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Corriere della sera

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SABATO 27 SETTEMBRE 2014
www.corriere.it
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 688281
FONDATO NEL 1876
DAL 28 SETTEMBRE
AL 2 OTTOBRE 2015
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ANNO 139 - N. 229
Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
mail: [email protected]
Beni culturali
Domani
Costruirsi in Rete
una finta vita
I nuovi bugiardi
L’arte in prestito?
Non tutta
e non sempre
il servizio
a pagina 31
di Vincenzo Trione
nel supplemento
DAL 28 SETTEMBRE
AL 2 OTTOBRE 2015
Una battaglia, anche culturale Mafia e inchieste Dal processo all’ex generale Mori spunta il «Protocollo Farfalla». I Servizi: tutto legittimo
I TERRORISTI
CHE SONO TRA NOI
Svelate le indagini occulte degli 007
di Sergio Romano
I pm di Palermo: un patto per avere informazioni a pagamento dai boss in carcere
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
di Giovanni Bianconi
Napoli Dopo la condanna
A
l processo d’appello contro
l’ex generale Mori affiora il
«Protocollo Farfalla» siglato da
Sisde e Direzione delle carceri
nel 2003-2004 — Mori guidava
il servizio segreto civile — per
pagare informazioni a mafiosi
reclusi: per i Servizi è legittimo,
per i pm una prova dell’attività
«opaca e occulta» di Mori.
a pagina 5
IL CASO PEDOFILIA
ANSA / CIRO FUSCO
N
ella guerra contro lo Stato islamico
vi sono almeno due battaglie da
combattere con metodi diversi. La
prima è militare. Sarà necessario
liberare i territori iracheni occupati
dalle milizie islamiste e riconquistare Raqqa
(la loro capitale siriana) senza troppo
disquisire sulla possibilità che l’operazione
possa giovare al regime di Bashar al Assad.
Questa guerra verrà fatta prevalentemente
dall’aria per consentire ai peshmerga curdi di
cacciare l’Isis dalle loro terre e all’esercito
iracheno di riconquistare le regioni perdute.
Ma non è escluso che qualche contingente
occidentale debba partecipare alle operazioni.
La posta è troppo alta perché l’Europa e gli
Stati Uniti possano limitarsi a combattere per
procura. Questa non è una vicenda in cui basti
raccogliere qualche successo militare.
Occorre dimostrare che il progetto del
Califfato non è soltanto una intollerabile
manifestazione di barbarie; è anche un
disegno assurdo, irrealizzabile, dannoso per
tutti i Paesi della regione. La guerra a oltranza,
in questo caso, serve anche a convincere i
giovani combattenti dell’Isis che il fanatismo
non rende invulnerabili, che la vita non
merita di essere bruciata in questo modo.
La seconda battaglia deve essere combattuta
in Occidente contro cellule composte da
fanatici alla ricerca di una nuova fede e da
veterani di altre battaglie islamiste (più di 3
mila secondo il coordinatore europeo della
lotta contro il terrorismo). Conosciamo i loro
obiettivi: creare quinte colonne che ci
minaccino nelle nostre case, coinvolgere
nella lotta le comunità musulmane,
costringerci ad adottare misure che rendano
lo scontro sempre più aspro, promuovere se
stessi al rango di nemici ufficiali dei nostri
Paesi. Sono gli obiettivi di tutti i terrorismi,
dalle Brigate Rosse agli irlandesi dell’Ira e ai
baschi dell’Eta. Vincono quando il loro
nemico comincia a subire ricatti e a trattarli
come combattenti. Spetta a noi evitare
reazioni che possano favorire la loro strategia.
Per vincere abbiamo un’arma che potrebbe
rivelarsi efficace: i musulmani europei. Se
sapremo coinvolgerli, saranno i nostri
migliori alleati. Ne esistono le condizioni.
Come quella creata durante la prima guerra
del Golfo, la coalizione contro l’Isis non
potrà mai essere definita una «crociata»
composta da Paesi cristiani. È una
ragionevole alleanza fra Paesi di tradizione
cristiana e Paesi di tradizione musulmana.
Mi piacerebbe che gli storici, un giorno,
parlassero della guerra contro l’Isis come
dell’evento che maggiormente avvicinò il
mondo della cristianità e quello dell’Islam.
Se questo è un sindaco
De Magistris non molla
e attacca anche i giudici
di Pierluigi Battista
S
i inchioda alla poltrona di sindaco di Napoli malgrado le
disposizioni della legge Severino, inveisce, ex magistrato
d’assalto, contro una sentenza della magistratura. Luigi de
Magistris resiste come un politico qualunque, come un politico
che avrebbe messo volentieri ai ceppi. È il simbolo della fine di
una stagione: quella del giustizialismo forcaiolo.
a pagina 29 - alle pagine 2 e 3 Bufi, Garibaldi, Serra
● SETTEGIORNI
Giannelli
di Francesco Verderami
Berlusconi,
il governo e l’idea
di sostituire Ncd
B
«B
da pagina 6 a pagina 9
Galluzzo, Meli, L. Salvia
Piano per risparmiare un miliardo. Tagli anche agli atenei, la protesta dei rettori
40 9 2 7>
9 771120 498008
a pagina 23
a pagina 21
LE MISURE
asta slogan, va ridisegnata l’agenda politica
dando priorità a famiglia e lavoro». Mentre il segretario della Conferenza episcopale italiana Galantino sferza il governo,
dagli Usa il premier Renzi torna
sull’articolo 18: «Il reintegro
crea lavoratori di serie B».
Maturità senza prof esterni, fine di un’era
i concentrano su alcuni
viaggi all’estero, durante i
quali avrebbe partecipato a incontri a «luci rosse» con minori, gli accertamenti della gendarmeria vaticana sugli abusi
sessuali di cui è accusato monsignor Jozef Wesolowski, arrestato quattro giorni fa.
I vescovi al premier:
«Ora basta slogan»
continua a pagina 11
iente più membri esterni a
partire dalla prossima Maturità: solo il presidente della
commissione arriverà da un altro istituto. È una delle 42 voci
del piano di spending review
da un miliardo su Istruzione e
ricerca. Prevista la riduzione di
oltre 8 mila unità tra il personale tecnico-amministrativo:
l’obiettivo è assumere 148 mila
docenti precari. «Infuriati» i
rettori per i 570 milioni di tagli
che rischiano le università.
S
Lavoro Renzi: l’articolo 18 crea cittadini di serie A e B
© RIPRODUZIONE RISERVATA
N
di Fiorenza Sarzanini
di Alessandro Trocino
erlusconi vuole allearsi
con Ncd per i governi regionali o vuole sostituirsi a
Ncd al governo nazionale?
Ultimamente pensieri parole
opere (e omissioni) del Cavaliere — assai contraddittori
— hanno alimentato il dubbio sul suo reale intento: cerca Alfano o aspira a Renzi?
di Leonard Berberi
«Feste all’estero
con minorenni»
Controlli sui viaggi
dell’ex nunzio
● IDEE& INCHIESTE
TERZO SETTORE
OLTRE LA CRISI
RIFORMA VUOTA
E TASSA INIQUA
LA RIVINCITA
DEI MESTIERI
di Giangiacomo Schiavi
di Maurizio Ferrera
I
M
l decreto che ridisegna il
welfare rischia di essere una
scatola vuota. Le associazioni
continuano la campagna no
profit no Iva per ridurre le tasse
sulla beneficenza.
a pagina 29
estiere, una parola antica
tornata di moda. E il rafforzamento della formazione
«di mestiere» è indispensabile
per risolvere il dramma della
disoccupazione giovanile.
a pagina 29
Sanità e Fisco:
detrazioni Irpef
solo per i redditi
più bassi
di Mario Sensini
a pagina 46
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
2
#
Primo piano Il caso Napoli
Divorzio tra de Magistris e le toghe
I giudici: le sue parole inaccettabili
Il sindaco dopo la condanna: io resto, si dimettano i magistrati. Grasso: va sospeso dall’incarico
La scheda
● La
cosiddetta
legge Severino
(il decreto
legislativo 31
dicembre
2012 n. 235)
disciplina
«l’incandidabili
tà e divieto di
ricoprire
cariche elettive
e di governo»
in
conseguenza
di sentenze
definitive
di condanna
per delitti
non colposi
● L’articolo 11
stabilisce la
sospensione
dalla carica
per vari tipi di
amministratori
pubblici, tra i
quali include i
sindaci, che
abbiano
riportato
una condanna
anche non
definitiva
● Tra i reati
per i quali è
prevista la
sospensione
c’è l’abuso di
ufficio (articolo
323 del codice
penale), vale a
dire quello per
il quale de
Magistris
ha subito la
condanna a un
anno e tre
mesi
NAPOLI Che non ha alcuna intenzione di dimettersi da sindaco, Luigi de Magistris lo aveva già
detto l’altro giorno e pure il giorno prima, appena saputo della sentenza che lo condanna a un
anno e tre mesi (pena sospesa) per abusi commessi quando, da pm di Catanzaro, acquisì senza
autorizzazione del Parlamento, i dati relativi alle
utenze telefoniche di alcuni deputati. Ma ieri è
stato il giorno in cui dalla dichiarazione è passato ai proclami. E non solo. Ha pure lanciato messaggi, promesso (o minacciato) divulgazioni clamorose, espresso a voce alta disprezzo verso alcuni «non tutti, ma alcuni sì» — rappresentanti
della categoria alla quale apparteneva prima di
darsi alla politica: i magistrati.
Del resto c’era da aspettarselo. Ieri mattina de
Magistris aveva appuntamento con la sua platea
di riferimento, che non è più quella delle piazze
dove in campagna elettorale gridava «amma
scassà», né è mai stata quella delle «assemblee
di popolo» promesse, sempre in campagna elettorale, ma mai fatte. La sua assemblea ora è solo
quella istituzionale del consiglio comunale, che
Le reazioni
In aula
Il primo cittadino ieri si è
presentato in consiglio
comunale per la
discussione del bilancio
I nemici
L’ex pm: i miei nemici
sono i poteri criminali
che vogliono
conquistare la città
da ieri è riunito per l’approvazione del bilancio. E
qui il sindaco non solo ha ribadito che alle dimissioni non ci pensa proprio, ma ha detto che «dovrebbe piuttosto dimettersi chi mi ha condannato. E dovrebbe anche vergognarsi».
Una bordata che gli è valsa immediatamente la
replica dell’Associazione nazionale magistrati:
«Pur non entrando nel merito della vicenda giudiziaria, le espressioni usate vanno ben oltre i limiti di una legittima critica a una sentenza, perché esprimono disprezzo verso la giurisdizione.
Si tratta di parole tanto più inaccettabili poiché
provenienti da un uomo delle istituzioni che ha
per anni anche svolto la funzione giudiziaria». E
Raffaele Cantone, ora a capo dell’Anticorruzione,
amico dell’ex pm, sottolinea di «non condividere
nessuna parola» pronunciata da de Magistris
perché un «magistrato rispetta le sentenze».
«Ma il mio non era un attacco alla sentenza ma
alla magistratura corrotta», è la risposta di de
Magistris che certo non attenua i toni. E meno
male che invece si è tenuto basso nel commentare quanto dichiarato dal presidente del Senato
❞
❞
Pietro Grasso
La legge
Severino
va applicata,
ci sarà un
provvedimento del prefetto
Renato
Brunetta
I fatti sono
chiari
e la legge
è altrettanto
chiara
Grasso, ieri a Napoli, che ha detto: «La legge Severino va applicata, e quindi ci sarà un provvedimento del Prefetto non appena si renderà esecutiva la sentenza o si depositerà la motivazione».
«Parole legittime», le ha definite il sindaco,
che i suoi nemici li vede altrove. «Nei poteri criminali che vogliono mettere le mani sulla città»,
e perciò opererebbero contro di lui. Poteri criminali che, nel linguaggio di de Magistris, sono
l’evoluzione dei poteri forti. Perché «la mafia ha
deciso di infiltrarsi, di non colludere più con la
politica e di prendere la forma delle istituzioni».
De Magistris promette che se «malauguratamente» dovesse essere sospeso, «vorrà dire che
starò meno a Palazzo San Giacomo e di più in
mezzo alla strada». E attacca la Severino, autrice,
quando era Guardasigilli, della legge che gli costerà la poltrona: «Guarda caso era anche l’avvocato di una mia controparte, e guarda caso ha fatto quella legge mentre il processo era in corso.
Mi chiedo se sono solo coincidenze».
F.B.
❞
Raffaele
Cantone
Non condivido
le sue parole
Un magistrato
rispetta
le sentenze
«Rispetti la legge Severino come tutti gli altri»
Casson: la norma si applica anche se il reato è commesso prima dell’elezione
«Mi limiterei a rispettare
le norme».
Questo farebbe, al posto del
sindaco di Napoli, Felice Casson, collega di de Magistris in
quanto ex magistrato, e oggi
senatore del Partito democratico, area Civati. Nel suo passato,
le inchieste sulla strage di Peteano, su Gladio, sull’incendio alla Fenice, sulle morti da inquinamento.
Cosa farebbe dunque?
ROMA
«Dal punto di vista giuridico
la vicenda è semplicissima: la
legge Severino si applica, ed è
stata ripetutamente applicata,
a tutti i condannati — anche
solo in primo grado — per violazione dell’articolo 323, abuso
d’ufficio».
Nel dispositivo della sentenza di Roma non sarebbe
indicato alla cancelleria di
trasmettere l’atto alla Prefettura di Napoli.
Senatore pd
Felice Casson
«Non ha importanza, l’iniziativa può essere presa dalla
cancelleria o dalla segreteria
della Procura».
La sospensione può non essere dovuta perché la condanna si riferisce a fatti precedenti all’elezione a sindaco?
«La legge Severino non commina una sanzione penale e
quindi non è sottoposta alla
questione della retroattività,
come hanno stabilito ripetuti
interventi di Corte Costituzionale, Consiglio di Stato e Cassazione. La norma intende tutelare l’onorabilità delle persone
elette».
De Magistris annuncia che
continuerà a fare il sindaco,
magari per la strada.
«Qui entriamo in una valutazione politica. De Magistris
può agire politicamente nel
modo secondo lui più opportuno. Allo stesso modo anche an-
© RIPRODUZIONE RISERVATA
❞
Stefano
Caldoro
Confermo
pieno spirito
garantista che
per me vale
a 360 gradi
ticipare le dimissioni, senza
aspettare che sia il prefetto di
Napoli a sospenderlo, rientrerebbe nelle valutazioni di carattere politico».
Anche invitare i giudici a
dimettersi al posto suo è una
scelta politica?
«Politicamente ognuno si
prende le sue responsabilità,
che possono essere liberamente criticate».
Lei, come ex magistrato e
da tre legislature politico, le
critica?
«Dal punto di vista giuridico
tutti devono rispettare le norme. Mi limiterei a rispettare le
norme».
Andrea Garibaldi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
3
#
Lo scenario
di Fulvio Bufi
L’attesa del prefetto
La sospensione partirà
dopo il sì al bilancio
Nessun atto prima della notifica della prossima settimana
L’opportunità politica e
l’opportunismo politico sono
concetti che non possono entrare negli uffici di una prefettura, e certo non entrano nell’ufficio di Francesco Antonio
Musolino, che della prefettura
di Napoli è il numero uno dal
novembre del 2012. Toccherà a
lui, calabrese dell’Aspromonte, disporre, in base a quanto
prevede la legge Severino, la
sospensione di Luigi de Magistris da sindaco di Napoli. Non
è contemplato che faccia valutazioni politiche: solo procedurali. Tecnicamente dovrà avviare la pratica quando dal Tribunale di Roma gli sarà trasmesso il dispositivo della
sentenza, o, qualora i tempi
dovessero slittare, le motivazioni.
Fino ad allora al prefetto
Musolino tocca fare come se
non vedesse, non sentisse e
non leggesse nulla di quello
che sta accadendo. Come se
non gli arrivasse nemmeno
l’eco delle polemiche e dei toni
sempre più alti che de Magistris sta usando per commentare la condanna subita dal Tribunale di Roma e le conseguenze che ne deriveranno. Ci
sarà abituato: l’equilibrio per
un prefetto, più che una dote è
un «ferro del mestiere» e
quindi ce l’avrà sicuramente
anche lui. Certo sa che dovrà
prendere una decisione forse
non difficile ma sicuramente
delicata. E infatti «delicata» è
l’unica parola che utilizza in
pubblico, sollecitato dai giornalisti, per definire questa vicenda.
Delicata ma non urgente.
Nel senso che non sarà in ogni
caso la fretta ad orientare le
mosse del prefetto. Non esiste
da nessuna parte un countdown che scandisca le ultime
ore di de Magistris a Palazzo
San Giacomo, e non c’è ragione affinché lo avviino negli uffici di piazza del Plebiscito, dove sarà recapitata la sentenza
di Roma. E dove certo nessuno
si rammarica che non sia arrivata ancora. Napoli sta vivendo
giorni difficili e allo stesso
NAPOLI
Ex pm Luigi de Magistris è sindaco di Napoli dal 1° giugno 2011
❞
Mi chiedono di dimettermi
per questa condanna,
ma guardandosi
allo specchio e provando
vergogna devono
dimettersi quei giudici
Il rischio
Il consiglio rimarrebbe
in carica ma lo stop
al sindaco avrebbe forti
conseguenze politiche
La prescrizione
De Magistris potrebbe
puntare alla dilatazione
dei tempi per arrivare
alla prescrizione
tempo cruciali. La prospettiva
di un sindaco obbligato a non
essere più sindaco significa il
fallimento di un progetto politico che, per quanto sia oggi
criticato da tantissime parti,
rappresenta comunque quello
che i napoletani hanno scelto
al momento del voto e che se
vorranno bocceranno quando
andranno a votare di nuovo. E,
come se non bastasse, tutto
questo accade nei giorni in cui
il consiglio comunale si riunisce per approvare il bilancio.
Formalmente se de Magistris venisse sospeso non cambierebbe nulla: il consiglio rimarrebbe in carica e il voto sull’azione economico-finanziaria del Comune ci sarebbe
Sodano, numero due in giunta
Il vice condannato pronto a sostituirlo
«Il mio caso completamente diverso»
MILANO Tommaso Sodano è il vice del sindaco di
Assessore
Tommaso
Sodano,
classe 1957,
è assessore
all’Ambiente
del Comune
di Napoli oltre
che vice di
de Magistris
Napoli Luigi de Magistris. A rigor di logica, se l’ex
magistrato venisse sospeso dall’incarico o si
dimettesse, subentrerebbe al suo posto. Tuttavia
anche Sodano, l’anno scorso, ha subito una
condanna a un anno di reclusione con
sospensione della pena. «Sì, ma nel mio caso
non si applica la legge Severino, perché non è un
reato previsto dal testo», replica Sodano, che
chiarisce subito di non voler concedere
interviste. «Stiamo approvando il bilancio, ne
avremo per tutta la notte, preferisco lasciar
passare qualche giorno in modo che il quadro si
chiarisca». Ma perché dice che la sua condanna
non è equiparabile a quella di de Magistris? «Era
una vicenda del tutto diversa, riguardava una
manifestazione che era in atto... E no, guardi, ho
detto che questa non è un’intervista». Clic.
L’accusa nei confronti di Sodano era di
aggressione ai danni di una vigilessa. L’episodio
risale al 2007, quando durante un consiglio
comunale alcuni commercianti cercarono di
entrare in aula; Sodano, allora senatore e
consigliere comunale di Rifondazione comunista
a Pomigliano, per lasciarli passare spinse una
vigilessa, che lo denunciò. Il Tribunale di Nola
un anno fa ha condannato il vicesindaco di
Napoli per violenza. Lui commentò dicendo che
la sua era stata «disobbedienza civile».
Elvira Serra
© RIPRODUZIONE RISERVATA
comunque. Ma politicamente
sarebbe devastante e con conseguenze imprevedibili. E tutto questo al prefetto non può
sfuggire. Quindi la mancata
trasmissione della sentenza,
che a questo punto slitterà sicuramente almeno alla prossima settimana, gli dà l’opportunità non sgradita di avviare la
procedura e disporre la (presumibile) sospensione del sindaco, quando il consiglio comunale avrà già votato il bilancio.
E non solo: più tempo passa,
più è probabile — o almeno è
auspicato — che si abbassino i
toni, in modo che la città possa
accogliere la decisione del prefetto in un clima più disteso.
Per ora siamo all’opposto. E
nell’escalation di propositi bellicosi, de Magistris lancia, in
maniera nemmeno tanto velata, un segnale anche a Musolino. «Innanzitutto la sospensione si può impugnare, si può
fare ricorso. E comunque vedremo se sarò sospeso. E se sarò sospeso, vedremo quando
sarò sospeso. Vedremo se
qualcuno si prenderà la responsabilità di una sospensione lampo». Un «qualcuno»
che può essere solo il prefetto.
Ma è difficile credere che con
quelle parole de Magistris abbia puntato a personalizzare
uno scontro tra lui e il rappresentante del governo. Ben altri
significati e strategie potrebbe
nascondere il suo discorso. Potrebbe puntare alla dilatazione
dei tempi sperando che si allunghino abbastanza da far
maturare la prescrizione, in
modo da uscire sicuramente
pulito dall’Appello. O davvero
è convinto (come del resto dice) di poter essere assolto in
secondo grado. O ancora, per
quanto al momento sentendolo parlare appaia impossibile,
ha in mente un percorso che
gli consenta di gestire, anche
mediaticamente, la sua ribellione alla sentenza con ancora
la fascia tricolore addosso, per
poi dimettersi in tempo per
evitare la sospensione ed essere quindi ricandidabile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
4
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
5
#
Primo piano Giustizia
L’inchiesta
Generale
Mario Mori,
75 anni,
ufficiale
dell’Arma,
entra nel Ros
nel 1990.
Ne diventa
comandante
nel 1998,
promosso
generale
I servizi
All’inizio della
carriera, dal
1972 al 1975
è al Sid
(Servizio
informazioni
difesa).
Lasciata
l’Arma, nel
2001, dirige il
Sisde fino al
2006
(Di Vita)
dal nostro inviato
Giovanni Bianconi
PALERMO Dalle carte del processo
d’appello contro l’ex generale
Mario Mori affiora uno dei segreti inseguiti più a lungo dalle
indagini antimafia dell’ultimo
decennio. Il cosiddetto Protocollo Farfalla, siglato dal Sisde e dalla Direzione delle carceri tra il
2003 e il 2004, quando Mori guidava il servizio segreto civile. Un
patto per raccogliere informazioni a pagamento da detenuti di
Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra, all’insaputa di investigatori e inquirenti. Che ora, per la
Procura generale di Palermo, diventa una nuova prova a carico
dell’imputato.
Dopo una vita spesa nei reparti antiterrorismo e anticrimine di
servizi segreti e Arma dei carabinieri, a 75 anni Mori sembra un
imputato più imputato degli altri. Chiamato a rispondere per la
presunta trattativa tra Stato e
mafia, dopo l’assoluzione definitiva per la perquisizione mai fatta al covo di Riina nel 1993 e quel-
Fini occulti
I pm palermitani:
ha perseguito finalità
occulte e disatteso
i doveri di lealtà
la di primo grado per la mancata
cattura di Bernardo Provenzano
nel 1995. Ieri, al processo d’appello per quell’episodio, la Procura generale rappresentata in
aula dal capo Roberto Scarpinato
e dal sostituto Luigi Patronaggio
ha chiesto l’acquisizione di nuove prove a carico di Mori. Con
l’obiettivo di dimostrare che anche quando era ufficiale di polizia giudiziaria «ha sempre mantenuto il modus operandi tipico
di un appartenente a strutture
segrete, perseguendo finalità occulte, e per tale motivo ha sistematicamente disatteso i doveri
istituzionali di lealtà istituzionale, traendo in inganno i magistrati».
Passato dal servizio segreto
militare tra il 1972 e il 1975, quando i vertici del Sid furono coinvolti in trame golpiste e despistaggi, nel 2001 Mori assunse la
direzione del Sisde, il servizio segreto civile. E in questa veste atti-
Il generale a processo e le accuse sul sistema «Farfalla» del Sisde
«Soldi ai parenti di boss al 41 bis per ottenere informazioni»
Il protocollo segreto di Mori
La vicenda
● 17 luglio
2013, Mori
è assolto
per la mancata
cattura
di Provenzano
nel 1995.
Ieri il pg
al processo
di appello
chiede la
riapertura del
dibattimento
● Nel 2006
Mori è assolto
dall’accusa di
favoreggiamento
a Cosa nostra,
per la mancata
perquisizione
del covo di
Riina nel 1993
vò il Protocollo Farfalla, operazione «per la gestione di soggetti
di interesse investigativo» che
secondo il pg Scarpinato aveva
un «punto critico»: «La mancanza di un controllo di legalità da
parte della magistratura, unico
organismo preposto alla gestione dei collaboratori di giustizia
secondo severe e garantiste disposizioni di legge».
Alla fine di luglio il governo ha
annunciato di aver tolto il segreto di Stato dal protocollo. Ai magistrati di Palermo è giunto dalla
Procura di Roma, alla quale l’aveva consegnato il successore di
Mori al Sisde, Franco Gabrielli.
Un appunto del Servizio datato
luglio 2004 dà conto di una «avviata attività di intelligence convenzionalmente denominata
Farfalla, attraverso l’ingaggio di
preindividualizzati detenuti». Da
mesi gli agenti segreti avevano
verificato una «disponibilità di
massima» a fornire informazioni
da un gruppo di reclusi al «41
bis», il regime di carcere duro,
«a fronte di idoneo compenso da
definire». L’elenco comprende
una decina di nomi tra appartenenti alla mafia, alla ‘ndrangheta
e alla camorra da cui attingere
notizie. Con alcune particolarità:
«esclusività e riservatezza del
rapporto», nel senso che gli informatori non potevano parlare
con altri, né altri dovevano sapere della loro collaborazione; «canalizzazione istituzionale delle
risultanze informative a cura del
Servizio», per cui solo il Sisde
avrebbe deciso se e quando avvertire inquirenti e investigatori,
e di che cosa; «gestione finanziaria a cura del Servizio», con pagamenti «in direzione di soggetti esterni individuati dagli stessi
fiduciari». Familiari dei detenu-
La difesa
I legali dell’imputato: si
tenta di rileggere la
storia di 40 anni,
avremo molto da dire
ti, presumibilmente.
Tra i detenuti contattati ci sono quattro appartenenti a Cosa
nostra. Tre dell’area palermitana: Cristoforo «Fifetto» Cannella, condannato all’ergastolo per
la strage di via D’Amelio; Salvatore Rinella, della mafia di Caccamo, considerato vicino al boss
Nino Giuffrè, braccio destro di
Provenzano che in quel periodo
stava collaborando con la magi-
stratura; Vincenzo Buccafusca. E
poi il catanese Giuseppe Di Giacomo, del clan Laudani. Tra i calabresi viene indicato Angelo
Antonio Pelle, mentre per i campani ci sono Antonio Angelino e
Massimo Clemente, più qualche
altro. I risultati dei contatti non
si conoscono, né quanto siano
costati. Per gli uomini dei Servizi
è tutto legittimo, mentre per i
pm palermitani è un ulteriore
prova dell’attività «opaca e occulta» di Mori. Il quale, secondo
il testimone Angelo Venturi (ex
uomo del Sid oggi 84enne, coinvolto e prosciolto nell’indagine
sul golpe Borghese), «gli propose di aderire alla loggia P2 di Licio Gelli e fu allontanato dai Servizi perché intercettava abusiva-
Documento
L’appunto del
1974 fornito da
un informatore
di Mori (questo
è nominato
come
«Dr. Amici»).
Si parla della
fuga di Licio
Gelli, indicato
come «Gerli»
mente il telefono d’ufficio del
suo superiore Maletti (iscritto alla P2, ndr)». Uno degli informatori di Mori era Gianfranco Ghiron, fratello dell’avvocato Giorgio, difensore dell’ex sindaco
mafioso Vito Ciancimino.
Lo stesso Ghiron ha fornito un
appunto del 1974, «nel quale si fa
riferimento a Mori, indicato col
criptonimo “dr. Amici”, per comunicazioni urgenti concernenti la fuga di Licio Gelli, indicato
come “Gerli”». Lì si diceva che se
l’allontanamento dall’Italia del
Gran Maestro «danneggiava Mr.
Vito» — probabilmente Miceli,
l’ex capo del Sid, piduista, arrestato poco prima — «fate in modo di fermarlo, se è meglio che
se ne va, lasciatelo partire».
L’elenco delle nuove prove indicate da Scarpinato e Patronaggio
è talmente lungo da sembrare
già una requisitoria; Mori in aula
ascolta e prende appunti, affiancato dagli avvocati Basilio Milio e
Enzo Musco. «Quando toccherà
a noi parleremo e replicheremo», si limita a commentare l’ex
generale. Che ha rinunciato alla
prescrizione del presunto reato,
decorsa da tempo, con la volontà
dichiarata di inseguire un’assoluzione piena.
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Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
6
Politica
Dietro
le quinte
La campagna
Cantieri in selfie
a Palazzo Chigi
Un pre-consiglio
per preparare
la scelta del Csm
E ora il Csm imita il governo.
Se a Palazzo Chigi si svolge
regolarmente il pre-consiglio
dei ministri (per mettere a
punto i provvedimenti),
lunedì a Palazzo dei
Marescialli si terrà per la
prima volta un pre-plenum,
in vista del plenum di
martedì, su candidature e
programmi per la poltrona
della vicepresidenza.
Informale e a porte chiuse, il
pre-plenum è stato voluto dai
16 togati del Csm che hanno
così costretto gli 8 eletti dal
Parlamento a confrontarsi
per evitare che i giochi si
facciano un minuto prima
del voto, in corridoio.
L’operazione trasparenza,
tutto sommato, non dispiace
al vicepresidente in pectore,
il pd Giovanni Legnini.
L’unico, finora, ad avere
avanzato la sua candidatura.
(Dino Martirano)
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I contatti russi
di Salvini
per vedere Putin
Matteo
Salvini tra il
10 e il 15
ottobre sarà
in Russia. La
domanda
percorre la
Lega:
riuscirà il segretario a
incontrare Putin? Per lui
sarebbe oro. Anche perché il
16 ottobre il leader russo sarà
a Milano. L’averlo appena
incontrato darebbe gran luce
mediatica al capo leghista,
primo in Italia a riconoscere
l’esito del referendum del 16
marzo in Crimea. La
diplomazia leghista è
convinta del poker: «Sarà un
inverno freddissimo» sorride
Gianluca Savoini, gran
tessitore dei rapporti con la
Russia. Come dire: quando
servirà il gas russo, vedrete
che tante asprezze saranno
superate.
(Marco Cremonesi)
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Quelle nozze
di rito renziano
dell’amico Carrai
Non è solo un matrimonio
fiorentino, nella basilica di
San Miniato a Monte; è un
matrimonio «renziano».
Lo sposo è Marco Carrai
presidente della società
che gestisce l’aeroporto di
Firenze. La sposa è
Francesca Campana
Comparini, storica dell’arte
al centro di una polemica
per avere avuto l’incarico
di co-curatrice di una
mostra in città. I testimoni
sono Renzi e la moglie
Agnese. Tra i 330 gli
invitati, il sottosegretario
Lotti, il ministro Boschi, il
tesoriere pd Bonifazi e il
sindaco Nardella, oltre a
Marco Tronchetti Provera,
Paolo Mieli e Lilli Gruber.
(Marco Gasperetti)
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Palazzo Chigi raccoglie
i selfie dai cantieri
dell’operazione
Italiasicura, lanciata a
luglio per ammodernare le strutture idriche
(1.732 i lavori in corso).
Ieri sono arrivati i primi
scatti. La campagna
è partita con una serie
di mail spedite dai
dirigenti di Palazzo
Chigi ai responsabili
degli enti locali: Renzi,
pur negli Stati Uniti,
sollecita l’iniziativa.
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Il modello
● La proposta
di Tito Boeri e
Pietro Garibaldi
prevede un
contratto a
tempo
indeterminato
con la
sospensione
del reintegro in
caso di
licenziamento
senza giusta
causa per i
primi tre anni.
Dopo, le tutele
dell’articolo 18
sono complete
Le critiche dei vescovi all’esecutivo:
basta slogan, politica da ridisegnare
Anche i sindacati nel mirino. Articolo 18, minoranza pd per la proposta Boeri-Garibaldi
ROMA «Basta slogan, Renzi ridi-
segni l’agenda politica». Il monito della Conferenza episcopale italiana arriva sul governo
nell’imminenza della Direzione del Pd, che deciderà la linea
del partito sul Jobs act e, in particolare sull’articolo 18. Uno
scontro che si protrae da giorni
e che vede su fronti opposti il
segretario Matteo Renzi e la
minoranza del partito. Si lavora
a una possibile mediazione,
ma in caso di mancato accordo
i senatori del Pd pronti a non
votare la legge delega sul lavoro
sarebbero tra i 10 e i 12.
Ieri il segretario della Cei,
monsignor Nunzio Galantino,
ha criticato il governo. Ha definito Renzi «simpatico», ma ha
anche spiegato che non gli
sembra che al centro dell’azione di governo siano la famiglia
e la scuola, come vorrebbe la
Cei. Quanto all’articolo 18, Galantino vede «troppe bandiere
che sventolano»: «Bisogna
guardare con più realismo alle
persone, il dibattito su articolo
18 sì o no è meno centrale». E
ancora: «Il problema non va affrontato solo in termini di
40
senatori del Pd
su 109 hanno
sottoscritto
emendamenti
in dissenso
scontro altrimenti ci saranno
morti da una parte e dall’altra».
A Renzi chiede di passare ai fatti, ma attacca anche i sindacati,
che devono «liberarsi dal loro
conservatorismo». Sollecitazioni alle quali risponde il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, che le definisce «utili»: «Il
governo sta lavorando per rispondere con i fatti alle sofferenze di tanti lavoratori e famiglie».
Intanto si discute su come risolvere la querelle articolo 18.
Pier Luigi Bersani nega di volersi «riprendere un ruolo» e
ribadisce il rischio di «apartheid» tra i lavoratori. La proposta di mediazione che l’opposizione metterà sul tavolo alla Direzione potrebbe ispirarsi
alla proposta di Boeri e Garibaldi, come spiega lo stesso
Bersani: «In quel testo c’è l’idea
di una vera unificazione del
percorso contrattuale». Nella
tesi dei due economisti, si prevede la sospensione del reintegro per licenziamento economico (non di quello discrimi-
Le riforme
Veltroni: i partiti
devono contribuire
a fare le riforme
non fermarle
natorio) per i primi tre anni,
con indennizzo di 6 mensilità.
Ma si ipotizza di allungare il
termine fino a sei anni, oltre i
quali ci sarà la piena vigenza
dell’articolo 18. Un termine
considerato «troppo lungo» da
Bersani. Ma che alla fine, nella
proposta della minoranza potrebbe attestarsi sui 4 o 5 anni.
Walter Veltroni, presente a
una giornata di studi dedicata a
Carlo Azeglio Ciampi a Sulmona, spiega che i partiti dovrebbero «contribuire a fare le riforme e non a fermarle». Parole che in qualche modo sembrano supportare l’azione di
Renzi. Ma poi, riferendosi al
Presidente emerito della Repubblica, spiega che la sua virtù era anche quella di «amare
chi la pensava diversamente da
lui»: «In democrazia la capacità di decisione è fondamentale,
ma deve sempre accompagnarsi alla necessità di includere».
Alessandro Trocino
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Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
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Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
POLITICA
#
Renzi: no a lavoratori di serie B
Il premier a Detroit: speriamo di farcela come Fiat-Chrysler. Marchionne: noi due senza paura
DAL NOSTRO INVIATO
12,6
per cento
è il tasso di
disoccupazione
in Italia
secondo i dati
Istat pubblicati
ad agosto
6,1
per cento è la
disoccupazione
negli Stati Uniti:
creati nel mese
di agosto 142
mila nuovi
posti di lavoro
DETROIT Il lungo corteo di scorta
americana arriva ad Auburn Hills, infila il Chrysler Drive, il viale
che introduce il quartiere generale di Fca, con un filo di ritardo.
Dipendenti e manager, una rappresentanza dei 15 mila che qui
lavorano ogni giorno, sono
schierati per una stretta di mano. Renzi scende dalla macchina
senza giacca, in camicia bianca e
maniche arrotolate. Sergio Marchionne lo attende con l’immancabile maglione blu.
La visita del premier inizia dal
Centro Stile, la linea di montaggio dei nuovi modelli, al primo
piano dell’edificio si comunica
con orgoglio che per superficie è
la seconda costruzione americana dopo il Pentagono. I giornalisti locali sono curiosi di vedere
Renzi, ma ancora più interessati
a chiedere al ceo di Fiat Chrysler
Automobiles la data esatta della
quotazione della nuova azienda:
il nome Chrysler manca dal listino di Wall Street dal 1998. Torne-
rà il 13 ottobre, per il Columbus
day. «Ho visto macchine su
macchine, ingegneri, progetti, il
nuovo Voyager», insomma meglio non fare domande su Italia,
mercato del lavoro, scontro interno nel partito, dice il presidente del Consiglio, non è qui
per questo. Almeno all’inizio,
poco dopo l’insistenza dei cronisti ha la meglio. Domanda sul
partito: «Non vedo un rischio di
spaccatura». Sullo Statuto dei lavoratori «ci apprestiamo a presentare un progetto organico,
che riguarda non lo Statuto, ma
un programma molto più ampio, sui prossimi 30 anni del
mercato italiano».
Le resistenze iniziali a questo
punto cadono del tutto, il pre-
Il reintegro e la Carta
«Se è un obbligo
costituzionale, perché
non c’è per tutte
le aziende?»
mier viene invitato a fare paragoni con il mercato a stelle e strisce, ne approfitta per una considerazione a largo spettro e radicale: «Qui siamo al 6.1, da noi
siamo al 12.6 di disoccupazione,
io non sono interessato a discutere di correnti politiche, mi interessa capire come creare posti
di lavoro e restituire speranza ai
miei cittadini, la mia unica grande speranza è ridurre le persone
che non hanno lavoro. Non ho
capito una cosa: se il reintegro è
un obbligo costituzionale per
quale motivo c’è solo sopra i 15
dipendenti e non sotto, allora
vuol dire che si tratta di una scelta politica e allora discutiamo se
veramente garantisce occupazione o se viceversa non ha creato un mercato di serie A e uno di
serie B».
Marchionne gli è accanto ed
anche lui fa un paragone: «Ci accomuna la mancanza di paura,
lui ha davanti un’agenda enorme, un Paese da ricostruire e
non ha paura, deve andare avanti senza farsi intimidire, Dio lo
❞
Spero mi
accomuni a
Marchionne
il finale, lui
ha preso
due aziende
bollite,
sembravano
arrivate alla
fine e ce l’ha
fatta. Tanti
opinionisti
considerano
il nostro
Paese bollito
benedica». È il secondo grande
endorsement in pochi giorni.
La sera prima, l’ultima a New
York, Renzi ha detto di esser
pronto a sfidare «i poteri forti».
Gli viene chiesto di indicarli; replica dicendo che «è un dibattito che si è aperto sui media, mi
pare che ci siano soprattutto
pensieri deboli, magari ci fossero poteri che ci aiutano a cambiare». Cosa invece accomuna i
due, secondo Renzi: «Marchionne è a capo di un’azienda che ha
rappresentato nel bene e nel
male il Paese, ma oggi è una
grande azienda con una grande
e straordinaria capacità di sviluppo. È l’idea del made in Italy
che vogliamo difendere, da italiano sono orgoglioso di Fca,
non c’è solo il cibo, il vino e gli
abiti, nel mercato globale una
realtà cresciuta in Italia è oggi
insieme ad una realtà americana
e può competere nel mondo».
Insomma la sintonia fra i due
è assoluta, alla fine il presidente
del Consiglio, visti i risultati
aziendali di Fca, fa un ultimo paragone: «Spero mi accomuni a
Marchionne anche il finale, lui
ha preso due aziende bollite,
sembravano arrivate alla fine, ha
beneficiato di una grande scelta
di Obama e ce l’ha fatta. Tanti
opinionisti considerano il nostro Paese bollito, io invece
scommetto che possiamo fare
tutto, e se non rischia il premier
è chiaro che non rischia nessuno, spero che fra qualche anno
potremo dire ce l’abbiamo fatta,
per i 60 milioni di cittadini italiani».
Marco Galluzzo
L’imprenditore
Della Valle
attacca
il leader pd:
ha fatto tilt
Il faccia a faccia tra Renzi e
Marchionne? «L’incontro tra
due grandissimi sola». E cioé,
in romanesco, persone
inaffidabili. È molto duro il
patron di Tod’s, Diego Della
Valle, intervistato a Otto e
mezzo su La7. Secondo
l’imprenditore marchigiano,
«l’incontro è stato vergognoso,
non si può più tacere, siamo
già all’ultima spiaggia con un
premier ragazzo che promette
e non mantiene e ministri con
poca esperienza. Non è vero
che è l’unico governo
possibile». Aggiunge Della
Valle che «Renzi ha preso il 40
per cento, ovvero la metà dei
votanti. Ma la maggior parte
sono voti che erano del Pd, e
comunque non è il padrone
del Paese e non è stato votato
per fare il premier: si presenti
alle elezioni». E ancora:
«Marchionne e Renzi sono due
persone che non attendono a
quello che dicono. Non è un
mancare di rispetto, cerco solo
di essere diretto e preciso».
Per finire, «Renzi non ha mai
lavorato quindi non può
parlare di lavoro come noi,
secondo me ha fatto tilt».
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Il ministro
Martina: serve l’intesa
Senza articolo 18
ma solo i primi 6 anni
ROMA — «La proposta Boeri-Garibaldi sembra
anche a me un’ipotesi di lavoro molto interessante.
Una prima fase senza articolo 18, che potrebbe arrivare fino a sei anni. E poi il periodo di stabilità, con
scelte che però migliorino le regole di oggi». Sulla
disfida dell’articolo 18, il ministro delle Politiche
agricole Maurizio Martina (Pd) si iscrive al partito
della trattativa. «Non userei quel termine. La trattativa si fa tra soggetti diversi. Qui lavoriamo per gli
stessi obiettivi e per trovare soluzioni utili a tutti».
Ma la proposta Boeri-Garibaldi non sembra il
cambiamento violento di cui parla Renzi.
«Credo sia una proposta utile. Bisogna fare un
passo in avanti, arrivando al contratto unico e disboscando la giungla dei contratti precari».
Sbagliato usare quella parola, «violento»?
«Dietro quel termine ho letto l’ansia di dare una
svolta su un tema centrale come quello del lavoro».
Ma per lei, passati i primi sei anni tutto resterebbe come ora. Sarebbe una svolta?
«L’articolo 18 va comunque aggiornato. Serve
definire meglio le fattispecie del possibile reintegro, limitando la discrezionalità del giudice, e accelerare i tempi del giudizio del lavoro».
È stato già fatto con la legge Fornero.
«Bisogna fare di più. Tenendo presente che in
questi anni, sulle cause, c’è stata un’evidente
espansione delle conciliazioni fra lavoratore e
azienda. Nel 2013 sono state 9 mila, la metà finite
con un accordo. Prima della riforma erano 1.500 e
solo una su tre andava a buon fine».
Per Renzi non è l’ora dei compromessi. Dire
che la riforma Fornero non era così male non significa cercarli?
«Nessuno vuole fare pasticci. Dobbiamo guardare i dati, le proposte e muoverci per migliorare le
condizioni del mercato del lavoro».
Se alla fine la soluzione dovesse essere diversa
lei che fa?
«Un partito vero vive di confronto e di sintesi.
Dentro questo meccanismo ci sono vissuto, ci sono
cresciuto. E ci credo ancora».
Lorenzo Salvia
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Chi è
● Maurizio
Martina, classe
1978, sposato,
due figli,
è ministro
delle Politiche
agricole,
forestali e
ambientali nel
governo Renzi
● È stato
segretario
regionale dei
Ds e poi del Pd
lombardi.
Nel governo
Letta era
sottosegretario
all’Agricoltura
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
POLITICA
9
Tra New York e Detroit
Il consiglio:
«Fregatene
delle critiche»
Il retroscena
di Maria Teresa Meli
«La musica è cambiata»:
Matteo Renzi suona sempre lo
stesso motivo. E il fatto che stia
negli Usa non lo induce a cambiare lo spartito. Né gli fa mutare comportamento la compagnia. Ieri Marchionne, lunedì
Bersani.
Il segretario premier non ha
intenzione alcuna di buttarsi
«nei compromessi italiani»:
«Non li ho mai fatti e non me
ne frega niente». Morale della
favola: «Nella riunione della Direzione di lunedì non dirò di sì
ROMA
I rischi scissione
C’è chi dentro il Pd
farebbe i conti sui beni
del partito in vista di
un’eventuale scissione
nemmeno alla proposta di mediazione della parte dialogante
della minoranza. Il mio sarà un
no. Se esiste una minoranza veramente costruttiva seguirà la
nostra linea». La quale linea
per il premier è chiara. «È inutile che ci giriamo intorno e ci
prendiamo in giro. Non è questione di anni, mesi e aggiustamenti. O c’è il reintegro o non
c’è. E lunedì ognuno dirà la sua.
Io su questo punto sono deciso
e determinato. Se ne accorgeranno tutti quelli che pensano
che stia facendo comunicazione e basta. Sono i soliti che di
«Ho assorbito diverse critiche
dall’Italia e me ne sono fregato»,
ha detto Marchionne in conferenza
stampa, invitando il premier «a
fare lo stesso». Cosa li accomuna?
A parte lo stile informale (vedi
foto), per il ceo Fiat Chrysler il fatto
che Renzi «non ha paura». (Epa)
me non hanno capito niente. E
non hanno compreso che sono
mesi che studio questi problemi. E che ho deciso come andare avanti».
E andare avanti, nel lessico
renziano, non significa certamente dare ragione a Bersani
che un giorno apre e l’altro
chiude e che, soprattutto, come
l’ala più agguerrita della minoranza del Pd, vuole dimostrare
che il segretario-premier non
riesce a camminare da solo. È
per questo stesso motivo che il
presidente del Consiglio non
presterà orecchio nemmeno alle altre proposte di trattativa
più soft che provengono da
quanti vorrebbero trovare un
punto di ricaduta che vada bene alla «fu maggioranza» e ai
renziani. Accettare quelle ipotesi significherebbe dare spazio
a chi «resiste al cambiamento»,
per quanto «in maniera morbida», a chi non ha capito che
«l’Italia va trasformata» e che a
«un certo punto si arriverà inevitabilmente allo scontro tra
noi e loro». Dove i «noi» sono
facilmente individuabili, perché si raccolgono attorno all’inquilino di Palazzo Chigi. I «loro» invece sono una massa eterogenea che va dalle «minoranze del Pd» ai «cosiddetti poteri
forti dotati di pensieri deboli».
Il capo del governo è convinto che la situazione stia precipitando adesso non tanto e non
solo perché si tocca il tabù della
Lo «stravolgimento della Carta»
mette d’accordo Brunetta e i 5 Stelle
di Renato Benedetto
U
Al quartier generale di Chrysler
ad Auburn Hill, in Michigan,
lavorano 15mila operai, 10 mila
nell’area di Detroit. «Portiamone
qualcuno a Melfi», scherza Renzi.
Secca la replica di Marchionne:
«Ne ho già abbastanza per fare
quello di cui ho bisogno». (Ansa)
Scambio di idee
con il laburista
Miliband
Prima di essere sconfitto nella
corsa alla guida del Labour dal
fratello Ed, sembrava l’erede di
Blair. Ma David Miliband, ora a
capo dell’International Rescue
Committee, resta una voce forte del
panorama riformista: Renzi l’ha
incontrato giovedì sera.
(Ansa)
Il premier va allo scontro,
«non c’è spazio» per mediare
● Il caso
na lettera testimone
dell’intesa. È firmata da
Renato Brunetta, FI, e
Federica Dieni, M5S. Chiedono
alla Boldrini di essere coinvolti
nelle modifiche delle regole
della Camera. Anche in
considerazione dello
«stravolgimento dell’assetto
costituzionale» del nuovo
Senato. Che altro non sarebbe
che il frutto del patto del
Nazareno, altre volte criticato
da Brunetta («io non l’ho
«Portiamo
quegli operai
a Melfi»
letto»), con parole non
dissimili dai 5 Stelle
(«vogliamo leggerlo»). Così
come altre volte le critiche
dell’ex ministro a Renzi sono
state energiche, non proprio al
livello dei 5 Stelle, ma più
risonanti rispetto alla sordina
chiesta da Berlusconi. Spesso
Brunetta litiga con i grillini, ma
un’affinità c’è: un certo gusto
per la polemica, soprattutto se
il bersaglio è il premier.
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«sinistra conservatrice», ossia
l’articolo 18, ma perché ci si avvicina a un «momento di svolta». Se Renzi riuscisse a vincere
la sua «battaglia sulla Pubblica
amministrazione», se rintuzzasse «i mandarini della burocrazia», se avesse voce in capitolo «sull’elezione del capo dello Stato», per «la prima volta i
soliti noti non toccherebbero
palla». Ed è per questo, secondo lui, che c’è tutto questo agitarsi. La minoranza del suo partito, in qualche modo, si rende
partecipe di questi tentativi di
«scalzare un governo politico»
per far «tornare i tecnocrati»,
anche se «gioca un ruolo da
comprimaria e non da protago-
nista».
Chissà se in questa atmosfera a dir poco convulsa è giunta
voce al presidente del Consiglio
di incontri di ex Ds che ora militano nel Partito democratico
che fanno i conti di quante proprietà e quanti denari sono rimasti nelle casse dei Democratici di sinistra in vista di
un’eventuale scissione. Ipotesi,
naturalmente, che, ora come
ora, sembra appartenere al
campo della fantapolitica. Come anche la possibilità della
nascita di una Todi 3, di politici
cattolici scontenti di Renzi, come di Alfano e Berlusconi.
«Velleità», le bolla il premier,
anche dopo il monito della Cei.
Renzi non molla e non dà
mostra di temere gli avversari a
sinistra e al centro: «Siamo nel
2014 e la gente vera, i giovani disoccupati, i cinquantenni che
hanno perso il lavoro si sono
stufati di certi giochetti».
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10
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
POLITICA
La testimonianza di Napolitano
e i «rischi» per il prestigio del Colle
Dopo lo «stupore» per la convocazione, il fastidio per «certe letture interessate»
La vicenda
● Il presidente
Napolitano
testimonierà
al Quirinale
nel processo
sulla presunta
trattativa
Stato-mafia
● Il presidente
sarà sentito
sulla lettera che
gli fu inviata nel
18 giugno 2012
dal consigliere
giuridico Loris
D’Ambrosio,
poi morto:
sfogo in cui,
tra l’altro,
D’Ambrosio
disse di sentirsi
«un ingenuo
e utile scriba»
e uno «scudo
per indicibili
accordi»
ROMA Giovedì aveva avuto la
sgradevole «sorpresa» di sentirsi chiamato a rendere una testimonianza che già un anno fa
pensava di evitare, avendo spiegato per iscritto di non avere alcuna conoscenza «utile al processo». Ieri, dopo che i giudici
avevano insistito per ascoltare
comunque dalla sua viva voce
quel «dato negativo», e pur
avendo offerto subito la propria
disponibilità a farsi ascoltare,
Giorgio Napolitano ha visto materializzarsi le prime avvisaglie
di una temuta strumentalizzazione mediatico-politica.
Con il rischio di una lesione
del prestigio e dell’autorevolezza del presidente della Repubblica, che a norma di Costituzione è anche al vertice del Csm,
trascinato (sia pur solo in veste
di testimone, ma tanto può bastare a qualcuno per intorbidire
le acque nel conflitto infinito tra
politica e giustizia) in un procedimento assai controverso. Nel
quale si adombra la pesantissima ipotesi di una trattativa tra
pezzi dello Stato e la mafia.
Sarà dunque con ogni probabilità carico di tensione e inquinato di polemiche l’intervallo di
tempo (di sicuro breve) che separa Napolitano dall’udienza
con la corte d’Assise di Palermo.
Sono infatti bastate poche ore a
far scattare qualche intervento
dal sapore provocatorio, giocato
su pretesti che appaiono giuridicamente infondati.
La campagna Verso il raduno del Movimento
lifica come «discutibile» l’iniziativa della Procura.
Ecco il punto: per uscire dalla
logica della confusione interessata, dietro la quale magari si
gioca l’ennesima prova di forza
nello scontro tra politica e giustizia,in questo caso conta fare
chiarezza. E, stando a quel che
preme al Quirinale, la si fa ricordando alcune cose. Anzitutto
che Napolitano ha liberamente
deciso di rendere una testimonianza che avrebbe anche potuto non accettare. E che le modalità della sua audizione non
vengono stabilite in base a un
capriccio, ma a quanto disposto
dal Codice di procedura penale
(articoli 205 e 502). Ancora:
l’oggetto dell’interrogatorio sul
La scelta di Grasso
Il presidente
del Senato: io scelsi
di essere ascoltato
a Palermo
Grillo stile Ben Hur
Al Circo Massimo
sulla «biga» elettrica
di Alessandro Trocino
Per biga ha un segway, per mantello una bandiera a 5 Stelle. Beppe Grillo si fa
riprendere in video mentre scorrazza per il Circo Massimo. Invoca Tarquino e
urla: «Vogliamo incontrare le popolazioni del mondo». Programma
ambizioso. Anche perché l’allerta tra i 5 Stelle è alta. Il raduno di metà ottobre
è un oggetto misterioso: rischia di essere un flop (dura tre giorni), non si
capisce bene cos’è («non-congresso») e costerà molto. Ci si aspettavano 500
mila euro di donazioni, ne sono arrivate 105 mila. La quadriga di Ben Hur
rischia di rimanere a secco.
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C’è chi, ad esempio, vorrebbe
far intervenire in videoconferenza dal Colle i boss Riina e
Provenzano. E chi, come Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato 22 anni fa
dall’autobomba di via D’Amelio,
vorrebbe che l’audizione si tenesse «a porte aperte, così che i
cittadini possano ascoltarlo»
(richiesta mutuata dal Movi-
mento 5 Stelle). E, mentre il presidente del Senato, Pietro Grasso, ricorda — un po’ sibillinamente — di aver «scelto di andare a Palermo per rendere la
propria testimonianza», non
sono poi moltissime le voci di
solidarietà al capo dello Stato.
Da Fabrizio Cicchitto (Ncd), che
definisce «una prova di arroganza la chiamata a deporre di-
sposta dalla magistratura siciliana», alla nota politica di Forza Italia, il Mattinale, che evoca
una coincidenza «non casuale»
in ciò che è accaduto. A questi si
aggiungono attestati di stima e
fiducia del Pd che, per bocca di
Lumia e Verini, ricorda che il
presidente della Repubblica è, e
resta, «un riferimento istituzionale e morale del Paese» e qua-
Colle (e là convocato perché così prevede la legge) è fissato dall’ordinanza della corte limitatamente alla lettera-sfogo del
consigliere giuridico Loris
D’Ambrosio, poi stroncato da
un infarto, relativamente alle
preoccupazioni da lui espresse
riguardo le telefonate con l’ex
ministro Nicola Mancino, imputato di falsa testimonianza
nel processo. Infine va segnalato che l’udienza (davanti ai soli
giudici dell’Assise e ai magistrati della Procura) non sarà affatto
segreta, ma — sempre stando al
Codice — «non aperta al pubblico». Con la stesura di un verbale che sarà accessibile.
Marzio Breda
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Il discorso del presidente
Il gup del processo, ora al Csm
«Ha centrato i problemi,
giusto il richiamo alla Carta»
Chi è
● Tra i togati
del Csm, anche
Piergiorgio
Morosini (foto),
da Cattolica, per
oltre vent’anni
magistrato
a Palermo
● Morosini
è stato il gup
del processo
sulla presunta
trattativa tra
Stato e mafia
in cui sono state
intercettate
le telefonate
dell’ex ministro
Mancino
a Giorgio
Napolitano
ROMA «Devo restare in silenzio. Troppo delicato il
ruolo di giudice che rivestivo fino a due giorni fa,
occupandomi della libertà delle persone, e troppo
delicato, ora, il ruolo di consigliere togato del
Csm». Piergiorgio Morosini — il gup del processo
sulla presunta trattativa tra Stato e mafia che giovedì pomeriggio ha stretto la mano al capo dello Stato in occasione del giuramento del nuovo Csm —
ascolta con paziente cortesia la domanda. Ma la sua
replica è fermissima: «Non è il caso...».
Dottore, ha provato un’emozione per questa
bizzarria del calendario? Nello stesso giorno, la
convocazione del capo dello Stato come testimone nel processo di Palermo e il suo debutto nell’organo di autogoverno al Quirinale.
«Per le funzioni che ho svolto e per quella che
svolgo ora, preferisco non dire una sola parola».
Quale impressione ha ricavato però ascoltando il discorso del presidente?
«Ho apprezzato il richiamo al lavoro che i padri
costituenti hanno dedicato al Csm: ha colto nel segno quando ha ricordato perché il consiglio è a
composizione mista, perché non è il Guardasigilli a
guidare il plenum, perché i togati sono in maggioranza sui laici. Credo che il presidente abbia voluto
valorizzare una scelta scaturita a suo tempo da una
riflessione profonda».
E le critiche mosse sul potere delle correnti e
sui tempi lunghi delle nomine?
«Ha rappresentato una serie di problematiche
importanti, ancora aperte, che il nuovo Csm dovrà
affrontare».
La convince anche il richiamo a far presto sulla riforma della giustizia?
«Il Csm, per legge, può esprimere pareri al ministro e sui disegni di legge in Parlamento e di frequente dà pareri pregiati da un punto di vista tecnico. Spesso, però, non vengono considerati con la
dovuta attenzione nel dibattito pubblico e quindi
non arrivano all’attenzione dello stesso Parlamento».
E le donne che contano ancora poco nei posti
chiave della magistratura?
«Il problema è oggettivo».
Dino Martirano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
● La Nota
di Massimo Franco
UN’INCOGNITA
NEI RAPPORTI
TRA VATICANO
E PALAZZO CHIGI
● SETTEGIORNI
POLITICA
È
inaspettato e insolitamente duro
l’attacco al governo di Matteo Renzi
arrivato ieri dalla Conferenza
episcopale italiana. Il fatto che a
pronunciare parole ruvide, quasi
liquidatorie, sia stato il segretario, monsignor
Nunzio Galantino, e non il presidente della Cei,
cardinale Angelo Bagnasco, può indurre a
pensare a una presa di posizione meno
impegnativa. In realtà, Galantino si è limitato a
riportare le posizioni emerse la settimana
scorsa durante una riunione di gran parte dei
vescovi; e soprattutto, è considerato il tramite
tra la Chiesa cattolica italiana e Casa Santa
Marta, e cioè papa Francesco. Per questo, al di là
delle polemiche inevitabili, e della lettura
strumentale dei partiti su quanto è stato detto,
si insinua un sospetto fastidioso: che la Cei
abbia anche percepito una certa distanza, se
non freddezza, nei rapporti tra il pontefice e
l’attuale presidente del Consiglio. La visita
privata dell’aprile scorso tra i due non sembra
avere lasciato tracce. E allora si parlò sottovoce
di un colloquio preparato troppo in fretta, e che
per questo all’ultimo rischiò di essere annullato.
Ora è in preparazione un incontro ufficiale a
fine anno, ma nella visita di Francesco a
Redipuglia del 13 settembre scorso è stata
notata l’assenza di Renzi. Eppure, quando una
decina di giorni fa il premier ha incontrato
all’ambasciata presso la Santa Sede i cardinali
italiani di nuova nomina, compreso il Segretario
di Stato, Piero Parolin, l’atmosfera è stata
cordiale. Renzi ha indicato il sottosegretario a
Palazzo Chigi, Graziano Delrio, che pure era
assente, come interlocutore di Parolin. E il
dialogo è in atto. C’è dunque da chiedersi se e
che cosa sia cambiato negli ultimi giorni; e se
l’attacco della Cei sia rivolto al Pd in generale, o
soprattutto al governo del suo leader. I toni
perentori contro la «sordità» dell’esecutivo nei
confronti delle famiglie in materia fiscale,il
«basta a una politica degli slogan» e l’irritazione
per la «disponibilità al riconoscimento delle
cosiddette unioni di fatto» elencano una serie
di contrasti non da poco. E la preoccupazione
per l’«accesso al matrimonio da parte di coppie
dello stesso sesso», come recita il comunicato
della Cei, segnala una novità. Rilancia temi
tipici della Cei pre Bergoglio: un’eco di ritorno,
dunque, di quei «valori non negoziabili» che il
pontefice argentino sembrava avere messo in
sordina. Che riemergano in polemica col
governo Renzi è un indizio di smarcamento e di
tensioni latenti. FI dà ragione alla Cei, e il
vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerrini,
assicura che il governo sta già rispondendo alle
sollecitazioni. La Cgil plaude per il «no allo
scontro» sull’articolo 18, sebbene la Cei chieda
al sindacato anche di uscire dai
«conservatorismi». E le associazioni gay
gridano all’ingerenza ecclesiastica. Ma il vero
punto interrogativo non nasce da queste
diatribe. Riguarda i veri rapporti tra Casa Santa
Marta e Palazzo Chigi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sostituire Ncd al governo,
la tentazione di Berlusconi
I dissidenti azzurri
Il pressing di Fitto:
FI non si rinnova
con selezioni
da Grande fratello
Dopo il progetto (non riuscito) di attirare senatori alfaniani
SEGUE DALLA PRIMA
Vuole ricostruire una coalizione di centrodestra per battere
poi Renzi nelle urne o pensa
piuttosto di asfaltare il Nuovo
centrodestra per poi allearsi con
Renzi in Parlamento? È una domanda che ormai si pongono
apertamente anche dentro Forza
Italia, siccome gli indizi sono numerosi, tanti quante le impronte
che Berlusconi ha lasciato sul telefonino nel corso dell’estate,
passata a corteggiare i senatori
transitati con Alfano: per Schifani e Bonaiuti — visti i rapporti di
un tempo — non ha avuto bisogno di intermediari. Mentre a
Verdini, Tajani, Ghedini e Romani ha lasciato il compito di saggiare la disponibilità degli altri a
tornare insieme.
Il Cavaliere, si sa, è abile nel
toccare le corde giuste, e per
ogni interlocutore — da Colucci
a D’Alì, da Viceconte a Gentile —
ha usato il tasto dei ricordi, il tono struggente dell’amarcord.
Peccato che la cordialità (ricambiata) non abbia fatto breccia,
per ragioni politiche e interessi
personali. D’altronde quale senso avrebbe avuto — vista l’offerta
che veniva avanzata — lasciare
Ncd, passare un paio di giorni all’opposizione e poi tornare per
una via diversa di nuovo in maggioranza? E in più, con Forza Italia in «overbooking» e la vecchia
guardia azzurra minacciata dal
ricambio generazionale, chi mai
tornerebbe in Parlamento?
Così l’«operazione Lassie»,
voluta da Berlusconi per togliere
ad Alfano la golden share della
maggioranza in Senato, non ha
sortito effetti. E visto che non
riusciva a superare l’ostacolo, il
Cavaliere — come raccontava ieri Libero — ha provato ad aggirarlo, puntando a costruire un altro gruppo, nel quale far confluire pezzi di Ncd e di centristi, da
unire ad altri parlamentari che
militano nel gruppo delle Autonomie. Ma anche questa iniziativa non è decollata, e Schifani —
Il «sì» a Luxuria
Sabato sera
al Gay Village
per Pascale
«Con la gioia nel cuore»
Francesca Pascale (nella foto
con la tessera Arcigay)
accetta l’invito di Luxuria e
conferma la partecipazione
alla chiusura del Gay Village,
stasera, a Roma. «Anche
Berlusconi, se potesse,
verrebbe», ha aggiunto in
un’intervista a Radio Capital.
«Perché è un vero liberale»,
ha scandito prima di ribadire
che Forza Italia avrà un
dipartimento Diritti civili. La
Pascale, inoltre, ha spiegato
che il cagnolino Dudù
secondo lei è gay. E poi ha
incassato il plauso del
viceministro pd alle riforme
Ivan Scalfarotto: «Benvenuta
Francesca. Ora avanti con le
leggi sui diritti civili».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
stufo di vedersi tirato in ballo —
spiega che «c’è piena sintonia
con Alfano» e che «questi malevoli rumors sono finalizzati a
ostacolare l’unificazione di Ncd
con l’Udc e i Popolari di Mauro».
Strana storia, quella del centrodestra: di giorno si riuniscono
per stabilire come andare insieme alle Regionali, e la sera c’è chi
si adopera per soffiare l’argenteria in casa altrui. Il «caso Buga-
59
i seggi di Forza
Italia a Palazzo
Madama. Sono
32 i senatori
di Ncd
ro» — l’ormai ex coordinatore
ncd delle Marche — è emblematico. Non è certo un «selfie» che
ha indotto Alfano a porsi l’interrogativo: «Berlusconi vuole ricostruire o vuole vendicarsi?». Domanda retorica, visti gli indizi,
disseminati dal leader di Forza
Italia. Dell’offerta di alleanza fatta in agosto a Renzi, per esempio, c’è traccia nei sondaggi che
il Cavaliere aveva commissionato
prima dell’incontro, e che pare
abbia lasciato in copia sulla scrivania del premier.
È un lavorio frenetico, quello
di Berlusconi, che continua a ripetere di aver fatto la «cosa giusta» rompendo le larghe intese
con il governo Letta. Però, mentre le sue parole provano a giustificare quella scelta, le sue azioni
rivelano che sta tentando di rimediare all’errore. Non si spiega
altrimenti il modo in cui ha argomentato le sue avances ad alcuni
alfaniani, l’idea cioè — in prospettiva — di «farmi promotore
di un partito popolare. Capisci,
così sarebbe più facile avere un
rapporto con Renzi, piuttosto
che chiamarci Forza Italia».
È un ripensamento strategico
che sta dietro il sostegno al Jobs
act e che cova sotto la cenere della riforma elettorale. Sull’Italicum infatti il Cavaliere tentenna,
e coltiva intimamente il sogno di
tenersi il proporzionale. Renzi
ha fiutato puzza di bruciato. Così
si torna alla domanda: Berlusconi vuole allearsi con Ncd alle Regionali o vuole sostituirsi a Ncd
al governo? Tutto non può avere.
Francesco Verderami
© RIPRODUZIONE RISERVATA
11
ROMA Giurano da Perugia,
Il caso
● Bufera selfie
Ad agitare
le acque nel
Ncd continua
a essere il caso
di Giacomo
Bugaro,
numero uno
delle Marche
«dimissionato»
da Gaetano
Quagliariello
per un selfie
con Silvio
Berlusconi
(foto sopra).
Il coordinatore
nazionale
difende la sua
decisione,
ma nel partito
cresce
il malessere
per la linea
filo renziana
dove si sono riuniti a
convegno, che nel partito
«non c’è nessuna guerra», che
si discute soltanto, che non
sono in vista «rottamazioni»
ma solo aperture a giovani e
società civile. Da Toti alla
Gelmini, da Fiori alla Bernini,
da Gasparri a Tajani, i big
azzurri si sforzano di dare
l’immagine di una FI coesa e
serena. Certo, c’è il leader dei
Club Fiori che non fa nulla per
smentire un suo eventuale
ruolo ai vertici: «Se io sono lo
strumento per far tornare a
vincere FI, ben venga questo
strumento». Toti però replica
soavemente: «Liti, gelosie?
Macché, siamo i più felici se
arriva gente nuova». Ma
l’annuncio di Berlusconi di
voler far entrare «aria fresca»
nel partito ha scosso la base
parlamentare, e la linea
sempre più filo-renziana
voluta dal capo non aiuta.
Così va crescendo il gruppone
di deputati e senatori — già
oltre trenta — che guidati da
Raffaele Fitto si oppongono
sia a quelle che lui stesso ieri,
sempre da Perugia, ha definito
«selezioni della classe
dirigente da Grande fratello»,
sia a un «partito di
“renzologi”». Nei prossimi
giorni i dissidenti si
incontreranno di nuovo:
obiettivo, «consolidare» l’area,
ufficializzando di fatto la
nascita di una componente
interna strutturata che, è una
certezza, si farà sentire
pesantemente nel partito.
P.D.C.
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Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
12
Esteri
Anche i britannici bombardano l’Isis
Cameron incassa il sì del Parlamento: via ai raid in Iraq. Allarme Ue: 3.000 miliziani dall’Europa
Tre volte
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA I sei Tornado della Raf
● David
Cameron (foto)
è il terzo leader
a promuovere
un intervento
britannico in
Iraq, dopo John
Major nel ‘91
(Guerra del
Golfo) e Tony
Blair che nel
2003 fu acceso
sostenitore
della guerra
mercoledì notte hanno compiuto i primi voli di ricognizione e di preparazione nei
cieli dell’Iraq, in collegamento con le truppe speciali dislocate a terra a supporto dell’esercito curdo. Nelle prossime ore si leveranno dalla base di Cipro e cominceranno a
bombardare le postazioni
dell’Isis.
Assieme a Londra anche la
D a n i m a rca h a d e c i s o d i
schierare sette F-16. E la coalizione internazionale ha preso
così forma. Sale però il livello
di allerta: il responsabile antiterrorismo della Ue, il belga
Gilles de Kerchove, intervistato dalla Bbc, ha rivelato che i
jihadisti partiti dall’Europa e
arruolatisi nel Califfato, lo
Stato islamico, sono tremila.
Ha poi messo in guardia dalle
possibili ritorsioni nel continente.
Nessuna frenata del Regno
Unito. «Gli errori del passato
non ci devono bloccare». David Cameron ha ottenuto il
via libera da Westminster:
524 sì, 43 no dei nazionalisti
scozzesi e gallesi, di una ventina di dissidenti laburisti e
una decina di conservatori.
Oltre al leader Ukip, Nigel Farage, che ha tuonato: «In dieci anni siamo stati capaci di
compiere solo carneficine e
la situazione è sempre peggiorata». Il premier britannico ha insistito: «Ci sono i presupposti giuridici dell’intervento in quanto ce lo ha chiesto il governo iracheno». Ma
ha messo le mani avanti: la
missione richiederà «non
mesi ma anni».
Non si è ripetuto lo psicodramma del 2013, quando
Downing Street voleva spedire i suoi missili sulla testa del
dittatore di Damasco, Assad,
e i Comuni glielo impedirono
con un voto a sorpresa. Il leader laburista Ed Miliband ha
benedetto il testo concordato
fra maggioranza e opposizione: «Lo appoggio perché l’Isis
è una organizzazione criminale e perché è necessario
proteggere la nostra sicurezza e i valori che sosteniamo».
La mozione limita le incursioni al territorio iracheno
controllato dall’Isis. Se Londra valuterà di allargare il
raggio d’azione militare in Siria lo potrà disporre dopo un
nuovo pronunciamento parlamentare. A suggellare l’unità è arrivato pure l’intervento
dell’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, che è intervenuto ai Comuni (lui è nella
Camera dei Lord): «È giusto
agire ora». La Chiesa d’Inghilterra sta con Westminster.
Fabio Cavalera
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il dovere di manifestare?
«Basta barbarie»
I musulmani
in piazza a Parigi
di Stefano Montefiori
PARIGI «Noi, musulmani di Francia, diciamo basta alla barbarie», ha detto
ieri il presidente del Consiglio del culto musulmano, Dalil Boubakeur. Frase
che ripete da anni. La novità, importante, è che davanti a lui in moschea ieri
c’erano centinaia di persone con i cartelli «non in mio nome» e che si sono
inginocchiate verso la Mecca pregando «in memoria di Hervé», decapitato
in Algeria. Se l’Isis chiede ai musulmani di «sgozzare gli sporchi francesi»,
molti di loro rispondono «siamo tutti sporchi francesi», come hanno fatto i
firmatari di un testo sul Figaro. Il collettivo contro l’islamofobia Ccif
protesta: «Tutti ci chiedono di dissociarci dai terroristi, come se l’essere
musulmani ci rendesse fiancheggiatori di quei pazzi. È un insulto». Eppure,
per la prima volta, molti vogliono scendere in piazza, e lo faranno di nuovo
domenica, per dire che il vero Islam non è quello dei jihadisti (foto Ansa).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
13
ESTERI
Distruzione
Una serie di
immagini che
documentano
la distruzione
di una statua
assira (nella
foto grande,
a Tell Ajajah),
della Tomba
della ragazza a
Mosul (le due
foto piccole in
alto) e della
Tomba del
profeta Giona
(sotto).
Molti tesori
archeologici
dell’Iraq sono
stati invece
rubati e venduti
dai miliziani
dell’Isis. In
basso, qui a
fianco, un
jihadista con
un’antica statua
Il caso
di Paolo Beltramin
I predatori dell’antica Ninive
«I jihadisti rivendono i tesori»
L’area degli scavi
SIRIA
Zakho
32
milioni di
dollari
il bilancio dello
sfruttamento
della città
di Nebek: il
ricavato delle
«vendite»
di centinaia
di reperti
archeologici
240
chilometri
la lunghezza dei
canali artificiali
fatti costruire
dal re
Sennacherib
nella valle di
Ninive secoli
prima degli
acquedotti
dei Romani
331
avanti Cristo
l’anno in cui
Alessandro
Magno
sconfisse
l’imperatore
persiano Dario
a Tell Gomel,
dove ha
scavato la
squadra italiana
cheologica dell’Università di
Udine in Assiria, è stato tra gli
ultimi studiosi a poter ammirare il rilievo del palazzo reale
di Nimrud, staccato probabilmente a colpi di piccone, e il ritratto in pietra del sovrano Tiglatpileser III, letteralmente
sbriciolato da predoni a caccia
di un (inesistente) scrigno
d’oro nascosto. La sua missio-
Affari per 32 milioni
Su una chiavetta Usb,
trovata dall’intelligence
irachena, registrate
«vendite» per 32 milioni
ne, a capo di una trentina di
specialisti tra archeologi, geologi, paleobotanici, antropologi fisici e restauratori, era cominciata tre anni fa. «Avevamo
appena lasciato la Siria, dove
era diventato impossibile lavorare per ragioni di sicurezza,
entusiasti di poter trasferirci
nel Kurdistan iracheno, che
aveva appena riaperto le porte
IRAQ
Dohuk
Akre
km 40
Mosul
Ninive
La denuncia dell’archeologo italiano fuggito da Mosul. Il traffico in Occidente
Nell’Ottocento i tesori dell’Impero Assiro viaggiavano in
enormi casse di legno, stipati
nelle stive dei vascelli, destinati ai saloni monumentali del
Louvre e del British Museum,
dove provocano ancora un effetto straniante. Oggi vengono
avvolti in teloni di plastica e
ammucchiati dai trafficanti nei
portabagagli delle loro jeep.
Per raggiungere il confine con
la Turchia bastano poche ore
di strada. Ad attenderli, gli intermediatori occidentali pronti a trasferirli — spesso attraverso la Svizzera — nelle maggiori piazze del mercato nero
dell’arte: Londra, New York,
Tokyo.
La prima civiltà sedentaria
nella storia dell’uomo, sorta tra
il Tigri e l’Eufrate 9 millenni
prima di Cristo, ci ha lasciato
in eredità una produzione artistica imponente, in parte trafugata all’epoca del colonialismo
e in parte rimasta in siti ancora
da esplorare. Il traffico di questo patrimonio archeologico
sta diventando una delle principali fonti di sostentamento
dello Stato islamico, nel Kurdistan come in Siria, insieme all’estrazione di gas e petrolio.
Nella chiavetta Usb di un militante dell’Isis recuperata dall’intelligence irachena ad agosto, è annotato il bilancio dello
sfruttamento dei resti della città di Nebek: 32 milioni di dollari da centinaia di lapidi, iscrizioni, suppellettili e mosaici
«messi sul mercato». È la prova
del doppio binario seguito dai
fondamentalisti. Da un lato, radono al suolo chiese, moschee
e monumenti funerari — cercando la massima esposizione
mediatica, proprio come fu per
la demolizione dei Buddha di
Bamiyan da parte dei Talebani
in Afghanistan nel 2001 — per
affermare i precetti del wahabismo, la riforma puritana che
impone di abbattere ogni oggetto di culto non rivolto ad Allah. Dall’altro lato, ma in questo caso senza alcuna pubblicità, gli stessi capi dell’Isis danno
in concessione le aree archeologiche occupate a squadre di
scavatori professionisti, per
poi dividersi i ricavi dei trafugamenti in base alla legge islamica del Khums: la quinta parte del bottino va riservata a Dio,
cioè allo Stato islamico.
Daniele Morandi Bonacossi,
direttore della missione ar-
Il sito
Erbil
Corriere della Sera
dopo oltre vent’anni di conflitti
ed embarghi».
La squadra italiana ha scavato nel villaggio di Tell Gomel,
probabilmente il sito dell’antica Gaugamela, dove nel 331
a.C. Alessandro Magno sconfisse l’imperatore persiano Dario III, aprendosi la strada per
Babilonia. Ma soprattutto, Morandi Bonacossi ha indagato
«la rivoluzione agricola della
valle di Ninive, capitale del primo impero globale dell’umanità», dove re Sennacherib costruì un sistema di dighe e canali artificiali lungo 240 chilometri, quattro secoli prima che
fossero progettati i grandi acquedotti dell’Impero Romano.
«Per trovare la forza lavoro necessaria a un sistema produttivo così complesso, che divenne
il granaio di tutto l’Impero Assiro, fu deportata una massa di
persone senza precedenti, circa mezzo milione, lungo le
stesse vie che 2700 anni dopo
sono state attraversate da migliaia di cristiani in fuga».
A metà agosto, quando i miliziani hanno preso il controllo
della vicina diga di Mosul e sono cominciati i bombardamenti degli Stati Uniti, la decisione di rientrare in Italia. «Ma
faremo di tutto per tornare,
forse già a gennaio», promette
l’archeologo. Difficile prevedere cosa accadrà nel frattempo
in quello come in decine di altri siti nella regione. «A Nimrud e a Horsabad, ad Assur e
ad Hatra, in tutti i centri più
importanti dell’Assiria caduti
nelle mani dell’Isis, le guardie
irachene sono dovute scappare, lasciando campo libero al
saccheggio. E subito sono
comparse le stesse gang di
trafficanti che avevano devastato l’area a sud di Bagdad nel
2003, per poi spostarsi in Siria.
Non sappiamo davvero cosa resterà fra pochi mesi di questo
tesoro dell’umanità che è sopravvissuto per migliaia di anni». La destinazione più probabile, adesso come due secoli fa,
è ancora l’Occidente, «nei salotti e nei caveau di collezionisti privi di scrupoli e della minima cultura, ma disposti a
spendere centinaia di migliaia
di euro». Soldi destinati in parte a finire, di mercante in mercante, di mediatore in mediatore, nelle casse dei miliziani
per la Guerra Santa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I lavori
La «Missione
Archeologica
Italiana
in Assiria»
dell’Università
di Udine, sotto
la direzione
di Daniele
Morandi
Bonacossi
(nella foto),
opera in
collaborazione
con la Direzione
delle Antichità
della Regione
del Kurdistan
iracheno e con
il sostegno del
ministero degli
Esteri (insieme
ad altri sponsor
pubblici e
privati). Il costo
di una
campagna
di ricognizione
e scavo
archeologico in
Kurdistan della
durata di due
mesi e mezzo
è di circa
120 mila euro
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
14
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Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
Diplomazie
di Fabrizio Dragosei
Le mani di Putin
sulle compagnie
degli oligarchi
S
e Mikhail Khodorkovskij
quando finì in galera più
di dieci anni fa aveva
fatto lo sgarbo di mettere il
naso in politica, il
proprietario del
conglomerato Sistema è un
oligarca che ha sempre volato
basso per non infastidire il
potere. Ma questo non è
bastato a Vladimir
Yevtushenkov (foto) da 15
giorni agli arresti domiciliari.
Ieri un tribunale ha posto
sotto sequestro le sue azioni
nella società petrolifera
Bashneft, acquisita cinque
anni fa. E la procura generale
russa ha chiarito che lo scopo
è far passare allo Stato il
controllo di quella che è la
sesta compagnia del Paese.
Gli analisti predicono che la
Bashneft finirà sotto l’ala di
Rosneft, il gruppo statale
guidato da Igor Sechin,
fedelissimo di Vladimir Putin.
Quella stessa Rosneft che si è
impadronita della società che
fu di Khodorkovskij, la Yukos.
Quanto sta avvenendo ora
suscita molto allarme. Ora,
non solo finisce davanti ai
tribunali (e in galera) chi si
oppone apertamente, ma
l’arma giudiziaria è utilizzata
semplicemente anche per
acquisire proprietà, in un
momento in cui lo Stato e il
Cremlino hanno deciso di
concentrare tutti gli sforzi
per far fronte a quello che
viene visto come un attacco
esterno a seguito delle
vicende ucraine. Si parla del
progetto di riportare tutti i
maggiori gruppi che
operano nel settore
energetico sotto il controllo
del Cremlino. Il gas è già
quasi tutto di Gazprom. Per
il petrolio, il prossimo
boccone potrebbe essere la
Lukoil, l’ultimo gigante
privato. Poi si potrebbe
passare ad altri settori
«strategici». L’ipotesi
terrorizza gli oligarchi e
rischia di peggiorare il clima
degli affari, come ha detto
ieri il preoccupatissimo
ministro dell’Economia. Il
rublo scende a nuovi
minimi, anche perché tutti
sanno che le aziende statali
non riescono a essere
efficienti e a pompare tutto
il greggio che Mosca vuole
esportare. Nemmeno
l’ipotesi di un primo
accordo sulle forniture di
gas all’Ucraina è bastata a
risollevare il morale. A
Berlino si è fissato un prezzo
provvisorio del gas (385
dollari) che a Kiev ancora
non va bene. E poi va risolta
la questione dei debiti
accumulati dall’Ucraina.
L’Unione europea sta
cercando di mediare e forse
qualche progresso potrebbe
essere fatto la settimana
prossima.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ESTERI
15
«Me lo chiede papà». L’ora di Bush III?
Jeb vicino a candidarsi per la Casa Bianca. Discorsi da leader internazionale, la spinta della famiglia
DAL NOSTRO INVIATO
Il fratello
NEW YORK Jeb Bush non ha anco-
ra deciso, ma la pressione attorno a lui cresce. Quella dell’«establishment» del partito repubblicano che, dopo gli sbandamenti verso l’estrema destra
negli anni dell’esplosione del fenomeno dei Tea Party, sta cercando un ancoraggio su posizioni conservative sì, ma più
moderate. E quella del padre,
George H. W. Bush, che ha invitato il figlio a candidarsi anche
durante una festa in famiglia di
tre mesi fa: quella per il novantesimo compleanno dell’ex presidente. Ieri l’informatissimo
Ben White ha scritto su Politico.com che di recente George H.
W. Bush ha detto a un ospite nel
suo ritiro nel Maine, di considerare «quasi certa» una campagna presidenziale e «un ritorno
della nostra dinastia politica».
Ostacoli? Essenzialmente
due: le idee di Jeb su immigrazione e scuola, troppo avanzate
per un partito che su questi temi
ha accentuato il suo conservatorismo. E, soprattutto, la famiglia. Se papà Bush insiste, la moglie Columba fin qui ha frenato.
Non ama vivere sotto i riflettori,
non vuole vedere sconvolgimenti nella vita sua e dei suoi
ragazzi. A cominciare da quella
della figlia Noelle, che in passato ha avuto grossi problemi di
droga: la sua storia verrebbe
inevitabilmente passata allo
scandaglio dalla stampa.
Ma il mondo produttivo è con
lui: tanto i finanzieri di Wall
Street quanto gli imprenditori
puntano su un moderato. E il
partito, stretto tra l’«autoaffondamento» di Chris Christie e la
possibilità di una terza candidatura del «perdente seriale» Mitt
Romney, senza Jeb Bush non saprebbe che pesci prendere. Lui
non ha deciso, ma ha promesso
che lo farà entro fine anno.
L’energia con la quale sta partecipando alla campagna elettorale di «mid-term» appoggiando
parecchi repubblicani, induce
gli osservatori a ritenere che l’ex
governatore della Florida stia
per sciogliere la riserva. Jeb ha
un atteggiamento molto diverso
da quello di sei e due anni fa: allora si era tenuto più in disparte,
anche se non aveva escluso la
possibilità di scendere in campo
all’ultimo momento.
Chi lo conosce bene dice che
il più giovane dei figli di George
HW è realmente indeciso: da un
lato pensa di poter essere utile
all’America, sbloccare il Paese e
la sua economia con poche ma
incisive riforme. Dall’altro sente
la responsabilità di un passo che
condizionerà la vita di moglie e
figli per sempre. Togliere libertà
ai suoi cari, smettere di costruire un patrimonio familiare da
lasciare loro, sono cose che gli
pesano immensamente. Stavolta, però, non può rimandare come ha fatto nel 2008 e nel 2012:
11 settembre
Tre pompieri
di Ground Zero
morti di cancro
Tre vigili del fuoco che
prestarono soccorso a
Ground Zero l’11 settembre del
2001 sono morti di cancro
lunedì, nello stesso giorno: si
tratta di Howard Bischoff, 58
anni, Robert Leaver, 56, e
Daniel Heglund, 58.
«L’aria era tossica e rimase
tossica per mesi», afferma
l’associazione dei Vigili del
fuoco.
● Jeb Bush, 61
anni, è il
secondo figlio
di George Bush.
Repubblicano, è
stato
governatore
della Florida dal
1999 al 2007
Dinastia Due
generazioni di
Bush. Da
sinistra: George
jr, 68 anni, il
padre George,
90, e il fratello
più giovane, Jeb
arrivato a 61 anni, questa è la sua
ultima occasione: la prossima
volta – presumibilmente tra 8
anni – sarà quasi settantenne.
L’ostilità della gente verso le
dinastie politiche, i problemi di
linea e il rischio di essere assaltato dal Tea Party alle primarie,
lo preoccupano meno: Jeb ritiene che il ricordo negativo del
fratello George stia svanendo
nell’opinione pubblica, ora che
Obama è costretto ad attaccare
in Medio Oriente usando una
retorica da «guerra contro le
forze del male». E poi la questione dinastica è neutralizzata, sull’altro fronte, dalla (probabile)
candidatura di Hillary Clinton.
Quanto alla linea politica, l’ex
governatore della Florida sa che
molti, nel suo partito, non condividono le sue idee su una sanatoria almeno parziale per gli
immigrati clandestini e sull’introduzione dei cosiddetti Common Core Standard nella pubblica istruzione. Ma Jeb crede
che in politica contino soprattutto la capacità di leadership e
il carisma: è convinto di poter
spiegare in modo convincere le
sue idee all’elettorato conservatore portandolo dalla sua parte.
Massimo Gaggi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● Era al suo
primo mandato
quando la
Florida, nel
2000, si trovò al
centro del caso
del riconteggio
delle schede
per le
presidenziali
16
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
ESTERI
Vinto il fiume Yangtze
Un canale di 1.000 km
realizza il sogno di Mao
Deviato un affluente per irrigare il Nord della Cina
Il progetto
● Il piano di
portare più
acqua dal Sud
al Nord della
Cina è costato
60 miliardi di
dollari e ci sono
voluti 15 anni
per realizzarlo
● Ora manca
solo la
realizzazione di
un terzo
canale. Ma per
completarlo
serviranno
almeno 30 anni
Verso Nord Il canale costruito per trasportare l’acqua da un affluente dello Yangtze verso il Nord della Cina
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PECHINO La grande sfida alle leggi
della natura che regolano il corso
millenario dei grandi fiumi della
Cina è quasi pronta. Ci sono voluti
poco meno di quindici anni di lavori e 60 miliardi di dollari di spesa: ora il canale che devia di 1.267
chilometri verso settentrione l’acqua dello Yangtze dalle pianure
centro-meridionali sta per essere
aperto. Dal 31 ottobre porterà a
Pechino 13 miliardi di metri cubi
d’acqua all’anno. Perché questo
progetto faraonico? Perché il
Nord della Cina ha solo un quinto
dell’acqua dolce del Paese, ma i
due terzi delle terre agricole. Perché, secondo i criteri internazionali, si parla di carenza d’acqua
quando una persona ne ha a di-
I tre canali d’acqua
Pechino
CINA
km
700
Weihai
Shanghai
sposizione meno di mille metri
cubi all’anno e gli abitanti di Pechino possono contare solo su 145
metri cubi, buona parte inquinati.
È la natura della Cina, aggravata dai danni dell’industrializzazione massiccia. Mao negli anni
Cinquanta disse, esprimendo uno
dei suoi celebri pensieri: «Al Sud
c’è molta acqua, al Nord poca. Se
possibile, prenderla a prestito sarebbe un bene». Gli ingegneri
idraulici cinesi apparentemente
hanno compiuto il miracolo. Anche a costo di spostare oltre 330
mila contadini le cui case e terre
17
● Il commento
sono state invase da un enorme
bacino.
L’opera si chiama «Trasferimento di acqua da Sud a Nord» e
si compone di tre grandi canali:
Via orientale, centrale e occidentale. I primi due sono completi. Il
percorso orientale porta lungo
1.156 chilometri 14 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno dallo Yangtze verso la regione di Tianjin,
dirottandola anche attraverso il
Gran Canale fatto costruire dagli
imperatori quattordici secoli fa e
ora allargato e reso più profondo;
quello mediano che si inaugura a
fine ottobre farà scorrere 13 miliardi di metri cubi verso la capitale, su una direttrice di 1.267 chilometri. Il terzo canale, quello occidentale, prevede lo scavo di tre
tunnel giganteschi nella roccia
dell’altopiano del Tibet, coinvolgendo anche il Fiume Giallo ed è
il più controverso: si immagina di
completarlo tra trent’anni e a quel
momento saranno 44 i miliardi di
metri cubi d’acqua dirottati da
Sud a Nord.
Lo Yangtze, con i suoi 6.300
chilometri, è il fiume più lungo
dell’Asia, il quarto del mondo. Noi
lo conosciamo anche come Fiume
Azzurro. Si getta nell’Oceano vicino a Shanghai ed ha (aveva) un eccesso d’acqua.
Ma restano dubbi anche sulla
strategia di fondo. Dirottando più
acqua verso il Nord non si affronterebbe il vero problema: la grande domanda delle megalopoli
settentrionali come Pechino e
Tianjin e l’inefficienza dell’uso
che ne fanno le industrie. Le fabbriche e gli impianti cinesi, secondo i dati della Banca mondiale, impiegano dieci volte più acqua per i loro cicli produttivi rispetto alla media dei Paesi
industrializzati.
Guido Santevecchi
@guidosant
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Come un film di Herzog
Quella sfida titanica
tra l’Uomo e la Natura
di Paolo Mereghetti
U
na sommessa proposta al governo
cinese: se volete conservare una
documentazione visiva di questa
immane opera idrico-ingegneristica, c’è solo
un regista da chiamare, Werner Herzog. Solo
lui ha dimostrato di essere capace di filmare
l’infilmabile, soprattutto quando si tratta di
sfide dell’Uomo con la Natura. La memoria
corre a Fitzcarraldo (foto) e alla scommessa
(vinta) di ripetere l’«impossibile» impresa di
trascinare un battello oltre una montagna, ma
non era stato meno rischioso costringere Klaus
Kinski a sfidare le rapide nel film Aguirre,
furore di Dio (il regista arrivò a minacciare
l’attore con un fucile perché non abbandonasse
le riprese). Niente però eguaglia, come sfida
titanica e faustiana, certi film che Herzog ha
girato dove nessuno avrebbe mai avuto il
coraggio di andare: Apocalisse nel deserto è
una delle più sconvolgenti testimonianze sulla
devastazione della Terra da parte dell’uomo,
girata in Kuwait dopo la prima guerra del
Golfo. Anche se il vertice di questa sfida tra
Natura e Cinema è il documentario La
Soufrière, da un vulcano della Guadalupa che
nel ’76 rischiava di esplodere. Questo non ha
impedito a Herzog e a due operatori di filmarlo
così da vicino da rischiare la vita. Se Pechino gli
commissionasse un lavoro sulla deviazione
dell’affluente dello Yangtze, sarebbe capace di
farsi sommergere dalle acque pur di riprendere
le scene migliori...
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Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
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moncler.com
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
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Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
20
Cronache
«So che sono amanti»
Uccide la moglie e l’altro
nell’ascensore dell’Inps
ha agito, impedendo a Santoni,
più alto di lui, qualsiasi reazione. L’ipotesi è che Micucci abbia
pianificato con cura l’omicidio
dei due, portandosi dietro il coltello.
«E pensare che poche ore prima li avevamo visti parlare tranquillamente, prendere il caffè
insieme — ricorda un collega di
Micucci —, è sempre stata una
coppia molto unita, tranquilla.
Anche se negli ultimi tempi avevamo notato un po’ tutti che entrambi erano molto dimagriti».
Tutti e tre impiegati nello stesso palazzo di Cinecittà
«Venite a prendermi, ho
ammazzato mia moglie e il suo
amante». Poche parole, pronunciate senza emozione. Mauro Micucci ha confessato per telefono. Ai suoi piedi, stretti uno
sull’altro nella cabina dell’ascensore, c’erano i corpi martoriati della moglie Daniela
Nenni, 49 anni, e dell’uomo con
il quale era convinto che lo tradisse, Alessandro Santoni (38),
trafitti da decine di coltellate inferte con il Camillus, micidiale
arma usata dai Marines. Per ucciderli, poco prima delle 18 di
ieri, Micucci, 57 anni, perito informatico, ha scelto il luogo di
lavoro di tutti e tre: il palazzo
dell’Inps di via Umberto Quintavalle, a Cinecittà. Ma per essere
sicuro che non scappassero, ha
atteso che salissero in ascensore: una trappola di metallo di un
metro quadrato dal quale la moglie — anche lei informatica —
e il presunto amante — un elettricista — non sono riusciti a
fuggire, né a chiedere aiuto.
Quando le porte automatiche si
sono aperte, si sono trovati di
fronte l’assassino. Come in un
ROMA
144
Le donne
uccise in Italia
nel periodo
agosto 2013luglio 2014
70,7
Per cento
I delitti avvenuti
in ambito
familiare
e affettivo
51
Mila Il numero
delle denunce
per stalking
nel periodo
agosto 2013luglio 2014
L’omicida e la vittima
● Mauro Micucci, 57 anni, ha
ucciso la moglie e quello che
riteneva il suo amante ieri
nella sede Inps a Roma (Proto)
● La vittima Alessandro Santoni,
elettricista di 38 anni, lavorava
nello stesso palazzo di Cinecittà
dell’omicida e della moglie (Proto)
film dell’orrore. All’arrivo dei carabinieri Micucci ha gettato sui
corpi il coltello insanguinato,
poi si è lasciato ammanettare.
«Non entrerò mai più in
quell’ascensore», racconta in lacrime una delle colleghe della
moglie di Micucci. Nessuna di
loro ha voluto tornare a casa.
Sulla facciata di vetro del palazzo, le uniche luci provengono
dall’ufficio di Daniela. Il marito
invece è già nella caserma della
compagnia Casilina per essere
interrogato. In serata finisce in
carcere, accusato di duplice
omicidio. Da settimane sul suo
profilo Facebook scriveva messaggi rabbiosi contro chi lo aveva tradito: non si esclude che si
rivolgesse alla moglie e al presunto amante. Un post lo ha dedicato anche ai cinque figli avuti
da Daniela: «Scusate, avevo dato
il mio cuore alla persona sbagliata. Ora è tutto vostro».
La conferma di un disagio
profondo, esploso ieri pomeriggio prima di tornare a casa. Per
gli investigatori dell’Arma il cinquantenne avrebbe pedinato la
moglie fuori dalla sua stanza,
L’aggressione
Prima le coltellate a
sangue freddo, poi la
chiamata ai carabinieri:
«Venite a prendermi»
nei corridoi del palazzone che
confina con il centro commerciale Cinecittà Due. Forse ha anche atteso che si incontrasse
con l’elettricista. I carabinieri
non escludono che li abbia visti
salire sull’ascensore, per poi
spostarsi dove sapeva di doverli
aspettare: al piano -1, che conduce a un piccolo spiazzo a
quell’ora poco frequentato. E lì
Femminicidio
Daniela Nenni,
49 anni, in una
foto pubblicata
su Facebook
La donna era
informatica
(foto Proto)
Per un altro impiegato però
c’era qualcosa che non andava:
«Ho sentito di frizioni fra i due,
qualche volta i rapporti erano
tesi anche qui dentro», racconta. Elementi ora al vaglio dei carabinieri che fino a tarda notte
hanno perquisito le scrivanie di
marito e moglie, oltre che il posto di lavoro dell’elettricista e
l’abitazione della coppia fuori
Roma, sulla Prenestina. Santoni
invece viveva a Pomezia e aveva
un figlio di 10 anni. «Un tipo atletico — rivelano le colleghe di
Daniela —, però non abbiamo
mai sentito di una tresca con lui.
Lei era una donna solare. Lavorava qui da 15 anni, la conoscevano tutti. Aveva il sorriso più
bello del mondo».
Rinaldo Frignani
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Garlasco, dalle scarpe al tappetino
«Stasi doveva sporcarli di sangue»
La nuova perizia: era sul luogo del delitto, impossibile che fossero puliti
I reperti e i test
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Unico imputato
Le scarpe da ginnastica
La simulazione
Alberto Stasi, 31 anni, era stato assolto in
secondo grado nel 2011 ma due anni dopo la
Cassazione ha annullato con rinvio il processo
Le scarpe indossate da Alberto Stasi in una
delle foto allegate alla consulenza di parte civile
nel processo per l’omicidio di Chiara Poggi
Una delle simulazioni della camminata di
Stasi all’interno della villetta Poggi a Garlasco
dove fu uccisa Chiara il 13 agosto 2007
Non soltanto la suola delle
sue scarpe. Anche il tappetino
della sua Volkswagen Golf non
aveva tracce di sangue. Un dettaglio che da ieri è diventato un
problema, l’ennesimo, per Alberto Stasi. Perché i periti dei
giudici che stanno celebrando
l’appello bis, sostengono che
quel dato stona con la ricostruzione dei fatti e che quel tappetino non avrebbe dovuto essere
pulito.
Un passo indietro al 13 agosto del 2007. Alberto camminò
nella villetta di Garlasco — dove fu uccisa la sua fidanzata,
Chiara Poggi — e mise i piedi
su un percorso disseminato di
gocce e con qualche chiazza di
sangue. Dopodiché uscì da
quella casa e salì in macchina
per andare dai carabinieri.
In questi sette anni è stato un
gran discutere del fatto che lui
potesse sporcarsi oppure no di
sangue le suole delle scarpe
che aveva addosso e che consegnò ai carabinieri il giorno dopo il delitto, pulite. Nei processi di primo e secondo grado si
disse che c’erano pochissime
possibilità (quasi zero) che
questo potesse accadere e l’argomento a favore di Alberto
(da sempre unico sott’accusa
per il delitto) è stato questo: se
anche le avesse sporcate, era
logico pensare che le suole
avessero rilasciato le macchie
fra l’ora del ritrovamento del
corpo e la consegna delle scarpe. La nuova perizia depositata
ieri va oltre. E stabilisce che se
parliamo dell’ipotesi di «rilasciare» il sangue allora dobbia-
mo ipotizzare che sul tappetino dell’auto doveva rimanerne.
Perché, posto che è praticamente impossibile non intercettare macchie sulla scena del
delitto (anche questo stabilito
dalla stessa perizia), è anche
impossibile che il sangue non
sia finito sulla prima superficie
di contatto, appunto, il tappetino.
Scrivono i periti: «Si è evidenziato che dopo aver calpestato delle tracce di sangue, sia
Le macchie rilevate
I due esperimenti, con
quattro diverse ipotesi
di calpestio, hanno dato
sempre lo stesso esito
umide sia secche, le suole hanno captato particelle ematiche
tanto da risultare costantemente positive al luminol nelle
diverse ripetizioni, e inoltre sono state in grado di trasferire
parte del materiale ematico ai
tappetini d’auto calpestati sperimentalmente».
In due esperimenti, eseguiti
con quattro diverse ipotesi di
calpestio, l’esito è stato sempre
quello: il luminol ha rilevato
tracce di sangue in quantità più
o meno evidenti a seconda del
numero di macchie calpestate,
della loro grandezza e di quanto fossero secche. Quindi delle
due l’una: o i periti sbagliano
qualche passaggio o Alberto ha
mentito.
G. Fas.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
Le carte
di Fiorenza Sarzanini
CRONACHE
21
Le missioni all’estero del vescovo
per organizzare festini con minori
Si indaga sui viaggi a Francoforte. I bambini testimoni: ci pagava dieci euro
Chi è
Jozef
Wesolowski, 66
anni, polacco,
sacerdote dal
‘72 e vescovo
dal 2000, è
stato a lungo
un diplomatico
della Santa
Sede in Africa,
Sudamerica,
Asia. Nunzio in
Bolivia,
Kazakistan,
Tagikistan,
Kirghizistan,
Uzbekistan e,
dal 2008, nella
Repubblica
dominicana, lì è
indagato per
pedofilia da
settembre
2013. Martedì è
stato arrestato
in Vaticano
ROMA Missioni all’estero per
partecipare a incontri a «luci
rosse» con minori. Viaggi pastorali che in realtà servivano a
nascondere la doppia vita dell’allora nunzio di Santo Domingo, monsignor Jozef Wesolowski. Si concentrano su almeno tre soggiorni a Francoforte e su altri spostamenti
all’estero avvenuti tra il 2011 e il
2013, gli accertamenti della
gendarmeria vaticana che indaga sugli abusi sessuali su minori compiuti dall’alto prelato arrestato quattro giorni fa per volontà di papa Francesco e tuttora agli arresti domiciliari
all’interno della Santa Sede,
presso il Collegio dei Penitenzieri. Quanto emerso finora avvalora l’ipotesi che l’arcivescovo
fosse inserito in una rete internazionale di pedofili e proprio
su questo si concentrano le verifiche disposte dai promotori
di giustizia. Anche tenendo
conto che durante quei soggiorni in Germania risultano
accessi ai siti specializzati in
appuntamenti gay per cercare
compagnia e scambiare materiale pedopornografico. È un
abisso che sembra non avere fine quello svelato dall’indagine
delle autorità dominicane che
poi hanno trasmesso una parte
degli atti alle autorità ecclesiastiche. Perché l’esame degli oltre 100 mila files trovati nel
computer della nunziatura e
nel portatile dell’arcivescovo,
avrebbe già consentito di avere
indicazioni utili sui suoi complici, sulle persone che lo aiutavano ad adescare i ragazzini e
soprattutto su coloro che lo
avrebbero protetto per anni.
Appare infatti impossibile, vista la mole di materiale archiviato e l’attività definita «compulsiva» dagli stessi inquirenti,
che nessuno sapesse che cosa
accadeva. Per questo l’inchiesta
riguarda tutti gli altri luoghi
dove è stato prima di arrivare a
Santo Domingo.
I biglietti
aerei
Sono le ricevute dei biglietti
a rivelare le date in cui Wesolowski è stato a Francoforte
mentre aveva l’incarico di nunzio nel Paese centroamericano.
E proprio i controlli sugli spostamenti del prelato hanno
consentito di individuare le
persone che erano con lui, coloro che lo hanno accompagna-
to e assistito in quelle missioni.
E avrebbero agevolato l’organizzazione di festini con ragazzini reclutati attraverso le connessioni Internet. Un viaggio
certamente è avvenuto nel 2011
e da lì si parte per ricostruire la
rete degli incontri in Germania
e altrove.
Oltre a «catalogare» foto e video «scaricati» da Internet, Wesolowski filmava gli appuntamenti con i ragazzini, talvolta
utilizzando il telefonino. Aveva
rapporti sessuali con loro oppure assisteva ai loro amplessi,
coinvolgendo anche altri adulti. E quando arrivava in un posto nuovo, si preoccupava im-
100
Mila file
pornografici
trovati nei
computer di
Wesolowski
45
Mila Le
immagini
cancellate di
cui è stata
trovata traccia
I tempi
Già lunedì i promotori
di giustizia dovrebbero
fissare l’interrogatorio
di Wesolowski
mediatamente di attivare la
connessione web per poter trovare compagnia. Un’attività alla
quale si sarebbe dedicato anche quando era in missione in
Germania e sono proprio questi gli indizi utili per svelare la
«rete» di complicità che ha agito per anni.
era un prete, lui non ce lo ha
mai detto. Ci avvicinava e ci
dava dieci euro ogni volta che
accettavamo di andare con lui.
Ci portava in una casa che aveva affittato a Boca Chica. Eravamo quattro o cinque, ci faceva
stare tutti insieme e poi voleva
sempre farci stare con lui».
I tre piccoli
e le mamme
L’interrogatorio
e il processo
Le testimonianze dei tre
bambini e delle loro mamme,
allegate al fascicolo processuale, svelano quali fossero le
aberranti modalità utilizzate
dall’alto prelato. Alcuni di loro
hanno accettato di raccontarlo
davanti alle telecamere della
televisione dominicana, che
ha svolto un’approfondita inchiesta sugli abusi compiuti
dal nunzio, provocando l’apertura dell’inchiesta da parte
della magistratura del Paese.
I minori hanno spiegato di
non sapere che «quell’uomo
Già lunedì i promotori di
giustizia dovrebbero fissare
l’interrogatorio di Wesolowski
che dopo l’arresto aveva detto
di voler «chiarire la mia posizione perché è uno sbaglio,
non sono io ad aver commesso
queste cose». In quella sede gli
sarà contestata formalmente
non solo l’accusa di aver abusato di minori, ma anche di aver
commesso «grave violazione
dei suoi doveri istituzionali tanto da aver cagionato un danno
all’immagine dello Stato e della
Santa Sede».
Per arrivare al processo sono
necessari anche numerosi accertamenti. L’ipotesi più probabile è che il dibattimento cominci entro la fine dell’anno,
forse subito dopo il giudizio di
appello contro la decisione di
«dimissioni» dallo stato clericale presa nei confronti dell’arcivescovo pochi mesi dopo la
scoperta dell’indagine avviata
dalle autorità dominicane.
[email protected]
Le norme internazionali
La risposta all’Onu
«Santa Sede
responsabile solo
per i suoi cittadini»
Il Vaticano riafferma il suo impegno
nella lotta agli abusi sessuali ma
ribadisce anche che la Santa Sede è
responsabile solo per ciò che avviene sul
suo territorio, per i suoi cittadini e i suoi
diplomatici. Non per tutti i fedeli, i preti,
i vescovi e i superiori degli ordini
religiosi. Così il Vaticano ha risposto alle
«Osservazioni conclusive» presentate a
febbraio dal Comitato per i diritti del
bambino dell’Onu, facendo avere a
Ginevra i suoi 23 «Commenti» che sono
stati pubblicati ieri sul Bollettino della
Santa Sede. «L’obbedienza religiosa dei
Vescovi», si legge, non implica vincolo
legale ma concerne solo la dottrina della
fede cattolica. Vescovi e preti sono
responsabili secondo le leggi dei propri
Paesi.
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22
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
CRONACHE
Kostner: la stagione non andava
Alex diede i miei dati al suo medico
I verbali dei pm di Bolzano. Ieri Carolina sentita al Coni: non ho mai coperto Schwazer
Ex coppia
Lei
Carolina
Kostner (nella
foto, ieri al
Coni), 27 anni,
ex fidanzata di
Alex Schwazer
è stata sentita
dalla Procura
antidoping del
Coni per
presunta
complicità nelle
attività illecite
del marciatore
Lui
Alex Schwazer,
29 anni,
medaglia d’oro
alle Olimpiadi
di Pechino
2008 nella 50
km di marcia,
nel 2012
ammise di
essersi dopato
Ha detto che non ha mai aiutato o «coperto» Alex Schwazer
per un semplice motivo: «Non
sapevo del doping». Nonostante lui fosse il fidanzato, nonostante la convivenza e nonostante l’ex marciatore altoatesino avesse un rapporto stretto
con le sostanze proibite, nel
senso che si documentava molto, scriveva mail, frequentava
medici sportivi non proprio
specchiati. No, Carolina Kostner
non ha mai sospettato il doping. Sarà stato per ingenuità,
per purezza, «ma di certo lei è
in buona fede e anche quando
mentì all’ispettore dell’antidoping l’ha fatto solo per tutelare
la loro privacy, perché lui aveva
dato la reperibilità altrove e non
lì», ha precisato l’avvocato Giovanni Fontana, suo difensore, al
termine dell’audizione di quattro ore davanti ai procuratori
del Coni. L’accusa ipotizza per
Carolina la complicità e l’omessa denuncia nei confronti di
Schwazer, reo confesso alla vigilia delle Olimpiadi di Londra e
per questo indagato dalla magistratura di Bolzano. La pattinatrice gardenese ha dovuto chiarire varie circostanze: oltre alla
menzogna all’antidoping del 30
luglio 2012, l’uso della tenda
ipossica con la quale condivideva le notti di coppia e che la Procura contesta a Schwazer come
metodo vietato: «Pensavo servisse a dormire meglio visto che
Alex usava spesso lo spray ora-
le». E poi il suo rapporto con il
medico sportivo di Lance Armstrong, Michele Ferrari, inibito.
«Dopo una stagione andata
malissimo (2010, ndr) io mi
sentivo molto stanca e avevo
problemi a rientrare nel peso
forma — aveva dichiarato agli
inquirenti dopo aver riconosciuto di averlo incontrato una
volta, nel suo camper — Mi
confidai con Alex, il quale mi
consigliò di farmi un esame del
sangue che poi sottopose alla
valutazione di Ferrari, senza che
io ne fossi a conoscenza. Dopo
averlo fatto Alex mi disse che il
mio problema poteva riguardare la tiroide, io ne presi atto ma
decisi di non dare ulteriore seguito a questi approfondimenti». Non ne parlò a nessuno.
«Neanche al mio medico federale di riferimento, dottor Tor-
La tragedia In Veneto
Il carabiniere scopre
che il corpo è della figlia
nese. In quel periodo ho preso
autonomamente alcune decisioni drastiche come tornare ad
allenarmi in Germania». Poi c’è
la frequentazione dei genitori
di Schwazer con Ferrari: «L’incontro del padre a Saint Moritz
è sicuramente del periodo successivo alle Olimpiadi di Pechino (Schwazer vinse l’oro, ndr)...
Per quanto io possa sapere anche la madre era a conoscenza
della collaborazione con il dottor Ferrari». C’era da chiarire il
rapporto con Francesco Conconi, il professore ferrarese al centro, negli anni 90, del primo
scandalo italiano sul doping:
«Lo conosco solo di nome e so-
Gli avvocati
«Quando mentì al
delegato antidoping
lo fece per tutelare
la privacy della coppia»
Un doppio dramma. Una giovane muore in un incidente stradale, si
chiama Eleonora Cipriani (foto qui sopra, da Facebook), ha 26 anni, è di
Bussolengo (Verona): nella notte tra giovedì e ieri sta guidando la sua auto
— a bordo c’è anche un’amica — quando sbanda e si schianta contro un
guardrail. Muore all’istante e l’amica, illesa, chiama i soccorsi. Sul posto
arriva il maresciallo Nicola Cipriani. Il cadavere è quello di sua figlia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
no venuta a conoscenza della
collaborazione di Alex con lui
solo dopo le ultime indagini...
mi disse che era andato da Conconi con Sandro Damilano (l’ex
allenatore di Schwazer, ndr) per
fare dei test».
Infine il controllo di Oberstdorf, quando Carolina negò la
presenza di Schwazer. «Per tutelare la privacy», invoca oggi la
campionessa. Agli inquirenti
aveva raccontato che era stato
«Alex a chiedermi di dire che si
trovava a Racines dove aveva dato la reperibilità. Così feci, arrabbiandomi poi con lui». La
Procura antidoping sta vagliando il racconto per decidere il
suo futuro.
Andrea Arzilli
Andrea Pasqualetto
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Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
CRONACHE
La bozza
● Il commento
I tagli previsti sul bilancio dell’Istruzione
600 milioni
Scuola
Nuove commissioni negli esami
di Maturità (membri interni,
presidente esterno)
Amministrazione
Riduzione dei contratti
e del numero di funzionari
di Gabinetto e dei vicecapo
Riduzione di 8.190 unità
dell’organico Ata (bidelli, applicati
di segreteria, assistenti dei laboratori)
Riduzione della pianta
organica all’interno
del ministero dell’Istruzione
400 milioni
Università e ricerca
Riduzioni al Fondo di finanziamento
ordinario degli atenei (nella sua quota
rimodulabile)
1
miliardo
di euro
CdS
Un miliardo di risparmi sull’istruzione. La protesta dei rettori
La storia
● Il primo
ministro ad
inserire la
commissione
tutta interna fu
Letizia Moratti
nel 2001
● Prima di
allora, a partire
dal 1923, le
commissioni
erano o esterne
o miste
● I maturandi
dal 2001 al
2006 hanno
dato l’esame
con i propri
docenti, fino al
ritorno della
commissione
mista nel 2007
Una spending review sull’Istruzione da quarantadue voci e un miliardo di euro, di cui
400 milioni di sacrifici chiesti
all’Università e alla ricerca. Una
riduzione di oltre ottomila unità tra il personale tecnico-amministrativo degli istituti. E
nuove commissioni alla Maturità. Il tutto con l’obiettivo di
fornire al governo un’indicazione su dove si può tagliare. E di
contribuire, nel 2015, all’assunzione di oltre 148 mila docenti
precari. Sono questi alcuni dei
punti principali del documento
che il dicastero dell’Istruzione
ha consegnato a quello dell’Economia nell’ambito del processo di risparmio. Un lungo
elenco di «razionalizzazioni»,
«azzeramenti» e richieste.
Una delle novità più rilevanti
è che dalla prossima Maturità
dalle commissioni spariranno i
membri esterni. Al loro posto
subentrano gli insegnanti in-
terni. Soltanto il presidente
della commissione arriverà da
un altro istituto. Una decisione
che porterà a risparmiare alcune decine di milioni di euro se
è vero che nel 2013 la sessione è
costata circa 163 milioni. Ogni
commissario esterno comporta
un costo di 900 euro (escluse le
spese di trasferta), quello interno di 400.
Oltre ai tagli possibili il Miur
ha inviato alcune misure da inserire in legge di Stabilità che
se da un lato puntano a mettere
in atto il piano del governo sull’istruzione (la «Buona Scuola»), dall’altro cercano di allontanare la scure da 170 milioni
sui finanziamenti agli atenei
prevista dall’ex ministro Giulio
Tremonti, rimandata con la Finanziaria 2014, ma che potrebbe essere attuata nel 2015. Se le
cose non dovessero andare bene, infatti, al settore accademico potrebbe essere chiesto
900
Euro è il costo
di ogni
commissario
esterno, escluse
spese di
trasferta
quindi di contribuire con 570
milioni: 400 nell’ambito della
spending review più i 170 previsti dall’ex capo dell’Economia.
Cifre provvisorie che provocano la reazione di Stefano Paleari, il presidente della Conferenza dei rettori. Il professore si
dice «infuriato per gli ulteriori
sacrifici solo perché vogliono
risolvere un problema di preca-
Iniziativa dell’Humanitas
Il sistema immunitario
raccontato in un cartoon
Il sistema immunitario spiegato con un cartoon
inedito di Bozzetto. E un intervento del premio
Nobel per la Medicina, l’immunologo Jules
Hoffmann. Sono due degli eventi in programma
al convegno internazionale di Immunologia che
si terrà al policlinico Humanitas di Rozzano (Mi)
da lunedì 29 settembre a mercoledì 1 ottobre.
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Il prof forestiero
che mi paralizzò
come Medusa
di MARCO MISSIROLI
Riduzione del Fondo ordinario
per il finanziamento degli enti
di ricerca (come Cnr, Asi, Ifn)
Commissario esterno addio
Tagli su Maturità e atenei
23
ri nella scuola». Per questo
chiede di «smettere di parlare
di “spending review”: quella
vera serve a trasferire le risorse
dove sono più produttive. Qui
si tratta di tagli e basta». E ancora: «È dal 2008 che riduciamo i costi — lamenta il docente
—. Se le riduzioni resteranno
allora le conseguenze politiche
potrebbero essere imprevedibili. Intanto non ci chiedano
più di competere con gli atenei
stranieri: come facciamo senza
soldi e con meno ricercatori?».
Dal ministero dell’Istruzione
provano a rassicurare. «La coperta è corta, bisogna intervenire su tutti i settori, anche sul
personale che fa capo direttamente al Miur», ragionano. Ma
precisano anche che oltre ai risparmi hanno chiesto al governo un miliardo di euro per dare
il via alla «Buona Scuola», altri
130 milioni per la digitalizzazione, la rete Wi-Fi e i laboratori, 170 milioni per coprire i tagli
stabiliti da Tremonti «e ulteriori finanziamenti per le borse di
studio». Ricordano, poi, «che
le cose possono cambiare fino
all’ultimo minuto». Insomma:
non è detta l’ultima parola. Non
ancora.
Leonard Berberi
[email protected]
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I
ncontrai quest’uomo
barbuto sulle scale del
liceo, alto e spigoloso,
lento nella camminata. Era il
commissario esterno della
mia commissione d’esame.
Mi spaventai per un
dettaglio: guardava a terra,
non alzò la testa nemmeno
quando incontrò la mia
professoressa di italiano.
Corsi a casa pensando al mito
di Medusa che con lo
sguardo pietrificava
chiunque la guardasse negli
occhi. Ecco cosa sarebbe
accaduto a ognuno di noi
della Quinta G, liceo
Scientifico Serpieri di
Rimini: ventitré diplomandi
inceneriti su una sedia,
lasciati come cimeli nel
laboratorio di chimica con la
scritta «non fecero il loro
dovere». I miei sogni e il mio
futuro sarebbero finiti alla
sua prima occhiata. Il giorno
dell’orale entrai a testa bassa,
rimasi così mentre esponevo
la mia tesina. Poi arrivò la sua
domanda: dov’erano le
roccaforti partigiane durante
la Seconda guerra mondiale?
La sentii di colpo: la
pietrificazione. Un vuoto
mitologico. Una disperazione
antica. Così lo fissai: due
occhietti acquosi a mezz’asta,
appena compiaciuti. Fu
quella: la mia vera maturità.
La sfida, senza specchio, a
Medusa.
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24
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
CRONACHE
Il rito
● Il giorno
della marmotta
(in inglese
«Groundhog
day») è una
ricorrenza che
si celebra il 2
febbraio in
tutto il
Nordamerica
Il caso della marmotta di de Blasio
«L’ha uccisa e lo zoo l’ha coperto»
● Il commento
La festa del riscatto
Liberiamo le suocere
dai pregiudizi
di DIEGO DE SILVA
Le accuse degli animalisti al sindaco per il roditore caduto durante l’evento annuale
DAL NOSTRO INVIATO
Galeotta fu la caduta
della marmotta. Bill de Blasio, appena rientrato da Manchester dov’è stato l’ospite d’onore della
conferenza annuale dei laburisti
inglesi, si è dovuto occupare dell’allarme-bomba nella metropolitana di New York dislocando altri
700 poliziotti sui treni e nelle stazioni della Subway. Poi, in serata,
l’incontro col nostro premier gratificato da sindaco di un «da progressista penso che l’Italia abbia
NEW YORK
bisogno di uno come lui e allora
dico: forza Renzi». Con Matteo
che, abbracciandolo, gli ha risposto: «Basta che tu non dica “Forza
Italia!”».
Ma, alla fine, sui giornali Usa il
sindaco italoamericano c’è finito
per la prematura morte di un roditore. Un caso scatenato da giornali di destra come il New York
Post coi loro titoli sobri: «Scoppia il marmottagate», «Le mani
di de Blasio sporche di sangue di
marmotta». Alla fine, in tempi di
infotainment, coi fatti che incu-
riosiscono spesso più considerati
delle notizie di sostanza, televisioni, siti e perfino il compassato
New York Times si sono lanciati
nella ricostruzione di un caso che
risale al 2 febbraio scorso. Il giorno della marmotta, appunto.
In breve: secondo una tradizione che viene dalla Pennsylvania,
il comportamento della marmotta che esce dalla sua tana in questo giorno di febbraio consente
di prevedere il clima dei mesi
successivi. Se c’è il sole la marmotta esce, vede la sua ombra, si
❞
Nessuna
censura:
non diamo
mai notizia
delle morti
avvenute
nello zoo
MGA GROUP
● Se invece
vede il sole e
torna subito
nella sua tana,
spaventata
dalla propria
ombra,
l’inverno
durerà ancora
6 settimane. Il
rito risale
almeno al
1841
Tre momenti dell’incidente del due febbraio che è valso al sindaco di New York Bill de Blasio l’accusa di
«marmotticidio colposo» (così un ironico New York Times). Il primo cittadino ha preso una marmotta dalle braccia
di un‘operatrice dello zoo di Staten Island per la cerimonia di previsione del meteo. Ma, forse a causa dei guanti
che indossava (utili per proteggersi: il suo predecessore Michael Bloomberg era stato morso durante una
cerimonia analoga), non è riuscito a tenere l’animale quando si è divincolato. E la marmotta è caduta (Photomasi)
Stufa a pellet modello Doroty colore bianco
● La tradizione
vuole che se
quel giorno la
marmotta esce
dalla tana e
trova un cielo
nuvoloso, la
primavera
arriverà presto
spaventa e torna nella tana. In
questo caso l’inverno sarà rigido
per altre sei settimane. Se il cielo
è coperto e la marmotta resta fuori, arriverà presto la primavera. In
molti luoghi d’America, così, si
svolgono manifestazioni che
hanno il roditore come protagonista. New York non fa eccezione:
ogni anno il sindaco va a Staten
Island e prende in braccio una
marmotta. Lo ha fatto, sei mesi
fa, anche de Blasio. L’animale si
era divincolato e gli era sfuggito,
cadendo. Ora si scopre che una
settimana dopo il roditore è stato
trovato morto nella gabbia. I segugi del Post attaccano lo zoo:
«Ha nascosto la notizia». E scoprono che c’è anche dell’altro: la
marmotta, presentata a de Blasio
come Chuck, nome maschile, in
realtà non era un «lui» ma una
«lei»: il suo vero nome era Charlotte. Liquidare la cosa come un
fatto minore? Macché: lo zoo è
costretto a difendersi spiegando
che non dà mai notizia dei molti
animali che muoiono nelle sue
gabbie. Poi, incalzato, precisa che
l’animale era stato sottoposto ad
accurata visita dopo la caduta ed
era risultato vispo e in forma.
L’autopsia ha rivelato lesioni interne che, però, sembrano legate
a un altro fatto traumatico.
Ma chi può escludere che l’episodio di febbraio sia stato fatale?
Così si esaminano le immagini
alla moviola per cercare di capire
se è stato l’animale a divincolarsi
con troppa forza o se la colpa sia
di de Blasio. La gente si divide.
Ma, in fondo, la colpa è anche degli stessi elettori: se, invece di
eleggere un sindaco alto due metri, ne avessero scelto uno di bassa statura, come lo stesso Bloomberg, la caduta dell’animaletto sarebbe stata meno rovinosa.
Massimo Gaggi
A
ppena appresa la
notizia
dell’esistenza di una
Festa nazionale della
suocera (la prima, che si
svolge oggi e domani a
Rocchetta Tanaro, un
comune della provincia di
Asti, con annesso Premio
Mattarello), mi ha
raggiunto come un lampo
il ricordo di una scena del
Nosferatu di Herzog,
quella in cui gli abitanti
della cittadina appestata
dal vampiro, ormai
condannati dalla
conclamata infezione,
banchettano all’aperto
circondati dai topi, nel
disperato tentativo di
concedersi un’ultima
occasione di allegria nella
consapevolezza della
morte imminente. Un
magistrale esempio
cinematografico di
rimozione della tragedia.
Intendiamoci, non ho
particolari conflitti
d’interessi con la
categoria. Ho anche
intitolato un romanzo, a
una suocera atipica. Il fatto
è che la suocera sconta un
pregiudizio di antica data,
che la inchioda a una
reputazione di portatrice
di zizzanie familiari,
costruita per intromissioni
e apprezzamenti non
richiesti. Festeggiare la
suocera può allora essere
un’occasione di riscatto,
un esorcismo collettivo di
affrancazione dal
pregiudizio. Liberiamo le
suocere dal fisco culturale
che le opprime.
Cancelliamo il loro debito.
E che peste non le colga.
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SUDOKU DIABOLICO
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Altri giochi su www.corriere.it
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Come si gioca
Bisogna riempire la
griglia in modo che ogni
riga, colonna e riquadro
contengano una sola
volta i numeri da 1 a 9
LA SOLUZIONE DI IERI
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Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
CRONACHE
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#
Le date
● Continuano,
oggi e domani,
gli
appuntamenti
del Tempo delle
Donne alla
Triennale di
Milano,
organizzati dal
blog del
Corriere
La27ora,
IoDonna,
ValoreD e con la
partecipazione
di We-women
for Expo.
Incontri con
scrittrici e
scrittori,
inchieste e
teatro,
workshop
professionali e
laboratori per
ragazzi
● L’idea è che
— adesso —
qualcosa stia
cambiando per
le donne e che
questo
cambiamento
possa essere
accelerato,
curato, diffuso
attraverso la
partecipazione
di tutte e tutti e
azioni, piccole e
grandi, per
costruire un
vivere migliore
Ecco il tempo delle donne
Cortina
Il sindaco
rientra dall’esilio
«Bello sentire
aria di casa»
Aperta a Milano la tre giorni di eventi. In tantissimi in sala e sui social
Il ministro Pinotti: «Fine delle contrapposizioni, ora c’è più solidarietà»
Non si è aperto con un
discorso, ma con delle letture. Il
Tempo delle Donne è iniziato ieri
alla Triennale di Milano con le
parole, tra gli altri, di Italo Svevo,
di Simone de Beauvoir, di Oriana
Fallaci e di Helen Zimmern, corrispondente del Corriere di fine
Ottocento. Ma sul palco dove si è
inaugurata la tre giorni organizzata dal Corriere della Sera e dedicata alle donne (ma pensata
per essere ugualmente interessante per gli uomini) sono arrivate anche le parole del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, che ha ricordato:
«La parità di genere non riguarda solo le donne, così come le
battaglie per dare a tutti i cittadini una vita decorosa non riguardano solo i poveri, le lotte per la
libertà politica non sono esclusiva dei dissidenti, quelle per la
tolleranza non toccano solo le
minoranze».
Un messaggio che è sembrato
condiviso vista la quantità di
contributi e commenti che hanno affollato ieri i social network
(compresi i tweet «d’autore» di
Laura Pausini, Ligabue, Emma,
Eros Ramazzotti e Gianna Nannini. Jovanotti ha invece mandato
un videomessaggio) e considerati anche i posti spesso esauriti
MILANO
dei diversi incontri in Triennale.
Come quello che ha visto protagonista il ministro della Difesa
Roberta Pinotti, che ha parlato di
Libano, Isis ma anche di come
stiano cambiando i rapporti tra
donne: «La contrapposizione
viene meno, c’è più solidarietà».
Quella che, ad esempio, si è vista nelle storie di donne, cibo e
sostenibilità raccontate nelle inchieste fatte in collaborazione
con We-Women for Expo, ma anche la stessa che si è respirata nel
Su Twitter
Commenti, foto
e cronache in
tempo reale: per
tutta la giornata
di ieri l’hastag
#tempodelledo
nne è stato tra i
più rilanciati su
Twitter. Tra i
tantissimi tweet,
ne abbiamo
scelti tre
Il saluto di Napolitano
«La parità di genere non
riguarda solo le donne
così come la libertà non
tocca solo i dissidenti»
pubblico (spesso molto giovane)
accorso per assistere alle conversazioni con Paola Cortellesi o Sabina Ciuffini. Momenti di spettacolo, di interviste e di workshop
pensati per adulti e per bambini.
Per ogni categoria, il fiore simbolo di questo evento il cui scopo
è «partecipare al cambiamento»,
prende un colore diverso.
Quello viola, dedicato alla formazione, è stato tra i più gettonati, segno forse del desiderio
che c’è di imparare, di approfondire. Nell’appuntamento di ieri a
cura di Valore D e dedicato all’economia positiva è stato proiettato un video di Jacques Attali,
presidente di PlaNet Finance
Group ed è intervenuta Luisa Todini, presidente di Poste Italiane,
che ha detto: «Le donne sono
portatrici di un capitalismo solidale e non relazionale, con ricadute benefiche sull’intera collettività. Un loro maggior coinvolgimento genera vantaggi sistemici,
quindi anche economici, non solo morali o filosofici». Si è discusso, imparato e si è perfino
fatto il pane: le gemelle Simili
hanno impastato e incantato la
platea. Ma questo è stato solo il
primo giorno.
Chiara Maffioletti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
CORTINA D’AMPEZZO ( BELLUNO) «È
Gli ospiti
Quattro
momenti della
giornata di ieri
del Tempo
delle Donne,
alla Triennale
di Milano
Dall’alto, in
senso orario:
l’attrice Paola
Cortellesi
intervistata da
Paola Piacenza,
Ilaria D’Amico,
Cristiana
Capotondi e il
ministro della
Difesa Roberta
Pinotti (foto di
Guido
De Bortoli)
● Tra gli eventi
«Chiedimi se
sono bella»
(oggi, tutte le
informazioni a
pagina 35),
«Storie di
donne, di
architettura e di
design dal
1961» (domani,
info a pagina
39) e «Liberi
tutti (di trovare
nuovi equilibri).
Condivisione
domestica e
nuove
paternità»
(domani, info
pagina 41)
bello respirare aria di casa.
Porto con me tanta voglia di
normalità». Il sindaco di
Cortina Andrea Franceschi
(foto) sta per tornare dall’esilio
al quale era costretto per le
vicende giudiziarie che lo
coinvolgono e su Facebook
lascia trapelare l’entusiasmo.
Un anno e mezzo senza poter
mettere piede nel proprio
paese. Una misura cautelare, il
divieto di dimora, che scadrà il
3 ottobre. E c’è chi dice che
andranno a prenderlo in
carrozza. Con Cortina però
fortemente divisa. Franceschi
non vuole aggiungere altro. Il
sindaco è in esilio per le accuse
di aver pilotato un bando sui
rifiuti e di aver fatto pressioni
sul comandante della polizia
perché riponesse autovelox ed
etilometri in campagna
elettorale. Tornerà a casa, ma il
percorso giudiziario è ancora
lungo, perché il processo che lo
vede imputato con altri
rappresentanti
dell’amministrazione comunale
e con un imprenditore è solo
alle fasi iniziali e la prossima
udienza è fissata per il 14
gennaio. Il caso scoppiò il 24
aprile 2013 con l’arresto di
Franceschi e la successiva
detenzione ai domiciliari,
convertita poi in esilio. Dopo la
focosa autodifesa del primo
periodo, con anche la
pubblicazione di un libro al
veleno e le scorribande in varie
località per la sua
presentazione, i toni adottati da
Franceschi sono stati più
moderati. Più rari anche i suoi
interventi su Facebook, come
quello in cui anela alla
normalità. O l’ultima
esortazione l’11 settembre
scorso in polemica col
Trentino: «Venite in vacanza
nelle Dolomiti bellunesi, noi
non uccidiamo le mamme
orse». Ad aspettarlo troverà un
clima caldo, diviso tra i fautori
delle sue dimissioni, mai prese
in considerazione dal sindaco,
e i suoi sostenitori a oltranza.
Massimo Spampani
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Tutti in fila per l’iPhone 6. A Roma lanci di uova e farina
Arriva in Italia il nuovo modello di smartphone Apple. Via libera a tablet e cellulari sugli aerei
Ore d’attesa, lunghe code
davanti ai negozi Apple, poi gli
applausi ai primi clienti con in
mano i loro trofei. Anche ieri il
solito copione per il debutto in
Italia dell’iPhone6. Con l’unica
«novità» a Roma, dove i ragazzi del Blocco studentesco hanno sorpreso gli aspiranti acquirenti con il lancio di farina e
uova.
E tutto questo nel giorno in
cui l’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha dato il
via libera all’utilizzo di apparecchi elettronici (non solo telefonini, ma anche tablet e altri
dispositivi che sono in grado
di connettersi a Internet) durante tutte le fasi del volo, dal
21
I Paesi in cui
è uscito ieri
il nuovo
telefonino della
Apple
10
I milioni di
esemplari dei
nuovi modelli
venduti nei
primi tre giorni
decollo all’atterraggio.
Per quanto riguarda l’iPhone, file disciplinate ovunque e
una predilezione per il modello «Plus», quello più grande, la
vera novità di Apple. «Ho preso
un giorno di permesso al lavoro per arrivare qui in tempo —
ha detto ai giornalisti Ginevra,
tra le prime all’Apple store di
Roma. — Ho preso il Plus. A
mio parere non c’è un telefono
migliore sul mercato». Anche a
Milano i clienti hanno preferito il modello più grande, da 5,5
pollici, che ricalca altri concorrenti già presenti sul mercato.
Dopo il lancio internazionale del 19 settembre, i nuovi melafonini sono arrivati ieri nel
nostro Paese e in altre 20 nazioni. Quest’anno ci sono state
file distinte per chi aveva preordinato l’iPhone online con il
servizio specifico «Prenota e
ritira». La preferenza per
l’iPhone 6 Plus si era manifestata già nei preordini sul web
(un modello che nella sua versione «top» da noi costa oltre
mille euro).
Quanto al blitz romano, gli
attivisti del Blocco studentesco
hanno spiegato che è stata
«un’azione goliardica, una presa in giro per “svegliare” una
gioventù ormai assuefatta, attirata da mode dettate da grandi
multinazionali».
Nei negozi I primi clienti entrano nell’Apple store di Torino. Fuori gli altri in fila (Ansa)
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Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
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Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
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●
Il futuro dell’Asia Il continente che sembrava tra i più esposti
a nuovi conflitti si avvia invece, grazie agli sforzi dei tre Paesi
principali, Cina, India e Giappone, a un periodo di stabilità
e di prosperità i cui benefici si rifletteranno sull’economia globale
ANALISI
& COMMENTI
di Marco Imarisio
Grillo e i soldi
la grande
ossessione
del M5S
S
arà anche vero che i
soldi non danno la felicità, ma aiutano a
cercarla in un sacco
di posti, compresa la politica. Il Movimento 5 Stelle deve molto ai soldi. Con le ruberie e gli sperperi da parte
dell’odiata casta ci ha costruito la propria identità e
le fortune elettorali.
Come tutti i proverbi, anche quello citato qui sopra
ha un fondo di verità. Il denaro resta l’ossessione di
Beppe Grillo e dei suoi adepti. È l’unico filo capace di
cucire un movimento che ormai mostra tremendi problemi di coesione, mascherati all’interno dall’appello
continuo alla propria diversità di portafoglio e all’esterno dalla marginalità
alla quale si è condannata
la seconda forza del Paese.
Nel maggio 2013, all’indomani del colpo grosso alle
elezioni politiche, Beppe
Grillo fu costretto a varcare
la soglia dell’odiato Parlamento proprio a causa delle
diatribe pecuniarie dei suoi
onorevoli. Non è cambiato
molto da allora. All’interno
di M5S sembra che si discuta di un solo argomento.
Avanti così e al padre fondatore toccherà un altro
viaggio a Bruxelles dopo
quello fatto a braccetto di
Nigel Farage. Gli europarlamentari di M5S, poco entusiasti della convivenza con
il leader dell’ultradestra inglese e delle gerarchie imposte da Gianroberto Casaleggio, in questi giorni vengono richiamati all’ordine mediante ricorso alla clava
della diaria e delle indennità.
La questione della «roba» produce infatti riflessi
pavloviani nei militanti di
M5S e l’installazione immediata della pubblica gogna.
Al tempo stesso rappresenta il punto forte e la debolezza di M5S, è cartina di tornasole di una mancata crescita. La rinuncia ai soldi
pubblici è sacrosanta ma
non può venire usata per illudere che una volta lasciata a bocca asciutta la politica l’Italia entrerà in una
nuova età dell’oro. Magari
fosse così. Il vil denaro è
benzina per l’indignazione,
ma non può costituire l’unica ragione sociale di un movimento votato da un italiano su quattro. Altrimenti diventa davvero sterco del
diavolo. Una condanna, come tutte le ossessioni.
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n Ucraina la Russia intensifica la sue pressioni, in
Siria e in Iraq i jihadisti raccolgono i loro eserciti,
mentre in Africa occidentale l’epidemia di Ebola
semina morte: è palese che stiamo entrando in
una fase estremamente turbolenta e che i governi
occidentali fanno fatica a tenere il passo con gli avvenimenti. Ma in un’altra parte del pianeta si profila uno scenario più ottimistico. La forte leadership
dimostrata da Cina, India e Giappone — i tre principali mercati nella regione più importante per il
futuro dell’economia globale — ci offre uno spaccato promettente. Xi Jinping in Cina, Shinzo Abe in
Giappone e Narendra Modi in India hanno tutti accettato l’enorme scommessa di introdurre nei rispettivi Paesi quelle riforme strutturali essenziali e
ormai non più rinviabili. Stranamente, nessuno di
questi capi di Stato si vede costretto ad agire dietro
la spinta di una crisi, bensì si muove proprio per
evitare future complicazioni.
Nel dicembre 2012, Shinzo Abe è stato eletto primo ministro con una forte maggioranza, e ha saputo sfruttare il suo capitale politico per spingere
un programma conosciuto con il nome di Abenomics, un piano audace per rilanciare la crescita dopo vent’anni di stagnazione. Nel 2013, Xi Jinping è
salito al potere e ha messo in moto le riforme destinate a trasformare l’economia cinese, sino ad ora
finalizzata all’esportazione, in un modello più sostenibile, basato sui consumi interni. A maggio, la
vittoria travolgente di Narendra Modi ha evidenziato il forte sostegno popolare a un programma di
governo indirizzato a riportare la crescita economica dell’India a livelli che non si vedono da anni.
In tutti e tre questi Paesi le aspettative sono altissime. I tre capi di Stato devono affrontare tanto
le resistenze dei poteri costituiti, che temono di
perdere i loro privilegi, quanto le lungaggini di sistemi complessi. Gli americani e gli europei non
possono aspettarsi da questi Paesi grandi aiuti per
far fronte alle crisi in Medio Oriente, in Africa occidentale o in Europa dell’Est, ma gli sforzi compiuti
per rilanciare la crescita economica e riportare una
certa stabilità nel Sud e nell’Est asiatico sono preziosi e i loro effetti benefici si rifletteranno sull’economia globale. Tuttavia, non facciamoci illusioni, potrebbero esserci sorprese anche da questa
regione. Di tanto in tanto, la Cina e i suoi vicini
continueranno a scambiarsi dichiarazioni provocatorie, e le tensioni con il Vietnam e le Filippine
nel Mar Cinese del Sud potrebbero far innalzare
nuovamente il livello di guardia. In questo momento, peraltro, i capi di governo di Cina, Giappone e India si rendono conto di avere ciascuno un
forte interesse nella stabilità e nel successo degli
altri. Ai primi di settembre, Narendra Modi ha lasciato il Giappone con la promessa di circa 35 miliardi di dollari di investimenti giapponesi nelle
infrastrutture indiane. Pochi giorni dopo, malgrado le scaramucce sul confine indo-cinese nell’Himalaya siano finite sulle prime pagine dei giornali,
Modi ha accolto Xi Jinping in India, e l’annuncio di
una ventina di miliardi di dollari di investimenti
cinesi in infrastrutture e impianti industriali ha
suggellato una nuova intesa commerciale.
La storica rivalità tra Cina e Giappone è la conferma che assisteremo prima o poi a nuovi episodi
di ostilità, scambi di parole dure, e di tanto in tanto a un riacutizzarsi delle tensioni. Nella primavera del 2014, secondo un sondaggio della Pew Research, solo il 7 per cento dei giapponesi si dichiarava ben disposto verso la Cina, allo stesso modo
solo l’8 per cento dei cinesi nutriva sentimenti
amichevoli verso il Giappone. Nel novembre 2013,
i rapporti si sono guastati quando Pechino ha introdotto una Zona di identificazione dell’aviazione militare (ADIZ), che impone a tutti i velivoli di
seguire le istruzioni emanate dalle autorità cinesi,
persino nello spazio aereo di territori contestati. Il
mese seguente, per tutta risposta, Shinzo Abe si è
recato in visita al controverso santuario di Yasukuni, un luogo associato al militarismo e all’imperialismo giapponesi. Eppure, entrambi i Paesi si sono adoperati per scongiurare una escalation pericolosa. Il Giappone ha 23.000 aziende che opera-
BEPPE GIACOBBE
I
● Il corsivo del giorno
LA VIA DELLA SETA
VERSO L’OTTIMISMO
di IAN BREMMER
no in Cina e danno lavoro a dieci milioni di cinesi.
Tanto basta a incoraggiare i due governi a mantenere le tensioni sotto controllo. Per di più, i cittadini di entrambi i Paesi hanno preso a gestire per
conto proprio queste rivalità. A luglio, il Giappone
ha contato un numero record di turisti, grazie soprattutto ai visitatori provenienti dalla Cina. Il raffreddamento delle tensioni tra Cina e Giappone
ha coinciso con la fase cruciale del processo di riforme. Shinzo Abe ha impostato la marcia per affrontare la più difficile delle «tre frecce» del suo
programma — una strategia comprensiva di crescita — e pertanto non può permettersi di distrarre o deludere il suo elettorato con nuove beghe
geopolitiche con la Cina. Xi Jinping ha fatto enormi passi in avanti nella lotta alla corruzione e nei
cambiamenti economici, al punto che i cinesi più
influenti hanno cominciato a contestare il suo
programma.
Xi, Abe e Modi stanno raccogliendo i primi successi e, nel concentrarsi sul superamento degli
ostacoli alle riforme in patria, non hanno alcun
interesse a generare instabilità geopolitica. La situazione si farà pericolosa solo se il processo di riforme dovesse incepparsi per le esitazioni della
leadership o per le proteste dei poteri costituiti.
Per il momento, le tre economie emergenti sono
interessate a conservare buoni rapporti geopolitici con i Paesi confinanti. In un mondo di progressivi sconvolgimenti, l’Occidente dovrebbe far tesoro di questa pausa di cooperazione pacifica e
fattiva.
( traduzione di Rita Baldassarre)
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Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
SCANDALO PEDOFILIA
LA SFIDA DI FRANCESCO
E LA NECESSITÀ
DI UNA CHIESA UNITA
di Mauro Magatti
Giustizia Il Papa
dimostra di meritare
la fiducia del mondo sulla
volontà di combattere
questa piaga, ma si deve
sperare che il clero
resti al suo fianco
L’
11 febbraio 2013 papa Benedetto, comunicando al mondo la sua decisione di rassegnare le dimissioni, dichiarò di non avere più le forze per
reggere la barca di Pietro. Eletto per
effetto di quelle dimissioni, Francesco sapeva fin
dall’inizio che avrebbe dovuto combattere una
battaglia durissima. E che avrebbe dovuto guardarsi le spalle, persino dentro le stesse mura vaticane. Forse anche la scelta di rimanere a santa
Marta, certamente espressione del desiderio di
sobrietà del Pontefice, può essere interpretata
come una decisione volta a togliere i tradizionali
punti di riferimento a chi, sapendosi muovere
felpatamente, sa tessere le proprie trame nelle
stanze della Curia. Sta di fatto che, col passare
del tempo, papa Francesco ha fatto capire che
non è disposto a fermarsi davanti a nessuno: la
buona battaglia va combattuta ovunque, anche
dentro il Vaticano se serve.
La giustizia deve fare il suo corso, in ogni caso.
E nessuno può essere considerato colpevole prima di una condanna. Tuttavia, le notizie trapelate in questi giorni, al di là delle responsabilità
personali che rimangono da accertare, aprono
uno squarcio impressionante. Gli ingredienti alla base dello scandalo che colpisce oggi il Vaticano sono la perversione sessuale mediata, accentuata e rilanciata dall’uso degli ambienti informatici in una cornice di rapporti e scambi transnazionali. Da un lato, quell’attrazione fatale nei
confronti dell’eccesso. Come se fosse possibile
sentire ancora qualcosa solo oltrepassando qualsiasi soglia e valicando persino il senso minimo
della umana dignità. Dall’altro, l’accumulo di migliaia di immagini negli hard disk dei computer,
a formare una triste collezione che non è difficile
pensare servisse poi per alimentare incontri e
sostenere la rete degli scambi con i propri sodali.
Quest’ultima vicenda chiarisce che nessuno è
immune dai virus che imperversano nella contemporaneità. Non c’è posto al mondo che può
pretendere di esserne protetto. Tutti sanno che
la Chiesa cattolica in questi decenni ha combattuto, in solitudine, un’impegnativa battaglia in
favore della vita e della famiglia, convinta che la
profonda trasformazione dei costumi sessuali,
intrecciandosi con formidabili innovazioni tecnologiche, conduca a un grave impoverimento
antropologico. Il fatto che tra i preti e persino tra
i vescovi siano venute alla luce non solo le pratiche omosessuali ma anche e soprattutto un numero impressionante di casi di pedofilia in tutto
il mondo, non vuol dire che le ragioni della Chiesa non siano valide. Anche se ciò certamente ne
indebolisce la credibilità.
Ovviamente, sarebbe capzioso fare di tutta
l’erba un fascio e condannare la Chiesa in quanto
tale per gli errori di alcuni suoi membri, per
quanto autorevoli. E, tuttavia, sarebbe ugualmente sbagliato liquidare la questione parlando
di casi isolati. La sfida lanciata dalla cultura contemporanea — con cui la Chiesa non si è stancata di misurarsi in questi anni — è così potente e
penetrante da far vacillare la stessa barca di Pietro che, come tutti noi — le nostre persone, le
nostre famiglie, le nostre istituzioni —, è esposta a forti venti disgregativi. Papa Francesco, con
la sua fede profonda, sincera e popolare, lo sa. E
sa che il processo iniziato non si può più fermare, benché il rischio sia grande. Con quest’ultima
incriminazione, Francesco mostra di meritare la
fiducia del mondo intero circa la buona volontà
della Chiesa cattolica di combattere risolutamente questa piaga; ma, allo stesso tempo, vuole
riaffermare uno spazio di autonomia e di responsabilità che non può essere delegato a nessuno. Per riuscire a procedere su questa strada,
Francesco deve avere sangue freddo, determinazione, lucidità. Ma ha bisogno dell’appoggio di
tutto quel popolo che gli mostra straordinario
affetto ogni volta che esce dai palazzi vaticani.
Si deve sperare che anche il clero e le gerarchie siano, senza indugio e nella sostanza, al suo
fianco. Mai come oggi la Chiesa ha bisogno di essere unita attorno al suo pastore. Il bene della
Chiesa, a cui molti si sono inadeguatamente appellati per nascondere e sminuire il problema, è
solo quello delle verità. E, dove necessario, del
pentimento. È la situazione che lo esige.
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●L
29
DE MAGISTRIS NON MOLLA
FINE DEL GIUSTIZIALISMO
COMMENTI
DAL MONDO
Cosa vuole
(veramente)
l’iraniano Rouhani
●
❞
«L’ascesa dello Stato
islamico in Iraq e Siria
sta fornendo a Teheran un
nuovo e solido strumento
per portare avanti i propri
obiettivi di politica estera»,
scrive Majid Rafizadeh,
presidente dell’International
American Council su Al
Arabiya. All’indomani del
discorso all’Onu del
presidente dell’Iran Hassan
Rouhani, lo studioso iranoamericano nota il clima assai
diverso dai sorrisi di un anno
fa. Rouhani è criticato per
non aver ampliato diritti e
libertà in Iran, ma punta sulla
lotta all’Isis, in cui è alleato
degli Usa, per difendere il
suo programma nucleare.
Vi spiego perché
Tony Blair
è un’icona gay
Streisand, Annie
●
❞ Barbra
Lennox... e Tony Blair. Tra
le 30 icone gay degli ultimi 30
anni scelte dal Gay Times c’è
anche l’ex premier britannico,
e Benjamin Butterworth,
giornalista della rivista,
spiega sul Guardian perché:
Blair «ha lottato per i nostri
diritti», dalla fine della
Section 28, legge che
discriminava i gay nelle
scuole, all’inizio delle unioni
civili. «Ci ispirò tutti dicendo
in tv che non c’era nulla di
sbagliato nell’essere gay».
Certo, aggiunge il giornalista,
«non è solo merito suo». Nel
1983 il 53% degli inglesi
reputava anormale essere
gay, oggi lo crede il 22%.
Quell’amicizia
tra Holder
e Obama
nel difendere i
●
❞ «Forte
diritti civili, debole sul
piano delle libertà civili». Tra
le opinioni sui 6 anni come
ministro della Giustizia di Eric
Holder, che si è dimesso ieri,
c’è quella, su Usa Today, di
Jonathan Turley. Il docente
di Legge dell’Università di
George Washington, vede
nella carriera di Holder una
«storia di successo»: primo
afroamericano in quel ruolo,
coraggioso nell’affrontare la
questione razziale. Ma lo
critica per tante altre scelte,
legate all’aver appoggiato
«da vero amico» Obama
«che avrebbe però tratto più
vantaggio da un ministro più
distaccato da lui».
a cura di Viviana Mazza
uigi de Magistris che si
inchioda alla poltrona
di sindaco malgrado le
disposizioni della legge
Severino, che inveisce,
ex magistrato d’assalto, contro
una sentenza della magistratura,
che resiste sì, ma come un politico qualunque, come un politico
che avrebbe messo volentieri ai
ceppi, è il simbolo della fine di
una stagione: quella del giustizialismo forcaiolo, arrembante,
aggressivo, santificato da un’intransigenza di ispirazione giacobina.
Avremmo potuto aspettarcelo
da un politico tradizionale, oppure avvezzo a denunciare le intrusioni e gli sconfinamenti della
magistratura «politicizzata», ma
non dal Torquemada delle inchieste che volevano purificare
l’Italia da ogni malaffare no. Non
per un omaggio astratto alla coerenza, che pure avrebbe una sua
nobiltà. Ma per il rispetto che si
deve a una storia. Anche alla mitologia: alla leggenda di una Giustizia immacolata e audace desti-
nata a liberare il popolo dal Male
che ha inquinato le istituzioni.
Cruciale in questa costruzione
mitologica, di cui il de Magistris
magistrato ha voluto essere
l’estrema e più oltranzista incarnazione, è la sacralità degli atti
giudiziari, e ovviamente della
Legge. La legge Severino, però,
sebbene invocata per il Nemico,
viene liquidata come un crudele
automatismo senza anima. E la
stessa sentenza di condanna in
primo grado, dunque appellabile come per qualsiasi altro cittadino, viene da de Magistris delegittimata alla stregua di una rappresaglia politica. È il cuore dell’ideologia giustizialista ad
essere colpito. Vent’anni di ideologia che trovano la metafora del
loro esaurirsi in un sindaco che
si appella alla «strada» in antitesi
alle istituzioni. Qualsiasi decisione verrà presa, resta il vulnus a
un’immagine e a una retorica.
Vent’anni e passa che non potevano finire nel modo peggiore.
Pierluigi Battista
© RIPRODUZIONE RISERVATA
RIFORMA VUOTA TASSA INIQUA
NIENTE IVA PER IL NO PROFIT
U
na campagna d’opinione contro l’Iva sulla beneficenza ha riportato il mondo del
no profit al centro dell’agenda politica, ma l’imbarazzato silenzio del governo non
promette niente di buono per rimuovere questo assurdo balzello
su chi fa del bene. Mentre nel resto d’Europa si punta sulla defiscalizzazione delle donazioni, il
decreto legge per ridisegnare il
welfare italiano rischia di essere
una scatola vuota, con una copertura finanziaria insufficiente e
poco coraggio nell’innovazione.
Se questa è la risposta al deficit d’attenzione nei confronti del
Terzo settore, la strada da fare è
ancora in salita. Invece di spingere il no profit a un salto di qualità
per avviare al meglio l’azione di
supplenza nei servizi alla persona, nella ricostruzione di scuole
e ospedali, nella salvaguardia dei
patrimoni artistici, la politica italiana rimaneggia generiche linee
guida e rinuncia a responsabilizzare associazioni e cittadini nel
volontariato sociale. Un percorso
che si può agevolare, come avviene in altri Paesi europei e negli
Stati Uniti, dove le donazioni sono deducibili dalle tasse e le
Onlus non devono pagare gabelle. L’Iva incassata dallo Stato con
l’aliquota al 10 per cento (come
nel caso denunciato dal Corriere
per il polo scolastico del Comune
di Cavezzo, distrutto nel terremoto dell’Emilia) è un’iniquità che
scoraggia la generosità. Per questo la campagna no profit no Iva
va avanti. Per aiutare chi governa
a non commettere un altro errore, come la chiusura dell’Agenzia
del volontariato (lo fece il premier Monti) che oggi sarebbe
utile per verificare la correttezza
dei comportamenti di Fondazioni e associazioni.
Eliminare l’Iva, evitando tassazioni penalizzanti a chi fa del bene è un provvedimento semplice
e concreto: non è una perdita,
ma un’opportunità.
Giangiacomo Schiavi
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LA RIVINCITA DEI MESTIERI
FRUTTO FELICE DELLA CRISI
S
ta tornando di moda una
parola antica: mestiere.
La genealogia è nobile,
viene dal latino ministerium, ossia servizio pubblico, ufficio. Dal Medioevo all’età moderna, mestiere significò
«esercizio di un’arte». Nella seconda metà del Novecento la parola si è svilita. Il lavoro nobile è
diventato «professione», il mestiere un’attività ripetitiva, faticosa. Con la proliferazione dei
contratti precari e dei mini jobs,
il termine ha però riacquistato
credito. Sono nate molte iniziative volte a insegnare ai giovani
vecchi e nuovi mestieri, appunto: gelataio, orefice, mobiliere,
ma anche webmaster, esperto di
social media, operatore grafico.
Una delle esperienze più di
successo è quella di Piazza dei
Mestieri, a Torino. Si tratta di
una Fondazione che offre formazione e percorsi di inserimento
nel lavoro, soprattutto ad adolescenti. La «piazza» è sia un luogo
reale (al centro di una ex conceria) sia ideale: una modalità di
incontro e scambio fra partecipanti. Nelle aule della Fondazione negli ultimi 10 anni sono passati più o meno 3.000 ragazzi e
ragazze (per la metà provenienti
da famiglie disagiate). Dopo il
corso, l’85% ha ottenuto un inserimento lavorativo immediato.
Dal 2011 Piazza dei Mestieri ha
aperto una sede a Catania, che ha
già coinvolto 400 giovani. La settimana prossima a Torino la Fondazione celebra il proprio decennale: ne ha senz’altro ragione.
Iniziative simili stanno diffondendosi anche nell’istruzione
superiore. In Brianza ha aperto
una scuola di specializzazione
per il settore legno-arredo. A
Pollenzo si allevano chef di eccellenza mondiale. Il rafforzamento della formazione «di mestiere» è condizione indispensabile per risolvere il dramma della
disoccupazione giovanile. E si
tratta di una sfida per tutti: governo, imprese, sindacati e organizzazioni della società civile.
Maurizio Ferrera
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
30
D E S I G N
P O R T R A I T.
Charles, sistema di sedute disegnato da Antonio Citterio. B&B Italia Store Milano, via Durini 14 - T. 02 764441 - [email protected] - www.bebitalia.com
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
Tempiliberi
Benessere
Viaggi
Food
Moda
Fonte Women in business
2014 Grant Torton
31
Ecco che cosa fanno le manager
IMMAGINE
Solo il 34% delle aziende nel mondo ha lo stesso
numero di uomini e donne tra i dipendenti laureati.
Il 12% dei Ceo è donna. Suddivise così nei settori
Tecnologia
Costruzioni
Design
3%
12%
Tecnologia
Industria
Green
Economy
22%
16%
Famiglia
In mare
Zilla Van Den
Bon, olandese
di 25 anni, si è
fatta
fotografare nel
mare limpido
della
Thailandia. In
realtà la foto è
un falso: la
ragazza l’ha
creata con
Photoshop e ha
pubblicato
l’immagine sui
social network,
ricevendo molti
«mi piace»
Le informazioni da Google e Wikipedia, il photoshop e poi tutto su
Facebook e Twitter: come si confeziona un’esistenza virtuale
Vivere per finta
I bugiardi di Internet
Dao e Stacey Smith, due artisti di Brooklyn. Per questo spopola il loro Instasham, dove si può scegliere
tra migliaia di foto «cool» e caricarle sulla propria
galleria di Instagram. Un modo per fare gli «splendidi». Anche se la vita vera è più «grigia». Un divario
raccontato bene da Shaun Higton nel cortometraggio «What’s on your mind» dove l’esistenza piatta
del protagonista diventa entusiasmante quando viene raccontata sui social network.
«Abbiamo sempre fornito una presentazione selettiva di noi stessi, il web ha solo accentuato questa
caratteristica», commenta il sociologo Adam Arvidsson, docente di Etnografia digitale e Digital media and global communication all’Università Statale
di Milano. Per Arvidsson «identità reale e digitale
sono sovrapposte. Siamo quello che pubblichiamo
su Facebook, Twitter, Instagram, LinkedIn e i nostri
account sono il nostro biglietto da visita, nella so-
di Leonard Berberi
B
lagoveshchensk è una città curiosa. Calda
d’estate e freddissima d’inverno. Piace
perché è l’ultimo segno di vita dell’estrema Russia. La Cina è a meno di duecento
metri, al di là del fiume Amur. A Blagoveshchensk è deliziosa la parte lungo il corso d’acqua:
costruzioni in mattoni rossi, rifiniture in bianco, un
grande arco con simboli comunisti che guarda alla
città (cinese) di Heihe, dall’altra parte. Se poi volete
assaporare un pezzo d’Unione Sovietica basta andare all’interno: palazzi grigi, mosaici che emanano
patriottismo. Però senti di essere alla fine del mondo. Un po’ come a Cochrane, altro centro abitato alla
fine del pianeta, nel sud del Cile, a pochi chilometri
dalla Patagonia e dall’Argentina. Il cuore di Cochrane è fatto di cinque strade orizzontali che s’incrociano con otto verticali e una obliqua. L’aria è frizzantina, le case e le baracche sono basse e colorate, tutt’intorno c’è molto verde e un fiume accidentato.
Magari fatelo un salto a Blagoveshchensk e a Cochrane. Noi però non ci siamo andati. Non fisicamente, almeno. Anche se l’impressione che abbiamo dato forse è stata quella. Le informazioni le abbiamo trovate sui motori di ricerca. Le temperature
su Wikipedia. Le strade su Google Maps. L’«architettura» delle città su Google Street View. Potevamo
raccontare il nostro (finto) viaggio pure su Facebook o Twitter, Instagram o Pinterest. O rendervi
Single
In Thailandia (a casa)
Altre due foto dalla giovane
olandese: in questa sopra ha tolto
il volto di uno dei protagonisti e
l’ha sostituito con il suo
partecipi dei nostri pseudo-spostamenti con Foursquare: sarebbe bastato manipolare il Gps del telefonino. Potevamo pure parlare via Skype. Non l’abbiamo fatto. A tutto questo ci ha già pensato Zilla
Van Den Bon, un’olandese di 25 anni. Qualche settimana fa ha fatto credere a parenti e amici di essere
in vacanza in Thailandia. Si è fatta «immortalare»
nel mare dell’Estremo Oriente e tra i monaci buddisti. Poi ha pubblicato le foto sul web. Ma da casa sua,
ad Amsterdam, non s’è mai mossa. Le sono bastate
un programma di fotoritocco e i profili social per ingannare tutti. «Volevo dimostrare come tramite i social media manipoliamo la nostra immagine e creiamo un “mondo online” poco reale», ha commentato lei.
La nostra vita (digitale) in bilico tra realtà e finzione. Tra ciò che facciamo e ciò che vorremmo fare.
Intanto un po’ la «abbelliamo». Soprattutto con le
istantanee. Che, oggi, costituiscono una «prova».
Fotografo e pubblico. Dunque è «vero». Ryan Broderick, giornalista del sito Buzzfeed, qualche mese fa
ha raccontato la sua finta presenza al Coachella Festival, uno dei più famosi appuntamenti di musica
elettronica. Poi ha dato 19 consigli su come dire attraverso i social network di esserci stati. Dimostrando che si può essere dei «bugiardi digitali».
«Viviamo in una società che si fa conoscere, e
spesso si vanta, attraverso i pixel», sostengono Andy
Esperimenti pericolosi
Una ragazza olandese ha simulato una
vacanza in Thailandia. Ci hanno
creduto tutti. La domanda è: perché lo
facciamo? Risposte ed effetti collaterali
cietà e nel lavoro». È qui che pubblichiamo in maniera selettiva ciò che ci riguarda. «Serve al nostro
self branding». E siccome la reazione degli altri — i
«mi piace», i retweet — è immediata, si innesca un
meccanismo di competizione. «E questo ci porta
pure a mentire». Da una ricerca (in corso) del Centro Studi Etnografia Digitale emerge, per esempio,
che tanti ragazzi sostengono su Twitter di essere fan
degli One Direction «soltanto perché questo aumenta i follower».
Però se le bugie vengono scoperte «scatta un
meccanismo di “punizione” che arriva fino alla cancellazione di ogni legame sui social media», avverte
Arvidsson. «Non è un caso che Second Life sia fallito
in pochi mesi. I profili falsi hanno allontanato gli
utenti». Insomma: mentite sì, se proprio non potete
farne a meno. Ma con moderazione. E, possibilmente, con dei complici. Digitali.
@leonard_berberi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
di Antonella Baccaro
IL VERO SEGRETO
DI CHI STA INSIEME
CINQUANT’ANNI?
RICOMINCIARE
«F
orse dovresti scrivere
due parole, visto che
sei del mestiere». Il
prete mi guarda fisso
e non mi molla. «Dice?» domando.
«Dico» sentenzia. Amen. Cinquanta
anni di matrimonio dei miei, una
cerimonia per consacrarla, e io, una
figlia single che ha superato gli anta,
a cercare le parole giuste per celebrare un vero caso di vero amore.
Posso passare la mano per manifesta incompetenza? No, non posso.
I miei sono seduti davanti, emozionati ma serenamente rocciosi, come
sempre, vestiti da festa, gli amici di
una vita intorno e io, per una volta,
sono a corto di parole.
Silenzio, occhi che già un po’ brillano intorno. Cerco mia sorella al
primo banco che mi sorride, incoraggiante. Visualizzo un titolo per
aiutarmi, come faccio al lavoro
quando sono confusa. Opto per «La
formula per durare». Pronti, via.
«Ho avuto quasi 50 anni per studiarla la formula per durare 50 anni.
Ho preso appunti non appena ho capito di trovarmi davanti a un caso
promettente, diciamo 25 anni fa,
quando eravamo di nuovo insieme
per festeggiarli. Li ho osservati cercando di acquisire un punto di vista
oggettivo, non da figlia. Ho scritto,
cancellato, riscritto, elaborato. Il risultato sono tre punti che vi elenco,
certa che ciascuno di voi avrebbe saputo fare di meglio:
1) credere fermamente che la vita
insieme sia migliore
2) credere insistentemente che la
vita con lui/lei sia migliore
3) fare in modo che lo sia, esercitando alternativamente sincero sostegno dell’altro, giocoso distacco
dall’altro.
Mica facile, direte. Non lo dite a
me che mi sono già persa al primo
punto. Non facile, ma possibile, evidentemente.
Io non posso dire di più, ma se
accettate una considerazione un po’
meno spassionata, credo che il
quarto punto segreto, quello che mi
❞
Credere
che la vita
con lei/lui sia
migliore: le
3 regole, più
una quarta
segreta
è stato celato perché non mi spaventassi, è proprio questo: non è facile.
Qualcuno lo ha detto meglio di me:
«La costruzione di un amore è come
un altare di sabbia in riva al mare».
Occorre metterlo in conto, e avere la
voglia e la forza di ricominciare tutte
le volte che l’onda lunga spazza via
tutto. Bisogna essere forti e un po’
visionari, come quelli che camminano senza guardarsi mai indietro ma
nemmeno controllando ossessivamente quanto manca al traguardo.
Oggi la bandiera dei 50 sventola
per loro, ma sono sicura che neanche l’hanno vista sfilandoci davanti
a passo svelto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
32
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
TEMPI LIBERI
Moda
Le sfilate di Parigi
Sul Canale
Non solo Amal
Le spose di ieri
(e di domani)
www.corriere.it/moda
Da Jacqueline alla signora Clooney
Occhi puntati sull’abito di Amal Alamuddin, che oggi
sposa George Clooney a Venezia. Michela Proietti
ripercorre con una fotogallery gli abiti nuziali che
hanno fatto storia: dal vestito «controcorrente» di
Jacqueline Kennedy disegnato da una stilista nera a
quello da fiaba di Lady Diana, commissionato alla
coppia di esordienti David ed Elizabeth Emanuel.
Panoramica sulle ultime, con la novità del vestito da
utilizzare anche dopo le nozze.
Beckham: «Basta, sto invecchiando»
Quando David Beckham (foto) ha appeso le
scarpette da calcio al chiodo, l’anno scorso, alle
legioni di fan restava la consolazione delle
campagne pubblicitarie del calciatore bello come
un modello, che dopo aver posato per Armani ha
lanciato una sua linea di biancheria in
collaborazione con H&M. Adesso però Beckham,
39 anni, annuncia il ritiro: «Sto invecchiando, basta
con la pubblicità delle mutande»
Dai camicioni-lingerie alla tuta da astronauta: in passerella
l’excursus di Raf Simons per «arrivare ad un futuro nuovo»
L’invito a scucire e ricucire di Martin Margiela
U
n po’ come il dottor Who, che viaggia nei secoli per
cambiare il destino del mondo, così Raf Simons per
Dior va avanti e indietro e oltre nella storia della moda
per «preparare un futuro». Lo stilista ha premuto il
bottone della macchina del tempo solo due volte in luglio, all’haute couture, e ieri allo show del prêt à porter e gli effetti sullo stile della maison si vedranno la
prossima estate. Sicuramente non saranno impercettibili. L’excursus scelto da Simons a partire dal XVIII
secolo, dunque marsine e panier e mantelle, e le contaminazioni moderne, quindi lo spazio, la scuola e lo
sport, è così ampio che l’alternanza dei rimandi lì per
lì confonde, poi incuriosisce. Per convincere ha bisogno di più tempo perché se sono «facili» le tute da cosmonauta, sono meno da miss Dior gli abiti svasati
Le età di Dior
Abiti dal XVIII secolo ad oggi
Come nella macchina del tempo
Tutta pelle
Loewe sfila al Palazzo
dell’Unesco: capi di pelle
lacerata, trattata,
ricamata, arricciata
con il collo montante come certi camicioni lingerie
primi del Novecento. E hanno una silhouette difficile
le gonne con il panier, ma indossate con i body si attualizzano perfettamente. Furbe poi le bermuda ampie da skaters sui lunghi gilet da ancien régime. Belli i
completi nel nuovo micro-jacquard che ricorda lo storico Dior ma è ad effetto 3D. Impeccabili i pantaloni
neri o le lunghe gonne ad A quasi da cavallerizza. Tocco per le nostalgiche dell’artigianato: tutte le scarpe
sono tricottate a mano. «Che cos’è la modernità — si
chiede lo stilista —? Ho voluto partire da un linguaggio che è l’esatto opposto per arrivare a un presente
nuovo». Una bella sfida.
Lavoro sul Dna anche da Loewe (pelletteria spagnola) dove al 29enne Jonathan Anderson è stata data in
I modelli
Le tute da
cosmonauta,
gli abiti svasati
con il collo
montante come
certi camicioni
lingerie primi
del Novecento,
le gonne
con il panier
indossate
con il body, le
bermuda ampie
da skaters sui
lunghi gilet da
ancien régime,
il microjacquard che
ricorda lo
storico Dior
ma è in 3D
mano una nave che vuole ripartire per i lidi del lusso
vero. Location da grandi esordi, il palazzo dell’Unesco,
e parterre da occasioni che contano: in prima fila c’è
Delphine Arnault, figlia di Bernard, patron di Lvmh,
ora proprietaria della griffe e poi tutto il gotha della
moda. L’investitura non può passare inosservata: le
aspettative sono alte. Il giovane Anderson non delude:
con la pelle, che lacera, assemblea, taglia, strappa, ricama, crea abiti sofisticati e primordiali, allo stesso
tempo. Ricorrono i pantaloni a vita alta serrati dalla
cintura dei judoka con una serie infinita di top e bluse.
Non di pelle ma di un nuovo tessuto di cotone, poliestere e fili elastici che con il vapore del ferro da stiro
prende forma, come certi origami, è fatta praticamente tutta la collezione Issey Miyake by Myame. È già da
un po’ di stagioni che la griffe giapponese punta sullo
Steam Stretch ora 3D e l’esperienza sul materiale sta
dando i suoi risultati: dal blazer alle bermuda, dalla
gonna al caban, dalla t-shirt al tubino morbido in infinti colori, dal blu al nero al giallo, sono una nuova e
moderna risposta allo storico plissè. Chez Martin
Margiela è d’obbligo l’esame di coscienza: «Vai nel tuo
armadio, disfa e cuci», è l’invito che sottintende la riflessioni su consumismo e crisi. Così la vecchia maglia
infeltrita diventa un piccolo top, il blazer maschile si
trasforma in un gilet femminile, il cappotto over è creato con un patchwork di tessuti di altri, le gonne sono
asimmetriche perché confezionate con quello che c’è,
la vecchia giacca di pelle è «rinverdita» con margherite dipinte. Messaggio recepito? Allora tutti a procurarsi ago e filo. Alberto Biani, infine, ancora a Parigi con
la sua donna viaggiatrice fra Londra e Jaipur, fra sete e
tagli inglesi: il pantalone con il cavallo basso e la giacca impeccabile da Jeremy Street, l’abito corto e morbido di seta cravatteria drappeggiato come un sahari, il
cappottino di shantung da festa indiana. Very chic.
Paola Pollo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il red carpet di Verona
Cinque top in prima fila
per la danza sul ghiaccio
firmata Intimissimi
Una prima fila da togliere il
respiro, quasi quanto le
acrobazie sul ghiaccio del cast
di medaglisti olimpici, mondiali
ed europei, che si sono esibiti
all’Arena di Verona. Sedute una
accanto all’altra, nella prima fila
di «Intimissimi on ice
Operpop», lo scorso weekend
c’erano 1) la supermodel
brasiliana Ana Beatriz Barros,
attuale testimonial di
Intimissimi, 2) Katsia
Zingarevich, 3) Bianca Balti, già
testimonial Intimissimi, 4) Irina
Shayk (lanciata proprio dal
brand), 5) l’attrice spagnola
Blanca Suarez. Un «front row»
abbagliante, risposta italiana
agli «angeli» di Victoria Secret,
accomunato dalla comune
passione per Intimissimi, anche
nella sua versione «on ice». Lo
show andato in scena sabato
20 e domenica 21 ha
conquistato il pubblico con i
volteggi dei campioni sulle note
delle più famose arie liriche (tra
cui l’Inverno di Vivaldi, Fortunae
Plango Vulnera dai Carmina
Burana, Nessun dorma di
Puccini) e brani pop come Viva
la vida dei Coldplay. Stella dello
show Carolina Kostner che
domenica ha deciso di stupire il
pubblico con una sorpresa: un
tributo alla sua medaglia di
bronzo alle Olimpiadi di Sochi,
con l’interpretazione dell’Ave
Maria, ritenuta una delle sue
migliori interpretazioni. Tra le
superstar della serata Pharrell
Williams, Giorgia, Kiesza e
Anastacia, applauditi da un red
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
TEMPI LIBERI
17 rubini
La «scheletratura» è quella complicazione (termine
con cui si intendono i dispositivi aggiuntivi e le
lavorazioni speciali non strettamente necessarie)
che trasforma la parti metalliche del movimento in
una sorta di merletto. Un tecnico specializzato
proprio in questa complicazione lavora per togliere
materiale da ponti, platine e persino dagli ingranaggi
fin quando i singoli elementi rischiano di rompersi.
Nel passato era un lavoro eseguito lasciando il
tecnico libero di agire come preferiva, ma proprio
L’orologio
che mostra
lo scheletro
di Augusto Veroni
Martin
Margiela
Gessato
Cartier ha aperto una nuova strada, oggi seguita da
molti: quella della scheletratura motivata da ragioni
tecnico/estetiche, come nel grande Tank in cui il
metallo viene traforato per ottenere gli indici in cifre
romane, oppure come in questo Tank «Louis
Cartier», nel quale alla scheletratura si aggiunge
l’illusione che il movimento galleggi nel vuoto. La
platina su cui sono disposti gli elementi del
movimento viene scheletrata fino ad ottenere un
cerchio: un motivo estetico che, al tempo stesso,
Issey
Miyake
Nuovi tessuti
Le stampe con il burqa di Chalayan
Chiude con tre abiti lunghi meravigliosi con
stampate le immagini di donne con il burqa, che
richiamano subito alla memorabile sfilata del ’96
e dedicata al tradizionale abito. Hussein
Chalayan, turco cipriota, ama raccontare il suo
mondo. In passerella ci sono due grandi
Dior
Un modello
di Raf Simons
1
2
3
carpet d’eccezione: Alessandro
Benetton con la moglie
Deborah Compagnoni,
l’imprenditore Massimo Zanetti,
Gerry Scotti e Federica
Panicucci (di nuovo insieme
dopo 20 anni per condurre la
serata televisiva che porterà lo
show su Canale5), Paolo
Bonolis e la fashion blogger
Chiara Ferragni. Un live show
internazionale unico nel suo
genere, partito dall’idea di Giulia
Mancini e sviluppato da Marco
Balich, fautore del successo di
4
5
numerose cerimonie olimpiche
e show su scala mondiale,
Sandro Veronesi, presidente del
gruppo Calzedonia, di cui fa
parte Intimissimi, e Francisco
Negrin, regista dello show.
Applausi anche per Ali Madhavi,
il creativo iraniano che ha
disegnato i costumi ispirati alla
collezione Intimissimi in chiave
«hot», sulla scia dello stesso
claim dello show: «Ice has
never been so hot».
M. Pro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
consente di comprendere meglio come funziona il
bel movimento prodotto dalla stessa Cartier. Il
risultato, in linea con la tradizione della maison degli
orologi «misteriosi», è affascinante, magnetico. Per
comprendere questo aspetto poetico di Cartier
consigliamo la visione dello splendido filmato di
Bruno Aveillan, disponibile da domani anche sul sito
del marchio: splendida realizzazione, con sorpresa
finale. Il Tank LC Squelette costa 44 mila euro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Alberto Biani
La sua
viaggiatrice
Nuovi sguardi
I tre
abiti di
Hussein
Chalayan
33
Loewe
Pelle
arricciata
musharabiya, i pannelli di legno scolpiti e
traforati, bianchi e da li escono le modelle:
indossano occhiali-bandana a poi lunghe tuniche
e cappe e gonne costruite a pannelli asimmetrici,
piccoli short e bluse, plissè e drappeggi, djellaba
moderni e kaftani. «Ho voluto esplorare il mondo
del Maghreb, dalla Spagna al Marocco e ricreare
quel mondo in leggerezza e modernità».
Pa. Po.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
34
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
TEMPI LIBERI
Moda
I protagonisti
Il libro
Duecento scatti
per raccontare
Louis Vuitton
Duecento scatti di grandi fotografi di ieri e di oggi
per la prima volta raccolti in un volume per
raccontare la storia della moda rapportata alla
maison Louis Vuitton: dalle campagne
pubblicitarie agli editoriali pubblicati sulle testate
di moda più influenti.
«Louis Vuitton Fashion Photography» (Rizzoli
International, 100 euro, in uscita l’1 ottobre) è un
excursus temporale che va dagli Anni 50 al
presente con fotografie di Mert Alas & Marcus
Piggott, Henry Clarke, Patrick Demarchelier,
Annie Leibovitz, Peter Lindbergh, Craig McDean,
Steven Meisel, Helmut Newton, Juergen Teller,
Mario Testino, Inez van Lamsweerde & Vinoodh
Matadin. La prefazione del libro è a cura di
Martin Harrison, curatore d’arte e di fotografia.
Un’edizione limitata del libro sarà disponibile
esclusivamente negli store Louis Vuitton e sul
sito della casa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La signora di Marni
«Sono condannata
a sperimentare»
«U
na volta ero in Giappone: in
un’altra boutique, non di
Marni. Una signora mi riconosce e mi chiede se sono
Consuelo Castiglioni. Aveva
una nostra borsa: prende un pennarello e mi
chiede di firmarla. E’ sicura?, chiedo io. Sto per
scrivere il mio nome, un po’ in disparte. Lei mi
ferma: lo vuole più grande, al centro. Ma è proprio sicura? Mi sembrava di rovinarle la borsa».
Difficile trovare clienti con questa definizione di
Consuelo
Castiglioni:
in nove minuti
ti giudicano per
mesi di lavoro
«borsa firmata», altrettanto difficile trovare stiliste che considerano scrivere il loro nome una
specie di atto vandalico. Nel gran «volemose bene» del mondo della moda così prodigo di punti
esclamativi, baci e «adoro» con la «o» finale
prolungata a oltranza, Consuelo Castiglioni non
ha ancora imparato a rispondere a un elogio
senza abbassare lo sguardo con l’imbarazzo dei
timidi, abituati per educazione a non strafare.
E’ il ventennale di Marni e alla sfilata milanese
di domenica scorsa ha fatto vedere una collezio-
La stilista
● Consuelo
Castiglioni (qui
sopra, nel
ritratto di
Stefano
Galuzzi), nata e
cresciuta a
Lugano, ha
fondato Marni
nel 1994. E’
sposata con
Gianni
Castiglioni,
storico
amministratore
delegato del
marchio. La
figlia Carolina
dirige il negozio
online e i
progetti
speciali della
casa.
● Domenica
scorsa, alla
Rotonda
Besana di
Milano, Marni
ha presentato
l’ultima idea di
Carolina: il
Marni Flower
Market (foto in
alto), mercato
dei fiori
benefico con
giochi per i
bambini.
Prossime
tappe del
progetto: Hong
Kong e Tokyo
ne non di grandi successi ma di indicazioni su
dove andrà il marchio, un viaggio dalla tela bianca di un dojo giapponese all’esplosione di colore
delle stampe che l’hanno resa così amata dalle
clienti «affezionate nel tempo: chi apprezza
Marni è perché lo sente vicino a sé».
L’innovatrice che rifiuta i panni di oracolo
perché trova le imposizioni ansiogene, e che
della moda rappresenta l’avanguardia dal volto
umano, ha un’idea di bellezza che va in direzione opposta: «Non impongo niente». E proprio
perché non alza la voce, la si ascolta con maggior
attenzione: che si parli di una sfilata — «una collaborazione di persone che ci mettono l’anima,
nove minuti nei quali sei giudicata per mesi di
lavoro» — o di un evento come il mercato dei
fiori creato da sua figlia Carolina alla Rotonda
Besana poche ore dopo la sfilata. Un mercato
aperto a tutti, specialmente ai bambini, benefico
e sereno nel caos della settimana di sfilate.
«Devi sempre cercare di dare di più, la gente si
aspetta di più, non puoi rifare quella cosa lì, —
spiega Consuelo — Marni deve essere sperimentazione: in tutto, non solo nella moda, anche al
Salone del mobile». Non una condanna ma una
❞
Le aspettative degli altri
Da mia figlia imparo un sacco di cose.
Devi sempre cercare di dare di più, la
gente si aspetta di più, non puoi rifare
quella cosa lì
necessità: «A volte c’è un progetto articolato, a
volte la suggestione di un viaggio: il caso si inserisce e un’idea prende forma».
Collezionista d’arte eclettica, le piace sorprendere: una volta collabora con Richard Prince e
una volta con artisti sconosciuti — e straordinariamente bravi — in Zambia, una volta con Sir
Peter Blake padre nobile della pop art britannica
e della copertina di «Sgt Pepper’s» o Kim Gordon dei Sonic Youth e un’altra con le scoperte
della outsider art lontana dalle gallerie di lusso.
«Il mio lusso, la mia fortuna, è poter fare quello che mi piace in modo naturale, senza imposizioni. Le collezioni sono un work in progress con
la libertà». Sorride quando le si ricorda che potentissime fashion editor straniere atterrano a
Linate e sulla strada dell’albergo si fanno lasciare
all’outlet di Marni dove comprano tutto quel che
c’è, ma il suo orgoglio non è quell’omaggio così
evidente, medaglia al valore fashionista, ma «è
la sensazione di far sfilare cose mettibili e vendibili: quel che sfila arriva nei negozi».
Essere guardata come uno dei punti di riferimento che influenzano il gusto globale nella
moda la mette a disagio perché non vuole dettare regole, «chi veste Marni non vuole far piacere
al fidanzato, non è un’imposizione: devi piacere
a te stessa». Viaggia per pensare e per documentarsi, «ogni viaggio porta qualcosa in più», dal
Sudamerica al Bhutan «dove tutti sono sorridenti, da loro si misura l’indice della felicità: ci vorrebbe nella moda», ma il luogo del cuore è la casa di famiglia a Celerina.
Non ha una musa ma una figlia sensibile e intelligente, Carolina, «da lei imparo un sacco di
cose: mi accorgo spesso di pensare a una ragazza
tipo la Caro, a che cosa può avere bisogno quando esce al mattino». Ama l’immaginazione al
potere di Frank Lloyd Wright e il rigore di Mies
van der Rohe. Come metodo ha la trasparenza:
delle intenzioni, dei mezzi e dei fini. La fotografa
verso la quale continua a tornare è Cindy Sherman, che nella sua carriera ha creato solo autoritratti sotto mentite spoglie, e non sembra educato — perché arrossirebbe — far notare a Consuelo che lei, nella moda, da vent’anni fa esattamente la stessa cosa.
Matteo Persivale
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
TEMPI LIBERI
Moda
Oggi a «Il tempo delle donne»
Cabina armadio
Cosa vuol dire essere belle? Adeguarsi a un’immagine di bellezza
codificata o cercare di esprimere una propria individualità? Se ne
discute al Tempo delle donne oggi alle 16 in Triennale, a Milano,
nell’evento dal titolo «Chiedimi se sono bella», e chi può rispondere
meglio di una bellezza quasi assoluta come Bianca Balti, fra le poche
modelle italiane di eco internazionale? «Quasi» perfetta perché tutte noi
per fortuna, belle e brutte, abbiamo un piccolo difetto, Bianca Balti, per
In bianco
Jessica Chastain, 37
anni, indossa un
«Longue Saison» di
Moncler, ultrasottile
e leggerissimo,
adatto anche
sull’abito da sera
35
Cosa vuole dire essere belle? La risposta di Bianca
esempio, due occhi di color mare e un corpo equilibrato agognato da
stilisti e fotografi nel mondo, si arrovella per una piccola imperfezione,
un po’ di «cellulitina» come la chiama lei. La differenza come sempre la
fa la testa e Bianca sembra averne. Lo potrà dimostrare, discutendo di
bellezza, delle sue croci e delle sue delizie con un intellettuale come
Gian Arturo Ferrari, editorialista del Corriere della Sera e saggista.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il piumino da mettere subito
(al posto del golf sulle spalle)
S
embrava superato a destra dal cappotto più
consono al ritorno del
bon ton nella moda. E
invece rieccolo, in versione rivoluzionata a quattro stagioni. Il nuovo piumino ti traghetta direttamente dall’estate all’inverno, passepartout
da portare anche in borsa,
tecnologicamente adatto a
proteggerti dai primi freddi.
Leggerissimo, di tendenza,
ha sostituito il golfino sulle
spalle, ormai ritenuto antico
anche dagli habitué di Portofino. Il piumino Longue Saison,
lanciato nel 2008, è ormai un cult
anche di Moncler, la griffe del capo antigelo per eccellenza (i primi vennero ideati nel 1954 per
proteggere dal freddo gli operai
dell’azienda nel piccolo stabilimento vicino a Grenoble). La caratteristica è l’estrema leggerezza. Il trattamento anti goccia lo
rende repellente all’acqua, senza
alternarne la traspirabilità. «Per
ogni modello viene studiato un
Sempre più leggero, ci traghetta
nell’autunno. E d’inverno
è ancora utile: s’infila sotto le
giacche, perché il cambio di
armadio non esiste più
coefficiente di riempimento piuma affinché ogni singolo punto
della giacca possa avere il massimo di confort e vestibilità», spiegano in azienda. Perfomance e
stile sono imprescindibili.
Da Fay il trapuntino da «attacco
stagione», ultraleggero, è in bimateriale: fronte in lana tricot e
retro in nylon trapuntato, con
cappuccio staccabile. Qui è l’imbottitura in ovatta tecnica a garantire la tenuta del calore corporeo. I superleggeri sono fatti anche per essere portati sotto cappotti e mantelle quando l’inverno
si manifesta. Da Woolrich la giac-
china imbottita «adatta alle ultime passeggiate sulla spiaggia»
ora è anche in versione chic, in
alcantara 4 mm, marrone e panna. Pesa 30 grammi la giacchina
«proofseasonal, per affrontare le
stagioni» di Historic, griffe bresciana che ha battezzato i suoi
piumini seconda pelle 3.6.5. perché si portano tutto l’anno. Il dettaglio moda sono le zip a scomparsa, le cerniere a contrasto in
nuance con gli interni, le taschine applicate e bottoni in tinta.
Hanno dettagli sartoriali gli
imbottiti transisonal. Gli antipioggia e antivento di Add sono
Travalica le stagioni ma anche gli
stili il nuovo piumino. E così Woolrich
lo propone in alternativa all’eskimo.
Questo a giacchetta corta (ma c’è
anche la versione blazer) packable,
pensato per essere messo in
borsetta e tirato fuori sull’abito
da sera
Gilet passepartout Nasce come
capo da portare 365 giorni l’anno il
piumino di Add in nylon che si
evolve in gilet dal taglio sartoriale
con collo a scialle. Si usa sul
pullover o sulla giacca ai primi
freddi. Abbinamenti suggeriti: blu e
marrone. Per il bianco: blu e nero
in versione blazer, sahariana, gilet lungo, cappa, parka, nei toni
dell’ alabastro e il melanzana,
molti dei quali disponibili anche
in tessuti come duchesse, taffetà
opaco, twill, nylon e seta matelassé o lisci.
La giacca calda e leggera travalica anche le stagioni della vita,
anche se è decisamente più adatto alle ragazze il bolerino corto di
Duvetica dallo spirito fumettoso.
«Il piumino a iniezione diretta
(conferisce la leggerezza) è adatto a tutte le occasioni» assicura
Francesca Tegon, titolare di Seventy. Come si indossa? «Il giacchino stile Chanel con le taschine è perfetto con la gonna Anni
50 o con i jeans over — per chi
ama i contrasti —, al posto del
golfino che fa sempre un po’ zia.
Per le più classiche, l’alternativa è
la cappa. Poi, la sera, infili la giacca con il collo alla coreana sotto
un chiodo e una t-shirt e sei subito rock».
Maria Teresa Veneziani
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COME PORTARLO
Giorno e sera Scopre la vita, il
nuovo punto di seduzione il
piumino di Duvetica svasato con
manica ¾ color melanzana
brillante. Adatto alle ragazze se
indossato con la silhouette a vista
ma perfetto per tutte sull’abito da
cocktail quando cala la sera
Cappuccio a parte È perfetto con la
gonna a tubo il giacchino Fay
imbottito di ovatta tecnica: ha il
fronte in lana tricot e il retro in nylon
trapuntato. Il cappuccio è un
accessorio che si compra a parte e si
può indossare anche sopra a
maglioni e felpe
36
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
Novità
Guida
Gli immuno
cosmetici
anti età
al benessere
di Giancarla Ghisi
La tavolozza
degli ombretti
con al centro
il «punto luce»
erzo atto per la
palette 5 Couleurs di
Dior. «Si rinnova —
raccontano alla
maison parigina —
proponendo effetti estremi
ed audaci con armonie
cromatiche inedite.
Quando è nata, nel 1976,
proponeva solo quattro
ombretti disposti come i
colori di un pittore,
secondo il loro ordine di
applicazione sulle
palpebre. Nell’87 ha
aggiunto un quinto
elemento: il colore centrale,
punto importante per dare
un tocco di luce».
Prodotto icona, per un
maquillage facile ma
sofisticato. «Un guardaroba
dello sguardo — spiegano
— con i suoi capi cromatici
principali e le sue
sfumature come accessori.
Al centro della palette è
posizionata la nuance di
riferimento, il fashion
statement, il fattore moda
che detta lo stile. Intorno
quattro tonalità che creano
il look, per uno sguardo
dalle molteplici
sfaccettature». Tra infinite
possibilità di applicazione i
make-up artist della
maison hanno immaginato
due sguardi, da realizzare
utilizzando due
associazioni di tre colori.
Più naturale per il giorno,
scegliendo il trio superiore
della palette da abbinare al
colore centrale, i due
ombretti chiari della parte
alta permettono di creare
sfumature delicate adatte al
quotidiano. Estremamente
raffinato, ideale per la sera,
con il trio inferiore della
palette: le due nuances
della parte bassa, insieme
al colore centrale, creano
sfumature più marcate, per
uno sguardo intenso.
Racchiuse in una boîte blu
notte, con un set di
applicatori professionali,
sono in tutto tredici
armonie di colori con la
star della stagione Rouge
Trafalgar (nella foto)
perché spiegano: «Queste
palette raccontano la storia
della maison con i loro
nomi e con i loro
abbinamenti cromatici.
Negli Anni Cinquanta,
Christian Dior scandiva le
sue sfilate con modelli
rosso carminio, per
risvegliare l’attenzione del
pubblico. I suoi Trafalgar,
come li chiamava lui».
T
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Natura e tecnologia. È il mix di Ultimune di Shiseido, un
prodotto che porta a un nuovo approccio nella beauty
routine. «Racchiude — spiegano i ricercatori— un
complesso tecnologico riconosciuto da nove brevetti
internazionali, dove si ritrova la rosa della Bulgaria e i betaglucani, a cui è stato aggiunto un insieme di estratti vegetali
come gingko biloba, antiossidanti, e timo selvatico, antibaterico, entrambi efficaci conto le aggressioni ambientali.
Attivi che vanno a rinforzare il sistema immunitario
potenziando la capacità della pelle di resistere allo stress e
37
agli attacchi esterni». È un cosmetico trasversale, per uomo
e donna. «Rappresenta — spiega Alberto Noè, presidente di
Shiseido Italia — l’eccellenza scientifica dell’azienda che,
per oltre 20 anni, ha impiegato risorse per capire come il
sistema immunitario cutaneo fosse coinvolto nel
preservare la salute e la bellezza della pelle. Risultati
ottenuti con i laboratori di Harward che apriranno una
nuova categoria di prodotti: gli immuno cosmetici».
G. Gh.
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I cinque beauty drink da provare
Sono depurativi, drenanti, antistress. Le nuove miscele delle vecchie tisane
di Rossella Burattino
Come farle
S
orsi di benessere. Si
definiscono anche
beauty drink, le tisane vegetali a base di
foglie, fiori, cortecce
o radici che aiutano a ritrovare
la forma fisica, a rilassarsi
quando si è stressati o a ricaricarsi quando si è un po’ giù di
tono. «Basta scegliere gli ingredienti giusti — spiega la naturopata, Carolina Nardone —,
quelli biologici hanno un risultato migliore perché mantengono inalterati i principi attivi.
Ma attenzione: affinché la tisana abbia effetto è necessario
berne una o due al dì per almeno venti giorni. Ripetere il ciclo
dopo due settimane di pausa e
seguire la cura una volta ogni
stagione».
Le proprietà benefiche cambiano con l’infuso. Ecco cinque
miscele messe a punto per il
Corriere da Nicola Sorrentino,
medico nutrizionista, specialista in Scienze dell’alimentazione e autore de «La dieta dell’acqua» (Salani Editore).
Pelle purificata e levigata
Quanto berle
Una/due volte al giorno,
a cicli di 3 settimane. Con
gli ingredienti biologici
il risultato è migliore
La tisana ti fa bella. Perché
contrasta anche gli inestetismi,
come la pelle «impura»: lucida, grassa, oleosa al tatto e con
la tendenza ai pori dilatati e all’acne. Il rimedio? «Viola del
pensiero (è tossifuga, depurativa, antinfiammatoria, diuretica
ed emolliente), bardana (contiene magnesio, fosforo, potassio, calcio e vitamine del gruppo B), lavanda (ha effetti balsamici) e rosa canina (ricca di vitamina C, lenitiva e rinfrescante). Insieme smaltiscono
le scorie in eccesso», spiega
Sorrentino.
Per un sonno sano
F i o r i e fo g l i e s vo l g o n o
un’azione calmante e sedativa.
Prima di coricarsi può essere
utile un infuso rilassante per
dormire senza interruzione almeno sette ore. Gli ingredienti:
«Biancospino (dall’attività ansiolitica), primula (infuso delizioso e profumato, ha un potere calmante sui nervi), camomilla e tiglio (sedativi)».
Un aiuto contro la cellulite
Ideali per combattere la pelle a «buccia d’arancia», le tisane vanno bevute lontane dai
pasti. «L’ippocastano, il mirtillo, la betulla e il sambuco diventano una strategia d’attacco
alla cellulite — ricorda lo specialista —. Migliorano il metabolismo, stimolano la diuresi,
depurano e svolgono un’azione
antiossidante sulle cellule adipose».
Una botta di energia
Per ritrovare slancio un decotto
tonificante è una piacevole alternativa al tè o al caffè: «Scegliete il rosmarino, la salvia, il
pino greco, la menta, la corteccia del ginseng e la buccia di un
ILLUSTRAZIONE DI NATALIA RESMINI
●Curiosando
TEMPI LIBERI
limone: hanno proprietà stimolanti e agiscono anche sul
tono dei tessuti cutanei».
Mai più gonfi
«Finocchio, anice, melissa e
menta. Questo è il mix ideale
per chi soffre di pancia gon-
fia», assicura Sorrentino.
Un’ultima raccomandazione: «L’acqua per la preparazione di tutte le tisane deve essere
leggermente mineralizzata con
ph 7 (neutro) e un residuo basso di sali minerali. Dopo averla
fatta bollire bisogna aspettare
cinque minuti prima di immergere l’infusione, così non
saranno alterati i principi attivi».
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Qui accanto gli
ingredienti
delle cinque
tisane messe a
punto per
il Corriere da
Nicola
Sorrentino.
Necessitano di
400/500 ml di
acqua, lasciata
in infusione per
5 minuti (10
per la drenante
e quella che dà
energia)
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Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
TEMPI LIBERI
Abitare
La storia
Classico
Greco, design
Piero Lissoni,
dal nome
del quartiere
del Refettorio
Naturale
Convivium, di
Antonio Citterio:
legno recuperato
dalle briccole
veneziane
Dove nascono i tavoli per la Caritas
Nel laboratorio di Riva 1920 si preparano 13 mense d’autore per offrire un ristoro durante l’Expo
Di ciascuna saranno realizzati 6 esemplari: uno per il refettorio, 5 andranno all’asta da Sotheby’s
U
Maurizio Riva,
proprietario di
Riva 1920
Massimo
Bottura, chef
del ristorante
Osteria
Francescana
Davide
Rampello,
direttore del
Padiglione Zero
di Expo 2015
n tavolo. Blocchetti di
rovere tutti diversi
compongono il piano
e, impilati come dei
mattoni, diventano la
base che lo sostiene. In un angolo della falegnameria di Riva
1920, sotto gli occhi della progettista Terry Dwan, dal legno di
scarto sta nascendo il primo:
questo e altri dodici, ideati da altrettanti designer, arrederanno
la nuova mensa solidale di Milano a partire dal primo giorno dell’Expo. Il messaggio è recuperare
e riciclare, evitando lo spreco.
«Si stima che siano 1,3 miliardi di tonnellate gli avanzi alimentari buttati e distrutti nel mondo.
È un dato impressionante, e
mentre guardavo un’opera dell’artista Sylvie Fleury che amo
molto, un bidone della spazzatura dorato, ho ragionato che il suo
senso recondito potesse diventare un messaggio da lanciare con
l’Expo: anche dai rifiuti può nascere l’oro. Ovvero, chiamare a
Milano gli chef più importanti
del mondo a cucinare per i bisognosi usando le eccedenze alimentari dei padiglioni del mondo», racconta lo chef Massimo
Generosità
C’è chi donerà
le posate, chi le sedie
e chi, come Riva 1920,
costruirà i tavoli
Bottura, ideatore con Davide
Rampello — direttore del Padiglione Zero di Expo 2015 — del
progetto che è stato chiamato
semplicemente «Refettorio Ambrosiano».
Porte a cui bussare (della curia
nella diocesi di Milano), loro due
assieme, per trovare un luogo da
adibire allo scopo, ed ecco la proposta dalla Caritas Ambrosiana
dell’ex teatro adiacente alla parrocchia di Greco. «Un edificio dismesso a cui ridare una dignità.
Come faremo con gli avanzi», dice Bottura, perché diventi un luogo, questa l’idea di Rampello, dove alla bontà si aggiunga la bellezza: «Anche uno spazio può
contribuire a dare una qualità ulteriore al gesto: non sarà una
mensa ma, secondo il significato
originario del termine, un refettorio dove ci si ristora, anche intellettualmente». Il progetto di
restauro chiesto al Politecnico, le
opere d’arte contemporanea realizzate appositamente per tra-
Musicale
Tavola Armonica,
design Mario
Bellini. Le basi
richiamano il
ponticello di un
contrabbasso,
simbolo di
armonia e
condivisione
sformare l’ambiente in una galleria permanente e i tavoli — 12 da
otto posti, più uno nell’ingresso
per la distribuzione del pane —
ideati ciascuno da un designer
famoso: «Un giro di telefonate,
ed è stata un’adesione corale»,
racconta Rampello che, per l’allestimento, ha coinvolto anche i
grandi marchi di design: c’è chi
donerà le posate, chi le sedie, chi
il rame per realizzare la cappa o
la boiserie per le pareti, chi curerà il progetto d’illuminazione per
ogni tavolo. E chi, come Riva
1920, si occuperà di costruirli:
«Stesse dimensioni, tutti in rovere con una finitura naturale a
olio», spiega Maurizio Riva, mostrando i disegni allineati su una
mensola del suo ufficio, ciascuno corredato da una spiegazione
scritta dal designer «Io li avrei
voluti larghi solo 70 centimetri
come i fratini, dove ci si siede alternati. Invece saranno più larghi, per poter essere usati anche
in casa». Sì, perché dei sei esemplari per ogni tavolo, cinque saranno battuti da Sotheby’s Italia
il prossimo 16 dicembre a pura
copertura delle spese vive.
Dal primo giorno dell’Expo,
A Parma arrivano gli americani
Modernariato più ricco e globale
L’
America? Si trova a Parma. E la scoperta di un
nuovo mondo inizia da
un banco fisso che si troverà a Mercanteinfiera (la manifestazione di modernariato e antiquariato organizzata da Fiere di
Parma 4-12 ottobre). È il primo
passo di una partnership, sancita
qualche mese fa con «Us Antiques
show» la più grande organizzazione statunitense del settore, che
punta a realizzare uno scambio
continuativo tra investitori ed
espositori: prodotti, marketing
condiviso, confronto culturale e
visibilità internazionale. «L’obiettivo è creare una rete che duri nel
tempo — spiega Ilaria Dazzi, responsabile marketing di Mercanteinfiera — un legame tra fiere,
che non devono più essere concorrenti ma partner, che permettano ai nostri prodotti e ai nostri
espositori di avere una vetrina
globale e di esplorare nuovi mercati in modo continuativo, e accolga a Parma investitori ed espositori di oltreoceano».
Un’opportunità che anche se
dovrà fare i conti con barriere burocratiche (dogane e permessi restano comunque ancora un ostacolo) e costi (spostarsi con la merce non è sempre facile, né in un
senso né nell’altro) ha già catturato l’entusiasmo di molti venditori
italiani e americani («Us Antiques» organizza 9 eventi annuali
con oltre 3.000 espositori di 22
stati) e che renderà nel tempo l’offerta di Mercanteinfiera «ancora
più ricca e competitiva». «È un
progetto di internazionalizzazione», aggiunge Dazzi, «che può valorizzare il made in Italy, ma anche garantire un’offerta diversa
per chi viene alla Fiera».
Una nuova scossa per un settore, quello dell’antiquariato e del
La fiera più grande
Un espositore di Mercanteinfiera, la più grande fiera italiana. Dal 4 al 12 ottobre
modernariato, che solo di recente
sta dando segni di ripresa dopo
anni di difficoltà, e che nel farlo
sta lentamente cambiando volto.
Perché il mercato non può essere
solo oggetti e bancarelle. «Negli
anni c’è stata una grande evoluzione: l’offerta sui banchi è molto
più varia e ampia, la qualità diventa determinante come l’unicità
dei pezzi, sempre più spesso certificata e al riparo da cattive sorprese. Anche il modo di esporre
cambia: ricercato e attento», sottolinea Dazzi. A questo si aggiunge il «contorno», cioè tutte le iniziative collaterali che accompagnano «Mercante» (nato nel 1989,
e che oggi conta 4 padiglioni,
45.000 metri quadrati, centinaia
L’accordo
Tra Mercanteinfiera e
Us Antiques show uno
scambio continuativo
di espositori e visibilità
di espositori e una media di
50.000 visitatori) e che spaziano
dalle mostre alle conferenze, dai
laboratori alle esposizioni (dal 27
settembre al 9 novembre, tutti i
dettagli su mercanteinfiera.it).
«La fiera deve essere un sistema,
deve integrarsi con iniziative che
si sviluppano su altri piani, come
quello culturale e artistico». Ed è
da qui che nasce il «Mercanteinfiera off». «Quello che c’è al mercato deve interagire con quello
che c’è fuori, aprirsi al territorio e
alle persone, soprattutto ai giovani: per loro, in particolare, tutto
quello che ruota intorno alla fiera
fa da traino. Il passo successivo è
curiosare tra i banchi, trovare cose particolari, acquistarle magari
a un prezzo ragionevole, esplorare storie e mondi diversi. E fare di
quella che nasce come visita occasionale un appuntamento fisso da
ripetere di anno in anno».
Wladimir Calvisi
[email protected]
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Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
TEMPI LIBERI
39
Domani a «Il tempo delle donne»
Esiste un «design al femminile»? Tre storie di impresa, creatività e coraggio
Tre punti di vista a confronto: quello dell’imprenditrice-progettista
Carlotta de Bevilacqua, promotrice di una visione umanistica che va
oltre il disegno del «bell’oggetto» e mette il benessere dell’uomo al
centro della ricerca. Quello della designer emergente Cristina
Celestino, che si è fatta notare grazie alla tenacia con cui sperimenta e
autoproduce oggetti quotidiani. E infine, quello di Luisa Bocchietto,
curatrice, architetto, past president di ADI (Associazione Italiana per il
Senza tempo
Piedone, di Aldo
Cibic, privo di
«virtuosismi di
design»: un tavolo
per sempre
Design Industriale), oggi impegnata nella promozione del design
made in Italy, in qualità di membro ICSID (International Council of
Societies of Industrial Design). Domani alle 12.30, al Design Lab della
Triennale di Milano, tre protagoniste racconteranno la loro storia, i
successi, gli obiettivi da raggiungere. Sullo sfondo una domanda:
esiste una qualità «femminile» nel design? Guida la conversazione
Francesca Taroni, direttore di «Living», mensile del «Corriere».
I bisogni primari e l’insegnamento di Gesù
Anche gli ultimi hanno diritto
al senso e al valore della bellezza
Maria cosparge
d’olio i piedi di
Gesù, nel
dipinto di
Rubens «Cristo
nella casa di
Simone il
fariseo», 1618
L’iniziativa
quaranta tra i più importanti
chef mondiali si alterneranno
per un mese ai fornelli del refettorio: «Improvviseranno usando
quello che sarà disponibile, un
primo, un secondo e un dolce, almeno uno dei quali simbolicamente a base di pane secco. Ma
contiamo sulla contaminazione
culturale tra i cibi», dice Bottura,
che per l’occasione proporrà un
dolce a base di pane, latte e zucchero, «Pescando dalla memoria
della mia infanzia, dove la regola
Riciclo
La designer
Terry Dwan con il
tavolo ReBlocks,
per distribuire il
pane, fatto con
pezzi di rovere di
recupero
(Foto Marco
Scarpa )
era non buttare via niente». Attrezzi di cottura ridotti al minimo: «Quelli essenziali: non ci sarà alcun ego del cuoco da soddisfare, ciascuno invece donerà la
propria creatività». Introdotto da
un portale realizzato da Mimmo
Paladino, l’ingresso con il forno e
il tavolo per il pane da una parte e
dall’altra la distribuzione dell’acqua: «I due simboli più forti, ma
tutto il progetto è una metafora:
per dire come il buono debba andare di pari passo con il bello, e
●Dietro il giardino
di Carlo Contesso
Se il melo diventa un gigante
Strategie per contenere l’incubo
ubito prima di trasferirmi a studiare garden design in
Inghilterra, era il lontano 1997, presi un melo ornamentale.
Mancava il cartellino col nome, ma era garantito che il
bell’esemplare a più fusti, accestito sin dalla base, avesse un
portainnesto nanizzante e quindi non avrebbe superato i quattro
metri in vent’anni. In meno della metà del tempo ne ha superati
sette, e lo slancio verso l’alto s’è solo rallentato… Tra l’Inghilterra,
l’America e «la montagna andrà pure a Maometto, ma son io che
vado dai giardini», oltre alla
sessione di potatura
formativa fatta all’impianto, è
cresciuto praticamente senza
cure. Nuvola che ronza d’api
in aprile e mensa
frequentatissima da pennuti
tra ottobre e febbraio, è un
groviglio di rami alto più di
otto metri e largo cinque: un
incubo. Chiunque abbia
provato a potare un melo,
ornamentale o meno, in
febbraio sa che il risultato
sarà una massa di ricacci
verticali la stagione seguente,
tanto numerosi da far
passare la voglia di potare. La
potatura estiva invece non ha
lo stesso effetto, la pianta si
comporta assai meglio;
sarebbe stato meglio farlo tra
fine agosto e metà settembre,
ma questo fine settimana ho ancora tempo. Inizio dall’interno
eliminando tutti rami secchi (più facili da individuare ora che le
foglie son ancora verdi), deboli, danneggiati, che strusciano sugli
altri o con angoli strani dalla base senza intaccare il colletto. Poi
elimino qualche altro ramo per far passare più aria e luce
nell’albero e infine rifilo l’esterno della chioma per contenerla un
po’ con tagli di ritorno. Va potato circa un terzo della chioma,
speriamo non piova.
[email protected]
S
© RIPRODUZIONE RISERVATA
occorra nutrire il corpo ma anche l’anima», ribadisce Rampello, mentre Bottura racconta come questo sia già diventato un
progetto pilota: «Ce l’hanno già
chiesto da replicare in un quartiere povero di Lima». Una cosa è
certa: nessuna spettacolarizzazione, tutto avverrà a porte chiuse. Entrerà solo chi sarà disposto
a servire a tavola e aiutare in cucina. Designer inclusi.
Silvia Nani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Refettorio
Ambrosiano» è
l’iniziativa
ideata dallo
chef Massimo
Bottura con
Davide
Rampello per
offrire una
mensa, ad alto
tasso estetico,
per i più
bisognosi.
Dove l’arredo è
stato ideato da
designer
celebri e i piatti
portati in tavola
saranno
realizzati con il
riutilizzo delle
eccedenze di
cibo dell’Expo.
Dal primo
giorno di Expo
40 noti chef
mondiali si
alterneranno ai
fornelli del
«Refettorio».
di don Gino Rigoldi
Immagino che accostare la
bellezza al servizio ai poveri e
agli emarginati possa suscitare
qualche perplessità,
probabilmente perché il bello
non viene annoverato tra i
bisogni primari, quasi fosse una
forma di lussuoso spreco.
È una reazione a prima vista
comprensibile. Mi ricorda quella
degli apostoli quando hanno
visto Maria cospargere i piedi di
Gesù «con una libbra di olio
profumato di vero nardo».
Sembrò loro che con il valore
corrispondente a quell’olio si
sarebbero potuti comprare molti
viveri per i poveri. Ma
quell’unguento non era una
merce qualsiasi, così come il
valore della bellezza è di altra
natura rispetto al valore
materiale. Genera prima di tutto
un sentimento, un piacere
interiore che può addirittura
elevarci. Credo che in questo
caso particolare diventi anche
un segno di cura nei confronti
degli ospiti che siederanno alla
mensa. Sapranno che coloro che
li accolgono desiderano non solo
offrirgli del cibo, ma anche un
luogo piacevole e bello, e
capiranno allora che sono ospiti
graditi. Ripenso, allora, alla
risposta di Gesù ai suoi discepoli:
disse loro di lasciarla fare, poiché
quell’olio l’avrebbe
accompagnato il giorno della
sua sepoltura. Certo che a Gesù,
il Dio divenuto Uomo, si poteva
ben concedere un così delicato
trattamento. Quello stesso Gesù,
occorre ricordare, che ha voluto
identificarsi con gli affamati e gli
assetati, con i forestieri, gli
ammalati, i carcerati. Per
concludere con queste parole
rivolte ai suoi discepoli che non
l’avevano riconosciuto in quelle
vesti: «Ogni volta che avete fatto
queste cose a uno solo di questi
miei fratelli più piccoli, l’avete
fatto a me».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
40
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
TEMPI LIBERI
Abitare
Questa è la mia casa
Incontri
L’«Hyper design»
di Keiichi Matsuda
dialoga col futuro
Designer visionario, classe 1984, Keiichi Matsuda,
origini giapponesi e inglesi, sarà il protagonista
dell’appuntamento del 14 ottobre di Meet the Media
Guru, alla Mediateca Santa Teresa in via della Moscova
a Milano. Nel suo ultimo lavoro (Hyper Art) Matsuda
esplora, con video e installazioni interattive, la
dissoluzione dei confini tra virtuale e fisico, per dare
vita a nuovi scenari urbani e spaziali, immaginando un
nuovo modo di interagire con il mondo e con gli altri.
Augmented (Hyper)Reality è infatti un ciclo di tre film in
cui il designer che è anche filmaker racconta e
visualizza una serie di ambienti saturati d’informazioni.
Per tradurre il senso della realtà aumentata Matsuda
ha esplorato gli ambienti connessi anche con
installazioni interattive. Come Prism, ospitato nel 2012
al Victoria and Albert Museum di Londra: un prisma sul
quale si rifletteva con dati in tempo reale dalla rete dei
trasporti come dalle web cam cittadine, il flusso
frenetico di turisti, businessman e cittadini londinesi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo scultore iraniano Bizhan Bassiri ha trasformato un capannone a Chiusi in studio e abitazione
Addio colline, in questa grotta industriale
i miei Guardiani dialogano con i treni
Scenario
Davanti al
capannone «I
guardiani», le
imponenti
sculture di
Bassiri. Una di
queste sarà
collocata
davanti alla
Galleria d’arte
moderna di
Roma l’11
ottobre. A
fianco, la casa
al primo piano.
Sotto, l’artista
(Fotoservizio
Guaitoli
Benvegnù)
«H
Chi è
Bizhan Bassiri
(Teheran, 1954)
è arrivato a
Roma nel 1975.
Lavora con
alluminio,
cartapesta,
ferro, bronzo,
lava e fotografie.
Al centro dei
suoi interessi,
il fluire
magmatico
della materia
in relazione
con lo spazio
architettonico
Il luogo
Chiusi Scalo
è una vasta
zona industriale
e commerciale
della cittadina
«etrusca»
a 82 km a sud di
Siena. Chiusi si è
anche candidata
a diventare sede
della nuova
stazione
ferroviaria
prevista sulla
linea ad alta
velocità
Firenze-Roma
o capito che in fondo sono un
grotticolo», dice Bizhan Bassiri per spiegare la sua casagrotta costruita dentro un capannone. Scultore di opere
imponenti che evocano meteoriti, specchi solari,
universi in evaporazione, Bassiri ha scoperto un
anno fa un magazzino nella zona industriale di
Chiusi e ne è rimasto sedotto. Alto come una palazzina di due piani, lungo come un palazzo rinascimentale, l’edificio si trova in mezzo a una mandria di costruzioni simili. Le più vicine ospitano
un magazzino per lo stoccaggio dei prodotti alimentari, una vetreria, un laboratorio di zincatura.
Tra i capannoni scivolano lenti gli autocarri con
rimorchio. A un passo, l’autostrada e la linea dell’alta velocità. È per questo paesaggio che Bassiri
ha abbandonato un antico casale sulle verdi colline di Montalcino pettinate a vigne, e lo studio in
un vecchio edificio di San Casciano dei Bagni. «Lo
trovo molto più stimolante della campagna quattrocentesca di Montalcino. Qui ho scoperto che le
mie opere dialogano col paesaggio industriale,
esattamente come i quadri di Piero della Francesca si riflettevano nella natura limpida del suo
tempo. Questo enorme spazio mi ha dato inoltre
la possibilità di unificare casa e laboratorio».
Lui l’ha trasformato in una specie di matrioska,
riproducendo in miniatura all’interno, su un lato
soppalcato, il parallelepipedo della costruzione
originale, con un ingresso e un’uscita sui due lati
più corti. Per accedere all’abitazione bisogna attraversare il capannone, che si estende su oltre
duemila metri quadrati. Si cammina tra sculture
alte fino a sei metri, i muletti elettrici per spostarle, i sacchi di gesso per plasmare i modelli di queste opere che sembrano create con rocce grezze di
basalto e invece sono in bronzo verniciato di nero. Un’intuizione che l’artista, nato in Persia e arrivato a Roma nel 1975, persegue da una trentina
d’anni. Gli venne in mente durante una passeggiata sul Vesuvio: «Avevo trovato il mio interlocutore, una terra dove il tempo era assente, dove il
vulcano era una specie di cervello con la lava che
si illumina a causa del suo surriscaldarsi, un po’
come avviene per il pensiero». Scrisse il «Manifesto del pensiero magmatico» e cominciò a popolare i musei e le piazze del mondo con queste rocce che sembrano arrivate direttamente dalle profondità dell’universo.
Si sale una scala di ferro e si varca una piccola
porta rossa. Si entra in casa e la prima sorpresa è
il silenzio. La seconda, l’impressione di essere
immersi in uno spazio astratto. La penombra avvolge le pareti bianche e spoglie, i pavimenti in
cotto trattati a cera color cinabro come si faceva
nel Quattrocento, le tende leggere che velano le
finestre affacciate dentro il laboratorio, il letto balinese, il tavolo fratino che l’artista ha ricavato da
una mangiatoia trovata in una stalla. Casa spartana, il cui unico lusso sono le poltroncine in velluto vermiglio, i tappeti persiani, il bagno turco con
i mosaici verdi. «Qui vivo come in apnea, in una
sorta di assenza gravitazionale». Sulla facciata
esterna una vetrata lunga e stretta inquadra il prato dove l’artista ha messo a dimora le sculture più
alte: il Guardiano che verrà collocato davanti alla
Galleria nazionale d’arte moderna di Roma per
inaugurare, l’11 ottobre, la Giornata del Contemporaneo; l’altro Guardiano che sempre a ottobre
andrà a presidiare l’ingresso dell’Agenzia spaziale
italiana a Tor Vergata; il Sarcofago che ricalca la
forma di isoletta mezzo affogata nel mar Baltico;
il Meteorite-Narvalo nato dal corpo della roccia
che si attorciglia verso l’alto fino a perdersi. Oltre
Ispirazione
Oltre il prato sfreccia
l’alta velocità. Dentro la
sorpresa è il silenzio.
«Vivo e lavoro in apnea»
il prato, sopra i rami della vegetazione arruffata,
sfrecciano i treni dell’alta velocità. Passano ogni
sette minuti, lasciandosi dietro un soffio appena.
La casa, dice Bassiri, deve essere il luogo della
Grazia.
Lauretta Colonnelli
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
TEMPI LIBERI
Controcopertina
Domani a «Il tempo delle donne»
Famiglie
Ci sono i padri patinati, alla Brad Pitt, che esibiscono una intimità
«femminile» con i figli; i padri assenti; i padri-bancomat; i padri
esecutori; i padri separati, 4 milioni in Italia. La figura del padre sta
mutando e coinvolge il rapporto con le compagne. Cambiare i pannolini
ai neonati è «da donna»? Perché in Italia i papà che usufruiscono del
congedo parentale sono il 6,9 % e in Norvegia quasi il 100%?
Scricchiolano i ruoli rigidi, ma un nuovo modello ancora non c’è. E allora
41
Cambiare i pannolini è poco virile? Viaggio tra i papà che cambiano
«Liberi tutti (di trovare nuovi equilibri). Condivisione domestica e nuove
paternità», la serata di domani alle 20 al Teatro dell’Arte di Milano.
Protagonisti i papà, intervistati o presenti sul palco: come gli scrittori
Gianni Biondillo con le figlie, Michele Neri con il figlio, e Angelo Pisani, ex
Pali e Dispari, con un monologo sulla sua vita con la piccola Agata.
Intervengono i sociologi Lorenzo Todesco e Barbara Mapelli.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
di Proust
●Ilperquestionario
bambini
Scaricare il questionario e la
liberatoria (da far firmare ai
genitori) dal blog 27esima ora
di Corriere.it. Spedirle con foto
a proustperbambini @corriere.it
Amore
A destra l’attrice
Shailene
Woodley, che
interpreta Hazel
Grace
Lancaster, e
Ansel Elgort,
che nel film ha il
ruolo suo
fidanzato,
Augustus
Waters. Il film
«Colpa delle
stelle» è tratto
dall’omonimo
romanzo dello
scrittore
americano John
Green,
campione di
incassi
Nome
Età
Dove abiti
Che cosa ti piace della tua città
E cosa non ti piace
Il tuo migliore amico o amica
I ragazzi sono cresciuti
La prova in un film
La scheda
● Il film, diretto
da Josh Boone,
è stato girato
tra Pittsburgh e
Amsterdam. Le
riprese sono
cominciate il 20
agosto 2013.
● La trama
riproduce
fedelmente
l’omonimo
libro di John
Green nel quale
i due giovani,
gravemente
ammalati di
cancro, si
incontrano in
un centro di
autoaiuto per
pazienti
oncologici
Il successo di «Colpa delle stelle»
dimostra che morte e malattia
(unite all’amore) appassionano
davvero gli adolescenti di oggi
P
rima scena: un pugno
nello stomaco. Ma lei è
serena, attenta, rapita
dal botta e risposta dei
due ragazzini, che nella
trama del film, al di là di gamba
bionica e tubicini nel naso, si
stanno innamorando.
Vanno al cinema a gruppi di
due, tre, quattro, cinque. L’età è
compresa fra i 13 e i 17 anni. La
malattia sul grande schermo non
li ha fermati. Hanno già letto il libro. Sono accorsi in massa a vedere (e rivedere) «Colpa delle
stelle», il film già campione di
incassi negli Stati Uniti, per poi
lanciare e rilanciarsi in Rete frasi
e passaggi che ora spopolano sui
social network. Perché «non
puoi scegliere di non soffrire a
questo mondo, però puoi scegliere per chi soffrire».
C’era una volta il «Tempo delle
mele». Ci sono stati Superman e
Batman. C’è stata poi «La febbre
del sabato sera». E «Grease»,
«Top Gun»... Ricordiamo il tempo dei pigiama party a guardare
«Dirty dancing». Eravamo più
superficiali, noi, un tempo?
Mentre i genitori si affannano a
alleggerire loro la vita, le nuove
generazioni stanno dicendo, con
le loro scelte cinematografiche,
televisive e letterarie, che hanno
bisogno di valori forti, che non
sono cinici. Che, forse, sono davvero cresciuti.
«Un tempo i ragazzi vegliavano i defunti. Poi noi adulti abbiamo relegato alla sotto-cultura
medicale la malattia e la morte,
temi che appassionano gli adolescenti, perché riguardano il corpo, che loro stanno scoprendo.
Libri e film ora ne parlano? Bene», commenta lo psichiatra e
psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet, responsabile del
Consultorio gratuito per adolescenti dell’Istituto Minotauro e
Il difetto dei tuoi genitori
L’ultima volta che hai pianto
Vacanze preferite
della Comunità per adolescenti
del Caf Onlus di Milano. «È anche vero che questi ragazzi sono
cresciuti in famiglie affettive, che
li hanno abituati a vivere e condividere le emozioni, belle o brutte», aggiunge Laura Turuani, che
con Pietropolli Charmet ha scritto per Bur «Narciso innamorato»
(presentato oggi alla Triennale di
Milano all’interno de «Il Tempo
delle Donne»). «Non so se siano
più maturi. Ma hanno sicuramente, anche grazie a Internet,
una più ampia cultura musicale e
●Tendenze
di Costanza Rizzacasa d’Orsogna
Come gli uomini parlano d’amore
Un matrimonio non finisce
mai per un’infedeltà. Quello è
un sintomo che qualcos’altro
non va. Ah, sì? Beh, quel sintomo si sc**a mia moglie!
(Bruno Kirby e Billy Crystal,
mentre fanno la ola alla partita di football; Harry, ti presento Sally). C’era cascata pure
Nora Ephron, il che la dice
lunga sulla coriaceità dello
stereotipo. Dagli anni ‘80 e ancora oggi, nelle romantic comedy, i maschi parlano
d’amore tra di loro solo quando fanno sport, o almeno lo
guardano. Slate ne ha fatto un
montaggio esilarante: 35 anni
di scene giustapposte, dallo
squash di Woody Allen in
Manhattan al ping pong di
Ben Stone in Molto incinta.
Perché se l’uomo affronta le
emozioni è uno sfigato. Parlar
di sentimenti è lecito solo se
allo stesso tempo si rassicura
il maschio sui propri attributi:
Il tuo difetto
mazza da baseball in mano e
amici che dispensano consigli
di virilità. Cliché secondo solo
a quello che vede due donne
lamentare la fatica di trovarsi
un fidanzato mentre provano
vestiti — e stando all’allarme
del Pew Research sulla penuria di maschi da sposare chissà che gli sceneggiatori non
abbiano ragione. E più la crisi
del maschio moderno si acutizza, più al cinema lo sport
diventa audace: in A casa con i
suoi, Bradley Cooper e Matthew McConaughey riescono
a discutere d’amore arrampicandosi mani nude sulle rocce. Non fermerà il luogo comune un film che finalmente
ne fa la parodia. «Sai che c’è,
avete ragione», ironizza Paul
Rudd nell’altresì dimenticabile They came together. «Vado
a chiederle la mano». E va da
sé sbaglia canestro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
cinematografica. E sono abituati
— dice Turuani — a vedere la
malattia: più diffusa e non più
nascosta dagli adulti».
«Ciascuno di noi ha già vissuto un’esperienza, vicina o lontana, di cancro», conferma Marta,
15 anni, che ha superato quello
della mamma assieme a lei. Nessuna impressione a riviverlo sullo schermo. «Se vedi un protagonista in difficoltà pensi alla svolta, e ti appassioni. Non è masochismo. Ogni tanto è bello
sfogarsi con un film», dice Marcello, 14 anni tra pochi giorni.
«Colpa delle stelle», comunque, è soprattutto una storia
d’amore. Il protagonista maschile non è un bello-impossibile,
dannato e ribelle. Ma un ragazzo
normale (al di là della malattia),
che piace perché «capace di accettare e affrontare qualsiasi realtà. E sorridere sempre», spiega
Francesca, 13 anni, che ha visto il
film tre volte. «È la proiezione
dell’amore che cerchiamo nella
realtà», confessano Giulia e Martina. Sognatrici quando ne vale la
pena. «Oggi l’amore adolescenziale è un pezzo di strada condiviso — dice Pietropolli Charmet
— che aiuta a crescere e risolvere
i problemi della quotidianità». E
August che continua a dire a Hazel «quanto sei bella» senza neanche vedere i tubicini dell’ossigeno smonta qualsiasi insicurezza. La frase del cuore? «Grazie
per avermi donato questo piccolo infinito». Ebbene sì: faticano a
ammetterlo, ma all’amore eterno
credono. Almeno finché dura.
«Speriamo di essere più bravi
dei nostri genitori. Più fedeli, disposti a fare ciascuno la propria
parte», suggerisce Francesca.
L’amore romantico non era finito? Più concreto. Più realistico.
«Ma l’amore vero — dice Giorgia
per tutti — lo stiamo aspettando.
Che si faccia avanti».
Caterina Ruggi d’Aragona
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Colore preferito
Animale preferito
Che cosa ti rende triste
Che cosa non ti piace fare
Che cosa ti fa paura
Cosa vorresti fare da grande
Libro o film preferito
Gioco preferito
I nomi che ti piacciono di più
Bevanda preferita
Piatto preferito
Il tuo eroe o eroina
Il peluche con cui dormi
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Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
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44
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
Economia
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La Lente
di Rita Querzè
Il settore pubblico
paga in ritardo
Le aziende edili
tagliano il lavoro
I
l nesso causa-effetto è
lineare. Nel primo
semestre 2014, l’81% delle
imprese edili ha registrato
ancora ritardi nei pagamenti
della pubblica
amministrazione. Di
conseguenza, il 53% di queste
ha ridotto gli investimenti. E
il 36% ha dovuto tagliare il
numero dei dipendenti.
Questa la fotografia della
situazione mostrata ieri dal
presidente dell’Ance, Paolo
Buzzetti, durante un’audizione alla Camera. Secondo le
stime dell’associazione, le
aziende edili aspettano
ancora dalla pubblica
amministrazione circa 10
miliardi di euro. Secondo
l’Ance, lo Sblocca Italia non
ha rilanciato il settore. Perciò
l’associazione chiede
investimenti in infrastrutture
(scuole, strade, ferrovie)
nella legge di Stabilità.
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45
Dopo rivalutazione e limite al 3% al possesso azionario
Bankitalia prepara il mercato per le sue quote
La Banca d’Italia sta studiando la piattaforma
per la negoziazione delle quote di Via Nazionale
possedute in eccesso dalle banche socie, in
prima fila Intesa Sanpaolo (42%) e Unicredit
(22%). Il dossier è in mano al direttore generale,
Salvatore Rossi. Coinvolti al tavolo tecnico i
responsabili di Abi, Ania, Acri e associazioni dei
fondi pensione: banche, assicurazioni, fondi e
fondazioni sono i soggetti titolati ad acquisire
quote di Bankitalia, dopo la riforma che ne ha
consentito la rivalutazione a 7,5 miliardi.
L’obiettivo è elaborare un sistema per rendere
«liquido e trasparente» il mercato delle quote. Il
limite azionario è fissato al 3%.
F. Mas.
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Telecom, sì a Martinez
Addio all’Argentina
Due anni per l’acquisto definitivo. Intesa entro ottobre
MILANO La trattativa per la vendi-
ta di Telecom Argentina resta
aperta. L’accordo con la Fintech
di David Martinez Guzman —
firmato a novembre dell’anno
scorso a fronte di un’offerta da
960 milioni di dollari per la controllata di Buenos Aires — , è
stato prorogato ieri dal consiglio
di Telecom Italia, che ha deciso
di accettare la richiesta del finanziere messicano ed estendere fino al 24 ottobre la trattativa.
Entro questa data, in base al
mandato conferito all’amministratore delegato Marco Patuano, Telecom e Fintech dovranno
trovare un accordo che consenta
a Martinez di avere più tempo
per risolvere le questioni Antitrust a Buenos Aires, che al momento non consentono il passaggio di controllo di Telecom
Argentina per l’incrocio che ci
sarebbe con la tv via cavo del Clarin, di cui la finanziaria argentina ha il 40%.
Telecom Italia chiederà delle
garanzie per accettare la proposta di Fintech, che per sbloccare
l’impasse vorrebbe procedere a
una sorta di acquisto «a tempo»
con un’opzione per recedere entro due anni qualora non arrivasse il via libera Antitrust. Condizioni che verranno verificate
nei prossimi 30 giorni.
Oltre che di Argentina ieri il
board di Telecom ha parlato anche di Brasile. La riunione era la
prima dopo il nulla di fatto su
Gvt. L’opzione Oi, ossia il possibile acquisto della compagnia
telefonica brasiliana leader nella
linea fissa, non sarebbe stata oggetto di discussione, anche se le
spinte perchè Telecom apra il
dossier sono forti, anche all’intero della stessa azienda. Un aggiornamento sarebbe stato fatto
● Generali sorpassa Axa
di Fabio Savelli
Il titolo in Borsa
Ieri
+1,41%
16,56 euro
anche sul progetto della newco
in cui conferire le torri di trasmissione, con la conferma della
volontà di quotare poi la società
in Borsa. Intanto si sta infittendo
il mistero sull’interesse di Solomon «Sol» Trujillo per Telecom
dopo che giovedì l’agenzia
Bloomberg ha parlato di un’offerta da 7,5 miliardi per entrare
nel gruppo telefonico. «Una proposta che forse viene da Disneyland — ha commentato ieri Tarak ben Ammar uscendo dal
consiglio Telecom —, nel senso
che non sappiamo niente, non la
conosciamo, non ci ha contattato». Il vicesegretario generale di
Palazzo Chigi, Raffaele Tiscar, ha
detto ieri di aver incontrato
Trujillo «così come vedo tanti altri», senza specificare il motivo
dell’incontro. E si è scoperto che
il manager americano è stato anche vicino a Naguib Sawiris, la
cui ombra da tempo aleggia attorno a Telecom. Il braccio destro dell’imprenditore egiziano,
Khaled Bishara, ieri a Milano per
Trujillo a Palazzo Chigi
L’incontro di Trujillo
con il vicesegretario
di Palazzo Chigi, Tiscar
e i legami con Sawiris
16,525
16,469
16,413
16,357
16,301
16,245
10
11
12
13
15
16
17
d’Arco
G
enerali sostituisce Axa nella lista dei preferiti di Bank
of America Merrill Lynch. Il Leone balza in testa nell’indice
dei titoli assicurativi europei per la migliore crescita del
Roe (return on equity), cioè la redditività del capitale proprio, che
sotto la gestione del ceo Mario Greco è fissato al 13% entro il 2015.
la presentazione dell’Ipo di Italiaonline, ha raccontato che
Trujillo lavorò insieme a Orascom sul dossier Wind e ha confermato che su Telecom «l’interesse resta». «Ben venga chi porta soldi — ha tagliato corto ben
Ammar, che con Sawiris ha interessi comuni e un’alleanza in
Quinta Communication Italia —
ma Telecom non è in vendita».
Federico De Rosa
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Il manager passa a Janus Capital
Il «re dei bond» Gross lascia Pimco
E scuote il gigante delle polizze Allianz
MILANO Terremoto ai piani alti e
in Borsa a proposito di Pimco,
una delle più grandi società di
investimenti obbligazionari al
mondo: si è dimesso «e lascerà la
società con effetto immediato» il
co-fondatore e direttore degli
investimenti Bill Gross,
soprannominato il «re dei bond»
e arrivato a gestire ben 1.900
miliardi di dollari, all’incirca
quanto il Pil italiano. Sui listini le
reazioni, nelle ore successive alla
nota ufficiale, sono state notevoli:
a Francoforte Allianz, la
controllante di Pimco, ha perso il
6%; e negli Stati Uniti durante le
contrattazioni Janus Capital — la
concorrente di Pimco dove andrà
a lavorare Gross — ha
guadagnato oltre il 30%. Sul
mercato è stato indicato come
successore all’incarico di
direttore degli investimenti
Ex vertici Mohamed El-Erian (a
sinistra) e Bill Gross
Daniel Ivascyn, che fino ad ora è
stato il vice dello stesso ruolo.
Solo pochi giorni fa Pimco era
finita sotto la lente della Sec,
l’Autorità di vigilanza della Borsa
Usa, perché sospettata di aver
gonfiato i rendimenti di uno dei
suoi fondi. Accuse respinte dalla
società. E all’inizio dell’anno era
stato Mohamed El-Erian, allora
Ceo, a dimettersi da Pimco. I cui
vertici ieri, pur esprimendo
«riconoscenza» a Gross, hanno
parlato di «differenze sempre più
marcate» tra la leadership della
società e il suo co-fondatore. E
probabilmente non hanno aiutato
i riscatti miliardari dal fondo
principale, il «Total Return».
Giovanni Stringa
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● Stress test
Il Fondo bacchetta
le banche italiane
Ma in Germania?
di Fausta Chiesa
«N
on abbiamo
bisogno che il
Fondo monetario
internazionale si occupi di
noi perché ce ne stiamo
occupando noi. Piuttosto
forse sarebbe meglio a
occuparsi delle banche
tedesche che non sono sotto
controllo Bce». Non le ha
mandate a dire il presidente
della Fondazione Cariplo e
dell’Acri Giuseppe Guzzetti
al Fmi, che ha dedicato un
Working paper a come
«riformare la corporate
governance delle banche
italiane» ed è stato critico
verso i grandi istituti
popolari e le fondazioni.
«Sebbene le banche italiane
abbiano compiuto progressi
nel migliorare la governance
aziendale, altrettanto deve
essere fatto». Il fondo
guidato da Christine Lagarde
ha incitato, tra l’altro, a
rafforzare la supervisione
delle fondazioni quando
sono azioniste di controllo e
a facilitare la trasformazione
delle grandi popolari in
società per azioni. Cosa,
quest’ultima, che sta facendo
anche la Banca d’Italia. Per gli
analisti di Washington
soprattutto le Fondazioni
bancarie e le grandi banche
popolari presentano
«specifiche sfide per la
corporate governance». Le
fondazioni «sono soggette
all’influenza politica» che
rischia di condizionare le
nomine dei corpi decisionali
e le attività. «Diverse
fondazioni inoltre
presentano una posizione
finanziaria indebolita» e
presentano limiti «nelle
responsabilità interne e nella
vigilanza esterna». Sul fronte
delle popolari, «le restrizioni
imposte al possesso
azionario e all’esercizio dei
diritti di voto (una testa un
voto) indeboliscono la
valutazione di mercato e la
capacità di raccogliere
capitale».
46
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
ECONOMIA
Valdis Dombrovskis, vicepresidente Ue in pectore
«Rimpiazzeremo la Troika, ora una struttura democratica»
Energia
Il petrolio risale a 93 dollari
«Rivedere il ruolo della Troika, inclusa la possibilità di
rimpiazzarla con una struttura che abbia maggiore
legittimità democratica, basata su istituzioni Ue con
controllo parlamentare sia nazionale sia europeo»: è
una delle priorità del vicepresidente designato per
l’euro e il dialogo sociale, Valdis Dombrovskis (nella
foto). «Cercherò di capire come accelerare le riforme
strutturali, riflettendo su come aumentare l’impegno
Dopo due settimane di stabilità dei prezzi, ieri le
quotazioni del petrolio hanno chiuso in rialzo: a New
York, sulla scia della revisione al rialzo del Pil
statunitense, il light crude Wti ha guadagnato 1,01
dollari salendo a 93,54 dollari al barile. A Londra, alle
18, il Brent viaggiava intorno a quota 96,7 dollari, in
calo di circa 30 centesimi rispetto a giovedì.
degli Stati e guardando alla possibilità di incentivi
finanziari aggiuntivi», ha aggiunto Dombrovskis , uno
dei tre responsabili dell’economia europea, insieme a
Jyrki Katainen e al francese Pierre Moscovici, Ribadita
comunque la linea dell’attento rispetto delle regole, ma
allo stesso tempo i commissari promettono di aiutare i
Paesi a combattere disoccupazione e scarsa crescita.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sanità, detrazioni Irpef
solo ai redditi più bassi
Stato, tetto ai prezzi su buoni pasto e spese per le pulizie
ROMA I nuovi sgravi Irap allo stu-
dio del governo potrebbero essere legati all’avvio della riforma
del mercato del lavoro. L’ipotesi
sarebbe quella di destinare le
agevolazioni alle imprese che
assumono con i nuovi contratti
a tempo indeterminato e a tutele crescenti. Sempre per le imprese si starebbe studiando il
rafforzamento dell’Ace, il meccanismo che aiuta la capitalizzazione, mentre sembra difficile
un’estensione della platea dei
beneficiari del bonus Irpef, e
perde quota anche l’idea di inserire in busta paga una parte
del Tfr. Sul fronte dei tagli, pubblicati ieri i nuovi prezzi «benchmark» della Consip per gli
acquisti dei beni e servizi della
pubblica amministrazione, si
starebbero valutando i possibili
risparmi sulla sanità con l’introduzione di un parametro di reddito per la detrazione Irpef del
19% delle spese. Nel weekend i
tecnici del ministero dell’Economia, insieme all’Ufficio parlamentare di Bilancio, definiran-
●
Collocamento da 7 miliardi
di Giovanni Stringa
Il risveglio dei tassi
L’asta dei Bot a 6 mesi
IL RAPPORTO TRA DOMANDA
DEGLI INVESTITORI E OFFERTA
I RENDIMENTI
Asta
del 29 luglio
0,236%
Asta
del 29 luglio
Asta
del 27 agosto
0,136%
Asta
del 27 agosto
Ieri
0,232%
Ieri
0
0,05
0,15
7 miliardi i titoli venduti
0,25
1,75
1,63
1,85
0
0,5
1,0
1,5
2,0
13 miliardi gli ordini
d’Arco
I
l Tesoro ha collocato tutti i 7 miliardi di euro di Bot a 6 mesi in asta ieri, con un
tasso in rialzo allo 0,232% dal minimo storico dello 0,136% di agosto. La
domanda da 13 miliardi ha alzato il rapporto di copertura a 1,85 da 1,63. E
lunedì sarà il turno dei Btp a 5 e 10 anni fino a 5,5 miliardi. In programma, sempre
dopodomani, c’è anche un’asta di Ccteu da 3 miliardi. Così il Tesoro punta a
«incassare i dividendi» dei minitassi: perché — per quanto in salita, quasi in
raddoppio i semestrali — i valori restano storicamente molto bassi. E molto
allettanti per lo Stato-debitore.
no il nuovo quadro di previsioni
su cui costruire la legge di bilancio 2015. La nota di aggiornamento al Def arriverà difficilmente prima di mercoledì in
Consiglio dei ministri, e conterrà, oltre al quadro macroeconomico tendenziale, anche gli
obiettivi programmatici, cioè
gli effetti delle misure che saranno adottate con la legge di
Stabilità, entro il 15 ottobre.
La nuova caduta del prodotto
interno lordo dovrebbe spingere l’esecutivo a rinviare il pareggio effettivo di bilancio al 2017,
evitando una manovra correttiva pesante nel prossimo anno:
su una manovra lorda da poco
più di 20 miliardi, per la riduzione del deficit sarebbero destinati circa 4 miliardi. Il bonus
di 80 euro sarà confermato, ma
molto difficilmente allargato a
partite Iva o ai pensionati. Anche se i dati Inps-Istat confermano che in molte regioni, soprattutto del Sud, la pensione è
tra le principali fonti di reddito
(in Calabria arrivano al 21,8% del
pil). Nel 2012 la spesa per le
pensioni è cresciuta dell’1,8% a
270 miliardi. In media le più
elevate sono in Lazio (19.163 euro), le più basse in Basilicata
(13.858 euro). Nel Nordovest le
pensioni di vecchiaia sono il
60%, quelle assistenziali il 13%.
Nelle isole quelle di vecchiaia
non arrivano al 40% del totale, e
quelle assistenziali giungono al
27,7%.
Mario Sensini
IN BREVE
SPENDING REVIEW
Fondazione Carige dimezza
il numero dei consiglieri
Fondazione Carige dimezzerà il numero dei
consiglieri di amministrazione (oggi 10) e del
consiglio di indirizzo (26) e nominerà un solo
vicepresidente. Le modifiche alla governance
saranno contenute nel nuovo statuto. Dal 2016 si
stima un calo di costi di 230 mila euro.
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GRANDE DISTRIBUZIONE
Dopo l’intervento Antitrust
stop alla Centrale Italiana
La centrale d’acquisto creata da Coop, Despar, Il
Gigante, Disco Verde e Sigma per spuntare buone
condizioni dai fornitori si scioglie per l’intervento
Antitrust. L’Autorità ritiene che lo stop alla
Centrale Italiana e gli altri impegni «siano idonei
a rimuovere le preoccupazioni concorrenziali».
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COINVOLTO ANCHE L’EX REVISORE PWC
Banche Marche, piccoli azionisti
contro 31 ex amministratori
Due associazioni di piccoli azionisti di Banca
Marche, in dissesto e commissariata da
Bankitalia, hanno avviato l’azione risarcitoria
contro 31 ex amministratori, in carica tra il 2006 e
il 2012, e contro la società di revisione dell’epoca,
Pwc. Le lettere di diffida sono già partite.
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Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
ECONOMIA
Mediobanca
A ventisei anni nel consiglio della principale banca
d’affari italiana: è il destino di Marie Bolloré, figlia di
Vincent (foto), finanziere e industriale bretone che con il
7,5% è il secondo socio di Piazzetta Cuccia dopo
Unicredit (all’8,76%). Il padre dovrebbe presentarla agli
altri soci di Mediobanca alla riunione del patto di
sindacato (che controlla il 30% dell’istituto) di lunedì
29 in vista dell’assemblea del 28 ottobre. Laurea in
gestione all’Università Paris IX-Dauphine e due master,
Marie Bolloré rappresenta la settima generazione della
Marie Bolloré
a 26 anni nel board
di Piazzetta Cuccia
● Il caso
Quegli ascensori
(pubblici e privati)
che l’Ue non voleva
di Lorenzo Salvia
E
finalmente anche in
Italia gli ascensori
sono tutti uguali.
Merito di un decreto che il
governo ha appena
trasmesso al Parlamento
per chiudere una procedura
d’infrazione voluta
dall’Unione Europea. Non
quella per eccesso di deficit
(abbiamo già dato) ma
quella per eccesso di regole
nello strategico settore
della messa in esercizio di
montacarichi e affini.
Per gli amanti del genere
codici e codicilli, la storia
inizia 20 anni fa, quando
Bruxelles tira fuori una
direttiva per il
«riavvicinamento delle
legislazioni relative agli
ascensori». Era proprio
necessaria ? Forse ma nel
dubbio noi non ci siamo
riavvicinati. Ancora adesso,
in Italia, ci sono due sistemi
di regole: uno più semplice
e meno costoso per i
palazzi privati, uno più
complicato e più caro per
gli edifici pubblici. Un
doppio binario non
previsto dalla direttiva, che
ha portato alla procedura
d’infrazione. Con il decreto
ministeriale arrivato in
Parlamento alziamo
bandiera bianca: come già
previsto per i cittadini,
anche tutti gli ascensori
sono uguali davanti alla
legge. Ma non è stato mica
semplice. Vista la rilevanza
internazionale della
materia, è intervenuto pure
l’ex ministro degli Esteri
Franco Frattini che, nel suo
ruolo di consigliere di
Stato, ha firmato il parere
sul decreto. Poi c’è stato il
passaggio nella Conferenza
Stato-Regioni, adesso si
attende il via libera delle
commissioni parlamentari.
Si dice che davanti alla crisi
ci voglia più Europa.
Dipende da che Europa. E
da che Italia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
dinastia, e dal 2011 siede in vari consigli del gruppo
francese, principalmente quelli della holding Financiere
de l’Odet e della Bolloré, che le hanno fatto acquisire i
requisiti. Sarà tra le più giovani amministratrici di
banca in Italia. Tra i 18 consiglieri dell’istituto ci
saranno altre quattro donne: Elisabetta Magistretti e
Maurizia Comneno (Unicredit), la responsabile delle
risorse umane di Mediobanca, Alexandra Young (foto),
e Vanessa Labarenne, anch’essa indicata da Bolloré.
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«Difficile togliere l’embargo a Mosca»
Guidi martedì in Parlamento. Ma Snaidero: l’export dell’arredo da solo vale un miliardo
C’è molta attesa per l’intervento che il ministro dello Sviluppo economico Federica
Guidi pronuncerà al Senato tra
pochi giorni (il 30 settembre)
sulla controversa questione
delle sanzioni commerciali applicate dalla Ue alla Russia e
dei riflessi (negativi) che stanno creando per l’industria italiana. Da giorni prosegue il
pressing delle associazioni di
categoria della Confindustria
per chiedere un ripensamento
da parte del governo. Ieri si è
aggiunto il presidente di FederlegnoArredo, Roberto
Snaidero, che rappresenta comunque un settore non direttamente coinvolto dalle sanzioni. Eppure Snaidero ha parlato di «segnali preoccupanti»
che potrebbero mettere in difficoltà migliaia di imprese italiane che hanno «nel mercato
russo un punto di riferimento
forte». Procrastinare questa situazione in Russia rischia di
rovinare, secondo Snaidero,
«un mercato che vale solo per
l’arredamento made in Italy
più di un miliardo di euro». A
Torino giovedì 25 si è tenuta
persino un’iniziativa pubblica
alla quale ha partecipato anche l’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov, che ha avvertito le imprese italiane presenti sul rischio «di perdere mercato da noi». Non è un mistero
del resto che alcuni Paesi (segnatamente la Turchia) stanno
cercando di approfittare della
situazione per aprirsi nuovi
spazi di mercato. Così come è
stato segnalato il pericolo che
la mancanza di prodotti importati dall’Italia aiuti il varo di
nuove iniziative di italian
sounding, se non di vera e propria contraffazione dei nostri
prodotti di marca.
La linea che il ministro Guidi terrà in Parlamento punta in
primo luogo a ridimensionare
l’allarme lanciato dalle associazioni di categoria. Le prime
stime elaborate dal ministero
per il solo settore agroalimentare — il più esposto — parlano per il 2014 di mancate
esportazioni italiane per circa
100 milioni. In caso di prolungamento delle sanzioni anche
Gli investimenti di Pechino in Italia
Ansaldo, la vendita ora entra nel vivo
La cordata cinese pronta alla maxiofferta
La gara per la vendita di
AnsaldoBreda e Ansaldo Sts sta
entrando nel vivo. E una delle
offerte, che si annuncia
generosa, sarà con ogni
probabilità di una cordata di due
società cinesi. Il problema è che
negli ultimi mesi gli
investimenti di Pechino in Italia
hanno superato i 5 miliardi di
euro e c’è chi sta storcendo il
naso. Un rapporto del
Dipartimento delle informazioni
per la sicurezza, preparato per la
Presidenza del consiglio, ha
sottolineato i rischi dell’entrata
massiccia delle società cinesi sul
mercato italiano. La prudenza è
comprensibile, ma recita
soltanto una parte nella
commedia e vanno messe al
47
primo posto due priorità:
valorizzare al meglio gli asset
che siamo costretti a sacrificare
e garantire le opportunità
migliori sia ai dipendenti delle
aziende sia all’indotto e al Paese.
Ecco perché, se l’offerta cinese
sarà davvero vantaggiosa, ben
venga. Gli effetti potranno
risultare molto positivi, come
sta dimostrando l’esperienza di
Ansaldo Energia che, proprio
grazie all’entrata del socio cinese
e alle commesse portate in dote,
sta ritrovando nuovo slancio,
affiancata dal Fondo strategico.
Chiedere, per saperne di più, ai
100 giovani ingegneri di cui è
prevista l’assunzione a Genova.
Fabio Tamburini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
nel 2015 la cifra però potrebbe
più che raddoppiare. Per il pellame stime analoghe si fermano poco oltre i 20 milioni di
euro. Ma al di là della ricognizione sulle quantità la linea del
governo sarà netta: non ci sono assolutamente le condizioni perché l’Italia possa rompere unilateralmente l’embargo e
la solidarietà occidentale. Roma può fare sicuramente altre
cose come implementare in
tempi utili le procedure di aiuto ai settori che stanno pagando i prezzi maggiori e può alzare il livello del pressing diplomatico nei confronti della
Interscambio Italia-Russia
Gennaio-Giugno
(valori in milioni di euro)
I valori delle esportazioni
per i settori più significativi
(migliaia di euro)
10.000
Gen-Giu
2013
8.000
6.000
+10%
-9%
4.000
2.000
0
Esportazioni Importazioni
2013
2014
Fonte: Elaborazioni Ice su dati Istat
Gen-Giu
2014
Macchinari 1.183.676 1.141.422
industriali
Articoli
523.747
483.955
abbigliamento
Calzature
320.901
251.515
Mobili
301.957
291.467
Autoveicoli
219.889
128.119
d’Arco
Turchia e gli altri Paesi che vogliono sostituirsi al prodotto
italiano. Ovviamente poi tutti
confidano che la crisi russoucraina abbia un’evoluzione
positiva e di conseguenza si
possano rivedere le misure decise ad agosto. Va aggiunto che
in parallelo il ministero dello
Sviluppo economico punta ad
accelerare il piano export già
predisposto per gli Usa, non
ultimo per tentare in questo
modo di controbilanciare le
perdite subite dalle aziende
italiane in Russia.
Dario Di Vico
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
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25/09
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6,028
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5,155
6,588
5,729
Num tel: 178 311 01 00
www.compamfund.com - [email protected]
Active Dollar Bond A
Active Emerging Credit A
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Active European Credit A
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Active European Equity A
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Active Liquid Bond A
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Multiman. Bal. A
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La lista completa dei comparti Invesco autorizzati in Italia
è disponibile sul sito www.invesco.it
Invesco Funds
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Asia Balanced A-Dis
Asia Consumer Demand A
Asia Consumer Demand A-Dis
Asia Infrastructure A
Asian Bond A-Dis M
Balanced-Risk Allocation A
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124,370
130,640
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104,610
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110,320 Asian Equity B
USD
25/09
440,540
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USD
114,020 Emerg Mkts Equity
25/09
430,390
434,180
EUR
152,050 Emerg Mkts Equity Hdg
25/09
277,010
279,220
European Equity
EUR
25/09
341,870
344,590
European Equity B
USD
25/09
111,670
111,760
Greater China Equity B
EUR
25/09
158,860
158,970
Greater China Equity B
USD
25/09
76,840
78,520
Growth Opportunities
USD
25/09
84,150
85,990
Growth Opportunities Hdg
EUR
25/09
139,610
137,510
Japanese Equity
JPY
25/09
138,460
136,370
Japanese Equity B
USD
25/09
181,400
178,650
Japanese Equity Hdg
EUR
25/09
134,720
134,920
Swiss Equity
CHF
25/09
102,350
102,510
Swiss Equity Hdg
EUR
25/09
173,690
176,560
US Equity
USD
25/09
191,240
194,450
US Equity Hdg
EUR
7,073
7,701
6,087
5,816
5,974
5,389
5,753
7,571
Tel 0332 251411
6,720
www.ottoapiu.it
5,336
5,243 8a+ Eiger
25/09
6,143
6,207
EUR
4,854 8a+ Gran Paradiso
25/09
5,220
5,207
EUR
4,559 8a+ Latemar
25/09
5,845
5,862
EUR
19/09
EUR 789148,799 800569,758
4,550 8a+ Matterhorn
5,281
6,256
Legenda:
Quota/pre.
=
Quota
precedente;
Quota/od.
=
Quota
odierna
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5,551
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
ECONOMIA/MERCATI FINANZIARI
● Piazza Affari
49
Sussurri & Grida
I dubbi di Unicredit sul dossier delle sofferenze
di Giacomo Ferrari
Yoox e Cnh trainano i rialzi
In recupero Ubi Banca e Bper
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a crescita del Pil americano nel secondo
trimestre (+4,6%) ha rafforzato la tesi di
chi vede avvicinarsi il rialzo dei tassi
Usa, con il conseguente miglioramento del
cambio euro-dollaro, che è uno degli
obiettivi della Bce. Le Borse europee hanno
reagito positivamente a questa prospettiva,
anche se gli indici sono cresciuti poco. Non
a Milano dove il Ftse-Mib ha preso il volo,
chiudendo in progresso dell’1,88%. Merito di
un comparto bancario in ripresa, con Ubi in
rialzo del 4,85%, seguita da Banco Popolare
(+4,18%) e Popolare dell’Emilia-Romagna
(+3,18%), ma anche dei rimbalzi di Yoox
(+6,09) e Cnh Industrial (+5,03%). Un solo
titolo, fra le blue-chips, è terminato il leggero
calo: si tratta di Pirelli, sceso dello 0,64%.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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(f.mas.) Sono rimasti in due in gara per acquisire i crediti problematici di Unicredit racchiusi
nella controllata Uccmb. Ma non è detto che il
gruppo guidato da Federico Ghizzoni (foto) accetti qualunque offerta dai due candidati, il private equity Lone Star (appoggiato dal fondo Usa
Christofferson, Robb&company) con i consulenti di Kpmg, Rbs e Knight Frank, e la cordata
Fortress-Italfondiario-Prelios, assistita da Mediobanca e Rothschild. Da un lato è mutato lo
scenario macroeconomico, con una crisi persistente e dunque un valore dei crediti deteriorati
più basso di quello atteso; dall’altro Unicredit ha
già in pancia l’accordo con il Santander su Pioneer; di conseguenza, se non incontrasse valutazioni adeguate, il gruppo milanese potrebbe decidere di tenersi Uccmb in attesa di tempi migliori. Ad ogni modo sembra che il perimetro
delle sofferenze venga ristretto dagli originari 4,1
a circa 3 miliardi, con effetti sul prezzo di cessione. Secondo stime di mercato, la piattaforma
della controllata di Unicredit con sede a Verona
— che gestisce 27 miliardi di non performing loan — varrebbe circa 350 milioni, mentre i crediti
in sofferenza da cedere sarebbero valutati tra
400 e 550 milioni. Un tentativo
di chiudere si farà comunque
per novembre. Per questo motivo un’informativa al consiglio
sullo stato delle trattative sarà
data al board del 16 ottobre.
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Caltagirone tra Acea e call center
(f. sav.) La questione è così ingarbugliata che la
patata bollente ora è tutta nelle mani del sindaco
di Roma, Ignazio Marino, che ha chiesto ad
Acea, controllata dal Comune di Roma (cioè lui),
di applicare «la clausola di continuità occupazionale». In altri termini l’azienda subentrante
nel servizio di assistenza al cliente (il cui bando
scade il 30 settembre) dovrebbe prendersi in carico anche tutti e 400 i lavoratori dell’azienda
uscente, in questo caso E-Care. Nel cui capitale
sociale — il caso vuole — ci sono Francesco Gaetano Caltagirone con una quota del 15% (azionista forte proprio di Acea) e Alfio Marchini, imprenditore notissimo nella Capitale perdente
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!k‰b‰k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ æ`¤Ðæ
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!!kb ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!!¯ æ`zæ™
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!˜Îk ,@ÅX†‰ /‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!,/¯ ¤`æÐÕ
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" "‰Xk K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"
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,‰kÂÂk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`ɤÐ
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,‰¶×@b±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,-¯ ¤`ÉÕæ
,‰Âk‰ G ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,
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,‰~Â@x‰X‰ b‰ÎÂ[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,$¯ æ`Õpæ
,Âk‰Å±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,./¯ æ`ÐÉ|
,Âk“×b@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`Õp¤
,‰“@ ˜b×ÅΉk K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ ¤z`Ðææ
,ÂàÅ[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.;¯ ¤|`ÐÐæ
. .± k !kb‰X‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.!¯ æ`Ф¤
.@ÎΉ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.1¯ Õ`ÊÕæ
.
/ !kb‰@~׬ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
/¯ ¤`¤¤™
.kXÂb@Ή K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
¯ ¤Õ`ppæ
.k¬à K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.;¯ ʤ`|ææ
.kÎk‰Î±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ æ`Êzz
.‰Å@[email protected]Ν±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®."¯ æ`¤|™
.ÅÅÅ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.$/¯ ¤`ÐÊÉ
/ [email protected]@x /±¬±@± K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ ¤Ð`|¤æ
[email protected]Å K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ Ê`|™z
[email protected]Š˜X K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ z`|pæ
[email protected] ׬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ ¤¤`Õ¤æ
[email protected]¬k“±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,!¯ ¤Ê`zææ
[email protected]¬k“ ‰Ŭ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,!.¯
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[email protected] “¬Âk~‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ Ð`æ¤Ê
[email protected] “¬Âk~‰ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ ¤¤`ÉÊæ
/@Â@Å ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/./¯ æ`əÉ
/@α±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1¯ ¤Ð`Ðææ
/@Ýk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/8¯ ¤Ð`æææ
/XÂkk˜ /kÂ݉Xk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯
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/k@Î ,±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ æ`ææ¤
/k@Î , ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯
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/kÂÝ‰ä‰ Î@‰@ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ |`|Õ|
/kÂÝ‰ä‰ Î@‰@ ¤z Þ@ K ±±±±±±±±±±±®9/.¤z¯ æ`|æÕ
/kÅ@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯ ¤Õ`Фæ
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Guzzetti e Prodi con il «Sud sostenibile»
(f.ch.) Si chiama «Con il Sud Sostenibile: la nuova
linea del cambiamento», l’evento annuale di Fondazione Con il Sud, organizzato quest’anno a Milano con la collaborazione di Cariplo. Tema dell’edizione 2014 è la sostenibilità sociale, culturale, ambientale ed economica per promuovere modelli di
sviluppo alternativi nel Mezzogiorno. L’evento si
conclude oggi con Carlo Borgomeo, Giuseppe
Guzzetti, Pietro Barbieri e Romano Prodi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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˜Å@b /ÎÅ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1/¯ p`p¤z
Âk˜@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.¯
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¯ ¤`Épp
ÅÎ@b‰ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1¯ Ê`¤æz
Î[email protected]Ή@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ ¤™`æ™æ
×Ν~‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ Ê`Ð|æ
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@˜X@ ,¬± “‰‰@ .±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ Ê`¤Éæ
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X@ @‰~k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
.¯ æ`¤æ|
X@ @‰~k  ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
..¯ ¤`Õzz
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X@ ,¬±/¬kΝ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,$¯
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X@ ,x‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.$¯ æ`Ð|É
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X /@Âbk~˜@ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.,¯ ¤¤`¤ææ
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k~†k‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`|ÕÐ
k˜‰ /Î@N‰‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"/¯ æ`zpp
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‰ÅX†‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.¯ æ`¤æp
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¯ ¤`|Éæ
@Î@~‰Â˜k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
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±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
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Âkb± [email protected]Îk‰˜kÅk±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
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Á“‰X ¤Ê Þ@ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9/¤Ê¯ æ`æə
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¯ ¤`zææ
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nell’ultima corsa al Campidoglio proprio contro
Marino. Nel mezzo ci sono i destini di 400 lavoratori che vedono a rischio il proprio posto per
una vacatio legislativa che impedisce al settore
dei call center di avere la clausola di salvaguardia
invocata da Marino. Il casus belli è poi il bando
in sé basato sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Secondo E-Care è irricevibile perché non permette di fare profitti.
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Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
50
Cultura
& Spettacoli
Il caso
«Asterix» e la figlia
fanno la pace
PARIGI — La Corte di appello di
Versailles ha stabilito che Albert
Uderzo, il creatore (con René
Goscinny) di Asterix, non è stato
vittima di circonvenzione di
incapace, come sosteneva invece la
figlia Sylvie. E dopo 7 anni di
battaglia, i due in un comunicato
congiunto dichiarano di avere fatto
la pace: Albert, 87 anni, rinuncia alla
causa per «violenze psicologiche»
intentata contro la figlia. Il conflitto
era cominciato quando Uderzo
decise di vendere la società Albert
René all’editore Hachette,
autorizzandolo a proseguire le
avventure di Asterix e Obelix anche
dopo la sua morte. Asterix e i Pitti,
l’ultimo album uscito il 23 ottobre
2013 e il primo scritto e disegnato
senza gli autori originari, ha già
venduto due milioni e mezzo di
copie. (Stefano Montefiori)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Torna dopo 25 anni «La chimera» di Sebastiano Vassalli
di Sebastiano Vassalli
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o trascorso due anni
della mia vita (il 1987 e
il 1988) nel Seicento, e
ho raccontato la storia
di Antonia e del vescovo Carlo
Bascapè, seguendo l’esempio e
l’insegnamento di Alessandro
Manzoni che credeva di dover
scoprire in quel secolo le radici
dell’Italia moderna e del carattere degli italiani. Secondo
Manzoni, due grandi avvenimenti del passato: la Controriforma della Chiesa cattolica e la
dominazione spagnola a Milano e a Napoli hanno modificato
profondamente la nostra indole
e i nostri costumi, facendoci diventare come eravamo ai suoi
tempi e come in parte siamo ancora oggi.
Anch’io mi ero convinto che
il nostro carattere nazionale
fosse nato lì, in quei cento anni
tra la metà del Cinquecento e la
metà del secolo successivo. Tra
Controriforma e dominazione
spagnola. La Controriforma, ci
dicono i libri di storia, ha cambiato i connotati della Chiesa e
di un papato, che era ormai diventato una corte rinascimentale. Ha imposto con forza, anche
con gli strumenti del Sant’Uffizio e dell’Inquisizione, la religione come centro della vita degli uomini nei Paesi cattolici, sia
per gli appartenenti alla nobiltà
che per i ceti popolari. Ma anche la dominazione spagnola
nel Nord e nel Sud del Paese, e
l’influenza della Spagna nella
politica italiana di quegli anni
hanno lasciato un segno indelebile nella nostra organizzazione
sociale e nel nostro modo di essere cittadini di uno Stato. Un
segno che non è ancora scomparso.
Manzoni è stato il primo a riflettere sul carattere degli italiani. E il suo romanzo I promessi
sposi, oltre a rappresentare il
passaggio della lingua italiana
dall’uso letterario all’uso comune, doveva raccontare le origini
di una nazione che era sempre
esistita, tra le Alpi e la Sicilia,
ma che sarebbe nata ufficialmente soltanto nel 1861, con il
Il brano
Pubblichiamo
un estratto della
postfazione
scritta da
Sebastiano
Vassalli (foto) per
la nuova edizione
del suo libro La
chimera, con cui
vinse il premio
Strega nel 1990.
Ora Rizzoli lo
ripropone
a 25 anni dalla
prima uscita
(pagine 362,
16)
Il mio viaggio nel Seicento
che Manzoni non raccontò
«Lui lo corresse con molto Ottocento, io cercavo più verità»
raggiungimento dell’unità politica.
Che bisogno avevo, io, di tornare nel Seicento, se già c’era
stato un grande come lui, e se
già esisteva un capolavoro come
I promessi sposi per parlarci
delle nostre origini? Cosa ancora avrebbe potuto rivelarmi
quel secolo?
In realtà, le cose non erano
così semplici come queste domande farebbero supporre.
Non lo erano perché nessuna
opera letteraria, per quanto importante, può esaurire un tema
tanto complesso com’è il carattere di un popolo; e perché nessun autore, nemmeno Manzoni, rappresenta un punto di vista fuori dell’epoca in cui vive.
Un punto di vista definitivo anche per le epoche successive.
L’ultima parola, in letteratu-
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Avevo
messo gli
occhi,
per il mio
romanzo, su
una vicenda
milanese
raccontata
da Achille
Mauri
ra, non è mai stata scritta né
mai lo sarà.
Uomo di fede ma anche uomo del Risorgimento, cioè della
sua epoca, Manzoni aveva studiato a fondo i vizi e le virtù degli italiani e conosceva bene il
nostro carattere nazionale.
Avrebbe potuto rappresentarlo
al peggio; scelse, invece, di rappresentarlo al meglio, perché
l’Italia doveva ancora nascere e
si sperava che potesse nascere
con il suo aspetto migliore. Perciò il Seicento, che fu un secolo
a tinte violente, un secolo terribile, nel suo romanzo è corretto
con molto Ottocento. Don Abbondio è un prete contemporaneo del suo autore. I preti della
Controriforma, quelli veri, non
avrebbero potuto concedersi le
sue abitudini e i suoi tic, impegnati com’erano a ripristinare
diritti e prerogative che risalivano al Medioevo e che si erano
persi con il trascorrere dei secoli, e a tiranneggiare i loro parrocchiani con sanzioni per noi
oggi inimmaginabili, se non si
confessavano e comunicavano
almeno una volta all’anno e non
seguivano i precetti della religione. Anche il cardinale Federigo Borromeo, rispetto al vero
personaggio storico, nei Promessi sposi è molto idealizzato;
e anche la conclusione del romanzo, con la nascita dell’industria, è rivolta più al secolo dell’autore e alle sue prospettive di
sviluppo, che all’età barocca in
cui è ambientata la vicenda dei
due fidanzati.
Perciò io ho scelto di raccontare una storia del Seicento.
Perché tornare in quel secolo
dopo Manzoni significava tor-
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narci dopo l’Unità d’Italia; dopo
la Grande Guerra e il fascismo;
dopo la catastrofe e il naufragio
della Seconda guerra mondiale.
Quanti Conti zii e don Rodrighi
e Innominati, quanti don Ferrante e donne Prassede e fra
Cristofori, ma anche e soprattutto quanti Renzi e quante Lucie si erano poi persi, irrimediabilmente, in quel naufragio!
Tornare nel Seicento dopo
Manzoni significava compiere
un viaggio alle origini del nostro carattere nazionale, senza
le indulgenze e i correttivi messi in opera da chi, all’inizio dell’Ottocento, doveva parlare di
un’entità culturale e politica:
l’Italia, che già in qualche misura esisteva ma che ancora non
aveva preso il suo posto nella
geografia delle nazioni europee
(...). Avevo messo gli occhi, per
il mio romanzo, su una vicenda
milanese dei primi anni del Seicento, già raccontata da uno
scrittore contemporaneo di
Manzoni, Achille Mauri, in una
sua opera intitolata Caterina
Medici di Brono. Novella storica del XVII secolo. Il Mauri mi
aveva fatto scoprire una storia
che non conoscevo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Vincenzo
Campi
(Cremona,
1536 circa 1591),
La Cucina
(1580,
olio su tela,
Milano,
Pinacoteca
di Brera)
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
TERZA PAGINA
Addii
Libri ritrovati
Darbois tra fotografia e impegno I quesiti matematici
È scomparsa a 89 anni la fotografa francese Dominique
di Lewis Carroll
Darbois (nella foto). Figlia dello storico dell’arte orientale
Philippe Stern, ricevette la Croix de Guerre per l’impegno celati nella marmellata
durante la Resistenza; anticolonialista, fu autrice del
reportage Gli algerini in guerra che, vietato in Francia,
uscì nel 1961 in Italia, da Feltrinelli. Fu poi viaggiatrice e
fotografò bambini per la collana di grande successo
«Les Enfants du Monde», edita tra il ‘52 e il ‘78.
Elzeviro
L’EROS ANDANTE
APPASSIONATO
DI ROBERTO PAZZI
Segna
libro
Q
R
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«Dalla tasca uscì
una lingua: una
lingua che
raccontava solo
scuse. Poi
caddero di
seguito le labbra,
le tonsille, le
corde vocali»...:
così, tanto per
capire il mondo di
Yoko Ogawa.
Autrice di culto in
Giappone, già
conosciuta in
Italia, Vendetta
(traduzione di
Laura Testaverde,
il Saggiatore, pp.
170, 15) è il
suo nuovo
romanzo: quasi
un intrico di
racconti a sé. E il
titolo dice già
molto, non tutto...
a cura di
Marco
Del Corona
Severino Colombo
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L’economista anti-Piketty:
«Solo la borghesia ci salverà»
di Danilo Taino
A Shanghai! A
Shanghai! La
città cinese resta
il catalizzatore di
un orientalismo
che si nutre di
intrighi e
struggimenti.
Con una
protagonista
«intrappolata fra
l’amore e la
necessità», vi
torna Amy Tan,
americana di
sangue cinese. In
La valle delle
meraviglie
(traduzione di
Guido Calza,
Salani, pp. 714,
18,60) i suoi
due mondi si
incrociano a inizi
Novecento in una
casa di piacere.
12) di Lewis Carroll (Charles Lutwidge Dodgson, 18321898). L’autore de Le avventure di Alice nel Paese delle
meraviglie (1865), maestro del nonsense e matematico
a Oxford, tenne sul periodico per ragazzi «The Monthly
Packet» una rubrica: l’intenzione era di inserire in ogni
racconto un quesito di algebra, aritmetica o geometria,
«come la medicina così abilmente, ma inutilmente,
nascosta nella marmellata della nostra infanzia».
Deirdre McCloskey (che fino al ‘95 era un uomo)
di Sebastiano Grasso
uando, la mattina, Roberto Pazzi si
guarda allo specchio, vede riflesso
Giorgio Bassani. Se qualche suo
ospite transita in quel momento e
si dà conto di quello che vede, poco ci manca
che svenga. Lo scrittore, invece, non solo s’è
abituato, ma addirittura potrebbe sentirsi
male se vedesse qualcos’altro. Perché ormai
Pazzi s’è identificato a tal punto con l’autore
de Il giardino dei Finzi-Contini, da seguirlo
passo passo anche in alcune tematiche. D’altronde, a parte la data di nascita (Bassani,
nel ’16; Pazzi, nel ’46), non sono pochi i punti
in comune tra i due scrittori. Entrambi, di
famiglie ferraresi, sono nati altrove; si sono
laureati a Bologna; hanno pubblicato poesie,
romanzi ambientati nel capoluogo emiliano
(«Ferrara è il mio osservatorio permanente,
la mia camera da letto», ha scritto Pazzi) e
collaborato a giornali.
Bassani — che se n’è già andato, altrimenti ci sarebbero state altre comunanze —, è
autore de Gli occhiali d’oro (Einaudi, 1958)
romanzo breve, scritto e riscritto più volte,
che parla di un medico di Ferrara, il quale,
una volta presa coscienza della sua omosessualità, manifesta il suo amore ad uno studente universitario dal quale verrà poi abbandonato. Finirà col suicidarsi. Gli occhiali
d’oro? Metafora della diversità con cui guardare il mondo.
Ed ecco, adesso, che l’«allievo» Pazzi, con
La trasparenza del buio (Bompiani, pp. 286,
€ 18) riprende il tema di Bassani. Naturalmente con sviluppo e finali diversi. Il suo
protagonista è un docente universitario padovano, di 65 anni, che, una volta divorziato,
decide di lasciarsi andare ad esperienze
omosessuali. In pochi giorni ha tre partner:
un rappresentante di caramelle e surgelati,
incontrato in palestra; uno stilista famoso e
ricco, conosciuto chattando, che vive a Parigi; uno studente che lo ha fermato fuori dall’ateneo.
***
All’inizio, nel docente restano sensi di
colpa, dovuti soprattutto all’educazione religiosa, ma quando si convince che l’importante è amare — non importa chi e come —
e che la sessualità non conosce limiti d’età
(l’erotismo bussa alla porta anche dopo i
sessant’anni), la paura passa ed egli guarda il
mondo in maniera completamente diversa,
mentre «si dissolve l’oscurità del senso di
colpa». Ricordate Franco Battiato quando
cantava che «i desideri non invecchiano quasi mai con l’età»? Se la trama de La trasparenza del buio segue quello che, in musica,
si potrebbe definirebbe un «andante senza
moto», il linguaggio scandaglia la psicologia
di un omosessuale che si confronta con una
società dalla quale, solo in parte, si accettano
tali divari. Non importa — dice Pazzi — se,
in letteratura, ci si richiama a precedenti
come i personaggi di Achille e Patroclo (Iliade), Eurialo e Niso (Eneide) o ad autori come
Saffo (liriche), Shakespeare (sonetti d’amore), Kavafis, Penna, Pasolini, Bellezza, Auden, Saba (Ernesto), Morante (L’isola di Arturo), Yourcenar, Tondelli, Patroni Griffi,
Busi, Siti ed altri.
***
Il narratore insiste sul fatto che ormai la
diversità non è più tale, anche perché
«d’amore non esistono peccati», come recita
un verso di Vittorio Sereni, tratto da Strumenti umani (ripreso, fra l’altro, da Pazzi
come titolo di un suo romanzo, pubblicato
due anni addietro). Tutt’al più, «esistono
soltanto peccati contro l’amore», continua
Sereni, anche lui «maestro» e mentore di
Pazzi. Fu proprio l’autore del Diario d’Algeria, infatti a dare, nel 1969, al ventitreenne
Roberto, il battesimo ufficiale di poeta, presentandogli un buon numero di versi sulla
rivista «Arte e poesia» dell’editore De Luca.
sgrasso@corriere.it
Matta Matica è un’eccentrica signora decisa a far
scoprire alla nipote Clara le meraviglie di Londra. Dalla
stazione di Charing Cross le due partono nello stesso
momento in direzioni opposte: la ferrovia è circolare e i
treni, con una frequenza di 15 minuti, impiegano a
percorrere l’intero anello 3 ore quelli diretti a est, 2 quelli
diretti a ovest. Quanti treni incontra ogni viaggiatrice
lungo il tragitto? Perfetto per un ripasso a pochi giorni
dall’inizio dell’anno scolastico, esce 10 nodi da sciogliere
(traduzione di Emanuela Platania, Malcor D’, pp. 120, 51
icordate la borghesia? E la
middle class? Esistono
ancora. A nome loro,
un’economista americana lancia un’accusa all’intellighenzia dell’Occidente: dal 1848 le svalutate, ma sono tuttora la nostra
ricchezza. Su questa base, Deirdre
McCloskey ha deciso di montarne
una poderosa rivalutazione, storica e attuale. Fatto non frequente
tra gli economisti, lo fa su basi etiche: sono il solo rimedio contro la
povertà. La professoressa di Economia alla University of Illinois,
Chicago, e alla Gothenburg University, Svezia, ha consegnato allo
stampatore il terzo volume di una
trilogia, The Bourgeois Era, che
viene dopo The Bourgeois Virtues
e The Bourgeois Dignity. In Italia
ha appena pubblicato I vizi degli
economisti, le virtù della borghesia, edito da Ibl Libri (pp. 138, 16). E in questi giorni è nel nostro
Paese per una serie di incontri e
conferenze organizzati dall’Istituto
Bruno Leoni.
«Il fallimento delle rivoluzioni
liberali del 1848 — sostiene in questa intervista — ha provocato nei
ceti intellettuali di Italia, Germania, Francia, Spagna una reazione
contro le classi medie che è arrivata fino a oggi». Un’opposizione che
ha preso la forma del conservatorismo, del materialismo storico, del
marxismo, del fascismo, dello statalismo: del rifiuto della carica innovativa e liberale della borghesia.
«Ancora oggi c’è la tendenza a creare nuove aristocrazie», dice.
Il punto fondante dell’elaborazione della signora McCloskey sta
nel ritenere le idee il motore dello
sviluppo di quello che — termine
che non apprezza — è chiamato
capitalismo. «Il nostro benessere
— sostiene — viene dalle idee. Nel
1800, il reddito giornaliero di un
italiano era di tre dollari; oggi, a
parità di valori, è di ottanta. In più,
ci sono gli avanzamenti della medicina, dei trasporti, della tecnologia. Una completa trasformazione.
Ma non è il risultato della lotta di
classe, come sostiene la sinistra, o
degli investimenti, come sostengono i conservatori. È il risultato
delle idee che hanno prodotto innovazioni come l’elettricità, la radio, i sistemi idraulici». E, passaggio chiave, queste idee sono nate e
hanno trovato gambe «dalla liberazione delle persone, dal liberalismo di Adam Smith e dalla caduta
delle gerarchie che ponevano al
centro l’aristocrazia». Sono le persone comuni e le idee lasciate libere di correre che creano la base del
capitalismo.
La professoressa individua la
nascita di questo spirito nell’Olanda della guerra contro la Spagna —
dal 1568 al 1648 — e poi nella guerra civile inglese — dal 1642 al 1651.
«Tutto avvenne per un accidente
della storia, grazie alla Riforma:
ma non in senso weberiano, nel
senso invece che il movimento
protestante dette al popolo la governance, la possibilità di scegliere
i propri pastori e quindi di liberarsi dalle gerarchie della Chiesa. I Paesi Bassi furono pionieri dell’attività borghese. Poi, gli inglesi presero
tutto dagli olandesi: importarono
il re, aprirono anch’essi una Borsa,
Docente
Qui sopra: Deirdre
McCloskey, 72
anni (fino al 1995
si chiamava
Donald). A fianco:
George Tooker
(1920-2011),
Government
Bureau (1950, olio
su tela, New York,
Metropolitan
Museum of Art)
crearono una banca centrale. Diventarono la New Holland. Lo spirito si estese poi all’America e immagino che, se non fosse successo, le forze della reazione avrebbero vinto. Mi spingo a dire che,
senza i Paesi Bassi e l’Inghilterra, la
Francia non avrebbe mai avuto
una rivoluzione industriale, perché tutto era centralizzato, sottoposto ad autorizzazioni. Anche Italia e Germania non vissero i cambiamenti».
Dopo le rivoluzioni liberali fallite del 1848, «si comincia a scrivere
che il capitalismo è brutto, l’intellighenzia si schiera contro la borghesia, contro Voltaire e Thomas
Paine e il libero mercato. Il Romanticismo, che dura ancora oggi,
è servito ai conservatori per idealizzare il passato e alla sinistra per
idealizzare la città futura: il nazio-
nalismo, il razzismo, il marxismo,
il socialismo, l’eugenetica vanno a
dominare il pensiero. Nel XVIII secolo si scopre che, se liberi la gente, se lasci fare le persone e onori i
loro risultati, il limite è il cielo. Nel
XIX secolo si dice invece che quel
che conta è la scienza, non le idee.
È un conflitto: quando, nei Promessi sposi, Manzoni parla del
rapporto tra controllo dei prezzi e
carestia, è un liberale, scrive pagine da Adam Smith; ma, vent’anni
dopo, Flaubert odia la borghesia».
L’incarnazione odierna di questi spiriti illiberali è nella tendenza
a regolare tutto, a un paternalismo
di Stato. Fino al 1995, Deirdre McCloskey era un uomo, Donald, poi
ha cambiato sesso. Oggi scherza e
dice di sentirsi, in opposizione al
paternalismo di Stato, «una libertaria materna, e non avrebbe fun-
zionato se fossi rimasta un ragazzo». Risultato: combatte battaglie
attualissime. Di recente, è stata definita la più efficace economista
anti-Piketty: ritiene che le teorie
sulla diseguaglianza insita nel capitalismo, sostenute dall’economista francese Thomas Piketty, non
stiano in piedi. «L’uguaglianza come questione etica — dice — è
una sciocchezza. Etico è ridurre la
povertà. Il gap tra poveri e ricchi
non conta. Stabilire regole per diminuire le differenze non aiuta: il
90 per cento della riduzione della
povertà deriva dalla crescita economica. E il dato di fatto è che, grazie alla libertà delle idee, alle innovazioni, alla middle class oggi siamo enormemente più ricchi. Anche nello spirito».
@danilotaino
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52
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
SPETTACOLI
#
Il regista russo
Il clima da ricordi di guerra fredda tra Russia e Stati
Uniti, alimentato dal caso Ucraina, fa sentire i propri
effetti anche nel mondo della cultura, e del cinema in
particolare. Andrei Konchalovsky ha infatti annunciato
di ritirare la candidatura del suo fim Leone d’Argento
all’ultima Mostra di Venezia, Le notti bianche di un
postino (foto), alla nomination come miglior film
straniero per gli Oscar, in vista della selezione da parte
del Comitato russo che è in programma per domani. In
una lettera aperta, il regista, fratello del cineasta Nikita
La «guerra fredda»
di Konchalovsky:
non corro per l’Oscar
Il confronto
Share della prima puntata della stagione, valori in percentuale
Servizio
Pubblico
(La7)
Michele Santoro
2013
2014
11,4
5,7
Piazzapulita
(La7)
Ballarò
(Rai3)
Corrado Formigli
Massimo Giannini Giovanni Floris
5,7
4,5
diMartedì
(La7)
13,5*
11,8
*L’anno scorso era condotto da Floris
La Gabbia
(La7)
Virus
(Rai2)
Gianluigi Paragone Nicola Porro
non esisteva
3,4
Mikhalkov, uno degli intellettuali considerati più vicini al
presidente russo Vladimir Putin, accusa Hollywood di
distruggere i gusti cinematografici anche degli
spettatori russi. Ma non solo, la categoria che riserva il
premio al miglior film straniero, secondo Konchalovsky,
è una segregazione che promuove una nozione
«datata» del dominio culturale occidentale. Va
ricordato che Konchalovsky negli anni Ottanta aveva
lavorato negli Stati Uniti, dove aveva prodotto «A trenta
secondi dalla fine» e «Tango & Cash».
3,9
5,3
2,4
4,8
Porta
a Porta
(Rai1)
Bruno Vespa
Matrix
(Canale5)
Luca Telese
12,2
6,5
19,3
10,5
Quinta
Colonna
(Rete4)
Paolo Del Debbio
4,3
Talk, crolla anche Santoro
Ascolti dimezzati, perso oltre un milione di spettatori. I casi Floris, Giannini, Porro
❞ L
Cairo
Non sono
scontento
dei dati, la
parola non
va in crisi
Vedremo
chi vincerà
i duelli
Telese
Non è in
affanno
il genere, ma
il sistema
bipolare tra
destra e
sinistra che
lo sosteneva
Freccero
Se manca lo
scontro tra
due fazioni
la gente
si astiene,
proprio
come alle
elezioni
la di trovare una nuova polarità
che sia in grado di animarlo. Io
credo nella tv che racconta il
meglio e il peggio di quello che
ci circonda: la fotografia di
quello che succede. La scontro
tra berlusconismo e antiberlusconismo non c’è più, bisogna
cercare una nuova formula che
colga lo spirito del tempo».
Urbano Cairo, editore di La7,
ha puntato tutto sul genere costruendo un palinsesto di prima
serata dedicato all’approfondimento: «Avere un genere che
totalizza il 10/11% di share non è
La festa a Venezia
Clooney, lo sposo-dem arriva in pullman
di Chiara Maffioletti
George Clooney e Amal Alamuddin sono arrivati a Venezia. Ma ci sono arrivati
in pullman. Democratici e sorridenti, sono riusciti a insinuare il sospetto che il
mezzo più proletario sia in realtà parecchio chic. Ad ogni modo a un bed and
breakfast alla fine hanno preferito l’hotel Cipriani, dove ieri sono iniziati i
festeggiamenti. Il gran ricevimento sarà però stasera, con gli amici da tutto il
mondo. Domani però letti separati in attesa del sì, davanti a Veltroni, lunedì.
Va in onda
il copione unico
delle coscienze
di Aldo Grasso
4,9
Corriere della Sera
a crisi di inizio stagione
dei talk show è nei numeri e la caduta del maestro del genere, l’ultimo
ad apparire in video, non fa che
aggiungere la firma sul quadro.
L’altra sera Michele Santoro con
il suo 5,7% di share (1.203.000
spettatori) ha ottenuto un risultato che forse gli potrebbe far
pensare che sarebbe stata questa la stagione giusta per dire
basta al suo Servizio Pubblico e
non la prossima come ha annunciato l’altro giorno. Il dato è
basso non solo rispetto all’esordio (dimezzato) della stagione
scorsa (11,4% con 2.462.000
spettatori), ma in assoluto è il
suo secondo peggior risultato
Auditel di sempre (l’ultima
puntata della scorso anno si fermò al 5,6% di share).
I marchi forti faticano. Dopo
la buona partenza (11,8% alla prima puntata), dopata anche dalla presenza di Benigni, il nuovo
Ballarò firmato da Giannini ha
avuto un tracollo nella seconda,
scendendo al 6,5%. La striscia
giornaliera di Floris per ora è
sospesa, ma galleggiava nelle
paludi del 2%, il suo diMartedì
ora è salito al 4,2%. Chi è in controtendenza è Luca Telese, che
fa meglio dell’anno scorso:
«Non penso a una crisi del talk
— spiega il conduttore di Matrix —, ma alla crisi del modello
bipolare che automaticamente
veniva applicata al talk. Il vecchio format destra/sinistra più
il fatto del giorno è ormai obsoleto, il trombone autorevole che
parla con il voltaggio da vecchio
circolo di partito ora fulminerebbe qualunque lampadina.
Però il talk è uno spazio metafisico immortale, la strada è quel-
● Il commento
affatto da buttar via». Il risultato
— analizza — è la somma di
Giannini e Floris, di Porro e
Santoro. «Non sono scontento
dei dati, si tratta di vedere chi
vince i duelli: Santoro l’anno
scorso non aveva competitor,
mentre ora ha Porro; Formigli
sfida Del Debbio; Paragone se la
deve vedere con le inchieste di
Iacona. Quanto a Floris ci vuole
tempo perché diventi un volto
della rete. Intanto nella seconda
puntata diMartedì è cresciuto
del 30% rispetto alla prima,
mentre Ballarò ha perso il 40%: i
numeri dei due programmi ora
sono vicini e io comunque ho
raddoppiato lo share del martedì rispetto a un anno fa. Concordo con quello che ha detto Giuliano Ferrara: la parola non va
mai in crisi, la parola è il sale
della comunicazione».
Carlo Freccero, osservatore
acuto e mai banale della tv di
oggi, spiega così il calo di Santoro: «Non fa più evento. Lui è
sempre stato in qualche modo
visione, partito mediatico. In
Rai il suo era l’unico programma di opposizione, era differenza e rottura. Ora si è omologato alla rete in cui si trova e il
contesto determina anche il testo». Ragiona per immagini:
«Il talk è un game travestito: o
bianco o nero. Ma se manca il
duello, non c’è gioco e il pubblico si astiene, come alle elezioni politiche. L’astensionismo dà la misura della crisi del
talk. E poi la vita sociale non
conta più, conta molto di più la
vita privata: l’unico talk che
vince sarà quello di Maria De
Filippi».
Renato Franco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I
l destino delle parole è
che invecchiano e si
usurano con gli uomini
che le usano. Il talk show è in
crisi: meno pubblico, temi
ripetitivi, compagnia di giro
che scorrazza da un salotto
all’altro, clima da «patto del
Nazareno» che ammoscia gli
animi. Ma i motivi principali
del peggioramento sono tre.
L’usura. L’altra sera, Santoro
sembrava uno studente fuori
corso: incazzato, demotivato,
spaesato. Sarà anche stato il
primo a introdurre certi temi,
ma ormai ha perso smalto e
voglia. Gli altri conduttori,
pedagoghi indignati, sono
quasi tutti sue imitazioni: già
logorati dalla fatica di essere
personaggi. Per durare nel
tempo ci vuole involontaria
lucidità. La saturazione. Dal
mattino alla sera ci sono talk:
costano poco e possono
contare sul narcisismo degli
invitati. Una Moretti, un
Gasparri li trovi sempre, a
qualunque ora. Quest’anno,
poi, si porta la tristezza,
querula e gemebonda. E forse
La7 ha fatto un errore a
ingaggiare Floris: ha rotto gli
equilibri della rete, non ha
portato nulla di nuovo, si è
dimostrato poco incisivo.
L’omologazione. Dal
momento in cui è sparito
l’uomo nero (Berlusconi),
manca la rissa. Al Conduttore
Unico delle Coscienze si è
sostituito il Copione Unico
delle Coscienze: un po’ di
Scampia, i soldi che mancano
per arrivare a fine mese, una
bordata alla Casta, la non
ripresa economica,
moralismo e retorica,
dramma dell’immigrazione,
ragazzi abbandonati da
scuola-famiglia-società, una
spruzzatina di trattato statomafia, molto disagio sociale.
Il CUC2 crea spettatori della
propria impotenza. Alla fine,
resta solo un insieme di
parole con su impresso il
sigillo arcano della noia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
SPETTACOLI
53
#
1916-2014
L’attore statunitense Don Keefer (a sinistra in una foto di scena della serie tv
«Bonanza») è morto a 98 anni. Lo riferisce la rivista specializzata The
Hollywood Reporter. Keefer, che fu protagonista della produzione originale a
Broadway di «Morte di un commesso viaggiatore» di Arthur Miller nel 1949,
era membro fondatore dell’Actors Studio di New York. L’attore prese parte a
numerosissime serie televisive, tra le quali «The Virginian», «Colombo» e
«The Twilight Zone». Keefer diede il volto allo scienziato che risvegliò Woody
Allen in «Sleeper», del 1973, e recitò, con Paul Newman e Robert Redford in
«Butch Cassidy», del 1969. La sua ultima apparizione sullo schermo fu
insieme a Jim Carrey nella commedia «Bugiardo, bugiardo», del 1997.
Dall’Actors Studio
a «Butch Cassidy»
Addio a Don Keefer
L’appello
Sorrentino: il cinema America deve riaprire
«Se non riaprono il cinema America sono pronto a restituire la cittadinanza
onoraria di Roma»: l’affermazione del premio Oscar per La grande bellezza
Paolo Sorrentino, ospite a Radio2, ha avuto un’eco non minore della lettera di
complimenti inviata dal presidente Napolitano ai ragazzi in lotta per la
sopravvivenza della storica sala di Trastevere. Il regista, che aveva ricevuto la
cittadinanza onoraria dal sindaco Marino all’indomani dell’Oscar, ha corretto
poi il tiro: «Era una battuta per sottolineare la mia vicinanza alla vicenda del
cinema America. La cittadinanza onoraria rimane per me un grande onore».
La Maddalena del rock:
torno dopo 40 anni
per ritrovare il mio Gesù
1973
Ted Neeley
(Gesù) e Yvonne
Elliman (Maria
Maddalena) in
una scena di
«Jesus Christ
Superstar»
(1973), diretto
da Norman
Jewison. L’opera
è stata scritta
da Andrew
Lloyd Webber
(autore delle
musiche) e Tim
Rice (parole)
«Il mio ex marito mi aveva allontanato dal musical»
«Q
uando mi chiesero di diventare Maria
Maddalena non avevo le idee molto
chiare, credevo fosse la mamma di Gesù». Non aveva ancora vent’anni allora Yvonne Elliman e non immaginava che quello non sarebbe
stato per lei un ruolo qualsiasi. Jesus Christ Superstar resta uno dei maggiori successi di sempre
di Broadway e il film che ha ispirato, diretto da
Norman Jewison, è diventato un cult.
Ora, dopo più di 40 anni, la cantante ha ritrovato altri due protagonisti del cast storico, Ted Neeley (Gesù) e Barry Dennen (Pilato). E insieme, per
la prima volta da allora, sono nella nuova versione
del musical diretta da Massimo Romeo Piparo,
che ha debuttato al Sistina di Roma (per poi spostarsi all’Arena di Verona e agli Arcimboldi di Milano).
«Sono molto nervosa», spiega l’attrice. A parte i
tre volti storici «il cast ha più o meno 20 anni. Ma
questo musical unisce generazioni distanti: Gesù
è una figura senza tempo. E al resto ci pensa il
rock». Cosa è cambiato dal suo debutto? «Lo
show è più imponente. Il cast è più grande, il suono amplificato, le luci fantastiche. La tecnologia
ha fatto tanto: ora posso usare le mani mentre recito perché non devo più tenere il microfono...».
Il ruolo di Maria Maddalena è rimasto quello
con cui la gente la identifica: «Non mi dispiace.
Fino a qualche anno fa a Broadway la gente mi gridava: Maria, Maria». Poi però la sua carriera si è
interrotta: «È iniziata quando avevo 17 anni e ho
smesso attorno ai 29. Mi sono dedicata ai figli». È
vero che il suo ex marito ha avuto un ruolo in questa scelta? «Sì, mi ha detto che dovevo smettere di
cantare. Era spaventato dallo spettacolo, dall’idea
che stessi lontana. Ha cercato di allontanarmi in
ogni modo da quella parte della mia vita. Forse ha
fatto bene. Sono felice di aver seguito la mia famiglia ma un po’ di supporto mi avrebbe aiutata».
Non è successo, e così «per i vent’anni che sono
stata sposata ho smesso. Quando poi l’ho lasciato,
nel 2001, un altro uomo mi ha spinta a riprende-
Hawaiana
● Yvonne
Elliman è nata a
Honolulu il 29
dicembre 1951.
È stata corista
di Eric Clapton
● Deve la fama
al personaggio
di Maria
Maddalena in
«Jesus Christ
Superstar», che
oggi è tornata a
interpretare
Perugia
Gabriele Lavia mette in scena Bergman
e colora di grigio «Sinfonia d’autunno»
DAL NOSTRO INVIATO
PERUGIA Sono grigie le
tappezzerie dei divani, i
tappeti, il fondale, gli abiti di
scena degli attori. È grigia la
solitudine di Eva, la mesta
rassegnazione del marito
Viktor, il dolore di Helena,
In rosso Anna Maria Guarnieri (80)
gravemente handicappata,
mentre fuori i lampi di un
temporale lanciano segnali
inquietanti di una tempesta
annunciata. Domina il grigio in
Sinfonia d’autunno,
dall’omonimo film di Ingmar
Bergman, nell’adattamento e
regia di Gabriele Lavia. Siamo
in un villaggio norvegese. Nel
grigiore di una vita che scorre
tranquilla, piomba Charlotte:
pianista di fama, madre di Eva
e di Helena, che fra una
tournée e l’altra ha trascurato i
legami familiari. «Mi sono
sempre sentita in un altrove
distante, dove c’ero solo io e il
pianoforte». Il conflitto è
inevitabile nel ruvido bilancio
affettivo. Anna Maria Guarnieri
(Charlotte), unico personaggio
che spicca nel grigio
dominante con un abito rosso,
nell’incontro-scontro con i
suoi familiari-avversari
restituisce il disagio di una
madre messa sotto accusa. Così
Valeria Milillo (Eva), vittima
che reclama attenzione.
Convincenti anche Danilo
Nigrelli e Silvia Salvatori negli
altri due ruoli. Prodotto dallo
Stabile dell’Umbria e dalla
Fondazione Cucinelli, lo
spettacolo ha debuttato con
successo al Teatro Cucinelli (al
Piccolo di Milano a dicembre).
Il pubblico diventa testimone
di una storia segreta, disperata
e violenta, dove l’incapacità
d’amare è chiusa nella prigione
del risentimento.
Emilia Costantini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
re». Non è stato facile: «Non avevo più fiducia in
me. Pensavo che la gente mi avrebbe giudicata,
avrebbe fatto paragoni con il passato...».
Tornando indietro rifarebbe tutto? «Farei del
rock più pesante. Ma sono grata per la mia carriera, ho fatto tutto: musical, dischi, recitato. E sono
stata nella band del mio idolo, Eric Clapton». Ora
questo nuovo passo: «La sfida e’ coinvolgere il
pubblico come un tempo». In un musical che
❞
Un ricordo del set?
Eravamo nel deserto, una
pioggia improvvisa ha
sconvolto anche gli scettici
«piace perché fa sentire più vicini a Dio». C’è un
ricordo del set che Elliman non sa dimenticare:
«Eravamo nel deserto ed era una giornata di sole.
Dovevamo girare la scena in cui Gesù urla al padre
perché l’ha abbandonato. In quel momento sono
apparse delle nuvole scure e ha iniziato a piovere.
Siamo ammutoliti tutti, anche i più scettici».
C. Maf.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
54
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
55
●
Risponde Sergio Romano
INGLESE LINGUA DEL MONDO
I RISCHI E I VANTAGGI
Caro Romano, il numero uno di
Impregilo (l’impresa per il
ponte sullo Stretto) ha
dichiarato di rinunciare alle
penali se il governo riprende il
progetto per la realizzazione. Si
tratta di circa 1 miliardo, che
andrebbe perso, a fronte di un
gettito fiscale potenziale di 4,5
miliardi dagli oltre 40 mila
posti di lavoro che si
creerebbero. Siccome la
costruzione è a capitale privato
con l’intervento dello Stato per
soli 1,5 miliardi, è difficile dire
grazie a Impregilo e riprendere
il progetto per la realizzazione?
Il premier Renzi avrebbe
anche il merito dell’opera e
l’Italia lustro per il mondo per
l’uso della tecnologia
nazionale!
L. C. Guerrieri
Montepagano (Te)
Ho avuto spesso l’impressione che l’opposizione al ponte
sullo Stretto fosse in buona parte un «no» a Berlusconi. Forse
oggi, senza Berlusconi, la cosa
sarebbe possibile e utile per il
morale del Paese.
Ogni articolo del Corriere della Sera è sempre
più frequentemente infarcito di vocaboli inglesi.
Qualche esempio: trend, brand, performance,
step, road map, stalker, show room, player, talk
show, big, outsider, killer, ticket, devolution.
Potrei purtroppo continuare. In quasi tutti i
casi, esistono — da sempre — gli equivalenti
italiani che esprimono perfettamente il
significato delle parole inglesi. (Paradosso:
molti dei termini inglesi sono di origine latina).
Tale pessimo andazzo è stato definito come una
forma di servilismo o di provincialismo. È vero?
È sufficiente per spiegarne la tendenza
(spiacente il trend)? Come ci si può opporre,
veramente non se ne può più. Amerei conoscere
il suo pensiero in merito.
Gianni Colombo
ggcolombo@bluewin
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
@
lettere@corriere.it
www.corriere.it
sromano@rcs.it
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
Il presidente
iraniano
Rohani: l’Isis è il
frutto
dell’opera degli
Usa e degli
alleati nel
Golfo. Ha
ragione?
Risposte
alle ore 19
In tema di lavoro c’è molto da
rivedere, ma quando sento che
l’art. 18 sarebbe stato l’origine
della crisi occupazionale e
imprenditoriale, mi rendo conto
che non c’è ancora la volontà
politica di intervenire laddove
veramente è necessario. La
burocrazia estenuante per
aprire una attività o un conto
corrente bancario e/o per
permessi comunali, provinciali,
regionali, per i relativi controlli
sanitari ecc., oltre ai costi
notarili e quant’altro fanno si
che diventi tutto un’avventura
per la quale pochi sono disposti
a scommettere.
Decimo Pilotto
Tombolo (Pd)
Caro Colombo,
giornali devono difendere il buon uso della
lingua nazionale, ma sono i cronisti della
società contemporanea e non possono
ignorarne l’evoluzione. Può darsi che in
questa alluvione di termini stranieri vi sia un po’
di provinciale esibizionismo, ma il fenomeno è
più complicato e merita qualche riflessione.
L’Europa è sempre stata bilingue: una lingua
nazionale (ma sarebbe meglio definirla statale)
per le esigenze di una comunità retta da uno
stesso sovrano, e una lingua veicolare per le esigenze di quei ceti sociali, professionali e intellettuali che dovevano intrattenere rapporti attraverso le frontiere. Quest’ultima, per molto tempo, è stata il latino, ma dal XVII° secolo ai nostri
giorni la lingua veicolare è quella del Paese che
esercita sul continente una sorta di egemonia
I
SUL WEB
LAVORO
Le riforme necessarie
politica e culturale: il francese dal Seicento all’Ottocento, l’inglese delle isole britanniche sino
alla Seconda guerra mondiale e l’inglese degli
Stati Uniti sino ai nostri giorni. Ma vi sono alcuni
fattori, strettamente collegati, che hanno reso il
fenomeno, oggi, alquanto diverso da quello del
passato. Nelle società di massa il numero di coloro che hanno bisogno di una lingua veicolare,
dai migranti ai turisti, è cresciuto esponenzialmente. Le nuove tecnologie della comunicazione e l’arrivo delle tigri asiatiche sui mercati mondiali hanno dato un contributo decisivo alla globalizzazione della economia. Gli Stati Uniti sono
diventati il motore della modernizzazione, il
luogo da cui sono giunte negli ultimi decenni
molte delle innovazioni che hanno trasformato
il nostro modo di comunicare, viaggiare, studiare, produrre e commerciare. Grazie a tutti questi
fattori le parole finiscono in un grande frullatore
che gira sempre più rapidamente e copre un’area
sempre più vasta. In questo torrente di modernità proveniente dall’altra sponda dell’Atlantico vi
sono molte scorie che sarebbe meglio ignorare,
ma la modernizzazione parla inglese e l’esistenza di un lingua comune ha creato sinergie che
sarebbero state, in altre circostanze, impossibili.
È vero, caro Colombo, che quasi tutte le parole
inglesi citate nella sua lettera hanno un equivalente italiano. Ma le parole possono avere significati diversi a seconda del contesto in cui vengono usate e la traduzione letterale, in molti casi,
non trasmetterebbe il nuovo significato che la
parola ha acquistato nell’uso inglese o americano. Questo fenomeno è troppo importante perché un grande giornale possa ignorarlo. Non sarebbe lo specchio dei tempi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sì
50%
50%
No
La domanda
di oggi
Il sindaco Luigi
de Magistris ha
dichiarato che
non si
dimetterà
nonostante la
condanna.
Fa bene?
ELIMINAZIONE ART. 18
Renzi e il Pd
SPESE SANITARIE
Fecondazione eterologa
NUOVO FRECCIAROSSA
Trasporto ferroviario
Si continua a parlare
dell’articolo 18, anche se questo
viene applicato solo in
pochissimi casi. Il premier
Renzi fa sapere da oltreoceano
che lui lo abolirà nonostante le
resistenze del suo partito.
Secondo me, pensare che
abolendo l’articolo 18 si riuscirà
a far ripartire l’economia, è
sbagliato. Credo invece sia
giusto discutere di questioni
più importanti.
Per quanto riguarda il costo del
trattamento di fecondazione
eterologa, tutte le nostre
regioni, tranne la Lombardia,
hanno fissato un ticket
variabile tra i 400 e i 600 euro.
Ci auguriamo, pur con il
rispetto dei diritti di tutti, che
le risorse necessarie a
finanziare tale tecnica non
finiscano per penalizzare le
cure di anziani, malati cronici,
disabili e non autosufficienti.
Il nuovo Frecciarossa 1000
percorrerà il tratto MilanoRoma in poco più di 2 ore e la
gara tra le due aziende di
trasporto ferroviario, Fs e Ntv,
continuerà. Peccato che si
dovrà rinunciare a molte linee
con minore traffico locale. I
treni regionali saranno quindi
ulteriormente penalizzati a
favore di quelli ad alto traffico
che potranno godere di servizi
maggiori.
Claudio Orlandi
Renato Invernizzi
Nicodemo Settembrini
Acqualagna (PU)
renato.invernizzi@gmail.com
Arezzo
INTERVENTI E REPLICHE
Testimonianze e funzione presidenziale
Mi riferisco all’articolo «Un retrogusto amaro» di
Michele Ainis pubblicato sul Corriere della Sera
di ieri. L’art. 90 della Costituzione dice che il
presidente della Repubblica non è responsabile
degli atti compiuti nell’esercizio del suo
mandato. L’art. 205 del c.p.p. fissa le modalità
per l’assunzione delle testimonianze del
presidente della Repubblica. Si potrebbe dire
che questa norma contrasta con il dettato
costituzionale. Sarebbe esatto il rilievo se
l’articolo 205 comprendesse esplicitamente gli
atti compiuti dal presidente della Repubblica
nell’esercizio del suo mandato, mentre è chiaro
che così come formulato debba riferirsi a fatti
compiuti fuori mandato. Il Tribunale di Palermo
ha chiamato il presidente della Repubblica a
testimoniare su un fatto avvenuto durante
© 2014 RCS MEDIAGROUP S.P.A. DIVISIONE QUOTIDIANI
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
Ferruccio de Bortoli
CONDIRETTORE
Luciano Fontana
VICEDIRETTORI
Antonio Macaluso
Daniele Manca
Giangiacomo Schiavi
Barbara Stefanelli
PRESIDENTE Angelo Provasoli
VICE PRESIDENTE Roland Berger
AMMINISTRATORE DELEGATO Pietro Scott Jovane
CONSIGLIERI
Fulvio Conti, Teresa Cremisi, Luca Garavoglia,
Attilio Guarneri, Piergaetano Marchetti,
Laura Mengoni
DIRETTORE GENERALE DIVISIONE MEDIA
Alessandro Bompieri
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L’
Italia ha sequestrato beni per milioni
di euro a uno straniero la cui colpa
sarebbe di essere “amico di Putin”. La
stupefacente notizia si innesta nella vicenda
delle sanzioni comminate alla Russia, su
iniziativa americana, per la questione
Ucraina. E qui occorre qualche riflessione.
Che si sequestrino i beni a qualcuno, senza
alcun fondamento giuridico, è già una
anomalia. Che a giustificazione del
sequestro si aggiunga perché il soggetto in
questione sarebbe «amico di Putin»,
aggiunge una nota surreale, per non dire
grottesca, che getta l’ombra dell’arbitrarietà
sull’intera iniziativa. Gli Usa sostengono le
rivendicazioni autonomiste dell’Ucraina in
nome dell’autodeterminazione dei popoli. Il
concetto di autodeterminazione è già
abbastanza ambiguo per non dar adito a
speculazioni politiche che non depongono a
favore del diritto di sanzione, da parte di uno
Stato nei confronti di un altro in lite con un
proprio vicino, né delle motivazioni
politiche all’origine. Le sanzioni preludono a
conseguenze sui loro artefici, fra i quali il
nostro Paese, in tema di approvvigionamenti
di petrolio e di gas. La Russia ha tutte le
ragioni di sospettare che l’intervento
occidentale in un’area che, storicamente, fa
parte della sua «sfera di influenza» preluda a
un allargamento della Nato. I confini
nazionali sono, da sempre, per Mosca, un
nervo sensibile della concezione che essa ha
della propria sicurezza. Dai tempi dello zar ai
tempi della guerra fredda, i governi russi
hanno cercato di allontanare i confini del
Paese dal centro, la capitale, dei propri
processi decisionali. Su quale fondamento
giuridico Obama abbia deciso, poi, di
sanzionare la Russia per la questione ucraina
è difficile dire, e tantomeno si sa perché gli
alleati degli Usa abbiano deciso di
affiancarlo. Il diritto e la prassi
internazionali del secondo dopoguerra
assegnano la potestà di sanzione agli
organismi collettivi preposti alla disciplina
degli equilibri interstatuali. Le sanzioni, per
non parlare del sequestro dei beni di un
«amico di Putin», sono, oltre che inutili, una
sciocchezza. Siamo membri dell’Alleanza
atlantica e durante la guerra fredda siamo
stati la portaerei americana nel
Mediterraneo perché era nostra
convenienza, col Partito comunista più forte
dell’Occidente al nostro interno. Ma, oggi,
dissoltasi l’Urss, integratosi il Pd nella
democrazia rappresentativa, non sarebbe
tradire i nostri impegni porsi qualche
interrogativo su certe cervellotiche iniziative.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
l’esercizio del mandato presidenziale. Ciò
appare ardito e fuori dalle righe costituzionali.
Capisco che il presidente Napolitano sia
disposto a subire per dimostrare la sua
corretta e lineare condotta. Ma sbaglia.
Perché deve mettere da parte le sue buone
ragioni e deve evitare che si crei un pericoloso
precedente tale da intaccare l’equilibrio
istituzionale. Se il presidente, per comprensibile
sensibilità, non vorrà ricorrere alla Corte
costituzionale, occorrerà che altri abbiano a
farlo. Potrebbero essere le Camere o le Regioni
che sono chiamate a formare il seggio
elettorale per la nomina del presidente della
Repubblica. Bisogna evitare questo ulteriore
scivolamento verso una caotica trasgressione
costituzionale lenta e disgregante.
Rino Formica
Sede legale: Via Angelo Rizzoli, 8 - Milano
FONDATO NEL 1876
DIRETTORE RESPONSABILE
di Piero Ostellino
Sanzioni alla Russia
un’inutile severità
LETTERE
AL CORRIERE
STRETTO DI MESSINA
Importanza del ponte
●Il dubbio
Offro un ulteriore elemento al giudizio dei lettori,
citando un passaggio della sentenza costituzionale
n. 1 del 2013 (punto 10 della motivazione): «Non
mancano, nell’ordinamento, norme sintomatiche
dell’incoercibilità della libertà personale del capo
dello Stato. Si pensi ad esempio all’esclusione per
quest’ultimo della possibilità di procedere nelle
forme ordinarie (e dunque anche mediante
l’eventuale accompagnamento coattivo)
all’assunzione della testimonianza (art. 205,
comma 3, cod. proc. pen., in relazione al comma 1
della stessa norma): lungi dal costituire una
eccezione (in questo senso irragionevole) nell’ambito
di una generalizzata possibilità di coercizione,
la disposizione rappresenta piuttosto la regola
applicativa, sul piano particolare, del più
generale regime di tutela della funzione
presidenziale». (Michele Ainis)
Staino
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Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
56
Sport
Serie A
5ª giornata
Le quote Snai
Oggi
ore 18
ROMA-VERONA
(Russo)
ore 20.45
ATALANTA-JUVENTUS
(Orsato)
Domani
ore 12.30
SASSUOLO-NAPOLI
(Peruzzo)
ore 15
CESENA-MILAN
(Guida)
CHIEVO-EMPOLI
(Massa)
INTER-CAGLIARI
(Banti)
TORINO-FIORENTINA
(Valeri)
Ore 20.45
GENOA-SAMPDORIA
(Damato)
Lunedì
ore 19
UDINESE-PARMA
(Calvarese)
Ore 21
PALERMO-LAZIO
(Di Bello)
1
X
2
1,35 4,75 9,00
6,50 3,75 1,55
4,25 3,50 1,85
6ª giornata. Oggi, ore 15: Avellino-Livorno, BolognaCittadella, Crotone-Vicenza, Entella-Carpi, Latina-Ternana,
Modena-Spezia, Perugia-Brescia, Pro Vercelli-Frosinone,
Varese-Trapani; domani, ore 18: Catania-Pescara; lunedì, ore
20.30: Lanciano-Bari. Classifica: Perugia 11; Pro Vercelli, Carpi
e Trapani 9; Frosinone, Ternana, Avellino e Livorno 8; Cittadella,
Bari, Spezia e Bologna 7; Latina, Modena e Lanciano 6; Crotone,
Vicenza e Brescia 5; Catania, Pescara e Varese 3; Entella 2.
Joseph Blatter, presidente Fifa dal giugno 1998, si è
candidato a un quinto mandato (congresso nel 2015).
Lo ha detto a Zurigo, dopo l’Esecutivo nel quale è stato
deciso di vietare la proprietà di giocatori da parte di terzi
e ha confermato che fino a novembre rimarrà riservato il
rapporto di Michael Garcia, ex procuratore di New York:
ha indagato sulle presunte irregolarità nell’assegnazione
dei Mondiali 2018 alla Russia e 2022 al Qatar.
Dopo i successi con Tunisia, Croazia, Argentina e il giorno
di riposo, già sicura della qualificazione alla seconda fase
del Mondiale (a Bari), l’Italia femminile torna in campo
stasera con la Germania (RaiSport1 ore 20) e domani
con la Repubblica Dominicana. L’obiettivo è ottenere più
punti possibili dalle due sfide: i risultati di questi match
saranno validi anche per la classifica della fase che
aprirà le porte delle finali di Milano (8-12 ottobre).
Spettacolo? No grazie
«Juve, solo i tre punti»
Allegri: «Contro l’Atalanta i migliori, ai giallorossi penseremo poi»
5,25 3,75 1,65
2,25 3,20 3,30
1,43 4,50 7,50
2,65 3,25 2,65
2,70 3,15 265
2,20 3,30 3,30
3,00 3,25 2,40
Fonte: Snai - Dati: Monica Colombo CdS
Roma
Verona
4-3-3
4-3-3
95 Gollini
26 De Sanctis
25 Marques
13 Maicon
18 Moras
44 Manolas
4 Marquez
2 Yanga-Mbiwa
28 Brivio
3 Cole
8 Obbadi
4 Nainggolan
77 Thachtsidis
20 Keita
23 Ionita
15 Pjanic
7 Saviola
24 Florenzi
9 Toni
22 Destro
21 Gomez
8 Ljajic
Arbitro: RUSSO di Nola
Tv ore 18 Sky Supercalcio, Sky Calcio 1, Premium Calcio
Atalanta
Juventus
4-4-2
3-5-2
57 Sportiello
1 Buffon
22 Zappacosta
5 Ogbonna
29 Benalouane
19 Bonucci
20 Biava
3 Chiellini
93 Dramé
26 Lichtsteiner
8 Estigarribia
6 Pogba
21 Cigarini
8 Marchisio
17 Carmona
37 Pereyra
10 Gomez
33 Evra
99 Boakye
10 Tevez
9 Morata
19 Denis
Arbitro: ORSATO di Schio
Tv: ore 20.45 Sky Sport 1, Sky Supercalcio, Sky Calcio1, Premium Calcio
Classifica
JUVENTUS
12
ROMA
12
UDINESE
9
INTER
8
SAMPDORIA 8
VERONA
8
MILAN
7
GENOA
5
FIORENTINA 5
NAPOLI
4
Serie B
Calcio
Volley
Il Perugia primo aspetta il Brescia Blatter annuncia: «Mi ricandido» L’Italia stasera sfida la Germania
ATALANTA
TORINO
CESENA
LAZIO
PALERMO
PARMA
CHIEVO
SASSUOLO
EMPOLI
CAGLIARI
4
4
4
3
3
3
3
3
2
1
No titolari, non parti(ta). «A
Bergamo schiererò la formazione migliore». Anche a Massimiliano Allegri, come ad Antonio Conte, non piace il termine turnover. «Lo considero
un diminutivo per quelli che
giocano di meno. La rosa della
Juventus è in grado di sopperire alle assenze e di fare delle
buone prestazioni anche se
mancano 4-5 pseudo-titolari». Pseudo perché nell’ideologia del tecnico livornese titolari sono tutti. Però c’è sempre qualcuno più uguale degli
altri. «Non sono molto amante
dello spettacolo fine a se stesso. Quello che conta è vincere,
per questo schiererò la formazione migliore».
Contro l’Atalanta ci potrebbe essere una sola novità perché l’eventuale riposo di Lichtsteiner è saltato per via dell’infortunio di Romulo che va ad
aggiungersi agli indisponibili
Barzagli, Caceres e Pirlo (que-
Colloquio
Massimiliano
Allegri, 47 anni,
parla con Carlitos
Tevez, 30:
l’attaccante
argentino è stato
il trascinatore
della Juventus in
questo inizio
stagione, 4 gol in
4 presenze tra
campionato e
Champions, e sarà
titolare anche con
l’Atalanta
(Action Images)
sti due possibili con l’Atletico): Alvaro Morata dal primo
minuto accanto a Tevez, reduce dalla panchina. «Il valore
della squadra è di primordine,
indipendentemente dal risul-
tato di Bergamo, di mercoledì
o di domenica» sostiene Allegri e spiega che con l’Atalanta
«non sarà una partita facile:
vincere a Bergamo non è semplice, per nessuno. L’Atalanta
viene da due sconfitte, ma con
buone prestazioni, soprattutto quella in casa con la Fiorentina. Su questo campo troveremo delle difficoltà, ne siamo
consci e quindi dobbiamo es-
sere preparati. E sappiamo che
dobbiamo cercare di portare a
casa i tre punti, fondamentali
per poi affrontare prima l’Atletico e poi la Roma». Di nuovo lei, la squadra di Garcia e
del giovanotto Totti. Domenica 5 ottobre l’incrocio pericoloso, ma sarà un lungo duello.
Per ora è meglio stoppare i
pensieri. «Alla Roma cominceremo a pensare da giovedì,
dopo la Champions League.
Sarà una partita di grande fascino, di grande importanza
per il campionato, ma non decisiva. Via, saremo solamente
alla sesta giornata. Il campionato è lungo, ci sono ancora
tantissimi punti a disposizione e bisognerà trovarsi nelle
migliori condizioni allo sprint
finale».
Allegri è soddisfatto del suo
inizio alla Juventus. Con i risultati sta allontanando la diffidenza iniziale dei tifosi. Però
vuole di più. «Questa è una
squadra in grado di migliorare
a livello tecnico. Questo avanzamento è molto importante
per chi punta a rivincere lo
scudetto e soprattutto deve fare meglio in Europa». Dove
per esempio? «Nella velocità
di passaggio, nello sviluppo
offensivo soprattutto negli ultimi 20 metri, nella costruzione. Sotto questo aspetto la Juventus può e deve migliorare». Cosa succederà al campionato se riuscirà a farlo?
Roberto Perrone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La Roma multilingue vuol farsi capire con il Verona
Garcia parla 4 lingue, pretende che gli stranieri imparino l’italiano, Pjanic poliglotta è il traduttore
Found in translation. La
traduzione che faceva perdere
il sentimento nel film di Sofia
Coppola è diventata una forza
che fa vincere la Roma di Rudi
Garcia.
Multinazionale, multietnica
e multireligiosa, ma, come ha
detto Francesco Totti nella lunga intervista al canale tematico
giallorosso in occasione del
suo trentottesimo compleanno, un gruppo molto unito:
«Adattarsi al calcio italiano non
è semplice e io non lo conoscevo, ma Garcia è una grande persona ed è riuscito a fare una
grande squadra e a ricompattare un gruppo che si era sfaldato
ROMA
dopo due anni di brutte cose».
Garcia è stato il primo a dare
il buon esempio e si è messo a
studiare l’italiano a tappe forzate per poter comunicare meglio
con tutti. Ha preteso anche che
i giocatori prendessero lezioni
e, tranne che nel caso di Gervinho, con buoni risultati. Ma a
Gervais, nel gruppo, vogliono
tutti così bene che, le poche
volte che parla, fanno finta di
capirle. L’allenatore parla francese, spagnolo, inglese e italiano e, da perfezionista, cerca
sempre di migliorarsi. L’unico
vezzo francese che gli è rimasto
è la parola «qualité».
L’ultimo esempio di gram-
Compleanno Totti e Garcia (Ansa)
melot applicato al calcio è stata
la punizione vincente di Pjanic,
all’88’, contro il Parma. Prima
di calciare il bosniaco si è confrontato con il greco Manolas
(in inglese) per chiedergli come tirasse Holebas, suo ex
compagno all’Olympacos, che
si aggirava speranzoso intorno
al pallone. Manolas ha risposto:
«A volte segna». Pjanic ha sorriso, messo la palla a terra, tirato lui e segnato. Mire, del resto,
è il traduttore ufficiale della
squadra: parla bosniaco, tedesco, inglese, francese e italiano.
Dice che quello bravo in famiglia, a studiare, è il fratellino
Mirza.
Il calcio ha una lingua universale, ma capirsi in campo e
se possibile anche fuori dal
campo aiuta a formare gruppi
vincenti. La Roma, prima dei
due big match contro Manchester City e Juve, proverà a confermarsi oggi, all’Olimpico,
contro il Verona. Totti saprà come gli altri solo un’ora e mezza
prima dell’inizio se festeggerà
il compleanno in campo oppure in panchina. Il regalo se lo è
scelto, per fine stagione: lo scudetto. «Una gioia indescrivibile. Spero di poterla riprovare
prima che io smetta».
Luca Valdiserri
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Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
SPORT
Ryder Cup
Atletica
Europa in vantaggio 5-3 sugli Usa Milano: 24 club per due scudetti
Pugilato
Il rilancio inizia da Marsili-Miszei
L’Europa chiude in vantaggio, 5-3 contro gli Stati Uniti,
la prima giornata della Ryder Cup. Victor Dubuisson e
Graeme McDowell, non schierati nel fourball della
mattina, hanno vinto 3-2 contro la coppia Phil
Mickelson-Keegan Bradley. In mattinata l’inglese
Justin Rose e lo svedese Henrik Stenson avevano
guadagnato il primo punto per l’Europa battendo (5-4)
gli statunitensi Bubba Watson e Webb Simpson.
Il rilancio del pugilato in Italia, pianificato dalla nuova
Lega Pro Boxe, prosegue stasera a Viterbo con il match
tra il campione d’Europa dei leggeri, Emiliano Marsili, e
lo sfidante ungherese Gyorgy Miszei. Il combattimento
sarà trasmesso su Italia 1 alle 23.45, primo di una serie
di sfide che l’emittente manderà in onda sino al 24
ottobre, con quattro boxeur italiani impegnati per il
titolo europeo: Di Rocco, Dieli, Boschiero e Fragomeni.
Visita settimanale
Oggi e domani l’Arena di Milano ospita la finale Oro dei
campionati di società: 24 squadre (12 maschili e 12
femminili) per conquistare gli scudetti 2014, con gli atleti
che tornano dai club militari ai loro vecchi club civili di
appartenenza. Favoriti la CaRiRi Rieti (uomini) e l’Acsi
(donne). Da seguire Marani (Riccardi) nei 200, la Del
Buono (Atl. Vicentina) nei 1.500; Dal Molin (A. Club 96
Ae) nei 110 hs e la Caravelli (Cus Cagliari) nei 100 hs.
È di nuovo Strama
La sua Udinese
ora mette paura
La profezia di Moratti, stage a L.A.
E a scuola da Guardiola e Ancelotti
Duo Inzaghi e Silvio Berlusconi (Buzzi)
Berlusconi
striglia la difesa
e con Inzaghi
studia l’attacco
MILANO Dopo aver esortato in
settimana Pippo Inzaghi ad
ascoltare con attenzione i
consigli dispensati nelle
numerose visite a Milanello,
ieri Silvio Berlusconi si è voluto
sincerare di persona se il
tecnico avesse assimilato i
concetti. Atterrato alle 14.40 a
Milanello, il presidente
rossonero si è soffermato tre
ore nel college milanista: prima
il consueto pranzo con lo staff
tecnico per analizzare i passi
indietro mostrati dalla squadra
con la Juve e l’Empoli, dopo un
avvio di campionato più che
promettente. Poi nella club
house ha incontrato la squadra,
a cui ha fatto colloqui separati
per reparto. Sotto la lente
d’ingrandimento di società e
tecnico il rendimento della
difesa che in quattro partite
complessive ha incassato otto
gol. «Siamo il miglior attacco
ma prendiamo troppe reti. Solo
il Parma ne ha subite di più» ha
rilevato Adriano Galliani. Ecco
perché l’ex Cavaliere si è
soffermato in particolare con
Bonera e De Sciglio, fra i più
opachi e sotto tono in
quest’inizio di stagione (il
primo infatti si accomoderà in
panchina a Cesena: Zapata
titolare, giocherà uno fra Alex e
Rami). Non solo. Amante del
gioco spettacolare e offensivo
Berlusconi ha poi dedicato
particolare attenzione agli
attaccanti che vorrebbe vedere
sempre in campo, cioè Torres e
Menez. Nonostante l’allenatore
sia legato al 4-3-3, modulo su
cui sta lavorando da due mesi,
da due giorni sta allenando la
squadra con lo schema che
consentirebbe di vedere in
campo contemporaneamente
Torres e la linea formata da
Honda-Menez-Bonaventura.
Praticamente un 4-2-3-1 che in
fase di copertura si trasforma in
un 4-4-1-1: modulo
spregiudicato quando si
attacca, equilibrato se si
difende. «Abbiamo un attacco
super: è un Milan che ha uno
spirito e un gioco nettamente
superiore rispetto allo scorso
anno» ha sottolineato Galliani.
C’è da scommettere che la
portata principale del pranzo
sia stata la disposizione di
mediani e di ali. Berlusconi dà
consigli, Pippo ascolta. Domani
verifica scritta allo stadio di
Cesena. Nota a margine: sarà il
San Lorenzo, la squadra di cui
papa Bergoglio è tifoso,
l’avversario nel Trofeo
Berlusconi del 5 novembre.
Monica Colombo
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A vedere l’Udinese al terzo posto in classifica, alle spalle di Juve e Roma, forse bisogna dare
ragione a Massimo Moratti. Era
stato lui, nelle vesti di proprietario e presidente dell’Inter, ad affidare ad Andrea Stramaccioni
la panchina nerazzurra: lunedì
26 marzo 2012 il tecnico romano
(quartiere San Giovanni) subentrava a Claudio Ranieri. Sembrava che la carriera del giovane allenatore, promosso dalla Primavera alla prima squadra, fosse in
discesa. Ma al termine del campionato successivo, 19 maggio
2013, era arrivato l’esonero dopo
un nono posto a 33 punti dalla
Juve. «Sono convinto delle sue
qualità, diventerà uno dei migliori allenatori italiani. Più che
una convinzione, la mia è una
certezza. Le ragioni di questo
cambio possono anche essere di
salvaguardia della sua professionalità», era stato l’incoraggiamento di Moratti.
In estate Stramaccioni è ripartito da Udine, dopo aver studiato Carlo Ancelotti e Pep
Guardiola, senza dimenticare
Luciano Spalletti, il suo punto di
riferimento. Ha girato il mondo
per studiare, imparare, apprendere e migliorare. È stato a Los
Angeles, da gennaio a marzo,
per irrobustire il suo inglese:
anche questo fa parte del percorso di crescita professionale
per tornare su una panchina di
serie A. In un ambiente giovane
e innovativo, l’ex allenatore dell’Inter è apparso infatti un uomo
più maturo (presto diventerà
padre) e consapevole degli errori del passato. In questa nuova
avventura ha voluto al suo fianco la passione e le conoscenze di
Sorpresa Andrea Stramaccioni,
38 anni, terzo in classifica dopo
aver battuto la Lazio (LaPresse)
Dejan Stankovic. Un mix che si
sta rivelando vincente. La scelta
più rivoluzionaria di Strama è
stato il passaggio dalla difesa a 3
alla difesa a 4, senza che la squadra ne risentisse in maniera negativa. Decisivo anche il ripensamento di Totò Di Natale, 37
anni a ottobre, che a gennaio
aveva annunciato al mondo il
suo ritiro. Invece, il capitano è
rimasto al Friuli e ha sposato il
nuovo progetto. All’Olimpico è
partito dalla panchina e Thereau, l’autore del gol vittoria con la
Lazio, non lo ha fatto rimpiangere: «Lo volevo all’Inter come
vice Milito», ha rivelato Stramaccioni. Ma a Milano gli avevano regalato Rocchi. Non proprio
la stessa cosa.
Gli errori del passato insegnano sempre qualcosa ed è
meglio non ripeterli. Perché anche con l’Inter era partito forte
per poi perdersi, tra infortuni e
prestazioni non proprio eccellenti, nella seconda parte di stagione. Continuando così potranno arrivare altre soddisfazioni, come la vittoria dell’Olimpico contro la Lazio, per lui un
derby personale. «Una bellissima emozione. Sono romano e
questo è lo stadio nel quale sono
cresciuto e dove da allenatore
avevo sempre perso». Due volte
con l’Inter fra maggio e dicembre 2012. Lunedì lo attende l’esame Cassano: ad Appiano nessuno si è mai dimenticato di quel
litigio del marzo 2013.
Salvatore Riggio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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57
Quasi rissa in Lega
Offese Claudio Lotito (Ansa)
Lotito dimentica
le squadre B
Marotta attacca
e lui lo insulta
MILANO Sembrava dovesse
essere una giornata tranquilla,
invece c’è stata battaglia vera
nell’assemblea di serie A. Un
gruppo di società, guidate da
Juve e Roma, ha contestato al
presidente della Lazio, Claudio
Lotito, di aver disatteso quanto
era stato votato all’unanimità il
24 luglio, durante il Consiglio
federale di metà settembre. Il
verbale parlava di «revisione
delle normativa sulle
multiproprietà dei club per
favorire lo sviluppo delle
“seconde società” (qui la
proposta innovativa potrebbe
essere quella di autorizzare la
proprietà di più club
professionistici da parte di
uno stesso soggetto, ma
consentendo altresì il
passaggio di calciatori fra
le due società in corso di
stagione ovviamente entro
certi limiti come nel modello
spagnolo). In combinazione,
si potrebbe prevedere
l’inserimento delle “squadre
satelliti” dei club di serie A
nelle categorie inferiori». In
sintesi: multiproprietà (come
vuole Lotito, proprietario di
Lazio e Salernitana), ma anche
seconde squadre come
soluzioni sul tavolo da
discutere. Il Cf ha dato via
libera alle sole multiproprietà.
Da qui la rivolta di ieri in Lega,
illustrata dall’a.d. della Juve,
Marotta. La discussione si è
fatta caldissima, quando Lotito
ha ripetuto: «Dovete crearvi
consensi, farvi eleggere e poi
potrete decidere. E tu Marotta
devi stare zitto, perché qui
parlano i presidenti». A questo
punto è intervenuto Andrea
Agneli: «Non hai capito che sei
tu a dover stare zitto quando
parla Marotta». Lotito ha
anche mosso pesanti accuse al
bilancio presentato della Figc,
dall’ex presidente Abete,
trovando anche in questo caso
un forte opposizione. Il
presidente/consigliere
federale (con delega sulle
riforme) ha lasciato la Lega
con una battuta di pessimo
gusto su Marotta, che ne
disegna bene la figura e
illustra anche la statura
«politica» del presidente della
Lega, ora vicepresidente
vicario della Figc e che non fa
nulla senza le indicazioni di
Lotito. Resta il fatto che la
presidenza Tavecchio, già
fragile e chiacchierata, dà i
primi segnali di cedimento a
47 giorni dall’elezione.
f. mo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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58
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
MotoGp
● Alle ore 9 è in
programma la
gara uomini
junior. Alle 14 è
il turno delle
donne élite
● Domani ore
10 gara uomini
élite. I 9 titolari
del c.t. Cassani
sono: Vincenzo
Nibali, Fabio
Aru,
Alessandro
De Marchi,
Damiano
Caruso,
Giampaolo
Caruso, Daniele
Bennati,
Manuel
Quinziato,
Giovanni
Visconti e
Sonny Colbrelli.
Le riserve sono
i «deb»
veronesi
Formolo e
Zardini
● In diretta tv
su RaiSport2
rimandato tutto, probabilmente, visti i suoi 74
punti di vantaggio, fra due settimane a Motegi, in
Giappone, una tristezza di posto. Anche per
questo MM, cattivo e ansioso di rivincita, non ha
fatto prigionieri, dominando le libere del venerdì.
Il primo tempo di Dovizioso non inganni: la Ducati
va veloce, ma il passo di Marquez, secondo, è
nettamente superiore. A completare il quadro c’è
l’idiosincrasia della Yamaha per questo asfalto:
Lorenzo è 7°, Valentino addirittura 10°: «Brutta
DAL NOSTRO INVIATO
Sulla pista di Marquez
Dovizioso il più veloce
Rossi è solo decimo
Così oggi
SPORT
ALCANIZ Marc Marquez non vincerà qui il suo
secondo titolo mondiale e la faccenda non gli
piace. Cervera, il suo paese, è a solo due ore da
questo bellissimo circuito nel deserto di Aragona,
e il gatto Marc si era già fatto la bocca buona
pensando alla festa «sulla mia pista preferita». Il
trionfo di Valentino Rossi (foto) a Misano e il suo
contemporaneo scivolone hanno invece
giornata. Abbiamo poco grip sul posteriore,
siamo lenti a centro curva e l’accelerazione
soffre. La seconda fila, che di solito è l’obiettivo
minimo, stavolta potrebbe essere un ottimo
risultato». Per fortuna c’è il sabato per provare a
ridurre le distanze (oggi le qualifiche in tv su
SkyMotoGp dalle 14). Ma vincere qui, in casa di
Marquez, al momento sembra solo un sogno.
Bennati e gli azzurri
si sentono Jovanotti
in età da Mondiale
DAL NOSTRO INVIATO
LEON Sarà perché dal 1949 non ci
presentiamo al Mondiale con
un vincitore uscente del Tour de
France: ieri Fausto Coppi, oggi
Vincenzo Nibali. O perché dal
1992 non schieriamo in azzurro
il «più combattivo» della Grande Boucle: ieri Massimo Ghirotto, oggi Alessandro De Marchi.
Per non parlare del giovane più
interessante per le corse a tappe, Fabio Aru. Fatto sta che l’Italia che domani arriva alla più
sfuggente delle corse di un giorno senza nemmeno un vincitore
di grandi classiche è una squadra che piace e che incuriosisce.
Una squadra né troppo giovane, né troppo vecchia. Una squadra anche di Jovanotti a giudicare dall’incitamento costante del
cantante via Twitter al suo amico Daniele Bennati, che il c.t.
Cassani ha battezzato come
«uomo chiave» della sua prima
Nazionale. «Lorenzo ha scritto
Amico
Il cantante
è amico
di Daniele
e segue
la squadra
tifando
via Twitter
delle parole bellissime dopo la
vittoria di Nibali al Tour — ricorda il Benna — perché è matto per il ciclismo. Mi è sempre
molto vicino, ci sentiamo spesso, anche per questo Mondiale:
nonostante i suoi impegni riesce sempre a trovare un pensiero positivo per noi azzurri».
Bennati da sprinter ha vinto
tappe al Giro, al Tour e alla Vuelta, ma a 34 anni compiuti in ritiro mercoledì si è trasformato
nella locomotiva di Alberto
Amici Jovanotti e Daniele Bennati in una foto postata su Instagram
Donne d’argento, podio mondiale n. 131 per Salvoldi
La Bertizzolo aumenta la collezione di medaglie
BOXBERTIZ Sofia Bertizzolo, 17 anni di Borso
del Grappa (Treviso) è medaglia d’argento
nella gara juniores dei mondiali di
Ponferrada (Spagna) dietro alla danese
Dideriksen, che fa il bis dopo il successo di
un anno fa: «Un po’ me l’aspettavo — dice
Sofia, che frequenta lo Scientifico — . E ora
spero che lunedì non mi interroghino...».
Festeggia il c.t. delle donne Dino Salvoldi,
che in 13 anni è già arrivato a conquistare
ben 131 medaglie. Tra gli Under 23 titolo al
norvegese Bystrom. Filosi sesto.
p.tom.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Alessandro Pasini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Contador che lo ha definito
«un’assicurazione sulla vita»:
«E ottengo più riconoscimenti
adesso di quando vincevo —
sottolinea Daniele —. Quando il
c.t. ha detto che sarei stato io la
sua voce nella squadra mi sono
emozionato e ho sentito la responsabilità, che poi è quella di
tutti i miei compagni: non partiamo da favoriti ma vogliamo
giocarcela fino alla fine, perché
corriamo per il nostro Paese e
abbiamo l’obbligo di fare bene.
Dovremo stare uniti e usare la
testa».
E un po’ anche l’improvvisazione. Per tutti ormai Bennati è
«il regista» della Nazionale,
l’uomo che nei momenti chiave
della seconda parte di corsa e
prima dell’ultimo ciak dovrà
leggere il copione e dare le parti, partendo dalle indicazioni
del produttore Cassani, che non
è collegato via radio: «E allora
visto che sono il regista mi ispiro al grande Roberto Benigni.
Sono cresciuto nel suo Paese,
Castiglion Fiorentino, e vivo ad
Arezzo dove è stata girata “La vita è bella”. Io non sono certo un
artista, ma so che dovrò dare
messaggi diretti, efficaci, per
dare fiducia e ottimismo e magari anche per sdrammatizzare
certe situazioni. Questo circuito
selettivo e veloce ci piace molto:
Nibali è tra i pochi big che domani può rompere gli equilibri». E dare spettacolo, anche
solo per vedere l’effetto che fa.
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Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
61
Daniela, Marco con Maria, Livia con Lorenzo, Sebastiano Alejandro Lavinia annunciano con immenso dolore la scomparsa del
Roberto e Marina Chiesa sono vicini, nel dolore
e nella preghiera, a Deda e alla famiglia per la
scomparsa del Maestro e amico
Prof. Ugo Ruberti
Prof. Ugo Ruberti
esempio di onestà, rettitudine e saggezza.- Con la
sua grande cultura ci lascia un tesoro che conserveremo tutta la vita.- I funerali avranno luogo oggi
alle 14.45 presso la cappella Santa Maria Annunciata dell’Università degli Studi di Milano, via Francesco Sforza 32. - Milano, 26 settembre 2014.
Carlantonio e Giancarla si stringono con affetto
al grande dolore di Deda, Livia, Marco e famiglie
per la perdita di
Partecipano al lutto:
– Liliana Conti.
– Alberto, Milena Guerrieri.
grande amico di una vita.
- Milano, 26 settembre 2014.
Il Presidente, Gabriele Pelissero, il Vice Presidente, Paolo Rotelli, gli Amministratori Delegati, Nicola Bedin e Andrea Mecenero, i membri del Consiglio di Amministrazione, la Direzione Sanitaria, i
Medici ed il personale tutto dell’I.R.C.C.S. Policlinico San Donato, partecipano al cordoglio per la
dolorosa scomparsa del Professor
- Milano, 26 settembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Costantino, Patrizia, Carlantonio e Margherita.
Ugo
- Milano, 26 settembre 2014.
Ugo
Michele, Paolo con Elisabetta e la loro mamma
Giovanna partecipano alla triste perdita dell’amato zio
- San Donato Milanese, 25 settembre 2014.
Casimiro Porro partecipa commosso al dolore di
Daniela e Livia per la scomparsa del
Maestro di chirurgia.
- Milano, 26 settembre 2014.
Dott. Prof. Ugo Ruberti
- Milano, 26 settembre 2014.
Ugo
che mancherà tanto anche a noi.- Adri, Mauro e
Silvia. - Milano, 26 settembre 2014.
Ettore Maria Bortolani si unisce al dolore della
famiglia nel commosso ricordo del suo grande
Maestro
Mimi e Gaston, Mirna e Furio con Irene e Andrea
addolorati per la perdita di
La Prima e Seconda Divisione di Cardiochirurgia
del Policlinico San Donato e tutto il Centro Cardiovascolare Edmondo Malan partecipano al dolore
della famiglia, Daniela, Livia e Marco per la scomparsa del
Prof. Ugo Ruberti
Prof. Ugo Ruberti
- Milano, 26 settembre 2014.
grande pioniere della chirurgia vascolare e cardiochirurgia in Italia. - Milano, 26 settembre 2014.
Il Professor Ettore Maria Bortolani e l’intera equipe della Clinica Chirurgica dell’Università di Milano si stringono alla famiglia per la scomparsa del
Il Presidente Marco Polli, il Consiglio Direttivo, il
Collegio dei Revisori, la Commissione Sportiva, i
soci tutti e i dipendenti del Golf Club Monticello si
uniscono con profondo e sentito cordoglio al dolore della famiglia per la scomparsa di
Ugo
Roberto, Silvia Celoria con Roberta e Federica
sono affettuosamente vicini a Deda, Marco e Livia
nel ricordo di
Prof. Ugo Ruberti
- Milano, 26 settembre 2014.
Ugo
- Pieve Emanuele, 26 settembre 2014.
Ugo Ruberti
e abbracciano Deda e Livia con tanto affetto.
- Montefano, 26 settembre 2014.
Pierluigi Vandone ricorda con infinita riconoscenza e sincero affetto il maestro
Giorgio Tiberio ricorda con grande affetto l’amico carissimo
Prof. Ugo Ruberti
- Milano, 26 settembre 2014.
Gigi e Sabrina si stringono con affetto e tanta
commozione a Deda, Marco e Livia nel ricordo del
caro
Prof. Ugo Ruberti
e sono affettuosamente vicini a tutta la famiglia.
- Milano, 27 settembre 2014.
Caro
Ugo
sarai sempre nei nostri cuori.- Emilio Marisa Iaia
Leo Andrea e i ragazzi.
- Milano, 26 settembre 2014.
Prof. Ugo Ruberti
I direttori di Sotheby’s sono vicini a Matteo e Agata ricordando con stima e affetto
clinico e maestro insigne della chirurgia, amico carissimo. - Milano, 26 settembre 2014.
Anne Marie Sauzeau Boetti
Ugo
,2" ((
- Milano, 26 settembre 2014.
5!9
5 4
4@
4@5
4:@
Dott. Luigi Vismara
- Milano, 26 settembre 2014.
"Assenza, più acuta presenza".
(Attilio Bertolucci)
Uniti nel dolore la moglie Wanda, i figli Francesco, Matteo e Sara con le rispettive famiglie, annunciano la scomparsa del caro
Vittorina Dellavia
Dopo 103 anni vivacemente vissuti, la nostra cara
Vivi, mitica zietta, ha cessato di sorprenderci per
ricongiungersi all’amato Italo.- Alberto, Silvano,
Clara con le loro famiglie, Rosi con Valentina, la
ricordano con profondo affetto.- Si ringrazia Viorika per l’amorevole assistenza.- La cerimonia funebre si terrà nella chiesa di Santa Maria Segreta,
piazza Tommaseo, lunedì 29, ore 9.
- Milano, 26 settembre 2014.
Paolino Abbà
già maestro e sindaco in Orio Litta.
- Orio Litta (LO), 26 settembre 2014.
I colleghi Rai di Milano che hanno conosciuto e
lavorato con
Domenico Alessi
Pierantonio e Laura con Francesca, Diana e le
loro famiglie abbracciano con affetto Silvano e tutti
i Dellavia nel ricordo della cara
piangono addolorati il loro Caporedattore, amante
della vita e maestro di giornalismo.
- Milano, 26 settembre 2014.
Ing. Giuseppe Busacca
Siamo vicini al nostro caro amico Pippo, alla sorella
Titti, alla mamma Ina, a Ketty, Peppe e Marianna
per la perdita del papà, marito e nonno esemplare.- Daniela e Filippo Mantegazza.
- Milano, 26 settembre 2014.
I condomini e l’Amministratore del condominio
di largo V Alpini 15 Milano porgono sentite condoglianze per la perdita della signora
4-
4@:
L’Accademia Nazionale dei Lincei annuncia con
profondo dolore la scomparsa del socio della Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche
Circondato dall’abbraccio dei suoi cari si è spento il
Prof. Lionello Sozzi
dott. Natalino Moreni
- Roma, 27 settembre 2014.
Lo annunciano con dolore la moglie Maria Teresa,
i figli Elisabetta con Sergio e Stefano, insieme a
Cinzia, Luna e Davide, Carla con Massimo, Davide
e Magaly, Anna, Stefano con Elisabetta, Carlo e
Federico.- I funerali si terranno oggi alle 14.45 nella chiesa SS. Silvestro e Martino.
- Milano, 27 settembre 2014.
1984 - 2014
Corso e Simone ricordano la loro madre
Aloisia Aloisi dei Conti Rucellai
Una Santa Messa verrà celebrata lunedì 29 settembre alle ore 18,30 nella basilica di Santa Trinita a
Firenze. - Firenze, 27 settembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Luca e Carolina.
– Roberta e Gisella Magnotti.
Viviamo sempre nel ricordo di te
Sergio Demè
Francesco Micheli e i suoi cari sono affettuosamente vicini a Carla, Davide e Magaly nel dolore
per la scomparsa del caro genitore
Carlo Pucci Annagiulia.
- Rapallo, 27 settembre 2014.
Natalino
27 settembre 2013 - 27 settembre 2014
Francesco Radice
Ci manchi e sei sempre nel nostro cuore!- I tuoi
cari. - Milano, 27 settembre 2014.
Ci ha lasciati, dopo 90 anni di vita straordinariamente intensa e creativa
Ettore Sobrero
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NECROLOGIE
Ne danno il triste annuncio la moglie Didielle e i
figli Felice, Carlo, Roby con le rispettive famiglie.I funerali si terranno a Milano sabato 27 settembre
alle 14,45 presso la parrocchia Santa Giustina di
Affori. - Milano, 26 settembre 2014.
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Ciao
zio Ettore
4-!
Maria Giustiniani Del Bono
Ne danno il triste annuncio Giulia, Andrea con Costanza, Beatrice con Antonio, Ludovico e Tancredi,
Vittorio con Raffaella, Ippolita ed Allegra, Pia con
Luca, Federico, Tommaso e Filippo.- Le esequie
avranno luogo domenica alle ore 16,00 nella chiesa di Santa Felicita a Firenze.
- Firenze, 27 settembre 2014.
Silvano e Cesarina Barbarani partecipano al
grande dolore della famiglia per la scomparsa
dell’impareggiabile amico
ci mancherai tanto con le tue battute e la tua genialità!- Cristina, Silvio, Emilia, Mirella, Paolo e le
loro famiglie. - Milano, 26 settembre 2014.
;2 %
4@-
Il giorno 25 settembre si è spenta serenamente
Annemarie Sauzeau
2),*8 (( -!: - 4 -+@! -+@! -+- - 9 -+@@ -+-: -+-! -+@@
nonno Gigi
con cui attraverso l’Archivio Alighiero Boetti ha
condiviso anni di appassionato impegno per l’arte
contemporanea. - Milano, 26 settembre 2014.
5 9
Caro
La Casa editrice Electa ricorda con stima e affetto
Prof. Ugo Ruberti
Walter. - Milano, 27 settembre 2014.
- Milano, 27 settembre 2014.
Il Consiglio di Amministrazione, il Direttore Sanitario, i medici e tutto il personale della Casa di
Cura La Madonnina partecipano al dolore della famiglia per la scomparsa del
Mi stringo forte a Daniela e Livia e a tutta la famiglia nel ricordo di
Prof. Carlo De Marco
Professore Emerito di Biochimica, già Preside della
Facoltà di Medicina e Direttore del dipartimento,
maestro insigne di scienza e di vita.
- Roma, 26 settembre 2014.
che fu chimico esimio.
- Milano, 27 settembre 2014.
Pia
porterò sempre nel cuore la nostra profonda amicizia ed il tuo esempio di grande dignità e coraggio.- Sesa con Margherita.
- Milano, 26 settembre 2014.
Il Professor Roberto Weinstein direttore Clinica
Odontoiatrica IRCCS Galeazzi ricorda il
ed è vicina a Daniela e Livia.
- Milano, 26 settembre 2014.
- Milano, 26 settembre 2014.
esempio per tutti noi di forza e amore per la vita.
- Brunello, 26 settembre 2014.
Prof. Ugo Ruberti
Ugo
Prof. Ugo Ruberti
Pia
- Bologna, 27 settembre 2014.
Anna Negrisoli Bellora partecipa al dolore per la
scomparsa di
Roberto Scorza piange il suo grande Maestro
Pici e Giuliana abbracciano Luciano e Paola ricordando
Il Professor Andrea Stella e il Collegio dei Professori Universitari di Chirurgia Vascolare tutto
piangono la scomparsa di un grande maestro della
chirurgia italiana, l’amico
uomo di grande cultura e maestro di chirurgia.
- Milano, 26 settembre 2014.
prof. Ugo Ruberti
ti ricorderemo come una persona speciale, lucida
e autentica.- Marco, Emanuela, Simone e Luca.
- Milano, 26 settembre 2014.
Maestro di accademia e di chirurgia.
- Milano, 26 settembre 2014.
Prof. Ugo Ruberti
Giuseppe e Giuseppina Lombardi ricordano il
caro e illustre amico
Pia
Ugo Ruberti
Giorgio e Mariafranca Agrifoglio ricordando la
lunga e affettuosa amicizia partecipano al dolore
dei famigliari per la scomparsa del
- Milano, 26 settembre 2014.
sarai sempre il nostro nonno speciale, grazie per
tutto l’amore che ci hai dato.- I tuoi adorati nipoti
Sofia, Andrea, Noemi, Lodovico e Goffredo.
- Milano, 26 settembre 2014.
Vittorina Dellavia
Ciao
Professor
Prof. Ugo Ruberti
e si unisce ai suoi cari nel dolore e nel rimpianto.
- Milano, 26 settembre 2014.
nonno Gigi
- Milano, 26 settembre 2014.
Pia
Il Professor Francesco Donatelli insieme ai collaboratori della Cattedra e della Scuola di Specializzazione in Cardiochirurgia dell’Università degli
Studi di Milano si stringe commosso a Daniela e ai
familiari tutti per la scomparsa del
Il Dipartimento di Scienze Biochimiche "Alessandro Rossi Fanelli" dell’Università di Roma "Sapienza" si unisce al dolore della famiglia per la scomparsa del
Ciao
- Milano, 26 settembre 2014.
grazie di essere stata tra noi, coraggiosa, stimolante mai banale.- Zia Lisi, Emanuela, Max, Luisa e
Paola, ammutoliti dai ricordi si stringono con tutto
il loro amore a Paola e Luciano e a Chiara, Anna
e Gaia, uniti nel pianto e nel grande dolore.
- Milano, 26 settembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Francesco e Umberto Bandiera.
– Michele Berardi.
– I dipendenti del Comprensorio Monticello.
Anna e Riccardo Lenzi piangono l’amico
Prof. Ugo Ruberti
amico e maestro forte e affettuoso di tutta una vita.
- Milano, 26 settembre 2014.
I tuoi genitori ti chiamarono così vedendo in te una
rosa della Madonna.- Tale sei stata.- Ora ti attende
il giardino che meriti.- Con amore, le tue sorelle e
i tuoi nipoti. - Milano, 26 settembre 2014.
grazie per tutto quello che ci hai dato, grazie per
la tua umanità profonda, per il tuo insegnamento
e il tuo esempio.- Tuo figlio Giovanni con Sabrina.
- Milano, 26 settembre 2014.
Addio
Prof. Ugo Ruberti
- Cassina Rizzardi, 26 settembre 2014.
Mariarosa Colli Molea
Gigi
Vivi
Pia
sei stata fortissima.- Quattro è per sempre.- Chiara, Anna e Gaia con Leone, Sofia, Giacomo, Augusto, Erica, Cecilia, Antonio e la gatta Dorina.
- Frugarolo (AL), 26 settembre 2014.
Il Comprensorio Monticello partecipa con profondo e sentito cordoglio al dolore dei famigliari
per la perdita del
Prof. Ugo Ruberti
Ciao
Ciao
Ugo Ruberti
grande maestro di chirurgia.
- Milano, 26 settembre 2014.
Silvia Cirri con la figlia Virginia e i nipoti Giovanni e Francesco abbraccia con affetto Daniela, Livia
e Marco nel ricordo del
Pia Scavia
Lo annunciano con grande dolore Luciano e Paola
con Chiara Anna e Gaia.- Con profonda commozione ringraziamo: Patrizia Bernuzzi e l’Unità di
Ematologia dell’Ospedale di Piacenza; Lalla Bertè
e l’Hospice "La Casa di Iris" di Piacenza; il Dottore
Pietro Gazzaniga; Cristina Endrizzi e l’Unità di Cure Domiciliari dell’Hospice "Il Gelso" di Alessandria; Olga Garrè, Laura Pesce, Saliah Bessalem,
Viki Mamaval e le persone de La Camilla per la
loro preziosa e insostituibile assistenza in questi
lunghi anni.- Grazie a tutti gli amici, unici e impareggiabili nell’accompagnare Pia con amore e allegria.- I funerali si svolgeranno a Frugarolo (AL),
lunedì 29 settembre 2014, alle ore 11.30 nella
chiesa di San Felice.- Una Santa Messa sarà celebrata a Milano, giovedì 2 ottobre alle ore 17 nella
chiesa di Santa Maria Incoronata, corso Garibaldi
116. - Frugarolo (AL), 26 settembre 2014.
- Cassina Rizzardi, 26 settembre 2014.
Tito e Uberta Odero con animo riconoscente sono affettuosamente vicini a Deda, Livia e Marco per
la scomparsa del
Partecipano al lutto:
– Giovanna Cavallaro.
– Mauro Raiteri.
A "La Camilla" in una mattina di sole, è serenamente mancata
- Milano, 26 settembre 2014.
- Milano, 26 settembre 2014.
Mamma eri il sole, la voglia di vivere, il fascino.Ci mancherai infinitamente Massimo Francesco
Stefania Niccolò e Alexander.
- Broni, 26 settembre 2014.
terremo vivo nei nostri nipoti il tuo straordinario
ricordo.- Loris Bianca e Vittorio Borocci.
- Milano, 26 settembre 2014.
Prof. Ugo Ruberti
Prof. Ugo Ruberti
Prof. Ugo Ruberti
Maria Rosa Colli Molea
Gigi Vismara
Marco Ranucci e il servizio di Anestesia Cardiovascolare si uniscono al dolore della dottoressa
Conti per la perdita del
Il Dottore Giovanni Nano Direttore della Divisione di Chirurgia Vascolare Prima Policlinico San Donato IRCCS, con i collaboratori Dottori Malacrida,
Occhiuto, Stegher, Righini, Mazzaccaro e il Professore Tealdi partecipa con profondo cordoglio al dolore della famiglia per la scomparsa del Maestro
Guido e Michelle Keller, Valerio e Jana Tolva ricordano con affetto il
abbracciano con tanto affetto Deda, Livia e Marco.
- Milano, 26 settembre 2014.
Ugo Ruberti
- Cassina Rizzardi, 25 settembre 2014.
prof. Ugo Ruberti
- Milano, 26 settembre 2014.
Cari Deda, Livia e Marco ci stringiamo a voi per
dirvi tutto il nostro affetto e il nostro dolore per la
perdita di
Prof. Ugo Ruberti
Vincenzo Rampoldi e la moglie Anna Maria Bonfatti partecipano con affetto al lutto della famiglia
per la scomparsa di
maestro e amico. - Milano, 26 settembre 2014.
Prof. Ugo Ruberti
- Mantova, 26 settembre 2014.
Gilda Paolo Marco e Giulia Rotelli sono vicini con
affetto a Daniela nel momento di grande dolore
per la scomparsa del caro amico Professor
- Milano, 26 settembre 2014.
prof. Ugo Ruberti
- Bologna, 26 settembre 2014.
Il Professor Vincenzo Rampoldi e l’equipe della
chirurgia vascolare II, Policlinico San Donato, Centro Malan, partecipano al lutto per la scomparsa
del Maestro
Giorgio Biasi e il personale medico della Chirurgia Vascolare dell’Ospedale San Gerardo di Monza, Università degli Studi di Milano Bicocca, partecipano con stima e riconoscenza al grave lutto di
Daniela, Marco e Livia per la scomparsa del
Dopo una lunga vita insieme, felice e serena, è
mancato
Lo annuncia la moglie Anna.- I funerali avranno
luogo il 27 settembre ore 11 presso la chiesa di
Rosate (Mi). - Rosate, 26 settembre 2014.
È mancata, il 26 settembre 2014
grande Maestro della chirurgia vascolare italiana
e fondatore del "Centro Cardiovascolare Edmondo
Malan" dell’I.R.C.C.S. Policlinico San Donato.
- Milano, 26 settembre 2014.
Ugo Ruberti
Marilda e Memo Tealdi con Lucilla e Filippo addolorati partecipano la scomparsa del
Elisabetta e Giuseppe Kelescian, con Daniela e
Vittoria, sono vicini alla famiglia Ruberti nel grande
dolore per la perdita del carissimo
Prof. Ugo Ruberti
- San Donato Milanese, 26 settembre 2014.
Ugo Ruberti
Ugo
Paola, Luciana, Franco, Roberto abbracciano
Marco e famiglia nel ricordo di
I Dottori Ballotta e Isgrò con tutto il personale
della Terapia Intensiva Postoperatoria Adulti e Pediatrica Policlinico San Donato si uniscono al dolore della Dottoressa Daniela Conti per la perdita del
marito illustre
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62
Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 27 Settembre 2014
Tv
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
Quando le sigle Rai erano una specie di «Carosello»
Teleraccomando
T
ra le celebrazioni per i sessant’anni della Rai ce n’è stata una
molto curiosa: Rai5 ha trasmesso un concerto, tenuto all’Auditorium Arturo Toscanini di Torino dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e dal pianista Danilo Rea, tutto dedicato alle storiche sigle dei programmi più
celebri. Impeccabile la regia di Mia Santanera (giovedì, 21.20). Il concerto è stato un
tuffo nella memoria e nella nostalgia: c’è
stato un tempo in cui le sigle Rai erano
davvero, al pari di «Carosello», parte di un
grande immaginario collettivo popolare,
un tempo in cui la musica richiamava im-
di Maria Volpe
Gli italiani
si raccontano
a Salvatores
S
arà lo stesso Gabriele
Salvatores (foto), ospite
nella prima puntata di
Fabio Fazio, a lanciare il suo
film in onda in prima
serata. Un interessante
esperimento: il film infatti
è il risultato della selezione
e del montaggio dei video
inviati a Salvatores da quasi
45 mila italiani. «Un film
esclusivamente di
montaggio, non altro. Le
immagini, tutte le
immagini, le hanno girate
gli italiani, che sono i veri
protagonisti. È un film sulla
gente, girato dalla gente»
ha detto il regista. Che si
augura che i politici vedano
la pellicola che racconta il
vero Paese di oggi, le vite
delle persone.
Italy in a day
Rai3, ore 21.30
63
SERVIZIO PUBBLICO
Michele Santoro
Santoro ha la meglio su
Porro. Parte sottotono su
La7 «Servizio pubblico» ma
batte Rai2: 1.203.000
spettatori, 5,7% di share
VIRUS
Nicola Porro
Porro superato da Santoro.
A «Virus» si parla di Articolo
18: per Nicola Porro e il suo
talk 910.000 spettatori, 4%
di share
mediatamente un’immagine e una trasmissione, costruendo quello che oggi si
chiamerebbe un «brand». Il programma
del concerto era composto di due parti, la
prima dedicata ai grandi compositori
classici la cui musica è stata usata per le sigle Rai: dall’«Almanacco», aperto e chiuso
dalle note di Listz, a «Quark» con l’Aria
sulla quarta corda di Bach, all’«Intervallo»
accompagnato da Pietro Domenico Paradisi. L’orchestra ha anche suonato la mitica sigla che, in quei primi gloriosi anni di
vita della tv, avvisava dell’inizio delle trasmissioni: le nuvole sullo schermo si alzavano e partiva maestoso il finale del «Gu-
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era un oggetto inedito e misterioso, aveva
bisogno di costruire un’aspettativa, di erigere una soglia da varcare per entrare nel
suo mondo, e lo faceva con la musica. Nella seconda parte del concerto sono stati ricordati i musicisti che hanno composto
brani originali per i programmi Rai: Nino
Rota, Ennio Morricone, Raffaele Gervasio,
solo per citarne alcuni. Ed è stata una passerella di ricordi indelebili per chi quella
stagione l’ha vissuta, da «Tv7» a «Ufo Robot», dalla «Pappa con il pomodoro» a
«Scaramouche».
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Sabato 27 Settembre 2014 Corriere della Sera
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