P I Numer E M O oN1T E 2014 RMarzo E P O R T PIEMONTE R E P O R T L AV O R O , C I T TA D I N A N Z A , I D E N T I T À s o m m a r i o Editoriale Ce ne faremo una ragione ... di Gianni Cortese pag. 03 Interventi Intervista a Luigi Angeletti La Redazione pag.05 Un congresso che guarda al futuro Carmelo Barbagallo pag.07 Il lavoro: qualità e quantità Guglielmo Loy pag.10 Il futuro dell’Europa Nerio Nesi pag.14 Nuovi assetti territoriali: la città metropolitana Piero Fassino pag.15 Garanzia giovani: occasione per dare ed avere risposte Claudia Porchietto pag.17 Sanità, doveva essere una rivoluzione, invece era un calesse Lorenzo Cestari pag.18 Un congresso per il cambiamento Mauro Casucci pag.20 Lavoro, giovani, progetti europei e cassa in deroga Teresa Cianciotta pag.22 Dalle Province Alessandria: gli effetti della crisi Aldo Gregori pag.24 Asti: crisi, immigrazione, burocrazia Armando Dagna pag.25 Biella: crisi e piccoli segnali di ripresa Cristina Mosca pag.26 Ivrea: può il Canavese sviluppare una vocazione turistica? Luca Cortese pag.28 Novara: la crisi è alle spalle o sulle spalle? Raffaele Arezzi pag.29 V.C.O: segnali di ripresa? Non nel V.C.O Franco Borsotti pag.30 Vercelli: la crisi delle istituzioni locali Piergiorgio Varini pag.31 Enti e servizi UIL Al via la collaborazione tra EnFAP e Pegaso Università Telematica di Ezio Benetello pag. 32 La vicenda Fondiaria SAI: Costituzione di parte civile… di Silvia Cugini P eriodico della pag. 35 UIL P iemonte Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma1, CB-NO/TORINO - n° 1 Anno 2014 Piemonte Report N. 1 - Anno 10 - Marzo 2014 Periodico della UIL Piemonte Direzione, redazione, amministrazione: Via Bologna, 11 - 10152 Torino Comitato di Redazione: Pasquale Carducci Mauro Casucci Lorenzino Cestari Direttore responsabile: Marco Civra Vicedirettore: Giovanni Cortese Teresa Cianciotta Impaginazione e stampa: Arti Grafiche Parini - Torino Ambra Lo Sardo Bimestrale - Spedizione in abbonamento postale- 45% - art. 2 comma 20/B legge 662/96 Maurizio Peverati Registrazione Tribunale di Torino n. 5991 del 20 settembre 2006 Sergio Collin Domenico Paoli Fernando Rosato Francesco Ruggiero Piemonte Report lascia agli autori la responsabilità delle opinioni espresse. I manoscritti inviati non si restituiscono. editoria l e PIEMONTE R E P O R T editoria l e Ce ne faremo una ragione… Di Gianni Cortese, Segretario Generale UIL Piemonte vazione, la riduzione dei costi quisti, soprattutto dei cosiddet- dell’energia, l’allentamento dei ti beni durevoli. vincoli burocratici e la semplifi- Per quanto riguarda, invece, le cazione delle procedure. esportazioni, nel 2013, il valo- Ci sembra, inoltre, che sia re del Piemonte ha raggiunto giunto il momento di riformare la considerevole cifra di 41,4 le istituzioni, ridurne i livelli, miliardi di euro, con un incre- chiarire le competenze per li- mento del 3,8% sul 2012, a mitare drasticamente i conflit- fronte del lieve calo nazionale ti derivanti dall’attuale titolo V dello 0,1%. della Costituzione. Bisogna, quindi, puntare deci- Se poi si volesse intervenire per samente sulla ripresa interna, ridurre e accorpare le migliaia immettendo risorse a beneficio di società partecipate dal pub- dei ceti più disagiati, che sono Gianni Cortese blico, con relativa soppressione costretti a privarsi di beni e ser- In prossimità dell’ingresso nel dei consigli di amministrazione vizi essenziali. sesto anno della peggior crisi saremmo ancora d’accordo. Il governo Renzi ha annun- che il nostro Paese ha vissuto Altrettanto dicasi per una dra- ciato, il 12 marzo scorso, un dal dopoguerra del secolo scor- stica riduzione delle decine di cospicuo numero di provvedi- so, la politica italiana sembra migliaia di stazioni appaltanti menti. Aspettiamo di verificare aver imboccato un nuovo cor- oggi presenti nelle Amministra- se i benefici fiscali potranno so, sicuramente per quanto ri- zioni Pubbliche per l’acquisto di riguardare anche i pensiona- guarda la velocità di approccio beni e servizi. ti, ingiustamente dimenticati, ai problemi. Se all’elenco aggiungiamo la se la flessibilità nei contratti a La direzione del nuovo governo, necessità di esercitare un ruolo tempo determinato non favori- affidata a Matteo Renzi, sembra importante in Europa, per mo- rà ulteriore precarietà e se le caratterizzata dal dinamismo e dificarne le politiche prevalen- coperture finanziarie saranno dalla irriverenza di chi ritiene temente improntate ai bilanci effettivamente esigibili. Intanto di avere, in autosufficienza, le (il cosiddetto fiscal compact), registriamo positivamente l’at- ricette idonee a contrastare la si completa un paniere di in- tenzione rivolta al mondo del crisi. Noi siamo convinti che terventi molto impegnativi ma lavoro e, in particolare, la de- sia necessario procedere ra- ineludibili per sperare di favo- terminazione nell’orientare la pidamente rire la crescita di cui c’è tanto maggior parte delle risorse ver- misure in grado di dare una bisogno. so i dipendenti. L’annunciato scossa all’economia, attraverso Il problema principale del no- aumento della tassazione, dal la riduzione della pressione fi- stro Paese, come sappiamo, è 20 al 26%, sulle cosiddette ren- scale ai lavoratori e ai pensio- legato al continuo arretramento dite finanziarie, con l’eccezione nati. Riteniamo che siano an- dei consumi nel mercato inter- dei titoli di stato, è un’altra del- che importanti: il sostegno alle no, per mancanza di risorse e le misure indicate inutilmente imprese che intendono compe- cadute di reddito derivanti da- dal sindacato ai governi prece- tere e mantenere l’occupazione, gli effetti della crisi e, in parte, denti, che dovrebbe prossima- attraverso la ricerca e l’inno- per la sfiducia che frena gli ac- mente concretizzarsi. all’assunzione di 3 editoria l e E’ curioso registrare che le risorse disponibili annunciate dal presidente Renzi non fossero state notate dal governo Monti e da quello di Enrico Letta. Tant’è, se così fosse, saremmo lieti di sapere che esistono opportunità e risorse finora inutilizzate. D’altronde, è bene ricordare quante iniziative unitarie abbiamo assunto alla fine dello scorso anno per indurre il Governo Letta ad osare di più con la legge di stabilità, restituendo risorse a chi le tasse le paga, per innescare una progressiva ripresa. Tutto è stato inutile e i risultati sull’economia, ma sullo stesso governo Letta, si sono visti. Nell’approccio del nuovo governo, la cosa che riteniamo ingiusta e sbagliata è l’atteggiamento del premier, quando ritiene che si possa fare a meno del confronto con il sindacato, unico corpo intermedio rappresentativo di milioni di lavoratori e pensionati. Scoprire che per il presidente 4 PIEMONTE R E P O R T Renzi l’interlocuzione migliore si sviluppa con il leader della Fiom, desta in noi non poche perplessità. Evidentemente le relazioni personali (non quelle industriali) del Segretario della Fiom sono più convincenti ed efficaci: ce ne faremo una ragione! In coscienza, il sindacato, ma la UIL in particolare, ha dimostrato, nei suoi 64 anni di storia, i caratteri evidenti del riformismo, assumendo posizioni coraggiose e innovative, che hanno sempre cercato di conciliare gli interessi dei propri rappresentati con quelli più generali dell’Italia. In questi lunghi anni di crisi, abbiamo cercato di dare ascolto e, quando possibile, risposte ai tanti che non le hanno trovate nella politica e nelle istituzioni. Siamo stati e siamo vicini ai giovani, agli esodati, ai disoccupati, ai cassaintegrati, ai precari, ai tanti che quotidianamente non trovano neanche più uno sportello aperto per chiedere editoria l e informazioni e l’assistenza per istruire una pratica, a causa dei tagli lineari sul personale e perché oggi tutto deve svolgersi per via telematica. Mentre altri parlavano a vanvera di diritti, abbiamo difeso i posti di lavoro con accordi volti a rendere competitive le nostre imprese e, qualche volta, a togliere alibi a coloro che intendevano delocalizzare, nella consapevolezza che quando le fabbriche chiudono difficilmente riapriranno. Siamo convinti, e ne daremo prova anche nel nostro percorso congressuale, che anche il sindacato debba fare passi importanti per adeguarsi ai tempi e ai nuovi bisogni dei cittadini e dei lavoratori. Con questa consapevolezza riteniamo che il governo debba cambiare idea su un’impostazione sbagliata dei rapporti con il sindacato. Rivolgiamo interessatamente al governo Renzi gli auguri affinché possa riuscire dove gli altri governi hanno fallito, anche per la mancanza di coraggio, che sicuramente non difetta all’attuale Presidente del Consiglio. Gli antichi romani indicavano con l’aggettivo felix (fortunato) le persone nate sotto buoni auspici e destinate a compiere grandi imprese. Vedremo nel percorso del governo, costellato di insidie e difficoltà, se il Presidente Renzi saprà meritarsi l’appellativo di felix. Come sempre, noi giudicheremo dai fatti e non dai propositi. I nterventi PIEMONTE R E P O R T I nterventi Intervista a Luigi ANGELETTI Segretario Generale nazionale UIL 1) Angeletti, sembra che il nuovo Governo guidato da Matteo Renzi sia partito con il piede giusto: la riduzione delle tasse per i lavoratori dipendenti, nel mese di maggio sarà finalmente una realtà. Sono anni che la Uil chiede questo provvedimento: soddisfatto? R) Sì, sono soddisfatto. Dopo 4 anni di scioperi e manifestazioni, finalmente abbiamo trovato un governo che ha fatto la cosa giusta: ridurre le tasse ai lavoratori. È sicuramente il provvedimento migliore e rappresenta una svolta nella politica economica. L’ultima riduzione, peraltro di entità inferiore, risale a 12 anni fa: poi è stato un susseguirsi di aumenti di tasse e, quindi, della disoccupazione. È sicuramente l’inizio, nessuno pensa che ci possano essere dei miracoli, però questa è la scelta giusta: rilancerà i consumi, la ripresa e l’occupazione. Ci saranno sicuramente effetti espansivi. 2) E i provvedimenti sul mercato del lavoro? R) Per quel che riguarda i provvedimenti sul mercato del lavoro, si tratta di “una razionalizzazione e non di una rivoluzione. L’obiettivo di rendere più agevoli le assunzioni non può che essere condiviso. Per quanto riguarda gli ammortiz- go verso la svolta. 4) Segnali importanti giungono anche dalle scelte di contenimento dei costi della politica. Cosa ne pensi? 3) Come si deve proseguire, ora? R) Trovo che sia molto positiva la decisione del Presidente del Consiglio di avviare un’incisiva, profonda ed efficace riforma della burocrazia - sabbia negli ingranaggi della crescita - e di procedere all’eliminazione delle Province. Anche in questo caso, si tratta di battaglie che, da lungo tempo, vedono la Uil in prima linea. Per dare più forza a questo progetto di razionalizzazione della spesa, ci permettiamo di suggerire al Presidente di prevedere anche un accorpamento delle società pubbliche locali e dei Comuni, al di sotto di una certa soglia di abitanti, oltre a provvedere al drastico ridimensionamento delle stazioni appaltanti. R) Innanzitutto, bisognerà prevedere vantaggi fiscali anche per i pensionati che sembra siano stati esclusi dal provvedimento sulla riduzione delle tasse. Poi, si tratterà di fare un ulteriore passo avanti per la semplificazione e l’effettiva riduzione dei vincoli burocratici di questo Paese. Ribadisco, però, che siamo nella giusta direzione: è stato fatto non un “passetto”, ma un passo molto lun- 5) In questi anni abbiamo assistito a una seria crisi del sistema politico che non ha avuto la capacità né la forza di fare scelte adeguate alle effettive necessità del Paese. Quanto sono importanti le riforme istituzionali anche per riattivare i processi economici? R)La nostra attenzione ai processi che dovrebbero condurre alla costruzione di nuovi assetti istituzionali deve essere massima e fattiva. La definizione di Luigi Angeletti zatori sociali i cambiamenti saranno assolutamente graduali e non stravolgeranno l’attuale assetto. Cercheranno di espandere la copertura ai co.co.pro. : una cosa importante, ma non una rivoluzione. La riforma Fornero verrà modificata, non smantellata. Non c’è un rovesciamento di logica. 5 I nterventi PIEMONTE R E P O R T I nterventi nuove regole, infatti, è fondamentale anche per rinnovare l’incisività e l’efficacia della nostra azione a tutela di quelle categorie che rappresentiamo e che subiscono gli effetti del deterioramento del quadro istituzionale. C’è sicuramente una questione aperta che attiene alla modifica della legge elettorale, ma non è questo l’unico problema da risolvere. 6) Continua ad esserci, infatti, un problema di governabilità. Come va affrontato? R)Negli ultimi anni, è stato dimostrato che non è sufficiente la definizione di una maggioranza per assicurare la governabilità. La riforma elettorale, dunque, deve essere propedeutica alla riforma della Costituzione materiale. In questo quadro, le modifiche delle norme del Titolo V, con una riduzione dei livelli decisionali istituzionali, e l’eliminazione del Senato, nella sua configurazione e nelle sue funzioni odierne, costituirebbero un passo importante verso un riequilibrio e una maggiore fluidità del sistema. Oggi, siamo in una condizione in cui, a causa dell’incapacità della politica di assumere decisioni, il potere burocratico e, a volte, anche quello giudiziario possono sterilizzare alcune scelte utili allo sviluppo del Paese. Questo meccanismo non funziona: i cittadini ne subiscono i danni e, poi, gli attriti si riverberano sui corpi intermedi. 6 7) Analizzando le difficoltà della nostra economia, hai avuto parole piuttosto dure nei confronti di una certa tipologia di imprenditori. Quali sono le loro responsabilità? grazie al quale è stata modi- R)Io credo che se l’economia va male è anche perché non tutti i capitalisti sono poi così bravi a fare il loro lavoro. Alcuni sono troppo opportunisti e vogliono fare affari solo quando sono sicuri di aver un tornaconto. A questo proposito, è stata addirittura coniata un’espressione: il capitalismo di relazione. Ciò vuol dire che alcuni pensano che, per fare gli imprenditori, non sia necessario avere buone idee e investire, ma bisogna avere buone relazioni. Così non può funzionare. Fortunatamente, ci sono molti imprenditori che sanno fare bene il loro mestiere e, in quei casi, i risultati si vedono. cosa si dovrebbero sostanzia- ficata la Costituzione materiale delle relazioni sindacali, comporterà anche un rinnovamento del rapporto con il sistema delle imprese. In re queste diversità? R) Da questa crisi economica le imprese non usciranno uguali a se stesse: anzi, stanno già cambiando. Ad oggi, noi non abbiamo strumenti legali che ci consentano di intervenire nelle loro vicende e di influire sulle decisioni che determinano cambiamenti degli assetti strategici. È giunto il momento di rimediare a questa lacuna. Le aziende non sono tutte uguali e non esiste una sola opzione per potere partecipare all’evoluzione dei loro processi decisionali. Qualunque siano le soluzio- 8) Hai sostenuto che la recente definizione del Testo Unico sulla rappresentanza, ni specifiche e differenziate da adottare, questa è una scelta che occorrerà comunque fare. I nterventi PIEMONTE R E P O R T I nterventi Un congresso che guarda al futuro Di Carmelo Barbagallo, Segretario Generale Aggiunto UIL Tutti ormai sappiamo che la crisi economica mondiale, seconda soltanto alla Grande Depressione del 1929, ha colpito in maniera particolare i Paesi più sviluppati investendo l’intera Europa. Torna in mente il film “La vita è meravigliosa” di Frank Capra in cui il tema della crisi economica mette in luce la crisi esistenziale del protagonista che si spinge fin quasi al suicidio. Capra mette così al centro della vita sociale il valore dell’individuo e l’idea secondo cui nessun uomo può essere considerato un fallimento. Ecco, in questi anni difficili, sembra proprio essersi appannato il valore intrinseco dell’uomo e del lavoro come strumento di emancipazione, dignità e partecipazione alla vita sociale e allo sviluppo mondiale e del proprio Paese. Già dal 2009, una forte contrazione della produzione e della domanda ha portato l’estendersi della crisi in tutti i Paesi del mondo occidentale con gravi recessioni e con vorticosi crolli dei PIL. Una crisi che ha visto tutti gli Stati esposti all’influenza dei mercati e degli organismi economici sovranazionali. Noi abbiamo sempre sostenuto che non si potesse progettare uno sviluppo basandosi esclusivamente sulla finanza anziché sulla centralità del lavoro. Avevamo ragione. I segni di questa drammatica situazione sono molti, i più evidenti e traumatici riguardano il lavoro e il reddito: i cittadini sono stati costretti così a far fronte alle difficoltà mettendo mano ai propri risparmi e investimenti. Sono poi cambiati gli stili di vita e i comportamenti sui consumi, con evidenti ripercussioni sull’equilibrio tra offerta e domanda. Circa un italiano su due, oltre a vivere una situazione difficile contin- Carmelo Barbagallo gente, è preoccupato per i propri figli, altamente scolarizzati ma senza lavoro, oppure precari e molto spesso costretti a raggiungere altri Paesi europei per trovare un lavoro. I costi della crisi, così, non si distribuiscono equamente. Coinvolgono in modo più pesante quelli che hanno perso il lavoro o ne sono ai margini, come tutto il mondo precario giovanile, o quelli che erano già fuori dal mercato del lavoro con un rischio maggiore per le donne. Ciò vale anche per i pensionati che oltre al calo del potere d’acquisto hanno subito le conseguenze dei tagli al Welfare ed è per questo che in questa categoria è assolutamente indispensabile ripristinare il sistema di perequazione. I dati Istat di questi giorni ci confermano un trend ancora negativo della disoccupazione che a gennaio è balzata al 12,9% mentre nel resto d’Europa si ferma, dato comunque non confortante, al 12%. Sfioriamo quindi i 3,3 milioni di disoccupati ed è un dato drammatico raggiunto solo nel 1977. Tra i giovani i senza lavoro sono il 42,4%: 690 mila perso- ne. Dato ancora più drammatico quello del Sud del Paese che arriva ad un tasso di disoccupazione giovanile del 50%. Questa crisi ha così eroso il vecchio modello di sviluppo senza trovarne uno alternativo e la violenza della competizione globale ha prodotto fratture nel mondo dei diritti di cittadinanza e di rappresentanza collettiva dei lavoratori. Questa situazione ha generato un’emergenza e noi, che siamo orgogliosi di essere anche il Sindacato dei cittadini, ce ne dobbiamo assolutamente occupare: il riconoscimento del principio di cittadinanza come elemento unificante e qualificante del Sistema Paese. Tutto ciò richiede un impegno a tutto campo, partendo dai livelli nazionali e proseguendo nei livelli territoriali in un ruolo del Sindacato aperto ad una visione e ad una contrattazione europea che riaffermi il valore del capitale umano. Abbiamo deciso tutti insieme di cambiare profondamente il nostro modo di “fare sindacato” passando ad un “sistema a rete” strutturato, progettato e regolato nei rapporti e nell’attribuzione delle responsabilità. Con questo nostro nuovo modello di organizzazione vogliamo puntare a raggiungere – in modo migliore - un maggior numero di lavoratrici e lavoratori, pensionati, giovani in cerca di lavoro: in una parola tutti i cittadini. Allo stesso tempo vogliamo rafforzare i rapporti tra i gruppi dirigenti e le strutture, facendo patrimonio delle diverse esperienze e sensibilità che da sempre riconosciamo come valore. Per questo abbiamo deciso, all’interno del quadro generale strategico, alcuni adeguamenti organizzativi: valorizzare le presenze dei luoghi di lavoro, rafforzare l’in7 PIEMONTE R E P O R T sediamento territoriale, ottimizzare il nostro impegno in Europa, rendere più moderne le nostre strutture orizzontali, creare maggiori sinergie nel sistema delle Categorie, realizzare l’integrazione del “Sistema dei Servizi Uil”, coordinare più efficacemente le politiche di proselitismo, qualificare i gruppi dirigenti anche attraverso la formazione, diffondere e socializzare il sistema di comunicazione, perseguire un sempre più efficace utilizzo delle risorse economiche. Questi gli obiettivi definiti nella Conferenza di Organizzazione e dei Servizi dell’Ottobre 2012 che possiamo così sintetizzare: la UIL ovunque, per tutti, di tutti, su qualsiasi questione è al fianco dei cittadini attraverso l’attività delle Categorie, dei territori, dei nostri servizi e degli enti strumentali di cui ci siamo dotati nel corso degli anni. Con questi nuovi innesti strutturali saremo certamente in grado di affrontare un Congresso che dovrà guardare non a quello che si è fatto ma a quello che dovremo saper fare per il futuro dei lavoratori e dell’Italia. Siamo di fronte ad una crisi della politica che non investe solo il nostro Paese ma che da noi ha assunto apici preoccupanti. L’idea che la politica non sia più al servizio dei cittadini, e quindi entità da combattere, è ormai un sentire comune. Noi, al contrario, crediamo nella politica. Essere un Sindacato laico ed indipendente non ha mai voluto dire indifferenza nei confronti della politica. Al contrario ci siamo costantemente identificati nei valori e nei principi espressi dalla Sinistra sociale europea. Per questo ci aspettiamo che la politica possa, al più presto, riconquistare la fiducia del Paese e tornare ad essere la politica con la P maiuscola. Vogliamo calarci nella politica e dialogare con essa perché nessuno potrà mai convincerci che sia indifferente scegliere una 8 cosa piuttosto che un’altra. Vogliamo tornare ad appassionarci come cittadini e come rappresentanti del mondo del lavoro. Pensiamo infatti che la profonda crisi morale ed etica in cui siamo precipitati possa essere superata soltanto in una nuova casa della politica che ricostruisca un rapporto democratico con i cittadini anche attraverso i rinnovati dettati costituzionali, la trasparenza nelle scelte ed un rinnovato valore della legalità. Il Governo dovrà quindi necessariamente confrontarsi con noi non solo sul lavoro, che dovrà tornare ad assumere un ruolo centrale, ma anche sul modello di sviluppo che immagina e su quali strumenti utilizzare per far fronte ad una crisi che ha creato povertà e generato incertezze e preoccupazione. Per quanto ci riguarda dovremo essere in grado, lungo il percorso congressuale, di immaginare nuove strade per ricomporre l’ormai frammentato mondo del lavoro. Impegnarci perché si torni ad una Società più solidale che guardi ai lavoratori, ai precari, ai giovani ed al mondo dei pensionati. Questo è quello che ci attende e la scelta di iniziare, fin dalle prime stesure, a condividere in modo ampio e partecipato con tutto il gruppo dirigente le tesi congressuali vuole essere il nostro rinnovato modo di vivere, discutere ed elaborare la linea politico-sindacale della Uil dei prossimi anni. Parleremo dell’Europa che sovrintende qualsiasi nostra analisi: il modello europeo di questi anni, basatosi su politiche liberiste e di austerità, ha prodotto una grave recessione e causato diseguaglianze nella distribuzione delle ricchezze e del benessere. Il modello sociale europeo, che poteva e doveva essere un esempio per il resto del mondo, ha finito per indebolirsi, poiché i governi hanno erroneamente pensato che si potesse superare la crisi riducendo i sistemi di protezione sociale, le pensioni, la sanità ed i diritti nel lavoro. E’ quindi ormai evidente il fallimento delle politiche europee che hanno inoltre accentuato il divario tra il Nord ed il Sud dell’Europa, determinando, per quanto riguarda l’Italia, una crisi generalizzata con un aggravamento maggiore nel Mezzogiorno che già subiva le difficoltà, ormai secolari, della rinascita e dello sviluppo. Dal nord al sud assistiamo a scene, cui non eravamo abituati, di lavoratori, disoccupati cronici, imprenditori sul lastrico che per sopravvivere affollano i centri della Caritas. L’Europa che ha preteso sacrifici, che non è stata capace di unificarsi realmente, dovrà trovare una nuova via. La Banca Europea non potrà più soltanto seguire l’andamento dell’inflazione ma dovrà essere dotata di capacità monetaria per favorire lo sviluppo dell’intera Europa proprio per ricostruire la coesione sociale persa. Per questi motivi dovremo immaginare nuovi modelli economici e sociali, uscendo da una logica puramente difensiva, riproponendo e riaffermando la centralità di una reale democrazia economica del lavoro e del sociale. In un momento come questo la solidarietà tra gli individui, le pari opportunità, i diritti di cittadinanza debbono tornare ad essere temi centrali dello Stato che prima di ogni altra cosa dovrà garantire alle persone più fragili un livello di vita accettabile. Infatti, al contrario di quanto fosse necessario, l’intervento dello Stato si è ridotto attraverso le privatizzazioni e la riduzione degli investimenti nella Pubblica Amministrazione, continuando a criminalizzare i dipendenti pubblici come se tutto quello che stava avvenendo fosse derivato dal loro lavoro. La Pubblica Amministrazione PIEMONTE R E P O R T deve invece costituire il cardine del sistema politico e sociale anche attraverso la valorizzazione delle competenze e dell’esperienza dei suoi lavoratori che debbono tornare ad essere riconosciuti quale irrinunciabile risorsa . Proprio per questo dobbiamo pretendere la ripresa immediata della contrattazione per il rinnovo contrattuale ormai bloccato da anni. Affronteremo il tema della fragilità, diventata ormai strutturale, del nostro sistema produttivo incapace di innovarsi anche a causa dei mancati investimenti pubblici e privati. La presenza delle grandi imprese si è andata drasticamente riducendo fino a diventare quasi residuale. Inoltre, la capacità imprenditoriale del nostro sistema, caratterizzata da una accentuata presenza di piccole e medie imprese, ha subito le conseguenze di un sistema complesso, spesso inaccessibile, di accesso al credito. In questo contesto non c’è da stupirsi se, oltre all’aumento della disoccupazione, sia cresciuto il lavoro nero giunto al 12,2%. Interi territori, da nord a sud, sono stati investiti da una crisi industriale senza precedenti: dalle imprese con reali crisi finanziarie, autenticamente in pericolo, a quelle che invece hanno scelto di delocalizzare dove il costo del lavoro è più basso ma dove anche i diritti sono minori. Per tutte queste ragioni occorre una politica industriale che sia di nuovo caratterizzata dal rilancio degli investimenti pubblici e privati, da una nuova era di ricerca ed innovazione, anche tramite la green economy e la sostenibilità ambientale, che continui a puntare sulle storiche caratteristiche manifatturiere del nostro Paese. Da anni sosteniamo che sia indispensabile innovare e consolidare il sistema delle infrastrutture che rappresentano un altro cardine per lo svilup- po. Con l’aggravarsi della crisi ed i tagli alla spesa pubblica, le opere pubbliche hanno subito un vero e proprio declino raggiungendo il -52% di interventi. Su questo versante bisognerà pretendere scelte certe ed organiche anziché specifici provvedimenti destinati a singole opere così come fino ad oggi è stato fatto. Occorrerà poi intervenire con decisione a favore di una nuova politica fiscale che affronti alcuni nodi fondamentali: la riduzione delle tasse sul lavoro, gli interventi sui trattamenti previdenziali, il potenziamento della tassa sulle transazioni finanziarie e un serio e concreto impegno nel contrasto all’evasione fiscale. Per quanto riguarda la previdenza abbiamo avuto profonde divergenze con tutti gli ultimi Governi. Abbiamo raggiunto il culmine dopo il varo della Legge Monti-Fornero che per noi è stata una mera operazione di cassa (lo stato risparmierà circa 80 miliardi di euro in dieci anni). Questa legge ha invece causato un ulteriore impoverimento dei pensionati, ha creato incertezze sui diritti, ha messo in gravissime difficoltà il mondo degli esodati e quello dei lavoratori non adeguatamente protetti. In un momento come questo la Riforma Fornero va abolita. Abbiamo bisogno di ricostruire l’intero sistema pensando anche alle pensioni del futuro. Dobbiamo ritornare ad una previdenza che, oltre alla sostenibilità finanziaria, reintroduca le caratteristiche di flessibilità, gradualità e solidarietà. Dobbiamo far crescere la previdenza complementare, una delle migliori cose prodotte dal dialogo sociale di questi ultimi anni, allargando la partecipazione dei lavoratori mediante una reale esigibilità del loro diritto di voto. Per ultimo, e non certo per importanza, vorrei accennare ad uno dei grandi problemi che affliggono il mondo del lavoro e che ha bisogno di risposte concrete: la precarietà. Sosteniamo l’estensione dei diritti ed un lavoro sempre meno precario non solo per i giovani, che difficilmente trovano spazi, ma anche per tutti coloro che sono stati espulsi durante questi anni di crisi. Non abbiamo preconcetti ma siamo certi che ridurre diritti a chi ne possiede non ne concede automaticamente a chi non ne ha. Non vogliamo sottrarci al confronto ma non accetteremo che qualcuno decida senza la nostra partecipazione e condivisione su un tema che riguarda direttamente gli interessi, la vita, i diritti e il futuro di quel mondo di lavoratori che continua ad attendere risposte e che noi ogni giorno rappresentiamo. Questi alcuni dei temi al centro del nostro dibattito congressuale, dove dovremo occuparci anche di: scuola e formazione, ricerca e sviluppo, diversità di genere e pari opportunità, quadri e artigianato, handicap, diritto all’abitare, conservazione dell’ambiente, green economy e molti altri. Abbiamo di fronte un momento difficile che non ha precedenti ma vogliamo accettare la sfida ed assumerci le responsabilità che derivano dalla volontà di tutelare al meglio il mondo che rappresentiamo. La nostra nuova sfida partirà certamente da quello che saremo in grado di decidere e costruire nel nostro prossimo Congresso. Un Congresso che sono sicuro sarà realmente partecipato, dove le donne e gli uomini della nostra Organizzazione sapranno mettere a disposizione le proprie esperienze e le proprie idee. 9 I nterventi PIEMONTE R E P O R T I nterventi Il lavoro: qualità e quantità Di Guglielmo Loy, Segretario Confederale UIL Guglielmo Loy Sarebbe inutile fare la cronistoria del processo di revisione sulla normativa lavoristica che si è avuto negli ultimi 5 anni, soprattutto a fronte dell’insufficiente risultato che ha prodotto. Qualche titolo sarà sufficiente a ricostruire i passaggi più significativi al fine di comprendere anche l’evoluzione del ruolo della contrattazione e dei suoi diversi livelli. Abbiamo assistito al cambio di tre Governi in un solo lustro (segno evidente della instabilità politica che caratterizza il nostro Paese), ognuno dei quali ha apposto il suo “timbro” sul tema del Lavoro, sia su “impulso” dell’Europa, sia per ideologia di partito, sia per quel perverso meccanismo per cui ad ogni cambio di poltrona, si rimette mano a quanto è stato fatto in precedenza. Ed a ben vedere, è proprio sul tema del lavoro che è maggiormente evidente questo atteggiamento. Prova ne è il continuo cambiamento della normativa sul lavoro che sta diventando il leitmotiv di ogni programma di 10 Governo. Il tutto celato dietro ad un virtuoso progetto che è quello di creare e regolare il mercato del lavoro, che dovrebbe avvenire attraverso una immensa mole di leggi, decreti legge (sempre più numerosi, segno di evidente svilimento del ruolo del potere legislativo in luogo di quello esecutivo!), circolari, interpelli, sentenze, ordinanze, che vengono modificati dall’oggi al domani, con evidente smarrimento degli addetti ai lavori e, ancor più di chi, imprenditori e lavoratori, deve pedissequamente seguire una normativa in costante evoluzione. Eppure da 5 anni a questa parte non possiamo certo dire che è cambiata, come fu negli anni ’70, l’organizzazione del lavoro! Si è così passati da una delegittimazione della contrattazione collettiva, con chiaro nocumento per i lavoratori, attraverso una forte apertura al “contratto individuale”, anche in riferimento ai motivi di cessazione, allo step successivo della legittimazione da parte della contrattazione di “prossimità” di poter derogare, in casi tassativi, a leggi e alla contrattazione di 1° livello, fino ad una delega ampia a tutti i livelli di contrattazione. Su quest’ultimo aspetto, condivisibile nel merito, c’è da fare una riflessione di metodo. La contrattazione non può assumere il ruolo di “semplice attuatore” di quanto deciso “unilateralmente” dal potere legislativo ed esecutivo. Le Parti Sociali, non sono “alunni” a cui dare il compitino da svolgere. Uno scarico di responsabilità evidente, soprattutto in assenza di una effettiva consultazione e partecipazione del Sindacato nel decidere “dove”, “come”, “se” e “quando” modificare. Sono, questi, elementi importanti da valutare. Un esempio per tutti ne è stato l’orientamento (Fornero docet), poi fortunatamente non attuato, di modificare l’istituto della cassa integrazione nel bel mezzo di una crisi senza precedenti o il nefasto effetto che sta producendo per molti giovani disoccupati, la riforma delle pensioni. Occorre, quindi, sovvertire quella che sta diventando sempre più una consuetudine che vede il Sindacato come semplice “esecutore” di scelte già decise e non come “parte attiva, partecipe e co-decisore” delle scelte, siano esse di riforma, che di semplice modifica. A maggior ragione quando si parla di lavoro, dove gli effetti di scelte politiche errate, non previamente condivise con le Parti Sociali, si ripercuotono in primis sui lavoratori ed, indirettamente, sul Sindacato tacciato di “assente ingiustificato” nel processo decisionale. Sarebbe quindi il caso di assumersi, tutti, una grande responsabilità: quella di guardare ad un mercato del lavoro in cui è la contrattazione collettiva ad individuare e regolare gli interessi, diritti e doveri di chi rappresenta. O quanto meno, se l’intenzione è quella di rivisitare le norme lavoristiche, di rendere pienamente partecipi al processo decisionale, e non solo meramente consultivo, le Parti Sociali. In sostanza sosteniamo che la vera Innovazione, di cui c’è gran bisogno, non I nterventi passa dalla (ennesima) salvifica legge sul lavoro ma dal pieno dispiegarsi della contrattazione. E’ più vivo, moderno, realistico, adeguare alle tantissime specificità che caratterizzano il nostro sistema produttivo ed economico il “rapporto” tra impresa e lavoratore o “mettere le mutande al mondo” con una norma generalista o generica? Questo è il tema vero che il paese ha di fronte ed al quale anche la UIL deve dare una risposta. Resta ferma la necessità di indicare degli obiettivi condivisi a partire dal come si possa dare la speranza, alle persone, di costruirsi un percorso che porti alla continuità di reddito e di lavoro. Quindi, principi generali fissati da regolazioni aperte e semplici e poi forte declinazione contrattuale anche per gestire le crisi e favorire (o rilanciare) nuove imprese, in coerenza anche con l’accordo sul modello contrattuale del 2011. Gli indicatori del mercato del lavoro, le comunicazioni obbligatorie, il monitoraggio sulla Riforma sul Lavoro e sugli ultimi strumenti messi in atto per creare occupazione, ci confermano che non sono le Riforme sul lavoro, più o meno organiche, né le continue modifiche alle modalità di accesso al mercato del lavoro, né l’apertura ad una maggiore flessibilità, né misure incentivanti le imprese, né il tanto ideologico superamento dell’art. 18, le condizioni di una “rinascita” occupazionale. La crisi è mondiale, ma mentre alcuni Paesi stanno ripartendo, noi no. Le delocalizzazioni, le vendite a terzi Paesi dei nostri marchi, l’apertura del sistema imprenditoriale italiano a chi fa concorrenza sleale all’interno, una pressione fiscale alle stelle, PIEMONTE R E P O R T l’assenza di serie politiche industriali di lungo periodo, possano determinare un rilancio occupazionale? Abbiamo idea di quante aziende nascono e muoiono negli ultimi anni? Quanti lavoratori sono stati espulsi dal mercato del lavoro con o senza sostegno al reddito? Quanti lavoratori sono in cassa integrazione? Quante sono le piccole e piccolissime aziende che continuano ogni anno ad attivare la cassa integrazione in deroga? E quanti giovani sono alla disperata ricerca di un lavoro da troppo tempo? Ma, soprattutto, ci ricordiamo che pur in presenza di un mercato del lavoro molto flessibile, il lavoro nero continua a resistere sottraendo diritti ai lavoratori e risorse spendibili in politiche anche occupazionali? Il saldo di crescita delle aziende nel 2013 è stato dello 0,2% (384 mila attivazioni e 372 mila cessazioni), il più basso dal 2007. Nel corso del 2013 sono state presentate oltre 2,1 milioni di domande di disoccupazione, incluse Aspi e Mini Aspi, con un aumento del 33,8% rispetto al 2012. Soffrono il disagio occupazionale oltre 3 milioni di disoccupati (tra cui 635 mila giovani tra i 15 e 24 anni), a cui si aggiungono oltre 10 milioni di inattivi, di cui 4,4 milioni di giovani (per scoraggiamento e motivi familiari). E se il disoccupato che ha raggiunto il requisito contributivo previsto dalla normativa vigente sull’Aspi, ha una seppur minima forma di indennità, l’inoccupato è escluso da qualunque forma di ammortizzatore sociale. Lo strumento della cassa in deroga che, con tutte le sue problematicità, si è rilevata uno strumento efficace per tutte quelle aziende piccole e piccolissime che rischiavano di chiu- I nterventi dere con l’inevitabile perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, è riuscita a salvaguardare, nel 2013, oltre 130 mila unita di lavoro. E, complessivamente, la cassa integrazione ha tutelato 500 mila posti di lavoro, ed i lavoratori interessati sono annualmente circa 1,6 mln. Sul fronte giovani, la situazione è maggiormente preoccupante, se paragonata agli altri Paesi europei, poiché il rischio dei ragazzi italiani di rimanere disoccupati è molto più alto (fino a 4 volte) rispetto ai giovani europei e, altra anomalia italiana, il numero dei giovani scoraggiati è più alto dei disoccupati. Qui il problema è essenzialmente collegato ad alcune cause principali: da una parte abbiamo cause di tipo “strutturali” come l’inefficienza del sistema di incontro domanda e offerta; la sempre più alta incidenza di attivazioni di rapporti di lavoro flessibili (che hanno raggiunto, nel 2013, l’80%); bassa spesa per investimenti in formazione dei giovani; una riforma previdenziale che posticipando l’età pensionabile, posticipa di anni anche la possibile entrata nel mercato del lavoro dei giovani. Dall’altra una causa “congiunturale” quale l’ evidente calo della domanda interna di lavoro dovuto alla crisi che, purtroppo, alimenta, sempre di più, la cosiddetta “fuga dei cervelli”, fenomeno alimentato ulteriormente dallo scarso investimento in Ricerca e sviluppo e innovazione. La “Garanzia Giovani” potrebbe, nel momento in cui verrà attuata, e con il contributo attivo anche del Sindacato, costituire un importante aiuto per i giovani. Una Garanzia Giovani che, se ben strutturata, può porre le basi anche alla tanto auspicata riforma dei Servizi 11 I nterventi per l’Impiego, da pensare come luogo di incontro delle richieste delle aziende e delle offerte dei potenziali lavoratori (sistema che all’estero funziona) e non solo come servizio attestante lo “status di disoccupato”. Anche in vista di un potenziale superamento delle Province, sarebbe forse opportuno riflettere, sin da oggi, su come riorientare e riformare il nostro sistema di servizi per l’impiego. Inoltre resta il tema di conciliare politiche attive, passive e sistema dei controlli sulle une e sulle altre (esempio per tutti ne è la cassa in deroga. Chi controlla se un’azienda non continua ad utilizzare quel lavoratore che beneficia della stessa?), che potrebbe attuarsi con la costituzione di una Rete nazionale che si rapporti con le Regioni mettendo a fattor comune elementi e dati di conoscenza dei singoli territori, rendendo efficiente il servizio pubblico. Il dato certo è che, anche a fronte di continue modifiche alla normativa lavoristica, anche in presenza di snellimenti e semplificazioni su alcune tipologie contrattuali, nonché forti incentivazioni contributive e retributive per l’apprendistato, dal 2010 al 2013, il saldo tra attivazioni e cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato (compreso l’apprendistato) è, annualmente, di segno negativo. PIEMONTE R E P O R T Se questi sono i dati, se questo è il prodotto di normative che hanno cercato di dare una “sferzata” in positivo all’occupazione, occorre forse domandarsi se sono le leggi che non hanno funzionato o se, invece, la causa reale non sia da altra parte. Non è demagogia, a fronte dei dati, dire che con il calo costante di consumi, c’è assenza di lavoro. E non è demagogia sostenere che se la pressione fiscale è troppo alta, il rischio è il black out del sistema. Mentre è demagogico sostenere che l’occupazione riparte da un ulteriore e radicale cambiamento della normativa sul lavoro. Sulla proposta di un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti? Si tratta di un’idea già cavalcata da altri in tempi in cui la crisi non era così forte, senza darne effettiva attuazione. Il motivo? Abbastanza comprensibile. Se si partisse dall’assunto che l’unica tipologia contrattuale fosse questa senza altre tipologie di ingresso che le gravitano intorno in maniera concorrente, forse si potrebbe ragionare su un’idea di un contratto “universale” che potrebbe avere una sua ragion d’essere. Ma mettere in campo un nuovo contratto, lasciando praticamente inalterato il quadro attuale, equivar- I nterventi rebbe ad ingrossare e rendere ancora più complesso quel labirinto che è la normativa sul mercato del lavoro. In Italia il problema del lavoro, non va dimenticato, che diventa anche un problema sociale. 7 milioni di giovani under 35 vivono con i genitori. Segno di una impossibilità del giovane a sostenersi da solo e a costruirsi un futuro come uomo. E’ evidente che ciò fa il paio con l’altissima percentuale di rapporti di lavoro flessibili che vengono accesi, soprattutto, ai giovani. Per sopperire a tale situazione, non solo rimane il tema del contrasto alla cattiva flessibilità/precarietà (Partite Iva, co.co. pro etc), ma anche il tema del maggior costo, in termini salariali, di alcuni contratti temporanei. La Riforma Fornero ha contribuito, in parte, ad attenuare alcune storture presenti in alcune forme di ingresso, come nel caso del lavoro intermittente e collaborazioni a progetto, e attraverso l’introduzione di un costo contributivo aggiuntivo (1,4%) a carico delle aziende, novità che sono sicuramente dei primi passi verso una migliore regolazione della flessibilità. Ma il passo che si dovrebbe fare è anche un altro: compensare la “temporaneità” di un rapporto di lavoro, con una retribuzione più alta per il lavoratore. E’ questo il giusto Rapporti di lavoro ATTIVATI per TIPOLOGIA CONTRATTUALE TIPOLOGIA CONTRATTUALE Periodo gen-set anno 2009 Periodo gen-set anno 2010 Periodo gen-set anno 2011 Periodo gen-set anno 2012 Periodo gen-set anno 2013 Var % 2012-2013 Tempo Indeterminato 1.698.953 1.410.965 1.426.680 1.378.364 1.210.521 -12,2 Apprendistato 233.136 236.682 236.074 220.020 187.801 -14,6 STABILI FORME ONTRATTUALI 1.932.089 1.647.647 1.662.754 1.598.384 1.398.322 -12,5 Tempo Determinato 4.856.603 4.988.722 5.068.862 5.002.315 4.993.575 -0,2 Contratti di Collaborazione 592.937 650.864 668.395 626.979 505.635 -19,4 Altro** 65.888 481.633 628.247 733.971 435.664 -40,6 INSTABILI FORME C ONTRATTUALI 5.515.428 6.121.219 6.365.504 6.363.265 5.934.874 -6,7 TOTALE 7.447.517 7.768.866 8.028.258 7.961.649 7.333.196 -7,9 Elaborazione UIL su fonte “Note trimestrali C.O.”- Ministero del Lavoro ** “Altro” comprende contratto di formazione lavoro (solo P.A.); lavoro interinale (solo P.A.); contratto di agenzia a tempo indeterminato e determinato; contratto intermittente a tempo indeterminato e determinato; lavoro autonomo nello spettacolo. 12 I nterventi scambio tra esigenza di flessibilità dell’azienda e rischio del lavoratore. Certamente rispetto alle modalità di ingresso nel mercato del lavoro, possono essere apportate, e dovrebbero essere attuate, alcune modifiche. Ma ciò, semplicemente in una logica regolatoria dei rapporti di lavoro. E’ nota la nostra contrarietà ad un contratto a tempo determinato “acausale” a maggior ragione se l’assenza di causale viene decisa a livello di contratto individuale. Si dovrebbe pensare ad una temporaneità collegata alla sola stagionalità ed a ragioni sostitutive “certe”. Si potrebbe riflettere sull’apertura di Partite Iva solo per coloro che sono iscritti ad albi, registri, ruoli o elenchi professionali qualificati, con corrispondenza tra iscrizione e lavoro svolto. Sull’apprendistato, c’è da valorizzare necessariamente quello di 1° livello, sottoutilizzato e sottostimato per troppi anni. C’è poi il problema dell’annuale e progressiva flessione, pur a fronte di significative semplificazioni e agevolazioni, dell’apprendistato professionalizzante, che sconta la concorrenza di altri istituti e forme di accesso al lavoro non sempre applicate in maniera corretta. Quindi, la riflessione che andrebbe fatta è di apportare modifiche “strutturali” dove an- PIEMONTE R E P O R T I nterventi drebbero realmente fatte, e lievi ma sostanziali correzioni su ciò che non funziona. Crediamo che pensare di riformare o modificare l’esistente, non può nascere dal semplice “va fatto perché l’Europa ce lo chiede” o perché c’è una delega procrastinata da anni che deve essere attuata. Ciò in quanto le ricadute possono essere molto pesanti per i lavoratori e potenziali lavoratori. Giuste o sbagliate che siano state le riforme e novità lavoristiche di questi ultimi anni, ci domandiamo se ci sia bisogno, così come viene chiesta da alcune parti, di maggiore flessibilità rispetto a quella attualmente vigente nel nostro ordinamento; se si possa derogare alla legislazione nazionale e alla contrattazione collettiva, anche attraverso un contratto individuale. Sono domande che non possono che vederci contrari, ma che ci dobbiamo porre perché queste sono le proposte di riforma in campo, oltre a quella di un contratto di inserimento a tutele crescenti. Inoltre, se l’intento è semplificare ed eliminare le storture, non è un Codice del lavoro composto da pochi articoli, che può fare la differenza. Poiché quei pochi articoli, il nostro legislatore ci insegna, con un Decreto Legge, una legge/ omnibus/mille proroghe, una Legge di Stabilità, possono, in pochissimo tempo, diventare nuovamente un Codice di 1000 articoli. L’elemento preoccupante che si nasconde dietro a questa inesauribile rivisitazione del diritto del lavoro, è la inettitudine/ incapacità a mettere in atto politiche volte alla ripresa economica del sistema Italia. Ed è questo di cui avrebbe realmente bisogno il nostro mercato del lavoro. A margine, quindi, di una riflessione su ciò che serva o non serva ai fini di una migliore regolazione del mercato del lavoro, il nodo centrale è ciò che serve al nostro sistema occupazionale per ripartire. Ed è indubbio che c’è l’esigenza di “rimettere in circolo il denaro”, e ciò lo si può fare solo rimettendo in tasca a lavoratori e pensionati, in primis, una parte di risorse assorbite dall’elevato carico fiscale, che non assicura, per giunta, neanche un sistema di welfare sociale ed assistenziale adeguato. Occorrerebbe ragionare, inoltre, su politiche industriali “studiate” che puntino sulle nostre eccellenze, primo tra tutti il manifatturiero “Made in Italy” ed investimenti in infrastrutture che consentano di dare lavoro e rendere agevole la mobilità lavorativa. Rapporti di lavoro CESSATI per TIPOLOGIA CONTRATTUALE TIPOLOGIA CONTRATTUALE Periodo gen-set anno 2009 Periodo gen-set anno 2010 Periodo gen-set anno 2011 Periodo gen-set anno 2012 Periodo gen-set anno 2013 Var % 2012-2013 Tempo Indet. 1.536.731 1.549.644 1.566.339 1.541.305 1.462.646 -5,1 Apprendistato 210.518 185.133 185.618 158.746 138.328 -12,9 STABILI FORME ONTRATTUALI 1.747.249 1.734.777 1.751.957 1.700.051 1.600.974 -5,8 Tempo Determinato 4.073.242 4.047.306 4.210.165 4.163.319 4.118.832 -1,1 Contratti di Collaborazione 508.680 573.346 591.176 591.446 503.753 -14,8 Altro** 55.638 387.708 526.425 711.135 452.690 -36,3 INSTABILI FORME CONTRATTUALI 4.637.560 5.008.360 5.327.766 5.465.900 5.075.275 -7,1 TOTALE 6.384.809 6.743.137 7.079.723 7.165.951 6.676.249 -6,8 Elaborazione UIL su fonte “Note trimestrali C.O.”- Ministero del Lavoro ** “Altro” comprende contratto di formazione lavoro (solo P.A.); lavoro interinale (solo P.A.); contratto di agenzia a tempo indeterminato e determinato; contratto intermittente a tempo indeterminato e determinato; lavoro autonomo nello spettacolo. 13 I nterventi PIEMONTE R E P O R T I nterventi Il futuro dell’europa Di Nerio Nesi, Presidente della Associazione Nazionale Riccardo Lombardi Nerio Nesi PREMESSA Siamo nel mezzo di un cambiamento epocale. L’asse dello sviluppo e del potere si sta spostando velocemente dall’Occidente all’Oriente. Nei Paesi che chiamavamo “in via di sviluppo” si sta concentrando la parte più rilevante del Pil mondiale, i maggiori flussi in investimento e anche nuove capacità tecnologiche, di cui la recente missione della Cina sulla Luna è un esempio simbolico. L’Occidente è in via di deindustrializzazione, ma mentre gli Stati Uniti stanno reagendo con politiche che favoriscono una ripresa della attività manifatturiera, l’Europa sembra ampliare di giorno in giorno il proprio ritardo competitivo, afflitta da istituzioni deboli, crisi di identità e leadership che sembrano incapaci di elaborare un progetto di sviluppo delle istituzioni comunitarie in grado di rispondere alle speranze e ai bisogni degli Stati e dei cittadini. La crisi ha messo alle corde le stesse basi del sistema politico e sociale europeo e sta erodendo le fondamenta della coesione 14 sociale soprattutto nei Paesi del Sud Europa, Italia compresa. Reagire a questo declino si può e si deve. Ma per farlo occorre riprendere a crescere. E per crescere occorre tornare a competere. ** * Se non torna a crescere, l’Europa non è destinata soltanto a ridurre il proprio benessere e a mettere in pericolo il proprio modello di vita, ma rischia di non essere più una protagonista sulla scena mondiale. E’ stato calcolato che tra vent’anni, proiettando al 2034 gli attuali trend di crescita, nessun Paese europeo farà più parte del G8. L’Europa non può rischiare di diventare, come diceva Metternich dell’Italia prerisorgimentale, una mera “espressione geografica”, a disposizione delle multinazionali finché i redditi reggeranno e poi un’area in declino irreversibile che non sarà più in grado di attivare investimenti e resterà forse solo una meta di vacanze per i ricchi americani e asiatici e per i nuovi ricchi africani. Non possiamo accettare questo destino. Anche perché abbiamo tutte le caratteristiche per invertire la rotta. L’Europa è ancora oggi il maggior mercato mondiale di consumo con oltre 300 milioni di consumatori a reddito medio-alto; ha ancora oggi un formidabile complesso di capacità industriali, tecnologiche, di ricerca; è il maggior concentrato mondiale di cultura, arte, bellezza. Ed ha ai propri confini, dal Medio Oriente all’Africa, un’area di 250 milioni di persone che, pur travagliata da conflitti politici, etnici e religiosi, ha cominciato a svilupparsi. Un recente sondaggio dell’Economist tra 217 multi- nazionali di 45 Paesi ha indicato che nei prossimi 10 anni la crescita media annua dell’Africa sub-sahariana sarà del 4,8% seconda solo al 6,4% dell’Asia (Giappone escluso). L’Europa non può vivere di rendita. Non può rassegnarsi a leadership indecise e litigiose, incapaci di concepire e realizzare progetti di sviluppo e crescita. Rischierebbe di vedere deperire le due grandi “invenzioni sociali” che ha regalato al mondo: i sistemi del welfare e la stessa democrazia politica. I sistemi del welfare non possono reggere senza un adeguato meccanismo di accumulazione. Lo dimostra lo schiacciamento che stanno subendo in questi anni di crisi i ceti medi europei. Analogamente, non possiamo rischiare che democrazie lente e inefficienti siano superate economicamente da regimi più o meno autoritari, che potrebbero esercitare pericolosissime fascinazioni su segmenti sempre più vasti di cittadini europei attirati dal populismo, dalla demagogia e dal rifiuto dei tradizionali metodi della democrazia rappresentativa. Che fare? Occorre innanzitutto colmare il distacco tra i cittadini e le istituzioni europee. Può farlo solo l’area progressista di ogni Paese europeo, che deve avere una visione comune “un’altra Europa” e un obiettivo comune: meno diseguaglianze, più solidarietà. Occorre restituire agli Stati nazionali il loro ruolo non soltanto economico, ma anche politico, per puntare sulla crescita e sul lavoro mediante piani di investimento da parte degli Stati stessi e della Unione Europea in quanto tale. Bisogna rafforzare i poteri del I nterventi Parlamento e del Governo europeo, nell’ambito della costruzione di una grande e potente Europa Federale. Infine occorre un coordinamento effettivo delle politiche economiche e di sviluppo, l’armonizzazione delle regole fiscali e degli standard sociali, la creazione di un bilancio federale dell’Unione, la lotta agli squilibri e alle diseguaglianze tra aree con diversi livelli di produttività e di competitività. Molto si può fare nell’ambito dei Trattati esi- PIEMONTE R E P O R T stenti, ma va progettato, con “gradualismo e realismo” un nuovo patto istituzionale tra i Paesi membri. Il ruolo dell’Italia Il nostro Paese, che non è solo uno dei sei Paesi fondatori dell’Unione europea, ma è ancora la seconda manifattura europea dopo la Germania e tra le prime dieci al mondo e resta un grande Paese esportatore, ha un ruolo decisivo da svolgere per la ripresa dell’Europa. I nterventi Dobbiamo mettere in ordine i problemi in casa nostra, affrontare i nostri squilibri sociali, finanziari, economici, istituzionali, fare finalmente le riforme annunciate e non fatte per troppo tempo. A questo riguardo, vorrei dare un modesto consiglio ai nostri attuali governanti: attenzione a non fare troppi annunci, a creare troppe illusioni, perché le riforme annunciate e non fatte producono frustrazione e sfiducia. Nuovi assetti territoriali: la città metropolitana Di Piero Fassino, Sindaco di Torino Piero Fassino Il principio di sussidiarietà - che informa di sé il lavoro di chi amministra e di chi in generale governa situazioni complesse- rappresenta nella sua estrema semplicità, la sintesi di quanto sia necessario compiere ogni giorno per rispondere alle esigenze delle nostre comunità, ed è insieme la base concettuale da cui muovere per immaginare un rinnovamento dell’architettura istituzionale degli Enti Locali. Questo principio individua la necessità di spostare funzioni compiti e risorse al livello più vicino a quello presso il quale si formano i bisogni. Una necessità normata che però trae origine dalla richiesta precisa dei cittadini stessi, che individuano nel proprio Comune il riferimento primario e più vicino per la risoluzione dei propri problemi. E’ evidente tuttavia che per le realtà più piccole - e in Italia i Comuni sotto i 5.000 abitanti sono moltissimi- si renda necessario poter avere un raccordo istituzionale e fisico a cui guardare per arrivare alla soluzione migliore e più efficace. Il principio che si delinea è dunque quello per cui gli enti su un piano di parità portano al livello locale superiore ciò che non riescono a risolvere, chiedendo aiuto all’istituzione superiore per i problemi che non riescono a gestire da soli . Tutto questo, possibilmente e data la situazione presente di crisi economica, in una chiave di rispetto istituzionale e senza aggravio di costi. Se poi, da una parte, il problema è porre la giusta attenzione ai temi capillari di una realtà sempre più complessa amministrativamente , dall’altra è importante tener conto dell’altra dimensione politica con cui ci si deve confrontare, una dimensione imposta dalla globalizzazione e dalle sue sfide, per così dire. Lo Stato nazionale, infatti, pur restando sempre, il luogo della legittimazione democratica, rischia di non riuscire a fronteggiare compiutamente i processi di globalizzazione e di essere troppo lento per guidare efficacemente le dinamiche –anche minime- che si basano sui sistemi locali. La fase attuale, caratterizzata da una consuetudine e da un dialogo tra enti che supera la tradizionale impostazione gerarchica a favore di un coordinamento sufficientemente forte per affrontare le sfide della globalizzazione senza smarrire identità e potenzialità, ha dunque bisogno di trovare una catalizzazione forte e che non abbia aggravio di costi. Quale dunque il punto di caduta di queste contraddizioni? Come trovare una risposta a questa esigenza? La Città metropolitana può costituire una risposta corretta e forte. L’articolo 114 della Costituzione, così come modificato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, che annoverava la Città metropolitana tra gli enti costitutivi della Repubblica e l’articolo 23 del decreto “Salva – Italia”, emanato lo 15 I nterventi scorso dicembre dal Governo nazionale che fissa entro la fine di quest’anno, il termine per disciplinare con legge Statale o Regionale il trasferimento ai Comuni delle funzioni oggi esercitate dalle Province rappresentano le coordinate entro cui muoversi. La sfida infatti è quella di governare territori vasti e problemi complessi, a cui già oggi i territori rispondono in modo aggregato. Le politiche che riguardano i rifiuti, l’acqua, i trasporti sono gestite infatti da ambiti territoriali e gestionali come consorzi fra i comuni. In altre parole, la realtà ha già superato la necessità normativa ponendo problemi a cui è stato necessario rispondere in una logica di sussidiarietà e con16 PIEMONTE R E P O R T divisione. Le città metropolitane potrebbero diventare poi centri nevralgici della produzione di cultura e innovazione, forti vettori dell’internazionalizzazione del Paese, e insieme i luoghi in cui più evidenti e più urgenti si manifestano i problemi di natura ecologica, sociale, economica propri di società complesse e multietniche. Cartine di tornasole di una realtà in mutamento rapido e che chiede risposte nuove. Penso alle città metropolitane come organismi capaci di spingere le aree omogenee alla creazione delle unioni di comuni, come strumenti utili a unire le forze in previsione della sfida globale a cui tutti siamo chiamati. I nterventi Nella globalizzazione, infatti,la sfida e’ tra territori e non solo tra imprese, e attualmente il processo istituzionale e’ in ritardo rispetto ai processi reali ed economici, e sconta inoltre una invasività degli enti Regione nelle politiche gestionali dei territori, mentre esse dovrebbero avere un ruolo strategico generale di coordinamento delle politiche. Proporre la città metropolitana poi ha il valore chiaro di metter mano alla riorganizzazione delle aree di sovrapposizione che uno stato napoleonico ed estremamente burocratizzato ha costruito e alimentato , riducendo il costo della spesa degli Enti Locali. Si provi a immaginare che l’attuale Provincia, in questo caso la Città Metropolitana, non sia più un ente eletto dai cittadini ma sia un ente eletto dai Consigli Comunali dei comuni che appartengono alla provincia, dando luogo a un “ente di secondo livello” dove tutti siano rappresentati secondo il proprio peso e la propria demografia, come esiste in tutta Europa, capace di assorbire le funzioni di tutti quelli che ci sono oggi (consorzi, ambiti, comunità montane etc…), differenziato secondo gli ambiti di riferimento metropolitano o altro. Per questo l’adesione da parte dei Comuni sarà un aspetto importante e non formale. Per occuparsi di problemi di area vasta come trasporti intercomunali, viabilità metropolitana, organizzazione di strade e scuole, occorrerà avere una visione allargata che tenga conto delle esigenze mutate rispetto ai decenni scorsi. Per questo – e per poter dare corpo a questa riforma essenziale- si è sempre sottolineata l’esigenza di nuovi assetti istituzionali per l’area vasta, di una revisione dell’esistente che li sappia valorizzare, nel rispetto delle loro identità, delle loro storie, dell’esperienza amministrativa che esprimono. I nterventi PIEMONTE R E P O R T I nterventi Garanzia Giovani, occasione per dare vere risposte Di Claudia Porchietto, assessore al lavoro della Regione Piemonte Claudia Porchietto La garanzia giovani non è solo una occasione unica per dare una risposta ai giovani in cerca di lavoro ma è anche l’ultimo treno per la politica di mettere mano, in modo concreto, ai servizi per il lavoro. Non può sfuggire ad alcuno che non si può accendere la speranza di migliaia di giovani, ormai già fortemente disillusi, se poi entrando in un centro per l’impiego o in una agenzia interinale non si riscontra una netta cesura con il passato. La Garanzia Giovani deve parlare ai ragazzi, ai neet, agli studenti offrendo loro una speranza e una occasione concreta di mettere i piedi nel mondo del lavoro. Ecco perché come Regione Piemonte abbiamo deciso di investire 5,6 milioni di euro in una sperimentazione straordinaria che anticipi quanto disporrà il Governo su YG. Vorremmo consegnare ai nostri figli un sistema diverso, innovativo, “rock”. Tratteggio una fotografia di come dovrebbero essere i servizi per l’impiego del futuro in Piemonte che usciranno dalla sperimentazione piemontese. Partiamo dai soggetti che si candideranno ad offrire il servizio. Dovranno sottoscrivere una “Carta della Qualità”, nella quale si impegneranno a rispettare degli standard ben precisi di presa in carico e di accompagnamento dei giovani. I soggetti incaricati avranno un nome e cognome diventando dei veri e propri “case manager”. È giusto responsabilizzare gli operatori: troppo spesso i curriculum non arrivano alle aziende per un eccessivo filtro da parte di chi dovrebbe agevolare l’incontro domanda e offerta. Gli accreditati alla G.G. Piemonte saranno oggetti di valutazione da parte dei fruitori. Penso che questa costituisca una vera e propria rivoluzione copernicana che spero lascerà in dote alle prossime amministrazioni un “borsino della qualità” e ad un “rating” pubblico per tutti coloro che gestiscono servizi per l’impiego. Inoltre partiranno a breve dei corsi di formazione intensivi per gli operatori: è necessario specializzarsi ancora di più per fornire servizi adeguati. Abbiamo stretto un accordo con Finmeccanica, la quale parteciperà con la sua filiera, alla edizione primaverile di IOLavoro. Gli operatori potranno affiancare i reclutatori e i responsabili personale del grande gruppo metalmeccanico in modo da comprendere fino in fondo cosa chiede un’azienda e il perché alcuni ragazzi vengono scartati. Per quanto riguarda i ragazzi che aderiscono alla Garanzia Giovani si tratterà invece di una vera e propria attivazione. Che prevede diritti e doveri: il diritto di essere seguiti come si deve, sostenendoli nella costruzione di un profilo professionale sulla persona; ma dall’altro anche l’idea che per trovare lavoro bisogna essere pronti e dinamici. Iscrivendosi al portale che verrà presentato in occasione delle Olimpiadi dei Mestieri (World Skill) che si terranno in Piemonte dal 9 all’11 aprile si potrà accedere oltre ad attività di orientamento, anche a proposte di lavoro in Italia e all’estero, a formazione finalizzata all’occupazione e a tirocini di qualità. In ogni momento inserendo il proprio codice fiscale si potrà accedere alla propria situazione e vedere se il proprio cv è oggetto di verifica da parte delle aziende. Verrà inoltre lanciata una sperimentazione in un quartiere di Torino dove basterà avere uno smartphone per ricevere informazioni da parte di quei datori di lavoro che hanno aderito alla GG perché cercano mano d’opera. Immagino che nel giro di un paio di anni si potrà passeggiare tranquillamente per strada e se si ha lo smartphone acceso e si è scaricato l’applicativo IOLavoro si potrà ricevere in presa diretta l’offerta, in modo di potersi candidare di persona. Fondamentale sarà infine il fatto di avere una cabina di regia regionale. L’Agenzia Piemonte lavoro avrà il compito di lavo17 I nterventi rare sull’ingaggio di aziende che cercano personale. Riuscire a trovare e studiare sinergie con il mondo dell’impresa, integrando misure regionali volte al rafforzamento del capitale umano sarà importantissimo per produrre reali ricadute occupazionali. Durante i 6 giorni di IoLavoro vengono collocati circa 4500 giovani, in un anno nei Cip solo 700. Il Jobs Act per l’Italia è già qui, PIEMONTE R E P O R T parte dal Piemonte e confido che possa diventare un modello anche per le altre regioni dopo una fase di normale rodaggio. Questo non per essere i primi della classe ma per assicurare un sistema di servizi più efficiente e coerente ai costi che sosteniamo per tenerlo in piedi. Qualcuno, in particolare le Province, vorrebbero dirottare le risorse europee della Youth Guarantee esclu- I nterventi sivamente per autosostenere e difendere il sistema, il Piemonte vuole che questi fondi servano a fornire politiche concrete per i giovani e non per altre assunzioni di massa pre elettorali. Partiamo dagli obiettivi e poi vediamo se abbiamo bisogno di nuove risorse umane. La scommessa è di estendere poi il sistema a tutte le persone e non solo ai giovani tra i 18 e i 29 anni. Sanità doveva essere una... “Rivoluzione” invece era un calesse DI Lorenzo Cestari – Segretario regionale UIL Piemonte scorporo degli ospedali dalle ASL, la riorganizzazione della rete ospedaliera, la revisione del sistema della continuità assistenziale…fino a spingersi ( in campagna elettorale) a promettere l’emanazione di una legge sulla non auto sufficienza. Lorenzo Cestari Ci stiamo avvicinando alle prossime elezioni regionali e sicuramente il tema della sanità sarà uno degli argomenti che più scalderanno il clima politico. La riforma sanitaria è stato il cavallo di battaglia dell’Amministrazione Cota: doveva essere addirittura una rivoluzione. Ricordiamo ancora i proclami del Presidente che promettevano in poco tempo di portare la sanità fuori dalla politica, lo 18 Invece sono stati anni in cui si sono avvicendati tre Assessori, continue polemiche tra le stesse forze politiche che avrebbero dovuto sostenere la riforma della maggioranza, una sfilza di continui tagli ai servizi per i cittadini. Cosi pezzo dopo pezzo la tanto decantata riforma sanitaria, sotto il peso del piano di rientro imposto dal ministero dell’economia attraverso il “Tavolo Massicci”, si è trasformata nel piano di Commissariamento della regione Piemonte. Cosa ha determinato questa situazione? In primis sicuramente un astratto decisionismo che rasentava il “miracolismo” dove invece doveva essere costruito un clima di corresponsabilità del complesso e articolato mondo della sanità, che di fronte ai pesanti deficit doveva essere coinvolto, chiamato alle proprie responsabilità, per rendere sostenibile un sistema che richiedeva e richiede una profonda riorganizzazione. Invece è stata imboccata la strada ideologica dello scorporo della rete ospedaliera dal territorio, della costruzione di un aggiuntivo livello di governante del sistema con le Federazioni sanitarie ( poi dicharate illegittime ), della destrutturazione continua del sistema socio – assistenziale, che ha creato le condizioni di un perenne scontro con il sistema degli Enti Locali, sino ad arrivare alla quotidiana impugnazione delle delibere regionali e le varie sentenze del TAR che hanno impallato l’intero sistema. Altro grave errore politico è stato quello di non contrastare la logica del Piano di rientro imposto dal tavolo tecnico del Ministero dell’Economia: Una logica che veniva denunciata con proclami vittimistici in Piemonte senza sviluppare una critica costruttiva a livello nazionale. Cosi i ripetuti tagli hanno strangolato il I nterventi sistema sanitario piemontese, senza apportare i tanto decantati risparmi che l’Assessore non politico Monferrino descriveva nelle sue famose slides, contribuendo a dare un’immagine del sistema sanitario regionale allo sbando, demotivando gli operatori. Queste impostazioni hanno costruito le condizioni per l’indebolimento politico dell’Amministrazione Regionale ma, cosa più importante ancora, hanno diminuito l’efficienza del sistema e la possibilità della garanzia dell’universalità del diritto alla cura per i cittadini. Oggi curarsi in Piemonte costa più che tre anni fa, le liste d’attesa per visite specialistiche e per la residenzialità degli anziani non autosufficienti e disabili si sono allungate ulteriormente. In questi anni le organizzazioni sindacali unitariamente hanno sempre responsabilmente sostenuto la necessità di riorganizzare l’intero sistema sanitario e socio – assistenziale, ma hanno anche sempre denunciato la deriva puramente “ingegneristica” della riforma, la mancanza di dialogo con le amministrazioni locali, l’inesistente volontà di costruire quel sistema di strutture alternative (Centri di assistenza Primaria) che avrebbe potuto facilitare l’abbandono della visione ospedalecentrica del sistema. Ricordiamo la campagna che attraverso le nostre organizzazioni dei pensionati ha prodotto la consegna di oltre 250.000 cartoline al Presidente Cota per la legge sulla non autosufficienza. Ricordiamo anche le 30.000 persone in piazza Castello che un anno fa hanno raccolto il nostro appello per difendere la sanità e il welfare pubblico. Non ci siamo limitati ad inizia- PIEMONTE R E P O R T tive movimentistiche, abbiamo saputo costruire un fronte che ha fortemente contrastato il piano di destrutturazione della L.R.1/2004, quella c che definisce il sistema integrato dei servizi socio – sanitari, coinvolgendo l’ANCI . i Consorzi dei servizi socio – sanitari , le associazioni dei cittadini. Le Giunte Regionali passano ma i problemi per i cittadini restano. Chiunque vincerà alle prossime elezioni dovrà dare le risposte e affrontare i problemi che la passata Amministrazione ha aggravato con una politica di soli tagli e appesantimento dei costi per i cittadini. La campagna elettorale in corso deve rappresentare un’occasione per le organizzazioni sindacali di confrontarsi con le forze politiche per mettere al centro i problemi dei cittadini su temi cosi essenziali per la coesione sociale della nostra comunità. Il nostro sistema socio – sanitario richiedeva e richiede di essere messo in sicurezza sotto l’aspetto della sostenibilità garantendo efficienza ed efficacia. Quello che non vorremmo è di assistere dopo le elezioni al solito rimpallo di responsabilità di “buchi” finanziari con cui giustificare ulteriori tagli di servizi. Non vorremmo assistere alla eterna diatriba, che porterebbe a scontri su astratti modelli, riaprendo la questione di un Piano Socio – sanitario che verrebbe presentato come la risoluzione di antichi problemi. Vorremmo vedere fare le cose, non discutere delle cose. Non c’è più da discutere della deospedalizzazione, bisogna realizzarla, anche con la riconversione dei piccoli ospedali e la creazione dei centri di Assisten- I nterventi za Primaria: bisogna farlo coinvolgendo la responsabilità degli Enti Locali, non con la politica dei due tempi…prima la chiusura dell’ospedale… e poi forse il CAP. Bisogna farlo tenendo fortemente legato il sistema dell’ospedale con il territorio sviluppando quel sistema socio – sanitario che permette di alleggerire la pressione sulla struttura ospedaliera, vista come ultima spiaggia per molti anziani affetti da patologie croniche. Occorre potenziare le strutture residenziali, ma anche le cure domiciliari per garantire la continuità assistenziali. E’ necessario fare le cose mettendo la sordina alle lobby e agli interessi di parte, costruendo una governance forte del sistema, incentrata sulla responsabilità e sulla valutazione delle azioni dei dirigenti e degli operatori, garantendo capacità di governo a tutti i livelli, promuovendo una visione di aree sovraaziendale che permetta risparmi reali di gestione a parità di servizi per i cittadini. La prossima Giunta si troverà di fronte organizzazioni sindacali determinate a chiedere cambiamenti concreti che riteniamo essenziali per difendere il diritto dei cittadini ad essere curati. Bisognerà affrontare la sfida epocale dell’invecchiamento della popolazione piemontese che, accompagnata al problema delle risorse, rischia di mettere in discussione il carattere universalistico del diritto alla cura. I nostri obiettivi principi saranno la costruzione di un sistema di Centri di Assistenza Primaria e una legge sulla non autosufficienza per gli anziani e i disabili, che contenga l’indicazione del finanziamento certo ed esigibile. Fatti non parole. 19 I nterventi PIEMONTE R E P O R T I nterventi Un congresso per il cambiamento DI Mauro Casucci, Segretario Organizzativo UIL Piemonte 1989, quando rivolse l’attenzio- mentandone la partecipazione ne al “Sindacato dei Cittadini”. ed il coinvolgimento di RSU ed Spesso la UIL ha proposto i temi del cambiamento, regolarmente in anticipo sui tempi delle nostre consorelle, CGIL e CISL. In questi casi la UIL interveniva in profondità e con efficacia anche sulla sua struttura organizzativa, individuando un nuovo modello a sostegno dell’impegno politico che voleva realizzare. Mauro Casucci le, a fronte di un importante La UIL Piemonte si prepara a progetto politico, ci presentia- celebrare il X° Congresso che si mo con un nuovo modello orga- svolgerà il 30 giugno e il 1° lu- nizzativo. glio 2014, a Torino, preceduto dalle assemblee degli iscritti, dai congressi provinciali e regionali di categoria e da quelli delle Camere Sindacali Territoriali. Già la conferenza regionale di organizzazione, nel 2013, ha deciso profondi cambiamenti nella UIL del Piemonte evidenziando ciò che ci è parso inade- I 318 delegati al Congresso della guato per un nuovo modello di Unione Regionale saranno eletti Sindacato e abbiamo deciso la con il coinvolgimento degli oltre strada da percorrere. 152.000 iscritti del Piemonte. Il vecchio modello orizzontale e Si discuterà della nuova Rap- verticale di sindacato “spesso presentanza e della Partecipa- separato” tra confederazione e zione del Sindacato attraverso categorie è da sostituire con un un sistema di relazioni evoluto modello a rete, in cui aumen- rispetto al passato, che si ri- tare l’efficienza e la produttivi- volge al sistema politico, indu- tà, destinando meglio le risorse striale e amministrativo che per favorire il conseguimento di necessitano di forti ed obbligati risultati sulla base di progetti cambiamenti. comuni e responsabilità condi- Si tratta di una sorta di pas- 20 In questa stagione congressua- vise. saggio epocale, come quella del E’ evidente l’esigenza di rivedere lontano 1981, quando la UIL, la composizione degli organismi nel suo Congresso “dall’antago- decisionali, come i nuovi Con- nismo alla partecipazione” o nel sigli Confederali Territoriali au- RSA, di giovani e donne, di pensionati che collaborano nelle leghe di quel mondo UIL rappresentativo nella contrattazione territoriale e sociale. Sarà possibile quasi raddoppiare numericamente la composizione dei Consigli assicurando le presenze necessarie a garantire un reale cambiamento. Altro questione importante è il livello di governo della presenza UIL sul territorio. Se fino ad oggi ogni struttura confederale territoriale aveva una sorta di autonomia politico-gestionale, in futuro le decisioni di carattere politico, organizzativo, di gestione dei servizi saranno adottate su impulso del livello regionale. Le nuove Camere Sindacali Territoriali avranno un ruolo di coordinamento, di rappresentanza, di realizzazione del proselitismo, con Segreterie snelle, nei componenti ed Esecutivi rappresentativi delle categorie più significative. In sintesi il sistema organizzativo UIL del Piemonte dovrà svilupparsi secondo il seguente modello: -consigli confederali territoriali ampi, per assicurare il massimo del coinvolgimento di categorie, servizi, rappresentanze; -segreterie ridotte nei compo- I nterventi PIEMONTE R E P O R T I nterventi nenti per assicurare il massimo della velocità e dell’operatività; -esecutivi territoriali come momento di confronto ed elaborazione composti dalla segreteria confederale e dalle principali categorie; -una governance della UIL regionale volta ad assicurare coordinamento, indirizzo, vigilanza e obiettivi. Per realizzare questo progetto siamo partiti dall’esame della situazione politica, organizzativa e finanziaria delle attuali nove Camere Sindacali del Pie- la presenza UIL nei territori an- monte. che con centri servizi adeguati a La Conferenza di Organizzazione aveva già deciso che era necessario procedere ad un accorpamento di alcune realtà rispondere ai molteplici bisogni delle centinaia di migliaia di cittadini che si rivolgono a noi, è stata condivisa e fatta propria. fasi del percorso. La novità delle scelte, non solo organizzative risiede nella consapevolezza politica del profondo periodo di cambiamenti in atto che richiede, nei rapporti territoriali, secondo un criterio L’esigenza di svolgere un ruolo con la nostra gente, risposte che non teneva conto delle scel- di rappresentanza nei luoghi di plurime e non limitate ai servizi. te di altri o di eventuali nuovi lavoro e nella società, non solo assetti istituzionali ed ammini- nei capoluoghi ma anche in strativi. tutti i centri più importanti del Abbiamo proceduto e sono in territorio, anche per le politiche corso le fasi operative dell’ac- attive di proselitismo è presente Noi pensiamo ad un futuro con un Sindacato forte coinvolto nelle decisioni delle imprese, che estende le tutele contrattuali anche ai lavoratori di quel- corpamento delle Camere Sin- e condiviso vivamente da tutti. dacali di ASTI con CUNEO, di Ora è necessario impegnarsi per non siamo presenti, che misura BIELLA con VERCELLI, di NO- realizzare ogni possibile siner- la propria rappresentatività con VARA con VERBANIA. gia ad iniziare dal “sistema ser- regole democratiche condivise e Dobbiamo dire che in tutte le vizi della UIL”, tenendo presenti non imposte per legge o dai Tri- fasi di coinvolgimento dei grup- costi e produttività valorizzando bunali. pi dirigenti sul progetto di ac- anche i volontari pensionati op- corpamento portunamente formati. abbiamo trovato grande collaborazione, a testi- le piccole e medie aziende in cui La UIL deve essere capofila in Piemonte di un grande progetto Nel progetto un ruolo essenziale politico, proiettato nel futuro, dovrà essere svolto dalle catego- perché nella nostra regione sto- rie, che al di là delle autonomie ricamente si sono sperimentate La scommessa di avere struttu- e quindi della facoltà di seguire le grandi trasformazioni della re territoriali finanziariamente il percorso degli accorpamenti, società post industriale italiana ed organizzativamente autosuf- non possono che essere coin- che ne hanno accompagnato il ficienti, in grado di aumentare volte a tutti i livelli e in tutte le cambiamento. monianza della correttezza delle motivazioni a base delle scelte. 21 I nterventi PIEMONTE R E P O R T I nterventi Lavoro: giovani, progetti europei, cassa in deroga. Di Teresa Cianciotta, Segretaria Regionale UIL Piemonte Teresa Cianciotta Da diverso tempo, aprendo i giornali o ascoltando i servizi televisivi sulla crisi occupazionale abbiamo la sensazione di essere sempre in prima linea. L’allarme sembra non avere mai fine e i dati confermano una disoccupazione record. Mi chiedo dove è la fine del tunnel più volte annunciata dai politici, per ora sono solo parole. A livello regionale, insieme alle Istituzioni, stiamo cercando di dare risposta a questo allarme con diversi progetti mirati a creare occupazione e difendere i posti di lavoro. Cosa è già stato fatto in Piemonte? CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA. Facendo un bilancio della cassa integrazione in deroga del Piemonte a dicembre risultavano presentate 17.599 domande che facevano riferimento a 45 mila lavoratori coinvolti, ovvero 35 mila ore di 22 richiesta. Il dato delle ore autorizzate dalla Regione, non è confrontabile con quelli degli anni precedenti in quanto in tali anni l’autorizzazione era sulle ore richieste (a preventivo) mentre, da aprile 2013 la gran parte delle autorizzazioni regionali è riferita alle ore effettivamente utilizzate (mediamente il 40% di quelle richieste). Dunque, anche il dato registrato dall’Inps nazionale, nella comparazione con gli anni precedenti, risulta inevitabilmente incompleto. Il dato medio regionale ci dice che il 95% delle domande e delle imprese richiedenti, l’87% dei lavoratori e il 79% delle ore, sono riferite ad aziende che non potrebbero accedere alla Cigs, cosa che conferma la necessità di una riforma della legge 92/2012 (legge Fornero), che da risposte molto parziali alle esigenze dei territori. Le parti, in Piemonte, già nel 20112012, hanno rivisto il sistema di funzionalità e dei criteri di utilizzo della cassa integrazione in deroga ponendo dei limiti. Ricordo a noi tutti che la deroga nasce per coprire imprese e lavoratori che non hanno diritto agli ammortizzatori classici, si legava alla legge finanziaria, oggi legge di stabilità, sapendo che comunque doveva tutelare l’occupazione. Non possiamo affermare, come sostengono alcuni politici, che non abbiamo più bisogno di questo polmone, manca però una politica seria che ci supporti nell’individuare e attuare le politiche attive più efficaci per dare risposte occupazionali. Con la Provincia di Torino stiamo inoltre definendo interventi mirati alla riqualificazione e reinserimento lavorativo di persone occupate a rischio di perdita del posto di lavoro attuando quanto deliberato lo scorso anno dalla Regione nel Programma operativo regionale del Fondo sociale europeo (POR FSE) 2007-2013. Saranno finanziati i servizi standard al lavoro: attività di consulenza, accompagnamento e orientamento, e servizi formativi che prevedono interventi di aggiornamento, rinforzo delle competenze professionali, con durata fino a 120 ore erogabili a gruppi e/o a “piccoli gruppi. Le tematiche dei corsi di formazione verranno individuate analizzando i dati in possesso della Provincia sulle assunzioni dell’ultimo periodo, cercando il più possibile di far coincidere la domanda delle imprese piemontesi con l’offerta. I destinatari degli interventi sono lavoratori/lavoratrici percettori di ammortizzatori sociali, dando priorità a coloro che sono prossimi alla conclusione dell’ammortizzatore, ovvero già entrati nell’ultimo semestre di fruizione della cassa integrazione per procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordina- I nterventi ria) o cessazione di attività e agli over 30 spesso esclusi dagli altri interventi di riqualificazione. La gestione dei servizi di ciascun progetto integrato è affidata ad un unico soggetto che potrà raggruppare, attraverso la costituzione di un’associazione temporanea di scopo o d’imprese, gli operatori in possesso dei requisiti necessari all’erogazione delle attività. OCCUPAZIONE GIOVANILE: La UIL ha condiviso con la Regione l’iniziativa Garanzia Giovani Piemonte e parteciperà attivamente al percorso delineato che si rivolge ad ogni giovane residente o domiciliato in Piemonte che abbia compiuto i 15 anni. Iscrivendosi al Portale GGP della regione, che conterrà tutte le informazioni per l’iscrizione e la partecipazione alle iniziative regionali e nazionali, i giovani potranno ricevere proposte di lavoro in Italia e all’estero, formazione e tirocini finalizzati all’occupazione, partecipare a percorsi specialistici di orientamento sulla domanda delle imprese e sulle opportunità formative per la qualifica professionale, il post diploma e il post laurea. L’obiettivo del 2014 è di coinvolgere almeno 12.000 giovani, organizzare delle edizioni speciali di IoLavoro, creare piattaforme ed applicazioni per “informare e agire”. Finanziato con 5,6 milioni della programmazione dei fondi sociali europei 2007-2013, si tratta della prima sperimentazione concreta in Italia dell’intervento PIEMONTE R E P O R T chiesto dalla Unione Europea per dare una risposta concreta alla disoccupazione giovanile. Oltre che sul portale, si potrà aderire a Garanzia Giovani Piemonte presso l’Agenzia Piemonte Lavoro, i “punti giovani” allestiti nei Centri per l’impiego, gli operatori accreditati e le agenzie formative che esporranno un apposito logo, le scuole e le Università. A giorni partirà il portale ed è prevista una Carta dei servizi “per individuare standard qualitativi dei servizi offerti ai giovani”. Le imprese virtuose avranno un ‘Bollino garanzia giovani’. I centri per l’impiego organizzeranno un apposito spazio dedicato (youth corner), l’Agenzia Piemonte Lavoro punti informativi. Particolare riguardo verrà dato alla personalizzazione dei servizi: la durata e l’articolazione del percorso individuale saranno concordate dal giovane e dal case manager cui è stato affidato dall’operatore che lo ha preso in carico e che è tenuto al rispetto degli standard qualitativi delle prestazioni definite nel piano di azione invidiale concordato, il giovane potrà esprimere il grado di soddisfazione riscontrato. Il tutto codificato in una Carta dei servizi che richiede il rispetto di regole e standard qualitativi ben definiti. Concludendo deve essere chiaro che la fonte principale di finanziamento è il Fondo Sociale Europeo pur sapendo che l’Europa con la programmazione 2014-2020 ha mutato le regole per gli accessi. Giustamente, i finanziamenti saranno maggiormente vincolati alla I nterventi realizzazione effettiva (e non alla partenza) dei progetti con particolare attenzione ai risultati sull’occupazione. RIPROGRAMMAZIONE CEN- TRI PER L’IMPIEGO: in tutta la Regione Piemonte si sta sperimentando un nuovo tipo di sportello per l’impiego gestito da Provincia e agenzie accreditate. Ciò permette ai lavoratori che si recano agli sportelli di avere una risposta anche tecnica più veloce ed efficace. CONDIZIONE FEMMINILE: il 24 marzo abbiamo partecipato alla quarta assemblea nazionale delle donne Uil a Roma. Le donne del Piemonte hanno dato un forte contributo alla stesura del documento finale proprio in merito ai temi dell’occupazione. Stiamo predisponendo manifestazioni e azioni in riferimento alla possibile abrogazione della legge 194 (libertà di scelta sull’aborto). La domanda è: chi deve essere libero di scegliere? I professionisti o le donne che devono gestire il proprio corpo? Tornando al tema dell’occupazione femminile occorre portare avanti, anche al nostro interno, una progettazione che venga incontro ai nuovi bisogni. Con il gruppo delle donne Uil Piemonte lavoreremo sui temi: opportunità per le donne, apprendimento e crescita; attenzione ai bisogni delle persone e della famiglia; organizzazione degli orari e flessibilità; autonomia, rispetto e fiducia. 23 da l l e PIEMONTE R E P O R T provincie Gli effetti della crisi nella provincia di Alessandria Di Aldo GREGORI, Segretario Generale CST Alessandria Aldo Gregori Nonostante la diminuzione delle ore cassa integrazione rispetto al 2012, i segnali non sono positivi. Forte preoccupazione c’è per i cassaintegrati in deroga (un migliaio di aziende coinvolte con circa 3000 lavoratori interessati) motivata anche dalla proposta del Governo che vuole rivedere questo istituto con il rischio di trovarci di fronte ad un ulteriore incremento della disoccupazione. Il dato della cassa, apparentemente positivo, in realtà deve essere letto con preoccupazione perché occorre tenere conto che molte aziende sempre più in difficoltà hanno esaurito la possibilità di utilizzare gli ammortizzatori sociali, trovandosi quindi costrette a licenziare. A tutto questo vanno sommati i dati relativi all’aumento delle aziende che falliscono o cessano l’attività per svariati motivi. Il saldo fra iscrizioni e cessazioni è di -743 unità. Negativo a questo punto il tasso di crescita -1,61%. Alessandria è la provincia piemontese con il tasso di crescita delle imprese più basso. Le uniche 24 aziende a crescere sono le società di capitali più dedite all’export e, fortunatamente, Alessandria si mantiene in prima linea sul commercio estero. Dall’inizio dell’anno abbiamo verificato un notevole aumento di domande di Aspi e mobilità, sono quasi 38.000 le persone senza lavoro per un tasso di disoccupazione del 13%. La grave crisi economica che negli ultimi anni sta interessando il nostro paese, ha contribuito ad indebolire il potere d’acquisto di molti nuclei familiari, ponendoli in una posizione di disagio quotidiano e creando un vero e proprio disagio sociale. Questa triste realtà la tocchiamo con mano anche nel nostro territorio, aggravata dalla situazione di dissesto, dove i bisogni primari vengono messi in discussione da questa crisi. Il bisogno primario più evidente è quello dell’emergenza abitativa, sulla quale gravano le problematiche legate agli affitti, alle spese per la casa e agli sfratti per coloro che non riescono a fare fronte alle passività accumulate. Gli sfratti nel 2011 sono stati 673, l’anno scorso 833 e nel 2013 sono stati più di 900 (sfratti esecutivi). Con la riduzione del salario dovuto alla crisi, la spesa per l’affitto rappresenta il 60% degli introiti, ciò significa o si mangia o si paga il locatario. Sono circa 400 le famiglie in città che lottano con il rischio di uno sfratto imminente, a causa dell’assenza di politiche abitative efficaci per fronteggiare il progressivo peggioramento delle condizioni di vita di moltissime fami- glie, con il conseguente rischio di perdere la propria abitazione per morosità incolpevole. Questa situazione, comune sempre a più famiglie in città, potrebbe riguardare chiunque di noi domani. I posti di lavoro sono sempre meno ed il potere contrattuale anche di chi ha un lavoro è sempre più basso. Il reddito di molte famiglie non basta più per vivere dignitosamente ma, per assurdo, è sufficiente per essere esclusi da alcuni bandi, per ricevere sussidi o per finire troppo in basso in graduatoria per vedere riconosciuta un’abitazione. Un disagio sociale che diventa un onere per la società e che si ripercuote su tutto il tessuto sociale, lenito solo dall’apporto di alcune associazioni di volontariato che si fanno carico dell’emergenza. In questo quadro di criticità dove aumentano le morosità, gli accessi alla Caritas, verifichiamo per assurdo che Alessandria, che è in dissesto con i cittadini in sofferenza, detiene il primato d’avere (in tutta la provincia) il costo più elevato delle case - 2700 euro al mq - con un elevatissimo numero di alloggi sfitti, circa 9000. C’è qualcosa che non funziona in questa società, si sta sottovalutando un fenomeno che potrebbe implodere da un momento all’altro con effetti non immaginabili; invece di ridistribuire la ricchezza, si sta ridistribuendo la povertà. Come sindacato ci siamo, combattiamo, denunciamo arginiamo, ma non è sufficiente, da soli non ce la facciamo. PIEMONTE da l l e R E P O R T provincie Asti: crisi, immigrazione, burocrazia Di Armando DAGNA, Segretario Generale CST Asti Armando Dagna La crisi che ha investito il nostro territorio ha una visibilità diversa a seconda dei soggetti che ne sono colpiti. La triste sequenza di chiusure a partire dalla Way Assauto non sembra interrompersi e anche gli ammortizzatori sociali sono in esaurimento dopo anni di massiccio utilizzo. La visibilità dei drammi connessi alla perdita del lavoro, dell’esaurimento dei redditi disponibili ha effetti anche sulla tenuta della coesione sociale. Esiste però una realtà meno evidente che è quella legata alla migrazione e all’arrivo di persone da paesi comunitari e non. Ad Asti ci sono 24.073 uomini e donne stranieri, di cui 5.031 di origine albanese. I figli di questi nati ad Asti sono stati 320 nel 2013. In Piemonte sono oltre 26.000 i titolari di impresa non italiani. Nel 2012 (ultimi dati disponibili) su un totale 25.303 avviamenti al lavoro nella nostra Provincia , ben 8.996 sono stati di lavoratori non in possesso della cittadinanza italiana ovvero il 35.55%. Il peso nell’economia e nelle dinamiche del mercato del lavoro è evidente e non privo, in qualche caso, di effetti distorsivi con una rincorsa verso basso di condizioni lavorative, e retributive. I settori che più sono interessati dall’utilizzo di persone provenienti da paesi extra UE sono quelli dell’agricoltura per il 37% , delle costruzioni 9,22% e dei servizi con il 29,5%. Essi non sono solo numeri ma hanno una storia, creano relazioni e, in qualche modo, modificano il tessuto connettivo della comunità in cui operano. Sono poco visibili per questo, ogni tanto, assieme ai drammi da prima pagina è utile raccontare alcune storie. Anche esse fanno parte di quel mondo dei vinti che sempre più spesso colonizza le nostre contrade e rende più evidente il declino del territorio e della società, e non solo in termini economici. La storia che raccontiamo appresso, non è solo la storia di un immigrato, ma anche quella di tanti altri lavoratori, anche italiani, che subiscono un sistema nel quale burocrazia soffocante e inefficiente, rischi sul lavoro, lavoro nero, violazione di norme e evasioni fiscali sono all’ordine del giorno e non danneggiano soltanto il singolo lavoratore ma tutto il sistema Italia. Riformare questo sistema gravemente ammalato non avrebbe costi, ma creerebbe ricchezza per tutti, lavoratori e Imprese serie. Il lavoratore in questione, che chiameremo Adan è nato in una cittadina dell’Albania. In quel paese risiedono ancora la moglie con due bambini. Nel 2003 Adan, come molti altri suoi compatrioti, parte per raggiungere l’Italia in cerca delle condizioni minime per garantire la sopravvivenza alla sua famiglia. Nel corso degli anni in Albania ha imparato molti mestieri, industriandosi nell’arte della sopravvivenza in mezzo ai sommovimenti politici, sociali ed economici che hanno interessato il Paese dagli anni ’80 in poi. Arriva a Foligno e viene impiegato in quel vasto settore che è l’edilizia. Non è più individuo ma un’ombra, un numero fra le migliaia di lavoratori che, come lui, sono addetti di un settore fortemente precario ma che, per gli immigrati con una professionalità difficilmente certificabile, funziona come “agenzia di lavoro” informale e garantisce, comunque, un reddito. Per inseguire il lavoro si sposta in tutta la provincia di Perugia vivendo al “minimo” per poter mandare quanti più soldi possibile alla sua famiglia. Dopo il tragico terremoto dell’aprile del 2009, come molti altri, raggiunge l’Aquila, dove si ferma fino al 2012 lavorando nei cantieri della ricostruzione. Gli vengono versati a titolo di lavoro prestato e disoccupazione 228 settimane circa, 4 anni su 9. Anche questa è l’Italia: un Paese dove più della metà del reddito di interi settori è refrattario alla legalità. Quando i cantieri di quel pezzo martoriato del Paese si fermano, Adan decide di risalire verso il Nord ed arriva ad Asti. Nella nostra ridente città ha la sensazione di aver trovato finalmente un po’ di fortuna: trova lavoro, e in più i suoi nuovi titolari lo ospitano in un bed & breakfast. Inizialmente, per cinque mesi, viene pagato con i voucher, nonostante non svolga lavoro agricolo ma 25 PIEMONTE da l l e R E P O R T edile. Adan non si insospettisce, abituato com’è a lavorare in quella zona in cui la legalità e la trasparenza sono più formali che sostanziali. Successivamente gli viene finalmente sottoposto un contratto di lavoro vero: è a tempo determinato come operaio agricolo, ma lui non ci fa caso, dato che per la prima volta gli viene proposta un’assunzione. Continua così la sua attività di operaio edile, fino a quando l’incanto si rompe. Adan si infortuna lavorando, e in ospedale i medici stabiliscono una prognosi di 47 giorni. Ma viene “abbandonato” dalla ditta: non solo non viene seguito dal datore dei lavoro, ma viene anche invitato a non presentarsi più al cantiere. E qui comincia il pellegrinaggio per emergere, per farsi riconoscere e non restare invisibile. Adan si rivolge all’Inps, che lo manda all’Ispettorato del lavoro dove viene raccolta la denuncia e gli viene proposto un tentativo di conciliazione. Passano i giorni e i mesi. Adan non ha diritto alla disoccupazione, nel frattempo gli viene tagliato il gas nell’abitazione, non ha più soldi neppure per mangiare, mentre la convocazione si fa attendere. Finalmente, dopo mesi, arriva l’agognato incontro presso l’Ispettorato, che però si traduce in un “nulla di fatto”, se non la proposta di miseri mille euro per chiudere la lite. È una storia come tante che viene narrata ai nostri uffici, alle Caritas, qualche volta a qualche associazione di volontariato ma dovrebbero sorgere alcuni interrogativi: perché l’Inps, a cui non risultano a tutt’oggi versamenti a nome del lavoratore, ha ero- provincie gato l’indennità di malattia? E i controlli sulla sicurezza del cantiere in cui lavorava Adan sono stati fatti? Chi ha dato e verificato i permessi di costruzione? Si deve aspettare un dramma o un gesto eclatante per accorgersi che un essere umano, un lavoratore, è stato raggirato e costretto all’indigenza? Nel Vangelo il “titolare” di Papa Francesco, di cui orgogliosamente questa terra (astigiana) si vanta di aver dato gli avi, disse: “Ciò che farete al più piccolo dei miei fratelli l’avrete fatto a me”. E allora quando le Istituzioni, la politica, gli organi di controllo apriranno gli occhi: la legalità e la giustizia assicurate a tutti dalla nostra Costituzione richiedono responsabilità e la presa in carico. La domanda finale, allora, è una sola: quando?”. Biella: crisi e piccoli segnali di ripresa Di Cristina MOSCA, Segretaria C.S.T. di Biella Cristina Mosca In un Paese dove la crisi sembra senza fine e l’emergenza sociale è sempre all’ordine del giorno, Biella,“ tra ‘l monte e il verdeggiar de’ piani”, così decantata dal Carducci, non è certo esente dalle ripercussioni e dal peggioramento economico che hanno colpito Italia. Città laboriosa e industriale, grazie anche ai numerosi corsi d’acqua presenti sul territorio, 26 ha costruito e fondato il suo sviluppo principalmente sul tessile, meccano-tessile e sulla produzione laniera. L’iniziativa famigliare trasformatasi in imprenditoria, la nascita dei primi movimenti operai hanno fatto sì che il territorio biellese si trasformasse in un distretto dove la produzione e l’altissima qualità dei filati e dei tessuti è riconosciuta in tutto il mondo. Oggi, facendo riferimento agli ultimi dati relativi all’andamento economico nazionale risulta che: il PIL è sceso dell’8% in soli sei anni; i consumi sono tornati indietro di quindici anni, al 1997; la produzione industriale si è ridotta ad un quarto; gli occupati sono scesi di 1 milione e 400 mila; Naturalmente dietro questi dati si celano persone: uomini e donne; non esodati, inoccupati, disoccupati, etc, etc... , quasi si volesse togliere un volto, un pre- sente ed un futuro a chi improvvisamente si trova a dover fare i conti con una precarietà che porta alla disperazione interi nuclei famigliari. L’Italia, Biella hanno ricostruito il Paese partendo dal lavoro. Il lavoro, parola fondante nella nostra Repubblica, da lì dobbiamo ripartire noi ridando centralità al problema del lavoro che manca! È certamente doveroso notare come le trasformazioni in corso abbiano almeno due ripercussioni importanti: da un lato la difficoltà di inserimento dei giovani nell’industria locale, dall’altro la complessa ricollocazione di chi ha perso lavoro. In un territorio dove il tessile rappresenta il 40% circa dell’economia (13.000 tra lavoratrici e lavoratori) ogni volta che una ditta si trova in difficoltà, dichiarando un esubero, diventa sempre più difficile trovare un’occupazione. da l l e Dunque è certamente passato il tempo delle illusioni dove si poteva ancora sperare nella riqualificazione dei servizi. E’ bene tuttavia mettere in luce alcuni aspetti positivi nonostante la situazione critica: nell’ultima elaborazione di Unioncamere Piemonte è emerso che il territorio biellese nel IV trimestre 2013 ha chiuso in positivo con una inversione di tendenza nel periodo luglio-settembre. Inversione dovuta all’incremento del mercato estero mentre il mercato interno è tuttora stagnante. In un contesto, come quello di oggi, in cui le imprese devono affrontare importanti sfide, profondi e continui cambiamenti organizzativi e delle condizioni di lavoro, l’attuale modello, senza una giusta ridefinizione di alcuni valori, non sarà in grado di riacquistare competitività e di tornare a creare valore e benessere per le persone e per il nostro Paese. Le difficoltà dell’industria a fronteggiare il nuovo contesto competitivo globale possono essere ben analizzate guardando a due fenomeni in particolare: all’andamento stagnante della produttività e alla perdita di competitività sui mercati internazionali. Dobbiamo ridare centralità all’economia reale fondata sul lavoro e sulla produzione. Bisogna affrontare i problemi giorno per giorno, non tralasciando il lungo periodo, con strumenti economici-finanziari che vadano incontro alle lavoratici ed ai lavoratori con ammortizzatori sociali esigibili ed aiuti alle imprese che accettano la sfida di rimanere nel mercato. Dobbiamo salvare il lavoro, non possiamo permetterci di destrutturare tutto il sistema produttivo. Ci vogliono riforme strutturali che permettano alle imprese di tornare a crescere e all’economia di ripartire. Abbiamo bisogno di ridar vita a un’epoca che rimetta a centro la persona, dobbiamo avere più coraggio e agire sulla base di una visione più vasta rispetto alla PIEMONTE R E P O R T scarsa lungimiranza con cui si è affrontate le crisi che si sono succedute. Per recuperare la competitività va rafforzato l’apparato produttivo, l’occupazione ed il livello dei redditi/retribuzioni, occorrere dare vita ad un nuovo “sistema di relazioni industriali”, che concorra a creare maggiore valore aggiunto. E’ importante investire sul fattore umano ed in particolare sulla persona: per essere “strutturale” e duraturo nel tempo, infatti, il recupero di competitività e produttività del sistema deve passare attraverso una riconsiderazione, non solo dei fattori economici ed organizzativi che interessano l’impresa, ma anche dei “fattori umani”, sociali e di relazione, che interessano le persone che lavorano nell’impresa. E’ necessario iniziare ad intendere la flessibilità come capacità delle organizzazioni e delle persone, di cambiare, di adattarsi a situazioni o condizioni diverse in chiave di miglioramento e di crescita delle condizioni di lavoro o di vita. Riponendo al centro la persona, si può così acquisire una più alta consapevolezza delle risorse e capacità di ogni singolo, in modo da creare una progettazione dei tempi di vita e lavoro più pertinente, facendo emergere il bagaglio esperienziale di ognuno non solo in ambito lavorativo, ma in ogni campo della vita. Il 2014 è l’anno dedicato dall’Unione Europea alla “Conciliazione della Vita Professionale e Familiare”: affinché il tema dell’armonizzazione vita-famiglia-lavoro divenga il perno centrale della nuova organizzazione aziendale, è indispensabile realizzare un’integrazione di tale strumento in tutti i settori rilevanti, introducendola come finalità nei piani di coordinamento locale e nei provvedimenti di tutti i settori. Bisogna rendersi conto che l’attuale modello organizzativo non è completamente in grado di soddisfare i bisogni espressi dalla società e dal territorio e, provincie senza un’adeguata modifica, non cesseranno nemmeno una volta superata l’attuale crisi economica. In Italia la spesa per ricerca e sviluppo rappresenta l’1,3% per cento del Pil, un valore nettamente inferiore a quello dei Paesi europei più avanzati. L’Italia investe molto meno di tutti gli altri paesi ed è lontana dai Paesi-locomotiva dell’innovazione anche per quanto riguarda la quota di imprese che innovano, di addetti in ricerca e sviluppo e di intensità brevettuale; investe poco anche per l’istruzione e la formazione ed è in fondo alla classifica per numero di laureati in discipline tecnico-scientifiche. La scarsa crescita di produttività e la perdita di competitività hanno, quale causa-effetto, quello della difficile sostenibilità da parte delle imprese italiane degli attuali livelli del costo del lavoro (soprattutto per quanto concerne l’incidenza del cosiddetto “cuneo fiscale”), fattore visibilmente riscontrabile nel frequente spostamento dei redditi e dell’occupazione verso altri Paesi con livelli del costo del lavoro più bassi rispetto a quelli italiani. Alla luce di quanto sopra, sarà estremamente difficile realizzare una netta inversione di tendenza in favore dello sviluppo e della crescita del Paese senza un’azione efficace ed incisiva soprattutto del Governo, volta ad incrementare nuovi indirizzi programmatici e relativi piani di intervento per una rapida modernizzazione del Paese, dove investimenti pubblici e privati concorrano a far ricrescere nuovamente la produttività e la competitività del Sistema Italia. A tal riguardo occorre tracciare le linee guida di una riforma strutturale del sistema fiscale, che lo renda più equo ed in grado di incentivare efficacemente gli investimenti e l’occupazione, senza gravare in modo del tutto sproporzionato sulle imprese, sui lavoratori e sui pensionati. 27 PIEMONTE da l l e R E P O R T provincie Ivrea; può il Canavese sviluppare una vocazione turistica? Di Luca Cortese, Segretario Generale C.S.T. di Ivrea ne agro-alimentare ma no solo) le architetture di epoca roma- potrebbero avere nell’ottica di na, ai numerosi castelli (quello valorizzare un territorio come il ducale di Agliè insieme a quel- nostro e della creazione di nuovi posti di lavoro. Le difficoltà che, in passato e La terra canavesana, ricca di storia passata (basti pensare alle vicende di Re Arduino di Ivrea, primo re d’Italia) e recente (con l’unicità industriale dell’esperienza Olivettiana), ha da sempre saputo coniugare due nature tra loro apparentemente antitetiche: quella agricola e quella produttiva e manifatturiera. Quest’ultima si è alle bellezze naturali (come il mensionato molto le potenzia- fronte piemontese del Parco lità dell’area canavesana sono Nazionale del Gran Paradiso e da principalmente le valli Orco e Soana, Sacra e nell’eccessiva frammentazione Val Chiusella) e alla produzione ricercarsi pacità, da parte degli imprenditori del settore e della politica eno-gastronomica (che vanta marchi importanti come l’Er- locale, di fare sinergia per ten- baluce di Caluso ed il Carema, tare di creare qualcosa di simi- entrambi d.o.c), legata anche a le ad un “marchio canavese”. un crescente numero di azien- Ma oggi qualcosa sembra che de agricole che hanno amplia- si stia muovendo anche grazie all’opportunità che l’EXPO 2015 può offrire: infatti un gruppo di imprenditori affian- to i loro orizzonti commerciali trasformando in agriturismo alcune splendide cascine otto- cati dalle istituzioni territoria- centesche, in Canavese ci sono li (il comune di Ivrea, insieme tutte le premesse affinché un pesantemente alla Fondazione A. Olivetti, sta nel corso degli ultimi decenni e progetto di sviluppo turistico avanzando la candidatura della proprio a partire dalla parabo- del territorio non debba essere città quale sito Unesco in quan- la discendete della Olivetti, che to città industriale del XX seco- ha però saputo lasciare dietro lo) sta lavorando per mettere a di sé un piccolo e importan- punto una presenza organizza- te patrimonio nell’ultima sfida ta all’interno della Esposizione nio di crisi generata dalle artifi- che fu intrapresa: le telecomu- Universale, con l’obiettivo di ciose e complesse speculazioni nicazioni. valorizzare un territorio che sa- finanziarie, potrebbe essere an- Oggi il Canavese ha sì la ne- rebbe in grado di offrire molto cessità di rilanciare la propria dal punto di vista turistico. che quella di ritornare alla con- vocazione ed A partire dall’evento forse più industriale ma non può trascu- famoso che è lo Storico Car- rare l’importanza che alcuni nevale settori quali ad esempio quello spettacolare turistico (legato alla produzio- arance) per passare attraverso ridimensionata 28 Rivara, Rivarolo e molti altri), in quest’ambito, hanno ridi- del territorio e nella scarsa ca- Luca Cortese li di Mazzè, Masino, Montalto, manifatturiera (accompagnato battaglia destinato a fallire. Forse una strategia per cercare di uscire da oltre un quinquen- cretezza del territorio e alla sua valorizzazione: una ricchezza dalla che, se ben amministrata, nes- delle sun banchiere, per quanto abile, potrebbe portarci via. PIEMONTE da l l e R E P O R T provincie Novara: la crisi è alle spalle o sulle spalle? Di Raffaele Arezzi, Segretario Generale C.S.T di Novara Raffaele Arezzi Qualche settimana fa, osservando l’andamento dei dati della produzione relativi al terzo trimestre del 2013, qualche osservatore economico e alcuni media, giornali e televisioni, hanno più o meno entusiasticamente segnalato una seppur timida ripresa per il nostro Paese. Si trattava per lo più di settori impegnati su produzioni per l’esportazione e, anche nella Provincia di Novara, si poteva e si possono riscontrare analogie con queste analisi di mercato. Infatti dalla lettura della 168a indagine congiunturale sull’industria manifatturiera della Camera di Commercio di Novara si può constatare come, nell’ultimo trimestre del 2013 , il manifatturiero rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, abbia realizzato un più 1,2% nei confronti degli ordinativi esteri a cui ha corrisposto un più 1,0% di fatturato verso l’estero. A testimonianza che nel panorama manifatturiero della provincia sussistono sia produzioni con contenuti tecnologici di alto livello, (valvolame e rubinetterie per esempio) sia produzioni di alta qualità come quelle del tessile abbigliamento di alta moda: Gucci, Versace, Zama Sport, Zegna o Herno solo per ci- tare alcuni fra i marchi più noti a livello internazionale Questi risultati, seppur apprezzabili, non sono però sufficienti a rallentare o invertire l’andamento della crisi dell’attività produttiva nel suo insieme che, certamente causata dalla stagnazione del mercato interno, fa registrare nello stesso periodo preso in considerazione un calo del fatturato totale pari a – 1,6%, il che determina, conseguentemente, un ridotto utilizzo degli impianti ( 60,3%) con pesanti ricadute sull’occupazione. Non devono trarre in inganno i numeri relativi alle richieste di ammortizzatori sociali: molte attività produttive sono purtroppo scomparse dall’elenco delle aziende attive, mentre sono in costante aumento i fallimenti e altre procedure concorsuali. La testimonianza più concreta e nello stesso tempo preoccupante è resa dai livelli ormai raggiunti della disoccupazione nella nostra provincia: 12,4%, a fine 2013, e addirittura il 42,1% fra i giovani dai 15 ai 24 anni. Un dato in continua crescita, quello di chi perde il proprio posto di lavoro si somma a chi non lo trova e , da qualche tempo, si arricchisce ( si fa per dire) di un altro aspetto negativo: il tentativo da parte di un’azienda multinazionale, la MEMC, di recuperare competitività riducendo il costo del lavoro tagliando del 15% il salario dei propri dipendenti, mediante l’annullamento di alcuni accordi aziendali. Le difficoltà occupazionali e la conseguente perdita del reddito creano alle famiglie problemi che diventano sempre più insostenibili: dalla morosità incolpevole, sempre più presente nelle cause di richieste di sfratto che, in Provincia nel primo semestre del 2013 avevano raggiunto le 379 unità, alla difficoltà di molti nell’affrontare spese per la cura della salute propria o dei fa- migliari, soprattutto i più anziani, fino al ricorso ad associazioni, oltre che alle Istituzioni e parrocchie, per procurarsi un pasto: parevano, fino a qualche tempo fa problemi che non sarebbero mai appartenuti a questa ricca provincia del Nord. Oggi non e più cosi e sempre di più, come UIL, raccogliamo nei nostri uffici crescenti richieste di aiuto alle quali vorremmo poter dare risposte risolutive. Continuiamo la nostra fattiva partecipazione ai tavoli istituzionali, come quello prefettizio per il sostegno alle situazioni economicamente più svantaggiate, o quello in corso di perfezionamento per un intervento a sostegno di chi, seppur incolpevolmente, rischia di perdere, oltre che il reddito, anche un tetto per la propria famiglia. Attribuiamo, inoltre, grande importanza al Tavolo della governance delle politiche sociali di recente costituzione, che prendendo in considerazione il concetto di “ nuove povertà”, mette in relazione la precarietà economica con la conseguente insicurezza che caratterizza sempre più anche la realtà sociale nella nostra Provincia. Certo non basta il nostro impegno di Sindacato dei Cittadini, che continueremo a garantire a tutti e soprattutto a quelli fra noi più svantaggiati, ma occorre anche per questa Provincia, che il nuovo Governo, mantenendo fede alle dichiarazioni del suo Presidente, operi per realizzare la prima indispensabile riforma: abbassare il fardello fiscale su salari e pensioni, restituendo potere d’acquisto, liquidità preziosa per la ripresa del mercato interno, rilancio dello sviluppo e, soprattutto, più fiducia nel nostro futuro, affinché questa crisi così pesante non gravi più sulle nostre spalle, ma pian piano la si possa lasciare alle spalle, concretamente. 29 da l l e PIEMONTE R E P O R T provincie Segnali di ripresa? Non nel V.C.O. Di Franco Borsotti, Segretario Generale C.S.T. V.C.O. Franco Borsotti I seppur timidi segnali di ripresa che in questi ultimi tempi vengono sbandierati dal governo italiano non riguardano di certo la provincia del V.C.O.; e non traggano in inganno i numeri della Cassa Integrazione che la danno in calo, il vero dramma è che molte aziende hanno finito i periodi consentiti, un vero dramma per le famiglie. A supporto di quanto sopra, alcuni dati della Camera di Commercio: - il numero delle aziende continua a diminuire. Infatti, nel 2013, le nuove iscrizioni sono state 850 e le cessazioni 970, con un saldo di – 0,84%, dati considerati in linea con quelli regionali (ad eccezione di Novara che ha un dato leggermente positivo ) ma in controtendenza con il dato nazionale. La contrazione colpisce tutti i settori: si salvano solo il comparto delle attività immobiliari ( + 22 imprese ) e quello turistico che registra un lieve calo ( - 5 unità ); pesanti i cali nel settore delle costruzioni ( - 110 unità ), del manifatturiero ( - 66 ) e del commercio ( -35 ) 30 Complessivamente al 31/12 2013 le imprese registrate erano 13.585; la sfiducia colpisce maggiormente i piccoli imprenditori che puntano a società di persone o individuali; crescono invece le società di capitali ( SRL o SPA ) ma sempre con dati molto bassi. Infatti, se il dato nazionale è del 28%, nel VCO si ferma al 16%: quasi 6 imprese su 10 in provincia rimangono a carattere individuale. A conferma delle difficoltà che il territorio attraversa vi sono le previsioni degli Industriali per il primo trimestre 2014: solo l’ 8% degli imprenditori prevede nuovi occupati, mentre il 21% prevede tagli occupazionali, dato peggiore degli ultimi 4 anni. Si prevede un incremento della CIG pari al 34,2% ( nel trimestre precedente era al 22,5% ), anche in questo caso un dato che non si registrava Dal 2010. Il 36,8% prevede di ridurre la produzione, mentre solo il 15,8% prevede un incremento. Diminuisce anche la previsione degli ordini; solo il 13% li prevede in crescita, il 34,2 li prevede il calo; anche questo è il dato peggiore degli ultimi 12 mesi. L’export segnala un dato peggiorativo, il 22,6% prevede un aumento mentre il 19,3% un calo con +3,3%, dato positivo nei confronti dell’ultimo trimestre, ma molto più basso rispetto agli ultimi 12 mesi. Questi dati non comprendono le ultime novità: - la Lagostina, marchio storico del territorio già passato in mani francesi, nonostante l’aiuto ricevuto dalla Regione, ha annunciato 25 esuberi. - La Plastipac, azienda tra l’altro gestita dal presidente dell’ Unio- ne Industriale, ha già annunciato il taglio di 20 posti di lavoro su 130 e chiede la riduzione del salario differito per mantenere lo stabilimento a Verbania. - La Cross Rail, circa sessanta unità, azienda privata di trasporto su rotaia, intende delocalizzare l’attività a Briga nel Canton Vallese. - La Techbau, azienda edile collegata a ex Cover mette a rischio altri 15 posti. In questo contesto sorride la vicina Svizzera. Infatti (dati della SonntagsZeitung) negli ultimi 5 anni in Canton Ticino, sono state aperte oltre 4.500 ditte da imprenditori italiani. Su un totale di 14.697 aziende sono 4.528 quelle italiane, quasi un terzo. Va ricordato che la provincia del V.C.O. nel 2012 era stata riconosciuta area a crisi complessa ma, con un continuo rimbalzo di responsabilità tra Provincia, Regione e Governo centrale, non ha portato nessun risultato concreto. La situazione istituzionale attuale non è certo la più indicata a risolvere la situazione; il Comune capoluogo è retto da un Commissario Prefettizio, la Provincia ha evitato il commissariamento ma non naviga certo in buone acque, ed il territorio aspetta da ben 17 anni quella che sarebbe una vera boccata di ossigeno, cioè la partenza della bonifica del sito Syndial di Pieve Vergonte per la quale si era in attesa del Ministro dell’ambiente Orlando il giorno 18 febbraio ma, nel frattempo il governo Letta è caduto, quindi altro tempo perso a discapito di posti di lavoro sia per l’immediato che per il futuro. da l l e PIEMONTE R E P O R T provincie La crisi delle istituzioni locali Di Piergiorgio Varini - Segretario Generale C.S.T. di Vercelli Piergiorgio Varini Il nostro Paese, come altri in situazione di crisi, ha adottato negli ultimi anni politiche di austerity che hanno provocato una forte riduzione della spesa pubblica attraverso tagli lineari. Questo ha inciso notevolmente sia sulla garanzia dei servizi ai cittadini sia sulle condizioni di lavoro del personale impegnato negli stessi. Queste politiche, inevitabilmente, hanno aggravato una crisi delle Istituzioni che, a livello territoriale, non riescono a rispondere ai bisogni sempre più complessi dei cittadini. Una crisi istituzionale che mette in discussione i modelli di autonomia e favorisce un progressivo e pericoloso accentramento affidato, peraltro, quasi esclusivamente al controllo finanziario attraverso la riduzione della spesa che, invece di premiare i comportamenti autonomi e responsabili, accentua l’ingessatura dei meccanismi burocratici e pretende di governare il pluralismo sociale ed economico del paese con norme imposte dall’alto. Chi risente di più di questi tagli è il sistema delle autonomie locali aumentando in modo preoccupante i casi di crisi dei Comuni e la parali- si delle Province nell’erogazione dei servizi di propria competenza. Qualsiasi processo di riordino istituzionale, seppur necessario, rischia di essere fallimentare se costruito in un’ottica di ulteriore riduzione delle risorse a disposizione. Non di questo si ha bisogno ma di un sistema amministrativo che, al contrario, valorizzi e accompagni le energie espresse dal territorio e che, a livello nazionale, le coordini in un modello unitario (ma non unico) di sviluppo. L’esigenza di ottimizzare le risorse disponibili passa necessariamente per la revisione dei livelli istituzionali decisionali e di spesa del nostro sistema amministrativo, che non può essere condotta in modo frammentario e penalizzando i servizi nella loro dimensione universalistica e nei loro requisiti di essenzialità. Negli ultimi anni vi è stato un continuo deterioramento delle relazioni tra Stato ed istituzioni territoriali, a causa di scelte soprattutto economiche che hanno fortemente penalizzato regioni, province e comuni. In una fase caratterizzata da una forte crisi economica e dall’esigenza di razionalizzazione e riorganizzazione dell’assetto istituzionale del territorio, è indispensabile valorizzare le autonomie locali come istituzioni pubbliche in grado di garantire diritti fondamentali dei cittadini, capaci di porsi come motore di sviluppo delle economie locali. In questo quadro, appare indispensabile: - La valorizzazione delle funzioni e delle competenze di regolazione delle istituzioni pubbliche; - Il riordino dell’amministrazione periferica dello Stato; - Il riordino di enti strumentali, agenzie, società partecipate e consorzi non strettamente collegati alle funzioni istituzionali; - La tutela e la valorizzazione dei lavoratori nei processi di riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni. È necessario superare la disciplina frammentaria e disorganica dell’ordinamento locale, che ha contraddistinto i diversi provvedimenti che si sono susseguiti fino ad oggi, delineando un processo organico che, partendo da una precisa definizione delle funzioni e dei ruoli e da una visione chiara dell’assetto globale da realizzare, crei un sistema integrato di livelli istituzionali capace di governare e indirizzare i processi sociali ed economici attraverso servizi efficienti, funzionali ai cittadini e al territorio. Un sistema integrato che deve essere disciplinato da una Carta delle Autonomie che definisca, evitando inutili sovrapposizioni e duplicazioni, le future funzioni delle future Città Metropolitane e dei Comuni, attribuendo alle prime le sole funzioni di area vasta e rendendo obbligatoria (prevedendo incentivi), la gestione associata dei servizi per i Comuni, al fine di promuovere la realizzazione di economie di scala efficaci. L’associazionismo comunale deve essere perseguito e rilanciato, in conformità con i progetti di sviluppo locale, al fine di creare condizioni economiche idonee alla gestione ottimale di determinate funzioni. Allo stesso tempo sarebbe opportuno incentivare, ove sussistono le condizioni geografiche, la fusione dei Comuni più piccoli per creare comunità che possano gestire più facilmente l’amministrazione del territorio, mettendo in comune mezzi, professionalità e risorse. 31 da l l e PIEMONTE R E P O R T provincie Al via la collaborazione tra EnFAP e Pegaso Università Telematica Di Ezio Benetello, Amministratore Delegato Enfap Piemonte mato il 23 dicembre 2013 la nostra sede di Grugliasco è diventata anche sede Pegaso per il Piemonte, ovvero un centro qualificato per lo svolgimento di progetti didattici, educativi e formativi dellUniversità Telematica Pegaso. Significa quindi che EnFAP Piemonte è ora il punto di riferimento della regione Piemonte per tutti gli iscritti Pegaso o per coloro che desiderano ricevere informazioni o iscriversi alle proposte formative dell’università online. Ezio Benetello Nel numero di ottobre 2013 ci eravamo salutati con la promessa e l’impegno di contribuire attivamente al raggiungimento degli obiettivi comuni previsti dal Documento Strategico unitario per la programmazione dei fondi europei a finalità strutturale 2014-2020. In concerto con il codice di condotta europeo, abbiamo infatti sempre creduto che la valorizzazione delle risorse sia la condizione primaria per avviare un processo di sviluppo locale in grado di creare occupazione e contribuire all’uscita della crisi in tempi rapidi. A distanza di circa sei mesi possiamo affermare che i buoni propositi si sono trasformati in fatti tangibili, concretizzandosi nella collaborazione tra EnFAP Academy, suddivisione di EnFAP Piemonte specializzata in Ricerca, Sviluppo e Innovazione e l’Università Telematica Pegaso, un Ateneo costruito sui più moderni ed efficaci standard tecnologici in ambito e-learning. Con l’accordo fir32 Che cosè Pegaso e come funziona? Istituita con Decreto Ministeriale del 20 aprile 2006, Pegaso è ununiversità telematica che consente di frequentare i corsi e conseguire i relativi titoli di studio online. È completamente equiparabile a un qualsiasi Ateneo statale: i titoli accademici conseguiti al termine dei percorsi di studio hanno lo stesso valore legale di quelli rilasciati dalle Università tradizionali, ciò che cambia è la metodologia didattica che in Pegaso si basa sulle più moderne tecnologie e-learning. Ciò consente agli iscritti di scaricare dispense e materiale di studio direttamente online e di assistere a lezioni e interagire con docenti e altri studenti in un ambiente totalmente virtuale. I servizi offerti da EnFAP Piemonte Il nostro ente, in qualità di ECP (E-learning Center), si pone quindi da intermediario tra lo studente e l’università offrendo un supporto concreto, “in presenza” e totalmente gra- tuito. Nello specifico offriamo servizi di: - Promozione dei servizi e dell’offerta formativa promossa dall’Ateneo - Informazione riguardo procedure, documenti e passaggi burocratici necessari per l’iscrizione e per il percorso formativo scelto - Supporto durante tutto l’iter formativo, dall’iscrizione sino al termine del proprio percorso di studi - Sede di esami per tutti gli iscritti del territorio piemontese In collaborazione con il nostro Job Placement, il nostro ente assicura un costante servizio di Orientamento in ingresso, itinere e in uscita. Gli orientatori di EnFAP Academy aiutano così gli iscritti a individuare il percorso formativo più idoneo alle proprie competenze e spendibile nel mercato del lavoro. E valutano, in forma del tutto gratuita e nel rispetto della normativa vigente, il riconoscimento dei crediti formativi maturati attraverso pregresse esperienze lavorative o curriculari. L’accordo siglato tra EnFAP e Pegaso prevede inoltre condizioni agevolate per gli iscritti/dipendenti UIL e i loro famigliari attraverso rette concorrenziali con le tariffe applicate dalle università pubbliche e costante supporto gratuito per tutti gli iscritti. I percorsi formativi Le proposte formative dell’Università Telematica Pegaso comprendono: - 9 corsi di laurea triennali e servizi - - - - - magistrali 65 master di 1˚ e 2˚ livello rivolti a laureati 10 corsi di perfezionamento post diploma e post laurea in ambito salute/sicurezza e scuola 109 corsi di alta Formazione rivolti a diplomati che vogliano sviluppare competenze professionali qualificate 38 esami singoli Corsi di inglese e EIPASS (ECDL) I corsi di laurea a cui è possibile iscriversi di dividono in lauree triennali da 180C CFU (Ingegneria Civile, Scienze Turistiche, Economia Aziendale, Scienze dell’Educazione e delle Formazione e Scienze Motorie), lauree Magistrali Biennali da 120 CFU (Management dello Sport e delle Attività Motorie, Scienze Economiche e Scienze Pedagogiche) e laurea Magistrale a Ciclo unico da 300 CFU (Giurisprudenza). Nessun percorso è a numero chiuso e quindi non sono richiesti test di ingresso e tutti prevedono lo svolgimento di esami in presenza direttamente presso la sede EnFAP Piemonte. Per informazioni è inoltre attivo un numero dedicato per gli iscritti UIL: 3421900977 (disponibile in orario di ufficio) L’Università Telamatica Pegaso è anche promotrice del Corso in Perfezionamento in Scienze Criminologiche, Investigazioni e Security che, grazie al successo delle precedenti edizioni, è stato calendarizzato anche per l’anno 2014/2015. Nato da una collaborazione ormai consolidata tra EnFAP Piemonte e UIL Polizia, il corso ha una durata complessiva di 60 ore, divise in 15 incontri di 4 ore ciascuna in orario 15,00 – 19,00. PIEMONTE R E P O R T La frequenza è a cadenza quasi sempre bisettimanale, il giovedì, e nel periodo compreso tra l’ 8 maggio 2014 e il 29 gennaio 2015. Le lezioni si svolgeranno presso l’Aula Magna dell’Istituto Elio Vittorini di via Crea 30 a Grugliasco e saranno tenute da esperti del settore tra cui criminologi, psicologi, grafologi e appartenenti alle Forze dell’Ordine. Al termine del corso verranno rilasciati un attestato di frequenza e la certificazione BLSD. La giornata inaugurale dell’8 maggio sarà introdotta da Gianni Cortese a cui seguiranno un mio intervento e quelli di Oronzo Cosi, Segretario Generale Nazionale UIL Polizia e Pietrino Fresi, Segretario Provinciale UIL Polizia. Il corso è aperto a tutti e ha un costo di 200 euro ma anche in questo caso sono previste tariffe agevolate per gli iscritti UIL. In particolare per il personale in regola con il tesseramento UIL Polizia per l’anno 2013/2014 il corso è gratuito; per gli iscritti UIL FPL la quota di partecipazione è di 80 euro; e per gli appartenenti alle Forze dellOrdine o per coloro che svolgono attività nell’ambito della sicurezza il costo è di 150 euro. È inoltre in fase di definizione leventuale riconoscimento di CFU da parte dellUniversità Telematica Pegaso. Per informazioni e iscrizioni è possibile rivolgersi a EnFAP Piemonte: 0113139779, enfap.to@enfap. piemonte.it. Gli appartenenti alla Polizia di Stato possono invece contattare direttamente il Coordinatore Organizzativo del Corso nella persona di Mauro Palladino, Dirigente Sindacale per la Formazione UIL Polizia: 3313757235 Obiettivi per il futuro ui l Insomma, molti degli obiettivi prefissati sono stati raggiunti ma è ovviamente nostra intenzione non fermarci. La collaborazione con Pegaso è destinata a consolidarsi e a coinvolgere sempre più ambiti. Intendiamo trasformare la sede EnFAP di Grugliasco in un vero e proprio campus universitario dotato di locali attrezzati, laboratori infor matici e di ricerca e servizi bibliotecari online. Diventerà quindi un centro di sviluppo e crescita dell’Università, ponendosi come intermediario e collante tra mondo accademico, studenti e mondo del lavoro. Nei progetti di prossima realizzazione rientra anche l’apertura nelle sedi di Asti e Alessandria di ECP Pegaso in modo da fornire un supporto più capillare a livello regionale. E infine implementeremo le nostre attività di ricerca soprattutto nel campo della Neuroscienza, Sicurezza sul Lavoro e Informatica attraverso la creazione di Laboratori Congiunti Pegaso/EnFAP for mati da gruppi di lavoro misti. Tali gruppi saranno costituiti da personale EnFAP Piemonte, studenti in stage formativo, dottorandi o assegnisti di ricerca. Sotto la responsabilità di EnFAP Piemonte e con la tutorship scientifica dell’Università UniPegaso, si dedicheranno allo sviluppo di attività di ricerca specifiche in collaborazione con Università, Organismi di ricerca, laboratori di ricerca pubblici e privati. Oltre a incentivare l’occupazione giovanile è quindi nostra intenzione formare figure specializzate capaci di offrire un contributo significativo alle nuove richieste del mercato del lavoro attraverso competenze specifiche e altamente spendibili. 33 servizi 34 PIEMONTE R E P O R T ui l PIEMONTE servizi ui l R E P O R T La vicenda Fondiaria SAI: Costituzione di parte civile Di Silvia Cugini, Presidente Adoc Piemonte Le indagini della Procura della Repubblica, secondo Adoc, hanno fatto emergere alcune specifiche e gravissime ipotesi di reato: la falsità del bilancio del 2010 e la manipolazione del mercato conseguente alla diffusione del bilancio falso. Le falsità secondo la ricostruzione della Procura della Repubblica sono state enormi ed hanno determinato un danno ad oltre 12.000 azionisti per più di 250 milioni di euro. Silvia Cugini L’Adoc Piemonte sta promuovendo un’importante azione collettiva legata alla vicenda Fondiaria Sai. L’adesione dei consumatori è necessaria non solo per ottenere il risarcimento dei danni subiti, ma anche per affermare i fondamentali principi della correttezza e della legalità nell’esercizio delle attività economiche che devono essere rispettati dagli amministratori, dai sindaci e dai revisori delle società quotate. Tutti gli azionisti che hanno acquistato azioni Fonsai o Milano assicurazioni prima del 30 gennaio 2012 sono legittimati a costituirsi parte civile ed a richiedere il risarcimento del danno conseguente all’acquisto delle azioni ad un prezzo superiore rispetto al valore effettivo o alla mancata vendita in ragione delle rassicuranti informazioni diffuse dalla compagnia. L’ultimo aggiornamento risale al 26 febbraio 2014, data in cui il Tribunale di Torino ha rinviato proprio al 10 aprile prossimo il processo contro Jonella Ligresti, ex presidente Fonsai, accusata di falso in bilancio e manipolazione del mercato, per consentire la riunione, con gli altri tronconi del processo. In merito all’apertura del giudizio nei confronti di Jonella Ligresti, l’Adoc si ritiene molto soddisfatta perché abbiamo ottenuto di vedere respinta la richiesta di patteggiamento, che consentirà di portare a termine il giudizio anche nei confronti di Jonella Ligresti. Anche l’avvenuto sequestro di 2,5 milioni di euro a Gioachino Paolo Ligresti, è frutto dell’attività svolta dalla Procura della Repubblica anche sulle sollecitazioni delle associazioni di consumatori, ed in particolare di Adoc Piemonte. Tutte le informazioni sono reperibili sul portale www.adocpiemonte.it, sito che è stato scelto dal Tribunale per dare notizia, mediante pubblici proclami, a tutti gli azionisti dell’opportunità di costituirsi parte civile, fino all’udienza fissata per il 10 aprile 2014. 35 UIL Piemonte Via Bologna, 11 Torino I nostri servizi li trovi qui! La UIL è “Il Sindacato dei Cittadini” che tutela i bisogni collettivi ed individuali dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani. La UIL Piemonte, per far fronte alla pesante crisi che investe la nostra Regione, ha presentato una serie di proposte a difesa dell’economia piemontese e del suo sistema produttivo, dell’occupazione e dei redditi da lavoro dipendente e da pensione, sollecitando anche le Amministrazioni Locali ad intervenire concretamente sviluppando la contrattazione sociale. Contestualmente, la UIL Piemonte fa fronte alla richiesta di maggior tutela individuale offrendo il proprio supporto a tutti coloro che sono chiamati a districarsi tra adempimenti e procedure in materia fiscale e previdenziale oppure necessitino di orientamento in materia professionale, di tutela in qualità di consumatore o inquilino, di assistenza ed indirizzo in quanto immigrati. La Confederazione, le categorie ed i servizi della UIL sono impegnati, anche in questo modo semplice e concreto, a testimoniare la loro vicinanza agli iscritti che, confidiamo, possano essere sempre più numerosi e con un livello di soddisfazione crescente. SEDE SEGRETERIA GENERALE INDIRIZZO SERVIZIO Via Bologna 11 SEDE CENTRALE Via Bologna 9 Via Bologna 11 IMMIGRATI ITAL CAF MOBBING ADA CAF CAF UILP UNIAT ADOC CAF/ITAL CAF/ITAL CAF/ITAL ITAL UILP FONDI SPECIALI ITAL CAF Via Bologna 15 Via Bologna 15/a TORINO Via Parma 10 Via Barletta 135/a Via Bernardino Luini 52 Via Gottardo 65/b Via Massena 19/e Via S. Chiara 41 Via Sidoli 16/bis Grugliasco, corso Allamano 126/a TELEFONO FAX 011.2414111 011.2417161 011.2417190 011.2417103 011.2417123 011.2417121 011.2417123 011.4364269 011.4363827 011.2417182 011.2417161 Numero verde 800055114 011.280392 011.280392 011.231896 011.280392 011.4364184 011.4364184 011.4364331 011.4364373 011.351967 011.3271714 011.2215594 011.259555 011.2051291 011.2427992 011.5174155 011.5174155 011.5175100 011.5617195 011.5214515 011.3161714 011.4364832 011.3161739 ITAL 011.3160757 011.3143231 UILP ENFAP 011.3161742 011.3139779 011.3083967 011.9311152 0122.640726 011.5787963 011.9415385 011.9173580 011.9211654 011.4081595 AVIGLIANA BUSSOLENO CARMAGNOLA CHIERI CHIVASSO CIRIE’ GRUGLIASCO Via Della Repubblica 16 Via Traforo 63 Largo Umbria 22 Via S.Agostino 6 Via Platis 7 Via Andrea Doria 16/7 Via Michelangelo 59 SEDE ZONALE SEDE ZONALE SEDE ZONALE SEDE ZONALE SEDE ZONALE SEDE ZONALE CAF 011.9327695 0122.640726 011.5787963 011.9415385 011.9101140 011.9202784 011.4081595 MONCALIERI Corso Roma 18/20 ITAL CAF 011.4081750 011.6403026 NICHELINO ORBASSANO Via Juvarra 37 Strada Torino 12/b ITAL SEDE ZONALE CAF 011.6405138 011.6207014 011.9004007 011.6275000 011.9000834 Via Castellazzo 44 Via Cravero 12 Via Fossano 16 Via Volturno 17/b Via Volturno 28/a Piazza Pagliero 2 ITAL SEDE ZONALE SEDE ZONALE ITAL CAF SEDE ZONALE 011.9034530 0121.70244 011.2761832 011.9573873 011.9575735 011.8972144 011.9034817 0121.375982 011.2761832 011.9573873 011.9595931 011.8011940 Via Zanellato 30 SEDE ZONALE 011.4525750 011.4525750 PINEROLO RIVALTA RIVOLI SETTIMO TORINESE VENARIA 011.4081750 011.6405138 Consulta sul nostro sito la guida ai servizi per tutti i cittadini e le convenzioni riservate agli iscritti. www.uil.it/uilpiemonte
© Copyright 2026 Paperzz