia
fiscale, se non per la parte di
stretta pertinenza. E invece le
tasse si moltiplicano proprio là
dove non dovrebbero esserci e
dove nessuno se le aspetta. Un
esempio? Il taglio alla deducibilità dei costi delle auto aziendali introdotto per finanziare la
legge Fornero sulla riforma del
mercato del lavoro.
All’articolo 4 si stabilisce che
non si può disporre con decreto-legge l’istituzione di nuovi
tributi né prevedere l’applicazione di tributi esistenti ad altre categorie di soggetti. Mentre molte imposte sono state
introdotte proprio con decreto
legge. Perché? Siamo in emergenza.
E così, di eccezione in eccezione, lo Statuto del contribuente è stato violato innumerevoli volte dal legislatore. Almeno qualche centinaio di volte. E non solo sulla
retroattività. Uno statuto con i
buchi, insomma. Un provvedimento che fa ancora la sua bella figura nella vetrina del Fisco
made in Italy. Ma dagli effetti
pratici quasi nulli. La trasformazione da sudditi a cittadini,
che doveva avvenire proprio
grazie allo Statuto, non è stata
ancora completata. E sono già
passati 14 anni.
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Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
L’ILLUSIONE SOLIDARISTA
LE LIBERTÀ VIOLATE
NEL PAESE CHE IGNORA
IL DIRITTO DI PROPRIETÀ
di Piero Ostellino
Stato invasivo
Un eccesso di interventi
nella sfera privata porterà
all’instaurazione
di una sorta di
totalitarismo mascherato.
Occorre ripristinare
meccanismi competitivi
L’
idea che possano commettere reato
coloro che, ipoteticamente, prelevano contanti dal proprio conto bancario con i quali comprano beni, eludendo le tasse, poteva venire alla
mente malata solo di un politico nostalgico dello Stato di polizia dei totalitarismi fascista e comunista del Ventesimo secolo, o a qualche burocrate fanatico, ma anche sufficientemente
furbo d’aver capito che, per giustificare le proprie permanenze al bar Commercio durante le
ore d’ufficio, deve inventarsi qualcosa di illiberale, allineandosi a chi è contro il capitalismo, il
mercato, in una parola, la democrazia. Che,
inoltre, almeno teoricamente, chi preleva dal
proprio conto corrente dei soldi debba dichiarare che fine faranno è, di fatto, la cancellazione
del diritto di proprietà, uno dei fondamenti sui
quali si è sviluppata e si regge la civiltà occidentale.
Siamo il solo Paese di «socialismo reale» rimasto sulla Terra dopo il fallimento, la sconfitta e la scomparsa del comunismo nel resto del
mondo. Con la leva fiscale si sta cercando di instaurare, attraverso un eccesso di invasione legislativa della sfera privata, una sorta di totalitarismo fondato su una fittizia e falsa legalità. Ma
i media non ne parlano; evitano, come già aveva
scritto Benedetto Croce alla vigilia dell’avvento
del fascismo, di pensare. Preferiscono — invece di difendere le libertà dei cittadini, sistematicamente violate dallo Stato in nome di una
fantomatica giustizia sociale, poi immancabilmente tradita — «parlare dell’elefante», cioè
delle futili dispute, che non interessano nessuno, di un sistema sclerotizzato che predica un
luminoso avvenire del quale, non sapendo come realizzarlo, si riempie la bocca ogni politico
che voglia passare per progressista. È una tragica profezia già ripetuta contro ogni evidenza
contraria, nei Paesi d’oltrecortina, Russia compresa, fino al proprio inesorabile fallimento.
Matteo Renzi — imbonitore politico all’italiana, a cavallo fra destra e sinistra secondo
prassi tipicamente cattolica e controriformista
tridentina — fa il suo mestiere, sapendo cinica-
mente che più le spara grosse più ha successo.
In un Paese di democrazia liberale, il sistema
informativo ne parlerebbe, denunciandone le
carenze. Non da noi, dove il culto del potere —
ideologico, politico, economico, sociale, persino religioso — si è tanto capillarmente diffuso
da fare dell’Italia un «caso da Terzo Mondo».
Il cosiddetto ceto medio — che pure ne ha
fatto e ne fa le spese — si professa, allegramente, di sinistra e si dichiara entusiasta di un Papa
pauperista. Accusa capitalismo e mercato —
grazie ai quali si è arricchito e che hanno fatto la
fortuna dei Paesi che non pretendono di essere,
a parole, sociali, ma lo sono nella realtà effettuale — delle disgrazie finanziarie, oltre che
economiche, della politica statalista, dirigista
demagogicamente solidarista della sinistra che
hanno portato l’Italia sull’orlo del fallimento
per bancarotta. Per parte loro, i partiti non hanno ancora elaborato, a differenza dei socialdemocratici tedeschi — che l’hanno fatto a Bad
Godesberg — gli effetti della guerra civile che
aveva diviso il Paese, nell’immediato secondo
dopoguerra, fra sostenitori dell’Unione Sovietica e fautori della democrazia liberale e del libero mercato. Hanno scritto nella stessa Costituzione il compromissorio controsenso di una
proprietà privata «sociale».
Detto meno ipocritamente, ciò vuol dire che
la classe politica già comunista — politicamente sconfitta nel 1948, ma gramscianamente annidata nella scuola, nell’università, nell’editoria, nelle pieghe della burocrazia parassitaria
— è legittimata a tenere sotto scacco il sistema
capitalistico. E, così, non ne usciremo se non al
prezzo di una crisi economica, sociale e istituzionale analoga a quella che spazzò via la Quarta Repubblica francese e che, culturalmente
prima che politicamente, faccia giustizia della
❞
●I
PERCHÉ OBAMA HA RAGIONE
SULL’ISIS NEMICO DELL’ISLAM
COMMENTI
DAL MONDO
Voltare pagina
farebbe bene
al Brasile
prossima
●
❞ Domenica
Dilma Rousseff perderà
il secondo turno delle
presidenziali brasiliane
contro Aécio Neves. Il
pronostico controcorrente è
di Michael Reid, specialista
dell’Economist che firma
una lunga analisi sul
quotidiano spagnolo El País.
I motivi: la presidente ha
deluso i settori che, con le
proteste del 2013,
chiedevano allo Stato servizi
pubblici migliori. E Neves ha
dimostrato, da governatore
di Minas Gerais, di saper
sottoporre le finanze
pubbliche a un trattamento
choc, mantenendo però
ottimi standard sociali.
Il fallimento Usa
tra israeliani
e palestinesi
go home»,
●
❞ «Yankee
americani andatevene
Il tentativo
Renzi sta provando a rottamare il
vecchio modo di pensare della sinistra
È il solo dato positivo di un esecutivo
incline a ripetere errori del passato
vulgata (falsamente) sociale e ripristini, almeno in parte, i meccanismi concorrenziali e competitivi di accumulazione della ricchezza degli
anni della ripresa economica quando Alcide De
Gasperi e Luigi Einaudi erano alla testa del Paese.
Matteo Renzi ci si sta provando; non tanto
con provvedimenti concreti di governo, quanto
con il tentativo psicologico e parolaio di rottamare il vecchio modo di pensare della sinistra,
cambiandone la testa. È il solo dato positivo
della sua presenza a capo di un governo malauguratamente incline a ripetere gli errori di
quelli passati.
[email protected]
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31
a casa e smettetela di (far
finta di) mediare tra
israeliani e palestinesi. È
accorato il grido di Gideon
Levy, grande firma di
Haaretz, quotidiano
israeliano mai tenero con le
politiche più oltranziste dei
governi di Gerusalemme. Gli
Stati Uniti non hanno fatto
fare neanche un passo
avanti al processo di pace,
scrive Levy, e anzi hanno
acuito e perpetuato il
conflitto. Come?
Instaurando un rapporto
«sadomasochistico» con lo
Stato ebraico, in cui non è
più chiaro chi sia il potente e
chi il protetto.
a cura di Gianluca Mercuri
l messaggio di violenza,
fanatismo e morte che caratterizza l’azione criminale dell’Isis ha una inquietante capacità di attrazione non solo nell’area in
cui agisce ma anche in Occidente, e in Europa in particolare, come testimonia il fenomeno dei foreign fighters.
I rapporti insani tra gran
parte dei popoli mediorientali
e le loro dirigenze politiche, ha
prodotto l’esplosione di una
crisi enorme in quelle società.
E noi in virtù di una impressionante superficialità di analisi ci
siamo illusi che quella crisi potesse sfociare nel fenomeno
delle primavere arabe. Il radicalismo estremista ha quindi
sequestrato l’Islam ed è ormai
il primo nemico dei musulmani. Oltre alle violenze cui abbiamo assistito, l’azione dell’Isis
accresce la confusione nell’area
e destabilizza politicamente in
modo molto più profondo di
quanto non colpisca militarmente. Di conseguenza è un
pericolo serio per l’Occidente
ma lo è innanzitutto per i Paesi
del Golfo. Non siamo dunque
di fronte a uno scontro di civiltà, ma a un pericoloso progetto
politico che solo l’unità di cristiani, musulmani e laici potrà
sconfiggere. Sul piano militare
l’Occidente dovrà fare la sua
parte, ma questa guerra si vin-
ce solo se le grandi potenze
della Regione saranno le protagoniste principali. La sfida sarà
quindi lunga, e non potrà risolversi solo nell’azione militare. E
lo ha ben compreso per primo
il presidente Obama. Per motivazioni più legate allo scontro
politico interno americano e
alla nuova narrativa che lo descrive ingiustamente come un
presidente debole e rinunciatario in politica estera, nei giorni scorsi Obama è stato attaccato per aver atteso troppo tempo
nell’autorizzare una azione militare contro l’Isis. Non è stato
così. Quel tempo è stato necessario per prendere atto del bilancio fallimentare del governo
Al Maliki con l’assurda marginalizzazione dei sunniti. E molto opportunamente Obama ha
atteso la richiesta di intervento
da parte degli attori regionali. Il
governo americano ha quindi
agito con ragionevolezza.
L’indispensabile aspetto militare non sarà sufficiente per
vincere questa guerra se non
sarà accompagnato da un adeguato processo politico che
aiuti la stabilizzazione dell’area, tenuto conto della articolata mappa di timori e interessi interni alla coalizione internazionale.
Nicola Latorre
Senatore Pd
© RIPRODUZIONE RISERVATA
UNIVERSITÀ, I GATTOPARDI
NON SONO STATI SCONFITTI
P
er la prima volta, due
anni fa, è stata fatta
un’abilitazione nazionale per sottrarre ai
baroni l’esclusivo potere di mettere in cattedra familiari, galoppini o suffragette
che stazionano in università al
loro servizio o a quello dei loro
amici partecipando a pseudoavori di ricerca. Purtroppo questa abilitazione non ha tenuto
conto di due fattori: dare una
valutazione a quanto svolto dai
candidati nel mondo del lavoro
(che so, Renzo Piano riceverebbe punteggio zero in progettazione nonostante i grattacieli
costruiti) e stilare una classifica
degli idonei, imponendo alle
università di rispettarla — almeno finché vivono di soldi
pubblici e c’è il valore legale del
titolo di studio.
Cosa sta comportando questo? Che oggi le università stanno bandendo (finti) concorsi
solo nelle discipline in cui un
candidato locale (galoppino)
ha superato l’abilitazione. E il
(finto) concorso viene ritagliato su misura per questo. Se ad
esempio nell’ateneo di Timbuctu serve un biologo, ma il
galoppino è un chimico che conosce l’arabo, il barone riesce a
far bandire dalla sua università
un (finto) concorso per chimici
che conoscono l’arabo, assicurandosi la benevolenza degli
altri commissari che riceveranno analogo favore. Tutto ciò
con buona pace per chi ha più
titoli, potrebbe dare di più all’ateneo, ma l’arabo non lo conosce.
Poiché il gattopardo non è
stato sconfitto, delle due l’una:
o si toglie il valore legale del titolo di studio, gli atenei diventano davvero autonomi e chiamano chi vogliono senza concorsi accettando le conseguenze (se vanno male non
riceveranno più finanziamenti
statali), oppure le nuove abilitazioni nazionali tengano conto del parametro lavorativo e
stilino una classifica. Così, se
un ateneo vuole un biologo deve chiamare il primo in lista,
poi il secondo e così via.
Pierluigi Panza
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32
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
33
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Rimbalzo del 5% per Mps. La Bce studia l’acquisto di corporate bond
I cinesi
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Mediobanca, Bank of China al 2%
Banche in recupero a Piazza Affari
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La Lente
di Stefano Agnoli
Borsa elettrica,
i prezzi scendono
ma i consumatori
non lo vedono
L’
ultima notizia è che
la scorsa settimana il
prezzo medio del
megawattora alla Borsa
elettrica è sceso del 14,5%, a
57,6 euro. Negli ultimi tre
giorni si sono già registrati
nuovi rialzi, ma la
questione di fondo resta.
Da tempo il «combinato
disposto» dei minori
consumi di energia
elettrica e dell’effetto delle
energie rinnovabili ha
causato un progressivo
decremento dei prezzi sul
mercato elettrico nazionale.
Si è passati cioè da una
forchetta tra 64-85 euro nel
2012 ai 45-62 di questo
scorcio del 2014. Certo,
negli ultimi tempi la Borsa
elettrica ha scontato dosi
elevate di volatilità. Ma quel
ribasso generalizzato non si
è riflesso se non in minima
parte a livello dei
consumatori.
@stefanoagnoli
● Con il 2% di
Mediobanca il
governo cinese
— attraverso la
banca centrale
di Pechino, la
People’s Bank
of China —
entra con una
quota rilevante
nel sistema
bancario
italiano
● L’acquisto
risale al 14
ottobre scorso,
stesso giorno
della visita del
premier Li
Keqiang con il
premier Matteo
Renzi che
aveva portato
alla firma di 13
accordi con la
Cina per 8
miliardi di euro
● Oltre che in
Mediobanca, la
Cina è presente
con il 2% circa
in Eni, Enel,
Telecom Italia,
Prysmian, Fiat
e Generali
© RIPRODUZIONE RISERVATA
MILANO Mentre i mercati dell’intera Eurozona attendono la
giornata di domenica che finalmente vedrà pubblicati i risultati degli esami della Bce stabilendo promossi e bocciati tra
gli istituti di credito maggiori,
ieri un’iniezione di fiducia sul
sistema bancario italiano è arrivata dalla Cina, con la Bank of
China — l’istituto centrale di
Pechino — che ha rilevato il 2%
di Mediobanca.
La mossa ha spinto in rialzo
il titolo di Piazzetta Cuccia e
che ha contribuito al recupero
di Piazza Affari, ieri la borsa
che ha chiuso con il guadagno
maggiore in Europa, +2,79%,
seguita da Madrid con +2,39%
parigi +2,25% e Francoforte
+1,94%. Al recupero degli indici
hanno contribuito anche le indiscrezioni sulla possibile nuova mossa della Bce, che potrebbe acquistare obbligazioni societarie sul mercato, dopo i covered bond delle banche (tra
cui, da ieri, anche quelle italiane). La decisione sugli acquisti
di corporate bond potrebbero
arrivare già a dicembre, così da
poter cominciare nei primi mesi del 2015: su questi aspetti, secondo quanto ha riferito ieri la
Reuters, «le pressioni sono forti», anche se un portavoce dell’Eurotower ha specificato ieri
che «il consiglio direttivo non
ha preso decisioni di questo
genere».
Dopo i tracolli dei giorni
scorsi è stata dunque una buona giornata per le banche italiane, grazie anche a Mediobanca. L’operazione dei cinesi
risale al 14 ottobre, stesso giorno della visita in Italia del primo ministro della Repubblica
Popolare della Cina Li Keqiang.
L’incontro con il premier Matteo Renzi aveva portato alla firma di 13 accordi con la Cina per
8 miliardi di euro. Con la quota
in Mediobanca, che vale circa
110 milioni di euro, gli investimenti cinesi in gruppi quotati
toccano la soglia dei 7 miliardi
se si sommano le partecipazio-
L’andamento di Piazza Affari
Ieri
Ftse Mib
+2,79%
20.363
19.751
19.140
18.528
17.916
21 lug
4 ago
18 ago
1 set
15 set
il rendimento
medio annuo
delle azioni
Generali
dal 1938
170
i miliardi
raccolti con gli
aumenti di
capitale in
Borsa dal 1990
13 ott
INTESA
SANPAOLO
MONTEPASCHI
MEDIOBANCA
+3,82%
+4,60%
+5,03%
+4,33%
d’Arco
ni tutte sopra il 2% in Eni, Enel,
Telecom Italia, Prysmian, Fiat e
Generali. Tecnicamente la People’s Bank of China potrebbe
ora partecipare all’assemblea
sul bilancio del prossimo 28 ottobre (stesso giorno dei conti
Carte di credito d’oro
La seconda caduta di Rato
L’ex presidente di Caja Madrid, Rodrigo
Rato, si è autosospeso dalla militanza nel
Partito Popolare, dopo il coinvolgimento
nell’inchiesta sulle carte di credito d’oro e
l’accusa di presunta appropriazione indebita
di denaro e di evasione fiscale. Rato, ex
direttore del Fmi, era già stato costretto a
dimettersi da Bankia
to a listini emergenti come Indonesia, Malesia e Messico, resta al ventesimo posto ed è ancora lontana da
Russia, Taiwan per non parlare della
Spagna (che capitalizza quasi 900
miliardi). Sul Pil pesa per il 30% contro l’87% di Madrid o il 118% del leader, il Nyse americano. Piazza Affari
però scala le classifiche per quanto
riguarda il rapporto fra utili e capitale netto, pari al 32,4%, quasi il doppio
rispetto ai mercati giapponese o tedesco.
Nel 2014 sono ripresi gli aumenti
di capitale con una raccolta di oltre
10 miliardi (per metà Mps): dal 2008
le ricapitalizzazioni complessive sono state pari a 66 miliardi, 43 dei
quali solo relative agli istituti di cre-
del primo trimestre per i quali
il consensus degli analisti stima 470 milioni di ricavi e un
utile netto di 120 milioni). A
Piazzetta Cuccia la scelta cinese
viene vista come un segnale di
fiducia sulla banca a pochi
giorni dalle pagelle di Francoforte, nonché come un coronamento di un anno di roadshow
all’estero. La Cina si affianca
agli altri investitori istituzionali che pesano ormai per il 30%
dell’azionariato, metà dei quali
da Gran Bretagna e Stati Uniti.
L’altro motore della spinta di
ieri a Piazza Affari è stato il
Montepaschi, rimbalzato anche del 10% per poi chiudere a
+5%, dopo i timori legati a una
possibile bocciatura agli stress
test della Banca centrale europea. Ma è tutto il mercato che si
interroga sugli esiti dei test di
Francoforte: un report di Barclays mette nel mirino Deutsche Bank ma anche l’italiana
Banco Popolare, che tuttavia ieri ha recuperato il 5%. «I mercati stanno reagendo in modo,
secondo me, un po’ scomposto» agli stress test della Bce, è
il commento di Carlo Messina,
ceo di Intesa Sanpaolo.
Fabrizio Massaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Dal 2004 in media hanno reso il 2,3% all’anno contro l’1,6% del listino
15%
29 set
UNICREDIT
I vecchi Bot sorpassano le azioni
Negli ultimi dieci anni i Bot hanno
reso in media più della Borsa: il
2,30% contro l’1,63% (considerati anche i dividendi) . E Piazza Affari da fine 2003 ha perso un quarto del suo
valore, con il 40% dei titoli che ha ceduto oltre la metà e azioni come
Mps, Carige e Seat i cui prezzi hanno
lasciato sul terreno circa il 90%, mentre Luxottica ha guadagnato il 161%,
Snam l’86%, Atlantia il 48% ed Eni il
10%.
Nell’edizione 2014 di «Indici e dati», analisi che Mediobanca realizza
dal 1947, la Borsa italiana si conferma
in posizione piuttosto arretrata fra i
mercati mondiali: con una capitalizzazione al 30 giugno pari a 496 miliardi, pur avendo recuperato rispet-
20.975
dito. Dal 2004 infine la raccolta è stata di 92 miliardi. Per quanto riguarda
i dividendi invece nel 2013 (distribuiti quindi quest’anno) hanno toccato
il minimo dal ‘99 con 13 miliardi, un
terzo in meo rispetto alla media dell’ultimo decennio. Per le banche il
crollo è ancora più sensibile se si
pensa che hanno distribuito 1,3 miliardi, ai minimi dal ‘97 con importi
corrisposti inferiori di dieci volte rispetto al 2007-2008, cioè al pre-crisi.
sempre rispetto al 2007 il peso delle
banche rispetto al valore totale della
Borsa è passato dal 30 al 22,8%, con
una ripresa rispetto ai minimi del
2011 quando gli istituti erano al 17%.
Sergio Bocconi
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● Il caso
Ipotesi «spezzatino»
per i grandi istituti
di Wall Street
di Giovanni Stringa
Ieri troppo grandi per
fallire. Domani anche
troppo grandi per rischiare.
È il destino che potrebbe
colpire alcune delle grandi
banche di Wall Street,
secondo quanto trapelato
dai vertici della Fed, la
banca centrale americana.
Il monito è presto detto: le
banche devono ridurre
l’eccessiva assunzione di
rischi o prepararsi a dure
ripercussioni, compreso lo
smembramento in gruppi
più piccoli. Secondo il
«Wall Street Journal», a
esprimersi in questo senso
è stato William Dudley,
governatore della Fed di
New York. Le sue parole:
«La conclusione inevitabile
a cui si arriverà è che se le
aziende sono troppo grandi
per potere fallire e troppo
complesse per potere
essere gestite in modo
efficace, per garantire
stabilità finanziaria
dovranno essere
drasticamente
ridimensionate e
semplificate». Ma sotto la
lente della Fed c’è anche la
stessa banca centrale.
Stando a un rapporto
interno alla Federal
Reserve, il ramo
newyorkese — nonostante
le raccomandazioni di
alcuni membri, che
avevano individuato i rischi
già nel 2008 — non
esaminò a dovere la
divisione investimenti di JP
Morgan prima dello
scoppio dello scandalo nel
2012 sulla «balena di
Londra», costato alla banca
perdite per oltre 6 miliardi
di dollari. Intanto
l’Antitrust europeo ha
deciso una multa da 61,6
milioni di euro a JP Morgan
per un caso di cartello sul
Libor. Multe anche per un
altro caso di cartello, su
alcuni derivati, a Ubs,
Credit Suisse e di nuovo Jp
Morgan: 32 milioni totali.
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Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
34
TRIBUNALE DI ASTI
CONC. PREV. n. 2/10 R.F.
Curatore Dott. Silvano Cremonesi. Vendita
senza incanto: 28/11/2014 ore 11.00. Lotto
1 - Comune di San Damiano d’Asti (AT),
Via Asti, 62. Piena prop. di fabbricato industriale destinato in parte ad uffici e laboratori ed in parte a magazzino oltre area
esterna destinata ad area di manovra, parcheggio ed a verde. Prezzo base Euro
1.400.000,00. Lotto 2 - Comune di Marene
(CN), Via G. Marconi, 117. Piena prop. di
fabbricato industriale composto da porzione
ad uso uffici e servizi a 2 piani f.t. e corpo
di fabbrica retrostante, entrostante a terreno
di mq. 7.031 oltre a terreno edificabile di
mq. 750. Prezzo base Euro 1.900.000,00.
Lotto 3 - Comune di Cadoneghe (PD).
Piena prop. di terreno agricolo di mq. 1.090.
Prezzo base Euro 50.000,00. Info presso
Liquidatore Giudiziale Dott. Silvano Cremonesi tel. 0276028101 e su www.astegiudiziarie.it (A278696, A278697, A278698).
Politecnico di Milano
Società con Unico Socio,
soggetta all’attività di direzione
e coordinamento dell’Automobile Club d’Italia
Via Fiume delle Perle n. 24 - 00144 - Roma
AVVISO PER ESTRATTO ESITO DI GARA
CIG 54415816B1
Con riferimento alla gara a procedura aperta indetta
con bando pubblicato sulla GUUE Serie S, 2013/S
n. 227-395143 del 22/11/2013 e sulla GURI n. 139
del 27/11/2013 - 5a Serie speciale, modificato con
Avviso di rettifica pubblicato sulla GUUE Serie S, 2014/S
008-009548 dell’11/01/2014 e sulla GURI n. 5 del
15/01/2014, si comunica che ACI Informatica in data
25/09/2014, ha definitivamente affidato la gara per l’acquisizione di servizi di assistenza. Il criterio di scelta utilizzato è stato quello dell’offerta economicamente più
vantaggiosa. Le offerte pervenute sono state n. 7. La gara
è stata affidata alla Società Olisistem ITQ Consulting
S.p.A. per un corrispettivo massimo, in relazione ai prezzi
unitari offerti e alle operazioni stimate nel periodo, di
€ 4.834.250,00, IVA esclusa, per complessivi 60 mesi,
di cui 2.900.550,00 per la durata contrattuale di 36 mesi
e € 1.933.700,00 in caso di rinnovo esplicito per un periodo di 24 mesi. L’avviso di aggiudicazione è pubblicato
sulle Gazzette Ufficiali UE e della Repubblica Italiana alle
quali è stato inviato in data 06/10/2014, nonché sul profilo del committente e sui siti informatici di cui all’art. 66
del D.Lgs. 163/2006.
Il Direttore Generale - Ing. Mauro Minenna
AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA
FEDERICO II
Servizio Provveditorato ed Economato
Settore Acquisizione Farmaci e Presidi Sanitari
AVVISO DI GARA A PROCEDURA APERTA
CIG - 5945685679
Questa Azienda intende provvedere all’affidamento,
mediante procedura aperta, della realizzazione di un
“Corelab” ad alta automazione comprendente la fornitura in service di sistemi diagnostici, di reattivi
nonché del materiale di consumo, per le esigenze
del DAI di Medicina di Laboratorio dell’A.O.U. Federico II di Napoli. Durata dell’appalto: anni cinque.
Importo presunto quinquennale € 5.205.425,00,
oltre I.V.A, di cui € 425,00 oltre I.V.A. per oneri per
la sicurezza derivanti dai rischi di natura interferenziale. Il presente avviso, il bando, il Capitolato speciale d’appalto e relativi allegati, sono reperibili
presso il sito internet www.policlinico.unina.it.
Eventuali modifiche e/o chiarimenti verranno pubblicati esclusivamente sul sito; è onere delle società
tale consultazione. RUP: Prof. Antonio Dello Russo
(tel. 081 7463653). Il Bando è stato inviato alla
U.P.U.C.E. in data 15.10.2014 al n. 2014-136138.
f.to IL DIRETTORE GENERALE - Giovanni PERSICO
Estratto bando procedura aperta
Il Politecnico di Milano indice appalto per
la fornitura di servizi di sviluppo di applicativi e componenti software e gestione di
basi di dati del il Politecnico di Milano per
la durata massima di 6 anni. L’importo
complessivo, comprensivo di eventuali
proroghe, è di € 8.236.800,00 + IVA,
suddiviso in tre lotti come segue: Lotto 1
Sviluppo di applicativi software €
4.672.800,00 più IVA; Lotto 2 Sviluppo di
componenti e servizi del framework €
2.547.600,00 più IVA; Lotto 3 Gestione logica e fisica di basi di dati € 1.016.400,00
più IVA; L’aggiudicazione avverrà con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Termine per il ricevimento delle
offerte: ore 12:00 del 17/11/2014. Tutta la
documentazione di gara può essere consultata e scaricata all’indirizzo www.polimi.it. Il bando integrale è stato pubblicato
in GUUE il 08/11/2014.
Il RUP - Ing. Fabrizio Pedranzini
COMUNE DI CAGLIARI
Per la pubblicità
legale e finanziaria
rivolgersi a:
Via Rizzoli, 8
20132 Milano
Tel. 02 2584 6665
Fax 02 2588 6114
Via Campania, 59
00187 Roma
Tel. 06 6882 8650
Fax 06 6882 8682
Vico II San Nicola
alla Dogana, 9
80133 Napoli
Tel. 081 49 777 11
Fax 081 49 777 12
Via Villari, 50
70122 Bari
Tel. 080 5760 111
Fax 080 5760 126
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Avviso di gara per procedura aperta
CIG 52781925D3
E’ indetta procedura aperta per il giorno
11.11.2014 - ore 10.00 per affidamento
“Servizio di ristorazione scolastica a ridotto
impatto ambientale negli asilo nido, nelle
scuole dell'infanzia, primarie e secondarie
di primo grado del Comune di Cagliari
anni scolastici 2014/2015 - 2015/2016 2016/2017 - 2017/2018”. Importo a base
di gara: € 11.028.640,00, + IVA, oltre
€ 18.320,00 + IVA per oneri di sicurezza derivanti da rischi interferenziali non soggetti a ribasso. Scadenza offerte: ore 11.00 del
5.11.2014. Il bando è in pubblicazione su:
Albo Pretorio del Comune, www.comune.cagliari.it, dove sono disponibili anche Disciplinare di gara, moduli per le dichiarazioni e CSA,
www.regione.sardegna.it. Informazioni sulla
gara: Servizio Provveditorato, Economato 070.6777501/7511 - fax 070/6777695/6 [email protected]; sul servizio: Ufficio Istruzione - 070.6776450/6406 - Fax 070.6776480
- [email protected].
Il Dirigente - Dott.ssa Claudia Madeddu
CAMERA DEI DEPUTATI
ESTRATTO DI BANDO DI PROCEDURA RISTRETTA
La Camera dei Deputati indice una procedura ristretta
per la fornitura a noleggio di una macchina per la
stampa professionale in quadricromia, di durata quadriennale, da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (50 punti per merito
tecnico e 50 punti per offerta economica). Possono
partecipare alla P.R. gli operatori economici in possesso all’atto della domanda di partecipazione dei requisiti previsti dal capitolato. I rappresentanti legali dei
soggetti interessati possono presentare domanda di
partecipazione, a pena di esclusione, entro il 17 novembre 2014, a mezzo raccomandata o posta celere.
Il bando, che è stato pubblicato sulla GUUE e sulla
GURI, è consultabile sul sito www.camera.it. sezione
“Amministrazione”, sottosezione “Spese e trasparenza”, paragrafo “Procedure di gara”, voce “Procedure ristrette”. Ulteriori informazioni possono essere
richieste all’indirizzo e-mail [email protected].
Capitolato ed informazioni richiedibili all'indirizzo e-mail
[email protected]. Domande incomplete, prive
dei requisiti richiesti, o inviate con mezzi diversi da
quelli indicati nel bando, saranno escluse.
CAMERA DEI DEPUTATI
IL CONSIGLIERE CAPO SERVIZIO AMMINISTRAZIONE
(Dott. Nicola Guerzoni)
AVVISO
ENTE PROVINCIALE PER IL TURISMO DI NAPOLI - Piazza Dei Martiri n.
58 - 80121 Napoli (NA) - Estratto dell’Avviso pubblico per manifestazione di
interesse alla organizzazione di una rassegna di cori gospel della canzone
napoletana e della canzone italiana (azione 4). Tutte le informazioni relative
all’avviso pubblico sono visionabili e scaricabili sul sito: www.eptnapoli.info
nella sezione albo pretorio e gare - Per ulteriori informazioni gli interessati potranno rivolgersi all’E.P.T. di Napoli al n. tel. 081.4107211/215, fax 081.401961.
IL COMMISSARIO LIQUIDATORE - Dr. Luigi Riccio
AVVISO
ENTE PROVINCIALE PER IL TURISMO DI NAPOLI - Piazza Dei Martiri n.
58 - 80121 Napoli (NA) - Estratto dell’Avviso pubblico per manifestazione di
interesse alla partecipazione al primo festival corale internazionale di Napoli
(azione 3). Tutte le informazioni relative all’avviso pubblico sono visionabili e
scaricabili sul sito: www.eptnapoli.info nella sezione albo pretorio e gare Per ulteriori informazioni gli interessati potranno rivolgersi all’E.P.T. di Napoli
al n. tel. 081.4107211/215, fax 081.401961.
IL COMMISSARIO LIQUIDATORE - Dr. Luigi Riccio
AVVISO DI RETTIFICA
Con riferimento alla procedura aperta in ambito comunitario indetta dall’Autorità
Garante della Concorrenza e del Mercato per l’affidamento a terzi del servizio relativo alla realizzazione di un’anagrafe di tutti i soggetti obbligati al versamento del
contributo agli oneri di funzionamento dell’Autorità, per un valore complessivo
stimato di euro 670.000,00 ed una durata di 48 mesi - Cat. 27. (Altri Servizi). CIG:
5904404451, il cui bando è stato pubblicato su G.U.U.E. n. S168 del 3.09.2014 e
G.U.R.I. V Serie Speciale n. 104 del 12.09.2014, si rende noto che con avviso di
rettifica, pubblicato su GUUE S196 dell’11.10.2014 e GURI n. 119 V° Serie Speciale del 17.10.214, la data di scadenza per la presentazione delle offerte è stata
prorogata al 29.10.2014. Gli atti di gara sono disponibili sul profilo di committente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato www.agcm.it.
Il Responsabile del Procedimento - Antonietta Messina
AVVISO RELATIVO AGLI APPALTI AGGIUDICATI
Affidamento del servizio sostitutivo di mensa mediante emissione di buoni pasto in favore
del personale di Autostrada Pedemontana Lombarda S.p.A.
CUP: F11B06000270007 - CIG: 505436846B
Stazione Appaltante: Autostrada Pedemontana Lombarda S.p.A. - Via Del Bosco Rinnovato n. 4/A
- Palazzo U9 - 20090 Assago (MI) - Tel. + 39 02/6774121 - fax: + 39 02/67741256 - e-mail: [email protected]. Importo a base di gara: € 413.000,00, IVA esclusa. Procedura di aggiudicazione:
aperta ai sensi dell’art. 55 del D.Lgs 163/2006. Criterio di aggiudicazione: offerta economicamente
più vantaggiosa. Data di aggiudicazione: 27/06/2014. Offerte pervenute: 3. Aggiudicatario: QUI
GROUP S.P.A., con sede in Genova - Via XX Settembre 29/7. Importo netto dell’appalto:
€ 348.778,50, IVA esclusa. Durata dell’appalto: 36 (trentasei) mesi dalla stipulazione del contratto
o, se successiva, dalla data di emissione del verbale di avvio dell’esecuzione ai sensi dell’art. 304
D.P.R. 207/2010. Bando di gara pubblicato sulla GUUE n. 2013/S 077-129693 del 19/04/2013 e
sulla GURI n. 47 - V Serie Speciale del 22/04/2013. Organo competente per le procedure di ricorso:
TAR Lombardia, Via F. Corridoni, 39 - Milano 20122. Il presente avviso è stato pubblicato sulla
GUUE n. 2014/S 201-355590 e sulla GURI n. 118 - V Serie Speciale del 15/10/2014.
f.to L’Amministratore Delegato - avv. Marzio Agnoloni
REGIONE TOSCANA - Giunta Regionale
Direzione Generale Politiche Mobilità,
Infrastrutture e Trasporto Pubblico Locale
Area di Coordinamento Mobilità
e Infrastrutture
Via di Novoli - 26 - 50127 Firenze - Italia
AVVISO APPALTO AGGIUDICATO
Procedura e criterio di aggiudicazione:
Procedura aperta indetta ai sensi dell’art. 55 del
D. Lgs. n. 163/2006 da aggiudicarsi con il
criterio dell’Offerta economicamente più vantaggiosa art. 83 D. Lgs. 163/2006. Oggetto:
Sistema di Monitoraggio Automatizzato dei
Flussi di Traffico sulle Strade Regionali CIG
554779379B. Luogo di esecuzione della prestazione: Firenze. Data di aggiudicazione:
Decreto n. 3580 del 05/08/2014 certificato il
18/08/2014. Valore finale totale dell’appalto:
Euro 1.680.000,00 oltre iva. Nome dell’aggiudicatario: Famas System S.p.A.. Data di spedizione dell’avviso alla G.U.C.E.: 02/10/2014.
Il Dirigente responsabile del contratto
Ing. Riccardo Buffoni
REGIONE PUGLIA
AZIENDA OSPEDALIERO UNIVERSITARIA
CONSORZIALE POLICLINICO
Piazza Giulio Cesare n. 11 - 70124 BARI
ESTRATTO BANDO DI GARA
Questa Azienda ha indetto gara a procedura aperta per
la fornitura di n. 1 elettrocardiografo - gara n. 5768757.
I termini e le modalità di partecipazione sono indicati nel
Bando integrale, pubblicato sulla G.U.U.E. n. S194 del
09/10/2014, nonchè nella relativa documentazione di
gara disponibile sul sito www.sanita.puglia.it. Eventuali
informazioni vanno richieste al RUP Dott. A. Moschetta,
tel. 080-5592704-3093-3112, presso la U.O. Acquisti
Beni Durevoli Fax 080/5593663-2704.
f.to Il Direttore Area Approvvigionamenti
e Patrimonio
Dott. Giovanni Molinari
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
Luxottica
Del Vecchio accelera
sul secondo Ceo
Primo esame al board
ECONOMIA
Consiglieri convocati oggi a Milano per il
primo board di Luxottica dopo l’uscita
dell’amministratore delegato Enrico
Cavatorta. All’ordine del giorno la
«ricostituzione del comitato risorse
umane», sciolto con le dimissioni di Roger
Abravanel. L’ipotesi è il reintegro con un
consigliere. In agenda anche la
comunicazione al board del nome
dell’amministratore delegato mercati che
affiancherà Massimo Vian, a capo delle
operation. Verranno verificati i requisiti
per l’incarico dai comitati rischi e risorse
umane. L’obiettivo è far sapere il nome al
mercato al più tardi giovedì. L’incarico
verrebbe però affidato nel consiglio
presieduto da Leonardo Del Vecchio (foto)
convocato il 29.
D. Pol.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gruppo De Benedetti
Sogefi, Mondardini prende le redini
Lascia l’amministratore delegato di Sogefi, Guglielmo Fiocchi.
Monica Mondardini, amministratore delegato della controllante Cir
ha assunto l’incarico di vicepresidente esecutivo, anche se la società
ha annunciato che verrà comunque nominato un nuovo Ceo. Il
consiglio ieri ha esaminato anche i conti dei nove mesi che chiudono
con ricavi stabili a 1,01 miliardi, l’ Ebitda scende a 80,8 milioni
(-25,5%). Il periodo chiude in rosso per 5,8 milioni (dall’utile di 23,8
milioni). L’indebitamento cresce a 348 milioni.
Le Fs salgono su pullman e metro
«Pronti a entrare in Atm e Atac»
Elia: privatizzando si potrebbe offrire un servizio migliore. Marino frena
La vicenda
● Ferrovie
dello Stato
si prepara
a scendere
in campo
nella partita
per la
privatizzazione
delle
partecipate dei
comuni
● Michele Elia,
amministratore
delegato di Fs,
ha dato la
disponibilità
ad entrare in
Atac e Atm,
agenzie del
trasporto di
Roma e Milano
MILANO «Il sistema del trasporto locale in grandi città come
Roma è sull’orlo del default».
Parole di Guido Improta assessore ai Trasporti del Campidoglio che circa un mese fa auspicava un maggiore coinvolgimento di Ferrovie dello Stato
nella gestione del trasporto
pubblico locale romano.
Un’ipotesi circolata a più riprese e che ieri si è fatta più
concreta dopo le parole di Michele Elia, amministratore delegato di Fs, che in un’audizione alla commissione Industria
del Senato ha confermato:
«Siamo disponibili ad entrare
in Atac e Atm. Privatizzando
con noi si può fare un servizio
integrato con le ferrovie e migliorare l’efficienza». Ma, ha tenuto a precisare il manager
«molto dipenderà dalla governance». Ferrovie infatti non sarebbe disposta ad entrare nelle
due municipalizzate che gestiscono il trasporto pubblico locale, senza avere voce in capitolo nelle scelte esecutive.
L’interesse però è evidente,
come sottolineato anche all’ultimo piano Fs che ha destinato
3 miliardi all’ammodernamento della flotta “locale”. Sui tempi e la modalità della possibile
integrazione si vedrà, ma non è
un caso che tra gli esempi fatti
Microsoft L’amministratore delegato
Nadella sbanca
con 84 milioni
Snaidero al vertice Cosmit, l’uscita di Luti
● Federlegno
Arredo
riprende il
controllo di
Cosmit, la
società che
ogni primavera
organizza il
Salone del
Mobile a
Milano. Il
presidente di
Federlegno,
l’industriale
friulano
Roberto
Snaidero,
diventa così
anche il
presidente del
Salone del
Mobile con
pieni poteri. Tra
gli imprenditori
al suo fianco,
Mauro Guzzini
e Alberto
Scavolini
Su Corriere.it
Sul canale
Economia di
Corriere.It la
storia di un
imprenditore che
dichiara tassa per
tassa le imposte
che versa al Fisco
Satya Nadella, Ceo di
Microsoft ha ricevuto
compensi per 84,3 milioni di
dollari per il suo primo anno.
Il grosso, 59,2 milioni, è in
azioni da assegnare in 7 anni.
razione siglata all’epoca da
Mauro Moretti (ora in Finmeccanica) e dal sindaco Matteo
Renzi che, una volta diventato
premier, l’ha più volte rivendicata come una scelta di successo. Le cronache, tra l’altro, raccontano che fu proprio per una
querelle legale che rischiava di
far saltare la privatizzazione
dell’Ataf che Renzi conobbe
Maria Elena Boschi, avvocato
nello studio di Umberto Tombari a cui il sindaco chiese un
parere.
Ataf aveva 12 milioni di perdite, Atac ne ha per 220 (bilancio 2013). «Questa integrazione
si può fare in tanti modi tra cui
anche quello societario e di
partecipazioni» ha specificato
Elia. Immediata la risposta del
sindaco di Roma Ignazio Marino: «Un’integrazione dei servizi è quello auspichiamo. Non
che ci sia una condivisione di
proprietà con altre aziende o
una privatizzazione».
Corinna De Cesare
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Se il Salone del Mobile
cambia «casacca»
L’evento
da Elia in Senato siano state citate Padova, Umbria e Firenze
dove, nel 2012, Ataf, la municipalizzata dei bus che il capoluogo toscano controllava all’82%, è stata ceduta per 18,9
milioni proprio a Fs, attraverso
la controllata Busitalia. Un’ope-
Grandi manovre in casa degli industriali dell’arredamento. Con un comunicato emesso nel
pomeriggio di ieri è stato reso noto che la FederlegnoArredo ha ripreso pienamente sotto il suo
controllo il Cosmit, la società che organizza il Salone del Mobile ovvero quello che da qualche anno è diventato per Milano l’evento clou della stagione fieristica. In virtù di questa operazione di
riassetto societario il presidente della Federlegno, l’industriale friulano Roberto Snaidero, è
diventato anche il presidente del Salone del Mobile con i pieni poteri, per altro minuziosamente
elencati nel comunicato.
Nel nuovo consiglio di amministrazione della
Federlegno Arredo Eventi il presidente Snaidero
sarà affiancato da alcuni dei più rappresentativi
industriali italiani del settore come Giovanni
Anzani, Vittorio Livi, Mauro Guzzini e Alberto
Scavolini. L’operazione ha una sua ratio e segna
l’evoluzione della rappresentanza industriale
classica verso un modello in cui diventa decisiva
la fornitura di servizi di qualità agli associati. E
già altre associazioni, del resto, organizzano da
tempo direttamente gli eventi fieristici anche
per comprensibili motivi di cassa.
Federlegno ha al suo interno avviato una riflessione sul futuro della rappresentanza e la
scelta di ieri fa sicuramente parte dei nuovi indirizzi. La cosa che però stupisce è che nel quadro
dei nuovi equilibri societari sia stato accantonato Claudio Luti, il patron della Kartell, che presiedeva il Salone del Mobile.
Nessuno è insostituibile e anche per Luti vale
questa legge ma occorre fare molta attenzione, il
Salone è un giocattolo prezioso. Ormai è un asset non solo degli industriali del legno ma dell’intera comunità milanese che lo vive e lo esibisce come un fiore all’occhiello. Allora la composizione del nuovo “governo” del Salone sicuramente segna la forza degli industriali, la capacità
di costruire una filiera produttiva che tutti ci invidiano e di interloquire con il mondo del design ma l’appuntamento più significativo della
Milano globale non può rinunciare anche a un
tocco di glamour. Il mondo lo esige.
Dario Di Vico
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Compagnia delle Opere
Tre giorni di incontri
«Matching», un percorso
per lo sviluppo dell’impresa
Tre giorni, dal 24 al 26
novembre, per aiutare le
imprese a crescere. Nella
decima edizione «Matching
share&grow» (FieraMilano),
organizzata dalla Compagnia
delle opere, il supporto alle
aziende diventa un percorso
annuale. Più di 1.200 imprese partecipanti,
oltre ai big, per 15 aree tematiche. Per il
presidente Bernhard Scholz ( foto) il
cambiamento parte dal confronto.
Respinte le accuse di plagio
Processo lampo a Berlino
La start up italiana Stonex
batte il colosso Trimble
Processo lampo e vittoria del Davide italiano
contro il Golia statunitense. Un tribunale di
Berlino, dopo tre ore di udienza e un confronto
iniziato qualche settimana fa, ieri ha rigettato
l’istanza del colosso Usa Trimble Navigation
contro la start up italiana Stonex, accusata di
plagio sul design di un ricevitore Gnss (Global
navigation satellite system) presentato in
Germania. Stonex è una società di Lissone
(Brianza) di progettazione e produzione di
strumenti topografici di alta precisione.
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
36
Si precisa che ai sensi dell’Art. 1, Legge 903 del
9/12/1977 le inserzioni di ricerca di personale inserite in queste pagine devono sempre intendersi
rivolte ad entrambi i sessi ed in osservanza della
Legge sulla privacy (L.196/03).
ADDETTA amministrazione del personale, assunzioni cessazioni, trasformazioni rapporti con enti programma
presenze Word, Excel, posta elettronica. No studi. 346.79.48.352
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Invictus Global Bond Fd
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www.azimut.it - [email protected]
25,677
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5,463
5,379
5,277
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5,320
5,283
AZ F. CGM Opport Corp Bd
AZ F. CGM Opport European
AZ F. CGM Opport Global
AZ F. CGM Opport Gov Bd
AZ F. Commodity Trading
AZ F. Conservative
AZ F. Core Brands ACC
AZ F. Core Brands DIS
AZ F. Corporate Premium ACC
AZ F. Corporate Premium DIS
AZ F. Dividend Premium ACC
AZ F. Dividend Premium DIS
AZ F. Emer. Mkt Asia
AZ F. Emer. Mkt Europe
AZ F. Emer. Mkt Lat. Am.
AZ F. European Dynamic ACC
AZ F. European Dynamic DIS
AZ F. European Trend
AZ F. Formula 1 Absolute ACC
AZ F. Formula 1 Absolute DIS
AZ F. Formula 1 Alpha Plus ACC
AZ F. Formula 1 Alpha Plus DIS
AZ F. Formula Target 2015 ACC
AZ F. Formula Target 2015 DIS
AZ F. Formula 1 Conserv.
AZ F. Global Curr&Rates ACC
AZ F. Global Curr&Rates DIS
AZ F. Global Sukuk ACC
AZ F. Global Sukuk DIS
AZ F. Hybrid Bonds ACC
AZ F. Hybrid Bonds DIS
AZ F. Income ACC
AZ F. Income DIS
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 ACC
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 DIS
AZ F. Institutional Target ACC
AZ F. Institutional Target DIS
AZ F. Italian Trend ACC
AZ F. Italian Trend DIS
AZ F. Lira Plus ACC
AZ F. Lira Plus DIS
AZ F. Macro Dynamic
AZ F. Opportunities
AZ F. Pacific Trend
AZ F. Patriot ACC
AZ F. Patriot DIS
AZ F. Qbond
AZ F. Qinternational
AZ F. QProtection
AZ F. Qtrend
AZ F. Renminbi Opport
AZ F. Reserve Short Term
AZ F. Short Term Gl High Yield ACC
AZ F. Short Term Gl High Yield DIS
AZ F. Solidity ACC
AZ F. Solidity DIS
AZ F. Strategic Trend
AZ F. Top Rating ACC
AZ F. Top Rating DIS
AZ F. Trend
AZ F. US Income
CASA
DB Platinum
Agriculture Euro R1C A
Comm Euro R1C A
Currency Returns Plus R1C
DB Platinum IV
Croci Euro R1C B
Croci Japan R1C B
Croci US R1C B
Paulson Global R1C E
Sovereign Plus R1C A
Systematic Alpha R1C A
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USD
EUR
EUR
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USD
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JPY
EUR
EUR
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EUR
EUR
EUR
EUR
USD
EUR
EUR
USD
USD
USD
USD
24,570
15,780
13,980
13,600
14,010
10,305
14,860
9,710
14,633
9,123
12,558
17,032
12,836
10,993
5,827
5,719
56,350
14,030
11,529
40,630
10,497
13,034
11,826
45,510
10,125
34,220
3026,000
16,350
14,760
11,060
18,690
13,450
13,730
13,060
10,820
10,279
13,620
11,668
10,351
30,680
29,330
24,470
15,720
13,820
13,450
13,910
10,321
14,870
9,690
14,569
9,083
12,462
17,023
12,829
10,980
5,820
5,719
56,190
13,990
11,517
40,420
10,426
13,009
11,804
45,260
10,101
33,570
2912,000
16,180
14,600
10,970
18,630
13,410
13,630
12,960
10,826
10,250
13,630
11,490
10,194
30,560
29,210
31/08
31/08
31/08
31/08
20/10
20/10
17/10
17/10
17/10
17/10
17/10
17/10
17/10
17/10
17/10
17/10
17/10
17/10
17/10
17/10
TARIFFE PER PAROLA IVA ESCLUSA
Rubriche in abbinata: Corriere
della Sera - Gazzetta dello Sport:
n. 1 Offerte di collaborazione: € 2,08;
n. 2 Ricerche di collaboratori: € 7,92;
n. 3 Dirigenti: € 7,92; n. 4 Avvisi legali: € 5,00; n. 5 Immobili residenziali
compravendita: € 4,67; n. 6 Immobili
residenziali affitto: € 4,67; n. 7 Immobili turistici: € 4,67; n. 8 Immobili
commerciali e industriali: € 4,67; n. 9
Terreni: € 4,67; n. 10 Vacanze e turismo: € 2,92; n. 11 Artigianato trasporti: € 3,25; n. 12 Aziende cessioni
e rilievi: € 4,67; n. 13 Prestiti e investimenti: € 9,17; n. 14 Casa di cura e
specialisti: € 7,92; n. 15 Scuole corsi
lezioni: € 4,17; n. 16 Avvenimenti e
Ricorrenze: € 2,08; n. 17 Messaggi
personali: € 4,58; n. 18 Vendite acquisti e scambi: € 3,33; n. 19 Autoveicoli: € 3,33; n. 20 Informazioni e
investigazioni: € 4,67; n. 21 Palestre
saune massaggi: € 5,00; n. 22 Chiromanzia: € 4,67; n. 23 Matrimoniali:
€ 5,00; n. 24 Club e associazioni:
€ 5,42.
RICHIESTE SPECIALI
Data Fissa: +50%
Data successiva fissa: +20%
Per tutte le rubriche tranne la 21,
22 e 24:
Neretto: +20%
Capolettera: +20%
Neretto riquadrato: +40%
Neretto riquadrato negativo: +40%
Colore evidenziato giallo: +75%
In evidenza: +75%
Prima fila: +100%
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Tariffa a modulo: € 110
Rubriche Compravendite immobiliari
Nel testo dell’inserzione è obbligatorio
indicare la classe energetica di appartenenza dell’immobile e il relativo indice di prestazione energetica espresso
in kWh/mqa o kWh/mca a seconda
della destinazione d’uso dell’edificio.
Nel caso di immobili esenti dall’indicazione, riportare la dicitura “Immobile
non soggetto all’obbligo di certificazione energetica”.
Data
Valuta
Quota/od.
Quota/pre.
Tel: 0041916403780
www.pharusfunds.com [email protected]
20/10
113,460
PS - Absolute Return A
EUR
20/10
119,870
PS - Absolute Return B
EUR
20/10
107,180
PS - Algo Flex A
EUR
20/10
102,610
PS - Algo Flex B
EUR
20/10
85,220
PS - BeFlexible A
EUR
20/10
83,750
PS - BeFlexible C
USD
14/10
101,420
PS - Best Global Managers A
EUR
14/10
105,530
PS - Best Global Managers B
EUR
20/10
104,190
PS - Best Gl Managers Flex Eq A
EUR
20/10
163,370
PS - Bond Opportunities A
EUR
20/10
121,990
PS - Bond Opportunities B
EUR
20/10
101,820
PS - Bond Opportunities C
USD
14/10
115,400
PS - EOS A
EUR
20/10
92,090
PS - Equilibrium A
EUR
20/10
97,970
PS - Fixed Inc Absolute Return A
EUR
20/10
97,400
PS - Global Dynamic Opp A
EUR
20/10
98,070
PS - Global Dynamic Opp B
EUR
20/10
108,600
PS - Inter. Equity Quant A
EUR
20/10
111,070
PS - Inter. Equity Quant B
EUR
20/10
125,150
PS - Liquidity A
EUR
20/10
100,400
PS - Liquidity B
USD
20/10
96,080
PS - Opportunistic Growth A
EUR
20/10
101,860
PS - Opportunistic Growth B
EUR
14/10
95,690
PS - Prestige A
EUR
14/10
102,800
PS - Quintessenza A
EUR
14/10
107,390
PS - Target A
EUR
14/10
107,560
PS - Target B
EUR
14/10
103,620
PS - Target C
USD
14/10
104,690
PS - Titan Aggressive A
EUR
20/10
100,560
PS - Total Return A
EUR
20/10
94,630
PS - Total Return B
EUR
20/10
112,020
PS - Valeur Income A
EUR
14/10
104,630
PS - Value A
EUR
14/10
106,950
PS - Value B
EUR
14/10
102,490
PS - Value C
USD
112,780
119,150
106,280
101,750
85,260
83,780
102,580
106,710
103,700
163,110
121,800
101,660
120,340
92,560
97,950
96,630
97,290
106,500
108,910
125,120
100,370
95,940
101,690
97,480
103,540
107,940
108,110
104,130
107,780
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20/10
20/10
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100,740
99,600
158,320
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107,360
107,520
105,740
105,940
100,560
98,270
107,320
107,490
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20/10
20/10
20/10
20/10
20/10
20/10
20/10
20/10
20/10
20/10
20/10
20/10
20/10
17/10
17/10
20/10
20/10
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EUR
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EUR
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EUR
EUR
EUR
EUR
190,640
145,880
135,720
138,970
44,560
70,590
105,630
110,710
113,350
137,430
102,800
104,040
57,520
104,450
121,460
100,780
101,630
AUGUSTUM EQUITY EUROPE I
AUGUSTUM G.A.M.E.S. A
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20/10
20/10
20/10
EUR
EUR
EUR
102,900
106,140
141,620
190,640
146,070
135,640
139,060
44,970
70,290
105,540
110,710
113,350
137,330
102,500
103,750
57,590
104,710
121,700
100,550
101,390
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31/12
31/12
31/12
31/12
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EUR 46691,916 47475,755
EUR 27926,454 27116,197
EUR 58259,864 57863,932
EUR 468728,464 477314,036
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KIS - Bond A-USD
KIS - Bond D
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dello Sport con le edizioni stampa e digital offrono quotidianamente agli inserzionisti una audience di oltre 8
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20/10
6,797
EUR
6,809
6,810 Nextam Obblig. Misto
EUR
20/10
7,549
EUR
10,183
10,204 BInver International A
EUR
20/10
5,615
EUR
20/10
5,576
Cap. Int. Abs. Inc. Grower D
EUR
264,520
261,470 CITIC Securities China Fd A
USD
20/10
5,798
EUR
185,950
183,830 Fidela A
EUR
20/10
5,291
EUR
187,440
185,300
EUR
20/10
5,691
A
EUR
173,560
173,390 Income
USD
20/10
7,139
International Equity A
EUR
123,980
123,860 Italian
EUR
20/10
6,020
Selection
A
EUR
128,480
128,350
EUR
20/10
5,330
Liquidity
A
EUR
126,500
126,270
EUR
20/10
4,977
EUR
131,220
130,980 Multimanager American Eq.A
EUR
20/10
4,696
EUR
133,650
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EUR
20/10
4,367
EUR
176,120
176,230 Multimanager Emerg.Mkts Eq.A
USD
20/10
4,238
EUR
122,520
122,590 Multimanager European Eq.A
EUR
17/10
5,088
EUR
124,920
124,990 Strategic A
EUR
20/10
5,975
EUR
124,640
123,930 Usa Value Fund A
EUR
122,640
121,940 Ver Capital Credit Fd A
20/10
5,435
EUR
EUR
20/10
93,160
91,220
Asian Equity B
EUR
20/10
130,840
128,110
Asian Equity B
USD
103,560 Emerg Mkts Equity
20/10
424,780
423,000
USD
105,650 Emerg Mkts Equity Hdg
20/10
414,980
413,250
EUR
140,950 European Equity
20/10
259,860
259,880
EUR
20/10
320,510
320,520
European Equity B
USD
20/10
109,870
109,310
Greater China Equity B
EUR
20/10
156,380
155,580
Greater China Equity B
USD
20/10
73,500
72,760
Growth Opportunities
USD
20/10
80,450
79,640
Growth Opportunities Hdg
EUR
20/10
126,620
121,330
Japanese Equity
JPY
20/10
125,480
120,240
Japanese Equity B
USD
20/10
164,440
157,600
Japanese Equity Hdg
EUR
20/10
126,780
126,500
Swiss Equity
CHF
20/10
96,320
96,100
Swiss Equity Hdg
EUR
20/10
165,450
163,880
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20/10
182,060
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Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
● Piazza Affari
ECONOMIA/MERCATI FINANZIARI
37
Sussurri & Grida
Banca Farmafactoring va verso il listino
di Giacomo Ferrari
Rimbalzo di Mediaset
Indici vivaci con i bancari
T
utte positive le Borse europee, grazie
alle voci di un’accelerazione degli
acquisti di corporate bond da parte
della Bce, cui si è aggiunta l’apertura positiva
di Wall Street. A beneficiare del trend
rialzista soprattutto i titoli bancari (aiutati
anche dal calo dello spread a 163 punti base),
che hanno un peso determinante nell’indice
Ftse-Mib di Piazza Affari, il quale ha messo a
segno il miglior risultato in Europa (+2,79%).
Tra i rialzi più significativi, Bpm (+5,48%),
Bper (+5,18%), Banco Popolare (+5,09%) e
Monte Paschi (+5,03%). Fra le blue-chips,
tuttavia, a correre di più è stata Mediaset
(+8,33%) che azzera il ribasso della vigilia.
Nessun segno negativo nel paniere
principale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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1k±
(d.pol.) Fondi di private equity in lista d’attesa
per Banca Farmafactoring. Da Cvc a Blackstone e
Permira, gli investitori stranieri guardano alle
decisioni che prenderà l’istituto che opera nei
crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione, delle Asl e delle aziende ospedaliere. La società controllata al 93% da Apax ha deciso di fare rotta verso Piazza Affari (nella foto il
presidente di Borsa Italiana, Massimo Tononi) e
ha già arruolato la banca d’affari Morgan Stanley,
convinta che la volatilità attuale sui mercati non
possa rallentare il suo cammino. Per il dossier
quotazioni si registra anche il lavoro di una
squadra di banche, candidate al ruolo di coordinatrici globali della’ offerta quando si aprirà la finestra più opportuna per l’Ipo, per ora senza un
mandato formalizzato. Tra queste Mediobanca a
fianco di Morgan Stanley, poi Bnp Paribas, Credit Suisse e Deutsche Bank. La fila dei fondi alla
porta potrebbe però convincere Apax e il management a mutare la rotta. Dipenderà dalle valutazioni che i candidati sottoporranno all’azienda
comprata da Apax nel 2006 per 250 milioni e diventata banca un anno fa. Nell’ultimo esercizio
Farmafactoring, guidata dall’ex manager Apax
Massimiliano Belingheri, ha
registrato un utile netto di 49
milioni.
(m.a.c.) Il Consiglio dello Ior, presieduto da
Jean-Baptiste de Franssu, ha rinnovato completamente il consiglio dei revisori dei conti della
banca vaticana. E nominato Mario M. Busso presidente del Consiglio al posto di Massimo Spina.
Gli altri due nuovi membri sono Rodolfo Molinuevo Orue e Pierluigi Bernasconi. Busso è stato
Partner di Deloitte & Touche S.p.A. e di Arthur
Andersen S.p.A., e capo della divisione Banca e
Finanza della FSI (Financial Stability Institute).
Oltre ad essere a capo del Consiglio dei Revisori
di Eni Saipem. I revisori rimarranno in carica al
massimo per tre anni. L’incarico di Busso è ad
interim, perché lo statuto attuale dello IOR, che
risale al 1990, deve essere modificato. Attualmente il Consiglio dei revisori riferisce su base
trimestrale direttamente al board.
(a. pu.) S’impenna del 167% a 434 milioni, la raccolta dei fondi di private equity in Italia. E più
della metà, il 51%, viene dagli investitori esteri. I
dati (primo semestre 2014 sullo stesso periodo
2013) sono stati presentati ieri all’Aifi presieduta
da Innocenzo Cipolletta, che vi vede il risultato
delle numerose missioni condotte di recente all’estero dall’associazione. I fondi pensione e le
casse di previdenza hanno contribuito alla raccolta con il 14%. Cipolletta definisce perciò «perturbante» l’aumento della tassazione (dall’11,5 al
20%) previsto dalla legge di stabilità sui fondi
pensione: «Per due anni abbiamo parlato con loro e il ministro Padoan perché aumentassero
l’impegno nel private equity, questo percorso rischia di essere congelato» perché la tassazione
ridurrà la capacità di investimento dei fondi
pensione. Anche gli investimenti dei fondi sono
saliti, a 1,89 miliardi. Ma il numero delle operazioni è sceso a 139 da 161 e la Borsa è finita in coda alle vie d’uscita: dei 779 milioni di disinvestimento registrati, solo il 22% è stato con un’Ipo.
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I revisori dello Ior
-םÎ@䉝˜‰ ‰˜ b‰ÂkÎÎ@ Åא Îkkx˜‰˜_ ‰˜Ý‰@ -3$1 ‘ʼn~@ ΉΝ` @b kÅk“¬‰_ -3$1 @ ˜×“k |pÕÕ|Õ± ÅΝ æ`z ם ¬k /!/ ‰XkÝ×Ν± ˜x Å× ÞÞÞ±XÂ‰kÂk±‰ÎËkX˜“‰@
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®kם¯
±/± .“@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ æ`ÊpÊ
Õ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®Õ¯ æ`É|¤
Xk@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ ™`¤ææ
XÎk ׬ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
$¯ ¤z`Êzæ
X¶×k ,Î@N‰‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
,¯ ¤`ææz
Xœˆ~@“±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
/¯ ¤`æÉÐ
bˆk¬±‰Âk˜äk±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤Õ`™|æ
kbkÅ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`æ¤É
kxxk K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤`™zæ
‰£˜ .k˜kÞ@NkÅ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"¯
r
k‰˜±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®."¯ Õ`™zæ
“N‰k˜Î†kʼnű±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ æ`|Й
“¬‰x˜ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!,¯ |`ÐÐÕ
˜‰“@ b‰˜~ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"!¯ |`æp|
˜Å@b /ÎÅ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1/¯ p`ppæ
Âk˜@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.¯
r
ÅX¬‰@Ýk K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/
¯ ¤`ÉpÐ
ÅÎ@b‰ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1¯ z`pææ
ΐ@˜Î‰@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ ¤É`™|æ
×Ν~‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ z`|Êz
×ΝÅÎÂ@b@ 1ˆ!‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ ™`Ê|z
×ΝÅÎÂ@bk !k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®31!¯ ¤z`¤Õæ
䉓×α±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>!¯ ¤É`ÉÉæ
G
/¬k@kÂÅ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ z`pÕæ
@˜X@ k˜kÂ@‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"¯ ¤™`™Ðæ
@˜X@ x‰Å K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤Ð`Êzæ
@˜X@ ,¬± “‰‰@ .±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ Ê`ՙæ
@˜X@ ,¬± /˜b‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,/$¯ Ð`Й|
@˜X ,¬@Âk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ ¤¤`™Éæ
@˜X ,¬@Âk Þ¤æ ±±±±±±±±±±±±±±±®9,¤æ¯
r
@ʼnX˜kα±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"¯ Õ`¤Õæ
@ÅΝ~‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤`™Ê™
‰ÎkX† K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤zæ`Êææ
X@ @‰~k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
.¯ æ`æ™|
X@ @‰~k  ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
..¯ ¤`¤p¤
X@ ‰˜˜@Î K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`|ÕÊ
X@ ˜Îk“N‰‰@Âk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ Ð`|Ép
X@ ,¬±ÎÂ׉@ k @䉝 K±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ æ`zzæ
X@ ,¬±!‰@˜ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,!¯ æ`ÊæÊ
X@ ,¬±/¬kΝ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,$¯
r
X@ ,x‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.$¯ æ`ÐÕÐ
X kʼnˆÂ‰@˜ä@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ Õ`|p|
X kʼnˆÂ‰@˜ä@ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±®.¯ Õ`ÕzÊ
X /@˜Î@˜bk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/"1¯ Ê`™Éæ
X /@Âbk~˜@ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.,¯ ¤æ`™ææ
kk 1k@“ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ æ`|™Õ
k~†k‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`ЙÉ
k˜‰ /Î@N‰‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"/¯ æ`zÐ|
kÅÎ 3˜‰˜ ± ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1¯ ¤`™ææ
‰@kÎΉ ˜b×ÅΉk K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`||æ
‰@˜X@“@˜ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
!¯ æ`zÐp
‰kÅÅk K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯ É`æzæ
‰kÂ@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`Õz™
k @Âα ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®$¯ ¤™`æææ
ä˜‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>¯ Õ`pÕp
˜±kÂÂ@Âkʼn±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ Õp`z¤æ
Â~Åkʼn@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®$¯ æ`pÕ¤
Â~Åkʼn@ ˜X±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®$.¯ æ`pÊæ
Âk“N K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.¯ Õ|`™¤æ
‰ÅX†‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.¯ æ`æ™Ð
Âטk ×X‰˜k‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ ¤Ê`æzæ
×ää‰ 3˜‰Xk“ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>3¯ ¤æ`ÊÐæ
×ää‰ 3˜‰Xk“ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>3.¯ Ê`Õpz
@b Î K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ Ð`É|p
@‰Â ““± K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ z`æÐz
@kxx‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ ¤`Ðpp
@Î@~‰Â˜k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
1¯ ¤`™æÕ
@Î@~‰Â˜k b±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ æ`™pz
@“¬@‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
,.¯ z`|Õæ
@¬k ‰Ýk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ Õ`Õzæ
@ÂÂ@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
..¯ ¤`ÉÕÉ
@Î͐‰X@ Å ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
//¯ ¤Õ`ʤæ
k 1†kÂ@¬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
1
¯ ¤`pÊÊ
k“NÂk K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
!¯ ¤æ`æ¤æ
k“k˜Î‰Â K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
!¯ |`Ðzæ
k˜Î± @ÎÎk 1Â‰˜ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
1¯ Õ`pÉÊ
kÂ@“± .‰XX†kÎΉ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
¯ æ`Õzz
kÂÝkb±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
.8¯ |`zææ
±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ æ`æ|¤
±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ æ`Õzæ
‰XXk@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ æ`ÕÊÕ
‰Â±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
.¯ æ`pÕÊ
@ÅÅ b‰ÎÂ‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ æ`ФÉ
" ˜b×ÅΉ@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
"¯ Ê`ÕÊæ
x‰bk±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
$¯ æ`Ðpp
~k“k /kα±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
$¯
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˜@x‰ ,ÂkÅΉΝÁ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
",¯ æ`Õʤ
Âkb± ÂΉ~‰@˜ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
.¯
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Âkb± “‰‰@˜±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ Ê`Фz
Âkb± 8@Îk‰˜kÅk±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
8¯ æ`pÐÊ
ÂkŬ‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
.¯
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Ŭ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
/,¯ ¤`||æ
Á“‰X K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ æ`ÐÊÐ
Á“‰X ¤Ê Þ@ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9/¤Ê¯ æ`æÊÉ
@b@ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ Õ`p||
@“‰@˜‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!"¯ ¤`Õpæ
@˜‰k‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"¯ ¤p`ÐÕæ
@˜‰k‰ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®".¯ ¤|`Õzæ
@Î@~‰X K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ p`zÉz
kÁ˜~†‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤|`ÉÐæ
k@ @¬‰Î@ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤`|zz
kX‰“@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ ¤`||z
‰@ŝ‰˜ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ Õp`Õ¤æ
‰~‰Î@ ŠK ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ Ð`æpÊ
“@‰ ׬ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ Õ`|Êp
!1 K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ Ðp`pÐæ
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!kb‰@Åkα±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!/¯ Õ`ÉzÊ
!kb‰N@˜X@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ Ê`ÊÐæ
!kb‰@˜×“ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ z`ÕÐæ
!k‰b‰k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ æ`¤æ|
!‰b ˜b×ÅÎÂà @¬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!
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!‰ÎÎk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!1¯ ¤`Ðz|
!kŏ‰˜k K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!/¯ ¤`æpæ
!!kb ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!!¯ æ`|ə
!˜Xk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!$"
¯ ¤æ`Épæ
!˜b@bÂ‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!"¯ æ`Êpz
!˜b 1Ý K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!18¯ ¤`Êæ|
!˜Â‰x ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!$"¯ æ`ÐÕÊ
!˜Îk ,@ÅX†‰ /‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!,/¯ æ`pÉp
!Ý‰k“@ß±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!!¯ æ`æ|Õ
!×Î׉˜‰˜k K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!$¯ |`Êææ
" "‰Xk K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"
¯ Õ`ÉÊ|
"k“@‰xk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"$¯ |`zæ|
"k“@‰xk ¤z Þ@ ±±±±±±±±±±±±±±±±®9"$¤z¯ æ`¤Êæ
"Ý@Âk±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®".¯
r
$ $‰b@Î@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®$¯ æ`ÐÐÕ
, ,@˜@‰@~׬ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,"¯ ¤`¤pp
,@“@@Î ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,1¯ Õ`|Ðæ
,@“@@Î ¤zÞ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9,1¤z¯ ¤`|Õz
,‰@~~‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ Õ`¤æÊ
,‰kÂÂk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`Êə
,‰kÂÂk ¤ÕÞ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9,.¤Õ¯
r
,‰˜‰˜x@‰˜@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,"¯ Ð`¤¤æ
,‰¶×@b±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,-¯ ¤`ʤz
,‰Âk‰ G ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,
¯ ¤æ`zÉæ
,‰Âk‰ G ± ˜X±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,
,¯ ™`ɤæ
,‰~± /±@×ÅΉ˜ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,/¯ z`Êzz
,‰~Â@x‰X‰ b‰ÎÂ‰@k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,$¯ æ`ÕЙ
,Âk‰Å±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,./¯ æ`Ðæp
,Âk“×b@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`Õzz
,‰“@ ˜b×ÅΉk K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ ¤Õ`pzæ
,Âàœ‰@˜±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.;¯ ¤Ð`||æ
. .± k !kb‰X‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.!¯ æ`Õpæ
.@ÎΉ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.1¯ Õ`|Ép
.
/ !kb‰@~׬ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
/¯ æ`™Ð¤
.kXÂb@Ή K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
¯ ¤Õ`¤™æ
.k¬à K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.;¯ zp`¤ææ
.kÎk‰Î±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ æ`ʤ™
.‰Å@˜@“k˜Î±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®."¯ æ`¤Õ¤
.ÅÅÅ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.$/¯ ¤`ÐzÊ
/ /@N@x /±¬±@± K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ ¤Õ`™ææ
/@kÅ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ z`p|z
/@kŠ˜X K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ |`Éææ
/@x‰ ׬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ ¤æ`zzæ
/@‰¬k“±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,!¯ ¤z`z|æ
/@‰¬k“ ‰Ŭ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,!.¯
r
/@‰˜‰ “¬Âk~‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ Õ`zÉ|
/@‰˜‰ “¬Âk~‰ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ ¤¤`Õææ
/@Â@Å ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/./¯ æ`pæp
/@α±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1¯ ¤Õ`p™æ
/@Ýk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/8¯ ¤Ð`æÉæ
/XÂkk˜ /kÂ݉Xk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯
r
/k@Î ,±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ æ`ææ¤
/k@Î , ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`ʙÐ
/kÂÝ‰ä‰ Î@‰@ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ |`¤zp
/kÂÝ‰ä‰ Î@‰@ ¤z Þ@ K ±±±±±±±±±±±®9/.¤z¯ æ`Ðææ
/kÅ@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯ ¤¤`™™æ
//±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯ É`É|æ
/‰˜Îkʼn ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ æ`æə
/˜@‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/"¯ ¤`¤™p
/˜@“ @Å ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ |`æ™Ê
/~kx‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/$¯ Õ`zÕÕ
/ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/$¯ Ê`æææ
/Â‰˜ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/."¯ ¤`ÊpÕ
/¬@Xk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,¯
r
/¬@Xk Þ@ÂÂ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9/,¯
r
/Îkx@˜k K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1¯ æ`ÕÉz
/Îkx@˜k ‰Ŭ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1.¯
r
/1!‰XkkXα±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1!¯ z`ÐÉæ
1 1@“N׉ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1,¯ Õ`|ææ
1@“N׉ ¤ÐÞ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®91,¤z¯ æ`|ʙ
1/±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1/¯ æ`|Êæ
1kkX“ 1 ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®11¯ æ`pæÐ
1kkX“ 1 !kb‰@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1!¯ ¤`ææp
1kkX“ 1 !kb‰@ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1!.¯ æ`ʤ|
1kkX“ 1 ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®11.¯ æ`ÊÐÉ
1k˜@‰Š±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1"¯ ¤z`¤Êæ
1k˜@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1."¯ Ð`pÐæ
1k˜‰˜kÂ~‰@ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1.¯ ¤`|ÉÊ
1kœkX K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1/¯ æ`Ê|æ
1‰ÅX@‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1/¯ æ`æ|Ð
1‰ÅX@‰ ¤|Þ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®91/¤|¯ æ`æææ
1bÁű±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1$¯ ÉÕ`¤zæ
1Âk݉ ‰˜±˜b±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ Õ`ə|
1:1 kˆÅ×Ή˜ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1:1¯ É`p|æ
3 3 @˜X@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3¯ Ê`¤ææ
3˜‰XÂkb‰Î±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3
¯ z`ɤæ
3˜‰XÂkb‰Î ‰Ŭ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3
.¯ É`™ææ
3˜‰¬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3"¯ Ð`ÊæÕ
3˜‰¬ ¬Âݱ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3",¯ Ð`ÐÕÕ
3˜‰¬/@‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3/¯ Õ`æ™Õ
3˜‰¬/@‰ ‰Ŭ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3/.¯ Õ¤z`æææ
3˜‰¬/@‰ ‰Ŭ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3/.¯ Õ`æÉÊ
8 8@Å‰@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®8/¯ ¤Õ`|Éæ
8‰@˜‰˜‰ ˜b×ÅΉ@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®8"¯ ¤`æ™Ð
8‰@˜‰˜‰ @ݝ‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®8¯ |`pÊæ
8‰ÎΝ‰@ Åű K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®8/¯ p`p™æ
9 9Âb ×Îà Âkk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9¯ Ê`||æ
; ;ß K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®;$$:¯ ¤z`pææ
> >‰~˜@~ 8kΝ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>8¯ z`¤|z
>×XX†‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>3
¯ æ`æzz
>×XX†‰ ¤| Þ@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9>3
¤|¯ æ`ææ¤
>×XX†‰ ˜X±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>3
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Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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Cultura
& Spettacoli
Venezia
Bevilacqua La Masa
per i talenti creativi
Due bandi per giovani artisti
dalla Fondazione Bevilacqua La
Masa di Venezia. Il primo è per la
98ª «Collettiva giovani» aperto
ai residenti nel Triveneto di età
tra i 18 e i 35 anni. Sono
ammesse tutte le espressioni e
gli artisti dovranno presentare le
proprie opere (non più di due)
alla Fondazione (palazzetto Tito,
Dorsoduro 2826, 30123
Venezia, nella foto), nei giorni di
domani, venerdì e sabato.
I lavori selezionati saranno
esposti nella Galleria di Piazza
San Marco dal 13 dicembre.
Martedì 9 dicembre, invece, è
fissata la scadenza per la
presentazione delle domande
per l’assegnazione a 12 giovani
artisti di uno spazio a Venezia
presso il complesso dei SS.
Cosma e Damiano. (c.br.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Scenari
In un libro edito dal Mulino un economista e un giornalista si confrontano sul futuro
del settore manifatturiero e propongono ricette differenti per promuoverlo e rilanciarlo
Gli autori
di Sergio Bocconi
Q
ualche giorno fa Michael Moritz, capo di
Sequoia Capital che
nella Silicon Valley ha
investito in Google e Linkedin,
ha detto all’Università Bocconi:
con Internet e i costi in declino
non ci sono barriere d’accesso,
le start up proliferano se ci sono idee e aggregazione di conoscenze. Moritz ha parlato di
politica industriale?
Il colosso cinese Jihua, dopo
aver acquistato in Italia la Nt
Majocchi e la Conceria del
Chienti, ha scelto il nostro Paese per il quartier generale internazionale e la ricerca. Un
brand comune verrà distribuito in oltre 600 punti vendita in
Cina e nel mondo con il primo
store a Milano. Il gruppo ha incontrato le nostre piccole imprese, proponendo una piattaforma comune anche di ecommerce, destinata a un
network di 35 parchi-fashion
center in Cina. Jihua partecipa
così alla politica industriale italiana? E a quale politica industriale fanno riferimento i sindacati, quando sui 150 tavoli di
crisi aziendale aperti a Roma
hanno invocato nel 90% dei casi
più complessi l’intervento della
Cassa depositi e prestiti (Cdp)
come riedizione della Gepi?
Interrogativi che in sé presuppongono la coesistenza di
paradigmi di politica industriale tradizionali e altri per
certi versi più ampi, quando
non ribaltati, rispetto al passato. Paradigmi che, come dimostrano il giornalista del «Corriere della Sera» Dario Di Vico e
l’economista Gianfranco Viesti
nel libro Cacciavite, robot e tablet. Come far ripartire le imprese (Il Mulino) possono rappresentare punti di vista radicalmente diversi e arricchire un
dibattito sul tema che, sotto la
spinta della crisi, è stato «riabilitato». Non solo in Italia.
Condivise la centralità della
manifattura e la necessità di
una rinnovata politica industriale, ciò che contrappone
maggiormente i due interventi
a confronto nel libro è l’individuazione di chi deve promuoverla: per Viesti responsabilità
e agenda restano fondamentalmente pubbliche; secondo Di
Vico no, e perciò la declina come politica industriale di mercato. Non è però una riedizione
dello schema molto ideologico
«Stato o mercato» né vengono
ripercorse in termini valutativi
le sfumature dettate dalle percentuali di pubblico-privato
presenti nella policy.
L’economista Viesti parte da
una ricognizione sulla crisi della nostra industria e sulle reazioni, non adeguate, delle imprese. Di qui, per «evitare il rischio che non possiamo permetterci, cioè il deperimento
dell’Italia manifatturiera» bisogna tornare a discutere pragmaticamente di politica industriale. Il giornalista Di Vico ribalta il percorso. Parte da «Industria 2015», progetto varato
nel 2006 dal governo Prodi e
primo tentativo pubblico di politica industriale dopo le privatizzazioni. Fallito. Ma, sottoli-
Dall’alto o strada facendo
Quale politica industriale
Viesti: serve un nuovo intervento pubblico. Di Vico: priorità alle scelte di mercato
nea Di Vico, mentre lo Stato demiurgo progettava a tavolino,
sul mercato si assisteva, esempio-chiave, a straordinarie performance della nostra industria farmaceutica. Favorite anche da scelte amministrative
che hanno stabilizzato le regole e non hanno tagliato i prezzi.
E si torna così alla diversità
di fondo dei due approcci. Secondo Viesti obiettivo della politica industriale è favorire il
rafforzamento dimensionale e
di struttura delle imprese perché possano innovare e crescere nei mercati internazionali (il
«quadrato magico»). Compito dello Stato è agire in questa
direzione. Con piani a lungo
termine sulla ricerca, ma anche
— sono esempi — con voucher
finanziati per l’internazionalizzazione delle piccole imprese,
export manager a costi parzialmente coperti dal pubblico,
l’intervento dell’Ice. Con lo Stato le imprese devono definire
una strategia comune per individuare scenari condivisi e fornire al privato un quadro di riferimento. La strategia va comunicata bene ed è opportuno
resti ragionevolmente stabile.
Di Vico invece non delinea
compiti né auspica generali
strategie comuni. Perché a fare
politica industriale non è, o
meglio non è soltanto, il pubblico. Al modello top-down, in
sintesi statale e dirigista, affianca-contrappone quello on
the road, che «impara laddove
c’è da apprendere»: dai france-
L’atlante alle Gallerie d’Italia di Milano
Quadriennale: i protagonisti
della giovane arte post 2000
P
resentato ieri alle Gallerie d’Italia di piazza Scala a Milano
(sede del museo di Intesa Sanpaolo) il primo atlante della
giovane arte italiana dopo il Duemila. Si tratta di un libro
intitolato Terrazza. Artisti, storie, luoghi in Italia negli anni zero
(italiano e inglese, Marsilio, pp. 496, 45) curato da quattro
giovani impegnati nella promozione dell’arte contemporanea
come Laura Barreca, Andrea Lissoni, Luca Lo Pinto e Costanza
Paissan per conto della Fondazione Quadriennale (presente il
presidente Jas Gawronski) con la collaborazione della
Fondazione Civita. In un paio d’anni di lavoro sono stati mappati
150 luoghi dell’arte contemporanea e 60 artisti che, pur nella loro
individualità, sono apparsi per continuità di proposta. L’analisi
seguita è di taglio fenomenologico, senza ardite classificazioni.
Si può notare come dagli anni della matura postmodernità del
«magnifico riflusso» si sia passati a una frammentazione
generale, espressione della crisi della committenza seria che ha
lasciato spazio al dominio delle lobby, della crisi delle risorse e
anche della fiducia di interpretare la realtà attraverso l’arte. La
non rappresentatività è l’elemento rappresentativo di oggi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
si per il retail, dagli anglosassoni per l’e-commerce, dai tedeschi per lo stretto rapporto con
le banche e l’istruzione tecnica.
Così promuovono politica industriale le imprese, i distretti,
gli istituti di credito e anche le
multinazionali estere. Fa politica industriale Renzo Rosso,
quando chiede alle banche di
riferimento di riconoscere ai
fornitori le stesse condizioni di
credito. O Nestlé che compra la
San Pellegrino e ne moltiplica
le vendite, preferendola nel suo
portafoglio alla Perrier come
marchio globale. E hanno un
valore sempre in tal senso modelli di business come Eataly,
che ridefiniscono la filiera da
valle (il retail) a monte (la produzione) ribaltando il paradigma tradizionale.
Poiché tuttavia i sistemi puri
esistono solo sulla carta, non
mancano intersezioni, considerazioni comuni, dubbi. Viesti così si domanda se è davvero possibile realizzare nel Paese le proposte che delinea. Ed è
amara la conclusione: «Bisogna che l’Italia diventi un Paese
più serio. Vale la pena di provarci». Di Vico esamina esempi
virtuosi sapendo che non esauriscono il quadro e premette:
«Se si sceglie una modalità on
the road, si deve sapere che
senza una sensibile riduzione
del carico fiscale non ci può essere una stabile e significativa
ripresa degli investimenti».
Su un punto si verifica una
peculiare confluenza: il possibile ruolo del Fondo strategico
italiano, controllato dalla Cdp
ma con fonti di finanziamento
e finalità diverse. Viene definito da entrambi una realtà e un
esperimento di grande interesse che, grazie anche alle modifiche statutarie che allargano
Qui sopra:
la copertina
del libro
Cacciavite,
robot e tablet
(Il Mulino,
pp.140, 12).
In alto: J
Josiah
McElheny
(1966),
Island Universe
(2005-2008)
l’operatività e attenuano i vincoli dimensionali nell’investimento, può essere lo strumento per acquisire partecipazioni
senza diventare Iri: un «investitore paziente», sottolinea Di Vico, che non pretende di intervenire nelle tecnologie del futuro replicando «Industria
2015», ma vuole aggregare alberghi, vino, olio, valorizzare la
nostra specializzazione con il
made in Italy.
Pubblico on the road? Parafrasando Enrico Cuccia: si profila un nuovo centauro? Un merito del confronto offerto dal libro può essere anche questo:
aver acceso i riflettori verso una
novità nel dibattito sulla politica industriale possibile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● Il libro
Cacciavite,
robot e tablet di
Dario Di Vico e
Gianfranco
Viesti
(nell’ordine
nelle foto
sopra) sarà
presentato
oggi a Milano,
alle ore 17.30
in Sala Buzzati,
via Balzan 3
angolo via San
Marco 21 a
Milano. Oltre
agli autori,
saranno
presenti
Innocenzo
Cipolletta,
Ferruccio de
Bortoli e
Claudio De
Vincenti.
Coordinerà
Piergaetano
Marchetti.
● Dario Di Vico
è inviato del
«Corriere della
Sera». Il suo
ultimo libro è
Milano/
nordest: la
troppa distanza
(Marsilio).
Gianfranco
Viesti è
docente di
Economia
internazionale
a Bari. Ha
pubblicato Il
Sud vive sulle
spalle dell’Italia
che produce.
Falso! (Laterza)
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Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
Rinascimento
La seconda scelta
di Vittoria Colonna
Una lettera scomparsa,
ricostruita sulla base della
risposta — conservata
nell’Archivio Segreto Vaticano —
TERZA PAGINA
che Papa Clemente VII inviò a
colei che l’aveva scritta, Vittoria
Colonna. E così scopriamo che in
uno dei crocevia della storia, tra
poesia, religione e politica, la vita
di una delle più influenti
intellettuali e figura chiave della
cultura nel Cinquecento, fu
possibile solo grazie ad una
«seconda scelta», cioè a delle
Elzeviro
LO SPOSALIZIO
MEDITERRANEO
DELL’ EUROPA
Segna
libro
circostanze da lei non volute, ma
subìte. Sono le conclusioni cui è
giunta una storica americana,
Ramie Targoff, specialista del
Rinascimento italiano e delle
relazioni tra letteratura e
religione. La studiosa aprirà un
Convegno di due giornate (la
prima, domani, a Palazzo
Colonna) sulla figura di Vittoria
N
FIRENZE Non è una notizia il fat-
✽ ✽ ✽
Con le fortune del termine si sono pure
infittite iniziative e attività che se ne intitolano
in vari settori della vita politica ed economica,
sociale e culturale, e così pure nel mondo universitario. Le discipline umanistiche sono
state al riguardo fra le più sollecite. Nel loro
ambito il tema dell’euromediterraneità era, fra
l’altro, praticato da tempo; e, tuttavia, fin oltre
la metà del Novecento, anche per esse l’uso
del termine è rimasto poco più che marginale;
e, soprattutto, non indicava un campo di studi
identificato come un dominio scientifico-culturale di riconosciuta unitarietà tematica.
Nella storiografia lo si vede ancora meglio.
Come per il passato, Europa e Mediterraneo
continuano a formare campi storiografici separati e paralleli. Anche per i periodi in cui le
loro vicende si sono più intrecciate, l’ottica
con la quale li si considera rimane o quella
europea o quella mediterranea, e non è affiorato un punto di vista nuovo e diverso, tale da
superare la separatezza tradizionale di quei
due versanti storiografici. Di conseguenza,
l’euromediterraneo appare tuttora un campo
storico incerto, non solo concettualmente.
Ci si può allora porre il quesito del fondamento oggettivo di una definizione rigorosa di
«euromediterraneo». Ha senso, è possibile?
La risposta può essere banale: e, cioè, che per
una tale definizione non si può che starsi per
ora allo stato effettivo delle cose, che tuttora
vede permanere profonde distinzioni e divisioni tra le due componenti di quel termine.
L’antica gravitazione europea sul Mediterraneo continua a prodursi e a manifestarsi, malgrado ogni discorso in contrario, secondo
un’ottica prettamente europea, mentre l’altrettanto antica proiezione mediterranea verso
l’Europa si è rafforzata, ma si estrinseca così
da accentuarne anche contrasti e opposizioni.
Risposta banale, ma, forse, proprio per ciò
più rassicurante, che può trattenere gli studi
dal porsi linee e obiettivi di ricerca soprattutto, se non soltanto, per la sollecitazione delle
cose. E ciò sempre che l’ombra miracolante
della «storia globale» o World history non si
stenda anche su questi «vecchi reami» e disconosca o minimizzi la materia storica che
finora hanno costituito, con tutte le sue carenze, ma anche con tutta la carica che derivava
dalle vissute e sofferte esperienze dell’umanità
europea e di quella mediterranea.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pietro Di
Giovanni, che
attende a una
storia della
filosofia in
quattro densi
volumi (due già
editi), pubblica
Nietzsche. Il
gusto della
filosofia (Franco
Angeli, pp. 222,
25).
Suggerisce di
analizzare gli
scritti giovanili
di Nietzsche,
quando la
filologia è il suo
strumento di
ricerca per i
sommi temi
ellenistici,
prima di
elaborare le
grandi idee
della maturità.
La nascita della
tragedia diventa
così figlia delle
Vite dei filosofi
di Diogene
Laerzio
a cura di
Armando
Torno
Maria Antonietta Calabrò
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il digitale può salvare l’italiano
Un patrimonio mal custodito
dal nostro inviato
Paolo Di Stefano
Aristippo di
Cirene, allievo di
Socrate,
sosteneva che
non vi è altro
bene che il
piacere e altro
male che il dolore.
Non poteva
sfuggire a Michel
Onfray, irriverente
indagatore di
menti
politicamente
scorrette, che ha
dedicato a questo
filosofo e alla sua
scuola, i Cirenaici,
un saggio:
L’invenzione del
piacere
(traduzione di
Michele
Zaffarano, Ponte
alla Grazie, pp.
216, 18). In
esso vi è l’utile
raccolta dei
frammenti,
ripresa
dall’edizione
Giannantoni
(Sansoni 1958)
Napoli. Ma Clemente VII rispose,
ancora, «no». La volontà di
Vittoria fu sconfitta. «La sua vita
pubblica, diplomatica — afferma
Targoff — deve essere
considerata una seconda scelta,
di cui noi, meno pii, però non
possiamo che essere grati».
Gli Stati Generali della lingua / Parla Klaus Kempf
di Giuseppe Galasso
el linguaggio corrente «euromediterraneo» (con la variante del trattino fra
euro e mediterraneo) è un termine di
fortuna recente. Nei vocabolari italiani comincia ad apparire solo nei primi anni
2000, come un neologismo, e lo stesso è accaduto nelle altre lingue europee. Joaquín García
Palacios, nel suo studio La quimera del euro(pubblicato dalla «Revista de lexicografía»)
sull’uso di questo prefisso in spagnolo, ricco
di interessanti suggestioni anche per le altre
lingue europee, spiega che il neologismo si
deve intendere come «d’Europa e dei Paesi del
Mediterraneo al tempo stesso», e non solo
dell’Europa mediterranea o solo dei paesi mediterranei che stanno a fronte dell’Europa.
Il prefisso aveva già dietro di sé una sua
storia anche in italiano (si pensi a eurocentrismo o eurocomunismo). I neologismi col prefisso euro- (spesso audaci, come eurocrazia,
eurobond o euroscettico) sono però debitori,
in generale, del loro incremento all’influsso
del processo di integrazione e poi unione europea. In Italia l’uso più lontano di euromediterraneo di rado viene riportato a prima del
1994, e così è pure per altre lingue. Lo si trae,
per lo più, da fonti giornalistiche: il che conferma l’ambito politico e pubblicistico delle
fortune del termine, in specie dopo l’iniziativa
europea di Barcellona per il «partenariato
euromediterraneo» nel 1995, anche se essa,
come poi la «Politica europea di vicinato» nel
2004 e l’Unione per il Mediterraneo nel 2008,
non ha avuto successo.
(nella foto, un disegno che la
ritrae), organizzato all’American
Academy in Rome in
collaborazione con La Sapienza
e la Brandeis University. Cosa
avrebbe voluto per sé Vittoria?
Rimasta vedova, chiese al Papa
(che già le aveva vietato di
«prendere il velo») di costituire
lei stessa un piccolo convento a
43
to che la nostra lingua e la nostra cultura sono molto amate
all’estero, e non è una notizia il
fatto che l’Italia finora non se
n’è accorta. Ora la prima edizione degli Stati Generali della lingua italiana nel mondo, che si è
aperta ieri a Palazzo Vecchio di
Firenze e si chiuderà oggi, sembra un ottimo segno di consapevolezza.
La quinta (forse la quarta)
lingua più studiata al mondo lo
meritava. E così il Ministero degli Esteri, in coincidenza con la
Settimana della lingua italiana
nel mondo, ha deciso di convocare le parti interessate: università, scuole, studiosi, gestori di
corsi per le comunità italiane
all’estero, ambasciate, lettorati,
istituti di cultura eccetera. Con
l’intento di fare delle proposte
operative che servano a intensificare la presenza della nostra
lingua, ben sapendo che, come
ha fatto notare il linguista Mirko Tavoni, professore a Pisa e
presidente del Consorzio interuniversitario ICoN (Italian
Culture on the Net), difendere
la diffusione della lingua equivale ad aiutare l’economia italiana: «Nel mondo la competizione nel sostenere la lingua
nazionale è una battaglia politica ed economica che coinvolge le relazioni internazionali e i
rapporti commerciali, e che ha
dunque notevoli conseguenze
nel Pil e nei posti di lavoro. Per
esempio, non rendere disponibili in italiano le informazioni
normative dell’Unione europea
si traduce in un danno economico ingente e in un vantaggio
enorme per i madrelingua inglese».
Fior di economisti della lingua l’hanno dimostrato: le oligarchie linguistiche (nella Ue,
la triade inglese-francese-tedesco) producono discriminazioni anche economiche. Dunque
la difesa dell’italiano è tutt’altro
che una nobile sfida idealistica,
relegata alle nostalgie di una
tradizione culturale aurea. Per
questo ha ragione lo stesso Tavoni a stupirsi nel constatare
una macroscopica lacuna in
questi Stati Generali: «Giusto
che se ne sia fatta carico la Farnesina, giusto che gli Esteri
agiscano in collaborazione con
il Miur, ma l’assenza del Ministero dello Sviluppo economico rischia di rendere tutto molto meno efficace: il problema è
che la politica di promozione
dell’italiano non è una vera politica del governo. Per tradurre
in realtà i buoni propositi il sistema Italia dovrebbe essere un
vero sistema. E sarebbe necessario che gli uomini d’azienda,
nel parlare con enfasi del made
in Italy, capiscano finalmente
di essere debitori della cultura
italiana, del Rinascimento, di
Leonardo eccetera».
È ciò che sostiene con simpatica forza espressiva (ed
emotiva) anche un osservatore
esterno, come Klaus Kempf, direttore della Bayerische Staatsbibliothek di Monaco, che vanta il fondo librario italiano più
Sopra: Klaus
Kempf, direttore
della Bayerische
Staatsbibliothek
di Monaco, istituto
che vanta il fondo
librario italiano
più cospicuo
all’estero.
A sinistra:
un’illustrazione
di Fabio Sironi
La grande creatività
individuale dei nostri
connazionali trova
ostacoli nella
mancanza di sistema,
nella paralisi
amministrativa. Non
è possibile tenere
nascosti o lasciare
andare alle ortiche gli
immensi tesori librari
cospicuo all’estero: «Quel che
mi meraviglia è che la cultura,
l’arte e la lingua italiane, che
per noi sono l’immagine stessa
dell’Italia, siano sottostimate
dalla politica, considerate un
patrimonio indipendente dall’economia: la fase di transito
verso l’era postindustriale dovrebbe invece valorizzare tutto
questo patrimonio straordinario, magari anche attraverso i
muovi strumenti digitali». Nel
suo intervento, Kempf — che
come bibliotecario si definisce
protagonista del nuovo — ha
fatto un appello ai politici italiani perché realizzino un vero
sistema Italia («sistema»).
Chiede di concentrarsi sulle
strutture culturali e formative,
sui musei, sugli archivi, sulle
biblioteche. Quando parla delle biblioteche italiane, Kempf
si mette le mani nei capelli:
Il sindaco di Firenze
Lo scivolone di Nardella
sulle difficoltà meridionali
FIRENZE «L’italiano nel mondo che cambia».
Sopra: il logo.
Oggi, alle 15,
a Castello
(Firenze)
presentazione
del libro
L’editoria
italiana
nell’era digitale
Presentati da Lucia Annunziata, ieri hanno
parlato, tra gli altri, il sottosegretario agli
Esteri Mario Giro e la Cancelliera svizzera
Corina Casanova, studentessa engadinese a
Perugia negli anni Settanta: la Confederazione
conta un buon 8 per cento di italofoni (550
mila cittadini). Il plurilinguismo elvetico, ha
detto Dacia Maraini, è un modello a cui
dovremmo ispirarci nelle nostre società
multietniche, cercando però di evitare quel
«servilismo linguistico» (verso l’inglese) in cui
gli italiani eccellono. «Giocare con la propria
lingua — ha ricordato Maraini citando Roland
Barthes — è come giocare con il corpo della
propria madre». Il sindaco Nardella,
originario di Torre del Greco, sottolineando le
difficoltà diffuse nel padroneggiare la lingua
italiana, è inciampato in un «soprattutto nel
Meridione» di sapore post-bossiano.
Evidentemente il risciacquo in Arno (all’età di
14 anni) gli ha tirato un brutto scherzo di
prospettiva, visto che non è detto, in linea
generale, che a Bergamo parlino un italiano
migliore che a Enna. I lavori proseguiranno
oggi, dalle 9.15, al Teatro della Pergola. (p.d.s.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Non è possibile tenere nascosti o lasciar andare alle ortiche
gli immensi tesori librari che
avete». Fa qualche esempio,
ma preferisce che non venga citato. «La grande creatività individuale italiana trova ostacoli
nella mancanza di sistema, nella paralisi amministrativa». Si
sorprende, Kempf, quando viene a sapere i numeri illustrati
da Andrea Meloni, direttore
generale per la promozione del
sistema paese («sistema», ancora una volta), secondo cui la
Germania è in cima alla classifica degli iscritti a corsi di italiano. E a proposito di numeri,
non sorprende invece il milione e mezzo complessivo di studenti di lingua italiana all’estero: «Ma si può fare molto di
più», dice lo stesso Meloni.
E proprio passando al «fare», la ministra Stefania Giannini, che da linguista mostra
familiarità con l’argomento, ha
annunciato iniziative che farebbero inorridire Salvini:
«Non possiamo trascurare che
la lingua deve essere uno strumento di integrazione, per
questo istituiremo una nuova
classe di concorso per formare
docenti che insegnino l’italiano come seconda lingua ai
bambini figli di immigrati». Un
riconoscimento istituzionale e
un’abilitazione ad hoc da inserire nella riforma. Sempre restando alle proposte operative,
il sindaco di Firenze Dario Nardella ha avanzato tre idee: lanciare un programma di Erasmus delle arti in Italia; promuovere rassegne di cinema
italiano negli Istituti di cultura;
favorire la circolazione di musica italiana colta e pop nel
mondo, essendo un veicolo linguistico fondamentale. Pane
per i denti di Renzo Arbore, che
dall’alto della sua ventennale
Orchestra Italiana, non si è lasciato sfuggire l’occasione:
«Ho imparato l’inglese ascoltando Frank Sinatra e il francese con Trenet e Aznavour: facciamo ascoltare di più Modugno, Battisti, Gaber, De Andrè,
Dalla, De Gregori, Conte, i risultati saranno incredibili…».
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Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
Opera di Roma
Va in scena «Rigoletto»
Ma per coro e musicisti
restano i licenziamenti
SPETTACOLI
All’Opera di Roma nel cda di oggi saranno
confermati i 180 licenziamenti (erano 182, sono
scesi di due unità) di orchestra e coro. La notizia
era stata preannunciata ieri nel corso di un
incontro con il direttore del personale delle sette
sigle sindacali, che avevano chiesto il ritiro del
provvedimento; un nuovo incontro è stato fissato
per venerdì. Alcuni dipendenti si sono presentati
con una bandiera nera in segno di lutto. Ieri sera è
andata in scena, in un’atmosfera di suspence, la
prima opera dopo l’inasprimento della crisi:
Rigoletto, nel nuovo allestimento di Leo Muscato,
sul podio Renato Palumbo. Nessuna protesta in
sala. Ha poi tenuto banco il doppio licenziamento
subito da Pasquale Faillaci, sindacalista della Cgil e
corista dell’Opera: doppio perché, oltre a quello
collettivo, ne ha ricevuto uno «ad personam».
«Timbrava il cartellino al posto della moglie,
truffava il teatro», si apprende da fonti dell’Opera.
La moglie, Anna Maria De Martino, anch’essa
45
dipendente, è la sorella dell’ex sovrintendente
Catello De Martino, licenziato per il buco di 30
milioni. Faillaci replica così: «Sono stato licenziato
per dichiarazioni rese alla stampa. È una
montatura fatta ad arte con testimonianze
probabilmente di fantasia, è una ritorsione per la
mia attività sindacale. Si parla di una timbratura
che non doveva nemmeno esserci perché mia
moglie non era stata convocata». (v. ca.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pappano inaugura sabato prossimo la stagione sinfonica
dell’Accademia di Santa Cecilia di cui è direttore musicale
E ragiona: determinanti tanto i privati quanto le istituzioni
Il profilo
● Antonio
Pappano è
nato a Epping,
in Inghilterra, il
30 dicembre
1959, ma è
naturalizzato
italiano.
Appassionato
di musica sin
da ragazzo, a
21 anni inizia a
collaborare con
la New York
City Opera
● Pappano è il
più giovane
direttore delle
orchestre della
Royal Opera
House di
Londra, con cui
ha un contratto
fino al 2017,
dove ha diretto
sia la Royal
Opera che la
Royal Ballet
● Dal 1º
ottobre 2005
Pappano viene
nominato
direttore
musicale
dell’orchestra
dell’Accademia
Nazionale di
Santa Cecilia di
Roma di cui, dal
2007, è
Accademico
Effettivo
● La regina
Elisabetta II lo
ha nominato
baronetto: la
cerimonia si è
svolta il 15
maggio 2012
A
ntonio Pappano è sospeso tra i suoi due
mondi: l’Opera a Londra, con I due Foscari
di Verdi, la musica sinfonica a
Roma: sabato, davanti al presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, inaugura la stagione sinfonica dell’Accademia di
Santa Cecilia, il Made in Italy
che funziona.
Quale sarà il programma
del concerto?
«Una notte sul Monte Calvo
nella versione originale di Musorgskij, anziché in quella postuma di Rimskij-Korsakov che
si esegue di solito, che diventa
un pezzo corale, con un basso
solista, ed esalta l’aspetto demoniaco usando parole inventate. Poi Richard Strauss per i
150 anni dalla nascita e il Secondo Concerto di Rachmaninoff: il mio primo incontro col
pianista Evgeny Kissin».
È il suo nono anno come direttore musicale a Roma: dove trova nuovi stimoli?
«Dalle continue tournée, ora
stiamo partendo per Cina e
Giappone dove troveremo un
pubblico amante della musica
drammatica e anche del chiasso teatrale. Ma rispetto all’Oriente detesto quando si
parla di nuovi mercati; c’è invece il fatto di condividere qualcosa che amano dell’Italia.
Nuovi stimoli vengono anche
dai cd, in cui abbiamo l’opportunità di suonare repertorio
italiano: stanno per uscire le
Sinfonie di Rossini, e Puccini
con Kaufmann, che tornerà per
registrare con noi Aida».
Opera che, a dispetto della
marcia trionfale...
«È l’opera del silenzio, intimista, che però ha bisogno di
grandi spazi, con personaggi
che portano dentro di sé il mistero di civiltà lontane. Le note
di Aida sono facili, bisogna vedere come vengono eseguite.
Insomma, crescono le aspettative del pubblico, dobbiamo
essere all’altezza».
È un momento delicato per
Santa Cecilia, sono in corso le
elezioni per il nuovo presidente.
«Una delle priorità è la capacità di trovare denaro privato.
Ma bisogna vendere un prodotto di qualità. Il governo deve te-
«I teatri italiani devono cambiare
Imparino dal modello inglese»
❞
Atteggiamento
È fondamentale che
i musicisti capiscano
che per far andare bene
le cose ci vuole più
flessibilità, il muro
contro muro è sbagliato
Retribuzione
Io dico: se la mia
orchestra di Roma
ha un buon contratto
integrativo, lo merita
per il tanto lavoro che
si fa insieme
Gestione
Ogni teatro ha bisogno
di trovare la soluzione
migliore. Ma serve
competenza, perché
dirigere una sala non
è una cosa facile
Sul podio
Sir Antonio
Pappano (54)
è al nono anno
come Direttore
musicale
all’Accademia
Santa Cecilia
di Roma
nere conto che la qualità non
dev’essere punita ma sostenuta. È vero, dobbiamo cercare
fondi alternativi, senza però
perdere l’appoggio istituzionale che abbiamo sempre avuto.
Ogni anno si è sul filo del rasoio per il pareggio di bilancio.
Non dobbiamo tentare il destino per vedere se un marchio
come Santa Cecilia ce la fa anche il prossimo anno».
Come vede la drammatica
crisi dei «cugini» dell’Opera
di Roma?
«Non entro nel merito dei licenziamenti collettivi, anche
perché quando sono a Roma
mi dedico al 150 per cento a
Santa Cecilia. Prima del con-
certo con Diana Damrau, mi sono rivolto agli spettatori dicendo che va trovata una soluzione
dignitosa per i musicisti, che
garantisca il futuro di quel
grande teatro».
L’Opera ha il 14 per cento di
autofinanziamento (contro il
52 per cento di Santa Cecilia),
912 permessi artistici l’anno,
G R U PPO
In collaborazione con
e 125 giornate lavorative...
«Il mondo sta cambiando,
da anni dico che i teatri italiani
devono trovare un’altra struttura. Da una parte sono stati gestiti male e ora c’è un debito
enorme, la situazione è disastrosa, serve competenza, dirigere un teatro non è facile; dall’altra i musicisti devono capire
che per far andare bene le cose
ci vuole più flessibilità. Il muro
contro muro non funziona».
Che cosa augura all’Opera
di Roma?
«Di tornare alla normalità,
anche se nel mondo non esiste
un teatro normale. Ogni teatro
ha bisogno di trovare la soluzione migliore. Il direttore d’orchestra è la figura centrale, che
dovrebbe essere presente nella
buona e nella cattiva sorte. È il
principio del bene comune».
Principio su cui lei si batte
da sempre.
«Sì, e che si dovrebbe adottare dal mondo anglosassone.
Giochiamo nella stessa squadra, e ci battiamo per conquistare il pubblico. All’Accademia, e non è retorica, ci consideriamo una famiglia. Io dico:
se la mia orchestra di Santa Cecilia ha un buon contratto integrativo, lo merita, per il tanto
lavoro che si fa insieme. Alla fine vengono i riconoscimenti».
L’ultimo c’è stato nei giorni
scorsi a Berlino.
«Alla rassegna cinematografica musicale dei Berliner Philharmoniker, siamo apparsi in
copertina col nostro documentario, Carattere italiano: nei
concerti si presentano tutti in
frac, qui invece si raccontano
gli uomini, chi produce miele,
chi vive nel bosco. Storie individuali, uniche; storie di artisti
che in palcoscenico raggiungono un comune traguardo artistico».
Valerio Cappelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
SPETTACOLI
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Brani inediti da casa per i finalisti di X Factor
Sempre più interattivo il talent di Sky Uno. I giudici Fedez e Victoria: piangiamo spesso, scegliere è dura
Il format
● «X Factor»
torna in onda
con le puntate
live da domani
su Sky Uno.
Conduce
Alessandro
Cattelan (foto)
● Tra gli ospiti
della prima
puntata Tiziano
Ferro. Nella
seconda
Cesare
Cremonini,
nella terza il
trio Silvestri,
Gazzé e Fabi
● Otto serate
che porteranno
alla finale in
programma
per l’11
dicembre al
Mediolanum
Forum
MILANO «Il meccanismo di que-
sto format fa sì che si scelgano
dei veri talenti, sono sicuro che
i concorrenti di questa edizione sono effettivamente i migliori, perché i filtri di selezione a X Factor funzionano». Parola di Morgan, uno che di filtri
se ne intende. Mente critica,
provocatore controcorrente:
«Comunque i numeri sono un
po’ gonfiati, non si sono presentati in 60 mila». Lo correggono. Guarda che è così. Lui
scherza: «Questi sono i migliori tra i due milioni di giovani
che si sono presentati».
Parte domani su Sky Uno la
gara dal vivo di X Factor, dopo
cinque puntate dedicate alle
selezioni che hanno prodotto
12 concorrenti (inclusi i gruppi). Per la seconda settimana
programma più twittato secondo le rilevazioni Nielsen, il talent accentua la sua anima interattiva e social, nonostante
Morgan («Non c’è niente di più
asociale dei social network. Io
detesto Facebook»).
Scaricando l’app X Factor
2014 si può interagire con
«Your Factor» che permette di
cantare su una base musicale
(grazie a musiXmatch) i testi
delle canzoni visualizzati sul
proprio device e registrare in
tempo reale un video. In base a
intonazione e qualità dell’esibizione, i giudici virtuali giudicheranno la performance video
con un «sì» o un «no» e il video
potrà essere condiviso sui social network. Con «XF Power»
invece gli spettatori avranno la
possibilità di modificare o creare alcuni elementi scenici del-
Il personaggio
di Paolo Conti
1
2
3
Le squadre
4
lo show in diretta. Infine spazio anche a chi si sente cantautore o arrangiatore: chiunque
potrà proporre un brano che
sarà preso in considerazione
per realizzare gli inediti di quest’anno. Sarà possibile comporre un brano completo, o
una base, o anche solo il testo
1) Da sinistra Vivian Grillo, Camilla Andrea
Magli, Victoria Cabello (giudice delle Under 24
Donne) e Ilaria Rastrelli
2) Madh (nome d’arte di Marco Cappai),
Lorenzo Fragola, Fedez (giudice degli Under
24 Uomini) e Leiner Riflessi, nato e cresciuto
in Colombia
3) Diluvio (Marco Boserup), Mario Garruccio,
Mika (giudice degli Over 25) e Emma Morton,
nata in Scozia 28 anni fa
4) Sopra da sinistra il duo dei Komminuet
(Francesca Monte e Pietro Iossa), Morgan
(giudice dei Gruppi), il trio The Wise (Pietro
Porretto, Marco Ziliani e Tommaso Straffelini)
e Marco Obersnel (che fa parte degli Spritz For
Five (sotto da sinistra Rocco Pascale, Nicola
Pisano, Piero Gherbaz, Giulio Bottecchia)
di una canzone, che dovrà essere inedito: tutti i brani e i testi
inviati saranno selezionati da
un comitato composto da Sony
(che offre il contratto discografico al vincitore del talent), FremantleMedia (che produce il
programma) e Sky.
I nuovi giudici Fedez e Victo-
ria Cabello sembrano quelli
che più faticano a esercitare il
ruolo di fustigatori di cantanti.
Spiega il rapper tatuato
(«questo coso dipinto», come
lo ha definito Gasparri): «Scegliere è dura, piango ogni tre
per due, perché giudico dei
miei coetanei e non è bello in-
Addio a Lilli Carati, sogno sexy anni 70
La bellezza, i tormenti e la malattia
Il successo con la commedia, la droga, i film hard, due tentativi di suicidio
Poi il recupero, la rivalutazione dei suoi B movie e l’idea di tornare a recitare
E
ra una professionista, si
preparava come si deve.
In una bella, schietta intervista a Marco Giusti
per Rai2 in «Stracult» nel 2008,
caposaldo della sua rivalutazione mediatica, Lilli Carati racconta il backstage del primo
set, Di che segno sei di Sergio
Corbucci del 1975 con due
grandi come Adriano Celentano e Mariangela Melato: «Fu il
mio primo film. Prima delle riprese frequentammo una
scuola di ballo. Diventammo
tutti amici». Lilli Carati aveva
allora 19 anni, l’aveva voluta il
produttore Franco Cristaldi dopo averla vista arrivare seconda
a Miss Italia 1974. A rivedere le
scene, si ritrova una bellezza
provocante ma ironica, a suo
agio in scena, ottima ballerina.
E quella voce roca, che ne completava la sensualità
Meglio riguardare i fotogrammi e non fidarsi di una
memoria filtrata quando si
tratta di ricostruire un mito
giovanile. Lilli Carati è morta
ieri a 58 anni, dopo una lunga
malattia che l’ha colpita proprio mentre stava prendendo
corpo il suo progetto di ritorno
sul set. Ileana Caravati, il suo
vero nome, era nata a Varese il
23 settembre 1956. Splendida
già adolescente, approda a una
scuola per indossatrici e poi a
Miss Italia. Tutto è rapidissimo. Il film con Celentano-Melato, la prima commedia sexy
con Alvaro Vitali (La professo-
A 24 anni Lilli Carati in una foto del 1980. L’attrice è morta ieri a Varese dopo una lunga malattia
ressa di scienze naturali di Michele Massimo Tarantini, 1976)
e contemporaneamente sul set
con due star come Candice Bergen e Giancarlo Giannini in La
fine del mondo nel nostro solito
letto in una notte piena di pioggia di Lina Wertmuller.
Nel 1978 arriva Avere vent’anni di Fernando Di Leo. La
scena di Lilli Carati e Gloria
Guida che ballano sulla scalinata di Trinità dei Monti segna
l’immaginario collettivo di una
generazione, anche per la cronaca di una libertà sessuale tra
costume e tragedia (finale con
stupro di gruppo e duplice
omicidio). Ci vuole il Festival di
Venezia del 2004 per rivalutare
la pellicola come film-culto
(Quentin Tarantino è tra i fan).
Il corpo della ragassa di Pa-
● Il commento
Colpi di scena e doppie identità, una biografia che sembra inventata
Q
dossare la maschera del boia».
Aggiunge l’ex iena: «Mi sento
mamma delle mie ragazze. È
difficile giudicare e anche essere onesti: non è facile dire quello che si pensa fino in fondo.
Infatti io sono l’altra piagnona
del gruppo». Riflette ancora:
«La gara è sul palco, non tra i
giudici: è bello togliere l’attenzione da sé e concentrarsi sugli
altri».
Mika fa la fotografia al senso
di questa edizione: «C’è ancora
più varietà rispetto a un anno
fa. I concorrenti sono interessanti e molto diversi. Per questo non possiamo fare scelte
uand’è morta ieri nella sua Varese, Lilli Carati non
era più la diva porno ma era tornata Ileana
Caravati, ex signorina di buona famiglia che aveva
studiato dalle suore in Svizzera. La solita trafila,
l’illusione del cinema, lo sgambetto della droga, l’hard
per bisogno di soldi. Pensare, dicevano i registi a luce
rossa, che non era portata al genere. Ma c’è stato un
momento in cui Lilli Carati, quando fu nel ’79
protagonista di Il corpo della ragassa e poi attrice in
best seller ad episodi, sembrava destinata ad avere un
posto nella commedia sentimentale, magari anche
d’autore. Ma poi ci si è messo il melodramma: l’amore
finito (col regista Festa Campanile), droga, arresto, due
tentativi di suicidio e infine il tumore. Un regista Rai
ha girato giustamente un film su questa storia che
sembra inventata tanto è ricca di colpi di scena e
doppie identità. Con Laurenti, Tarantini e soci fu una
star del genere «professoresse e infermiere», poi
passati cult, tanto che Avere vent’anni di Fernando Di
Leo fu inserito in una retrospettiva veneziana di B
movies, ma già fuori tempo massimo. Lei era già
lontana e già silenziosa, tentando di esorcizzare col
silenzio il suo passato. (Maurizio Porro)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Chi era
● Lilli Carati
(1956 – 2014),
nome d’arte di
Ileana Caravati,
inizia la sua
carriera come
indossatrice.
Nel 1974 si
classifica
seconda al
concorso di
Miss Italia
● Diventa un
sex symbol
grazie ad alcuni
titoli di
successo della
commedia
sexy, un filone
in auge tra la
fine degli anni
70 e gli 80
● Nel 1988
viene
incarcerata per
pochi giorni per
possesso di
droga, il cui uso
le procura un
precoce
declino
artistico e fisico
In televisione
Da domani la sfida tra i
concorrenti in diretta tv
Mika: «Più varietà
rispetto a un anno fa»
semplici, dobbiamo prenderci
dei rischi, puntare su arrangiamenti diversi, canzoni che la
gente non conosce, cose che in
altri Paesi dove va in onda X
Factor non fanno e che dobbiamo preservare».
Chiude Morgan: «X Factor
non è un programma musicale,
ma un programma televisivomusicale. Quindi l’aspetto scenico deve essere equipollente a
quello sonoro. Ai concorrenti
viene chiesto di essere delle
popstar, non solo dei cantanti:
devono saper gestire il palco e
avere il physique du rôle».
Renato Franco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
squale Festa Campanile tratto
dal libro di Gianni Brera è del
1979. Rammenta il giornalista e
autore televisivo Cesare Lanza:
«Una bambolona di sensualità
aggressiva, selvaggia. La sua
storia assomiglia ad altre,
drammatiche. Successo, film
facili, un incontro fortunato
con un produttore come Cristaldi, decadenza, droga, depressione, obesità. Ricordo
una folgorante battuta proprio
di Gianni Brera: “Una dea della
bellezza dovrebbe morire giovane per non sfiorire, per restare inviolata nel mito, come certi poeti, pittori, musicisti prima del tramonto”».
Lanza ha già detto tutto. L’ingresso nel soft porno e poi nell’hard, alla fine degli anni Ottanta, con le regie di Giorgio
Grand (incontra Rocco Siffredi). L’abuso di eroina e cocaina.
L’arresto nel maggio 1988. Subito dopo un primo tentativo di
suicidio, un altro nel maggio
1989 per depressione, gettandosi dalla finestra: tre mesi di
immobilità che le fanno prendere 40 chili. Poi la lunga strada del recupero alla comunità
«Saman». Nel 1994 accetta di
girare il film-verità Lilli, una vita da eroina sulla sua tossicodipendenza girato dalla regista
Rony Daopoulos e andata in
onda su Rai3.
Lunghi anni di silenzio fino
al ritorno in tv da Giusti e da Alda D’Eusanio a «Ricominciare», sempre del 2008 su Rai2.
Le registrazioni mostrano una
donna matura, provata, ancora
bella, decisa a riprendere un
ruolo dopo anni di marginalità. L’ultima battaglia perduta è
con una dura malattia. Resta,
quella sì, l’immagine di una
bellezza anomala, perché sempre problematica, agra, mai
spensierata. Come la sua vita.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
48
Eventi
La guida
Dieci giorni
nel segno
della ricerca
In programma a Genova dal 24 ottobre al
2 novembre, l’edizione 2014 del Festival della
Scienza ha come filo conduttore il tempo. Ideato e
organizzato dall’Associazione Festival della
Scienza, con l’Alto Patronato del Presidente della
Repubblica, il Festival abbina un programma di
conferenze, tavole rotonde e momenti divulgativi a
laboratori ed exhibit interattivi. Dal Palazzo Ducale
al Porto antico, per dieci giorni Genova si trasforma
così nella capitale europea della scienza, con
appuntamenti e dibattiti in numerosi luoghi
cittadini fino a raggiungere Nervi, dove la scienza
incontra la botanica dei parchi.
Gli orari della manifestazione: feriali 9-18, sabato
e festivi 10-19. Infoline: 010 8976409.
Info mail: [email protected]; info mail scuole:
[email protected]. Dove si possono
acquistare i biglietti: all’Infopoint di Piazza de
Ferrari, nelle filiali Banca Carige o sul sito
www.festivalscienza.it.
L’appuntamento Il Festival di Genova ruota quest’anno attorno a una delle
categorie più affascinanti e sfuggenti. Ecco perché dalla teoria di Einstein
alla fisica quantistica abbiamo messo in crisi Newton. E dato ragione a Poirot
DARE TEMPO
ALLA
SCIENZA
C’
Iniziative
di Giulio Giorello
era una questione che veniva a
i n t r a l c i a re l e
mie ipotesi: i
tempi non si accordavano».
Questa constatazione di Poirot,
l’investigatore creato da Agatha
Christie, potrebbe farla sua,
sconsolatamente, un Newton
condannato a rivivere oggi. Aveva dichiarato che «il tempo assoluto fluisce in modo uniforme senza relazione ad alcunché
di esterno»; ma nel 1905 un ventiseienne impiegato dell’Ufficio
Brevetti di Berna mostrò che tale «assoluto» svaniva come un
fantasma.
Due osservatori in movimento l’uno rispetto all’altro, Alberto che sfreccia su un treno e
Isacco che resta fermo sulla
banchina, non riescono ad «accordarsi» nel giudicare contemporanei due eventi, per esempio l’accendersi di un semaforo
presso i binari e il passaggio del
vagone in cui Alberto è seduto.
Qualsiasi segnale i due si possano scambiare, per esempio mediante una pila come nei polizieschi, richiederà sempre un
certo tempo per viaggiare dall’uno all’altro.
Einstein (era lui il bizzarro
impiegato) aveva fatto propria
l’idea di Galileo che nessun
esperimento possa rivelare a un
osservatore se l’ambiente in cui
si trova sia davvero in quiete o si
muova di moto rettilineo uniforme; e vi aveva aggiunto il
principio «che la luce si propaghi sempre con una determinata velocità che non dipende dallo stato di moto del corpo che la
NON POSSIAMO VIVERE SENZA ORE E MINUTI
MA AL MICROSCOPIO È TUTTA UN’ILLUSIONE
L’autore
Giulio Giorello
(1945 ) è
laureato
in Filosofia
(1968) e
in Matematica
(1971).
Docente
di Filosofia
della scienza
all’università
di Milano, ha
insegnato in
diversi atenei.
Editorialista del
«Corriere della
Sera», dirige la
collana Scienza
e idee di
Cortina editore.
A destra, David
Suchet nei
panni di Poirot
emette». Il tutto aveva conseguenze che sfidavano il senso
comune: le lunghezze «si contraggono», i tempi «si dilatano» per il velocissimo Alberto.
Come scrive il fisico e biologo
Edoardo Boncinelli: «Perché la
formulazione delle leggi della
natura risulti la stessa, i diversi
osservatori dovranno considerare e misurare valori differenti
delle varie grandezze. Si ha una
validità assoluta delle leggi e
una misura relativa di molte
grandezza fisiche, come gli intervalli di tempo e le dimensioni dei corpi».
Per quanto corra veloce il treno di Alberto, i nostri sensi non
percepiscono tale sottile discrepanza: veniamo da una storia
evolutiva in cui essi si sono rivelati utili per sopravvivere nelle
foreste e asservire ai nostri bisogni l’ambiente circostante, senza preoccuparsi troppo di altissime velocità, come quella della
luce (circa 300 mila chilometri
al secondo). Ma negli anni Settanta del secolo scorso i ricercatori Usa hanno collocato due
orologi ad alta precisione e per-
fettamente sincronizzati su due
jet di linea, poi decollati dallo
stesso aeroporto per un giro intorno alla Terra in direzioni opposte. All’atterraggio i tempi segnati dai due orologi non si accordavano più: per uno occorreva sommare alla sua velocità
quella di rotazione della Terra,
per l’altro occorreva sottrarla.
A ciascuno, dunque, il suo
tempo. Ma l’articolo di Einstein
in cui gettava le basi della relatività speciale era solo l’inizio
delle peripezie del concetto di
tempo. La relatività generale ha
reso ancora più complessa la
questione, prospettandoci uno
spaziotempo che «come un
mollusco» viene deformato dalla materia. Inoltre nel dominio
del molto piccolo la fisica quantistica ha rivelato il carattere
«granulare» delle grandezze
pertinenti, a cominciare dall’energia. Non potremmo pensare che a un livello di piccolezza che sfida la nostra immagi-
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L’alluvione e il virus ebola
tra le variazioni sul tema
I
n uno dei serial cult della stagione, True detective, uno dei protagonisti affronta il problema del tempo schiacciando con la mano
una lattina di birra: vuol dimostrare così
l’esistenza del tempo «piatto», circolare, rispetto
a quello lineare, passato-presente-futuro, su cui
si basa il nostro pensiero. Persino in un thriller
americano (pluripremiato) il problema del tempo — e connesso ad esso quello del libero arbitrio — viene affrontato in termini filosofici.
La fisica quantistica, gli esperimenti sulla
«particella di Dio» (verrà proiettato a Genova in
anteprima nazionale il docu-film sulla ricerca),
hanno rilanciato l’enorme interrogativo sul tempo, il nostro, biologico, e quello cosmico. Esiste
il tempo? È così molto affascinante il tema di
quest’anno del Festival della Scienza che per il
dodicesimo anno si svolge a Genova dal 24 ottobre al 2 novembre impegnando decine di scienziati delle più diverse aree di studio e nazionalità. In apertura la conferenza del Nobel per la Fi-
sica e direttore del Collége de France (la Francia
è il Paese ospite di quest’anno) Serge Haroche, in
chiusura un altro fisico, italiano, Carlo Rovelli,
docente all’Università di Marsiglia, tra i fondatori della gravità quantistica a loop: due scienziati
sul fronte di una rivisitazione del concetto di
tempo che potrebbe rivoluzionare tutto il nostro
sapere sulla natura.
Fra questi due grandi appuntamenti, neurobiologi, genetisti, psichiatri, filosofi, matematici, antropologi conducono coloro che lo vorranno in un territorio di frontiera ma accessibile a
tutti. Non solo la fisica. Il tempo si può declinare
in vari modi. C’è una sezione sulla meteorologia,
argomento di grande attualità in particolare a
Genova, appena colpita dall’ennesima alluvione
Impegno retribuito
Il direttore Vittorio Bo: «Al Festival
accompagnano i visitatori. E sono
pagati. La scuola per la formazione
tiene corsi anche in Egitto e Cina»
● «2014:
ritorno al
futuro!»
ripercorre la
storia delle
public utilities,
con foto
d’epoca, reperti
e realizzazioni
in 3D.
● L’evento
«Spazio al
futuro.
L’eccellenza
aerospaziale
italiana in
Europa e nel
mondo» ha per
testimonial il
Maggiore
Pilota Luca
Parmitano,
astronauta Esa.
● L’incontro «I
viaggi nel
tempo tra
scienza e
fantascienza»
porta sul palco
a Genova il
fisico Lorenzo
Maccone
Laboratori Molti
gli spazi ludici per
i bambini, perché
l’obiettivo è
avvicinare alla
scienza i ragazzi
e sostenere
lo studio
delle materie
scientifiche
«I nostri giovani animatori scientifici sono da esportare»
di Erika Dellacasa
nazione anche lo spazio sia costituito di grani, o quanti, e che
il tempo emerga solo quando si
considera un enorme numero
di variabili e i loro valori medi?
Un po’ come la temperatura di
un gas, effetto di superficie del
moto disordinato delle molecole che lo compongono? Il tempo
non sarebbe altro, dunque, che
«conseguenza della nostra
ignoranza dei dettagli microfisici del mondo», conclude Carlo Rovelli, tra i maggiori sostenitori della pionieristica concezione della gravità quantistica.
Eppure, per noi piccoli osservatori in un universo immenso
il tempo resta quello che «tutto
dà e tutto toglie», come diceva
Giordano Bruno nel dedicare il
suo Candelaio a un’elusiva signora di nome Morgana. Un
grande fisico come John Wheeler ha definito il tempo come «il
migliore espediente che la natura ha escogitato per impedire
che le cose avvengano tutte in
una volta». Ed è per questo che
abbiamo la forza della passione,
la consapevolezza dell’io.
● I protagonisti
del Festival
pronti a
rispondere ai
quesiti su
scienza e
tempo con
l’iniziativa
Eduscienza
(sostenuta da
Telecom Italia).
Il piano
ScienzainWeb
manda invece il
Festival in
streaming su
telecomitalia.c
om/scienzainw
eb. L’hashtag è
#oradiscienze.
con la messa sotto accusa proprio della capacità
di previsione di eventi eccezionali (ne parlerà
Luca Mercalli con l’epidemiologo Paolo Vineis).
E, nel capitolo «corsa contro il tempo» lo scrittore David Quammen affronterà il tema delle pandemie e della minaccia di Ebola. Fra scienza e
fantascienza la discussione sui viaggi nel tempo.
Ci si può far conquistare dalle riflessioni sull’invecchiamento, quello del vino («Il tempo in
una bottiglia. Storia naturale del vino», si confrontano un paleontologo e un biologo molecolare) o dal nostro, individuale e di specie («Il
tempo profondo dell’evoluzione umana», Achille Varzi e Mauro Dorato). Non resta che tracciare
il percorso della propria esplorazione. Senza di-
menticare l’ala ludica, spettacoli, performance e
mostre. «L’obiettivo — spiega il direttore Vittorio Bo — è, come all’inizio, avvicinare alla scienza i più giovani perché c’è ancora molto da fare
per sostenere lo studio delle materie scientifiche, senza trascurare un pubblico adulto».
Al Festival saranno presenti dei giovani animatori scientifici per sostenere i visitatori: «Non
è volontariato, sono retribuiti» precisa Bo e spiega: «La nostra scuola per la formazione di animatori scientifici lavora tutto l’anno: abbiamo
condotto dei corsi anche in Egitto e Cina, su
esplicita richiesta di questi Paesi». La macchina
del Festival è sempre in moto, appena conclusa
un’edizione parte il lavoro per impostare quella
dell’anno successivo ma soprattutto continua il
rapporto con le scuole e l’attività di informazione e orientamento per gli studenti. Nella sezione
«Futuro Prossimo», 130 studenti eccellenti che
sono stati selezionati attraverso l’attività con le
scuole, parteciperanno (ospiti del Festival) a una
full immersion con studiosi di diversi ambiti:
potrebbero diventare gli scienziati di domani.
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Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
EVENTI
Protagonisti
Scarica
l’«app»
Eventi
Da sinistra: Serge Haroche
direttore del Collège de France,
premio Nobel per la Fisica nel
2012: sua la lectio magistralis
d’apertura; il magistrato
Gherardo Colombo; la psicologa
Giuliana Mazzoni della Hull
University e Ewan Clayton, fra
i più grandi calligrafi al mondo
Eventi
49
Informazione,
approfondimenti, gallery
fotografiche e la mappa
degli appuntamenti più
importanti in Italia.
È disponibile sull’App Store
di Apple la nuova
applicazione culturale del
«Corriere della Sera Eventi».
È gratis per 7 giorni.
Nel mito
Chronos ammonisce Eros, davanti
ad Afrodite e Marte, in questa tela
(1624-1626) attribuita al Guercino
(1591-1666) oggi al Museu
de Arte de São Paulo in Brasile
Il personaggio
di Giovanni Caprara
«I
l tempo non esiste».
Carlo Rovelli stupisce prima di tutto
con questa affermazione che non lascia spazio ad
alternative. O meglio toglie il
fiato perché ci chiediamo allora che significato abbia l’ansia
quotidiana che ci prende guardando l’orologio perché qualcosa ci sfugge. «In realtà —
precisa — esistono tanti tempi
diversi, ognuno per ogni cosa,
per ogni fenomeno. Ma tutti
differenti e riferiti a qualcosa di
specifico e non col valore assoluto che siamo inclini ad attribuirgli».
Il tempo e lo spazio sono i
due temi sui quali lavora Carlo
Rovelli, fisico teorico di origini
veronesi, professore all’Université de la Mediterranée di Marsiglia, e di cui parlerà al Festival
della scienza di Genova.
La frontiera della fisica è divisa su due strade. Da una parte
abbiamo la teoria della relatività di Albert Einstein dove ci sono il tempo e lo spazio e la
comprensione dell’universo,
buchi neri inclusi; dall’altra la
meccanica quantistica che decifra il comportamento della
materia, della radiazione a livello atomico e subatomico.
Questo secondo mondo si ritrova in numerose applicazioni: dal Laser ai computer. Due
spiegazioni che restano finora
confinate alle rispettive dimensioni, cosmica e materiale, ma
che da decenni si cerca di unire
in una visione capace di conciliarle, perché unica è la realtà. Il
primo a credere che ciò fosse
possibile era stato lo stesso
Einstein che si era impegnato
nel sogno di una «teoria del
tutto» in grado di unificare le
idee. La leggenda vuole che
quando si spense all’ospedale
«Deluso dal fallimento del ‘68
ho trovato la libertà nella fisica»
● Il commento
Clima e salute, legame
tra conflitti d’interesse
di Paolo Vineis
di Princeton, sul comodino
avesse addirittura gli ultimi appunti sull’argomento a cui aveva dedicato decenni senza approdare ad alcun risultato. Ma
l’appassionante ricerca continuò e trovò nella nascita della
Teoria delle stringhe i successori di quel sogno. Ancora una
volta, tuttavia, senza risultato,
nonostante la sua esplorazione
partisse dal 1968 dopo un articolo del fisico Gabriele Veneziano, allora al Cern di Ginevra.
In parallelo, un altro gruppo
di fisici avviò indagini teoriche
su un altro obiettivo meno totalizzante ma più concreto pur
diretto ad unificare i due fronti.
Nasceva così la gravità quantistica della quale Rovelli è un illustre protagonista. «Cerchiamo di spiegare innanzitutto
che cosa siano lo spazio e il
tempo affrontando idee che
sono in alcuni casi verificabili.
Invece le stringhe, belle nell’immaginazione, sembrano
frutto di un eccesso e anche alcune risposte che si attendevano dal superacceleratore Lhc di
Ginevra non sono ancora arrivate. Ma noi proseguiamo su
una strada alternativa».
La sfida è aperta e i discorsi
sul tempo che già animavano i
Il potere
Il teorico Carlo Rovelli
«La scienza ti porta
oltre, qui le rivoluzioni
si fanno davvero»
La provocazione
«Il tempo non è
fondamentale
nell’universo che può
vivere anche senza»
Le formule di un genio
Il fisico tedesco, poi naturalizzato americano, Albert Einstein
(1897-1955) divenne celebre per la sua teoria della relatività
(1905-1913). Nel 1921 ottenne il Premio Nobel per la Fisica
grazie alla sua spiegazione dell’effetto fotoelettrico.
Chi è
Veronese, 58
anni, Carlo
Rovelli,
fisico esperto
di gravità
quantistica, ha
lavorato in Italia
e Stati Uniti.
Attualmente
insegna
all’Università
di Marsiglia
La teoria del
tutto ipotizzata
da Einstein è
oggi inseguita
dalla Teoria
delle stringhe
che prevede
una realtà in
diverse
dimensioni
oltre le quattro
conosciute
Per conciliare
la teoria delle
relatività con la
meccanica
quantistica,
oltre la teoria
delle stringhe
viene esplorata
la teoria della
gravità
quantistica, più
verificabile
pensieri di Sant’Agostino («Se
non mi chiedono che cosa sia
lo so, altrimenti no») si dipanano tra formule e teorie. «Il
tempo che viviamo come la nostra casa è utile per descrivere
fenomeni nella scala quotidiana, ma non vale per tutto l’universo», dice Rovelli. E aggiunge, per provocare: «Il tempo
non è fondamentale nell’universo e si può immaginare un
mondo senza tempo».
Concetti ardui, che lo scienziato ama affrontare in numerosi libri (dopo l’ultimo «La realtà non è come ci appare»,
pubblicato da Cortina, in questi giorni è in libreria «Sette
brevi lezioni di fisica», con
Adelphi) raccontando anche la
sua storia di scienziato. «Alla
fisica sono approdato per caso
— racconta lo scienziato che
ama la filosofia —. Dopo aver
vissuto il fallimento della contestazione studentesca, ho trovato nella fisica e nei pensieri
di Einstein il luogo della libertà
che cercavo. La scienza ti porta
sempre oltre nella vita; nella
scienza le rivoluzioni si fanno
davvero». Un giorno ricevette
una telefona dall’Università
americana di Pittsburg. Era un
invito alla scuola di relatività
generale. «Non avevo molta voglia di andarmene, ma accettai
e ci rimasi dieci anni sempre
con l’idea di tornare in Europa.
Avevo intanto vinto un concorso all’Università di Roma, ma
preferii la proposta di Marsiglia, dove era attivo un importante centro sulla relatività».
L’Italia rimane lontana. «Come per tanti scienziati stranieri
— nota con un guizzo critico —
che amerebbero venirci, ma sono scoraggiati dalle condizioni
che troverebbero».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Q
ualche settimana fa si è svolto a New
York il Summit delle Nazioni Unite sul
cambiamento climatico, e per
l’ennesima volta si è ribadito che il problema
è urgente (la CO2 è arrivata ai livelli record di
396 ppm). Il quinto rapporto dell’IPCC,
l’Intergovernmental Panel on Climate
Change, come molte altre fonti autorevoli,
richiama l’attenzione su quelle che saranno
nei prossimi anni le conseguenze più
drammatiche per la salute. La prima è la
scarsità di acqua, in quantità sufficienti per
tutti e di buona qualità. Sul lungo periodo,
una grave carenza d’acqua è prevista per
almeno tre fenomeni concomitanti: la
domanda crescente, i cambiamenti nelle
precipitazioni e la fusione dei ghiacciai. La
seconda grave conseguenza riguarderà
l’agricoltura. Benché, a causa del
cambiamento climatico, si siano osservati
effetti positivi sulla produttività
dell’agricoltura, questi sono stati finora
superati dagli effetti negativi, specie nei
Paesi poveri. Si stima che nel complesso i
raccolti potranno ridursi fino al 2% per
decennio in questo secolo, mentre fino al
2050 la domanda si espanderà del 14% per
decennio. Le conseguenze per la salute
saranno molteplici, come argomenterò al
Festival. A fronte della riconosciuta urgenza,
tuttavia, non si assiste a un intervento deciso
ed energico della politica e dell’industria.
Uno degli aspetti più preoccupanti è
l’esistenza di forti conflitti di interesse,
l’abilità cioè dei produttori di petrolio e della
grande industria di influire sulle decisioni
politiche in modi che contrastano con
l’interesse generale e con le prove
scientifiche. Di fronte alle emergenze, la
scarsa discussione intorno ai conflitti di
interesse preoccupa, come ho argomentato
in un seminario sul tema a Helsinki.
Paolo Vineis, ordinario di Global Health
all’Imperial College di Londra, interverrà
con Luca Mercalli il 1/11 a Palazzo Ducale,
ore 11, nell’incontro intitolato «Salute del
pianeta, salute dell’uomo»
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50
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
51
●
Risponde Sergio Romano
Il corsivo del giorno
L’AGONIA DELL’URSS
STORIA DEGLI AIUTI NEGATI
La vecchia tiritera
sugli italiani immigrati
LETTERE
AL CORRIERE
PORTORICO
Rapporti con gli Usa
Caro Romano, a proposito del
dibattito sull’incerto futuro
dell’isola di Portorico, nessuno
si preoccupa di sentire se gli
Usa sono aperti a farne un
nuovo Stato dell’Unione e
nessuno ha mai chiesto un
pronunciamento alle autorità
americane, sempre silenti.
Mai il Congresso accetterebbe
un nuovo enorme blocco di
votanti (probabilmente nella
maggioranza democratici),
che sconquassasse l’attuale
equilibrio interno. Che
vantaggi avrebbero gli Usa nel
creare un 51° Stato? Ho posto
la domanda agli unionisti
dell’isola, ottenendo solo
silenzi. Si tratta di un
dibattito strumentale per i
politici locali, senza riscontri
nelle istituzioni americane.
Ho letto il recente libro del professore ucraino
Serhii Plokhy The Last Empire - The final days
of the Soviet Union. Mi ha colpito il desiderio di
James Baker — forse l’ultimo dei grandi
segretari di Stato americani — di mettere in
piedi durante i mesi finali dell’Urss una specie
di «Piano Marshall» di assistenza economica e
Le lettere firmate con di forte impegno per assicurare una transizione
nome, cognome e
e un futuro democratico al popolo sovietico
città, vanno inviate a uscito «sconfitto» dalla Guerra fredda. Non se
«Lettere al Corriere» ne fece nulla, in parte per la crisi economica
Corriere della Sera
americana di fine 1991 (che costò la presidenza
via Solferino, 28
a Bush), ma anche per un certo isolazionismo e
20121 Milano
una convinzione del popolo americano che non
Fax: 02-62827579
vedeva nel collasso dell’ Urss un tema di
interesse strategico per gli Usa.
Che peccato! Forse adesso avremmo una
Russia più legata all’ Occidente, anziché
[email protected]
incomprensioni e rischi geopolitici.
www.corriere.it
Emilio Voli
[email protected]
[email protected]
@
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
Roberto Savio
[email protected]
Grazie per il suo interessante
commento. Se Portorico diventasse Stato avrebbe diritto a
due senatori, come ogni altro
membro della Federazione, e
questo potrebbe effettivamente modificare il rapporto di forze fra democratici e repubblicani nella Camera alta. Ma se
questa soluzione fosse desiderata da una solida maggioranza, Washington non potrebbe
ignorarla . Lo stallo è dovuto all’ambiguità dei risultati del referendum. Aggiungo che gli
elettori della Camera dei rappresentanti non formerebbero
un «enorme blocco di votanti».
Gli abitanti dell’isola sono tre
milioni 700.000, quelli della
Federazione 300 milioni.
Beppe Grillo
esclude dal
Movimento i
quattro
contestatori del
Circo Massimo.
Secondo voi ha
fatto bene?
COSTI RIDUCIBILI
Forniture sanitarie
Per i sindacati
dei pensionati
è inaccettabile
il pagamento
delle pensioni il
10 del mese.
Condividete?
Perché il ministero della
Sanità non interviene
direttamente sulle case
farmaceutiche per la
Caro Voli,
idea di un Piano Marshall per l’Unione
Sovietica era già stata prospettata dal
presidente del Consiglio italiano in un
discorso pronunciato Mosca nell’ottobre del 1988. Ma né gli italiani né gli americani
sembravano rendersi conto che di tutte le
espressioni utilizzabili per descrivere gli aiuti
economici all’Urss nella difficile fase delle riforme gorbacioviane, «Piano Marshall» era la peggiore. Le due parole avevano allora, sui due lati
del sipario di ferro, significati opposti. A occidente evocavano gli importanti stanziamenti
che gli Stati Uniti avevano messo a disposizione
dell’Europa per la sua ricostruzione dopo la fine
della guerra. A Est erano sinonimo di imperialismo americano. Quando il governo della Ceco-
L’
SUL WEB
Risposte
alle 19 di ieri
Sì
slovacchia (un Paese occupato dall’Armata Rossa) sembrò disposto ad accettare gli aiuti americani, Mosca la richiamò immediatamente all’ordine.
Ma il problema — se convenisse aiutare Gorbaciov e in che modo — esisteva e doveva essere
affrontato. Fu garantita all’Urss l’apertura di una
linea di credito per la somma di sette miliardi di
dollari; ma le aperture di credito giovano soprattutto all’intercambio commerciale e l’Unione Sovietica in quel momento aveva altre esigenze.
Agli inizi del 1991 (l’anno cruciale per le sorti dell’Urss), la sede migliore per affrontare la discussione era il vertice annuale del G7, il club informale fra i sette maggiori Paesi industriali (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno
Unito, Stati Uniti) che si sarebbe tenuto a Londra
in luglio.
Francia, Germania e Italia erano i Paesi maggiormente interessati ad aiutare l’Urss, e i loro
leader dell’epoca (François Mitterrand, Helmut
Kohl, Giulio Andreotti) fecero pressioni sul primo ministro britannico John Major perché, nella
sua veste di padrone di casa, invitasse anche Michail Gorbaciov, allora non più soltanto segretario del Partito comunista, ma anche, dal 15 marzo del 1990, presidente dell’Urss. Gorbaciov fu
invitato e partecipò al vertice, ma tornò a casa
senza gli aiuti desiderati. Lei ricorda giustamente la crisi fiscale americana del 1991, ma occorre
anche ricordare che l’Europa, in quei mesi, si apprestava a sopportare gli effetti dei costi dell’unificazione tedesca.
Mi chiedo però se l’Urss, in quel momento,
fosse in grado di fare buon uso di eventuali aiuti
europei. Il grande Stato sovietico aveva già cominciato a sfaldarsi e scomparirà con le dimissioni di Gorbaciov il 25 dicembre 1991.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
28%
72%
No
La domanda
di oggi
determinazione dei prezzi
delle forniture sanitarie? Vi
troverebbero larghissimi
margini di risparmio, visti i
ricchissimi profitti di quelle
aziende. Al San Raffaele di
Milano sono riusciti a ridurre
dal 35% al 10% il costo delle
forniture. Come si vede, spazi
per una più attenta tutela del
bene comune esistono. Quello
che manca è la volontà di
mettere in pratica gli
strumenti per evitare sprechi.
FAMIGLIE
Dimenticati i disabili
REGIONI E SPRECHI
Sedi all’estero
Renzi vuole dare un sostegno
alle famiglie numerose e alle
neomamme. Non ho mai
sentito parlare né del
vergognoso mensile di 257
euro che prendono i disabili,
né di dare un sostegno alle loro
famiglie. L’on. Salvini ha detto
che un nostro disabile ha in
tasca meno soldi di un
extracomunitario!
Le Regioni non ci stanno a
stringere la cinghia e
minacciano di ridurre le spese
sociali. Non sarebbe meglio se
prima chiudessero le inutili
rappresentanze all’estero?
Poiché da questo orecchio pare
proprio che non ci sentano,
non resta che istituire un
premio per la prima Regione
che chiuderà la propria
ambasciata all’estero....
Antonio Massioni, Milano
Luigi Maggi
Carla Crespi
[email protected]
Busto Arsizio (Va)
INTERVENTI E REPLICHE
Vertice Asem, la delegazione non c’era
In riferimento all’articolo «Limousine e
culatello, le 48 ore segrete dei leader» (Corriere,
19 ottobre), si precisa che l’Albania non ha
inviato al vertice Europa-Asia di Milano alcun
partecipante, nemmeno a livello di osservatore,
ed erano del tutto assenti funzionari governativi
albanesi. La Repubblica di Albania non è infatti
tra i Paesi membri del vertice Asem, né è stata ivi
formalmente invitata. La falsa notizia sulla
condotta attribuita a rappresentanti della
Repubblica di Albania ha profondamente offeso
l’immagine dello Stato e del governo della
Repubblica di Albania. Per di più, la notizia ha
avuto immediato e negativo risalto sui media
nazionali destando vivo scalpore nel Paese.
Luljeta Cobanaj, console generale
della Repubblica di Albania
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DIRETTORE RESPONSABILE
PRESIDENTE Angelo Provasoli
Ferruccio de Bortoli
VICE PRESIDENTE Roland Berger
CONDIRETTORE
AMMINISTRATORE DELEGATO Pietro Scott Jovane
VICEDIRETTORI
Antonio Macaluso
Daniele Manca
Giangiacomo Schiavi
Barbara Stefanelli
CONSIGLIERI
Fulvio Conti, Teresa Cremisi, Luca Garavoglia,
Attilio Guarneri, Piergaetano Marchetti,
Laura Mengoni
DIRETTORE GENERALE DIVISIONE MEDIA
Alessandro Bompieri
Sede legale: Via Angelo Rizzoli, 8 - Milano
Registrazione Tribunale di Milano n. 5825 del 3 febbraio 1962
Responsabile del trattamento dei dati (D. Lgs. 196/2003): Ferruccio de Bortoli
[email protected] - fax 02-6205.8011
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riprodotta con mezzi grafici, meccanici, elettronici o digitali. Ogni violazione
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Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano - Tel. 02-25846543 - www.rcspubblicita.it
M
a noi non siamo mai stati
clandestini! La vecchia tiritera è
riemersa anche ieri mattina, a
«Caterpillar», la trasmissione di Filippo
Solibello e Claudia de Lillo. Dove un
consigliere comunale grillino, Roberto
Rosini, insistendo sull’espulsione degli
irregolari, ha detto: «Quando andavamo
all’estero noi c’erano delle regole da
rispettare, non è che andavamo
clandestini!». Ora, che il problema
dell’immigrazione irregolare sia spinoso è
fuori discussione. Lo stesso padre Enzo
Bianchi, abissalmente lontano da Salvini,
Forza nuova o Casa Pound, dice che «occorre
riconoscere che esistono dei limiti
nell’accoglienza: non i limiti dettati
dall’egoismo di chi si asserraglia nel proprio
benessere e chiude gli occhi e il cuore
davanti al proprio simile che soffre, ma i
limiti imposti da una reale capacità di “fare
spazio”». Ma un conto è porre la questione
di questo spazio (in modo più o meno
sgradevole), un altro è raccontare una storia
inventata di sana pianta.
È falso che non siamo mai stati clandestini.
Accanto all’emigrazione regolare, infatti, c’è
sempre stata quella «fuorilegge». Lo
dimostra Adriana Lotto: nel 1905 su quattro
italiani al lavoro nell’Impero tedesco tre
erano «clandestini in senso stretto». Lo
ribadisce la relazione parlamentare di
Stefano Jacini jr nel ‘22: «Alla frontiera del
Col di Tenda decine di lavoratori per non
dire centinaia passano clandestinamente la
frontiera». Lo conferma un «Bollettino
quindicinale dell’emigrazione» del 1948
spiegando che ogni notte passavano dall’alta
Val di Susa in Francia «molto più di cento
emigranti». E poi lo testimoniano i
reportage di Egisto Corradi e varie copertine
della Domenica del Corriere come quella del
1947 su una mamma con sei figli sorpresa da
una tormenta mentre passava le Alpi e le foto
pubblicate dall’Europeo nel 1963 e le vanterie
del gangster Albert Anastasia secondo cui la
mafia aveva fatto entrare più di 60 mila
irregolari nel solo porto di New York. Ma
soprattutto un libro di Sandro Rinauro, Il
cammino della speranza. Dove, sulla base di
migliaia di documenti, si legge che
l’inchiesta dell’Institut national d’études
démographiques nel 1951-52 dimostrò che
«ben l’80%» degli italiani in Francia era
entrato clandestinamente e clandestino era
il 90% dei familiari. O che «alla fine del 1948
dei 15.000 italiani presenti nel dipartimento
agricolo del Gers, ben il 95% era
clandestino». Andiamo avanti?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Teatro San Carlo: il concerto inaugurale
Facendo seguito all’articolo di Paolo Isotta
concernente il Concerto Inaugurale della
Stagione sinfonica al Teatro di San Carlo, tenutosi
il 18 ottobre per la direzione di Gabriele Ferro, la
Direzione del Teatro (Corriere, 20 ottobre), in
merito ad alcune considerazioni poste dal
Maestro Isotta riguardo il brano in prima
esecuzione assoluta — la Sinfonia «Cieli
notturni» di Marco Betta — rileva che a nessun
titolo, in questo caso, può configurarsi un
eventuale «spreco di danaro pubblico» così
come scritto dal M.° Isotta. Difatti, il Maestro
Betta ha composto «Cieli notturni» su
sollecitazione di Gabriele Ferro dedicando e
donando la prima esecuzione al Teatro di San
Carlo.
La Direzione del Teatro si augura che questa
© 2014 RCS MEDIAGROUP S.P.A. DIVISIONE QUOTIDIANI
FONDATO NEL 1876
Luciano Fontana
di Gian Antonio Stella
nota sia utile alla opportuna rettifica di una
espressione gratuita, evidentemente frutto di
mancata informazione in merito, la quale, in
tempi di doveroso risanamento economico e
gestionale, non rende giustizia alla grande
attenzione posta particolarmente a queste
problematiche.
Ufficio Stampa
Teatro San Carlo, Napoli
Vincino
Quanto alla «sollecitazione del maestro Ferro»
meglio diciamo: «acquiescenza del maestro
Ferro». Quanto allo spreco, il sol fatto che
l’orchestra del San Carlo venga impiegata per un
pezzo siffatto è uno spreco. Quanto alla lingua
nella quale la lettera del San Carlo è scritta, mi
domando quale sia.
Paolo Isotta
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • RCS Produzioni Padova S.p.A. 35100 Padova - Corso Stati Uniti 23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l.
70026 Modugno (Ba) - Via delle Orchidee, 1 Z.I. - Tel. 080-58.57.439 • Società Tipografica Siciliana S.p.A. 95030 Catania - Strada 5ª n. 35 - Tel. 095-59.13.03 • L’Unione Sarda
S.p.A. Centro stampa 09034 Elmas (Ca) - Via Omodeo, 5 - Tel. 070-60.131 • BEA printing sprl 16 rue du Bosquet - 1400 Nivelles - Belgium • Speedimpex USA, Inc. 38-38 9th
Street Long Island City - NY 11101 - USA • CTC Coslada Avenida de Alemania, 12 - 28820
Coslada (Madrid) - Spagna • La Nación Bouchard 557 - 1106 Buenos Aires - Argentina •
Miller Distributor Limited Miller House, Airport Way, Tarxien Road – Luqa LQA 1814 Malta • Hellenic Distribution Agency (CY) Ltd 208 Ioanni Kranidioti Avenue, Latsia 1300 Nicosia - Cyprus • FPS Fernost Presse Service Co. Ltd 44/10 Soi Sukhumvit, 62
Sukhumvit Road, Bang Chark, Phrakhanong - Bangkok 10260 - Thailandia
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Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
52
Sport
Le pagelle
Giudice sportivo
Cori contro Muntari
chiusa la curva
dei tifosi del Verona
Il Verona è stato multato con 50.000 euro e dovrà
giocare la prossima partita in casa (Lazio) con la
«Curva Sud» chiusa. È quanto ha deciso il giudice
sportivo, Gianpaolo Tosel (foto), dopo i cori contro
Muntari in Verona Milan. La chiusura della curva è
stata decisa attraverso la revoca della
sospensione della sanzione inflitta il 14 gennaio,
dopo i cori contro Armero nella partita con il
Napoli. Durissimo il Verona: «Questa è una follia,
come società siamo soli contro tutti».
Champions Risultato umiliante all’Olimpico, l’immagine europea subisce un duro colpo
Roma
Si salva Gervinho
4 De Sanctis L’uscita sbagliata, dopo
appena 8’, è un segnale. Su almeno tre
gol potrebbe fare molto di più.
4,5 Torosidis Un bel tiro cross all’inizio,
poi solo sofferenza.
4 Manolas Per la prima volta in
difficoltà: perde Goetze sul 2-0 e
commette il fallo di mano del rigore che
vale il 5-0. Scarsa reattività.
4 Yanga-Mbwiva Si traveste da
fantasista e smarca Gervinho, ma in
difesa viene infilzato in continuazione.
4 Cole Robben lo asfalta e Garcia dopo
un tempo lo lascia negli spogliatoi.
4,5 De Rossi Quando il pallone è tra i
piedi dei tedeschi, cioè per tutto il primo
tempo, sono dolori.
5 Nainggolan Abbassa in fretta la cresta
salvo rialzarla un po’ nella fase centrale
del secondo tempo. Suo il cross per il gol
di Gervinho.
4 Iturbe Al primo scatto vero, quasi alla
fine del primo tempo, vola per terra e
rimedia un cartellino giallo per
simulazione.
4 Pjanic Fuori linea e fuori dal gioco nel
4-2-3-1 del primo tempo. Lento, triste e
anonimo, in una serata che nessuno
avrebbe voluto vivere.
6 Gervinho Ha l’unica palla buona per
far rientrare in gioco la Roma. Ma il suo
tiro, angolato, viene deviato da Neuer.
Però è l’unico che ci prova, sino alla fine,
don Chisciotte contro i mulini a vento e
alla fine viene premiato: palo e gol.
4 Totti Assiste impietrito al dominio del
Bayern e nella ripresa resta negli
spogliatoi.
5 Cholevas Ricorre alle maniere forti per
fermare l’irresistibile Robben.
5,5 Florenzi Non si arrende
all’ineluttabile. Impegna Neuer con un
gran tiro e partecipa all’azione del gol.
4 Garcia Affronta il Bayern a viso aperto,
rimediando una dura lezione.
Distrutto Nainggolan si nasconde il volto, i giocatori del Bayern esultano: in questa immagine la serata nera della Roma, che ha preso 7 gol dai campioni del mondo in carica (Ansa)
Roma 7 bruttezze
Alessandro Bocci
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Prestazione choc dei giallorossi demoliti in casa da sette gol del Bayern Monaco
Due consolazioni: il City pareggia col Cska, i tifosi perdonano e incitano la squadra
Bayern
Robben irride Cole
7,5 Neuer Forse davvero il più bravo del
mondo: sventa su Gervinho l’unico
sussulto romanista, la palla del possibile
1-1 prima del dominio tedesco. Capitola
solo dopo aver esibito altre due paratone
sull’ivoriano e su Florenzi.
6,5 Benatia Per lui l’Olimpico è un
inferno di fischi ai quali risponde con una
gara senza distrazioni, facendosi valere
sia nei contrasti duri che nell’anticipo.
6 J. Boateng Cala l’attenzione nel
secondo tempo e si lascia sfuggire la
freccia Gervinho. Un dettaglio.
7 Alaba Centro sinistra, si stringe
quando ripiega Bernat. Suo il cross per il
rigore del 5-0. E una gran rimonta sul
solito Gervinho.
8 Robben Si prende gioco di Cole, il suo
timido dirimpettaio, firmando una
doppietta. Dribbling e rasoiate
maledette. L’olandese è il passepartout
che apre la fragile difesa romanista.
7 Lahm Buono per tutte le occasioni:
terzino, mediano, interno.
Centrocampista dinamico, abile a
leggere prima degli altri le situazioni
tattiche della partita.
7 Xabi Alonso Classe e forza davanti
alla difesa.
7 Bernat Gioca sulla linea dei
centrocampisti, ma quando serve torna a
dar manforte alla difesa.
7,5 Müller Con un tacco libera Goetze
per il 2-0, con un taglio smarca Robben
per il 3-0 e poi dal dischetto firma il 5-0.
7 Lewandowski Solo nel cuore
dell’area, segna comodamente di testa.
7 Goetze I suoi inserimenti, al di là del
gol, sono autentiche coltellate.
6,5 Ribéry Entra giusto per partecipare
alla festa con un perfetto pallonetto.
6,5 Shaqiri Come Ribéry: entra e segna.
8 Guardiola La legge di Pep. Il Bayern è
perfetto: aggressivo, famelico, spietato,
inarrestabile. E padrone di Roma.
a.b.
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❞
Garcia
Il primo che
ha sbagliato
sono io.
Perdere ci
sta ma così
fa male
Guardiola
Non c’è
questa
grande
differenza.
Si vedrà
a Monaco
ROMA Il campionato, come ha
detto Rudi Garcia in tempi
non sospetti, è il pane quotidiano. La Champions League,
come è successo ieri sera, in
una terribile replica del 7-1 di
Manchester (10 aprile 2007), è
un pane che ti può spezzare i
denti. La Roma sbatte contro il
Bayern di Guardiola e si fa
molto male. Se non è un colpo
mortale è perché il Cska Mosca fa un grande favore ai giallorossi fermando sul 2-2 il
Manchester City, che era in
vantaggio 2-0.
Così le possibilità di qualificazione per la Roma, paradossalmente, non crollano dopo
il turno di ieri. È di questo che
Garcia deve convincere se
stesso e la squadra. Semmai è
l’immagine di squadra già
pronta per la Champions —
non per vincerla, naturalmente, ma per essere competitivi
anche contro i più bravi — che
ha subìto un colpo durissimo.
Nessuno pensava a un divario
così enorme, ma è la stessa cosa che è successa al Brasile
nella semifinale del Mondiale
contro la Germania, guarda
caso chiusa con lo stesso risultato.
La notte dell’Olimpico può
essere letta in due modi. Il primo è che è stata una serata di
quelle maledette, che ogni
tanto capitano. A Garcia era
già successo, proprio contro il
Bayern Monaco, il 7 novembre
100
gol
segnati dalla
Roma in Coppa
Campioni
e Champions
7
gol subiti
dalla Roma
in Champions
a Manchester il
10 aprile 2007
2012. Era anche allora una notte di Champions e Rudi sedeva
sulla panchina del Lille: il primo tempo all’Allianz Arena finì 5-0 per il Bayern, come è
successo ieri all’Olimpico, la
gara 6-1.
Il secondo è analizzare ferocemente cosa non ha funzionato e cosa, anche se pochissimo, ha funzionato. La disamina deve essere spietata, ma è
necessario focalizzarla a qualcosa di positivo per non perdere la testa.
Nel primo quaderno ci vanno: 1) l’azzardo del 4-2-3-1 iniziale, con le ali del tridente
che non aiutavano abbastanza
il centrocampo, Pjanic nella
terra di nessuno e poca protezione davanti alla difesa; 2)
l’insostenibile leggerezza di
Tifosi vip
Conte in tribuna
con padre Georg
Sorrisi e strette di mano, ieri
sera all’Olimpico, quando
nella tribuna autorità è
comparso l’arcivescovo
Georg Gaenswein, segretario
del Papa emerito Benedetto
XVI. Si è seduto tra il c.t.
della Nazionale Conte e il
ministro con delega allo
sport Delrio.
Roma
Bayern Monaco
1
7
Marcatori: Robben 9’, Goetze 23’,
Lewandowski 25’, Robben 29’, Müller
(rig.) 35’ p.t.; Gervinho 21’, Ribéry 33’,
Shaqiri 35’ s.t.
ROMA (4-2-3-1): De Sanctis 4;
Torosidis 4,5, Manolas 4, Yanga-Mbiwa
4, Cole 4 (Cholevas 5 1’ s.t.); De Rossi
4,5, Nainggolan 5; Iturbe 4, Pjanic 4
(Ljajic s.v. 34’ s.t.), Gervinho 6; Totti 4
(Florenzi 5,5 1’ s.t.). All.: Garcia 4
BAYERN (3-4-3): Neuer 7,5; Benatia
6,5, J. Boateng 6, Alaba 7; Robben 8,
Lahm 7, Xabi Alonso 7, Bernat 7; Müller
7,5 (Rafinha s.v. 15’ s.t.), Lewandowski 7
(Ribery 6,5 23’ s.t.), Goetze 7 (Shaqiri
6,5 34’ s.t.). All.: Guardiola 8
Arbitro: Eriksson (Svezia) 5
Ammoniti: Iturbe, Torosidis, Nainggolan,
Bernat. Recuperi: 1’ più 2’
Cole, andato a fondo contro
Robben e caduto dopo 9’ nella
finta che l’olandese fa dall’inizio della sua carriera, rientrando sul sinistro e piazzando il tiro a giro; 3) la pessima
serata di De Sanctis, soprattutto se confrontata con un paio
di grandi parate di Neuer, una
decisiva su Gervinho perché
arrivata un minuto dopo l’1-0,
nell’unico sussulto della Roma.
Nel secondo quaderno, con
molte meno pagine, ci può
stare questo: 1) Gervinho da
centravanti è sembrato l’unica
arma efficace contro la difesa
del Bayern, dove Benatia (fischiato ogni volta che toccava
la palla ma senza che l’ostilità
degenerasse mai) si è preso
una vendetta completa; anche
se la partita era ormai morta
l’ivoriano ha segnato, colpito
un palo, sfiorato un altro gol
ed è stato fermato per un offside inesistente quando stava
dirigendosi da solo verso
Neuer; 2) il comportamento
dello stadio e in particolare
della curva Sud, che ha sostenuto la squadra per 90’ e alla
fine ha intonato il coro «Vinceremo il tricolor».
Sintesi tifosa ma perfetta:
nel nostro campionato la Roma resta da corsa, se non si farà travolgere da questa notte
di pane duro.
Luca Valdiserri
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Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
SPORT
53
Attacchi scatenati: segnati 40 gol in 8 partite
Gruppo A
Oggi, ore 20.45
Atletico Madrid-Malmoe
(SkySp3, SkyC3)
Olympiacos-JUVENTUS
(Canale 5)
Classifica
Atletico Madrid, JUVENTUS,
Malmoe e Olympiacos 3
Gruppo B
Oggi, ore 20.45
Ludogorets-Basilea
(SkyC7)
Liverpool-Real Madrid
(SkySp1, SkyC1)
Classifica
Real Madrid 6; Basilea e
Liverpool 3; Ludogorets 0
Gruppo C
Oggi, ore 20.45
Bayer Leverkusen-Zenit
(SkyC5)
Monaco-Benfica
(SkyC6)
Classifica
Monaco e Zenit 4; Bayer
Leverkusen 3; Benfica 0
Gruppo D
Oggi, ore 20.45
Anderlecht-Arsenal
(SkyC4)
Galatasaray-Borussia D.
(SkySpPlus, SkyC2)
Classifica
Borussia D. 6; Arsenal 3;
Galatasaray e Anderlecht 0
Talmente orribile
da non apparire
del tutto vero
di Mario Sconcerti
19
© RIPRODUZIONE RISERVATA
0-1
3-1
Gruppo G
Schalke-Sp. Lisbona
4-3
Chelsea-Maribor
6-0
Classifica
Chelsea 7; Schalke 5;
Maribor 2; Sporting Lisbona 1
Prossimo turno (5/11)
Sporting Lisbona-Schalke
Maribor-Chelsea
Dubbio Pirlo-Marchisio. Buffon: «Abbiamo potenzialità enormi»
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
I
Gruppo F
Apoel Nicosia-Psg
Barcellona-Ajax
Classifica
Psg 7; Barcellona 6;
Ajax 2; Apoel Nicosia 1
Prossimo turno (5/11)
Psg-Apoel Nicosia
Ajax-Barcellona
Allegri contro i greci ordina
una Juventus frizzante
● L’analisi
l più grande abbraccio
di folla per il peggior
risultato della storia.
Una fine liscia e
inverosimile, cattiva
soltanto perché alla fine
estremamente normale.
Quelle che in campionato
sono di solito le differenze
della Roma, sono sembrate
contro il Bayern le vere
ragioni del disastro. Un
centrocampo con un
palleggiatore di troppo
(Pjanic o Totti), con due ali
veloci ma distratte sul gol
(Iturbe e Gervinho), una
difesa continuamente in
difficoltà sui tanti ingressi
in area degli interni
tedeschi. C’è una
spiegazione vera? La prima
è che il Bayern
individualmente è molto
più forte della Roma,
differenza che nella
somma dei singoli diventa
davvero abissale. La
seconda è che Garcia si è
fatto prendere un po’ da se
stesso e ha cominciato
attaccando. Questa è la
cosa peggiore da fare
contro il Bayern. È un
avversario troppo abituato
a segnare, va tenuto il più
possibile fermo sui blocchi
di partenza. Far cioè
diventare fondamentale
anche una sola rete, da
qualunque parte arrivi. È
col respiro corto che
Guardiola diventa normale
e s’innervosisce. Se lo
attacchi, vai sul suo
terreno. Il bluff non è mai
un gioco reale. Non resta
comunque molta logica al
risultato, da qualunque
parte si guardi. C’è stata
una differenza irreale. Un
gol ogni sei minuti nel
primo tempo, una lezione
continua di calcio. Quella
che in Italia è una squadra
diversa, un laboratorio di
modernità, in Europa è
stata un sacco da boxe dove
sfogarsi così facilmente
non risulta alla fine
nemmeno terapeutico,
solo crudele. Totti, Pjanic,
De Rossi, Gervinho,
Nainggolan, tutti i migliori
autori del nostro calcio
non sono mai nemmeno
apparsi.È stata sbagliata
partita, fin dall’inizio,
questo è certo. Ma la
differenza tra le squadre è
stata imbarazzante. Così la
vera scusa diventa che è
stato tutto così orribile da
non poter essere vero. La
giustificazione dei folli.
D’altra parte, se avesse
senso il risultato, di cosa
avremmo realmente
discusso fino a ora? E,
soprattutto, cosa sarebbe il
nostro calcio?
Gruppo E
Cska-Manchester City 2-2
ROMA-Bayern
1-7
Classifica
Bayern Monaco 9; ROMA 4;
Manchester City 2; Cska 1
Prossimo turno (5/11)
Bayern Monaco-ROMA
Manchester City-Cska Mosca
I mesi trascorsi
dall’ultimo
successo in
trasferta in
Champions
della Juve: il 12
marzo 2013,
3-0 con il Celtic
7
I gol della Juve
all’Olympiacos
a Torino nel
2003 (girone di
Coppa: 7-0). È
la vittoria
bianconera più
larga in Europa
ATENE Sul charter della Juventus
è tornata l’acqua frizzante, bandita con tutte le bibite gassate
(non parliamo degli alcolici)
durante la gestione Conte. Il
cambiamento si vede da piccoli
particolari, ma ce ne sono di
più importanti, come il dubbio
Pirlo-Marchisio a centrocampo. Dubbi su Pirlo, negli ultimi
tre anni, a parte il periodo iniziale dell’era Conte (quando si
accarezzava l’idea del 4-2-4)
non ce n’erano mai stati. Allegri porta nella tiepida Atene 21
giocatori, «tutti disponibili» e
annuncia quelli sicuri in carta
stasera sul prato dello stadio
Georgios Karaiskakis, bollente
tana dell’Olympiacos: Lichtsteiner, Ogbonna, Bonucci, Chiellini, Vidal, Tevez. Sei su undici,
il resto lo scopriremo vivendo.
L’impressione è che la rinuncia
a Pirlo aprirebbe un fronte di
discussione, mentre giubilare
Llorente, mentre il gioco si fa
duro, suonerebbe come un siluramento.
L’Europa non può attendere,
dopo la sconfitta di Madrid, vista da dentro come una prova
di personalità finita male per
Tecnico
Massimiliano
Allegri, 47 anni,
alla prima
stagione
sulla panchina
della Juventus.
In bianconero
l’allenatore
toscano finora
in 9 gare ufficiali
ha totalizzato
7 vittorie, una
sconfitta e un
pareggio
(Ramella)
un episodio e da fuori come
una prestazione incolore e
senza coraggio punita da un
gol degli avversari. Gigi Buffon
sceglie la numero 1 e va oltre:
«Dovremmo cercare di dare indicazioni precise e possibilmente convincenti, per l’importanza della gara ma anche
per dimostrare che l’ambizione di arrivare tra le prime otto
d’Europa non è campata per
aria». L’ultimo successo in trasferta (in Champions) risale al
12 marzo 2013, il Celtic schiantato 0-3 a Glasgow. Dopo molti
balbettii. Con l’Olympiacos
Madama ha un buon percorso:
nel 2003, girone come oggi,
vinse 2-1 con doppietta di Pavel
Nedved e al ritorno, a Torino,
fu tirassegno, 7-0 che per i
bianconeri è la vittoria più larga in Europa e per i greci la
sconfitta più pesante. In complesso, in Grecia, per Madama
due vittorie e due pareggi.
Però questo Olympiacos con
tattica spagnola, grazie al vecchio rivale madridista Michel
sulla panchina, ma sempre
bollente di tifo greco, ha vinto
Gruppo H
Bate-Shakhtar Donetsk 0-7
Porto-Athletic Bilbao
2-1
Classifica
Porto 7; Shakhtar Donetsk 5;
Bate 3; Athletic Bilbao 1
Prossimo turno (5/11)
Shakhtar Donetsk-Bate
Athletic Bilbao-Porto
le ultime quattro partite interne di Champions, tre nella
campagna 2013-2014 (Benfica,
Anderlecht e Manchester United) e una in questa (Atletico
Madrid). Insomma un avversario non da temere, ma da rispettare e maneggiare con
cautela. Capitan Buffon è concentrato su questo e si lascia
alle spalle la rientrante contrapposizione continua con la
Roma: «De Sanctis? Ha espresso il suo pensiero e lo rispetto.
Ma di quella gara ho ormai un
ricordo sbiadito. La vita va
avanti, ci sono sfide continue,
prestigiose come questa dove
mettere la testa. Noi abbiamo
enormi potenzialità e spero
che si vedano presto. Per presto dico già da questa gara».
Il messaggio del capitano è
forte è chiaro. Massimiliano Allegri, sotto gli occhi attenti di
Andrea Agnelli, lo fa suo.
«Questa partita non è decisiva,
ma importante sì. Con il ritorno a Torino dobbiamo fare più
punti che possiamo. Andare
avanti in Champions è fondamentale per tutti e contro
l’Olympiacos non possiamo
sbagliare. Certo, ci sarà un ambiente caldo, un grande tifo ma
in campo entrano i giocatori,
non i tifosi. E i miei dovranno
fare una bella partita, serena
come atteggiamento ma tosta
sotto il profilo fisico e soprattutto tecnico». Insomma se
non gassati, sicuramente effervescenti. Lisci è escluso.
Roberto Perrone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Duello a distanza
Atene, ore 20.45
Llorente soffre
di mal di gol?
Morata pronto
alla zampata
Olympiacos
4-4-2
16 Roberto
14 Elabdelaoui
3 Botia
22 Abidal
26 Masuaku
5 Milivojevic
11 Kasami
8 N'Dinga
19 Fuster
7 Mitroglou
6 Afellay
Arbitro: MAZIC (Serbia)
Tv: ore 20.45 Canale 5
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
«Fernandito!». Quando
Javier Clemente lo chiamava
così ai primi tempi nell’Athletic Bilbao era un brutto segno:
voleva dire che Llorente era ripiombato in uno di quei momenti di indolenza che dopo
un inizio da baby fenomeno ne
hanno un po’ tardato l’esplosione. Oggi, quello che per i tifosi è il Re Leone, viene di colpo dipinto al suo arrivo in Grecia come in una favola di Esopo: un felino bolso e un po’
sdentato, con il mal di schiena
e il mal di gol. Contrapposto
come in ogni apologo che si rispetti al giovane puma, pronto
a dare la zampata all’avversario,
ma anche al centravanti titolare: perché Llorente continua a
fare fatica a trovare la porta e
Alvaro Morata si è già sbloccato
in campionato (a Bergamo),
pur avendo potuto sfruttare in
nove partite solo 92 minuti in
campo.
«O gioca uno o gioca l’altro…
— gigioneggia Max Allegri —
quelli che ho portato stanno
tutti bene. Michel ha detto che
ha un debole per Morata? Alvaro è un ragazzo giovane di
ATENE
Llorente
● Fernando
Llorente, 29
anni, è al suo
secondo anno
alla Juventus
● Nel 2014-15
9 presenze
e 0 gol
grandissime qualità e prospettive, è stato fermato da un infortunio appena arrivato ma si
è ambientato ed è cresciuto
molto».
Non è detto però che alla vigilia del suo ventiduesimo
compleanno sia arrivato il regalo della prima maglia da titolare per Morata, già a segno in
Champions con il Real e in
campo 41 minuti anche nella finale che ha portato la decima
coppa a Madrid. Ma la tentazione è forte, come la curiosità del
popolo bianconero e della società che ha investito venti milioni su un predestinato, che i
blancos a loro volta non hanno
mollato: tra due anni Alvaro,
che a quindici anni firmò per il
Getafe proprio grazie all’attuale
tecnico spagnolo dell’Olympiacos, può tornare al Real per 35
milioni. Se qualcun altro lo
vuole, la clausola rescissoria è
di cento milioni. Quanto basta
per capire che la sfida non è tra
il vecchio diesel Llorente e un
motore di nuova generazione
tutto da rodare: Morata al Real
Madrid non era titolare ma nella Liga aveva una media di un
gol ogni 91 minuti e a Torino,
non appena avrà trovato il ritmo partita con un minutaggio
Morata
● Alvaro
Morata, 22
anni domani,
è al suo primo
anno alla Juve
● Nel 2014-15
6 presenze
e 1 gol
Juventus
3-5-2
1 Buffon
5 Ogbonna
19 Bonucci
3 Chiellini
26 Lichtsteiner
23 Vidal
21 Pirlo
6 Pogba
22 Asamoah
14 Llorente
10 Tevez
maggiore, si gioca il posto alla
pari.
Ma questa potrebbe essere
ancora la notte di Fernando.
Del resto anche un anno fa a fine ottobre, dopo essersi ripreso dal trauma iniziale della durissima preparazione di Conte,
Llorente cominciò a segnare
con più regolarità a cominciare
dalle due sfide ravvicinate di
Champions proprio con il Real
Madrid.
In campionato, dopo il guizzo di testa al debutto col Verona
alla quarta giornata, il navarro
non segnò fino alla dodicesima, ma a fine stagione con sedici gol ha contribuito abbondantemente allo scudetto.
Adesso però il tempo stringe:
Llorente a luglio è arrivato a Vinovo con una settimana di anticipo per accelerare la preparazione atletica, ma potenza e
lucidità in area sembrano
smarrite. Anche perché la nuova posizione di Tevez, più largo
raggio, non lo favorisce negli
ultimi sedici metri. E l’affitto
del monolocale con vista del
gol sta per scadere. Fernandito
è avvertito.
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
54
PRESENTA LA WEB SERIE
ONLINE SU CORRIERE.IT
La Scelta di Catia è la nuova web serie di Corriere della Sera: 10 puntate, 60 giorni di navigazione con il comandante
Catia Pellegrino e i suoi uomini sulla nave Libra, nello stretto di Sicilia, a salvare vite umane.
Un esercito di persone spinto dalla disperazione, nel mediterraneo, davanti alle nostre coste.
La realtà è sempre come ci appare?
REGIA DI ROBERTO BURCHIELLI
PRODOTTA DA
IN COLLABORAZIONE CON
La scelta di Catia è anche visibile all’indirizzo marina.difesa.it
Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
SPORT
Redknapp e Taarabt
«Sei troppo grasso»
«Io invento calcio»
Tecnologia bocciata
Platini: «In campo
niente moviola
Ammazza il calcio»
sino io, trattenendo il respiro
per qualche istante per fare
una foto, potrei sembrare magro. L’unico modo per fargli
perder peso è stata la tonsillite.
Non è in grado di giocare, fisicamente parlando. Questa è la
verità. È il peggior professionista che io abbia mai visto». Fermateli.
Monica Colombo
ROMA Droni che fischiano il fuorigioco, fotogrammi analizzati in tempo reale nel minimo
dettaglio e cellule a infrarossi a delimitare il
campo: ecco l’apocalisse tecnologica secondo
Michael Platini, presidente Uefa in tour a Roma
sia in veste istituzionale che per la promozione
del suo libro «Parliamo di calcio». «L’arbitro
non deve fare gli sbagli, ma capisco che ne fa —
le sue parole —. Non si può cominciare con gli
episodi, si inizia con la tecnologia del gol-nongol e si finisce con dei droni che fanno gli arbitri:
uccideremo il gioco e non saremmo comunque
contenti della moviola». Fine della poesia.
E proprio quando la Figc dell’amico «intimo,
anche se Optì Pobà è stata una cavolata» Carlo
Tavecchio, dopo il caos di Juve-Roma, dà piena
disponibilità alla Fifa per la sperimentazione
dell’aiuto tecnologico. «Non tutti vogliono la
moviola in campo — ancora il presidente Uefa
—. Io non ne penso bene, ma niente impedisce
di mandare avanti una sperimentazione anche
se è totalmente negativa. Il problema è ‘quando
fermi in gioco?’, la fluidità è molto importante e
si dovrebbe tornare sempre indietro. Per me
l’ammazziamo il calcio».
« Dobbiamo aiutare gli arbitri ad essere migliori, non cancellarli — continua Platini —. E
poi sarebbe bruttissimo, che calcio si gioca se
ogni volta ti fermi a chiedere la prova tv? Altri
sport si fermano ogni 30 secondi, in altri l’arbitro condivide le decisioni col microfono, si possono trovare nuove vie. Non dipende da me, decide l’International Board. Però penso che alla fine saremo in minoranza e sarà la fine del calcio
bellissimo che abbiamo visto e vissuto». Il cui
ultimo interprete rimasto è forse Francesco Totti, «un grandissimo giocatore che fa cose bellissime», dice Roi Michael mentre bacchetta Balotelli e Pogbà, ovvero il futuro: «Il primo ha fatto
un bell’Europeo, poi ha mollato. Il secondo vedremo a fine carriera se sarà stato bravo come
me».
Andrea Arzilli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Il libro
L’ex milanista sotto accusa e preso in giro al Qpr
Titolare inamovibile sotto la
gestione Seedorf, capace di far
innamorare l’esigente pubblico
di San Siro — depresso dopo
una stagione travagliata —, autore di 4 gol e di dribbling da
playstation, Adel Taarabt deve
ora fare i conti con un girovita
da impiegato e con le ire del
suo tecnico. «È sovrappeso di
10 kg, non posso difendere uno
che prende un sacco di soldi e
non riesce ad essere in forma»
ha tuonato Harry Redknapp,
l’allenatore del Qpr, squadra
proprietaria del suo cartellino,
costretta a riaccoglierlo dopo il
mancato riscatto da parte del
Milan.
Fino a un’ora prima delle
chiusure delle trattative nell’ultimo giorno di mercato, il marocchino ha tempestato di telefonate la sede rossonera, desideroso di tornare in quella città
dove si era ambientato con una
certa naturalezza. Protagonista
delle aree di rigore avversarie
ma anche del Riad Yacout, sfavillante locale maghrebino
(frequentato in passato anche
da Ronaldinho), si è giocato la
permanenza al Milan a furia di
superalcolici e sigarette. Quindi il tormentato ritorno in Premier League. Finora ha collezionato panchine e tribune.
Motivo? «Non è infortunato,
14
presenze
e 4 gol
per Taarabt
nel Milan
2
presenze
e 0 gol per il
marocchino
nel Qpr
85
chilogrammi
il peso forma
di Taarabt
in rossonero
ma in questo momento non
può assolutamente giocare a
calcio — ha spiegato Redknapp —. L’ho fatto giocare in
una partita con la squadra riserve, vi dico che io al posto
suo avrei corso di più. Se pensa
di prendere 70 mila sterline (89
mila euro) a settimana senza
allenarsi, ha sbagliato di grosso». Taarabt, furioso si è messo
allora in posa per i fotografi: «Il
mio peso forma è sempre stato
fra gli 84 e il 86 kg: ora peso 85,
un chilo in meno rispetto a
quando giocavo nel Milan. Redknapp spende la maggior parte del tempo nel suo ufficio e
vede l’allenamento solo 5 o 10
minuti. Devo proteggere la mia
reputazione, io sono un professionista: qui tutti sono demotivati. Purtroppo non siamo una
squadra, non c’è un’idea di gioco e gli allenamenti non sono
intensi come al Milan. Io sono
uno che inventa gioco, non che
lo distrugge. Non sono quel tipo di giocatore».
Controreplica dell’allenatore, furibondo secondo l’Independent con il marocchino
perché Taarabt, quando ha saputo che non sarebbe andato
nemmeno in panchina contro
il Liverpool avrebbe abbandonato seduta stante la riunione
tecnica (e forse lo stadio): «Per-
55
● Il pallone
visto da roi
Michel:
«Parliamo di
calcio», scritto
con Ernault
Gérard
(Bompiani
editore, 288
pagine, 17
euro), è un
racconto a volo
d’uccello sul
pallone e i suoi
campioni.
Tra cui,
naturalmente,
anche l’ex
numero 10
della Juventus
Polemiche
Adel Taarabt,
25 anni, è
francese
naturalizzato
marocchino
(Getty Images)
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
56
Cara
zia Paola
ricordiamo il tuo sorriso e i tuoi riccioli biondi e ci
uniamo nel dolore a Gianfranco, Alessandra e
Martina.- Lidia, Nevia e Vesna.
- Milano, 21 ottobre 2014.
Nino e Lalla sono molto vicini a Gianfranco e alle
figlie Martina e Alessandra in questo triste momento.- Sono profondamente addolorati per la scomparsa della cara e sfortunata
Paola
- Milano, 21 ottobre 2014.
Annita, Paolo, Tiziana, Anna abbracciano con affetto Martina, Alessandra e Gianfranco nel doloroso momento della perdita della cara
Paola
- Varese, 21 ottobre 2014.
Giovanna e Filippo abbracciano Alessandra e famiglia per la perdita della cara
Paola Spiti
- Milano, 20 ottobre 2014.
Paola Soldaini Spiti
Partecipano al lutto:
– Loredana e Paolo Minguzzi.
– Antonella e Franco Battaglia.
Addio
Giulio
Domenico e Sandra addoloratissimi partecipano
al cordoglio per la dipartita di
Arnaldo Donadoni
uomo cristiano, piissimo, coltissimo, perfetto dirigente, amico carissimo ed indimenticabile.
- Lecco, 20 ottobre 2014.
Ricordando con i dipendenti di un tempo di Colombo Industria Gas S.p.A., Domenico Colombo
rattristato per la dipartita del Consigliere Delegato
Arnaldo Donadoni
ne celebra la più eccelsa lode.
- Lecco, 20 ottobre 2014.
L’Associazione Mondo Giusto partecipa con il più
profondo cordoglio alla dipartita di
Arnaldo Donadoni
La sua sapienza giuridica e amministrativa è stata
garanzia di crescita efficace e duratura nel terzo
mondo. - Lecco, 20 ottobre 2014.
Partecipiamo al dolore del figlio Giovanni per la
perdita del papà
Panfilo Luciano Monza
Bollani, Brusa, Gabiati, Savojardo.
- Milano, 21 ottobre 2014.
I soci, i collaboratori e il personale tutto di Norton Rose Fulbright Studio Legale partecipano sentitamente al dolore di Alessandro e della sua famiglia per la perdita del caro papà
Panfilo Luciano Monza
- Milano, 21 ottobre 2014.
Da te ho imparato quasi tutto quello che so.- Riposa in pace.- Renzo.
- Milano, 21 ottobre 2014.
Nicolò Juvara abbraccia Alessandro e la sua famiglia per la scomparsa di
Francesco Perasti, con il Consiglio di Amministrazione ed i dipendenti tutti di Lombardini & Associati
S.r.l., esprime il proprio profondo cordoglio per la
prematura scomparsa del caro Dottore
e si stringe a loro con affetto in questo triste momento. - Milano, 21 ottobre 2014.
Giulio Romieri
Panfilo Luciano Monza
Mario, Roberto, Mauro, Paolo, Niccolò, Dario e
tutti i collaboratori della società Nadler Larimer &
Martinelli si uniscono al dolore dei familiari per la
scomparsa dell’amico
Giulia e Luigi Bresciani con la figlia Carola ricordano con profonda stima e gratitudine il
È mancato all’affetto dei suoi cari
Manfredi Di Bartolo
Ne danno il triste annuncio la moglie Elisabetta, le
figlie Amalia ed Emanuela con Alessandro, la sorella Maria Antonietta con i figli Stefania ed Alessandro, Massimo con Valeria.- Un particolare ringraziamento a tutto il personale dell’hospice Il
Mantello di Mariano Comense e del reparto di oncologia del Presidio Ospedaliero Città di Sesto San
Giovanni, per l’assistenza, la professionalità ed il
calore umano. - Lomazzo, 21 ottobre 2014.
Ciao
Manfredi
sei stato grande, con tanto coraggio e dignità.- La
tua forza sarà la mia forza.- Grazie di tutto la tua
Elisabetta. - Lomazzo, 21 ottobre 2014.
Il 21 ottobre
Giovanna Rotondi Tagliasacchi
ha raggiunto il suo Claudio.- Lo annunciano commosse le figlie Carla e Luisa con Marco Niccolò Jacopo Laura Anna e Davide.
- Milano, 22 ottobre 2014.
Enrico e Dolli sono vicini con grande affetto a
Luisa e Carla e alle loro famiglie per la perdita della cara mamma
Giannina
nel ricordo dell’amicizia di tanti anni.
- Milano, 21 ottobre 2014.
Il Presidente Lang, l’Amministratore Delegato
Pucciarelli e i dipendenti tutti di INSO S.p.A., partecipano con viva commozione al cordoglio per la
perdita dell’
Onorevole
Gian Luca Cerrina Feroni
già Presidente di INSO.
- Firenze, 21 ottobre 2014.
22 ottobre 2011 - 22 ottobre 2014
"Chi crede in me vivrà in eterno."
(Dal Vangelo)
Da tre anni il
Dott. Annibale Gatti
vive nel cuore della moglie Lucia con immutato
amore e nei ricordi della sorella, della zia, dei cugini, dei nipoti, dei cognati e tutti quelli che gli vollero bene.- Una Santa Messa di suffragio verrà celebrata oggi mercoledì 22 ottobre alle ore 18 nella
chiesa di San Pio V, in via Ennio angolo via Lattanzio. - Milano, 22 ottobre 2014.
Elisabetta, Giancarlo, Silvana e Clara profondamente commossi dalle manifestazioni di stima ed
affetto per il loro caro
Luigi (Gigino) Pezzoli
ringraziano di vero cuore tutti coloro che hanno
partecipato al loro immenso dolore.
- Cene (Bg), 22 ottobre 2014.
Nell’anniversario, Caterina, con dolcezza e nostalgia, ricorda il suo amato papà
Dott. Mario Tesone
Primario medico, a tutti coloro che lo hanno stimato e gli hanno voluto bene.
- Milano, 22 ottobre 2014.
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
i compagni della III C ti porteranno sempre nei loro
pensieri e nei loro cuori.- III C 1971 - 1972, liceo
Volta di Como. - Como, 20 ottobre 2014.
- Milano, 21 ottobre 2014.
Luciano Masiero
uomo e imprenditore di grande sensibilità e operosità. - Milano, 21 ottobre 2014.
Maurizio
- Milano, 21 ottobre 2014.
Giulio Romieri
Alessandro e Massimiliano Ermolli, Marco Cascino e tutti i colleghi di Sin&rgetica si stringono intorno a Francesca e alla sua mamma per la perdita
del caro papà
prof. Maurizio Luisetti
e partecipano commossi al lutto della famiglia.
- Mariano Comense, 20 ottobre 2014.
Alberto con Alessandro e Andrea Dossi, Maurizio
Colombo e loro famiglie partecipa al dolore per la
scomparsa della cara mamma
sig.ra Mariateresa Macchi
Annoni
- Monza, 21 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– Mario Paterlini.
– Piercarlo Cavenaghi.
Quale volo di gentile farfalla te ne sei andata
dolce
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DA COPIA DI UN DOCUMENTO DI IDENTITA’
TARIFFE BASE IVA ESCLUSA:
PER PAROLA:
Pierina Brusoni Bossi
moglie affettuosa, mamma e nuora adorabile,
nonna premurosa.- Ne danno il triste annuncio il
marito Gianpaolo, le figlie Maria Cristina, Nicoletta, Loredana e Paola, i generi Alfonso, Diego e Lello, i nipoti Chiara, Elisa, Matteo e Tommaso.
- Milano, 18 ottobre 2014.
I cugini Arturo, Alfredo e Aldo Barzaghi partecipano al lutto della famiglia per l’immatura scomparsa del
Dott. Ing. Aldo Arturo
Salmoiraghi
- Milano, 19 ottobre 2014.
Giorgio Lugli Giannoni
è mancato all’affetto di Lella, Francesco, Stefania
e dei cognati Giuly e Walter, con i nipoti e nipotini.I funerali si terranno giovedì 23 ottobre, alle 14.45
nella chiesa di Sant’Eustorgio.
- Milano, 20 ottobre 2014.
Figli e nipoti, con Enrichetta, annunciano la
scomparsa dell’
Ing. Giuseppe Levi Minzi
- Milano, 20 ottobre 2014.
A MODULO:
Corriere della Sera
Necrologie: € 5,00
Adesioni al lutto: € 10,00
Solo anniversari,
trigesimi e ringraziamenti:
€ 300,00
Gazzetta dello Sport
PER PAROLA:
Necrologie: € 1,90
Adesioni al lutto: € 3,70
A MODULO:
Solo anniversari,
trigesimi e ringraziamenti:
€ 258,00
Diritto di trasmissione:
pagamento anticipato € 1,67
pagamento differito € 5,00
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è subordinata al pagamento
con carta di credito
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tel. 02 25846632
mercoledì 9/12.30 - giovedì/venerdì 14/17.30
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Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
SPORT
57
Lega Pro
Caso Pergocrema: prosciolto Macalli
Calcio e pubblicità
La Figc sceglie Infront: 57 milioni in 4 anni
Tennis
Masters, Sharapova sconfitta al debutto
Il Gup di Firenze, Fabio Frangini, ha prosciolto il presidente della Lega
Pro (e vice-presidente Figc), Mario Macalli, dall’accusa di abuso
d’ufficio, in relazione all’inchiesta sul mancato versamento al
Pergocrema della quota legata ai diritti tv. Il club avrebbe dovuto
ricevere 265 mila euro di contributi, ma gli avvocati dei suoi calciatori
avevano diffidato la Lega Pro dall’erogare la somma al Pergocrema,
poiché gli stessi calciatori non ricevevano da tempo lo stipendio.
Macalli aveva tenuto conto della diffida e non aveva versato i soldi.
Tutto come previsto: la Federcalcio ha scelto Infront (in
collaborazione con il Sole 24 ore) quale advisor pubblicitario del
prossimo quadriennio. La decisione è stata presa dal comitato di
presidenza, che si è riunito ieri a Roma. Ora sarà il d.g., Michele Uva, a
firmare l’accordo. L’offerta di Infront, che è stata preferita nel
comitato di presidenza a quelle di Rcs e SwissOne, prevede un
minimo garantito di 57 milioni di euro per il prossimo quadriennio. È
prevista la collaborazione di Rai.com per archivi e progetti speciali.
Caroline Wozniacki e Agnieszka Radwanska hanno vinto i match
della seconda giornata delle Wta Finals, il Masters in corso a
Singapore, battendo rispettivamente Maria Sharapova (7-6, 6-7, 62) e Petra Kvitova (6-2, 6-3). Oggi Serena Williams affronta la
romena Halep e la canadese Bouchard sfida la serba Ivanovic.
VELA Maserati, al timone lo skipper Soldini, continua la corsa per
battere il record di traversata dell’Atlantico (6 giorni, 17 ore, 52
minuti) ma il meteo non aiuta. Ormai ci vorrebbe un miracolo.
Vallanzasca, la sua verità dal carcere
«Pantani doveva perdere quel Giro»
milione da buttare? Se sì, puntalo sul vincitore del Giro! Non
so chi vincerà, ma sicuramente
non sarà Pantani”».
L’ipotesi esplorata dagli inquirenti è che il Pirata dovesse
essere fermato perché le scommesse clandestine sulla sua vittoria, gestite dalla criminalità,
avesse raggiunto cifre da record e questo rischiava di far
saltare il banco. E dunque che
qualcuno abbia «alterato» il risultato delle sue analisi antidoping facendo arrivare il livello
dell’ematocrito a 51,9.
Un valore fuori norma che
effettivamente determinò la
la scelta di coinvolgere la mamma di Pantani.
Nei prossimi giorni l’uomo
che era in carcere con Vallanzasca sarà interrogato. Dovrebbe
essere tuttora detenuto, ma appare difficile che possa avvalorare la circostanza con il rischio
di essere coinvolto in un’inchiesta che ipotizza reati gravi
come l’associazione a delinquere finalizzata alla frode
sportiva. I magistrati ritengono
comunque che valga la pena di
verificare che cosa sia accaduto
in quel periodo. Un’indagine
che si muove in parallelo con
quella avviata dalla procura di
Rimini su sollecitazione della
famiglia Pantani e dell’avvocato
Antonio De Rensis che hanno
chiesto e ottenuto la riapertura
del fascicolo sulla morte di
Pantani avvenuta nel 2004 in
un residence con l’ipotesi di
omicidio.
I magistrati e i carabinieri
hanno interrogato i medici e i
Nuovi elementi
Interrogato, René dà
elementi utili ma non fa
il nome del compagno
di cella di allora
Il sospettato
Nei prossimi giorni
sarà ascoltato anche il
sospettato, difficile che
possa dare conferme
sua squalifica.
Per verificare l’attendibilità
di Vallanzasca i carabinieri gli
hanno sottoposto una «rosa»
di cinque nomi. Lui ha rifiutato
di indicare quello giusto, ma
gli elementi forniti hanno comunque confermato le verifiche effettuate dagli investigatori e dunque il nome del detenuto che aveva «consigliato»
come scommettere. Del resto
l’interrogatorio è andato avanti
per molte ore ed è presumibile
che in questa nuova veste collaborativa il bel René abbia voluto consegnare anche altri dettagli su quanto accaduto in
questi ultimi anni e cioè dopo
componenti dello staff di Pantani che hanno raccontato di
aver subito minacce affinché il
Pirata abbandonasse il Giro.
Ma sono consapevoli che non
sarà facile dimostrare l’alterazione delle provette, anche tenendo conto che gli esami furono affidati a specialisti affidabili e dunque bisognerebbe
riuscire a provare un complotto
che prevedesse addirittura l’intrusione o la sostituzione dei
campioni. Un lavoro che ritengono valga comunque la pena
di portare fino in fondo.
Fiorenza Sarzanini
[email protected]
Conferma il «complotto», gli inquirenti hanno individuato chi gli disse di scommettere
La vicenda
● Renato
Vallanzasca è
stato
interrogato ieri
dai carabinieri
● Il «bel René»
ha confermato
che nel 1999
un compagno
di cella nel
carcere di
Novara gli
suggerì di
scommettere
contro Pantani
al Giro perché
esisteva un
complotto per
eliminarlo, ma
non ha rivelato
il nome del
compagno di
cella
● Il detenuto
sospettato
verrà
interrogato nei
prossimi giorni
Lo dice subito, appena i carabinieri entrano nella sala colloqui: «È così, adesso posso affermare che è tutto vero». Sette
anni fa non aveva voluto fornire
alcun dettaglio nuovo su quell’avvertimento che avrebbe ricevuto in carcere. Ora Renato
Vallanzasca conferma invece la
possibile esistenza di un «complotto» per eliminare Marco
Pantani dal Giro d’Italia del
1999. E pur rifiutandosi di fare
il nome del compagno di cella
nel carcere di Novara che all’epoca gli consigliò di scommettere contro il Pirata, consegna particolari utili alla nuova
indagine avviata dal procuratore di Forlì Sergio Sottani.
Gli inquirenti conoscono
l’identità dell’uomo, esponente
della criminalità organizzata,
che a suo dire sarebbe stato
molto chiaro su che cosa sarebbe accaduto a Madonna di
Campiglio il 5 giugno di quindici anni fa. Vallanzasca lo aveva accennato la prima volta nel
suo libro «Il fiore del Male»
scritto con il giornalista Carlo
Bonini e pubblicato proprio alla fine del 1999. Lo aveva poi ribadito in una lettera inviata alla
mamma di Pantani nel 2007 affermando: «Quattro o cinque
giorni prima che fermassero
Marco a Madonna di Campiglio, mi avvicinò un amico, anche se forse lo dovrei definire
solo un conoscente, che mi disse: “Renato, so che sei un bravo
ragazzo e che sei in galera da
un sacco di tempo. Per questo
mi sento di farti un favore”. Ero
in vero un po’ sconcertato ma
lo lasciai parlare. «Hai qualche
L’intervista
Sospetti Marco Pantani, scomparso il 14 febbraio 2004 a Rimini all’età di 34 anni (Bettini)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Testimoni sul doping? Più facile sulla mafia»
Guariniello e la madre di tutte le inchieste: «La giustizia sportiva non trovi alibi»
La scheda
● Piemontese
di Frugarolo,
classe ‘41,
allievo del
professor
Conso, Raffaele
Guariniello è
un magistrato
molto attivo
sul fronte della
sicurezza sul
lavoro: suoi
i processi
Thyssen,
Eternit e alla
Juve per abuso
di farmaci
«Cosa è cambiato in 16 anni?
Ben poco. Assistiamo sempre
allo stesso copione». I magistrati indagano, la giustizia
sportiva fotocopia i faldoni dei
pm, gli atleti non collaborano.
Prima di Bolzano (Schwazer)
e Forlì (Pantani), c’era il pm
Raffaele Guariniello. Estate
1998. La madre di tutte le inchieste sul doping, che farà
chiudere pro tempore il laboratorio dell’Acquacetosa, inaugura a Torino la sfilata dei testimoni. Da Maradona («Personaggio unico. Mentre lo interrogavo sentivamo il boato dei
tifosi sotto la Procura: con mia
sorpresa, si alzò, aprì la finestra, salutò la folla; poi tornò
dentro e mi abbracciò!») a Pantani («Apparizione rapidissima: si avvalse della facoltà di
non rispondere») davanti a
Guariniello è passato tutto lo
sport degli anni Novanta/Duemila, lasciandogli nelle carte
un retrogusto amaro. «È la
stessa sensazione che ho nei
processi sulla sicurezza sul lavoro: i dipendenti sono testimoni molto reticenti. C’è la pa-
ura di perdere il posto, di compromettere il futuro. Gli atleti
vedono a rischio carriera, fama,
guadagni. Il calciatore, inoltre,
spesso resta nell’ambiente: chi
non rispetta le regole, viene
estromesso». Cambierà mai
questa mentalità omertosa? «Il
reato di doping, introdotto nel
2000, è giovane. Abbiamo già
centinaia di sentenze della Cassazione. Deve maturare, insieme alla cultura. Dobbiamo far
capire a tutti che collaborare
contro il doping è innanzitutto
un fatto di civiltà». Auguri.
«Oggi è più facile trovare testimoni contro la mafia che contro il doping, però mi sforzo di
essere ottimista».
❞
La legge c’è
È sempre la magistratura
a prendere l’iniziativa,
come a Bolzano. Dal ’98
non è cambiato niente
La legge (376/2000) c’è. Ed è
buona. In Europa ci sono Paesi
dove il doping non è reato o, se
lo è, non viene punito l’atleta
(Spagna). La disomogeneità tra
legislazioni, in assenza di una
direttiva dell’Unione Europea,
impedisce di indagare anche
all’estero. Guariniello conferma: «Come attività d’inchiesta
facciamo scuola in Europa e
nel mondo, però bisogna riconoscere che è sempre la magistratura a prendere l’iniziativa.
Non voglio dire che i magistrati
siano più bravi delle autorità
sportive ma abbiamo a disposizione strumenti determinanti:
perquisizioni, sequestri, intercettazioni. L’idea che mi sono
❞
La via d’uscita
Test a sorpresa e
indagini sistematiche:
non vedo altra strada.
I tifosi così si illudono
fatto è che i campioni di sangue e urine non bastano. E attenti a non trasformare i risultati dei test in un certificato di
buona condotta: quando approfondimmo l’attività del laboratorio antidoping di Roma
tutti i controlli erano negativi!». Passato remoto. Ma agli
atti resta una realtà inquietante. «Si facevano migliaia di
analisi sulle urine dei calciatori
e le massime autorità sportive
vennero a fornirmi tutte le garanzie». Peccato che gli ispettori di Guariniello, mandati all’Acquacetosa, scoprirono che
le positività non si trovavano
perché non venivano cercate:
«Un sistema di analisi insufficiente. Ne avemmo conferma
nel 2006 durante l’Olimpiade
di Torino. Lo spettacolare laboratorio di Orbassano trovò una
sola positività. Noi facemmo
una perquisizione nella famosa
villetta di San Sicario e venne
fuori di tutto. Curioso, eh?».
La mancanza di strumenti
della giustizia sportiva, però,
non deve diventare un alibi.
«Più test a sorpresa e più inter-
1998
Da una frase
di Zeman
(«Il calcio deve
uscire dalle
farmacie»)
prende spunto
l’inchiesta della
Procura
di Torino
12
I mesi di
sospensione di
tutte le attività
del laboratorio
dell’Acquaceto
sa in seguito ai
risultati
dell’inchiesta di
Guariniello
venti della giustizia penale.
Non vedo altra strada efficace.
La vicenda di Bolzano che riguarda il marciatore Schwazer
è nata da un’iniziativa della
Procura, infatti. In Italia manca
ancora la sistematicità. E forse,
tra magistrati ordinari e sportivi, ci si potrebbe parlare di più,
collaborare. Noto, invece, una
sorta di rincorsa delle autorità
sportive all’inseguimento delle
notizie penali: dateci per favore
le carte. Eh no, così non va».
Poveri, tifosi, dice il pm, rimasti gli unici a credere in uno
sport pulito. «S’illudono, ed è
un peccato: per la sua enorme
importanza sociale lo sport dovrebbe essere più tutelato ed
aiutato a ritrovare una credibilità. Ogni volta che assisto all’impresa di un italiano spero
di non leggere, due giorni dopo, che l’hanno pescato positivo. È veleno per i valori educativi. Come dire che si dovrebbe
liberalizzare il doping. Inaccettabile, sul piano etico e giuridico. Anzi, di più: una follia».
Gaia Piccardi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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di Maria Volpe
Torna la serie
sugli ultimi
pionieri degli Usa
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ornano i Mountain
Men, un vero e proprio
fenomeno. La serie sulle
avventure degli ultimi
pionieri d’America è infatti
seguita negli Usa da oltre 3
milioni di telespettatori. I
Mountain Men sono
guerrieri delle montagne,
dove però istinto di
sopravvivenza e astuzia non
bastano per restare vivi.
Nella valle dello Yaak
(Montana) Tom Oar e sua
moglie Nancy lottano
contro il tempo per
raccogliere cibo e legna
sufficienti per l’inverno. In
Alaska Marty Meierotto
spera di riscattare una
stagione deludente,
avventurandosi alla ricerca
di animali da cui ricavare
preziose pellicce.
Mountain Men
History Channel, ore 23
Iene, tra obesità
e immigrazione
D
ue temi importanti
stasera: la
discriminazione che
subiscono gli obesi, e
l’immigrazione. Ogni
giorno, dopo estenuanti
viaggi da Egitto, Marocco,
Siria, Albania e Kosovo,
arrivano a Milano decine e
decine di ragazzini. Alcuni
trovano ospitalità tramite
gli Uffici del Pronto
intervento Minori del
Comune, ma spesso i posti
delle comunità che
dovrebbero accoglierli non
bastano. Così si arrangiano
come possono e, affamati e
senza soldi, dormono per
strada o nelle stazioni.
Le Iene show
Italia 1, ore 21.10
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Corriere della Sera Mercoledì 22 Ottobre 2014
59
Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
Autostrada del Sole, quella fiction che sembra un lungo spot
Vincitori e vinti
L’
idea di fare una fiction sull’Autostrada
del Sole, la striscia di asfalto e cemento
che collega Milano con Napoli, il Nord
con il Sud, è una bellissima idea. Poi però bisognerebbe saperla realizzare.
Spiace doversela sempre prendere con Rai Fiction,
ma un conto è soddisfare la propria platea con un
prodotto «di bocca buona», un conto è richiamarsi
alla missione del Servizio pubblico e impegnarsi in
opere che sappiano raccontare con profondità la
nostra storia, farci conoscere all’estero, competere
su un mercato internazionale che ha alzato di mol-
AMORE CRIMINALE
Barbara De Rossi
Parte il nuovo programma
di Rai3: 1.629.000
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gio e creatività. Qui, invece, ci troviamo di fronte a
una specie di lungo spot per Autostrade per l’Italia
(manca solo «Viaggiare informati»), dove le battute
sono rivolte al presente («Non ci sono soldi ma ci
sono le idee, l’Italia risorgerà…»; «Mi tolga di mezzo i burocrati…») e dove i rapporti di coppia sono di
disarmante prevedibilità. Come al solito manca la
cura dei dettagli (bambini milanesi che parlano
con accento romano, citofoni moderni, taglio dei
capelli…). Non bastano Domenico Modugno o Fred
Buscaglione per fare epoca, ci vuole altro.
to l’asticella della complessità linguistica.
«La strada dritta», una coproduzione Rai Fiction
e Cattleya diretta da Carmine Elia, è la solita miniserie in due puntate scritta da Sandro Petraglia e Fidel
Signorile, tratta dal romanzo omonimo di Francesco Pinto (dirigente Rai, la solita grande famiglia di
Viale Mazzini!). Nel cast, oltre a Ennio Fantastichini, ci sono Giorgio Marchesi, Anita Caprioli, Carmine Recano, Valeria Bilello (Rai1, lunedì, 21.20).
Per otto anni, dal 1956, un esercito di uomini lavora con grande determinazione trasformando il
sogno in realtà. La loro è una storia piena di corag-
PECHINO EXPRESS
Costantino della Gherardesca
Vincono i viaggiatori
sbarcati a Giava: 2.312.000
spettatori, 8,9% di share
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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CAGLIARI
69 21 77 56
FIRENZE
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GENOVA
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52 9 87 56
PALERMO
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ROMA
87 89 6 69
TORINO
VENEZIA
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16 17 6 30
NAZIONALE
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Mercoledì 22 Ottobre 2014 Corriere della Sera