Una vita che è Pasqua - Monastero Monte Carmelo Vetralla

Aprile 2014
OTTOCENTO ANNI DALLA MORTE DI S. ALBERTO DI GERUSALEMME
ALLA RICERCA DELL’ISPIRAZIONE ORIGINARIA DEL CARMELO
Una vita che è Pasqua
La presenza del Risorto che ci fa Chiesa
L’itinerario delle schede rivolte al Laicato carmelitano in occasione del centenario della morte di S. Alberto
di Gerusalemme ci fa incontrare in questo mese l’evento della Pasqua. L’ascolto del richiamo penitenziale
alla conversione non fa cortocircuito su fallimenti o vittorie di pretesa autoaffermazione perfezionistica o di
ammirevole maturità morale, ma apre all’unica vera motivazione: il Cristo risorto, Gesù vivo che ha vinto il
peccato e la morte, Lui che, proprio perché vivo, cammina e opera nella storia. Gli Ordini mendicanti, e il
Carmelo tra essi – con la propria originalità – furono consapevoli di incontrare, dentro la spoliazione di
una vita di adesione totale al Vangelo, la luce e la potenza del Signore presente. Lui è l’uomo nuovo che
invita a camminare alla sua sequela, che rende possibile percorrere la strada verso quel compimento nella
cui prospettiva abbandoniamo ogni paura, ci sentiamo fratelli e offriamo insieme a Lui, in una vita di
servizio, l’annuncio del Regno che è presente e che verrà. Una Pasqua che è la vita intera dei credenti,
risorti con Cristo, che camminano dietro di Lui ascoltando la sua voce.
1. In ascolto della Parola
Os 6,1-2: Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Egli ci
ha percosso ed egli ci fascerà. Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare, e
noi vivremo alla sua presenza.
Lc 24,36-39: Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a
loro e disse: “Pace a voi!”. Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma
egli disse loro: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le
mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e
ossa, come vedete che io ho”.
1Cor 15,3-8: A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè
che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il
terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve
a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre
alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti
apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli…
Fil 3,8-11: Per lui (Gesù) ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero
spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non
quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene
da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la
comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di
giungere alla risurrezione dai morti.
Scheda formativa
Aprile 2014
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2. Rileggendo la Regola (numerazione concordata OCarm-OCD)
(1) Alberto, chiamato per grazia di Dio (ad essere) Patriarca della Chiesa di Gerusalemme, agli amati figli in
Cristo B. e gli altri eremiti sotto la sua obbedienza che vivono presso la Fonte, sul Monte Carmelo, salute nel
Signore e benedizione dello Spirito Santo.
(2) Molte volte e in diversi modi i santi Padri hanno stabilito in che modo ognuno – a qualunque stato di vita
egli appartenga o quale che sia la forma di vita religiosa scelta – deve vivere nell’ossequio di Gesù Cristo e
servire Lui fedelmente con cuore puro e totale dedicazione.
(3) Ma poiché ci chiedete di darvi, in consonanza con il vostro progetto comune, una formula di vita alla
quale restare fedeli per il futuro:
(7) In maniera tale, però, che possiate mangiare in un refettorio comune quanto vi sarà donato, ascoltando
insieme la lettura di qualche passo della sacra Scrittura, ove potrà farsi comodamente.
(10) Rimangano i singoli (fratelli) nelle proprie celle, o vicino ad esse, meditando giorno e notte la Legge del
Signore e vigilando in preghiera a meno che non debbano dedicarsi ad altri giusti impegni.
(11) Coloro che hanno imparato a dire le Ore canoniche con quelli che sono chierici, devono dirle secondo le
prescrizioni dei santi Padri e la consuetudine dalla Chiesa riconosciuta. Coloro invece che non l’hanno
imparato, dicano per venticinque volte il Pater noster durante la preghiera vigiliare, eccetto le domeniche e i
giorni di solennità, per i quali ordiniamo che – nelle preghiere vigiliari – il numero si raddoppi, così che il
Pater noster venga detto cinquanta volte. La stessa preghiera si reciti, poi, sette volte alle Lodi del mattino.
Nelle altre ore si dica egualmente per sette volte la medesima preghiera per ciascuna delle ore, eccetto che
per l’ufficio dei Vespri, in cui dovrete recitarla quindici volte.
(14) L’oratorio, se si può fare con una certa comodità, costruitelo in mezzo alle celle: là ogni giorno, di
mattina, vi dovrete riunire, per partecipare alla celebrazione delle messe, quando lo si può fare
comodamente.
(15) E nelle domeniche, o in altri giorni se sarà necessario, riunitevi per parlare delle esigenze del bene
comune e della vita spirituale delle persone. In questa occasione si correggano con carità trasgressioni e
colpe che eventualmente si fossero riscontrate in qualcuno dei fratelli.
(16) Osserverete il digiuno ogni giorno, escluse le domeniche, dalla festa dell’Esaltazione della santa Croce
fino al giorno della Risurrezione del Signore, a meno che una malattia o la debolezza del corpo o un altro
giusto motivo, non consiglino di dispensare dal digiuno, poiché la necessità non ha legge.
(18) Poiché la vita terrena dell’uomo è tempo di tentazione e tutti coloro che vogliono vivere piamente in
Cristo vanno soggetti alla persecuzione, e inoltre poiché il vostro avversario, il diavolo, come un leone
ruggente va in giro, cercando chi divorare: con tutta diligenza adoperatevi per rivestirvi dell’armatura di Dio,
così che possiate stare saldi di fronte alle insidie del nemico.
(19) I vostri fianchi siano cinti col cingolo della castità, il petto sia fortificato con religiosi pensieri, poiché
sta scritto: il pensiero santo ti custodirà. Si deve indossare la corazza della giustizia, per poter amare il
Signore Dio vostro con tutto il cuore, e con tutta la mente e con tutta la forza, e il prossimo vostro come voi
stessi. In ogni circostanza si tenga in mano lo scudo della fede, con esso potrete spegnere tutte le frecce
infuocate del maligno: infatti senza la fede non si può essere graditi a Dio. Inoltre si ponga sul capo l’elmo
della salvezza, affinché attendiate la salvezza dall’unico Salvatore: egli salverà il popolo dai suoi peccati.
Infine, la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio, dimori in tutta la sua ricchezza sulla vostra bocca e nei
vostri cuori. E tutto quello che dovete fare, fatelo nella Parola del Signore.
(21) L’Apostolo raccomanda dunque il silenzio, quando ordina di lavorare in silenzio; allo stesso modo
anche il profeta afferma: il silenzio educa alla giustizia; e ancora: nel silenzio e nella speranza sarà la vostra
forza. Stabiliamo, pertanto, che, finita la recita di Compieta, manteniate il silenzio fino alla recita completata
di Prima del giorno seguente. Fuori di questo periodo, benché non sia una osservanza rigorosa del silenzio,
tuttavia ci si deve guardare con cura dalle troppe parole (…)
(22) Tu pure, fratello B., e chiunque dopo di te sarà eletto Priore, abbiate sempre in mente ed osservate nelle
opere quello che il Signore dice nel Vangelo: chiunque tra voi vuole essere più grande sarà vostro servo e chi
vuole essere il primo sarà vostro schiavo.
(23) E voi tutti, fratelli, onorate umilmente il vostro Priore, pensando, più che alla sua persona, a Cristo che
lo ha posto sopra di voi, e che ai responsabili delle Chiese ha detto: chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza
voi disprezza me. Perché non vi troviate sotto giudizio per il disprezzo, ma siate meritevoli per l’obbedienza
del premio della vita eterna.
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24. Vi abbiamo scritto brevemente queste cose, stabilendo per voi una formula di vita, secondo la quale
regoliate la condotta. Se poi qualcuno avrà cercato di dare di più, il Signore stesso, al suo ritorno, lo
ricompenserà. Comunque si faccia uso del discernimento, che è guida delle virtù.
3. Riflettendo con l’uomo e la sua storia
Non è un semplice riferimento, magari con quella tranquillità garantita da una “distanza di sicurezza”; quel
Gesù Cristo che i primi eremiti-fratelli sul Monte Carmelo hanno seguito viene da loro percepito presente,
attuale per le loro scelte, quotidiano, vero e vivo. Essi sanno di essere nella Sua terra, di prestare il servizio a
Lui; non si tratta di un’ordinarietà per la loro vita di pellegrini penitenti; piuttosto è la straordinarietà del loro
abitare la Terra Santa a diventare la loro vita ordinaria. La Regola è intessuta del mistero di Cristo, esplicito
o alluso; a partire dalla sottomissione alla grazia che il Patriarca Alberto esprime nella prima espressione del
testo, così pure nel riferimento a Gerusalemme, la sua sede vescovile lontana, che è il luogo della vittoria del
Signore risorto, del Santo Sepolcro vuoto. Se la Regola è al servizio della fedeltà al “proposito” di ossequio
e servizio a Gesù, è Egli stesso che rende possibile questa fedeltà. Egli agisce con potenza nell’ascolto della
sua Parola, nella preghiera ripetuta e scandita nei tempi, nella fraternità vissuta nel discernimento e nella
misericordia, nel lavoro e nel silenzio, il tutto orientato all’accoglienza del dono di salvezza. Il Gesù presente
è anche atteso come portatore dell’unica ricompensa adeguata, quella che solo Lui può dare. È la Pasqua che
abbraccia la vita e la sostanzia, aprendola alla certezza della speranza eterna.
K. Hanato
Il cammino spirituale prospettato nella Regola, pur non escludendo la “sequela” del Gesù prepasquale, è
centrato su Gesù Risorto, il Cristo “interiore” che vive per la fede nel cristiano (Ef 3,17-19) e dall’interno
provoca la trasformazione e il potenziamento dell’uomo interiore (cfr. Ef 3,16; 6,10), mediante le “armi”
fornite da Dio e dotate della sua energia (Regola, 18-19). Egli si raggiunge attraverso le mediazioni che lo
rendono presente: Parola, Sacramenti, Eucaristia, Comunità ecclesiale. (…) La “spiritualità” della Regola
non risente ancora del clima culturale dell’Umanesimo, centrato sul soggetto-uomo e sulle risonanze che
l’esperienza di Dio provoca in lui. È anteriore alla “Devotio moderna”. Essa (la spiritualità della Regola) è
ancora tutta tesa a incontrare, accogliere e nutrirsi del mistero di Cristo. È ancora in sostanza la spiritualità
monastica tradizionale ove la relazione tra Dio e l’uomo è vissuta avendo costantemente presente la sua
iniziativa, il suo progetto, il “mistero” in senso paolino (Ef 1,1ss). Lo sfondo entro il quale la Regola si pone
è la “mistica” di Paolo: quella che deriva dal mistero accolto nella fede, vissuto nella speranza, animato dalla
carità (cfr. Col 1,24-25; 3,17). Il “Cristocentrismo” della Regola Francescana, per esempio, sembra
accentuare di più il Gesù dei Vangeli da “imitare”, non senza una certa inclinazione al “letteralismo” tipico
dell’epoca. La Parola, la preghiera incessante, l’Eucarestia, la comunione fraterna sono la via per essere
“toccati” e coinvolti nel “Mistero”, nel Progetto di Dio in Cristo.
Carlo Cicconetti, Regola del Carmelo, CSC, Roma 2007, 122-123.
Il “mattino” di Pasqua, rinnovato ogni giorno, orienta l’intera giornata, verso il Sole che “sorge dall’alto”.
Nell’Eucarestia si vivono come simbolicamente condensati nella celebrazione rituale i gesti e le relazioni che
costituiscono l’esistenza quotidiana. (…) La Domenica è il giorno della riconciliazione, perché “pasqua
settimanale”: è giorno simbolico in cui più copiosi si godono i frutti della Pasqua: amore, correzione
fraterna, comunicazione di vita. È il giorno più favorevole al “convenire”, che si pone in continuità con il
“convenire” mattutino attorno all’Eucarestia (Regola, nn. 14,15; cfr. n. 11).
Carlo Cicconetti, Simboli carmelitani, CSC, Roma 2006, 62-63.
Nella liturgia carmelitana per la festa della Madonna del Monte Carmelo contempliamo la Vergine che sta
“accanto alla Croce di Cristo”. Quello è anche il posto della Chiesa: vicino a Cristo. Ed è anche il posto di
ogni figlio fedele dell’Ordine carmelitano. (…)
Riflettendo sulle vostre origini e sulla vostra storia e contemplando l’immensa schiera di quanti hanno
vissuto nei secoli il carisma carmelitano, scoprirete anche la vostra vocazione attuale di essere profeti di
speranza. Ed è proprio in questa speranza che sarete rigenerati. Spesso ciò che appare nuovo è qualcosa di
molto antico illuminato da nuova luce. (…)
Ora più che mai è il momento di riscoprire il sentiero interiore dell’amore attraverso la preghiera e offrire
alla gente di oggi nella testimonianza della contemplazione, come pure nella predicazione e nella missione,
Scheda formativa
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non inutili scorciatoie, ma quella sapienza che emerge dal “meditare giorno e notte nella Legge del Signore”,
Parola che sempre conduce presso la Croce gloriosa di Cristo.
Papa Francesco, Messaggio al Capitolo Generale, 22 agosto 2013
4. Per condividere la nostra esperienza
a. Come vivo di solito il tempo di Pasqua in rapporto al cammino penitenziale della Quaresima? Mantengo
la stessa viva tensione spirituale? O è il momento di una certa dispersione?
b. Ho cura della “gioia” nella mia vita? Riesco a coltivare e a trasmettere la gioia della Resurrezione che
infrange ogni paura?
c. Quanto le mie relazioni con gli altri o le mie scelte, anche interiori, sono dipendenti dagli “stati d’animo”
che mi trovo a vivere? Come posso riconoscerli e superarli per essere libero/a di seguire il Signore Gesù,
vera luce che non tramonta?
d. Come scandisco il tempo che trascorre? Ho cura di dare risalto – anche interiore – alla Domenica come
“Pasqua della settimana”, oppure è il giorno in cui si corre ancor di più? Posso trovare uno spazio per
“scaldare il cuore con Dio e il prossimo” in modo speciale in questo giorno?
e. Vivo orientato verso il futuro che il Signore mi donerà? Di fronte agli sforzi, alle fatiche di ogni giorno e a
quelle inattese, so guardare oltre il punto di vista solamente umano? So esercitarmi ad uno sguardo verso
l’eternità di Dio?
f. La Pasqua del Signore Risorto è passaggio di liberazione; quanto slancio conferisce al mio impegno di
ogni giorno nella concretezza dell’amore verso i vicini e i lontani? Quanto sono pronto a rischiare di me per
partecipare alla Sua resurrezione?
5. Pregando insieme
Recitiamo insieme il Salmo 116,1-9
Amo il Signore, perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l’orecchio
nel giorno in cui lo invocavo.
Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi,
ero preso da tristezza e angoscia.
Allora ho invocato il nome del Signore:
“Ti prego, liberami, Signore”.
Pietoso e giusto è il Signore,
il nostro Dio è misericordioso.
Il Signore protegge i piccoli:
ero misero ed egli mi ha salvato.
Ritorna, anima mia, al tuo riposo,
perché il Signore ti ha beneficato.
Sì, hai liberato la mia vita dalla morte,
i miei occhi dalle lacrime,
i miei piedi dalla caduta.
Io camminerò alla presenza del Signore
Nella terra dei viventi.
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