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ARRESTI ECCELLENTI

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Anno III - Numero 109 - Venerdì 9 maggio 2014
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Intervista
Attualità
Storia
Cicu: Sardegna
e Sicilia in Europa
Ecoincentivi auto,
ecco il bluff di Renzi
9 maggio 1936:
nasce l'Impero
a pag. 4
a pag. 4
Moriconi a pag. 6
L’EX MINISTRO SCAJOLA IN CARCERE PER FAVOREGGIAMENTO DI UN LATITANTE
OMERTA’ SUL PAPA’
BANCHIERE
LA BELLA
ADDORMENTATA
NEI BOSCHI
Ma per l’Expo
aumentano pure
la benzina!
a parte è quella della
bella addormentata nel
bosco. Maria Elena Boschi, la figlia che raccomanda
il padre - stando alle maligne
insinuazioni della rete - non
dice una sola parola sulla
sconcertante ascesa di papà
Pier Luigi al vertice di Banca
Etruria, l’istituto di credito
tanto caro a monsieur Gelli.
La ministra è nervosissima,
ma tace. E commette gaffe
in continuazione.
Finora spera nella clemenza
dei giornali, che in effetti non
la trattano male. La storia di
suo padre diventato vicepresidente di Banca l’abbiamo
raccontata ieri. E’ un istituto
sotto pressione da parte di
Bankitalia e oggetto di pesanti
attenzioni giudiziarie. Voci di
palazzo dicono che la nomina
potrebbe essere utile ad allentare la morsa sulla banca;
ma lei, la ministrina non dice
nulla.
Eppure, trova il tempo per
minacciare di sbattere fuori
dal gruppi dei senatori del
Pd Corradino Mineo, che non
manda giù il suo progetto riformatore; bolla il presidenzialismo come una specie di
malattia da scansare; ma su
papà nulla. Non trova il tempo
di parlare; nessun cronista
ha il coraggio di rivolgerle
una sola domanda sull’opportunità della nomina e se
lei o il suo premier ci hanno
messo lo zampino.
Ecco, lo scandalo è rappresentato proprio dai media,
che non vedono l’indignazione
che sale persino dal web,
dove ormai la figura della famiglia Boschi è oggetto di
caricature dissacranti. Se si
fosse trattato di una esponente
del centrodestra, sarebbe
uscita massacrata dal linciaggio della cosiddetta informazione libera di questo paese.
Noi non molliamo la presa, e
vogliamo sapere se è normale
quanto accaduto in Banca
Etruria.
Finora, oltre a noi, solo Il
Giornale di Alessandro Sallusti
se ne è occupato con un ampio
servizio all’interno. Abbiamo
letto quattro righe su Dagospia
e poi omertà totale degli altri
mass media. Eppure, non è
una storia di provincia, che
pure sarebbe stato semplicissimo smontare con due righe dell’addetto stampa. Stanno zitti; aspettano che passi
la bufera. Noi restiamo sulla
riva del fiume.
el giorno in cui, tra
tanti ‘terremoti’ giudiziari, viene fuori
anche quello dell’Expo
2015, che ti combinano
lor signori? Un altro aumento delle accise sulla
benzina, e dunque un nuovo salasso per i consumatori, proprio per finanziare
i lavori della rassegna milanese. Lo ha deciso, un
po’ alla chetichella, un
emendamento al decreto
legge sulla casa, approvato in commissione al
Senato proprio ieri mattina, quando già le notizie
sugli appalti dell’Expo
correvano più veloci della
luce.
Meglio sarebbe stato soprassedere, insomma, se
non altro per una questione di opportunità. Tanto
più che le coperture finanziarie previste erano
state già individuate, attingendo dal fondo per le
assunzioni nelle amministrazioni pubbliche. E invece è arrivata l’assurda
modifica, che in pratica
farà scucire dalle nostre
tasche, ad ogni pieno di
benzina, altri 25 milioni
di euro per l’Expo. Hai visto mai che al compagno
G. e ai suoi sodali dovesse
servire nuovo ‘carburante’
per ungere altre ruote. I.T.
N
di Francesco Storace
L
ARRESTI ECCELLENTI
Greganti e due ex deputati fermati per gli appalti di Milano 2015
na giornata a dir poco convulsa
quella di ieri sul fronte giudiziario,
con due grosse inchieste e una
decina di arresti eccellenti. In un
albergo romano è stato fermato, e poi
portato a Regina Coeli, l’ex ministro dell’Interno, Claudio Scajola. Secondo la Dia
di Reggio Calabria, si sarebbe adoperato
U
per favorire la latitanza dell’imprenditore
ed ex deputato Matacena, ora a Dubai
ma desideroso di raggiungere il Libano
per sfuggire all’estradizione in Italia. Arrestata anche la storica segretaria di
Scajola, in Liguria.
A Milano la bufera ha invece spazzato via
quella che gli inquirenti definiscono ‘la
cupola degli appalti per i lavori dell’Expo
di Milano 2015. Tra le persone coinvolte
anche Primo Greganti, il ‘compagno G’
già cassiere del Pci-Pds, gli ex deputato
Frigerio e Grillo e noti manager e imprenditori lombardi.
Colosimo-Traboni alle pag 2-3
ILDA LA ROSSA E IL PROCESSO RUBY
UCRAINA: SITUAZIONE SEMPRE TESA IN VISTA DI REFERENDUM ED ELEZIONI
Berlusconi: ‘La Boccassini
voleva farmi del male’
Putin avverte l’Unione Europea
lda Boccassini
"aveva delle motivazioni dentro di
lei molto forti da
tempo per interrogare chiunque pensasse avesse potuto
farmi del male. Tutto
quel processo è una
farsa è tutto indirizzato a colpire la mia
immagine in Italia e
all'estero fa parte di quella temtratta di un altro processo basato
pesta perfetta che è stata reasu fatti non veri e sono sicuro
lizzata nel 2011 e che ha portato
che questa verità emerga", ha
al colpo di Stato con le dimissioni
aggiunto Berlusconi.
del mio governo”, così Silvio
L'ex premier è poi tornato sulla
Berlusconi ieri a radio Capital a
condanna per Mediaset: "La
proposito degli ultimi sviluppi
mia è una pena molto grande
del processo Ruby, dopo che il
per chi come me da 20 anni
pg di Milano ha detto che la
combatte a difesa della liberà
Boccassini non aveva la titolarità
e si trova con una sentenza
di quel fascicolo. "Io non voglio
infondata. Non è bella la visita
parlare di questo processo, i
dei poliziotti che controllano
2 sei a casa la sera".
fatti emergeranno presto. A
Sipag. se
I
Xxxxx
xxxxxxxxxx
di Giuseppe Sarra
M
entre da una parte
l’Unione europea
prende atto delle
affermazioni del presidente
russo Vladimir Putin, che si è
espresso a favore delle elezioni presidenziali del 25 maggio in Ucraina, dall’altra il consiglio Ue degli Affari esteri di
lunedì prossimo potrebbe approvare nuove sanzioni contro
personalità russe e ucraine
coinvolte nella crisi.
Secondo una fonte comunitaria, i ministri dovrebbero
estendere la base legale delle
misure mirate, permettendo
di colpire non solo le aziende
collegate alle persone sanzionate, ma anche società
“coinvolte nella confisca di
bene in Crimea avvenuta in
modi contrari alla legge Ucraina”. Intanto sulle esercitazioni
militari delle forze strategiche
russe, il ministro della Difesa,
Sergei Shoigu, ha spiegato
che “le minacce alla sicurezza
nazionale del Paese e le sfide
attuali richiedono che l’esercito
e la marina siano mantenute
pronte per risposte veloci ed
efficaci in qualsiasi condizione”.
Ma la tensione resta alta. I referendum chiesti dai separatisti
delle regioni orientali dell’Ucraina “non sono autorizzati
e – ha spiegato la portavoce
dell’alto rappresentante Ue
per gli Affari esteri, Catherine
Ashton - non hanno legittimità
democratica. Possono solamente portare a una ulteriori
escalation della tensione nel
Paese”.
Le trattative per la pace intanto
proseguono. “La Russia – ha
assicurato Putin al collega svizzero Didier Burkhalter - è interessata alla risoluzione al
più presto della crisi in Ucraina
tenendo conto dell’interesse
di tutti i cittadini”.
2
Venerdì 9 maggio 2014
Attualità
L’E X MINISTRO AVREBBE AIUTATO IL LATITANTE MATACENA A RIFUGIARSI IN L IBANO PE R S F UGGIRE AL L’E S T RADIZ IONE
Scajola in carcere per favoreggiamento
Berlusconi: ‘Addolorato’, ma ha escluso di non averlo ricandidato per il sentore di inchieste giudiziarie
di Igor Traboni
ex ministro
dell’Inter no,
Claudio Scajola, è stato arrestato
ieri
mattina dalla Direzione Investigativa Antimafia di Reggio
Calabria. L’uomo politico ligure è accusato di aver favorito la latitanza di Amedeo
Matacena, imprenditore reggino ed ex parlamentare condannato in via definitiva per
concorso esterno in associazione mafiosa. Scajola è stato
fermato in un albergo di via
Veneto, a Roma, e ha detto
di non aspettarsi il provvedimento, chiedendo subito di
conoscerne le motivazioni.
E’ stato quindi trasferito al
carcere di Regina Coeli. Sono
stati inoltre perquisiti l’ufficio
dell’ex ministro in via Matteotti
a Imperia e la sua villa. È
stata Roberta Sacco, la storica
segretaria di Claudio Scajola
(anche lei arrestata) ad ac-
L’
compagnare nell’ufficio di via
Matteotti gli uomini della Dia.
Nell’operazione dell’Antimafia
sono stati arrestati, oltre all’ex
ministro, personaggi legati a
Matacena, pure colpito da un
provvedimento restrittivo unitamente alla moglie Chiara
Rizzo ed alla madre Raffaella
De Carolis. Sono state effettuate anche numerose perquisizioni in Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia,
oltre a sequestri di società
commerciali italiane, collegate a ditte estere, per un
valore di circa 50 milioni di
euro.
Tutto sarebbe nato dalle indagini sui fondi neri della
Lega Nord, di cui è figura
chiave il faccendiere Bruno
Mafrici. Con una intercettazione, gli inquirenti sono venuti a conoscenza di rapporti
fra l’ex ministro e la moglie
di Matacena, Chiara Rizzo.
La donna, in pratica, chiedeva
aiuto al ministro per ottenere
il trasferimento del marito,
condannato con sentenza definitiva per concorso esterno
in associazione mafiosa, in
Libano. Dalle indagini sarebbe emerso il ruolo di un’altra
persona che avrebbe lavorato
al trasferimento di Matacena
in Libano e che sarebbe la
stessa che avrebbe avuto
contatti con Marcello Dell’Utri
per farlo andare nello stesso
Paese.
Secondo gli inquirenti, Scajola
in pratica stava cercando di
fare uscire Amedeo Matacena
da Dubai, dove si trova attualmente, per farlo andare
in Libano dove sarebbe stato
al sicuro dall’arresto per l’esecuzione pena per la condanna a 5 anni subita per concorso esterno in associazione
mafiosa.
Dopo essere fuggito dall’Italia,
infatti, Matacena ha girato alcuni Paesi fino ad arrivare
negli Emirati Arabi Uniti dove
era stato arrestato dalla polizia
locale al suo arrivo all’aeroporto di Dubai, ma è poi in
libertà in quanto non è stata
completata la procedura di
estradizione in Italia. Per la
giustizia italiana, quindi, è rimasto un latitante. È in questa
fase, secondo l’accusa, che
sarebbe intervenuto Scajola
che avrebbe cercato di aiutare Matacena a trasferirsi in
Libano. Gli altri arrestati, invece, stavano cercando di sistemare dei factotum di Matacena al vertice di alcune
società
Oltre a Scajola ed alla madre
dell’imprenditore reggino
Amedeo Matacena, ci sono
Martino Politi, Antonio Chillemi e, come detto, la segretaria di Scajola, Roberta Sacco. Gli indagati sono accusati,
seppur a vario titolo di aver,
con la loro interposizione,
agevolato Matacena ad occultare la reale titolarità e disponibilità dei suoi beni, nonché di aver favorito la latitanza
all’estero di quest’ultimo.
Subito dopo l’arresto di Scajola, Silvio Berlusconi ha commentato: “Non ne conosco i
motivi, ma sono molto addolorato per lui”. Il leader di
Forza Italia ha poi spiegato
che l’ex coordinatore è stato
escluso dalla liste azzurre
per le europee non per il
sentore di inchieste giudiziarie nei suoi confronti, ma per
una precisa scelta legata ai
sondaggi poco favorevoli attorno al suo nome. L’eurodeputata di Forza Italia Elisabetta
Gardini, candidata nella circoscrizione Nord Est, parla
invece di giustizia a orologeria.
SI GIOCHERÀ DOMENICA MA ALLE 17.45
INTANTO IL CAPO DELLA POLIZIA ANNUNCIA MISURE PIÙ INCISIVE NEGLI STADI
Gara con la Juve anticipata
per motivi di ordine pubblico
Migliora il tifoso napoletano ferito a Roma
l big match della prossima
giornata di campionato
(domenica 11 maggio),
Roma – Juve, si giocherà
alle 17.45 invece che all’orario serale inizialmente
previsto. Lo ha stabilito il
prefetto capitolino Giuseppe
Pecoraro, che ha informato
dell’anticipazione a mezzo
di un comunicato diffuso in
queste ore. La decisione è
stata presa in seguito ad una
serie di consultazioni con la
Lega Calcio, l’Osservatorio
nazionale sulle manifestazioni sportive e i rappresentanti provinciali delle forze
dell’ordine.
esta stazionario, con qualche positivo
cenno di miglioramento dopo l’aggravarsi delle ultime 48 ore, il quadro clinico di Ciro Esposito, il tifoso napoletano rimasto ferito sabato scorso in
occasione dalla finale di Coppa Italia e
ricoverato al policlinico Gemelli. Per i sanitari, Esposito "ha raggiunto una soddisfacente stabilità dei parametri vitali principali. La prognosi rimane comunque riservata e la condizione di criticità non risolta, nonostante si sia potuto ridurre significativamente il dosaggio dei farmaci
vasoattivi. Proseguono la dialisi e la ventilazione meccanica".
Anche i genitori hanno confermato i miglioramenti: "Quando sono entrato – ha
detto Giovanni, il papà di Ciro - stava
dormendo, era sedato. Si è regolarizzata
la pressione del sangue, prima respirava
I
Dal canto suo il presidente
del Coni, commentando la
notizia, ha dichiarato che
“l’orario di una partita è materia di competenza delle
autorità preposte all’ordine
pubblico. Se hanno fatto questa valutazione, ritengo che
abbiano le loro buone ragioni”. Giovanni Malagò ha
poi proseguito lanciando un
appello a tutti i tifosi in procinto di andare allo stadio:
“non sono preoccupato – ha
affermato – ma diamo prova
di maturità, perché ce n’è
un gran bisogno, soprattutto
nella di Roma ma in generale
nel mondo del calcio”. CdG
R
con affanno adesso sembra che respiri
meglio".
Al Gemelli è ricoverato anche un secondo
tifoso napoletano, Gennaro Fioretti, che
nella sparatoria di Roma ha riportato
ferite da scoppio alle braccia. L pallottola
non ancora estratta ha provocato una lesione del nervo radiale, con grave compromissione della funzionalità. Il giovane
verrà operato nei prossimi giorni dagli
ortopedici del Gemelli, per tentare di riparare la lesione ai nervi.
Dal punto di vista della cronaca giudiziaria
e per quanto riguarda la detenzione in
carcere di Daniele De Santis, questa è
stata determinata "dalla sua natura incontenibile e specialmente violenta", come
scrive in una delle sue considerazioni il
gip di Roma Giacomo Ebner nella motivazione dell'ordinanza con la quale ha
stabilito la detenzione in carcere dell'ultrà
giallorosso al quale si contesta di aver
sparato sabato scorso i proiettili che hanno
ferito il gruppo di tifosi napoletani.
Il capo della Polizia, Pansa, intervenendo
ieri al 162° anniversario di fondazione
del Corpo, ha annunciato che presto ci
saranno nuove e più incisive misure di
sicurezza egli stadi, senza tuttavia precisare quali. Alla festa della polizia è
pervenuto anche un messaggio del capo
dello Stato: “Chi si presenta con le spranghe, con le bombe-carta. Chi attacca
senza scrupolo anche sapendo di poter
colpire molto gravemente, e chi incendia
e devasta: su questo ci deve essere una
intransigenza assoluta, un rigore di cui
voi siete l'espressione più importante e
nello stesso tempo più esposta'', ha
detto tra l’altro Napolitano.
ACCORDO RAGGIUNTO SUL 40%, PER UN VALORE DI 400 MILIONI DI EURO
I cinesi si prendono una fetta di Ansaldo Energia
ccordo strategico di lungo periodo tra il
Fondo Strategico Italiano (FSI) e la Shanghai
Electric (SEC) - leader mondiale nella produzione di macchinari per la generazione di
energia e attrezzature meccaniche. L’intesa prevede
l’acquisizione da parte di SEC di una quota del
40% di Ansaldo Energia (AEN) e la costituzione di
2 joint venture tra AEN e SEC per la produzione di
turbine a gas destinate ai mercati asiatici e lo sviluppo di un centro R&S a Shanghai. FSI ha acquistato
da Finmeccanica e dal fondo First Reserve una
quota dell’85% di AEN nello scorso mese di dicembre.
Nel dettaglio, FSI cede a SEC il 40% di AEN per
400 milioni di euro: allo stesso tempo sono state
costituite due joint venture in Cina tra AEN e SEC
con il fine di produrre turbine a gas destinate ai
mercati asiatici e costituire un centro R&S a Shanghai.
Entrambe in stretta relazione con lo stabilimento
di Genova con il quale è previsto anche un progetto
di cooperazione per lo sviluppo di una nuova tec-
A
nologia di turbina a gas. La chiusura dell’operazione
è prevista per fine anno dopo le approvazioni governative e antitrust.
Si tratta dell’accordo italo-cinese più grande degli
ultimi anni: l’operazione consentirà ad AEN di accedere ai mercati asiatici, nuovo nucleo del mercato
globale. Previsti incrementi anche nel fatturato: +
20% incremento del fatturato nel medio-lungo periodo; + 3-4 unità all’anno di nuove turbine prodotte
a Genova; + 500 nuovi posti di lavoro, incluso l’indotto; + 35 ingegneri AEN in 7 anni.
Oltre all’accordo con SEC, AEN collaborerà anche
con la coreana Doosan Heavy Industries (Doosan)
con progetto di R&S per lo sviluppo di una nuova
turbina a gas destinata ai Paesi con rete elettrica a
frequenza 60Hz (Nord America, Brasile, Arabia
Saudita, Corea). Tra i finanziatori anche il Governo
Coreano. In arrivo dunque forti introiti anche per
il centro di R&S di Genova: : +100 nuovi ingegneri
assunti, di cui 35 il primo anno. Questo l’assetto
finale della situazione: il gruppo di AEN potrà
candidarsi al ruolo di leader globale nel settore;
FSI manterrà il ruolo di azionista di riferimento di
AEN, confermando come obiettivo la quotazione
in Borsa.
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Venerdì 9 maggio 2014
Attualità
UNA NUOVA TANGENTOPOLI SU EXPO 2015. IN MANETTE VECCHIE CONOSCE NZ E COME GRE GANT I E L’E X DC F RIGE RIO
Nella “cupola” degli appalti anche il compagno “G”
In carcere pure il top manager Paris e l’ex parlamentare Grillo. L’accusa è di aver pilotato e gonfiato
i bandi dell’Esposizione universale – Ecco l’inchiesta che ha spaccato la Procura di Milano
di Marcello Calvo
angentopoli 2, la rivincita.
Bufera su Expo 2015. Pino
Greganti, il compagno
“G” di Mani Pulite, uomo
e cassiere del Pci, poi
aderente al Pds e con la tessera
del Pd in mano, torna in carcere. In
cella anche il top manager dell’esposizione di Milano Angelo Paris
ed altri personaggi “eccellenti” coinvolti nella tempesta giudiziaria degli
anni ’90. Come Gianstefano Frigerio,
l’ex segretario regionale della Democrazia Cristiana, finito già allora
dietro le sbarre. In manette e in galera pure Luigi Grillo - ex parlamentare di Forza Italia passato ad
ingrossare le fila del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano –, l’imprenditore Enrico Maltauro e l’intermediario genovese Sergio Catozzo (ex Udc). Una nuova ordinanza
di custodia cautelare ha raggiunto
anche Antonio Rognoni, l’ex direttore
generale di Infrastrutture Lombarde,
già agli arresti domiciliari.
Un’inchiesta – almeno sulla carta gigantesca, quella della Procura di
Milano. Una sorta di patto tra ex
comunisti e democristiani, con in
mezzo immobiliaristi e faccendieri.
Che, secondo la ricostruzione dei
pm Claudio Gittardi (pool antimafia) e Antonio D’Alessio (anticorruzione) - muovendosi per tempo
sulla base delle informazioni ri-
T
servate cui non avevano accesso i
concorrenti - si intascavano percentuali di tangenti, si aggiudicavano grazie alle loro amicizie appalti pubblici chiave gonfiandone
i prezzi e azzerando la concorrenza
pulita. Appalti importanti come
quelli di Expo per l’assegnazione
delle case per le delegazioni stra-
niere. Avevano anche una sede, il
circolo culturale “Tommaso Moro”.
E un caveau in Svizzera, per custodire le mazzette, una onlus come
ufficio operazioni costantemente
“bonificata” per evitare di essere
intercettati.
In Lombardia sarebbe esistita una
vera e propria “cupola” per con-
dizionare le “gare”. La “cricca”
prometteva avanzamenti di carriera
grazie a “protezioni politiche” a
manager e pubblici ufficiali. Con
il compagno “G”, vale a dire il
perfetto comunista che non molla
mai, che “copriva e proteggeva le
imprese riconducibili a tutti gli
schieramenti politici”. Nell’inchiesta
coordinata dal procuratore aggiunto
della Dda di Milano Ilda Boccassini,
spunterebbero anche i nomi di Silvio Berlusconi, Cesare Previti e
Gianni Letta, estranei alla vicenda
visto che non figurano neppure nel
registro degli indagati.
Associazione per delinquere, corruzione, turbativa d’asta e utilizzazione del segreto d’ufficio. Queste, le ipotesi di reato. Per gli inquirenti è addirittura “sorprendente
la disponibilità di Paris di mettere
a disposizione informazioni riservate. Basta – direbbe in un’intercettazione - che mi fate fare carriera”. Ma è un’inchiesta che torna
a coinvolgere anche la sanità lombarda. Con direttori generali di
ospedali indagati “perché a disposizione della cupola”.
L’ex cassiere del Pci, tra i pochi a
rifiutare ogni collaborazione con i
magistrati ai tempi di Tangentopoli
(era il 1993), a 70 anni torna dentro.
Nell’inchiesta ci sarebbero “intercettazioni clamorose”, che non riguarderebbero solo lui, ma molti
esponenti del Pd. E non solo…
E’ questa la clamorosa indagine di
cui Alfredo Robledo sostiene di essere stato “scavalcato” dai vertici
della Procura Milanese. “Un’inchiesta - ha sottolineato il procuratore
Capo Bruti Liberati – non firmata
da lui in quanto non ha condiviso
l’impostazione”. L’ennesimo segno
di una frattura ormai insanabile.
“FRODE FISCALE PER 60 MILIONI”. ARRESTI DOMICILIARI PER IL PRESIDENTE IN PECTORE DELLA LEGA BASKET, GIÀ DOMINUS DI SIENA
Dopo Mussari cade anche l’amico Minucci
Per i pm la squadra di pallacanestro, per anni sponsorizzata lautamente dalla banca rossa Mps
(all’epoca guidata dall’uomo del Pd), pagava in nero e su conti esteri i giocatori falsificando i bilanci
di Federico Colosimo
ai trofei alzati al cielo e
le vittorie ottenute su
tutti i parquet d’Italia,
anche grazie alle ingenti
sponsorizzazioni della banca
rossa (guidata all’epoca dal
suo grande amico e tifosissimo della Montepaschi Giuseppe Mussari), alle manette.
Passando per una presunta
evasione fiscale che ammonterebbe ad almeno 60 milioni. Giochi finiti, game over.
L’ex dominus e general manager della Mens Sana Siena
e presidente in pectore della
Lega Basket (avrebbe dovuto
assumere l’incarico il prossimo 1° luglio), Ferdinando
Minucci, è finito agli arresti
domiciliari insieme ai suoi
più stretti collaboratori. Nell’ambito dell’inchiesta “Time
out” – questa volta chiamato
dalla Procura di Siena – avviata ormai da più di 2 anni.
L’accusa, per il “presidentissimo”, è di essere stato il
regista non solo dei trionfi
senesi (7 scudetti dal 2007
al 2013 e in liquidazione
D
dallo scorso febbraio), ma
anche di tutta una serie di
reati finanziari (alterazioni
contabili e di bilancio così
come della dichiarazione dei
redditi del club, oltre a false
fatturazioni) finalizzati all’evasione e alla frode fiscale per
decine e decine di milioni
di euro. Coinvolti nell’accusa
di associazione a delinquere
– e pure loro ai domiciliari
su provvedimento del gip
Ugo Bellini – anche la segretaria della Mens Sana
Olga Finetti, più Stefano Sammarini e Nicola Lombardini.
Rispettivamente ceo e direttore finanziario della Essedue
Promotion, società di Rimini
che segue gli interessi di diversi cestisti e sportivi di
tutta Italia. Su richiesta del
sostituto procuratore Antonino Nastasi, il gip ha ordinato il sequestro di beni per
un totale di 14 milioni di
euro.
In mezzo a tutto questo calderone ci sarebbe anche il
pagamento in nero, attraverso conti esteri, dei maggiori
interpreti della gloriosa società di basket. Secondo l’accusa, la Mens Sana ha consentito, “con metodi illeciti,
a 25 giocatori di sottrarsi alla
tassazione dei redditi in Ita-
lia”. Attraverso la cessione
di marchi e prodotti di merchandising alla società Brand
Management per cifre ritenute “gonfiate”, la Montepaschi avrebbe – sempre secondo i pm – “alterato i risultati dei bil anci, prodotto
provviste di denaro contante
per l’arricchimento personale e per spese fuori bilancio”.
Misure cautelari che dovevano scattare già 24 mesi fa,
ma che sono arrivate solamente ora. Un’inchiesta balzata agli onori delle cronache
da tempo - i reati sarebbero
stati commessi negli anni tra
il 2006 e il 2012 - con Minucci
accusato di essere l’ideatore
e il regista dell’operazione.
Anni di incredibili successi
sportivi, legati a doppio filo
alle ricche sponsorizzazioni
targate banca rossa (e quindi
Mps), guidata allora dall’uomo forte del Pd, Mussari,
primo tifoso del team toscano
e amico intimo del presidente in pectore della Lega
Basket. Mens Sana, è questo
il nome che compare in uno
degli ultimi atti dell’era Mussari al Monte dei Paschi, finita
nell’aprile 2012. Un atto da
8 milioni di euro che il 26
marzo di 2 anni fa ha salvato
il bilancio della pluridecorata
squadra della città del Palio
tanto cara all’avvocato catanzarese. Storie complicate
che s’intrecciano l’una all’altra e cifre in ballo che,
benché poca cosa rispetto
ai miliardi in gioco nelle vicissitudini di Rocca Salimbeni, sono di tutto rispetto.
Soldi (rossi) grazie ai quali
la società ha chiuso il 2012
in utile per la prima volta in
3 anni, nonostante i ricavi
fossero scesi vertiginosamente. L’ultimo favorone di
Mussari all’amico Minucci
prima delle dimissioni forzate.
Sarà la magistratura ad accertare le sue effettive responsabilità. Ma quella di
annunciare l’ex direttore generale senese a capo della
Lega basket - durante le Final 8 dello scorso febbraio
di Coppa Italia - è stata certamente una mossa scellerata da parte dei presidenti
dei club (eccezion fatta per
Claudio Toti, numero uno
della Virtus Roma e Renato
Villalta, patron della Virtus
Bologna, contrari alla scelta
di Minucci) della serie A.
Perché l’inchiesta era in corso da tempo e bisognava,
quantomeno, attendere gli
sviluppi degli eventi. E così
un altro sport, la pallacanestro – in crisi di sponsor e
visibilità mediatica – rischia
di affondare definitivamente.
Grazie ai “canestri” acrobatici (overtime) della banca
rossa, su assist del suo ex
presidente.
4
Venerdì 9 maggio 2014
Attualità
INTERVISTA AL PARLAMENTARE AZZURRO, CANDIDATO DI FORZA ITALIA IN SICILIA E SARDEGNA
Cicu:‘In Europa per le nostre isole’
‘La moneta non ci piace, il fiscal compact è dannoso, ma le opportunità dei finanziamenti
sono reali e vanno còlte’ – Oggi a Cagliari anche Storace alla manifestazione elettorale
di Igor Traboni
ardegna e Sicilia hanno un
nome e una garanzia per le
elezioni europee: Salvatore
Cicu. Nato a Palermo ma
cresciuto in Sardegna, 57
anni, deputato da più legislature e
già sottosegretario alla Difesa e al
Tesoro con Berlusconi, Cicu dà appuntamento per oggi a Cagliari, alla
stazione marittima, per una kermesse
elettorale cui interverrà tra gli altri il
segretario nazionale de La Destra,
Francesco Storace. Alla vigilia di
questo importante appuntamento, Il
Giornale d’Italia ha incontrato Salvatore Cicu.
S
Allora, Cicu, come sta andando
questa campagna elettorale?
“E’ partita con delle difficoltà oggettive,
che conosciamo: c’è un’intera comunità
distante dalla politica, che si sente a
disagio, che la avverte come qualcosa
di inutile, addirittura di paralizzante”.
E così cresce il rischio dell’astensionismo: ma non c’è proprio niente
da fare per mandare comunque
gli italiani a votare?
“Bisogna riprendere con coraggio a
fare politica. Io lo sto facendo con i
comizi nelle piazza, nei paesi come
nei borghi, incontrando la gente nei
mercati. Va recuperata tutta una cornice
di valori. I cittadini si aggrappano alla trasparenza,
alla capacità di essere diretti
e soprattutto concreti”.
I comizi, i paesi: la politica
come una volta: ma la gente risponde?
“Direi proprio di sì. Viviamo
sicuramente una stagione
particolare, molto difficile,
ma questo contatto diretto è
ciò che vuole la gente. Io ho
voluto affrontare questa sfida
delle Europee anche così,
perché c’è bisogno di rimettere al centro determinati
valori, di unificare il nostro
mondo. E tutto un popolo
che comunque ce la vuole
fare”.
A proposito del mondo moderato,
e dunque dell’elettorato più vicino
a Forza Italia, sta tornando l’entusiasmo?
“Entusiasmo forse è una parola grossa,
almeno per il momento. Di sicuro c’è
una grande voglia di partecipare, di
esserci, di esistere. Di dire che questa
sinistra non ci piace. Non ci piace
come sta governando a livello centrale
ma anche nelle amministrazioni locali.
Stiamo recuperando il nostro senso
di appartenenza, questo mi sembra
un dato molto positivo, su cui lavorare.
Ma voglio ripeterlo: c’è bisogno di
contenuti, di concretezza. Perché è
questo che vuole la gente”.
Magari la gente avverte anche una
certa distanza dall’Europa: lei al
riguardo che idea si è fatto?
“L’euro non ci piace, c’è poco da fare.
L’avvertiamo come una moneta ‘straniera’. E poi c’è questo fiscal compact
con tutti i suoi vincoli, un dramma”.
Però se si è candidato al Parlamento
europeo, immaginiamo che la sfida
sia anche quella di rimodellare in
qualche modo l’Europa, o no?
“Certo. E mi sto dando da fare in
questa campagna elettorale per far
passare il messaggio delle opportunità
che comunque l’Europa può
e deve dare”.
Anche a situazioni oggettivamente più difficili come
quelle che vivete in Sardegna e in Sicilia?
“Noi siamo in questa area
euro-mediterranea ricca di
scambi commerciali, ma bisogna sfruttare le occasioni
di cooperazione, di partnerariato. Io sono contro diffidenze e nemici, anche se
questo a qualcuno potrà non
piacere, ma penso piuttosto
alle opportunità di amicizie
e collaborazioni in tutto il nostro bacino”
Lei ha già parlato della
possibilità di una sorta di ‘patto
territoriale Sicilia-Sardegna, di cosa
si tratta?
“Le faccio un esempio concreto: da
europarlamentare, se sarò eletto, voglio
subito istituire un Centro studi a Cagliari e uno a Palermo, per farne dei
laboratori-contenitore e attraverso
questi formare e dare possibilità ai
nostri laureati e, seconda cosa, lavorare
per ottenere la certificazione europea
ai progetti presentati, per supplire alle
assenze dello Stato e delle Regioni”.
I famosi finanziamenti europei che
neppure sappiamo far arrivare, giusto?
“Sì, perché queste opportunità vanno
còlte. Veda, l’Europa qui non mette
vincoli di sorta ma molti Comuni non
sanno approfittarne. Io vorrei ridare
centralità al ruolo dei sindaci, che devono diventare i protagonisti nel chiedere e ottenere queste risorse”.
Torniamo all’aspetto più politico
delle elezioni: per voi di Forza Italia,
quanto stanno pesando le limitazioni
imposte a Berlusconi?
“L’assenza di Berlusconi pesa in maniera forte, è innegabile. Ma ha sempre
dimostrato che poi riesce comunque
a parlare con la gente, a comunicare
come nessun altro. Ecco perché, se
ha puntato anche determinati obiettivi
nella percentuale di voto, lo ha fatto a
ragion veduta”.
Parliamo infine di questa manifestazione a Cagliari…
“E’ un appuntamento cui tengo molto,
per incontrare tutti i miei amici della
Sardegna. E sono davvero felice della
presenza del mio amico Francesco
Storace, ne sono onorato”
Piano, è il direttore di questo giornale, quanto meno tireranno in ballo
la captatio benevolantiae…
“No, lo scriva: quella di Storace è una
figura che incarna la buona politica,
la serietà, l’onestà. La gente proprio
questo cerca: ascoltare chi parla con
una storia di valori e con una base di
competenza”
I POCHI FONDI PER GLI INCENTIVI AUTO ESAURITI IN 48 ORE E PER APPENA QUALCHE CENTINAIO DI MACCHINE
E’ durata due giorni la nuova balla di Renzi
Confermate le anticipazioni del Giornale d’Italia: solo una mossa mediatica del premier
ai citarsi addosso, della serie
‘L’avevamo detto noi’. Ma questa
volta dobbiamo fare uno strappo
alla regola: non più tardi di martedì
scorso, 6 maggio, avevamo scritto sulla
prima pagina del Giornale d’Italia - edizione sfogliabile on line - e in bella evidenzia sul nostro portale, che gli ecoincentivi per le automobili erano un’altra,
l’ennesima ‘balla’ di Matteo Renzi, perché
in cassa i soldi erano talmente pochi
che sarebbero bastati per poche decine
di migliaia di vetture da rottamare e acquistare, grosso modo 12mila auto. Insomma: eravamo ben consapevoli del
probabile, certissimo flop, documentandolo con tanto di cifre. Ma in verità ci
saremmo aspettati che il ‘giochetto’ mediatico sarebbe durato almeno per un
po’, giusto il tempo, per il finto rottamatore
(anche di automobili) per farsi bello,
magari dietro qualche paginona di pubblicità per gli ecoincentivi sui giornaloni
amici.
E invece, nel giro di appena 48 ore, gli
ecoincentivi sono terminati davvero. E
non per la fila ai concessionari, ma proprio perché i soldi disponibili erano
così pochi che sono finiti tutti in un battibaleno. In appena due giorni, i 30
milioni di euro (metà dei quali, ripetiamo,
messi a disposizione dai concessionari)
sono andati in fumo. E lo dice direttamente il ministero dello Sviluppo economico, sul sito internet, mica noi per
farci belli: dalle ore 9 di martedì mattina
IL MERCATO SI ANNUNCIA SEMPRE PIÙ PIATTO
M
Toyota vola a utili record,
ma il futuro resta incerto
6 maggio alle 10 di ieri giovedì 8 maggio
risultano esauriti i fondi dedicati all’acquisto di veicoli ibridi e a gas con emissioni comprese fra 51 e 95 g/km. Addirittura, nella sola giornata di ieri, erano
rimasti appena 76mila euro: pochi spiccioli, pochissime macchine
Per i veicoli elettrici e ibridi plug-in
(quelli che si possono ricaricare alla
presa di corrente e dunque praticamente
introvabili a parte qualche isola felice
in giro per l‘Italia) rimangono ancora
1,9 milioni di euro (su 9,5 stanziati). Ma
anche questi basteranno si e no per acquistare qualche altro centinaio di auto.
Altro che scossa e rilancio per l’economia.
E’ rimasta invece praticamente inutilizzata
la parte destinata, almeno sulla carta, ai
veicoli ‘uso terzi’ e per le imprese. Per i
noleggi e le auto aziendali, insomma.
Ma anche in questo caso – scusate –
l’avevamo detto. E scritto: per usufruire
di questi soldi c’è infatti una clausola
che impone la rottamazione di un veicolo
di almeno dieci anni di età, ma si tratta
di una condizione improbabile quando
si parla di auto aziendali , visto che nessuna ditta – e tanto meno i noleggi – restano tutti questi anni con la stessa autovettura.
Insomma: anche in questo caso, Renzi
ha bluffato. Scoperto. Un ‘giochetto’ che
gli stessi concessionari di auto avevano
già denunciato essere solo tale. Ma che
il premer ha portato avanti, accompagnato dalle solite fanfare.
Ig.Tr.
a compagnia automobilistica giapponese Toyota
con il vento in poppa:
l’azienda ha infatti annunciato
utili netti record per qualcosa
come 1.820 miliardi di yen
(corrispondenti a 17,9 miliardi
di dollari) nell'esercizio 201314, quasi raddoppiati rispetto
all'anno fiscale precedente, grazie allo yen debole.
Il gruppo nipponico prevede invece profitti un po’ in rallentamento nell'esercizio 2014-15 a
1.780 miliardi di yen. Toyota
prevede anche vendite piatte, e
L
comunque stabili, a 9,116 milioni di unità nel prossimo esercizio, contro le 9,1 milioni di
unità vendute nel 2013-14. La
cautela del gruppo giapponese
è legata ai richiami di auto.
Soltanto il mese scorso Toyota ha infatti dovuto richiamare ben 6,39 milioni di auto
gin tutto il mondo e ha concordato di pagare 1,2 miliardi
di dollari negli Usa per risanare i rischi giudiziari legati
a un ritardo nei richiami, che
ha causato 12 incidenti mortali negli Stati Uniti.
Venerdì 9 maggio 2014
5
Storia
È FAS CISTA DELLA PRIMA ORA E REPUBBLICANO, INSIEME A MUSSOLINI DAL 1 9 2 1 AL L’E PIL OGO DI PIAZ Z AL E L ORE T O
Casalinuovo, il soldato di San Vito
Ucciso a Dongo, sepolto provvisoriamente al campo 10 di Musocco, solo nel 1947 la sua salma sarà tumulata nella tomba di famiglia
di Emma Moriconi
ungo il porticciolo di Dongo, il 28
aprile 1945, gli uomini allineati in attesa di fucilazione sono un triste spettacolo. Tra essi c’è anche Vito Casalinuovo, volontario nella grande guerra, invalido, volontario nella Milizia, membro
di un reparto speciale di scorta al Capo del
Governo, volontario in Africa Orientale e in
Spagna, responsabile del Quartier Generale
della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, repubblicano, giudice del Tribunale
Speciale Straordinario di Verona.
Quando Mussolini, il 25 aprile 1945, lascia la
Prefettura di Corso Monforte, Casalinuovo è
con lui. È ancora con il Duce quando la colonna
che trasporta il Capo del Fascismo viene bloccata a Musso. E ancora quando avviene lo
scempio di piazzale Loreto. Un uccisione
cruenta, una sepoltura veloce, in quello stesso
Campo 10 di Musocco che ospita i tanti morti
di quei giorni. Sua moglie Maria Clara, che
ha vissuto quelle ore ospitata dalle suore di
un convento, porterà in dono sulla sua tomba
dei fiordalisi. Solo nell’ottobre del 1947 avviene
la traslazione della salma, che parte con un
treno merci diretta a San Vito sullo Ionio, in
provincia di Catanzaro, il suo paese natale.
Ma il mezzo viene deviato: a Roma sembra
che ad aspettare il passaggio del feretro ci
siano troppe persone pronte a lanciare un
fiore. Quando il corpo giunge a San Vito per
riposare in pace nella tomba di famiglia, ad
attenderlo ci sono molti compaesani e anche
tanti combattenti. La moglie Maria Clara morirà
nel luglio nel 1980, trentacinque anni dopo.
Due volumi, a cura di Nicola Sinopoli, figlio di
una sorella di Vito e reduce di Russia, raccon-
L
Vito Casalinuovo (al centro, foto tratta dal volume di Nicola Sinopoli)
tano il personaggio: si tratta di “Vito Casalinuovo
e il diario di Clara” e “Vito Casalinuovo – cinquantesimo anniversario”.
Era un soldato, Casalinuovo. Che aveva subito
la menomazione della mano destra a causa
dello scoppio di una bomba tedesca che
stava smontando. Che aveva combattuto come
caporale del 14 Raggruppamento Artiglieria
d’Assalto in Trentino nel 1915, che era stato
decorato con la medaglia di bronzo al Valore
Militare nel 1917, e aveva continuato a combattere per tutta la vita.
Rimasto orfano di madre alla tenera età di
sette anni, ultimo di sette fratelli, fascista della
prima ora, nel 1927 aveva fatto parte del Reparto Speciale di scorta di Mussolini dopo i
quattro attentati subiti dal Duce.
Era stato comandante della Coorte autonoma
di Oristano, era andato in Etiopia con la 3 Divisione Camicie Nere “21 aprile” e in Spagna
con il Corpo Truppe Volontarie. Aveva comandato la 221 Legione Egea “Conte Verde”
dislocata nell’isola di Rodi, e non aveva esitato
a seguire Mussolini nella Repubblica sociale
dopo l’8 settembre. Colonnello della Guardia
Nazionale Repubblicana, nel settembre 1944
era diventato Ufficiale d’Ordinanza del Duce
e con Mussolini aveva partecipato all’incontro
con il cardinale Schuster e il Clnai. A piazzale
Loreto sul suo cadavere fu scritto erroneamente
il nome di Gelormini.
Il suo nome è rimasto a lungo un simbolo, insieme a molti altri: quello della fedeltà fino
all’ora suprema ad un uomo e ad un’idea. Un
simbolo per una comunità ideale, che però
non è citato in alcun libro di storia. Scrive di
lui Ulderico Nisticò: “Lo storico, messa da
parte ogni simpatia o antipatia personale,
vuole trarre occasione […] per intuire in Vito
Casalinuovo lo specchio delle inquietudini e
delle speranza, delle illusioni e delle audacie
di una generazione di uomini comunque capaci di combattere e morire per proprie idee.
E di cui si avverte in questi nostri grigi anni
una desolante carenza, che non pare possa
trovare presto rimedio”.
[email protected]
6
Venerdì 9 maggio 2014
Storia
“IL POPOLO ITALIANO HA CREATO COL SANGUE L’IMPERO. LO FECONDERÀ COL SUO LAVORO E LO DIFENDERÀ CONTRO CHIUNQUE CON LE SUE ARMI”
9 maggio 1936, la proclamazione dell’Impero
“Ancora una volta, su questa favolosa fiammata di milioni di cuori, su questo
immenso clamore di milioni di voci, ha squillato alta, potente, la parola del Duce”
di Emma Moriconi
Ufficiali! Sottufficiali! Gregari
di tutte le Forze Armate dello Stato, in Africa e in Italia!
Camicie nere della rivoluzione! Italiani e italiane in
patria e nel mondo! Ascoltate! Con
le decisioni che fra pochi istanti conoscerete e che furono acclamate
dal Gran Consiglio del fascismo, un
grande evento si compie: viene suggellato il destino dell’Etiopia, oggi 9
maggio, quattordicesimo anno dell’era fascista. Tutti i nodi furono tagliati
dalla nostra spada lucente e la vittoria
africana resta nella storia della patria,
integra e pura, come i legionari
caduti e superstiti la sognavano e la
volevano. L’Italia ha finalmente il suo
impero. Impero fascista, perché porta
i segni indistruttibili della volontà e
della potenza del Littorio romano,
perché questa è la meta verso la
quale durante quattordici anni furono
sollecitate le energie prorompenti e
disciplinate delle giovani, gagliarde
generazioni italiane. Impero di pace,
perché l’Italia vuole la pace per sé e
per tutti e si decide alla guerra soltanto quando ci è forzata da imperiose, incoercibili necessità di vita.
Impero di civiltà e di umanità per
tutte le popolazioni dell’Etiopia. Questo è nella tradizione di Roma, che,
dopo aver vinto, associava i popoli
al suo destino. Questo è nella tradizione di Roma, che, dopo aver vinto,
associava i popoli al suo destino.
Ecco la legge, o italiani, che chiude
un periodo della nostra storia e ne
apre un altro come un immenso
varco aperto su tutte le possibilità
del futuro: primo, i territori e le genti
che appartenevano all’impero di
“
Etiopia sono posti sotto la sovranità
piena e intera del Regno d’Italia. Secondo, il titolo di imperatore d’Etiopia
viene assunto per sé e per i suoi
successori dal re d’Italia. Ufficiali!
Sottufficiali! Gregari di tutte le Forze
Armate dello Stato in Africa e in
Italia! Camicie nere! Italiani e italiane!
Il popolo italiano ha creato col sangue
l’impero. Lo feconderà col suo lavoro
e lo difenderà contro chiunque con
le sue armi. In questa certezza suprema, levate in alto, o legionari, le
insegne, il ferro e i cuori, a salutare,
dopo quindici secoli, la riapparizione
dell’impero sui colli fatali di Roma.
Ne sarete voi degni? (la folla prorompe in un formidabile “SI!”) questo
grido è come un giuramento sacro,
che vi impegna dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini, per la vita e per la
morte! Camicie nere! Legionari! Saluto al re!”. Sono le 22,30 del 9
maggio 1936. Con queste parole
Mussolini parla all’immensa folla radunata sotto il balcone di Palazzo
Venezia. Scrive Il Popolo d’Italia il
giorno successivo: “Ancora una volta,
su questa favolosa fiammata di milioni
di cuori, su questo immenso clamore
di milioni di voci, ha squillato alta,
potente, la parola del Duce, annunziatrice di eventi storici”.
Mai, dopo la gloria di Roma antica,
si era più avverata una così grande
dimostrazione di coraggio e di potenza. Ma è soltanto l’inizio: il Fascismo
si mette subito al lavoro per organizzare amministrativamente i territori. Nasce così l’A.O.I., l’Africa Orientale Italiana, che raggruppa i territori
dell’Etiopia, dell’Eritrea e della Somalia, con a capo un Governatore
che ha sede ad Addis Abeba. Il
primo della storia è Giuseppe Bottai,
ministro dell’Educazione Nazionale.
La gerarchia prevede un vice-governatore ed un Capo di Stato maggiore, rispettivamente delegati alle
funzioni politico-amministrative e militari. Vi sono poi il Consiglio del
Governo, organo di natura consultiva,
presieduto dal Governatore, e la
Consulta generale, composta di sei
sudditi. Sei i governi in cui è suddivisa
l’Africa Orientale Italiana: Eritrea, Somalia, Amara, Scioa, Galla e Sidamo,
Harar. Essi sono autonomi in termini
amministrativi, ciascuno ha il suo governatore, il suo segretario generale
e il suo comandante delle truppe.
Celermente com’è sua abitudine, il
Fascismo predispone anche gli stru-
menti per l’amministrazione della
giustizia, con una magistratura ordinaria ed una militare e con i funzionari
politico-amministrativi.
Una cosa che forse non tutti sanno è
che il Fascismo lascia libertà di culto.
Tutto viene tenuto in considerazione,
e di tutto il Fascismo si occupa con
estrema rapidità e puntualità. La sanità, con i medici militari italiani. La
scuola, di cultura e di mestieri, con
gli asili per la prima infanzia. L’educazione fisica per i ragazzi. Servizi
di posta e comunicazioni. Trasporti.
Lavori pubblici. La civiltà.
Dodici miliardi di lire: tanto il Governo
fascista investe per l’Africa Orientale
Italiana. Mentre le altre potenze colonizzatrici sfruttano i territori sudditi,
l’Italia del Duce porta opere edilizie,
strade, porti, impianti idraulici, bonifiche, rimboschimento. In Africa
Orientale vanno i lavoratori italiani,
a costruire strade adatte anche ai
camion laddove c’è solo terra brulla
e polverosa, a bonificare e coltivare
la terra, ad ampliare il porto di Assab,
ad avviare il servizio di trasporto,
sia di merci che di uomini. Tecnici e
specialisti vanno in Africa Orientale
a studiare i terreni per stabilire quali
colture si adattano meglio ai luoghi:
caffè, cotone, coltivazioni che consentono l’estrazione di canfora, incenso, gomma arabica, tamarindo,
pepe nero, cellulosa. Addirittura il
mercato dei profumi assume rilevanza, grazie alle coltivazioni di
acacia e gelsomino. Legni pregiati,
olio estratto da semi, bestiame, minerali. Un territorio che offre moltissime possibilità di progresso e che
era rimasto lì inerme ed incivile,
prima che l’Italia giungesse a portare
la sua opera civilizzatrice.
GRAZIE A LORO L’ITALIA, PER LA PRIMA ED ULTIMA VOLTA NELLA SUA STORIA, È STATA RISPETTATA DAL MONDO
Il ricordo: le nostre Medaglie d’Oro
Un pensiero per i soldati e per i lavoratori che hanno portato la civiltà al di là del mare
P
er concludere questo
nostro speciale dedicato alla proclamazione dell’Impero, vale la pena
citare le Medaglie d’oro in
Africa. Persone i cui nomi
sono dimenticati dai libri di
storia ma grazie alle quali
l’Italia, per la prima ed unica
volta nella sua storia, è stata
una Nazione rispettata da tutto il mondo. Insieme a loro,
un ricordo giunga anche a
tutti i lavoratori italiani che
hanno portato il proprio cuore al di là del mare. Sono
Francesco Azzi, Dalmazio Birago, Ettore Ciaparglini, Ettore Crippa, Aldo Del Monte,
Renato De Martino, Aldo Lusardi, Franco Martinelli, Tito
Minniti, Enrico Santoro, Luigi
Santuccia, Luigi Vaschi, Silvio
Zannoni, Umberto Degli
Esposti, Adolfo Della Noce,
Alfredo De Luca, Amedeo
De Rege Thesauro, Francesco
Gaetano Devito, Francesco
Di Benedetto, Ugo Di Fazio,
Panfilo Di Gregorio, Luigi Michelazzi, Enrico Muricchio,
Ivo Oliveti, Luigi Michelazzi,
Enrico Muricchio, Ivo Oliveti,
Flavio Ottaviani, Guido Paglia, Dante Pagnottini, Alessandro Paoli, Ottone Pecorari,
Sergio Abate, Alberto Agostini, Aurelio Alonzi, Ezio Andolfato, Attilio Bagnolini, Andrea Baldi, Antonio Drammis
De Drammis, Amerigo Fazio,
Gino Forlani, Antonio Franzoni, Filippo Freda, Luigi Gabelli, Romolo Galassi, Mario
Galli, Mario Ghisleni, Angelo
Gianelli, don Reginaldo Giuliani, Michele Griffa, Sergio
Laghi, Salvatore Pietrocola,
Gastone Pisoni, Francesco
Positano, Adolfo Prasso, Arrigo Protti, Efrem Reatto, Ca-
millo Barany Hindard, Francesco Battista, Aleramo Incisa
Beccaria, Fausto Beretta, Giorgio Bombonati, Antonio Bonsignore, Francisco Busignani,
Mario Calderini, Franco Carnevalini, Giambattista Lapucci, Emanuele Leonardi, Alberto Liri, Antonio Locatelli,
Renato Lordi, Pietro Lupo, Lorenzo Righetti, Dialma Ruggiero, Mario Tadini, Raffaele
Tarantini, Geremia Trinchese,
Luigi Valcarenghi, Gianfranco
Zuretti, Giovanni Andreozzi,
Francesco Biffi, Mario Cucca,
Giovanni D’Alessandri, Vittorino Era, Marcello Casale
De Bustis, Pietro Castellaci,
Fortunato Cesari, Luigi Chiavellati, Mario Fasulo, Gaetano
Giovannetti, Giuseppe Massina, Marcello Pucci, Salvatore
Sassi, Bonfiglio Zanardi, Giorgio Zucchelli, Vittorio Cimmaruti, Renato Ciprari, Giuseppe Colipietro, William
D’Altri, Antonio Daniele, Emilio Maccolini, Vincenzo Magliocco, Armando Maglioni,
Giulio Malenza, Iridio Man-
tovani, Filippo Marini, Giovanni Marini, Ludovico Menicucci, Anturo Mercanti.
[email protected]
7
Venerdì 9 maggio 2014
Da Roma e dal Lazio
SALARIO ACCESSORIO, RISCHIA DI PAGARE CHI GUADAGNA DI MENO
Stangata sui dipendenti comunali
di Sergio Marchi *
on si erano mai visti tredicimila, forse anche più,
dipendenti capitolini protestare in Piazza del Campidoglio contro il proprio Sindaco,
che per tutti loro è anche il datore
di lavoro. Le notizie che si sono
rincorse in questi giorni e mai
smentite dal primo cittadino, per
cui si starebbe per effettuare un
drastico taglio ai trattamenti salariali
accessori dei dipendenti di Roma
capitale, hanno mandato su tutte
le furie una buona parte dei lavoratori, che giustamente ritengono
il provvedimento fuori luogo e
punitivo.
Spieghiamo meglio come stanno
le cose. La busta paga di un lavoratore del Comune di Roma inquadrato in un livello medio o medio basso, oggi oscilla in una fascia
attorno ai 1.300 euro mensili, che
sicuramente rappresenta una situazione migliore rispetto a quella
dei milioni di disoccupati presenti
in Italia, ma altrettanto certamente
non è un privilegio, e specie se si
hanno figli a carico e si paga un
affitto o un mutuo, confina con una
situazione di povertà. Bene, siccome da anni il comune non ha i
N
soldi per completare la pianta organica, in alcuni settori dell’amministrazione sono stati affidati ai
lavoratori compiti e responsabilità
aggiuntivi, con un piccolo incremento salariale, diciamo tra i 100
e i 200 euro al mese. Si tratta sempre di stipendi che non superano i
mille e cinquecento euro, ma guarda caso il Campidoglio vuole risparmiare proprio lì. Tagliamo questo ‘spreco’ punendo i più poveri,
e ovviamente mantenendo manager, dirigenti e consulenti esterni
dell’amministrazione, con contratti
in alcuni casi superori a 300 mila
euro all’anno. Inaccettabile. E a
dirlo stavolta non è solo l’opposi-
zione. Il consiglio del Municipio
Roma 1 centro infatti, ha votato all’unanimità una mozione di sostegno ai dipendenti del Campidoglio,
che impegna il Sindaco e l’assessore competente a non tagliare un
euro degli stipendi più bassi, dicendo che se proprio si deve fare,
si può tranquillamente iniziare dai
livelli apicali e dai dirigenti, cioè
da chi guadagna di più.
Ma non è finita qui. Abbiamo presentato un emendamento, per dire
no alle consulenze e agli incarichi
esterni, visto che si chiedono pesanti sacrifici ai dipendenti. Bocciato.
Ma mezz’ora dopo, la capogruppo
della lista Marino in municipio, sì
avete letto bene, ha ripresentato
una mozione molto simile, solo
che ancora più dura: si ribadisce
che lo stop agli incarichi vari deve
valere in primo luogo per il Sindaco
e gli assessori della sua giunta.
Firmiamo, ovviamente, e la mozione
passa, con il voto a favore delle
opposizioni e della lista civica Marino, e l’astensione di PD e SEL.
Siamo in campagna elettorale, ed
evidentemente le migliaia di persone in piazza dell’altro ieri hanno
fatto male. Ma quando si discute
sulla pelle dei lavoratori, abbiamo
tutti il dovere di essere terribilmente
seri. Oltre l’ultima figuraccia in ordine di tempo rimediata dalla maggioranza di sinistra del primo municipio, che per l’ennesima volta
smentisce il suo Sindaco, ci auguriamo davvero che l’atto votato dia
un piccolo contributo per riaprire
un tavolo, anche con il Governo se
serve, per non far pagare alle dipendenti e ai dipendenti capitolini
il prezzo di una crisi che non dipende certamente da loro e dalle
loro buste paga.
Su questo, almeno per una volta,
siamo stati tutti d’accordo.
* Capogruppo de La Destra
Municipio Roma I
IL 14 MAGGIO DI NUOVO IN PIAZZA
L’Usb minaccia
un altro sciopero
esta alta la tensione a pochi
giorni dalla manifestazione degli amministrativi sul salario
accessorio. L’Usb, il sindacato più rappresentativo tra i dipendenti
comunali, minaccia
un’altra mobilitazione
per il 14 maggio.
“Abbiamo il sospetto
che il decreto legge invocato dal sindaco Marino finirà per rappresentare una soluzione
tampone – preme Massimo Betti, uno dei leader del sindacato - utile
solo a pagare le competenze accessorie in
prossimità delle elezioni
europee del 25 maggio”.
Se Renzi ha veramente
a cuore la Pubblica Amministrazione, avverte
Betti, “oltre a sanare i
R
guasti della contrattazione di Roma e delle
altre amministrazioni,
compresa Firenze di cui
è stato sindaco, marchi
la differenza con il passato riaprendo i contratti
nazionali bloccati da più
di 4 anni”.
Su questi temi, l’Usb
ha già indetto per il
prossimo 14 Maggio
mobilitazioni in tutte le
Regioni. A Roma, in
particolare, si aggiungerà anche la vicenda
salariale e la ventilata
riorganizzazione del settore scolastico ed educativo, tanto da portare
alla conferma dello sciopero per l’intera giornata
in “assenza di significativi cambi di rotta –
punge ancora Betti - da
parte del duo MarinoRenzi”.
MICROCRIMINALITÀ
Droga e borseggi:
arrestati 9 stranieri
e tre ragazze nomadi
roseguono i controlli dei
carabinieri nelle periferie per contrastare le
piazze di spaccio della capitale. Nel quartiere Pigneto,
in sole 48 ore, i carabinieri
hanno assicurato alla giustizia
ben 9 pusher stranieri.
I primi a finire in manette
sono stati due senegalesi di
31 e 27 anni: il primo, sorpreso dai militari a cedere
2,5 grammi di marijuana in
cambio di 15 euro ad un giovane acquirente; il secondo,
fermato in via Perugia mentre
spacciava una dose di marijuana. Un 20enne ivoriano
è stato arrestato in flagranza
di reato pochi minuti dopo
aver “piazzato” 25 grammi
di hashish in cambio in cambio di 270 euro. Un ragazzo
di 24 anni, originario del
Mali, è stato pizzicato dai carabinieri della stazione Roma
Tor Tre Teste in piazza del
Pigneto, a cedere 10 grammi
di marijuana in cambio di
175 euro; poco dopo, sempre
in piazza del Pigneto, gli stessi militari hanno arrestato un
28enne della Sierra Leone,
trovato in possesso di 100
grammi di hashish; infine è
stata la volta di due stranieri
del Gambia e due della Guinea, di età compresa trai 19
e i 27 anni. I movimenti dei
4 pusher sono stati seguiti
da via di Tor Vergata, punto
in cui sono stati notati in atteggiamento sospetto dai mi-
P
litari della stazione locale,
fino al loro arrivo a via Ascoli
Piceno. Quando gli uomini
del 112 sono entrati in azione
per controllarli, i quattro stranieri sono stati trovati sorpresi
con 31 grammi di marijuana
addosso.
I nove pusher arrestati dovranno rispondere di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacente.
Sempre ieri, invece, i carabinieri della stazione RomaQuirinale, con il sostegno
dei colleghi del reparto in
servizio presso la Presidenza
della Repubblica, hanno arrestato tre giovani nomadi di
15, 16 e 17 anni, già note
alle forze dell’ordine, provenienti dal campo rom di via
Candoni, con l’accusa di furto
aggravato in concorso.
Nonostante fossero state sottoposte all’obbligo di permanenza nelle rispettive abitazioni, sono state sorprese
in flagranza di reato mentre
erano andate in via del Lavatore, in zona Fontana di
Trevi, dove avevano borseggiato l’ignaro turista francese.
Fermate dai carabinieri, le
giovani ladre sono state accompagnate presso il centro
di prima accoglienza di via
Virginia Agnelli, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
La refurtiva è stata recuperata
e riconsegnata al turista.
Antonio Testa
Eurosky Tower.
Entrare in casa e uscire dal solito.
Il quotidiano è sempre straordinario.
Eurosky Tower è il grattacielo residenziale di 28 piani che sta sorgendo a Roma, nel prestigioso quartiere
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8
Venerdì 9 maggio 2014
Dall’Italia
A NAPOLI SPUNTANO I VERBALI DELL’INCHIESTA SUI FALSI PERMESSI SINDACALI
Privilegi al Comune: un dossier per 392 imputati
Emergono dalle operazioni molti nomi di rappresentanti della Polizia municipale
di Francesca Ceccarelli
rriva il dossier completo
sullo scandalo dei falsi
permessi sindacali a Napoli: nel 2012, 2013 e nel
primo trimestre del 2014
i soli rappresentanti sindacali della
Polizia municipale, ben 392, hanno
usufruito di permessi retribuiti per
18mila e cinque ore pari a circa
300mila euro versati dai contribuenti. La grandissima parte di queste ore sono state consumate nelle
domeniche, nei festivi e prefestivi,
persino a Natale e Capodanno
sguarnendo i servizi essenziali.
Ciro Esposito, il dirigente operativo
dei vigili urbani, ha inviato al direttore generale, al sindaco Luigi
de Magistris, al consigliere delegato Carmine Sgambati e all’ufficio
prerogative sindacali un dossier,
nel quale risponde alla richiesta
di approfondimenti sull’uso dei
permessi retribuiti già oggetto
d’inchiesta della Procura.
Dalle indagini è risultato il coinvolgimento di un dirigente sindacale della Cgil impiegato nel comando della Polizia municipale
che dal primo gennaio al 31 marzo
non aveva mai messo piede in ufficio, pur regolarmente pagato dal
A
Comune. Altri due della Cisl, invece, ogni giorno prendevano tre
ore di permesso e poi sparivano
dagli uffici di via De Giaxa. Retribuzioni per intero per attività sindacali fantasma. E così è scattata
l’inchiesta amministrativa che sta
già profilandosi con contorni molto
ben chiari che conducono diritto
alla trasformazione
della stessa in inchiesta giudiziaria.
Per capire l’ordine di
grandezza in cui ci si
muove basta dire che
i permessi sindacali
retribuiti per tutte le
sigle ammontano a
10.688 ore: ogni 3000
ore equivalgono a 500
giorni di assenza retribuita.
Ore che raddoppiano
con qualche piccolo
accorgimento: nel
pubblico impiego i
sindacati godono di
personale in distacco
con pagamento della
retribuzione da parte
degli Enti di provenienza, in questo caso
Palazzo San Giacomo.
I distacchi possono essere assegnati full time
o part time. Nel secondo caso il dirigente
sindacale è obbligato
a fornire il 50% della
prestazione lavorativa
e non può usufruire di altri permessi che trasformino di fatto il
distacco part time in full time.
ARRESTATO L’AMMINISTRATORE DELLA CONTABILITÀ DI NOVE ISTITUTI DI TREVISO
Resort e auto di lusso: rubava soldi alla scuola
L’uomo avrebbe intascato 200mila euro pagando supplenti inesistenti: l'intuizione di un docente
ccusa di peculato per l'amministratore dell'istituto comprensivo Povegliano-Villorba, che
raggruppa nove scuole trevigiane
tra elementari e medie, è stato arrestato dalla squadra mobile di Treviso
per essersi impossessato di circa
200 mila euro facendoli passare
come somme destinate a professori
supplenti che erano tali solo sulla
carta.
La Squadra mobile ha anche posto
sotto sequestro preventivo due case,
una a Trieste e l'altra a Treviso, oltre
A
un'auto di grossa cilindrata. La vicenda è stata scoperta quasi per
caso, quando un dipendente della
scuola che era andato dall'indagato,
a casa per malattia, per prendere le
chiavi della cassaforte.
Il docente aveva notato sul campanello
della casa un cognome (quello della
madre dell'indagato) che aveva spesso visto nella lista dei pagamenti per
i supplenti, ma sconosciuto a tutti.
Così la dipendente si è insospettita
e ne ha parlato col direttore dell'istituto comprensivo che rivolgendosi
alla polizia ha fatto scattare una serie
di accertamenti. L'indagato, considerato nell'ambiente scolastico un
serio professionista, vive solo con la
madre e conduceva una vita sopra
le sue possibilità economiche.
Vacanze in resort e auto di lusso,
ristoranti e centro benessere dove
avrebbe pagato 7 mila euro per un
soggiorno di tipo esclusivo con un
ricco programma di massaggi e
trattamenti. Le indagini proseguono
per verificare se oltre alle decine
di inesistenti supplenti, l'economo
scolastico, che ha anche un conto
corrente in Svizzera, si sia accaparrato illegalmente di ulteriore denaro con altri espedienti.
F.Ce.
DAL CASO SINGOLO A UN CORSO DI FORMAZIONE PER PRINCIPIANTI
Mamma, da grande voglio fare… il codista
Boom di iscrizioni a Milano per la prima iniziativa che insegna a fare le file per conto terzi
na storia curiosa che in
tempo di crisi aveva fatto
parlare di sé: oggi la professione di “codista” diventa
relatà. È partito col botto infatti
il corso che insegna a fare la
fila negli uffici pubblici, per
conto terzi. Il workshop, al
quale si sono iscritte 300 persone da tutta la Penisola, è iniziato con i primi 12 partecipanti
che nella sede milanese dell’agenzia New people Team
che hanno incontrato Giovanni
Cafaro (nella foto), primo codista d’Italia e organizzatore
dell’iniziativa. Una laurea in
scienze della comunicazione
U
e un master alla Bocconi, Giovanni Cafaro, 42 anni, casertano
trapiantato a Milano, ex consigliere comunale di San Donato,
è diventato codista dopo aver
perso il lavoro di agente commerciale in una ditta di abbigliamento. La sua trovata ha
suscitato un notevole clamore
mediatico, sia in Italia che all’estero.
È stato lui, sei mesi fa, a proporsi
come l’“uomo delle file”, che
per dieci euro all’ora solleva
privati e aziende dal dover
mettere radici davanti agli sportelli. Ora che l’attività è decollata, il suo ideatore è pronto
per condividere l’esperienza.
Molte e simili le storie dei
primi allievi: come quella di
Andrea Taddei, 38 anni, impiegato. “Ho saputo di Giovanni
Cafaro da una trasmissione televisiva e mi sono incuriosito spiega l’uomo -. Un lavoro ce
l’ho, ma potrei valutare la possibilità di cambiare settore. Il
codista non è la professione
che sognavo di fare da ragazzino, ma di certo può rappresentare un’opportunità”.
Anche Valentina Merino, 25
anni, torinese, è alla ricerca
di nuovi sbocchi: “Dopo essermi diplomata alla scuola
d’arte ho fatto un po’ di tutto.
Per i giovani, si sa, sono tempi
duri. Questo lavoro potrebbe
portare stabilità”. E così anche
Claudio Arduzzoni, 48 anni, di
Vizzolo Predabissi, pensa di
esportare il “modello Cafaro”
oltre i confini di Milano, a cominciare da Lodi: “Di persone
che si offrono per svolgere
piccoli servizi e incombenze
burocratiche ce ne sono tante
- spiega -, ma Giovanni è stato
il primo a uscire allo scoperto,
far conoscere la sua attività.
In questo è stato vincente. Attualmente non ho un lavoro,
ma il corso di oggi (ieri per
chi legge, ndr) mi ha trasmesso
tanta voglia di fare”.
Quali sono allora le doti principali per fare il codista? Pazienza e capacità di adattamento. Un mestiere che di certo non si addice agli ansiosi.
9
Venerdì 9 maggio 2014
Dall’Italia
ANCORA POLEMICHE SUL CORTEO MILANESE DEL 29 APRILE SCORSO IN MEMORIA DI BORSANI, RAMELLI E PEDENOVI
E lo sciacallaggio si traveste da “democrazia”
Video-denunce, articoli e interrogazioni della sinistra contro chi ha celebrato il ricordo dei propri Caduti
di Cristina Di Giorgi
n corteo di oltre duemila
persone, ordinate e composte, che hanno ricordato e commemorato tre
grandi Esempi di coraggio, lealtà e coerenza. Una manifestazione commemorativa che
evidentemente dà molto fastidio
a qualcuno se prima, durante e
dopo il 29 aprile c’è chi continua
a strumentalizzarla con dichiarazioni e prese di posizione fin troppo ideologicamente orientate.
Come quelle dei membri del Pd
e di Sel, che a Busto Arsizio hanno
presentato addirittura un’interrogazione sulle affissioni dei manifesti della commemorazione, descritti come apologetici del fascismo. La risposta del consigliere
comunale Checco Lattuada non
si è fatta attendere: “Credo che la
sinistra stia facendo una polemica
di bassissimo livello: quello che
chiamano simbolo di guerra è la
foto di un monumento – ha dichiarato a Varesenews - e la croce
celtica è un simbolo che non c’entra con il fascismo. Il termine camerati, inoltre, esiste da molto prima del Ventennio, quindi non vedo
dov’è l’apologia”.
Strumento sempre in voga nell’ambito di una sinistra che si dichiara paladina della democrazia
ma che in realtà non perde occasione di riproporre, ogni volta che
la carenza di argomenti politicamente rilevanti non consente un
confronto realmente costruttivo e
maturo (e questo succede drammaticamente spesso), lo spauracchio intramontabile dell’apologia
del fascismo. Croci celtiche e saluti
U
romani divengono quindi indispensabili per coloro che, in preda
al solito rigurgito antifascista, non
possono fare a meno di avere
qualcuno con cui prendersela.
Il mostro sbattuto in prima pagina
questa volta è stata Roberta Capotosti, consigliere provinciale
milanese, immortalata durante la
cerimonia del Presente mentre fa
il saluto romano. Il filmato che la
ritrae è stato realizzato dal regista
e consigliere comunale del Pd
Ruggero Gabbai, che ha seguito
la manifestazione con una telecamera per documentare quello che
evidentemente ritiene un “attacco
alla democrazia in pericolo”. Girato alla mano, Gabbai ha provveduto a riferire quello che a visto
non solo all’aula di Palazzo Marino
(lo stesso “tempio della democrazia” in cui fragorosi applausi
accolsero la notizia della morte
di Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi) ma anche a chiunque volesse ascoltarlo. E la risposta della
stampa “amica” non si è fatta attendere: sono stati infatti moltissimi
gli articoli che, facendo seguito
alle dichiarazioni del solerte Gabbai, hanno descritto la malcapitata
Capotosti come colpevole di apologia del regime nazifascista e
quindi indegna di rappresentare
le istituzioni.
Video – denuncia o sciacallaggio?
Giornalismo di inchiesta o bieca
strumentalizzazione? Per avere
una risposta a queste domande
basta scorrere la corposa rassegna
stampa sulla questione: c’è chi
parla di “gesto grave e provocatorio”, chi grida alla fantomatica
comparsa di svastiche, chi accusa
i partecipanti al corteo di xenofobia e razzismo, chi presenta interrogazioni per sapere se tali
eventi e comportamenti siano compatibili con la normativa vigente
e con la Costituzione. Non servirebbe a niente spiegare a questi
paladini della democrazia che il
Presente per i Caduti, con la sua
ritualità gestuale, ha radici ben
più antiche del fascismo, come
anche la croce celtica. Ed altrettanto inutile sarebbe chiedere ragione della disparità di trattamento, mediatico e non solo, tra i morti
di destra e quelli di sinistra.
Di fronte a tali scomposti atteggiamenti, l’unica risposta possibile
IN DIFESA DEI NOSTRI BAMBINI
– che è anche la più giusta – è
quella di chi si impegna a difendere e trasportare nella quotidianità le Idee in nome delle quali
uomini come Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani si
sono degnamente sacrificati. Lo
hanno fatto gli organizzatori del
corteo, già tornati al loro impegno
politico e sociale. E lo ha fatto Roberta Capotosti, che insieme ad
altri esponenti delle istituzioni meneghine ieri mattina si è recata
all’Istituto Molinari (il liceo dal
quale Sergio Ramelli fu cacciato
per aver scritto un tema contro le
Br) per deporre una corona di fiori
sotto la targa dedicata al giovane
militante di destra e raccontare a
studenti ed insegnanti la sua storia.
Questo è quello che conta davvero
e che resterà nel tempo. Come
l’Esempio di Sergio, Enrico e Carlo
e la paziente e orgogliosa tenacia
con cui in tanti oggi si impegnano
a trasmetterlo.
MILANO
Diamo “Un calcio alla pedofilia” Sel e il totem anti marò
L’appuntamento per la seconda edizione lodigiana
della manifestazione è per domenica 18 maggio
l fine giustifica i mezzi”.
Non sempre questo noto
aforisma di Machiavelli si
traduce concretamente in atti che
hanno anche solo una parvenza
di correttezza e giustizia. Così
non è certamente stato a Milano
per quanto riguarda la vicenda
dei due fucilieri di marina da oltre
due anni detenuti ingiustamente
in India, fatti oggetto di una nuova
provocatoria iniziativa da parte di
Sinistra e libertà.
Massimiliano Latorre e Salvatore
Girone erano stati pesantemente offesi
durante il corteo del 25 aprile, nel corso
del quale si è ripetutamente inneggiato
alla loro condanna a morte. Per rispondere in modo forte a tali insulti, il
consiglio comunale ha autorizzato l’esposizione a Palazzo Marino di totem che
chiedono di “riportare a casa” i due
marò. L’ultimo atto di questo botta e risposta è di un paio di giorni fa: per
mano del consigliere Sel Luca Gibillini,
vicino ai cartelloni ufficiali ne sono stati
apposti altri con le immagini dei due
pescatori indiani morti durante lo scontro
a fuoco con i nostri fucilieri. “Verità e
“I
S
i terrà domenica 18
maggio prossimo
presso il Centro
sportivo Faustina tennis
(piazzale degli sport 1,
Lodi) la seconda edizione lodigiana di “Un calcio alla pedofilia”, un
evento organizzato dalle
associazioni Bran.co e
Lealtà Azione, in collaborazione con la Caramella Buona e Alleanza
sportiva italiana.
Gli scopi dell’iniziativa,
come si legge sui manifesti affissi in queste ore
per pubblicizzarla, sono
la lotta alla pedofilia, la
tutela dell’infanzia e la
difesa della vita e della
famiglia. Oltre al torneo
di calcetto, il cui inizio è
fissato per le 10, nel pomeriggio si terrà un’interessante conferenza sugli importanti argomenti
oggetto della manifesta-
Esposti a Palazzo Marino manifesti
dedicati ai pescatori indiani
zione. Ne parleranno, insieme a tutto il pubblico
presente, Daniela Casagrande (studentessa di
Psicologia clinica e referente locale de La Caramella buona) e Laura
Lamponi (specializzanda
in Psicologia sviluppo e
infanzia).
A completare un già ricco e articolato programma, l’allestimento di aree
ristoro e spazi informativi. Non mancheranno,
giustamente, varie atti-
vità di intrattenimento e
giochi “per” e “con” i
bambini, veri protagonisti di una giornata tutta
dedicata alla protezione
della loro purezza e innocenza.
CdG
giustizia per Valentine Jelestine e Ajesh
Binki, pescatori. No a strumentalizzazioni”: questa la scritta che campeggia
sui totem “non ufficiali” firmati dall’associazione “Quelli di Calusca”, che è
anche circolo di Sel.
Se la questione non fosse più che seria
verrebbe da ridere di fronte ad una
sinistra che chiede di non strumentalizzare quando invece è proprio quello
che sta facendo, e non solo per quanto
riguarda il caso di Latorre e Girone.
Meglio tacere dunque, e rispondere
come continuano a fare i due fucilieri:
CdG
con silenziosa dignità.
10
Venerdì 9 maggio 2014
Dall’Italia
SCANDALO TANGENTI SUL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI A NOVARA
Arrestato il segretario provinciale Princiotta
L’uomo è accusato di avere incassato una mazzetta da 60mila euro: tre imprenditori lombardi ai domiciliari
LA DONNA HA 107 ANNI E NON RICEVE PIÙ LA PENSIONE
di Francesca Ceccarelli
ufera sulla provincia di Novara:
il segretario, Antonino Princiotta, è in carcere dopo essere
stato arrestato insieme con altri
tre imprenditori lombardi del settore
rifiuti, finiti ai domiciliari, per corruzione e truffa aggravata ai danni dello
Stato. L'operazione è stata condotta
dai carabinieri del Nucleo operativo
ecologico (Noe) di Milano, supportati
dal Gruppo tutela Ambiente di Treviso
e dai Noe di Ancona e Pescara, in
collaborazione con i carabinieri di
Milano, Como, Varese, Novara, Ancona
e Chieti.
L’inizio dell'indagine è da ricollegarsi
ad alcuni accertamenti effettuati sulle
attività dell'impianto di trattamento
gestito dalla società Eco Fly srl, svelatosi come un centro, senza certificazioni, di "ripulitura solo formale" dei
rifiuti.
Nel corso dell'inchiesta è stato accertato come la Eco Fly srl avesse stipulato
un contratto di compravendita in favore
di altra società, la Markab group spa,
di un macchinario per il trattamento
di rifiuti speciali, un desorbitore termico mobile, che richiede per l'utilizzo
una specifica certificazione da parte
della Provincia di Novara.
Secondo quanto ricostruito grazie al-
Morta per l’Inps, ma Lucrezia
è ancora viva e vegeta
B
I 600 euro al mese erano indispensabili
per pagare la retta del ricovero in cui vive
a spento 107 candeline il 5
maggio scorso diventando
la donna più anziana nel
Ticino. Ma per l’Inps no: la donna
è morta a giugno 2013, cioè il
mese in cui l'Inps di Palermo ha
smesso di erogarle la pensione.
Così, Lucrezia Furceri, siciliana
di nascita, vive in Svizzera dagli
anni Sessanta, Operaia nel settore
delle camicie, ha abitato fra Riva
San Vitale, Mendrisio e Chiasso.
Oggi è ricoverata nella casa anziani
Giardino di Chiasso dove la signora Furceri ha sempre pagato
la retta del ricovero grazie alla
pensione complementare svizzera
di 600 euro.
"Ci è voluto un po' di tempo
perché ci accorgessimo dei mancati pagamenti - spiega Sonja, la
nipote della donna - Appena la
situazione è stata chiara, siamo
H
l'inchiesta è stato appurato che gli indagati, corrompendo il segretario generale di Novara (peraltro imputato a
Monza nel processo sul cosiddetto 'Sistema Sesto') con 60mila euro, avessero
ottenuto la certificazione nonostante
il macchinario risultasse privo dei re-
quisiti tecnici. Grazie a questo losca
macchinazione gli imputati sono riusciti ad ottenere un finanziamento
pubblico pari a 3 milioni di euro elargito dalla società Futurimpresa Sgr
spa , partecipata al 100 per cento
dalla Camera di commercio.
corsi alle Acli". Nonostante i familiari abbiano prodotto tutta la
documentazione anagrafica e bancaria necessaria a dimostrare che
la nonna fosse ancora viva l'Inps
di Palermo non ha mai risposto.
"Noi pensiamo che vista l'età abbiano dato per scontato il decesso":
questa l’unica spiegazione. Ma,
le mancate erogazioni, mese dopo
mese, per la famiglia sono diventate onerose."Ma la cifra si
sta facendo pesante e faticosa da
sostenere - dice la nipote - Non
sappiamo più a chi rivolgerci, anche perché gli organi amministrativi ticinesi non hanno l'obbligo
di intervenire su questa materia.
A questo punto ci appelliamo al
ministro degli Esteri italiano". Ignara della situazione Nonna Lucrezia
che negli anni non ha voluto rinunciare alla cittadinanza italiana.
11
Venerdì 9 maggio 2014
Spettacoli
UN ROAD MOVIE CON APPEAL INTERNAZIONALE DIRETTAMENTE DA SANTIAGO DEL CILE
Scoprire insieme “Il mondo fino in fondo”
Il film di Alessandro Lunardelli aprirà la prossima edizione del Festival di Roma
di Luciana Caprara
ilm d’apertura al festival
di Roma “Il mondo infondo” rappresenta una
scommessa per l'esordiente Alessandro Lunardelli che confeziona una commedia dall’ attento registro narrativo
ed una buona cura del dettaglio
supportata anche da buona varietà
di argomenti.
Così il giovane regista racconta
un film itinerante in cui il viaggio
diventa metafora di iniziazione
alla vita per due personaggi troppo diversi, in una rappresentazione
tra commedia e dramma.
Un film raccontato con uno stile
capace di mantenere viva l'attenzione dello spettatore tra scosse
di inaspettata violenza e note toccanti che diventano parte di un
viaggio che parte dall'Italia fino
ad arrivare a Santiago del Cile e
ai ghiacciai della Patagonia, prendendo vita in un generoso road
movie in cui conta il raggiungimento della destinazione più che
la progressione della storia in sé.
Merito anche di ottimo cast di
personaggi, da Andy al tassista
Lucho (Alfredo Castro, attore prediletto di Pablo Larrain) fino ad
una coppia di anziani americani
incontrati strada facendo.
Il film sembra quasi la rappresentazione di un racconto sulla libertà
di Italiani persi in Cile. Un film
ambizioso, con toni da commedia,
F
una storia tutta italiana, con una
fotografia della provincia anonima,
fatta di fabbrichette affollate da
gente che sta bene economicamente ma che soffre nel proprio
intimo imbrigliata dal senso del
dovere ed anestetizzata dalle continue rinunce di una vita intera.
L’opera, oltre al viaggio, ha in se
molti pregi: nessun io narrante con
voce fuori campo, nessuna spiegazione di azioni e decisioni, grande integrità dei personaggi. Ogni
cosa confluisce nella medesima
realistica direzione e quasi magicamente, la storia diviene esportabile, i dettagli son curati, la narrazione è delicata, i messaggi effi-
caci, a riprova che quando si ha
una buona idea, e si sa come realizzarla, tutto diventa possibile.
Road movie ma potremmo anche
dire airplane movie, “Il mondo
fino in fondo” ci porta letteralmente dalle Alpi alle Ande.
Le Alpi sono quelle piemontesi,
le Ande quelle cilene. C’è Agro,
c’è Barcellona, c’è Santiago calda
e c’è la Patagonia fredda.
Infatti, seppur italianissimo "Il
mondo fino in fondo" si colora di
un appeal esotico ed internazionale che dai panorami italiani si
sposta a Santiago del Cile, per
giungere fino in Patagonia dove
la storia di conclude.
TORNA LA KERMESSE IBERICA PIÙ FAMOSA D’ITALIA
Rassegna del cinema spagnolo, olé!
Nella Capitale dall’8 al 13 maggio. Poi si sposterà a Milano dal 15 al 18
l Festival del Cinema Spagnolo,
giunto alla sua settima edizione,
torna con un triplo appuntamento:
a Roma dall’8 al 13 maggio, e per
la prima volta a Milano dal 15 al 18
maggio e a Firenze dal 6 all’8 giugno.
Sedi delle proiezioni: il Cinema Farnese Persol di Campo de’ Fiori a
Roma e l’Apollo SpazioCinema, il
Cinema Palestrina e il Beltrade a
Milano e il Cinema Odeon a Firenze.
La Nueva Ola, sezione principale
del festival, fondato e diretto da Iris
Martín-Peralta e Federico Sartori,
presenterà come di consueto le migliori pellicole iberiche dell’ultima
stagione tra cui il film di apertura a
Roma e Milano: Vivir es fácil con
los ojos cerrados (Vivere è facile
ad occhi chiusi), di David Trueba,
che sarà presente alla proiezione,
recente trionfatore ai Premi Goya
con 6 statuette (tra cui Miglior Film,
Miglior regista, Miglior attore, Miglior
colonna sonora a Pat Metheny). La
serata romana di inaugurazione, giovedì 8 maggio, prevede un drink
gratuito per tutto il pubblico a fine
proiezione.
Altro ospite della manifestazione romana, il regista Jonás Trueba, figlio
del Premio Oscar Fernando Trueba,
che presenta, accompagnato dall’attore italo spagnolo Francesco Carril
(Pisa, 1986), uno dei nuovi volti della
I
scena indipendente madrilena, il suo
film Los ilusos, omaggio al cinema
con accenti da Nouvelle Vague, venerdì 9 maggio. La regista Mar Coll
presenterà quindi il suo Tots volem
el millor per a ella, la storia di una
giovane donna che si risveglia dal
coma, brillante dramma sulle facili
apparenze, sabato 10 maggio.
All’interno della tappa romana, sarà
protagonista la sezione ‘Maestros a
la carta’: tre capolavori imperdibili
del cinema spagnolo, nei quali i celebri maestri come Luis Buñuel, Pedro
Almodóvar e Víctor Erice trasformano
lo spunto gastronomico in elemento
simbolico e dominante della trama.
In primis, giovedì 8 maggio alle ore
17:00 e in replica domenica 11 alle
ore 22:00, l’eleganza frenetica di Mujeres al borde de un ataque de nervios (Donne sull’orlo di una crisi di
nervi), di Pedro Almodóvar, che nel
1988 valse al grande regista la prima
nomination al Premio Oscar e 5 Premi
Goya tra cui Miglior Film, Miglior Attrice (Carmen Maura) e Miglior Sceneggiatura. Bagnato dal gazpacho,
frullato semifreddo a base di pomodoro, peperoni, cetrioli, aglio e cipolla,
qui usato in versione narcotizzante, il
film è ormai considerato un classico
moderno.
Quindi, giovedì 8 maggio alle ore
19:00 e in replica sabato 10 alle ore
16:30, Tristana, presentato a Cannes
l’attore protagonista, Omero Antonutti.
nel 1970 una delle perle di Luis Buñuel, con Fernando Rey, Franco Nero
e la Deneuve nel ruolo di una orfanella
sedotta dal proprio Pigmalione. Il
film, un compendio di ossessione
erotica e gastronomica, resta tra i
titoli più corrosivi e fondamentali del
Maestro di Calanda. A chiudere il festival arriva El sur (Il sud), di Víctor
Erice, che sarà presentato a Roma,
martedì 13 aprile alle ore 21:00 dal-
Uno dei migliori film spagnoli di tutti
i tempi, anno 1983, ultima collaborazione tra il regista e il più grande
produttore del cinema spagnolo, Elias
Querejeta, recentemente scomparso,
El sur narra la relazione tra una figlia
e suo padre, medico rabdomante
(un indimenticabile Omero Antonutti),
che ha lasciato il sud per vivere nel
nord della Spagna. Pieno di momenti
cult, come la scena del pasodoble
dopo il pranzo a base di zuppa di
pesce.
Assoluta novità di questa
edizione è la collaborazione
con la RAI, attraverso il canale
Rai Movie, che dall’8 al 18
maggio presenterà sul canale 24 del digitale terrestre
Notti Spagnole, un palinsesto
concepito sulla falsa riga del
festival. L’espansione trans
mediale non si arresta qui:
il festival inaugura la sezione
Cortos en-Línea, che presenterà esclusivamente online (sulla piattaforma VOD
di RAI.TV) alcuni tra i migliori
corti d’animazione del cinema spagnolo e latinoamericano.
La manifestazione è sostenuta dall’Ambasciata di Spagna in Italia, dall’ICAA del
Ministero di Cultura di Spagna (Madrid), dall’AC/E, dall’Instituto
Cervantes Italia, dall’Ufficio del Turismo Spagnolo in Italia, dalla Reale
Accademia di Spagna a Roma e dall’Institut Ramon Llull, oltre a partner
privati come NH Hotels, Freixenet,
San Miguel, Rolfi e Fundación Autor.
Tutte le proiezioni del Festival del
Cinema Spagnolo sono in versione
originale con sottotitoli in italiano.
F.Ce.
12
Venerdì 9 maggio 2014
Sport
PARTE LA 97 a EDIZIONE DEL GIRO D’ITALIA, UNA RASSEGNA CHE RENDERÀ OMAGGIO A DUE GRANDI DEL NOSTRO CICLISMO
Da Belfast a Trieste, nel nome di Bartali e Pantani
Sacrificio, sudore, impegno e lealtà. Ecco cosa sognano i tifosi, che scongiurano un incubo chiamato doping
di Federico Colosimo
alla pioggia di Belfast,
capitale dell’Irlanda del
Nord, al vento di Trieste,
città giuliana protagonista di una tappa storica
della Corsa Rosa nel 1946. Quando
chiodi e sassi vennero lanciati
verso i corridori per mano di alcuni cittadini che volevano l’annessione alla Jugoslavia, con il
milanese Egidio Marangoni e il
brianzolo Salvatore Crippa rimasti
feriti in modo serio. Tra ricordi e
curiosità, scatta oggi la 97° edizione del Giro d’Italia. Partenza
con una cronosquadre serale. Il
colpo di pedale iniziale è alle
18:50 ora italiana. Si comincia dal
Titanic Quarter, l’area che ospita
il museo dedicato al transatlantico
più celebrato dalla letteratura e
dal cinema.
Ci saranno 22 squadre e 198 atleti.
Ben 21 le tappe e 3449,9 i km da
percorrere. Ma è solo l’inizio di
una competizione storica, che si
preannuncia spettacolare. Una rassegna che, come da tradizione, si
incendierà sulle Alpi e le Dolomiti,
lungo le salite e i paesaggi che
solo il nostro territorio sa regalare.
Saranno tre, e non più due, i giorni
di riposo: e tutti sempre di lunedì
(12, 19 e 26 maggio). Cambia anche
il sistema di assegnazione dei punteggi per quanto riguarda la maglia
rossa. In alcune tappe verranno
D
Da sinistra, Gino Bartali e Marco Pantani
attribuiti punti ai primi 20 corridori
al traguardo, in altre ai primi 15 e
in altre ancora ai primi 10.
E’ un’edizione che renderà omaggio alla grandezza di Gino Bartali
e Marco Pantani, tra i più grandi
interpreti del ciclismo. Non solo
italiano, ma mondiale. Ginettaccio,
il cui Centenario dalla sua nascita
cade proprio il 18 luglio 2014,
sarà celebrato in due momenti
differenti: a Salsomaggiore, dove
ha trionfato più e più volte, e a
Trieste, epilogo di questo meraviglioso Giro. Il pirata (scomparso
10 anni fa) verrà ricordato a Oropa, in Piemonte, dove fu protagonista di una rimonta indimenticabile e meravigliosa. Un’impresa
enorme, condita dagli ultimi, memorabili 8 km. Con il romagnolo
che inizia a rimontare tutti gli avversari rimasti davanti. Uno ad
uno, con una progressione impressionante. Jiménez, Camenzind,
“Chepe”, Axelsson, tanto per fare
dei nomi. E ancora: Savoldelli,
Clavero, De Paoli e Simoni. Un
altro scatto, l’ennesimo ed ecco
il Pirata su Jalabert. Sorpasso e
traguardo tagliato senza neanche
alzare le braccia. Un’eccezionale
corsa ad handicap, al termine della quale non contavano tanto i distacchi, quanto una consapevolezza: Pantani era il più forte di
tutti.
Tra brividi e ricordi, sarà un Giro
per scalatori. Tre le cronometro,
ma solo una per veri specialisti
della materia. Sarà una rassegna
all’insegna dell’equilibrio, senza
una squadra in grado di controllare le tappe dall’inizio alla fine.
A far pendere l’ago dalla parte
della bilancia, il tempo. In Irlanda
pioverà spesso e in Italia il vento
farà da padrone. Contro ogni logica, clima e temperatura. Il Giro
d’Italia si vince – o si perde – anche così. Due, in assoluto, i favoriti:
Quintana e Rodriguez. Tantissimi,
gli outsider. A cominciare da Cadel Evans, l’intramontabile.
Fatica e sudore, impegno e lealtà.
Lavoro, sacrificio, ecco quello che
vogliono vedere gli appassionati
di questo meraviglioso sport, macchiato, da sempre, da quella vergogna chiamata doping.
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