Rassegna stampa 15 - 21 marzo 2014

Dal 15 al 21 marzo 2014
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da BRESCIA OGGI
da L’ARENA
da L’ADIGE
dal TRENTINO
dalla GAZZETTA DI MANTOVA
dal CORRIERE DELLA SERA
da BRESCIA OGGI
venerdì 21 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 27
AMBIENTE E SICUREZZA. Si impoverisce progressivamente la dotazione di mezzi per il controllo e il
soccorso
Un lago senza più motovedette
I «tagli» ne affondano altre due
Luciano Scarpetta
Soppressa la pattuglia nautica della Polizia di Peschiera dirottata a Bari la barca antincendio dei Vigili del
fuoco Anche a terra la Gardesana perderà la Polstrada di Salò
Avviso ai naviganti: che vi assista Iddio Onnipotente. Perchè sulle motovedette non si potrà fare, in futuro,
più di tanto affidamento.
Fatta salva (grazie al Cielo) la pur importantissima flottiglia della Guardia costiera, insieme a pochissime
altre motovedette, il lago di Garda sta perdendo quasi tutti i suoi mezzi nautici per il controllo e il soccorso.
Anno dopo anno. Taglio dopo taglio.
LE ULTIME NOTIZIE, non buone anche stavolta, dicono che sotto i tagli del Governo sono finite anche le
pattuglie nautiche della Polizia di Stato di Peschiera e di Riva del Garda, mentre il vascello da soccorso
anticendio dei Vigili del fuoco, il «Raff» (rescue and fire fighting) ha ricevuto l´ordine di trasferirsi da
Bardolino a Bari.
«In precedenza erano state soppresse nel bresciano tutte le motovedette del Carabinieri e della Polizia da
Gargnaano a Desenzano - commenta il segretario generale della Comunità del Garda, Pierlucio Ceresa -.
L´anno scorso hanno cessato l´attività le motovedette di Torri e ora, con le previste dismissioni della
squadra di Peschiera e Riva, il lago è quasi completamente sguarnito».
RIMARREBBERO quindi sul Garda (a Salò e Riva) solo i distaccamenti della Guardia di Finanza, ma con
equipaggi non certo ridondanti, e il forte (per ora) presidio della Guardia Costiera. Presenze
importantissime, che diverrebbero però l´ultimo baluardo a compiere operazioni di prevenzione,
protezione, soccorso e polizia, garantendo 24 ore al giorno la centrale operativa di pronto intervento: a
Salò con la motovedetta e il gommone e a Gargnano, al porto della Marina di Bogliaco per i sei mesi del
periodo estivo (dalle 8 alle 20), con un altro gommone per gli interventi più urgenti in alto lago.
UN TERRITORIO quest´ultimo che si appresta a diventare sguarnito anche in terraferma, con la
soppressione del distaccamento della Polstrada di Salò, che ha già suscitato una levata di scudi da parte di
sindaci e operatori turistici, senza però troppe speranze di far cambiare idea al Governo.
È l´ennesima brutta notizia per una zona, quella da Limone a Salò, dove dal 1931 (anno di inaugurazione) la
strada Statale 45 bis rimane l´unica via per raggiungere le altre località di villeggiatura. Ormai inadeguata in
diversi tratti (soprattutto nelle gallerie dopo l´abitato di Gargnano) a sopportare l´intensità del traffico del
terzo millennio, rischia davvero senza un adeguato r costante controllo di essere abbandonata a se stessa.
Ma sull´acqua va anche peggio: restano la Guardia costiera, le Fiamme Gialle, la Divina Misericordia e poco
altro per navigare sicuri.
venerdì 21 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 27
Un «patto» per eliminare le barriere
Sirmione aderisce al progetto «Lago senza barriere» promosso da otto paesi della sponda veronese
capitanati da Peschiera. L´obiettivo del protocollo d´intesa, approvato mercoledì sera in Consiglio comunale
a Sirmione, è promuovere il superamento delle barriere architettoniche esistenti sul territorio e di
impedirne il sorgere di nuove.
Il Comune dovrà individuare un responsabile e una commissione tecnica composta anche da persone
diversamente abili, per fornire all´Amministrazione una mappatura dei luoghi e degli edifici pubblici che
richiedono interventi di abbattimento delle barriere architettoniche. Promuovendo insieme progetti di
questo tipo, i Comuni coinvolti potranno richiedere l´accesso ai finanziamenti europei e non solo.
L´adesione al progetto impegna inoltre il Comune di Sirmione a raccogliere eventuali sponsor privati per
finanziare parte degli interventi e a promuovere iniziative per sensibilizzare gli esercenti pubblici sulla libera
accessibilità agli edifici.M.L.P.
mercoledì 19 marzo 2014 – CRONACA – Pagina 9
CONSIGLIO PROVINCIALE. Il gruppo consiliare del Partito democratico torna sulla mozione di censura al
centro dell´assemblea di questa mattina
«Le sette piaghe dell´assessorato Razzi»
Michela Bono
In aula la richiesta di «sfiducia» della titolare di Cultura e Turismo Ma anche la vendita della quota del
Broletto in Centropadane
Presenteranno nel consiglio provinciale di oggi la mozione di censura nei confronti di quello che il
capogruppo Pd Diego Peli ha definito l´ «assessorato del fallimento». Nel mirino la leghista Silvia Razzi
colpevole, secondo il Partito Democratico, di sette criticità da sottoporre al presidente Bruno Faustini
perché «si faccia carico di stigmatizzare e correggere quanto evidenziato».
Primo punto dolente è la decisione di uscire dalla Comunità del Garda. «Comitato che non ha prodotto
nulla» spiega Peli, un errore anche in considerazione del fatto che la Regione ha incaricato proprio la
Comunità del Garda di gestire le politiche sul turismo in vista di Expo 2015.
L´ESPOSIZIONE universale è un altro sassolino nella scarpa di Razzi, tacciata di non essersene occupata.
«L´assessore ha pure criticato il Sistema Brescia, nato per ricevere i turisti dell´Expo» sottolinea Peli. Un
lavoro apprezzato da tutti, secondo il capogruppo Pd, ma non da Razzi, che ha latitato le tante commissioni
sul tema (14 su 15, fa notare Peli). Assenteismo che il Pd non le perdona nemmeno per quanto riguarda agli
appuntamenti di presentazione della mostra sulle collezioni bresciane.
SULL´EXPO il Pd critica anche la proposta di individuare una figura da incaricare per le attività ad essa
legate, che considera «pratica clientelare e ad personam». Altro peccato non veniale, per il Pd, è la
costituzione della fondazione Brescia Eventi, costata 250mila euro senza dare alcun frutto. Errore a cui,
ricorda Peli, sono succedute le dimissioni prima del direttore artistico Ezio Rojatti, poi della stessa Razzi.
Altro distacco annunciato e poco gradito riguarda Brescia Tourism, «incomprensibile visto che altre
istituzioni hanno confermato la loro presenza». «Razzi è fuori dalla logica della brescianità - denuncia Peli -,
basti pensare che ha convocato gli Stati Generali del turismo senza chiamare i protagonisti del mondo
turistico del territorio». Uno spot di propaganda personale, si legge nella mozione, che vede protagonista
solo l´assessore e un referente territoriale. Peli annuncia ostruzionismo: «Boicotteremo tutto se non
chiamerà i diretti interessati».
Oltre a quanto scritto nella mozione da votare stamattina c´è di più. A partire dalla proposta del Pd di
costituirsi parte civile in tutti i casi in cui la provincia è oggetto di illeciti ambientali: «Possibile che ogni
scavo fa emergere illegalità? Avevamo proposto di fare dei carotaggi del 10 percento delle opere pubbliche,
ma mi domando cosa troverebbero se lo facessero». Il malcontento tocca anche la questione aeroporto:
«Un´occasione persa, che avrebbe potuto far lavorare tanti giovani» dichiara Peli.
ALL´ORDINE DEL GIORNO del consiglio di stamattina (convocato alle 9.30), ci sono anche alcune delibere:
l´approvazione modifiche allo Statuto della società per azioni Autostrade Centro Padane. E l´alienazione
della partecipazione detenuta dalla Provincia di Brescia nella medesima società per azioni autostradale.
L´approvazione del conto consuntivo del 2012 dell´Azienda Speciale Ufficio d´Ambito di Brescia.
Deliberazioni dell´Autorità per l´Energia Elettrica e il Gas n. 585/2012 e 73/2013. L´approvazione del calcolo
tariffario per gli anni 2012 e 2013 e documenti di pianificazione economico-finanziaria predisposti per i
Gestori del Servizio idrico integrato. La seduta verrà aperta da alcune interrogazioni firmate da Pd e Idv.
domenica 16 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 18
NATURA&OPPORTUNITÀ. Da Limone e Tremosine i Comuni dell´Alto Garda scommettono sul rilancio del
Centro di accoglienza di Prabione che rischiava la chiusura
Il Parco avventura salva l´«oasi» di Tignale
Luciano Scarpetta
Prende forma un progetto dedicato al turismo a dimensione familiare L´idea è captare parte delle 60 mila
presenze stagionali del bacino
Dal declino al rilancio il passo è stato breve anche se non scontato. Fino a pochi mesi fa sembrava segnato il
destino del Centro visitatori del Parco alto Garda Bresciano, a Prabione di Tignale. A novembre, in
occasione delle periodiche assemblee dei sindaci dei Comuni del bacino dell´oasi, si era addirittura
ipotizzata la chiusura. Troppo onerose le spese annuali, tra i 40 e i 42mila euro, rispetto al numero dei
visitatori - soprattutto scolaresche - per pensare di continuare a tenere in vita la struttura.
In un´occasione Franco Negri, primo cittadino di Tignale - il Comune a cui è affidato in gestione ordinaria il
Centro - aveva illustrato la proposta di un intervento di potenziamento e riqualificazione: un progetto di
circa 115 mila euro finanziabile con fondi Gal per 78mila euro, colmato con la compartecipazione delle
spese gestionali (sia in termini economici che di risorse umane) da parte di Ersaf e Comunità Montana.
Condicio sine qua non, il rinnovo della collaborazione, non più però, come avvenuto in precedenza, di anno
in anno, ma per un periodo a medio-lungo termine, per tentare un rilancio su basi più solide.
ORA CON L´APPROVAZIONE dell´accordo di collaborazione tra la Comunità Montana e il Comune di Tignale
per la gestione ordinaria del Museo del Parco-Centro visitatori fino al 2020, (deliberato in Giunta il 13
marzo scorso), le prospettive per un rilancio in grande stile della struttura appaiono davvero più concrete.
«L´occasione da un punto di vista economico - spiega il sindaco di Tignale Franco Negri - viene proposta dal
bando Gal GardaValsabbia che mette a disposizione un contributo di 78mila euro, previa redazione di un
progetto condiviso con Ersaf e Comunità Montana». Il sindaco non ha dubbi: «Partendo dal presupposto
che il turista torna se la proposta del territorio è attrattiva, sono convinto che coinvolgendo i Comuni del
Parco e gli operatori turistici nella loro globalità, questa sede possa rappresentare in futuro una risorsa
naturale non solo del territorio tignalese, ma di tutto l´alto Garda».
I FLUSSI TURISTICI attorno a Tignale sono formati soprattutto da famiglie. «Per questo - spiega Negri -,
abbiamo pensato all´allestimento di un Parco avventura, un percorso attrezzato nella natura per tre distinte
tipologie di itinerari riservati a giovanissimi, giovani e adulti. Serviranno a valorizzare i punti d´interesse già
presenti, come l´osservatorio naturalistico e l´incubatoio per il ripristino dei gamberi di fiume». Scommessa
non da poco per un Centro situato nell´entroterra alto Gardesano ai margini degli abituali percorsi turistici.
«Ma se pensiamo che solo Tignale - continua nella disamina il sindaco Franco Negri - d´estate conta circa 60
mila presenze, sommate ai numeri dei Comuni limitrofi di Limone, Tremosine e Gargnano, sarebbe già un
successo se solo il 15-20% visitasse il Centro».
Entro fine mese il progetto sarà presentato per il bando Gal. «Tempo un mesetto, poi - spiega Negri - e
sapremo se i fondi saranno assegnati. Noi crediamo fermamente al progetto perché valorizza e promuove
le risorse naturali e culturali del territorio all´insegna dell´innovazione e del mantenimento dell´autenticità,
con il coinvolgimento dei Comuni del Parco, degli operatori turistici e del comparto economico nella sua
globalità».
sabato 15 marzo 2014 – ECONOMIA – Pagina 28
VERSO LA RASSEGNA. Il leader provinciale e lombardo di Coldiretti
«Expo 2015 il Paese non può sbagliare»
Claudio Andrizzi
Prandini: «Brescia può giocare un ruolo cruciale. Per i risultati servono sinergie con le istituzioni oltre
ogni colore politico»
«Expo 2015 è la più importante opportunità dei prossimi 30 anni: il Paese non può permettersi di
sbagliare». È il concetto che Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Brescia e Lombardia, ripete con forza
da alcuni mesi: una convinzione che l´organizzazione agricola amplifica promuovendo l´«Expo Tour»,
evento itinerante, in sinestria con il Pirellone, destinato ad anticipare messaggi e contenuti della grande
rassegna internazionale con iniziative in tutte le province. «Dopo il successo della tappa bresciana
d´esordio, il 23 marzo saremo a Bergamo, dove discuteremo di agromafie con il procuratore Gian Carlo
Caselli, il ministro per le Politiche Agricole, Maurizio Martina, e il governatore Roberto Maroni - annuncia
Prandini -. È un altro passo importante in un percorso finalizzato a mettere al centro la problematica per
noi cruciale della contraffazione, che toglie all´Italia un giro d´affari da 90 miliardi nascondendo spesso
legami a doppio filo con la criminalità organizzata».
Qual è, secondo lei, il livello di percezione dei bresciani e dei lombardi nei confronti di Expo?
«Mi sembra si inizi a capire l´enorme portata di un appuntamento che darà al nostro sistema una visibilità
senza precedenti, con ripercussioni destinare a durare per almeno due o tre decenni. Una grande vetrina
promozionale quindi, ma anche un momento di confronto su tematiche cruciali per il futuro dell´umanità
come l´acqua, le emissioni di CO2, il legame tra agricoltura e ambiente, la disponibilità di cibo di fronte alla
crescita demografica».
Come si sta preparando il settore primario per affrontare queste enormi sfide?
«Con alcune incognite. Serve una strategia a lungo termine per garantire l´autosufficienza. Ma la nuova Pac,
che prevede ancora la pratica dei terreni a riposo, sembra davvero lontana dalla realtà».
In questa dinamica evolutiva, quali sono opportunità e criticità per un sistema primario avanzato come
quello bresciano o lombardo?
«Secondo molti osservatori, l´agricoltura tornerà ad essere il primo comparto economico al mondo. Le
prospettive nel medio-lungo periodo sono ottime, a patto di sottrarci con tutte le forze all´omologazione
del prodotto agroalimentare, alla deriva degli Ogm che finirebbe per metterci sullo stesso piano degli Stati
Uniti o della Romania facendoci smarrire il ruolo di punto di riferimento dell´eccellenza».
Tornando all´attualità, come valuta le «mosse» bresciane in vista di Expo?
«In tutta sincerità non so quanto sia importante essere presenti al Padiglione Italia per una settimana, che
nell´arco del semestre di esposizione significa un giorno al mese. Può essere un punto di partenza, ma c´è
bisogno d´altro. Ritengo dispersivo che istituzioni come la Provincia stiano procedendo autonomamente
con una propria iniziativa. Molto meglio sarebbe concentrare le proposte in un unico tavolo».
Quale la sua ricetta?
«Bisogna rendersi conto che ad Expo transiteranno 20 milioni di persone, di cui sette milioni mai venute
prima in Italia: le ricadute sul turismo potrebbero essere inimmaginabili. Ma dobbiamo trovare il modo di
portare questa gente sul territorio, far conoscere l´ambiente, la cultura e le tipicità. Brescia può giocare in
questa strategia un ruolo cruciale: ma servono sinergie importanti con le istituzioni, oltre ogni colore
politico, per portare a casa risultati».
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da L’ARENA
venerdì 21 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 35
MALCESINE. Il direttore della Funivia risponde a un lettore che chiedeva spiegazioni sullo stop alle
strutture sciistiche
Impianti di risalita, chiusura programmata
Laura Zanella
Boni: «È vero, la neve c'è ma è molto acquosa Non ci sono le condizioni per sciare in sicurezza»
«Nessuna sorpresa: la chiusura degli impianti è stata effettuata come da programma».
Così Enrico Boni, direttore della funivia Malcesine-monte Baldo, ha risposto alle critiche mosse da un
lettore che nei giorni scorsi ha denunciato sulle pagine de L'Arena l'insensatezza dello stop all'utilizzo degli
impianti sciistici con una settimana di anticipo rispetto alla chiusura della funivia.
«Che senso ha permettere al pubblico di andare sul Baldo con la funivia, se poi una volta a monte non si
può neanche sciare?», è stata la domanda posta al nostro giornale.
Stando alle dichiarazioni rilasciate dai vertici di Atf, tutto però era già previsto in calendario. «Nell'attività
promozionale avevamo evidenziato la distinzione tra la chiusura della funivia e quella prevista per gli
impianti sciistici», ha spiegato Boni. «Chi si è lamentato forse non si è informato bene. Diciamo che su
decine di migliaia di visitatori, può succedere che qualcuno disinformato ci sia. Ci può stare».
Secondo i tempi tecnici dettati dal programma dell'azienda trasporti funicolari, gli impianti di Colma e Pozza
della Stella hanno quindi chiuso domenica 9 marzo, mentre la funivia ha concluso la stagione invernale il 16
marzo, dopo i tre giorni di promozione «Happy end» con corse a 2 euro. «Chi ha sfruttato la promozione lo
ha fatto consapevole di trascorrere una giornata di sole e relax in quota, ma di non poter sciare», ha
proseguito il direttore della funivia.
In primis per questioni di sicurezza: «Certamente c'è neve, ma è molto acquosa a causa delle elevate
temperature anche in quota», ha aggiunto Boni, «e se le condizioni non sono ottimali e impediscono di
sciare in totale sicurezza, a maggior ragione è preferibile prevenire ed evitare ogni rischio valanghe».
Incidente che ha già sconvolto la comunità di Malcesine in passato, quando a perdere la vita travolti da una
valanga nel febbraio di 4 anni fa sono stati due giovani del paese, Luca Carletto e Matteo Barzoi, ricordati
proprio domenica scorsa sul monte Baldo in un momento sentito e partecipato da parte di familiari e amici.
La funivia resterà ora chiusa per tre settimane per i controlli tecnici previsti dal regolamento, in vista della
riapertura di sabato 5 aprile per la stagione estiva.
giovedì 20 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 32
BARDOLINO. Dopo la notizia di D'Arienzo: «La toglieranno per portarla a Bari. Continua la spoliazione del
lago»
«La Raff è una barca salvavita. L'unica sicura con gli incendi»
Barbara Bertasi
La denuncia del sindacato dei vigili del fuoco: «Se ce la tolgono rimaniamo senza mezzi adeguati per
portare soccorso ai natanti che bruciano»
«Rivolgiamo un appello urgente ai sindaci. Quale servizio di soccorso tecnico urgente intendono offrire ai
moltissimi turisti che frequentano le strutture dei loro Comuni quando la Raff (Rescue and Fire Fighting),
l'unità navale di soccorso in acqua antincendio, lascerà il Garda per essere trasferita a Bari?».
Esordisce così Valerio Fioravanti, coordinatore dell'Unione sindacale di base (Usb) dei vigili del fuoco,
all'indomani dell'allarme lanciato dal deputato del Pd Vincenzo D'Arienzo che ha denunciato l'imminente
trasferimento della Raff: «Una spoliazione del lago di Garda, ora privato anche dell'unica unità navale
idonea antincendio per attività correlate al soccorso tecnico urgente». Prosegue il rappresentante dell'Usb:
«Al distaccamento dei vigili del fuoco di Bardolino restano 3 moto d'acqua per il soccorso a persona, una
barca alluvionale per interventi in acque calme, un gommone di 6 metri ed il Rib (Rescue Inflatable Boat),
gommone a chiglia rigida che però, al momento, è ancorata nel porto di Bardolino coi motori che non si
mettono nemmeno in moto». Una situazione a dir poco precaria perché «tutte queste imbarcazioni non
possono affrontare condizioni meteorologiche avverse e fare soccorsi in sicurezza, come la Raff».
Ne sono consci anche al Comando Provinciale che, già in passato, ha chiesto la revoca della disposizione al
Dipartimento dei vigili del fuoco, visto che di questo trasferimento si parla da un paio d'anni. La Raff, infatti,
come si ricorda, è in dotazione al Distaccamento dal 2007. Già nel 2012, però, in una prima riorganizzazione
del servizio portuale effettuato nell'ambito della revisione della spesa pubblica, erano state riviste le
dislocazioni delle imbarcazioni nei porti. Così, se dapprima la Raff era stata destinata a Trapani e poi a
Venezia, le ultime notizie, risalenti ad un mese fa, sono appunto che sia stata destinata al Comando di Bari
per soccorsi in ambito portuale. Ora, pur prendendo atto che le scelte sono prese a livello nazionale, a
prescindere da Verona, il Comando assicura che tornerà a chiedere che la Raff resti a Bardolino. Varie sono
le ragioni per non spodestare il lago di questo mezzo «salvavita».
Tanto più ora che la stagione turistica è alle porte. Il Garda, come si rileva a livello ufficiale, è un bacino
molto grande, un ambiente dalle condizioni meteorologiche caratterizzate da repentini cambiamenti,
frequentato da numerosi turisti e dove, tra l'altro, si muove una flotta di battelli per la navigazione pubblica
che carica giornalmente numerosissime persone.
In caso d'incidenti o emergenze, il soccorso da parte di un'unità navale come la Raff è una garanzia che
assicura la sicurezza dell'intervento e degli operatori. Al Comando ricordano che c'è il Rib con prestazioni
ben inferiori rispetto alla Raff sotto il profilo dell'idoneità dell'intervento e della sicurezza degli operatori.
Conferma e ribadisce lo stato precario della situazione e l'inadeguatezza dei mezzi a disposizione del lago il
coordinatore provinciale Usb: «La Raff è fondamentale per garantire la sicurezza e l'incolumità dei
soccorritori in caso di incendio ad imbarcazione e in condizioni meteo avverse, ed ha prestazioni non
paragonabili a quelle del Rib. Questo gommone non può garantire un soccorso tecnico urgente, adatto alle
esigenze della popolazione che d'estate sul Garda aumenta a dismisura per l'arrivo dei turisti. Giungono
ospiti da tutta Europa», evidenzia, «che mettono al primo posto sicurezza e professionalità. Professionalità
che non può mancare quando le condizioni del lago diventano estreme. In caso di incendi con nubifragi
improvvisi, raffiche di vento e onde molto alte solo i vigili del fuoco hanno la professionalità e la Raff per
intervenire. È perfetta per queste situazioni e garantisce anche la possibilità di posizionare strumenti
delicati fondamentali ai sommozzatori dei vigili del fuoco qualora debbano cercare annegati. Auspichiamo
torni dal cantiere di Peschiera dove è a sua volta in riparazioni e quindi resti a Bardolino. Per il bene di tutti.
Come ho già detto le unità ora presenti non possono affrontare certi scenari di emergenza».
giovedì 20 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 32
Scafo adatto per roghi importanti
La Raff, Rescue and Fire Fighting, è una unità navale di soccorso e salvataggio in acqua antincendio di tutto
rispetto. Larga ben quattro metri e lunga oltre 13, ha un altezza superiore ai cinque metri per cui andrebbe
smontata in caso di trasferimento con relativi costi. Ha due motori per la navigazione - per un totale di 1200
cavalli - e uno, a parte, per attivare la pompa antincendio ed aspirante in caso di soccorso a barche allagate.
Possiede inoltre un gruppo elettrogeno autosufficiente per far funzionare le apparecchiature dei
sommozzatori in caso di ricerca a persone. È dotata delle più moderne strumentazioni di navigazione, vale a
dire radar ed eco-scandaglio per calcolare le profondità, gps cartografico, gru a poppa per sollevare carichi
fino a 300 chili. Naviga in ogni condizione meteo marina, ha servizi igienici con wc e doccia, cabina di bordo
riscaldata che può essere condizionata per il confort di operatori ed eventuali naufraghi recuperati.
Essendo predisposta per interventi in caso di incendi ad altre imbarcazioni, è provvista di uno speciale
sistema di auto protezione.
Il delicato scafo in vetroresina è infatti attorniato da un sistema di ugelli a pioggia che permettono di
affrontare roghi anche rilevanti. B.B.
giovedì 20 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 32
«Non togliete la squadra nautica»
Anche i sindaci della sponda veronese del Garda hanno lanciato il loro appello al Governo per impedire la
soppressione della squadra nautica della polizia di Stato di stanza a Peschiera. L'iniziativa, promossa dal
Comune, sì è concretizzata in una lettera inviata al premier Matteo Renzi, al ministro dell'interno Angelino
Alfano, al capo della polizia Alessandro Pansa, al prefetto di Verona Perla Stancari e al questore Vito Danilo
Gagliardi.
«Abbiamo appreso con vivissima preoccupazione dell'intenzione di sopprimere la squadra nautica, unica
forza dell'ordine presente sull'intera costa veronese», scrivono i primi cittadini, «di fatto tale decisione
aggraverebbe la possibilità di controllare la sicurezza della navigazione delle acque interne». Nelle
settimane scorse era stato il vicecapo della polizia Marangoni ad annunciare la «razionalizzazione» con la
chiusura di tutte le squadre presenti sul territorio italiano. La preoccupazione per queste scelte è condivisa
dai primi cittadini perché in questo modo il Garda rimarrebbe sguarnito di forze dell'ordine deputate alla
sicurezza: dopo la cessazione della motovedetta dei carabinieri di Torri, sull'intera area rimangono infatti
solo i presidi della Guardia costiera e della Guardia di finanza, entrambi a Salò. K.F.
giovedì 20 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 32
TORRI. Ieri summit per decidere come procedere: «Aspettiamo il bilancio, poi interveniamo»
Beni demaniali in concessione Sindaci in guerra con Venezia
Ultimatum alla Regione: «Se non ci rimborsi, c'è la Corte dei Conti»
I sindaci del Garda danno l'ultimatum alla Regione sui rimborsi delle concessioni demaniali. Se al momento
dell'approvazione del bilancio regionale non verrà previsto il pagamento dei tre milioni di euro di arretrati
che i Comuni gardesani aspettano da sei anni, le amministrazioni dei sette paesi della Riviera degli Ulivi
andranno fino in fondo alla loro battaglia e chiederanno la messa in mora della Regione, inviando tutta la
documentazione del caso alla Corte dei Conti.
È quanto si è stabilito nella riunione convocata ieri mattina a Torri dal sindaco Giorgio Passionelli,
presidente della Comunità del Garda, a cui hanno partecipato Ivan De Beni, Michele Benamati e Rinaldo
Sartori, rispettivamente primi cittadini di Bardolino, Malcesine e Brenzone, Giorgio Benoni, assessore di
Lazise e Alessandro Deamoli, consigliere comunale di Castelnuovo. Assenti all'incontro i rappresentanti di
Peschiera e Garda.
La polemica era sorta dopo la bocciatura da parte del Consiglio regionale dell'emendamento presentato dal
consigliere di opposizione Stefano Valdegamberi per proporre che i canoni fossero riscossi direttamente dai
Comuni, che in un secondo momento li avrebbero girati, come previsto dalla legge, per il 50 per cento alla
Regione.
Attualmente invece è Venezia ad incassare il 100 per cento delle concessioni, metà delle quali dovrebbe poi
restituire ai Comuni. A creare non pochi malumori erano stati anche i voti contrari e le assenze dei
rappresentanti della maggioranza.
«Un atteggiamento che si commenta da solo, non aggiungo altro», ha commentato laconico Giorgio
Passionelli, portavoce dei Comuni intervenuti all'incontro. Ritornando sulle richieste emerse dalla riunione
il presidente della Comunità del Garda ha ribadito come «attendiamo con ansia le prossime mosse della
Regione prima della chiusura della discussione del bilancio. Lo spazio e il tempo per intervenire e darci ciò
che ci spetta c'è ancora, visto che l'approvazione del bilancio non ci sarà prima di aprile. Confidiamo che
Venezia faccia chiarezza una volta per tutte su ciò che farà nel prossimo futuro sulle leggi che riguardano il
demanio», ha aggiunto il primo cittadino di Torri. «Stiamo in ogni caso predisponendo tutta la
documentazione necessaria da inviare agli organi competenti nel caso in cui la situazione non si dovesse
sbloccare».
Nella discussione tra gli amministratori è stata ribadita inoltre la grave difficoltà da parte dei Comuni nel
non ritrovarsi nelle proprie casse i soldi delle concessioni degli anni passati che ammontano a centinaia di
migliaia di euro per ogni paese interessato. Dalla riunione è emersa anche l'esigenza di avere una nuova
legge regionale ad hoc in grado di gestire meglio i fondi a disposizione, sulla falsariga di quella della
Lombardia.EM.ZA.
mercoledì 19 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 34
LA PROTESTA. Passionelli ha convocato per oggi un summit con altri 7 sindaci gardesani: «Segnaliamo
questa ingiustizia alla Corte dei Conti»
«Venezia si tiene i soldi del Demanio»
Emanuele Zanini
I sindaci reclamano rimborsi milionari per la gestione di coste e spiagge che la Regione da 6 anni riceve
ma non «gira» ai Comuni
Per i Comuni del Garda non arriveranno, almeno per il momento, i tanto attesi rimborsi delle concessioni
demaniali – con cui viene effettuata la gestione di coste, spiagge, superfici e pertinenze del lago – per gli
anni scorsi. Nel bilancio di previsione 2014 la Regione infatti ha inserito solo 500mila euro, cifra che copre
solamente l'anno in corso. Buio totale invece sul saldo dei tre milioni di euro di arretrati che i Comuni
gardesani aspettano da almeno sei anni.
Sulla delicata questione il consigliere regionale di Futuro Popolare Stefano Valdegamberi aveva presentato
un emendamento per proporre che i canoni fossero riscossi direttamente dai Comuni, che in un secondo
momento li avrebbero girati, come previsto dalla legge, per il 50 per cento alla Regione. Invece attualmente
è la Regione ad incassare il 100 per cento delle concessioni, metà delle quali dovrebbe poi restituire ai
Comuni.
L'obiettivo della richiesta di Valdegamberi era per evitare i problemi legati alla gestione attuale, visto che
adesso i Comuni fanno tutto il lavoro istruttorio ma i pagamenti avvengono a favore di Venezia che poi gira
i soldi spettanti alle amministrazioni locali spesso con notevoli ritardi, creando non pochi problemi ai
Comuni gardesani, alle prese così con minori entrate per diverse centinaia di migliaia di euro. Ma la
proposta del consigliere regionale di opposizione è stata respinta dal Consiglio regionale con 25 voti
contrari, tra cui gli assessori regionali Roberto Ciambetti, Marino Finozzi, Franco Manzato, Daniele Stival,
Marialuisa Coppola, Elena Donazzan e Massimo Giorgetti.
A votare a favore sono stati solo in 12, tra cui i consiglieri di opposizione Giuseppe Bortolussi, Gustavo
Franchetto, Franco Bonfante, Roberto Fasoli e ovviamente Stefano Valdegamberi. Assenti al voto in 22, tra
cui gli assessori Remo Sernagiotto, Maurizio Conte, Renato Chisso, Marino Zorzato oltre, tra gli altri, ai
consiglieri Davide Bendinelli, Andrea Bassi e Giancarlo Conta.
«Venezia non vuole cedere sulla riscossione dei canoni di concessione demaniale in favore dei Comuni del
Garda», commenta Valdegamberi, «in Regione la maggioranza vuole tenere in ostaggio i Comuni. Il 50 per
cento dei canoni deve andare agli enti locali per legge ma viene usato come mezzo di ricatto politico,
facendolo passare quasi come un'elargizione. Una situazione indecente ma che la Regione intende far
continuare in tutti i modi. Con questo voto c'è stata la conferma».
Cresce quindi la preoccupazione degli amministratori gardesani, che ancora una volta non vedranno
rimborsati i soldi che hanno già impegnato. Esterrefatto e amareggiato Giorgio Passionelli, presidente della
Comunità del Garda e sindaco di Torri, che ha annunciato di aver convocato per oggi un incontro con i
sindaci degli altri sette Comuni interessati oltre a Torri, cioè Peschiera, Castelnuovo, Lazise, Bardolino,
Garda, Brenzone e Malcesine, per fare il punto della situazione.
«È assurdo. Ci avevano assicurato che con il voto di bilancio previsionale si sarebbero saldato anche gli
importi delle concessioni pregresse», spiega Passionelli, «ma così non è stato. A questo punto l'unica via
sarà la richiesta di messa in mora della Regione e l'invio dei documenti alla Corte dei Conti. Se non ci
muovessimo in questa direzione», sottolinea il presidente della Comunità del Garda, «la responsabilità dei
mancati introiti nei bilanci comunali ricadrebbe su di noi. Oltre al danno ci sarebbe la beffa. Quei soldi, che
investiamo ogni anno per sistemare i nostri litorali, ci devono essere restituiti dalla Regione. Per le
amministrazioni sarebbe puro ossigeno».
Anche per Ivan De Beni, sindaco di Bardolino, che si era fatto promotore l'anno scorso di una lettera
sottoscritta anche dai colleghi della Riviera degli Ulivi, con la quale chiedeva al governatore Luca Zaia un
incontro per trovare soluzioni condivise al problema, è indispensabile che Venezia restituisca le somme ai
Comuni del Lago.
«La Regione prova a far finta di niente e cancellare i nostri crediti ma temo che la nostra parte, oltre ad
averla già incassata, l'abbia già spesa per altre attività». Solo a Bardolino, il Comune più penalizzato,
spettano oltre 862mila euro. Ma non se la passano bene nemmeno gli altri. Per Brenzone, per esempio, i
crediti superano i 400mila euro. «È una situazione vergognosa», commenta amareggiato il sindaco di
Brenzone Rinaldo Sartori, «mentre la Regione non mette nemmeno i nostri crediti a bilancio, noi siamo
costretti a mettere i soldi in entrata ed effettuare un'anticipazione di cassa, senza avere in mano
concretamente i rimborsi. È ora di cambiare registro».
martedì 18 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 27
MALCESINE. Prenderà il posto di Enrico Boni
Funivia, bando per nominare un nuovo direttore
Insorge Dalai: «E se Falcieri dovesse venire reintegrato?»
Il Consiglio di amministrazione del Consorzio Atf, Azienda trasporti funicolari Malcesine Monte Baldo,
attraverso una delibera, ha stabilito di aprire un bando di concorso pubblico per la copertura a tempo
determinato del posto di direttore della Funivia.
Sembra quindi esaurirsi il compito in Atf di Enrico Boni, l'ingegnere che aveva assunto il ruolo di direttore
pro tempore nel novembre 2012. Boni aveva sostituito l'ex direttore Franco Falcieri, licenziato dal cda della
Funivia che gli contestava di aver autorizzato mandati di pagamento per circa centomila euro al gestore dei
servizi di ristorazione di Tratto Spino e di Prà Alpesina a fronte di lavori di tinteggiatura, ripristino locali e
attrezzature, manutenzione di impianti elettrici, per i quali però mancavano le pezze giustificative. Falcieri,
tuttavia, si è sempre difeso sostenendo che i documenti c'erano ma che non gli è stata data possibilità di
produrli. Dopo aver perso un primo ricorso contro il provvedimento, ne ha presentato un secondo per cui
attende l'esito. Sull'intricata questione interviene Lorenzo Dalai, consigliere provinciale di minoranza, che si
dice sorpreso dall'apertura di un bando per l'assunzione di un nuovo direttore alla funivia (struttura tra i cui
soci ci sono Provincia e Camera di Commercio). «Non mi sembra il momento più opportuno per indire il
bando, che tra l'altro prevede un contratto triennale al neo direttore», afferma. «Tra un anno il consiglio
d'amministrazione della Funivia andrà in scadenza, così come l'ente provinciale e anche la Camera di
Commercio si sta avviando verso il rinnovo della cariche. Sarebbe stato meglio andare avanti col direttore
pro tempore fino al rinnovo. Anche perché il contenzioso con l'ex direttore Falcieri», aggiunge, «è ancora
aperto. Se quest'ultimo dovesse vincere il secondo ricorso e il giudice lo reintegrasse? Si andrà avanti con
due direttori? Le assunzioni, seppur a tempo indeterminato, in società partecipate interamente da enti
pubblici, come Atf, andrebbero bloccate. Spero inoltre non sia stato creato un bando “confezionato su
misura” e che non ci siano state pressioni per indirlo». Dalai chiederà ora un incontro col presidente di Atf
Stefano Passarini e col presidente della Provincia Giovanni Miozzi, «che pur informato del bando, si è ben
guardato di comunicarlo al Consiglio provinciale». EM.ZAN.
domenica 16 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 35
TAGLI. Il presidente della Comunità del Garda difende dai tagli annunciati anche la Polstrada
Squadre nautiche a rischio
Scatta la protesta di Passionelli
Luca Belligoli
«Che fine ha fatto il patto per la sicurezza del lago di Garda?»
Il presidente della Comunità del Garda Giorgio Passionelli si schiera contro i tagli previsti dal Ministero
dell'Interno, che comporterebbero la soppressione delle squadre nautiche di Peschiera e di Riva oltre al
distaccamento della Polstrada di Salò.
Passionelli si chiede anche che fine abbia fatto il «Patto per la sicurezza dell'area del lago di Garda»
sottoscritto nel 2009, e poi rinnovato nel 2011, alla presenza dell'Ministro dell'Interno Roberto Maroni.
Questo documento è stato sottoscritto dai prefetti di Brescia e Verona, dal commissario del Governo della
Provincia di Trento, dal comandante della Capitaneria di Porto di Venezia, dai Presidenti delle Province di
Trento, Brescia e Verona, dai sindaci dei Comuni rivieraschi, dai rappresentanti delle Regioni di Lombardia e
Veneto e della Comunità del Garda. La finalità del Patto è di attuare una strategia condivisa di azioni
concorrenti sul territorio nell'ottica di ottimizzare le iniziative per una gestione allargata del «bene
sicurezza». L'articolo 2 del Patto indica che nel periodo estivo verrà intensificata la vigilanza delle forze di
polizia, con l'impiego di natanti usati in particolar modo sottocosta, per contrastare forme di illegalità e
prevenire situazioni di pericolo. «Se quindi l'intenzione di tutte le istituzioni presenti alla firma del Patto per
la sicurezza erano quelle di incrementare i servizi di vigilanza e pattugliamento da parte delle forze di polizia
presenti sul territorio, per salvaguardare la sicurezza dei cittadini e dei turisti, non si può pensare oggi che
tale volontà e impegno vengano cancellati di netto, privando il territorio di personale specializzato della
polizia di stato», rileva il presidente della Comunità del Garda.
Passionelli esprime il suo disappunto: «Gli uffici di polizia, per i quali è stata paventata la chiusura, hanno
dato dimostrazione di efficienza e professionalità in stretta sinergia con le istituzioni locali, assicurando una
presenza effettiva sul territorio attraverso servizi di vigilanza e pattugliamento, di intervento in caso di
incidenti e soccorsi, assicurando maggiore serenità ai cittadini e ai 10 milioni di turisti che ogni anno
scelgono le sponde del lago come meta di vacanza», tuona Passionelli. «Se si concretizzassero i tagli
ipotizzati, il bacino del lago di Garda risulterebbe privo di forze di polizia, se si considera che nel 2013
hanno cessato l'attività anche le motovedette dei carabinieri». «Sull'intera area», continua, «rimarrebbero
solo la Guardia costiera e la Guardia di Finanza di Salò. C'è da considerare anche che la motovedetta dei
vigili del fuoco di Bardolino sarà trasferita in Sicilia. In relazione alle peculiarità naturali e alla vocazione
turistica del lago, è molto rilevante l'attività di vigilanza e controllo delle squadre nautiche. Molto
importante anche la presenza della Polstrada di Salò che con il territorio di sua competenza comprendente
la zona da Limone sul Garda fino al centro lago, rappresentato in gran parte dalla Statale 45bis via
obbligata, senza cui è impossibile accedere a molte importanti località di villeggiatura e spostarsi da una
zona all'altra del più ampio bacino lacustre italiano. L'intensità del traffico e la conformazione della
carreggiata fanno della Gardesana occidentale una strada che necessita di un controllo costante, ed è
giusto che siano presenti quotidianamente tutte le forze dell'ordine disponibili, dalle polizie locali, ai
carabinieri, alla Polstrada».
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da L’ADIGE
Now, la rivoluzione web, negozio virtuale di Ingarda
«I soldi sono finiti? Allora bisogna produrre valore».
L'ha detto Marco Benedetti, presidente di «Ingarda», l'altra mattina al termine della presentazione della
nuova piattaforma "Now Garda Trentino", il primo negozio globale Internet del territorio.
Una vera e propria "rivoluzione" per ciò che sarà la nuova offerta globale del territorio, un nuovo
strumento che l'azienda di promozione turistica d'ambito ha orgogliosamente pensato e sviluppato per il
mercato turistico del terzo millennio.
«E' una partenza in punta di piedi – ha esordito Benedetti – ma una novità assoluta per due motivi:
l'informazione che sarà data all'ospite sul territorio del Garda Trentino, e la possibilità che i soggetti "attori"
avranno di presentare al turista la loro offerta in una nuova e moderna veste digitale e grafica all'altezza dei
tempi».
Partiti un anno fa in sordina, Ingarda si è avvalsa dell'ingegnere informatico Diego Calzà, ceo (chief office
executive, presidente, socio e amministratore delegato) di eTour , società trentina che si occupa di
consulenza e comunicazione online per il turismo, la pubblica amministrazione, le aziende.
"Now Garda Trentino" sarà lo shop online che conterrà l'offerta globale del territorio, una piattaforma
nella quale potranno entrare, dietro un costo d'accesso (dai 200 ai 600 euro per la versione Premium, la più
completa) tutti gli esercenti. Offrirà loro uno spazio personalizzato, per presentare e vendere i loro prodotti
e servizi, modificabile e adattabile giornalmente in base al target dei loro clienti. Ogni dispositivo mobile o
fisso si potrà collegare con la piattaforma, e da lì ognuno potrà guardare, leggere, scoprire o scaricare
anche dei voucher di sconto che saranno loro offerti dal titolare. Il turista ma anche l'utente che vi accede
potrà acquistare un prodotto o prenotare un servizio, insomma come ha detto Calzà «questo è l'Amazon
del Garda Trentino, ciò che trasforma i desideri in realtà e che segue idealmente la nostra newsletter per
la quale 109 utilizzatori vi hanno aderito per oltre un milione di contatti».
Sul territorio saranno visibili indicatori dotati di QR Code (in pratica un codice a barre) per l'accesso ai
contenuti del marketplace , un futuro per il quale, come ha detto la direttrice Roberta Maraschin «è già
oggi realtà». "Now Garda trentino" - ha aggiunto - è uno strumento tecnologico che arricchisce e distingue
il nostro territorio». 19/03/14
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dal TRENTINO
Così Betta «libera» Tomaso Ricci. Seconda assessora, Abc propone i nomi di Roberta Corradini o Stefania
Comai. Per Comperini si profila il cda di Amsa
ARCO Alessandro Betta si prepara allo sprint finale. Tra oggi e domani il sindaco di Arco giungerà sulla linea
del traguardo, sventolando con soddisfazione il foglio con la composizione della giunta. Prima, però, dovrà
superare gli ultimi ostacoli, ovvero risolvere le caselle del rebus che ancora lo tormentano e che stanno
rendendo il suo lavoro più complicato di quanto potesse immaginare dieci giorni fa, appena proclamato
eletto con il 70% dei voti. Il primo cittadino, stasera, comunicherà le proprie decisioni alla sua coalizione,
mentre domani, se non vi saranno intoppi, ufficializzerà alla stampa, e quindi alla cittadinanza, i nomi dei
suoi cinque assessori. In queste ore Betta sta cercando di posizionare le ultime tessere che mancano al
completamento del mosaico; non è facile riuscire a farle combaciare con quelle che sono già definitive. Una
di queste tessere riguarda Silvana Comperini, seconda più votata dell’Upt ed eletta in consiglio comunale
assieme a Tomaso Ricci. La quarantenne direttrice di una cooperativa sociale è stata la candidata donna ad
ottenere, in assoluto, il maggior numero di preferenze e per qualche giorno si è parlato di lei anche come
possibile assessore. In queste ore si sta facendo largo l'ipotesi della sua nomina nel nuovo consiglio di
amministrazione (quello in carica è scaduto da un anno) dell'Amsa. Betta è rimasto favorevolmente colpito
dal curriculum e dalla voglia di fare della “sua” donna più votata. Non è dato sapere, al momento, quale
incarico (più probabile la vicepresidenza che la presidenza) comporterebbe l'eventuale nomina. Ad ogni
modo, per avere la controprova basterà aspettare lunedì, giorno in cui è convocato il primo consiglio
comunale della nuova legislatura: per entrare nel cda dell’Amsa, Comperini non deve mettere piede
nell’aula consiliare. La legge, infatti, impone un intervallo, fra i due incarichi, lungo almeno due anni e
Silvana Comperini si è dimessa da consigliera comunale (era stata eletta nel 2010 nelle file di Arco+) nel
maggio del 2012. Tornando alla giunta, si sono appena concluse le consultazioni fra il sindaco e le
delegazioni delle varie forze che compongono la sua coalizione. Betta userà la giornata di oggi per riflettere,
poi tirerà le somme. Tre assessorati hanno già il loro titolare sicuro: Stefano Bresciani (Patt) alle attività
economiche e vicesindaco, Tomaso Ricci (Upt) al bilancio e patrimonio e Marialuisa Tavernini (Pd) allo sport
e al turismo. Un assessorato, quello all'agricoltura e alle opere pubbliche, se lo giocano Stefano Miori e
Roberto Zampiccoli della Civica, il primo forte del gradimento del sindaco e il secondo del consenso
elettorale. Il tassello che ancora manca è quello della seconda quota rosa, l’assessora esterna. Abc,
nell'incontro di martedì in municipio, ha accettato di assumersi questa incombenza ed ha presentato al
primo cittadino una rosa di nomi. Ai primi due posti, nelle preferenze del partito di Tommaso Ulivieri e Max
Floriani (l’unico eletto in consiglio), ci sono Roberta Corradini e Stefania Comai, che hanno candidato alle
elezioni del 9 marzo senza brillare (10 voti a Roberta Corradini e 26 a Stefania Comai, comunque la più
votata della lista). Betta, ai suoi fedelissimi, avrebbe manifestato l’intenzione di non pescare all'interno di
una lista che è stata penalizzata dall’elettorato. Invece, sembra difficilmente percorribile la via che
porterebbe alla nomina della pediatra Donatella Ferrari. (gl.m.) 20/03/14
Alle 7.18 di ieri scossa di magnitudo 2,8 della scala Richter. I sismologi: l’epicentro nel territorio del
Comune di Riva
Trema la terra, paura in tutta la Busa
di Matteo Cassol wRIVA Paura ieri mattina a Riva e in tutto l'Alto Garda e Ledro per una scossa di terremoto
di magnitudo 2,8 che alle 7.18 ha svegliato moltissime persone e ha fatto sobbalzare chi era già in piedi.
Non è mancato chi si è rivolto telefonicamente al 115 per segnalare l'evento e ricevere rassicurazioni.
L'epicentro è stato individuato nel distretto sismico catalogato come "zona lago di Garda", proprio in
territorio rivano, in particolare nella porzione occidentale del comune, quasi al confine con la valle di Ledro,
a una profondità di 4,6 chilometri. La scossa è stata di breve durata ed è stata avvertita come una "botta"
secca, con tanto di boato. Al momento non si sono comunque registrati danni a cose o persone, anche
perché l'intensità non si è avvicinata a un livello ritenuto preoccupante dal punto di vista degli esperti. «Si è
trattato - hanno spiegato dalla sala sismica dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - di un
"terremotino" superiore alla magnitudo 1 di quelli di cui si registrano tra i 40 e i 60 episodi al giorno in
Italia. In questo caso è stato un po' più forte e perciò è stato avvertito chiaramente almeno da una certa
percentuale di popolazione residente, ma rientra nella normale attività sismica a cui è soggetto tutto il
nostro territorio nazionale». Il sisma è stato comunque il più forte registrato con epicentro in un raggio di
10 chilometri da Riva dal 16 novembre 2012, quando la magnitudo fu di grado 3, e fu il più potente da molti
anni a quella parte (ce ne furono di grado 2 il 14 settembre 2010 e l'11 agosto 2008, mentre l'1 dicembre
2006 se ne ebbe uno di magnitudo 2.1). Il più forte negli ultimi decenni a Riva e dintorni fu quello del 13
dicembre 1976, che fece segnare 4,97 sulla scala Richter. Un altro sisma intenso si ebbe il 20 giugno 1942,
con una magnitudo stimata di 4,33. L'Alto Garda fu colpito anche il 22 maggio 1868 (4,45 di magnitudo
ipotizzata, anche se all'epoca ovviamente non c'erano gli strumenti), mentre in val di Ledro il 28 luglio 1783
si arrivò a un'intensità di 4,72. I terremoti più potenti dello scorso millennio nella zona del Garda e dintorni
si ebbero il 25 dicembre 1222 nel basso lago bresciano (5,84 di magnitudo stimata) e il 3 agosto 1851 nelle
Giudicarie (grado 5,12). Per fornire un termine di paragone, il terremoto che colpì l'Aquila nel 2009
raggiunse magnitudo 6,3, con la scala che cresce in termini esponenziali: magnitudo 6 equivale
all'esplosione di un milione di tonnellate di tnt, magnitudo 5 a 31.600 tonnellate, magnitudo 2,5 solo a 5,6
tonnellate. Ieri in Cile ce n'è stato uno di magnitudo 7 (31,6 milioni di tonnellate di tnt).18/03/14
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dalla GAZZETTA DI MANTOVA
Nel tratto tra Rivalta e Grazie l’accumulo di limo ha ostruito il flusso dell’acqua
Sopra la melma ristagna immondizia di ogni tipo. Sos da canoisti e barcaioli
Soffocate da fango e rifiuti
Valli del Mincio da salvare
RODIGO (Rivalta) «Le valli del Mincio sono in agonia. È necessario intervenire con la massima urgenza per
salvarle». A lanciare il grido d’allarme sono i volontari del gruppo canoistico rivaltese e della Pro Loco, ma
all’appello si aggiungono anche i barcaioli e tanti abitanti di Rivalta e di Grazie. Il tratto di Mincio che scorre
tra questi due villaggi è afflitto da parecchi problemi, ogni anno più gravi. Dagli affluenti di destra
confluiscono limo, detriti e rifiuti e la portata delle acque continua a diminuire. Di conseguenza il letto del
fiume si sta restringendo, le sabbie ristagnano a ogni ansa, i fondali si stanno sempre più innalzando e in
alcuni punti sono già emersi. I guai cominciano poco più a nord dell’abitato di Rivalta, dove la foce del
canale Goldone è ormai intasata da detriti. Da qui in giù le acque del fiume sono torbide e fangose. S’è
formata una barriera di limo dove l’Osone confluisce nel canale delle Grazie, che ormai non è più
navigabile. Le acque, anziché scorrere verso valle, rifluiscono a monte. In quest’area, denominata “Le
Teste”, il corso d’acqua può ormai essere attraversato a piedi. È qui che Paolo Tomaselli, volontario del
gruppo canoistico rivaltese, ha scattato una serie di foto che testimoniano quanto sia grave la situazione:
«Ritrovarmi, a distanza di un anno, nello stesso luogo e constatare che tutti i problemi stanno peggiorando
in maniera esponenziale, mi amareggia – si sfoga Paolo – e le immagini non raccontano fino in fondo il
dramma, perché non possono trasmettere il tanfo nauseante che si respira. E quando arriverà il caldo afoso
dell’estate sarà ancora peggio. Nelle acque galleggiano rifiuti d’ogni tipo, taniche, bidoni di metallo,
contenitori per la raccolta differenziata, sacchetti di plastica, rami, coni spartitraffico e molto altro ancora».
Di chi è la colpa? «La presenza di immondizia nelle acque – assicura – è causata dalla maleducazione della
gente, ma tanti altri problemi sono imputabili alla scarsa manutenzione delle valli. Tutto l’ecosistema di
questa riserva naturale è compromesso. I pesci stanno morendo, soffocati dal fango. La maggioranza delle
piante è malata. La vegetazione sulle rive si sta modificando. In alcune aree alle canne si stanno sostituendo
cespugli e arbusti infestanti». Paolo ha inviato le foto al Parco del Mincio e, insieme con altri volontari, sta
chiedendo a tutti gli amanti della natura di mandare lettere per sollecitare interventi urgenti. La salvezza di
questo habitat suggestivo dipende da molti soggetti. Sono necessari interventi da parte dell’Aipo, del
Consorzio di Bonifica, della Provincia, della Regione e anche dell’Europa, dal momento che le valli del
Mincio sono un sito d’interesse comunitario. Ma il territorio si trova all’interno del Parco del Mincio, perciò
gli abitanti si rivolgono a questo ente, chiedendo che faccia sentire con veemenza la propria voce. «Negli
anni sono stati fatti diversi interventi all’interno delle riserva – commenta Luca Villagrossi, segretario del Pd
di Rivalta, canoista e volontario della Pro Loco – tra questi la posa di paratie e l’impianto di alberi preposti
alla fitodepurazione, ma i risultati sono molto discutibili. Il Parco sta provvedendo ad analizzare la qualità di
quanto è stato finora realizzato? Sono stati fatti degli studi per valutare se ancora sussista il flusso minimo
vitale di acqua?». Qui nidificano cicogne e volano gli aironi. Una ragione di più perché le valli del Mincio
vengano salvate. Rita Lafelli – 20/03/14
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dal CORRIERE DELLA SERA
Venerdì 21 Marzo, 2014 - BRESCIA
A Magasa, dove il Tombea resiste grazie a Germano e le sue mucche
Percorrere i tornanti che portano a Denài, località sopra il comune di Magasa, in Val Vestino — una delle
valli più suggestive e meno frequentate del nostro territorio, posta a cavallo tra il lago di Garda e il lago
d’Idro — è condizione obbligatoria per conoscere Germano Eggiolini, unico, e per il momento ultimo,
produttore autorizzato con bollo CE del raro Tombea. Non pensiate a un vetusto signore dedito
all’eremitaggio per consolarsi delle umane sciagure, e uso a trascorre il poco tempo rimastogli producendo
qualche forma di cacio. Germano ha quarant’anni, una giovane moglie, due belle bimbe e ogni giorno
dell’anno, nessuno escluso, si alza anticipando l’alba per la prima mungitura (una ventina di pezzate rosse
in lattazione le protagoniste), mentre verso sera lo aspetta la seconda: l’unione delle due, a latte crudo e
intera quella mattutina, parzialmente scremata per realizzare del burro quella serale, darà, previo
riscaldamento e una rottura minuta della cagliata (le dimensioni sono attorno al chicco di riso) uno dei
formaggi più rari e ricercati dell’intero nostro patrimonio caseario. Sino al 2000, anno d’inizio della sua
attività, lo si definiva «Nostrano», nel 2002 s’inizia a chiamarlo Tombea, monte che si erge nella zona (forse
monte delle tombe o dei tumoli per la presenza di caratteristici accumuli di pietrisco e terreno) e le sue
caratteristiche organolettiche, nette e di grande gradevolezza senza essere invadenti, unite alla piccolissima
produzione, lo rendono ben presto un’icona dei formaggi alpini. Dai 10 ai 12 kg di peso, uno scalzo di
eguale valore, raggiunge l’ideale maturità dai 12 sino ai 18/24 mesi. Le forme marchiate con la scritta
Tombea vicina al disegno stilizzato dei tipici fienili della località — che conta, stabili, non più di una decina
di persone — vengono stagionate su assi girandole un paio di volte alla settimana e tenendole pulite con
l’aiuto di olio di lino: Germano non utilizza zafferano per colorare la pasta e l’alimentazione dei suoi animali
è per l’85% foraggio locale personalmente «sfalciato» accanto a un’integrazione di erba medica. In tempi in
cui tanto si depreca l’abbandono della montagna e tanto si parla di prodotti dalla forte componente
identitaria, questa nicchia alimentare, e il suo custode, rischiano di scomparire per controversie nate tra lo
stesso e la Cooperativa proprietaria dei muri. Senza entrare nel dibattito, ciò costituirebbe una grave
perdita per l’intera comunità e per il valore di un’unicità che il mondo intero c’invidia.
Germano Eggiolini
Magasa, Località Denai
Carlos Mac Adden
Venerdì 21 Marzo, 2014 - CORRIERE DEL TRENTINO – TRENTO
Province diventino Comunità»
L'idea di Boato: «Così resterebbero le uniche in Costituzione»
TRENTO — Cinque legislature in commissione Affari costituzionali e modifiche alla Carta scritte di proprio
pugno non sono da tutti. Lui, Marco Boato, ci tiene a ricordare di non avere «il dono dell'infallibilità», ma
nella bozza di proposta di riforma costituzionale presentata dal governo vede «pressapochismo e
superficialità». A colpirlo, tuttavia, è «l'enorme ricentralizzazione dei poteri dello Stato» che deriva dalla
soppressione delle materie concorrenti e dalla previsione di una «clausola di supremazia» che «rischia di
valere anche per le autonomie speciali». L'ex parlamentare avanza anche una proposta: la sostituzione di
«Province autonome» con «Comunità autonome» «per evitare che le uniche Province a rimanere in
Costituzione siano le nostre».
Dopo la lenta attuazione del dettato costituzionale con la nascita, negli anni '70, delle Regioni, dai primi
anni '90 si cominciò a parlare di federalismo. Un passo importante, in quella direzione, fu fatto con la
modifica del Titolo V divenuta operativa nel 2001 di cui lei fu indubbio protagonista. Poi, diciamo a
partire dal governo Monti, si è attuata una repentina inversione di marcia verso un'impostazione quasi
sabauda. Cos'è successo?
«Gli scandali vergognosi che hanno interessato i gruppi consiliari di alcune Regioni, calati nel contesto della
crisi economica, hanno fatto scattare una reazione di tipo emergenziale che, purtroppo, è la modalità tipica
del nostro paese. Preoccupa che, in questo caso, riguardi l'assetto istituzionale».
È sbagliato vedere in questo la risposta reazionaria appunto della burocrazia romana?
«C'è anche questo. Gli apparati dello Stato sono tanto forti quanto deboli e transitori sono i governi. Hanno
approfittato di questa situazione. Per inciso, alcuni ministri del governo Renzi appaiono tutt'altro che forti».
Cosa ne pensa della bozza di riforma costituzionale?
«Comincerei dagli aspetti positivi. Il primo riguarda la rapidità con cui si è dimostrato di voler procedere. Il
secondo l'obiettivo del superamento del bicameralismo perfetto. Il terzo la soppressione del Cnel, cimitero
degli elefanti che a suo tempo anch'io cercai di eliminare. Giusto anche che il governo possa chiedere al
parlamento di votare entro 60 giorni un disegno di legge giudicato prioritario. Si eviterà così l'abusato iter di
decreto legge, maxiemendamento, questione di fiducia».
E per il resto?
«Leggendo scorgo pressappochismo e superficialità. Basti pensare che, in quindici giorni, si è passati da un
"Senato" composto in prevalenza da sindaci a un comunque problematico equilibrio tra Regioni e Comuni.
A parte il nome, l'attuale Senato della Repubblica va benissimo, non mi convincono composizione e
competenze di questa nuova camera».
Cominciamo dalla composizione.
«La parificazione di Regioni e Comuni è discutibile. I primi sono organi legislativi, i secondi amministrativi.
Almeno che l'intenzione non sia quella di sminuire il ruolo delle Regioni. Per quanto ci riguarda, poi, dire
che il consiglio regionale, non i consigli provinciali, nominano due rappresentanti significa escludere la
minoranza: inevitabilmente nomineremo un altoatesino e un trentino, un tedesco e un italiano. Grandi
difficoltà anche nel nominare tre sindaci da parte dei Comuni della regione. Due trentini? I Comuni trentini
sono molti di più. Quanto ai 21 cittadini che dovrebbero essere nominati dal Presidente della Repubblica,
non capisco a che titolo rappresenterebbero le autonomie locali. Non solo: non essendo prevista indennità,
immagino dovranno essere scelti per censo, tra persone provviste di una rendita. Un'altra cosa mi pare
tradire un certo dilettantismo: i sindaci resterebbero in carica 5 anni, senza un riferimento alla durata del
mandato. Resteranno, eventualmente, anche da privati cittadini? Infine, secondo questa proposta, la Val
d'Aosta avrà lo stesso numero di rappresentanti della Lombardia».
E sul fronte delle competenze?
«Modifiche costituzionali a parte, a questa "assemblea delle autonomie" resterebbe un ruolo meramente
consultivo. Nel caso della legge di bilancio, la più importante, avrebbe 15 giorni di tempo per elaborare un
parere, che non sarebbe vincolante nemmeno sulle materie che riguardano gli enti locali».
Sarebbe, di fatto, una conferenza Stato-Regioni più che un Bundesrat tedesco?
«Sarebbe la costituzionalizzazione della conferenza unificata Stato-Regioni-Autonomie locali. Viene
soppressa perfino la possibilità di dare vita a commissioni d'inchiesta, un ruolo che non è nemmeno
legislativo. In ogni caso, il nodo sta nella enorme ricentralizzazione dei poteri dello Stato. Si era parlato di
energia e infrastrutture, campi in cui un riordino era necessario. Poi l'appetito è venuto mangiando: le
materie concorrenti tra Stato e Regioni sono state tutte cancellate, così come la possibilità, che noi
avevamo previsto, di un regionalismo differenziato anche per le ordinarie. Mentre si depotenzia il
regionalismo, si adotta la cosiddetta clausola di salvaguardia, tipica dei sistemi federali, come la Germania,
dove i singoli Stati hanno grandi poteri».
Significa dire che lo Stato può intervenire anche sulle materie di competenza esclusiva delle Regioni.
«Esatto. Una clausola che rischia di valere anche per le speciali. Ogni maggioranza nazionale potrà decidere
di servirsene».
Si è discusso molto, invece, della clausola di salvaguardia. Bressa sostiene che non serve, Rossi,
Kompatscher, Dellai, Palermo, Postal la considerano necessaria.
«Non sarebbe necessaria. Lo Statuto, se non modificato, continua a valere. Non sono, però, contrario a
inserirla. Non in Costituzione, ovviamente, ma all'interno della riforma come norma di rango costituzionale.
Potrebbe evitare contenziosi. Mi permetto di avanzare un'altra proposta. Con la soppressione delle
Province, quelle autonome di Trento e Bolzano resterebbero le uniche in Costituzione. Cambiare il nome in
"Comunità autonome" ci permetterebbe da un punto di vista semantico di porre le basi per il terzo Statuto
di autonomia e ci metterebbe anche al riparo dall'osservazione, distorta ma scontata, "le avete soppresse
tutte, perché quelle due no?"».
Dell'indennità dei presidenti di Regione parificata a quella dei sindaci dei capoluoghi che pensa?
«Demagogia. È mai possibile inserire una simile previsione, al di là del merito, in Costituzione? Mi
preoccupa di più, però, la cancellazione delle risorse dei gruppi. Si depotenzia il legislativo, privandolo di
strumenti operativi e si disarma in particolare la minoranza».
Tristano Scarpetta
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Un lago minacciato dall’inquinamento e da una gestione scorretta delle risorse, ma che accoglie una bellezza e una ricchezza di biodiversità da salvaguardare. Proprio come molti dei laghi italiani, il bacino di Atitlán in Guatemala racchiude in sé molte contraddizioni: per questo il 26 e 27 marzo Legambiente, l’ONG italiana Africa70 e l’associazione locale Adeccap promuoveranno nel paese centroamericano, con il fondamentale supporto dell’Ambasciata Italiana, una Conferenza Internazionale per il Lago Atitlán.
Un percorso di cooperazione avviato due anni fa insieme alle comunità e alle istituzioni del luogo e di cui
quest’anno viene fatto un primo rilevante bilancio. Nel 2012, infatti, prese il via in Guatemala la Lancha
Azul, che ripartirà il 31 marzo prossimo, sulla scia dell’esperienza dell’italiana Goletta dei Laghi, storica campagna itinerante dell’associazione ambientalista dedicata alla gestione dei bacini lacustri.
“La Conferenza vuole essere l’occasione — spiega Barbara Meggetto, direttrice di Legambiente Lombardia
e responsabile del progetto — per condividere azioni e pratiche orientate al miglioramento della situazione
ecologica del bacino. Un momento di confronto che permetta anche lo scambio di esperienze con alcuni
Comuni italiani che hanno intrapreso un percorso di tutela e valorizzazione dei propri laghi. E che favorisca
l’amicizia tra la popolazione lacuale italiana e quella che vive attorno al lago Atitlán”. Ecco perché nella
delegazione italiana, guidata dal Presidente nazionale dell’associazione ambientalista Vittorio Cogliati
Dezza, ci saranno anche i rappresentanti dei Comuni di Lecco e di Tuoro sul Trasimeno, oltre che della
Comunità del Garda.
«Penso che l’esperienza del Garda – sottolinea Passionelli – che già oltre quarant’anni fa ha affrontato e
risolto le problematiche della depurazione delle acque, possa essere di aiuto e stimolo per le Autorità guatemalteche, alle prese con i problemi ambientali del loro lago Atitlán». «Inoltre — sottolinea Passionelli – la
nostra partecipazione in ambito internazionale contribuirà certamente ad attirare l’attenzione sulle nuove
realizzazioni che il Garda deve affrontare nei prossimi anni:
- Potenziamento del depuratore di Peschiera;
- Costruzione di un nuovo depuratore per i reflui del Garda lombardo;
- Dismissione di tutte le condotte sublacuali e potenziamento e rinnovo dell’intero impianto di
collettazione».
La Conferenza dal titolo “Yo Soy Atitlán” nasce inoltre all’interno della proposta del Sistema Italia, sostenuta dall’Ambasciata italiana in Guatemala, con lo scopo di attivare interscambi e collaborazioni anche economiche tra i due Paesi, sviluppando progetti per il miglioramento ambientale, la solidarietà sociale,
l’agricoltura di qualità e il controllo del rischio idrogeologico.
Del gruppo in partenza fra pochi giorni faranno parte quindi anche aziende italiane operanti nel settore
della gestione delle risorse idriche e dei servizi ambientali.
Per suggellare l’impegno e proseguirlo anche al termine della missione, la Conferenza internazionale si concluderà con la firma tra tutti i rappresentanti italiani e guatemaltechi di un “Accordo di amicizia”.