Briotti/Politiche economiche europee – IFIR – 2014

Politiche Economiche Europee – IFIR
Docente: Prof.ssa MG Briotti
Lezione 1 - 24 settembre 2014
Riferimenti bibliografici: A Sapir (2004), introduzione e capitolo 1
Richiamo essenziale agli argomenti discussi in classe
Il programma delle lezioni del corso cfu 6 e 9 si articola in 3 parti.
La prima parte del corso, prendendo a principale riferimento il Rapporto Sapir, analizza i deludenti risultati
dell’economia europea negli ultimi decenni. Si evidenziano due principali aree di indagine. Una si rivolge al
potenziale di crescita dell’Unione Europea (UE) e alla sua capacità di adattamento alle nuove sfide e
comprende, tra gli altri, i temi dell’innovazione e degli avanzamenti tecnologici, della globalizzazione, degli
sviluppi demografici e dei movimenti migratori. L’altra riguarda l’insieme delle politiche economiche
europee, poste in essere a partire dalla fine degli anni 50.
Tali politiche sono oggetto di studio della seconda parte del corso che evidenzia che il sistema delle
politiche economiche europee è sempre in evoluzione. Ciò è avvenuto in passato sotto la spinta di processi
lenti e graduali come ad esempio la creazione del mercato unico all’inizio degli anni 90, o più rapidi come
l’introduzione Unione Economica e Monetaria (UME) la cui partenza si può far coincidere con la firma del
Trattato di Maastricht (1992) o come l’allargamento dell’Unione a 10 nuovi Stati membri del 2004. Ma
possono essere anche crisi forti e repentine come l’attuale che hanno portato a una profonda revisione
delle precedenti politiche e all’introduzione di nuovi strumenti finanziari e di gestione dell’economia.
L’approfondimento di tali strumenti è oggetto della terza parte del corso che affronta il tema della moneta
unica e dei mercati finanziari europei, dei fondi salvastati, del ruolo delle compagnie di rating nel contesto
europeo.
Scopo del Rapporto Sapir
Strategia di Lisbona - marzo 2000 (http://www.europarl.europa.eu/summits/lis1_it.htm)
Nel marzo 2000 (Consiglio Europeo di Lisbona) l’Unione Europea si è posta l’obiettivo strategico di
“diventare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di
realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione
sociale”.
Gli obiettivi (28 obiettivi, 120 sotto-obiettivi e 117 indicatori), da raggiungere entro il 2010, si sono presto
dimostrati essere particolarmente ambiziosi: arrivare ad una crescita media del 3%; creare 20 milioni di
nuovi posti di lavoro; ottenere un tasso di occupazione del 70%; favorire l’occupazione femminile e dei
lavoratori anziani; aumentare la quota di PIL destinata alla R&S; incentivare l’imprenditoria; diffondere la
presenza di internet nelle case; sostenere la liberalizzazione nel settore dei servizi di pubblica utilità e
ridurre l’emissione dei gas nell’ambiente.
Nel 2002 l’allora Presidente della Commissione Europea ha commissionato ad André Sapir e ad altri
autorevoli studiosi uno studio che individuasse le cause del ritardo nell’attuazione della strategia (vedi
introduzione Sapir, 2004).
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Le principali conclusioni
Come evidenziato nell’introduzione e nel primo capitolo del Sapir i risultati economici a partire dall’inizio
degli anni 90 (Mercato unico europeo e Trattato di Maastricht) sono stati tutt’altro che brillanti.
Stabilità macroeconomica (inflazione e indebitamento pubblico) migliorata
Politiche di coesione (politiche regionali) sono proseguite con buoni risultati
Crescita invece registra forte rallentamento – sintomo dell’incapacità del sistema a trasformarsi in
un’economia fondata sull’innovazione.
I tre pilastri su cui si basa la compagine economica sono ancora solidi: (1) Mercato unico per stimolare
l’attività economica; (2) Un efficiente sistema monetario per garantire la stabilità della moneta; (3) Un
aumento delle dotazioni di bilancio comunitario, per favorire la coesione. Occorre però migliorare il
sistema delle politiche.
Si evidenziano nuovi problemi:
Compatibilità economiche: Le politiche volte a promuovere la crescita, la stabilità e la coesione possono
potenziarsi o indebolirsi a vcenda
Governance economica: il problema della gestione delle politiche economiche assume nell’Unione una
rilevanza fondamentale
Si profilano inoltre nuove sfide:
Sostenibilità: Demografia (Invecchiamento della popolazione) aumento spese pubbliche per previdenza e
sanità
Allargamento: l’adesione di paesi supplementari comporta complessità e eterogeneità
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Lezione 2 - 25 settembre 2014
Riferimenti bibliografici: Rapporto Sapir (2004), Capitolo 2; Commissione Europea (2010)
Le Raccomandazioni del Rapporto Sapir
Le linee guida espresse dal rapporto in tema di politica economica sotto forma di raccomandazioni hanno
contribuito a una revisione degli obiettivi della Strategia di Lisbona nel marzo 2005, anche sulla base della
valutazione negativa dei primi 5 anni di azioni.
Nel giugno 2010 la nuova strategia Europa 2020 è stata approvata dai capi di Stato e di governo dei paesi
dell'UE. La Strategia è stata quindi “rilanciata” con la proposta di concentrare gli sforzi verso due obiettivi
principali => crescita economica ed occupazione
E’ stata inoltre rinforzato il ruolo dello Stato membro alla realizzazione del processo migliorando il
coordinamento a livello sovranazionale delle politiche economiche nazionali. A ciò i singoli Stati
contribuiscono predisponendo un piano nazionale per la crescita e l'occupazione su base triennale, dove
indicare le riforme e le altre misure di competenza nazionale necessarie ad avvicinarsi agli obiettivi della
strategia di Lisbona.
Strategia Europa 2020: Comunicazione della Commissione Europa 2020 “Una strategia per una crescita
intelligente, sostenibile e inclusiva, 2010
La Strategia nasce nel 2010 su proposta della Commissione Europea e si pone l’obiettivo di uscire dalla crisi
e porre le basi per l’economia Europea del decennio successivo, fornendo gli elementi fondamentali per
uno sviluppo sostenibile e un’elevata qualità della vita risultato dell’interazione fra occupazione,
rendimento e coesione sociale.
1. Gli obiettivi dell’Agenda 2020
Obiettivi tangibili come l'occupazione, l'istruzione, l'energia e l'innovazione, per consentire all'Europa di
superare l'impatto della crisi finanziaria e rilanciare l'economia.
=> Temi delle sfide a lungo termine (globalizzazione, pressione sulle risorse, invecchiamento)
=> La crisi ha vanificato anni di progressi economici e sociali e messo in luce le carenze strutturali
dell'economia europea.
=> ….superare la crisi, favorendo la competitività, la produttività, il potenziale di crescita, la coesione sociale
e la convergenza economica.
=> ….Introdurrà riforme di medio – lungo termine che aiuteranno la crescita e l’occupazione e assicurerà la
sostenibilità delle finanze pubbliche.
La strategia Europa 2020 propone cinque obiettivi che l’UE dovrebbe raggiungere entro il 2020 e in base ai
quali saranno valutati i progressi compiuti.
-
il 75% delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni deve avere un lavoro;
-
il 3% del PIL dell’UE deve essere investito in ricerca e sviluppo (R&S);
-
i traguardi “20/20/20” in materia di clima/energia devono essere raggiunti;
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il tasso di abbandono scolastico deve essere inferiore al 10% e almeno il 40% dei giovani deve avere
una laurea o un diploma; .
-
20 milioni di persone in meno devono essere a rischio povertà.
(si veda allegato 1 alla Comunicazione della Commissione Europea)
2. Quadro macroeconomico (estratti dall’Agenda)
La recente crisi economica è un fenomeno senza precedenti per la nostra generazione. I progressi costanti
dell'ultimo decennio in termini di crescita economica e creazione di posti di lavoro sono stati
completamente annullati: il nostro PIL è sceso del 4% nel 2009, la nostra produzione industriale è tornata
ai livelli degli anni '90 e 23 milioni di persone, pari al 10% della nostra popolazione attiva, sono attualmente
disoccupate.
Carenze fondamentali della nostra economia:
- Situazione ancora fragile del nostro sistema finanziario ostacola la ripresa, viste le difficoltà incontrate da
famiglie e imprese per ottenere prestiti, spendere e investire.
- Le finanze pubbliche hanno subito un forte deterioramento, con deficit medi pari al 7% del PIL e livelli di
debito superiori all'80% del PIL: due anni di crisi hanno cancellato un ventennio di risanamento di bilancio.
- Durante la crisi il nostro potenziale di crescita si è dimezzato. Un gran numero di piani d'investimento,
talenti e idee rischia di andare perso per le incertezze, la stasi della domanda e la mancanza di
finanziamenti.
Anche prima della crisi, c'erano molti settori in cui l'Europa non progrediva con sufficiente rapidità
rispetto al resto del mondo:
– il tasso medio di crescita dell'Europa era strutturalmente inferiore a quello dei nostri principali partner
economici, in gran parte a causa del divario di produttività che si è andato accentuando nell'ultimo
decennio. Il fenomeno è largamente dovuto alle differenze tra le imprese, a cui si aggiungono investimenti
di minore entità nella R&S e nell'innovazione, un uso insufficiente delle tecnologie dell'informazione e della
comunicazione, la riluttanza all'innovazione di alcuni settori delle nostre società, ostacoli all'accesso al
mercato e un ambiente imprenditoriale meno dinamico;
– nonostante i progressi registrati, i tassi di occupazione in Europa – 69% in media per le persone di età
compresa tra 20 e 64 anni – sono ancora nettamente inferiori rispetto ad altre parti del mondo. Solo il 63%
delle donne lavora contro il 76% degli uomini. Solo il 46% dei lavoratori più anziani (55-64 anni) è ancora in
attività, contro più del 62% negli Stati Uniti e in Giappone. Inoltre, le ore lavorative degli Europei sono
inferiori del 10%, in media, a quelle dei loro omologhi statunitensi o giapponesi;
– l'invecchiamento della popolazione si sta accelerando. Con l'ondata di pensionamenti dei figli del baby
boom, la popolazione attiva dell'UE inizierà a diminuire dal 2013/2014. Attualmente il numero di
ultrasessantenni aumenta a una velocità doppia rispetto a prima del 2007 (circa due milioni in più ogni
anno contro un milione in precedenza). La diminuzione della popolazione attiva e l'aumento del numero di
pensionati eserciteranno una pressione supplementare sui nostri sistemi assistenziali.
3. Ripristinare un settore finanziario solido
– Le finanze mondiali hanno ancora bisogno di misure correttive. La disponibilità di "credito facile", la
tendenza a pensare a breve termine e l'assunzione di rischi eccessivi sui mercati finanziari di tutto il mondo
hanno incoraggiato un comportamento speculativo, dando luogo a una crescita alimentata da bolle
speculative e a notevoli squilibri. L'Europa sta cercando soluzioni globali da cui scaturisca un sistema
finanziario efficiente e sostenibile.
La crisi finanziaria ha inciso in misura considerevole sulla capacità delle imprese e dei governi europei di
finanziare investimenti e progetti innovativi. La realizzazione degli obiettivi di Europa 2020 presuppone un
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contesto normativo che renda i mercati finanziari efficienti e sicuri. L'Europa deve fare tutto il possibile per
utilizzare i suoi mezzi finanziari ed esplorare nuove piste combinando finanziamenti privati e pubblici e
creando strumenti innovativi per finanziare gli investimenti necessari, come ad esempio i partenariati
pubblico-privato (PPP).
La Commissione proporrà misure volte a sviluppare soluzioni di finanziamento innovative per sostenere gli
obiettivi di Europa 2020- La Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti
possono contribuire a sostenere un "circolo virtuoso" in cui l'innovazione e l'imprenditoria siano utilmente
finanziate dagli investimenti iniziali fino alla quotazione sui mercati azionari, in partenariato con le
numerose iniziative e programmi pubblici già in corso a livello nazionale.
Una priorità fondamentale nel breve termine sarà quella di ripristinare un settore finanziario solido,
stabile e sano, capace di finanziare l'economia reale. Questo richiederà la piena attuazione degli impegni
del G20 nei tempi stabiliti. Sarà necessario, in particolare, realizzare cinque obiettivi:
– attuare le riforme concordate in materia di vigilanza del settore finanziario; (vigilanza europa?)
– colmare le lacune normative e promuovere così la trasparenza, la stabilità e la responsabilità, in
particolare per quanto riguarda i derivati e l'infrastruttura del mercato; (regolamentazione?)
– completare il rafforzamento delle norme prudenziali, contabili e in materia della tutela dei consumatori
sotto forma di un'unica normativa europea che si occupi adeguatamente di tutti i soggetti e i mercati
finanziari; (vigilanza intermediari finanziari?)
– rafforzare la governance delle istituzioni finanziarie, al fine di trovare una soluzione ai punti deboli
individuati nel corso della crisi finanziaria nell'ambito dell'individuazione e della gestione del rischio;
(moral hazard? adverse selection)
– mettere in moto una politica ambiziosa che ci consenta in futuro di prevenire più efficacemente e, se
necessario, gestire meglio le eventuali crisi finanziarie e che valuti la possibilità - in considerazione della
specifica responsabilità del settore finanziario nell'attuale crisi – che dal settore finanziario giungano
adeguati contributi (sistema assicurativo mutualistico?)
4. La rinnovata Governance economica: l’Agenda è operativa!
- In un mondo globale, nessun paese può affrontare efficacemente le sfide se agisce da solo
- La crisi ha anche rivelato l'entità dell'interdipendenza tra le economie dell'area dell'euro, in particolare in
campo finanziario, con il conseguente aumento delle probabilità di effetti di ricaduta.
- La crisi ha amplificato alcune sfide cui l'area dell'euro deve far fronte, ad esempio la sostenibilità delle
finanze pubbliche e della crescita potenziale, ma anche il ruolo destabilizzante degli squilibri e dei divari in
materia di competitività.
Per far fronte a tali sfide è necessario un più stretto coordinamento delle politiche, che preveda:
– la definizione di un contesto finalizzato ad esercitare una vigilanza più approfondita e più ampia sui
paesi dell'area dell'euro: oltre al rafforzamento della disciplina di bilancio, la vigilanza economica deve
essere rivolta anche agli squilibri macroeconomici e agli sviluppi della competitività, in particolare al fine di
agevolare una stabilizzazione indotta mediante scelte politiche => UNA NUOVA GOVERNANCE
Proposta di strutturazione della strategia Europa 2020: La strategia dovrebbe essere incentrata su un
approccio tematico e su una vigilanza a livello di singoli paesi più mirata.
– Un approccio tematico l'attenzione si concentra sul raggiungimento dei 5 obiettivi principali. Maggiore
selettività per obiettivi principali a livello UE e a livello nazionale.
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– Relazioni sui singoli paesi su politica di bilancio, questioni macroeconomiche fondamentali relative alla
crescita e alla competitività (cioè gli squilibri macroeconomici).
Lo strumento più importante è il semestre europeo, un ciclo di coordinamento economico che comporta
indirizzi politici impartiti a livello UE dalla Commissione europea e dal Consiglio, impegni a realizzare
riforme degli Stati membri e raccomandazioni specifiche per paese, elaborate dalla Commissione e sancite
al più alto livello dai leader nazionali riuniti in sede di Consiglio europeo. I paesi membri sono tenuti a tener
conto di queste raccomandazioni nelle loro politiche e nei loro bilanci.
Il semestre europeo: cos'è
Il "semestre europeo" è un ciclo di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio nell'ambito
dell'UE. Si focalizza sul periodo di sei mesi dall'inizio di ogni anno, per questo si chiama "semestre".
Durante il semestre europeo gli Stati membri allineano le rispettive politiche economiche e di bilancio con
gli obiettivi e le norme convenute a livello dell'UE. In tal modo, il semestre europeo mira a:

garantire finanze pubbliche sane;

promuovere la crescita economica;

prevenire squilibri macroeconomici eccessivi nell'UE.
Perché è stato creato il semestre europeo?
=> La recente crisi economica ha dimostrato la necessità di una più forte governance economica e di un
migliore coordinamento delle politiche tra gli Stati membri (agenda 2020)
=> Tutti gli Stati membri si sono impegnati a realizzare gli obiettivi di Europa 2020 e li hanno tradotti in
obiettivi e in politiche di stimolo della crescita a livello nazionale.
=> In un'Unione di economie altamente integrate, un coordinamento rafforzato delle politiche può aiutare
a evitare discrepanze e contribuire a garantire convergenza e stabilità in tutta l'UE e nei suoi Stati membri
(stabilità e rischio macroeconomico).
=> Le procedure di coordinamento delle politiche economiche esistenti fino al 2010 venivano svolte in
autonomia una dall'altra.
=> Nell’ambito del ciclo annuale di coordinamento delle politiche economiche detto "semestre europeo"
ogni anno la Commissione compie un'analisi dettagliata dei programmi di riforme strutturali ed economiche
di ciascun paese dell'UE e rivolge loro delle raccomandazioni per i successivi 12-18 mesi (programmi di
riforma).
Gli Stati membri hanno avvertito la necessità di sincronizzare i calendari di queste procedure al fine di
razionalizzare il processo e meglio allineare gli obiettivi delle politiche nazionali in materia di bilancio,
crescita ed occupazione, tenendo al contempo conto degli obiettivi che si sono dati a livello nazionale e
dell'Unione ( tempistica)
Inoltre, si è imposta la necessità di estendere la sorveglianza e il coordinamento a politiche
macroeconomiche più ampie (rischio macroeconomico e sistemico).
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Per tali ragioni, e nel quadro di una più ampia riforma della governance economica dell'UE, gli Stati
membri dell'UE hanno istituito il semestre europeo nel 2010. Il primo ciclo si è svolto nel 2011.
Come funziona il semestre europeo?
Il semestre prevede un preciso calendario in base a cui gli Stati membri ricevono consulenza a livello dell'UE
("orientamenti") e presentano successivamente i loro programmi ("programmi nazionali di riforma" e
"programmi di stabilità o convergenza") per una valutazione a livello dell'UE.
Dopo tale valutazione, gli Stati membri ricevono raccomandazioni individuali ("raccomandazioni specifiche
per paese") riguardo alle loro politiche nazionali di bilancio e di riforma.
Ove necessario, ricevono altresì raccomandazioni per la correzione di squilibri macroeconomici. L'obiettivo
è che gli Stati membri tengano conto delle raccomandazioni in sede di definizione del bilancio dell'esercizio
successivo.
(si veda il grafico allegato di seguito)
Quali cambiamenti ha introdotto il semestre europeo?
Il semestre europeo ha introdotto due elementi di novità. Il primo è in relazione alla tempistica delle
procedure di coordinamento delle politiche dell'UE, l'altro ha invece aggiunto un nuovo componente al
coordinamento delle politiche.
Due innovazioni riguardanti la tempistica
1) ha sincronizzato i calendari delle relazioni e delle valutazioni in materia di politica economica e di bilancio
a livello dell'UE
Gli Stati membri presentano i rispettivi programmi nazionali di riforma (che includono programmi di riforme
strutturali) e i programmi di stabilità e convergenza (programmi di bilancio) contemporaneamente, ogni
anno ad aprile.
La Commissione li valuta altrettanto contemporaneamente. Parallelamente, si svolge una valutazione degli
squilibri macroeconomici.
In tal modo gli Stati membri dell'UE intendono raggiungere due traguardi:

un migliore allineamento dei loro obiettivi in materia di riforme e di bilancio;

un più efficace conseguimento dei loro obiettivi comuni a livello dell'UE
2) ha mutato il coordinamento delle politiche economiche nazionali passando da un'ottica ex post ad
un'ottica ex ante
Nell'ambito del semestre gli Stati membri presentano i loro programmi di bilancio e di riforme nelle prime
fasi dei loro processi di bilancio nazionali. Il Consiglio formula raccomandazioni riguardanti i programmi
degli Stati membri prima che i loro bilanci siano presentati ai parlamenti nazionali.
In passato, essi coordinavano i loro programmi all'inizio dell'anno in questione, successivamente
all'adozione dei bilanci nazionali.
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Con lo spostamento della tempistica del coordinamento delle politiche dell'UE, il semestre fornisce un
tempestivo contributo agli Stati membri nelle prime fasi della loro programmazione delle politiche
nazionali.
5. Gli attori della nuova governance
Banca europea per gli investimenti e Fondo europeo per gli investimenti
Queste due istituzioni svolgono un ruolo centrale nella messa a punto di nuovi strumenti di finanziamento
per rispondere alle esigenze delle imprese. Entrambe possono favorire un "circolo virtuoso" di
finanziamenti redditizi per l'innovazione e l'imprenditoria, dagli investimenti iniziali alla quotazione in
borsa, anche in collaborazione con le numerose iniziative pubbliche già in atto a livello nazionale.
Amministrazioni nazionali
Il successo della strategia Europa 2020 dipende fortemente dalla capacità degli Stati membri di fare la
loro parte:
- attuando le riforme necessarie a livello nazionale per stimolare la crescita, ad esempio aumentando gli
investimenti nella ricerca e i livelli di occupazione
- collaborando con la Commissione sulle sette iniziative prioritarie.
Ogni anno ad aprile i paesi dell'UE sono tenuti a presentare due relazioni per illustrare ciò che stanno
facendo per avvicinarsi agli obiettivi nazionali della strategia Europa 2020.
I programmi di stabilità e convergenza vanno presentati prima dell'approvazione del bilancio per
l'esercizio successivo e devono contenere indicazioni utili sulle finanze pubbliche e la politica di bilancio.
I programmi nazionali di riforma vanno presentati insieme ai programmi di stabilità e convergenza;
contengono gli elementi necessari per una verifica dei progressi realizzati per raggiungere gli obiettivi
nazionali di crescita intelligente, sostenibile e solidale della strategia.
Nonostante i notevoli vincoli di bilancio, i governi hanno la responsabilità di garantire un costante
investimento nella crescita, ad esempio sostenendo l'istruzione, la ricerca, l'innovazione e l'efficienza
energetica. Compatibilità!
Ruoli dei soggetti interessati
Il Consiglio europeo, che attualmente rappresenta l'ultimo elemento del processo decisionale della
strategia, dovrebbe invece avere un ruolo guida in tale strategia, poiché è l'organismo che garantisce
l'integrazione delle politiche e che gestisce l'interdipendenza tra gli Stati membri e l'UE.
Il Consiglio europeo dovrebbe orientare globalmente la strategia, basandosi sulle proposte della
Commissione che obbediscono ad un unico principio fondamentale: il chiaro valore aggiunto dell'UE
Il ruolo del Parlamento europeo è particolarmente importante a tale riguardo. Il Parlamento europeo
dovrebbe svolgere un ruolo importante nella strategia, non solo in qualità di colegislatore, ma anche in
quanto forza trainante per la mobilitazione dei cittadini e dei loro parlamenti nazionali. Il Parlamento
potrebbe ad esempio, sfruttare la prossima riunione con i parlamenti nazionali per discutere del suo
contributo alla strategia Europa 2020 e comunicare congiuntamente opinioni al Consiglio europeo di
primavera.
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Consiglio dei ministri
Le pertinenti formazioni del Consiglio dovrebbero occuparsi dell'attuazione del programma Europa
2020 e del raggiungimento degli obiettivi nei settori di cui sono responsabili.
Commissione europea
La Commissione effettuerà annualmente il monitoraggio della situazione sulla base di un gruppo di
indicatori relativi ai progressi compiuti verso l'obiettivo di un'economia intelligente, verde e
inclusiva che porti ad alti livelli di occupazione, di produttività e di coesione sociale.
La Commissione presenterà una relazione annuale sui risultati ottenuti nell'ambito della strategia Europa
2020 concentrandosi sui progressi compiuti verso i traguardi principali e valuterà le
relazioni per paese e i programmi di stabilità e convergenza. Nel quadro di questo processo, la
Commissione presenterà raccomandazioni o avvertimenti politici, formulerà proposte politiche per il
raggiungimento degli obiettivi della strategia e presenterà una valutazione specifica dei progressi
compiuti all'interno dell'area dell'euro.
Amministrazioni regionali e locali
Anche il contributo delle parti interessate a livello nazionale e regionale e delle parti sociali deve assumere
un'importanza maggiore. Il dialogo tra le amministrazioni nazionali, regionali e locali consentirà di
avvicinare le priorità dell'UE alla gente, rafforzando il sentimento di appartenenza e partecipazione
necessario per spingere l'Europa al raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2020.
In molti paesi dell'UE, le amministrazioni regionali e locali sono responsabili di ambiti politici collegati alla
strategia Europa 2020, come l'istruzione e la formazione, l'imprenditoria, il mercato del lavoro o le
infrastrutture. È indispensabile che ogni livello di governo sia consapevole della necessità di attuare
efficacemente la strategia sul campo, in modo da favorire una crescita intelligente, solidale e sostenibile, e
che ciascuno faccia la sua parte introducendo i necessari cambiamenti.
Il successo della strategia Europa 2020 dipende dal coinvolgimento di tutte le parti che compongono la
società.
La responsabilità di agire non spetta solo ai governi. Per raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020
serve la partecipazione di tutti:
imprese
sindacati
organizzazioni non governative
enti locali
singoli cittadini
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Esercizio da svolgere in classe aula 6b venerdì 26 settembre 2014
Sul sito della Commissione Europea Agenda 2020
http://ec.europa.eu/europe2020/index_it.htm
Per un gruppo di paesi scelti con vostro criterio o anche un solo paese, indicate:
1.
2.
3.
4.
5.
Il criterio da voi adottato nella scelta del paese
Le Raccomandazioni della Commissione
Eventuali incoerenza tra le raccomandazioni e l’analisi della situazione economica del paese
Le aree di maggiore criticità evidenziate dalle Raccomandazioni
Eventuali omogeneità/eterogeneità nel gruppo da voi scelto o elementi di rilievo nel paese
prescelto.
Per verificare il vostro apprendimento:
- Indicate brevemente lo scopo del Rapporto Sapir.
- Quali sono le conclusioni del Rapporto relativamente ai pilastri della compagine europea? Quali nuove
aree critiche si sono evidenziate? Quali problemi si sono acutizzati con la crisi?
- Illustrate brevemente le principali differenze tra la Strategia del 2000 e quella fissata nel 2010, toccando
i seguenti punti: obiettivi; ruolo degli stati nazionali; coordinamento e governance in Europa.
BUON LAVORO!
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