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Corriere della sera

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DOMENICA 9 NOVEMBRE 2014
In Italia EURO 1,40
www.corriere.it
ANNO 139 - N. 266
.
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 688281
281
Serie A
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Le idee
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Sofferto
pari del Milan
El Shaarawy torna al gol
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La città dei libri
Lo speciale
su BookCity
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Alessandro
Bocci, Monica Colombo
A
Arianna Ravelli alle pagine 38 e 39
Quindici pagine
nel supplemento
Il caso Quirinale Il premier: lui garanzia per il Paese. E si è già aperta la difficile partita della successione
L’ANATRA ZOPPA
FORSE CI STUPIRÀ
Così Napolitano lascerà il Colle
di Angelo Panebianco
A dicembre l’annuncio, poi le dimissioni a gennaio. Grasso supplente per 15 giorni
È
di Marzio Breda
L’
ipotesi che Giorgio Napolitano lasci il Quirinale entro fine anno è più che fondata,
e potrebbe realizzarsi con questi tempi: a fine dicembre il
preannuncio delle dimissioni,
poi, nel giro di qualche settimana, l’addio formale. Da quel
momento scatterebbero i 15
giorni previsti per la convocazione delle Camere e l’elezione
del nuovo presidente della Repubblica. E scatterebbe anche
la supplenza da parte della seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Grasso. Il
premier Renzi: «Napolitano è
una garanzia per tutto il Paese e
non mi preoccupo delle voci».
INTERVISTA CON TOTI
● GIANNELLI
«Sì al patto del Nazareno
ma no ai diktat di Renzi»
di Tommaso Labate
«P
er Forza Italia il patto del Nazareno è ancora in piedi: a differenza del premier non
sentiamo scricchiolii. Ma i diktat di Renzi sui
tempi non li accettiamo»: a parlare — direttamente da Arcore — è Giovanni Toti. «Non siamo
contrari a cambiare l’Italicum, ma dobbiamo rifletterne anche con i nostri possibili alleati».
Il consigliere politico di Berlusconi, pur nel
«rispetto» per decisioni che «solo Napolitano
può prendere», tratteggia il possibile identikit
del suo successore: «Non è detto che debba venire dall’area culturale del centrosinistra: il Pd non
pensi a cercare strane geometrie parlamentari».
alle pagine 2 e 3
Trocino, Zuccolini
a pagina 5
BOLOGNA «SE RESTAVO MI MASSACRAVANO»
Gran Bretagna Ha voluto incontrarlo prima di morire
I centri sociali
assaltano
l’auto di Salvini
Assalto dei centri sociali all’auto di Matteo Salvini, segretario della Lega, in un parcheggio alla
periferia Nord di Bologna. Salvini si era fermato
per valutare se ci fossero le condizioni di sicurezza per entrare nel vicino campo rom di via Erbosa, dove una settimana fa una ragazza rom aveva
schiaffeggiato una consigliera comunale del Carroccio. Gli antagonisti hanno tentato di bloccare
l’auto. L’autista a questo punto ha accelerato rischiando di travolgere i contestatori. Colpiti più
volte parabrezza e cofano. Sfondato con un casco
il vetro posteriore. Salvini: «Se restavo, mi massacravano». Aggredito anche un cronista.
alle pagine 8 e 9
M. Cremonesi, Di Vico, Senesi, Velonà
L’ultimo sguardo
di Sheila
al suo cavallo
L’
addio di Sheila Marsh al suo Bronwen. La favola di una
donna, Sheila, 77 anni, morta per un tumore dopo avere
ricevuto l’ultimo omaggio, un bacio, dal cavallo che aveva
cresciuto, allevato, curato per tanto tempo. L’istante
dell’incontro (nella foto) è stato immortalato dalle macchine
fotografiche davanti all’ospedale di Wigan, nel Regno Unito.
di Fabio Cavalera
a pagina 23
continua a pagina 26
M
9 771120 498008
ettiamola così. Che la
politica non chiude le
porte a nessuno. Che la
«politica è servizio». Che «in Liguria c’è una situazione d’emergenza». Che è bello ricordare un
ex sindacalista della Cgil come
persona moderata, amante di
Tex Willer, del melodramma e
delle canzoni di Mogol-Battisti.
Ok, ma la pratica Cofferati non
era già stata inventariata?
Pare di no. Sergio Cofferati
correrà alla carica di governatore. O meglio, prima dovrà superare le primarie, visto che la sua
Candidato
Il ritorno
dell’ex
sindacalista,
in corsa per
la carica di
governatore
in Liguria
IL CORSIVO
Colpire, togliere la parola
La violenza come metodo
di Pierluigi Battista
a pagina 26
di Aldo Grasso ● Il racconto
● PADIGLIONE ITALIA
25 ANNI DAL CROLLO
LE PORTE SEMPRE GIREVOLI DI COFFERATI
IL MIO MURO
41 1 0 9>
Loreto (AN)
La politica estera di Obama
un luogo comune che gli americani
votino per lo più disinteressandosi
della politica estera del proprio Paese
(tranne quando stanno pagando il
conto di qualche guerra in corso)
mentre ai non-americani interessano
soltanto le conseguenze internazionali
di quel voto. Chiediamoci allora quali effetti
avranno sulla politica mondiale e, per
conseguenza, anche su noi europei, le
elezioni americane di midterm e il completo
controllo del Congresso che quelle elezioni
hanno consegnato ai repubblicani. Nei
prossimi due anni, quanti ne mancano per le
Presidenziali, con un presidente ormai
debolissimo, la politica estera degli Stati Uniti
è destinata ad essere ancora più oscillante e
priva di credibilità di quanto sia stata negli
ultimi anni? Molti lo pensano, ma non è detto
che sia così. Ci sono almeno tre ambiti in cui
l’obbligo, per il presidente democratico e per
il Congresso repubblicano, di trovare un
terreno comune di compromesso e di
cooperazione, può avere ricadute positive: i
possibili accordi commerciali internazionali,
la trattativa sul nucleare con l’Iran, la
questione della guerra allo Stato islamico.
Il predominio repubblicano sul Congresso
è, innanzitutto, un buon viatico per le
trattative a cui Obama (giustamente) tiene
tanto relative al Tpp (Trans-Pacific
Partnership), l’accordo del libero scambio per
l’area del Pacifico, e al Ttip (Transatlantic
Trade and Investment Partnership), l’accordo
con l’Europa. I repubblicani sono meno
sensibili dei democratici alle sirene del
protezionismo economico, sono più
favorevoli, per cultura e tradizione,
ad accordi di libero scambio. Nello
specifico, hanno anche qualche ragione
geopolitica da far valere: l’accordo del
Pacifico, soprattutto, è anche un modo,
dal punto di vista repubblicano, per
accerchiare e «contenere» la Cina.
Anche noi europei potremmo essere
avvantaggiati: grazie a una maggioranza
«nemica» Obama potrebbe ottenere, in
materia di accordi commerciali, anche in
quello con l’Europa, più sostegno dal
Congresso di quanto avrebbe ottenuto senza
quella maggioranza.
E veniamo al Medio Oriente, ove la politica
di Obama ha mostrato fin qui le maggiori
crepe. Si consideri la trattativa sul nucleare
con l’Iran. I casi sono due: o fallirà anche
perché i repubblicani riterranno
insoddisfacenti le concessioni iraniane
oppure verrà siglato un eccellente accordo,
con serie garanzie dell’Iran sulla sua rinuncia
al nucleare militare.
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
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mail: [email protected]
FONDATO NEL 1876
sfidante, Raffaella Paita, non ha
alcuna intenzione di farsi da
parte.
L’ultima cosa per cui Cofferati
viene ricordato nel bene (bene
relativo, s’intende), è quando radunò tre milioni di persone al
Circo Massimo, marzo 2002: gridavano contro Berlusconi: «Tu
sì, tu no/articolo 18 non ci sto».
Poi solo brutte figure. A Bologna
fu catapultato come sindaco e da
marziano si fece la fama di sceriffo; una festa per i bolognesi
quando alzò i tacchi. Nell’abbandonare il campo, «il Cinese» ver-
sò melassa sulla decisione: si era
invaghito di una giovane genovese, voleva vivere sotto la Lanterna per curare l’innamoramento e l’amore. Il tempo di
comprare i mobili Ikea per la casa e già Cofferati si era candidato
al Parlamento europeo: poche
grane, ottimo stipendio di fine
carriera. Ora torna, «derogando
al principio che un impegno si
porta a termine». Come dicono a
Genova, no ghé bella reuza ch’a
no divente ûn grattacû. Cofferati, rosa sfiorita, cinorrodo?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
luxury outerwear
DI BERLINO
di Haruki Murakami
È
passato un quarto di secolo
dalla caduta del muro di Berlino. Quando visitai per la prima
volta Berlino nel 1983, la città era
ancora divisa in zona Est e Ovest. I
turisti potevano visitare Berlino
Est, ma dovevano però passare attraverso numerosi posti di blocco
ed erano tenuti a lasciare la zona
entro la mezzanotte. Al rintocco
della campana, come Cenerentola che abbandona il ballo.
continua a pagina 13
cinziarocca.com
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
2
.
Primo piano Il Colle
Napolitano si prepara a lasciare
È aperta la partita del Quirinale
Renzi: lui è una garanzia per il Paese, non corro dietro alle voci. Forza Italia: se sta lì, non è male
● Scenari
❞
Pietro
Grasso
Il
presidente
continuerà
a dare il
massimo
per il nostro
Paese in
qualsiasi
modo o
funzione
❞
Maria Elena
Boschi
Mi auguro
resti il più a
lungo
possibile, al
presidente
dobbiamo
tanto,
nutriamo
profonda
stima
❞
Beppe
Grillo
Un
presidente
della
Repubblica
che decide
lui quando
dimettersi
ricatta di
fatto il
Parlamento
Nel primo totonomi
Prodi, Veltroni
e la carta rosa
di Roberto Zuccolini
Nella complessa partita a
scacchi del Quirinale per il
momento c’è solo una
certezza. L’avvicinarsi delle
dimissioni di Giorgio
Napolitano metteranno —
anzi hanno già messo — in
moto un toto-presidente
che si preannuncia
tormentato, non meno di
quello che un anno e mezzo
fa portò alla sua rielezione.
Nella speranza che almeno
non si riproduca lo stesso
scenario in Parlamento, con
continui colpi di scena e
«tradimenti» all’interno dei
partiti (nel Pd aleggia
ancora il «fantasma» dei 101
che non votarono Romano
Prodi), cominciano a girare
i primi nomi.
Rumors appena
accennati, per il momento.
Si ridiscute, nuovamente,
dell’opportunità di eleggere
per la prima volta una
donna al Colle. E in questa
cornice c’è da registrare
che, già da tempo, nel Pd si
parla di Roberta Pinotti,
facendo presente che il
curriculum dell’attuale
ministro della Difesa può
corrispondere alle qualità
richieste. Un nome
femminile che si affianca
ad un altro, che si è fatto
molte volte in passato:
Anna Finocchiaro, che
guida la commissione
Affari costituzionali del
Senato, dove passerà nei
prossimi giorni proprio la
riforma elettorale che è nel
cuore di Renzi.
Ma a proposito del Pd, da
cui dovranno uscire le
prime proposte concrete in
quanto gruppo più grande
sia alla Camera che al
Senato, è da ricordare che
ha in Parlamento (come
tutti i partiti) gli stessi eletti
di un anno e mezzo fa,
quando era segretario Pier
Luigi Bersani. E quindi non
sarà facile per Matteo Renzi
far passare i nomi che gli
stanno a cuore, almeno
quanto sta faticando ora
alle prese con il Jobs act. Ma
forse ancor di più. C’è
anche chi rilancia
personalità autorevoli della
«ditta» come Walter
Veltroni mentre non pochi
puntano nuovamente su
Romano Prodi che, in un
contesto politico diverso,
potrebbe ritentare
l’approdo al Colle. Si tratta
di un toto-presidente molto
iniziale e ancora molto
confuso. Tra i tantissimi i
nomi, anche quello del
capogruppo a Palazzo
Madama, Luigi Zanda. Ma
c’è chi sta già cercando un
outsider per riscuotere
consensi bipartisan.
ROMA «Napolitano è una garanzia per tutto il Paese e non
mi preoccupo delle voci». Il
presidente del Consiglio Matteo Renzi risponde così alla
prospettiva delle dimissioni
che vogliono il capo dello Stato dimissionario all’inizio del
nuovo anno. Eventualità che lo
stesso Giorgio Napolitano
prospettò al momento dell’insediamento di fronte al Parlamento. Il premier aggiunge:
«Non mi preoccupo di fare
previsioni sul futuro del capo
dello Stato ma solo di fare bene il mio lavoro».
La prospettiva di una fine
anticipata del mandato, rilanciata ieri da Stefano Folli su
Repubblica, si intreccia con il
tema di un possibile scioglimento delle Camere prima
della scadenza naturale. E con
la riforma della legge elettorale, sulla quale Matteo Renzi
chiede un’accelerazione a Forza Italia, partito con il quale ha
firmato il Patto del Nazareno.
Il capo dello Stato accettò il
nuovo mandato legandolo
proprio a un processo di riforme, a partire dalla nuova legge
elettorale.
Il ministro Maurizio Lupi è
543
i voti con cui
Napolitano
viene eletto il
10 maggio
2006
738
i voti con cui
Napolitano
viene eletto di
nuovo il 20
aprile 2013
8
gli anni
di permanenza
al Quirinale
del presidente
Giorgio
Napolitano
preoccupato dall’ipotesi di dimissioni: «Il presidente Napolitano aveva annunciato
che una volta che il Paese fosse uscito dall’emergenza
avrebbe fatto una scelta diversa. Non mi pare che siamo
usciti dall’emergenza e quindi
mi auguro che possa continuare. Anche perché in questi
anni è stato una garanzia istituzionale per tutti noi e un
punto di riferimento in Italia e
all’estero».
Il ministro per le Riforme
Maria Elena Boschi si augura
che il capo dello Stato «resti il
più a lungo possibile». Anche
perché, aggiunge, «abbiamo
un presidente della Repubblica autorevole, a cui dobbiamo
tanto, per cui nutriamo una
profonda stima. Non ci dobbiamo preoccupare per il dopo».
Per il consigliere politico di
Forza Italia Giovanni Toti, l’argomento è «prematuro». Ma,
poi spiega, «al momento, il
Presidente è un elemento di
stabilità: se sta lì, non è male».
Il Mattinale, organo di Forza
Italia vicino a Renato Brunetta
e ai contrari al patto del Nazareno, dà un’interpretazione
un po’ diversa e porta in superficie un timore di molti,
ovvero che eventuali dimissioni possano accelerare la fine
della legislatura: «Napolitano
— scrive il Mattinale — non
vuole essere colui che scioglie
le Camere. Insomma, al di là
delle negazioni di Matteo
Renzi, in questa scelta del Colle c’è una certa profezia, che
l’accelerazione improvvisa del
«Fine legislatura»
Il Mattinale parla di
«scelta profetica» e ci
vede la fine anticipata
della legislatura
premier nel sistemare a comodo suo la legge elettorale
svela».
Ma c’è anche chi sostiene la
tesi opposta, che cioè le dimissioni potrebbero ritardare i
tempi per nuove elezioni legislative, visto che servirà il tempo per eleggere il nuovo Presidente e poi in primavera si dovrà votare per le Regionali.
Fa sentire la sua voce anche
il presidente del Senato Pietro
Grasso: «Sono certo che il presidente della Repubblica darà
e continuerà a dare il massimo per essere utile al nostro
Paese in qualsiasi modo e con
qualsiasi funzione».
Fuori dal coro la voce di
Beppe Grillo, che dal blog contesta il Quirinale, oltre che il
presidente del Consiglio. Secondo il leader dei 5 Stelle, «il
presidente della Repubblica
eletto(si) per la seconda volta
contro lo spirito della Costituzione, che decide lui quando
dimettersi, ricatta di fatto il
Parlamento».
Sul tema interviene anche
Lucio Romano, presidente del
gruppo Per l’Italia: «Ritengo
del tutto inopportuna la discussione su quando il capo
dello Stato possa dare le dimissioni. Fin dal discorso d’insediamento, il presidente ha
ricordato di ritenere il mandato indissolubilmente legato alle riforme. Alla politica il compito di proseguire il lavoro per
le riforme, nella consapevolezza dell’alto ruolo di garanzia
del capo dello Stato per tutte le
forze politiche».
Alessandro Trocino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il percorso
La prospettiva delle dimissioni
1
L’ipotesi che ha messo a rumore i palazzi
della politica prevede che il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano lasci tra poco
più di un mese, alla fine dell’anno, in
concomitanza con la conclusione del
semestre italiano di presidenza dell’Unione europea.
Il capo dello Stato aveva chiarito nel suo discorso
d’insediamento (il 22 aprile 2013) che non sarebbe
restato al Quirinale per tutta la durata del suo
secondo mandato (che scade nel 2020). A giugno
2015 Giorgio Napolitano compirà 90 anni
L’iter delle riforme
2
Il capo dello Stato, nel suo discorso di
investitura, aveva richiamato i
parlamentari sulla necessità di portare a
termine le riforme: da quelle istituzionali,
alla giustizia, a una nuova legge elettorale.
I lavori parlamentari finora hanno prodotto una
prima approvazione a Palazzo Madama della
riforma del Senato che sancisce la fine del
bicameralismo perfetto. Resta invece ancora aperta
la questione di una nuova legge elettorale, un punto
su cui Napolitano aveva particolarmente insistito
Il ruolo del presidente del Senato
3
Nel caso il presidente della Repubblica,
come si ipotizza, dovesse annunciare le
sue dimissioni nel discorso agli italiani di
fine anno, potrebbero seguire nel giro di
poche settimane le dimissioni formali.
A quel punto scatterebbero i 15 giorni previsti per la
convocazione delle Camere. E inizierebbe la
supplenza da parte della seconda carica dello Stato.
Sarebbe quindi il presidente del Senato Pietro
Grasso a subentrare in attesa delle votazioni per il
nuovo presidente della Repubblica
Il voto per il Colle
4
L’articolo 83 della Costituzione disciplina il
voto del presidente della Repubblica che
viene «eletto dal Parlamento in seduta
comune. All’elezione partecipano tre
delegati per ogni Regione eletti dal
Consiglio regionale». L’elezione del capo dello Stato
avviene a scrutinio segreto. Nelle prime tre votazioni
è necessaria l’approvazione dei 2/3 dell’assemblea
(maggioranza qualificata); per le votazioni
successive è sufficiente la maggioranza assoluta
Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
PRIMO PIANO
3
.
La rielezione
Il 20 aprile
2013 Giorgio
Napolitano
viene rieletto
capo dello
Stato con 738
voti contro i
217 di Stefano
Rodotà (nella
foto Ansa il
discorso tenuto
davanti al
Parlamento in
seduta
congiunta il 22
aprile con a
sinistra la
presidente
della Camera
Laura Boldrini e
a destra il
presidente del
Senato Pietro
Grasso). Alla
prima
votazione, il 18
aprile, il Pd
d’accordo con il
centrodestra
aveva
candidato l’ex
presidente del
Senato Franco
Marini che però
non raggiunge
il quorum. Alla
quarta
votazione,
quando è
richiesta la sola
maggioranza
assoluta, Pd e
Sel indicano
l’ex premier
Romano Prodi,
con
l’opposizione di
tutto il
centrodestra.
Ma anche Prodi
non raggiunge
la quota di voti
necessaria
Il retroscena
di Marzio Breda
Gli ultimi tentativi del premier
E il presidente: non ce la faccio più
Annuncio a fine anno. Non vuole sciogliere lui le Camere nel caso di voto anticipato
L’ultimo che ha creduto di
convincerlo è stato Matteo
Renzi, una settimana fa. «Presidente, la prego di rivedere le
sue decisioni e di restare più di
quanto vorrebbe. Siamo in una
fase critica per le riforme e non
solo. C’è bisogno di lei, come
garanzia per tutti, finché non
usciremo dall’emergenza».
Questa la richiesta. Ma, anche
se il premier aveva vestito le
proprie parole con toni insistenti e, anzi, quasi accorati, la
risposta non è cambiata: un no
secco. Giorgio Napolitano è rimasto irremovibile, dopo che
già da qualche tempo ripeteva
di voler interrompere presto il
secondo mandato al Quirinale.
Si era detto e scritto (anche
sul Corriere, in diverse circostanze, benché Napolitano non
gradisse «lo sterile gioco» delle supposizioni) che dalla chiusura del semestre italiano di
guida dell’Ue, il prossimo 31 dicembre, ogni giorno sarebbe
stato plausibile, come data per
un congedo anticipato del capo
dello Stato. Nessun grande mistero, nessuna vera incognita.
Certo, molti tendevano a far
slittare nella tarda primavera
— ma non oltre il suo novantesimo compleanno, il 29 giugno
— l’orizzonte che il presidente
era disposto a darsi. Altri, più
drasticamente, stringevano i
tempi a gennaio, basta pensare
a Emanuele Macaluso, che già
il 18 marzo scorso aveva profetizzato le dimissioni dell’«amico Giorgio» nel giro di «poco
più di sei mesi». Ieri la questione è stata rilanciata per via mediatica, con una perentoria indicazione: Napolitano lascerà il
Colle entro fine anno.
Per come si sono messi troppi fattori, è ormai un’ipotesi
più che sensata. Infatti, per il
presidente il limite di «sostenibilità» di un incarico così gravoso, sia sul piano istituzionale
sia su quello personale, sembra
ormai sul serio alle soglie di
La confidenza
All’origine anche motivi
di salute come avrebbe
confidato all’amico
Alfredo Reichlin
esaurirsi. Forse senza possibilità di ripensamenti, a costo di
dover certificare un fallimento
— in questo caso del Parlamento — rispetto alla speranza
di potersene andare lasciando
il Paese più «in ordine» di un
anno fa. Sulle sue scelte incombe anzitutto un problema di
«sostenibilità» fisica, perché
Napolitano è da mesi perseguitato da una serie di disturbi e
acciacchi che gli impongono
fastidiose terapie e lo fanno
dormire poco e male. Tanto da
confidare di recente ad Alfredo
Reichlin, coetaneo e sodale di
una vita: «Non ce la faccio
più».
Guai su cui potrebbe forse
anche passare sopra, per un altro po’, a un paio di condizioni.
Se vedesse che il percorso delle
riforme costituzionali, certo
non brevissimo, fosse costruttivamente imboccato. E se si
riuscisse a varare rapidamente
almeno un nuovo sistema elettorale (da realizzare per legge
ordinaria, dunque attraverso
un itinerario meno problematico), in grado di sostituire il
relitto legislativo che resta in
Il profilo
● Giorgio
Napolitano è
nato a Napoli
nel 1925.
È stato
presidente
della Camera
dal 1992 al
1994, ministro
dell’Interno dal
‘96 al ‘98.
Senatore a vita
dal 2005, nel
2006 inizia il
primo mandato
da capo dello
Stato
piedi dopo la sentenza della
Consulta sul famigerato Porcellum. Ma su entrambi questi
fronti, che erano fra le precondizioni da lui poste per accettare un reincarico comunque a
termine, nonostante i suoi continui richiami la politica è impantanata.
Non solo. Con i due maggiori partiti impegnati in reciproche prove di leadership e con
intermittenti fibrillazioni su alleanze fondate solo su calcoli di
convenienza, tra la seconda
metà di gennaio e febbraio potrebbe accadere di tutto. Anche
che il governo dichiari forfait,
magari sulla base di qualche
nuovo sondaggio, ciò che ucciderebbe la legislatura. E Napolitano, si sa, non vuole firmare
uno scioglimento delle Camere
che renderebbe l’Italia ingestibile per alcuni mesi, provocando un lungo stallo proprio
quando l’Europa si aspetta da
noi scelte concrete e convincenti sull’economia. Andandosene prima, il presidente metterebbe quantomeno l’intero
sistema dei partiti di fronte alle
proprie responsabilità.
Se tale scenario è davvero
fondato e se non dovessero intervenire variabili che nessuno
azzarda, la procedura potrebbe
essere questa. A fine dicembre,
durante l’incontro con le alte
cariche dello Stato o nel messaggio agli italiani di fine anno,
il preannuncio delle imminenti dimissioni. Poi, nel giro di
qualche settimana, le dimissioni formali. Da quel momento
scatterebbero i 15 giorni previsti per la convocazione delle
Camere e la designazione delle
deputazioni regionali, prima
che i cosiddetti «mille elettori»
(ma sono qualcosa di più) comincino a votare per il nuovo
inquilino del Quirinale. E scatterebbe pure, anche se le prassi
costituzionali non sono univoche, la supplenza da parte della
seconda carica dello Stato. Cioè
del presidente del Senato, Piero Grasso. Uno schema che impone un’osservazione inquietante: se un lampo non illuminerà i politici, il successore di
Napolitano rischierebbe di essere eletto da un Parlamento in
articulo mortis.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
4
.
Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
5
.
Primo piano Le riforme
Le condizioni di Berlusconi per trattare
Tra oggi pomeriggio e domani l’ex premier prepara la contromossa per dividere la maggioranza:
un possibile sì alle modifiche in cambio di soglie di accesso molto più alte per i piccoli partiti
«Siamo pronti a discutere delle modifiche alla legge
elettorale in Senato. A discutere anche del premio di maggioranza alla lista. A patto che
le soglie di accesso per i piccoli partiti vengano alzate al
5% o anche oltre…». L’ultima
mossa di Silvio Berlusconi
prende forma nella serata di
ieri. E dietro la risposta che
l’ex Cavaliere darà (probabilmente oggi) all’ultimatum di
Matteo Renzi potrebbe esserci il tentativo di provare a lanciare una mina (politica) contro il vertice di maggioranza
che il premier ha già convocato per domani.
ROMA
L’incontro
● Mercoledì
si è tenuto
a Palazzo Chigi
l’ultimo
incontro
tra Renzi
e Berlusconi
● Per l’Italicum
è duello
sui tempi:
il premier vuole
accelerare
e minaccia
di andare
avanti senza FI
L’intervista
di Tommaso Labate
«Renzi propone delle modifiche? Bene, ne proponiamo
anche noi» è la frase che qualcuno dei parlamentari che ieri
s’è messo in contatto col centralino di villa San Martino ha
sentito pronunciare a Berlusconi. La «carta segreta» che
studiano ad Arcore, insomma,
potrebbe essere quella di provare a spaccare la maggioranza. A dividere Renzi da Alfano,
che faticherebbe ad accettare
soglie di accesso troppo alte. E
soprattutto a tentare di prendere tempo rilanciando la palla nel campo dell’avversario.
Nella complicata ricostruzione della giornata di ieri
spuntano due dettagli. Il primo è la «sfida» che dai renziani viene fatta recapitare all’ex
premier per tramite di Denis
Verdini. «Se Berlusconi non
dice subito sì, da lunedì lavoriamo per modificare l’articolo 2 della legge per estenderla
anche al Senato». Una pistola
politicamente carica per le
elezioni anticipate, insomma.
Il secondo è la diplomazia parallela che il leader forzista intavola sia con gli alfaniani che
con l’opposizione interna. In
entrambi i casi l’ambasciatore
è Giovanni Toti, che a Milano
incontra sia Maurizio Lupi che
Raffaele Fitto. La prima stra-
60
i senatori
eletti a Palazzo
Madama
nel gruppo
di Forza Italia.
I deputati eletti
a Montecitorio
per il partito
sono 70
da, quella di provare un fronte
comune, è praticamente impossibile, visto che i due blocchi non si fidano l’uno dell’altro. Col secondo, oltre alla comune richiesta di «poter discutere prima delle modifiche
dentro FI» non si va. Ma è una
condizione che non sta bene a
Renzi, e quindi esce dallo
schema.
Tra il sì incondizionato e il
no secco a Renzi, ipotesi entrambe da escludere, a Berlusconi non rimane che la terza
via. La possibile carta segreta.
Accettare gli innesti renziani
all’Italicum proponendone di
altri, come l’innalzamento
delle soglie, per provare a dividere la maggioranza. Il tutto
mentre le possibili dimissioni
di Napolitano entro l’anno
vengono visti ad Arcore come
un’insperata àncora di salvataggio. Niente presidente della Repubblica, niente scioglimento delle Camere, niente
elezioni anticipate. Con l’ex
Cavaliere che, sotto sotto mormora: «Prima di tentare l’abbraccio con Grillo, Renzi ricordi quello che accadde a
Bersani. Grillo lo porterebbe a
spasso per poi portarlo a sbattere».
T. Lab.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Toti: i diktat sul patto non li accettiamo
ma non sentiamo né rumori né scricchiolii
Il consigliere politico di Berlusconi: niente forzature e rispetteremo gli accordi
«Per Forza Italia il Patto
del Nazareno è ancora in piedi.
A differenza di Renzi non sentiamo né rumori né scricchiolii. Ma i diktat del premier sui
tempi non li accettiamo».
La voce di Giovanni Toti arriva alle otto di sera direttamente
da Arcore. Quando mancano
poco più di ventiquattr’ore all’ultimatum di Matteo Renzi
sull’Italicum, il consigliere politico di Silvio Berlusconi esprime la posizione del partito. La
stessa che inizierà a scandire i
tempi di una giornata, quella di
oggi, che si annuncia molto
lunga.
Tot, seppur in una cornice di
«stima» e «rispetto» per le decisioni che «solo Giorgio Na-
ROMA
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❞
La via di Damasco
Forse qualcuno nella
notte viene folgorato
sulla via di Damasco
e si trova la soluzione
politano può prendere», tratteggia anche il possibile percorso sull’elezione del nuovo
capo dello Stato. Con tanto di
identikit politico-culturale: deve appartenere all’area dei moderati che è «la maggioranza
nel Paese».
Toti, voi prendete tempo
ma Renzi non ve ne dà. Ancora poche ore e il Pd potrebbe
cercare altri alleati sulle riforme. Berlusconi gli risponderà entro domani (oggi,
ndr)come chiede il presidente del consiglio?
«Francamente non credo sia
una questione di tempi, ma di
contenuti. Per noi il Patto del
Nazareno è in piedi. E continua
a prevedere che si va avanti in
un percorso di riforme solo se i
contraenti sono d’accordo. Il
premier ha proposto modifiche su modifiche, è legittimo,
le abbiamo sempre accettate
mettendo al primo posto il bene del Paese anche quando
non ci avvantaggiavano. Adesso chiediamo di fare le nostre
valutazioni».
Ma Renzi ha lanciato un ul-
In platea
Milano,
il parterre
dell’iniziativa
«Oltre ogni
muro» della
Fondazione
Alleanza
nazionale: 1)
Laura Ravetto,
FI; 2) Antonio
Giordano,
segretario della
Fondazione An;
3) Francesco
Storace,
La Destra;
4) Gianni
Alemanno, FdI;
5) Giulio Terzi
di Sant’Agata,
ambasciatore;
6) Giovanni
Toti, FI;
7) Roberto
Formigoni, Ncd;
8) Mario
Mauro,
Popolari per
l’Italia;
9) Mariastella
Gelmini, FI
timatum che scade tra poche
ore.
«Io non sono al corrente di
alcun ultimatum. Noi non siamo pregiudizialmente contrari
a cambiare l’Italicum, come abbiamo già dimostrato e neppure a valutare un eventuale premio di maggioranza alla lista.
Ma dobbiamo valutare se questa modifica si adatti alle coalizioni che si contenderanno in
futuro la guida del Paese alle
elezioni. Per fare questo ci vogliono serie riflessioni anche
con i nostri possibili alleati e
quindi del tempo».
Quanto?
«È anche possibile che nella
notte qualcuno venga folgorato
sulla via di Damasco e la soluzione si trovi… Ma al momento
serve del tempo».
Se questa folgorazione avvenisse troppo tardi, Renzi
cercherebbe altre strade e altri alleati. Lunedì c’è il vertice
di maggioranza.
«Noi siamo all’opposizione, i
vertici di maggioranza non ci
riguardano. Se potessi dare un
consiglio a Renzi, però. Gli sug-
gerirei di usarli meglio i vertici
di maggioranza. Magari su uno
di quei temi che interessano gli
italiani. Dalla maxirata della
Tasi in scadenza alle tasse sulla
casa, passando per i 100mila
immigrati sbarcati in Sicilia negli ultimi tempi. C’è l’imbarazzo della scelta. La legge elettorale è importante ma non è la
cosa più importante. Tra l’altro,
se l’Italicum langue al Senato è
solo per le divisioni del Pd. Noi
non abbiamo mai perso tempo. E senza noi e il senso di responsabilità del presidente
Berlusconi, neanche la riforma
costituzionale sarebbe mai
passata».
Nel Pd però c’è chi pensa
❞
Le valutazioni
Il premier ha proposto
modifiche su modifiche,
chiediamo di fare le
nostre valutazioni
che Berlusconi temporeggi
perché non controlla più i
gruppi parlamentari.
«Parlare del nostro dibattito
interno tralasciando le lacerazioni del Pd è come la famosa
storiella dello stolto che guarda
il dito e non la luna. Alla prova
dei fatti, sulle riforme Forza
Italia ha sempre garantito il rispetto dei patti. Se Renzi non fa
forzature, sarà così anche stavolta. Non siamo noi il guaio
del premier, anzi».
In una partita già complicata potrebbe inserirsi anche
l’elezione a breve del presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano, infatti, sembra intenzionato a dimetters.
❞
L’ultimatum
Non so di ultimatum, non
siamo pregiudizialmente
contrari
a cambiare l’Italicum
Chi è
● Giovanni
Toti, 46 anni,
giornalista,
da gennaio
è il consigliere
politico di Silvio
Berlusconi. È
stato direttore
di Studio
aperto prima
(dal 2010)
e anche del Tg4
(dal 2012) poi,
dopo l’uscita
di Fede
● Candidato
alle scorse
Europee come
capolista di FI
nel Nordovest,
viene eletto a
Bruxelles con
148.291 voti,
primo degli
azzurri
eletti in quella
circoscrizione
Non temete di rimanere tagliati fuori dalla scelta del
suo successore?
«Io spero che Napolitano resti. E comunque, la scelta di lasciare deve essere solo sua.
Detto questo, è fisiologico che
l’elezione del successore andrebbe delineata in un percorso condiviso. Se qualcuno pensa a geometrie alternative, sappia che può farsi male. Renzi e
il Pd ricordino i 101 che hanno
affossato Prodi».
Come immagina il prossimo presidente della Repubblica?
«Non lo immagino, visto che
adesso c’è Napolitano nel pieno delle sue funzioni e che spero non vada via presto. Certo,
non c’è scritto da nessuna parte
che il suo successore debba ancora venire dall’area culturale
del centrosinistra. Il nostro è
un paese a maggioranza di moderati. E quella figura, soprattutto in un momento di grande
difficoltà per l’Italia e per l’Europa, dovrà essere una figura di
massima garanzia».
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Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
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Primo piano Le riforme
Palazzo Chigi mantiene la pressione
E aspetta la telefonata da Arcore
Mercoledì il leader aveva detto al Cavaliere: Silvio, ignoriamo chi ci vuole bloccare
Il nodo
● Nel nuovo
Italicum
proposto dal
premier Renzi
al leader di FI
Berlusconi
ci sarebbe una
sola soglia
di sbarramento
al 5 per cento
● Il Ncd, che
è nel governo,
punta ad
abbassare la
soglia (almeno)
al 4 per cento
ROMA «Caro Silvio, sia io che tu
siamo circondati da gente che
tenta di bloccare tutto e di ricattarci, dobbiamo avere la forza di ignorare tutti coloro che
giocano contro la modernizzazione di questo Paese». Mercoledì scorso, prima di congedarsi, Matteo Renzi ha rivolto anche questo invito a Silvio Berlusconi: rompere gli indugi, sulla
legge elettorale, significa ignorare tutti coloro che dentro i rispettivi partiti continuano a
porre condizioni o minacciare
scissioni.
Se il discorso ha fatto presa,
se siamo veramente a un passo
dall’accettazione da parte del
Cavaliere, lo sapremo nelle
prossime ore. Renzi ha preteso
una risposta, «una telefonata»
dell’ex premier, entro stasera.
Domani c’è il vertice di maggioranza e martedì si comincia in
prima commissione al Senato,
con o senza il contributo di
Forza Italia. Ma da Arcore ripetono di non volere ultimatum.
Le voci di ieri sera, a Palazzo
Chigi, raccontavano di un Berlusconi comunque pronto a
uscire dall’incertezza e a rinnovare il patto del Nazareno.
Ieri Renzi si è apparentemente tenuto distante dalla
materia. Le attribuisce scarso
appeal mediatico, le dedica poche battute al giorno. L’appuntamento della giornata consentiva di parlare di riforme, di futuro del Paese, del resto, solo
attraverso l’uso della metafora.
Ed è accaduto a San Benedetto
Val di Sambro, visita alla Variante di Valico, vista come
simbolo del Paese, «capace di
uscire dal tunnel della pigrizia,
della stanchezza, della rassegnazione, a patto che ognuno
faccia un pezzetto di strada».
Renzi rintraccia proprio nella caduta dell’ultimo diafram-
L’intervista
La Variante di Valico In Val di Sambro
ma delle gallerie «i tabù che bisogna abbattere. Con il cuore
in mano vi chiedo — ha detto
rivolgendosi alle maestranze
— di continuare a credere che
questo Paese è capace di fare
cose giudicate altrove improbabili. L’Italia è più forte e più
grande di come viene descritta,
i problemi li abbiamo, ma non
cediamo alla cultura del piagnisteo perché abbiamo realtà
uniche al mondo».
Di Berlusconi, dell’Italicum,
del patto del Nazareno apparentemente non c’è traccia, i
contatti ordinari del resto li
tengono il ministro Boschi, il
vicesegretario del Pd, Guerini, i
plenipotenziari del Cavaliere,
Verdini e Letta. La telefonata
che attende Renzi però dovrebbe arrivare direttamente da Arcore. E nonostante alcune previsioni positive, non è detto
che arrivi oggi, il Cavaliere potrebbe anche prendersi qualche giorno, anche per non sot-
Il messaggio
«Dobbiamo uscire
dal tunnel della pigrizia,
della stanchezza,
della rassegnazione»
Il taglio della cravatta
alla festa in galleria:
tanto era in prestito
L’ultimo diaframma dell’ultima galleria della Variante di Valico, il
percorso alternativo dell’Autostrada del Sole fra Bologna e Firenze, è
venuto giù. Il premier Matteo Renzi ieri ha partecipato con gli operai alla
cerimonia nella galleria Val di Sambro, sottoponendosi anche al taglio
della cravatta, gesto tradizionale in occasioni come questa: «Tanto me
l’ha prestata Giovanni Castellucci (il presidente di Autostrade per l’Italia,
ndr)», ha scherzato il premier. Da toscano, Renzi ha parlato della variante
come della fine di un incubo per gli automobilisti: «Finalmente Isoradio
smetterà di parlare di code tra Barberino e Roncobilaccio. Opere come
questa dimostrano che l’Italia è capace di uscire dal tunnel»
(Ansa)
tostare ai tempi dell’ultimatum
che il premier gli ha rivolto.
I toni bassi di ieri, da parte
degli esponenti di Forza Italia,
lasciavano intuire che il rischio
di una rottura del patto del Nazareno sia più lontana. Nel governo, il ministro Lupi, non
aveva dubbi, l’accordo politico
sulle legge elettorale «certamente si troverà». Anche se
non sarà facile mettere d’accordo il partito di Berlusconi e il
Nuovo centrodestra di Alfano.
Domani si terrà il vertice di
maggioranza a Palazzo Chigi e
si discuterà di una soglia di ingresso in Parlamento più bassa
di quella gradita al Cavaliere:
fra il 3 e il 5% si misura anche la
difficoltà di queste ore nel trovare una sintesi che stia bene
un po’ a tutti, dal Pd all’ex premier sino ad Alfano.
Marco Galluzzo
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Zanda: ora Forza Italia risolva i problemi interni
L’esponente pd: M5S? Registro che dodici senatori hanno abbandonato il loro gruppo
Chi è
● Luigi Zanda,
72 anni,
avvocato,
senatore
e capogruppo
del Partito
democratico
a Palazzo
Madama.
È membro
della direzione
nazionale
del Pd
ROMA Il patto tiene o Berlusconi si sfila?
«Un conto è la maggioranza
di governo e un altro è la necessità che le modifiche della Costituzione e le regole del gioco
siano approvate da maggioranze quanto più larghe possibili
— risponde Luigi Zanda, presidente dei senatori del Pd —.
Deve restare fuori dal perimetro delle riforme soltanto chi
non vuole parteciparvi».
Renzi si aspetta il sì di Berlusconi entro poche ore.
«Non conosco le dinamiche
interne a Forza Italia, ma in
Parlamento registro che l’unica
forza politica che mantiene
una compattezza e una linea è
il Pd. Se Forza Italia avesse delle
perplessità a proseguire una
collaborazione sulle riforme
istituzionali, il mio augurio è
che risolva molto presto i suoi
problemi interni».
Altrimenti martedì l’Italicum parte con chi ci sta?
«Altrimenti è una formula
che non deve essere usata in
politica, la buona politica esige
che fino alla fine si ricerchi una
soluzione positiva».
Il vertice di lunedì a Palazzo
Chigi non serve a cercare
un’alternativa al patto del Nazareno?
«I vertici di maggioranza si
fanno aspettando un risultato
positivo. L’Italia è in condizioni
molto difficili e sta camminando su un crinale, dobbiamo fare le scelte che possono salvare
il Paese. Dopo lo Sblocca Italia
dobbiamo approvare una vasta
serie di riforme, dalla legge di
Stabilità alla legge elettorale,
che possiamo realizzare entro
febbraio. Non farlo, perché
qualche partito non dovesse
collaborare, avrebbe costi molto elevati per il Paese e diminuirebbe la nostra forza contrattuale in Europa. Senza riforme l’Europa non ci ascolta».
Grillo spezzerà la «catena»
che vi lega a Berlusconi?
«In Senato io ho sempre cercato un dialogo positivo col
M5S, ma spesso ho dovuto fare
i conti con loro comportamenti
inaccettabili, o con un loro difficile coordinamento con le posizioni di Beppe Grillo».
Vuol dire che lo scouting
del Pd sta avendo successo?
«Non c’è nessun senatore
❞
Punti fermi
sono soglia
del 40% per
il premio e
sbarramento di livello
europeo
L’ex segretario Cgil alle primarie
Liguria, Cofferati si candida: «Discontinuità»
GENOVA(e. d.) La Liguria ha bisogno di
rinnovamento ed «è fuori luogo
pensare che possa essere affidato a
chi ha avuto responsabilità fino ad
ora». Così, nel segno della
discontinuità con il governatore
uscente Claudio Burlando e con
l’assessore della sua giunta Raffaella
Paita, da tempo in corsa per le
primarie, Sergio Cofferati ha
ufficializzato la sua candidatura (il
voto è fissato per il 21 dicembre). L’ex
segretario cgil è sostenuto da un mix
di bersaniani e civatiani, ma anche da
alcuni sostenitori di Matteo Renzi.
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dei Cinquestelle che possa dire
di aver avuto da parte mia qualche avance diretta a far cambiare la loro casacca. Ma registro
che dall’inizio della legislatura
una dozzina di senatori cinquestelle hanno abbandonato
il loro gruppo».
Sta nascendo un nuovo
gruppo di ex grillini in grado
di rendere non più determinanti i voti di Berlusconi?
«Lo chieda a loro».
Cambierete l’Italicum?
«Abbiamo bisogno di una
legge elettorale che garantisca
un governo stabile di legislatura e restituisca ai cittadini il diritto di scelta dei parlamentari.
I punti fermi sono il ballottaggio, una soglia del 40 per cento
per concedere il premio, uno
sbarramento di livello europeo. E servono parlamentari
scelti o con i collegi uninominali o con le preferenze».
Con i capilista bloccati non
sono i cittadini a scegliere.
«I capilista bloccati non dovrebbero superare il 30 per
cento degli eletti. Il punto di riferimento utile potrebbe essere la percentuale bloccata del
listino del Mattarellum».
Chiti, che guidò i dissidenti
del Senato, chiede lo sbarramento al 3 e dice che «il voto
di ognuno non risponde a ordini di maggioranza».
«Già negli anni 70 si discuteva della soglia di sbarramento,
ne parleremo e decideremo
qual è la soglia migliore per garantire stabilità. Sulla libertà di
voto il mio compito principale
è quello di difendere l’unità del
gruppo del Pd, non di arzigogolare su ipotesi negative».
E i numeri?
«Non mi preoccupano, la
minoranza non ha mai strappato. Come in tante altre occasioni discuteremo, anche vivacemente, e troveremo una soluzione utile al Paese».
E se Napolitano dovesse lasciare a fine anno?
«Tutti dobbiamo augurarci
che rimanga al Quirinale per il
tempo più lungo possibile. Io
non mi iscrivo al partito del
pronostico, mi sembra una discussione tutta interna al dibattito sui giornali».
Monica Guerzoni
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Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
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Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
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Primo piano Il Carroccio
Sassi e calci degli antagonisti a Bologna
Salvini aggredito e costretto a fuggire
In due sfondano il parabrezza e rischiano di essere investiti. Cronista picchiato
Il campo
● Il campo
di via Erbosa
a Bologna
ospita alcune
decine di
italiani di etnia
sinti. In origine
fu l’allora
sindaco Renzo
Imbeni ad
assegnare nel
1990 la zona ai
parenti delle
vittime di uno
degli attentati
della banda
della Uno
bianca
BOLOGNA Il
parcheggio semideserto davanti alla sala HippoBingo, alla periferia Nord di
Bologna, doveva essere solo
una tappa. Il segretario della
Lega Matteo Salvini aveva deciso di fermarsi per valutare se ci
fossero o meno le condizioni di
sicurezza per entrare nel vicino
campo rom di via Erbosa, dove
una settimana fa una ragazza
rom aveva schiaffeggiato una
consigliera comunale del Carroccio. E dove Salvini voleva verificare di persona la situazione, atteso dai centri sociali e
dalla polizia in assetto antisommossa.
«Però non voglio casini»,
aveva detto il leader leghista.
Neanche il tempo di finire la
frase che gli antagonisti hanno
fatto irruzione nel parcheggio,
a viso scoperto. Salvini si è infilato in macchina accanto all’autista. Dietro, due consigliere
comunali e il candidato del
centrodestra alla presidenza
della Regione, Alan Fabbri. Gli
antagonisti si sono messi davanti all’auto, tentando di bloccarla. Uno di loro è salito in piedi sul cofano. L’autista ha accelerato rischiando di travolgere i
contestatori che hanno impugnato le cinture sfogandosi sui
parabrezza dell’auto. L’ultimo
colpo, con un casco, ha sfondato il vetro posteriore. Quello
anteriore ne uscirà frantumato
in tre punti. L’autista è riuscito
a imboccare l’uscita. Un’ora do-
Il presidio
● Una
contestazione
alla visita
al campo
del leader
della Lega Nord
Matteo Salvini
era stata
annunciata
da una serie
di centri sociali
bolognesi:
Xm24, Tpo,
Hobo. A loro
si sono aggiunti
esponenti
del sindacato
di base Usb
po, un gruppo di anarchici si è
accanito con calci e spintoni
contro un cronista del Resto
del Carlino, Enrico Barbetti,
che ne è uscito con un gomito
rotto. Si è conclusa così una
settimana segnata dall’attesa
della visita leghista al campo
rom. «Il Comune paga le bollette ai nomadi ma i terremotati fanno la fame», aveva detto
Salvini che dopo l’aggressione
si è sfogato: «Bastardi! Se questa è la Bologna democratica la
dobbiamo liberare». Poi, a chi
gli chiedeva se la decisione di
partire sgommando non abbia
fatto precipitare la situazione,
ha risposto: «Dovevamo scendere e farci massacrare? Siamo
stati assaliti. Ma io al campo
rom ci torno. Questa non è la
vera Bologna. Denunceremo
tutti».
Due attivisti dei centri sociali
si sono fatti visitare in ospedale. Nulla di grave. Ha detto uno
di loro: «L’auto ha tentato di investirci, abbiamo solo reagito a
un tentato omicidio». Gli indagati sono 6 (danneggiamento e
violenza privata), del collettivo
universitario Hobo. Per Djana
L’attacco
L’eurodeputata dem
Moretti: «Salvini usa
parole come pietre,
non faccia la vittima»
Pavlovic, vicepresidente della
Federazione sinti e rom insieme, Salvini «sta provocando
uno scontro sociale». Il Pd bolognese condanna l’episodio,
ma è evidente l’imbarazzo dopo una settimana in cui i dem
avevano criticato la visita della
Lega. L’assessore al Welfare
Amelia Frascaroli, vicina a Sel,
era arrivata ad affermare di poter «capire» gli schiaffi subiti
dalla consigliera leghista. Il
candidato pd alla Regione Bonaccini ha chiesto alla Lega di
rinunciare alle provocazioni.
Solidali il ministro Boschi, i governatori Maroni e Zaia, il leader di Casa Pound Italia Iannone, Meloni (FdI) e Brunetta (FI).
Durissima invece la dem Alessandra Moretti: «Le aggressioni vanno sempre condannate
ma Salvini non faccia la vittima: è andato cercando un palco ben sapendo che chi come
lui usa parole come pietre provoca reazioni ancor più dure».
Pierpaolo Velonà
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ex portavoce della Lista
Bacchiddu,
da Tsipras
a fan di Matteo:
«Ottimo politico»
MILANO Da testimonial della
L’assalto
Bologna, a sinistra il momento in cui l’auto con a bordo Matteo Salvini
e altre tre persone viene bloccata, circondata e colpita da un gruppo
di militanti dei centri sociali (foto Benvenuti). Qui sopra invece (foto Ansa) il
leader del Carroccio mostra il parabrezza sfondato dai sassi lanciati contro
la sua auto mentre si allontanava
Il retroscena
Il segretario all’attacco di Alfano
Ma Maroni prende le distanze
Un caso con la Questura: non informati degli spostamenti
❞
Angelino
Alfano
Lavoriamo
perché
ciascuno
possa
esprimere
il proprio
pensiero.
Maroni sa
benissimo
come
funziona
il sistema
delle scorte
MILANO La giornata inizia con
l’aggressione dei centri sociali
all’auto con cui Salvini sta arrivando al campo rom di via Erbosa, a Bologna. E si chiude
con la polemica serrata tra la
Lega e Angelino Alfano, corredata da richiesta ufficiale di dimissioni per il ministro dell’Interno. Tutti d’accordo? Non
proprio. Il governatore lombardo Roberto Maroni si dissocia
dalla richiesta di dimissioni.
Anche se chiede con energia
«spiegazioni» al Viminale.
Il nodo su cui si dipana la
giornata è l’adeguatezza o meno delle presenza delle forze
dell’ordine a una manifestazione il cui rischio per l’ordine
pubblico era annunciato: bastava leggere i giornali. E allora, la prima domanda al segretario leghista è: c’erano i servizi
di tutela al suo arrivo nella zona
del campi rom? La risposta è
«No. Sono arrivati dopo». Dal
Viminale la reazione non è
tempestiva, per diverse ore,
molte, non arrivano dichiarazioni di Alfano. Salvini dice di
non credere «che le forze del-
l’ordine non mi abbiano protetto, il problema è di quei poveretti che usano pugni, calci e
sassi per sostenere le loro povere idee». Eppure, il lungo silenzio del ministro accende gli
animi. E così il vicecapogruppo
al Senato della Lega, Stefano
Candiani, dà fuoco alla miccia:
«L’aggressione a Salvini ha un
mandante politico al Viminale.
Delinquenti, rom, antagonisti,
scafisti, ladri e clandestini possono stare tranquilli: hanno un
padrino al ministero dell’Interno. Alfano non è di certo sereno ma il suo silenzio oggi pesa
parecchio». Il capogruppo alla
Camera, Gian Marco Centinaio,
compie il passo successivo:
«Chiediamo le immediate dimissioni di Alfano. Le sassate
ricevute da Salvini dimostrano
che in questo Paese comandano i centri sociali, i rom, i clandestini e i delinquenti».
Nel pomeriggio il ministro
interviene — «Condanniamo
ogni forma di violenza e lavoriamo per difendere tutti gli
uomini delle istituzioni, perché possano liberamente
esprimere il proprio pensiero»
— e si rivolge direttamente a
Maroni: «È stato ministro dell’Interno e sa benissimo come
funziona il sistema delle scorte
e delle tutele».
Il governatore lombardo non
è d’accordo con la richiesta di
dimissioni: «Non credo di certo che Alfano abbia chiesto di
sguarnire la sicurezza di Salvini. Sento dire che Salvini avrebbe eluso la scorta. Peccato che
sul posto, oltre al segretario ci
fossero tutti i giornalisti e i
centri sociali. Dunque, se non
le dimissioni, delle spiegazioni
sono doverose». La Questura di
Bologna, infatti, ha nel frattempo spiegato che Salvini è
arrivato senza scorta e avrebbe
comunicato tardi che si sarebbe fermato a circa un chilometro dal campo rom per incontrare i giornalisti. Ed è qui, infatti, nel parcheggio dell’Hippo
Bingo che è scattata l’aggressione. «Chi non c’era erano le
forze dell’ordine» dice Mario
Borghezio — che giusto oggi
sarà alla Spezia per un’altra manifestazione dalle contestazio-
ni annunciate —. «La verità è
che la marcia trionfale di Salvini verso la leadership del centrodestra spaventa chi preferisce un’opposizione debole e divisa». Una teoria corrente nel
Carroccio è che sia in corso un
tentativo di marginalizzazione
del movimento che passa attraverso la sua riduzione a minoranza estremista. Borghezio è
cauto: «Non lo so, ma tutto ci si
può attendere dal Paese che ha
inventato la strategia della tensione. Di sicuro, si sente l’odore
dell’inghippo politico».
La vicenda divide anche il
partito di Alfano. Ncd esprime
sì solidarietà a Salvini, ma temperata dal monito al segretario,
uno per tutti quello di Cicchitto, a «non incendiare la prateria». Chi si distingue per la solidarietà senza se e senza ma è
Formigoni. Ma per Salvini è più
grave la mancanza di prese di
posizione da parte «della Boldrini e del Pd». Con l’eccezione
del ministro Boschi, netta nella
condanna.
Marco Cremonesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
❞
Mario
Borghezio
Tutto
ci si può
attendere
dal Paese
che ha
inventato
la strategia
della
tensione.
Si sente
l’odore
dell’inghippo politico
lista Tsipras — con polemiche
annesse per una foto in bikini
«a fini elettorali» — a tifosa di
Matteo Salvini. Il suo
endorsement, Paola
Bacchiddu, lo ha fatto ieri
su Facebook, sùbito dopo
l’assalto bolognese all’auto del
segretario leghista. «Teo
Salvini tutta la vita», il titolo
del post già di per sé
eloquente. A fronte poi della
valanga di commenti che
hanno invaso il suo profilo,
Bacchiddu non s’è sottratta
alla richiesta di spiegazioni. Il
lepenista Salvini? «È un ottimo
politico. Ha risollevato una
Lega ormai “saponizzata”. Ha
carisma. Di persona è molto
più ragionevole di quanto non
appaia. Alcune cose che dice
sono parossistiche, altre
condivisibili. È sempre sul
territorio anche quando le
telecamere si spengono e la
campagna elettorale è
conclusa. Privatamene ha
aiutato progetti cui avrebbe
dovuto occuparsi la sinistra. E
che la sinistra ha rifiutato».
Conclusione a suo modo
coerente: «Se si candidasse a
sindaco di Milano, credo che
lo voterei».
Alle polemiche è abituata, l’ex
responsabile comunicazione
della sinistra che guardava
ad Atene per arrivare a
Strasburgo. Quando, per
portare voti alla causa, ebbe
l’idea di postare una sua foto
in costume col lato B in primo
piano divise le coscienze di
femministe e compagni. Dopo
la campagna elettorale
— e il quattro per cento
strappato dalla Lista Tsipras,
minimo sindacale per la
sopravvivenza politica e per
eleggere gli europarlamentari
— il divorzio con la sinistra
«bacchettona» fu reso
ufficiale. La nuova
folgorazione si chiama Salvini.
«Come fa lui una campagna
elettorale, peraltro, nessuno al
mondo (solo Renzi forse).
Altro che lista Tsipras».
Andrea Senesi
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Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
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Primo piano Il sindacato
La Cgil: voteremo il referendum della Lega
L’apertura al quesito sull’abolizione della riforma Fornero. Il Carroccio ringrazia: oltre gli steccati
I sindacati insieme per la manifestazione dei dipendenti pubblici che vanno verso lo sciopero generale
Il quesito
● Il quesito che
chiede di
abrogare la
legge Fornero
è uno dei 5
referendum su
cui la Lega
Nord ha
raccolto le
firme. Lo
scorso 4
novembre la
Cassazione ha
certificato che
la quota di 500
mila firme
è stata
raggiunta. In
dicembre è
atteso il parere
della Corte
costituzionale.
Se ci sarà il via
libera, il voto
potrebbe
essere nella
primavera
2015
● La legge
Fornero prende
il nome dal
ministro del
Lavoro del
governo Monti
Elsa Fornero. È
un intervento
sul sistema
pensionistico
che prevede,
tra l’altro,
l’allungamento
dell’età per la
pensione
ROMA Sciopero generale più vi-
cino e adesione della Cgil al referendum della Lega per l’abolizione della legge Fornero sono le novità emerse ieri dalla
manifestazione unitaria del
pubblico impiego.
Rivendicando il «successo»
della giornata (centomila, secondo gli organizzatori, in
piazza a Roma: «È andata meglio del previsto, così come
quella dei pensionati»), Cgil,
Cisl e Uil sono stati unanimi
nell’affermare che «ora la palla
è al governo, aspettiamo risposte nelle prossime ore». In caso contrario, sciopero. Anche
se resta qualche distinguo, che
non compare nella nota congiunta diramata ieri sera, ma
che è stata chiara negli interventi dal palco.
«Se non ci saranno risposte
— dichiara infatti Susanna Camusso — ci sarà lo sciopero di
categoria, chiameremo tutti i
lavoratori». E alla leader della
Cgil si affianca il segretario generale aggiunto della Uil, Carmelo Barbagallo, per il quale il
governo è «il peggior datore di
lavoro del Paese. Se non si siede per rinnovare il contratto,
faremo lo sciopero generale
dei lavoratori pubblici. Anzi, lo
estenderemo anche ai precari
del settore privato». Mentre è
più attendista Annamaria Furlan, segretario generale della
Cisl: «Non accetteremo un altro blocco dei contratti, fermi
da sei anni. Però in Italia gli
scioperi generali si decidono
insieme. E dopo lo sciopero
generale non c’è più niente, gli
obiettivi devono essere chiari».
Una differenza di linea che si
riflette anche in materia di referendum anti legge Fornero.
Perché, da un lato, c’è Camusso
che dichiara: «Nel momento in
Il messaggio
Il segretario
Cgil Susanna
Camusso ieri
in piazza con
una maglietta
rossa con
una boccetta
di profumo
e la scritta:
«Arrogance,
profumo di
premier» (Ansa)
«Mancano i fondi»
Chiude la Padania
Dal primo dicembre addio anche al sito
MILANO Padania addio. Il quotidiano leghista dal primo dicembre non sarà più in edicola.
La chiusura era annunciata da
anni, i tagli alla stampa di partito ne avevano fatto profetizzare la fine da tempo. Ora, lo stop
alle pubblicazioni è arrivato
davvero. E l’evoluzione nel portale di informazione web di cui
si parlava fino a non molto
Prima pagina Ieri La Padania ha
comunicato ai lettori che dal primo
dicembre, dopo 18 anni, il quotidiano
leghista non sarà più in edicola
tempo fa? Niente da fare, almeno per il momento. A chiudere
sarà anche la padania.net, il sito Internet di informazione.
Anche se il segretario leghista
Matteo Salvini ieri sera in
Abruzzo ha parlato di un rilancio dell’attività Internet: «La
Lega è al risparmio ma comunque non ci arrendiamo e, coinvolgendo i giornalisti della Padania, stiamo lavorando per
trovare una soluzione per rimanere quantomeno su Internet».
Per la direttrice Aurora Lussana, il dolore è accentuato da
una data simbolica: aveva preso le redini del quotidiano padano esattamente 2 anni fa. Il
primo numero della Padania,
l’organo di stampa fortemente
voluto da Umberto Bossi e da
lui sempre diletto, era uscito l’8
gennaio 1997, nei giorni dell’indipendentismo. Con la
chiusura finiranno in cassa integrazione 14 giornalisti e 5 tipografi. Fino a nuovo ordine,
l’informazione della Lega sarà
affidata alla pagina Internet e
all’account Twitter di Salvini.
M. Cre.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
cui la Corte costituzionale ammettesse la consultazione, la
Cgil sarebbe favorevole in
quanto ciò determinerebbe
per il governo un tempo entro
il quale abolire una legge in-
giusta». (Con «soddisfazione»
del segretario leghista Matteo
Salvini per «la dimostrazione
che si può andare oltre gli steccati ideologici»). Mentre, dall’altro, Furlan frena: «A quella
legge vanno tolte le storture. È
una cosa più complessa di un
semplice referendum».
Eppure le critiche al governo
restano condivise da tutte e tre
le sigle. Così, a Renzi, Camusso
ricorda di essere d’accordo a riformare la Pubblica amministrazione, ma «per prima cosa
escludiamo la politica: basta
nominati». Inoltre, se davvero
Renzi non vuole lo scontro sul
lavoro, «dica alla sua ministra
di smetterla di qualificare i lavoratori pubblici come privilegiati». Aggiunge Furlan:
«Qualcuno pensa che bastano
due slide per fare le riforme.
Nessuno può pensare, davanti
al disastro del Paese, di fare da
solo o con pochi intimi». E
Barbagallo, sottolineando che
negli ultimi anni sono stati «17
miliardi gli euro fregati dagli
stipendi dei lavoratori pubblici», incalza: «Dopo aver dovuto
fare una cena da mille euro per
il finanziamento del partito,
adesso al presidente del Consiglio possiamo proporre una
cena da venti euro per ascoltare le ragioni dei precari».
R.R.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● Il commento
Un passo in più di Camusso
verso il divorzio dai dem
di Dario Di Vico
I
l referendum sulla riforma delle pensioni
targata Fornero può diventare a
primavera un test contro il governo Renzi
e (anche) per questo motivo Susanna
Camusso ieri ha annunciato il suo appoggio.
Si tratta di un altro passo verso il divorzio
definitivo tra Cgil e Pd perché la
confederazione finirebbe per appoggiare
un’iniziativa politica promossa dalla destra
leghista e neo-lepenista. È vero che fu la
Lega di Umberto Bossi a far cadere nel ‘94 il
governo Berlusconi proprio sulle pensioni e
subito dopo una mobilitazione romana dei
sindacati, ma non è esattamente la stessa
cosa. Allora la prima mossa l’avevano fatta i
leader di Cgil-Cisl-Uil, ora la primogenitura è
interamente della Lega. Camusso rimette,
dunque, nel mirino Renzi anche se l’attuale
premier e segretario del Pd quando fu
approvata la riforma Fornero era in
minoranza e nel partito comandava Pierluigi
Bersani. Di questi tempi però poco importa,
siamo al Matteo-contro-tutti. Al di là degli
schieramenti però se Salvini e Camusso
lavoreranno in joint venture una spiegazione
in fondo la si può trovare: sperano entrambi
di parlare e rassicurare lo stesso segmento
sociale, i lavoratori delle grandi e medie
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fabbriche del Nord.
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
10
.
Primo piano Conti pubblici
Scontrino fiscale, bonus ai commercianti
Allo studio sgravi fiscali per incentivare l’acquisto delle apparecchiature che serviranno
a tracciare i pagamenti e girarli direttamente al Fisco. Arriva la fattura elettronica tra privati
● La legge 11
marzo 2014, n.
23 ha conferito
una delega al
governo per la
realizzazione di
un sistema
fiscale più
equo,
trasparente e
orientato alla
crescita, da
attuare entro
dodici mesi ,
cioè entro il 26
marzo 2015.
● A fine
ottobre il
governo ha
dato il via libera
definitivo al
decreto
legislativo
contenente la
disciplina della
dichiarazione
dei redditi
precompilata.
Si prevede che
entro il 15
aprile di
ciascun anno la
dichiarazione
precompilata
venga resa
disponibile in
via telematica
al contribuente,
che può
accettarla
oppure
modificarla,
rettificando i
dati comunicati
dall’Agenzia
e/o inserendo
ulteriori
informazioni.
● La Tappa
successiva
dell’attuazione
della delega
fiscale sarà il
decreto
delegato che
introdurrà
forme di
pagamento e
tenuta della
contabilità
elettroniche,
allo scopo di
semplificare
l’attuale
sistema e
combattere
l’evasione
fiscale, in
particolare
quella relativa
all’Iva. Sono
previsti
scontrini
digitali,
fatturazione
elettronica e
sistemi di
pagamento
elettronici.
ROMA Una scatolina grigia, 15
centimetri per 20, collegabile
con una connessione Usb al
computer e il gioco è fatto. Voi
acquistate in contanti o con
carta, il commerciante batte il
prezzo del prodotto, dalla piccola stampante esce lo scontrino cartaceo. Ma soprattutto, in
tempo reale, da quello stesso
apparecchio la transazione viene trasmessa per mezzo di un
indirizzo e-mail ad un server
che la archivia, una sorta di
cloud (nuvola, ndr), capace di
memorizzare milioni di operazioni. Le prime stampanti di
scontrini digitali sono già in
commercio, essendo state autorizzate a gennaio scorso. La
novità è che il governo, per incentivarne l’uso, potrebbe accollarsene in tutto o in parte il
costo, attraverso un meccanismo di detrazione fiscale.
Ma partiamo dal principio,
che è la delega fiscale che ha
già prodotto un decreto delegato sulla dichiarazione dei
redditi precompilata che arriverà a casa di 20 milioni di contribuenti dall’aprile 2015. Ora
però il governo ha intenzione
di spingersi oltre e integrare
quel 730 con un’ulteriore facilitazione: la possibilità di completare la dichiarazione precompilata con alcune spese detraibili. Nasce qui la necessità
di introdurre lo scontrino digitale in uno dei prossimi decreti
Il 730 precompilato
Il governo studia
di integrare il 730
precompilato con
alcune spese detraibili
delegati, su cui sta lavorando
una squadra di tecnici, coordinata dal viceministro Luigi Casero. In particolare si prevederà
che, attraverso l’uso degli scontrini digitali, le spese sostenute
per il medico, i farmaci, la palestra dei figli vengano inviate
immediatamente al cervellone
dell’Agenzia delle Entrate, con
il semplice uso della tessera sanitaria, in modo che la dichiarazione che verrà inviata a casa
del contribuente, a partire dal
2016, possa già contenere le detrazioni.
Ma cosa ci guadagna la controparte? Minori oneri per la
conservazione e la rendicontazione delle scritture contabili:
per i più piccoli il governo sta
pensando di abolire l’obbligo
di tenuta dei registri dei corrispettivi, oltre a concedere una
detrazione per l’acquisto delle
20
milioni I 730
precompilati
da inviare ai
contribuenti
3,6
milioni Le pmi
sotto i 5 milioni
verificate con
studi di settore
120
miliardi di euro
La stima
dell’evasione
annua
in Italia
stampanti digitali. L’operazione però non sarebbe completa
se non contemplasse l’attivazione del sistema della fatturazione elettronica anche tra privati (oggi è già in vigore nel
rapporto tra lo Stato e i privati).
Anche questa è allo studio e
dovrebbe essere inserita nel
prossimo decreto delegato, insieme con alcuni sistemi di incentivazione per chi adopererà
la fatturazione elettronica: minori controlli fiscali, minori
obblighi di presentazione di
documentazione contabile.
Il quadro si completa con un
accordo con il sistema bancario per rendere meno oneroso
l’utilizzo di tutti i sistemi di pagamento elettronici, i cosiddetti Pos.
L’obiettivo del governo è creare un sistema totalmente tracciabile ma anche sicuro: il ser-
ver, ad esempio, dovrà soddisfare alcuni requisiti tecnologici di riservatezza. L’operazione
è complessa e richiede ancora
che alcune autorizzazioni giungano dall’Unione europea ma il
governo conta che possa andare completamente a regime entro il 2018. Il risultato dovrebbe
essere uno snellimento del sistema fiscale ma anche un forte
recupero dell’evasione, in particolare di quella dell’Iva, l’imposta più evasa nel nostro Paese. In attesa che siano pronte le
autorizzazioni e le infrastrutture informatiche, il recupero
dell’evasione dell’Iva è stato
temporaneamente affidato al
sistema del reverse charge (inversione contabile, ndr) dal
venditore all’acquirente (escluso quello finale).
Antonella Baccaro
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Le misure
ILLUSTRAZIONI DI VINCENZO PROGIDA
La delega
Dichiarazione precompilata
Fatturazione elettronica
Scontrino digitale
Pagamenti elettronici
1
2
3
4
Arriverà da aprile 2015 a casa di 20
milioni di contribuenti. Vi saranno già
contenuti i dati dell’anagrafe tributaria
(quelli anagrafici, i parenti a carico, gli
immobili e i terreni posseduti) ma anche
quelli trasmessi da parte di soggetti terzi
(banche, assicurazioni ed enti previdenziali) e
quelli contenuti nelle certificazioni dei sostituti
d’imposta. Dal 2016 con la tessera sanitaria
saranno inserite le relative spese detraibili.
La manovra
Esiste già per le operazioni che
coinvolgono la pubblica
amministrazione e le imprese private,
ma l’intento della delega fiscale è quello
di estenderla anche ai rapporti tra
privati. Coloro che aderiranno al sistema di
fatturazione elettronica potranno usufruire di un
sistema fortemente premiale, con l’immediato
incasso dei crediti fiscali e procedure
amministrative particolarmente semplificate.
Una scatolina grigia collegabile con una
connessione Usb al computer da cui, a
transazione effettuata, esce lo scontrino
cartaceo. Ma soprattutto, in tempo
reale, da quello stesso apparecchio la
transazione viene trasmessa tramite un indirizzo
e-mail ad un server che la archivia: una sorta di
cloud (nuvola, ndr), capace di memorizzare
milioni di operazioni. Le prime stampanti di
scontrini digitali sono già in commercio.
La delega fiscale introdurrà l’obbligo
dell’utilizzo dei sistemi di pagamento
elettronici per i commercianti e gli
artigiani e la possibilità di utilizzare la
carta elettronica per pagare le
prestazioni professionali. Sia gli importi relativi
al Pos, sia i nuovi pagamenti con carta
elettronica verranno accreditati in banca e in
questo modo tutte le relative transazioni
diventeranno perfettamente tracciabili.
Casa, dalla «local tax» rispunta la vecchia Imu
Emendamenti di tutti i gruppi all’aumento delle tasse su fondi pensione e Tfr
ROMA Quattromila emendamenti, e siamo solo all’inizio.
Matteo Renzi ha voluto una legge di Stabilità espansiva, che
per la prima volta dopo anni dà
alle famiglie e alle imprese più
di quello che toglie, e i deputati, i partiti, alla vista di qualche
risorsa da spendere, si sono
scatenati.
Le 4 mila richieste di modifica presentate in Commissione
Bilancio alla Camera saranno
scremate a 500, ma poi la valanga di emendamenti si riabbatterà sull’Aula di Montecitorio, poi di nuovo in Commissione ed in Aula al Senato. Per
la legge di bilancio sarà un mese e mezzo di cammino parlamentare arduo, con imboscate
possibili ovunque, e tanti temi
spinosi da sciogliere, come le
tasse sulla casa, sul Tfr e sui
fondi pensione, e le risorse per
gli ammortizzatori sociali, con
la discussione della Legge di
Bilancio che incrocia, pericolosamente, la delega sul Jobs Act.
Il governo si è già detto di-
4
mila. Gli
emendamenti
alla Camera
alla legge
di Stabilità
400
milioni. I fondi
per ridurre
le imposte
su fondi
pensione e Tfr
36
miliardi.
L’ammontare
delle misure
previste
dalla legge
di Stabilità
sponibile a ragionare sull’aumento delle imposte sui fondi
pensione e la rivalutazione del
Tfr, sull’articolazione del bonus bebè, sul regime dei minimi per le partite Iva e anche sugli sgravi Irap per i nuovi assunti. Ma sempre e solo a patto
che i saldi della manovra, cioè i
grandi numeri, vengano salvaguardati. Il che restringe parecchio i margini per una riduzione delle imposte su fondi pensione e Tfr, che valgono 400
milioni l’anno, e che i deputati
di quasi tutti i gruppi hanno
chiesto di eliminare.
Oggetto di moltissime proposte di modifica è la nuova local tax, che dovrebbe di nuovo
superare Imu e Tasi. Il governo
vorrebbe far scattare il nuovo
regime già dal 2015, ma il semplice accorpamento delle due
imposte farebbe solo resuscitare la vecchia Imu. Si vorrebbero
ripristinare anche gli sgravi per
i figli, e cogliere l’occasione per
trasferire ai Comuni anche il
gettito dell’Imu sui capannoni,
eliminando la loro compartecipazione all’Irpef. Ma è un’operazione molto complessa, difficile da fare in poche settimane.
Non si esclude un rafforzamento delle norme sulle partecipate degli enti locali, per «forzarli» a fare altri risparmi.
Sugli sgravi Irap per le assunzioni a tempo indeterminato molte proposte puntano allo
stesso obiettivo, vincolare in
qualche modo il comportamento delle imprese. Escludendo dal bonus chi ha licenziato, come ha chiesto la Commissione Finanze, o chi delocalizza la produzione, come
chiede Sel, o condizionando le
agevolazioni alle sole assunzioni aggiuntive. Qualche modifi-
ca condivisa potrebbe emergere anche sul nuovo trattamento
dei minimi per le partite Iva.
Molti, tra Ncd, Pd e Fi, si sono
schierati contro i tagli ai patronati e contro la tassazione ad
aliquota marginale Irpef del Tfr
maturando in busta paga, ma
anche questa operazione sarà
difficilmente «compensabile»,
visto che genera un gettito annuo di oltre due miliardi di euro.
La minoranza del Pd è particolarmente bellicosa, ed ha
avanzato una buona parte dei
quasi mille emendamenti del
partito del premier, con i quali,
in pratica, riscrive quasi da capo la manovra. C’è anche la
proposta di un forte aumento
Gli sgravi sui figli
Tra le modifiche alla
legge di Stabilità figura
anche il ripristino
degli sgravi sui figli
Eredità
Tra le proposte c’è
l’aumento della tassa
di successione per il
reddito di cittadinanza
delle imposte di successione
per finanziare il reddito di cittadinanza. E si chiedono risorse aggiuntive per gli ammortizzatori sociali, proprio mentre è
in corso un braccio di ferro tutto dentro al Pd sulla calendarizzazione del Jobs Act alla Camera, che rischia di sovrapporsi.
Tra gli emendamenti presentati molti riguardano la famiglia, con un proliferare di
«bonus». Accanto a quello destinato alle mamme per i bebè,
che Sc e Ncd puntano a modificare per favorire le famiglie con
i redditi più bassi, sono spuntati fuori anche il bonus pannolino, altri aiuti per tre anni
alle neomamme, ed il bonus
per i libri del liceo. Sc vuole più
soldi per gli asili nido (togliendo 100 milioni all’Agenzia delle
Entrate). E non manca il taglio
della spesa per gli aerei militari
F-35, o delle missioni di pace,
proposti da Sel, per rifinanziare la scuola.
Mario Sensini
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Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
PRIMO PIANO
11
.
Sulle pensioni l’«effetto recessione»
Il governo cerca la formula anti tagli
Sterilizzazione e periodi più lunghi tra le ipotesi per evitare la svalutazione degli assegni
● Il nodo è
quello del tasso
di
capitalizzazion
e dei montanti
contributivi,
calcolato ogni
anno dall’Istat
sulla variazione
media del Pil
nel
quinquennio
precedente
● Per la prima
volta, a causa
della
recessione
economica,
questa
percentuale è
risultata
negativa (0,1927%), e
senza
interventi
ridurrà
l’assegno
previdenziale
dei futuri
pensionati
● La richiesta
di chiarimenti
da parte
dell’Inps
comporterà
una
sospensione
dell’applicazion
e del tasso
negativo. Nella
riforma delle
pensioni del
1995 (la
cosiddetta
Riforma Dini)
infatti non era
stato previsto
un Pil negativo.
Il governo
cerca una
soluzione
Il caso
di Sergio Rizzo
Che il ministro della Pubblica amministrazione Marianna
Madia se lo dovesse aspettare,
non c’era proprio alcun dubbio. Dopo il fuoco di sbarramento scatenato dagli avvocati
dello Stato contro le misure
che li riguardavano contenute
nella riforma della pubblica
amministrazione, un ricorso al
Tribunale amministrativo era il
minimo. Invece ne sono arrivati addirittura cinque, in cinque
Tar diversi. E il bello è che
ognuno di quei tribunali, per la
serie «certezza del diritto», ha
preso una decisione diversa.
Con il risultato finale che la
norma per mandare in pensione gli avvocati dello Stato al
compimento dei settant’anni
di età già a partire dal 31 ottobre scorso è ora bloccata.
I primi a fare ricorso, per
giunta, non sono stati due
esponenti qualsiasi dell’Avvocatura, bensì due vice Avvocati
generali: Giuseppe Nucaro, 73
anni di età, e Raffaele Tamiozzo, anch’egli settantatreenne.
alla questione: «Abbiamo tutte le intenzioni di riflettere sul
tema — assicura il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo
Baretta — ma è ancora presto
per dire come.È necessario fare dei calcoli molto complessi.
Lasciamo lavorare l’Inps».
Ed è proprio con l’Inps che
il governo dovrà confrontarsi
per fare delle ipotesi sull’applicazione del tasso di rivalutazione ai montanti contributivi, che per il momento resterà sospesa. «L’ideale sarebbe
poter operare una correzione
minima dell’attuale sistema
senza modificarlo nella sostanza» suggerisce Giorgio
Santini (Pd), membro della
commissione bicamerale di
vigilanza sugli enti previdenziali.
Le ipotesi in campo, oltre
alla sterilizzazione tout court
dell’effetto negativo della rivalutazione, senza toccare l’attuale sistema di calcolo, proposta da Di Gioia, prevedono
invece una modifica del meccanismo. C’è chi come Cesare
Damiano, in un disegno di
legge già presentato per aiutare i più giovani a accumulare
una pensione che sia almeno
pari al 60% dell’ultima retribuzione percepita, ipotizza di
calcolare il tasso di rivalutazione sui cinque anni precedenti a quelli di crescita negativa del Pil. Un’altra ipotesi è
quella di ricomprendere invece nel sistema di calcolo anche gli anni di crescita negativa, ma di diluirne l’effetto aumentando il numero di anni
presi in considerazione, portandoli da cinque a sette o a
dieci.
A. Bac.
I tassi di sostituzione attesi
La ricerca
Le stime della Ragioneria Generale dello Stato
Lavoro dipendente
«Commercianti
e artigiani
sono i più
a rischio povertà»
Pensionamento alla prima età utile,
con contrubuzione variabile
Autonomi
Lavoro dipendente
dinamica 3%
80,0
79,1
77,9
75,8
75,0
73,6
76,7
74,3
72,9
69,6/38,6
69,2/38,2
70,0
69,4/38,4
69,7/38,7
71,2
70,2
69,1
68,9/37,9
68,6/37,6
67,9
68,7/37,7
66,1
65,1
65,0
65,0
64,0
64,0
63,0
62,1
60,0
(in percentuale)
● Il governo
studia come
evitare il rischio
che la flessione
del Pil possa
determinare il
taglio delle
pensioni future.
Ad aprire il
confronto è
stata la
richiesta che
l’Inps di
prepara a
inviare ai
ministeri del
Lavoro e
dell’Economia
per sapere
come applicare
il nuovo tasso
annuo di
capitalizzazion
e dei contributi
ROMA Difficilmente passerà attraverso la legge di Stabilità la
soluzione del problema della
svalutazione delle pensioni
che potrebbe determinarsi applicando gli attuali metodi di
capitalizzazione dei montanti
contributivi, legati all’andamento del Pil (prodotto interno lordo). L’emendamento
presentato dal senatore Lello
di Gioia (Pd), presidente della
commissione bicamerale di
vigilanza sugli enti previdenziali, che punta a sterilizzare il
tasso di rivalutazione, si infrangerà con ogni probabilità
sul muro che martedì verrà
elevato dalla commissione Bilancio, presieduta da Francesco Boccia (Pd), per arginare
gli interventi non strettamente
attinenti alla manovra. «Ci
concentreremo sulle misure di
politica economica con impatto macro» ha detto ancora ieri
Boccia, non lasciando molto
margine a speranze.
L’emendamento Di Gioia si
propone di sterilizzare il tasso
di rivalutazione che l’Istat calcola ogni anno sulla variazione
media del Pil nel quinquennio
precedente. Tasso che, a causa
della recessione, ora risulterebbe negativo (-0,1917%) e che
quindi andrebbe a incidere
negativamente sul monte dei
contributi accumulato negli
anni. «Calcoliamo un tasso almeno pari allo zero» propone
invece Di Gioia. Ma così facendo, se il meccanismo attuale
restasse lo stesso, si verrebbe a
creare un buco che lo Stato dovrebbe coprire, osservazione
che la Ragioneria avrebbe già
avanzato. Di che ordine? «Più
o meno di 100 milioni» ipotizza Di Gioia.
Il governo non è insensibile
Tasso di sostituzione al netto di IRPEF
La vicenda
59,9
60,5
60,5
1970
1972
55,0
1968
1974
1976
1978
1980
Anno di nascita (inizio lavoro a 24 anni)
Tassi di sostituzione netti attesi per lavoratori dipendenti
privati e pubblici e lavoratori autonomi.
Stima in linea con l’ultimo rapporto del Nucleo Valutazione
e della RGS, con crescita delle retribuzioni individuali attese all’1,51% reale,
ipotesi di crescita media quinquennale del PIL pari a 1,57% reale e inflazione
al 2% (con relativo incremento della produttività pari all’1,53% annuo).
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No al ritiro a «soli» 70 anni
Gli avvocati dello Stato
fanno causa al ministero
Ovvero i più alti in grado dopo
l’Avvocato generale, incarico ricoperto fino al 31 ottobre, data
del pensionamento, da Michele Dipace (74 anni). Subito seguiti, Nucaro e Tamiozzo, dagli
avvocati dello Stato distrettuali
di Bologna, Caltanissetta, Milano e Napoli.
Le motivazioni? Si va dalla
presunta violazione di una direttiva comunitaria che ha boc-
Raffica di ricorsi
Dalla Lombardia alla
Sicilia sono ben 5 i
tribunali amministrativi
coinvolti nei ricorsi
Alla Consulta
Per decisione
del tribunale di Bologna
la questione è finita alla
Corte Costituzionale
Le famiglie che hanno come
fonte principale di reddito il
lavoro autonomo, i piccoli
imprenditori, gli artigiani, i
commercianti, i liberi
professionisti e i soci delle
cooperative sono quelle più a
rischio di povertà. Lo scorso
anno una su quattro si è
trovata in difficoltà
economica. Lo rileva l’ufficio
studi della Cgia di Mestre
secondo cui dal 2008 al primo
semestre di quest’anno gli
autonomi che hanno chiuso
l’attività sono stati 348.400 (6,3%) mentre la platea dei
lavoratori dipendenti è
diminuita «solo» del 3,8%.
La Cgia sottolinea inoltre che
nel 2013 il 24,9% degli
autonomi ha vissuto con un
reddito disponibile inferiore a
9.456 euro annui, dunque
sotto la soglia di povertà Istat.
Per quelle con reddito da
pensioni, il 20,9% ha percepito
un reddito al di sotto della
soglia di povertà, mentre per i
lavoratori dipendenti il tasso si
è attestato al 14,4%. «Dopo
quasi sette anni di crisi, il ceto
medio produttivo è sempre
più in affanno», commenta la
Cgia, «oggi è il corpo sociale
che più degli altri è scivolato
verso il baratro della povertà e
dell’esclusione sociale».
ciato la legge ungherese sul
pensionamento dei giudici, alla contestazione del fatto che
una cosa del genere possa essere decisa per decreto, per arrivare a mettere in discussione la
legittimità costituzionale di un
intervento su quelli che sono
considerati «diritti soggettivi».
Su tutte, l’irritazione perché
mentre i magistrati hanno ottenuto una deroga di un anno al
pensionamento dei settantenni, gli avvocati dello Stato, che
sarebbero a loro equiparati pur
avendo una funzione del tutto
diversa, non sono riusciti a
spuntarla.
E come sono articolate le
motivazioni, così sono curiosamente variegate le decisioni
dei giudici amministrativi. I
Tar del Lazio e della Lombardia, chiamati a esprimersi sulle
lamentele dei due vice avvocati
generali e del loro collega di
Milano, hanno rigettato la domanda di sospensiva dell’entrata in vigore della tagliola. Ma
il presidente del consiglio di
Stato Giorgio Giovannini, al
quale è stato prontamente proposto appello contro la decisione dei Tar, ha invece accolto
la richiesta con un decreto monocratico: senza cioè una decisione collegiale, per la quale è
stata convocata la camera di
consiglio il 19 novembre.
Dal canto suo il Tar siciliano
deciderà sulla sospensiva il
prossimo 11 novembre. Mentre
il Tar della Campania, diversamente da Giovannini, ha respinto il ricorso dell’avvocato
distrettuale di Napoli, giudicandolo del tutto infondato. Al
contrario il Tar dell’Emilia Romagna ha accolto l’istanza di
sospensione avanzata dall’avvocato di Bologna. Ma non si è
limitato a questo: ha infatti sollevato la questione di legittimità costituzionale e disposto la
trasmissione degli atti alla Corte costituzionale. Scontato, a
questo punto, che il prossimo
19 novembre il Consiglio di Stato confermi la sospensiva in attesa della decisione della Con-
La vicenda
● La norma,
per mandare in
pensione gli
avvocati dello
Stato al
compimento
dei 70 anni, che
sarebbe
dovuta entrare
in vigore il 31
ottobre, è stata
bloccata da 5
ricorsi al Tar.
(Nella foto
Marianna
Madia, ministro
della PA)
sulta. E ora quel pezzo della riforma della pubblica amministrazione, dopo che negli
ingranaggi è stata buttata tutta
quella sabbia, resta con il motore fermo.
La vicenda ha aspetti inevitabilmente paradossali. A cominciare da quello di avvocati
dello Stato, il cui compito è appunto difendere le ragioni dello Stato, che fanno causa allo
Stato medesimo per difendere
le proprie ragioni innanzitutto
anagrafiche. Arrivando ad argomentare, in qualche ricorso,
che il pensionamento dei settantenni non potrebbe produrre l’atteso ricambio generazionale perché c’è il blocco del turnover.
Tesi che il sottosegretario alla Pubblica amministrazione
Angelo Rughetti non condivide
affatto: «Questa storia è la dimostrazione di quanto sia faticoso cambiare il Paese. Le resistenze sono fortissime e dappertutto. Ma noi andiamo
avanti. Siamo determinati a dare spazio, in nome del merito e
della contendibilità dei luoghi
di responsabilità, a chi in questi anni ha avuto la strada sbarrata dalle logiche ferree dell’anzianità e della cooptazione.
Vogliamo passare dalla legge
del ‘no amici, no carriera’, alla
regola del ‘no merito, no carriera’». Auguri.
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Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
12
.
Esteri
Diplomazie
La caduta del rublo
Il cambio con il dollaro
di Guido Santevecchi
Pechino sfoggia
la sua grandeur
a Obama-Putin
Padrone di casa Il presidente Xi
U
na foresta di sigle e
un allestimento da
Olimpiadi. A prima
vista si potrebbe
riassumere così il vertice
Apec (Asia-Pacific
Economic Cooperation)
che porta domani per due
giorni a Pechino i leader di
21 Paesi, da Obama a Putin
al giapponese Abe.
Ricevimento in grande
stile, degno dei Giochi del
2008: costruito dal niente
un quartiere tra le
montagne, in riva a un
lago, a un’ora d’auto dalla
capitale: 12 ville
presidenziali, un centro
conferenze, un grand hotel
Kempinski di 21 piani, a
forma di uovo. E poi un
campo da golf di 18 buche,
anche se in Cina è in vigore
(dovrebbe) una legge che
vieta di costruire percorsi
per il gioco borghese che
consuma terra e acqua.
Primo obiettivo: presentare
agli ospiti un cielo pulito,
rarità a Pechino. E siccome
il partito non sa ancora
comandare il vento, per
ridurre l’inquinamento
sono stati chiusi 2.445
cantieri e 2.386 fabbriche
alimentate a carbone nel
raggio di 200 chilometri.
L’agenda del vertice
racchiude una sfida UsaCina, tra le sigle Tpp e
Ftaap. Gli americani
lavorano alla Trans Pacific
Partnership, accordo sui
commerci che include 12
Paesi ma non la Cina. I
cinesi rispondono con la
Free Trade Area AsiaPacific, frenata da
Washington. Nessuna delle
due iniziative andrà in
porto al vertice Apec.
Pechino ha ottenuto solo
un impegno ad avviare uno
studio di fattibilità che
dopo due anni produrrà
raccomandazioni.
Il vertice è disegnato come
grande palcoscenico per il
presidente Xi Jinping e le
nuove ambizioni
geopolitiche della Cina.
Xi si può permettere di
guardare dall’alto in basso
Obama, reduce dal disastro
elettorale. E per concedere
un colloquio ad Abe ha
incassato una
dichiarazione in cui il
Giappone ammette che c’è
una pretesa territoriale
cinese sulle isole
Senkaku/Diaoyu. È pronto
un documento che
istituisce una rete anticorruzione globalizzata,
reclamata dalla Cina,
impegnata in una caccia ai
corrotti rifugiati all’estero
con centinaia di miliardi
sporchi. Quartier generale?
A Pechino, naturalmente.
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Le crisi
32,86
● Sono state
due le gravi
crisi finanziarie
che hanno
colpito la
Russia dopo la
dissoluzione
dell’Unione
Sovietica, una
ogni dieci anni:
nel 1998 e nel
2008
● Nel 1998 la
Borsa di Mosca
perse il 75%. Il
governo russo
non pagò i 40
miliardi di
dollari di debito
pubblico.
L’inflazione
raggiunse
l’84%. La crisi
gettò nella
povertà 43
milioni di
persone
● Nel 2008,
l’economia
russa risentì
degli effetti
della crisi
finanziaria
mondiale con
il calo dei prezzi
di petrolio e
del gas
49,74
1 gen
7 nov
2014
Fonte: Thomson Reuters Datastream
d’Arco
Russia, l’incubo della crisi finanziaria
Crollo del rublo (-40 da inizio anno), petrolio ai minimi. A Mosca è corsa ai dollari
Il Cremlino in difficoltà: dovrà rivedere la politica estera e le scelte sull’Ucraina?
MOSCA La vertiginosa discesa
del rublo potrebbe riuscire a
provocare quel risultato che le
sanzioni occidentali hanno finora solo propiziato: portare
Vladimir Putin sulla strada di
un reale compromesso in
Ucraina. L’economia russa va
male, soprattutto da quando la
crisi nel Paese vicino ha arroventato i rapporti con l’Occidente. Ma negli ultimi giorni la
moneta nazionale si è avvicinata al collasso, con la gente
che torna a nascondere dollari
ed euro sotto il materasso, come nei momenti peggiori, prima di gravissime crisi del sistema bancario.
Mercoledì scorso la Banca
centrale aveva fatto l’errore di
annunciare che non sarebbe
più intervenuta massicciamente sui mercati per difendere la
moneta nazionale, e questo
aveva provocato un ulteriore
crollo, fino a 60 rubli contro un
euro (prima della crisi era sotto i 40). Venerdì la Banca ha fatto marcia indietro e, nel timore
di possibili nuove norme, gli
operatori hanno iniziato a liquidare posizioni in euro e
dollari. E questo ha ridato un
po’ di respiro alla valuta.
Ma ora è la gente qualunque
che acquista valuta per salvare
i risparmi. Al punto che il ministro per lo Sviluppo economico Aleksej Ulyukayev è arrivato ad ammettere che la cosa
migliore potrebbe essere quella di tenere i quattrini in dollari, euro e rubli. Gli interventi
sul mercato sono costati allo
Duma
Vladimir Putin
preoccupato
ascolta la
relazione del
leader della
Duma, il
Parlamento
russo, Sergey
Naryshkin
Stato già 30 miliardi di dollari.
La Russia ha riserve ingenti (a
settembre erano di 400 miliardi di dollari), ma non infinite.
E le crisi si sa come iniziano,
ma non come finiscono quando i cittadini sono presi dal panico.
In Russia gli stipendi sono
pagati in rubli, ma tutti i generi
di consumo, dalle auto alle
arance, sono d’importazione.
Lo stesso vale per i beni strumentali. I loro prezzi, quindi,
salgono con il crescere del valore del dollaro.
Ecco allora che il cittadino
Ivan appena riceve lo stipendio si affretta a cambiarlo, per
non vederselo falcidiato dall’inflazione che ha già superato l’8,5 per cento. La Banca
centrale ha già fatto salire più
volte (pochi giorni fa di un
punto e mezzo) il tasso di
sconto portandolo al 9,5 per
cento, e potrebbe agire nuovamente. Inoltre per oggi non si
escludono anche alcune restrizioni amministrative al
cambio delle valute.
Il rublo debole sarebbe utile
se la Russia esportasse prodotti finiti, che diventerebbero più
competitivi. Ma dal Paese
escono solo materie prime, soprattutto gas e petrolio che sono in discesa da mesi. È vero
che l’apprezzamento del dollaro fa aumentare gli introiti dello Stato dalle vendite del greggio e del metano, ma non abbastanza da bilanciare le perdite sul fronte delle importazioni.
Inoltre, col petrolio a 80 dollari lo Stato ha difficoltà a far
quadrare i conti perché il budget 2014 è stato delineato ipotizzando un prezzo di 93 dollari. Per l’anno prossimo il bilancio va in pareggio con un prezzo di 96 dollari.
Tutto questo vuol dire che
Putin dovrà rivedere i suoi programmi: interventi nella
Crimea appena annessa, sostegni ai secessionisti ucraini,
spese sociali per il normale cittadino russo, per non parlare
degli investimenti nella difesa.
Già si parla di forte aumento
delle tariffe urbane (elettricità,
riscaldamento, eccetera) che
potrebbero ridurre il consenso
di cui gode il presidente russo.
Se poi si arrivasse addirittura
al default del rublo come avvenne nel 1998, allora le cose
potrebbero mettersi veramente male.
Fabrizio Dragosei
@Drag6
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
ESTERI
13
.
HARUKI MURAKAMI
Tra storia e letteratura
«La mia Berlino e i Muri che risorgono
Abbatterli è una magia quotidiana»
mitano. Finalmente un muro è
caduto, il mondo è cambiato,
tiriamo un respiro di sollievo.
Eppure, improvvisamente
da qualche parte è già sorto il
prossimo muro. Un muro etnico, religioso, un muro dell’intolleranza, del fondamentalismo, un muro di avidità e paura. Non riusciamo a vivere senza un sistema fatto di muri?
Per noi scrittori i muri sono
vincoli da spezzare. Non facciamo che questo con le nostre
storie — metaforicamente parlando —. Scavalchiamo i muri
che separano il reale dall’irreale e la consapevolezza dalla
mancata presa di coscienza.
Scopriamo il mondo al di là
del muro, torniamo di qua e
raccontiamo dettagliatamente
quanto abbiamo visto, senza
pretendere di giudicare il significato del muro o dei suoi
pro e contro. Non facciamo altro che rappresentare precisamente quello che appare dall’altra parte. In questo consiste
il lavoro quotidiano di uno
scrittore.
SEGUE DALLA PRIMA
L’autore
I
● Haruki
Murakami,
65 anni,
giapponese di
Kyoto (suo
nonno era un
monaco
buddista), è
considerato
uno dei più
grandi scrittori
viventi pur
essendo in
patria una
figura molto
discussa. I suoi
libri tradotti in
50 lingue
hanno venduto
milioni di copie
● Tra i suoi
romanzi più
famosi (tradotti
da Einaudi)
ricordiamo:
«Nel segno
della pecora»
(1982),
«Norwegian
Wood» (1987),
«L’uccello che
girava le viti
del mondo»
(1994).
L’ultimo libro
s’intitola
«L’incolore
Tazaki Tsukuru
e i suoi anni di
pellegrinaggio»
(2013)
● Murakami
ha dedicato
questo
discorso agli
studenti che
protestano a
Hong Kong
n quell’occasione andai a
vedere «Il Flauto magico»
al Teatro dell’Opera di
Berlino Est, con mia moglie e un amico. La messa
in scena e l’atmosfera del teatro
erano meravigliosi. Ma atto dopo atto le lancette dell’orologio
si avvicinavano sempre più alla
mezzanotte. Ricordo che ci
precipitammo al Checkpoint
Charlie e che riuscimmo ad arrivare appena in tempo. Fu comunque la rappresentazione
del «Flauto magico» più emozionante della mia vita.
Il sollievo
non durò a lungo
Quando ritornai a Berlino, il
Muro non c’era più. Mi ricordo
ancora il sollievo che provai
quando cadde nel 1989. «La
Guerra Fredda è finita», pensai, come probabilmente moltissimi altri in tutto il mondo.
«Davanti a noi si profilano tempi migliori e più sereni». Purtroppo il sollievo durò poco.
Guerra in Medio Oriente, nei
Balcani, un attentato terroristico dopo l’altro e, nel 2001, l’attacco al World Trade Center a
New York, per cui crollarono
tutte le nostre belle speranze.
Per me come scrittore, i muri
sono sempre stati un tema importante. Nel mio romanzo «La
fine del mondo e il Paese delle
meraviglie» rappresento una
città immaginaria circondata
da alte mura da cui non si può
fuggire, una volta entrati. Nel
romanzo «L’uccello che girava
le Viti del Mondo» il mio eroe,
dal fondo di un pozzo, riesce ad
attraversare le mura e raggiungere un altro mondo.
Il mio discorso di ringraziamento in occasione del conferimento del «Premio di Gerusalemme» si intitolava «I muri
e le uova». Era sulla durezza dei
muri, contro cui ci infrangiamo, fragili come uova. In quello stesso momento a Gaza erano in corso scontri violenti, e
mi chiesi se saremmo stati
sempre impotenti di fronte a
questi muri.
I muri sono
un sistema di potere
Per me i muri sono un simbolo di ciò che separa gli uomi-
❞
I muri
possono
anche
proteggerci.
Ma per farlo
devono
escludere
chi si trova
dall’altra
parte
Ovviamente i problemi che
affliggono il mondo non possono essere risolti attraverso
una simile consapevolezza comune. Purtroppo la letteratura
non ha un impatto così diretto.
Ma disponiamo del potere dell’immaginazione, come cantava John Lennon. Anche se ci
sembra impotente di fronte
una realtà cinica e prepotente,
ci mette in condizioni di immaginarci un mondo distinto
da quello attuale.
La forza della fantasia, che
tutti hanno, ci dà la forza serena e inesauribile di continuare
a cantare e scrivere storie, sen-
Anche le storie
superano i confini
Barriere Berlino (qui sopra) e a destra Hong Kong e Israele-Cisgiordania
ni dai sistemi valoriali. Limitano, schermano, isolano. In certi casi possono anche proteggerci. Però per proteggerci,
dobbiamo escludere quelli che
si trovano dall’altra parte del
muro — questa è la logica dei
muri. All’improvviso diventano
un sistema rigido, che si oppone alla logica di altri sistemi,
spesso con la forza. Il Muro di
Berlino era un esempio lampante di questa dinamica.
A volte mi sembra che abbattiamo un muro per erigerne un
altro altrove. Può essere un
muro fisico o invisibile, che
condiziona il modo di pensare.
Alcuni muri ci proibiscono di
andare avanti, altri muri ci li-
Gorbaciov 25 anni dopo
«La Guerra fredda
è ricominciata»
«Il mondo è sull’orlo di una
nuova Guerra fredda che,
secondo alcuni, è già iniziata».
A Berlino per il 25°
anniversario della caduta del
Muro, l’allora presidente
dell’Urss Mikhail Gorbaciov
punta il dito contro l’Occidente
e sollecita la ripresa di un
dialogo con la Russia,
suggerendo di sollevare le
sanzioni per la crisi ucraina.
Se uno legge una storia che
sente al cuore e lo tocca in modo particolare, può succedere
che sfonda il muro insieme all’autore. Ovviamente, quando
chiude il libro si ritrova fisicamente più o meno ancora nello
stesso posto in cui era all’inizio
della lettura. Se si è mosso, al
massimo dieci o venti centimetri più in là. La realtà fisica non
è cambiata e non è stato risolto
alcun problema concreto.
Eppure il lettore ha la sensazione distinta di aver sfondato
un muro spesso, di essere stato
al di là e tornato al di qua del
muro. Ha l’impressione di essersi mosso fisicamente dal
suo punto di partenza, quand’anche di soli dieci o venti
centimetri. Per questo sono
convinto che questa esperienza
fisica sia la cosa più importante
nell’atto della lettura.
Percepisce la sensazione di
essere libero, di potere andare
dove vuole passando attraverso
tutti i muri. È mio grande desiderio scrivere possibilmente
romanzi e racconti di questo tipo, e di condividerli possibilmente con molte persone.
❞
Immaginare il mondo
senza muri
in certi casi
si traduce
in realtà.
Io ci credo:
le storie
hanno
questo
potere
za farsi scoraggiare.
La capacità di immaginarsi
vividamente un mondo senza
muri in un mondo di muri, in
certi casi, si traduce quindi in
realtà. Credo che le storie abbiano questo potere. E non c’è
luogo più ideale di Berlino 2014
per riflettere ancora una volta
su questo potere. Vorrei mandare questo messaggio ai giovani di Hong Kong che in questo momento combattono contro il loro muro.
Haruki Murakami
(Discorso di ringraziamento
per il «Welt-Literaturpreis»
Traduzione di Ettore
Claudio Iannelli)
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Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
14
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Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
ESTERI
15
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La Catalogna, il voto
e la teoria dei giochi
«Perché sarà libera»
L’intervista
di Andrea Nicastro
Un economista star sulla consultazione di oggi
I PRECEDENTI STORICI
Le date
● Era il 12
dicembre 2013
quando il
presidente
della
Generalitat di
Catalogna,
Artur Mas,
annunciò che il
9 novembre
2014 si
sarebbe tenuta
una
consultazione
popolare per
chiedere il via
libera allo Stato
di Catalogna
● Il 25 marzo
2014 la Corte
costituzionale
spagnola ha
dichiarato
l’illegittimità
del referendum
ma Barcellona
ha risposto che
non avrebbe
fatto alcun
passo indietro
● L’8 aprile
anche il
Parlamento
spagnolo ha
respinto la
richiesta di
Barcellona. La
consultazione
di oggi non ha
valore legale
1469 Matrimonio segreto 1580-1640 Unificazione
degli imperi spagnolo
tra Isabella di Castiglia
e portoghese
e il cugino Fernando
1400
1500
1600
1808-1814
Guerra napoleonica
di indipendenza
1700
1800
1714 con la guerra di successione
salirono al trono i Borbone.
Il regno di Aragona fu cancellato
LA CATALOGNA IN SPAGNA
Popolazione
Num.
di imprese
Cantabria
17,5%
18,8%
Pil
procapite
media
nazionale
22.700
192.544
28.915
893.200
183.291
26.666
669.500
138.300
16.666
16,6%
sul totale
nazionale
1° 8.440.300
576.565
3.040.000 1.460.600
2° 7.553.650
494.509
2.688.500
6.495.551
468.930
2.630.700
0
3°
18,5%
Occupati Dissocupati
14,7%
Pil
Fonte: Eurostat, Ine
DAL NOSTRO INVIATO
BARCELLONA Professore alla Columbia di New York, inventore
dell’indice di competitività internazionale, consulente del
Fmi, protagonista fisso al Forum dei potenti di Davos: Xavier Sala i Martin è l’autore del
libro diventato una lonely planet del separatismo catalano.
Persino un’icona storica come
Pep Guardiola ne tiene una copia sul comodino. «És l’hora
dels adéus?» («L’ora degli addii?») argomenta con numeri e
tabelle i perché e i percome
Barcellona si separerà da Madrid.
In fondo spiega persino che
il voto di oggi, pur degradato
dal Tribunale costituzionale
spagnolo da referendum a sondaggio, tra reciproche accuse
di attentare alle garanzie democratiche, resta una tappa di
avvicinamento all’inevitabile
divorzio.
«Ho usato la teoria dei giochi,
calcolato percentuali e rischi
come per un qualunque business plan — spiega Sala i Martin al Corriere —. Secondo me
l’indipendenza si raggiungerà
pacificamente attraverso negoziati».
Eppure, sino a oggi, è solo
muro contro muro.
«Madrid sa dire solo no, vero, ma la maggioranza sociale a
favore dell’indipendenza catalana non può essere ignorata a
lungo. Si arriverà a un Parlament secessionista».
La Spagna ha sterilizzato
ogni effetto legale del voto separatista di oggi, cosa le impedirà di farlo in futuro?
«Un prerequisito per far parte dell’Unione Europea è il rispetto democratico. Madrid
non può permettersi di ignora-
1900
2000
1978 LE NUOVE COMUNITÀ AUTONOME
Le 3 (su 17) comunità autonome più grandi
Madrid
Andalusia
Catalogna
Il peso relativo della Regione
all’interno del sistema Paese
1975-1978 Franco muore.
2014
La nuova Costituzione riconosce Consultazione
le comunità autonome
autonomista
Galizi
Ga
aliziiia
aliz
alizi
La Rioja
Paesi Baschi
Navarra
Asturie
C sstiglia
Castiglia
tiglia
a
-LLLe
Leon
eon
Aragon
A
ona
on
Mad
Ma
M
ad
drid
r
Estrem
madura
mad
m
ad ra
C
Catalogna
Castig
Casti
iiglia
igl
ig
g
La Man
an
ncha
n
h
Anda
da
alus
usia
us
usia
V
Va
Valencia
Mu
Murcia
Nazionalità
storiche
Nazionalità storiche
ma senza Statuto
durante la Repubblica
Comunità
storica
Altre comunità
autonome
re un’istanza popolare rappresentata da organi legalmente
eletti. O meglio, potrebbe farlo,
ma ne pagherebbe il conto».
Non soffrirebbe di più una
Catalogna indipendente
osteggiata dalla Spagna e
fuori dall’Europa?
«Con una separazione conflittuale, Madrid non potrà cedere parte del debito pubblico
al nuovo Stato catalano e, senza
le tasse di Barcellona, non sarà
in grado di farvi fronte. Con un
effetto domino il default spagnolo trascinerebbe al fallimento anche le banche tedesche e francesi che hanno Bonos in portafoglio. Sarà Frau
Merkel allora a imporre un
compromesso».
Tutte le speranze basate
sull’Europa, quindi.
«Non solo. In caso di lite,
Barcellona chiuderebbe i confini, così arance e automobili
CdS
spagnole non arriverebbero sui
mercati europei perché strade
e ferrovie per l’export passano
da noi. Sarebbe penoso per tutti».
Perché non basta regolare i
dissensi in democrazia?
«Se noi siamo il 16% della
popolazione e gli spagnoli
l’84%, democraticamente, decideranno sempre loro cosa gli
conviene di più. Prendiamo la
decantata autonomia delle regioni. Nella realtà non esiste.
Dai programmi scolastici al
welfare decide sempre il centro. Un esempio: la settimana
scorsa Madrid ha bocciato una
legge catalana che impediva di
tagliare l’elettricità ai poveri.
L’ha fatto perché non può permettersi questa regola nel resto del Paese. Così però anche i
nostri poveri soffrono. È giusto?».
Però per decenni la Catalo-
Attesa
Una donna a
Girona, in
Spagna,
siede vicino a
un albero
decorato con il
disegno di
un’urna
elettorale in
attesa del
referendum di
oggi sulla
indipendenza
della Catalogna
(Ap/Emilio
Morenatti)
gna ha guadagnato dal mercato chiuso franchista.
«Ma oggi non è più vero. Se
una donna vuole lasciarti, non
puoi risponderle che avete
condiviso gli stipendi per anni.
Si cambia».
Il futuro è di giganti come
Cina, India, Brasile. Non è
anacronistica la corsa a rimpicciolirsi?
«Le misure non contano. La
Svizzera vive benissimo fuori
dalla Spagna. E l’Italia, che è
ben più grande, non può difendersi da sola da un attacco militare. Ha bisogno della Nato. E
per un attacco economico le
serve l’Ue. Per l’effetto serra?
L’Onu. Il futuro è di Stati omogenei, alleati tra loro. Siamo
obbligati ad andare d’accordo.
Per questo ci separeremo sì,
pacificamente».
@andrea_nicastro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Riconoscere lo Stato di Palestina? Non aiuta la pace»
L’ambasciatore israeliano sulle mozioni al Parlamento italiano: «Premio anticipato per Abu Mazen»
Chi è
● Naor Gilon,
50 anni, è
l’ambasciatore
israeliano a
Roma dal
febbraio 2012
● Nel 2009 è
stato capo di
Gabinetto del
ministro degli
Esteri Avigdor
Lieberman (e
vicedirettore
per l’Europa
occidentale dal
2009 al 2011)
ROMA «Riconoscere oggi lo Sta-
to di Palestina senza chiedere
nulla in cambio non aiuta la pace, al contrario la allontana.
Perché non riporterà i palestinesi al tavolo negoziale, visto
che ottengono in anticipo
quello che vogliono, e inoltre
alimenterà la delusione del popolo palestinese, perché la loro
vita quotidiana non cambierà
in ragione di questo».
Naor Gilon è l’ambasciatore
israeliano in Italia. La dinamica
politica innescata in Europa dal
riconoscimento della Palestina
da parte del governo svedese e
dal voto con cui il Parlamento
di Londra ha invitato Downing
Street a fare altrettanto, preoccupa il governo di Gerusalemme, contrario a ogni «ricompensa preventiva» per Abu
Mazen e l’Autorità palestinese.
La presentazione di tre mozioni per il riconoscimento alla
Camera e al Senato ha confermato che il tema è entrato nell’agenda politica italiana. «I fatti degli ultimi sei anni — spiega Gilon — dimostrano che la
scelta fatta dall’Europa, di dare
ai palestinesi una sorta di pre-
mio anticipato, non ha funzionato. Furono indicati dall’inizio obiettivi finali, che avrebbero dovuto essere invece frutto di negoziato, come i confini
del 1967 e lo Stato palestinese.
Da ultimo, due anni fa, gli eu-
ropei, compreso il governo italiano, votarono per dare all’Autorità palestinese lo status di
osservatore all’Onu. Ma questi
incentivi non hanno riportato
Abu Mazen alla trattativa».
Forse, facciamo presente al-
In Medio Oriente Il capo della diplomazia Ue
«Gerusalemme
sia la capitale
di due Stati»
In visita in Israele, Cisgiordania e Gaza per la
sua prima missione all’estero come capo della
diplomazia europea, Federica Mogherini, ha
sollecitato la creazione di uno Stato
palestinese. «Io credo che Gerusalemme può e
debba essere la capitale di due Stati».
l’ambasciatore, anche gli insediamenti israeliani nei territori
occupati non hanno spinto il
leader palestinese a un atteggiamento più morbido. Israele
ha continuato a farli, ben sapendo che questi creano situazioni di fatto destinate a complicare ogni accordo sui confini, per esempio. «Rispetto il
suo punto di vista sugli insediamenti, anche se non lo condivido. Ma noi abbiamo dimostrato in passato che quando
c’è da lasciare un insediamento
in nome di un’intesa per la pace, lo abbiamo fatto. Vale per
tutti il ritiro unilaterale da
quelli di Gaza. Ma gli insediamenti non c’entrano con il riconoscimento della Palestina».
Perché secondo lei la Svezia
si è decisa a questo passo? «Lo
trovo un po’ strano. Nella prima settimana del nuovo governo, mentre il Medio Oriente
esplode dalla Siria alla Libia e
migliaia di persone muoiono,
il tema numero uno per Stoccolma è stato il riconoscimento
dello Stato palestinese. Non vedo alcun altro Paese seguirli.
Quello che fanno i Parlamenti,
come quello inglese e forse
quello italiano è un’altra cosa».
Per Gilon, si tratta di un nuovo
«tentativo dei palestinesi di ottenere, attraverso i loro amici,
il riconoscimento internazionale del loro Stato». Ma «dal
punto di vista del diritto internazionale, uno Stato per essere
accettato deve avere il controllo
effettivo del suo territorio. A
Gaza non è così». E all’obiezio-
Il passo di Stoccolma
«Il Medio Oriente
brucia e per gli svedesi
il riconoscimento della
Palestina è la priorità»
ne che Abu Mazen sia l’unico
interlocutore ragionevole che
Israele possa trovare e che se
vuole la pace, non dovrebbe
delegittimarlo, Gilon ribatte
che «la ragionevolezza non basta a farne un partner per la pace, se continua a rifiutarsi ogni
assunzione di responsabilità».
Paolo Valentino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
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Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
ESTERI
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#
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Il Messico e la guerra della droga
Ricostruita la vicenda degli aspiranti maestri fatti sparire da narcos e agenti
I genitori sperano ancora: «Dateci le prove». Il caso scuote i vertici del Paese
●Il caso
I volti
I ragazzi messicani uccisi
Jorge
Álvarez
Nava
19 anni
Jorge Aníbal
Cruz
Mendoza
19 anni
Chistian Alonso
Rodriguez
Telumbre
21 anni
Carlos Iván
Remírez
Villareal
20 anni
Miguel Ánge
Hernández
Martínez
27 anni
Leonel
Castro
Abarca
18 anni
José Eduardo
Bartolo
Tlatempa
19 anni
Nera e outsider
La scelta di Obama
per la Giustizia
di Viviana Mazza
Jonás
Trujillo
González
20 anni
Martín
Getsemany
Sánchez García
20 anni
Everardo
Rodriguez
Bello
21 anni
Cutberto
Ortiz
Ramos
22 anni
Jhosivani
Guerrero
De La Cruz
21 anni
Giovanni
Galindes
Guerrero
20 anni
José Ángel
Campos
Cantor
33 anni
Luis Ángel
Abarca
Carrillo
18 anni
Alexander
Mora
Venancio
21 anni
Miguel Ángel
Mendoza
Zacarias
33 anni
Marcial
Pablo
Baranda
20 anni
José Ángel
Navarrete
González
18 anni
Julio César
López
Pantolzin
25 anni
Israel
Jacinto
Lugardo
19 anni
Carlos Lorenzo
Hernández
Muñoz
19 anni
Luis Ángel
Francisco
Arzola
20 anni
Christian
Tomás
Colón Garnica
18 anni
Adán
Abrajan
De La Cruz
24 anni
Saúl
Bruno
García
César Manuel
González
Hernández
Marco
Antonio
Gómez
Molina
Antonio
Santana
Maestro
Jorge Antonio
Tizapa
Legideño
19 anni
Mauricio
Ortega
Valerio
18 anni
José Luis
Luna
Torres
20 anni
Magdaleno
Rubén Lauro
Villegas
19 anni
Jorge Luis
González
Parral
21 anni
Doriam
González
Parral
19 anni
Emiliano Alen
Gaspar
De La Cruz
23 anni
Abel
Gracía
Hernández
21 anni
Nemjamín
Ascencio
Bautista
19 anni
Felipe
Arnulfo
Rosa
20 anni
Jesús Jovany
Rodríguez
Tlatempa
21 anni
Abelardo
Vazquez
Peniten
Bernard
Florens
Alcaraz
Israel
Caballero
Sánchez
Corriere della Sera
I 43 uccisi su ordine del sindaco
Trovati i resti degli studenti. Le rivelazioni di tre criminali: «Bruciati su una pira»
45
i giorni
passati dalla
scomparsa dei
43 studenti lo
scorso 26
settembre
nello Stato di
Iguala, a 200
km da Città del
Messico
25
mila
le persone
svanite nel
buco nero della
guerra dei
narcos in
Messico. Molte
delle loro storie
restano
sconosciute
WASHINGTON I 43 studenti di Iguala sono ancora
considerati degli scomparsi. Perché le ossa trovate in alcune fosse comuni e in un torrente non
sono per ora identificabili. Toccherà all’esperto
austriaco Parson Walther, che ha indagato sui
resti della famiglia dello zar, dare la risposta alle
autorità. E a quello si aggrappano i genitori dei
ragazzi, fatti sparire alla fine di settembre da
agenti e narcos: «Per noi sono ancora vivi» gridano padri e madri in faccia alle autorità messicane che ora vogliono chiudere, in fretta, il caso.
Infatti, hanno offerto ai media i tre rei confessi.
El Jona, El Pato e El Chereje ricostruiscono
quello che è accaduto il 26 settembre.
Gli agenti bloccano, sparando, i bus che trasportano gli studenti. Alcuni sono uccisi. Un altro lo trovano cadavere, con il volto scorticato e
senza occhi. Il resto sono infilati nei suv e in un
camion dell’immondizia, un corteo che trasporta il carico umano nella discarica di Loma de
Coyote, poco fuori Iguala, Stato di Guerrero, 192
chilometri a sud della capitale. Quindici arrivano senza vita. Asfissiati.
Ad attendere gli ostaggi ci sono i gatilleros, i
sicari dei Guerreros Unidos. Li fanno scendere
per sottoporli a un rapido interrogatorio. Lo prevede il manuale non scritto dei narcos che, talvolta, si divertono a filmare la scena poi postata
su YouTube. I banditi vogliono sapere se, come
ha ipotizzato uno dei loro capi, detto El Gil, gli
studenti sono al servizio degli avversari, i Los
Rojos. Una menzogna. Infatti gli studenti negano qualsiasi legame. Ma serve a poco, li ammazzano.
Entrano in scena El Tuerto e El Bimbo che organizzano la pira come fosse un falò di campagna. Pietre disposte tutte intorno, rifiuti della discarica, qualche copertone e poi un’innaffiata di
benzina sui cadaveri. Bruceranno a lungo quei
corpi, «quattordici ore», precisa El Chereje nella
sua dichiarazione, che però non ricorda esattamente il numero delle vittime: «44 o 43». Il giorno dopo, quando i resti sono diventati cenere, li
sparpagliano tra una fossa comune dentro sacchi dell’immondizia e il vicino fiume San Juan.
Parole che vanno registrate ma pesate, in
quanto le autorità hanno bisogno di offrire all’opinione pubblica gli autori materiali. Infatti i
genitori dei ragazzi non si fidano, chiedono che
le analisi siano condotte da esperti argentini.
Dubbi, invece, non sembrano esserci sui mandanti. C’è una piramide della morte dietro questo eccidio, con in cima la coppia reale: il sinda-
Trattative segrete
Liberati i due americani
prigionieri in Nord Corea
Sono già in viaggio verso casa i due americani
liberati dai nordcoreani. Kenneth Bae, 45 anni,
agente di turismo, era stato fermato in Corea
del Nord due anni fa ed era stato condannato a
15 anni di detenzione per aver tentato di
«ribaltare» il regime. Matthew Todd Miller
invece, arrestato lo scorso aprile, era stato
condannato a settembre a sei anni di lavori
forzati per «atti ostili» sul territorio
nordcoreano. La liberazione è avvenuta grazie al
termine di trattative segrete condotte dal
direttore della National Intelligence, James
Clapper. Il presidente degli Stati Uniti Barack
Obama lo ha personalmente ringraziato per
essere riuscito in quella che si presentava come
una «missione impossibile».
co di Iguala José Luis Abarca e la moglie Maria,
entrambi in arresto.
Lui, uomo corrotto e coinvolto nell’omicidio
(mai perseguito) di un attivista, ha ordinato di
fermare gli studenti. Temeva che potessero inscenare una manifestazione di protesta al comizio della «regina», come chiamano la consorte.
Probabile che gli esecutori siano andati oltre,
sperando che la verità rimanesse sepolta nella
discarica.
Il braccio dell’agguato è composto da molti
personaggi. Il capo della polizia municipale, Felipe Flores, ancora latitante. Gilardo Astudillo,
alias El Gil, e Sindronio Casarrubias, il leader dei
Guerreros Unidos, il primo fuggiasco e il secondo in manette. Benjamim Mondragon, altro
esponente della gang, che si è tolto la vita. Infine
la manovalanza, i poliziotti e i pistoleri, fermati a
decine da un imponente dispositivo di sicurezza
mobilitato, tardivamente, dal presidente Peña
Nieto.
Il patto criminale in questo angolo di Messico
non è nato per caso. Abarca era quasi sconosciuto ed è diventato sindaco. La moglie, ambiziosa e
appariscente, gli ha garantito l’appoggio della
famiglia. Due suoi fratelli facevano parte dei Beltran Leyva, il cartello che ingloba anche i Guerreros: sono stati eliminati nel 2009. Un terzo è finito per qualche tempo in galera. È in questo ambiente che cresce l’alleanza tra Abarca e la banda,
alla quale paga il pizzo.
Iguala non è un’eccezione, ma solo l’esempio
più noto. Quei 43 aspiranti maestri sono in un
elenco di quasi 25 mila persone svanite nel buco
nero della guerra messicana. E tanti di loro restano dei desaparecidos mai citati sulla pagina
di un giornale.
Guido Olimpio
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S
e verrà confermata dal
Senato, Loretta Lynch
— 55 anni, radici nel
Sud e laurea ad Harvard —
sarà la prima donna
afroamericana a diventare
ministro della Giustizia
degli Stati Uniti. La nomina
è stata ufficializzata ieri
dalla Casa Bianca in una
cerimonia in cui il
presidente Obama ha
elogiato il lavoro fatto da
Lynch come procuratore
federale del distretto
orientale di New York (che
comprende Brooklyn,
Queens, Staten Island, Long
Island) nel «combattere
mafiosi, gang della droga e
terroristi, senza perdere la
reputazione di persona
affabile». Nell’occupare la
poltrona del dimissionario
Eric Holder (a sua volta il
primo afroamericano in
quel ruolo), Lynch erediterà
molte delle questioni
spinose che hanno attirato
le critiche dei repubblicani
verso il suo predecessore,
inclusa l’autorità del
presidente di ordinare
attacchi su obiettivi
terroristici, la raccolta di
comunicazioni di cittadini
americani, i casi che
riguardano i diritti civili.
Lynch non fa parte della
cerchia ristretta di Obama,
a differenza di altri
candidati che erano stati
considerati: è una relativa
«outsider», il che potrebbe
facilitare la sua
approvazione in un Senato
dominato dai repubblicani
dopo le elezioni di Midterm
del 4 novembre. Sarà la
prima volta in due secoli
che un procuratore federale
arriva a diventare
direttamente ministro della
Giustizia, ma Lynch ha una
vasta esperienza: ha
perseguito politici corrotti
sia democratici sia
repubblicani, le banche di
Wall Street, i pianificatori di
un attacco terroristico
contro la metro di New
York, si è occupata di casi di
brutalità della polizia (uno
in particolare è diventato
simbolico, con la condanna
a 30 anni di carcere di un
agente per aver picchiato e
sodomizzato l’immigrato
haitiano Abner Louima). La
Casa Bianca ha auspicato
una sua approvazione
«rapida» portando i
giornalisti del sito Politico a
ipotizzare che i democratici
intendano avviare la
discussione prima
dell’insediamento del
nuovo Congresso (mentre
formalmente hanno ancora
il controllo del Senato). I
repubblicani, pur dicendosi
aperti alla conferma di
Lynch, hanno però avvertito
che deve essere esaminata
«secondo procedura
regolare», l’anno prossimo.
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Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
18
.
Cronache
La protesta
I manifestanti
davanti
al Comune
di Carrara
(Lapresse)
Assedio al sindaco di Carrara
Tensione tra alluvionati e polizia
Due agenti feriti. Poi i manifestanti trascorrono la notte all’interno del Municipio
Ancora sporchi di
fango e disperati in tanti avevano annunciato quell’assalto
al Palazzo. E dopo tre giorni di
tam tam mediatico su Internet
ieri mattina sono arrivati in
più di duemila davanti al Comune di Carrara. Gente comune, uomini e donne con le case
allagate e i negozi devastati,
operai e intellettuali, studenti
e insegnanti, anche un gruppo
di ultrà della Carrarese. Hanno
urlato tutta la loro rabbia contro sindaco e giunta, politici e
tecnici. Poi sono entrati nell’androne del Palazzo e hanno
tentato di raggiungere l’ufficio
del sindaco, Angelo Zubbani
(Psi). Lui li ha sentiti, ha afferrato un megafono ed ha deciso
di incontrarli lungo le scale già
presidiate dalla polizia in assetto antisommossa.
«Avete ragione, portiamo
sulle spalle tutto questo fango», ha detto ai manifestanti.
Poi una frase, che come una
scintilla, ha fatto esplodere la
CARRARA
L’inchiesta
● A Carrara,
all’alba di
mercoledì 5
novembre,
dopo le forti
piogge la piena
del fiume
Carrione
inonda la città:
il bilancio
è di 450 sfollati
e 1600 case
danneggiate
● Sono franati
114 metri
di argine
e ne sono
rimasti in piedi
soltanto 25.
Ora la Procura
di Massa
Carrara
indaga
per disastro
colposo
protesta: «Noi però non abbiamo alcuna responsabilità». Il
caos. Una parte dei manifestanti ha iniziato a lanciare
pietre, fumogeni, bottiglie,
qualsiasi tipo di oggetto. Un
uomo ha sventolato un cappio,
altri hanno bersagliato il sindaco con pezzi di fango essiccati. C’erano anziani con le lacrime agli occhi per la rabbia,
donne con il pugno rivolto verso il cielo. Una signora si è tolta le scarpe e li ha tirate verso il
primo cittadino, poi ha cercato di superare lo sbarramento
delle forze dell’ordine. Non ci
sono state cariche, nessuna
manganellata. Due poliziotti
Piazza in fermento
La protesta è nata in
modo spontaneo, da
una raccolta di firme in
piazza. Poi sono volate
bottiglie e fumogeni
TRIBUNALE DI MILANO - SEZIONE FALLIMENTARE
POWERELSE SRL
IN LIQUIDAZIONE E IN CONCORDATO PREVENTIVO
Avviso di vendita - Invito a presentare offerte irrevocabili di acquisto
Si rende noto che la procedura in oggetto, proprietaria delle partecipazioni nella società del
15% in Alfa Solaris S.r.l. e del 25% in Beta Solaris S.r.l., ha ricevuto un’offerta di acquisto relativa
a tali partecipazioni per un corrispettivo pari a 150.000 euro, da corrispondersi al momento
dell’atto di cessione.
Gli interessati a presentare offerte migliorative, purchè caratterizzate dalle medesime condizioni
sopra previste, sono invitati a richiedere la documentazione necessaria al Liquidatore, dott. Marco
Ziccardi (e-mail: [email protected]) o al Commissario Giudiziale, Avv. Marco Moro Visconti (tel.02/2909851 - fax 02/29098585) e a far pervenire entro il termine del 20/11/2014 h 12
offerte cauzionate mediante assegno circolare di importo pari al 10% del prezzo offerto.
In caso di pluralità di offerte verrà indetta una gara informale presso lo studio del Commissario
Giudiziale in Milano, via Privata C. Mangili 6, in data che verrà comunicata successivamente agli
offerenti, con prezzo base pari all’importo della migliore offerta pervenuta e rilanci minimi pari
a 5.000,00 euro, secondo modalità che verranno stabilite all’inizio della gara.
Tutte le spese e le imposte inerenti e conseguenti all’aggiudicazione e al successivo atto di trasferimento saranno poste a carico della società acquirente.
IL LIQUIDATORE - Dr. Marco Ziccardi
Politecnico di Milano
Estratto esito di gara
Il Politecnico di Milano ha aggiudicato la procedura aperta per la FORNITURA DI PUBBLICAZIONI IN ABBONAMENTO E SERVIZI
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IVA esclusa. Data di aggiudicazione:
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Commissionaria Sansoni S.p.A., Via Duca di
Calabria, 1/1 50125 Firenze - Italia. L’avviso
di avvenuta aggiudicazione è stato spedito
alla GUUE il 15/10/2014.
IL Rup - Cristian Borrello
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Il Comune di SALERNO pubblica l’avviso
per la partecipazione all’asta pubblica
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comunale. Il testo integrale, con l’elenco
dei beni e le modalità di partecipazione,
è disponibile sul sito internet www.comune.salerno.it/sez.bandi e concorsi
e presso l’Ufficio Patrimonio - Rione
Zevi (tel. 089/662903 e 089/662904). Il
termine ultimo per la presentazione delle
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12:00.
Il Dirigente
Servizio Appalti, Contratti,
Assicurazioni, Demanio e Patrimonio
Avv. Luigi Mea
sono però rimasti feriti e trasportati all’ospedale con prognosi di pochi giorni.
Zubbani ha tentato di replicare, ma nonostante il megafono con il volume al massimo, è stato coperto da un coro
di insulti. Una pietra l’ha raggiunta a una gamba, una bottiglia gli ha sfiorato il volto. Gli
agenti l’hanno afferrato di peso e portato in salvo in un ufficio dove è rimasto asserragliato per ore mentre la gente occupava la sala consiliare. Ed è
qui che il sindaco ha avuto un
leggero malore. «Nulla di grave, solo un po’ di stress», ha
detto ai poliziotti che volevano
portarlo all’ospedale.
La marcia sul Comune è stato l’ultimo atto di un dopo alluvione da incubo. È iniziata
alle 11, spontanea. Prima con
una raccolta di firme, nella
piazza del municipio, per sfiduciare la giunta. Poi con la richiesta di parlare con il sindaco. «È la prima volta che scen-
do in piazza, mai partecipato a
manifestazioni politiche o sindacali — ha raccontato Francesca Franziani, casalinga cinquantenne —. La mia casa è
stata alluvionata tre volte:
adesso nel fango ci devono andare loro».
Una protesta atipica quella
di ieri, senza bandiere, appartenenze politiche, ideologie.
«Finalmente questa città si è
mossa da un torpore letale —
ha detto Guido Palmerio, uno
dei manifestanti che da anni si
batte per la legalità e la trasparenza in città —. Carrara era
una città sedata, immobilizzata da decisioni concordate tra
maggioranza e opposizione.
Un colossale inciucio che ha
portato solo fango».
In serata un centinaio di cittadini ha occupato il Comune
dove ha organizzato un’assemblea e trascorso la nottata.
Marco Gasperetti
[email protected]
❞
Ho la casa
piena di
fango: ora
nel fango
ci devono
andare loro
Francesca
«L’argine del Carrione è di polistirolo»
Caso sui lavori per la messa in sicurezza
In un servizio mandato in onda da RaiNews si vede
una parte dell’argine del torrente Carrione crollato. L’inviato Paolo Poggio mostra il muro
di cemento spezzato e all’interno della sezione ci si accorge
chiaramente che per costruirlo
sono stati utilizzati cemento
armato e polistirolo. Basta sfiorare con le mani l’argine e il polistirolo si disperde come farina. Un altro video-denuncia è
stato pubblicato su Facebook
dalla senatrice M5S Sara Paglini che porterà la questione in
Parlamento.
«L’uso del polistirolo è ammesso ma è meno usato rispetto ad altre tecniche di costruzione — spiega Gianfranco
Becciu, docente di costruzioni
idrauliche al Politecnico di Milano — perché si tratta di un
materiale, se pur più facile da
utilizzare e meno caro, più fragile rispetto a plastiche e particolari materiali in metallo e
dunque poco adatto a resistere
a tensioni anche molto piccole.
In caso di errore di progettazioni si potrebbe dunque rompere
quindi a mio avviso meglio
non esagerare».
Il docente, pur premettendo
che dalla visione di un filmato
o di alcune foto è impossibile
fare un’analisi scientifica, è però convinto che il crollo dell’argine non sia da addebitarsi al
polistirolo. «È più probabile
che il cedimento sia stato provocato da un cattivo ancoraggio
alla base della barriera — spie-
Il muro Il servizio di Rai News 24
«Mi trattano
da delinquente
Non lascio, la colpa
è della Provincia»
CARRARA Il sindaco è ancora
sotto shock. «La mia coscienza
è pulita, non c’è fango, non c’è
melma. Mai ero stato così
offeso, mai trattato come un
delinquente. Capisco la rabbia
degli alluvionati, ma lo ripeto
non sono nostre le
responsabilità. Quell’argine
era di competenza della
Provincia». Angelo Zubbani
( foto sotto), 61 anni, socialista
doc, il primo sindaco nella
storia di Carrara a superare
l’ostacolo del doppio mandato
(siede sulla poltrona più alta
del municipio dal 2007) non fa
un passo indietro. «Non mi
dimetto. Io di questo assalto
sono riuscito a decifrare solo
alcune cose. Ho capito
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La denuncia
CARRARA
Il primo cittadino
ga —, e forse da un errore di dimensionamento di questo argine».
Ma allo stesso tempo, fa capire l’esperto, non è improbabile che, nel caso di anomalie
costruttive, l’utilizzo del non
usuale polistirolo potrebbe
aver avuto degli effetti. Insomma, anche se solo la perizia darà la conferma all’ipotesi, il materiale utilizzato per la costruzione della barriera potrebbe
finire sotto inchiesta.
C’è però un altro aspetto da
valutare ed è la quantità di polistirolo utilizzato. Se si esagera
la struttura può essere assolutamente a rischio. «Un’ipotesi
che non voglio neppure prendere in considerazione — sottolinea Becciu — perché non
credo si possa essere così incompetenti da alleggerire barriere che pur hanno bisogno di
dilatazione come un argine».
M. Ga.
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perfettamente chi avevo
davanti nel primo anello dei
manifestanti, erano i soliti e
tra di loro molti esagitati. Ma
gli altri anelli, quelli più
indietro, erano composti da
cittadini, forse gli stessi che mi
hanno eletto. E questo per me
è una staffilata al cuore.».
Eppure è stato proprio quel
dichiararsi innocente a
scatenare la rabbia del popolo.
Anche perché di alluvioni, in
città ce ne erano state già tre
così devastanti. E due anni fa,
in un tatto della riva del
Carrione di competenza del
Comune, era crollato
addirittura un palazzo per
fortuna precedentemente
evacuato (c’è un’inchiesta in
corso). «Come faccio a mollare
adesso — dice Zubbani —,
sarebbe da vigliacchi. Se solo
avessi avuto la sensazione di
aver sottovalutato l’emergenza
non avrei aspettato un minuto
a scendere in piazza e ad
avvertire i miei cittadini.
Adesso tiro fuori dal fango la
mia città, poi se ne riparerà in
consiglio comunale, l’unico
che può democraticamente
sfiduciarmi. Io sono
amareggiato ma sereno».
M. Ga.
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Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
CRONACHE
19
#
.
«Hanno manipolato i miei dati»
Denuncia di Marino sulle multe
«Colpito da chi vuole le tangenti a Roma». Ma è giallo sulle precedenti versioni
❞
Due giorni
fa quel
permesso
esisteva
e ora
invece
è sparito
❞
È un reato
molto
grave, che
comporta
fino a otto
anni di
reclusione
ROMA Quella delle multe non
pagate di Ignazio Marino diventa una spy story. Fatta di
dubbi, gialli, particolari che
non collimano. E, adesso, anche di presunti hackeraggi al
sistema informatico del Campidoglio, denunciati ieri dal
sindaco ai Carabinieri. Marino
diffonde un video che lo riprende nel suo studio di palazzo Senatorio, la barba lunga, la
giacca blu, la cravatta rossa. Voce profonda, tono grave. Marino parla di «tentativi di costruire un dossier falso, per dimostrare che non avessi diritto al
pass per la Ztl». E insiste: «Due
giorni fa quel permesso esisteva e ora invece è sparito. Si tratta di un reato molto grave, che
comporta fino ad otto anni di
reclusione».
Vicenda complessa, che va
spiegata. Tre giorni fa il senatore Ncd Andrea Augello presenta un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno
Angelino Alfano, nella quale
chiede risposte sul permesso
Ztl (zona a traffico limitato) del
sindaco e delle multe (otto, tutte non pagate) comminate alla
sua Panda rossa dal 25 giugno
al 25 luglio 2014. Un mese nel
quale il pass di Marino risultava in effetti scaduto: il vecchio
contrassegno arrivava fino al
23 giugno, quello nuovo partiva dal 21 agosto.
A quel punto, è scattato il
«balletto» di versioni fornite da
Marino e dal suo staff. Prima si
è detto che l’auto del sindaco
era in una «lista bianca», ma se
fosse stato così la targa sarebbe
stata «riconosciuta» dai varchi
elettronici e le multe non ci sarebbero state. Poi il Campidoglio si è appellato al meccanismo dell’autotutela dell’amministrazione, che si attiva quando ci possono essere
contenziosi, senza però specificare quale struttura l’ha richiesta. Non i vigili urbani (il
comandante, Raffaele Clemente, ha smentito categoricamente qualsiasi tipo di intervento),
non i dirigenti del Dipartimento entrate.
Che sia stato lo stesso Marino a richiedere l’autotutela? Il
centrodestra ha chiesto l’accesso agli atti del Comune: si vedrà. A questo punto, però, il
primo cittadino rilancia ancora. E, dal cilindro, tira fuori un
foglio «inedito», tenuto finora
secretato. Marino, nel video,
mostra una stampata, tratta dai
terminali comunali, con data 6
novembre, intorno alle dieci
del mattino. Lì viene indicato
un «permesso senza contrassegno. Giornalieri e temporanei
sindaci d’Italia» per l’auto del
chirurgo primo cittadino, con
decorrenza dal 24 giugno fino
al 31 ottobre.
A leggere quella carta, si tratta di un pass «retroattivo»: la
«data di aggiornamento», cioè
quando quel pass viene inseri-
Bergamo Le manifestazioni
to, è il 12 agosto. Esattamente il
giorno in cui l’Agenzia della
Mobilità, quella che rilascia i
tagliandi per la Ztl, inserisce
l’auto di Marino nella white list
(in attesa che la pratica venga
completata). Le multe, infatti,
sono tutte precedenti.
Nella stampata dell’8 novembre, e questo è l’oggetto
della denuncia ai Carabinieri,
quella dicitura sul «pass temporaneo» sparisce.
Il sindaco attacca: «Stiamo
pestando i piedi a molte persone che preferirebbero una capitale che funzioni sulla base di
favori e anche di tangenti. Noi
siamo diversi e non ci faremo
spaventare». Augello replica:
La lista
In un primo momento
lo staff del sindaco
diceva che l’auto era in
una «lista bianca»
Sentinelle in piedi e corteo, sfida sulla famiglia
Sabato di manifestazioni (e contro-manifestazioni) a Bergamo. Da una parte le
silenziose file formate dalle Sentinelle in piedi, chiamate a raccolta per
difendere «la famiglia naturale da chi la vuole disfare»; dall’altra un colorato
corteo organizzato dalle associazioni LGBT (sigla che raggruppa Lesbiche, Gay,
Bisessuali e Transgender) per dire «no all’omofobia». E’ finita senza incidenti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Se ne occuperà la Procura. Ma
se non risultasse alcuna manipolazione, Marino si dovrebbe
dimettere».
Nel merito della vicenda,
manipolazione o no, cambia
poco. Quel pass «temporaneo», all’Agenzia della Mobilità, non esiste: fino al 12 agosto
– come attesta anche la stampata del videoterminale il 6 novembre – l’auto di Marino era
«scoperta». E, anzi, ogni giorno che passa si aggiungono
nuove domande. La prima: il
permesso temporaneo è stato
pagato? La seconda: chi era al
volante della Panda rossa
quando sono scattate le contravvenzioni?
Ernesto Menicucci
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ROMA Papa Francesco rinnova i
vertici della sua diplomazia e
allo stesso tempo ufficializza
l’avvicendamento di uno dei
capi dicastero vaticani di recente maggiormente al centro
delle polemiche. Il cardinale
statunitense Raymond Burke
è stato rimosso dalla guida del
Supremo Tribunale della Segnatura apostolica, che è un
dicastero della Curia romana e
massimo organo giurisdizionale della Santa Sede. Bergoglio ha nominato Burke patrono all’Ordine dei Cavalieri di
Malta, un incarico poco più
Nomina
Come «ministro
degli Esteri» è stato
scelto l’inglese
Paul Richard Gallagher
che di cerimoniale. Una decisione largamente attesa. E Burke stesso disse di aspettarselo in dichiarazioni a margine
del recente Sinodo dei vescovi
sulla famiglia, in cui egli è stato il campione del cosiddetto
campo «conservatore», cioè
di quella che ieri il segretario
del Sinodo, cardinale Lorenzo
Baldisseri, ha definito «una
minoranza di blocco» rispetto
al «percorso pastorale nuovo»
voluto dal Pontefice.
Decisione attesa,dunque,
quella su Burke ma il cui significato è altrettanto inequivocabile viste anche le recenti
dichiarazioni del porporato
che ha descritto la Chiesa «come una barca senza timone»,
anche se poi ha cercato di correggerle sostenendo che non
era al Papa che si riferiva.
Come prefetto della Segnatura Francesco ha promosso
l’arcivescovo corso Dominique
Mamberti che per otto anni è
stato Segretario per i rapporti
con gli Stati, e ora potrebbe ottenere la porpora.
Il nuovo «ministro degli
Esteri» vaticano invece è Paul
Richard Gallagher, 60 anni,
nato a Liverpool nello stesso
quartiere dei Beatles (è il primo inglese a ricoprire l’incarico), per un anno e mezzo e fino a ieri nunzio in Australia
(ha «selezionato» il successore del cardinale George Pell
come arcivescovo di Sydney,
Anthony Fisher, nominato a
settembre). Gallagher ha fatto
esperienza diplomatica nei
cinque continenti (e anche al
Consiglio d’Europa).
Ha lavorato per cinque anni
in Segreteria di Stato e dunque conosce da vicino la macchina curiale, viene descritto
come preparato e alieno da
«cordate», mentre con il suo
arrivo cresce il peso degli anglofoni in Vaticano. Sarà il
braccio destro del segretario
di Stato Pietro Parolin, in un
momento in cui la diplomazia
della Santa Sede è impegnata
su dossier cruciali riguardanti
le gravi tensioni internazionali.
M.Antonietta Calabrò
@maria_mcalabro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Stufa a legna ventilata modello Flò colore bianco
La rivoluzione in Curia
Bergoglio rimuove
il cardinale conservatore
MGA GROUP
Vaticano
20
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
CRONACHE
.
La storia
di Giusi Fasano
«Così mio figlio arbitro
picchiato in campo
mi ha reso fiero di lui»
Il genitore: Luigi tremava ma era preoccupato per me
DALLA NOSTRA INVIATA
MARTIGNANO (LECCE) Se esistesse
un giorno esatto per diventare
adulti Luigi saprebbe qual è
stato il suo: domenica 26 ottobre, su un campo da calcio della provincia di Lecce.
Infilato nella divisa da arbitro e con l’energia dei suoi 17
anni, «è un po’ come se quel
giorno fosse diventato grande», per dirla con suo padre
Daniele. Ha capito che il rispetto delle regole è meno comune
di quanto gli fosse mai sembrato. Ha imparato che la ragionevolezza e la giustizia sono armi potenti contro la violenza e si è fermato a riflettere
sul senso dello
sport e della
competizione.
Mentre incassava pugni e calci da sconosciuti, Luigi non immaginava il modo di vendicarsi
ma l’angoscia
del padre che, al
di là della rete, lo
aveva visto prima sopraffatto in campo e poi
scomparire nello spogliatoio.
È un poliziotto, Daniele Rosato. Sa per esperienza che basta
l’insensatezza di un violento —
uno solo — per fare danni
enormi. «Papà starà morendo
di preoccupazione» sapeva fin
troppo bene Luigi. E mentre
tastava il naso gonfio di botte
non restituiva né pugni né calci, piuttosto pensava a sua madre Antonella, che avrebbe visto l’acqua rossa di sangue lavando la maglietta nera.
«Possibile arrivare a tanto
per un gioco?» si è chiesto quel
giovane arbitro mentre l’ambulanza lo portava in ospedale.
Possibile, sì, come raccontano
troppo spesso le cronache. E
stavolta è capitato proprio a
lui, per un fischio non gradito
durante la partita di seconda
categoria fra l’Atletico Cavallino e il Cutrofiano.
Botte e insulti. «Quando l’ho
visto mi è sembrato terrorizza-
La vicenda
● Il 26 ottobre,
durante la
partita nel
Leccese tra il
Cavallino e il
Cutrofiano
l’arbitro Luigi
Rosato
(nella foto,
con il collare)
viene aggredito
● Sulla vicenda
è stata aperta
un’inchiesta
Per Luigi i
medici hanno
stabilito
21 giorni
di prognosi
● Ci sono state
polemiche per
il presidente
del Cavallino
che dopo i fatti
ha detto: «Due
schiaffi sono
pochi, io l’avrei
ammazzato»
● Pochi giorni
dopo la partita
Luigi ha scritto
una lettera che
ha commosso
tutti per
ringraziare
tutti quelli
che gli sono
stati vicini
to ma si è sforzato di sorridermi e mi ha buttato le braccia al
collo» racconta Daniele. «Papà
non ti preoccupare, va tutto
bene» ha mentito Luigi, «ho
solo perso tanto sangue dal naso...». Quel «tutto bene» è diventato una prognosi di 21
giorni per contusioni varie e
una distorsione del rachide
cervicale. Suo padre ci ripensa
e si emoziona: «Mi ha commosso quel suo insistere per
rassicurarmi e il dispiacere che
provava per quello che era successo, più che per se stesso. Mi
ha quasi chiesto scusa per ciò
che avevo visto...».
Fosse stato un problema al
computer Luigi (classe quinta
all’Istituto Tecnico di Maglie)
avrebbe saputo subito cosa fare, bravo com’è da meritare un
10 in informatica per aver creato una app... Ma stavolta il problema era la mancanza di rispetto, l’arroganza. Quale app
usare? Quel ragazzino si è messo davanti al computer e ne ha
inventata una fatta di parole
semplici: una lettera «per dire
grazie al buono che c’è», riassume suo padre Daniele. Per
far arrivare i suoi ringraziamenti alla Federazione Gioco
Calcio, ai «colleghi arbitri di
tutt’Italia», agli amici per «non
avermi mai lasciato solo» e, so-
❞
Negli
spogliatoi
l’ho trovato
terrorizzato,
ma si è
sforzato di
sorridermi
e mi ha
buttato
le braccia
al collo
La lettera
che ha
scritto dopo
le botte
è la cosa più
bella che
abbia mai
letto: mi
ha ripagato
di tanti
sacrifici
prattutto, ai suoi genitori. «A
te papà, grazie» ha scritto
«perché oltre a sopportare
freddo, vento e i soliti insulti
rivolti a me, hai sopportato
tanta rabbia per quello che è
successo... grazie perché solo
con il tuo abbraccio mi sono
sentito al sicuro». E «grazie a
te, mamma, perché nonostante lavavi la mia divisa sporca di
sangue con gli occhi lucidi di
pianto, mi hai incoraggiato e
sostenuto con il tuo sorriso».
Una pagina che ha commosso tutti, non certo un «discorsetto così», come l’ha chiamato Luigi.
«È la cosa più bella che io
abbia mai letto» dice Daniele.
E spiega: «Due sere dopo l’aggressione l’hanno invitato a
una riunione di arbitri. Ci ha
detto “mi sono preparato due
appunti per i giovanissimi” e
avrebbe dovuto leggerlì lì. Ma
davanti all’applauso della sala
si è emozionato e non è riuscito a farlo, così ha poi diffuso
quel che aveva scritto via facebook». Un tripudio. Le parole
di Luigi hanno sfondato i muri
dell’indifferenza e nell’arco di
poche ore hanno fatto il giro
completo del mondo patinato
del calcio. Gli hanno mandato
messaggi in migliaia, la sua
lettera è diventata una bandie-
In azione
Luigi Rosato,
17 anni,
mentre arbitra
ra contro la violenza nel calcio,
lo hanno chiamato gli arbitri
suoi idoli da sempre. Pierluigi
Collina ha scritto di lui sulla
Gazzetta ricordando se stesso
arbitrare da ragazzino: «Ho rivisto il mio papà che come il
suo mi ha accompagnato tante
volte..».
«Io ho solo scritto dei pensieri semplici, è pazzesco» si è
stupito Luigi parlandone con i
suoi e con sua sorella Giulia.
Suo padre sorride: «A casa ci
sembra di vivere un sogno.
Con quelle parole mi ha ripagato di tutti i sacrifici che un
genitore può fare per un figlio.
E la cosa di cui andiamo più
fieri è che Luigi è riuscito a trasformare la brutta parentesi di
quel giorno in un’opportunità
per far passare un messaggio
positivo». Ci è riuscito usando
una app speciale: il buonsenso.
@GiusiFasano
❞
Le parole
del ragazzo
Papà,
grazie, non
hai potuto
fermare
chi mi
ha colpito,
però
quando
pochi
minuti dopo
mi hai
raggiunto,
con il tuo
abbraccio
mi sono
sentito
al sicuro
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Agrigento
Tra Europa e Stati Uniti
Gli staccano l’acqua
Muore d’infarto
Armi e droga online
Chiusi 400 siti illegali
Ha aperto la porta di casa agli operai del gestore
idrico che dovevano effettuare il distacco del
contatore dell’acqua e, nella concitazione, si è
sentito male ed è morto d’infarto. È successo a
Lucca Sicula, un paese di circa tremila abitanti
in provincia di Agrigento. Salvatore Tafuro,
pensionato di 68 anni, era originario di Brindisi
ma viveva da anni con la sua famiglia nel centro
dell’entroterra agrigentino. Secondo una prima
ricostruzione in mattinata sarebbero arrivati
nell’appartamento di Tafuro dei dipendenti
della società che gestisce il servizio idrico con il
compito di distaccare l’utenza. L’uomo avrebbe
chiesto di non procedere al taglio del contatore,
contestando l’intervento, ma durante la
conversazione si sarebbe sentito male e poi è
morto. I familiari hanno presentato un esposto
alla Procura di Sciacca chiedendo di accertare
eventuali responsabilità. Il sindaco di Lucca
Sicula Giuseppe Puccio ha informato
dell’episodio il prefetto Nicola Diomede, che ha
già convocato una riunione ad Agrigento per
domani mattina.
Lo chiamano il «lato oscuro del web», una
sezione di Internet non raggiungibile con i
tradizionali motori di ricerca. Un’operazione di
polizia chiamata «Onymous, coordinata tra le
autorità di 16 Paesi europei più gli Stati Uniti,
ha portato all’arresto di 17 persone e alla
chiusura di 400 siti illegali. Tutti operavano
sulla rete Tor, sede di innumerevoli traffici
illegali, dalla vendita di droga e armi allo
scambio di immagini pedopornografiche.
Blake Benthall, 26 anni, detto Defcon, è uno
degli arrestati. È ritenuto il capo di Silk Road
2.0, indirizzo internet per la vendita di
sostanze illegali. Il primo Silk Road era stato
chiuso dall’Fbi un anno fa, ma Benthall ha
lanciato una nuova versione subito dopo.
«Oggi è uno dei mercati criminali su internet
più estesi, complessi e più utilizzati», sostiene
l’FBI. Un giro d’affari stimato in 8 milioni di
dollari al mese, circa 150 mila utenti abituali.
Sequestrati anche Bitcoin, la moneta
elettronica utilizzata su Internet, per un valore
di 1 milione di dollari.
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Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
CRONACHE
21
.
Strasburgo vieta alla Svizzera
di respingere i rifugiati in Italia
Bagnasco (Cei)
Sentenza della Corte per i diritti dell’uomo «salva» una famiglia di profughi afghani
«I richiedenti asilo politico
rischiano di restare senza un
luogo in cui abitare o di essere
alloggiati in strutture insalubri». È una sentenza della Corte
Europea dei diritti dell’uomo, è
un verdetto che condanna la
Svizzera ma che al tempo stesso muove pesanti moniti all’Italia. Il 4 novembre scorso i
namente di soccorrere i disperati giunti a centinaia di migliaia dalle aree più tribolate del
pianeta; ma contemporaneamente si inserisce in una diatriba sempre più accesa tra Roma e Berna. Come è noto, i migranti che approdano sulle coste italiane solo in minima
parte scelgono di fermarsi nel
nostro paese; quasi tutti decidono di proseguire la fuga fino
a paesi del Nord o centro Europa dove possono chiedere asilo
politico. La Svizzera è una delle
mete e la vicenda di Golajan Tarakhel , di sua moglie Maryam
e della loro prole di cui si è occupata la Corte di Strasburgo
rientra in pieno in questa casistica. Di più: Tarakhel potrebbe
diventare simbolo di una svolta
nel trattamento dei migranti in
Europa. Approdato in Calabria
con la famiglia il 16 luglio 2011
dopo tappe in Pakistan, Iran e
Turchia, viene alloggiato a Bari;
pochi giorni dopo il gruppo,
scappa e cerca di entrare in Austria; tentativo fallito che li induce a provare il passaggio in
Svizzera. Qui viene avanzata la
richiesta di asilo politico.
La risposta delle autorità locali è però negativa e per i migranti, ospitati in un centro di
accoglienza di Losanna, si pro-
La frontiera italo elvetica
2013
I° sem. 2014
Stranieri presenti
illegalmente in Ticino
8.000
7.500
Passatori
arrestati
50
47
ti, sanciti dal trattato di Dublino, in pratica, la Svizzera dovrebbe accertare che i profughi
possano ricevere adeguata assistenza e solo a quel punto
procedere all’espulsione. Ma
Berna da tempo accusa l’Italia
di non controllare a sufficienza
le sue frontiere e di favorire la
fuga dei migranti oltreconfine.
L’ufficio immigrazione elvetico, dal canto suo, ha annunciato che non terrà conto di Strasburgo e che continuerà a rinviare gli immigrati in l’Italia, limitandosi a chiedere garanzie
per l’accoglienza dei minori.
Sorpreso da alcuni passaggi
del verdetto si dice invece in un
comunicato Christopher Hein,
del Consiglio italiano dei rifugiati (Cir): «È importante comunque che la Corte riconosca
che i richiedenti asilo appartengono a una popolazione
svantaggiata e vulnerabile.
Sappiamo che il sistema di accoglienza in Italia, nonostante i
passi avanti degli ultimi mesi,
presenta ancora lacune molto
gravi. Speriamo che la sentenza dia l’impulso a ulteriori sforzi per l’adeguamento del sistema agli standard europei».
Claudio Del Frate
@cdelfrate
La vicenda
● Il ministro
della giustizia
svizzero
Simonetta
Sommaruga è
intervenuta ieri
a commentare
la sentenza di
Strasburgo: pur
non
condividendo il
contenuto si è
detta disposta
ad aiutare
l’Italia
«Sulla morte
di Cucchi
si arrivi alla verità
completa»
Ieri il primo ministro
britannico David Cameron
( foto a destra Afp Photo), ha
piantato un papavero di
ceramica all’interno della
installazione «Blood Swept
Lands and Seas of Red», nei
pressi della Torre di Londra.
L’opera ricorda il centenario
dello scoppio della Prima
guerra mondiale ed è stata
realizzata con 888.246
papaveri in ceramica che
simboleggiano tutte le
vittime del Regno Unito nel
conflitto. La creazione
doveva essere rimossa
mercoledì per inviare i fiori a
quanti li hanno acquistati in
cambio di donazioni a enti di
beneficenza militari; invece
resterà sino a fine mese per
lo straordinario successo.
ROMA L’auspicio del cardinale
Angelo Bagnasco, presidente
della Cei, perché si possa
arrivare «ad una verità il più
possibile completa e aderente
ai fatti».
L’incontro «di sostanza e
tutt’altro che formale» (parole
dell’avvocato Fabio Anselmo)
con il procuratore capo
Giuseppe Pignatone, nella
speranza di riaprire le
indagini.
Le mille e oltre persone —
famiglie e antagonisti,
studenti e anziani — che
hanno partecipato ieri alla
fiaccolata per la verità davanti
al Consiglio superiore della
magistratura.
A una settimana di distanza
dalla sentenza di Appello che
ha assolto tutti gli imputati, la
famiglia di Stefano Cucchi
trova nuovo conforto nella sua
battaglia per accertare le
responsabilità della morte del
31enne, arrestato per droga e
morto da detenuto nel 2009.
«Finalmente si è aperto uno
spiraglio e noi andremo
avanti», ha detto ieri sul palco
di piazza Indipendenza la
mamma, Rita Calore. «I
segnali che arrivano sia dai
cittadini, sia dalle istituzioni ci
scaldano il cuore. Qualcosa sta
cambiando e questo ci apre
uno spiraglio di speranza», ha
aggiunto la sorella, Ilaria
( foto). La manifestazione,
organizzata dall’Associazione
contro gli abusi in divisa
(Acad) ha raccolto anche le
testimonianze dei familiari di
altre vittime o presunte vittime
di violenze delle forze
dell’ordine, Bernardino
Budroni, Riccardo
Magherini, Francesco
Mastrogiovanni e Stefano
Gugliotta. Solidarietà ha
espresso anche Patrizia
Moretti, la madre di Federico
Aldrovandi.
Al vaglio dei magistrati romani
c’è da venerdì anche una
denuncia a carico del
consulente della Procura,
Paolo Albarello.
Fulvio Fiano
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La disposizione
L’espulsione può
avvenire solo se ai
rifugiati è assicurato un
adeguato trattamento
giudici di Strasburgo con il
provvedimento 326 del 2014,
hanno ordinato allo stato elvetico di non rimandare in Italia
una famiglia di afghani (genitori e quattro figli minorenni)
a r r i va t a i n E u r o p a d o p o
un’odissea su barconi, camion
e treni proprio perché quei
profughi, nel caso venissero restituiti all’Italia, rischiano di
non avere un’adeguata assistenza umanitaria.
Il verdetto suona sicuramente ingeneroso nei confronti di
quanti, da Lampedusa e su fino
a Milano si occupano quotidia-
40
6.000
30
4.000
3.800
20
2.000
21
10
0
0
2013
2014
Fonte: Polizia di confine svizzera
2013
2014
d’Arco
spetta l’espulsione verso l’Italia. Lo stop arriva grazie al ricorso alla Corte Europea, secondo la quale Tarakhel e i suoi
hanno diritto a restare in Svizzera. Motivo? «Tenuto conto
della situazione attuale del sistema di accoglienza in Italia
— è scritto nella sentenza —
non è infondato che i richiedenti asilo corrano il rischio di
restare senza un luogo dove
abitare o che siano alloggiati in
strutture insalubri o dove si verificano episodi di violenza».
Perché non vengano violati i diritti degli individui dei rifugia-
● La Svizzera è
uno dei Paesi a
cui puntano gli
stranieri che
approdano in
Italia. Le altre
mete sono
Germania e
Paesi
scandinavi,
dove il
trattamento è
ritenuto
migliore
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Gran Bretagna
Il fiore piantato
da Cameron
L’orrore di Cerys, corteggiata e poi mangiata da un cannibale
Il carnefice ucciso dalla polizia inglese: aveva avvicinato la vittima in un bar invitandola a casa sua
Paula Yemm è immobile, incassata nel divano della sua cas a i n O a kd a l e , v i c i n o a
Blackwood, Sud del Galles.
Ha agenti di scorta accanto a
lei che la controllano. Hanno
paura che faccia qualcosa di
grave.
Ha 49 anni Paula Yemm e fino a mercoledì scorso sua figlia Cerys, 22 anni, era semplicemente una graziosa ragazza
bionda che frequentava il college e per mestiere da grande
voleva prendersi cura degli altri in campo sociale.
Oggi Cerys Marie Yemm è
diventata la vittima del cannibale, catapultata in pochi minuti in un orrore senza confi-
Lui
● Matthew
Williams, 34
anni, è stato
ucciso da una
scarica di taser
della polizia
che lo ha
sorpreso
durante atti di
cannibalismo
su una donna
ni, per via di quell’uomo che le
ha mangiato letteralmente la
faccia e si è messo a giocare
con i suoi bulbi oculari come
fossero biglie di vetro.
Una storia che dal sud del
Galles ha sconvolto il mondo
intero. Una storia che poteva
capitare a qualsiasi ragazza del
college che entra in un bar a
bere un drink e conosce un ragazzo.
Matthew Williams aveva 34
anni e prima di riempirsi di
cocaina, quella sera appariva
come un ragazzo a modo, pacato, così come raccontano
adesso inorriditi i frequentatori di quel bar. Matthew e Cerys si conoscono, chiacchiera-
no, bevono qualcosa, le ore
passano e l’invito dell’uomo a
seguirlo nel suo ostello a due
passi deve essere sembrato alla ragazza il preludio di una
piacevole avventura galante,
magari da raccontare alle amiche.
Cosa sia successo subito dopo nella stanza del Sirhowy
Arms hotel, ad Argoed, vicino
Il killer
L’omicida, conosciuto
come un violento,
ha agito sotto l’effetto
della cocaina
Lei
● Cerys Yemm,
22 anni,
studiava in un
college ed è
stata uccisa da
Williams dopo
essere stata
convinta a
seguirlo: si
erano
incontrati al bar
Cardiff non lo sapremo mai.
Quello che sappiamo è che
quando la polizia è entrata in
questa stanza dell’ostello ha
dovuto sfondare la porta perché Matthew Williams non voleva aprire. Stava mangiando il
viso della sua vittima.
Quando la polizia è entrata
ha trovato il cannibale che,
con in mano un occhio di Cerys, stava divorando le sue
guance.
Usare la pistola elettrica per
paralizzare il cannibale è stato
il primo pensiero dei poliziotti. Si chiama pistola taser, questa pistola elettrica: su Matthew mercoledì sera sono stati
sparati 50 mila volt per cercare
di stordirlo, anche se ormai
per la povera Cerys non c’era
davvero più nulla da fare.
Non c’è stato più nulla da fare nemmeno per Matthew e
adesso questo orrore senza
confini ha spalancato le porte
alle polemiche, perché Matthew Williams non era nuovo
alla giustizia con i suoi atti di
violenza, sebbene nessuno
mai ha mai pensato che arrivasse ad atti di cannibalismo.
Ma adesso è a Paula Yemm
che gli agenti di Oakdale stanno pensando. La mamma di
Cerys non riesce a muoversi
dal suo divano.
Alessandra Arachi
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Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
22
.
Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
CRONACHE
23
.
La storia
di Fabio Cavalera
La favola triste di Sheila
che dice addio all’amico cavallo
Malata di tumore, la donna ha chiesto l’incontro e si è spenta poco dopo
La teoria
● I benefici che
un animale può
indurre in un
malato sono
stati studiati a
partire dal
1960 dallo
psichiatra Boris
Levinson, con
particolare
riguardo ai
bambini. La sua
teoria ha preso
il nome di pet
therapy
● Secondo la
pet therapy la
vicinanza di un
animale può
calmare l’ansia
e aiutare a
superare lo
stress e la
depressione
Nel caso della
donna inglese,
Sheila da anni
si prendeva
cura di
Bronwen, il
cavallo da cui si
è congedata
Il saluto
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
L’ultimo
incontro tra
Bronwen e la
sua padrona,
Sheila Marsh, di
77 anni, è
avvenuto
all’esterno
dell’ospedale di
Wigan, dove la
donna era
ricoverata
perché affetta
da un tumore
A organizzare il
saluto, su
richiesta della
malata, era
stato il
personale
dell’ospedale
Sheila è morta
due giorni dopo
quell’estremo
saluto
LONDRA Se mai servisse un racconto per testimoniare quanto
può essere profondo il rapporto di un essere umano con un
animale, l’amico animale, si
dovrà ricordare l’addio di Sheila Marsh al suo Bronwen. Una
donna di 77 anni che è morta
di tumore dopo avere ricevuto
l’ultimo omaggio, un bacio
sulla guancia dal cavallo che
aveva cresciuto, allevato curato
per tantissimo tempo.
E per fortuna che questo
istante, l’istante dell’incontro
L’ultimo passo
Il personale ha portato
la barella in cortile, lei
ha chiamato l’animale
che si è avvicinato
finale, è stato immortalato dalle macchine fotografiche davanti all’ospedale di Wigan
perché, forse, sarebbe risultato
persino difficile credere a una
favola del genere, che poi favola non è ma è storia di una intesa fortissima e unica, certificata dal saluto dolce fra un’anziana signora e l’amico del cuore,
l’amico con cui ha condiviso
passeggiate, corse e lunghe galoppate.
Sheila Marsh, quando ancora ne aveva le forze, lavorava al-
l’Haydock Park, un ippodromo
del Lancashire nel nordovest
inglese. Era appassionata di
animali. E di cavalli soprattutto. Ne aveva sei, oltre a tre gatti
e tre cani. Si dice che le donne,
La ricerca
La chiesa storta di Van Gogh
colpa di una retinopatia
Confronto
La chiesa di
Auvers-surOise dal vivo e
nel dipinto che
Van Gogh ne
fece un anno
prima di morire
Qui sopra un
autoritratto del
pittore
olandese:
secondo una
ricerca l’artista
soffriva di
maculopatia
I tetti sono ondulati come i profili dell’edificio
che nella realtà è caratterizzata da un’architettura a linee rette.
Così Van Gogh vedeva la chiesa di Auvers-surOise quando la dipinse nel 1890, un anno prima
di morire. Il capolavoro non fu soltanto frutto
del suo estro. Molto probabilmente il pittore soffriva in quel periodo di una maculopatia da
stress, problema della retina causato dall’accumulo di sostanze prodotte dall’organismo in
persone ansiose. Nella macula, la parte dell’occhio da cui dipende la nitidezza della visione, si
crea una specie di bolla liquida che deforma le
immagini.
Il quadro è il primo caso documentato della
malattia di Van Gogh, la corioretinopatia sierosa
centrale, patologia degli stressati moderni, molto più diffusa rispetto a 50 anni fa (1 caso su
1000). Uno dei maggiori esperti al mondo è Andrea Cusumano, docente di oftalmologia all’università di Tor Vergata, professore a Bonn e alla
Cornell University di New York. Cusumano fin da
giovanissimo è appassionato delle opere dell’artista francese: «Il sintomo principale consiste in
una marcata alterazione delle immagini accompagnata talvolta da abbassamento della vista. La
malattia può regredire spontaneamente oppure
ha un andamento cronico. Per queste situazioni
esiste un intervento innovativo, la terapia fotodinamica». I tipi più a rischio? Impazienti, aggressivi e competitivi in modo esasperato. Il tono
dell’umore crea una reazione biochimica che
compromette la saluta della retina.
Margherita De Bac
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più degli uomini, riescano a
sviluppare una relazione speciali con i cavalli: questione di
tatto, di dolcezza, di gentilezza. Chissà se è davvero così. Ma
Sheila, sposata e con figli e
quattro nipoti, aveva per
Bronwen un’attenzione eccezionale. Lo aveva preso che era
un puledro di poche settimane
e lo ha tenuto con lei per venticinque anni. Era il suo favorito.
Gli parlava. Lo curava. Lo portava a correre quando ancora
era occupata all’Haydock Park
e soprattutto dopo, una volta
andata in pensione.
Ma Sheila Marsh si è ammalata. Un tumore che i medici le
hanno diagnosticato come
non guaribile. Ed è cominciato
un calvario di cure che ha rallentato il decorso fino all’epilogo di due giorni fa. Sheila sapeva di avere una manciata di
ore a disposizione e nella sofferenza ha chiesto di esaudire
un desiderio: rivedere per l’ultima volta il suo Bronwen.
Non è facile organizzare un
incontro fra una paziente che è
in punto di morte e il suo animale, il suo cavallo, il suo amico del cuore. Ma la figlia Tina è
riuscita a convincere gli infermieri e i medici. Sarebbe stato
un atto di amore verso la donna. E lo è stato. Sheila su una
barella, con il respiro allo stremo. Però con la mente lucida.
Con gli occhi che brillavano.
Certo si rischia di sconfinare
e si sconfina nella cronaca
strappalacrime. Ma più che
strappalacrime deve essere la
cronaca di un’azione dolce
compiuta da tutti i suoi protagonisti, una cronaca che ci
spiega quanto sia misterioso e
bello il rapporto fra l’uomo e la
natura, fra l’uomo e gli animali, che ci dice quanto importante sia la comprensione delle
strutture ospedaliere.
Gail Taylor, infermiera specializzata nella assistenza ai
malati terminali e alle famiglie, ha voluto i fotografi per ricordare e ha raccontato quei
pochi minuti. È una testimonianza commossa e diretta: «Il
personale ha spinto il letto con
le rotelle fino all’ingresso dell’ospedale. Sheila lo ha chiamato con delicatezza e
Il personaggio
La donna lavorava in
un ippodromo inglese
e possedeva
sei purosangue
Bronwen si è avvicinato. Il cavallo si è piegato teneramente
e l’ha baciata sulla guancia. Come se fosse consapevole dell’addio».
Poche ore più tardi Sheila si
spegneva. E si spegnava sicuramente felice. Non solo per avere ritrovato il suo Bronwen ma
anche per l’intelligenza e l’accortezza di un ospedale che le
ha consentito il più desiderato
degli addii.
@fcavalera
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Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
24
.
Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
CRONACHE
25
#
.
Web e diritti
Le norme
Stati Uniti
La legge
obbliga le
aziende con
oltre 50
dipendenti a
fornire 12
settimane di
congedo non
retribuito. Il
pagamento è
facoltativo: lo
ha scelto il
14%
ILLUSTRAZIONE DI ALBERTO RUGGIERI
Se gli indicatori economici
fanno dire agli esperti che gli
Usa vanno più veloci dell’Europa, i dati sui congedi parentali
mostrano una tendenza opposta: in quattro anni (2010-2014)
la quota delle aziende a stelle e
strisce che offrono la possibilità ai papà di assentarsi per occuparsi dei bebè è sceso di cinque punti percentuali (Società
per la Gestione delle Risorse
Umane).
Paradosso della storia. Almeno a sentire il New York Times, che così sintetizza la questione: fare il «mammo», come
si chiama da noi poco bonariamente il papà casalingo, potrebbe penalizzare la carriera
dei maschi. Che si troverebbero
ad affrontare gli stessi problemi che hanno in molte parti del
mondo le donne, quando si assentano dal lavoro alla nascita
di un figlio.
Una questione «femminile»
al maschile. Il giornale cita il
caso di Todd Bedrick, un contabile che s’è preso una lunga
pausa dalla Ernst & Young per
dedicarsi alla figlia. Ha imparato a cullare, a farla addormentare e ha elaborato un sofisticato congegno per far congelare e
scongelare il latte materno di
sua moglie. Ma un sociologo,
Scott Coltrane, che studia la paternità all’Università dell’Oregon, ammette che ancora qualche pregiudizio c’è sugli uomini che affermano di mettere al
primo posto i figli rispetto al lavoro. Perché il caso Bedrick rischia di mutare profondamente la cultura sul posto di lavoro.
La famiglia del contabile della Ernst & Young ne ha tratto
beneficio, sua moglie Sara guadagna di più e ha meno possibilità di entrare in depressione
nei nove mesi dopo il parto. Il
problema, secondo recenti
opinioni di sociologi americani, è che con le donne capofamiglia soddisfatte, i maschi cominciano a preoccuparsi degli
effetti che il congedo di paternità potrebbe avere sulle loro
carriere.
Una situazione simile, per
certi aspetti, a quella italiana,
dove la sfida non è solo convincere i datori di lavoro ad offrire
il congedo, ma gli uomini a
prenderlo. Le statistiche mostrano che sono ancora basse le
percentuali dei maschi che accedono al congedo parentale.
Per l’Istat solo il 7 % dei padri vi
fa ricorso. L’Inps grosso modo
fotografa lo stesso: l’88% dei
congedi facoltativi è appannaggio delle donne.
Per Paola Profeta, professoressa di Scienze delle finanza
all’Università Bocconi, la situazione è destinata a restare così,
anche in futuro, in assenza di
Paternità o carriera
Chi prende il congedo per stare col figlio
si vede penalizzato su lavoro e stipendio
Esattamente come accade alle mamme
A casa con i figli
I dipendenti che in Italia hanno utilizzato
almeno una volta il congedo parentale
45,3%
6,9%
Donne
Uomini
Durata di almeno
un mese
69,6
Così in Europa
per gli uomini
60
Germania
40
20
19,8
25%
Svezia
13%
0
Uomini
Donne
140.000
i dipendenti di enti
pubblici che hanno
utilizzato i congedi
parentali
Finlandia
ITALIA
Francia
Fonte: Osservatorio nazionale sulla famiglia
9%
6,9%
2%
d’Arco
una vera svolta culturale. «Lo
squilibrio è tutto a sfavore delle
donne che hanno stipendi mediamente inferiori a quelli dei
loro mariti. Con una retribuzione al trenta per cento in caso di
congedo si fa presto a fare due
calcoli in famiglia e optare per
far restare a casa la donna».
Per la professoressa bocconiana la strada da seguire è
quella dei Paesi scandinavi: «In
Svezia o in Norvegia si arriva fino a un mese di congedo obbligatorio retribuito per i maschi.
Solo così è stato possibile ridurre lo sbilanciamento dei
ruoli che in Italia assegna prevalentemente alle donne la cura dei bambini. Se tutti i maschi avessero gli stessi diritti si
attenuerebbe anche l’effetto
americano: la rinuncia per paura di limitare la carriera».
I dati Eurostat dicono che in
Italia la spesa per congedi è pa-
ri allo 0,2% del Pil. In Svezia siamo allo 0,8%. Anche se rientriamo tra i Paese più generosi
quanto a soldi per maternità.
Tuttavia i numeri non dicono tutto. Almeno per Ivo Lizzola, docente di Pedagogia sociale all’Università di Bergamo che
alla paternità ha dedicato un libro. Riconosce che ancora i numeri sono bassi. Ma dopo aver
condotto un’indagine sociologica sul campo s’è convinto che
in Italia ci sia voglia di paternità. Che la svolta culturale sia già
in atto. Soprattutto nell’Italia
Centro-settentrionale.
«Molti maschi vorrebbero
passare più tempo con i loro figli, ripensare in modo diverso
la loro presenza nella famiglia.
Soprattutto nel campo dell’associazionismo dove maggiore
è la possibilità di aiuto reciproco tra padre e madre. Il problema si scontra con un mercato
del lavoro estremamente competitivo, deregolamentato e
poco organizzato per favorire i
papà». In attesa di riforme, il
Maschio italiano può sempre
apprendere da Bedrick: che
cerca di tornare a casa presto
per fare il bagno alla figlia.
Agostino Gramigna
Italia
Il congedo
parentale ha
una durata di
sei mesi con
retribuzione
pari al 30%
Dal 2012, in via
sperimentale,
il papà ha
l’obbligo di
astenersi dal
lavoro per un
giorno
Svezia
Il congedo è un
diritto
individuale e
può essere
preso fino agli
8 anni di vita
del bambino
Ogni genitore
ha diritto a 60
giorni
L’indennità è
pari all’ 80%
dello stipendio
Germania
Il congedo può
essere preso
fino a 3 anni di
vita del
bambino per
12 mesi. Dal
2007 è prevista
un’indennità
pari al 67%
dello stipendio
fino a 1800
euro (anche
part time)
Le nuove regole sulle armi da set per i produttori sono inapplicabili. Valsecchi: gireremo all’estero
Si cambia
● Una direttiva
europea ha
stabilito due
anni fa che le
armi di scena
devono essere
rese innocue
● Il ministero
dell’Interno ha
istituito una
commissione
che ha previsto
una procedura
per adeguare le
armi, scattata
il 5 novembre
questione deve trovare una soluzione seria. Venerdì, in un comunicato congiunto, Anica, associazione nazionale delle industrie cinematografiche; e
Apt, associazione dei produttori televisivi, hanno diramato un
comunicato molto allarmato:
«A partire da oggi ogni fornitura di armi ad uso scenico si ferma, e con essa si fermano tutti i
set cinematografici e di fiction
d’azione. Le perdite economiche si annunciano ingenti. Tutto ciò a causa della Legge che
regolamenta la detenzione e
l’uso delle armi a uso scenico».
Una legge che una commissione ha cambiato con «norme
tecnicamente opinabili, ogget-
tivamente inapplicabili».
Una situazione tipicamente
italiana. Spiega infatti Valsecchi a cui chiediamo di spiegarci come funzionano le sparatorie sui set. Le armi sono vere o
Le ricerche offrono dati
allarmanti. Per esempio: il 25
per cento delle ragazze è stato
molestato online, il 26% ha
subito stalking. Lo dice lo
studio americano del Pew
Research Center. Così i colossi
del web corrono ai ripari.
Come Twitter, che ha
«ingaggiato» l’organizzazione
non profit Wam (Women,
action ad the media), che ha
già realizzato una campagna
contro la violenza sulle donne
insieme con Facebook. Un
progetto pilota per
intercettare non solo le
molestie sessuali, ma anche i
commenti razzisti o quelli
lesivi della dignità sessuale
degli utenti. I tweet
incriminati verranno segnalati
attraverso un modulo online e
valutati dallo staff della Wam:
due moderatrici donne. Lo
staff, se ci sono i presupposti,
avvertirà Twitter.
«Promettiamo una risposta
rapida — assicurano da Wam
—. Ma non possiamo
prendere noi le decisioni
conseguenti, questo spetta ai
moderatori di Twitter». Un
progetto pilota di breve, anzi
brevissima durata: forse
appena un mese. Nel quale
Wam cercherà anche di
tracciare un profilo base di chi
commette abusi e attraverso
quali forme, in modo da
suggerire risposte adeguate e
preventive. La mossa di
Twittter è sicuramente un
passo avanti, ma
probabilmente troppo corto.
Come confessa Jaclyn
Friedman, direttrice esecutiva
di Wam, all’Atlantic: «È
frustrante che con tutto il
denaro che hanno a
disposizione non siano in
grado di spendere un po’ di
più per rendere più sicura la
piattaforma». E sebbene si
dica «entusiasta e
incoraggiata» dal progetto
non nasconde che trova
«scandaloso che una piccola
organizzazione con solo due
persone debba lavorare gratis
per loro». In ogni caso, la
sicurezza (soprattutto) delle
donne sulla rete è un
problema molto sentito negli
Usa. I casi di violazioni si
moltiplicano. Come per
esempio quello di Zelda
Williams, la figlia dell’attore
Robin, che ha cancellato il suo
account Twitter dopo aver
ricevuto messaggi offensivi in
seguito alla morte del padre.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Se una legge impedisce le sparatorie nei film
«Mi sono affrettato a girare
tante scene di sparatorie delle
fiction che ho attualmente in
produzione — “Squadra mobile” e “Squadra antimafia” —
perché non so che farò da domani. Se la situazione non si risolverà sarò costretto ad andare all’estero». Perché ora il problema è che sul set, in Italia,
non si potrà più sparare.
Pietro Valsecchi, uno dei migliori produttori cinematografici e di serie televisive che abbiamo in Italia (qualche titolo
dei suoi successi: «Distretto di
polizia», «Ris Delitti Imperfetti», «Il capo dei capi») è dunque corso ai ripari mettendo
fretta ai suoi attori, ma certo la
La soluzione
di Twitter
contro le molestie:
donne moderatrici
Sul set
Anna Caterina
Murariu punta
una pistola sul
set di «Squadra
antimafia»
finte? «Come accade in tutta
Europa si spara con armi vere,
modificate ovviamente. Le
stesse fabbriche d’armi applicavano le modifiche necessarie
affinché le pallottole non potessero uscire dalla canna. E
certificavano che la pistola sparava a salve. Da qualche tempo
una commissione del Ministero degli Interni stava lavorando
per cambiare le cose. Che sono
appunto cambiate da venerdì.
Ma secondo le armerie queste
nuove modifiche non vanno
bene e dunque le armi non
possono essere certificate. Da
qui il blocco totale».
Domanda ingenua: perché
non usare pistole giocattolo?
«Perché si vedrebbe. È una
questione anche di peso, del
rapporto che l’attore/gangster/killer instaura in quel momento con l’arma. Con il giocattolo non si crea». Se non
fosse che di mezzo ci sono posti di lavoro che potrebbero saltare, ci sarebbe da ridere. In
America i ragazzini sparano nei
licei e noi non possiamo più fare dei bei polizieschi.
Conclude amaro Valsecchi:
«Spero davvero che ci si incontri e che il problema venga risolto. La Taodue (società di
produzione di Valsecchi, ndr)
dà lavoro a 15mila persone all’anno. E io voglio continuare a
produrre e mantenere l’industria qui, in Italia. Ma se non mi
mettono più nelle condizioni
di girare un film d’azione che
devo fare?».
Maria Volpe
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Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
26
●
.
Il caso Cucchi La sentenza della Corte d’appello ha un
devastante lato oscuro: milioni di italiani potrebbero non credere
più al sistema della giustizia e trasformare il volto martoriato
di Stefano in icona plausibile per altre indignazioni quotidiane
ANALISI
& COMMENTI
di Pierluigi Battista
Colpire, minacciare
e togliere la parola
La violenza torna
ad essere metodo
a chiave sta in due righe e una foto, a galla su Internet come un messaggio in bottiglia. «Più di
tre milioni di persone hanno visto questo post,
non siamo soli e non lo saremo mai», scrive Ilaria Cucchi accanto all’immagine di suo fratello
Stefano, sfigurato dalle botte sul tavolo dell’obitorio. Ecco. Tre milioni di persone ripescano
quella bottiglia, rileggono quel messaggio, guardano il volto di quel ragazzo qualunque, un figlio, un fratello, uno di noi.
L’effetto è quello di una chiamata generale. Così
si spiega la serata delle «mille candele» ieri a Roma, in piazza Indipendenza, lanciata e rilanciata
via web, cresciuta nel passaparola dei blogger e
diventata infine un sussulto di rabbia reale sotto
il Csm al grido di «giu-sti-zia! giu-sti-zia!». Accorrono ragazzi dei collettivi antagonisti, certo.
Amici di Stefano anche da Villa Maraini, sì, dove
si lotta contro la droga. Ma pure mamme, nonni,
adolescenti, bimbi sulle spalle dei papà coi lumini accesi in cerca di una verità che in mattinata ha invocato persino il cardinal Bagnasco.
Si può discutere e molto sulla sentenza che
manda tutti assolti per la morte di Stefano Cucchi, ma qui il punto non è di diritto. È, banalmente, di sostanza. La decisione della Corte
d’appello — il pestaggio ci fu, la vittima è sotto i
nostri occhi e tuttavia non ci sono responsabili
— ha stappato un sentimento collettivo e popolare: per effetto della tenacia della famiglia Cucchi e del coraggio di Ilaria, di sicuro, ma anche e
soprattutto dello spirito dei tempi.
«Sappiamo chi è Stato», anticipano i social
network nei loro hashtag e strillano poi i cartelli
in piazza. Dietro di essi si vede un’onda che monta con il moltiplicatore emotivo di Facebook e
Twitter, e con la filosofia degli indignados: il sospetto che non ci sia da credere a nessuna autorità costituita, la voglia di strappare il velo a un
potere che si autoassolve, alle caste e alle lobby.
Con la forza di un semplice assunto, che chiunque può capire senza essere un giurista o un politologo: Cucchi è entrato in cella vivo e sulle sue
gambe, ne è uscito morto e ridotto a larva.
Gli attacchi di alcuni esponenti del centrodestra al ragazzo e al suo stile di vita suonano dunque, oltre che crudeli, stonati. Un vano tentativo
di buttarla in politica: perché qui non si tratta di
mettere sotto accusa o di difendere un paio di
carabinieri, tre agenti di custodia, qualche medico, né si discute della libertà di sballo o di spinello. Qui è morto un giovane uomo che andava
aiutato. E a essere revocato in dubbio dal popolo
italiano, o almeno dalla sua massa critica rap-
C
i mancava solo il
ritorno della violenza
e dell’agguato. Gli
incendiari giocano alla
radicalizzazione della lotta
politica. Matteo Salvini
provoca buon senso e buon
gusto andando ad
arringare le folle che
vorrebbero smantellare i
campi rom: una miccia da
far esplodere per la
grancassa della
propaganda. I centri sociali
rispondono con l’assalto di
piazza e l’intimidazione
violenta sistematica. Pochi,
ma in grado di esercitare il
diritto arbitrario di togliere
la libertà di parola del
Nemico mostrificato. Pochi,
ma intolleranti e in grado
di far vittime: ieri due feriti
per un autista, quello del
leader della Lega, incapace
di tenere i nervi saldi, cui
va aggiunto un cronista
bolognese con un braccio
rotto dai nuovi squadristi.
Questi ultimi quasi
teorizzano l’aggressione
ricercata con arroganza.
Nulla si è salvato in questi
ultimi anni dalla furia
intollerante sublimata con i
nobili abiti della
«contestazione»: comizi,
congressi, conferenze,
presentazioni di libri (di
Giampaolo Pansa), feste di
partito, cortei, celebrazioni
del 25 Aprile. Pochi anni or
sono, è utile ricordarlo,
addirittura papa Ratzinger
dovette rinunciare a una
prolusione presso il
rettorato dell’Università di
Roma per non innescare
violenze e danni all’intera
città. Circostanze
totalmente dissimili tra
loro, ovvio. Ma nel
sottosuolo mentale e
ideologico dei violenti si
annida sempre la stessa
smania censoria. La voglia
incontenibile di
interrompere qualunque
manifestazione. Il leader
della Lega sembra non
conoscere il principio di
responsabilità che un
politico deve dimostrare se
decide di solleticare gli
istinti xenofobi contro «gli
zingari». Gli «antagonisti»
sembrano invece non
conoscere altro linguaggio
che quello dell’aggressione.
E le immagini di Bologna
sono chiarissime su chi
porta la colpa dei feriti di
ieri. Tra cui un giornalista
colpevole solo di fare il suo
mestiere. Sempre gli stessi
bersagli per i professionisti
dello squadrismo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
BEPPE GIACOBBE
L
● Il corsivo del giorno
IL PERICOLO NASCOSTO
NELLA VERITÀ NEGATA
di Goffredo Buccini
presentata in Rete, è il sistema per intero: un
sondaggio di Agorà dice che il 70 per cento vorrebbe rivedere la sentenza (pure prima della
Cassazione). È come se il caso Cucchi avesse svegliato con qualche ritardo una specie di grillismo giudiziario. «Cosa è giusto lo decidiamo
noi!»: questo è il messaggio finale, in sé tutt’altro che rassicurante, prodotto dalla malagiustizia.
Il furto di verità fa venire in mente, a chi ha
memoria, l’Italia delle stragi. Ma qui è tutto più
immediato e comprensibile. La faccia pesta di
quel ragazzo ogni volta che apriamo il computer
è paradossalmente un memento più assillante
persino delle terribili foto di un treno sventrato
o di una piazza devastata, perché la nebbia di
rinvii e depistaggi allora confondeva tutto, e noi
tutti, nel tempo. Nell’eterno presente perpetuato in Rete, invece, la verità denegata appare affilata come il volto di Cucchi nell’ultimo scatto.
LA POLITICA ESTERA DI OBAMA
L’ANATRA ZOPPA FORSE CI STUPIRÀ
SEGUE DALLA PRIMA
S
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i noti il paradosso (che è poi
il paradosso presente in ogni
negoziato internazionale): il
fatto che il presidente abbia
ormai margini di manovra
assai ristretti (i repubblicani non gli
permetterebbero un accordo qualsivoglia) e il fatto che gli iraniani lo sappiano obbliga questi ultimi, se davvero sono interessati al successo della
trattativa, a fare concessioni che forse
non avrebbero dovuto fare se Obama
non si fosse così indebolito sul piano
interno. Di positivo c’è che, con la vittoria congressuale repubblicana, si è
ridotto drasticamente lo spazio per
bluff e furbizie varie (da una parte e
dall’altra) nel negoziato in corso.
La questione del nucleare iraniano
si intreccia, naturalmente, con la vi-
cenda della guerra allo Stato islamico. La lettera segreta che Obama ha
inviato alla guida suprema iraniana
Khamenei, e di cui in questi giorni è
stato rivelato il contenuto, nella quale
si propone di fatto uno scambio fra
accordo sul nucleare e lotta comune
contro lo Stato islamico, è una lettera
maldestra che riflette la confusione
strategica in cui versa da tempo la politica mediorientale di Obama: una
alleanza esplicita con l’Iran (e col siriano Assad) contro lo Stato islamico
farebbe crescere ancor di più, in tutto
il mondo, i simpatizzanti sunniti di
quest’ultimo. Solo che quella lettera
precede le elezioni americane e oggi
non ha più molto valore. Difficilmente, infatti, quella posizione potrebbe
essere accettata (almeno ufficialmente) dai repubblicani.
Tuttavia, Obama ha ora l’occasione
L’idea che la giustizia sia cosa di cui diffidare
ha avuto per vent’anni un tratto tutto politico:
Berlusconi l’ha inculcata ai suoi e ne ha fatto la
propria cifra. Ma questa storia semplice ne dà un
segno pre-politico e trasversale: una cosa che chi
attacca la memoria di Cucchi — nel riflesso pavloviano di difendere le divise purchessia —
sembra non comprendere. Tutto questo non è
però gratuito. Il pericolo che milioni di italiani
qualsiasi non credano più ai loro giudici è ben
più devastante dell’eversione a bassa intensità
proposta per due decenni dal berlusconismo. E
sta qui, in definitiva, il lato più oscuro della sentenza Cucchi. Che avrà tecnicamente le migliori
ragioni, ma contiene un insulto al senso comune, un nocciolo di non plausibilità: e perciò trasforma il volto martoriato di Stefano in icona
plausibile per altre mille indignazioni quotidiane.
di assumere una postura molto più
decisa e dura nel grande pasticcio mediorientale. E non è forse un caso che
subito dopo le elezioni egli abbia deciso di inviare nell’area altri 1.500 soldati, sia pure con compiti solo «di addestramento delle truppe» (per ora).
Se scegliesse di alzare ancora di più il
tiro contro lo Stato islamico, ma chiarendo anche che ciò non implicherebbe alcuna alleanza di fatto con il
dittatore siriano Assad, difficilmente i
repubblicani potrebbero contestarlo.
Si aggiunga che la probabile candidata democratica alle prossime Presidenziali, l’ex segretario di Stato Hillary Clinton, già critica nei confronti
della politica estera di Obama, è sicuramente pronta ad avanzare nuove
dure obiezioni, e il presidente ha interesse a prevenirla con azioni internazionali decise. Potrebbe persino accadere che gli europei (e anche gli alleati mediorientali) scoprano fra poco di
poter contare di nuovo, in quella partita, sulla leadership degli Stati Uniti.
Il presidenzialismo americano, il
© RIPRODUZIONE RISERVATA
cosiddetto «governo diviso», è soggetto a dinamiche più complesse di
quelle che gli europei di solito immaginano. Non è detto che un presidente
«anatra zoppa», come è oggi Obama,
sia necessariamente destinato a un
mesto declino senza più storia e gloria. Può anche essere che la bruciante
sconfitta delle elezioni di midterm si
riveli per il presidente, paradossalmente, una fortuna, rendendolo di
fatto più libero di agire sulla scena internazionale (come osservava sul Corriere del 7 novembre Massimo Gaggi).
Certamente non tutto, ma molto dipende comunque da lui. Si tratta di
capire se Obama ha ancora voglia oppure no di chiudere con qualche successo la storia della sua amministrazione. Se così fosse, le nuove condizioni potrebbero agevolarlo. Una fortuna per lui e forse anche per tutti
coloro, europei per primi, la cui sicurezza migliora quando l’America ha
successo.
Angelo Panebianco
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Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
.
NUOVI ASSETTI
PARTITO DELLA NAZIONE
LA SFIDA (E I RISCHI)
DEL PROGETTO DEL PD
di Virginio Rognoni
Bipolarismo L’idea del
premier di consolidare un
polo riformista potrebbe
favorire lo sviluppo di
una forza antagonista:
un riordino che farebbe
l’interesse del Paese
S
econdo le analisi che sono state fatte dopo la Leopolda e Piazza San Giovanni c’è
anche la prospettiva di una possibile trasformazione del Partito democratico in
un partito «totalizzante». La vocazione
maggioritaria del Pd, in uno scenario fortemente segnato dalla debolezza dei partiti di opposizione, porterebbe a questo rischio. La vigoria del
segretario-premier farebbe il resto: Renzi solo al
comando, con lui è la gente; e il partito, di cui è
segretario, è del tutto sfocato.
Quasi a prova di una deriva del genere si è richiamata la stessa espressione «partito della nazione», circolata con insistenza alla Leopolda.
Così, per esempio, Cacciari: la nazione è «tutto»,
il partito è «parte»; se, dunque, c’è un partito
della nazione, quel partito è il partito unico e la
democrazia si spegne. A sua volta Luciano Gallino: «anche altri partiti, in passato, si sono qualificati nazionali e sappiamo come sono andate le
cose». Tutto vero: ma è giusto prendere sul serio
— qui e ora — l’espressione «partito della nazione» e paventarne gli esiti disastrosi per la democrazia?
Altre volte, in tempi passati, si è parlato di
«country party» per definire la Democrazia cristiana e il suo ruolo centrale per gli equilibri politici del Paese; una sorta di «innocente» retorica
a sostegno di una indiscutibile situazione di fatto. Ma anche oggi il «partito della nazione», di
cui si è parlato alla Leopolda, mi pare semplicemente un argomento retorico, un capitolo della
propaganda che ogni partito si concede. Piuttosto, il progetto di Renzi, condiviso da tutto il partito, è chiaro nella sua enunciazione: l’alternanza
al governo di due formazioni contrapposte, con
programmi e storie diverse che, appunto, ne
provocano la contrapposizione. Il programma
— brevemente si può dire così — è un deciso riformismo che senta fortemente le esigenze della
giustizia, che modernizzi il Paese, gli tolga la
ruggine in non pochi meccanismi istituzionali,
elimini burocrazie e ritardi; tutto ciò attraverso
l’azione di un partito — il Pd — che, nell’agire
per questo programma, deve esso stesso mettersi in gioco. In ogni caso un partito collocato sulla
sinistra, secondo la storia che ha alle spalle,
compresa quella del cattolicesimo democratico
e senza infingimenti come lo prova la sua collo-
cazione, a livello europeo, fra le famiglie socialiste.
È con questo progetto e con questo partito che
Renzi si è presentato alle elezioni europee, di
fatto al giudizio della gente, e ha avuto grande
successo. Di fronte a tale risultato la conclusione
è elementare: il Pd ha bisogno di Renzi e Renzi
ha bisogno del Pd. Ma questo rapporto di reciprocità, che conferisce forza al partito, richiede
una costante manutenzione e l’impiego di ogni
risorsa di cui la cultura politica dispone; soprattutto quando la dialettica fra maggioranza e minoranza si radicalizza e diventa dura contrapposizione. Spetta soprattutto al segretario questa
opera di manutenzione capace di eliminare incomprensioni che, nel tempo, irrigidendosi, potrebbero diventare laceranti. Faccio solo un
esempio: le dichiarazioni di molti esponenti
della minoranza di escludere qualsiasi ipotesi di
scissione e di rimanere, in ogni caso, nel partito,
non possono essere considerate come espressione di uno stato di necessità o di opportunismo. In queste dichiarazioni c’è (e basterebbe il
solo dubbio che ci sia) il sentimento di una appartenenza, avvertita come cosa preziosa; l’appartenenza al partito, alla sua storia e alle sue ragioni di oggi. Un patrimonio che non può essere
liquidato e buttato via con parole sbrigative. Al
contrario, trovando le parole «giuste» della politica — che pure ci sono — deve essere valorizzato. Se ne avvantaggerebbe il dibattito interno sugli stessi decisivi temi della politica economica e
❞
Pedagogia
Il piano dei democratici ha in sé
una carica «pedagogica». Ma se la sfida
non venisse superata ci troveremmo
dentro un centrismo senza confini
del lavoro; temi tutti che la dirigenza ha il dovere
di portare al governo secondo gli esiti di un dibattito interno, a cui a pieno titolo ha partecipato anche la minoranza.
La sfida politica del Pd sta anche qui, delicatissima, sul fronte interno e va giocata con grande discernimento. Il suo progetto può non avere
successo ma è veramente ambizioso nella sua
enunciazione. Muoversi, infatti, con forza e chiarezza, verso il consolidamento di un polo di sinistra-riformista potrebbe provocare e favorire la
nascita di una formazione antagonista. A questo
modo si metterebbe in moto un processo di riordino integrale dell’assetto politico nell’interesse
del Paese. Un progetto ambizioso, dunque, che
finisce per avere in sé una carica «pedagogica»
che, nei momenti difficili, non è affatto estranea
alla politica. Se è così, che si parli del Pd come il
«partito della nazione» non può certo creare
sconcerto. Se la sfida non fosse superata, ci troveremmo tutti dentro un centrismo senza confini. È bene saperlo.
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●È
27
UNA PAROLA, FRAU MERKEL:
NE HA BISOGNO LA BCE
COMMENTI
DAL MONDO
La Svizzera
e il dilemma
sui residenti ricchi
facciamo un
●
❞ «Non
autogol»: così
l’economista Roberto
Grassi sul Corriere del Ticino
avverte i cittadini svizzeri
che saranno chiamati a un
referendum per aumentare
la tassazione per i
«globalisti», cioè i circa
5.500 stranieri che
beneficiano di grandi introiti,
risiedono in Svizzera e
godono di benefici fiscali.
Disincentivare l’arrivo di
personaggi di successo nei
rispettivi campi, sostiene
Grassi, porterebbe solo
minori entrate alla Svizzera
e aggraverebbe
l’imposizione fiscale per
tutti gli altri cittadini.
L’Infanta Cristina
e il segnale atteso
sulla successione
imputata per
●
❞ L’hanno
frode fiscale. L’Infanta
Cristina potrebbe essere
processata e condannata. El
País, diretto da Antonio
Caño, chiede che la sorella
del re di Spagna, «rinunci
volontariamente ai suoi
diritti successori alla
Corona». Una scelta più per
dare un segnale che dalle
vere implicazioni dinastiche
(l’Infanta è solo sesta in
linea di successione). Ma
proprio re Felipe, pochi
giorni dopo l’investitura,
ha voluto disegnare una
monarchia nel segno
dell’onestà e che garantisca
l’indipendenza della
magistratura. Un invito al
passo indietro per Cristina.
a cura di Carlo Baroni
il momento di dire
una parola, signora
Merkel. A costo di essere accusata di ingerenza, questo è uno di
quei passaggi in cui il Paese
(volente o nolente) leader in
Europa deve dimostrare leadership. Dopo che, giovedì, a
Francoforte, il presidente della
Bce Mario Draghi aveva assicurato che nel Consiglio della
Banca centrale europea c’è
unanimità sulle misure straordinarie da prendere per evitare
che l’Eurozona cada nella deflazione, dopo che aveva detto
che tra i banchieri centrali dell’euro non c’è una spaccatura
Nord/Sud, il presidente della
Bundesbank Jens Weidmann,
24 ore più tardi, ha fatto conoscere i suoi distinguo. Riguardano le dimensioni e la tempistica di un’eventuale operazione di acquisto massiccio di titoli pubblici da parte della Bce,
e probabilmente anche il merito di un’iniziativa del genere.
Le differenze di opinione
della Bundesbank in fatto di
politica monetaria sono ovviamente legittime: anche nell’americana Fed la presenza di
«falchi» e «colombe» non è
elemento di scandalo. La questione, però, in un’area monetaria di 18 diverse economie e
altrettanti Stati si carica di significati politici. Finora, la Bce
è stata l’unica istituzione a funzionare in senso europeo: il rischio che corre adesso è di essere penetrata da quelle stesse
divisioni che sono ormai evidenti tra i governi, dallo stesso
senso di sfiducia tra partner.
Weidmann si sente in obbligo di tranquillizzare l’opinione
pubblica tedesca. Altri banchieri centrali, ad esempio il
francese Christian Noyer, si
collocano al polo opposto di
Weidmann, per ragioni simili.
In questa situazione, è necessaria un’azione di leadership che
faccia intendere in quale direzione l’Eurozona sta andando.
In politica, per evitare gli scontri tra Renzi e il presidente della Commissione Juncker. E nei
confronti della Bce: non per ingerire ma anzi per evitare che
diventi terreno di scontro politico. Una parola: occorre sapere
se Berlino accetterà le scelte di
Francoforte.
Danilo Taino
@danilotaino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ASCESA DEL CRISTIANESIMO
CHE PREOCCUPA PECHINO
I
l governo cinese è ufficialmente ateo. Ma dalle rotative di una casa editrice di
Nanchino, riferisce il Financial Times, è appena
uscita la 125 milionesima copia
della Bibbia. Nella Cina fabbrica del mondo c’è anche la più
grande fabbrica di Bibbie della
terra. Si sa che molti editori occidentali ormai vengono a
stampare i loro libri nella Repubblica popolare, per ridurre
i costi. Però più di metà della
produzione di Nanchino è diretta al mercato interno. Perché il cristianesimo, introdotto
nell’Impero di Mezzo dai missionari gesuiti nel 1534, anche
se controllato e oppresso, si sta
diffondendo in una società
neo-capitalista dove le diseguaglianze economiche si dilatano.
La Cina riconosce oggi quattro religioni: buddismo (la fede
più diffusa), taoismo, islamismo e cristianesimo. L’ufficio
statistiche di Pechino conta
meno di 30 milioni di cristiani,
tra i quali 5,3 milioni cattolici
raccolti nell’Associazione patriottica. Ma secondo stime
della Diocesi di Hong Kong i
cattolici sono circa 12 milioni,
se si comprendono quelli delle
«chiese sotterranee», devoti alla Santa Sede di Roma. Contando i protestanti (che in Cina sono la maggioranza), i cristiani
potrebbero essere 100 milioni,
più dei membri del partito comunista, fermi a 86 milioni.
Entro 15 anni, con la progressione costante che si sta registrando, i cristiani cinesi potrebbero diventare 165 milioni.
La Cina sarebbe a quel punto il
primo Paese cristiano nel mondo.
Il partito comunista, scosso
oggi da una campagna anticorruzione al suo interno che
mostra alla gente come i dirigenti più che servire il popolo
si siano serviti da soli, teme
una sfida alla sua autorità morale. Per questo cerca di costringere cattolici e protestanti
ad arruolarsi nelle associazioni
patriottiche. E per questa paura, quest’anno, sono state demolite decine di chiese. La motivazione ufficiale? Violazione
delle regole urbanistiche.
Guido Santevecchi
@guidosant
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
28
.
Economia
«Internet veloce, lo Stato
dovrà investire sulla rete»
CorrierEconomia
di Giuditta Marvelli
Borse e bond
ancora cari
Come investire
Torna la volatilità sui
mercati azionari e intanto
i rendimenti dei titoli di
Stato restano ai minimi.
Come fare per investire in
sicurezza e guadagnare?
Dalle emissioni zero
coupon ai conti di deposito,
dai conti correnti
remunerati fino alle azioni
a bassa volatilità,
«CorrierEconomia»,
l’inserto del «Corriere»
in edicola domani con il
quotidiano, esplora tutte le
alternative per tenere a
bada il rischio. Perché per
investire oggi è necessario
Antitrust e Authority per le comunicazioni: il mercato ha fallito
Al vertice
Angelo
Marcello
Cardani,
presidente
dell’Agcom.
Sopra,
Giovanni
Pitruzzella,
presidente
dell’Autorità
garante della
Concorrenza e
del mercato
MILANO Per potenziare in Italia
lo sviluppo delle reti fisse di
nuova generazione, la cosiddetta banda ultra larga, è necessario un intervento pubblico visto che non è possibile
contare sugli investimenti privati a causa degli alti costi «irrecuperabili» e della concorrenza che riduce ricavi e margini. Per di più «in presenza di
una domanda ancora poco
sviluppata». A sostenerlo sono le autorità indipendenti
Antitrust (Agcm) e il Garante
delle comunicazioni (Agcom).
Secondo le authority, l’intervento pubblico può andare
dalla costituzione di un operatore di rete puro a un investimento misto pubblico-privato, alla joint venture tra operatori privati (per sostenere la
quale si può derogare alle leggi antitrust) agli incentivi fiscali come quelli introdotti
con lo «sblocca Italia». Anche
se, sottolinea l’analisi conoscitiva delle due autorità, non
sembra che gli operatori siano
La banda ultra larga in Italia e in Europa
L’evoluzione delle connessioni
25
Gran Bretagna
20
UE
15
Germania
10
Spagna
5
Francia
ITALIA
0
2010 2011
2012
2013
Fonte: Commissione Europea, Digital Agenda Scoreboard
disposti a collaborare.
Punto di partenza dell’analisi è che «la realizzazione delle reti fisse a banda ultra larga
in fibra ottica costituisce un
progetto di rinnovamento radicale delle infrastrutture ...
che probabilmente non ha
precedenti». Reti arretrate anche perché a differenza di altri
Paesi non hanno beneficiato
della convergenza della tv via
cavo. Eppure, nonostante la
domanda in Italia sia ancora
bassa, il mercato può offrire
2014
d’Arco
Nuovo stabilimento
Italcementi apre a Brescia
Italcementi investe 150 milioni in Italia e
inaugura il nuovo impianto nella cementeria
di Rezzato e Mazzano. Dopo il taglio del nastro
di lunedì scorso alla presenza del premier
Matteo Renzi, ieri il gruppo della famiglia
Pesenti ha ufficialmente inaugurato il nuovo
forno dello stabilimento nella provincia di
Brescia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
grandi potenzialità di sviluppo con i servizi di «video online» (come dimostra, all’estero, l’esperienza di Netflix) o la
digitalizzazione della pubblica amministrazione. Per questo Agcom e Antitrust propongono di stimolare la concorrenza tra operatori attraverso «una maggiore trasparenza della qualità delle
connessioni online» e di spingere sulla domanda con «voucher, sovvenzioni, benefici fiscali per famiglie e imprese
che vogliano dotarsi di una
connettività a banda ultra larga».
Non è un paradosso che siano proprio le autorità che devono tutelare la concorrenza
ad intervenire. Lo fanno perché si trovano di fronte a un
«fallimento del mercato» —
scrivono i presidenti Giovanni
Pitruzzella (Antitrust) e Angelo Marcello Cardani (Comunicazioni). Il riferimento è ai gestori che finora hanno realizzato reti, Telecom Italia, Fastweb o Metroweb. Entro il
2016 con i piani dei privati si
arriverà alla copertura del 50%
della popolazione, ma l’effettiva concorrenza si avrà solo in
un’area pari al 25% della popolazione. Troppo poco per centrare gli obiettivi indicati nell’Agenda digitale europea.
Fabrizio Massaro
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«Rinnovabili, incentivi alle imprese più efficienti»
tenere a mente che si è in
presenza di un doppio
binario (prezzi elevati sia in
Borsa sia per i titoli di Stato
e bond societari) su cui non
è semplice far correre il
portafoglio.
In cima alla lista delle
possibilità ci sono sempre
i depositi vincolati o, in
alternativa, i conti correnti
remunerati. In media si
strappa l’1% netto, a patto di
lasciare fermi i soldi per 12
mesi. Agli irriducibili dei
titoli di Stato, invece, può
essere utile esplorare il
campo dei Btp senza
cedola, gli unici che si
possono comprare oggi a
meno di 100.
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Molinari (Metaenergia): va sostenuta la ricerca, serve una nuova filiera italiana
Maurizio
Molinari,
presidente e
amministratore
delegato di
Metaenergia, di
cui è anche
fondatore
Il decreto sblocca Italia è diventato legge tra
le contestazioni di chi pensa che le semplificazioni introdotte si tradurranno in un attacco
al territorio. Che ne pensa, Maurizio Molinari,
presidente di Metaenergia che opera nel settore delle rinnovabili?
«Lo sblocca Italia contiene un principio molto
sano: conferisce al governo centrale capacità decisionale per garantire interessi nazionali anche
in un settore strategico come le infrastrutture
energetiche. In questo modo, attraverso un nuovo iter legislativo, determina tempi certi per autorizzazioni e realizzazioni. In futuro sarà più facile investire e far partire la ripresa».
Intanto gli investimenti in rinnovabili nei
primi nove mesi del 2014 passano in Italia da
un miliardo di dollari a soli 262 milioni, in
confronto allo stesso periodo del 2013.
«Le energie rinnovabili hanno rappresentato
nell’ultimo quinquennio il settore nel quale si è
più investito a livello europeo e soprattutto in
Italia con il sostegno dello Stato. Ora si deve procedere a una rimodulazione degli incentivi al fine di alleggerire i costi derivanti dagli oneri alle
famiglie e alle imprese».
Come andrebbero rimodulati gli incentivi?
«Applicando un principio di efficienza degli
impianti installati, premiando e parametrando
le eventuali nuove fonti di incentivazione. Ad
esempio, considerata la non totale programmabilità della produzione di energia per mancanza
di tecnologie idonee, l’utilizzo delle fonti fossili
è supporto necessario alla crescita di impianti
green. Quindi piuttosto che incentivare la semplice installazione delle rinnovabili, bisognerebbe sostenere la ricerca per impianti caratterizzati
da una buona innovazione tecnologica, idonea a
creare una nuova filiera italiana».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Per questo ci vorrebbe una politica energetica.
«Non c’è dubbio».
Il basso prezzo dell’elettricità rappresenta
un ostacolo alla realizzazione di nuovi impianti?
«No, il vero limite finora è stata la lungaggine
degli iter burocratici e l’incertezza nell’ottenimento delle autorizzazioni».
Consiglierebbe a un investitore straniero di
puntare sull’Italia a questo punto?
«Consiglierei soprattutto ai nostri imprenditori di credere nelle nostre potenzialità e nei giovani, ritrovando il piacere di essere italiani, contribuendo concretamente a migliorare il nostro
Paese con un ritrovato ottimismo e soprattutto
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Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
ECONOMIA
29
.
I conti
Monte dei Paschi,
il mercato teme
perdite per un miliardo
Fabrizio Viola
Quello che il Montepaschi approverà il mercoledì
12 potrebbe essere il decimo trimestre di fila in
perdita. Gli analisti si attendono un rosso pesante,
attorno a un miliardo di euro, a causa non solo
dell’andamento del mercato italiano ma anche
delle svalutazioni e degli accantonamenti emersi
con la verifica della qualità degli attivi (asset
quality review) portata avanti dalla Bce, che ha
fatto emergere 2,8 miliardi di euro di correzioni.
Sulla base delle stime degli analisti consultati da
Bloomberg, Mps dovrebbe registrare un rosso
attorno ai 929 milioni di euro. Secondo Kepler
Chevreux invece la banca potrebbe registrare un
risultato negativo di 721 milioni nel singolo
trimestre e di 1,074 miliardi sui nove mesi: «Ci
aspettiamo che il tentativo di ristrutturazione di
Mps sia di nuovo a un punto morto», scrivono in
un report. Bisognerà vedere quanto sarà portata a
fondo la pulizia del bilancio, il primo che sarà
votato dai soci esteri rappresentati in consiglio da
David Martinez Guzman (Fintech) e Roberto Isolani
(Btg Pactual). La banca ha comunque superato
l’aqr con un patrimonio del 9,5% contro il minimo
dell’8%. Dal consiglio potrebbero venire anche
indicazioni sull’aumento di capitale da 2,5 miliardi
e sul rimborso del miliardo di aiuti di Stato (Monti
bond), nonché sulle prospettive dell’istituto, che
potrebbe essere conquistato da un’altra banca.
È battaglia sulle polizze Usa
per medici e ospedali italiani
Il caso
di Mario Gerevini
e Simona Ravizza
Una lite da oltre mezzo miliardo tra AmTrust e il broker Trg
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Le polizze contro gli errori medici
Il mercato italiano
543 milioni
di euro
Quasi 200
ospedali italiani
assicurati
con AmTrust
Amtrust in Italia
225 milioni di € (43%)
40 mila medici
assicurati
con AmTrust
d’Arco
del processo, in due casi su tre
non c’è nessun risarcimento da
versare. Ma poco importa: «Per
molte compagnie quella di perdere soldi nella malasanità è
diventata una certezza — è
scritto nel dossier Ania “La
Malpractice medica, il grande
caos” —. Soltanto pochi operatori esteri sono rimasti in attività».
Su tutti, a farla da padrone è
proprio l’AmTrust, ora alle prese con il turbolento divorzio
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società americana sono stati
sollevati in questo contesto e
hanno costretto l’altroieri l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (Ivass) a intervenire
per tranquillizzare i consumatori.
Prima le indiscrezioni. Poi la
rottura violenta, accompagnata
da uno scambio di accuse. Sul
proprio sito il broker Trust Risk
Group annuncia di avere persino interpellato le autorità di
mercato «in seguito alle recenti
notizie pubblicate» negli Usa
«sullo stato di salute finanziaria di Amtrust Financial Services», cioè il gruppo quotato al
Nasdaq. Sospetti pesanti, anche se solo pochi mesi fa il broker italiano (95 milioni di fatturato con 24 di utile) parlava di
«una collaborazione con Am
Trust ulteriormente consolidata» e per di più ha acquistato
azioni, investendo 1,5 milioni
di dollari, in un’altra compagnia dei Karfunkel. Acqua passata. Il divorzio è finito il 4 novembre al centro dell’ultimo
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● Trust Risk
Group chiede
550 milioni di
risarcimento
danni e solleva
dubbi sulla
solidità
finanziaria
della società
americana
insinuando sospetti, tra l’altro,
sulla solidità finanziaria della
compagnia assicurativa.
L’avanzata in Italia dei fratelli
Karfunkel è andata di pari passo con la fuga degli altri gruppi
assicurativi dal mercato, che
complessivamente vale oltre
mezzo miliardo di euro. L’opinione diffusa è che assicurare
la malasanità non sia più conveniente. Troppe le richieste di
risarcimento danni, infinitamente lunghi i tempi delle cause in Tribunale che costringono a mettere a bilancio come
possibili perdite i soldi da rimborsare. Nell’ultimo report dell’Ania (l’Associazione nazionale delle imprese assicuratrici),
la stima delle denunce per errori medici ha superato quota
30 mila, un numero che si è triplicato negli ultimi venti anni.
Il costo dei premi è lievitato: un
ospedale spende per assicurarsi in un anno dai 500 mila ai 9
milioni di euro (la cifra dipende dall’attività svolta, la media
è intorno ai 3 milioni). Alla fine
Corsi
● AmTrust,
leader del
mercato
italiano contro
i rischi da
malasanità, ha
rescisso il
contratto con
il broker per
l’Italia, Trust
Risk Group
I fratelli Karfunkel si chiamano Michael, 71 anni, e George,
65. Sono ex poveri, ora miliardari. Sono praticamente sconosciuti. Eppure la malasanità
italiana è assicurata con la
compagnia AmTrust, controllata dai Karfunkel e quotata al
Nasdaq.
In caso di errori medici in
quasi duecento ospedali è proprio la società dei fratelli Karfunkel a dover garantire il risarcimento dei danni ai pazienti e
alle loro famiglie. Lo stesso vale per gli eventuali sbagli di 40
mila medici, anche loro clienti
di AmTrust. Nel 2013 la società
ha sottoscritto polizze sanitarie
in Italia per 225 milioni di euro
e oggi copre il 60% degli enti
ospedalieri.
Adesso è sorto un grosso
problema. Il distributore esclusivo delle polizze AmTrust in
Italia, il broker Trust Risk
Group, li accusa di aver illecitamente rotto il contratto ed è
pronto a chiedere un risarcimento di 550 milioni di euro,
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F. Mas.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
incontro di AmTrust con gli investitori. Il broker italiano viene accusato di aver trattenuto
illegalmente da settembre 45
milioni di premi che andavano
riversati a New York. «D’ora in
poi li raccoglieremo da soli»,
afferma l’amministratore delegato Barry Zyskind, negando
qualsiasi impatto negativo della vicenda visto che AmTrust
«garantirà tutte le coperture in
essere».
Zyskind ha sposato la figlia
di Michael Karfunkel. L’azienda
ha un’impronta familiare e dimensioni discrete: 4,1 miliardi
di fatturato 2013 (esploso dai
2,7 del 2012), 3.200 dipedenti,
70 sedi in mezzo mondo, una
specialità nelle polizze infortuni dei lavoratori. Tanti business
di nicchia a basso margine,
compensati con alti volumi.
Gli analisti accreditati confermano anche negli ultimi report il giudizio positivo e il titolo della società viaggia sui massimi dell’ultimo anno (50 dollari). Il rating sulla solidità
finanziaria è A (excellent). Le
polizze in Italia fanno capo alla
controllata AmTrust Europe di
Londra che ha un patrimonio
netto di 202 milioni.
Ma la AmTrust non è un gigante e suona, dunque, un po’
strano che l’enorme responsabilità di coprire i rischi di gran
parte della malasanità italiana
ricada sulle spalle di un’azienda familiare. Garantiscono i
Karfunkel?
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Rubriche Compravendite
immobiliari
Nel testo dell’inserzione è obbligatorio indicare la classe energetica di appartenenza dell’immobile
e il relativo indice di prestazione
energetica espresso in kWh/mqa o
kWh/mca a seconda della destinazione d’uso dell’edificio. Nel caso
di immobili esenti dall’indicazione,
riportare la dicitura “Immobile non
soggetto all’obbligo di certificazione energetica”.
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
30
.
Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
31
Cultura
& Spettacoli
7 giorni
di tweet
I consigli di
Sandro
Gerbi per
@La_Lettura.
Da oggi tocca
a Piergaetano
Marchetti
.
Domenica
Lunedì
Martedì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì
Sabato
S. T. Coleridge,
La ballata
del vecchio
marinaio.
Profetico
viaggio
nel mare
dell’ignoto
Israel J.
Singer,
La famiglia
Karnowski.
Tre
generazioni
di ebrei erranti
e dannati
Tony Judt,
Novecento.
Una storia
filtrata
dall’etica
Bernardo Valli,
La verità
del momento.
Con il dovuto
rispetto,
meglio
di Kapuscinski
Alessandro
Galante
Garrone,
Il mite
giacobino.
Un gentiluomo
indignato
ante litteram
Angelo
Ferracuti,
Il costo
della vita.
Morti bianche
al calor vivo
Enzo Beacco,
L’offerta
musicale.
Risonanze
per musicofili
(da tavolino
e da concerto)
Riflessioni di un autore incluso nel nuovo «Zingarelli»
Biennale Arte di Venezia
Un pastrocio non è un pasticcio:
dentro la vita segreta del vocabolario
Padiglione
Italia: Trione
curatore
di Claudio Magris
D
unque sono nella bibbia. Addirittura come
un suo autore, sia pure
solo di poche righe.
Considero la mia inclusione nello Zingarelli un vero premio,
che rischia di indurmi alla vanità ben più di altri riconoscimenti. Il vocabolario — e tanto più
un principe, il principe dei vocabolari come lo Zingarelli — è il
libro dei libri, una vera bibbia
che racchiude il tutto e il suo significato. È la vera biblioteca di
Babele, perché contiene potenzialmente, con le innumerevoli
combinazioni possibili delle sue
144 mila voci, tutti i libri immaginabili. Trovarsi nel vocabolario è dunque trovarsi nel cratere
di un’inesauribile creatività e mi
sento un po’ come uno di quegli
astronauti scelti, in tanti film,
per viaggi nello spazio-tempo.
Al vocabolario si ricorre, ovviamente, per conoscere il significato dell’una o dell’altra parola
o espressione. È geniale l’idea di
Biblioteca di Babele
Si tratta del libro dei
libri, della vera bibbia
che racchiude il tutto e
il suo significato
offrire, per alcuni lemmi — 55
se non sbaglio — non solo il significato letterale, denotativo di
una parola (quello che ci insegna, ad esempio, che ipochilia
vuol dire ridotta secrezione dei
succhi gastrici), ma anche le potenzialità latenti in una parola, il
significato irripetibile che essa
può assumere in una vita e in
un’esperienza, la sua universalità espressa, a differenza che negli altri casi, nell’unicità, nell’individualità della creazione artistica. Il lemma «padre» ha un significato uguale per tutti, ma ha
anche una pluralità di significati, che non ne dissolvono il significato generico, ma lo rendono concreto nella sua vita unica
e irripetibile nel cuore e nella
mente di un uomo, come appare con forza nella voce scritta da
Valerio Magrelli.
Così la morte ha un senso
uguale per tutti ma è diversa per
ognuno e questo può farlo sentire solo l’arte, la letteratura. Perciò sono così lieto che alcune
mie righe siano state scelte per
mostrare, per far toccare con
mano come la parola, nella
scrittura, possa diventare altra
cosa — tante altre cose, quante
sono le penne che la scrivono —
rispetto alla sua definizione lessicale, non per smentire quest’ultima, bensì per rivelare
quante potenzialità, quanti germi di creatività essa contiene,
quante diversità sono latenti
nella sua formulazione. Non sta
a me giudicare se, nel caso mio,
la scelta della redazione sia stata
felice o meno, ma comunque
ormai, per mia fortuna, è fatta.
Il vocabolario è un compendio della vita, delle sue regole e
delle sue eccezioni, della sua logica e delle sue insensatezze,
non sempre le stesse nei diversi
vocabolari. Alcune lingue — e i
vocabolari che cercano di afferrarle — hanno più termini di altre per esprimere diverse sfumature di rosso o di verde e
dunque chi le parla distingue
più o meno variazioni di rosso o
di verde. Tutto è comune e niente è identico nelle diverse lingue
e dialetti; pastrocio non è la stesa cosa di pasticcio. Parecchi anni fa ho scritto sul «Corriere»
una grottesca pagina in cui immaginavo l’impossibile compilazione di un D.U.D. (Dizionario
universale definitivo), che fermasse per sempre lo scorrere e
la metamorfosi della vita e delle
parole.
Leggo molto i vocabolari,
molti vocabolari, come esortava
❞
Il lemma
«padre» ha
un senso
condiviso,
ma ne rivela
anche altri
Queste
pagine sono
una
parabola
della nostra
esistenza
Baudelaire. Dalle parole nascono altre parole, altre cose, altri
volti del mondo. Vocabolari monolingui e vocabolari che mettono a contatto lingue diverse. In
questo momento, per un’idea
narrativa che ho in testa, un vocabolario che ho spesso fra le
mani è quello francese-creolo e
creolo-francese. Nei vocabolari
si coglie il trasformarsi della vita, della società, della Storia; il
nascere e il morire di cose, professioni, condizioni di vita. Il vocabolario italiano-tedesco e tedesco-italiano Rigutini-Bulle
del 1900 — forse il più grande
nel suo campo, nonostante il
tempo passato — elenca all’inizio i diversi linguaggi specifici.
Quelli delle scienze vengono
raggruppati in poche categorie
generali, fisica, matematica,
meccanica, tecnica, mentre a
quasi ogni gergo artigiano viene
riconosciuta la dignità di una
classe autonoma: i doratori, i
bottaj, i calzettaj, i cappellaj, i
carbonaj, i carrozzieri, i cartaj, i
conciatori, i fabbri, i fornaj, i fochisti, i gettatori, i gioiellieri, gli
incisori, i libraj, i magnani, i
muratori, i mugnaj, gli orefici,
gli scalpellini, i sarti, i setaiuoli,
i tappezzieri, i tornitori, i valigiaj, i verniciatori, i vinaj hanno
tutti la loro menzione particolare, al pari degli «scienziati» e
dei «tecnici».
Il vocabolario è un’enciclopedia della conoscenza ma anche
della sua impossibilità, del nulla
su cui si affaccia ogni cosa e
ogni parola. Il significato di ogni
temine, di ogni parola viene
spiegato ovviamente con il ricorso ad altre parole, ognuna
delle quali, per essere capita, ha
bisogno di altre parole e così via,
magari alla fine pure di quella
alla ricerca del cui significato si
era partiti. Il vocabolario è dunque una parabola della vita, edificio che poggia su se stesso ovvero sul nulla, come il barone di
Münchhausen che si solleva tirandosi su per i propri capelli.
Nel Rigutini-Bulle l’ultimo vocabolo, che chiude a pagina 1040
l’appendice della parte tedescoitaliana, è Zungentatterich, che
gli autori traducono «balbettio
dal troppo bevere»: il catalogo
delle parole del mondo, classificate con rigorosa precisione, finisce con questo farfugliare di
una lingua piacevolmente grossa e impastata.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’evento
S
● Anticipiamo
l’intervento di
Claudio Magris,
che parteciperà
all’evento di
BookCity a
Milano
dedicato allo
Zingarelli 2015
della Zanichelli
(pp. 2.690, con
dvd-rom, 81)
previsto alle 18
di venerdì 14
nella sala
conferenze di
Palazzo Reale.
Con Mario
Cannella
(curatore del
volume), Carla
Fracci, la
regista Alina
Marazzi e lo
scrittore
Tiziano Scarpa.
Coordinerà
Luca Sofri,
letture di
Elisabetta
Vergani
Justin Rowe,
Perhaps
I shall find out
somebody’s
secret (2010,
«libro alterato»,
particolare)
Legge di Stabilità: editori e politici alleati
Iva sugli ebook da ridurre al 4%, arriva l’emendamento bipartisan
di Roberta Scorranese
P
rendiamo un classico: Lolita.
Stessa copertina Adelphi,
stessa accurata traduzione di
Giulia Arborio Mella. È la versione
digitale del capolavoro di Vladimir
Nabokov: perché dovrebbe essere
diverso dalla versione cartacea? È
questo il punto che ha mosso, nei
giorni scorsi, la campagna
#unlibroèunlibro, promossa
dall’Aie, l’associazione editori. Un
Il ministro dei
Beni e delle
Attività
culturali, Dario
Franceschini,
56 anni (foto
Lapresse)
hashtag per chiedere a gran voce
l’equiparazione dell’Iva tra i libri di
carta e quelli digitali. Per gli editori
è discriminazione: l’Iva sulla carta è
al 4%, quella sugli ebook è al 22%.
Ma si muove anche la politica.
Martedì, nella discussione sulla
legge di Stabilità alla commissione
Bilancio della Camera, tra i 4 mila
emendamenti dai partiti, quello
che chiede l’equiparazione delle
imposte tra carta e digitale spicca
nei circa mille presentati dal Pd
(emendamento sottoscritto da tutti
i membri del Partito democratico
delle commissioni Finanze e
Cultura). Ma è una richiesta
trasversale nella lista degli
emendamenti. Antonio Palmieri di
Forza Italia dice: «Un tema che ci
sta a cuore, abbiamo preso sul
serio le aperture pubbliche di
Franceschini». Si allinea anche
Scelta civica, come conferma
Pierpaolo Vargiu. Insomma, una
richiesta univoca. Laura Donnini,
amministratore delegato di Rcs
Libri, conferma: «È prima di tutto
di Paolo Conti
una battaglia culturale che l’Italia
non può perdere. Gli
emendamenti bipartisan sono un
dato significativo e incoraggiante,
sintomatico dell’attenzione del
Parlamento al progresso culturale.
Auspichiamo che anche il governo,
da sempre impegnato sul fronte
del progresso tecnologico, banda
larga, etc. sostenga le forze
parlamentari. Siamo a un passo dal
conquistare un risultato strategico
per l’economia culturale italiana».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
arà Vincenzo Trione il
curatore del Padiglione
Italia alla 56ª Biennale
Arte di Venezia. Lo ha
annunciato il ministro per i
Beni e le attività culturali, Dario Franceschini: «Una scelta
trasparente» assicura, compiuta tra otto proposte di altrettanti curatori e direttori di
musei di arte contemporanea,
tutti al di sotto dei cinquant’anni (Trione e Mauro Codognato, Cristiana Collu, Lorenzo
Giusti, Gianfranco Maraniello,
Letizia Ragaglia, Francesco
Stocchi, Andrea Viliani). Trione, napoletano, classe 1972,
professore di Arte e nuovi media e di Storia dell’arte contemporanea all’università Iulm di
Milano, dove
è vicepreside
della Facoltà
di Arti, turismo e mercati
e coordinatore della laurea
triennale in
Arti, design e
Vincenzo Trione è
spettacolo e
nato a Napoli nel
1972. Insegna allo della laurea
Iulm di Milano
magistrale in
e ha appena
Arti, patrimopubblicato Effetto
ni e mercati.
città (Bompiani)
Dal 2009 è
collaboratore
del «Corriere della Sera».
La proposta di Trione per il
nostro Padiglione nazionale si
intitola Codice Italia. Il neocuratore spiega così la sua
proposta: «È il tentativo di far
affiorare l’autentico codice
genetico artistico del nostro
Paese. Qual è la vera identità
dello stile italiano dei nostri
giorni? Esistono soltanto Maurizio Cattelan o Francesco Vezzoli, che guardano chiaramente a modelli americani? Io penso che esista invece una precisa personalità dell’espressione
italiana, con una forte consapevolezza della propria specificità legata alla memoria e alla
storia dell’arte. E ogni segno
degli artisti che ho prescelto,
in tutto una dozzina tra maestri degli anni Sessanta-Settanta e giovanissimi talenti, è sorretto da tale coscienza». Trione promette che il suo viaggio,
al quale si affiancherà una
sezione extra aperta a personalità delle ultimissime generazioni nemmeno entrate nel
sistema dell’arte, avverrà al
riparo dal passatismo e dell’anacronismo ma anzi sotto il
vessillo della sperimentazione
avanguardistica.
Tra le mostre che Trione ha
curato El siglo de Giorgio de
Chirico alla Ivam di Valencia
nel 2007, Salvador Dalí nel
2010 e Alberto Savinio nel 2011
entrambe a Palazzo Reale di
Milano e Post-classici al Foro
romano e al Palatino di Roma
nel 2013.
È autore di molti saggi e
monografie, il più recente dei
quali è Effetto città, un viaggio
tra architettura e cinema, pittura e urbanistica negli agglomerati in cui viviamo.
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Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
SPETTACOLI
.
«Tale e Quale Show»
Non solo Madonna. Adesso nell’elenco di chi è
rimasta (più o meno a sorpresa) a seno nudo a
favore di telecamera c’è anche Veronica Maya
(foto). Durante la diretta di venerdì «Tale e Quale
Show», su Rai1, alla presentatrice, impegnata
proprio nell’imitazione di Madonna (destino), è
scivolato il corpetto del suo abito, lasciando a
lungo il seno nudo. Un incidente che si è ripetuto
più volte: mentre ballava la showgirl sembrava
essersi resa conto una prima volta di quello che
Veronica come Madonna
e l’incidente sexy in tv
scatena l’ironia sul web
stava accadendo, al punto che cercava di rimettere
al posto giusto la scollatura anche durante
l’esibizione. Ma poi, continuando nelle giravolte, il
corpetto ha ceduto del tutto, così da obbligare
Carlo Conti, conduttore del programma, a
intervenire, facendo sospendere l’esibizione e
richiedendo l’intervento delle costumiste. Un
incidente che ha subito scatenato l’ironia sul web :
su Twitter il nome di Veronica Maya è
immediatamente finito tra i più commentati.
De Sica l’intramontabile
A 40 anni dalla morte la sua lezione di cinema è ancora attuale
Sapeva entrare dentro la realtà, senza mai eccessi o sbavature
di Paolo Mereghetti
Profilo
● Vittorio De
Sica è morto
nel 1974 a 73
anni, è stato
attore, regista e
sceneggiatore.
Era nato a Sora,
in provincia di
Frosinone
D
i sé diceva di essere
«nato e rinato alla vita
artistica almeno cinque volte». Eppure
quello che altrove sarebbe stato
un titolo d’onore e d’invidia —
chi anche all’estero può vantare
una carriera così? Prosa, canzone, radio, rivista, cinema come
attore e regista. E che regista!
Vengono in mente Chevalier,
Sinatra, Hans Albers, forse la
Dietrich ma ci si ferma sulle dita di una mano. E tutti solo davanti all’obiettivo, mai dietro…
— quella varietà di volti e di talenti, di intuizioni e di genialità, alla fine gli si è come rivoltata contro, confusi tutti in una
generica ammirazione per un
«maestro» da relegare nel passato, in una stagione ormai tramontata.
Eppure a quarant’anni dalla
sua morte (all’ospedale di
Neuilly-sur-Seine, il 13 novembre 1974), la sua lezione e il suo
amore per lo spettacolo sono
più che attuali, necessari.
Se una qualità risplende in
tutta la carriera di Vittorio De
Sica, capace di legare indissolubilmente le sue prove di regista con quelle di attore, è stata
l’abilità di farsi «forma naturale
di una materia vivente»: la frase è di Bazin e si riferiva alla
messa in scena dei film neorealistici — Sciuscià e Ladri di biciclette su tutti — eppure questa capacità di trovare l’espressione più giusta e vera, più immediata e «spontanea» per
riprendere una scena si può
trasferire anche alle sue prove
d’attore, ai suoi ruoli cinematografici.
Non c’è mai una sbavatura,
un eccesso, una stonatura nelle
sue interpretazioni, anche
quando accettò di partecipare a
film non proprio inappuntabili, per ragioni certamente più
alimentari che artistiche (in totale lo si è visto in 157 film, più
● Dopo l’inizio
nel teatro, è
stato tra
i padri del
Neorealismo,
conquistando
successi in
tutto il mondo
Ha vinto
quattro volte il
premio Oscar
per il miglior
film straniero
● De Sica ha
avuto una vita
sentimentale
intensa: è stato
sposato dal ‘37
con Giuditta
Rissone, da cui
l’anno dopo ha
avuto la prima
figlia, Emilia.
Ha conosciuto
qualche anno
dopo l’attrice
catalana Maria
Mercader, con
cui è andato a
convivere e
dalla quale ha
avuto due figli:
Manuel, nel ‘49,
e Christian,
nel ‘51
Maestro
Vittorio De Sica
a tavola. Di sé
diceva di essere
«nato e rinato
alla vita
artistica almeno
cinque volte»
di Totò che si fermò a 101 e di
Sordi che arrivò a 151).
A contraddistinguere il suo
rapporto col cinema, dietro e
davanti la macchina da presa,
c’era proprio questa capacità di
arrivare alla realtà delle cose
nella maniera più diretta e im-
mediata: niente eccessi o artifici retorici, nessun trucchetto o
furbizia, nemmeno quando diceva al figlio Christian «Ricordati, prima di entrare in scena,
un’ombra di grigio sulle palpebre».
Quello era il bagaglio mini-
RIZZOLI
GALLERIA
DA
NOI,
C’È UN PIANO CREATIVO CHE
mo dell’attore, non lo scivolone
nella retorica della farsa o dell’eccesso. Che si trattasse del
maresciallo Carotenuto cavalier Antonio o dell’attacchino
senza bicicletta Antonio Ricci,
dell’incallito e perdente giocatore conte Prospero B. o dello
sconsolato e solitario pensionato Umberto D., sempre De Sica ha saputo restituire sullo
schermo quel miracolo di
umanità e verità, di concretezza e di esemplarità che oggi
sembra irrimediabilmente perduto sugli schermi italiani. E
che lui invece ha saputo insegnare e trasmettere a tutti, cominciando da chi lavorava con
lui.
È un’idea di cinema e più genericamente di spettacolo rispettosa di chi sta in scena come di chi sta in platea (della dignità dell’uno e dell’intelligenz a d e l l ’a l t ro ) , a n co r a t a a
un’idea «realistica» della rappresentazione capace di restituire immediatezza e spontaneità (verrebbe da dire anche:
verità), guidata da una misura
che è fatta di tecnica e di esperienza ma soprattutto di amore
e passione.
La lacrima o la risata, il palpito o l’ammirazione non sono
il frutto di una preparazione artificiosa ma piuttosto dalla capacità di accompagnare chi
guarda dentro le ragioni e le
spiegazioni di una scelta, di
una situazione, di una decisione.
Come Rossellini, Vittorio De
Sica ha saputo fare del proprio
cinema una prova di libertà,
con in più la forza di un’immedesimazione e di una spontaneità che al regista di Ladri di
biciclette veniva dalla sua lunga
militanza attoriale, dalla capacità di trovare dentro a ogni
«uomo della strada» le potenzialità per diventare grande attore. Ma anche di far uscire da
ogni attore, la più autentica e
credibile delle umanità.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Album
La famiglia Vittorio De Sica posa
sorridente con la moglie Maria
Mercader e i figli Christian e
Manuel in un’immagine del 1970
La musa Vittorio De Sica con
Sophia Loren. L’attrice vinse
l’Oscar nel 1962 per la sua
interpretazione in «La ciociara»
Gli Oscar De Sica ha vinto 4 Oscar
tra il ‘48 e il ‘72 con Sciuscià, Ladri
di biciclette (foto), Ieri, oggi domani
e Il giardino dei Finzi-Contini
L’attore De Sica è stato anche
grande attore, apparendo in quasi
160 film (nella foto in Pane, amore
e fantasia con Gina Lollobrigida)
POWERED
BY
Da noi, c’è un piano tutto dedicato ai bambini: il primo.
È uno spazio in cui respirare la magia dei libri in modo
naturale e divertente.
Un luogo dove i piccoli lettori crescono, grazie
a strumenti interattivi e percorsi disegnati apposta per
stimolare, avvicinare e appassionare.
FA CRESCERE I PICCOLI LETTORI.
SCOPRITI LETTORE.
Galleria Vittorio Emanuele II
Milano
Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
SPETTACOLI
.
L’attore suicida
Prima di togliersi la vita, Robin Williams non aveva fatto uso di alcolici
e nemmeno assunto droghe. Sono stati resi noti questi i risultati
dell’autopsia sul corpo dell’attore suicidatosi il 12 agosto scorso nella
sua casa di Tiburon, in California. Si sono trovate solamente tracce di
farmaci che gli erano comunque stati regolarmente prescritti. Cade
così l’ipotesi che l’attore possa aver deciso il tragico gesto sotto
l’effetto di stupefacenti, lui che comunque in passato era stato
protagonista di diverse vicende di dipendenza da alcol e droga, oltre
che di periodi di gravi depressioni. La sua morte ha sconvolto
Hollywood ma anche milioni di fan in tutto il mondo.
Nel corpo di Williams
nessuna traccia
di droghe o alcol
Il caso
● L’opera
Simon
Boccanegra di
Verdi è l’ultimo
spettacolo
lirico della
stagione
2013-2014
● Il 7
dicembre si
aprirà la nuova
stagione con
il Fidelio
di Beethoven,
diretto
da Daniel
Barenboim
(71 anni,
nella foto)
● La protesta
della Cgil
potrebbe far
saltare l’ultima
replica del
Simon
Boccanegra, in
programma
il 19 novembre
Su Facebook
Vasco: al sole della Puglia ritrovo me stesso
«Vengo qui a ritrovare me stesso, faccio grandi passeggiate, c’è il
mare, lo iodio. È un posto fantastico». Vasco Rossi, in un’intervista sul
suo profilo di Facebook che definisce «originale, solo per voi»,
racconta del suo periodo di riposo in un albergo in Puglia. «Me l’ha
ordinato il medico — spiega il Blasco — devo fare tre mesi all’anno
di talassoterapia». Dopo l’uscita del suo nuovo album, «Sono
innocente», Vasco si prende un periodo di riposo: «Così posso
andarmene in letargo. Dormo, leggo e così recupero le energie»
Ora sciopera la Scala
Rischia di saltare
l’ultimo Boccanegra
La Cgil proclama due giorni di stop il 14 e il 19
La protesta delle maschere di sala e dei tecnici
La «prima» si avvicina
e, nel rispetto della tradizione
di rito ambrosiano, la Cgil della
Scala ha annunciato uno sciopero. Il primo della stagione e
dell’era di Alexander Pereira. A
saltare potrebbe essere l’ultima
replica del Simon Boccanegra,
con Placido Domingo, il 19 novembre. Allo sciopero si aggiunge un’agitazione venerdì 14
per consentire ai lavoratori di
partecipare alla manifestazione indetta dalla Fiom-Cgil (che
influenzerà la preparazione del
Fidelio del 7 dicembre).
La decisione è stata presa
dopo alcune assemblee che
hanno affrontato «i molteplici
problemi esistenti e insoluti da
troppo tempo, come carenza di
organico in alcuni settori, non
applicazione di accordi integrativi e anche problematiche
MILANO
nazionali», si legge nella nota
sindacale. «Al momento non
ho sentito altri sindacati — dice Paola Bentivegna, della Cgil
— e nessuno del Teatro; ma al
19 mancano ancora 1o giorni».
Tempo c’è per rientrare.
Le motivazioni dell’agitazione sono sia generali che locali.
Quelle «generali» vanno dalle
«generalissime» — come
l’ostilità al jobs-act e ai provvedimenti del governo Renzi — a
quelle di settore, come la legge
di riforma Franceschini, i licenziamenti del Teatro dell’Opera di Roma (che, però,
stanno rientrando) e la generale volontà dei governi di destrutturare la produzione delle
Fondazioni lirico sinfoniche.
Questo punto, però, è controverso. I tagli previsti dalla Legge di stabilità, infatti, «non
Antonacci: molti cantano
ma pochi sono gli artisti
«Avevo bisogno di un tour». Il via da Roma
Voce
Biagio
Antonacci è
nato a Milano
il 9 novembre
1963: dopo
due anni di
assenza, ieri
a Roma c’è
stata la prima
tappa del suo
«L’amore
comporta tour»
«I
33
n un mercato dove ormai
non si vendono più dischi, e la musica è un prodotto
da fornire gratuitamente, i
concerti sono il termometro
del tuo valore. Per andare a vedere un artista esibirsi dal vivo
si spendono soldi, ci si deve
muovere. Non sempre è facile.
E allora a chi mi permette di
poter vantare nove sold out, io
dico grazie!».
Biagio Antonacci torna a farsi «zingaro»: ieri al Palalottomatica di Roma la prima tappa
del suo «L’amore comporta
tour». Se mai ce ne fosse stato
bisogno, la conferma che l’empatia e l’abbraccio con il pubblico sono ingrediente fondamentale nella carriera di un artista pronto a scendere idealmente dal palco e andare ad
abitare fra i pensieri dei fan.
«Erano due anni che non andavo in tournée e ne sentivo la
mancanza — spiega il cantautore milanese —. Ho bisogno
di quel tipo di energia. I nuovi
canali? Non riuscirei mai ad
imporre un album su iTunes
come hanno fatto gli U2. Uno
schiaffo alla fantasia e alla cu-
riosità. Come i volantini che
trovi in cassetta. Li butti senza
neanche averli sbirciati».
Venticinque anni di carriera
rendono le spalle larghe: «Potrei suonare anche nelle bettole. In fondo in origine gli artisti
venivano dalla strada. A 50 anni suonati, e dieci di gavetta
prima di diventare famoso,
quello che dovevo fare l’ho fatto. Ora sono pronto per sperimentare. A preoccuparmi sono
piuttosto i giovani: tanti cantanti, ma pochi artisti». Sul palco per un concerto che è una
esplosione pop con anche le
hit del repertorio sette musicisti, fra cui Mika Ronos, batterista di 22 anni della Repubblica
Ceca, scoperto su YouTube.
Alla fine un appello contro la
violenza sulle donne, «ciascuna è nostra madre, nostra sorella. La soluzione è avere coraggio». Il viaggio continua, fino a dicembre, poi nuove date
ad aprile e una seconda parte.
In mezzo un «regalo di Natale»
ai fan: esce il 17 novembre il cofanetto cd+dvd di «Palco Antonacci», lo show di San Siro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
❞
Non
abbiamo
sentito altri
sindacati né
il Teatro,
ma al 19
mancano
10 giorni
I problemi?
Carenza
di organico
e mancata
attuazione
degli
accordi
Cgil
Palcoscenico Un momento del «Simon Boccanegra», l’opera di Verdi in programma fino al 19 novembre alla Scala
hanno toccato gli spettacoli»
come ha sottolineato in un
convegno («Le società concertistiche: attività e gestione»,
Società del Quartetto e Fondazione Bruno Leoni) il direttore
generale del settore Salvatore
Nastasi, e la riforma prevede
una programmazione triennale negli stanziamenti come più
volte richiesto.
Quanto alle ragioni locali
dello sciopero sono, all’opposto, particolarissime. La prima
è la rivolta delle maschere. Il
personale di sala ha, in genere,
contratti annuali; ma alcune
maschere lavorano in modo
continuativo da più di un decennio e coloro che fanno causa per chiedere l’assunzione
spesso vincono. La direzione
della Scala, in questi casi, fa ricorso contro il provvedimento
lasciando il lavoratore, secondo il sindacato, «senza adeguate tutele». Le maschere hanno
chiesto di essere ricevute per
risolvere quest’annosa questione, ma senza fortuna. Dalla
Scala, tuttavia, si lascia intuire
che ci sarà «disponibilità» all’ascolto.
C’è poi la solita vendetta del
faraone. La Scala ha venduto
l’Aida di Zeffirelli («l’unico
spettacolo di cui mi sono pentito» ha dichiarato l’ex sovrintendente Stéphane Lissner in
un’intervista sull’ultimo numero della rivista L’avant-scène)
al teatro di Astana, sollevando
le ire del grande regista fiorentino. Ma anche, evidentemente, non chiarendo bene il calcolo delle retribuzioni dovute al
personale della Scala che ha
trasportato mummie e sarcofagi dorati sino in Kazakistan. E
così i tecnici hanno avanzato rivendicazioni sul lavoro in trasferta.
Pierluigi Panza
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
34
Eventi
.
La guida
Duecento opere
da musei europei
e raccolte private
Alla Galleria nazionale d’arte moderna e
contemporanea di Roma, fino al 15 febbraio 2015,
la mostra Secessione e Avanguardia. L’arte in
Italia prima della Grande Guerra 1905-1915, a
cura di Stefania Frezzotti. L’esposizione presenta
quasi duecento opere, tra cui 129 prestiti per lo più
provenienti da musei europei e collezioni private.
L’iniziativa rientra nel Programma ufficiale delle
commemorazioni per il centenario della Grande
Guerra della presidenza del Consiglio dei ministri –
Struttura di missione per gli anniversari di
interesse nazionale. Organizzazione e
comunicazione: Electa e Civita Cultura. Il catalogo
è pubblicato da Electa. Orari: dal martedì
alla domenica dalle 10.30 alle 19.30, il venerdì
fino alle 22 (la biglietteria chiude un’ora prima).
Informazioni: tel. +39 06 32298221 oppure
sul sito www.gnam.beniculturali.it. Sui
social network: si possono seguire tutti gli
aggiornamenti all’account twitter @GNAM_Roma
L’appuntamento L’esempio per tutti era Klimt con la Secessione viennese, ribelle alle
accademie. Così nel decennio tra il 1905 e il 1915, personaggi come Balla, Boccioni,
Medardo Rosso, Pellizza da Volpedo accesero un fervore culturale senza confini
di Lauretta Colonnelli
C
i sono non solo capolavori dei grandi
artisti del 900, ma
anche un’infinità di
storie, tra le 170 opere esposte nella mostra Secessione e Avanguardia,
alla Galleria nazionale d’arte
moderna di Roma.
C’è innanzitutto il Girasole di
Gustav Klimt, in prestito dalla
Österreichische Galerie Belvedere di Vienna. Il dipinto rappresenta un grande girasole
sullo sfondo di un giardino fiorito. Ma si intravede nel fiore
anche una figura umana: la corolla delinea il viso, il fogliame
un abito. Fu interpretato come
il ritratto ideale della signorina
Flöge, che Klimt aveva fotografato ripetutamente, nell’estate
del 1906, sullo sfondo di un
giardino di girasoli. La posa ieratica della modella è la stessa
del fiore antropomorfo.
Esposto nel 1910 alla Biennale
di Venezia, diffuse il klimtismo
in Italia. Ne fu travolto Felice Casorati, che riprese i motivi floreali dell’artista austriaco nella
Preghiera, tempera su fustagno.
E Vittorio Zecchin trasferì la sua
sovrabbondanza decorativa nel
Convegno mistico. Mario Cavaglieri si ispirò alle sue suggestioni orientali in Vasi cinesi e
tappeto indiano e in Giulietta
nell’atelier di Padova.
Klimt era stato uno dei fondatori della Secessione, il movimento dei giovani artisti che si
vollero contrapporre alle Accademie. Si accese nel 1892 a Monaco, nel 1897 a Vienna, nel
1898 a Berlino. Proviene dalla
prima mostra della Secessione
GLI AGITATORI
DELL’ARTE
AVANGUARDIE E SOCIALISMO UMANITARIO
QUANDO L’ITALIA SI AGGANCIÒ ALL’EUROPA
Ispiratrice
La pedagogista
Maria
Montessori
(1870-1952).
Giacomo Balla
si appassionò
alle sue teorie
educative e
copiò per le
figliolette i
banchi
giocattolo che
lei aveva
disegnato nel
1907 per l’asilo
dei figli degli
operai. A destra
Ferdinand
Hodler «Il
sentimento»
(1901-1902)
a Monaco il Peccato di Franz
von Stuck, con la torbida Eva avvolta in un gigantesco pitone
nero. Opera che ebbe un tale
successo da essere replicata ben
undici volte dall’autore.
A Roma la prima mostra della
Secessione si inaugurò nel 1913,
quando nel resto d’Europa il
movimento era quasi spento. E
si intrecciò con le tendenze artistiche ispirate al socialismo
umanitario che l’avevano preceduta e con le avanguardie che
avevano appena cominciato a
ribollire, soprattutto quella rappresentata dal Futurismo.
La mostra curata da Stefania
Frezzotti racconta, attraverso le
opere arrivate da tutta Europa e
quelle provenienti dai depositi
della Gnam, il clima di fervore
innovativo che animò il decennio breve, compreso tra il 1905 e
il 1915, a ridosso della Grande
Guerra.
«L’idea della mostra nasce
dal desiderio di rievocare un
momento in cui l’arte fu veramente europea, cosmopolita,
senza confini», racconta Maria
Vittoria Marini Clarelli soprin-
tendente della Galleria. «Si confrontavano le idee e i nuovi linguaggi. Nacquero nuove riviste,
come «La Voce» di Prezzolini e
«Lacerba» di Papini e Soffici.
Si crearono nuovi circuiti per
allestire mostre al di fuori dei
canali ufficiali che rifiutavano le
avanguardie. Picasso, che aveva
mandato un quadro alla Biennale di Venezia del 1905, se lo vide tornare indietro dopo tre
giorni». Balla lesse lo scritto di
Tolstoj Che cos’è l’arte, in cui si
metteva in evidenza il ruolo
morale e sociale che l’arte può
rivestire, e realizzò il bellissimo
ritratto in bianco e nero dello
scrittore russo. Scoprì le teorie
pedagogiche di Maria Montessori e copiò per le figliolette i
banchi-giocattolo che l’educatrice aveva disegnato nel 1907
per l’asilo dei figli degli operai.
Pellizza da Volpedo dipinse il
Quarto Stato, di cui sono espo-
Dalle suffragette ai trafori
gli ingressi nella modernità
Q
uando nel 1861 l’Italia fu unificata nonostante il principe di Metternich sostenesse che «La parola Italia è
un’espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il
valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle», era per lo più
considerata un’appendice pittoresca dell’Europa
industrializzata. Ma già fra il 1896 e il 1913 un
grande balzo produttivo porta il Paese fra i primi
sette al mondo cominciando però, già da allora,
a lasciare indietro il meridione. L’Europa, invece, è ben lontana dal pensarsi unita e ogni singolo Stato nazionale è intento a preparare i pretesti
del grande calvario collettivo.
Nel 1905 in Russia i cosacchi sparano su un
corteo di dimostranti guidati dal pope e a ottobre, dopo uno sciopero generale, a San Pietroburgo nascono i primi consigli operai (i soviet);
lo zar, costretto a concedere una costituzione,
organizza una feroce repressione. A Parigi, in-
tanto, Matisse dipinge la Joie de vivre, controcanto del De Profundis (lettera pubblicata postuma) di Oscar Wilde, condannato dalla morale
vittoriana alla reclusione per sodomia. In Inghilterra, nel 1913 le suffragette organizzano scioperi
della fame per il diritto di voto: un’ambizione già
più alta rispetto al suffragio universale concesso
l’anno prima in Italia a tutti i cittadini maschi alfabetizzati. Nello stesso anno, il 1906, in cui in
Francia ha inizio il Cubismo, in Italia viene fondata la Lancia e, quattro anni dopo, l’Alfa che, assieme alla Fiat, disegnano l’Italia del futuro cui
concorre anche la Olivetti che apre nel 1908 la
sua prima fabbrica di macchine da scrivere. Milano e Torino ospitano le grandi esposizioni universali e quella del 1906 festeggia l’inaugurazio-
Il giudizio del politico austriaco
A fine Ottocento smentimmo
Metternich che aveva definito l’Italia
«un’espressione geografica,
senza alcun valore politico»
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● La mostra
della Galleria
nazionale
prende l’avvio
dal 1905, anno
in cui Gino
Severini e
Umberto
Boccioni
organizzano
nel Ridotto
del Teatro
Nazionale
di Roma una
«Mostra
dei Rifiutati»
● Fra il 1908
e il 1915 a
Venezia
e a Roma si
accentuano
le istanze di
rinnovamento
In Laguna,
fanno discutere
le rassegne
organizzate
dalla
Fondazione
Bevilacqua
La Masa:
nel 1913,
bollate come
«eversive»,
vengono
sospese
● Alle ultime
edizioni della
Secessione,
del 1915 e
del 1916, in
piena guerra,
si afferma
una nuova
generazione
di artisti, come
Felice Carena,
Pasquarosa
Bertoletti,
come pure
Oskar Brázda
e Armando
Spadini
L’omaggio
Il ritratto
dedicato da
Giacomo Balla a
Tolstoj (1911),
il primo
che aveva
insegnato gratis
ai contadini già
a metà ‘800
Noi subito ai vertici produttivi (ma il Sud è già escluso)
di Francesca Bonazzoli
sti i disegni preparatori, mentre
Cambellotti organizzava, con lo
scrittore filantropo Giovanni
Cena, scuole per i contadini della campagna romana. Medardo
Rosso scolpì il suo Bambino
malato dopo la degenza in un
ospedale parigino. Boccioni dipinse l’Idolo moderno, immagine simbolo della mostra, ritraendo i riflessi della luce elettrica sul volto allucinato di una cocotte.
Carrà sorprese un tram in
corsa scagliato sulla folla in
piazza Duomo a Milano. Si entra in mezzo alle fanciulle di
Edoardo Gioia, dipinte per
l’Esposizione internazionale del
1911 e restaurate per questa mostra. Si esce tra le «linee di velocità» di Balla, che acquistano
volume e rendono con colori accesi il movimento a ondate delle masse interventiste e delle
bandiere. Siamo nel 1915. La visione inebriante del futuro che
aveva abbagliato l’inizio del secolo sta per frantumarsi in macerie.
[email protected]
Le date
ne del traforo del Sempione. Anche i futuristi cavalcano il mito centrale della Belle Epoque, ossia
il viaggio e la velocità delle comunicazioni, ma
da Roma in giù sopravvive un’Italia diversa: quella dei venditori d’acqua a Napoli e dei carusi in
Sicilia, i minorenni venduti per lavorare in miniera.
Mentre le fabbriche svuotano le campagne,
nel 1906 viene fondata la Confederazione generale del lavoro per tutelare i diritti sindacali dei
lavoratori e in Francia gli operai indicono il primo sciopero generale per ottenere la giornata di
otto ore. E se il primo ministro Clemenceau (lo
stesso che adorava le ninfee di Monet) mobilita
l’esercito contro gli scioperanti, lo zar in Russia
scioglie la prima duma perché troppo democratica. Intanto, se l’esploratore norvegese Amund-
sen determina la posizione del polo magnetico,
gli Stati europei muovono i loro eserciti verso il
Sud a spartirsi l’Africa. Nel 1909 anche il cielo è
terra di conquista e il francese Blériot attraversa
la manica con un aereo mentre Luigi Ganna, con
la bicicletta, vince il primo giro d’Italia. Mancano
solo tre anni alla grande guerra e l’austriaco Hess
scopre i raggi cosmici; Einstein enuncia il principio di equivalenza delle forze inerziali e gravitazionali e Rutherford elabora il modello dell’atomo costituito da un nucleo intorno a cui ruotano
gli elettroni. Ma l’iceberg che nel 1912 affonda il
Titanic con il suo carico di straccioni in terza
classe, manda a picco le illusioni di un progresso
facile, presto raffreddate anche dalla guerra.
Se ci guardiamo alle spalle, in cento anni siamo cambiati radicalmente e siamo arrivati fino
sulla Luna. La politica, invece, si è mossa ancora
lentamente: ci ha trascinato in un nuovo massacro mondiale e persino oggi i falsi conflitti dell’Europa ci sembrano portare indietro a quelli
che ci consegnarono all’assurda carneficina della prima grande guerra.
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Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
EVENTI
35
.
In mostra
Informazione,
approfondimenti, gallery
fotografiche e la mappa
degli appuntamenti più
importanti in Italia.
È disponibile sull’App Store
di Apple la nuova
applicazione culturale del
«Corriere della Sera Eventi».
È gratis per 7 giorni.
Scarica
l’«app»
Eventi
Da sinistra, «Il
ventaglio verde» di
Carena; «Ragazza
con vestito verde»
di Schiele; «Idolo
moderno»
di Boccioni;
«San Sebastiano»
di Bonzagni
Eventi
Lo stile
Gruppo antiborghese
Con un’aria beffarda
di Giusi Ferré
N
el linguaggio
fiammeggiante dei
Futuristi, gli abiti dovevano
essere aggressivi, agilizzanti,
gioiosi con stoffe di colori e
iridescenze entusiasmanti,
illuminanti come comandi su
un campo di battaglia (dal
Manifesto futurista di Milano,
11 settembre 1914). Di questa
intenzione bellicosa, nella
realtà se ne fece quasi niente,
eppure questa celebre
fotografia, scattata a Parigi da
Didier Ottinger, dimostra un
profondo cambiamento di stile,
diventato antiborghese pur
conservandone l’apparenza con
quei cappotti da banchiere. Ma
non aveva più la rigidità
perbenista dell’Ottocento,
piuttosto la padronanza e la
disinvoltura di uomini che
stanno cambiando il mondo e
le arti. E i cappelli a bombetta
hanno un’aria beffarda, come
quelli portati, molti anni dopo,
dai Fab Four, i favolosi Beatles.
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● Il commento
Due donne coraggiose
Ora, avanti i mecenati
di Rachele Ferrario
I linguaggi
di Roberta Scorranese
N
«L
a Galleria sono io», diceva Palma
Bucarelli ( foto) del «suo» museo.
Lo ha diretto per 35 anni tra le
polemiche: durante l’occupazione nazista
salvò le opere dai bombardamenti; sostenne
l’avanguardia astratta, volle la prima
mostra di Pollock in Italia, di Modigliani,
Mondrian, Burri, Pascali e Manzoni,
soprattutto coltivò il senso di appartenenza
alla storia e seppe fare molto con poco. «Se
fosse per me non lo farei ma per la Galleria
son capace di qualsiasi cosa», diceva:
ottenere capolavori a prezzi vantaggiosi o in
dono, lavorare più di diciotto ore al giorno,
vivere letteralmente tra le opere (dormiva
dove ora sono uffici della soprintendenza).
L’eredità della Bucarelli è stata pesante. Ma
oggi è rivalutata e il suo esempio è prezioso.
Vittoria Marini Clarelli, a capo della galleria
da dieci anni, ha fatto rivivere le collezioni in
tutta la ricchezza: una scommessa vincente
in tempi di crisi e finanziamenti inesistenti.
Uno dei punti di forza è il dialogo tra
l’eredità del passato e il presente: mostre,
conferenze, incontri per il pubblico, che ha
accolto la domenica mattina con i suoi
collaboratori nelle sale del museo, di cui ha
rivoluzionato l’allestimento; chiamando gli
artisti di oggi a farsi interpreti della
collezione dello Stato. Dopo la riforma
Franceschini, che vuole l’autonomia dei
musei, un’altra sfida: trovare mecenati e
sponsor. Ci sarà qualcuno pronto a coglierla
e a investire?
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ell’infanzia di un Novecento ancora intorpidito dalle promesse
della Belle Epoque,
l’avanguardia deve farsi largo a
suon di schiaffi. Nel 1911 Boccioni prende a ceffoni Ardengo
Soffici in un caffè di Firenze,
perché reo di aver criticato le
opere dei Futuristi a Milano;
l’anno prima lo stesso Boccioni
aveva dipinto Rissa in galleria,
raffigurazione compiaciuta di
una zuffa tra donne, e due anni
prima Marinetti aveva minacciato di morte quel chiaro di luna che solo nel 1819 Leopardi
rimirava «pien d’angoscia».
Il terreno teorico era stato
ben coltivato: per fare due
esempi, Sorel aveva scritto
Considerazioni sulla violenza e
Freud indicava nel parricidio la
nascita dei legami sociali adulti. Fatto sta che il Novecento si
Schiaffi, stroncature e ironie
E la poesia finì in prima linea
critica letteraria che Giovanni
Boine tiene sulla rivista «La riviera ligure» si chiama Plausi e
botte. Quante botte animano
questo scorcio del XX secolo. È
nel segno del parricidio (come
ha più volte osservato Walter
Pedullà nei suoi bellissimi saggi sul Novecento) che si apre la
modernità e Boccioni e Severini si vestono da «rifiutati» e incendiano la Secessione. È nel
segno del parricidio che Einstein azzarda un capovolgimento totale della visione del
mondo. Ma come tutte le adolescenze che si ribellano all’autorità genitoriale, anche i linguaggi primonovecenteschi
crescono cercando un’identità.
In una varietà di stili, dal
simbolico all’astratto al futurista. Alcuni non ce la fanno a
correre veloci come le prime
automobili che sfrecciano per
le strade e ripiegano su un intimismo intriso di ironia. E allora la convivenza tra passato e
presente si fa interessante e cuce nella letteratura (soprattutto
nella poesia) italiana dell’epoca
uno splendore innocente, stupefatto. Ancora oggi vivido.
L’avanguardia, alla fine, convive con la tradizione. Convive
e si integra a volte con un’armonia così sottile e perfetta che
rintracciarne i contorni è difficile: meglio leggere gli scritti,
dunque. Meglio leggere le poesie di Guido Gozzano, così rivoluzionario nella sua ironia leggerissima, nascosta nelle
«buone cose di pessimo gusto» dei Colloqui. Meglio leggere Aldo Palazzeschi e il suo
Codice di Perelà (1908-1910) dove decreta: «Io sono leggero…
un uomo leggero… tanto leggero». Perelà è il simbolo di
Eclettico
Lo scrittore
e poeta Aldo
Palazzeschi
(1885-1974)
Enigmatico
Dino Campana
(1885-1932),
autore dei
«Canti Orfici»
Armonie
La leggerezza eversiva
di Palazzeschi convive
con la compostezza
sarcastica di Gozzano
apre nel segno della violenza,
dell’impeto, della rottura. Accanto ai primi esperimenti linguistici «incendiari» come
quelli di Palazzeschi, ecco le
stroncature sonore che riempiono le riviste letterarie come
«La Voce» (fondata nel 1908 da
due incendiari veri come Papini e Prezzolini); ecco Scoperte e
massacri, il titolo che Ardengo
Soffici volle dare alle sue stilettate scritte tra il 1908 e il 1915
contro gli artisti a suo dire
«fuori dal tempo», mentre indicava la nuova strada in Cézanne e Picasso; la rubrica di
Capofila
Ermetico
Il poeta
Giuseppe
Ungaretti
(1888-1970)
Elegiaco Ardengo Soffici, «Sintesi di un paese primaverile», 1913,
quadro custodito presso la Galleria nazionale di arte moderna di Roma
un’impalpabilità corrosiva, risposta all’aggressività insita
nelle avanguardie.
La poesia, dunque. La poesia
come nuovo laboratorio di linguaggi, straordinaria fucina di
innovazioni stilistiche Nel suo
bel saggio nel catalogo della
mostra di Roma, Andrea Cortellessa parte dalla tensione
della violenza inesplosa nei
versi di Clemente Rebora pubblicati nel 1913, in una inquietudine «insostenibile, costantemente rilanciata e mai risolta». Una forma espressionistica
singolare che non trova sfogo e
per questo è viva, guizzante.
E andrebbe riletto (con gli
occhi di oggi) anche Dino Campana, sedotto dalle suggestioni
oscure al pari di Cézanne e che
nei Taccuini scrive: «Si sente
suon di tamburi alle porte della
città/ Al Pasckowki è un dolce
noioso sereno sulla vecchia
pietra/ col vento che mette in
follia le bandiere». Gli orfismi
di Campana hanno convissuto
con il realismo magico di Massimo Bontempelli ma ben più
interessante convivenza (sebbene anagraficamente diversi)
è stata quella tra due grandi
Luigi dell’epoca: il Pirandello
dell’incomunicabilità esistenziale e il Capuana del verismo
più efficace. Su tutti, Ungaretti
che visse quasi un secolo (18881970) e che del secolo raccontò
contraddizioni, bellezze, coraggio e codardie.
La Secessione italiana e le
avanguardie si sono nutrite di
questo cibo così variegato e fecondo. Eppure, nell’aria resta
un verso di quel Palazzeschi così leggero, giunto a noi forse
grazie a questa insondabilità:
«E lasciatemi divertire!»
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Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
36
.
Dopo lunga malattia, è mancata al nostro affetto
Antonietta (Nina) Armao
Ne danno l’annuncio Lony, Davide con Valentina
e Daniele con Shana.- I funerali si terranno lunedì
10 novembre alle ore 9 nella parrocchia di San Pietro in Sala, piazza Wagner 2.
- Milano, 7 novembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Francesca Allegranza.
– Lia con Daniele Barbara Federico Carlotta.
– Enrico Rossella.
Vittoria con Beatrice e Lila Jane con Jonah, abbracciano forte forte la loro
Increduli e sconvolti, Luciano e Carla con Ilaria
e Valentina salutano per l’ultima volta
Ninetta
cara amica di tutta una vita e abbracciano forte
Lony, Davide e Daniele e le loro famiglie.
- Milano, 8 novembre 2014.
Ciao
Ninetta
ti ricorderemo per sempre.- Le tue amiche Anna
Colombo, Giovanna Dotti, Emanuela Flenda con
Micaela e Aurelio. - Milano, 8 novembre 2014.
- Milano, 7 novembre 2014.
Jaklin e Stefano addolorati per la perdita della
cara
L’adorata moglie Mirella coi figli Franco e Giulia,
con Roberta e Alberto, annunciano che ci ha lasciato
Nina
Si ringraziano Hector e il personale RSA Baroni.- I
funerali si terranno lunedì 10 novembre alle ore
14.45 in San Lorenzo Maggiore.
- Milano, 9 novembre 2014.
Ciao
nonno Millo
Ninetta
sarai sempre nel nostro cuore.- Roberta e Armando
Bianchessi. - Milano, 8 novembre 2014.
Enrico Fiocchini
Funerali: lunedì 10 novembre ore 11 Basilica di
San Marco. - Milano, 7 novembre 2014.
ti vogliamo bene.- Clelia, Giorgio, Tobia, Riccardo,
Camilla e Davide. - Milano, 9 novembre 2014.
Il fratello Ambrogio con Margherita, Nicoletta e
Riccardo piange sconsolato l’amato
Camillo
di cui porterà sempre nel cuore la bontà d’animo,
l’allegria e l’amore per la famiglia.
- Milano, 9 novembre 2014.
compagna di tutta una vita.- Roberto, Cippi e Lorenzo. - Milano, 8 novembre 2014.
Marina Luciano Pinuccia Sandro Mila Susanna
Valerio conserveranno sempre nei loro cuori il ricordo del dolce sorriso di
Ninetta Armao Kohen
e si stringono affettuosamente a tutta la sua amata
famiglia. - Milano, 7 novembre 2014.
Elio e Lilli con Giorgio e Muriel, Paolo e Daniela
sono vicini con tutto il loro affetto a Loni, Davide,
Daniele e alla famiglia tutta nel ricordo della carissima amica
Ninetta Armao
- Milano, 8 novembre 2014.
Partecipa al lutto:
– Franca Corinaldesi.
Alain e Leila si stringono a Loni, Davide e Daniele con infinita tristezza nel dolore per la scomparsa di
Ninetta Armao
di cui ricorderanno sempre l’allegria e il sorriso.
- Istanbul, 8 novembre 2014.
Ninetta
ti sei portata via un tesoro di affetti ma ciò che è
veramente nostro, come l’amicizia che ci ha legato
per una vita, non può esserci tolto.- Silvano e Paola, Diego e Jisu, Paolo, Chona.
- Milano, 8 novembre 2014.
Partecipano al lutto:
– La famiglia Dalla Maria.
– La famiglia Faye.
Partecipano al lutto:
– Lella.
– La famiglia Bulgheroni.
Grazie per esserci sempre stato con dolcezza, altruismo, generosità.- Un ultimo bacio
papà
Franco e Giulia. - Milano, 7 novembre 2014.
Al nostro
Non ti dimenticheremo mai
zio Enrico
Oscar Franca Roberta e familiari.
- Bergamo, 7 novembre 2014.
Ricordando con affetto un carissimo amico, Isabella Bocconi e figli partecipano al dolore di Mirella, Franco e Giulia per la perdita di
Enrico
- Milano, 8 novembre 2014.
Vicky Ciampa
Le famiglie Perullo, Grimaldi e Pradé profondamente addolorate si stringono affettuosamente a
Venanzio, Thomas, Adele e Rosina per la prematura scomparsa della adorata mamma.
- Roma, 8 novembre 2014.
Vicky
La sua dolcezza ed il suo sorriso rimarranno sempre nei nostri cuori.- Massimo e Gabe.
- Roma, 8 novembre 2014.
È mancata all’affetto dei suoi cari
Ciao
Ninetta
te ne sei andata con la riservatezza e l’eleganza di
sempre.- Per me ci sarai sempre.- Silvano.
- Milano, 8 novembre 2014.
Cara
Nina
te ne sei andata con la discrezione che era uno dei
tuoi tanti pregi.- Grazie per il sincero affetto che ci
hai dato e che terremo sempre nei nostri cuori.- Ci
mancherai tanto.- Melania Nicola Caterina e Rodolfo. - Milano, 8 novembre 2014.
Elsa ed Emilio, Marica e Michele e Rita ricordano
con affetto e tenerezza la cara amica
Ninetta
- Milano, 8 novembre 2014.
Camillo
siamo stati insieme ragazzi, sposi, genitori, nonni.Sempre insieme e sempre in buona armonia.- Ci
mancherai.- Un abbraccio a Antonietta, Valeria,
Bianca, Lucia e ad Ambrogio da parte dei cugini
Giannino e Rossana insieme a Giorgio e Fabio e
alle loro famiglie. - Milano, 8 novembre 2014.
Paola, Leonardo e Margherita abbracciano affettuosamente Antonietta, Lucia, Bianca, Valeria nel
ricordo del caro
Camillo
nonno
che con i tuoi esempi e i tuoi insegnamenti ci hai
aiutato a crescere e a diventare migliori.- Rimarrai
per sempre nei nostri cuori.- Gaia ed Enrico.
- Milano, 7 novembre 2014.
Ida Piccinini Variati
Ne danno il triste annuncio con immenso dolore il
marito Gianvittorio, i figli Vittorio e Massimo e le
mogli Anna e Ninie.- Si ringrazia la cara amica
Franca per l’affettuosa e amorevole assistenza.
- Milano, 7 novembre 2014.
Nel dolore per la scomparsa della cara e dolce
amica
Ida Variati
Nella e famiglia si stringono a Gianvittorio e figli.
- Milano, 8 novembre 2014.
Con grande affetto e rimpianto Claudio saluta la
cara
Ida Piccinini Variati
- Milano, 7 novembre 2014.
- Milano, 7 novembre 2014.
Partecipiamo al dolore per la perdita di
Camillo
ricordandolo con affetto e simpatia.- Zelia, Luca e
Lucia. - Milano, 8 novembre 2014.
Ciao
Camillo
grazie per aver percorso questo tratto di strada insieme a noi: ricordiamo la tua dolcezza, il tuo sorriso e il tuo affetto fraterno.- I tuoi cognati Luisa,
Anna e Beppe. - Vigevano, 7 novembre 2014.
Caro
zio Camillo
sei sempre stato innamorato della vita.- Grazie per
la tua dolcezza e per la tua allegria.- Grazie per il
grande amore che hai dato a noi e a tutta la tua
famiglia.- I tuoi nipoti Giovanni, Pietro, Angelo,
Paola, Laura, Marco, Andrea e famiglie.
- Vigevano, 7 novembre 2014.
Ugo Mariuccia Massimo e Prisca, Letizia Laura
ed Alessandra abbracciano con affetto Antonietta
Valeria Biancamaria e Lucia per la scomparsa del
caro
Camillo
- Milano, 9 novembre 2014.
I vicini abbracciano Anto Valeria Bianca Lucia
uniti nel ricordo del loro papà
Camillo
Famiglia Toscano. - Milano, 8 novembre 2014.
Un po’ seccato perché il suo cappellino rosso era
stato usato per raccogliere le more ha subito sorriso mentre le mangiavamo tutti insieme.- Ci piace
ricordarlo così
Camillo
Con tantissimo affetto ci stringiamo alla cara Antonietta, Valeria, Bianca, Lucia.- Pia, Gigi, Silvia,
Eden, Annapaola, Federico.
- Milano, 7 novembre 2014.
Adolfo e Federico Mamoli con Patrizia si stringono profondamente commossi ad Antonietta Valeria
Bianca e Lucia per la scomparsa di
Ferruccio de Bortoli è vicino alla famiglia e partecipa al dolore per la scomparsa di
Ninetta
Carlo Arcari
rimarrai sempre nei nostri cuori.- Daniela e Gianni.
- Milano, 8 novembre 2014.
collega e amico di cui ricorda il grande tratto umano e professionale. - Milano, 8 novembre 2014.
Camillo Reina
Partecipano al lutto:
– Roberto e Donatella del Ponte.
I figli Monica con Paolo Marcello con Valeria i
nipoti Sebastiano e Beatrice piangono la scomparsa dell’amato padre e nonno
Roberto Ruiz de Cardenas
- Milano, 8 novembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Claudio e Caterina Pilati.
Gianluca piange la scomparsa del caro fratello
Roberto
compagno di una vita di lavoro e di vicende familiari. - Milano, 8 novembre 2014.
Ciao
Un addio colmo di affetto alla nostra amatissima
Nina
Camillo Reina
Un forte abbraccio ad Antonietta e figli, ricordando
con affetto il fraterno amico da sempre.- Vilma e
figli. - Milano, 7 novembre 2014.
Camillo Reina
Ciao
nonna Nina
si stringono al resto della famiglia.
- Milano, 8 novembre 2014.
Siamo serene nel pensarti di nuovo sorridente e,
piene dell’amore che ci hai dato, siamo più forti
perché tornerai a proteggerci.- La moglie Antonietta, le figlie Valeria con Max, Bianca con Daniele,
Lucia con Mattia annunciano la perdita del loro caro e amato
Camillo
amico di una vita. - Milano, 8 novembre 2014.
Partecipa al lutto:
– Joelle Duport.
Adolfo e Gianna Martelli con rimpianto sono vicini a Monica Marcello e Gianluca per la scomparsa dell’
Ing. Roberto Ruiz de Cardenas
carissimo amico sin dai primi anni di scuola.
- Milano, 8 novembre 2014.
Il 7 novembre ci ha lasciato
Laura Orrù Panone
Ne danno il triste annuncio Sonia, Riziero e Bernardo.- I funerali avranno luogo lunedì 10 novembre alle ore 14.45 muovendo da via Fratelli Bronzetti 15 per la parrocchia di Santa Maria del
Suffragio.- Uno speciale ringraziamento per il team
del dottor Paolo Tarsia del reparto Sacco
dell’Ospedale Policlinico di Milano, per il dottor Roberto Visintin, per il dottor Tiziano Lucchi e per la
signora Rosa per l’accurata ed amorevole assistenza. - Milano, 9 novembre 2014.
Con dolore immenso la moglie Elisabetta e le
figlie Alice ed Anna annunciano la scomparsa del
loro caro
I funerali si terranno lunedì 10 novembre 2014 alle
ore 14.45 nella parrocchia San Paolo, piazza Caserta, Milano. - Bresso, 8 novembre 2014.
nonna Laura
Alberto
grande amico, ispiratore e indimenticabile past
President di TAGA Italia.- Il Consiglio Direttivo e gli
associati di TAGA Italia.
- Milano, 8 novembre 2014.
Un dolce saluto a te
Alberto
marito amatissimo, prezioso e indispensabile.Sempre tua Betty. - Bresso, 8 novembre 2014.
Presidente e Direttivo di ARGI ricordando con stima le doti professionali e umane di
Ti salutiamo
papà
Alberto Sironi
il nostro eroe, forte, grintoso e protettivo.- Le tue
figlie Anna e Alice: il tuo sorriso, la tua vita.
- Bresso, 8 novembre 2014.
esprimono il più sincero cordoglio alla famiglia, ai
colleghi e agli amici.
- Milano, 8 novembre 2014.
Roberto Levi e tutti i collaboratori di Printgraph
SpA, sono vicini con infinito dolore alla moglie Betty e alle figlie Anna ed Alice, per la scomparsa di
Negli amici di 4ITGroup a lungo persisterà il ricordo dell’inarrestabile voglia di fare di
Alberto Sironi
insostituibile amico e gentiluomo.
- Settimo Milanese, 8 novembre 2014.
Ruggero e Piki con Chiara e Oliviero si stringono
a Betty, Anna, Alice, a papà Antonio e mamma
Giuseppina nel giorno della perdita di
Alberto
amico fraterno che resterà sempre nei nostri cuori.
- Merate, 8 novembre 2014.
Alberto Sironi
Alba, Andrea, Paolo e Marta annunciano la morte di
Aldo Pozzoli e Giacomo Rota unitamente a tutto
il personale di Pozzoli SpA si stringono commossi
alla famiglia per la perdita del loro caro
Nell’ottavo anniversario della morte di
Gabriella Menchini Provera
verrà celebrata una Santa Messa nella chiesa dei
Santi Nereo e Achilleo in viale Argonne 54 alle ore
18,30 di mercoledì 12 novembre.- Giovanni.
- Milano, 9 novembre 2014.
La famiglia Sette ringrazia i tanti amici che hanno partecipato con commozione e affetto al dolore
per la morte dell’amatissimo
Arch. Bruno Sette
- Roma, 9 novembre 2014.
- Inzago, 8 novembre 2014.
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
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Giovanni Beneduci
ATTIVO DA LUNEDI A DOMENICA 13.30-19.30
un padre e marito che ci mancherà molto.- Un uomo che ha saputo coniugare una carriera esemplare con l’umiltà e la semplicità di sempre.- Le
esequie saranno lunedì ore 15 presso San Salvatore in Lauro.- Non fiori ma offerte per la lotta al
cancro.- I figli e la moglie.
- Roma, 8 novembre 2014.
Emilio Mosca
Enzo Grassi
Sei in ogni nostro pensiero e ci manchi sempre più.Non basta sapere che ci sei, perché abbiamo troppa voglia di riabbracciarti, Magda e Valentina.- Enzo sarà ricordato oggi, durante la Santa Messa delle ore 18, in Santa Maria Madre della Chiesa a
Buccinasco. - Assago, 9 novembre 2014.
Alberto Sironi
È venuto a mancare il nostro caro
È mancato
9 novembre 2009 - 9 novembre 2014
Alberto Sironi
- Bresso, 8 novembre 2014.
amico e socio insostituibile.- Il settore della stampa
perde uno dei suoi massimi esperti.
- Milano, 8 novembre 2014.
amatissimo marito e padre, esemplare devoto alla
famiglia ed onesto lavoratore.- I funerali avranno
luogo in Dresano lunedì 10 novembre alle ore 15
nella chiesa di San Giorgio Martire, indi al cimitero
di Fiamignano (RI).- La cara salma è esposta nella
camera ardente dell’Ospedale di Vizzolo Predabissi sino alle ore 14 di lunedì.
- Dresano (MI), 6 novembre 2014.
Alberto
La più sentita vicinanza a famiglia e colleghi.
- Milano, 8 novembre 2014.
Alessandro e Inge Pesenti sono vicini alla famiglia per la scomparsa dell’amico
sei stata speciale...sei e sarai una parte colorata
della nostra vita!- Le tue nipotine Lara ed Isabella.
- Milano, 9 novembre 2014.
Claudio Ceretti
Alberto
- Inzago, 8 novembre 2014.
Ciao
Partecipano al lutto:
– Giacomo Rota e famiglia.
Tutta Zeta’s piange la scomparsa di
Carissima
La famiglia Pozzoli è vicina con immenso affetto
a Betti, Anna e Alice in questo momento di dolore
per la scomparsa del carissimo
Alberto Sironi
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Con dolore lo annunciano: le figlie Anna e Laura
e famiglie.- Emilio riposerà nel cimitero di Merate
(LC).- Per informazioni sul funerale telefonare al
3472341147. - Merate, 9 novembre 2014.
PER PAROLA:
Partecipiamo al dolore di Umberto e Camilla con
tanta tristezza
Necrologie: € 5,00
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Milena Comini
non smetterà di essere nei nostri cuori.- Claudio e
Barbara. - Zurigo, 8 novembre 2014.
Giorgio Mulé è vicino a Ennio Doris e famiglia
per la scomparsa della sorella
Udilla Doris
Corriere della Sera
Gazzetta dello Sport
Diritto di trasmissione: pagamento anticipato € 1,67 - pagamento differito € 5,00
L’accettazione delle adesioni è subordinata al pagamento con carta di credito
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fax 02 25886632 - e-mail: [email protected]
- Milano, 8 novembre 2014.
Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
37
●
.
Risponde Sergio Romano
ARTE E CULTURA A PARIGI
ALL’OMBRA DEL TERZO REICH
Caro Romano, in tv si
pubblicizza l’acquisto di titoli
di Stato italiani con «...e in
più hai la garanzia della
solidità dello Stato italiano».
Le chiedo: stupidità o cinica
disonestà?
Fabrizio Perrone Capano
fabrizio.perronecapano@
fastwebnet.it
Il troppo pessimismo non è
meno dannoso dell’eccessivo
ottimismo.
Silvano Soldaini
[email protected]
Ho letto la sua risposta a un lettore che
esponeva i rischi per Parigi di essere
distrutta. Si potrebbe supporre che una città in
una fase di guerra cruenta abbia corso
effettivamente l’alea di soffrirne, ma bisogna
tenere presente l’ammirazione di Hitler che
il 28 giugno 1940 l’aveva visitata con
entusiasmo in compagnia dell’architetto
Albert Speer e dello scultore Arno Breker. Il
Führer così espresse i suoi sentimenti: «Vedere
Parigi era il sogno della mia vita. Non so
esprimere tutta la mia felicità nel vedere
esaudito oggi quel sogno».
Giampaolo Grulli
[email protected]
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
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La tua
opinione su
sonar.corriere.it
Il governatore
della Banca
d’Italia Ignazio
Visco:
la criminalità
frena gli
investimenti
esteri.
Concordate?
SUL WEB
CENTRI SOCIALI
Democrazia e attacchi
Risposte
alle 19 di ieri
Ancora una volta appartenenti
ai centri sociali non trovano
di meglio da fare che aggredire
il segretario della Lega Matteo
Salvini, prendendo a calci e
pugni la sua auto, mentre
era a Bologna in visita in un
campo nomadi. Certi
personaggi parlano di
democrazia, ma la loro
democrazia è a senso unico:
l’importante è pensarla come
loro!
Fabio Todini, Roma
CASE OCCUPATE
Rischio Far West?
In questi mesi le cronache si
stanno occupando del grave
problema dell’occupazione
Caro Grulli,
itler non avrebbe esitato a colpire Parigi. Le sue istruzioni ai comandi militari,
mentre le truppe alleate avanzavano
verso la capitale francese, erano perentorie: distruggere i settanta ponti che collegano
le due sponde della Senna e della Marna. Non
appena le truppe tedesche uscirono dalla città,
la capitale fu bombardata dagli aerei della Luftwaffe. Ma vi era effettivamente nell’opinione
pubblica tedesca e nello stesso leader nazista
un’ammirazione che rasentava spesso il senso
d’inferiorità.
L’uomo che meglio incarnò questo atteggiamento fu Otto Abetz, ambasciatore tedesco a Pa-
H
DISASTRI CONTINUI
Patrimonio artistico
Non passa giorno senza che il
nostro patrimonio artistico
non subisca danni a volte
irreparabili per colpa dei
nostri amministratori/politici.
Roma e Pompei sono i luoghi
più colpiti a causa delle
mancate manutenzioni. Si
parla di rischio sfacelo, di
protezione dell’ambiente e
costantemente si evidenzia il
declino del nostro Paese. È mai
possibile che non si possa
arrestare questo disastro?
di Danilo Taino Statistical editor
Le proteste dei tassisti:
una Uber-pubblicità
LETTERE
AL CORRIERE
SPOT IN TV
Titoli di Stato
● Più o meno
Sì
79%
21%
No
La domanda
di oggi
Via lo scontrino
fiscale, sì alla
tracciabilità
elettronica:
le mosse
dell’Agenzia
delle entrate
batteranno
l’evasione?
forzata e violenta di case
abitate da gente legalmente
assegnataria o proprietaria.
Ormai sono tante le persone
che hanno paura ad
allontanarsi dalla propria
abitazione, anche per brevi
periodi, temendo che al rientro
non possano più risiedere nel
proprio appartamento. Se le
autorità continueranno a
tollerare simili violazioni della
legge, rischiamo di
trasformare lo stato di diritto
in Far West.
Sergio Guadagnolo
[email protected]
rigi dal 1940 al 1944. Abetz frequentava gli ambienti culturali della città, corteggiava gli intellettuali, aiutava le case editrici a superare i veti
della censura, interveniva per addolcire le politiche repressive della Gestapo e delle SS. Questa
politica ebbe l’effetto di convincere una parte
della intellighenzia francese che la città, nell’Europa tedesca del dopoguerra, sarebbe stata una
specie di corpo separato e avrebbe continuato a
illuminare il continente con lo splendore delle
sue bellezze e la vivacità dei suoi circoli culturali.
I teatri di Parigi continuarono a rappresentare
opere di Henry de Montherlant, Jean Anouilh e
persino Jean-Paul Sartre. Alcuni dei maggiori registi cinematografici, Henry Georges Clouzot e
Marcel Carné, realizzarono film che circolarono
nelle sale cinematografiche e vennero, in qualche caso, distribuite dalla Ufa, la grande azienda
cinematografica tedesca. Picasso rimase a Parigi
e ricevette nel suo studio la visita di qualche ammiratore tedesco. Grazie alla regia politica di
Abetz, una delegazione di personaggi dello spettacolo visitò la Germania e alcuni intellettuali
parteciparono al grande convegno sull’Europa
del futuro organizzato a Weimar da Joseph Göbbels nell’ottobre 1942. Il quadro cominciò a cambiare tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943: un periodo che coincide con la sconfitta di Erwin
Rommel in Africa e di Friedrich Paulus a Stalingrado.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
famiglie e tutti i responsabili
dei progetti (alla salute, alla
legalità, al teatro, ecc.) non
saranno retribuiti. Dunque,
oltre al blocco degli scatti di
anzianità fino al 2018, anche
quei pochi soldi del fondo di
istituto ripartiti fra alcuni
docenti, ci saranno sottratti.
Avrei preferito un premier che,
ammettendo che stiamo
passando un periodo difficile,
avesse chiesto sacrifici anche
a noi e non uno che proclama
la scuola al primo posto nei
programmi del suo governo e
poi toglie risorse!
Maria Teresa Triggiani
SCUOLA
Fondi dimezzati
Durante una riunione
ristretta, il preside ci ha
comunicato che il fondo
d’istituto è stato dimezzato.
Questo significa che tutte le
certificazioni linguistiche e
non, saranno a carico delle
[email protected]
PREMI DEI CONCORSI
Dare più informazioni
Ogni anno affluiscono nelle
casse dell’erario milioni di
euro da parte dei Monopoli di
Stato che gestiscono lotterie e
«gratta e vinci». Va bene che
«pecunia non olet», però un
comportamento etico
imporrebbe di evidenziare sui
biglietti in vendita le
percentuali di possibilità di
vincita e il numero dei premi.
Antonino Genovese
[email protected]
SOLO IN CONTANTI
Pagamento del bollo
Ho pagato 200 euro per il
bollo auto. Ma che fatica! I
tabaccai, con ricevitoria per
pagamento bollettini vari, mi
hanno rifiutato il pagamento
tramite bancomat. Ho dovuto
pagare in contanti perché
sembra che le spese da loro
sostenute se si paga col
bancomat, siano maggiori al
guadagno. Eppure di recente il
governo chiedeva di pagare
anche le piccole somme
telematicamente!
Sergio Capone
C
he la cattiva pubblicità possa in certi
casi essere molto proficua, è da sempre
la regola di più di un esperto di
comunicazione. Una spacconata dei vecchi
manipolatori dell’opinione pubblica — si
potrebbe pensare. Nell’era del Big Data,
possiamo verificarla, in qualche modo
misurarla. Diogo Macahdo, un ricercatore
del think tank Bruegel, ha voluto testare
l’assunto nel caso di Uber, il servizio auto
con prenotazione via app diventato un caso
mondiale negli scorsi mesi: un indiscutibile
esempio di «cattiva pubblicità» data dalle
proteste e dalle manifestazioni con le quali
Uber è stato accolto dai tassisti e dai divieti
introdotti da numerose autorità. Machado
ha preso in considerazione la Germania.
Per prima cosa, ha tracciato un indice delle
ricerche delle parole «Taxi» e «Uber»
effettuate su Google. Fino al 13 aprile 2014,
giorno in cui fu introdotta la prima
regolamentazione tedesca del servizio, le
ricerche per Uber stavano attorno a un indice
25, mentre quelle per Taxi attorno a 50. Da
quel momento, la situazione inizia a
cambiare e si ribalta l’8 giugno, quando i
tassisti tengono le loro manifestazioni
contro l’attività che ritengono illegale:
l’indice Google per Taxi arriva a 58 e quello
per Uber a cento. Dalla fine di agosto in poi,
quando il divieto di operatività a Uber è
imposto e poi revocato dalle autorità, l’indice
indica valori quasi sempre superiori per
Uber, tra 60 e 98, rispetto a Taxi, tornato
attorno a 50.
Si può pensare che le ricerche su Google
siano solo di curiosità, per avere
informazioni su un servizio sconosciuto.
Machado ha dunque anche misurato la
correlazione tra le ricerche per le due parole,
supponendo che la maggiore correlazione,
cioè il muoversi nella stessa direzione
dell’indice riferito a Taxi e a Uber, significhi
che la gente cerchi Uber per le stesse ragioni
per cui cerca Taxi, cioè per prenotarne il
servizio. Il risultato: fino all’aprile 2014,
quando non c’era polemica, il coefficiente di
correlazione (ottenuto attraverso una
formula matematica per misurare la
relazione) era bassissimo e spesso negativo,
mediamente, tra l’autunno 2013 e la
primavera 2014, pari a 0,14; da quando sono
esplose la battaglia di piazza e la polemica
politica, si è impennato a una media di 0,56.
I tassisti e le autorità (almeno in Germania)
sono insomma stati una gran pubblicità per
Uber. E si può dire che i vecchi guru
dell’advertising non sbagliassero di molto.
@danilotaino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Busto Garolfo (Va)
INTERVENTI E REPLICHE
Ricordo di Giuseppe Luraghi
A proposito della lettera «Luraghi e la
Giulietta», di Giorgio Vecchiato (Corriere, 4
novembre), pur non dubitando di un ricordo che
risale a 44 anni fa, credo che a Vecchiato sia
sfuggito il tono con cui Giuseppe Luraghi
pronunciò quelle parole (ammesso che le abbia
pronunciate). Poiché Luraghi (lo conoscevo bene
perché era mio papà) era un manager
profondamente convinto del fatto che le
macchine Alfa Romeo potevano primeggiare
solo se la loro qualità era altissima, se erano
affidabili, se erano durevoli e così via, credo che
l’ex direttore della Gazzetta del Popolo non abbia
percepito l’ironia o addirittura l’aperta presa in
giro contenuta in quella battuta. Comunque
vedo che Vecchiato non aveva grande fiducia
neanche nella Fiat, padrona di Torino, se in
seguito ha scelto solo marche straniere…
Marina Luraghi, [email protected]
La misura Garanzia Giovani in Campania
In merito all’articolo «La fabbrica che in
Campania non può assumere disoccupati» di
Gian Antonio Stella (Corriere, 7 novembre),
preciso quanto segue. La Cgil in Campania non
ha mai ricoperto un ruolo sostitutivo rispetto a
quello istituzionalmente assegnato dalla misura
© 2014 RCS MEDIAGROUP S.P.A. DIVISIONE QUOTIDIANI
FONDATO NEL 1876
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
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VICEDIRETTORI
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Daniele Manca
Giangiacomo Schiavi
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Attilio Guarneri, Piergaetano Marchetti,
Laura Mengoni
DIRETTORE GENERALE DIVISIONE MEDIA
Alessandro Bompieri
Sede legale: Via Angelo Rizzoli, 8 - Milano
Registrazione Tribunale di Milano n. 5825 del 3 febbraio 1962
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PUBBLICITÀ
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Garanzia Giovani alle strutture della Regione e
meno che mai è stata ed è destinataria di
«prebende». Contrariamente a ciò, leggo: «La
Campania, che aveva in dote più soldi di tutti
(191 milioni), ha deciso di metterne una
montagna (45 e mezzo) sull’accoglienza,
distribuendo cioè una pioggia di prebende a una
folla di società anche dei sindacati che fanno a
pagamento lo stesso lavoro (in pratica: il primo
colloquio) fatto “gratis” dai centri per l’impiego
pubblici». Nell’articolo quindi si afferma
genericamente il falso.
Franco Tavella
Segretario generale Cgil Campania
Le associazioni sindacali risultano abilitate ai
servizi per il lavoro in base all’articolo 6 comma 3
del decreto legislativo 276/03 e quindi figurano
tra i soggetti che il piano di attuazione che la
regione Campania ha varato per attuare il
programma garanzia giovani. La Cgil si chiama
fuori? Prendiamo nota. (g.a.s.)
Cioran e il futuro dell’uomo
Al lettore ottimista sul futuro, segnalo le parole
di Emil Cioran: «La natura non solo ha fatto uno
sbaglio ad ammettere l’uomo nel suo regno, ma
ha compiuto un attentato contro se stessa».
Pierangelo Gabba, Pinarolo Po (Pv)
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • RCS Produzioni Padova S.p.A. 35100 Padova - Corso Stati Uniti 23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l.
70026 Modugno (Ba) - Via delle Orchidee, 1 Z.I. - Tel. 080-58.57.439 • Società Tipografica Siciliana S.p.A. 95030 Catania - Strada 5ª n. 35 - Tel. 095-59.13.03 • L’Unione Sarda
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Como € 1,20 + € 0,20; ven. Corsera + Sette + Cor. Como € 1,20 + € 0,50 + € 0,20; sab.
La tiratura di sabato 8 novembre è stata di 441.752 copie
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Germania € 2,20; Grecia € 2,50; Irlanda € 2,20; Lux € 2,20; Malta € 2,20; Monaco P. € 2,20; Olanda € 2,20; Portogallo/Isole € 2,50; SK Slov. € 2,20;
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Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
38
Sport
Le pagelle
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI A GENOVA
Sampdoria
Gabbiadini tuttofare
6 Romero Uscite sempre sicure, non gli
riesce il miracolo sul rigore, ma è
chiedere troppo.
5,5 De Silvestri Una faticaccia tenere El
Shaarawy. Anche per quello, non riparte
molto. Rischia il rigore cinturando
Fernando Torres.
6 Silvestre Un paio di ottimi interventi
in chiusura (uno su El Sha), giusto per
far bella figura con l’ex squadra.
6 Gastaldello Uomo d’ordine della
difesa: detta i tempi e riesce anche a
impostare.
5 Mesbah Contenuto dalla buona lena
di De Sciglio, ci mette una mano di
troppo per stoppare il cross di Menez.
6,5 Soriano Parte in sordina, poi cresce,
si porta più avanti e aumenta il pressing,
mandando in confusione gli equilibri
instabili del Milan.
6 Obiang Non riesce a ragionare troppo,
così ci prova con i lanci lunghi. Salta in
perfetta solitudine e, di testa, colpisce in
pieno il palo.
5,5 Duncan Non riesce a dettare i tempi
di gioco e a costruire.
6,5 Gabbiadini Mobile, torna ad aiutare
ed è pericoloso negli inserimenti.
7 Okaka In crescita esponenziale, Conte
avrà preso qualche appunto per il futuro.
Con la punta della suola anticipa Diego
Lopez e Bonera e riapre la partita.
Prezioso il lavoro spalle alla porta, suo
anche l’angolo del raddoppio.
7 Eder Perde la palla che avvia il gol del
Milan, ma poi scava più tunnel della Tav
e si ferma solo con il fallo (vedi il giallo a
De Sciglio). Lesto a ribattere in rete
quando la palla ritorna dal palo di
Obiang.
7 Mihajlovic Va sotto, ma la aggiusta e
poi prova a vincerla (dentro Rizzo,
centrocampista offensivo, appena il
Milan raggiunge il pari): intelligenza e
carattere.
Arianna Ravelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Milan
De Jong solita diga
6 Diego Lopez Quando serve c’è: vedi il
tiro di Soriano nel finale.
6 De Sciglio Inzaghi lo accomuna
sempre a El Shaarawy: in effetti danno
entrambi segnali di risveglio, anche se il
terzino soffre un po’ Eder. Che si trovi
davvero meglio a destra?
5,5 Mexes Deciso a cogliere
l’opportunità (è la prima volta che calca il
campo) resta un po’ troppo fuori
dall’area. Si perde Okaka, salvato perché
ci inciampa addosso.
5,5 Rami Finché è questione di muscoli
tutto ok, quando si va sulla velocità
meno. Si fa superare da Gabbiadini in
occasione del cross-gol.
5 Bonera Riproposto per infortuni altrui,
si fa anticipare da Okaka nel primo gol.
Alla lunga emerge la sua lentezza.
Finisce espulso per due falli.
6 Essien Fa da equilibratore e
distribuisce pure palloni con un senso.
Più errori nella ripresa.
6,5 De Jong Palermo è stata una
parentesi nera. Torna la diga di sempre.
6 Bonaventura Supplisce i vuoti in
mezzo, buona occasione col tiro da fuori.
5 Honda Circa 50’ di niente. I test di
MilanLab che lo davano stanco non
mentivano.
6 Menez Alti alti e bassi bassi. Bene i
primi 20’, ma piuttosto di passarla si fa
sparare e non contrasta Obiang nel
raddoppio Samp. Non sbaglia il rigore.
7 El Shaarawy Risponde a Conte seduto
in tribuna: sì, sono pronto per diventare
grande. La crescita passa da un destro
dal limite nell’angolo più lontano che
diventa un gran gol. Gli mancava da 622
giorni. Il più indiavolato dei diavoli.
6 Torres Più attivo ed efficace delle
ultime volte, lotta e dà fastidio alla
Samp. Merita fiducia.
6 Inzaghi I progressi ci sono stati, ma il
Milan manca il salto di qualità.
a.rav.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
.
Iannone con il casco Milan
Barbara Berlusconi cerca idee in Motogp
Barbara Berlusconi cerca ispirazione nella MotoGp. «Il calcio italiano sta vivendo
momenti difficili –—ha dichiarato l’ad rossonero a Valencia —. Io sono qua per trovare
nuove idee». Ieri ha incontrato Andrea Iannone, che indossa un casco con il logo del
Milan (anteprima di una linea che sarà lanciata a breve). Oggi, accompagnata da
Stefano Domenicali (che Barbara aveva cercato di portare al Milan) vedrà Carmelo
Ezpeleta. «Servono idee vincenti e qui posso trovarle — ha continuato l’ad —. Il Milan?
La situazione è delicata ma abbastanza positiva. Inzaghi sta facendo un grande lavoro.
L’obiettivo è la Champions, quella attuale non è la posizione che la squadra merita».
Ritorno
Il gol di
El Shaarawy,
22anni, che
ha battuto
Romero con
un gran destro
dal limite
(ImageSport)
❞
Mihajlovic
Non ho
nulla da
dire ai miei,
hanno
dato tutti
il massimo
Milan, la svolta è a metà
Pareggia a Genova con la Sampdoria e manca l’assalto al terzo posto in classifica
Passa in vantaggio con El Shaarawy, va sotto e pareggia con un rigore di Menez
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
❞
Inzaghi
Sono molto
soddisfatto
ma solo
del gioco:
meritavamo
di vincere
GENOVA Come sull’ottovolante,
il Milan prima sale, poi precipita e quando gli manca il respiro
riemerge dall’inferno in cui era
precipitato. Il pari nel fortino
di Marassi è un punto guadagnato considerando i risultati
della squadra di Mihajlovic nel
suo stadio. Nessuno qui era
riuscito a fare due gol contro la
seconda difesa del campionato. Nessuno, prima dei rossoneri, aveva impegnato così tanto i doriani.
Ma il 2-2 è anche un’occasione persa. Perché il Milan ha per
due volte la partita in mano: all’inizio dopo la rete di El Shaarawy, cuore genoano, in rete
622 giorni dopo l’ultima volta
in campionato e per questo
commosso sino alle lacrime. E
alla fine, dopo che Menez su rigore riacciuffa il pareggio.
Manca la zampata vincente nel
momento in cui la Samp sembra un po’ provata e disarticola-
ta. Ma l’arbitro Orsato non se la
sente di fischiare un altro rigore al Milan per un intervento di
De Silvestri su Torres e il diagonale di Bonaventura esce di un
soffio. Inzaghi si può consolare: la squadra è in crescita dopo
Sampdoria
Milan
2
2
Marcatori: El Shaarawy 9’, Okaka 45’
p.t.; Eder 6’, Menez su rigore 19’ s.t.
SAMPDORIA (4-3-3): Romero 6; De
Silvestri 5,5, Silvestre 6 (Regini s.v. 38’
s.t.), Gastaldello 6, Mesbah 5; Soriano
6,5, Obiang 6 (Bergessio s.v. 46’ s.t.),
Duncan 5,5 (Rizzo 6 22’ s.t.); Gabbiadini
6,5, Okaka 7, Eder 7. All.: Mihajlovic 7.
MILAN (4-3-3): Diego Lopez 6; De
Sciglio 6, Mexes 5,5, Rami 5,5, Bonera 5;
Essien 6, De Jong 6,5, Bonaventura 6;
Honda 5 (Torres 6 14’ s.t.), Menez 6 (Poli
s.v. 42’ s.t.), El Shaarawy 7. All.: Inzaghi 6.
Arbitro: Orsato 5,5.
Ammoniti: Menez, De Sciglio, Duncan,
De Jong. Espulso: Bonera 40’ s.t.
Recuperi: 1’ più 3’.
i pareggi senza gloria con Fiorentina e Cagliari e il tonfo con
il Palermo. Ora serve continuità.
La Samp merita tutto quello
che ha. Sbaglia l’approccio, ma
rientra bene il partita: pareggia
con Okaka e sorpassa i rivali
grazie a Eder. Sul più bello, però, si fa prendere dall’entusiasmo, facendosi trovare scoperta sulle ripartenze milaniste.
U n p e c c a t o d i g i o ve n t ù .
Mihajlovic ha messo insieme
una squadra che ha gioco, anima e che ha dimostrato di poter lottare nelle posizioni di
vertice della classifica.
A Marassi consoliamoci con
i gol dei giovani italiani, proprio sotto gli occhi del c.t. Antonio Conte. El Shaarawy
sblocca il risultato con un destro a rientrare, Okaka risponde con una zampata formidabile al tramonto del primo tempo, secondo acuto in campion a to . E g i à c h e c i s i a m o ,
parlando di giovani, il cross
Agenzia delle Dogane
e dei Monopoli
622
i giorni passati
da El Shaarawy
senza segnare
in A. L’ultimo,
prima di ieri
sera, lo aveva
segnato
all’Inter il 24
febbraio 2013
vincente da sinistra è di Manolo Gabbiadini, uno dei migliori
in campo. Il c.t. in tribuna
prende nota.
Il Milan si impossessa in
fretta della partita. La Samp,
che in casa non ha mai perso, è
lenta e imprecisa, come stordita dai complimenti che si sono
moltiplicati dopo la vittoria
contro la Fiorentina. Anche incapace di gestire il pallone in
assenza di Palombo. Obiang,
regista improvvisato, sbaglia
moltissimo e dà fiato alle ripartenze milaniste.
Occasioni
Rossoneri in crescita,
ma perdono per due
volte l’occasione
di chiudere la partita
Ma intorno alla mezz’ora
Mihajlovic trasforma il 4-3-3
nel 4-2-3-1 che cambia la vita ai
doriani, alzando Soriano e restituendo aggressività alla
squadra di casa.
Nella ripresa la Samp insiste
e il Milan, come un pugile suonato, prova a difendersi a centro ring cercando di rimanere
in piedi ma al primo vero affondo crolla, mostrando le solite lacune sulle palle inattive.
La rete del sorpasso la firma
Eder, solo a centro area, dopo
che il colpo di testa di Obiang
su angolo di Okaka si era stampato sul palo.
A quel punto la Samp ha la
partita in mano, ma cercando il
3-1 regala al Milan il contropiede. Il rigore (mano di Mesbah)
trasformato da Menez cambia
nuovamente gli scenari. La
banda Inzaghi sul 2-2 torna padrona della scena. Una grande
squadre ne saprebbe approfittare. Quella rossonera ancora
no. Ci vuole pazienza. Il 2-2, alla fine, è una iniezione di autostima in attesa del derby.
Alessandro Bocci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
SPORT
39
.
Estero
La «goal line technology» dà un gol a Cahill del Chelsea. Il caro
vecchio arbitro nega un rigore al Liverpool per un braccio in area
dello stesso Cahill. E così il bilancio è tutto a favore dei Blues di
Mourinho (foto) che rimontano i Reds, andati in vantaggio con il
turco Can. Per il Chelsea è decisivo ancora una volta Diego Costa.
Mario Balotelli si fa notare solo per un cartellino giallo: per lui zero tiri
in porta e sempre più lontana l’eventuale convocazione di Antonio
Conte in azzurro. Vola invece il Southampton di Graziano Pellé
(autore di un assist) che batte il Leicester 2-0 e resta al secondo
posto a 4 punti di distanza. Torna a vincere il Manchester United: 1-0
Mou rimonta i Reds
grazie alla tecnologia
Boateng da record
Il Faraone felice
Pippo invece
se la prende
con l’arbitro
GENOVA Seicentoventidue
Oggi il Verona: Thohir a San Siro inquieto dopo il vertice Uefa
Mazzarri non è Van
Gaal e Thohir non è Moratti. Il
tecnico avrebbe potuto ripetere quello che ha detto l’olandese venerdì, alla vigilia della gara (vinta 1-0) con il Crystal Palace: «Sono stato pessimo e lo
dico per rispetto dei tifosi, della società, che ha avuto grande
fiducia in me, nei miei calciatori e nel mio staff. Ma quando
fai 13 punti in 10 partite non
stai facendo bene». Mazzari
non è stato «pessimo» (mai
esagerare) e di punti ne ha raccolti 15 in 10 partite, ma se
avesse parlato più o meno come Van Gaal, stasera, prima del
Verona, avrebbe raccolto non
pochi applausi a San Siro. E sarebbe stato un modo per voltare pagina.
Invece, in questa vigilia trafelata, schiacciata fra la buona
partita pareggiata con il St.
Etienne e lo stop per le nazionali (le domeniche in cui l’Inter esprime il gioco migliore),
prima di derby e Roma, Mazzarri ha preferito spiegare: «Io
non valuto me stesso, lascio
che siano gli altri a farlo. È vero
che abbiamo sbagliato qualche
partita, ma se stiamo attenti al
lavoro avviato, si vede che stiamo facendo talmente tante cose in un’annata appena iniziata
che si potrebbe anche provare
a vedere il bicchiere mezzo pieno. Qui si gioca sempre per un
solo risultato contro avversari
che contro di noi danno tutti il
120%; i pareggi a volte sono stati valutati come tragedie; le
sconfitte non ne parliamo; per
i giovani è più difficile crescere
ed è difficile fare un gioco organico, sono tante le cose da
valutare. Io darò sempre il
massimo per questi giocatori
che mi stanno regalando tante
soddisfazioni».
MILANO
❞
Mazzarri
Ripartiamo
dalla prova
in Coppa
Daremo
tutto per
il pubblico
❞
Thohir
Bene
giovedi, ma
oggi con il
Verona non
mi basta
il pareggio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ad Appiano è apparso anche
Thohir, reduce dall’incontro di
venerdì a Nyon con i rappresentanti dell’Organo di Controllo Finanziario dei Club dell’Uefa. Non tutti sono apparsi
entusiasti del piano di rientro
presentato dai vertici nerazzurri e a non convincere sembra siano state le idee legate
agli investimenti e all’aumento
dei ricavi. I tagli non sempre
sono la soluzione migliore: in
un anno di nuova proprietà, le
promesse sono state tante, le
idee innovative poche e i progetti per il futuro nel complesso restano modesti, anche perché un grande club non può
Allenatore amaro
«Qui si gioca sempre e
solo per un risultato;
anche i pareggi sono
vissuti come tragedie»
non pensare di ingaggiare
grandi giocatori. O forse qualcuno sarà rimasto perplesso di
fronte a un presidente che ha
concesso un prestito (22 milioni) alla società da lui guidata,
con un interesse dell’8%. Cose
che Moratti in 18 anni e mezzo
di presidenza non si è mai
nemmeno sognato di fare.
Oggi c’è il Verona, battuto
due volte nell’ultimo campionato (4-2 a San Siro). L’Inter arriva all’appuntamento con la
squadra di Mandorlini (il libero dello scudetto 1989) in condizioni precarie: molta stanchezza (i 93’ di Europa League
con il St. Etienne); molti infortunati (non c’è Guarin fra i convocati, ma Hernanes e Nagatomo sì); molte preoccupazione
per l’accoglienza di San Siro
(prima dell’1-1 in Francia, c’è
stata la caduta di Parma). È la
vita. Vita nerazzurra.
Fabio Monti
SASSUOLO (4-3-3): Consigli 5,5;
Vrsaljko 6, Cannavaro 6, Terranova
6, Peluso 5; Missiroli 6, Magnanelli 6,
Taider 5,5 (Pavoletti s.v. 43’ s.t.); Berardi
6 (Floro Flores s.v. 35’ s.t.), Zaza 5,5
(Floccari 6 26’ s.t.), Sansone 5,5. All.: Di
Francesco 6
Bomber
Mauro Icardi,
21 anni, ha
segnato cinque
gol in questo
campionato
(due su rigore):
è il miglior
realizzatore
dell’Inter
(LaPresse)
REGGIO EMILIA Quinto risultato
utile in serie A: il Sassuolo ottiene un piccolo record ma
senza fare troppi festeggiamenti. Gli emiliani pareggiano
al Mapei Stadium con l’Atalanta, che sta lentamente uscendo
dal periodo nero e che può recriminare per il palo di Raimondi nella ripresa che avrebbe potuto regalare i tre punti
agli ospiti. Il pari però è forse il
risultato più giusto al termine
di un match brutto e giocato su
ritmi bassi, ma che consente
alle due squadre di fare un piccolo passo in avanti in classifica verso posizioni più tranquille.
Nel Sassuolo rientrava Simone Zaza, ma la sua prestazione
non è stata sufficiente. Più
pimpante il compagno d’attacco Berardi, pericoloso nel primo tempo. La migliore chance
dell’incontro però capita sulla
testa del difensore atalantino
Raimondi, che al 27’, su pennellata di Molina, stacca più in
alto di Peluso e manda la palla a
sbattere sul palo. Nel recupero
un’immagine insolita: Cherubin toglie, nel marcarlo, la maglietta al neo entrato Pavoletti,
senza che però l’arbitro Pasqua
se ne accorga.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
11a giornata
Cagliari
Genoa
4-3-3
3-4-3
1 Perin
27 Cragno
14 Roncaglia
21 Balzano
8 Burdisso
32 Ceppitelli
13 Antonelli
15 Rossettini
21 Edenilson
8 Avelar
69 Sturaro
16 Dessena
19 Greco
5 Conti
20 Ekdal
33 Kucka
17 Farias
24 Falque
25 Sau
32 Matri
7 Cossu
10 Perotti
Arbitro: Peruzzo di Schio
Tv: ore 12.30, Sky Calcio 1,
Premium Calcio
Chievo
Cesena
4-2-3-1
4-3-3
1 Bizzarri
30 Agliardi
21 Frey
25 Capelli
3 Dainelli
14 Volta
87 Dukanovic
15 Krajnc
34 Biraghi
17 Magnusson
14 Cofie
5 Giorgi
56 Hetemaj
34 Cascione
23 Birsa
10 Coppola
69 Meggiorini
92 Defrel
24 Schelotto
27 H. Almeida
10 Maxi Lopez 61 Garritano
Arbitro: Tagliavento di Terni
Tv: ore 15, Sky Calcio 4
Empoli
Lazio
4-3-1-2
4-3-3
33 Sepe
22 Marchetti
2 Laurini
39 Cavanda
19 Barba
3 De Vrij
24 Rugani
2 Ciani
21 Mario Rui
5 Braafheid
88 Vecino
16 Parolo
6 Valdifiori
20 Biglia
11 Croce
19 Lulic
27 Zielinski
87 Candreva
10 Tavano
9 Djordjevic
7 Maccarone
6 S.Mauri
Arbitro: Mazzoleni di Bergamo
Tv: ore 15, Sky Calcio 2,
Premium Calcio 2
Fiorentina
Napoli
4-3-3
4-2-3-1
1 Neto
1 Rafael
40 Tomovic
11 Maggio
2 Gonzalo Rodriguez 33 Albiol
15 Savic
26 Koulibaly
28 Alonso
31 Ghoulam
20 Borja Valero 88 Inler
10 Aquilani
19 Lopez
14 Mati Fernandez 7 Callejon
11 Cuadrado
17 Hamsik
24 Insigne
30 Babacar
9 Higuain
72 Ilicic
Arbitro: Valeri di Roma
Tv: ore 18, Sky Calcio 1,
Premium Calcio
Inter
Verona
3-5-2
4-3-3
1 Handanovic 1 Rafael
23 Ranocchia
71 Martic
15 Vidic
4 Marquez
5 Juan Jesus
18 Moras
33 Agostini
20 Obi
17 Kuzmanovic 23 Ionita
18 Medel
8 Obbadi
10 Kovacic
10 Hallfredsson
22 Dodò
17 N. Lopez
9 Icardi
9 Toni
8 Palacio
11 Jankovic
Arbitro: Rocchi di Firenze
Tv: ore 20.45, Sky Calcio 2,
Premium Calcio 2
Juventus
Parma
4-3-1-2
3-5-2
1 Buffon
83 Mirante
26 Lichtsteiner 4 Mendes
19 Bonucci
6 Lucarelli
3 Chiellini
15 Costa
20 Padoin
33 Rispoli
30 Acquah
2 Romulo
21 Lodi
8 Marchisio
6 Pogba
8 José Mauri
37 Pereyra
11 De Ceglie
10 Tevez
99 Cassano
10 Belfodil
14 Llorente
Arbitro: Russo di Nola
Tv: ore 15, Sky Calcio 1,
Premium Calcio 1
Palermo
Udinese
3-5-2
4-3-1-2
70 Sorrentino
31 Karzenis
6 Munoz
27 Widmer
12 Gi. Gonzalez 75 Heurtaux
4 Andelkovic
5 Danilo
89 Pires
3 E. Pisano
15 Bolzoni
7 Badu
27 L. Rigoni
6 Allan
19 Guilherme
8 E. Barreto
8 B. Fernandes
7 Lazaar
77 Thereau
20 Vazquez
24 Muriel
9 Dybala
Arbitro: Doveri di Roma
Tv: ore 15, Sky Calcio 3,
Premium Calcio 3
Roma
Torino
4-3-3
3-5-1-1
26 De Sanctis
1 Gillet
35 Torosidis
19 Maksimovic
44 Manolas
25 Glik
2 Yanga-Mbiwa 24 Moretti
3 A. Cole
33 Peres
15 Pjanic
14 Gazzi
20 Vives
16 De Rossi
4 Nainggolan 8 Farnerud
36 Darmian
27 Gervinho
7 El Kaddouri
10 Totti
27 Quagliarella
8 Ljajic
Arbitro: Banti di Livorno
Tv: ore 20.45, Sky Sport 1 e Calcio 1,
Premium Calcio 1
Sabato 22/11, ore 18
ATALANTA-ROMA
Ore 20.45
LAZIO-JUVENTUS
Domenica 23/11, ore 12.30
TORINO-SASSUOLO
ore 15
CESENA-SAMPDORIA
NAPOLI-CAGLIARI
PARMA-EMPOLI
UDINESE-CHIEVO
VERONA-FIORENTINA
Ore 20.45
MILAN-INTER
Lunedì 24/11, ore 20.45
GENOA-PALERMO
0
0
Arbitro: Pasqua 6
Ammoniti: Magnanelli, Benalouane,
Berardi, Vrsaljko. Recuperi: 1’ più 5’
Ieri
SASSUOLO-ATALANTA
SAMPDORIA-MILAN
Oggi, ore 12.30
CAGLIARI-GENOA
Oggi, ore 15
CHIEVO-CESENA
EMPOLI-LAZIO
JUVENTUS-PARMA
PALERMO-UDINESE
Ore 18
FIORENTINA-NAPOLI
Ore 20.45
INTER-VERONA
ROMA-TORINO
Prossimo turno
Sassuolo
Atalanta
ATALANTA (4-4-1-1): Sportiello 6;
Raimondi 6,5, Benalouane 5,5
(Zappacosta s.v. 32’ s.t.), Standardo 6,
Cherubin 5,5; Molina 6,5 (D’Alessandro 6
36’ s.t.), Migliaccio 6, Baselli 6, Dramé
5,5; Moralez 6,5 (23’ s.t. Boakye 6);
Denis 5,5. All.: Colantuono 6
Serie A
0-0
2-2
© RIPRODUZIONE RISERVATA
anticipo
Inter, i problemi sono tanti L’altro
Il Sassuolo
sfonda
Mazzarri va controcorrente non
con l’Atalanta
«Stiamo facendo molto»
Il dopopartita
giorni dopo, davanti ad
Antonio Conte in tribuna, El
Shaarawy rompe tabù e
digiuno con un destro potente
e imprendibile. Si accascia e si
commuove mentre i compagni
lo sommergono. Era dal 24
febbraio dello scorso anno
(derby terminato 1-1) che
mancava in campionato
l’appuntamento con il gol.
«Qui a Marassi le gambe mi
giravano bene, sono contento
di essere tornato al gol ma
avrei preferito una vittoria per
ritrovare fiducia e rimetterci in
marcia» sospira il Faraone che
in questa lunghissima
astinenza aveva lasciato il
segno solo nel preliminare di
Champions League a
Eindhoven il 20 agosto del
2013. «Siamo riusciti a
rimettere in piedi la partita
dopo essere andati sotto.
Questo è un punto importante,
anche se avremmo meritato di
più». Dopo aver saltato
l’ultimo ritiro azzurro, ora El
Shaarawy (che lascia lo stadio
con la borsa della Nazionale)
spera di poter staccare un pass
per Coverciano. «Per un
attaccante è bello segnare, non
arrivava da più di 20 partite
Spero che la rete davanti al ct
sia fondamentale in chiave
convocazione. Sono contento
delle sue parole (“deve
decidere se vuole diventare
grande“, ndr) , ha detto delle
cose giuste». El Shaarawy a
parte, il Milan non ha molti
motivi per sorridere. Mexes
alla prima gara della stagione
ammette: «Mi sentivo un po’
fuori dal progetto, ma sono un
professionista». Ma Inzaghi
attacca: « Ci sono state cose
molto strane in questa partita.
Quali? Mi dispiace per Bonera,
con due falli è andato fuori. Il
rigore ? Torres ha preso
posizione e non mi pare abbia
simulato».
Monica Colombo
sul Crystal Palace. E torna al successo anche il Barcellona, in rimonta
sull’Almeria (2-1). L’impatto decisivo dalla panchina è di Luis Suarez,
autore degli assist per i gol di Neymar e Jordi Alba. Il Real schianta 51 il Rayo. In Bundesliga continua il monologo del Bayern Monaco: 40 sul campo dell’Eintracht, con tripletta di Muller. Per Jerome
Boateng, difensore del Bayern e della nazionale tedesca, è stata la
50ª partita consecutiva senza sconfitte — record in Germania —
l’ultima il 28 ottobre 2012 contro il Leverkusen: nei due k.o. della
gestione Guardiola, Boateng era assente.
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Classifica
Serie B
13ª giornata
JUVENTUS
25
ROMA
22
SAMPDORIA*
20
LAZIO
19
NAPOLI
18
GENOA
18
MILAN*
17
UDINESE
16
INTER
15
FIORENTINA
13
VERONA
13
TORINO
12
PALERMO
12
SASSUOLO*
12
ATALANTA*
10
CAGLIARI
9
EMPOLI
7
CESENA
7
PARMA
6
CHIEVO
5
*una partita in più
Bologna-Carpi
pari senza gol
Frosinone super
Venerdì
Spezia-Crotone
Ieri
Bologna-Carpi
Brescia-Pescara
Catania-Varese
Cittadella-Latina
Frosinone-Trapani
Modena-Avellino
Perugia-Entella
Vicenza-Pro Vercelli
V. Lanciano-Livorno
Domani, ore 20.30
Bari-Ternana (Pairetto)
corriere.it
Sul sito del
Corriere della
Sera le partite
in tempo reale
e tutti i gol
e le immagini
della giornata
www.corriere.it
Pareggio senza gol fra Bologna
e Carpi nel derby emiliano, che
ha lasciato la sorprendente
squadra di Castori al primo
posto, raggiunta dal
Frosinone, diventato una
macchina da gol: 4 reti al
Latina domenica scorsa e 4 al
Trapani (tripletta di Curiale).
Cade il Livorno in casa del
Lanciano (rigore di Piccolo);
l’Avellino conquista il secondo
posto andando a vincere a
Modena; dopo sei giornate, è
tornato al successo il Perugia
(sull’Entella). Il Brescia è stato
sconfitto in casa dal Pescara,
che risale in classifica come il
Catania: 2-1 al Varese; di Calaiò
in rovesciata il gol dell’1-0.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
2-1
0-0
1-3
2-1
1-1
4-1
1-2
2-1
2-1
1-0
Classifica
Carpi e Frosinone p. 25; Spezia e
Avellino 23; Bologna e V. Lanciano
22; Livorno e Trapani 21; Perugia 20;
Pro Vercelli 17; Bari* 16; Modena,
Varese (-1), Entella e Catania 15;
Brescia 14; Vicenza e Pescara 13;
Cittadella 12; Ternana* 11; Crotone e
Latina 10. (*) una partita in meno
Prossimo turno
Sabato 15/11 (ore 18): CarpiCittadella. Ore 20.30: BolognaBrescia. Domenica 16/11 (ore
12.30): Trapani-Catania. Ore 15:
Crotone-Bari; Entella-Modena;
Latina-V. Lanciano; Livorno-Pro
Vercelli; Pescara-Frosinone;
Ternana-Spezia; Varese-Perugia.
Ore 18: Avellino-Vicenza.
40
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
SPORT
.
Dopo il Colosseo
C’è chi le chiama «americanate» e chi pensa che il futuro del calcio,
per aumentare i ricavi, passi anche da lì. Di sicuro il presidente
romanista James Pallotta (foto) fa parte del secondo gruppo: «Il mio
sogno non è necessariamente vedere un match giocato nel
Colosseo. Ma penso sia un’opportunità far svolgere partite tra le
squadre top europee in posti quali il Circo Massimo. Nel Colosseo,
magari, si possono fare eventi più piccoli, pre e post partita, e si
potrebbe trasmettere l’evento in tutto il mondo in pay per view, ma
questo dipende dal ministro della Cultura. Si potrebbero destinare i
proventi a una fondazione per restaurare le antichità di Roma».
Il sogno di Pallotta
«Vorrei giocare
al Circo Massimo»
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Juve, Conte addio
«Ma avanti piano»
Le certezze di Garcia
«Roma da scudetto»
Allegri avvia il cambiamento ma perde Pirlo
«Quando dico una cosa non lo faccio per caso»
❞
❞
Allegri
Martedì
abbiamo
ripreso
un discorso
iniziato
in estate
Garcia
Ho fiducia
nei miei
giocatori,
possiamo
fare grandi
cose
Pronti Mattia Vitale e Sebastian Giovinco in un contrasto durante l’allenamento (LaPresse)
Proveremo
a cambiare
piano piano
per trovare
anche
stimoli
nuovi
Pallotta è stato ricevuto ieri dal sindaco Ignazio Marino per un
aggiornamento sulla questione stadio: «Il nostro obiettivo è trovare
la soluzione migliore per la città di Roma. Stiamo cercando di fare lo
stadio migliore possibile, ma anche quello con i migliori servizi.
Stiamo discutendo con il sindaco per renderlo facilmente
raggiungibile dall’aeroporto». Il sindaco Marino, che sullo stadio si è
impegnato a fondo, è sembrato ottimista: «La nostra speranza è
arrivare entro i primi sei mesi del 2015 a porre la prima pietra per la
costruzione dello stadio della Roma».
In francese è più brillante: désengagement. In italiano disimpegno. Massimiliano Allegri sostiene di voler «continuare su quella che è stata la traccia della partita di martedì, dove abbiamo ripreso un discorso che avevamo iniziato
in estate». Il «discorso» è la difesa a
quattro (e altro di conseguenza) introdotta dal primo minuto contro l’Olympiacos e confermata oggi allo Stadium,
ospite il Parma. È un passo importante
nel désengagement dal passato contiano, anche se ci sono strane analogie con
l’epopea dell’autentico Fantantonio di
questo scorcio di storia calcistica e, in
particolare, con quanto avvenne martedì 29 novembre 2011, a Napoli, quando
Conte abbandonò il 4-2-4 (e anche il 43-3, utilizzato in alternativa) per quel 35-2 che ha spazzato via ogni forma di resistenza in Italia. Quella sera, la Juventus risalì da 0-2 e da 1-3 dando prova di
tenuta tattica e caratteriale. Si può dire
che nacque allora la squadra di Conte.
Allegri ha portato aria nuova e idee
personali, come ogni allenatore che subentra, più o meno in corsa, ovviamente, ma ha lavorato sulle sue idee tattiche
dietro le quinte «preferendo fino a questo punto restare fondamentalmente
nel solco tracciato nei tre anni precedenti. Per vari motivi ho preferito continuare con il sistema di gioco vecchio,
magari con uno sviluppo diverso. Cercheremo di cambiare, piano, piano, per
trovare anche stimoli nuovi. I giocatori
hanno le qualità per farlo».
Il «discorso» non riguarda solo la difesa quattro ma anche il resto, specialmente il tridente, ma l’idea di vedere insieme Tevez, Llorente e Morata, se non
esclusa, è sospesa. «Penso che squadra
possa giocare anche con i tre davanti.
Dipende dalla disponibilità che gli attaccanti offrono nella fase di non possesso palla. Non c’è una squadra che si
possa permettere tre giocatori che non
partecipano alla fase difensiva. Occorre
molto equilibrio. E contro il Parma sarà
una partita molto difficile, per l’avversario e perché veniamo da una prova di
grande intensità, con dispendio di
energie fisiche e mentali».
Per disimpegnarsi da Conte, Allegri
dovrebbe migliorare in due aspetti. Primo: la rosa al completo. E invece solo
posti in piedi in infermeria, ieri si è aggiunto Andrea Pirlo, a riposo cinque
giorni e a rischio per la Nazionale. Secondo: sbagliare di meno (simbolo dello spreco il rigore fallito da Vidal contro
l’Olympiacos, anche se il tecnico lo assolve ). Per risolvere il problema Allegri
suggerisce allenamenti mirati e consiglia di «avere un po’ più di cattiveria davanti; creiamo sempre molto ma bisogna migliorare la fase realizzativa. Così
non va bene. Perché non si può pensare
di avere sempre sette-otto occasioni da
gol ogni partita».
Roberto Perrone
Giallorossi La Roma si allena, capitan Totti (col berretto) oggi partirà titolare (LaPresse)
Non ho
certezze,
che nel
calcio non
esistono,
ma delle
convinzioni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA Rudi Garcia non ritratta. «Se sono
sempre sicuro che vinceremo lo scudetto? Quando dico una cosa non lo faccio
per caso. Ho fiducia nei miei giocatori,
so che possiamo fare grandi cose. Lavoriamo insieme da 16 mesi e stiamo costruendo una squadra con un’identità
di gioco, ci lavoriamo ogni giorno. Abbiamo ottenuto dei risultati e continueremo a seguire questa strada. Non parlo
di certezze, perché nel calcio non esistono, ma di convinzioni e le mie non
cambiano dopo una o due partite. I ragazzi sono motivati, pensiamo positivo
per il resto della stagione, a partire dalla
partita contro il Torino».
Il tecnico francese sa che i numeri
non sono dalla sua parte: dopo aver vinto le prime sei gare stagionali, tra campionato e Champions, ci è riuscito solo
due volte nelle ultime otto (contro Chievo e Cesena; poi 4 sconfitte e 2 pareggi,
15 gol subiti e 9 fatti). Visto che il calcio
ha poca memoria, a Roma come altrove
e a volte più di altrove, a Garcia è stato
rimproverato sia l’eccesso di presunzione (l’1-7 contro il Bayern all’andata) che
l’eccesso di difensivismo (il 2-0 del ritorno). Una mancanza di coerenza che
gli è stata rinfacciata da molti critici e tifosi, senza pensare che la ribalta dell’Allianz Arena era importantissima, a livello internazionale, anche per l’allenatore. Aver scelto una formazione più accorta può essere visto come un atto di
debolezza oppure come avere messo
COSA C’È DI NUOVO... NOTIZIE DALLE AZIENDE
l’interesse della squadra davanti al proprio?
«Non dobbiamo cambiare mentalità,
dobbiamo continuare ad avere fiducia
in noi stessi. Bisogna guardare avanti,
tornare a giocare da Roma, con aggressività e soprattutto con entusiasmo. La
squadra non ha perso fiducia. Vivo con i
ragazzi ogni giorno, li vedo in campo e
osservo buoni allenamenti. Sono uno
che analizza le cose nel lungo periodo e
da inizio stagione vedo una Roma che
sta sulle stesse tracce di quella dell’anno
scorso».
Contro il Torino, che ha giocato in
Europa League giovedì sera, ci sarà il ritorno tra i pali di Morgan De Sanctis (alla 50ª partita in giallorosso) e quelli di
Pjanic, Totti e Gervinho. Ballottaggio
per la terza maglia in attacco tra Ljajic e
Destro.
Andrà in panchina Kevin Strootman,
a otto mesi dall’infortunio di Napoli, ed
è stato convocato anche Alessandro Florenzi, nonostante la distorsione della
caviglia patita a Monaco di Baviera.
L’olandese non è utilizzabile, l’azzurro
farà un provino per capire se può almeno fare la riserva. I grandi rientri per
Garcia dovrebbero arrivare dopo la sosta delle nazionali. Il tecnico spera di recuperare Maicon e Astori, magari anche
Castan. Rientri che possono cambiare la
squadra.
Luca Valdiserri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
a cura di RCS MediaGroup Pubblicità
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con le necessità della dieta, che deve
rispondere alle esigenze dell’organismo,
diverse secondo i momenti della giornata, e
che va programmata con cura, distinguendo
i giorni di normale attività da quelli in cui è
previsto l’allenamento. Qualunque ora sia
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Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
SPORT
.
41
Basket
Volley
Roma perde a Pesaro, c’è Cantù per Sassari Ravenna vince e affianca Modena in testa
Tennis
Masters: Federer prova a insidiare Djokovic
Nell’anticipo della quinta giornata di serie A, l’Acea Roma perde 8987 sul campo della Consultinvest Pesaro, che ottiene il primo
successo in un finale emozionante. Oggi in campo (18.15): BrindisiVenezia, Varese-Trento, Cantù-Sassari, Caserta-Cremona, Capo
d’Orlando-Avellino, Pistoia-Bologna (20.30 RaiSport1). Domani (ore
20): Reggio Emilia-Milano. Classifica: Sassari 8, Milano, Brindisi,
Reggio Emilia, Venezia 6, Cantù, Varese, Cremona, Pistoia, Avellino,
Roma 4, Bologna, Capo d’Orlando, Trento, Pesaro 2, Caserta 0.
Novak Djokovic è il grande favorito del Masters che comincia
oggi a Londra. Diretta su Sky: ore 15 Nishikori (Gia)-Murray (Gb);
ore 21 Federer (Svi)-Raonic (Can). Il numero 1 ha 1.310 punti di
vantaggio su re Roger che, però, può guadagnarne 1.725 se vince
il trofeo per la settima volta e la Coppa Davis (finale con la Francia
21-23 novembre) con i due singolari. A Djokovic, però, basta
conquistare i tre match di qualificazione, 200 punti l’uno,
per conservare la prima posizione.
La Cmc Ravenna vince 3-0 (25-19, 25-20, 25-17), sul campo del
Vero volley Monza, nell’anticipo della 5ª giornata della SuperLega di
pallavolo maschile. I romagnoli affiancano Modena in testa alla
classifica con 12 punti. Oggi la Energy T.I. Diatec Trentino affronterà
la Revivre Milano, quindi Cucine Lube Banca Marche Treia-Copra
Piacenza (Raisport 1 ore 17); Top Volley Latina -Altotevere Città di
Castello; Calzedonia Verona-Sir Safety Perugia e Tonazzo Padova Exprivia Neldiritto Molfetta. Per Modena un turno di riposo.
Incredibile Rossi, in pole dopo 4 anni Samoa k.o.
Rugby
La griglia
1. Rossi, Ita,
Yamaha,
1’30.843
2. Iannone, Ita,
Ducati, a 0.132
3. Pedrosa Spa,
Honda, a 0.156
4. Lorenzo, Spa,
Yamaha, 0.206
5. Marquez,
Spa, Honda, a
0.301
6. Espargaro,
Spa, Yamaha,
a 0.464
7. Smith, Gbr,
Yamaha, 0.481
8. Crutchlow,
Gbr, Ducati,
a 0.516
9. Dovizioso,
Ita, Ducati,
a 0.583
10. Bradl, Ger,
Honda, a 0.600
Classifica
1. Marquez
337 punti
(già campione)
2. Rossi 275
3. Lorenzo 263
4. Pedrosa 230
5. Dovizioso
174
10. Iannone
102
Così in tv
Ore 14 diretta
SkyMotoGp
A Valencia colpo grosso di Valentino: «Non ci avrei scommesso neanch’io»
Botta e risposta con Lorenzo: «Mi ha preso la scia». «Jorge è nervoso? Meglio»
l’Italia spezza
la serie nera
Resta il fatto che è bastato un
attimo per riaccendere la rivalità sopita, e la versione di Rossi
non l’attenuerà di certo: «Stavo
per ripartire quando è passato
Lorenzo, sono stato fortunato,
anche se lui era un secondo
avanti e l’aiuto è stato minimo.
È nervoso? Meglio». E d’improvviso riappare il box diviso
da un muro, con i primattori
che si mangiano il fegato lumandosi in cagnesco. Bel materiale per la corsa di oggi, che
definirà il secondo in campionato e il maschio-alfa nel team
Yamaha. E soprattutto bel ma-
ASCOLI L’emorragia di risultati e
DAL NOSTRO INVIATO
L’evento è così clamoroso che ha lasciato a bocca
aperta pure quel gran brianzolo di Silvano Galbusera, capotecnico coi piedi ancorati al
suolo, mai vittima di facili esaltazioni: «Valentino mi deve
spiegare come ha fatto…». Stupore, occhio pallato, vago senso di stordimento davanti all’ennesima impresa. Per un attimo li ha vissuti anche il campione appena sceso da cavallo:
«Non ci avrei scommesso neanch’io. Quando sul display
della moto ho visto che non ero
in prima fila, ho cercato al
quarto posto, al quinto, al sesto. Ci ho messo un po’ a capire
che ero in pole! La sorpresa di
Silvano è la stessa mia».
Rossi in pole position, la 50ª
in top class, non accadeva dal
22 maggio 2010, 81 gare fa, tempi lontani, pleistocene motociclistico. «Trasmettevano ancora le gare in bianco e nero…».
Ma poi proprio questo è Valentino Rossi: un 35enne campione di un’altra epoca che continua a vincere pure in questa,
ancora giovane e bello mentre
il suo ritratto invecchia in soffitta. Senza patti col diavolo,
però. Solo con il lavoro e la passione: «Oggi faccio fatica doppia rispetto a 10 anni fa. Ma mi
diverto. E stare a contatto con i
giovani (Antonelli, pupillo della sua Academy, è in pole in
Moto3, ndr) mi tiene giovane».
Questa è la parte poetica della storia. In quella prosaica, invece, c’è chi non si meraviglia
per niente e accusa: «Valentino
mi ha aspettato per prendere la
scia. Brutto, come quelli che
VALENCIA
La sorpresa
Il suo capotecnico
Galbusera: «Valentino
mi deve spiegare
come ha fatto…»
copiano il compito a scuola. Io
non l’ho mai fatto. Ma ognuno
usa le armi che vuole…». Jorge
Lorenzo usa quelle della rabbia
per addolcire un quarto posto
che lo relega in seconda fila, ritardo che si somma al ritardo
di 12 punti su Rossi e lo inquieta non poco.
Sono tuttavia parole vuote.
Primo, perché lo sci nautico
non è un reato; a suo modo, anzi, è un’arte. Secondo, perché
tante volte Rossi ha fatto da
motoscafo agli altri e, se la vita
è un’altalena di dare e prendere, tutto ciò fa solo parte del
gioco.
Unico
Valentino
Rossi, 35 anni,
alla 50ª pole
in top class.
L’ultima è stata
81 gare fa
(Epa)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
A Rosberg il duello casalingo con Hamilton
Alonso (8°): «Se resterò cercherò di fare meglio»
F1 in Brasile: c’è Nico davanti a tutti. Fernando striglia il team e gioca con il futuro
DAL NOSTRO INVIATO
Mentre là davanti —
parliamo delle Mercedes: e di
chi, sennò? — la lotta per la
leadership in famiglia è ormai
scandita dai millesimi, con Nico Rosberg che per 33 brucia
Lewis Hamilton e centra la decima pole stagionale, a Casa
Ferrari siamo all’avanspettacolo. «Se resterò, cercherò di fare
meglio rispetto a queste cinque
stagioni», dice Fernando Alonso rimettendo nella terra di
nessuno la questione del suo
futuro. Il lato B del discorso, infatti, è: «Vedrò di superarmi
pure nel caso me ne andassi».
Se resterò. Ma dai… Fernando sembra proprio divertirsi
nel nascondino verbale. L’altra
sera ha dichiarato che «c’è una
vita oltre alla Ferrari». Quindi,
ha ammesso di andarsene.
«No, non è così. Devo affrontare un sacco di momenti pubblici, nei quali mi chiedono sempre la stessa cosa: è difficile stare dietro alle parole, ma io intendo dire che la carriera,
SAN PAOLO
come dimostra Massa, può
proseguire».
Ci auguriamo che sia vero
che in settimana, o al massimo
a ridosso del Gp di Abu Dhabi,
arrivi questo benedetto annuncio che, sul fronte Ferrari/
Alonso, sancirà la rescissione
consensuale del contratto. Invece dal lato McLaren, con cui
lo spagnolo è d’accordo già da
tempo, si cercherà di capire la
durata del rapporto (due anni e
opzione per un terzo?) e magari
se è il più lucroso «agreement»della F1. Poi scatterà la
fase-2 della storia: Alonso e la
McLaren faranno shopping alla
Ferrari? Vista la lunga amicizia
con Fernando, il primo indiziato a seguirlo è il diesse Massimo Rivola (anche perché a Woking se ne va il pari ruolo Sam
Michael). Ma potrebbero essere coinvolte anche altre figure.
Alla Rossa non battono ciglio: si scruta il mercato, però
si fa notare che l’organigramma 2015 è definito e seguirà
uno schema semplificato e, si
pensa, più efficiente.Vedremo.
Intanto, mentre sul fronte poli-
Inseguitore Nico Rosberg, 29 anni, punta al sorpasso su Hamilton, 29 (Afp)
teriale per il 2015, quando Rossi, ipse dixit, punterà al suo decimo Mondiale.
Come sempre in MotoGp,
una pole, per quanto eccezionale, non inciderà comunque
sull’esito della corsa, che si preannuncia elettrica. «Sono ancora un po’ indietro, di setting
e di passo», ammette Rossi.
Marquez, benché quinto, è il
vero favorito; Lorenzo ha un
gran passo; Pedrosa c’è; e Iannone, in pole fino a pochi secondi dalla fine («Ci ho sperato, poi è arrivato Vale…»), farà
gran bagarre in avvio. Tutti però dovranno fare i conti con Valentino. Accadeva lo stesso già
secoli fa.
Alessandro Pasini
certezze è arginata dall’Italia
del rugby in un pomeriggio di
sofferenza e solidità mentale,
in cui la vittoria è imperativo e
l’obiettivo si vede da subito
scolpito nella volontà di una
squadra che non ce la fa più ad
arrivare sempre a un passo dalla meta della continuità per poi
essere ricacciata indietro dalle
proprie insicurezze.
L’autunno azzurro dei test
match si apre con una vittoria
(24-13) su Samoa e non è cosa
da poco, perché i colossi del
Pacifico viaggiano con 5 posizioni di vantaggio nel ranking
Irb (9 contro 14), nei 6 precedenti avevano perso una sola
volta (nel 2009, sempre ad
Ascoli) e, soprattutto, il cervellone dei bookmaker disegnava
per loro un vantaggio di 6 punti. Tutto smentito da un’Italia
concreta, che ritrova d’incanto
la leadership del suo capitano
Parisse ( foto), una terza linea
che torna a difendere con il
sangue agli occhi (Favaro uomo del match di giornata) e
scopre un gigante maori, Kelly
Haimona, che non è solo fisico,
ma anche capacità di leggere il
gioco e buona predisposizione
alla pedata di lunga gittata.
Eppure nel primo tempo gli
avversari extralarge erano riu-
tico è ripreso il dialogo sulla revisione dei criteri di congelamento dei motori (fumata nera: aggiornamento ad Abu
Dhabi), la pista ha eletto Massa
primo avversario delle Mercedes e ha tenuto le Rosse in linea
con le attese (mediocri): ottavo
Fernando, decimo Raikkonen
dopo essere stato davanti al
compagno nelle prove.
Alonso ha avuto con il team,
via radio, uno sfogo nel Q1, dove ha abortito il primo giro lanciato. «Perché non riesco a cominciare una qualifica con regolazioni normali? Perché, perché? Vabbé, ce la farò». Le unità
elettriche non erano cariche,
ecco il guaio: «Semplicemente,
non eravamo pronti» ha commentato Fernando, evitando di
polemizzare oltre. Non è certo
l’aria che respirano Rosberg e
Hamilton . Aria di grande sfida:
«Non baderò a difendermi, sono qui per vincere» dice Lewis.
Nico è pronto: «Ad Austin non
avevo ritmo, ora so come fare».
Flavio Vanetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La griglia di partenza
Gp del Brasile, il via alle 17
Prima fila
1. Rosberg (Mer) 1’10”023
2. Hamilton (Mer) 1’10”056
Seconda fila
3. Massa (Wil) 1’10”247
4. Bottas (Wil) 1’10”305
Terza fila
5. Button (McL) 1’10”930
6. Vettel (RB) 1’10”938
Quarta fila
7. Magnussen (McL) 1’10”969
8. Alonso (Fer) 1’10”977
Quinta fila
9. Ricciardo (RB) 1’11”075
10. Raikkonen (Fer) 1’11”099
Sesta fila
11. Gutierrez (Sau) 1’11”591
12. Hulkenberg (FIn) 1’11”976
Settima fila
13. Sutil (Sau) 1’12”099
14. Grosjean (Lot) 1’12”037
Ottava fila
15. Vergne (TRos) 1’12”040
16. Maldonado (Lot) 1’12”233
Nona fila
17. Kvyat* (TRos)
18. Perez** (FIn) 1’12”076
*: penalizzato; ** retrocesso 5
posizioni
La classifica
1. Hamilton (Mercedes)316
2. Rosberg (Mercedes) 292
3. Ricciardo (Red Bull) 214
6. Alonso (Ferrari) 149
12. Raikkonen (Ferrari) 47
Così in tv
Ore 17 diretta SkyF1, ore 21.45
differita Raidue
sciti a dilatare il senso di oppressione dell’Italia e a far apparire sullo stadio Del Duca lo
spettro di una sconfitta che
nell’anno che sconfinerà nel
Mondiale inglese poteva essere
letale. La meta di Lam, figlia di
una giocata «all’italiana» nata
da una touche e proseguita con
una maul avanzante irresistibile, arrivata dopo il botta e risposta dalla piazzola di Haimona e Pisi, poteva far salire l’ansia da prestazione agli azzurri.
Invece nel secondo tempo
«Abbiamo ritrovato l’equilibrio
tra attacco e difesa che avevamo smarrito nell’ultimo anno»
(le parole sono del c.t. Jacques
Brunel), il vento è girato grazie
a una meta di Favaro al termine
di una bella carrettata della mischia, preambolo della magia
griffata dalla coppia HaimonaParisse. Campagnaro forza un
punto di scontro, raggruppamento e palla veloce per il maori. Un occhio allo schieramento della difesa, un occhietto a
Parisse che da navigato marpione intuisce e si fionda oltre
gli avversari per ricevere la delizia aerea sputata dal piede di
Haimona. Meta splendida, paura alle spalle e la sensazione
che solo un giocatore in campo
avrebbe potuto arpionare quel
pallone. Per fortuna dell’Italia
quel giocatore era lì, al posto
giusto.
Valerio Vecchiarelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
42
The Ad Store Italia
.
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Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
43
CorriereSalute
.
Nutrizione
Diritto
Perché è importante Cure palliative
che in gravidanza
ancora insufficienti
non manchi lo iodio in diverse Regioni
Le pagine del vivere bene
www.corriere.it/salute
di Elena Meli
La «maggiore età»
dei farmaci generici
La riflessione
di ARMANDO SANTORO*
RICERCA INDIPENDENTE
E VINCOLI BUROCRATICI
S
e Alexander Fleming fosse vissuto oggi,
molto probabilmente non sarebbe riuscito a scoprire la penicillina.
Burocrazia e costi, infatti, soffocano
la Ricerca a tal punto da renderne il cammino
estremamente difficile.
Con il tempo, la cosiddetta Good Clinical
Practice, nata a difesa del paziente con l’obiettivo di garantire solo ed esclusivamente la
realizzazione di studi eticamente e scientificamente validi, ha finito di fatto per danneggiarlo. Ha infatti ostacolato la Ricerca — limitandola — con una serie di vincoli burocratici
(pratiche complesse, assicurazioni, approvazioni di comitati etici…) e conseguenti oneri
economici divenuti insostenibili. Ancor di più
in un momento in cui la carenza di fondi pubblici è drammatica.
Questo ha gettato in una crisi profonda
la Ricerca spontanea, indipendente, accademica. Soprattutto nel settore Oncologico ed Emato-oncologico, dove oggi gli studi sono quasi
esclusivamente sponsorizzati dalle case farmaceutiche.
Si tratta dunque di una Ricerca mirata
a dimostrare l’efficacia, talvolta anche modesta, di un farmaco, per arrivare poi alla sua
registrazione a costi spesso ingiustificati.
La ricerca di nuovi farmaci è certo indispensabile per migliorare le armi terapeutiche a
nostra disposizione, ma ha dei limiti oggettivi.
Limiti derivanti dalla necessità di dimostrare
un vantaggio, anche se di impatto clinico non
rilevante, senza contestualizzare i dati sull’impatto globale sul paziente a lungo termine.
Un nuovo farmaco da solo, infatti, non può
essere l’unico scopo della Ricerca, che deve
avere prospettive più ampie e garantire al paziente una vita non solo più lunga ma anche
di qualità migliore. Di qui il ruolo fondamentale della Ricerca indipendente che studi farmaci e approcci terapeutici apparentemente
meno innovativi ma che, utilizzati in modo
diverso — con indicazioni differenti, ad esempio, in pazienti anziani o con altre patologie
associate — possano migliorare lo standard di
cura e i risultati a lungo termine.
Fondamentale, quindi, che Ministeri coinvolti (Salute, Ricerca) ed organi regolatori (AIFA) da una parte spingano le aziende farmaceutiche a fare una ricerca di più ampio respiro, dall’altra semplifichino — pur mantenendo alto il livello di sorveglianza sul rigore e la
validità scientifica degli studi — i meccanismi
che soffocano la ricerca spontanea. Nell’interesse di tutti i pazienti.
*Dir. Humanitas Cancer Center, Milano;
Dir. Scientifico Accademia Naz. di Medicina
di Ruggiero Corcella
Incontro
al Corriere
Domani, alle
ore 18,
al Corriere
della Sera,
a Milano,
incontro aperto
al pubblico
sul tema:
«I farmaci
generici
funzionano
davvero?».
Intervengono
i farmacologi
Silvio Garattini
e Francesco
Scaglione.
Ingresso libero
con
prenotazione
obbligatoria:
incontricorriere
[email protected]
oppure
02-20400331
di ADRIANA BAZZI
Il primo ad arrivare in Italia, nel 1996, fu un antiaggregante.
Da allora l’utilizzo dei medicinali equivalenti nel nostro
Paese è cresciuto in modo costante, anche se in misura
inferiore rispetto ad altre nazioni europee. Probabilmente
perché ci sono ancora molte diffidenze verso pastiglie
e capsule «no logo». Quali sono giustificate e razionali
e quali, invece, sono soltanto frutto di pregiudizi?
●Il numero
Visite odontoiatriche gratuite
per tre giorni nei centri pubblici
6
mila
Tanti sono
i casi di tumore
alla bocca
ogni anno
in Italia
U
n controllo in bocca può salvare la vita.
«Ogni anno sono circa 6 mila i casi
di tumore alla bocca, con alto tasso di
mortalità a cinque anni. Bisogna garantire a tutti almeno le visite in una struttura pubblica». Così spiega i motivi dell’iniziativa “La
Salute in Bocca” il coordinatore nazionale, Francesco Riva: il 13, 14 e 15 novembre centri odontoiatrici pubblici offriranno per la prima volta
visite specialistiche gratuite in tutta Italia. Gli
ambulatori aderenti all’iniziativa (elenco su
www.lasaluteinbocca.it), voluta dall’Associazione primari di odontoiatria e chirurgia maxillo
facciale, saranno aperti dalle 8 alle 20. I cittadini
accederanno alle strutture ospedaliere e territoriali senza alcuna prescrizione né ticket; dopo
aver compilato la scheda con i loro dati, verranno avviati alla visita specialistica e alle cure
del caso. Per le donne in gravidanza saranno in
funzione gli ambulatori “Bollino Rosa” dedicati.
44
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
SALUTE
Dossier
Medicina
Mercato
Gli «originatori»
che continuano
a piacere
.
è generico e generico. C’è quello a totale
carico del cittadino (nella cosiddetta
fascia C), c’è quello in fascia A che è
rimborsato dal Servizio sanitario (con
ticket) e c’è quello dispensato dalle strutture
sanitarie pubbliche che lo acquistano con gare di
appalto. Con il generico tutti risparmiano. Poi ci
sono i farmaci a brevetto scaduto, gli originatori
dei generici, che le industrie continuano a vendere
a prezzo ridotto: peccato che lo hanno ridotto di
C’
più per le medicine a carico del Servizio sanitario e
meno per quelle che il cittadino paga. Comunque
si continuano a comprare, pagando la differenza
(il cittadino ci perde un po’, il Servizio sanitario no).
Ma questo, in qualche misura, impedisce che il
mercato dei generici raggiunga quella massa
critica che permetterebbe di liberare risorse per i
farmaci innovativi (con un danno per il sistema
nazionale e per i cittadini).
A. Bz.
L’equivoco generato dalla denominazione scelta al loro esordio
ha provocato molti altri fraintendimenti. Un problema reale,
però, è quello della effettiva riconoscibilità del medicinale,
soprattutto per gli anziani. E condiziona l’adesione alle terapie
Incontro
al Corriere
Domani, alle
ore 18,
al Corriere della
Sera, a Milano,
incontro aperto
al pubblico dal
titolo: I farmaci
generici
funzionano
davvero?
Intervengono
i farmacologi
Silvio Garattini
e Francesco
Scaglione.
Ingresso libero
con
prenotazione
obbligatoria:
incontricorriere
[email protected] o
02-20400331
T
utto cominciò con la ticlopidina. Il farmaco, un
antiaggregante cugino dell’aspirina, serve per ridurre il rischio di infarti e ictus: è stato il primo
«generico» autorizzato in Italia. Era il 1996. Il suo
nome di fantasia è Tiklid e aveva un brevetto, poi
è scaduto. E, da allora, è diventato proprietà di
tutti: chiunque può riprodurlo e venderlo con
solo il nome del principio attivo (ticlopidina, appunto).
Ma perché utilizzare i generici invece che continuare a comperare i farmaci griffati?
Il motivo è economico: i generici, per essere
tali, devono costare almeno il 20 per cento in
meno dei loro nobili antenati (i cosiddetti generatori). E così risparmiano quei sistemi sanitari
che, come in Italia, offrono gratuitamente i farmaci ai cittadini (salvo il pagamento del ticket) e
i privati o le assicurazioni laddove non esiste una
sanità pubblica (come negli Stati Uniti).
In Italia i generici (i principali sono antiacidi,
Li chiamano generici
ma sono equivalenti
❞
L’errore
Il termine «generico»
dà l’idea che
il farmaco non abbia
specificità. Questo ha
creato diffidenza fra
i medici e i malati e ne
ha frenato l’utilizzo
anticolesterolo, antipertensivi, farmaci attivi sul
sistema nervoso centrale come ansiolitici e antipsicotici) faticano a decollare anche se il loro
consumo è in crescita: nell’ultimo anno il numero di confezioni vendute ha raggiunto la quota
del 14,9 per cento rispetto a tutti i farmaci e il
18,63 rispetto ai farmaci con brevetto scaduto. In
altri Paesi si arriva addirittura al 50 per cento.
«Chiamarli generici — commenta Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Farmacologico Mario Negri di Milano — è stato un errore. Il termine dà l’idea che il farmaco vada bene per tutto e
non abbia specificità. E questo ha creato diffidenza fra i medici e i malati e ne ha rallentato
l’introduzione».
Ma la faccenda è ancora più complicata. Arrivano i generici, ma intanto le industrie farmaceutiche, che possiedono il farmaco branded,
continuano a produrlo come «farmaco a brevetto scaduto» e, per essere competitive con il ge-
Lo studio
Diminuisce il costo,
aumenta l’aderenza
Valori % di energia vitale
+47%
Lo studio riguarda gli Stati Uniti, è stato condotto
alla Columbia University di New York e riportato
dal Journal of the National Cancer Institute.
In sintesi: l’introduzione degli inibitori
dell’aromatasi generici ha aumentato l’aderenza
alla terapia del 50 per cento da parte di donne,
operate di tumore al seno, che hanno i recettori
positivi per gli estrogeni.
La terapia ormonale orale con gli inibitori
dell’aromatasi riduce in maniera sostanziale la
percentuale di ricomparsa della malattia, ma
metà delle pazienti non la segue. Il motivo?
In America i farmaci si pagano. Ma quando
si rendono disponibili i generici, i costi
diminuiscono e diventano accettabili.
Dire però che la terapia con generici aumenta
tout court l’aderenza non sarebbe corretto,
perché la realtà americana (dove appunto il
cittadino paga) è diversa da quella italiana (dove
il farmaco viene garantito dal Servizio sanitario
nazionale). A fare la differenza non è il generico
in sé, ma i soldi che il cittadino deve sborsare.
nerico, abbassano i costi (qualche volta fino a sovrapporsi a quello del generico, ma non sempre,
anzi). E, secondo Garattini, hanno molti mezzi
per promuoverlo, mentre il nostro sistema sanitario non ha sufficienti risorse per imporre i no
logo.
«Non dobbiamo dimenticare — dice Garattini — che i risparmi sui generici ci potrebbero
permettere di avere a disposizione farmaci innovativi, molto costosi, per la cura dei tumori, per
esempio, o delle epatiti».
Generici a tutti i costi in nome del risparmio?
Frena Francesco Scaglione, farmacologo all’Università di Milano.
«Se andiamo a vedere bene i dati — dice — è
forse vero che l’Italia non usa molto i generici,
ma si allinea ai Paesi europei in termini di risparmi se si considera il ricorso ai farmaci a brevetto scaduto comunque più economici».
Il cittadino, infatti, può avere l’originale pa-
Continuità
Per il paziente la medicina
è la scatola e la scatola è la cura.
Se inizia con un prodotto
è meglio che gli resti fedele
gando una differenza di prezzo: il sistema sanitario stabilisce un prezzo di riferimento per il
medicinale che rimborsa a prescindere da quello che il cittadino (o la struttura sanitaria) acquista, generico o branded.
«A questo punto lo Stato non c’entra più — dice Scaglione — e interviene il rapporto medicopaziente: per il paziente il generico è un farmaco
diverso». La legge consente al generico di modificare confezione, forma della pillola e persino il
colore. Per il medico problemi non ce ne sono.
Ma per il paziente sì: per lui il farmaco è la scatola e la scatola è la cura. «Nessuno — continua
Scaglione — si è occupato di questo. Il vero problema non è la prescrizione, ma è l’aderenza alla
terapia».
Adriana Bazzi
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Per i biosimilari in arrivo
previsti specifici test di efficacia
Centrifugato fresco
di frutta e verdura
U
no, il rituximab, ha
perso il brevetto nel
2013. Quest’anno sono
altri tre «principi chiave», fra quelli che fanno spendere di più i sistemi sanitari, ad
aver raggiunto la scadenza, secondo dati Ims Health, azienda
che analizza il mercato dei farmaci: l’infliximab, l’insulina
glargine e l’insulina aspart.
E con questi nomi un po’
astrusi entriamo nel mondo
dei biosimilari, che sono diversi dai generici.
I generici infatti sono la copia di piccole molecole di sintesi chimica, tutto sommato
abbastanza facili da riprodurre.
Con i biosimilari il discorso
cambia, perché sono copie di
farmaci biologici, prodotti,
cioè, con tecniche di biologia
molecolare, e sono strutture
complesse, essendo proteine.
Il rituximab, per esempio, è
un anticorpo monoclonale,
utilizzato nella cura di linfomi,
leucemie e malattie autoimmuni. L’infliximab viene prescritto nella terapia di malattie
autoimmuni come l’artrite reumatoide o il morbo di Crohn
(un’infiammazione cronica
dell’intestino). L’insulina è un
ormone: cura il diabete.
E nei prossimi anni ce ne saranno altri: in totale una dozzina, fra i più importanti , che oggi rendono conto di una spesa
a livello globale di 67 miliardi
di dollari (53 miliardi di euro)
all’anno. Il loro ingresso nel
mondo dei no logo potrebbe
rappresentare un grande risparmio sia per i sistemi sanitari che offrono ai cittadini cure gratuite (salvo ticket) sia, in
generale, per chi i farmaci se li
deve comperare di tasca propria.
Ma ancora una volta il problema è quello dell’efficacia
(sono uguali ai farmaci di marca?) e della sicurezza (hanno
effetti collaterali diversi?).
«Per i biosimilari — spiega
Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano
— è cambiata la modalità con
cui si dà l’autorizzazione al
commercio. In questo caso, infatti, non solo si deve dimo-
Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
SALUTE
In farmacia
861 milioni di euro
sono il prezzo
della diffidenza
Il consumo in Italia
Le percentuali sul totale dei farmaci venduti
30,22%
Farmaci protetti
da brevetto
18,63%
Farmaci
generici
51,15%
Farmaci
a brevetto scaduto
ma «di marca»
69,78%
Farmaci
con brevetto scaduto
La penetrazione dei generici sul mercato
regione per regione
Prov. aut. Trento
Lombardia
Emilia Romagna
Prov. aut. Bolzano
Veneto
Toscana
Friuli Venezia Giulia
Piemonte
Valle d’Aosta
Liguria
ITALIA
Umbria
Sardegna
Abruzzo
Marche
Puglia
Lazio
Molise
Sicilia
Calabria
Campania
Basilicata
37,6%
33,3%
31,5%
30,7%
30,1%
29,8%
29,7%
29,2%
28,0%
27,2%
25,0%
24,5%
22,4%
22,2%
21,2%
20,4%
20,3%
18,0%
17,7%
17,6%
17,5%
17,5%
0
5
10
15
20
25
30
35
40
Le scadenze dei brevetti dei farmaci
nel nostro Paese (1996-2017)
90
NUMERO PRINCIPI ATTIVI
80
70
60
50
40
30
20
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19
9
19 6
9
19 7
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1
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1
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16
20
17
0
Fonti: Rielaborazioni Centro Studi Assogenerici, su dati IMS Health;
Elaborazioni Centro Studi AIFA 2010
strare che il principio attivo è lo
stesso, ma si deve confermare
che il biosimilare ha lo stesso
tipo di capacità di agire sul recettore (questi farmaci, infatti,
interferiscono con recettori
cellulari e cioè con proteine
che governano il metabolismo
cellulare, ndr )».
Ecco allora che i biosimilari,
oltre a dover dimostrare, come
i generici, la biodisponibilità
(cioè la loro presenza nel sangue in concentrazioni utili per
ottenere l’effetto terapeutico),
devono essere valutati anche
con verifiche cliniche, condotte sui pazienti. Cioè, i biosimilari devono provare di essere
efficaci almeno in una delle indicazioni per cui sono prescritti. In pratica, se il biosimilare
infliximab dimostra di essere
efficace nella cura del morbo di
Crohn , si assume che funzioni
anche per curare l’artrite reumatoide (perché così fa il farmaco originatore ).
d’Arco
«Oggi in commercio esistono già biosimilari di prima generazione, che non sono però
anticorpi monoclonali — spiega Michele Carruba, farmacologo all’Università di Milano
—. Si tratta dell’eritropoietina,
l’ormone che aumenta la produzione di globuli rossi, e del
fattore di stimolazione delle
colonie di leucociti, usato nella
cura dei tumori: sono molecole
Autorizzazione
In questi casi deve
essere provata
la stessa capacità
di agire sul recettore
Valutazioni
Sono richieste
verifiche cliniche, cioè
sperimentazioni
condotte sui pazienti
45
.
a diffidenza ha un prezzo. Di fronte alla
prescrizione di un farmaco generico, che
mediamente costa il 20 per cento in meno
del suo originatore di marca, un cittadino può
decidere di optare per quest’ultimo, pagando la
differenza di prezzo. I motivi sono i più vari:
la fedeltà alla vecchia terapia, l’abitudine al nome,
alla confezione, alla forma e al colore della pillola.
L’idea è che comunque la marca rappresenti una
garanzia in più anche se le prove scientifiche
L
dimostrano il contrario. Così, nel 2013, gli italiani
hanno speso 861 milioni di euro per coprire
la differenza di prezzo fra il farmaco generico,
rimborsato dal Servizio sanitario nazionale
secondo il prezzo di riferimento, e il corrispondente
farmaco di marca. La Regione in cui si è speso
di più è la Lombardia, con 107 milioni di euro,
anche se nel valutare questa cifra va considerato il
fatto che è una delle regioni con più abitanti.
A. Bz.
Quanto contano le differenze
di concentrazione nel sangue
N
on sono farmaci da
sottoscala. I generici
prendono vita quando
i brevetti dei prodotti
di marca scadono: tutti possono copiarli a patto che rispettino una serie di regole.
«Il farmaco generico — dice
Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Farmacologico Mario
Negri di Milano — è sottoposto
ad autorizzazione come tutti
gli altri, e deve dimostrare
l’equivalenza rispetto al suo
originatore. Deve cioè contenere la quantità prescritta del
principio attivo e deve documentare, attraverso studi di
farmacocinetica (che vengono
condotti su volontari sani,
ndr), che raggiunge nel sangue
concentrazioni adeguate per
esercitare il suo effetto terapeutico».
È sull’equivalenza che si
aprono le discussioni fra
esperti.
Uno dei punti critici è che la
concentrazione terapeuticamente utile del generico nel
sangue può avere fluttuazioni
anche importanti.
Ecco che cosa ha detto a Roma, all’ultimo congresso della
Società italiana di medicina interna, il presidente eletto Franco Perticone: «I farmaci generici sono una risorsa insostituibile, tuttavia occorre fare attenzione ad alcuni elementi, per
far sì che il loro uso sia corretto, efficace e sicuro. La biodisponibilità di un generico nel
sangue può variare anche del
20 per cento in più o in meno
rispetto all’originatore: una
forbice del 40 per cento che per
alcune patologie può non essere tollerabile, come per esempio nelle aritmie cardiache, dove la terapia va dosata e modulata con molta precisione per
avere la massima efficacia con i
minori effetti collaterali».
Garattini controbatte: «Gli
obiettori devono dimostrare
che c’è un effetto terapeutico
diverso legato a questa variabilità. E poi si tollera che anche il
principio attivo dell’originatore
abbia un tasso di variabilità nel
sangue fra l’85 e il 120 per cenper terapie di supporto, non
farmaci specifici per la cura di
patologie come i tumori».
Gli anticorpi monoclonali,
invece, nella maggior parte dei
casi, funzionano come antitumorali. Secondo l’Aiom, l’Associazione degli oncologi medici,
i biosimilari richiedono processi di vigilanza accurati e appositi registri. «Per questi prodotti — precisa Stefano Cascinu, past president dell’Aiom —
deve essere previsto un uso appropriato e attento dello strumento della notifica di eventuali reazioni avverse. E gli oncologi sono pronti a fare la loro
parte». Le associazioni dei pazienti — come l’AIMaC, l’Associazione italiana malati di cancro —, d’altra parte, rivendicano il diritto alla continuità del
trattamento con il farmaco originario qualora il paziente ne
faccia già uso.
A. Bz.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
to».
Rincara Michele Uda, direttore
generale di Assogenerici, l’associazione dei produttori: «Le
fluttuazioni del farmaco nel
sangue non dipendono solo
dal medicinale in sé, ma anche
alle condizioni del paziente:
dal suo peso, dalla dieta che segue, dalla presenza di altre patologie e via dicendo».
Nei farmaci, poi, ci sono anche gli eccipienti. Sono sostanze inerti che non hanno proprietà terapeutiche: la loro funzione è quella di rendere somministrabile il principio attivo,
cioè la componente del farmaco che svolge una funzione terapeutica.
Dice ancora Uda: «Gli eccipienti usati per i generici sono
comunque gli stessi presenti
nei farmaci di marca. E sono
censiti in un’apposita lista nella
farmacopea ufficiale». Aggiunge Garattini: «Gli eccipienti nei
generici possono cambiare, ma
non ne influenzano l’efficacia.
Allergie? Può essere, ma questo
è un rischio legato anche ai
prodotti di riferimento, cioè ai
farmaci branded».
Medicine
intercambiabili
ma i generici
possono avere
forma e colore
diversi.
Secondo uno
studio
pubblicato
sugli Annals
of Internal
Medicine,
questo riduce
l’aderenza
alla cura
nei pazienti che
hanno subito
un attacco
di cuore.
Ma ancora una volta i clinici
fanno osservare che gli eccipienti (variabili da generico a
generico ) possono modificare
l’assorbimento, la biodisponibilità e in ultima analisi l’azione del medicinale.
«Gli eccipienti possono riservare brutte sorprese — aggiunge Perticone —. Un esempio? L’amido di frumento può
creare disturbi ai celiaci».
Anche l’Agenzia italiana del
farmaco (Aifa), sottolinea che
gli eccipienti possono avere rilevanza per la sicurezza di un
medicinale ed è per questo che
i foglietti illustrativi riportano
sempre specifiche avvertenze.
Ogni generico, dunque, pur
contenendo lo stesso principio
attivo, può avere una biodisponibilità diversa e differenti eccipienti. Francesco Scaglione,
farmacologo all’Università di
Milano, raccomanda: «Una volta scelta la terapia, è deleterio
passare dal farmaco generico A
al B e poi al C». Soprattutto se si
è bambini o anziani».
A. Bz.
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Per saperne
di più
sui farmaci
generici si può
consultare
il sito dell’Aifa
http://www.
agenziafarma
co.gov.it/it/
46
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
SALUTE
.
Diffusione
Alimentazione
Un problema
per il 10 per cento
della popolazione
l corpo umano non riesce a produrre iodio
da solo, e quindi deve introdurlo con
l’alimentazione. Le quantità necessarie variano
a seconda dell’età (si veda il grafico). In
gravidanza, nella prima infanzia e fino
all’adolescenza lo iodio salva il cervello, ma anche
in età adulta un deficit può provocare disturbi non
da poco, come l’ingrossamento della tiroide,
l’ipotiroidismo e i noduli tiroidei.
Purtroppo, la carenza nutrizionale di iodio è ancora
I
molto frequente in Italia e non solo nelle aree
montane come si crede comunemente: il 10 per
cento della popolazione soffre di gozzo e stando ai
dati degli Osservatori regionali per la prevenzione
del gozzo, raccolti su 4 mila bambini di 9 regioni,
solo in Sicilia, Toscana e Liguria non si registrano
carenze rilevanti; in Piemonte, Lombardia, Veneto,
Molise, Puglia e Calabria, invece, i deficit di iodio
sono ancora abbastanza diffusi
E. M.
Lo iodio che va messo in tavola
Un minerale che non deve mancare soprattutto in gravidanza e nei primi
anni di vita, per assicurare ai bambini il migliore sviluppo intellettivo
L'esperto
risponde
alle domande
sulla
nutrizione del
bambino su
http://forum.
corriere.it/ali
mentazionenel-bambino
S
ullo iodio, il minerale
indispensabile per far
funzionare a dovere la
tiroide in tutte le età
della vita, le leggende metropolitane si sprecano. Perché
non è vero, ad esempio, che
basti qualche boccata di aria di
mare per averne a sufficienza,
o che il sale marino integrale
metta al riparo da carenze.
La strada per non correre il
rischio di un’insufficienza
passa piuttosto dalla dieta, assicurandosi di portare in tavola spesso pesce di mare, latte e
uova e usando (poco) sale iodato per condire le pietanze.
È il messaggio della nuova
campagna di informazione
della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP): il Progetto
Italiano Contro la Carenza di
Iodio in Pediatria. Iniziato pochi giorni fa, proseguirà fino a
maggio 2015 per raggiungere
il maggior numero possibile
di mamme e bambini in tutta
Italia (si veda box). Obiettivo,
scongiurare il deficit di iodio e
le sue conseguenze, particolarmente gravi durante la gravidanza e nell’infanzia.
Se la futura mamma ha una
carenza consistente di iodio,
ad esempio, aumenta il pericolo di aborto e morte del neonato, inoltre il bimbo può andare incontro a malformazioni
congenite, cretinismo, ritardi
nel linguaggio, deficit psicomotori, dislessia.
«Molti organi fondamentali, come il cervelletto, si sviluppano nelle prime settimane di
gestazione — spiega Mohamad Maghnie, presidente SIEDP —. Chi vuole avere un figlio
o scopre di essere incinta dovrebbe perciò sottoporsi a un
esame del sangue per scoprire
eventuali disfunzioni tiroidee
che possono essere il campanello d’allarme di un’insufficienza di iodio: il deficit infatti
non dà sintomi».
Peraltro, anche una carenza
lieve durante l’attesa può mettere a rischio il miglior svilup-
Per non rischiare la carenza
Fabbisogni giornalieri di iodio in microgrammi (mcg)
adulto
gravidanza
allattamento
neonati
da 0 a 5 anni
da 6 a12 anni
220
290
40
90
120
L’apporto dei cibi
Mcg di iodio per 100 grammi di alimento
74
30
15
8
6
3
3
Il consumo di sale iodato
in Italia è il 55%
del totale del sale
utilizzato
150
Le «perdite»
con la cottura
Pesce di mare, crostacei e molluschi
Formaggi vaccini stagionati
Latte e yogurt
Uova
Cereali (pasta, pizza, pane)
Carne (bovina, suina, pollame)
Frutta e verdura
(ortaggi a foglia, pomodoro, frutta fresca)*
bollitura
58%
griglia
23%
frittura
20%
* esistono patate e carote iodate che contengono
25-50 mcg per 100 g di prodotto
Per coprire il fabbisogno
giornaliero di iodio,
senza superare i livelli
di consumo di sale
raccomandati,
possono contribuire:
5 grammi di sale iodato
per l'adulto,
2-3 grammi di sale
iodato nel bambino
Fonte: dati ISS 2012
po intellettivo del bambino.
Come ha dimostrato di recente una ricerca condotta su oltre
mille donne, pubblicata su
Lancet, un deficit lieve o moderato di iodio nel primo trimestre di gravidanza, periodo
“critico” dello sviluppo fetale
in cui si forma il sistema nervoso, si associa a un quoziente
d’intelligenza più basso nei figli, misurato a otto anni. Se
poi la lacuna nella futura
mamma è ancora più marcata
il quoziente intellettivo dei fi-
Periodo «critico»
Nel primo trimestre
di gestazione si forma
il sistema nervoso
del nascituro
Esami importanti
La futura mamma
deve accertarsi subito
di non avere
disfunzioni tiroidee
Corriere della Sera
gli può scendere addirittura di
12, 13 punti.
E se ci fossero ancora dubbi
sull’importanza di questo minerale per la salute dei bimbi,
uno studio apparso sull’European Journal of Endocrinology
ha indicato che una dieta ricca
di iodio in gravidanza sarebbe
associata alla nascita di bimbi
capaci di prestazioni cognitive
migliori, in ultima analisi più
bravi a scuola.
Morale: le donne in età fertile, in gravidanza o che allattano, i neonati e i bambini devono garantirsi un adeguato apporto di iodio ogni giorno, e
l’unico modo efficace è attraverso l’alimentazione. «I cibi
di origine animale come pesce
di mare, molluschi, crostacei,
latticini e uova ne sono ricchi e
devono far parte della dieta
delle future mamme e dei
bambini — raccomanda
l’esperto —. Una tazza di latte
al giorno (senza differenza fra
intero o scremato, fresco o a
lunga conservazione, ndr), ad
esempio, contribuisce in ma-
Progetto di prevenzione
Informazione ai genitori
nelle scuole di dieci città
In dieci città italiane, dieci giorni di
appuntamenti organizzati negli asili nido
e nelle scuole dell’infanzia e primarie allo scopo
di informare le mamme e i bambini
sull’importanza dello iodio.
Il Progetto Italiano Contro la Carenza di Iodio in
Pediatria, che è partito nei giorni scorsi con le
prime tappe a Roma e a Torino, e che proseguirà
nei prossimi mesi, fino al mese di maggio
del 2015, toccando asili nido e scuole
di Pisa (l’appuntamento è per il prossimo
25 novembre), Milano, Bari, Potenza, Bologna,
Napoli, Cagliari e Genova.
In particolare, in alcuni istituti scolastici si
terranno incontri di sensibilizzazione dedicati
agli alunni e ai loro genitori. In moltissime altre
scuole, grazie anche al contributo dei Comuni
e delle Regioni, saranno a disposizione degli
studenti e delle loro famiglie specifici materiali
informativi e locandine.
Chi volesse avere maggiori informazioni sul
Progetto Italiano Contro la Carenza di Iodio in
Pediatria, può visitare il sito internet della
Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia
Pediatrica, all’indirizzo www.siedp.it.
niera significativa al fabbisogno iodico quotidiano. Altrettanto utile è il sale iodato soprattutto se “protetto”, ovvero
in una formulazione tale da
non consentire una riduzione
eccessiva dei contenuti di iodio durante la cottura».
Infatti, quando una pietanza viene cucinata la concentrazione del minerale scende:
con l’ebollizione cala del 58
per cento, cuocendo sulla griglia del 23 per cento, friggendo si abbassa del 20 per cento.
Il sale protetto resiste meglio,
ma certo non si può esagerare,
soprattutto nelle pappe dei
più piccoli: può essere aggiunto in moderata quantità solo a
partire da un anno di vita.
Moderazione serve anche
per bambini, adolescenti e
adulti, pena un aumento considerevole del rischio di malattie cardiovascolari. Cinque
grammi di sale iodato al giorno nell’adulto e due-tre grammi nel bambino sono sufficienti a coprire il fabbisogno
di iodio giornaliero senza superare i livelli di consumo di
Alleato
Il sale iodato aiuta
a coprire il fabbisogno,
ma va usato
con moderazione
sale raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità.
«Inoltre, possono essere
d’aiuto gli ortaggi arricchiti:
oggi esistono patate e carote
che contengono da 0,25 a 0,5
microgrammi di iodio per
grammo di prodotto e in futuro gli alimenti “fortificati” saranno sempre di più — osserva Maghnie —. Veri e propri
supplementi vanno riservati
eventualmente a condizioni in
cui il fabbisogno è parecchio
aumentato, come in gravidanza o durante l’allattamento. Il
latte materno, infatti, che contiene più del doppio di iodio
rispetto a quello vaccino, è
l’unica fonte di questo prezioso minerale per i neonati allattati al seno, perciò è indispensabile che la mamma introduca sempre la giusta dose quotidiana di iodio. Evitando,
naturalmente, di fumare: le sigarette riducono infatti anche
la quantità di iodio nel latte».
Elena Meli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
47
SALUTE
Provvedimenti
Mi spieghi
.
Innanzitutto
meno grassi e
più attività fisica
Dottore
e il colesterolo è alto, i primi provvedimenti
riguardano la dieta. «Bisogna riequilibrare
l’apporto di grassi, riducendo quelli saturi
(burro, carne, latticini) e gli acidi grassi
parzialmente idrogenati, presenti in molti prodotti
da forno e di pasticceria — dice Arrigo Cicero,
farmacologo clinico, Università di Bologna —. Si
consiglia poi di mangiare più pesce, legumi e
cereali integrali, frutta e verdura, poco sale e alcol,
nonché di limitare buona parte dei formaggi. Gli
S
effetti di questa alimentazione non sono sempre
eclatanti sul colesterolo, ma sono indubbi i benefici
sul fronte del rischio cardiovascolare».
L’intervento dietetico andrebbe integrato
con regolare attività fisica, abbandono del fumo,
dimagrimento se si è in sovrappeso.
In alcuni casi può risultare utile il ricorso
a integratori alimentari o fitoterapici per ridurre
il colesterolo e i trigliceridi.
A. S.
Perché è pericoloso il colesterolo alto?
Lo specialista
Le arterie del cuore
possono «chiudersi».
Ma il rischio dipende
anche da altri fattori
Il colesterolo viene
trasportato nel sangue
da una classe particolare
di particelle,
le lipoproteine,
classificate in base
alla densità.
Le più importanti
sono Ldl e Hdl
Per ipercolesterolemia si intende un eccesso
di colesterolo nel sangue, condizione che può,
nel medio-lungo termine, avere gravi
conseguenze sulla salute.
Il colesterolo è una sostanza grassa che viene
assunta con la dieta (10% circa del totale), ma
soprattutto prodotta dal fegato (90% del totale)
Ldl o lipoproteine
Hdl o lipoproteine
a bassa densità:
ad alta densità:
trasportano il colesterolo rimuovono il colesterolo
sintetizzato dal fegato
in eccesso dai diversi
alle cellule del corpo
tessuti e lo trasportano
(da qui il nome
nuovamente al fegato,
colesterolo «cattivo»)
che poi lo elimina
(colesterolo «buono»)
T
Arrigo
Cicero
Farmacologo
clinico
Divisione
di Medicina
interna
dell’Università
di Bologna
L'esperto
risponde
Sui problemi di
cuore e vasi su
http:// forum.
corriere.it/
cardiologia
utti lo temono, pochi lo conoscono veramente. Stiamo parlando del colesterolo:
questa sostanza, entro certi limiti, è necessaria al corretto funzionamento del
nostro organismo (è coinvolta nella produzione
di ormoni, della vitamina D ed è un costituente
delle membrane biologiche), ma quando è presente in eccesso può nuocere alla salute.
«Il colesterolo che abbiamo nell’organismo
arriva solo in minima parte dalla dieta; per circa
il 90% questa sostanza è infatti prodotta dal
fegato — premette Arrigo Cicero, farmacologo
clinico della Divisione di Medicina interna dell’Università di Bologna —. Il trasporto del colesterolo nel sangue è affidato a particolari particelle, le lipoproteine: le più note sono le Ldl e le
Hdl. Le Ldl trasportano il colesterolo sintetizzato dal fegato alle cellule del corpo (e sono il
cosiddetto colesterolo «cattivo»). Le Hdl invece
rimuovono il colesterolo in eccesso dai diversi
tessuti, per trasportarlo nuovamente al fegato,
che provvede a eliminarlo (da qui il termine
colesterolo «buono»).
Cosa accade se il colesterolo è eccessivo?
«L’ipercolesterolemia è un importante fattore
di rischio per le malattie cardiovascolari: quando il colesterolo è troppo abbondante, tende a
depositarsi sulla parete delle arterie, favorendo,
col passare del tempo, la formazione di accumuli (placche aterosclerotiche), che possono
crescere fino ad occludere il vaso, oppure rompersi e i frammenti possono diventare “tappi”
(trombi) nella circolazione. A seguito dell’ostruzione causata della placca, il flusso sanguigno
diventa difficoltoso, privando organi importanti, come cuore e cervello, di un adeguato apporto di ossigeno e nutrienti, causando lesioni
intermedie (angina, ischemie cerebrali transitorie, claudicatio intermittens) o irreversibili (infarto, ictus)».
Come si misura il colesterolo?
«La colesterolemia, cioè la quantità di colesterolo totale, si misura con un esame del sangue. Poiché il colesterolo non circola libero, ma
inglobato dalle lipoproteine, per avere un quadro completo occorre misurare anche gli specifici livelli di colesterolo Ldl e Hdl (nonché quelli
di altri grassi, i trigliceridi). Esistono poi indagini strumentali che si possono usare per chi si
presume abbia un rischio cardiovascolare aumentato (es.: fumatori, diabetici, ipertesi), per
capire se vi sia un accumulo precoce di colesterolo nelle arterie. La prima di queste indagine è
l’ecocolordoppler dei tronchi sovraortici (le carotidi, i vasi arteriosi più vicini alla superficie
della pelle e quindi i più facilmente indagabili):
l’esame non deve limitarsi a dire se l’arteria è
chiusa o aperta, ma deve valutare anche lo spessore della parete del vaso. Vi sono inoltre mezzi
più invasivi e costosi (coronaro-Tac, coronarografia, angiografia, Rm-vascolare, ecografia
endovascolare) da riservarsi a casi particolari».
Quando e come si cura il colesterolo alto?
«Dieta, interventi sullo stile di vita, farmaci
specifici, sono i capisaldi del trattamento dell’ipercolesterolemia. La decisione di intraprendere o meno un trattamento non dipende, però,
solo dal superamento di un particolare valore
limite: è fondamentale un’attenta analisi del
rischio cardiovascolare della singola persona,
che dipende non solo dalla quantità di grassi
nel sangue, ma anche da altri elementi: età,
ipertensione, diabete, sedentarietà, obesità,
sovrappeso, fumo di sigaretta, familiarità per
infarti e ictus, ecc. Per la valutazione esistono
anche specifiche tabelle e linee guida, ma l’ideale è sempre calibrare il trattamento sulla singola persona».
Antonella Sparvoli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
GLI EFFETTI SULLA SALUTE
FLUSSO DI SANGUE NORMALE
1 Quando è presente in eccesso,
il colesterolo Ldl tende a depositarsi
sulla parete delle arterie,
provocandone ispessimento
e indurimento progressivi
(aterosclerosi)
2 Col passare del tempo il continuo
deposito di colesterolo Ldl porta
alla formazione di placche,
che ostacolano il flusso sanguigno
e possono addirittura bloccarlo
PLACCA ATEROSCLEROTICA
FLUSSO DI SANGUE RIDOTTO
ACCUMULO DI COLESTEROLO
Quando il cuore non riceve abbastanza
sangue ricco di ossigeno, si può sviluppare
l’angina pectoris (condizione caratterizzata
da dolore al torace, di solito in concomitanza
di uno sforzo o di uno stress),
ischemie cerebrali transitorie (Tia)
o claudicatio intermittens (dolore
che compare durante la camminata a passo
normale). Inoltre, le placche possono
staccarsi e formare un trombo, che può
indurre un infarto o un ictus
I FATTORI DI RISCHIO
Esistono diversi fattori di rischio che possono contribuire all’ipercolesterolemia e a un aumentato rischio cardiovascolare. I principali sono:
Dieta ricca di grassi
animali e artificiali
Vita
sedentaria
Familiarità per eventi
cardiovascolari
in giovane età
Diabete
Patologie
reumatologiche
autoimmuni
Fumo
Insufficienza renale
cronica
Sovrappeso
e obesità
Infezione da HIV
Predisposizione
genetica
Sindrome delle apnee
ostruttive nel sonno
I SINTOMI E LA DIAGNOSI
LE CURE
L’ipercolesterolemia non dà sintomi, anche se può avere diverse
conseguenze gravi, soprattutto se si somma ad altri fattori di rischio
cardiovascolare
Il colesterolo, nelle sue diverse forme (totale, Ldl, Hdl) può essere misurato
con un semplice esame del sangue. In genere nella stessa occasione
si misurano anche i livelli di altri grassi, i trigliceridi
La decisione di intraprendere un trattamento
per l’ipercolesterolemia non è dettata
dal superamento di un particolare valore limite,
ma dalla valutazione complessiva del rischio
cardiovascolare della singola persona.
A parità di colesterolemia, il rischio
cardiovascolare può essere, infatti, molto
differente per il sommarsi o meno di più fattori,
quali fumo, età, ipertensione arteriosa, obesità,
sedentarietà, precedenti problemi cardiaci
Gli strumenti a disposizione vanno dagli
interventi sulla dieta e lo stile di vita (smettere
di fumare, limitare gli alcolici, fare attività fisica,
dimagrire se in sovrappeso) fino al ricorso
ai farmaci. Tra questi, i più utilizzati sono
le statine, il fenofibrato (di solito impiegato nelle
forme in cui sono particolarmente elevati i livelli
di trigliceridi) e l’ezetimibe (spesso usato in sostegno
alle statine quando queste funzionano poco
o non bastano). In alcuni casi in supporto alla dieta
si possono usare specifici integratori fitoterapici
per ridurre il colesterolo (per esempio quelli a base
di riso rosso fermentato e/o berberina), oppure
per ridurre i soli trigliceridi (acidi grassi omega 3
e l’olio di krill)
VALORI DI RIFERIMENTO
COLESTEROLO TOTALE
COLESTEROLO Hdl
(buono)
COLESTEROLO Ldl
(cattivo)
Desiderabile
Limite superiore di normalità
Alto
Basso
Normale
Alto
Ottimale
Subottimale
Limite superiore di normalità
Alto
Molto alto
<200 mg/dL
200-239 mg/dL
>240 mg/dL
<40 mg/dL
40-59 mg/dL
>60 mg/dL
<100 mg/dL
100-129 mg/dL
130-159 mg/dL
160-189 mg/dL
>190 mg/dL
48
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
SALUTE
Medicina
Neurologia
Se diminuiscono
i neuroni, aumenta
il rischio d’insonnia
.
n sonno è profondo e ristoratore se
il cervello è ricco di neuroni e sinapsi.
«Con gli anni le cellule cerebrali muoiono e
il riposo diventa più superficiale e meno
riposante», spiega l’esperto di medicina del sonno
Lino Nobili. Lo conferma una ricerca pubblicata
sulla rivista Brain, che ha identificato nell’uomo
i “neuroni-interruttori del riposo” che si perdono
con l’età: facendo l’autopsia del cervello di 45
partecipanti al Rush Memory and Aging Project e
U
correlando i risultati con le analisi del sonno
condotte quando erano in vita, si è scoperto che al
diminuire dei neuroni del nucleo preottico
ventrolaterale (un’area cerebrale profonda) cresce
la frammentazione del sonno e il rischio
di insonnia. Un effetto documentato anche
nei malati di Alzheimer, dove spesso le cellule
di questo nucleo scompaiono e si hanno
importanti disturbi del sonno.
A. V.
Invecchiando non si dorme meno
Il riposo degli anziani non è più breve, come molti pensano, ma è poco
efficace perché costellato di micro risvegli che non si ricordano alla mattina
Per saperne
di più
Lo speciale
sonno di
Corriere.it
www.corriere.it
/salute
/speciali/2014
/sonno
P
iù si invecchia meno si
dorme: un’affermazione che finora pareva incontrovertibile.
Ora, invece, uno studio pubblicato sul Journal of Gerontology spiega che il riposo degli
anziani spesso non si accorcia
affatto, però perde in qualità.
Gli autori hanno arruolato
700 persone di età superiore ai
65 anni, hanno fatto compilare
loro appositi questionari e li
hanno confrontati con le registrazioni del ritmo sonno-veglia, eseguite per 72 ore con
l’actigrafo (sensore da polso
che monitora i movimenti,
quindi la durata del riposo).
Leggendo solo le risposte ai
questionari si sarebbe potuto
concludere che la maggioranza
dormisse davvero poco: il 30%
lamentava di svegliarsi spesso
durante la notte, il 13% di riuscire a riaddormentarsi solo al
mattino, un 12% di faticare
molto a prender sonno alla sera. Poi però, guardando i dati
dell’actigrafo, si è scoperto che
l’effettiva durata del riposo non
era molto minore del normale,
visto che in media nell’arco
della giornata i partecipanti
dormivano oltre 7 ore.
«Con l’età si accorciano le fasi di sonno profondo e REM —
osserva Raffaele Antonelli Incalzi, docente di Medicina interna e Geriatria dell’Università
Campus Biomedico di Roma e
membro del direttivo della Società Italiana di Gerontologia e
Geriatria —. Il riposo diventa
meno ristoratore e l’anziano dà
la colpa a una diminuzione delle ore in cui ha dormito, men-
Cambiamenti
Con l’età si indebolisce
la sincronizzazione
dell’orologio biologico
con il ciclo luce-buio
Sonniferi
Il ricorso a farmaci
«ipnotici» non deve
essere né prolungato
né improvvisato
tre è spesso proprio la qualità
del sonno a peggiorare».
«Con l’andare degli anni la
sincronizzazione dell’orologio
biologico con il ciclo luce-buio
si indebolisce e capita più spesso di appisolarsi anche di giorno: il numero totale di ore di
sonno non cambia, ma la percezione è un declino del benessere, perché restare svegli a
lungo di notte è spiacevole e il
sonno notturno è più riposante
— aggiunge Lino Nobili, coordinatore del Centro per la diagnosi e la cura dei disturbi del
sonno dell’ospedale Niguarda
di Milano —. Inoltre, il sonno
dell’anziano è spesso costellato
di micro risvegli di pochi secondi, che non incidono sulla
durata complessiva del riposo,
ma lasciano la sensazione di
non aver dormito abbastanza».
La qualità del sonno si deteriora anche per colpa di malattie correlate all’età, come spiega Antonelli Incalzi: «I dolori
articolari, le broncopneumopatie croniche, lo scompenso
cardiaco, la depressione sono
più frequenti negli ultrases-
Notti difficili dopo i 65 anni
Il 30-40% degli ultrasessantacinquenni
riferisce disturbi del sonno
Il 30%
si sveglia
molto spesso
durante la notte
Il 13%
si sveglia troppo
presto e ha difficoltà
a riaddormentarsi
Il 13%
al risveglio,
non si sente
mai riposato
Il 12%
ha problemi
ad addormentarsi
la sera
Fonte: Chen et al. J. Gerontol. 2014
CdS
santacinquenni e rendono il
sonno più “fragile”. Anche
molti farmaci possono compromettere il sonno: direttamente, perché impattano sulla
sua struttura, come i beta-bloccanti (usati ad esempio per
l’ipertensione, ndr), o indirettamente, perché provocano risvegli, come i diuretici. Così, il
30-40% di anziani riferisce disturbi del sonno».
È un destino ineluttabile?
«Chi conduce una vita attiva ha
meno problemi: chiudersi in
casa con le tapparelle abbassate e sonnecchiare in poltrona
tutto il giorno è un grave errore, mentre seguire le regole per
una buona igiene del sonno
aiuta molto — dice Nobili —.
Se c’è un disturbo, poi, bisogna
capire da che cosa dipende per
intervenire nel modo giusto:
guai al “fai da te” con i sonniferi, spesso causa di cadute notturne quando l’anziano si sveglia confuso e si alza per andare in bagno».
«I farmaci vanno usati in casi
selezionati, a basso dosaggio e
per periodi limitati — conferma il geriatra —. Se il problema dipende da un’altra patologia, basta curarla per riposare
meglio; se è colpa di qualche
medicinale, può bastare modificarne gli orari di assunzione.
In alcuni casi possono essere
utili la melatonina o rimedi tradizionali come i decotti di malva, la camomilla, la valeriana».
Alice Vigna
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Siamo tutti un po’ lupi mannari?
Il sonno profondo si riduce
con la luna piena (e non si sa perché)
S
tando alle leggende, vampiri e lupi mannari sono ben svegli nelle notti di luna
piena. Ma non solo loro: tutti noi, secondo ricerche recenti, siamo condizionati
dal plenilunio e tendiamo a riposare meno e peggio quando la luna è nel suo massimo splendore.
Lo studio più nuovo in proposito arriva dall’Università di Göteborg, in Svezia, dove Michael
Smith ha provato a registrare per diverse notti le
caratteristiche del sonno e l’attività cerebrale di
47 volontari adulti.
I risultati mostrano che il plenilunio accorcia
la durata del riposo di circa 20 minuti, rendendo
anche più difficile addormentarsi.
Risultati che fanno il paio con quelli di uno
studio svizzero di un anno fa, secondo cui con la
luna piena impieghiamo almeno cinque minuti
Retaggio preistorico
I primi umani forse mantenevano
uno stato di dormiveglia nelle fasi di
plenilunio perché il chiarore
li esponeva all’attacco dei predatori
Meccanismo
In ogni caso, non si sa ancora
se l’influenza del satellite
su di noi sia dettata da ragioni legate
alla luminosità o alla gravità
CAPELLI FORTI
grazie all’estratto di Miglio
CAPELLI FOLTI
grazie alla Serenoa Repens e all’estratto di Ortica
CAPELLI NUTRITI E RIGENERATI
grazie al Selenio, alla Metionina, al Rame, allo Zinco
in più del solito per addormentarci e soprattutto
si riduce del 30 per cento la fase di sonno profondo. Come se non bastasse, in coincidenza con il
plenilunio diminuiscono i livelli circolanti di
melatonina, l’ormone che favorisce il torpore, e i
volontari partecipanti allo studio hanno riferito
pure di aver dormito peggio.
In entrambe le ricerche si è fatto riposare i partecipanti in stanze senza finestre, per cui l’effetto
del plenilunio non può essere imputato alla
maggior luce che filtra dall’esterno disturbando
il sonno. «Piuttosto, nei giorni di luna piena la
corteccia cerebrale sembra più reattiva e sensibi-
le — spiega Smith —. L’effetto si registra in entrambi i sessi, mentre sono soprattutto gli uomini a risentire delle difficoltà ad addormentarsi e
dell’accorciamento della durata del sonno. I dati
suggeriscono che vi sia una sorta di orologio biologico interno regolato dalle fasi lunari, ma i
meccanismi alla base sono tuttora sconosciuti».
«A oggi nessuno è riuscito a chiarire l’influenza della luna piena sul sonno — interviene Lino
Nobili, coordinatore del Centro per la diagnosi e
la cura dei disturbi del sonno dell’ospedale Niguarda di Milano —. Il fatto che non riusciamo a
spiegarne il motivo, però, non significa che il fenomeno non esista, anche se servono ulteriori
studi per caratterizzarlo meglio».
Le fasi lunari hanno un impatto sulle nostre vite, basti pensare al ciclo mestruale femminile;
ma per quale motivo avremmo mantenuto, per
quanto sotto traccia, un orologio biologico “lunare” anche per i ritmi sonno-veglia?
Secondo Christian Cajochen, dell’Università
svizzera di Basilea, autore del primo studio che
ha indicato una relazione fra plenilunio e sonno,
il ritmo circalunare sarebbe un retaggio del passato: «I primi umani forse avevano un sonno più
leggero nelle notti di luna piena perché il chiarore li esponeva agli attacchi dei predatori. Le origini del fenomeno potrebbero perdersi ancor di
più nella notte dei tempi, quando i padroni della
Terra erano i dinosauri e si svilupparono i primi
mammiferi: quei nostri lontanissimi antenati
erano costretti a vivere soprattutto di notte ed
erano più attivi con la luce lunare al massimo,
perché di giorno dovevano nascondersi dai grandi rettili. Alcuni animali hanno tuttora un ritmo
riproduttivo governato dalla luna: è possibile che
la leggera riduzione del sonno nell’uomo sia
l’eredità di ere remote in cui pure noi dovevamo
riprodurci durante i pleniluni».
Resta da capire quale sia il “sincronizzatore”
lunare che riusciamo a sentire: abbiamo recettori
che distinguono la luce della luna da quella solare? Siamo sensibili all’attrazione di gravità che
esercita il satellite, un po’ come se in noi si creasse una “marea interna”? Per ora è ancora difficile
dirlo.
A. V.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
Terzo settore
Diritto
In forte crescita
la presenza
del non profit
.
a Federazione delle Cure Palliative riunisce
oggi 80 associazioni, con un impegno di
persone che è cresciuto dai 3.560 volontari
censiti nel 2011 a oltre 5 mila nel 2013.
I fondi raccolti da immettere nei vari sistemi
sanitari regionali sono stati 18 milioni nel 2011.
Le associazioni gestiscono anche direttamente
circa un quarto degli hospice e un quarto delle cure
domiciliari. «E sentiamo fortissimo quanto questa
attività di Terzo settore a cui è chiesto di integrarsi
L
L’Italia è a due velocità anche
nelle terapie contro il dolore
Appello della Federazione cure palliative per la fine delle disparità
L'esperto
risponde
alle domande
dei lettori sui
temi relativi
alla terapia
del dolore su
forum.corrier
e.it/terapia_
del_dolore
La petizione
Una raccolta
di firme tra
le 80 associazioni
aderenti sosterrà
le richieste rivolte
al ministro Lorenzin
L
a protesta non è nel loro
Dna però, in occasione
della prossima Giornata
nazionale per le cure
palliative, l’11 novembre (giorno dell’«estate di San Martino»), la Federazione cure palliative onlus presenterà un appello al ministro della Salute,
Beatrice Lorenzin, corredato
da una raccolta di firme lanciata tra le 80 associazioni aderenti alla onlus.
«Al ministro — spiega Luca
Moroni, presidente della Federazione — chiediamo di farsi parte di un’azione congiunta
con le Regioni per la promozione dello sviluppo delle cure
Sette malati su 10
ancora non ricevono
l’assistenza dovuta
P
rima i dati positivi: «Le cure palliative
non esistevano fino a 20 anni fa e ad oggi abbiamo 234 hospice in Italia e 118
unità di cure palliative domiciliari»,
elenca Luca Moroni, presidente della Federazione Cure Palliative. Non basta. «Abbiamo un
quadro normativo bello e chiaro: la legge 38 del
2010 è considerata un modello anche all’estero». E ancora: «Le Cure Palliative — prosegue
Moroni — sono state riconosciute come disciplina medica a sé ed è stata sistemata anche la
questione dell’inquadramento dei medici con
specialità diverse da quelle previste dalla legge
38, che poi costituivano l’ossatura degli hospice
e rischiavano di restare esclusi dal sistema, mettendo così in ginocchio servizi e pazienti».
Le ombre, però, esistono. «La legge 38 è stata
formalmente recepita nella maggior parte delle
Regioni, ma in concreto attuata a livello locale
in pochissime — sottolinea Moroni — . Sulle
cure palliative dal 2007 sono stati fissati obiettivi numerici chiarissimi, che le Regioni sono tenute a rispettare in termini di rapporto tra malati oncologici e pazienti assistiti. Ma siamo ancora molto lontani: i malati oncologici assistiti
con le cure palliative arrivano a stento al 30%.
L’obiettivo era il 65%. Negli hospice l’obiettivo
era il 20% e siamo arrivati al 9%, peraltro raggiunto solo da 3 Regioni su 21. Nelle cure domiciliari l’obiettivo era il 45% e siamo arrivati al
20%: lo standard di 14 pazienti ogni 10 mila abitanti è stato raggiunto solo dalle province di
Trento, Lecco, La Spezia e Bologna».
Moroni rilancia dunque la necessità di un intervento decisivo da parte del ministero. Anche
in termini di risorse. «Chi ha investito negli hospice — dice — ha visto diminuire il numero
dei decessi in ospedale, chi non lo ha fatto ha
registrato un aumento. Vuole dire che l’investimento nelle cure palliative determina una maggiore appropriatezza delle prestazioni e quindi
anche una riduzione nei costi».
Secondo Moroni, oltre a realizzare le cure dove non ci sono, occorre una presa in carico graduale e precoce del malato e più attenzione alla
sua famiglia.
R. Co.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
49
SALUTE
La mappa delle strutture
Numero hospice
Totale: 234
Numero posti letti
Totale: 2.578
1.531
639
138
118
Le unità di cure
palliative domiciliari
55.300
I pazienti
assistiti a domicilio
60
408
36
Fonte: Rapporto 2014 sulla Legge 38/2010; Fed. Cure Palliative (dati 2013)
Prospettive
Per la sostenibilità
del sistema sanità
servirà integrare di più
il «privato sociale»
CdS
palliative». Il fatto è che, a più
di quattro anni dall’entrata in
vigore della legge 38 che sancisce il diritto alle cure palliative, solo una parte dei cittadini
può ricevere l’assistenza di cui
ha bisogno.
«Qualche passo in avanti è
stato fatto — aggiunge Luca
Moroni —, però non nella direzione di una maggiore omogeneità». I dati (vedi articolo
sotto), infatti, testimoniano
ancora una volta un’Italia a
due velocità.
E sull’argomento interviene
anche la Fondazione ANT Italia Onlus, che dal 1985 ad oggi
ha assistito, in modo completamente gratuito, oltre 100 mila sofferenti oncologici .
«Condivido la necessità di
omogeneizzare le cure palliative sul territorio italiano —
dice Raffaella Pannuti, presidente di ANT—, ma prima
dobbiamo ragionare su come
rendere sostenibile il nostro
modello di sanità. Noi auspichiamo che la sanità rimanga
pubblica, ma affinché questo
sia possibile bisogna ragionare in termini di sanità integrata con il settore privato e il privato sociale».
Ruggiero Corcella
con la sanità pubblica sia in aumento — dice il
presidente della Federazione, Luca Moroni — . La
stessa riforma del Terzo settore va nella direzione
della costruzione insieme di un welfare
partecipativo, nel quale noi vogliamo essere
presenti con tutte le energie e con entusiasmo.
Però anche le Regioni devono fare la loro parte, se
non con nuove risorse, almeno con una
riallocazione delle risorse stesse sul territorio».
R. Co.
●Pensa la salute
di Riccardo Renzi
«Dematerializzazione»,
ma solo a metà
no degli obbiettivi della Sanità, entro
la fine dell’anno, si chiama
“dematerializzazione”. Ciò che deve
dematerializzarsi è la ricetta del
medico, quel foglietto bianco e rosso cui
siamo abituati: tutto dovrà passare via
Internet. Si tratta di una rivoluzione
importante: il risparmio di una foresta di
carta, e un recupero di costi di gestione,
efficienza e controllo. Ma le rivoluzioni, si sa,
non sono un pranzo di gala. Questa, decisa
nel 2010, è passata attraverso numerose
scadenze “improrogabili” e, appunto,
proroghe. A oggi solo Sicilia, Valle d’Aosta,
Trentino, Basilicata e Veneto l’hanno attuata,
entro la fine dell’anno anche le altre Regioni
dovrebbero farlo. Ma per i primi tempi, pare,
salveremo solo mezza foresta: invece del
classico foglietto i medici ne rilasceranno un
altro, che faccia da promemoria nel caso il
farmacista non possa collegarsi al sistema e
al quale applicare le fustelle dei farmaci
ancora in uso. Meglio mezzo passo avanti,
comunque, che niente. E se arrivasse un’altra
proroga non importa: dopo tutto, la ricetta
elettronica non l’ha prescritta il medico.
U
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IN BREVE
A Milano i seminari di Vidas
A Milano, per i Seminari dell’Associazione
Vidas (che assistite i malati terminali), il 12
novembre (Palazzo Giureconsulti, via Mercanti
2, ore 18) incontro: «La scelta. Cultura della cura
e legislazione (relatore Valerio Onida). Dopo
il testamento biologico (Luciano Orsi, direttore
Cure palliative Mantova)». Modera Silvia Vegetti
Finzi. Ingresso gratuito, pren. 02.72511.203/2
Case Roland per bimbi malati
Da oggi 9 novembre, fino al 29, con Sms o
chiamando da rete fissa al 45506 si possono
donare da 2 a 5 euro per le cinque «Case
lontane da casa», costruite e gestite da
Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald
Italia vicino a ospedali pediatrici d’eccellenza,
per permettere a bambini di curarsi con accanto
le famiglie. Per inf. www.fondazioneronald.it
Teatro a sostegno di Antea
Il 13 novembre a Roma, al Teatro7 (via
Benevento 23, ore 21), Massimo Wertmuller in
«Il pellegrino», serata per Antea Associazione
Onlus, che assiste gratuitamente malati
terminali. Sempre per Antea, «Bazar di Natale»,
il 15 (ore 10-19) e 16 novembre (10-18) al Circolo
del ministero Affari esteri (Lungotevere Acqua
Acetosa 42). Per teatro e inf. www.antea.net
Vintage per «Magica Cleme»
Torna «Magico vintage»: più di 5 mila pezzi
vintage in vendita per Fondazione Magica
Cleme Onlus, a Milano (Showroom Papaveri, via
Ciro Menotti 9) il 19 novembre (ore 16.30 - 20) e
dal 20 al 23 novembre (9.30-19). Fondazione
Magica Cleme offre divertimento a bambini
malati di tumore e alle loro famiglie.
Per informazioni www. magicacleme.org
Ernia inguinale, visite gratuite
Il 29 novembre (dalle 9 alle 12), in 16 ospedali
italiani, visite gratuite dagli specialisti per
prevenire, identificare e curare l’ernia inguinale.
L’iniziative è promossa dall’Italian Society of
Hernia and Abdominal Wall Surgery (ISHAWS)
Per informazioni sui centri aderenti
www.ishaws.it e numero 392.3657445
(attivo dalle 9 alle 18).
50
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
SALUTE
.
Corriere.it/salute
Vivere con il web
a cura di Daniela Natali
Medicina dello sport
È VERO CHE SE SI ESAGERA
CON LO STRETCHING
SI HANNO EFFETTI NEGATIVI?
Risponde
Gianfranco
Beltrami
docente
Scienze motorie
Univ. Parma
Faccio molti esercizi di stretching
e flessibilità, soprattutto perché pratico danza classica anche se a livello
amatoriale. Pratico anche tanti altri
s p o r t e g e n e r a l m e n t e fa c c i o
stretching dopo spinning o dopo lunga camminata in montagna. Oggi, in
palestra, ho sentito un istruttore
spiegare a un ragazzo la funzione
dello stretching dopo aver fatto pesi
o più in generale attività fisica, dicendo che non fa che aumentare il
danno muscolare e non serve a nulla.
Anzi. Ma è mai possibile?
Con tutto lo stretching che faccio
dovrei avere i muscoli in pessime
condizioni e invece sto benissimo.
Ho ragione io o l’istruttore?
L
e informazioni che ha sentito
sono effettivamente errate.
Lo stretching riduce la tensione muscolare, migliora la coordinazione e la propriocezione
(cioè la presa di coscienza del proprio corpo), previene traumi muscolari e tendinei, e migliora l’escursione articolare.
È però anche vero che non bisogna
esagerare, perché mantenere l’allun-
@
Scriveteci
Chiedete agli esperti
le vostre segnalazioni, i vostri
quesiti, i vostri dubbi, all'indirizzo
di posta elettronica
Oltre 160 medici specialisti
rispondono online alle domande
dei lettori in 50 forum
[email protected]
www.corriere.it/salute/forum
gamento delle fibre muscolari per
lunghi periodi può condurre ad una
sorta di assuefazione che, riducendo
il segnale che genera il riflesso dell’allungamento, può perfino arrivare
a favorire certi tipi di traumi, specialmente se si effettua lo stretching prima di una gara.
Per poter allenare correttamente la
flessibilità, è necessario sviluppare
parallelamente anche la forza muscolare mediante esercizi con un numero alto di ripetizioni, a basso carico, ed eseguite lentamente, naturalmente effettuati dallo stesso distretto muscolare sul quale si lavora con
lo stretching.
Questo tipo di preparazione è utile
per aumentare la resistenza muscolare e la forza del tessuto connettivo
associato al muscolo, diminuendo i
rischi del sovrallenamento e di eventuali microlesioni che potrebbero
derivare da un avventato utilizzo di
esercizi di allungamento.
Continui pertanto a fare stretching,
possibilmente con la guida di un
istruttore qualificato.
Dai forum dei nostri esperti
CARDIOLOGIA
Quali cure per l’angina microvascolare?
Risponde
Filippo Crea,
ordinario
Cardiologia
Università
Cattolica,
Policlinico
Agostino
Gemelli,
Roma
Chiedo il vostro parere per mia zia, di 71 anni,
non fumatrice e normopeso, con esami del sangue nella norma, che in seguito a forte dolore al
petto si è sottoposta a coronarografia. Le coronarie sono risultate “a posto”, ma le è stata diagnosticata una «malattia dei piccoli vasi periferici». Le è stato prescritto un farmaco che le ha
creato non pochi effetti collaterali e quindi è stato sospeso; lo stesso è accaduto con i cerotti con
nitroglicerina. Ci sono alternative farmacologiche, come la classica cardioaspirina?
er la terapia dell’angina “microvascolare”,
cioè dei piccoli vasi periferici, esistono diverse alternative farmacologiche che vanno naturalmente concordate con il cardiologo curante, ma non esiste un farmaco “ideale”
e definitivamente risolutivo (per esempio si può
ricorrere a calcio-antagonisti, beta-bloccanti,
bamifillina). Quanto all’utilizzo della cardioaspirina, può essere utile, ma non risolve la sintomatologia.
P
OSTEOPOROSI
C’è predisposizione alla fragilità ossea?
Mio figlio, 16 anni, ha subito due brutte fratture
nell’arco di sei mesi in banali e leggere cadute.
Il ragazzo ha avuto uno sviluppo molto rapido
negli ultimi due anni, ma ha un’ossatura sottile.
È destinato a una precoce osteoporosi?
Risponde
Maria Luisa
Brandi
Ordinario
Endocrinologia,
Malattie
Metabolismo,
Università
Firenze
e fratture da fragilità sono un campanello
di allarme serio. Consiglio una MOC lombare e femorale, esame semplice e non radiologicamente invasivo. Inoltre dovranno
essere valutati questi parametri: calcemia, fosforemia, PTH, fosfatasi alcalina ossea, CTX,
25OHD3, calcio e fosforo nelle urine delle 24 ore,
creatinina clearance, prolattina, test celiachia.
Con questi esami è utile rivolgersi a uno specialista in endocrinologia e metabolismo che raccoglierà anche la storia familiare e personale del
ragazzo per orientarsi sulla diagnosi e la terapia.
L
UROLOGIA
Per disostruire la prostata ci vuole il laser?
Ho 40 anni e devo sottopormi a incisione transuretrale della prostata per sclerosi del collo vescicale. Meglio un intervento con energia bipolare
o laser? Il laser dà davvero tempi di cateterizzazione minori?
Risponde
Giuseppe
Zanni,
urologo
Ospedale
San Raffaele,
Milano
n letteratura il dibattito su quale sia la migliore fonte di energia da usare per la disostruzione della prostata è tuttora aperto. Il minor
tempo di cateterizzazione vescicale permesso
dal laser può certo rappresentare un vantaggio,
ma non deve essere considerato come unico motivo di scelta di una tecnica piuttosto che di
un’altra. Considerando la sua età è assolutamente consigliabile programmare la criopreservazione del seme prima dell’intervento, a prescindere dalla tecnica chirurgica adottata.
I
Il sito della settimana
Papilloma virus,
informazioni in Rete
Quella dei Papillomavirus
è una famiglia numerosa e
diffusa di virus che possono
causare malattie benigne,
come i condilomi genitali,
o maligne, quali tumori
di utero o bocca. Per sapere
quali esami fare (Pap o Hpv
test) o informarsi sulla
vaccinazione, si può
consultare il sito
www.hpvunit.it
dell’Istituto Tumori Regina
Elena di Roma.
Il video
L’impatto della psoriasi
sulla qualità della vita,
in particolare sulla sfera
psicosociale, è il tema di una
video-intervista, online da
domani su Corriere.it/salute,
con la professoressa
Annamaria Offidani,
direttore della Clinica
dermatologica dell’Università
di Ancona
Rettifica
A pagina 46 del Corriere della
Sera del 2 novembre è stata
attribuita un’iniziativa per la
salute cardiovascolare delle
donne alla Società Italiana
di Ginecologia Ospedaliera
invece che alla Società
Italiana di Ginecologia
e Ostetricia. Ci scusiamo con i
lettori per l’errore.
Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
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BENESSERE E BELLEZZA
La ricerca cosmetica perfeziona le sue armi contro le pelli impure o segnate da rughe precoci
Pelle al top con cure mirate
Dai fondali marini e dai prodotti vegetali della terra
si estraggono sostanze che preservano la bellezza
A
mmettiamolo: resistere al trascorrere del
tempo non è più una
scelta dettata da vanità e superficialità, ma è un desiderio profondo, che affonda
le sue ragioni nella sacrosanta
esigenza di presentarsi al mondo carichi di fascino e di voglia
di vivere. Per questo motivo aumentano le vendite di prodotti
cosmetici e di tutto ciò che ci
consente di migliorare il nostro
aspetto. E, operatori e pubblico,
sempre più numerosi, si danno
appuntamento a fiere dedicate
all’“apparire”. La più recente si
è tenuta il 2 novembre al Pala
Modigliani di Livorno, una due
giorni no-stop durante i quali
sono state mostrate le ultime
tendenze del benessere e i ritrovati delle aziende cosmetiche. Grazie anche a tutto ciò
l’avanzare dell’età non ha più
nulla in comune con il concetto
di rassegnazione, al contrario
fornisce un potente stimolo
a prendersi cura di se stessi.
Per le donne over quaranta è
in atto, per la prima volta nella storia, un cambiamento di
mentalità e visione rispetto al
proprio modo di porsi agli altri
che ha prodotto una piccola
rivoluzione personale. Non a
caso fare colpo su persone più
giovani non è più solo appannaggio dei maschi: oggi, se è
lei ad avere 10-15 anni più di
lui non fa scandalo. Una conquista di parità tra i sessi frutto
anche delle cure estetiche che
fortunatamente una donna ha
a disposizione. Capelli fluenti,
pelle levigata, corpo tonico,
mani morbide, trucco perfetto,
look studiato per valorizzare la
silhouette, sono tutte armi che
all’occorrenza funzionano come
un potente elisir di giovinezza,
in quanto fanno sentire sicure
di sé e belle come a venti anni.
ALLA RICERCA
DEGLI AMICI DELLA PELLE
I laboratori della cosmesi lavorano a pieno ritmo a favore
del fascino e della bellezza per
offrire quell’arma in più che
deriva dalla scoperta di nuove molecole da sostanze pre-
Abolito il concetto
di rassegnazione,
oggi si punta alla
giovinezza che va
ben oltre gli“anta”
ziose contenute nelle piante,
che da millenni fanno parte di
quell’immenso patrimonio che
la natura ci ha regalato. In netta ascesa sono i prodotti che
derivano dai vegetali, amici
non solo della salute umana,
ma rispettosi dell’ambiente e
degli animali. Stiamo parlando
di cosmetici privi di coloranti,
conservanti, parabeni, siliconi
e varie sostanze chimiche, sostituite da prodotti biologici e
il più naturale possibile, capaci di garantire ottimi risultati
contro i peggiori nemici della
pelle, arrossamenti, screpolature, secchezza, irritazioni,
bruciori. Il mare, con la sua
immensità, non viene
solo scandagliato
in cerca di petrolio, ma anche per
l’importante patrimonio di piante e vegetali ricchi di
sostanze preziose utilizzate in
cosmesi. Si studiano le alghe,
che contengono polisaccaridi
che proteggono l’integrità dei
capillari, e tanti altri principi attivi idratanti ed emollienti con
cui preparare maschere per il
viso. Il mondo vegetale terrestre offre moltissimo all’indu-
stria cosmetica, per esempio
gli olii, ottimi come antirughe
e antisecchezza.
OLIO PER NUTRIRE
L’EPIDERMIDE
Con l’arrivo delle temperature
invernali l’epidermide tende a
seccarsi, a diventare cioé più
sottile, fragile, arrossata e desquamata. E quando il mantello idrolipidico posto a difesa
degli attacchi di freddo e gelo
si assottiglia, va reintegrato
con molecole che lo aiutino a
essere ripristinato. Ecco allora
venire in soccorso le sostanze
contenute in alcuni olii che, tra
i tanti prodotti naturali, hanno
conquistato un posto d’onore
nei laboratori di ricerca, per le
numerose qualità antiage (stimolano la produzione di fibroblasti ed elastina) e per la capacità di rendere la pelle elastica
e protetta. Vediamo quali sono
le proprietà benefiche di alcuni
degli olii più utilizzati e perchè.
Olio di semi di girasole – Que-
Dal mondo vegetale
la cosmesi attinge
a piene mani
per ricavare dagli olii
sostanze antiage
sto olio è importante in cosmesi per la capacità di migliorare
arrossamenti, irritazioni e infiammazioni cutanee. La sua
validità risiede nel contenuto
elevato di vitamina E (ne possiede più di altri olii e dello
stesso burro di Karité, molto
presente nelle creme nutrienti) e di vitamine A, C e D, ottime
per le qualità protettive. È molto delicato, al punto da poter
essere adoperato sulla pelle dei
bambini.
Olio di mandorle dolci – Perfetto per prevenire le smagliature,
grazie al potere elasticizzante
delle sue vitamine, è ottimo
anche sul viso in quanto aiuta
a contrastare le rughe.
Olio di oliva - Un antiage importante in quanto ricco di vitamina A, K, D.
Olio di jojoba – Ha la capacità
di penetrare attraverso i piccoli
pori dell’epidermide portando
il suo nutrimento fino agli interstizi del derma. È ricco di antiossidanti come i tocoferoli.
OIL aloevera, concentrato
di benessere e bellezza
Dai laboratori Planter’s è nato un nuovo prodotto per il
benessere e la bellezza di viso, mani e corpo: OIL, un olio
multifunzione elasticizzante e nutriente, indicato per tutti
i tipi di pelle e ideale per quelle secche, stressate e che
necessitano di particolari accorgimenti.
Grazie alla sua formulazione spiccatamente naturale OIL
è l’alleato quotidiano in caso di disidratazione cutanea,
rugosità e smagliature. Non unge, si assorbe rapidamente e
conferisce alla pelle un aspetto più morbido e più compatto.
OIL fa parte della linea RIPARATRICE “10 regole naturali”
realizzata nel pieno rispetto degli equilibri naturali della
pelle. Nel prodotto infatti impera la “polisensorialità” del
delicato profumo vanigliato senza allergeni e degli attivi
che contraddistinguono la Crema RIPARATRICE, il “prodotto
principe” di PLANTER’S: Olio di Mandorle Dolci, Olio di
Semi di Lino, Olio di Riso, Olio di Karité, Aloe vera estratto,
Olio di Iperico e Vitamina E. In più OIL contiene Squalene
dell’Insaponificabile dell’Olio di Oliva – l’alternativa “verde”
e naturale del silicone” - Ximeninic – derivato naturale del
seme del sandalo definito “skin firmer” – Olio di Borragine e
Olio di Girasole.
OIL è formulato SENZA: parabeni, petrolati e oli minerali
- PARAFFINA LIQUIDA - alcol etilico, coloranti di sintesi,
lanolina, materie prime di origine animale, siliconi, PEG; con
profumo senza allergeni. Testato dermatologicamente e per
il nichel, la sua efficacia è testata clinicamente.
I prodotti PLANTER’S sono venduti in farmacia e in
erboristeria.
Per maggiori informazioni: www.planters.it
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
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GIORNATA MONDIALE DEL DIABETE
Un appuntamento con un grande evento di sensibilizzazione e di informazione su questa malattia
Chi è protagonista della
propria salute è vittorioso
Per la gestione del diabete svolge un ruolo chiave l’autocontrollo quotidiano
C
elebrata ogni anno il
14 novembre in tutto
il mondo, la Giornata
Mondiale del Diabete
è il più grande evento di sensibilizzazione e informazione sul
diabete, sulla sua prevenzione
e sulla sua gestione. In Italia è
organizzata da migliaia di Volontari, persone con diabete,
medici e infermieri che organizzano eventi in quasi 500
città, con il coordinamento di
Diabete Italia. Le centinaia di
iniziative, il cui elenco è consultabile sul sito www.giornatadeldiabete.it, si terranno per
la maggior parte nel weekend
del 15 e 16 novembre. Fulcro
dei vari eventi sono i banchetti
dove ognuno potrà avere una
valutazione del proprio rischio
di sviluppare il diabete riempiendo un semplice questionario.
NUMERI IN CRESCITA
Il diabete è certamente uno
degli scotti in termini di salute
che si paga al progresso, infatti
è una delle più diffuse e serie
malattie del nostro tempo,
con costi umani ed economici
altissimi. In particolare, la forma in assoluto più frequente
e in perenne crescita sia nei
Paesi avanzati sia in quelli che
da poco hanno iniziato il loro
sviluppo economico, è il diabete di tipo 2, che compare dopo
i 40 anni con un’incidenza in
aumento con il passare degli
anni. In Italia si calcola che sia
stato diagnosticato a 3 milioni
di persone, che 1 milione ne
soffrano ma non siano state
diagnosticate, e che 2,6 milio-
ni abbiano difficoltà a mantenere la glicemia nella norma,
una condizione che nella maggior parte dei casi prelude alla
comparsa del diabete. A questi
vanno aggiunti coloro che hanno invece il diabete 1, la forma
meno frequente che si mani-
Il 9,2% degli italiani
ha difficoltà a
mantenere sotto
controllo la glicemia
festa durante l’infanzia o l’adolescenza e comunque sempre
entro i 20 anni: si stima riguardi
nel nostro Paese circa 250 mila
persone.
E’SEMPRE INDISPENSABILE
Il diabete si sviluppa senza quasi sintomi, ma conduce a gravi
complicanze che possono
manifestarsi con il tempo agli
occhi, ai reni, all’apparato cardiovascolare e ai nervi. Importanti studi clinici internazionali
hanno però confermato che un
Un’ opportunità che fa la differenza
Sia nel caso del diabete 1, sia di quello 2, la misurazione della glicemia è parte integrante della terapia del
diabete. Un regolare automonitoraggio della glicemia da parte di chi soffre di diabete, consente, infatti,
di controllare meglio il proprio diabete in quanto permette di verificare che le terapie siano efficaci, di
gestire le situazioni più a rischio e soprattutto di prevenire le complicanze a lungo termine che sono
l’aspetto più temibile di questa malattia. Grazie all’offerta tecnologica più avanzata, oggi è disponibile
per questo monitoraggio una buona gamma di glucometri sempre più accurati, precisi e all’avanguardia.
Tra quelli di ultima generazione ci sono i cosiddetti “integrati”, o tutto in uno, cioè “All in One”, appositamente progettati, come l’ultimo sistema di A. Menarini Diagnostics, per facilitare sempre più la gestione
individuale del diabete. Di misura estremamente ridotta e sempre pronti all’uso, sono semplici da usare
in modo da favorire l’adesione del paziente alla cura e al controllo della gestione del diabete. In pratica si
adattano allo stile di vita di chi soffre di diabete, permettendogli di effettuare la misurazione della glicemia
ovunque e in qualsiasi momento, privato, sociale o di lavoro, ma garantendo la massima discrezionalità.
controllo ottimale della glicemia, cioè della concentrazione
di zucchero nel sangue, è in grado di prevenire o minimizzare le
complicanze, sia in chi soffre di
diabete 1 ed è in terapia insulinica sia in coloro che hanno il
diabete 2 e seguono la terapia
orale. La glicemia è, dunque, la
variabile chiave nella terapia
del diabete e per questo svolge
un ruolo strategico insostituibile il suo autocontrollo. In altre
parole il costante autocontrollo glicemico è l’unico modo ad
AUTOCONTROLLO DELLA GLICEMIA IN LIBERTÀ
CUSTODIE
per proteggere
il glucometro
dagli urti e caricare
sensori e lancette
Il glucometro tutto in uno
progettato per adattarsi
al tuo stile di vita:
tutto ciò che serve per la misurazione
della glicemia in un unico strumento
semplice, discreto, sempre pronto.
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al tuo Centro Anti Diabete di riferimento.
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Diagnostics e per richiedere la sostituzione gratuita degli strumenti in garanzia.
Le misurazioni devono essere eseguite nell’ambito del controllo medico.
È un dispositivo medico diagnostico in vitro CE 0123. Leggere attentamente
le avvertenze o le istruzioni per l’uso. Aut. Ministero della Salute 10/09/2014
oggi disponibile per verificare
il raggiungimento e il mantenimento degli obiettivi terapeutici raccomandati. Chi soffre di
diabete ha quindi la possibilità
di mettere in atto giorno per
giorno le scelte ottimali per la
sua salute misurando da sé con
appositi strumenti, in pochi secondi, la glicemia, secondo una
frequenza di controlli giornalieri
concordata con il proprio medico diabetologo e personalizzata in relazione al tipo di terapia
praticata e allo stile di vita.
Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
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GIORNATA MONDIALE DEL DIABETE
Nessuna incertezza per far fronte a quella che viene oramai definita un vera e propria epidemia
Agire subito con determinazione
Se non adeguatamente curato, il diabete può portare a numerose complicanze a carico di diversi organi.
Possono però essere prevenute se si interviene ai primi segnali di glicemia che sale
I
l diabete rappresenta un
problema dalle rilevanti
dimensioni sociali sia per il
numero di persone che ne
soffrono e per i conseguenti
costi per i sistemi sanitari, sia
perché se non è adeguatamente tenuto sotto controllo, può
danneggiare lentamente vari
organi e sfociare in una serie di
complicanze. Qualche dato per
fornire un quadro del rischio
che comporta per salute: provoca una maggiore frequenza,
da 2 a 4, di malattie coronariche
e cioè angina, infarto; è la prima
causa di cecità fra gli adulti ed è
Giusto®
Diabel
Giuliani:
per la Giornata
Mondiale
del Diabete
Anche quest’anno, Giuliani
partecipa con la linea
Giusto® Diabel alla Giornata
Mondiale del Diabete,
impegnandosi attivamente
per fare informazione
contro questa patologia
distribuendo materiali
informativi tra cui il test
di autovalutazione per
conoscere il proprio rischio
di sviluppare il diabete e
un opuscolo informativoeducativo con tema il ruolo
dello stress ossidativo nella
comparsa del diabete e delle
sue complicanze realizzato
con la collaborazione
scientifica di AMD.
Durante la settimana
del 14 novembre la linea
Giusto® Diabel propone
degustazioni gratuite di
alcuni suoi prodotti come
biscotti, fette biscottate o
confetture, nelle farmacie e
nei punti vendita aderenti
all’iniziativa (elenco
consultabile sul sito www.
giustogiuliani.com).
Nata dalla ricerca
Nutrizionale Giuliani,
Giusto® Diabel è una
linea completa di pasta,
biscotti e fette biscottate,
formulata specificamente
per i diabetici con prodotti*
ricchi in fibre, a basso indice
glicemico, senza zuccheri
aggiunti, e con l’aggiunta di
polifenoli (brevetto Giuliani).
Molte quest’anno le
proposte della linea, fra cui
un’intera gamma di prodotti
con dolcificanti da Stevia, il
nuovo dolcificante di origine
naturale: Bontà di Frutta
meno zuccheri, confetture
extra con tanti pezzi di
frutta, la linea di cioccolati
VivaStevì, barrette e
tavolette in tanti gusti golosi
dalla tradizione cioccolatiera
belga, e i nuovissimi
Preparati per dolci, riducono
notevolmente l’apporto
calorico rispetto ai preparati
tradizionali con zucchero.
Per informazioni:
www.giustogiuliani.com
*Le caratteristiche possono
variare da prodotto a prodotto
responsabile della metà di tutte le amputazioni non legate a
traumi. Come hanno però dimostrato le numerose ricerche
cliniche condotte, queste complicanze possono essere prevenute se fin dai primi segnali di
un’alterazione della glicemia,
confermati dalla diagnosi, si
interviene subito.
LE MISURE NECESSARIE
Quando il diabete si manifesta,
trattandosi di una condizione
cronica, richiede per tutta la
vita di essere tenuto sotto controllo con le terapie prescritte,
in quanto altrimenti la glicemia
torna a salire.
Nel diabete di tipo 1 - la forma
meno comune che si manifesta durante l’infanzia o l’adolescenza e comunque sempre
entro i 20 anni d’età - la terapia
consiste nell’assumere ogni
giorno l’insulina attraverso diverse iniezioni o attraverso un
microinfusore. La terapia con
insulina è sempre individualizzata al singolo caso in modo da
garantire il raggiungimento e il
mantenimento degli obiettivi
glicemici previsti e ridurre la
frequenza degli effetti collate-
Negli ultimi
decenni
si è verificato
un drammatico
aumento
di diabete
in tutto il mondo
rali e delle reazioni avverse. E’
parte integrante della terapia
insulinica anche l’autocontrollo, ovvero l’automisurazione
della glicemia effettuata più
volte al giorno: permette di
calibrare al meglio la terapia e
di fare le scelte ottimali per la
propria salute. Per chi soffre di
questa forma di diabete è basilare anche la dieta che deve essere sana e varia. In particolare
è necessario un equilibrio tra la
quantità dei carboidrati assunti
ai pasti e la quantità di insulina
da somministrare in quanto se
questo equilibrio non viene
raggiunto, si possono avere o
troppi carboidrati con valori
elevati di glicemia o troppa insulina con valori troppo bassi
di glicemia. Infine è altrettanto importante l’esercizio fisico
che contribuisce, insieme alla
terapia insulinica, a migliorare
il controllo metabolico.
DIETA ED ESERCIZIO FISICO
Nella maggior parte dei casi
diabete di tipo 2 - la forma più
diffusa, riguarda 9 casi su 10,
che compare dopo i 40 anni
con un’incidenza in aumento
con il passare degli anni - le
terapie vincenti per tenerlo
sotto controllo sono la dieta
e l’attività fisica: migliorano
la sensibilità dell’organismo
all’insulina permettendo così
un calo della presenza di glucosio nel sangue. Infatti in questa
forma di diabete, a differenza
da quello di tipo 1, il pancreas
produce ancora l’insulina, ma
in quantità inferiori a quelle necessarie all’organismo, oppure
la produce in quantità normale,
ma l’organismo non è in grado
di utilizzarla. Con la conseguenza, in entrambi i casi, che il corpo non riesce più utilizzare gli
zuccheri come fonte di energia
e che, quindi, il glucosio si accumula nel sangue e la glicemia
si alza vertiginosamente. Per
quanto riguarda la dieta, deve
essere impostata in modo da
prevedere una riduzione delle
calorie totali con l’obiettivo di
raggiungereoconservareilpeso
ideale, in quanto il sovrappeso
e l’obesità sono presenti in oltre
Ci sono due forme
di diabete: quello
di tipo 1, meno
frequente, e quello
di tipo 2, più diffuso
l’80% dei pazienti con questa
forma di diabete. Per mantenere livelli glicemici vicini alla normalità e costanti, si deve anche
frazionare l’alimentazione in tre
pasti e due spuntini lungo l’arco
della giornata e seguire un regime alimentare vario e bilanciato,
cioè che garantisca un normale
apporto proteico e una sufficiente quantità di carboidrati
complessi, di fibre, di vitamine
e minerali. L’esercizio fisico, che è
l’altro valido strumento terapeutico, permette inoltre di perdere
peso in quanto aumenta il consumo energetico. Si raccomandano, però, almeno 30 minuti di
attività fisica lieve/moderata 5
giorni a settimana, attenendosi
ad alcune semplici regole come,
ad esempio, quelle di adattare
la dieta all’esercizio e di misurare la glicemia prima, durante e
dopo l’attività. Se nonostante
tutte queste modificazioni dello stile di vita, la glicemia non si
normalizza, gli specialisti raccomandano di non lasciar passare
ulteriormente il tempo, ma di
deve passare alla terapia con i
farmaci. Per il diabete di tipo 2 ne
sono disponibili diversi tipi, tutti
ugualmente validi ed efficaci.
Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
54
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di Maria Volpe
Simonetta
tra cucina
e ospitalità
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uesto è davvero
diverso, non è il solito
programma di cucina. Qui
c’è l’arte dell’ospitalità e la
tradizione culinaria
nell’incantevole atmosfera
di una vera masseria
siciliana. Padrona di casa è
Simonetta Agnello Hornby
(foto) avvocato e scrittrice
palermitana che apre le
porte della casa di famiglia:
insieme alla sorella Chiara
svelano ricette tramandate
da cinque generazioni.
Il pranzo di Mosè
Real Time, ore 12.20
La Rai aiuta
la ricerca sul cancro
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a stamattina al via la
maratona finale per la
raccolta fondi per la ricerca
sul cancro, su molti
programmi Rai: «Uno
Mattina In Famiglia»,
«Quelli che il calcio»,
«L’Arena», «Domenica In»,
«L’Eredità», «Affari tuoi».
Fino allo «Speciale Elisir»:
insieme a Mirabella e ai
ricercatori, ci sono Rocco
Papaleo, attori e sportivi.
Speciale Elisir
Rai3, ore 21.45
Da Glasgow
musica e show
T
utto pronto per uno dei
più grandi eventi di
musica. Alle otto si
comincia con il Red Carpet
Show. A condurre la
serata,la star dell’hip hop
Nicki Minaj che
preannuncia anche una
performance «super hot».
Mtv Ema 2014
Mtv, dalle ore 20
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Corriere della Sera Domenica 9 Novembre 2014
55
.
Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
LA TELEVISIONE IN NUMERI
L’«effetto oca» che rilancia le quotazioni delle inchieste in tv
Top & Flop
C’
è stato — ed è stato piuttosto eclatante
— l’«effetto oca». Chiameremo così,
d’ora in avanti, l’attitudine di un programma televisivo a catalizzare ascolti
e visibilità cavalcando un tema d’immediato impatto emotivo (caffè, pizza…).
Le oche in questione sono quelle spennate per
confezionare piumini e diventate protagoniste dell’inchiesta che «Report» ha dedicato ai fatti e misfatti dell’industria dell’abbigliamento di lusso. Ebbene, le oche di «Report» sono valse al programma
il record per questa e la scorsa stagione: 3.140.000
spettatori medi, con una share del 13,4%. Si tratta di
un ascolto superiore di due punti e mezzo rispetto
CHAMPIONS LEAGUE
Bayern Monaco-Roma
6.915.000 spettatori nel
primo tempo: 23,86% di
share. Canale 5, mercoledì
5 novembre, ore 20.46
IL TALK DI PARAGONE
«La Gabbia»
590.000 spettatori,
2,89% di share.
La7, domenica 2
novembre, ore 21.38
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al 16%), educato (laureati addirittura al 27%), più
femminile (15%) che maschile.
Triplice morale della favola: con il talk politico in
ribasso (Michele Santoro, Massimo Giannini, Giovanni Floris…) risalgono le quotazioni dell’inchiesta; tv e social network, «convergendo», si rinforzano a vicenda; la miscela che ne esce – all’incrocio
fra vecchi e nuovi media, fra televisione e internet –
può rivelarsi micidiale per chi finisce sul banco degli imputati. (a.g.)
In collaborazione con Massimo Scaglioni
elaborazione Geca su dati Auditel
alla media, oltre seicentomila spettatori in più.
Questi dati non comprendono, ovviamente, tutti
coloro che hanno visto – interamente o in parte – la
puntata nei giorni successivi, grazie al sito del programma e a Rai.tv: un numero consistente, se si
considera che l’inchiesta di Stefania Rimini è diventata rapidamente un «contenuto virale», «spalmabile» dagli stessi spettatori grazie ai social media.
Non è un caso che, la scorsa settimana, «Report»
sia balzato al terzo posto nella classifica dei programmi più twittati di Nielsen Italia, preceduto soltanto da «X Factor» e «Pechino Express» (due programmi di intrattenimento).
Piume e cinguettii raccolti fra un pubblico giova-
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Domenica 9 Novembre 2014 Corriere della Sera
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