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PETROLIO IN VAL D’AGRI LA PAROLA ALL’INFORMAZIONE
( Documento finale esteso)
Cosa bolle in pentola?
“Val d’Agri – fase 2 oltre gli 85.000
barili al giorno la 5a linea”
Raddoppio del COVA (Fase 2):
129.000 barili/giorno e la nuova
rete di pozzi”
Documento - Relazione introduttiva degli
organizzatori
(Ola, WWF, L’Onda Rosa, Laboratorio per
Viggiano, Libera Basilicata)
Premessa
Il nome della Valle del fiume Agri, area ove
sono
preesistenti
vocazioni
ambientali,
agricole e turistiche, è anche sede
dell’omonima concessione petrolifera “Val
d’Agri”. La concessione è il risultato
dell’unificazione, nel 2005, delle precedenti
concessioni di coltivazione “Grumento Nova”
e “Volturino” con i campi di sviluppo
“Caldarosa” e “Costa Molina” autorizzati con
VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) dai
ministri del governo d’Alema, Edo Ronchi
(Verdi)
e
Giovanna
Melandri
(Partito
Democratico), proprio mentre le associazioni e
le comunità portavano avanti, dai primi anni
Novanta la necessità di salvaguardare questi
territori con l’istituzione del parco nazionale
Val d’Agri Lagonegrese.
Il
parco
nazionale
oggi
denominato
dell’Appennino Lucano, fu inserito come area
di reperimento nella legge quadro in materia
di aree protette (L.394/91), la cui prima
proposta di perimetrazione fu presentata da
WWF, Pro Natura e Legambiente
l’11
Settembre 1993 a Viggiano, in località Fontana
dei Pastori.
Un parco che è stato istituito nel 2007, dopo
un travagliato iter lungo 13 anni con DPR
8/12/2007),
oggetto
di
continui
ridimensionamenti di territorio dovute alle
pressioni locali ma soprattutto agli intertessi
delle compagnie petrolifere. Un parco
nazionale oggi oggetto di continue deroghe e
compromessi, in un conflitto di interessi
pubblico-privati, spesso a vantaggio degli
interessi del petrolio.
Oggi il governo Renzi si appresta ad
incrementare, proprio a partire dalla Val
d’Agri,
le
estrazioni
di
idrocarburi
estendendole all’intera Basilicata, interessata
in terra ferma da 18 istanze per permessi, 11
permessi e 20 concessioni.
In Val d’Agri, in base alla cosiddetta
“risoluzione petrolifera” votata in Consiglio
Regionale l’8 Aprile 2014, si intenderebbe
portare la lavorazione di greggio presso il
centro olio Val d’Agri a 129mila barili al
giorno. Sono cifre, queste, però non sostenute
in alcun documento ufficiale approvato
istituzionalmente.
Ovvero si vogliono estrarre dalla Val d’Agri ben
25mila barili al giorno di petrolio in più ai
104mila barili di petrolio al giorno sottoscritti
negli accordi stipulati del 1998 dal Presidente
della Giunta Regionale, Raffaele Di Nardo con
l’amministratore delegato Franco Bernabè,
prima, e, successivamente con i presidenti del
Consiglio dei Ministri, Romano Prodi e Massino
D’Alema.
Le estrazioni petrolifere italiane a partire
dalla Val d’Agri e dalla Basilicata, sono oggi
nella logica della SEN (Strategia Energetica
Nazionale), il cuore fossile dell’hub energetico
centro-meridionale italiano, luogo ove le
attività prevalenti agricole sono state messe in
subordine agli interessi petroliferi, almeno così
come recita il commento all’art.16 della Legge
sulle liberalizzazioni (Legge 27/2012) recepito
oggi con il D.L. n. 133/2014 definito “sblocca
Italia”.
Tali
risorse
sarebbero
destinate
ad
infrastrutture per un indefinito sviluppo
occupazionale legato al petrolio, mentre nella
stesura definitiva pubblicata in Gazzetta
Ufficiale sparisce la nuova card carburante per
i poveri, a valenza cioè di “coesione sociale”.
Il decreto legge “sblocca Italia” sancirebbe
anche lo svincolo delle somme delle royalties
dal “patto di stabilità”, ma solo per “nuove
estrazioni di petrolio e gas” dal sottosuolo
lucano e per 4 annualità.
Passando invece ad esaminare la concessione
petrolifera Val d’Agri, essa è estesa su 660,15
Kmq ed è detenuta con la quota del 60,77 % da
ENI, subentrata ad AGIP, e con la quota del
39,23 % detenuta dalla compagnia olandese
Shell, subentrata alla Enterprise Oil Italiana
nella titolarità della concessione.
L’articolo 38 del D.L. n.133/2014 riporta in
capo ai ministeri le autorizzazioni ambientali
per le concessioni offshore, mentre per quelle
in terra ferma, si fa riferimento a generiche
“intese”
con
le
Regioni
interessate,
considerando che i procedimenti per le attività
petrolifere sono “unici”, in capo cioè al
Ministero dello Sviluppo Economico, così come
le procedure autorizzative (VIA) per istanze di
ricerca, permessi di ricerca e concessioni che
vengono riportati di competenza del ministero
dell’ambiente e non più alle Regioni.
Il breve “escursus” storico è necessario per
comprendere l’evoluzione dello stravolgimento
delle vocazioni ambientali, economiche e
l’indentità originale della valle dell’Agri.
Il decreto stabilisce che il Governo, in caso di
“inerzia” delle Regioni, avoca a sé i titoli
minerari pendenti (alla data di entrata in
vigore del presente Decreto Legge relativi alla
prospezione, ricerca e coltivazione di
idrocarburi) di quelli cioè non definiti entro il
31 dicembre 2014 dalle Regioni (comma 4
articolo 38). Trascorso “inutilmente” il
termine del 31 dicembre 2014, “la Regione
deve trasmettere – recita il decreto – la
relativa
documentazione
al
Ministero
dell’ambiente della tutela del territorio e del
mare per i seguiti istruttori di competenza,
dandone notizia al Ministero dello sviluppo
economico”.
In parole povere o la Regione applica da sola lo
“sblocca trivelle” entro il 31 dicembre 2014,
oppure vi provvederà direttamente il governo,
applicando i poteri sostituitivi per la Regione
“inadempiente”.
“Le attività di prospezione, ricerca e
coltivazione di idrocarburi e quelle di
stoccaggio sotterraneo di gas naturale – è
scritto nell’articolo 38 - rivestono carattere
di interesse strategico e sono di pubblica
utilità, urgenti e indifferibili.
I relativi decreti autorizzativi comprendono
pertanto la dichiarazione di pubblica utilità,
indifferibilità ed urgenza dell’opera e
l’apposizione
del
vincolo
preordinato
all’esproprio dei beni in essa compresi,
conformemente al decreto del Presidente
della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327,
recante il testo unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia di
espropriazione per pubblica utilità. Qualora le
opere di cui al comma 1 comportino variazione
degli strumenti urbanistici, il rilascio
dell’autorizzazione ha effetto di variante
urbanistica“.
Questa nuova politica governativa non
chiarisce le sorti future delle royalties che
dovrebbero confluire in un fondo unico
costituito presso il MISE che comprenderebbe
il 7% destinato in precedenza a Regioni e
Comuni, con l’aggiunta di un ulteriore 3%. Le
nuove compensazioni ambientali verrebbero
ridefinite dal governo nell’ottica della
revisione del Titolo V della Costituzione
(articolo 117, lettera V ) che riporta allo Stato
le competenze in materia di idrocarburi ed
energia.
Il decreto legge “sblocca Italia” anticipa i
termini
del
conflitto
di
attribuzione
concorrente in materia energetica e la stessa
riforma del Titolo V della Costituzione, il cui
iter ha già ricevuto il voto favorevole nel
Senato.
La tavola rotonda promossa da Ola, WWF,
Laboratorio per Viggiano, l’Onda Rosa di
Viggiano e Libera Basilicata si tiene in un
momento storico importante. Una fase cioè in
cui rilevanti sono le problematiche ambientali
legate all’inquinamento delle falde idriche e
dell’aria (tre “eventi -incidenti” nel giro di
1
PETROLIO IN VAL D’AGRI LA PAROLA ALL’INFORMAZIONE
( Documento finale esteso)
una settimana, il 26 agosto 2014, il 1
Settembre 2014 e il giorno8 Settembre 2014)
con problematiche di vitale importanza per il
futuro non solo della Val d’Agri ove la
riproposta dei conflitti ambientali, sociali,
economici
intersecano
il
tema
dello
sfruttamento del territorio e i temi del
petrolio. Un territorio divenuto oggetto di
contesa tra beni comuni ed interessi di parte.
Ma cosa “bolle in pentola in Val d’Agri”?
VAL D’AGRI - LA FASE 2: OLTRE LA V LINEA E
GLI 85.000 BARILI DI PETROLIO AL GIORNO
(WWF Basilicata)
Il WWF Basilicata ha oramai da anni tra le sue
priorità la salvaguardia dell’ambiente e della
salute dei cittadini della Val d’Agri i cui
territori sono interessati dalle attività di
estrazione petrolifera
e dalle operazioni
connesse.
Nella situazione attuale non è realistico
insistere
sull’azzeramento
totale
delle
operazioni di coltivazione del petrolio, ma
non si può e non si deve assolutamente
aumentare la produzione attuale degli
idrocarburi in Regione dallo statu quo, cioè
85mila barili al giorno in Val d’Agri, in quanto
tale scelta porterebbe a conseguenze nefaste
sia per l’ambiente che per la salute dei
cittadini.
Com’è noto, però, i piani nazionali e regionali
sono ben altri: raddoppiare la produzione in
cambio di eventuali vantaggi economici per la
Regione e lo Stato che attualmente importa
più del 90% del fabbisogno nazionale di
idrocarburi (2milioni di barili al giorno). In
realtà è arduo affermare che aumentando in
Italia la produzione, non solo in Basilicata, ci si
può liberare dal fabbisogno energetico
nazionale, in quanto nel sottosuolo abbiamo
poco petrolio e di pessima qualità. A titolo di
esempio si pensi che l’Iraq attualmente estrae
oltre 4 milioni di barili al giorno e di buona
qualità.
Un altro dato importante sul petrolio è che gli
USA producono tanto petrolio e gas dal
fracking (rottura violenta delle rocce scistose
con getti d’acqua fortissimi e conseguente
estrazione di gas e petrolio) che potrebbero
esportarlo in parte, per cui il prezzo mondiale
del petrolio tende a scendere e converrebbe
importarlo piuttosto che produrlo. L’ENI e le
sue consociate vogliono dimostrare invece che
producono petrolio in Italia e contribuiscono
ad alleggerire la bolletta energetica nazionale,
ma, a parte i danni ambientali e alla salute dei
cittadini
non
contribuiscono
significativamente a risolvere il problema
energetico italiano; è vero invece che
traggono profitti enormi perché in Italia è
facile estrarre più che in altre nazioni e le
royalties sono tra le più basse al mondo. In Val
d’Agri ,nonostante i massicci investimenti in
campo petrolifero si assiste impotenti allo
spopolamento dei paesi “polvere” del cratere
petrolifero della nostra Regione, al fatto che
essa è oggetto di occupazione territoriale e
sfruttamento da parte di chi vuole arricchirsi
impadronendosi delle risorse che essa offre.
Che fare quindi per impedire l’aumento delle
estrazioni?
L’arma più potente è l’informazione: con essa
si esplica una opposizione intransigente al
piano nazionale del raddoppio e alle sciagurate
politiche regionali che vogliono perpetuare sul
territorio lo sfruttamento delle estrazioni
petrolifere per ricavare più royaltes e renderle
sufficienti alla
sopravvivenza di questa
Regione povera ma allo stesso tempo ricca di
altre risorse.
Ma si può vivere solo di royaltes?
Il WWF ha più volte denunciato infatti
l’incapacità degli enti territoriali di elaborare
ed attuare altre politiche di sviluppo coerenti
con le risorse locali, che sono l’agricoltura e
le attività connesse, il turismo legato
all’ambiente, l’artigianato, i prodotti tipici,la
cultura. Dal punto di vista dei risvolti
economici
appare
evidente
che
lo
sfruttamento petrolifero è tendenzialmente
conflittuale con lo sviluppo turistico e può
avere impatti negativi sullo sviluppo della
filiera agroalimentare. Per realizzare questo
sviluppo ci vogliono
persone adatte,
competenze, capacità, volontà di vincere la
sfida dei nostri tempi. Dal punto di vista
economico, insomma, non è vincente
barattare il valore
delle nostre risorse
naturali, petrolio ed acqua in primis, perché i
sistemi naturali sono destinati ad esaurirsi
presto lasciando un territorio depauperato ed
abbruttito. Le attività petrolifere finiscono con
il mortificare proprio quelle valenze del
territorio più di altre in grado di avviare l’area
verso
la
sostenibilità
ambientale
ed
economica.
In definitiva, più che parlare di aumenti delle
attività estrattive esortiamo l’intera classe
dirigente lucana a raddoppiare gli sforzi per
monitorare e rendere sicure le attività già in
essere per evitare altri danni all’ambiente
ed alla salute dei lucani. La Basilicata quindi
faccia come le altre regioni italiane, ad
incominciare da Puglia ed Abruzzo, che hanno
ribadito con fermezza le proprie posizioni
contro le estrazioni sia su terraferma che off
shore e dia un impulso chiaro per una politica
energetica “carbon free!”, cioè libera da
energia ricavata da fonti fossili.
Il WWF sta agendo a livello globale per
contrastare nuovi investimenti sulle estrazioni
di idrocarburi promuovendo la Campagna “Ci
tieni al futuro ? Riprendi l’energia! (Seize your
power) rivolta ai cittadini per chiedere alle
istituzioni finanziarie e ai governi del mondo di
agire immediatamente investendo nell’energia
rinnovabile e nell’efficienza energetica.
Riassumendo in cinque punti la questione
petrolifera in Val d’Agri si può dire questo:
1.il petrolio che si produce in Val d’Agri è
scadente in qualità e quantità, è difficile da
estrarre perché posto in profondità (5.000
metri);
2.sia dai pozzi che dal COVA vengono emesse
sostanze nocive e dannose all’agricoltura, alle
persone, agli esseri viventi. Ricordiamone
qualcuna:
-
H2S idrogeno solforato;
nitrati (NOx),
composti organici volatili(VOC),
idrocarburi
policiclici
aromatici(PAH),
composti non metanici(NMHC),
polveri pericolose.
3 - vi è il pericolo di inquinamento delle acque
(falde, sorgenti);
4 - è sicuro l’inquinamento delle acqua di
strato reiniettate nei pozzi dismessi (Costa
Molina 2) o accumulate nei depuratori di
Pisticci Scalo;
5 - per quanto riguarda idrogeologia e
sismicità la Val d’Agri è a rischio sismico
elevato , è a rischio di stabilità idrogeologica e
di subsidenza. Stuzzicare i delicati equilibri
geologici può innestare terremoti anche di
magnitudine elevata. E’ successo in California,
in Colorado, in Russia. Può succedere anche
qui.
In riferimento ai monitoraggi sulle matrici
ambientali, c’è da ricordare che, benché
questi fossero previsti già nell’accordo del
1998, e benché il primo centro Olio (L.P.T.
Monte Alpi 1, per separazione di olio e gas con
una lavorazione di 2.517 barili/giorno) fosse
attivo già dal lontano 1992 (fonte: “Il totem
nero” – Enzo Vinicio Alliegro, pag 100-103), il
2
PETROLIO IN VAL D’AGRI LA PAROLA ALL’INFORMAZIONE
( Documento finale esteso)
primo monitoraggio continuativo su alcune
matrici ambientali , risale al 2000 (18 anni
dopo l’entrata in funzione del primo centro
olio) con le ricerche della società consortile
Metapontum Agrobios: acque superficiali,
profonde e sedimenti, nonché dei suoli e
biomonitoraggio, mentre sugli alimenti il
monitoraggio dura solo 2 anni (2009 e 2010). Al
2006 (14 anni dopo) risale invece la prima
centralina dell’Arpab che effettua il solo
monitoraggio ufficiale della qualità dell’aria
nell’area circostante del centro olio:
centralina
che,
nonostante
“perda”
continuamente dati ed è priva, fino al 2008,
del sensore per l’idrogeno solforato, tuttavia
ci restituisce in quegli anni per l’area, una
situazione caratterizzata da livelli molto
elevati di alcuni inquinanti, quali anidride
solforosa che, nei suoi valori sia medi che
massimi, fino al 2011 presenta livelli più alti
anche del quartiere Tamburi di Taranto
(vicino all’ILVA), mentre si riscontrano livelli
altissimi (fino ai nostri giorni) di idrocarburi
non-metano che superano anche di 20 volte il
vecchio limite nazionale previsto fino al 2010
(si vedano i poster esposti in sala).Ma il
monitoraggio in continuo di Arpab su diverse
matrici inizia solo nel 2011 (19 anni dopo : si
vedano le DD.GG.RR. 313/2011 e 627/2011),
con controllo della qualità dell’aria, il
monitoraggio delle emissioni odorigene, del
rumore all’esterno del Centro Olio e dello
stato degli ecosistemi, nonché la raccolta di
dati sulla sismicità naturale e/o indotta
nell’area del giacimento petrolifero (fonte:
www.osservatoriovaldagri.it). Al 2012, risale il
trasferimento di altre 4 centraline della
qualità dell’aria da ENI ad Arpab (centraline
nate obsolete, tanto che “perdono” fino ai
nostri giorni continuamente dati)
La
situazione emissiva viene sottolineata anche
nella DGR della regione Basilicata n. 1640 del
30 novembre 2012 “Adozione delle norme
tecniche e delle azioni per la tutela della
qualità dell’aria nell’area della Val d’Agri e
segnatamente nei comuni di Viggiano e
Grumento Nova” , dopo il completamento dei
lavori di ammodernamento del COVA,
autorizzati con la nuova AIA
In essa tutto il territorio dei comuni interessati
al COVA, Viggiano e Grumento Nova, viene
inserito “d’ufficio” tra le aree inquinate della
Basilicata ai sensi del Decreto legislativo 13
agosto 2010, n. 155, Appendice I “Criteri per
la zonizzazione del territorio” Questa
zonizzazione della Basilicata, per quanto ne
sappiamo, è in via di ratificazione presso il
Ministero. Nonostante il quadro emissivo al
quale si è accennato, in queste “norme
tecniche “ che fissano limiti più restrittivi per
le emissioni in atmosfera per la regione
Basilicata rispetto alla normativa nazionale,
continuano
ad
essere
tenuti
fuori
inspiegabilmente proprio alcuni tra gli
inquinanti propri dell’industria petrolifera
(come gli idrocarburi non- metano, NMHC)che
in val d’Agri raggiungono livelli elevatissimi
(come detto in precedenza e lo ripetiamo:
anche circa venti volte il limite nazionale in
vigore fino al 2010), mentre per altri
inquinanti (idrogeno solforato-H2S e anidride
solforosa –SO2) viene comunque fissato un
livello ancora molto alto!
IL CENTRO OLIO E I POZZI DI PETROLIO E GAS
IN VAL D’AGRI
(OLA - Organizzazione lucana ambientalista)
I primi pozzi petroliferi in Val d’Agri vennero
realizzati dall’AGIP agli inizi del ‘900 a
Tramutola, mentre più di recente le attività
petrolifera e di ricerca idrocarburi è ripresa
negli anni 70 (cfr Alliegro 2012) quando fu
perforato il pozzo Costa Molina 1 che permise
di scoprire l’unità denominata “Trend 1” con il
pozzo “Monte Alpi 1” perforato nel 1988 che
portò a definire la culminazione del
giacimento che conterrebbe oltre un miliardo
di barili di petrolio.
Nel 1996 entrò in funzione il centro olio Monte
Alpi a Viggiano dell’AGIP, con una capacità di
trattamento di 7.500 barili al giorno di greggio
e 300.000 m3 cubi di gas, mentre nel 1999
venne autorizzato (DM 5/2/1999, a firma dei
ministri Ronchi
- Melandri) un primo
ampliamento del centro olio Monte Alpi, che
prese il nome “centro olio Val d’Agri”, esteso
a 18 ettari e progettato per trattare olio e gas
per 25 anni, con capacità di trattamento di
olio pari a 13.200 m3/giorno e 2.700.000
Nm3/g di gas su 4 linee da aggiungersi alla
linea esistente, con capacità di trattamento a
reiniezione di 3.000 m3/g di acqua di strato.
Di seguito sinteticamente se ne illustrano
caratteristiche e problematiche ambientali.
Il centro olio Val d’Agri e gli oleodotti
Nel 2011 sono state rilasciate con delibere di
giunta regionale della Basilicata due AIA
(Autorizzazione
Integrata
Ambientale)
rispettivamente del mese di marzo e maggio
2011.
Con la prima deliberazione della giunta
regionale della Basilicata (la n.313 del
11/3/2011) si autorizza il trattamento di olio
portandolo a 16.500 m3/g e autorizzando il
trattamento di 3.100.000 Sm3/g di gas.
Con la seconda deliberazione della giunta
regionale della Basilicata (la n.627 del
5/5/2011 si autorizza la quinta linea a gas con
un “ammodernamento” degli impianti non
meglio indicati nella medesima deliberazione.
All’interno del centro olio esistono sei centrali
termiche per la produzione e recupero di
calore, mentre parte dell’energia elettrica è
autoprodotta (136.195.450 KWh) il resto
acquistata da Enel. Numerosi sono i punti di
emissione dei gas a contenuto di vari gas
(torce, sfiati e punti di emissione).
Il sistema di monitoraggio del centro olio
consiste in tre sistemi: uno interno gestito
dalle compagnie minerarie e due esterne
gestite da una rete di centraline di
monitoraggio fisse dei gas e mobili per i
rumori. Un sistema questo attivato con
notevole ritardo rispetto ai tempi fissati
dall’intesa ENI - Regione Basilicata del 1998,
oggi gestito da Arpab.
L’olio grezzo proviene dai pozzi da 6 dorsali
(Grumento Nova, Caldarosa, Caldarosa, ex
Costa Molina, Volturino/Alli, Monte Alpi,
Volturino Cerro Falcone) collegate con
condutture interrate al centro olio. Esse hanno
uno sviluppo complessivo di diverse centinaia
di chilometri. L’olio trattato dall’impianto
Klaus del centro olio, ridotto della sua
componente a base di zolfo, viene immesso
nell’oleodotto Viggiano – Taranto che
trasporterà anche il greggio estratto nella
concessione Gorgoglione della Total (140 Km
circa) per il trattamento presso le raffinerie e
per la vendita diretta.
A causa della sua pericolosità il centro olio è
classificato
dalla
normativa
Seveso
“suscettibile di causare incidente rilevante”.
Lo scorso anno è stato approvato dalla
Prefettura di Potenza un aggiornamento dei
Piani di Emergenza Interno ed Esterno, per i
quali vi sono ancora carenze
circa
l’informazione alla popolazione interessata da
parte degli enti titolari della sua attuazione.
Il complesso sistema di perforazione,
estrazione, trasporto e smaltimento delle
acque di strato durante gli ultimi 16 anni è
stato interessato da una sequenza di incidenti
più o meno gravi, spesso definiti dalle
compagnie minerarie “eventi”, la cui
descrizione di dettaglio è riportata sul sito
della Ola www.olambientalista.it che illustra
anche la documentazione di dettaglio, con
blow-out, perdite lungo le condotte degli
oleodotti, durante le fasi di perforazioni,
cedimenti di camiciature dei pozzi, emissioni
di gas e liquidi del centro olio, contaminazioni
avvenute nelle fasi di trasporto del greggio e
lungo le condotte di reiniezione ed altro
ancora. Una sequenza di effetti collaterali
spesso poco noti ma che hanno avuto ed hanno
una grande rilevanza in termini di impatti
ambientali.
3
PETROLIO IN VAL D’AGRI LA PAROLA ALL’INFORMAZIONE
( Documento finale esteso)
Un archivio di grande interesse questo, per chi
voglia approfondire e definire del i danni nel
tempo
provocati
dallo
sfruttamento
petrolifero.
I vecchi e nuovi pozzi di petrolio in Val
d’Agri
Oggetto della recente trattativa “segreta” con
gli amministratori locali, sono i nuovi pozzi
previsti nella variazione del programma
approvato dal MISE (Ministero Sviluppo
Economico) all’ENI nel 2012. E’ previsto il
raddoppio dei pozzi, passando dagli attuali 25
pozzi produttivi allacciati al centro olio, a
quasi 50, realizzando nuove postazioni,
riperforando nuovi pozzi sulle postazioni
esistenti nell’ambito dell’attività di “work
over e side track” con pozzi orizzontali (in Val
d’Agri i pozzi orizzontali – horizontal drilling,
sono oltre i 2/3 del totale) ed usando la
tecnica
dell’acidificazione,
con
acido
cloridrico ed altre sostanze potenzialmente
inquinanti (in letteratura mineraria è attestata
l’uso di queste metodiche in diversi documenti
tecnici riferiti alla Val d’Agri)

La situazione dei nuovi pozzi sono le
seguenti:
 Pozzo Pergola 1: per questo nuovo pozzo

esplorativo ancora da realizzare, la Regione
ha annullato, in modo poco chiaro, la
procedura VIA attivata per la messa in
produzione, mentre il comune di Marsico
Nuovo ha autorizzato la strada di accesso
necessaria per il trasporto del greggio in
autobotte, dopo la sospensione dell’iter di
autorizzazione dell’oleodotto, senza che
sarebbero state rilasciate autorizzazioni
ambientali (del Parco, Autorità di Bacino del
Sele). L’Arpab ha posizionato tre piezometri
nel luogo prescelto, ricco di sorgenti ed
utilizzato per il pascolo, per misurare la
qualità delle acque prima, durante e dopo la
perforazione. L’Autorità interregionale del
Sele non ha concesso l’autorizzazione ragion
per cui al momento i lavori per la nuova
postazione sono fermi. Il pozzo Pergola 1 si
trova su falde idriche, a monte della grotta
di origine carsica Castel di Lepre, la più
lunga ed importante della Basilicata,
attraversata da un fiume sotterraneo. Su
questo pozzo vi è stata la contestazione dei
comitati e della popolazione durante un
incontro pubblico convocato a Marsico Nuovo
alla presenza del presidente della Regione
ed i rappresentati Eni. Di recente, il 12
settembre 2014, il comune ha autorizzato
con proprio permesso a costruire, la
postazione-sonda per la perforazione del
pozzo.
Pozzi Caldarosa 2 e 3: sono previsti nel
comune di Calvello dopo la delocalizzazione
del pozzo Caldarosa 1DIR, che si trova nel
parco Nazionale dell’Appennino Lucano, per
non incorrere in procedura di infrazione di
norme comunitarie. La nuova piattaforma



Caldarosa 2 – 3 si trova nella fascia di
rispetto dei Siti di Importanza Comunitaria.
Su questi pozzi la Ola e l’Associazione
Articolo 9, assieme ai produttori ed
allevatori di Calvello, hanno prodotto
opposizione all’Unione Europea perchè
ubicati su aree ricche di sorgenti e bacini
idrici che potrebbero influenzare in negativo
lo stato di conservazione della biodiversità
vegetale ed animale e dei bacini idrici
sottesi. I pozzi sono attualmente bloccati
dall’Unione Europea e dal Ministero
dell’Ambiente che hanno chiesto alla
Regione
Basilicata
chiarimenti
e
controdeduzioni.
Pozzi S.Elia 1 e Cerro Falcone 7: realizzati
inizialmente su una postazione in località
Case Marinelli di Marsicovetere, oggi in
modo non chiaro, forse per una possibile
contaminazione
nell’area
prescelta
inizialmente ove è visibile la postazione di
perforazione in cemento, si vorrebbe
realizzare più a valle, nei pressi della
località Civita. In questa località il Ministero
dei BB.AA. CC, su esposto della Ola, ha
sospeso l’iter di autorizzazione regionale,
negando l’autorizzazione paesaggistica per
la presenza di siti archeologici e per
l’impatto ambientale notevole per l’area. I
due pozzi si trovano nell’area di ricarica del
torrente Molinara e altri torrenti, corsi
d’acqua e sorgenti tributari del fiume Agri.
Pozzi Enoc 6 e 7: si trovano all’interno del
centro abitato di Viggiano, nei pressi della
località “Papa Giovanni”, luogo storico ove si
tiene la processione della Madonna Nera
protettrice di Viggiano e della Basilicata e
sito ove sostò in preghiera Papa Giovanni
Paolo II nella sua vista pastorale in
Basilicata. Proprio in questa località ENI ha
ottenuto le autorizzazioni regionali, mentre
il Comune ha espresso forte contrarietà a
tale scelta.
Pozzo Serra del Monte di Montemurro: il
sito prescelto non è stato ancora reso noto.
Si troverebbe a nord ovest del centro abitato
di Montemurro. Per la localizzazione della
nuova postazione si starebbero effettuando
rilievi geologici, mentre vi sarebbero stati,
secondo fonti locali, contatti con la
precedente amministrazione comunale per la
scelta del sito.
Pozzo di rienezione Monte Alpi 9Or: si
trova del comune di Grumento Nova. La
precedente
amministrazione con
l’ex
sindaco Vincenzo Vertunni hanno negato
l’autorizzazione, applicando il “principio di
precauzione” perchè il pozzo di rienezione,
in base ad un Decreto Ministeriale LL.PP.,
non è realizzabile in zona ad elevato rischio
sismico. La Regione ha già autorizzato la
reiniezione in base alla VIA regionale, per la
Ola carente dei presupposti di studi ed
approfondimenti idro-geologici e sismici
necessari, si troverebbe inoltre su faglie
sismogenetiche attive, vicino alla diga del
Pertusillo e sul paleo alveo del fiume Agri.
Per questo pozzo sono forti le pressioni
sull’amministrazione comunale grumentina,

anche se l’attuale sindaco, Antonio
Imperatrice, nel corso di un incontro in
contrada Vigne di Viggiano, ha recentemente
confermato la posizione contraria del suo
comune. Questo pozzo è invece ritenuto
strategico dalle compagnie petrolifere per
consentire lo sversamento dei reflui
petroliferi attualmente iniettati nel
pozzo Costa Molina 2 di Montemurro
(Montemurro è il comune natale dell’attuale
presidente del Consiglio Regionale, Piero
Lacorazza) e in Val d’Agri. Il pozzo Costa
Molina 2 presenta problematiche gravi di
contaminazione lungo la condotta di
collegamento con il centro olio e nell’area di
influenza dello stesso e nei pressi dei valloni
a ridosso del Lago Pertusillo. Nel corso dello
sfruttamento
del
giacimento
della
concessione Val d’Agri, ormai giunto ad oltre
15 anni, sarebbero infatti aumentate la
quantità di G.O.T., Gas Oil Ratio, associato
al petrolio (Fonte ENI) e di acqua di strato,
ovvero acqua del fondo del giacimento
“pescata” durante l’ estrazione del greggio.
Tale situazione indurrebbe ENI a realizzare
nuovi pozzi per ottimizzare ed incrementare
la produzione di olio e gas sfruttabile
commercialmente con costi di lavorazione
compatibili con gli elevati costi di
smaltimento dei reflui stimati in diverse
decine di milioni di euro.
Problematiche relative alla salvaguardia del
bene acqua
Un “doppio filo”(petrolio - acqua) lega la Val
d’Agri alla vicina città di Taranto e alla
regione Puglia. La vulnerabilità degli acquiferi
di superficie e di profondità della Val d’Agri
(sistemi idrici di superficie ed aree di ricarica
delle sorgenti) è influenzata dalle attività
antropiche ed in specifico di quelle
petrolifere.
Rappresenta
una
delle
problematiche centrali in prospettiva del
raddoppio delle estrazioni di petrolio, ove si
consideri che all’interno del territorio della
concessione Val d’Agri ricadono sorgenti
importanti per il territorio regionale e quello
interregionale per l’approviggionamento idrico
anche della vicina Puglia, con oltre 4 milioni di
utenze servite ed aree agricole che utilizzano
l’acqua della Val d’Agri, aprendo un fronte in
relazione alle azioni di contrasto ad un
possibile “ecocidio” sul quale è al lavoro un
apposito gruppo di lavoro a livello europeo che
ha richiesto alla Ola una collaborazione in tal
senso.
Le infrastrutture petrolifere e le lavorazioni e
trasporto del greggio (centro olio, pozzi di
estrazione, reiniezione, oleodotti e reti di
rienezione) insistono su un delicato sistema
idrico. Sono già presenti criticità che
coinvolgono il delicato equilibrio del sistema
circolazione
dell’acqua
(Pertusillo,
Montemurro, Calvello, Marsico Nuovo,etc) con
la presenza dell’acquedotto dell’Agri che serve
una popolazione di oltre 30mila abitanti, 14
4
PETROLIO IN VAL D’AGRI LA PAROLA ALL’INFORMAZIONE
( Documento finale esteso)
paesi e tre frazioni attualmente ancora privo
di monitoraggio costante delle acque, bene di
interesse strategico, non solo per lo sviluppo
locale, ma anche per il mantenimento della
vita e delle biocenosi vegetali ed animali, a
rischio
per
l’impattante
sfruttamento
antropico soprattutto petrolifero.
PETROLIO E AGRICOLTURA
Contributo conoscitivo del Dott. Terenzio Bove - dottore
agronomo
(ex presidente del consorzio per la tutela dei fagioli di Sarconi
(dal 2003 al 2011) e presidente dell’AIAB Basilicata (dal 2004
al 2010) e vice presidente nazionale del consorzio di
commercializzazione garanzia (AIAB)
L'Agricoltura lucana è sempre più in crisi. I
problemi dell’agricoltura degli ultimi anni sono
sotto gli occhi di tutti. Oltre 24 mila aziende
agricole lucane nell’arco di dieci anni
chiudono i battenti (31,9%)1 con punte di circa
il 60% nell’area della Val d’Agri e 25 mila
ettari in meno di superficie coltivata in dieci
anni. I dati Istat relativi all'ultimo
Censimento agricolo non possono passare
inosservati: è necessaria una riflessione per la
politica regionale e per molti rappresentanti
del settore.
A farne le spese soprattutto le piccole e medie
aziende della montagna potentina e della
collina materana che non hanno le difese
economiche necessarie per tutelarsi dalla crisi
economica e da regole di mercato che sono
fatte per i grandi e non per i piccoli. Eppure
sono proprio le piccole aziende che si
difendono a denti stretti dalla crisi e
producono in nome della qualità, della difesa
del territorio, delle piccole economie locali e
che contribuiscono a tenere in vita i piccoli
comuni montani e le aree rurali. È in queste
aree che l’agricoltura ancora ricopre
un’importante funzione sociale.
La principale dinamica strutturale che emerge
dai risultati censuari è quella della
ricomposizione fondiaria. Il fenomeno riguarda
l’intero territorio della Regione, anche se in
misura diversificata. Analizzando i dati per
provincia emerge che la perdita maggiore di
aziende si registrano nella Provincia di Potenza
con oltre 20 mila in meno (-41%) rispetto alla
provincia di Matera dove hanno cessato
l’attività 3.733 aziende (-14,9%). In compenso
le aziende della Provincia di Potenza si sono
allineate agli standard di superficie agricola
utilizzata, facendo registrare un valore medio
di oltre 10 ettari nel 2010 rispetto ai 6,29 del
2000.
Crisi del settore Agricolo e petrolio in Val
d’Agri
Sembra persino superfluo sottolineare come
tale contesto di grave difficoltà abbia
determinato ricadute negative anche in ambito
locale (l’economia della Basilicata) e
settoriale (l’agricoltura).
Allo stesso tempo, insistere sulla crisi
economico-finanziaria rischia di generare più
di un’illusione ottica. La retorica della crisi,
infatti, sembra aver fatto dimenticare che le
difficoltà in cui le nostre economie regionali
versano non sono la conseguenza di una fase
congiunturale molto negativa, che viene da
fuori e rispetto a cui poche sono le nostre
responsabilità e la nostra capacità di azione.
Sono, piuttosto, la conseguenza di debolezze
strutturali di lungo o persino lunghissimo
periodo che la crisi non ha fatto altro che
acuire ed evidenziare, ma che erano già attive
da tempo.
Alla data del 24 ottobre 2010 sono risultate
attive in Basilicata 51.756 aziende agricole e
zootecniche (-32,0% rispetto al 2000) con una
dimensione media di 10,03 ettari di Superficie
Agricola Utilizzata (SAU) (+41,9%). La SAU
complessiva regionale è pari a 519.127 di
ettari (51,9 % del territorio regionale, in
diminuzione del 3,4% rispetto al 2000), mentre
la Superficie Totale (SAT) afferente le aziende
agricole è pari a 654.958 ettari (-6,5%).
In particolare, nei 10 comuni dell’Alta Val
d’Agri, la situazione si discosta dai dati medi
regionali. In particolare le aziende, in numero,
si sono ridotte del 59,38% e la SAU di 4.003 ha
(-16,13%). Valori quasi doppi rispetto ai dati
regionali per quanto riguarda il numero mentre
cinque volte maggiore per la SAU.
Disaggregando i dati e analizzandoli per singoli
comuni, risulta che le perdite maggiori di
aziende si sono registrate a Sarconi (-77,93%),
Tramutola (-75,75%), Marsiconuovo (-69,51%) e
Moliterno (-68,59%), mentre perdite più
contenute si sono registrate nel comune di
Viggiano. Dal punto di vista della redditività
delle coltivazioni, riferendosi ad alcune delle
più importanti colture per la zona: il fagiolo e
la vite, per la prima quando si vendono, i
prezzi dei fagioli sono "sottozero".
Quando a un'annata buona segue una cattiva, i
debiti di estinguono; quando si seguono due
cattive o mediocri, i debiti si sommano, e non
resta altra liberazione che andarsene in
"America"...(dal libro: Sognando la California).
Le vigne di Viggiano (località nei pressi del
centro olio Val d’Agri), molto più estese in
passato quando non si era avuta la forte
petrolizzazione, sono oggi ridotte assai di
superficie e producono ben poco. Sono in pura
perdita, se si eccettuano quelle più "grandi"
che producono, e imbottigliano, con il marchio
Doc.
Negli ultimi anni si sta intensificando
un’attività di tipo industriale legata alle
estrazioni di petrolio, che di fatto sta
innescando un processo di evoluzione
dell’economia, non più legata alle produzioni
del suolo, ma, appunto, del sottosuolo,
costringendo un settore produttivo, quello
agricolo, ad adeguarsi ad un nuovo stereotipo
in grado di ridare all’agricoltura stessa un
ruolo strategico, nell’ottica dell’attività
multifunzionale cruciale per la coesione e la
competitività territoriale.
Anche il mercato fondiario della zona è stato
caratterizzato
da
«un’attività
di
compravendita ridotta» oltre che da una vera
e propria corsa al terreno in affitto o in
comodato d’uso. In Val d’Agri, le vendite delle
terre agricole (ovviamente parliamo di terreni
da destinare ad attività agricole e quindi di
una certa consistenza) sono meno frequenti
che
in
passato.
La
scarsezza
delle
contrattazioni dipende dalla scarsezza o
mancanza di compratori. I venditori, anche per
altre motivazioni scaturite dal periodo
"infelice", non mancherebbero per quanto sia
da ritenere che davanti al probabile
acquirente non si avanzino pretese che non
trovano giustificazione né in relazione alle
rendite, né al valore intrinseco delle terre.
Inoltre, va rilevato come l’espansione delle
aree
urbane,
industriali,
artigiane
e
commerciali, avvenuta nel corso degli anni,
abbia generato un’ulteriore diversificazione
del mercato della terra, influenzandone, ad
ogni modo, il comportamento.
Appare evidente, quindi, che le diverse
funzioni di domanda dei vari operatori di
mercato, per un verso, e le differenti
combinazioni degli elementi caratterizzanti il
bene terra, per l’altro, rispettivamente fanno
si che il mercato fondiario sia segmentato e a
dimensione locale In altre parole, il valore
della terra è scemato, senza alcun dubbio,
negli ultimi 10 anni, causa anche del calo delle
costruzioni. I terreni periurbani (di piccole
dimensioni) in prossimità dei centri abitati
trovano ancora un certo interesse nel
compratore, ma solo per coloro che hanno
soldi disponibili e sperano di fare un
investimento per il futuro.
Altro settore importante è l’agricoltura
biologica. Tale metodo di produzione riveste
una rilevanza di primo piano: da produzione di
nicchia è arrivata a conquistare quote
significative della fase produttiva e fasce
sempre più ampie del mercato agroalimentare.
Le aziende con produzione biologica, ma
anche quelle con produzioni certificate DOP
(Denominazione di Origine Protetta) e/o IGP
(Indicazione Geografica Protetta), sono di
particolare
importanza
sia
perché
contribuiscono alla diffusione di forme di
conduzione di terreni e di allevamenti
compatibili con la tutela dell’ambiente, del
suolo e della diversità genetica, sia perché
consentono di promuovere la migliore qualità
dei prodotti.
Se si prendono a riferimento i dati dell’ultimo
censimento generale dell’agricoltura, si nota
come la SAU media delle aziende biologiche
italiane si attesti sui 18 ettari, contro i 7,9
della SAU media di tutte le aziende censite.
Anche a livello regionale si sono registrati
incrementi notevoli sia in numero di aziende
che di SAU. Nel periodo 2005-2008 erano oltre
5 mila aziende e 115 mila ettari di superficie.
Dati questi che decretavano la Basilicata la
regione più biologica d’Italia.
Sulla crescita del numero delle aziende iscritte
all'Albo Regionale degli Operatori Biologici
registrata negli anni scorsi, molto hanno inciso
le politiche di sviluppo rurale messe in atto
dalla Regione favorita anche dalla notevole
propensione alle produzioni biologiche, data la
5
PETROLIO IN VAL D’AGRI LA PAROLA ALL’INFORMAZIONE
( Documento finale esteso)
bassa concentrazione di aree urbane ed
industriali, la massiccia presenza di aree
protette che potrebbero essere destinate
interamente
al
biologico,
la
grande
disponibilità di risorse naturali, la molteplicità
di indirizzi produttivi negli ambienti più
disparati e la buona presenza di addetti
all'agricoltura
unitamente
alle
attività
turistiche, agrituristiche e culturali che si
svolgono sul territorio regionale.
Negli ultimi anni, però, le aziende iniziano a
diminuire: incertezza e sfiducia dominano le
prospettive a breve, su cui pesano molteplici
fattori negativi, tra tutti perdita della
competitività, difficoltà da parte delle
imprese di accedere al credito per
investimenti ed innovazioni e diminuzione dei
consumi interni oltre all’instabilità e alle
minacce che arrivano dalla eccessiva
“petrolizzazione” dell’intera regione.
In conclusione, i dati relativi alla Val d’agri si
possono così sintetizzare:
Riduzione delle aziende agricole in Val
d’Agri
Al 1998, anno dell’accordo di programma ENI Regione, le aziende agricole condotte da
imprenditori agricoli o coltivatori diretti e
iscritte alla camera di commercio, in Val
d’Agri erano 1340 mentre nel 2012 risultano
essere 767 (il 25,7% di tutte le partite IVA di
tutte le attività produttive dei 10 comuni che
ammontano 2984) con una perdita di 573
aziende (-43%). Da notare che questo numero
da solo risulta da contraccolpo negativo sul
saldo occupazionale rispetto ai 430 posti
(nuovi) di lavoro prodotti dall’affare petrolio.
Infine un ultimo risultato:
Considerando il numero di aziende in valore
assoluto e rapportato al numero di abitanti, i
comuni dove si registra un maggior numero di
aziende sono Viggiano e Grumento Nova. Oltre
al fatto che sono i comuni che per estensione
risultano essere tra i più grandi, è facile
intuire che i comuni suddetti sono quelli che
per primi hanno beneficiato delle royalties del
petrolio e che, nel corso del decennio scorso,
hanno incentivato, con diverse azioni, le
attività agricole, garantendo alle aziende
somme
necessarie
per
l’adeguamento
strutturale e/o all’acquisto di macchine ed
attrezzature necessarie per ridurre i costi e
aumentare la competitività, ma che nei
prossimi anni, vista la scadenza degli impegni
da parte degli agricoltori beneficiari a non
alienare i beni e a non cessare l’attività (5 o
10 anni), si potrebbe, nei prossimi anni,
registrare un netto calo del numero di
aziende.
Riduzione delle aziende agricole biologiche
Specificatamente alla Valle dell’Agri il numero
di aziende è passato da 92 del 2005 a 13 del
2012 come riportato nella tabella seguente
con riduzioni in tutti e 10 i comuni della Val
d’Agri ma più pronunciate in alcuni comuni
(Grumento
Nova,
meno
12
aziende;
Montemurro, meno 24; Viggiano, meno 14
aziende).
VIVIBILITA’ IN VAL D’AGRI E INTORNO AL
COVA
(Onda Rosa Viggiano)Sono ancora senza
risposta, le domande poste alle Istituzioni anni
fa dalle donne e le mamme abitanti intorno al
COVA. Domande relative a:
Salute: quando a distanza di ormai 20 anni
dalla nascita del COVA (1994) ancora le
Istituzioni non sono state capaci di dar vita ad
un monitoraggio sanitario sulla popolazione
locale, mentre ad ogni “non incidente” tutti
gli amministratori, dal sindaco alla Regione,
passando per l’ARPAB dicono sempre che è
TUTTAPOSTO;
Ambiente: quando il monitoraggio ambientale
fa ancora acqua da tutte le parti ed i pochi
dati visibili al pubblico, a dispetto del
“TUTTAPOSTISMO ISTITUZIONALE”, ci parlano
per esempio di una qualità dell’aria in cui, a
parte gli inquinanti normati, quelli invece
tipici delle estrazioni petrolifere (e non più
normati quali idrogeno solforato ed idrocarburi
non metano) raggiungono nell’area valori
elevatissimi (per gli idrocarburi non metano
per esempio superiori anche di circa 20 volte il
vecchio limite di legge). (*)
Acqua: quando si rischia di perdere per
possibile inquinamento un bene così prezioso
come l'acqua e si regala l’equivalente di
mezza diga di acqua buona del Pertusillo ogni
anno per estrarre i circa 85.000 barili di
petrolio attualmente dichiarati, mentre
osserviamo affiorare nei dintorni del COVA e
del pozzo di reiniezione acqua rossastra e
maleodorante di origine non identificata.
Verità: quando ad ogni incidente chiamato
“evento” (ne abbiamo contati oltre 40 solo
negli ultimi 7 anni circa 1 ogni 50 giorni!), in
cui assistiamo impotenti a fiammate altissime,
boati, scosse del terreno e delle case
assistiamo inermi alla sfilata del TUTTAPOSTO
istituzionale. Quando, tra un “non incidente”
e l’altro, la nostra vita quotidiana è immersa
costantemente in un’aria maleodorante ed è
accompagnata dal cupo rumore del COVA,
mentre
le Istituzioni (salvo recentissime
eccezioni) sembrano dalla parte dell’ENI
piuttosto che da quella della popolazione e
non abbiamo risposte quasi fossimo delle
visionarie o pazze.
Sicurezza: quando assistiamo impotenti ed
indifesi ad incredibili boati seguiti da
fiammate altissime e violente vibrazioni che,
se non ignorati, sono stati liquidati come “
eventi” dall’ENI e dalle autorità competenti, e
tutto ciò accade nell’indifferenza totale di un
Piano di Emergenza Esterno che è solo un
pieghevole che non sappiamo più dove
abbiamo messo, perché come cittadini non
siamo mai stati coinvolti né nella sua
realizzazione né in esercitazioni, né in
informazioni su quanto accade, benché più
volte richiesto ufficialmente. Lavoro: quando
le logiche economiche di sfruttamento
prevalgano sulla tutela di un territorio, sulla
qualità della vita e sulla salute dei suoi
abitanti. Quando l’economia dell’area e la
speranza di lavoro, vero bisogno di tanti,
troppi, è affidata alle attività petrolifere ed
all’indotto compromettendo seriamente le
altre attività, che sono invece tipiche del
nostro ambiente, dal turismo all’agricoltura.
Quando assistiamo inermi ad ulteriori
scellerati progetti di espansione di tali attività
che prevedono tra l’altro il raddoppio del
COVA.
Risarcimenti: quando amministratori e
politici non sono stati capaci di darci ciò che
ci spetta di diritto e non per elemosina,
quando al posto dei risarcimenti promessi un
tempo permettono che ENI compri la nostra
terra, le nostre case, le nostre vigne, i nostri
orti … il nostro silenzio, la nostra dignità,
quando
preferiscono
per
noi
la
“delocalizzazione”… piuttosto che una vita
dignitosa nella NOSTRA terra.
(*) A tale proposito grafici e tabelle, per gli
anni 2013 e 2014, (visibili anche sui poster
diffusi) dei dati di inquinanti delle 5
centraline presenti nell’area del Centro Olio
Val d’Agri (COVA), rilevati dalle mamme e
donne che fanno riferimento ad Onda Rosa dal
sito dell’Osservatorio Ambientale della Val
d’Agri ed elaborati, per quanto riguarda due
inquinanti non normati a livello nazionale,
idrogeno solforato e idrocarburi non metano
(questi ultimi non più normati a partire da
2010…non si sa per interesse di chi…) ma
tipici dell’industria petrolifera.
Si fa notare che, se in Basilicata fossero in
vigore i limiti presenti nella regione siciliana
per l’area petrolifera del Mela, ed il nostro
PEE (Piano di Emergenza Esterno) per l’area
circostante in Centro Olio fosse ad essi legato,
come più volte da noi ufficialmente
richiesto anche alla prefettura (come
avvenuto anche nel corso delle osservazioni
all’ultimo aggiornamento del PEE, scaduto da
un anno mezzo e non ancora aggiornato…), il
PEE sarebbe scattato in moltissimi giorni
dell’anno , PER LA SICUREZZA DEI CITTADINI
abitanti nell’area e in tutta la valle.
SITUAZIONE SANITARIA
(Laboratorio per Viggiano)
La situazione sanitaria della nostra regione, a
guardare i dati degli ultimi 20 anni, sembra
legata
anche
a
quella
dell'inquinamento
ambientale;
anzi
e'
indissolubilmente
derivante da essa. Lo abbiamo dimostrato gia'
6
PETROLIO IN VAL D’AGRI LA PAROLA ALL’INFORMAZIONE
( Documento finale esteso)
da qualche anno, quando presentammo in
compagnie; insomma in una sola parola:
auspicabile e sensato, fermare le estrazioni ai
anteprima, uno studio dell'AIRTUM del 2008,
dove si evidenziava la repentina ascesa del
sostenibilità.
livelli attuali onde evitare un peggioramento
oltre che della qualità delle matrici ambientali
numero assoluto dei tumori, pur essendo, la
E' questa "sostenibilità estrattiva" della Val
ormai deturpate della Valle, ma anche e
nostra,
criticita'
d'Agri che viene ad essere inficiata dal solo
soprattutto ad una drastica riduzione della
ambientali poiché sprovvista di un apparato
fatto che essa lo è già nelle condizioni attuali,
qualità e dell'aspettativa di vita dei suoi
industriale vero e proprio.
cioè
abitanti.
una
regione
con
poche
con
una
capacità
estrattiva
e
di
lavorazione di 85.000 barili/giorno.
In ogni modo una situazione di questo genere
Questi principi abbiamo difeso, questi obiettivi
andrebbe indagata a fondo, soprattutto se si
tiene conto del fatto che l'unico studio
In questi giorni l'OMS celebra a Ginevra una sua
epidemiologico effettuato sul campo, rimane
allarmanti che arrivano da tutto il pianeta e
quello del Consorzio Mario Negri Sud del 2000,
che accreditano all'inquinamento ambientale
peraltro
un 13% di tutte le morti, pari ad oltre 7 milioni
commissionato
dalla
Regione
Basilicata stessa. In quello studio veniva
perfettamente
e
lucidamente
evidenziato
come, già da allora in Val d'Agri, vi era una
triplicazione delle malattie cardiorespiratorie
ed un raddoppio di quelle tumorali; in una
regione che, fondamentalmente, rimaneva
organizzata
con
un
sistema
economico
prettamente agricolo. In tutti questi anni, le
amministrazioni
regionali
che
si
sono
succedute, sembrano aver perso l'attenzione
che
hanno
vaccinazioni
rivolto,
come
ad
fonte
esempio
di
alle
prevenzione
primaria delle malattie; le mutate condizioni
economiche
portate
dalle
estrazioni
petrolifere, hanno fatto perdere di vista
quanto importante sia non solo il principio
della prevenzione primaria ma anche quello di
precauzione (sancito dalla Comunità Europea)
ma che sembra dimenticato dalla Basilicata.
E' fuori ogni dubbio che in una regione come la
nostra permangano alcune criticita' rilevanti:
l'attuale mancata attivazione del Registro
Tumori,
l'assenza
di
studi
epidemiologici
specialmente nelle aree sottoposte ad una
forte pressione inquinante ed un serio
programma di limitazioni autorizzative che
debba necessariamente provenire dalla reale
"eco sostenibilità " dei progetti industriali.
sessione importante dove discuterà dei dati
di persone/anno.
A questo proposito non possiamo fare a meno
di citare il fatto che quello che non è stato
programmato dalle istituzioni regionali è stato
realizzato con grande fatica dai consigli
comunali di Viggiano e Grumento Nova, i quali,
impiegando fondi provenienti proprio dalle
royalties
petrolifere,
hanno
ritenuto
di
impiegarle per uno scopo utile per le rispettive
comunità, dando vita alla V.I.S. (valutazione di
impatto sanitario) che darà i suoi primi
risultati già entro il primo anno; un'indagine
terza, scientifica, autorevole (coinvolti il
Consiglio Nazionale delle Ricerche e l'Istituto
Superiore
di
coinvolgerà
Sanità)
che
direttamente
informerà
i
cittadini,
e
sia
nell'ambito della valutazione biologica dei
possibili effetti dell'inquinamento sulla salute
ma anche nella comprensione degli effetti
socio-economici delle estrazioni.
Questa, secondo noi, è la cornice entro la
quale
dovrebbe
responsabilità
di
muoversi
chi
autorizzare
ha
la
ulteriori
ampliamenti del Centro Oli: ulteriori ed
improbabili trivellazioni di un territorio, quale
quello della Val d'Agri, che sta dando tanto,
forse troppo anche per le sue possibilità,
all'economia della nazione e che sta pagando a
L'aumento rilevante di alcuni tumori, collegati
caro prezzo, non sono sostenibili sia in termini
con l'esposizione cronica ad alcuni inquinanti
di salute dei suoi abitanti ma anche in termini
emessi con la lavorazione di idrocarburi, se da
di
un lato non può spiegare da sola l'aumento in
toto di essi; dall'altro deve far riflettere sulle
peculiarità: agricoltura e zootecnia di qualità,
possibili conseguenze sullo stato di salute dei
fin dei conti è quella che ci permette ancora
cittadini
di vivere e di esistere su questo nostro amato
della
Val
d'Agri
un
aumento
spropositato delle estrazioni, soprattutto alla
luce delle ultime autorizzazioni concesse alle
porteremo avanti, ora e sempre!
impoverimento
inesorabile
delle
sue
bellezze naturali e soprattutto acqua; che in
pianeta.
Concludiamo
situazione
affermando
come
questa,
che,
è
in
una
preferibile,
DEMOCRAZIA , RESPONSABILITA’ e LEGALITA’
(Libera Basilicata)
Dopo l’incontro del 4 giugno a Potenza tra la
ministra Guidi e le Regioni interessate alle
estrazioni petrolifere, ed i successivi incontri
romani,
per
rinegoziare
royalties
e
risarcimenti ambientali, legati ad un previsto
considerevole aumento delle perforazioni in
Italia ed in particolare nella nostra regione, la
Basilicata continua ad essere al centro
dell’interesse nazionale ed europeo per lo
sfruttamento delle risorse di gas e petrolio.
Il momento è quanto mai delicato, anche in
considerazione del fatto il Governo intende
modificare il titolo V della nostra Costituzione
per avocare allo Stato ogni decisione in
materia di energia, ambiente e salute,
escludendo così Regioni e cittadini da qualsiasi
possibilità di partecipazione: se la Basilicata
venisse dichiarata "sito di importanza
strategica", qualunque decisione verrebbe
assunta sulla testa dei cittadini e delle stesse
istituzioni locali.
Associazioni come Libera Basilicata, con il suo
presidio della Val d'Agri, ha intessuto relazioni
di ascolto e interlocuzione istituzionale,
consolidando sempre di più l'idea che, in una
reale democrazia, non si dovrebbe mai
prescindere dai problemi, dalle sofferenze,
dalle idee e dalle proposte dei cittadini dei
territori interessati.
Accanto a ciò, Libera Basilicata si è fatta
promotrice di esposti- e di lettere alle
Istituzioni competenti
per denunciare,
attraverso
documenti
e
testimonianze,
situazioni di possibile illegalità e di
inquinamento di acqua ed aria intorno al
Centro Olio di Viggiano.
Riteniamo che su queste vicende non vi
debbano essere esitazioni, è in gioco la
democrazia e la vita nella sua accezione più
ampia. Non si può più attendere!
Siamo convinti inoltre che un modello
energetico basato sull'estrazione massiccia di
combustibili fossili sia miope e suicida: la
pubblicazione del terzo volume del Quinto
Rapporto
di
Valutazione
dell'
Intergovernmental Panel on Climate Change
(IPCC), ad opera del Working Group III, il più
atteso, dibattuto e minuzioso compendio delle
conoscenze scientifiche, sociali ed economiche
7
PETROLIO IN VAL D’AGRI LA PAROLA ALL’INFORMAZIONE
( Documento finale esteso)
faccia chiarezza una volta per tutte sui
cambiamenti climatici e sui loro effetti.
Oggi tutti possiamo dire che i cambiamenti
climatici rappresentano una minaccia per
l'ecosistema naturale e quindi per l'umanità,
la quale passa ufficialmente da spettatore a
vittima e carnefice di se stessa. Per citare
qualche
esempio,
basti
pensare
all'indiscriminato sfruttamento delle risorse di
acqua dolce che, in aggiunta all'aumento nella
frequenza e nella durata dei periodi di siccità,
rappresenta un rischio per diverse regioni
africane, europee, asiatiche e centro-sud
americane.
Per la prima volta, si parla chiaramente di
vulnerabilità dei sistemi umani che dovrà
essere trattata di concerto ad altri fattori
sociali di rischio, tra cui l'allargamento della
forbice
economica,
l'acuirsi
delle
disuguaglianze
sociali,
un'urbanizzazione
spesso sfrenata e disattenta alle esigenze dei
cittadini e del sistema naturale, il previsto
aumento della densità abitativa nei nuclei
urbani e i conseguenti conflitti per le risorse
che ne conseguiranno. Le regioni del mondo
più povere, le classi sociali meno abbienti, le
persone discriminate per motivi sociali
risultano tipicamente più vulnerabili e meno
capaci di sviluppare adeguate risposte di
adattamento.
Oggi dobbiamo richiedere con forza politiche
energetiche che mirino a sospendere
l'utilizzo delle fonti fossili smettendo di
investire su di esse! Dobbiamo avviarci con
risolutezza
verso
l'eliminazione
dei
combustibili fossili e verso una fase di
emissioni di CO2 vicine allo zero. Il settore
dell'energia è la più grande fonte di emissioni
ed è proprio là che una trasformazione
radicale è necessaria. Risparmio, efficienza
energetica, energia rinnovabile sono le parolechiave per un nuovo modello energetico che
porterebbe con sé moltissimi benefici:
ambiente, salute e lavoro, un lavoro pulito,
sano, utile al benessere della collettività.
Non c'è più tempo per le incertezze e le
sottovalutazioni. Possiamo dire che è
ufficialmente giunta al termine l'epoca in cui
potevano essere concesse deroghe ad
un'azione immediata contro gli impatti dei
cambiamenti climatici. E' ora di intervenire,
adesso!
Siamo tutti responsabili. Il cambiamento
climatico è un problema troppo grande per
essere lasciato solo nelle mani dei politici e
dei potentati economici. C'è bisogno di agire
a tutti i livelli, senza "urlare", con proposte
chiare e condivise.
I singoli individui devono sempre più
prendere il controllo della propria energia e
diventare essi stessi fattori di cambiamento.
PROPOSTE

Costituzione di un fondo regionale
finalizzato alla bonifica ed al recupero di
aree eventualmente inquinate a seguito
delle attività estrattive con il rispritino
dello stato originario dei luoghi interessati
dagli impianti e dalle tubazioni.

Trasparenza sulle acque: fonti di
approvvigionamento e di reimmis-sione
con lo stop ad ulteriori fonti di
approvigionamento e reimessione.
(Proposte in parte già elaborate in occasione
della copams e modificate secondo i contributi
degli organizzatori)
Petrolio e crisi dello sviluppo territoriale
eco-sostenibile


Sospensione di tutti gli iter di
autorizzazione di nuovi pozzi di idrocarburi
e di nuove istanze di permessi di ricerca in
Basilicata e dell’ulteriore ampliamento del
COVA con limite di lavorazione del greggio
a 85mila barili al giorno
Ridistribuzione delle royalties, non in base
ai pozzi, ma al danno quantificato con il
monitoraggio, usandole esclusivamente per
lo sviluppo dei territori ed il futuro delle
giovani generazioni.

Petrolio e crisi sanitaria

Studio
epidemiologico
indipendente
retrospettivo e prospettivo in tutti i
comuni
delle
aree
dell’industria
petrolifera, anche se privi di pozzi (punto
zero per le aree di nuova attività
minerarie ed industriale);

Petrolio e nuova legislazione regionale

Modifica della DGR della regione Basilicata
n. 1640 del 30 novembre 2012 “Adozione
delle norme tecniche e delle azioni per la
tutela della qualità dell’aria nell’area
della Val d’Agri e segnatamente nei
comuni di Viggiano e Grumento Nova”,
estendendola alle altre aree petrolifere
della regione e con abbassamento dei
limiti di emissione degli inquinanti previsti
dalla normativa nazionale e introduzione
di limiti per gli inquinanti non previsti a
livello nazionale , ma tipici dell’industria
petrolifera, anche sulla base di normative
più restrittive già presenti in altre regioni
italiane.

Metodologie di rilevamento, trasparenza e
pubblicizzazione
dei
dati
(con
potenziamento e garanzia di indipendenza
dell’Osservatorio Ambientale dell’Alta Val
d’Agri e delle altre aree petrolifere della
Regione.
Petrolio e crisi politica istituzionale

La Regione deve decidere esclusivamente
per il bene del territorio mettendosi in
ascolto delle proposte delle popolazioni
Petrolio e crisi industriale, turistica ed
agricola.

Spostamento dell' asse di sviluppo da
energie fossili a rinnovabili non speculative
per una crescita occupazionale

Zonizzazione del territorio, sulla base di
un serio monitoraggio ambientale e
sanitario per delimitare la aree in cui non
sia consentito vivere, allevare, coltivare,
anche al fine di risarcire chi è vissuto
finora in queste aree e promuovere tutto
il resto del territorio della val d’Agri e
dell’intera Basilicata ricca di bellezze
naturali e di prodotti di alta qualità per
potenziare
agricoltura
e
turismo
sostenibili.
Petrolio e crisi ambientale






Accesso alle informazioni relative ai piani
ingegneristici dei pozzi e delle strutture
petrolifere per poter esercitare controlli
tecnici ed ambientali.
Piani di emergenza comunali
Piano sicurezza partecipata
Applicazione di nuove tecnologie
Monitoraggio rigoroso ed indipendente
Studio predittivo sulla ricaduta degli
inquinanti sul territorio insistente Tempa
Rossa .
Nomina presso l’ Osservatorio Ambientale
della Val d’Agri (che deve rimanere ente
pubblico e non fondazione con l’ingresso
dei privati), di tecnici di fiducia dei
cittadini attivi sulla vicenda “petrolio”
Villa d’Agri 19 Settembre 2014
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