n. IV - 2014 - Margherita Ferrari - Dal feudalesimo al mondo moderno

 Dal feudalesimo al mondo moderno
Strutture e rilevanze storiche
di Margherita Ferrari1
1 Studentessa presso il Liceo Classico “Chiabrera” di Savona, ha frequentato durante l’anno scolastico 2013/14 la
classe prima liceale della sezione A con ottimi risultati nella disciplina storica. 1 2 1. Una premessa
p. 3
2. Introduzione: convergono elementi di frattura
p. 3
3. Orizzonte culturale: il Rinascimento
p. 3
4. Orizzonte politico
p. 4
5. Orizzonte geografico
p. 4
6. orizzonte economico
p. 4
7. Discussione
p. 5
8. Fonti iconografiche
p. 5
9. Conclusioni
p. 6
TAVOLE
p. 8
BIBLIOGRAFIA
p. 9
3 1. Una premessa
Ogni storico è ben consapevole delle difficoltà e dei limiti che si possono riscontrare quando si opera una
"periodizzazione". Quando cioè si individua uno spartiacque che dovrebbe segnare, nel corso degli eventi
necessariamente visti “a posteriori”, un prima e un dopo. La quale operazione è sempre, inevitabilmente, un
processo arbitrario, forzato, necessariamente parziale e che offre il fianco a innumerevoli critiche. Eppure,
allo stesso modo si può dichiarare, senza dubbio alcuno, che chiunque si sia occupato di una possibile
periodizzazione della storia europea (o perfino mondiale) interna al millennio che va dalla fine dell'impero
romano fino alla scoperta dell'America cercando di basarsi su criteri il più possibile "oggettivi", ha individuato
con certezza verso la seconda metà del Quattrocento un momento di frattura idoneo a porre una barriera e a
stabilire un "periodo" distinto dal precedente.
Tutte le fonti, infatti, concordano nell’affermare che con la caduta di Costantinopoli e la fine della Guerra dei
Cent’anni, si assiste in Europa ad un profondo rinnovamento sia sul piano economico, sociale e politico sia
su quello culturale. Quest’accelerazione imprime in un tempo relativamente breve un significativo
cambiamento nelle condizioni materiali della vita degli abitanti del continente e nella loro mentalità.
2. Introduzione: convergono elementi di frattura
Durante il Basso Medioevo, quindi in uno scenario di mondo in espansione, all'improvviso calò un flagello
spaventoso: la Peste Nera, che nel 1348 devastò l'intera Europa. Fu un evento naturale, una catastrofe
imprevedibile e incontrollabile che fece apparire prossima la fine del mondo. Quella fine non ci fu: ma per un
secolo e più le ondate successive di epidemie e di carestie colpirono una società europea sconvolta da
agitazioni sociali, rivolte contadine e guerre feudali. Dalle convulsioni di questa società prese avvio l'Europa
moderna, che si rivelò capace di imprese come l'unificazione del mondo, la costruzione di nuove realtà
politiche (gli Stati nazionali), economiche (il colonialismo, la circolazione finanziaria, la nascita delle
industrie) e culturali, che ancor oggi dominano il nostro presente.
Il distacco dal Medioevo è evidente: nella costruzione del mondo moderno l'Europa si allontana
risolutamente dal modello di vita precedente, ponendolo come tra parentesi, perfino nel nome coniato per
indicarlo, appunto, "età di mezzo".
Questo proprio a causa dei numerosi elementi di discontinuità che caratterizzano questo passaggio.
Lavorando su questo titolo il mio obiettivo è, sottolineando questi "motivi di frattura", dimostrare come, a
distanza di pochi anni, un abitante d’Europa potesse trovarsi a vivere maniera significativamente diversa
rispetto al passato pur nelle comprensibili differenze di censo e di luogo. E questo appunto perché, al
2
contrario di altre periodizzazioni più dubbie e sfumate, questa transizione sembra segnata "a colpo d’ascia”
da numerosi fattori.
3. Orizzonte culturale: il Rinascimento
Il movimento culturale che caratterizza l'inizio dell'età moderna è notoriamente il Rinascimento.
Secondo gli Illuministi (ho trovato a sostegno soprattutto le teorie di Voltaire e D'Alembert) è proprio con il
concepimento di questa "rinascita", di questa riscoperta del vivere e della bellezza dell'arte, che di fatto ci si
stacca totalmente dal medioevo, per entrare in questo nuovo periodo che lo storico svizzero Jacob
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Burckhardt definisce per primo "moderno", con la sua opera La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia .
Molti sono i mutamenti di prospettiva che contribuiscono a far respirare un’atmosfera nuova.
Si passa, ad esempio, dalla mortificazione della carne tipica del medioevo all'esaltazione dell'armonia e della
bellezza del corpo. Anche i testi classici che precedentemente venivano letti in maniera allegorica e figurale,
collegati ad episodi della Bibbia, oppure scartati o manomessi se non si prestavano a questa lettura,
2
Cfr. A. PROSPERI, Dalla Peste Nera alla guerra dei Trent’anni, Storia moderna e contemporanea vol.1, PBE 49,
Torino 2000, p.4
3
1
J.BURCHHARDT, La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, trad. D.Valbusa, Sansoni, Firenze 1876
(Ediz.Integrale, Grandi tascabili economici, Newton Compton, Roma 2010, 416 pp)
4 vengono riscoperti in una veste nuova. Col Rinascimento inizia una ricerca del testo il più originale possibile,
studiato in maniera critica e scientifica, che porta alla nascita della figura del filologo. Anche la figura
dell’uomo di cultura cambia sensibilmente. Infatti il centro culturale si sposta progressivamente dal
monastero alla casa del ricco signore, il mecenate, il finanziatore; l'uomo di cultura diventa in realtà meno
libero perché "controllato" dal signore mentre prima era più spesso un uomo di Chiesa oppure un cittadino
attivo impegnato nelle cose della sua città come Dante, per fare un esempio. Esistono in realtà eccezioni a
questo modello: Firenze ad esempio, dove la città (florentina libertas) assicurava agli artisti una notevole
autonomia.
C’è stato in realtà anche chi ha messo in discussione la frattura tra mentalità medievale e Rinascimento. Nel
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Novecento, ad esempio, Konrad Burdach ha cercato di cogliere elementi di continuità tra il feudalesimo e il
mondo moderno, collegando il Rinascimento con le aspirazioni di rinnovamento morale e religioso tipiche del
Medioevo. La sua tesi sottolinea come "la cultura continui ad essere un lusso di pochi", e come non possa in
realtà coinvolgere la maggior parte della popolazione. In ogni caso la maggior parte degli storici attualmente
concorda nel definire quest'accostamento come "forzato" o comunque "insufficiente".
4. Orizzonte politico
Abbiamo visto come nel Medioevo la grande istituzione che si occupa di fornire unità al mondo frammentato
del feudalesimo sia la Chiesa.
Nel XVI secolo, però, a causa delle guerre di religione e col nascere di numerose nuove dottrine, e
principalmente con la riforma protestante, il potere della Chiesa viene fortemente ridimensionato e insieme
ad esso anche quell'unità che garantiva. E’ però proprio grazie a questo fatto che paradossalmente la
frammentazione politica precedente viene in parte riassorbita e si può assistere al sorgere di formazioni
statali sempre più definite. Nasce, di fatto, la concezione di Stato nell’accezione moderna del termine, che
sia assolutista come nel modello francese o costituzionale come in quello inglese.
La visione di Dio, senza essere dimenticata, perde la sua centralità a favore del singolo individuo. Ciò trova
conferma nella diversa valutazione che l’uomo viene ad avere della fortuna, cioè di ciò che determina le sue
sorti in maniera spesso imprevista e capricciosa.
Prima questa veniva considerata volontà angelica dettata da Dio. Ora invece, è il caso che ostacola gli
uomini ed è compito degli uomini doverlo vincere con la volontà e l'ingegno. Si afferma in pratica il concetto
secondo cui l'uomo è artefice della propria sorte. E' un'importantissima novità ed un importantissimo
esempio di discontinuità rispetto al passato. Questa concezione nuova viene determinare tutto un
dinamismo umano, una voglia di esplorare e di intraprendere prima sconosciute.
5. Orizzonte geografico
Anche nella concezione e nella percezione dello spazio geografico viene meno un'altra caratteristica tipica
del mondo medievale. Sto parlando di quella centralità del mar Mediterraneo, mirabilmente descritta
5
nell'opera di Fernand Braudel . In questo periodo, grazie alle numerosissime invenzioni che costituiscono la
base di un’evoluta tecnologia nonché alle nuove tecniche di navigazione, si sviluppano le esplorazioni
d’oltremare. E così prende inizio un lungo periodo di colonizzazione, verso l'America, il Mar del nord e
l'Oceano Indiano, che permette il nascere di un'economia su scala mondiale, che coinvolge,
geograficamente, paesi differenti.
6. Orizzonte economico.
Ovviamente queste nuove scoperte in campo geografico influenzarono e mutarono l'economia, e viceversa.
Le industrie si svilupparono e si differenziarono. Gli Stati sorti in questo periodo, per affermarsi sugli altri,
4
5
Cfr. G.VITOLO, Medioevo. I caratteri originali di un’età di transizione, Sansoni, Firenze 2000, p.508
F.BRAUDEL, Il Mediterraneo (1985), tr.it., Bompiani, Milano 1997 5 intraprendevano guerre in cui si arricchivano banche e banchieri, che venivano così ad acquisire una
centralità nell’ambito di meccanismi economici in cui il credito iniziò ad avere un ruolo sempre crescente.
Allo stesso modo, vi furono tempeste monetarie, e i prezzi si abbassarono, a causa dell'inevitabile quantità
d'oro in arrivo dall'America.
7. Discussione
Molti dei passaggi storici che gli studiosi indicano come cruciali non furono riconosciuti né avvertiti da coloro
che si trovarono a vivere in quei periodi. La scelta di quei passaggi come pietre miliari delle periodizzazioni
risponde spesso ad un tentativo astratto di risalire e individuare momenti di svolta a partire dai quali la storia
avrebbe imboccato un corso diverso. Questi eventi, che certamente avrebbero avuto conseguenze
importanti, sono come individuati “a posteriori” e non sempre erano leggibili e riconoscibili dai
contemporanei. Valga su tutti come esempio la deposizione di Romolo Augustolo e la fine dell’impero
d’Occidente. Evento certamente di grande importanza formale ma che passò quasi inosservato ai
contemporanei e non ebbe alcuna conseguenza pratica nella loro vita. Diverso è il caso della
periodizzazione tra medioevo ed età moderna. Qui gli elementi di discontinuità appaiono talmente numerosi
da rendere questa periodizzazione più evidente e giustificata e soprattutto tangibile, reale, avvertibile dalle
donne e dagli uomini che vivevano quel tempo. Naturalmente è importante ugualmente precisare come non
si debba cadere nell’errore di pensare che il passaggio sia repentino e completo. Che si possa passare toutcourt da un uomo "di prima", che ha tutte le caratteristiche del suo tempo, ad uno di "dopo" che è portatore
di tutte quelle del suo.
Nonostante questi limiti, proverò a mettere in rilievo come il cambiamento di prospettiva e di mentalità si
traduca in una serie di cambiamenti pratici e tangibili della vita, apprezzabili anche da un qualsiasi abitante
europeo. Come, in sostanza, tutti i cambiamenti fin qui citati, economici politici e culturali, si siano poi
tradotti, in questo passaggio d’epoca e in un tempo relativamente breve, in costumi e atteggiamenti che
sarebbero stati impensabili fino a pochi decenni prima. Si sarebbero potuti scegliere molti esempi come
terreno di prova di questa mia tesi. La maggior mobilità del popolo e l’aumento dell’iniziativa imprenditoriale,
ad esempio, con le nuove occasioni date dai grandi e piccoli commerci di materiali “nuovi” spesso
provenienti dal nuovo mondo.
Io ho voluto invece scegliere come esempio di ricaduta di un cambiamento di mentalità sulla vita quotidiana,
il cambiamento nei costumi dato dalla maggiore attenzione che viene riservata all'uomo e al suo corpo, alla
sua salute, alla sua bellezza. La ragione di questa mia scelta è data dalla vividezza e dalla immediatezza
delle testimonianze iconografiche e pittoriche a nostra disposizione.
8. Fonti iconografiche
Nell’alta società rinascimentale la moda, la cura della persona e la cosmetica divengono estremamente
importanti, cosa impensabile fino a qualche decennio prima. Nel 1400, nella scelta della sposa da parte della
famiglia del ragazzo, iniziava ad influire non solo la dote, ma anche l’aspetto esteriore. La moglie doveva
essere elegante, anche se non troppo vistosa, per non far fare brutta figura al marito. L’uso di broccati,
velluti, sete e pellicce si diffonde e di conseguenza l’abbigliamento diventa sempre più sontuoso ed
elegante. Dall’America vengono importati oro, argento, lapislazzuli, perle e madreperle per realizzare nuovi
gioielli.
Anche le piume degli uccelli esotici, usati dagli indigeni a fini decorativi, vengono adoperati per ornare i
cappelli degli uomini e i ventagli delle donne.
Il colore degli abiti non è più scelto a caso, ma risponde a precise regole sociali. Il rosso scarlatto e il verde,
ad esempio, sono colori riservati alle classi sociali più elevate, mentre il “bertino” (grigio scuro) viene
utilizzato soprattutto dai popolani perché regge meglio lo sporco. Le donne spesso indossano vestiti scollati
per evidenziare il seno e usano essenze profumate ed oli per tonificarlo. Verso la fine del ‘400 e fino alla
metà del ‘500 dalle scollature degli abiti escono i preziosi ricami, pizzi e merletti delle camicie intime, mentre
dalle aperture nelle maniche e nel corpetto spuntano sbuffi di lino. Il colore della biancheria intima è
rigorosamente il bianco, simbolo di pulizia e candore. Le popolane, per arricchire e rinnovare i pochi abiti che
6 possiedono cambiano le maniche; tale usanza piace molto e ben presto viene adottata anche dalle nobili. Le
donne si pettinano inizialmente con trecce fissate intorno alla testa; poi prendono ad arricciare i capelli e
raccoglierli in cuffie o fazzoletti ricamati facendo fuoriuscire solo un ciuffo simile alla coda di cavallo. Più tardi
vengono usate reticelle d’oro con perle o nastri con pietre preziose, ideali per capelli corti diventati di gran
moda perché danno ampiezza e altezza alla fronte. I giovani uomini, sia nobili che popolani, amano portare i
capelli lunghi fino alle orecchie, pettinati con la riga centrale e tenuti lisci. A partire dalla seconda metà del
Quattrocento diventano di tendenza i capelli ondulati e tinti di biondo, proprio come quelli delle donne.
Vediamo, partendo dalle fonti iconografiche, di oggettivare quanto finora detto.
6
Ho scelto a questo scopo quattro figure femminili tratte da quattro diverse opere cronologicamente databili
tra il 1342 e il 1530.
Si tratta di opere italiane o di scuola italiana.
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La prima è la Nascita della Vergine di Pietro Lorenzetti (Siena, museo dell’Opera del Duomo).
La seconda è il Ritratto di una principessa d’Este, dipinto autografo di Antonio Pisano detto il Pisanello,
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realizzato nel 1435-40 (Museo del Louvre, Parigi).
La terza è Il Ritratto di Maddalena Strozzi di Raffaello Sanzio, databile al 1506 circa (Galleria Palatina a
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Firenze).
In ultimo il Ritratto della regina Eleonora, moglie di Francesco I risalente al 1530 ad opera di van Cleve
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(KHMuseum, Vienna).
Nella prima opera, le due figure femminili a destra sono abbigliate con abiti semplici, la stoffa è uniforme,
presenta un semplice bordatura l’una ed un lieve drappeggio l’altra. L’acconciatura non è valorizzata ed una
delle due donne ha il capo coperto da un velo. Il dipinto, pur di soggetto sacro, offre una rappresentazione
realistica della realtà quotidiana e ci trasmette, per quanto attiene alla cura della persona, un’impronta
ancora di sapore medievale.
Novant’anni dopo le cose appaiono cambiate. Intanto ci troviamo di fronte ad un ritratto. E’ questa già una
novità, frutto della crescente laicizzazione e centralità della figura umana. I capelli sono raccolti e trattenuti
da un nastro graziosamente avvolto e manca un velo a coprire la nuca e la fronte. L’abito, ancora accollato,
è però ricercato nella pieghettatura del tessuto e nel cromatismo delle maniche e del ricamo nonché nel
disegno del mantello.
Se questa donna appare diversa rispetto a quella di cento anni prima, un abisso la divide da quella
dell’esempio successivo, a soli cinquant’anni di distanza. Maddalena Strozzi ritratta da Raffaello appare a
capo scoperto, i capelli ricadono sulle spalle, pur acconciati e raccolti con l’aiuto di un sottile nastro scuro
che le orla la fronte. La sontuosa veste lascia le spalle nude avvolte da un sottilissimo velo trasparente.
L’amplissima scollatura lascia vedere un grazioso pizzo bianco arricciato. Le maniche, ricchissime e ampie,
sono di un broccato di seta blu molto ricercato. Quello che però sorprende maggiormente sono i gioielli
indossati. Oltre a numerosi anelli alle dita spicca al collo un pendente con pietre preziose incastonate e una
grande perla con forma a goccia secondo il gusto del momento.
La tendenza appare compiuta pochi anni dopo. La ritrattistica del primo Cinquecento è ricchissima di esempi
calzanti. In questo ritratto della regina di Francia tutto, dall’acconciatura ricercata e complessa, al prezioso
diadema, alla nudità completa del décolleté, fino all’abito sontuoso con inserti di velo, di pelliccia e pietre
preziose ci mostra una donna diversa, con una femminilità manifesta e non castigata, che mostra il suo ruolo
e il suo potere attraverso il suo aspetto.
9. Conclusioni
Nell’arco di circa cento anni i grandi eventi dell’histoire évenémentielle, (come la chiamavano gli storici degli
Annales), ossia scoperta dell’America, fine della guerra dei cent’anni, rinascimento culturale, ricadono sulla
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Le riproduzioni delle opere sono reperibili sul testo S. ZUFFI ET AL. (a cura di), La pittura Italiana, Electa, Milano 1997,
e ID., La pittura Rinascimentale, ibidem.
7 Cfr. Tavola 1, p.8 8 Cfr. Tavola 2, p.8 9 Cfr. Tavola 3, p.8 10 Cfr. Tavola 4, p.8 7 vita pratica degli abitanti del continente europeo mutando radicalmente le loro condizioni materiali di vita.
Questo fa sì che individuare in questo momento una reale svolta nella storia dell’occidente europeo,
collocando qui la nascita di un’epoca nuova, sia da considerarsi corretto da tutti i punti di vista.
Certamente un artigiano della Sassonia non si trovava nelle stesse condizioni di un nobile fiorentino, e
naturalmente nella vita delle persone più umili questi cambiamenti dovettero risultare meno accentuati.
Tuttavia e nonostante ciò, si può dire con certezza che tutte le grandi rivoluzioni economiche, geografiche,
politiche e soprattutto culturali fin qui citate si riverberano sulla quasi totalità degli individui, portando un
enorme numero di persone a comportarsi in breve tempo in modo sensibilmente diverso da quello in cui
avrebbero agito i loro nonni o anche gli stessi padri. Il cambiamento è a trecentosessanta gradi e coinvolge
la mentalità, il rapporto con l’immanenza e con la trascendenza, le prospettive di vita, le condizione
economiche e in ultimo, come sostenuto in questo mio lavoro, i costumi esteriori.
BIBLIOGRAFIA
M. AYMARD, (a cura di), Storia d’Europa, vol.4 L’età moderna Secoli XVI-XVIII, Einaudi, Torino 1995
F.BRAUDEL, Il Mediterraneo (1985), tr.it., Bompiani, Milano 1997
V. CASTRONUOVO, MilleDuemila. Un mondo al plurale, vol.1, La Nuova Italia, Milano 2012
F. DELLA PERUTA, G. CHITTOLINI, C. CAPRA, La storia, vol.1 Dal Trecento alla metà del Seicento, Le
Monnier, Firenze 1998
A. PROSPERI, Dalla Peste Nera alla guerra dei Trent’anni, Storia moderna e contemporanea vol.1, Piccola
Biblioteca Enaudi 49, Torino 2000
G. VITOLO, Medioevo. I caratteri originali di un’età di transizione, Sansoni, Firenze 2000
S. ZUFFI ET AL. (a cura di), La pittura Italiana, Electa, Milano 1997
Rivista Telematica Nuova Didattica, IV/2014, ISSN 2283-723X
8 BIBLIOGRAFIA
M. AYMARD, (a cura di), Storia d’Europa, vol.4 L’età moderna Secoli XVI-XVIII, Einaudi, Torino 1995
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F. DELLA PERUTA, G. CHITTOLINI, C. CAPRA, La storia, vol.1 Dal Trecento alla metà del Seicento, Le
Monnier, Firenze 1998
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