Terra dei fuochi: radiografia di un ecocidio

COS’È LA TERRA DEI
FUOCHI
Il termine «Terra dei Fuochi» è stato usato
per la prima volta da Legambiente nel
Rapporto Ecomafia 2003, in cui si dice che
nell’hinterland a nord di Napoli «i rifiuti, da
oltre dieci anni sono stati e sono l’industria
trainante. Ci troviamo nel triangolo Qualiano,
Villaricca, Giugliano, terre di nessuno. Uno
spicchio di Italia martoriata da discariche
abusive, dove sono stati sversati rifiuti di
ogni tipo».
In questo rapporto è descritto, inoltre, che «è
di moda bruciare i rifiuti, che sprigionano un
fumo pericolosissimo. […] Entrano in scena
di notte, appiccano il fuoco senza nessuna
i
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d
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TERRA DEI FUOCHI:
UN’AGGRESSIONE COSTANTE
Nell’ultimo quinquennio, nelle
province di Napoli e Caserta si sono
verificati quasi il 30% del totale
nazionale degli arresti per traffico e
smaltimento illecito di rifiuti (250).
Il problema legato alla presenza
dell’ecomafia sul territorio riguarda
non solo queste due province, ma
tutta la regione Campania,
stabilmente in cima ai rapporti di
Legambiente per numeri di reati
RADICI NEL PASSATO,
CONSEGUENZE NEL
FUTURO
La situazione di degrado in cui verte il nostro territorio
affonda le radici in una serie interminabile di traffici
illeciti di rifiuti in larga scala tra il Nord e il Sud Italia,
iniziati intorno alla fine degli anni ’80 del secolo
scorso.
Gli atti criminosi commessi in passato, purtroppo,
avranno delle conseguenze devastanti nel futuro,
poiché molti dei danni causati sono irreparabili.
Un esempio è la ex-Rexit, discarica ormai chiusa, le cui
oltre 800.000 tonnellate di scorie di ogni tipo e le oltre
57.000 tonnellate di percolato sono destinate a
inquinare nei prossimi anni finanche le falde idriche
dell’intero giuglianese.
Ad angosciare non sono soltanto le notizie sui territori
ormai compromessi: oltre 220 ettari, a ridosso della
i di
i R it
id
ti
it
SITUAZIONE MOLTO CRITICA
Purtroppo, il territorio circostante l’ex-Rexit
non è l’unico ad essere inquinato:
secondo una rilevazione effettuata nel 2008
dall’Arpac, l’Agenzia per l’ambiente della
Regione Campania, i siti inquinati tra le
province di Napoli e Caserta sarebbero ben
2.001.
Sempre nello stesso territorio, nel 2009, il
Commissario per le bonifiche ha messo nero
su bianco l’esistenza di 1.122 aree avvelenate
da smaltimenti illegali in 70 Comuni.
LENTI MIGLIORAMENTI
Le istituzioni, che hanno iniziato di recente a
mobilitarsi, hanno dimostrato che possono fare
molto per migliorare la situazione.
Si è riscontrato, infatti, un calo quasi del 40% del
numero di incendi dolosi di rifiuti tra il primi otto
mesi del 2013 rispetto a quelli dello stesso periodo
dell’anno precedente.
Tuttavia, i roghi di rifiuti, materiali plastici, scarti di
lavorazione del pellame, stracci nella Terra dei
Fuochi dal 1/01/2012 al 31/08/2013, sono stati ben
6.034 roghi, di cui 3.049 in provincia di Napoli e 2.085
in quella di Caserta (indagine dei Vigili del fuoco su
REATI NEL CICLO DEI RIFIUTIPROVINCE DI NAPOLI E CASERTA
PERIODO 2008-2012
Persone
Persone
Denunciate Arrestate
2068 2246
Sequestri
Effettuati
205
Percentuale Percentuale Percentuale
sul Totale in sul Totale in sul Totale in
Italia
Italia
Italia
8,1% 7,8% 29,2%
INCHIESTE PER TRAFFICO ILLEGALE DI
RIFIUTI
(ART.260 CODICE DELL’AMBIENTE) NELLE
PROVINCE DI NAPOLI E CASERTA (2008-2012)
PROBLEMI NON SOLO PER
L’AMBIENTE
L’Istituto Superiore di Sanità da questi
numeri ha constatato che c’è in corso un vero
e proprio ecocidio: i continui smaltimenti
illegali di rifiuti hanno un nesso strettissimo
con l’aumento di varie patologie tumorali. Ed
è proprio negli otto comuni con il maggior
numero di discariche che si registrano i
picchi maggiori. Con queste attività illegali
non si è arricchita solo la camorra, ma anche
altre organizzazioni criminali: le inchieste che
sono state condotte hanno permesso di
smascherare molte di queste, che riuscivano
a trasportare tonnellate di rifiuti, avvelenando
i terreni a danno di intere comunità.
SI INIZIA AD AGIRE
Dopo anni di indagini, inchieste e denunce da
parte di associazioni (prima fra tutte
Legambiente), di parroci coraggiosi e comitati
cittadini, le istituzioni hanno iniziato a
prendere provvedimenti seri. Un esempio è la
stesura, avvenuta lo scorso 11 Luglio, del
«Patto per la Terra dei Fuochi», promosso da
Donato Cafagna, viceprefetto e delegato del
Ministro dell’interno, e sottoscritto dal
Ministero dell’interno, dall’Anci, dalla Regione
Campania e dai 57 comuni delle province
coinvolte (tra cui anche Napoli e Caserta).
Grazie a questo più attento monitoraggio del
territorio, si stanno registrando significativi
miglioramenti.
ECOMAFIA:
UN PROBLEMA NON PIÙ SOLO
CAMPANO
Nel marzo 2001 venne istituito il delitto
ambientale di “traffico organizzato di
rifiuti” e da quel momento molte delle
maggiori procure campane riuscirono a
colpire seriamente le holding criminali.
Nel frattempo l’ecomafia si è diffusa in
altre parti d’Italia ma la situazione più
drammatica rimane in Campania e,
soprattutto, nelle province di Napoli e a
Caserta, dove arrivano rifiuti anche dal
centro e dal nord Italia.
Sono ancora gli anni ‘80, quando la camorra, e in
particolare il clan dei Casalesi, comincia a mettere le
mani sulla gestione dei rifiuti, in un primo momento
esclusivamente urbani, successivamente anche rifiuti
tossici, denominati ‘speciali’ o ‘pericolosi’: si tratta di
un vero e proprio ecocidio. I rifiuti speciali, infatti,
costituiscono in Italia circa l’80% del totale, ma sono
anche i più costosi da smaltire, talvolta il loro
problematico smaltimento viene a costare fino a 600 €
a tonnellate. Per la camorra è un vero e proprio affare.
L’INCHIESTA ADELPHI
L’inchiesta Adelphi, nata dalle dichiarazioni del pentito
boss della mafia Nunzio Perrella, dichiara che la
Campania è stata scelta dalla camorra come un unico e
grande immondezzaio, per gli scarti tossici dell’Italia
produttiva e industriale. È celebre e d’impatto la frase
di Perrella: “a munnezza è oro”, con la quale il boss
intende sottolineare che lo scopo principale a cui mira
la camorra, è acquisire il controllo e la gestione totale
dell’intero settore riguardante la raccolta, il trasporto e
lo smaltimento di ogni tipo di rifiuto. Si tratta di un vero
e proprio MONOPOLIO.
I DATI E LE CONSEGUENZE
DELL’INCHIESTA
Gli inquirenti riuscirono a dimostrare che grazie alla
corruzione e il controllo diretto sul territorio, la Camorra è
riuscita a sversare in Campania, specialmente nella
provincia di Napoli, migliaia di tonnellate di rifiuti. Sei
imprenditori e l’ex assessore all’Ambiente della Provincia di
Napoli, vennero condannati dal Tribunale di Napoli per
abuso di ufficio e corruzione, ma vennero assolti dal reato
di associazione mafiosa.
Poiché allora non esisteva ancora l’articolo 260 del codice
penale (che sancisce la reclusione per la gestione illecita di
rifiuti), non è stato possibile incarcerare i responsabili, ma,
grazie a questa inchiesta, i protagonisti dei traffici
illeciti in Campania avevano finalmente un volto.
I DATI E LE CONSEGUENZE
DELL’INCHIESTA
Gli inquirenti riuscirono a dimostrare che grazie alla
corruzione e il controllo diretto sul territorio, la Camorra è
riuscita a sversare in Campania, specialmente nella
provincia di Napoli, migliaia di tonnellate di rifiuti. Sei
imprenditori e l’ex assessore all’Ambiente della Provincia di
Napoli, vennero condannati dal Tribunale di Napoli per
abuso di ufficio e corruzione, ma vennero assolti dal reato
di associazione mafiosa.
Poiché allora non esisteva ancora l’articolo 260 del codice
penale (che sancisce la reclusione per la gestione illecita di
rifiuti), non è stato possibile incarcerare i responsabili, ma,
grazie a questa inchiesta, i protagonisti dei traffici
illeciti in Campania avevano finalmente un volto.
OPERAZIONE
CASSIOPEA
L’ecomafia sarà indagata in una serie di processi
della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di
Napoli e della procura di Santa Maria Capua
Vetere. Pertanto la più importante di questi è
l’operazione Cassiopea, condotta da Donato
Ceglie nel 2011, che ha quantificato le dimensioni
della catastrofe: il volume dei rifiuti gestiti
illegalmente dagli indagati sarebbe a un milione di
tonnellate.
LA LOTTA ANTICAMORRA E LA
RISPOSTA DELL’IMPRENDITORECAMORRISTA
L’immenso potere dei clan è dovuto alla capacità di
monopolizzare un intero settore, imponendo le proprie
direttive ed eliminando la concorrenza. Tutto ciò è
inoltre possibile grazie alla metamorfosi dal classico
“camorrista imprenditore”, all’“imprenditore
camorrista”. Mentre prima i camorristi avevano
imprese che gestivano i rifiuti, ora alcuni imprenditori
hanno un controllo monopolistico di alcuni ambiti di
questo settore, che però sono il braccio economico del
clan. Questo cambiamento rende molto più invasiva e
difficilmente contrastabile la presenza della criminalità
organizzata nel settore dell’impresa. Infatti,
l’imprenditore camorrista è un imprenditore a tutti gli
effetti e perfettamente a norma; egli si muove tra il
lecito e l’illecito. Dunque si hanno società miste tra
FRANCESCO
BIDOGNETTI
Lo scorso anno la DDA di Napoli ha notificato in
carcere una nuova ordinanza di custodia cautelare al
boss dei Casalesi Francesco Bidognetti (chiamato
Cicciotto‘e mezzanotte) per disastro ambientale. È la
prima volta che accade una cosa simile ad un boss, a
seguito di una lunga indagine condotta dalla DIA
(Direzione Investigativa Antimafia).
Una sua attività svolta con la società “Ecologia 89” che
si occupava di trasferire i rifiuti del Nord Italia in
Campania, specialmente a Giugliano, ha causato un
disastro permanente di immani proporzioni. L’aria
inquinata si estende su quasi due ettari, e il percolato
ammonta a 58.000 tonnellate, i rifiuti smaltiti sono
invece 807.000 tonnellate.
SCRIVE LA DIA
La Direzione Investigativa Antimafia in una sua
Relazione afferma che:
“Le organizzazioni criminali ed in particolare il clan dei
Casalesi per oltre 30 anni hanno fatto del sistema rifiuti
una delle principali fonti di arricchimento. La questione
rifiuti, […] ha messo in evidenza i rapporti patologici
politico-criminali-imprenditoriali tra i vari capi-clan. […]
Tutte le analisi di sistema effettuate negli ultimi anni,
fanno emergere ancora una volta il primato negativo
della regione Campania sotto il profilo delle infrazioni
ambientali accertate, e dalle conseguenti ormai
strutturali patologizzazioni del territorio”.
LA VERITÀ DEI COLLABORATORI DI
GIUSTIZIA
Campania Felix
Campania Infelix
LA RETE DELL’ILLEGALITÀ
Fino ad oggi sono una ventina gli ex boss che hanno
operato nel traffico illecito di rifiuti ad aver raccontato
tutte le loro attività agli inquirenti.
DARIO DE SIMONE
Processo Cosentino De Simone
DARIO DE SIMONE
Dario De Simone, uno dei capi dei Casalesi,
racconta: “Per quanto riguarda i rifiuti, il clan dei
Casalesi è entrato nel business tra il 1989 ed il
1990. In quell’epoca gli imprenditori ci hanno fatto
capire il business dell'immondizia, noi prima di quel
giorno non sapevamo niente, non sapevamo che
con i rifiuti si potevano
fare tanti soldi. Quando noi ce ne siamo accorti era
un po’ tardi e abbiamo cercato di recuperare il
terreno perduto. I rifiuti arrivavano dal nord, dai
depuratori toscani, Brescia, erano fabbriche
industriali di vernici, erano lavanderie industriali, le
concerie, arrivava di tutto”.
DOMENICO BIDOGNETTI
Domenico Bidognetti è un altro pezzo
grosso dei casalesi che ha scelto di
collaborare. Ha lavorato insieme a Gaetano
Vassallo, braccio destro di Dario De Simone
e con quest’ultimo si è occupato di
corrompere i pubblici ufficiali, garantendo
così completa libertà per gli affari illeciti.
MICHELE ZAGARIA
Tra i più importanti esponenti del clan dei casalesi vi è
Michele Zagaria, principale rappresentante del traffico
illecito di rifiuti. Attraverso società fittizie per molto tempo
ha regolato incontrastato lo sversamento di rifiuti tossici
guadagnando milioni di euro senza smaltirne alcuno.
GAETANO VASSALLO:
“COSÌ HO AVVELENATO NAPOLI”
Gaetano Vassallo svelò il sistema instaurato
dal clan. Lo stesso raccontò agli inquirenti
come dal 1988 al 2005 centinaia di migliaia di
Tir hanno attraversato mezza Italia per
sversare una quantità incalcolabile di tonnellate
di veleni in ogni angolo della Campania. Dopo
le sue dichiarazioni sono state messe sotto
sequestro 8 discariche comprese tra i territori di
Napoli e Caserta (si stima che solo a Giugliano
ci siano almeno 120 ettari di terreno
avvelenato).
TAMMARO DIANA
LA DISTRUZIONE DEL LITORALE
DOMIZIO
Tammaro Diana, uno degli ultimi fuoriusciti dal clan dei
Casalesi, figura di rilievo nella galassia dell'ecomafia
campana. Ha iniziato a collaborare con la giustizia
nell’ottobre del 2011. Egli ha raccontato della
collaborazione tra Michele Zagaria e Errico Fabozzi,ex
sindaco di Villa Literno, riguardo lo stoccaggio delle
famose ecoballe. Successivamente si è soffermato su
una serie di discariche dove i casalesi nel tempo
avevano sversato l'amianto dell'Italsider di Bagnoli e che
hanno portato i magistrati a chiedere ed ottenere il
sequestro di quattro aree tra Castelvolturno e Villa
Literno.
NO BIOCIDIO
Dopo tanti anni finalmente lo scandalo dello
sversamento illegale di rifiuti tossici è stato svelato,
ma noi tutti ci chiediamo: “Dov’erano le istituzioni
quando migliaia di rifiuti tossici sono stati seppelliti
nel sottosuolo campano?” Adesso spetta il compito
più difficile: la bonifica delle aree deturpate.
La Campania in mano ai clan
Come enunciato da Legambiente, che dal 1994 pubblica
rapporti e dossier sulla questione dei rifiuti, la gestione
dei rifiuti nel territorio campano è monopolizzata dalla
camorra, mentre lo Stato appare assente e colluso. In
Campania vi è una seconda bomba ad orologeria che
incombe sul territorio. Si tratta dei circa 6 milioni di
ecoballe, il 50% delle quali localizzate in provincia di
Napoli, tra i comuni di Giugliano e Caivano. Ad oggi, solo
l’1,5% è stato smaltito.
UNA SUPERSTRADA
«TOSSICA»
La camorra, senza alcuno scrupolo, sversa rifiuti ovunque abbia
l’opportunità. Un esempio è sicuramente quello della superstrada
(http://www.youtube.com/watch?v=664WH-OmAp8) che collega
lo svincolo di Palma Campania, in provincia di Napoli, con i paesi
del Vallo di Lauro, costruita coi rifiuti tossici. La superstrada è,
quindi, un composto di amianto frantumato e rifiuti speciali
pericolosi miscelati a terreno vegetale per un volume
complessivo stimato in 200 mila metri cubi. Attualmente, è sotto
sequestro dai Carabinieri di Nola.
COME AGISCONO I CLAN E CONSEGUENZE DELLE LORO
AZIONI
Nella «terra dei fuochi» ogni notte viene dato alle fiamme materiale ad alto potere
combustibile, come copertoni e resti di pellame di scarpe, poi si cospargono i terreni
di rifiuti tossici: resti di fonderie, vernici, colle o morchie di nafta, provocando incendi
sotto gli occhi impotenti della gente.
Nell’area di Acerra, Marigliano, Nola, Qualiano, Villaricca, Giugliano abitano ancora
le principali e inermi vittime delle ecomafie. Ormai da tempo la diossina sprigionata
dagli incendi minaccia l’agricoltura e la pastorizia locali. In previsione dei prossimi
decenni le aspettative per questo territorio sono tutt’altro che positive.
A Marigliano, il 10 ottobre del 2009 sono stati scoperti
dai carabinieri 15 fusti di 200 litri, in località Masseria Monaco,
che contenevano una pericolosa vernice
la quale utilizza “Trietilenetetrammina”, una sostanza
altamente tossica che può provocare ustioni e
verruche sulla pelle, difficoltà respiratorie e
perfino edema polmonare.
LA PREVISIONE DELLA DIA
La Dia, in una sua relazione, descrivendo la
situazione dei rifiuti della zona di Napoli, afferma
che, in un futuro non troppo lontano, la
Campania Felix incontaminata di un tempo si
tramuterà del tutto in una discarica a cielo
aperto. Nel 2064, sostiene inoltre l’associazione,
si raggiungerà l’apice di incidenza negativa, a
causa del percolato e delle altre sostanza
tossiche che penetreranno nelle falde acquifere.
SMALTIMENTI ABUSIVI DI
RIFIUTI
Nei pressi dei Regi Lagni si sono articolate alcune importanti inchieste
sullo smaltimento abusivo dei rifiuti. Una delle più significative va sotto il
nome di Ecoboss. Quest’indagine, iniziata nel 2008, è nata grazie alle
dichiarazioni di Domenico Bidognetti, che ha accertato la presenza di
fanghi di depurazioni provenienti da aziende lombarde sui territori agricoli.
In seguito al processo, sono state sequestrate tre aziende agricole e,
inoltre, campi nei pressi di Frignano e Villa Literno. L’inchiesta si è
recentemente conclusa con le condanne in primo grado degli imputati.
Dal marzo 2006 al maggio 2007, la Guardia di Finanza ha sequestrato
oltre 100 mila metri quadri di territorio in provincia di Napoli. In quell’anno
perfino il Vesuvio è stato
utilizzato come discarica: vi sono
stati gettati copertoni di automobili
e di camion, batterie esauste e altri
svariati tipi di rifiuti pericolosi.
Si stima che nel 2007 siano state
individuate 222 discariche abusive.
IMPORTANTI SCOPERTE AD ALIFE E
CASTELVOLTURNO
|
Il ritrovamento più interessante si attesta nel
comune di Alife: si tratta di un barattolo di vetro con
dentro un embrione conservato in una soluzione di
formaldeide.
|
Un’altra scoperta importante risale all’ottobre del
2011, quando, in prossimità
del parcheggio del complesso ricreativo
Hippocampos di Castelvortuno, sono state
ritrovate sostanze altamente tossiche, sversate
dai Casalesi. A condurre gli investigatori in quel
luogo è stato il collaboratore di
giustizia Emilio Di Caterino,
ex affiliato al clan dei Casalesi.
Egli racconta che, una volta sversati
i rifiuti, sono stati ricoperti con
uno strato di cemento.
LE FUMAROLE
Nel luglio 2012, le forze dell’ordine sono intervenute nei campi a ridosso
di alcune discariche casertane, soprattutto la famigerata Resit, gestita da
Cipriano Chianese. L’intervento è iniziato in seguito alle denunce circa la
fuoriuscita di fumarole, esalazioni provenienti direttamente dal sottosuolo.
Esse compaiono a giorni alterni. Sono causate dal collasso del fondo
delle discariche e dai bidoni che si trovano in profondità, che rompendosi
innescano reazioni chimiche a catena, diffondendo veleni nel sottosuolo.
Ad essere protagonista dello scempio è la Resit, per un fenomeno di
autocombustione interno che secondo gli
esperti durerà decenni. Le fumarole sono però
visibili soltanto di sera e con l’umidità. Di
giorno è difficile riuscire a individuarle.
Appena si avvicina il tramonto però, le terre
intorno alla Resit cominciano a fumare.
E
Una delle ultime prove
concrete dell’azione criminale dell’ecomafia
s’è avuta a maggio di quest’anno: dopo la
denuncia di Legambiente Campania, la
polizia ha sequestrato a Sessa Aurunca ben 400
metri della strada statale Appia, che conduce
alla centrale nucleare del Garigliano. Con ogni
probabilità proprio sotto l’asfalto sarebbero
stati interrati rifiuti altamente inquinanti,
con grave pericolo per le coltivazioni
vicine e la stessa falda acquifera.
I PRIMI CAMBIAMENTI
| Dal 2012 al 2013, secondo i dati raccolti dai
vigili del fuoco, su incarico del prefetto Donato
Cafagna, vi sono stati 6034 roghi di rifiuti,
materiali plastici e scarti di lavorazione di
pellame.
| Da Gennaio ad Agosto 2013 è stata registrata
una diminuzione degli incendi (da 3101 a
1894).
| Napoli, però, è il luogo dove si è verificato il
maggior numero di roghi (581).
Complessivamente, i comuni interessati sono
49 tra i quali: Caserta, Acerra, Giugliano,
Mondragone, Castel Volturno e Casal di
Principe.
LE ZONE MAGGIORMENTE
INTERESSATE IN CAMPANIA
QUANDO SI VERIFICANO I ROGHI
| Generalmente
i fuochi vengono appiccati
durante la sera tra le 18:00 e le 24:00.
| Tra Gennaio e Giugno 2013 ne sono stati
registrati oltre 100 in provincia di Napoli e 200
nei pressi di Caserta.
A Caserta il mese con
il maggior numero di
incendi è Giugno.
A Napoli la frequenza
degli incendi è meglio
scandita, anche se
Gennaio è registrato
come il mese più ricco di
roghi.
LE ISTITUZIONI
| Grazie
alla collaborazione tra Vigili del fuoco, le
due Prefetture (competenti per territorio) e i
rappresentanti delle forze dell’ordine è stato
effettuato un miglior monitoraggio della zona
ed è stato possibile effettuare la mappatura
degli incendi tra il 2012 e il 2013.
DIMINUZIONE/AUMENTO DEI ROGHI
| Dal
2012 il numero dei roghi (circa 3101) è
diminuito quasi della metà.
In alcuni comuni gli incendi
sono lievemente
aumentati. I luoghi
maggiormente interessati
nella provincia di Caserta
sono Trentola e Torre
Annunziata.
Invece in altri comuni,
fortunatamente, si è
verificata una minima
diminuzione dei roghi
(come è accaduto a
Casapesenna, CE)
La riduzione dei roghi è conseguenza di una più
accurata attività di controllo su produzione e
smaltimento dei rifiuti nelle province di Napoli e
Caserta.
| Sono state identificate 1886 persone, 82 sono
state denunciate e 8 arrestate.
| 128 sono i mezzi sorpresi mentre trasportavano
rifiuti tossici e 47 di questi sono finiti sotto
sequestro.
| Inoltre sono state chiuse 11 aree private impiegate
come aree di sversamento.
|
L’attività di vigilanza, coordinata dal prefetto Cafagna,
in cooperazione con le prefetture di Napoli e Caserta, è
stata incentrata sulle principali filiere di smaltimento di
rifiuti speciali e non.
| Sono state scoperte 7 attività sprovviste di
autorizzazione.
| Sono stati riscontrati 27 episodi di smaltimento
abusivo di pneumatici.
| Sono state trovate 19 discariche abusive di materiali di
scarto di attività edili.
| 2 casi di smaltimento illegale di scarti di lavorazione.
|
|
Sulla base dei dati raccolti emergono interessanti
informazioni relative al lavoro non autorizzato presso
pelletterie e laboratori tessili. Sono stati presi 31
provvedimenti relativi al lavoro e alla produzione in
nero.
| Attraverso
l’intervento delle istituzioni è emersa una
netta decisione di cambiamento, in controtendenza
rispetto agli scorsi anni di totale abbandono.
| Purtroppo, ancora oggi, sono troppi i casi in cui alla
denuncia non segue un intervento tempestivo e
concreto.
| L’evidente diminuzione dei roghi dallo scorso anno da un
lato fa ben sperare, ma dall’altro evidenzia che sarebbe
stato sufficiente un controllo più accurato e
continuativo per limitare un fenomeno che è stato
discusso dal governo solo quando la situazione era
ormai insostenibile.
| Tuttavia il numero di roghi di rivela ancora
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6.IMPATTO SANITARIO
L’IMPATTO SANITARIO
Dal 2005 è partito un lavoro
in collaborazione con
Legambiente i quali esiti
avevano dimostrato
anomalie ed erano stati
riscontrati “eccessi
statisticamente significativi
di mortalità e di
malformazioni”, soprattutto
nelle zone vicine alle
discariche abusive. I
maggiori rischi sono stati
riscontrati nei comuni tra
Napoli e Caserta cioè :
Aversa , Caivano , Acerra ,
Bacoli , Castel Volturno ,
Giugliano , Marcianise ,
Villaricca.
IL TRIANGOLO DELLA MORTE
I luoghi in cui si riscontra il maggior numero di malattie
legate alla presenza di rifiuti tossici e fumi dannosi,
corrispondono ai territori di Acerra-Nola-Marigliano, il luogo
delimitato da questi tre comuni è appunto detto «il triangolo
della morte».
in futuro ci saranno malattie gravi per 6 abitanti su 10
«Il 60 per cento della popolazione coinvolta, spiega il
professore Antonio Giordano, sarà colpita da cancro o da
altre patologie gravi. Sei abitanti su dieci, una cifra
spaventosa: un genocidio.»
Nel dettaglio dei dati, secondo
l’analisi dei ricercatori dell’Iss, “per
la mortalità cresce in entrambi i
sessi. Confrontando il gruppo dei
Comuni a maggior rischio
ambientale con quello di
riferimento si osserva un eccesso
di mortalità generale del 9% per il
picco del +29uomini e del 12% per
le donne”. In generale, dunque, si
può osservare che i maggiori rischi
si mortalità si concentrano nei
comuni con il più alto numero di
discariche illegali. Da questo
momento in poi nessuno potrà più
dire che non esistono prove
scientifiche per sostenere che
l’ecomafia ammazza, seppure
lentamente.
7.PROPOSTE LEGAMBIENTE
LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE
|
Rafforzare l’attività di controllo, prevenzione e
contrasto dello attività illegali di smaltimento di rifiuti
nella “Terra dei fuochi”, destinando risorse
specifiche al Patto “Terra dei fuochi”, anche per
quanto riguarda quelle da destinare ai vigili del
fuoco per gli interventi di spegnimento dei roghi;
LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE
Accelerare e potenziare la specifica attività di
mappatura e caratterizzazione dei siti inquinati al
fine di delimitare le aree in cui proibire l’attuale
attività agricola e l’utilizzo di pozzi per l’irrigazione;
| Avviare una sistematica e puntuale attività di
campionamento e analisi dei prodotti ortofrutticoli e
alimentari provenienti dalle aree esposte ai
fenomeni di contaminazione finalizzata a verificare
l’eventuale presenza di sostanze pericolose per la
salute;
|
LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE
Includere nel Piano Regionale delle Bonifiche in via
di approvazione i più opportuni strumenti volti a
consentire una più efficace operatività delle
pubbliche amministrazioni nell’attuazione degli
interventi necessari alla tutela dell’ambiente e della
salute;
| Definire per i siti già individuati tempi, risorse e
modalità d’intervento per le attività di messa in
sicurezza e bonifica;
|
LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE
Attivare in tempi rapidi il Registro Tumori della Regione
Campania, garantendo anche le risorse e le modalità
organizzative necessarie per il suo efficace funzionamento;
sviluppare l’indagine epidemiologica nei territori
maggiormente esposti allo smaltimento illegale di rifiuti;
integrare queste attività con quelle di monitoraggio e
prevenzione dei rischi sulla salute, al fine di garantire
adeguata assistenza sanitaria ai cittadini;
| Predisporre gli strumenti amministrativi/operativi, per tutte le
situazioni già evidenziate dall’autorità giudiziaria, al fine di
perseguire il risarcimento del danno ambientale da parte dei
responsabili dei fenomeni di smaltimento illegale di rifiuti;
|
LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE
Promuovere da parte delle associazioni di categoria
iniziative tese a escludere i soci che ricorrono a
pratiche illecite nello smaltimento dei rifiuti;
| Accelerare l’iter legislativo finalizzato
all’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel
Codice Penale;
| Approvare la proposta di direttiva dell’Unione
europea che istituisce il reato di ecocidio.
|
CLASSE V C
LICEO CLASSICO ‘A. PANSINI’
a.s. 2013-2014