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Monumenti Verdi nei giardini dell`Emilia

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ISTITUTO PER I BENI ARTISTICI CULTURALI E NATURALI DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA
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nei giardini
erdi dell’Emilia-Romagna
Guida al Treewatching
Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini
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Alla scoperta dei giardini
DELL’EMILIA-ROMAGNA
La guida è stata realizzata in occasione della prima edizione di “Vivi il verde. Alla
scoperta dei giardini dell’Emilia-Romagna” (27-28 settembre e 4-5 ottobre 2014)
La schedatura dei parchi e dei giardini dell’Emilia-Romagna, promossa e
finanziata dall’IBC, è stata effettuata in più fasi dalla Fondazione Villa Ghigi tra
il 2009 e il 2013; al lavoro, che ha comportato ricerche, sopralluoghi, misurazioni
di esemplari arborei e fotografie documentarie, hanno partecipato Emanuela
Rondoni, Ivan Bisetti, Paolo Donati, Teresa Guerra, Valentina Bergonzoni,
Monica Soracase e, in prevalenza per la rielaborazione finale dei testi, Mino
Petazzini. I testi delle schede, a eccezione di quelle relative ai Giardini del
Casoncello, al Giardino Botanico “Nova Arbora” e al Giardino Benvenuto
Rambaldi, sono integralmente tratti dalle schede realizzate dagli autori sopra
citati, con limitati interventi funzionali e di aggiornamento da parte dei curatori.
Le immagini sono dei fotografi dell’IBC, Andrea Scardova e Costantino Ferlauto,
e degli estensori delle schede, in particolare Valentina Bergonzoni, Paolo Donati,
Teresa Guerra ed Emanuela Rondoni.
Impaginazione e grafica
Beatrice Orsini
Stampa
Centro Stampa della Regione Emilia-Romagna
Comunicazione
Valeria Cicala, Carlo Tovoli,
Beatrice Orsini (social media)
Realizzazione banca dati “parchi e giardini”
(Catalogo del patrimonio culturale)
Maria Elena Tosi
Un ringraziamento particolare a
Alessandro Alessandrini, Oriana Bordoni, Andrea Dalla Casa, Fiamma Lenzi,
Piero Orlandi
Il testo di Marguerite Yourcenar è tratto dal volume “Scritto in un giardino” pubblicato
da Il Nuovo Melangolo nel 2004
© Testi e immagini
Istituto per i beni artistici e culturali della Regione Emilia-Romagna
Via Galliera 21 – 40121 Bologna
www.ibc.regione.emilia-romagna.it
ISBN 9788897281382
2
ISTITUTO PER I BENI ARTISTICI CULTURALI E NATURALI DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA
Monumenti Verdi nei giardini
dell’Emilia-Romagna
a cura di Teresa Tosetti e Carlo Tovoli
Guida al Treewatching
Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini
Questa ricerca, suddivisa in tre volumi, offre complessivamente un
panorama di un centinaio di aree verdi, di varie tipologie, presenti
sul territorio regionale, frutto di una ricognizione effettuata dalla
Fondazione Villa Ghigi di Bologna su incarico dell’Istituto Beni
Culturali, da anni impegnato in iniziative volte alla conoscenza e alla
valorizzazione di tutto quel patrimonio verde presente nel territorio
e in particolare delle alberature monumentali (si veda:
http://ibc.regione.emilia-romagna.it/argomenti/alberi-monumentali).
Ogni guida raccoglie, suddivisi per provincia, un numero consistente di
beni che spaziano dai parchi e giardini pubblici delle città, ai giardini
pubblici di cittadine e paesi, nonché ad alcuni contesti particolari
rappresentati dalle aree ospedaliere e dai centri termali, dai cimiteri
monumentali e dai giardini storici di ville, castelli, o di grandi proprietà
nobiliari, luoghi dove si intersecano natura, architettura e paesaggio.
L’indagine ovviamente non ha la pretesa di essere esaustiva; in particolare
non sono stati censiti i parchi e giardini privati non accessibili al pubblico,
così come quelli privi di alberature di pregio o di piante secolari.
Lo studio ha raccolto, per ciascuna area, una serie notevole di notizie, sia
storiche che descrittive, con una particolare attenzione posta ai grandi
alberi, di cui se ne descrivono le caratteristiche fondamentali, come le
dimensioni, il portamento, il contesto.
L’intento è quello di offrire alcune indicazioni utili per osservare con uno
sguardo nuovo un importante aspetto del patrimonio verde regionale che
merita di essere scoperto, custodito e, soprattutto, amato.
Le schede complete della ricerca sono disponibili sul sito dell’IBC
(www.ibc.regione.emilia-romagna.it) all’interno del “Catalogo del
patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna - parchi e
giardini”.
FERRARA - CIMITERO EBRAICO
Come arrivare
Il cimitero, addossato alle mura nordorientali della città, si raggiunge
facilmente dal corso Porta Mare,
imboccando la suggestiva e campestre
via delle Vigne, che conduce in breve
all’ingresso monumentale.
Info utili
Il cimitero è visitabile tutti i giorni,
tranne il sabato (in inverno dalle 9
alle 16.30, in estate dalle 9 alle 18). È
necessario suonare il campanello del
custode (l’ingresso è gratuito).
Il suggestivo luogo di sepoltura è
sicuramente uno degli angoli più
coinvolgenti di Ferrara e meta di
visitatori da tutto il mondo, per le
sue lapidi verdi di alghe e muschi
e la varietà di alberi e arbusti sullo
sfondo dei bastioni. Diversi sono
gli esemplari arborei di notevoli
dimensioni, sia in filare che cresciuti
tra le lastre tombali. Racchiuso da un
bel muro perimetrale di mattoni alto
circa tre metri, che non impedisce la
vista delle fortificazioni cittadine, il
cimitero si estende per circa 5 ettari
nell’angolo più verde della città, dove
oltre ai cimiteri ebraico e cristiano
è sopravvissuta una vasta porzione
di territorio ancora coltivato, con
numerosi vigneti.
Il cimitero possiede un fascino
del tutto particolare, nel quale
gli aspetti storici, testimoniali e
naturalistici si intrecciano suscitando
intense emozioni. L’area verde è
caratterizzata da grandi estensioni
prative suddivise da filari di alberi
lungo la viabilità interna o da grandi
siepi alberate con un folto strato
arbustivo e da esemplari isolati,
piantati o cresciuti spontaneamente
tra le tombe e lungo le siepi. Sono
presenti molti sempreverdi dal
fogliame verde intenso, ma anche
numerose specie a foglia caduca,
che in autunno conferiscono a tutta
l’area delicate sfumature dal giallo
al marrone e al rossiccio. Dalle tre
grandi radure prative si possono
avere dei bei scorci sul verde e sugli
edifici che emergono oltre il lungo
muro di recinzione. Subito dopo
l’ingresso una bella magnolia e un
doppio filare di ginkgo introducono
a una prima area di sepoltura. Un
sentiero lastricato conduce all’edificio
riservato alle onoranze funebri,
costruito nel medesimo stile del
portale; verso il centro di una prima
grande zona prativa spicca isolato
un cedro dell’Atlante (della varietà
glauca). Un’alta siepe di bosso in
forma libera fiancheggia un campo di
lapidi ingiallite dai licheni. Un viale
di pini domestici conduce ancora più a
ridosso della rampa delle mura, dove
le lastre tombali si affollano in un
angolo del muro di recinzione. Verso
l’uscita, una densa siepe alberata
separa due grandi prati; prostrato a
terra, si nota uno dei due tronchi di
un vecchio gelso e poco oltre un altro
pino e un bel cedro dell’Himalaya.
Sono presenti alcuni grandi
alberi, non plurisecolari ma
comunque notevoli per il
portamento e il contesto nel
quale sono inseriti. Si segnalano due
farnie (circonferenza di 280 cm), che si
ergono tra le lastre e i monumenti
tombali.Tra le belle siepi alberate
della parte più naturale del cimitero,
inoltre, spicca l’imponente chioma
grigio argento di un bagolaro, che
colpisce per la ricca e integra
ramificazione, mai toccata da un
giardiniere, che comincia a svilupparsi
a poca distanza da terra, formando un
intreccio di pieghe sulla corteccia.
Forse interessa
Il cimitero ebraico ha preceduto di
quasi due secoli quello cristiano,
realizzato a breve distanza nel 1811,
intorno alla chiesa e al convento di
San Cristoforo. La Certosa di Ferrara,
con i suoi spazi aperti larghi e
ordinati, è abbastanza sorprendente
e, il vastissimo spazio prativo davanti
alla chiesa e al cimitero, denominato
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Prato dei Miracoli, è segnato da filari
di tigli e punteggiato in maniera
simmetrica da gruppi di grandi e
vetusti cespugli di bosso potati in
maniera regolare.
FERRARA - GIARDINO DELLA PALAZZINA
MARFISA D’ESTE
Come arrivare
La Palazzina, per chi arriva dalle
mura, si trova lungo il corso della
Giovecca, non lontano da piazzale
Medaglie d’Oro.
Info utili
La casa-museo è parte dei Musei
Civici di Arte Antica. È visitabile tutti
i giorni, tranne il lunedì. Orari: 9-13 e
15-18. (www.artecultura.fe.it)
Il piccolo giardino è tutto ciò
che resta della grande area verde
annessa a questa nobile residenza,
fatta costruire da Francesco d’Este
alla fine del Cinquecento, passata
poi in eredità alla figlia Marfisa. Un
tempo tutto l’isolato fino a Palazzo
Bonacossi, era occupato da vasti
spazi verdi tra loro collegati, che
comprendevano un “giardino segreto”
vicino alla palazzina, racchiuso
all’interno di padiglioni e logge
solo in parte conservati (Loggia
degli Aranci), un’ampia area verde
impreziosita da un giardino all’italiana
e un boschetto che arrivava a lambire
Palazzo Bonacossi. All’epoca di
Francesco d’Este la comunicazione
tra Palazzo Schifanoia, Palazzo
Bonacossi e la palazzina, che poi
prese il nome da Marfisa, avveniva
attraverso i giardini, lungo percorsi
immersi nel verde, secondo uno
scenografico disegno architettonico
nel quale Palazzo Bonacossi fungeva
da cerniera tra la delizia di Schifanoia
6
Ferrara, Cimitero ebraico
e la palazzina. Oggi questo grande
sistema verde è purtroppo scomparso.
Il giardino è caratterizzato da un
angolo ombroso, dove una vera da
pozzo quattrocentesca, scolpita con
stemmi estensi, è circondata da un
esemplare di ginkgo, da un cedro
dell’Atlante della varietà glauca e da
una magnolia. Poco oltre si estende
un prato, chiuso a sud da una siepe di
lauroceraso e bordato da alcune palle
di cannone in macigno provenienti
dal castello di Ferrara, che mette in
evidenzia un esemplare di pino nero
sullo sfondo, mentre nella parte più
orientale del giardino giovani macchie
di alloro si addensano intorno alla
graziosa fontana con una copia della
statua di bronzo raffigurante un putto,
il cui originale dello scultore ferrarese
novecentesco Giuseppe Virgili, si può
osservare all’interno della palazzina..
Magnolie e allori incorniciano la
bella Loggia degli Aranci, che si è
conservata nell’angolo sud-orientale;
un ambiente porticato, dalla volta
fittamente decorata a tralci di vite con
uccelli e vari animali, che un tempo
veniva utilizzato come serra e anche
luogo di spettacoli. Collegata alla
loggia, si trova l’antiloggia, un ampio
ambiente semiaperto dal bel soffitto
decorato con amorini musicanti, che
dà accesso alla Sala della Grotta,
anch’essa decorata con scene di
caccia e pesca che a volte richiamano
paesaggi ferraresi.
Gli alberi più vecchi e
interessanti presenti nel
giardino, che comunque
risalgono agli anni Trenta del
secolo scorso, sono le magnolie
sempreverdi; nella parte centrale del
giardino, spicca in particolare un
esemplare dal singolare portamento
policormico, dalla cui base si
dipartono più branche anche di
rilevanti dimensioni.
7
Forse interessa
Di fronte alla palazzina si estende l’ ex
Arcispedale Sant’Anna, con numerosi
padiglioni attorniati da giardinetti e
viali alberati. Gli alberi sono a volte di
8
discreto pregio e cospicue dimensioni.
Tra le specie più diffuse e interessanti
ci sono platani, cedri del Libano (uno
alto una ventina di metri), magnolie,
ginkgo, bagolari, frassini e tassi.
Ferrara, Giardino della Palazzina Marfisa d’Este
9
FERRARA - GIARDINO DI PALAZZO COSTABILI
DETTO “DI LUDOVICO IL MORO”
Come arrivare
Il palazzo e il giardino si raggiungono
con una breve passeggiata lungo
via XX Settembre dai parcheggi del
Baluardo della Montagna, nell’angolo
sud-orientale delle mura.
Info utili
Il giardino è ben visibile dal grande
arco con cancello che lo collega al
cortile d’onore di Palazzo Costabili,
sede del Museo Archeologico
Nazionale (orari: Martedì - Domenica
dalle 9.30 alle 19.00. Chiuso Lunedì).
L’odierno spazio verde è quanto
resta dell’antico giardino di Palazzo
Costabili, detto anche “di Ludovico
il Moro”, e in particolare della
ricostruzione in stile rinascimentale
realizzata nel 1936, dopo l’acquisto
del complesso da parte del Demanio
dello Stato per accogliere i reperti
10
provenienti dagli scavi di Spina, senza
particolare attenzione per i segni
rimasti della sistemazione originaria,
ma ispirandosi a un modello, in larga
parte inventato, di verde ornamentale
cinquecentesco.
Il curioso giardino in stile
“neorinascimentale”, è stato oggetto
di un intervento di restauro di
tipo formale, estetico e funzionale,
terminato nel 2010. È in prevalenza
costituito da un parterre di aiuole
formali di bosso, suddivise da vialetti
ortogonali, secondo i canoni del
giardino all’italiana. Verso il centro
del giardino restano le siepi di un
piccolo labirinto e più avanti si
incontra una zona che conserva vecchi
melograni e altri alberi da frutto. Un
filare di cedri deodora e del Libano
scherma il muro di recinzione verso
sud e i retrostanti edifici. L’incrocio
dei vialetti, in posizione abbastanza
centrale, è segnato da una vera da
pozzo veneziana, che in precedenza si
trovava a Palazzo Riminaldi.
Nel giardino gli alberi più
vecchi sono rappresentati da una
vecchia magnolia e qualche
cedro; si tratta di esemplari di
non eccezionale grandezza, che
nell’insieme tuttavia contribuiscono a
creare il gradevole corredo di
un’importante residenza urbana.
Ferrara, Giardino di Palazzo Constabili detto “di Ludovico il Moro”
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FERRARA - GIARDINO DI PALAZZO SCHIFANOIA
Come arrivare
Il palazzo e il giardino si raggiungono
con una breve passeggiata da piazzale
Medaglie d’Oro, in via Scandiana al
numero 23.
Info utili
Il Museo di Palazzo Schifanoia (Tel.
0532 244949; www.artecultura.fe.it)
è in parte visitabile tutti i giorni,
tranne il lunedì, dalle 9 alle 18.
La piccola area verde, tutta racchiusa
tra il fronte posteriore del palazzo e
un alto muro di recinzione sugli altri
tre lati, è un piacevole luogo di sosta,
dopo la visita al museo. Il patrimonio
vegetale, piuttosto eterogeneo ma
di effetto gradevole, comprende
diversi alberi e arbusti in prevalenza
ornamentali.
Palazzo Schifanoia è l’unico
esempio rimasto di dimora estense
per la rappresentanza e lo svago,
“schifanoia” deriva letteralmente
“da schifar la noia” (vale a dire gli
affanni del governo). Al piano nobile,
nel Salone dei Mesi, è conservato il
celebre ciclo di affreschi a carattere
pagano realizzato tra il 1469 e il 1470
da Francesco del Cossa, Ercole de’
Roberti e altri pittori; voluti da Borso
d’Este per esaltare la sua attività
di governo, gli affreschi sono una
delle più importanti testimonianze
della scuola ferrarese e della cultura
rinascimentale italiana; i dettagli
naturalistici dei paesaggi fantastici
che fanno da sfondo ai diversi mesi
richiamano vari aspetti del territorio
ferrarese e i giardini che facevano
da scenario agli svaghi della corte.
Nell’adiacente Sala delle Virtù, più
nota come Sala degli Stucchi per la
ricca decorazione del soffitto, sulle
pareti si sviluppa una fascia suddivisa
in riquadri con festoni, ghirlande
e putti che sorreggono le insegne
12
estensi e quattro imprese di Borso
d’Este (unicorno, paraduro, battesimo,
fuoco); tra i riquadri sono inserite
figure femminili ad altorilievo che
simboleggiano le virtù teologali e
cardinali. Dalla partenza degli Estensi
(1598) iniziò la decadenza del palazzo
che, divenuto di proprietà della
famiglia Tassoni all’inizio del ’700 fu
in parte subaffittato a una manifattura
di tabacco: gli affreschi del Salone dei
Mesi, furono ricoperti di intonaci e
demolite la loggia e la scala d’onore
sul giardino. La riscoperta degli
affreschi, iniziata nel 1821, ebbe una
tale risonanza da indurre il Comune di
Ferrara a intervenire per recuperarli e,
alla fine dell’Ottocento, venne deciso
di fare del palazzo la sede del nuovo
Museo Civico, inaugurato nel 1898.
Da allora Palazzo Schifanoia ospita
le collezioni dei Musei Civici d’Arte
Antica, le cui ricche raccolte sono
distribuite nelle sale quattrocentesche
e nell’ala trecentesca dell’edificio.
Oltre a ceramiche greche, etrusche
e romane e collezioni di monete e
avori, spiccano gli straordinari codici
miniati, come la Bibbia della Certosa
voluta da Borso d’Este.
Il giardino retrostante l’edificio
è punteggiato da alberature di
varie specie, sia sempreverdi che
caducifoglie, in una disposizione
abbastanza casuale ma con effetto
gradevole. Nella parte orientale sono
presenti tre voluminosi gruppi di
noccioli e una betulla, nella parte
centrale svetta una vigorosa magnolia
sempreverde e, più a ovest, si trovano
un grande arbusto di magnolia stellata
e un liquidambar. Verso il muro a
nord, crescono un bell’esemplare di
olmo e due ciliegi, forse rimasti da
un passato uso più utilitaristico dello
spazio verde.
L’albero sicuramente più
interessante del piccolo giardino
è un esemplare di acero
americano che, nonostante l’età
non rimarchevole, risalta per il bel
portamento e la grande chioma
espansa che si ramifica a una
cinquantina di centimetri da terra e
occupa tutto lo spazio disponibile nel
riquadro più occidentale del giardino,
circondato dal muro di confine. I
grossi rami dell’albero rendono ben
visibili nelle varie stagioni
l’abbondanza di fiori e frutti prodotti.
Ferrara, Giardino di Palazzo Schifanoia
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FERRARA - MURA - BALUARDO DELLA
MONTAGNA (AREE VERDI)
Come arrivare
Il grandioso Baluardo della
Montagna occupa l’estremità sudorientale delle Mura di Ferrara, lungo
viale Alfonso I d’Este. Il baluardo è
inserito nel bel percorso
ciclo-turistico che segue tutto il
perimetro della mura.
Le Mura di Ferrara hanno uno
sviluppo complessivo di circa nove
chilometri e circondano interamente
il centro storico della città. La cinta
muraria, con i suoi baluardi, porte e
torrioni, è un imponente complesso
costruito a difesa della città in epoca
estense, che è stato riconosciuto
patrimonio dell’umanità dall’Unesco.
Oltre ad essere una sorta di museo
all’aperto di arte militare, le mura
sono oggi un grande giardino anulare,
con ampie zone prative, viali alberati
e ombrose aree boscate. Il Baluardo
della Montagna fa parte del tratto
di mura che va da piazzale Medaglie
d’Oro a Porta Romana e racchiude
il Parco del Montagnone, un’ampia
superficie occupata da una modesta
altura creata nel 1512 per scopi
militari.
Lungo le mura di Ferrara si sviluppa
un articolato insieme di aree verdi,
più o meno estese, che a tutti gli
effetti è oggi un unico grande parco
urbano che segna il passaggio dalla
14
Info utili
Le mura sono sempre accessibili,
senza limitazioni di orario.
città storica al territorio circostante.
I terrapieni, che si allargano ogni
tanto in piccoli giardini-terrazzo,
sono occupati per la maggior parte da
lunghi viali alberati con doppi filari
di tigli, bagolari e soprattutto platani
che costeggiano percorsi pedonali e
ciclabili, mentre nei valli sottostanti
si estendono vasti prati alberati,
con macchie per lo più addossate
ai bastioni, ricche di specie arboree
sia autoctone che esotiche (carpini
bianchi, olmi, tigli, gelsi, bagolari,
ippocastani, aceri americani, cipressi
calvi, paulonie, ginkgo), in qualche
caso con esemplari di pregio. Il Parco
del Montagnone comprende un vasto
terrapieno limitato dai baluardi di
S. Tommaso, della Montagna e di S.
Giorgio. Sulla sommità dell’altura che
occupa un’ampia superficie del parco,
realizzata con la terra di riporto
degli scavi delle fosse cittadine,
spicca la torre dell’acquedotto. L’area
vera e propria del Montagnone, è
interamente circondata da un viale
fiancheggiato sul lato sinistro da un
doppio filare di bagolari, sostituito
poi, percorrendo l’intero perimetro a
forma di cuneo, da tigli e, nei pressi
di Porta Romana, da platani. Lungo
il sentiero rialzato che costeggia le
mura, dal quale si gode una magnifica
vista sulle cortine murarie, i fossati
e la chiesa di S. Giorgio, un filare di
giovani bagolari conduce sino a uno
spettacolare esemplare di platano.
Lo spettacolare platano con la
circonferenza di quasi 5 metri,
e una fitta chioma espansa, è
stato proposto per la tutela con
legge regionale n. 2 del 1977. Si
segnalano inoltre, nei pressi dell’area
giochi, due grandi pioppi neri, che
superano i 20 metri di altezza.
Ferrara, Mura (aree verdi)
15
FERRARA - PARCO MASSARI
Come arrivare
L’ingresso principale si apre su
corso Porta Mare, mentre un accesso
laterale si affaccia su corso Ercole I
d’Este.
Info utili
Il parco è aperto dalle 8 alle 18
(novembre-febbraio), dalle 8 alle 20
(marzo, aprile e ottobre) e dalle 7 alle
24 (maggio-settembre).
E’ il più grande e noto parco
pubblico di Ferrara entro le mura;
progettato verso la fine del Settecento
dall’architetto ferrarese Luigi Bertelli
per il marchese Camillo Bevilacqua
Cantelli, era ornato di numerose
sculture, caratterizzato da una grande
varietà di piante e circondato da un
muro di cinta sul quale aprivano
sette magnifici ingressi (uno è ancora
riconoscibile, lungo corso Ercole
I d’Este, nella curiosa struttura
della cosiddetta “Coffee House”,
simile a un tempio neoclassico). A
metà dell’Ottocento i conti Massari
acquisirono il palazzo e trasformarono
il giardino in un parco all’inglese,
con percorsi sinuosi e nuovi impianti
arborei.
Il parco racchiude numerosi elementi
di grande valore storico, paesaggistico
e naturalistico, che lo rendono,
insieme ai vari giardini lungo le
mura, lo spazio verde pubblico più
importante della città. L’ingresso
principale del parco, circondato sui
quattro lati da un muro di cinta in
mattoni, si apre su corso Porta Mare;
la cancellata di ferro è dominata da
monumentali cedri del Libano. Una
fontana con vasca circolare, delimitata
da un vialetto e da un’aiuola di rose,
accoglie i visitatori; intorno si notano
un gruppo di betulle, un gruppo di
tuie e altri sempreverdi. Sul sentiero
di destra spicca un busto di Giuseppe
Verdi e in quello di sinistra i busti
di Cesare Battisti e Dante Alighieri
(collocato nel 2000). Nel complesso il
parco è caratterizzato da una grande
ricchezza di alberi, con alcune essenze
arboree di pregio.
L’ingresso principale del parco è
caratterizzato da un gigantesco
cedro del Libano, i cui rami si
protendono sulla strada. La
grandiosità dell’esemplare, che ha la
circonferenza 565 cm, ha nel tempo
reso necessario l’inserimento di una
complessa struttura di sostegno.
Questo fa parte di un gruppo di tre
alberi della medesima specie, che sono
il simbolo più immediato e
riconoscibile del parco. Uno di questi
con circonferenza di 553 cm, è stato
proposto per la tutela con legge
regionale n. 2 del 1977. Si segnalano
un gruppo di platani, tra cui ne
spiccano due particolarmente
maestosi di quasi 4 metri di
circonferenza, dietro ai quali si
possono ammirare tre farnie. La più
grande di 480 cm di circonferenza, è
censita tra gli alberi di pregio della
provincia di Ferrara. Nella porzione
centrale del parco risaltano un
bell’esemplare di paulonia e, poco
lontano, un bagolaro di grande valore
estetico. Nella parte boscata a ridosso
del muro di cinta si notano altri
imponenti bagolari, tra cui un
bellissimo esemplare con un tronco di
ragguardevoli dimensioni
(circonferenza 360 cm). Si segnalano
anche alcuni notevoli esemplari di
tasso; il tronco di uno di questi
raggiunge quasi i 4 metri di
circonferenza.
Forse interessa
Parco Massari è situato in una zona
strategica della città per la ricca
dotazione di verde e la presenza di
importanti musei. Su corso Porta
Mare, proprio di fronte all’ingresso
principale di Parco Massari, si affaccia
l’Orto Botanico di Ferrara, istituito
nel 1771, che dopo vari trasferimenti
ha trovato posto nell’area retrostante
il cinquecentesco Palazzo Turchi Di
Bagno, oggi sede universitaria, che
ospita anche il Museo di Paleontologia
e Preistoria “Piero Leonardi”.
16
L’Orto Botanico, che accoglie piante
appartenenti a circa 2000 specie, è
aperto nei giorni feriali; orario: 9-13.
Previa prenotazione, l’orto effettua
visite guidate il lunedì, mercoledì e
venerdì (corso Porta Mare, 2 - tel.
0532 293782 - www.unife.it/ortobot/
index.html). Di fronte a Palazzo
Turchi Di Bagno, lungo corso Ercole
I d’Este, si affaccia il notissimo e
splendido Palazzo dei Diamanti
(www.palazzodiamanti.it), mentre
lungo corso Porta Mare si apre la
scenografica Piazza Ariostea.
FERRARA - PARCO PARESCHI
Come arrivare
Il parco si affaccia sul corso della
Giovecca, dove si trova l’ingresso
principale (al numero 148); un
ingresso laterale è situato in via
Coramari.
Info utili
Orari di apertura del parco: 8-18
(novembre-febbraio), 8-20 (marzomaggio e settembre), 7.30-20
(giugno-agosto). Palazzo Pareschi,
più noto come Palazzo di Renata di
Francia, è dal 1959 la sede centrale
dell’Università di Ferrara.
Parco Pareschi appare più come un
giardino, un isola di verde (poco più di
3000 mq), circondata da alte mura nel
centro della città.
L’odierno parco era in origine il
giardino del Palazzo di San Francesco,
di proprietà degli Estensi, costruito
nella seconda metà del ’400 da Pietro
Benvenuto dagli Ordini e in seguito
ampliato da Biagio Rossetti. A metà
del secolo successivo, il palazzo e il
giardino subirono nuove modifiche
per volontà del cardinale Ippolito II
d’Este e il muro di cinta del complesso
venne ornato da merlature dipinte.
L’edificio è chiamato Palazzo di
Renata di Francia, perché dal 1537
al 1554 vi venne relegata la moglie
del duca Ercole II d’Este, fervente
calvinista. L’attuale aspetto del muro
di cinta e del portale d’ingresso del
parco, come pure la facciata, lo scalone
e le decorazioni del piano nobile del
palazzo, si devono alle modifiche
settecentesche commissionate dai
proprietari, i marchesi Gavassini, a
Girolamo del Pozzo. Verso la metà
dell’Ottocento il complesso passò
alla famiglia Pareschi, che modificò il
giardino secondo il gusto dell’epoca,
conferendogli l’odierna impronta
all’inglese.
L’imponente cancello in ferro battuto
si apre tra le alte mura merlate
(intonacate all’esterno, mentre sul
lato interno sono ben visibili i mattoni
rossi e gli speroni di consolidamento
in muratura). La parte centrale del
parco è occupata da due piccole
aree in parte boscate, che ospitano
in prevalenza aceri di varie specie
e robinie, ma anche pini, tassi, un
cedro del Libano e una magnolia
con arbusti di agrifoglio e nespolo.
Lungo il perimetro del muro di cinta
sono presenti alcuni lecci, alcuni
tigli e begli esemplari di ippocastano
e bagolaro. Di fronte alla loggia
del palazzo si estende una superficie
prativa di forma ovale, con due aiuole
coltivate a rosmarino e lavanda, che
è impreziosita da un bell’esemplare
di tiglio. Un sinuoso vialetto,
fiancheggiato da alcune panchine e,
in alcuni punti, da modeste siepi di
bosso, percorre l’intero giardino, che
include una piccola area giochi e una
fontanella.
Al centro del parco, sulla
sommità di un rilievo, tra un
gruppo di robinie dai tronchi
parzialmente ricoperti di edera,
spicca un esemplare dal fusto
particolarmente vigoroso. Le ampie
chiome di due grandi ippocastani
ombreggiano una sottile striscia
prativa e verso l’ingresso principale,
colpisce l’imponenza di uno spino di
Giuda alto più di 20 metri e, poco
distante, il bel portamento di un noce
nero di 250 cm di circonferenza.
17
18
Ferrara, Parco Massari
19
BONDENO - PARCO DELL’OSPEDALE
FRATELLI BORSELLI
Come arrivare
Da Ferrara si percorre la SP 69
Virgiliana, che collega il Ferrarese e
il Mantovano, passando per Bondeno.
L’ospedale e il parco si trovano sul
lato sinistro della provinciale, subito
prima del ponte sul Panaro, e sono
L’ospedale e il parco sono a
pochissima distanza dal centro storico.
L’area verde, ben tenuta e arredata
con vecchie sedute in cemento, è
divisa in tre porzioni, quella più
ampia e più vicina al corpo principale
dell’ospedale è ombreggiata da grandi
alberi organizzati in filari e in gruppi,
la porzione centrale è occupata da
un vasto prato, mentre l’estremità
verso sud-est accoglie un boschetto di
frassini.
Il disegno del parco, sottolineato da
filari e gruppi di annosi esemplari
arborei, risale per lo più ai secoli in
cui l’edificio è stato la residenza di
famiglie facoltose ed è il risultato
del sovrapporsi di elementi tipici del
gusto settecentesco e ottocentesco
e di interventi legati alla successiva
trasformazione in ospedale. La parte
di fronte all’ospedale, con i viali
ortogonali alla facciata e le aiuole
dell’ingresso, ha un aspetto più
formale, mentre verso est le aree,
organizzate in gruppi alberati e prati,
conferiscono al parco un aspetto più
paesaggistico e naturale. In fondo
al viale di abeti rossi, in asse con
l’entrata principale del palazzo, si
trovano ancora le quattro colonne
in mattoni dell’ingresso originario,
affacciato sulla riva destra del canale
di Burana e probabilmente giustificato
dalla possibilità di raggiungere
Ferrara per via d’acqua.
Il parco è arricchito di alcuni
manufatti, oltre alla moderna
scultura collocata in una delle aiuole
dell’ingresso e alle belle panchine in
cemento dei primi decenni del ’900,
trova posto un obelisco ottocentesco,
con una lapide incisa alla base, che
testimonia importanti momenti del
20
raggiungibili con una brevissima
deviazione lungo via Argine Destro
Panaro.
Info utili
Il parco è sempre aperto e accessibile.
risorgimento bondenese; nella parte
più naturale è collocata, sopra una
colonnetta-piedistallo, un’elegante
figura femminile in terracotta.
Le specie arboree presenti, per lo più
ornamentali, sono soprattutto tigli,
magnolie, aceri americani, pioppi e
sofore spesso disposte in filare, in
gruppi o a formare cerchi intorno a
vecchie ceppaie di pioppo abbattute.
Un viale di pini neri conduce a un
ingresso laterale, mentre nei pressi
dell’edificio di Pediatria sono presenti
un boschetto di frassini e un grande
salice piangente della varietà contorta.
L’elemento più interessante del
parco è senza dubbio un filare di
sei grandi sofore, che per la
specie non comune che per la
vetustà degli alberi, rendono questo
antico impianto una vera singolarità;
questo breve filare, oggi un po’
soffocato, venne introdotto nel
disegno del parco sicuramente più di
un secolo fa, al tempo in cui la villa
era ancora un’abitazione privata.
Forse interessa
Nelle immediate vicinanze
dell’ospedale si trova l’elegante
manufatto, con grande timpano in
stile dorico-romano, detto Botte
Napoleonica. L’opera, progettata e
costruita nel 1811-1813 da Giovanni
Costa e Lodovico Bolognini, è stata
restaurata nel 1990 dal Magistrato
per il Po. La “botte”, dopo secoli di
discussioni e progetti sospesi, fu
attivata solo nel 1899, per consentire
alle acque del canale di Burana di
sottopassare il Panaro e condurre le
acque di scolo dalla parte occidentale
della provincia di Ferrara sino
all’Adriatico attraverso il sistema
Burana-Volano. I due edifici gemelli
sulle due rive del Panaro sono la
parte visibile di un più consistente
manufatto sotterraneo formato da
due gallerie parallele in muratura. Il
canale di Burana è affiancato da un
lungo percorso ciclo-turistico che si
snoda verso ovest per 9 km attraverso
i territori di Bondeno e Vigarano
Mainarda e per 4,8 km in quello di
Ferrara.
••
RAVENNA - BASILICA DI SAN VITALE,
MAUSOLEO DI GALLA PLACIDIA E MUSEO
NAZIONALE (AREE VERDI)
Come arrivare
Un comodo parcheggio in Largo
Giustiniano, a ridosso dell’angolo
nord-occidentale di un tratto residuo
delle antiche mura di Ravenna,
tra Porta Adriana e Porta Serrata,
consente di sostare nelle immediate
vicinanze di uno dei complessi
monumentali più famosi al mondo.
Info utili
La Basilica di San Vitale e il Mausoleo
di Galla Placidia sono visitabili
nei seguenti orari: 9-19 (aprilesettembre), 9-17.30 (ottobre), 9.30-17
(novembre-febbraio), 9-17.30 (marzo).
Il vicino Museo Nazionale è aperto
tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle
8.30 alle 19.30. (Tel. 0544 541611;
www.ravennamosaici.it)
Tra due dei più importanti
monumenti dell’arte paleocristiana
in Italia, si aprono piccole aree verdi
con esemplari arborei di pregio, che
passano spesso inosservati data la
eccezionale importanza degli aspetti
artistici e architettonici. La visita
dei tre chiostri dell’ex complesso
benedettino e delle aree cortilive
verso le vie Galla Placidia e San
Vitale è possibile seguendo il percorso
suggerito per la Basilica di San Vitale
e il Mausoleo di Galla Placidia e
quello per le raccolte museali del
Museo Nazionale.
Nel chiostro barocco, si trova la statua
in bronzo di papa Alessandro VII
Chigi, intorno alla quale si addensano
grandi sempreverdi dalle chiome
scure, quattro esemplari di leccio e
quattro esemplari di tasso ramificati
dal basso, nonché un bell’esemplare di
cipresso. Nel chiostro rinascimentale,
tutto il grande spazio aereo quadrato
disponibile è occupato dalle chiome
di quattro soli alberi, due lecci e due
tassi; questi ultimi, di dimensioni
rilevanti (circonferenza di 230 e
290 cm), sono esemplari femminili
potati per mantenere una chioma
rialzata e globosa. Il percorso di visita
conduce poi nello spazio esterno
dove sorge il Mausoleo di Galla
Placidia, simbolicamente collegato alla
basilica da un bel filare di dodici pini
domestici. La piacevole area verde ha
un notevole corredo arboreo; oltre al
filare di pini, infatti, accoglie tre alberi
di Giuda, di cui uno particolarmente
vecchio, e nei pressi di un ingresso
carrabile su via Galla Placidia, un
platano ultracentenario. L’uscita su
via San Vitale oggi avviene attraverso
il barocco arco di San Vitale, che un
tempo era l’ingresso al complesso
religioso. Questa ultima parte
21
dell’area recintata, sparsa di sarcofagi
romani e bizantini, è sottolineata
verso il confine orientale da un
bell’allineamento di sempreverdi (due
pini domestici e tre lecci).
La maggior parte delle specie
presenti si può presumibilmente
far risalire agli impianti dei
primi due decenni del secolo
scorso, quando il monastero
benedettino divenne Museo Nazionale
(solo i tassi dovrebbero risalire al
secolo ancora precedente). Una
segnalazione particolare è riservata al
22
grande platano (circonferenza 460
cm), tutelato dalla Regione con legge
n. 2 del 1977, che con il potente
tronco e la chioma espansa, corona il
Mausoleo di Galla Placidia, e che
potrebbe anche risalire ai primi
decenni o alla metà dell’Ottocento.
Forse interessa
Sul retro del Liceo Classico
(Via Carducci) è presente un
esemplare di Ginkgo che supera
i 3 metri di circonferenza, dal
bellissimo portamento e dalla ricca
ramificazione.
RAVENNA - GIARDINI PUBBLICI
Come arrivare
I giardini sono situati nel settore
sud-orientale del centro cittadino, alle
spalle della chiesa e del monastero di
Santa Maria in Porto e dell’attigua
Loggetta Lombardesca. Gli ingressi
si trovano lungo viale Santi Baldini,
che segna per un lungo tratto il
perimetro dell’area verde, via di Roma
(a lato della Loggetta) e via padre
Genocchi.
Info utili
I giardini, interamente recintati,
sono aperti dalle 7.30 al
tramonto. All’interno è presente
un caratteristico chalet coevo
all’impianto dell’area verde, con
bar e bagni pubblici. Una seconda
struttura, inaugurata nel 1985, ospita
il Planetario di Ravenna. (Tel. 0544
62534)
Realizzati negli anni Trenta del secolo
scorso, hanno una superficie di poco
meno di 4 ettari e sono il primo parco
urbano di Ravenna, storico luogo
di ritrovo all’aperto e cornice verde
del complesso monumentale che
comprende la chiesa di Santa Maria
in Porto e la Loggetta Lombardesca,
Ravenna, Basilica di San Vitale, Mausoleo di Galla Placidia e Museo Nazionale
23
sede del Museo d’Arte della Città di
Ravenna (www.mar.ra.it).
Lo spazio verde, nel quale è ancora
leggibile il disegno originario,
per quanto alterato da successive
semplificazioni e modificazioni, è
caratterizzato da una densa e ombrosa
copertura arborea, in prevalenza
di sempreverdi, che custodisce
diversi esemplari di dimensioni
ragguardevoli.
L’elemento principale dell’area è
tuttora il grande prato centrale, con la
bella fontana in pietra. Il grande
rettangolo prativo, è oggi privo delle
aiuole “all’italiana” di un tempo, ma fa
ancora egregiamente da cornice alla
scenografica facciata dell’edificio sullo
sfondo. Altrettanto rilevanti sono i
rettilinei viali di lecci che dai quattro
ingressi principali, con belle cancellate
d’epoca, conducono verso lo spiazzo
davanti alla Loggetta Lombardesca,
vero elemento focale dello spazio
verde. Molti esemplari arborei dei
filari sono riconducibili all’impianto
originario. Al prato centrale si
24
affiancano in modo simmetrico i due
settori a emiciclo che completano il
disegno del parco, caratterizzati da
aiuole alberate suddivise da sentieri.
Tra i diversi alberi del parco
spiccano per dimensioni due
belle formazioni di magnolia, un
gruppo di cipressi calvi, le
chiome a ombrello di alcuni pini
domestici e quelle piramidali di isolati
cedri e pini dell’Himalaya; degni di
nota sono anche alcuni annosi
esemplari di fotinia, con la base del
tronco allargata e contorta, mentre in
diversi punti risaltano le chiome
slanciate di piccoli gruppi di cipressi.
Tra le specie arboree a foglia caduca,
che in parte riequilibrano la
preponderanza di sempreverdi, si
segnalano esemplari isolati di
liquidambar o storace americano,
albero di giuda e lagerstroemia, oltre
a tigli e ippocastani. Accanto a queste
piante ornamentali, colpisce la
presenza di tre maestosi esemplari di
farnia, la quercia tipica della pianura,
probabilmente preesistenti all’epoca di
realizzazione del parco e da
ricondurre al passato uso rurale
dell’area verde.
Non sono presenti esemplari
eccezionali per dimensioni o vetustà,
anche se alcune piante suscitano
comunque una certa ammirazione.
Nel prato alberato presso il
giardino scolastico spicca uno
slanciato esemplare di liquidambar
(circonferenza 250 cm) che crescendo
isolato ha potuto sviluppare
indisturbato il suo bel portamento
conico-piramidale; l’albero esprime
il suo spiccato valore ornamentale
soprattutto in autunno, quando la
chioma si colora di accesi toni rosso
cupo e arancio e contrasta con le
scure chiome sempreverdi dei lecci
nelle vicinanze. Si segnalano varie
farnie, una presenta una bella chioma
globosa e integra e una circonferenza
del tronco di 280 cm. Degni di nota
sono un gruppo di cipressi calvi,
anch’essi coevi alla nascita del parco
e un esemplare di koelreuteria
(circonferenza 150 cm), che attira
l’attenzione per il bel portamento
creato dal fitto intreccio dei rami.
RAVENNA - GIARDINO DELLA ROCCA
BRANCALEONE
Come arrivare
I due ingressi al giardino si trovano
lungo via Rocca Brancaleone, che
delimita il lato occidentale dell’antica
fortezza.
Info utili
Il giardino è aperto dalle 8 al
tramonto. Un percorso didattico
illustra le caratteristiche storiche e
architettoniche della Rocca.
Ravenna, Giardini pubblici
25
Il giardino (1,7 ettari), situato
all’interno dell’antica fortezza eretta
dai Veneziani nel XV secolo, è stato
realizzato negli anni Settanta del
secolo scorso.
L’ingresso principale al giardino è
la suggestiva Porta della Cittadella,
che scavalca su un ponticello in
legno l’antico fossato di cinta, oggi
prosciugato (sono ancora riconoscibili
le asole dove scorrevano le catene del
ponte levatoio).
Una densa cortina di alberi, che si
apprezza soprattutto dall’esterno della
Rocca, ombreggia quasi interamente
il giardino, molto adatto al riposo e
al gioco libero dei bambini, protetti
entro le mura della fortezza. Le
alte chiome dei pioppi cipressini si
affiancano a quelle di altre latifoglie
(pioppi neri, pioppi bianchi, platani,
frassini, bagolari) e, in misura minore,
a sempreverdi (cedri, pini domestici,
cipressi dell’Arizona, allori). A tratti,
26
le diroccate mura della fortezza
sono rivestite da macchie di edera
oppure ospitano giovani alberi e
arbusti cresciuti spontaneamente. I
percorsi che attraversano l’area, da
poco pavimentati in lastre di pietra
naturale, invitano al passeggio e alla
scoperta dei tanti suggestivi angoli di
questo singolare spazio verde.
Nell’angolo sud-orientale della
Rocca si impone la bella chioma
di un maestoso esemplare di
farnia, abbarbicato alle mura nei
pressi della Torre Fiorentina (o della
Ghiacciaia). L’albero (circonferenza
266 cm), cresciuto in modo spontaneo,
presenta un settore del suo poderoso
apparato radicale scoperto, che
sembra quasi avvolgere la cinta
muraria; considerando le condizioni
disagiate del sito, le dimensioni
raggiunte dall’esemplare si possono
ritenere davvero ragguardevoli.
RAVENNA - GIARDINO DELLA TOMBA DI DANTE
E GIARDINO RINALDO DA CONCOREZZO
Come arrivare
Piazza San Francesco, nel pieno
centro di Ravenna, è un’isola
pedonale.
Info utili
I due minuscoli spazi verdi, ben
visibili anche dall’esterno delle
recinzioni che li circondano, sono
entrambi visitabili. Il lembo di verde
Nel centro storico di Ravenna, si
apre la bella piazza San Francesco,
contornata da edifici di notevole
interesse e caratterizzata anche
da piccoli lembi di giardino che si
mostrano tra le robuste cancellate
o spuntano oltre i tetti dei palazzi.
Sul lato settentrionale si allunga il
che affianca la tomba di Dante (via
Alighieri, 9) è aperto tutti i giorni
con i seguenti orari: ore 10-16
(ottobre-marzo), 9.30-18.30 (aprilesettembre). Il Giardino Rinaldo da
Concorezzo è un’area di pertinenza
della Biblioteca della Fondazione
Casa di Oriani, che lo apre solo in
occasione di mostre o esposizioni.
(www.fondazionecasadioriani.it)
Giardino Rinaldo da Concorezzo,
che affianca l’edificio della Biblioteca
Casa Oriani. Un breve viale di cipressi
immette in via Guido da Polenta,
dividendo il giardino dall’elegante
portico quadrato che unisce con
una cancellata la tomba di Dante
alla bella chiesa di San Francesco, il
Ravenna, Giardino della Rocca Brancaleone
27
cosiddetto Quadrarco di Braccioforte,
dominato dalla chioma di una grande
quercia. La piazza è chiusa a est dalla
facciata in laterizio della chiesa di San
Francesco.
Nel giardinetto del Quadrarco
di Braccioforte, che affianca la
tomba di Dante, tra gli antichi
sarcofagi, spiccano due
sempreverdi; un pino inclinato a
cercare il sole della piazza e un leccio
più accostato al muro della chiesa.
L’albero che più caratterizza questo
angolo così ricco di storia è una
bellissima farnia (circonferenza 290
cm), che si dice piantata da Giosuè
Carducci, senza però conferme
documentali. La farnia trovandosi a
crescere in uno spazio ristretto, tra
alti edifici come la chiesa e il convento,
presenta un tronco potente che si
eleva oltre l’altezza della navata
laterale, prima di aprirsi nella
grandiosa chioma visibile anche da
molto lontano.
Un breve doppio viale di cipressi
divide la tomba di Dante dal Giardino
Rinaldo da Concorezzo, anch’esso
cinto da un’elegante cancellata in
ferro battuto, che nelle aiuole inerbite
ospita alcuni alberi interessanti quali
un leccio dall’imponente chioma
globosa, due tassi, una ginkgo, con
la bella chioma che sporge verso la
piazza.
Forse interessa
La basilica di San Francesco, sorta
nel V secolo ma completamente
ricostruita nei secoli X e XI, colpisce
per l’austerità dell’interno a tre navate
e la cripta situata a un livello più basso
del piano stradale e costantemente
invasa dalle acque. Nella chiesa,
concessa ai francescani nel 1261, nel
1321 vennero officiati i funerali di
Dante. Dei secoli X e XI è anche il
robusto campanile a pianta quadrata.
Nel vicino Palazzo della Provincia,
costruito nel 1928 dove sorgeva
Palazzo Rasponi, rimane una piccola
cappella gentilizia destinata ai defunti
della famiglia. Il palazzo comprende
anche un originale giardinetto di
sempreverdi, con una porzione
pensile che si affaccia sulla piazza (è
visitabile tutti i giorni dalle 10 alle
18.30). Lungo via Alighieri, infine,
nelle sale del convento francescano
adiacente alla tomba di Dante, si trova
il Museo Dantesco, costituito nel
1921 nell’ambito delle celebrazioni
per il sesto centenario della morte
del poeta, su progetto di Corrado
Ricci; il museo raccoglie ricordi e
testimonianze tributati alla memoria
del poeta, provenienti da ogni parte
d’Italia e dall’estero, e oggetti relativi
al ritrovamento delle sue spoglie
(come la cassetta lignea che servì a
conservarne le ossa tra il 1677 e il
1865).
CASOLA VALSENIO - IL CARDELLO
Come arrivare
Il parco che circonda la casa-museo
si estende sulle pendici collinari a
ovest della strada, un chilometro
prima dell’abitato di Casola Valsenio.
La deviazione a destra, che prende
il nome di via “Il Cardello”, è ben
indicata e conduce sino alla casa
colonica Mingotta, dove si trova un
ampio parcheggio.
28
Info utili
Il complesso è aperto al pubblico da
aprile a ottobre nei giorni festivi (ore
10-12 / 14.30-18.30), con servizio
di visita guidata, e negli altri giorni
su appuntamento (Tel. 0546 71044);
in luglio e agosto è aperto anche
il venerdì (ore 16-18). Il Cardello,
oltre a essere un museo, è anche sede
di attività culturali promosse dalla
Fondazione Casa di Oriani.
(Tel. 0544 30386;
www.fondazionecasadioriani.it)
Il Cardello è una vasta tenuta (70
ettari), situata alle pendici della bella
collina di Casola Valsenio. Oltre
all’imponente edificio padronale
comprende un parco ornamentale (2
ettari) e sette poderi, con i relativi
nuclei colonici, che dalla metà
dell’Ottocento sono appartenuti
alla famiglia Oriani. Al Cardello
lo scrittore Alfredo Oriani (18521909) trascorse gran parte della
vita e scrisse tutte le sue opere.
L’impressione severa suscitata dalla
casa-museo, con il suo intreccio di
parti autentiche e neomedievali,
dall’austero mausoleo e dalla
suggestiva casa del custode (costruita
nel 1937), è stemperata dalla stupenda
cornice del parco, ricco di quasi
30.000 piante. La proprietà è oggi
della Fondazione Casa di Oriani,
che cura anche il mantenimento del
parco, dichiarato nel 1975 “zona di
notevole interesse pubblico” dall’allora
Ministero per i Beni Culturali e
Ambientali.
Il complesso, oltre all’interesse
storico, riveste un notevole valore
paesaggistico e ambientale, non
soltanto per il parco che circonda
l’edificio e le aree boscate che
rivestono i dolci pendii collinari,
dove sui crinali si alternano filari di
cipressi e pini domestici, ma anche
per le vedute panoramiche assai
ampie sulla valle del Senio, i terrazzi
fluviali disseminati di vigneti e
frutteti e l’inizio della Vena del Gesso
Romagnola, ora parco regionale. Nel
tempo, soprattutto verso il confine
nord-orientale, il parco ha finito per
assumere i connotati di un bosco
naturale in cui si è sviluppato un
bosco fresco dominato dal carpino
nero, con sottobosco ricco di felci,
viole e ciclamini, nel quale vegetano,
ormai molto stentatamente, anche
abeti greci e altre conifere risalenti
ai vecchi rimboschimenti. Verso
il crinale si notano anche diverse
roverelle, in qualche caso di discrete
dimensioni. Lungo il rio, un viale di
alti tigli, un filare di noci neri e un
viale di ippocastani accompagnano i
percorsi sinuosi nel bosco. Scendendo
verso la statale, oltre un’ampia area
di antichi coltivi, oggi mantenuta a
pascolo, e un bellissimo vigneto, si
sviluppa la porzione più ornamentale
e densamente alberata della tenuta,
che circonda su tre lati l’edificio del
Cardello ed è costituita soprattutto
da sempreverdi, sia conifere che
latifoglie, con varie specie di cedri,
abeti, pini e cipressi. Entrando dal
parcheggio si incontra un bel filare di
lecci e, nell’area verde verso la statale
si notano grandi cedri, due notevoli
cipressi dell’Arizona di fianco al prato
che sovrasta la tomba monumentale
e un breve filare di cipressi che fa da
sfondo al mausoleo dello scrittore.
Considerando l’epoca di
impianto del parco, le alberature
più significative, che si
concentrano nel bel prato
intorno all’edificio principale, hanno
un’età che va dagli 80 ai 90 anni.
L’unico albero sicuramente più che
centenario è il cipresso (circonferenza
oltre i tre metri) che cresce isolato sul
retro della casa, privato della cima a
causa di un fulmine, rimane comunque
un simbolo, inserito nello stemma di
famiglia e ora anche nel marchio della
fondazione, che insieme alla vicina
torre incarna l’allegoria della
scontrosa fierezza dello scrittore.
Intorno all’edificio risaltano diversi
eleganti e slanciati pini domestici, un
gruppo di alberi maestosi, tra cui
spicca un cedro dell’Himalaya
(circonferenza di 350 cm), mentre
verso l’area prativa si può notare un
cipresso di Lawson che ha
curiosamente “generato”, da
ramificazioni secondarie molto
aderenti al terreno, nuovi giovani
individui arborei, creando una strana
composizione ovale di 15x10 m.
Forse interessa
Nella collina alle spalle del Cardello,
si segnala il Giardino delle Erbe
“Augusto Rinaldi Ceroni”, dedicato al
botanico e pioniere dell’erboristeria
che lo ha creato nel 1975. Il giardino
è dedicato alla conservazione e
coltivazione delle piante di interesse
medicinale e aromatico, di cui
conserva 450 specie e varietà. Il
singolare giardino è segnalato lungo
la strada da un bell’esemplare di pino
domestico e, vicino all’edificio che
ospita il punto vendita, cresce un
bell’esemplare di cerro-sughera.
29
30
Casola Valsenio, Il Cardello
31
RIOLO TERME - PARCO DELLE TERME
Come arrivare
Superato il centro cittadino, subito
dopo il ponte sul Senio, si incontra il
complesso termale, delimitato verso
la strada da una bella recinzione
d’epoca sulla quale si aprono le
cancellate dell’ingresso monumentale
e di due accessi secondari (uno dei
quali affiancato dalla portineria);
un quarto ingresso, sulla laterale
via Limitano, conduce alla piscina
termale.
Info utili
Il parco, come gli stabilimenti termali
appartenente a una società privata
(www.termediriolo.it), è liberamente
accessibile tutto l’anno negli orari di
apertura del complesso (ore 9-19).
Il parco, che si estende per 12
ettari, fa da cornice alle bianche
strutture termali, realizzate tra la
fine dell’Ottocento e i primi decenni
del Novecento, in stile classico con
richiami al gusto liberty, alle porte
dell’abitato di Riolo. L’area verde,
che si distingue per la gradevolezza
e la varietà del contesto, si articola in
un settore ornamentale intorno alle
strutture termali, con ampie aiuole
alberate in prevalenza di sempreverdi
tipici dei giardini ottocenteschi, e
da un settore boscato che risale la
pendice sino a un panoramico pianoro
sulla sommità. Il patrimonio arboreo
del parco, che custodisce molti
esemplari riconducibili all’impianto
originario, è di particolare valore
storico-paesaggistico oltre che
ambientale. Ai piedi della collina,
circondata dal bosco, si trova una
cappella dedicata alla Madonna della
Salute eretta all’inizio del Novecento.
Il parco conserva gran parte
dell’assetto originario, con un settore
ornamentale di impianto regolare e
geometrico che contorna le strutture
termali e una densa macchia boscata
che riveste la retrostante pendice, di
gusto romantico, percorsa da ombrosi
vialetti diretti a un pianoro sommitale
dal quale si apre un bel panorama sul
paesaggio collinare circostante.
Nel parco sono interessanti anche i
numerosi elementi di arredo che ne
testimoniano il carattere storico, tra
cui soprattutto le sedute di varie fogge
e materiali.
Dall’ingresso monumentale un lungo
asse prospettico, sottolineato da
aiuole fiorite con erbacee annuali,
tappezzanti, cespugli di bosso e
agrifoglio, raggiunge la bella facciata
classicheggiante del Padiglione
Oriani, l’edificio principale del
complesso, completato ai lati da due
palazzine gemelle in stile analogo.
Nell’insieme gli edifici definiscono
un grande spiazzo quadrangolare,
segnato al centro da una fontana
circolare in pietra e ai vertici da
quattro aiuole formali che ospitano
ognuna un imponente esemplare di
cedro dell’Himalaya (tre risalgono
all’impianto originario). Tra le
poche latifoglie presenti si notano
un filare di vecchie catalpe presso il
grande chiosco per la mescita delle
acque termali e giovani impianti
di ippocastani e tigli realizzati
nell’ambito del rinnovo del patrimonio
arboreo in corso negli ultimi anni.
Gli esemplari arborei più
significativi si concentrano in
prevalenza nei dintorni degli
stabilimenti termali e risalgono
in gran parte all’epoca di realizzazione
del parco. Degno di nota è il gruppo
di tre sequoie della California che
svetta compatto nei pressi
dell’ingresso principale, con le belle
cortecce rossastre e fibrose che
sottolineano la maestosità del tronco;
le dimensioni sono davvero
ragguardevoli (circonferenze di 350 e
400 cm) anche se le cime di due
esemplari sono danneggiate da un
fulmine. L’emblema del parco, oltre
alle sequoie, era rappresentato da un
32
cipresso rosso occidentale a
portamento policormico, con una
circonferenza di oltre 5 metri, di cui
oggi è purtroppo visibile, solo il
grandioso scheletro mantenuto in
piedi dopo la morte recente, Non
mancano grandi esemplari di cedro
dell’Himalaya, oggi di aspetto molto
compromesso, che sono ritratti in
molte fotografie e cartoline d’epoca.
Un esemplare, provvisto di cartellino,
ha una circonferenza di 470 cm, un
altro supera i 5 metri. Nell’aiuola
davanti all’ingresso del Grand Hotel
si impone la chioma davvero maestosa
di un altro grande cedro, indicato
come cedro dell’Himalaya ma con
caratteri dubbi, con un intreccio delle
ramificazioni davvero apprezzabile.
Degno di nota, infine, è un esemplare
isolato di roverella (sul retro del
Padiglione Oriani), dalla bella chioma
allargata, che anticipa lo splendido
scenario del settore boscato del parco,
che custodisce diversi altri alberi
maestosi, con circonferenze superiori
ai 4 metri.
Forse interessa
L’abitato di Riolo Terme conserva un
nucleo medievale chiuso dalle vecchie
mura nel quale spicca la bella rocca,
esempio di fortificazione militare
trecentesca, poi ampliata da Caterina
Sforza alla fine del Quattrocento.
All’interno è ospitato il Museo del
Paesaggio dell’Appennino Faentino,
una struttura collegata al Parco
Regionale Vena del Gesso Romagnola,
che tutela i più imponenti rilievi
gessosi italiani, che si estendono tra
le province di Bologna e Ravenna. In
corrispondenza delle antiche mura del
paese è presente un parco pubblico
nel quale sono collocate sculture
in bronzo ispirate alle vicende
della seconda guerra mondiale, che
in questo territorio videro aspri
combattimenti.
Riolo Terme, Parco delle Terme
••
33
FORLÌ - CIMITERO DEGLI INDIANI E CIMITERO
MONUMENTALE
Come arrivare
La zona dei cimiteri si estende a
nord-est del centro cittadino, lungo la
SS 67 che conduce a Ravenna. A poca
distanza si trovano sia il Cimitero
degli Indiani che, proprio di fronte,
la Certosa, il cimitero monumentale
della città. (l’ingresso è in via
Ravegnana 235)
Info utili
Il Cimitero degli Indiani è sempre
aperto. La Certosa è aperta in genere
nei giorni feriali (7.30-12.30 e 15.0019.00).
La piccola area del cimitero è ben
visibile anche dalla strada, con le
lapidi in marmo bianco perfettamente
allineate nel folto tappeto verde e
accompagnate da lunghe e strette
aiuole di piante da fiore, come è tipico
dei cimiteri militari anglosassoni.
La caratteristica peculiare, tuttavia,
è l’irregolare presenza tra le tombe
di grandi esemplari di bagolaro,
dalle chiome assai espanse, che
ombreggiano gran parte delle
sepolture. Nell’insieme il luogo, così
aperto, luminoso e allo stesso tempo
in ombra, comunica un’impressione di
pace e serenità.
Il cimitero accoglie le sepolture di
495 caduti, di cui 15 ignoti, inquadrati
nella IV, VIII e X Indian Division
dell’esercito inglese; soltanto tre
sono britannici, gli altri 492 sono
indiani. Nel cimitero si trova, inoltre,
il Monumento Commemorativo delle
Cremazioni, dove sono tumulate le
ceneri della pira funeraria di altri
768 caduti indiani di religione Sikh e
Indù, che a differenza dei musulmani
dopo la morte vengono cremati, i cui
nomi sono incisi nel marmo bianco
del memoriale. Nel 1944 due divisioni
indiane, comprese nell’Ottava Armata
Britannica, combatterono sul fronte
della Linea Gotica e molti soldati
caddero negli aspri scontri avvenuti
quando il fronte attraversò questa
zona (i forlivesi più anziani ricordano
ancora gli alti soldati scuri e con il
turbante delle divisioni indiane). Nel
dicembre del 1944 l’area dove sorge
il cimitero venne scelta come luogo di
sepoltura dalla X Divisione Indiana,
che era arrivata in zona nell’ottobre
precedente e aveva giocato un ruolo
importante, con pesanti perdite, nei
durissimi combattimenti degli ultimi
mesi di quell’anno. Il Cimitero degli
Indiani, segnato lungo il perimetro
unicamente da una bassa siepe formale
di crespino si estende sul lato opposto
della strada rispetto al cimitero
monumentale di Forlì, circondato da
un alto muro con grandi aperture
circolari e ombreggiato lungo la via
Ravegnana da uno scenografico filare
di annosi pini domestici.
Tra gli alberi del cimitero, in
prevalenza disposti nelle aiuole
dei lati nord, sud e est, si notano
tre ginkgo (la maggiore con
diametro di 34 cm), una catalpa
(diametro 50 cm), due esemplari di
acero americano (il maggiore con
diametro di 95 cm). Gli esemplari
arborei più interessanti, tuttavia, sono
sicuramente gli otto bagolari presenti,
cinque dei quali possono essere
considerati monumentali. A fianco del
cimitero è appena stata realizzata
un’area verde pubblica, con una zona
di orti urbani e giovani esemplari di
leccio, sofora (della varietà pendula) e
altre specie autoctone ed esotiche.
Gli otto bagolari che allargano la
loro chioma sulle bianche sepolture
hanno circonferenze che arrivano
a 360 cm, le chiome sono molto
ampie I grandi bagolari sono già ben
visibili in una delle piccole mappe
che furono disegnate, probabilmente
per la realizzazione dei vari cimiteri
di guerra, dall’Imperial War Grave
Commission dell’epoca. La mappa,
quasi certamente risalente agli anni
’40, sarebbe la prova che gli odierni
34
bagolari erano in buona parte già
presenti nell’area quando essa fu
scelta per realizzare il cimitero ed
erano già di discrete dimensioni (i più
grandi ora potrebbero avere intorno
al secolo di vita).
Sul lato meridionale del Cimitero
degli Indiani si trova l’ingresso
del Cimitero monumentale di
Forlì, per la sua austera maestosità
una delle principali architetture
cimiteriali della Romagna. La visita è
interessante anche per gli alberi che
si incontrano tra i sepolcri. Le aree
verdi che fiancheggiano l’ingresso,
oltre il muro di recinzione, sono
ombreggiate principalmente da grandi
cedri, mentre il muro perimetrale
lungo via Circonvallazione Nordest è fiancheggiato all’esterno da
un lungo filare di cipressi disetanei.
All’interno del cimitero, affollato da
grandi tombe di famiglia, gli alberi
non sono moltissimi ma quasi tutti
di dimensioni ragguardevoli. Nel
primo grande campo sulla destra dopo
l’ingresso spiccano vari cipressi, un
abete del Colorado e una farnia. Sono
presenti anche un gruppetto di cedri e
due esemplari di pino domestico.
Forlì, Cimitero monumentale
35
36
Forlì, Cimitero degli Indiani
37
FORLÌ - GIARDINO DELLA ROCCA DI
RAVALDINO
Come arrivare
I due ingressi al giardino pubblico si
trovano nelle adiacenze del piazzale
di Porta Ravaldino, in via della Rocca
e via Giovanni dalle Bande Nere (al
numero civico 1). Dalla stazione la
rocca è raggiungibile percorrendo
tutto viale della Libertà e poi via
Corridoni.
Info utili
La rocca è aperta in occasione di
mostre. Abitualmente sono visitabili
solo il giardino esterno, il cortile
interno e le sale espositive.
(www.turismoforlivese.it)
La Rocca di Ravaldino, nota anche
come Rocca di Caterina Sforza, è
una cittadella fortificata che sorge
nel vertice meridionale dell’abitato
di Forlì. Di origine medievale è stata
ricostruita e rafforzata nel ’300 e
ampliata nel secolo successivo e
tuttora ospita la casa circondariale
della città. Lo storico complesso è
corredato da una buona dotazione
di verde con ricche alberature,
apprezzabili soltanto per la parte
Forlì, Giardino della Rocca di Ravaldino
38
che emerge dalle robuste mura,
che si trovano all’interno dell’area
carceraria, mentre sono liberamente
fruibili i vasti prati dove un tempo
si sviluppava il fossato, così come
il piccolo e ombroso giardino che
fronteggia l’ingresso alla parte
pubblica della rocca.
Dalle strade che circondano la
rocca si apprezza l’imponenza del
sistema murario che emerge dal
fondo dall’antico fossato, ribassato
rispetto alla viabilità di contorno
di circa tre metri. Al di sopra
delle mura, sulle quali crescono
i capperi, emergono le chiome di
caducifoglie come frassini e aceri e di
sempreverdi tra cui spiccano alcuni
cedri di discrete dimensioni; l’antico
fossato è interamente ricoperto da
un bel manto erboso punteggiato
da scenografici pini domestici.
Lungo via Corridoni, ombreggiata
da un bel filare di bagolari, ai piedi
della scarpata del vecchio fossato si
sviluppa un allineamento con aceri
americani, platani e piccoli lecci, tra
i quali spiccano un esemplare di pino
domestico (diametro 67 cm) e uno di
acero (diametro 73 cm). Al termine
di via Corridoni, dove comincia
via Giovanni dalle Bande Nere, si
raggiunge il retro della rocca vera
e propria, dove il fossato si allarga e
sul prato si distinguono un leccio, un
bagolaro, un acero americano e un
grande platano (diametro 87 cm) dalla
bella chioma espansa. Continuando
per via Giovanni dalle Bande Nere,
nell’angolo occidentale dell’area
fortificata, si arriva all’ingresso del
giardino pubblico, che si allunga tra
la facciata della rocca, con i torrioni
circolari e il maschio quadrato al
centro, e piazzale di Porta Ravaldino.
La piccola area verde, molto
ombreggiata, è solcata da vialetti
curvi che definiscono aiuole dove
crescono piante sia sempreverdi che
caducifoglie. Si notano un filare di
giovani ippocastani, cedri dell’Atlante,
pini domestici, lecci, tigli, bagolari, un
agrifoglio, una piccola magnolia e un
gruppo di vecchi cipressi. Un’albizia e
una magnolia sono presenti verso
l’ingresso di via della Rocca.
Merita segnalare il salice bianco
che si è sviluppato a ridosso del
muraglione del carcere, l’albero
più grande dell’area, e l’unico a
superare i 3 metri e mezzo di
circonferenza; vicino crescono una
brussonezia dal tronco cavo e un acero
americano (di quasi 2 metri di
circonferenza) probabilmente, come il
salice, cresciuti in modo spontaneo.
Forse interessa
Nel centro storico di Forlì, presso
il complesso monumentale di San
Domenico, un convento risalente
al Duecento oggi trasformato in
prestigioso museo (www.cultura.
comune.forli.fc.it), proprio davanti
all’ingresso, cresce un annoso
cipresso (diametro 70 cm); la pianta si
distingue per il singolare portamento,
piuttosto tozzo e poco svettante, con
una chioma insolitamente larga per
la specie. All’interno del museo, nel
primo chiostro, vicino al loggiato
settentrionale oggi tamponato, cresce
una bella sofora (circonferenza di
330 cm) dall’ampia chioma, ancorché
contenuta dalle potature.
39
FORLÌ - PARCO DELL’OSPEDALE “MORGAGNI PIERANTONI”
Come arrivare
Il Presidio Ospedaliero “G.B.
Morgagni - L. Pierantoni” di Forlì
si trova nel quartiere cittadino di
Vecchiazzano. L’ingresso principale è
in via Forlanini, 34; accessi secondari
si incontrano nei pressi dei parcheggi
situati intorno al complesso.
Info utili
L’area ospedaliera è interamente
recintata, ma sempre aperta.
Il parco venne realizzato alla fine
degli anni Trenta del secolo scorso.
Larga parte del corredo arboreo
originario è ancora presente nell’area
verde, che si estende per circa 14
ettari intorno ai padiglioni ospedalieri
e comprende oltre 700 esemplari
arborei, nella maggioranza cedri (oltre
200 esemplari) e altri sempreverdi,
con piante di notevole imponenza e
dimensioni.
Un lungo viale di lecci parte
dall’ingresso principale del complesso
ospedaliero e ne fiancheggia quasi
tutto il confine sud-orientale. Dal
viale si staccano, verso ovest, una serie
di vialetti che conducono ai padiglioni
principali e agli altri edifici di servizio,
disegnando una trama di aiuole più
o meno estese tutte allestite a prato
alberato, con una presenza più limitata
di siepi lineari e macchie di arbusti
ornamentali. Gli spazi sono dominati
da gruppi di grandi cedri, le cui belle
chiome sempreverdi contrastano
con i toni bruno-rossicci della soffice
coltre di aghi caduti che ricopre parte
del terreno. Tra questi si inseriscono
esemplari di minori dimensioni di
magnolia, acero riccio, frassino, faggio
rosso, albizia, liquidambar e albero
di Giuda e un corollario di arbusti
ornamentali. Sono presenti ampie
aiuole prative, bordate all’interno da
filari di lagerstroemia e all’esterno
da grandi tigli e abbellite con
macchie di rose e grandi vasi con
specie erbacee annuali dalle colorate
fioriture. Il corredo arboreo è molto
vario e ricco ed è accompagnato da
macchie di arbusti ornamentali di uso
frequente, come weigelia, filadelfo,
Kerria japonica, magnolia di Soulange,
Cydonia japonica e altri, che ravvivano
con le loro belle fioriture molti spazi
verdi del complesso ospedaliero.
I grandiosi cedri che fanno da
contorno ai vecchi padiglioni
sono senza dubbio le alberature
di maggiore spicco dell’area
verde e colpiscono sia per il numero
sia per il grado di sviluppo raggiunto
dalla maggioranza degli esemplari. I
quattro esemplari di maggiori
dimensioni si trovano però nelle due
piccole aiuole simmetriche sul retro
del Padiglione Allende, con
circonferenze che vanno da 350 a 450
cm. Di un certo rilievo è il doppio
filare di tigli sul retro del Padiglione
Vallisneri. Notevoli sono anche i pini
risalenti al primo impianto del parco,
di cui uno degli esemplari maggiori è
un pino nero (circonferenza 280 cm).
Vari sono i lecci presenti, tuttavia la
quercia più degna di nota, cresce
isolata al centro di un prato davanti al
Padiglione Morgagni; è probabile che
si tratti di un ibrido di leccio, con
foglie sempreverdi a margine
ondulato; la circonferenza del tronco
non supera i 2 metri, ma grazie anche
ai rami più bassi che sfiorano il
terreno, la sua ampia chioma di forma
quasi sferoidale è di particolare effetto.
Forse interessa
Poco a nord dell’Ospedale “Morgagni
- Pierantoni”, nei pressi della
confluenza tra i fiumi Montone
e Rabbi, si trova il Parco Urbano
“Franco Agosto”, intitolato al primo
sindaco di Forlì dopo la Liberazione,
una gradevole area verde di recente
realizzazione molto estesa e con un
ricco corredo di latifoglie. A un paio di
chilometri dall’ospedale, infine, nella
40
frazione di San Varano, si trova Villa
Saffi, dimora di Aurelio Saffi, oggi
sede di un museo e circondata da un
interessante giardino.
(vedi scheda p. 40)
FORLÌ - PARCO DELLA RESISTENZA
Come arrivare
Il grande parco pubblico è situato
nella zona sud-orientale del centro di
Forlì. Lo storico ingresso di piazzale
della Vittoria.
Info utili
Gli ingressi principali del parco si
trovano in piazzale della Vittoria e,
all’estremo opposto, in viale Spazzoli,
ma esistono anche diversi ingressi
laterali. Il parco, completamente
recintato, è aperto dalle 7.15 al
tramonto (tra le 17 e le 20.30 a
seconda della stagione). La chiusura è
anticipata dal suono di una sirena.
Il parco (poco meno di 5 ettari)
si sviluppa in lunghezza per circa
mezzo chilometro, subito all’esterno
del perimetro della città . Nel vasto
parco si distinguono nettamente la
porzione di impianto storico vicina
alla via Emilia, realizzata nella prima
metà dell’Ottocento, e l’ampliamento
compiuto negli anni Settanta del
secolo scorso, in una curiosa e non
sgradevole contrapposizione tra
l’ispirazione geometrica e formale
della prima e quella più paesaggistica
e moderna della seconda.
Entrando dallo storico ingresso
di piazzale della Vittoria subito si
incontra, circondato da quattro tassi
potati in forma obbligata, il busto
marmoreo di Giuseppe Gaudenzi
(1872-1936), tra i fondatori del
Partito Repubblicano Italiano e sino
all’avvento del fascismo a lungo
deputato, assessore e poi sindaco
di Forlì (prosindaco, in realtà, per
non dover giurare fedeltà al re).
Nella parte più antica il disegno
del giardino assume una forma
ellittica, sottolineata da un viale
alberato di platani verso l’esterno e
di tigli verso l’interno, che racchiude
grandi aiuole definite dal doppio
viale centrale e dai vialetti laterali.
L’ultima porzione del giardino, che
si trova a contatto con l’ampliamento
della seconda metà del Novecento, si
presenta rialzata rispetto alla parte
precedente e ha nel tempo assunto
l’aspetto di una collinetta, sostenuta
da muri di mattoni, sulla cui sommità
crescono lecci e giovani cedri e tigli;
in cima si notano una vasca rotonda,
contornata da aiuole con arbusti e
alberelli ornamentali (lagerstroemia,
mirabolano, ecc. Lungo i vialetti che
scendono ai lati della terrazza verso la
parte nuova del giardino, nelle aiuole
sono subito evidenti le differenze
nelle specie impiegate, come la vistosa
macchia di bambù e, una piccola ma
interessante collezione di conifere (in
prevalenza cedri e pecci). La parte
recente del giardino, di impronta più
paesaggistica si sviluppa con viali
sinuosi intorno a un laghetto; l’area è
ombreggiata da una discreta varietà
di specie arboree, sia autoctone che
esotiche, tra le quali compaiono anche
alberi da frutto come mirabolani e
gelsi ed esemplari arborei ornamentali
tradizionali come i platani e i tigli che
caratterizzano la porzione storica. Nei
prati si notano un giovane olivo, una
catalpa, una quercia rossa, una sofora
della varietà pendula, molti platani e
siepi di lauroceraso.
Gli esemplari più vetusti e di
maggiori dimensioni, si trovano
nella porzione storica; le specie
prevalenti sono il tiglio e il
platano. Tra i tigli si segnalano
esemplari molto belli e con dimensioni
di oltre 3 metri di circonferenza. Tra i
platani spicca un esemplare di quasi 4
metri di circonferenza e altri di
41
dimensioni quasi simili si trovano di
fianco ai muri di sostegno. Negli spazi
prativi della parte più formale del
parco risaltano anche due libocedri e
due cedri dell’Atlante (uno di quattro
metri e mezzo di circonferenza). Si
segnala inoltre un grande esemplare
di leccio (oltre 3 metri di
circonferenza) con molti vigorosi
ricacci alla base ma anche con
problemi di natura fitosanitaria.
Forse interessa
Nelle immediate vicinanze del
Parco della Resistenza da notare è
il particolare assetto urbanistico e
architettonico formato dal grande
piazzale della Vittoria, dal viale
della Libertà e dal piazzale della
Stazione Nelle due aiuole che
incorniciano la facciata della stazione,
ad esempio, svettano due cedri (il
cedro del Libano di sinistra, piuttosto
imponente, ha una circonferenza di
quasi 150 cm). Viale della Libertà
è ombreggiato da due doppi filari
di lecci: gli esemplari più grandi e
ormai pressoché centenari sono una
decina (con circonferenze anche di
200 cm). Piazza della Vittoria, infine,
è tutta ombreggiata da svettanti pini
domestici.
FORLÌ - PARCO DI VILLA SAFFI
Come arrivare
Villa Saffi si trova poco fuori Forlì,
nella frazione di San Varano, in via
Firenze 164.
Info utili
Il giardino e la casa-museo sono
visitabili il mercoledì (ore 9.30-12.30)
e la domenica (ore 15.30-18.30)
da ottobre a maggio, soltanto la
domenica (ore 16-19) da giugno a
settembre. L’ingresso è gratuito.
Il piccolo, delizioso parco (poco meno
di un ettaro) si sviluppa intorno a un
elegante edificio a due piani che fu per
molti anni, sino alla morte, la dimora
del patriota e politico forlivese Aurelio
Saffi. Il parco, dominato nella parte
antistante l’edificio da un maestoso
cedro del Libano e completato sul
retro da un folto boschetto, è piuttosto
ricco di esemplari arborei notevoli,
di specie sia autoctone che esotiche, e
custodisce al suo interno una conserva
per alimenti e un piccolo frutteto.
Il lungo edificio era anticamente
un convento dei Gesuiti, la facciata
della cappella del piccolo monastero
è ancora ben visibile nel lato sudorientale del palazzo e un grazioso
campaniletto a vela sul colmo del
lungo tetto a due falde chiude la
piccola e spoglia facciata nord.
Il complesso è formato dall’abitazione
padronale, dall’abitazione del custode
e da un edificio colonico ormai ridotto
a rudere, oltre che da una costruzione
distaccata. Il lato sud-occidentale
dell’edificio, con la scala esterna, il
rossiccio muro posteriore del rudere
colonico, sul quale è addossato un
bel pozzo, e il muro di accesso da
via Firenze racchiudono un piccolo
delizioso cortile con vasi e piante
tipiche dei giardini di un tempo. Nei
pressi del portone in ferro si alza il
tronco biforcato di un grande pino
domestico, dalla bella chioma reclinata
sul rudere colonico.
Oltrepassata la piccola corte, si
raggiunge il retro della villa dove,
tra la vecchia scuderia e un fitto
boschetto, si trovano una piccola
superficie inghiaiata e un prato
domestico con vasi di fiori. Sul bordo
nord-occidentale della superficie
erbosa si espande la chioma, in parte
mascherata da giovani arbusti, di
un bellissimo tasso policormico, con
nove branche tra loro intrecciate.
42
Il boschetto, che custodisce diversi
alberi di notevoli dimensioni, anche
se può essere difficoltoso individuarli
nell’intrico del sottobosco non curato.
Questo lato del giardino, tuttavia,
è soprattutto caratterizzato dalla
presenza del maestoso cedro del
Libano, probabilmente risalente ai
tempi di Aurelio Saffi, che svetta
proprio di fronte all’antica cappellina.
È l’albero più grande e suggestivo
del parco, nonostante l’estesa ferita
prodotta lungo il suo fusto da un
fulmine e il seccume che interessa la
cima di molti rametti.
Nonostante la ridotta superficie
del parco-giardino, sono
numerosi gli esemplari arborei
notevoli, a cominciare dal
grande esemplare di cedro del Libano
(circonferenza 420 cm) nei pressi del
vecchio portone di ingresso.
Nell’intrico del boschetto, si
riconoscono due bagolari,una sequoia.
Accanto al breve pendio che risale la
collinetta della conserva risaltano una
rovere, un bagolaro e una roverella.
Nella fascia alberata verso nord-est si
distinguono due grandi platani, un
pino dell’Himalaya e, più isolato, uno
svettante cipresso. Sul confine
settentrionale, lungo la fascia di alloro
e laurotino, emerge un grande
bagolaro dal fusto costoluto tipico dei
vecchi esemplari (supera i 380 cm di
circonferenza), che mostra segni di
sofferenza e presenta diverse carie e
cavità. Verso il prato, infine, spicca
una sequoia, con una circonferenza di
tre metri.
Forse interessa
All’interno della villa, che conserva
una breve ma tipica loggia passante,
si sviluppa su due piani un piccolo
percorso museale di particolare
fascino. L’attrazione esercitata dagli
ambienti, oltre che alle memorie
storiche, è legata alla conservazione di
vari arredi originali di notevole pregio
ed eleganza, allo studiolo di Saffi e
alla ricca biblioteca, che comprende
anche un’importante raccolta di
quotidiani rari. Una curiosità ulteriore
sono gli interessanti dipinti murali
trompe-l’oeil eseguiti nel 1937 per la
cosiddetta stanza del ping-pong dal
pittore e scrittore Amerigo Bartoli
Natinguerra (1890-1971).
43
44
Forlì, Parco di Villa Saffi
45
CESENA - GIARDINO PUBBLICO
Come arrivare
Il giardino si trova nel centro storico
di Cesena ed è compreso tra corso
Garibaldi e viale Padre Vicinio da
Sarsina. In corso Garibaldi è situato
l’ingresso monumentale; un secondo
ingresso si trova in viale Padre
Vicinio da Sarsina; sugli altri due
Il giardino pubblico di Cesena si
allunga su un tratto del perimetro
meridionale delle mura della città
antica; l’ingresso principale è una
bella e imponente cancellata su corso
Garibaldi, la più importante arteria
cittadina. Il giardino, realizzato nella
prima metà dell’Ottocento secondo
il gusto neoclassico, è stato oggetto
di un sapiente restauro urbano
curato, dall’architetto Pier Luigi
Cervellati e terminato nel 2007,
che ha almeno in parte restituito a
questo piccolo e prezioso giardino del
centro storico, divenuto marginale
nel corso del tempo, l’originario
aspetto ottocentesco. Al suo interno
è possibile ammirare alcuni elementi
di arredo risalenti al periodo della
sua creazione, un interessante
campionario di arredi d’epoca e
moderni in ghisa, i busti di cittadini
illustri e un grande gazebo centrale
utilizzato per concerti durante la
buona stagione.
Al centro del giardino sorge un
grande gazebo in ghisa a pianta
dodecagonale (10 metri di larghezza
per 8 di altezza), che ripropone il
modello del chiosco musicale tipico
delle passeggiate e dei giardini
ottocenteschi. All’epoca chiamato
anche “cassa armonica”, faceva
parte di quell’insieme di invenzioni
e realizzazioni che oltre un secolo
fa venivano utilizzate per abbellire i
luoghi pubblici. Intorno al gazebo,
all’interno di un’aiuola delimitata da
un bel cordolo in ghisa con decori
floreali, si trova un folto impianto
della tappezzante sempreverde
Lonicera nitida. Dalla piazza centrale
46
lati dell’area verde si aprono ingressi
nelle vie Mura del Giardino Pubblico
e Sostegni.
Info utili
Gli orari di apertura sono 7.30-24
(aprile-ottobre) e 7.30-20 (novembremarzo).
si diramano quattro vialetti interni
che, in corrispondenza del percorso
ellittico perimetrale, formano
altrettante piazzette di dimensioni
inferiori, in prevalenza ombreggiate
da lecci e tigli.
Vari cedri dell’Himalaya ombreggiano
i vari prati.Il viale ellittico di ghiaia
bianca percorre tutto il perimetro
del giardino ed è ombreggiato, sul
lato interno, da un bel filare di tigli
con esemplari di discrete dimensioni.
Presso un altro ingresso del giardino
sono allineate alcune sculture
raffiguranti i personaggi della
Commedia dell’Arte (tre a sinistra e
sei a destra dell’ingresso).
Nel complesso il giardino ospita
un numero assai limitato di specie
arboree: tigli, cedri e lecci sono
gli unici alberi impiegati nella
formazione dei gruppi cromatici,
con un’attenzione particolare
all’alternanza di sempreverdi e
caducifoglie, ai quali si aggiunge
un solo esemplare di magnolia
sempreverde, mancano del tutto le
specie arbustive.
Merita segnalare alcuni grandi
cedri del Libano e dell’Himalaya
di dimensioni importanti e i
tigli, che sono la specie
prevalente del giardino, che formano
un filare circolare lungo la viabilità
più esterna dell’area verde, con
esemplari anche di discrete
dimensioni. Due tigli isolati di oltre 2
metri di circonferenza sono nei pressi
dell’ingresso laterale, vicino all’area
giochi. Il tiglio più grande, con una
circonferenza di 254 cm, si incontra
sul confine con il moderno Teatro
Verdi, la cui base molto ampia ricaccia
tipicamente numerosi polloni. Sempre
fuori dal giardino, oltre il muro di
cinta con le maschere in bronzo, in
un’aiuola crescono un acero
giapponese e due cedri dell’Himalaya.
Tutti gli esemplari più grandi con
buona probabilità facevano parte del
primo impianto ottocentesco del
giardino.
Forse interessa
L’esposizione all’aperto di manufatti
in ghisa antichi e moderni, con i
relativi pannelli esplicativi, può
suscitare curiosità e desiderio di
approfondire l’argomento visitando
il Museo Italiano della Ghisa a
Longiano.
(www. museoitalianoghisa.org)
Nel centro di Cesena, in piazza
Bufalini, non si può non segnalare la
preziosissima Biblioteca Malatestiana,
dichiarata dall’Unesco “Memoria del
Mondo”. È stata la prima biblioteca
civica d’Italia e d’Europa e la sola
biblioteca quattrocentesca giunta sino
a noi perfettamente conservata in ogni
sua parte. (www.malatestiana.it)
47
48
Cesena, Giardino pubblico
49
CESENA - PARCO DELLA RIMEMBRANZA E
ROCCA MALATESTIANA
Come arrivare
La Rocca e il parco che la circonda
si raggiungono facilmente anche a
piedi dalle centrale piazza Bufalini e
da corso Mazzini, attraverso via Re,
piazza del Popolo e viale Mazzoni; su
quest’ultimo si aprono due ingressi
del Parco della Rimembranza. Un
altro ingresso si trova in via Novello
Malatesta, nei pressi del municipio.
Info utili
L’area verde osserva i seguenti orari:
ore 7-20.30 (aprile-settembre) e
8-17.30 (ottobre-marzo). Della Rocca
Malatestiana si possono visitare il
torrione Maschio, che ospita mostre
temporanee, e il torrione Femmina,
dove dal 1974 ha sede il Museo di
Storia dell’Agricoltura, con l’armeria
e la vecchia falegnameria
(www.roccamalatestianadicesena.it)
Il parco, vero e proprio “polmone
verde” nel cuore di Cesena, circonda la
bella e imponente Rocca Malatestiana
e riveste le pendici del colle Garampo,
che si eleva inaspettatamente sul
centro cittadino dominando la
sottostante piazza del Popolo (sulla
quale si affaccia il porticato Palazzo
Comunale o Palazzo Albornoz).
Il parco, progettato sul finire
dell’Ottocento per rivestire le spoglie
scarpate del rilievo, si presenta oggi
come una folta zona boscata con
grandi alberature ormai secolari,
accompagnate da macchie di arbusti e
da un variegato sottobosco spontaneo.
La Rocca Malatestiana, concepita
come fortezza militare a difesa della
città di Cesena, è la terza fortificazione
costruita sul colle Garampo, a poca
distanza dalle rovine delle due
precedenti, di epoca tardo romana e
medievale.
L’area verde intorno alla rocca fu
progettata già alla fine dell’Ottocento,
ispirandosi ai canoni del giardino
all’inglese, per riforestare le brulle
pendici del rilievo (sino ad allora
mantenute spoglie per motivi difensivi
Il parco, che si sviluppa tutt’intorno
alla rocca, risulta in forte pendio ma
anche di agevole fruizione, grazie ai
numerosi vialetti e alle brevi rampe di
scale che permettono di passeggiare a
quote diverse. La componente arborea,
in buona parte ancora risalente
all’impianto originario, è molto densa,
con prevalenza di sempreverdi, e
particolarmente ombrosa, anche se
non mancano le zone più aperte, in
qualche caso purtroppo dovute alla
perdita di grandi alberature.
Entrando nel parco dall’ingresso
monumentale di viale Mazzoni,
imponenti cedri fanno da sfondo
al monumento e ai bastioni dalle
terrazze merlate; tutta la pendice
rivolta a nord è ricoperta da
un sottobosco di specie erbacee
spontanee, con gigaro, edera e
varie bulbose, e arbusti di olmo,
sambuco, calicanto, marruca, alloro
e ligustro. Quest’ultima specie,
spesso utilizzata nelle piccole siepi
formali che accompagnano i vari
sentieri e le scalinate, è presente nel
parco in grande quantità, con alcuni
esemplari insolitamente grandi,
tanto da poter essere classificati
come alberi (due raggiungono il
metro di circonferenza) Sulla pendice
settentrionale, tra gli alberi, verso
est si riconoscono pini domestici,
alberi di Giuda, ippocastani, cedri,
tigli, aceri americani e ricci; sotto il
muro della rocca si notano vari cedri
dell’Atlante, un agrifoglio e numerosi
cipressi; verso ovest crescono un
gruppo di cipressi dell’Arizona e cedri
dell’Himalaya abbastanza giovani,
mentre più in alto, sino al muraglione
che chiude a sud il parco, nel ripido
pendio crescono molti altri cipressi,
sia di vecchio che di recente impianto.
Sul versante orientale del colle, dopo
un primo tratto di salita che porta
all’ingresso del Museo di Scienze
Naturali, si notano una sofora e
due pini domestici, nei pressi di un
tornante del sentiero che sale verso
50
Cesena, Parco della Rimembranza e Rocca Malatestiana
51
il muro della rocca, fiancheggiato in
maniera quasi continua da una siepe di
ligustro. Più in alto si notano cedri e
tigli dalla tipica potatura a candelabro.
L’arco di ingresso della rocca è
segnato, nel prato sotto le mura
meridionali, da un altro bel filare di
cipressi.
I cedri sono senza dubbio gli
alberi più rappresentativi del
parco, per la presenza assai
diffusa, per le dimensioni
raggiunte da vari esemplari e la
collocazione in fregio al monumento,
che li rende particolarmente ben
visibili dai viali cittadini. Nel parco,
tuttavia, anche altre specie
raggiungono discrete dimensioni,
come due ippocastani a fianco della
balaustra in legno lungo la salita da
viale Mazzoni; alcuni tigli, di cui uno
a metà scalinata e sei sopra l’ingresso
monumentale, tutti superano i due
metri di circonferenza. Si segnala un
grande leccio nei pressi della strada
asfaltata che raggiunge la rocca (a un
metro da terra si divide in due grosse
branche con circonferenza di 180 e
220 cm; e una sofora molto alta,
contorta e inclinata, non lontano
dall’ingresso di via Malatesta.
CESENA - PARCO DI VILLA SILVIA-CARDUCCI
Come arrivare
Villa Silvia-Carducci sorge isolata sul
colle di Lizzano, una piccola frazione
nel territorio comunale di Cesena.
Dalla località Celletta si imbocca sulla
destra via Lizzano che, con una breve
salita, raggiunge la villa e il parco.
Info utili
Il parco è recintato ma liberamente
fruibile negli orari di apertura della
Il parco, esteso poco meno di cinque
ettari, sorge sulle prime colline
cesenati intorno a un bell’edificio di
impianto settecentesco che, sul finire
dell’Ottocento, divenne la residenza
di campagna dei conti Giuseppe e
Silvia Pasolini Zanelli e un cenacolo
artistico frequentato da illustri
personaggi della cultura dell’epoca.
Tra i nomi spicca quello di Giosuè
Carducci, che vi trascorse numerosi
soggiorni estivi nell’ultimo periodo
della sua vita, maturando una stretta
amicizia e un ricco rapporto epistolare
con la contessa Silvia. Ancora oggi,
come ai tempi del Carducci, il parco
rappresenta un’oasi verde tra i coltivi
che trasmette quiete e serenità.
Grazie alla forma compatta, pressoché
triangolare, e alla densa copertura
52
villa e in occasione di eventi promossi
dall’AMMI, l’Associazione Italiana
Musica Meccanica, che ha sede nella
villa e ne gestisce anche gli spazi
esterni. Orari di visita: sabato e
domenica dalle 15.00 alle 18.00 (ora
solare) o dalle 16.00 alle 19.00 (ora
legale); in altri giorni e orari apertura
su prenotazione. (Tel. 0547 323425;
www.ammi-italia.com)
arborea, in prevalenza di sempreverdi,
il parco di Villa Silvia - Carducci
spicca con grande evidenza tra i
vigneti e gli ampi seminativi del
paesaggio collinare circostante.
Molto caratteristico è il lungo filare
di cipressi, tra gli alberi più diffusi
nell’area verde, che attraversa i coltivi
per concludersi in uno scenografico
belvedere, oggi compromesso
dallo sviluppo incontrollato della
vegetazione.
La visita ha inizio dalla bella
cancellata di ingresso dove, superato
un primo edificio di servizio ridotto a
rudere, si prende un viale inghiaiato,
segnato da un doppio filare di pini
domestici e da siepi formali di alloro
e laurotino, che in lieve salita conduce
all’ampio pianoro occupato dalla villa
e dalle sue pertinenze.
La recente sistemazione del parco ha
portato all’allestimento di un Giardino
Letterario Parlante, composto da tre
“stanze”, dove il visitatore può sostare
all’ombra di grandi alberi e ascoltare
commenti audio che riportano brani
tratti dall’epistolario tra la contessa
Silvia e Carducci, intervallati da
pezzi musicali d’epoca. A ogni stanza
si accede attraverso una simbolica
“porta”, costituita da una moderna
struttura metallica ad arco sulla quale
si avvolgono giovani rampicanti.
La suggestione delle parole e delle
musiche è accresciuta dalla presenza
di un ricco apparato iconografico
con pannelli, sagome, ingrandimenti
di foto storiche e altri elementi che
nell’insieme richiamano le atmosfere
tra la fine dell’Ottocento e i primi anni
del secolo successivo. Anche gli arredi
d’epoca (sedute, fioriere, cordoli e altri
decori), oggi affiancati da componenti
moderne, contribuiscono a
storicizzare il luogo e ne sottolineano
il fascino.
Nell’area verde si segnalano alcune
formazioni alberate, in prevalenza
monospecifiche e a volte in condizioni
vegetative molto critiche. Tra queste
spicca il cosiddetto “orologio delle
fate”, un gruppo di cedri disposti in
cerchio a simulare il quadrante di
un orologio. Di aspetto più incolto e
naturale, invece, è la fascia alberata
che riveste la scarpata digradante
verso la strada pubblica, composta
da lecci, cipressi (sia quello nostrano
sia l’esotico Cupressus arizonica) e da
un intricato sottobosco di arbusti
sempreverdi mediterranei come alloro,
laurotino, pittosporo e alaterno.
Da segnalare, infine, nello spiazzo
inghiaiato sul retro della villa, una
grande vasca circolare corredata di
sculture zoomorfe che ospita diversi
pesci esotici e belle piante acquatiche.
Degna di nota è la grande
roverella che spicca presso la
cancellata storica di ingresso
alla proprietà. La pianta
presenta una circonferenza di 270 cm
con una chioma ampia ed equilibrata,
che oggi si impone in un punto di
grande visibilità, quasi ad accogliere i
visitatori, anche se comincia a
presentare segni di sofferenza
vegetativa. L’albero senza dubbio più
simbolico e toccante è il cosiddetto
“Leccio del Poeta”, un grande
esemplare che vegeta nella “seconda
stanza” del Giardino Letterario
Parlante, in testa a un breve filare
monospecifico. Sul tronco della pianta,
appeso a un vecchio chiodo, si trova
uno dei bastoni da passeggio di
Carducci, che amava sostare in questo
tratto del parco molto ombroso e
fresco. Merita una segnalazione,
infine, una coppia di cipressi sul retro
di un piccolo edificio di servizio alle
spalle della villa. I due alberi con una
circonferenza che supera i due metri e
mezzo, sono collocati in testa a un
filare monospecifico che si prolunga
verso il confine occidentale del parco
e, per quanto cresciuti in posizione
molto defilata, si impongono con le
loro chiome sempreverdi sulle piante
circostanti.
Forse interessa
La visita al complesso di Villa Silvia
- Carducci non deve trascurare gli
spazi interni dell’edificio dove, oltre
al Museo degli strumenti musicali
meccanici, è possibile accedere alla
camera del Carducci e alla sala
detta “della Regina Margherita”,
gli unici due ambienti a non aver
subito rimaneggiamenti nel corso del
Novecento. La camera del Carducci
è rimasta com’era nel 1906, anno
dell’ultima visita del poeta, e conserva
intatta l’atmosfera dell’epoca, che
traspare dalle belle foto storiche
appese alle pareti. La vicina stanza
della Regina Margherita, così
chiamata perché avrebbe dovuto
ospitare la sovrana in occasione di
una visita a Lizzano (poi disdetta),
ha pianta ovale e un soffitto
elegantemente decorato con motivi
floreali e lievi grottesche.
Ai tempi di Carducci la villa di
Lizzano era anche il punto di partenza
per gite nelle località vicine, anch’esse
care al poeta, tra le quali merita di
essere segnalata la chiesa di Polenta,
sui colli vicino a Bertinoro, dedicata a
San Donato. La chiesa, dove secondo
la tradizione pregarono Dante e
Francesca da Polenta (immortalata
nel V canto dell’Inferno), fu
particolarmente amata dal Carducci.
Ancora oggi l’edificio religioso, la
53
Cesena, Parco di Villa Silvia - Carducci
54
cui costruzione risale al IX-X secolo,
conserva un fascino particolare ed è
meta di numerosi visitatori; la chiesa,
circondata da una moltitudine di
cipressi, è affiancato dalla canonica e
da una bella piazzetta ombreggiata
da imponenti tigli, nella quale trova
posto un busto in marmo del poeta.
BERTINORO - PARCO DELLE TERME DI FRATTA
Come arrivare
Il piccolo abitato di Fratta Terme
sorge ai piedi del colle di Bertinoro,
tra Forlì e Cesena, lungo la valletta
del rio Salso, affluente del fiume
Ronco.
Info utili
Il parco, di proprietà privata e quasi
interamente recintato, è in gran parte
accessibile liberamente negli orari
di apertura del complesso termale
(www.termedellafratta.it). Al suo
interno è stato di recente allestito un
grande parco attrezzato, l’Indiana
Park Terme della Fratta, che offre
percorsi aerei acrobatici tra gli alberi
e una serie di strutture sportive e per
il relax.
Il parco venne realizzato negli anni
Trenta del secolo scorso a corredo
del complesso termale inaugurato
nel medesimo periodo. L’area verde
(13 ettari) è oggi suddivisa in due
parti distinte, di estensione simile
ma di aspetto assai diverso, dotate
di accessi autonomi. Un primo
settore, dal carattere tipicamente
ornamentale, si trova in continuità
con il centro termale e occupa la zona
semipianeggiante. È un’area gradevole
e interessante, ombreggiata da
numerosi alberi risalenti all’epoca di
impianto del parco, tra i quali spiccano
molte specie esotiche sempreverdi;
degni di nota sono anche i numerosi
arredi e le strutture architettoniche
d’epoca legate all’uso termale
dell’area. La restante parte del parco,
mostra caratteri decisamente più
naturali per la presenza di vasti prati
alberati, con specie autoctone miste
ad essenze esotiche, lembi boscati e
arbusteti cresciuti negli ultimi decenni
su terreni un tempo coltivati.
Dalla storica cancellata di ingresso
al parco, adiacente al Grand Hotel,
ha inizio un lungo e rettilineo
viale, alberato con un doppio filare
di liquidambar, che in autunno è
davvero spettacolare per i toni
caldi e accesi che assumono le
chiome di questa pianta di origine
nordamericana. Il viale si conclude
in un piazzale asfaltato, dove un
tempo si affacciavano i due primi
stabilimenti termali del complesso
(oggi è visibile solo il rudere di quello
ottocentesco). Lo slargo è definito
da una bella balaustra, arricchita
con fioriere ed elementi scultorei
di varia foggia, e da grandi alberi
di tiglio e sequoia sempreverde
alternati a tassi mantenuti in forma
obbligata; al centro spicca un’aiuola
circolare di rose tappezzanti. Dal
piazzale si accede alla zona termale
vera e propria, ombreggiata da
una copertura alberata diffusa e
percorsa da una rete di vialetti
spesso sottolineati da siepi formali
di bosso, lauroceraso e cotognastro.
Spiccano numerose strutture d’epoca
legate all’uso termale dell’area,
tra cui quattro grandi fontane,
fulcro di questo settore del parco,
intorno sono disposte belle aiuole
fiorite con erbacee perenni, rose e
gruppi arbustivi ornamentali tra
cui abelia e forsizia, mentre adagiati
sul prato stanno resti di antiche
colonne e blocchi di pietra squadrata
di probabile origine romana. La
densa copertura alberata che
contraddistingue questo settore del
parco è composta soprattutto da
sempreverdi, tra cui cedri, pini e abeti,
55
56
Bertinoro, Parco delle Terme di Fratta
57
anche di dimensioni significative, e
diverse piante di sequoia sempreverde
riconoscibili dalle chiome svettanti.
Tra le caducifoglie si riconoscono
esemplari di ippocastano, sofora,
platano, tiglio e varie specie di acero,
molti dei quali risalenti all’epoca
di realizzazione del parco; verso il
corso del rio Salso compaiono anche
giovani querce. Una nota particolare,
che testimonia il carattere storico di
questo settore del parco, è la ricca
e sorprendente dotazione di arredi
d’epoca, tra cui le belle sedute con
elementi zoomorfi che richiamano il
gusto eclettico ed esotico tipico dei
primi del Novecento.
Oltrepassando una passerella pedonale
sul rio Salso si accede al settore
adibito a parco attrezzato. Un viale
in ghiaia risale con larghi tornanti
la pendice densamente alberata con
conifere sempreverdi e specie a foglia
caduca; tra le prime si riconoscono
pini, cedri, cipressi dell’Arizona, abeti
rossi e imponenti esemplari di sequoia
sempreverde (coevi a quelli del settore
termale), mentre tra le caducifoglie
figurano tigli, platani, frassini,
bagolari, querce e aceri. Risalendo
la pendice, l’area attrezzata lascia il
posto a rimboschimenti con l’esotica
robinia realizzati negli scorsi decenni
e oggi inselvatichiti.
Il patrimonio arboreo
comprende alcuni esemplari
significativi, concentrati
soprattutto nel settore termale
dell’area verde, il cui impianto è
riconducibile all’epoca della sua
realizzazione. Da segnalare è, in
particolare, il consistente numero di
sequoie sempreverdi (una trentina
circa), tra loro coetanee e con tronchi
maestosi dalla caratteristica corteccia
rossastra e fibrosa. Tra le sequoie
presenti nel parco, alcune spiccano su
tutte le altre, come la coppia di piante
( circa 250 cm di circonferenza che,
quasi come due sentinelle, si innalzano
a margine dello slargo asfaltato, dove
termina il viale di liquidambar. Un
altro esemplare si riconosce
facilmente per la caratteristica
biforcazione del fusto al colletto, che
ha dato origine a due imponenti
tronchi gemelli, paralleli e ravvicinati
tra loro. Meritano una segnalazione
un cedro dell’Atlante (oltre 3 metri di
circonferenza) che cresce isolato al
confine dell’area verde verso la strada,
alla cui base è cresciuto un giovane
albero di fico completamente
ombreggiato dalla chioma argentata
del sempreverde.
Forse interessa
Lungo la strada che da Forlimpopoli
porta a Fratta Terme, in località
Selbagnone, si trova la Villa
Paolucci Merlini, splendido edificio
settecentesco, di proprietà privata e
in corso di restauro, che è contornato
da un ampio parco ben visibile
dalle strade limitrofe al cui interno
vegetano degli esemplari di notevoli
dimensioni, tra cui uno spettacolare
cedro del Libano di circa 10 metri
di circonferenza e un esemplare di
Ginkgo biloba di quasi 5 metri.
CASTROCARO TERME - PARCO DELLE TERME
Come arrivare
Il Parco delle Terme, situato in pieno
centro, ha un unico accesso in viale
Marconi, al numero 15/16.
Info utili
L’area verde si trova all’interno
58
del complesso delle Terme di
Castrocaro (www.termedicastrocaro.
it). Il parco, interamente recintato, è
liberamente fruibile dal pubblico nei
seguenti orari: ore 8-19 da lunedì a
sabato, ore 10-19 la domenica.
L’ampio parco (circa 8 ettari),
realizzato agli inizi del Novecento,
è la naturale propaggine verde delle
strutture termali. Ombrosi viali
conducono alla scoperta di porzioni
di giardino più costruito e formale
oppure di lembi di vegetazione di
aspetto seminaturale. Un po’ ovunque
si incontrano grandi esemplari
arborei di specie sia autoctone
sia spiccatamente ornamentali
come cedro del Libano, sequoia
sempreverde, abete del Caucaso
e abete di Spagna (un “percorso
didattico” riportato su una bacheca
all’ingresso del parco, e scaricabile
anche dal sito delle Terme, segnala
ai visitatori le piante di maggiore
interesse).
Il parco si compone di varie porzioni
di verde la cui fisionomia è legata
alle funzioni che esse rivestono nel
disegno complessivo dell’area. Aiuole
ornamentali, di differente forma, sono
delimitate dai vialetti che conducono
alle strutture termali. I prati rasi
delle aiuole, lievemente rilevate, sono
ravvivati da composizioni di fioriture
annuali, bordure di rose ed esemplari
di tasso potati in forma obbligata; su
di essi si stagliano grandi esemplari
arborei sempreverdi (lecci, pini e
cedri imponenti), mentre statue,
grandi vasi di terracotta, panchine
e un’aiuola con orologio e data,
arredano vari angoli di questo settore.
Un vialetto fiancheggiato da filari
di lagerstroemia e bordure di rose
conduce invece al singolare Padiglione
delle Feste, ricco di decorazioni
anche nelle parti esterne. Questa
parte del giardino presenta zone
prative più ampie, alberate con alti
esemplari sempreverdi, in prevalenza
cedri del Libano, dell’Himalaya e
dell’Atlante, insieme a lecci, tassi,
abeti bianchi, pini neri, libocedri,
e da un filare di tigli. Il settore
più ampio e ombroso del parco,
presenta molti scorci suggestivi, viali
prospettici con filari di pini domestici
e platani, radure prative arredate
con isolati gazebo, labirinti e tunnel
verdi realizzati con arbusti e alberi
appositamente modellati (laurotino,
ligustro, sanguinello, orniello, carpino
bianco, bagolaro, acero campestre),
singolari formazioni di tiglio allevate
a portamento policormico, gruppi
arborei dalle differenti tonalità di
colore (abeti e tassi dallo scuro
fogliame verde intenso, mirabolani
rossi), grandi esemplari isolati e
boschetti misti con sottobosco
naturale di viole e altre specie
nemorali.
Molte sono le grandi alberature
che impreziosiscono il parco, in
parte corredate da appositi
cartellini identificativi e
comprese nel “percorso didattico”. Si
segnalano soprattutto i grandi cedri
che raggiungono anche 380 cm di
circonferenza; mentre sul retro del
Padiglione delle Feste cresce uno dei
lecci più sviluppati; sono presenti
anche notevoli farnie di 380 cm di
circonferenza. Si segnalano un
gruppo di cinque esemplari di abete di
Spagna dal bel portamento conico e il
viale di tigli policormici che
rappresenta un elemento di rilievo
paesaggistico. Gli esemplari più
sviluppati mostrano 5-6 e in qualche
caso anche un numero maggiore di
fusti, che partono da grandi ceppaie
per poi salire eretti a formare chiome
allargate e in parte fuse tra loro. A
margine della piscina svetta un’alta
sequoia, in condizioni vegetative
precarie, con due solidi tronchi che
partono da una base comune di tre
metri di circonferenza. Di poco
inferiore è, infine, il massiccio fusto
che sostiene l’ampia chioma ben
ramificata della roverella che
campeggia nei pressi del Tempietto
delle Acque.
Forse interessa
Su un affioramento roccioso nella
parte più rilevata dell’abitato si staglia
la medievale Fortezza di Castrocaro.
Caduta in abbandono nel XVII secolo,
in seguito alla costruzione di Terra
del Sole, la fortezza, inutilizzata
per tre secoli è stata acquistata dal
Comune di Castrocaro, è oggi sede
di un museo storico e di un’enoteca
e teatro di eventi culturali (www.
proloco-castrocaro.it).
Subito a lato del Parco delle Terme si
sviluppa il Parco Fluviale del Fiume
Montone, con un itinerario che
accompagna per alcuni chilometri la
sponda del corso d’acqua segnata da
fasce di vegetazione tipica con pioppi
59
e salici. Il percorso è parte di un più
ampio tracciato ciclopedonale, in
corso di completamento, che in futuro
collegherà Forlì a Castrocaro Terme.
A un chilometro di distanza da
Castrocaro, infine, in direzione di
Forlì, si incontra Terra del Sole, la
“città ideale” voluta da Cosimo I
Medici nel 1546 per farne la nuova
capitale della Romagna Toscana.
Progettata secondo i canoni del
Rinascimento, la cittadella conserva
l’originale assetto, la chiesa e i
monumentali edifici amministrativi,
oltre ai possenti bastioni di cinta (uno
dei quali oggi circonda uno spazio
verde pubblico).
••
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RIMINI – PARCO FEDERICO FELLINI
Come arrivare
Il parco, situato sul lungomare nel
cuore della vecchia “Marina” (la parte
costiera della città), si congiunge
al centro storico attraverso il
viale Principe Amedeo, alberato
da ippocastani, che inizia con il
sottopasso della ferrovia e arriva
Il parco si sviluppa a due passi dalla
spiaggia, ed è suddiviso in grandi
porzioni dalle ampie strade pedonali
che lo attraversano. Una delle aree
verdi che compongono il disegno del
parco, in realtà, è il Grand Hotel, reso
famoso dal grande regista Federico
Fellini, nativo di Rimini, nel suo
celeberrimo Amarcord.
Il parco venne ricavato nel secondo
dopoguerra dalla trasformazione dei
giardini del grandioso stabilimento
balneare Kursaal (in tedesco “sala di
cure”).
Tutta la zona subì profondi
cambiamenti e le numerose
trasformazioni successive rendono
oggi difficile riconoscere il sofisticato
progetto “botanico” e la distribuzione
delle aiuole che era stata immaginata
da Porcinai, l’architetto paesaggista
fiorentino che aveva già curato il
ripristino del parco di Villa des
Vergers (sempre nei pressi di Rimini).
In generale si nota una prevalenza di
pini domestici e la presenza di querce
tra gli alberi ad alto fusto.
Ogni porzione di cui è composta l’area
verde è ampiamente ombreggiata da
grandi alberi, per lo più sempreverdi,
con prevalenza di pini domestici e
lecci. La copertura pressoché totale
dovuta alle chiome dei sempreverdi
fa sì che i prati spesso stentino ad
attecchire.
Le specie arboree impiegate nel
giardino non sono molte;
prevalgono nettamente i pini,
per lo più coetanei, con alcuni
esemplari che superano i due metri di
circonferenza. Rilevante è la presenza
dei tigli, soprattutto per le discrete
proprio di fronte alla Fontana dei
quattro cavalli, sul Parco Fellini, su
cui si erge il Grand Hotel di Rimini.
Info utili
Il parco, che si apre sulle vie
circostanti, non è recintato e sempre
accessibile.
dimensioni raggiunte dalla
maggioranza degli esemplari
(circonferenze di 250-280 cm).
Numerose sono anche le querce, tra le
quali emergono i sempreverdi lecci, in
generale non troppo vecchi, tranne un
esemplare presente al limite dell’area
verde, che spicca per il portamento
espanso, con due grosse branche che
partono a un metro da terra, con una
circonferenza, prima della
biforcazione, di 370 cm. Si può
supporre con una certa sicurezza che
tutti gli esemplari di maggiori
dimensioni, tra cui il grande leccio e i
tigli, facessero parte dei romantici
giardini del Kursaal, che dalla seconda
metà dell’Ottocento erano già assai
ricchi di vegetazione.
Forse interessa
Si segnala la presenza in piazza
Ferrari, della cosiddetta “Domus
del chirurgo”, che deve il suo nome
all’importante corredo chirurgico
rinvenuto, in un’abitazione romana
della seconda metà del II secolo
scoperta nel 1989. Nella piccola
piazza, tra la ricca alberatura
composta da lecci, giovani cedri e un
filare di kaki, spiccano un platano
dal bel portamento, un grande
cedro del Libano e un bel leccio
vicino alla “Domus del chirurgo”.
Vicino è il Museo della Città (www.
museicomunalirimini.it) che ha al suo
interno un interessante giardinoLapidario. A poca distanza si trova
piazza Malatesta, dove si affaccia
Castel Sismondo, la rocca voluta da
Sigismondo Malatesta verso la metà
del ’400, che è oggi sede di importanti
mostre. Nella piazza risaltano diversi
61
annosi platani: l’esemplare che si erge
in fondo a via Poletti, in particolare,
ha un tronco con una circonferenza
62
che supera i quattro metri e una bella
chioma espansa.
Rimini, Parco Federico Fellini
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RIMINI - PARCO GIOVANNI PAOLO II E ALTRE
AREE VERDI LUNGO L’AUSA
Come arrivare
Il parco, intitolato a papa Giovanni
Paolo II ma ancora conosciuto
con varie denominazioni usate
in precedenza (Parco della Cava,
Parco del Lago, Parco Ausa, Parco
V° Peep), si estende nella prima
periferia di Rimini, a fianco del nuovo
Palacongressi. Vi si accede dalle vie
della Fiera, Abruzzo ed Euterpe, dove
si trovano alcuni ampi parcheggi.
Una piacevole alternativa è la pista
ciclabile che a partire dal lungomare,
Il parco (14 ettari) è la estesa
propaggine meridionale di un unico
sistema di spazi verdi pubblici, che
comprende anche i parchi Renzi,
Callas, Cervi, Bondi e Fabbri, avviato
negli anni Settanta del secolo scorso
e completato nei decenni successivi
lungo il vecchio tracciato del torrente
Ausa. Circonda un ampio specchio
d’acqua artificiale, noto come lago
Mariotti, realizzato su terreni in
precedenza occupati da una cava di
argilla. L’aspetto dell’area verde è
decisamente scenografico, grazie
all’armonioso insieme formato dallo
specchio d’acqua e da spazi aperti,
quinte di verde e macchie boschive;
l’accostamento cromatico di specie
arboree e arbustive sia sempreverdi
che caducifoglie, con esemplari già ben
sviluppati, lo rendono particolarmente
suggestivo in primavera e autunno.
Un percorso, ciclabile ma anche
pedonale, entra dapprima nel parco
intitolato a madre Elisabetta Renzi
(1786-1859), fondatrice delle Maestre
Pie della Vergine Addolorata, una
fascia verde con un’ampia varietà
di specie arboree e arbustive che
ombreggiano giochi per bambini
e aree per la sosta (pini domestici,
lecci, platani, aceri americani, aceri
saccarini, tuie, palme, mirabolani
rossi, bagolari, tigli, tamerici e altre
specie). Superato un sottopasso, si
accede al Parco Maria Callas, dedicato
alla celebre soprano, che si sviluppa
a lato dello scalo ferroviario; al suo
64
a lato di viale Medaglie d’Oro (di
fronte a piazzale Kennedy), si sviluppa
per due chilometri e mezzo lungo
il vecchio corso del torrente Ausa,
attraversando la gradevole sequenza
di aree verdi prima di raggiungere
l’estremità settentrionale del parco.
Info utili
Il parco, non recintato, è accessibile
da molti punti.
interno spiccano alcuni bagolari di
discrete dimensioni e un filare di
vecchie tamerici dai fusti contorti,
oltre a robinie, aceri ricci, pini, lecci,
betulle e alberi di Giuda. Attraversata
via Roma, si prosegue nel Parco
Alcide Cervi, intitolato al padre
dei sette fratelli uccisi dai fascisti a
Reggio Emilia alla fine del 1943, che
si allunga accanto a un tratto delle
antiche mura della città storica (a
breve distanza, lungo via Roma, si
trovano anche i resti dell’Anfiteatro
romano). A ridosso delle mura risalta
un grande bagolaro (cirocnferenza
210 cm) e più avanti compaiono
pini domestici (il maggiore con
circonferenza di 188 cm), cipressi e
tamerici, mentre ai lati del vialetto
ciclo-pedonale si succedono un
gruppo scultoreo dedicato alla
resistenza partigiana e ai caduti della
città (opera del riminese Elio Morri),
filari di tigli, gruppi di cipressi, aree
giochi per bambini e una moderna
fontana. L’area verde è arricchita
in molti punti da macchie arbustive
di rose appartenenti a diverse
varietà, osmanto, ligustro, calicanto,
oleandro, Cornus florida e altre specie
ornamentali. Poco oltre si raggiunge
l’arco di Augusto e tramite un primo
sottopasso si accede al Parco Olga
Bondi, una diciannovenne riminese
uccisa per sbaglio dai fascisti nel
1922, per raggiungere poi, dopo un
successivo sottopasso, il più ampio
Parco Fabbri, che si estende nella
zona dove un tempo si trovavano la
storica fornace e alcuni edifici rurali.
Nell’area verde, insieme a gruppi di
carpini bianchi, frassini, robinie, aceri
americani, tamerici e altre specie,
spiccano alcuni grandi pioppi ibridi
legati ai vecchi poderi; il maggiore
(circonferenza 360 cm), con quattro
grosse branche che si dipartono
da una base comune e una chioma
imponente, vegeta a fianco del centro
sociale anziani “Ausa”, ospitato in una
casa colonica ristrutturata. Nei pressi
si notano vecchi esemplari di fico e
ciliegio, mentre vicino a un’area giochi
per bambini cresce un bell’ippocastano
isolato. In alcuni angoli del parco
risaltano gruppi di olivagno
(Elaeagnus angustifolia), con piante ben
sviluppate che in autunno si caricano
di frutti giallastri simili a olive.
Oltre il Parco Fabbri il percorso
ciclabile raggiunge “I Poderi della
Ghirlandetta”, una nuova area verde
realizzata nel 2011, che ha recuperato
una denominazione storica risalente
all’epoca dei Malatesta. Il parco,
disegnato dall’architetto paesaggista
Andreas Otto Kipar, si estende
intorno al moderno ponte di via
della Fiera, costruito sul luogo di un
antico ponte, e comprende un laghetto
artificiale che intende ricordare la
passata presenza del torrente Ausa;
verso monte è articolato su più livelli
tra loro collegati. Sulle sponde dello
specchio d’acqua, popolato da piante e
uccelli acquatici, sono stati impiantati
pioppi, salici piangenti, farnie, pini,
alberi di Giuda, oltre a siepi e macchie
di arbusti ornamentali.
Un lungo filare di pioppi cipressini
caratterizzano la sponda nord
dell’ampio avvallamento occupato dal
lago Mariotti e segnano l’ingresso al
Parco Giovanni Paolo II. La sponda
nord-orientale, più scoscesa, è rivestita
da macchie di canne, mentre sulle
altre rive vegetano gruppi di salici
bianchi, salici piangenti, salici contorti
e cipressi calvi. La viabilità interna del
parco si sviluppa tutta intorno al lago
e sul lato occidentale scende verso
la riva, frequentata da anatre, cigni
e altri uccelli acquatici. Nel settore
orientale si incontrano gruppi di
farnie e roveri e, all’interno di un’area
recintata, è allestito il Fruttario, una
raccolta didattica di alberi da frutto,
a disposizione delle scuole cittadine
per imparare a riconoscere peschi,
susini, peri, meli e altri fruttiferi.
A sud del lago il parco si allarga e
compaiono spazi prativi più ampi,
filari di grandi pini domestici, viali di
lecci, filari di tigli e mirabolani rossi
che affiancano i vialetti interni e le
stazioni del percorso vita; il corredo
verde comprende anche gruppi di
ippocastani, cedri dell’Atlante e
dell’Himalaya, magnolie e tamerici,
esemplari a portamento arboreo
di ligustro e olivagno e macchie
sempreverdi di lauroceraso, laurotino
e pittosporo. In un prato pianeggiante
risalta un doppio semicerchio formato
da filari di pini domestici e giovani
cipressi alternati, mentre qua e là si
incontrano esemplari isolati di catalpa,
abete di Spagna pino domestico e
pino d’Aleppo.
Nel parco non sono presenti
esemplari di dimensioni davvero
notevoli, che emergano in
maniera particolare rispetto al
resto della composizione arborea, ma
molte sono le alberature già adulte e
ben formate che si incontrano. Tra gli
esemplari arborei più vetusti figura
una rovere, dall’ampia chioma, situata
in bella posizione sopraelevata sul
lago e altre querce più giovani. I
cipressi calvi distribuiti lungo le rive,
ben riconoscibili dalle caratteristiche
radici affioranti, sono sicuramente tra
le piante che più contribuiscono a
caratterizzare il parco, soprattutto in
autunno, quando il fogliame prima di
cadere assume una intensa colorazione
rosso arancio che contrasta con la
vegetazione circostante; gli esemplari
di maggiori dimensioni, alti una
quindicina di metri e con tronchi di
poco superiori ai 150 cm di
circonferenza. I pini rappresentano le
altre specie che maggiormente
risaltano nel parco con esemplari di
dimensioni significative.
Forse interessa
Al capo opposto di Rimini è presente
l’area verde pubblica urbana di
maggiore estensione, il Parco XXV
aprile (23 ettari), realizzato nell’alveo
abbandonato del fiume, che venne
deviato più a nord negli anni ’70
del secolo scorso. Il parco, che si
65
sviluppa a partire dallo storico ponte
di Tiberio, ha un aspetto abbastanza
naturale ed è attraversato in posizione
quasi centrale da una canaletta ai cui
lati si estendono ampie zone prative
con alberature sparse, in prevalenza
salici bianchi e pioppi ibridi, bianchi,
66
grigi e cipressini, con qualche ontano
nero e olmo campestre; nella porzione
più lontana dal fiume si estende un
settore con alberature più fitte, nel
quale compaiono varie latifoglie
(tiglio, robinia, platano, acero
americano, orniello, ailanto, noce,
pioppo cipressino, carpino bianco,
ecc.) e qualche sempreverde (cipresso
dell’Arizona, cedro dell’Atlante, pino
domestico. Gli esemplari arborei
più significativi dell’odierno parco
sono legati all’ambiente fluviale
preesistente, come vecchi esemplari di
salice bianco, spesso cavi e senescenti,
e grandi pioppi ibridi, anch’essi in
stato precario. Sono presenti oltre
200 esemplari di salici e altrettanti di
pioppi, alcuni superano i tre e anche 4
metri di circonferenza.
Rimini, Parco Giovanni Paolo II
67
RICCIONE - PARCO GIOVANNI PAOLO II
Come arrivare
Il piccolo parco è situato lungo
viale delle Magnolie, all’angolo con
viale Ceccarini, a pochi passi dalla
stazione ferroviaria di Riccione.
Nelle adiacenze si trova un piccolo
parcheggio.
Info utili
L’area verde si compone di una parte
aperta e di un settore recintato. Alla
zona aperta si può accedere sia da
viale delle Magnolie che da viale
Ceccarini. L’ingresso principale alla
porzione recintata si trova a margine
del parcheggio, collegato al piazzale
della stazione. Villa Lodi Fè ospita gli
uffici di Riccione Teatro
(www.riccioneteatro.it) ed è anche
sede della segreteria del Premio
Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi.
(www.premioilariaalpi.it)
Il piccolo parco riunisce gli spazi
verdi di Villa Lodi Fè, un villino per
vacanze dei primi del Novecento a
forma di chalet, e di altre residenze
confinanti e conserva parte delle
grandi alberature, in prevalenza
sempreverdi, che crescevano nei
rispettivi giardini ornamentali.
Nell’area verde (1,2 ettari) si
sviluppano vialetti sinuosi, in parte
legati al disegno del precedente
giardino privato, ombreggiati da
gruppi di alti pini domestici; sono
presenti anche tassi, tigli e macchie di
nocciolo e bambù, mentre a ridosso di
viale Ceccarini, si notano alcuni alberi
da frutto in filare (un mirabolano, un
ciliegio, tre kaki). In questo settore è
collocata una grande statua in bronzo
raffigurante papa Giovanni Paolo II,
opera della scultrice Elena Ortica.
L’ingresso principale all’area recintata
si trova a margine del parcheggio,
dove sopravvive un vecchio cipresso,
e serve gli uffici che hanno sede nella
villa, che si intravede poco più in
alto seminascosta dalle chiome di
pini, tigli, tassi, magnolie e querce.
Il vialetto che sale alla villa è
fiancheggiato verso il confine da un
vecchio gelso molto alto e da grandi
roveri sotto le quali vegetano macchie
di acanto, aro e giaggiolo puzzolente,
ben riconoscibile in autunno dai
vistosi semi di colore arancio; a fianco
della villa risalta un filare di cinque
vecchi tassi. Sul retro dell’edificio
è presente un piccolo prato in cui
si trova un gazebo e un pozzo
ombreggiato dai rami di un kaki. Ai
margini del pianoro una quinta mista
con alloro, ligustro e altre specie
sempreverdi segue il confine dell’area
comunale fondendosi con il verde dei
giardini privati confinanti, dai quali
emergono le chiome di un’imponente
rovere, di un grande platano, di alcuni
alti pini e ippocastani e di altre grandi
alberature.
Un gruppo misto formato da vecchi
tigli, tassi e un cedro occupa il primo
tratto di pendio sotto alla villa,
mentre nei pressi di una fontanella si
trovano macchie di nocciolo, alloro e
bambù, alberelli di ligustro, un breve
filare di catalpe vecchie e giovani,
alcune palme , un leccio e altre specie
ornamentali. Sparsi nei prati e a
ridosso della recinzione spiccano le
alte chiome di alcuni pini domestici
e d’Aleppo, mentre nella parte più
rilevata altri due grandi pini domestici
sovrastano arbusti di pittosforo, un
gruppetto di lagerstroemie e un’alta e
folta macchia di bambù.
Le piante appartenenti al
vecchio giardino della villa, che
hanno ormai raggiunto il secolo
d’età, sono ovviamente gli
esemplari di maggiore rilievo del
parco, tra i quali figurano in primo
luogo i tassi, una specie che per
l’accrescimento molto lento non
sempre lascia percepire a prima vista
la reale età. I tassi in filare a lato della
villa, tuttavia, ne eguagliano quasi
l’altezza, mettendo in mostra il tipico
portamento policormico. L’esemplare
più sviluppato si trova sul pendio
sotto alla villa, ha cinque fusti saldati
in un’unica base (circonferenza 280
cm) con una chioma ampia e ben
68
distribuita. Sicuramente di maggiore
effetto per la notevole altezza e le
caratteristiche chiome e cortecce, sono
tuttavia i pini presenti in vari settori
del parco, sia quelli domestici, sia
quelli d’Aleppo. Interessanti sono
anche le specie sempreverdi
mediterranee rimaste qua e là nel
parco, utilizzate in prevalenza per
formare macchie formali o siepi, ma
che lasciate libere di svilupparsi hanno
oggi assunto un portamento ad
alberello e dimensioni in qualche caso
significative; sicuramente degno di
nota è, ad esempio, il bell’esemplare di
ilatro comune, dal suggestivo tronco
contorto e cavo (circonferenza 150
cm) che cresce a ridosso del confine
sul fianco settentrionale della villa.
Appena fuori dal confine del parco,
non si può non segnalare l’imponente
quercia, ben visibile nel giardino della
confinante Villa Pullè (a sud di Villa
Lodi Fè), un esemplare secolare dalla
bellissima chioma espansa, che
sovrasta un’ala dell’edificio e domina
tutta l’area circostante.
Forse interessa
A partire dal parco è possibile
compiere una piacevole passeggiata,
a piedi o in bicicletta, che tocca
alcune altre interessanti aree verdi
pubbliche e consente di apprezzare
quel carattere di “città giardino” che
tuttora contraddistingue Riccione.
Proseguendo per viale Ceccarini si
incontra, l’Arboreto Cicchetti; un
vecchio vivaio della nota famiglia,
che per molti decenni ha prodotto e
rifornito di piante tutti i giardini e
i viali cittadini. Terminata l’attività
commerciale, lo sviluppo naturale
delle piante rimaste nel vivaio ha dato
vita a una folta e originale macchia
boschiva in pieno centro cittadino,
formata da filari e gruppi omogenei
di specie ornamentali (platano,
acero riccio, pino domestico, tasso,
ecc.) e da un intricato sottobosco
con sanguinello e molte altre specie
spontanee. Insieme a singolari
macchie di bosso delle Baleari o di
abete del Caucaso e a piante dalla
chioma stretta e molto sviluppata in
altezza a causa degli impianti molto
ravvicinati, si incontrano, nei pressi
delle vecchie serre e di altre strutture
di servizio, anche grandi pini
domestici, che facevano probabilmente
parte dell’arredo stabile del vivaio.
Nell’area, ora pubblica, è stato
ricavato un planetario dotato di cupola
semisferica.
Si segnala anche il Parco della
Resistenza, l’area verde comunale
di maggiore estensione (11 ettari);
realizzato a partire dagli anni Ottanta
del secolo scorso con alberature già
ben sviluppate ma non di grandi
dimensioni. Spiccano alcune piante
residue del passato rurale, qualche
vecchio olmo e un paio di querce.
Riccione, Parco Giovanni Paolo II
69
INDICE
FERRARA
p. 3
Cimitero Ebraico
Giardino della Palazzina Marfisa d’Este
Giardino di Palazzo Costabili detto “di
Ludovico il Moro”
Giardino di Palazzo Schifanoia
Mura di Ferrara - Baluardo della
Montagna (aree verdi)
Parco Massari
Parco Pareschi
BONDENO
Parco dell’Ospedale Fratelli Borselli
RAVENNA
p. 19
Basilica di San Vitale, Mausoleo
di Galla Placidia e Museo Nazionale
(aree verdi)
Giardini Pubblici
Giardino della Rocca Brancaleone
Giardino della Tomba di Dante e
Giardino Rinaldo da Concorezzo
CASOLA VALSENIO
Il Cardello
RIOLO TERME
Parco delle Terme
FORLÌ
p. 32
Cimitero degli Indiani e Cimitero
monumentale
Giardino della Rocca di Ravaldino
Parco dell’Ospedale “Morgagni - Pierantoni”
Parco della Resistenza
Parco di Villa Saffi a Varano
CESENA
p. 44
Giardino Pubblico
Parco della Rimembranza e Rocca
Malatestiana
Parco di Villa Silvia-Carducci
BERTINORO
Parco delle Terme di Fratta
CASTROCARO TERME
Parco delle Terme
RIMINI
p. 59
Parco Federico Fellini
Parco Giovanni Paolo II e altre aree
verdi lungo l’Ausa
RICCIONE
Parco Giovanni Paolo II
70
“Le radici affondate nel suolo,
i rami che proteggono i giochi degli scoiattoli,
i rivi e il cinguettìo degli uccelli;
l’ombra per gli animali e per gli uomini;
il capo in pieno cielo. Conosci un modo di vivere più saggio
e foriero di buone azioni?”
Marguerite Yourcenar, Scritto in un giardino
ISBN 9788897281382
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