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SABATO 10 MAGGIO 2014 ANNO 139 - N. 110
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Piazza Venezia 5 - Tel. 06 688281
Difendersi dal Web
Come viaggiare in Rete
senza lasciare tracce
Tempi
liberi
LOBBY DA REGOLARE, NORME DA SEMPLIFICARE
di Corinna De Cesare
a pagina 25
Giannelli
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
9 771120 498008
40 5 1 0>
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Renzi contro i tecnici del Senato
e mostra il cedolino con il bonus
Settegiorni
C’
è la figlia, poi ci sono i figli. E per la figlia già sette mesi
fa aveva organizzato la discesa in campo: «Mai avrei
immaginato di trovarmi su questo palco», è l’incipit del
discorso scritto per Marina, che Silvio Berlusconi ha riletto
nei giorni scorsi, trovandolo ormai superato. A logorare
quel testo è stato il radicale cambio di scenario, in base al
quale l’erede — se per davvero decidesse di misurarsi con il
consenso — dovrebbe fare i conti con gli altri figli del
Cavaliere, «perché Renzi e Grillo sono figli di Berlusconi»,
CONTINUA A PAGINA 10
secondo l’ex ministro Matteoli.
ALLE PAGINE 12 E 13
Ducci, M. Franco, Galluzzo, Guerzoni
Il caso Sopaf
«Così si trucca un appalto»
I FRATELLI
MAGNONI
E I CONTROLLI
INESISTENTI
Expo e sanità, nelle intercettazioni le regole della spartizione
di SALVATORE
BRAGANTINI
di LUIGI FERRARELLA
Con jet e navi nella penisola occupata
E
xpo e sanità, le regole per
truccare un appalto nelle
intercettazioni che hanno
portato all’arresto di 7 persone
tra cui l’ex pci Primo Greganti
e l’ex dc Gianstefano Frigerio:
uno degli arrestati ha cercato
di nascondere negli slip la
contabilità delle tangenti.
Cassazione
Confermata
la condanna
a Dell’Utri
il SERVIZIO
A PAGINA 9
ALLE PAGINE 2 E 3 Sideri, Soglio
REUTERS / MAXIM SHEMETOV
Trovata una lettera dell’ex presidente libanese
Gemayel a Scajola:
aiuterò Matacena
di GIOVANNI BIANCONI
e FIORENZA SARZANINI
L’armata di Putin, show in Crimea «A
di FABRIZIO DRAGOSEI
U
n battello davanti alle navi da guerra. Con dentro Vladimir Putin. È lo show che
il presidente russo ha offerto a Sebastopoli alla folla entusiasta dei neo-russi di
Crimea. Dopo la parata sulla Piazza Rossa il leader russo ha deciso di festeggiare così
la vittoria sul nazismo. Una chiara provocazione per Kiev, Usa ed Europa. A PAGINA 16
di GIUSI FASANO
ALLE PAGINE 18 E 19 Gasperetti
«Il Senato è un’istituzione che merita rispetto, non un carrozzone». Parole dure
quelle usate dal presidente del Senato Pietro Grasso in difesa dei tecnici di Palazzo
Madama finiti nel mirino del premier Matteo Renzi. Avevano avanzato dubbi sulle coperture del bonus da 80 euro e giovedì sera
in tv Renzi li aveva bacchettati, accusandoli
di dire «cose false». Ieri li ha definiti «burocrati» e a dimostrare che non ci sono problemi di coperture ha «twittato» il cedolino
di una busta paga di maggio portatogli dal
ministro Pier Carlo Padoan: «Le coperture
dunque ci sono. Gli 80 euro pure».
Uno degli arrestati ha cercato di nascondere negli slip i post-it con la contabilità delle tangenti
L’insospettabile che torturava le donne
on mi volevano, le donne,
nemmeno quand’ero ragazzo». È la frase chiave della confessione
di Riccardo Viti, 55 anni, idraulico,
sposato, un uomo apparentemente
tranquillo e normale. Eppure è lui lo
stupratore di prostitute, l’uomo che
ha violentato e lasciato a morire la romena Andreea Cristina sotto un cavalcavia, il maniaco sadico al quale decine di uomini hanno dato la caccia per
giorni e ora è accusato di almeno altre
dieci violenze su altrettante donne.
di Francesco Verderami
QUEL DISCORSO PER MARINA
Il delitto di Firenze Il violentatore seriale confessa e racconta i rifiuti del passato
«N
di Sergio Romano
nel supplemento
Il caso degli 80 euro Il premier contesta i dubbi sulle coperture. Grasso reagisce
di ANTONIO POLITO
dere che Greganti e Frigerio siano due vecchi giapponesi rimasti a combattere da soli nella giungla di
Tangentopoli: rappresentano tuttora la commistione
tra affari e politica. Il Signor
G, scrive il Gip, è ancora
«persona legata al mondo
delle società cooperative di
area Pd», e nelle intercettazioni ne spuntano molte di
coop rosse per cui si prodigava. E Frigerio poteva ancora promettere incontri ad
Arcore e biglietti di raccomandazione a un ministro.
Per questo sembra un
po’ semplicistico liquidare
la questione, come ha fatto
ieri Renzi, auspicando che
«la politica non metta becco». Perché se la politica
non cambia il modo in cui
gestisce il denaro pubblico,
a metterci il becco rimarrà
di nuovo e soltanto l’opera
di repressione dei magistrati, e tra vent’anni saremo ancora qui.
C’è poi una seconda
grande differenza con Tangentopoli: ed è che stavolta
la Procura di Milano è divisa. Il coordinatore del pool
per i reati contro la pubblica amministrazione, Alfredo Robledo, non ha firmato
i provvedimenti. Il procuratore capo, Edmondo Bruti
Liberati, ha spiegato che il
suo collaboratore «non
condivideva l’impostazione
dell’inchiesta». Questo
vuol dire che era possibile
un’altra impostazione? Che
dietro lo scudo dell’obbligatorietà dell’azione penale
esiste invece un margine
cospicuo di discrezionalità,
che si può scegliere un modo o un altro di esercitarla,
e tempi diversi? E se sì, meglio affrettare gli arresti
prima che sia troppo tardi
per salvare l’Expo, o meglio
evitare di farli in piena
campagna elettorale? Questi dubbi sono oggi legittimi, e non giovano alla credibilità dell’azione dei magistrati. E anche di questo
la politica non dovrebbe lavarsi le mani.
Il centenario
La Grande Guerra 1914-1918
che è finita solo nel 1945
Domani
LA RAGNATELA
DEGLI AFFARISTI
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Fondato nel 1876
Oggi
uoi sciogliere il Pci,
il Pds, i Ds, ma non
puoi sciogliere Primo Greganti. Puoi
sciogliere la Dc, ma non
Gianstefano Frigerio. La lezione dell’inchiesta di Milano, anche se finisse con
una raffica di assoluzioni, è
che non basta abbattere i
partiti o cambiargli nome
per risanare la politica. Anzi: la malapolitica senza
partiti può essere perfino
peggio. I faccendieri, gli intrallazzatori e i tangentari
esisteranno finché ce ne sarà richiesta sul mercato,
cioè finché saranno necessari per fare incontrare
«imprenditori a caccia di
appalti e manager pubblici
a caccia di carriere», come
ha scritto ieri Luigi Ferrarella sul Corriere. E questo
accadrà fin quando sarà la
politica a distribuire appalti e carriere, gare e presidenze di enti.
Per moralismo, per non
imitare gli americani, non
abbiamo portato alla luce
del sole il lavoro di lobbying, inevitabile quando
più privati competono per
ottenere commesse pubbliche. E dunque ci teniamo
l’immoralità di scambi che
avvengono al buio tra chi
può e chi paga, intermediati da chi conosce.
Non è cambiato infatti
l’essenziale. Nascosta sotto
una foresta di norme astruse e inefficaci che dovrebbero garantire la trasparenza, è rimasta intatta la discrezionalità del potere politico; il prezzo con cui ci si
aggiudica una gara non
conta niente perché tanto
poi lo si può rialzare; imprese finte e imprese vere
sono messe sullo stesso
piano in un’economia di relazione dove conta non
quello che sai fare, ma a chi
sai arrivare.
C’è una differenza con
vent’anni fa, ed è che allora
i grandi partiti prendevano
il 5%, e oggi al circolo Tommaso Moro di Milano, secondo l’accusa, bastava lo
0,80%. Ma attenzione a cre-
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Trasparenza
Il corteo all’Ikea
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per riprendere
a lavorare
Made in Italy
Via i segreti
sugli alimenti
che importiamo
di DARIO DI VICO
il SERVIZIO
A PAGINA 18
A PAGINA 45
Il cardinale
iuteremo Matacena». Gli investigatori
sono certi che il mittente della
lettera «al mio caro Claudio»
sia l’ex presidente libanese
Gemayel. È stata sequestrata a
Scajola in casa dopo l’arresto.
Bagnasco:
rischio rivolta
senza Grillo
A PAGINA 5 - A PAGINA 6
A PAGINA 15
Macrì, Piccolillo
di ALDO CAZZULLO
C
orruzione e reati
finanziari sempre ci
saranno, ma la società civile
risponde in modi diversi a
questi eventi nei diversi
Paesi; tutto sta a vedere
come si lavora per
prevenirli prima, e poi come
si reagisce quando essi si
verificano. Infiacchito da
decenni di tolleranza per
ogni malversazione, il
nostro organismo non
produce quasi più gli
anticorpi per combatterle
prima, e gli antidoti per
evitare le ricadute poi.
A Milano, per il crollo di
una finanziaria un tempo
blasonata, la Sopaf, sono
finiti in prigione i tre
fratelli Magnoni, persone
di notevole peso
nell’ambiente finanziario.
Quando purtroppo
avvengono, scandali simili
devono essere occasioni di
riscatto da cogliere per
emendarci e rafforzare gli
anticorpi a protezione
dell’organismo.
CONTINUA A PAGINA 52
A PAGINA 21 Massaro
2
Primo Piano
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Appalti e tangenti
Come sarà
L’Esposizione universale si svolgerà
a Milano dal 1° maggio al 31 ottobre 2015
Le carte
Palazzo Italia
«Il protettore, poi nove anni di rate
Così ti fai il capitolato su misura»
Expo e sanità, il sistema spiegato da un factotum dell’ex dc Frigerio
L’accordo con Greganti. «Ragazzi, adesso c’è la Città della Salute»
MILANO — Il manuale d’istruzioni della catena di montaggio degli appalti truccati, l’autopsia in diretta dei «delitti» compiuti nei lavori della sanità o delle opere pubbliche come
Expo: il Virgilio che guida in questo girone infernale è, in una impagabile intercettazione
ambientale nel circolo culturale milanese
«Tommaso Moro» dell’arrestato ex dc ed ex
parlamentare berlusconiano Gianstefano Frigerio, il suo factotum di fiducia: l’indagato
Giovanni Rodighiero, orgoglioso il 31 luglio
2012 di magnificare il sistema a un non identificato dirigente sanitario tanto desideroso di
esservi ammesso.
marinayachting.it
Il santo protettore
«I primari, i medici che gareggiano, vengono e vanno dai politici perché la Sanità è gestita dai politici — esordisce Rodighiero — . Allora se tu hai il santo protettore», che nel contesto sarebbe Frigerio, «il santo protettore ne
prende atto (delle tue esigenze ndr), ti chiede
il curriculum e poi va a parlare con chi di dovere... Se gli garantisce il direttore generale che
lo porta quello là, questo si afferma... fa la gara
e vince lui...». Il risultato è che «lui è riconoscente a Gianstefano» e «Gianstefano è riconoscente al direttore generale». E «dato che
soldi non ce ne sono sempre», o «si rompe le
scatole al direttore generale di dargli un po’ di
soldi o di mettere questo cavolo di macchinario che serve... capito?».
Fatto su misura per te
Si può così passare alla fase due: la gara
d’appalto per il tipo di fornitura in questione, e
cioè — riassume il gip Fabio Antezza — «i
meccanismi tramite i quali si riesce a predeterminare l’aggiudicazione a favore delle imprese
per cui opera l’associazione, in primo luogo
con il confezionamento ad hoc di bandi di gara
e capitolati». Anche qui lo spiega Rodighiero,
che fa l’esempio di una gara da 40 milioni di
euro nella ristorazione in ambito ospedaliero:
«C’è il provveditore e c’è l’ingegnere che stanno preparando il tutto, l’ingegnere l’ho fatto
conoscere all’azienda. Come è pronto il documento (lo schema del bando ndr), viene dato a
una persona fidata, va in azienda, glielo dà, lo
guardano... “questo non va bene e questo va
❜❜
I pagamenti
Se hai vinto c’è un
accordo a monte:
tieni la tua parte, il
resto lo dai a quelli
❜❜
Gli arrestati
Nascosti negli
slip i post-it con
la contabilità
delle tangenti
bene... c’è da aggiungere questo questo e questo... farla su misura a me”... Viene ridato, l’ingegnere mette dentro e toglie (quello che l’impresa aveva chiesto di aggiungere e levare
ndr), il provveditore e l’ingegnere sono in sintonia. E quando è pronto il capitolato, è stato
fatto su misura a te e non ad altri». Terzo tempo: adesso c’è da concordare il prezzo per la
corruzione. «Se hai vinto, c’è un accordo a
monte, che tu devi riconoscere ics...». Anche
con rateizzazioni della mazzetta: l’appalto
«viene dato a te, perché si chiude con l’accordo a te e tu sei l’uomo che deve andare dal direttore generale a dargli i soldi, ogni anno...
Subito tutti non li hai... hai un anticipo annuale alla firma. Quando hai vinto l’appalto, un
ics... ti tieni la tua parte e il resto gliela dai a
quello là... l’anno prossimo quando fanno i
pagamenti gli dai la rata... per nove anni».
Questione di credibilità
Quarta e ultima fase: il mantenimento degli
accordi. E qui, per quanto buffo possa sembrare nel contesto tangentizio, la credibilità è tutto. L’importante è che l’accordo sia osservato
qualunque cosa succeda, perfino se quel determinato manager statale corrotto dovesse
cambiare posto: «Lui va via? Vai avanti a dargliela, eh?... è sempre stato così». Perciò i
componenti dell’associazione a delinquere temono come la peste quegli imprenditori che
non siano puntuali nel rispettare la tabella dei
pagamenti programmati. Lo si ascolta, in
un’altra intercettazione, quando il 15 marzo
2013 uno dei mediatori che collaborano con
Frigerio, Walter Iacaccia, gli esprime l’irritazione per un imprenditore che non sta onorando una rata di 50.000 euro, che Frigerio a
sua volta attende di dover poi consegnare a un
pubblico ufficiale: «Io gli ho semplicemente
detto (all’imprenditore inadempiente ndr):
non devi farmi fare figure di cacca... perché se
tu fai così, non sai cosa ti precludi... ma soprattutto non puoi più chiedere favori... Ma
che persona sei? Io ci metto la faccia sempre...
ma porca miseria, ma tu pensi veramente di
poter lavorare senza di noi?».
Smentite da Lupi e Bersani
Ieri, intanto, dai politici evocati «de relato»
nelle intercettazioni sono arrivate altre smentite. Dopo aver letto che Frigerio asseriva «devo mandare un biglietto a Maurizio Lupi con il
nome di Antonio Rognoni (allora direttore generale uscente di Infrastrutture Lombarde
57,5
57,5m
Volume:
13.000 mq
su sei piani
900 pannelli
piani e curvi
m
altezza
25 m
2.000 tonnellate
di cemento
biodinamico
ndr) per suggerirlo come presidente Anas»,
l’alfaniano ministro delle Infrastrutture ieri ha
dichiarato «con assoluta certezza di non aver
mai ricevuto quel biglietto né alcun altro tipo
di comunicazione». Di «illazioni o millanterie» aveva già parlato anche l’ex segretario pd
Pierluigi Bersani, citato il 7 settembre 2012 da
Frigerio che aggiornava Rognoni sul progetto
della Città della Salute a Sesto San Giovanni,
del valore di 323 milioni e con stazione appaltante proprio Infrastrutture Lombarde: «Ho
sentito un po’ a Roma Bersani e poi gli altri
sulla Città della Salute, tu devi cominciare a fare delle riflessioni, poi, senza responsabilità
tue, mi dici come far partire un colosso macello perché è una cosa grossa... Poi Bersani mi ha
detto “a sinistra cosa fate?”, bisogna che senta,
se Rognoni mi dice Manutencoop per me va
bene». Ma per Bersani questo discorso non c’è
mai stato. Le buste sigillate con le offerte relative alla gara ancora da aggiudicare per la realizzazione della Città della Salute sono fra le
carte che l’altro ieri gli inquirenti hanno sequestrato a margine dei 7 arresti: a detta del
gip, per l’associazione capeggiata da Frigerio
era «necessario coinvolgere da subito un grande pool di imprese», procedendo «in accordo
con Primo Greganti» e spingendo sulla «Cooperativa Manutencoop» (il cui indagato amministratore Claudio Levorato è una delle 12
persone per cui il gip ha respinto l’arresto per
carenza di esigenze cautelari) «in quanto la coop ha i necessari collegamenti» a sinistra, là
dove Frigerio si ritiene «coperto» appunto da
Greganti, il «compagno G» già arrestato in
Il documento
Nell’ordinanza del Tribunale di Milano i magistrati
evidenziano la presunta modalità di
«confezionamento» ad hoc dei bandi di gara
✒
Il severissimo (e inutile) codice etico di Maltauro
di MASSIMO SIDERI
A
leggere oggi il Codice etico pubblicato nel
settembre del 2012 dal gruppo Maltauro —
e firmato dal consiglio di amministrazione
guidato, fino all’arresto per presunte
irregolarità, da Enrico Maltauro — è difficile
non sorridere. Si tratta di un codice severissimo,
con tutti i crismi. In pratica accettare o offrire
qualcosa che non fosse una caramella con quelli
che vengono definiti i «portatori di interesse
(siano essi dipendenti, clienti, fornitori,
Pubblica amministrazione, ecc.)» avrebbe
dovuto fare scattare sanzioni tali da
disincentivare il malaffare. Addirittura si
garantisce l’anonimato a chi, scoperto l’illecito
del collega o del capo, lo denunci (a chi se si
tratta della punta della piramide? Particolari).
In 12 pagine c’è tutto: ambiente, sicurezza,
lavoro, condotte societarie, tutti principi tesi
«in particolare modo ad evitare reati contro la
pubblica amministrazione». Correttezza,
trasparenza, informazione, rettitudine: il codice
è un trattato filologico sull’onestà. A tal punto
che, in alcuni passaggi, sembra quasi esagerato
e potrebbe indurci a pensare: esagerati! Questi
sono dei talebani dell’integrità fisica e morale!
D’altra parte si potrebbe anche ricordare che la
Enron, madre, padre e intera progenie degli
scandali Usa, era stata premiata dagli sceriffi di
Wall Street della Sec per la qualità della
governance. La tentazione, forte, è sorridere:
bustarelle e tangenti non fanno rima con etica
ma sembrano fare rima con «codice etico», puro
avatar della sostanza che vorrebbe imbrigliare
con la stampa a caratteri mobili. Eppure il tema
si pone: a cosa servono i codici etici nelle
società? Forse possono essere utili per
dissuadere il dipendente ad accettare il regalo di
Natale che non sia panettone e spumante. Ma
quando uno sa di rischiare la galera la
«sanzione aziendale», forse, fa sorridere
proprio chi sta pagando la mazzetta di turno.
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Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
3
#
DECUMANO
EXPO CENTER
LAKE ARENA
CASCINA TRIULZA
GLI INVESTIMENTI
1,3 miliardi
ACCESSO OVEST
pubblici
PONTE EXPO-FIERA
1 miliardo
da Paesi partecipanti
350
milioni
SERRE (agroecosistemi)
EXPO-FIERA
da aziende
private
PIAZZA ITALIA
COLLINA
Area Expo
Rho
Pero
147
MILANO
JOINT CORPORATE
I PADIGLIONI Brasile
Francia
O RD EM E P
ROGRESS
SO
O
PADIGLIONI REGIONALI
Cina
CARDO
OPEN AIR THEATRE
Spagna
Germania
20 milioni
Visitatori attesi
in sei mesi
Partecipanti
ufficiali
ACCESSO EST
Usa
Emirati Arabi Uniti
CORRIERE DELLA SERA
Mani pulite vent’anni fa. Sin dal settembre
2012, ritiene quindi il gip, «il sodalizio imposta la consueta strategia di individuazione delle opzioni anche politiche in grado di assicurare un intervento efficace, e degli imprenditori da favorire con avvicinamento e corteggiamento». Che le intercettazioni possano
sempre avere più spunti di lettura, del resto,
affiora persino nel caso di Rognoni, sul cui
conto l’arrestato Sergio Cattozzo (ex segretario
dell’Udc ligure e collaboratore di Frigerio) il 20
gennaio di quest’anno esprimeva delusione
dopo un iniziale periodo di abboccamenti reciproci, concordando con Frigerio su quanto
fosse invece il caso di investire meno su Rognoni e più sul successore Angelo Paris, general manager di Expo 2015 pure arrestato giovedì: «...perché fra poco c’è la Città della Salute, ragazzi!... E siccome Rognoni a noi non ha
dato niente, non abbiamo nemmeno debiti
nei suoi confronti».
Greganti il cinese
Greganti, per parte sua, appare molto interessato a ritagliarsi un ruolo nella realizzazione del padiglione della Cina (con la quale ha
noti legami d’affari) all’Expo 2015. Il 21 marzo
scorso, al telefono con il liquidatore di Tempi
Moderni S.r.l., Greganti — annota il gip —
«sottolinea che la Cina ha intenzione di predisporre l’intero padiglione in modalità self-built», cioè costruendoselo da sola, «tuttavia
Greganti riferisce di aver comunque rappresentato l’importanza della sua mediazione»,
per la quale sembrerebbe tenere rapporti con
l’ambasciata di Pechino e mandare una memoria in Cina.
La contabilità nelle mutande
Intanto le comiche, come talvolta accade,
fanno capolino al confine di cose serie. E così
giovedì, durante le perquisizioni Gdf contemporanee all’arresto delle 7 persone, Cattozzo è
quasi riuscito a far sparire davanti ai militari,
strappandoli da una agenda e nascondendoli
nelle mutande, alcuni post-it. I foglietti, una
volta recuperati dall’imbarazzante nascondiglio, si sono rivelati annotazioni di cifre e percentuali e nomi: forse proprio la medesima
contabilità delle tangenti su una gara di Expo
2015 che i pm Antonio D’Alessio e Claudio Gittardi avevano ascoltato in una intercettazione.
L’intervista Il responsabile delle Politiche agricole: la copertura economica è stata garantita, stiamo lavorando
Martina: ora una task force e 60 milioni
Il ministro e gli impegni del governo:
martedì dal premier azioni costruttive
Expo avrà un’interfaccia tecnica a Roma
MILANO — «Sembra che il passato voglia fermare il futuro e non
possiamo permettercelo. Affiorano
persone e metodi antichi che non
possono compromettere la buona
riuscita di questo evento, una opportunità enorme per il nostro Paese».
Il ministro Maurizio Martina si
occupa di Expo con le deleghe che il
governo gli ha assegnato, se ne è
occupato da sottosegretario nel governo Letta e, prima ancora, aveva
seguito tutta l’operazione da consigliere regionale lombardo e leader
del Pd milanese. L’altra mattina ha
ascoltato presto in tivù la notizia
degli arresti: «Non ci volevo credere, mi pareva tutto surreale». Poi ha
realizzato. Come prima cosa, ha
chiamato il commissario Giuseppe
Sala per esprimergli la sua solidarietà e poi sono cominciate le tele-
fonate con il premier Matteo Renzi
e con i colleghi di governo: «Subito
abbiamo capito che il passaggio era
molto difficile e quindi serviva come risposta un segnale molto forte.
Per questo abbiamo organizzato
l’incontro a Milano di martedì prossimo e posso già anticipare che non
si tratterà di un incontro formale».
Azioni concrete?
«Il governo si presenterà anzitutto per ribadire la propria fiducia al
commissario, a tutti i lavoratori e
alla società. Per ripetere che l’Italia
vuole fortemente questa Expo. E
per dare il proprio apporto costruttivo».
Lo avevate detto anche durante
l’ultima visita di Renzi: che ne è
stato della task force operativa
promessa in quella occasione?
«Martedì ci sarà. E sarà l’interfaccia tecnica di Expo a Roma».
10 191
Luigi Ferrarella
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
miliardi di euro
L’ammontare, secondo stime ufficiali,
del valore aggiunto
dell’indotto — sull’intero territorio nazionale — grazie a Expo
2015
mila La stima dei
nuovi posti di lavoro
che si creerebbero in
Italia grazie alle attività legate all’Esposizione universale
che si terrà a Milano
l’anno prossimo
I 120 milioni di euro che mancano al bilancio 2014?
«Sessanta sono un problema che
deve risolvere il socio camera di
Commercio. Per gli altri 60, la quota
che la Provincia non verserà, il governo, tramite il ministero delle Infrastrutture, si è impegnato a garantire la copertura e lavorerà anche nei prossimi giorni».
Esempi di impegno concreto?
«Il governo è ogni giorno concretamente impegnato per Expo. Lunedì sera abbiamo incontrato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon con il ministro
Mogherini. Il ministro Lupi sta lavorando su trasporti e infrastrutture. Franceschini su turismo e cultura. Giannini su studenti e scuole. Io
faccio la mia parte sull’agroalimentare. E potrei andare avanti con altri
colleghi. Noi ci siamo e siamo anche rispettosi del ruolo e del lavoro
di Sala. Ha chiesto alcuni giorni per
riflettere e pensare a come ripartire:
noi gli staremo a fianco».
Detta così, non suona un po’ come uno scaricabarile?
«Su questo, non deve esserci
neppure l’ombra di un dubbio. Sala
è commissario unico di governo e
ha un ruolo preciso che rispettiamo. Sa tenere la barra dritta. Non è
il momento in cui ognuno deve dire
come la vede e la butta lì: si creerebbe soltanto il caos».
Questa vicenda potrebbe mettere a rischio l’Expo?
«Non dobbiamo scherzare. Io
non voglio smarrire l’obiettivo cruciale che l’Italia ha con l’esposizione: rilanciare il Paese e mostrare al
mondo che cosa siamo in grado di
fare. L’altra sera per iniziativa del
Chi è
Le origini
Maurizio Martina (sopra)
è nato 35 anni fa a
Calcinate (Bergamo). Ha
un fratello e una sorella.
Dal 2007 è sposato con
Mara ed è padre di due
figli
La formazione
Martina ha frequentato
l’Istituto agrario di
Bergamo ed è laureato
in Scienze politiche
In politica
Ha iniziato la sua
carriera politica nella
Sinistra giovanile. Nel
2004 è stato eletto
segretario dei Ds
bergamaschi, quindi ha
guidato il partito a livello
lombardo
La nomina
Dal 22 febbraio scorso è
stato nominato ministro
delle Politiche agricole,
alimentari e forestali
governo eravamo a Roma con il segretario generale dell’Onu a presentare il lavoro che le Nazioni Unite potranno fare insieme al nostro
Paese nel 2015: il segretario generale è volato in Italia a dire che quello
della sicurezza alimentare, tema
della Expo, sarà uno degli argomenti cruciali dei prossimi anni anche in relazione all’agenda post Bali
per i nuovi obiettivi del millennio».
Insomma, non si rinuncia all’Expo?
«Assolutamente no. Il mondo ci
sta guardando e dobbiamo essere
all’altezza della situazione, anche
nei passaggi difficili. E poi Expo è il
Surreale
«Quando ho sentito degli
arresti mi è parso surreale,
sembra che il passato
voglia fermare il futuro»
futuro, è l’orizzonte nuovo, è l’occasione. E, dopo questa vicenda, Expo
è anche la chiave per capire come
deve cambiare l’Italia, la metafora di
un cambiamento necessario».
Ministro, ma lei non è scoraggiato dopo questo episodio?
«Lo sconforto c’è stato e ti viene
da pensare che sia tutto molto, troppo complicato. Ma poi esce la reazione positiva che spero coinvolga
tutti: io non accetto l’idea che in
questo Paese non si possano raggiungere obiettivi alti perché c’è
una crisi sistemica che lo impedisce. Questo è un banco di prova cruciale».
Elisabetta Soglio
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Milano L’appello in mensa del Commissario a tutta la squadra: «Dobbiamo crederci»
Sala prepara tre nomine e rivede il progetto:
cantiere da semplificare per stare nei tempi
MILANO — Una mozione
degli affetti, una chiamata all’unità e allo spirito di squadra. Si sono viste anche lacrime ieri mattina nella mensa
della sede di Expo a Molino
Dorino, dove il commissario
unico Giuseppe Sala si è presentato per incontrare tutti i
dipendenti della società, scossi e disorientati dopo l’arresto
del super manager Angelo Paris. Sala ha invitato a restare
uniti e a usare questi giorni
per riflettere: «Lo sto facendo
anche io. Tutti dobbiamo ritrovare motivazioni ed entusiasmo per ricominciare più
convinti di prima», ha spiegato.
Ma non è solo momento di
riflessioni. Dall’altra sera il
commissario Sala è già al lavoro con un gruppo ristretto di
dirigenti per affrontare i problemi più concreti lasciati
aperti dalla clamorosa e improvvisa uscita di scena di Paris. Non va dimenticato che
prima del capo della direzione
Costruzioni la magistratura,
nell’ambito di un’altra inchiesta, aveva già decapitato il
cantiere indagando l’ex direttore Alberto Porro, che faceva
capo a Paris e che era stato sostituito dal giovane ingegnere
Diego Riccardo Robuschi.
«Dobbiamo rafforzare la squadra», ha ripetuto ieri Sala ai
suoi. Anche perché nel frattempo non è ancora stato in-
Sostituzioni in vista
Non sarà sostituito
soltanto Angelo Paris,
si pensa ad altri due
nuovi innesti nella società
«Un successo»
Il Bureau International des
Expositions: «L’inchiesta?
Non commentiamo. Ma
Expo sarà un successo»
dividuato neppure il Responsabile unico di procedimento
(Rup) che si era concordato di
nominare dopo l’ultimo vertice con il premier Renzi.
Il commissario è in contatto
con il ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi anche per
la scelta del direttore dei lavori, che deve essere indicato di
concerto con il ministero: unica idea condivisa è che dovrà
essere un professionista «non
lombardo» a maggiore garanzia di essere estraneo a ogni
possibile giro di interessi più o
meno leciti. Sulla scrivania di
Sala ci sono già un paio di nomi: uno di questi ingegneri ha
già avuto un primo contatto,
ma la scelta non è stata fatta. E
ancora: il premier Renzi, atteso in sede per martedì, dovrà
portare nomi e via libera alla
task force che era stata annunciata un mese fa e che terrà i
rapporti con Sala. L’incontro
di martedì è cruciale: il com-
Al lavoro
Il commissario governativo di
Expo 2015 Giuseppe Sala, nato
nel 1958, durante un
sopralluogo al cantiere: la
manifestazione aprirà i battenti
il 1° maggio del prossimo anno
missario porrà al governo le
condizioni per ripartire insieme. E presenterà anche una
sorta di «pacchetto semplificazione», per limare dove possibile i lavori del cantiere e garantire il rispetto dei tempi. Un
esempio? Il Padiglione Zero,
affidato a Davide Rampello, ci
sarà: ma rivisto e semplificato.
Dopo Renzi, mercoledì sarà
in sede il segretario generale
del Bureau International des
Expositions (l’organismo internazionale che gestisce le
esposizioni), Vicente Loscertales: «Non commentiamo i
recenti eventi perché ci sono
indagini in corso — hanno
fatto sapere ieri dal Bie — ma
non abbiamo dubbi sul fatto
che questa fase verrà superata
e l’Expo 2015 sarà un grande
successo».
E. So.
Ro. Ver.
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Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
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Politica e giustizia Il caso
Le carte
La lettera di Gemayel
trovata in casa di Scajola
«Lo portiamo in Libano»
verso la pianificata conservazione dell’operatività diretta del Matacena... Ciò che merita di
essere sottolineato è l’utilizzo distorto di pregressi rapporti con esponenti politici libanesi,
che vengono piegati verso interessi di parte finalizzati a concordare le modalità di una operazione diretta a procurare la “evasione” di un
soggetto condannato in via definitiva».
Anche la candidatura sfumata dell’ex titolare del Viminale al Parlamento europeo, secondo l’accusa rientrava nei piani del gruppo che
fa capo a Matacena. «Lo stesso Scajola — scrivono i pubblici ministeri — diviene funzionale nel complessivo panorama criminale, proprio in quanto interlocutore istituzionale proiettato verso una candidatura di rilievo alle
prossime elezioni europee. La reazione scomposta di cui si rende protagonista Scajola nel
momento in cui realizza di essere stato estromesso, è la migliore conferma del particolare
interesse, non solo personale, verso quell’ambito politico sovranazionale particolarmente
appetibile». Nella ricostruzione della procura
viene evidenziato «il sistema perverso e illegale finalizzato a garantire ancora oggi la utilizzabilità di canali privilegiati di arricchimento anche in ambito comunitario».
Venti righe al computer scritte dall’ex presidente
«Caro Claudio, Matacena avrà un documento»
ROMA — Una lettera di una ventina di righe
scritta al computer, in lingua francese, per garantire che «la persona potrà beneficiare in
maniera riservata della stessa posizione di cui
attualmente gode a Dubai. Avrà un documento di identità. Della questione si occuperà un
mio incaricato e troveremo un modo per far
uscire la persona dagli Emirati Arabi e farlo arrivare in Libano». È indirizzata a «mio caro
Claudio», si conclude con un «amichevolmente», ed è stata sequestrata a Claudio Scajola durante la perquisizione effettuata dopo
l’arresto. In calce c’è una sigla illeggibile, ma
gli investigatori della Dia sono convinti che il
mittente sia l’ex presidente libanese Amin Gemayel. Proprio lui sarebbe infatti il terminale
della «rete» tessuta per favorire la latitanza
dell’ex parlamentare del Pdl Amedeo Matacena, aiutandolo a trasferirsi da Dubai a Beirut e
così a sfuggire all’esecuzione della condanna
definitiva a cinque anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, inflitta in
Italia. Nella missiva l’autore specifica che «per
poter agire bisogna soltanto aspettare che si
trovi un accordo per la formazione del nuovo
governo». Ma soprattutto rassicura l’ex ministro italiano sulla consapevolezza che «la que-
va».
Le misure La richiesta delle misure
cautelari per Amedeo Matacena,
sua moglie Chiara Rizzo e altri cinque
L’interesse «autonomo» di Scajola
verso l’operatività di Matacena
Nella richiesta di arresto i pm scrivono: «La
determinazione che caratterizza l’agire dello
Scajola dimostra in modo inattaccabile che lo
stesso è portatore di un interesse autonomo
A Beirut
L’ex presidente
del Libano
Amin Gemayel:
ha ricoperto
il suo incarico
dal 1982 al 1988
(Epa/Hamzeh/Ansa)
Il ruolo di mediatore
«Decidi, mi sono esposto»
L’8 ottobre scorso, quando Matacena viene
liberato dopo essere stato fermato a Dubai,
Scajola contatta la moglie Chiara Rizzo.
Scajola: «Allora, senti sono contentissimo,
stanotte ho dormito bene fino alle sette e mezza di mattina, ieri sera l’ho detto subito a Maria Teresa che tu mi hai chiamato per dirmi
che Amedeo ti aveva detto la notizia, te l’aveva
data Amedeo a te».
Rizzo: «Sì».
Scajola: «E che ti ha ... e che ti ha detto, “avverti per primo Claudio perchè Claudio ci è
stato molto vicino!”».
Rizzo: «Okay».
Scajola: «“Maria Teresa” (verosimilmente
Verda Maria Teresa, moglie di Scajola, ndr) mi
ha detto, “se la senti ancora, un abbraccio forte
❜❜
❜❜
stione merita la massima attenzione e il mio
incaricato ti terrà informato».
forte!”, punto ... seconda cosa, tu, qualunque
cosa tu abbia bisogno adesso, qualunque cosa,
telefonami, dalla più scema alla più importante, capito?».
Rizzo: «Va bene».
Scajola: «Per andare giù ti serve qualcosa?».
Rizzo: «No, no, non mi serve niente».
Scajola: «Non hai bisogno di...».
Rizzo: «No, niente, grazie, non ho bisogno
di niente ... che fai tu?».
Scajola: «Sei sicura, tranquilla».
Rizzo: «Sicura... tranquilla!».
... OMISSIS ...
Rizzo: «Ma ora la notizia uscirà, secondo
te?».
Scajola: «Ma io aspetterei ... se serve te la
faccio uscire io ma, bisogna aspettare, prima
sappiamo bene le motivazioni».
Rizzo: «No, ora se la tengono ... no, no, io
non la voglio, però, per dirti ... per dirti, prima
fanno 50.000 pagine, “ah, ecco ... così, colà ... “,
ora voglio vederla tutta per vedere, no?».
Scajola: «Eh, si, ma lì ce la giochiamo poi
bene... ieri sera ho ricevuto un messaggino...».
Il ruolo di mediatore con gli esponenti libanesi ricoperto da Scajola emerge in maniera
chiara proprio dalle sue conversazioni con la
moglie di Matacena, Chiara Rizzo. Il 10 dicembre scorso, dopo aver avuto alcuni contatti riguardanti la permanenza di Matacena a Dubai,
l’ex ministro la chiama «siccome dobbiamo
definire quelle cose, volevo sapere se ti interessano o se non ti interessano perché bisogna
prendere delle decisioni perché io mi sono
esposto... e sono di tre generi le decisioni,
una... non so se mi riesco a far capire, una è
quella laggiù dove io devo dare delle risposte».
Uomini di scorta usati
anche da Chiara Rizzo
Disposizioni perché
vadano all’estero
senza “gli attrezzi”
La scorta usata anche dalla signora
per spostamenti più agevoli
I magistrati — il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, il suo sostituto Giuseppe Lombardo e il sostituto procuratore nazionale antimafia Francesco Curcio —
accusano Scajola di aver favorito la latitanza di
Matacena «per tutelare gli interessi di natura
economico-imprenditoriale in comune e portare a buon fine le operazioni in corso» e di
aver «messo a disposizione un completo apparato logistico e una fitta rete di relazioni
personali». Di questo apparato fa parte anche
la scorta dell’ex ministro che, evidenziano i
pubblici ministeri, «risulta parte attiva e determinante a garantire agevoli spostamenti
nel territorio italiano della moglie di Matacena». Non solo. I pedinamenti e le intercettazioni dimostrano come Scajola «si spinge a
dare disposizioni che la scorta si rechi in territorio estero senza “gli attrezzi”».
Spesso Scajola utilizza gli uomini della
scorta anche per effettuare controlli per conto
della signora Matacena. Annotano gli investigatori: «La prudenza e le procedure utilizzate
per lo spostamento da Montecarlo a Milano e
l’attenzione dimostrata per situazioni ritenute
anomale — vedi il caso dell’autovettura di cui
Stefano (uno dei poliziotti inseriti nel dispositivo di tutela, ndr) si annota la targa e per la
quale Scajola si adopera per sapere il proprietario — non fanno altro che confermare la natura illecita della condotta, particolarmente
grave per la piena consapevolezza che si registra in capo al predetto e per la strumentalizzazione verso fini antigiuridici, ed ancor prima eticamente riprovevoli, del suo ruolo pubblico e della particolare influenza che ne deri-
Utilizzo distorto
di rapporti con
esponenti politici
stranieri piegati verso
interessi di parte
Giovanni Bianconi
Fiorenza Sarzanini
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Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
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Politica e giustizia La giornata
L’inchiesta
L’ex ministro in carcere
non risponde al giudice
La difesa di Berlusconi
Il leader di FI: arresto assurdo e umiliante
REGGIO CALABRIA — Una
notte insonne, in isolamento, a
ricordare dettagli e circostanze
per difendersi dall’accusa contestata dalla Procura di Reggio
Calabria di aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena, ex
deputato di Forza Italia, condannato in via definitiva a cinque anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Claudio Scajola ex ministro dell’Interno, si era
preparato a rispondere al Gip,
ieri pomeriggio, nell’interrogatorio di garanzia, ma il suo legale Giorgio Perroni l’ha frenato e
consigliato di «avvalersi della
facoltà di non rispondere». Perché, ha spiegato il legale, «è necessario fare un interrogatorio
più completo e preciso la prossima settimana, non avendo
avuto modo di parlare con il
mio assistito e perché ci sono
38 faldoni da studiare». E deve
essere stata dura convincere l’ex
ministro vista la voglia di parlare, «sono tranquillo e riuscirò a
chiarire tutto».
Per i magistrati di Reggio Calabria c’è poco da chiarire. Ieri
Silvio Berlusconi ha detto che
«è assurdo e umiliante mettere
in carcere una persona che ha
fatto il ministro dell’Interno solo perché ha aiutato a trasferire
un amico latitante». La Procura
di Reggio Calabria la pensa in
maniera diversa, tant’è che ha
deciso di presentare ricorso al
Tribunale del Riesame contro la
decisione del Gip di rigettare
l’aggravante dell’articolo 7, per
aver favorito un’associazione
mafiosa. Scajola — secondo il
ragionamento della Procura
reggina — favorendo la latitanza di Matacena avrebbe messo
in atto una serie di comporta-
menti che avrebbero dovuto,
nelle intenzioni, mascherare
società e conti che altrimenti
potevano essere sottoposti a sequestro». Un passaggio che il
procuratore Cafiero de Raho
considera determinante perché
«ipotizza che le società di Matacena siano state utilizzate dalla
‘ndrangheta per arrivare ai salotti dell’alta finanza».
Ieri Amedeo Matacena tramite il suo avvocato Enzo Caccavari ha detto di essere «fiducioso
nell’operato della magistratura» e di «riuscire a dimostrare la
mia innocenza». Il Gip Olga
«Mamma» in codice
Il deputato fuggito a
Dubai nelle conversazioni
veniva indicato come
«mamma»
Tarzia scrive che Claudio Scajola si «è messo a disposizione» di
Chiara Rizzo, moglie dell’armatore Matacena. I primi contatti
telefonici tra i due risalgono al 2
agosto 2013. Scajola e Rizzo
usano parole in codice per discutere di come spostare dagli
I pedinamenti
15 gennaio
L’ex ministro
Claudio Scajola
nei filmati
degli inquirenti
in auto
in compagnia
di Chiara Rizzo,
la moglie di
Amedeo Matacena
Emirati Arabi al Libano il latitante Matacena. «C’era il timore
che venisse emessa la sentenza
nel procedimento pendente a
Dubai, cui sarebbe potuta conseguire l’espulsione da quel Paese, con il rischio di essere tratto in arresto e trasferito in Italia», scrive il gip Olga Tarzia.
Nel linguaggio criptico Amedeo
Matacena è la «mamma».
Scajola tranquillizza Chiara Rizzo riferendole di avere «contatti
con un ministro in carico in
quello Stato»(Libano). La Dia
ha documentato che Claudio
Scajola poteva contare sull’aiuto di Vincenzo Speziali, un calabrese residente a Beirut sposato
con la nipote di Amin Gemayel,
ex presidente del Libano.
Carlo Macrì
[email protected]
La carriera
Nato a Imperia 66 anni
fa, è stato sindaco della
sua città per la Dc, poi in
Forza Italia (anche
come coordinatore)
e ministro dell’Interno
e dello Sviluppo
economico
L’arresto
Giovedì mattina Scajola
(nella foto Carconi/Ansa)
è stato arrestato
nell’ambito
dell’inchiesta condotta
dalla Procura di Reggio
Calabria, con l’accusa di
essersi prodigato a
favore di Amedeo
Matacena, ex
parlamentare di Forza
Italia, condannato per
concorso esterno in
associazione mafiosa e
attualmente a Dubai
I coinvolti
Custodia cautelare in
carcere diposta, oltre
che per Scajola, anche
per Amedeo Matacena
e la moglie Chiara Rizzo,
e per Martino Politi,
collaboratore della
famiglia Matacena. Ai
domiciliari invece la
madre di Matacena,
Raffaella De Carolis, la
segretaria Maria Grazia
Fiordalisi, la segretaria
di Scajola Roberta Sacco
e Antonio Chillemi,
anche lui collaboratore
dei Matacena
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Il ritratto Secondo l’accusa, Scajola totalmente «asservito»
L’auto alla moglie di Matacena
Lei: su di me si sono dette falsità
ROMA — «Sto rientrando in Italia.
Mi voglio mettere a disposizione della giustizia. Mi scusi tanto... non mi
sento bene». Al telefono da Palazzo
«Le Victoria», al numero 13 della prestigiosa Boulevard Princess Charlotte
di Montecarlo, Chiara Rizzo, la moglie dell’ex senatore pdl latitante
Amedeo Matacena, risponde con voce provata: «Su di me sono state dette
tante cose ingiuste». Ma davvero sta
tornando? «Sì, sì, ma datemi un po’ di
tempo. Voglio soltanto abbracciare i
miei figli. Non voglio altro».
Il sogno dorato della bionda quarantatreenne, che da Messina ha scalato le vette dell’alta società, affascinando politici, ministri e imprenditori, si è infranto giovedì fragorosamente su quelle righe dell’ordinanza
di custodia cautelare che la rende ufficialmente latitante, finché non si
presenterà come ieri prometteva.
Considerata l’«anello di congiunzione indispensabile» per «l’intera operazione di mascheramento» del marito, sfuggito a un mandato di cattura
per concorso esterno in associazione
mafiosa.
Nell’intrigo ’ndrangheta-politicamassoneria, che fa da sfondo alla fuga di Matacena, Chiara Rizzo è l’elemento più brioso. Il 25 febbraio di
quest’anno, in piena latitanza del marito, viene colta da un paparazzo, al
«Festival de la Comedie» di Montecarlo, con l’ingegnere Francesco Gaetano Bellavista Caltagirone e scambiata per la «sua signora». Un equivoco nato forse dal rapporto di amicizia
di Lady Matacena con l’imprenditore
romano, finito sotto inchiesta per il
porto turistico di Imperia, che spesso
l’ha ospitata per il week-end nella casa vicino Nizza.
A Imperia Chiara Rizzo era vista
spesso sfrecciare sulla Porsche
Cayenne in compagnia di Claudio
Scajola che, secondo l’ordinanza di
custodia cautelare, le era completa-
L’alta società
Messinese,
due figli, nel
2010 è tra le
undici donne
più belle
di Monaco
Tante amicizie
nell’alta
società
monegasca
L’anello
Per l’accusa
è l’«anello di
congiunzione
indispensabile» per
«l’intera
operazione
di mascheramento»
del marito
mente «asservito». E le aveva messo
«a disposizione un complesso apparato logistico ed una fitta rete di relazioni personali, per tutelare gli interessi di natura economica».
Ma anche a Montecarlo Chiara Rizzo riscuoteva un discreto successo
personale. Nel 2010 era comparsa fra
le 11 più belle «Women of Monaco»,
in un libro fotografico i cui proventi
erano stati devoluti all’Association
Mondiale Amis De l’Enfance, della
principessa Grace.
Nata a Messina, due figli. La sua
storia con l’ex parlamentare azzurro,
conosciuto a Panarea, l’aveva raccontata in una rivista
patinata della Costa
Azzurra: Il foglio
italiano. Dove dichiarava: «Tutto
ruota attorno alla
famiglia, la mia bella, unica, indissolubile famiglia e i suoi
amici». Monaco per
lei era «un’utopia
realizzata» dove
«avvengono cose
che nelle altre parti
del mondo stentano a realizzarsi».
Il primo duro colpo arriva con l’arresto del marito a Dubai. Lei si lamenta con l’amica Elvira che «non
era vero quello che gli hanno detto
che poteva andare» e che invece «appena arrivato lo hanno preso». Poi le
manovre per la fuga di lui. Le telefonate con l’ex ministro dell’Interno
che, secondo i magistrati, pianifica
con lei la latitanza della «mamma»
(per gli inquirenti il marito in fuga).
E le offre un amichevole sostegno,
informandosi delle sue condizioni e
augurandole «sogni d’oro». Quelli
che, se torna, Chiara Rizzo dovrà fare
dietro le sbarre.
Virginia Piccolillo
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Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
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Politica e giustizia La sentenza
«Sette anni a Dell’Utri»
La condanna è definitiva
La Cassazione conferma, arriva l’ordine di carcerazione
ROMA — Ricorso rigettato, sentenza
definitiva, condanna confermata. L’ex senatore Marcello Dell’Utri, braccio destro
di Silvio Berlusconi prima nelle imprese
edilizie e televisive e poi in quella politica, co-fondatore di Forza Italia, deve
scontare sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Per
quasi un ventennio, dal 1974 al 1992, è
stato il mediatore e il garante di un accordo tra i boss di Cosa nostra e il suo capo,
Berlusconi appunto, che ha portato soldi
ai primi e protezione al secondo.
Così ha stabilito ieri sera la quinta sezione penale della corte di Cassazione,pochi minuti prima delle 22, nella semioscurità del «palazzaccio» di piazza
Cavour e nella stessa aula in cui fu pronunciata, quasi un anno fa, la condanna
definitiva dell’ex presidente del Consiglio. Ora è toccato a uno dei suoi principali collaboratori, che però non era presente ma piantonato in una stanza
d’ospedale di Beirut, dov’è stato arrestato
La mediazione con la mafia
Per vent’anni, fino al ‘92, secondo
i giudici è stato mediatore e
garante di un accordo tra i boss
di Cosa nostra e Berlusconi
il 12 aprile su richiesta italiana. Il ministero della Giustizia aveva già presentato
la domanda di estradizione, ma ora cambierà il titolo della richiesta: una consegna non più per eseguire una «misura
cautelare» di tipo preventivo, bensì per
un ordine di carcerazione già emesso ieri
sera dalla Procura generale di Palermo
per dare corso a una condanna definitiva.
Stamattina gli uffici del Guardasigilli invieranno la missiva con l’aggiornamento
della situazione a Beirut, dove nei prossimi giorni si avvierà un’altra battaglia,
dall’esito incerto. Con altre regole: quelle
dei codici libanesi e della diplomazia.
Il destino di Dell’Utri ora non dipende
più dalla giustizia italiana, che ha dichiarato definitivamente la colpevolezza dell’imputato. Il quale, immaginando questo esito, s’era dato alla «latitanza preventiva» . Una scelta di cui ieri ha parlato
ai giudici supremi uno dei suoi difensori,
l’avvocato Massimo Krogh: «È un uomo
provato, perché vent’anni di indagini e
processi senza conclusioni tangibili fiac-
La vicenda
Il processo
Rinviato a giudizio nel
1997, nel 2004
Marcello Dell’Utri è
condannato dal
Tribunale di Palermo
a 9 nove anni e
interdizione perpetua
dai pubblici uffici per
concorso esterno in
associazione mafiosa
Il ricalcolo
Nel 2010 la Corte
d’appello riduce la
pena a 7 anni: i
giudici ritengono
provati i rapporti di
Dell’Utri con la mafia
fino al 1992, mentre
lo assolvono per i fatti
successivi
In Appello
La Cassazione nel
2012 annulla
parzialmente la
sentenza di secondo
grado e dispone un
nuovo giudizio in
Appello: il 25 marzo
2013 viene
confermata la
condanna a 7 anni
In Libano
In vista della
pronuncia della
Cassazione, la Corte di
appello di Palermo
emette il mese scorso
un ordine di arresto
per Dell’Utri, per
pericolo di fuga
L’estradizione
Emesso l’ordine
d’arresto si scopre che
Dell’Utri è già a Beirut,
dove è tutt’ora
piantonato in
ospedale in attesa
che la giustizia
libanese decida
sull’estradizione
La battaglia per evitare l’estradizione
A Beirut l’attesa in ospedale
I legali lo vedranno oggi
DAL NOSTRO INVIATO
BEIRUT — Prescrizione, reato inesistente, persecuzione: anche
dopo la condanna definitiva a 7 anni di carcere, sarà questa la
strategia legale per ottenere in Libano la scarcerazione di
Marcello Dell’Utri, che ieri ha atteso la sentenza della Cassazione
nella stanza dell’ospedale Al Hayat di Beirut, dove è piantonato
dal 16 aprile scorso, 4 giorni dopo l’arresto. Solo oggi gli
avvocati Akram Azoury e Nasser Al Kalil potranno comunicargli
la decisione della Cassazione. I legali stanno perfezionando le
mosse per attaccare la richiesta di estradizione trasmessa
dall’Italia ma non ancora giunta al procuratore generale Samir
Hammud. Il trattato Italia-Libano prevede che non venga
concessa l’estradizione se il reato è prescritto anche in uno solo
dei due stati. «Dell’Utri può essere processato per fatti fino al
‘92. In Libano la prescrizione, che scatta dopo 10 anni, è arrivata
nel 2002», anche se il cammino difensivo diventa più impervio
con la condanna definitiva perché il trattato sostanzialmente
prevede il riconoscimento delle sentenze. L’estradizione
avviene, inoltre, se il reato è previsto in entrambi i Paesi e il
concorso esterno in associazione mafiosa, secondo Azoury,
«non può essere paragonato alla “associazione di malfattori”
libanese», anche se ci sono giuristi che la pensano
diversamente. I legali proveranno anche a «buttarla» in politica,
perché non si estrada se c’è il sospetto di una persecuzione.
«Questo è un affare politico in Italia» ripete Azoury. Non parla
di un complotto, ma sottolinea: «Forza Italia è stata fondata nel
1994 e proprio quell’anno l’inchiesta è cominciata».
Giuseppe Guastella
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cano chiunque e possono far perdere la
testa. Con un’iniziativa personale, che io
non condivido ma posso comprendere,
ha fatto quello che ha fatto...». E l’altro
difensore, Giuseppe Di Peri, dopo la condanna aggiunge: «Per l’iter dell’estradizione non cambia molto, vedremo come
andrà a finire».
Considerazioni che non hanno inciso
sul giudizio finale, dove si cristallizza una
situazione di colpevolezza già pronunciata per tre volte nella sentenza di primo
grado e nelle due di appello, inframmezzate da un annullamento in Cassazione,
due anni fa. Resta intatta l’assoluzione
per i fatti successivi al 1992, quindi nel
rafforzamento di Cosa nostra assicurato
dall’ex senatore non rientra la nascita di
Forza Italia. Ma per il resto, attraverso il
vero e proprio «accordo» stipulato grazie
a lui tra Berlusconi e i boss, «Dell’Utri ha
consentito che l’associazione mafiosa
consolidasse il proprio potere».
Le tappe
Marcello
Dell’Utri
il 25 marzo
2013 fuori
dalla Corte
d’Appello
di Palermo
Il patto ha continuato a funzionare anche nel periodo, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, in cui il braccio destro
dell’allora imprenditore milanese s’era
formalmente distaccato dalle aziende del
futuro premier. «Dell’Utri è sempre rimasto colui che garantiva Berlusconi da Cosa nostra e Berlusconi a Cosa nostra», ha
ribadito nella sua requisitoria il sostituto
procuratore generale Aurelio Galasso,
chiedendo la conferma della condanna.
Non solo con la vecchia mafia dei boss
Bontate e Teresi, che s’incontrarono con
Berlusconi nel maggio 1974, in un appuntamento organizzato proprio da Dell’Utri, ma anche con i Corleonesi di Totò
Riina, che tra il 1980 e il 1981 spazzò la
leadership palermitana e conquistò il potere dentro l’organizzazione criminale.
Stabilendo nuove regole e decidendo lui
che cosa fare con gli interlocutori interni
e esterni a Cosa nostra. E così, quando nel
1984 i fratelli Pullarà, che si consideravano gli eredi di Bontate, cominciarono a
pretendere un po’ troppo da Dell’Utri (e
quindi da Berlusconi, che materialmente
pagava), il «mediatore» fece presenti le
proprie rimostranze, che arrivarono al
padrino corleonese. Il quale mise a tacere
gli affiliati che avanzavano richieste eccessive, estromettendoli dalle tangenti.
Anche questa storia è diventata una prova a carico di Dell’Utri: «Riina preferì tutelare lui rispetto ai suoi capifamiglia, i
pagamenti pretesi raddoppiarono perché
lo decise lui, ma non risulta che Berlusconi e Dell’Utri se ne siano lamentati»,
ha sostenuto il pm Galasso. E c’era un
motivo non solo economico che spinse il
«capo dei capi» a «tutelare» il rapporto
con Dell’Utri, com’è scritto nella sentenza
confermata: «Riina non aveva fatto mistero del fatto che l’interesse che lo spingeva a curare questo canale di approvvigionamento era anche quello di natura
politica. Dell’Utri, per il boss mafioso,
rappresentava un contatto determinante
con Silvio Berlusconi e dunque, a suo avviso, con l’onorevole Bettino Craxi».
Parole che ripropongono gli intrecci
mai del tutto svelati tra mafia e politica, e
che da ieri sera sono entrate in maniera
definitiva nella storia giudiziaria d’Italia.
Chiuso il capitolo processuale, ora se ne
apre un altro, per tentare di far scontare
la pena al condannato.
Giovanni Bianconi
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Politica e giustizia L’ex premier
Camice bianco e lezione con l’esperta
Berlusconi tra i malati di Alzheimer
Il debutto ai servizi sociali. Poi scherza: ho cercato facce nuove per il partito
La vicenda
La sentenza
Dalla condanna
definitiva
alla decadenza
Lo scorso primo agosto Silvio
Berlusconi viene condannato
definitivamente dalla Corte di
cassazione a 4 anni (di cui 3
coperti da indulto) per frode
fiscale nell’ambito del processo
Mediaset. Il 27 novembre
Palazzo Madama vota la sua
decadenza da senatore, come
previsto dalla legge Severino in
seguito alla condanna
Le pene
Interdizione
e affidamento
in prova
Il 18 marzo la Cassazione
conferma la pena accessoria
di 2 anni di interdizione dai
pubblici uffici. Il 15 aprile il
Tribunale di sorveglianza
accoglie la richiesta dell’ex
premier di poter scontare i 12
mesi di pena residua con
l’affidamento in prova ai
servizi sociali, misura
alternativa ai domiciliari
Le misure
L’assistenza
ai disabili
nel Milanese
Una volta a settimana, per
almeno 4 ore consecutive (per
un minimo totale di 168 ore),
Berlusconi dovrà assicurare
«assistenza» o «animazione»
agli anziani disabili della
Fondazione Sacra Famiglia di
Cesano Boscone, nel Milanese, e
tenere comportamenti consoni
a civile convivenza, decoro e
rispetto delle istituzioni
Il sostituto pg
L’avviso
a non diffamare
i singoli pm
Il sostituto procuratore
generale Lamanna ha ricordato
che Berlusconi rischierebbe la
revoca dei servizi sociali se
cedesse al riflesso non tanto di
esprimersi aspramente sulla
giustizia quanto di diffamare o
calunniare singoli pm. Se poi il
Tribunale giudicasse fallita la
prova, espierebbe i 12 mesi di
pena da capo ai domiciliari
CESANO BOSCONE — La
Dicono che sia stato «serio», contato delle barzellette, e ha
giacca con la spilla di Forza Italia Il primo giorno
«umile», che si sia dilungato alternato risposte riflessive ad
poggiata sull’appendiabiti. Il ca- Più tardi dice di aver
nelle presentazioni, che abbia altre scherzose che hanno promice bianco indossato sopra la raccontato barzellette.
evitato spettacoli inopportuni: vocato imbarazzo, fastidio e una
maglietta a girocollo blu scuro e
vi son poveri signori così flagel- certa rabbia in Sacra Famiglia. Se
i pantaloni di taglio sartoriale. «C’è tanta dedizione. Ho
lati dall’Alzheimer che d’im- per esempio «Ho visto tanta deLe gambe accavallate ora da una visto persone che
provviso non riconoscono i pro- dizione verso i malati» e «purparte ora dall’altra. Sedie e tavo- potrebbero tenere in mano pri figli quarantenni. Lui non ha troppo non ho dato nulla, sono
lino da giardino nel prato di erba lo spogliatoio del Milan»
detto nulla all’arrivo e nulla al- stato un disturbo», nello stesso
curata. Un angolo d’ombra a ril’uscita, salvo un «È andata be- tempo, pur ricordando(si) l’indosso del portico. Un uomo che
ne». Ma alle diciotto, in un’in- vito al silenzio da parte del Triascolta; una donna che parla, fra
tervista all’emittente Telelom- bunale, «Ho incontrato persone
le mani ha gli occhiali da sole e
bardia, ha confessato d’aver rac- che potrebbero tenere in mano
alcuni fogli di carta pielo spogliatoio del Milan» oppure
ni di regole, consigli e
«sono stato a Cesano per cercare
istruzioni che consefacce nuove per il mio partito».
gnerà al nuovo ospite.
Che poi, a sgusciare in mezzo al
Metà della prima
caos (130 giornalisti accreditati)
mattinata ai servizi sociali Silvio Berlusconi
L’impatto
l’ha trascorsa a lezione
da Giuliana Mura, reDall’interno dicono che è
sponsabile della resistato serio e umile. Subito
denza San Pietro, uno
l’ingresso in una camera
dei reparti della Sacra
con quattro pazienti
Famiglia. Tre nuclei,
sessanta anziani in
maggioranza malati
d’Alzheimer, età media
e a districarsi nel poderoso serottant’anni, uno stadio
vizio d’ordine (poliziotti, caradella malattia mediobinieri, una decina di guardie
avanzato che l’ex predell’Ivri solitamente di turno a
mier ha visto in svariaMediaset), di volti nuovi per il
te, disperate manifestapartito uno ce n’è stato. Sonia
zioni: il vomito sul baFatnassi, 34 anni, accento bergavaglio, le operazioni di
masco, papà di Tunisi, laurea e
igiene personale conmaster, candidata per le Eurodotte dagli operatori, il
pee con Forza Italia, con furbizia
faticoso coordinamene tenacia ha raggiunto le vicito motorio al ritmo di
nanze del reparto San Pietro. Lì
musica, con la guida dei
avrebbe voluto proporre a Bermedici, nella palestra
lusconi un incontro di lavoro,
della riabilitazione. Ressa Cameraman, fotografi e cronisti ieri a Cesano Boscone per Berlusconi (Ap) «per esporgli le mie idee». SeNon l’hanno accolto
con caffé e biscotti, non gli hanno risparmiato la quotidianità:
Il governatore in visita allo stabilimento della Beretta
sceso dalla macchina, accompagnato dalla scorta alla porta a
vetri dell’ingresso, nella hall
Berlusconi ha incontrato Michele Restelli, a capo delle residenze
«Siamo molto orgogliosi di avere qui in Lombardia una
assistenziali della Sacra Famiproduzione di eccellenza come le armi della storica fabbrica
glia. Ha girato a destra, oltre la
Beretta»: lo ha detto il presidente della Lombardia, Roberto
porta che s’apre digitando un
Maroni, in visita allo stabilimento dell’azienda di Gardone
codice segreto e conduce ai corVal Trompia, in provincia di Brescia (foto Cavicchi). Durante
ridoi dalle pareti chiare. Subito
la giornata il governatore ha inaugurato il nuovo balipedio,
l’hanno fatto accomodare in una
ovvero la galleria di tiro per il collaudo delle armi, e ha
prima camera (quattro malati),
provato pistole e mitra.
l’hanno portato in altri spazi,
© RIPRODUZIONE RISERVATA
l’hanno condotto al primo piano.
Maroni con il mitra: eccellenza lombarda
nonché è stata bloccata dalla
calca dei suddetti giornalisti,
una baraonda tale che con probabilità, da venerdì, a sentire la
telefonata del giudice di Sorveglianza Beatrice Crosti al direttore della Sacra Famiglia Paolo
Pigni, si starà tutti quanti all’esterno. Male l’offensiva della
generosa Sonia; un successone
quella della signora Noemi,
astutamente posizionatasi all’uscita. L’ex premier, nell’andarsene, l’ha notata, ha aperto la
portiera, le ha stretto la mano.
Già che ci siamo, ci sarebbe un
terzo e ultimo personaggio di
giornata: Pippo Fiorito, 65 anni,
sindacalista del Cub, la Confederazione unitaria di base, in azione a inizio mattinata. Fiorito,
pensando d’essere un cavallo
imbizzarrito, alla comparsa di
Berlusconi ha iniziato a correre.
Insisteva invocando, naturalmente non per stesso, la galera.
Fiorito ha promesso nuovi colpi,
non banali proteste ma «performance». L’hanno placcato e cacciato.
Anche Berlusconi ha annunciato sorprese. «Porterò orologi
del Milan» ha detto a Telelom-
bardia. Cosa succederà venerdì?
Il personale della Sacra Famiglia, inchiodato al silenzio da
circolari che evocano licenziamenti per comportamenti non
idonei (al San Pietro i cellulari di
dottori e infermieri son stati sigillati negli armadietti), mormora nella pausa pranzo. «Una
situazione offensiva». Gente che
lavora da trent’anni s’è vista
chiedere la carta d’identità al
portone.
Al Pio XI, nella palazzina che
ospita direzione e ambulatori,
incontriamo una signora calabrese, di Gioia Tauro. È qui per
una visita. Ha un bastone e l’affanno. «Di solito mi accompagnano in macchina, oggi non si
poteva e sono venuta a piedi per
i viali dell’istituto».
Il reparto San Pietro confina
con la palazzina Santa Rita. Ci
sono ragazzi con gravi problemi
psichici. Avanzano scomposti
nel giardino, si appendono alle
reti, si accasciano. Qualcuno,
nell’attesa di Silvio Berlusconi, li
riprende con la telecamera e
chiede che ne pensano.
Andrea Galli
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Il retroscena L’incipit: «Mai avrei immaginato di trovarmi su questo palco....». Poi la frenata
Quel discorso per Marina preparato sette mesi fa
SEGUE DALLA PRIMA
«Di Berlusconi, Renzi a suo modo
ripropone l’epopea della rivoluzione
liberale per il cambiamento dello
Stato. Mentre Grillo — a detta del dirigente forzista — ha ereditato il
profilo antipolitico», compresa la
prosa iconoclasta, la stessa che venti
anni fa contraddistingueva il Cavaliere, impegnato a bonificare la
«cloaca romana».
Non è un caso, quindi,
se l’ex premier aveva
tentato di avvicinare i leader del Pd e
dei Cinquestelle, perché in entrambi
aveva rivisto un pezzo di se stesso.
Ora che i due sembrano avergli
strappato ruolo e primato, offrendosi agli elettori come i capi di un nuovo bipolarismo, Berlusconi si rammarica per quello che considera un
suo errore: «Ho sbagliato e mi morderei la lingua», ha ammesso il Cavaliere, quando alcuni dirigenti gli
hanno rimarcato i «troppi endorsement» a favore del premier democratico.
Ma le difficoltà non possono esse-
re ridotte a questo passo falso. È vero, inseguendo l’abbraccio con Renzi, Berlusconi ha disatteso una regola aurea della politica, che ha sempre
ripetuto ai suoi adepti e che lo ha reso vincente: «Non c’è grande partito
senza un grande nemico». Ma il leader del Pd, non avendo l’imprinting
comunista, impedisce oggi di ripro-
Settegiorni
porre il vecchio schema. C’è invece
un altro problema, di cui il Cavaliere
è consapevole, e che di fatto è stato
evidenziato con il rilancio del marchio Forza Italia: un’operazione simile a quella decisa agli inizi degli
anni Novanta dalla Dc, che ripropose
il simbolo del Ppi perché sperava
con un ritorno alle origini di rigenerarsi.
L’idea del futuro incarnato dall’eventuale discesa in campo di Marina resta così all’orizzonte per esorcizzare il declino, sebbene sia ancora
legato a molte, troppe variabili. Di
certo quel discorso — preparato lo
scorso autunno — prefigurava la fine immediata della legislatura e il ritorno alle urne. Adesso tutto è cambiato, e c’è un motivo se il possibile
«sacrificio» della figlia non pare aver
acceso l’immaginario di quella parte
dell’elettorato azzurro che — a detta
dei rilevamenti demoscopici — sarebbe per il momento intenzionata a
disertare il voto.
Il fatto è che gli «altri figli» di Berlusconi stanno cannibalizzando la
competizione, come si fossero divisi
l’eredità politica e mediatica del Cavaliere. Anche se nulla è scontato,
visto che ieri non c’è stato sondaggista a non aver preso le distanze da se
stesso e dai propri numeri. Diamanti
su Repubblica ha esortato i lettori alla «prudenza», D’Alimonte sul Sole li
ha invitati alla «cautela». L’unica certezza è «l’incertezza», per dirla con
Pagnoncelli sul Corriere. Ma è evidente che Forza Italia non decolla, se
Berlusconi ha già cambiato comunicazione in campagna elettorale. All’inizio c’era la sfida con Grillo per il
secondo posto, ora — come se avesse già metabolizzato il terzo posto —
cerca di invogliare l’elettorato, puntando al superamento di una certa
«quota».
Già, ma quale? Se fosse «quota
20%» si tratterebbe del peggior risultato mai ottenuto da Berlusconi in
undici competizioni dal ‘94 ad oggi.
Perciò da ieri ha preso a parlare del
25%. Resta la preoccupazione di ritrovarsi il giorno dopo le urne dietro
Renzi e Grillo, inseguito dalla profezia di Alfano che — dopo la separazione — disse che «senza di noi Forza Italia sarà un terzo polo». Il fatto è
che la disgregazione del centrodestra potrebbe anticipare una crisi di
sistema, che le ultime inchieste rischiano di accelerare. Infatti il leader
di M5S — come nel ‘94 fece Berlusconi — vellica il giustizialismo,
perché nel fuoco purificatore in cui
Lo scorso autunno
Il testo era stato preparato
di fronte all’ipotesi di una fine
immediata della legislatura
e di un ritorno alle urne
si vedono bruciare gli altri è più facile pensare di purificare se stessi.
«O noi o loro», dice Grillo: un concetto semplice e rivoluzionario, con
cui prova ad accomunare tutti gli avversari. E Renzi, l’altro «figlio» di
Berlusconi, prova ad evitare l’equiparazione con il Cavaliere, e contrappone alla «rabbia» del capo dei grillini la «speranza» del suo esecutivo.
Perché, ecco la novità, dai sondaggi
è emerso che una parte consistente
di elettori considera Renzi il leader
di un «partito del governo». La partita elettorale dunque è vista come
una sfida a due, e sembra al momento oscurare il ruolo dell’ex premier.
Gli effetti di questo nuovo scenario saranno chiari solo all’apertura
delle urne, ma la morsa in cui si trova Berlusconi fa capire che sono pochi i margini di azione. Per questo
motivo ha frenato i propri istinti e ha
evitato la rottura sulle riforme con
Renzi, per non consegnarsi a Grillo.
Il Cavaliere, che sette mesi fa aveva
preparato il discorso per la figlia, deve vedersela con i suoi «figli».
Francesco Verderami
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Primo Piano 11
italia: 51575551575557
La spilla
Silvio
Berlusconi
lascia la
Fondazione
Sacra
Famiglia
di Cesano
Boscone
dov’era
arrivato in
mattinata per
il primo
giorno di
servizio
sociale nella
struttura. Con
lui, il direttore
dei servizi
residenziali
della
fondazione,
Michele
Restelli. L’ex
presidente
del Consiglio
indossava
una giacca e
una maglia
blu: sul
bavero
spiccava una
spilletta di
Forza Italia
(nel tondo)
(Photomasi)
La protesta
Il sindacalista Cub
Pippo Fiorito ieri
davanti alla
fondazione: «Noi
lavoratori italiani
abbiamo un
sogno, Berlusconi
a San Vittore»
(foto Aldo Liverani)
La strategia I sondaggi e le preoccupazioni in Forza Italia
La rincorsa per le urne:
i conti si faranno
nell’ultima settimana
L’ex Cavaliere alza i toni sul governo
ROMA — Torna a parlare
della sentenza Mediaset, definendola «politica» e difende a
spada tratta quello che è stato
uno degli uomini a lui più vicini, cioè Claudio Scajola. Silvio Berlusconi va all’attacco
sul terreno più delicato, quello della giustizia, che continua a portargli guai diretti e
indiretti. Ma indurisce i toni
anche rispetto al governo.
Giurando che non è lui ad essere «sotto il ricatto di Renzi»,
ma semmai «siamo noi che
potremmo non dargli i voti
per le riforme». Se non è una
minaccia, è comunque il messaggio che deve passare assieme a quello netto che con
Renzi non è previsto alcun avvicinamento post-elettorale:
«Siamo all’opposizione di
questo governo e non vi potremmo rientrare neppure
dopo le elezioni europee».
Il leader azzurro sente la
necessità di riprendere ad alzare i toni nella campagna a
tappeto su radio, tv nazionali,
tivù locali (ieri a TeleLombar-
dia) che sta conducendo senza tregua e con un’energia
nella quale nemmeno i suoi
speravano. Ma i risultati di
tanti sforzi non sembrano ancora premiare Forza Italia.
I sondaggi dei vari istituti,
nonostante registrino piccolissimi avanzamenti, continuano a stimare il partito azzurro sotto il 20%, e non segnalano alcun roboante «effe t to B e r l u s c o n i » s u l l a
campagna. I suoi fedelissimi
non disperano, sono convinti
che «i conti si faranno nell’ultima settimana», e spingono
perché l’ex premier sia presente in tutte le occasioni
possibili: oggi dovrebbe essere presente all’iniziativa animalista organizzata da Miche-
la Vittoria Brambilla, la prossima settimana a Roma partec i p e r à a d u e i n i z i a t i ve
pubbliche.
Nemmeno l’ipotesi Marina
lasciata filtrare e usata in
qualche modo dall’ex Cavaliere sembra sia servita a ringalluzzire il popolo azzurro, tanto che Berlusconi ieri ha parlato di una Forza Italia che si
può reggere benissimo «senza un Berlusconi». E resta difficile dare il senso di un’opposizione spietata a Renzi quando i toni restano soft (anche
perché, gli è stato suggerito,
al suo mondo il premier sta
«simpatico» e andare giù
troppo duri sarebbe controproducente) e la linea poco
chiara: «Non mettiamo il ti-
Opposizione
«Siamo all’opposizione
di questo governo e non
vi potremmo rientrare
neppure dopo il voto»
L’avviso
«Non siamo sotto
ricatto. Semmai noi
potremmo non dare i
voti per le riforme»
mer al governo», è la precisazione spesso ripetuta.
Sulle riforme soprattutto
gli stop and go tra sostegno e
critiche stanno provocando
confusione fuori e dentro il
partito. E parecchie liti. Berlusconi dice di puntare molto
sul suo ruolo di unico vero
appoggio sul quale può contare Renzi per mandare in
porto le riforme, che potrebbe
trasformarlo in «padre della
Patria», e fargli da trampolino
per le prossime Politiche che
si terranno «tra un anno, un
anno e mezzo» e che dovranno vedere la vittoria «dei moderati». In caso contrario, annuncia, allora «lascerei». E
però, su quale rapporto tenere
con Renzi il partito è spaccato,
con Denis Verdini e Renato
Brunetta su opposte barricate.
Resta insomma un rebus
quale sarà alla fine l’atteggiamento di Berlusconi nel dopo
elezioni, e quanto dipenderà
dai risultati ottenuti. Lui cerca
di spargere ottimismo, assicura che il suo partito arriverà
al 25%. Ma la preoccupazione
tra gli azzurri è tanta, e nessuno se la sente di scommettere
nemmeno sulla prosecuzione
della legislatura: «Se Renzi
vuole — dice un fedelissimo
— stacca la spina quando
vuole». E per una Forza Italia
che non uscisse solida al voto
più difficile degli ultimi anni,
sarebbe «un problema enorme».
Paola Di Caro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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12 Primo Piano
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Verso il voto Il caso
Europee, soglia del 4% all’esame della Consulta
Sì al ricorso di Besostri, il legale anti Porcellum. I piccoli partiti: va tolta come in Germania
La Nota
di Massimo Franco
L’ira del premier
rivela il timore
di altri attacchi
L
o scontro di ieri tra il presidente del
Senato e quello del Consiglio era in incubazione da tempo. Pietro Grasso assisteva con crescente irritazione agli
attacchi di Matteo Renzi e dei suoi seguaci al ruolo dell’assemblea di Palazzo Madama e alle proposte di riforma. E quando il premier ieri è sbottato contro le valutazioni dei
tecnici del Senato sulla copertura finanziaria di
una serie di provvedimenti del governo, a cominciare dagli 80 euro da distribuire grazie alla
riduzione dell’Irpef, il conflitto ha preso forma
senza più diplomatismi. Palazzo Chigi è nervoso per i ritardi e le resistenze nella maggioranza
soprattutto a livello parlamentare; e preoccupato per le elezioni europee del 25 maggio.
Per questo, tende a vedere nei rilievi del Senato un pezzo di quella «strategia dello scetticismo» che considera una sorta di sabotaggio
strisciante della sua politica. In modo simmetrico e opposto, Grasso dà voce alla filiera istituzionale irritata dalle parole d’ordine renziane
che, è la tesi, contribuisce a una delegittimazione costante di alcuni organi dello Stato per
ragioni esclusivamente elettorali. L’esito sono
le scintille emerse ieri tra due esponenti di vertice del Pd e delle istituzioni: una polemica scivolosa e velenosa, piombata nel bel mezzo di
una campagna
e l e t to r a l e n e l l a
quale il fantasma di
Beppe Grillo si dilata ogni giorno di
La tensione con più.
Non si confronGrasso sulle
tano solo due vericoperture evoca tà ma due atteggiamenti agli antipoil voto e le
di. «Non mi si dica
critiche europee che non ci sono coperture finanziarie», ribadisce Renzi. «Chi dice che non ci sono deve spiegare perché, altrimenti è semplicemente un tentativo
di comunicare cose inesatte...». Per il premier,
d’altronde, onorare quella promessa è fondamentale. Già adesso, sia Forza Italia che soprattutto il movimento 5 stelle lo accusano di avere
realizzato poco. Il grillino Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, lo punge sostenendo
che ha fatto meno, nei primi settanta giorni di
governo, del suo predecessore Enrico Letta.
La reazione di Renzi va inquadrata su questo
sfondo di tensioni; e sulla determinazione a rilanciare un’immagine di decisionismo e di
concretezza. «Io faccio questa battaglia con la
consapevolezza di non dover chiedere il permesso a tutti, ai burocrati, a tutti i partiti della
coalizione», replica a Grasso. «Preferisco chiedere scusa domani che il permesso oggi». La
preoccupazione nasce anche dal timore che la
«Nota di lettura» stilata dal Servizio Bilancio
del Senato possa diventare un’arma elettorale
brandita da quanti diffidano delle proposte del
governo; e usata contro l’Italia quando a giugno l’Unione europea valuterà la richiesta di
rinvio del pareggio di bilancio.
Per lui, gli 80 euro di bonus sono diventati
una sorta di talismano della propria credibilità:
tanto da chiamare a testimone lo stesso ministro dell’Economia. «Pier Carlo Padoan mi ha
portato a vedere i primi cedolini degli 80 euro.
Le coperture dunque ci sono. Gli 80 euro pure»,
annuncia. Deve smentire la narrativa catastrofista di un Grillo che raffigura la situazione
economica come un disastro al quale Renzi
non ha ancora dato rimedio; e quella di un Berlusconi che dice di poter ricattare il premier, e
non di esserne ricattato, sulle riforme istituzionali. Insomma, da qui al 25 maggio per lui non
sarà una passeggiata. E forse neanche dopo.
❜❜
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — A due settimane dal 25 maggio, la costituzionalità della legge elettorale per le elezioni europee
viene messa in discussione.
Anzi, secondo i grillini sarebbe addirittura «in bilico».
A riaprire il dibattito sul
sistema di voto per Strasburgo è l’ordinanza con cui
il Tribunale di Venezia —
che ritiene «irrazionale» la
soglia di sbarramento al 4
per cento — chiama in causa la Consulta: toccherà alla
Corte costituzionale decidere, tra qualche mese, se
l’asticella è davvero troppo
bassa. I partiti minori festeggiano e il Movimento 5
Stelle non perde l’occasione
di attaccare la maggioranza
e le forze tradizionali: «Sono
finiti — scrive su Facebook
il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio —. Ora
è a rischio la validità delle
elezioni europee». Un allarme che i costituzionalisti ritengono ingiustificato.
Per il Tribunale di Venezia
la soglia che tiene fuori i
partiti più piccoli «non appare sostenuta da alcuna
motivazione razionale che
giustifichi la limitazione
della rappresentanza», visto
che il Parlamento europeo
non dà la fiducia e dunque
non ha problemi di «stabilità». Fissare l’asticella al 4
per cento è una scelta «priva
di giustificazione, irrazionale e comporta la svalutazione della volontà di parte
anche consistenze dell’elettorato». Chi vota per partiti
che non raggiungono la soglia non viene rappresentato al Parlamento europeo e
questo, per il Tribunale di
Venezia, è in conflitto con
l’articolo 48 della Costitu-
La vicenda
Il Tribunale
accoglie la richiesta
1
Il Tribunale di Venezia
ha accolto il ricorso di
uno dei legali che già
impugnò il Porcellum:
la legge elettorale per
le Europee finirà di
fronte alla Consulta
I dubbi dei giudici
sullo sbarramento
2
I dubbi riguardano lo
sbarramento. Non la
soglia, il 4%, ma lo
sbarramento in sé:
sarebbe immotivato,
per i giudici, perché il
Parlamento Ue non dà
fiducia a un governo
Il voto di maggio
resta valido
3
Il ricorso non
pregiudica il voto del
25 maggio. Neppure
dopo una decisione
della Consulta: le
sentenze non sono
retroattive
L’incognita
dei non eletti
4
Potrebbero invece
causare problemi le
questioni non
definite: come i
possibili ricorsi al Tar
di quanti non sono
stati eletti perché
sotto la soglia
zione, che fissa i princìpi di
eguaglianza e pari dignità
del diritto di voto. «È una
prima, parziale vittoria dei
ricorsi» esulta l’avvocato
socialista Felice Besostri, lo
stesso che impugnò (con
successo) il Porcellum.
Il pronunciamento del
giudice della terza sezione
civile del Tribunale di Venezia, Maurizio Gianfrida, ha
galvanizzato le forze minori.
«Una decisione assolutamente corretta», approva il
leghista Roberto Calderoli.
Per la copresidente del Partito verde europeo, Monica
Frassoni, l’abolizione dello
sbarramento sarebbe «un
antidoto all’astensione».
Anche i dirigenti del Centro
democratico ritengono il
rinvio alla Consulta «una
buona notizia per la democrazia», chiedono di fare
presto e si augurano, per
dirla con Pino Pisicchio, che
la Corte s’incarichi di «riparare a una furia semplificativa che per il Parlamento
europeo non ha senso». Di
opposto avviso i partiti più
grandi, a cominciare dal
Partito democratico. «La soglia al 4 per cento a mio modo di vedere non è irragionevole — prova a placare gli
animi il sottosegretario agli
Affari regionali, Gianclaudio Bressa —. Altro conto è
se sia troppo alta, ma questa
è una valutazione politica,
non giuridica».
La speranza dei piccoli
partiti è che l’Italia segua
l’esempio della Germania,
dove la Corte costituzionale
ha annullato lo sbarramento per le Europee. Gianluca
Susta di Scelta civica chiede
al governo di «intervenire
con un provvedimento
d’urgenza» per mettere in
Selfie
Il premier
Matteo
Renzi
ieri a
Firenze si
è fermato
con due
cittadine
per uno
scatto
veloce sul
telefonino
(Ansa)
sicurezza la legge. Ma in realtà il rischio che le elezioni
vengano annullate se la
Consulta dovesse dichiarare
incostituzionale la legge
non esiste, su questo almeno i giuristi sono d’accordo.
E anche il presidente del
Tribunale di Venezia, Arturo
Toppan, assicura che il ricorso non tocca l’attuale
tornata elettorale.
Il problema, semmai, riguarda la maggioranza di
governo e le eventuali ripercussioni della notizia che
arriva da Venezia sull’iter
parlamentare dell’Italicum.
Se mai la Consulta dovesse
bocciare la soglia di sbarramento al 4 per cento, i nemici del sistema elettorale
frutto del patto tra Matteo
Renzi e Silvio Berlusconi
verranno rafforzati nei loro
convincimenti.
M. Gu.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gli scenari I giuristi: in caso di incostituzionalità le elezioni non saranno invalidate, lo sbarramento resterà
Il verdetto arriverà dopo le urne
Ma i risultati non cambieranno
ROMA — Nessun terremoto in arrivo, le elezioni Europee non sono a
rischio. I costituzionalisti si interrogano sulla decisione del Tribunale di
Venezia e si dividono sulla legittimità dello sbarramento, ma su una cosa
sembrano tutti d’accordo: l’aver
chiesto alla Consulta di dissipare i
dubbi sulla costituzionalità del sistema di voto non avrà ripercussioni sul
«verdetto» che uscirà dalle urne il 25
maggio. Le elezioni saranno valide,
anche se la Corte dovesse accogliere
il ricorso. E i partiti che resteranno al
di sotto dell’asticella non potranno
impugnare il responso elettorale.
«Sotto il profilo giuridico non vedo alcun riflesso — conferma il giurista Augusto Barbera, ordinario di
Diritto costituzionale a Bologna —.
La Corte se ne occuperà solo tra qualche mese, a elezioni ormai avvenute». Su questo aspetto è d’accordo
Roberto D’Alimonte: «Così come la
bocciatura del Porcellum non ha
avuto effetti sugli eletti al Parlamento italiano nel 2013, qualunque scelta
venga fatta dalla Corte costituzionale
non avrà effetti sulle Europee». Ma il
professore della Luiss è molto critico
con i giudici di Venezia. Intervistato
dall’Huffington Post, D’Alimonte
giudica «una autentica follia» l’aver
accettato il ricorso a poco più di due
settimane dal voto, perché «crea una
situazione ambigua». Anche il giuri-
sta Gianluigi Pellegrino non vede pericoli sulle Europee, mentre prevede
ripercussioni sulla legge elettorale
per le elezioni politiche italiane: «La
decisione del Tribunale di Venezia
non si ribalta sull’Italicum, ma ha comunque delle conseguenze politiche
perché rappresenta un forte richiamo al legislatore a moderare le soglie
di sbarramento». Alzarle troppo, insomma, esporrebbe il sistema al rischio di incostituzionalità.
Per Barbera, invece, fissare l’asticella per entrare a Strasburgo è del
tutto legittimo, tanto che nel 2002 la
Consulta emanò una direttiva in cui
«diceva espressamente che gli Stati
debbono adottare un sistema elettorale proporzionale, ma possono prevedere una clausola di sbarramento
fino al 5 per cento». E nel 2010, con la
sentenza 271, i supremi giudici «sia
pure tra le righe, fecero intendere di
essere favorevoli allo sbarramento».
Al di là del merito giuridico, il professor Barbera è rimasto sorpreso per
la decisione di Venezia: «La considero una regressione culturale, che riporta i sistemi elettorali molto indietro. Spero che la Consulta respinga il
ricorso, perché la governabilità è un
valore. Se non fosse preoccupante,
La polemica
D’Alimonte: follia
accettare il ricorso
a due settimane
dal voto
Il capo del governo rivendica la scelta
«Ho penato, ma ora Manzione è qui»
In divisa Antonella
Manzione, 50 anni
«Me l’hanno fatto penare, ma ora la Manzione è qui». Cioè a Palazzo Chigi.
Così il premier Matteo Renzi ha rivendicato — intervistato ieri da Virus su
Raidue — la vicenda della nomina di Antonella Manzione, ex comandante
della polizia municipale del Comune di Firenze ed ex direttore generale di
Palazzo Vecchio, alla guida del dipartimento Affari giuridici di Palazzo Chigi.
Una nomina che ha visto un botta e risposta con la Corte dei Conti. In un
primo momento si era parlato di uno stop da parte della magistratura
contabile alla nomina di Manzione, a causa della presunta mancanza dei
requisiti previsti. Poi, all’inizio del mese, è arrivato il via libera. E giovedì l’ex
comandante dei vigili fiorentini è entrata in carica e ha partecipato al
preconsiglio, riunione preparatoria del Consiglio dei ministri.
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farebbe un po’ sorridere...». E la tempistica? «Sotto il profilo politico, non
è bellissimo che sia avvenuto a pochi
giorni dal voto».
Paolo Armaroli, professore di Diritto pubblico comparato a Genova,
la vede da destra e non concorda con
i colleghi che difendono lo sbarramento: «Il mio vecchio amico liberale Aldo Bozzi diceva così, “è bene che
le minoranze, anche le più estreme,
si agitino in Parlamento piuttosto
che nel Paese”. Nel 1985 guidò la prima bicamerale ed era uomo di grande saggezza». E se tra i giuristi prevale la convinzione che un eventuale
pronunciamento della Consulta contro lo sbarramento non avrà riflessi
sulle Europee, Armaroli prevede il
caos: «Il fatto che la Corte deciderà a
babbo morto creerà un problema, ci
saranno le geremiadi di tutti i partiti
che non avranno raggiunto la soglia». Le elezioni potrebbero essere
invalidate? «No, il risultato non si
potrà rimettere in discussione».
A favore della costituzionalità della legge si spende Luciano Violante,
che auspica un giudizio a tempo di
record: «La frammentazione della
rappresentanza sarebbe un serio
ostacolo. Sarebbe opportuno che la
Corte decidesse il prima possibile».
Dello stesso avviso Stefano Ceccanti:
«Le ragioni politiche per le quali il
Parlamento italiano decise cinque
anni fa di introdurre lo sbarramento
alle Europee, sono ragionevoli. E
quindi perfettamente compatibili
con una Costituzione che non canonizza nessuna formula elettorale».
Monica Guerzoni
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Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Sui pedali con Nardella
Primo Piano 13
italia: 51575551575557
Il governo Su Twitter il documento con il bonus. Poletti: via i diritti acquisiti se ci sono privilegi
Renzi-Grasso, scontro sugli 80 euro
«La copertura c’è, ecco il cedolino»
Il premier: dai tecnici del Senato dati falsi. La replica: ci rispetti
DAL NOSTRO INVIATO
Ha scelto la bicicletta, Matteo Renzi, per andare a inaugurare
ieri un collettore fognario lungo l’Arno, a Firenze, insieme al
vicesindaco Dario Nardella, candidato alle Comunali (Corbis)
FIRENZE — Arriva nella sua città in
macchina, dopo un’intervista nella Capitale. Partecipa a Palazzo Vecchio a un
dibattito sul futuro dell’Unione europea, si muove in bicicletta per 3 chilometri, per inaugurare un tratto del collettore degli scarichi, come se fosse ancora sindaco, poi pranza con Schultz e
torna a Roma in treno ed è di nuovo
uno studio tv. Fra uno spostamento e
l’altro è la polemica con il presidente
del Senato a tenere banco: per Pietro
Grasso sono «inaccettabili» le critiche
del premier ai funzionari di Palazzo
Madama, per Renzi invece nessuna critica, semplicemente «non posso chiedere il permesso ai burocrati» per quello che sto facendo.
È uno scontro inedito, istituzionale,
gravido di incomprensioni. Roberto
Calderoli si associa alla difesa di Grasso, «ho deciso, lo querelo, Renzi è pubblico ufficiale, è la seconda volta in pochi giorni, non si può consentire tutto a
e
tutti...». Sotto accusa le parole del p
presidente del Consiglio sui
tecnici del servizio Bilancio
di Palazzo Madama, presunti
colpevoli di «aver detto il falso», ovvero che non ci sono
coperture, o che sono dubbie,
sul bonus Irpef. Anche per
Grasso è troppo, l’accusa di
falsità porta con sé il dolo, lui
non può fare a meno di difendere l’istituzione che presiede,
«sino a quando esisterà è giusto che tutti la rispettino».
Come se non bastasse, a metà pomeriggio, lo stesso Renzi
su Twitter pubblica la foto delle
prime buste paga con gli 80 euro
in più, «oggi Pier Carlo Padoan
mi ha portato a vedere i primi cedolini degli 80 euro. Le coperture
dunque ci sono». «Il presidente
Grasso tende a difendere l’istituzione
che presiede, lo comprendo, capisco il
suo ruolo. Io non sto attaccando il Senato, dico che il Senato va superato, che
il bicameralismo perfetto ha combinato danni all’Italia. Io sono per ridurre i
posti e i costi dei politici, poi i manager,
le strutture pubbliche, i sindacati, tutti
devono fare un pò di lavoro di cinghia.
Tanti mi dicono giusto, però inizia tu.
Io inizio, ho dimezzato le spese di Palazzo Chigi», aggiunge a Virus, su Rai2,
in serata.
Renzi continua sostenendo che «se
ci sono obiezioni di merito si risponde
nel merito», mettendo ancora nel mirino i tecnici del Senato. Peccato che i loro rilievi siano lunghi 164 pagine, si fa
presente nello staff di Grasso, che volentieri avrebbe fatto a meno di rispondere al presidente del Consiglio, ma che
si trova costretto a farlo perché in qualche modo «la misura è stata superata».
Del resto, sostiene la seconda carica
dello Stato, i funzionari del servizio Bilancio «fanno opera di controllo doveroso ai sensi della Costituzione e non
sono certo animati da alcuno spirito di
parte o di vendetta». Ma non solo: «Io
sono garante dell’autonomia e dell’indipendenza delle valutazioni fatte dai
senatori. Valutazioni che non possono
essere considerate in parte valide e in
parte carta straccia». Insomma, aggiunge, «non posso accettare che si
metta in discussione la serietà, l’autonomia e l’indipendenza degli uffici del
Senato».
Non parla di Senato, ma comunque
dell’opera di rinnovamento del governo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: «Se il diritto acquisito è un privilegio ingiustificato allora non si deve
tenere, bisogna avere il coraggio di dire
che ci sono delle cose che non ci stanno, perché ingiuste».
M.Gal.
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Il cedolino
Ieri il premier
Matteo Renzi ha
postato su Twitter
la foto di una
busta paga tipo
con il bonus: «Le
coperture dunque
ci sono. Gli
#80euro pure»
Il retroscena Palazzo Chigi si tiene le porte aperte ma lo schema di gioco è cambiato
Commissari Ue, D’Alema in bilico. Ci sono altri nomi
Restano le distanze con Letta
che nel recente incontro con il premier
avrebbe negato la sua disponibilità
DAL NOSTRO INVIATO
FIRENZE — «Vi presento il prossimo presidente della Commissione
europea». Quando Martin Schultz fa
il suo ingresso al ristorante Latini,
all’ora di pranzo, Renzi ha appeno
finito di posare per dei selfie ed accoglie ad alta voce il candidato dei
socialisti europei alla carica più alta
dell’Unione. È una battuta, ovviamente, ma anche un pronostico.
Non per nulla, poco dopo, nella cantina del ristorante, sei posti in tutto
lontani da occhi indiscreti, il capo
del governo non fa mistero di puntare ad essere il leader europeo con il
numero più alto di rappresentanti
nel futuro gruppo parlamentare socialista.
Fra un pronostico e un’ambizione
ci sono ovviamente, e non è un dettaglio, le elezioni del prossimo 25
maggio: equilibri e contrappesi fra
socialisti, popolari e liberali potrebbero essere in qualche modo imprevedibili. Nessuno sa di preciso
quanti euroscettici siederanno nel
prossimo Parlamento europeo,
quanto saranno necessarie logiche
di grande coalizione nella formazione della futura Commissione. Eppure di queste cose si deve discutere
subito e Renzi lo fa prima con Barroso e poi con lo stesso Schultz: ovvio
che si parli anche del candidato italiano alla Commissione e qui affiora
qualche novità.
L’occasione degli incontri è la tradizionale giornata dedicata allo Stato dell’Unione, a Palazzo Vecchio,
evento ai massimi livelli di dibattito
(c’è anche Napolitano) sul futuro
della costruzione europea. Quale sarà il nome che Renzi avanzerà per un
posto nella Commissione, dopo le
elezioni, potrebbe essere un dettaglio marginale, ma non è così. È una
curiosità che serpeggia fra gli addetti ai lavori, i diplomatici, gli staff che
sono arrivati da Bruxelles. Proprio
per questo, quanto una fonte che
partecipa agli incontri riassume il
clima dicendo che alla fine potrebbe
esserci una sorpresa, una persona
«out of the box», fuori dagli schemi,
al clima di incertezza si aggiunge in
qualche modo una notizia.
L’ex premier Massimo D’Alema, o
l’altro ex Enrico Letta, sono entrambi nomi di cui finora si è scritto e dibattuto, in modi diversi. Lo schema
attuale, invece, sembra non li preveda più. Sembra, perché chiedere allo
staff di Renzi è al momento prematuro quanto inutile. Nel Pd, fonti vi-
cine al presidente del Consiglio,
confermano l’indiscrezione che arriva da Firenze: nessuno dei due ex
premier sarebbe in cima alla lista del
presidente del Consiglio. Per la verità, nel caso di Letta, anche se in modo ufficioso, c’è stato sempre un
netto rifiuto ad essere considerato
un candidato: in ballo potrebbero
esserci la delega all’Agricoltura, o alla Concorrenza, persino la poltrona
della signora Ashton, dunque la (debole) politica estera della Ue, ma in
tutti i casi l’ultimo presidente del
Consiglio si è sempre tirato fuori,
con più di un disagio personale.
Anche in modo diretto con Renzi,
nell’ultimo incontro dei due a Palazzo Chigi, qualche settimana fa. Sembra che uno che dei motivi del faccia
Le fonti pd
Nel partito c’è chi sospetta
che «dietro l’apertura di
Matteo ci fosse poi la
volontà di rottamare»
In gioco
Tra altri, per quel posto
nel governo europeo
si parla di Gianni Pittella
o Paolo De Castro
In Europa Massimo D’Alema ed Enrico Letta, candidati per un posto nella Commissione Ue. Al centro, Romano Prodi, che l’ha guidata dal ‘99 al 2004 (Corbis)
a faccia, tenuto riservato per alcuni
giorni, sia stato proprio la candidatura italiana alla Commissione della
Ue: il premier avrebbe avanzato una
disponibilità a proporre il suo predecessore, Letta avrebbe rifiutato in
modo netto. «Non si è ricostruito alcun tipo di fiducia, è emersa la sensazione che Renzi volesse acquisire
una disponibilità per poi rottamare
entrambi, sia Letta sia D’Alema», dicono sempre nel partito democratico.
«Per le nomine delle istituzioni
comunitarie dobbiamo avere una
visione non burocratica», ha detto
ieri Renzi, nel suo discorso a Palazzo
Vecchio, aggiungendo che nel semestre di presidenza italiana della
Ue Roma punterà ad introdurre dei
meccanismi di premialità per gli
Stati che fanno più riforme strutturali. Nel frattempo nel Pd qualcuno
fa il nome di Gianni Pittella, oggi vicepresidente vicario del parlamento
euroepo, altri quello di Paolo De Castro, più volte ministro e parlamentare italiano, oggi parlamentare europeo, consulente speciale di Romano Prodi quando il professore guidava la Commissione, grande
esperto di questioni agricole. Ma a
Palazzo Chigi invece dicono semplicemente che nulla è ancora deciso.
Renzi ha discusso con Schultz e Barroso di una candidatura rimasta finora coperta? «Semplicemente no
comment», è la risposta.
Marco Galluzzo
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Il servizio Bilancio
Quei «signor no»
destinati
ai conflitti
con la politica
ROMA — Un misto tra
rassegnazione e spirito di
servizio. Anche questa volta,
dalle parti di Palazzo Madama, i
funzionari del servizio Bilancio
del Senato hanno accolto le
bordate della politica come in
altre occasioni. La novità, posto
che sia tale, risiede semmai nel
fatto che ad attaccarli sia stato
Matteo Renzi, un premier che,
predicando l’esigenza di
cambiare verso, ha finito per
prendersela ancora una volta
con loro. Proprio come molti
suoi predecessori che non ci
stavano ai rilievi e alle
osservazioni sulla solidità delle
cosiddette coperture
economiche dei provvedimenti.
Il destino dei funzionari del
servizio Bilancio è analogo a
quello della Ragioneria generale
dello Stato: vestire i panni dei
signor no, alimentando l’ira di
chi occupa la stanza dei bottoni.
Certo, non è facile digerire
l’accusa di fare previsioni «false»
sulle coperture del bonus Irpef e
derubricarla come consueta
deriva della classe politica. Tanto
più in una struttura dove
lavorano quattro funzionari che
lamentano la cronica carenza di
mezzi e risorse. I funzionari con
cui se l’è presa Renzi sono
Renato Loiero, che in veste di
consigliere parlamentare
anziano si occupa di raccogliere
tutta la documentazione dei testi
legislativi; Giuseppe Delreno,
che quantifica gli oneri connessi
ai testi legislativi in materia di
entrate, e Daniele Bassetti, il cui
lavoro misura gli effetti contabili
dei testi in materia di spesa. Il
quarto uomo è Melisso Boschi,
un esperto di macroeconomia,
che valuta gli impatti dei
provvedimenti sulla finanza
pubblica. Nessuno di loro è
dirigente, con stipendi, quindi,
distanti dal tetto di 240 mila
euro fissato dal decreto Irpef. Da
oltre due anni il Senato tarda
nell’indicare un nuovo dirigente
alla direzione del Servizio
Bilancio (l’ex direttore,
Clemente Forte è andato in
pensione). La lunga attesa
alimenta il sospetto che possa
fare comodo lasciare l’ufficio
sguarnito di un capo. In attesa di
capire quale sorte toccherà al
Senato e ai suoi funzionari,
laddove Palazzo Madama
dovesse diventare l’organo delle
autonomie locali, per i
funzionari del Servizio Bilancio
corre l’obbligo di valutare tutti
gli atti legislativi e predisporre la
documentazione informativa
per le commissioni. Anche se in
una scarna paginetta di un
provvedimento sono indicate
quantificazioni per svariati
miliardi di euro.
Andrea Ducci
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14 Primo Piano
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Verso le elezioni Il confronto
Napolitano: «Combattere i populismi
Più Europa contro i vizi della politica»
I protagonisti
Il presidente a Firenze con i candidati alla guida della Commissione Ue
Jean-Claude Juncker
ex premier lussemburghese
Partito popolare europeo
DAL NOSTRO INVIATO
FIRENZE — Al mattino, il premier
Matteo Renzi, gettando uno sguardo
indietro negli anni: «Oggi quello che
preoccupa non è più quello spread lì,
dei conti, ma lo spread del populismo, la differenza tra ciò che i cittadini si aspettano e ciò che vedono realizzato». Al pomeriggio, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appena arrivato in treno a
Firenze da Roma: «Renzi ha trovato
una bella espressione. Io sono preoccupato per i populismi, poi lo spread
è una cosa un po’ diversa...». Lo
scandalo giudiziario intorno all’Expo
2015, aggiunge il capo dello Stato rispondendo ai giornalisti, riguarda
«vicende strettamente italiane, non
le tirerei adesso in ballo», ma in ogni
caso «la risposta peggiore sarebbe
l’astensionismo o un voto di rigetto
verso l’Europa». Anche se «di astensionismo le elezioni europee hanno
sempre sofferto ma qualsiasi previsione catastrofica o azzardata non mi
convince».
È linguaggio diplomatico, consapevole delle responsabilità che ogni
parola si porta dietro, ma non basta a
celare del tutto la preoccupazione
che sta sotto. Tutto questo accade a
Palazzo Vecchio, nella giornata dedicata allo «stato dell’Unione». E gli avvisi ai naviganti non potrebbero essere più chiari. Si parla di Europa con
Martin Schulz
presidente Europarlamento
Partito socialista europeo
Palazzo
Vecchio
Il presidente
Giorgio
Napolitano
con Enrico
Rossi (centro),
presidente
della Toscana
e Dario
Nardella
vicesindaco
di Firenze
(Ansa)
i 4 principali candidati alla presidenza della Commissione Europea: l’ex
presidente dell’Eurogruppo JeanClaude Juncker, il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, il
leader dei liberaldemocratici europei
Guy Verhofstadt e quello dei Verdi,
José Bové. Se quelli di Napolitano e
di Renzi fossero degli allarmi limitati
a qualche sondaggio pre-elettorale,
desterebbero forse meno eco. Ma
evidentemente, sia il capo dello Stato
che quello del governo, come pure i
loro interlocutori della Ue, hanno
avuto sotto gli occhi nelle ultime ore
le stesse analisi di scenario che sono
sul tavolo di tutti i governi d’Europa:
la tendenza all’astensione resta
ovunque alta, e i vari partiti anti-europeisti, dalla Finlandia alla Grecia,
sembrano saldare la loro ascesa in
una sorta di freccia comune, che
punta al cuore stesso della costruzione comunitaria. Ed è un’alta marea
difficile da ignorare. Altre volte, Napolitano aveva indicato il rischio di
certe derive. Però a meno di 3 settimane dal voto, e con queste cifre che
concordano un po’ in tutti i Paesi, il
tono è ancora più assorto e severo
del solito. Come quello di Renzi, del
resto: «L’attenzione ai conti è stata
un dovere per i governi precedenti.
Lo spread ha agitato i sonni dei governanti come Mario Monti, che ringrazio per il suo afflato europeista.
Ma se Monti viveva come preoccupazione quotidiana l’andamento dei
mercati e la tenuta finanziaria del Paese, oggi quello che preoccupa non è
più quello spread lì». Ma appunto,
«lo spread del populismo». Diagnosi
condivisa anche dai leader europei
presenti, sia pure con diversi accenti
critici. Uno per tutti, Verhofstadt:
astensionisti ed euroscettici gridano
forte, ma «potremo uscire da questa
crisi solo se faremo un salto in avanti
Guy Verhofstadt
ex premier del Belgio
Alleanza liberaldemocratica
José Bové
politico no global francese
Partito verde europeo
verso l’integrazione europea, questa
è la posta in gioco in queste elezioni». E ancora: «la via in avanti non è
fare nuovi debiti o dire che siamo già
fuori dalla crisi, come alcuni dicono,
perché ci siamo ancora in mezzo: la
via per uscirne è fare una Ue più integrata, di banche, energia, servizi digitali, telecomunicazioni».
Al suo arrivo, il presidente della
Repubblica aveva rimarcato il senso
della sua presenza istituzionale: «Io
sono qui per sottolineare il valore eccezionale dell’evento che sta per
compiersi... la legittimazione della
scelta del presidente della Commissione in un’aperta competizione tra
candidati di partiti europei è una
svolta importantissima». Quanto alla politica che si lascia corrompere,
«anche il superamento di fenomeni
di corruzione che in questi giorni si
Contro l’astensione
«Lo scandalo Expo? La
risposta peggiore sarebbe
l’astensionismo o un voto
di rigetto verso l’Europa»
sono manifestati in Italia, e che non
sono però esclusivi del nostro Paese,
è legato molto alla creazione di qualcosa che sia un impegno di solidarietà e anche a regole comuni». Cioè,
ancora una volta, alla costruzione
europea: «Mi auguro che l’evoluzione dei partiti politici vada verso la
creazione di partiti sempre più europei perché più i partiti diventano europei più possono superare le strettoie e le degenerazioni della politica
nazionale».
Luigi Offeddu
[email protected]
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Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Primo Piano 15
italia: 51575551575557
La Chiesa e l’Italia Le scelte
L’intervista
Il presidente della Cei: il successo di Grillo? Da una parte preoccupa perché è un fenomeno di ripulsa, dall’altra ammaestra
Bagnasco: attenti a quei poteri occulti
che puntano a una società più debole
«Esistono interessi economici e politici con una volontà precisa»
dal nostro inviato
ALDO CAZZULLO
GENOVA — Cardinale Bagnasco, oggi il Papa incontra gli scolari italiani a San Pietro. La Chiesa denuncia da tempo l’emergenza educativa. La scuola
italiana non è una delle componenti di questa
emergenza?
«L’emergenza educativa è l’obiettivo pastorale del
decennio per i vescovi italiani. Ed è sotto gli occhi di
tutti. Vede come primi soggetti la famiglia, la scuola,
la Chiesa e la società nel suo insieme. Siamo tutti in
emergenza, compresa la società. Dobbiamo non soltanto rifare le strutture scolastiche, ma soprattutto
rifare la struttura dell’umano e la struttura culturale
del nostro Paese. Che a mio avviso sta perdendo le
proprie caratteristiche essenziali e storiche — ideali,
valori, visione antropologica —, in nome di un mondialismo che è un valore solo se fa confluire e non azzera tutte le identità culturali».
Intende dire che l’Italia sta perdendo la sua identità?
«Certo. C’è un decadimento dell’identità culturale
del nostro Paese. Ma dove va a finire il dialogo tra le
culture, se si cammina verso l’omologazione? Si dia-
❜❜
La simpatia per il Papa
fa bene all’anima,
lui non vuole certo
promuovere un culto
della sua persona
loga quando qualcuno ha da apportare qualcosa di
proprio. Se invece si va verso un’uniformità che azzera le diverse identità, non si ha un arricchimento culturale e civile; si ha una poltiglia indistinta».
Quali sono le cause? L’immigrazione? La globalizzazione?
«Ma no. La causa più remota e più vera, al di là dei
fattori che vengono indicati di solito, è una volontà
precisa di azzeramento, di uniformità, di omogeneizzazione. Il risultato è un indebolimento delle persone
e delle società».
Una «volontà precisa» da parte di chi?
«Di coloro che hanno interesse a che le società siano sempre più deboli, smarrite, quindi facili preda di
interessi economici, politici, ideologici. Di fronte allo
smarrimento e alla debolezza, chi è più forte e ha le
idee più chiare ha buon gioco».
Si riferisce al laicismo, al relativismo?
«Sono ancora denominazioni troppo vaghe. Qualcuno parla di poteri occulti. Ognuno veda».
Poteri economici? O forze spirituali?
«Penso innanzitutto ai poteri economici e finanziari. Esistono centrali internazionali, forze e centri di
potere più o meno chiari che non hanno nulla di istituzionale e nessuna legittimità democratica».
Esiste anche una lettura dietrologica del fenomeno…
«Non bado alle dietrologie. Bado ai segni».
Quali sono i segni?
«Siamo di fronte a un’esplosione a catena. La violenza dilagante. La corruzione. Il dissolvimento di un
codice deontologico che non può essere solo individuale, per cui ognuno dà testimonianza di sé e ha finito. Questo è insufficiente. C’è un codice deontologico che deve essere sociale. Una società ha un suo
volto; e il volto della società, come il volto di un uomo, è fatto anche di valori morali e di ideali alti. Il decadimento del quadro valoriale è concomitante con il
forte individualismo, dove l’io individuale diventa
una prigione a se stesso, tagliando i ponti con gli altri
e diventando così legge autoreferenziale. Il bene e il
male, la verità e la menzogna sono giudicati solo in
base al proprio giudizio individuale, a prescindere
dal bene comune. E il bene comune richiede sempre
il sacrificio personale».
La pensa così anche il Papa?
«Il Santo Padre spessissimo condanna la logica del
profitto selvaggio. Già il Concilio disse che se il profitto prende il sopravvento sull’uomo e sulla società,
la uccide, la devasta. L’abbiamo visto, lo stiamo anco-
Il profilo
Guida della Cei
Il cardinale
Angelo
Bagnasco (foto),
71 anni, è
arcivescovo di
Genova e
presidente della
Conferenza
episcopale
italiana dal
2007, quando
ha preso il
posto del
cardinale
Camillo Ruini
La Chiesa
Nato a
Pontevico, in
provincia di
Brescia, da una
famiglia
genovese, ha
frequentato il
liceo classico
presso il
seminario
arcivescovile di
Genova ed è
stato ordinato
presbitero per
l’arcidiocesi di
Genova il 29
giugno 1966
dal cardinale
Giuseppe Siri.
È stato
nominato
cardinale nel
2007 da
papa
Benedetto XVI
ra vedendo. Anche se vedo segni di cambiamento. In
diversi ambienti avverto una presa di coscienza che
occorre avere valori morali di onestà, di correttezza,
di giustizia, di equità, di spirito di sacrificio, senza i
quali la società affonda. Si comincia a capire che non
si possono pretendere i profitti più alti possibili nel
minor tempo possibile. Ragionare in questi termini
vuol dire creare un disastro economico e finanziario,
come abbiamo visto».
Ma i fattori che hanno causato la crisi sono ancora tutti qui.
«Non siamo assolutamente fuori dalla crisi. Forse
non potremo mai esserlo, perché siamo nel tempo e
nella natura umana. Certo uscire dalla crisi per ritornare come prima sarebbe una lezione persa. Dobbiamo ritrovare la sicurezza occupazionale e un livello
medio di vita più dignitoso per tutti, soprattutto i più
deboli e i giovani; ma con una sapienza nuova. Se ricominciamo a ragionare come prima, allora non abbiamo capito nulla. E tutto sarà peggio di prima».
Di solito, quando si parla di scuola, la Chiesa
chiede diritti e aiuti per la scuola privata. Si riferisce a questo?
«Non è così. Ma lo Stato democratico non deve
pretendere il monopolio dell’educazione. Deve rico-
noscere la libertà e il diritto nativo dei genitori di
educare i figli secondo le proprie visioni, dentro un
quadro generale garantito dallo Stato. Non a caso non
si parla più di scuole private ma di scuole paritarie.
Non dobbiamo averne paura. Vanno riconosciute anche sul piano pratico. Oggi i genitori devono pagare
due volte: le tasse allo Stato e le rette alla scuola; e
questa è ingiustizia».
Che impressione le fa l’entusiasmo che circonda
papa Francesco? Non c’è il rischio che nasca una
sorta di culto?
«Il Papa è molto consapevole di questo, disincantato, realista. Non vuole certo promuovere o alimentare un eventuale culto alla sua persona. Questa
espressione di grande simpatia è cosa buona, fa bene
all’anima. Non credo che si potrà parlare di un culto,
che certo è totalmente fuori dall’orizzonte del Santo
Padre».
La Conferenza episcopale che lei presiede viene
a volta pensata come un retaggio della Chiesa ratzingeriana. C’è del vero?
«I vescovi seguono il Papa sempre e comunque.
Basta leggere quello che papa Francesco dice e scrive.
Parlare di contrapposizione è pretestuoso. Il prossimo 19 maggio sarà il Santo Padre a introdurre l’assemblea generale della Cei. Gliel’ho chiesto io, lui
l’aveva già nel cuore, e quindi ha aderito molto volentieri».
Non vede però elementi di discontinuità tra il
pontificato di Francesco e quello di Benedetto XVI?
Nell’intervista al Corriere, papa Bergoglio ha detto
di non riconoscersi nell’espressione «valori non
negoziabili», finora pietra miliare della Chiesa.
«In questo caso direi che è ampliato il concetto dei
valori, che sono profondamente connessi l’uno all’altro. Nello stesso tempo, il Santo Padre ha scritto nell’Evangelii Gaudium e ha detto al Pontificio consiglio
per la vita che la vita umana è sacra e inviolabile, dal
concepimento a tutte le sue fasi, ed è il fondamento
di tutti gli altri diritti. La lettura che mira a contrapporre un Papa a un altro mi pare totalmente infondata, pur riconoscendo che siamo di fronte a personalità e a stili comunicativi diversi. Il fatto che Francesco
ci abbia chiesto subito di rivedere lo statuto della Cei
con la massima libertà è un segno interessante, che
abbiamo colto molto volentieri. Tutta l’opera pastorale e di governo del Santo Padre in questo primo anno di pontificato ha portato segni di novità che rispondono alla sua forte personalità».
Sarà ancora il Papa a scegliere il capo della Cei?
«L’orientamento dei vescovi italiani è che la nomi-
Il Papa: promuovere una mobilitazione etica mondiale
Ban Ki-moon
invita Francesco
a visitare l’Onu
Ieri papa Francesco ha incontrato nella sala del Concistoro del Palazzo
apostolico della Città del Vaticano il segretario dell’Onu Ban Ki-moon (foto
Ansa). Presenti anche i vertici delle Nazioni unite, riuniti a Roma per l’incontro
semestrale di coordinamento strategico. Ban Ki-moon ha invitato il pontefice a
visitare la sede dell’Onu a New York. Il Papa, rivolgendosi alla delegazione ha
detto: «Vi invito a promuovere insieme una vera mobilitazione etica mondiale».
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na, previa una consultazione, spetti sempre al Papa,
in nome del peculiare legame che come vescovo di
Roma ha con la Chiesa italiana».
Dai Sinodi sulla famiglia verranno aperture sulle
unioni civili, almeno sul piano dei diritti individuali?
«La dottrina della Chiesa e anche i vescovi italiani
hanno sempre manifestato il rispetto per le scelte individuali di ciascuno, dentro però a una valutazione
di tipo morale che corrisponde alla dottrina cattolica.
È stato rilevato molte volte come in ambito giuridico
non pochi diritti che vengono invocati siano già riconosciuti dal codice civile. Sotto questo profilo, a livello di individui non mi pare ci siano novità da prevedere. Diverso sarebbe il discorso di diritti legati a una
coppia, analogamente al matrimonio».
Qui la vostra contrarietà è assoluta?
«Sì».
Come giudica il lavoro di Renzi?
«Cerca di muoversi con velocità. Questo è un dato
in se stesso apprezzabile. Bisogna vedere se a questa
buona intenzione corrisponderanno conclusioni che
incidano sulla carne viva della gente, che brucia per
la sofferenza del lavoro che non si trova o viene perduto, per la mancanza della casa, per le sofferenze
delle famiglie».
Voi cosa chiedete? Il quoziente familiare?
«Il Santo Padre ha detto che la famiglia è disprezzata e maltrattata. Aggiungerei, se posso: disprezzata
sul piano culturale, maltrattata sul piano politico e
sociale. Il numero dei figli deve pesare. Deve essere
un criterio per la fiscalità, non solo con detrazioni ma
anche con incentivi diretti. L’inverno demografico
investe anche l’Italia, a cominciare dalla mia Genova.
Mentre altri Paesi vicini, come la Francia, sono demograficamente meno poveri di noi».
❜❜
La Chiesa paga le tasse
sugli immobili.
Un vescovo guadagna
1.300 euro: la spending
review l’abbiamo fatta
Quando la Chiesa parla di fiscalità vengono subito in mente l’Ici e l’Imu…
«La Chiesa paga le imposte sugli immobili. Le ha
sempre pagate. Con le disposizioni prese dai precedenti governi, se c’erano punti da chiarire sono stati
chiariti. Una fetta consistente degli introiti dello Stato
viene dalla Chiesa. Venga a fare un giro con me nei vicoli di Genova: vedrà i migliaia di pasti che prepariamo nelle nostre mense, i piccoli alloggi che abbiamo
allestito per le ragazze madri e per i padri separati,
che dormono in macchina, se ancora ce l’hanno. Sento lamentele per il tetto di 240 mila euro agli stipendi
pubblici. Sa quanto guadagna un vescovo? Milletrecento euro. Il parroco e il curato ancora meno. Sono
sei anni che non ci sono aumenti. Nessuno si lamenta, nessuno fa il martire. Diciamo che la spending review l’abbiamo già fatta».
Ha mai conosciuto il suo concittadino Grillo?
«Lui dice di sì, ma io non ricordo di averlo mai incontrato personalmente».
Il Movimento 5 Stelle è il primo partito tra i giovani italiani. Che effetto le fa?
«Da una parte, preoccupa. Dall’altra, ammaestra.
Preoccupa perché è un fenomeno di rivolta, di ripulsa, di rifiuto; in sostanza, di sfiducia. Ma se una società non è tenuta insieme dalla fiducia reciproca, degenera nel tutti contro tutti. Distruggere non basta, occorre costruire. Però per chiedere fiducia occorre essere affidabili, onesti, coerenti. Non solo la politica,
tutti i soggetti che hanno responsabilità pubbliche,
dagli imprenditori ai media alla magistratura, sono
chiamati più degli altri a riflettere se sono davvero
credibili e degni di fiducia, affinché la contestazione
vuota, il “tutti a casa”, si converta in una posizione
costruttiva e propositiva».
Sta dicendo che i politici non hanno capito che
devono cambiare?
«Ai politici ho detto che devono prendere molto
sul serio il disagio diffuso specialmente tra la gente
media e più povera. E tra i giovani che non trovano
lavoro. Non basta dichiarare buone intenzioni, se
ogni giorno viene fuori un fatto che sembra andare in
senso opposto: corruzione, privilegi. Nello stesso
tempo, si tende a mettere in prima pagina i sospetti e
a enfatizzarli per giorni e giorni, anziché cercare la
verità. Se la società intera deve diventare educativa,
allora tutti — la politica, i media, i vari corpi dello
Stato — devono riflettere sul proprio modo di parlare, informare, non per nascondere la verità ma per
dare il giusto peso alle cose».
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16
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Esteri
La crisi Dopo la parata trionfale sulla Piazza Rossa a Mosca durante la quale ha esaltato il «patriottismo onnipotente»
Navi e aerei, show di Putin in Crimea
Il leader russo festeggia la vittoria sul nazismo nella penisola occupata
La festa
La data
Il 9 maggio in Russia viene
celebrata la Giornata della
Vittoria in memoria della
capitolazione della
Germania nazista durante la
Seconda guerra mondiale.
(nella foto sotto i
festeggiamenti nell’est
dell’Ucraina)
Il viaggio
Ieri migliaia di persone
hanno accolto l’arrivo del
presidente russo Putin a
Sebastopoli, in Crimea.
Decine di aerei militari,
caccia, bombardieri,
elicotteri da combattimento
sono sfrecciati in cielo per
sottolineare l’evento criticato
dalla Nato e dall’Occidente
MOSCA — Giovedì c’era stata l’esibizione delle capacità
nucleari, con lancio di missili
da due sottomarini e da un
bombardiere strategico. Ieri la
parata sulla Piazza Rossa, con
reparti arrivati pure dalla
Crimea riconquistata, e il bagno di folla a Sebastopoli. La
storica base della flotta russa
sul Mar Nero ha celebrato il suo
ritorno nel seno della Grande
Madre Russia, con Vladimir Putin che ha sfilato in battello davanti alle navi da
guerra e i cacciabombardieri che
volavano sulle teste
di decine di migliaia di neo-russi entusiasti. Ha parlato
di «verità storica» e
di rispetto della
memoria degli antenati il presidente
russo. Per poi imbarcarsi in una tirata sul diritto dei popoli all’autodeterminazione. Affermazioni
che potrebbero rivelarsi pericolose un domani di fronte alle
repubbliche islamiche del Caucaso dove i fremiti indipendentisti non si sono mai sopiti, nonostante le due guerre cecene.
Ma in questo caso il messaggio era diretto a Kiev e, forse
ancora di più, a Bruxelles e a
Washington, dove si continua a
La parata
Il presidente
russo
Vladimir
Putin parla
alla parata
della Marina
militare nel
Giorno della
Vittoria,
a Sebastopoli,
in Crimea. È
la prima volta
del
presidente
russo in
Crimea
dall’annessio
ne(AP Photo/
Ivan
Sekretarev)
non accettare l’avvenuta annessione della Crimea in attesa di
quello che potrà avvenire nei
prossimi giorni, quando sarà
un’altra ampia fetta di Ucraina a
scegliere la secessione. La visita
del presidente russo Vladimir
Putin in Crimea è «provocatoria
e inutile» per la portavoce del
dipartimento di Stato Usa Jen
che sembrava una apertura di
Putin. Il suo appello a rimandare la consultazione popolare è
stato snobbato. Ma è immaginabile che i capetti locali possano veramente dire «no» al presidente russo che li appoggia,
garantisce loro la necessaria
copertura politico-militare e un
domani dovrebbe accoglierli? Il
sospetto che «l’invito» era stato
avanzato perché fosse respinto
è forte, sia a Kiev che a Washington. È quindi improbabile che
il gesto del presidente russo
possa servire a non far scattare
nuove sanzioni se, come tutto
lascia prevedere, il referendum
si svolgerà domani.
Il suo valore sarà poi tutto da
dimostrare, visto anche che il
conflitto in corso rende impossibile uno svolgimento regolare
della consultazione. Lo si è visto a Mariupol, importante città sul Mare d’Azov, dove scontri
violentissimi si sono accesi per
La reazione
La visita del leader del
Cremlino, per gli Usa, è
«una provocazione, la
Crimea è dell’Ucraina»
Psaki, che ha sottolineato come
la Crimea «appartiene all’Ucraina». «Noi consideriamo l’annessione della Crimea illegittima e illegale e non la riconosciamo», aveva ripetuto il segretario della Nato Anders Fogh
Rasmussen dall’Estonia dove si
era recato per tranquillizzare i
tre Paesi baltici che hanno al lo-
ro interno forti minoranze russe. E Putin gli ha indirettamente risposto approfittando delle
celebrazioni per la fine della Seconda guerra mondiale (a giugno pare che il presidente russo
andrà pure in Francia dove incontrerà i leader occidentali). I
missili Topol lanciati dall’Europa e arrivati dopo pochi minuti
nel poligono in Estremo Oriente; quelli cruise partiti dal bombardiere TU-95 e diretti verso
bersagli a Occidente (naturalmente sempre sul suolo russo)
volevano dire una cosa sola: la
Crimea ormai non si tocca più.
I nuovi violenti scontri che si
sono registrati ieri nell’Ucraina
dell’Est dopo il rifiuto dei filorussi di sospendere il referendum sull’indipendenza hanno,
di fatto, neutralizzato quella
Barroso
«Una crisi
pericolosa»
«La questione ucraina è la
più grande minaccia alla
sicurezza europea dalla
caduta del muro di Berlino,
ha un potenziale di
destabilizzazione molto
maggiore della crisi nei
Balcani. Una soluzione
politica però è possibile»:
lo ha detto il capo della
Commissione Ue José
Barroso a Firenze. «La Ue
ha deciso di sostenere Kiev.
Servirebbe un’azione più
forte? Dipende dagli Stati».
il controllo della stazione di polizia. Esercito e guardia nazionale avrebbero ucciso una ventina di indipendentisti. Alla fine l’edificio in fiamme è stato
abbandonato dai contendenti.
I tentativi di ridare la parola
alla diplomazia continuano, ma
con scarsi risultati. Il segretario
di Stato Kerry ha ieri telefonato
al ministro degli Esteri Lavrov,
ma i due hanno solo espresso le
rispettive divergenti posizioni.
La Russia continua a chiedere
una trattativa per arrivare a uno
Stato federale con l’Est dell’Ucraina che abbia anche poteri in politica estera. Per bloccare
qualsiasi ipotesi di avvicinamento alla Nato.
Fabrizio Dragosei
@Drag6
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Proposta Una linea superveloce e un tunnel tra Siberia e Alaska
Pechino-New York in treno
La Cina progetta il futuro
Grandi pulizie
Addetti ai treni
superveloci puliscono l’esterno di un locomotore nella
stazione di
Tianjin, nel nord
della Cina. Nella
Repubblica Popolare ci sono
13 mila km di
linee ad alta velocità. Tra pochi
anni arriveranno a 25 mila km
PECHINO — Il futuro secondo il Celeste Impero. Due
giorni di treno per arrivare negli Stati Uniti partendo da Pechino. È questo l’ambizioso
progetto sui cui starebbero lavorando tecnici cinesi, secondo quanto scrivono il China
Daily e il Beijing Times. Una linea di oltre 13.000 chilometri,
più lunga della leggendaria
transiberiana.
Secondo i tecnici, con una
velocità media di 350 chilometri orari, si riuscirà, partendo dalla capitale cinese, risalendo per la Siberia, attraversando lo stretto di Bering in un
tunnel (che se realizzato diventerebbe il più lungo al
mondo sotto il mare) per poi
percorrere Alaska e Canada, a
raggiungere in due giorni le
maggiori città americane.
Un sogno? I cinesi hanno già
dimostrato in passato di poter
stupire per quanto riguarda
l’alta velocità. Fino ad ora,
hanno costruito la ferrovia più
alta del mondo (quella che da
Pechino arriva alla capitale del
Tibet, Lhasa) e la più lunga linea ad alta velocità al mondo
(da Pechino a Canton, 2.300
chilometri in otto ore). La Cina
ha realizzato in tutto 13.000
chilometri di linee superveloci, con l’obiettivo di raggiungere i 25.000 chilometri nel
2020, e un investimento totale
di 300 miliardi di dollari.
Ora Pechino vuole concretizzare il collegamento tra Cina, Russia, Canada e Usa: un
progetto all’apparenza avveniristico. Il tunnel nello stretto
di Bering prevede la stessa tecnologia ipotizzata per quello
tra la Cina e Taiwan, di cui si
parla dal 1996, ma che è stato
approvato solo dalla Cina nel
2013, e non dalla «provincia
ribelle». Altre idee sono sul
piatto: come una linea che da
Londra via Parigi, Berlino,
Varsavia, Kiev e Mosca dovrebbe arrivare in Cina, attraverso Kazakistan o Siberia. Si
vedrà se tutto questo sarà fantascienza o realtà.
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Radicalismo
Esteri 17
italia: 51575551575557
La trama dei gruppi estremisti dall’Atlantico all’Oceano Indiano. Il nuovo fronte del Centrafrica devastato dalle violenze
L’economista
e la chimica
I sogni
delle ragazze
Musulmani nei Paesi dell’Africa
0-1%
MAROCCO
Anche Abubakar Shekau tiene famiglia.
In un video del 2012 il leader di Boko Haram annunciava vendetta contro le forze di
sicurezza nigeriane che avevano cominciato ad arrestare decine di parenti (anche
suoi) come strumento di pressione: «Avete
preso le nostre donne? Aspettate di vedere
cosa succederà alle vostre».
Dal 2013 Shekau ha dato il via ai sequestri, in un’escalation culminata nel rapimento di massa delle duecento studentesse di Chibok il 14 aprile. C’è chi sostiene
che questo crimine danneggerà anche
l’immagine di Boko Haram, erodendo il sostegno silenzioso di cui ha in parte goduto
fuori e dentro la Nigeria. Di certo ne aumenterà il prestigio all’interno di quella
«fascia jihadista» che cinge e minaccia «la
pancia» dell’Africa dall’Atlantico all’Oceano Indiano. E’ vero che si tratta di una minaccia largamente minoritaria, in un panorama di convivenza inter-religiosa radicata
e diffusa a sud del Sahara. Su un miliardo
di africani, i musulmani sono circa un terzo: il loro modello non è certo Shekau,
semmai il re del cemento nigeriano Aliko
Dangote, l’uomo più ricco del continente.
Ed è vero che l’estremità orientale della
«fascia» integralista, Al Shebaab, non la fa
più da padrone come un tempo nella disastrata Somalia. Però il raggio di azione dei
«Giovani» miliziani somali si è ampliato:
cellule di Al Shebaab sono state segnalate a
Tanga, una delle principali città costiere
TUNISIA
1-25%
Ansar Dine
25-75%
ALGERIA
Mujao
LIBIA
Centrafrica
Kenya
Sudafrica
MAURITANIA
MALI
NIGER
della Tanzania, Paese dove i cattolici sono il
20% della popolazione e i musulmani il
35%: lì il verbo della jihad arriva dal mare,
dall’isola di Zanzibar (a grande maggioranza islamica) dove sta guadagnando terreno il gruppo estremista Uamsho («risveglio» in swahili) che predica la violenza
contro i cristiani. Sempre sul fronte orientale, nel vicino Kenya, le frange autoctone
che sostengono gli estremisti somali vengono braccate dalle forze di sicurezza, specie dopo la strage al Westgate shopping
center di Nairobi che l’anno scorso ha fatto
67 vittime. Un mese fa a Mombasa, dove la
moschea Musa è considerata un fortino dei
violenti, è stato ucciso Abubakar Ahmed
alias Makaburi (Tomba), campione della
retorica integralista che aveva giustificato
la strage di donne e bambini al Westgate in
base al principio della ritorsione caro a Boko Haram. Lo sceicco Tomba, così chiamato per la sua fiera opposizione ai riti della
sepoltura giudicati non conformi al «vero
Islam», usciva dal palazzo di giustizia dove
(per l’ennesima volta) i magistrati non erano riusciti a incriminarlo. A ucciderlo, secondo i suoi sostenitori, gli uomini uno
squadrone della morte legato alla polizia.
Se potessero, è quello che farebbero in
Nigeria con Shekau. Si ritiene che il leader
di Boko Haram si nasconda in un rifugio
sicuro oltre il confine: nel nord del Camerun (dove aveva già trascorso un periodo di
Al Sh
Shebaab
h b b
CHAD
SUDAN
34%
Etiopia
Camerun
Al Qaeda
nel Maghreb
Islamico
94%
50%
Nigeria
21%
Boko
Haram
BURKINA
FASO
15%
NIGERIA
REP. CENTRAFRICANA
1,5%
CAMERUN
Ansaru
A
Gruppi integralisti
islamici
ETIOPIA
SUD
SUDAN
10%
UGANDA KENYA
SOMALIA
Boko Haram
CONGO
Il suo quaderno di scuola
scritto fitto fitto è il simbolo
dell’«eresia» che l’ha
trasformata in una preda degli
integralisti islamici. Hauwa
Ntakai è una campionessa di
pallavolo e da grande voleva
fare l’infermiera o
l’economista, ora chissà.
Tenuta prigioniera dai Boko
Haram ormai da tre settimane
insieme alle sue compagne,
magari starà rimpiangendo di
essere tornata a scuola per dare
l’ultimo esame, dopo settimane
passate a casa: gli istituti della
zona da marzo erano chiusi per
l’allerta terrorismo. «Le
immagini riprese dallo spazio a
grande distanza mostrano
Zanzibar
TANZANIA
ADF N l
ADF-Nalu
Tutte le piste della Jihad
dalle scuole nigeriane
alle spiagge di Zanzibar
ANGOLA
ZAMBIA
ZIMBABWE
BOTSWANA
NAMIBIA
Influenza
I miliziani di Al Shebaab hanno
perso terreno in Somalia ma
hanno allargato il loro raggio
d’azione con basi in Tanzania
EGITTO
75-100%
Senegal
I quaderni
Gli alleati di Boko Haram
nell’Africa sub-sahariana
SUD
AFRICA
convalescenza in seguito a una ferita) o in
Niger. Secondo un recente rapporto dell’Onu il gruppo che ha rapito le studentesse
di Chibok sta sondando il terreno in cerca
di approdi e proseliti anche nella Repubblica Centrafricana, approfittando del vuo-
Nelle piazze
Londra Due manifestanti ieri a un corteo londinese per le liceali rapite. Lo striscione recita: «Le
donne hanno diritto all’istruzione nell’Islam» (Afp)
MADAGASCAR
MOZAMBICO
Port Harcourt Studenti nigeriani manifestano contro il fallimento del governo federale
nel salvare le ragazze a Port Harcourt (Epa)
U
Uamsho
h
to di potere e della carneficina in corso a
Bangui e dintorni. In quell’area anche la
leadership di Al Qaeda nel Maghreb Islamico ha «fiutato» buone possibilità per
espandersi verso Sud, bypassando Mali e
Chad dove ultimamente non ha vita facile.
Gli scontri inter-confessionali che da alcuni mesi devastano il Centrafrica (la pallida
presenza di una task-force francese non
basta a dare sicurezza alla popolazione civile) portano anche questo effetto collaterale. La «pulizia religiosa» perpetrata dalle
milizie cristiane anti-balaka (dopo le violenze commesse dai musulmani Seleka)
costituiscono un terreno fertile per i gruppi radicali esterni. E non solo: la nascita di
una milizia di auto-difesa denominata
«Resistenza musulmana», forte di cinquemila armati, rappresenta un ulteriore passo verso l’abisso, in attesa che la (lenta)
missione dell’Onu si palesi all’orizzonte
non prima del 15 settembre.
Bambini fatti a pezzi con i machete, donne trascinate dai pullman e violentate
mentre fuggono dal loro Paese, dalle loro
case: le migliaia di vittime (ora soprattutto
musulmane) del Centrafrica non hanno un
hashtag che certifichi il loro dramma. Ma
sono molto più «vicine» alle ragazze straziate di Chibok di quanto possiamo essere
noi su Twitter.
Oggetti Un quaderno e una
camicetta (Wall Street Journal)
chiaramente la curvatura della
terra. La prova che la terra è
rotonda», annotava Hauwa nel
suo quaderno. Un’eresia per gli
estremisti islamici. Tra le quasi
300 ragazze rapite il 14 aprile
nel dormitorio del liceo di
Chibok, nord est della Nigeria,
c’erano anche Margaret Yama,
17 anni, e la sua migliore
amica, Awa. Elizabeth Joseph,
che leggeva la Bibbia con la
lanternina di notte. E Hauwa
Mutah (sopra, una sua
camicetta), sesta di nove figli,
che vuole diventare una
biochimica. Ora 194 delle
ragazze in mano ai Boko Haram
hanno un volto e un nome: il
registro di classe, andato in
fiamme la notte della tragedia,
è stato ricostruito dalla preside
della scuola. Senza l’aiuto di
poliziotti o soldati. Quei soldati
accusati ieri da Amnesty
International di essere stati
avvertiti dell’imminente
attacco alla scuola e di non aver
fatto nulla per fermarlo.
Michele Farina
@mfarina9
A. Mu.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Milano
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13 luglio 2014
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Culturalie Paesaggistici
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Artistici ed Etnoantropologici
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La nascita della pittura
devozionale umanistica
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Produzione, comunicazione
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Con il contributo di
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www.brera.beniculturali.it
18
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Cronache
Firenze In azione da 15 anni, il suo Dna in altri tre casi. La svolta grazie a un agente che lo identificò
Preso il killer della ragazza crocifissa
La prima confessione alla mamma
Gli indizi
«Ho fatto uno sbaglio». Ha 55 anni, è sposato. Trovato in casa lo scotch
Le telecamere e i
Il campione biologico
dettagli del furgone sul nastro adesivo
1
Il furgone di Riccardo
Viti fu filmata la notte
dell’omicidio dalle
telecamere sparse
lungo il suo tragitto.
Era riconoscibile da
una macchia sul
tettuccio; dalla
assenza di una
borchia copricerchio
e da vari graffi
FIRENZE — Davanti alla madre e agli agenti che fanno irruzione all’alba nel suo appartamento con un fermo per omicid i o vo l o n ta r i o , h a q u a s i
un’espressione liberatoria.
Confessa subito, senza esitazione, «sono stato io, ho fatto
una bischerata». L’anziana lo
guarda smarrita negli occhi, si
porta le mani alla testa. Poi una
domanda, la più disperata:
«Ma allora sei tu il mostro?».
Lui abbassa lo sguardo e annuisce. «Sì, sono io». Un’ora più
tardi, in una stanza della questura di Firenze, Riccardo Viti,
Il ricordo dell’agente
sul fermo precedente
3
2
Gli inquirenti
avevano trovato un
campione biologico
sul nastro adesivo
utilizzato per
bloccare le braccia
della prostituta
romena. Il Dna è
risultato identico a
quello dell’idraulico
fiorentino
55 anni, idraulico, incensurato,
una moglie ucraina, due genitori che abitano con lui e che
nulla hanno mai immaginato,
racconterà ogni particolare,
anche il più crudo. Alternando
momenti di disperazione e
pianto ad altri di estrema lucidità.
È lui «la bestia» (così, con
un’espressione sopra le righe,
l’ha definito il questore di Firenze Raffaele Micillo), catturata dopo tre giorni di lavoro
straordinario delle forze di polizia che ricevono anche i ringraziamenti del premier Matteo Renzi ieri in città. È lui il
Telecamere Il furgone di Viti filmato la notte dell’omicidio (Photomasi)
«maniaco seriale della porta
accanto», l’uomo qualunque
capace di trasformarsi, come
spiega il pm Paolo Canessa, in
un «sadico che gode sessualmente nel veder soffrire le sue
vittime». È lui il killer di Andreea Cristina Zamfir, 26 anni,
prostituta romena, crocifissa a
una sbarra e seviziata sotto il
viadotto dell’Autosole nell’hinterland di Firenze, e lasciata
agonizzare per più di un’ora
per un’emorragia interna.
Durante l’interrogatorio,
durato più di sette ore, Viti ammette di aver violentato almeno altre cinque donne, con la
solita odiosa modalità, usando
manici di scopa, due dei quali
sono stati appena trovati nel
garage della sua casa di via
Locchi, insieme ai rotoli di nastro adesivo dell’ospedale di
Careggi (dove lavora la moglie
ucraina che si trova all’estero)
con i quale legava e «crocifig-
Le parole della madre
La donna davanti
al figlio e gli agenti:
«Ma allora sei stato tu,
sei tu il mostro?»
Riccardo Viti nel
2012 era stato
fermato da una
Volante per una lite
con una prostituta.
Avrebbe preteso dei
giochi sessuali. Un
agente si è ricordato
l’episodio e lo ha
segnalato agli
inquirenti
geva» le prostitute. «Ma forse
ce ne sono state altre, non riesco a ricordare. Quando urlavano io scappavo, non andavo
oltre», spiega il maniaco. Potrebbero essere più di dieci e le
indagini proseguono per cercare di stabilire il numero esatto. E il massacro di Andreea?
«Io non la volevo ammazzare»,
risponde l’idraulico, spiegando
che quel «gioco erotico», che
aveva pattuito con la vittima
per trenta euro, è «andato oltre» gli è sfuggito di mano. E
forse proprio da questa dichiarazione partirà la difesa dell’uomo che, oltre a chiedere la
perizia psichiatrica, punterà
sulla non volontarietà del delitto. Molto difficile da dimostrare. Per gli investigatori Viti
potrebbe aver degenerato in
sadismo i suoi incontri con le
prostitute da circa quindici anni.
Il maniaco seriale è stato individuato grazie ad alcuni indizi primari. L’identikit ricavato
dalle testimonianze delle prostitute, i filmati delle telecamere di sorveglianza del furgone
Fiat Doblò grigio dell’idraulico, la testimonianza dell’agente delle volanti Paolo De Giorgi
che il primo maggio del 2012
identificò Riccardo Viti dopo
essere intervenuto durante un
litigio tra una prostituta e un
cliente che pretendeva di legarla. E infine i Dna, del delitto
e di altre tre aggressioni, assolutamente compatibili con il
profilo genetico del sospettato.
Fuori dalla questura, dopo
l’interrogatorio, c’è tanta gente
ad aspettare l’assassino di Andreea. Lo insultano violentemente, gli gridano d’impiccarsi. Lui sfila a testa a bassa e si
infila nell’auto.
Marco Gasperetti
[email protected]
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Piacenza I Cobas dei facchini bloccano gli accessi allo stabilimento
Lo sciopero al contrario di Ikea
Corteo per tornare a lavorare
Si sono radunati davanti al
municipio in piazza Cavalli e
in 250 hanno chiesto di incontrare il sindaco di Piacenza
Paolo Dosi. È nata così la prima manifestazione anti-Cobas che si ricordi. Siamo nella
valle della logistica, quel tratto di Emilia che va da Piacenza
a Bologna e nel quale sono insediati i grandi depositi merci
delle multinazionali della
grande distribuzione e dell’ecommerce. Da giorni davanti
allo stabilimento piacentino
di Le Mose, il centro logistico
dell’Ikea è scontro tra i facchini e la multinazionale svedese. Sono scene che si sono già
viste sempre all’Ikea lo scorso
anno e davanti anche alla Granarolo di Bologna. All’origine
del conflitto ci sono provvedimenti presi dall’Ikea nei confronti di 33 lavoratori della cooperativa San Martino, per lo
più nord-africani. Il gruppo si
era reso responsabile dell’occupazione di un reparto per
difendere un loro collega al
quale era stata cambiata la
mansione visto che gli era
scaduto il patentino di carrellista. Il Si-Cobas è l’unico organismo presente, chiede il ritiro delle misure aziendali e
accusa gli svedesi di ricorrere
ad abusi amministrativi. Ma,
secondo il sindaco Dosi, non è
così perché l’Ispettorato del
lavoro che ha esaminato ben
1.200 buste paga non ha riscontrato niente di anomalo.
Già lo scorso anno i Cobas
avevano bloccato il deposito
piacentino nel quale lavorano
450 addetti, italiani, nordafricani ed est-europei. Dopo
un lungo contenzioso, una laboriosa trattativa e qualche
Incidenti Gli scontri tra manifestanti e agenti all’Ikea di Piacenza (Ansa)
concessione era tornata la pace. Ma questa volta i lavoratori
dell’Ikea e il sindaco Dosi sono
contrati a qualsiasi trattativa.
Sostengono che i Cobas chiedono di negoziare solo per legittimarsi ed inserire i loro attivisti dentro gli stabilimenti.
Come nei casi che si sono verificati a Bologna e a Padova le
vertenze, spalleggiate da giovani dei centri sociali, servono
L’appoggio del sindaco
Dosi: «In un momento
di crisi simile l’azione
di pochi facinorosi
non può essere tollerata»
a far assumere dalle aziende i
facchini più legati all’organizzazione. Ne nasce spesso anche un confronto difficile tra
le imprese, timorose di portarsi in casa degli attivisti violenti e le prefetture più inclini
a trovare la mediazione per ripristinare la legalità.
È difficile a questo punto
dire cosa accadrà a Piacenza. È
certo che la manifestazione di
ieri segna una forte discontinuità perché finora le aziende
colpite erano rimaste da sole a
fronteggiare i Cobas, stavolta
non solo c’è stata una mobilitazione dal basso («vogliamo
tornare a lavorare, non possiamo rischiare lo stipendio
per delle persone che non si
adattano a disposizioni di sicurezza che valgono per tutti») ma il Comune, la Provincia di Piacenza e le forze politiche hanno preso coscienza
del problema. L’Ikea dal canto
suo di fronte ai picchetti duri
dei giorni scorsi ha chiuso
l’impianto — che serve non
solo l’Italia ma alcune aree del
Mediterraneo — e per ora non
è dato sapere quando si possa
tornare alla normalità. Secondo i sindaco Dosi «è paradossale che in un momento di crisi acuta e di disoccupazione
galoppante chi ha, per sua fortuna, un lavoro non possa
esercitarlo per l’azione strumentale e ideologica di pochi
facinorosi».
Dario Di Vico
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Cronache 19
italia: 51575551575557
In manette Riccardo Viti, incensurato di 55 anni,
ieri dopo l’interrogatorio e la confessione è stato
portato nel carcere fiorentino di Sollicciano (Ansa)
Il verbale L’ammissione dell’idraulico: non volevo che finisse così, speravo la trovassero come le altre
Vita da maniaco insospettabile
«Le donne non mi volevano
Così le legavo e poi le seviziavo»
DAL NOSTRO INVIATO
La vittima
Il delitto
La ventiseienne romena
Andreea Cristina Zamfir (a lato,
Photomasi), uccisa il 5 maggio
da Riccardo Viti, era sposata
con il suo connazionale Yean
Ion Manta, 36 anni. La coppia
aveva due figli di 4 e 2 anni
che attualmente vivono in
Romania con i genitori del
marito. La donna era arrivata
in Italia sei anni fa insieme ad
alcuni familiari
FIRENZE — «Non mi volevano. Le donne non mi hanno voluto nemmeno quand’ero ragazzo. Con loro non ho mai avuto
fortuna». Riccardo Viti parla di un passato
lontano. «Quand’ero ragazzo», dice. Cioè
quando aveva vent’anni. E adesso ne ha
cinquantacinque. Torna indietro a un giorno preciso: «Ricordo che mentre facevo il
militare ho sfogliato un fumetto e ho visto
l’immagine di una donna seviziata con un
bastone. È nata da lì la mia passione per i
giochi erotici sadici e siccome nessuna mi
considerava ho cominciato a frequentare
le prostitute e a soddisfare i miei istinti con
loro perché a loro potevo chiedere di fare
tutto quello che mi piaceva...».
L’interrogatorio è in questura. Lo stupratore di prostitute, l’uomo che ha violentato e lasciato a morire Andreea Cristina
sotto un cavalcavia, il maniaco al quale decine di uomini hanno dato la caccia per
cinque giorni adesso è lì, davanti il pubblico ministero Paolo Canessa, al capo della
squadra mobile Lorenzo Bucossi e al maggiore del nucleo investigativo dei carabinieri Carmine Rosciano. Ha l’aria dimessa
ed è lucido abbastanza per capire che sarà
vecchio, molto vecchio, quando uscirà dalla prigione.
«Ho fatto una bischerata» aveva detto a
sua madre e suo padre quando all’alba ave-
Roma Due malviventi in scooter si sono finti suoi ammiratori
Rapina con botte a Renato Zero
Via l’orologio da 45 mila euro
ROMA — Ai poliziotti ha detto
di non essersi spaventato. Ma per
Renato Zero non deve essere stato lo stesso un bel pomeriggio.
Due rapinatori in motorino lo
hanno seguito ieri alle 17 all'interno del complesso residenziale
dove il cantante romano abita in
via della Camilluccia e gli hanno
strappato dal polso un orologio
da 45 mila euro. L’ultimo assalto
di banditi specializzati in questo
genere di colpi, che agiscono
ogni giorno - più volte al giorno
-, nei quartieri della Roma bene:
sono quasi sempre napoletani in
trasferta (per lo più in treno), ma
da qualche tempo vengono affiancati da rapinatori romani, come basisti o come complici. Di
bande la polizia ne ha già arrestate molte, ma il fenomeno non si
placa. Fra le loro vittime - sono
parecchie decine solo nell’ultimo
anno e mezzo, non poche quelle
minacciate con la pistola alla testa - anche attori (Lino Banfi aggredito in ascensore a piazza Bologna, i banditi sono stati poi
bloccati), sportivi, imprenditori.
Ieri pomeriggio il copione è
stato simile ad altri: Zero rientrava a casa al volante di una Porsche bianca: varcato il cancello,
ha rallentato nei pressi del gabbiotto del custode, poi ha proseguito la marcia nel vialetto d’ingresso. A quel punto i banditi uno biondino, con la barba, l’altro moro, entrambi con giacche
scure - lo hanno seguito su uno
scooter chiaro.
«Ahò, faccelo salutà», hanno
gridato al portiere che ha pensato
fossero fan all’inseguimento del
loro idolo. «Sorcini» a caccia di
un autografo. E forse è proprio
quello che ha finito per ingannare il «cantattore», come viene
considerato Zero, uno degli arti-
Cantautore
Renato Zero
(il cui vero nome
è Renato Fiacchini) è nato a Roma
63 anni fa. Il cantautore ha pubblicato 35 album e
ha venduto più di
45 milioni di copie
(foto di Riccardo
Sanesi / LaPresse)
sti italiani che hanno venduto il
maggior numero di dischi (oltre
45 milioni). Secondo il racconto
fatto alla polizia il cantante si sarebbe sporto dal sedile per voltarsi, con il finestrino abbassato e
il braccio sinistro fuori, ma a quel
punto uno dei rapinatori lo ha
colpito alla testa con un pugno e
gli ha strappato l’orologio, una
versione di Audemars Piguet
Black Hawk particolarmente preziosa.
Stordito, sicuramente sorpreso, Zero - che poi ha preferito
non recarsi in ospedale, ha avuto
Brindisi
Bimbo muore
sotto un cancello
Un bimbo di sette anni è
morto schiacciato dal
cancello di una villa in
corso di ristrutturazione a
San Vito dei Normanni
(Brindisi). Il cancello a
causa dei lavori non era
fissato sui binari.
qualche graffio su un polso - non
ha avuto il tempo di reagire. I
banditi sono tornati su via della
Camilluccia e sono scomparsi. È
possibile che siano stati ripresi
dalle telecamere della videosorveglianza all’ingresso.
Dall’accento non si capisce se
fossero romani oppure no, ma
sono in corso accertamenti sullo
scooter usato per l’aggressione e
sulla sua provenienza. Gli investigatori della Squadra mobile,
diretti da Renato Cortese, hanno
ascoltato il racconto dell’artista al
quale sono state anche mostrate
delle foto segnaletiche dei pregiudicati per questo genere di reati. Una ricerca non facile anche
perché i banditi indossavano i
caschi e gli occhiali da sole. Fra le
ipotesi c’è anche quella - confermata poi in altre occasioni - che i
rapinatori siano entrati in azione
dopo aver pedinato il cantante
forse non soltanto nella giornata
di ieri, ma anche prima. Sapevano dove abita, conoscevano i suoi
orari e hanno colpito proprio
quando si sentiva più al sicuro. A
casa.
Rinaldo Frignani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
vano bussato alla sua porta, una casa popolare alla periferia nord-ovest della città.
Vive lì (in un appartamento comunicante
con quello dei suoi genitori) da quando si
è sposato, nel 2005, con una ucraina, madre di un ragazzo nato da un matrimonio
precedente. Lei e suo figlio non sono in Italia da molti giorni e non c’erano nemmeno
domenica sera quando, per l’ennesima
volta lui è uscito alla ricerca della ragazza
di turno.
Viti spiega che «come sempre non l’ho
scelta con criteri precisi, semplicemente
andavo con la prima che accettava la mia
offerta». Andreea Cristina Zamfir, 26 anni,
gli ha detto sì per 30 euro. «Siamo andati
sotto il cavalcavia e le ho proposto quello
che proponevo a tutte: di legarla e lasciarmi fare il mio gioco erotico». Il copione dei
suoi incontri («di solito una o due volte alla settimana») è sempre lo stesso: si accorda per un prezzo base, le porta in luoghi
isolati (spesso gli stessi), chiede che si
spoglino mentre sono ancora in macchina
e poi propone il suo «gioco sadico», a volte
alzando il prezzo. La sua versione: «Loro
scendevano dall’auto, io le legavo e cominciavamo. Se tutto andava bene poi le slegavo e le riportavo indietro, se cominciavano
a urlare o scalciare o si rifiutavano, io scappavo via e poi buttavo i vestiti e le borsette
strada facendo». Che scappasse via è vero
ma alcune delle sue vittime raccontano
che «continuava anche se io lo imploravo
di smettere». Le sevizie, le urla, facevano
parte di quello che lui chiama «gioco».
Anche se l’arresto è per l’episodio più
tragico, l’unico finito con la morte della ragazza, gli investigatori sono certi di potergli attribuire almeno una decina di casi, e
siamo soltanto all’inizio delle indagini.
Perché di ragazze che «cominciavano a urlare o scalciavano o si rifiutavano» ce ne
In carcere
Riccardo Viti, 55
anni, fiorentino. Di
professione idraulico, è sposato con
una donna di nazionalità ucraina
❜❜
Il fumetto porno
Mentre facevo il militare
ho sfogliato un fumetto e
ho visto quelle immagini
È cominciato tutto lì
sono diverse, tutte riuscite in qualche modo a liberarsi dopo la fuga di lui, e tutte testimoni della brutalità di quell’uomo che
fino a ieri mattina non aveva un nome.
Riccardo Viti di mestiere fa l’idraulico e
nel suo quartiere è conosciuto perché fa il
giudice di karatè per i ragazzini, disciplina
di cui lui è cintura nera. Un’arte marziale
richiede un certo grado di autocontrollo,
di equilibrio. Lui sembrava averne più del
necessario, era «un uomo mite» nel racconto di chi l’ha conosciuto fino a ieri mattina. La sua attività negli ultimi anni non
rendeva quasi nulla e lui si e era ritrovato a
vivere con i soldi di sua moglie, che lavora
in una ditta di pulizie. Nessun guadagno,
quindi pochi, pochissimi soldi anche per le
prostitute. «Una volta pagavo anche 150
euro, negli ultimi tempi sono sceso a 30»
racconta lui. Si spiega così la ricerca delle
ragazze più disperate, spesso quelle costrette a prostituirsi per procurarsi la droga. Con il passare degli anni la «passione
per il sadismo» si è spinta sempre un po’
più in là. «Mi sono accorto subito l’altra sera che sono andato oltre... ho avuto paura e
sono stato egoista, ho pensato soltanto a
me e sono scappato via. Credevo che si sarebbe liberata, come le altre. E invece il
giorno dopo ho saputo dalla televisione
che era morta. Ci ho pensato in continuazione... non volevo che finisse così».
Nel fascicolo dell’inchiesta ci sono i fotogrammi del Fiat Doblò (di suo padre)
che lui ha usato per caricare le ragazze. Sono immagini recuperate dalle telecamere
nella zona della città più battuta dalle prostitute. La sera del 4 si vede quell’auto passare alle 23.49. Chi guida — cioè lui — indossa qualcosa di rosso. Accanto si intuisce la sagoma di una seconda persona che
porta una camicia o una giacca bianca.
Adesso sappiamo che era lei, Andreea Cristina. E che stava andando incontro alla
morte.
Giusi Fasano
@GiusiFasano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
20 Cronache
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
La Giornata della memoria
Il ricordo delle vittime del terrorismo
Boldrini: «Troppe opacità nello Stato»
ROMA — Vittime due volte. Dell’eversione, rossa
e nera, che li ha falciati a centinaia. E dell’ansia di
amnesia dietro la quale l’Italia si è spesso
riparata, archiviando in fretta i loro nomi. A
risarcimento di quella doppia ingiustizia nel 2007
fu istituita la «Giornata della memoria per le
vittime del terrorismo». Il capo dello Stato volle
onorarla ospitando al Quirinale ogni 9 aprile —
anniversario dell’assassinio di Aldo Moro nel
1978 — cerimonie ad alto contenuto simbolico ed
emotivo, che hanno poi avuto come palcoscenico
anche le sedi di altre istituzioni. Come
Montecitorio. Ed è là che la presidente della
Camera, Laura Boldrini, affiancata dal presidente
del Senato, Piero Grasso, da rappresentanti del
governo e dallo stesso Giorgio Napolitano, ha
accolto ieri superstiti e familiari dei caduti negli
anni di piombo e nelle stragi. A tutti ha rivolto un
discorso duro e senza attenuanti per le istituzioni
che non hanno saputo fare pulizia (e dunque i
conti) con la nostra storia recente. «Fa male
sapere che in alcuni settori dell’apparato statale,
In Aula I familiari delle vittime
quello Stato democratico per la cui difesa i vostri
cari sono caduti, si annidavano figure opache più
inclini a deviare che a ricercare la verità. Per
questo resta ancora attuale come non mai la
domanda di trasparenza». Ora, per elaborare quel
lutto collettivo, dopo che «troppo spesso sono
finiti sotto i riflettori dei media più gli autori dei
delitti che le vittime», la parola va ai parenti dei
morti e dei feriti. Che anche così, ha detto ancora
Boldrini, «sentono la concreta vicinanza di tutto
il Paese». Ma è chiaro che occasioni simili, per
quanto solenni, non bastano. La memoria va
trasmessa e alimentata con una continua azione
di pedagogia civile. Ad esempio incoraggiando e
premiando, com’è accaduto ieri, le tante scuole
che hanno attivato una preziosissima «Rete degli
archivi per non dimenticare». Pure questo può
servire da spinta per alzare il velo su certe verità
coperte dal segreto alle quali non è giusto
rassegnarsi. È la richiesta di Sabina Rossa, figlia
di Guido, l’operaio dell’Italsider di Genova
ammazzato nel 1979 per aver denunciato chi
distribuiva materiali delle Br in fabbrica, che
dallo Stato pretende «risposte, ragioni e
responsabilità». Certo, un «passo avanti» si è
avuto con la decisione, da tutti «apprezzata», del
premier Renzi di far «declassificare gli atti relativi
alle stragi». Una scelta da cui forse si potrà
«ripartire», concordano con un po’ di speranza in
più molti dei presenti all’incontro. Da Manlio
Milani, marito di Livia Bottardi, uccisa dalla
bomba di Piazza della Loggia a Brescia, a Franco
Sirotti, fratello di Silver Sirotti, annichilito nella
strage del treno Italicus.
M.Br.
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L’inchiesta Gli avvocati: la sua richiesta di asilo non fu registrata
cumento mette in luce le contraddizioni del Viminale: si tratta del rapporto alla Procura di Roma del 3 giugno 2013 firmato da Luca Armeni e
Renato Cortese, dirigenti della Questura, dove si dà conto che i poliziotti
che erano intervenuti nella notte del
29 maggio nella villa romana di Alma
Shalabayeva avevano ritrovato uno
scambio di e-mail tra l’avvocato De
Bavier e l’avvocato Riccardo Olivo
dove lo svizzero descriveva precisamente chi è Alma e chi è il marito. Il
Viminale era quindi perfettamente a
conoscenza dello status di dissidente
del marito e dei pericoli che correva
sua moglie in caso di espulsione.
Ma un altro documento è stato acquisito dalla procura di Perugia. Si
tratta di una dettagliata cronologia
dei fatti che l’ex ministro degli Affari
esteri Bonino aveva a suo tempo inviato al presidente Napolitano. Avvenimenti seguiti al 31 maggio, perché
Emma Bonino e il suo dicastero erano stati tenuti fino ad allora all’oscuro di tutto. E qui emergono le schizofrenie della politica: i silenzi di Alfa-
Verbali incompleti,
contraddizioni e ricatti
Le carte su Shalabayeva
Indagine dei pm di Perugia riapre il caso
A meno di un mese dalla concessione dello status di rifugiato politico ad Alma Shalabayeva e alla figlia
Alua il caso giudiziario si riapre. La
notizia può preoccupare e non poco
il Viminale dove atterrisce l’idea che i
documenti che sembravano dimenticati stanno per essere rimessi in fila, uno ad uno, a ricordare quel che
accadde in quelle 67 ore, dalla sera
del 28 al pomeriggio del 31 maggio
2013.
La Procura della Repubblica di Pe-
TRIBUNALE DI L’AQUILA
FALL. N. 5/12 R.F.
Vendita invito a offrire: 10/06/2014
ore 10.30: Lotto unico - Comune di
L’Aquila - Zona industriale di Bazzano.
Cessione di azienda avente per oggetto
l’attività nel settore della produzione di semilavorati e verniciatura in alluminio.
L’azienda, è stata concessa in fitto, con
scadenza il 30/06/2013 ed è rinnovato in
mancanza di disdetta di ulteriori sei mesi
e così di seguito fino alla vendita del
complesso aziendale. Prezzo base: Euro
12.666.452,00 in caso di gara aumento
minimo Euro 100.000,00. Vendita
senza incanto e con incanto: 10/06/2014
ore 10.00: Piena proprietà di immobili nel
Comune di Grassobbio (BG) via Lungoserio, 38: Lotto A. Palazzina uffici e
autorimessa con un piano interrato e n. 3
p. f. t., sviluppantesi su un’area di mq
2.510,00. Prezzo base: Euro 930.000,00
in caso di gara aumento minimo Euro
10.000,00. Lotto B - Beni Mobili Arredi e
Stigliature per ufficio contenuti all’interno
del fabbricato costituente il lotto “A”.
Prezzo base: Euro 23.900,00 in caso di
gara aumento minimo Euro 1.000,00. Innanzi al curatore Dott. Omero Martella c/o
lo studio in L’Aquila, Portici di S. Bernardino, 2. Deposito offerte entro le 12 del
09/06/2014 in Cancelleria Fallimentare.
Maggiori info in Cancelleria Fallimentare
e c/o il curatore Dott. Omero Martella tel.
0862 27142 - 0862 419878 e c/o il custode giudiziario IVG Istituto di Vendite
Giudiziarie di Bergamo tel. 035 234967 su
www.giustizia.abruzzo.it e www.astegiudiziarie.it (Cod. A262782,A262783).
Il Fallimento n. 889/2013, dichiarato dal
Tribunale di Roma, vende complesso
aziendale di proprietà della Società
Luca Falaschi S.r.l., adibito al servizio di
trasporto scolastico e disabili, già
operante in circa 30 Comuni. Annuncio
rivolto ai soggetti in possesso dell’autorizzazione min. all’esercizio della professione di trasportatore su strada di
persone (iscrizione al REN). Non ammessa manifestazione di interesse per
persona da nominare. Info e manifestazioni di interesse entro il 22.05 alla
PEC [email protected].
Per la pubblicità legale e finanziaria
rivolgersi a:
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Tel. 02 2584 6665/6256 - Fax 02 2588 6114
Via Valentino Mazzola, 66/D
00142 Roma
Tel. 06 6882 8650 - Fax 06 6882 8682
Vico II San Nicola alla Dogana, 9
80133 Napoli
Tel. 081 49 777 11 - Fax 081 49 777 12
Via Villari, 50 - 70122 Bari
Tel. 080 5760 111 - Fax 080 5760 126
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
rugia ha aperto un fascicolo sul caso
Shalabayeva e chiama in causa la responsabilità di un magistrato in ordine all’espulsione della moglie del
banchiere e dissidente kazako
Mukhtar Ablyazov e della loro figlia
Alua avvenuta a Roma un anno fa.
Sulla base di un passaporto diplomatico emesso della Repubblica Centrafricana dichiarato falso e poco dopo
rivelatosi autentico, in nemmeno tre
giorni il Viminale aveva consegnato
Alma nelle mani del Presidente ka-
In Italia
Alma Shalabayeva
(a destra) con una
delle figlie, Madina, durante
la conferenza
stampa dopo il ritorno a Roma, il 27
dicembre scorso
(Reuters / Max Rossi)
La vicenda
Tribunale di Milano
Prima Sezione Civile
Il Tribunale di Milano nella persone del giudice dott. Patrizio Gattari ha
pronunciato la seguente sentenza nella causa civile iscritta al n.
17825/2011 R.G. promossa da Carlo De Benedetti (omissis) contro Vittorio Feltri, Alessandro Sallusti e Società Europea di Edizioni Spa in persona
del legale rappresentante pro-tempore
PQM
Il Tribunale di Milano, definitivamente pronunciando nella causa promossa,
con citazione notificata il 16/3/2011, da Carlo De Benedetti nei confronti
di Vittorio Feltri, Alessandro Sallusti e Società Europea di Edizioni Spa, nel
contraddittorio tra le parti, contrariis reiectis, così provvede:
1. Accertato che l’articolo/editoriale di Alessandro Sallusti pubblicato sulla
prima pagina del quotidiano “il Giornale” del 7 febbraio 2011 con il titolo
“De Benedetti a Milano, comparsata da 800 milioni” e il titolo “Il Padrino” pubblicato sopra la foto di Carlo De Benedetti sulla prima pagina
del quotidiano “il Giornale” del 6 febbraio 2011 costituiscono diffamazioni a mezzo stampa lesive dell’onore e della reputazione di Carlo De
Benedetti, condanna i convenuti Alessandro Sallusti e Società Europea
di Edizioni Spa, in solido, a pagare all’attore Carlo De Benedetti a titolo
di risarcimento del danno non patrimoniale la somma complessiva di
euro 90.000,00 oltre interessi al tasso legale della presente sentenza al
saldo.
(omissis)
Così deciso in Milano il 19/3/2014
Il Giudice
Dott. Patrizio Gattari
POLYMNIA VENEZIA SRL
A.O.U. S.U.N.
AVVISO ESITO DI GARA D’APPALTO - CIG: 52019408AE
Amministrazione aggiudicatrice: Polymnia Venezia srl, Dorsoduro 3488/U, 30124 Venezia. Denominazione conferita all’appalto dall’amministrazione aggiudicatrice: Procedura aperta per l’affidamento dell’appalto concernente la realizzazione dell’intervento denominato M9-Polo Culturale e Museo del Novecento,
Mestre Venezia. Bando pubblicato: sulla G.U.U.E. in data 27/06/2013, sulla G.U.R.I. n. 78 V Serie Speciale
del 05/07/2013 nonché su due quotidiani a diffusione nazionale e due a diffusione locale il 07.07.2013.
Procedura e criterio di aggiudicazione: procedura aperta, offerta economicamente più vantaggiosa. Data
di aggiudicazione dell’appalto: 14.03.2014. Numero di offerte pervenute: 13. Nome e indirizzo dell’operatore economico aggiudicatario: Impresa Costruzioni Giuseppe Maltauro S.p.A., viale dell’Industria
n. 42, 36100 - Vicenza. Valore finale totale dell’appalto: € 30.212.428,98 (di cui € 1.043.393,08 per
oneri di sicurezza non soggetti a ribasso). DATA DI TRASMISSIONE DEL PRESENTE AVVISO ALLA GUUE: 28/04/2014.
Venezia, 10/05/2014
POLYMNIA VENEZIA SRL
Il RUP - Arch. Plinio Danieli
Azienda Ospedaliera Universitaria
Via S.M. di Costantinopoli 104 - 80138 - NAPOLI
AVVISO DI GARA
E' indetta per il giorno 12/06/2014 alle ore 9:30,
procedura aperta, ai sensi del D.Lgs.n.163/2006,
per l’affidamento triennale dei servizi manutentivi di impianti tecnologici in uso presso le strutture AOU SUN (raffrescamento, riscaldamento,
elettrici, elevatori, prevenzione e controllo
legionella, porte automatiche, antincendio), a
fronte di un importo complessivo tri-ennale presunto pari ad € 3.240.000,00. Il bando integrale
- pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione
Europea n. 2014/S 078-136339 del 19/04/2014
e i documenti di gara possono essere prelevati
dal sito internet www.policliniconapoli.it
IL DIRETTORE GENERALE
Dr. Pasquale Corcione
Il blitz
Nella notte fra il 28
e il 29 maggio, 50
agenti della
Squadra mobile
prelevano Alma
Shalabayeva e la
figlia Alua, di 6
anni, dalla villa di
Casal Palocco, alle
porte di Roma,
dove vivono
L’espulsione
L’accusa: il
passaporto della
donna, emesso
dalla Repubblica
Centrafricana, viene
dichiarato falso.
Alma Shalabayeva
e la figlia vengono
espulse e il 31
maggio sono
imbarcate su un jet
privato diretto ad
Astana, capitale del
Kazakistan
La revoca
Dopo le polemiche
politiche, il 10
luglio, Palazzo Chigi
ordina un’inchiesta.
Il 12 luglio viene
revocata
l’espulsione
Le indagini
Il 25 settembre
l’ambasciatore
kazako, il
consigliere per gli
affari politici e
l’addetto agli affari
consolari a Roma
finiscono nel
registro degli
indagati
Il ritorno
Grazie all’impegno
dell’allora ministro
degli Esteri Emma
Bonino, il 27
dicembre
Shalabayeva e la
piccola Alua
rientrano a Roma
zako Nursultan Nazarbayev. Dittatore
a tutto tondo. Il 19 luglio il ministro
Alfano aveva incassato una fiducia a
denti stretti quando M5S e Sel ne
avevano chiesto le dimissioni al Senato, e il Pd, pur smontando pezzo a
pezzo la sua ricostruzione dei fatti,
con un triplo carpiato l’aveva salvato.
Ora i fatti appaiono più chiari, almeno secondo gli avvocati di Alma Shalabayeva che due mesi fa hanno depositato un esposto alla Procura di
Roma finito successivamente a Perugia.
Centrale è la descrizione di cosa
avvenne all’udienza presso il Cie di
Ponte Galeria il 31 maggio, alla presenza del Giudice di Pace Stefania Lavore. In aula sono presenti gli avvocati di Alma, Federico e Riccardo Olivo e il legale svizzero della famiglia
Ablyazov Charles de Bavier, che parla
perfettamente italiano. Con enfasi
segnalano che Alma è moglie di un
dissidente kazako, che rischia la per-
L’espulsione
La moglie del dissidente
kazako fu espulsa sulla base di
un passaporto dichiarato falso
ma poi rivelatosi autentico
secuzione se rimandata nel suo Paese e che per questo intende chiedere
asilo all’Italia. Ma di tutto questo,
scrivono i legali nell’esposto, non vi
è traccia nel verbale di udienza.
I poliziotti dell’Immigrazione presenti in aula hanno una strana fretta
e tutto si chiude in poche decine di
minuti, perché Alma deve essere rapidamente trasferita all’aeroporto di
Ciampino dove un aereo la aspetta
per il ritorno in Kazakistan. «Omissione nella verbalizzazione e nella
decisione — scrivono gli avvocati —
che implicano valutazione di carattere penale con riferimento ai reati di
falso e di abuso». Eppure nella relazione del capo della Polizia Pansa, ribadita dallo stesso ministro Alfano
chiamato a rispondere dei fatti in
Parlamento, si ripeteva che Alma
Shalabayeva non aveva mai fatto
cenno alla richiesta di asilo così come alla condizione di dissidente del
marito.
Ma anche su questo un nuovo do-
no e le forzature della Bonino che
conquista prima la revoca del decreto di espulsione (12 luglio) e infine
riporta a Roma la Shalabayeva (27 dicembre).
Il 13 giugno, in vista dell’incontro
di Napolitano con il presidente della
Commissione Ue Barroso previsto
per il giorno dopo, Bonino informa
del caso kazako il Consigliere diplomatico del presidente perché è lei a
infilare il «fuori sacco Shalabayeva»
nel fascicolo del colloquio e a fare in
modo che Barroso rivolga una precisa domanda a Napolitano sull’argomento. Ed è sempre lei a respingere il
ricatto del governo di Nazarbayev
che aveva deciso di negare il sorvolo
del territorio kazako alle nostre truppe di ritorno dall’Afghanistan visto
l’eccesso di esposizione del governo
di Astana in virtù del superattivismo
del ministro italiano.
E c’è la strana storia di due milioni
di dollari che alcune autorità kazake
avevano chiesto personalmente alla
Shalabayeva in cambio dell’autorizzazione a tornare in Italia e di fronte
al suo no la nuova la richiesta «scontata» di un solo milione avanzata agli
avvocati di Alma che rifiutano di pagare quel che appariva a tutti gli effetti un riscatto verso chi l’aveva rapita. Ma i kazaki non mollano l’osso
neppure oggi.
Da ultimo emerge la lettera dell’ambasciatore della Repubblica
Centrafricana a Parigi Emmanuel
Bongopassi al ministro degli Esteri
Leonie Banga-Bothy datata 12 febbraio 2014, nella quale comunica che
il suo omologo kazako nella capitale
francese chiede che i passaporti diplomatici rilasciati a Mukhtar Ablyazov e alla moglie Alma vengano
annullati. I kazaki offrono importanti aiuti economici e Bongopassi sembra sponsorizzare lo scambio. Proprio la presunta nullità del passaporto di Alma fu causa dell’espulsione
dall’Italia, un documento che le autorità africane dichiararono immediatamente autentico e sulla bontà
del quale nessuno ha più dubbi. Il 18
febbraio è il ministro degli Esteri
centrafricano a replicare al collega
kazako che Bongopassi è stato rimosso e che quei passaporti sono
autentici.
Paolo Mondani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Cronache 21
italia: 51575551575557
Milano L’inchiesta sul crac della Sopaf: fondi sottratti al patrimonio della società e portati all’estero. Sequestrati sessantacinque immobili
Quei 79 milioni «scippati» agli enti pensioni
I fratelli Magnoni arrestati per aver alleggerito le casse di ragionieri, medici e giornalisti
La famiglia Ai vertici da più di quarant’anni
Insieme
Nella foto grande
Aldo Magnoni, 65
anni, e, a destra,
il fratello Giorgio,
nato nel 1941.
Sopra, il fratello
minore Ruggero,
63 anni.
I tre sono da ieri ai
domiciliari. In
arresto è finito
anche il figlio di
Giorgio Magnoni,
Luca (foto
Imagoeconomica)
Da Sindona a Lehman Brothers
La dinastia dell’alta finanza
Ruggero protagonista nella scalata a Telecom
MILANO — C’è un’intercettazione
che mostra bene il differente approccio alla finanza dei fratelli Giorgio e
Ruggero Magnoni, arrestati ieri — insieme con il fratello Aldo, tutti ai domiciliari — nell’inchiesta per il crac
della holding quotata Sopaf: «Ti spiego, la continuità (aziendale di Sopaf,
ndr) rispetto alla liquidazione ha due
vantaggi, uno che liquidi meglio i beni, e su questo non si discute...», dice
Giorgio al fratello il 10 ottobre 2012
quando già la situazione del gruppo
era drammatica. E Ruggero: «[...]
Giorgio, devo spiegarti le cose... a te
che c... te ne frega? Hai intenzione di
fare il liquidatore in continuità della...
Le tappe
non capisco [...] La somma siccome è a
vantaggio degli altri e non tuoi... a te
cosa te ne frega?». E Giorgio: «Ci sarà
anche un minimo di orgoglio oppure
tu dici che..». «No!». «Beh, io ce l’ho!».
Giorgio, il moderato. Ruggero, il
duro. Una autentica dinastia di finanzieri, la loro. Il padre Giuliano entrò in
affari con Michele Sindona all’inizio
degli anni 70. Il rapporto fu cementato
dal matrimonio di una figlia di Sindona con uno degli otto figli (5 maschi, 3
femmine) di Magnoni, Pier Sandro,
che si conquistò la fiducia del suocero
tanto da diventare manager di punta
della Banca Privata Italiana, fallita nel
1974 per un buco di 255 miliardi. Una
vicenda che non scoraggiò i fratelli
dall’entrare anch’essi in finanza.
Giorgio, classe 1941, ha cominciato
come investment banker presso la Dillon Read e poi si è dedicato ai fondi di
investimento. Aldo, 1948, ha scelto
della Banca Privata
Italiana), il
maggiore dei figli
di Giuliano,
divenne poi genero
Le operazioni
Il minore dei tre
fratelli ora ai
domiciliari,
Ruggero, è stato
vicepresidente di
Lehman Brothers,
ha partecipato alla
scalata a Telecom
e, nel 2005, tentato
quella alla Fiat
Gli anni Settanta
I fratelli Magnoni
arrestati ieri sono
figli di Giuliano,
entrato in affari
all’inizio degli anni
70 con Michele
Sindona, di cui Pier
Sandro (sotto, al
processo per il crac
l’immobiliare. Ma è Ruggero, classe
1951, il pesce grosso: laurea in Bocconi
e master alla Columbia, per oltre trent’anni è stato plenipotenziario in Italia
di Lehman Brothers fino al crac, poi
top banker nella giapponese Nomura
(Nomura Italia precisa di non aver
avuto rapporti con lui). «Ho perso circa 25 milioni dal fallimento», ha raccontato, «ma non è la parte preponderante del mio patrimonio». Negli anni
Novanta dalle mani di Ruggero Magnoni passano le più importanti privatizzazioni, a partire da Comit. È stato
il banchiere «bipartisan» per i suoi
rapporti strettissimi sia con Carlo De
Benedetti fin dai tempi di Olivetti sia
con Silvio Berlusconi («Che fai, continui a lavorare con quel comunista?»,
era l’approccio usuale del Cavaliere),
che aiutò nella quotazione di Mediaset
e nell’affare Telepiù. Ma l’operazione
alla quale è indissolubilmente legato è
la scalata di Roberto Colaninno e Emilio Gnutti a Telecom Italia, nel 1999. Lì
i Magnoni giocano su due tavoli: Ruggero ne è l’ispiratore e il finanziatore
con Lehman, Giorgio gestisce l’Oak
Fund che è azionista di Bell, il veicolo
lussemburghese usato per l’opa ostile.
Nel 2005, sempre con Lehman, Ruggero prova addirittura a scalare la Fiat ai
tempi del «bond convertendo».
Quell’anno però a fare il colpo grosso è Giorgio, rilevando Sopaf, la finanziaria fondata nel 1980 da Jody Vender
e considerata un blasone di Piazza Affari, ricco di 148 milioni di patrimonio. Nuovo azionista di controllo è la
Lm Etve di Magnoni, controllata dalla
sua Acqua Blu, con soci di prestigio.
Anche Ruggero è azionista in proprio
con il 7% circa. È l’apice della forza della famiglia: hanno partecipazioni anche in Immsi, Meliorbanca, Smi. Ma il
periodo d’oro dura poco. A dare il colpo di grazia a Sopaf è nel 2012 il tracollo della partecipata Banca network investimenti (Bni), piccolo istituto fondato nel 2003 dalla Popolare di Lodi di
Giampiero Fiorani. A Sopaf costa almeno 100 milioni. A far precipitare le
cose per la holding fu anche il «no»
secco di Ruggero a coprire un aumento di capitale, sia pure di pochi milioni: «Abbiamo perso una fortuna», dice
sempre nella telefonata Ruggero a
Giorgio, «vai a fare qualcosa dove possiamo guadagnare dei soldi».
Fabrizio Massaro
@fabriziomassar0
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MILANO — Il turbocapitalismo divora
le pensioni dei ragionieri: ben 52 milioni
di euro, che dai fondi della Cassa dei Ragionieri sono stati prelevati dai comparti
del veicolo lussemburghese della Sopaf
dei fratelli Magnoni dove erano depositati, sono stati fatti transitare estero su estero in conti off-shore, poi fatti rientrare in
Italia nella disponibilità di due società e
qui dirottati a pioggia verso svariate destinazioni. E quando la Cassa ha chiesto lo
smobilizzo degli investimenti nei diversi
comparti in cui erano distribuite le proprie risorse, le sono stati liquidati solo i
comparti Global Bonds e Macro Trend per
91,5 milioni: sugli altri due, Equilibrium
ed Equilibrium Plus, le società di gestione
Adenium Sicav e Adenium Sgr hanno comunicato che lo smobilizzo avrebbe comportato una svalutazione del 50%.
È una — forse la più impressionante
per le possibili conseguenze non solo
economiche ma anche sociali — delle imputazioni che ieri hanno indotto il gip Donatella Banci Buonamici, su richiesta del
pm Gaetano Ruta, a mettere agli arresti
domiciliari una delle famiglie più in vista
nella finanza italiana, i tre fratelli Magnoni: Ruggero, 63enne ex vice presidente
Europa di Lehman Brothers, poi attivo in
Nomura Italia; Aldo, 66 anni, che fu ideatore dell’«Oak Fund» nella scalata Telecom; e Giorgio, 74 anni, figlio di quel Giuliano che fu socio e consuocero del bancarottiere Michele Sindona. Agli arresti anche il figlio di Giorgio, il 43enne Luca;
Andrea Toschi, che è stato presidente di
Arner Bank; Alberto Ciaperoni, amministratore della società di gestione risparmio Adenium; e Gianluca Selvi, dominus
della società Hps. Le accuse sono, a vario
titolo, associazione a delinquere finalizzata a bancarotta, truffa aggravata, appropriazione indebita, frode fiscale e riciclag-
52
65
20
Milioni
La somma sottratta alla cassa
dei ragionieri. In tutto è di 79
milioni l’entità del danno perpetrato, secondo i pm, dagli
arrestati ai danni delle casse
di previdenza di alcune categorie professionali
Gli immobili
sequestrati dalla Guardia di
Finanza di Milano, per lo più
nel centro città, riconducibili
agli indagati (una decina oltre
agli arrestati) nell’inchiesta.
Sotto sequestro anche auto e
oltre 250 rapporti bancari
Milioni
L’ammontare presunto del
danno per l’Enpam, l’ente previdenziale dei medici. All’Inpgi,
l’ente nazionale di previdenza
dei giornalisti, sarebbero invece stati «scippati» sette milioni di euro
gio, con l’aggravante della transnazionalità dei reati in Austria, Svizzera, Madeira,
Lussemburgo, Isole Bermuda e Mauritius.
Il fulcro è la bancarotta della Sopaf,
«gestita nelle forme della più radicale illegalità: la società si è posta nelle relazioni
negoziali con le sue controparti secondo
una logica truffaldina, ha lucrato vantaggi
ulteriori derivanti dalla evasione fiscale, i
fondi introitati sono poi stati dirottati
verso soggetti esterni» (tra i quali, per una
operazione da 5 milioni, viene indicata la
«Ovo Italia» controllata da una società del
conduttore tv Andrea Pezzi). Ma spiccano
i 100 milioni bruciati nella controversa
avventura in Banca Network; una truffa
immobiliare, ai danni della Cassa di Risparmio di Ferrara per 17 milioni; e ipotesi di truffe per 27 milioni ai danni degli
enti previdenziali Enpam (medici) ed
Inpgi (giornalisti) nella negoziazione di
strumenti finanziari. Qui per la GdF si
tratta di «operazioni obiettivamente pregiudizievoli per gli enti previdenziali, se
non altro perché avvenute per valori di
cui non sono chiari sul piano negoziale i
criteri di determinazione, sulla base di
transazioni in cui di fatto Sopaf si è interposta maturando plusvalenze — le differenze tra il prezzo di acquisto e quello di
rivendita agli enti previdenziali — di cui
manca la giustificazione economica». Nei
due enti non ci sono indagati allo stato,
anche se «ancora sullo sfondo, richiedendo i necessari approfondimenti», resta «il
ruolo degli organi apicali degli enti previdenziali»: alcune mail, infatti, «documentano una consuetudine di rapporti molto
stretta dei massimi dirigenti degli enti in
questione (Camporese, Parodi e Saltarelli) con i vertici di Sopaf e Five Stars».
Luigi Ferrarella
[email protected]
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22 Cronache
La storia
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Luigi Cassar in lizza per il premio del 2014. Una scoperta nata quasi per caso e voluta dalle archistar
La scheda
Il premio
L’European Inventor Award è un
riconoscimento che ogni anno
viene attribuito a ricercatori,
aziende prodotti che si sono
particolarmente distinti nel
campo dell’innovazione. La
consegna del premio avverrà il
17 giugno a Berlino. Ognuno
può votare esprimendo il suo
parere online.
Il candidato
In lizza quest’anno c’è il chimico
italiano Luigi Cassar, 76 anni,
che per conto di Italcementi ha
sviluppato e brevettato un
particolare tipo di calcestruzzo
in grado di ridurre
l’inquinamento del 50%
nell’area circostante l’edificio
rivestito con quel particolare
materiale
«Il mio cemento che pulisce l’aria»
Il chimico di Bergamo selezionato tra i migliori inventori d’Europa
In bianco sotto, Luigi Cassar; in alto la
chiesa Dives in Misericordia di Roma
e altri due edifici realizzati col cemento
ecologico
❜❜
Il personaggio
Ma l’Italia non è
accogliente con
i ricercatori.
Competitività
non significa
costi
e salari bassi
C’è anche l’Oscar europeo per la
miglior invenzione. E soprattutto c’è
un ricercatore italiano entrato per il
2014 nella «rosa» dei pretendenti al
riconoscimento che guarda a un futuro e a un mondo migliori. Luigi
Cassar corona oltre mezzo secolo di
vita trascorso nei laboratori chimici proponendo per
il premio il suo cemento
mangiasmog: grazie a questo ritrovato, si è aperta la
possibilità di costruire palazzi che, invece di togliere
ossigeno e aria pulita, la restituiscono all’ambiente.
Un cemento, insomma, che
funziona come un albero.
Esiste ancora un’Italia
che sa innovare e che si appassiona ai brevetti; fa specie semmai che ad incarnare tale eccellenza sia un distinto signore di 76 anni e
non un giovane. «Sono ormai in pensione da qualche anno e ho 9 nipoti; alcuni di loro
vivono in Australia e negli Stati Uniti
e stanno valutando la possibilità di
rimanere in quei paesi» dice Cassar
anticipando un giudizio poco lusinghiero sulle prospettive della ricerca
in Italia. Per quasi vent’anni la «casa» dell’inventore del cemento ecologico è stata l’Italcementi di Bergamo, nei cui laboratori è nato il materiale ora in lizza per l’European Inventor Award. Ma prima di fermarsi
nella cittadina lombarda Cassar ha
fatto tappa in mezzo mondo: nato a
Tripoli nel ‘38, è approdato ai laboratori della Montedison nel ‘61 passando poi per esperienze negli Stati
Uniti, in Svizzera e poi ancora nella
Montedison divenuta nel frattempo
Enimont. «Lì mi sono reso conto —
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racconta il chimico — che la ricerca
non era più un impegno concreto
per l’Italia, nemmeno per un grande
gruppo come Enimont. Per fortuna
ho potuto proseguire il mio lavoro in
Italcementi».
E qui prende forma il cemento
mangiasmog. Che come spesso capita a molte invenzioni, nasce grazie a
una buona dose di casualità. «Gli architetti e i costruttori — ricorda Cassar — ci chiedevano di mettere a
punto un intonaco bianco in grado
di resistere alle intemperie e mante-
nere brillantezza e candore. Partendo dal fatto che il cemento ha un superficie porosa abbiamo creato un
materiale che reagisce alla luce solare». La chiave di volta è stata l’impiego di ossido di titanio, capace appunto di restare «più bianco del
bianco» proprio se esposto alla luce.
E così sono nati, verso la fine degli
anni 90 edifici tirati a lucido col nuovo rivestimento, il primo dei quali è
stata la chiesa Dives in Misericordia,
costruita a Roma dall’archistar americana Richard Meier. Ma testando la
resistenza del cemento si sono scoperti gli effetti collaterali inaspettati.
«I rilievi da noi effettuati — ecco ancora le parole dell’inventore — ci dimostravano che nell’aria attorno all’edificio diminuiva del 50% la concentrazione di ossidi di azoto, di anidride solforosa, di formaldeide.
Prova e riprova abbiamo dimostrato
che non si trattava di un caso ma di
una azione innescata proprio dal nostro cemento. Che a quel punto è stato brevettato come mangiasmog».
Sarebbe però ingeneroso dire che
il risultato è stato raggiunto solo
grazie a un colpo di fortuna. «Fondamentale è stata la collaborazione che
Italcementi ha instaurato con il Cnr,
con l’università di Ferrara, con il
centro di ricerche della Comunità
Europea di Ispra, per i test di validazione». «Da parte nostra abbiamo
investito in ricerca l’equivalente del
5% del totale delle vendite del gruppo» afferma da parte sua Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi.
Ma l’Italia di oggi è un posto accogliente per un ricercatore? «Assolutamente no - riprende il discorso
Cassar - . I centri sono troppo piccoli,
talmente piccoli che spesso non
hanno nemmeno il tempo di leggere
tutte le nuove pubblicazioni scientifiche. E questo rappresenta già un
gap notevole. Ma poi vedo un disimpegno, salvo lodevoli eccezioni, da
parte delle imprese, della politica,
dei sindacati sull’argomento. Troppo spesso si fa coincidere la competitività di un sistema con i bassi costi
di produzione, con i bassi salari. E
invece è vero il contrario: se si vuole
innovare bisogna pagare bene le
persone».
E invece mille euro al mese restano un sogno per molti giovani ricercatori. Era così anche negli anni ‘60
quando lei mise piede alla Montedison? «I raffronti sono difficili ma un
fatto me lo ricordo bene. Quando
negli anni 80 tornai in Italia lavorando per Enimont accettai uno stipendio inferiore a quello che mi garantivano in Svizzera. Poco male, ma purtroppo mi resi ben presto conto che
l’innovazione e la ricerca non erano
già allora ritenuti una priorità persino in un grande gruppo come quello
per cui lavoravo».
Claudio Del Frate
@cdelfrate
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Venezia Il Comune: problemi di cassa
Regata storica al verde
In Canal Grande arriva
la gondola sponsorizzata
La scelta
Alle regate
veneziane
da domani
le imbarcazioni che
partecipano
alle gare
potranno
esporre
un logo
con lo
sponsor
Prima i giganteschi cartelloni
pubblicitari sui palazzi da restaurare, poi i vaporetti con la
griffe di Renzo Rosso che finanzierà il restyling del Ponte di
Rialto e ora pure il simbolo galleggiante di Venezia: la gondola.
Lo sponsor è arrivato anche lì,
sui fianchi delle «signore» della
laguna, piegate alla necessità di
fare cassa. La pubblicità comparirà solo su quelle che parteciperanno alla regate veneziane
ma tanto basta a far cadere un
mito di resistenza alla modernità.
A chiederlo sono stati proprio i regatanti, giovani e meno
giovani, che vorrebbero così
cercare di mantenere vive le tradizionali gare veneziane altrimenti destinate al tramonto, come testimonia il sensibile ridimensionamento dei premi per i
vincitori. Su tutte la regata storica in Canal Grande della prima
domenica di settembre, dove
quest’anno si assisterà all’anomalo spettacolo della gondola
sponsorizzata. La rottura dello
storico divieto è arrivata fra un
sospiro e l’altro dal Comune: «Si
tratta di una delibera in via sperimentale per la stagione 2014
— cerca di arginare le polemiche Roberto Panciera, assessore
allo Sport e tradizioni — La dimensione del logo non potrà
superare i trenta centimetri per
settanta e riguarderà le sole imbarcazioni da regata, cioè le
gondole da corsa, diciamo. E
tutte le altre: gondolini, pupparini, caorline e mascarete».
Contrari sono naturalmente i
puristi del remo, vecchi maestri
in pensione come Palmiro Fongher, dodici successi alla «storica», che in questa scelta vedono
una profanazione della tradizione. Panciera allarga le braccia:
«Non c’è solo Fongher e non ci
sono solo i campioni in pensione a Venezia. Molti altri si sono
detti favorevoli e hanno capito
che oggi è necessario sposare la
tradizione con i tempi che cambiano e le risorse di bilancio che
si sono ridotte sensibilmente.
Basti pensare che il premio in
qualche regata è sceso addirittura sotto i cento euro. A fronte
di allenamenti che coprono l’intero anno». Domani prima regata della storia di Venezia con
gondole sponsorizzate .
A. P.
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Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Cronache 23
italia: 51575551575557
Un’immagine
una storia
#italiavoltapagina
La sfida
dei nuovi
italiani
A sinistra Zeina Ayache,
nata a Genova con
origini libanesi.
Laureata in Scienze
della Comunicazione, è
musicista, produttrice
di musica elettronica e
giornalista. Si è
avvicinata al mondo
della comunicazione
per raccontare ciò che
più le interessa:
musica, cinema ma
anche multiculturalità.
Attraverso i diversi
lavori lasciati e persi da
Milano a Brema, Zeina
ha scoperto quanto sia
importante sapersi
sempre reinventare:
oggi è una «precaria
per scelta» come lei
stessa si definisce, con
due grandi passioni, le
canzoni e il suo cane
greco Teseo. Ora sta
studiando per
diventare educatrice
cinofila
Fotografia di
Bruno Zanzottera
(Parallelozero)
Verso il futuro
La grande azienda
telefonica partner
dell’iniziativa lanciata dal
«Corriere della Sera»: una
raccolta di storie e di idee
positive per disegnare il
rilancio dell’Italia
«Un Paese più digitale e più semplice
Così gli operatori spingono la crescita»
Il piano di Vodafone Italia: investimenti e fibra per la rete di famiglie e imprese
Si può partire dai freddi numeri come i
6,6 miliardi di contributo economico diretto e indiretto che Vodafone Italia dà al Paese
e le 36.500 persone occupate considerando
i 6.500 dipendenti e un indotto di 30 mila
persone tra partner e fornitori (dati da bilancio sociale sulla base di metodologie
Kpmg). Si potrebbe partire anche dalle ancora più fredde antenne (o siti come li chiamano i tecnici) e dalle ramificazioni infinite
di fibra ottica che si nascondono sotto marciapiedi, strade, cantine e che sono diventate, di fatto, vitali tanto quanto acqua, gas
ed elettricità. Non avere Internet non è più
un «digital divide». È un «divide» e basta.
Ma in definitiva per comprendere il vero
impatto del gruppo guidato in Italia da Aldo
Bisio, ormai non solo concentrato sulla telefonia mobile come pensiamo tutti ma anche su quella fissa, bisogna pensare alle reti
come alla nervatura della maggior parte
delle nostre azioni quotidiani. A noi sembra
di avere in mano solo degli smartphone, dei
tablet, o di essere davanti a dei computer o a
una televisione. In realtà, usando un’immagine analogica, è come se avessimo un filo a
nostra disposizione, sempre e ovunque, in
cui fare transitare la più importante delle
esperienze dell’essere umano: la comunicazione. Da quando accendiamo la televisione
a quando lavoriamo o andiamo a correre
con l’app per monitorare percorsi, calorie e
performance. Nell’era dell’economia della
condivisione la comunicazione è ormai in
tutto. Intendiamoci: un operatore come Vodafone con un fatturato annuo di 7 miliardi
di euro investe per business, ma il risvolto
sociale è l’altra faccia della medaglia. Senza
il primo non esiste il secondo. Basterebbe
prendere l’Agenda digitale europea 2020
del commissario Neelie Kroes, lo studio voluto dal precedente governo Letta per capire
quali sono le tappe dell’Italia in questo percorso o, ancora, le stime che mettono ormai
in relazione diretta la banda larga con la velocità di crescita del Prodotto Interno lordo.
Due per tutte: l’ultimo studio dell’Agcom e
del ministero dello Sviluppo economico
valuta nel 3% del Pil il contributo che viene
dalla banda ultra larga. Per la World Bank il
10% in più di banda larga corrisponde a una
crescita dell’1,5% dell’economia.
Una «molla» per l’Italia
Prendiamo il piano Spring o «molla». Vodafone Italia è tornata ad essere per il gruppo inglese il secondo mercato europeo per
importanza. Lo dicono i numeri dell’operazione che l’amministratore delegato globale, Vittorio Colao, aveva preannunciato subito dopo avere chiuso a fine 2013 con Verizon uno scambio del valore di 130 miliardi
di dollari. La «molla» per l’Italia sarà di 1,8
miliardi di euro in un biennio (1,5 miliardi
I numeri
6,6 miliardi
Il contributo
diretto e
indiretto che
Vodafone Italia
dà al Paese.
Quello diretto è
di 5,9 miliardi di
cui: 1) 3,4 alle
imprese tramite
investimenti in
immobilizzazion
i, acquisti di
beni e servizi,
interessi e
affitti; 2) 2,2
miliardi alla
Pubblica
amministrazion
e come imposte,
tasse e
investimenti in
frequenze 4G e
355 milioni alle
famiglie come
salari, stipendi,
Tfr, rimborsi e
contributi
3,6 miliardi
Gli investimenti
previsti grazie
anche al piano
Spring per il
2014-2015 in
Italia (una cifra
che fa dell’Italia
il Paese dove
verranno
investiti più
miliardi)
1.500 comuni
L’obiettivo a due
anni è coprire il
95% della
popolazione
con le reti 3G di
ultima
generazione,
portare la fibra
a 7 milioni di
famiglie (pari al
30% della
popolazione) e
il 4G a 1.500
comuni entro
marzo 2015.
di sterline). Una cifra che raddoppia di netto gli investimenti di Vodafone in Italia portandoli nel 2014-15 a 3,6. A questi, di rigore, andrebbero aggiunti circa 3 miliardi di
euro, valore della quota poco sotto il 23% in
Vodafone Italia ceduta da Verizon.
Vodafone, dunque, punta fortemente
sull’Italia come si evince anche dal confronto con le «molle» biennali che riceveranno gli altri principali Paesi: 1,2 miliardi
di sterline per la Germania, 700 milioni per
l’India, 300 per la stessa Gran Bretagna, 330
per la Turchia e altri 300 milioni di sterline
per il Sud Africa. Insomma, l’Italia è la
country che ha ricevuto la fetta più importante. Ma, al netto della cifra assoluta, la variabile importante sarà l’indirizzo che questi soldi prenderanno: spingere sulla rete
4G e coprire 150 città con la fibra in Fttc (fiber to the cabinet, cioè il cavo che arriva fino agli armadi telefonici di quartiere) entro
il 2016.
L’obiettivo a due anni è coprire il 95%
della popolazione con le reti 3G di ultima
generazione, portare la fibra a 7 milioni di
famiglie (pari al 30% della popolazione) e il
4G a 1.500 comuni entro marzo 2015. Tornando alle relazioni tra banda larga e crescita si ottiene il grado di importanza collettiva di questi investimenti privati. Le te-
Il villaggio della comunicazione
A Milano il gruppo ha investito 300 milioni di euro per la
realizzazione del Vodafone Village che era stato
inaugurato a giugno del 2012 e dove è stato trasferito il quartier
generale italiano
L’intervento
Ecco perché credere nella ripresa
Per far ripartire la crescita occorre che le imprese siano le
prime ad avere fiducia nei fondamentali del Paese. Si
intravedono segnali di ripresa, che nonostante alcune
incognite, dobbiamo saper cogliere e rilanciare. Se da una
parte servono politiche industriali che incidano sui fattori
che frenano gli investimenti nazionali e internazionali,
dall’altra è responsabilità delle aziende adottare uno
sguardo di lungo periodo e ritrovare il coraggio di
rischiare. La fase di transizione che stiamo attraversando
richiede un forte impulso di riforma per semplificare e
modernizzare il Paese. Dalla Pubblica Amministrazione,
al mondo delle imprese fino alla società civile. E’
necessario ripensare alle logiche con cui le aziende
scelgono di investire, sia per sviluppare nuovi progetti
industriali, sia per introdurre nuove tecnologie capaci di
generare crescita futura. In questo contesto il settore delle
telecomunicazioni, che contribuisce complessivamente
con oltre il 2% del Pil, ha per sua natura un ruolo di forte
traino. Perché sono le reti, mobili e fisse, che rendono
possibili nuovi modelli di business moderni e veloci, e
favoriscono l’accesso ad un mercato globale anche per le
piccole e medie imprese italiane, distribuite sul territorio
e spesso portatrici di imprenditorialità e di eccellenza. Ed
è ancora dalla digitalizzazione che possiamo creare quel
salto di produttività capace di rendere competitive le
nostre imprese, in un mercato sempre più internazionale
e complesso. In Italia, nonostante la crisi dei consumi, il
flusso dei dati scambiati sulle reti sta crescendo in modo
esponenziale, con una tendenza a raddoppiare ogni due
anni. Questo è un segno di grande vitalità che tiene il
Paese al passo con l’Europa. Le tecnologie digitali
comportano enormi investimenti, con largo anticipo sui
tempi di adozione dei servizi, con ritorni differiti ma che
generano già da subito occupazione diretta e indiretta in
modo sostenibile nel tempo. Grazie alla dimensione
globale e alla importante capacità finanziaria, Vodafone
può investire con determinazione, anche in una fase di
contrazione di mercato. Abbiamo fiducia nella capacità di
ripresa del Paese, alla quale vogliamo contribuire. Anche
per questo abbiamo deciso di raddoppiare gli
investimenti in Italia, con un piano straordinario
(Spring), per lo sviluppo di infrastrutture di rete, mobile
e fissa, di nuova generazione. 3,6 miliardi di euro nei
prossimi due anni, il maggior investimento in crescita
organica a capitale internazionale in Italia.
È un contributo concreto a un Paese che deve e ha grande
voglia di trasformarsi, per tornare ad essere protagonista
della ripresa che in Europa è già partita.
Aldo Bisio
Amministratore delegato Vodafone Italia
lecomunicazioni sono un po’ come il gas
nelle nostre case: c’è ma non si vede. Siamo
ormai abituati a considerare gli operatori
come l’evoluzione del telegrafo, quelli che
ci permettono di parlare, comunicare, postare foto, video e tweet ma in realtà le telecomunicazioni sono un abilitatore di crescita.
Da notare che nelle slide di Colao sugli
investimenti — che grazie a «Spring» passeranno a livello globale da 12,1 miliardi di
sterline a 19,1 — si parlava anche di «investimenti inorganici» a seconda delle opportunità di mercato. In poche parole acquisizioni di altre aziende in Italia.
Il risultato di questo investimento si dirama verso tutti, famiglie e aziende anche
tradizionali. Forse, in parte, non se ne rendono pienamente conto nemmeno gli ingegneri che ci lavorano: provate a immaginare di staccare le fibre in giro per il Paese. Ormai sarebbe come staccare la corrente elettrica, forse peggio. Dalla banca alle
informazioni meteo ogni servizio si collega
a Internet. Ed è normale, anzi necessario,
che lo sviluppo del business di qualunque
azienda passi dalla rete ormai (pensate solo
a come il commercio elettronico sta diventando una nuova potente strada verso
l’export anche per la Pmi).
È in quest’ottica che il gruppo ha investito 3 milioni di euro a Milano per la realizzazione del Vodafone Experience Center, appena inaugurato: 700 metri quadrati nel
Village che vogliono diventare un laboratorio interattivo per sviluppare i servizi dedicati alle aziende.
Il contatore digitale
I risparmi arrivano in diverse forme. Facciamo un esempio: Italgas ha iniziato a
montare nelle aziende il contatore digitale e
presto partirà con le case degli italiani.
L’obiettivo in 5 anni è dotare un milione di
famiglie di un contatore che grazie al collegamento via «sim» Vodafone dialoghi in
tempo reale con Italgas. Dunque: risparmi
in termini di costo-opportunità per chi non
dovrà attendere in casa l’arrivo del fatidico
addetto. L’azienda libererà risorse che potranno essere usate in lavori più qualificati:
e si risparmierà quel costoso servizio di ridondanza che si viene a creare quando si
paga più o meno e poi un ufficio specifico
deve essere preposto ai conguagli (che, comunque la si veda, sono delle inefficienze).
Altro esempio: nel 2012 ogni individuo in
Italia in rete «consumava» 8 giga al mese.
Nel 2017 si attende un consumo pari a 25
giga. Vodafone si sta attrezzando per andare incontro alle esigenze delle famiglie
(pensiamo solo alla televisione Ultra HD o
alla musica in streaming). I clienti che hanno un collegamento in fibra già oggi consumano tre volte quello delle famiglie in Adsl:
ergo, se allarghi la banda le persone la utilizzano.
Massimo Sideri
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Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
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Tempiliberi
Viaggi
Benessere
Moda
Food
Orgoglio italiano
«Una prospettiva di vigore per uscire
dalla depressione» realizzata dal Censis/Eni
32 mila sagre per 250 mila giornate e un fatturato intorno ai 700 milioni
di euro. È l’Italia amata da 28 milioni di persone che fanno gite fuori porta,
tra piaceri della tavola e bellezza del paesaggio. Orgogliose del patrimonio
italiano
71%
Artistico culturale
Design
Enogastronomico
27%
Creatività socievolezza
28%
Tecnologia
Famiglia
Niente tracce Tutti i
consigli per sfuggire
alle banche dati che
saccheggiano il Web
e ci trasformano
in consumatori.
Le informazioni su una
donna incinta valgono
1 dollaro e 50
di CORINNA DE CESARE
ILLUSTRAZIONE DI GIANCARLO CALIGARIS
N
el 1997 quando decise di
lasciare le ricerche sull’intelligenza artificiale a cui
stava lavorando all‘Università di Washington, Greg
Linden aveva appena 24
anni. Rinunciò al dottorato per passare a lavorare in
una stat up locale che vendeva libri online. L’idea
che lo aveva affascinato era, banalmente, quella di
aiutare i clienti a trovare quello che cercavano. Fu
assunto come programmatore da una certa Amazon
che all’epoca impiegava una decina di redattori per
proporre nuovi titoli raccogliendo enormi quantità
di dati sui suoi clienti: cosa acquistavano, cosa si
fermavano a guardare senza comprare e per quanto
tempo. Poi l’intuizione: e se avesse raccomandato libri ai suoi clienti in base alle preferenze di acquisto?
L’idea divenne una domanda di brevetto presentata
da Linden nel 1998. Oggi, sedici anni dopo, si stima
che un terzo delle vendite di Amazon venga dai suoi
sistemi di raccomandazione e personalizzazione
estesi ormai ai tostapane, gadget, peluche e innumerevoli altri prodotti.
Perché se c’è qualcosa che sul web ha un valore
economico certo, si tratta dei nostri dati personali:
chi siamo, quanti anni abbiamo, cosa cerchiamo su
Internet, dove viviamo, se abbiamo figli, gatti o cani.
Mentre ogni giorno accendiamo il nostro laptop davanti al caffè, centinaia di aste online in tempo reale
si accaparrano informazioni sulla nostra navigazione a colpi di euro tramite società specializzate in data brokering. Perché? Per offrirci prodotti giusti al
momento giusto. In gergo lo chiamano RTB, RealTime Bidding ed è un sistema che consente di intercettare e mostrare in tempo reale annunci pubblicitari a un target mirato e selezionato in base a esigenze, comportamenti e abitudini che si mostrano sul
web. Tutto, ovviamente, nel rispetto della legge. «Se
una categoria di utenti è particolarmente inseguita,
si può arrivare anche a dati venduti a 50 euro a persona — spiega Lucio Mormile, International Publisher Director di Ebuzzing, sito esperto nel posizionamento di contenuti pubblicitari online —. Più
l’informazione è dettagliata e più il prezzo sale». Janet Vertesi, professoressa di sociologia all’Università di Princeton ha fatto un esperimento: rimasta incinta, ha cercato per nove mesi di nascondere la notizia al web. Non è stato affatto facile. «In media
online i dati di una persona vengono scambiati a 10
centesimi — ha detto Vertesi — quelli di una donna
in gravidanza salgono a un dollaro a cinquanta». I
neogenitori sono un target incredibilmente prezioso per le aziende: dal latte ai pannolini, dal ciuccio
alle vitamine, la propensione alla spesa di una nuova famiglia è più ampia. E i futuri genitori possono
essere «tracciati» sin dall’acquisto dell’acido folico.
«Il passato è il prologo» scriveva Shakespeare e i big
data lo conservano gelosamente attraverso algoritmi. Sottrarsi non è semplice, come spiega bene «Big
Data», libro definito dal New York Times «illuminante» e pubblicato in Italia a fine 2013 da Garzanti.
Secondo gli autori Viktor Mayer-Schönberger e
Kenneth Cukier, professore di Oxford e data editor
di The Economist, i dati sono oggi quello che era il
petrolio per l’economia industriale.
Per nascondere al web la sua gravidanza la professoressa Vertesi si è assicurata che nessuno dei
suoi amici e familiari pubblicasse su Facebook informazioni «sensibili». Ha comprato sempre in contanti tutto il necessario per il suo bambino ed è andata online solo con Tor, il sistema che consente una
navigazione anonima su Internet e protegge gli
utenti dall’analisi del traffico. «Ha una brutta reputazione per il traffico di droghe e il trading di BitCoin — ha precisato — ma io lo usavo per andare
Come nascondere
la vita privata?
su BabyCenter.Com». Janet si è accorta che nascondere informazioni personali ai tempi di Internet è
una vera fatica: Google, per dare un’idea, processa
oltre 24 petabyte di dati al giorno, cioè un volume
pari a mille volte la quantità di tutto il materiale a
stampa della Biblioteca del Congresso degli Stati
Uniti. Gli iscritti a Facebook cliccano «Mi piace» o
lasciano commenti più di tre miliardi di volte al
giorno creando un percorso digitale che le aziende
analizzano per capire le loro preferenze. Come tutelarsi? Oltre alle leggi e alle authority che proteggono
la nostra privacy, secondo Vertesi (che ha poi raccontato il suo esperimento in un convegno a Brooklyn ripreso da Mashable.com) manca quel buon
Un esperimento
a Princeton: tenere
«segreta» a tutti
una gravidanza.
Beffando la Rete
Single
di Antonella Baccaro
Elefanti in tutù
Per uomini
che imitano
le donne
C
onfessiamolo: non c’è accessorio
maschile che noi femminucce non
abbiamo finora saccheggiato. Dal
«chiodo» allo stivaletto cattivo, dalla
cravatta al Borsalino, apparire un po’ garçon
è ormai una civetteria che ci concediamo,
tra le tante che la moda ci consente.
Da un po’ di tempo a questa parte però,
anche i nostri potenziali partner si sono fatti
coraggio mutuando alcune mode femminili,
in omaggio a quell’indistinzione sessuale
che sembra essere la cifra del futuro. Nessun
problema: viva la libertà. Magari però un po’
di buon gusto non guasterebbe. Per
interpretare bene la femminilità ci vuole
grazia. Ecco qualche consiglio per non
apparire come elefanti col tutù...
Sacca. Il borsello no, quello per fortuna non
è più tornato. Quanto al marsupio, neanche
senso per cui dovremmo «essere più consapevoli
delle informazioni che cediamo ai server». «I nostri
dati sono da sempre un bene economico, dobbiamo
solo imparare a scambiarli consapevolmente senza
avere paura. Anche perché — aggiunge Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di strategia all’Università Bocconi — se le imprese riescono a capire che cosa vogliono i consumatori, mettono sul mercato solo quello che vendono. Senza sprechi e offrendo la
possibilità di risparmiare». E per chi volesse ispessire il proprio «sistema immunitario» online? «Tutti i
browser consentono di cancellare i cookie — aggiunge Maffè —, bisogna pulire la cronologia, respingere le richieste di privacy. È pure possibile na-
vigare in maniera anonima ma si rischia di restare
sulla superficie: se si vuole andare a fondo bisogna
bagnarsi. Sul web è tutto gratis e un prezzo da pagare c’è sempre. Chi vuole restare anonimo per esempio non dovrebbe iscriversi a Facebook, visto che da
contratto si cede tutto quello che si pubblica». In generale, una certa dose di buon senso non fa mai male: usare un buon antivirus e tenere aggiornati i driver del pc può aiutare. Così come tenere a mente la
massima più citata nel mondo hacker attribuita a
Kevin Mitnick: «L’unico computer sicuro é un computer spento». E non connesso a Internet.
corinnadecesare
lo consideriamo: escludiamo che possa star
bene a qualcuno che non sia un
parcheggiatore. Vi resta la tracolla, che fa un
po’ postino, e lo zaino. Concentriamoci su
quest’ultimo per svelarvi un segreto: non è
necessario tenerlo incollato sul dorso
qualsiasi cosa succeda. Ho visto uomini,
trasformati in tartarughe ninja, infilarsi su
autobus stracolmi pretendendo di non
posare la sacca, col risultato di occupare due
posti. Ne ho visti altri fendere la folla
assestando «zainate» a destra e a manca.
Amici cari, la borsa non è un’arma.
Ricordatevelo.
Gonna. La indossano ancora in pochi, i più
coraggiosi. Ma in tanti fanno la prova
d’estate. Col pareo. Noi donne lo sappiamo:
un bel drappo intorno ai fianchi risolve tanti
problemi. Due avvertimenti: il pareo non
può essere indossato nè all’altezza delle
ascelle, nè sotto la pancia. Se questa è tanta,
meglio una maglietta. Fidatevi.
Colori. Succede a una certa età che gli
uomini scoprano i colori. Ed è tutto un
fiorire di rosso fragola, arancio mandarino,
giallo limone. Va bene, ma non tutti
insieme, please.
Sopracciglia. Magari adesso pensate di
essere fighissimi con quelle ali di gabbiano
disegnate sugli occhi. Vi inviterei però a
pensare a quando di anni ne avrete il
doppio, e quelle arcate lì vi faranno
assomigliare a un bonzo. Smettete prima
che sia troppo tardi.
Cerchietti. D’accordo, avete i capelli lunghi
come Buffon. Ma il cerchietto fa tanto
secchiello. L’estate è vicina. Rinsavite.
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26 Tempi liberi
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
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Abitare Le idee
Tendenze I nuovi rivestimenti «su misura» realizzati con estro e manualità
Se le pareti
parlano
a voce alta
Solidarietà
Opere uniche
di architetti
e designer
per Seràgnoli
A
Classici, iperrealisti, stile writer
I muri oggi raccontano storie
come opere uniche e personali
Le tecniche
fatte a mano
Nessuna è di
serie: le nuove
carte da parati
prevedono
motivi «su
misura» o
modificabili, fatti
a mano oppure
riprodotti a
computer da un
disegno. Vari i
supporti: per i
motivi a mano si
usa carta opaca
a rolli con
larghezze
variabili e altezze
in base alla
parete; anche la
carta può essere
fatta a mano. Le
versioni «di
serie» adottano
supporti in vinile
oppure materiali
dall’effetto
materico,
resistenti a
umidità e
assestamenti
della parete.
Skyline Nel ristorante di tendenza Liza a Beirut, la parete decorata,
creata da Idarica Gazzoni, così come il profilo della città sullo sfondo
vrapposti in un processo di accumulazione»,
afferma.
Una relazione ancora più stretta tra noi e la
nostra rappresentazione. Non a caso oggi le
carte da parati, come le grandi opere d’arte realizzate su commessa, sono «su misura».
«Cinque collezioni, soggetti naturali con alberi ed erbari, dipinti con tempere ad acqua, con
cui comporre il proprio bosco», spiegano Orsola Clerici e Chiara Troglio di Picta Papers,
nuovo marchio lanciato alle 5 Vie nell’ultimo
fuori Salone. Sul web (da fine mese) si potranno scegliere soggetti, colori, indicare le misure
e avere già il preventivo: «Con la possibilità di
modularlo sulle proprie esigenze», sottolineano. Il fatto a mano, il valore di tecniche antiche
riportate su carta: «Motivi con velature, colori
poltronafrau.com
Da William Sawaya a Mario
Botta, da Daniel Libeskind ad
Alessandro Mendini, ma
anche Philippe Stark e
Massimiliano e Doriana
Fuksas, solo per citarne
alcuni: sono i progettisti che
hanno donato un’opera
esclusiva (sopra, una coppia
di sedie di Sandro Chia) o un
oggetto personalizzato per
una buona causa. Le opere
sosterranno il progetto «Do
ut Do 2014 Design per
Hospice» a favore della
Fondazione Hospice
Seràgnoli, tra le più attive in
Italia nell’attività di
formazione e assistenza
attraverso le cure palliative.
La «collezione» di oggetti e
opere sarà esposta al
pubblico in tre occasioni: al
Maxxi di Roma, nel Corner D,
dal 16 al 18 maggio con
ingresso libero, in seguito dal
22 al 25 maggio al Madre di
Napoli e dal 22 settembre al
19 ottobre al Mambo di
Bologna. All’iniziativa
benefica hanno risposto
nomi importanti del mondo
della creatività, tra designer,
artisti ed aziende produttrici:
le opere saranno assegnate
tramite estrazione a chi avrà
sostenuto le attività della
Fondazione. È possibile
partecipare all’estrazione
con una donazione a partire
da 5.000 euro alla
Fondazione Hospice MT.C.
Seràgnoli Onlus. Il 24
ottobre, al Mast di Bologna
avverrà l’estrazione finale.
l primo piano di
un palazzo fine
Ottocento, nella
parte storica di
Beirut, stanze che
si snodano attorno a un salone: il
nuovo ristorante
Liza. Dalle pareti
vetrate si scorgono muri dai motivi tutti diversi: decori effetto
maiolica, la riproduzione di banconote giganti, uno skyline di grattacieli, intrichi di foglie.
Sembrano affreschi ma sono carte da parati.
Idarica Gazzoni, con il suo marchio Arjumand,
ne è l’autrice: «Doveva essere un luogo in cui
respirare le peculiarità di un paese, un insieme
di tradizioni e modernità intrecciate tra loro»,
spiega, ed ecco l’idea di far parlare le pareti:
«Con l’interior decorator Maria Ousseimi abbiamo scelto i temi forti di Beirut: le tipiche
piastrelle da pavimento, banconote anni 50 —
simbolo dell’attitudine al commercio — che
riproducevano i paesaggi più belli del Libano,
un panorama di grattacieli ispirati dalle ceramiche di artiste locali, il banano così diffuso
qui. Suggestioni di un paese contradditorio
ma vivo e stimolante». Un soggetto diverso in
ogni stanza, creato appositamente e trasformato in carta da parati. L’effetto è uno scenario
in cui «entrare» e sentirsi parte di una realtà.
Per un ricercato luogo pubblico ma, oggi
soprattutto, a casa nostra. Il rilancio delle carte
da parati, dopo i classici motivi ripetuti, si
sposta verso temi figurativi in grado di svilupparsi su tutta la parete e persino in un’intera
stanza. Soggetti da dipinto iperrealista, persone, grafismi, scritte stile writer, ispirazioni che
spaziano dal Seicento alla pop art e oltre. Esasperazione della voglia di decoro oppure modo per raccontare se stessi? Potrebbe essere
quasi un transfert dalla persona alle pareti della propria abitazione, ipotizza il semiologo Paolo Fabbri: «La pelle della casa — il muro —
considerata alla stregua di quella vera. Come
lo stampato di un abito che si è trasformato in
un tatuaggio. Oppure gli stessi quadri, prima
appesi alla parete trattata come fosse una pagina bianca, poi riportati direttamente sulla sua
superficie, con graffiti e scritte conservati e so-
Giselle,
designed by Mario Ferrarini
creati con terre e pigmenti. Anche il supporto
nasce appositamente, una carta-fodera telata
che dà un effetto materico», spiegano i decoratori di Fabs Carte, che a breve intendono
aprirsi anche all’arte contemporanea.
Motivi artistici, citazioni o commistioni tra
generi: nelle nuove carte da parati (quasi) tutto è possibile. Come spiega Christian Benini,
ex fotografo fondatore di Wall & Decò, che dieci anni fa ha iniziato a sperimentare la resa scenografica delle carte da parati: «La manualità,
il gesto come punto di partenza: un disegno,
un collage, una foto, un motivo in gesso, poi
elaborati a computer e trasferiti sul supporto».
Designer, artisti, writer autori dei quasi 500
soggetti a catalogo: «Motivi unici ma poi adattati in base alle misure della parete», precisa.
La parete che diventa «nostra», per raccontare una storia, una passione, insomma dire
qualcosa di noi: può essere un vaso di rose giganti (i fiori rimangono un motivo evergreen)
oppure le carte dai disegni grafici sfalsati e
non combinabili: pareti sempre diverse, nessuno scarto né stress da posa errata. Insomma,
muri in grado di vivere da soli, senza bisogno
degli arredi: «Meno funzione e più finzione»,
asserisce Fabbri che però afferma il rischio
della sovrasaturazione: «Una sorta di “rumore
visivo” che richiede a un certo punto la sospensione». Senza bisogno di tornare al muro
bianco: come una quinta teatrale, anche la carta da parati si può cambiare.
Silvia Nani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Tempi liberi 27
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di Marco Vinelli
Uomini & oggetti
Vasetti di marmellata e bottoni
Così nacque l’icona di Sapper
D
Icone metropolitane
Di Wall & Decò, carta da parati
Flat Icons: motivi grafici stilizzati,
stampati e rielaborati a
computer in base alle dimensioni
della parete; il supporto è in vinile
con base in tessuto non tessuto
Dipinto a mano
«Albero» di Fabs Carte,
dipinto a mano con tempere a
pigmenti naturali e velature su
supporto in carta-fodera
telata. In mostra fino a domani
al Museo Minguzzi a Milano
A prova d’errore
Di All The Fruits, carta da
parati Cut & Paste, design
Stephan Cheetham e Jessica
Pinotti: motivi diversi, da
posare senza vincoli di
accostamenti né scarti
a quando è nata, nel 1972, ne
sono stati venduti centinaia
di migliaia (forse milioni) di
esemplari in tutto il mondo. Si
tratta della lampada Tizio, ideata da
Richard Sapper per Artemide, un
progetto semplice solo in
apparenza. La Tizio è nata come
alternativa più moderna alla celebre
Anglepoise che, pur essendo ancora
molto funzionale, non poteva più
essere considerata il massimo della
modernità. Le soluzioni adottate
per la vecchia lampada erano ormai
datate: lampadina ad
incandescenza, impostazione
tecnico-ingegneristica che lasciava
pochissimo spazio allo stile.
Problema non facile per Sapper:
come conciliare versatilità e
modernità? L’impostazione
progettuale prevedeva un
apparecchio a doppio braccio,
regolabile. Il primo problema che si
è presentato all’attenzione di
Sapper, per una lampada di questo
tipo, era quello dei contrappesi per
equilibrarla. Sapper, nelle fasi di
studio, aveva impiegato dei vasetti
di marmellata vuoti, legati alle
estremità dei bracci, che venivano
riempiti d’acqua fino a raggiungere
il punto di stabilità. Per assicurare
un ampio raggio di azione della
luce, infatti, è necessario utilizzare
dei bracci controbilanciati, uno
primario e uno secondario, come
un sistema perfettamente
equilibrato. Inoltre, per ottenere la
corretta bilanciatura e impedire che
Dal macro al micro
Accanto, di Inkiostro Bianco Noblesse Oblige,
collezione Charmant: motivo a stampa digitale su
fibra di vetro, dalla trama evidente, isolante, anti
umidità. Sopra, Shadow di Picta Papers, disegno di
alberi dipinto a mano su carta opaca, da combinare
a piacere con un apposito programma web
di Paolo E. Nava
Ce l’ho fatta
Dopo il diploma, concorsi e progetti
La mia avventura nata allo specchio
F
Messaggi Paolo
E. Nava (1989)
scrive sul suo
specchio-notes
Message Mirror
Premiato Posate
legate da un filo
elastico invitano
i commensali a
dialogare tra loro
realizzato per l’azienda Lago.
Insomma, la collaborazione tra me e
Luca Maria ha funzionato: ci siamo
aggiudicati anche il premio Lissone
Design, «design for food, design to
feed» patrocinato dall’Expo 2015 con
il progetto Binomio, e il premio
Design and Innovation con il
progetto I-do Robot esposto alla
Triennale di Milano. jÈ dal nostro
entusiasmo per un design
trasversale, e dall’insegnamento
etico acquisito dalla collaborazione
professionale con mio padre, che
nasce lo studio NAVA+NAVA design:
uno studio a 360 gradi, nel quale
sono entrati anche i mei due fratelli
Jonathan (1983) e Alexander (1985).
Con sede nelle città d’avanguardia
Milano, Shanghai e Amburgo, poli
lavorativi dei fondatori, il progetto è
ancorato alle esperienze di mobilità e
di business internazionale in cui
siamo calati e mira a fondere in
soluzioni armoniche le idee più
innovative tra le culture di Asia ed
Europa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
more
than lamps
pure
emotions
Rituals, design:
L+R Palomba
foscarini.com
ad: designwork / photo: Massimo Gardone
iglio di due architetti, Paolo
Nava ed Emanuela Venturini,
sono cresciuto a stretto contatto
con il design e l’arte contemporanea.
Il lavoro dei miei genitori, aperto a
sperimentazioni artistiche e indagini
sensoriali, e i frequenti incontri con
grandi maestri come Bruno Munari,
Gianfranco Ferré o Gualtiero
Marchesi, mi hanno incoraggiato a
intraprendere un percorso creativo
improntato al superamento
dell’accostamento tradizionale
design–oggetto. Una mission che si è
consolidata durante i miei studi in
campo artistico: sono nato nel 1989 e
dopo un diploma all’ISA di Giussano,
la laurea con lode in
product design
all’università
NABA. La mia tesi
dal titolo Maniacal
Mirrors, seguita da
Vered Zaykovsky e
valutata da
Alessandro
Guerriero, ideata
con il collega e
amico Luca Maria
Arosio (1988),
presenta una
collezione di specchi che analizza il
rapporto tra uomo e superficie
riflettente. L’abbiamo esposta al
Fuori Salone del mobile, nel 2012, ed
è stata ampiamente discussa dalla
critica. Abbiamo avuto la menzione
speciale Young & Design, ottenuta
a n c h e l ’ a n n o s u c c e s s i vo c o n
O b e l i s c u s s o fa , c h e a b b i a m o
Rigore creativo
Il designer tedesco
Richard Sapper
(1932) e la sua Tizio, creata nel 1972
e tuttora prodotta
da Artemide. Si trova nelle collezioni
di design dei musei
di tutto il mondo
la lampada collassi sotto il proprio
peso, se allungata al massimo, è
necessario un diffusore molto
piccolo con una «testa» di
dimensioni ridotte. La scelta era
caduta su una lampadina alogena,
ancora poco diffusa, che aveva il
pregio di garantire una resa
luminosa elevata a fronte di un
ingombro piccolissimo. La giusta
frizione tra i bracci fu risolta con un
semplice «bottone automatico» di
derivazione sartoriale. Ma la
ssoluzione veramente
iinnovativa fu quella di
u
utilizzare le aste dei bracci
come co
conduttori elettrici in
modo da eliminare gli antiestetici
fili a vista
vista. In pratica, l’energia
elettrica aarrivava al trasformatore
(racchiuso nella base che, con il
proprio pe
peso, abbassava il
baricentro favorendo l’equilibrio
del sistema)
sistem che ne riduceva il
voltaggio, consentendo di poter
afferrare i bracci senza prendere la
scossa. La forma lineare ed elegante,
priva di fronzoli,
fro
aveva dato anche
quel tocco di modernità richiesto
dal progetto. E il design così
misurato e raffinato, il colore
rigorosamente nero (almeno nei
primi anni) ha reso la Tizio adatta
ad ogni ambientazione. In breve
tempo la lampada di Artemide è
diventata uno status symbol
destinato alle scrivanie più
importanti. La Tizio è tuttora in
produzione.
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28 Tempi liberi
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Abitare L’architettura
Città da vivere Da Marsiglia a San Paolo, i progetti esaltano la funzione sociale
Appuntamenti
Castelvecchio
di Carlo Scarpa
A Verona
festa e musica
Solo i grandi architetti osano,
se decidi di collocare la statua
di Cangrande della Scala, tra i
simboli di Verona, su una
sorta di trampolino in
calcestruzzo. Solo i grandi
come Carlo Scarpa, al quale è
dedicato «Buon compleanno
Castelvecchio. 50 anni con
Carlo Scarpa»,
dal 16 al 18 maggio
(www.comune.verona.it).
A mezzo secolo esatto dal
restauro del Castello veronese
trasformato in un esempio
mondiale di museografia.
Di sera, Castelvecchio si
illuminerà con una
installazione di Marco Nereo
Rotelli (parole di Andrea
Zanzotto e disegni di Scarpa)
sul jazz di Paolo Fresu; visite
guidate all’archivio del
Maestro; e video-interviste
proiettate nella Torre del
Mastio. Tornando alla statua
di Cangrande, ai suoi piedi
l’omaggio sonoro di Luigi
Nono: «A Carlo Scarpa e i suoi
infiniti possibili». (P. Aq.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Coperte e «aeree», le piazze 2.0
tornano centro di aggregazione
I
n origine fu l’agorà, centro dinamico
della città greca e luogo di riunione
della collettività. Da lì, la funzione
della piazza quale luogo di aggregazione venne esportato prima all’impero romano e poi, nei secoli successivi, le funzioni sociali dello spazio
aperto sopravvissero nei paesi latini.
Nel medioevo la piazza era differenziata a seconda delle funzioni: davanti al Duomo per le processioni e i riti religiosi
della città, davanti al palazzo Comunale per i
processi e le condanne. E infine, quella del mercato, luogo di commercio ma anche di discussione, di diffusione delle notizie. Fino alla seconda metà del secolo scorso, quando apparvero
in Usa i primi supermercati, le funzioni del mercato quale centro di contatti personali non vennero mai meno. L’unica «invenzione» per migliorarne la fruibilità, fu di circondarla di portici,
come nella piazza Ducale di Vigevano (su cui domina la torre del Bramante), realizzata verso la
fine del 1400.
Nella visione urbana ottocentesca, invece, la
piazza stava perdendo quella caratteristica di aggregatore sociale, dal momento che, nel frattempo, erano sorti ambienti/aree specificamente destinati, come l’arena o lo stadio, per gli eventi
sportivi, il teatro o l’auditorium per quelli culturali, la sala assembleare per quelli politici, i tribunali, per amministrare la giustizia. La piazza,
quindi, era diventata soprattutto una «bucatura» nel tessuto cittadino, che conteneva un elemento “forte”, per segnare il punto di fuga nelle
prospettive dei grandi viali, generati dagli sven-
Dalle forme
ludiche
ai cablaggi,
le moderne agorà
diventano teatro
di eventi,
shopping e musei
tramenti della città medievale, o un edificio
pubblico, a fare da fondale monumentale.
Ma, se finora la piazza aveva caratteristiche
mutuate sul modello degli «Square», la piazzagiardino ottocentesca inglese, l’urbanistica europea aveva concepito un modello ricorrente di
slargo rettangolare o comunque regolare, occupato nell’area centrale da una zona verde, talvolta organizzata attorno ad un monumento, oggi
la piazza 2.0 è andata oltre. Intanto, va di moda il
modello coperto, per favorire l’aggregazione e
per sfruttare il luogo anche in condizioni climatiche negative. Poi, vengono adottati una serie di
accorgimenti, dall’illuminazione ai cablaggi, in
modo renderla «predisposta» agli usi più disparati. E vengono sperimentati modelli compositivi che vanno dal «fuori-scala» all’effetto «ludico». Nella Praça do Patriarca, a San Paolo, un
progetto di Paulo Mendes da Rocha del 1992,
l’enorme «ala» che la ricopre parzialmente ha
determinato effettivamente un fuori-scala rispetto alle dimensioni dell’area ma è assolutamente proporzionata se la lettura comprende
anche i grattacieli che incombono sullo spazio
urbano. E si tratta di una situazione diversa rispetto, ad esempio, al fuori-scala ottenuto da Aldo Rossi a Milano, con il Monumento a Pertini in
cui manca il confronto con l’altezza degli edifici.
Tra gli interventi più recenti non si può trascurare la sistemazione del Porto Vecchio di Marsiglia, realizzata lo scorso anno da Norman Foster:
l’area attorno al molo, prima vietata al passaggio, è stata trasformata in una enorme piazza
con spazi per manifestazioni pubbliche, mercato
ed eventi. È stato livellato e allargato lo spazio
pedonale per favorire l’accessibilità, sono state
eliminate le installazioni portuali (che verranno
realizzate in un nuovo complesso) ed è stata costruita una sottilissima pensilina (46x22 metri)
in acciaio inossidabile a specchio, quale location
di eventi.
Ma una delle piazze più recenti (e meglio riuscite) è probabilmente la Plaza de la Encarnacion
a Siviglia: la sequenza di «ombrelloni ondulati»
che la caratterizza è la più grande struttura in legno del mondo. Il Metropol Parasol, progettato
dall’architetto tedesco Jürgen Mayer fa parte della riqualificazione dell’area ed è inserito nel cen-
In Svizzera Costruita per i genitori, racchiude i principi del maestro
Quella piccola casa sul lago
Il progetto di Le Corbusier
è una poesia nata 90 anni fa
U
Via del Lavoro
31016 Cordignano, Treviso
T. +39 0438 368040
www.itlas.it
na poesia in forma di casa.
Un progetto che è narrazione
per immagini, segni, simboli. Un racconto di poco più di sessanta metri quadrati, con l’occhio
sul lago e un giardino sulla testa. La
Villa «Le Lac» di Le Corbusier, una
casetta che sembra una lunga scatola chiara, seminascosta sulle rive
del lago Lemano a Corseaux, vicino
Vevey, in Svizzera,
compie novant’anni.
E il testo poetico che
l’ha raccontata, Une
petite maison, ne fa
60. Era infatti il 1924
quando i genitori di
Charles-Edouard
Jeanneret-Gris, noto
come Le Corbusier, si
insediavano nella casetta che il figlio aveva pensato per loro.
Pensato, prima ancora che progettato.
Perché qui l’idea dell’architettura viene
prima del luogo. «Ho
preso spesso il rapido
Parigi-Milano —
scriverà l’architetto,
maestro del Movimento Moderno — e,
con la planimetria in
tasca, abbiamo cercato il terreno per molto
tempo. Ma un giorno,
dall’alto delle montagne, abbiamo scoperto il posto
adatto». Questa dimensione «umana» nel pensare l’abitazione su misura per quelle persone (il padre era
uno smaltatore di quadranti d’orologio, la madre una pianista) cresce
insieme alla casetta, che è la perfetta realizzazione dell’espressione
64 mq
La Villa «Le Lac»
misura circa 64
metri quadrati,
ha una lunghezza
di16 metri per
4 di larghezza
corbuseriana «machine-à-habiter», macchina per abitare. I muri
del giardino definiscono uno spazio interno a cielo aperto. La lunga
finestra a nastro che lascia «entrare» il lago, il salone quale cuore della casa, funzionale e pratico per due
persone anziane. All’interno sono
custoditi ancora molti oggetti originali, come la ribaltina e il comò
Le visite da giugno
Sulla sponda del Lemano
La Villa «Le Lac», si trova sulle
sponde del Lemano, a Corseaux,
nei pressi di Vevey. Oggi
è un museo e viene gestito
dall’associazione Villa «Le Lac» Le
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Tempi liberi 29
italia: 51575551575557
Vecchi e nuovi portici
Siviglia
La magia del vuoto-pieno
che ha inizio nel «broletto»
Il Metropol Parasol, sopra il quale
si può passeggiare, nella Plaza
de la Encarnacion è la nuova
icona di Siviglia. Il progetto è di
Jürgen Mayer-Hermann
di LUCA MOLINARI
N
Marsiglia La pensilina in acciaio del Porto Vecchio, di Norman Foster
San Paolo La Praça do Patriarca progettata da Paulo Mendes da Rocha
tro medievale di Siviglia. La struttura in legno,
ispirata ai funghi, permette di creare ombre cangianti durante le varie fasi della giornata ed è
stata pensata per «contaminare» meno possibile
le rovine romane rinvenute nel sottosuolo, visto
che poggia sul terreno in soli sei punti. Ospita
nel complesso un museo archeologico, un mercato, una piazza sopraelevata, bar, ristoranti e
una terrazza panoramica a 28 metri d’altezza, accessibile da un percorso pedonale che offre uno
sguardo sui vecchi quartieri della città.
Il primato europeo
Marco Vinelli
A Milano la più grande
Il Palazzo Lombardia, il grattacielo che ospita gli uffici e la
presidenza della Regione, progettato dallo studio americano
Pei, Cobb, Freed & Partners accoglie la piazza coperta più
grande d’Europa (nella foto). Si tratta di uno spazio di forma
ogivale di 4.ooo mq, in grado di accogliere oltre 3.000 persone,
protetto da una struttura trasparente posta a 32 metri d’altezza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
disegnati da Le Corbusier nei suoi
anni di gioventù, la poltrona reclinabile di madame Jeanneret.
E, intorno, gerani, miosotidi,
tanto verde perché, annota, «potrebbe arrivare un cane». È stato
più volte notato che questo progetto ingloba tre dei famosi cinque
punti che Le Corbusier ha indicato
come centrali nell’architettura mo-
Corbusier. Sul sito villalelac.ch si
trovano tutte le informazioni,
anche quelle pratiche: la casetta
pensata dall’architetto per i
genitori tra il 1923 e il 1924
(successivamente modificata dallo
Tavolo di lavoro
Le Corbusier
(1887-1965)
ha ideato, tra l’altro, Villa Savoye
(1928-31). Sotto,
da sinistra, l’esterno della Villa «Le
Lac» e una parte
del soggiorno
stesso Le Corbusier, negli anni
Cinquanta) è visitabile dal 6
giugno al 7 settembre, il venerdì,
sabato e domenica dalle 10 alle
17. L’indirizzo esatto è Route
de Lavaux 21, Corseaux.
derna: il tetto-giardino, la pianta libera, la lunga finestra. Ma quello
che più si impone in questo minimonumento alla funzionalità (oggi
museo visitabile dal 6 giugno al 7
settembre) è una suggestiva poetica dell’abitare, condensata nel saggio Une Petite Maison. Il paesaggio
che diventa parte integrante della
costruzione, con il panorama come
elemento progettuale, echeggia un
bellissimo aforisma di Le Corbusier: «L’architettura si cammina».
Ossia: la freddezza delle planimetrie deve lasciare il posto all’esperienza dei luoghi. O, ancora: «Bisogna limitare il paesaggio, affinché
conti davvero»: una dichiarazione
di umanità che ritroveremo nel
Corbusier pittore, «mestiere» che
ha esercitato soprattutto nella parte finale della sua vita, fino
alla morte, nel 1965.
Questa casa, dunque, potrebbe essere
letta come un testamento spirituale non
finito o, meglio, rimaneggiato e rivisto
negli anni successivi:
l’abitare come scarnificazione fino a comprendere i bisogni
primari. Insediarsi,
delimitare, includere
e escludere, guardare. Un po’ come le parole alle quali, in Rien
n’est transmissible
que la pensée, affida il
suo neo-umanesimo:
«Ho 77 anni e la mia
morale si può riassumere nelle parole bisogna fare. Vale a dire
agire con modestia,
esattezza, precisione». È la vera lezione del maestro
svizzero? Forse ne ha date di più
importanti per l’architettura (dalla
Ville Savoye alla Cappella di Ronchamp); però, questa è poesia.
Roberta Scorranese
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ei miei ricordi di ragazzo, nato
e cresciuto in Lombardia, il
Broletto era un luogo anomalo,
diverso da tutti gli altri che abitualmente attraversavo e che mi davano il
senso delle gerarchie e dell’importanza dei luoghi nella città. Posto sempre
al centro, ma apparentemente defilato, era come sospeso in un tempo differente e alternativo rispetto agli altri
spazi urbani, smaterializzato dalle
nebbie invernali e ombra refrigerante
nelle umide giornate d’estate, stanza
aperta di passaggio più che luogo in
cui fermarsi. Ne percepivi l’importanza per le lapidi e i busti montati lungo
i muri e anche per una sensazione di
rispettosità che trasudava quello
strano edificio porticato senza una
funzione apparente. In alcuni periodi
dell’anno le volte in pietra e mattoni
offrivano protezione a fiere stagionali, mercatini, celebrazioni, ma senza
che questi eventi ne scalfissero quella
fissità quasi metafisica. In quel silenzio desolante che sembrava regnare
da sempre potevi intuire la memoria
sbiadita di un passato comunale, in
cui l’indipendenza laica della comunità da ogni forma di potere assoluto si
tradusse in uno spazio semplice,
aperto alla città e trasparente grazie
ai suoi portici, di tutti perché senza
piedistalli e capace di offrire al primo
piano un’aula coperta per ogni evento
che non fosse imperiale o clericale.
Molte città del Nord Italia di una
certa importanza ne sono dotate, ma
spazi porticati con una funzione mi-
sta e laica si potevano ritrovare a
quasi tutte la latitudini della nostra
vecchia Europa a testimoniare un
passato in cui le comunità sentivano
il bisogno di dare forma a uno luogo
in cui trovarsi, affrontare le decisioni
più importanti e celebrare la propria
identità civile. Quella che sembrava
una tipologia urbana superata è stata progressivamente ripresa e rielaborata in quest’ultimo decennio in
molte città continentali come spazio
capace di ridare identità a luoghi che
sembravano senza soluzione. Nel
lento processo di ridisegno delle centinaia di piazze europee si è progressivamente capito che non bastava una
bella pavimentazione o l’invenzione
d’improbabili «folies» d’architetto,
ma che, invece, lo spazio porticato
avrebbe potuto rappresentare una
risorsa facilmente riconoscibile e
dall’utilizzo molto flessibile. E così
una monumentale piazza sopra-elevata porticata a Siviglia oggi funge
da copertura degli scavi archeologici e
da nuovo mirador urbano; un portico
alto e leggero progettato dalla coppia
italiana Secchi e Viganò diventa la
nuova piazza protetta di uno dei teatri più importanti di Anversa, oppure
un portico in legno goticheggiante
disegnato da Robbrecht & Daem a
Ghent restituisce misura e qualità a
uno spazio centrale informe della
città. A distanza di tanti secoli questa
strana architettura ibrida tra vuoto e
pieno è capace d’insegnarci ancora
come ripensare la città del XXI secolo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
* Promozione valida solo per l’Italia dal
15 aprile al 30 giugno 2014.
Lista dei rivenditori aderenti e condizioni
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30 Tempi liberi
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Abitare Questa è l a mia casa
Marco Morosini A Pesaro
in un villino dei primi del
Novecento il designer
«gioca» con arredi
che richiamano le icone
classiche e quelle balneari
Ludico Il divano-libreria a forma di giostra
L’asta
Le ceramiche
di Picasso
si battono online
Pablo Picasso conobbe
Suzanne e Georges Ramiè
alla mostra annuale di
ceramiche di Vallauris in
Francia nel 1946. Ne nacque
una collaborazione lunga 25
anni in cui il celebre pittore
creò 633 ceramiche uniche,
in edizione limitata. Vasi,
piatti, targhe ma anche
servizi completi per la tavola,
decorati con temi tipici di
corride, ritratti e natura. Fino
al 17 maggio Christie’s
propone un’asta online di
queste opere, con base a
partire da 5 mila dollari.
L’
aria di mare, prima ancora che dalla
finestre, a casa di Marco Morosini si
respira già sull’uscio. A dare il benvenuto non uno zerbino, ma una
corda di juta, di quelle che si usano sulle imbarcazioni, attorcigliata e fissata con delle viti
per formare un disco piatto. Una volta entrati
si capisce come il designer pesarese abbia realizzato quello che a parole era riuscito solo a
Gino Paoli con il cielo: mettere il mare tra
quattro pareti.
Lungomare di Pesaro: tra hotel e stabilimenti spunta un villino dei primi del ‘900,
una di quelle case costruite per passare le vacanze al mare. «L’ha comprata mio padre, qui
dentro era tutto dipinto di verde scuro, un
colore che non c’entrava nulla con la tradizione balneare, c’era un armadio gigante nel bel
mezzo dello spazio tra cucina e ingresso. Ho
annullato tutto», racconta il designer pesarese, creatore del marchio Brandina, che qui
viene a trascorrere i suoi periodi di riposo. Il
lavoro di recupero è stato lungo e meticoloso,
così come quello per riempirla. In casa infatti
non ci sono mobili classici, ma pezzi unici
usciti dall’estro di questo creativo 41enne che
ha lavorato anche al fianco di Oliviero Toscani. «Io al mare devo tutto, è la mia fonte di
ispirazione». Basta guardare il tavolo dell’ingresso: un piano in cristallo tondo che ha le
sue gambe in una dozzina di tronchi recuperati in spiaggia dopo alcune mareggiate. «Li
taglio e li pulisco, sono già stati in acqua e sale a lungo, non hanno bisogno di essere trat-
Luce In cucina lavello in marmo di Carrara
Ho messo il mare in ogni stanza
(e i libri in una giostra parigina)
tati». La luce viene da una serie di lampadine
incastonate in un lampadario a raggiera in filo di ferro acidato, ispirato alle vecchie nasse
per le lumachine di mare. In un angolo una
cuccia in cristallo del progetto «Dog is a god»,
uno dei tanti del vulcanico progettista. Ce ne
sono altre due, una a forma di valigia, anche
nel salotto che affaccia sulla spiaggia. Per se-
THE ONLY
SHADE
dersi qui c’è l’imbarazzo della scelta: due di- gno, rifoderate con il colorato materiale dei
vani e la libreria-giostra («mi son messo a lettini da sole che hanno fatto la fortuna degli
schizzarla dopo aver visto una giostra agli accessori «Brandina». «C’è una passione e
Champs-Élysées»), con sopra dei morbidi una poesia in questi vecchi oggetti... oggi è
spicchi bianchi e neri e sotto lo spazio per i li- tutto così veloce!», si rammarica il designer.
bri. Poi la poltrona «Pigra», costruita con pel- Una volta seduti si viene baciati dalla luce
le tesa su un unico tubo piegato e l’omaggio della terza finestra della stanza. Per arrivare
alla sedia «Egg» di Arne Jacobsen, «ma qui c’è alla stanza da letto, uno spazio neutro riemsolo lo scheletro, bianco». Davanti al cami- pito con scansie e due file verticali di vasi
netto un tavolinetto
estensibile in Corian e
accanto alcune lampade
in ceramica. Sopra una
delle tante opere della
serie «Uomini uomini»,
esposte all’istituto di
cultura italiana di Los
Angeles, e di cui la casa
è piena.
In sala da pranzo troneggia un tavolo in cristallo e ferro che riecheggia i vecchi tavoli
da ping pong di cemento che si vedevano nei
lidi degli anni 70. Intorno sedie in ferro saldato
e pelle colorata, sopra Passioni Marco Morosini, 41 anni, circondato da oggetti e vasi. Sopra,
una lampada sferica la sala con il tavolo in ferro e cristallo e sedie in ferro e pelle colorata.
imprigionata da un
mazzo di ferri. A separarla dall’ingresso un fuori misura, pronti a ospitare tanto verde.
grande sipario bianco, che ondeggia quando Nella zona notte il letto è a baldacchino in
entra la brezza marina.
maiolica, chiuso da zanzariere, i comodini
In cucina il pavimento in rovere si inter- sono due vecchie casse; su uno di essi
rompe per lasciare spazio a piastrelle floreali un’abat-jour sferica. Nel bagno attiguo una
in graniglia. Il lavello è in marmo di Carrara e vasca sorretta da zampine, un lavabo in pietra
arriva da un restauratore di Arezzo. Il banco grigia e uno specchio montato su una vecchia
da lavoro, ottenuto da un unico legno di albe- porta e ancora un altro tappeto di corda.
ro africano, poggia su armadietti e ospita il «Non sembra, ma io lavoro molto con le mapiano cottura. Tra questo e la vecchia creden- ni... ».
Andrea Rinaldi
za un tavolino in ferro da giardino per fare la
© RIPRODUZIONE RISERVATA
colazione, circondato da vecchie sedie in le-
Selezionato: ADI Design Index 2013
Su corriere.living.it
Shade è la nuova collezione di finestre e portefinestre progettata da Giuseppe Bavuso: ricerca e design per un progetto innovativo,
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A Camogli, in piccolo
Verde Costa Azzurra
Tra i cactus del Cile
Il rifugio di un’universitaria
milanese, ristrutturato
dall’architetto Lorenzo
Trompetti, è un buen retiro di
soli 35 metri quadrati
all’ultimo piano di una casa
torre del borgo marinaro della
Riviera di Levante. C’è tutto, in
piccolo, sfruttando le tecniche
salva-spazio della barca.
(Foto Anna Positano)
A Villefranche-sur-Mer una
villa costruita tra i ‘70 e gli
‘80 in stile provenzale è stata
ripensata dallo studio CLS
con ampio utilizzo del colore
e dei richiami marini. Il primo
piano è dedicato alla zona
notte con una grande area
Spa, e nel rigoglioso giardino
un solarium in teak.
(Foto Andrea Martiradonna)
Casa Pite, a due ore di
macchina da Santiago del Cile,
si erge a dispetto
dell’ambiente inospitale:
cactus, dislivelli e crepacci.
Merito dell’architetto Smiljan
Radic Clarke. La casa si
struttura in tre corpi, il volume
principale ospita la zona giorno
con un living a strapiombo sul
mare. (Foto di Jean Luc Laloux)
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Tempi liberi 31
italia: 51575551575557
Abitare Questa è la mia casa
Pier Luigi Pizzi Il grande scenografo e la sua abitazione a Venezia dominata da una vasta e raffinata collezione
Vivo tra quadri del Seicento
È il mio personale teatro
Antiquamente
(per mercatini)
di Wladimir
Calvisi
Foto storiche,
memorabilia
(e frati tra gli
espositori)
Un giovane frate ci viene
incontro sorridendo indicandoci
la sua bancarella. È divisa in
due parti: da un lato tante cose
usate di uso quotidiano;
dall’altro vecchi pezzi,
spiegherà, sempre in modo
allegro e non invasivo,
provenienti da chiese e
monasteri. «Tutto autorizzato,
eh!», sottolinea, «cose finite
nelle cantine o che andavano
restaurate». Barba lunga, saio,
sandali, mostra con orgoglio
una sorta di quadro di oltre un
metro e mezzo per un metro
che «rappresenta un’intera
congregazione e avrà 200
anni». Come mai una
bancarella al mercatino?
«Raccogliamo fondi per i
missionari, e questo è un buon
metodo. Ci sono tante cose che
restano inutilizzate per mesi,
anni o decenni. E a molti,
invece, possono interessare».
Succede anche questo a Borgo
D’Ale (Vercelli, la terza
domenica di ogni mese, via
Bianzé, dalle 7 alle 17 circa).
L’appuntamento con
l’antiquariato è nella struttura
dell’ex mercato ortofrutticolo,
sotto enormi tettoie che, se da
un lato rendono la camminata
meno attraente rispetto ai vicoli
di un paesino, dall’altro
proteggono decisamente da
pioggia o sole. È uno degli
appuntamenti più importanti
del nord Italia, con esattamente
vent’anni di tradizione. «È nato
un po’ casualmente nel 1994 —
racconta il sindaco Mario Enrico
— con 60 espositori, poi è
cresciuto. Anche la Bbc ci ha
fatto uno speciale». Lui stesso è
un appassionato e qui ha
trovato delle foto storiche dei
combattenti del paese caduti
nella Prima Guerra Mondiale,
«che custodisco in ufficio
gelosamente». Tanti gli
espositori, tra i 400 e i 500,
tantissimi i visitatori, anche
dall’estero, e molto variegata la
scelta, con pezzi di ottima
qualità. È facile da raggiungere
dall’autostrada, il parcheggio è
ampio e all’interno dell’area c’è
un bar dove è anche possibile
mangiare. Da fare.
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L
a casa di Pier Luigi Pizzi, a
Venezia, non è una casa ma
un museo. Nel soggiorno, il
colpo d’occhio lascia senza
fiato: una quadreria del XVII
secolo. Il dipinto a cui il regista e scenografo milanese
è più affezionato è il Cristo
che Ribera realizzò su rame.
Ma la sua collezione è dominata dal ‘600 italiano: Luca Giordano,
Guercino, Guido Reni… Il nome di Pizzi si associa alla Compagnia dei Giovani, di Valli, De
Lullo Falk e a Luca Ronconi, senza contare la
lirica a cui si dedica dal 1952. Ha alle spalle
settecento spettacoli, e la prima cosa a cui
pensi vedendo quest’uomo nato nel 1930 è la
sua energia. È al lavoro per Un ballo in maschera di Verdi con cui aprirà l’Arena di Verona, a Venezia ha appena «rifatto» Palazzo Mocenigo che ospita il museo del costume e del
profumo, poi l’Alceste di Gluck che La Fenice
non ha mai rappresentato…
Questa è la casa di chi vive nelle immagini
e nel teatro, col gusto che Pizzi coltiva per le
simmetrie e l’equilibrio delle forme. Era l’atelier di Tiziano, non lontano dalla dimora di
Goldoni. Ma tra le due abitazioni quella che si
dovrebbe visitare è «Ca’ Pizzi». Per due volte
ha esposto le sue tele in pubblico, in mostre a
San Marino e Madrid. «Però me ne separo
malvolentieri», dice lui, e intanto ci accorgiamo che, dalla cravatta ai pantaloni fino alle
scarpe, è in tinta con le stoffe che rivestono le
pareti: color cotto. «Trovo che sia uno straordinario sfondo a questa pittura tenebrosa».
Casa e studio coprono mille metri quadrati. I
soffitti, con le travi che portano il fregio del
palazzo, sono alti otto metri. Venezia c’è nell’insieme di marmi e nei vetri piombati alle finestre. L’arredo è fatto da elementi di scenografia, i divani ocra e gli
obelischi in legno fanno da
supporto ai vasi di Murano. Tutto disegnato da lui,
che nasce architetto. Ai lati
del soggiorno, i busti di
cartapesta di quattro Cesari. Ma non c’è ostentazione.
«La collezione è il risultato dei risparmi di una vita, nata in epoche in cui era
possibile fare certi acquisti,
non ho comprato qualsiasi cosa a qualsiasi
prezzo. La mia fortuna è che sono quadri difficili che non piacciono alle signore bene».
Sono quadri di figure, per lo più sacre. Il soggetto dominante è San Sebastiano: ne possiede ben quattro di Luca Giordano, e poi Guido
Reni, Salvator Rosa, Francesco Del Cairo, Giuseppe Maria Crespi…
«La pittura è una passione tardiva nata
trent’anni fa. Non mi interessa l’autore, ma il
quadro. Sono stati oggetto di studio, molti
hanno cambiato attribuzione». Pizzi non nasce collezionista: lo è diventato. Tutto è nato
da una sua fortunata mostra d’arte al Grand
Palais di Parigi sulla pittura italiana del 600,
«che in qualche modo cambiò il modo di
esporre, dove anteposi la spettacolarità alla
cronologia e alla didattica». Così prese a studiare i pittori, fino a quando un amico mercante nipote di Giovanni Testori, Edoardo Testori, gli propose di acquistare San Giovanni
Battista al fonte, di Cecco del Caravaggio. Ecco
un giovane col cappello piumato del Guercino, l’Amore dormiente con cui Artemisia
Gentileschi rimanda a un mondo mitico e
elegiaco, l’apocalittico Angelo sterminatore di
Bloemaert o il Cristo alla colonna che Francesco Furini drappeggiò, nelle parti intime, di
soffice schiuma bianca.
L’adiacente sala da pranzo è la continuazione della quadreria, e da lì si accede alla
francescana camera da letto, dove spicca una
copia dal Louvre che raffigura un angelo che
scrive la sua fedeltà sulla sabbia e in riva all’acqua, «la cosa mi divertiva molto». Non ci
sono ricordi personali, se non foto di due
grandi amiche, la sceneggiatrice Paola Ojetti
e il mezzosoprano Lucia Valentini Terrani, e
dei suoi genitori (il padre, industriale, cacciò
di casa Pier Luigi, che vedeva il suo futuro nel
teatro). La cucina è di servizio, stanze per gli
ospiti manco a parlarne. Per non farsi mancare nulla ci sono, fino allo studio al piano inferiore, Guccione, Manzù, De Pisis, Casorati, Li-
Color cotto
Pier Luigi Pizzi e il salone in color
cotto («Ideale per questa pittura
tenebrosa»): l’arredo è fatto con
elementi delle sue scenografie.
Agli angoli, busti dei Cesari.
(Fotoservizio Andrea Pattaro)
Chi è
Un architetto
e 700 spettacoli
Nato a Milano nel
1930, Pier Luigi Pizzi è
approdato alla regia
dopo una formazione
come architetto.
Nel 1955 l’esordio,
al fianco della
compagnia De LulloFalk-Guarnieri-Valli,
poi una lunghissima
carriera che lo ha visto
impegnato come
regista, scenografo e
costumista. Ha firmato
oltre 700 spettacoli,
non solo nel teatro e
nella lirica, ma anche al
cinema e alla
televisione. Presente
nei più importanti teatri
e festival del mondo, ha
ottenuto riconoscimenti
internazionali, tra cui il
titolo di Officier des
arts et des lettres in
Francia. Tra le principali
regie liriche L’ Orlando
furioso (1978); Faust
(1980); Rinaldo
(1985); Les troyens
(1990); Aida (1999);
Salomé (2000);
Traviata (2003). Nelle
foto sopra, il suo studio
e il Cristo su rame del
Ribera (1591-1652)
la de Nobili, e il quadro di Schifano, sei pannelli di plexiglass, intitolato Io sono infantile,
ispirato a Winnie the Pooh. Si continua con
statue, gessi, la testa che riproduce il Laocoonte del Bernini... La vera grande bellezza? Ca’
Pizzi. «Non considero la bellezza come un valore estetico ma, ancora prima, etico. La bellezza è onestà». Questo ben di Dio in cui Pizzi
❜❜
Filosofia di vita
Per me la bellezza è un
valore etico, non estetico
convive serenamente («ho fatto del bello una
filosofia di vita») è illuminato da lampade
alogene e (la sera) da candele. La tv? «Ah… è
chiusa nell’armadio». Ma Pizzi è tutt’altro che
un uomo del passato. Si può dire, piuttosto,
che ha nostalgia di domani.
Valerio Cappelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
32
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appartenenza dell’immobile e il relativo indice di prestazione energetica
espresso in kWh/mqa o kWh/mca a
seconda della destinazione d’uso dell’edificio. Nel caso di immobili esenti
dall’indicazione, riportare la dicitura
“Immobile non soggetto all’obbligo di
certificazione energetica”.
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Tempi liberi 33
italia: 51575551575557
Abitare Quelli che sperimentano
Il rilancio Federico Palazzari ha rivitalizzato il marchio Nemo grazie a un catalogo di
icone e modelli innovativi
«Da Perriand ai nuovi creativi
Così la luce mi ha stregato»
Anniversari
La «Bourgie»
festeggiata
dagli artisti
L
Storia e ricerca
Federico Palazzari nello showroom di Nemo a
Milano, tra le luci di Le Corbusier e Perriand. A
destra, la lampada In the Wind di A. Mihake,
prodotta con un innovativo macchinario per la
torsione delle barre in alluminio (foto D. Piaggesi )
Omikron Design: «Non sapevo nulla. Mi
misi a studiare: fornitori, prodotti, tecniche». Una dedizione totale, che diede i
suoi frutti: «Diventammo noti per qualità
e velocità nelle forniture, una piccola macchina efficiente. Ed ecco la prima grande
commessa: luci tailor-made per i negozi
Lanvin in tutto il mondo, e da qui molte altre». Traguardi ambiziosi («Grandi maestri a catalogo — da Magistretti a Branzi
—, la ricerca di nuovi designer») e nel
2006 la decisione di rilevare le quote del
socio, anni da solo e la relazione con Cassina: «Forniture contract importanti, un
rapporto basato sull’affidabilità». Ecco la
proposta nata quasi per caso e nel 2012
l’acquisizione del 51 per cento di Nemo.
L’impulso: un nuovo catalogo («Dà la visione strategica»), la produzione riportata
interamente in Italia («Molte lavorazioni
sono eccelse qui»), le scommesse vinte:
«Per produrre la lampada di un giovane
architetto giapponese, Arihiro Mihake,
abbiamo messo a punto un macchinario di
torsione delle barre in alluminio: non esisteva, ora è pochi chilometri da Milano»,
dice, mentre indica la serie «In the Wind».
Prodotti e designer nuovi, ma la volontà è allargare il catalogo storico: «Entro
l’anno vorrei unire tutti i pezzi di Le Corbusier e Perriand in una mostra, lavorando con le due fondazioni. Prima tappa a
Roma, poi itinerante, per raccontare questa storia». E Omikron? «L’obiettivo è portare il suo know how “dentro” Nemo: rimarrà come divisione architetturale. Le
mie competenze nascono in quell’ambito
e non le rinnego, anzi: mi hanno permesso
di arrivare qui».
Silvia Nani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
collage studio - photo tommaso sartoti
Cinque creativi newyorkesi si
mettono in gioco per i 10 anni
della Bourgie, la lampada
disegnata per Kartell da
Ferruccio Laviani. A New York, il
19 maggio, in Green Street, nel
flagship Kartell si alzerà il velo
sulle interpretazioni elaborate
da cantanti come Pharrell
Williams e studi
come Snarkitecture. «Abbiamo
chiesto a firme
non solo del
design, di
reinventare il mito
Bourgie», dicono alla
Kartell, «come hanno già
fatto i nostri designer da
Starck (sua la lampada
con i bijoux) a Lissoni».
I pezzi unici andranno
all’asta benefica su
kartell.com
ampade. Un modello
a due diffusori contrapposti, l’altro a riflettore, a illuminare
il divano LC3: Lampe
de Marseille e
Projecteur 165 sono
anch’essi progetti di
Le Corbusier. Più in
là, le Pivotante à Poser di Charlotte Perriand — un corpo cilindrico, a sezioni, ruota svelando la luce —
compongono un collage sulla parete. Federico Palazzari, 42 anni, ad di Nemo, le
guarda, le orienta: a lui si deve, in nemmeno due anni, il rilancio del marchio. Ultima tappa, l’apertura (per la Design Week)
del primo monomarca a Milano: «Serviva
un punto di riferimento: fondamentale
“toccare” il prodotto, più ancora che con
un mobile».
Lo dice lui che ha basato sull’esperienza
concreta la sua formazione, di cui Nemo
(acquisita circa due anni fa rilevando le
quote di maggioranza dal gruppo Poltrona
Frau) è il punto di arrivo: «Collegio navale,
poi studi di legge. Nessun legame con il
design». La professione di avvocato esercitata in Cina e i primi contatti con clienti
di arredo: «Iniziai a frequentare le fiere».
Rientrato in Italia, l’occasione: «Un amico
architetto che aveva una piccola azienda di
illuminazione mi propose di diventare socio». Era il 1998, il marchio si chiamava
DESIGN PORTRAIT.
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34 Tempi liberi
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Abitare I nuovi artigiani
Fratelli Stefano e Andrea Aschieri, brianzoli, e il loro Wood’d, primo marchio italiano per «skin» di tablet e smartphone
Legno di famiglia con un cuore hi-tech
«Fatto a mano e di qualità: è la ricetta con cui abbiamo successo nel mondo»
Design e arte
A New York
maggio
a tutto stile
Dopo il debutto-test un anno
fa, New York City fa il bis con la
NYCxDesign 2014, la
kermesse inaugurata ieri (fino
al 20 maggio). Nel 2013 erano
stati 350 gli eventi in 190
location nella metropoli.
L’ambizione? Accendere i
riflettori sull’anima artistica
della città, coinvolgendo
negozi, produttori e designer.
Dietro al progetto: NYC &
Company, il sindaco di NY e il
City Council. E il cuore di
NYCxDesign è l’edizione
newyorkese di Frieze (fino al
12 al Randall’s Island Park di
Manhattan), la rassegna d’arte
contemporanea che ha
debuttato a Londra in Regent’s
Park nel 2003 ed è ormai un
evento clou del settore. Tanto
da essere esportata anche
nella città sull’Hudson.
I
fratelli Andrea e Stefano
Aschieri hanno sempre rifiutato di entrare a far parte dell’azienda di famiglia,
in Brianza, che lavora il legno da quasi sessant’anni.
Il nonno aveva iniziato
con la produzione di stuzzicadenti in legno. Negli
anni 80 i genitori hanno
deciso di inserire piccoli articoli in legno. «Ognuno di noi ha cercato di trovare altrove la propria strada». Andrea,
dopo il diploma in Fashion business all’Istituto Marangoni di Milano, per un
paio di anni ha lavorato come visual
merchandiser, Stefano dopo essersi diplomato in Fotografia presso l’IIF ha
cominciato a frequentare il corso di
Media design della Naba.
«Qualche anno di esperienza in giro
e poi siamo tornati qui, nel laboratorio
di legno del nonno, dove tutto è cominciato. Il legno lo conosciamo bene,
fa parte del dna di famiglia, ne conosciamo i metodi di lavorazione, i pregi
e i difetti». All’inizio del 2012 decidono
di creare insieme qualcosa di concreto
partendo dal know-how familiare. Si
presentano al Macef di Milano con il
nuovo marchio Wood’d (www.woodd.it) esponendo le loro skin e cover
per Iphone e Ipad. «Ora abbiamo ampliato i prodotti, con una collezione di
oggettistica di design in legno, portariviste modulari in multistrato di betul-
Betulla & C.
Eco Lettore musicale
Impresa Stefano e Andrea Aschieri, 23 e 27 anni, una formazione in Media design e Fashion business
Tecniche I prodotti Wood’d
La serie
Dopo il «falegname» Anders Lunderskov e il «fabbro»
Gianluca Pacchioni, con i fratelli Aschieri continua il
nostro viaggio tra i nuovi protagonisti del design. Figure
che vantano un doppio talento: la capacità di progettare
oggetti e arredi e quella di produrli da sé, con sapienza
artigianale, nel solco della tradizione dei mestieri d’arte
la, taglieri e docking station. Il prodotto di punta rimangono le skin per
l’Iphone, che creano una sensazione
tattile unica, tipica del legno». Nella lavorazione abbinano diversi metodi dai
più classici ai più innovativi, come il
laser-cut che serve per decorare le cover di legno. Fanno tutto loro, Andrea
si occupa di design, produzione e vendita. Stefano della comunicazione, web
e social media. «Ci teniamo molto a oc-
cuparci direttamente di tutto, soprattutto della produzione, dal progetto alla realizzazione», spiegano. «Dobbiamo riuscire a seguire la produzione a
livello industriale per esigenze di mercato, ma alcuni passaggi della produzione devono essere fatti a mano, l’assemblaggio delle docking station, l’applicazione del legno, la carteggiatura e
la verniciatura di alcuni prodotti. Il
progetto? Partiamo da uno schizzo, e
cerchiamo subito di creare l’oggetto,
così da poterlo prendere fra le mani e
capire come procedere.
Ci piace lavorare il legno
perché è presente nella
nostra famiglia da sempre e per noi rappresenta
il saper fare. La possibilità di creare qualcosa di
concreto partendo da un
materiale vivo, mai
uguale a se stesso. Il legno si modifica con il
tempo e porta i segni di tutto ciò che
subisce. I nostri prodotti stanno esattamente a metà tra l’industriale e l’artigianale». Il desiderio dei fratelli Ascheri è che Wood’d diventi sempre più un
marchio di lifestyle, mantenendo nel
tempo le stesse caratteristiche di artigianalità e qualità. Esportano in tutta
Europa, in Giappone, Singapore e Corea del Sud.
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La kermesse
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Tempi liberi 35
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Abitare Scegliere il borgo
Carovigno Il centro pugliese, nel cuore della Valle d’Itria, è uno scrigno di ricchezze dove il passato si sposa con il futuro
Masserie, ulivi e antiche mura
Qui la vita è un cerchio magico
Vivere e lavorare
Il potatore di ulivi
Antonio Carlucci, 43 anni,
quinta generazione di
potatori di ulivi: «Sono un
osservatore privilegiato. Dalle
chiome degli alberi vedo il
mare e mi godo questa terra
fertile che regala olio delicato
e verdura buonissima
esposta davanti agli usci di
tutte le case. Noi siamo gente
che sa darsi una mano in ogni
momento».
L’imprenditore
Daniele Capriglia, 31 anni,
titolare della Masseria
Salinola: «La laurea in
economia e il master in
management li ho messi
consapevolmente al servizio
di questa terra che vanta
una tradizione millenaria di
ospitalità. La terra, il sole, il
mare ma soprattutto i giovani
sono le leve per valorizzare la
ricchezza della Valle d’Itria».
Il re della calce
Vito Molignini, 39 anni,
«lu carcarulu»:
«Tinteggio tutte le case del
paese e del Salento con la
calce prodotta nella mia
fornace, che per la sua forma
chiamo “la bottiglia di
mattoni”. L’estetica qui è
importante. Il bianco delle
abitazioni, l’azzurro del mare,
il verde luccicante degli ulivi:
questa bellezza è così tanta
da far girare la testa».
A
ntonio sale sulla
scala alta sei metri
e pota gli ulivi come un barbiere attento a non lasciare cicatrici su questi alberi secolari.
Vito Lu Carcarulu
ne raccoglie i rami
e li brucia «trasformandoli» in candida calce. Quella che
poi Daniele spalma come un velo di zucchero sulla sua masseria del ‘700, alle cui pareti
ha… appeso la pergamena del Master in
Management del turismo salutando una
carriera nelle multinazionali dell’ospitalità.
Carovigno, borgo della Valle d’Itria di
origine messapica — le mura originarie sono rimaste parzialmente in piedi — raccolto intorno al castello, a forma di nave, Dentice di Frasso, che estende le sue propaggini
sin dentro il Mare Adriatico, c’è insomma la
prova provata che la vita si svolge tutta in
circolo. La legge non scritta tramandata da
questa gente contadina che nei secoli dei
secoli ha «servito» signori normanni, svevi,
angioini, aragonesi e pure veneziani, è che I prezzi
in questo feudo agreste della vicina, bella e
rinomata Ostuni , vivere «è una faccenda da
sbrogliare tutti insieme — spiega Antonio
Carlucci, 43 anni —, per raccogliere i frutti
di una natura che con noi di Carovigno è
stata generosa. Io che vivo praticamente coNon solo
me il Barone Rampante di Calvino, stando
per gli inglesi
sempre sopra gli alberi, lo posso dire perGli inglesi lo
ché ho la vista lunga… e da lassù vedo sino
hanno già capito.
al mare. Prendiamo proprio i miei ulivi: siaE approfittando di
mo potatori da cinque generazioni, mio
un prezzo al metro
nonno svolgeva questa professione dentro
quadro che va
il castello, io avevo rinunciato per fare il
dagli 800 ai 1.200
fabbro ma poi sono tornato sui miei… pioli
euro stanno
di legno. Le scale che usiamo sono ancora le
facendo
sue, anche se a volte ci avvaliamo dei cesti
buonissimi affari.
meccanici, insomma la tradizione e l’innoMa... c’è ancora
vazione si sposano. E gli ulivi sono appunto
tempo. Scorrendo
una ricchezza del nostro territorio e trai siti di annunci
smettono una serenità all’anima soltanto a
immobiliari
guardare questa macchia lucente e i tronchi
dedicati alla
che paiono scolpiti dall’uomo anziché dalla
compravendita di
natura. Con l’olio, che dal nostro paese
abitazioni della
viaggia in tutta Italia, condiamo la verdura,
provincia di
in particolare quei grappoli di pomodoro
Fiaschetto di Torre Guaceto (c’è un
avamposto cinquecentesco che
adesso non serve più ad avvistare i saraceni ma il pendolino e l’usignolo di fiume,
ovvero gli uccelli più rap- Ostuni
presentativi della riserva
Carovigno
– ndr) che hanno una
BRINDISI
polpa così saporita. Qui,
basta allungare una maFrancavilla
Mesagne
no… e hai da mangiare».
Fontana
A Carovigno, tutti gli
P U G L I A
abitanti del borgo antico, famoso anche per i suoi sbandieratori festeggiati a Pasqua quando
si celebra la festa della «Nzegna», hanno
Brindisi, si scopre
un soprannome che è anche la «chiave» per
infatti che a
scardinare lo scrigno di una storia familiaCarovigno si può
re. Vito Molignini, 39 anni, anche se supera
acquistare ad
il metro e ottanta centimetri, per tutti è Viesempio un
tucciu Curtu Lu Carcarulu. «Di vero c’è solo
quadrilocale a 125
la seconda parte, quella che indica la mia
mila euro, una
professione, ereditata dal nonno e da mio
villa di 100 mq
padre che come me facevano la calce. Ho lacon veranda e
sciato i miei studi all’Università di Bari per
giardino coltivato
continuare questo lavoro antico legato alle
a ulivo al prezzo di
tradizioni della mia terra. Così perlustro le
260 mila euro.
campagne, raccolgo le potature di ulivo e
Possibilità
altro materiale biologico, e li posiziono sotvantaggiose
to la mia piramide di pietra, quella che io
anche in pieno
chiamo, per la sua forma, la bottiglia di
centro storico
mattoni. Il procedimento è sempre uguale
dove si trovano
da centinaia di anni: dalla cottura ricavo
bilocali a partire
l’ossido di calce, ovvero quella tintura bianda 35 mila euro.
ca che serve per tinteggiare tutte le case del
Salento. Anche Carovigno ha il colore del
latte grazie a me. Io dico che qui si campa
solo con l’aria, nel senso che non serve altro, c’è tutto. E di questo, noi che siamo religiosi, ringraziamo la Madonna del Belvedere nel santuario che una scalinata affrescata collega alle grotte sottostanti».
Il terzo anello del cerchio magico di Carvigni, come si pronuncia in dialetto locale,
coltiva e «vive» la campagna, anche se
Vivace A destra, i famosi sbandieratori di Carovigno in piazza.
Sopra, il Castello Dentice di Frasso, d’origine normanna, intorno
al quale sorge il borgo, un’oasi
agreste vicinissima ad Ostuni
avrebbe potuto ricoprire un ruolo dirigenziale più remunerativo in una città più
trendy. «Ma questo è un paese vivissimo!
Durante il giorno ogni casa è una bottega
perché le massaie sono solite mettere davanti agli usci e sui davanzali un piatto con
sopra l’ortaggio che vendono. Basta suonare il campanello e compare un tesoro di
squisitezze — racconta il 31 enne Daniele
Capriglia, titolare della Masseria Salinola
—; e poi la sera da Porta Nuova sino alla
piazza centrale è un continuo sciamare di
persone che siedono ai tavolini per prendere gli aperitivi, passeggiano sotto le mura
del Castello e nei giardini. E poi che tuffi
nelle spiagge di Torre Guaceto e nel vicino
Parco delle dune di Ostuni! Non credo che
la mia sia stata una rinuncia bensì un destino piacevolmente ineluttabile: gestire la
masseria e le terre dei miei avi dando un
contributo manageriale e di entusiasmo a
queste terre di cari ulivi e care vigne».
Luca Bergamin
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Abitare
are
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
Terrazzo e dintorni
Sempre vverde «Orticola» a Milano con i migliori vivaisti e idee green
Fiori antichi e micro orti
La voglia pazza di natura
sboccia tra i grattacieli
Londra
Al Chelsea
sea
Flower Show
o alla
omaggio
Grande guerra
Un giardino, anzi due, per dire
war no more. A cento anni
dalla prima guerra mondiale il
Chelsea Flower Show 2014
(20-24 maggio), l’evento più
atteso della Season londinese,
modello ispiratore di tante
iniziative a partire da Orticola,
quest’anno rende omaggio
alla Grande guerra. Dopo aver
tagliato, nel 2013, la boa di un
secolo di esposizioni nell’area
del Chelsea Hospital, e dopo
aver rinnovato la sponsorship
con M&G Investments.
La designer Charlotte Rowe
con ABF, The Soldier’s Charity,
sta infatti realizzando il
giardino No Man’s Land
ispirato alle trincee. Mentre
Matthew Keightley, con la
charity Hope on the Horizon,
costruirà uno spazio verde
che disegnerà una croce, in
omaggio alla decorazione al
valore militare. Il fratello di
Matthew, Michael, pilota della
Raf, ha servito in Afghanistan.
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P
iù che cappelli, sono installazioni. Germogli e rami, frasche e ramoscelli,
boccioli e corolle intrecciati con nastri e capelli
delle signore milanesi,
passeggiano tra i vialetti
dei Giardini Pubblici di via
Palestro che, da ieri fino a
domani, ospitano Orticola. Alla 19 esima edizione della mostra mercato di fiori e piante, se 128 espositori e vivaisti
hanno ridisegnato il paesaggio con agrumi e
crassulacee, roseti e sfacciate macchie di peonie, come da tradizione le «sciure» della Milano bene all’inaugurazione, giovedì pomeriggio, hanno sfoggiato sculture tra il floreale e
l’arboreo sulle teste fresche di coiffeur.
Ma sono le piante, i fiori, la frutta e gli ortaggi i protagonisti della tre giorni milanese
(www.orticola.org) che risponde a un bisogno di verde non solo cittadino: un italiano su
tre ha un orto, praticano gardening 8 italiani
su 10 mentre 23 milioni coltivano piantine
aromatiche e il 24% vede crescere piante da
frutto. E a proposito di frutta, Ugo Fiorino, dei
vivai toscani Belfiore (un nome, un destino),
espone solo frutta antica. Come il susincocco,
che risale al Rinascimento. «Da quarant’anni
SHOWROOM: MILANO ROMA BOLOGNA PARMA GENOVA TORINO BRESCIA FIRENZE PALERMO CATANIA COSENZA
VIENNA MADRID BARCELLONA BILBAO BRUXELLES MONACO ABIDJAN ISTANBUL BEIRUT TEL AVIV VARSAVIA PECHINO
TAIPEI BANGKOK AHMEDABAD NEW YORK CHICAGO MIAMI CITTÀ DEL MESSICO BRASILIA BELO HORIZONTE SAN PAOLO
THE SPIRIT OF PROJECT
Dal ‘600 il «susincocco» ritrovato
Peperoni e cactus tra le coppie insolite
recupero varietà antiche di piante da frutto,
che si propagano solo con l’innesto — racconta Fiorino —. Dunque, bisogna cercare la pianta madre, selezionare un ramoscello, innestarlo e aspettare che un nuovo albero si formi».
Un lavoro di pazienza e ricerca che l’ha portato
sulle pendici del Vesuvio dove ha ritrovato la
pianta che secoli fa era coltivata in Vaticano, e
che per questo è chiamata «albicocca del papa». Delle piante che espone — la mela Decio o
la pera Allora, che già gli antichi romani coltivavano —, non troveremo esemplari in commercio: possiamo però piantare un albero, e
aspettarne i frutti. «Solo la mela annurca, già
Fino a domani
Per la 3 giorni 128 espositori tra cui
14 specialisti di rose. Attività per i bimbi,
corsi e l’invito a osare «nuovi balconi»
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dipinta dal Botticelli — spiega Fiorino — è un
frutto antichissimo che possiamo ancora gustare». La voglia di recuperare il verde che fu
dei nostri antenati, si esprime nel Giardino
delle Rose italiane, che con 14 vivaisti specializzati propone centinaia di ibridi creati in Italia negli anni a partire dall’Ottocento.
Come la «Bella di Monza», una piccola rosa
color porpora creata da Luigi Villoresi, giardiniere dell’arciduca Ferdinando, o la rosa
«Strambio» ibridata nel 1824 da Giovanni Casoretti. A cespuglio, tappezzanti, rampicanti, a
fiori semplici e doppi, per gli appassionati di
questo fiore, che comprende circa 150 specie,
sarà difficile scegliere quale varietà non portare a casa. Ma ci sono anche fiori meno nobili
come i coloratissimi nasturzi (tropaeolum)
che scendono a cascata in tutte le gradazioni,
dal giallo all’arancio al rosso, o le generose
clematidi (clematis) che si avviticchiano all’insù, in una tavolozza di lilla, viola, pervinca,
azzurri e rosa hanno trovato il meritato spazio
(Maian per nasturzi, Valleversa le clematidi).
O una collezione di pomodori che la piccola
start-up Res Naturae di due poco più che ventenni propone orgogliosamente a pochi metri
dai roseti. «Orticola non ha nulla da invidiare
a manifestazioni come il Chelsea Flower
Show», assicura Giacomo Foglia, di Ceresio
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
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10x7 Il mattone-orto di Tommaso Mancini
Dietro il giardino
di Carlo
Contesso
Sculture Un cappello creativo (foto D. Piaggesi)
Sim, gruppo che sostiene la mostra milanese
che, come quella britannica, è nata nell’Ottocento.
I 16 Giardini di Orticola, ovvero le proposte
che fanno quest’anno i vivaisti, sono abbinamenti insoliti: peonie grandi come ananas con
erbacee, piccoli fiori alpini o sempreverdi che
formano grandi ciuffi colorati, lavanda con
gerani, felci e frutti, agrumi e cactacee. Oppure
un giardino da guardare e annusare, ma anche
da mangiare («un giardino per essere bello
deve essere buono»), come suggeriscono i vivai Anna Peyron e Cascina di Bollate: a Susanna Magistretti per il lavoro nella cooperativa
sociale nata all’interno del carcere di Bollate,
dove lavorano giardinieri liberi e giardinieri
detenuti, è stato assegnato (da Eberhard Italia) il premio Miglior Vivaista. L’idea è dunque
mischiare le piante, i colori, i profumi: osare,
basta con il classico balcone di gerani rossi.
Molto meglio i peperoni con i cactus. Lo stesso
vale per i centrotavola. Orticola propone anche corsi per adulti e bambini: a Bouquet’O’Clock (oggi alle 10 e alle 17) si impara come comporre un centrotavola in 30 minuti,
ma non solo con i fiori, anche con i peperoni o
il rosmarino. Intanto i bambini potranno pedalare sulla speciale bicicletta Bicipulper nell’area Comieco (Consorzio Nazionale Recupe-
ro e Riciclo Imballaggi a Base Cellulosica), macinando carta e acqua e vedendo così come si
ottiene un nuovo foglio di carta. Ai bambini si
è ispirato Carlo Gabriele, architetto del verde
che ha riempito la fontana di origami in polistirene estruso a forma di ninfee e cigni: «Volevo costruire oggetti che riportassero all’infanzia, a una dimensione magica — dice —
perché il giardino è magia e tutti da bambini
almeno un origami l’abbiamo fatto. In realtà
questi non sono piegati ma incollati e avvitati,
ma fa parte della magia».
Anche un mattone, se studiato da un punto
di vista botanico può trasformarsi, sino a diventare un orto: è l’idea di OrtoBrick, mattoncino di terra fertile con semi di piante orticole
nelle varietà rucola, prezzemolo o basilico. «È
pensato per chi vive in appartamento e desidera un pezzo di terra da coltivare — spiega
Tommaso Mancini, che ha inventato l’orto
formato 10 centimetri per 7 —. Una sfida: perché se non conosci la potenza della natura, la
sperimenti in fretta. Non basta bagnare il mattone: dopo la germinazione si formano microzolle che vanno spaccate. I germogli vanno poi
distribuiti in vasi più grandi. Nasce così l’orto
e con quello la passione per il verde».
Anna Tagliacarne
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In Piemonte
Lo spettacolo delle Commande: 4mila peonie in fiore
Gabriella, Lodovico e Carlo Salvi Del Pero
apriranno (nuovamente) al pubblico la loro
tenuta di famiglia in frazione Tuninetti di
Carmagnola (Torino) dal 16 al 18 maggio.
L’occasione per ammirare un giardino di 4
mila peonie, frutto della passione per questo
fiore di una famiglia piemontese che ha fatto di
un hobby, un business sin dai primi anni 90.
Nei tre giorni anche laboratori di
composizione floreale guidati da Ercole
Moroni e dalla flower designer, Anna Tacca
Acquati. Si potranno inoltre ammirare oli,
acquarelli e litografie di Mariarosa Gaude.
Durante la rassegna sarà inoltre possibile
devolvere offerte ai volontari di Arica Onlus.
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La fiera A «Bucolica», il 24 e 25, artigianato di qualità
Un bio arsenale
contro l’armata
bavosa
Vivere in campagna
con stile tutto italiano
O
ttocentomila metri quadrati di parco. Hai voglia a organizzare feste e festicciole. Se non è vivere in campagna, questo. E allora, ritorniamoci, per il
secondo anno consecutivo, a Villa Castelbarco, tra le più belle dimore storiche della
Lombardia. Siamo a Vaprio d’Adda, tra il
naviglio della Martesana e il fiume Adda, a
pochi chilometri da Milano. Non ci andremo certo in carrozza, sabato 24 e domenica
25 maggio, in occasione di «Bucolica. Il vivere country», ma sarà come fare un tuffo
nel passato (visite guidate al Parco o nelle
grotte della Villa) o nel futuro che ritorna.
«Stiamo riscoprendo il piacere e il bello del
vivere in campagna, soprattutto grazie all’artigianato di qualità», osserva Luigi Michielon, presidente di Doge, l’agenzia che
organizza l’evento.
Tra i 180 espositori, il meglio del made in
Italy, e non solo: dalle ceramiche veneziane,
di San Marco di Vicenza a quelle tarantinogrottagliesi, di Franco Fasano (18esima generazione), dai casali toscani ridisegnati
col tocco dello studio d’architettura milanese Piero Castellini, al piacere di un buon
sigaro toscano proposto dai romani dell’Officina del sigaro, fino ai suggerimenti
della Vecchia Inghilterra o dell’America
presidenziale in puro stile Kennedy (meglio se Jackie). Per i patiti del rito delle cinque in punto, una buona tazza di thè da servire in giardino. Li chiamano Tea Party, ma
la politica non c’entra: tutti seduti attorno a
un tavolo di ferro forgiato (quelli presentati
dagli emiliani di Reggio, Artefare, meritano
d’essere visti, ndr) e sotto a un gazebo d’altri tempi, è bello sentirsi parte del club dell’Afternoon Tea Country-Coloniale.
Tendenzialmente esclusive le proposte
di Bucolica? Ma se alto e basso giocano alla
pari in questo parco infinito. Basti pensare
alla mostra di Silvia Manazza, artista dell’ago, spago e fil di ferro: per la serie, se un
gruppo di detenuti le chiedesse un suggeri-
dino», a cura di Filippo Pizzoni, architetto,
paesaggista e storico del giardino, ci si occupa di progettazione, restauro e conservazione di parchi e giardini storici. Con lui, le
«Donne in fiore», su tutte, Silvia Ghirelli,
che racconta una favola al contrario: «Da
piccola mi sono persa in un labirinto di siepi di bosso: non ho mai trovato la strada
d’uscita, da allora sono felice». www.bucolicacountry.com
n certi giardini la battaglia con
l’armata bavosa non è mai
finita, quindi è d’uopo una
rinfrescata ad armi e tattiche.
Se non ve la sentite di prenderle
vive e poi ucciderle buttandole
nell’acqua salata ci sono vari
metodi. La mattina le trovate
raccolte sotto una grossa tavola
o un pezzo di plastica nero, ma
una buccia di un’anguria o una
mezza arancia la testa in giù le
attira di più, come pure il
mangime per cani o gatti posto
sotto un secchio, lasciando una
fessura per farle passare. Se
preferite che si affoghino da
sole potete interrate un
contenitore colmo di birra, o
meglio ancora di acqua con
miele e lievito. Come deterrenti
si possono usare uno strato di
alghe marine, fresche o secche,
o aghi di pino, ma funziona
meglio una sottile fascia di
rame alta almeno 5 centimetri
intorno a vasi e aiuole.
Attenzione che non una singola
foglia faccia da ponte: non
saltano, ma son brave a trovare
passaggi di fortuna. Gusci
d’uovo frantumati, polvere di
caffè, polvere di diatomee e
sale hanno troppe
controindicazioni. Potete
assoldare alleati: scarabei e
nematodi sono venduti per la
lotta biologica. Evitate il
lumachicida classico che è
tossico, piuttosto uccidetele sul
colpo cospargendole di sale, o
con meno successo spruzzatele
con una miscela di una parte di
ammoniaca e sei d’acqua, o
aceto e acqua in parti uguali.
Peppe Aquaro
[email protected]
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mento su come evadere, lei non avrebbe
dubbi: ready made delle lenzuola da gattabuia. Scherzi a parte, soffermatevi pure sui
suoi cactus di stoffa, sembrano straordinariamente veri e falsi allo stesso tempo, diciamo pure un prestito della fantasia grafica del disegnatore Art Spiegelman. Già, ma
la «due giorni» non si chiamerebbe Bucolica senza uno sguardo oltre il giardino, dalle
quote rosa delle Paesaggiste. Che si sono
meritate un convegno, sabato 24, alle 11,
«Le grandi paesaggiste nella storia del giar-
38 Tempi liberi
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
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Moda Cabina armadio
A BROOKLYN
Da New York Sfilata cruise con mille invitati internazionali
Ritorno al foulard
L’omaggio di Dior
all’american style
Traguardi
Cucinelli
quota 100
boutique
nel mondo
Boutique numero 100 per
Brunello Cucinelli. Il
traguardo raggiunto questa
settimana con
l’inaugurazione prima di
Vienna (numero 99) e poi di
Seul. Soddisfatto
l’imprenditore di Solomeo,
per la sua azienda e per il
made in Italy: «Simbolo
autentico che promuove
materie prime di eccellenza,
sartorialità, creatività e
artigianalità, vero testimonial
del lifestyle italiano nel
mondo».
gant.com
U
n tramonto rosso sull’East River. I
grandi barconi gialli con la scritta
Dior perlata. Poi i marinai con
fazzoletto e blusa in grigio e gli
ufficiali in blazer blu e pantaloni
bianchi. Champagne e succo di pesca. La musica di American Beauty. Donne vestite da ragazze e ragazze vestite da donne: qualche
abito lungo, molte mini, diamanti grandi come ciliege, stiletto, boccoli e bocche a cuore.
Sedie sdraio e chaise longue sul piazzale davanti all’ex arsenale marittimo di Brooklyn:
un enorme parallelepipedo di vetro vista
Manhattan. La location per la sfilata cruise di
Dior é spettacolare: «omaggio» all’american
style, è scritto nel programma.
I boat vanno e vengono: mille invitati da
tutto il mondo accolti dal presidente e ad Sidney Toledano. Anche fra le «celeb», c’è
Rihanna ma anche Laetitia Casta abbarbicata
al nuovo fidanzato (italiano, ancora), Lorenzo Distante. Poi Chiara Mastroianni e Marillon Cotillard. Le ex top Linda Evangelista e
Helena Christensen. E Peter Marino già in
versione estiva: al posto del chiodo, un gilet
di pelle nera sulla pelle nuda. Parterre più effervescente rispetto a quello da settimana
della moda. Non ci sono la stanchezza e la
La parola
E ora si dice
«carré»
Oggi il foulard fa
più chic chiamarlo
carré, nome che
deriva
semplicemente dal
fatto che, è
quadrato. Sono
stati gli anni
Ottanta a imporlo
con quel nuovo
termine.
L’oggetto in sè è
molto versatile: ora
copricapo, ora
sciarpa, ora top, ora
cintura. L’elogio di
Dior lo vuole anche
montato ad abito
noia da rituale ripetuto di nove/dieci show al
giorno. Così anche l’ora di ritardo passa leggera. E al calare del sole, quando il cielo si fa
scuro e si accendono le mille luci di New York
parte la musica: regia o magia? A saperlo. Comunque per consentire agli ospiti di ammirare lo spettacolo (fuori), è stato costruito
(dentro) un piano rialzato a cinque metri da
terra e di fronte alla parete di vetro un’altra a
specchio di quasi 30 metri, con un pavimento
di migliaia di led. Escono le modelle, a gruppi. Atteggiamento veloce, newyorkese.
«Quando cammino per la città — spiega lo
stilista Raf Simons nelle annotazioni, ben
consapevole dell’impulso che ha dato al mercato americano con la sua visione della moda
Dior — e vedo tutte queste donne ne colgo la
forza e la convinzione. Qui c’è veramente
qualcosa di particolarmente vivace. La cultura pop, la fluidità, l’energia».
Ecco il taglio Bar, quello che inventò monsieur Christian (la vita stretta e poi fianchi a
baschina) nel 1947 e mai dimenticato, per
giacche nere su pantaloni impeccabili o a mini-abito: un must della nuova era. E dopo il
saggio didascalico il vero omaggio all’american style, gli abiti fluidi, vivaci, costruiti partendo da un elemento stilistico preciso: il
Oltre mille invitati
allo show e poi
un centinaio alla
cena e infine il party.
Fra le bellissime:
Rihanna e Chiara
Mastroianni sempre
più rassomigliante
al papà
carrè. Simons prende in mano la situazione
con piglio e si lancia sicuro, senza traccia alcune delle timidezze degli inizi di due anni
fa, e disegna con uno o più foulard top, abiti
asimmetrici e svolazzanti, vesti lunghe e leggere, e persino un sandalo francescano sportivo che si allaccia alla caviglia. Vincono i
motivi floreali che piacevano a monsieur e ristampati come erano o reinterpretati con
pennellate a colori accesi dallo staff creativo.
Più tradizionali le interpretazioni in seta, originali quando i carrè sono invece in macramè
o in organza. Raffronti e confronti e azzardi:
elementi con i quali le americane giocano da
sempre. Lunghezze per lo più al ginocchio,
sopra o sotto. Sottane svasate o plissé: molto
American Beauty, già. Spalle nude, scolli
drappeggiati: molto idem come sopra. Colori
«sicuri»: nero, rosso, champagne, carne, grigio. Accenni di giallo e arancio e azzurro cielo
ormai nel curriculum di Simons.
La collezione è ricca, commerciale, completa per un guardaroba versatile da City e da
Hamptons, fra impegni e spensieratezze: il
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
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Celebrazione Il restauro di preziosissimi oggetti liturgici
Le dame nel castello,
Vhernier ha trent’anni
e «salva» i gioielli
Mostra sui «tesori del gghetto» di Venezia
VETRI
F
FERRIES
BOATS
Barconi gialli
con la scritta Dior
in grigio perla
hanno portato
i mille ospiti
sulla East River,
nell’hangar
tutto vetri
dell’ex arsenale
di Brooklyn
Lavora molto
sulle asimmetrie
Raf Simons,
da sempre.
E il gioco gli riesce
facile quando
drappeggia
e sovrappone
i carré di seta
cappotto di tweed doppiato in arancio e tratteggiato di nero ai tagli. E
non c’è un giorno o una sera connotati ma un approccio pop a sdrammatizzare: l’abito sirena lungo e nero per esempio ha un top, impercettibilmente bustier, di raso colorato. «Volevo introdurre l’idea del
divertimento anche nelle silhouette forti con un elemento
leggero in ogni look — continua
nella spiegazione lo stilista —.
Questa libertà è qualcosa che
io ammiro da sempre nel modo di vestire delle americane».
L’applauso alla fine è sincero. Tutti in banchina. A
bordo delle Dior Boat: stessi
marinai, stessi comandanti.
Il rientro è suggestivo tanto
quanto con il Chrysler Building illuminato di rosso e
l’Empire di bianco e Brooklyn
con i suoi fari gialli. E pensare che il
sogno era proprio quello di sfilare lassù,
sul ponte: questa era la big surprise che tutti
si aspettavano, ma i permessi non sono arrivati per via del fatto che bloccare uno degli
accessi a Manhattan per tutte quelle ore sarebbe stato troppo. Così la decisione della location «a terra». Non è la prima volta che la
maison sfila a New York, è vero. E certo sul
ponte di Brooklyn sarebbe stato clamoroso,
ma anche la scelta dell’arsenale e dei battelli e
tutto il resto (cene e party) ha avuto un bell’impatto sugli ospiti arrivati da tutto il mondo: India, Giappone, Russia, Europa, Sud
America. Sfilata, cena placé e party al «Boom
Boom». Finale con botto, appunto.
Paola Pollo
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Il foulard
usato
come tomaia
dei nuovi
sandali sportivi
da indossare
sull’abito di seta
elegante
e scivolato:
tipicamente
y
american style
orse mancavaa
giusto un valletto, all’ingresso,
ad annunciare laa
lunga lista di nomi blasonati, maa
per il resto gli
ingredienti nobiliari di un film
s e t te ce n tes co
c’erano tutti: il castello, le dame ingioiellate in abiti fruscianti, i cavalieri in nero. C’era tutta l’aristocrazia (o almeno quel che ne resta), arrivata da New York, Mosca, Berlino, Parigi e Venezia — alla cena
organizzata dal marchio italiano di
gioielleria Vhernier per celebrare i
suoi trent’anni al Belvedere di
Vienna, la residenza estiva che il
principe Eugenio di Savoia fece costruire agli inizi del XVIII secolo
dall’architetto Hildebrandt. Il museo, esempio di architettura barocca con il suo grande parco, custodisce la più importante collezione
d’arte moderna austriaca, da
Monet a Van Gogh a Segantini.
Nel Palazzo d’inverno, la
residenza di città del comandante dell’armata austriaca, è
stata ospitata invece la mostra
itinerante «I tesori del ghetto di
Venezia» (partita dalla lagunare Ca’
d’Oro). Oggetti liturgici in oro e argento del culto ebraico finemente
lavorati tra il XVII e il XX secolo, sopravvissuti alle razzie dei nazisti e
ora tornati a risplendere grazie al
restauro sostenuto da Vhernier.
«Sono stati ritrovati per caso dietro
un’intercapedine durante la ristrutturazione della sinagoga di
Venezia dove un rabbino li nascose
prima di essere deportato e ucciso a
Auschwitz. Erano corrosi. Sono
tornati magnifici grazie all’impegno di Venetian Heritage, onlus
che raggruppa alcune importanti
famiglie internazionali decise a salvaguardare il patrimonio artistico
veneziano e alla bravura dei nostri
maestri orafi», racconta Emanuele
Liotti, vicepresidente della maison
di gioielli davanti alle bacheche
con la corona usata per adornare la
custodia della Torah, la bacinella, il
Di culto
Uno dei «Tesori del
ghetto di Venezia» in
mostra a Vienna.
Oggetti in oro e argento
restaurati da Vhernier
Mondanità
Due giorni di mondanità
e cultura nei bei palazzi
della capitale austriaca
per festeggiare i 30
anni della maison di
gioielleria milanese.
Sotto l’anello freccia
della nuova collezione
piatto battesimale, le pigne d’argento sbalzato e cesellato che ornano i bastoni di legno. «Cerchiamo
di far capire ai nostri clienti che
facciamo cose utili alla cultura e
non strettamente commerciali»,
spiega il presidente Carlo Traglio
che ha rilevato Vhernier nel 2001.
La cultura al posto dei testimonial famosi? «I nostri clienti vogliono l’esclusività assoluta. Le star
spesso sono costrette per contratto
a indossare gioielli che non amano
affatto. Ma un orecchino o un ciondolo è l’estensione della propria
personalità. Le nostre testimonial
lo scelgono perché ne apprezzano
il design contemporaneo, come ha
fatto Jennifer Lopez con gli orecchini sfoggiati durante la trasmissione American Idol. O Celine Dion
che ha acquistato personalmente
cinque bracciali per un valore di
mezzo milione di dollari», prosegue Traglio accolto con i suoi ospiti
dalla capitale austriaca con una due
giorni di visite guidate nei principali musei, dal Kunsthistorische
Museum alla galleria TBA21 che
Francesca d’Asburgo, nata von
Thyssen Bornemisza, moglie dell’arciduca Karl, ha trasformato in
una casa per artisti work in progress, partecipando attivamente
all’art movie con l’artista islandese
Ragnar Kjartansson. L’arte in scena
ma i gioielli comunque protagonisti.
Maria Teresa Veneziani
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Idee Il marchio festeggia i primi 100 anni del reggiseno con una nuova campagna e il «bra» sartoriale. Per una lingerie su misura
Di che coppa siete? Triumph lancia la sfida alle donne
D
all’idea al prodotto, pronto da
indossare, passano circa sei
mesi. Pochi centimetri di stoffa (in questo caso di pizzo o
Lycra), ma molto lavoro dietro, per
confezionare quel reggiseno che il 76%
delle donne vorrebbe perfetto e che invece troppo spesso è sbagliato.
Secondo uno studio condotto da
Triumph su oltre 10 mila donne, quasi
8 donne su 10 hanno confessato di aver
indossato, più di una volta, la taglia
sbagliata di reggiseno, per un acquisto
frettoloso o per aver trascurato dettagli
importanti come la misura delle coppe.
C’è di più: il 73 % delle donne ha rivelato come il modello sbagliato di intimo
sia in grado di influenzare la fiducia in
se stesse incidendo negativamente sulla giornata. «È normale, gli indumenti
che stanno più a contatto con la nostra
pelle sono quelli che in un certo senso
condizionano il nostro modo di sentir-
ci»,commenta Silvana Longa, da vent’anni direttore marketing del gruppo
presente in 120 paesi nel mondo e che
impiega più di 36 mila persone. Per
questo, tenuto conto (sempre secondo
lo studio) che il 30% delle donne non
ha mai usufruito di un servizio di consulenza sul giusto modello di reggiseno, l’azienda ha ideato Triumph Stand
Up Fit 2014. Un vero e proprio «bra-fitting» per festeggiare i primi 100 anni di
vita dell’indumento intimo più controverso della storia. Oltre a una guida online ricca di consigli, il servizio offre un
servizio gratuito nei punti vendita per
«assistenza»: le clienti possono fissare
un appuntamento on-line per una prova personale nei negozi Triumph, oltre
2.000 nel mondo.
La festa di presentazione del reggiseno «sartoriale» è stata giovedì corso nel
Brandland Triumph di Piazza Cordusio, a Milano, con un percorso storico e
sensoriale che ha messo in scena le fasi
principali di produzione del reggiseno
e i cinque «core fit», ovvero i cinque
modelli base di reggiseno. «Non tutte
sanno che il ferretto è il modello da
consigliare se la base del seno è stretta,
mentre quello senza ferretto è per chi
ha i seni ben divisi in centro», spiega
Silvana Longa. I trucchi non finiscono
qui: se il seno ha protesi in silicone, va
Boudoir Una delle stanze ricreate da
Triumph per mostrare 5 diversi tipi di reggiseno. A destra il bozzetto del Minimizer
evitato in ogni modo il ferretto. Mentre
se si ha troppo seno e lo si vuole comprimere un po’, c’è il modello «Minimizer», un reggiseno riducente che diminuisce otticamente di una taglia. Per
chi non ha tempo di un appuntamento
con gli esperti, il modo per calcolare la
coppa/taglia perfetta si trova sul sito
www.triumph.com/it. Il conto è facile:
prima si misura il giro sotto-seno, poi il
giro sopra-seno. La differenza tra le
due misurazioni corrisponde alla coppa, indicizzata in una speciale tabella.
«In 125 anni abbiamo messo a punto
una competenza che oggi ci consente di
offrire 73 taglie diverse — spiega Longa, che adesso punta a rivolgersi alle
donne comuni — Per la campagna abbiamo scelto cinque tipi femminili diversi, che corrispondo a cinque diversi
reggiseni. Donne belle e possibili».
M. Pro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Anniversari
Sessant’anni
di moda
«made in
Florence»
Un concerto di Andrea Bocelli,
che accenderà le nuove luci su
Ponte Vecchio(«proprio io che
non ho la luce, sono felice di
poter “illuminare” un luogo così
meraviglioso», ha commentato il
cantante), nottate di filmati e
documentari inediti (dedicati ai
cosiddetti «modivori») sulla
nascita della moda nel
capoluogo fiorentino: dalla «Sala
Bianca», dove apparvero le
prime passerelle italiane, fino a
Pitti Immagine. Un viaggio nella
leggendaria sartoria Tirelli da 15
premi Oscar, con una selezione di
capi icona per il mondo del
cinema e le grandi opere liriche.
Ma a festeggiare i sessant’anni
del Centro di Firenze per la moda
italiana (Cfmi) con un
programma di eventi dal titolo
Firenze hometown of fashion
durante il prossimo Pitti Uomo
(16-20 giugno), saranno grandi
marchi internazionali born in
Florence che hanno contribuito a
diffondere il made in Italy : Gucci,
Salvatore Ferragamo, Emilio
Pucci, Ermanno Scervino e
Roberto Cavalli. «Un unicum a
livello mondiale — ha spiegato
ieri Stefano Ricci, presidente del
Cfmi durante la presentazione
dell’iniziativa al ministero dello
Sviluppo economico — reso
possibile da una capacità
manifatturiera con lavorazioni di
alto artigianato e dalla creatività
che da sempre la città esprime».
Per sostenere la manifestazione,
che vede tra i protagonisti anche
un omaggio dell’artista
Francesco Vezzoli, una mostra su
Firenze realizzata da Vogue Italia
e un focus sulla tradizione
sartoriale partenopea, il
ministero dello Sviluppo
economico ha investito due
milioni di euro (800 mila euro
Pitti, altri fondi da una griffe e
una banca). «Oggi vogliamo
aiutare le imprese ad affrontare
la globalizzazione — ha spiegato
il viceministro Carlo Calenda — e
la collaborazione con Pitti
rappresenta un progetto pilota
che sarà replicato con altre fiere,
dall’Expo di Milano a Cibus, fino
al Salone del Mobile, puntando
sull’internazionalizzazione e sui
buyer in Italia per una proposta
più ampia dello stile di vita
italiano».
Flavia Fiorentino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Errata corrige
Per un errore la rubrica
«VitaDigitale», pubblicata
ieri a pagina 41 del
Corriere della Sera, è stata
attribuita a Paolo Ottolina.
L’autore è invece Federico
Cella. Ce ne scusiamo con
gli interessati e con i lettori
40 Tempi liberi
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Moda Le idee
Il rosso e il bianco il nuovo ad Tassinari: ecco come rilanceremo il brand
Sportivi «duri e puri»
La rinascita di un marchio
Shopping
E i fiori
conquistano
gli outlet
I fiori sono tornati su abiti,
bluse e pure su pantaloni e
accessori. Un segno di
romantico ottimismo che gli
stilisti hanno voluto mandare
alle donne. I giardini, del resto,
da sempre ispirano la creatività
dei sarti, come dimostra
l’inedita mostra d’abiti d’epoca
«Forever Florals», organizzata
negli outlet McArthurGlen da
A.N.G.E.L.O, il marchio di Angelo
Caroli di Lugo, considerato un
pioniere del settore. Il Vintage
Fashion Festival prenderà il via
in contemporanea dal 20
maggio all’8 giugno nei centri
di Noventa di Pieve, Castel
Romano e La Reggia, per poi
raggiungere Serravalle e
Barberino di Mugello (dal 12
giugno al 29). La storia dei fiori
sul corpo delle donne comincia
negli anni 20 con i primi abiti di
sartoria fioriti e prosegue ai ‘50
con l’abito corolla che Christian
Dior (foto in alto) disegnò
proprio come antidoto alla crisi
(imponeva di tornare a vestirsi
e accessoriarsi con cura), per
arrivare ai petali pop di Gianni
Versace. La novità è che gli abiti
d’antan si potranno ammirare,
acquistare e anche barattare.
Nei temporary store del celebre
marchio vintage sarà infatti
allestita una zona di raccolta
dove i visitatori potranno
portare i loro abiti e accessori
griffati d’antan
(tassativamente tra gli anni 20
agli anni 60) per ricevere una
valutazione e quindi decidere
se lasciarli in conto vendita o
scambiarli. Fino al 29 giugno,
inoltre, si potrà partecipare al
concorso «Vinci una borsa
vintage». All’esplosione di fiori
farà quindi seguito quella della
musica. Dal 12 luglio infatti
riparte il Summer festival con
un ricco calendario di eventi
che per tutta l’estate
animeranno le piazze dello
shopping. Tra i protagonisti
attesi in pedana Alexia e i
Platinum Abba, per arrivare al
19 luglio con il jazz d’autore di
maestri del calibro di Franco
Cerri, John Feltis, Chico
Freeman e Steve Nelson. La
cultura e l’intrattenimento
fanno bene agli affari.
M.T.V.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
E
ra l’agosto del ’79 e la foto di papa
Giovanni Paolo II con un cappellino piumino bianco calato a proteggersi da una nevicata fitta-fitta
fece il giro del mondo. E con lo
scatto anche quella scritta in corsivo rosso:
Conte of Florence. Per Romano Boretti, l’allora proprietario della griffe, fu uno dei
tanti colpi — fortuna o intuito? Vai a saperlo— che segnarono il successo del brand.
Poi arrivarono i sottomaglioni del presidente
Sandro Pertini, le fascette di Tomba (Alberto) la bomba, le t-shirt
dei green di Costantino
Rocca e così via. Ora che
l’azienda è passata di
mano, nel 2012 alla
D&K di Altopascio
( q u e l l a d i D e k ke r e
Kejo), in un intervento
di salvataggio in extremis (negli ultimi anni
qualcosa non aveva
funzionato e la società
era andata in liquidazione) sembra di nuovo che il mix fortuna/intuito abbia ricominciato a girare a favore.
«Tutto risale all’aprile del 2012 — racconta Massimo Tassinari, il nuovo ad —. E
mo toscani,
faccio una premessa, noi siamo
abbiamo una meravigliosa e sana azienda
che si affaccia su distese di viti e olivi...
attò per proDunque: Mediobanca ci contattò
coltà, la Conporci un’azienda in grave difficoltà,
ai perplesso.
te of Florence, appunto. Restai
rdi: ero uno
Ma subito affiorarono i ricordi:
sciatore agonista, con quei cappellini e
ciuto. Un
quelle sotto-maglie c’ero cresciuto.
nricordo felice, buon segno penno
sai. Così all’approccio seguirono
ne
i contatti e poi la costituzione
ce
della società, Conte of Florence
Distribution Spa che rilevò in affitto di ramo di azienda buona parte della
struttura: il marchio fondato nel 1953,
quindi con oltre sessant’anni di storia, la
distribuzione retail estera e quella italiana».
n Italia qualNon è la prima volta che in
er affezione
cuno interviene quasi più per
ler o, più reche mercato: vedi i casi Moncler
cente, K-way.
ho presa alla
«Dico solo che la decisione l’ho
ina di amici,
fine di una cena con una ventina
ati, commercoetanei cinquantenni, avvocati,
ndo seppero
cialisti e ingegneri, che quando
tervento coche stavo pensando a quell’intervento
minciarono, tutti, a ricordaree episodi ed
oggetti legati a quel marchio: ho capito into attorno a
somma che c’era molto affetto
quel nome».
La foto di Giovanni Paolo II con un
cappellino e le fascette di Alberto
Tomba fecero il giro del mondo
E ora Conte of Florence ci riprova
Qui sopra l’ad Massimo Tassinari con
una polo della nuova era
Conte of Florence. Sotto lo schizzo di
un completo “storico” da sci degli anni Settanta/Ottanta
Un nuovo filone: il romantic business?
«Non le nascondo però che non è stato
soltanto una questione di cuore, per quanto mi abbia dato la spinta decisiva. Poi ci
sono state le ricerche e la certezza che c’era
un margine. Così abbiamo assunto 240
persone, aperto quattro negozi in Italia (Firenze, Pescara, Treviso e Faenza) e altrettanti, alcuni a giorni, all’estero (Sofia, Belgrado, Riga e sud della Spagna)».
Un investimento notevole, di questi
tempi.
«Dieci milioni, in 24 mesi. Ma era un
gran bel pezzo di storia italiana, sarebbe
stato un peccato se fosse finita all’estero,
Corea o Cina. Il nostro sforzo è anche stato
quello di tenere proprio parte della produzione in Italia: ben il 45 per cento è a Firenze».
La storia di Boretti ha già un che di leggendari
gendario: anche solo per aver, negli anni
Cin
Cinquanta, inglesizzato il nome: da
Con
Confezioni
Tessili di Firenze a, prenden le prime lettere Con... Te..., e
dendo
poi of Florence.
«Non solo, lui disegnò con righello e
squadra persino il simbolo. E sempre suo
squadra,
l’intuito di distribuire, negli anni Settanta,
più capp
cappellini possibili sulle piste da sci: fu
trion per l’immagine».
un trionfo
E ora dai cappellini a...?
«Siam un’azienda con core business nei
«Siamo
spa e stiamo portando lì la nostra
capi spalla
esperien E poi curiosando negli archivi
esperienza.
scop
ho scoperto
che il primo oggetto che fece
parlare di Conte of Florence fu una borsa
che Bor
Boretti disegnò e mise in vetrina e anrub Ecco dunque anche accessori. E
dò a ruba.
poi un ttotal look sportswear duro e puro:
siamo rrimasti in pochi a farlo veramente.
Rifuggi
Rifuggiamo ogni collegamento con il
fashion e non vogliamo essere un brand
tecnico»
tecnico».
Però allo
a sport «vero» siete molto legati?
«Cert
«Certo, siamo i fornitori delle nazionali
di sci di Russia e Norvegia e siamo nel golf
come pa
partner in molti circuiti».
In rosso
ros e bianco?
«Natu
«Naturalmente».
Paola Pollo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Diana Luna campionessa di golf in Conte of Florence nel 2009
Nuova apertura Evelyne Chétrite, direttore creativo e fondatrice del gruppo: mi sono ispirata anche alla mia vita in Marocco
Sandro Paris raddoppia e cerca mademoiselles a Milano
E
leganza discreta. Fluida come il
magma metropolitano. Da Saint
Germain al Quadrilatero, lo chic
androgino di Sandro Paris raddoppia
la sua presenza sotto la Madonnina:
dopo il punto vendita a La Rinascente,
il marchio francese di prêt-à-porter ha
aperto una boutique in via Manzoni
(angolo via Bigli). Missione: conquistare le milanesi, sofisticate, con lo
stile disinvolto della Ville Lumière.
«Aprire un negozio a Milano, una
delle città europee più importanti per
la moda — sottolinea Evelyne Chétrite, direttore creativo e fondatrice del
gruppo nel 1984 — era un nostro
grande desiderio. Puntiamo a fidelizzare il pubblico locale, ma anche a intercettare la clientela internazionale di
passaggio in città». La collezione estiva, cosmopolita, inanella look tra i più
versatili. Cifra comune, la femminilità
rivisitata in chiave garçonne. Eclettica
come il guardaroba, per necessità prima che per capriccio: è così che tagli e
trasparenze, dal sensuale effetto vedo-non vedo, si affiancano alle righe
navy, ai pantaloni di pelle nera, alle
canotte «bobcat» e ai top strizzati.
Outfit componibili per assonanza o
per ossimoro. Filo conduttore, «una
reinterpretazione moderna dello stile
degli anni Novanta — spiega Chétrite
— per una sensualità raffinata che
strizza l’occhio al mondo maschile».
Tusa o mademoiselle, la cliente tipo
«ha circa trent’anni, lavora e sa quello
che vuole». Abituata a muoversi con
passo dinamico nello spazio, fisico e
digitale. Propensa all’acquisto, ma
non compulsiva: esperta, piuttosto,
nel mixare abiti e accessori. Sincretismo culturale figlio della globalizzazione, che riflette il percorso della
Chétrite. Nata a Rabat, in Marocco, da
bambina respira il fascino della moda:
Il marchio
Le origini
Cresciuta
in Marocco,
Evelyne
Chétrite fonda
il brand a Parigi
nel 1984
Influenze
La stilista
si ispira
alla sua terra
e allo chic
disinvolto,
androgino,
delle parigine
Stile Rabat
A sinistra l’attrice
americana
Jessica Alba, 33
anni, con il
pantalone Sandro
Paris. Li indossa
mentre va alla
Honest Company,
azienda di prodotti
naturali per i
bambini e la cura
della casa di cui è
co-fondatrice
«Mio nonno era camiciaio e mia zia
sarta — ricorda — per cui sono cresciuta tra stoffe e macchine da cucire».
Studia giurisprudenza, la famiglia
la vorrebbe avvocato, «ma nella mia
testa sono sempre stata una stilista».
La svolta arriva nel 1984, in una boutique parigina di Saint Germain: qui,
l’uomo che poi sarebbe diventato suo
marito la assume come stilista. Ed è
qui che le suggestioni della sua terra si
fondono con quelle del Vecchio Continente: «Ho disegnato le mie collezioni
osservando i francesi e ispirandomi
alla mia vita in Marocco — spiega — .
Di Rabat conservo il ricordo dei suk e
del negozio di camicie di mio nonno.
Mia zia, sarta, mi confezionava vestiti
su misura, mentre mia madre indossava dei semplici caftani bianchi, impreziositi da cinture argentate».
Maria Egizia Fiaschetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Tempi liberi 41
italia: 51575551575557
#
Controcopertina Famiglie
Modelli Da «Will & Grace» a «Modern family»: grazie ai telefilm l’omosessualità esce dagli stereotipi e si «normalizza»
La tv batte i luoghi comuni
Coppie gay, così «banali»
di VIVIANA MAZZA e ELENA TEBANO
Tendenze
Piangersi
addosso?
La verità
è che fa bene
di Costanza
Rizzacasa
d’Orsogna
E’ tutta colpa del Principe della
collina di Candy e di quel suo
«Sei più carina quando ridi che
quando piangi». Oltre che il falso
mito di una società
iperproduttiva e vincente a tutti i
costi, che bolla l’emotività,
specie femminile, come
isterismo e debolezza. Oggi però
un libro, della psicoterapeuta
Tina Gilbertson, insegna le
meraviglie del «constructive
wallowing», il piangersi addosso
costruttivo, secondo cui
crogiolarsi
nell’autocommiserazione è la via
per il benessere e la felicità. Il
moroso vi ha mollate?
Scordatevi i «Non fargli vedere
che soffri» e il corso di
kickboxing: afferrate una scatola
di Kleenex e singhiozzate come
non ci fosse domani. Perché il
farsi coraggio, far buon viso,
sono in realtà dannosi. In alto i
fazzoletti, viva Bridget Jones.
Solo permettendo a noi stessi di
star male possiamo ripartire.
Addirittura, fare Calimero con
regolarità rafforzerebbe il
sistema immunitario, riducendo
i rischi di pressione alta e
desiderio in calo. C’è il test per
capire se è il momento (Se
rispondete «Penso a chi sta
peggio» è ora di aprire i
rubinetti), e le istruzioni sul
come e dove farlo. Cinque minuti
al giorno, anche in coda alle
Poste. Nelle lacrime non è mai
annegato nessuno.
«I
mass media e il mondo dell’intrattenimento plasmano la cultura e, se vuoi cambiare la mentalità, sono un ottimo modo per
fare capire qualcosa alle persone. Non puoi sperare che accada
solo attraverso i giornali». Seduta davanti a un
caffè in una libreria indipendente di Nolita, a
Manhattan, Piper Kerman, autrice quarantenne
del bestseller autobiografico «Orange is the New
Black» parla del suo libro (appena uscito in Italia
con Rizzoli) e della serie tv a esso ispirata (grande
successo su Netflix), iscrivendoli in un lungo
cammino che ha portato al punto in cui «oggi,
una relazione lesbica può essere rappresentata in
televisione come una cosa normale». Ma «Orange
is the New Black» fa anche più di questo: raccontando i 15 mesi trascorsi da Piper in prigione per
complicità nel traffico di droga gestito da una fidanzata che poi ha lasciato per mettersi con (il futuro marito) Larry, è forse la prima serie tv a presentare l’idea della fluidità sessuale come «una
cosa normale». Quando qualcuno le raccomanda
di non «tornare gay» nel momento in cui si troverà rinchiusa tra sole donne in prigione, Piper replica: «Non diventi semplicemente gay, ognuno
di noi si colloca da qualche parte lungo uno spettro, come la scala di Kinsey». Tra i suoi fan ci sono
molte donne «gay, etero e di età diverse» — sottolinea l’autrice — in un Paese in cui 17 Stati hanno
legalizzato i matrimoni gay e la maggioranza dei
cittadini (il 54%) si esprime a favore. È una svolta
avvenuta in meno di 15 anni: nel 2001 il 51% era
contrario alle nozze gay e solo il 35% favorevole. E,
forse, se si è arrivati a questo punto, una parte del
merito è proprio delle serie tv. «Come Will & Grace: col tempo hanno cambiato il modo in cui viene
vista la comunità lgbt».
Il paragone di Kerman non è casuale: trasmessa
(e ritrasmessa) sulla Nbc a partire dal 1998, «Will
& Grace» è una sitcom sull’amicizia tra un avvocato gay (Will) e una decoratrice di interni etero
(Grace). Negli Usa ha conquistato decine di milioni di spettatori e dato il nome a una teoria sociologica, l’effetto Will & Grace: se le ricerche mostrano
che chi conosce gay o lesbiche ha livelli più bassi
di omofobia e una maggiore tendenza a sostenere
i diritti lgbt, guardarli in tv è un po’ come conoscerli. In realtà già l’anno prima (nel 1997) la comica Ellen DeGeneres aveva fatto coming out sulla copertina di Time (titolo: «Yep, I’m gay») segui-
Gli americani e le nozze gay
Contrari
CONTRARI/A FAVORE
A favore
60%
54
57
40%
39
35
20%
2001 2002 2003
00
0
0 2004 2005 2006 2007 2008
08
0
8 2009 2010 2011 2012 2013
20
20
2014
20
di mezzo mondo. Insieme hanno creato però uno
spazio nuovo in tv e un immaginario che ha reso i
gay e le lesbiche meno «alieni». Da allora i personaggi omosessuali sono diventati sempre più frequenti nei telefilm: passando da «The L Word»
(2004), ambientato a Los Angeles, che ha reso
«glamour» una comunità di sole lesbiche, al coro
scolastico di «Glee» (2009), sul network conservatore Fox, che ha dato un volto agli adolescenti
gay e all’omofobia nei loro confronti.
E pian piano sono cambiati anche i gay della tv.
Oggi sono sempre più spesso genitori moderni
con pregi e difetti (tra cui l’essere a volte noiosi):
da «Grey’s Anatomy» (2005) a «The Fosters»
(2013), serie trasmessa sulla rete per famiglie Abc
Family su una coppia di madri modello alla prese
con adolescenti irrequieti. Anche quando sono
giovani, non è detto che abbiano quell’aura di trasgressione: in «Looking» (dallo scorso gennaio su
Hbo), per esempio, che racconta la vita di tre ventenni omosessuali a San Francisco, mecca del divertimento gay, la preoccupazione maggiore del
protagonista, Paddy, è trovare un fidanzato. I cli-
Oltre la tradizione
Borghesi, lontani dagli eccessi, non
trasgressivi, sempre più spesso,
genitori modello: come è cambiata
l’immagine «tradizionale». E vecchia
LA DIVISIONE PER GENERAZIONI
Millennials (dal 1981)
Generazione
silenziosa (1928-45)
Generazione X (1965-80)
68
Baby boomers (1946-64)
DIFFERENZA FRA UOMINI E DONNE
60%
60%
49
40%
51
55
48
38
32
Donne
40%
01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11 12 13 14
ta a stretto giro dal suo personaggio nell’omonima sitcom «Ellen». Ma il telefilm fu presto
cancellato per mancanza di ascolti — e ci sarebbero voluti 10 anni per capire che quel gesto aveva
cambiato la tv: oggi Ellen ha il suo talk show e ha
ospitato due volte gli Oscar. «Will & Grace» invece
La27ora
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La27ora ha aderito alle
petizioni di Ipetition ,
Amnesty International e di
Change.org.
Il troppo amore e la troppa
colpa verso chi si ama
di Silvia Lo Vetere
38
50
20%
Fonte: PewResearch Religion & Public Life Project
Figli e genitori anziani:
una relazione difficile
58
32
21
20%
Perché #BringBackOurGirls non resti un hashtag
Uomini
Flirt telefonici, digitali o
reali
E lei che lo scopre
Ma io sarei capace
di perdonare un tradimento?
01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11 12 13 14
CORRIERE DELLA SERA
è stato subito un successo di massa, grazie alla capacità di giocare con gli stereotipi. Will, «borghese» e senza eccessi, fuori da ogni luogo comune
sui gay, era «introdotto» dalla spalla Jack, che li
incarnava tutti: artista, eccentrico, promiscuo, come l’omosessuale del «Vizietto» e delle commedie
ché non sono certo scomparsi, le sitcom in generale ne sono piene: un prezzo dell’«inclusione» è
il fatto che Cam, il partner di Mitch in Modern family, resusciti tutti i luoghi comuni di Peg Bundy,
la moglie stridula di «Sposati con figli». Ma i personaggi gay dei telefilm di oggi (quasi sempre ce
n’è almeno uno) non sono tutti stereotipati: da
Omar in «The Wire» (se credi che sia un killer a
sangue freddo, aspetta che gli ammazzino il fidanzato) a Max di «Happy Endings», assai meno
metrosexual dei suoi amici etero, a «House of
Lies» dove nella vita autodistruttiva del consulente finanziario (etero) Marty (Don Cheadle)
l’aspetto più normale è la fluidità sessuale del figlio, per finire con «Broad City», che spinge la comica Amy Poehler a commentare: «Oggi tutti gli
under-26 mi sembrano gay». Ecco che questi personaggi non servono più a raccontare (solo)
l’omosessualità ma storie di vita. E di famiglia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tempiliberi
di Carla Signoris
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italia: 51575551575557
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
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italia: 51575551575557
Economia
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I mercati Produzione industriale sotto le attese. Standard&Poor’s migliora il giudizio sul Portogallo
BLACKROCK
SPIEGA LA FINANZA
IN PIAZZA
(BECCARIA)
D
opo aver fatto
shopping in Piazza
Affari, BlackRock esce dalle
segrete stanze del trading e
va in una piazza vera, a
Milano, per spiegare l’alta
finanza «alla luce del
sole». L’evento,
organizzato da
Assofinance, giunto alla
sua seconda edizione, e
premiato anche quest’anno
dal presidente della
Repubblica Giorgio
Napolitano con la
Medaglia di
Rappresentanza, si
svolgerà oggi dalle 10 del
mattino fino alle 18 in
piazza Beccaria, a pochi
passi del Duomo. Tra gli
operatori, trader e
manager, a rispondere alle
domande dei cittadini
anche Emanuele Bellingeri,
responsabile per l’italia di
iShare, la piattaforma Etf
(Exchange Traded Funds)
di BlackRock, tra gli
sponsor principali
dell’iniziativa, insieme a
Invesco.
L’idea della piazza non è
casuale, visto che in piazza
nascono gli scambi, oggi
«invisibili» perché eseguiti
in modo elettronico,
sempre più veloci e spesso
poco decifrabili dai non
addetti ai lavori. La scelta
piazza Beccaria, legata ai
grandi ideali di giustizia
sociale, oltre che alle teorie
economiche, riporta inoltre
un altro tema sensibile in
tempi di grande crisi.
Perciò si riparte da qui,
perché anche i big
dell’industria ormai hanno
capito che l’educazione
finanziaria è alla base dello
sviluppo del risparmio.
Giu. Fer.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tassi ai minimi, i Btp rendono il 2,9%
Lo spread scende a quota 145 punti, poi risale. Piazza Affari perde l’1,6%
MILANO — Nuovo record,
al ribasso, per lo spread tra Btp
decennale e Bund tedesco, ieri
sceso fino a 145 punti base,
con un rendimento del 2,89%,
prima di risalire di nuovo, in
chiusura di seduta, fino a sfiorare quota 150 punti (con il
rendimento al 2,95%). Ma il
differenziale tra i titoli di Stato
di Italia e Germania resta ai
minimi storici dall’introduzione dell’euro, grazie alla
spinta, sebbene ancora soltanto a parole, del presidente della Bce, Mario Draghi. Pur lasciando fermi i tassi, Draghi
ha affermato che, in mancanza
di un miglioramento della situazione, la Banca centrale europea è pronta ad agire già
dalla prossima riunione del 5
giugno per contrastare la bas-
Così il differenziale con la Germania
2,95%
250
IERI
il rendimento
del Btp
decennale
225
200
149
punti base
175
150
125
Novembre
Dicembre
2013
sa inflazione e fermare la corsa
dell’euro.
Ma l’effetto dell’annuncio
dell’Eurotower, che giovedì
aveva galvanizzato le Borse e
indebolito (lievemente) l’euro, è durato poco. E ieri hanno
chiuso in rosso tutti i listini
europei, con Piazza Affari maglia nera del Continente. An-
Gennaio
Febbraio
Marzo
Aprile
2014
che a causa dei dati deludenti
sulla produzione industriale, a
marzo in calo dello 0,5% su base mensile e dello 0,4% su base
annua. A Milano l’indice Ftse
Mib è sceso dell’1,56%, a Londra il Ftse 100 è arretrato dello
0,36%, il Dax di Francoforte ha
perso lo 0,27%, a Parigi il Cac
40 è scivolato dello 0,66%
Maggio
D’ARCO
La lente
mentre l’Ibex 35 di Madrid è
andato giù dello 0,98%. Oltreoceano, invece, dopo un’avvio
negativo, a circa un’ora dalla
chiusura, Wall Street era tornata sopra la parità.
In una giornata senza grandi di notizie, un segnale positivo per tutta l’eurozona è però arrivato da Lisbona: Stan-
dard & Poor’s ha migliorato da
«negativo» a «stabile» l’outlook sul rating sovrano del
Portogallo, con rating invariato a «Bb».
All’inizio della prossima
settimana ripartirà, intanto, la
tornata d’aste italiane di metà
mese. Si parte lunedì con i Bot,
con un’offerta di 6,5 miliardi
di euro di Buoni a 12 mesi.
Martedì sarà la volta dell’offerta a medio-lungo, in cui il
Tesoro lancerà il nuovo Btp
triennale maggio 2017, cedola
1,15%, a cui aggiungeranno le
riaperture del Btp 7 anni maggio 2021, e dei due titoli lunghi febbraio 2037 e agosto
2034.
Se la storia ha i suoi corsi e ricorsi, come diceva Giambattista
Vico, la politica economica non è
da meno. Il secolo scorso ha visto
l’altalenarsi di liberismo e socialdemocrazia, mentre quello attuale mette sotto i riflettori la crescita e i conti pubblici. Anche loro, a
fasi alterne. Con il crac Lehman
l’attenzione dei politici e degli
economisti si è concentrata sul
rilancio della crescita, anche attingendo alle risorse statali; poi è
arrivata la tempesta sul debito
europeo, e il focus si è spostato
sulla tenuta dei conti pubblici;
quindi, con l’economia in reces-
sione-post-austerity, il fulcro
della questione è tornato ad essere l’importanza della crescita, soprattutto per combattere la pesantissima disoccupazione.
Adesso, però, pur continuando a
sottolineare il ruolo fondamentale della crescita, economisti e
Francoforte
Tra i presenti, il membro
del comitato esecutivo
dell’Eurotower, Benoît
Cœuré
banchieri centrali tornano ad alzare il velo sulla «spia rossa» del
debito. Che - va detto - per molti
non si è mai spenta. Ieri, per
esempio, a Ginevra si sono incontrati docenti universitari, gestori di «hedge fund», esponenti
dell’americana Fed e - per la Bce il membro del comitato esecutivo
Benoît Cœuré. Le orecchie erano
rivolte alla relazione di Lucrezia
Reichlin della London Business
School - ed ex direttore generale
della ricerca alla Bce - sul delicato
argomento del debito pubblico:
un lavoro a quattro firme a cui
hanno partecipato anche Luigi
Benoît Cœuré
La liquidità
Il ruolo dell’allentamento
monetario delle banche
centrali e della relativa
«exit strategy»
Bpm, profitti
in crescita
a 64 milioni
Buttiglione del fondo Prevan
Howard, Vincent Reinhart di
Morgan Stanley e il docente Philip Lane. Il nodo della sostenibilità dei conti ha quindi raccolto
l’attenzione dei protagonisti del
momento sul mercato, dai grandi
fondi d’investimento fino alle
banche centrali. E non poteva essere altrimenti, visto che i primi
comprano debito e le seconde
cercano di fare in modo che l’offerta resti appetibile. Uno dei
punti della questione, più dibattuti nelle sale operative come
nelle aule universitarie: il debito
è a valori storicamente molto alti,
eppure i tassi restano bassissimi,
anche per la grande massa di liquidità pompata da molte banche centrali. Uno dei rischi è che
quest’ultima allenti la presa prima che lo faccia il peso del debito.
Bpm registra nel primo
trimestre un utile netto di
64,3 milioni (+12,3%)
grazie alla crescita dei
ricavi core: il margine di
interesse è aumentato
dell’8,1% a 206,1 milioni e
le commissioni nette del
6,5% a 140,4 milioni.
Quanto ai ricavi totali, i
proventi operativi del
gruppo milanese si
attestano a 442,1 milioni
(+3,3%). La raccolta
complessiva è stabile a
51,5 miliardi, mentre gli
impieghi alla clientela
calano dell’1,6% a 32,8
miliardi. Il difficile
contesto economico si fa
sentire anche sulla qualità
del credito, con il totale dei
crediti dubbi cresciuti del
5,8% a 5,6 miliardi. Le
rettifiche per 85,3 milioni
effettuate nel primo
trimestre mantengono
peraltro il grado di
copertura per le attività
deteriorate al 35,6%.
A fine marzo il patrimonio
netto del gruppo Bpm si
attesta a 3.797 milioni.
L’amministratore delegato
Giuseppe Castagna ha
preannunciato l’intenzione
di riproporre ai soci,
nell’assemblea 2015, una
riforma della governance
disegnata sullo schema
bocciato a sorpresa lo
scorso marzo.
Giovanni Stringa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Giuliana Ferraino
@16febbraio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il caso La relazione dell’economista Lucrezia Reichlin all’incontro svizzero. Il nodo delle politiche monetarie
Hedge fund e banche centrali,
la riunione di Ginevra sul debito
I conti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
44 Economia
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Internet Nel mirino il mercato della musica in streaming
Negoziato all’ultimo miglio
Apple tenta la carta
dello Spotify di qualità
Wall Street scettica
Electrolux, tra sgravi
ricerca e meno Irap
verso l’intesa-Arlecchino
Tre miliardi per le cuffie Beats di Dr Dre
Per capire come mai Apple
sarebbe in procinto di offrire 3,2
miliardi di dollari per Beats
Electronics — il produttore di
cuffie premium che ha lanciato,
con il rapper Dr Dre e il discografico di Springsteen e degli U2
Jimmy Iovine, il servizio di musica in streaming Beats Music —
bisogna guardare ai dati dell’industria musicale Usa: nel primo
trimestre 2014 il download
(leggi iTunes) ha perso la stessa
quota guadagnata dallo streaming, che lo sta cannibalizzando. Nel 2013, sempre negli Usa, i
download sono calati del 6% secondo i dati di Nielsen SoundScan. Così Apple, con quella che
sarebbe la più grande acquisizione nella sua storia, punta ad
entrare nell’era post-iTunes o
era-Spotify, il servizio più cool
lanciato in Europa da Daniel Ek.
In termini di qualità musicale,
per adesso, siamo allo stesso livello dei competitor: lo streaming premium viaggia a
320kbps, lo standard per gli
Mp3, lontano dalla qualità dei
cd (che, come sottolineano i
musicofili è, a sua volta, lontano
da quella del vinile) ma simile a
quello del download dei file
musicali. Ma in particolare l’algoritmo dietro Beats Music non
si limita a capire quale musica
consigliarti sulla base della tua
età o delle tue scelte: cerca anche di capire la tua storia e di
proporti la musica che ascoltavi
da adolescente anche se oggi hai
42 anni. Beats Music è un marchio molto conosciuto dagli ap-
passionati. Ha esordito nel 2008
con un paio di cuffie audio, poi
la linea si è ampliata includendo
altri auricolari e anche le casse
Beatbox. Gadget dal suono potente, alla moda e anche costosi
che per altro sono venduti da
anni negli Apple Store. A gennaio la società aveva lanciato il servizio di musica in streaming con
20 milioni di brani in catalogo,
in concorrenza con Spotify e Deezer. Non è la prima volta che
Beats è stata adocchiata da una
big della tecnologia: Htc aveva
una partecipazione del 25% che
si è conclusa nel settembre
2013, quando i taiwanesi hanno
ceduto la loro quota.
Secondo i rumor circolati
l’accordo tra le due società dovrebbe essere siglato la prossi-
Sodalizio Apple
verso l’acquisto di
Beats Music per potenziare il suo comparto musica. In alto, il numero uno di
Apple, Tim Cook. Qui
a fianco, il rapper Dr
Dre, scopritore di
Eminem, ma anche
sponsor di Beats insieme al discografico Jimmy Iovine
ma settimana. Lo stesso Iovine
sarebbe in trattativa con Apple
per entrare come consigliere
speciale. Un’operazione non da
poco, visto che è anche il presidente di etichette discografiche
del calibro di Interscope, Geffen
e A&M, di proprietà di Universal
Music Group, all’interno delle
quali figurano artisti come Lady
Gaga ed Eminem.
Per adesso Wall Street ha reagito con le vendite su Apple.
Massimo Sideri
@massimosideri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Come recita la tradizione dei grandi accordi sindacali, la
vertenza Electrolux si avvia alla conclusione tra continui
colpi di scena. Giovedì notte si è sfiorata la rottura clamorosa
dopo che i rappresentanti dell’azienda avevano lasciato il
tavolo di trattativa organizzato in un albergo di Mestre, poi
ieri mattina in una seduta che nel gergo si chiama “ristretta”
si è ripreso il filo del negoziato e si è deciso,
opportunamente, di lavorare alla chiusura del contenzioso a
Roma in sede ministeriale. L’appuntamento è per lunedì 12
nel pomeriggio al dicastero dello Sviluppo economico (Mise)
e al termine di quella che si prospetta come una “no stop” si
dovrebbe tagliare il traguardo. È abbastanza evidente che i
contendenti arrivano all’ultimo miglio affaticati e in qualche
caso con le ossa rotte. L’azienda ha pagato per la vertenza un
prezzo altissimo in termini di immagine e i sindacati si sono
spaccati con un inedito posizionamento che ha visto la Fiom
più propensa a chiudere e la Uilm più intransigente.
L’intesa che si chiuderà assomiglia giocoforza a un vestito di
Arlecchino. Ognuno dei soggetti interessati ha portato un
lembo di tessuto e alla fine si è confezionato l’unico abito
possibile nelle condizioni date. Ma se è stato chiaro sin dal
primo momento come quella dell’Electrolux si configurasse
come una vertenza-pilota non si può dire che finisca con una
soluzione-pilota. Ci sono incentivi per la ricerca, c’è un taglio
Irap finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, c’è la
decontribuzione dei contratti di solidarietà inserita nel
decreto Poletti sul lavoro, c’è uno scambio tra intensità della
prestazione e riduzione di salario tutto ancora da quadrare.
Ad attenersi rigorosamente alla cronaca c’è un intervento di
reindustrializzazione con l’arrivo sulla scena di un
imprenditore disposto a insediarsi vicino all’impianto di
Stabilimento Lo stabilimento del gruppo
Electrolux di Porcia, Pordenone
Porcia e a prendersi in carico 150 lavoratori individuati tra gli
esuberi Electrolux. A dir la verità non si hanno molte notizie
su Mister X e sui programmi della sua nuova avventura
imprenditoriale ma sicuramente lunedì in sede ministeriale
qualcosa di più concreto dovrà venir fuori. Anche perché le
indiscrezioni parlano non solo di una volontà del ministro
Federica Guidi di accelerare tempi e procedure ma è possibile
anche che in sede finale possa intervenire il premier Matteo
Renzi. Che, non dimentichiamo, è stato presente quando si è
annunciato l’accordo di programma per Piombino e ha fatto
il bis in occasione della comunicazione della vendita del 40%
di Ansaldo Energia alla Shanghai Electric. L’ultimo ostacolo
sulla strada dell’intesa è il contenzioso che si è aperto sulla
riduzione di 5 minuti delle pause chiesta dall’azienda. Una
parte del sindacato (la Fiom) non ne vuol sapere ed è
disponibile invece a trattare offrendo un taglio compensativo
su alcuni istituti salariali (il più importante è il pagamento
delle festività che cadono di sabato) per un valore totale di
250 euro annui. Ma la Uilm finora non è stata dello stesso
avviso sostenendo che il taglio dei salari era stato
accantonato e sarebbe sbagliato per il sindacato ritirarlo
fuori. Toccherà agli uomini del Mise armarsi di ago e filo e
operare l’ennesima cucitura.
Dario Di Vico
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I colossi della pubblicità
Omnicom-Publicis, salta
la fusione franco-americana
Maurice Levy di Publicis (a sinistra) e John Wren di
Omnicom firmavano il 28 luglio scorso l’accordo del
secolo per far nascere il primo gruppo al mondo della
pubblicità. Ieri l’annuncio che non se ne farà nulla.
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Economia 45
italia: 51575551575557
Intervista Il presidente dell’associazione: dati record con masse gestite per 1.391 miliardi
L'assemblea
«Il risparmio non va punito
Premio a chi investe per 5 anni»
Seat, Farina e Percassi
per la fusione con Dmail
«Avanti le cause agli ex»
Lombardo (Assogestioni): prelievo ridotto al 13%
L’Italia torna a risparmiare.
Non lo fa come alla fine degli anni Novanta, quando metteva da
parte oltre il 20% del reddito, ma
rispetto ai minimi del 2013,
quando era scesa al 12%, il primo
trimestre dell’anno ha segnato
l’inversione di tendenza, con
una crescita di almeno un punto
percentuale. Tra fondi e gestioni,
in tre mesi la raccolta ha toccato i
29 miliardi - 19 solo a marzo - e
le masse gestite sono al massimo
storico di 1.391 miliardi di euro.
Un record che spinge il presidente di Assogestioni, Giordano
Lombardo, a guardare oltre e a
chiedere al governo una normativa fiscale in grado di incentivare l’industria del risparmio. Soprattutto nel lungo periodo.
Presidente, dal primo luglio
si alzano le tasse sui proventi
del risparmio, mentre altrove Francia, Gran Bretagna - il risparmio viene incentivato. Siamo alle solite?
«Credo sia il momento di
cambiare. Il governo ha appena
messo mano alla tassazione delle rendite finanziarie. Se viene
accolto il principio che il risparmio rappresenta una risorsa da
investire nel Paese, mi aspetto
qualche misura a sostegno di
comportamenti virtuosi dei risparmiatori».
Ma le casse sono vuote, non
è tempo di incentivi. A cosa
pensa?
«Penso a forme di rimodula-
L’industria
del risparmio gestito
Fondi Giordano Lombardo
zione nel tempo del prelievo fiscale. Ad esempio, se l’investitore non smobilizza per almeno 5
anni paga la metà del 26 per cento di tassazione, che a breve sarà
la regola. Se mantiene l’investimento per 10 o più anni, l’aliquota scende a zero».
Ma così si favoriscono i
grandi patrimoni.
«No, basta porre un limite annuale per incentivare i piccoli risparmiatori. E il maggior gettito
che ne uscirebbe, ampliando la
base imponibile, ripagherebbe il
Fisco dalla rimodulazione delle
aliquote. Sarebbe un segnale importante per il Paese».
Una nuova legge sul risparmio?
«Ma no! Basta una riga. Basta
concentrarsi sull’opzione temporale, indipendentemente dalla tipologia degli strumenti. Auspichiamo davvero che il governo riconsideri la tassazione degli
strumenti finanziari. Anche il
Febbraio
2014
Marzo
Febbraio
Marzo
2014
14.450
616.687
634.093
GESTIONI
PORTAFOGLI
5.380
4.354
746.080
756.603
553
515
99.316
100.171
4.827
3.840
616.761
658.132
Retail
Istituzionali
TOTALE
18.804
11.816 1.362.495 1.390.696
Fonte: Assogestioni
D’ARCO
presidente della Consob, Vegas,
lunedì scorso, si è mosso in questa direzione».
Speranze. La certezza è che
dal prossimo 1° luglio le tasse
aumenteranno.
❜❜
Investitori esteri
Dai grandi fondi
internazionali un
bellissimo segnale
di fiducia nell’Italia
cupazione dei consumatori, a
fronte all’impossibilità di fare
trasparenza sulla provenienza
degli alimenti». Una mancanza di trasparenza che ha favorito anche il verificarsi di inganni a danno di prodotti
simbolo del made in Italy, con
il concentrato di pomodoro
proveniente dalla Cina, l’olio
di oliva proveniente dalla
Spagna o i prosciutti provenienti dalla Germania “spacciati” per made in Italy. Lorenzin ha disposto l’immediata costituzione di un comitato che definirà le modalità
attraverso cui saranno rese
disponibili le informazioni
sulla provenienza dei prodotti
agro-alimentari «a chi dimostrerà un legittimo interesse
all’utilizzo di tali dati».
Corinna De Cesare
Sanità Beatrice Lorenzin
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cento tecnici andranno in Cina
Daimler richiama i pensionati a lavoro
Un registro e un segreto. Trecento nomi di ex
dipendenti ora in pensione. Con loro tutti i
trucchi dei linguaggi di programmazione tali
da renderli gli unici depositari dei sistemi
informatici alla base dei processi di
automazione industriale di Daimler
(proprietaria del marchio Mercedes-Benz).
Così ora che il produttore tedesco di
autovetture sta conoscendo una nuova
rinascita grazie al boom di richieste
provenienti dalla Cina non c’è alternativa se
non richiamare questi “arzilli” tecnici e
ingegneri, gran parte dei quali veleggia oltre i
70 anni, e inviarli nell’estremo Oriente a
risolvere i (potenziali) conflitti nella
transizione tra nuovi e vecchi sistemi
2014
6.435
Alimentari e forniture dall’estero
Via il segreto (doganale) di Stato
commerciali delle materie
prime provenienti dall’estero
per la produzione alimentare.
Finora — ha spiegato in una
nota — una complessa normativa doganale ha impedito
l’accessibilità dei dati senza
significative ragioni legate
alla tutela della riservatezza.
Provocando gravi turbative
sul mercato ed ansia e preoc-
2014
FONDI
Made in Italy Il ministro Lorenzin: «Pubblici i flussi delle materie prime»
MILANO — «Un segreto di
Stato». Roberto Moncalvo, il
presidente di Coldiretti li
aveva definiti così in un’intervista al Corriere, i dati sui
flussi commerciali dei cibi
che arrivano alle frontiere
italiane. «Se queste informazioni fossero pubbliche —
aveva aggiunto — sarebbe
facile capire quali sono le
industrie che importano prodotti dall’estero e poi li piazzano sugli scaffali con il bollino made in Italy». Il 33% della
produzione complessiva dei
prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con
il marchio “made in Italy”,
contiene infatti ancora oggi
materie prime straniere all’insaputa dei consumatori.
Ieri l’annuncio del ministro
della Salute Beatrice Lorenzin:
«Saranno resi pubblici i flussi
PATRIMONIO
GESTITO
RACCOLTA
NETTA
Valori
espressi
in milioni
di euro
informatici. Per ora di quei 300 ne sono stati
richiamati un centinaio, rivela il capo del
personale, Wilfried Porth. Ognuno dei quali
viene contrattualizzato come consulente
esterno e riceve un compenso giornaliero
“personalizzato”, lontano - assicurano dal
quartier generale di Stoccarda - dagli ultimi
stipendi percepiti prima della quiescenza. La
vicenda innesca due paradossi: 1) I linguaggi
di programmazione delle macchine sono
ancora territorio dei più vecchi. 2) Che fine fa il
decantato modello duale tedesco di alternanza
scuola-lavoro se anche Bosch e Otto Group
hanno ammesso di ricorrere ai pensionati?
Fabio Savelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Il quadro complessivo della
tassazione sui proventi del risparmio va rivisto. Purtroppo da
luglio aumenteranno le disparità di trattamento tra gli strumenti. Alcuni al 26%, i titoli di
Stato al 12,5%. Allargandosi la
forchetta, la decisione di investimento rischia di divenire una
specie di arbitraggio fiscale, un
fatto che sarebbe sbagliato sia
dal punto di vista teorico che
pratico, ossia dell’allocazione
del proprio stock di ricchezza».
Il risparmio come risorsa
per il Paese. Ma come?
«Penso a canalizzare parte del
risparmio verso le aziende e
l’economia reale, diversificando
e minimizzando il rischio. Anche in Italia il finanziamento alle
imprese attraverso il canale bancario è destinato a scendere in
percentuale».
Pensa ai mini bond?
«Per le caratteristiche strutturali delle imprese italiane potrebbero diventare una sorta di
specialità nazionale. Ci sono già
oltre venti fondi, tra lanciati e
pronti a partire, con gli investimenti in mini-bond. Un segnale
nella direzione giusta».
Grandi fondi internazionali
stanno investendo in Italia e
nelle sue banche, da Unicredit
a Intesa, da Mps al Banco…
«Un bellissimo segnale, tutt’altro che effimero. Sono molto
fiducioso. Investimenti di queste
dimensioni e di questa forza non
si vedevano da tanti anni. È un
segnale di fiducia nella capacità
di ripresa congiunturale dell’Italia».
Dall’assemblea di Generali a
quella di oggi di Ubi, il ruolo
dei fondi è sempre più importante. Tanto da influire anche
sulla governance delle aziende,
anche di quelle pubbliche.
«È un cambiamento che viene
da lontano, un lavoro pluriennale in cui noi operatori del gestito
abbiamo giocato un ruolo di stimolo e di propulsione ma che ha
incontrato grande apertura da
parte di molti emittenti. Soprattutto tengo a sottolineare che, in
quanto investitori istituzionali,
non abbiamo alcun interesse nel
contrapporci aprioristicamente
al management. Il nostro obiettivo comune è che l’azienda sia
gestita nell’interesse di tutti gli
azionisti».
Stefano Righi
@Righist
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Una frecciata alla Consob, ritenuta tanto presente e incalzante
oggi quando distratta in passato, inaugura a sorpresa
l’assemblea di bilancio di Seat Pagine Gialle che si chiude con
la notizia, in diretta, dell’arrivo dell’offerta vincolante targata
Farina-Percassi. Il bilancio 2013 (-462 milioni) è stato
approvato e ora il futuro delle Pagine Gialle potrebbe passare
da un’integrazione con Dmail. La manifestazione d’interesse
vincolante porta la firma della D.Holding, posseduta al 50%
ciascuno dall’imprenditore bergamasco ed ex calciatore di
serie A, Antonio Percassi (Atalanta, Kiko) e dallo stampatore
Vittorio Farina (gruppo Ilte). L’obiettivo è, appunto, avviare
un processo di integrazione con la quotata Dmail (vendite
online) di cui Percassi è azionista di riferimento con il 17%
insieme agli alleati Gianluigi Viganò (11% tramite una
holding di Madeira) e Adrio De Carolis (10%). Si
integrerebbero i canali di vendita e il network editoriale di
Dmail con la rete di 1.300 agenti delle Pagine Gialle. L’offerta
è soggetta a due condizioni: l’omologa della ristrutturazione
dei debiti di Dmail (anch’essa
insolvente) e l’ok al
Il presidente
concordato Seat modificato
con la proposta Dmail. Il
«Su questo cda
Consob è intervenuta consiglio dell’azienda
torinese si è riservato la
più che su quello
valutazione. L’offerta,
degli ultimi 10 anni» secondo quanto finora
trapelato, prevede un mix di
contanti (40 milioni) e carta,
cioè azioni Dmail. Dalla Consob intanto sono state indirizzate
ai vertici Seat richieste di integrazioni informative sui temi
della continuità aziendale, report dei revisori e compensi. Le
risposte sono state date durante l’assemblea ma con una
coda polemica. “Sono arrivate ieri alle 15 - ha commentato il
presidente di Seat, Guido de Vivo - e avrebbe dovuto
rispondere il cda: non hanno brillantemente pensato che per
convocare un cda ci vogliono almeno 24 ore”. I chiarimenti
richiesti da Consob su auditors e continuità aziendale? «Sono
gli stessi dello scorso anno - ha fatto notare il presidente
all’assemblea - ma allora Consob non ci aveva chiesto nulla».
Conclusione velenosissima: «Stanno facendo più interventi
su questo cda che su quello dei 10 anni precedenti». Cioè gli
amministratori contro i quali e’ partita l’azione di
responsabilità. In Borsa Seat ha chiuso ieri a 0,0019 euro
(+11,76%), Dmail a 4,15 euro (+5%).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
46
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Nome
Data Valuta
Quota/od.
Quota/pre.
AcomeA SGR - numero di tel. 800.89.39.89
[email protected]
Nome
Data Valuta
Quota/od.
Quota/pre.
Data Valuta
Quota/od.
Quota/pre.
Data Valuta
Quota/od.
Quota/pre.
AZ F. Best Cedola DIS
07/05 EUR
5,117
5,112
Asia Consumer Demand A
08/05 USD
13,450
13,510
PS - Best Global Managers B
06/05 EUR
106,150
106,260
AZ F. Best Equity
07/05 EUR
5,084
5,088
Asia Consumer Demand A-Dis
08/05 USD
13,110
13,170
PS - Best Gl Managers Flex Eq A
08/05 EUR
107,840
108,220
AZ F. Bond Target 2015 ACC
07/05 EUR
5,981
5,977
Asia Infrastructure A
08/05 USD
13,660
13,630
PS - Bond Opportunities A
08/05 EUR
163,030
162,930
AZ F. Bond Target 2015 DIS
07/05 EUR
5,487
5,483
Asian Bond A-Dis M
08/05 USD
10,167
10,158
ASIAN OPP CAP RET EUR
08/05 EUR
11,551
11,555
PS - Bond Opportunities B
08/05 EUR
121,560
121,490
Balanced-Risk Allocation A
08/05 EUR
14,710
14,720
FLEX QUANTITATIVE HR6 A EUR
08/05 EUR
109,941
109,891
PS - Dynamic Core Portfolio A
08/05 EUR
98,930
98,940
15,120
15,010
FLEX STRATEGY RET EUR
08/05 EUR
92,199
91,996
PS - EOS A
06/05 EUR
133,210
131,460
HIGH GROWTH CAP RET EUR
08/05 EUR
120,231
118,174
PS - Equilibrium A
08/05 EUR
100,840
100,820
ITALY CAP RET A EUR
08/05 EUR
25,537
25,371
PS - Fixed Inc Absolute Return A
08/05 EUR
99,180
99,140
SHORT DURATION CAP RET EUR
08/05 EUR
903,632
902,851
PS - Global Dynamic Opp A
08/05 EUR
100,380
100,450
PS - Global Dynamic Opp B
08/05 EUR
100,600
100,670
PS - Inter. Equity Quant A
08/05 EUR
107,930
107,940
PS - Inter. Equity Quant B
08/05 EUR
110,130
110,140
PS - Liquidity A
08/05 EUR
124,750
124,730
PS - Opportunistic Growth A
08/05 EUR
95,960
95,870
PS - Opportunistic Growth B
08/05 EUR
101,210
101,110
PS - Prestige A
06/05 EUR
98,150
98,380
PS - Quintessenza A
06/05 EUR
102,650
102,160
PS - Quintessenza B
06/05 EUR
105,750
105,240
PS - Target A
06/05 EUR
106,370
105,940
PS - Target B
06/05 EUR
106,380
105,950
PS - Titan Aggressive A
06/05 EUR
103,150
102,920
PS - Total Return A
08/05 EUR
101,720
101,860
PS - Total Return B
08/05 EUR
95,250
95,380
PS - Valeur Income A
08/05 EUR
110,640
110,560
PS - Value A
06/05 EUR
102,860
102,420
PS - Value B
06/05 EUR
105,040
104,580
AZ F. Bond Target 2016 ACC
07/05 EUR
5,397
5,396
Nome
Data Valuta
Quota/od.
Quota/pre.
Num tel: 178 311 01 00
www.compamfund.com - [email protected]
Nome
AcomeA America (A1)
08/05 EUR
15,883
15,843
AZ F. Bond Target 2016 DIS
07/05 EUR
5,118
5,116
Bluesky Global Strategy A
07/05 USD
1515,693
1512,157
Em. Loc. Cur. Debt A
08/05 USD
AcomeA America (A2)
08/05 EUR
16,383
16,341
AZ F. Bond Target 2017 Eq Op ACC 07/05 EUR
5,137
5,135
Bond Euro A
07/05 EUR
1240,107
1240,008
Em. Loc. Cur. Debt A-Dis.M
08/05 USD
9,640
9,570
AcomeA Asia Pacifico (A1)
08/05 EUR
4,034
4,007
AZ F. Bond Target 2017 Eq Op DIS
07/05 EUR
5,137
5,135
Bond Euro B
07/05 EUR
1198,881
1198,797
Em. Mkt Corp Bd A
08/05 USD
12,177
12,157
AcomeA Asia Pacifico (A2)
08/05 EUR
4,148
4,119
AZ F. Bond Target Giugno 2016 ACC 07/05 EUR
5,629
5,625
Bond Risk A
07/05 EUR
1443,583
1443,325
Euro Corp. Bond A
08/05 EUR
16,630
16,627
AcomeA Breve Termine (A1)
08/05 EUR
14,684
14,658
AZ F. Bond Target Giugno 2016 DIS 07/05 EUR
5,208
5,204
Bond Risk B
07/05 EUR
1382,883
1382,653
Euro Corp. Bond A-Dis M
08/05 EUR
12,647
12,645
AcomeA Breve Termine (A2)
08/05 EUR
14,842
14,815
AZ F. Bond TargetSettem.2016 ACC 07/05 EUR
5,858
5,858
CompAM Fund - Em. Mkt. Corp. A
07/05 EUR
1641,808
1636,951
Euro Short Term Bond A
08/05 EUR
10,926
10,926
CompAM Fund - Em. Mkt. Corp. B
07/05 EUR
1580,535
1575,876
European Bond A-Dis
CompAM Fund - SB Bond B
06/05 EUR
1071,227
1071,352
Glob. Bond A-Dis
AcomeA ETF Attivo (A1)
AcomeA ETF Attivo (A2)
08/05 EUR
4,580
08/05 EUR
4,507
4,691
4,616
AZ F. Bond TargetSettem.2016 DIS 07/05 EUR
AZ F. Cash 12 Mesi
07/05 EUR
5,518
5,351
5,518
5,351
08/05 EUR
5,638
08/05 USD
5,811
08/05 EUR
17,282
17,234
AZ F. Cash Overnight
07/05 EUR
5,257
5,257
CompAM Fund - SB Equity B
06/05 EUR
1109,626
1113,193
Glob. Equity Income A
08/05 USD
61,130
60,570
08/05 EUR
17,477
17,429
AZ F. Cat Bond ACC
30/04 EUR
5,305
5,304
CompAM Fund - SB Flexible B
06/05 EUR
1010,009
1011,058
Glob. Equity Income A-Dis
08/05 USD
15,400
15,250
AcomeA Europa (A1)
08/05 EUR
13,443
13,307
AZ F. Cat Bond DIS
30/04 EUR
5,268
5,286
European Equity A
07/05 EUR
1401,220
1407,445
Glob. Inv. Grade.Corp. Bond A-Dis M 08/05 USD
11,417
11,448
AcomeA Europa (A2)
08/05 EUR
13,783
13,644
AZ F. CGM Opport Corp Bd
07/05 EUR
6,050
6,046
European Equity B
07/05 EUR
1326,757
1332,671
Glob. Structured Equity A-Dis
08/05 USD
40,690
40,560
AcomeA Globale (A1)
08/05 EUR
11,122
11,059
AZ F. CGM Opport European
07/05 EUR
6,776
6,796
Multiman. Bal. A
06/05 EUR
115,754
116,010
Glob. Targeted Ret. A
08/05 EUR
10,398
10,397
AcomeA Globale (A2)
08/05 EUR
11,537
11,471
AZ F. CGM Opport Global
07/05 EUR
6,217
6,237
Multiman. Bal. M
06/05 EUR
115,296
115,549
AcomeA Italia (A1)
08/05 EUR
21,191
20,805
AZ F. CGM Opport Gov Bd
07/05 EUR
5,548
5,548
AcomeA Italia (A2)
08/05 EUR
21,749
21,353
AZ F. Commodity Trading
07/05 EUR
4,402
4,414
AcomeA Liquidità (A1)
08/05 EUR
8,908
8,906
AZ F. Conservative
07/05 EUR
6,453
6,466
AcomeA Liquidità (A2)
08/05 EUR
8,909
8,907
AZ F. Core Brands
07/05 EUR
5,592
AcomeA Paesi Emergenti (A1)
08/05 EUR
6,332
6,319
AZ F. Corporate Premium ACC
07/05 EUR
AcomeA Paesi Emergenti (A2)
08/05 EUR
6,507
6,494
AZ F. Corporate Premium DIS
07/05 EUR
Glob. Tot. Ret. (EUR) Bond A
08/05 EUR
12,902
12,903
72,823
Glob. Tot. Ret. (EUR) Bond E-Dis
08/05 EUR
11,790
11,791
Greater China Eq. A
08/05 USD
44,040
44,360
India Equity E
08/05 EUR
26,960
26,920
5,585
Japanese Eq. Advantage A
08/05 JPY
2881,000
2866,000
5,531
5,520
Pan European Eq. A
08/05 EUR
17,550
17,440
5,257
5,246
Pan European Eq. A-Dis
08/05 EUR
15,840
15,740
Pan European Eq. Inc. A-Dis
08/05 EUR
11,750
11,700
Pan European High Inc A
08/05 EUR
18,750
18,730
Pan European High Inc A-Dis
08/05 EUR
13,640
13,620
Pan European Struct. Eq. A
08/05 EUR
14,110
14,060
Pan European Struct. Eq. A-Dis
08/05 EUR
13,420
13,370
Renminbi Fix. Inc. A
08/05 USD
10,590
10,579
Renminbi Fix. Inc. EUR A-Dis
08/05 EUR
9,213
9,214
US Equity A EH
08/05 EUR
14,210
14,070
US High Yield Bond A
08/05 USD
11,893
11,886
AcomeA Patrimonio Aggressivo (A1) 08/05 EUR
3,931
3,908
AZ F. Dividend Premium ACC
07/05 EUR
5,614
5,604
AcomeA Patrimonia Aggressivo (A2) 08/05 EUR
4,048
4,025
AZ F. Dividend Premium DIS
07/05 EUR
4,965
4,956
72,719
Multiman. Eq. Afr. & Mid. East M
30/04 EUR
75,746
75,845
Multiman.Target Alpha A
30/04 EUR
103,953
104,346
DB Platinum
AcomeA Patrimonio Dinamico (A1) 08/05 EUR
5,249
5,213
AZ F. Emer. Mkt Asia
07/05 EUR
5,628
Agriculture Euro R1C A
06/05 EUR
68,490
67,960
Comm Euro R1C A
08/05 EUR
113,090
112,820
Comm Harvest R3C E
06/05 EUR
74,490
74,360
5,651
AcomeA Patrimonio Dinamico (A2) 08/05 EUR
5,355
5,318
AZ F. Emer. Mkt Europe
07/05 EUR
3,129
3,078
AcomeA Patrimonio Prudente (A1) 08/05 EUR
6,253
6,197
AZ F. Emer. Mkt Lat. Am.
07/05 EUR
4,927
4,888
AcomeA Patrimonio Prudente (A2) 08/05 EUR
6,390
6,333
AZ F. European Dynamic
07/05 EUR
5,170
5,170
AcomeA Performance (A1)
08/05 EUR
21,912
21,707
AZ F. European Trend
07/05 EUR
3,312
3,312
AcomeA Performance (A2)
08/05 EUR
22,233
22,024
AZ F. Formula 1 Absolute
07/05 EUR
5,260
5,311
AZ F. Formula 1 Alpha Plus ACC
30/04 EUR
5,583
5,578
Currency Returns Plus R1C
08/05 EUR
934,860
935,350
DB Platinum IV
08/05 EUR
Croci Euro R1C B
AZ F. Formula 1 Alpha Plus DIS
AZ F. Formula Target 2014
Invictus Global Bond Fd
06/05 EUR
07/05 EUR
Invictus Macro Fd
Sol Invictus Absolute Return
08/05 EUR
106,673
80,123
102,269
30/04 EUR
07/05 EUR
5,522
4,753
Croci Japan R1C B
08/05 JPY
7978,820
7908,220
Croci US R1C B
08/05 USD
162,230
163,060
Dyn. Cash R1C A
07/05 EUR
101,530
101,530
Paulson Global R1C E
30/04 EUR
6156,720
6120,120
Sovereign Plus R1C A
08/05 EUR
107,210
107,140
Systematic Alpha R1C A
07/05 EUR
10321,000
10321,770
US High Yield Bond A-Dis M
4,753
AZ F. Formula Target 2015 ACC
07/05 EUR
6,043
6,039
79,564
AZ F. Formula Target 2015 DIS
07/05 EUR
5,548
5,544
AZ F. Formula 1 Conserv.
07/05 EUR
4,960
4,960
AZ F. Global Curr&Rates ACC
07/05 EUR
4,356
4,347
AZ F. Global Curr&Rates DIS
07/05 EUR
4,104
4,095
AZ F. Global Sukuk ACC
30/04 EUR
4,951
4,925
AZ F. Global Sukuk DIS
30/04 EUR
4,856
4,925
AZ F. Hybrid Bonds ACC
07/05 EUR
5,293
5,288
AZIMUT CAPITAL MANAGEMENT SGR - tel.02.88981
AZ F. Hybrid Bonds DIS
07/05 EUR
5,182
5,177
08/05 USD
08/05 USD
US Value Equity A
08/05 USD
US Value Equity A-Dis
10,788
31,260
29,890
Quota/pre.
Nome
www.multistarssicav.com [email protected]
T. +41 (0)91 640 37 80
Orazio Conservative A
08/05 EUR
100,690
100,380
Sparta Agressive A
08/05 EUR
101,160
100,970
WM Biotech A
08/05 EUR
134,810
137,050
WM Biotech I
08/05 EUR
1372,420
1395,240
www.newmillenniumsicav.com
Distributore Principale: Banca Finnat Euramerica - Tel: 06/69933475
NM Augustum Corp Bd A
08/05 EUR
190,570
190,150
NM Augustum High Qual Bd A
08/05 EUR
146,160
145,980
NM Balanced World Cons A
08/05 EUR
134,240
134,090
NM Euro Bonds Short Term A
08/05 EUR
138,290
138,210
NM Euro Equities A
08/05 EUR
47,810
47,320
NM Global Equities EUR hdg A
08/05 EUR
70,950
71,010
NM Inflation Linked Bond Europe A 08/05 EUR
105,510
105,330
NM Italian Diversified Bond A
08/05 EUR
112,250
112,020
NM Italian Diversified Bond I
08/05 EUR
114,610
114,370
NM Large Europe Corp A
08/05 EUR
135,540
135,320
NM Market Timing A
08/05 EUR
105,650
105,590
NM Market Timing I
08/05 EUR
106,420
106,350
NM Q7 Active Eq. Int. A
08/05 EUR
61,270
61,480
NM Q7 Globalflex A
02/05 EUR
104,730
104,610
NM Total Return Flexible A
02/05 EUR
122,120
121,860
NM VolActive A
08/05 EUR
98,870
98,740
NM VolActive I
08/05 EUR
99,360
99,220
10,781
31,050
29,690
www.pegasocapitalsicav.com
Strategic Bond Inst. C
08/05 EUR
106,760
106,660
Strategic Bond Inst. C hdg
08/05 USD
106,930
106,830
Strategic Bond Retail C
08/05 EUR
105,360
105,260
Strategic Bond Retail C hdg
08/05 USD
105,470
105,360
Strategic Trend Inst. C
08/05 EUR
103,810
103,650
Strategic Trend Retail C
08/05 EUR
101,690
101,540
Fondo Donatello-Michelangelo Due 31/12 EUR
51470,165
52927,939
Fondo Donatello-Tulipano
31/12 EUR
46691,916
47475,755
Fondo Donatello-Margherita
31/12 EUR
27926,454
27116,197
Fondo Donatello-David
31/12 EUR
58259,864
57863,932
Fondo Tiziano Comparto Venere
31/12 EUR 468728,464 477314,036
Caravaggio di Sorgente SGR
31/12 EUR
Tel: 02 77718.1
www.kairospartners.com
Fondi Unit Linked
07/05
Flex Equity 100
www.azimut.it - [email protected]
118,260
5,535
106,466
104,220
119,660
Quota/od.
5,808
AcomeA Eurobbligazionario (A2)
30/04 EUR
Data Valuta
5,643
AcomeA Eurobbligazionario (A1)
Multiman. Eq. Afr. & Mid. East A
Nome
Kairos Multi-Str. A
31/03 EUR 873555,970 873230,021
Kairos Multi-Str. B
31/03 EUR 571470,686 571552,756
Kairos Multi-Str. I
31/03 EUR 588531,969 588092,605
Global Equity
07/05
5,339 EUR
Maximum
07/05
5,183 EUR
Progress
07/05
6,393 EUR
Azimut Dinamico
07/05 EUR
26,337
26,325
AZ F. Income ACC
07/05 EUR
6,295
6,300
Azimut Formula 1 Absolute
07/05 EUR
7,024
7,105
AZ F. Income DIS
07/05 EUR
5,808
5,812
Azimut Formula 1 Conserv
07/05 EUR
6,891
6,892
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 ACC 07/05 EUR
4,565
4,553
Azimut Formula Target 2013
07/05 EUR
6,924
6,923
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 DIS 07/05 EUR
4,279
4,268
KAIROS INTERNATIONAL SICAV
Azimut Formula Target 2014
07/05 EUR
6,733
6,733
AZ F. Institutional Target
07/05 EUR
5,537
5,543
KIS - America A-USD
07/05 USD
267,970
267,900
AZ F. Italian Trend
07/05 EUR
3,705
3,771
KIS - America P
07/05 EUR
188,420
188,370
KIS - America X
07/05 EUR
189,530
189,480
07/05
Quality
www.sorgentegroup.com
11,076 EUR
Kairos Multi-Str. P
31/03 EUR 537043,435 537063,412
Kairos Income
07/05 EUR
6,804
6,805
Kairos Small Cap
07/05 EUR
10,390
10,398
AUGUSTUM EQUITY EUROPE I
08/05 EUR
110,930
109,740
AUGUSTUM G.A.M.E.S. A
08/05 EUR
112,220
111,980
AUGUSTUM G.A.M.E.S. I
08/05 EUR
149,120
148,800
7,020 EUR
Azimut Garanzia
07/05 EUR
12,888
12,889
Azimut Prev. Com. Crescita
30/04 EUR
11,073
11,031
AZ F. Lira Plus ACC
07/05 EUR
4,894
4,879
ABS- I
31/03 EUR
15709,208
14994,109
07/05 EUR
4,794
4,779
ABSOLUTE RETURN EUROPA
02/05 EUR
5020,233
4999,473
Azimut Prev. Com. Crescita Cl. C
30/04 EUR
11,086
11,042
AZ F. Lira Plus DIS
Azimut Prev. Com. Equilibrato
30/04 EUR
12,137
12,092
AZ F. Macro Dynamic
07/05 EUR
5,973
5,962
BOND-A
28/02 EUR 721205,818 703354,240
Azimut Prev. Com. Equilibrato Cl. C 30/04 EUR
12,145
12,098
AZ F. Opportunities
07/05 EUR
5,195
5,198
BOND-B
28/02 EUR 721205,818 703354,240
Azimut Prev. Com. Garantito
30/04 EUR
11,002
10,923
AZ F. Pacific Trend
07/05 EUR
3,916
3,989
EQUITY- I
31/03 EUR 608277,667 608644,044
Azimut Prev. Com. Protetto
30/04 EUR
11,904
11,865
AZ F. Patriot ACC
07/05 EUR
6,633
6,638
PRINCIPAL FINANCE 1
31/12 EUR
Azimut Prev. Com. Protetto Cl. C
30/04 EUR
11,913
11,872
AZ F. Patriot DIS
07/05 EUR
6,156
Azimut Prev. Com. Obbli.
30/04 EUR
10,226
10,177
AZ F. Qbond
07/05 EUR
5,261
Azimut Prev. Com. Obbli. Cl. C
30/04 EUR
10,226
10,177
AZ F. Qinternational
07/05 EUR
Azimut Reddito Euro
07/05 EUR
17,518
17,534
AZ F. QProtection
Azimut Reddito Usa
07/05 EUR
5,923
5,920
Azimut Scudo
07/05 EUR
8,731
Azimut Solidity
07/05 EUR
Azimut Strategic Trend
2451,889
2506,583
Numero verde 800 124811
[email protected]
Nextam Bilanciato
08/05 EUR
6,902
6,859
Nextam Obblig. Misto
08/05 EUR
7,400
7,386
BInver International A
08/05 EUR
6,395
6,336
Cap. Int. Abs. Inc. Grower D
08/05 EUR
5,506
5,468
Asian Equity B
08/05 EUR
93,880
93,850
CITIC Securities China Fd A
08/05 EUR
4,832
4,810
Asian Equity B
08/05 USD
131,790
131,740
Fidela A
08/05 EUR
5,487
5,480
Emerg Mkts Equity
08/05 USD
440,820
441,100
Income A
08/05 EUR
5,711
5,703
Emerg Mkts Equity Hdg
08/05 EUR
430,620
430,910
International Equity A
08/05 EUR
6,990
6,942
European Equity
08/05 EUR
282,450
280,000
Italian Selection A
08/05 EUR
7,130
7,040
European Equity B
08/05 USD
349,100
346,070
Liquidity A
08/05 EUR
5,340
5,339
Greater China Equity B
08/05 EUR
102,340
103,130
Multimanager American Eq.A
08/05 EUR
4,691
4,668
Greater China Equity B
08/05 USD
145,680
146,780
68,590
KIS - Bond A-USD
08/05 USD
171,530
171,240
KIS - Bond D
08/05 EUR
122,780
122,600
KIS - Bond P
08/05 EUR
126,890
126,700
KIS - Bond Plus A Dist
08/05 EUR
125,590
125,380
KIS - Bond Plus D
08/05 EUR
130,690
130,470
6,160
KIS - Bond Plus P
08/05 EUR
132,690
132,470
5,254
KIS - Dynamic A-USD
08/05 USD
174,210
173,990
5,113
5,096
KIS - Dynamic D
08/05 EUR
121,340
121,190
07/05 EUR
5,236
5,228
KIS - Dynamic P
08/05 EUR
123,590
123,430
AZ F. Qtrend
07/05 EUR
4,979
4,978
KIS - Emerging Mkts A
07/05 EUR
121,030
121,720
8,747
AZ F. Renminbi Opport
07/05 EUR
5,251
5,259
Dividendo Arancio
08/05 EUR
49,230
48,760
KIS - Emerging Mkts D
07/05 EUR
119,530
120,220
8,858
8,861
AZ F. Reserve Short Term
07/05 EUR
6,302
6,302
Convertibile Arancio
08/05 EUR
60,990
60,700
KIS - Europa D
08/05 EUR
125,820
124,150
Multimanager Asia Pacific Eq.A
08/05 EUR
4,373
4,346
Growth Opportunities
08/05 USD
68,610
07/05 EUR
6,222
6,234
AZ F. Short Term Gl High Yield ACC 07/05 EUR
5,103
5,102
Cedola Arancio
08/05 EUR
58,860
58,680
KIS - Europa P
08/05 EUR
127,970
126,270
Multimanager Emerg.Mkts Eq.A
08/05 EUR
4,161
4,121
Growth Opportunities Hdg
08/05 EUR
75,150
75,130
Azimut Trend America
07/05 EUR
12,367
12,293
AZ F. Short Term Gl High Yield DIS 07/05 EUR
5,025
5,024
Borsa Protetta Agosto
07/05 EUR
61,890
61,890
KIS - Europa X
08/05 EUR
128,510
126,790
Multimanager European Eq.A
08/05 EUR
4,561
4,550
Japanese Equity
08/05 JPY
123,160
122,370
Azimut Trend Europa
07/05 EUR
13,312
13,311
AZ F. Solidity ACC
07/05 EUR
6,012
6,015
Borsa Protetta Febbraio
07/05 EUR
60,400
60,480
KIS - Global Bond P
07/05 EUR
102,460
102,410
Strategic A
08/05 EUR
5,221
5,191
Japanese Equity B
08/05 USD
122,170
121,370
Azimut Trend Italia
07/05 EUR
18,803
19,145
AZ F. Solidity DIS
07/05 EUR
5,617
5,619
Borsa Protetta Maggio
07/05 EUR
63,310
62,770
KIS - Income D
08/05 EUR
104,130
104,130
Usa Value Fund A
08/05 EUR
5,817
5,807
Japanese Equity Hdg
08/05 EUR
160,160
159,130
Azimut Trend Pacifico
07/05 EUR
6,550
6,684
AZ F. Strategic Trend
07/05 EUR
5,718
5,728
Borsa Protetta Novembre
07/05 EUR
60,970
61,090
KIS - Income P
08/05 EUR
107,670
107,670
Ver Capital Credit Fd A
08/05 EUR
5,573
5,566
Swiss Equity
08/05 CHF
131,860
131,130
07/05 EUR
5,045
5,040
Inflazione Più Arancio
08/05 EUR
56,620
56,490
KIS - Italia P
08/05 EUR
132,770
131,740
Swiss Equity Hdg
08/05 EUR
100,120
99,560
US Equity
08/05 USD
165,470
164,740
US Equity Hdg
08/05 EUR
182,150
181,330
61951,842
59550,161
Tel: 848 58 58 20
Sito web: www.ingdirect.it
Azimut Trend Tassi
07/05 EUR
10,208
10,215
AZ F. Top Rating ACC
Azimut Trend
07/05 EUR
27,428
27,413
AZ F. Top Rating DIS
07/05 EUR
5,045
5,040
Mattone Arancio
08/05 EUR
45,910
45,190
KIS - Italia X
08/05 EUR
131,930
131,120
AZ F. Trend
07/05 EUR
6,016
6,012
Profilo Dinamico Arancio
08/05 EUR
64,520
64,410
KIS - Key
08/05 EUR
133,660
134,390
AZ F. US Income
07/05 EUR
5,359
5,357
Profilo Equilibrato Arancio
08/05 EUR
62,130
62,080
KIS - Key X
08/05 EUR
136,340
137,090
AZ FUND MANAGEMENT SA - tel.00352 2663811
AZ F. Active Selection
07/05 EUR
5,399
5,409
Tel: 0041916403780
www.pharusfunds.com [email protected]
AZ F. Active Strategy
07/05 EUR
5,078
5,086
Profilo Moderato Arancio
08/05 EUR
58,310
58,320
KIS - Multi-Str. UCITS A USD
07/05 USD
150,280
150,930
AZ F. Alpha Man. Credit
07/05 EUR
5,472
5,470
Top Italia Arancio
08/05 EUR
51,490
50,330
KIS - Multi-Str. UCITS D
07/05 EUR
110,470
110,960
PS - 3P Cosmic A
08/05 EUR
74,150
AZ F. Alpha Man. Equity
07/05 EUR
4,775
4,792
KIS - Multi-Str. UCITS P
07/05 EUR
113,210
113,700
PS - 3P Cosmic C
08/05 CHF
73,510
73,380
AZ F. Alpha Man. Them.
07/05 EUR
3,517
3,521
Abs. UK Dynamic Fd P1
09/05 GBP
1,472
1,464
KIS - Multi-Str. UCITS X
07/05 EUR
114,010
114,500
PS - Absolute Return A
08/05 EUR
112,870
112,760
AZ F. American Trend
07/05 EUR
3,129
3,111
Abs. UK Dynamic Fd P1 H
09/05 EUR
1,616
1,608
KIS - Selection D
08/05 EUR
123,420
123,240
PS - Absolute Return B
08/05 EUR
119,040
118,910
AZ F. Asset Plus
07/05 EUR
5,519
5,522
Abs. UK Dynamic Fd P2
09/05 GBP
1,504
1,495
KIS - Selection P
08/05 EUR
125,360
125,180
PS - Algo Flex A
08/05 EUR
109,810
110,050
AZ F. Asset Power
07/05 EUR
5,334
5,344
Abs. UK Dynamic Fd P2 H
09/05 EUR
1,687
1,677
KIS - Selection X
08/05 EUR
125,000
124,850
PS - Algo Flex B
08/05 EUR
104,820
105,050
AZ F. Asset Timing
07/05 EUR
5,024
5,026
UK Abs. Target Fd P1
09/05 GBP
1,187
1,190
Invesco Funds
KIS - Sm. Cap D
08/05 EUR
101,790
101,300
PS - BeFlexible A
08/05 EUR
85,240
85,340
AZ F. Best Bond
07/05 EUR
5,341
5,337
UK Abs Target Fd P2
09/05 EUR
1,135
1,138
Asia Balanced A
08/05 USD
24,570
24,560
KIS - Sm. Cap P
08/05 EUR
106,600
106,090
PS - BeFlexible C
08/05 USD
84,020
84,130
AZ F. Best Cedola ACC
07/05 EUR
5,659
5,653
UK Abs Target Fd P2
09/05 GBP
1,216
1,220
Asia Balanced A-Dis
08/05 USD
16,160
16,150
KIS - Target 2014 X
08/05 EUR
100,220
100,220
PS - Best Global Managers A
06/05 EUR
102,420
102,550
La lista completa dei comparti Invesco autorizzati in Italia
è disponibile sul sito www.invesco.it
www.vitruviussicav.com
74,130
Tel 0332 251411
www.ottoapiu.it
8a+ Eiger
08/05 EUR
6,283
6,215
8a+ Gran Paradiso
08/05 EUR
5,268
5,275
8a+ Latemar
08/05 EUR
5,986
5,954
8a+ Matterhorn
02/05 EUR 856702,492 860696,577
Legenda: Quota/pre. = Quota precedente;
Quota/od. = Quota odierna
13351DDB
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Piazza Affari
INDICI GIÙ CON BPER E BANCO
RECUPERA IL TITOLO FIAT
di GIACOMO FERRARI
Sussurri & Grida
L’ex ministro libico Ben Yezza all’assemblea dell’Eni
Superata l’euforia per gli annunci
della Bce, le Borse europee sono
tornate alla normalità, con gli
indici in leggero calo e il ritorno
delle preoccupazioni per la
situazione in Ucraina. Appesantito
dai titoli bancari, il Ftse-Mib ha
invece decisamente virato al ribasso, chiudendo in
calo dell’1,56%, secondo peggior risultato nel Vecchio
Continente dopo il Psi 20 di Lisbona (-1,78%). Nel
comparto del credito gli arretramenti hanno toccato
livelli significativi, nonostante il permanere dello
spread (intorno ai 150 punti base), ai minimi
dall’introduzione dell’euro. In particolare la Banca
popolare dell’Emilia Romagna ha lasciato sul campo
il 7% del suo valore. Di poco inferiori le variazioni
negative di Banco Popolare (-5,76%), Mediobanca (5,39%) e Popolare Milano (-5%) che a mercati chiusi
ha comunicato i risultati del primo trimestre (con utili
in aumento). Fra gli industriali male Prysmian (5,35%), colpita dai downgrade degli analisti (JP
Morgan ha tagliato il target price a 18 euro) dopo i
conti trimestrali. Fra i segni positivi, infine, Snam
(+1,59%), Autogrill (+1,52%) e Fiat (+1,21%),
rimbalzata dopo i recenti ribassi.
(s.agn.) Il ritorno del fondo sovrano libico sulla scena della finanza italiana. Quella dell’altro giorno all’assemblea degli azionisti dell’Eni potrebbe non essere
un’apparizione unica del Libyan Investment Authority,
che si è presentato al palazzo romano dell’Eur forte di
più di 42 milioni di azioni del Cane a sei zampe, pari all’1,16% del capitale (in soldoni: una fiche di 800 milioni
di euro). Gli azionisti libici potrebbero averci preso gusto e ripresentarsi nelle prossime occasioni anche alle
assise di Unicredit e di Finmeccanica. Come socio dell’istituto di credito si trova, per la verità, la Central bank
of Libya (2.9%), mentre il fondo sovrano ha in prima
persona il 2,01% del gruppo della difesa.
Non è dato sapere se anche nel prossimo futuro (le
assemblee Unicredit e Finmeccanica sono in calendario
per martedì e giovedì prossimi) il Lia sarà rappresentato dal medesimo delegato. All’Eni si è vista seduta in sala una vecchia conoscenza degli uomini del gruppo guidato ora da Claudio Descalzi: Abdulrahman Ben Yezza,
ex ministro del petrolio di Tripoli tra il 2011 e il 2012, ed
ex presidente di Eni Oil & co, joint venture tra il Cane a
sei zampe e la compagnia petrolifera nazionale libica, la
Noc. Sembra, inoltre, che Ben Yezza e il Lia si siano avvalsi anche della consulenza legale di un grande studio
internazionale americano: Curtis, Mallet-Prevost,
Colt&Mosle.
@stefanoagnoli
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Unicredit, parte la procedura sugli Chopard, dagli orologi all’Hôtel
esuberi
Vendôme
(ri.que.) Parte il conto alla rovescia per la vertenza sui
5.482 esuberi Unicredit. Ieri una delegazione della banca guidata dal responsabile del personale, Paolo Cornetta, ha incontrato i sindacati e formalizzato l’avvio
della procedura. Ora ci sono 50 giorni di tempo per arrivare a un accordo. Sempre ieri da registrare lo sciopero
di Uccmb, Unicredit credit management bank, la controllata dell’istituto che si occupa di recupero crediti
destinata alla cessione. In Italia Unicredit ha poco meno
di 50 mila dei suoi 147 mila addetti. Nell’incontro di ieri
a Milano si è andati poco oltre la formale apertura della
procedura. La riduzione del personale auspicata dalla
banca corrisponde all’11% dell’organico e dovrà avvenire da qui al 2018. Entro questo termine 2.794 dipendenti Unicredit matureranno i requisiti per la pensione.
L’istituto valuta la possibilità di evitare il ricorso al fondo di solidarietà del settore. In queste prime mosse del
confronto dura la posizione dei sindacati della categoria. «Dal 2007 al 2018, i posti persi in Unicredit saranno
circa 35mila, tra esuberi, prepensionamenti, esternalizzazioni e blocco del turn over – fa i conti Mauro Morelli,
segretario nazionale della Fabi –. Se l’azienda confermerà l’obiettivo di congelare il contratto integrativo e
tagliare il welfare, la trattativa partirà in salita».
(giu.fer.) Chopard entra nel business degli hotel. Il
marchio svizzero degli orologi e dei gioielli ha acquisito
l’Unione Hôtelière Parisienne, la società che possiede
l’Hôtel Vendôme a Parigi. L’edifico, costruito nel 1723
da Pierre Perrin, è al numero 1 di Place Vendôme, la
piazza su cui si affacciano le vetrine dei più noti marchi
della gioielleria mondiale. Al primo piano si trova l’hotel, un 5 stelle, costituito da 29 camere di cui 10 suite,
oltre a un ristorante di una certa fama. Il piano terra, invece, ospita la boutique Chopard. L’operazione, di cui
non è stato comunicato il valore, rientra nella strategia
del gruppo svizzero di sviluppare una rete di boutique
di proprietà, ma allo stesso rappresenta il primo passo
di un progetto di diversificazione nel lusso. «Le possibilità di sinergia tra questi due mondi del lusso sono molteplici», spiegano dall’azienda familiare, che ha sede a
Meyrin, vicino a Ginevra. E prevedono altri «investimenti in futuro». Del resto non è la prima volta che le
griffe del lusso sbarcano nel settore dell’ospitalità: da
Armani a Bulgari, da Ferragamo a Lvmh, da Missoni a
Ferretti, il business degli hotel di lusso è diventato uno
passaggio chiave per sviluppare attorno al marchio uno
stile di vita. Oltre, naturalmente, ad assicurarsi location
di prima qualità per le proprie boutique.
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mila presenze che sperano gli organizzatori.
Il presidente, Rolando Picchioni, parla di un
4 per cento in più il primo giorno rispetto allo scorso anno; molti editori, piccoli e grandi, si dichiarano soddisfatti di come stanno
andando le vendite. Tuttavia la spending review si nota in qualche stand ma soprattutto
nella minor presenza di ospiti stranieri.
Sempre di più il Lingotto è una bolla dalla
quale l’editoria trae una boccata d’ossigeno e
segnali di speranza nel tenebroso scenario
attuale. Uno scenario ribadito ieri dal convegno dell’Aie (l’Associazione italiana editori)
in cui sono stati presentati i dati Nielsen relativi al primo trimestre 2014: tutti (o quasi)
con il segno meno. Si sono venduti 1,4 milioni di libri in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, si è registrato un -6,8%
a copie e un -5,3% a valore e non consola il
fatto che ci siano molti Paesi in rosso (soltanto l’India segna un più 11,3 per cento).
La variazione a volume è più importante di
quella a valore anche perché sembra stia tramontando il tempo dei libri low
I minori
cost e infatti si reDi Sora (Voland): serve gistra lo spostamento negli acquila legge tedesca sui
sti dalle fasce di
costi fissi. I titoli per
prezzo basso (1-5
ragazzi con il segno più euro) ai libri di fascia intermedia (720). Il segno più si
vede solamente nel settore bambini, che porta una variazione positiva dello 0,3 per cento
del mercato a valore.
Laura Donnini, amministratore delegato
di Rcs Libri, fa notare che «la riduzione del
prezzo medio non ha portato lettori. La grande distribuzione è stata distrutta, sono stati
venduti i libri a 0,99 e non gli altri, quindi si
tratta di un’operazione che non ha portato
nuovi acquirenti. A questo si aggiunge anche
un uso spropositato delle promozioni che
ancora una volta ha ingolfato il mercato senza benefici. La risposta non può essere solo il
digitale, anche se l’innovazione è necessaria».
L’ebook non sarà la soluzione di tutti i problemi, aggiunge Vincenzo Russi, responsabile del settore digitale del gruppo Messaggerie italiane, «anche perché la crescita dell’ebook va sostenuta complessivamente attraverso un ecosistema che ne permetta un
accesso più alto: apparecchi diversi, reti ecc.
L’esperienza che dobbiamo costruire deve
garantire la continuità che si aspetta il lettore
Folla all’esterno del Lingotto di Torino, ieri, per la XXVII edizione del Salone del Libro (foto Alessandro Di Marco/Ansa)
I low cost in crisi, il Salone no
Gli editori ringraziano i bimbi
Donnini (Rcs): il taglio del prezzo medio non porta lettori
e che invece adesso non trova».
Uno scenario negativo in cui tutti sono a
rischio, piccoli e grandi, anche se è stato Antonio Monaco — editore di Sonda e presidente del Gruppo piccoli editori in seno all’Aie — a dare corpo al fantasma che aleggia
anche al Salone: «Un editore medio, che fa
trenta titoli, con questa crisi perde circa 200
mila euro all’anno. È chiaro che se va a chiedere risorse non trova nessuna risposta e il
margine di sopravvivenza, stando così le cose, è di venti mesi. Molti editori saranno a rischio di chiusura nel 2015». Ma anche i grandi non possono stare tranquilli, aggiunge
Monaco commentando il meno 4,2 per cento
dei titoli pubblicati: «Qui la decrescita felice
non c’entra niente, è uno stato di necessità.
Un mercato che si ridimensiona porta inevitabilmente i soggetti forti a fare delle scelte.
-6,8%
I dati dell’editoria nel primo trimestre
2014: sono stati venduti 1,4 milioni di
libri in meno rispetto allo stesso
periodo dell’anno scorso. Le vendite
hanno registrato un -6,8% a copie e
un -5,3% a valore e non consola il
fatto che siano molti i Paesi in rosso
Avremo una trasformazione importante a livello di acquisizioni. Forse nel giro di qualche anno non ci potremmo più permettere i
sei grandi gruppi editoriali attuali, magari diventeranno due».
Se grandi e piccoli sono sostanzialmente
d’accordo sulla diagnosi, i pareri sono diversi
riguardo alle possibili soluzioni. Riccardo
Cavallero, amministratore delegato di Mondadori Libri,ammette che i grandi editori di
oggi possono non essere quelli di domani,
ma sulla situazione ha un’idea molto chiara:
«Ci stiamo muovendo in un mercato protezionistico, che si è configurato in questo modo per la paura dei grandi player». Il riferimento è alla legge Levi che limita gli sconti al
15%: «Una scelta difensiva — sostiene Cavallero — che non porta da nessuna parte, solo
a un lento strozzamento del mercato dove i
più piccoli finiscono con il soffrire di più.
Questa legge, nata con un disegno ideologico, non garantisce la pluralità. Non stiamo
sviluppando il mercato, c’è un rallentamento
nel digitale, si stanno distruggendo i paperback. E non è vero che si pubblica di meno.
Anzi con il digitale si pubblica di più, è un altro strumento». La soluzione per Cavallero è
«non avere paura del diavolo. Bisogna puntare sui servizi, sul digitale. Negli Stati Uniti
operano in un mercato libero completamente e si sono ripresi».
Daniela Di Sora di Voland, che non ha fatto
mistero delle difficoltà della casa editrice
ammettendo di aver chiesto aiuto con una
mail a una trentina di amici, è di tutt’altro avviso: «La situazione è pesantissima, servono
regole certe anche nel campo del libro. Non è
un caso che in Germania legga l’80 per cento
della popolazione, in Francia il 60, da noi il
40. Ieri ho ascoltato il ministro Franceschini:
ha fatto un discorso appassionato, si vede
che ama i libri, ma questo non basta. Ci vogliono interventi precisi, una legge che venga
fatta rispettare. Perché non prendere una
legge che funziona altrove, in Germania per
esempio, dove il prezzo è fisso, e portarla anche da noi?».
Il Salone è una boccata di ossigeno anche
per Voland. «Giovedì è andato meglio del giovedì dello scorso anno. Ma forse comprano di
più qui perché ci trovano meno in libreria».
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Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Cultura 49
italia: 51575551575557
Questo in ogni ambito, spiega Nove: «La stessa editoria è un
segno di questa tendenza, mettiamo in scena di continuo
grandi eventi che poco dopo non sono nulla. Sui social
network vale il continuo cazzeggio su tutto, calcio, metafisica.
Il tweet di un cantante ha più valore del più serio articolo del
più grande critico. E noi perdiamo la scommessa della
cultura, il tramandare. Non si salva alcuna memoria o
memorabilità».
mondo; e mostra come raccontando una storia medioevale,
imbevuta di una spiritualità profonda quale è quella del
Poverello, si possa parlare in realtà di oggi. «Il Medioevo —
inizia Aldo Nove — era un mondo dove tutto ha senso, il che
per me è stimolante perché ora viviamo in un mondo che ci
sommerge di informazioni, codici, parole che però non vanno
da nessuna parte. Stiamo andando verso una specie di
rumore bianco».
Una trasformazione sembra però in atto nella Chiesa, con un
Papa come Bergoglio che prende il nome proprio da
Francesco. «In Bergoglio ci sono molte cose che mi
incuriosiscono — afferma Nove —, così come nel suo
predecessore con quel gesto clamoroso. Non seguo ciò che
accade nella Chiesa, ma è chiaro che qualcosa accade, c’è
l’intenzione di rivivificare la vita spirituale».
Quella spiritualità che in Francesco era amore. E che secondo
Nove è anche una strada possibile per il mondo di oggi:
«L’amore per questa cosa bellissima di cui facciamo parte,
noi come le stelle e il cielo. L’uomo del ’900 si è staccato dal
mondo in un’autoreferenzialità perversa, ma san Francesco,
che scrive la prima poesia in volgare, che altro fa se non
rendere l’uomo partecipe di tutto l’universo, e viceversa?».
Ida Bozzi
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«Fuocofuochino»
Il dialogo Lo scrittore e il cardinale di fronte alle grandi domande dell’universo laico
Il marchio «più povero del mondo»
e il suo ricchissimo catalogo
Tutte le parole per dire il Bene
Magris e Ravasi contro il nulla
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
Afro Somenzari, di Guastalla (Reggio Emilia), fa
l’operatore in un centro
per anziani. Nel 2009 ha
fondato «Fuocofuochino», distribuito da Corraini
TORINO — Si chiama Fuocofuochino, «la più
povera casa editrice del mondo». Povera ma bella,
viste le due antologie, curatissime, pubblicate ed
esposte nello stand Corraini che distribuisce il
marchio. Domani Fuocofuochino — cioè il
fondatore Afro Somenzari, operatore in una
struttura per anziani di Guastalla — incontra il
pubblico con altri editori indipendenti,
Pulcinoelefante e Henry Beyle, per Officina di
Giuseppe Culicchia (14.30, Sala professionali). La
casa editrice è nata per gioco nel 2009: la prima
edizione, in 11 esemplari numerati destinati ad
amici, è la testimonianza, raccolta nella casa di
riposo, di un anziano che vedeva i vampiri. «Poi
ho spedito una mail a Gianni Celati che mi ha
mandato un breve inedito». Quindi altri testi di
poche pagine: Paolo Colagrande, Paolo Albani,
Alberto Casiraghy, Guido Conti, Roberto
Barbolini, Giuseppe Pederiali, Guido Davico
Bonino, Valerio Magrelli, Pupi Avati, Maurizio
Maggiani, Don Backy e altri. «Libri» ora raccolti
in due volumi illustrati il primo da Gianluigi
Toccafondo, il secondo da Guido Scarabottolo. In
uscita il terzo con le tavole di Ugo Nespolo.
Cr. T.
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Messaggerie e Pde
I distributori : «Stiamo discutendo
se fonderci». E i piccoli tremano
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
Visitatori al XXVII Salone
del Libro di Torino in corso
fino a lunedì 12 maggio al
Lingotto: l’afflusso del
primo giorno è cresciuto
del 4% sul 2013 (Ansa)
TORINO — La distribuzione è uno dei temi caldi
del Salone. Si parla con preoccupazione di una
possibile operazione che coinvolge due dei
maggiori distributori, Messaggerie e Pde (la
società dal 2008 fa parte del gruppo Feltrinelli)
che con Mondadori e Rcs si dividono il mercato
della distribuzione. La possibile concentrazione fa
paura soprattutto ai piccoli, preoccupati di
rimanere schiacciati dai grandi gruppi che
controllano tutta la filiera. Secondo le voci la
fusione si farebbe entro l’anno con il 70% a
Messaggerie e il 30 a Feltrinelli. Claudio Fanzini,
amministratore delegato di Messaggerie, nega
che ci siano accordi ma ammette «un’ipotesi di
collaborazione distributiva che in futuro potrebbe
coordinare l’attività per renderla più semplice ed
efficace. Dobbiamo capire se ci sono i presupposti
anche perché la realizzazione pratica coinvolge
molti aspetti. Ne stiamo parlando, ma al
momento nulla di fatto né scadenze». Una ipotesi
di fusione comporterebbe anche la valutazione
dell’Antitrust: «Certo, c’è anche questo aspetto,
però secondario. Il mercato offre possibilità di
scelta, ci sono Mondadori, Rizzoli, De Agostini».
Cr. T.
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Tre I come modello : interrogazione, inquietudine, incontro
da uno dei nostri inviati
GIAN GUIDO VECCHI
TORINO — Il Nero: «Non sono uno
che dubita. Però sono uno che fa domande». Il Bianco: «E che differenza
c’è?». Il Nero: «Be’, secondo me chi fa
domande vuole la verità. Mentre chi
dubita vuole sentirsi dire che la verità
non esiste». Claudio Magris ha appena finito di deplorare la vecchia storia
del confronto tra cattolici e laici, «è
ora di farla finita perché è una scorrettezza linguistica e logica, laico è un
modo di pensare», il direttore de «La
Stampa» Mario Calabresi modera il
dialogo e difatti lo definisce semplicemente «un incontro tra due persone che pensano», e così il cardinale
Gianfranco Ravasi comincia da Sunset Limited e Cormac McCarthy: il
dialogo drammatico e serrato, in forma teatrale, tra un professore bianco
ateo e un nero che cerca di persuaderlo a non ammazzarsi. Le domande. «Ecco, io credo che il grande
dramma del nostro tempo, e non solo
nella comunicazione della Chiesa, sia
che ormai non si voglia interrogare,
che si rimanga indifferenti, incolori»,
riflette il cardinale. «Quel vuoto di cui
parla Bernanos e che non è assenza,
perché l’assenza è nobile, ma il nulla.
Mentre invece, come diceva Oscar
Wilde, le risposte sono capaci di darle tutti, ma per fare le domande vere
ci vuole un genio...».
La sala del Lingotto è colma di lettori, si parla di «Comunicare la fede
nella società», quest’anno il tema del
Salone è il bene. «Cosa difficilissima,
parlare del bene», nota Magris, mentre invece «sembra molto facile parlare del male, che ha una sua fascinazione». Ma è un’illusione: «È facile atteggiarsi a trasgressivo, ma chi lo fa
dovrebbe avere il coraggio di fare
davvero i conti, con il male: faccia
l’apologia del traffico d’organi di
bambini. Le grandi religioni, invece,
non hanno mai indorato la pillola:
sanno cosa è il male».
Il cardinale Ravasi tornerà sul tema
anche fuori dalla sala, rispondendo
alle domande di chi gli chiede delle
trecento ragazze rapite in Nigeria dagli islamisti fanatici di Boko Haram:
«Il grande male del mondo è anche
una grande occasione perché l’uomo
venga provocato e cominci a interro-
Il cardinale Gianfranco Ravasi, 71 anni, al Lingotto di Torino (foto Ansa)
Domani alle 15
Il saggio
di Franco
sul Papa
Nel libro Il Vaticano
secondo Francesco
(Mondadori, pagine 192,
18) Massimo Franco
ha messo a fuoco i
termini della grande
sfida lanciata dal
pontefice sudamericano
per riformare la Curia
romana e consentire alla
Chiesa cattolica di
affrontare i problemi che
ne hanno offuscato
l’immagine nel mondo.
Il saggio di Franco sarà
presentato al Salone di
Torino domani alle 15,
nella Sala Bianca: ne
discuteranno con
l’autore lo storico
Alberto Melloni e il
sociologo Franco Garelli.
Modera l’incontro il
condirettore del
«Corriere della Sera»,
Luciano Fontana
garsi. Che ci siano queste ragazze sottoposte a una situazione di ignominia
assoluta, quasi bestiale, paradossalmente questo fatto riesce a scuotere
anche quelli che rimarrebbero indifferenti, superficiali, banali, davanti
alle violenze minime, quotidiane».
Il problema è come parlarne. Magris racconta di suo padre che stava
morendo, «non era praticante e ci interrogammo se fosse o meno il caso
di ricevere i conforti religiosi. Mi disse: sappi che queste sono le cose importanti, su cui non si scherza». Il
problema è che «esiste una falsificazione oggettiva del messaggio della
Chiesa e questo dipende in parte dal
fatto che sovente la Chiesa stessa non
riesce a proporre in modo chiaro il
suo messaggio a livello per così dire
intermedio, un piano altrettanto necessario di quello alto perché è sulla
divulgazione media che ciascuno di
noi basa la propria conoscenza del
mondo». Come il peccato originale,
esemplifica lo scrittore triestino, e la
percezione «che sia una specie di superstizione, una stupidaggine, quando invece mi viene in mente una bellissima pagina di Karl Rahner che
spiega che non si tratta di una tendenza a delinquere ereditata dai nostri progenitori, ma del fatto che nasciamo in un mondo che è in qualche
modo condeterminato dalle colpe altrui, che dobbiamo sentirci corresponsabili anche se innocenti: altri-
menti perché dovremmo scandalizzarci del traffico di bambini, se non lo
abbiamo fatto noi?».
Ed è qui che il cardinale Ravasi interviene a spiegare che «le religioni
consolano, anche, ma il loro primo
compito è quello di inquietare. Presentare il tema del male e della colpa
ha un grande valore, anche se purtroppo è stato fatto spesso in maniera
semplificata». L’interrogazione, l’inquietudine. «E poi aggiungerei una
terza “i” : l’incontro. Che per un cristiano è quello con Gesù, anzitutto,
ma anche con l’altro. Il cristianesimo
non è per sua natura integralista o
chiuso in se stesso, anche se purtroppo a volte è stato così». Il che significa
che la chiesa dovrebbe anche «porre
l’accento sulla potenzialità razionale
del suo insegnamento», osserva ancora Magris: «Ricordare che il miste-
Il male
È più facile parlarne perché
ha un suo fascino, ma
quando è assoluto scuote
anche gli indifferenti e i banali
ro non è un incubo terrorizzante ma
ciò che si cerca di conoscere. Come
diceva Chesterton: da quando gli uomini non credono più in Dio, non è
che non credano a nulla. Credono a
tutto».
Alla fine, è inevitabile, si parla di
Francesco: «Il fatto che il Papa dica
che il discernimento si dà nella narrazione, che non basta solo proclamare
ma per capire veramente bisogna calarsi nella vita delle persone, di ogni
uomo e donna concreti, questo credo
sia un linguaggio che abbia molte più
possibilità di arrivare al cuore e alla
mente di ciascuno», dice Magris. I gesti, ma anche la parola come simbolo,
conclude Ravasi tra gli applausi: «Chi
di voi non ricorda espressioni come
la Chiesa ospedale da campo, i pastori con l’odore delle pecore, il sudario
che non ha tasche?». Certo non è facile. Le ultime parole nel Nero di Sunset Limited suonano come una preghiera: «Se volevi che lo aiutassi, perché non mi hai dato le parole giuste?».
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Rivincite Alla Centofiori di Milano, dove l’accoglienza e i dibattiti degli autori con il pubblico raccontano una via possibile al rinnovamento
«Arrenderci? Mai». La riscossa dei librai tradizionali
Psicologo e un po’ stakanovista
L’alchimia del successo
dell’indipendente fra gli scaffali
di ANNACHIARA SACCHI
C
ome in un porto sicuro, «devo
fare un regalo, cosa mi suggerisce?». Come in salotto di
amici, «l’ho letto, stupendo, il secondo è ancora meglio del primo».
Come dallo psicologo, «quel romanzo non ti piace, scartalo. L’altro, invece, è perfetto per te».
Ci sono ancora posti come questo. Librerie in cui fermarsi e perdersi, dove raccontare e raccontarsi, confrontare autori e impressio-
ni. Dove le persone contano più degli scaffali, la fiducia tra cliente e
acquirente più di una promozione.
Alla Centofiori di Milano questa
magica formula dell’accoglienza si
ripete ogni giorno. E non tanto per i
ventisettemila titoli presenti, le belle vetrine, la disposizione eccellente dei volumi. Gli alchimisti, come
sempre, sono i proprietari.
«Che cento fiori sboccino, che
cento scuole di pensiero gareggino». Dal celebre slogan di Mao Zedong prese nome nel 1975 la mitica
libreria di piazzale Dateo. Altra epoca, il negozio era specializzato in testi di psicologia, gli studenti milanesi iscritti all’Università di Padova
si rifornivano qui. Poi un trasloco
ventennale per colpa di un cantiere
infinito, la Centofiori trasferita in
un prefabbricato poco lontano dove
non era difficile incontrare Giuseppe Pontiggia e, dal 2005, due nuovi
soci: Andrea Spazzali e Roberto Tartaglia.
Dieci anni in crescita, da allora.
Nonostante la concorrenza delle
grandi catene e degli ebook, nonostante Amazon e il progressivo calo
di lettori. Una libreria indipendente
che ce la fa. Andrea, che ha quarantasette anni e a diciotto lavorava in
una libreria scolastica, spiega: «La
ricetta è semplice, molto lavoro e
sapersi rinnovare». Passa un cliente
in bicicletta: «Bello Andrea, l’ho ap-
Andrea Spazzali, uno dei soci della libreria
pena finito, grazie, avevi ragione».
Ecco il segreto.
Buoni consigli, tanti autori che
almeno una volta alla settimana
chiedono di presentare le loro opere tra gli scaffali di piazzale Dateo
(oggi pomeriggio alle 18.30 c’è Marcelo Figueras con Kamchatka, lunedì Lauren Groff con Arcadia). La lista di attesa è lunga, anche perché il
pubblico della Centofiori — altro
ingrediente di questo successo — è
appassionato, attento, avido di novità. E sa scegliere: da anni Andrea e
Roberto si affidano ai pareri dei
clienti. Come Luciano, che ogni due
giorni passa e prende un libro. Lo
paga solo se gli è piaciuto, altrimenti lo restituisce. Ma questa indulgenza è ammessa «solo perché
il suo fiuto è infallibile», scrive Matteo Eremo nel libro La voce dei libri.
Undici strade per fare libreria oggi
(Marcos Y Marcos), storia di undici
librerie indipendenti che hanno
sconfitto la crisi.
L’anima di un negozio. I suoi proprietari (aiutati dalle preparatissime Veronica, Irene, Sarah), i clienti,
gli happening, le presentazioni della domenica mattina in cui la strada
si riempie e a volte servono i megafoni per consentire a tutti di ascoltare. Il tavolo in cui compaiono i titoli selezionati dai proprietari,
«proponiamo cose gradevoli, interessanti e senza refusi». Studio e
passione. «Mai fermarsi, la concorrenza è spietata e noi non possiamo
permetterci di fare sconti», ammette Andrea. Ma si lascia scappare un
sorriso: «Svegliarmi la mattina ed
essere felice di andare in libreria
credo sia il più grande lusso che mi
potesse capitare».
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Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
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DIVULGAZIONE SCIENTIFICA
Il premio «Galileo»
a un saggio di de Waal
su etica e scimpanzé
«La legge morale dentro di noi è nata ben prima delle
religioni», sostiene Frans de Waal (nella foto), illustre
primatologo olandese che insegna alla Emory University di
Atlanta (Stati Uniti). Per dimostrarlo, lo scienziato ha
scritto il saggio «Il bonobo e l’ateo. In cerca di umanità fra i
primati» (Raffaello Cortina, pagine 334, 28), che
presenta oggi al Salone del Libro di Torino, presso la Sala
azzurra (ore 17), insieme a Telmo Pievani, in un incontro
intitolato «Fisiologia del bene». Il lavoro di de Waal, che
parte dal comportamento dei bonobo (o scimpanzè nani),
ha inoltre affascinato ragazzi delle scuole superiori di tutte
le province italiane, che lo hanno letto e ne hanno
decretato la vittoria al premio Galileo per la divulgazione
scientifica. La giuria presieduta da Nicoletta Maraschio,
presidente dell’Accademia della Crusca, aveva scelto
cinque libri, che poi sono stati distribuiti agli studenti
Il caso «Il direttore», romanzo (Chiarelettere) dell’autore di «L’uomo che sussurra ai potenti»
Un giornale, le banche e le inchieste
Il fotoromanzo dei poteri forti
Gli incroci di finanza e informazione nella trama di Luigi Bisignani
di PIERLUIGI BATTISTA
I
l nuovo romanzo di Luigi Bisignani
uscito dall’editore Chiarelettere, Il
direttore, inizia con una precisazione e con un prologo a fumetti
(che oggi, in modo più moderno e sofisticato, potrebbe essere definito
graphic novel). La precisazione è che i
personaggi e i luoghi raccontati nel libro siano esclusivo «frutto dell’immaginazione dell’autore»: il che dovrebbe
essere ovvio, trattandosi di fiction, ma
tanto ovvio non è se dell’uomo che sussurrava ai potenti si è detto che con
questo libro abbia voluto sussurrare
qualche allusione al «Corriere della Sera» (potrebbe però essere una congettura infondata: il giornale raccontato
nel libro è molto diverso da questo
giornale, così come effettivamente è). Il
prologo della graphic novel potrebbe
invece significare che con questo libro
Luigi Bisignani ha voluto mescolare generi e forme espressive diversi per
giungere a un esito narrativo e politico
insieme molto speciale e indicativo
dello spirito del mondo in cui viviamo:
il fotoromanzo dei poteri forti.
Nel primo fotogramma si scorge un
uomo dai tratti duri e vagamente spietati, un uomo elegante, seduto a un ristorante dove il lusso si sposa con la riservatezza, nell’atto di sorbire una frugale minestra (i veri potenti non si prestano alla volgarità delle grandi
abbuffate). Di fronte a lui un altro uomo, che resta con il cucchiaio sospeso
a mezz’aria mentre lo sguardo si appunta preoccupato su un telefono cellulare che suona appoggiato al tavolo
coperto da una candida tovaglia. La didascalia del fotoromanzo crea la suspense giusta: «Fu in quel momento...
che il cellulare si mise a vibrare». E il
I Corsivi del «Corriere»
Buzzati e Ginzburg gratis
«Un critico dovrebbe avere in testa, secondo me, una visione del
mondo netta e limpida, dove fossero nettamente presenti l’idea del
grande e il piccolo, e del vero e del falso», scrive Natalia Ginzburg
in Vivere il romanzo. Si interroga sul ruolo della critica e racconta i
tormenti della scrittura. Nessuna interrogazione ma idee nette,
invece, erano quelle del progetto segreto di Dino Buzzati: un
quotidiano alla sua maniera. Voleva che raccontasse i fatti senza
commenti, una narrazione secca corredata da grandi foto: un foglio
moderno, come testimonia ne Il giornale segreto. Si tratta di due
testi agili ma di grande spessore, legati al mondo dell’informazione
e dell’editoria. Anche oggi e per tutta la durata del Salone del Libro
di Torino, saranno disponibili gratis come ebook. È il regalo ai
lettori da parte del «Corriere» e della Fondazione Corriere della
Sera che offrono due titoli della collana I Corsivi, due testi inediti
scaricabili dal sito: www.icorsivi.corriere.it (c.br.)
Il «Proscenio» che
apre il romanzo «Il direttore» di
Luigi Bisignani. Le due
tavole in
bianco e nero sono state
realizzate
dall’autore di
fumetti e illustratore
Sergio Ponchione
(Asti, 1975)
fumetto: «È il Cardinale Aimone, Presidente». E poi iniziano le danze.
In questo prologo si crea l’atmosfera
giusta per creare il fotoromanzo dei poteri forti. È vero, lo dice lo stesso Bisignani che nelle stanze discrete del potere italiano ha avuto un ruolo di eminenza grigia, di consigliere nell’ombra,
di cucitore di relazioni che tengono insieme il mondo della politica e quello
dell’economia e della finanza, il «potere» di una volta sta «sfaldandosi nel
più becero dei modi», i «poteri forti»
appaiono sfibrati, minacciati da evidenti «segni di cedimento», indeboliti
dallo svanire degli equilibri politici
che ne avevano garantito l’immenso,
sebbene umbratile, spazio di manovra.
Ma proprio per questo, come avveniva sempre nei fotoromanzi, si può
calcare la mano, imprimere caratteri
fortemente manichei ai personaggi. I
cattivi sono cattivi. I tremebondi sono
tremebondi. I carrieristi sono carrieristi. I cronisti coraggiosi sempre messi
ai margini, costretti a tacere. Nell’intreccio di poteri raffigurato nelle forme
del romanzo popolare la realtà perde
ogni sfumatura, smarrisce ogni chiaroscuro. Se sei un banchiere impelagato
nei giochi torbidi del potere, devi essere per forza una forza del Male, certamente colto e raffinato, amante della
musica e frequentatore dei concerti di
Salisburgo, dell’arte, dei locali eleganti
ma non pacchiani, tutto un frusciare,
un sussurrare, un alludere cifrato, un
colpire con eleganza e senza pietà, un
ordinare al direttore del «tuo» giornale
servigi inconfessabili. Se sei un direttore di un grande giornale, devi essere
uno disposto ad accantonare la coscienza, metterti al servizio dei malvagi, occultare, pilotare, tramare, ricatta-
Nuove vie I testi, l’anno scorso ancora nel cassetto, poi digitali, ora vengono stampati
Dall’ebook alla carta, sì al sogno
Il «light-publishing» promuove le opere migliori
da uno dei nostri inviati
ALESSIA RASTELLI
TORINO — Il sentimentale
Che cosa resta dell’amore di
Rosita Romeo; il giallo Inutili
omicidi di Filippo Avigo; il
thriller Il reality della paura
di Giulio Galli; il romanzo di
ambientazione storica La
schiava dei Tudor di Isabella
Izzo. Quattro libri di carta in
vendita in anteprima al Salone di Torino. Fino a pochi
giorni fa, solo in ebook. L’anno scorso ancora opere nel
cassetto.
A realizzare il sogno dei loro autori, è stato Libromania,
portale che si definisce di light-publishing. Ovvero, un
servizio a metà tra l’autopubblicazione e l’editoria tradizionale, creato da De Agostini
Libri e Newton Compton.
«Dal lancio di dodici mesi fa a
oggi, aspiranti scrittori hanno caricato sul nostro sito
cinquecento opere. Dopo
averle lette e selezionate, ne
abbiamo pubblicate quarantuno in ebook», racconta Stefano Bordigoni, amministratore delegato di Libromania.
Di quest’anno, l’idea di
proporre su carta alcuni titoli. «Il periodo di vita elettronica di questi libri ci ha permesso di capire che erano letti e apprezzati, così abbiamo
deciso di lanciarli anche sul
mercato tradizionale, che
non è composto dagli stessi
lettori degli ebook», spiega
Bordigoni.
La scelta è in linea con
quanto già osservava lo scorso giugno l’Ufficio studi dell’Associazione italiana editori
nel libro Prospettiva self-publishing. Cioè che, come dimostrano i casi di Amanda
Hocking, E.L. James o dell’italiana Anna Premoli (anche lei
ieri al Salone), il vero salto si
fa solo con l’uscita su carta. E
che, quindi, gli stessi autori,
anche i più fortunati in versione elettronica, alla fine desiderano la pubblicazione
tradizionale.
Per la quale, comunque,
aumentano i casi, analoghi a
quello di Libromania, in cui
l’autopubblicazione viene
usata come test per decidere
se mandare o meno il libro in
stampa. Tanto che talvolta sono gli stessi editori cartacei
ad avviare collaborazioni con
Oggi alle 18.30
Tutti a lezione
dai vincitori
di Masterpiece
Il primo e la seconda
classificata al talent
letterario Masterpiece
saranno oggi al Salone del
Libro. Alle 18.30, in Sala
Azzurra, l’incontro
«Masterpiece fa scuola»,
con il vincitore Nikola P.
Savic (Vita Migliore è
uscito a fine aprile da
Bompiani) e Raffaella
Silvestri, il cui libro, La
distanza da Helsinki è
uscito il 7 maggio. Con gli
scrittori Andrea De Carlo e
Giancarlo De Cataldo,
anche Andrea Vianello,
Elisabetta Sgarbi, Laura
Donnini (ad Rcs Libri),
Lorenzo Mieli e Alessandro
Lostia di FremantleMedia,
Annamaria Catricalà,
capostruttura di Rai3, e
Luigi De Siervo, direttore
commerciale della Rai.
chi fornisce servizi di self-publishing.
Un esempio, oggi al Salone
(spazio Book to the future,
ore 21) nell’incontro «Il libro
digitaceo», dedicato alla piattaforma Meetale. Ovvero un
servizio di autopubblicazione
diventato nel giro di pochi
anni, racconta Fabio Biccari,
uno dei fondatori, «involontario incubatore di scrittori
cartacei». Cita Nicky Persico,
«scoperto da Baldini&Castoldi sul nostro sito» e il piccolo
editore Arpeggio libero
«iscrittosi alla nostra community per scovare gli esordienti più seguiti».
Altro caso, ancora dal Lingotto, 20 lines, piattaforma
per l’autopubblicazione di testi brevi che ha dato vita al
concorso Big Jump con Amazon e Rizzoli. Sul suo sito ha
diffuso estratti di ebook usciti con Kdp, il servizio di selfpublishing del gruppo di Seattle, e li ha fatti votare dai
suoi utenti. Tra i più apprezzati, Rizzoli ne sceglierà e ne
pubblicherà tre: due in digitale, uno su carta.
@al _rastelli
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affinché esprimessero le loro preferenze. Il premio,
organizzato dal Comune di Padova, è giunto all’ottava
edizione: il suo obiettivo, partendo dalla città che ospitò
Galileo nei suoi anni più felici, è sostenere e diffondere la
cultura scientifica. De Waal, nato nel 1948, è autore di
numerosi studi editi anche in Italia. Tra gli altri: «Far la pace
tra le scimmie» (Rizzoli, 1990); «La scimmia che siamo»
(Garzanti, 2006); «L’ età dell’empatia» (Garzanti, 2011).
La collana
Il libro «Il
direttore» di
Luigi Bisignani
(pagine 256,
16) fa parte
della nuova
collana
Narrazioni, con
la quale l’editore
Chiarelettere,
specializzato
nella saggistica,
ha cominciato a
pubblicare
romanzi
Uno dei tratti
caratteristici
della collana
Narrazioni è che
i romanzi si
aprono con un
«proscenio» a
fumetti. La
prima uscita
della nuova
collana di
Chiarelettere è
stata il libro di
Luca Rastello «I
Buoni» (pagine
204, 14)
re. E così la giornalista che ha eccellenti
rapporti con le Procure, che si presta a
mettere le sue riservate informazioni al
servizio non della verità ma della manipolazione e della persecuzione mediatico-giudiziaria del nemico. E il giornalista con la schiena diritta e il fascino
dell’uomo stazzonato sulle ragazze. E
sullo sfondo il Vaticano, i servizi segreti, i doppiogiochisti, le spie, i comprimari del potere, una fauna ricca e variegata che nel romanzo dei poteri forti
devono per forza avere un ruolo essenziale.
E la realtà? Ma questa è narrativa pura, non c’entra la realtà, o la sua fotografica e cronistica riproduzione. Nella
realtà non è tutto così netto,
tranchant, melodrammatico,
fissato nelle pose statuarie dei
fotoromanzi dove i buoni sono
buoni e i cattivi sono veramente
cattivi. I giornali, nella realtà,
non funzionano così e Bisignani,
che è giornalista, lo sa molto bene.
Ma nella fiction i caratteri devono essere emblemi di una condizione morale: non è possibile che
un cattivo possa fare il buono, o viceversa, non è possibile che un
giornale pubblichi delle notizie perché è giusto pubblicare le notizie e non
per partecipare al rito sanguinario della cancellazione per via mediatica e
giudiziaria di un nemico inerme, o pericoloso. La novità sta nel fatto che i
«poteri forti», un tempo riveriti e temuti, oggi possono diventare in Italia
protagonisti di una fiction a tinte rutilanti. E su questo terreno Bisignani,
che già in passato si è cimentato con la
forma del romanzo, dimostra di avere
stoffa e talento. In un romanzo sui giornali, i giornali reali e fatti dalle persone
e non dai protagonisti di una pulp fiction non devono trovare per forza un
luogo in cui rispecchiarsi con realismo.
Basta seguire una trama avvincente e
piena di sorprese e lasciarsi trasportare
dalla narrazione: dove la realtà, quella
più irregolare di qualunque melodramma, appare molto lontana.
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52
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
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IL CASO SOPAF-MAGNONI
✒
Il virus della poliomielite è di
nuovo in marcia e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha decretato «lo stato di allerta per la salute pubblica globale». Negli ultimi tempi Pakistan, Siria e Camerun hanno esportato
casi di malattia e da qui in avanti potrebbe accadere il peggio dal momento che i
mesi estivi sono quelli più a rischio di trasmissione. Così l’infezione potrebbe raggiungere l’Europa (soprattutto attraverso
i profughi siriani, come ha avvertito la rivista inglese Lancet) e le possibilità di
contagio diventare concrete. Perché è vero che la popolazione è vaccinata, ma la
maggior parte (a partire dal 2002 quando
è stata certificata l’eradicazione della polio dalla Regione europea) ha ricevuto il
vaccino Salk (per iniezione) e non più il
Sabin (per bocca) perché il secondo poteva provocare, anche se raramente, paralisi flaccida, ma il primo è meno efficace
nel proteggere dalla malattia.
La poliomielite doveva essere la terza
malattia infettiva, dopo il vaiolo e la peste
bovina degli animali, a scomparire dalla
faccia della Terra, ma non sta succedendo, nonostante le ampie campagne di
vaccinazione in tutto il mondo. Complici
i Talebani, che nelle zone tribali del Pakistan hanno bandito le vaccinazioni accusando gli operatori sanitari di spionaggio, e la guerra civile in Siria, che ha disgregato il sistema sanitario.
Così l’Oms raccomanda che siano vaccinati tutti coloro che escono dalle tre nazioni esportatrici di virus. Ma altri sette
Paesi hanno segnalato casi di malattia come Afghanistan, Guinea Equatoriale,
Etiopia, Iraq, Israele, Somalia e Nigeria.
Pochi in totale: 68 nei primi mesi del
2014, ma che, appunto, preoccupano proprio perché si era a un passo dall’eradicazione della malattia.
Molti Paesi occidentali polio free, infatti, rischiano di non essere più attrezzati per affrontare un’eventuale emergenza,
come si stanno rivelando fragili di fronte
al riemergere di un’altra malattia che
sembrava appannaggio del passato: la tubercolosi. Ecco perché è indispensabile
mettere in atto qualsiasi sforzo per promuovere la somministrazione del vaccino nei Paesi con casi di infezione, ma anche tenere alta la guardia in Occidente.
Adriana Bazzi
[email protected]
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LA PAURA DELLA RETE A DUE VELOCITÀ
UN’ALTRA ARMA PER I DEMAGOGHI VIRTUALI
✒
Un documento della Federal Communications Commission americana, contenente nuove regole sulla Net
neutrality, sta creando allarme nel mondo
web. E non c’è da stupirsene: la neutralità
della Rete, cioè la possibilità di pagare un
unico pedaggio indipendentemente dalla
quantità di dati utilizzata, è infatti considerata da alcuni diritto inviolabile.
Questo tabù è messo oggi in discussione dalla bozza di regolamento della
Fcc, che, se approvata, farebbe nascere Internet a
due velocità: una corsia più
rapida riservata a chi paga
di più e una carreggiata più
lenta per gli altri. Alla base
della rivoluzione normativa non c’è un capriccio teorico dell’Authority ma un
sommovimento reale che sta cambiando
Internet in profondità. L’enorme aumento
del traffico dati fisso e mobile, il boom degli smartphone e la diffusione dei tablet richiedono forti investimenti nelle reti di telecomunicazione. E creano benefici soprattutto per i colossi che quei dati producono, come Google, Netflix e Amazon, e in
misura inferiore per le società di telecomunicazione che li trasportano sulle pro-
prie infrastrutture. Le reti fisse in fibra ottica, così come le nuove generazioni tecnologiche mobili, richiedono investimenti
forti. Non è quindi sorprendente che a sollecitare la «doppia Internet» siano aziende
come Verizon in America ma anche Vodafone e Deutsche Telekom in Europa.
La Fcc ha insomma ragioni più che fondate per voler ripensare la Net Neutrality,
checché ne dicano i nuovi
demagoghi digitali. Nessuno, del resto, s’indigna se
in autostrada un camion
paga più di una moto. O se
l’utente del Telepass o il
viaggiatore del Frecciarossa versano un sovrappiù in
cambio di comodità e velocità. Perché questa regola
non dovrebbe valere per le
autostrade virtuali? Profitti
e costi dell’innovazione devono essere ripartiti in modo più equo: tra chi gestisce le
infrastrutture, chi aggrega i dati e chi li utilizza (cioè tutti noi), e che ha sacrosanto
diritto a migliori prestazioni. Anche Google e gli altri signori della Rete possono
contribuire a pagare il conto.
Edoardo Segantini
[email protected]
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PREGHIERA, UNA TRADIZIONE AMERICANA
LA CORTE SUPREMA E UNA SOCIETÀ PIÙ LAICA
✒
Dal 1999 le riunioni del consiglio comunale di Greece, una
città di centomila abitanti nello stato di
New York, si aprono con una preghiera,
affidata a turno al rappresentante di
una delle chiese presenti in loco. Un
gruppo di cittadini ha contestato l’iniziativa, in nome dei pari diritti di chi
non crede e di chi crede diversamente.
Il municipio ha difeso l’invocazione cristiana, nelle varie versioni confessionali: non ha voluto organizzare preghiere
ecumeniche o interreligiose né ha invitato ministri in rappresentanza di religioni non cristiane.
La controversia è finita in tribunale.
Lunedì scorso, la Corte suprema ha infine deciso in favore del comune di Greece. Ancorché confessionale, la preghiera organizzata da un organo comunale
non lede il divieto d’istituire una religione di Stato previsto dal primo emendamento della costituzione degli Stati
Uniti. Per il giudice Kennedy, estensore
della sentenza, la preghiera in occasioni
pubbliche è diventata col tempo «parte
dell’eredità e della tradizione nazionale». Invocando la benedizione di Dio
sulle scelte compiute in nome della comunità si sottolinea l’importanza dei riti civili e si riconosce, scrive ancora Kennedy, il «ruolo della religione nella vita
di tanti privati cittadini». La decisione
rafforza la crescente distanza della Corte suprema dall’interpretazione del primo emendamento in chiave di laicità, di
neutralità delle istituzioni, di separazione tra Stato e chiese. La costituzione, ci
dice ora la corte, è violata non quando il
governo preferisce una chiesa a un’altra,
o la religione alla non religione, ma soltanto quando, scrivono i giudici Scalia e
Thomas, il governo usa del suo potere
per «finanziare la chiesa, obbligare ai
precetti religiosi o interferire nelle dottrine religiose». L’orientamento è chiaro, ma tutt’altro che unanime. Specchio
di un’America in cui crescono i non cristiani e gli agnostici, la Corte si è spaccata. Hanno sottoscritto la decisione solo cinque giudici, tutti cattolici, su nove.
Sarà arduo conciliare l’America cristiana della tradizione con le tante fedi dell’America d’oggi.
Marco Ventura
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I controlli inesistenti della finanza
L’esempio Usa che non vogliamo vedere
di SALVATORE BRAGANTINI
SEGUE DALLA PRIMA
Servirebbe spietatezza nell’analisi delle nostre manchevolezze, ma purtroppo
questo non è carattere tipico della nostra
società: siamo inclini al perdono dato alla leggera, nella speranza che un giorno,
se toccasse a noi averne bisogno, lo riceveremmo con altrettanta facilità.
Tutti dobbiamo augurarci che gli arrestati possano provare la propria innocenza rispetto ai gravi reati loro contestati. Se i fatti sono quelli ieri resi noti, tuttavia, bisogna pur prenderne atto, al di là
della loro qualificazione giuridica. In Sopaf si sono potute realizzare operazioni
finanziarie almeno spericolate, senza
grandi ostacoli, fino all’irruzione della
magistratura.
Dobbiamo domandarci dove era, in
quel caso, la moltitudine di livelli di controllo che la nostra farraginosa legislazione impone a tutti, onesti e disonesti.
Non produciamo né gli anticorpi né gli
antidoti, perché non sembriamo prendere nota di questi comportamenti, non
ne percepiamo la gravità, fino a quando
si spalancano le porte del carcere. I controlli spettano sempre a qualcun altro, la
responsabilità non è mai nostra. Se non
emergono elementi che un magistrato
ritenga penalmente rilevanti, finché non
scattano le manette, per noi nulla accade; e anche dopo non è detto che cambi
qualcosa. In questa luce andava letta la
proposta del ministero dell’Economia
volta a vietare la nomina in Consiglio di
amministrazione (Cda) di persone che
abbiano riportato condanne, proposta
che i grandi fondi d’investimento hanno
invece bocciato in assemblea Eni: l’han
fatto, evidentemente, nella corretta sì,
ma astratta, convinzione che spetti al
Cda sfiduciare un amministratore «macchiato».
Ne soffre la nostra reputazione, in un
mondo già di per sé incline ad affibbiarci
un giudizio morale negativo sommario,
forse ingiusto ma del quale non possiamo scordarci.
Con tutti i loro ben noti difetti, gli Usa
mostrano la reazione giusta di un grande
Paese ad eventi che minano le basi della
convivenza civile: bisogna guardarsi
dentro per cogliere al proprio interno, e
stroncare, i sintomi di una grave malattia. La Securities and Exchange Commission (Sec), organo di controllo dei mer-
CONC
LA POLIOMIELITE DI NUOVO IN MARCIA
ANCHE L’OCCIDENTE TORNA IN PERICOLO
cati mobiliari americani, dopo un glorioso passato veniva da una lunga stagione
di appannamento, ravvisabile nella mancanza di attivismo nella lunga incubazione della grande crisi finanziaria, o nella
mancata reazione alle segnalazioni sulle
anomalie delle gestioni (poi rivelatesi
truffaldine) di Bernard Madoff.
Dall’inizio della crisi è toccato a due
donne presidenti, prima Mary Schapiro
(esperta di mercati finanziari), poi a
Mary Jo White, ex procuratrice distrettuale a New York, rimettere la Sec sul binario giusto. Davanti ai disastri della crisi, Schapiro aveva badato al sodo, cercando di far pagare il massimo possibile per
le loro malefatte alle investment bank;
queste pagavano sì ma senza riconoscere
alcuna violazione di norme, anche per
depotenziare le indagini penali (su cui
negli Usa anche la Sec è competente).
È stata la magistratura, a partire della
decisione del giudice federale Jed
Rakoff, a costringere la Sec a invertire la
rotta, respingendo la sua proposta di un
«patteggiamento» con Citicorp. Dopo di
lui anche altri giudici federali hanno respinto proposte simili, sostenendo che
esse pur assicurando buoni incassi, impediscono l’indispensabile risanamento
di un ambiente finanziario gravemente
malato.
È più importante far emergere i fatti, e
costringere i responsabili ad assumersene le responsabilità, che incassare i soldi, anche tanti soldi. Di qui la scelta della
nuova presidente, White, che ha preso
una linea determinata, andando fino in
fondo nelle indagini; ne sono venuti incassi miliardari, ben superiori ai «patteggiamenti», ma soprattutto è cominciata a venir fuori la verità.
Non c’è bisogno di imitare in toto la
Sec, che costituisce perfino società di copertura per adescare e incastrare potenziali criminali; basterebbe che noi almeno usassimo bene le risorse che abbiamo, senza atteggiamenti retrò (come
quello della Consob per i calcoli probabilistici sul rendimento dei titoli offerti al
pubblico). Prendiamo però esempio da
White, che ha lanciato un grande piano
di investimenti in tecnologia informatica, essenziale per decifrare programmi e
algoritmi utili a realizzare le strategie di
trading. Big data sconvolgerà anche la vigilanza.
La lezione sarebbe chiara, per chi avesse voglia di ascoltarla: controlli più semplici, ma con chiara attribuzione e riconoscimento delle responsabilità, un po’
più di schiena dritta da parte di tutti. E
indagini senza paraocchi per far emergere i fatti.
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BUON GOVERNO
Einaudi, un’eredità attuale e scomoda
di PAOLO SILVESTRI*
I
n questi ultimi anni, alcune delle più alte
cariche dello Stato hanno avvertito il bisogno di un richiamo all’eredità di Luigi Einaudi. Un’eredità complessa, e forse più
scomoda di quanto sembri, che sintetizzerei
nel compito che Einaudi affidava ai liberali di
ogni generazione: custodire quel «bene supremo che è la libertà dell’uomo», in vista di
un «ideale» buon governo, nella consapevolezza di una tensione incolmabile con il reale
e di una ricerca che, dunque, è sempre aperta.
Ma se «buon governo» è ormai uno slogan
abusato, qual è il senso più autentico del buon
governo einaudiano?
Oggi come allora, è sempre dopo una «crisi»che la ricerca ricomincia. Per Einaudi essa
emergeva dall’urgenza di ricostruire le istituzioni liberali distrutte dalla prima guerra
mondiale, dal fascismo e dalla crisi economica del 1929. Ma oggi più che mai è vera la sua
tesi secondo cui il problema economico non
può risolversi solo con mezzi economici, essendo parte di un più ampio assetto «spirituale e morale». Il liberismo sostenuto da Luigi
Einaudi si regge innanzitutto su regole morali: quanto più lo Stato aumenta la sua ingerenza nell’economia, tanto più aumentano le occasioni di connivenze e corruzione, di sovraccarico del bilancio statale, di ricerca di rendite
e di svilimento della libera iniziativa individuale, e di sfiducia generalizzata verso lo Stato
e la classe politica. Pochi pensatori furono,
più di Einaudi, cantori dell’uomo libero, responsabile e artefice del suo destino, che lotta, cade e si rialza, «imparando a proprie spese a vincere ed a perfezionarsi» (La bellezza
della lotta, 1923). L’idea di fecondità della lotta veniva da lui estesa alla società civile e alle
istituzioni, nei termini di concorrenza e discussione critica.
Muovendo da questo principio, Einaudi ha
combattuto con coraggio innumerevoli battaglie riformiste: contro il paternalismo politico, i monopoli, il privilegio, la burocrazia, le
corporazioni, l’«assalto alle risorse pubbliche», e contro le ingiustizie perpetrate dai pochi e dai «furbi» a danno dei molti. Preconizzando la fine del principio di sovranità, Einaudi si è spinto a immaginare un mercato unico
europeo e una Europa politica, con una moneta unica e istituzioni e bilancio federali. Ha
combattuto per il valore delle associazioni intermedie come peculiare tessuto connettivo
della società civile, e per le autonomie locali
più vicine al cittadino. Ha poi insistito sull’importanza di un ampio ceto medio, per la sua
funzione di «mediazione» nei termini di
equilibrio e coesione sociale, in vista di una
società non eccessivamente sperequata e in
grado di garantire una maggiore eguaglianza
nei punti di partenza.
Un’eguaglianza che avrebbe però dovuto ri-
conoscere le ragioni del merito: una società
che nega la fecondità della lotta, della varietà e
del dissenso, non solo impedisce l’emersione
dei migliori ma si preclude, in senso più ampio, qualunque prospettiva di miglioramento.
Ecco perché la società liberale da lui auspicata
è ancora davanti a noi, non dietro di noi.
Tale società può dirsi «aperta» se non ha
paura di rischiare. Essa deve lasciare spazio
agli «intraprendenti», affinché «possano
continuamente rompere la frontiera del noto,
del già sperimentato, e muovere verso l’ignoto
ancora aperto all’avanzamento materiale e
morale dell’umanità» (In lode del profitto,
1957). La parola «aperta»traduce l’istanza che
tale società rimanga, per così dire, «ideale», e
dunque sempre pronta al cambiamento, non
perfetta ma perfettibile, lungo un cammino di
tentativi ed errori. Per questo il buon governo
non può che configurarsi come problema e
come ricerca. Niente di più lontano da uno
slogan.
La lotta di Einaudi contro i mali del suo
tempo dev’essere testimonianza che il futuro
è sempre aperto, e che un altro mondo è ancora e sempre possibile. Anche per noi è arrivato
il momento di ricostruire. Avremo il coraggio
di rischiare? Sapremo essere all’altezza di quel
sogno?
*docente di filosofia all’Università di Torino
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Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
53
italia: 51575551575557
Lettere al Corriere
VOGLIO RIAVERE IL MIO DENARO
FRASE FAMOSA DI LADY THATCHER
Risponde
Sergio Romano
L’ex premier Berlusconi, in
una recente intervista, ha
criticato la politica
economica europea, in
quanto «l’Italia paga somme
importanti, ma riceve molto
meno». A sostegno della sua
tesi, ha ricordato una frase
pronunciata da Margaret
Thatcher, ex premier inglese,
passata alla storia come «I
Want my money back». In
quale occasione la pronunciò
e come andò a finire?
Franco Lanzaro
[email protected]
Caro Lanzaro,
a frase fu pronunciata al
Consiglio europeo di Dublino nel settembre 1979,
poche settimane dopo le elezioni britanniche che avevano
assicurato a Margaret Thatcher, leader del partito conservatore, la carica di Primo
ministro. Conoscevamo le sue
L
CONTRO LA PENA DI MORTE
Senza se e senza ma
Caro Romano, a proposito
della pena di morte, non ho
compreso se lei è favorevole o
contrario. Può uscire dal
riserbo e farlo sapere a noi
lettori?
Mario Corti, Treviso
Contrario «senza se e senza
ma». Sulla tesi di Beccaria, secondo cui l’ergastolo sarebbe
più efficace della pena di
morte, ho qualche dubbio.
Ma credo anche io che lo Stato, nell’esercizio della giustizia, non abbia il diritto di uccidere.
ALL’ESTERO E IN ITALIA
Dibattiti sulle elezioni
In vista delle elezioni
europee, le televisioni tedesca
e austriaca (Zdf e Oerf)
hanno trasmesso un dibattito
fra i due principali candidati
alla presidenza della
commissione, che ho scoperto
essere Schultz e Junker. La
discussione, a volte anche
serrata e vivace, ha
riguardato ovviamente i
principali argomenti che l’Ue
Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
«Lettere al Corriere» Corriere della Sera
via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79
posizioni. Sapevamo che era
stata particolarmente critica
sulla adesione britannica alla
Comunità e che vedeva nell’Europa «dirigista» di Jean
Monnet un intollerabile ostacolo al suo progetto liberista
per la modernizzazione e il rilancio dell’economia britannica. Il denaro di cui pretendeva
la restituzione era quella parte
del bilancio comunitario inglese che eccedeva la somma
dei vantaggi garantiti all’agricoltura britannica. La questione era già stata negoziata da
Bruxelles con il governi laburisti verso la metà degli anni
Settanta e il negoziato si era allora concluso con una correzione temporanea che avrebbe
ridotto il deficit britannico.
Ma la correzione sarebbe scaduta il 1° gennaio 1980 ed era
quella l’occasione di cui Margaret Thatcher intendeva valersi per riaprire la partita.
dovrà affrontare nei prossimi
anni. Che differenza rispetto
ai dibattiti in corso in Italia:
qui le elezioni vengono
vissute dai politici come una
indagine demoscopica sui
partiti e i temi europei sono
del tutto assenti. Immaturità
politica e democratica o
ignoranza? Certo i
comportamenti dei politici
non ci fanno onore.
Cominciò così un duro
braccio di ferro che è stato descritto bene nel libro di Bino
Olivi sulla storia politica dell’integrazione europea dal
1948 al 2000 (L’Europa difficile, Il Mulino, 2000). La Francia
resistette tenacemente anche
perché vedeva nella pretesa
britannica una minaccia alla
politica agricola comune: un
baluardo che anche il generale
De Gaulle aveva difeso con le
unghie e coi denti. Fu deciso
che il problema del bilancio
britannico sarebbe stato esaminato nel quadro più ampio
del rafforzamento delle politiche comuni e di una graduale
riforma della politica agricola,
destinata a evitare i grandi
finché le riforme toccheranno
gli interessi dei politici. Ecco
la prova: alcune decisioni
sono state rinviate e/o
saranno riviste dopo le
prossime elezioni europee.
Confronto bonus e Imu
Dov’erano coloro che in
questi giorni condannano
Renzi per il bonus di 80 euro
ai lavoratori dipendenti a
basso reddito quando
Berlusconi, in occasione
delle ultime elezioni
Da quanti anni sentiamo
parlare di riforme? Ho la
sensazione che nemmeno
questo governo agirà in
questo senso e farà riforme
importanti: questo almeno
La tua opinione su
sonar.corriere.it
L’ufficio di presidenza
della Vigilanza Rai:
contraria a par condicio
prima serata con Renzi,
Berlusconi e Grillo. Giusto?
politiche, con la mancetta
dell’Imu ha recuperato non
pochi voti? L’abolizione
dell’Imu aveva una
copertura? Non
dimentichiamo che l’arrivo
dell’euro ha di fatto
dimezzato il potere
d’acquisto di pensioni e
salari. Ridare ai cittadini
qualcosa è giustizia sociale.
Ma come? In un Paese dove si
vota un giorno sì e l’altro
pure, o quanto meno si è in
periodo pre-elettorale, che
dovrebbero fare? Le elezioni
dovrebbero diventare un
salvacondotto per i
lestofanti? E la faccenda è
pure bipartisan! Dopo le
ultime chicche, viene da
ripensare alla fatidica frase
del buon Indro: «Il più pulito
ha la rogna».
Luigi Nale, Modena
MONTANELLI E I LESTOFANTI
GIUSTIZIA SOCIALE
Davvero necessari?
necessario, contro. La rivincita
degli eredi di Jean Monnet andò in scena a Milano nel Castello Sforzesco, il 28 e il 29
giugno 1985, quando il Consiglio europeo, presieduto da
Bettino Craxi, discusse la riforma dei trattati. La Gran Bretagna, come previsto, si oppose a qualsiasi riforma che
avrebbe rafforzato gli organi
comunitari a spesa delle sovranità nazionali. Il cancelliere
tedesco Helmut Kohl propose
la convocazione di una conferenza intergovernativa per la
riforma del Trattato, Craxi mise la proposta ai voti e il no di
Margaret Thatcher fu sostenuto soltanto da due Paesi: Danimarca e Grecia. Era il primo
passo verso l’Atto unico europeo e il Trattato per la creazione di un mercato unico e una
moneta unica, firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992.
Decimo Pilotto
Tombolo (Pd)
Alessandro Andeani
Chiavari(Ge)
RINVII DELLE RIFORME
sprechi di cui era considerata
responsabile. Si voleva che
una eventuale concessione a
Londra fosse decisa ribadendo
il principio dell’integrazione e
facendo progressi verso quell’obiettivo. La soluzione prospettata dalla Commissione fu
quella di aumentare dall’1%
all’1,4% la quota dell’Iva ricavata dai dazi con cui i Paesi
membri finanziavano il bilancio della Comunità. Come
scrive Olivi, «una modulazione del contributo Iva a favore
dei Paesi meno “favoriti”
avrebbe permesso la “compensazione” reclamata dai britannici».
Una vittoria del Regno Unito? Fu questa, naturalmente, la
tesi di Margaret Thatcher. Ma
questa lunga diatriba ebbe il
risultato di dimostrare che i
progressi dell’Europa verso la
sua unità si sarebbero fatti
senza la Gran Bretagna e, se
Quella battuta
«Sembra di essere tornati ai
tempi di Tangentopoli. Ma
non hanno nulla di meglio da
fare questi magistrati?
Sembra che prendano di mira
sempre noi proprio in tempo
di elezioni». Così si lamenta
gran parte dei nostri politici.
SUL WEB Risposte alle 19 di ieri
La domanda
di oggi
Sì
Daimler (gruppo
automobilistico
tedesco) richiama al
lavoro dipendenti
pensionati. Approvate?
57
No
43
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Umberto Brusco
Bardolino (Vr)
INTERCETTAZIONI
Telefonate maldestre
Quello che stupisce nei fatti
di corruzione arricchimenti
illeciti, ecc... che vengono alla
luce continuamente è,
secondo me, la grande
stupidità di questi
personaggi che, pur sapendo
di essere continuamente
sotto la lente
d’ingrandimento della
magistratura e di essere
magari intercettati, parlano
dei loro loschi affari al
telefono!
Luciana Alberini
[email protected]
Interventi & Repliche
Liceali rapite: invito ad agire
Il rapimento delle 276 ragazze in Nigeria
e la dichiarazione dei rapitori di volerle
vendere come schiave è la prova di una
pericolosa mentalità annidata in alcuni
musulmani che li porta a giustificare se
stessi per ogni atto esecrabile.
D’accordo: questi sono solo una
minoranza, mentre la maggioranza dei
musulmani non oserebbe mai compiere
simili atti; ma gli estremisti possono
agire perché i musulmani moderati non
fanno niente per opporsi alle azioni
degli estremisti. In questa occasione
non ho visto nessuna importante
autorità musulmana alzare la voce
pubblicamente contro simili azioni
terroristiche; hanno detto qualcosa
soltanto i rappresentanti di piccole
comunità che vivono in occidente.
Ma si è trattato di voci flebili, forse tese
a dare un minimo di soddisfazione agli
occidentali. Tutto questo mi rende
timoroso della forte immigrazione
musulmana di cui siamo oggetto da
anni: i terroristi islamici finiranno per
cercare di imporci le loro regole?
Un’ultima osservazione, Non ho notato
nessuna manifestazione di fronte alle
ambasciate dei Paesi musulmani.
Eppure qualche anno fa presero
posizione e federo grandi
manifestazioni contro Silvio Berlusconi
per le escort.
Mario Bartolini
[email protected]
Modifiche alla Costituzione
Molti vogliono cambiare la
Costituzione sostenendo che non va
bene in quanto se fosse «a modo»
non passerebbe mai di moda. Credo
piuttosto che «non a modo» siano la
maggior parte di coloro che si
occupano della cosa pubblica perché,
anteponendo interessi personali e di
parte all’interesse del Paese, non si
attengono a quanto indicato nella
nostra Carta. Due esempi fra tutti. 1)
Certi partiti non «concorrono con
metodo democratico a determinare la
politica nazionale», come prevede
l’art. 49, ma cercano di imporre, con
qualsiasi mezzo, anche con accordi
sotto banco, il loro volere legato ad
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Alessandro Bompieri
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Il dubbio
di Piero Ostellino
Manette e politica
l’errore di chi esulta
L’
entusiasmo col quale i «sacerdoti delle manette»
hanno salutato i recenti arresti è sospetto per almeno due ragioni. La prima è che non dovrebbe esserci nulla di che esultare per l’arresto di chi ha (eventualmente) commesso un reato. Gli arresti non sono la prova che la nostra democrazia sa eliminare le mele marce, ma, se mai, sono la sindrome della malattia di cui soffre. La
corruzione è figlia del sistema dirigistico e burocratico che facilita l’invasione, da parte della politica, di ambiti propri della
società civile e ne incrementa la naturale propensione alla ricerca dell’«utile», la categoria dell’Economia rispetto a quella
di «giusto», propria dell’Etica (Benedetto Croce).
Che i reati siano individuati e che gli (eventuali) colpevoli
siano perseguiti è nell’ordine fisiologico delle cose in uno Stato degno di questo nome; confondere magistratura, polizia,
carabinieri e manette con la politica è un’anomalia. Che risale
all’interpretazione di Tangentopoli, quando la corruzione che presiedeva al finanziamento illecito dei partiti - fu attribuita alla disonestà personale di singoli politici e la possibilità di
una sua soluzione fu affidata alla (improbabile) moralità del
maggiore partito di opposizione (il Pci), peraltro finanziato
non meno illecitamente dall’Unione Sovietica. Il punto più alto dell’ipocrisia nazionale fu raggiunto da parte di chi, in Parlamento, ignorò il discorso di
Craxi, che sollecitava la politica
a farsi carico delle disfunzioni
del sistema e a porvi autonomamente rimedio. Se l’appello fosGli arresti non
stato accolto si sarebbe evitasono la prova che se
to di assegnare alla magistratura
un ruolo di supplenza politica.
la democrazia
Che essa avrebbe, poi, esercitasa eliminare
to, e ancora esercita, con misure
che hanno finito con avere, e
le mele marce
hanno, lo stesso effetto di quelle
nell’Urss degli anni Trenta: di
cambiare la classe politica per via giudiziaria invece che democratica. La corruzione non è diminuita, ma è aumentata, il Paese è nelle mani dei magistrati e, forse, non è neppure un caso
che si sia escluso e si continui ad escludere di andare presto ad
elezioni.
Siamo tornati all’enunciazione (culturalmente regressiva)
— ora ci si è messo pure Grillo — che il comunismo «è giusto,
ma è applicato male». Caro Grillo, il comunismo, come ogni
teoria filosofica della conoscenza — che è metafisica, astratta
e trascendentale e che fallisce nella sua traduzione operativa
— non è una filosofia sbagliata; «no, lo sbaglio sta nel voler
applicare l’inapplicabile» (Giovanni Sartori). Marx aveva pur
irriso allo Stato rappresentativo, aveva pur sostenuto che
«l’importante era che cambiasse il soggetto storico e tutto sarebbe andato per il meglio, indipendentemente dalle forme (si
capisce, “giuridiche”) in cui il nuovo soggetto si sarebbe organizzato, aveva pur preteso di costruire una teoria della “democrazia proletaria” e dell’estinzione dello Stato sulla base delle
“labili intuizioni” della Comune di Parigi!» (Norberto Bobbio).
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interessi particolari. 2) I sindacati, che
invece di tutelare gli interessi comuni
legati allo svolgimento dell’attività
lavorativa, fanno politica e pretendono
di imporre la loro volontà al governo e
alle istituzioni. I nostri costituenti
avevano ben presente, nonostante
anche loro rappresentassero
singolarmente interessi di parte, il
bene del Paese e si comportarono di
conseguenza scrivendo una carta che,
anche se necessita di piccoli
aggiustamenti per essere adeguata ai
tempi, risponde perfettamente agli
scopi per i quali fu scritta: basterebbe
applicarla con onestà. Attenzione,
quindi, a non fare danni!
Gian Paolo Squillace, Como
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- Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma - Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • Seregni Padova s.r.l. 35100 Padova - Corso Stati Uniti
23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l. 70026 Modugno (Ba) Via delle Orchidee, 1 Z.I. - Tel. 080-58.57.439 • Società Tipografica Siciliana S.p.A. 95030
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54
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Spettacoli
A sei mesi dal primo intervento
Cancro alla pelle, Hugh Jackman operato di nuovo
Mai dimenticarsi della protezione solare. È
l’invito che la star di Hollywood Hugh Jackman,
45 anni, ha rivolto ai suoi fan dopo aver rivelato
di aver subito, a sei mesi dal precedente, un
nuovo intervento per rimuovere un tumore alla
pelle del viso. «Un altro carcinoma basocellulare
— ha twittato l’attore —. Per favore, per favore,
per favore, usate la protezione solare!».
L’intervista
In arrivo «The Hunting
Party», sesto cd della
band americana
attesa in Italia per
l’unico concerto il 10
giugno all’Ippodromo
di Milano
Il gruppo
Da sinistra, il dj
Joe Hahn (37
anni); il rapper
Mike Shinoda
(37); il chitarrista Brad Delson (36); il
cantante Chester Bennington (38); il
bassista Dave
Farrell (37) e il
batterista Rob
Bourdon (35)
Su Wall Street si abbatte il rock dei Linkin Park
comunicazione in rete. Ci crediamo
non certo solo come business, ma perché rendono concreta la creazione di
un tessuto connettivo tra coloro che
amano, seguono, studiano il nostro lavoro. Ma non siamo “polarizzati” solo
sulla nostra musica: ci interessa molto
anche il lavoro degli altri. Ascoltiamo
moltissime band e apprezziamo il lavoro di colleghi come, ad esempio, Arcade
Fire, Naked & Famous, Deftones, Bad
Brains, Vampire Weekend. Non certo
soltanto quello dei Coldplay. Oggi ci sono tante e nuove e giovani e interessanti
formazioni musicali, dal Canada al
Giappone, dall’Europa alla Nuova Zelanda: il panorama è sempre più vasto,
più ricco e non è riservato solo agli ap-
Shinoda: i testi del nuovo album parlano
del potere economico ma anche d’amore
LOS ANGELES — «È il nostro sesto
album ed è anche il nostro lavoro più
maturo e complesso. E, sì, tra le dodici
canzoni di “The Hunting Party” ne
spunta anche qualcuna un po’ romantica... Ma noi da sempre lavoriamo sul
crossover: rock, soul music, hip hop,
pop, nu-metal, rap, elettronica… E anche quella che io definisco musica da
“native spirit”», dichiara Mike Shinoda,
voce, tastiera e chitarra, nonché fondatore dei Linkin Park.
La band Usa, formatasi a Los Angeles
nel 1996, ha venduto oltre 60 milioni di
album, vinto due Grammy, e dal 2003
continua a essere nella classifica di
MTV come una tra le più affermate formazioni musicali. Tra un mese il gruppo arriva in Italia: polverizzati in pochi
giorni i biglietti per l’unica data, il 10
giugno all’Ippodromo di Milano.
Nell’albergo sulla collina del Sunset
Boulevard, la band ha allestito una saletta in cui è possibile ascoltare alcuni
brani dell’album (che uscirà ovunque a
metà giugno, ndr), a cominciare
dal primo che apre
la tracklist, «Keys to
the Kingdom». Ma
Shinoda tiene soprattutto a far ascoltare
«Until it’s gone», e afferma: «Non lavoriamo per arrivare primi
nelle classifiche di Billboard, ma per comunicare alla platea il nostro
amore per la musica.
Riusciamo sempre, alm e n o q u e s t o c i auguriamo,
a trasmettere qualcosa di positivo al
pubblico che da anni ci segue e ci sostiene. Se dovessi dare di questo nostro
lavoro una definizione, direi che parole
e note dipingono uno scenario con tematiche forti, anche sociali, spirituali,
ma che prima di tutto creano emozioni,
attese, tensioni».
Prosegue: «Sono canzoni che indagano sul potere di Wall Street, come in
“All for Nothing”, o la difficoltà delle relazioni, dei sentimenti. E ci sono vari
“ospiti”, come, a esempio, il rapper
Rakim, l’armeno-americano Daron Malakian, il chitarrista dell’Oregon Pahe
Hamilton… Noi della band, quando
non siamo in ritiro in Arizona, dove ci
piace “creare” la nostra musica, viviamo
tutti a Los Angeles». Senza alcuna pole-
La carriera
Gli esordi
I Linkin Park hanno fatto il loro
ingresso nell’alternative
rock nel 1996 diventando
una delle band di maggior
successo dell’ultimo
decennio, con oltre 60
milioni di dischi venduti in
tutto il mondo
Brani inediti
«The Hunting Party»
(nella foto la copertina)è
il sesto album in studio
del gruppo. Di impronta
fortemente rock,
contiene 12 brani inediti.
L’uscita è prevista per il 17 giugno
mica o risposta a qualche critica, spiega: «Qualcuno sostiene che i nostri brani spesso sono agli antipodi tra loro.
Può anche essere vero, ma a tutti noi
piace comporre un mosaico di generi, a
tutti noi piace l’elettronica, tutti ascoltiamo sempre musica classica. I titoli
dei motivi sono stati scelti a uno a uno,
condensano il senso di ogni canzone,
da “War” a “Wasteland”, da “Rebellion”
a “Final Masquerade”, fino al motivo
che chiude l’album, “A line in the sand”.
È stato magnifico lavorare con Rakim e
da tempo tutti noi della band pensavamo alla possibilità di uno scambio con
lui: non solo è un ottimo musicista, ma
ha una sua integrità creativa e una forte
spiritualità che traspone nelle sue liriche. Comunica invariabilmente emozioni anche a chi non è un esperto di
musica rap o hip hop. E a me, che per
anni sono stato incerto se scegliere la
carriera da pittore e disegnatore/illustratore o quella da musicista, visto che
ho studiato arte in uno dei migliori college di Pasadena, ma anche Rakim e Daron Malakian paiono davvero anche pittori della musica. E, come me, anche
Malakian è un pittore».
Alcuni componenti della band si conoscono dai tempi del liceo e certo non
pensavano di diventare rocker di professione. «Ci riunivamo nella mia stanza, suonavamo, componevamo, ci trasmettevamo le influenze che avevano
nutrito la nostra passione per la musica. Oggi abbiamo club di fan in tutto il
mondo — racconta Shinoda a fianco di
Chester Bennington — e moltissimi anche in Giappone. Siamo tutti convinti
sostenitori dei moderni strumenti di
Il messaggio
Il leader: «Con le canzoni
vogliamo trasmettere
musica e invitare il nostro
pubblico alla riflessione»
passionati e agli “iniziati”, ma a tutti coloro che aprono una radio e ascoltano e
che prediligono quella che io chiamo la
musica multigenere e multi-strumentale. C’è sempre una grande energia nel
nostro lavorare in gruppo e non manca
la speranza, anche se in “Rebellion”
cantiamo “we lost before we start” (abbiamo perso prima di cominciare)».
Conclude: «L’obiettivo dell’album?
Non è facile rispondere, dopo tanti anni
di ricerca continua attraverso la musica
elettronica, il rock sperimentale, il
sound etnico, l’hard rock. Diciamo che,
con le sonorità e le liriche delle dodici
canzoni che compongono l’album, vogliamo trasmettere musica, ma anche
invitare alla riflessione».
Giovanna Grassi
Sul palco Mike Shinoda, tra i fondatori dei Linkin Park, durante un concerto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La web serie Da domani, sul sito del quotidiano, un canale interamente dedicato alla fiction ideata da Cotroneo con le puntate della prima e della seconda stagione
Compleanno per le mamme imperfette
Lucia e le altre festeggiano con il Corriere.it
MILANO — È passato un anno. E Chiara Guerrieri, assieme
alle sue amiche Marta, Irene e
Claudia non potevano non festeggiare il primo compleanno
della serie che le vede protagoniste, «Una mamma imperfetta».
Il regalo per loro e per tutti i fan
della fiction di Ivan Cotroneo è il
ritorno da domani della prima e
della seconda stagione online,
su Corriere.it, in un canale interamente dedicato.
«È una ricorrenza che non potevamo non festeggiare», commenta Lucia Mascino, la bionda
Chiara che in ogni episodio (di
otto minuti) parla guardando
dritto in camera, come se dalla
sua stanza riuscisse a dialogare
con chi la guarda dal proprio pc
o dallo schermo della tv (dopo il
debutto online la serie è andata
anche in onda su Rai2). Una volta soffiato su questa prima can-
delina, è tempo di bilanci...
«Che dire, quest’anno è volato
— confessa l’attrice —. Il bilancio non può che essere super positivo, in dodici mesi sono successe un sacco di cose e l’affetto
Insieme
Le attrici
protagoniste
di «Una
mamma imperfetta»;
da sinistra:
Alessia Barela (39 anni,
interpreta
Marta), Anna
Ferzetti (33,
Irene), Lucia
Mascino (37,
Chiara) e Vanessa Compagnucci
(38, Claudia)
della gente per questa serie si
sente tutto: io ormai vado in giro
con i dvd di “Una mamma imperfetta” e li regalo a chi me li
chiede». Un anno fa, di questi
tempi, nessuno avrebbe sospet-
tato quello che poi è successo...
«Fa impressione riflettere su
quante cose siano cambiate. C’è
stato il riscontro della gente, poi
ci sono stati i premi (il CineCiak
d’Oro, il Nastro d’argento per la
Il progetto
migliore serie web e il Premio
Bellisario)... e poi c’è l’affetto verso questo progetto che mi piacerebbe molto potesse proseguire.
Sono davvero molto felice che
adesso si possa ritrovare la serie
online, lo chiedevano in molti».
Lo pensa anche Anna Ferzetti,
che nella fiction interpreta la
mamma più dolce e sognatrice,
Irene: «Un anno fa questa serie
proponeva quattro volti nuovi
che erano quelli di noi protagoniste. Tutte lavoravamo da tempo, certo, ma non eravamo identificate con un progetto in particolare. Ora invece la gente per
strada ti riconosce come una
mamma della “Mamma imperfetta”. La forza di questa idea è
parlare realmente delle donne di
oggi. Le mamme raccontate sono io». E proprio mentre lo dice
la interrompe la vocina della seconda delle sue figlie (avute con
Pierfrancesco Favino): ha due
anni e vuole giocare con lei. «Ecco la conferma di quello che stavo dicendo — ride —. Le cose
Il canale
A un anno dal suo
debutto «Una mamma
imperfetta»
torna da domani
su «Corriere.it»,
con un canale dedicato
Riconoscimenti
La serie ideata da Ivan
Cotroneo (foto) e
prodotta da Indigo
Film, 21, «Corriere della
Sera» e Rai Fiction ha
vinto il CineCiak d’Oro,
il Nastro d’argento
e il Premio Bellisario. Il
format è stato venduto
in molti Paesi all’estero
che abbiamo raccontato accadono realmente. Il giorno in cui abbiamo girato l’episodio dell’ispezione in mensa, non ci credevo nemmeno io, ma ho ricevuto una mail dalla scuola di mia
figlia in cui informavano che
a v r e b b e r o a p p u n to f a t to
un’ispezione. Mi ha fatto impressione, ammetto».
Ora, anche chi si fosse perso il
debutto di questa fiction (prodotta da Indigo Film e 21) già
venduta negli Stati Uniti, in Germania, Francia e Spagna (e ci sono trattative in corso in molti altri Paesi), potrà recuperare attraverso il canale su Corriere.it.
«L’idea forte alla base, oltre alla
scrittura — riprende Ferzetti —
è stata intercettare un pubblico
che magari non vede la tv, ma
che, attraverso il pc, ha deciso di
dedicarsi otto minuti per vederci. E in quegli otto minuti Ivan
Cotroneo è riuscito a raccontare
la realtà».
Chiara Maffioletti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Il debutto
Spettacoli 55
italia: 51575551575557
«Announo» condotto da Innocenzi fa il 10% di share: più ascolti di «Servizio pubblico». Renzi ospite, i ragazzi protagonisti
Giulia supera il maestro Santoro:
per prepararmi ho visto «Amici»
«Io e Pif? Due mondi opposti, ma andremo a vivere insieme»
L’
allieva batte il maestro. Considerazione scontata quanto inaspettata. Giulia Innocenzi, al
suo debutto come conduttrice di Announo su La7, costola di Servizio pubblico, ipnotizza 2,2 milioni di spettatori
(10% di share), un risultato che Santoro
non aveva più ottenuto negli ultimi due
mesi. L’ultima puntata del suo programma anzi aveva toccato il minimo
stagionale (5,6%).
L’allieva batte il maestro?
«Questa trasmissione l’ha voluta lui,
lui l’ha creata insieme a tutta la squadra
di Sevizio pubblico — risponde Giulia
Innocenzi —. La vittoria è della squadra. Senza il maestro Announo non esisterebbe».
Che consigli le ha dato Santoro?
«Mi ha detto di far emergere le storie
dei ragazzi che sono in studio, la loro
vita vissuta. Il rischio era quello di farli
diventare dei piccoli politici, di avere
dei mini-opinionisti. Invece se la gente
li ascolta è perché sa che rappresentano
dei mondi con storie diverse: mondi diversi che si incontrano».
Per attaccarla la chiamano santorina. Quanto le dà fastidio?
«Sono abituata ormai. Un giornale
ha fatto un articolo sulle mie scarpe».
Beh è in buona compagnia, c’è chi
ne fa sui calzini dei giudici...
Ride. «Posso dire che queste cose ormai non mi toccano. Un quotidiano ha
fatto anche un sondaggio: “Perché Announo è andato bene? Perché c’era Renzi, perché non c’era Santoro, per le scarpe della Innocenzi?».
Chi è
In studio
Giulia Innocenzi nello
studio di
«Announo»:
il programma
andrà in
onda ancora
per tre
puntate
Renzi ha dopato gli ascolti?
«Il programma è andato bene fin
dall’inizio, anche senza di lui. E poi la
curva degli ascolti è sempre salita fino
alla fine».
Per prepararsi si è riguardata una
vecchia puntata di «Amici»: perché?
«Il primissimo Amici era l’unico programma dove i giovani parlavano senza
che gli autori facessero delle costruzioni su di loro. Oggi i giovani li vedi solo
in talent o reality, e lì non emergono le
persone per quello che sono, ma gli
schemi che gli costruiscono intorno.
Maria De Filippi è la conduttrice che è
riuscita e riesce di più a empatizzare
con i giovani».
L’aveva colpita anche un programma di Mtv...
«Era una trasmissione con Tony Blair che parlava in mezzo a tanti giovani
della guerra in Iraq. Mi è rimasta nel
cuore la domanda di un ragazzo: “Non
si sente di avere le mani sporche di sangue?”. Un giornalista non l’avrebbe mai
fatta».
La carriera
Giulia Innocenzi è
nata a Rimini nel
1984. Da cinque
anni lavora con
Santoro: prima in
Rai con «Annozero»,
ora a La7 con
«Servizio pubblico»
La vita privata
Giulia Innocenzi è
fidanzata da tre anni
con Pif (insieme
nella foto sopra),
ovvero Pierfrancesco
Diliberto (Palermo,
1972) che in tv ha
raggiunto il successo
con «Le iene»
di Italia 1 prima
e «Il testimone»
di Mtv poi
Brevi
«BERSAGLIO MOBILE»
L’ansia del debutto?
«Sono molto razionale e vado come
un treno. Però la cosa che mi faceva stare peggio era la responsabilità nei confronti degli altri. Mi avevano dato fiducia e non volevo deluderla. Sapevo delle
potenzialità del programma, se avesse
fallito era colpa mia».
È da cinque anni che sta (professionalmente) con Santoro. Da tre invece (sentimentalmente) con Pif.
L’altra sera ha battuto pure lui: «Il testimone» ha fatto l’1,2% di share.
Ride di nuovo. «Beh le sue erano
repliche... E comunque l’1,2 % è molto, di solito fa meno».
Che consigli le ha dato Pif?
«Mi ha detto solo una cosa: sei
brava, l’importante è che tu sia te
stessa».
L’impressione superficiale è
che lui sia svagato e trasandato,
lei centrata e precisa. Cosa avete in comune?
«Partiamo dal fatto che io sono di Rimini e lui di Palermo: due mondi opposti. Io da ragazzina andavo in discoteca,
lui a mangiarsi la pizza. Io sono più
estroversa, lui più introverso. Quello
che ci accomuna più di tutto è che facciamo il nostro lavoro cercando di cambiare in meglio le cose, ognuno nel suo
ambito. Lui sa parlare con tutti, riesce a
coinvolgere sul tema della lotta alla mafia anche a chi non ne è interessato. Io
sono partita dall’attivismo politico, ma
mi sono ritrovata a fare la giornalista e
ho capito che con la televisione posso
fare di più che con la politica».
Gira voce che siate parecchio disordinati.
«Vinco io, ma è una gara al ribasso.
Lui dice che la mia stanza sembra una
cabina di una nave con il mare mosso.
Adesso andiamo pure a vivere insieme,
vedremo cosa verrà fuori».
Buona navigazione.
Renato Franco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sciopero a La7: salta
il talk di Mentana
Niente Bersaglio mobile. Ieri
sera il programma condotto
da Enrico Mentana (come
altri programmi di La7) non
è andato in onda a causa
dello sciopero dei lavoratori
non giornalisti. Il conduttore
ha anche smentito l’ipotesi
di uno scontro con Cairo:
«Per rispetto nei confronti di
chi sta scioperando non ho
mai preso in considerazione
l’ipotesi di andare in onda
con Bersaglio mobile. Lo
sforzo informativo del mio tg
in questa giornata (ieri, ndr)
è concentrato solo sulle due
edizioni principali del TgLa7
per rispetto del telespettatore
e di chi sciopera».
CON RUSSELL CROWE
Cina, scatta la censura
per il film «Noah»
La censura ha bloccato la
distribuzione in Cina del film
Noah, il kolossal americano
nel quale la parte del
protagonista è affidata
all’attore australiano Russell
Crowe. I media cinesi non
hanno chiarito quali siano le
ragioni che hanno indotto a
censurare il film, che già è
stato bandito da alcuni Paesi
musulmani (Bahrein,
Indonesia, Malaysia, Qatar,
Emirati Arabi Uniti). Noah è
anche stato criticato dalle
organizzazioni
fondamentaliste cristiane Usa.
Il ritratto che il film fornisce
di Noè è stato giudicato
troppo poco convenzionale.
56
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
67 77 86
114 126 143
160
BELFAST
13m
6
Carrickfergus
78
Knocknagulliach
6
Glenarm
40
261
Cushendall Road
3
Glenariff
44
Ballymena
22
km
45
Ballybogey
9
Bushmills
4
Ballycastle
21
Antrim
Sport
BELFAST
73m
64
Ballymoney (A26)
italia: 51575551575557
195 202 219
Crono di World Cup: Zanardi vola
Alex Zanardi ha vinto la crono della World Cup paracycling road di Castiglione della Pescaia (Grosseto). Nessun problema per il campione del mondo
e olimpico che ha chiuso i 15 km con il tempo record di 21’51’’88. Successo di
Podestà nella Mh3. La gara di Castiglione con quella di Segovia (Spagna), attribuisce i punteggi di classificazione per le ParaOlimpiadi di Rio 2016.
CORRIERE DELLA SERA
Ciclismo Caduta rovinosa di Martin, problemi per Rodriguez
Un Tuft
al cuore
Il canadese è la sorpresa
Al Giro già ansie e distacchi
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
BELFAST — Un Tuft al cuore
del Giro. La prima maglia rosa
se la infila un grizzly canadese
che a diciotto anni se n’era andato in bici per mille chilometri
verso l’Alaska, con un carrettino e un cane da 30 chili. Nipote
di una leggenda norvegese dello sci degli anni 30 e figlio di un
t a g l i a l e g n a , S ve i n « T h e
Strong» (il forzuto) festeggia in
modo speciale il 37° compleanno: il barbuto esploratore,
argento nella cronometro
mondiale di Varese 2008, viene
premiato dalla sua squadra, la
favoritissima australiana Orica,
avvantaggiata dalla strada semi
asciutta nella fase iniziale della
cronosquadre di Belfast.
Un tuffo nei ricordi rosa, che
oggi potrebbero anche tornare
d’attualità: il 40enne Alessandro Petacchi, nonno della cor-
sa, limita con la sua truppa belga il distacco ad appena 5’’ e
oggi nella prima volata può sognare di tornare in cima al Giro, a cinque anni dall’ultima
volta e nel giorno di un altro
compleanno, quello del figlio
Ale junior.
Un tuffo, imprevisto e profondo, nella classifica generale. La crono, annaffiata in maniera poco democratica dalla
ingestibile pioggia fredda
dell’Ulster, aumenta i distacchi e crea già illusioni e ansie:
Joaquin Rodriguez due anni
fa aveva perso il Giro l’ultimo
giorno a Milano per 16’’, contro il primo canadese in rosa,
Ryder Hesjedal. Ieri il catalano
si è subito spuntato l’affilatissima basetta: penultimo posto di
squadra, con addirittura 1’28’’
di distacco dal colombiano
Uran (compagno di Petacchi) e
1’26’’ dal guerriero Evans.
La prima rosa
Il canadese Svein Tuft, 37 anni compiuti ieri,
è la prima maglia rosa del Giro d’Italia 2014:
nella foto grande guida il drappello
dell’Orica GreenEdge verso la vittoria. In alto
l’irlandese Daniel Martin soccorso dopo
la caduta con la Garmin-Sharp
(Afp, Ansa)
Non è certo un caso che Rigoberto e Cadel un anno fa fossero sul podio dietro a Nibali: la
loro partenza è sparata anche
rispetto al grande favorito
Quintana, a 50’’ dal connazionale e Pozzovivo, a 53’’. La Cannondale di Ivan Basso fa meglio
della Movistar di Quintana di
2’’ e non può lamentarsi. Su di
giri l’Astana, che un anno fa
ha vinto la corsa e ora ci riprova con Scarponi e Aru: i
33’’ di distacco da Uran sono
un’ottima notizia.
Perché è stata una cronometro con tantissimo pubblico, meteoropatica e più complicata del previsto: solo le prime tre squadre sono partite all’asciutto e le ultime sono state
di nuovo avvantaggiate dalla
strada meno bagnata. Raramente si è visto un volo rovinoso come quello di Daniel
Martin, stella irlandese caduta
in rettilineo con altri tre compagni e già fuori dal Giro che
domani arriva a Dublino. Considerato che il nipote del grande Stephen Roche era scivolato
anche all’ultima curva della
Liegi-Bastogne-Liegi, sarà meglio ricordarsi che il simbolo
dell’Irlanda è il trifoglio e non il
quadrifoglio.
Ma in fondo le cose bisogna
prenderle come vengono, come insegna la parabola di Tuft,
che dopo la separazione dei genitori ha lasciato la scuola ed è
partito verso l’avventura con la
mountain bike e il cane Bear,
Petacchi ci prova
In una crono complicata
dal meteo Petacchi limita
i distacchi (solo 5’’) e in
volata oggi tenta il colpo
diventando professionista dopo i 25 anni: «Mai avrei pensato
a un regalo del genere a fine
carriera. È davvero un giorno
da ricordare, anche se già oggi
dovrò difendermi dai velocisti». Più vecchio debuttante nel
dopoguerra al Tour nel 2013,
Tuft si è tolto la soddisfazione
di arrivare ultimo classificato a
Parigi, tutto scassato, «con le
vibrazioni sui Campi Elisi che
mi hanno fatto vedere le stelle».
Del resto Svein, che oggi vive
ad Andorra, tante volte ha dormito all’aperto o con la tenda
nei boschi, letteralmente «Into
the Wild». Ma la natura selvaggia dello sprint e di una tappa
lungo la costa ventosa e piovosa, stavolta potrebbe non piacergli per nulla. E, come a lui,
anche a molti altri.
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La storia Tre anni fa ricominciò a pedalare senza aspettare l’ok dei medici ieri, 32enne, ha esordito nella corsa più importante
La seconda vita di Colli, per lui la corsa è tutta una discesa
Un tumore osseo, tre interventi
«Lotto, soffro ed è bellissimo»
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
BELFAST — Era al palo. Un palo vero.
Il semaforo di Parabiago. Solo tre anni
fa. Daniele l’abbracciava, esausto e grato. Stringeva quel samaritano verniciato di giallo, piantato all’incrocio dello
stradone, che l’aiutava quando non
s’aiutava più nemmeno lui. Ansimante, sudato. Febbraio 2011, per la prima
volta Daniele era risalito sul sellino, in
sella alla vita: «I medici m’avevano detto d’aspettare una quarantina di giorni.
Ma io volevo vedere se ce la facevo ancora… ». In garage, la bici aveva pazientato nove mesi per rivederlo nascere. Un parto difficile. Daniele era
Coraggio
Daniele Colli è nato a
Rho (Mi) il 19 aprile
1982. Corre per la
Yellow Fluo (Bettini)
uscito di casa, l’amico Federico dietro.
S’era mosso piano. Cauto. Spaventato.
Aveva ricominciato lento dov’era rimasto prima del cancro, un anno prima:
dai pedali. Avanti una gamba, poi l’altra, un po’ più forte… «Andavo a dieci
all’ora. Mi passavano davanti anche i
ragazzini. Il muscolo era uno straccio.
Un male cane. Erano solo quattordici
chilometri, mi sembrava di fare la Milano-Sanremo. A ogni stop m’aggrappavo a un lampione, a un cartello, al semaforo. Perché i dottori del Galeazzi
m’avevano detto di non appoggiare la
gamba a terra, di non permettermi una
caduta. Ma anche perché alla fine non
ce la facevo più. Era durissima. Mi sentivo un ex corridore… ».
Correre oggi è niente. Appoggiare la
gamba è zero. La pioggia non conta. E
chi se ne frega del Tuft canadese volante, della cima dello Zoncolan che non
sarà mai roba per lui, «io nasco passi-
A Roma
Il Papa
benedice
la maglia
Vicino alla gente
e vicino allo sport,
tutti gli sport. Papa
Francesco
ha benedetto
in Vaticano la maglia
rosa, simbolo del
primato nel Giro
d’Italia (nella foto),
partito ieri da Belfast.
Anche la corsa ha
ricevuto la benedizione
del Santo Padre
sta veloce» … Tre anni dopo Daniele
Colli, trentaduenne non più verde, con
la Neri Sottoli schizza giallo fluo come
un catarinfrangente fra i murales di
Belfast, tredicesimi. Basta muri del
pianto, è l’esordio al Giro e ormai non
c’è paura di nulla: «Sono tornato corridore. Mi sento uno che ha già vinto.
Fatico, lotto. Patisco cose che non auguro nemmeno al mio peggior nemico.
Poi però penso agli ostacoli della vita
che ho dovuto superare e tutto è bellissimo. Mi sento di nuovo il bambino di
Rho che a sette anni cominciava a tirare in prima categoria». Il lungo giro a
ostacoli di Daniele partì da un dolorino
al ginocchio sinistro, passò per la diagnosi d’un tumore osseo e per un medico dubbioso, «può anche essere maligno», continuò per la depressione,
tre interventi, un buco nella gamba di
cinque centimetri: «Mi arrabbiavo. Io
dicevo: farò la Vuelta. L’ospedale che
raffreddava: forse avrai una vita normale, ma correre… Ho scoperto che la
vita e il ciclismo s’assomigliano: se le
cose vanno male, c’è la tua famiglia e
poi sei solo». Qualche amico, il comico
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Sport 57
italia: 51575551575557
Superbike, messa bene l’Aprilia Blatter non molla: mi ricandido Atletica: Ukhov vola già a 2,41
A Imola prima giornata di prove libere del Mondiale superbike 5 piloti racchiusi in 182 millesimi: del britannico Rea (Pata Honda World Superbike),
vincitore ad Assen, il miglior crono (1’48’’147) nel combinato dei primi due
turni. Alle sue spalle il campione in carica Sykes (Kavasaki e i due piloti dell’Aprilia Melandri e Guintoli. Quinto Giugliano su Ducati.
Sepp Blatter, presidente della Fifa, non molla e a 78 anni ha ribadito al quotidiano svizzero Blick che intende ricandidarsi: «Il mio mandato sta per finire,
ma la mia missione non è terminata. Sono in buona salute, perché dovrei interrompere il mio lavoro?». Finora solo Jerome Champagne ha annunciato la
candidatura, mentre Michel Platini, presidente Uefa, è tatticamente in attesa.
A Doha, prima tappa della Diamond League (senza Bolt), con un grande
risultato (atteso): il russo Ukhov ha vinto l’alto con m 2,41, davanti a Kynard,
Drouin e Barshim tutti a m 2,37.Sesto Fassinotti a 2,24. Nei 1.500, successo di
Asbel Kiprop (3’29”18). Sconfitta a sorpresa nei 3.000 per la Dibaba, in una
gara corsa a ritmi eccezionali dalla keniana Hellen Obiri in 8’20”68.
Sorprese Contro la Lazio una partita delicata per l’Europa League: arriva anche Thohir
Zanetti, serata speciale d’addio
l’Inter è invitata a vincere
Messaggi da tutto il mondo, web impazzito per il capitano
l Le classifiche
1ª tappa
Cronosquadre Belfast-Belfast, 21,7 km
1. Orica GreenEdge
in 24’42’’
(media 52,712 km/h)
2. Omega Pharma-Quickstep
a 5’’
3. Bmc Racing Team
a 7’’
4. Tinkoff-Saxo
a 23’’
5. Team Sky
a 35’’
6. Astana Pro Team
a 38’’
8. Movistar
a 55’’
22. Garmin-Sharp
a 3’26’’
Classifica generale
1. Tuft (Can)
in 24’52’’
2. Durbridge (Aus)
s.t.
3. Weening (Ola)
s.t.
6. Santaromita (Ita)
s.t.
8. Brambilla (Ita)
a 5’’
9. Uran Uran (Col)
s.t.
12. Petacchi (Ita)
s.t.
15. Evans (Aus)
a 7’’
27. Roche (Irl)
a 23’’
28. Majka (Pol)
s.t.
40. Scarponi (Ita)
a 38’’
50. Basso (Ita)
a 53’’
56. Quintana (Col)
a 55’’
103. Pellizotti (Ita)
a 1’14’’
113. Ulissi (Ita)
a 1’20’’
119. Cunego (Ita)
s.t.
131. Rodriguez (Spa)
a 1’33’’
155. Colli (Ita)
a 2’28’’
165. Hesjedal (Can)
a 3’26’’
197. Fernandez (Spa)
a 10’11’’
Così oggi
2ª tappa, Belfast-Belfast di 219 km
Così in tv
ore 14.30 Eurosport, ore 15.05 Raitre,
ore 15.10 RaiSport2
MILANO — Travolta dall’affetto del mondo per l’addio al
calcio di Javier Zanetti, l’Inter deve evitare di farsi travolgere dalla
Lazio, in questa serata speciale, a
sei giorni dal disastro del derby e
in un momento del campionato
nel quale non è più possibile
sbagliare, se si vuole conquistare
un posto in Europa League. La
curva Nord rimane chiusa (discriminazione territoriale verso i
tifosi del Napoli), ma per il resto
San Siro sarà esaurito, perché la
serata coincide con l’ultima apparizione da calciatore di Zanetti
(partenza in panchina, poi si vedrà) nello stadio dove il capitano
aveva esordito in campionato il
27 agosto 1995, contro il Vicenza
(1-0), a 22 anni appena compiuti(10 agosto).
San Siro che torna a riempirsi
per Zanetti (856 partite ufficiali
in nerazzurro) è anche un messaggio a Thohir, che sbarca oggi a
Milano e sarà in tribuna: gli interisti vogliono i campioni e in
cambio offrono partecipazione,
passione, lo stadio pieno, grandi
incassi. Un’Inter di medio
cabotaggio non è in linea
con la storia, la tradizione,
gli usi e i costumi di chi la
segue; nel 1995 il cambio di
passo aveva coinciso con gli
acquisti di Ince, Zanetti,
Ganz e Roberto Carlos, prima che Ronaldo nel 1997
cambiasse il corso degli
eventi nella prima fase della
presidenza di Moratti.
Walter Mazzarri, apparso
ancora scosso per quanto accaduto nel derby («siccome
sono l’allenatore, mi prendo
colpe e responsabilità, com’è
giusto che sia, è stato un incidente, ma possiamo riscattarci»), spera nell’ultimo regalo del
capitano, contro la Lazio che lunedì celebra i 40 anni dal primo
scudetto: San Siro compatto e
mobilitato per spingere la squadra a raccogliere una vittoria in
casa che non arriva dal 9 marzo
(1-0 al Torino). Zanetti ha fatto
impazzire anche il mondo del
web: l’hashtag del profilo @inter
Le quote Snai
1
X
2
ore 18
OGGI
VERONA-UDINESE
2,05 3,60 3,40
(Tommasi)
ore 20.45
INTER-LAZIO
1,70 3,75 4,75
(Massa)
DOMANI ore 12.30
ATALANTA-MILAN
5,75 4,00 1,55
(Rizzoli)
ore 15.00
BOLOGNA-CATANIA 2,00 3,50 3,50
(Rocchi)
3,85 3,25 2,00
LIVORNO-FIORENTINA 4,00 3,80 1,80
(Giacomelli)
SAMPDORIA-NAPOLI 3,50 3,40 2,05
(Chiffi)
SASSUOLO-GENOA
(Gervasoni)
TORINO-PARMA
(Damato)
1,45 4,25 7,00
2,10 3,30 3,50
ore 17,45
ROMA-JUVENTUS
2,45 3,40 2,75
(Russo)
Fonte: Snai - Dati: Monica Colombo
C.D.S.
Classifica
JUVENTUS
ROMA
NAPOLI
FIORENTINA
INTER
TORINO
PARMA
MILAN
VERONA
LAZIO
856 gare
Zanetti, 40
anni, all’ultima
partita a San
Siro: con l’Inter
856 gare e 16
trofei vinti
(Ansa,
Fotogramma)
di Twitter in pochi minuti è balzato al primo posto dei trend italiani; ha scalato le classifiche anche all’estero ed è esplosa la partecipazione su Facebook, Twitter
e Instagram. L’Inter ha invitato
tutti a cambiare la propria immagine di profilo con quella celebrativa del capitano, che è possibile scaricare su inter.it. Nel frat-
tempo sono arrivati migliaia di
messaggi e di elaborazioni fotografiche celebrative e nella parte
cinese del sito del club sarà pubblicata una raccolta di immagini
di tifosi che si sono fotografati o
fatti fotografare con la maglia del
capitano.
Prima di cominciare, sul led di
bordocampo apparirà la scritta
«C’è solo un capitano»; nel riscaldamento i giocatori indosseranno una maglia con la scritta
«Zanetti 4 grazie», riprodotta anche nella maxi-maglia che verrà
sistemata in mezzo al campo. Finita la gara con la Lazio, Zanetti
saluterà tutti con un giro sul prato; l’Inter gli ha preparato una
clamorosa sorpresa e sarà un
modo per dire grazie a chi in 19
anni ha corso per tutti e ha aiutato il club a vincere tutto. Il colpo
di scena sarebbe se il capitano
annunciasse: «Scusate, abbiamo
scherzato; gioco ancora due anni». E Moratti (ieri ad Appiano),
in mezzo al campo: «Io riprendo
l’Inter, il contratto per il capitano
è pronto». Ma il tempo è passato
e come cantava nel 1974 Mina,
che in passato ha duettato con
Zanetti (2007), «non gioco più/
me ne vado».
Fabio Monti
Livorno svolta a destra, presidente un ex parà
Francesco Battistini
Marco Gasperetti
made-man Stefano Bandecchi, 53 anni, manovale, ex pescatore (e poi parà, missino e
berlusconiano) che partito da
Livorno, dove è nato nel rione
di Shanghai, il più popolare
della città, lo stesso che ha dato i natali anche a Cristiano e
Alessandro Lucarelli, è andato
a Roma a fondare radio e giornali online. E poi da vecchio
maestro elementare ha capito
che il suo core business era
l’educazione e ha investito
Moggi consulente
Trattativa in dirittura, la
curva più rossa per ora
non protesta. «Il mio
consulente sarà Moggi»
decine di milioni di euro per
creare un’università privata di
Roma: la Niccolò Cusano, riconosciuta dal Miur, con un
campus all’americana di 16
mila metri quadrati e 12 mila
studenti e gli affari pare vadano a gonfie vele. Tra i professori Davide Vannoni, lo psicologo del metodo Stamina, e
Maurizio Costanzo, che insegna sociologia della Comunicazione.
Bandecchi ha intavolato
una trattativa difficile con il
più astuto dei presidenti, Aldo Spinelli. E quando tutto
sembrava concluso (si parla
di un affare dai 12 ai 15 milioni di euro) e l’università annunciava trionfalmente d’essere praticamente proprietaria della società amaranto al
Livornese
Stefano Bandecchi, 53 anni,
ha fondato
un’università
privata che ha
12mila studenti
96
85
72
61
57
55
54
54
53
53
ATALANTA
SAMPDORIA
UDINESE
GENOA
CAGLIARI
SASSUOLO
CHIEVO
BOLOGNA
CATANIA
LIVORNO
Inter
Lazio
3-5-2
1 Handanovic
23 Ranocchia
25 Samuel
35 Rolando
2 Jonathan
88 Hernanes
17 Kuzmanovic
10 Kovacic
55 Nagatomo
9 Icardi
8 Palacio
3-5-2
1 Berisha
20 Biava
27 Cana
3 Dias
15 Gonzalez
5 Biglia
24 Ledesma
6 Mauri
17 Pereirinha
11 Klose
87 Candreva
47
44
42
41
39
31
30
29
26
25
Arbitro: MASSA di IMPERIA
Tv: ore 20.45, Sky Sport 1 e Calcio 1
Premium Calcio
Verona
Udinese
(4-3-3)
1 Rafael
4 Pillud
18 Moras
22 Maietta
33 Agostini
26 Sala
30 Donadel
10 Hallfredsson
21 Gomez
9 Toni
7 Marquinho
(4-3-2-1)
22 Scuffet
27 Widmer
5 Danilo
11 Domizzi
34 Gabriel Silva
7 Badu
3 Allan
66 Pinzi
37 Pereyra
17 Nico Lopez
10 Di Natale
Arbitro: TOMMASI di Bassano
Tv: ore 18, Sky Calcio 1
Premium Calcio
Serie B
38a giornata
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Il caso Bandecchi, già simpatizzante missino ed ex candidato per Forza Italia, sta per acquistare il club
© RIPRODUZIONE RISERVATA
37a giornata
CAGLIARI-CHIEVO
(Doveri)
Bruno dei Fichi d’India da sostenere
nella malattia parallela. Qualcosa in cui
credere, qualunque cosa: «Leggevo
Lance Armstrong. Certe frasi come
“davanti al cancro che cos’è un male alle gambe?”, le ho qui dentro — Daniele
si batte il petto — e quand’è finita fuori
la storia del doping ho pensato che il
suo tumore però non era un falso, era
dieci volte peggio del mio, e non mi
cambiava gli orizzonti». Il passista veloce ha perso contratti e squadre, classiche e gare semplici. Pedala pedala,
sono arrivati tempi e cronometro migliori: «Quando ho vinto una gara, un
avversario è venuto ad abbracciarmi:
certe cose, solo nel ciclismo… ». Non è
qui a fare solo il testimonial: «La tappa
di Foligno sembra giusta per me, chissà… ». Una volta, al Tour, Armstrong
passò in un paesino. C’erano dei bambini calvi per la chemio che lo salutavano felici con uno striscione: «Merci
Lance!». Finì come finì, una tristezza.
Oggi c’è Daniele: quello striscione, rimettetelo per lui.
LIVORNO — Un ex parà
della Folgore, già simpatizzante missino e candidato per
Forza Italia, vuole diventare il
nuovo presidente del Livorno.
Soltanto un lustro fa, un annuncio del genere avrebbe
provocato una mezza rivolta
tra gli ultrà amaranto. Come
già accaduto in passato con
alcuni calciatori in odore di
destra presentati nella campagna acquisti e poi gentilmente dimenticati per non fare imbestialire «quelli della
Nord», la curva più rossa del
calcio italiano, dove sventolano bandiere con Che Guevara,
la falce e il martello, stendardi
con strani simboli cirillici e si
festeggia la nascita di Stalin.
Stavolta però fischia un
vento più tollerante per il self-
Serie A
99%, è arrivata la frenata dell’attuale patron.
Bandecchi però non si è dato per vinto. È certo che il Livorno sarà suo e ha anche tirato fuori dal cappello il classico coniglio. Sapete chi è?
Luciano Moggi. «Non ci sarà
scelta tecnica del Livorno che
non passerà da una sua valutazione o da un suo consiglio», ha rivelato l’imprenditore. Affermazione che ha subito scatenato qualche reazione. Perché se Moggi ha subito
la sanzione della preclusione
alla permanenza in qualsiasi
rango e categoria della Figc,
resta difficile capire come farà
in qualche modo a fare il consigliere del Livorno.
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Ieri
Empoli-Crotone
Padova-Cesena
Oggi ore 15
Avellino-Spezia (Ostinelli)
Bari-Juve Stabia (Borriello)
Latina-Ternana (Bruno)
Modena-Novara (Gavillucci)
Palermo-V. Lanciano (Abbattista)
Pescara-Siena (Minelli)
Reggina-Brescia (Fabbri)
Trapani-Cittadella (Candussio)
Varese-Carpi (Pinzani)
3-1
0-1
Classifica
PALERMO
EMPOLI*
CESENA*
CROTONE*
LATINA
V. LANCIANO
SPEZIA
MODENA
TRAPANI
SIENA (-8)
AVELLINO
78
65
59
58
58
55
54
53
53
52
52
BARI (-4)
CARPI
BRESCIA
PESCARA
TERNANA
VARESE
CITTADELLA
NOVARA
PADOVA *
REGGINA (-3)
JUVE STABIA
(*) Una partita in più
Tutti i gol
e le immagini
della giornata
su
51
49
49
47
45
43
42
40
35
25
18
58 Sport
Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Panchine in bilico Il Milan pensa all’ex allenatore della Roma che sarà a Milano la prossima settimana, la Juventus attende notizie
Basket
Petrucci
ai presidenti
«Quadro
inquietante»
Fermo Luciano Spalletti, 55 anni, ha allenato dal 2009 al 2014 lo Zenit San Pietroburgo (Ansa)
Trattativa Antonio Conte, 44 anni, da tre stagioni alla guida della Juventus con cui ha vinto 3 titoli (LaPresse)
Seedorf licenziato
Conte-Agnelli rinvio
con una battuta
La società aspetta
Spalletti vede Galliani ma valuta alternative
Berlusconi di nuovo contro il tecnico
MILANO — Il de profundis
sull’esperienza di Clarence Seedorf sulla panchina milanista è
stato recitato all’ora dell’happy
hour da Silvio Berlusconi a Telelombardia. «Alla Sacra Famiglia
ho incontrato molte persone
che potrebbero gestire lo spogliatoio del Milan e farsi amare
dai giocatori». Chi avesse in
mente Berlusconi con quella
battuta non è dato sapere. Di
certo la frase pronunciata, pur
con tono scherzoso, e arrivata
dopo le dichiarazioni poco rassicuranti dell’altro giorno («Del
futuro decideremo a fine campionato»), chiude senza se e
senza ma l’avventura dell’olandese alla guida dei rossoneri.
Giudicato inadeguato a ricoprire il ruolo di tecnico, Seedorf a
due gare dal termine della stagione, con l’obiettivo Europa
League ancora da centrare, appare completamente delegittimato.
Le battute sul sarto sibilate ai
tempi di Zaccheroni («Non è
adatto alla stoffa di qualità che
ha») sono un buffetto sulla
guancia se paragonate alla dichiarazione «definitiva» dedicata all’attuale tecnico. Eppure
dall’entourage di Seedorf non
trapela preoccupazione per l’affermazione che sa di licenziamento imminente, non intravvedendo un nesso fra le parole
del presidente e la figura dell’allenatore. Anzi le persone vicine
a Clarence forniscono un’interpretazione sui generis alla battuta considerandola riferita alla
società.
«Ho in mente un nome ma
non lo dico» ha poi confessato
Berlusconi fuori onda lasciando
intendere che il prescelto non
sarà Inzaghi. Chissà se il nome
misterioso è quello di Luciano
Spalletti, già vicino alla panchina rossonera nell’estate del 2010
quando poi arrivò Massimiliano
Allegri. Dopo i contatti telefonici degli ultimi giorni, il tecnico
esonerato dallo Zenit a marzo
(ma legato ai russi da un altro
anno di contratto), sarà a Milano la prossima settimana. «Per
questioni personali» ha precisato il tecnico di Certaldo, in teoria
intenzionato a rimanere fermo
la prossima stagione (con lo stipendio di 4,5 milioni di euro garantito dallo Zenit). Però intanto
è previsto un incontro con
Adriano Galliani il quale sonderà la disponibilità dell’allenatore toscano ad accontentarsi di
uno stipendio più basso (magari dopo aver incassato una buonuscita dai russi). La trattativa è
complessa anche perché Spalletti si attende rinforzi di quali-
20
presenze in totale
sulla panchina del Milan
per Clarence Seedorf:
10 vittorie, 2 pareggi
e 8 sconfitte
tà. La campagna acquisti sarà affidata a Rocco Maiorino, già responsabile scouting rossonero.
Promosso sul campo dopo l’addio di Braida, blocca l’arrivo di
nuovi ds, da Sogliano a Giovanni Galli, da Pradè a Berta. Chissà
se la decisione troverà d’accordo
tutte le anime del Milan.
Monica Colombo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pronto il piano B: Mancini o Simeone
TORINO — L’attesa continua. Il futuro di Antonio Conte e della panchina della Juventus sono ancora da scrivere. La giornata di ieri infatti,
indicata nelle previsioni come
decisiva, non ha portato novità. L’incontro tra il tecnico
bianconero e il presidente Andrea Agnelli non c’è stato.
Slittato, si presume, ai primi
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presenze in totale
sulla panchina della
Juventus per Antonio
Conte: 100 vittorie,
34 pareggi e 15 sconfitte
giorni della prossima settimana. Dopo Roma-Juve, dunque, ogni giorno sarà buono
per diventare quello della verità.
L’epilogo del caldo venerdì
torinese si è delineato attorno
a metà pomeriggio. Dopo l’allenamento, Conte era atteso
nella sede del club, in centro a
Torino, dove al lavoro c’erano
lo stesso Agnelli, l’amministratore delegato Marotta,
raggiunti poi dal direttore
sportivo Paratici. All’esterno,
media, tifosi e semplici curiosi in quantità. Con il passare
delle ore, però, ha preso corpo
una delle eventualità che si
erano ipotizzate nella vigilia
ricca di sussurri e grida più o
meno controllati. E cioè che
nessun appuntamento fosse
davvero in agenda tra dirigenti e allenatore. Così in effetti è stato. Anche perché già
giovedì c’era stato un contatto
a Vinovo e sembra che non siano emersi fatti nuovi di portata tale da richiedere un nuovo incontro dopo poche ore.
Rinvio, dunque; con la consapevolezza che, allungando un
po’ (ma non troppo) i tempi,
anche Conte, potrebbe ritrovare serenità e forze perdute.
Le posizioni restano cristallizzate. Conte non vuole replicare l’esperienza dell’Inter del
Triplete, squadra vincente ma
che non si è rinnovata dopo i
successi. Mira a un profondo
ricambio di giocatori, guardando anche ai giovani, così
da costruire un nuovo ciclo.
Per continuare a vincere e alzare il livello degli obiettivi a
quota Europa. L’idea di fondo
di innestare nuove energie, e
quindi nuovi uomini, è condivisa dalla società che però
non può distogliere l’attenzione dall’equilibrio dei conti.
Per proseguire, di pari passo
con i successi, nell’opera di risanamento del bilancio perseguita in modo vincente in
questi anni. La chiave sarà
trovare la sintesi. E non sarà
facile. Mai come in questo caso non si può dare per scontato il finale della storia. Logico,
dunque, pensare a un piano B,
a una Juventus che deve voltare pagina. Il borsino dei possibili sostituti contempla sempre gli stessi protagonisti. Il
nome forte è ancora quello di
Roberto Mancini. In calo
Spalletti, su cui ora c’è forte il
Milan, sale il gradimento per
Diego Simeone.
Filippo Bonsignore
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Come una mina nello
stagno che si stava
imputridendo, adesso
l’arresto di Ferdinando
Minucci comincia a fare
l’onda. I cerchi si allargano
«all’intero sodalizio
criminale che aveva nel
presidente Minucci il suo
ideatore e regista». Oltre a
lui, alla sua segretaria, Olga
Finetti, a Stefano
Sammarini, titolare della
Essedue Promotion e al
suo direttore finanziario,
Nicola Lombardini, che
sono i 4 già agli arresti
domiciliari, sotto indagine
ci sono anche Alberto
Galluzzi, titolare di alcune
società speculari alla
Essedue Promotion, e il
g.m. della Mens Sana
Siena, Jacopo Menghetti.
Nel circolo vizioso del
denaro dei contratti di
immagine, infatti, il 20% lo
trattenevano le società di
Galluzzi, il 10% la Essedue
di Sammarini, il 7% il
presidente senese Minucci.
Ma il cerchio si allarga
anche per i giocatori: i 17
originariamente indagati
sono già saliti a 25. Per il
momento nessun italiano,
ma molte società stanno
tremando. Intanto, nel
pomeriggio di ieri, il
presidente della Fip,
Gianni Petrucci,
sentendosi «in diritto e in
dovere» ha spedito una
lettera a tutti i presidenti
della serie A, lamentando,
con vaga ironia, lo spazio
che il basket in un sol
Passato Petrucci e Minucci
giorno aveva recuperato
sui media, però in
negativo. Chiaro, nella sua
missiva, quando si
dichiarava «interdetto» per
non aver mai sentito, nei
15 mesi trascorsi dal suo
insediamento, nessuno dei
suddetti presidenti.
Perplesso, come molti, per
la frettolosa elezione (8
febbraio) di Minucci alla
presidenza della
Legabasket. Prudente, nel
non voler emettere giudizi
che spettano soltanto alla
Magistratura, senza
tuttavia negare «l’urgenza
di un quadro inquietante».
Concludendo che li aspetta
tutti, i presidenti, attorno
allo stesso tavolo, per
ricostruire il presente e
costruire il futuro. Ecco, il
futuro. Che a nessuno
venga in mente, in questo
vuoto di potere, di
riproporre Valentino Renzi,
lui stesso ha detto, per
come è stato trattato, di
non volerne più sapere.
Sarebbe mancanza di
dignità, sia da parte di chi
eventualmente lo
ripropone, che di chi
accetta. Sarebbe soltanto la
grande stagnazione.
Werther Pedrazzi
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Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
Formula 1
Il presidente più
vicino alla squadra
«Ora chiarezza
e decisioni
più rapide»
Campione in crisi
Saluti
Luca di Montezemolo
con Fernando Alonso
(Colombo)
Montezemolo uomo ai box
«Non abbiamo lavorato bene»
«Tutto il possibile per vincere, nuovi tecnici compresi»
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
Il processo
Un punto
per Bernie
MONACO — Nel processo
a Bernie Ecclestone
(accusato di corruzione) è
stato il giorno di Gerard
Gribkowsky, dirigente
della Bayern Lb in carcere
per corruzione e frode.
Gribkowsky ha dichiarato
che Bernie gli ha offerto
10 milioni «per evitare
una causa» e poi «altri
80», ma ha anche
ammesso di «aver usato
un documento per fare
pressioni». Un punto per
Bernie che sostiene di aver
pagato perché ricattato.
Sport 59
italia: 51575551575557
BARCELLONA — È venuto in
Catalunya per vedere Fernando
Alonso e Kimi Raikkonen beccare in prova un secondo e mezzo
dalla Mercedes di Lewis Hamilton? No. O meglio, non solo.
Purtroppo le botte in pista, e
nella fattispecie pure la lotta con
gomme ribelli, appartengono ai
tempi moderni della Rossa. Ma
Luca di Montezemolo è giunto a
Barcellona per partire dai tempi
passati: «Qui Michael Schumacher vinse la prima gara con la
Ferrari». Non si stanno scomodando scaramanzie, piuttosto è
un omaggio a un amico impegnato in una battaglia estrema,
al di fuori dei confini abituali di
un nastro d’asfalto: «Schumi ha
fatto tanto per noi, adesso vediamo che cosa riuscirà a fare
per se stesso: siamo fiduciosi e
molto vicini a lui e alla fami-
glia». Anche alla squadra, oggi,
Montezemolo è vicinissimo. E
lo ribadisce. Dopo l’addio di Stefano Domenicali, la scelta di
Marco Mattiacci — seduto lì a
fianco — l’ha riportato a giorni
che lo riguardano sia come sottoposto («Rammento quando
Enzo Ferrari mi nominò ds») sia
come dirigente: «Assunsi Jean
Todt e per un po’ lo seguii: conosceva solo i rally».
Ma il progetto di affidarsi all’uomo che per il Cavallino ha
girato il mondo è stato ponderato. Montezemolo, infatti, ha
chiarito alcuni aspetti: non
c’erano candidature alternative;
non sarà un «one man show,
perché Mattiacci nel team dovrà
iniettare sempre di più determinazione, chiarezza organizzativa e rapidità decisionale»; il
mandato è a lunga scadenza «e
Le due Mercedes in testa nelle prove libere
Così ieri
1. Hamilton (Gbr) Mercedes
2. Rosberg (Ger) Mercedes
3. Ricciardo (Aus) Red Bull
4. Alonso (Spa) Ferrari
5. Raikkonen (Fin) Ferrari
6. Magnussen (Dan) McLaren
8. Massa (Bra) Williams
1’25’’524
1’25’’973
1’26’’509
1’27’’121
1’27’’296
1’27’’788
1’27’’824
Così oggi
ore 14: qualifiche
Tv: diretta SkySportF1,
differita Raidue ore 18
Così domani
ore 14: Gp di Spagna
Tv: diretta SkySportF1,
differita Raiuno ore 21
non c’è contraddizione rispetto
all’idea di guardare anche a questo campionato, da concludere
in maniera migliore di come
l’abbiamo avviato. I tempi del
Mondiale (nel senso della vittoria, ndr)? Avrei voluto che fossero già ora. Se siamo a questo
punto si vede che non abbiamo
lavorato bene».
È ancora necessario sbattersi
nella rimonta, su un pianeta in
crisi per i costi («Serve una riduzione ma tramite nuove norme,
non con il tetto ai budget») e in
apnea alla voce spettacolo e prestazioni: «Con Alonso ho commentato che le migliori auto
della Gp2 sono veloci tanto
quanto quelle di coda della F1».
Ma questa è materia «per le sedi
competenti» e, giusto per non
rimediare attacchi, da trattare
nel futuro, parola che ricorre sovente nel parlato di Montezemolo. Il futuro si lega infatti a
una Ferrari risoluta a tornare a
vincere: «Per riuscirci, faremo
tutto ciò che è necessario». Anche sul mercato dei tecnici?
«Dappertutto. A proposito? Chi
è il prossimo che ci attribuite?»
Adrian Newey, presidente…
«Ma ce n’è uno forte pure alla
Sauber (ci stanno anche le battute)… Vi dico che non lasceremo nulla di intentato». Dunque,
anche con Newey? «O con Ross
Brawn, magari lo convinceremo. O con Bob Bell, che non conosco ma che secondo voi è già
nostro. Però tanti si dimenticano che abbiamo già il bravissimo James Allison, che lavora a
testa bassa per il 2015». Ecco il
punto: «L’anno prossimo non
avremo più scuse». Almeno non
si deluderanno i tifosi che a
Montmelò hanno esposto questo striscione: «Montezemolo,
ogni suo successo è un nostro
successo». Adesso, in F1, non
funziona precisamente così.
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La giornataccia di Vettel
la sua Red Bull
dura solo quattro giri
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
BARCELLONA — «Suzie» l’ha tradito ancora. Si è spenta dopo
4 giri come quegli amori che non decollano mai. Sebastian
Vettel (foto) guarda la sua macchina «spiaggiata» al lato della
pista, s’improvvisa pompiere con un estintore in mano, poi si
arrende e torna ai box con una faccia truce. Un cortocircuito
ha mandato in tilt i cavi elettrici della sua Red Bull. Risultato:
il tedesco ha saltato quasi tutta la giornata delle prove libere
perché per riparare il guasto ci volevano ore. Colpa dei sensori
e delle centraline sparse ovunque, che a volte fanno cilecca.
Sulla RB10 del 4 volte campione del mondo succede spesso. In
Australia Vettel si è ritirato per un problema alla «power unit»
Renault, nei test invernali ha avuto inconvenienti di ogni tipo.
Quinto nella classifica mondiale dietro ad Alonso e
Hulkenberg, un terzo posto in Malesia il miglior piazzamento
stagionale. Bottino magrissimo per l’«enfant prodige» della
Formula 1, abituato a festeggiare titoli disegnando gli «otto»
sull’asfalto in barba ai commissari. Tanto più se ai box ti
ritrovi il volto sorridente di Daniel Ricciardo, che gira forte
dietro allo squadrone Mercedes. Vettel dopo il k.o. minimizza:
«È stato un piccolo problema con grandi conseguenze». A
Montmelò il tedesco si è presentato con un nuovo telaio (in
realtà si tratta di quello che ha già utilizzato nei test
quest’inverno) per cercare di capire l’origine dei suoi mali. C’è
chi dice derivino dal suo stile di guida che non si adatta ai
controlli elettronici, come il drive by wire, introdotti dal
regolamento quest’anno. Ma nessuno nel team di Milton
Keynes ha ancora trovato una spiegazione. E se le cose
andranno avanti così, «Seb» che colleziona le macchine con le
quali ha vinto i 4 Mondiali e le chiama per nome, non vedrà
l’ora di dire addio all’infedele «Suzie».
Daniele Sparisci
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60
di
italia: 51575551575557
La famiglia annuncia commossa la scomparsa
Romeo Cociancich
istriano dalla tempra inossidabile, uomo appassionato della vita, marito padre e nonno con un
cuore immenso.- Le esequie si terranno a Milano,
parrocchia San Giuseppe Calasanzio, via Don
Gnocchi, 16 alle ore 14.45 di sabato 10 maggio.
- Milano, 9 maggio 2014.
Partecipano al lutto:
– Pino e Rita Nicoletti.
Noemi e Fausto con Francesco Silvia Liliana
Marco ricordano con affetto e stima
Romeo
ed abbracciano Luisella ed i suoi cari.
- Milano, 9 maggio 2014.
Maria Vittoria e Serena con Giorgio e Alice annunciano con immenso dolore la morte di
Roberto Caja
uomo eccezionale buono onesto gentile.- Un
grazie di cuore a tutti coloro che lo hanno assistito: il nostro medico di famiglia Dottor Marco
Frangi, le Dottoresse Bergamini, Mirabile e Granata dell’Istituto dei Tumori, il Dottor Croce, la
signora Donata e tutta l’equipe dell’Unità di Cure
Palliative dell’Ospedale Buzzi.- I funerali si terranno lunedì 12 maggio alle ore 11 presso la parrocchia Santa Maria di Lourdes.
- Milano, 9 maggio 2014.
Amedeo Giovanna, Gianguido Lella, Giancarlo Riccarda, Angelo Liliana piangono la perdita
del loro grande amico
Roberto Caja
- Milano, 9 maggio 2014.
Il marito Pietro, i figli, le nuore, i nipoti e pronipoti annunciano con dolore la scomparsa di
Maurizio e Luciano piangono la scomparsa della carissima amica
Carla Damia Paglia
Leda (Dea) Ramella Pralungo
Per informazioni sui funerali telefonare allo
02.9988612. - Milano, 9 maggio 2014.
e condividono il loro dolore con i tanti che le hanno voluto bene. - Milano, 8 maggio 2014.
Cinzia e Dino, Elisabetta, Emmanuelle e Ermanno, Gianna e Vittorio, Giovanna, Gudrun e
Marco, Laura Ferrari, Monica e Maurizio, Silvia e
Giorgio, Silvia e Paolo, Simona e Paolo sono vicini con affetto a Gigi e ai fratelli per la perdita
della cara mamma
Partecipano al lutto:
– Mietta, Arnaldo, Tina, Ina, Renato, Patrizia,
Adonis, Raffaella, Madelyn, Anna Caterina,
Maria e Giovanni, Nicoleugenia, Adriana e
Diego.
Carla Damia Paglia
- Milano, 9 maggio 2014.
Enrico Poliero e i dipendenti del gruppo Geotea si uniscono al dolore della famiglia Paglia in
questo doloroso momento per la scomparsa di
Carla Damia Paglia
Paolo e Antonia Giuggioli sono vicini al Senatore Roberto Cociancich in questo momento di
grande dolore per la perdita del padre
Partecipano al lutto:
– Francesca Massimo, Viviana Luca, Silvia Luca.
- Vado Ligure, 9 maggio 2014.
Romeo Cociancich
La Fondazione Ravasi Garzanti, a nome di tutti
i componenti dei suoi organi, partecipa al dolore
della famiglia e dell’Associazione Seneca per la
perdita dell’
Lo staff del Gruppo Corvette si unisce al dolore
della famiglia per la scomparsa della
- Milano, 9 maggio 2014.
Gli Avvocati Cino Raffa Ugolini, Laurent Scarna, Daniele Caneva, Nicoletta Colombo, Gianpaolo Locurto, Gianluca Fucci e Marco Lucchini,
insieme a tutti i colleghi e al personale degli Studi
CRW & Partners e Caneva e Associati, sono vicini
al socio e amico Roberto e a tutta la sua famiglia
per la perdita del padre
Romeo Cociancich
- Milano, 8 maggio 2014.
Partecipa al lutto:
– La Dottoressa Maria Grazia Abbattista.
Il Presidente, il Consiglio di Amministrazione,
tutto il Management e lo staff Guy Carpenter Srl
si uniscono al dolore del figlio Roberto e dei familiari, per la scomparsa di
Romeo Cociancich
- Milano, 9 maggio 2014.
Il Presidente Claudio Rotti con i Vice Presidenti,
il Consiglio Direttivo, il Segretario Generale ed il
personale tutto di AICE (Associazione Italiana
Commercio Estero) partecipa commosso al grave
lutto che ha colpito la famiglia e ricorda con grande stima ed affetto il
Dott. Romeo Cociancich
- Milano, 9 maggio 2014.
La Direzione e la Redazione del Corriere della
Sera sono vicine a Paola e alla famiglia nel ricordo del padre
Luigi Cagnazzi
- Milano, 9 maggio 2014.
Antonio Macaluso, Barbara Stefanelli, Daniele
Manca, Gian Giacomo Schiavi e Luciano Fontana
abbracciano forte Paola per la perdita del suo papà
Luigi Cagnazzi
- Milano, 9 maggio 2014.
Partecipano al lutto:
– Paolo Baldini.
– Silvia Bassignana.
– Stefano Beretta.
– Barbara Brambilla.
– Laura Buffa.
– Enrico Caiano.
– Emily Capozucca.
– Ivana Ceriani.
– Flavio Chiesa.
– Silvia Covucci.
– Luciano Ferraro.
– Stefania Filippi.
– Lenny Francavilla.
– Rita Derosas.
– Gabriella Orlandi.
– Laura Girardi.
– Roberta Meda.
– Luciano Micconi.
– Antonio Morra.
– Elena Moschetta.
– Maurizio Natta.
– Ornella Portalupi.
– Venanzio Postiglione.
– Rosa Putignano.
– Giulio Rangheri.
– Paolo Rastelli.
– Anna Sismondini.
– Vittoria Tognoli.
– Gianpaolo Tucci.
– R.S.U. CGIL.
– Simona Boccedi.
– Fabio Buso.
– Sara Caffulli.
– Massimo Colombi.
– Vittorio Lestingi.
– Giancarlo Martinelli.
– Fulvio Matarese.
– Emanuele Mina.
– Stefano Poletti.
– Francesco Rota.
Sergio e Paola Erede partecipano al grande dolore di Madelyn per la perdita dell’amato padre
Lawrence Levy
- Milano, 9 maggio 2014.
ing. Roberto Caja
ricordandone il grande impegno sociale e la mite
determinazione in favore degli scopi della fondazione quale suo consigliere di amministrazione.
- Milano, 9 maggio 2014.
sig.ra Carla Damia Paglia
- Masate, 9 maggio 2014.
Renato, Andrea e Barbara si stringono con affetto a Gianni e famiglia per la perdita della
mamma
sig.ra Carla Damia Paglia
- Milano, 9 maggio 2014.
Partecipano al lutto:
– Mario Cera.
– Marino Busnelli.
– Orso Bugiani.
– Paola Giudici.
Tutto lo staff di Doctor Dentist esprime le più
sentite condoglianze per la scomparsa della
Roberta e i volontari di Seneca ricordano con
grande rimpianto il loro Presidente
- Milano, 9 maggio 2014.
Roberto Caja
insostituibile esempio e riferimento per sensibilità e onestà intellettuale partecipando al dolore
dei familiari. - Milano, 9 maggio 2014.
La moglie Tina, le figlie Martina e Federica, il
nipotino Francesco, i generi Gianni e Lorenzo, la
sorella Teresa con Paolo, i fratelli Massimo e Luciano, la suocera Lucia, le cognate Lella con Walter, Maria con Tommy ed i nipoti tutti addolorati
annunciano l’improvvisa scomparsa del caro
Notaio
Alberto Cuocolo
di 59 anni.- I funerali si svolgeranno in Lecco sabato 10 maggio alle ore 14.30 nella Basilica di
San Nicolò, indi la cara salma verrà tumulata nel
cimitero di Napoli.- La camera ardente è allestita
presso l’ospedale Manzoni di Lecco sino alle ore
13.30 di sabato.- Si ringrazia anticipatamente
tutti coloro che vorranno partecipare.
- Lecco, 8 maggio 2014.
Guglielmo Marconi, Roberto Marconi, Achille
Saverio, Gianluca Sanvito, Silvia Colombo e Luciana Buttero sono vicini alla famiglia per la
scomparsa del
Notaio
Dott. Alberto Cuocolo
e ricordano i lunghi anni di proficua collaborazione. - Milano, 9 maggio 2014.
Il Direttore, il personale medico, infermieristico
e amministrativo della Clinica Chirurgica I
dell’Ospedale San Gerardo di Monza, sono vicini
al Dottor Giovanni Colombo nell’occasione della
perdita della cara mamma
Tellian Tacqui
- Monza, 9 maggio 2014.
I condomini di via Bronzino 10, Milano, e l’Amministrazione Ferrari Papetti Francapi partecipano al dolore dei familiari per la scomparsa del
Dott. Luigi Bagnasco
- Milano, 9 maggio 2014.
sig.ra Carla Damia Paglia
La moglie Clara e i figli Cristina e Adi annunciano l’improvvisa scomparsa del loro amato
Volfrano Menozzi
marito e padre sempre presente e guida esemplare nei momenti importanti della vita.
- Milano, 9 maggio 2014.
Partecipano al lutto:
– Alberto, Laura e i nipoti Andrea, Alberto e Lucrezia.
Abbiamo perso il nostro caro
Marino Anesa
Lo annunciano la moglie e compagna di vita Mariuccia, i figli Marco e Giulio con Francesca e i
nipoti Leonardo e Samuele.- I funerali verranno
celebrati il giorno 10 maggio alle ore 10.30 presso la parrocchia di Semonte (BG).
- Milano, 8 maggio 2014.
Andrea Torazzi piange la scomparsa del carissimo amico
Luigi Guidi Buffarini
scrittore, letterato, uomo di immensa cultura e di
ancor più grande bontà.
- Milano, 8 maggio 2014.
Giovanna con la mamma annuncia la scomparsa dell’amato papà
Filippo Pellicciari
un particolare ringraziamento al personale
dell’Istituto Redaelli, palazzina 3.
- Milano, 9 maggio 2014.
10 maggio 2009 - 10 maggio 2014
Biagio Melloni
Con infinita nostalgia la tua Esterina.
- Milano, 10 maggio 2014.
Nel giorno del suo compleanno, la famiglia ricorda con affetto
Antonio Respigo
- Milano, 10 maggio 2014.
Era, Mila, Deanna con famiglie piangono l’improvvisa scomparsa dell’amato fratello
“Assenza,
più acuta presenza…”
(Attilio Bertolucci)
Volfrano Menozzi
- Milano, 9 maggio 2014.
Profondamente colpiti per l’improvvisa scomparsa del caro
E’ passato un anno da quando
il nostro
TAI
OTTAVIO MISSONI
Nino Menozzi
Francesco e Ottavia Iandolo con i figli abbracciano con affetto Clara, Adelmo e Cristina in questo
momento di grande dolore.
- Milano, 9 maggio 2014.
È mancata all’affetto dei suoi cari
Franca Mele ved. Della Frera
Consolati e certi dell’abbraccio del Padre eterno
lo annuncia il figlio Guido con Claudia, i nipoti
Francesco, Maria Giulia e Jonathan, la consuocera Maria ed i parenti tutti.- La camera ardente
è allestita presso il Polo Geriatrico Riabilitativo di
Cinisello Balsamo, via dei Lavoratori n. 133.- I
funerali avranno luogo in Barlassina (MB) sabato
10 maggio alle ore 14.30 presso la parrocchia di
San Giulio, preceduti alle ore 14 dalla recita del
Santo Rosario.- I familiari ringraziano tutti coloro
che parteciperanno.
- Cinisello Balsamo - Barlassina, 9 maggio
2014.
ci ha lasciati. Con Vittorio e Maurizia
nel cuore, lo ricordano con infinita
tenerezza, amore e gratitudine,
Rosita la sua sposa, i figli Luca con
Judith, Angela con Bruno, gli amati
nipoti Margherita con Eugenio,
Ottavio, Jennifer con Tommaso,
Francesco, Giacomo, Teresa, Marco,
Michelangelo e Madeleine.
San Francisco - Sumirago,
9 maggio 2014
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Mario Ceccarelli
ci ha lasciati.- Noi tutti, i figli Monica e Paolo, i
nipoti Andrea Federico Giulia e Michele, Cristina,
la famiglia e Angela lo salutiamo con tanto affetto. - Milano, 10 maggio 2014.
Rossella e Susanna abbracciano forte la cara
amica Monica nel momento della perdita del papà
Mario Ceccarelli
- Milano, 10 maggio 2014.
Il fratello Gerardo Broggini e famiglia sono vicini ad Ornella e figli per la scomparsa del
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- Milano, 9 maggio 2014.
Mimma Allorio con i figli partecipa al dolore di
Gerardo e della sua famiglia per la scomparsa
del fratello
Romano Broggini
- Milano, 9 maggio 2014.
Ci stringiamo forte al nostro amico Alberto nel
dolore per la scomparsa dell’amata
Simona Facchetti
Alessandro, Federica, Cecilia e Ludovica.
- Milano, 9 maggio 2014.
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Adesioni
al lutto: € 10,00
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Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
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Come si gioca
Bisogna riempire la
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LA SOLUZIONE DI IERI
Puzzles by Pappocom
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della Sera il primo libro
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al 33,8%, Grillo al 23
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Berlusconi sotto il 20
Capo di Boko Haram
In sette punti chi è
Shekau, colui che ha
rapito 200 ragazze
Sfortuna
Quando colpisce
I 21 scatti che fermano
l’attimo in cui il destino ti
volta le spalle. Foto
Alle 14 iniziano le prove per la
griglia di partenza del Gp di
Spagna. Ieri nelle libere il più
veloce è stato Hamilton.
Dietro le due
Mercedes la
Red Bull di
Ricciardo.
Alonso
quarto.
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Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera
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Tv in chiaro
Teleraccomando
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di Maria Volpe
PER DISTRARSI
PER CONOSCERE
Emma in trasferta Mehta dirige
a Copenaghen
il Maggio Musicale
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In diretta, da Copenaghen
(Danimarca), la finale della
59ª edizione dell’Eurovision
Song Contest. Si conoscerà
così la canzone vincitrice del
concorso europeo musicale
che quest’anno ha visto
affrontarsi 37 canzoni in
rappresentanza delle tv
pubbliche di altrettanti
Paesi europei, dall’Islanda
all’Armenia, dalla Russia al
Portogallo. Emma (foto) è la
portabandiera italiana a
Copenaghen: la vincitrice del
Festival di Sanremo 2012
sarà in concorso con «La
mia città», di cui è anche
autrice. A guidare il pubblico
italiano, le voci fuori campo
di Linus e Nicola Savino.
In diretta l’Opening Gala per
l’apertura dell’Opera di
Firenze. In programma, diretti
da Zubin Mehta (foto), il
quarto atto dall’«Otello» di
Giuseppe Verdi, con Gregory
Kunde e Maria Agresta; «La
Valse» di Ravel, con la
coreografia di Davide
Bombana seguita da «After
the rain» di Arvo Pärt, con la
coreografia di Christopher
Wheeldon e l’étoile Alessandra
Ferri; e il primo atto dalla
«Tosca» di Giacomo Puccini,
con Fiorenza Cedolins, Marco
Berti e Ambrogio Maestri.
L’Orchestra e il Coro sono
quelli del Maggio Musicale
Fiorentino, mentre il corpo di
ballo è quello di Maggiodanza.
Eurovision Song Contest 2014
Rai2, ore 21
Concerto Sinfonico
Rai5, ore 20.30
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Ranieri canta
per De Filippi
Carell come Noè
si prepara al diluvio
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Prosegue il talent guidato da
Maria De Filippi. Ospiti dei
duetti, Massimo Ranieri (foto)
per la squadra dei Bianchi e
Mario Biondi per i Blu. Alla
giuria si aggiunge Raoul Bova.
Amici
Canale 5, ore 21.10
Un ex anchorman (Steve Carell,
foto) appena eletto al
Congresso Usa, viene scelto da
Dio per costruire un’arca che
dovrà salvare amici e
conoscenti da un diluvio biblico.
Un’impresa da Dio
Italia 1, ore 21.10
Bernardini fa spazio Lino Banfi nominato
al giro d’Italia
allenatore di calcio
Per dare spazio alla diretta del
Giro d’Italia, la trasmissione da
Massimo Bernardini viene
posticipata. Ospiti la conduttrice
Mara Venier, il dj Federico Russo,
la giornalista Maria Volpe.
Tv Talk
Rai3, ore 17.45
Oronzo Canà (Lino Banfi),
allenatore disoccupato, viene
ingaggiato da una squadra di
calcio neopromossa in serie A.
Ma la campagna acquisti del
presidente non promette bene...
L’allenatore nel pallone
Iris, ore 21
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Corriere della Sera Sabato 10 Maggio 2014
63
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Pay Tv
Film
e programmi
Eredità per Sandler
che realizza un sogno
La vita di un pizzaiolo aspirante
poeta (Adam Sandler, foto) cambia
radicalmente grazie all’eredità
lasciatagli da un lontano parente.
Su di lui si avventano avvoltoi e
giornalisti in cerca di scoop.
Mr. Deeds
Studio Universal, ore 21.15
Butler protegge la vita
del presidente Eckhart
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L’attore scozzese Gerard Butler nei
panni dell’ex agente dei servizi
segreti Mike Banning che potrebbe
salvare la vita al presidente degli
Stati Uniti d’America (Aaron
Eckhart, foto con Butler).
Attacco al potere
Sky Cinema 1, ore 21.10
Il cane a cartoni
con i superpoteri
Bolt (nell’immagine) è il caneattore perfetto, per lui non esiste
differenza tra set e vita. Fuori
dalla campana di vetro dei
grandi studios, scopre però che i
suoi superpoteri non funzionano.
Bolt - Un eroe a quattro zampe
Sky Cinema Family, ore 21
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Cosa ha causato
il disastro del Vajont?
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Nel 1963, a causa di una
colossale frana nella Valle del
Vajont, muoiono 2000 persone. Il
documentario analizza gli errori
che sono stati commessi e che
hanno provocato un tale disastro.
Vajont: una tragedia immensa
National Geographic, ore 20.55
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A fil di rete
di Aldo Grasso
Ci voleva più cautela
nel rifare Berselli
A
l programma «Quel gran pezzo dell’Italia. Era già
tutto scritto ma ci eravamo distratti» manca un elemento fondamentale. Manca Edmondo Berselli.
Capisco l’intenzione degli autori (Marzia Barbieri
Berselli, Riccardo Bocca, Romano Frassa, Andrea
Quartarone), capisco il loro profondo amore, ma capisco anche che Edmondo è insostituibile. Proprio per questo sarei andato più cauto. Senza di lui è impossibile rifare l’operetta morale sugli intelligenti d’Italia, si
rischia la parodia.
Vincitori e vinti
«Venerati maestri», il libro su
cui poggia la prima di sei puntaGiulia
te ispirate ai suoi scritti e alle sue
Innocenzi
memorabili intuizioni, era un
Giulia
testo venato da una tristezza maInnocenzi
linconica (la tristezza di chi ha
batte
letto molto, di chi ha buon guFiammetta Cicogna.
sto, di chi è dotato di una prosa
Buono l’esordio di
smagliante) che qui si stenta a
«Anno Uno», con
ritrovare, resta solo il cabaret.
ospite il Premier
Il programma, condotto in
Matteo Renzi e la
studio da Riccardo Bocca, voce
conduzione della
fuori
campo di Gioele Dix e inInnocenzi: per
terventi in stile guru di Carlo
2.203.000 spettatori,
Freccero,
gioca sulla famosa tri10% di share
logia di Alberto Arbasino, a proposito delle figurette e figuracce
Fiammetta
culturali in Italia: si inizia come
Cicogna
«giovane promessa», ci si conFiammetta
solida nella condizione di «soliCicogna
to stronzo», ci si innalza infine
superata
alla stima del «venerato maeda Giulia Innocenzi.
stro» (Rai3, giovedì, ore 22.50).
Su Italia 1 in prima
Certo, il materiale di repertoserata va in onda
rio è sempre molto interessante
una nuova puntata di
(il giovane Benigni, il giovane
«Wild - Oltrenatura»,
Battiato, il giovane Moretti, il
con la Cicogna:
giovane Ferrara, il giovane Vasco
per 1.274.000
Rossi, il giovane Baricco…), spespettatori, 6,3%
cie se accompagnato dai testi di
di share
Edmondo, ma appena si ritorna
in studio si perde «il gesto eccentrico, il tocco marginale, lo scarto inatteso dell’ironia».
«Nei momenti di malumore, sempre più frequenti, io confesso che non mi piace nulla. Non mi piace un romanzo, non
mi piace un film, la musica, la televisione, non mi piace praticamente niente di quanto vien prodotto in Italia». Questo l’incipit di «Venerati Maestri». Possiamo farlo nostro, chiedendo
scusa per il malumore?
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Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
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Sabato 10 Maggio 2014 Corriere della Sera