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ABSTRACT CONVEGNO NE’ CON TE NE’ SENZA DI TE’ – La sorte dei legami
familiari nel conflitto coniugale e nelle relazioni con i figli
SEPARAZIONI FAMILIARI E CONFLITTO CONIUGALE: UNA PROPOSTA DI ANALISI DEL FENOMENO
Renzo Marinello - Psicologo, psicoterapeuta, Presidente SIRTS – Società Italiana di Ricerca e Terapia
Sistemica
Davide Sacchelli - Psicologo, psicoterapeuta, Presidente ASP - Associazione italiana Psicologi
AREA D’INTERVENTO/AMBITO DI LAVORO: Separazioni familiari e conflitto coniugale: una
proposta di analisi del fenomeno
Il fenomeno delle separazioni conflittuali viene analizzato a partire dall’esperienza diretta dei
relatori presso servizi pubblici che operano a diretto contatto con le famiglie. Da un confronto tra la
casistica che afferisce ai servizi consultoriali e quella che accede ai servizi di tutela minorile è stata
effettuata un’analisi del fenomeno che ha trovato, nell’esperienza dei relatori, ampi margini di
convergenza.
METODO: presentazione dei risultati relativi al confronto sulla casistica
L’ambito di lavoro relativo alla conflittualità di coppia successiva alla separazione possiede
caratteristiche specifiche che, alla luce della teoria sistemica, possono essere riassunte e analizzate
su tre livelli: quello individuale, quello famigliare e quello del macro-sistema costituito da tutti
coloro che, a diverso titolo, partecipano alla dinamica conflittuale: le famiglie d’origine, il sistema
giuridico, gli operatori giuridici e quelli afferenti all’area psico-socio-educativa (e sanitaria).
RISULTATI CONCLUSIONE:
Il lavoro di raffronto sulla casistica effettuato individua diversi elementi che sembrano concorrere
in maniera determinante alla generazione e al mantenimento del conflitto; tali elementi esulano
dalla responsabilità individuale dei componenti la coppia separata. Tali elementi, in particolare
quelli contestuali appartenenti al macro-sistema, devono essere presi in considerazione, nella loro
specifica articolazione, per la costituzione di forme di trattamento del fenomeno che siano efficaci
sia con la coppia che con i figli, e che possano generare istanze di cambiamento a lungo termine
(durature nel tempo).
GENITORIALITÀ (IN)COMPETENTE? GENITORI OGGI E MOLTEPLICITÀ DI FORME FAMILIARI
Laura Formenti - Università degli Studi Milano Bicocca
AREA D’INTERVENTO/AMBITO DI LAVORO
La ricerca pedagogica sulla famiglia ha visto uno sviluppo esponenziale negli ultimi 15 anni. Siamo
abituati a leggere i fenomeni familiari con le lenti della psicologia, se non addirittura della psicologia
clinica. Le scienze dell’educazione e la pedagogia hanno sviluppato un pensiero proprio, autonomo,
sulla famiglia, solo dall’inizio degli anni 2000, in Italia. L’insegnamento di Pedagogia della famiglia in
Bicocca, per il corso di laurea in Scienze dell’educazione (al quale si è poi aggiunto Consulenza
familiare: teorie e pratiche, per la laurea magistrale), è il più antico, in Italia, in una università
pubblica e laica. Le ricerche di questi anni, il lavoro sul territorio con gli operatori, i progetti nazionali
e internazionali nei quali sono coinvolta (nell’ambito dell’educazione degli adulti) mi hanno portato
a sviluppare uno sguardo narrativo, idiografico, critico, sistemico-ecologico e a mettere a punto una
pratica di ricerca azione partecipativa e interrogante, con la quale educare lo sguardo degli operatori
relativamente a “oggetti” come la “genitorialità”, la “competenza” (in generale e genitoriale), il “Noi
familiare”, la cura dei legami familiari, il conflitto… Queste pratiche di ricerca azione/ricerca
formazione mettono a fuoco il processo attraverso cui prende forma la competenza/incompetenza
dei genitori, nella diversità degli stili, dei copioni e rituali, delle storie che ogni famiglia racconta. La
trasformazione degli sguardi e delle pratiche professionali (oltre che delle pratiche familiari) nasce
dalla realizzazione di processi di apprendimento trasformativo, individuali e collettivi, che
coinvolgono intere équipe e servizi, per ricadere in modo organico nel lavoro con l’utenza.
METODO
Il metodo di lavoro che utilizzo ai fini di propiziare una trasformazione degli sguardi e delle pratiche
(prima di tutto degli operatori, e poi con le famiglie) è cooperativo, sensibile, alla pari, centrato su
un movimento a spirale che parte dall’esperienza autentica, passa per la (rap)presentazione
estetica, sviluppa teorie soddisfacenti nel qui e ora della relazione e progetta azioni deliberate. Tutti
questi passaggi partono dal presupposto della competenza e lavorano per riconoscerla, renderla
visibile e trasformabile, costruire ulteriori competenze. Non c’è mai, in questo modo di lavorare,
un’enfasi sulla mancanza, sul “non”, né sul dover essere. Aprire lo sguardo è il primo passaggio per
un intervento nel sociale che sia davvero liberante, autentico ed ecologico.
RISULTATI
La spirale della conoscenza è stata utilizzata in molti contesti di formazione, con operatori del sociale
di tutti i tipi, psicoterapeuti in formazione, tutor familiari, mediatori, famiglie sotto tutela e famiglie
accoglienti, volontari, studenti… la valutazione di questi percorsi è sempre locale, qualitativa,
reciproca e centrata sull’azione. I risultati attesi sono espressi nella formula “che tutti stiano un po’
meglio”. I risultati reali sono spesso più sfumati, tutti da interpretare.
CONCLUSIONE
Il mio intervento non ha una conclusione vera e propria. Vuole essere più un invito, una proposta.
Quanti saranno i partecipanti alla conferenza che davvero sono disposti a spostare lo sguardo, a
individuare nuove pratiche, a uscire dalla comfort zone per mettersi in gioco con i genitori da adulto
ad adulto?
MANTENERE UNA POSIZIONE RISPETTOSA NELLA VALUTAZIONE DELLA FAMIGLIA
Gianluca Ganda
Psicologo Psicoterapeuta, libero professionista. Collabora con di Centro Milanese di Terapia della
Famiglia, Milano; IDIPSI, Istituto di Psicoterapia Sistemica Integrata, Parma, ASL di Milano; socio
ordinario SIRTS.
AREA D’INTERVENTO/AMBITO DI LAVORO: Valutazione nei casi di autorità giudiziaria, psicoterapia
sistemica
Il lavoro nasce dal confronto tra le differenze presenti nella casistica cosiddetta di Autorità
Giudiziaria, cioè l’insieme di situazioni che coinvolgono l’operatore (prevalentemente lo psicologo),
sia di un servizio pubblico o privato, che trovano la presenza dell’istituzione giudiziaria.
Tra il lavoro con le coppie in separazione e l’intervento coatto di tutela dei minori ci sono notevoli
differenze, pur presentando queste situazioni l’elemento comune dell’attenzione verso il minore.
Verrà proposta una riflessione che parte dall’analisi degli scopi della valutazione e della tutela per
indagare poi l’intervento nell’interazione tra i suoi attori e all’interno delle varie cornici istituzionali
(legislativa, relazioni con le istituzioni e le persone coinvolte).
METODO: riflessione sui casi
Per realizzare una modalità di intervento maggiormente inclusiva ci si riferisce al concetto di
“rispetto”, elaborato da G. Cecchin. Oltre a comprenderne la sua specificità, verrà mostrato come si
integra con il concetto di curiosità.
Ci possiamo così chiedere quale equilibrio si possa creare tra un intervento prescrittivo e un’azione
costruttiva che avviene insieme al sistema. Da una analisi di alcuni casi possiamo cercare di
individuare una modalità di azione che si definisca differente da un atteggiamento esclusivamente
di controllo sociale, di educazione socio-psicologica o assistenziale.
RISULTATI CONCLUSIONE
Questi elementi teorici possono definire un atteggiamento del professionista che si delinea nel
riconoscimento e nella considerazione dell’Altro. Appoggiandosi ad un atteggiamento simile è
possibile creare un contesto di reciproco riconoscimento.
CONFLITTO DI COPPIA ED OTTICA TRIGENERAZIONALE
Alfredo Canevaro, psichiatra, psicoterapeuta sistemico-relazionale, membro di Società Scientifiche
Sistemico-relazionali italiane ed internazionali, didatta, supervisore.
Da un punto di vista sistemico relazionale la coppia è sempre il risultato dell’incontro di due sistemi
familiari, e la qualità del legame di coppia, con i suoi punti di forza e di debolezza, il suo potenziale
evolutivo o, al contrario, involutivo, ha a che fare con le vicissitudini relazionali di ciascun membro
della coppia all’interno della sua famiglia di origine, cioè con il legame che egli ha stabilito con le
persone significative della sua vita.
La coppia infatti è il punto di incontro tra due assi immaginari: uno verticale, il vincolo di filiazione e
uno orizzontale, quello di alleanza (Canevaro, 1999). La tensione dinamica tra questi due assi, tra
questi due vincoli, è il punto nodale del sistema trigenerazionale: i problemi della coppia hanno
sempre a che fare con la difficoltà nei processi di differenziazione intergenerazionale, cioè con i
processi incompiuti di appartenenza e svincolo del singolo dalle famiglie di origine e di conseguenza
con la difficoltà a stabilire un nuovo e funzionale vincolo di alleanza a livello di coppia.
L’amore romantico è quella forza incredibile che unisce i membri della coppia nella sua formazione,
attraverso il meccanismo della fusionalità, tralasciando gli aspetti specifici che li differenziano, cioè
annullando gli aspetti originali di ciascun partner, aumentando la simbiosi.
Nel tempo, l’amore romantico scompare lasciando il passo allo sgomento dei partner che molte
volte non riescono a de-idealizzare quella forza trasformandola in una negoziazione reciproca di
tutti gli aspetti fondamentali della vita relazionale della coppia.
Quando si ha la fortuna e il lavoro strenuo di aumentare l’amore co-terapeutico, cioè quella
relazione basata sull’intimità e l’aiuto reciproco, questo aumenta nel tempo, a differenza dell’amore
romantico, consolidando la vita di coppia.
Il lavoro terapeutico consiste in prima istanza ad aiutare la differenziazione di ciascuno dalla propria
famiglia d’origine in modo che non ricadano sulla coppia gli aspetti disfunzionali e le carenze
rispettive, soffocando la sua vita emozionale e impedendo la sua durata.
Si descriveranno le tecniche esperienziali che aiutano il trattamento del conflitto di coppia.
CONFLITTO CONIUGALE E COMPORTAMENTI VIOLENTI DEI FIGLI NEI CONFRONTI DEI LORO
GENITORI
Roberto Pereira – Bilbao (Spagna)
A. Fattori che facilitano il manifestarsi della VFP
Genitori molto permissivi che fanno di tutto per soddisfare i loro figli.
Genitori molto autoritari e rigidi che non danno spazio ai loro figli e li irritano.
I genitori che non riescono a stabilire ed esigere stili di comportamento e regole ben chiare
nelle organizzazioni familiari.
Isolamento sociale delle famiglie.
Situazioni di stress e difficoltà economiche delle famiglie.
L’attuale permissività sociale nelle relazioni relativo a ciò che i /le bambini/ne e gli
adolescenti possono fare; i/le bambini/ne e gli adolescenti hanno un maggior potere
riconosciuto dalla società.
Consumo di alcool e droghe da parte del figlio.
Differenti modelli familiari nei quali ci sono madri e padri, matrigne e patrigni. Ciò rende
difficile ai figli capire chi abbia l’autorità su di loro.
Basso livello culturale (non formazione universitaria) da parte dei genitori e maggior livello
educativo culturale (formazione universitaria) da parte dei figli che determina un sentimento
d’inferiorità (sottomissione) dei genitori e un maggior potere dei figli.
I figli percepiscono che hanno potere e controllo sui genitori.
Sentimenti di colpa dei padri / delle madri.
Contraddizione a livello disciplinare ed educativo tra madre e padre; uno ha un
atteggiamento esigente nei confronti del figlio e l’altro fa esattamente l’opposto.
Bassa autostima da parte dei genitori.
Accettare come normali gli scatti d’ira e il “temperamento” dei figli, che non vengono
controllati quando compaiono nell’infanzia.
I genitori non rimproverano(controllano) il cattivo comportamento del figlio col timore che
non voglia più loro bene.
Confusione circa il modo corretto di educare. Errata interpretazione dell’educazione
“democratica”.
Bisogni emotivi dei genitori che cercano di soddisfare avvicinandosi ed appoggiandosi ai figli
che finiscono per occupare un posto non dovuto, arrivando a creare una relazione
“fusionale”.
Conflitto tra genitori che comporta la squalifica del lavoro normativo dell’altro coniuge.
Ricerca immediata della soddisfazione, da cui non consegue un “metodo educativo” (di porre
limiti) ai figli.
B. Fattori che favoriscono il mantenimento della violenza Figlio-Genitore (VFP)
I comportamenti ostili verso i genitori non vengono riconosciuti come un grave problema.
I genitori si vergognano in relazione alla situazione e per questo la mantengono in segreto.
Sentimenti di incompetenza dei genitori perché non riescono a risolvere la situazione.
Assenza di risposte/servizi che potrebbero dare risposte alle richieste d’aiuto.
I figli si rendono conto del potere che hanno sui genitori e aumentano le minacce e le
aggressioni per mantenere il loro potere e ottenere ciò che desiderano.
Il “minimizzare” la situazione da parte dei genitori.
I genitori non denunciano la situazione per timore e senso di colpa di ciò che potrebbe
succedere ai loro figli, per esempio, che siano inviati in una struttura (internati).
La società ancora non riconosce e considera attentamente questo tipo di violenza.
Mancanza di conoscenza (informazione) da parte dei genitori su come e a chi poter chiedere
aiuto.
Timore da parte dei genitori che gli operatori professionisti e la società non credano a loro e
che non diano importanza al loro problema.
Non conoscenza dei diritti dei genitori quando sono vittime della VFP.
Manifestazioni di affetto e di pentimento da parte dei figli aggressori dopo le situazioni di
violenza.
Mancanza di fiducia nell’efficacia della giustizia e dei servizi sociali.
Timore da parte dei genitori che il resto della famiglia li incolpi e li rifiuti per aver denunciato
il/la figlio/a.
Comportamento provocatorio da parte dei genitori che attiva i comportamenti violenti dei
figli.
Comportamento (risposta) di sottomissione alla violenza del figlio che, invece di attenuarla,
la rinforza.
Il BAMBINO ALL’INTERNO DEL PROCESSO DI SEPARAZIONE CONFLITTUALE
Gloriana Rangone
Scuola di psicoterapia IRIS – Insegnamento e Ricerca Individuo e Sistemi; CTA – Centro di Terapia
dell’Adolescenza, Milano.
AREA D’INTERVENTO/AMBITO DI LAVORO
Le riflessioni oggetto della presentazione nascono dal contesto di un centro del privato sociale, che
gestisce servizi di psicoterapia, di mediazione e di tutela, cui afferiscono per diverse motivazioni e
con diversi canali di invio, famiglie caratterizzate dalla presenza di una separazione conflittuale tra i
coniugi, con coinvolgimento del figlio, bambino o adolescente, che presenta stati importanti di
sofferenza e/o presenza di sintomi psicopatologici
METODO
In funzione della difficoltà al trattamento di questa casistica, che risulta essere numericamente
sempre più imponente e con quadri di compromissione dei figli sempre più impegnativi, viene
proposta una chiave di lettura dello stallo che paralizza queste coppie, impedendo i processi di
mentalizzazione, la fisiologica evoluzione del processo separativo e conseguentemente l’esercizio di
una genitorialità “sufficientemente buona”. In stretta coerenza con l’approccio teorico viene
discusso un metodo di lavoro basato sull’integrazione del modello sistemico con la teoria
dell’attaccamento, fondato su una forte alleanza con i genitori ma rispettoso della centralità del
bambino.
RISULTATI
Le ipotesi esplicative che animano la lettura di queste situazioni e ispirano il trattamento sembrano
favorire la possibilità di costruire interventi fondati sulla partnership, aiutare l’operatore a non
essere sopraffatto da emozioni negative (rabbia, impotenza, sconcerto…) che spesso originano da
queste difficili situazioni e sbloccare lo stallo che caratterizza le famiglie con problemi di separazione
irrisolta. Una sistematica disamina degli esiti di questi interventi è in corso.
CONCLUSIONE
La riflessione conclusiva verte sull’opportunità di costruire un’offerta diversificata di servizi di
mediazione e di terapia, accomunati dalle premesse già esplicitate, rivolti alle famiglie in fase di
separazione e post separazione, che si adatti al bisogno della famiglia e non viceversa.
“QUANDO I GENITORI DIVORZIATI SONO IN CONFLITTO”
Justine Van Lawick (Olanda)
Quando i genitori sono in conflitto e demonizzano l'altro dopo il divorzio, i bambini sono presi in
mezzo. Questi genitori vivono in una verità: sto facendo tutto il possibile per salvare il mio bambino
da questo cattivo altro genitore. I giudici, gli avvocati, i mediatori, il social network e altri possono
essere coinvolti nella protezione del bambino.
Abbiamo iniziato un progetto per queste famiglie dal titolo” senza figli nel mezzo”.
Organizziamo un gruppo di sei famiglie. Un gruppo per i genitori divorziati e un gruppo per i loro
figli. Raggiungiamo anche altri elementi della rete e nuovi partner. Lavoriamo in modo dialogico con
interventi verbali e non verbali.
I bambini sono coinvolti nella creazione di tutti i tipi di espressioni artistiche intorno alle loro
esperienze essendo figli di genitori divorziati in conflitto. Essi producono musica, filmati, graffiti,
disegni e rappresentazioni teatrali. Essi presentano le loro creazioni ai genitori in una sessione
“rituale”.
I genitori sono invitati anche a presentare ciò che hanno imparato nel progetto e i loro desideri per
il futuro dei loro figli.
Il VU University Amsterdam (Vrije Universiteit van Amsterdam) ha iniziato una ricerca sul progetto.
In questa presentazione mi focalizzo sui divorzi conflittuali e la vita familiare e presento il progetto
con molti esempi. Fanno parte della presentazione anche videoclip
Ci sarà tempo per ulteriori riflessioni e la discussione.
FIGLI E GENITORI NELLE SEPARAZIONI DIFFICILI: UN AIUTO POSSIBILE?
Anna Guarnerio, counselor CBM Milano
Annalisa Di Luca, psicologa, psicoterapeuta familiare CBM Milano
Partendo dalla sperimentazione effettuata presso il Cbm di un Servizio dedicato alla gestione delle
conseguenze del grave conflitto che caratterizza spesso la separazione di alcune coppie (attraverso
la regolamentazione degli incontri tra un genitore e i figli), sono nate delle riflessioni
sull'inquadramento teorico del fenomeno per il bambino, l'adulto e la coppia e la costruzione di un
modello operativo.
Al centro di tale modello alcuni concetti chiave, cari al CbM: i bisogni del bambino come bussola
dell'intervento, l'utilizzo strategico dell'equipe multidisciplinare (assistente sociale e psicologo) e
alcune tecniche di intervento quali la scelta di assumere una 'posizione trasparente' assieme ad una
flessibilità 'ragionata' dell'operatore, secondo i vari momenti dell'intervento.
Le diverse fasi del lavoro, che prevedono inizialmente un inquadramento del grado di conflittualità
e un'ipotesi di danno sul bambino, si declinano successivamente in un lavoro con i genitori su aspetti
molto concreti della quotidianità, di ascolto delle loro recriminazioni e costruzione di possibili
soluzioni. L'operatore si pone come “cuscinetto” che protegge i genitori dalle aggressioni verbali che
possono aver sperimentato in passato e aiuta ognuno di loro ad imparare a comunicare più
efficacemente senza innalzare il livello di conflittualità. Inoltre con il suo intervento può essere in
grado di ridurre il coinvolgimento dei due genitori nella relazione perchè aumenta la distanza tra
loro riducendo il terreno su cui giocare il conflitto.
Questo lavoro porta ad avere una maggiore consapevolezza dell'entità della ferita generata dalla
separazione che può portare, in taluni casi, all'emergere di una domanda spontanea di trattamento.
La riduzione del conflitto può nella fase finale rendere accettabile da parte dei genitori il tipo di cogenitorialità indicata per quello specifico sistema familiare, se cooperativa o parallela.
IL CONFLITTO DI COPPIA: I METODI DI RISOLUZIONE NON CONTENZIOSA DEL CONFLITTO.
Avv. Laura Maria Pietrasanta
I metodi di risoluzione non contenziosa del conflitto, quali la mediazione familiare ed il diritto
collaborativo (sui quali mi intratterrò con il mio intervento), vengono da me sempre illustrati e
suggeriti ai clienti perché ritengo siano scelte più adeguate per la soluzione del conflitto familiare
rispetto alla proposizione di un giudizio. Credo davvero che la soluzione migliore per i soggetti di un
conflitto famigliare sia quella di mediare le reciproche posizioni e, soprattutto, le reciproche
rivendicazioni per trovare insieme una soluzione condivisa che possa consentire, soprattutto in
presenza di figli, la prosecuzione di una relazione genitoriale che deve necessariamente fondarsi sul
dialogo e sulla collaborazione. Con la separazione non si è più coniugi è vero ma si è ancora, e per
sempre, genitori! Troppo spesso, purtroppo, i tempi del processo non rispettano i tempi dei minori.
E’ importante che i coniugi non deleghino ad altri la soluzione del loro conflitto e che cerchino
responsabilmente loro stessi la migliore soluzione per tale conflitto. Tutti i professionisti che si
occupano di coppie che affrontano il conflitto dovrebbero sollecitarle a valutare percorsi alternativi
al giudizio, che, anche nelle fasi più calde della separazione, quando gli aspetti legali incombono,
occupando tutto lo spazio mentale disponibile ed anche il quotidiano delle persone, favoriscano il
mantenimento di rapporti di rispetto e fiducia reciproca ed il raggiungimento di accordi,
promuovendo l’autodeterminazione degli adulti coinvolti. Se si favoriscono percorsi come la
mediazione o il processo collaborativo si aiutano i coniugi (genitori) ad acquisire competenze
negoziali che, oltre a consentirgli di realizzare quel miglior accordo per la soluzione del loro conflitto,
potranno utilizzare successivamente perché la relazione genitoriale durerà anni e si dovranno
confrontare su altre questioni che si presenteranno una volta risolto il conflitto. In questi percorsi
ritengo che la multidisciplinarietà dei professionisti coinvolti faciliti il percorso separativo
soprattutto laddove le diverse competenze vengono integrate in un confronto e nella collaborazione
tra i professionisti stessi. Ed è questa una delle particolarità del diritto collaborativo: l’assistenza dei
vari esperti – avvocato, commercialista e psicologo- avviene all’interno del medesimo contesto,
nell’ambito di un lavoro di squadra ove tutti i professionisti hanno ricevuto una comune formazione
ma dove i primi e più importanti protagonisti restano i coniugi, ciascuno assistito nel percorso dal
proprio avvocato.
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