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ANNO VIII N. 28

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ANNO VIII N. 28
Poste Italiane SPA - Sped. Abb. Postale DL 353/2003 (conv. INL. 27/02/2004, nª 46) ART.1 comma 1 DCB ROMA • Luglio - Settembre 2014
P E R I O D I C O
D E L L A
F A I T A
F E D E R C A M P I N G
CAMPANIA,
LA REGIONE
IN CUI
IL TURISMO
È STORIA
RAIS GERBI,
PERLA TURISTICA
DELLE MADONIE.
PERICOLO INCENDIO,
COME PREVENIRLO.
LA NUOVA ENIT,
PASSI VERSO UNA
MODERNA AGENZIA.
ANNO VIII N. 28
CAMPING MANAGEMENT :EDITORIALE
Maurizio Vianello
Ognuno di noi può trovare occasioni di soddisfazione
nel proprio lavoro, quando un ospite ci esprime un apprezzamento o, semplicemente quando torna abitualmente presso la nostra struttura. Ma aldilà dell’orgoglio aziendale è notevolmente più concreto il valore
economico che assume un cliente soddisfatto, perché
diventa il migliore e di gran lunga più efficace strumento di comunicazione e promozione per la nostra
azienda.
Come si costruisce questo risultato?
Certo la soddisfazione del cliente non può essere un
semplice obbiettivo, se lo fosse mostrerebbe presto la
corda della ripetitività e della consuetudine. Deve essere piuttosto un metodo, una modalità operativa. Vale a dire: faccio questo e lo faccio bene non “per” la
soddisfazione del cliente, quanto piuttosto perché far
bene le cose è il solo modo per fare impresa turistica.
Non c’è altro settore, infatti, dove la qualità sia un
prerequisito del servizio offerto come nel turismo.
Della qualità la sicurezza è una componente intangibile, invisibile ma fondamentale. Per questo il confronto che offriamo alle imprese in occasione del prossimo SIPAC di Padova, è utile e tempestivo.
Lo scenario nuovo cui ognuno di noi dovrà far fronte è una realtà che coinvolge tutti e direttamente, ma
soprattutto dobbiamo imparare a considerarlo come
una occasione per offrire più qualità al nostro
prodotto/servizio. E’ una via stretta da percorrere, specie in tempi di recessione come questi; tuttavia se ci
abituiamo a considerare il fattore sicurezza come un
tratto ulteriore dello stile ospitale italiano che ci distingue nell’immaginario della nostra clientela potremo più serenamente affrontare la concorrenza e l’impegno quotidiano.
Il meglio della nostra offerta è quello che il nostro
ospite non vede ma percepisce durante l’intera vacanza e che porta con sé tra i suoi ricordi migliori: divertimento, relax e benessere, solo e sempre in sicurezza.
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Autorizzazione
del Tribunale di Roma
n. 363/2006 del 29/09/2006
Direttore responsabile:
Salvatore Vingiani
tel. 06 32111043 - fax 06 3200830
www. faita.it
Redazione:
Nicolcarlo Genovese
Pietro Licciardi
Andrea Spezzigu
Progetto grafico:
Emilio Procopio
[email protected]
Impaginazione:
Format Roma s.r.l.
www.formatroma.it
Stampa:
Grafica Di Marcotullio sas - Roma
Finito di stampare
Novembre 2014
CAMPING MANAGEMENT :SOMMARIO
5 RAIS GERBI, PERLA TURISTICA
DELLE MADONIE
Pietro Licciardi
8 CAMPANIA, LA REGIONE IN
CUI IL TURISMO E’ STORIA
18 SULL’OPEN AIR LA POLITICA
E’ ASSENTE
21 LA NUOVA ENIT, PASSI VERSO
UNA MODERNA AGENZIA
25 FRANCESCHINI: CONCLUSI
I LAVORI TGLAB, IL RILANCIO
DEL TURIMO IN 30 AZIONI
26 I VISTI TURISTICI?
QUASI UN MIRAGGIO
29 PERICOLO INCENDIO, COME
PREVENIRLO
Vincenzo Muzi e Fabio Zorzini
33 MARKETING SU DUE RUOTE
36 QUANTO COSTA PERDERE
UNA TELEFONATA?
39 LA SRL SEMPLIFICATA
di Maurizio Fantaccione
SISTEMI PER LA
LA PRODUZIONE
PRODUZIONE
DI A
ACQUA
CQUA C
CALDA
ALDA SANIT
SANITARIA
TARIA
A
AR
ISTANTANEA,
IST
TA
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CAMPING MANAGEMENT :PAROLE ATTORNO AL FUOCO
RAIS GERBI,
PERLA TURISTICA
DELLE MADONIE
di Pietro Licciardi
IL CAMPING-VILLAGGIO
DI ENZO CERRITO, IMPRENDITORE
DELL’OPEN AIR SICILIANO
I
l campeggio e villaggio Rais Gerbi
è a Finale di Pollina, un piccolo centro turistico a pochi chilometri da
Cefalù, nell’incantevole Sicilia. Ma sarebbe riduttivo definire il Gerbi “campeggio” o anche “villaggio”, perché nel
corso degli anni la struttura, grazie alla dedizione del suo proprietario, Enzo
Cerrito, è diventata un vero e proprio
complesso turistico, dotato di 184 piazzole immerse nel verde, affacciate sullo stupendo e cristallino mar Tirreno,
32 moderne case mobili e 13 bungalow. Ovviamente ha il suo minimarket, una grande piscina – che qui è di
acqua marina e istallata su una balconata a picco su una insenatura -, un
grande ed elegante ristorante e pizzeria. Inoltre i clienti dispongono di campi da tennis, calcetto e pallavolo, parco giochi per i più piccoli, un ampio
parcheggio. Insomma il Rais Gerbi è
un fiore all’occhiello per il turismo locale, anche se mantenerlo in efficienza, competitivo e redditizio fa sudare le
proverbiali sette camicie.
E infatti, come racconta Cerrito, la sua
è stata una vera e propria lotta, condotta con caparbia determinazione contro la burocrazia siciliana, durata per
quasi vent’anni.
L’avventura imprenditoriale di Enzo
Cerrito inizia verso la fine degli anni
’60 del secolo scorso, quando studente di lingue all’Università “Orientale”
di Napoli ha conosciuto a Cefalù una
signora francese che cercava di aprire
una discoteca. Lui, che viene da una
“
NEI PRIMI ANNI ’90 IL
RAIS GERBI FU ANCHE
IL PRIMO AD AVERE
IN SICILIA I TURISTI
DELL’EST, CECHI E
SLOVACCHI, GRAZIE AL
PROFICUO INCONTRO
CON UN’AGENZIA
TURISTICA DELL’EX
BLOCCO SOVIETICO.
famiglia di imprenditori e commercianti – il padre era stato in America
dove aveva aperto un hotel e sale da
biliardo – non se lo fa ripetere due volte e si butta nell’impresa. La discoteca è presto aperta e inizia ad andare a
gonfie vele. A quel punto Cerrito capisce anche che il suo futuro non sono solo le lingue straniere e da buon
siciliano innamorato della sua splendida terra, decide di portare a compimento un progetto al quale in quegli
stessi anni stavano lavorando il padre
e uno zio: aprire uno dei primi campeggi dell’isola, nella convinzione che
ben presto le bellezze artistiche, naturali e archeologiche della Sicilia avrebbero attirato frotte di turisti, non solo
dalle altre regioni italiane ma anche
dall’Europa. Armato di entusiasmo si
mette così all’opera ma qui inizia anche il suo calvario, fatto di carte bollate, domande, peregrinazioni da un
ufficio all’altro… Insomma di politica e burocrazia, che a quanto pare in
Sicilia - nonostante il privilegio dell’autogoverno, dato che la Regione è
a statuto speciale – è ancor più oppressiva e paralizzante che nel resto dello
Stivale. «Per arrivare a vedere la luce
in fondo al tunnel ci ho messo quasi
vent’anni», dice il nostro imprenditore, «e ad un certo punto ho anche deciso di lasciar perdere. Poi nel 1980 ho
ripreso, cercando di finire un po’ alla
volta almeno quello che sarebbe diventato il minimarket e il ristorante,
di cui c’era già lo scheletro in cemento armato. Grazie ad un finanziamento nel luglio 1987 ho potuto aprire».
Fin dall’inizio Cerrito cerca di dare
un’impronta di qualità al suo campeggio, dotandosi da subito dei primi bungalow per assecondare le richieste provenienti dall’estero. Nei primi anni ’90
fu anche il primo a portare in Sicilia i
turisti dell’Est, slovacchi e cechi, grazie al proficuo incontro con una agenzia turistica dell’ex blocco sovietico.
Un business durato quindici anni e che
ha pure contribuito al ripopolamento
di Pollina, dato che diversi aitanti giovani del luogo hanno sposato ragazze
5
CAMPING MANAGEMENT :PAROLE ATTORNO AL FUOCO
dell’est giunte in vacanza. Il Rais Gerbi si è messo presto all’avanguardia anche dal punto di vista ambientale, iniziando da subito l’autoproduzione di
acqua calda e dal 2012 di energia elettrica mediante pannelli fotovoltaici;
oggi oltre il 60% dell’elettricità viene
dal Sole . Gli scarichi dei wc sono inoltre alimentati con acqua di pozzo non
potabile e anche la raccolta differenziata dei rifiuti è iniziata molto prima
che il Comune la estendesse a tutto il
territorio. «A dire il vero l’uso dell’acqua più che con l’ambiente ha a che
fare con l’incuria degli amministratori», precisa Cerrito «dal momento che
la Sicilia non è poi così povera di acqua. Il fatto è che la rete idrica pubblica è un colabrodo e disperde più di quello che riesce a distribuire; per questo
mi sono dovuto attrezzare, per ogni evenienza, con serbatoi da seicento metri
cubi complessivi». Ecco un altro dei
problemi quotidiani con i quali gli imprenditori di questa regione si devono
confrontare.
Il Rais Gerbi si sta mettendo all’avanguardia anche sul piano dell’accessibilità, essendo la prima, e unica fino ad
oggi, struttura siciliana ad aver aderito a Village for All, marchio internazionale di qualità per il turismo accessibile, col quale sta progettando l’adeguamento di tutte le aree del campingvillaggio alle esigenze non solo dei turisti diversamente abili ma di tutti coloro che hanno particolari difficoltà,
anche transitorie, come le mamme con
bambini molto piccoli in passeggino e
carrozzina o persone con arti temporaneamente immobilizzati.
Originale, rispetto ai colleghi, anche
la scelta imprenditoriale di Cerrito: «Al
contrario di quanto avviene altrove ho
cercato fin dall’inizio di limitare la presenza di stanziali. Prima erano novanta, adesso sono tre. Il motivo? Ovviamente non generalizzo, ma purtroppo
hanno spesso la tendenza a considerare le piazzole una loro proprietà, causando più problemi, di gestione e manutenzione, che vantaggi. E siccome
in vacanza ci si va soprattutto per riposare ho anche voluto scoraggiare la
presenza di certi clienti isolani, i quali, talvolta, sono troppo esuberanti. Pensi che questa estate è arrivata una fa-
6
“
ORIGINALE LA SCELTA
IMPRENDITORIALE:
«AL CONTRARIO DI
QUANTO AVVIENE
ALTROVE HO
CERCATO FIN
DALL’INIZIO DI
LIMITARE LA
PRESENZA DI
STANZIALI. PRIMA
ERANO NOVANTA,
ADESSO SONO TRE».
miglia di quasi trenta persone, che si
sono portati almeno 90 chili di carne
da fare alla brace. Insomma una festa
continua, che se può essere stata una
nota di folklore per qualche straniero
si è trasformata in un incubo per i clienti delle piazzole adiacenti. Adesso il
99% della mia clientela invernale è costituita da stranieri, mentre in estate
sono il 50%». Scelta originale, orientata anche in questo campo alla qualità, ma non indolore. E’ sempre Cerrito che parla: «Per mantenere alto lo
standard dei clienti devo fare non pochi sacrifici sul piano degli incassi, ma
lo faccio volentieri, perché secondo me
l’idea di campeggio e di vacanza non
può dissociarsi da quella di tranquillità, relax, pulizia e rispetto reciproco.
Quest’anno oltretutto ho notato un calo di italiani, provenienti per lo più da
Lombardia, Lazio, Campania e ovviamente anche di famiglie siciliane che
sono clienti selezionati e affezionati da
anni. Colpa senz’altro della crisi. Solo
in parte il calo è stato compensato da-
gli stranieri ma ho dovuto praticare dei
last minute con sconti del 50%; insomma una vera e propria politica deflativa che non potrò assolutamente sostenere a lungo».
E qui il proprietario del Rais Gerbi affronta una questione dolorosa e per
certi versi incredibile. «Io ho sempre
creduto, e ancora credo, che la Sicilia
possa avere un enorme sviluppo turistico, perché qui non ci manca nulla,
da tutti i punti di vista. Invece niente
viene fatto, soprattutto dalla politica
regionale. E’ come se chi governa questa sfortunata regione volesse lasciare
tutto com’è, per costringere i siciliani
a vivere di assistenzialismo. Eppure
ovunque sono andati nel mondo hanno lavorato sodo e hanno creato enorme ricchezza per i paesi che li hanno
ospitati». Come spiega sempre Cerrito, la sua ventennale odissea la dice
lunga sull’ottusa e paralizzante burocrazia regionale e locale, che rende
quasi impossibile anche ogni adeguamento strutturale al mercato. Ma se
questo sembra essere la norma in tutta Italia, l’inefficiente politica siciliana è un fallimento anche sul piano delle infrastrutture. «La Sicilia è già penalizzata dalle distanze e dal fatto che
occorre attraversare un braccio di mare per raggiungerla», spiega il nostro
imprenditore, «ma una volta arrivati
c’è da fare i conti con una rete viaria
disastrata. I nostri clienti, specialmente stranieri, arrivano in aereo, ma lo
scalo di Palermo è assolutamente inadeguato e per raggiungerlo si deve per-
promozione? «L’Italia nel suo complesso si promuove malissimo sui mercati
turistici internazionali; la Sicilia ancora peggio. Non c’è una seria programmazione e non ci sono investimenti e
questo nonostante il turismo sia veramente una risorsa primaria per il nostro
Paese. Mi chiedo che competenze e capacità abbiano in nostri politici al governo, nazionale e regionale». Dulcis in
fundo la questione del credito e dei finanziamenti alle imprese: «Vorrei dotare il campeggio di un centro benessere, ma è un impegno finanziario importante. Ho provato con la banca e
anche se per fortuna ho trovato un isti-
tuto di credito che mi segue e mi aiuta molto sul piano burocratico oggi come oggi nessuno concede più finanziamenti di una certa entità. Con la Regione, se non hai la tessera giusta o le
amicizie politiche giuste, ancora peggio. Ho fatto domanda per cercare di
accedere a fondi europei e ho predisposto tutta la documentazione, che
era anche ben fatta a differenza di quanto riescono a fare gli organismi pubblici siciliani; ma quando si è arrivati al
dunque mi sono trovato all’ottocentesimo posto nella graduatoria. Cosa
è successo non mi è dato sapere… Che
vuole le dica ancora?». n
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è una normale strada piena di semafori e incroci. C’è Catania, con un aeroporto meglio organizzato, ma dista più
di 200 chilometri. Di accorciare le distanze tagliando l’isola da nord a sud,
attraverso i monti non se ne parla, dato che ci sono solo “normali” strade
piene di curve. La ferrovia non è una
alternativa valida dal momento che la
rete è a binario unico e molte tratte
sono state dismesse. Non si può contare neanche sugli autobus pubblici, le
cui corse si contano sulle dita di una
mano. Così siamo costretti a portare
personalmente i nostri clienti per non
lasciarli alle prese con le carenze del
trasporto pubblico».
Allora, forse, il famigerato Ponte sullo
stretto non era poi un’idea così una cattiva? «Guardi, adesso che la Salerno Reggio Calabria è finita magari avrebbe portato un po’ più di movimento, se
non altro di italiani. Ma non si è fatto
e i soldi risparmiati non sono stati neppure usati per sistemare i collegamenti
interni della Sicilia». E sul piano della
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7
CAMPING MANAGEMENT :AMBIENTE E TERRITORIO
CAMPANIA
LA REGIONE IN CUI
META DI VILLEGGIATURA FIN DAL PRIMO SECOLO A.C.
È OGGI LA PRIMA REGIONE TURISTICA DEL SUD
L
a Campania è la regione italiana che accoglie più turisti stranieri tra quelle meridionali e tale primato in qualche modo si riallaccia alla storia; addirittura all’età classica romana, quando già nella seconda metà del I secolo a.C. la costa campana era il centro mondano di villeggiatura più famoso del neo-Impero: le
cittadine di Baia, Pozzuoli, Miseno,
erano il ritrovo di tutta l’aristocrazia
romana, imperatori compresi, e numerose erano le ville nelle attuali località balneari della Campania o nelle isole. E siccome la zona flegrea era
ricca di fumarole e solfatare ad aumentare la fama “turistica” della regione
contribuivano anche gli ottimi centri
termali, in cui si utilizzavano le esalazioni gassose anche a scopi curativi.
In seguito la Campania, e Napoli in
particolare, divenne tappa imperdibile per i giovani nord-europei che affrontavano il Gran Tour, il viaggio di
8
formazione culturale in quello che era
il cuore e centro propulsore della cultura europea, l’Italia appunto. Nel Settecento poi la passione per l’età classica alimentò un po’ ovunque campagne di scavi archeologici che in Campania portarono alla luce importanti
resti che andarono ad arricchire la già
imponente offerta.
Ma la fortuna turistica della regione,
nel senso moderno del termine e sulla quale ancora oggi alcune sue località basano la propria capacità di attrazione, prese corpo nel corso della
seconda metà dell’Ottocento, quando la destinazione fu inserita nel nascente sistema turistico europeo. Il
londinese Thomas Cook, tour operator con sede succursale in Napoli già
nel 1860 fu il primo a confezionare e
a vendere il tour Bay of Naples, mentre negli stessi anni, a Roma, tale Mr.
Russel Forbes, esperto di antichità romane e guida turistica per scavi e mu-
sei al servizio di famiglie inglesi e americane, confezionava e proponeva un
suo tour, chiamato A week in Naples.
Tali proposte puntavano sui bisogni
emotivi allora di gran voga: la ricerca
del paesaggio pittoresco, tanto bello
da essere riprodotto su tela (Campi
Flegrei), la ricerca romantica del sublime e dell’orrido negli eccessi della
natura (Vesuvio e Grotta Azzurra); la
sete neoclassica di antichità (Pompei
e i musei); il folklore romantico (la religiosità e la tarantella).
Nel frattempo, i flussi stranieri che dal
nord Europa giungevano nella regione campana non alimentavano solo
il turismo del tour, ma anche la pratica del viaggio individuale e quella del
soggiorno climatico, facendo la fortuna di località come Amalfi, Ravello,
Capri e contribuendo, grazie alla positiva risposta delle popolazione locali, a disegnare una geografia turistica
nella quale presero gradualmente for-
IL TURISMO È STORIA
“
LA CAMPANIA È LA REGIONE ITALIANA CHE ACCOGLIE PIÙ TURISTI
STRANIERI TRA QUELLE MERIDIONALI E TALE PRIMATO IN QUALCHE
MODO SI RIALLACCIA ALLA STORIA; ADDIRITTURA ALL’ETÀ CLASSICA ROMANA.
ma delle vere e proprie enclave straniere, la cui presenza contribuì in maniera decisiva alla fama delle diverse
località. Mentre i flussi stranieri tracciavano itinerari e modellavano spazi che sarebbero stati occupati dal turismo di massa del Novecento, sul finire dell’Ottocento in altre aree della regione campana si andava formando un sistema di ospitalità destinato
ad una domanda soprattutto “interna”. L’area di Cava de’ Tirreni, Castellammare di Stabia e Agnano diventavano così mete per il turismo climatico e termale del segmento alto-borghese, destinato tuttavia a esaurirsi a
metà Novecento.
Una modifica dell’immagine e delle
pratiche turistiche fu determinata dalla politica turistica fascista, che se da
un lato scoraggiò il turismo straniero,
presente soprattutto in certe località
costiere e sulle isole, dall’altra ne lanciò altre, come Positano, che negli an-
ni Trenta si presentava con un carattere austero e privo di mondanità, più
in linea con la propaganda del partito. Nell’area salernitana il regime spinse la Certosa di Padula e le Grotte di
Pertosa, ma soprattutto il sito archeologico di Paestum, la cui spettacolarità fu valorizzata con mirate campagne
di scavo e restauro. Contemporaneamente il fascismo contribuì a “plasmare” l’offerta di altre mete in Campania stimolando soprattutto il turismo
delle classi meno abbienti della popolazione. E’ il caso, ad esempio, della Madonna del Rosario di Pompei,
con l’incoraggiamento della pratica
del viaggio di nozze presso le fasce popolari oppure delle colonie al mare per
l’infanzia, come quelle di Pozzano a
Castellammare di Stabia, o ancora del
termalismo popolare.
Questa lunga tradizione turistica campana dunque ha costituito la premessa per intercettare e accogliere il turi-
smo di massa che si è manifestato a
cominciare dagli anni Cinquanta. A
portare i grandi numeri e la standardizzazione dell’offerta nelle mete del
turismo furono ancora una volta gli
stranieri, con la loro richiesta di mare (see), sole (sun), sabbia (sand), sesso (sex) e alcool (spirits). L’ampliarsi
della domanda interna, dovuto alla
straordinaria diffusione della pratica
del turismo termale sollecitò però anche una forte domanda di seconde case al mare con il conseguente assalto
indiscriminato alle coste.
Negli anni successivi la geografia turistica della Campania si è in parte
modificata, sia per il crescente degrado sociale e urbano del capoluogo napoletano che lo ha in parte allontanato dai tour classici, sia per la crescente concorrenza di altre regioni del
Sud, come la Puglia. Mentre alcune
località “storiche”, come quelle che si
affacciano sul Golfo di Napoli, non
9
solo hanno resistito ma sono diventate senz’altro turisticamente “mature”
altre hanno avuto modo di affermarsi in seguito al mutare della domanda, che ha portato alla crescita del turismo culturale, allo sviluppo delle motivazioni eno-gastronomiche, alla pressione del turismo religioso.
Punto di maggior forza della Regione
comunque resta il suo profondo radicamento di destinazione turistica nell’immaginario culturale del mondo occidentale. La regione Campania e l’area
del Golfo di Napoli in particolare costituiscono un capitolo fondamentale del turismo. Tanto è vero che per
l’ulteriore sviluppo turistico della Campania non sembra necessario doversi
“inventare” niente, poiché in termini di risorse turistiche già possiede tutto quello che è necessario per motivare le correnti di traffico. Piuttosto
sembra più utile puntare alla valorizzazione delle tradizioni e delle produzioni locali agendo organicamente sulle leve dell’organizzazione, dei servizi
ricettivi e complementari e sulla commercializzazione.
LA CAMPANIA NEL
MERCATO TURISTICO
Dalla fine della seconda guerra mondiale il fenomeno turistico a livello
internazionale ha conosciuto una crescita costante e anche la Campania
ha beneficiato di tale trend. Una crescita costante che è stata rilevata anche durante il primo decennio del
nuovo millennio, superato lo shock
seguito all’attentato alle Torri gemelle a New York dell’11 settembre 2001
che fece calare gli arrivi turistici internazionali dell’1,3%, registrata come l’unica significativa diminuzione
dal 1945. La crisi economica iniziata nel 2008 ha segnato invece una
inversione di tendenza, con una diminuzione dei flussi diventata man
mano più significativa col perdurare
degli anni. Nel 2014 secondo Confesercenti la maglia nera per la crisi
del commercio è andato proprio alla
Campania, dove da gennaio sono stati chiusi oltre 3000 negozi e 200 ristoranti, oltre a diversi hotel.
Tuttavia gli indici di attrattività turi-
“
LA FORTUNA TURISTICA
DELLA REGIONE, NEL
SENSO MODERNO DEL
TERMINE E SULLA
QUALE ANCORA
OGGI ALCUNE SUE
LOCALITÀ BASANO
LA PROPRIA
CAPACITÀ DI
ATTRAZIONE, PRESE
CORPO NEL CORSO
DELLA SECONDA METÀ
DELL’OTTOCENTO.
stica formulati dal Touring Club Italiano situano la Campania al terzo posto, dopo Lazio e Toscana; essa detiene inoltre circa il 20% dei visitatori a
musei e siti archeologici statali a livello nazionale. Se si considerano le
percentuali di presenze di turisti sul
totale nazionale, la Campania scivola tuttavia al settimo posto, con circa
il 6-7%, mentre Veneto, Trentino ed
Emilia Romagna, pur con indici di attrattività turistica molto più bassi, vantano quote di arrivi e di presenze pari quasi al doppio della Campania. Ancora, la Campania dimostra si sapere
stimolare poco la spesa dei suoi visitatori. Se si guarda alle stime effettuate dall’Ufficio Italiano Cambi, si nota difatti come i turisti internazionali abbiano speso in Campania solo il
3% sul totale nazionale. Rapportata
alla percentuale delle presenze, si tratta di una somma assai modesta, che
risente sicuramente della minore incidenza del turismo d’affari rispetto ad
altre regioni, ma che riflette anche la
debolezza del sistema turistico nel suo
complesso.
Per quanto riguarda i flussi negli esercizi alberghieri la nazionalità più presente è quella tedesca, con un dato
che riflette quello nazionale. Poco meno in termini di arrivi sono gli statunitensi; seguono i turisti provenienti
dal regno Unito, i francesi e i giapponesi. Seguono i polacchi e gli australiani, gli svizzeri e gli austriaci, seguiti dai belgi. Tra tutte le province, Napoli trattiene oltre il 60% dei turisti
stranieri in regione, seguita da Salerno e, con quote irrilevanti, dalle province interne. Il dato è ancora più significativo se si guarda agli arrivi complessivi, per i quali la provincia di Napoli trattiene oltre il 70%, e se si guarda a quelli nelle sole strutture alberghiere, che salgono all’80% .
Nel dettaglio i tedeschi esprimono una
netta preferenza per l’isola d’Ischia; gli
americani invece preferiscono Sorrento, l’isola di Capri, Pompei e Napoli
città. La lettura dei bacini di domanda va comunque incrociata con le motivazioni di viaggio. Difatti da una parte il primato detenuto dal Golfo di Napoli pone la regione campana in un
rapporto singolare ed esclusivo con le
grandi aree generatrici di domanda
(Europa centrale, America e Giappone), collocando la Campania accanto
ai grandi attrattori italiani (Roma, Firenze, Venezia), dall’altro l’offerta balneare la colloca in maniera più indistinta tra le destinazioni mediterranee.
Per questa almeno duplice vocazione,
11
CAMPING MANAGEMENT :AMBIENTE E TERRITORIO
la Campania costituisce un prodotto
turistico “europeo”, ma anche mediterraneo e da questo punto di vista l’instabilità politica e sociale dei paesi che
si affacciano sulla sponda sud del bacino potrebbe rafforzarne la posizione.
Per ciò che riguarda la composizione
del flusso turistico interno circa 1/3
delle presenze che si registrano nelle
strutture ricettive della Campania è
di origine regionale. L’incidenza del
turismo regionale, pur essendo tra le
più alte che si riscontrano a livello nazionale - valori più alti si ottengono
solo per la Lombardia, il Veneto, il
Friuli V.G., la Sicilia – deve essere interpretato come un fenomeno fisiologico dovuto alle dimensioni demografiche della regione e all’elevata capacità attrattiva che mostra di avere nei
confronti della domanda interna. Il
principale flusso turistico di provenienza extra-regionale è quello laziale, seguito da quello lombardo e da
quello emiliano-romagnolo, la cui incidenza, tuttavia, non va al di là dell’8%
circa. Complessivamente le prime 3
regioni coprono poco più del 42% della domanda extra-regionale, diversamente da quanto accade ad esempio
in Toscana dove l’incidenza delle prime 3 regioni si attesta attorno al 49%.
Gioca in questo caso un ruolo la maggior distanza chilometrica e anche una
minore capacità competitiva dell’offerta turistica campana nei confronti
dei singoli bacini regionali di irradiazione turistica.
LE MOTIVAZIONI
TURISTICHE
Il motivo prevalente per cui gli italiani scelgono la Campania per le loro
vacanze è il mare, anche se è in cre-
La nostra sfida
è semplificare l’operatività
delle vostre strutture
ambienti innovativi
per spogliatoi e servizi
12
“
DALLA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE IL FENOMENO TURISTICO A LIVELLO
INTERNAZIONALE HA CONOSCIUTO UNA CRESCITA COSTANTE E ANCHE LA
CAMPANIA HA BENEFICIATO DI TALE TREND. UNA CRESCITA COSTANTE CHE È
STATA RILEVATA ANCHE DURANTE IL PRIMO DECENNIO DEL NUOVO MILLENNIO.
scita il segmento del turismo culturale, orientato soprattutto alla fruizione
del patrimonio archeologico e alla visita del capoluogo campano. La forte
incidenza del turismo balneare non
esclude il fatto che chi si reca sulla costa non usufruisca anche della notevole dotazione di risorse culturali, storiche e archeologiche presenti nell’immediato retroterra delle località marine. La fruizione del patrimonio culturale costituisce la motivazione prevalente per una percentuale dell’incoming di provenienza extra-regionale che può essere stimata intorno al
15-20% e tende a concentrarsi nei mesi primaverili ed autunnali, raggiungendo il suo apice in corrispondenza
dei periodo di festività (Natale, Pasqua) e dei fine-settimana lunghi.
Le motivazioni di ordine ambientale,
connesse cioè alla fruizione delle aree
naturali protette e dei parchi nazionali, sono invece quasi del tutto assenti come motivazioni prevalenti e
sono marginali anche come motivazioni secondarie. In altri termini dalle indagini realizzate risulta che se la
bellezza paesaggistica del contesto territoriale costituisce un indubbio fattore di attrazione per molte località
turistiche della Campania (Isole, Pe-
nisola Sorrentina, Costiera Amalfitana, Cilento), la fruizione del patrimonio ambientale non viene quasi mai
riconosciuta dal turista come motivante per la vacanza. Ciò è spiegabile con la scarsa fruibilità del patrimonio ambientale, in particolare, dei parchi e delle aree protette della Campania, e, non di meno, alla scarsa conoscenza che i flussi turistici possiedono
di questa attrattiva territoriale.
Fortemente in crescita risultano invece le motivazioni di natura eno-gastronomica. In taluni periodi dell’anno (autunno e primavera) una percentuale non irrilevante dei soggiorni turistici di breve durata (10%) presentano come motivazione prevalente la “scoperta del territorio”, definizione che cela un misto di interessi di
natura culturale ed eno-gastronomica. Le motivazioni legate al benessere e alla salute sono complessivamente marginali all’interno dei flussi turistici di provenienza extra-regionale,
anche se negli ultimi anni vi è stata
una significativa crescita. Uno stimolo allo sviluppo della domanda che in
altri contesti territoriali è in espansione, potrebbe venire da una riqualificazione delle stazioni termali da centri di cura a centri di benessere, am-
pliando e diversificando i servizi offerti e orientandoli verso nuovi segmenti di domanda.
In sostanza si può affermare che le forme di turismo attualmente attratte dal
sistema regionale di offerta turistica
sono ampie e diversificate. Non sempre però la Campania riesce a soddisfarle in modo soddisfacente.
LE DESTINAZIONI
TURISTICHE
Oltre un quarto degli arrivi nelle strutture ricettive della Campania si sono
concentrati nelle località balneari,
mentre la seconda tipologia di destinazione turistica della Campania sono le città di interesse storico e artistico, che ospitano ogni anno poco
più del 22% del flusso turistico internazionale, ma in termini di presenze
la loro incidenza percentuale supera
appena il 13%. Tale differenza è in
buona parte addebitabile alla durata
dei soggiorni che nel turismo culturale risulta mediamente più contenuta
di quanto non sia dato riscontrare negli altri tipi di turismo. Notevolmente inferiore è l’incidenza delle località termali che pure costituiscono uno
degli aspetti più rimarchevoli dell’of-
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ferta turistica campana. In realtà, l’offerta termale tende a concentrarsi nei
comuni costieri che vengono considerati, in virtù della prevalenza del turismo balneare rispetto a quello termale, come località marine e non già
come località termali, facendo apparire marginale il flusso turistico attratto da tale risorsa. Solitamente la presenza delle terme rafforza però l’attrattività turistica della risorsa balneare e
contribuisce a destagionalizzare la domanda. Inoltre è da considerare che
questo tipo di destinazione turistica,
proprio per la specificità attrattiva delle terme, presenta una permanenza
media superiore a quella che si riscontra negli altri tipi di destinazione.
Ampiamente marginale è invece il
ruolo delle località collinari e di “interesse vario”, e ciò non tanto per lo
scarso valore attrattivo che caratterizza queste realtà territoriali, quanto per
la scarsa significatività del relativo sistema ricettivo e, soprattutto, perché
- salvo rari casi – non rientrano negli
ambiti territoriali riconosciuti turisticamente rilevanti.
LA CONCENTRAZIONE
TERRITORIALE
DEL TURISMO
“
GLI INDICI DI
ATTRATTIVITÀ
TURISTICA FORMULATI
DAL TOURING CLUB
ITALIANO SITUANO
LA CAMPANIA AL
TERZO POSTO, DOPO
LAZIO E TOSCANA;
ESSA DETIENE INOLTRE
CIRCA IL 20% DEI
VISITATORI DI MUSEI
Una dei fattori che caratterizza in ne- E SITI ARCHEOLOGICI
gativo la configurazione turistica della E STATALI A LIVELLO
Campania è certamente rappresenta- NAZIONALE.
to dall’elevato livello di concentrazione della domanda, poiché oltre il 50%
del flusso si indirizza verso le località
turistiche della provincia di Napoli,
percentuale che scende tuttavia al 44,5
se in luogo degli arrivi si considerano
le presenze. In questo caso il primato
spetta alla provincia salernitana nelle
cui strutture ricettive i turisti italiani
spendono più del 47% dei pernottamenti. La situazione muta radicalmente se la disarticolazione territoriale delle presenze viene fatta con riferimento alla sola componente alberghiera,
in tal caso, infatti, la provincia napoletana mantiene la leadership incontrastata del mercato campano con un’incidenza percentuale di poco inferiore
al 60%. Al di là di ogni altra considerazione comparativa, le tre province
costiere –da nord a sud: Caserta, Na-
poli, Salerno – accolgono la quasi totalità della domanda internazionale;
appena il 3% dei pernottamenti effettuati dai turisti italiani riguarda infatti le province interne (Avellino e Benevento). Da notare che il Casertano,
nonostante le notevoli potenzialità turistiche, riesce ad attrarre poco più del
5% del flusso turistico interno e ancor
meno in termini di presenze.
Il tasso di concentrazione delle presenze turistiche diviene ancor più evidente se si scende a livello di comprensorio turistico o, addirittura, a livello di singola destinazione Nella sola Isola d’Ischia si contano oltre 3 milioni di presenze pari ad oltre 1/5 di
quelle che si registrano annualmente
nel complesso delle strutture ricetti-
ve campane. La seconda destinazione
in ordine di importanza è rappresentata dal capoluogo campano, ma l’incidenza di quest’ultimo è pari ad appena l’8,5%. A differenza del turismo
ischitano che si incentra prevalentemente sulla risorsa balneo-termale,
quello napoletano è prevalentemente un turismo d’affari – particolarmente interessante è la componente congressuale, sia quella legata ad eventi
scientifico-culturali che quella di tipo “corporate” - e culturale. La terza
destinazione è invece rappresentata
dalla Penisola Sorrentina che supera
in termini di incidenza percentuale il
5%. Complessivamente, le località turistiche del golfo di Napoli attraggono più del 40% della domanda turistica interna.
Assai inferiore è invece il livello di
concentrazione che si riscontra con riferimento alla provincia di Salerno;
Paestum che rappresenta la principale destinazione turistica in termini di
capacità ricettiva, presenta a livello
regionale un livello di incidenza in termini di presenze che supera appena il
2%. Un risultato migliore a livello comprensoriale lo fa registrare la Costiera
Amalfitana la cui incidenza supera ampiamente il 4%. Il sistema turistico più
importante dal punto di vista dimensionale è comunque costituito dal Cilento anche se in realtà i fenomeni turistici tendono a concentrarsi lungo la
fascia costiera con densità più elevate
nel tratto compreso tra Paestum e Punta Licosa, e, più a Sud, tra Marina di
Camerota e Sapri
Dall’analisi dei tassi di sviluppo della
domanda effettuata nei diversi comprensori turistici della Campania è stato notato come vi siano andamenti
evolutivi fortemente divergenti. I comprensori di più antica vocazione come l’Isola d’Ischia o la Penisola Sorrentina mostrano una incapacità di
accrescere con la propria dotazione ri-
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cettiva il numero delle presenze turistiche. Al contrario, comprensori turistici di più recente affermazione, anche se in maniera non sempre omogenea come nel caso del Cilento, presentano un tasso di espansione della
domanda relativamente più consistente. Altri ancora mostrano evidenti segni di espansione in termini di presenze turistiche ma rappresentano realtà tuttora marginali all’interno del
sistema turistico regionale.
LE PORTE DI ACCESSO E
LA MOBILITÀ
TURISTICA
Gran parte dei turisti di provenienza
extraregionale che soggiorna in Campania lo fa utilizzando un mezzo proprio (60-65%) e, di conseguenza, le
vie di accesso sono quasi sempre rappresentate dai principali assi autostradali; in particolare la A1 Milano-Napoli sulla quale si stima transiti quasi
il 90% dei turisti extra-regionali. Il treno viene utilizzato da circa il 20% dei
turisti e la sua incidenza è particolarmente elevata nel segmento del turismo culturale non organizzato; in misura più limitata nel turismo balneare, con particolare riguardo per quei
flussi che si indirizzano verso destinazioni servite da treni a lunga percorrenza o da speciali servizi di collegamento, come le località del Cilento.
L’aereo rappresenta invece il principale mezzo di trasporto per circa il 15%
del flusso turistico interno. Il suo utilizzo è relativamente maggiore nel segmento del turismo d’affari, anche se
negli ultimi anni è cresciuta la percentuale del segmento “culturale” che si
è servita di questo mezzo di trasporto.
Una percentuale complessivamente
marginale – stimabile attorno al 5% sono i turisti che per raggiungere la
Campania hanno utilizzato il trasporto navale. Va detto però che proprio i
porti turistici della Campania costituiscono la porta di accesso di un flusso
considerevole di “turisti”, che pur utilizzando solo marginalmente le strutture ricettive di questa regione, fruiscono del suo patrimonio paesaggistico e culturale e di ogni altro servizio.
Volendo limitare l’analisi al solo seg-
“
OLTRE UN QUARTO
DEGLI ARRIVI NELLE
STRUTTURE RICETTIVE
DELLA CAMPANIA
SI SONO
CONCENTRATI
NELLE LOCALITÀ
BALNEARI, MENTRE LA
SECONDA TIPOLOGIA DI
DESTINAZIONE
TURISTICA DELLA
CAMPANIA SONO LE
CITTÀ DI INTERESSE
STORICO E ARTISTICO,
CHE OSPITANO OGNI
ANNO POCO PIÙ DEL
22% DEL FLUSSO
TURISTICO
INTERNAZIONALE
mento crocieristico – escludendo cioè
il turismo da diporto – il solo porto di
Napoli ha visto transitare nel 1999 oltre mezzo milione di crocieristi e 449
navi da crociera con un incremento
dell’83% rispetto al 1996 (Fonte: TTG).
STAGIONALITÀ
La domanda turistica tende a concentrarsi nel periodo estivo, da Giugno a
Settembre, con estensioni più o meno marcate nei mesi antecedenti (Maggio-Aprile) o successivi (Ottobre) non
discostandosi da quanto avviene a livello nazionale: l’incidenza del periodo estivo assume infatti un valore prossimo al 62% rispetto al 65% medio
italiano. Le differenze attengono. In
Campania presentano un’incidenza
relativamente più elevata i mesi di
Giugno e Settembre. Allo stesso modo nel periodo che va da Ottobre a
Maggio. Mentre a livello nazionale le
presenze appaiono tendenzialmente
equidistribuite, in Campania tendono a concentrarsi sugli estremi: Aprile e Maggio, da una parte, e Ottobre,
dall’altra. La situazione non muta se
si confronta il dato campano con quello di altre regioni italiane che presentano la medesima configurazione turistica; in Toscana, ad esempio, nel
periodo estivo è concentrato più del
66% delle presenze. In Campania, tuttavia, il livello di stagionalità della domanda turistica risulta comunque assai elevato, soprattutto se lo si rapporta alle potenzialità attrattive del contesto territoriale.
Nell’ultimo decennio si è assistito a
un miglioramento della concentrazione temporale del flusso turistico nazionale, con un indice di stagionalità
che si è ridotto di oltre il 20%. Il fenomeno è stato in larga misura determinato dalla destagionalizzazione della domanda ma anche dal riposizionamento competitivo dell’offerta campana, anche grazie alla riqualificazione turistica del capoluogo, verso il segmento del turismo culturale. Il tasso
di riduzione dell’indice di stagionalità dell’incoming nazionale non trova
riscontro alcuno al Sud dove, al contrario, si è avuto un incremento della stagionalità. Il risultato conseguito
dalla Campania rimane peraltro positivo se comparato con le regioni centrosettentrionali. E’ opportuno considerare che le regioni che hanno ottenuto le performance migliori (Lombardia, Veneto, Lazio) sono anche
quelle in cui si è assistito a una forte
espansione dei segmenti non-leisure
(turismo congressuale) n
[sintesi delle Linee guida per lo sviluppo turistico della Regione Campania, a cura dell’ Assessorato al
Turismo della Regione Campania]
17
CAMPING MANAGEMENT :AMBIENTE E TERRITORIO
SULL’OPEN AIR
LA POLITICA È ASSENTE
di Pietro Licciardi
DOMENICO IANNAZZONE,
FAITA CAMPANIA, TRACCIA
UN QUADRO DESOLANTE
D
omenico Iannazzone è il presidente regionale della Faita
della Campania, dove l’open
air mette a disposizione del turismo
regionale 75 mila posti letto, un terzo circa dei posti disponibili negli hotel: 210 mila. Eppure, come sottolinea «i proprietari e i gestori di campeggi e villaggi non godono della considerazione che dovrebbero, poiché
evidentemente per la politica contano più le “teste” che i numeri, nel
senso che a dispetto degli imponenti flussi di turisti che ogni anno scelgono la vacanza all’aria aperta, tra
l’altro con periodi di permanenza superiori a quelli registrati da altre strutture ricettive, in Campania sembrano avere più udienza le richieste degli albergatori, in virtrù delle loro cir-
18
ca 2000 aziende, con in media 40-50
posti letto ciascuno, che costituiscono il settore». I campeggi e villaggi
campani infatti sono “solo” 180 e
sempre secondo Iannazzone devono
faticare parecchio per riuscire a far
sentire le loro ragioni. «Basta pensare», lamenta il presidente della Faita campana, «che l’ultima legge regionale sul turismo, del luglio 2014,
è stata fatta in fretta e furia e riguarda solo ed esclusivamente la governance dell’Agenzia regionale di promozione, senza dire una parola su tutto il resto. Noi dell’open air ad esempio abbiamo un disperato bisogno di
regole certe per mettere mano all’ormai improcrastinabile adeguamento
delle strutture, ma a quanto pare non
esistiamo».
Il turismo all’aria aperta campano infatti, come sottolinea Domenico Iannazzone, avrebbe grosse possibilità di
crescita grazie al clima quanto mai propizio, alle attrattive culturali, a quelle enogastronomiche e soprattutto grazie al bellissimo mare. Ma il disinteresse delle amministrazioni locali, fa
si che manchino i piani regolatori, i
regolamenti edilizi, i piani urbanistici senza i quali gli imprenditori del turismo all’aria aperta sono nell’impossibilità di adeguare le strutture alla domanda e anche di pensare ad una destagionalizzazione. «Qualche giorno
fa un collega», esemplifica il presidente della Faita regionale «si lamentava
del fatto che vorrebbe fare dei bagni
riscaldati nel suo campeggio ma non
può, perché non gli danno il permesso. In questo modo siamo costretti a
concentrare l’offerta ai soli mesi estivi. Non solo, poiché la stagione turistica per noi è molto breve, mentre le
spese, specialmente quelle fiscali, continuano a crescere è difficilissimo accantonare risorse da reinvestire nelle
strutture. Per forza di cose abbiamo bisogno di fondi pubblici, specialmente europei, ma la mancanza dei regolamenti edilizi e le inadempienze del-
la politica ci fanno perdere la possibilità di partecipare ai bandi. Quando
non sono le stesse amministrazioni locali e regionali a perdere il treno dei
finanziamenti…».
Altro grosso ostacolo per la crescita
del turismo all’aria aperta della Campania è la crisi economica. «Nelle nostre strutture per lo più trascorrono le
loro vacanza famiglie, sopratutto monoreddito», spiega Iannazzone, «e i
continui aumenti di tasse, che colpiscono anche l’automobile e i carburanti, costringono la gente a viaggiare meno, ridurre le spese e quindi i
giorni di permanenza. Come presidente della Faita campana sto cercando di convincere gli associati ad adottare una politica di contenimento dei
prezzi, in attesa della ripresa, per non
perdere clientela preziosa. Ma non
possiamo durare a lungo; anche perché il fisco con i suoi studi di settore
non sente ragioni e se ne infischia se
in realtà lavoriamo di meno».
Una boccata d’ossigeno per le famiglie sarebbe rappresentata dalla pos-
sibilità di poter pianificare le ferie nei
periodi di media o bassa stagione,
quelli notoriamente meno cari, ma
in Italia purtroppo non si riesce a far
capire al Governo, e non solo a lui,
quanto sia inopportuno fermare l’intero paese nel solo mese di Agosto.
Iannazzone e la Faita della Campania comunque non rinunciano a bat-
tersi per veder riconosciuto il loro
ruolo di rilievo nella bilancia turistica regionale: «Nel 2011 è stata la Faita a scrivere la legge regionale sul turismo sventando l’eventualità di un
sequestro delle case mobili nei camping, inoltre non perdiamo occasione per farci sentire dagli amministratori, cercando anche di accedere ai
finanziamenti di enti pubblici e privati. Poiché la quasi totalità delle nostre strutture è sul mare ci stiamo anche battendo per sventare quando sta
prospettando l’Unione Europea in
materia di concessioni demaniali. Per
ottenere questo, e non solo per questo, confidiamo nei distretti turistici, che si stanno rivelando un buon
strumento e non per niente la Campania è la regione che ne ha il maggior numero, tredici, che coprono
l’intera costa. Con il Distretto conto ad esempio di poter contrattare
con il fisco i tempi e modi per il pagamento delle tasse, che stanno diventando sempre più una corda al
collo per le imprese…» n
19
CAMPING MANAGEMENT :PIANETA TURISMO
LA NUOVA ENIT,
PASSI VERSO UNA
MODERNA AGENZIA
L’AUDIZIONE ALLA CAMERA DEL COMMISSARIO
STRAORDINARIO CRISTIANO RADAELLI
I
l 22 ottobre il commissario straordinario dell’Agenzia italiana per
il turismo – Enit, Cristiano Radaelli, ha avuto una audizione alla Camera dei deputati per spiegare i compiti a lui assegnati dalla legge 106 del
2014, l’attuale ruolo dell’agenzia e i
passi che la struttura sta compiendo
per fornire un servizio efficace al nostro turismo.
Radaelli ha esordito ricordando come il compito a lui assegnato riguardi la riorganizzazione dell’Agenzia,
gestendo il passaggio da ente pubblico a ente pubblico economico. Ciò
comporta una riorganizzazione del
personale, la soppressione di alcune
sedi estere, la presa in carico del portale Italia.it e lo svolgimento delle
attività di marketing della “Italian
tourist card”.
La riorganizzazione si è resa necessaria anche in seguito alla indagine svolta nel 2013 da The Boston Consulting Group, il quale ha condotto 70
interviste con i più grandi operatori
mondiali e italiani della filiera del turismo i quali hanno espresso in maniera unanime forti perplessità sulle
politiche turistiche e alle attività Enit
fino a quel momento svolte. In particolare è stata sottolineata la mancanza di una chiara strategia di promozione, la mancanza di una strategia digitale per il turismo e la copertura dei canali digitali di comunicazione e promozione; un basso supporto alla promozione e alla commercia-
“
LA RIORGANIZZAZIONE
SI È RESA NECESSARIA
ANCHE IN SEGUITO
ALL’INDAGINE SVOLTA
NEL 2013 CHE HA
RIVELATO COME
I PIÙ GRANDI
OPERATORI
MONDIALI E
ITALIANI DELLA
FILIERA DEL
TURISMO ABBIANO
ESPRESSO IN MANIERA
UNANIME FORTI
PERPLESSITÀ SULLE
POLITICHE TURISTICHE
SULLE ATTIVITÀ ENIT
lizzazione dei pacchetti turistici italiani, carenza di competenze nel marketing, difficoltà di esprimere un efficace coordinamento tra Governo,
Regioni e associazioni di categoria,
oltre ad una scarsa capacità di sviluppare una offerta adeguata per attrarre eventi congressuali internazionali, e la mancanza di stimoli per lo sviluppo di una offerta alberghiera che
è rimasta obsoleta rispetto agli standard internazionali.
Uno studio della stessa The Boston
Consulting Group ha anche evidenziato che l’Enit aveva gravi carenze
lungo tutta la linea del valore rispetto alle analoghe agenzie nazionali dei
paesi leader nel turismo e diretti con-
correnti dell’Italia, come Francia,
Spagna, Gran Bretagna.
Secondo il commissario Radaelli la
gestione di Enit-Agenzia, nei due anni successivi rispetto all’indagine del
2012, ha già portato dei miglioramenti sia dal punto di vista della gestione economica, con la riduzione delle sedi estere, che funzionale con il
riavvicinamento alle Regioni; anche
se adesso la legge chiede un deciso
cambio di passo per riacquistare competitività sui mercati esteri.
Come stabilito dal Piano strategico
di sviluppo del turismo per l’Italia un
elemento chiave è rappresentato dal
una forte Agenzia nazionale per il turismo, una volta risolti gli elementi
di criticità. Suo compito deve essere
la promozione all’estero dell’immagine turistica unitaria dell’Italia e la
promozione integrata delle risorse dei
vari territori, anche utilizzando i moderni strumenti digitali; la realizzazione di strategie promozionali a livello nazionale e internazionale per
il sostegno dei prodotti turistici italiani oltre a promuovere il “marchio
Italia”, favorire la commercializzazione dei prodotti enogastronomici e tipici italiani, svolgere e organizzare
attività e servizi di consulenza e assistenza per lo Stato, le Regioni, le
Province autonome e gli organismi
pubblici e privati allo scopo di sviluppare processi di armonizzazione
dei servizi di accoglienza e informazione dei turisti. Infine attuare inte-
21
CAMPING MANAGEMENT :PIANETA TURISMO
se e forme di collaborazione con gli
Enti pubblici e le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane, compresi gli istituti di cultura, secondo
quanto previsto dalla legge n.56 del
31 marzo 2005.
Per quanto riguarda la strategia digitale di Enit-Agenzia, il Commissario
straordinario Radaelli ha fatto riferimento la Laboratorio per il turismo
digitale (Tdlab), istituito con decreto il 3 aprile 2014 per definire la strategia digitale per il turismo. Gli obiettivi da esso definiti saranno presi in
carico da Enit e andranno a completare la tradizionale attività svolta,
consistente in fiere, workshop ed educational.
Entrando nel dettaglio del percorso
effettuato e ancora da compiere per
il riordino di Enit-Agenzia, Cristiano Radaelli ha ricordato come il 10
luglio di quest’anno è stato nominato il liquidatore di Promuovi Italia
ed è stata presentata la nuova pianta organica dell’Agenzia, come è risultato dagli incontri ufficiali con le
rappresentanze sindacali. Dal 26 settembre 2014 inoltre il portale “Italia.it”
è gestito da Enit-Agenzia. Si tratta
di «un passo molto importante per la
promozione del nostro paese», ha detto il commissario, «che realizza uno
degli obiettivi principali assegnati
nella legge 106/2014». La presa in
carico è avvenuta assicurando la continuità nella funzionalità del portale, continuando a trarre benefici dalle competenze delle persone che vi
hanno fin qui lavorato. «Il portale,
dopo una stagione di grandi problemi», ha spiegato Radaelli, «ha avuto miglioramenti significativi nel corso dell’ultimo anno, grazie alla gestione del team che ha saputo rimediare agli errori iniziali. Nell’ultimo
periodo è stata anche ottenuta una
significativa riduzione dei costi di gestione della piattaforma di circa il
50%, rispetto ai 1,6 milioni di euro
del 2013». Enit ha iniziato adesso a
sviluppare un nuovo piano editoriale per una promozione incisiva del
nostro Paese, che comprende anche
nuove pagine in lingua cinese e russa. Parte fondamentale del piano editoriale sarà anche la promozione B2C
“
«IL PORTALE “ITALIA.IT”
DOPO UNA STAGIONE
DI GRANDI PROBLEMI
HA AVUTO
MIGLIORAMENTI
SIGNIFICATIVI NEL
CORSO DELL’ULTIMO
ANNO, GRAZIE ALLA
GESTIONE DEL TEAM
CHE HA SAPUTO
RIMEDIARE AGLI ERRORI
INIZIALI.
di Expo 2015.
Il commissario straordinario ha poi
riferito degli incontri formali avuti
con gli assessori al turismo delle Regioni e del successivo incontro con
l’Anci, alla presenza del ministro Dario Franceschini, allo scopo di cercare una stretta collaborazione, anche
in vista di Expo 2015.
Per quanto riguarda la nuova struttura dell’Enit-Agenzia, Cristiano Radaelli ha sottolineato come la crisi
internazionale renda necessaria flessibilità e prontezza nell’affrontare
cambiamenti improvvisi per contrastare e reagire alle turbolenze; pertanto anche l’organizzazione interna
deve adeguarsi per poter essere rapida nella risposta alle richieste di cambiamento provenienti dal mercato.
Il modello più idoneo è stato pertanto individuato nella integrazione tra
la struttura verticale e quella orizzon-
tale dell’Enit con la formazione di tre
aree operative principali: Business,
Strategies, Comunicazione, nelle quali si integrano le attività di diversi
specialisti di funzione.
Secondo il commissario tale struttura rappresenta il giusto equilibrio tra
coordinamento, flessibilità e controllo, rispondendo agli obiettivi posti
dalla legge di migliorare l’efficacia
nell’acquisizione dei flussi turistici e
nella riduzione dei costi. In dettaglio:
la funzione Business Strategies è responsabile dello sviluppo e della gestione delle strategie digitali verso il
comparto turistico. Strategies supporta Enit nella progettazione delle
strategie future collaborando con l’Osservatorio nazionale del turismo per
la trasformazione dei dati in informazioni di business. Pubblic Affair ha
il compito di relazione e comunicazione dando supporto a Enit verso gli
stakeholder istituzionali. Fundraising
si occupa di attrarre gli investimenti italiani e ed esteri; Business development definisce le strategie di sviluppo e supporto digitale verso i target assegnati, collabora inoltre allo
sviluppo di strumenti di marketing
strategico e operativo. Comunicazione gestisce e coordina la comunicazione verso l’esterno mentre Eventi
segue e coordina le fiere, le sponsorizzazioni, la partecipazione alle varie manifestazioni del settore turistico garantendone il successo e valu-
23
CAMPING MANAGEMENT :PIANETA TURISMO
tandone l’impatto in termini di gradimento e consenso. Digital marketing è responsabile dello sviluppo e
della gestione delle strategie di targeting digitale, sentiment analisi e customer intelligence utilizzando sia i social network (Facebook, Twitter, Linkedin, ecc) che gli altri strumenti della rete. Italia.it, presiede alla gestione e allo sviluppo del portale turistico nazionale; Mobile marketing che
contribuisce al posizionamento del
prodotto occupandosi della creazione progettazione e di esecuzione di
campagne multicanale e di mobile
marketing; Prodotti definisce una forte cerniera con le Regioni, in particolare con gli assessorati al turismo,
gli Enti locali, gli operatori e le organizzazioni turistiche. Infine Alleanze & Partnership è responsabile della gestione e dello sviluppo delle relazioni di lungo periodo tra Enit e stakeholder.
Il commissario straordinario di Enit,
Cristiano Radaelli ha detto in sede
di audizione che l’Agenzia continue-
24
rà ad attribuire una grande importanza alle sedi estere, le quali dovranno
reperire informazioni sugli interessi
turistici locali, svolgere la promozione su media, svolgere promozione con
i tour operator, seguire e dare supporto alle alleanze strategiche decise dalla sede centrale e lavorare in stretto
contatto con le tre funzioni della sede centrale oltre che con Regioni,
Enti locali, Province autonome e operatori turistici nazionali. Il personale, che sarà assunto localmente, verrà valutato assieme alla struttura in
base ai risultati: numero di turisti provenienti dal paese e market share.
Ma Enit-Agenzia provvederà ad una
valutazione della sua intera struttura, utilizzando i modelli utilizzati in
ambito aziendale facendo dipendere
in parte anche le retribuzioni del personale dai risultati ottenuti.
La parte finale dell’audizione si è concentrata sui passi più urgenti da compiere e sulle criticità. Per prima cosa
Radaelli ha lamentato il fatto che la
legge 106/2014 ha previsto il com-
missariamento dell’Enit ma non ha
provvisto il commissario né di poteri speciali, né della possibilità di dotarsi di un team di lavoro a suo supporto; mancanza questa che secondo
il commissario straordinario costituisce un vincolo molto forte all’attività. Altro limite è che la legge non
prevede un periodo transitorio per la
gestione dell’ente nel periodo che intercorre tra l’uscita del personale non
selezionato e la messa in organico di
quello nuovo. La criticità maggiore
sarà pertanto quella di riuscire a completare rapidamente l’organico per
assicurare l’operatività del nuovo ente. Critica infine è la dotazione economica, che, esclusi gli eventi promozionali, sarà di 25 milioni di Euro, cifra inferiore di circa un quarto
rispetto a quanto stanziato dai Paesi
limitrofi concorrenti a favore dei rispettivi enti nazionali di promozione turistica. La richiesta è che almeno venga assicurata la certezza del finanziamento per poter sviluppare le
attività di medio periodo. n
CAMPING MANAGEMENT :PIANETA TURISMO
FRANCESCHINI:
CONCLUSI I LAVORI
TDLAB, IL RILANCIO DEL
TURISMO IN 30 AZIONI
CONSEGNATO IL PIANO PER
LA DIGITALIZZAZIONE DEL TURISMO ITALIANO
I
l TDLAB, il laboratorio del turismo digitale del MiBACT, istituito lo scorso 9 maggio per definire
e favorire l’attuazione della strategia
digitale per il turismo in Italia ha finito il suo compito terminando i propri lavori con 75 giorni di anticipo rispetto alla data prevista del 31 dicembre e ha consegnato il 16 ottobre al
Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, il Piano strategico per la digitalizzazione del turismo italiano.
Il Piano prevede tre ambiti di intervento: interoperabilità e big data, sviluppo digitale e promozione, commercializzazione, che si tradurranno
in trenta azioni concrete destinate a
essere realizzate dal nuovo Enit.
Come ha detto il ministro Franceschini, che ha partecipato alla seduta conclusiva di TDLAB, «si è trattato di un lavoro formidabile, che sarà trasmesso al più presto alla direzione generale del turismo e all’Enit
per verificarne le priorità e darne la
più rapida attuazione a partire dal
suo inserimento nel Piano strategico del turismo che sarà approvato
nei prossimi mesi dal comitato permanente che insedieremo il 29 ottobre a Napoli».
Il ministro ha anche sottolineato come «attitudini e comportamenti dei
viaggiatori sono sempre più orientati dal web. Il 91% di chi ha un accesso a internet ha prenotato online
almeno un prodotto o un servizio tu-
“
ristico nell’ultimo anno e utilizza i
motori di ricerca come fonte principale per pianificare una vacanza,
il 42% utilizza smartphone o tablet
per pianificare, prenotare e informarsi e il 68% cerca sul web prima
di decidere luogo e modalità del suo
viaggio. Recuperare il divario digitale in questo settore è quindi fondamentale per rilanciare il nostro
turismo».
Il piano strategico è consultabile all’indirizzo www.tdlab.beniculturali.it n
«UN LAVORO FORMIDABILE, CHE SARÀ
TRASMESSO AL PIÙ PRESTO ALLA DIREZIONE
GENERALE DEL TURISMO E ALL’ENIT PER VERIFICARNE
LE PRIORITÀ E DARNE LA PIÙ RAPIDA ATTUAZIONE ».
25
CAMPING MANAGEMENT :PIANETA TURISMO
I VISTI TURISTICI?
QUASI UN MIRAGGIO
di Franz Gustincich
L’INCREDIBILE AVVENTURA DI UN CURDO
CHE SOGNA UN VIAGGIO A ROMA
I
l Kurdistan iracheno è una regione petrolifera, quindi relativamente ricca. I curdi di questa area infatti non sono migranti e se decidono
di espatriare lo fanno per turismo, infatti nella strada principale di Duhok,
nel nord della regione, a poche decine di chilometri dalla martoriata Siria, alcune agenzie turistiche offrono
viaggi in tutto il mondo.
Come spiega Alban, proprietario dell’agenzia Karmid: «Abbiamo due tipologie di clienti: quella “commerciale”, che cerca di arrivare soprattutto
in Turchia, Iran e, da qualche anno,
in Cina; e quella turistica. Quest’ultima si muove soprattutto verso l’Egitto, il Maghreb, e l’ Europa, anche se
là arriva con molta difficoltà a causa
dei visti». Tra le offerte della Karmid
troviamo anche un viaggio a Parigi
26
“
«RIPENSATE IL SISTEMA
EUROPEO DEI VISTI!»
È L’APPELLO CHE
LANCIANO I TANTI
TURISTI CHE
VORREBBERO VENIRE
IN ITALIA
per quattro notti tutto compreso a poco meno di 700 Euro. E Roma? chiediamo proprio mentre un cliente si
avvicina al banco della biglietteria. E’
lo stesso cliente a rispondere: «Roma
è off-limit per un passaporto iracheno.
Guadagno tre milioni al mese (in Iraqi Dinar, circa 2000 Euro N.d.a.) ma
il visto non me lo vogliono proprio
dare perché temono gli immigrati economici, e non sanno che qui importiamo manodopera dal Nepal e dal-
l’India, perché certi lavori, i curdi non
li vogliono più fare».
Ma è Thamer, un altro cliente dell’agenzia di viaggi, che ci vuole raccontare per intero la sua paradossale
esperienza, non senza lanciare qualche improperio contro l’Italia, sua
agognata meta turistica.
La famiglia di Thamer è originaria di
Duhok, ma per lunghi anni ha vissuto a Baghdad da dove, però, ad oggi è
meglio stare alla larga. Thamer è un
imprenditore edile e insegna anche
ingegneria all’Università. Nel 2010
prenotò per sé e per la moglie un viaggio di dodici giorni a Roma e Venezia
del valore di oltre quindicimila Euro.
Per prima cosa cercò di ottenere, ma
senza successo, il visto per il nostro
Paese. Allora si rivolse all’agenzia che
aveva organizzato il tour e anche questa non riuscì nell’impresa. Pensando
che a causa del numero eccessivo di
ingressi illegali il problema fosse con
l’Italia, Thamer, dopo aver modificato il viaggio e aggiunto due giorni a
Parigi, si rivolse al consolato francese, ancora una volta senza alcun risultato.
L’ultima speranza per non perdere vacanza e soldi era rivolgersi a suo fratello, che da nove anni viveva in Germania, a Dusseldorf, dove era proprietario di tre ristoranti ed una birreria,
ma ancora senza la cittadinanza. Purtroppo anche il fratello non poté fare
niente. A quel punto a Thamer se voleva andare in Europa non restava che
tentare la strada della clandestinità.
«Non è difficile - dice l’imprenditore
e insegnante - basta pagare e atterri a
Fiumicino, poi da lì ti garantiscono il
passaggio senza rischi al varco dei controlli». In effetti è così che fanno gran
parte degli immigrati irregolari, e nessuno li vede. Mica come a Lampedusa, dove gli arrivi sono una percentuale quasi irrisoria rispetto agli ingressi
complessivi ma che trovandosi sotto
i riflettori dei media si è guadagnata
la fama di porta spalancata per l’immigrazione clandestina.
Ma torniamo al nostro Thamer, il
quale voleva fare il turista e non il
clandestino. Come lui stesso continua a raccontare, seppe che aveva
aperto un’altra agenzia specializzata
in viaggi verso l’Italia in grado di garantire anche l’espletamento delle
procedure per ottenere il visto. Si presentò quindi con il passaporto suo e
della moglie, in più duemila Euro come anticipo per le pratiche; il resto
lo avrebbe versato a visto ottenuto.
Altri soldi, dunque ma cosa erano
una manciata di migliaia di euro in
più di fronte alla prospettiva di un
bel soggiorno nel Bel Paese? Oltre-
tutto i titolari erano due eleganti italiani, romani per la precisione.
Il nostro Thamer dopo aver versato
i soldi si presentò dopo una settimana, come pattuito, all’agenzia per
prendere i visti e completare le prenotazioni immaginandosi già all’ombra del Colosseo ma… Dell’agenzia
non c’era più traccia. «Nemmeno i
mobili avevano lasciato, come nel
film La stangata».
Secondo le stime della polizia furono
almeno mille i gabbati, dato che in
parecchi non ebbero il coraggio di denunciare la truffa per non fare la figura dei fessi
«I soldi vanno e vengono» ci dice ancora Thamer, «ma il passaporto iracheno no. Lo rilasciano solo a Baghdad e in caso di furto o smarrimento averne un altro è una terribile complicazione burocratica. Meglio aspettare la scadenza naturale senza denunciare il furto». Comunque, nonostante la brutta avventura Thamer
è intenzionato a ricominciare la trafila
per venire a Roma; questa volta ri-
correndo ad un invito di garanzia, ma
non potrà farlo prima del 2015. L’incredibile storia dell’imprenditore e insegnante curdo-iracheno fa riflettere
sull’incalcolabile numero di turisti cui
l’Italia rinuncia a causa dei timori legati alla sicurezza nazionale e alla piaga dell’immigrazione illegale, senza
peraltro riuscire a mettere un freno
alla clandestinità e ai rischi ad essa
connessi.
«Ripensate il sistema europeo dei visti!» è l’appello che lanciano le tante
coppie che vorrebbero fare il viaggio
di nozze in Italia, le agenzie turistiche
che non aspettano altro che aprirsi ad
un nuovo mercato, gli imprenditori
che vorrebbero venire ad annusare
l’aria del business nel nostro Paese.
Il cuoco di un ristorante di Suleimania, altra città nel sud del Kurdistan
iracheno, ha trascorso alcuni anni della sua vita a Roma e ora vorrebbe ritornarci; questa volta da turista. La
sua frase chiude questo articolo come
un epitaffio: «In Italia siete permeabili solo all’illegalità».
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CAMPING MANAGEMENT :PIANETA TURISMO
PERICOLO INCENDIO,
COME PREVENIRLO
Vincenzo Muzi (consulente FAITA)
ing. Fabio Zorzini (Collaboratore di ricerca - SPRINT-Lab - Università degli Studi di Udine)
IL DPR N.151 DEL 2011 HA PROFONDAMENTE
MODIFICATO LA NORMATIVA IN MATERIA
DI PREVENZIONE
“
LE DISPOSIZIONI CONTENUTE NEL DECRETO
MINISTERIALE DEL 28 FEBBRAIO 2014 SI
APPLICANO ALLE STRUTTURE TURISTICORICETTIVE ALL’ARIA APERTA (CAMPEGGI, VILLAGGI
TURISTICI, ECC.) CON CAPACITÀ RICETTIVA
SUPERIORE A 400 PERSONE, DI NUOVA
REALIZZAZIONE O ESISTENTI ALLA DATA DI
ENTRATA IN VIGORE DEL DECRETO, CIOÈ ALLA
DATA DEL 13 APRILE 2014.
L
a normativa in materia di prevenzione incendi ha subito profonde modifiche con l’entrata
in vigore del Decreto del Presidente
della Repubblica del 1 agosto 2011,
n. 151 intitolato “Regolamento recante semplificazione della discipli-
na dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi, a norma dell’art. 49, comma 4-quater del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122”, pubblicato nella gazzetta Ufficiale del 22 set-
tembre 2011, n. 221. Il regolamento, oltre ad individuare le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, disciplina le procedure per il
deposito e l’esame dei progetti, per
le visite tecniche, per l’approvazione delle deroghe e per la verifica delle condizioni di sicurezza da parte del
Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Il regolamento, precisamente al punto 66 dell’allegato I, include tra le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi le strutture turistico ricettive all’aria aperta (campeggi, villaggi-turistici, ecc.) con capacità ricettiva superiore a 400 persone. In
seguito, con Decreto ministeriale 28
febbraio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 61 del 14 marzo
2014, è stata emanata la “Regola tecnica di prevenzione incendi per la
progettazione, la costruzione e l'esercizio delle strutture turistico - ricettive in aria aperta (campeggi, villaggi turistici, ecc.) con capacità ricettiva superiore a 400 persone”. Detta
disposizione, che è entrata in vigore
dal 13 aprile 2014, va a regolare le
attività ricettive all’aria aperta con
oltre 400 persone che sono state assoggettate ai controlli di prevenzione incendi con il decreto del Presidente della Repubblica del 1 agosto
2011, n. 151.
Considerata la particolare rilevanza
del provvedimento ed il suo carattere innovativo, il ministero dell’Interno, ed in particolare la Direzione cen-
29
CAMPING MANAGEMENT :PIANETA TURISMO
trale per la prevenzione e la sicurezza tecnica del Dipartimento dei vigili del fuoco del soccorso pubblico e
della difesa civile del ministero dell’Interno ha emanato una nota ministeriale (prot. n. 0011002 del 12
settembre 2014) al fine di fornire i
necessari chiarimenti e i primi indirizzi applicativi per una corretta ed
uniforme applicazione del provvedimento sul territorio nazionale.
CAMPO DI
APPLICAZIONE
Le disposizioni contenute nel Decreto ministeriale del 28 febbraio 2014
si applicano alle strutture turisticoricettive all’aria aperta (campeggi,
villaggi turistici, ecc.) con capacità
ricettiva superiore a 400 persone, di
nuova realizzazione o esistenti alla
data di entrata in vigore del decreto,
cioè alla data del 13 aprile 2014. Relativamente a tale indicazione a carattere generale, si precisa che non
sussiste l’obbligo di adeguamento alla regola tecnica per le strutture ricettive esistenti alla data del 13 aprile 2014 ove si configuri una delle seguenti situazioni:
a) siano in possesso di atti abilitativi riguardanti anche la sussistenza dei
requisiti di sicurezza antincendio, rilasciati dalle competenti autorità, come previsto dall’art. 38, comma 1,
del decreto legge 21 giugno 2013, n.
69, convertito, con modificazioni,
dalla legge 9 agosto 2013, n. 98;
b) siano stati pianificati, o siano in
corso, lavori di realizzazione, modifica, adeguamento, ristrutturazione o
ampliamento sulla base di un progetto approvato dal competente Comando provinciale dei vigili del fuoco, ai
sensi dell’art. 3 del decreto del presidente della Repubblica del 1 agosto
2011, n. 151.
STRUTTURA DELLA
REGOLA TECNICA
La Regola tecnica è strutturata secondo uno schema innovativo che
contempla la possibilità di seguire,
limitatamente alle attività esistenti,
due percorsi applicativi tra loro al-
30
ternativi. I due percorsi sono esposti
nel Titolo I e nel Titolo II della Regola tecnica. Il Titolo I della Regola
tecnica adottata un approccio di tipo tradizionale (prescrittivo) sia per
le attività di nuova realizzazione che
per quelle esistenti.
Il Titolo II introduce un approccio
alternativo, denominato “metodo
proporzionale di caratterizzazione sostanziale ai fini antincendio” basato
su un giudizio esperto, che prevede
la definizione di contromisure antincendio in modo proporzionato alle
caratteristiche antincendio delle strutture ricettive esistenti. Inoltre, un
chiarimento presente nella nota ministeriale, evidenzia come il Titolo II
potrà comunque trovare utile applicazione anche nell'ambito dei procedimenti di deroga di cui all'art. 7 del
D.P.R. n. 151/2011.
TEMPISTICA DI
ADEGUAMENTO PER LE
ATTIVITÀ ESISTENTI
Relativamente alla tempistica per
l’adeguamento delle attività esistenti si fa riferimento allo schema presente in figura 1, dove si riporta la
tempistica stabilita dal Decreto e le
misure di sicurezza che dovranno essere poste in essere in ciascuna delle
due fasi nelle quali è previsto l’adeguamento.
Relativamente alla scadenza del 7
ottobre 2014, si evidenzia che gran
parte delle strutture turistico ricettive all’aria aperta esistenti non hanno potuto sviluppare le attività previste nella prima fase (predisposizione del progetto di adeguamento della struttura ricettiva alle disposizioni del decreto ministeriale del 28 febbraio 2014, approvazione del progetto da parte del Comando provinciale dei vigili del fuoco competente per
territorio, esecuzione degli interventi di adeguamento previsti dal progetto nella prima fase, presentazione della Segnalazione certificata di
inizio attività (Scia) relativa all’avvenuta esecuzione degli interventi
inerenti la prima fase) stante il ritardo con cui è stata emanata la nota
ministeriale prot. n. 0011002 del 12
settembre 2014.
Considerato che tale problematica è
comune a tutte le nuove attività assoggettate ai controlli di prevenzione incendi dal decreto del presidente della Repubblica n. 151/2011 è
prevedibile venga prevista una proroga di un anno per l’adempimento
delle attività connesse alla prima fase di adeguamento.
INDICAZIONI SULLA
SCELTA DEL TIPO DI
APPROCCIO
La risposta alle problematiche antincendio vede solitamente l’introduzione di standard e disposizioni
normative di tipo prescrittivo. La
Regola tecnica utilizza infatti questo metodo nel Titolo I in cui sono
presenti una serie di prescrizioni da
soddisfare per ottenere un adeguato
livello di sicurezza. Questa impostazione accetta implicitamente l'assunto che qualsiasi realtà oggetto di
valutazione debba essere ricondotta allo schema ideale rispetto al quale sono stati definiti gli standard oggetto di prescrizione. Non tutte le
realtà esistenti sono facilmente riconducibili allo schema ideale rispetto al quale sono stati definiti gli
standard prescrittivi per le nuove
strutture. In particolare il Titolo I
presenta al Capo II le richieste da
rispettare per le attività esistenti.
Gli standard prestazionali richiesti
sono leggermente ridotti rispetto alle strutture nuove. L'applicazione
di tale approccio per le realtà esistenti evidenzia di fatto i "limiti" degli strumenti prescrittivi.
Il metodo proporzionale della caratterizzazione sostanziale ai fini antincendio di cui al Titolo II è un metodo alternativo all'approccio prescrittivo di soluzioni conformi introdotte dal Titolo I - Capo II. Il principio
di proporzionalità trova riscontro nel
fatto che le disposizioni prevedono
contromisure più severe per situazioni più critiche e meno severe per situazioni categorizzate come meno
critiche.
L'applicazione del Titolo II Presenta però un onere di progettazione
maggiore rispetto al Titolo I. La metodologia infatti necessita di una valutazione iniziale al fine di categorizzare l’insediamento ricettivo. La
valutazione, consente di individuare i punti di forza e quelli di debolez-
za del sistema analizzato evidenziando quindi le principali criticità da
mitigare con l’adozione di opportune contromisure. Il metodo proporzionale del Titolo II, a differenza delle rigide prescrizioni del Titolo l, la-
scia quindi un margine di discrezionalità al responsabile dell'attività
nella scelta della strategia antincendio, all'interno di un set di soluzioni predefinite e pre-valutate dal normatore. n
SCHEMA INDICANTE LA TEMPISTICA DI ADEGUAMENTO PREVISTA PER LE ATTIVITÀ ESISTENTI
31
CAMPING MANAGEMENT :LE AZIENDE INFORMANO
MARKETING
SU DUE RUOTE
CON LE BICI CAPRIOLO NON SOLO
SOLIDITÀ E ROBUSTEZZA MA
ANCHE UNA BUONA IDEA PER
AUTOPROMUOVERSI
Q
ual è il mezzo di trasporto più
ecologico in assoluto e perfettamente in simbiosi con la
natura? La bicicletta, ovviamente. E
cosa c’è di meglio per un campeggio,
immerso nel verde e scelto per una
vacanza in mezzo alla natura, che offrire ai propri clienti una bicicletta
come mezzo di trasporto economico
e divertente per raggiungere la spiaggia, passeggiare per il bosco o la pineta, raggiungere agevolmente il centro storico del vicino borgo?
La Capriolo è una giovane ditta, guidata da un gruppo di imprenditrici
donne che hanno fatto della bici un
oggetto versatile, giovane, che unisce il servizio del noleggio alla promozione pubblicitaria del proprio
camping, villaggio o hotel. Insomma
una idea nuova abbinata ad un mezzo quanto mai tradizionale. Il tutto è
partito nel 2008 con una domanda:
come farsi notare su un mercato apparentemente saturo, offrendo un servizio personalizzato? La risposta che
le titolari del marchio si sono date è
stata originale e certamente azzeccata: offrendo un servizio “di sartoria”,
ovvero costruito su misura sulle esigenze del cliente. Ed ecco che sono
nate le biciclette personalizzate Capriolo: più resistenti della media, studiate nella componentistica ma allo
stesso tempo personalizzate nel colore e con la possibilità di apporre il logo del committente.
Riguardo la robustezza Capriolo, rispetto alle normali biciclette, utilizza per la sua “linea hotel” un telaio
rinforzato in alluminio o in acciaio,
un canotto sella maggiorato e rinforzato, capace di sopportare anche pesi e persone corpulente, la verniciatura è tripla mano ed è applicato uno
strato protettivo sulla vernice per
evitare che il colore sbiadisca. Su richiesta vengono montate le coper-
33
CAMPING MANAGEMENT :LE AZIENDE INFORMANO
ture imperforabili e il cestino. Da
quest’anno poi il cestino è integrato al manubrio per cui sarà indistruttibile. Persino il campanello è antiefrazione.
Le responsabili della Capriolo fanno
sapere con soddisfazione che le loro
biciclette non sono indistruttibili, ma
sicuramente sono biciclette molto resistenti, con componenti scelti e montati per assicurare una ottima tenuta
nel tempo. Certamente superiore a
quella di altre normali dueruote, che
dopo un uso magari disinvolto da parte della propria clientela arrivano
esauste al termine della stagione; se
non sono proprio distrutte bisognose di radicali revisioni.
Abbiamo parlato di personalizzazione, il che rappresenta la maggiore caratteristica delle biciclette Capriolo,
dopo la durata, la quale consiste non
soltanto nella scelta del colore del telaio ma anche nella possibilità di trasformare ogni bici in una autentico
strumento di marketing della propria
azienda. La Capriolo infatti assicura
dalla personalizzazione più semplice,
con l’applicazione di una elaborazione grafica del logo del cliente sul telaio, alla elaborazione più complessa
che comprende l’applicazione di un
paraveste al portapacco e di un ulteriore paraveste al parafango, che è
molto visibile. Su tutte queste superfici trovano posto messaggi, indirizzi
internet, recapiti telefonici e tutto ciò
che il cliente chiede per pubblicizzare la propria stuttura. Da quest’anno
inoltre sarà possibile avere una elaborazione del cestino
La Capriolo riversa nella propria linea di biciclette per hotel, campeggi e villaggi turistici una notevole
esperienza acquisita con numerosi
Comuni, ai quali fornisce biciclette
per i bike sharing, e con importanti
aziende nel campo della moda, dello spettacolo, banche e note società
di marketing alle quali fornisce già
da tempo esclusive biciclette personalizzate.
In conclusione la Capriolo è un’azienda giovane ma in forte sviluppo, con
personale qualificato ed esperienza
ventennale nel campo. La sua prerogativa è di invertire ciò che normal-
34
“
LE BICICLETTE
PERSONALIZZATE
CAPRIOLO: PIÙ
RESISTENTI DELLA
MEDIA, STUDIATE PER
DURARE MA ALLO
STESSO TEMPO
PERSONALIZZATE NEL
COLORE E CON LA
POSSIBILITÀ DI APPORRE
IL LOGO DEL
COMMITTENTE.
mente avviene sul mercato e a differenza dei concorrenti il suo punto di
partenza è l’ascolto del cliente per
soddisfare le sue necessità, ben felice
di accogliere qualsiasi richiesta e proposta. Il sito, da visitare per conoscere la Capriolo e per chiedere un preventivo è www.capriolobike.it; il contatto al quale scrivere è [email protected] . Inserendo nel contenuto la
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CAMPING MANAGEMENT :LE AZIENDE INFORMANO
QUANTO COSTA
PERDERE UNA
TELEFONATA?
IL VOSTRO DESK TELEFONICO
PUÒ DIVENTARE
SUPEREFFICIENTE CON KEEPCALL
U
na situazione che sarà capitata chissà quante volte anche
nel vostro campeggio: un cliente chiama per avere delle informazioni o per chiedere un preventivo ma la
linea è occupata; oppure è libera ma
non risponde nessuno. Se il cliente è
caparbio proverà a richiamare una seconda o magari una terza volta; oppure, infastidito dall’attesa o dal segnale
di occupato, compone il numero di un
altro campeggio. Poco importa se, dal
punto di vista della direzione del campeggio o del villaggio, si tratta di un
orario di chiusura o se non è possibile
destinare un addetto esclusivamente
al desk telefonico oppure su tutte le linee si stanno raccogliendo prenotazioni; il cliente è comunque perso. A
questo punto conviene chiedersi: quanto può costare, non solo in termini economici, una telefonata persa?
36
Fino ad oggi non era possibile quantificare il fenomeno delle telefonate
perse e pertanto nessuno ha dato peso a questo aspetto delicato della gestione del business, nonostante giorno dopo giorno il numero dei clienti
potenziali persi aumentasse sensibilmente. Ma grazie alle nuove tecnologie applicate alle comunicazioni telefoniche è adesso possibile valutare l’entità del fenomeno.
Alla Theles di Roma è stato messo a
punto KeepCall, un servizio centralizzato che senza nessuna installazione presso il cliente permette di valutare il numero di telefonate perse, gestirle tramite un server dedicato e quindi rispondere comunque a chi effettua la chiamata. Secondo i responsabili della società romana questo eliminerebbe il “buco nero” delle telefonate perse, stimabile in una percen-
tuale compresa tra un 8-10% fino ad
un massimo del 13%. Se si tiene conto che le prenotazioni che vanno a
buon fino sono circa il 15% delle telefonate ricevute, nel caso una struttura riceva 500 telefonate in un mese particolarmente “caldo” e ne perda 50 significa che di queste almeno
6 non si tramutano in effettive prenotazioni. Ovvero tra le 60 e le 72 prenotazioni sfumate all’anno.
Come fanno notare alla Theles, già
riuscire a contabilizzare questi numeri è un elemento interessante di valutazione dell’efficienza organizzativa
del desk telefonico e anche dei suoi
costi in relazione al mancato business.
Tuttavia se la conoscenza dell’entità
del problema è già un passo avanti non
è ancora la soluzione.
Per ovviare del tutto alle telefonate
perse bisognerebbe poter disporre di
operatori 24 ore su 24 per 365 giorni
l’anno, il che è ovviamente economicamente insostenibile. Ed è qui che
arrivano in soccorso le nuove tecnologie, le quali sposano le comunicazioni telefoniche con tecnologia
“cloud”, quelle delle linee Voip, con
le potenzialità dei server dedicati e le
tecnologie di riconoscimento con quelle di sintesi vocale.
Per i profani KeepCall della Theles
riesce a gestire contemporaneamente
un numero illimitato di telefonate, a
rispondere a tutte e a generare un report che consente all’operatore di richiamare il cliente sapendo il motivo
della chiamata soddisfacendo le sue
richieste. Inoltre, identificando il paese di provenienza, KeepCall interagisce con il chiamante nella sua lingua,
rendendo ancora più versatile il servizio. Rende anche disponibili altri
canali telefonici (ad esempio webpho-
ne, o numerazioni VOIP internazionali) che favoriscono l’incremento di
chiamate e in ultima analisi possono
favorire un ulteriore aumento delle
prenotazioni.
Con KeepCall si ottiene una riduzione dei costi, poiché è possibile razionalizzare le risorse dedicate al desk telefonico migliorando il servizio, sia in
bassa stagione, quando lo staff è al mi-
nimo e magari è disponibile ad orario
ridotto, che in alta stagione, quando
i telefoni squillano in continuazione.
Ma quanto occorre spendere per poter disporre di un sistema avanzato come KeepCall?
KeepCall non è un sistema che va installato presso il cliente, ma è servizio
cloud, ovvero gestito in modalità centralizzata e che quindi non richiede
nessun intervento e alcuna modifica
al sistema telefonico del camping o
villaggio. Il servizio è fornito con un
canone mensile a consumo, con un
costo paragonabile ad una bolletta telefonica domestica e con il vantaggio
di essere un onere deducibile ai fini fiscali. Canone “a consumo” significa
che ogni telefonata gestita dal servizio – altrimenti persa – viene creato
un report che indica chi ha chiamato, da quale numero, qual era l’informazione che lo interessava e che tipo
di messaggio voleva lasciare.
Insomma, come recita il motto della
Thales: «Trovate chi vi cerca e non
vi trova». n
37
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CAMPING MANAGEMENT :TRIBUNA DEL LAVORO
LA SRL SEMPLIFICATA
di Maurizio Fantaccione
LIBERAMENTE TRATTO DALLE
MASSIME DEL COMITATO
NOTARILE DEL TRIVENETO
L
a SRL “semplificata” è una tipologia di società di capitali disciplinata dall’articolo 2436 bis,
inserita nella struttura del codice civile dal comma 1 dell'art. 3 del D.L.
24 gennaio 2012. La particolarità di
questa società di capitali risiede nel
fatto che può essere costituita solo da
persone fisiche (1). Questo è un vincolo proprio di queste società che devono avere solo soci persone fisiche
sia in sede di costituzione, sia nel corso della vita della società, con conseguente limitazione nella circolazione delle quote (non possono entrare
in una Srls né per acquisto di quote
né per effetto di operazioni come aumenti di capitale, fusioni e scissioni
soci diversi dalle persone fisiche).
L'atto con cui si costituisce una SrL
semplificata deve essere un atto pubblico conforme al modello standard
tipizzato con decreto del Ministro
della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze
e con il Ministro dello sviluppo economico, pubblicato in gazzetta ufficiale data 14 agosto 2012 in Gazzetta Ufficiale (2).
Detta previsione normativa ha come
diretta conseguenza la non modificabilità delle clausole del modello
standard tipizzato (3).
Gli elementi previsti come obbligatori dal codice civile sono:
1) il cognome, il nome, la data, il luogo di nascita, il domicilio, la cittadinanza di ciascun socio;
2) la denominazione sociale contenente l'indicazione di società a responsabilità limitata semplificata
e il comune ove sono poste la sede della società e le eventuali sedi secondarie;
3) l'ammontare del capitale sociale,
pari almeno ad 1 euro ed inferiore all'importo di 10.000 euro previsto all'articolo 2463 (4), secondo comma, numero 4), sottoscritto e interamente versato alla data
della costituzione; da cui si deduce che il conferimento deve farsi
in denaro ed essere versato all'organo amministrativo al momento
della costituzione;
4) i requisiti previsti dai numeri 3),
6), 7) e 8) del secondo comma dell'articolo 2463;
5) luogo e data di sottoscrizione;
6) gli amministratori (5).
La denominazione di società a responsabilità limitata semplificata,
l'ammontare del capitale sottoscritto e versato, la sede della società e
l'ufficio del registro delle imprese presso cui questa è iscritta devono essere indicati negli atti, nella corrispondenza della società e nello spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato con la rete telematica
ad accesso pubblico. Salvo quanto
previsto dall’articolo 2436-bis sopra
riepilogato, si applicano alla società
a responsabilità limitata semplificata le disposizioni della società a responsabilità limitata “ordinaria“, in
quanto compatibili.
A parere dello scrivente, l’unica innovazione introdotta dall’articolo
2436-bis consiste nella possibilità di
costituire una società con un capitale sociale inferiore a 10mila euro ma
non inferiore ad 1 euro; agevolazione che però, porta con sé una serie
di limitazioni che a titolo meramente elencativo, in modo sicuramente
non esaustivo, possono sintetizzarsi
in:
- impossibilità di effettuare conferimenti diversi dal denaro (6) in
sede di costituzione (7);
- versamento per intero dei predetti conferimenti;
- obbligo di costituzione di una riserva legale più stringente rispetto alla SRL “ordinaria” rispetto
all’entità del capitale sociale;
Su quest’ultimo punto occorre sottolineare che esiste l’obbligo di accantonare una somma pari a un quinto degli utili netti risultanti dal bilancio di ogni esercizio per costituire una riserva legale fino a che il patrimonio netto della società non abbia raggiunto la soglia di € 10.000,
esattamente quella prescritta dall’art.
2463, comma 4 del codice civile.
Raggiunto tale limite, l’accantonamento degli utili deve proseguire secondo la regola ordinaria e cioè, un
ventesimo degli utili deve essere destinato, in ogni esercizio, a integrare
la riserva legale fino a che essa non
abbia raggiunto il quinto del capitale sociale.
Sulla applicabilità e significatività di
questo accantonamento si è discusso molto. Recentemente il Comitato Notarile Triveneto ha espresso un
concetto dai contorni molto chiari:
39
CAMPING MANAGEMENT :TRIBUNA DEL LAVORO
nelle s.r.l. semplificate la riserva legale deve seguire le regole previste
dall'art. 2463, comma 4, c.c. come
per le s.r.l. ordinarie. Ne consegue
che anche nelle SRL semplificate deve essere destinato a riserva legale almeno un quinto degli utili netti di
esercizio fino a quando la riserva in
parola non abbia raggiunto, unita-
mente al capitale, l'ammontare di
diecimila euro, dopodiché, ricorrendone i presupposti, si applicherà la
regola ordinaria prevista dall'art. 2430
c.c. per la quale un ventesimo degli
utili netti deve essere destinato, in
ogni esercizio, a integrare la riserva
legale fino a che essa non abbia raggiunto il quinto del capitale sociale.
Va da sé che anche il vantaggio di costituire una società SRL semplificata nel
tempo perde la sua valenza ma rimane
uno statuto in parte non modificabile ed
un limite alla circolazione delle quote.
A questo punto vi è da ritenere che
l’unico vero risparmio sia solamente il minor costo di costituzione.
NOTE
1) l’Art. 9 del D.L. 28.06.2013, n. 76, con
decorrenza dal 28.06.2013 ha eliminato il limite anagrafico dei 35 anni.
Con esso sono venuti meno anche i limiti alla libera circolazione delle quote societarie.
2) Ministero dello Sviluppo Economico
con Nota del 15 gennaio 2014 prot.
0006404, ha sancito che non può essere modificato il “modello standard di
atto costitutivo/statuto della srl semplificata”, fatte salve quelle modifiche
necessarie per assicurare la coerenza
con la legge notarile. A bilanciare la
immodificabilità vi è l’esenzioni sui
diritti di segreteria imposta di bollo e
spese notarili in sede di costituzione
3) presente comma è stato inserito dall'art. 9, comma 13, D.L. 28.06.2013,
n. 76 così come modificato dall'allegato alla legge di conversione L.
09.08.2013, n. 99 con decorrenza dal
23.08.2013.
4) Art. 2463: Costituzione
La società può essere costituita con contratto o con atto unilaterale.
L'atto costitutivo deve essere redatto
per atto pubblico e deve indicare:
a) il cognome e il nome o la denominazione, la data e il luogo di nascita
o lo Stato (3) di costituzione, il domicilio o la sede, la cittadinanza di
ciascun socio;
b) la denominazione, contenente l'indicazione di società a responsabilità
limitata, e il comune ove sono poste
la sede della società e le eventuali sedi secondarie
c) l'attività che costituisce l'oggetto sociale;
d) l'ammontare del capitale, non inferiore a diecimila euro, sottoscritto e
di quello versato;
40
e) i conferimenti di ciascun socio e il
valore attribuito crediti e ai beni conferiti in natura;
f) la quota di partecipazione di ciascun
socio;
g) le norme relative al funzionamento
della società, indicando quelle concernenti l'amministrazione, la rappresentanza;
h) le persone cui è affidata l'amministrazione e l'eventuale soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei
conti;
i) l'importo globale, almeno approssimativo, della spese per la costituzione poste a carico della società.
Si applicano alla società a responsabilità
limitata le disposizioni degli articoli 2329,
2330, 2331, 2332 e 2341
5) L'art. 9, del D.L. 28.06.2013, n. 76,
con decorrenza dal 28.06.2013, ha soppresso il vincolo che solo i soci potevano essere amministratori della srls
pertanto, a decorrere dalla data di entrata in vigore del predetto provvedimento, dette società possono essere
amministrate anche da soggetti non
soci.
6) Relativamente ai versamenti in denaro
si rammenta che esiste una limitazione
alla circolazione del denaro contante
che, a norma all’art. 49 comma 1 del
D.Lgs 231/2007, impone il divieto di
trasferire somme in denaro contante
per importi superiori ad €1.000,00.
Su tale questione è intervenuto, nel recente passato, il Consiglio Nazionale del
Notariato, il quale ha categoricamente
escluso il trasferimento, in mano agli amministratori, di denaro contante, se di importo superiore ad € 1.000,00. Peraltro,
secondo i medesimi notai, in presenza di
versamenti superiori ad €1.000 l’assegno
sembrerebbe prospettarsi come il mezzo
di pagamento più plausibile ma ne viene
scoraggiato l’utilizzo perché, se da un lato è in grado di assicurare la “tracciabilità” del versamento, dall’altro potrebbe
non garantire l’”effettività dei conferimenti”, qualora si rilevasse “scoperto”.
7) La norma impone che il versamento dei
conferimenti in denaro deve avvenire nelle
mani dell'organo amministrativo all'atto
della costituzione della società. Sulla portata di tale norma il Comitato notarile ritiene che essa introduce l’obbligo di attestare nell'atto costitutivo l'avvenuto deposito dei conferimenti in denaro, non imponendo la presenza degli amministratori
in sede di costituzione.
In altri termini l’avvenuto deposito dei
conferimenti in denaro può essere attestato dai soci fondatori in assenza degli amministratori.
Il versamento del capitale sociale deve
comunque avvenire con modalità idonee
a comprovarne l'effettività del deposito
delle somme: sono strumenti idonei a dimostrare l’effettività del versamento eseguito, secondo quanto precisato dai notai, i depositi costituiti a mezzo bonifico
bancario a favore di uno o più dei nominati amministratori, nonché le somme
depositate presso una banca e vincolate
a favore della costituenda società. Sono,
inoltre, ammissibili, ai fini della valida
costituzione delle s.r.l., anche i versamenti di capitale sociale eseguiti nelle mani
del notaio rogante (con iscrizione degli
importi nel registro somme e valori di cui
all'art. 6 della L. n. 64/1934) e con il
mandato a consegnare le somme depositate agli amministratori che abbiano accettato l'incarico.
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