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Corriere della sera

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GIOVEDÌ 16 OTTOBRE 2014
In Italia EURO 1,40
www.corriere.it
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 688281
ANNO 139 - N. 245
Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
mail: [email protected]
FONDATO NEL 1876
A Milano i leader di 50 Paesi
Focus sull’Ucraina al vertice Asem
Europa-Asia, incontro a due tra Putin e Poroshenko
www.abb.it
www.abb.it
di Paolo Salom e Danilo Taino a pagina 6
I conti di Renzi Manovra da 36 miliardi, di cui 11 in deficit: 18 destinati a ridurre le imposte coperti da spending review e lotta all’evasione
Meno tasse sul lavoro, sfida sui tagli
Restano gli 80 euro, aiuti alle partite Iva più deboli, Tfr in busta paga volontario senza costi per le aziende
Sconto sull’Irap, agevolate le nuove assunzioni a tempo indeterminato, sostegno per le famiglie numerose
CIÒ CHE I NUMERI
NON DICONO
di Enrico Marro
La legge di Stabilità
(fonte Palazzo Chigi)
Misure principali
36 miliardi
L’entità
della manovra
18 miliardi
I tagli
alle tasse
Dati in miliardi
entrate
uscite
15 Revisione della spesa
L
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
asciamo in secondo piano il braccio
di ferro con Bruxelles. Per certi versi
ridicolo, ruotando sull’ipotesi di un
aggiustamento dei conti pubblici
italiani dello zero virgola, che
costerebbe un paio di miliardi, su un bilancio
che conta 835 miliardi di spese e 786 miliardi
di entrate. Concentriamoci invece sulle due
misure chiave della prima manovra del
governo Renzi: 1) 5 miliardi di taglio dell’Irap,
con un risparmio medio per le aziende di
circa 700 euro all’anno su ogni dipendente; 2)
1,9 miliardi per azzerare i contributi sulle
nuove assunzioni a tempo indeterminato. Due
misure che si sommano alla conferma degli
80 euro per dieci milioni di dipendenti, con
positivi aggiustamenti a favore delle famiglie
numerose e delle partite Iva a basso reddito.
Complessivamente, la riduzione del cuneo
fiscale è apprezzabile, a vantaggio delle
imprese e delle retribuzioni nette. Inoltre, il
contratto a tutele crescenti, previsto nel Jobs
act, non solo costerà meno delle altre forme
contrattuali, ma non avrà il vincolo del
vecchio articolo 18 sui licenziamenti.
Questo insieme di misure va nella direzione
giusta. Ma non basterà a rilanciare la crescita,
se non saranno soddisfatte due condizioni: 1)
il rilancio degli investimenti, a partire da un
completo e miglior uso dei fondi strutturali
europei (44 miliardi nel 2014-20); 2) la
credibilità dell’Italia sulla capacità di onorare
l’enorme debito pubblico e, gradualmente, di
ridurlo. Su questi due punti la politica del
governo non ha fatto un salto di qualità.
Il taglio della spesa scaricato per 7 miliardi su
Regioni, Comuni e Province rischia di
tramutarsi nell’ennesimo aumento delle
imposte locali. Privatizzazioni e dismissioni
immobiliari restano al palo. Quanto agli
investimenti pubblici, sono previsti dallo
stesso governo in calo. Il debito pubblico
salirà anche nel 2015: al 133,4% del Prodotto
interno lordo, dal 131,6% del 2014. Oppure dal
127,8% di quest’anno al 129,7% del prossimo,
togliendo i 60,3 miliardi che finora l’Italia ha
tirato fuori per finanziare i fondi europei salva
Stati, di cui hanno beneficiato Grecia, Irlanda,
Portogallo, Spagna e Cipro.
3,8 Lotta all’evasione fiscale
11 Risorse reperite in deficit
La caduta delle Borse
e i rischi reali per l’economia
0,6 Banda larga
3,6 Rendite
9,5 Stabilizzazione bonus 80 euro
di Francesco Daveri
(trasformato in detrazione)
5 Abolizione componente lavoro Irap
1,9 Assunzioni defiscalizzate per 3 anni
0,1 Tfr in busta paga
(a costo zero per le imprese)
1,5 Ammortizzatori sociali (nel Jobs act)
I
n Europa è bastato che la Grecia annunciasse
di volersi sottrarre alla tutela della Banca centrale europea, Fondo monetario e Ue. Negli Stati
Uniti un dato peggiore del previsto sulle vendite
al dettaglio. E il nervosismo esploso sui mercati
si è trasformato in un’ondata di vendite.
continua a pagina 9
0,5 Scuola
0,8 Partite Iva
Esclusivo La guerra di Arin, 19 anni, una delle 450 curde
0,5 Famiglie
1 Patto di Stabilità per i Comuni
«Con il kalashnikov
in trincea a Kobane
per fermare l’Isis»
6,5 Spese a legislazione vigente
3,4 Riserva
I mercati ieri
Dati in %
Londra
Milano
Madrid
Francoforte
NY
Parigi
Atene
di Lorenzo Cremonesi
I
n prima linea con le
brigate dei curdi siriani
che combattono in difesa di
Kobane, la città che da un
mese resiste all’assedio dei
guerriglieri jihadisti dell’Isis.
La guerra di Arin, 19 anni,
una delle 450 donne in
trincea: «Li vedo tutti i
giorni, quei criminali. Non
hanno nulla di umano.
Godono a terrorizzare e a
torturare civili inermi ».
(Nella foto, scattata da una
compagna, Arin in cima alla
collina di Mishtanur)
-1,06
-4,44
-3,63 -3,59
-2,87 -2,83
-6,57
Lo spread
Btp 10 anni
Dati vs Bund
165
Rendimento
2,41
Bonos 10 anni
133
Oat 10 anni
37
2,09
1,13
a pagina 15 con il commento
di Marzio Breda
CdS
Robledo su Bruti: notizie nascoste al pool
Milano, il pm denuncia: indagini indebolite, il capo lascia solo a Greco le note di Bankitalia
di Luigi Ferrarella
41 0 1 6>
ROMANZO
NOVITÀ
9 771120 498008
ALESSANDRO
PERISSINOTTO
COORDINATE D’ORIENTE
● GIANNELLI
TRA VENDITE E PAURE IMMAGINARIE
1 Slot machine
© RIPRODUZIONE RISERVATA
DOPO LE COLPE DEI PADRI
FINALISTA PREMIO STREGA
«La più grande riduzione di tasse fatta da un governo repubblicano: -18 miliardi»: Renzi presenta
così la legge di Stabilità. Una manovra da 36 miliardi, di cui 15 ricavati dalla spending review, 3,8 dalla
lotta all’evasione e 11 in deficit. Stabilizzato il bonus
di 80 euro, il premier conferma gli sgravi su Irap e
assunzioni a tempo indeterminato: «Tolgo ogni alibi agli imprenditori». Aiuti a partite Iva e famiglie.
da pagina 2 a pagina 5 Baccaro, Galluzzo
Offeddu, L. Salvia, Savelli, Sensini
«L’
azione» del pool antitangenti della Procura di
Milano, che il procuratore Edmondo Bruti Liberati ha tolto ad
Alfredo Robledo, sarebbe stata
«indebolita» dalla «sottrazione»
dei preziosi spunti d’indagine
delle «segnalazioni di operazioni sospette» provenienti da Banca d’Italia, che Bruti lascia «nella
esclusiva disponibilità» del capo
dipartimento reati finanziari
Francesco Greco: lo sostiene Robledo in 17 pagine al Csm.
a pagina 27
● I CASI
FACEBOOK E APPLE
IL DIBATTITO DEI CARDINALI
OVULI CONGELATI I FRONTI OPPOSTI
L’ULTIMO BENEFIT DEL SINODO
di Serena Danna
di Gian Guido Vecchi
F
«C
acebook e Apple parlano
di «sostegno alle dipendenti». Ovuli congelati,
l’ultima frontiera del benefit:
incentivi per sperimentare la
nuova tecnologia riproduttiva.
a pagina 31
i sono punti di vista
diversi: è il dialogo».
Il cardinal Erdo sui
fronti opposti al Sinodo. «Speriamo in un testo condiviso».
a pagina 21 Calabrò
a pagina 33 Melloni
Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
2
Primo piano La legge di Stabilità
Manovra da 36 miliardi. Sale il prelievo su fondazioni e fondi pensione
Lotta all’evasione per 3,8 miliardi
Nuovi sgravi a famiglie e partite Iva
La manovra di bilancio
per il 2015 sale a 36 miliardi di
euro, con 18 miliardi di tasse in
meno, una riduzione della spesa pubblica di 15 miliardi e una
clausola di salvaguardia per
l’eventuale correzione del deficit pubblico di 3,4 miliardi di
euro, ovvero quello 0,25% del
prodotto interno lordo che ci
chiede la Ue, e che il governo
proverà ad evitare fino all’ultimo. L’impostazione generale
non cambia ed anzi, l’aumento
della dimensione della manovra, ne accentua le caratteristiche espansive.
Sono confermati il bonus di
80 euro ai lavoratori dipendenti (9,5 miliardi), cui si aggiungono 500 milioni per le famiglie numerose, la possibilità di
avere il Tfr maturando in busta
paga (la garanzia statale alle
banche costa 100 milioni), l’eliminazione della componente
lavoro dall’Irap (5 miliardi), gli
incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato (1,9 miliardi), la riforma degli ammortizzatori sociali (1,5), l’allentamento del Patto di Stabilità per
i Comuni (un miliardo), ma
nella manovra entra anche un
nuovo regime di favore per le
piccole partite Iva, con sgravi
per 800 milioni.
ROMA
15
miliardi
di euro il
montante di
risorse frutto
della spending
review.
La riduzione
della spesa
pubblica
servirà a
finanziare la
misura sul Tfr,
(che conterrà
il trasferimento
in busta paga
per aumentare
l’effetto bonus
da 80 euro
per rilanciare
i consumi) e
quella sull’Irap
per abbattere
il cuneo fiscale
18
miliardi
di minori tasse
nella manovra.
Nel pacchetto:
9,5 miliardi per
il bonus da 80
euro. Altri 5
miliardi sono
per gli sgravi
Irap, mentre
1,9 miliardi
rappresentano
il taglio dei
contributi per le
assunzioni a
tempo
indeterminato.
Seguono 800
milioni di sgravi
alle partite Iva e
500 milioni per
le famiglie
numerose
1
miliardo di
euro per la
stabilizzazione
dei precari
della scuola.
Nella legge di
Stabilità anche
risorse per
stabilizzare
i contratti a
termine.
Il comparto
contraccambie
rà, con la
spending
review
(140 milioni
arriveranno
dalla riforma
delle
commissioni
per gli esami
di maturità)
Bonus per l’edilizia
Il bonus da 80 euro per i lavoratori dipendenti al di sotto
dei 26 mila euro lordi l’anno
viene confermato ma cambia
forma: sarà una detrazione vera
e propria e quindi uno sgravio
fiscale e non una spesa come
figura oggi in bilancio, con un
conseguente alleggerimento
della pressione fiscale. Non c’è
il meccanismo del quoziente
familiare che avrebbe alzato la
soglia di reddito per le famiglie
numerose e con un solo stipendio.
L’intervento sarebbe costato
troppo, in compenso viene creato un fondo da 500 milioni di
euro per le famiglie, che sarà
utilizzato per un sostegno per i
nuovi nati fino al terzo anno di
età e l’esenzione del ticket per
le famiglie con figli. Confermato anche il meccanismo dell’anticipo in busta paga del Tfr,
il trattamento di fine rapporto.
Su base volontaria, sarà possibile chiedere fino al 100% della
somma maturata nel corso dell’anno. Prorogati di un anno i
bonus fiscali del 65 e del 50%
per gli adeguamenti energetici
e sismici e per le ristrutturazioni edilizie. Sulla scuola viene
confermato lo stanziamento di
un miliardo di euro per l’assunzione degli insegnanti precari.
Premi per le assunzioni
La componente costo del lavoro diventa totalmente detraibile dall’Irap, l’imposta sulle attività produttive. Si tratta di un
taglio da 6,5 miliardi di euro
(anche se l’effetto sul bilancio
sarà di 5 miliardi) che avvantaggerà soprattutto le grandi
imprese, lasciando fuori quelle
senza dipendenti, il 70% del totale. La novità vera riguarda le
partite Iva: pagherà tasse a forfait chi guadagna meno di 15
La conferenza Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan durante la presentazione della legge di Stabilità al termine del Consiglio dei ministri
mila euro lordi l’anno a prescindere dall’età. In sostanza
viene esteso il cosiddetto regime dei minimi, con 800 milioni di euro a beneficio di 900
mila persone. Per azzerare i
contributi alle aziende che assumeranno con il nuovo contratto a tutele crescenti, cioè a
tempo indeterminato ma senza
articolo 18, il governo mette sul
piatto 1,9 miliardi di euro.
Mentre un altro miliardo e
mezzo viene stanziato per gli
ammortizzatori sociali.
Le risorse deriveranno intanto da uno slittamento del
deficit pubblico dal 2,2% del
Tasse e bonus
L’intervento fiscale
più rilevante conferma
il bonus da 80 euro:
vale 9,5 miliardi
Roma e Milano
Via a uno stanziamento
di 150 milioni
per Roma e Milano
per l’Expo 2015
pil, cui sarebbe sceso naturalmente, al 2,9%, un’operazione
che vale 11 miliardi di euro, ma
soprattutto dai tagli di spesa,
che secondo il presidente del
Consiglio, Matteo Renzi, valgono 15 miliardi nel 2015. La maggior parte dei risparmi sarà a
carico delle amministrazioni
centrali dello Stato (6,1 miliardi), e realizzata attraverso la
centralizzazione degli acquisti,
mentre le Regioni contribuiranno con 4 miliardi (di cui
una parte deriveranno dalla sanità), i Comuni con 1,2 miliardi
e le province con 1 miliardo. Altri 3,8 miliardi saranno recupe-
rati dall’evasione fiscale. Un
miliardo scaturirà da una stretta sugli«split payments», cioè i
versamenti Iva nell’ambito degli acquisti della pubblica amministrazione, quasi altrettanto dall’applicazione del reverse
charge Iva ad alcuni servizi alle
imprese, come pulizia, mensa
e manutenzione.
No a taglio detrazioni
La stretta fiscale riguarderà
anche le ristrutturazioni immobiliari, ma non a carico dei
cittadini. Dovrebbe infatti aumentare la ritenuta d’acconto
trattenuta dalle banche al momento del pagamento della fattura alle imprese (era al 10% poi
fu ridotta al 4% e dovrebbe tornare all’8%). Altri 700 milioni
arriveranno dal rafforzamento
degli strumenti dell’Agenzia
delle Entrate per spingere i
contribuenti alla compliance
prima della fase dell’accertamento: ci dovrebbe essere
un’estensione del ravvedimento operoso e la possibilità di integrare più agevolmente le dichiarazioni. Sempre sul fronte
delle maggiori entrate la manovra annovera altri 3,6 miliardi, che includono i 2,4 derivanti dall’aumento dell’aliquota
sulle rendite finanziarie già decisa l’anno scorso e servita anche a coprire il bonus di 80 euro per quest’anno. Tra le nuove
misure spunta un aggravio delle imposte per le fondazioni di
origine bancaria per 450 milioni di euro, e un aumento del
prelievo sui rendimenti dei
fondi pensione per una cifra
analoga, cui si aggiungono 300
milioni che derivano dall’aumento dell’aliquota sulla rivalutazione del Tfr. Con la manovra saranno coperti anche 6,9
miliardi di spese «a politiche
invariate», tra queste, oltre alle
missioni di pace e al 5 per mille, ci sono i 3 miliardi che dovevano arrivare dal taglio delle
detrazioni e che saranno coperti in altro modo.
Lorenzo Salvia
Mario Sensini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
6,5
miliardi di euro
il gettito
relativo alla
componente
lavoro
dell’imposta
regionale
sulle attività
produttive.
Riduzione che
si aggiunge al
taglio del 10%
già operato
nei primi mesi
dell’anno.
Restano le
altre voci che
compongono
l’Irap: profitti
e interessi
passivi
1,5
miliardi di euro
le risorse per
sostenere
i nuovi
ammortizzatori
sociali previsti
dal Jobs act,
il disegno di
legge delega
sul lavoro.
Il governo
stanzia così
1,5 miliardi
che vanno
a comporre il
nuovo sussidio
universale
destinato
anche a chi
aveva un
contratto
a progetto
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
Lavoro
● Sarà
possibile avere
direttamente
in busta paga
il trattamento
di fine
rapporto: la
misura ha
ricevuto
anche l’ok delle
banche
● La ratio sta
nell’aumentare
l’effetto bonus
Irpef di 80 euro
(confermato,
ma si
trasforma
in detrazione)
in un’ottica
di rilancio
della domanda
domestica
ora in ritirata
Azienda
● Nel disegno
di legge di
Stabilità è
prevista la
deducibilità
integrale
dei costi
dei lavoratori
dipendenti
a tempo
indeterminato
ai fini Irap
● Restano le
altre due voci
dell’imposta
regionale sulle
attività
produttive:
quella relativa
ai profitti
e l’altra che
incide sugli
interessi
passivi
3
TFR
ROMA Un’operazione a costo ze-
ro per le imprese. Da appena
100 milioni per lo Stato. Ma
molto costosa per i lavoratori. Il
provvedimento sull’anticipo
del Tfr (trattamento di fine rapporto) in busta-paga, vistato
dalla Ragioneria, entra in extremis nella legge di Stabilità
varata ieri sera dal consiglio dei
Ministri. Verranno rispettate le
due condizioni annunciate dal
governo: volontarietà della
scelta di incassare anzitempo il
Tfr da parte del lavoratore e
nessun deficit di liquidità per
le imprese, soprattutto quelle
medio-piccole. Ma chi sceglierà di avere il Tfr in busta paga
subirà su queste somme la tassazione secondo l’aliquota
marginale. È questa, secondo
le indiscrezioni, l’ipotesi sulla
quale è orientato il governo.
L’operazione Tfr in busta paga,
quindi, non sarebbe conveniente, soprattutto per i redditi
medio-alti.
Il testo definitivo non è stato
distribuito ieri in conferenza
stampa. Il meccanismo prevede che le banche che anticiperanno alle imprese le risorse
per pagare il Tfr in busta-paga
avranno la stessa remunerazione che oggi viene garantita al
Tfr in azienda (1,5% più lo 0,75%
del tasso d’inflazione). Il provvedimento dovrebbe avere un
arco temporale che terminerebbe nel 2018 (data che coincide con la scadenza delle Tltro,
l’operazione di rifinanziamento mirata a lungo termine della
Bce).
Il dipendente privato (per
quello pubblico la norma non
vale) potrà fare richiesta di ottenere il Tfr in busta-paga
mensilmente anziché alla fine
del periodo lavorativo.Visto
che l’accantonamento del Tfr
corrisponde a circa una mensilità all’anno, per un lavoratore
che incassi 1.400 euro netti significa ottenere in busta-paga
più di 100 euro al mese per 13
mensilità. L’impresa per cui la-
IRAP
MILANO Il risparmio per il
conto economico sarebbe di
circa 720 euro per dipendente.
Ipotizzando che l’azienda ne
abbia quindici (la gran parte
delle piccole imprese italiane
è al di sotto della fatidica soglia fissata dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori), que-
Il paradosso
L’Irap penalizza
maggiormente chi ha
addetti in Italia, rispetto
a chi ha delocalizzato
sto significa un minor peso fiscale di 10.762,50 euro all’anno, presumendo che si tratti di
una realtà da 1,3 milioni di euro di fatturato e con un costo
di produzione di poco inferiore, di circa 1,1 milioni di euro.
La simulazione — condotta
dal gruppo di studio torinese
Eutekne, che analizza quoti-
Anticipo in busta paga fino al 2018
Ma le tasse saranno più pesanti
La liquidazione
Stima del flusso annuo Tfr previsto nel 2014
Miliardi di euro
0
2
4
6
8
10
Tfr in imprese
Tfr Inps privati
Tfr Inps pubblici
Totale
Tfr
Tfr fondi pensione
26,9
Trasferimenti Tfr all’Inps e prestazioni pagate
Milioni di euro
7.000
Tfr versato
5.553 5.379
Prestazioni pagate
6.256
5.805 6.072 6.154
5.000
3.000
1.000
1.215 1.611
2.104 2.416
2.821
3.168
0
2009 2010 2011 2012 2013 2014
Fonte: Lavoce.it
d’Arco
vora dovrà farsi certificare dall’Inps il diritto alla prestazione.
Tale certificazione verrà trasmessa alla banca che deciderà
se erogare il finanziamento. Al
termine del periodo lavorativo
del dipendente, sarà l’azienda a
dover restituire i soldi alla banca finanziatrice. Se non lo farà,
la banca per recuperare le spettanze dovrà rivolgersi al fondo
di garanzia dell’Inps. La novità
sta nella controgaranzia dello
Stato, pari a 100 milioni per il
2015. Tale controgaranzia consente alle banche di non trovarsi in difficoltà con le regole di
Basilea perché evita loro di farsi carico di un fardello patrimoniale per i finanziamenti legati al Tfr in busta paga. Il provvedimento, previo decreto attuativo e successivo protocollo
tra ministeri competenti e Abi,
dovrebbe essere operativo a
metà 2015 con effetto retroattivo dall’inizio dell’anno.
Ci sono due aspetti ancora
da chiarire. Il primo attiene ap-
punto alla cifra che lo Stato potrebbe incassare per la tassazione della parte del Tfr che entra in busta-paga e che una stima quantifica minimo in un
miliardo e mezzo e massimo in
4 miliardi. L’altro aspetto riguarda il fondo Inps che raccoglie i versamenti effettuati dal-
L’ok delle banche
L’Abi firmerà una
convenzione con
il Tesoro per definire
tutti i dettagli
le imprese sopra i 50 dipendenti, importi che con la nuova
normativa potrebbe perdere.
La manovra conterrebbe anche
un altro aumento secco del
prelievo, quello dell’aliquota
sui rendimenti dei fondi pensione dall’11,5% al 20%.
Antonella Baccaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Una piccola impresa risparmierà
oltre 10 mila euro in un anno
dianamente i cambiamenti
normativi in materia di fisco
— parte dal presupposto della
deducibilità integrale ai fini
Irap del costo dei lavoratori dipendenti, misura inserita dal
governo nel disegno di legge
di Stabilità. Allo stato attuale
— senza cioè l’intervento sulla
componente costo del lavoro
dell’imposta regionale per le
attività produttive — l’azienda
campione paga all’erario oltre
16mila euro all’anno, presumendo che l’ammontare complessivo del costo del lavoro
(stipendi, contributi, tasse) sia
stimabile attorno ai 600 mila
euro all’anno (di cui 180 mila
di contributi previdenziali e
assistenziali e 420 mila di pura
retribuzione). La somma interamente deducibile sarebbe
pari a 292 mila euro, immaginando un’aliquota fissata al
3,5% (aliquota disciplinata dalle regioni in maniera non uniforme e in una forbice che può
arrivare fino al 4,9%).
L’impatto sulle aziende
Il gettito dell’Irap
Privata
Pubblica
Totale
Totale
Totale
Totale
Totale
33,5
34,1
34,3
34,7
14,9
10,2
10,1
9,9
9,95
23,9
24,4
24,8
23,3
Dati in miliardi di euro
6,3
8,6
2010
2011
2012
2013
2014*
*gennaio-agosto
Il caso aziendale
Dati in euro
Fatturato
Costi
IRAP
Situazione
attuale
Situazione
futura
1,3
1,3
milioni
milioni
1,15
1,15
milioni
milioni
16.000
5.250
d’Arco
Rilevano i commercialisti
Giancarlo Allione e Luca Fornero, autori del dossier, che la
misura dell’esecutivo sanerebbe l’attuale squilibrio tra
un’azienda che produce in Italia e un’altra che ha delocalizzato all’estero, dove non esiste
l’Irap. Ecco perché gli esperti
di Eutekne definiscono l’imposta un «mostro giuridico»,
perché finora ha incentivato le
aziende a portare lavoro oltreconfine e perché l’assegno recapitato all’erario è proporzionale al numero di dipendenti e
di collaboratori.
In filigrana si può affermare
che la deducibilità integrale
Irap per i lavoratori avvantaggerà le grandi imprese, perché
sono quelle che hanno un
maggior numero di dipendenti. Di più: il calcolo va tarato su
base regionale anche perché oltre alla differente aliquota
applicata - è diverso anche il
peso delle deduzioni. Perché
nelle regioni meridionali il ri-
sparmio d’imposta sarà minore per la fiscalità di vantaggio
delle aree più svantaggiate. Da
quest’anno la deduzione forfettaria per chi lavora a tempo
indeterminato in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania,
Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia risulta già pari a 15 mila
euro (dai 9.200 del 2013), mentre nelle altre regioni è esattamente la metà: 7.500 euro. Così la misura finirà per avvantaggiare soprattutto le imprese del Nord che potranno
usufruire di un maggiore
sconto fiscale. Al netto di una
minore deducibilità del tributo regionale ai fini Ires e Irpef.
Restano comunque le altre
due voci dell’Irap: quelle sui
profitti e sugli interessi passivi. Altri due balzelli difficilmente comprensibili per chi
produce all’estero e vuole venire da noi.
Fabio Savelli
fabiosavelli
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Classique Chronométrie 7727
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4
Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
5
Primo piano La manovra
Le trattative
L’incontro
Quei colloqui
tra Roma
e Bruxelles
e il vantaggio
della Francia
Metti un caffè
a Palazzo Chigi
con Oprah
È durato poco più di
mezz’ora, il tempo per un
caffè, l’incontro a Palazzo
Chigi tra Matteo Renzi
e Oprah Winfrey.
La conduttrice e attrice
americana ha chiesto al
premier della sua recente
trasferta negli Usa,
incuriosita soprattutto dalla
tappa nella Silicon Valley. La
star della tv, che ha lasciato
la sede del governo su un van
con i vetri oscurati, si trova
in Italia in vacanza, ospite
in Umbria di una famiglia
di imprenditori di
Montecastrilli con i quali nei
giorni scorsi ha partecipato a
una caccia al tartufo e
visitato Assisi e Todi.
In Europa
● I Paesi dell’Ue
avevano tempo
fino alla
mezzanotte di
ieri per inviare le
proprie
finanziarie alla
Commissione
europea
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Renzi: taglio storico delle tasse
e alibi finiti per le assunzioni
Il premier all’Europa: per l’Italia valgono circostanze straordinarie
237
giorni
La durata
del governo
guidato
dal premier
Matteo Renzi,
che ha giurato
al Quirinale
lo scorso
22 febbraio
46
giorni
È il tempo
trascorso
dall’avvio dei
«Mille giorni»,
il programma
di riforme
lanciato da
Renzi lo scorso
1°settembre
23
i voti di fiducia
chiesti finora
dal governo
Renzi, esclusi
i primi due sul
programma:
è stata posta
sul 75% del
totale delle
leggi approvate
ROMA «La più grande riduzione
di tasse che abbia mai fatto un
governo repubblicano». Matteo Renzi alle nove e trenta
scende in sala stampa, a Palazzo Chigi, la riunione del Consiglio dei ministri si è appena
chiusa, la sintesi è all’insegna
del primato, dell’ottimismo e
delle promesse fatte e mantenute.
Dice tre volte «grande» per
definire il senso del testo appena approvato, una manovra
inedita aggiunge, che «cerca di
essere espansiva, anticiclica,
che rispetta il limite del 3%,
che sta dentro le regole europee». Ha anche una caratura
politica? «Non è né di destra,
né di sinistra, è un segnale di
una grande solidità del nostro
Paese». Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aggiunge le aspettative di un effetto benefico sul Pil: «Dietro
la manovra esiste un progetto
del governo, siamo fiduciosi
che gli italiani lo comprenderanno».
Dovrà comprendere anche
l’Unione Europea: ci sono 11
miliardi di manovra previste in
deficit. Il pareggio strutturale
si allontana, volutamente.
Renzi si dice tranquillo, ma
mette le mani avanti: «Pensiamo che per l’Italia valgano la
duplice categoria delle circostanze straordinarie: riforme
strutturali e situazione economica. Abbiamo inserito un aggiustamento strutturale, ma
siamo comunque disposti a
dialogare con la Commissione
di oggi e di domani».
Insomma questa manovra
non vuole essere una sfida,
cerca benevolenza nelle autorità di Bruxelles, «noi siamo
dentro il rispetto delle regole
per come la Ue le ha spiegate
qualche mese fa, siamo dentro
la flessibilità che è stata fissata
qualche mese fa anche dal
Consiglio, ma se ci sono questioni specifiche comunque rispondiamo, riflettiamo e collaboriamo». Chi aveva previsto
una strategia in qualche modo
volutamente ostile verso le autorità di Bruxelles aveva fatto
un cattivo pronostico.
Ma quello europeo è comunque una sorta di inciso, il
punto centrale dell’esposizione del premier è questo messaggio: 36 miliardi di manovra,
non si aumentano le tasse, si
riduce la pressione fiscale di 18
miliardi, «siamo in presenza di
una profonda novità della finanza italiana, credo che sia
un grandissimo messaggio
che va al cuore degli italiani e
delle italiane».
Messaggio che va diretto anche a una categoria particolare,
gli imprenditori: la riduzione
ulteriore del costo del lavoro, i
benefici fiscali di questa manovra, aggiunge Renzi, significano anche e soprattutto che
«per chi vuole assumere verranno meno tutti gli alibi. Si
può dire all’imprenditore, visto
che ti tolgo dall’Irap la componente lavoro: di più che vuoi?».
E gli alibi verranno meno
anche per le Province, che
avranno nei prossimi tre anni
un miliardo in meno all’anno
da spendere, «dovranno dimagrire, c’è una legge che ha cam-
Della Valle
Nel pomeriggio
telefonata
tra il premier
e Diego Della Valle
biato le cose». Ai giornalisti:
«Vedo le vostre facce, sono
contento, sono stato chiaro».
Continuano a scorrere le slides «che non tutti amano, su
cui tanti ironizzano, ma che
sono importanti». Entro la
mezzanotte una lettera con i
contenuti principali della manovra dovrà essere inviata alla
Commissione di Bruxelles. Le
agenzie battono che in giornata Renzi ha sentito al telefono
Diego Della Valle. E il tonfo delle Borse? Con una battuta Padoan liquida così: «Magari
muovessimo i mercati».
Marco Galluzzo
[email protected]
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● Entro il 30
ottobre, se ci
saranno progetti
governativi non
conformi e
in grave
sbilancio, la
Commissione
europea ha il
potere di
bocciarli. I due
Paesi più a
rischio sono
Italia e Francia
● Il dato del
deficit della
Francia è il 4,3%
del Pil, contro il
3% richiesto
dall’Ue. Il
presidente
François
Hollande sta
negoziando con
l’Europa e la
Germania per
accordarsi con il
governo
tedesco: la
cancelliera
Angela Merkel
non dovrebbe
sposare
eventuali
sanzioni decise
da Bruxelles
contro la Francia
chiedendo in
cambio a
Hollande una
lista vincolante
delle riforme
strutturali da
varare
● Altra
sorvegliata
speciale è la
Grecia, che tre
giorni fa ha
annunciato di
voler rinunciare
alla rete di
salvataggio di
Ue, Banca
centrale
europea e
Fondo
monetario
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES Chi sarà la Cenerentola, quella salvata dal principe
che sta a Berlino più che a Bruxelles? A mezzanotte, molte luci sono accese ai piani alti della
Commissione europea: uno
dopo l’altro arrivano le migliaia
di pagine dei piani di Stabilità
elaborate da tutti i governi europei. L’anno scorso, passata
mezzanotte, si intrecciò un curioso minuetto fra Roma e Bruxelles: non ci è ancora arrivato
nulla, diceva Bruxelles, vi abbiamo spedito tutto, ribatteva
Roma. E così per molte ore, euro-giallo burocratico.
Quest’anno, si giura sulla
puntualità. Anche perché la
posta in gioco è davvero enorme: entro il 30 ottobre, se ci saranno progetti governativi in
grave sbilancio, la Commissione europea potrà e dovrà bocciarli, sotto lo sguardo di Angela Merkel. E già si sa bene dove
sono oggi le maggiori aree di
rischio: Francia, e Italia. La
Francia, oggi «cicalona» d’Europa, almeno per il deficit sta
molto peggio dell’Italia (al 4,3%
del Pil, contro il 3% richiesto
dalla Ue), ma negozia apertamente con la Ue e con la Germania. Nelle ultime ore Parigi
avrebbe concluso un’ipotesi di
accordo con il governo tedesco,
per cui quest’ultimo non sposerà eventuali sanzioni decise
da Bruxelles contro la stessa
Parigi, e chiederà in cambio a
François Hollande una lista
precisa e vincolante delle riforme strutturali pronte al varo.
L’Italia continua a smentire invece ogni trattativa, con Bruxelles o Berlino, ma è credibile
che lo faccia solo per motivi
tattici-diplomatici.
C’è una concreta speranza
anche per lei, comunque. Simon O’Connor, portavoce del
neocommissario alla crescita
Jyrki Katainen, ha spiegato che
solo dopo le previsioni economiche d’autunno, attese per
novembre, Bruxelles dirà a Roma di quanto debba aggiustare
il suo deficit strutturale. La situazione è peggiorata per tutti,
lo sforzo richiesto all’Italia potrebbe essere ridotto strada facendo. È per questo, e si spiega
con i paradossi in cui vive immersa l’Europa, che il sottosegretario alla presidenza del
Consiglio Sandro Gozi parla di
«ottima notizia», se «anche la
Commissione europea prende
atto che rispetto a sei mesi fa la
situazione economica si è degradata».
Molti occhi sono puntati anche sul piano di Stabilità presentato dalla Grecia, che proprio 3 giorni fa ha annunciato
di voler rinunciare alla rete di
salvataggio tesa da Ue, Bce e
Fondo monetario internazionale. Non ne ha più bisogno,
dice, e in effetti lo stato generale delle sue finanze sembra migliorare. Ma quanto credito
venga dato all’ottimismo ellenico, lo dimostra la reazione
delle Borse: Atene meno 9,3%,
Milano meno 4,4%, giù anche
Wall Street, dove andrà a nascondersi Cenerentola?
Luigi Offeddu
[email protected]
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
6
Primo piano Il summit dell’Asem
Il premier vietnamita
Hong Kong
«La Cina
è il vicino
ma il partner
è l’Occidente»
La polizia attacca
i manifestanti
Gli scontri più duri dall’inizio
della protesta. I blitz della
polizia contro i manifestanti, a
Hong Kong, sono stati così
violenti che gli stessi vertici
delle forze dell’ordine hanno
sospeso alcuni agenti. Ci sono
stati manifestanti picchiati
mentre erano ammanettati.
Un centinaio gli arresti ( foto
Reuters).
L’Ucraina plana sul vertice
Alla riunione Europa-Asia incontro a due fra Putin e Poroshenko
Partecipano i leader di 50 Paesi che valgono la metà del Pil mondiale
Il segno del successo — o
meno — del vertice Asem che
si apre oggi a Milano sarà da
cercare, più che nel comunicato finale, negli occhi di ghiaccio di Vladimir Putin. I leader
di cinquanta Paesi di Europa e
Asia si incontrano per due
giorni: portano in valigia metà
del Prodotto lordo mondiale e
il 70 per cento del commercio.
Ciò nonostante, la rilevanza
economica dell’Asia-Europe
Meeting potrebbe essere messa in ombra dalle tensioni geopolitiche, in crescita in quest’area che conta il 60 per cento
della popolazione del pianeta:
soprattutto quelle tra Russia e
Ucraina.
La speranza nutrita da chi
organizza l’incontro — l’Italia
in quanto presidente di turno
della Ue — è che si possa registrare e mettere agli atti qualche passo distensivo tra Mosca
e Kiev. A parlare a quattr’occhi
con Putin ci proveranno tra gli
altri Matteo Renzi e Angela Merkel. Soprattutto, venerdì mattina si terrà una riunione informale sulla crisi in Ucraina: vi
parteciperanno, oltre al presidente russo e a quello ucraino
Petro Poroshenko (che avranno anche un incontro a due), il
premier italiano, la cancelliera
tedesca, il presidente francese
François Hollande, il primo
ministro britannico David Ca-
meron e i presidenti uscenti
della Commissione Ue e del
Consiglio europeo José Manuel
Barroso e Herman Van Rompuy. Che gli occhi di Putin si
abbassino è improbabile: si
tratterà di vedere se faranno
trasparire intenzioni e prossimi passi.
Sempre nella sfera geopolitica, ieri la signora Merkel ha invitato la Cina, le Filippine e il
Vietnam a trovare intese sulle
dispute territoriali che contrappongono Pechino ai Paesi
costieri del Mare Cinese Meridionale, bacino strategico per i
commerci in una delle aree a
maggiore crescita economica.
Non è però il caso di trattenere
il respiro: passi avanti su questo versante non sono attesi.
L’altra metà, quella degli affari, del vertice Asem — che ha
come tema la Partnership responsabile per la crescita e la
sicurezza — ha già avuto un
primo momento ieri, che proseguirà stamattina, nell’AsiaEurope Business Forum (ci sarà
anche il premier giapponese
Shinzo Abe) e continuerà nelle
riunioni dei leader. Gran parte
del business, soprattutto con il
premier cinese Li Keqiang, gli
europei lo hanno però già fatto
in incontri bilaterali.
Danilo Taino
@danilotaino
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Primo ministro
Il vietnamita
Nguyen Tan Dung
L’agenda
● Il vertice
Asem, decimo
incontro tra gli
Stati membri
del forum tra
Europa ed Asia,
inizia
ufficialmente
oggi, con
l’arrivo dei 50
capi di Stato e
di governo,
accolti dal
premier Matteo
Renzi al
padiglione
Milano
Congressi
● Nel
pomeriggio
incontri
bilaterali tra le
delegazioni e le
due sessioni di
lavoro sulla
cooperazione
finanziaria ed
economica e le
modalità di
intervento
politico nelle
aree di crisi
mondiali
● Alle 20 cena
di gala offerta a
Palazzo Reale
dal presidente
della
Repubblica
Giorgio
Napolitano
● Domani
mattina ancora
opportunità per
incontri
bilaterali,
quindi, alle 9 e
30, sessione
finale sul
dialogo tra
Europa ed Asia
e il futuro
dell’Asem. Alle
13, conferenza
stampa finale
Il suo Paese è al centro di una delicata disputa territoriale con la Cina che tuttavia coinvolge
diverse nazioni che si affacciano sul Mar Cinese
Meridionale. È la prima seria crisi nell’area in
decenni. Nel 1979, Cina e Vietnam si affrontarono in un breve ma sanguinoso conflitto, nonostante i trascorsi d’amicizia. Qual è la situazione oggi?
«Vietnam e Cina saranno per sempre vicini di
casa — dice al Corriere Nguyen Tan Dung, il primo
ministro di Hanoi, a Milano per il vertice Asem —.
Noi non smettiamo di sperare che i nostri due Paesi faranno di tutto per mantenere stabile la regione in uno spirito di amicizia che consenta di approfondire la partnership strategica — con praticità e dedizione — in modo da generare benefici
per le due parti e contribuire alla pace, alla stabilità e allo sviluppo della regione. Tutte le dispute di
sovranità nel Mare Orientale (il Mar Cinese Meridionale, ndr) devono essere risolte in modo pacifico sulla base delle leggi internazionali, escludendo l’uso ma anche la minaccia dell’uso della
forza. Dopo che Pechino ha ritirato la piattaforma
petrolifera dai nostri mari, Vietnam e Cina hanno
accettato di lavorare insieme in questo senso».
Hanoi si è ravvicinata al suo antico nemico,
gli Stati Uniti. Come vede oggi il ruolo dell’America nella regione?
«Sono ormai venti anni che Vietnam e Stati
Uniti hanno normalizzato le relazioni. Nel luglio
2013 abbiamo firmato un trattato di cooperazione
che ha segnato un momento fondamentale nel
progresso dei legami bilaterali, compresi i settori
della difesa e della collaborazione sulla sicurezza.
L’andamento
Pil in Vietnam
6,8%
7
6,3%
6,0% 6,1%
6
5,5%
5,3%
5
2009
2010
* primi sei mesi
2011
2012
2013
2014*
d’Arco
Il 2 ottobre scorso, inoltre, Washington ha annunciato ufficialmente la revoca parziale dell’embargo
sulle armi dirette ai nostri apparati di difesa marittima. Questo è un passo importante nella direzione di un’ulteriore partnership strategica tra i
due Paesi».
Veniamo all’Italia, Paese che ospita il vertice
Asem. Come giudica le relazioni tra Roma e Hanoi?
«Vietnam e Italia hanno stabilito relazioni diplomatiche nel gennaio 1973: Roma è stata una
delle prime nazioni d’Occidente a riconoscerci
dopo gli accordi di pace di Parigi. Non dimenticheremo mai il vostro sostegno alla nostra lotta di
indipendenza e riunificazione nazionale. Negli ultimi quarant’anni la tradizionale amicizia tra Vietnam e Italia è fiorita in ogni campo, dall’economia
al commercio, dalla cultura alla scienza, dall’istruzione alla difesa. Dal gennaio 2013, con la visita in
Italia di Nguyen Phu Trong, segretario generale
del Partito comunista vietnamita, siamo partner
strategici. Apprezziamo molto l’organizzazione da
parte dell’Italia del vertice Asem, qui a Milano:
speriamo di contribuire al suo successo, rafforzando i rapporti tra Asia ed Europa, che noi coltiviamo con decisione».
A Milano si parlerà molto di economia. Ma
anche cultura e turismo sono una parte importante dei rapporti bilaterali tra le nazioni: a che
punto siamo in questi settori?
«In Vietnam, per rimanere alle relazioni tra i
nostri due Paesi, l’Italia è percepita come uno dei
centri della cultura mondiale, nazione di buon
calcio e ottima cucina, apprezzata ben oltre le sue
frontiere. E poi da noi ancora si parla del viaggio
del cargo Australe, che nel 1973 salpò da Genova
per portare aiuti ai vietnamiti esausti per il lungo
conflitto, superando incredibili difficoltà per attraccare a Hai Phong nonostante l’embargo. Siamo uniti da accordi di amicizia e cooperazione bilaterale. Gli scambi culturali, il turismo non potranno che approfondire e migliorare i già stretti
legami tra i nostri due popoli».
Paolo Salom
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Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
7
Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
8
Primo piano Borse e petrolio
Ripresa mondiale in forse: consumi Usa in calo, la crisi greca non è finita
Piazza Affari perde il 4,4%, Wall Street cade. Tutti vogliono i Bund
Torna l’incertezza, mercati a picco
276
miliardi
capitalizzazione
bruciata ieri dai
listini azionari
europei
2,8
per cento
Il deficit Usa sul
Pil, sceso a 483
miliardi di
dollari
1,27
il cambio
dell’euro sul
dollaro, dopo
aver toccato un
picco sopra
quota 1,28
0,3
per cento
il tasso medio
di inflazione
nell’eurozona
a settembre
-0,3
per cento
il calo delle
vendite
al dettaglio
negli Stati Uniti
in settembre
La giornata sui listini
Cronaca di un crollo di Giovanni Stringa
Milano
19.046
18.839
-4,44%
18.633
18.425
09.01
11.48
14.35
Londra
6.400
6.350
6.300
6.250
6.200
-2,83%
-2,87%
È iniziata a mezzogiorno esatto l’ondata di vendite
che ha travolto Piazza Affari. Dopo una mattinata
tranquilla, con i primi secondi del pomeriggio è partita
la lunga discesa. La stessa cosa era già successa in
alcune pesanti sedute di inizio estate 2011, con le
prime avvisaglie della tempesta sul debito italiano: in
quei giorni, allo scoccare dell’ora piena, arrivarono
dall’estero una marea di ordini di vendite. Ma adesso,
a differenza del 2011, i forti segni meno valgono in
tutti i mercati principali. E i crolli, più che a gradino,
sono una costante discesa obliqua.
160
12.00
150
Madrid
8.700
165 punti base
170
17.30
Francoforte
8.800
Mezzogiorno di fuoco
Lo spread Btp/Bund
-3,59% 140
10.100
12.00
9.900
8.600
8.500
9.700
euro/dollaro
1,27
12.00
12.00
Atene
310
Parigi
4.100
4.050
4.000
3.950
3.900
-3,63%
-6,57%
300
290
280
12.00
83,37
dollari
quotazione
del barile
di petrolio
11.00 12.00 13.00 14.00
Fonte: Borsa italiana
MILANO Neanche la straordinaria liquidità in circolazione, favorita dai tassi di interesse più
bassi della storia in America, in
Europa e in Giappone, è ormai
sufficiente a tamponare l’enorme incertezza che domina il
pianeta. E i mercati, che di solito anticipano la tendenza, ieri
non lasciavano dubbi, con l’indice Stoxx 600 scivolato ai minimi dell’anno e 276 miliardi di
capitalizzazione spazzati via in
Europa. Milano, dove il Ftse
Mib è caduto del 4,4%, ancora
una volta è stata la Borsa peggiore del continente, azzerando
i guadagni da inizio anno.
Anche gli altri listini hanno
chiuso la seduta in profondo
rosso: il Ftse 100 di Londra ha
perso il 2,8%, il Dax di Francoforte il 2,9%, il Cac 40 di Parigi il
3,6%, l’Ibex di Madrid il 3,5%,
mentre Atene è arrivata a cedere più del 9%, per terminare in
ribasso del 6,6%. A Wall Street,
a 2 ore e mezzo dalla chiusura,
il Dow Jones era in calo di 450
punti (-2,6%), il Nasdaq del
2,2%, e lo S&P 500 era tornato
ai valori di fine dicembre 2013
2,41%
il rendimento
Btp
a 10 anni
Corriere della Sera
(-2,7%). Poi nel finale le perdite
sono state più contenute.
La fuga dalle azioni ha spinto
in alto i prezzi dei Bund, bene
rifugio in tempi di forte volatilità, e il loro rendimento ha toccato un nuovo minimo sotto
0,8%, e inevitabilmente lo
spread dei Btp decennali si è allargato a 165 punti, dopo aver
toccato quota 172. Oltreoceano
Crolla il petrolio
Il prezzo del brent ieri
è sceso a 83,37 dollari
al barile dopo il calo
del 4,3% di martedì
il prezzo dei titoli del Tesoro
americano decennali scendeva
sotto il 2%.
Il crollo dei principali listini
indica che il mondo è di nuovo
nei guai. Guai seri. Il pericolo
deflazione, anziché diminuire,
è aumentato, con il tasso medio
d’inflazione sceso fino allo 0,3%
nell’eurozona. La disoccupazione è ancora alta, soprattutto tra
i giovani. La ripresa non solo resta debole, fragile e disomogenea, ma l’economia dell’area
dell’euro rischia di cadere in recessione un’altra volta se la Germania si fermerà. Lunedì il governo di Berlino ha tagliato le
stime sul Pil a +1,2% per quest’anno, ma i quattro maggiori
istituti di ricerca tedesca e il
Fmi sono più pessimisti. Perciò
la Grecia, ieri accusata di aver
affossato i listini europei, in realtà è solo l’ultima scusa per innescare l’ondata di vendite. Atene ha chiesto di accelerare
l’uscita dal programma di aiuti
della troika, mentre l’agenzia di
rating Fitch lanciava un allarme
sullo stato patrimoniale delle
sue banche in attesa dei risultati degli stress test.
L’Europa non riparte, la Cina
rallenta, e le altre economie
emergenti frenano. Ma gli Stati
Uniti non possono più trainare
da soli l’economia globale, anche perché l’economia americana continua a espandersi in
maniera «moderata» secondo i
12 indici misurati dalla Federal
Reserve, come emerge dal «Bei-
ge Book». Perfino il dato sulla
disoccupazione, scesa al 5,9%,
ai livelli precrisi, non racconta
tutta la verità sul mercato del lavoro, perché i salari non crescono all’infuori di pochi settori
industriali. Ulteriori segnali
della fragilità degli Stati Uniti
sono arrivati dai dati sulle vendite al dettaglio, cadute dello
0,3% in settembre, a causa di
una frenata degli acquisti di auto, benzina, mobili e vestiti,
contro un aumento del 4,3% nei
12 mesi passati. E anche l’indice
manifatturiero Empire si è rivelato molto inferiore alle previsioni.
Ma i segnali di debolezza
globale si moltiplicano: le scorte di petrolio ai massimi, mentre il prezzo del brent scende fino a 83,37 dollari al barile, e il
Wti oscilla intorno agli 80 a dollari al barile, sono la spia di una
domanda modesta. E quando
domina l’incertezza tutto serve
per alimentare la speculazione,
anche la paura di Ebola.
Giuliana Ferraino
@16febbraio
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Syriza e Mrs Clooney
C’è un mix da tragedia greca tra le cause dei crolli di
ieri: un report di Fitch sulla necessità di ricapitalizzare
le grandi banche elleniche, un sondaggio che vede il
partito di sinistra radicale Syriza più forte della
somma di conservatori e socialisti, i rumor su elezioni
anticipate (poi smentiti) e le tentazioni di Atene di
uscire dai piani di salvataggio (e dai controlli) europei,
ridimensionate in serata. Nella crisi dell’economia,
Atene si è consolata con la cultura: la signora
Clooney, l’avvocatessa Alma neo sposa dell’attore
George, ha incontrato il premier greco per aiutarlo a
riavere da Londra i marmi del Partenone.
Usa, deficit alla tedesca
Le due locomotive occidentali danno segni
d’inceppamento: dopo la Germania i giorni scorsi, ieri
i dati negativi sono arrivati dagli Stati Uniti, dal calo
dei consumi al crollo di un’indice sull’attività
industriale. Ironia della sorte: negli Usa della politica
monetaria ultra espansiva e dei pesanti disavanzi per
finanziare la crescita — misure poco «tedesche» — il
deficit pubblico è appena sceso sotto il 3% del Pil (al
2,8%, il minimo dal 2007) raggiungendo un obiettivo
molto «tedesco», dentro i parametri di Maastricht. Ma
questo ai mercati non è bastato.
Ebola e la speculazione
Non poteva mancare poi la speculazione, tra le
ragioni del crollo. I venti ribassisti hanno fatto leva un
po’ su tutto, dai timori per la recessione alle paure per
i nuovi casi di Ebola, che hanno colpito per esempio le
azioni delle compagnie aeree. Tutto può tristemente
venire comodo a chi gioca al ribasso. Giù anche il
greggio. Una buona fetta dell’enorme liquidità, usata
fino a poco fa per fare acquisti, ieri è tornata indietro
ai portafogli di partenza. Sono un po’ gli alti e bassi
della finanza. Peccato che Piazza Affari ai massimi del
2014 valeva ancora la metà dei picchi del 2007.
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Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
Il caso
9
Il progetto del maxi gasdotto
I numeri
di Stefano Agnoli
R. Ceca
931 chilometri
la lunghezza del tratto
sottomarino
63 miliardi di metri cubi l’anno
la capacità a regime
delle 4 linee previste
● La «corrente
del Sud», il
South Stream,
è il gasdotto
gemello del
«Nord
Stream», già
operativo e che
collega
attraverso il
Mar Baltico la
Russia e la
Germania.
Voluto negli
anni 20062007 dal
presidente
russo Vladimir
Putin dovrebbe
consentire di
aggirare da
Sud, attraverso
il Mar Nero,
l’Ucraina,
impedendo
così che da
Kiev si possano
interrompere le
forniture.
Secondo il
progetto,
avviato
ufficialmente a
dicembre
2012, a regime
il gasdotto
dovrebbe
arrivare a
trasportare 63
miliardi di metri
cubi, più di un
terzo di quanto
il monopolista
russo Gazprom
fornisce ogni
anno
all’Europa.
Dopo il
conflitto con
l’Ucraina,
l’Unione
Europea ha
«congelato» il
suo assenso al
progetto
MILANO Nel porto bulgaro di
Burgas la Castoro Sei della Saipem ha già iniziato a saldare i
tubi che verranno posati sul
fondale del Mar Nero: sono i
primi pezzi d’acciaio da dodici
metri l’uno che serviranno a coprire i 931 chilometri che separano la costa bulgara da quella
russa. A breve anche la Saipem
7000 varcherà il Bosforo, in direzione però del litorale russo.
La previsione che il grosso dei
lavori inizi prima di fine anno
«non è cambiata», spiegano alla South Stream Transport, la
joint-venture al 50% della russa
Gazprom che insieme all’Eni
(20%) alla francese Edf e alla tedesca Wintershall (15% ciascuno) ha il compito di costruire il
(cruciale) tratto sottomarino
del gasdotto verso l’Europa occidentale.
In realtà, però, la situazione è
più complicata di quanto appaia dalle prese di posizione ufficiali: il South Stream, la «corrente del Sud» fortemente voluta negli ultimi sette anni dal
presidente russo Vladimir Putin per aggirare l’Ucraina passando dal Mar Nero (e in origine progettata solamente con
l’italiana Eni), è in bilico.
La crisi ucraina ha preso il
sopravvento. Prima le sanzioni
su petrolio e banche russe volute da Obama lo scorso luglio,
poi il 18 settembre la risoluzione del Parlamento europeo che
ha chiesto agli Stati membri di
annullare gli accordi intergovernativi, infine la posizione
della renziana Federica Mogherini, Alto rappresentante della
politica estera comunitaria: «Al
momento non ci sono le condizioni politiche», ha spiegato riferendosi proprio al gasdotto.
Un bel mutamento dallo scorso
maggio, quando prima del G7
energia di Roma il premier
Matteo Renzi dichiarava: noi
siamo per confermare l’impegno del South Stream.
Sta per scattare il fischio finale? Possibile, anche se sembra difficile che possa essere
annunciato alla vigilia di un inverno che si prospetta complicato sul fronte delle forniture di
gas. Di certo il dossier South
Stream è ben presente sul tavo-
● Il commento
Paure e rischi reali
SEGUE DALLA PRIMA
Ai dubbi sulla solidità della crescita americana si
sommano le tendenze deflattive diffuse ben oltre i
Paesi in recessione e i timori sulla Grecia.
Certo non giova la sensazione che il virus Ebola si
stia gradualmente ma inesorabilmente
trasformando in un’epidemia globale dai confini e
dai rischi poco calcolabili. Le Borse sono crollate,
le europee più delle altre e quella di Milano tra le
peggiori. Non per caso, lo spread tra il Btp e il
Bund tedesco ha toccato i 173 punti dopo mesi di
bonaccia. Poche cattive notizie unite al
nervosismo possono cancellare agli occhi dei
mercati i progressi che separano la situazione di
oggi dall’autunno 2011.
In Europa si avvicina il prossimo completamento
dell’esame dei bilanci bancari, mentre sta
entrando a regime il nuovo programma Bce di
sostegno finalizzato al credito. Già ora le politiche
di Mario Draghi, pur sottoposte ai vincoli della
Bundesbank, hanno prodotto qualche
Austria
Croazia
2.200 metri
la profondità massima
del gasdotto
I soci di South Stream Transport
(la società che ha l’incarico
di costruire il tratto sottomarino)
Edf
15%
Romania
Bosnia
Erzegovina
Montenegro
Wintershall*
15%
Serbia
*gruppo Basf
Anapa
Burgas
Kosovo
ITALIA
Russia
Eni
20%
Gazprom
50%
Ungheria
Slovenia
300.000
i tubi da 12 metri (diametro
di 81 centimetri l’uno)
necessari al completamento
dell’opera
Il progetto
Ucraina
Slovacchia
Bulgaria
Mar Nero
Georgia
Macedonia
Albania
Grecia
Turchia
Corriere della Sera
South Stream gasdotto della discordia
Il duello con Putin e i dubbi dell’Eni
Il «tubo» offshore per aggirare Kiev. Il gruppo italiano: solo un investimento finanziario
lo del consiglio di amministrazione dell’Eni, e altrettanto certamente costituisce uno dei temi di discussione del forum euroasiatico che vede oggi a
Milano lo stesso Putin. Qualcosa di più si potrà forse sapere il
4 novembre, quando il ceo dell’Eni, Claudio Descalzi, si presenterà alla commissione Industria del Senato per un’audizione. Il presidente, il senatore pd
Massimo Mucchetti, si è esplicitamente pronunciato per una
definitiva uscita dall’avventura
South Stream.
Ma la cautela, almeno nel
breve periodo, pare d’obbligo. E
caute sono le dichiarazioni dell’Eni, che risponde di «non avere novità sulla partecipazione»
aggiungendo, un po’ burocraticamente, di essere solo «azionista di minoranza» in un progetto che viene monitorato costantemente «per assicurare
coerenza con gli obiettivi di disciplina finanziaria». Faccenda
delicata quindi, che per di più
si snoda in contemporanea con
lo scandalo nigeriano che ha
messo sotto pressione il suo
amministratore delegato.
Rispetto ai primi anni della
gestione di Paolo Scaroni, comunque, la posizione dell’Eni
sul progetto è cambiata. Tramontata l’era dell’«amico Putin», archiviati i progetti di
sbarcare nel ricco upstream
russo, rinegoziati i contratti di
fornitura del gas siberiano con
La vicenda
● Gazprom, il
monopolista
russo del gas
guidato da
Alexei Miller
(foto sopra) è il
maggior
azionista del
South Stream,
il gasdotto
progettato per
aggirare
l’Ucraina da
Sud. L’Eni ha il
20% (sotto il
ceo Claudio
Descalzi)
miglioramento nell’accesso al credito nei Paesi del
Sud Europa, come anche indicato dai dati Abi per
l’Italia. La Grecia, forse si vuole sottrarre alla
troika, ma assieme alla Spagna e all’Irlanda ha
fatto segnare un ritorno al segno più che non
compensa le perdite ma inverte significativamente
le tendenze recessive degli ultimi anni.
In Italia un programma caotico di riforme si sta
trasformando in una serie di misure più credibili
che mettono l’economia al centro, mentre il
governo appare determinato a proseguire con gli
sgravi fiscali estendendo la platea di beneficiari
alle famiglie numerose e alle imprese. Ma i
progressi rispetto al 2011 sono gocce nel mare se
prevale la paura.
Ancora una volta l’Europa si trova a danzare sul
precipizio, dopo aver sprecato mesi di
opportunità. Sarebbe invece ora che, con un misto
di flessibilità sul rigore di bilancio e di
determinazione nella prosecuzione delle riforme,
si trovasse la forza di tirarsi fuori una volta per
tutte dal precipizio. Il tempo per farlo si accorcia
ma non è ancora troppo tardi.
Francesco Daveri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
l’ultima firma dello scorso
maggio, a Metanopoli il South
Stream non è più ritenuto una
strategica pedina di scambio:
«Per noi è un investimento finanziario», si dice, e non è un
mistero che per l’ «oilman» Descalzi il fulcro del gruppo sia la
produzione di petrolio, e, dal
punto di vista geografico, l’Africa piuttosto che la Russia o il
Caspio. Il petrolio, per inciso,
rende assai più del progetto
con Gazprom, destinato a subire anche la concorrenza del
Tap, il gasdotto dall’Azerbaigian bloccato per ora dai comitati locali pugliesi.
Ma quali sono i numeri in
gioco? Finora il gruppo petrolifero dovrebbe avere messo sul
piatto una cifra intorno a 200250 milioni di euro. Con l’avvio
dei lavori, però, il peso finanziario è destinato a salire: secondo le ultime indiscrezioni
di fonte moscovita il costo dell’intero progetto sarebbe cresciuto a 23,5 miliardi, di cui 14
miliardi per la sezione offshore.
Il che significherebbe, per l’Eni,
un impegno di 2,8 miliardi di
euro (20%) se Gazprom non riuscisse — a causa dell’embargo
finanziario — a mettere in piedi un consorzio bancario. È vero che la Saipem, controllata
dell’Eni (ma in corso di dismissione e anch’essa non più «strategica») ha messo in carniere
contratti per 2,4 miliardi. Resta
che all’interno del board del Cane a sei zampe c’è chi pensa che
quei 2,8 miliardi «teorici» potrebbero trovare un impiego
più profittevole. Un punto di vista che si basa su una possibilità concreta: l’Eni ha in tasca il
diritto di lasciare l’azionariato
Le condizioni
L’Eni può uscire se
Gazprom non trova i
finanziamenti o se non
adempie alle regole Ue
di South Stream Transport senza colpo ferire. Nel 2012, infatti,
il gruppo petrolifero aveva subordinato il «sì» all’avvio del
progetto a due condizioni precise: che si finanziasse da solo
senza richiedere garanzie dei
soci e che fosse in regola con la
normativa Ue che prevede che
chi produce gas (Gazprom) non
possa anche trasportarlo. Il cosiddetto «third party package».
Nessuna si sta verificando e se
altri azionisti di minoranza di
South Stream (ad esempio i
francesi di Edf) decidessero di
fare ricorso a una delle clausole
potrebbero automaticamente
esercitare una «put», cioè un
diritto di vendita al socio russo.
Ma Gazprom, e l’inquilino
del Cremlino, che reazione
avrebbero? Meglio lasciare passare l’inverno. E magari limitarsi a scendere al 10% del gasdotto
della discordia senza scontentare nessuno.
@stefanoagnoli
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
JACOBCOHEN.IT
10
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
11
Politica
● La Nota
di Massimo Franco
UNA STRATEGIA
CONTROVERSA
CHE NON PREVEDE
PASSI INDIETRO
N
el giorno in cui il governo approva la
legge di Stabilità, l’opposizione cerca
di rovinargli la festa. E l’Unione
Europea trasmette messaggi scettici
che sembrano preludere ad una
bocciatura, o al massimo ad una promozione
con riserva. Matteo Renzi continua a dire e far
dichiarare ai suoi che tutti i provvedimenti sono
coerenti con gli impegni presi: un modo per
tentare di scoraggiare l’opposizione più arcigna
del fronte del rigore finanziario; e per
anticipare che lo combatterà. Il fatto che l’altro
giorno al Senato la maggioranza si sia salvata in
uno scrutinio per un solo voto, fa dire a una
Forza Italia costretta a un po’ di opposizione:
«Renzi non ha la maggioranza» per realizzare le
sue riforme. Ma anche su questo, l’impressione
è che Palazzo Chigi riuscirà a trovarla di volta in
volta, seppure tirandosi addosso molte critiche.
Certamente, la sensazione è di un governo
affannosamente alla ricerca di far quadrare
molti cerchi insieme. Il ritardo col quale ieri è
cominciato il Consiglio dei ministri è stato
spiegato con l’esigenza di aggiustare le ultime
misure della legge di Stabilità da presentare alla
Commissione europea.
In serata è filtrata la notizia di una manovra non
più di 23 miliardi di euro, e nemmeno di 30 ma
di 38: una lievitazione che riflette la disperata
ricerca di coperture, di riduzioni fiscali e di
sacche di spesa pubblica da tagliare. Rispunta
anche una legge sul Trattamento di fine
rapporto (Tfr), apparsa e sparita più volte. È
chiaro che negli ultimi giorni Renzi e il ministro
dell’Economia, Pier Carlo Padoan, hanno
dovuto rifare i conti cercando di prevenire le
obiezioni di Bruxelles. Le difficoltà, tuttavia,
sono così diffuse e generalizzate, tra
l’emergenza dell’epidemia di Ebola, il tonfo
delle Borse in Europa e Stati uniti e le tensioni
con la Russia, da disegnare scenari difficili da
decifrare nel medio periodo: uno sfondo che
sarà confermato nel vertice euroasiatico in
Le mine
Zig zag di Renzi tra legge di Stabilità,
resistenze interne
e scetticismo del partito
del rigore europeo
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Assenti, dissidenti e soccorritori
I numeri (risicati) del Senato
Dopo 19 scrutini
Nuova fumata nera
per la Consulta:
L’ipotesi del rinvio
in attesa di un accordo
Il governo avrebbe dieci voti in più, ma spesso rischia. Il peso degli ex 5 Stelle
ROMA L’ex ministro Mario Mauro (centrista, ex Forza Italia, forse sulla via del ritorno nella casa di Berlusconi) di entrate e di
uscite dalle maggioranze ne sa
qualcosa. E dunque spiega: «Il
dato politico del voto al Senato
dell’altra sera, quando il governo ha rischiato la figuraccia, ottenendo il minimo dei voti necessari, 161, è uno solo. Se qui
manca la stampella azzurra,
l’esecutivo al Senato balla. Il rischio c’è ogni volta che si vota
qualcosa di importante». E
Mauro dice tutto questo dopo
una missione di due giorni in
Kurdistan con il capogruppo di
FI Paolo Romani con il quale
non ha certo parlato solo di politica estera.
Ieri, negli uffici che contano
del Senato è stata molto puntigliosa l’analisi dei tabulati con
gli assenti che hanno rischiato
di provocare un incidente davvero pericoloso per il governo.
La risoluzione alla nota di variazione del Def, che autorizza il
Segnali
Langella, appena
entrato in Ncd, si è
dimenticato di votare
con il nuovo gruppo
rinvio del pareggio di bilancio
al 2017, prevedeva la maggioranza assoluta del plenum: 161
voti, non uno di meno. La maggioranza potenzialmente ne ha
171 ma si è aperto un buco di
ben 11 voti e solo il soccorso dell’ex grillino Luis Orellana ha
salvato la barca dal naufragio
della manovra di bilancio.
Gli assenti della maggioranza al momento del voto (il presidente Pietro Grasso non partecipa) erano, oltre a Mauro e al
suo compagno di partito Tito Di
Maggio, il presidente Pier Ferdinando Casini (Udc) in missione a Ginevra, i dem Renato Turano (negli Usa) e Ignazio Angioni, il giuslavorista Pietro
Ichino di Sc (bloccato da seri
problemi di famiglia), Pietro
Langella (neo transfuga di Gal
passato all’Ncd), Lorenzo Battista (Autonomie) e almeno due
senatori a vita: Mario Monti
(che da tempo evita i voti di fiducia) ed Elena Cattaneo (che
ROMA Al 19° scrutinio senza quorum (570 voti,
3/5 del plenum), l’accordo sull’elezione dei due
giudici della Consulta è ancora lontano e per
questo Pd e Fi stanno iniziando un deciso
pressing sui presidenti delle Camere perché si
prenda «una pausa di riflessione»: altrimenti,
come sostiene la senatrice dem Rosa Maria De
giorgi, «senza accordo il voto diventa un
esercizio inutile e dannoso». Il calendario però è
implacabile: il 9 novembre è la data entro la
quale il capo dello Stato dovrà nominare altri
due giudici delle leggi per sostituire Sabino
Cassese e Giuseppe Tesauro, entrambi in
scadenza.
Il 7 ottobre, Giorgio Napolitano, lamentando «la
frammentazione e la conflittualità che segnano
gli schieramenti parlamentari», scrisse che le
«sue» nomine sarebbero state fatte «con la
massima tempestività». E a questo punto,
qualcuno teme che il Presidente faccia prima per
mettere in mora il Parlamento. Mentre altri
sperano che questo avvenga in modo, semmai,
di «correggere» le scelte presidenziali (dove,
però, lo spirito della Carta suggerirebbe il
contrario). Oggi si torna a votare scheda bianca
(secondo le indicazioni di Pd e FI) mentre un
centinaio di serissimi burloni guidati dal
vicepresidente del Senato Roberto Calderoli
stanno conducendo la loro battaglia contro il
La richiesta
Su carta
intestata
della Camera,
il deputato
Bruno
Tabacci del
Centro
democratico
abbozza la
richiesta da
parte del
gruppo di
aderire a Per
l’Italia,
gruppo
presieduto
da Lorenzo
Dellai, e
scrive: la
formazione
«potrebbe
denominarsi
Centro
democratico
per l’Italia»
(Ansa)
però non votò la riforma costituzionale).
Altre due nomine del capo
dello Stato sono fuori dal conteggio, come Renzo Piano e
Carlo Rubbia, perché meno
presenti in aula.
Invece erano presenti e fedeli
alle direttive della maggioranza
i dissidenti del Pd Walter Tocci,
Corradino Mineo, Felice Casson e Massimo Mucchetti puntellando il governo. Così come
non sono mancati i voti di quel-
Le forze sulla carta
13
Scelta
civica
Gal
12
la metà di Gal che guarda con
simpatia a Renzi: Michelino Davigo e Paolo Naccarato.
La new entry Langella non ha
fatto la differenza perché già in
passato aveva votato a favore del
governo: l’altra sera si è dimenticato di suggellare con il voto il
suo ingresso nell’Ncd e qualche
maligno dice che non è stata
una dimenticanza ma un «aiutino» per chiudere la trattativa.
In questa vasta area grigia —
che implica un appoggio ad inIl partito di Alfano ha perso il senatore
Antonio D’Alì, ora in FI, e guadagnato
Pietro Langella, arrivato da Gal
Ncd
161 La soglia di maggioranza
Aut-Psi
programma da oggi a Milano. L’Italia non è
messa bene, e l’ennesimo dato dell’Istat su un
Prodotto interno lordo sceso ad un minimo di
385 miliardi di euro, che non si registrava dal
2000, è sconfortante. In più, per quanto frutto
dela congiuntura degli ultimi giorni, è risalito
lo spread: la differenza tra tassi di interesse dei
titoli di Stato italiani e tedeschi ieri ha toccato
quota 166, confermando i timori di Bankitalia
sull’andamento altalenante dei prossimi mesi.
Rimane da capire se la frenata della ripresa un
po’ dovunque faciliterà o no le richieste italiane
all’Ue. Per paradosso, le tensioni che
riemergono in Grecia dopo la «cura» della
troika Fmi-Bce-Commissione Ue dicono che il
rigore, in sé, non è un toccasana. Insomma, non
si ha l’impressione che Renzi sia disposto a
recedere dall’impostazione «vistata» ieri dal
Consiglio dei ministri. Se si dovesse aprire un
contenzioso con Bruxelles, il governo italiano
sembra pronto ad affrontarlo nonostante i
rischi che potrà comportare. La strategia è
tarata sulla scelta di sorprendere e sparigliare, e
non cambia. E se poi dovesse andar male, sarà il
corpo elettorale a promuoverla o bocciarla.
31
Per l’Italia
10
Gruppo
misto
24
Forza Italia
7
60
Movimento
5 Stelle
Partito
democratico
39
109
Lega
15
TOTALE
320*
*Il presidente del Senato, Pietro Grasso (Pd), per prassi non vota
termittenza alla maggioranza
di governo — va considerato
poi il serbatoio di potenziali
soccorritori ex grillini. Ma ieri
dopo il passo in avanti di Orellana, gli altri fuoriusciti dal
movimento di Grillo hanno
preso le distanze: «Il voto del
senatore Orellana è stato una
scelta personale che non corrisponde alla prospettiva della
nostra componente (Italia lavori in corso, ndr)». Firmato
Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino, Paola Del Pin e
Alessandra Bencini.
Ieri sera sul decreto stadi il
governo, all’ennesima fiducia,
ha preso 164 voti. Resta da vedere se si avvererà la profezia di
Mario Mauro sulla necessità
per il governo (16 assenti azzurri al momento del voto sul Jobs
act, tanto per citare un episodio) di contare su Forza Italia.
Dopo il ritorno nel partito di
Berlusconi del senatore Antonio D’Alì, nell’Ncd sarebbero
cin partenza anche Antonio
Azollini e Antonio Caridi.
Alla Camera, intanto, il Centro democratico di Bruno Tabacci e Per l’Italia vorrebbero
unire le forze per sostenere insieme il governo.
Dino Martirano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il caso
● Martedì, per
un solo voto è
passata al
Senato la
risoluzione del
Pd sulla nota di
aggiornamento
al Documento
di economia e
finanza: 161 sì,
soglia minima
di maggioranza
● A votare sì, il
senatore Luis
Alberto
Orellana
(Misto), ex 5
Stelle, che dopo
le critiche degli
ex colleghi di
partito, ieri ha
precisato: «La
Carta dice che il
parlamentare è
libero da
vincolo di
mandato»
La sfida
Calderoli
distribuisce
i biglietti
«Rivota
Grasso»
nella seduta
comune
alla Camera
presidente del Senato Pietro Grasso. Ieri sono
stati in 117 a scrivere sulla scheda il nome della
seconda carica dello Stato nel tentativo di
sollevare una sorta di mozione di sfiducia
individuale contro Grasso.
Pd e FI devono trovare una soluzione ai loro
problemi interni. Nel Pd c’è uno zoccolo duro che
fin qui ha negato il voto a Luciano Violante (che
però non è mai andato sotto quota 500 voti negli
scrutini in cui maggioranza e azzurri non hanno
dato indicazione per la scheda bianca); mentre in
Forza Italia è lampante l’impossibilità di trovare
un candidato unitario credibile con lo stesso peso
politico di Violante.
Donato Bruno, che ha provato senza fortuna a
giocare questa partita, lascia intendere che FI ha
bisogno di una buona pausa di riflessione per individuare il candidato giusto: «Altre fughe in
avanti finirebbero solo per bruciare buoni candidati...». Nel Pd, comunque, Violante e i suoi sostenitori più fedeli tengono il punto su una battaglia che, dicono, è diventata «più politica che personale». Ma all’orizzonte si staglia anche la candidatura del professor Massimo Luciani, non
estraneo agli insegnamenti dello stesso Violante.
D.Mart.
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12
Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
POLITICA
13
#
M5S, il giallo delle mail copiate
Dietro
le quinte
Sospetto caso di hackeraggio della posta dei parlamentari, il blog attacca il deputato Artini
Gogna web per l’ex Orellana. No di Grillo alla Lega, ma «avanti» sul referendum no euro
Nella fitta agenda
di Putin non manca
la tappa ad Arcore
Nel giro di due giorni Putin
vedrà praticamente tutti. I
vertici della Ue, Renzi in
bilaterale per la prima volta,
la cancelliera Merkel come
primo incontro al suo
arrivo oggi a Milano, il
Cancelliere austriaco,
un’agenda che più fitta non
potrebbe essere e che il
Cremlino sta preparando
nei minimi dettagli. Il
piatto forte sarà l’incontro
con il leader ucraino, prima
in un contesto istituzionale,
poi probabilmente in una
faccia a faccia che sarebbe
storico. Stasera, dopo la
cena offerta da Napolitano,
il presidente russo però
chiuderà la sua agenda e
dirà alla sua scorta di
dirigersi ad Arcore. Un
incontro con l’«amico
Silvio» l’amico Vladimir
non lo perde mai, in Italia.
(Marco Galluzzo)
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L’addio all’Aula
di Rita Ghedini
Vira su Lega coop
Prima
ancora che
si discuta
delle
dimissioni
di Walter
Tocci da
senatore
del Pd
(causa dissensi sul Jobs
act), oggi l’aula di Palazzo
Madama è chiamata a
votare il «passo indietro»
della dem Rita Ghedini che
è destinata a dirigere Lega
coop Bologna. Un primo
passo per poi puntare alle
coop emiliane e, dunque,
dopo qualche anno, tentare
la scalata alla poltrona di
presidente dell’Alleanza
delle cooperative italiane
rimasta vuota dopo la
nomina a ministro del
Lavoro di Giuliano Poletti.
Rita Ghedini, oltre a cedere
il seggio a Mara Valdinosi di
Cesena lascerebbe libero il
posto di segretario d’Aula.
(Dino Martirano)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I giovani manager
e la «sveglia»
al centrodestra
Sono giovani professionisti,
imprenditori,
amministratori pubblici
che credono si possa dare
una scossa dal basso a un
centrodestra in crisi. E per
cominciare hanno
convocato un meeting a
Milano, sabato, dal titolo
«Sveglia centrodestra» per
discutere di programmi e
primarie, per le quali
hanno lanciato un appello.
Il clima è tempestoso fra i
partiti, ma loro provano a
mettere d’accordo da Fitto
(il cui intervento promette
sorprese) e Capezzone a
Lupi, Formigoni e
Quagliariello, da Urso a
Moles, da Mauro a Tizzoni e
Vitelli, che hanno aderito
all’iniziativa insieme a
imprenditori, docenti,
riviste politiche come
Formiche e Notapolitica.
(Paola Di Caro)
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Le tappe
● Dal 10 al 12
ottobre si è
svolta al Circo
Massimo a
Roma la
kermesse del
Movimento
5 Stelle.
Secondo il blog
di Grillo sono
state 500.000
le presenze,
150.000
secondo la
polizia
● Il clou della
manifestazione
è stato il
comizio finale
in cui Grillo è
tornato a
chiedere un
referendum
anti euro
sulla cui
costituzionalità
esistono però
dei dubbi
● Al Circo
Massimo molto
applaudito dai
militanti il
vicepresidente
della Camera
Luigi Di Maio,
indicato come
successore di
Grillo. Lui nega:
«Qui siamo una
comunità»
● Dopo
l’alluvione di
Genova, Grillo
chiede le
dimissioni del
sindaco Doria.
Ma tornato
nella sua città
viene anche lui
contestato dai
volontari
● Torna infine
la polemica con
i fuoriusciti.
Adriano
Zaccagnini
martedì ha
aderito a Sel. Il
Movimento
accusa l’ex
collega poi
passato al
Gruppo misto
Luis Alberto
Orellana per
aver votato con
la maggioranza
MILANO Il Movimento ribolle.
Dopo la (discussa) kermesse
del Circo Massimo e le contestazioni a Beppe Grillo a Genova, ieri si sono aperti due nuovi
fronti. Da un lato, c’è stata l’offensiva di molti pentastellati
contro l’ex Luis Alberto Orellana, «colpevole» di aver fatto
«da stampella» al governo
Renzi con il suo voto a favore
sul Def (tanto che in serata la
pagina Facebook del senatore,
invasa da offese e insulti dei
militanti, risultava non più visibile). Un’offensiva quella verso Orellana sostenuta anche
dal fedelissimo Manlio Di Stefano, che sui social posta le foto (e gli stipendi) degli ex M5s,
bollandoli come «sanguisughe».
Dall’altro lato, in giornata, è
scoppiato il caso hacker. Sul
blog il leader dei Cinque Stelle
ha denunciato un episodio poco chiaro che riguarda la privacy dei parlamentari: «La posta dei deputati — ha scritto
Grillo — è stata copiata su un
altro server fuori dal controllo
del gruppo per poi essere ricopiata sul primo». «Non ci sono
evidenze che questa copia sia
stata eliminata — ha aggiunto
Grillo — né motivazioni oggettive per questa operazione». La
sicurezza dei server a Montecitorio era già stata oggetto questa estate di una missione romana di Davide Casaleggio. Nel
mirino dei sospetti questa volta è finito il parlamentare toscano Massimo Artini, citato
espressamente dal capo politi-
20
i fuoriusciti
dal Movimento
Cinquestelle da
quando, con le
Politiche 2013,
ha fatto il suo
ingresso
alla Camera e
in Senato
co del Movimento. C’è chi, tra
deputati e senatori, per lui ipotizza anche un procedimento
di espulsione. Artini, interpellato, respinge l’idea: «Non credo che possa accadere nelle
maniera più assoluta. Non ho
mai fatto niente di testa mia,
ho lavorato finora gratis per il
gruppo». Artini — che ribadisce anche di non aver avuto
contatti né con Grillo né con
Gianroberto Casaleggio — precisa di «essere sempre stato
corretto» e poi punge: «Il messaggio — dice — poteva essere
diffuso internamente. Non capisco perché rendere pubblici
certi spunti». La sensazione
che alcuni parlamentari lasciano trapelare è che ci sia l’intenzione di risolvere ora delle questioni rimaste in sospeso fino
alla festa del Circo Massimo.
Per due fronti che si aprono,
uno si chiude. Ieri Grillo ha respinto l’idea di un confronto
con il Carroccio. «Caro Salvini,
non c’è bisogno di alcun incontro ufficiale — ha scritto il leader M5S —. La Lega appoggi,
se vuole, le idee che ritiene giu-
Obiettivo referendum
ste senza chiedere nulla in
cambio. Se la Lega propone cose in linea con il programma
M5s, riceverà il nostro supporto come sempre successo per
qualunque forza politica». Stizzita la controreplica del governatore lombardo Roberto Maroni: «Grillo ha paura del confronto con la Lega». A prescindere dal botta e risposta, sia
M5S che Lega vanno avanti con
i rispettivi progetti di referendum anti-euro.
Emanuele Buzzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Regionali
Silvia Prodi,
la nipote (civatiana)
che corre in Emilia
E l’esclusa protesta
Sinistra, raccolta firme anti-austerità
Lanciata a Roma la raccolta firme per l’abrogazione del
pareggio di bilancio in Costituzione. Presenti diversi
esponenti della sinistra, da Vendola a Civati. (Nella foto Inside
l’abbraccio tra Stefano Rodotà e Susanna Camusso)
MILANO «Al professore l’ho detto io che Silvia ce
l’aveva fatta, non lo sapeva neanche». Sandra
Zampa, deputata pd e storica portavoce di Romano Prodi, racconta che l’ex presidente del Consiglio, di fronte alla notizia che sua nipote sarà candidata per il Pd al consiglio regionale dell’EmiliaRomagna, ha commentato asciutto: «È una ragazza molto in gamba». Zampa, prevenendo
eventuali obiezioni, aggiunge: «Se uno si chiama
Prodi cosa ci può fare? Ci facciano sapere quante
generazioni devono passare per smetterla con
questi attacchi sul piano personale».
Il riferimento è a chi considera la designazione
di Silvia Prodi, 39 anni, ingegnere nucleare, come
un privilegio legato al cognome. Sonia Masini,61
anni, ex presidente della Provincia di Reggio Emilia, ritiene che quel posto spettasse a lei: «È stato
un colpo di mano, una purga staliniana — dice
ancora fremente di rabbia — era stata fatta una
consultazione nei circoli e io venivo prima in graduatoria. La signora, che conosco poco, ha avuto
delle vie preferenziali». Silvia Prodi risponde di
«non voler fare alcuna polemica e che «le beghe
di partito» non la riguardano.
Per la politica è nuova: «Avevo dato l’anima per l’Ulivo tanti
anni fa — ricorda — ma poi nel
‘98 (con la caduta del governo
Prodi, ndr) ho staccato, ho avuto i figli e mi sono dedicata al
mondo della scuola. Sa, a Reggio la scuola pubblica è un tema
molto sentito». La nipote dell’ex
premier (è figlia di Quintilio,
uno dei fratelli di Romano) è
presidente di un consiglio
d’istituto. «L’idea della candidaSfida
tura è nata da lì — interviene
In alto Silvia
Paolo Gandolfi, deputato dem
Prodi, 39
reggiano — Silvia ha dimostraanni, e, nella
to competenza, idee, visione». E
foto sotto,
il potere evocativo del cognoSonia
me? «Ci sono alcuni — risponMasini,
de Gandolfi — che considerano
61 anni
l’Ulivo come l’esperienza politica più entusiasmante che hanno vissuto: lei a quei tempi c’era
e tanti se la ricordano».
Come qualsiasi nipote Silvia Prodi ogni tanto
sente lo zio: «Certo che gli chiederò dei consigli,
non sono mica matta». E poi, a proposito della
decisione del Pd reggiano di inserirla tra i candidati, aggiunge: «Sono di sinistra, mi piacciono
Civati e Barca, non sono neanche iscritta. Insomma, vengo dalla società civile ed ero l’unica. Scegliendomi il Pd si è dimostrato aperto». Sonia
Masini, l’esclusa, sostiene invece che è stata fatta
una spartizione tra correnti e che la parentela ha
contato: «In un circolo hanno perfino sostenuto
che candidarla era un risarcimento per i 101 che
hanno silurato Romano al Quirinale. Certo che lui
non c’entra — aggiunge — ma Prodi è un bel
cognome, fortunato chi ce l’ha».
Silvia Prodi si dice ora «un po’ spaventata»
dalla campagna elettorale in arrivo e dagli incastri tra lavoro, figli e il consiglio d’istituto. E poi,
in un modo che probabilmente piacerebbe allo
zio, conclude: «Bisogna prenderla con filosofia:
vada come vada, sarà comunque una bella esperienza».
Massimo Rebotti
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
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Esteri
Arin, dall’università alle trincee
«Noi, ragazze curde contro l’Isis»
Diplomazie
di Marzio Breda
Minaccia jihad,
l’Italia in allerta
chiama Bruxelles
La battaglia di Kobane nel racconto della 19enne: «La mia famiglia mi sostiene»
Il profilo
È
un allarme esplicito,
quasi drammatico.
Messo nero su bianco
dal Consiglio supremo di
difesa proprio nel giorno in
cui Barack Obama avverte i
partner della coalizione
internazionale che
l’offensiva contro gli
uomini del Califfato
islamico non sarà breve,
anche perché la loro
aggressione è a tutto
campo. Un avvertimento,
quello lanciato dagli Usa,
che si rispecchia appunto
in quanto dice l’organo
costituzionale incaricato di
sovrintendere alla nostra
politica di sicurezza: «Il
solo sforzo nazionale non
potrà essere sufficiente a
garantire l’Italia, come
ciascuno dei Paesi europei,
dalle minacce e dai rischi
che si prospettano già nel
breve termine».
La fonte del pericolo,
ovviamente, è il terrorismo
jihadista. Infatti, sottolinea
il documento scritto ieri al
Quirinale (con l’avallo di
Napolitano), «la pressione
militare dell’Isis in Siria e in
Iraq implica sforzi rilevanti
DAL NOSTRO INVIATO
MURSITPINAR (FRONTIERA TURCO-
● Ha lasciato la
facoltà di
Ingegneria per
andare a
combattere.
Arin Mahmud
Mohammad
(nella foto), 19
anni, è una
delle volontarie
curdo-siriane,
le 450
combattenti
del Ypj, che
stanno
difendendo
Kobane. Arin
ha anche un
nome di
battaglia:
Nesrin
SIRIANA) «Quei mostri ci vogliono umiliare. Minacciano di decapitare quelle tra noi che cadono prigioniere, perché dicono che i loro uomini uccisi
nella cosiddetta guerra santa
dalle donne nemiche non vanno in paradiso. Che stupidi!
Che terribili stupidi e ignoranti
Non sanno che comunque andranno tutti all’inferno?». Ride, ride di gusto Arin Mahmud
Mohammad. Ha solo 19 anni,
ma dal cellulare il timbro leggero della voce sembra molto
più giovane, una bambina. Timida, allegra, eppure anche
terribilmente seria. È in prima
linea con le brigate dei curdi siriani che combattono in difesa
della cittadina di Kobane. Da
un mese resistono all’assedio
dei guerriglieri jihadisti del cosiddetto Stato Islamico. «Li vedo tutti i giorni quei criminali.
Sono ad un centinaio di metri
dalla nostra postazione. Bestie
che non hanno nulla di umano,
che godono nel terrorizzare e
torturare civili inermi e prigionieri. Sono animali: si muovono come animali, agiscono come animali», aggiunge.
A dire il vero Arin ci fa anche
vergognare un poco. Noi qui al
riparo, dietro i fili spinati del
confine controllato notte e
giorno dalle unità corazzate
turche. E lei invece esposta sulle barricate che sorvegliano i
quartieri sud-orientali, dove
più profondamente sono penetrate le avanguardie jihadiste.
Un anno fa ha abbandonato la
facoltà di ingegneria edile all’università di Aleppo ed è tor-
Esplosione
Un attacco
aereo
americano
sulla città di
Kobane (Epa)
nata dalla famiglia a Kobane
per battersi tra la sua gente. Per
lunghi mesi si è addestrata all’uso delle armi. Come tante, si
è anche data un nome di battaglia: Nesrin, una sorta di stella
alpina del Medio Oriente. «I
miei genitori e sei tra fratelli e
sorelle sono profughi in Turchia. Da oltre un mese vivono
nella cittadina di Soruch, a soli
quindici chilometri dal confine. Ma mi sostengono pienamente, ci sentiamo spesso per
telefono e sono fieri che io sia
qui a difendere le nostre case».
Non è facile però restare ben
sapendo che il rischio è altissimo. A metà settembre erano
un migliaio le donne soldato
nell’enclave isolata di Kobane.
Poi sono diminuite.«Adesso
siamo rimaste in 450 combattenti del Ypj», specifica lei utilizzando l’acronimo che indica
le «Unità di autodifesa femminili», in poche parole le donne
soldato curde siriane, che sono
trattate in tutto e per tutto al
pari dei commilitoni maschi.
Combattono come loro, muoiono come loro. I jihadisti hanno diffuso sulla rete le foto di
almeno tre sue compagne decapitate. Altre immagini mostrano soldatesse morte con le
mimetiche insanguinate, i ca-
Paradiso
«Temono che se uccisi
dalle donne perderanno
il paradiso? Stupidi! Sono
destinati tutti all’inferno»
per l’Europa e per l’Italia
anche per la forza attrattiva
che il movimento sembra
esercitare su altre
formazioni dell’estremismo
islamico in aree non
contigue ai territori
controllati». E su tutte,
specie guardando alla
gronda mediterranea, la
Libia appare la realtà più
fragile, ciò che impone
«ogni sforzo per prevenire
una sua ulteriore
destabilizzazione». Un
complesso di minacce alle
quali si aggiungono i
cosiddetti foreign fighters
reclutati un po’ ovunque
nel mondo e che secondo il
Consiglio di difesa rendono
«evidente» la necessità di
«uno sforzo integrato», sul
doppio fronte informativo
ed esecutivo, da parte dei
servizi di sicurezza. È la
riproposizione, stavolta
motivata dall’urgenza della
questione jihadista cui si
aggiungono le incognite
del conflitto in Ucraina, di
una politica estera comune
della Ue, da associare
magari al varo di un unico
strumento militare. E, nel
caso dell’Italia, di una
«rapida trasformazione
delle nostre forze armate»
che il governo, pur nei
limiti della ridotta
disponibilità di risorse, ha
già affidato agli estensori di
un Libro Bianco ad hoc.
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pelli lunghi trasformati in blocchi di polvere e fango, mischiate tra mucchi di cadaveri scomposti. Il momento più pericoloso? «È stato venerdì scorso. Ero
con la mia unità nel nostro
quartier generale in pieno centro, quando siamo stati attaccati a colpi di mortaio. Ho visto
morire dodici compagni, altri
quindici erano feriti gravi. Siamo riusciti a scappare. Dopo
esattamente 25 minuti i caccia
americani hanno bombardato,
distruggendo l’intero edificio».
Tuttavia, ieri Arin-Nesrin
aveva ben motivo per essere
sollevata. «Ormai da tre giorni
è evidente che i raid aerei americani assieme agli alleati hanno finalmente fermato l’avanzata dello Stato Islamico su Kobane. Non so quanto durerà.
Ma adesso il nostro morale è
molto migliore che non la settimana scorsa. Ho visto le bombe americane distruggere con
precisione i carri armati e i cannoni che stavano per ucciderci
tutti. Noi curdi siamo passati
dalla difesa all’attacco. E abbiamo ricevuto cibo e acqua in
quantità sufficienti per tre mesi», ci ha detto. A riprova ci fa
avere la foto di lei assieme ad
alcuni commilitoni ripresa da
una compagna due o tre giorni
fa nei pressi della sommità della collina di Mishtanur, che domina da sud tutta la cittadina.
Quando due settimane orsono
i jihadisti vi avevano piantato
sulla cima la loro bandiera nera, Kobane era stata data per
spacciata. Ora anche Arin col
suo sorriso semplice e disarmante è lì, di guardia.
Lorenzo Cremonesi
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
ESTERI
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Il drone in campo,
la rissa e la fuga
Tra serbi e albanesi
è guerra del pallone
«A guidare il velivolo il fratello del premier»
●
Il commento
Ma forse è meglio
«governare»
certi sorteggi
di Mara Gergolet
C
erto, il caso. Se serbi e
albanesi per 68 anni si
sono evitati, e anzi
quella del 22 ottobre (se è
ancora in calendario)
dovrebbe essere la prima
visita compiuta da un
leader di Tirana a Belgrado
dai tempi di Tito, c’è voluta
sfortuna per fissare proprio
adesso una sfida diretta per
le qualificazioni agli
Europei 2016 tra queste due
Nazioni. Era evitabile? Sì, lo
era. Bastava che uno dei
due Paesi l’avesse richiesto
all’Uefa. Successe nel 2008
per una partita tra Armenia
e Azerbaigian. Ma qui
nessuno si è mosso.
Quando però le federazioni
sono così palesemente
incapaci di governare i
propri tifosi, quando una
partita ha implicazioni che i
governi si ostinano a
ignorare, non sarebbe
meglio «governare» i
sorteggi? Impedire
combinazioni fatali? Certo,
suona antisportivo. Va
contro l’idea stessa dello
sport come luogo protetto e
di incontro. Però è realista.
E, se i risultati sono quelli
di Belgrado, allora è meglio
la geopolitica dei sorteggi.
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Il drone con la bandiera della Grande Albania è partito dal
tetto di una chiesa vicina allo
stadio del Partizan. Ma chi era a
pilotarlo? Davvero, come dice
la stampa di Belgrado, Olsi Rama, fratello del premier albanese Edi, seduto tra i vip in tribuna? Il vice premier serbo, Ivica Dacic, lascia poco spazio alla
cautela: «È particolarmente
problematico che sia stato il
fratello del premier a farlo: era
nostro ospite. Questo dà al caso
un’altra dimensione. È stata
una provocazione politica».
Quel che è successo in campo, martedì sera, ormai è stato
visto e rivisto in tv, sui siti, su
YouTube. La bandiera con
l’aquila che volteggia sullo stadio, sempre più basso sul campo dove si sfidano Serbia e Albania. Il difensore serbo Stefan
Mitrovic che salta e l’acchiappa, l’albanese Bekim Balaj che
s’avventa su di lui e gliela strappa. Poi la fuga, l’inseguimento,
le scazzottate collettive, l’invasione di campo dei tifosi panciuti (e chi compare? Ricordate
Ivan il terribile, quello della rissa nella partita di Genova tre
anni fa?). Uno sgabello che vola, la fuga negli spogliatoi, lo
stop. Prima partita sospesa per
colpa di un drone. L’ennesima
che gruppi di tifosi balcanici
sequestrano per sfogare stupidità e violenza, travestite da nazionalismi.
Era da giorni che si annunciavano scontri. I tifosi si scaldavano sui forum, tanto più
che quelli albanesi per decisione dell’Uefa sono rimasti a casa. Davanti all’albergo dove
dormiva la nazionale albanese
stazionavano 500-600 poliziotti e i blindati. In campo è stata
una bolgia. Il portiere albane-
Il Ct Gianni De Biasi
«Picchiati in modo vigliacco
Ora la Uefa faccia chiarezza»
❞
A Belgrado
non
c’erano le
condizioni
Se c’è
da giocare
a calcio,
giochiamo
Ma guerre
non ne
facciamo
«Per qualche ora ho pensato di aver vissuto
dentro un incubo». Il giorno dopo, Gianni De
Biasi, dal dicembre 2011 Ct italiano dell’Albania, è
ancora sconvolto per quanto vissuto martedì sera
al Partizan Stadium di Belgrado. «Credevo fosse
una telecamera, poi ho visto la bandiera e ho
capito che le cose si sarebbero messe male».
Quella bandiera ha incendiato lo stadio.
«Cose mai viste. La partita era già molto carica di
elettricità: i miei ragazzi non potevano fare il
riscaldamento. Dalle tribune arrivava di tutto,
fumogeni, pietre, monete. Poi alcuni tifosi serbi
sono entrati sul terreno di gioco e diversi miei
giocatori sono stati picchiati in modo vigliacco,
aggrediti alle spalle, anche dal servizio d’ordine,
e hanno cercato di difendersi».
L’Uefa come si è comportata?
«Quando l’arbitro ha sospeso la gara e siamo
rientrati negli spogliatoi, il delegato Uefa è
venuto da noi e ha visto che 4 calciatori non
erano più in grado di scendere in campo e di
sicuro non potevo fare altrettante sostituzioni.
Attendo la sua valutazione con grande interesse,
mi aspetto che venga fatta chiarezza».
Tornerebbe in Serbia?
«Se c’è da giocare a calcio, giochiamo. Ma guerre
non ne facciamo. Le partite devono essere
disputate in condizioni di sicurezza e a Belgrado
queste condizioni non erano presenti».
Filippo Bonsignore
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68
anni fa l’ultima
visita di un
leader
albanese in
Serbia: il 22
ottobre è
fissata la visita
di Edi Rama
se, Etrit Berisha: «L’atmosfera
era quella di guerra». A guardare le immagini, lui ci ha messo del suo. Il laziale Lorik Cana:
«Volevamo solo prendere il
vessillo e tutto sarebbe tornato
alla normalità, poi siamo stati
aggrediti».
Il giorno dopo è l’ora delle
spiegazioni. L’albanese Igli Tare (ora dirigente laziale) era in
tribuna: «È successo di tutto, la
gente dalle tribune minacciava,
ma altrettanta ci ha difeso con
dignità». Difende Olsi Rama:
«aveva solo un macchina foto-
grafica in mano». Quando la
nazionale albanese nella notte
ha raggiunto Tirana, ha trovato
5 mila persone che scandivano
«Grande Albania».
L’Uefa ora non può chiudere
un occhio. I provvedimenti sono già allo studio, la Serbia
probabilmente giocherà a porte chiuse le qualificazioni, anche l’Albania rischia. Michel
Platini dice che «il calcio dovrebbe unire le persone, non si
dovrebbe mischiare alla politica». E chiede: «E se sotto il drone ci fosse stata una bomba».
La bandiera
Il giocatore
serbo Stefan
Mitrovic
strappa la
bandiera con i
simboli
nazionali
albanesi
portata nello
stadio dal drone
Invece, a Belgrado questo
«gioco» della politica con il calcio è un genere che continua ad
avere fan e pubblico. E ogni volta è inevitabile ricordare Arkan,
le tifoserie usate sui campi di
guerra di Vukovar, la leggendaria rissa del ‘90 alla partita tra
Dinamo Zagabria e la Stella
Rossa di Belgrado che «preannunciò» i massacri veri. Tempi
archiviati. Però qualcuno dovrebbe informarne i tifosi, i giocatori e i provocatori del calcio.
Ma. G.
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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Cronache
Il maltempo ora uccide a Trieste
I pm sulla Maremma: era prevedibile
Donna travolta da una frana mentre era a casa. A Parma si contano i danni
La vittima
● Loretta
Querel, 73 anni,
è stata
schiacciata dal
peso dei detriti
che hanno
travolto
la sua casa
di Muggia,
in provincia
di Trieste
DAL NOSTRO INVIATO
MUGGIA (TRIESTE) Gli uomini
delle pompe funebri caricano
sul furgone la bara azzurro
chiaro dove riposa Lorella Querel, vedova di 73 anni. E quasi
fanno lo slalom tra ciò che resta della sua casa scaraventata
in strada dalla frana: un termosifone, i resti del bagno, qualcosa che assomiglia a un letto.
In lontananza si scorge il profilo di Trieste, ancora stordita
dal muro di acqua e grandine
che martedì notte ha trasformato le strade del centro in un
unico torrente, violando negozi, distruggendo auto, entrando nei garage: una grande on-
da alla quale il rio Corgnoletto,
uscito dagli argini, ha dato il
proprio letale contributo. Ma è
qui, a Muggia, frazione Lazzaretto, a una quindicina di chilometri da Trieste, che la violenza del tempo ha fatto l’unica
vittima.
La signora Querel è morta
probabilmente mentre dormiva. Un pezzo di collina, resa fradicia dal nubifragio, si è staccato alle prime luci dell’alba, non
lasciandole scampo. Una pattuglia di carabinieri ha scoperto il corpo di prima mattina.
Poco distante, illeso, il cagnolino della donna. «È stata uccisa
dal peso dei detriti, soffocata»
ha detto il medico legale. Una
morte che si porta dietro interrogativi (sul posto il sostituto
procuratore Cristina Bacer), a
partire dalla presenza sulla collina di eventuali manufatti
abusivi che avrebbero fatto da
tappo alla massa d’acqua, aumentandone la portata. «A un
primo esame — ha affermato
l’assessore regionale all’Ambiente, Sara Vito — quella casa
sembra costruita in un luogo
potenzialmente pericoloso, anche se la causa della tragedia
sono state le piogge eccezionali».
In un’Italia che perde letteralmente i pezzi, dove l’emergenza è la quotidianità, anche
questo lembo di Friuli fa il suo
100
I millimetri di
pioggia caduti
nella provincia
di Trieste
caduti nell’arco
di 5 ore
500
Il numero
di chiamate
giunte al
Comune di
Trieste da parte
dei cittadini
ingresso nella lista degli alluvionati. In Maremma, dove sono morte due sorelle, la Procura parla di tragedia annunciata:
«Il disastro del 2012 fu un evento imprevedibile, questo invece
no» ha detto il procuratore di
Grosseto, Francesco Verusio. A
Parma si contano i danni ed è
stato chiesto lo stato di calamità. Qui a Trieste, per ora, gli
animi sembrano calmi, ma va
detto che ieri c’era soprattutto
da spalare e gettare via acqua.
Il sindaco Roberto Cosolini
non nasconde le difficoltà: «I
disagi sono notevoli e i danni
importanti, ma la macchina dei
soccorsi ha funzionato: non cadeva tanta pioggia da 20 anni».
C’è chi se l’è vista brutta. Alcuni
automobilisti, sorpresi dalla
piena in via Svevo, hanno trovato salvezza sul tetto delle loro
vetture, mentre l’acqua superava il metro. Fuori gioco, per
tutto ieri, l’obitorio: sospesi i
funerali, allagati molti locali e
solo per caso fango e detriti
non hanno raggiunto le salme
e le celle frigorifere. L’alluvione
ha distrutto le bancarelle dei
fiorai al cimitero Sant’Anna, ha
lambito il teatro lirico Verdi e
trasformato in piscine i sotterranei dell’ospedale Maggiore, il
sottopasso della stazione e gli
accessi alla superstrada.
Debora Serracchiani, presidente pd della Regione, ha ricordato che «le risorse per la
sicurezza del territorio sono
state triplicate rispetto al
2013». Dirà la magistratura se
la morte di Lorella Querel poteva essere evitata.
Francesco Alberti
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Burlando attacca Sansa
pensando alle primarie
L’ex sindaco: non ho chiuso io il cantiere
DAL NOSTRO INVIATO
GENOVA La politica ai tempi dell’alluvione è un torrente impazzito. Sono tre giorni che Claudio
Burlando ripete anche quando
va al bar per il caffè che la colpa
della mancata costruzione dello
scolmatore sul Bisagno fu del
suo successore a sindaco della
città, senza mai nominarlo.
Ogni volta con meno zucchero
della precedente, fino ad addossargli la responsabilità morale
delle morti da fango avvenute in
questi anni.
Il suo successore si chiamava
e si chiama ancora Adriano Sansa. Nel 1993 faceva il magistrato.
Fu eletto sindaco per conto e al
tempo stesso nonostante un Pds
terremotato dall’inchiesta sulle
Colombiadi che aveva ingiustamente costretto Burlando alle
dimissioni, poi assolto e risarcito per ingiusta detenzione. «Calunnie belle e buone. Burlando è
spaventato dalle voci su una mia
candidatura alle Regionali. Nessuno me lo ha ancora chiesto.
Ma se lui continua così magari
lo faccio davvero. All’indecenza
ci deve essere un limite».
A parlare non è il padre, ma il
figlio. Il bersaglio di questo stillicidio è Ferruccio Sansa, giornalista del Fatto quotidiano. In
questa lunga settimana è stato
ospite fisso di molte trasmissioni. Non si è risparmiato opinioni severe sulla nomenclatura locale, anche qui senza mai nominarla. Le smentite sulla sua possibile discesa in campo non
sono mai prese sul serio. Ferruccio Sansa ha un vicino di casa ingombrante. Proprio lui, Beppe
Grillo. Con il fondatore di M5S
condivide l’orto e qualche idea.
A causa di questa incertezza non
è stato facile capire dove finisse
il Sansa giornalista e cominciasse il potenziale candidato alle
Regionali. Ieri Burlando ha rotto
gli indugi. «Fa male sentire ripetere in tv certe accuse nei miei
confronti da parte di chi porta
proprio quel cognome».
Adriano Sansa era un moralista assoluto, come lo è Marco
Doria. Non a caso entrambi hanno rapporti difficili con Burlando, moralista come può esserlo
il portatore di un riformismo
duttile, di recente approdato su
lidi renziani (il presidente del
Consiglio ieri ha dichiarato che
sarà presto in città). Burlando è
l’uomo delle grandi opere. Sansa padre non fermò cantieri che
erano già chiusi, ma destinò
ogni risorsa alla pulizia dei rivi
di Genova. Pragmatismo contro
idealismo, edilizia contro ambientalismo. Due diverse idee di
sinistra. I due si detestano ancora oggi. La resa dei conti tra i patriarchi sarà affidata ai figli, reali
e putativi. Come uno Shakespeare al pesto. L’eventuale ingresso in scena di Sansa figlio rischia di stravolgere una sceneggiatura già scritta. La prescelta
di Burlando alla sua successione
è Raffaella Paita, assessore alla
Protezione civile che in questi
giorni è stata nascosta agli occhi
del mondo per evidenti ragioni
Renzi a Genova
Il premier ha
annunciato
una visita a Genova
nei prossimi giorni
di opportunità. La sua candidatura deriva dalla testardaggine
del governatore che l’ha preparata in questi anni fino a renderla inevitabile.
Il Pd ligure non ama Burlando, e viceversa. Pochi mesi fa il
governatore ha preso uno
schiaffone dal partito che fu suo
giardino di casa. Nella corsa alla
poltrona di segretario regionale
il suo candidato iperrenziano è
stato battuto da Giovanni Lunardon, uomo della ditta bersaniana. Non un bel segnale per la
delfina, destinata a guardarsi le
spalle dai cari amici democratici, molti dei quali, vedi alla voce
corrente Civati, fanno occhi dolci al Sansa che avanza. I liguri
sono gente dotata di una certa
perfidia. Lunardon va ripetendo
che il successore ideale di Burlando sarebbe Luigi Merlo, attuale presidente dell’autorità
portuale, caro al Pd anche cattolico. C’è un solo problema: è il
marito di Raffaella Paita.
Marco Imarisio
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Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
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CRONACHE
Divorzio più facile anche con i figli piccoli
Negoziazione assistita per i genitori di bambini minorenni o con disabilità. Sì in commissione al Senato
Resta un passaggio davanti al magistrato, che valuta se l’accordo tra i coniugi è nell’interesse della prole
● Nel disegno
di legge sul
nuovo
processo civile
compare anche
una norma che
semplifica il
divorzio,
affidandolo alla
«negoziazione
assistita»
extragiudiziale.
Senza cioè
passare per il
Tribunale
● Se i coniugi
sono d’accordo
il divorzio può
formalizzarsi
davanti a un
avvocato o a
un ufficiale di
stato civile.
Oggi dalla
separazione
all’udienza
possono
passare molti
mesi
ROMA La mediazione è maturata a tarda sera, il ministro della
Giustizia Andrea Orlando era
arrivato apposta per questo in
commissione Giustizia del Senato. E alla fine sì, la commissione di Palazzo Madama ha
deciso: il divorzio facile si potrà fare anche in presenza di figli minori o disabili.
Per divorzio facile si intende
una negoziazione assistita da
due avvocati: saltare il passaggio del giudice è ciò che ispira
tutta la filosofia del decreto
legge sulla giustizia civile,
l’obiettivo di snellire le cataste
elefantiache di pratiche che
intasano i tribunali d’Italia.
Tuttavia i senatori della commissione Giustizia una tutela
per i figli di coppie separate
minori o disabili hanno voluto
lasciarla prevedendo un passaggio presso un pubblico ministero.
Questo dovrà valutare se
l’accordo risponde all’interesse dei bambini. Se favorevole
alla prole lo autorizzerà, altrimenti dovrà trasmetterlo entro cinque giorni al presidente
del Tribunale. Quest’ultimo
dovrà convocare le parti entro
30 giorni per valutare la situazione.
È tutto tranne che facile il
percorso della nuova normativa sul divorzio. Questa di un
divorzio con negoziazione assistita da due avvocati è stata
una norma inserita nel decreto sulla giustizia civile, tanto
caro al ministro della Giustizia, insieme all’altra norma
che prevede la possibilità di
divorziare davanti all’ufficiale
civile. Una piccola rivoluzione
che ha avuto a fine agosto la
benedizione del Consiglio dei
ministri. Non è però riuscito il
blitz di inserire nel decreto del
governo anche il disegno di
legge sul divorzio breve.
A Palazzo Madama ci hanno
provato. La senatrice Rosanna
Filippin, del Pd, aveva presentato un emendamento ad hoc:
chiedeva di inserire nel decreto legge sulla giustizia civile il
testo del ddl sul cosiddetto di-
vorzio breve approvato prima
dell’estate a Montecitorio.
Il divorzio breve, ovvero: la
possibilità di ridurre da tre a
un anno il tempo per poter divorziare dopo la separazione.
Addirittura arrivare a sei mesi,
quando non ci sono figli e tut-
Marocco I migranti
Gli scontri sul recinto
nella fuga per l’Europa
A cavalcioni sulla recinzione, sognando di raggiungere l’Europa. Erano in
300 i migranti che, ieri, hanno cercato di scavalcare la barriera per entrare
dal Marocco nell’enclave spagnola di Melilla. Per fermarli sono
intervenute le forze dell’ordine: molti africani — secondo il governo
spagnolo — erano armati di coltelli, bastoni e pietre. Negli scontri cinque
agenti di polizia e altrettanti migranti sono rimasti feriti. Solo in tre sono
alla fine riusciti ad entrare a Melilla (foto Epa/Guerrero).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ta la questione del matrimonio fallito non ha generato
conflitti fra i due coniugi.
A Palazzo Madama ci hanno
provato: in commissione Giustizia avevano trovato pure
l ’a c c o r d o p e r a p p r ova r e
l’emendamento Filippin ed infilare nel decreto il testo di legge, facendogli saltare tutti i
passaggi e i dibattiti. Erano
convinti dell’accordo anche gli
esponenti di Forza Italia, con il
loro presidente della commissione, Francesco Nitto Palma,
ma anche tutti quelli del Movimento 5 Stelle insieme, ovviamente, al Partito democratico.
Ma proprio in zona Cesarini —
ieri sera a riunione di commissione iniziata — è arrivato l’altolà del governo.
Una richiesta esplicita: ritirate quell’emendamento. Eppure avrebbe avuto un senso
mettere insieme la parte temporale (il divorzio breve, appunto) con la sparte «spaziale» (il divorzio facile), così da
uniformare in un unica norma
la riforma di un istituto come
il divorzio che da noi era rimasta piuttosto datata, fermo ad
una revisione di metà degli anni Ottanta, quando vennero
abbassati a tre anni i cinque
anni di tempo previsti per passare dallo stato di separati a divorziati.
Oggi l’aula di Palazzo Madama comincerà l’esame della riforma licenziata dalla commissione Giustizia.
Alessandra Arachi
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maxmara.com
La riforma
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
CRONACHE
Ottimismo del Vaticano sul Sinodo
«Verso un testo molto condiviso»
Restano i nodi di omosessualità e risposati. Erdo: posizioni diverse, è il dialogo
I padri
● I padri
sinodali sono
191: 42
dall’Africa, 38
dall’America,
29 dall’Asia, 78
dall’Europa e 4
dall’Oceania. Ci
sono anche 8
delegati dalle
altre Chiese
CITTÀ DEL VATICANO «Speriamo
di arrivare a una relazione finale che possa essere approvata
da una larga maggioranza». Le
parole affidate alla Radio Vaticana dal cardinale Peter Erdo,
relatore generale del Sinodo,
suonano come una considerazione più che un auspicio. Oggi
i dieci «circoli minori» divisi
per gruppi linguistici presenteranno come previsto i loro
emendamenti e aggiunte al testo letto l’altro giorno da Erdo
come «sintesi» della prima settimana di discussione. Un testo
che contiene «almeno i temi
principali della discussione»,
chiarisce Erdo. Dopodiché
«punti di vista diversi ci sono,
altrimenti non ci sarebbe dialogo».
A sentire i vescovi c’è «grande libertà» ma non un clima di
«scontro». Del resto il vento del
cambiamento soffia e «non si
può tornare indietro sull’essenziale», considera un padre.
16
Milioni
I follower
complessivi
del Pontefice
su Twitter
(in nove lingue)
L’anima più conservatrice
punta soprattutto a correggere
i passaggi su «situazioni difficili» e omosessuali. In molti
circoli si è cercato di sfumare
sul riconoscimento di valori
nelle coppie (il «mutuo sostegno fino al sacrificio») e riformulare i passaggi, puntando
piuttosto sulle persone. L’arcivescovo Rino Fisichella propone ad esempio «di affrontare il
tema in riferimento alla famiglia: dove ci sono figli e figlie
omosessuali bisogna manifestare accoglienza e accompagnamento». Lo stesso per i figli
di coppie gay che ne chiedono
il battesimo. Quanto alla misericordia sulle «situazioni difficili», a cominciare dai divorziati e risposati, il cardinale Kasper nota «una maggioranza
crescente» e sorride: «Sono arrivati i pastori e si è visto che
non era un problema mio...».
Del resto ora non si deciderà
nulla. Anche i testi emendati
21
dai circoli sono provvisori e
serviranno da base alla Relatio
che sarà votata sabato e data al
Papa. Poi si tornerà a discutere
nelle chiese locali, ci sarà un altro questionario tra i fedeli e un
secondo Sinodo nel 2015.
Intanto però l’impostazione
di fondo procede. Padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica nominato al Sinodo dal Papa, parla di un clima «quasi conciliare»: «La
Chiesa si interroga su se stessa,
questione di atteggiamento
verso la realtà: riconoscere la
presenza di Dio nel mondo significa avere uno sguardo che
sappia vedere e partire sempre,
in ogni situazione, da ciò che
c’è di positivo. Non c’è un posto
sbagliato per Dio».
Gian Guido Vecchi
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Piazza San Pietro
Il Papa raccoglie
la maglietta
Piccolo «incidente», ieri
all’udienza generale del Papa
in Piazza San Pietro, a Roma.
Un gruppo di fedeli pavesi ha
gettato al Papa la maglietta
che aveva preparato per
l’incontro, che però lo ha
colpito in faccia. Francesco
ha reagito con una risata. «Il
Vangelo non è un sacco di
piombo che si trascina
pesantemente, ma una fonte
di gioia che colma di Dio il
cuore», ha affermato ieri il
Papa ricordando il quinto
centenario della nascita di
Santa Teresa d’Avila (Ansa)
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Teologo
● Victor
Manuel
Fernández
Arcivescovo,
52 anni,
è il rettore
della Pontificia
Università
Cattolica
Argentina di
Buenos Aires
L’arcivescovo Fernández
Il vescovo Lola
«Una porta aperta per tutti
Stare vicini a chi ha sofferto
il fallimento del divorzio»
«Quelle parole sui gay
non erano da diffondere
Possono turbare i fedeli»
CITTÀ DEL VATICANO «No, per quello che lo
conosco non penso affatto che il Santo
Padre sia preoccupato. Lui sa che le cose
maturano a suo tempo...». L’arcivescovo
Victor Manuel Fernández, 52 anni, sorride sereno all’ingresso del Sinodo. Rettore dell’ Università Cattolica argentina,
è un teologo amico e collaboratore di
Bergoglio dai tempi di Buenos Aires.
Francesco lo ha nominato nella commissione che scriverà la relazione finale.
Come vede la situazione?
«Al Papa piace che si parli con sincerità. Un suo principio è che “il tempo è
superiore allo spazio”. Ciò che ora non
si può vedere con chiarezza si vedrà meglio poi. L’essenziale è che i processi comincino, altrimenti non si arriva mai».
E quindi, eccellenza?
«Forse alcune cose matureranno al
Sinodo del 2015, forse neanche. Ma alcune sono venute fuori già adesso con
un consenso abbastanza importante».
Emerge un’idea di Chiesa che
«ascolta» il presente e le sue ferite...
«Si, l’idea centrale che la Chiesa è una
famiglia con la porta sempre aperta a
tutti, e si debbano cercare strade perché
tutti si sentano accolti malgrado i loro
problemi. Direi che è una consapevolezza generale. Possono essere pochi, cinque o sei, coloro che insistono perché le
cose non cambino mai. Del resto, ad
esempio, nessuno può dire che si voglia
togliere la dottrina dell’indissolubilità».
È un’obiezione classica...
«Ma noi sappiamo quanto sia grande
e bello il valore del matrimonio, siamo
tutti d’accordo! Quello di cui si parla è
un’altra cosa: essere vicini a chi ha sofferto un fallimento, non riesce a compiere del tutto la norma della Chiesa ma
cerca di fare il bene possibile nella propria situazione, vuole crescere, è since-
ro e ama Dio».
La famosa «gradualità»?
«I teologi la capiscono in diversi modi, perciò preferisco parlare di ciò che
dice il catechismo: anche nelle situazioni oggettivamente “immorali” la responsabilità delle persone è diversa, ci
sono circostanze attenuanti. E allora c’è
un bene possibile, la contabilità non è la
stessa per tutti. Il catechismo non è in
discussione, ma sulle conseguenze si
può discutere. Anche Tommaso d’Aquino, nella Summa Theologiae, diceva che
la volontà di Dio diventa sempre più
oscura mentre si discende ai particolari.
Qual è la Sua volontà nella situazione
concreta? L’ideale del Vangelo ha una
pienezza cui cerchiamo di arrivare. Nelle situazioni reali, ognuno fa ciò che
può in quel momento della sua vita».
G. G. V.
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Vescovo
● Nicolas
Djomo Lola
Nato
nel 1944
è il vescovo
di Tshumbe
e il presidente
della
Conferenza
episcopale
del Congo
CITTÀ DEL VATICANO «Sa che cos’è quella
relazione?»
Che cosa, eccellenza?
«Non è che una sintesi delle discussioni della settimana passata. Anzi, un
tentativo di sintesi». Nicolas Djomo Lola, 70 anni, vescovo di Tshumbe e presidente della conferenza episcopale del
Congo, sorride con aria cortese ma determinata. Non è un mistero che a diversi padri sinodali africani quel testo non
sia piaciuto granché, specie nei passaggi che parlavano di accoglienza degli
omosessuali e riconoscevano il valore
del «mutuo sostegno fino al sacrificio»
nelle coppie gay.
Quale aspetto non va?
«Guardi, per me quel testo non era da
diffondere, semplicemente. Rischia di
turbare la gente, i fedeli. Non sono decisioni definite e adottate dal Sinodo, è
solo un testo di lavoro che già appartie-
● Il commento
L’editore dei dissenzienti «arruola» san Giovanni Paolo II
di Maria Antonietta Calabrò
S
an Giovanni Paolo II è il Papa che più di
ogni altro ha dedicato il suo ministero di
prete, vescovo e Pontefice al significato
sponsale della vita dell’uomo e della donna e
che sul matrimonio ha scritto anche un’opera
teatrale, «La Bottega dell’Orefice», in cui Dio
stesso forgia e misura il peso delle fedi nuziali,
cioè il peso della vita degli sposi. Nel giorno in
cui ricorre il trentaseiesimo anniversario della
sua elezione al soglio pontificio, vengono
pubblicati due volumi di omelie dell’allora
arcivescovo di Cracovia, in gran parte inedite
in Italia, molte in assoluto. A cominciare da
quella su «Matrimonio e famiglia
nell’insegnamento del Concilio Vaticano II»,
tenuta nella cattedrale di Wawel. L’editore,
Cantagalli, è lo stesso che ha pubblicato il
libro dei cinque cardinali «dissenzienti» dalla
linea Kasper, e l’iniziativa, presentata oggi alla
Lateranense nell’ Istituto di studi sulla
famiglia intitolato al Papa polacco, in qualche
modo, fa «scendere in campo» Giovanni
Paolo II, nei giorni cruciali del Sinodo.
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ne al passato...».
Ha proposto delle modifiche?
«Ci stiamo lavorando nei “circoli minori”, ne discuteremo tutta la settimana. E alla fine, sabato, verrà fuori un
nuovo documento».
Ci sono dubbi sui capitoli che riguardano l’omosessualità?
«Nessun dubbio. Nessun vescovo e
nessuna Chiesa del mondo dice che
l’omosessualità sia una cosa buona».
Ma il testo conteneva aperture significative...
«Le ripeto: bisogna attendere. Il Papa
ci ha detto: siete liberi di discutere. E lo
stiamo facendo. La discussione è buona, ciascuno è libero di esprimersi».
Che cosa la preoccupa?
«Ciò che preoccupa noi vescovi africani è evitare che le organizzazioni internazionali, come accade, condizionino l’aiuto ai Paesi poveri all’atteggiamento che si ha verso l’omosessualità.
Arrivano a imporlo: se volete gli aiuti,
dicono, dovete accettare l’ideologia
gender o le nozze gay. E questo non va
bene».
Che cosa ci dovrebbe essere, nella
relazione finale?
«Ogni chiesa nel pianeta ha le sue
particolarità e il documento deve rifletterle tutte. In Africa è centrale il legame
familiare, il ruolo della coppia formata
da uomo e donna. Io vorrei si parlasse di
più delle famiglie vittime delle situazioni di conflitto, che subiscono le conseguenze distruttrici delle guerre. Famiglie che si dividono perché la povertà
cresce e la gente deve migrare alla ricerca di mezzi di sostentamento».
Un testo troppo «occidentale»?
«Questo no, i riferimenti ci sono. Però vanno sviluppati meglio».
G. G. V.
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
CRONACHE
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Più medici negli aeroporti contro Ebola
Renzi: stanziati 50 milioni. Un’altra infermiera infettata negli Usa. La Casa Bianca: situazione seria
Era stata al letto del paziente Duncan, prima vittima
di Ebola negli Stati Uniti, ricoverato a Dallas di ritorno dalla
Liberia. Non avrebbe dovuto
uscire di casa. Invece Amber
Joy Vinson, infermiera ventinovenne, si è imbarcata su un volo
da Cincinnati al Texas con altri
132 passeggeri. Ventiquattr’ore
dopo si è ammalata anche lei.
Come la sua collega sempre
impegnata con le cure a Duncan, già ricoverata. Aveva la febbre, sintomo iniziale dell’infezione forse contratta per non
aver eseguito con scrupolo le
procedure di protezione personale (indumenti speciali). In
poco più di un’ora era in isolamento. Troppo tardi perché la
sua storia non terrorizzasse gli
Stati Uniti. Gli americani ora temono l’espandersi di un’epidemia che ha già all’attivo circa
4.500 morti e 9 mila contagiati
tra Guinea, Liberia, Sierra Leone e Nigeria (ormai fuori dall’emergenza). Barack Obama
ha subito deciso di rinviare un
viaggio elettorale e ha convocato un vertice alla Casa Bianca
per fronteggiare un pericolo
incombente. «La situazione è
seria» ha dichiarato il portavoce Josh Earnest. Grave il giudizio del Consiglio di sicurezza
dell’Onu: «La risposta internazionale a Ebola ha fallito nel capire e affrontare in modo adeguato l’epidemia».
In serata Obama ha parlato
con i principali leader europei,
compreso Matteo Renzi (che
ha poi annunciato lo stanziamento di 50 milioni per l’emergenza), per fare il punto su
Ebola e Isis. C’erano il britannico Cameron, il francese Hollande e la cancelliera tedesca
Merkel. L’Europa ha paura, gli
sviluppi in Usa sono un monito. In Italia riunione d’urgenza
a Palazzo Chigi su iniziativa del
ministro Beatrice Lorenzin (Salute), presenti Maurizio Lupi
ROMA
Le misure
● Due aerei
militari C130
sono pronti
per eventuali
operazioni
di evacuazione
di cittadini
italiani che
dovessero
risultare infetti
dal virus Ebola
in Africa
● Al momento
la
Commissione
europea non
raccomanda
controlli negli
aeroporti di
arrivo degli
Stati Ue per
passeggeri e
personale
aereo
proveniente
dai Paesi
maggiormente
colpiti
dall’Ebola
● L’Organizzazione mondiale
della sanità
raccomanda
come scudo
anti-Ebola
l’uso di guanti,
tute, stivali e
mascherine
come
dispositivi di
protezione
individuale
I controlli
Funzionari
esperti nella
gestione
dell’allarme
Ebola fanno i
controlli sui
passeggeri
all’aeroporto
internazionale
JFK di New York.
Ai viaggiatori
provenienti da
Liberia, Sierra
Leone e Guinea
viene misurata
la temperatura
e viene rivolta
una serie di
domande sulla
storia del loro
viaggio
(Ansa/Donna
Burton)
Bergamo
Un uomo della Guardia di Finanza
arrestato mentre prova a rapinare
la villa di un facoltoso «capo» rom
Erano appena entrati nella lussuosa villa di un
capo rom, per una rapina, vestiti da Finanzieri che
stavano effettuando un controllo, dopo essere
scesi da un’auto delle Fiamme Gialle. Ma non per
tutti e quattro i banditi arrestati martedì sera a
Dalmine (Bergamo) si trattava di un travestimento:
uno di loro, finito in carcere con i complici, è
davvero un militare della Guardia di Finanza, in
servizio a Como. E, dalle poche indiscrezioni
finora trapelate, è emerso che anche la vettura
utilizzata era davvero un’auto delle Fiamme Gialle.
A scoprirlo, restando basiti, sono stati i carabinieri
della compagnia di Milano Duomo, in trasferta
nella Bergamasca, forse costretti a intervenire
nell’ambito di un’inchiesta più ampia già in corso,
oppure dopo aver intercettato un movimento
sospetto — quello dei rapinatori appunto — che
doveva essere stroncato. I carabinieri erano
appostati in un quartiere residenziale di Dalmine
quando hanno visto la vettura della Finanza
raggiungere la villa di Ratko Dragutinovic, 36 anni,
re della truffa che di recente ha assunto un nome
italiano, già più volte in carcere e anche autore di
un libro sulla sua stirpe: tre anni fa si era vantato
di essere riuscito a vendere a 11 persone diverse la
stessa auto, una Lamborghini, senza mai
consegnarla. Pensavano di andare a colpo sicuro, i
falsi finanzieri e il loro collega «vero»: hanno finto
di dover notificare un atto a Dragutinovic, che non
era in casa. All’interno dell’abitazione hanno
estratto le armi di fronte a due donne di servizio,
ma a quel punto è scattato il blitz dei carabinieri.
Oggi è fissato l’interrogatorio di convalida dei
quattro arresti di fronte al gip di Bergamo.
Armando Di Landro
Maddalena Berbenni
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Il caso
● La vittima
della rapina è
Ratko
Dragutinovic,
36 anni, un
«re» della
truffa più volte
entrato e uscito
dal carcere
●
Dragutinovic,
che è anche
autore di un
libro sulla sua
stirpe Rom, si
vantò di aver
venduto a 11
persone
diverse una
Lamborghini,
senza mai
consegnarla
(Trasporti), Roberta Pinotti
(Difesa) e Federica Mogherini
(Esteri). «Siamo in allerta», dice il titolare dell’Interno, Angelino Alfano.
Decisi la creazione di una
task force interministeriale, la
distribuzione di materiale informativo ai passeggeri in collaborazione con Enac e un rafforzamento del personale degli
uffici sanitari in porti e aeroporti. La Commissione europea per ora non raccomanda
controlli medici negli scali di
arrivo (ad esempio gli screening per la febbre) che sono invece previsti per chi si imbarca
in zone a rischio. Tuttavia la
Francia ha scelto di procedere
autonomamente e di intro-
durrli. Lorenzin oggi sarà a
Bruxelles per un vertice dei ministri europei da lei richiesto.
Per quanto riguarda la sicurezza dei nostri cittadini in Africa,
circa 40 secondo la Farnesina,
due C130 sono pronti per
l’eventuale evacuazione.
L’agenzia Usa per il controllo
delle malattie ha detto che
«per i passeggeri dell’aereo dove ha viaggiato l’infermiera il
rischio è molto basso». Le norme per i sanitari, invece, sono
riportate anche dalle nostre linee guida: gli operatori venuti
a contatto con malati di Ebola
siano messi in quarantena domiciliare per le tre settimane
successive al possibile contagio. Però la tensione sale. Il sindaco di Padova, Massimo Bitonci, vorrebbe vietare in città
la dimora anche occasionale di
persone provenienti dall’area
africana senza certificato di
buona salute.
Margherita De Bac
[email protected]
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
CRONACHE
Il giallo di Fortuna
caduta dal balcone
«Segni di abusi»
(la bimba fu portata in ospedale, quindi i rilievi tecnici su dove fosse finito il corpo furono
inevitabilmente approssimativi), restano ancora molti dubbi, e il primo riguarda il piano
dal quale precipitò. Sicuramente molto alto (lo si deduce
dalle ferite) ma è escluso che
fosse il sesto, dove abitava. Lei
era salita al settimo piano da
Doriana, la sua amichetta, ma
la madre di Doriana dice che
non poté farla entrare perché
stava lavando il pavimento. Andò davvero così? E allora che
cosa fece Chicca? Rimase al settimo piano, salì all’ottavo, incontrò qualcuno sul ballatoio?
La madre: giustizia o me la faccio da sola
L’indizio
● Nel
complesso di
case popolari
di Caivano
dove è morta
Fortuna (nella
foto, la
mamma) era
deceduto
l’anno prima
per una caduta
accidentale
Antonio Giglio,
3 anni, che la
bimba
conosceva
● Il 24 giugno
scorso, quando
Fortuna è
morta, era
andata dalla
sorellina di
Antonio Giglio
NAPOLI Nel mistero del Parco
Verde di Caivano, dove il 24 giugno scorso la piccola Fortuna
Loffredo, 6 anni, si schiantò al
suolo precipitando da uno degli ultimi piani del palazzo in
cui abitava, ora c’è una certezza: la bambina aveva subito
abusi sessuali. Non il giorno in
cui morì ma qualche settimana
prima, almeno due, forse anche di più. E non è detto che sia
stata l’unica volta.
Quello che fin da subito fu
un sospetto degli inquirenti, è
ora confermato ufficialmente
dalla relazione del medico legale che eseguì l’autopsia.
La perizia è stata depositata
nei giorni scorsi, e per quanto
rafforzi l’ipotesi investigativa,
ancora non rappresenta la svolta di questa inchiesta apparsa
immediatamente complicatissima. Costretta a procedere tra
silenzi e ombre di complicità
che fanno dire alla mamma di
Fortuna, Domenica Guardato:
«In questo palazzo tutti sanno
tutto di tutti ma quel giorno
nessuno ha visto niente. Se potessi lo farei saltare in aria questo maledetto palazzo. Farei
uscire tutti i bambini e poi ci
metterei una bomba».
Non lo farebbe mai, ovviamente, ma c’è da capirla. La
certezza che la sua Chicca —
così in famiglia chiamavano
Fortuna — sia stata vittima di
un orco, le fa sanguinare una
ferita che oggi è aperta esattamente come quattro mesi fa.
Spingendola fino a una ostinata diffidenza: «Finché non lo
leggo con gli occhi miei non ci
credo. Insomma, sono la madre, me ne sarei accorta. Quando la lavavo, quando le misuravo la febbre, quando la portai
dalla pediatra una settimana
prima che me l’ammazzassero.
E sarei andata io a cercare chi le
aveva fatto male. E gli avrei tagliato la testa».
Quando dice «...prima che
me l’ammazzassero», Mimma
Guardato, non lo dice a caso.
L’indagine che il procuratore di
25
Il precedente
Un anno prima
il fratello dell’amica
della bambina precipitò
dallo stesso palazzo
Napoli Nord Francesco Greco e
i suoi sostituti Federico Bisceglia e Claudia Maone hanno affidato ai carabinieri è per omicidio, oltre che per violenza
sessuale. Nulla di quanto rac-
colto dagli investigatori fa pensare che Chicca sia caduta per
una imprudenza o un incidente. Anche se, in assenza di testimonianze e persino di certezze
sul punto di impatto al suolo
Il sorriso
Fortuna
Loffredo
è morta
il 24 giugno
a Caivano
Omicidio di Garlasco
Duello tra i periti sulla «camminata» di Stasi tra le macchie di sangue
È stata rinviata a lunedì prossimo
l’udienza del processo d’Appello
«bis» a carico di Alberto Stasi, l’ex
bocconiano imputato a Milano per
l’omicidio di Chiara Poggi, la sua
fidanzata di allora uccisa a Garlasco
il 13 agosto 2007. Ieri al centro
dell’attenzione dei giudici c’è stata
ancora una volta la perizia sulla
«camminata» di Stasi. Per quasi
sette ore gli esperti nominati dalla
Corte d’Assise d’Appello hanno
risposto alle domande del pg Laura
Barbaini, dei difensori di Stasi e dei
legali della famiglia Poggi, parte
civile nel processo. Il 20 ottobre
sono attese nuove richieste
istruttorie. Gli avvocati di Stasi
hanno cercato di smontare le
conclusioni dei docenti del
dipartimento di Ingegneria
dell’Università di Bologna Gabriele
Bitelli e Luca Vittuari, secondo cui
sarebbe «pressoché impossibile»
che l’imputato abbia potuto evitare
di calpestare delle macchie di
sangue quando, secondo la sua
ricostruzione, entrò nella villa di via
Pascoli e scoprì il cadavere di Chiara.
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Per cercare una risposta a
queste e alle tante domande
che si addensano tra i misteri
del Parco Verde e di quel palazzo in particolare — dove un anno e mezzo fa un altro bambino
morì precipitando, ed era il fratellino di Doriana — gli investigatori hanno deciso di raccogliere le testimonianze dei
bambini. Li stanno ascoltando
a scuola, alla presenza dei genitori e con l’aiuto degli psicologi. Nella speranza che almeno
loro — seppure in quel parco
dove vedono ogni giorno spacciare droga e spesso anche
gente che si ammazza, siano
tutti costretti a crescere troppo
in fretta — possano rispondere
senza omertà né reticenze.
Fulvio Bufi
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26
Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
CRONACHE
Lettera di accuse a Bruti di Robledo:
«Escluso dai rapporti di Bankitalia»
L’ex capo dell’anticorruzione scrive al Consiglio superiore: indagini indebolite
MILANO Sapere è potere. Soprat-
I protagonisti
Il procuratore
aggiunto Alfredo
Robledo (in alto), il
capo procuratore
di Milano
Edmondo Bruti
Liberati (al centro)
e l’altro aggiunto
Francesco Greco
tutto nel flusso delle «Segnalazioni di operazioni sospette»
(Sos) che per legge la Banca
d’Italia e la Guardia di Finanza
inviano alle Procure italiane,
innescando indagini sia nei
pool reati economici sia nei
pool tangenti. Solo che, a detta
di quanto il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ora denuncia al Csm, nella Procura di
Milano le Sos sarebbero gestite
esclusivamente dal pool reati
finanziari del procuratore aggiunto Francesco Greco, il pool
anticorruzione di Robledo ne
sarebbe tagliato fuori, con
«grave difetto di coordinamento e minore efficienza delle indagini», come «più volte sottoposto all’attenzione del procuratore Bruti Liberati senza esito».
Dunque Robledo, rimosso
da Bruti dalla guida appunto
del II dipartimento (reati contro la Pubblica Amministrazione) e trasferito al pool Esecuzione delle pene, in 17 pagine al
Csm non si limita a rispondere
ai rilievi di Bruti, ma apre un
nuovo fronte nell’aspro confronto che li contrappone pubblicamente da marzo.
Quando l’Unità di informazione finanziaria (Uif) di Banca
d’Italia ravvisa indici di anomali in un movimento finanziario
— per l’entità, la qualità dei
protagonisti o anche solo le
modalità —, la segnala alla
competente Procura. «Tuttavia
— lamenta Robledo al Csm —
tali Sos vengono trasmesse
esclusivamente al primo dipartimento della Procura (pool
Greco, ndr) da Uif, Nucleo Speciale Valutario e GdF territoriale: ritengo ciò in contrasto con i
criteri organizzativi della Procura», perché il pool tangenti
di Robledo (II dipartimento),
«presso il quale è la competen-
za specialistica dei reati contro
la Pubblica amministrazione,
non ha accesso alla cognizione
di tali Sos, nella esclusiva disponibilità del primo dipartimento. Nessuna di queste segnalazioni risulta essere mai
trasmessa al II dipartimento».
E «sottrarre questa fonte al
flusso delle informazioni di diretta competenza del dipartimento deputato al contrasto
dei reati contro la Pubblica amministrazione significa in primo luogo indebolirne significativamente l’attività».
A Bruti che gli rimprovera
difficoltà di coordinamento,
Robledo ripete di averle avute
«solo con Greco sull’inchiesta
San Raffaele e con Boccassini
su Expo». Alla contestazione di
non aver mai fatto riunioni del
suo pool, risponde che nessun
❞
I 100 milioni
sulla banca
di Carate?
La scelsi io,
dava l’1,5%
contro
lo 0,88%
Tragedia sul tetto del mondo
Valanga sull’Himalaya
travolge 24 persone
È stata una «bomba di neve». Ha travolto e ucciso 24 persone, tra le quali
12 escursionisti stranieri, e intrappolato diversi turisti in un’ampia zona
del massiccio dell’Annapurna, uno dei più belli dell’Himalaya. Le vittime
facevano parte di gruppi impegnati in trekking nel distretto di Mustang,
al confine con il Tibet, e nel vicino Manang (Foto Epa).
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27
pm le ha chieste, che prima
non si facevano, che anche altri
pool non le farebbero. E sui 100
milioni sequestrati nel 2009 a 4
banche estere, che Bruti lamentava Robledo avesse depositato non sul Fondo unico giustizia (Fug) previsto per legge,
ma sulla Banca di credito cooperativo di Carate Brianza e
Barlassina, nominando custodi
del denaro in banca? Robledo
in parte evoca la frase di rito del
gip Vanore sul pm «competente alla nomina del custode e alle modalità di gestione dei beni», e in parte si ripara dietro il
fatto che l’obbligo di interloquire con il Fug incomba sulla
banca. Dice di aver scelto per
«solidità» e struttura mutualistica la Bcc, «dove fino al ‘95
avevo il conto per lo stipendio
ma nessun rapporto economico»; e oppone l’interesse praticato dalla Bcc (1,5%) allo «0,88%
di media nel 2009 secondo
Bankitalia». Affermando d’aver
informato l’aggiunto Carnevali,
spiega che nell’aprile 2009
«non potevo dare alcuna previa
informazione al Procuratore su
banche e custodi» perché Bruti
«lo divenne l’11 gennaio 2010».
E attacca Bruti per «l’anomalia
di un rilievo avanzato, contro
ogni ragionevolezza, a 5 anni e
6 mesi dal fatto», invece che
«al più tardi nel luglio 2012»
dopo la lettera del Fug citata da
Bruti: «Come mai il Procuratore lo contesta solo oggi? Qual è
stato l’input che ha dato origine alla contestazione?». Domanda retorica per lui: «Tutti i
provvedimenti» di Bruti «sono
palesemente illegittimi» perché «sostanzialmente punitivi».
Luigi Ferrarella
[email protected]
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
CRONACHE
● Sul canale scuola di Corriere.it
1.300
1
L’iniziativa
Corriere.it Scuola ha lanciato
su Twitter l’hashtag per condividere
i libri più amati #unamoredilibro.
Ieri era uno dei principali argomenti
di discussione sul social network
Dalla Bibbia a Calvino e Austen
I libri più amati dai lettori
diventano le stelle di Twitter
I lib
libri consigliati
ssu
u Twitter dai lettori
dii Corriere.it
d
C
D
alla Bibbia alla Divina Commedia alla
guida telefonica di Torino («mi cambiò
la vita, quando con gli altri ancora si
parlava»). Passando per Calvino, per le «Cime
tempestose», Rodari e Jane Austen. Su twitter
si scopre che, anche nel Paese che non legge,
chi ha amato un libro non lo scorda più. Sono
stati più di 1.300 i libri consigliati ieri su
twitter: #unamoredilibro, l’hashtag lanciato
da Corriere.it/scuola/ ha sbancato twitter
arrivando in cima alla classifica dei trend
topic, facendo tendenza per ore. Eppure,
secondo l’indagine dell’Istat, nel 2013 sei
italiani su dieci non hanno letto nemmeno un
libro. Ma, a scorrere titoli e dediche nei tweet
di ieri, chi i libri li ha letti li porta nel cuore. La
raccolta dei vostri libri preferiti sul sito del
Corriere.it continua, fino a costituire una vera
e propria biblioteca virtuale dei ricordi e delle
emozioni. Fino ad arrivare alle tre giornate
dedicate alla lettura nelle scuole, organizzate
dal ministero dell’Istruzione e sostenute
anche dal Corriere, giovedì 29 e poi il 30 e il 31.
Corriere della Sera
«Letture critiche anche sulla Rete»
La nuova sfida dell’Osservatorio
Giovani-editori, missione del presidente Ceccherini nella Silicon Valley per il futuro
Chi è
● Andrea
Ceccherini,
nella foto con
Eric Schmidt,
presidente del
Cda di Google,
guida
l’Osservatorio
permanente
giovani-editori
● Dal 2000
l’Osservatorio
si occupa
anche di
diffondere la
lettura dei
quotidiani nelle
scuole italiane:
dai 98 mila
alunni e 2.000
professori della
prima edizione
l’iniziativa ha
coinvolto più di
2 milioni di
studenti e oltre
44 mila docenti
MILANO Per formare i cittadini di
domani occorre fornire agli studenti di oggi gli strumenti per
capire il presente e arrivare preparati alle sfide del futuro. Una
missione che l’Osservatorio
permanente giovani-editori ha
intrapreso da 14 anni grazie anche al progetto «Il quotidiano in
classe». Un’iniziativa che consente di leggere nelle aule tre
giornali diversi a confronti e
che, in questa edizione, si appresta a coinvolgere un numero
record di iscritti. Numeri superiori al successo dell’anno scorso quando parteciparono oltre
due milioni di ragazzi. Il 75 per
cento dei giovani italiani d’età
compresa fra 14 e 18 anni.
«In questa sfida del “Quotidiano in Classe”, in cui da anni
siamo impegnati, occorre rinnovare gli strumenti, per rendere sempre più efficace la nostra azione — spiega Ceccherini, presidente dell’Osservatorio
— perché deve esser chiaro che
non cambia la nostra mission,
non cambia il nostro sistema di
valori, ma si aggiornano gli
strumenti attraverso cui intendiamo vincere la nostra sfida di
sempre; quella di chi vuole elevare lo spirito critico e il senso
civico dei più giovani».
Passato, presente e futuro
29
La campagna In India
Dieci milioni di alunni
si lavano le mani
Alunni di una scuola di Bhopal, nello
stato indiano del Madhya Pradesh,
partecipano alla giornata mondiale
dedicata al lavarsi le mani. L’iniziativa,
nata per promuovere l’attenzione
all’igiene, ha coinvolto 10 milioni di
studenti dello stato ( foto Epa)
della Rete si concentrano negli
Stati Uniti e, soprattutto nella
Silicon Valley, dove Ceccherini
ha incontrato i leader delle
grandi aziende che si stanno
sfidando sull’innovazione: da
Google a Yahoo, passando per
Amazon, Aol e Twitter. Ha parlato anche con quelle che consentono di collegarsi in Rete
con i loro prodotti «fisici», come Apple e ha avuto colloqui
con i direttori dei giornali più
autorevoli come il New York Times, il Wall Street Journal, il
Washington Post e il Los Angeles Times. Un viaggio che prosegue idealmente lungo la linea
tracciata, nell’ottobre del 2013, a
Roma quando si statuì un’alleanza con Google, alla presenza
di Eric Schmidt, suo presidente
mondiale. «Vogliamo aprirci al
nuovo ed essere un’avanguardia
avanzata per fornire strumenti
adeguati agli insegnanti — prosegue Ceccherini — per aiutare
i giovani a capire la rivoluzione
digitale che sta avvenendo oggi,
allenandoli a distinguere le fonti del giornalismo di qualità dal
resto dell’informazione disponibile». Professori che oggi
avranno un ruolo ancora più
importante e a loro Ceccherini
lancia un appello: «I giovani
possono essere gli artefici del
© RIPRODUZIONE RISERVATA
cambiamento, gli attori di una
società nuova, per scrivere un
capitolo inedito di una storia
che il nostro Paese non ha mai
vissuto — dice — ma per fare
questo c’è bisogno che voi insegnanti sappiate conquistare al
fascino dei dubbi quei giovani
che amano avere vivere solo solide certezze». Ceccherini chiama alla mobilitazione gli insegnanti italiani chiedendo loro
di aiutare l’Osservatorio a definire un modello didattico d’iniziativa che parta dall’esperienza
e dagli spunti vissuti in aula, e
che miri a rendere i ragazzi più
padroni nella loro navigazione
in Rete. «C’è bisogno di una mu-
Rivoluzione digitale
«Vogliamo dare più
strumenti a chi aiuta
i giovani a capire la
rivoluzione digitale»
sica nuova e la prima nota tocca
a voi insegnanti scandirla, per
costruire insieme un Paese meno lento e più rock», continua
Ceccherini. Per tagliare questo
traguardo, da novembre, l’Osservatorio e Google si siederanno a un tavolo comune per studiare un modello di progetto
che possa diventare la bussola,
il Gps per i ragazzi che navigano
sul web non lasciandoli soli nel
corso delle loro ricerche e aiutandoli a riconoscere le fonti affidabili dalle altre.
Alessio Ribaudo
AlessioRib
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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30
Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
CRONACHE
31
Il tema
I dati
● In Italia il
tasso di
occupazione
degli uomini tra
i 15 e i 64 anni
è del 64%.
Nella stessa
fascia d’età
quello delle
donne è del
46,6%
● Secondo
Save the
Children
in Italia quasi
2 donne su 3
sono senza
lavoro se sono
madri di 2 figli,
mentre resta
inattivo
il 36,4% dai 25
ai 34 anni
(sempre con
due figli)
● Tra 2008 e
2009, 800 mila
mamme hanno
dichiarato di
essere state
licenziate o
aver subito
pressioni a
seguito di una
gravidanza,
anche a causa
delle dimissioni
in bianco
● Sempre più
donne
scelgono di
congelare gli
ovuli per
dedicarsi alla
carriera e poi
pensare ai figli.
Negli Usa il
prelievo e la
stimolazione
degli ovociti
costa 10.000
dollari; la
conservazione
annuale circa
500 dollari
● In Italia il
prelievo degli
ovuli costa
3.000/3.500
euro, la
conservazione
300 euro annui
Una recente copertina della
rivista di economia Bloomberg
BusinessWeek recitava «Freeze
Your Eggs, Free Your Career»
(congela i tuoi ovuli, libera la
tua carriera), celebrando il
congelamento degli ovuli come la prossima frontiera della
emancipazione femminile.
L’invito è stato accolto in Silicon Valley, dove molte aziende stanno incentivando le impiegate a sperimentare la nuova tecnologia riproduttiva. Ha
cominciato Facebook, che offre
fino a 20 mila dollari, mentre a
gennaio partirà Apple garantendo la stessa cifra ai suoi talenti. Google avrebbe in programma il nuovo benefit per il
2015 mentre sembra che Citigroup e Microsoft offrano già il
servizio su richiesta delle dipendenti.
«Vogliamo aiutare le donne
ad avere il meglio per le loro vite e a prendersi cura delle loro
famiglie», ha scritto Apple nel
comunicato, presentando l’iniziativa come un modo per andare incontro alle nuove esigenze delle donne e una soluzione al divario di genere che
inquina l’immagine liberale e
progressista della Valle (a Cupertino la forza lavoro è al 70%
maschile, 69% in Facebook).
Non c’è dubbio che la decisione rispecchi un cambiamento in atto nella società
americana (e non solo), dove
moltissime donne trovano tardi il partner giusto e preferiscono «scegliere» quando avere
un figlio, senza farsi travolgere
dalle esigenze dell’orologio
biologico.
Se è vero che negli ultimi 20
anni si sono registrate nel
mondo appena 150 nascite da
ovuli congelati, solo nel 2009 la
tecnologia — prima riservata
alle giovani malate di cancro
che volevano preservare i propri ovuli dalla chemioterapia
— ha avuto il via libera dalla
comunità scientifica come felice opportunità di riproduzione
per pazienti «sane». Da allora
sono sempre di più le donne
che ne fanno uso: basti pensare
che l’agenzia Eggbanxxx, specializzata nel congelamento di
ovociti, riceve più di 60 richieste alla settimana.
Eppure è difficile non chiedersi perché — se l’obiettivo è
aiutare le dipendenti a conciliare lavoro e famiglia — una
quantità così ingente di soldi
non venga investita in altri aiuti: «Sembra un incentivo che va
incontro alle esigenze delle
donne ma in realtà aiuta solo le
aziende», commenta Barbara
Mapelli, docente di pedagogia
delle differenze di genere all’Università Bicocca, che sottolinea come l’investimento delle
ILLUSTRAZIONE DI CHIARA GHIGLIAZZA
di Serena Danna
Ovuli congelati, paga l’azienda
Ma il benefit è suo o delle donne?
La scelta di Apple e Facebook: «Un sostegno». Però si ritarda la maternità
❞
Barbara
Mapelli
È una
invasione
illecita
nella
vita
delle
donne
La nota
di Apple
Vogliamo
aiutarle
a fare
il meglio
per le loro
vite e le loro
famiglie
Robin
Marantz
Henig
È il
mito
del riuscire
a bloccare
l’orologio
biologico
aziende nel congelamento degli ovuli sia «un’invasione illecita nella vita delle donne» che
consente ai datori di lavoro di
non prendere iniziative in altri
campi come la flessibilità, il telelavoro o la paternità. «Si finisce con l’assecondare solo una
tendenza della società — continua Mapelli — senza tenere
conto dei bisogni di donne e
uomini alla ricerca di una diversa qualità della vita». Per i
colossi economici della Valle
pare più facile assecondare i bisogni delle single carrieriste
che quelli delle coppie che non
vogliono rinunciare a diventare
presto genitori.
Dietro la volontà (mascherata da generosità) delle aziende
di massimizzare la produttività
delle dipendenti, si nasconderebbe un problema peggiore,
che la scrittrice scientifica Robin Marantz Henig, autrice di
Pandora’s Baby, definisce «il
mito del riuscire a bloccare
l’orologio biologico», un’illusione che troverebbe nella tecnica riproduttiva una nuova
frontiera. «Questo approccio
aziendale — dice Henig — non
aiuterà le donne a risolvere il
problema di dover ancora scegliere tra essere madri e professioniste di successo». D’accordo Tanya Selvaratnam, autrice
di The Big Lie: Motherhood, Fe-
minism, and the Reality of the
Biological Clock che parla di
«un crimine» per le donne:
«Molte pensano di aver fatto
un investimento congelando i
loro ovuli, ma non considerano
che ritardare la maternità ha
costi alti e nessuna garanzia di
riuscita». Una realtà confermata dalla scienza che, evidentemente, neanche le aziende
hanno voglia di vedere.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La tecnica
1
Conservati vitali
anche per 20 anni
La crioconservazione è nata negli
anni 80: prevede il congelamento
di cellule o di embrioni, per
conservarli nel tempo senza
alterarne la vitalità. In questo caso
si tratta degli ovociti (le cellule
germinali femminili) che si è visto
essere vitali anche dopo 20 anni
2
Stimolazione
e prelievo di follicoli
La procedura prevede più fasi: la
donna deve sottoporsi a una
stimolazione ormonale per far
crescere più follicoli (10-15) che
poi, giunti a maturazione, vengono
prelevati con un intervento in day
hospital e congelati in attesa di
una fecondazione assistita
3
Il congelamento
a meno 196 gradi
Su «Sette»
L’ultima provocazione di Cattelan:
«Metodico, ho l’animo da impiegato»
«Metodico ai limiti del patologico.
Per certi versi ho sempre avuto un
animo da impiegato». Parola di
Maurizio Cattelan, «pensionato» sui
generis, che si racconta su Sette, in
edicola domani con il Corriere della
Sera. Spiega: «Sono un pensionato
che non si limita a guardare i
cantieri!». Infatti in questi tre anni di
sabbatico ha prodotto dieci numeri
per la rivista TOILETPAPER, un paio
di libri e la mostra Shit and Die.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gli ovociti sono congelati, in azoto
liquido, a -196 gradi e conservati
nelle «banche». Alla donna, dopo
la stimolazione, ne vengono
prelevati 10-15. Al primo
tentativo di fecondazione assistita
se ne usano 5-6. Gli altri verranno
scongelati ai successivi tentativi
4
Fecondazione
Il limite a 43 anni
La fecondazione assistita (Pma) si
effettua al massimo fino a 43 anni,
quindi ha poco senso congelare
ovociti in età troppo avanzata. A
43 anni le percentuali di riuscita di
una fecondazione assistita sono
del 5 per cento. A 40 sono del 15
per cento
32
Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
●
Partecipazione Le esperienze dell’alluvione a Genova
e dei festival culturali ci restituiscono un’immagine
più veritiera dei ragazzi. Che dagli adulti attendono solo
una convocazione: autorevole, ma anche piena e fiduciosa
ANALISI
& COMMENTI
● Il corsivo del giorno
Il dissenso «responsabile»
del senatore Tocci
Un anacronismo che smaschera
le anomalie della politica
N
on sarà l’uomo che morde il cane.
Ma un «uomo di partito» che vota la
fiducia su un provvedimento (il Jobs
act) dopo averlo stroncato nel suo
intervento e, subito dopo, si dimette dal
Senato perché considera quel provvedimento
e quella fiducia in contrasto con il mandato
ricevuto dagli elettori, è comunque una
notizia. Sul web in questi giorni se ne è
parlato parecchio. Sui giornali e in tv poco o
nulla. Al più si è almanaccato, probabilmente
a sproposito, su cosa farà il senatore in
questione, Walter Tocci (che nel frattempo ha
«salvato» il governo anche sul Def), quando
l’Aula ne respingerà le dimissioni. Peccato.
Perché una contraddizione c’è, e non riguarda
solo né soprattutto Tocci. Che per motivare il
suo voto si è richiamato a quella che andava
nota, nel Novecento, come disciplina di
partito. Nel Pci del centralismo democratico
(«Manifesto» docet) era ferrea. Ma, in forme
diverse, valeva per tutti. Compresi i
socialisti: quando, nel ‘63, votarono contro il
primo centro-sinistra, i parlamentari che poi
dettero vita al Psiup sapevano bene che se ne
stavano andando. Compresa anche la Dc dei
franchi tiratori. Prima che un vincolo, la
disciplina era la garanzia di un’unità per la
quale valeva la regola del chi rompe paga. I
partiti c’erano, eccome. Anche troppo. Ma
adesso, come si fa a disciplinare qualcosa che
resta vivo nella memoria (non solo quella di
Tocci), ma non esiste più? E perché a invocare
misure disciplinari verso i dissidenti,
scimmiottando il lessico comunista, sono i
colonnelli di Matteo Renzi, fautori del partito
leggero, anzi, «liquido», del leader, e
comunque dell’archiviazione del modello
novecentesco? E perché non si discute dei pesi
e dei contrappesi necessari a bilanciare il
potere (crescente, straripante) dell’esecutivo
e la libertà del parlamentare? Venissimo a
sape’ che so’ misteri, avrebbe forse chiosato
Gioachino Belli. Misteri che il gesto
politicamente e intellettualmente onesto di
Tocci certo non svela, ma quanto meno
segnala. Di questi tempi, è già molto.
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giovani di Genova restituiscono
a tutti noi un’immagine più veritiera delle nuove generazioni.
Troppo angosciati dalla fragilità
dei nostri figli e dai rischi a cui
l’adolescenza li espone, noi
adulti ci concentriamo molto
spesso sulla loro inconsapevolezza e su una presunta incapacità di sacrificarsi in nome dell’altro e dello studio. Gli adolescenti odierni sono nati in un contesto fortemente caratterizzato da
nuovi modelli educativi familiari e da Internet. Sono adolescenti meno conflittuali perché abituati sin da bambini ad essere
valorizzati dai propri genitori
come soggetti attivi all’interno
delle decisioni e delle esigenze
del nucleo familiare e, attraverso
la rete, hanno sviluppato un’inclinazione alla cultura partecipativa. Una forma di partecipazione sociale sicuramente diversa da quella delle generazioni
chiamate a serrare le fila nei cordoni studenteschi, il cui obiettivo era quello di contestare il ruolo simbolico del padre frustrante
e mortificante.
L’esperienza drammatica
dell’alluvione di Genova, ma
anche quella così diversa dei
Festival italiani di approfondimento culturale, sostenuti dai
giovani sia come volontari sia
come pubblico, forniscono testimonianza di come i ragazzi e
le ragazze desiderino accedere
ad esperienze di partecipazione
sociale e formazione culturale.
Cosa possiamo fare per valorizzare questa propensione? Cosa
ci insegnano queste esperienze
vissute con entusiasmo e così
lontane dal profilo della generazione annoiata, che non ha
interessi né stimoli per costrui-
CONC
I
di Paolo Franchi
LA LEZIONE DI FUTURO
DEI NUOVI ADOLESCENTI
di Matteo Lancini
re il futuro? Questi avvenimenti
ci costringono a riformulare i
modelli educativi e formativi
che come adulti dobbiamo utilizzare per sostenere la crescita
e la realizzazione di sé in adolescenza. Per la scuola non si tratta di introdurre semplicemente
la tecnologia ma di inserirla in
un processo creativo e formativo più ampio.
Così come hanno fatto la famiglia e le scuole dell’infanzia,
è importante anche per i cicli
scolastici successivi adattare il
proprio funzionamento alle
migliori caratteristiche dei ragazzi del nostro tempo. Penso
sia possibile, e in parte sta già
avvenendo, ripensare una
scuola che utilizzi modelli educativi più cooptatitivi che di
controllo, che sostengano la
cultura partecipativa tipica delle nuove generazioni. Non si
tratta di perdere l’autorità del
ruolo, anzi di conquistare una
nuova autorevolezza capace di
offrire risorse formative ed
educative coerenti con il funzionamento affettivo e relazionale degli adolescenti odierni.
Convocare, ad esempio, gli
adolescenti alla costruzione del
proprio futuro a scuola, in un
momento storico e sociale così
denso di oscuri presagi, è una
necessità che le generazioni attuali di adulti dovrebbero sentire. In una nostra recente ricerca
emerge come gli adulti pensino
che gli adolescenti non siano
interessati a parlare con loro
del futuro perché troppo concentrati sul presente, mentre i
ragazzi e le ragazze testimoniano di avere curiosità e voglia di
fare e soprattutto di affrontare
questo tema con insegnanti e
genitori.
È soprattutto il ruolo del padre ad essere fondamentale in
questo senso: tanto più è presente il suo sostegno, la sua vicinanza e la sua valorizzazione,
tanto più i ragazzi e le ragazze
riescono ad avere in mente un
futuro possibile in cui troveranno davvero uno spazio di realizzazione personale. Il padre è la
figura che dovrebbe accompagnare i figli nel mondo esterno
a conoscere la realtà senza latitanze, e senza troppi timori.
Convocare i ragazzi e mettere
una pala nelle loro mani rappresenta un simbolo importante per costruire il futuro, fare
spazio dal fango che minaccia
di sommergere tutto. Gli adolescenti hanno tanto lavoro da fare: prima di costruire le fondamenta del proprio progetto di
vita devono anche rimediare all’incapacità adulta di preservare
il territorio, la terra, lo spazio
concreto e mentale in cui seminare la speranza e la crescita.
Sarebbe dunque importante
convocare i giovani e consegnare loro le pale il prima possibile, con massima allerta, e non a
disastro avvenuto.
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Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
CATTOLICESIMO E FAMIGLIA
LA VITTORIA DI FRANCESCO
NEL SINODO DEI VESCOVI:
UNA CHIESA DEL DIALOGO
di Alberto Melloni
Il cambiamento Il Papa
non punta a una riforma
del matrimonio o della
morale ma a un rilancio
della conciliarità.
L’opposizione viene
da una minoranza
dell’assemblea
e dalla maggioranza
del Collegio cardinalizio
L
a pubblicazione della relatio sui primi
giorni di Sinodo ha scatenato un diluvio
di commenti. In gran parte voci entusiastiche, come quella di monsignor Bruno
Forte che ha spiegato che il superamento di una cultura del disprezzo per le persone
omosessuali era ormai necessaria. Non più vasti,
ma molto visibili sono stati i giudizi negativi,
che vanno dall’allarmismo di chi è fuori dal Sinodo come l’ex presidente della Conferenza episcopale italiana, Camillo Ruini, a chi ne è parte
come il presidente della Conferenza polacca,
Stanislaw Gadecki, che si appella al magistero di
Giovanni Paolo II, considerandolo insuperabile.
Quasi tutti i commenti si sono in realtà misurati con due soli passaggi della scrupolosa relatio redatta dal cardinale Péter Erdo: quello nel
quale si parla dell’omosessualità a partire dall’amore e non dalla natura, e quello nel quale si
cerca un nuovo atteggiamento verso i divorziati
risposati. Altri passaggi, ad esempio dove si ribadisce la condanna della contraccezione non
«naturale» (forse mitigata da un inciso non
chiaro), non hanno invece attirato molta attenzione.
Questa trasformazione di un atto intermedio
come la relatio in uno scoop ha due cause. Chi
guarda il Sinodo da lontano crede spesso che il
suo valore stia solo nell’adeguamento alla «tendenza Francesco» e che la ragione per cui il Papa
l’ha convocato sia di contare i suoi pochi antagonisti. Chi lo vive da dentro si affanna a negare la
portata delle divisioni, sostenendo che nel Sinodo non si fa la conta: mentre è questo lo strumento principe dell’assemblea dei vescovi (come del Concilio o del Conclave) e il suo banco di
prova. In realtà la dialettica sinodale ha mostrato
che esiste un settore neo-rigorista, che aveva un
disegno ostruzionista sostanzialmente fallito;
un settore neo-lassista, che ha auspicato in aula
aperture più attese che pensate; e un settore
neo-casuistico, che cerca in qualche virtuosismo
canonistico la risposta a problemi che sono il
dono e il dolore di milioni di figli di Dio.
È rimasta meno visibile — nella relatio e nei
commenti — la posizione di chi ha capito che il
Papa non pensa che la misericordia sia a mezza
via fra lassismo e rigorismo, ma costituisca una
dimensione altra: ed è stata meno udita la voce
di chi condivide con Francesco l’idea che il problema della chiesa non sia dire dei sì o dei no,
ma dire il Vangelo di Gesù e il Gesù del Vangelo a
vite vere per lungo tempo invisibili alla chiesa.
Perché l’operazione di Francesco sul Sinodo
non punta a una riforma del matrimonio o della
morale, ma a una restaurazione della conciliarità nel cattolicesimo romano, da cui passa il futuro della ecclesiologia e dell’ecumenismo. In ogni
campo Francesco ha detto più volte che non ama
le «soluzioni chiuse», invece crede che un nuovo
atteggiamento radicato nella conversione del
cuore sia davvero più efficace di modifiche normative affidate a cuori corrotti dall’immobilismo. Questa idea di una «riforma a norme invariate» l’ha applicata al Sinodo, finora imprigionato dentro una consultività umiliante e nel
quale non c’è spazio per far sentire dal vivo il dibattito teologico. Il Papa, senza fare decreti riformatori, s’è limitato a due soli passi: promettere
che promulgherà il documento sinodale come
tale e convocare due assemblee sullo stesso tema. Così facendo ha di fatto messo la chiesa intera in stato sinodale. Con queste poche mosse
ha restituito una dignità «conciliare» al Sinodo,
di cui i conflitti e i contrasti — fisiologici, dato
che non si parla di quisquilie — sono la prova
che c’è riuscito.
Quello che la minoranza del Sinodo e la maggioranza del Collegio cardinalizio rimproverano
al Papa è proprio il successo nell’apertura di una
fase di dialogo o, per dirla in termini tecnici, di
uno «stato sinodale» della chiesa. Uomini della
levatura politica di Ruini sanno che la posizione
del cattolicesimo non inciderà mai sulle leggi
che regolano la vita delle famiglie. I cardinali
che, guidati o trascinati dal prefetto della dottrina della fede, Gerhard Müller, pubblicano un libro contro la linea del Papa intitolato Permanere
nella verità di Cristo non chiedono norme restrittive. Sostengono che dentro la chiesa non c’è
nulla di cui discutere: che la comprensione del
Vangelo non pretende null’altro che essere ripetuta. Ed è contro questo che il Papa ha reagito
con la sua mitissima durezza e, lo si può già dire,
ha vinto. Proprio perché anche chi non voleva ha
dovuto discutere, esprimersi, ascoltare. Francesco ha costretto tutti ad accettare che la verità di
Cristo non è un talento da seppellire, ma cammino nella storia, navigazione sospinta dal vento
dello Spirito, ricerca inesausta della voce del Maestro. Se riuscirà, se il cattolicesimo romano
guadagnerà non soltanto la credibilità evangelica del suo Papa, ma la credibilità conciliare del
suo corpo, allora tutto sarà possibile. Proprio
tutto: perché il futuro del cristianesimo o sarà
conciliare o non sarà altro che un presente degradato, di cui la chiesa romana ha già sentito il
sapore amaro varie volte negli ultimi dieci secoli
e negli ultimi dieci anni.
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●I
33
GIUSTIZIA, BENE IL RIORDINO
ORA EVITARE LE RIVALITÀ
COMMENTI
DAL MONDO
Giovani e Jihad
come raffreddare
quelle vocazioni ?
di legge per
●
❞ Illaprogetto
lotta al terrorismo,
che da ieri è all’esame del
Senato in Francia, è attento
alla repressione ma molto
meno alla prevenzione,
scrive Marie Boëton sul
quotidiano cattolico
francese La Croix: ma come
si può contrastare
l’indottrinamento dei
giovani affascinati dalla
jihad? Mancano strutture in
grado di svolgere il lavoro di
«deradicalizzazione», anche
per la varietà di strade che
portano al fanatismo. E la
sincerità del ravvedimento
di qualche reduce (inquisito)
al rientro dalle guerre sante,
in Iraq o in Siria, è dubbia.
Le tardive verità
dell’ex capo
del Pentagono
memorie di Leon
●
❞ Le
Panetta, ex capo della
Cia e del Pentagono, riunite
nel libro «Worthy fights»,
battaglie che valeva la pena
di combattere, fanno
discutere in Medio Oriente,
dove le sue critiche alle
strategie di Barack Obama
suonano tardive: «La
franchezza retrospettiva va
bene — osserva David
Ignatius, opinionista del
Daily Star di Beirut —, ma
non sarebbe stato meglio
parlare apertamente già
all’epoca e arrivare magari a
dimettersi per principio?».
Ai Paesi servono funzionari
che dicano pubblicamente
la verità in tempo reale,
prima di farne un libro.
a cura di Elisabetta Rosaspina
l «dimagrimento» delle
strutture statali imposto
da leggi di Stabilità e revisioni della spesa tocca anche il ministero della Giustizia, che finora ne era rimasto
fuori. Stavolta però l’inadempienza avrebbe determinato la
paralisi del dicastero. Così il
Guardasigilli Andrea Orlando
ha inviato alla Funzione pubblica la bozza di decreto sulla
riorganizzazione della struttura, volta alla «riduzione degli
uffici dirigenziali e delle dotazioni organiche».
Si tratta di un progetto ambizioso, che lega un generale
ridimensionamento all’obiettivo di un rinnovamento produttivo. Secondo il piano, i dirigenti generali saranno poco
meno che dimezzati, passando
da 61 a 36 (dei 25 posti in meno
molti sono ricoperti da magistrati, che potranno rientrare
in ruolo), con ulteriori tagli per
le altre categorie di personale.
Si introduce una Centrale unica degli acquisti, per razionalizzare le spese, mentre al Dap,
il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, viene
sottratta la competenza sulle
oltre 24.000 persone che scontano la pena fuori dal carcere,
assorbita dal Dipartimento
della giustizia minorile.
Il ministro Orlando si dice
soddisfatto per una «riforma
innovativa e funzionale di cui
c’era urgente bisogno», e tutto
ciò avviene mentre dagli Stati
Uniti il procuratore aggiunto di
Reggio Calabria, Gratteri
(Guardasigilli mancato nelle
intenzioni del premier Renzi)
rivela che «se fossi stato nominato la prima cosa che avrei
fatto sarebbe stata il “dimagrimento” del ministero, la riduzione di molte direzioni e
l’abolizione del Dap».
Gratteri promette, a breve,
nuove soluzioni da un’apposita commissione che lui stesso
presiede a Palazzo Chigi. Ma la
giustizia malata non ha bisogno di dualismi e rivalità, bensì di innovazioni efficaci. Per
adesso c’è una bozza di decreto piena di buone intenzioni,
che si spera produca qualche
risultato in termini di risparmio e efficienza. In attesa che
agli annunci si sostituiscano
riforme che affrontino finalmente i problemi reali. Magari
imboccando la giusta direzione.
Giovanni Bianconi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LONDRA APRE ALLA PALESTINA
PENSANDO AL VOTO ISLAMICO
N
on è giunto come
una sorpresa il voto
di lunedì scorso del
Parlamento britannico a favore del riconoscimento dello Stato di
Palestina. Un voto che non impegna il governo di David Cameron, ma che costituisce comunque un segnale politico.
Non è una sorpresa per chi
avesse assistito questa estate
alle manifestazioni a Londra in
solidarietà con la popolazione
di Gaza. Hyde Park gremito all’inverosimile, le zone circostanti e le stazioni della metropolitana invase dalle bandiere
palestinesi. Ma ciò che colpiva
era la composizione «culturale» dei dimostranti: in piazza
c’era sostanzialmente la comunità musulmana britannica. E
non barbuti imam di periferia,
bensì intere famigliole agghindate coi colori della Palestina.
E proprio in quei giorni il
sottosegretario agli Esteri, la
baronessa Warsi, primo esponente musulmano nel governo,
rassegnava le dimissioni in polemica con l’atteggiamento del
gabinetto Cameron, ritenuto
troppo schiacciato su Israele.
Un segnale considerato allarmante dai giornali britanni-
ci. Che facevano notare come il
premier Cameron, alienandosi
le simpatie della comunità musulmana (il 5% della popolazione), rischiasse di giocarsi la rielezione. Un’osservazione che
deve essere stata tenuta in conto, visto che i deputati conservatori lunedì hanno ricevuto libertà di voto.
Lo stesso discorso può essere fatto per la Francia, dove pure le manifestazioni pro-palestinesi dell’estate hanno visto
scendere un piazza una generazione di bobos musulmani,
borghesi bohémien, più che
emarginati delle banlieue. E il
ministro degli Esteri di Parigi a
fine agosto ha aperto alla possibilità di un riconoscimento
della Palestina.
La questione è univoca: più
le società europee — e il loro
elettorato — diventano multietniche, più assumono peso
componenti culturali distanti
dalla tradizionale solidarietà
con Israele. Ed è inevitabile che
le élite politiche finiscano per
tenerne conto.
Col rischio, per Israele, di un
crescente isolamento internazionale.
Luigi Ippolito
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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AVVISO PUBBLICO
L’autorità Portuale di Venezia rende noto che è stata presentata richiesta per
ottenere in concessione per un periodo di 10 anni il compendio denominato “Ligabue” formato dal Fabbricato Demaniale 214 dal Fabbricato Demaniale 213
nonché dagli spazi ad essi pertinenziali, allo scopo allo scopo di ristrutturare il
compendio suddividendolo in due unità distinte, mantenendo le attuali destinazioni d’uso. Termine ultimo per la presentazione delle richieste in concorrenza,
entro le ore 12 del 10 dicembre 2014. L’avviso viene pubblicato all’Albo Pretorio
del Comune di Venezia, all’Albo dell’Autorità Portuale di Venezia.
AVVISO AL PUBBLICO
GLOBAL MED, LLC
COMUNICAZIONE DI AVVIO DELLA PROCEDURA DI
VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE
La Società Global MED, LLC con sede legale in 6901 South Pierce Street, Suite 390, Littleton, Colorado
80128, USA, comunica di aver inviato in data odierna al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio
e del Mare, ai sensi dell’art. 23 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., l’istanza per l’avvio della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto: intervento di indagine geofisica nell’area dell’istanza di permesso di ricerca in mare “d 87 F.R-.GM”, compreso tra quelli elencati nell’Allegato II alla Parte Seconda
del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., al punto 7) - “Prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi a mare”.
Il progetto è localizzato nel Mar Ionio settentrionale, all’interno dell’area marina “F”, in prossimità del margine meridionale del Golfo di Taranto, di fronte alle coste calabresi e ricopre una superficie di 737,5 km2.
Il lato più vicino alla costa è quello occidentale, posizionato innanzi al Golfo di Squillace, ad una distanza
di 13,7 miglia nautiche dal litorale compreso tra Capo Colonne e Capo Rizzuto. Per quanto riguarda l’indagine geofisica, il progetto prevede l’acquisizione di 225 km di linee sismiche 2D ed un eventuale successivo rilievo 3D, utilizzando la tecnologia air-gun. Obiettivo principale del progetto è l’individuazione di
nuove riserve di giacimenti offshore per una eventuale successiva fase di sfruttamento degli stessi, in
modo efficiente e senza impatti negativi sull’ambiente. I principali impatti ambientali legati all’attività di acquisizione geofisica proposta potrebbero riguardare la fauna marina e saranno minimizzati dall’attuazione
di opportune misure di mitigazione.
Il progetto definitivo, lo studio di impatto ambientale e la sintesi non tecnica, sono depositati per la pubblica
consultazione presso:
- Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Generale per le valutazioni ambientali, Via Cristoforo Colombo 44 - 00147 Roma;
- Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Direzione Generale per il paesaggio, le belle
arti, l’architettura e l’arte contemporanee, Via di San Michele 22 - 00153 Roma;
- Regione Calabria - Dip. Politiche dell’Ambiente - Viale Isonzo, 414 - 88100 Catanzaro;
- Provincia di Crotone - Settore Ambiente - Via M. Nicoletta, 28 - 88900 Crotone;
- Provincia di Catanzaro - Settore Tutela e Sviluppo Ambientale - Piazza Luigi Rossi, 1 - 88100 Catanzaro;
- Comune di Crucoli (KR); Comune di Cirò (KR); Comune di Cirò Marina (KR); Comune di Melissa (KR);
Comune di Strongoli (KR); Comune di Crotone - Settore 3; Comune di Isola di Capo Rizzuto (KR); Comune
di Cutro (KR); Comune di Belcastro (CZ); Comune di Botricello (CZ); Comune di Cropani (CZ); Comune
di Sellia Marina (CZ); Comune di Simeri Crichi (CZ); Comune di Catanzaro - Ufficio Igiene Ambientale;
Comune di Borgia (CZ); Comune di Squillace (CZ); Comune di Stalettì (CZ); Comune di Montauro (CZ);
Comune di Montepaone (CZ); Comune di Soverato (CZ).
La documentazione depositata è consultabile sul sito web del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare all’indirizzo www.va.minambiente.it.
Ai sensi dell’art. 24 comma 4 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla
data di pubblicazione del presente avviso, chiunque abbia interesse può prendere visione del progetto e
del relativo studio ambientale, presentare in forma scritta proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o
ulteriori elementi conoscitivi e valutativi, indirizzandoli al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio
e del Mare; l’invio delle osservazioni può essere effettuato anche mediante posta elettronica certificata al
seguente indirizzo: [email protected]
Il legale rappresentante
Randall C. Thompson
AVVISO AL PUBBLICO
GLOBAL MED, LLC
COMUNICAZIONE DI AVVIO DELLA PROCEDURA DI
VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE
La Società Global MED, LLC con sede legale in 6901 South Pierce Street, Suite 390, Littleton, Colorado
80128, USA, comunica di aver inviato in data odierna al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio
e del Mare, ai sensi dell’art. 23 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., l’istanza per l’avvio della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto: intervento di indagine geofisica nell’area dell’istanza di permesso di ricerca in mare “d 85 F.R-.GM”, compreso tra quelli elencati nell’Allegato II alla Parte Seconda
del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., al punto 7) - “Prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi a mare”.
Il progetto è localizzato nel Mar Ionio settentrionale, all’interno dell’area marina “F”, in prossimità del
margine meridionale del Golfo di Taranto, di fronte alle coste calabresi e ricopre una superficie di 748,4
Km2. Il lato più vicino alla costa è quello occidentale, posizionato frontalmente al Golfo di Crotone, il cui
vertice esterno dista 12,7 miglia nautiche dal promontorio di Capo Colonna. Per quanto riguarda l’indagine
geofisica, il progetto prevede l’acquisizione di 229 km di linee sismiche 2D ed un eventuale successivo
rilievo 3D, utilizzando la tecnologia air-gun. Obiettivo principale del progetto è l’individuazione di nuove
riserve di giacimenti offshore per una eventuale successiva fase di sfruttamento degli stessi, in modo
efficiente e senza impatti negativi sull’ambiente. I principali impatti ambientali legati all’attività di acquisizione geofisica proposta potrebbero riguardare la fauna marina e saranno minimizzati dall’attuazione
di opportune misure di mitigazione.
Il progetto definitivo, lo studio di impatto ambientale e la sintesi non tecnica, sono depositati per la pubblica consultazione presso:
- Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Generale per le valutazioni
ambientali, Via Cristoforo Colombo 44 - 00147 Roma;
- Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Direzione Generale per il paesaggio, le belle
arti, l’architettura e l’arte contemporanee, Via di San Michele 22 - 00153 Roma;
- Regione Calabria - Dip. Politiche dell’Ambiente - Viale Isonzo, 414 - 88100 Catanzaro;
- Provincia di Crotone - Settore Ambiente - Via M. Nicoletta, 28 - 88900 Crotone;
- Provincia di Catanzaro - Settore Tutela e Sviluppo Ambientale - Piazza Luigi Rossi, 1 - 88100 Catanzaro;
- Comune di Crucoli (KR); Comune di Cirò (KR); Comune di Cirò Marina (KR); Comune di Melissa (KR);
Comune di Strongoli (KR); Comune di Crotone - Settore 3; Comune di Isola di Capo Rizzuto (KR); Comune di Cutro (KR); Comune di Belcastro (CZ); Comune di Botricello (CZ); Comune di Cropani (CZ);
Comune di Sellia Marina (CZ); Comune di Simeri Crichi (CZ); Comune di Catanzaro - Ufficio Igiene Ambientale; Comune di Borgia (CZ); Comune di Squillace (CZ); Comune di Stalettì (CZ); Comune di Montauro (CZ); Comune di Montepaone (CZ); Comune di Soverato (CZ).
La documentazione depositata è consultabile sul sito web del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare all’indirizzo www.va.minambiente.it.
Ai sensi dell’art. 24 comma 4 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla
data di pubblicazione del presente avviso, chiunque abbia interesse può prendere visione del progetto e
del relativo studio ambientale, presentare in forma scritta proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o
ulteriori elementi conoscitivi e valutativi, indirizzandoli al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; l’invio delle osservazioni può essere effettuato anche mediante posta elettronica certificata al seguente indirizzo: [email protected]
Il legale rappresentante
Randall C. Thompson
AVVISO AL PUBBLICO
AVVISO AL PUBBLICO
GLOBAL MED, LLC
GLOBAL MED, LLC
COMUNICAZIONE DI AVVIO DELLA PROCEDURA DI
VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE
La Società Global MED, LLC con sede legale in 6901 South Pierce Street, Suite 390, Littleton, Colorado
80128, USA, comunica di aver inviato in data odierna al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ai sensi dell’art. 23 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., l’istanza per l’avvio della procedura
di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto: intervento di indagine geofisica nell’area dell’istanza
di permesso di ricerca in mare “d 89 F.R-.GM”, compreso tra quelli elencati nell’Allegato II alla Parte Seconda del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., al punto 7) - “Prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi a
mare”.
Il progetto è localizzato nel Mar Ionio settentrionale, all’interno dell’area marina “F”, al largo delle coste
pugliesi, di fronte alla punta meridionale della penisola salentina, e ricopre una superficie di 744,6 Km2.
Il punto più vicino alla costa è l’angolo nord-occidentale del’area in istanza, il quale dista 13,9 miglia
nautiche da Capo S. Maria di Leuca (LE). Per quanto riguarda l’indagine geofisica, il progetto prevede
l’acquisizione di 147 km di linee sismiche 2D ed un eventuale successivo rilievo 3D, utilizzando la tecnologia air-gun. Obiettivo principale del progetto è l’individuazione di nuove riserve di giacimenti offshore
per una eventuale successiva fase di sfruttamento degli stessi, in modo efficiente e senza impatti negativi
sull’ambiente. I principali impatti ambientali legati all’attività di acquisizione geofisica proposta potrebbero
riguardare la fauna marina e saranno minimizzati dall’attuazione di opportune misure di mitigazione.
Il progetto definitivo, lo studio di impatto ambientale e la sintesi non tecnica, sono depositati per la pubblica consultazione presso:
- Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Generale per le valutazioni
ambientali, Via Cristoforo Colombo 44 - 00147 Roma;
- Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Direzione Generale per il paesaggio, le belle
arti, l’architettura e l’arte contemporanee, Via di San Michele 22 - 00153 Roma;
- Regione Puglia - Ufficio Programmazione, politiche energetiche, VIA e VAS - Via delle Magnolie Z.I. EX ENAIP - Modugno - Bari 70026 - Modugno (BA);
- Provincia di Lecce - Settore Ambiente, Sviluppo del Territorio, Programmazione Strategica - Palazzo
della Provincia, Via Botti, 1 - 73000 Lecce
- Comune di Gallipoli (LE); Comune di Taviano (LE); Comune di Racale (LE); Comune di Aliste (LE); Comune di Ugento (LE); Comune di Salve; Comune di Morciano di Leuca (LE); Comune di Patù (LE); Comune di Castrignano del Capo (LE); Comune di Gagliano del Capo (LE); Comune di Alessano (LE);
Comune di Corsano (LE); Comune di Tiggiano (LE); Comune di Tricase (LE); Comune di Andrano (LE);
Comune di Diso (LE); Comune di Castro (LE); Comune di Santa Cesarea Terme (LE); Comune di Otranto
(LE).
La documentazione depositata è consultabile sul sito web del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare all’indirizzo www.va.minambiente.it.
Ai sensi dell’art. 24 comma 4 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla
data di pubblicazione del presente avviso, chiunque abbia interesse può prendere visione del progetto
e del relativo studio ambientale, presentare in forma scritta proprie osservazioni, anche fornendo nuovi
o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi, indirizzandoli al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare; l’invio delle osservazioni può essere effettuato anche mediante posta elettronica
certificata al seguente indirizzo: [email protected]
Il legale rappresentante
Randall C. Thompson
COMUNICAZIONE DI AVVIO DELLA PROCEDURA DI
VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE
La Società Global MED, LLC con sede legale in 6901 South Pierce Street, Suite 390, Littleton, Colorado
80128, USA, comunica di aver inviato in data odierna al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ai sensi dell’art. 23 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., l’istanza per l’avvio della procedura
di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto: intervento di indagine geofisica nell’area dell’istanza
di permesso di ricerca in mare “d 90 F.R-.GM”, compreso tra quelli elencati nell’Allegato II alla Parte
Seconda del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., al punto 7) - “Prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi
a mare”.
Il progetto è localizzato nel Mar Ionio settentrionale, all’interno dell’area marina “F”, al largo delle coste
pugliesi, di fronte alla punta meridionale della penisola salentina, e ricopre una superficie di 749,1 Km2.
Il punto più vicino alla costa è l’angolo nord-occidentale del’area in istanza, il quale dista 25,97 miglia
nautiche da Capo S. Maria di Leuca (LE). Per quanto riguarda l’indagine geofisica, il progetto prevede
l’acquisizione di 153 km di linee sismiche 2D ed un eventuale successivo rilievo 3D, utilizzando la tecnologia air-gun. Obiettivo principale del progetto è l’individuazione di nuove riserve di giacimenti offshore per una eventuale successiva fase di sfruttamento degli stessi, in modo efficiente e senza impatti
negativi sull’ambiente. I principali impatti ambientali legati all’attività di acquisizione geofisica proposta
potrebbero riguardare la fauna marina e saranno minimizzati dall’attuazione di opportune misure di mitigazione.
Il progetto definitivo, lo studio di impatto ambientale e la sintesi non tecnica, sono depositati per la
pubblica consultazione presso:
- Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Generale per le valutazioni
ambientali, Via Cristoforo Colombo 44 - 00147 Roma;
- Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Direzione Generale per il paesaggio, le belle
arti, l’architettura e l’arte contemporanee, Via di San Michele 22 - 00153 Roma;
- Regione Puglia - Ufficio Programmazione, politiche energetiche, VIA e VAS - Via delle Magnolie Z.I. EX ENAIP - Modugno - Bari 70026 - Modugno (BA);
- Provincia di Lecce - Settore Ambiente, Sviluppo del Territorio, Programmazione Strategica - Palazzo
della Provincia, Via Botti, 1 - 73000 Lecce;
- Comune di Gallipoli (LE); Comune di Taviano (LE); Comune di Racale (LE); Comune di Aliste (LE);
Comune di Ugento (LE); Comune di Salve; Comune di Morciano di Leuca (LE); Comune di Palù (LE);
Comune di Castrignano del Capo (LE); Comune di Gagliano del Capo (LE); Comune di Alessano (LE);
Comune di Corsano (LE); Comune di Tiggiano (LE); Comune di Tricase (LE); Comune di Andrano (LE);
Comune di Diso (LE); Comune di Castro (LE); Comune di Santa Cesarea Terme (LE); Comune di
Otranto (LE).
La documentazione depositata è consultabile sul sito web del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare all’indirizzo www.va.minambiente.it.
Ai sensi dell’art. 24 comma 4 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla
data di pubblicazione del presente avviso, chiunque abbia interesse può prendere visione del progetto
e del relativo studio ambientale, presentare in forma scritta proprie osservazioni, anche fornendo nuovi
o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi, indirizzandoli al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare; l’invio delle osservazioni può essere effettuato anche mediante posta elettronica
certificata al seguente indirizzo: [email protected]
Il legale rappresentante
Randall C. Thompson
COMUNE DI UDINE
AVVISO DI PROCEDURA APERTA
1) ENTE APPALTANTE: COMUNE DI UDINE
- Via Lionello 1 - 33100 UDINE - tel.
0432/2711 - fax 0432/271355. 2) OGGETTO
APPALTO: affidamento del servizio assicurativo contro l’incendio ed eventi complementari. Vedi Capitolato Speciale d’Appalto (di
seguito CSA); Entità totale: Importo triennale
complessivo lordo (comprensivo di imposte)
a base d’asta € 360.000,00 comprensivo di
€ 6.000,00 per costi relativi al personale e
alla sicurezza non ribassabili. 3) DURATA:
dal 31/12/2014 al 31/12/2017. 4) TERMINE
RICEZIONE OFFERTE: dovranno pervenire
unitamente alla documentazione richiesta
nell’Allegato al CSA - pena esclusione - entro
le ore 12,15 del giorno 11/11//2014 al: COMUNE DI UDINE, U.O. Procedure di Gara,
Via Lionello n. 1, 33100 UDINE. Apertura offerte: 12 novembre 2014 ore 11,00 in seduta
pubblica, nella sede comunale. 5) CRITERIO
DI AGGIUDICAZIONE: prezzo più basso,
salva verifica anomalia offerte. Documenti di
gara disponibili presso l’U.O. Procedure di
Gara (tel. 0432/271489-80-502) e su INTERNET www.comune.udine.it. DATA INVIO
BANDO C.E.: 30/09/2014.
IL SEGRETARIO GENERALE
(avv. Carmine Cipriano)
Invito a manifestare interesse per l’acquisto del Ramo d’Azienda di Spello di Firema Trasporti S.p.A. in A.S.
Il Commissario Straordinario di Firema Trasporti S.p.A., con sede legale in Napoli, Vico Secondo San Nicola alla Dogana
9, in amministrazione straordinaria ai sensi del D.L. 347/03 (“Firema”),
invita
tutti i soggetti interessati a presentare manifestazioni di interesse entro le 18:30 (ora italiana) del 24.10.2014, per l’acquisto del Ramo d’Azienda di Spello, facente capo alla Firema Trasporti S.p.A. in A.S., nei modi e nei termini indicati nel
relativo invito a manifestare interesse pubblicato per intero sul sito www.firema.it (l’“Invito”). La procedura di vendita
coinvolge il Ramo d’Azienda di Spello (“Ramo d’Azienda”), comprensivo dello stabilimento. Detto stabilimento, in cui
vengono esercitate le attività del Ramo d’Azienda di Spello, non necessariamente funzionale all’esercizio del Ramo al cui
servizio è oggi posto, potrà:
i. in via principale essere ceduto unitamente al Ramo d’Azienda;
ii. in subordine, essere oggetto di concessione in godimento all’acquirente del Ramo d’Azienda per un periodo di tre
anni, per essere successivamente ceduto, al termine del citato triennio, come assets immobiliare separato dal Ramo
d’Azienda, attraverso una procedura competitiva, con diritto di prelazione dell’acquirente del Ramo d’Azienda.
L’Invito contiene l’indicazione dei requisiti soggettivi necessari per la presentazione di una manifestazione d’interesse,
del contenuto minimo della manifestazione d’interesse e della documentazione da allegare a questa, nonché altre informazioni in merito alle manifestazioni di interesse e alla presente procedura. Il Commissario Straordinario sceglierà, a proprio insindacabile giudizio e senza alcun obbligo di motivazione, quali persone fisiche, giuridiche e/o cordate ammettere
alla procedura di vendita. Il presente invito costituisce esclusivamente un estratto non completo dell’Invito. Esso non costituisce un invito ad offrire, né un’offerta al pubblico ex art. 1336 del Codice Civile, o una sollecitazione del pubblico risparmio ex art. 94 e ss. del D.lgs. n. 58 del 24 febbraio 1998. La pubblicazione del presente estratto, dell’Invito e la
ricezione delle manifestazioni d’interesse non comportano per il Commissario Straordinario alcun obbligo di ammissione
alla procedura di vendita e/o di avvio di trattative per la vendita e/o di vendita nei confronti dei soggetti interessati all’acquisto né, per questi ultimi, alcun diritto a qualsivoglia prestazione da parte del Commissario Straordinario e/o di Firema
a qualsiasi titolo. Il testo in lingua italiana dell’Invito prevale sul presente estratto e su ogni testo pubblicato in lingua straniera. L’invio della manifestazione di interesse da parte dei soggetti interessati costituirà espressa accettazione da parte
degli stessi di quanto previsto e riportato nell’Invito, che i soggetti interessati sono tenuti a leggere nella sua interezza.
Il Commissario Straordinario - Prof. Avv. Ernesto Stajano
Per la pubblicità legale e finanziaria
rivolgersi a:
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
AVVISO AL PUBBLICO
GLOBAL MED, LLC
COMUNICAZIONE DI AVVIO DELLA PROCEDURA DI
VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE
La Società Global MED, LLC con sede legale in 6901 South Pierce Street, Suite 390, Littleton, Colorado
80128, USA, comunica di aver inviato in data odierna al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio
e del Mare, ai sensi dell’art. 23 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., l’istanza per l’avvio della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto: intervento di indagine geofisica nell’area dell’istanza di permesso di ricerca in mare “d 86 F.R-.GM”, compreso tra quelli elencati nell’Allegato II alla Parte Seconda
del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., al punto 7) - “Prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi a mare”.
Il progetto è localizzato nel Mar Ionio settentrionale, all’interno dell’area marina “F”, in prossimità del margine meridionale del Golfo di Taranto, di fronte alle coste calabresi e ricopre una superficie di 748,6 km2.
Il lato più vicino alla costa è quello occidentale, posizionato frontalmente al Golfo di Crotone, ad una distanza
di 24,6 miglia nautiche dal promontorio di Capo Colonna. Per quanto riguarda l’indagine geofisica, il progetto prevede l’acquisizione di 222 km di linee sismiche 2D ed un eventuale successivo rilievo 3D, utilizzando la tecnologia air-gun. Obiettivo principale del progetto è l’individuazione di nuove riserve di giacimenti
offshore per una eventuale successiva fase di sfruttamento degli stessi, in modo efficiente e senza impatti
negativi sull’ambiente. I principali impatti ambientali legati all’attività di acquisizione geofisica proposta
potrebbero riguardare la fauna marina e saranno minimizzati dall’attuazione di opportune misure di mitigazione.
Il progetto definitivo, lo studio di impatto ambientale e la sintesi non tecnica, sono depositati per la pubblica
consultazione presso:
- Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Generale per le valutazioni ambientali, Via Cristoforo Colombo 44 - 00147 Roma;
- Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Direzione Generale per il paesaggio, le belle
arti, l’architettura e l’arte contemporanee, Via di San Michele 22 - 00153 Roma;
- Regione Calabria - Dip. Politiche dell’Ambiente - Viale Isonzo, 414 - 88100 Catanzaro;
- Provincia di Crotone - Settore Ambiente - Via M. Nicoletta, 28 - 88900 Crotone;
- Provincia di Catanzaro - Settore Tutela e Sviluppo Ambientale - Piazza Luigi Rossi, 1 - 88100 Catanzaro;
- Comune di Crucoli (KR); Comune di Cirò (KR); Comune di Cirò Marina (KR); Comune di Melissa (KR);
Comune di Strongoli (KR); Comune di Crotone - Settore 3; Comune di Isola di Capo Rizzuto (KR); Comune
di Cutro (KR); Comune di Belcastro (CZ); Comune di Botricello (CZ); Comune di Cropani (CZ); Comune
di Sellia Marina (CZ); Comune di Simeri Crichi (CZ); Comune di Catanzaro - Ufficio Igiene Ambientale;
Comune di Borgia (CZ); Comune di Squillace (CZ); Comune di Stalettì (CZ); Comune di Montauro (CZ);
Comune di Montepaone (CZ); Comune di Soverato (CZ).
La documentazione depositata è consultabile sul sito web del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare all’indirizzo www.va.minambiente.it.
Ai sensi dell’art. 24 comma 4 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla
data di pubblicazione del presente avviso, chiunque abbia interesse può prendere visione del progetto e
del relativo studio ambientale, presentare in forma scritta proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o
ulteriori elementi conoscitivi e valutativi, indirizzandoli al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio
e del Mare; l’invio delle osservazioni può essere effettuato anche mediante posta elettronica certificata al
seguente indirizzo: [email protected]
Il legale rappresentante
Randall C. Thompson
Via Rizzoli, 8
20132 Milano
Vico II San Nicola alla
Dogana, 9 - 80133 Napoli
Tel. 02 2584 6665
Fax 02 2588 6114
Tel. 081 49 777 11
Fax 081 49 777 12
Via Campania, 59
00187 Roma
Tel. 06 6882 8650
Fax 06 6882 8682
Via Villari, 50
70122 Bari
Tel. 080 5760 111
Fax 080 5760 126
REGIONE TOSCANA - Giunta Regionale
Direzione Generale Competitività del Sistema
Regionale e Sviluppo delle Competenze
Settore Attività faunistica-venatoria, pesca
dilettantistica, politiche ambientali
Via di Novoli 26 - 50127 Firenze, Italia
ESTRATTO DI BANDO DI GARA
Procedura e criterio di aggiudicazione:
Procedura aperta indetta ai sensi del D. Lgs.
n. 163/2006 art. 55 con il criterio dell’offerta
economicamente più vantaggiosa art. 82 D.
Lgs. 163/2006. Oggetto: “Servizio di predisposizione, stampa, distribuzione, ritiro e lettura dei tesserini venatori per le stagioni
2015-2016, 2016-2017 e 2017-2018” CIG:
5915429E6C CPV: 79.82.30.00/9. Luogo di
esecuzione della prestazione: Firenze - Italia
Durata o termine d’esecuzione: 46 mesi.
Importo stimato: euro 907.200,00 IVA esclusa di cui a base di gara euro 453.600,00 IVA
esclusa (vedasi Bando di gara). Termine per
la presentazione delle offerte o della presentazione delle domande: 20/11/2014 ore
13.00.00. Data di spedizione del bando alla
G.U.C.E.: 07/10/2014. Il bando in edizione
integrale è pubblicato sulla GUCE e sulla
GURI. Il capitolato speciale d’appalto, insieme
ai documenti di gara, sono disponibili ai
seguenti indirizzi Internet: http://www.regione.toscana.it/appalti/profilo_committente
http://www.e.toscana.it/start.
Il Dirigente responsabile del contratto
Paolo Banti
COMUNE DI FORTE DEI MARMI (LU)
ISMETT
ISTITUTO MEDITERRANEO
PER I TRAPIANTI E TERAPIE AD ALTA
SPECIALIZZAZIONE
PALERMO
E’ indetta procedura aperta, ai sensi del D.
Lgs n. 163/06 e s.m.i., per l’affidamento
della fornitura di dispositivi impiantabili
VAD occorrenti ad ISMETT CPV 331820009. L’importo di spesa presunto annuale è di
euro 430.300,00 oltre IVA. Codice CIG
5931657E31. Le offerte dovranno pervenire
entro le ore 12,00 del giorno 20 Novembre
2014. L’apertura delle buste avverrà il
giorno 21 Novembre 2014 alle ore 10,00. I
rappresentanti delle imprese che ne hanno
interesse possono presenziare. Il bando integrale di gara, inviato alla G.U.U.E. il 22
Settembre 2014, verrà pubblicato sulla
G.U.R.S. Gli interessati possono scaricare
gratuitamente il bando integrale, il capitolato di gara e relativi allegati dal sito internet
www.ismett.edu.
Firmato
Direttore dell’Istituto
Prof. Bruno Gridelli
Tribunale di Roma
Fallimento Admiral srl 636/12
Giudice De Renzis vende ad offerte
segrete 27/11/2014 h. 13,15 (offerte
entro 26/11/2014 h. 12) beni siti in
Caltanissetta, contrada Calderaro: lotto
n. 1: impianti di produzione dolciumi
prezzo base euro 35.000,00. Lotto
n. 2: arredi attrezzature prezzo base
euro 8.000,00. Beni meglio descritti
perizia depositata Tribunale. Condizioni
vendita vedi ordinanza Giudice. Curatore Avv. Morsillo 06/8555038.
ESTRATTO AVVISO D’ASTA PER
ALIENAZIONE DI IMMOBILI
IL DIRIGENTE 1° SETTORE AFFARI GENERALI
In esecuzione alla determina dirigenziale n. 920
del 22.09.2014
RENDE NOTO
che è indetta asta pubblica ad unico incanto per l’alienazione di n. 9 immobili di proprietà comunale. L’avviso d’asta integrale con gli allegati e la relazione
tecnica di stima sono visionabili sul sito comunale
www.comune.fortedeimarmi.lu.it. La gara si svolgerà mediante offerte segrete in rialzo sul prezzo
base, per ogni singolo lotto: non sono previste ulteriori gare a miglioramento delle offerte presentate. La
scadenza, a pena di esclusione, per la presentazione
della documentazione e delle offerte in unica busta
anonima è per le ore 12,30 del giorno 15 Novembre
2014. All’apertura dei plichi si procederà pubblicamente il giorno 17 Novembre 2014 alle ore 09,30
presso la Sala Giunta della Sede Comunale.
Il Dirigente 1° Settore Affari Generali
Dr.ssa Laura Quadrelli
AZIENDA TERRITORIALE
EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA
DEL COMUNE DI ROMA
L.re Tor di Nona n. 1 - 00186 Roma Tel. 06.68841
ESTRATTO DI AVVISO DI PROCEDURA APERTA
1. ENTE APPALTANTE: A.T.E.R Roma, indirizzo in intestazione. 2. OGGETTO E IMPORTO APPALTO:. Appalto di servizi integrati per la manutenzione del
verde, pulizia spazi esterni e tutela ambientale, da
svolgere nelle aree e nei complessi edilizi di proprietà o in gestione dell’ATER del Comune di Roma,
per il periodo di 4 anni 2014/2018, Cod. CUP
G86G14000300005, CPV 90910000 - 77340000 per l’importo complessivo di €. 25.675.746,67 di cui
€. 642.241,00 per oneri della sicurezza non soggetto
a ribasso, suddiviso nei seguenti due lotti di appalto:
LOTTO A: Cod. Aziendale gara GS 2014 14 SMO 1
- Cod. CIG AVCP 5946856CCE. Importo a base di
appalto € 12.642.063,35 di cui € 310.633,86 per
oneri della sicurezza non soggetti a ribasso, così distinti: servizi di pulizia a corpo € 6.710.245,80;
servizi di giardinaggio e potature a corpo e a misura € 5.931.817,55. LOTTO B: Cod. aziendale
gara GS 2014 14 SMO 2 - Cod. CIG AVCP
59469011F4. Importo a base di appalto €
13.033.683,32 di cui € 331.607,14 per oneri della
sicurezza non soggetti a ribasso, così distinti: servizi
di pulizia a corpo € 6.892.586,38; servizi di giardinaggio e potature a corpo e a misura €
6.141.096,94. Il Bando di gara e i relativi allegati
sono interamente scaricabili dal sito www.aterroma.it. 3. TERMINE DI PRESENTAZIONE DELLE
OFFERTE: 01/12/2014 ore 12,00. 4. DATA DI SVOLGIMENTO DELLA GARA: 04/12/2014 ore 10,00. 5.
CRITERIO DI AGGIUDICAZIONE: Criterio dell’offerta
economicamente più vantaggiosa ai sensi dell’art.
83 del D. Lgs. 163/06. 6. RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO: Arch. Pier Giacomo Tamietto. 7. DATA
SPEDIZIONE G.U.C.E: 09/10/2014. 8. DATA PUBBLICAZIONE G.U.R.I.: G. U. n. 118 del 15/10/2014.
IL DIRETTORE GENERALE - Arch. Claudio Rosi
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
35
Economia
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Le istruzioni di Bankitalia agli istituti: in due settimane la super banca dati
La Banca d’Italia accende il faro
sulle maxi retribuzioni dei manager bancari. Dopo mesi di studio e
affinamento delle regole, all’inizio
di ottobre Via Nazionale ha definito i nuovi criteri a cui devono attenersi le banche per consentire lo
stretto monitoraggio degli stipendi dei top manager e adeguarsi così alle richieste della European
banking authority (Eba). Le nuove
regole richiedono che nel conteggio siano ricomprese e dettagliate
tutte le possibili forme di remunerazione, inclusi accordi privati o
altri tipi di retribuzione differita.
Tutto dovrà essere reso noto con la
massima trasparenza. E in tempi
brevi. L’invio delle informazioni a
Via Nazionale deve avvenire entro
il 31 ottobre. Dunque in un paio di
settimane Bankitalia avrà a disposizione un super database con gli
stipendi di tutti i banchieri.
Gli istituti di credito e gli intermediari sono stati avvisati martedì
dall’Abi dell’entrata in vigore delle
nuove regole con una circolare riservata firmata dal vicedirettore
generale, Gianfranco Torriero, in
cui vengono riportare le istruzioni
e i criteri per calcolare l’esatto ammontare degli stipendi e le modalità di comunicazione, la cui frequenza sarà più ravvicinata, e in
cui si precisa che per «motivi di
La lettera
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Banchieri, stipendi al setaccio
Stretta su bonus e liquidazioni
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La Lente
di Stefano Agnoli
Troppe centrali
e posti a rischio,
l’Enel apre
la partita
I
l Re è nudo anche nel
mercato elettrico? Che in
quello italiano ci sia un
problema di abbondanza
produttiva è questione
risaputa. Cresce la
produzione «rinnovabile» e
i consumi continuano a
cadere. Solo pochi giorni fa
lo ricordava il viceministro
Claudio De Vincenti: il
settore — ha detto — dovrà
andare incontro a un
processo di graduale
riduzione della capacità
privilegiando gli impianti
più efficienti. Ma di quanto?
E come? Dopo quelle parole
ci ha pensato ieri
l’amministratore delegato
dell’Enel a fornire le prime
● Il 7 ottobre la
Banca d’Italia si
è ufficialmente
conformata
agli
orientamenti
più stringenti
dell’Eba in
tema di
retribuzioni dei
top manager
bancari
● Martedì
scorso l’Abi ha
trasmesso alle
banche le
nuove
disposizioni di
Bankitalia e i
dettagli delle
voci che
compongono la
retribuzione da
comunicare
urgenza» anche «legati ai tempi
stretti della trasmissione delle informazioni» non è stato possibile
fare una consultazione pubblica
sul nuovo corredo di regole. Nella
circolare del 14 ottobre, inoltre,
l’Abi premette che Via Nazionale
«ha abrogato le precedenti disposizioni in materia» di conteggio
delle retribuzioni per allinearsi
agli orientamenti dell’Eba. La quale con l’entrata in vigore della nuova direttiva Crd IV ha dato una
stretta. In linea generale secondo
le regole Ue la parte variabile dello
stipendio dei banchieri non può
superare la quota fissa e il variabile deve essere per almeno il 50% in
azioni e una quota sostanziale, minimo il 40%, va differita per un periodo non inferiore a 3-5 anni.
Questo per scoraggiare l’eccessiva
assunzione di rischi da parte dei
top manager per incrementare la
parte di compenso variabile.
La procedura illustrata dall’Abi
riguarda i cosiddetti «high earners», i banchieri con stipendio
superiore a 1 milione di euro, e ai
«risk takers», ossia il personale
più rilevante nell’attività della
banca. Per i primi lo stipendio dovrà essere scomposto indicando le
componenti di remunerazione
fissa, variabile e differita, precisando la tipologia del pagamento:
109
banchieri
italiani che
guadagnano
più di 1 milione
secondo l’Eba
50
per cento
quota massima
di retribuzione
variabile sullo
stipendio totale
1
milione di
euro soglia
di stipendio
minimo dei
cosiddetti
«high earners»
in contanti, azioni o strumenti legati alle azioni, o altri strumenti
incluse le polizze assicurative. Il
tutto dettagliato per ruolo e funzione e per fascia di reddito (da 1 a
2 milioni, da 2 a 3 milioni e così
via). Nelle tabelle predisposte da
Via Nazionale si dovrà comunicare
anche il numero di beneficiari di
buonuscite e l’importo complessivo versato. Dati simili sono richiesti anche per i «risk takers», la cui
individuazione deve seguire criteri molti precisi e lo stesso la composizione della retribuzione.
I vincoli Ue scatteranno quando
lo stipendio totale supera 500 mila
euro, se il manager fa parte dello
0,3% del personale più pagato della banca o se il compenso è superiore o uguale a quello di un altro
«risk taker». Il monitoraggio sarà
strettissimo e ogni eccezione dovrà essere comunicata secondo un
preciso iter. Per esempio se il lavoratore è pagato più di 500 mila euro, si dovrà notificare l’eccezione a
Bankitalia; se guadagna oltre 750
mila euro o fa parte dello 0,3% più
pagato servirà un’autorizzazione
preventiva e, infine, per il personale pagato più di 1 milione Bankitalia dovrà informare l’Eba prima
di qualsiasi decisione.
Federico De Rosa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Benetton
The Space verso
la britannica Vue
di Paola Pica
È in chiusura la trattativa per
la vendita alla britannica Vue
del circuito di sale
cinematografiche The Space,
controllato al 51% dalla 21
Investimenti di Alessandro
Benetton e al 49% da
Mediaset. Vale circa 100
milioni la rete che comprende
l’ Odeon di Milano (foto)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
cifre. Senza mezzi termini
Francesco Starace (nella
foto) ha quantificato in 23
gli impianti Enel
«marginali» che dovranno
chiudere. E in 700 i
lavoratori coinvolti, per i
quali non sono però
previste soluzioni drastiche:
saranno ricollocati, ha
immediatamente precisato
Starace, oppure andranno
in pensione. Ma se il capo
dell’Enel ha il merito di aver
tradotto in impianti e posti
di lavoro la questione della
«sovracapacità» per il suo
gruppo, la portata
complessiva del problema
resta ancora tutta da
definire. Alla luce del
«salvataggio» Sorgenia
quante centrali e quanti
posti di lavoro sono a
rischio in ciascuna delle
altre aziende elettriche?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
AVVISO DI AGGIUDICAZIONE DI APPALTO
I.1) Cineca Consorzio Interuniversitario
Via Magnanelli 6/3 - 40033 Casalecchio di
Reno (BO). II.1.1) GARA1413 - Lavori di manutenzione straordinaria sull’infrastruttura
elettrica e di continuità sede di Bologna CIG 5788022AD8. II.1.2) Tipo di appalto:
Lavori-Esecuzione. II.1.5) CPV: 45317000.
IV.1)Tipo di procedura: negoziata con indizione di gara. IV.2.1) Criteri di aggiudicazione: prezzo più basso. V.1) Data di
aggiudicazione: 08/08/2014. V.3) Operatore
economico aggiudicatario: CEIF Società
Cooperativa, via Luigi Galvani n. 18 - 47122
Forlì (FC). V.4) Valore finale, IVA esclusa: €
499.330,11. VI.2) Informazioni complementari: procedura ai sensi dell’art. 122 del d.lgs.
163/06 e ss.mm.ii. VI.4) Data di spedizione
del presente avviso alla GUUE: 08.10.2014.
Il Presidente - Prof. Ing. Emilio Ferrari
MINISTERO DELLA DIFESA
DIREZIONE GENERALE DI COMMISSARIATO
E DI SERVIZI GENERALI
II Reparto - 3^ Divisione - 1^ Sezione
POSTINFORMAZIONE
Si comunica che questa D.G. ha aggiudicato il seguente
appalto:
• Servizio di n. 6 (sei) linee di trasporto collettivo per il
personale dell’area tecnico/amministrativo della Difesa nell’ambito del Comune di Roma e zone limitrofe
per il periodo 6 ottobre - 31 dicembre 2014.
• gara dematerializzata a procedura aperta in ambito
UE, ai sensi dell’art. 55 D.Lgs.163/06.
• Ditta aggiudicataria: ANGELINO S.r.l..
• Importo di aggiudicazione € 56.187,00= IVA esclusa.
Il responsabile del procedimento
IL CAPO DELLA 3^ DIVISIONE
(Dr. Fabio TOTA)
Tribunale di Roma
Fallimento Società Edilizia Romana spa 667/03 Giudice De
Renzis vende 27/11/2014 h. 13,15
(offerte entro 26/11/2014 h. 12): 1)
negozio con ripostiglio in Fabriano
(AN) mq 51 p. b. €. 40.000,00 2)
bottega con dispensa in Fabriano
(AN) mq 20 via Cavour 32 p. b.
€. 57.000,00 4) immobile in Perugia via della Pallotta 13/C, piano
1 scala D p. b. €. 66.000,00.
Offerte aumento € 2.000. Immobili meglio descritti perizia depositata Tribunale. Condizioni vendita
vedi ordinanza Giudice. Curatore
Avv. Morsillo 06/8555038.
AZIENDA OSPEDALIERA DI RILIEVO NAZIONALE SANTOBONO PAUSILIPON
Bando di gara
SEZIONE I: Amministrazione aggiudicatrice: Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale Santobono Pausilipon.
Responsabile unico del procedimento ing. Mario Pirera. Indirizzo: Via della Croce Rossa, 8 C.A.P. 80122 Napoli - Italia. Telefono 081/2205830 - 5216 fax 081/2205804. Posta elettronica: [email protected]
Indirizzo ove è possibile ottenere la documentazione www.santobonopausilipon.it. Sezione Bandi di
Gara/Servizi. Indirizzo cui inviare le offerte: SC Tecnico Patrimoniale AORN Santobono Pausilipon Via della
Croce Rossa, 8 C.A.P. 80122 - Napoli. SEZIONE II: Oggetto dell’appalto Tipo di appalto: Servizi. Denominazione conferita all’appalto: Servizio di manutenzione ordinaria e straordinaria quinquennale con eventuale
proroga biennale degli impianti e delle reti di distribuzione gas medicinali, tecnici, aspirazione, endocavitaria
e di evacuazione dei gas anestetici, pronta reperibilità e movimentazione bombole presso i Presidi Ospedalieri
dell’Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale Santobono Pausilipon di Napoli. N. CIG: 58353478AC. CPV
24111500-0 Gas medici.. Entità dell’appalto Euro 1.559.600,00 iva esclusa, comprensivo degli oneri da interferenza e da eventuali oneri da rischio specifico. Durata dell’appalto: 5 anni rinnovabili per ulteriori 2. SEZIONE III: informazioni di carattere giuridico, economico, finanziario e tecnico. Cauzioni e Garanzie Richieste:
Cauzione provvisoria ai sensi dell’art. 75 del D.Lgs. 163/2006 da presentare in fase di offerta. Cauzione definitiva ai sensi dell’art. 113 del D.Lgs 163/2006 da presentare in caso di aggiudicazione. Polizze assicurative
come da Disciplinare di gara. Condizioni di partecipazione: Requisiti di ordine generale, idoneità professionale, capacità economico e finanziaria, capacità tecnica e professionale come da disciplinare di gara. SEZIONE IV: procedura. Procedura aperta ai sensi dell’art. 55 del D.Lgs 163/2006 con criterio di aggiudicazione
con offerta economicamente più vantaggiosa, ai sensi dell’art. 83 del D.Lgs 163/2006 in termini di criteri
enunciati nel disciplinare. La documentazione tecnica ed amministrativa di gara è interamente scaricabile
dal sito internet di cui alla Sezione I. Scadenza fissata per la ricezione delle offerte: Ore 14:00 del 04/12/2014.
Lingua utilizzabile nelle offerte: Italiana. Periodo minimo durante il quale l’offerente è vincolato dalla propria
offerta: 180 giorni dalla scadenza fissata per la ricezione delle offerte, con riserva di ulteriori 180 giorni.
Modalità di apertura delle offerte: Seduta pubblica. Persone ammesse ad assistere all’apertura delle offerte:
Legali rappresentanti e/o delegati. Data, ora e luogo: Ore 10.00 del 12/12/2014 presso la sede Amministrativa indicata alla Sezione I. Sezione VI: spedizione alla GUUE 07/10/2014.
Il Direttore Generale - Dott.ssa Anna Maria Minicucci
Tribunale Roma
Fallimento 694/2013 vende unico lotto senza incanto marchi abbigliamento “la cicogna” e “la cicogna roma” prezzo base € 25.000,00,
cauzione € 2.500,00, offerte busta chiusa entro h. 18,00 13/11/2014
c/o curatore, Avv Morsillo, Roma via Aquileia 12. Apertura buste
14/11/2014 h. 12.00 c/o curatore. Condizioni vendita informazioni
tel. 068555038.
Industria e armi
Guido Venturoni in Finmeccanica
nel 2013 e Mario Arpino (sotto)
nel 2003 presidente di Vitrociset
Generali
e consulenze
Vincoli
più leggeri
ROMA Siamo manager o
generali? O l’uno o l’altro
secondo il disegno di legge che
ieri ha avuto il via libera dalla
commissione Difesa della
Camera. Nella versione
originale, la proposta
presentata dal Pd Carlo Galli
vietava a tutti i generali in
pensione di ricoprire qualsiasi
incarico nelle aziende che si
occupano di armamenti. Un
blocco di tre anni dopo il
congedo, con l’obiettivo di
limitare lo spazio per i possibili
conflitti di interessi. E fermare
quella migrazione di ex militari
verso le imprese che per anni ha
rappresentato la regola, come
nel caso dell’ex capo di Stato
maggiore Guido Venturoni
diventato presidente di
Finmeccanica.
Nella versione approvata ieri il
blocco è stato un po’ limato.
Non riguarda più l’intera
categoria dei generali ma solo
quelli che negli ultimi 15 anni di
carriera hanno occupato
posizioni chiave nella scelta
degli armamenti. Un
compromesso raggiunto dopo
le osservazioni arrivate dal
ministero della Difesa, che aveva
parlato di rischio
discriminazione per un’intera
categoria. Scompare, come
causa di incompatibilità, anche
l’aver fatto parte delle
commissioni di avanzamento
che decidono le promozioni.
Ma resta in piedi tutto il resto.
L’incompatibilità riguarda ogni
tipo di incarico nelle imprese
del settore, non solo il ruolo di
presidente o di componente del
cda ma anche le semplici
consulenze. Sia l’azienda sia l’ex
militare che violano il divieto
subiscono una sanzione pari a
quattro volte il compenso
concordato. Rispetto al testo
originario anche un’aggiunta:
oltre ai generali in pensione,
l’incompatibilità riguarda pure i
civili che dovessero avere
incarichi di vertice nella Difesa,
come il segretario generale o il
direttore nazionale degli
armamenti. Finora quelle
poltrone sono sempre state
riservate a militari di carriera.
Ma al prossimo giro il governo
Renzi potrebbe fare una scelta
diversa.
Lorenzo Salvia
lorenzosalvia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
36
GRUPPO
In collaborazione con
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
ECONOMIA
37
#
Addio alla Ferrari
Ntv è «una bellissima impresa ma abbiamo avuto
regole che non ci hanno favorito». Così Luca Cordero
di Montezemolo, fondatore e socio di Ntv, ha
commentato la situazione del gruppo ferroviario nel
corso di un’intervista a Porta a Porta, Rai 1. «Siamo
pronti a investire ancora in Italo — ha aggiunto —
ma con regole uguali per tutti». Montezemolo, per
23 anni presidente della Ferrari, è tornato poi a
parlare della sua recente uscita dal gruppo italiano:
Montezemolo:
dalla famiglia Agnelli
un grazie in più
Del Vecchio apre il paracadute
Luxottica argina le perdite
Delfin investe oltre 70 milioni. Milleri e la scelta dei manager di Egon Zhender
Un’altra giornata complessa
quella di ieri per Luxottica in
Borsa, che ha tentato di frenare
le vendite in una seduta in forte
ribasso (-4,4% il Ftse Mib) dopo
la bufera dei due giorni scorsi,
innescata dalle dimissioni dell’amministratore delegato Enrico Cavatorta. In totale, quindi, tre giorni di ribasso che
hanno mandato in fumo un valore teorico di 2,3 miliardi, di
cui il 65,6 % di pertinenza della
famiglia Del Vecchio, custode
di quella quota attraverso la
Delfin. La cassaforte lussemburghese non è tuttavia rimasta a guardare. A quanto risulta
dalle comunicazioni alla Borsa
italiana, la Delfin dal primo settembre, giorno delle dimissioni di Andrea Guerra, ha speso
fino al 10 ottobre circa 70 milioni per acquistare e quindi sostenere i titoli sul mercato. Ed è
sicuramente intervenuta anche
nei giorni successivi, quelli dei
ribassi oltre il 9%.
Intanto al quartier generale
di Milano e nella sede di Agordo si preparano all’uscita, o alla
L’andamento in Borsa
42
Ieri 35,70 euro
-1,38%
40
38
36
34
10 ottobre
15 ottobre
d’Arco
revisione dei loro contratti,
una decina di manager. Dopo
Antonio Miyakawa diventato
consulente, anche Fabio D’Angelantonio, manager che Guerra aveva portato dalla Merloni
sarebbe pronto per le dimissioni. È la naturale conseguenza
della confusione che sembra
regnare al vertice, sostengono
fonti vicine al gruppo.
Il presidente Leonardo Del
Vecchio si è impegnato con il
board a trovare un co-amministratore delegato da affiancare
a Massimo Vian entro il 29. Ma
la regia della ricerca almeno in
questa fase sembra quella di
Francesco Milleri (prima consulente della Delfin e della famiglia, poi di Del Vecchio) che
tiene personalmente i rapporti
con Egon Zhender, l’head hunter che sta cercando il manager
Sul tavolo del board
Unicredit vende
le sofferenze
Ora il dossier Uccmb
L’accordo
● Unicredit ha
siglato ieri con
il Centro Epson
Meteo un
accordo per
installare sulla
Torre Unicredit
di piazza
Aulenti a
Milano una
stazione di
rilevazione
meteorologica
● L’impianto
meteorologico
raccoglierà i
dati da inviare
al Cem e
verificherà
grazie a due
webcam con
un raggio
d’azione a 360
gradi la
visibilità su
un’ampia area
lombarda
MILANO Approda
oggi al consiglio di Unicredit la
partita dei crediti in sofferenza, circa 4 miliardi
propri più altri 27 circa in gestione contenuti
nella banca controllata Uccmb (Unicredit credit
management bank) con sede a Verona. La pulizia degli attivi — punto importante del piano industriale dell’istituto di piazza Aulenti — giunge
dunque allo stadio finale, anche se non dovrebbe emergere già oggi il nome del compratore.
Come ha spiegato l’amministratore delegato Federico Ghizzoni, «il prossimo passo è dare
un’esclusiva poi c’è lo spazio per affinare. Il consiglio non deve decidere. Tecnicamente lo informiamo ma siamo noi manager che decidiamo».
In ogni caso la direzione è ormai tracciata, con
due contendenti per un asset che viene valorizzato tra 700 milioni e 1 miliardo: gli americani di
Fortress (presente in Italia con Italfondiario) insieme con Prelios, e Lone Star, che attraverso Uccmb sbarcherebbe in Italia. «Stiamo esaminando bene, non è una cosa semplice perché sono
proposte complesse, però ci soddisfano, quindi
proseguiamo», ha detto Ghizzoni.
Le settimane di trattative sono arrivate così a
una svolta, visto che ancora all’inizio del mese
non era scontato che Unicredit procedesse con
la cessione della partecipata. Sempre in termine
di crediti deteriorati (npl) Unicredit ha ceduto
anche un portafoglio da 1,9 miliardi ai britannici
di AnaCap, come riportato ieri dal Financial Times. «Non è un’operazione nuova, è già nei numeri della semestrale», ha sottolineato il banchiere «fa parte del nostro continuo sforzo di ottimizzare il portafoglio di npl». Unicredit ha
inoltre avviato la revisione della governance, con
l’autovalutazione del consiglio, in vista del nuovo board da eleggere ad aprile. «È troppo presto
per entrare nei dettagli, mancano sette mesi»,
ha tagliato corto Ghizzoni, precisando che «dai
soci esteri — come Aabar, BlackRock, i libici ancora presenti — non è arrivata nessuna richiesta» di pesare di più tra gli amministratori.
Fabrizio Massaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
shop.swatch.it
in tutto il mondo (e si dice l’abbia trovato). Diventa più nitido
il ruolo di Milleri, consulente
fidato. Mentre sembra perdere
trasparenza la governance della multinazionale. Sta cambiando anche il sistema di relazioni che ha sempre accompagnato il patron. Persino i rapporti con l’avvocato Sergio
Erede, che cura i futuri assetti
della famiglia, si sono raffreddati. Il rischio governance lo
aveva visto Roger Abravanel.
L’ex McKinsey aveva chiesto
durante il board del 13 ottobre
un governo chiaro, con un solo
ceo di livello, individuato da un
comitato ristretto di consiglieri, che fosse anche in grado di
cambiare il ruolo della presidenza e del board. Un quadro
respinto dal patron, cosa che
ha provocato le dimissioni di
Abravanel. Gli altri consiglieri
hanno minacciato di lasciare
ma hanno poi accettato di rimanere e cercare il secondo capoazienda.
Daniela Polizzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Ho avuto un rapporto molto forte con la famiglia
Agnelli — ha spiegato — credo di aver fatto
qualcosa di importante nel 2004 ad accettare di fare
il presidente della Fiat in un momento drammatico.
Forse un grazie in più me lo sarei aspettato, ma va
bene così». Sul suo futuro e l’ipotesi della presidenza
Alitalia-Etihad, ha detto: «In questo momento vorrei
aver tempo di riflettere».
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IN BREVE
Ilva, la Ue spinge sulla procedura
Gnudi: c’è un fondo interessato
a entrare con partner industriali
La Commissione Ue incalza
l’Italia sul caso Ilva di Taranto.
L’esecutivo europeo, a quanto
si è appreso, ha deciso di
inviare alle autorità italiane un
parere motivato, seconda fase
della procedura d’infrazione
aperta a settembre 2013,
perché non avrebbe fatto
abbastanza per garantire il
rispetto degli impegni assunti.
Sorpreso il commissario
dell’Ilva, Piero Gnudi, che ha
ricordato come gli impegni
con Bruxelles siano stati
portati avanti al 75%. In
audizione al Senato, Gnudi ha
anche confermato l’interesse
di tre gruppi industriali ArcelorMittal, Jindal e Arvedi per l’Ilva aggiungendo che
anche un fondo intende
aggregarsi.
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EBay supera le attese del mercato
Utile a 673 milioni di dollari
il fatturato cresce a 4,3 miliardi
MILANO. Terzo trimestre
meglio delle attese per EBay. Il
colosso dell’e-commerce ha
archiviato i mesi compresi tra
luglio e settembre con un utile
netto di 673 milioni di dollari e
un fatturato a 4,3 miliardi. Il
risultato è superiore sia alle
attese degli analisti, sia alle
previsioni della stessa azienda
californiana che immaginava
utili pari a 54 centesimi per
azione, mentre il consensus
li attestava a 67. La trimestrale
invece li contabilizza a 68
dollari per titolo. Per l’intero
esercizio l’azienda di San Josè
stima un fatturato di 17,9
miliardi. Il titolo a Wall Street
non sembra averne giovato
in linea con la tendenza
ribassista del 2014: meno
otto per cento da gennaio
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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KIS - Multi-Str. UCITS X
KIS - Selection D
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KIS - Selection X
KIS - Sm. Cap D
KIS - Sm. Cap P
KIS - Target 2014 X
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64,460
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59,660
45,150
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60,670
59,970
62,640
61,210
63,830
61,610
57,370
43,400
64,710
63,040
59,690
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La lista completa dei comparti Invesco autorizzati in Italia
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US Equity A EH
US High Yield Bond A
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US Value Equity A
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e rilievi: € 4,67; n. 13 Prestiti e investimenti: € 9,17; n. 14 Casa di cura e
specialisti: € 7,92; n. 15 Scuole corsi
lezioni: € 4,17; n. 16 Avvenimenti e
Ricorrenze: € 2,08; n. 17 Messaggi
personali: € 4,58; n. 18 Vendite acquisti e scambi: € 3,33; n. 19 Autoveicoli: € 3,33; n. 20 Informazioni e
investigazioni: € 4,67; n. 21 Palestre
saune massaggi: € 5,00; n. 22 Chiromanzia: € 4,67; n. 23 Matrimoniali:
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Capolettera: +20%
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118,410
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129,750
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HIGH GROWTH CAP RET EUR
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12,512
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115,417
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8673,150 Kairos Multi-Str. P
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158,210 Kairos Income
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5277,210 Kairos Selection
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106,710 KAIROS INTERNATIONAL SICAV
10594,910 KIS - America A-USD
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KIS - America P
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KIS - America X
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KIS - Bond D
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KIS - Bond P
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KIS - Bond Plus A Dist
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12,542
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5,856
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40,220
10,507
13,050
11,841
45,680
10,092
34,820
2993,000
16,510
14,900
11,160
18,760
13,500
13,770
13,100
10,830
10,384
13,590
11,562
10,257
30,590
29,240
874712,613
570753,978
590447,998
536380,732
6,814
10,205
260,370
183,040
184,500
174,240
124,460
128,970
126,880
131,620
134,050
175,890
122,350
124,760
125,900
123,900
116,310
24,530
15,760
13,860
13,490
13,960
10,325
14,890
9,740
14,586
9,094
12,547
17,043
12,843
11,014
5,848
5,725
57,030
14,200
11,528
40,700
10,521
13,040
11,832
45,510
10,086
35,040
3052,000
16,730
15,100
11,280
18,820
13,550
13,940
13,250
10,832
10,358
13,770
11,579
10,273
31,120
29,750
Nel testo dell’inserzione è obbligatorio
indicare la classe energetica di appartenenza dell’immobile e il relativo indice di prestazione energetica espresso
in kWh/mqa o kWh/mca a seconda
della destinazione d’uso dell’edificio.
Nel caso di immobili esenti dall’indicazione, riportare la dicitura “Immobile
non soggetto all’obbligo di certificazione energetica”.
Quota/pre. Nome
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Sito web: www.ingdirect.it
Dividendo Arancio
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5,631
5,219
6,531
7,249
Acquistiamo
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LAVORO
Ristoranti
Eventi
13/10
13/10
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30/09
30/09
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13/10
13/10
13/10
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13/10
13/10
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13/10
13/10
10/10
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Multiman.Target Alpha A
SB Bond B
SB Equity B
5,193 SB Flexible B
5,192
5,007
5,461
4,952
3,609
3,336
4,682
5,546 DB Platinum
5,434
4,999 Agriculture Euro R1C A
5,409 Comm Euro R1C A
5,677 Currency Returns Plus R1C
5,083 DB Platinum IV
5,081 Croci Euro R1C B
6,033 Croci Japan R1C B
5,485 Croci US R1C B
5,464 Paulson Global R1C E
5,157 Sovereign Plus R1C A
5,184 Systematic Alpha R1C A
5,099
4,788
5,000
4,786
5,686
5,211
5,911
5,517
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101,420
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105,530
PS - Best Global Managers B
EUR
14/10
106,070
PS - Best Gl Managers Flex Eq A
EUR
14/10
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PS - Bond Opportunities A
EUR
14/10
122,440
PS - Bond Opportunities B
EUR
14/10
102,180
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USD
14/10
115,400
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EUR
14/10
91,510
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EUR
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98,390
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EUR
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97,600
PS - Global Dynamic Opp A
EUR
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98,260
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14/10
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100,500
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14/10
96,630
PS - Opportunistic Growth A
EUR
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101,280
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EUR
14/10
95,290
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112,360
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114,190
120,630
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85,970
84,480
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AUGUSTUM G.A.M.E.S. A
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31/12
31/12
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EUR
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Emerg.Mkts
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Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
ECONOMIA/MERCATI FINANZIARI
● Piazza Affari
39
Sussurri & Grida
Termini Imerese e quei 100 milioni venuti dal Brasile
di Giacomo Ferrari
( f.mas.) L’operazione di salvataggio dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese sta prendendo il largo ma crescono i dubbi sulla compagine
azionaria di Grifa, la società che dovrebbe rilevare l’impianto e gran parte degli oltre 700 dipendenti diretti che altrimenti a fine anno finiranno in mobilità. Ieri il fondo brasiliano Kbo
Capital ha smentito le notizie — riferite nelle
scorse settimane da alcuni dei protagonisti della vicenda — di aver sottoscritto un aumento di
capitale di Grifa o «di avere interesse o volontà
di investirvi a qualsiasi titolo». Kbo era accreditata di voler sottoscrivere 75 milioni di euro —
su 100 totali di ricapitalizzazione — necessari alla newco che intende subentrare a Fca. Immediate le reazioni dei sindacati, con la Fiom che
ha chiesto chiarimenti urgenti «al governo e a
Invitalia». «È tutto un equivoco, non c’è niente
di cui preoccuparsi», spiega Augusto Forenza,
amministratore delegato di Grifa e uomo della
trattativa con Fiat, governo e sindacati: «Kbo Capital non investe in proprio. A investire è il suo
controllante», ovvero il brasiliano Banco di Rio
de Janeiro (Brj), istituto in mano alla famiglia De
Queiroz. «L’equivoco è nato forse dal fatto che
Vendite sui titoli bancari
Giù Banco Popolare e Mps
T
ravolta dal caso delle banche greche
bocciate da Fitch, Piazza Affari ha
vissuto ieri una giornata drammatica,
culminata con il tonfo del Ftse-Mib (-4,44%),
sceso al minimo dell’anno. Bersagliati dalle
vendite soprattutto i titoli bancari, ai primi
posti nella graduatoria delle perdite, da
Banco Popolare (-8,09%) a Popolare Emilia
Romagna (-7,73%), da Mps (-7,64%) a
Popolare Milano (-7,59%), ma tutti i
componenti l’intero paniere delle blue-chips
sono terminati in calo. Fra questi Mediaset
(-6,37%), che tuttavia ha recuperato la parità
nelle contrattazioni after hour. Per trovare
qualche segno positivo occorre guardare al
segmento Star, dove la migliore performance
è stata quella di Txt (software), in rialzo del
3,77%.
$./ 1"
"“k 1‰Î
1k±
( fr.bas.) Che la riconferma non ci sarebbe stata
era cosa abbastanza scontata, ma sul nome del
successore di Henri Proglio, numero uno del colosso energetico francese Edf (che in Italia possiede Edison), si era speculato parecchio. Ieri
l’annuncio del governo francese, che ne ha
l’84,5%: la guida passa a Jean-Bernard Lévy, 59
anni, attuale presidente e direttore generale di
Thales, ex presidente di Vivendi. Proglio «non
l’avrebbe potuto portare a termine un altro mandato — ha spiegato un portavoce dell’Eliseo —
Tra due anni avrebbe superato il limite di età».
Proglio, nominato nel 2009 dall’ex presidente Nicolas Sarkozy, scade il 22 novembre. Lévy dovrà
fronteggiare la nuova strategia energetica della
Francia che ha deciso di ridurre la dipendenza
dal nucleare. Ora c’è attesa anche per la partita
Eon Italia, per cui Edison ha presentato un’offerta, ma in trattativa privata, mentre l’altro gruppo
francese, Gdf-Suez, ha deciso di ritirarsi dalla gara per gli asset italiani del gruppo tedesco.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Â׬¬ b‰Î± ÁŬÂkÅŝ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯
ÎkX†±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯
kÂ@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.¯
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K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯
 /k Õ| $Âk±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/Õ|¯
“@ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯
““ʼn ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!/¯
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Âk˜±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.¯
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1 9; K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®19¯
Î@Xk“k˜Î‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯
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8/ ׬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®8/¯
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[email protected]@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ Ê`æ|z
[email protected]ד ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ |`™zÕ
!k‰b‰k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ æ`¤¤|
!‰b ˜b×ÅÎÂà @¬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!
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!kŏ‰˜k K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!/¯ ¤`æpz
!!kb ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!!¯ æ`|ÊÕ
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!˜Â‰x ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!$"¯ æ`Фæ
!˜Îk ,@ÅX†‰ /‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!,/¯ æ`p™z
!Ý‰k“@ß±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!!¯ æ`æÐÊ
!×Î׉˜‰˜k K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!$¯ |`ʙæ
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,‰@~~‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ Õ`æÊæ
,‰kÂÂk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`ÊÉÉ
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,‰¶×@b±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,-¯ ¤`zÊæ
,‰Âk‰ G ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,
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,‰Âk‰ G ± ˜X±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,
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,‰~± /±@×ÅΉ˜ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,/¯ z`ÐÕæ
,‰~Â@x‰X‰ b‰ÎÂ[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,$¯ æ`ÕЙ
,Âk‰Å±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,./¯ æ`Ðæz
,Âk“×b@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`ÕÊÕ
,‰“@ ˜b×ÅΉk K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ ¤Õ`ÕÐæ
,ÂàÅ[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.;¯ ¤Õ`ppæ
. .± k !kb‰X‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.!¯ æ`Õɤ
.@ÎΉ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.1¯ Õ`zÐæ
.
/ !kb‰@~׬ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
/¯ æ`™¤Ð
.kXÂb@Ή K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
¯ ¤Õ`¤|æ
.k¬à K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.;¯ zÉ`Êzæ
.kÎk‰Î±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ æ`z™Ð
.‰Å@[email protected]Ν±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®."¯ æ`¤ÐÕ
.ÅÅÅ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.$/¯ ¤`Ðææ
/ [email protected]@x /±¬±@± K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ ¤Õ`pÐæ
[email protected]Å K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ z`pÐz
[email protected]Š˜X K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ |`əÕ
[email protected] ׬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ ™`ÉÐz
[email protected]¬k“±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,!¯ ¤|`Éææ
[email protected]¬k“ ‰Ŭ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,!.¯
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[email protected] “¬Âk~‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ Õ`zzÊ
[email protected] “¬Âk~‰ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ ¤æ`™™æ
/@Â@Å ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/./¯ æ`ÉÐp
/@α±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1¯ ¤Õ`Фæ
/@Ýk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/8¯ ¤Õ`pÊæ
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/kÂÝ‰ä‰ Î@‰@ ¤z Þ@ K ±±±±±±±±±±±®9/.¤z¯ æ`Õpæ
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//±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯ É`Êpæ
/‰˜Îkʼn ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ æ`æpæ
[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/"¯ ¤`Õææ
[email protected] @Å ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ Ð`™™|
/~kx‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/$¯ Õ`|p|
/ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/$¯ Ê`ÐÕæ
/Â‰˜ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/."¯ ¤`ʙp
/¬@Xk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,¯ ™`pææ
/¬@Xk Þ@ÂÂ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9/,¯
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1 [email protected]׉ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1,¯ Õ`Ðææ
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1kkX“ 1 ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®11¯ æ`ə™
1kkX“ 1 !kb‰@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1!¯ ¤`æÕz
1kkX“ 1 !kb‰@ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1!.¯ æ`Êææ
1kkX“ 1 ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®11.¯ æ`ÊÕp
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1k˜@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1."¯ Ð`ÉÕÕ
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1‰Å[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1/¯ æ`æ||
1‰Å[email protected] ¤|Þ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®91/¤|¯ æ`æææ
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1Âk݉ ‰˜±˜b±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ |`™ÊÕ
1:1 kˆÅ×Ή˜ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1:1¯ É`¤zæ
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3˜‰¬ ¬Âݱ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3",¯ Ð`Õ¤p
3˜‰¬[email protected] ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3/¯ ¤`™™|
3˜‰¬[email protected] ‰Ŭ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3/.¯ Õ¤æ`zææ
3˜‰¬[email protected] ‰Ŭ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3/.¯ ¤`™pæ
8 [email protected]ŝ‰@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®8/¯ ¤¤`É|æ
[email protected] ˜b×ÅΉ@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®8"¯ ¤`¤pæ
[email protected] @ݝ‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®8¯ |`É|æ
8‰ÎΝ‰@ Åű K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®8/¯ p`™pæ
9 9Âb ×Îà Âkk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9¯ Ê`|Êæ
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Edf, Lévy (Thales) prende il posto di Proglio
all’inizio Brj aveva indicato per il consiglio di
Grifa il responsabile del fondo, Roland Gerbaud, ma poi non si è proceduto alla nomina».
A sottoscrivere i 75 milioni dovrebbe essere
dunque Brj attraverso un fondo che verrà indicato successivamente, una volta che saranno arrivati tutti gli ok dal ministero dello Sviluppo
economico e da Invitalia, che valgono 250 milioni di finanziamenti pubblici agevolati. Dietro
il fondo, dice Forenza, ci sono investitori brasiliani. Ma anche gli altri 25 milioni arriveranno
dal Brasile. Grifa attualmente è capitalizzata per
una somma analoga attraverso il possesso di
una concessione per un campo eolico da realizzare a Roccabernarda (Crotone), stimata appunto 25 milioni. La concessione è stata appena girata ad alcune società che riportano a un altro
gruppo brasiliano, Sequoia, che pagherà attraverso un’emissione obbligazionaria della quale
Brj ha fatto da trader e che ha garantito. Insomma «anche i 25 milioni vengono dalla banca»,
ammette Forenza. Per l’istituto la diversificazione è notevole, visto che per trent’anni si è occupato solo di mutui e prestiti immobiliari.
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
40
Cultura
& Spettacoli
Potenza
A Mari e Roncalli
il premio Basilicata
Lo scrittore Michele Mari e il
saggista Marco Roncalli sono i
vincitori della 43ª edizione del
premio Basilicata. La giuria,
presieduta da Ermanno
Paccagnini, ha scelto Mari per la
narrativa nazionale, premiando il
suo romanzo Roderick Duddle
(Einaudi). Roncalli si è invece
aggiudicato il riconoscimento
per la letteratura religiosa, che
gli è stato assegnato per il
complesso della sua opera,
comprendente vari volumi sulla
storia della Chiesa. L’ultima
fatica di Roncalli è il dvd Paolo VI,
il Papa della modernità
attualmente in edicola con
«Famiglia Cristiana» insieme al
libro di Giselda Adornato Paolo
VI. La storia, l’eredità la santità. La
cerimonia di consegna del
premio Basilicata si tiene a
Potenza domenica 19 ottobre.
Il Pontefice
Alla vigilia della beatificazione da parte di Papa Francesco, una riflessione sulla figura
di Montini, che cambiò la Curia e affrontò con coraggio la difficile fase postconciliare
di Andrea Riccardi
Il conflitto
Il «partito romano»
più conservatore
gli fu ostile e cercò
di bloccarne l’elezione
ligioni, in tempi di guerra fredda e anatema. Montini ebbe un
«genio politico» — afferma il filosofo Jean Guitton, suo amico
— come costruttore graduale di
nuovi processi storici.
È stato un accorto e tenace
lottatore. Cresciuto nel laboratorio religioso e civile di Brescia
d’inizio secolo, esprimeva uno
spirito (fedele e aperto) nel confronto con lo spirito «romano»
di una Chiesa-baluardo. Per lui
bisognava cambiare. Con questa
prospettiva salì i gradini della
carriera ecclesiastica, prudente
e convinto, percepito come un
estraneo pericoloso dal «partito
romano» dominante in Curia.
Non così da Pio XII. Tuttavia, nel
1954, i «romani» riuscirono ad
allontanarlo, promuovendolo
arcivescovo di Milano. Per lui fu
un esilio. Pensava che una riforma della Chiesa dovesse venire
Cerimonia
PAOLO VI SALUTA LA FOLLA IN PIAZZA SAN PIETRO IL 29 MARZO 1964 (AP)
P
aolo VI è un Papa dimenticato. Non ha schiere di
devoti come Roncalli o
Wojtyla. Eppure Papa
Francesco si appresta a beatificarlo. Per lui è figura chiave della Chiesa contemporanea. Per
capire il cattolicesimo del nostro tempo, si devono fare i conti con quel pontificato. Anche
l’Italia ha un debito con lui.
Montini aveva formato, durante
il fascismo, gli universitari della
Fuci: da quel vivaio sorse tanta
classe dirigente democristiana.
Inoltre Montini, da sostituto
della Segreteria vaticana e collaboratore di Pio XII, appoggiò Alcide De Gasperi e la nascente Dc,
accreditandoli presso il Papa,
tanto da essere considerato da
alcuni cofondatore del partito.
Fu a fianco di De Gasperi nella
«storia segreta», cioè i difficili
rapporti di un politico laico con
Pio XII. Fu vicino a Giorgio La Pira, che rese Firenze luogo di dialogo con l’Est comunista e le re-
● Papa
Francesco
(nella foto)
proclamerà
beato Paolo VI
domenica
prossima, 19
ottobre, al
termine del
Sinodo dei
vescovi
dedicato al
tema della
famiglia
● Nato a
Concesio
(Brescia) nel
1897, Giovanni
Battista
Montini fu
ordinato
sacerdote nel
1920 e fu poi
chiamato nella
segreteria di
Stato vaticana.
Dal 1955 al
1963 fu
arcivescovo di
Milano e nel
1958 divenne
cardinale
● Eletto Papa
nel 1963 con il
nome di Paolo
VI, concluse il
Concilio
Vaticano II e ne
gestì tra molte
difficoltà
l’attuazione.
Morì nel 1978
Paolo VI, umile riformatore
Diceva di sentirsi «piccolo come una formica» ma aprì nuovi scenari alla Chiesa
dal centro, da una Roma rinnovata. Ma Giovanni XXIII lo stupì
convocando il Concilio: «Quel
sant’uomo non si rende conto
che si mette in un vespaio»,
confidò Montini. Eletto Papa,
però, fu l’architetto del Vaticano
II e della sua recezione.
Nel 1963 — per l’ultima volta
— il «partito romano» (con gli
spagnoli e altri) provò a bloccarlo, rendendone difficile l’elezione in conclave. Il primo gesto
del neoeletto Papa fu pacificatore: si recò al collegio spagnolo
per visitare un cardinale iberico
ammalato. Volle presto una profonda riforma della Curia, realizzata in due anni dopo la fine
del Concilio: una Roma autorevole e rinnovata, collegata alle
conferenze episcopali, doveva
far crescere il messaggio conciliare tra quello che si chiamava
ormai il «popolo di Dio». Una
Chiesa conciliare in dialogo —
parola chiave montiniana —
con il mondo...
Bisognava rinnovarsi per presentare la fede a un mondo cambiato. Ma il disegno fu travolto
dalla corrente tumultuosa e
contestataria del Sessantotto. La
Chiesa divenne conflittuale, tanto da far temere rotture. Per i
progressisti il Papa era un freno.
Per i conservatori, il responsabile della crisi: i preti lasciavano il
ministero, i seminari e i conventi si svuotavano, l’autorità era
contestata, la gente si secolarizzava. Divenne impopolare, considerato amletico. Lo chiamavano «Paolo Mesto». Ne soffriva.
Non cercò però rifugio in un autoritarismo nostalgico; tenne
ferma la linea conciliare. Sembrava vedere oltre la tempesta
che riempì molto del suo pontificato, convinto che c’era una
pagina nuova da scrivere nella
storia della Chiesa, anche se i
frutti non si vedevano ancora.
Aprì nuovi scenari: i viaggi intercontinentali, il dialogo con i
cristiani e le religioni. Presentò
la Chiesa dalla tribuna dell’Onu,
non maestra di civiltà, ma
esperta di umanità. Nel 1970,
prima del viaggio in Asia, confidò il senso del suo limite: «Ma
ecco — disse — un altro personaggio. Piccolo come una formica, debole, inerme... Egli cerca di farsi largo in mezzo alla
marea delle genti, tenta di dire
una parola... il Papa osa misurarsi con gli uomini. Davide e
Golia? Don Chisciotte...».
Un Papa poteva esprimersi
così? Montini si sentiva un piccolo uomo moderno nella ma-
Associazione Industriali
delle Carni e dei Salumi
REGIONE
ABRUZZO
Lombardia
La mostra
● Oggi viene
presentata in
Vaticano la
mostra Paolo VI
e gli artisti.
«Siete i custodi
della bellezza
nel mondo».
Intervengono il
card. Giuseppe
Bertello, mons.
Fernando
Vérgez Alzaga,
Antonio Paolucci
e Francesca
Boschetti
rea della complessità, ma non
rinunciò a scrivere una storia
nuova. Un uomo di Chiesa, appassionato al governo come servizio. Un italiano dall’apertura
universale, il contrario della caricatura dell’«italiano». Anzi
grande espressione di un’umanità italiana novecentesca. Senza grandeur, schivo.
Se ne andò in punta di piedi,
nel 1978, affranto dall’assassinio
di Moro e dall’impotenza di quei
giorni. Anche la sua Italia democratica sembrava scossa. L’ultimo gesto fu andare sulla tomba
del cardinale Pizzardo, suo oppositore: «Riconciliazione è un
valore cristiano anche per un
Papa», disse a un giornalista.
Poi febbricitante tornò a Castelgandolfo e morì nel riserbo di
una calda estate.
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Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
● In pagina
Aforismi sull’oggi
di Pino Caruso
di Matteo Collura
CULTURA
attore Pino Caruso ha un gusto per
le battute fulminanti che soltanto
un uomo di spettacolo può avere
(pensiamo a Marcello Marchesi di
cui Bompiani meritoriamente sta
riproponendo i suoi scritti). Ma più che
battute, i suoi sono fulminanti giudizi e
riflessioni che aiutano a comprendere il
L’
● L’antologia
● Il documento
Insegnò ai giovani
la libertà spirituale
contro il regime
«A forza di abusi
il fascismo morirà
d’indigestione»
di Antonio Carioti
di Giovanni Battista Montini
I
l testo pubblicato qui
accanto è una lettera di
Giovanni Battista
Montini scritta alla famiglia
poco dopo le violenze
fasciste di cui erano state
oggetto a Brescia la stampa
e le associazioni cattoliche,
in seguito al fallito attentato
a Benito Mussolini che
ebbe luogo a Bologna il 31
ottobre 1926. Giselda
Adornato, biografa di Paolo
VI, l’ha riprodotta insieme
ad altri 78 documenti nel
volume L’ora della prova
(Edizioni Medusa), una
raccolta dei testi scritti dal
futuro Papa, tra il 1920 e il
1939, in cui emergono i
suoi sentimenti antifascisti.
Figlio di un deputato del
Partito popolare (Giorgio
Montini, il «papà» di cui si
parla nella lettera), Paolo VI
nutriva sin da giovane
sentimenti democratici ed
era avverso a ogni violenza:
«Per lui gli scontri tra
camicie nere e marxisti —
osserva Giselda Adornato
— erano una sorta di
deleterio ritorno alle faide
medievali, profondamente
diseducativo. Si accorse
inoltre che nella statolatria
del fascismo vi era un
fondo antireligioso, che
restava vivo anche dopo la
firma dei Patti Lateranensi.
Assistente ecclesiastico
nazionale degli universitari
cattolici (Fuci) dal 1925 al
1933, lottò per tutelarne
l’autonomia dal fascismo:
doveva frenare la forte
passione civile che lo
animava, ma si dedicò a
formare le coscienze in
attesa di tempi migliori.
Esortava sempre i giovani
della Fuci a coltivare la
libertà spirituale tipica del
cristiano, a rifiutare il
conformismo instillato da
un regime che stava
togliendo agli italiani la
virtuosa fatica di pensare
con la propria testa».
mondo di oggi. Non a caso il suo nuovo
libro s’intitola Appartengo a una
generazione che deve ancora nascere
(Edizioni Rai-Eri, pagg. 167, 11). Ha i
suoi anni, Caruso, ma con quel titolo
intende dire che la sua esperienza di
uomo e di artista ne fa un disincantato
osservatore del mondo di ieri, di oggi e,
avendo pirandellianamente capito il gioco,
di domani. Si ride nel leggere gli aforismi
inanellati in questo volumetto, e si riflette
sulla nostra condizione di consumisti (più
o meno consapevoli) del terzo millennio.
Dissacrante ma mai volgare, spesso in
una sola riga Pino Caruso racconta anche
di se stesso, della sua avventura di uomo
41
di palcoscenico. E non tralascia l’attualità:
«I tagli del governo alla cultura sono un
aiuto all’ignoranza, la quale di tutto aveva
bisogno, tranne che di un aiuto». E ancora:
«Se continua la crisi, il teatro, in Italia,
rischia di diventare un luogo dove quattro
gatti vanno a sentire quattro cani».
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Il filosofo è scomparso ieri a 83 anni
Addio a Giovanni Reale
il cattolico amico di Platone
Roma, 4 novembre 1926
C
arissimi, l’espresso del
papà mi ha riempito
l’anima di amari e di
grandi pensieri. Bisogna
esser coraggiosi di più
virtuosa bontà; benedire e
sperare con fermezza
invincibile. Ero addolorato
ieri sera per i fatti di Brescia
quando seppi ch’essi sono
molto simili a quelli di altre
città d’Italia: saprete di
Trento, Verona, Cagliari,
Rimini, della sospensione di
quasi tutti i nostri giornali.
Evidentemente c’è lo studio
di creare lo spavento: è una
forma per incatenare spiriti
che sfuggono. I governi
precedenti avevano la paura
del coraggio; questo ha il
coraggio di mostrarsi
pauroso; è la propaganda
del sospetto; è la smania
d’individuare avversari; è la
logica della rivoluzione. Il
fascismo morirà
d’indigestione, se così
continuerà, e sarà vinto dalla
propria prepotenza. Quello
che è doloroso è che il
popolo italiano venga a così
ricevere la esiziale
educazione della volubilità e
dell’avventura e che sia
continuamente eccitato non
a contenersi nell’ambito del
diritto ma a sfrenarsi nella
brutalità improvvisa degli
odi di parte. Speriamo che lo
strazio dell’opera dei buoni
sia, contro ogni logica
naturale, propiziatore di
misericordia divina. State di
animo forte; penso che il
papà sarà sostegno dei retti
che soffrono. Ieri sera con
grande apparato di avvisi e
di adunate si aspettava il
ritorno del Duce; ma egli o
non venne, o non volle farsi
vedere. Circolano voci strane
di nuovi disordini e di dure
oppressioni. – Oggi si
raduna l’Assemblea generale
della Gioventù Cattolica.
Abbiamo fede.
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Sul Papa
di Armando Torno
G
● Nel volume
L’ora della
prova (pp. 157,
16), a cura di
Giselda
Adornato, le
Edizioni
Medusa hanno
raccolto gli
scritti contro il
fascismo di
Montini dal
1920 al 1939
● S’intitola
Paolo VI. Una
biografia il
volume a più
voci su Papa
Montini curato
da Xenio
Toscani, edito
dall’Istituto
Paolo VI di
Brescia e dalle
Edizioni
Studium (pp.
563, 26)
● Nel saggio
Paolo VI,
destinazione
mondo (Emi,
pp. 144, 13)
Giorgio
Bernardelli e
Lorenzo Rosoli
ricostruiscono i
viaggi del Papa,
soffermandosi
sul suo dialogo
con l’Islam
© 2014 EDIZIONI MEDUSA
iovanni Reale è morto
ieri mattina nella sua
casa di Luino. Era nato
a Candia Lomellina il 15
aprile 1931. Ha lavorato sino a
poche ore prima alla traduzione degli ultimi undici dialoghi
«socratici» di Platone che, come usava dire, «mi mancavano». Quando usciranno da
Bompiani nel 2015 avremo il
«tutto Platone» di Reale. Ha
chiuso l’esistenza con il filosofo
del suo cuore, del quale sostenne per primo in Italia la tesi delle dottrine «non scritte»: sono
da cercarsi nelle lezioni sui
principi primi che teneva all’interno dell’Accademia e noi conosciamo solo attraverso testimonianze indirette. Debuttò
con Aristotele, sul quale pubblicava nel 1961 un saggio dedicato all’unità della Metafisica,
opera che tradurrà nel 1968 per
l’editore Loffredo in due volumi, poi continuamente ripensata e riproposta (da Vita &
Pensiero e Bompiani).
È difficile riassumerne l’immenso lavoro, i libri che scrisse,
le battaglie condotte, quanto
osò in editoria. Diremo semplicemente che fu il grande Mario
Untersteiner a portarlo in cattedra e ad affidargli la cura degli
Eleati per la celebre, e oggi impensabile, opera Zeller-Mondolfo sulla filosofia antica; inoltre, per la «Biblioteca di Studi
Superiori» de La Nuova Italia, lo
incaricò per l’edizione dei frammenti di Melisso. Si era formato
in Germania, dove fu inviato dopo la laurea da padre Agostino
Gemelli («Portami un po’ di
Atene in Cattolica», gli disse) e
cominciò a insegnare nei licei.
Difficile elencare le opere che
curò non ancora ordinario, ma
tra esse va ricordata la traduzione con un saggio esemplare
della Metafisca di Teofrasto (La
Scuola 1964). Giunto in cattedra
raddoppiò l’impegno, fondando tra le altre la collana di studi
sul pensiero antico di Vita &
Pensiero, ora diretta da Roberto
Radice, suo successore in Cattolica (134 titoli usciti).
È nota l’apertura mentale.
Cenava con Giovanni Paolo II,
che lo incaricò di curare le sue
opere, e difese con fermezza
don Luigi Verzé quando i più lo
abbandonarono (insegnò all’Università Vita-Salute del San
Raffaele); scrisse un libro con
Umberto Veronesi (Responsabilità della vita, Bompiani
2013), fece dibattiti al Parolario
di Como con Peppino Englaro,
portò Eugenio Scalfari in Cattolica, firmò con il cardinale Angelo Scola — tra l’altro suo allievo —l’opera Il valore dell’uomo (Bompiani 2007). Era un
credente convinto, libero come
un vero filosofo. Mai si sclerotizzò nelle varianti filologiche o
in camarille care agli accademici: per questo scrisse non pochi
libri divulgativi, oltre a testi su
Socrate (Rizzoli) o sull’Europa
(Raffaello Cortina). Con Elisabetta Sgarbi diede vita a una se-
Biografia
● Giovanni
Reale, allievo di
Francesco
Olgiati, si è
perfezionato a
Marburgo e a
Monaco. Ebbe
la prima
cattedra a
Parma, poi è
passato alla
Cattolica di
Milano, dove è
stato ordinario
di «Storia della
Filosofia
Antica»: qui ha
fondato il
«Centro di
Ricerche di
Metafisica».
Nel 2005 è
passato alla
facoltà di
Filosofia
dell’Università
Vita-Salute del
San Raffaele di
Milano e
progettò un
nuovo Centro
Internazionale
di Ricerche su
Platone.
rie d’arte, uscita da Bompiani.
Opere quali Il gran teatro del
Sacro Monte di Varallo o Raffaello. La Stanza della Segnatura
abbinano le sue analisi ai film
della Sgarbi offrendo contributi sorprendenti.
Con lui scompare un maestro
e un amico, il magnifico storico
del pensiero greco-romano (10
volumi, Bompiani) o l’autore,
con Dario Antiseri, della vasta
Storia della filosofia dalle origini a oggi (14 volumi, Bompiani).
Con Antiseri ha anche pubblicato nel 2103 per l’editrice La
Scuola i tre volumi de Il pensiero occidentale dalle origini ad
oggi. È pronta — venduta benissimo a Francoforte — un’opera,
sempre per La Scuola e sempre
con Antiseri, intitolata Cent’anni di filosofia. Da Nietzsche a
oggi (uscirà nel gennaio 2015).
Di più: ha diretto per Bompiani,
dopo aver iniziato con Rusconi,
le collane «Il pensiero occidentale» e «Testi a fronte»: rappresentano, con oltre 300 volumi
usciti, una delle più grandi raccolte di opere filosofiche al
mondo. Giulio Giorello, che
pubblicò in «Scienza e idee» di
Raffaello Cortina, da lui diretta,
tre titoli di Reale, ci confida a
proposito: «Ha abituato gli italiani a leggere la filosofia con
l’originale a fronte». Ed Emanuele Severino, suo collega in
Cattolica: «Lo ricordo come un
carissimo amico, di grande ingegno, con il quale ho avuto un
intenso rapporto filosofico.
Avevamo in comune la convinzione che il pensiero greco fosse la chiave per capire lo sviluppo della civiltà occidentale».
Reale ha firmato tra l’altro le
traduzioni dei frammenti dei
Presocratici, delle Vite di Diogene Laerzio, delle opere di Plotino, Seneca, Agostino. Nel «Pensiero occidentale», in novembre, uscirà una raccolta di scritti
di Togliatti. È l’omaggio più
concreto per i cinquant’anni
dalla morte. Reso da un filosofo
cattolico dal cuore libero.
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Il saggio, la farfalla e gli altri: tutti i sogni della Cina. Incubi inclusi
Sette giorni di eventi a Napoli nel nome di Confucio, fra letture e spettacoli. Con la tentazione di toccare i temi vietati
di Marco Del Corona
I
l «sogno cinese», che anima
e agita la retorica e la propaganda di Pechino dall’avvento del nuovo leader Xi Jinping,
non è nato ieri. Non due anni fa,
quando il congresso del Partito
comunista ha scelto il suo nuovo segretario, né nel decennio
precedente, durante il potere di
Hu Jintao.
«Quello che Xi ha scelto rifacendosi al sogno americano degli anni Cinquanta, è in realtà
un topos, un luogo letterario
che attraversa tutta la cultura cinese, basti pensare alle pagine
del Zhuangzi...», ed è su questa
Dal 20 al 26
● La 4ª edizione
del festival
MilleunaCina è
coordinata da
Annamaria
Palermo,
direttore
dell’Istituto
Confucio di
Napoli.
Partecipano
ospiti italiani e
cinesi
linea che correrà la quarta edizione del festival napoletano
MilleunaCina, come spiega Annamaria Palermo, direttore dell’Istituto Confucio partenopeo.
Il filosofo Zhuangzi («maestro
Zhuang»: l’autore e la sua opera
condividono il nome...) sogna
la farfalla e scrive, nel terzo secolo avanti Cristo, chiedendosi
se sia un uomo che sogna una
farfalla o non piuttosto una farfalla a sognare un uomo: è lui,
nel segno del taoismo, l’antecedente della massiccia, talvolta
brutale assertività della seconda potenza mondiale di oggi.
«Il sogno è una presenza continua, e lo seguiremo in tutte le
manifestazioni in cui la cultura
cinese lo ha declinato», spiega
la sinologa. L’evento dunque occuperà — da lunedì 20 a domenica 26 — luoghi diversi di Napoli ed è organizzato in collaborazione con l’assessorato comunale alla Cultura, con la
Sovrintendenza, con l’Accademia di Belle arti e con il Teatro
stabile Mercadante. Sono in
cartellone conferenze e dibattiti, spettacoli e concerti, letture e
mostre di pittura, film (con un
paio di proiezioni degli anni
Trenta) e design (quello napoletano a Tianjin). Parteciperà, il
20, anche Xu Lin, rango di viceministro, direttore dell’Hanban,
ovvero potente responsabile dei
465 Istituti Confucio presenti in
Iaia Forte (in alto)
e Maddalena
Crippa (sopra):
reading di prosa
e poesia il 22
123 Paesi, lo strumento essenziale (e controverso) dell’offensiva della Repubblica Popolare
con le armi della promozione
culturale e del soft power. Tuttavia, così come nell’edizione
del 2013 era stata inclusa una
lettura di brani di Gao Xingjian
(il Nobel del 2000, naturalizzato
francese, detestato da Pechino
in quanto «traditore»), anche
quest’anno la trattazione dei temi promette di toccare nodi
sensibili che, di solito, allarmano e irritano le autorità cinesi.
«La mia lettura del “sogno” è
critica, non trionfalistica», dice
Palermo, e dunque passando
per il Sogno della camera rossa,
classico tra i classici della nar-
rativa cinese, si arriva al sogno
virato in incubo della contemporaneità, fra gli aborti forzati
del Nobel 2012 Mo Yan e lo
sguardo insolente di Yu Hua,
scrittore fattosi con gli anni via
via più duro nei confronti del
sistema di potere e di condizionamento della Cina. Al cuore
del problema punterà la tavola
rotonda del 25 con la stessa Palermo, con Marisa Siddivò, che
del «sogno» affronterà gli
aspetti economici, e Paola Paderni, sinologa dall’intensa pratica della Cina, che tratterà il
versante politico.
@marcodelcorona
leviedellasia.corriere.it
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42
Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
Decreto
SPETTACOLI
Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha trasmesso alla
Conferenza unificata il decreto che riconosce al Piccolo di Milano, il
teatro fondato da Giorgio Strehler e Paolo Grassi nel 1947, la
qualifica di Teatro d’Europa e la sua autonomia statutaria, a
integrazione di quanto già stabilito con il decreto ministeriale del
1991. Acquisito il parere della conferenza, Franceschini firmerà il
decreto. «È giusto che un’eccellenza come questa sia valorizzata» ha
spiegato il ministro. Il provvedimento, ha aggiunto, riconosce il giusto
ruolo del Piccolo Teatro, punto d’incontro della produzione teatrale
europea (nella foto una scena di «Intrigo e amore» di Lev Dodin).
Franceschini concede
l’autonomia
al Piccolo Teatro
Su Agon Channel
Sabrina Ferilli va in Albania: condurrà un talk in tv
Sabrina Ferilli entra ufficialmente nella squadra di Agon Channel, la
nuova tv prodotta in Albania che — oltre alla versione albanese —
avrà quella italiana, il cui debutto è previsto entro fine autunno
sul canale numero 33 del digitale terrestre. All’attrice verrà affidata la
conduzione del «Contratto», il talk show di punta del canale
in onda in prima serata che si conclude con la firma da parte del
protagonista di un «contratto» con il pubblico che si impegna ad
assolvere in tutti i suoi punti.
Il Festival
È la stakanovista
della rassegna:
ma solo per caso
ROMA Una somiglianza sorprendente. La bruna, mediterranea Valentina Lodovini ci
mostra una foto in cui «è» Marilyn Monroe: «Ho dovuto cantare I Wanna be Loved by
You!»; in un altro scatto ricorda
Sharon Stone. Sono gli «effetti
speciali» del trucco. L’attrice
incarna il sogno proibito di un
attore precario in Tre tocchi di
Marco Risi. È uno dei tre film in
cui la vedremo al Festival del cinema di Roma che si apre oggi.
Perché poi è la moglie del boss
in I milionari di Alessandro Piva, mentre in Buoni a nulla di
Gianni Di Gregorio (l’amabile
«nonno» del cinema, esploso
con Pranzo di Ferragosto), con
i capelli tinti di rosso e le sue
armi seduttive bene in vista,
deve cavarsela tra gli squali di
un ufficio.
Valentina, la stakanovista del
festival: «Non mi piace essere
presenzialista, i film sono stati
girati in tre momenti diversi
però me li ritrovo uno dopo l’altro». Quello di Risi tocca il precariato. «È una storia vera, divertente e amara, di sei attori
che giocavano a calcetto con
Risi. Per le difficoltà ad emergere fanno altri lavori. In Italia
non abbiamo Ken Loach, il cinema sociale. I giovani attori
precari rappresentano la realtà
e il nostro periodo. Ne conosco
tanti che fanno doppiaggio e
comparsate, e la sera i camerieri ai ristoranti».
Lei... «Ho cominciato a lavorare nel 2005 e non mi sono
mai fermata. Sono strafortunata, ma non mi è arrivato nulla
per caso, ho lottato, non è mai
stato fatto un film cucito su di
me. Ho dovuto abbattere pregiudizi». Lei ha detto che pochi
credevano in lei, dai suoi fidanzati ai suoi genitori. «Adesso
sono orgogliosi, ma è vero,
mamma continua a rimproverarmi che gesticolo troppo e
parlo velocemente. Le critiche
le cerco, ti fanno crescere, ho
bisogno di essere messa alla
prova. Non mi piace cavalcare
43
Primo tappeto rosso
Oggi il debutto
con «Soap Opera»
Gere e Costner
i divi più attesi
Sul set Valentina Lodovini in versione bionda alla Marilyn Monroe nel film «Tre tocchi» di Marco Risi. «È un racconto autentico, divertente e amaro»
L’attrice romana Nicoletta
Romanoff conduce, stasera
dalle 19 all’Auditorium Parco
della Musica in Sala Santa
Cecilia, la cerimonia di
apertura della nona edizione
del Festival Internazionale del
Film di Roma, diretto da Marco
Müller. A seguire la proiezione
del nuovo film di Alessandro
Genovesi, Soap Opera (dalle 18
sul red carpet con il regista
sfileranno tutti i protagonisti
del film: Fabio De Luigi, Diego
Abatantuono, Cristiana
Capotondi, Ricky Memphis,
Chiara Francini, Elisa Sednaoui,
Ale&Franz). Tra divi più attesi
dei prossimi giorni ci sono
Benicio del Toro, interprete di
«Traffic» di Steven Soderbergh,
e Kevin Costner.
Sul tappeto rosso del Festival
sfileranno anche Richard Gere,
Willem Dafoe e Clive Owen.
Lodovini e il sogno degli attori
«Divento Marilyn tra i precari»
Sarà in tre film a Roma. «Marco Risi ha voluto raccontare una storia vera»
36 anni
● Valentina
Lodovini è nata
il 14 maggio
1978. Al
festival di
Roma recita nei
film «Tre
tocchi» di Risi,
«I milionari» di
Piva e «Buoni
a nulla» di
Di Gregorio
le onde». A cosa si riferisce?
«Dopo i 30 milioni di Benvenuti al Sud, sono l’attrice della
mia generazione entrata nella
storia del cinema, mi hanno
dato un David, e di solito la
commedia viene vista con la
puzza sotto il naso. Mi sono arrivate tante proposte di lavoro,
mi hanno dato carta bianca su
due libri. Ho rinunciato a soldi
e altra popolarità. Ho preferito
anche piccole parti ma belle,
ho contribuito a produrre
un’opera prima, Il Sud è niente,
dove recito non da protagonista. E invece di dirmi che non
sono la solita attrice egocentrica, sono stata criticata: ma chi
te lo fa fare, ti penalizza...».
A 23 anni, Valentina ha lasciato la sua Sansepolcro, il pa-
ese di Piero Della Francesca.
«Finito il liceo ho lavorato nel
negozio di elettrodomestici di
famiglia. Non sapevo come gestirmi. Sentivo dentro di me la
voglia di recitare. Sono andata
a Londra per l’Otello con Ewan
McGregor. Loro non lo sanno,
ma ho tre uomini nella mia vita: Al Pacino è mio padre, Daniel DayLewis è mio marito e
Ewan è il mio amante». Per farla breve, prima si iscrive a una
scuola di teatro a Perugia, poi
Roma.
«I miei genitori non sapevano nulla di questo mondo,
pensavano a un mio hobby».
Modelli? «La trasgressione di
Carole Lombard, il talento di
Marion Cotillard, il carisma di
Kate Winslet». È ancora inse-
guita dal tormentone di attrice
«anti» Monica Bellucci? «Hanno smesso... Solo perché è nata a 20 chilometri da me, Selci
Lama, una frazione di Città di
Castello. Non mi piacciono i
paragoni. È vero però che sono
fiera delle mie origini contadine. Il bosco, il fiume, l’orto, la
campagna».
Senta Valentina, forse le
manca un grande film internazionale. «Qualcosa ho fatto.
Ho girato per la Disney, con Joseph Fiennes, L’inventore dei
giochi di Buscardin. Ma dopo
devo tornare a casa a cogliere i
pomodori, a sentire l’umidità
della terra. Quell’odore lì è il
mio vero ambiente».
Valerio Cappelli
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❞
In Italia non
abbiamo
Ken Loach,
ci manca
il cinema
sociale
Ho girato
anche per la
Disney, ma
adoro casa
e coltivare
i pomodori
Sorridente Richard Gere, 65 anni
Il programma della prima
giornata prevede anche Wir
sind jung. Wir sind stark (We
are Young. We are Strong), in
cui Burhan Qurbani, regista
tedesco di origini afgane,
racconta la rivolta xenofoba del
1992 a Rostock (ore 20, Sala
Sinopoli). My Italian Secret The Forgotten Heroes, il nuovo
lavoro di Oren Jacoby (Sala
Petrassi, ore 20.30) scava invece
tra gli eventi della seconda
Guerra Mondiale per portare
alla luce l’eroismo degli italiani
che rischiarono la vita per
salvare gli ebrei dai
rastrellamenti nazisti. Fra
questi, anche il grande ciclista
Gino Bartali.
R.S.
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
SPETTACOLI
In platea
7 giorni sul palco
di Claudia Provvedini
Classiche
Filarmonica romana
Edipo a Colono Il Re Randagio
secondo Andrej Konchalovsky
che per la tragedia di Sofocle usa
la formula: il circo, l’orrore, la
morte, il cielo. Quinta tappa del
viaggio ideato da Emma Dante
di cui va in scena Verso Medea
coi Fratelli Mancuso (17-18; 2223, Olimpico, Vicenza)
Uto Ughi Il violinista (foto a
sinistra) in Bach Partita in re
minore BWV 1004, brano che lo
accompagna dal suo esordio a 7
anni; col pianista Marco Grisanti
in due Polacche di Wieniawski,
Rondò capriccioso di
Saint-Saëns, Tzigane di Ravel
(il 23, Olimpico, Roma)
TEATRO E MUSICA
Al Regio di Torino
Euripide riletto da Civica
Il grande enigma di Alcesti
si dissolve nel sacrificio
Piace l’«Otello»
di Noseda,
delude la regia
di Franco Cordelli
L
di Enrico Girardi
L
o spettacolo inaugurale della stagione
d’opera del Regio di Torino è specchio fedele dell’istituzione che lo ha prodotto. Il
Regio è un teatro in salute e lo spettacolo è un
buono spettacolo. È un nuovo Otello che ha due
punti di forza. Il primo consiste nella vocazione
verdiana di Gianandrea Noseda, che in questi
anni si è fatta vieppiù nitida. Anche dove la scrittura verdiana è più tradizionale, come nella Canzone del salice o nell’Ave Maria, con l’orchestra
che sorregge il canto, Noseda fa di Otello un’esecuzione sinfonica: il canto come parte di un tessuto che ha origine e compimento in orchestra.
Vivaci i tempi, stupenda la strumentazione,
curati i dettagli. E come spesso accade quando i
direttori non «servono» i cantanti, questi ultimi
(il secondo punto di forza) si trovano a loro agio.
Il protagonista è Gregory Kunde, che si conferma
l’Otello ideale di questi anni (nella foto con Maestri), ma Erika Grimaldi come Desdemona non è
da meno, brava a dare spessore al personaggio.
Canta bene anche Ambrogio Maestri, sebbene la
parte non sia tagliata per lui come quella di
Falstaff. E quando Jago fa il sottile che insinua,
sembra appunto un Falstaff. Manca allo Jago di
Maestri la diabolica perfidia.
Sarebbe spettacolo da 9, se l’esecuzione non
facesse media con quanto si vede. E quella di
Walter Sutcliffe è una brutta messinscena, non
tanto per la tetraggine della scenografia — muri
di sacchi di sabbia ovunque — quanto per la povertà della recitazione. Le idee di Sutcliffe non si
traducono sul palcoscenico. Coro, comprimari,
pubblico, applausi (con qualche buu al regista)
sono come ci si aspetta da una serata inaugurale.
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«Otello» di Giuseppe Verdi
Sul podio Gianandrea Noseda
7
●●●●●●●●●●
a colpa è tutta di Apollo: lo sostiene un bambino di sette anni. È il
figlio di una delle attrici dell’Alcesti di Euripide che Massimiliano Civica
propone nell’ex carcere delle
Murate di Firenze, oggi una
«vera e propria cittadella al
centro della città». Attraversiamo cortili, che erano quelli dell’ora d’aria, vediamo le anguste
finestre delle celle, ci accomodiamo in un semi-ottagono: il
tetto è lassù, al centro c’è una
pedana, sulla pedana due alti
candelabri. L’atmosfera è solenne, sta per andare in scena
una tragedia, la forma più
«inattuale, assolutamente a
noi non contemporanea» di un
teatro che, nella superfetazione dell’offerta, è dal nostro stile
di vita ormai remoto — come
scrive il regista.
Se al testo scelto per il suo
spettacolo e al luogo si aggiunge che esso andrà in scena per
venti spettatori alla volta e senza repliche oltre quelle previste
(nell’ex carcere), ecco che Civica preannuncia con precisione
l’asciutto (ma anche, a dire il
vero, semplificatorio) stile di
ciò cui assisteremo. Dicevo: la
colpa è di Apollo; o meglio così
ritiene il figlio di Monica Demuru. Daria Deflorian e Monica Piseddu sono lì, Silvia Franco non è che un’apparizione,
Monica Demuru (il Coro) è un
incanto. Sta seduta fuori scena,
guarda le compagne di ventura
con apprensione, tutta raccolta, tutta protesa — come non
recitasse.
Le altre al contrario recitano
fino in fondo — come devono.
Recitano, cioè mormorano,
mai un accento, mai una vibrazione: una specie di impresa.
Ma Civica è sempre così: egli
intende dépatiser, il suo antinaturalismo è ai limiti della ri-
tualità — quasi giapponese, se
si pensa alle maschere e alle fasce bianche con cui Daria e l’altra Monica si cingono i fianchi.
E se ricordiamo l’Alcesti di
Castri del 2006, un’interpretazione del testo tutta realistica e
piena di pathos (una specie di
bandiera del Moderno), l’Alcesti di Civica è il contrario esatto, è ciò che viene dopo il moderno. Il realismo di Castri
sciogliendo l’enigma in termini
freudiani lo moltiplicava, la ritualità di Civica lo annulla.
L’enigma non c’è più, non c’è
che la lettera, ciò che ascoltiamo. Ma allora la colpa non è
proprio di Apollo, il primo fu
Zeus, quando ad Apollo uccise
il figlio Asclepio. Apollo si limitò a vendicarsi. La guerra tra gli
dei produsse quella tra gli uomini: il figlio contro il padre
Con le maschere
Una scena di
«Alcesti» diretto
da Civica, in
scena fino al 26
ottobre nell’ex
carcere delle
Murate, a Firenze
(Ferete rifiutò di sacrificare la
propria vita per quella di Admeto); la moglie Alcesti che,
sacrificando se stessa, rivelò la
viltà del marito (benché non
fosse sua intenzione, o almeno
così sembra).
D’altra parte il marito Admeto fu due volte ospitale: prima
accolse Apollo, poi Ercole nel
giorno di lutto. Ed è qui che Ercole, scendendo nell’Ade e
combattendo con Thanatos, un
semidio contro l’altro, e ad Admeto offrendo la rediviva Alcesti (velata in modo ch’egli non
la riconobbe), di fatto mise a
nudo la debolezza del re della
Tessaglia: egli aveva promesso
alla moglie agonizzante di mai
risposarsi. Il semidio getta l’ultimo e più arduo interrogativo:
cos’è l’ospitalità? È un male o è
un bene? Non c’è risposta, le
tragedie sono così, un cumulo
di domande inevase sul senso
della morte, ovvero della vita.
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Alcesti
Regia di Massimiliano Civica
7
●●●●●●●●●●
Battiston al Carignano
Se Falstaff è diviso tra legge ed eccessi
di Magda Poli
ressante ma appesantita da una
vena didascalica, unisce Enrico
IV e Enrico V shakespeariani a
brani dello Zarathustra di
Nietzsche, di Lettera al padre
di Kafka, della sceneggiatura di
Belli e dannati, del libretto di
Boito, come in uno sguardo
critico sul personaggio attraverso volti che affiorano dalla
psicanalisi — padri che non
sanno unire desiderio e legge e
si sfaccettano nella filosofia —
ma che si impasta sulla scena
in un fluire grottesco abbastanza scontato nella taverna regno
dell’eccesso (scene e costumi
C
hi è Falstaff protagonista
dell’omonimo spettacolo
(al Carignano di Torino)
di Andrea De Rosa, adattamento e regia, traduzione di Nadia
Fusini? È un Dioniso che ha
«partorito» un Apollo difensore delle leggi e dell’ordine? È la
libertà che si scontra col potere? È la carne che perde sullo
spirito? O è il padre che deve
essere ucciso dal figlio?
È tutto questo e altro. La
drammaturgia di De Rosa, inte-
Protagonista
Giuseppe
Battiston
(46 anni)
è Falstaff
sono di Simone Mannino), e in
un prevedibile irrigidirsi nella
seconda parte quando il padre
re, altro volto di Falstaff, chiama il figlio al dovere del regno.
Incisiva l’Ostessa di Elisabetta Valgoi, bravissimo Giuseppe
Battiston nel dare la lievità dell’intelligenza al suo Falstaff e
intensità paralizzante a Enrico
IV. Uno spettacolo zeppo di
belle intuizioni solo espresse.
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Falstaff
Regia di Andrea De Rosa
● ● ● ● ● ● ● ● ● ● 6,5
DISCHI
Classica Concerto italiano
Pop Così vicini
Jazz Live In Concert
Elettronica Tomorrow’s...
Ashkenazy illumina Bach Le lievi armonie di Donà Katché con un gusto pop Yorke da ballate sospese
V
ladimir Ashkenazy lascia per un momento
la bacchetta da direttore, che oggi lo assorbe
più di ogni altra cosa, e torna al pianoforte per
incidere l’Ouverture francese (ossia la Partita in
si minore), l’Aria variata alla maniera italiana,
il Concerto in re minore (quello originariamente
scritto per oboe) e il celebre Concerto italiano.
Ne viene un disco bachiano degnissimo successore dei precedenti (Clavicembalo ben temperato e Partite, sempre per Decca), in cui si ritrova quel suono luminoso e sgranato, quel fraseggiare nobile e sereno e quell’articolare i ritmi
nitido e naturale che rende godimento puro
ogni sua interpretazione della musica di Bach.
Un’artrite sembrava averlo messo fuori gioco.
Bello che non sia così. (E. Gir.)
«È
un album che nasce dalla necessità di ritrovare un’intimità con quello che ci circonda». Così la cantautrice Cristina Donà sintetizza il nuovo lavoro, «Così vicini» (etichetta Qui
base luna), che segna il suo distacco dalle major
discografiche. Un disco intimo e spontaneo, con
testi immediati e asciutti. In «Il senso delle cose» rivendica un bisogno di silenzio in una società che ascolta chi urla di più.
«Perpendicolare» è una carnale dichiarazione
d’amore che suona quasi come una preghiera,
mentre «Senza parole» esplora il rapporto con la
natura. Le delicate armonie di «Così vicini» raccontano una storia di amicizia e la memoria di
un’infanzia. Il 27 novembre alla Salumeria della
Musica di Milano. (Mario Luzzatto Fegiz)
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●●●●●●●●●●
8
I
l 56enne batterista afrofrancese Manu Katché
deve la celebrità a Peter Gabriel e Sting, ma la
sua passione è il jazz. Dal vivo al New Morning di
Parigi ha presentato il suo quartetto di bella caratura internazionale: il nostro Luca Aquino alla
tromba, il norvegese Tore Brunborg ai sassofoni,
il britannico Jim Watson alle tastiere.
«Live In Concert» (Act) mostra belle idee tematiche e un gusto molto pop, per il coinvolgimento emotivo del pubblico. Il limite della proposta s’incontra in una certa meccanicità esecutiva: i quattro (con la parziale eccezione del tastierista, spesso attento al panorama d’insieme)
suonano benone andando per la loro strada, come se sapessero già tutto del loro percorso, senza lasciar spazio alla sorpresa. (Claudio Sessa)
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8,5
L
a terza legge della dinamica applicata alla
musica. Azione: gli U2 (con Apple) infilano
un album nella libreria digitale di 500 milioni di
persone. Reazione: Thom Yorke vende il secondo disco solista su BitTorrent (un peer to peer,
quindi terreno di pirateria) per «bypassare gli
autoproclamati controllori» del business come
Apple. Idea meno rivoluzionaria del download a
offerta libera che fece coi Radiohead, ma da testare. Chi vincerà lo sapremo in futuro.
Tutto questo distrae dalla musica. Che sorprende meno del sistema di vendita, ma resta
convincente. Thom crea ballad sospese (a volte
claustrofobiche) con tocchi di elettronica, taglia
e incolla ritmici e melodie su cui esercitare il suo
falsetto. (Andrea Laffranchi)
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7
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7,5
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
SPETTACOLI
45
Antigone nella città
Le Vie dei Festival
Il vizio dell’arte
Tour de France
Aperitivo in concerto
Da Sofocle Antigone percorre i
luoghi dal Circo Massimo alle
Torri Gemelle per parlare di
crudeltà ieri e oggi, di agonia
della comunità e ritrovare la
forza della tragedia antica e il
senso del teatro. Di e con Gigi
Gherzi e Lorenzo Loris, regista
(da oggi, Out Off, Milano)
Visione politica Il Belarus Free
esule dalla Bielorussia porta Red
Forest (foto a sinistra), quasi una
favola, sulla devastazione
dell’ambientale globale. Il 24-25
il gruppo è a Vie di Modena che
ospita Neziraj dal Kosovo e
Winter Family da Israele
(21-22, Vascello, Roma)
Di Alan Bennet Dell’autore di
The History Boys, incontro tra
Auden e Britten, e un dietro le
quinte di paure, vizi, sogni, virtù
di attori, poeti, compositori.
Con Ferdinando Bruni, Elio De
Capitani, Ida Marinelli. Regia
di Bruni e Francesco Frongia
(dal 21, Elfo Puccini, Milano)
La Borto diventa Arrange-toi
Lo humour tragico di Saverio La
Ruina sulla storia di Vittoria,
tredicenne calabrese che
venduta sposa a una sorta di
mostro non può che rivolgersi
alla mammana. Protagonista
Federica Martucci (fino al 25, da
TNP Villeurbanne, Lione poi tour)
Brazil e Jazz Apre la stagione dei
12 concerti il violoncellista
Jacques Morelenbaum e la
moglie Paula, cantante, con il
Cello Samba Trio in un omaggio
a Antonio Carlos Jobim, padre
della bossa nova, morto 20 anni
fa (il 19, teatro Manzoni, Milano)
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CINEMA
Piccole crepe...
Ansie e fragilità
con Deneuve
in salsa francese
S
toria originale molto francese, con un pizzico di follia, una Eleganza del riccio maschile dove l’autore Salvadori
omaggia madame Deneuve nei
panni bipolari di una signora
di molte ansie, che allarma tutti sulle crepe del palazzo dove
abita, manda in tilt i nervi del
marito, occupa no stop il nuovo
portinaio, dedito a depressioni
ed altre sorprese.
Nel cortile «legnanese» più
che da finestra di Hitchcock,
gente che va e che viene, uno
humour tagliente, lasciando
una scia di disperazione brillantemente corretta: le crepe,
più che sui muri, si vedono nel
volto delle persone e nella cornice di inespressi e curiosi rapporti. La commedia tiene ritmo
in equilibrio delicato, con
sprazzi di realismo magico, la
taglia XL del bravo Gustave Kervern ad approfondire l’identikit
parigino e la classe profumata
della per sempre bella di giorno Catherine. (m. po.)
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7
Box office
1
N
One Direction:
where we are
Il concert-film
sulla band
diretto da Paul
Dugdale
1.127.584
2
N
3
N
The Equalizer
Il vendicatore
di Antoine
Fuqua, con
Denzel
Washington
979.202
Maze Runner Il labirinto
di Wes Ball,
con Thomas
BrodieSangster
907.748
IN DISCESA
IN SALITA
NOVITÀ
STABILE
G
A
N
=
Il giovane favoloso
La moglie del cuoco
La rivoluzione tormentata
nell’infinito di Germano
Le complicità
in un triangolo
al femminile
C
di Maurizio Porro
I
l bellissimo, educativo ma
non scolastico film di Martone su Leopardi s’accoppia
a Noi credevamo, due modi di
raccontare l’800: uno sul fallimento risorgimentale, l’altro
su quel Giovane favoloso che,
guardando l’Infinito e l’ermo
colle, sarà il primo a far la rivoluzione, pur accartocciandosi
su se stesso: la Terra resta ferma, l’uomo gira intorno con le
sue sofferenze, nonostante
l’epoca invochi il new deal positivista.
Ispirato dall’Epistolario e da
altre confessioni, il regista scrive con Ippolita di Majo una sceneggiatura (pubblicata da
Electa) in prosa e anche per
metafora e visivamente, in versi, su un giovane ribelle (Cobain, Pasolini, Wittgenstein) nevrotico che rifiuta, odia e ama il
padre ma lo cerca negli amici
intellettuali e nell’affetto aitante di Ranieri, che lo accudirà a
Napoli mentre insegue giovi-
Nei panni
di Leopardi
Elio Germano,
34 anni,
è Giacomo
Leopardi nel
film «Il giovane
favoloso»,
diretto da Mario
Martone, nelle
sale da oggi
nezze e infuria il colera, come
in Morte a Venezia. Diviso in
scultorei blocchi narrativi, il
film respira di uno sfarzo che
viene dalla cultura non dal budget, dalla forza dell’introspezione a immagini, dal piccolo
punto psicologico del montaggio di Quadri.
Elio Germano, strepitosamente sofferente è anche consapevole, come si guardasse vivere: indimenticabile mentre
struscia sulle pareti polverose
di pergamena di libri, abbandona la «vile prudenza» e invoca il potere del Dubbio che salva dal tanto amato silenzio.
Perfetto nel dosaggio di malinconia e di melanconia, è al centro di un cast perfetto con Michele Riondino, Massimo Popolizio e la grande compagnia
di teatro Lombardi-Forte-Binasco-Graziosi.
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● ● ● ● ● ● ● ● ● ● 8,5
ommedia ad alto gradimento francese di Anne Le
Ny, sulla scia dell’argomento
chef, ma coniugandolo nella
storia di due incrociate solitudini coniugali femminili: il gioco delle parti con un menù davanti. La cucina è maschilista?
Diretto da un’attrice che sa come trattare le sue pari (le quasi
amiche Karin Viard ed Emmanuelle Devos manovrano gli incroci della storia per intero) il
film è una variazione piacevole
sul triangolo, complicità di
donne come in una serie e un
manuale psicologia aperto sulle pagine facili.
L’autrice sfoglia caratteri,
parla di lavoro e dal piccolo ingrandisce le patologie, come
fece Vincente Minnelli nel capolavoro La tela del ragno,
1955, ambientato in una clinica
psichiatrica e citato dalla regista come massimo esempio di
una narrazione del quotidiano
che ti lascia vedere anche altri
spaventi. (m. po.)
●●●●●●●●●●
7
Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
46
Eventi
La guida
Il dibattito sul futuro
nel segno
dell’Unione Europea
Oggi, all’Hotel Magna Pars Suites di Milano, il
convegno «Strategy Council - Le sfide per la
crescita: innovazione, imprenditorialità e
occupazione», organizzato da Deloitte e promosso
dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. L’evento,
che rientra negli appuntamenti del semestre
italiano di Presidenza dell’Ue, sarà trasmesso in
diretta su Sky. Oltre a Enrico Ciai, Ceo Deloitte Italia
(tra le maggiori realtà nei servizi professionali alle
imprese in Italia dal 1923) e Andrea Poggi,
responsabile strategy consulting, ci saranno:
Ferruccio de Bortoli, direttore del «Corriere della
Sera»; Federica Guidi, ministro dello Sviluppo;
Francesco Caio, ad Poste Italiane; Andrea Illy
(Illycaffè e Fondazione Altagamma); Victor Massiah,
Ceo UBI Banca; Carlo Mazzi, presidente di Prada;
Alessandro Profumo, presidente di Mps; Giuseppe
Recchi, presidente di Telecom Italia e Andrea Zappia,
ad di Sky Italia. Chairman: Alessandro Marenzi.
È stato invitato Matteo Renzi. Info su deloitte.com
L’appuntamento A Milano un convegno organizzato dalla società
di consulenza Deloitte cerca di individuare le ricette per creare occupazione
in una società altamente tecnologica. E un sondaggio spiega i ritardi dell’Italia
di Fausta Chiesa
I
nstagram, l’applicazione
per condividere foto e video creata quattro anni
fa, ha 30 milioni di utenti
e soltanto tredici dipendenti. Kodak, storica leader delle pellicole fotografiche,
nel gennaio del 2012 è finita in
dissesto finanziario con oltre
140mila dipendenti, travolta
dalla rivoluzione digitale ed è
uscita dalla bancarotta rifocalizzando la produzione nella tecnologia per la stampa. A proporre una riflessione su questi
due esempi è Deloitte, tra le più
grandi società nei servizi professionali alle imprese, che oggi
a Milano (ore 9, Hotel Magna
Pars Suites, via Forcella 6) organizza il convegno «Le sfide per
la crescita: innovazione, imprenditorialità e occupazione».
Il senso è questo: se la new economy è a scarsa intensità di manodopera e quindi non promette molto in termini occupazionali, non ci sono comunque alternative, perché restando
ancorati al passato si rischia
l’estinzione come i dinosauri.
«L’innovazione sembra essere la causa del recente problema occupazionale, perché le
imprese tecnologicamente
avanzate generano una domanda di lavoro inferiore — spiega
Andrea Poggi, partner Deloitte,
strategy consulting e innovation leader — ma in realtà il
rapporto è molto complesso.
L’innovazione è anche alla base
delle esperienze più positive in
termini di occupazione e crescita moderna (pensiamo alla
Silicon Valley, a Singapore e al
Texas). Il vero problema è saper
INNOVAZIONE
CERCASI FIDUCIA
COME GENERARE LAVORO NELLA NEW ECONOMY
«LA RESPONSABILITÀ È ANCHE DELLE FAMIGLIE»
Gli analisti
Dall’alto:
Andrea Poggi,
partner
Deloitte,
strategy
consulting
e innovation
leader;
Luigi Onorato,
partner
Deloitte,
insurance
strategy
consulting
leader
governare l’innovazione in una
logica di occupazione». Secondo l’analisi di Deloitte, seppur
contribuendo poco in termini
occupazionali diretti, l’innovazione genera un indotto di domanda per servizi tradizionali e
per un posto di lavoro creato in
centri di eccellenza «innovativi» ne nascono cinque in altri
settori. Chi non innova, invece,
perde. Nei 18 Paesi europei che
sono rimasti indietro il problema occupazionale è più alto.
Tra questi c’è l’Italia, che è
49esima per competitività secondo il World Economic Forum, dove dal 2007 la disoccupazione è raddoppiata, passando dal 6,1% al 12,3%, e quella
giovanile è balzata dal 20,3% al
44,2 per cento. L’innovazione
non è un’opzione: per crescere
e creare lavoro non ci sono alternative.
«L’innovazione è l’unica opportunità per generare ricchezza e occupazione, soprattutto
per l’Italia, a causa dell’assenza
di fonti di vantaggio competitivo strutturali quali la dimensione del mercato interno, il basso
costo del lavoro, l’abbondanza
di risorse energetiche e materie
prime — dice Luigi Onorato,
partner Deloitte, insurance strategy consulting leader —. Anche se esistono singoli casi di
eccellenza, come sistema Paese
dobbiamo focalizzare più energie nei settori innovativi che
stanno crescendo in altri Paesi:
robotica, medicina avanzata,
nanotecnologie». Che fare? Per
Deloitte serve un’agenda «Io-Italia» (Innovazione Occupazione
Italia), in cui tutti devono rimboccarsi le maniche: governo,
istituzioni finanziarie, media,
imprese, famiglie e Unione europea. «Dobbiamo accelerare
sulle riforme che consentono di
avere una piattaforma competitiva più moderna e allineata a
quella degli altri Paesi — dice
Poggi —. Penso in particolare al
mercato del lavoro, alla digitalizzazione, alla riforma della
scuola e della Pa. Ma soprattutto
c’è bisogno di uno sforzo comune, che non riguarda solo la politica e il governo ma investe anche le imprese, i media e le famiglie italiane: le iniziative sporadiche e separate, benché
importanti, non bastano. Ci
vuole un tavolo di coordinamento per delineare e attuare
strategie e azioni utili allo sviluppo occupazionale e alla crescita, basate sulla giusta innovazione». In questo «sforzo comu-
Il ruolo dell’istruzione di qualità
Per quanti
è una priorità
nel rilancio
dell’occupazione
(%)
ITALIA
Spagna
Francia
Germania
Gran Bretagna
Fonte: indagine demoscopica Deloitte, settembre 2014
20
53
34
53
50
Corriere della Sera
«Il declino della classe media
non ci fa credere nella scuola»
«L
a chiave per spiegare questo fenomeno è nel declino della classe media italiana. Nel costante calo del suo
peso sociale è agganciato il regresso
dell’importanza dell’istruzione, della scuola nelle
famiglie italiane». Il sociologo Domenico De Masi
segue da anni il cambiamento del concetto di lavoro nella contemporaneità, in particolare per quel
che riguarda le nuove generazioni. Nel suo recentissimo Mappa Mundi (Rizzoli) ha spiegato i «modelli di vita in una società senza orientamento».
I dati di Strategy Council «Le sfide per la crescita
- innovazione, imprenditorialità e occupazione»
mostrano un dato italiano in assoluta controtendenza rispetto agli altri Paesi europei. Le famiglie
pongono l’istruzione di qualità per i propri figli come un dato quasi secondario per ottenere sviluppo
e crescita. Mentre l’istruzione appare come il primo pensiero nei cittadini di Belgio, Francia, Gran
Bretagna e Germania, in Italia appare solo all’ottavo posto dopo la pressione fiscale sostenibile, la
lotta all’evasione fiscale, la spinta innovativa fino
alla flessibilità nel mercato del lavoro. Spiega De
Masi: «Bisogna distinguere tra famiglie e famiglie.
La fascia dei più ricchi, che calcolerei in una striscia di appena 5 milioni di abitanti su una massa di
quasi 60 milioni, istruisce così il proprio figlio. Primo passo: l’educazione sociale, il sapersi comportare, la conoscenza del bello. Secondo passo: le lingue, la capacità di destreggiarsi in luoghi diversi
del mondo. Terzo passo, il più importante:
un’istruzione di grande qualità. Che non è una spesa ma un investimento, e chi non è ricco ma ragiona da ricco è pronto ad affrontare sacrifici».
E poi, seguendo il filo mostrato da De Masi, c’è il
resto dell’Italia, ovvero «quella classe media che
cresce per quantità e importanza nei Paesi emer-
Il comportamento sbagliato
«Nel nostro Paese solo il 20% della
popolazione è pronta ad affrontare
sacrifici per garantire ai propri figli
una formazione di qualità»
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● Una visione
pessimista
pervade gli
italiani per il
futuro: il 31%
pensa che la
crisi non finirà,
e il 20% che
durerà oltre
quattro anni
● Famiglie e
giovani italiani
sono
preoccupati
della situazione
economica del
proprio Paese
(87% degli
intervistati). A
fronte di una
media Ue del
51%
● Il mercato
del lavoro,
secondo il 77%
degli italiani, è
molto peggiore
rispetto a
quello degli
altri Paesi
europei
● La
percezione del
salario minimo,
per il 44% degli
italiani è tra i
600 e gli 800
euro al mese. In
Francia il 35%
si aspetta
invece un
salario
d’ingresso nel
mondo del
lavoro tra i
1.300 e i 1.400
euro al mese.
(Indagine
demoscopica
Deloitte,
settembre
2014)
Legami
Nanni Moretti con
Blu Yoshimi
in «Caos Calmo»
tratto dal
romanzo di
Sandro Veronesi;
a destra,
Domenico
De Masi (1938)
Il sociologo De Masi: un errore gli atenei a numero chiuso
di Paolo Conti
ne», il grande assente, come è
emerso dall’indagine demoscopica realizzata in collaborazione
con Gfk-Eurisko, sono le famiglie e i giovani. «Il contesto sociale delle famiglie e dei giovani
italiani, in cui l’azione di riforma
verso la competitività e l’innovazione deve calarsi, appare sfiduciato e pessimista. Il Paese si
percepisce in svantaggio competitivo» dice Onorato. Tra gli
italiani c’è scarsa consapevolezza del ruolo dell’istruzione e la
percezione che l’innovazione
non sia uno dei volani essenziali
per lo sviluppo. In base all’indagine, soltanto il 20% delle famiglie considera un’istruzione di
qualità come priorità di intervento per il rilancio occupazionale, rispetto al 53% in Germania, al 50% del Regno Unito e al
53% della Spagna. Oltre il 60% ha
scartato l’idea di mandare i figli
a studiare all’estero. Tra i fattori
che possono favorire l’innovazione, gli italiani si chiamano
fuori, demandando la soluzione
allo Stato (burocrazia, incentivi
fiscali) e alle banche (credito).
L’indagine
genti, mentre nel Primo Mondo, che vide la Rivoluzione Francese e quella Americana, è in una pesantissima crisi. In Italia, ormai, per il figlio del
commerciante, persino dell’insegnante, la laurea
non serve a niente, semplicemente perché la crisi
lo mette in queste condizioni. Uno stage in una
fabbrica, in una qualsiasi realtà di lavoro immediato, viene visto come una grande opportunità».
Quindi, De Masi, queste famiglie sbagliano...
«Ma certo che sbagliano, commettono un errore
gravissimo. Ma tutto questo è il frutto di una battaglia contro la classe media. Thomas Piketty ne Il
Capitale (Bompiani, ndr) spiega benissimo come
il grande capitalismo stia morendo per l’eccesso di
concentrazione della ricchezza in poche mani. Il
ceto medio soccombe e così la sua capacità di vedere nella scuola, nella crescita culturale un’opportunità di innovazione e, quindi, di successo».
Secondo De Masi, in particolare l’Italia è il campo di una battaglia mediatica ostile a scuola e
istruzione: «Nel nostro Paese l’istruzione obbligatoria riguarda solo 14 anni di vita, mentre in Giappone è 21. La cifra basterebbe per capire cosa sta
accadendo. I media spesso insistono sul calo delle
iscrizioni all’università. È palesemente il risultato
del numero chiuso. Un errore drammatico. Così
avviene che, negli Stati Uniti, su cento giovani in
età universitaria ben 72 sono iscritti a un ateneo e
in Italia appena 34». Ma a cosa serve sfornare dottori su dottori? De Masi ride, si aspettava la domanda: «Serve alla vita quotidiana, a sé stessi, a capire
il mondo, a vivere meglio. Un ventenne di oggi ha
un’attesa di vita di 530.000 ore. Solo 80.000 saranno dedicate al lavoro attivo. Il resto andrà al riposo,
al cibo, soprattutto al tempo libero e alla costruzione della personalità. Ecco perché l’istruzione è
un’opportunità. Sicuramente per lo sviluppo di un
Paese. Ma anche personale del singolo individuo».
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Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
EVENTI
Chi interviene
Scarica
l’«app»
Eventi
Da sinistra, alcuni protagonisti
dell’evento: Federica Guidi,
ministro dello Sviluppo
Economico; Francesco Caio, Ceo
Poste Italiane; Alessandro
Profumo, presidente di Banca
Monte dei Paschi di Siena e
Andrea Illy, ad e presidente di
Illycaffè e Fondazione Altagamma
Eventi
47
Informazione, approfondimenti,
gallery fotografiche e la mappa
degli appuntamenti più
importanti in Italia. È
disponibile sull’App Store
di Apple la nuova applicazione
culturale del «Corriere della
Sera Eventi».
È gratis per 7 giorni.
La costruzione di un Paese
«Operaio sull’Empire State Building», immagine
di Lewis Hine del 1931. La mostra «Building a
Nation», dedicata al fotografo che ha raccontato la
costruzione della moderna America, è ospitata fino
all’8 dicembre 2014 alla Casa dei Tre Oci (Venezia)
Il Paese
di Fabio Cavalera
U
n edificio su sei in Inghilterra e Galles, dati
del governo, è a rischio per l’esondazione dei fiumi. E nella scorsa
primavera se ne è avuta una
tragica dimostrazione.
Innovare significa anche
prendersi cura del territorio,
metterlo in sicurezza con progetti e tecnologie all’avanguardia. Il 18 agosto l’Agenzia
dell’Ambiente, coordinandosi
con «Innovate UK» che è
l’Agenzia per l’Innovazione,
ha lanciato una gara per raccogliere i migliori progetti di
monitoraggio dei corsi d’acqua (in modo da prevenire i
disastri) e fra una settimana
aggiudicherà l’appalto per poi
passare alla realizzazione. Volontà, snellimento, velocità,
fantasia. E lavoro.
È solo un esempio semplice
che serve, però, a capire come
le parole si traducano in azioni. Il Regno Unito punta le sue
carte sulla innovazione, carburante dello slancio economico. Sembrerà il solito discorso
astratto e allora entriamo meglio nella strategia londinese,
che sta regalando significativi
risultati sul versante occupazionale (il tasso di disoccupazione è sceso al 6%).
È da molti anni, da quando
a Downing Street imperava
Tony Blair che, con la istituzione del «Technology Strategy Board», si è scelto di coordinare le politiche miranti
alla modernizzazione nelle
imprese e nei servizi. Non che
tutto sia filato via liscio. Anzi.
Ma l’avere cominciato presto è
risultato utile anche un decennio dopo, nel periodo più
acuto della crisi. La via era segnata.
È stato nel dicembre 2011,
Fondi pubblici e poca burocrazia
Il Regno Unito che investe e assume
● Il commento
Economia 2.0, i governi
ora le diano un’anima
di Massimo Sideri
ancora con la tempesta di bilancio in corso, che il ministro
delle attività produttive, il liberaldemocratico Vince Cable, ha presentato il documento («Innovation and Research Strategy for Growth»)
che è la pietra miliare e detta
le linee guida con una premessa e un impegno fondamentali: i 4,6 miliardi di sterline (quasi sei miliardi di euro)
nel bilancio dello Stato per
l’innovazione e la ricerca non
sono stati toccati dalla spending review e si è aggiunto un
investimento di 20 miliardi,
spalmato su 5 anni, «per in-
centivare la crescita economica sostenibile», con particolare riguardo ai settori ritenuti
strategici: l’energia, le biotecnologie, le nanotecnologie,
l’economia digitale, il sistema
dei trasporti, il sistema urbanistico, la medicina, la manifattura di alta qualità.
Idee e programmi chiari. La
leva fondamentale è l’Agenzia
della Innovazione, «Innovate
UK» (l’ex Technology Strategy
Board) che, dotata di poteri
decisionali autonomi, mette
assieme nel direttivo di comando (di profilo professionale e non politico) lo Stato, le
Velocità d’azione
Dopo le alluvioni della
scorsa primavera sono
già al via i progetti per
intervenire sul territorio
Circolo virtuoso
Il 6% del Pil per
l’innovazione significa
il 40% di posti in più
nell’industria privata
Le presento il nostro robot
Il primo ministro britannico David Cameron stringe la mano
a un umanoide realizzato in Inghilterra al salone della
tecnologia CeBIT ad Hannover, in Germania, nel marzo
scorso. Con lui la cancelliera Angela Merkel (foto: EPA)
Ispiratore
L’«Alan Turing
Institute for Data
Science» (dal
nome del
matematico
inglese, tra i padri
dell’informatica,
foto), vuole
diventare il leader
mondiale
nell’analisi dei
«big data»
4,6 miliardi di
sterline (quasi 6
miliardi di euro)
vanno a
innovazione e
ricerca: il 6%
del Pil contro
l’1,25%
dell’Italia. Altri 20
miliardi stanziati
«per la crescita
sostenibile»
L’Agenzia della
Innovazione,
«Innovate UK»
ha poteri
decisionali
autonomi e
mette assieme
nel direttivo di
comando
Stato, imprese
private e
università
imprese private e le università.
Il suo scopo è promuovere e finanziare «il business della innovazione». Lancia i progetti
ad alto contenuto tecnologico
(come quello sul monitoraggio dei fiumi) dettati dall’agenda dell’oggi e del domani e li fa partire, saltando gli
ostacoli burocratici. Poi si coordina in partnership con le
altre leve della innovazione (i
«Research Councils UK», sempre pubblici e con 3 miliardi di
sterline in portafoglio) e soprattutto governa il network
dei «Catapults Centres».
Questi «Centri Catapulta»,
dieci «hub di ricerca e innovazione», 200 milioni di finanziamento pubblico iniziale, da
Glasgow a Londra e ognuno
con un’area di competenza
specifica fra i settori chiave individuati dal governo nel 2011,
raccolgono denaro dallo Stato
e dai privati, operano in simbiosi con le università. Si
muove il motore della competizione e si crea lavoro («il 6%
di investimenti nella innovazione significa il 40% di posti
di lavoro in più nell’industria
privata», dice il governo).
L’obiettivo è di ricavare «sette
sterline di crescita per una
sterlina investita».
Si può definire la «comunità allargata dell’innovazione»:
lo Stato, i privati, il mondo accademico. Con molte storie di
successi già ottenuti. E altre in
cantiere: l’«Alan Turing Institute for Data Science», 42 milioni di sterline destinate al
nuovo centro che vuole diventare il leader mondiale nell’analisi e nell’applicazione dei
«big data». Il modello britannico funziona.
@fcavalera
© RIPRODUZIONE RISERVATA
N
egli ultimi due anni, la Apple ha più
volte strappato alla Exxon Mobil lo
scettro di società più capitalizzata al
mondo (oltre 400 miliardi di dollari): gli
iPhone valgono, in prospettiva, più dei barili
di petrolio. Ma, suggestioni a parte, la lente
più efficace da usare per comprendere i
cambiamenti in corso è quella
dell’occupazione. Exxon Mobil ha oggi, al suo
minimo storico, oltre 75 mila dipendenti, una
dimensione che la Apple ha raggiunto solo da
pochi anni (al suo massimo). E stiamo ancora
parlando di una società che vende hardware.
Prendiamo Facebook: capitalizzazione 188
miliardi di dollari, dipendenti 7 mila. Non è
un refuso. È questa la nuova mappa del
lavoro, con la quale dovremo fare sempre di
più i conti. Attenzione, concludere che la
cosiddetta economia digitale distrugga, più
che creare posti di lavoro, sarebbe rischioso.
La formula non è ancora chiara e avremo
bisogno di qualche anno, per comprendere
fino in fondo il mutamento di pelle
dell’industria. Professori ormai stranoti come
Enrico Moretti (suo il libro «La nuova
geografia del lavoro», finito sul prestigioso
comodino di Barack Obama) hanno concluso
che ogni nuovo posto di lavoro in questo
settore ne produce altri 5. Siamo di fronte a
un ecosistema complesso, probabilmente più
parcellizzato rispetto a quello con il quale
siamo cresciuti dove hanno dominato
grandissime aziende in cui tutti sognavamo
di entrare. Che non sia più così è sotto gli
occhi di tutti. Però una cosa va detta. Dietro il
giusto mantra dell’americanissimo «create il
vostro lavoro» e «siate imprenditori di voi
stessi» (consigli da non declinare, sia chiaro),
sempre più spesso si assiste a una
deresponsabilizzazione delle istituzioni che
giungono a un facile corollario: se i ragazzi si
devono creare il lavoro da soli, allora noi
dobbiamo solo cambiare le regole e
supervisionare. Troppo comodo. Compito dei
governi è anche dare un’anima alle politiche
industriali dei Paesi. Le competizioni sono
sempre più globali. E il singolo, da solo, non
può fare molto.
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48
Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
49
●
Risponde Sergio Romano
PROCESSO AL PRESIDENTE
QUATTRO CRITICI DI OBAMA
Caro Romano, in una risposta
lei accenna ai «microfoni della
Eiar». Vuole spiegarci che cosa
era la Eiar?
Maria Rossani, Varese
L’Eiar (Ente italiano per le
audizioni radiofoniche) è la società che ebbe in esclusiva dal
1927 la gestione degli impianti
e la diffusione delle trasmissioni radiofoniche. Soggetta alla
vigilanza del ministero della
Propaganda finì per identificarsi con il regime e per condividerne la sorte. La Rai, che ha
ereditato le sue installazioni,
celebra quest’anno il novantesimo anniversario perché prima dell’Eiar esisteva dal 1924
l’Uri (Unione radiofonica italiana).
COMPETENZE
Guazzabuglio di norme
Ad amministrare il nostro
territorio ha competenza un
insieme incredibile di persone
ed enti: comuni, province,
regioni, governo, parchi e
bacini fluviali, ecc. Si
aggiungano poi i commissari
straordinari, magari chiamati
a sostituire enti inefficienti. È
un tale guazzabuglio di norme
e di competenze che sarebbe
sorprendente che il sistema
possa funzionare se non alla
bell’e meglio!
Gian Paolo Fasoli, La Spezia
Niente sembra potere arrestare l’avanzata
dell’Isis , che sta conquistando territori sempre
più vasti, grazie anche alla debolezza degli
Stati Uniti. Credo (lo dico con dispiacere perché
inizialmente avevo riposto grandi speranze in
lui) che la presidenza di Barack Obama verrà
ricordata come una delle peggiori nella storia
degli Usa, anche se le colpe non sono tutte sue.
Sicuramente oggi i giovani occidentali non
hanno più voglia di fare la guerra e le
leadership occidentali, così attente al consenso
e ai sondaggi, si adeguano. Il problema però
inizia a porsi in questi termini: viste le continue
vittorie dell’Isis in certe zone del pianeta,
esisteranno ancora delle leadership
democratiche dopo i disastri militari?
Fabio Todini
fabiotdn@gmail.com
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
@
lettere@corriere.it
www.corriere.it
sromano@rcs.it
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
Caro Todini,
emo che molti americani condividano la
sua opinione e che il giudizio sia diventato ancora più negativo dopo l’apparizione di 4 libri scritti da persone che hanno
lungamente collaborato con il presidente negli
scorsi anni. Il primo (Hard Choices, Scelte difficili) è di Hillary Clinton, segretario di Stato durante
il primo mandato di Obama alla Casa Bianca. Il
secondo (Duty, Dovere) è di Robert Gates, segretario della Difesa con George W. Bush e successivamente con Obama fino al 2011. Il terzo (Worthy
fights, Battaglie che valeva la pena di combattere) è di Leon Panetta, capo di gabinetto alla Casa
Bianca dopo l’elezione di Obama, direttore della
Cia dal 2009 al 2011, segretario della Difesa dal
2011 al 2013. Il quarto (Outpost, Avamposto) è di
Christopher Hill, ambasciatore in Iraq dall’aprile
del 2009 all’agosto del 2010.
Tutti, pur rendendo il dovuto omaggio al pre-
T
È giusto che i
marmi del
Partenone da
200 anni nel
British
Museum di
Londra tornino
in Grecia?
SUL WEB
Risposte
alle 19 di ieri
sidente, non nascondono le loro critiche. Hillary
Clinton gli rimprovera di non avere dato i necessari aiuti all’opposizione democratica durante la
guerra civile siriana. Robert Gates rivela le contraddizioni in Afghanistan. Leon Panetta sostiene che il ritiro di tutte le truppe americane dall’Iraq, fortemente voluto da Obama, fu un errore.
Anche Christopher Hill critica la politica americana in Iraq, ma riserva buona parte dei suoi
commenti a Hillary Clinton.
Come vede, caro Todini, i principali collaboratori di Obama non hanno atteso la fine del secondo mandato per giudicare la sua politica estera.
Capisco Hillary Clinton, impegnata nella costruzione del trampolino da cui spera di saltare verso
la Casa Bianca. Ma il giudizio degli altri mi sembra frettoloso. I dubbi e i tentennamenti di Obama sono evidenti, ma la sua politica andrebbe inquadrata e giudicata in un contesto più largo.
Quando è arrivato alla Casa Bianca, nel gennaio del 2009, Barack Obama non voleva limitarsi
alla riparazione degli errori e dei danni lasciati
dal suo predecessore. Voleva imprimere una
svolta alla politica estera del suo Paese, disincagliarlo dal pantano medio-orientale, impegnarlo maggiormente nel Pacifico e «resettare» i rapporti con la Russia. Voleva, in altre parole, ridimensionare l’Impero americano. Ma il governo
di un impero è spesso più difficile nella fase discendente che in quella ascendente. Il mondo è
pieno di persone che denunciano, spesso giustamente, l’«imperialismo americano», ma che
non smettono di attribuire agli Stati Uniti l’obbligo di intervenire in ogni crisi. Anche la società
americana cade nella stessa contraddizione: è
stanca di fare guerre, ma si adatta difficilmente
al ruolo sempre meno imperiale che gli Stati
Uniti avranno nei prossimi anni.
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Sì
71%
CONTESTAZIONI
Noi e Grillo
29%
Grillo è stato contestato nella
sua Genova quando avrebbe
voluto portare la sua
solidarietà. Non entro nel
merito se abbia fatto bene o
male ad andarci; resto però
dell’avviso che noi italiani
dovremmo cominciare a
contestare guardandoci allo
specchio. Troppo facile dare
sempre la colpa a tutti gli altri!
Mario Taliani ,Noceto (Pr)
di Beppe Severgnini
Cambiamo le regole
per diventare giornalisti
LETTERE
AL CORRIERE
DAI MICROFONI EIAR
Programmi radiofonici
●Italians
No
La domanda
di oggi
Il governo dà il
primo via libera
al Tfr in busta
paga per
alcune
categorie:
servirà alla
ripresa?
PROPRIETARI DI CASE
Inasprimento fiscale
Una platea di 10 milioni di
beneficiati con al massimo 80
euro ciascuno, dovrebbe
costare meno di 800 milioni.
Eppure il governo parla di
copertura oltre il miliardo.
Perché definire riduzione di
tasse un sussidio a circa metà
dei lavoratori finanziato con
un inasprimento fiscale
complessivamente superiore
e a carico dei proprietari di
casa? Perché desta meraviglia
se milioni di lavoratori
proprietari di casa che hanno
ricevuto il bonus, l’hanno
speso in Imu, Tari e Tasi al
posto che al supermercato?
Matteo Martinoli, Milano
CEDUTI ALL’ESTERO
Marchi italiani
L’Istat segnala che tra il 2012 e
il 2013 i minori in povertà sono
aumentati del 35%. Nei calcoli
è incluso il possesso di
smartphone, magari
dell’ultima evoluzione? Non ho
mai visto un ragazzo che ne
sia privo!
Ormai la globalizzazione si è
estesa a ogni attività
economica e pure l’Italia ne
«subisce il fascino»,
purtroppo in termini negativi.
Abbiamo perduto tanti marchi
popolari «made in Italy» e ora
anche l’olio Sagra. Eppure
simili perdite interessano
poco, perché l’attenzione è
sempre rivolta a
problematiche con contenuti
economici poco ambiziosi!
Emma Menegon
Nicodemo Settembrini
emmamenegon@hotmail.it
Arezzo
RAPPORTI ISTAT
Minori in povertà
L
unedì si è aperto il sesto biennio della
scuola di giornalismo Walter Tobagi
della Università Statale di Milano. La
conosco bene: è un’ottima scuola, a
mio giudizio la prima d’Italia, dove si entra
con un concorso pulito, si studia, si prova e
si impara. Il giornalismo, infatti, non è un
hobby. È un mestiere, e non dei più facili.
Le scuole sono un modo di diventare
professionista. L’altro, tradizionalmente, è il
praticantato: 18 mesi in una redazione
permettono di affrontare l’esame di idoneità.
La regola è rimasta uguale, ma occorre
modificare il tempo del verbo:
permettevano. I giornali in crisi, e alle prese
con Internet, hanno chiuso le porte.
L’Ordine dei Giornalisti s’è così inventato il
«praticantato di fatto». Un percorso
cervellotico e tortuoso, diventato la strada
maestra: dalla Lombardia, 9 su 10 candidati
alla prova nazionale sono passati di qui.
Vuol dire che i giovani italiani hanno
smesso di scegliere il giornalismo? Manco
per sogno. Ci credono, e fanno bene. Se il
momento economico è pessimo, il
momento professionale è ottimo. Internet è
un moltiplicatore di talenti e possibilità. Il
problema è un altro. Con le regole attuali, i
ragazzi non riescono a diventare
professionisti. Che si fa? Semplice. Si
cambiano le regole.
Esistono tre nuove forme di praticantato
che meritano di essere riconosciute.
1. L’impresa giornalistica. Un gruppo di
ragazzi si mette insieme e crea un prodotto
professionale (un esempio? «Good Morning
Italia», la miglior rassegna stampa
quotidiana in circolazione, appena passata
con successo a pagamento).
2. Il praticantato individuale. Un giornalista
professionista assume un laureato e ne cura
la formazione. Lezioni private invece di
lezioni collettive. Che differenza fa?
3. L’esperienza all’estero. Aver studiato
giornalismo a Columbia (New York) o a City
University (Londra)? Non vale. Lavorare per
testate prestigiose? Non serve.
All’inaugurazione del biennio Tobagi ha
partecipato Ferdinando Giugliano.
Napoletano, 29 anni, PhD a Oxford, oggi
coordina la rete dei corrispondenti esteri
economici del Financial Times. Per l’Ordine
dei Giornalisti, neppure questo conta.
L’ho detto lunedì in Statale, lo scrivo qui: se
il nostro ordine professionale saprà adattarsi
ai tempi, sopravviverà. Altrimenti,
scomparirà. E nessuno lo rimpiangerà.
Certamente non i ragazzi di oggi, nostri
colleghi di domani.
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INTERVENTI E REPLICHE
Cattolici in politica: una testimonianza
Nel suo scoramento, appassionato e
coinvolgente, Dario Antiseri denuncia le tante
ragioni del perché la straordinaria ricchezza del
cattolicesimo italiano non abbia trovato,
nell’ultimo ventennio, una rappresentanza
politica (Corriere, 9 ottobre). Un disegno
definitivamente naufragato nei vari
appuntamenti di Todi, e fallito anche perché
affondava le sue radici nei limiti di quella
cultura politica (direi teologica) intrisa di
«neogentilonismo» che, tra le altre cose, non
ha investito minimamente nella formazione
vera di una nuova classe politica. E con lo
sguardo comunque sempre rivolto all’indietro
nell’illusione che si potesse ritornare ad una
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FONDATO NEL 1876
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
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VICEDIRETTORI
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Daniele Manca
Giangiacomo Schiavi
Barbara Stefanelli
CONSIGLIERI
Fulvio Conti, Teresa Cremisi, Luca Garavoglia,
Attilio Guarneri, Piergaetano Marchetti,
Laura Mengoni
DIRETTORE GENERALE DIVISIONE MEDIA
Alessandro Bompieri
Vauro
unità politica vecchia maniera.
Ora sarebbe perverso insistere. Se
guardiamo al presente sembrano passate ere
geologiche.
Papa Francesco non vuole fare le barricate per
difendere i valori non negoziabili, ma cerca di
convincere con tutte le sue forze che il
tradimento dei valori della persona è senza
ritorno per tutti e che un umanesimo comune è
la vera sfida postideologica.
E per questo serve davvero un partito dei
cattolici? O piuttosto la stessa consapevolezza
e forza da parte dei credenti impegnati sui vari
fronti? L’Italia è da troppo tempo in bilico
sull’orlo del burrone economico e morale, e
quel che resta della politica e dei partiti non si
Sede legale: Via Angelo Rizzoli, 8 - Milano
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muove più solo in un quadro postideologico
ma ormai postdemocratico. E come potrebbe
configurarsi un partito dei cattolici?
La solitudine in cui si trovano a vivere i cattolici
che oggi fanno politica, con passione e
disinteresse, è ancora più assoluta e totale di
quella denunciata da Antiseri. Una grandissima
e sconfortante solitudine. Quella di non riuscire
a dare ragione delle nostre convinzioni
profonde. E non perché i cattolici non abbiano
un loro partito. Ma perché, in partibus
infidelium da decenni, devono farcela con la
forza della loro coscienza, passione e
testimonianza. E conquistare i numeri con
quella: da «liberi e forti», appunto.
Sen. Emma Fattorini, Pd
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • RCS Produzioni Padova S.p.A. 35100 Padova - Corso Stati Uniti 23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l.
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Corsera + IoDonna + Cor. Como € 1,20 + € 0,50 + € 0,20. In Campania, Puglia, Matera e
prov., non acquistabili separati: lun. Corsera + CorrierEconomia del CorMez. € 0,93 + €
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CorBo € 0,62 + € 0,50 + € 0,78. A Firenze e prov. non acquistabili separati: l/m/m/g/d
Corsera + CorFi € 0,62 + € 0,78; ven. Corsera + Sette + CorFi € 0,62 + € 0,50 + € 0,78; sab.
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ISSN 1120-4982 - Certificato ADS n. 7682 del 18-12-2013
Slovenia € 2,20; Spagna/Isole € 2,50; Hong Kong HK$ 45; Thailandia THB 190; UK Lg. 1,80; Ungheria Huf. 700; U.S.A. USD 5,00.
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
50
Sport
Lega A
MotoGp
Arrivate tre offerte per i diritti esteri Parte la volata per il vice Marquez
Sono tre le offerte ricevute dalla Lega serie A da
parte di advisor interessati alla vendita dei diritti tv
esteri del campionato per il triennio 2015-2018. Si
tratta di Media Partners & Silva Limited, IMG
Worldwide LLC e B4 Capital SA. Ora tocca alla Lega
decidere durante l’assemblea del 20 ottobre. I club
puntano a superare i 117 milioni del triennio
2012-2015.
Scatta questa notte a Phillip Island con le prime
prove libere il Gp di Australia, terzultima prova del
Motomondiale. In MotoGp, già assegnato il titolo a
Marquez, è lotta aperta per il secondo posto, con
Pedrosa, Rossi e Lorenzo racchiusi in 3 punti. In
Moto2 Rabat deve gestire 38 punti su Kallio. In
Moto3 il fratello di Marc Marquez, Alex, comanda
con 25 punti su Miller e 37 su Rins.
❞
Da
avversario,
Totti ti fa
infuriare,
appena lo
tocchi... Da
compagno
ti dà
un sacco
di vantaggi.
Da uomo lo
ammiri: ha
dato la vita
per la Roma
Baci Maicon Douglas Sisenando è nato a Novo Hamburgo il 26 luglio 1981. Difensore di 184 cm per 77 kg, ha giocato con Cruzeiro (2001-04), Monaco (2004-06), Inter (2006-12), Manchester City (2012-13). Dal 2013 alla Roma (Sposito)
L’intervista Maicon: «No alla moviola, ma il mio rigore contro la Juve non c’era. Ne ho girati tanti,
però il campionato più competitivo è la serie A. Tornerò in Brasile: mi mancheranno i tifosi»
La musica Champions... e sogno
Mourinho
lavora più
sulla testa,
Garcia più
sul campo.
In comune
hanno la
capacità di
spiegarsi
con poche
parole e nel
calcio la
sintesi è
importante
Dopo
il Mondiale
volevo
chiudermi
in casa
per un mese
e invece
i brasiliani
mi hanno
consolato.
È una cosa
che non
posso
dimenticare
Metterci la faccia: «Nello
scorso campionato mi è capitato di andare in campo anche
quando non stavo bene. Se non
potevo giocare con le gambe al
100 per cento, come mi sarebbe
piaciuto, giocavo con la faccia.
Vedevo che con me in campo i
miei compagni erano più tranquilli e i miei avversari più preoccupati».
E metterci la faccia un’altra
volta: «La moviola in campo?
No, perché farebbe ancora più
casino. Contro la Juve il mio
non era rigore, me ne sono accorto subito. Potevo protestare
con l’arbitro, certo, ma cosa sarebbe cambiato? Ho pensato di
fare come contro il Manchester
City, quando mi hanno fischiato un rigore a metà perché
Aguero è stato furbo a lasciarsi
andare quando lo avevo trattenuto un po’, e due minuti dopo
ho quasi spaccato la traversa
con un tiro. Non posso pensare
che l’arbitro sbagli apposta,
tutti cerchiamo di fare al meglio il nostro lavoro. Cerco di
pensare dove abbiamo sbagliato noi, sapendo che contro la
Juve gli errori li paghi di più rispetto a un’altra squadra. Detto
questo, gli errori dell’arbitro
hanno condizionato il risultato
finale».
Maicon Douglas Sisenando,
33 anni, fresco di rinnovo con
la Roma fino a giugno 2016, ha
dentro di sé un sentimento che
è quasi sparito dal mondo del
calcio: il piacere puro e semplice di giocare a pallone. Si comincia la partita, si dà tutto, finisce la partita.
Il calcio italiano è brutto
come lo dipingono?
«Sta scherzando? Per me è il
più bello. Il più competitivo.
ROMA
Ho giocato in Brasile, in Francia e in Inghilterra e mi creda:
qui è il massimo».
Cosa le piace così tanto?
«I tifosi. La passione. All’Inter ho vinto tutto e tanto l’ho
vinto contro la Roma, che era la
nostra grande rivale. Quando
sono arrivato non pensavo di
essere accolto così bene, di diventare subito un beniamino
dei tifosi romanisti. I tifosi sono la parte migliore del calcio».
E allora che cosa non le piace del calcio?
«Ci sono troppo facce di m...
Quando finisco di giocare dico
basta con il calcio. Non farò l’allenatore né altro. Per due anni
me la godo in assoluto, poi ho
altre idee».
Cosa risponde a chi dice
che il Maicon che se la gode
ha rischiato di finire prima la
carriera?
«Due cose. La prima: ho lavorato tantissimo per arrivare
dove sono arrivato e si vive una
volta sola. La seconda: io rispetto tutti, sia quelli che vanno in chiesa sia quelli che vanno a donne».
Dunga la pensa allo stesso
modo?
«Hanno parlato tutti, io non
parlo della Seleçao. Anzi, le dico una cosa. Dopo la semifinale
di Belo Horizonte, persa 7-1 con
tro la Germania, volevo rimanere chiuso in casa per un mese. E invece i tifosi brasiliani mi
hanno consolato. Allo stadio
abbiamo preso i fischi che meritavamo, poi anche chi ci aveva fischiato ha capito quello
che dicevo prima: si cerca sem-
Qui Inter
pre di fare al meglio il proprio
lavoro. A volte non ci si riesce
proprio».
Totti da avversario e Totti
da compagno di squadra. Che
differenze?
«Da avversario ti fa infuriare,
appena lo tocchi... Da compagno di squadra ti dà un sacco di
vantaggi. È stato il primo a venirmi a salutare quando sono
arrivato in ritiro, un anno fa. Da
uomo lo ammiri: ha dato la vita
per la Roma, la sua unica squadra. Di quanti giocatori al mondo puoi dire lo stesso?».
Mourinho e Garcia: somiglianze e differenze?
«Mou lavora più sulla testa e
Garcia più sul campo. Di simile
hanno la capacità di spiegarsi
con poche parole e nel calcio la
sintesi è molto importante».
Qui Milan
Mazzarri con la febbre
Il momento di El Shaarawy
D’Ambrosio fuori 40 giorni nel tridente mai visto
MILANO Mazzarri ha la febbre, D’Ambrosio ha
riportato una lesione al legamento collaterale
mediale del ginocchio destro: sei settimane
fuori. La marcia di avvicinamento dell’Inter al
Napoli (domenica, ore 20.45) è sempre
tormentata. Per ora il presidente Thohir si
occupa di massimi sistemi. Alla Bbc: «Con una
nuova Calciopoli, il calcio italiano morirebbe.
Se a livello attrattivo è al secondo/terzo posto,
con un nuovo scandalo cadrebbe al nono. Ma il
calcio italiano sta iniziando ad aprirsi a livello
globale. Un esempio da seguire è la Major
League Soccer, in cui numerosi sono gli
investitori stranieri, perché le strutture e le
industrie sono più trasparenti». Thohir ha
chiesto una Champions con più squadre o con
più squadre italiane. Per ora c’è il ranking Uefa.
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MILANO Domenica a Verona, dove l’anno scorso il
Milan iniziò male un campionato poi
proseguito peggio, Pippo Inzaghi potrebbe fare
a meno per la prima volta del suo uomo
talismano, Jeremy Menez. Che sta meglio,
domani sarà in gruppo, ma potrebbe (il
condizionale è d’obbligo perché Menez fin qui è
stato insostituibile) partire dalla panchina.
Pare, invece, che sia arrivato il momento di
Stephan El Shaarawy (per tre gare riserva di
lusso), che andrebbe a formare un tridente del
tutto inedito con Honda e Torres. Ieri, l’ad
Adriano Galliani è stato a Milanello (e domani
ci tornerà, come ormai abitudine consolidata, il
presidente Silvio Berlusconi), mentre Barbara si
trova a Dubai per trattare l’accordo di
sponsorizzazione con Emirates.
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33
presenze
in giallorosso
in campionato.
Alla Roma
dal luglio 2013,
finora
ha accumulato
2 gol,
6 cartellini gialli
e uno rosso
13
il numero
di maglia.
In giallorosso
Maicon ha
deciso di
conservare lo
stesso numero
che aveva
nell’Inter del
triplete (2010)
500
mila euro
è il ritocco
dell’ingaggio
di 2 milioni
di euro che
Maicon ha
ottenuto pochi
giorni fa
prolungando il
contratto di un
anno (2016)
Milano o Roma?
«Roma per il sole, ma quando smetto torno in Brasile».
Ha votato alle elezioni o voterà al ballottaggio?
«No. La politica è parole e
promesse. In Brasile se non voti ti danno una multa e io ogni
volta che torno a casa la pago.
Farò così anche questa volta».
Sedici aprile 2010, Inter-Juventus 1-0: uno dei suoi gol
più belli sarà decisivo per lo
scudetto dell’Inter, con la Roma seconda. Come può farselo perdonare dai tifosi giallorossi?
«Mourinho ci disse in spogliatoio: se vinciamo questa
abbiamo vinto lo scudetto e così è stato. Chissà, magari farò
un gol altrettanto importante
per la Roma. Credo che se dovessi vincere lo scudetto qui,
con la passione che vedo intorno, dovrò davvero chiudermi in
casa per un mese. Ma per la
gioia questa volta».
Per lo scudetto è soltanto
Juve contro Roma?
«Per ora il campionato dice
questo. Siamo le squadre più
forti».
E per la Champions?
«La penso come Garcia. Abbiamo fatto tanta fatica per arrivarci e adesso dobbiamo god e rce l a . L a C h a m p i o n s è
un’esperienza unica. Mi ricordo ancora la prima partita, la
musichetta. Quest’anno ci siamo allenati a Trigoria con il
pallone ufficiale della Champions, l’ho fatto vedere a Paredes e gli ho detto: vedi come è
rotondo! Il calcio è il pallone».
Una carriera da Maicon. Sarà
un peccato smettere.
Luca Valdiserri
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Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
Nuove misure
Straordinari alla polizia
I club devono pagare
E poi Daspo di gruppo
SPORT
Via libera definitiva del Senato con il voto di fiducia posto dal Governo
al provvedimento che disciplina la sicurezza negli stadi. Le società
sportive dovranno versare una quota dell’incasso (dall’1 al 3 per
cento) per pagare gli straordinari agli uomini dell’ordine pubblico. In
via sperimentale la polizia potrà usare il Taser. Il cosiddetto arresto
differito è consentito anche contro chi intona cori o innalza striscioni
razzisti. Daspo di gruppo per i tifosi violenti ai quali lo stadio sarà
interdetto più a lungo: divieto almeno per 3 anni per i responsabili di
violenze di gruppo. Aumentano le pene per chi compra e vende le
partite, si rischiano fino a 9 anni di carcere per frode sportiva.
Auto
L’Audi corteggia
Domenicali: vicino
a firmare l’ex ferrarista
Stefano Domenicali, ex team principal della Ferrari, sulla strada
dell’Audi. Ha ricevuto un’interessante offerta dalla casa tedesca, la
prossima settimana gli incontri decisivi. In Germania nelle ultime ore
il tam tam si è fatto insistente, c’è chi sostiene che potrebbe prendere
il posto di Wolfgang Ulrich (attuale direttore della sezione sportiva, va
per i 64 anni), c’è chi racconta di un inizio soft di Domenicali che
potrebbe occuparsi dello sviluppo di nuovi settori, nuovi business. E
se invece governasse il suggestivo ritorno dell’Audi in F1? Ipotesi per
adesso lontana, ma Ecclestone corteggia da molto tempo i tedeschi
e non c’è dubbio che Domenicali sarebbe l’uomo giusto.
Moviola in campo
Poche certezze
e tanti problemi
Ma la Fifa è decisa ad avviare l’esperimento
Tennis
La moviola si
chiama «occhio
di falco» e può
essere richiesta
fino a un
massimo di tre
volte in un set
da parte
dei giocatori
per definire
se la pallina
è fuori o dentro
Basket
L’instant replay
viene utilizzato
per vedere se
un tiro è da 2 o
3 punti. Negli
ultimi 2’ viene
esteso a tiri
fatti prima o
dopo la sirena,
per falli fischiati
o per decidere
una rimessa
Guardare avanti. Sempre.
Mai, come in questo momento,
l’uso della tecnologia a bordo
campo appare prossimo a essere sperimentato. Lo vogliono
Joseph Blatter, il presidente
della Fifa (dal 1998) e la sua
squadra, guidata dal segretario
Jérome Valcke: l’International
Board, che si riunirà a Belfast il
27 febbraio 2015, ne discuterà
già nella riunione preliminare
di fine novembre. Il 1° marzo
2014, l’uso delle telecamere sulla linea di porta per il gol/non
gol (Glt) era stato giudicato
dall’Ifab come la frontiera
estrema della tv applicata al
calcio, ma i tempi cambiano.
Come ha spiegato Giovanni
Trapattoni, intervenendo al
programma di Bruno Longhi
«buon calcio a tutti» (Radio
105), «la tecnologica aiuterebbe gli arbitri ad andare in campo più sereni, sapendo che potrebbero rimediare a un loro
errore e dunque non schiacciati dalle responsabilità».
Sperimentare l’uso della tecnologia, come ha detto il presidente della Figc, Tavecchio, che
ha manifestato alla Fifa la disponibilità dell’Italia, significa
Scommesse
codificarne tempi e modi. Al
Mondiale brasiliano, Blatter
aveva annunciato: «Dovremmo
dare un nuovo aiuto agli arbitri,
fornendo agli allenatori il challenge call. I tecnici avrebbero
due possibilità per ogni tempo
di gioco per chiedere la revisione di una decisione arbitrale.
La contestazione potrà avvenire soltanto a gioco fermo; sarebbe ammissibile per vedere
se c’è un calcio di rigore; per verificare se un intervento è avvenuto dentro o fuori dall’area; se
c’è stato fallo oppure no». Se
questa è l’indicazione presidenziale, non sono pochi i problemi da risolvere, a cominciare da chi si occupa delle riprese
televisive da analizzare, che
non possono essere quelle delle tv che riprendono le partite.
Primo caso: la Glt (Goal line
technology, il gol/non gol) ha
dimostrato la propria efficacia
in quanto è richiesto un confronto tra figure geometriche
regolari. Il tutto può essere
esteso alle linee laterali per palla in gioco o non gioco.
Secondo caso: i falli. La tecnologia può essere utile solo
per quelli macroscopici. Esem-
51
1
Casi
Nelle immagini
tre momenti
che hanno,
o avrebbero,
richiesto
l’intervento della
moviola in campo
1 il gol del 3-2
di Bonucci in
Juventus-Roma. I
giallorossi hanno
protestato per la
posizione di Vidal:
fuorigioco o no?
2 la rete
di Benzema
in FranciaHonduras
ai Mondiali 2014:
qui ha deciso
la tecnologia
3 il decisivo fallo
di mano di
Thierry Henry in
Francia-Irlanda,
spareggio
di qualificazione
a Sudafrica 2010
2
3
pio: la testata di Zidane a Materazzi, primo vero caso di tecnologia applicata al calcio (9 luglio 2006), con l’espulsione differita del francese. In tutti gli
altri casi, con le regole attuali,
la domanda è: può essere valutato oggettivamente un fallo
negligente, uno imprudente e
uno commesso per eccessiva
vigoria? In linea teorica, sono
tutte caratteristiche che soltanto l’intelligenza dell’uomo (arbitro) può valutare basandosi
sul proprio intuito, sulla propria sensazione, con discrezionalità, criterio questo che non
può mai appartenere ad una
macchina. Al replay, un fallo
come quello di Bianchetti su
Schranz in Italia-Slovacchia
Under 21 sarebbe stato punito
con il rigore, come era accaduto già in campo prima dell’intervento dell’assistente.
Terzo caso. Blatter aveva
escluso il giudizio sul fuorigioco; Valcke no. Ma, come sostiene ad esempio l’ingegner Ivo
Gurioli, che da anni studia la
materia, la tecnologia può dare
certezze soltanto nel confronto
con figure perfettamente regolari (palla-linea) e non fra sagome irregolari (giocatori). Oppure: «avendo al momento a
disposizione un fotogramma
ogni 40 millesimi di secondo,
esistono statisticamente scarse
probabilità che l’immagine
mostrata sia realmente quella
di partenza della palla. E questo errore può significare variazioni di posizione dei giocatori
interessati anche di 40-50 centimetri per un incrocio a velocità medio-basse, superiori a 7080 centimetri per quello ad alta
velocità». Come dire che anche
la macchina può sbagliare.
Fabio Monti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Bufera tennis, gli indagati giocano con Volandri
«Volo è stato il peggiore, truffe sicure». L’ex n. 1 azzurro : «Sono tranquillissimo»
Rugby
Il Tmo,
Television
Match Officier,
viene richiesto
dall’arbitro
in caso di
indecisione, tra
le altre cose, su
mete, passaggi
in avanti,
placcaggi
pericolosi
Volley
La moviola,
dopo richiesta
del capitano
all’arbitro,
viene utilizzata
per decidere su
invasioni di
campo, tocchi
della rete e per
verificare se la
palla è dentro o
fuori dal campo
MILANO La
Procura di Cremona
ha aperto un’inchiesta anche
sul nuovo filone di scommesse
che, dai campi di calcio, ha travolto il mondo del tennis. I
protagonisti delle chat emerse
dall’analisi di pc e smartphone
sono finiti nel registro degli indagati. La Federazione tennis
si è dichiarata «parte lesa per
gli eventuali reati commessi».
«Braccio è scatenato»
Daniele Bracciali e Potito
Starace, che proprio ieri, in
doppio, hanno vinto al torneo
di Mosca, sono i due tennisti
più pesantemente coinvolti.
Bracciali è il primo che Manlio
Bruni, il commercialista di
Beppe Signori, e i suoi amici
contattano, ma il giro sembra
allargarsi in fretta. Il 7/9/2007
Bruni chiacchiera con Enrico
Sganzerla e fanno il punto sul
torneo di Bucarest: «Se Volo
(Volandri, ndr) perde primo o
secondo turno Poto nei quarti
può mollare». Sganzerla: «E
’sto Poto quanto vuole?»; Bruni: «Dice Braccio che per primo turno anche 30 si accontenta... Oggi vede Bolelli per
assoldarlo... è scatenato». E
pochi giorni dopo il contatto
sembra riuscito: «Bolelli quasi». L’11/9/2007 Bruni vuole
avvicinare il tennista Andrei
Pavel. Bruni: «Certo che con
Pavel si conoscono sicuro. Basta dirgli fammi vincere il pri-
Ex numero 1
Filippo Volandri,
livornese,
33 anni, è stato
il miglior
giocatore
d’Italia dal
2003 al 2007.
Ha vinto
due titoli Atp
ed è stato n. 25
del ranking
mondiale
(Epa)
mo e ti lascio vincere»; B.:
«Comincia a sentire Braccio o
Goro (Roberto Goretti, ora ds
del Perugia, che fa da tramite
tra Bruni e Bracciali)». Sganzerla: «Ma Braccio dov’è?»;
Bruni: «Se vince stasera lo faccio chiamare. Certo che se
rientra nei 100 ha detto che lavorerebbe solo per noi. Pensandoci è una sfiga colossale...
Un anno e mezzo fa era nei 40.
Venerdì sera siamo lì con il
cash».
«Volo è il peggiore»
Non ci sono chat direttamente di Filippo Volandri (e lui ha
smentito ogni coinvolgimento:
«Sono tranquillissimo»), ma
Bruni e i suoi amici non hanno
dubbi su di lui. Bruni: «Ma i veri
ladroni non li prendono. Davy
(Davydenko, ndr), Volo (Volandri, ndr), Vassallo (Martin Vassallo Arguello, ndr)». Sganzerla
condivide il giudizio: «Alla fine
unico che si salva sarà Volo che
è stato il peggiore». Il 13/9 Bru-
ni fa programmi per il futuro:
«Poi prossimo anno almeno
due sulla terra ce li dovrebbe
dare e due Volandri... basterebbero». Sganzerla: «Una Volo e
una Poto». Bruni: «Comunque
tu vai da Volo prossima settimana». All’incontro però, Sganzerla vuole arrivare preparato. Il
27/9 scrive: «Mandami elenco
di tutte le truffe sicure che ha
fatto Volandri. Se ha il coraggio
di dire che non ne ha mai fatte
gliele dico tutte...Lì ne aveva
fatte tre di fila o no?». Bruni:
«Luzzi, Skukin, Andreev. Luzzi
e Skukin sicuro». Sganzerla:
«Che torneo era?»; B.: «Bastad.
Anche Amburgo con Murray
voleva perdere poi si è ritirato
Murray e han perso cifre».
Sassuolo e Parma
Gli stessi uomini, a volte nelle
stesse conversazioni, passano
con disinvoltura dalle combine
sul tennis a quelle sul calcio. Dal
mare di carte spuntano moltissime conferme e qualche sorpresa, come il coinvolgimento
del Sassuolo, per Sassuolo-Varese del 16 aprile (1-1). Bruni parla
con Massimo Erodiani: «E Sassuolo cosa dice?». Erodiani:
«Vogliono un mio assegno a garanzia. E loro mi danno un assegno di 40/50. 50 vanno al Varese. 100 al Sassuolo». Bruni: «Addirittura vogliono 100?». Erodiani: «Sì, ma mi danno il parziale e
il risultato». Bruni ha qualche
dubbio, Erodiani rassicura: «Il
Sassuolo mi ha dato dimostrazione di serietà più di una volta». All’ultimo però tutto si
complica. «Fino a ieri era fatto il
2-2. Poi quelli del Varese hanno
detto che non riuscivano a giocare risultato esatto e avevano tirato indietro. Vogliono fare 2 per
far fuori l’allenatore Gregucci».
Dal pc di Antonio Benfenati, invece, esce un Parma-Ascoli 2-0
(21 aprile 2009): «Il Parma ha
pagato 3 giocatori dell’Ascoli...
Le carte di Cremona
Bracciali scatenato. La
Fit: «Noi parte lesa,
danno di immagine»
Le novità sul Sassuolo
quindi è sicura al 90%».
Stefano è Mauri?
Gli investigatori si sono soffermati sul pc di Paolo Roberto
Palmieri, amico di Stefano Mauri. Palmieri dialoga con un certo
Stefano 160268 che tre giorni
prima di Lecce-Lazio (2-4) dice:
«E domenica se devono fa 5 pallini...se ti dico vai tu stai tranquillo...4 gol o più...o over 4,5».
Gli inquirenti sono convinti che
Stefano sia Mauri.
Andrea Arzilli
Arianna Ravelli
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
52
Il Signore ha chiamato ieri mattina
Giovanni Reale
perché potesse finalmente riposarsi nel suo regno.Lo annunciano moglie, figli, fratello, cognati, nuore, nipoti amatissimi, amici e parenti tutti.
- Luino, 16 ottobre 2014.
Elisabetta Sgarbi, Mario Andreose e Eugenio Lio
si uniscono al dolore di Paola e Giorgio per la
scomparsa di
Giovanni Reale
memori del privilegio della sua amicizia e del suo
contagioso entusiasmo di impareggiabile promotore della cultura filosofica.
- Milano, 15 ottobre 2014.
La casa editrice Bompiani partecipa al lutto della
cultura italiana per la scomparsa di
Giovanni Reale
al quale rinnova tutta la gratitudine per il successo
e il prestigio anche internazionale arrisi alle collane filosofiche da lui dirette.
- Milano, 15 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– Mario Andreose.
– Giovanna Canton.
– Isabella D’Amico.
– Umberto Eco.
– Anna Falavena.
– Valeria Frasca.
– Eugenio Lio.
– Annamaria Lorusso.
– Alessandra Matti.
– Frida Sciolla.
– Elisabetta Sgarbi.
– Oliviero Toscani.
– Laura Valetti.
Il presidente Paolo Mieli, l’amministratore delegato Laura Donnini, il direttore generale Libri Trade Massimo Turchetta e il personale della società
RCS Libri partecipano al lutto per la scomparsa del
Prof. Giovanni Reale
studioso insigne di fama internazionale, autore e
collaboratore di valore inestimabile.
- Milano, 15 ottobre 2014.
Il Preside e tutti i docenti, gli studenti e il personale amministrativo della Facoltà di Filosofia
dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano
partecipano al dolore della moglie e della famiglia
per la scomparsa del
Prof. Giovanni Reale
insigne studioso dell’età antica e autentico maestro
del pensiero, la cui passione profonda e rigorosa
per la filosofia è stata e sarà sempre l’anima della
facoltà presso cui ha insegnato fin dalla fondazione. - Milano, 15 ottobre 2014.
Roberto Mordacci ricorda con affetto e gratitudine la figura del
Prof. Giovanni Reale
il cui insegnamento, nella lucida e appassionata
esposizione degli autori, delle opere e delle idee,
resterà a perenne esempio di che cosa sia il filosofare e di come questo animi la nostra vita nella
costante ricerca del bene.
- Milano, 15 ottobre 2014.
Il Rettore, i Prorettori, il Senato Accademico, il
Consiglio di Amministrazione, il Centro Pastorale,
i docenti, il personale, i laureati e gli studenti
dell’Università Cattolica del Sacro Cuore accompagnano nella preghiera il ritorno alla casa del Padre
del
Prof. Giovanni Reale
e ricordano, con profonda gratitudine, l’appassionato ed elevato magistero svolto nell’ateneo dei
cattolici italiani, l’esemplare dedizione e costanza
dello studioso, la straordinaria capacità di comunicare la sua vasta erudizione che lo collocano, per
unanime riconoscimento, tra i massimi e più autorevoli interpreti mondiali della filosofia antica.
- Milano, 15 ottobre 2014.
Il Presidente, i Consiglieri di Amministrazione, i
dirigenti e il personale tutto de La Scuola S.p.A.
partecipano al dolore della signora Paola e dei suoi
cari per la scomparsa del professor
Giovanni Reale
amico, autore insigne e collaboratore della casa
editrice per oltre cinquant’anni.
- Brescia, 15 ottobre 2014.
Il Preside e la Facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università Cattolica del Sacro Cuore partecipano al dolore dei familiari per la morte del
Prof. Giovanni Reale
Piango il
Prof. Giovanni Reale
vero Maestro di studi e di sapienza, al quale sono
profondamente grato.- Emmanuele Vimercati.
- Roma, 15 ottobre 2014.
Maria Bettetini, Elisabetta Cattanei, Giuseppe
Girgenti e Maurizio Migliori si stringono a Paola e
alla famiglia nel ricordo affettuoso dell’indimenticabile maestro
prof. Giovanni Reale
- Milano, 15 ottobre 2014.
Franco Trabattoni partecipa con commozione al
dolore della famiglia per la scomparsa del
Prof. Giovanni Reale
insigne studioso di Platone.
- Carate Brianza, 15 ottobre 2014.
Umberto Veronesi partecipa commosso al dolore
della famiglia per la scomparsa del carissimo amico
Giovanni Reale
con cui si è a lungo confrontato sul senso della responsabilità della vita.
- Milano, 15 ottobre 2014.
Il Presidente e il Consiglio di Amministrazione, il
Rettore, i Prorettori, i Presidi e l’Università tutta Vita-Salute San Raffaele partecipano al dolore della
famiglia per la scomparsa del grande studioso e
docente professore
Giovanni Reale
- Milano, 15 ottobre 2014.
già ordinario di Storia della filosofia antica e ne
ricordano l’alto magistero filosofico profuso per
lunghi anni. - Milano, 15 ottobre 2014.
Il Dipartimento di Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore si unisce con affetto al dolore
dei familiari per la perdita del
Prof. Giovanni Reale
La vastità degli studi, l’instancabile operosità e
l’entusiasmo che lo caratterizzavano, hanno trasmesso a generazioni di studenti la passione per la
filosofia e la ricerca, e lasciano ai colleghi il ricordo
del suo grande valore.
- Milano, 15 ottobre 2014.
Paolo e Annapaola Mettel con Massimo e Silvia
Lupo e l’Associazione Mendrisio Mario Luzi Poesia
del Mondo sono vicini con affetto al dolore della
moglie Paola e alla famiglia tutta per la scomparsa
del
Prof. Giovanni Reale
filosofo e massimo studioso del pensiero di Platone, indimenticabile interprete di affascinanti e colti
incontri presso l’Associazione Mario Luzi di Mendrisio. - Mendrisio, 15 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– Carlo e Adriana Croci.
– Piermaria e Maruska Calderari.
Carmen e Carlo, Luisa, Sofia, Fabio ricordano
Franco Moretti
con tantissimo amore.
- Milano, 15 ottobre 2014.
Maurizio, Mariangela, Stella, Emanuela, Claudio, Simone, Luca abbracciano
Franco Moretti
uno zio speciale. - Perugia, 15 ottobre 2014.
Gianfranco Moretti
Caro Franco, che privilegio averti incontrato.- Ogni
cosa che ci hai insegnato ci accompagnerà per
sempre.- Enrico e Sergio.
- Milano, 15 ottobre 2014.
Andrea Roberta Tommaso e Bernardo piangono
l’amico fraterno
Franco Moretti
e si stringono a Silvia e Filippo.
- Milano, 15 ottobre 2014.
Franco
hai dato tanto, hai fatto tutto.- Hai regalato entusiasmo, simpatia, intelligenza.- Ora riposa in pace,
vecchio amico.- Ci abbracceremo ancora sotto un
sole più grande.- Alberto e Marco Cremona.
- Milano, 15 ottobre 2014.
Ciao
Franco
siamo tutti vicini a Silvia e Filippo.- Massimo Costa
e tutti gli amici di WPP.
- Milano, 15 ottobre 2014.
Il Consiglio Direttivo di Art Directors Club Italiano e tutti gli amici soci, ricordano
Franco Moretti
grande protagonista della comunicazione internazionale, personalità unica, già Presidente italiano
ed europeo del club, e sono vicini con affetto a Silvia e Filippo. - Milano, 15 ottobre 2014.
La Direzione e tutti i colleghi di McCann Worldgroup Italia si uniscono al dolore della famiglia per
l’improvvisa scomparsa di
Franco Moretti
- Milano, 15 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– Enzo Percesepe.
– AEDE Lombardia.
– Enrico Nicolini.
– Giulio Giorello.
– Cristina Poma.
– Arnaldo Ferragni di Fondazione al Merito Europeo di Lussemburgo.
Armando De Vidovich
Carlo Alberto Santagostino annuncia la scomparsa dell’amato fratello
Paolo Lorella e Franca Castelnuovo con Carlo
Paolo Luca Veglio e famiglie sono vicini con affetto
al dolore della famiglia Valaguzza per la perdita di
Andrea Santagostino
Rinaldo (Dino) Valaguzza
Per il giorno e l’ora dei funerali si prega chiamare
l’Impresa San Siro al numero 02.32867.
- Milano, 14 ottobre 2014.
- San Donato Milanese, 15 ottobre 2014.
Vicino alle amiche Manuela e Monica nell’indimenticabile ricordo del papà
Johnny Piana si stringe ad Alberto e Carlo nel
dolore per la perdita del carissimo
Dino Valaguzza
Andrea
Andrea Geronazzo. - Milano, 15 ottobre 2014.
- Milano, 15 ottobre 2014.
Cory e Mario sono affettuosamente vicini ad
Ada, Manuela, Monica, Luca e a tutti i loro cari per
la perdita del caro
Ci uniamo al grande dolore del nostro amico Alberto Santagostino per la perdita del figlio
Fausto abbraccia Marina, Lorenzo, Sisi, Adriana
nel ricordo di
Andrea
Dino Valaguzza
Patrizia e Corrado Casati.
- Lissone, 15 ottobre 2014.
- Milano, 15 ottobre 2014.
Tutti i membri della Società di Psicoanalisi Critica
sono vicini al proprio segretario, Marina Ricci, nel
lutto per la scomparsa del suo compagno
Alberto Rusconi, sgomento, abbraccia forte
l’amico Alberto e tutti i suoi familiari in questo terribile momento di dolore per la scomparsa
dell’amato figlio
La moglie Anna e la figlia Laura annunciano la
scomparsa di
Dott. Armando De Vidovich
Andrea
Armando
- Milano, 15 ottobre 2014.
Daniela, Ester, Giancarlo e familiari ricordano
con grande affetto
- Milano, 15 ottobre 2014.
- Sankt Moritz, 16 ottobre 2014.
La Casa Editrice Libraria Ulrico Hoepli con tutti i
suoi collaboratori ricorda il
Giorgio e Laura Fossa, con Nicolò, Tommaso,
Alexa e Alessandra stringono forte Alberto ed i suoi
familiari in questo terribile momento per la scomparsa di
Dottore
Armando De Vidovich
ed è affettuosamente vicino a Silvia e ai suoi familiari. - Milano, 15 ottobre 2014.
Antonio
- Milano, 14 ottobre 2014.
I condomini dello stabile di via Mercadante 7 in
Milano e lo Studio Ruggeri partecipano commossi
al dolore della famiglia Donadono per la perdita
della cara
Andrea
- Milano, 15 ottobre 2014.
È mancato all’affetto dei suoi cari
Partecipano al lutto:
– Leonella Prato Caruso.
– Giorgio Ferrari.
– Laura Cavallari.
Gloria Ottaviano
Sallustio (Nino) Magni
La moglie Ann, i figli Francesco con Leles, Giancarlo, i nipoti Marina, Sara e Bruno annunciano
con immenso dolore la perdita del loro caro
Pierluigi Pacini
I funerali avranno luogo venerdì 17 ottobre alle ore
14.30 nella chiesa di "Dio Padre" in Milano Due.
- Segrate, 15 ottobre 2014.
Mariagrazia, Annalisa, Sandra Miriani ricordano
con gratitudine il
rag. Ferruccio Origgi
- Milano, 15 ottobre 2014.
Antonio Forno
- Milano, 14 ottobre 2014.
- Milano, 15 ottobre 2014.
di 99 anni.- Ne danno il triste annuncio la moglie
Erika, i figli Paolo Maria, Marco, Roberto, Enrico e
Claudio con le loro famiglie.- Il funerale avrà luogo
oggi alle ore 14 presso la chiesa Santa Maria Lauretana (via Campo di Marte - Forlì) e proseguirà,
dopo la Santa Messa, per il cimitero di Cesena.- Si
ringraziano anticipatamente tutti coloro che parteciperanno al dolore dei familiari.
- Forlì, 16 ottobre 2014.
Il Presidente, i colleghi del Comitato Esecutivo e
tutti i collaboratori di Transparency International
Italia sono vicini all’amica Nicoletta Parisi per la
scomparsa del suo caro padre
Bruno Parisi
- Milano, 15 ottobre 2014.
I cugini Pinuccia, Camillo con loro familiari commossi per la perdita del caro
Nel ricordo di
Antonio Iungo
Giuseppe (Bepi) Resta
In questo autunno di pioggia, nostalgia, ricordi, colori.- Aspettando Natale.- Silvana.
- Milano, 16 ottobre 2014.
sono affettuosamente vicini ad Alberta.
- Corbetta, 15 ottobre 2014.
Gianfranco Moretti
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Partecipano al lutto:
– Nuccio Bordoni.
– Antonio Canti.
Enzo Riccio e Natalia addoloratissimi per la
scomparsa della carissima ed indimenticabile
Erminia (Mimma) Werner
Confalonieri
sono affettuosamente vicini alla famiglia Werner.
- Milano, 15 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– L’Avvocato Giuseppe Vella.
– Tiziana Scala.
– Francesca Vanzetto.
È mancato all’affetto dei suoi cari
Enzo Feliciani
La famiglia ne dà il triste annuncio a parenti ed
amici.- A quanti lo hanno conosciuto e stimato.- Le
esequie avranno luogo in Roma giovedì 16 ottobre
2014 presso la chiesa di "Santa Chiara" piazza dei
Giuochi Delfici alle ore 10.30.
- Roma, 14 ottobre 2014.
In data 14 ottobre 2014 ci ha lasciato
Giovanni Reale
Circondato dall’affetto dei suoi cari è mancato
Ne danno il triste annuncio Marina, i figli Silvia con
Daniele, Sergio con Marcella, Giulia con Riccardo,
Lorenzo, le sorelle Silvana e Adriana e i nipoti tutti.- La camera ardente sarà allestita sabato 18 ottobre dalle ore 7.30 presso la camera mortuaria
dell’Ospedale Maggiore di Cremona.- L’ultimo saluto avrà luogo, in forma civile, sabato 18 ottobre
alle ore 11 presso la Sala del Commiato del Polo
Crematorio del civico cimitero di Cremona.- Si ringraziano i medici e il personale dell’Istituto Europeo Oncologico e di Vidas per le cure competenti
e l’attenzione che gli hanno dedicato.
- Cremona, 16 ottobre 2014.
Enzo Feliciani
I fratelli Dino e Rita ne danno il triste annuncio.
- Roma, 14 ottobre 2014.
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Informativa ai sensi dell’art. 13 D.Lgs. 196/2003 (“Codice in materia di protezione dei dati personali”).
I condomini di via Teuliè 2 Milano e lo studio
Spadoni partecipano commossi al dolore della famiglia per la scomparsa di
Pierluigi Beretta
- Milano, 14 ottobre 2014.
Conformemente all’impegno e alla cura che la nostra società dedica alla tutela dei dati personali, La informiamo sulle modalità,
finalità e ambito di comunicazione e diffusione dei Suoi dati personali e sui Suoi diritti, in conformità all’art. 13 del D. Lgs.
196/2003. Per permetterle di usufruire dei servizi offerti da RCS MediaGroup S.p.A., la stessa deve trattare alcuni Suoi dati. I
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misure di sicurezza. I dati saranno trattati da RCS MediaGroup S.p.A. esclusivamente con modalità e procedure necessarie per
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Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
SPORT
53
Brooks, una stellina si aggira per l’Europa
Il nuovo americano di Milano: «Sono qui per la doppietta, ma non chiamatemi il piccolo Kobe...»
Chi è
MarShon
Brooks è nato a
Long Branch,
New Jersey, il
26/1/1989.
Misura 196 cm
x 91 kg, gioca
guardia
La carriera
Ha a giocato
nella Nba per
New Jersey e
Brooklyn Nets
(2011-13),
poi è passato
ai Celtics. Nel
2014 Maine
Red Claws
(D-League),
Golden State
Warriors, St.
Cruz Warriors
(D-League)
e Los Angeles
Lakers. Ad
agosto 2014
il passaggio
a Milano
MILANO Alla fine, ci sta a mettere nero su bianco una piccola
scommessa: «Rivincerà prima
Milano il titolo europeo, oppure rivinceranno prima i Lakers
l’anello Nba? Buona la prima:
Milano». MarShon Brooks sarà
anche un ragazzo furbo — chi
al suo posto, essendo ora uno
dei giocatori più attesi dell’EA7, avrebbe detto Lakers, anche se i gialloviola sono stati
l’ultima squadra in cui ha giocato? — però ha anche l’aria di
essere un tipo sincero e convinto delle proprie idee: «Mi
hanno parlato dello scudetto e
dell’Eurolega. So che il primo
lo deteniamo, e che la seconda,
l’anno scorso, è invece sfuggita
per poco. Ecco, io sono qui per
la doppietta».
L’Olimpia lo ringrazia e ci fa
conto: se per essere di nuovo
davanti a tutti in Italia ha impiegato 18 anni, il ritorno alla
leadership continentale richiede un salto perfino maggiore,
pari a 26 anni. Praticamente
tanti quanti l’età di Brooks, che
nasceva nel 1989, un anno dopo il trionfo di Gand della Tracer di Franco Casalini. Si comincia dalla Turchia e dal Fenerbahçe, primo passo di un
cammino spigoloso e da affrontare con una squadra molto nuova e ancora in fase di assestamento. MarShon, il ragazzo dalle braccia lunghissime
che con la maglia universitaria
di Providence in una serata riuscì a segnare 52 punti a Notre
Dame (e un’altra volta 43 a Georgetown), cerca se stesso e un
gruppo nel quale crescere.
«Non sento la pressione.
Aspettatevi di vedere l’EA7 migliorare con regolarità: qui ho
trovato grande talento e giocatori affamati di progressi».
Figlio d’arte (hanno giocato a
basket la nonna, la zia e la madre Darlyn), legatissimo a una
sorellina di 15 anni alla quale
dedica molto del tempo al di là
del basket, Brooks come cestista è una guardia dal talento offensivo spaventoso: «Ma so anche che questo, per certi aspetti, è pure un limite: devo ag-
giungere qualcosa in difesa ed
essere più continuo». È questa
la ragione per la quale è «di
qua» e non più «di là». Anche
se «di là», cioè nella Nba, prima o poi ci tornerà. «Questo fa
parte del progetto di vita e
Provocazione a Maranello
Se la Mercedes si piazza «davanti» alla Ferrari
di Daniele Sparisci
Al diavolo il rigore, una Mercedes nera
parcheggiata davanti a Maranello sulle strisce
pedonali ha salutato il Mondiale costruttori
appena vinto in F1. Una provocazione,
sorprendente, alla Ferrari. L’ha firmata la
filiale italiana della Mercedes. «Campioni del
mondo, ci vediamo presto», che è la replica a
un tweet di qualche giorno fa della Ferrari di
congratulazioni per la vittoria del campionato:
«Bravi! Godetevi il momento, torneremo
presto». La Mercedes sempre via Twitter ha
chiamato in causa il fondatore del Cavallino
citandolo: «La migliore Ferrari che sia mai
stata costruita è la prossima». Schermaglie
alle quali Maranello intende sottrarsi: gli
sforzi sono concentrati sul rilancio. Ma i
rapporti con Mercedes sono tesi dopo che i
tedeschi hanno rigettato la proposta della
Ferrari e di atri team di «scongelare» lo
sviluppo delle monoposto a stagione in corso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Eurolega
Con l’anticipo
tra il Vitoria
di Marco Crespi
e il Neptunas
è cominciata
l’Eurolega di
basket, con due
italiane al via.
Gruppo A
oggi: EfesKazan; domani:
Nizhny-Sassari
(ore 18, Fox
Sports 2), Real
Madrid-Zalgiris
Gruppo B
oggi: ZagabriaMalaga,
MaccabiLimoges;
domani: Alba
Berlino-Cska
Gruppo C
domani:
PanathinaikosPge Turow,
FenerbahçeMilano (ore 21,
Fox Sports 2),
BarcellonaBayern
Gruppo D
ieri: VitoriaNeptunas 8869; oggi:
Stella RossaGalatasaray,
ValenciaOlympiacos
sportivo. Tra i pro ho già giocato in varie squadre, Lakers, Celtics — dunque i due superclub
per eccellenza — Golden State
e Brooklyn, ma ho realizzato
che stavo diventando più che
altro un globetrotter. La priorità ora è migliorarsi. Ed ecco Milano e l’Europa. Sinceramente,
sulle prime non avrei mai immaginato di fare questo passo
ma, quando c’è stata l’occasione, non ci ho pensato due volte».
Al bagaglio tecnico dovrà aggiungere, senza snaturare il
fiuto per il canestro e un individualismo che deriva di conseguenza, un po’ di senso del collettivo: «Non sarà difficile, verrà da sé». Viceversa, non gli va
molto di essere battezzato il
«piccolo Kobe», visto che nello
stile di gioco ricorda un po’ Bryant. «È stato il mio idolo e
qualche movimento, confesso,
ho provato a copiarlo. Ma Kobe
è unico ed è inappropriato accostarmi a lui: sarebbe il primo
passo per fallire». Non sapeva
che anni fa i Bryant furono padroni della squadra per la quale ora gioca. Ma in compenso
sa che Mike D’Antoni, suo ex
coach ai Lakers, è una leggenda
dell’Olimpia: «Mi piaceva il
basket veloce di Mike: è un guru dell’attacco». Ora il guru deve provare a farlo lui. Isolando
il talento, da un lato, e mescolandolo, dall’altro, con il resto
della squadra: «Chi mi ha impressionato di più? Tutti, ma
Gentile è davvero forte. È un tipo da Nba, vedrete».
Flavio Vanetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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di Maria Volpe
Donne positive:
da Halilovic
a Claudia Mori
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na nuova produzione
dedicata alla felicità o
meglio all’importanza del
«pensiero positivo». Sei
ritratti di donne famose e
non che, grazie al proprio
ottimismo e
determinazione, hanno
raggiunto serenità e
appagamento. Una delle
puntate sarà dedicata a
Claudia Mori. Stasera è di
scena la giovane regista
rom Laura Halilovic (foto)
che, affrontando con
coraggio molti pregiudizi, è
riuscita a raggiungere il suo
obiettivo a soli 24 anni:
diventare regista.
La Ricetta della Felicità
La5, ore 23.10
L’Alimentazione
sui canali Rai
I
n occasione della
Giornata Mondiale
dell’Alimentazione e a 200
giorni da Expo 2015, Rai
Expo propone una
programmazione speciale:
a Unomattina su Rai1 c’è
Jakob Skoet, esperto FAO,
relatore del rapporto sullo
stato dell’Alimentazione e
dell’Agricoltura 2014; su
Rai5 alle 16 e su Rai2 all’1, il
documentario «Fame nel
mondo dell’abbondanza»
di David Syz, ex ministro
dell’Economia svizzero. Ha
fatto un viaggio che
comincia a Roma, nel
quartier generale della FAO,
prosegue a Chicago, e
finisce tra Senegal ed
Etiopia, dove convivono
casi di vero e proprio
neocolonialismo
Giornata Mondiale
dell’Alimentazione
Rai1, Rai2, Rai5
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Corriere della Sera Giovedì 16 Ottobre 2014
55
Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
La sinistra radical chic e i dubbi sulla doppiezza ideologica
Vincitori e vinti
R
aiNews offre alcune rubriche interessanti,
come Il sabbatico di Alberto Melloni (ce
ne occuperemo presto) o Central Park
West di Antonio Monda. Seduto nel salotto di casa sua (che s’affaccia su Central
Park), Monda abbozza ritratti e domande senza
frontiere. Per esempio, la sinistra si è resa conto, per
dirla brutalmente, che la vecchia ipocrisia del cuore
a sinistra e portafogli a destra non paga più? Monda
non è così brutale, anzi. Lui smussa, leviga, alliscia
con grande maestria, però di quello parla.
Per volare alto, parte dal famoso e lunghissimo ar-
UN’ALTRA VITA
Vanessa Incontrada
Finale record per
Incontrada: 8.642.000
spettatori, share del 32,2%
AVATAR
Sam Worthington
Il blockbuster si fa battere:
per Worthington 2.738.000
spettatori, 12,8% di share
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ticolo di Tom Wolfe, Radical Chic: That Party at Lenny’s, apparso nel giugno del 1970 sul New York Magazine. Lo scrittore prendeva in giro il compositore
Leonard Bernstein che nel suo sontuoso attico su
Park Avenue (tutto torna!) aveva organizzato un ricevimento, con raccolta di fondi, per dare aiuto legale
alle Pantere Nere. Per la prima volta la Buona Coscienza Progressista veniva ridicolizzata.
La questione che Monda pone è questa. Gauche caviar, Limousine liberal, Smoked salmon socialist, Partito Fandango di lotta e di governo o qualunque altra
espressione che designi questo kitsch ideologico e os-
simorico, finora sono stati sarcasmi provenienti da
destra (nel 1960 Indro Montanelli aveva scritto la pièce
Viva la dinamite!). Non è che ora, anche da sinistra, si
comincia a stigmatizzare questo conformismo?
Monda sostiene che qualcosa è cambiato e che
scrittori come Jonathan Franzen in Libertà o Chimamanda Ngozi Adichie in Americanah (una donna
nigeriana viene a contatto con l’ipocrisia dei radical
chic) mettono sotto accusa la doppiezza dell’atteggiamento. Nuova scappatoia della sinistra o passo
avanti?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Giovedì 16 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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