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FEDERAZIONE ITALIANA BASEBALL SOFTBALL
Comitato Nazionale Tecnici
PARTE GENERALE CONI
a cura di Docenti CONI
e Docenti Abilitati
- Coordinamento Corsi Territoriali -
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Lezione N.1
“APPRENDIMENTO MOTORIO”
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Parte Generale CONI
APPRENDIMENTO
MOTORIO
Introduzione.
Forme di apprendimento.
Prerequisiti dell’apprendimento motorio.
Mappe motorie.
Memoria motoria.
Programma motorio.
Le motivazioni al movimento ed allo sport.
Motivazioni allo sport.
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INTRODUZIONE
Scopo di ogni allenatore è quello di far acquisire ai propri allievi determinate competenze
motorie che permettano il raggiungimento di un certo risultato sportivo.
Per fare ciò è necessario che vengano apprese delle abilità cioè si verifichi un apprendimento
motorio.
IL TERMINE APPRENDIMENTO INDICA UN CAMBIAMENTO, UNA MODIFICAZIONE DURATURA DEL
COMPORTAMENTO E DELLA PERSONALITÀ.
Occorre tenere presente la differenza tra apprendimento “spontaneo” ed apprendimento
“orientato”.
L'apprendimento spontaneo ha luogo a seguito di interazioni casuali tra organismo ed
ambiente, quello orientato si verifica quando l’ambiente, a cura di un educatore, indirizza
all’organismo stimoli specifici che provocano cambiamenti della personalità.
In questo modo determinati apprendimenti possono essere attivati senza attendere che si
presenti casualmente nell'ambiente lo stimolo che dovrebbe modificare il comportamento del
soggetto.
FORME DI APPRENDIMENTO
PER IMITAZIONE: frequente nei bambini, si attua attraverso l’osservazione degli adulti, dei
coetanei, dal vero o attraverso film o TV.
In genere vengono imitati modelli dotati di prestigio, azioni che hanno successo quelle di cui
viene capito il significato.
Il rinforzo non è indispensabile.
PER RIFLESSO CONDIZIONATO: in questo tipo di apprendimento il rinforzo è
fondamentale e può essere positivo (ricompensa) o negativo (punizione) si basa sull'associazione tra
uno stimolo ed una risposta specifici.
PER PROVE ED ERRORI: richiede un certo tempo per stabilizzarsi.
Si arriva ad adottare un comportamento corretto solo dopo una serie di tentativi e dopo aver
eliminate tutte quelle azioni e quelle strategie che non portano al risultato sperato (fondamentale
nell'attività sportiva).
PER INTUIZIONE: è un processo di apprendimento rapidissimo, necessita di un substrato
notevole di esperienze, le informazioni devono essere confrontate, collegate e rapportate tra loro.
PER COMPRENSIONE: poggia sul ragionamento e sulla capacità di cogliere nessi logici e
significativi tra gli avvenimenti, i comportamenti, le idee.
L’apprendimento motorio, quindi, è quell'insieme di processi attraverso cui l’azione motoria è
costruita, controllata e finalizzata ad un risultato.
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PREREQUISITI DELL’APPRENDIMENTO MOTORIO
La maggiore o minore facilità ad apprendere i movimenti, nei bambini, dipende da molti fattori:
predisposizione soggettiva, tipo di addestramento, modelli d'intelligenza, insegnante ecc…, ma
possiamo individuate tre prerequisiti fondamentali dell’apprendimento motorio e cioè:
- solo se il bambino ha raggiunto un sufficiente grado di
maturazione neuro-fisiologica e di sviluppo delle funzioni percettive e cognitive insieme ad una certa
quantità di competenze motorie propedeutiche potrà essere pronto ad acquisire abilità più
complesse.
IDONEITÀ ALL’APPRENDIMENTO
DISPONIBILITÀ ALL’APPRENDIMENTO - solo se il bambino è motivato all’attività fisica ed alle sue
forme di addestramento, ed è in grado di valutare i risultati dei propri movimenti, esiste la
condizione perché egli cerchi di migliorare la propria abilità, influenzando cosi l’acquisizione,
l’adattamento e la formazione di nuove strutture motorie.
OPPORTUNITÀ DEL BAMBINO AD APPRENDERE - l'esistenza di un contesto socio-culturale
favorevole che, unitamente alla presenza di mediatori sociali (educatori fisici, allenatori,
famiglia.....), crea le condizioni della trasmissione, tra generazioni e tra individui, dello sport e delle
attività affini.
MAPPE MOTORIE
L’esperienza di movimento:
può essere assimilabile entro una struttura motoria preesistente, che attraverso la
ripetizione del movimento tenda a differenziarsi ed a specializzarsi MAPPA MOTORIA
RIGIDA.
oppure può sollecitare nel soggetto la ricerca di nuovi adattamenti modificando le strutture
motorie disponibili o può generarne delle altre atte a rispondere a nuove situazioni od esigenze
MAPPA MOTORIA ELASTICA.
La costruzione di MAPPE MOTORIE RIGIDE è prevalente in quelle discipline sportive il cui
risultato è affidato all’efficacia dei sinergismi neuromuscolari ed all’esercizio ripetuto (salto in alto,
giavellotto ecc.).
La costruzione di MAPPE MOTORIE ELASTICHE è invece prevalente in quelle attività
sportive il cui risultato è affidato alla capacita dell’atleta di adeguare le proprie azioni motorie al
contesto ed alle situazioni (lotta, baseball, calcio ecc.).
MEMORIA MOTORIA
Un aspetto fondamentale dell’apprendimento motorio è dato dalla capacità di riconoscere e
rievocare sequenze motorie, posture corporee, percezioni delle tensioni muscolari ecc... è la memoria
motoria che consente al soggetto di accedere ad un'ampia varietà di informazioni senso-percettive,
oppure di scegliere la serie di movimenti più adeguati alla soluzione di un problema motorio.
LA MEMORIA è la capacita del cervello di mantenere informazioni per tempi più o meno
lunghi.
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Entro tempi ristrettissimi (memoria sensoriale) si possono valutare le caratteristiche di uno
stimolo ed immagazzinarne la traccia nella memoria a breve termine (20” circa con una capacità
limitata a 7 ± 2 elementi).
Nella memoria a breve termine l’informazione può essere riconosciuta e confrontata con altre
informazioni preorganizzate già depositate in una memoria più duratura detta appunto a lungo termine.
Esistono quindi tre magazzini mnemonici:
SENSORIALE - registra momentaneamente tracce non più presenti nel campo percettivo alle
quali non è state attribuito un significato.
A BREVE TERMINE - 1) preserva l’informazione in attesa della decisione di trasferirla nella
memoria a lungo termine o no; 2) serve come magazzino di pronto intervento per le informazioni
richiamate dalla memoria a lungo termine per rendere più facile il recupero dei dati utili per il
programma che si sta svolgendo.
A LUNGO TERMINE - contiene informazioni durature soggette, in parte, all'oblio per
decadimento della traccia biochimica col passare del tempo qualora non vengano, di tanto in tanto,
rafforzate dall'uso.
N.B. In questa memoria sono registrate le strategie di risposta elaborate in precedenza,
i modelli di movimento ed i programmi motori.
PROGRAMMA MOTORIO
Possiamo considerare l’azione motoria come UN PROCESSO GUIDATO DA UN PROGRAMMA CHE
INCORPORA UNO SCOPO.
Il bambino elabora un progetto d’azione, ossia si pone un obiettivo da conseguire.
Costruisce ed attua un programma motorio utilizzando tutte le informazioni a sua
disposizione rappresentandolo prima mentalmente.
Confronta il risultato reale dell'azione con quello atteso ricevendo segnali d’errore che gli
consentono:
Di rivedere il
progetto d’azione
Di modificare ed integrare il
programma motorio eseguito
FEED BACK SENSORIALE
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AFFINAMENTO DEL PROGRAMMA MOTORIO
Dipende:
DALLA CAPACITA DI MEMORIZZARE
le informazioni senso-percettive man mano che ci si avvicina
al risultato atteso.
DALL'APPRENDIMENTO DI UN PROGRAMMA GENERATIVO PIUTTOSTO CHE ESECUTIVO, in cui gli
schemi correttivi siano prodotti dal soggetto stesso invece che da un osservatore esterno.
IL SOGGETTO APPRENDE AD APPRENDERE
Il bambino per affinare il programma motorio deve sviluppare la capacità di regolare e
prevedere i risultati dei propri movimenti durante la sequenza motoria.
L’apprendimento presuppone motivazioni ed incentivi volti a stimolare la voglia di acquisire nuovi
modelli di risposte o di comportamento, in altre parole ad incentivare la voglia di allenarsi e di migliorare.
LE MOTIVAZIONI AL MOVIMENTO ED ALLO SPORT
Il termine motivazione si accompagna a parole come “bisogno”, “desiderio”, “pulsione”,
”interessi”, rispettivamente riferite a segmenti organici, energetici, affettivi, cognitivi che
concorrono alla formazione del comportamento motivato.
MOTIVAZIONI INTRINSECHE ED ESTRINSECHE
Alcuni psicologi hanno individuato, oltre ai meccanismi motivazionali intrinseci, attivati cioè dai
bisogni del bambino, anche motivazioni estrinseche.
Quest’ultime sono identificabili con le tecniche di rinforzo, di approvazione o punizione
attuate dagli adulti.
Il controllo che l’adulto esercita sul comportamento spontaneo del bambino o del ragazzo
attraverso ricompense o punizioni rappresenta la motivazione estrinseca.
Uno dei compiti fondamentali dell'educatore è quello di liberare il bambino da questa induzione
motivazionale esterna, ciò vale soprattutto nel caso dell'attività sportiva, che, se privata della sua
dimensione ludica e della scelta spontanea, finisce per esaurire rapidamente la spinta motivazionale.
Inoltre l’educatore deve mettere il bambino in condizione di acquisire una serie di competenze
motorie e di modelli di comportamento agonistico attraverso cui possano esprimersi le sue motivazioni
intrinseche, ciò per sollecitare non tanto l’acquisizione di programmi motori specialistici, quanto quella
di una più ampia gamma di risorse motorie applicabili al maggior numero di discipline affini.
Le motivazioni possono essere classificate in tre categorie:
PSICOFISIOLOGICHE - dipendenti da esigenze biologiche (fame, sete, sonno...) e proprie
dell'organizzazione nervosa (bisogno di attività, di esplorazione percettiva…).
PSICODINAMICHE - dipendenti dalle pulsioni sessuali ed aggressive presenti fin dalla nascita.
Queste motivazioni dipendono dal compromesso tra le pulsioni originarie e la mediazione con la
realtà da parte della personalità e delle sue istanze.
PSICOSOCIALI - dipendenti dai modelli di comportamento, dai valori, dagli atteggiamenti che
l'individuo assorbe dall’ambiente.
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MOTIVAZIONI ALLO SPORT
Per comodità di studio si usa dividere le motivazioni in:
PRIMARIE - gioco e agonismo.
SECONDARIE - fattori della personalità.
IL GIOCO
È un’esigenza fondamentale comune a tutti gli individui dei due sessi di qualsiasi età e cultura.
Lo sport è un gioco e per di più un gioco istituzionalizzato, in cui si rintracciano espressioni
ludiche ritualizzate, organizzate culturalmente, formalizzate socialmente, alimentate da profondi
vissuti affettivi e da espliciti bisogni conoscitivi.
I caratteri del gioco sono dati da:
elementi di incertezza parzialmente controllabili, in cui l’emozione fa leva sull’aleatorietà della
situazione e sulla possibilità di vivere la situazione stessa in termini di piacevole ansietà e
rischio misurato.
Una normativa semplice e da tutti accettata, temporalmente e spazialmente stabilita, che può
essere inventata, abbandonata, ricostruita, senza che da questo derivino ruoli stabiliti o
penalità irrevocabili.
Una condizione in cui l'individuo può edificare in termini simbolici una realtà fittizia capace di
realizzare i bisogni soggettivi.
L'AGONISMO
L’attività sportiva è un gioco caratterizzato da finalità agonistiche.
La psicologia dello sport tende a definire l’agonismo come un comportamento razionale,
specifico, intenzionale e culturizzato del dinamismo aggressivo.
E’ quindi una manifestazione dell’aggressività utilizzata culturalmente per l’autorealizzazione
di un individuo, in grado sia di contrastare le tendenze regressive interiori sia di superare le
difficoltà e le minacce del mondo esterno.
L’atleta manifesta il nucleo aggressivo dell’agonismo contro i seguenti fattori:
LA NATURA
- intesa come difficoltà insita nella specialità sportiva (montagna da scalare, peso
da sollevare....),
SE STESSO
- tramite duri sacrifici in cui l’elemento competitivo si instaura tra il sé reale e
quello ideale,
L’AVVERSARIO - in quanto persona reale o immaginaria, considerata più come mezzo che come
obiettivo, elemento da emulare e da superare più che da annichilire.
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MOTIVAZIONI SECONDARIE
ACHIEVEMENT (motivazione al successo): è la spinta all’autorealizzazione e come tale è
un’importante caratteristica della personalità. I soggetti portatori di questa caratteristica sono
orientati a comportamenti contrassegnati dal bisogno di far bene, di riuscita, di affermazione
personale e sociale, di interesse e costanza nel progetto di vita come nel compito lavorativo.
AFFILIAZIONE:
gruppo.
si manifesta con il bisogno, sentito da ogni adolescente, di associarsi ad un
Si incontra con una forte esigenza all'individualizzazione del sé e con il bisogno di approvazione
sociale.
ESTETICA: è presente in quelle personalità che danno particolare significato ai valori estetici, in
tutti coloro che consapevolmente o no, trovano il più alto grado di soddisfazione nella forma e
nell’armonia.
COMPENSATIVA: la scelta di praticare una determinata disciplina sportiva può servire come
mezzo per compensare, risolvere, esprimere talune valenze nevrotiche della propria personalità
come i sentimenti di inferiorità, il desiderio di potenzia, la virilità aggressiva.
FATTORI INIBENTI O PERTURBANTI LE MOTIVAZIONI ALLO SPORT
E’ possibile che individui in età evolutiva, pur essendo motivati, non arrivino mai a fare sport o
abbandonino la pratica sportiva dopo un certo periodo.
I principali fattori che influiscono su questo tipo di comportamento sono:
possono essere incautamente alimentati
dall’allenatore, dall’ambiente sportivo, dalla famiglia, ogni qualvolta si faccia sentire il fanciullo
diverso rispetto ai compagni, o inadeguato rispetto alle aspettative di eccellenza o di normalità.
SENTIMENTI
DI
INFERIORITÀ
INFANTILE:
Sentirsi non approvato, non essere all’altezza delle attese, ritrovarsi valutato negativamente,
sperimentare incapacità a livello di destrezza motoria può produrre nel ragazzo sentimenti di
inferiorità che si manifestano con comportamenti inibiti, incerti, timidi, rinunciatari o a volte
aggressivi.
ANSIA ADOLESCENZIALE DA PRESTAZIONE: gli atleti, in età giovanile sono particolarmente
soggetti all’eccessivo stress emotivo con cui vivono l’esperienza agonistica.
L’ansia può incidere negativamente sul rendimento atletico e portare ad una caduta
motivazionale.
SOVRACCARICO DI FRUSTRAZIONE: è quella situazione psicologica in cui l’individuo sperimenta
l'impedimento alla soddisfazione di un suo particolare desiderio, aspirazione, bisogno o motivazione.
Può essere causa o effetto di stress psicofisici, generare reazioni depressive, processi
difensivi, reazioni aggressive, perdite di interesse.
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“CAPACITA’ MOTORIE”
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CAPACITÀ
MOTORIE
Introduzione.
Le capacità condizionali.
Le capacità coordinative.
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INTRODUZIONE
La prestazione motoria è da tempo oggetto di studio di numerose discipline scientifiche.
Si tenta di determinare i fattori e le componenti che ne permettano l’incremento per
assecondarli nella maturazione e svilupparli nel migliore dei modi.
La prestazione sportiva, nei bambini tra gli 8 e gli 11 anni è determinata per il 40-50 % dallo
sviluppo delle Capacita Motorie e dalle abilita fisico-sportive.
Per CAPACITÀ MOTORIE si intendono tutti quei requisiti che un individuo possiede e che
sono il presupposto della prestazione sportiva.
Le ABILITÀ MOTORIE sono invece, rappresentate dalle tecniche apprese con l’esperienza, la
ripetizione continua, l’automatizzazione; l’automatizzazione libera la coscienza e permette all’atleta
di concentrarsi sullo scopo dell’azione.
Il livello iniziale di capacità motorie, soprattutto coordinative, determina in modo essenziale lo
sviluppo delle abilità motorie, quindi le abilità motorie si costruiscono sulle capacità motorie.
Del resto, l’apprendimento delle abilità motorie, la loro combinazione, il loro esercizio sviluppa
le capacità motorie, quindi la formazione delle abilità motorie contribuisce allo sviluppo delle
capacità motorie.
In pratica se un’abilità motoria, ad esempio camminare sull’asse di equilibrio, richiede la
capacità di equilibrio, cioè una capacità coordinativa, viene appresa più rapidamente se questa
capacità è posseduta in modo elevato.
Le variazioni situazionali introdotte nella stessa abilità, con eventuali complicazioni (esempio:
asse più stretta, oppure eseguire dei saltelli) saranno stimoli per la capacità coordinativa
“equilibrio”.
Dall’esempio emerge, dunque, che le abilità motorie sviluppano le capacità coordinative ma
queste ultime sono il presupposto fondamentale per acquisirle, perfezionarle e combinarle.
In letteratura possiamo trovare diversi studi che hanno cercato di dare una struttura ed una
classificazione in termini scientifici al concetto di capacità motorie (Fleishmann 1964, Rarick
1974/76, Filippovic 1971/76, Fetz 1974/78, Singer 1980/82, Zaciorskij e Kulin 1970, Coni 1983,
Manno 1984).
Nel 1968 Gundlach ha proposto una classificazione che divideva le capacità motorie in
e COORDINATIVE.
CONDIZIONALI
Le prime sono quelle che hanno fattori limitanti nella disponibilità di energia e cioè sono
determinate in primo luogo da processi energetici, plastici e metabolici, le seconde, cioè le capacità
coordinative (espressione che ha ormai sostituito il termine destrezza usato da vari autori dell’area
europea (Harre 1969, Zaciorskij 1966), invece, vengono definite come capacità di organizzare e
regolare il movimento e dipendono principalmente dall’efficienza del SN.
La classificazione del Gundlach è stata progressivamente accettata da diversi autori, tanto
che in Europa gli studiosi di scienza dello sport vi si attengono in maniera più o meno sostanziale.
Molti di essi (Schnabel 1976, Tschiene 1977, Roth 1982, Nadori 1983, ecc.) hanno
ulteriormente elaborato questa classificazione, aggiungendo dati scientifici che hanno aumentato
l’affidabilità teorica della proposta.
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LE CAPACITÀ CONDIZIONALI
Le capacità condizionali sono le capacità fondate sull’efficienza del metabolismo energetico e
sono fondamentalmente tre:
Le capacità di forza.
Le capacità di resistenza.
Le capacità di rapidità.
La forza è l’attitudine dell'organismo a vincere una resistenza o ad opporvisi mediante
l’impegno muscolare.
Zaciorskij classifica la forza (FORZA) in:
FORZA MASSIMALE - massima resistenza che si riesce a vincere o massima tensione che si
riesce a sviluppare con un impegno volontario indipendentemente dal tempo.
FORZA VELOCE - capacità di vincere una resistenza in un tempo minimo.
FORZA RESISTENTE - capacità di resistere alla fatica in una prova di forza prolungata nel
tempo. La resistenza è definita come la capacità di resistere alla stanchezza in esercitazioni di
lunga durata (Manno 1983).
Secondo Harre possiamo distinguere almeno queste cinque forme di resistenza:
(sopra gli 8’), l’impegno è prevalentemente aerobico con notevole
coinvolgimento dei grandi sistemi (cardiocircolatorio e respiratorio).
RESISTENZA DI LUNGA DURATA
RESISTENZA DI MEDIA DURATA
(tra 2’ e 8’) dove, oltre ai meccanismi aerobici, vengono
mobilitati anche quelli anaerobici.
(tra 45” e 2’) con impegno quasi massivo del meccanismo
anaerobico e che richiede un certo sviluppo della resistenza alla forza ed alla velocità.
RESISTENZA DI BREVE DURATA
RESISTENZA ALLA FORZA,
che definisce una prestazione di forza prolungata nel tempo con
elevate esigenze di resistenza locale.
RESISTENZA ALLA VELOCITÀ, che sostiene un carico di intensità massimale o submassimale con
impiego quasi esclusivo del meccanismo anaerobico; nelle specialità cicliche indica la resistenza a
velocità elevate, nei giochi sportivi indica la capacità di ripetere movimenti veloci, scatti brevi
numerose volte nell'arco della gara.
La rapidità (o velocità) come capacita motoria ricopre un ruolo intermedio.
Ad esempio Zociorskij ne considera tre espressioni:
la frequenza massima di movimento (ciclica).
la rapidità di reazione.
la rapidità dei singoli movimenti (aciclica).
Queste capacità possono essere considerate capacità intermedie e non propriamente
condizionali in quanto non c'è una prevalenza di fattori limitanti di tipo energetico, se non in stretta
relazione con fattori di tipo regolativo e quindi coordinativi.
Alcuni autori, però, includono nell'espressione rapidità o velocità, la resistenza alla velocità.
In questo caso i fattori limitanti di tipo energetico sono evidenti.
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LE CAPACITÀ COORDINATIVE
Lo sviluppo dell’insieme delle capacità tecniche sportive ha il suo punto di partenza nello
sviluppo delle capacità coordinative.
Esse sono fondate sull’assunzione e l'elaborazione delle informazioni ed il controllo
dell’esecuzione svolti in particolare dall’ANALIZZATORE TATTILE, che ci informa sulle pressioni delle
diverse parti del corpo; dall’ANALIZZATORE VISIVO, che raccoglie le immagini dal mondo circostante;
dall’ANALIZZATORE STATICO-DINAMICO o vestibolare, che ci informa sulle accelerazioni del corpo, ed
in particolare su quelle angolari e sulla posizione che assume la testa rispetto al corpo;
dall’ANALIZZATORE ACUSTICO, per mezzo del quale percepiamo suoni e rumori, ad esempio quelli
provocati dagli avversari, o quelli che servono all’organizzazione ritmica del movimento;
dall’ANALIZZATORE CINESTETICO, per mezzo del quale riceviamo informazioni sulle tensioni prodotte
dai muscoli e la loro modulazione che è alla base delle sensazioni motorie dei vari segmenti.
Le informazioni assunte dagli analizzatori permettono lo sviluppo di capacità relative
all'organizzazione ed al controllo del movimento.
CAPACITÀ COORDINATIVE GENERALI
ADATTAMENTO E TRASFORMAZIONE DEI MOVIMENTI: è la capacità di cambiare, trasformare, ed
adattare il programma motorio alla modificazione improvvisa delle condizioni esterne per cui il
risultato del movimento non cambia o cambia di poco.
CONTROLLO MOTORIO: è la capacita di controllare il movimento secondo lo scopo previsto, cioè
di raggiungere esattamente il risultato programmato.
APPRENDIMENTO MOTORIO: è la capacita di acquisire ed assimilare movimenti, o parti di
movimenti, precedentemente non posseduti, che devono poi essere immediatamente stabilizzati.
CAPACITÀ COORDINATIVE SPECIALI (Blume)
COMBINAZIONE ED ACCOPPIAMENTO DEI MOVIMENTI permette di collegare abilità motorie
automatizzate come corsa e salto, rincorsa e lancio, e la coordinazione segmentaria degli arti
inferiori e superiori, come si ha per esempio nelle spinte a terra con appoggi diversi, negli stili del
nuoto, o nella coordinazione braccia-gambe nelle azioni di salto.
ORIENTAMENTO SPAZIO-TEMPORALE permette di modificare la posizione ed il movimento del
corpo nello spazio e nel tempo, in riferimento ad un campo d'azione definito; l'accento principale è
soprattutto nel movimento dell'intero corpo e non delle sue parti, rispetto ad un oggetto fermo o in
movimento, e rispetto ai propri assi principali.
DIFFERENZIAZIONE permette di arrivare ad un aggiustamento di grande precisione delle
singole fasi del movimento sulla base di percezioni dettagliate del tempo, dello spazio e delle forze.
E' determinante nel dosare le spinte a terra, o la forza nei colpi, ad esempio nelle schiacciate e nei
passaggi della pallavolo, nel perfezionamento dei gesti tecnici nelle figure degli sport con
componente estetica. Anche la capacità di rilassamento è una sua espressione.
EQUILIBRIO è la capacità di mantenere il corpo in equilibrio, di perderlo e recuperarlo dopo
ampi spostamenti o sollecitazioni. E’ determinante nel caso di spostamenti acrobatici e/o
perturbazioni e variazioni improvvise degli appoggi.
Si distinguono un EQUILIBRIO STATICO, per il quale la maggior parte delle regolazioni sono
svolte dall'analizzatore cinestetico e tattile e solo in parte dagli analizzatori vestibolare ed ottico, è
un EQUILIBRIO DINAMICO caratterizzato da ampi spostamenti realizzati prevalentemente mediante
accelerazioni angolari nel quale sono nettamente prevalenti le informazioni vestibolari.
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REAZIONE permette di reagire a stimoli, eseguendo in risposta ad un segnale azioni motorie
adeguate.
Le reazioni si dividono in due forme fondamentali: SEMPLICI, cioè tutte le risposte
dell’organismo ad un segnale improvviso già noto, in forma di movimento definito in anticipo;
COMPLESSE, cioè tutte le risposte dell’organismo, sotto forma di movimenti non determinati in
anticipo, ad un segnale anch’esso non chiaramente noto in precedenza.
Nei giochi sportivi abbiamo quasi sempre reazioni di tipo complesso provocate da segnali
provenienti dai compagni, dagli avversari, dagli attrezzi utilizzati, dall’allenatore, dall’esterno.
La reazione complessa è fondata in larga parte sulla capacità di anticipo, e dipende
notevolmente dalle conoscenze e dall’esperienza.
La TRASFORMAZIONE DEL MOVIMENTO rende possibile adattare o trasformare il programma
motorio della propria azione in base a mutamenti della situazione improvvisi e del tutto inattesi, tali
da richiedere un’interruzione del movimento programmato e la sua prosecuzione con altri schemi e
programmi motori; è di fondamentale importanza nei giochi sportivi e negli sport di combattimento.
La RITMIZZAZIONE è la capacità di dare un andamento ritmico alle azioni motorie (movimenti
globali e parziali) cioè di organizzare gli impegni muscolari di contrazione e decontrazione secondo
un ordine cronologico; fa parte di questa capacità l'adattarsi ad un ritmo prestabilito o mutarlo
improvvisamente; è determinante nell'apprendimento di qualsiasi movimento sportivo.
METODI GENERALI PER LO SVILUPPO DELLE CAPACITÀ COORDINATIVE
Un’efficacia particolare per lo sviluppo delle capacità coordinative hanno sia l’aumento delle
difficoltà esecutive come la diminuzione o l’aumento delle informazioni degli analizzatori.
Harre (1979) cita una serie di metodi per lo sviluppo delle capacità coordinative:
VARIAZIONE DELL'ESECUZIONE DEL MOVIMENTO: si realizza attraverso l'accoppiamento di fasi
parziali di una sequenza motoria, oppure eseguendo solo fasi parziali, oppure variando il ritmo.
VARIAZIONE DELLE CONDIZIONI ESTERNE: si tratta di variazioni delle condizioni ambientali o
degli attrezzi (altezza di una rete, ampiezza di una porta, dimensioni di una palla ecc.), del peso degli
attrezzi, variazioni del peso e/o abilità del partner ecc.
COMBINAZIONE DI ABILITÀ GIÀ AUTOMATIZZATE: vengono collegate tra loro, in successione o
contemporaneamente le abilità motorie acquisite.
ESERCITAZIONI CON IL CONTROLLO DEL TEMPO: esercizi ben conosciuti vengono fatti eseguire
nel modo più rapido possibile, oppure entro limiti di tempo minimi e massimi, cronometrando il tempo.
VARIAZIONE DELLE INFORMAZIONI: attraverso la bendatura o chiusura degli occhi cioè
diminuendo l’informazione visiva, oppure escludendo le informazioni acustiche o disturbando l'azione
di altri recettori come quello vestibolare (giri su sé stessi) ecc.
ESERCITAZIONI IN STATO DI AFFATICAMENTO: vengono richieste determinate azioni motorie,
con elevate difficoltà coordinative, dopo un carico precedente; è un metodo da non applicare nei
giovani, e naturalmente, nelle fasi di apprendimento della tecnica della sua modificazione e nella
combinazione di più tecniche;
ESERCIZI NEI QUALI SI CERCA DI IMITARE SEQUENZE MOTORIE ASSEGNATE.
ESECUZIONI DA ENTRAMBI I LATI.
Questi metodi permettono molte variazioni e possono essere collegati tra loro.
La loro scelta sarà determinata dalla natura della capacità coordinativa da sviluppare,
ricordando che anche per le capacità coordinative si raggiungono livelli di adattamento sempre più
elevati solo se vengono continuamente variati gli stimoli che agiscono sull'organismo.
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Lezione N.3
“IL CARICO FISICO”
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IL CARICO FISICO
Introduzione.
Caratteristiche del carico fisico.
Finalità (direzione funzionale) del carico.
Grado di difficoltà coordinativa del carico.
Grandezza del carico.
Concetto di stimolo.
Obiettivi dell’aumento della prestazione motoria.
Principi dell’allenamento.
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INTRODUZIONE
Si realizza attraverso azioni volontarie e finalizzate.
Queste azioni sono costituite dagli esercizi.
Più precisamente da un sistema di esercizi tratti da vari sport.
Solo l'esecuzione di azioni motorie che hanno un grado di sollecitazione funzionale al di sopra
di quello normale, prodotto dai movimenti della vita quotidiana, rappresenta un carico per
l'organismo.
Una regola fondamentale della fisiologia afferma che:
LE AZIONI MOTORIE (STIMOLI) SVILUPPANO E MIGLIORANO le funzioni dell'organismo se
superano la soglia di stimolo dei sistemi degli organi impegnati in esse.
QUANTO LE AZIONI MOTORIE (STIMOLI) SUPERANO DI TROPPO la soglia di stimolo impediscono lo
sviluppo e peggiorano le funzioni dell'organismo.
SE LE AZIONI MOTORIE RESTANO AL DI SOTTO DELLA SOGLIA DI STIMOLO sono prive di effetto.
CARATTERISTICHE DEL CARICO FISICO
Carattere del carico:
Specifico.
Generale.
SPECIFICO: si ottiene un carico specifico per un ben determinate sistema di movimenti o di
sport ed il profilo delle diverse funzioni organiche che esso sollecita.
GENERALE: attraverso gli esercizi generali si ottiene un carico "aspecifico" indipendente dallo
sport particolare.
FINALITÀ (DIREZIONE FUNZIONALE) DEL CARICO
Gli stimoli diversificati sollecitano in modo diverso i vari organi o più esattamente le basi
energetiche ed il loro funzionamento.
Gli effetti raggiunti nei sistemi di organi sono quindi mirati.
Per una corretta applicazione dei principi dell'allenamento è opportuno conoscere:
La classificazione degli esercizi.
La classificazione degli sport (modello di prestazione).
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GRADO DI DIFFICOLTÀ COORDINATIVA DEL CARICO
Gli esercizi hanno un valore diverso a seconda del loro grado di difficoltà coordinativa.
Per esempio, un semplice movimento di corsa, da questo punto di vista, è considerato di scarso
valore, mentre una combinazione di movimenti negli esercizi a corpo libero della ginnastica ha un
valore elevato.
Anche "carichi misti" come ad esempio nei giochi sportivi si contraddistinguono per un elevato
valore di carico quando le difficoltà aumentano.
Le difficoltà aumentano:
A causa di compiti tattici.
A causa delle necessarie forme di tecnica di trattamento degli attrezzi e del controllo del corpo.
A causa delle difficoltà ambientali (avversari, condizioni del campo ecc..).
GRANDEZZA DEL CARICO
La grandezza del carico è valutata attraverso criteri di QUANTITA' (volume) e di DUREZZA
o INTENSITÀ.
Il carico di divide in:
CARICO ESTERNO (fisico) gli esercizi.
CARICO INTERNO (fisiologico) la reazioni dei sistemi di organi.
Il carico esterno assoluto può essere rilevato dall'insegnante attraverso la quantità degli
esercizi di allenamento o la loro velocità di esecuzione.
Il carico interno, cioè l'effetto funzionale e fisiologico, può essere valutato attraverso la
frequenza cardiaca.
La frequenza cardiaca è una misurazione di facile rilevamento che valuta la prestazione e la
capacità di carico se non di tutto l'organismo almeno del sistema cardiocircolatorio.
L’allenatore deve tener presente nella valutazione della frequenza cardiaca che questa, nei
ragazzi dai 6 ai 14 anni, in carichi di resistenza o ciclici di lunga durata, può raggiungere valori molto
al di sopra dei 200 battiti al minuto.
Ciò è dovuto al fatto che:
I bambini aumentano prima la frequenza cardiaca più della gittata sistolica (quantità di sangue
eiettata per ogni sistole),
Quanto più i bambini sono piccoli quanto più la frequenza cardiaca aumenta rapidamente nei
carichi di resistenza,
A parità di aumento del carico la frequenza cardiaca dei bambini sale più rapidamente di quella
degli adulti; per cui anche con frequenza cardiache elevate nei bambini sono possibili grandi
incrementi di carico.
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CONCETTO DI STIMOLO
L’esercizio fisico provoca cambiamenti funzionali nell’organismo.
Le azioni motorie alterano e stimolano l’equilibrio funzionale dell’organismo (omeostasi) che, a
sua volta, cerca di mantenere o ristabilire questo equilibrio funzionale.
Le componenti del sistema di stimoli dell'organismo sono:
DURATA DELLO STIMOLO è la durata dell’azione di un singolo stimolo motorio o di una serie di
stimoli.
VOLUME DELLO STIMOLO è la durata temporale dello stimolo ed il numero degli stimoli nella
seduta di allenamento.
INTENSITÀ DELLO STIMOLO è la forza del singolo stimolo motorio (esempio: velocità nelle
corse, la resistenza del peso, o l’impiego di forza necessario negli esercizi di forza, nei salti,
misurato in altezza, in lunghezza).
DENSITÀ DELLO STIMOLO è il rapporto tra gli stimoli motori (esercizi) e il tempo di recupero
espresso in valori di tempo o in valori percentuali rispetto ad una seduta di allenamento.
Le componenti dello stimolo permettono di controllare il carico esterno.
OBIETTIVI DELL’AUMENTO DELLA PRESTAZIONE MOTORIA
Miglioramento della prestazione motoria che si manifesta nei risultati fisici e sportivi.
Necessità di modulazione del carico.
La preparazione generale costituisce la prima tappa del processo a lungo termine di
preparazione nello sport, comprende un'attività motoria di tipo molto diversificato.
Soltanto in alcuni sport come la ginnastica o il nuoto si trova un vero e proprio allenamento
iniziale.
Lo scopo di questo livello di preparazione e quello di aiutare lo sviluppo armonico del bambino.
Il quadro metodologico è quello della MULTILATERALITÀ assoluta della formazione.
Anche se i ragazzi sono indirizzati verso lo sport nella forma concreta di disciplina sportiva lo
scopo dell'allenamento di base è lo sviluppo e la formazione di tutti i sistemi, apparati ed organi, gli
esercizi se pur orientati verso uno specifico sport devono assumere un carattere multilaterale.
A partire dalla pubertà, ma generalmente nella fase adolescenziale, inizia una specializzazione
più spinta in uno sport o in un gruppo di discipline sportive.
Lo scopo, a questo punto, è la costruzione dei fattori specifici che determinano la prestazione.
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PRINCIPI DELL’ALLENAMENTO
PRINCIPIO DELL'UNITA' TRA CARICO E RECUPERO
L’adattamento dell’organismo è il risultato di una corretta alternanza tra carico fisico e tempo
di recupero.
Questo principio deve essere rispettato soprattutto nell'esecuzione degli esercizi nelle
sedute di allenamento.
Nella formazione della velocità, della forza veloce e della resistenza, le pause di recupero
hanno lunghezze diverse.
La lunghezza delle pause dipende dal volume e dall'intensità dell'esercizio.
Nella formazione della coordinazione motoria e delle abilità motorie il processo di
apprendimento motorio è più efficace ed i suoi risultati sono più stabili se gli esercizi sono
intervallati da pause frequenti e brevi.
PRINCIPIO DELLA PROGRESSIVITA' DEL CARICO
Il processo di adattamento dell’organismo al carico tende a stabilizzarsi ad un livello di
prestazione se gli indici di carico (volume, intensità, difficoltà coordinativa) non sono elevati.
Qualora queste caratteristiche del carico siano singolarmente elevate l’adattamento sarà
maggiore.
L’aumento di carico per i ragazzi è realizzato soprattutto attraverso il volume, cioè attraverso
l’aumento del numero degli esercizi e non dalla loro intensità.
L’aumento di carico nelle attività dei giovanissimi si ottiene dunque:
Con un maggior numero di esercizi della stessa intensità.
Con l'aumento della densità, migliorando il rapporto tra tempo reale di attività e durata
complessiva della seduta.
Ciò avviene perché l’efficacia di un carico costante tende a diminuire sempre più e porta
rapidamente solo al mantenimento di un livello stazionario.
É opportuno quindi programmare e controllare la quantità degli esercizi ed il tempo necessario
alla loro esecuzione.
Un ulteriore incremento del volume del carico si ha in un periodo più lungo perché, a causa
dell'adattamento, i tempi di recupero diminuiscono aumentando così il tempo disponibile.
PRINCIPIO DELLA CONTINUITA' DEL CARICO
Con questo si intende che il carico deve essere:
Per tutto l’anno.
A lungo termine.
Lunghe interruzioni del carico portano ad una stasi nei cambiamenti funzionali ed, in parte, alla
loro regressione.
È opportuno quindi che l'allenamento duri tutto l’anno con variazioni di pratica sportiva nel
periodo dopo gara o dopo campionato.
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PRINCIPIO DELLA VARIAZIONE DEL CARICO o DELLA CORRETTA
SUCCESSIONE DEI CARICHI
Si realizza su due piani:
1) A breve termine seduta di allenamento.
2) A lungo termine programmazione annuale.
1) La successione degli esercizi in una seduta di allenamento è la seguente:
Esercizi di velocità o di coordinazione.
Esercizi di forza veloce (gli esercizi di forza massima non sono adatti con ragazzi dai 6 ai 14 anni).
Esercizi di resistenza alla forza e di resistenza aerobica (più adatta ai ragazzi).
La ragione di questa suddivisione è semplice.
All’inizio è opportuno collocare quegli esercizi la cui esecuzione richiede freschezza sia dal
punto di vista fisico che psichico e pause di recupero quanto più possibile complete.
Infatti gli esercizi di resistenza, ad esempio, esauriscono le riserve dei muscoli molto più
profondamente di altri esercizi.
2) Differenziazione degli esercizi nell’arco dell’anno.
Accentuazione delle forma di esercizio di uno sport (60-80%), esercizi generali (40-20%).
PRINCIPIO DELLA DIVISIONE IN PERIODIO DELLA STRUTTURA CICLICA
DEL CARICO DI ALLENAMENTO
Si tratta di un principio valido solo per l’allenamento sportivo.
Lo stato di massima “forma” dell’atleta deve essere programmato per le gare più importanti.
L’organizzazione del carico è regolata attraverso le sue componenti.
PRINCIPIO DELL'UNITA' TRA CARICO GENERALE E SPECIALE
Si basa sulla differenza tra esercizi speciali (che si riferiscono alle necessità specifiche del
sistema di movimenti costituito da uno sport) ed esercizi generali (che non hanno un carattere di
specificità, ma assicurano lo sviluppo di un'ampia base funzionale).
Gli esercizi speciali nell’allenamento giovanile si riducono a:
Esercizi metodologici nella formazione di base delle tecniche.
Esercizi preparatori speciali (per la velocità, la forza veloce, la resistenza, la mobilità
articolare insieme al rafforzamento delle tecniche apprese).
N.B. non sono necessari esercizi condizionali speciali che richiedano molto in termini di
tecnica sportiva e di capacità specifiche. Gli esercizi generali contribuiscono ad un notevole
miglioramento funzionale dell'organismo; su questa base, più tardi, durante l’allenamento sportivo
vero e proprio si potrà innestare l'azione degli esercizi speciali ben orientata dal punto di vista
funzionale e strutturale.
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PRINCIPIO DELLA SISTEMATICITA'
La somministrazione del carico deve essere in accordo con le leggi dello sviluppo delle capacità
motorie (condizionali e coordinative).
Si tratta di razionalizzare la successione degli esercizi.
Dal semplice al complesso.
Dal facile al difficile.
Dal conosciuto all’ignoto.
PRINCIPIO DELLA STABILITA'
Afferma che i risultati del processo formativo vanno consolidati e stabilizzati:
Nel programmare il carico bisogna tener presente il rapporto tra capacità fisiche e abilità motorie.
I risultati formativi vanno consolidati attraverso ripetizioni sistematiche.
I risultati della formazione devono essere controllati regolarmente con test di verifica.
PRINCIPIO DELL'EVIDENZA
Le spiegazioni verbali devono essere collegate alle dimostrazioni ed all'uso di altri supporti
didattici (film, video, testi), la costruzione delle abilità motorie infatti si basa sulle percezioni
ottiche, acustiche, cinestetiche.
PRINCIPIO DELL'ADEGUATEZZA - Collegato al precedente
Per impostare correttamente l’allenamento è necessario considerare:
L’età degli allievi.
Il sesso.
La loro tipologia nervosa e costituzionale.
Lo stato della loro preparazione fisico-motoria.
Il rispetto di questo principio permette di assegnare agli allievi compiti adeguati e di scegliere
gli esercizi più appropriati sia per capacità fisiche sia per costruzione metodica del processo di
apprendimento.
L'insegnante deve stare attento al comportamento degli allievi per capirne il particolare stato
di forma.
PRINCIPIO DELLA CONSAPEVOLEZZA
Gli allievi devono assumere un ruolo attivo e consapevole del processo di formazione fisicomotoria sportiva.
Per questo motivo è opportuno spiegare agli allievi gli obiettivi ed i metodi della seduta; questa
deve risultare chiara e stimolante dal punto di vista emotivo e conoscitivo.
Ogni esercizio riuscito o sbagliato deve essere segnalato ed eventualmente corretto
mantenendo un atteggiamento positivo.
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SUPERCOMPENSAZIONE
L’organismo risponde ad uno stimolo cambiando la sua capacità di rendimento.
L’organismo infatti non si limita a reagire ristabilendo il potenziale energetico speso, ma ne
produce un sovrappiù; l’effetto dell'allenamento diventa quindi visibile.
Per poter quindi rendere ottimale e stabilizzare questo effetto è necessario ripetere il
carico.
Per prima cosa avvengono cambiamenti nello stato chimico-fisico dei muscoli, nelle ghiandole e
nelle funzioni del S.N.
Occorrono alcune settimane per le trasformazioni funzionali e strutturali nel metabolismo del
sistema muscolare, alcuni mesi perché si verifichino adattamenti dell'apparato osteo-tendineo.
I cambiamenti avvengono quindi in tempi diversi (eterocronia).
L’operatore deve verificare tre fatti:
L’effetto immediato del carico attraverso gli esercizi.
L’affaticamento psico-fisico.
L’efficacia dell'allenamento.
L’affaticamento è un fenomeno inseparabile dal carico sopportato dall’organismo ed è quindi
una condizione perché si verifichi un incremento funzionale.
L’allenatore deve imparare a valutare i sintomi dell’affaticamento.
CONTENUTI DEL CARICO FISICO – MEZZI E METODI
Gli obiettivi ed i compiti da assolvere sono realizzabili attraverso i contenuti del carico.
I mezzi sono gli esercizi fisici e sportivi; i mezzi diventano efficaci solo se inseriti in un
determinate metodo; i metodi sono speciali procedure atte a raggiungere determinati effetti di
carico.
Si distinguono in metodi per lo sviluppo delle capacita fisiche, per l'apprendimento motorio,
per l'apprendimento delle abilità e per il recupero.
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