Barricate n°8

// 5,00€ // BIMESTRALE // N°2 // MARZO-APRILE 2014
SUPERPORCELLUM
La legge elettorale
di Renzi e Berlusconi
CONFESSIONI
DI UN SICARIO
DELL’ECONOMIA
Intervista a John Perkins
sulla sua esperienza di
“Economic Hit Man”
L’EUROPA
CHE NON COLSI
Lontani anni luce
dall’Europa del Welfare
e dello stato sociale
GENUINO
CLANDESTINO
Comunità in lotta per
l’Autodeterminazione
I MIGLIORI
DISEGNATORI
Poste Italiane Spa - spedizione in abbonamento postale 70% - CN/PU
INSERTO
RAGAZZI
illustrazione di Maja Clija
Bersani, Castaldi,
Caviglia, Ceccon,
Ciantini, Dast,
Elibee, Fabbri,
Frassetto, Girardi,
Hurricane, Milani,
Nardi, Nigraz,
Paschetta,
Perissinotto,
Persichetti Bros,
Ponchione,
Scapigliati, Squaz,
Vanva, Zattera
inserto di Barricate
anno 2° numero 2
MAR/APR 2014
// SOMMARIO N°2 // MARZO-APRILE 2014
BARRICATE E PALAZZI
LA CULTURA DIETRO LE RIGHE
03 // Legge elettorale
SUPERPORCELLUM
44 // Arte
GRAFICA DI PUBBLICA BONTÀ
06 // Elezioni europee
UN’ALTRA EUROPA
48 // Cinema
IL MAGNIFICO PARADOSSO
08 // Economia
CONFESSIONI DI UN SICARIO
DELL’ECONOMIA
Intervista a John Perkins
52 // Libri
LOTTE, VIAGGI E ECONOMIA
12 // Euro
UNIONE? CHIAMIAMOLA
ANNESSIONE
Intervista ad Alberto Bagnai
seconda parte
VOCI SOLIDALI
16 // Lavoro
L’EUROPA CHE NON COLSI
19 // Lavoro
LA SCHIAVITÙ È SERVITA
FOTO PARLANTI
22 // Nuove povertà
IL VOLTO (E LA VOCE) DELLA
STRADA
LINGUAGGI GRAFICI
Copertina // Andrea Bersani
02 // Ivan “Hurricane” Manuppelli
03 // Stefano Zattera
11 // Simone “Nigraz” Pontieri
12 // Davide Ceccon
15 // Davide Caviglia
16 // Marilena Nardi
25 // Sergio Ponchione
28 // Danilo “Dast” Strulato
32 // Daniela Perissinotto
34 // Pasquale “Squaz” Todisco
35 // Fabrizio “Bicio” Fabbri
40 // Marina Girardi
50 // Paolo Castaldi
54 // Strisce
IPPO.IT DI STEFANO FRASSETTO
56 // Persichetti Bros, Sauro Ciantini,
Pino Creanza, Giuseppe Scapigliati,
Stefano Milani
LA TERRA RACCONTA
BERE MANGIARE RESPIRARE
29 // Produttori e consumatori
GENUINO CLANDESTINO
32 // Racconto breve
PROCESSO (NON PROPRIO
GENUINO) AL CLANDESTINO
36 // Agricoltura
COLTIVARE IN ARMONIA CON
LA NATURA
38 // Libri
IL PANE, LA PENNA, LA LIBERTÀ
57 // Succede domani
TERREMOTI E FANFARONI
Rubrica
RAGAZZI
B! RAGAZZI
29 // Inserto ragazzi
B! RAGAZZI
a cura di Harry Vanva
illustrazioni di Maja Celija, Harry Vanva,
Marco Paschetta, Elibee
// EDITORIALE
Maria Chiara Ballerini
“Quella che sul piano soggettivo è la felicità, sul piano oggettivo coincide con la
realizzazione della propria essenza.”
(Frase attribuita a Socrate)
BARR!CATE
L’INFORMAZIONE IN MOVIMENTO
anno 2°// numero 2
MARZO // APRILE 2014
registrazione Tribunale di Pesaro
n°7/2012 del 23/08/2012
DIRETTORE RESPONSABILE
Giancarlo Ridolfi
DIRETTRICE DI REDAZIONE
Maria Chiara Ballerini
REDATTORI
Mara Armaroli, Michele Boato, Franco
Cittadini, Agnese Cossa, Alice De
Simone, Massimiliano De Simone, Mauro
Ferri, Giancarlo Iacchini, Domenico
Alessandro Mascialino, Germano
Montanari, Max Olla, Mirko Orlando,
Ilaria Puliti, Harry Vanva
DISEGNATORI
Andrea Bersani, Paolo Castaldi,
Davide Caviglia, Davide Ceccon, Maja
Celija, Sauro Ciantini, Pino Creanza,
Elibee, Fabrizio “Bicio” Fabbri,
Stefano Frassetto, Marina Girardi,
Ivan “Hurricane” Manuppelli, Stefano
Milani, Marilena Nardi, Marco Paschetta,
Daniela Perissinotto, Sergio Ponchione,
Simone “Nigraz” Pontieri, Giuseppe
Scapigliati, Danilo “Dast” Strulato,
Stefano “Persichetti Bros” Tartarotti,
Pasquale “Squaz” Todisco, Harry Vanva,
Stefano Zattera
Le teorie sulla felicità sono tra le più antiche; si può dire che abbiano
accompagnato l’uomo nella sua perenne ricerca.
Prescindendo dalle possibili definizioni di “felicità” (forse una per ogni abitante
della terra), è innegabile che tutti la inseguano. Alcuni la cercano per sempre nel
posto sbagliato, altri non si accorgono di averla accanto, altri ancora la trovano
per caso.
Il tema della felicità come filo conduttore non era certo stato previsto per questo
numero, forse l’ultimo sotto questa forma, di Barricate. Tutt’altro, ovviamente.
Eppure, alla fine del lavoro di raccolta, rilettura e impaginazione del materiale,
la felicità in senso socratico come realizzazione della propria essenza è apparsa
come punto comune a molti dei personaggi che abbiamo incontrato e pubblicato.
John Perkins, “sicario dell’economia” al servizio delle multinazionali, convertitosi
ad attivista per un mondo equo e solidale; il grafico Massimo Dolcini, che con
lav sua opera ha adempiuto una “vocazione”; Ivan Fantini, per anni tormentato
chef di fama e oggi libero raccoglitore (e scrittore) molto più sereno; l’infaticabile
autore quotidiano di strisce Stefano Frassetto, “un panda nella fauna
fumettistica italiana”; e ancora il movimento Genuino Clandestino in lotta per
l’autodeterminazione alimentare; Mara Armaroli e il suo orto-giardino condiviso;
il fotografo Mirko Orando, per il quale una fotografia “è tutto”…
Anche noi di Barricate abbiamo vissuto per 8 felici numeri insieme ai
collaboratori, ai lettori, ai sostenitori e a tutti coloro che ci hanno apprezzato,
stimato, forse anche amato.
Le difficoltà economiche ci avevano già tolto l’edicola, ora ci hanno sottratto
il colore. Ma in questo bianco-e-nero che grazie ai nostri disegnatori si è
trasformato da limite in risorsa, c’è il seme di un progetto che pur di non
snaturarsi rinascerà sotto altre forme.
Da questo numero non siamo più in grado di garantire una regolarità bimestrale.
Pubblicheremo sicuramente altri numeri, dei monografici, delle raccolte,
perché no dei libri: fumetto, grafica, fotografia, narrativa, saggistica, ragazzi.
Non possiamo ancora definire modi e tempi, ma una cosa è certa: saranno
pubblicazioni “reali”. Da toccare, sentire e odorare.
FOTOGRAFI
Archivio Acanto, Francesca M. Fiorella,
Insidefoto, Mirko Orlando
WEB
Walter Del Prete - E-Leva
PROGETTO GRAFICO
Carlotta Campagnoli, Filippo Emiliani
IMPAGINAZIONE
Carlotta Campagnoli, Susanna Galeotti
STAMPA
Tipolito SAT - Pesaro
EDITORE
Strada di Monteballante, 12
61122 - Pesaro
[email protected]
[email protected]
[email protected]
www.barricate.net
ILLUSTRAZIONE DI COPERTINA
Andrea Bersani
// MARZO 2014
SEDE LEGALE
Illustrazioni di Marilena Nardi
Italo Campagnoli
BARR!CATE
1
Legge elettorale // BARRICATE E PALAZZI
SUPERPORCELLUM
Abolizione delle preferenze e soglie di sbarramento: la legge elettorale di Renzi e
Berlusconi si configura come un escamotage per facilitare la conquista del potere
da parte del sistema partitico
Le preferenze
Il ritorno alle preferenze, anche limitate, è l’unica vera
garanzia per i cittadini di poter scegliere almeno parzialmente i propri rappresentanti ed è stato esplicitamente indicato nella sentenza della Consulta della Corte Costituzionale che ha bocciato il Porcellum. Anche
nel “modello spagnolo”, riferimento di base dell’Italicum, sono previsti voti di preferenza per quasi la metà
degli eletti. Ma su questo i partiti fanno quadrato e
vogliono imporre i propri nominati come nostri rappresentanti.
Liste Bloccate
Verrebbero aumentate notevolmente le circoscrizioni, all’incirca una per provincia per un totale di 120; di
conseguenza diminuirebbero di molto i candidati, che
sarebbero solo dai 3 ai 6 per ogni lista, ovviamente nominati.
BARR!CATE
// MARZO 2014
“Sarebbe ingenuo credere che i regimi liberali (…) si appoggino sul consenso esplicito della maggioranza numerica dei
cittadini, perché (…) nelle elezioni la lotta si svolge tra i diversi gruppi organizzati, che possiedono i mezzi capaci di
influenzare la massa degli elettori disorganizzati, ai quali
non resta che scegliere tra i pochissimi rappresentanti di
questi gruppi.”
Gaetano Mosca
Non sappiamo se Renzi e Berlusconi abbiano mai letto
i saggi che il politologo Gaetano Mosca (1858-1941)
dedicò alla teoria dell’elitarismo, ma certamente ne
hanno capito benissimo il funzionamento, tant’è che la
loro riforma elettorale è assolutamente funzionale alle
“minoranze organizzate”, a tutto discapito della “massa
degli elettori disorganizzati”; inoltre ci ricorda quel periodo precedente al 1919, anno in cui si adottò per la
prima volta il sistema proporzionale.
La nuova legge elettorale, denominata Italicum, per
come si sta prefigurando toglierà definitivamente le
preferenze, imporrà un premio di maggioranza senza
precedenti (non solo per l’Italia), renderà impossibile
eleggere rappresentanti per le minoranze e aprirà la
strada all’eliminazione della seconda camera, il Senato.
Senza entrare nei tecnicismi, cerchiamo di analizzare
gli effetti delle scelte operate.
SUPERBUROCRATI - Illustrazione di Stefano Zattera
Franco Cittadini
3
BARRICATE E PALAZZI // Legge elettorale
Ph Insidefoto
Ph Insidefoto
// MARZO 2014
Premio di maggioranza
Non esistono sistemi elettorali che arrivano a regalare
un altro 15% di “voti” a chi raggiunge il 37% dei consensi o vince l’eventuale ballottaggio tra i due partiti che
ottengono più voti. Ipoteticamente potrebbe vincere
anche un partito arrivato al ballottaggio con un 25% di
partenza e avere così un peso finale più che doppio.
incredibili nella ripartizione dei seggi assegnati a quoziente intero e con le parti decimali, tant’è che facendo
una simulazione sempre sugli ultimi risultati elettorali,
magicamente il M5S perderebbe 12 parlamentari a favore di Scelta Civica, pur avendo nei collegi interessati
percentuali intorno e oltre il 30% contro il 4% o al massimo l’8% ottenuto da SC. È facile prevedere quante
piccole formazioni entreranno nelle coalizioni e quanti
Soglie di sbarramento
politici navigati confluiranno opportunisticamente nei
Un partito o movimento che intendesse correre da solo grandi partiti, infarcendoli così di figure poco affidabili
dovrebbe superare l’8% dei consensi, una coalizione e pronte a cambiare casacca, con tanti saluti alla “goalmeno il 12%. È evidente che le minoranze si pieghe- vernabilità”. Per accontentare la Lega, sempre pronta
ranno ai grandi partiti oppure resteranno fuori, e anche ad allearsi con il centrodestra, c’è un codicillo, bocciato
all’interno delle coalizioni dovrebbero comunque otte- alla Camera ma che rispunterà regolarmente al Senanere il 4,5%.
to, che premia le liste con quorum alti almeno in alcune
regioni.
Abolizione del Senato
L’Italicum appare dunque come un insieme di trovate
In tutti i sistemi, la seconda camera ha la funzione di per assicurare una vittoria elettorale facile al fronte
ripensare le norme prodotte dalla prima, spesso a una partitico che si è visto sempre più erodere consensi e
velocità dettata da esigenze politiche, con un’appro- che potrà salvarsi solo grazie all’aumento dell’astenfondita riflessione che porti a soluzioni lungimiranti. La sionismo, un fenomeno in crescita costante e che auscelta di abolire il Senato e sostituirlo con una camera menterà ancora per la mancanza di valide alternative
dei rappresentanti delle Regioni con funzioni solo con- bloccate sul nascere proprio da questa legge.
sultive rappresenta uno stravolgimento del nostro or- Il giovane Renzi, imposto dai media come il “rottamadinamento e sarà necessario cambiare l’articolo 5 della tore”, ha riesumato Berlusconi per cercare un accordo
Costituzione. Scelta impegnativa e poco soppesata.
condiviso su un tema così delicato, invece di investire
prima tutte le forze politiche preQuesta riforma, nata in nome della
senti in Parlamento. Sicuramente
“governabilità”, pare piuttosto gui- L’élite ha come primo
una strategia vincente, ma anche
data dalla necessità di facilitare la obiettivo tenere lontano
una condivisione del ruolo politico
conquista del potere e la sua am- i cittadini dalla cosa
di rappresentanti (intercambiabili)
ministrazione. Infatti, se si dovesse
pubblica e l’Italicum sarà della “minoranza organizzata” che
votare oggi, con la legge ancora non
governa la “maggioranza disorgaentrata in vigore, voteremo con un ottimo strumento
nizzata”, cioè quell’1% che ha in
il Mattarellum, sistema elettoramano il potere economico finanziale precedente al Porcellum cassato dalla Consulta; se rio e che attraverso il controllo dell’informazione può
fossero riconfermate le percentuali delle ultime ele- condizionare la maggioranza numerica. L’intera classe
zioni, PD e FI perderebbero circa 150 parlamentari! Al politica partitica è desiderosa di ricoprire questo ruocontrario, con l’Italicum in vigore, avremmo degli esiti lo ed è disposta a farlo in qualsiasi forma, attraverso il
4
BARR!CATE
Legge elettorale // BARRICATE E PALAZZI
centrosinistra, il centrodestra, le larghe intese o il governo tecnico, quel che conta è mantenere con ogni
mezzo il proprio status quo.
Non abbiamo mai visto in questi anni ridurre minimamente i costi della politica, ma contemporaneamente
è aumentato a dismisura il potere delle banche private
sulle politiche governative. L’élite ha come primo obiettivo tenere lontano i cittadini dalla cosa pubblica e l’Italicum sarà un ottimo strumento. Voci indipendenti e di
opposizione non potranno manifestarsi elettoralmente, quelle che si erano raccolte attorno al Movimento 5
Stelle cominciano a temere fortemente le scelte, anco-
ra una volta elitarie, dei loro due incontestabili leader,
chiedendosi quali garanzie può dare un movimento che
non premette dissenso e nemmeno discussione, confronto, crescita. “Mandando a casa” i politici dei partiti dovremmo poi essere governati insindacabilmente
dall’urlatore Grillo e dal freddo manager Casaleggio,
con il rischio, o quanto meno il dubbio, di saltare dalla
brace per tornare in padella.
Nulla da fare quindi? La soluzione è sempre la stessa e
sta nella partecipazione diretta dei cittadini, che si ha
solo se esistono informazione, cultura e spazi per tutti.
Compito che non possiamo più delegare a nessuno.
// MARZO 2014
Ph Insidefoto
BARR!CATE
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BARRICATE E PALAZZI // Elezioni europee
UN’ALTRA EUROPA
“L’Altra Europa con Tsipras” rappresenta il primo tentativo di superare l’idea
di una lista della sinistra e aprirsi alla società civile
// MARZO 2014
Giancarlo Iacchini
“Tsipras… Tsipras… È l’acronimo di cosa?” No, no: non è
Ph Insidefoto
un acronimo né una sigla misteriosa (come pensava il
perplesso militante quando si è cominciato a parlare di
una possibile Lista Tsipras per le Europee del 25 maggio), ma in effetti – se il progetto dovesse riuscire – una
parolina magica capace di rivitalizzare miracolosamente un’area politica, quella della sinistra italiana, perennemente divisa, stagnante sotto qualsiasi sbarramento
elettorale, frustrata dai fallimenti dell’Arcobaleno e di
Rivoluzione Civile, eppure mai con tanto spazio potenziale come oggi, dopo la fulminea ascesa di Renzi che si è
preso in un colpo solo sia il PD che il governo.
Non è tuttavia il riassetto della politica nostrana l’obiet- tata ad appoggiare il socialdemocratico tedesco Martin
tivo della Lista Tsipras, promossa da 6 autorevoli intel- Schulz, candidato del PSE - e del PD - ma che al congreslettuali (Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano so di Riccione ha virato a maggioranza verso Tsipras) in
Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale) e direzione di “una lista promossa da movimenti e persoribattezzata attraverso un referendum on-line L’Altra nalità della società civile, autonoma dagli apparati partiEuropa: come scandisce l’appello dei sei, sottoscritto tici, che sia una risposta radicale alla debolezza italiana.
da oltre 23.000 persone prima sul sito di Micromega e Una lista composta in coerenza con il programma, che
poi su quello ufficiale (www.listatsipras.eu), lo scopo del candidi persone, anche con appartenenze partitiche,
progetto è “riprendersi” un’Europa che “è a un bivio” e che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità
“in questi anni di crisi ha frantumato il progetto d’unità di rilievo nell’ultimo decennio. Una lista che potrà essenato a Ventotene, ha spento le speranze dei popoli, ha re sostenuta, come nel referendum sull’acqua, dal più
risvegliato i nazionalismi che la Comunità doveva abbat- grande insieme di realtà organizzate”. E difatti numerotere”. Il nemico è l’austerità con le sue ricette perverse, si movimenti, associazioni, comitati e (appunto) partiti
strumenti di un ”risanamento” finansono confluiti uno dopo l’altro nel
ziario che sta strangolando i popoli,
progetto, avendo tutti come riferiUna lista promossa da
l’economia reale, i redditi e i conmento comune la figura di Tsipras
sumi, come nell’emblematico caso movimenti e personalità
e una linea politica molto chiara: no
della Grecia, spauracchio per tutti i della società civile,
all’Europa così com’è (delle banche
paesi del Sud compreso il nostro (de autonoma dagli apparati
e dell’austerità) ma no anche al rite fabula narratur…). Per questo il
piegamento autarchico di chi vuole
partitici
congresso della Sinistra Europea,
“uscire dall’Europa” e dall’euro: “Noi
svoltosi a Madrid lo scorso 13-15
siamo convinti – continua l’appello
dicembre, alla quasi unanimità (84% di sì) aveva chiesto dei promotori – che ambedue le risposte siano conserufficialmente ad Alexis Tsipras, leader di un’eroica sini- vatrici, e proponiamo un’alternativa rivoluzionaria. È
stra greca (Syriza) che i sondaggi danno ormai al 30%, nostra convinzione che l’Europa debba restare l’orizdi candidarsi a presidente della Commissione europea, zonte, perché gli stati da soli non sono in grado di eserciproposta che il dinamico uomo politico ateniese ha ac- tare sovranità, a meno di chiudere le frontiere, far finta
cettato con entusiasmo.
che l’economia-mondo non esista, impoverirsi sempre
In Italia, l’iniziativa di Barbara Spinelli e delle altre per- più. Solo attraverso l’Europa gli europei possono ridisonalità, approvata naturalmente dallo stesso Tsipras, ventare padroni di sé”.
ha provveduto a creare come motore dell’operazione Un’altra Europa, democratizzata e profondamente diun prestigioso comitato di garanti, deciso a superare di versa: Tsipras ha detto che l’Europa, se vuol sopravvislancio l’impasse dei partiti (Rifondazione, che fa parte vere, deve cambiare radicalmente. Deve darsi i mezzi
della Sinistra Europea, e una SEL che sembrava orien- finanziari per un piano Marshall dell’Unione che crei
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BARR!CATE
posti di lavoro con comuni piani d’investimento e colmi nomi “forti” della società civile più impegnata e attiil divario tra l’Europa che ce la fa e l’Europa che non ce va: economisti, scrittori e giornalisti d’inchiesta, opela fa, offrendo sostegno a quest’ultima. Deve divenire rai, attivisti di tante battaglie per i diritti civili e sociali,
unione politica, dunque darsi una
l’ambiente, la pace, i beni comuni.
nuova Costituzione, scritta non più L’Europa, se vuol
Oltre alla stessa Barbara Spinelli, si
dai governi ma dal parlamento. Deve
possono citare tra gli altri Francucsopravvivere, deve
respingere il fiscal compact e agire
cio Gesualdi, Domenico Finiguerper “il superamento della disugua- cambiare radicalmente
ra, Daniela Padoan, Ermanno Rea,
glianza, lo stato di diritto, la comune
Curzio Maltese, Lorella Zanardo,
difesa di un patrimonio culturale e artistico che l’Italia Luca Casarini, Raffaella Bolini, Sandro Medici, Valeria
ha malridotto per troppo tempo”, per una politica am- Parrella, Antonio Maria Perna, Eleonora Forenza. “Albientale che diventi “fonte di nuova occupazione, di red- cuni di noi hanno sperimentato cosa succede quando
diti adeguati, di maggiore benessere e di riappropriazio- l’oggetto del contendere si riduce esclusivamente alla
ne dei beni comuni” e che “contesti duramente il mito scelta di un candidato piuttosto che un altro – spiega
della crescita economica così come l’abbiamo fin qui co- Viale – come per esempio nelle oltre 100 assemblee
nosciuta”; ben sapendo che “per una riconversione così iniziali di Cambiare si può, che sono poi sfociate non a
vasta avremo bisogno di più, non di meno Europa”.
caso nello stravolgimento completo del progetto con la
Questo per l’Italia significa cancellare i “patti-capestro” lista di Rivoluzione civile, interamente gestita dai vertici
come il pareggio di bilancio (inserito addirittura nella di partiti. Una logica meramente competitiva che non ha
Costituzione!), mettendo nella Lista un programma “al- nulla a che fare con le finalità del nostro progetto, che è
ternativo” e “di rottura” ispirato ai 10 punti fissati dallo quello di raccogliere il più vasto consenso possibile”. E
stesso Tsipras, che prevedono in sintesi “la fine imme- ancora: “Le esperienze fallimentari di Arcobaleno e di
diata dell’austerità”, il varo di un
Rivoluzione Civile hanno dimostrato
New Deal per la “ricostruzione ecoche una sommatoria di sigle non funCon il Movimento 5 Stelle ziona, perché i voti non si sommano
nomica”, una “vera banca europea”,
lo spostamento del peso della tas- la concorrenza è aperta
mai. Mentre una lista come quella
sazione sul capitale finanziario, una
da noi proposta, che si presenta con
reale partecipazione dei cittadini alla formazione delle connotati completamente nuovi, democratica e inclusileggi comunitarie. “Per ricostruire l’Europa - avverte il va e senza connotazioni partitiche di sorta, può sperare
leader greco - è necessario cambiarla. E dobbiamo cam- di raccogliere consensi tra una molteplicità di elettorati
biarla adesso, perché sopravviva. Mentre le politiche diversi, per i quali può rappresentare una risposta a molneoliberiste trascinano indietro la ruota della storia, è il te delle loro aspettative. In particolare nell’universo di
momento che la sinistra spinga avanti l’Europa.”
quanti non votano più perché delusi o disgustati dalla
Nel nostro Paese il progetto ha ricreato quella mobilita- politica ufficiale”. Con ovvi riferimenti ai delusi del PD e
zione che già si ebbe con Cambiare si può, ma in misura a quelli di un Movimento 5 Stelle con il quale – inutile
più ampia perché la Lista Tsipras appare ora come l’unico sottolinearlo – la concorrenza è aperta. “Si tratta per
riferimento unitario a sinistra e anche (oltre la sinistra) tutti – conclude Viale – di fare quello che esplicitamente
tra chi pensa che la soluzione alla crisi non sia la fuga po- ci ha chiesto Tsipras: un passo indietro per poterne fare
pulista e nazionalista dall’Europa. “Siamo fermamente tre avanti, portando tutti insieme a buon fine questa iniconvinti – dice Guido Viale a nome dei promotori – che ziativa”.
il progetto debba coinvolgere le più diverse ed eterogenee posizioni politiche e culturali che si riconoscono
nell’impostazione di fondo dell’appello. Il suo successo è
interamente affidato all’iniziativa delle associazioni, dei
comitati, delle organizzazioni e dei partiti (ma anche ovviamente dei cittadini senza appartenenze organizzate)
che ne condividono gli obiettivi; i quali, senza una loro
attiva partecipazione, resteranno irraggiungibili”. Primo banco di prova: la raccolta delle 150.000 firme necessarie alla presentazione della Lista, vero inizio della
campagna elettorale. “Invitiamo tutti – prosegue Viale
– a deporre ogni spirito di parte per unirci in questa impresa comune”.
Lo scoglio della selezione dei candidati, che aveva avvelenato altre esperienze unitarie, è stato risolto affidando ai garanti la scelta finale tra le 200 persone proposte
dalle assemblee e dai territori. Ne sono usciti stavolta
// MARZO 2014
Elezioni europee // BARRICATE E PALAZZI
BARR!CATE
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BARRICATE E PALAZZI // Economia
Intervista a John Perkins
CONFESSIONI DI UN
SICARIO DELL’ECONOMIA
John Perkins ci racconta la sua esperienza come “Economic Hit Man” al servizio
delle multinazionali nello sfruttamento delle risorse dei Paesi in via di sviluppo.
E di come il debito sia usato come arma di ricatto dai Paesi ricchi per ottenere
vantaggi di natura economica e politica
Domenico Alessandro Mascialino
// MARZO 2014
John Perkins è un uomo che ha
vissuto due vite: la prima, dal 1971
al 1981, trascorsa ai quattro angoli
del mondo al servizio di multinazionali nella ricerca di risorse da
sfruttare per incrementate i loro
profitti; la seconda come attivista
in prima linea per la creazione
di un mondo migliore, più equo,
più sostenibile. In una parola, più
umano.
La “conversione” di John alla causa dei diritti umani e dell’ecologia
ha prodotto il best-seller “Confessioni di un sicario dell’economia”,
pubblicato nel 2004 e tuttora
considerato il suo capolavoro.
La materia è stata ripresa anche
nel successivo “La storia segreta
dell’Impero americano” (2007).
Leggendo le sue pagine viene da
rabbrividire pensando alle strategie
messe in atto dal governo america-
8
Mossadegh 1953
no e dalle multinazionali per presentarsi come portatori di democrazia e sviluppo economico, quando
sono sempre e solo le logiche del
profitto a dettare le decisioni. E
fa gelare il sangue vedere come la
legittima resistenza delle popolazioni indigene all’inquinamento e allo
sfruttamento dei loro territori venga
annientata con metodi subdoli, tra
cui una pervasiva disinformazione
da parte dei grandi media, per sfociare, nei casi più ostinati, nell’assassinio e nella guerra aperta.
La politica dell’ ”indebitare per governare”, la “corporatocrazia”, la
“guerra in nome della democrazia”
sono concetti che Perkins ha visto
concretamente applicare nella sua
carriera in ogni parte del mondo,
prima che diventassero tristemente
familiari, per esperienza diretta,
anche a noi europei.
Arbenz 1954
John, ci spiega qual era il suo
compito come Economic Hit
Man?
Ho fatto molte cose, ma la più
comune era identificare Paesi
con risorse che le multinazionali
volevano, come il petrolio, e poi
organizzare per quei Paesi un corposo prestito attraverso la Banca
Mondiale o una delle sue organizzazioni gemelle. I soldi però non
andavano mai alla popolazione
perché finivano nelle mani delle
nostre aziende, che realizzavano
infrastrutture, centrali elettriche,
zone industriali, autostrade. Cose
di cui beneficiavano solo le nostre
compagnie e un pugno di famiglie
agiate di quei Paesi, che controllavano il commercio e l’industria locale, ma di cui non beneficiava la
maggioranza degli abitanti. Questi
non potevano permettersi di acquistare l’elettricità, non potevano
lavorare nelle zone industriali
perché non c’erano assunzioni,
non avevano macchine da guida-
Lumumba 1961
BARR!CATE
re sulle autostrade. Oltre a non
trarre alcun vantaggio, vedevano
il loro Paese soffrire a causa di un
enorme debito da ripagare, che
sottraeva risorse all’educazione,
alla sanità o ad altri servizi sociali.
Alla fine il Paese colpito non era
comunque in grado di sdebitarsi,
per cui a quel punto noi tornavamo dicendo: “Visto che non
siete in grado di pagare il debito,
vendeteci a basso costo le vostre
risorse, petrolio o altro, senza
restrizioni ambientali o regolazioni sociali. Oppure permetteteci di
costruire basi militari sul vostro
suolo, o ancora vendete il vostro
settore pubblico alle nostre multinazionali: le compagnie elettriche,
gli acquedotti, la rete fognaria, le
scuole…”, in modo da privatizzare
tutto. Così siamo riusciti a creare
un impero globale, ma non si tratta di un impero americano, bensì
di un impero di multinazionali.
E nei pochi casi in cui fallivamo,
entravano in scena gli “sciacalli”,
i quali spodestavano o uccidevano
Allende 1973
Economia // BARRICATE E PALAZZI
quei presidenti e capi di Stato che
si rifiutavano di stare al gioco.
Lei afferma infatti che, laddove
i “sicari dell’economia” non
riuscivano a convincere un
capo di Stato a seguire la linea
voluta dalle grandi aziende o da
Washington, intervenivano gli
“sciacalli” e poi la guerra aperta. Ci può fare qualche esempio,
in base alle sue esperienze?
Due casi di cui parlo nel libro sono
quelli di Jaime Roldos in Ecuador
e di Omar Torrijos in Panama:
non riuscimmo a corromperli o a
convincerli e poco dopo furono
entrambi assassinati. Ma la stessa
fine fecero Allende in Cile, Lumumba in Congo, Mossadegh in
Iran, Arbenz in Guatemala, e la
lista potrebbe continuare a lungo.
Di recente il presidente dell’Honduras Zelaya è stato spodestato
da un golpe organizzato dalla Cia
nel 2009. Per cui questo modello
continua a ripetersi.
Nel caso in cui anche gli “sciacalli” falliscano, a quel punto intervengono i militari. Gli sciacalli
non riuscirono a uccidere Saddam
Hussein, i sicari dell’economia non
riuscirono a corromperlo, così fu
inviato l’esercito. E la stessa cosa
sta accadendo ora in Siria e in
Afghanistan: quando altri mezzi
falliscono, si inviano i militari.
Nel suo libro lei parla di un
mondo dominato dalla “corporatocrazia”. Quali sono le caratteristiche di questo regime?
“Corporatocrazia” è una parola
che ho utilizzato riferendomi ai
vertici del mondo degli affari, del
Torrijos 1981
sistema bancario e del governo. In
questo periodo portano avanti lo
stesso copione. Si tratta sopratutto
dei capi delle grandi multinazionali, ma questi spesso hanno anche
ruoli importanti nel governo. Spesso presidenti e ministri dipendono
dalle multinazionali per finanziare
le loro campagne elettorali, e questo li rende vulnerabili alle loro
richieste: ad esempio il presidente
ha di recente assunto il capo di
una compagnia petrolifera per
dirigere l’agenzia federale che
controlla le compagnie petrolifere.
È un classico esempio di porte girevoli: gente che passa da posizioni di rilievo nelle grandi aziende
a posizioni di rilievo nel governo,
per poi tornare nelle aziende. E
lo vediamo anche nelle banche, a
Wall Street, nell’esercito. È a questo intreccio che ho dato il nome
“corporatocrazia”.
È interessante come questo sistema veda un coinvolgimento a
tutto tondo da parte di governi,
multinazionali, banche e media.
Come possono i cittadini difendersi e avviare un processo di
cambiamento in meglio?
Penso che il processo stia già
avvenendo: in tutto il mondo la
gente si sta rivoltando contro questo sistema. Lo stiamo vedendo in
Italia, in Turchia, in America con
il movimento Occupy, ovunque.
Le persone stanno iniziando a
capire che le multinazionali fanno
gli interessi solo dell’infimo 1%,
anzi potremmo dire del 0,0001%
della popolazione. Cioè degli 85
individui che posseggono metà
Roldos 1981
BARR!CATE
// MARZO 2014
Intervista a John Perkins
9
BARRICATE E PALAZZI // Economia
// MARZO 2014
della ricchezza mondiale. Sono
solo loro a trarre vantaggio da
questo sistema e la gente ne ha
abbastanza. Quello che possiamo e
che dovremmo fare è comunicare
tutto ciò e accendere la rivolta: le
proteste nelle strade sono importanti, ed è anche importante
riconoscere che il mercato può
essere democratico se noi scegliamo di renderlo tale. Ogni volta
che si acquista qualcosa si esprime
un voto: se ad esempio vogliamo
che la Nike la smetta con le sue
politiche di sfruttamento schiavistico in luoghi come l’Indonesia,
occorre rifiutarsi di acquistarne i
prodotti e allo stesso tempo inviare una mail, dicendo: “Mi piacciono i vostri prodotti, li comprerei
volentieri ma lo farò solo quando
avrete dato ai vostri lavoratori un
salario adeguato”. Questo è molto
importante, il messaggio arriva
in modo diretto. Ho visto tante
aziende e banche fallire perché
non si sono comportate in modo
corretto. La gente ha un tremendo potere sul mercato, deve solo
imparare a esercitarlo e lanciare il
giusto messaggio.
Uno dei suoi libri più recenti è
“La storia segreta dell’Impero
americano”. Gli Stati Uniti possiedono tutte le caratteristiche
di un impero?
Nel libro ho fatto una lista di tutti
gli elementi tipici di un impero,
e sfortunatamente gli Stati Uniti
li possiedono tutti. Il dollaro è la
moneta ufficiale di riferimento
a livello mondiale, utilizzata per
acquistare beni di ogni genere
- specialmente petrolio - sui mercati internazionali. Questo è uno
degli elementi più importanti. Poi
10
Saddam 2006
Intervista a John Perkins
gli Stati Uniti sono presenti militarmente in più di 137 Paesi, un
numero impressionante. L’inglese
è la lingua più diffusa al mondo,
specie nell’ambito degli affari.
Tuttavia si tratta sempre di un
impero di multinazionali, perché
sono queste a controllare gli Stati
Uniti. Il presidente Obama non ha
poi molto potere. I posti chiave
del governo sono controllati dagli
uomini che lo hanno fatto eleggere e finanziato la sua campagna
elettorale. Il presidente sa che può
perdere il posto in ogni momento
in seguito a uno scandalo sessuale
o a uno scandalo per droga. Non
è neanche necessario che l’accusa sia fondata, basta una voce.
Non serve ucciderlo, è sufficiente
distruggere la sua reputazione. È
successo con Clinton, che fu costretto alle dimissioni da uno scandalo sessuale. È ormai evidente
quindi che ci ritroviamo governati
da una corporatocrazia.
Lei ha scritto che una possibile
soluzione per abbattere l’imperialismo americano sarebbe
rifiutare il dollaro come valuta
standard sul mercato internazionale, per sostituirgli una
valuta di riferimento più democratica. È ancora di questo
avviso?
Sì, penso che il dollaro abbia un
ruolo fondamentale in questo
sistema. Mi piace l’idea che si
possano creare e utilizzare monete
locali, complementari eccetera.
Per prendere il posto del dollaro
in ogni caso occorre una grande
moneta. Quando un Paese prova a
distaccarsi dal dollaro, la situazione si fa molto pericolosa per i suoi
leader. Gheddafi cercò di fare una
Zelaya 2009
BARR!CATE
cosa del genere, vendendo petrolio
in cambio di oro. Così anche Saddam Hussein. L’Iran ha di recente
parlato di creare una “Borsa del
petrolio”, dove scambiarlo con oro
o altre valute. Quando accadono
cose come queste, gli Stati Uniti
diventano molto nervosi. Questi
sono stati fattori determinanti
della caduta di Gheddafi e di Saddam, e delle minacce verso l’Iran.
Quando qualcuno cerca di rimpiazzare il dollaro con altre valute
e mezzi di scambio, in genere va
incontro a un mare di guai.
Tuttavia l’idea di creare monete
e sistemi alternativi è viva, e la si
sta realizzando in questi giorni in
molti luoghi. Ci stiamo muovendo
in questa direzione ed è necessario
continuare così.
John Perkins è stato per anni
chief economist al servizio di
multinazionali in Paesi come
Panama, Ecuador, Iran, Arabia
Saudita. Ha assistito in prima
persona alle rimozioni di leader
che non si volevano piegare
ai ricatti degli Usa e delle
multinazionali, eseguite tramite
“sicari dell’economia” come lui.
Oggi è impegnato in progetti
finalizzati alla creazione di un
mondo migliore, come il centro
Dreamchange e la Pachamama
Alliance. Autore di numerosi libri,
il suo best-seller è “Confessioni di
un sicario dell’economia” (2004),
che ha venduto oltre 1,2 milioni
di copie ed è stato tradotto in più
di 30 lingue. Perkins ha vinto nel
2012 il premio Lennon-Ono per
la Pace.
// MARZO 2014
Nigraz // LINGUAGGI GRAFICI
BARR!CATE
11
BARRICATE E PALAZZI // Euro
Intervista a Alberto Bagnai – seconda parte
UNIONE? CHIAMIAMOLA
ANNESSIONE
Seconda parte dell’intervista ad Alberto Bagnai, economista e docente
universitario, su Euro e Unione Europea. L’autore del libro “Il tramonto dell’Euro”
ci spiega come la moneta unica abbia favorito principalmente la Germania,
facendo a pezzi le economie del sud Europa. E indica i responsabili politici della
situazione drammatica in cui versano milioni di italiani
// MARZO 2014
illustrazione di Davide Ceccon
Domenico Alessandro Mascialino
12
Nella prima parte dell’intervista
ad Alberto Bagnai, pubblicata
sullo scorso numero di Barricate,
l’economista ci parlava dei vantaggi che dalla moneta unica trae la
sola Germania, a spese dei Paesi
economicamente meno competitivi.
Bagnai affermava anche che la perdita della nostra sovranità monetaria va fatta risalire al divorzio tra
Banca d’Italia e Tesoro del 1981, e
indicava nella impossibilità di svalutare uno dei principali problemi
legati all’Euro.
L’economista italiano è in buona
compagnia: nel corso degli ultimi anni, ben sei premi Nobel per
l’economia si sono pronunciati
in modo fortemente critico verso
l’Euro. E per la precisione: Paul
Krugman, Joseph Stiglitz, Amartya
Sen, Christopher Pissarides, James
Mirrlees, Milton Friedman, i quali
si aggiungono a economisti italiani
come Nino Galloni, intervistato da
Barricate nel numero 4, e a Paolo
Barnard con la scuola economica
Memmt, sempre da noi intervistato
BARR!CATE
nel numero 3.
Dopo aver messo in luce i dubbi del
mondo accademico internazionale
sulla sensatezza dei parametri di
Maastricht, in questa seconda parte
il docente universitario si focalizza sulle responsabilità politiche e
sulle possibili soluzioni ai problemi
economici dell’Italia.
La lucidità della sua analisi è
confortata da una prova recente: a
dicembre, durante un convegno, il
viceministro dell’Economia, Stefano
Fassina, ha affermato che l’uscita
dall’Euro sarebbe una “sconfitta
storica per il Pd” . Motivo in più
per censurare il dibattito sul tema.
Qualcuno trae vantaggio dal
mantenere alta la disoccupazione, tenere bassi i salari e
mettere in ginocchio i Paesi
più deboli. Chi è il “regista” di
questa Unione Europea?
L’Euro facilita meccanismi tipici del capitalismo globalizzato,
che si basa sul contenimento dei
salari. Ma se il potere di acquisto
delle famiglie diminuisce, si crea
il problema di come far acquistare i beni che vengono prodotti.
Quando - agli inizi degli anni ’80 i salari reali negli Usa e in Europa
rallentano la loro crescita, assistiamo a un aumento del debito,
prima pubblico e poi privato. Se la
gente non ha soldi, per comprare
deve indebitarsi. A chi conviene
questo gioco? Inizialmente ai capitalisti di qualsiasi forma e dimensione, specie a quelli che operano
nei mercati finanziari, che guadagnano dall’erogazione del credito.
Alla fine ci perdono tutti, perché
quando il gioco diventa insostenibile saltano anche le banche,
con la differenza che se salta una
famiglia nessuno si preoccupa, se
salta una banca lo Stato mette le
mani nelle tasche dei contribuenti e le ripiana i conti. Questo è
successo ovunque nel mondo, ma
più nell’Eurozona perché l’Euro
favorisce l’integrazione finanziaria
e permette allo spagnolo di indebitarsi più facilmente col tedesco
di quando c’erano monete diverse,
eliminando il rischio del cambio
per il tedesco. Il capitale nasce
internazionale mentre il lavoro
nasce locale. Se il lavoratore non
accetta diminuzioni di stipendio,
l’imprenditore delocalizza: a questo serve la libertà di movimento
dei capitali. Da quando è cominciata (anni ‘80 in Inghilterra), il
debito ha cominciato a salire.
Questa Europa è un regime estremamente totalitario, che ha imposto una moneta che è un assurdo
economico e che finirà, e regole
altrettanto assurde. Il modello
italiano ha funzionato benissimo
finché non è stato schiacciato da
queste regole, e potrebbe continuare a funzionare se avesse maggiore autonomia decisionale in
tanti settori. Da questi regolamenti
qualcuno ci guadagna, evidentemente.
Euro // BARRICATE E PALAZZI
Uscire dall’Euro per l’Italia
sarebbe un bene, da quanto ci
dice. Se questo accadesse, quali
misure economiche bisognerebbe prendere per evitare problemi di altro tipo?
Per la diagnosi, tutti gli economisti sono d’accordo, a parte
una sparuta minoranza che deve
venire a compromessi con la
propria coscienza per motivi
politici e mentire su ciò che la
letteratura internazionale dice da
60 anni, cioè che l’Europa è fatta
di Paesi troppo diversi per potersi
permettere una moneta unica. Per
la terapia, l’uscita dall’Euro non
sarebbe così catastrofica come i
media ce la propongono. Sicuramente nel medio termine sarebbe
un bene, ma nel breve termine
non sarebbe una passeggiata, perché l’uscita dell’Italia causerebbe
la fine dell’Eurozona aprendo a
esiti imprevedibili, ma comunque
gestibili.
Questo scenario non è politicamente proponibile; più proponibile è che si arrivi a una segmentazione dell’Eurozona che parta da
un’iniziativa dei Paesi più competitivi. I Paesi del sud sono come
limoni cui è stato spremuto tutto
il succo, quindi la Germania ora
ha davanti a sé due strade: o tenta
una vera e propria annessione, camuffando da Stati Uniti d’Europa
un giochetto come quello che ha
fatto con la Germania Est; oppure
cerca di sganciarsi, perché se non
dà un reale respiro ai mercati del
sud, che sono stati fino a un anno
fa i suoi mercati più importanti, la
sua economia rischia di andare in
sofferenza.
Affinché si arrivi a una soluzione
pacifica e condivisa occorre una
consapevolezza dei problemi: questa in Italia non c’è perché i partiti
evitano accuratamente il dibattito
su questi temi. Lo ha fatto soprattutto il Pd, ma anche il Pdl.
Potendo decidere, dovremmo
tornare alla Lira o lei propone
un Euro di serie A per i Paesi
più forti e uno di serie B per
quelli più deboli?
BARR!CATE
Io penso ciò che pensano i migliori economisti mondiali, e cioè
che l’Italia trarrebbe vantaggio
dall’avere una propria valuta;
in questo momento non ce l’ha
e bisogna trovare un percorso
razionale per tornarci. Per me e
altri economisti, come ad esempio
Stiglitz, la Germania dovrebbe tornare al Marco. Questo darebbe un
enorme respiro all’economia euro-
pea. Il secondo passaggio sarebbe
far uscire l’Italia, che ne trarrebbe
sicuramente un beneficio. Potremmo però trovarci presto di fronte
a un evento traumatico, come una
crisi del sistema bancario, per cui
dovremmo decidere se ricapitalizzare le banche in euro rivolgendoci alla Troika, o in lire sganciandoci dall’Eurozona e riprendendoci
la sovranità.
La sinistra italiana è stata complice del più distruttivo progetto
della finanza liberista che la storia
dell’umanità abbia sperimentato.
Una sinistra così massicciamente
dalla parte del capitale ora non
può tollerare che qualcuno le dica
che dovrebbe schierarsi dalla parte del lavoro.
Cosa bisognerebbe fare? Per prima
cosa riprendere gli strumenti di
politica economica, in particola-
// MARZO 2014
Intervista a Alberto Bagnai – seconda parte
13
BARRICATE E PALAZZI // Euro
con un’ostinazione che ha veramente dell’incredibile. Da tre anni
faccio attività di ricerca e divulgazione rivolgendomi soprattutto
alla sinistra, ma ho ottenuto solo
l’interessamento della destra che,
se non altro opportunisticamente,
ha capito che è arrivata l’ora di
parlare di queste cose.
// MARZO 2014
re quella valutaria, sganciandosi
dall’Euro. Poi quella monetaria,
riportando la Banca Centrale sotto
il controllo politico. In terzo luogo
recuperare lo strumento della
politica fiscale, stracciando le
regole assurde di Maastricht, che
peraltro sono state stracciate dalla
Germania e dalla Francia quando
potevano farlo senza che gli altri
Paesi membri potessero dire nulla.
Ciò permetterebbe un riequilibrio
della crescita dei Paesi, basandola
non sulla ricerca affannosa della
competitività e sul taglio dei salari
per inseguire la domanda estera,
ma sulla domanda interna da
alimentare attraverso investimenti
non in grandi ma in piccole opere,
nell’istruzione, nel capitale umano
italiano che rimane di eccellente qualità, nella ricerca. Questi
investimenti vanno fatti dallo
Stato, spendendo e abbandonando
la retorica dell’austerità. Bisogna
tornare a pensare in termini di sistema Paese, di interesse nazionale
e di domanda interna. Basta con
questa falsa internazionalizzazione. Perciò il recupero dell’autonomia valutaria, monetaria e fiscale
è essenziale. In questo momento
la vocazione deflazionistica della
Germania si pone di traverso a
qualsiasi tentativo degli altri Paesi
di rilanciare la propria crescita.
In Italia, chi ha avuto (in termini politici) le maggiori responsabilità della consegna del Paese a questi potentati, e quindi
della sua perdita di sovranità?
Intervista a Alberto Bagnai – seconda parte
In Italia, come in Germania, i politici sono gli stessi da 20-30 anni:
i vari Monti e Draghi giravano
per il Ministero del Tesoro e la
Banca d’Italia già agli inizi degli
anni ’80, quando questa storia è
iniziata. Un sistema nel quale gli
aggiustamenti a shock esterni si
scaricano sui lavoratori non è un
sistema sano, quindi per me la
principale responsabilità è dei partiti di “sinistra”, in particolare di
quello che oggi chiamiamo Partito
Democratico, perché attraverso un
percorso tortuoso e assolutamente non democratico ha imposto
a questo Paese un regime dove
gli shock si scaricano sulle classi
subalterne. Anche Berlusconi e il
Pdl sono stati sempre acquiescenti alle imposizioni dell’Europa,
ma un conto è se un progetto di
globalizzazione finanziaria lo
difende un capitalista, più o meno
immorale e corrotto, un conto è se
lo difende un partito che dovrebbe
invece difendere i lavoratori. La
maggiore responsabilità rimane
quindi del Pd, anche perché, in
questa fase storica in cui i nodi
stanno venendo al pettine, continua compattamente a negare il
problema e a soffocare il dibattito
su questi temi. E lo fa prendendosi
un’enorme responsabilità storica,
perché quando dovremo affrontare l’esito finale della crisi, cioè lo
sganciamento, saremo un Paese
acefalo, privo di una testa che
possa capire e comandare, specie per colpa della negazione del
dibattito che tuttora il Pd persegue
14
BARR!CATE
Alberto Bagnai è un economista
e professore associato di
Politica economica dal 2005
presso l’Università “Gabriele
D’Annunzio” di Chieti-Pescara.
Nel 2012 ha pubblicato il libro “Il
tramonto dell’Euro”, in cui sono
raccolte molte delle informazioni
e riflessioni pubblicate sul suo
popolare blog “Goofynomics”.
Ha partecipato a trasmissioni
televisive quali Servizio Pubblico
e l’Ultima Parola, e ha rilasciato
videointerviste sul blog di Beppe
Grillo.
// MARZO 2014
Davide Caviglia // LINGUAGGI GRAFICI
BARR!CATE
15
VOCI SOLIDALI // Lavoro
L’EUROPA CHE NON COLSI
L’Italia della recessione economica e della perdita di diritti dibatte a vuoto sulle
politiche del lavoro e del reddito, lontana anni luce dall’Europa del Welfare e
dello Stato sociale
// MARZO 2014
illustrazione di Marilena Nardi
Giancarlo Iacchini
L’Italia è uno strano paese. Mentre in tutta Europa si lavoro sono 3,3 milioni e altrettanti sono i lavoratori
discute delle politiche più efficaci per garantire lavo- precari, che percepiscono in media 836 euro al mese
ro e reddito, che sono i due pilastri economici di una senza alcuna garanzia di continuare a guadagnarli anvita sociale degna di questo nome,
che il mese dopo.
in Italia si riesce perfino a litigare
Ovvio che servirebbe il lavoro, ma
tra gli alfieri del “lavoro per tutti” e Prestazioni e diritti ovvi
se questo sistema economico che
quelli del “reddito universale”, per in quasi tutti i paesi
è in recessione ormai da 6 anni ma
cui se proponi un “reddito di citta- del vecchio continente,
che nemmeno nelle fasi di espandinanza” non solo vieni tacciato di
sione è in grado di garantire la piein Italia sembrano
“utopismo”, ma ti guarda storto per
na occupazione e anzi è sempre più
primo chi ha un lavoro precario e ri- utopie fatte apposta per
distante da quel punto di equilibrio
schia di perderlo dall’oggi al doma- infrangersi sul muro della (cosa che John Maynard Keynes
ni, perché ti dirà che bisogna dare il “impossibilità di reperire
aveva già rilevato 90 anni fa ne “La
lavoro, e non “soldi facili”, a chi “non
fine del laissez-faire”), allora le solurisorse”
fa niente”. Come se “non far niente”,
zioni sono soltanto due: più lavoro
in una società che condanna alla die/o più reddito. Anzi, una soltanto:
soccupazione il 13% della popolazione in età lavorativa un gigantesco New Deal che consenta allo stato di cree oltre il 42% dei giovani, sia una colpa morale di cui are lavoro direttamente o indirettamente, attraverso la
vergognarsi. Una società, quella italiana, in cui i senza spesa pubblica e il sostegno alla domanda, cioè ai red-
16
BARR!CATE
Lavoro // VOCI SOLIDALI
BARR!CATE
// MARZO 2014
diti dei cittadini. Insomma, lavoro e reddito non sono
alternativi e contraddittori ma sinonimi, sono uno la
causa e l’effetto dell’altro. Le misure atte a creare lavoro producono reddito e dunque nuovo lavoro per l’aumento della domanda di merci e servizi. E le misure per
aumentare la domanda creano per l’appunto indirettamente lavoro nel settore privato e possono crearlo
direttamente anche nel pubblico, se il reddito garantito viene associato a un piano comunale di lavori socialmente utili, di cui ci sarebbe un gran bisogno. Perfino
Matteo Renzi, nell’ormai celebre discorso del 13 marzo
sulla “diminuzione delle tasse” – con cui si è impegnato
a restituire a fine maggio, a una fascia limitata di lavoratori dipendenti, qualche goccia del mare magnum di
risorse che le politiche di austerity hanno drenato in
questi anni di “rigore” (mortis) – ha presentato come
fosse una sua pensata geniale (guadagnandosi perfino
gli applausi della sala stampa di Palazzo Chigi) quella
che da anni è la richiesta che proviene da associazioni e
comitati impegnati nel sociale: reddito ai disoccupati in
cambio di lavori di pubblica utilità.
Siamo tuttavia ancora all’abc di una politica sociale europea. Già, la grande beffa è che una parte del nostro
paese è pronta a rinnegare l’Europa (uscire dall’euro e
da tutto) senza avere nemmeno conosciuto l’Europa del
Welfare e dello stato sociale. Prestazioni e diritti che
sono familiari e addirittura scontati in quasi tutti i paesi
del vecchio continente, da noi sembrano fantascientifiche utopie fatte apposta per infrangersi sul muro della
“impossibilità di reperire risorse” nel disastrato bilancio statale. L’Italia è l’unico stato dell’Unione, insieme
alla Grecia e all’Ungheria, a non avere il (per noi) “mitico” reddito minimo garantito, che consiste nell’integrare in vario modo i redditi percepiti fino a una soglia
“adeguata ad un livello dignitoso di vita”, come recitano diverse direttive della UE. “Ogni lavoratore della
Comunità – asserisce ad esempio la raccomandazione
92/441 – ha diritto a una protezione sociale adeguata e deve beneficiare, a prescindere dal regime e dalla
dimensione dell’impresa in cui lavora, di prestazioni di
sicurezza sociale ad un livello sufficiente. Le persone
escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvi-
si, e che sono prive di mezzi di sostentamento, devono
poter beneficiare di prestazioni e risorse sufficienti,
adeguate alla loro situazione personale”. Generico nel
quantificare il livello di dignità, se vogliamo, ma esplicito nel dire che un reddito addizionale dev’essere assegnato dallo stato. Più esplicito, infatti, il Parlamento
europeo che, nella risoluzione concernente la lotta
contro la povertà nella Comunità europea, ha auspicato l’introduzione in tutti gli stati membri di un reddito
minimo garantito “inteso quale fattore d’inserimento
nella società dei cittadini più poveri”. In sostanza non
c’è solo l’Europa che impone i sacrifici e il risanamento
finanziario, ma anche quella che raccomanda espressamente ai singoli stati “di riconoscere, nell’ambito di un
dispositivo globale e coerente di lotta all’emarginazione sociale, il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana, e di adeguare di conseguenza i
propri sistemi di protezione sociale a questi principi e
orientamenti”. Chissà se è da questa Europa che i neoautarchici vorrebbero uscire…
“Come si fa a ignorare un aspetto così importante della
vita di ogni cittadino europeo? – scrive Giovanni Perazzoli su Micromega – Io non me ne capacito. In Italia
non si sa neanche che in Europa (Francia, Germania,
Gran Bretagna e non solo Danimarca, Svezia, ecc.) chi
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VOCI SOLIDALI // Lavoro
// MARZO 2014
non guadagna abbastanza o lavora part-time ottiene paracadute sociale rappresentato da un basic income
un’integrazione del reddito. Poi si scopre che in Italia comunque garantito, parole come flessibilità o anche
il reddito medio è da miseria. E tutti si sorprendono. precarietà assumerebbero un altro aspetto: precario
Ma veramente gli italiani ignorano l’abc dello stato sarebbe il lavoro e non la vita!
sociale?”. Si discetta se sia “reddito di cittadinanza” op- Però in Italia, strano paese appunto, un “paracadute sopure “reddito minimo garantito”, e in che modo venga ciale” in fondo c’è, a parte le pensioni ormai ultraspreerogato in questo o quel Paese, e
mute di genitori e nonni: è il lavoro
non ci si accorge che quando lo stanero, che causa al fisco un buco anto non fornisce salario immediato La società italiana
nuo di 43 miliardi di euro, ma che
può garantire reddito aggiuntivo condanna alla
immette nel sistema un reddito agad esempio (e scusate se è poco)
giunto che in molti casi è assolutapagando il canone d’affitto di chi è disoccupazione il 13%
mente vitale, proprio per l’assenza
senza lavoro oppure le spese per della popolazione in
di politiche sociali degne di questo
i figli, piccoli o grandi. “Una donna età lavorativa e oltre il
nome. “Col sommerso – spiega Giusola e disoccupata con figli riceve 42% dei giovani. I senza
seppe Bortolussi, segretario della
in Germania dallo stato più di 1.800
CGIA di Mestre – la profonda crisi
euro mensili” calcola Perazzoli, che lavoro sono 3,3 milioni.
che sta colpendo il Paese ha effetti
conclude: “Non capisco perché no- I lavoratori precari
economici e sociali meno devastannostante l’Europa raccomandi dal percepiscono in media
ti di quanto non dicano le statistilontano 1992 all’Italia di introdurre 836 euro al mese
che ufficiali. In particolar modo al
un reddito di cittadinanza, questo
Sud possiamo dire che il sommerso
non succede neanche con la crisi. A
costituisce un vero e proprio amchi giova? Evidentemente a qualcuno gioverà. Non mi mortizzatore sociale. Sia chiaro: nessuno vuole esaltapare che sia uno scoop scoprire quello che per diversi re il lavoro nero, spesso legato a doppio filo con forme
milioni di persone è assolutamente normale”.
inaccettabili di sfruttamento, precarietà e mancanza di
Ma ciò che è normale in tanti altri paesi, da noi richie- sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, quando queste
derebbe una rivoluzione. È chiaro, infatti, che tutto il forme di irregolarità non sono legate ad attività riconsistema assistenziale e previdenziale dovrebbe essere ducibili alle organizzazioni criminali o alle fattispecie
riformulato, anzi ricostruito di sana pianta. Nel paese appena elencate, costituiscono in periodi così difficili
delle “pensioni d’oro” oggi la regola aurea sarebbe in- un paracadute per molti disoccupati o pensionati che
vece garantire tutti i “meno avvantaggiati” (per usare non riescono ad arrivare alla fine del mese”.
l’espressione di John Rawls nella celebre – ma pochis- Ecco a che punto siamo, in questa Italia che sembra
simo letta in Italia – “Teoria della giustizia” del 1971), stufa dell’Europa senza averne mai conosciuto la faccia
a partire dai giovani che non trovano lavoro. E con il migliore.
18
BARR!CATE
Lavoro // VOCI SOLIDALI
LA SCHIAVITÙ È SERVITA
Un’inchiesta televisiva francese rivela come molti prodotti in vendita nelle grandi
catene europee di distribuzione provengano dalle campagne pugliesi, dove migliaia
di lavoratori sono sottoposti a condizioni di vita lesive della dignità umana
Nell’immaginario collettivo si associa spesso la parola Del resto, l’esistenza della schiavitù nel nostro paese
schiavitù a un fenomeno lontano nel tempo e spesso non la nega neanche il codice penale per il quale, seanche nello spazio, quando uomini costretti da catene condo gli artt. 600, 601 e 602 modificati con la legge
infrangibili venivano deportati da un continente a un 23 del 2003, è sufficiente la presenza dell’inganno e/o
altro, venduti come merce, impiegati per svolgere lavo- della forza, anche senza una vera e propria costrizione
ri disumani, privati del diritto alla vita. Così come allo fisica, perché si configurino i delitti di riduzione o manstesso modo è istintivo considerare
tenimento in schiavitù, di tratta di
questa pratica caratteristica di un
persone e di acquisto e alienazione
La riduzione in schiavitù
contesto storico ben preciso, supedi schiavi.
rato con il riconoscimento dell’uni- esiste ancora e sfrutta la
Recentemente, a ricordarci che gli
versalità dei diritti umani e con condizione di precarietà
schiavi, anche se non li vediamo,
l’abolizione della schiavitù stessa.
economica ed esistenziale sono molto vicini a noi, è stata la
Eppure la riduzione in schiavitù
Francia, con una puntuale inchiesta
di quella parte di
è ancora un problema attuale nel
televisiva che ha sconvolto l’opiniomondo. È frequentemente legata popolazione esclusa dal
ne pubblica francese, dal titolo “Les
alla produzione di beni di consumo mercato del lavoro
recoltes de la honte” (i raccolti della
a basso prezzo ed è praticata sia nei
vergogna), trasmesso nel settembre
paesi industriali, sia nei paesi in via di sviluppo.
2013 sul canale France 2 durante il programma “Cash
Nel 2014, la schiavitù esiste ancora anche qui, in Italia. Investigation”.
Ed è una schiavitù moderna, che ha sostituito le catene I giornalisti hanno iniziato la loro inchiesta ponendosi
materiali con catene sociali create sfruttando la condi- una semplice questione: da dove arrivano i prodotti che
zione di ricattabilità e precarietà economica ed esisten- compriamo a basso prezzo e che riempiono gli scaffali di
ziale di una grande fetta della popolazione esclusa dal ipermercati e supermercati? Come si ottengono prezzi
mercato del lavoro e priva di qualsiasi forma di accesso così bassi? Così, partendo dalle indicazioni riportate sulal reddito.
le etichette dei prodotti in vendita nelle grandi catene
// MARZO 2014
Agnese Cossa
BARR!CATE
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VOCI SOLIDALI // Lavoro
// MARZO 2014
europee di distribuzione presenti in Francia, come Au- duzione nelle diverse fasi e nei diversi periodi dell’anno.
chan, Lidl, Carrefour, Intermarche, sono arrivati dritti in Solo recentemente però, dopo essersi scontrata con le
Puglia, nelle campagne foggiane e nelle terre salentine lobby al servizio dell’imprenditoria agricola, ha trovato
della zona di Nardò, dove vengono prodotti pomodori, una sua quasi completa applicazione.
broccoli e angurie.
Le misure normative adottate dalla Puglia non hanno
Il fenomeno non è certo nuovo in questi territori, una impedito che il fenomeno continuasse a esistere, anzi,
realtà in cui padroni e caporali ben organizzati sotto- l’argomento ritorna agli onori delle cronache nell’estapongono migliaia di lavoratori a condizioni di vita lesive te 2011 quando, a Nardò, i braccianti agricoli si ribeldella dignità umana.
lano allo sfruttamento e ai caporali. Proprio gli stessi
Già numerose inchieste giornacaporali e la stessa organizzazione
listiche, come quella di Gatti per
criminale dedita al favoreggiamenl’Espresso, avevano messo in luce le Da dove arrivano i
to dell’ingresso di clandestini nel
condizioni di grave sfruttamento la- prodotti poco costosi
territorio italiano, contro i quali è
vorativo alle quali sono soggetti i lain corso presso la corte d’assise di
che riempiono gli
voratori, la cui quasi totalità è comLecce il Processo Sabr (dal nome
posta da immigrati, regolari e non, scaffali di ipermercati e
dell’operazione condotta dai carabiprovenienti dall’Africa e dall’Europa supermercati? E come si
nieri) per reati che vanno dall’assodell’est.
ciazione a delinquere alla riduzione
ottengono prezzi
Non è un caso quindi che la Regioo mantenimento in schiavitù, all’incosì bassi?
ne Puglia sia stata la prima in Italia,
termediazione illecita e allo sfruttaanche grazie anche all’onda emotiva
mento del lavoro, estorsione e falso,
scatenata da quell’inchiesta, a dotarsi di una legge, la e comprendono anche la tratta di persone e il reato di
legge regionale n.28 del 2006 (legge “Barbieri”), contro “caporalato”1.
il lavoro nero e il caporalato in agricoltura; una legge Tra i lavoratori che al processo hanno testimoniato conche all’epoca fu anche premiata dal comitato delle Re- tro i caporali c’è anche Yvan Sagnet, lo studente (all’epogioni dell’Unione Europea come “migliore pratica” am- ca dei fatti) camerunense che ha guidato la rivolta nereministrativa in materia. La norma approvata prevedeva, tina del 2011 e che oggi, da delegato sindacale della Flai
tra le varie misure, l’applicazione di indici di congruità CGIL, lancia l’appello al boicottaggio dei prodotti delle
che, in base a stime puntuali, stabiliscono il numero di aziende pugliesi che sfruttano e inducono in schiavitù i
lavoratori necessari a un’azienda per organizzare la pro- lavoratori agricoli.
20
BARR!CATE
Lavoro // VOCI SOLIDALI
// MARZO 2014
Se l’indignazione italiana di fronte a tali fenomeni sten- gli compete, del rispetto dei diritti di ogni uomo e donna
ta ancora a crescere nell’opinione pubblica, così non è del pianeta. Perché non è volgendo lo sguardo altrove,
nel resto dell’Europa dove, già da
non è facendo finta di non vedere,
tempo e sempre in seguito a inchienon è considerando tutto questo la
ste giornalistiche che hanno destato La Regione Puglia è
normalità di un sistema economico
stata
la
prima
in
Italia
scalpore, organizzazioni come Ethiche pur di mantenere un equilibrio
cal Trading InitiativeNorway, in Nor- a dotarsi di una legge
di profitto erode il diritto a una vita
vegia, e Ethical Trading Initiative a contro il lavoro nero e il
degna e umana, che si libereranno le
Londra fanno pressioni sulle grandi
coscienze.
caporalato in agricoltura Gli schiavi continueranno a esistere
catene di distribuzione dei loro paesi e chiedono chiarimenti all’Italia,
vicino a noi, sulle nostre tavole, nel
mentre in Francia sono proprio i grandi marchi della di- sapore tradizionale della nostra pasta al pomodoro, nelstribuzione a serrare i controlli sull’eticità dei prodotti la dolcezza della dissetante anguria estiva.
agricoli italiani.
La stessa Flai CGIL, proprio alla fine di novembre, ha
presentato a Bruxelles2 il rapporto “Agricoltura: migran- 1// Introdotto nel nostro ordinamento con l’articolo 603 bis del
ti e lavoro in Puglia”, a cura di Leo Palmisano, col fine di codice Penale nell’estate del 2011, pochi giorni dopo la protesta
sensibilizzare anche le istituzioni europee e mettere la dei braccianti ospitati nella masseria Boncuri a Nardò.
2// Nell’ambito della conferenza su Migranti e Lavoro in Puglia
questione al centro del dibattito politico.
organizzata da Flai-CGIL PUGLIA, Regione Puglia e Federazione
Il fenomeno della riduzione in schiavitù dei braccianti
Europea dei Sindacati Alimentazione, Agricoltura e Turismo
agricoli non solo in Puglia, ma anche in molte altre cam- (EFFAT).
pagne italiane, assume quindi una dimensione molto più
ampia se legata al mercato globale dei prodotti a basso
costo, che non riguarda solo un territorio specifico ma
l’intero sistema produttivo. E ogni piccola parte coinvolta nel processo di produzione non può esimersi dal riteFoto di Francesca M. Fiorella
nersi responsabile di tali abusi rivolti contro la dignità
tratte dal progetto fotografico WELC(H)OME
umana. Siano essi imprenditori, importatori, istituzioni
http://francescamariafiorella.wordpress.
o semplici consumatori.
com/2013/10/05/welchome-9/
A ognuno è richiesto il dovere di farsi carico, per ciò che
BARR!CATE
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FOTO PARLANTI // Nuove povertà
IL VOLTO (E LA VOCE)
DELLA STRADA
// MARZO 2014
Mirko Orlando
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Una fotografia non è soltanto un’immagine. Una fotografia è tutto! Proprio per questo, talvolta non la si può
prendere senza mortificare se stessi e i propri soggetti:
i volti degli altri ci devono essere donati! Raccontare le
nuove povertà, dunque, è stato anzitutto un problema
di riconoscimento, ed è iniziato così il mio viaggio tra
le strade, le stazioni, i dormitori e le mense della città: un viaggio senza meta e senza dimora. Ben presto
mi accorgo che i barboni che dormono sotto i cartoni
sono sempre gli stessi, ma il numero di disperati che si
mimetizzano con la città è drasticamente in aumento.
Affinato lo sguardo, impari a riconoscerli, e sono molti, moltissimi, e sono sparsi ovunque. Se hanno qualche
Euro, lo spendono per radersi la barba o per tagliarsi i
capelli dal parrucchiere, in modo da somigliare ancora
una volta all’immagine che ricordano di se stessi. Hanno
un’anima borghese ma sono poveri, e non hanno nulla
se non gli stereotipi della loro vita passata. Sono operai
specializzati che ad un’età infausta hanno perso il lavoro, di conseguenza la casa, la famiglia, gli affetti. Sono
pensionati che non arrivano a fine mese e non hanno un
tetto sulla testa che li protegga dalla loro senilità. Sono
padri divorziati, che nel mantenere una famiglia che li
rigetta si riducono in miseria. Non è un paese per vecchi,
questo, e non è un paese per giovani. A chi appartiene
questa terra che produce miseria in misura uguale a sogni irraggiungibili?
La vita di strada non ci regala un granché e non è precettrice di valori dimessi. Qualche giorno passato male e
diventi il più brutto ricordo che hai. Così i poveri si fronteggiano, s’insultano, si emarginano, perché qualcuno li
ha convinti che il loro disagio non dipende da una classe dirigente che meriterebbe ogni sorta di sciagure, ma
dall’abbondanza di stranieri che si riversa nelle nostre
strade. Gli italiani li guardano con occhi obliqui, perché
non è giusto che un extracomunitario possa passargli
BARR!CATE
Nuove povertà // FOTO PARLANTI
ti. Ci piace la crudeltà quando diventa immagine, perché
ci dice che essendone spettatori non ne siamo le vittime. Mi chiedo se sia possibile esercitare altrimenti il
proprio mestiere, se mi sia ancora concesso di sottrarmi
alla logica dell’orrore che imperversa il fotogiornalismo
contemporaneo… ci provo, e colgo i volti di quanti mi
hanno regalato una storia da raccontare.
Tornato a casa, guardo fuori dalla mia finestra la città
che si è appena svegliata, con le persone ammassate alle
fermate degli autobus e un’aria gelida che fa da spalla ad
un cielo grigio privo di profondità. Le luci dei lampioni si
stanno per spegnere e i primi raggi di un sole che sarà
timido tutto il giorno mi rilevano il profilo di una quotidianità depressa. Guardo fuori dalla mia finestra e non
posso fare a meno di chiedermi: perché non il nulla?
Da “Il volto (e la voce) della strada”, Lindau; Torino 2013.
// MARZO 2014
avanti nella lista degli assistiti dal comune, o in quella
necessaria da scalare per l’emergenza abitativa. Dei
rumeni mi dicono che hanno abbassato drasticamente il costo della manodopera, e che quindi è colpa loro
se nei cantieri non si riesce più a lavorare. I marocchini
sono invece pericolosi rapinatori, i tunisini quasi tutti
spacciatori, così come i neri e gli algerini sono di facile
coltello anche tra di loro. Non è facile guardarsi in faccia
e riconoscersi, e proprio per questo credo sia anzitutto
una questione di volti quella da dover affrontare. Infatti, più della noncuranza delle pubbliche amministrazioni mi preoccupa il fascino che la miseria esercita sugli
sguardi ipocriti di coloro che non la vivono. Senzatetto
sudici e miserabili si affacciano dalle pagine di giornali
inutili come gli stereotipi che diffondono, ed occhi a cui
dovremmo togliere le palpebre si nutrono dell’infame e
spettacolare gioco del potere che schiaccia gli impoten-
BARR!CATE
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// MARZO 2014
FOTO PARLANTI // Nuove povertà
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Sergio Ponchione // LINGUAGGI GRAFICI
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LINGUAGGI GRAFICI // Sergio Ponchione
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Sergio Ponchione // LINGUAGGI GRAFICI
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LINGUAGGI GRAFICI // Dast: L’ILLUMINATO CHE RESISTE
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BARR!CATE
DIRE FARE MANGIARE
illustrazione di Maja Celija
8
RAGAZZI
RAGAZZI
Quando ve ne accorgerete, sarà tardi”. Così, passò tra
le vie della città il rogo della strega, di cui ora il mondo
si era per sempre liberato. O forse no…
Due mesi dopo, la gatta bianca che viveva con i reietti
fuori le mura partorì sei gattini, tutti bianchi eccetto
uno.
Il gatto nero spalancò gli occhioni verdi e andò ad accucciarsi sulle ginocchia di Maia, che pronunciò la sua
prima parola: “Mamma?” il micio fece le fusa. “Mamma” concluse Maia.
illustrazione di Elibee
RACCONTO
7
RAGAZZI
IL GATTO DI MAIA
di Alice De Simone
RACCONTO
Morgana aveva avuto la sfortuna di nascere nel periodo in cui le donne che conoscevano i segreti delle erbe
venivano accusate di stregoneria. Già il fatto che si
chiamasse così non deponeva certo a suo favore.
I suoi genitori erano i signori della città e avevano 13
figlie femmine. Lei era la quattordicesima. L’avevano
chiamata Morgana, spiegandole, però, che non doveva
avere rapporti con le streghe. Poi la mamma se ne era
andata dando alla luce Baldovino, unico erede. Una
dopo l’altra le sue sorelle si erano sposate.
La notte prima che Giulietta, la sua più cara sorella,
partisse, era andata a salutarla nel cuore della notte
e lei le aveva rivelato il segreto che avrebbe cambiato
per sempre la sua vita. “Sai” cominciò “nostra madre
era odiata da tutti perché conosceva più cose delle
altre, e la chiamavano strega. Ma sai, le streghe non
sono malvagie, e nemmeno magiche. Sanno solo curare, ma tutti pensano che, invece, causino le malattie.
La mamma non è morta di parto. Lo so perché l’ho visto. Tu non porti il nome della più abile strega a caso:
è il tuo destino.”
Poi le aveva porto un libro che doveva aver visto tempi migliori. “Nascondilo” le intimò “e non aprirlo finché
non saprai leggere”. Era stata l’ultima volta che si erano viste.
Morgana non osò neppure sfiorare il manoscritto fin
quando non fu in grado di saperlo decifrare. Quando
lo fece, aveva 12 anni. Il libro era splendidamente illustrato e riportava formule per pozioni che potevano
curare persino il vaiolo. In quel momento entrò la balia, che era stata sua e del fratello, e che l’aveva sempre odiata a causa del suo nome. Vide il libro e capì.
“Tu…” esordì “sapevo che nascondevi qualcosa! Via di
qui, STREGA!” Morgana non sapeva che fare, voleva
restare e combattere, ma anche vivere. Si disse che da
viva avrebbe combattuto meglio. Prese il libro e si avviò verso le scale, ma a metà strada decise di far buon
viso a cattivo gioco e si rivolse alla donna: “Parla e ti
trasformo in rana” minacciò “O in topo. Come vuoi”.
Non ne era ovviamente capace, ma la gente pensava
così. Un buon modo per salvarsi dal rogo.
Morgana si ritirò sul monte che sovrastava la città, si
recava ogni giorno a prendersi cura dei poveri e dei
malati che vivevano fuori le mura, che l’avevano accolta come una sorella. Ci andava al tramonto o all’alba,
quando tutti erano dentro la città e non potevano vederla. Una sera, però, s’imbatté in un giovane soldato
che, al ritorno dalla ronda, aveva smarrito i suoi commilitoni. Invece di darsela a gambe rimase a fissarlo, incantata. L’uomo la guardò. Era rimasto incantato a sua
volta dalla sua bellezza. Avrebbe voluto rivelarglielo…
Poi però vide l’ampolla che la donna portava in mano
senza neanche cercare di nasconderla. Doveva essere
una strega. Nessuna donna di buon senso si sarebbe
portata appresso un aggeggio del genere. Era spaventato ma anche affascinato da lei. Quando poi uno dei
reietti gli spiegò che si trattava di una persona che si
faceva in quattro per aiutarli, non ebbe più dubbi e le
chiese di sposarlo. Seguì un silenzio imbarazzato dopo
il quale la strega assentì, incerta.
Al palazzo del duca regnava lo sconforto: questi, infatti, aveva lasciato la vita terrena in circostanze misteriose. Si pensava all’avvelenamento. Baldovino, divenuto signore, fece chiamare quella che era stata la sua
balia e le disse: “Ci siamo riusciti. Ora dobbiamo trovare un colpevole…Una strega farebbe al caso nostro…”
La donna s’illuminò: “C’è una strega: tua sorella. Non
dev’essere andata lontano”.
Morgana aveva accettato la proposta del giovane, ma
se ne era subito pentita: non era un tizio cui dare fiducia, ma aveva paura che, rifiutando, lui la potesse tradire andando a raccontare tutto al duca, per ripicca. Si
accorse di aspettare un figlio e nello stesso tempo di
essere ricercata per l’assassinio di quello che, alla fine,
era suo padre. Bene. Se ne sarebbe andata, da sola: suo
marito era un pericolo, avrebbe potuto parlare. Si levò
di mezzo da solo: una mattina non lo aveva più trovato. Morgana mise al mondo una bambina, che chiamò
Maia, l’affidò alla comunità di cui si era presa cura e
partì: se le avessero trovate insieme avrebbero fatto
del male anche alla piccola.
La presero dopo due giorni. Il caro maritino aveva pensato bene di barattare la sua grazia per la diserzione
con lei.
“Morgana, accusata di assassinio e stregoneria, cos’hai
da dire in tua discolpa?” chiedeva il giudice l’indomani.
“Qualsiasi cosa dicessi” rispose lei “sarebbe usata contro di me, perciò non sprecherò fiato se non per chiedere a Dio di avere pietà delle vostre vite, passate ad
accusare gli altri dei vostri peccati.
6
RAGAZZI
Equus quagga o, più confidenzialmente, Zebra
Questo splendido animale vive nelle pianure africane,
raggiunge i 320 kg di peso e un’altezza di circa 140
cm al garrese. Le striature della zebra sono diverse
da individuo a individuo, come le nostre impronte
digitali! Vivono in piccoli branchi di 7-8 elementi ma
non disdegnano la compagnia di altri animali come gli
struzzi o i bufali. Durante le ore più torride del giorno
cercano di non fare troppi sforzi e di resistere al sole
facendosi ombra a vicenda. Quando si avvicina il
tramonto si muovono per pascolare e per abbeverarsi.
Dall’aspetto simpatico e dal carattere docile, sanno
difendersi dai predatori a suon di morsi e scalciate, nel
caso dovessero fuggire,
Gli Sfeniscidi, comunemente noti come pinguini
Gli antenati dei pinguini volavano e forse i pinguini di
oggi sognano ogni tanto di volare.
Nei milioni di anni di evoluzione, questi uccelli
d’acqua hanno trasformato le loro ali in pinne, si
sono incicciottiti per avere uno strato di grasso che
li protegga dal freddo e sono diventati dei nuotatori
provetti. Tanto impacciati sulla terra ferma quanto agili
in acqua, possono raggiungere i 40 km/h nuotando!
Vivono in gruppo e quando non sono alla ricerca di
cibo amano giocare. Anche se delle 18 specie esistenti
ben 12 vivono in Antartide, questi fantastici animali si
trovano in quasi tutto l’emisfero meridionale, dal Polo
sud fino all’equatore.
ENCICLOPEDIA
5
RAGAZZI
illustrazioni di Marco Paschetta
Ailuropoda melanoleuca, detto più comunemente Panda
È forse il cugino più lontano della famiglia degli ursidi,
vive nelle foreste di bambù delle regioni montuose del
Sichuan e del Tibet. È lungo 120/150 centimetri, ha
un peso che varia dai 75 ai 160 Kg. Può raggiungere
i 30 anni di vita. Teoricamente è un onnivoro ma, per
quanto ghiotto di latte e piccoli animaletti, la sua
dieta è composta quasi esclusivamente da germogli
di banbù. Non è un orso aggressivo, generalmente
solitario, passa la maggior parte del tempo mangiando
e riposando. Purtroppo, a causa della tonteria
dell’uomo e dell’inquinamento, il Panda è a rischio
d’estinzione.
Orcinus orca
L’orca è un mammifero appartenente alla famiglia dei
delfinidi, si trova in quasi tutti gli oceani dai mari gelati
fino a quelli tropicali. Si potrebbe dire che siano dei
buongustai, la loro dieta, infatti, è decisamente ampia:
mangiano quasi tutto quello che si trova nel mare, dai
pesci agli uccelli marini, senza disdegnare un buon
pinguino o una foca. Hanno una capacità di comunicare
e di organizzare la caccia sorprendente, diversa da
branco a branco. Questi campioni del mare sono
all’apice della catena alimentare, non avendo nessun
predatore naturale.
ENCICLOPEDIA
4
COSTRUISCI
3
RAGAZZI
RAGAZZI
Care bragazze e cari bragazzi, siamo arrivati
al numero otto!
E come premio...ci hanno tolto i colori: una
piccola sfida che raccogliamo senza indugi.
Il bianco e il nero non sono l’assenza dei
colori, né tanto meno della fantasia, anzi!
Per dimostrarlo abbiamo scelto di dedicare la
nostra enciclopedia agli animali che col bianco
e nero vanno alla grande, mentre il giocoesperimento, con un po’ di magica scienza,
ci farà scoprire cosa succede quando tutti i
colori si uniscono...
Leggeremo la storia della nostra giovane
scrittrice e poi tutti in cucina con la ricetta del
mese, perché, come diciamo sempre, a pancia
piena si gioca meglio.
Buon divertimento!
Harry Vanva
EDITORIALE
illustrazioni di Harry Vanva
2
RAGAZZI
illustrazione di Maja Celija
inserto di Barricate
anno 2° numero 2
MAR/APR 2014
Produttori e consumatori // BERE MANGIARE RESPIRARE
GENUINO CLANDESTINO
Comunità in lotta per l’autodeterminazione alimentare
Da un’altra agricoltura a un’altra economia
Genuino Clandestino nasce da un percorso decennale
di ricomposizione tra ambiente, produzione, distribuzione e consumo dei prodotti agricoli che ha aperto
delle riflessioni sulla possibilità di attivare un’economia alternativa al modello dominante di consumo e
sfruttamento di risorse. Grazie all’esperienza di CampiAperti, un’associazione di produttori e consumatori
del territorio bolognese che s’impegna e lavora per il
sostegno dell’agricoltura contadina, GC prende forma
nel 2010 come campagna per la libera trasformazione
dei prodotti contadini, a partire dalla denuncia dei limiti
stabiliti dalle normative che paragonano i cibi contadini trasformati a quelli delle grandi industrie alimentari,
rendendoli fuori legge1.
La campagna si è trasformata negli anni, costituendosi
attraverso una rete alla quale oggi aderiscono singoli
produttori e trasformatori, aziende agricole, associazioni e comunità di tutto il territorio nazionale. I vari “nodi”
di questa rete costituiscono una comunità politica indipendente che pratica un’agricoltura di piccola scala,
valorizza il lavoro vivo, elimina pratiche di sfruttamento
della terra, degli animali e della manodopera, impiega
poco capitale e diversifica le produzioni arrestando le
monocolture intensive e standardizzate, valorizzando
la biodiversità della terra con prodotti locali e stagionali
e salvaguardando così il patrimonio alimentare.
Perché Clandestino?
In base alla normativa europea che regola il metodo di
produzione biologico dei prodotti agricoli (2092/91),
qualsiasi prodotto alimentare trasformato deve essere
lavorato e confezionato in un laboratorio specializzato
con dimensioni e caratteristiche stabilite per le industrie agroalimentari. Tale normativa, elaborata per le
grandi distribuzioni e produzioni industriali per le quali
si esige un elevato livello di controllo, risulta inadeguata, oltre che insostenibile, per i singoli produttori e le
piccole aziende familiari2. Emerge così l’impossibilità
per i piccoli produttori di crearsi un reddito stabile con i
costi che la regolarizzazione comporta. Paradossalmente, le certificazioni che dovrebbero garantire di “stare
sul mercato” finiscono per precluderne l’accesso3.
Ciò che il movimento GC ha scelto di mettere in evidenza è stata proprio la sua clandestinità, con un “antimarchio” che esprime la volontà di sottrarsi alle regole
del mercato, andando a sciogliere le ansie di regolarizzazione e a decontaminare il concetto di pericolosità
connesso alla parola clandestino4, invitando chiunque
si riconosca nei principi della campagna a divulgare e
usare il simbolo per rivendicare le proprie azioni. La
scelta di non rivolgersi più all’ente certificatore sicuramente esula dal percorso istituzionale, ma soprattutto
parte da rivendicazioni politiche collettive e condivise,
dalla convinzione che spetti alle persone direttamente
coinvolte decidere, e non ai burocrati. Si opta così per
un’autocertificazione partecipata che non si ferma alla
semplice compilazione di una scheda, ma è vincolata
alla conoscenza reciproca tra i soggetti che vogliono arricchire il mercato, alla condivisione dei propri percorsi
durante le assemblee e allo sperimentare direttamente
in azienda le modalità di produzione del nuovo arrivato.
BARR!CATE
// MARZO 2014
Ilaria Puliti
29
BERE MANGIARE RESPIRARE // Produttori e consumatori
Biologico non basta. Genuino
Utilizzata ormai arbitrariamente per legittimare l’ingresso di un prodotto sul mercato, l’etichetta “bio” è
diventata sinonimo di roba bella, ben confezionata,
ecofashion; tuttavia sappiamo che ciò che è bello non
necessariamente è sano, giusto o sostenibile. Bio può
essere anche sinonimo di grande industria e sfruttamento, può mascherare un furbo arricchimento volto a
riproporre lo stesso sistema inquinante e ingiusto delle
multinazionali.
Da qui la scelta di genuino come alternativa a biologico,
perché frutto di agricolture contadine che tutelano la
terra, l’ambiente e la salute degli esseri viventi tramite
l’esclusione di fertilizzanti, pesticidi, diserbanti e OGM,
la riduzione dello spreco di acqua, della produzione di
rifiuti, imballaggi e di emissione di gas serra. I prodotti
sono freschi, fanno poca strada e per tutto il loro ciclo,
dal campo al banco, vengono seguiti dalla stessa persona che incontriamo nei mercati GC.
// MARZO 2014
Una pratica semplice, spontanea, riproducibile
Un’esperienza che accomuna donne e uomini di ogni
cultura da millenni: il mercato è la vera forza alla base
di un’altra idea di economia che va a scardinare il sistema di consumo tradizionale e svincola i contadini dai
sistemi ufficiali di certificazione, rendendo localmente
visibili le responsabilità ambientali e la costruzione del
prezzo. Il senso di GC infatti non esiste senza la vendita diretta, una pratica che conferisce protagonismo alle
persone e rimette l’accento sulle relazioni e sulla comunità: è il rapporto che si instaura tra le persone a dar
valore ai prodotti, e non viceversa. La relazione non si
ferma al pezzo di carta o allo scontrino, ma è necessario
conoscere chi produce le cose che arrivano sulla nostra
tavola, costruire relazioni ed economie alternative che
vadano oltre le folle fredde dell’ipermercato per ricucire un nuovo tessuto sociale.
Con la vendita diretta viene abolita ogni forma di inter-
30
mediazione nel processo di distribuzione: chi compra e
rivende può assumere una posizione di grande potere,
sia per la possibilità di sfruttamento della manodopera,
sia per la possibilità di attingere direttamente alle risorse imponendo una forma di produzione piuttosto che
un’altra. Per questo, all’interno dei mercati GC ognuno
vende solo ciò che produce, con una sana e allegra competizione per riuscire a produrre maggiore diversità.
Sul piano dell’autotutela per difendersi da furbetti, disonesti e sfruttatori, e per garantire la totale trasparenza
dei processi, parallelamente alle autocertificazioni sono
stati messi in campo meccanismi di autocontrollo partecipato, un sistema suddiviso tra tutti i soggetti coinvolti
in cui ognuno è responsabile di ciascuno, in base a regole condivise attraverso dinamiche assembleari e autogestite.
Beni comuni e resistenza contadina
Con il lancio della campagna TerraBeneComune5 il movimento GC non solo sostiene le scelte di ritorno alla
campagna per attivare spazi di resistenza al sistema
dominante, ma rivendica il diritto di accesso alla terra,
un bene comune trasformato in una risorsa privilegiata
destinata a investimenti, speculazioni e urbanizzazione
a danno della produzione alimentare locale e delle possibilità per giovani precari e disoccupati di autoprodurre un reddito.
Per questo GC si schiera dalla parte delle comunità in
lotta contro la devastazione dei territori, per costruire
un’alleanza tra movimenti urbani, cittadini e rurali, promuovere la condivisione di saperi sulla base di pratiche
di auto-organizzazione, solidarietà, cooperazione, per il
diritto all’autodeterminazione alimentare e a un lavoro
che non sia sfruttamento.
1// Il manifesto di Genuino Clandestino e materiali di approfondimento sono disponibili all’indirizzo http://genuinoclandestino.noblogs.org/post/2013/11/04/genuino-clandestino-il-manifesto/.
2// A livello europeo esiste una normativa parallela che garantisce la regolarizzazione per i piccoli produttori attraverso la prassi
dell’autocertificazione, tuttavia in Italia questa normativa non è
stata recepita.
3// Di fatto, l’entrata in campo di centri di certificazione privata,
istituzioni ed enti pubblici nel sistema di controllo e rilascio delle
certificazioni non solo ha comportato un’eccessiva burocratizzazione del processo di produzione agricola, ma ha portato alla luce
le contraddizioni interne al sistema stesso, che rischia di favorire
l’ingresso sul mercato di prodotti tutt’altro che biologici, per il
semplice fatto che il certificante debba pagare il certificatore per
“diventare” regolare.
4// GC è un movimento antirazzista, antifascista e antisessista
che attraverso il nome della campagna vuole denunciare lo sfruttamento lavorativo stagionale a cui sono sottoposti i fratelli e le
sorelle migranti e le leggi razziste vigenti in Italia che li criminalizzano segregandoli nei CIE.
5// Per informazioni e approfondimenti sulla campagna TerraBeneComune: www.terrabenecomune.noblogs.org
BARR!CATE
Produttori e consumatori // BERE MANGIARE RESPIRARE
Barletta: Lab_Aut Laboratorio Autonomo
[email protected]
Bologna: CampiAperti - www.campiaperti.org
Firenze: TeatroContadino della Fierucola
[email protected]
Matera-Molfetta: Le Macerie Movimento Terre
www.lemacerie - baraccheribelli.blogspot.it
Milano: TERREinMOTO - [email protected]
Napoli: La Ragnatela – www.ragnatela.noblogs.org
Collettivo Teknes - [email protected]
Nuoro: Associazione Biosardinia - www.biosardinia.it
Orvieto: Centro di Documentazione Popolare di Orvieto
www.cdporvieto.it
Padova: Campi Colti – www.campicolti.noblogs.org
Palermo: Associazione culturale Siqillyah - www.siqillyah.it
Parma: Mercatiniera - Casa Cantoniera Autogestita
www.casacantonierautogestita.blogspot.it
Paternò (CT): Associazione di Promozione Sociale Saja
www.saja.it
Perugia: Terra Fuori Mercato
[email protected]
Projectz on Island - poi.oziosi.org
Cooperativa Ponte Solidale - www.pontesolidale.org
Soc. Agricola Semi Bradi
[email protected] (Loc. Migianella, Umbertide)
Pesaro: Oltremercato – [email protected]
Piemonte: CCP Coordinamento Contadino Piemontese
[email protected]
Roma: terra TERRA – www.terraterra.noblogs.org
La città dellutopia - www.lacittadellutopia.it
Sicilia: Gruppo Permacultura Sicilia
permaculturasicilia.blogspot.it
Terni: Mercato Brado – www.mercatobrado.blogspot.it
Torino: Comitato di Quartiere Vanchiglia
www.comitatoquartierevanchiglia.net
Germogliato – www.germogliato.noblogs.org
Urupia (BR): Comune Libertaria Salento
www.urupia.wordpress.com
Ragusa: Mercatino Curtigghio Lebowski
www.circololebowski.it
Venezia: Spiazzi Verdi - www.spiazziverdi.blogspot.com
Viterbo (Oriolo Romano): Ccampo
www.ccampo.noblogs.org
BARR!CATE
// MARZO 2014
A partire dalle riflessioni proposte dal movimento
Genuino Clandestino negli ultimi anni sono stati aperti
diversi percorsi e tante sono le lotte intraprese da singoli
lavoratori o collettività in nome dell’autodeterminazione
alimentare e per la costruzione di un’economia
alternativa.
Parte di queste esperienze trovano espressione nelle
scelte di ritorno alla campagna come risposta alla crisi
del mercato del lavoro, come forma di resistenza in cui
è ancora possibile aprire spazi di libertà per sganciarsi
da logiche di profitto e dalla subordinazione al sistema
capitalistico di stampo neoliberista. Una scelta che
parte dalla consapevolezza che anche fare la spesa può
diventare un’azione politica.
Non basterebbe un intero numero di Barricate per
presentare tutte le realtà – clandestine o meno - che solo
nel territorio marchigiano si occupano di consumo critico
e genuino ed economia solidale. Inoltre le pratiche sono
tante e diverse quanto quelle degli agricoltori e degli
artigiani. Ci concentriamo su alcune.
Pratiche itineranti e creative, come quelle degli Infestanti,
un collettivo di contadini, produttori e artigiani
dell’entroterra di Pesaro-Urbino, che ha trovato modalità
per portare in strada le proprie scelte di vita e produzione:
le InFestazioni, vere e proprie feste che nascono
spontaneamente tra la gente, nei mercati e nelle piazze,
volte a valorizzare le arti contadine, riscoprire antichi
mestieri dimenticati e, ovviamente, sapori genuini e frutti
del proprio lavoro.
Poi ci sono esperienze che, partendo dall’analisi
dell’attuale contesto di crisi economica, hanno voluto
creare un contenitore, un momento, una pratica che
socializzasse la solitudine dei contadini, includendoli
in una comunità, per dare valore alla relazione tra chi
lavora e chi consuma, e avanzare proposte concrete per lo
sviluppo di un’economia alternativa.
Dai mercati terraTERRA di Roma a quelli di
CampiAperti a Bologna, dall’OltreMercato di Pesaro al
Mezzacampagna di Senigallia: sono alcune delle realtà
che hanno lanciato questa sfida nei territori in cui vivono,
con l’intento non solo di promuovere la cultura del cibo
biologico per creare un auto-reddito contadino, ma
anche di sviluppare consapevolezza e autocoscienza. È
attraverso laboratori di auto-produzione e riciclaggio, orti
sociali e autogestiti, controinformazione e momenti di
dibattito che si costruisce il collante funzionale ai principi
di solidarietà sociale.
Sono stati attivati percorsi particolari, a seconda delle
esigenze dei territori, fatti di condivisione di pratiche,
assemblee e mercati, cene sociali e feste pagane per
bambini e adulti, iniziative di mutuo aiuto anti crisi
e sostegno alle auto-produzioni artigiane, che con
cadenza periodica da alcuni mesi si riversano negli spazi
sociali delle nostre città come l’OltreMercato del C.S.A.
Oltrefrontiera (Pesaro), il GranMercato e il MercatoBio
Mezzacampagna dello Spazio Autogestito Arvultùra
(Senigallia).
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BERE MANGIARE RESPIRARE // Racconto breve
PROCESSO (NON PROPRIO
GENUINO) AL CLANDESTINO
// MARZO 2014
Mauro Ferri
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“In piedi. Entra la Corte.”
Il rumore sordo e disordinato del pubblico, degli imputati e degli avvocati
che si alzavano accompagnò l’ingresso dei giudici nell’aula austera del
tribunale, con i legni e le trabeazioni
classicheggianti che si perdevano in
alto, dove le capriate rimanevano
avvolte nella semioscurità e da dove
calava una specie di nebbia schiumosa che permeava ogni cosa con
un sentore di stantio. La Corte prese
posto sugli scranni più alti, sotto un
grande simbolo della bilancia in equilibrio, il piatto di sinistra a reggere il
logo del Copyright e quello di destra
a sostenere una freccia di diagramma
sparata al cielo che simboleggiava la
vertiginosa crescita del PIL.
“Leggo le accuse” disse il giudice con
tono severo “gli imputati rimangano
in piedi.” Accompagnato dall’eco frusciante di chi è stato
autorizzato a rimettersi a sedere, l’uomo di legge proseguì:
“Siete accusati di aver contravvenuto alle norme che riguardano la trasformazione e il confezionamento dei prodotti
alimentari, della mancata applicazione dei marchi di certificazione, nonché della loro irregolare commercializzazione.
Tutto ciò fa di voi dei clandestini. Vi dichiarate colpevoli o
innocenti?” Il giudice si tolse gli occhiali e guardò la fila di
imputati in piedi alla sbarra.
Otto clandestini che lo fissavano per nulla intimoriti, anzi,
orgogliosi delle pesanti accuse che erano appena state proferite. Il pane sembrava quasi sorridere, con il suo sguardo
bonario; il vino ostentava soddisfatto il suo bel colore invitante, nella bottiglia priva di etichetta; l’unguento per la
pelle mostrava un distacco olimpico, il sacco di farina perdeva sbuffi biancastri e sembrava solo chiedere di potersi
finalmente sedere, l’uovo gestiva con dignità il suo precario
equilibrio, il miele si era indurito in un freddo silenzio e la
marmellata di peperoni piccanti fissava incazzata la parete
alle spalle dei giudici. La irritava terribilmente la scritta sotto la bilancia:
Servizio di giustizia certificato isonovemilaerotti. E poi, quasi fosse una
firma, la sequenza dei più noti loghi
delle multinazionali planetarie, quelli
che non hanno bisogno di scritte per
essere riconosciuti, tutti raggruppati
sotto l’odiosa frasetta Questo servizio è stato presentato da...
“Allora? Come vi dichiarate?” ringhiò
il giudice dopo aver atteso ben cinque
secondi.
“Colpevole!” affermarono con orgoglio tutti e otto in sequenza.
“No!” sembrò piagnucolare l’avvocato difensore, che scattò in piedi
rivolto al giudice. “Vostro onore, non
liquidi la cosa con questa semplice
ammissione di colpevolezza. Ammettono la clandestinità, ma per orgoglio
e per necessità. Prima di formulare un giudizio, cerchiamo di
capire meglio.”
Il giudice si rivolse agli imputati: “Siete andati all’Asl a chiedere quello che potevate vendere e come andava fatto? Siete andati all’ente certificatore a chiedere se eravate biologici? Siete andati al consorzio di tutela a chiedere di mettere il
bollino sul vostro vino? No! la vostra risposta è sempre no! E
allora” girò lo sguardo sul difensore “cosa c’è da capire, avvocato? Hanno infranto la legge e si sono dichiarati colpevoli.”
“Non sono solo clandestini.”
“Ah, no? E cos’altro sono?”
“Sono genuini.”
“È un termine giuridicamente senza senso” lo rimbrottò il
giudice “per essere prodotti, confezionati e commercializzati, i generi alimentari devono seguire le norme di legge, se vogliono dichiararsi biologici, devono farsi certificare. Genuini
o meno che siano.”
“Con il nostro gesto” disse perentorio il miele “vogliamo
denunciare un insieme di norme ingiuste che equiparano i
BARR!CATE
Racconto breve // BERE MANGIARE RESPIRARE
I dialoghi degli imputati sono liberamente tratti dal documento
“CampiAperti - Riflessioni su 10 anni della nostra storia È possibile
un’altra economia?” reperibile sul sito www.autistici.org/campiaperti. Nel gioco narrativo non ho esaurito gli argomenti da trattare
sul tema genuini/clandestini. In particolare meritano considerazione i temi legati all’accesso alla terra, al nuovo modo di fare
economia, alla sovranità alimentare. Ci ritorneregmo.
Mauro Ferri
Altoatesino capitato a
Roma per approdare
infine sulle coste di
Pesaro, è editorialista
di Barricate dal primo
numero, segue i temi
ambientali (impronta
ecologica e qualità del
cibo che consumiamo,
con particolare
riguardo al biologico e
alla zootecnia) e quelli
fiscali e amministrativi
(debito da rapina e
fisco incostituzionale). Si occupa di marketing e di
comunicazione, cura i servizi letterari per l’editoria e
collabora a un Laboratorio di Scrittura narrativa a Forlì.
Ha pubblicato quattro romanzi (Scambi d’identità,
Foschi Editore, 2006; La Campana di Mezzocammino,
Foschi Editore 2008; Il Selettore, vincitore del premio
letterario Casentino 2010, ripubblicato nel 2013
con NeàTrofè; Oltre la fenditura, finalista nel 2012 al
premio letterario “Le misure del tempo” e pubblicato
nel 2013 con NeàTrofè. Ha da poco ultimato il quinto
romanzo (Qart-Hadasht, la quarta guerra punica).
BARR!CATE
// MARZO 2014
prodotti contadini trasformati a quelli delle grandi industrie
alimentari e ci rendono fuorilegge.”
“E poi” aggiunse la farina tra sbuffi biancastri “basta con il
cosiddetto ‘biologico’, che può essere anche industria, può
essere sfruttamento, alienazione, oppressione. Biologico
può voler dire furbo arricchimento, logiche del capitale, green business, ecolabel. Biologico spesso ripropone, esteticamente rivisitato, lo stesso sistema inquinante e ingiusto che
vogliamo combattere!”
“Le leggi servono per tutelare i consumatori” ribadì il giudice
“la loro salute; le certificazioni garantiscono la qualità. Che
cosa garantite, voialtri clandestini?”
“Abbiamo un protocollo di autocertificazione” disse deciso il
pane “per difenderci dagli sfruttatori e dagli imbroglioni abbiamo dovuto inventare un sistema di autocontrollo.” Fece
una breve pausa. Poi ammise: “É vero, all’inizio pensavamo
che la relazione diretta tra chi produce e consuma generasse spontaneamente una forma di garanzia e controllo. Abbiamo purtroppo constatato sul campo che non è così, che
quando si aprono spazi di mercato arrivano gli approfittatori, perché purtroppo le persone disoneste esistono anche fra
i contadini biologici, certificati o meno. Da noi ognuno è responsabile dell’affidabilità di ciascuno. I problemi di controllo sono problemi di tutti. ‘Controllo partecipato’ si potrebbe
chiamare, ovvero un sistema di garanzia affinché le regole
che ci siamo dati siano rispettate.”
“Ma perché non vi limitate a rispettare quelle della legge? A
quanto leggo dai vostri atti, sono anche più permissive.”
“No, se vogliamo essere genuini” intervenne il vino “le nostre
regole sono in opposizione alle vostre leggi, perché le leggi
dell’industria e del consumo vietano ciò che non giova all’industria e al consumo.”
“Quello che dice è eretico, imputato!” tornò a ringhiare il
giudice.
“Semplicemente” intervenne l’unguento per nulla intimorito “abbiamo deciso di non accettare le regole ingiuste che
la legge ci impone e di inserirne altre che riteniamo fondamentali.”
“Fondamentali per cosa?”
“Per essere genuini, ovviamente.”
“Imputata pasta fresca, perché sarebbe genuina?”
“Perché sono fresca, lo dice il mio nome, e ho fatto poca strada.”
“E lei, marmellata?”
“Perché sono stata coltivata e lavorata in piccole aziende
biologiche.”
“E lei, uovo?”
“Perché dall’allevamento (all’aperto) fino al banco è stata la
stessa persona a seguirmi e a prendersi cura di me, con le
sue mani.”
“E perché quella persona è al mercato, per vederci” incalzò
il pane.
“Vostro onore” disse con voce pietosa l’avvocato difensore
“circa il 20% dei prodotti venduti nei mercati di Campi Aperti sono fuorilegge. Una realtà che non può essere ignorata!”
“Appunto!” disse il giudice e tirò una martellata sull’incudine
dello scranno per annunciare che avrebbe emesso la sentenza. L’eco turbò appena la schiumosa nebbiolina che calava
dall’alto.
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// MARZO 2014
LINGUAGGI GRAFICI // Squaz
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BARR!CATE
// MARZO 2014
Bicio Fabbri // LINGUAGGI GRAFICI
BARR!CATE
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BERE MANGIARE RESPIRARE // Agricoltura
COLTIVARE IN ARMONIA
CON LA NATURA
Un orto-giardino sinergico condiviso a Prunaro di Budrio
// MARZO 2014
Mara Armaroli
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Quest’avventura l’ho intrapresa con Floriano Fabbri e
Roberto Tinarelli alcuni anni fa, nel paese in cui viviamo
e dove insieme abbiamo dato vita al progetto. Prunaro,
una frazione di Budrio (Bo), è una zona abitata già in
tempi preistorici e protostorici. In questo piccolo paese, in un tempo non troppo remoto, si potevano trovare
un negozio di generi alimentari, una pizzeria, un bar e
naturalmente la chiesa, l’unica rimasta immutata dal
1600. La presenza di una grande azienda all’interno
del paese rendeva possibile l’esistenza di queste attività commerciali e -di riflesso- di una pur minima vita
sociale; con il fallimento di questa, a catena, è venuto a
mancare tutto e la frazione si è trasformata in un paesedormitorio. Gli anziani, che in qualche modo sono sempre stati presenti sul territorio, se ne stanno andando
e io, essendo “autoctona”, ho sentito l’esigenza e anche
il dovere di fare qualcosa per animare Prunaro. L’idea
è stata creare un orto-giardino condiviso nel cuore del
paese, dove tutti possono vederlo; il luogo identificato
era una zona abbandonata, ormai adibita a discarica di
materiali inerti. L’idea é nata per un’esigenza di riavvicinamento alla terra e per scommettere su una produzione di cibo locale con l’obiettivo di contribuire, nel nostro
piccolo, alla lotta al surriscaldamento del pianeta causata anche dalla struttura agroalimentare imperante caratterizzata dalle filiere lunghe e complesse, che comportano enormi distanze e molti passaggi a separare
produttori e consumatori.
L’ orto giardino condiviso è un’esperienza molto bella
ed entusiasmante, che consiglio a tutte le persone che
hanno voglia di cambiamento. La nostra comincia nel
lontano 2006, con un prototipo di orto a casa di Roberto, seguendo il metodo dell’agricoltura sinergica.
Metodo di coltivazione basato su pochi e semplici principi secondo i quali “viene restituito alla terra, in termini energetici, più di quanto si prende, promuovendo i
meccanismi di auto-fertilità del suolo”. I prodotti con il
metodo sinergico hanno una diversa qualità, un diver-
BARR!CATE
Agricoltura // BERE MANGIARE RESPIRARE
clei sono diventati 24, le persone che si sono aggiunte
provengono anche da paesi limitrofi o da Bologna. Siamo un gruppo formato da persone anagraficamente e
culturalmente diverse tra loro, ma questo secondo me
è un punto di forza e di crescita personale.
Regolarmente facciamo feste all’orto e, quando invitati,
andiamo a parlare della nostra esperienza e a dare indicazioni su come procedere alla creazione di un orto
condiviso.
L’esperienza di Prunaro è certamente riproducibile in
altri contesti geografici, utilizzabile per le visite guidate
e per la promozione delle tecniche adottate.
Maggiori informazioni sull’orto di Prunaro possono
essere richieste a Floriano Fabbri ([email protected]),
referente del Circolo di Budrio e dei Comuni delle Terre
di Pianura dell’associazione E.C.O.
Dal sito www.associazione-eco.it è scaricabile un
opuscolo con indicazioni sulla creazione di un orto
sinergico.
illustrazione di Bicio Fabbri
BARR!CATE
// MARZO 2014
so sapore, maggiore resistenza agli agenti patogeni e il
tutto con limitati interventi sul terreno e sulle piante, in
linea con i principi di sostenibilità. A quel punto abbiamo presentato il nostro progetto, tramite l’associazione
E.C.O., al Comune di Budrio, abbiamo stilato un regolamento e abbiamo iniziato a coinvolgere i cittadini interessati. L’ Amministrazione Comunale ha stipulato una
convenzione con l’Associazione E.C.O. e ci ha dotato
dell’allacciamento dell’acqua per l’irrigazione, la recinzione dell’orto e fornito le piante per le siepi della zona
perimetrale e piccoli alberi da piantumare in un parco
adiacente all’orto. Della manutenzione di questo parco
ci occupiamo noi, gestori dell’orto.
Nel febbraio del 2009 siamo partiti in dodici nuclei familiari. Abbiamo iniziato la bonifica del terreno sotto la
“sorveglianza” degli anziani del paese, i quali scommettevano che non saremmo riusciti a ottenere nulla, tanto
il terreno era impervio. Abbiamo provveduto a preparare i bancali che sono fondamentali per creare un orto
sinergico e abbiamo installato l’irrigazione “goccia a
goccia”. A maggio dello stesso anno abbiamo cominciato
a raccogliere e gustare i nostri primi ortaggi.
La condivisione sta nel lavorare insieme per creare gli
orti per i nuovi arrivati e mantenere la parte comune,
dove abbiamo piantato alberi da frutto, e la siepe perimetrale; in seguito, ogni nucleo semina e gestisce il proprio raccolto attenendosi sempre alle regole del sinergico. Usiamo macerati di erbe per difendere le piante
da parassiti e per aiutarle nella crescita fino a quando il
terreno non sarà completamente in equilibrio.
Ogni decisione la prendiamo tramite l’assemblea
dell’orto, non c’è una persona preposta a indicare le vie
da percorrere, ma siamo tutti “sperimentatori”, naturalmente attenendoci sempre al regolamento. Oggi i nu-
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BERE MANGIARE RESPIRARE // Libri
IL PANE, LA PENNA,
LA LIBERTÀ
Vi raccontiamo il libro-manifesto di Ivan Fantini che pubblicheremo
nella collana narrativa delle Edizioni Barricate
Italo Campagnoli
// MARZO 2014
Sapevamo che Ivan Fantini è grande un cuoco, un accanito
lettore e un libero raccoglitore (Barricate n. 5, anno 1°), ma
che fosse anche uno scrittore di talento non lo sospettavamo. Il suo romanzo “Anonimo tra gli anonimi”, scaricabile
liberamente e gratuitamente dal suo blog, ha la forza di un
manifesto politico, la poesia di una vita vissuta intensamente e una scrittura curata e attenta. Fantini scrive così come
cucina, trattando ogni singola parola con la stessa dedizione e amore con cui manipola e soppesa gli ingredienti dei
suoi piatti, mettendo la massima attenzione in ogni gesto,
operando scelte meditate, coerenti e geniali. Il romanzo, diviso in tre parti, utilizza e alterna sagacemente il linguaggio
narrativo e quello intimistico risucchiando il lettore dentro
una storia che per tanti aspetti è comune a tutti noi, perché
è la storia dell’oggi. Proponiamo qui di seguito tre estratti,
uno per ogni parte del libro.
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L’ATTINENZA
(…) Entrò solo nella sala.
Con passo deciso raggiunse il palco e il tavolo dei relatori. Salì i pochi gradini con le gambe tremanti, la tensione era visibile. Si fece silenzio. Fu presentato assieme agli altri invitati dal presidente della Regione. Era
l’ultimo della fila sulla sinistra, al suo fianco un Critico
d’Arte Gastronomica, il Rappresentante di una Compagnia Teatrale, l’Assessore alle Attività Turistiche della
Regione, il Rappresentante dei Coltivatori Diretti e uno
Chef Stellato.
Tentò visibilmente di controllare la tensione fino al momento del suo intervento. Quando fu il suo turno voltò
lo sguardo verso il finestrone sul lato destro della sala,
poi, come distaccato cominciò:
“mi avete invitato per deridermi ulteriormente, per ridicolizzarmi definitivamente, per darmi il colpo finale...
Eccomi ”
La platea si guardò attonita, così pure i relatori al suo
fianco
“è questo che volete”
Incalzò
“come volete il collasso di tutto, dei significati, del linguaggio, dei valori, dell’arte gastronomica, altrimenti non si spiegherebbe un convegno in pieno inverno
sull’uso e il valore del pomodoro con tutte queste ce-
lebrità! Ci state riuscendo. Ovunque guardo, ovunque
vado, trovo intrattenimento e finzione, come qui... ora,
e questo vi basta per farvi sentire gli artefici e gli artisti. Siete gentaglia... che aspetta solo di essere stupefatta e di stupire, cercate la quantità e non la qualità,
indirizzate il vostro corpo ovunque ci sia uno schermo,
la bocca aperta e la pancia piena, non vedete altro, non
considerate il dolore, cercate il piacere guardando lo
schermo, istupiditi da queste persone che guadagnano
milioni e consenso con patetici programmi gastronomici, fate parte dell’epidemia, della peste che diffondete
inesorabilmente, avete la frenesia per l’invenzione, per
l’arte senza gli artisti, state allevando cuochi che non
cucinano per educare ma contraffattori che cucinano
per soddisfare il vostro cattivo gusto, il cattivo gusto dei
vostri giudici, avremo persone che s’istruiranno da sole,
consumando pasti a sei euro e cinquanta e acquistando semilavorati per imitarvi, illudendosi di imitarvi in
quest’idea romantica di saper cucinare come...”
BARR!CATE
Libri // BERE MANGIARE RESPIRARE
percorso senza spiegazioni, senza giustificazioni, solo
vino e fumo a impregnare bocca e testa, abiti e pareti basse. Mi faccio lordo, ostinato, destinato, perdo di
giorno in giorno il gesto che assegna la dignità al mestiere di vivere, continuo un processo d’annullamento
all’incontro, non urgono fiati vomitati, parole vuote,
retoriche e umilianti. Rimango al cospetto del buio imbrattato di peli ispidi, aggiungo abiti ad abiti, armadio
alla mia deplorevole magrezza, per ovviare a un freddo
lancinante che mi invade a ogni ora tra inciampi e scabrosa disinvoltura. Resta urgente il bisogno che angoscia e pensiero non si leghino, una strenua speranza tra
innumerevoli offese, cumuli d’ansia e smarrimento. (…)
L’ASSENZA
(…) Non ho appetito, avrei bisogno di parole, parole
scritte, per sapere cosa succede al di fuori di questo corpo interrotto, che cede. Accumulo dolore e superbia nel
ricordare un panno bianco sporcato da un leggero rossetto appena accennato, non sporco più la carta bianca,
mi sento naufragare e non cerco appigli. Impreparato,
tutto appare interminabile e terribile, un incidente di
Ivan Fantini, cuoco e pensatore severo degli
ingredienti, critico geopolitico della cucina, contadino.
Prima di dedicarsi al lavoro di raccoglitore e
preparatore di confetture varie, tra le sue molteplici
attività ricordiamo atti performativi, installazioni
di ingredienti, installazioni e manipolazioni
gastronomiche, spettacoli, relazioni e interventi
pubblici, gestione di spazi.
http://ivanfantini.blogspot.it/
Contatti: [email protected]
BARR!CATE
// MARZO 2014
Fece una breve pausa, alzò lo sguardo sull’orizzonte
della platea, le mani allentavano cravatte, le poltrone
sembravano scottare, i movimenti degli astanti erano
continui, le braccia grattavano teste calve imperlate di
sudore, riprese. (…)
L’URGENZA
(…) Scesi nel campo e tagliai un cappuccio viola da destinare all’insalata con le orecchie, presi dal pozzo una
tanica d’acqua per la bollitura della lingua e del cuore.
Salii e accesi le candele, riempii un tegame capiente con
l’acqua e affettai sottilmente il cavolo che misi a bagno
con sale e aceto di vino bianco. Scolai i piedini, le orecchie e il polmone, avvolsi quest’ultimo in un panno e lo
misi sotto peso per togliere i liquidi in eccesso al suo interno. Stesi i piedini e le orecchie su un tagliere e con
una bacinella d’acqua fredda vicino cominciai a separare i tendini, la cotica e la poca carne dalle ossa dei piedi.
Li condii con pepe rosa, maggiorana e barbabietole rosse che conservavo in barattolo, li misi in un piatto fondo
sotto peso. Presi le orecchie e le tagliai per il loro verso
in modo da alternare pelle e cartilagini, poi le condii con
il cappuccio viola scolato dalla sua acqua di governo che
aggiunsi al liquido di cottura dei piedini per ottenere,
una volta fredda, una gelatina colorata. (…)
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// MARZO 2014
2014
LINGUAGGI GRAFICI // Marina Girardi
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BARR!CATE
// MARZO 2014
Marina Girardi // LINGUAGGI GRAFICI
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LINGUAGGI GRAFICI // Marina Girardi
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// MARZO 2014
Marina Girardi // LINGUAGGI GRAFICI
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LA CULTURA DIETRO LE RIGHE // Arte
GRAFICA DI PUBBLICA BONTÀ
Manipolare, creare, condividere. Punti di incontro tra estetica ed etica nel
processo creativo del grafico Massimo Dolcini nell’arte della cucina e della
comunicazione visiva
// MARZO 2014
Maria Chiara Ballerini
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“Quella che sul piano soggettivo è la felicità, sul piano
oggettivo coincide con la realizzazione della propria essenza”.
Tra le parole di Socrate arrivate fino a noi, questa definizione della felicità sembra rispecchiare l’opera e la
vita di Massimo Dolcini, come del resto il pensiero stesso della filosofia socratica. Per la vocazione del grafico
pesarese all’insegnamento inteso come metodo maieutico, per il connubio realizzato tra arte, etica e verità,
e anche (forse soprattutto) perché felicità consiste nel
fare ciò per cui ciascuno di noi è stato programmato per
fare.
Massimo Dolcini è programmato per comunicare. Come
artista, come docente, come essere umano.
Passione, ricerca, osservazione, manipolazione e creazione. Le fasi del processo creativo si assomigliano in
tutte le arti. Ma ne esiste una, unica a coinvolgere tutti
e cinque i sensi, che prevede una fase supplementare
imprescindibile. L’arte culinaria nasce dalla passione
per il cibo, passa attraverso la ricerca degli alimenti,
l’osservazione per decidere cosa dovranno diventare,
la manipolazione della materia e la creazione del piatto.
Ma non finisce qui. Dulcis in fundo giunge l’assaggio. La
condivisione dell’opera. Il vero obiettivo di un cuoco che
non consideri il proprio lavoro un mero sfoggio d’abilità,
è l’assaggio condiviso. L’atto di cucinare non è atto creativo fine a se stesso, ma gesto che presuppone l’amore
per gli altri, poiché per gli altri si cucina, siano questi “al-
BARR!CATE
gestualità della memoria, diventa veicolo di contenuti e significati altri. Dolcini “Non è un advertiser … non
crede in una grafica che vuole sedurre, convincere, che
vuole far consumare. Crede e lavora su una grafica che
comunica e informa.”2 Racconta qualcosa che i destinatari ancora non sanno, ma possono intuire grazie all’uso
emotivo di un linguaggio originario e riconoscibile, anche se manipolato e trasformato fino all’ermetismo o al
surrealismo.
Tra mani, martelli, cazzuole, barattoli, chiavi, penne,
vasi, forbici, piante (quante le piantine verdi per parlatri” anche soltanto una ristretta cerchia di amici e fami- re di vita…) e attrezzi dalla funzione ordinaria, anche le
posate assumono valenza evocativa, diventando una
liari.
Anche la grafica di pubblica utilità, ovvero una comu- rete che dà fondamento scientifico alla “casalinghità”
nicazione che non sia al servizio solo dell’estetica ma e suggerendo che il modo migliore di proporre la freanche del vivere civico, non esiste per se stessa. La co- quentazione di una biblioteca non è presentarla come
municazione va per sua natura verso gli altri e, per rag- un algido tempio della cultura, bensì servirla apparecgiungerli, utilizza un linguaggio conosciuto e riconosci- chiata di tutto punto, oppure aprirla come un barattolo
bile per trasmettere informazioni, significati, messaggi. di conserva per farne uscire libri golosi da gustare. Una
enorme zucca diventa contenitore
In questo senso è mossa da un prodi meraviglie per i bambini, la parte
cesso creativo che più degli altri si
Dolcini
mostra
finale di un pesce si trasforma in un
avvicina a quanto accade in cucina.
apribottiglie, la testa umana in una
Come il maestro Michele Provinciali l’evoluzione
mela verde con le orecchie.
(da cui trae e rielabora la poetica af- contemporanea del
fettiva degli oggetti) era figlio di un
progetto con una strategia Con lo stesso metodo, rigoroso fino
al rituale, che dal gesto di seminare
pasticcere, Massimo Dolcini è figlio
di un ristoratore (un caso?) e respira comunicativa che colpisce una piantina nel proprio orto porta
alla realizzazione di un piatto e traaria di cucina fin dall’infanzia, osser- l’immaginazione e
sforma la materia dalla sussistenvando il processo creativo di mani lascia in mente quesiti
za all’invenzione, Dolcini combina
che trasformano gli alimenti, svilupda scoprire o lasciarsi
e trasforma gli elementi-alimenti
pano idee, sperimentano varianti e
in una poetica che raggiunge forza
abbinamenti e infine servono qual- raccontare
espressiva chiamando in causa il
cosa che non è solo un piatto, ma
coinvolgimento e la partecipazione attiva ed emotiva
una sintesi di emozioni tra generosità e fiducia.
La produzione artistica di Dolcini è ricca di immagini dell’osservatore destinatario affinché colga il concetto
legate al cibo, a partire da illustrazioni e marchi realiz- che l’autore vuole esprimere, usando le immagini come
zati per aziende del settore. Ma i riferimenti alla cucina, parole polisemiche.
siano alimenti o strumenti, entrano spesso nelle opere
quando non sono i diretti interessati.
I processi che portano alla realizzazione dell’opera
nell’uno o nell’altro caso sono ben diversi, anzi opposti:
il cibo per parlare d’altro, altro per parlare del cibo.
I manifesti realizzati per il Comune e per le organizzazioni sociali e culturali di Pesaro, che hanno raccontato per immagini la vita della città tra il 1971 e il 1985,
rappresentano uno dei casi più importanti in Italia per
la progettazione dell’immagine di un’amministrazione.
Essi rivelano “la capacità di comprendere problemi politici anche di natura complessa e di trasmetterli per immagini anche attraverso un processo di semplificazione
mai banale … un processo che tendeva a trasferire la
‘grafica pubblicitaria’ nella ‘comunicazione di pubblica
utilità’, piegandola alle esigenze di quest’ultima.”1
Nei manifesti cittadini ricorre spesso l’immagine di alimenti o utensili legati alla cucina. Osservato nel suo
contesto e poi decontestualizzato, l’oggetto familiare,
di uso comune, che rimanda ad azioni quotidiane e alla
// MARZO 2014
Arte // LA CULTURA DIETRO LE RIGHE
BARR!CATE
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LA CULTURA DIETRO LE RIGHE // Arte
Di segno inverso il processo creativo quando gli argomenti cibo e cucina sono affrontati direttamente.
Invece che far emergere elementi legati alla memoria
e alla quotidianità, Dolcini compie l’operazione contraria. Parte dall’essenza significante del prodotto e, in un
processo che passa dall’analisi alla sintesi, gli dà forma
geometrica dal tratto netto e deciso che denota la sicura consapevolezza del punto di partenza e del punto di
arrivo. Un concept ben preciso che, da comunicatore,
trasmette ai progettisti collaboratori che traducono
l’idea in immagini.
Nel caso della realizzazione del marchio di una azienda
agricola, laddove la comunicazione tipica del marketing
è solita sfruttare immagini di un passato idilliaco, lo studio Dolcini non segue la strada semplice dell’esistente,
ma mostra l’evoluzione contemporanea dell’argomento
in questione, cercando una strategia comunicativa che
colpisca l’immaginazione e lasci in mente elementi concettuali e quesiti che, volendo, potranno essere razionalmente e coerentemente spiegati.
Ed ecco la pianta del convento di Montebello diventare,
in forma di un quadrato aperto, il marchio dell’azienda
di produzione biologica Montebello bio, e i cerchi neri
disegnati per il concorso Easy Cooker alludere a padelle
sintetizzate nel loro essere rotonde.
Il discorso si fa criptico, bisogna scoprirlo. Oppure solo
chiedersi: cos’è? Con sommo piacere ci verrà raccontato e spiegato, finché non ci sembrerà la cosa più semplice e geniale del mondo. E forse penseremo che, se è
felice colui che nella vita fa ciò per cui è stato programmato per fare, ancora più felice è l’artista, perché “se
mai esiste un modo, a parte l’esperienza religiosa, per
esorcizzare l’idea della morte, l’arte è quel modo.”3
Immagini come parole
polisemiche di un
linguaggio originario
e riconoscibile,
pur manipolato e
trasformato fino
all’ermetismo o al
surrealismo
Fruizione sensoriale
di una biblioteca
apparecchiata
di tutto punto
1// Massimo Dolcini, intervistato da Emilia Pasqualetti.
2// Alberto Ridolfi, dal catalogo “Grafica Utile”, a cura di Marta
Alessandri, Marcello Dolcini, Luigi Panzieri.
3// Gianfranco Mariotti, ibidem.
// MARZO 2014
Dolcini combina e trasforma gli elementi-alimenti in una poetica che raggiunge
forza espressiva invitando alla partecipazione attiva e al coinvolgimento emozionale
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BARR!CATE
Arte // LA CULTURA DIETRO LE RIGHE
“Dolcini era un creativo
in tutto, metteva
professionalità nella
conserva dei pomodori
e spontaneità nella
comunicazione sociale”
(Silvia Veroli, Alias n.
27).
“Massimo aveva
nella sua mente un
bagaglio di immagini
legate al cibo, perché
la sua produzione
di illustrazioni ne è
ricca... come mille
altre iniziative che si è
inventato mescolando
clienti e contaminando
settori apparentemente
impermeabili” (Angela
Scatigna). L’immagine
è di Leonardo Sonnoli,
Dolcini Associati.
Massimo Dolcini (Pesaro, 1945-2005) ha iniziato
la professione di grafico nel 1969, anno in cui si
è diplomato al Corso Superiore di Arte Grafica di
Urbino, dove è stato allievo di Albe Steiner e di Michele
Provinciali. Dal 1969 al 1984 ha insegnato a periodi
alterni nella città urbinate, Fotografia e Grafica presso
l’ISIA (1969-74) e Fotografia presso l’Accademia di
Belle Arti (1974-84).
Nel 1971 ha avviato con il Comune di Pesaro un
rapporto di consulenza che ha costituito, per quel
periodo, un caso unico in ambito internazionale di
progettazione dell’immagine di una amministrazione
locale. Sin dagli inizi il lavoro di Dolcini e dello
studio Fuorischema si è infatti caratterizzato per la
specializzazione nella “grafica di pubblica utilità”,
fornendo prestazioni ad enti locali, partiti politici,
organizzazioni sociali e culturali. Nel tempo è cresciuto
l’interesse internazionale sulla comunicazione di
Massimo Dolcini. Suoi lavori sono stati esposti
nella mostra Images d’Utilité Publique, allestita al
Beaubourg di Parigi nel febbraio-marzo 1988, ed altre.
Nel 1981 Fuorischema, affiancato per un breve
periodo da M&M, ha iniziato ad acquisire come
clienti aziende private, con consulenze d’immagine di
natura complessa. L’operatività di Dolcini e dei suoi
collaboratori si è aperta ad un campo professionale più
allargato e a nuovi strumenti, mutuati dalle agenzie di
comunicazione, iniziando un percorso che ha portato,
nel 1992, alla nascita di Dolcini associati srl.
Nell’arco di un lavoro durato trent’anni, Massimo
Dolcini ha trasformato la sua figura professionale
da “grafico condotto”, come amava definirsi - cioè da
operatore impegnato in prima persona nel progetto
sociale in cui immetteva tutto il suo talento creativo
- a “imprenditore della comunicazione”, curando con i
committenti l’impostazione del progetto con le relative
strategie di comunicazione e delegando la realizzazione
creativa ai collaboratori cresciuti nelle sue strutture.
Dagli anni ’90 Massimo Dolcini ha continuato la
sua attività di docente insegnando all’ISIA di Urbino
Sistemi grafici.
Biografia tratta dal catalogo “Grafica Utile”, a cura di Marta Alessandri,
Marcello Dolcini, Luigi Panzieri
Tutti i manifesti di Massimo Dolcini sono reperibili sul sito
www.archivio.massimodolcini.it
BARR!CATE
// MARZO 2014
L’oggetto di uso comune,
che rimanda alla
funzione ordinaria e
alla gestualità della
memoria, assume
valenza evocativa
e diventa veicolo di
significati altri
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LA CULTURA DIETRO LE RIGHE // Cinema
IL MAGNIFICO PARADOSSO
Il bianco e nero tra astrazione e realismo
// MARZO 2014
Massimiliano De Simone
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Nel campo fotografico, il bianco e nero inteso come netta contrapposizione tra due valori assoluti non esiste.
La tonalità dominante è il grigio. La funzione fondamentale della luce, combinata con la scenografia, i costumi,
il taglio dell’inquadratura, consiste nel graduare la scala
dei grigi e produrre senso ed emozione.
Così come non esiste il cinema muto, imprecisa etichetta trovata dall’italico genio per indicare film in cui
i personaggi, in verità, tra loro parlano. Caso mai è lo
spettatore che non riesce a sentire: si tratta di una sua
mancanza e di un limite della tecnica cinematografica.
Infatti, la dicitura corretta e internazionalmente riconosciuta definisce questi film silent movie.
Esistono invece modi diversi di percepire il reale e la
sua rappresentazione. Modalità percettive costruite su
modelli culturali dominanti, condizionate dagli sviluppi
o dai ritardi della tecnologia e da motivazioni economiche. Si è sedimentata nel nostro immaginario collettivo anche una percezione cromatica dello scorrere del
tempo, per cui il passato è immancabilmente in bianco e
nero (BN) o seppiato.
Nel cinema, il BN ha assolto convenzionalmente due
funzioni tra loro opposte. Ridurre un mondo a colori ad
una - comunque complessa - alternanza di luce e di ombra, volumi e linee, significa sintetizzarlo, renderlo nella
sua essenzialità, consegnarlo a una dimensione astratta. In questa direzione si sono mosse sia le avanguardie
storiche (surrealismo) sia l’espressionismo tedesco. Un
maestro del cinema come Bergman ha spesso illuminato i suoi film con un BN intriso di senso dell’assoluto o spinto fino a rappresentare un feroce scandaglio
psicologico per i personaggi. La luce e l’oscurità sono
portatrici di senso nel noir, genere in cui, scrostata la
superficie dell’intrigo poliziesco, risalta in chiaroscuro
una visione del bene e del male adattata alle metropoli
moderne. Ma il BN richiama immediatamente anche il
neorealismo italiano, i film di Rossellini e di De Sica, e un
impianto narrativo e visivo teso a raccontare la realtà
del dopoguerra per come si manifesta; con modalità differenti, con personaggi presi dalla strada e con la macchina da presa fuori dalle comodità degli studi e piazzata nei luoghi reali. In quel contesto storico e sociale, il
BN è il mezzo capace di aderire più autenticamente al
reale. Lo stesso uso ne avevano fatto i cinegiornali di
guerra. I notiziari per il cinema dovevano prima di tutto informare, essere presenti dove si svolgeva il fatto,
e di conseguenza l’attenzione per il dato tecnico (luce,
inquadratura, allestimento, qualità della pellicola) era
minima. Il BN era la certificazione del realismo e della
natura documentaristica del prodotto cinematografico.
Si tratta evidentemente di una convenzione riconducibile a quello specifico contesto.
Oggi, quegli stessi elementi di autenticità e di presa
diretta con il reale sono riprodotti con i mezzi della
moderna tecnologia: il colore, la videocamera a spalla, l’assenza di un operatore, il modo di girare sporco.
Contemporaneamente, segno d’astrazione più pura e
di realismo più immediato: questa la natura ambigua,
ma soprattutto potente, del BN. Eppure è stato “per
quattro decenni una semplice mancanza dovuta a una
tecnologia imperfetta”1. Sin dalla sua nascita, il cinema,
mezzo ideale per la duplicazione della realtà, si è pensato a colori, ricorrendo a tinture, viraggi, monocromie.
Tutti tentativi di colorazione artificiale che riducevano il
BARR!CATE
Cinema // LA CULTURA DIETRO LE RIGHE
1// Vieri Razzini, “Bianco e nero, Enciclopedia del Cinema”,
Treccani (2003)
2// John Belton, “Il colore: dall’eccezione alla regola, Storia del
cinema mondiale”, Utet, 2009
Vieri Razzini, Bianco e nero,
Enciclopedia del Cinema, Treccani, 2003
Paolo Cherchi Usai, Saper vedere in bianco e nero,
Segnocinema n. 175
John Belton, Il colore: dall’eccezione alla regola,
Storia del cinema mondiale, Utet, 2009
R. Arnheim, Visual thinking,
Berkeley-Los Angeles 1969 (trad. it. Torino 1974)
F. Truffaut, Il piacere degli occhi,
Marsilio Editori, 1988
Daunbailo’, Jim Jarmush, USA, 1986
Dead Man, Jim Jarmush, USA, 1995
The elephant man, David Lynch, USA, 1980
Rusty il selvaggio, F. Ford Coppola, USA, 1983
Segreti di famiglia, F. Ford Coppola, USA,2009
Toro scatenato, Martin. Scorsese, USA, 1980
L’ultimo spettacolo, Peter Bogdanovich,USA, 1971
Lo stato delle cose, Wim Wenders, RFT,1982
Alice nelle città, Wim Wenders, RFT,1973
Veronica Voss, Rainer Fassbinder, RFT, 1982
Ed Wood, Tim Burton, USA,1994
Schindler’s List, Steven Spielberg, USA, 1993
The Artist, Michel Hazanavicius, Fra, 2011
Il nastro bianco, Micheal Haneke, AUS, 2009
Lo zio di Brooklyn, Ciprì e Maresco, ITA,1995
Totò che visse due volte Ciprì e Maresco, ITA, 1998
Finalmente domenica, Francois Truffaut, FRA 1983
L’uomo che non c’era, Joel e Ethan Cohen, USA, 2001
The addiction, Abel Ferrara, USA, 1994
Tetsuo, Shyna Tsukamoto, GIAP,1989
Clerks, Kevin Smith, USA,1994
Le buttane, Aurelio Griamaldi, ITA, 1994
L’odio, Mathieu Kassovitz, FRA, 1995
Juha, Aki Kaurismaki, FIN, 1999
Ombre e nebbia, Woody Allen, USA, 1991
Nebraska, Alexander Payne, USA, 2013
BARR!CATE
// MARZO 2014
colore a un ruolo di accompagnamento, di commento, di
spettacolarizzazione delle vicende narrate.
Negli anni ‘50, l’industria cinematografica, sfruttando una tecnologia ormai rodata e non troppo onerosa
(il tecnicolor) investe massicciamente nel colore. Ma è
solo negli anni ’70, quando il pubblico è ormai abituato
alla TV a colori e accetta il colore come visione “normale” e non più “eccezionale”, che la produzione di film in
BN diventa marginale (il 94% dei film prodotti negli Usa
è a colori)2. A partire dagli anni ’80, la scelta del BN deve
essere fortemente voluta dal regista e sostenuta dalla
produzione perché i costi sono lievitati enormemente.
In un’epoca di colore obbligatorio e prima dell’avvento
del digitale, tutti i grandi registi, come fossero novelli
studenti di cinema, si sono confrontati con il BN. Il taglio in BN continua ad essere usato dai cineasti indipendenti (Jim Jarmusch), dai grandi visionari (David Lynch)
e dai padri della New Hollywood (F.Ford Coppola, M.
Scorsese). I film che raccontano il cinema senza cadere
nella rievocazione nostalgica usano il BN come elemento narrativo (Peter Bogdanovich, Rainer W. Fassbinder,
Wim Wenders,Tim Burton). Steven Spielberg, precursore degli effetti speciali e delle tecniche computerizzate, ricorre a un potente e illuminante BN per la sua
personale rilettura della shoah (Schindler’s list). In piena
epoca digitale, infine, riscuotono consenso di critica e
di pubblico The Artist di Hazanavicius e Il Nastro bianco
di Haneke. Ancora film sul cinema e sulla memoria. Il
cinema italiano contemporaneo invece non frequenta
con assiduità il BN e non sembra subirne il fascino della
riscrittura. Unica eccezione è l’opera di Ciprì e Maresco,
in cui il BN, contrastato e violento, è scelta etica e specchio deformante che mostra una condizione esistenziale alterata, grottesca e meritevole di compassione.
Il bianco e nero come semplificazione della realtà non
esiste. Esiste il bianco e nero come strumento di comprensione e come piacere degli occhi. Questo ci ricorda
Francois Truffaut nel suo ultimo film: Finalmente domenica, rievocazione soggettiva e leggera del noir hollywoodiano degli anni ’40, affettuosamente in bianco e nero.
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// MARZO 2014
LINGUAGGI GRAFICI // Paolo Castaldi
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// MARZO 2014
Paolo Castaldi // LINGUAGGI GRAFICI
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LA CULTURA DIETRO LE RIGHE // Libri
LOTTE, VIAGGI E ECONOMIA
Letture consigliate e poco pubblicizzate
Germano Montanari
1
STRADE SENZA USCITA - Banche, costruttori e politici le nuove autostrade al centro
di un colossale spreco di denaro pubblico
Roberto Cuda
Castelvecchi Editore
226 pagine
prezzo 16,00€
// MARZO 2014
1
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2
GUIDA. ITINERARI POETICI D’ITALIA.
Dall’antica Roma all’Ottocento
Serse Cardellini
Thauma Edizioni
440 pagine
prezzo 10,00€
acquistabile sul sito www.thauma.net
3
L’ECONOMIA E’ SEMPLICE
Massimiliano Lepratti
Edizioni EMI
Collana “CRESCENDO”
curata dal CRES
128 pagine
prezzo 11,00€
acquistabile sul sito www.emi.it
BANCHE, ASFALTO & POLITICA
Gli intrecci delle “grandi opere“
Tagliare nastri sembra essere lo sport più diffuso tra
amministratori pubblici e politici del Belpaese. Cantieri, cantieri e ancora cantieri. Potrebbe essere questo lo
scenario che si presenterà ai nostri occhi nei prossimi
anni, se andranno in porto gli oltre 2.000 km di nuove
autostrade preventivate. Costo stimato: 50 miliardi di
euro. La nuova colata di asfalto, spiega il giornalista Roberto Cuda in questo documentatissimo libro, colpirà
soprattutto le regioni del Nord e in particolare la Lombardia, dove le arterie in costruzione aumenteranno del
90% l’attuale dotazione autostradale. Una bomba inesplosa che potrebbe sfigurare per sempre il paesaggio
ma anche cambiare gli assetti del potere economico nel
nostro Paese. Tuttavia, ci rivela l’autore, molti progetti
sono al palo e la colpa non è degli ambientalisti, ma delle
finanze. Le decantate «grandi opere» non hanno la copertura necessaria. I soldi a disposizione sono pochi e le
banche, che si erano gettate a capofitto nella partita, ora
si stanno sfilando. Che sta succedendo? Conviene dav-
vero investire su queste strade? Un caso emblematico è
quello della BreBeMi, che pure ha avuto i finanziamenti:
62 km di autostrada per 2,4 miliardi di euro complessivi, costo raddoppiato negli ultimi anni, per rientrare dal
quale la concessionaria dovrà incassare 10 milioni di
euro al mese per 20 anni. Intanto, la Milano-Serravalle
è sull’orlo del fallimento. Una cosa è certa, spiega Cuda:
grazie ai “trucchi” del project financing all’italiana, ad accollarsi i rischi non saranno i Signori del cemento ma gli
italiani, sui cui ricadranno i debiti accumulati.
L’autore si occupa di economia e di finanza. Ha collaborato con Altreconomia, Valori e il Fatto Quotidiano. it, per
il quale ha seguito la questione Tav Torino-Lione. Ha lavorato nel settore finanziario come consulente per Banca Etica. Ha coordinato il sito Vizicapitali.org, promosso
da quindici organizzazioni della società civile allo scopo
di monitorare il comportamento sociale e ambientale
delle banche. È tra gli autori dell’opera collettiva “No Tav
d’Italia” (edizioni Intra Moenia, 2012).
BARR!CATE
Libri // LA CULTURA DIETRO LE RIGHE
2
IN GIRO PER POETI
Una guida particolare
3
I SEGRETI DI PULCINELLA
Come spiegare a tutti l’economia
L’opera che vi proponiamo è la prima guida agli itinerari poetici d’Italia che va dall’antica Roma all’Ottocento.
Si tratta di uno studio sulla poesia, di carattere storico
e geografico, rivolto a un vasto pubblico di lettori: dagli studenti delle scuole secondarie agli appassionati
di poesia e a tutti coloro che amano intraprendere un
turismo alternativo, ripercorrendo in queste pagine una
sorta di pellegrinaggio della memoria attraverso svariati siti urbanistici e naturalistici che, ancora ai giorni
nostri, rappresentano la più tangibile testimonianza del
passaggio di tutti quei grandi uomini di lettere che in diverse epoche hanno vissuto nella nostra penisola.
Nell’attuale lavoro non v’è la pretesa di esaurire un
argomento così ampio ma, di certo, possiamo offrire
al lettore un’accurata panoramica delle innumerevoli
tracce poetiche presenti su tutto il territorio nazionale,
ricostruendo una geografia dei luoghi che i poeti hanno
abitato e cantato nei loro versi, come anche delle molte opere artistiche – monumentali, architettoniche e
pittoriche – realizzate per onorarne la memoria. Questo itinere poetico, che inizia nel III secolo a. C. con uno
schiavo greco di nome Livio Andronico e si conclude
È la conoscenza dell’economia internazionale a farci
comprendere più a fondo la realtà di oggi e a motivare al
cambiamento degli stili di vita e delle scelte di consumo.
Il libro fa parte di una collana creata dal CRES (Centro
Ricerca Educazione allo Sviluppo), ente che cura l’attività di educazione e sviluppo in ambito scolastico di Mani
Tese – Organizzazione non governativa che opera a livello nazionale e internazionale per favorire l’instaurazione
di nuovi rapporti tra i popoli, fondati sulla giustizia, sulla solidarietà, il rispetto delle diverse identità culturali.
Costituito da un gruppo di insegnanti esperti in campo
pedagogico-didattico, il CRES ha due obbiettivi fondamentali: costituirsi come luogo di ricerca e stabilire un
rapporto organico con il mondo della scuola attraverso
proposte concrete di innovazione culturale e didattica
(pubblicazioni, corsi di aggiornamento per gli insegnanti). La ricerca metodologica adottata è quella di coniugare i contenuti dell’educazione interculturale, e in particolare dell’educazione allo sviluppo, alla mondialità della
pace, dell’ambiente, con le risorse scientifiche e culturali
(metodi, concetti, contenuti) offerta dalle discipline scolastiche.
// MARZO 2014
Oggi l’economia tende a dominare su tutto: sulla società, sulla cultura, sulla politica, sullo sport. A noi viene
detto che è qualcosa di molto complesso, che è bene
lasciare agli specialisti e agli addetti ai lavori. Così ci limitiamo a subire scelte del mercato, considerandole a
volte ineluttabili, soprattutto quando evocano squilibri
tra persone, settori sociali o paesi.
Andando contro la mentalità corrente, l’autore mostra
invece che l’economia è semplice come semplice è la vita
e come sono elementari le principali necessità che l’economia deve soddisfare. Semplici ed elementari sono i
bisogni. Semplice dovrebbe essere anche la ricerca di
soluzioni per i problemi del mondo e ancor più semplice
ed efficace il sistema di controllo perché il mercato sia
al servizio dell’uomo e non viceversa.
L’economia è semplice: basta spiegarla con parole non
tecniche e diventa comprensibile a chiunque.
Massimiliano Lepratti scompone l’economia nelle sue
parti elementari e di ciascuna presenta il funzionamento, il collegamento con gli altri aspetti della vita, la dimensione globale che coinvolge i paesi del Sud e le fasce
povere della popolazione mondiale.
tra fine Ottocento e inizio Novecento con il nome di
Gabriele D’Annunzio, attraversa più di duemila anni di
storia.
La struttura dell’opera s’ispira sia alle guide turistiche
che alle antologie scolastiche, in quanto composta da
sezioni dedicate alle singole regioni d’Italia disposte in
ordine alfabetico, dove ognuna di esse contiene dei paragrafi, ordinati cronologicamente, che ripercorrono le
varie epoche con i rispettivi poeti che le hanno vissute.
Al termine di ogni sezione regionale v’è inoltre una bibliografia suddivisa per poeti. Il libro si chiude con due
ulteriori sezioni: la prima indaga gli itinerari percorsi dal
sommo poeta Dante Alighieri durante il suo lungo esilio,
dove la Divina commedia funge da bussola di questo affascinante viaggio attraverso le nostre ausoniche terre
(inoltre un indice dei nomi geografici italiani, presenti nei relativi passi della Commedia, completa questa
parte dantesca); la seconda sezione, invece, prende in
esame la biografia di sei poetesse italiane del Cinquecento e i relativi luoghi geografici in cui hanno vissuto
e operato.
BARR!CATE
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LINGUAGGI GRAFICI: BALLOONS // Strisce
IPPO.IT
DI STEFANO FRASSETTO
Max Olla
un periodico francese per delle strisce ambientate in un
acquario. La favola dura finché il direttore non scappa
con la cassa in un Paese senza estradizione per la Francia. Tornato in Italia, inizia una lunga serie di collaborazioni, per la gran parte con editoria retta da uomini in
abito talare. Vari inserti e riviste satellite de L’ Avvenire,
quotidiano di ispirazione cattolica, Il Giornalino delle
Edizioni S. Paolo e altre ancora.
Ora però, prima di parlare di cartoonist di Dio andateci
piano. A parte che è bravissimo nel piazzare la sua comicità cattivella sotto gli occhi di tutti quei preti e non
ha l’umorismo da boyscout sfigato, nel suo curriculum ci
// MARZO 2014
Stefano Frassetto ha già una lunga storia come ideatore
e disegnatore di fumetti. Ha iniziato sin da piccolo, a suo
dire perché meno faticoso di temi e riassunti. Ma si sa,
tutti i cartoonist amano raccontare così questi inizi, un
po’ per alimentare la leggenda, un po’ per giustificare il
dedicarsi a una (presunta) arte minore. Un tempo erano i teatranti, lestofanti ritenuti anche di facili costumi,
oggi i fumettisti. Provate a portare a casa un fidanzato e
a dire che per campare disegna strisce.
Liceo, facoltà di architettura, arrivano le prime occasioni per trasformare la passione in professione. Mentre
lavora a Parigi per concludere la tesi, viene assunto da
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BARR!CATE
Strisce // LINGUAGGI GRAFICI: BALLOONS
però spesso si scorda persino il suo nome) è il devastato
Rufus. Uno strano bambino, iperprotetto dalla mamma,
zeppo di allergie e ipocondrie. Lo riconoscete perché
vive con un casco in testa per paura di prendere colpi.
Altri personaggi del cast: Flo, una stordita perennemente col cappellone alla Bob Marley sulla testa, classico esempio di bimba educata in maniera equo solidale.
Sofia, la bimba “trendy”, vive per i saldi dei negozi, parla
solo con terribili neologismi alla moda, frutto di anni
di grande fratello, Maria De Filippi e varie devastazioni della società dei consumi. Andrea, il biondo fighetto
che piace alle femmine, altro tipico elemento che ci ha
rovinato l’infanzia assieme a Sil, bimbo cinico che rifila
pacchi a tutti per scopi di lucro.
Quel che sorprende in Ippo è il notevole senso dei tempi umoristici e la creatività continua nelle battute. Il
disegno è semplice ma rivela mestiere. Soprattutto è
una striscia universale, nasce per i più piccoli, ma quelle
dosi massicce di sarcasmo e ironia, in realtà, funzionano
molto meglio con gli adulti, di qualunque genere e generazione. Per l’arte delle strisce bisogna proprio esserci
tagliati, sapersela giocare d’istinto su quei pochi quadri,
averci il ritmo dentro. Se volete un modello di strip da
quotidiano di stampo classico eccola qua. È disegnata
con empatia, fa ridere qualunque lettore, non ha bisogno di libretto d’istruzioni, ovvero non è autoreferenziale, ci entri in due secondi da qualunque partenza, in
qualunque giorno.
Frassetto pubblica anche un’altra spassosa serie dal titolo “35mq” su “20 minuti”, quotidiano d’informazione
svizzero a distribuzione gratuita, diffusa sul web dal
blog Balloons. Il titolo fa riferimento a un mini appartamento dove due baldi giovani cominciano a vivere dal
momento della loro uscita dalle famiglie.
Un appello: Stefano Frassetto è un panda nella fauna
fumettistica italiana. L’ultimo autore nostrano di strisce
che disegna strisce con cadenza giornaliera secondo lo
stile e il ritmo dei grandi padri di questo genere.
// MARZO 2014
sono lavori per agenzie pubblicitarie, come ad esempio
per le sorpresine della Ferrero, e collaborazioni come
ritrattista illustratore per i quotidiani Libération a Parigi
e La Stampa di Torino.
Oggi, passati da un pezzo i quaranta, lavora in piccolo studio in cima a un palazzo scalcinato di un vecchio
quartiere di Torino animato da personaggi che ispirano
le sue tavole. E infine, qualche anno fa, tanto per mettere a suo modo le cose della vita a posto, si è laureato
in architettura al Politecnico di Torino con una tesi dal
titolo “Forma e segno, il disegno dell’architettura nel fumetto”.
Ippo.it (www.ippopuntoit.it) è una splendida striscia italiana pubblicata su Il Giornalino, noto periodico per ragazzi di area cattolica. Togliete dalla testa l’evocazione
di parrocchie, preti, suore, catechismo, bimbi per bene
pettinati per la messa, San Paolo ammonente e severo.
Il Giornalino ha una grande tradizione storica nel mondo
del fumetto italiano e sono tantissimi i nostri talenti apparsi in quelle pagine nel tempo: Jacovitti, Sergio Toppi,
Massimo Mattioli, Tiziano Sclavi, Giorgio Cavazzano,
Alfredo Castelli, Ferruccio Alessandri, così, tanto per
fare qualche nome. La verità? La stampa d’ispirazione
cattolica è solida, al passo con i tempi, abbastanza tollerante, spesso non integralista, vivace.
La striscia racconta un mondo di bimbi, più o meno intorno ai sette anni, praticamente senza adulti, molto
scuola Peanuts. Il canovaccio è tenuto unito dal tema
della cattiveria nell’infanzia, ma è anche il riflesso di certi tic e tipologie del mondo adulto. Il protagonista principale Ippo, quello che dà il nome alla serie, è l’elemento
debole e sfigato, la spugna che assorbe le cattiverie di
tutti gli altri. Grandi occhiali, inetto nello sport, incapace nelle relazioni sociali, farebbe di tutto per essere
accettato. Immagina situazioni dove si riempirà di gloria ma la realtà lo smentisce sempre. È martellato con
insulti e sarcasmo dalla crudele Tina, amore non ricambiato e perfida “non amica” sempre pronta a deriderlo
in pubblico, e dal bullo Pino. Il suo unico amico (il quale
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LINGUAGGI GRAFICI // Balloons
Persichetti Bros
www.singloids.com
// MARZO 2014
Sauro Ciantini
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www.palmiro.it
Pino Creanza
www.pinocreanza.it
Giuseppe Scapigliati
www.vincenzina.net
Stefano Milani
www.ettorebaldo.it
BARR!CATE
Succede domani // LA TERRA RACCONTA
“Abbiamo avuto veramente culo con questo terremoto” pensa
tra sé e sé l’assessore de L’Aquila. “E chi se li sognava tutti questi
soldi, appalti, interventi-urgenti-senza-fine?”.
17 marzo 2017, i processi sono finiti in una bolla di sapone:
qualche migliaio di euro da rimborsare allo stato per un po’ di
pesci piccoli e l’assoluzione con tanto di scuse per quelli un po’
più grossi.
I pescecani, naturalmente, neanche sfiorati. E neppure i caimani,
che hanno continuato a ingrassarsi e sollazzarsi alla luce del sole
e dei riflettori.
I comitati dei terremotati si sono sfiancati a denunciare le ingiustizie, i ritardi, le ruberie, i lavori sbagliati; hanno esaurito quasi
tutte le loro energie e molti sono tornati a pensare al proprio problema in termini personali: chi emigrando, chi cambiando lavoro,
chi sprofondando nella più nera disperazione.
Pochi tengono duro. Tra questi il geologo che nel 2009 aveva
dato l’allarme in tempo ed era stato sbeffeggiato e denunciato
dagli esperti inesperti e dai paperoni donnaioli della protezione
incivile. Lui, da allora, continua a tenere sotto controllo i dati
scientifici reperibili nella rete mondiale.
Questa notte alcune lievi scosse si sono fatte insistenti e i dati
del gas radon sfiorano i livelli precedenti il 6 aprile 2009. Il geologo si mette al computer, al fax e al cellulare, diffondendo il preallarme a tutti i Comuni, le Prefetture, le Protezioni civili, i parroci
e i Comitati popolari di cui ha i recapiti. Molti comitati e sindaci,
conoscendo la serietà della fonte, prendono in mano il megafono
e cominciano a girare in auto per tutto il loro paese o quartiere.
Michele Boato
Così fanno anche molti parroci, suonando le campane ininterrottamente. Migliaia di persone, forse decine di migliaia, escono
dalle case, si raccolgono nei punti prestabiliti, nelle piazze, lontano da edifici e campanili.
In Prefettura si riunisce d’urgenza il Comitato Sismologico, presieduto da un eccelso barone universitario, alla presenza del
Prefetto e di un responsabile della Commissione Grandi Rischi
di Roma: “Ancora questo fanfarone!” sbotta il presidente, “Ancora allarmismi. Ancora questa bufala del radon. Ma chi vuole
prendere in giro l’apprendista stregone?” Gli fa eco un ufficiale
dell’arma: “Finora gli è andata bene, ma stavolta la paga; vedrete
se non gliela facciamo pagare!”
“Siete così sicuri?” li fredda un altro componente, un geologo, che
ancora si vergogna di come i suoi colleghi hanno impedito di salvare le 308 persone morte sotto le macerie nel 2009.
“Io mi dissocio, vi saluto e tolgo il disturbo”.
“Abbiamo tutto sotto controllo” taglia corto il super-esperto dei
Grandi Rischi di Roma. “La riunione è sciol…” Non riesce a finire
la frase: una scossa tremenda fa crollare il magnifico soffitto proprio sopra la commissione. Si salva solo il geologo, che è già uscito
dalla Prefettura.
Ma si salva anche gran parte della popolazione, che questa volta
non ha seguito le parole tranquillizzanti degli “esperti” ufficiali.
I Presidenti del Consiglio Renzi e della Repubblica Napolitano
esprimono il più vivo cordoglio delle Istituzioni ai familiari delle
vittime.
BARR!CATE
// MARZO 2014
TERREMOTI E FANFARONI
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