QUÆRERE DEUM - Aracne editrice

QUÆRERE DEUM
RIVISTA SEMESTRALE
DI SCIENZE RELIGIOSE E UMANISTICHE
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE
“REDEMPTOR HOMINIS”
BENEVENTO
ANNO V (2013) - N. 8
ISSN 2282-2771
DIRETTORE
Pasquale Maria Mainolfi
COMITATO DI REDAZIONE
Gianandrea de Antonellis - Beniamino Di Martino
Marco Di Matteo - Saul Finucci
CAPO REDATTORE
Gianandrea de Antonellis
[email protected]
COMITATO SCIENTIFICO
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Achille Mottola
Università Pontificia Comillas (Madrid)
Presidente dell’Unione Internazionale dei Giuristi Cattolici
Conservatorio di Musica
“S. Pietro a Majella” - Napoli
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Davide Nava
Università di Teramo
I.S.S.R. “Redemptor hominis” - Benevento
Carmine Donisi
Lucia Nespoli
Università Federico II di Napoli
I.S.S.R. “Redemptor hominis” - Benevento
Pasquale Giustiniani
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Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale
Università degli Studi del Molise
Salvino Leone
Antonella Tartaglia Polcini
Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia
Università del Sannio
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Giovanni Turco
I.S.S.R. “Redemptor hominis” - Benevento
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Università degli Studi di Udine
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Massimo Viglione
I.S.S.R. “Redemptor hominis” - Benevento
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“Quaerere Deum” is a Peer Reviewed Journal
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elenco. Agli autori è richiesto di inviare, insieme all’articolo, un breve sunto in italiano e in inglese.
Quærere
Deum
Sommario
ABSTRACTS . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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EDITORIALE (PASQUALE MARIA MAINOLFI) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
7
I gradi dell’ascesa a Dio nell’Itinerarium mentis in Deum
di Bonaventura da Bagnoregio (MARCO DI MATTEO) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
9
A cinquant’anni dalla Pacem in terris
di Giovanni XXIII (DON BENIAMINO DI MARTINO)
.............................
Kaj Munk (1898-1944):
un martire dei nostri tempi (GIANANDREA DE ANTONELLIS)
21
........................
47
QUADERNI ORSINIANI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
61
De fide instrumentorum . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
64
Maxima vigilantia
........................................................
70
Instructio italica adnexa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
91
RECENSIONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
97
FRIEDRICH A. VON HAYEK, La via della schiavitù (BENIAMINO DI
MARTINO); EAN-FRANÇOIS LAVERE, L’enigma Valtorta (SAUL FINUCCI);
CRISTINA ANNA ADDESSO, EMILIO MASTRIANI, ROSARIO MASTRIANI,
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Quærere
Deum
Che somma sventura è nascere a Napoli! Bio-bibliografia di Francesco
Mastriani (GIANANDREA DE ANTONELLIS); VITO LIMONE, Inizio e Trinità.
Il neoplatonismo giovanneo nell’ultimo Schelling (GIOVANNI SASSO);
KENNETH MINOGUE, La mente servile. La vita morale nell’era della
democrazia (BENIAMINO DI MARTINO); La croce. Un simbolo attraverso i
tempi e le culture (GIANANDREA DE ANTONELLIS); MARIO ARTURO IANNACCONE, Cristiada. L’epopea dei Cristeros in Messico (PAOLO LANZILLI).
Segnalazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 114
ARIEL S. LEVI DI GUALDO, Erbe amare. Il secolo del sionismo (LUIGI
VINCIGUERRA); ISABELLA BECHERUCCI, Scampoli manzoniani (G. DE A.);
ALESSIO VARISCO, Il Beato Gherardo de Saxo e i 900 anni dell’Ordine
di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta (G. DE A.);
ROBERTO DAL BOSCO, Contro il Buddismo. Il volto oscuro di una dottrina arcana (SANDRA BOSCO).
Libri ricevuti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 121
Gli Autori
4
................................................................
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Quærere
Deum
Ma nel 1975 Hans J. Hopfen, basandosi
sulle indicazioni valtortiane, aveva ricostruito una piantina del palazzo di Lazzaro
compatibile con quella del palazzo scoperto nel 1983. I resti sono nel solo punto da
cui si vede il panorama che, secondo la
Valtorta, si ammirava proprio dal palazzo
di Lazzaro.
Possibile che la Valtorta abbia dunque
ricevuto una rivelazione privata? Lavère
correttamente cita la Sacra Congregazione
per la Dottrina della Fede, che nel 1995
raccomandava di indicare nelle edizioni
dell’opera la seguente nota: «Le visioni e i
dettati riportati nei volumi [di Maria
Valtorta] non possono essere ritenuti di origine soprannaturale, ma possono essere considerati come forme letterarie utilizzate
dall’autrice per narrare a suo modo la vita
di Gesù» (p. 13); ma ricorda che anche
Leone XIII dichiarò nel 1878 che a Lourdes
e a La Salette era solo permesso credere con
una fede puramente umana.
La raccomandazione di considerare l’opera valtortiana solo un’opera letteraria sembra un’indicazione prudenziale, non un pronunciamento definitivo: non pare che impegni l’autorità apostolica del Papa e dei
vescovi. Inoltre, nel 1995 non si dice che
le visioni e i dettati non potranno mai essere ritenuti di origine soprannaturale, ma
solo che non lo possono in quel momento.
Se nuovi dati portassero a ritenere probabile che nella redazione dell’opera è accaduto qualcosa di umanamente inspiegabile, la situazione potrebbe cambiare. Quindi
la questione potrebbe forse essere rivista,
lasciando aperto il giudizio.
Le rivelazioni private, come Lavère ricorda, si prestano al rischio di essere riportate con qualche imprecisione dal veggente, che potrebbe in teoria fare errori materiali, o descrivere in modo impreciso o
102
inesatto ciò che “vede”. Quindi va verificato che nulla vada contro ciò che la
Chiesa sa già. La Rivelazione si è completata con l’ultimo apostolo; ma va esplicitata, e i dettati valtortiani sembrano andare in questo senso. Inoltre, se sappiamo cosa Gesù ha detto e fatto in alcuni
momenti, perché i Vangeli e la Tradizione
lo dicono, è anche vero che se fossimo vissuti ai suoi tempi conosceremmo maggiori dettagli, che ci farebbero conoscere
meglio il Signore e quindi il senso delle
sue parole. Dunque non si tratterebbe, di
una rivelazione “alternativa”, ma di un
aiuto a vivere la Fede. Lavère ha segnato
un punto di svolta sulla questione
Valtorta: non si tratta solo di rimanere
affascinati o meno da una narrazione. Il
volume mostra che la Valtorta ha avuto
una conoscenza dei luoghi di Terra Santa
che non sembra potersi spiegare finché si
parla solo di letteratura.
SAUL FINUCCI
***
CRISTINA ANNA ADDESSO, EMILIO MASTRIANI, ROSARIO MASTRIANI, Che somma sventura è nascere a Napoli! Bio-bibliografia di Francesco Mastriani, Aracne,
Roma 2012, p. 400, euro 24.
I cento romanzi dello scrittore napoletano Francesco Mastriani (1819-1891), nonostante l’enorme successo che ebbe in vita (ed immediatamente dopo: il suo editore continuò a sfruttare il suo nome, anzi il
suo cognome, facendo scrivere alcuni lavori al figlio Filippo e pubblicandoli indicandone l’autore come “F. Mastriani” per
giocare sull’equivoco), sono ai nostri giorni pressoché dimenticati. Nelle librerie se
trovano pochissimi e, nell’ultimo mezzo
Quærere
Deum
secolo, sono stati ristampati solo i suoi titoli maggiori (attualmente accessibili solo
attraverso il mercato dell’usato). Eppure
Mastriani è un autore che merita di essere
riscoperto: autore di quello che è considerato – anche se con un po’ di benevolenza
– il primo “giallo” della letteratura italiana (Il mio cadavere, 1851-1852), di un best-seller assoluto come La cieca di Sorrento
(1851), di una coraggiosa “trilogia socialista” (o sociale: per Mastriani si è parlato
appunto di “cristianesimo sociale”): I vermi (1863-1864), Le ombre (1868) e I misteri di Napoli, (1869-1870). Un autore, quindi, che dovrebbe suscitare interesse anche
ai nostri giorni, nonostante grande notorietà gli venne dalla famosa (o famigerata)
letteratura d’appendice (a cui peraltro non
era estranea neanche la grande scuola francese, a partire da Eugene Sue che ispirò una
lunga serie di “misteri” ad imitazione di
quelli parigini…).
Fondamentale per tornare a parlare
dell’autore della Cieca di Sorrento risulta
questo studio “a sei mani” attuato da due
discendenti del più prolifico scrittore italiano e da una studiosa dell’Università
Federico II di Napoli, che all’autore napoletano ha dedicato anche il volume Francesco
Mastriani a teatro (Fridericiana, Napoli,
2011) ed ha curato l’edizione Novelle Scene
e Racconti, con Appendice di testi (Aracne,
Roma 2012).
Esso ha il suo perno nella ricostruzione
completa della bibliografia di Mastriani:
per ognuno dei 106 testi attribuiti è indicato il periodo di pubblicazione in appendice, le edizioni a stampa e le eventuali traduzioni. La ricerca è stata condotta, oltre
che sui cataloghi bibliotecari, anche attraverso l’ordinamento della collezione degli
eredi Mastriani, i quali posseggono alcune
rarissime edizioni mancanti al circuito del-
le biblioteche italiane. La Addesso ha anche curato la bibliografia degli scritti giornalistici e delle opere teatrali o delle riduzioni sceniche de romanzi del Nostro.
La sezione biografica prevede un interessante saggio della stessa studiosa sul periodo delle disillusioni in seguito alla caduta del Regno delle Due Sicilie («A Napoli
l’ingegno muore di fame». Il declino delle speranze di Mastriani dal crollo borbonico
all’Unità d’Italia): lo scrittore, prima
dell’aggressione piemontese, aveva anche
lavorato all’interno dell’ufficio di censura.
Probabilmente proprio per via di questo
incarico la sua critica al regime borbonico
colpisce soprattutto il periodo più lontano
(in particolare le repressioni in seguito ai
moti del 1799 e del 1848), mentre, per fidelizzare i propri lettori «denuncia le storture sociali e prosegue il proprio programma evangelico e pedagogico basato su un
socialismo “spicciolo” e sui valori semplici ma universali dell’onestà, del lavoro, della famiglia dell’importanza dell’istruzione,
su un’ideologia vagamente anti-capitalistica, nella misura in cui il capitalista si incarna quasi sempre nella figura del padrone di casa» (p. 44). Se le prime opere postunitarie risentono della necessaria accondiscendenza verso i nuovi padroni (nell’ultimo capitolo de I vermi, intitolato La luce, giunge a redigere un vero e proprio panegirico di Garibaldi, «Gran Gloria
d’Italia», sostenendo che, grazie alla sua
azione, «tra dieci anni il nostro popolo non
sarà secondo ad altri in Europa», cit. a p.
50), non passano cinque anni che, a conclusione de I lazzari, denuncia il favoritismo del nuovo governo verso i presunti
“martiri e patrioti” «tralasciando avventatamente il criterio della capacità e del merito» (p. 50), tanto che gli impieghi, come le elemosine, «si danno il più delle vol103
Quærere
Deum
te alla cieca e pressoché sempre e pressoché
sempre al più importuno e al meno meritevole» (ibidem). Il seguito de I vermi, I figli del lusso (1866) conferma la disillusione: la cultura viene affossata e gli editori
sono equiparati a «quell’altro vertebrato in
ferro fuso che dicesi il padrone di casa» (cit.
a p. 51).
A fianco dell’opera letteraria Mastriani
si dedica al giornalismo, difendendo la
classe impiegatizia napoletana (che l’onorevole Giovanni Cappellari, ex direttore
delle gabelle, aveva definito “corrotta e
digiuna di ogni istruzione”) dimostrando che la principale colpa era – allora come ora – la “consorteria” di ex patrioti
ed ex martiri della libertà che monopolizzavano gli incarichi, affossando le intelligenze. I misteri di Napoli si chiudono con l’emigrazione a cui uno dei protagonisti è costretto: «Ciò che l’ingegno
in Italia ha di meglio a fare si è di espatriare; e questo io farò. […] Gran peccato che questa Italia sì feconda d’ingegni
non sia capace di allevarli bene, e che nutrisca invece cialtroni, cortigiani ed
istrioni» (cit. a p. 59). Come si vede, in
150 anni ben poco è cambiato…
Tornando al volume, esso presenta anche la riproposizione di una corposa biografia dello scrittore redatta dal figlio
Filippo (lunga circa 150 pagine), una serie di documenti inediti (tra cui l’atto di
cessione dei diritti letterari, alcune lettere ed una toccante preghiera) ed un’antologia delle prefazioni dei romanzi, curate dai due discendenti di Mastriani, intese come “luoghi di riflessione meta-letteraria ed autobiografica”. Insomma, si
tratta di un testo imprescindibile per rivalutare la figura di quest’autore ingiustamente dimenticato.
GIANANDREA DE ANTONELLIS
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VITO LIMONE, Inizio e Trinità. Il neoplatonismo giovanneo nell’ultimo
Schelling, ETS, Pisa 2013, “Philosophica
114”, p. 282, euro 28.
Abbiamo imparato a seguire l’autore di:
Inizio e Trinità. Il neoplatonismo giovanneo nell’ultimo Schelling nelle sue ricerche
sulla Patristica greca fin dalla curatela, presso Bompiani, nella prestigiosa collana “Il
Pensiero Occidentale” diretta da Giovanni
Reale, del volume Origene, Commento al
Vangelo di Giovanni (Milano 2012, 20132).
Da allora egli ha continuato ad interessarsi al pensiero tardo antico nella evoluzione del neoplatonismo in Atenagora e
Giustino, oltre che in Origene, curando il
volume: Sulla resurrezione (Aracne, Roma
2012).
Oggi, lo studio della tradizione neoplatonica ci affascina, anche per i contenuti
di queste pubblicazioni. L’ultimo Schelling
è, quindi, oggetto degli ulteriori studi, insieme al corpus dottrinario del neoplatonismo cristiano e della letteratura ereticale. Inizio e Trinità va, quindi, letto per comprendere il tardo Schelling, teorico della
“filosofia della rivelazione”, nei suoi legami dottrinali con la Patristica greca. Il testo ne è valida dimostrazione. Un lavoro
condotto e sviluppato come una reale concreta «”dimostrazione” non solo teoretica –
non si tratta, cioè, solamente di rilevare la
continuità concettuale di alcune idee fondamentali del pensiero cristiano antico che
in Schelling profondamente e fedelmente
si custodiscono, ma soprattutto filologica –
si tratta di ricostruire questa continuità
concettuale, questo custodirsi nelle profondità del pensiero delle idee dell’antichità
nella schellinghiana “filosofia cristiana”,
attraversandone i linguaggi, confrontando
le “parole” di Schelling con quelle dei suoi