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19 12 14 Il Messaggero Mafia Capitale, i bar della Rai

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ANNO 136- N˚ 346
ITALIA
Edizione Nazionale
Sped. Abb. Post. legge 662/85 art.2/19 Roma
Venerdì 19 Dicembre 2014 • S. Berardo
Commenta le notizie su ILMESSAGGERO.IT
IL GIORNALE DEL MATTINO
Il libro
Ecco i sonetti
“religiosi”
di Belli, bigotto
e mangiapreti
La sentenza
La Corte Ue:
«L’ovulo umano
può essere
brevettato»
Gli anticipi
Zeman non ferma
la Juve: 3-1
Domani la Roma
aspetta il Milan
Sala a pag. 25
Arcovio a pag. 16
Servizi nello Sport
Gli Usa e l’embargo
Cuba, la scelta
di Obama
per evitare
l’isolamento
Mario Del Pero
A
ccuratamente preparato
e discusso, l’annuncio di
Barack Obama e Raul Castro ha nondimeno sorpreso. Pochi si aspettavano
un’azione così incisiva e coraggiosa, da ambo le parti, e l’avvio di un percorso che, per
quanto destinato a incontrare
numerosi ostacoli, appare oggi ineluttabile. Ma perché Obama ha deciso proprio ora di
riaprire le relazioni diplomatiche con Cuba e di allentare,
laddove possibile, l’embargo
economico nei confronti dell’isola? Quali sono le condizioni che hanno permesso questa
decisione e quali le possibili
conseguenze?
Gli obiettivi, innanzitutto.
Con questa iniziativa Obama
facilita l’uscita dall’isolamento non solo di Cuba ma degli
stessi Usa. Sempre più soli nel
mantenere una politica di rigidità ed ostracismo verso Cuba
e sempre più criticati dal resto
della comunità internazionale. L’Assemblea generale dell’Onu ha approvato più di venti risoluzioni nelle quali si
chiede la fine dell’embargo
statunitense contro L’Avana.
L’ultima di queste risoluzioni
risale a poche settimane fa ed
è stata votata da 188 dei 193
membri dell’Assemblea. A
questo isolamento politico è
corrisposto, nell’ultimo ventennio, un crescente isolamento economico: laddove Cuba si
apriva agli investimenti stranieri, essa continuava a rimanere in larga misura off-limits
per quelli statunitensi. Ciò avveniva in un contesto regionale nel quale l’influenza e il peso degli Stati Uniti diminuivano rapidamente.
Continua a pag. 24
Flessibilità, la Ue delude l’Italia
Via al piano Juncker di investimenti, ma niente scorporo dal deficit. Renzi promette battaglia
Manovra, sanzioni per gli enti locali che non tagliano le partecipate. Oggi maxi-emendamento
`
`
La Lisi si è spenta a Roma. Aveva 78 anni
Addio Virna
l’antidiva
L’attrice
La donna
Una grande bellezza Usciva da una torta
portata con ironia
me ne innamorai
Giuseppe Tornatore
Carlo Vanzina
V
N
irna Lisi aveva una serie di
qualità forse uniche in un’attrice del suo rango. La semplicità. La leggerezza.
Continua a pag. 24
el buio del cinema Barberini m’innamorai della donna
più bella del mondo: Virna
Lisi. Usciva da una torta.
Continua a pag. 24
Ferzetti e Urbano alle pag. 26 e 27
BRUXELLES L’Europa non cede
sulla flessibilità: la partita viene rinviata al nuovo anno. Dal
vertice europeo arriva il via al
piano di investimenti da 315
miliardi. Ma diversi punti restano irrisolti. Ad esempio,
non viene chiarito in che misura e in che modo gli investimenti nazionali del piano Juncker possano restare fuori dal
calcolo del debito. Oggi al Senato maxi-emendamento sulla manovra. Tra le ultime novità, sanzioni per i dirigenti degli enti locali che non tagliano
le società partecipate.
Cifoni e Conti alle pag. 2 e 3
V
ph.Mauro Puccini
ia Teulada, viale Mazzini, via
Carlo Engri e tutti gli altri bar
interni alla Rai: ben dieci intestati fittiziamente all’ingegnere civile Giuseppe Ietto, titolare
della Unibar, Unibar 2 e Venti punto dodici. Tre società che, secondo
gli inquirenti, Ietto usava in quanto prestanome di Massimo Carminati, il vero gestore dei locali interni alla tivù di Stato, oltre che di
quelli interni al Ptv del policlinico
di Tor Vergata. È lo stesso ingegnere a fornire la cifra al gip e ai pm.
A pag. 10
Menafra a pag. 11
Napolitano conferma il suo addio
«Imminenti le mie dimissioni»
Nino Bertoloni Meli
L
e dimissioni di Giorgio Napolitano sono «imminenti». L’aggettivo lo ha usato
il Presidente davanti agli
ambasciatori stranieri al Quirinale per gli auguri natalizi.
A pag. 6
Auto blu, la beffa dei tagli
ne restano mille di troppo
Ministeri, arriva il decreto fermo da mesi alla Corte dei Conti
`
ROMA In primavera il governo
aveva annunciato, varando un
decreto ad hoc, il drastico taglio delle auto blu ministeriali: non più di cinque per amministrazione. In tutto farebbero
93, compresa quella di Matteo
Renzi. Peccato che ad oggi ne
restino mille di troppo. La prima sforbiciata è stata modesta
anche per via dei contratti di
affitto delle vetture che non
conviene far saltare. Ora però
al ministero della Funzione
Pubblica annunciano un’accelerazione perché finalmente è
arrivato il decreto attuativo. I
risparmi 2015 ammonteranno
a 43 milioni.
Pirone a pagina 5
Mafia Capitale, i bar della Rai
tutti nelle mani di Carminati
Valentina Errante
e Cristiana Mangani
Il futuro del Colle
IL SEGNO DEL CANCRO
PUNTA SULLA FAMIGLIA
Buongiorno, Cancro! Alle porte
dell’inverno, stagione che non
giunge sempre gradita al vostro
segno estivo, ma quest’anno le
opposizioni non saranno forti
come nel passato. Non createvi
inutili problemi. Vivete il transito
della Luna in Scorpione, come
se fosse il canto di una sirena
innamorata. Saturno rende forti
i legami con la famiglia. Auguri.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’oroscopo a pag. 35
La proposta
Il caso
Capaldo: i partiti
siano finanziati
dai singoli cittadini
Buco milionario
i frati francescani
rischiano il crac
Mario Ajello
Franca Giansoldati
«S
D
iano i cittadini a finanziare i loro partiti», dice Pellegrino Capaldo in un’intervista
al Messaggero: «Servono micro contributi defiscalizzati».
A pag. 6
i questa brutta pagina
San Francesco non ne
andrebbe di certo orgoglioso. Lui che si è spento consegnando ai suoi confratelli regole ben precise.
A pag. 15
10
Primo Piano
Venerdì 19 Dicembre 2014
www.ilmessaggero.it
Mafia Capitale
«I bar della Rai
tutti nelle mani
di Carminati»
Da via Teulada a Viale Mazzini, viene a galla il business
dell’ex Nar. Trovata la cassaforte segreta della coop di Buzzi
`
LE INDAGINI
ROMA Via Teulada, viale Mazzini,
via Carlo Engri e tutti gli altri bar
interni alla Rai: ben dieci, intestati fittiziamente all’ingegnere
civile Giuseppe Ietto, titolare
della Unibar, Unibar 2 e Venti
punto dodici. Tre società che, secondo gli inquirenti, Ietto usava
in quanto prestanome di Massimo Carminati, il vero gestore dei
locali interni alla tivù di Stato, oltre che di quelli del Ptv del policlinico di Tor Vergata.
È lo stesso ingegnere, cancellato
dall’Ordine perché già finito nei
guai per corruzione a un pubblico ufficiale di Nola, a fornire la
cifra al gip e ai pm durante l’interrogatorio di garanzia. Unico
dato che riferisce perché, poi, si
avvale della facoltà di non rispondere. La ricostruzione dei
carabinieri del Ros lo vede al
centro del giro di fatturazioni
false, alle quali attingeva una
parte dell’economia dell’intero
clan.
Diventa ogni giorno più importante, invece, la collaborazione
con la giustizia di Nadia Cerrito,
segretaria e factotum di Salvatore Buzzi. Dopo le prime rivelazioni e ammissioni, un paio di
giorni fa la donna ha svelato un
altro segreto della coop 29 giugno: ha permesso ai carabinieri
del Ros di trovare una cassaforte
che era ben nascosta dietro un
mobile della sede di via Pomona.
IL RITROVAMENTO
All’interno, 23 mila euro in contanti, sulla cui provenienza Cerrito sta continuando a dare spie-
PANZIRONI SUI SOLDI
ALLA FONDAZIONE
NUOVA ITALIA:
«GLI IMPRENDITORI
PAGAVANO TUTTI
A DESTRA E SINISTRA»
gazioni ai magistrati. Negli stessi uffici, quando è scattato il blitz era stata trovata anche un’altra cassaforte, con all’interno solo 7 mila euro. Con molte probabilità quella tenuta finora nascosta serviva a occultare buste contenenti denaro per le mazzette.
È sempre la segretaria, assistita
dall’avvocato Bruno Andreozzi,
a rivelare agli inquirenti come il
denaro venisse suddivise e a chi
corrispondessero quelle sigle indicate in due libri-agenda, uno
rosso e uno nero.
Nel frattempo, mentre proseguono le indagini, emergono diversi
particolari dai verbali di interrogatorio degli indagati, resi nei
giorni successivi all’arresto. Cerrito sembra essere, al momento,
l’unica “fonte” all’interno del
clan, mentre il resto del gruppo
pare arrampicarsi in difese improbabili, avendo difficoltà ad
ammettere persino lo stato civile. L’ex ad dell’Ama Franco Panzironi nega persino quella che
per gli investigatori, è più di
un’evidenza: ovvero il passaggio
della presunta mazzetta di 15 mila euro che è stata anche filmata.
I VERBALI
Gli viene chiesto di spiegare da
dove sono arrivati quei 265 mila
euro regolarmente registrati e
versati dalle coop di Buzzi alla
fondazione Nuova Italia, presieduta da Gianni Alemanno, di cui
è stato segretario. Nel tentativo
di non rispondere, l’ex manager
cerca di perdere tempo e confondere le idee. Il pm gli chiede:
«Chiedo scusa, lei ha detto delle
cooperative rosse, giusto?». E
lui: «Lo disse Alemanno». «Sì,
ma - insiste il magistrato - i soldi
sarebbero stati versati alla fondazione dopo le assegnazioni
dei lavori...Aspetti un attimo,
parliamo di questa cosa: se Buzzi apparteneva all’anima di sinistra perché pagava la fondazione Nuova Italia dove c’era dentro Alemanno?» E Panzironi:
«Veramente lo ha fatto sempre,
Alemanno, pure prima e non lo
ha fatto tramite me...Buzzi pagava come tutti gli imprenditori romani...pagano sia a destra che a
sinistra, probabilmente è una
questione di relazioni». L’ex ad
di Ama prova a dare anche una
lettura politica dei “versamenti”: «Dopo la caduta dei partiti
sono nate le fondazioni che sono
dei centri di aggregazione socio-culturali». Il pm insiste sull’argomento: «Ma qual è la ragione per cui si versano queste cifre?». «Forse un malcostume conclude l’indagato - Però è così».
Valentina Errante
Cristiana Mangani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’intervento della Corte dei Conti:
«Siamo pronti a chiedere i danni»
`Il presidente Squitieri diritto interno e nel diritto inter- giferare nel modo più compiuto e
«Dobbiamo recuperare
i fondi sperperati»
nazionale», a cura di Paola Severino, prorettore vicario dell’Università Luiss, e di Angela Del Vecchio, ordinario Luiss di diritto internazionale.
IL CONVEGNO
IERI E OGGI
ROMA Mafia Capitale ha minato
non soltanto l’economia ma anche l’immagine della ”res publica” romana. Un danno su cui - assicura il presidente della Corte dei
Conti Raffaele Squitieri - «interverremo pesantemente nei limiti
delle nostre competenze. Ci occuperemo di recuperare quello che
è stato sperperato. Quanto è accaduto a Roma è di una gravità inaudita: il danno, anche in termini di
immagine, difficilmente si può
misurare». Che l’intervento della
magistratura contabile si affianchi a quello della procura guidata
da Giuseppe Pignatone è inevitabile. L’annuncio assume però un
maggiore peso se arriva nel corso
di un convegno, al Senato, dedicato alla presentazione del volume
«il contrasto alla corruzione nel
L’EX MINISTRO SEVERINO
«CORRUZIONE ENDEMICA
LA LEGGE C’È,
MA QUESTA BATTAGLIA
NON PUÒ ESSERE
VINTA SOLO DAI GIUDICI»
EX GUARDASIGILLI Paola Severino
La sala Zuccari, a palazzo Giustinani, è quella delle grandi occasioni: parlamentari e giuristi cui il
presidente del Senato Piero Grasso, nel suo indirizzo di saluto, ricorda: «La questione della corruzione in Italia è un fenomeno attuale da decenni, che non ha trovato finora soluzioni efficaci e sistemiche sul piano repressivo e
preventivo». L’auspicio è che la
politica colga «l'occasione per le-
coerente». La domanda posta ai
relatori, tra cui il presidente emerito della Consulta, Cesare Mirabelli, è quasi scontata: dopo i recenti scandali Mose, Expo e, da ultimo, Mafia Capitale, la legge anticorruzione del 2012 ha già bisogno di un ”tagliando”?. Paola Severino, ministro della Giustizia ai
tempi del varo della legge che porta il suo nome, premette: «dopo
tangentopoli, che si legava al finanziamento illecito ai partiti, c'è
stata una fase di grande silenzio e
anche l'illusione che i mezzi penali potessero bastare da soli a risolvere il problema». Che non sia così è sotto gli occhi di tutti. Ma, soprattutto, «se ai tempi di tangentopoli la corruzione era apicale e
riguardava i vertici di partiti e imprese, oggi - sottolinea - è invece
di più basso livello ma più estesa,
al punto da far penare di essere diventata endemica. La fedeltà alla
pubblica amministrazione ora si
tradisce per pochi soldi».
LE NUOVE NORME
La legge del 2012 per la prima volta ha messo assieme la prevenzione (attraverso nuovi modelli di
trasparenza e di semplificazione
nella Pa) a nuove sanzioni penali.
«La legge c’è - afferma l’ex Guardasigilli -. Alcuni fatti sono antecedenti all’entrata in vigore della
legge. Inoltre, come ha anche rilevato la banca mondiale, quando si
approntano riforme strutturali
serve tempo. Bene ha fatto il ministro Orlando ad aver istituito un
osservatorio per il monitoraggio
delle più recenti riforme. Ma la
battaglia contro la corruzione
non può essere vinta solo dai giudici. Servono prevenzione, educazione e cultura della legalità».
C.Man.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
zoppini.it
Alice e Alberto Gilardino hanno scelto di devolvere il loro compenso agli ospedali pediatrici Meyer di Firenze e Gaslini di Genova.
11
Primo Piano
Venerdì 19 Dicembre 2014
www.ilmessaggero.it
L’omicidio del cassiere di Mokbel
cinque arresti, c’è anche una donna
Chiuso il cerchio attorno alla banda che ha ucciso `Il mandante sarebbe l’estremista di destra Denaro
il broker Silvio Fanella durante un tentato rapimento la frase per l’ok al blitz: «Quand’è la festa di nonna?»
`
L’INCHIESTA
ROMA C’era chi procurava i documenti falsi, chi si occupava della
fuga all’estero. C’era il braccio
operativo e chi ha organizzato
l’agguato per ottenere la propria
fetta di un tesoro sparito nel 2010
e del quale c’è ancora chi reclama
la propria parte. Con gli arresti di
ieri si chiude il cerchio attorno
agli autori del rapimento finito in
omicidio di Silvio Fanella, avvenuto lo scorso 3 luglio. Su richiesta
del procuratore aggiunto Michele
Prestipino e dei pm Paolo Ielo e
Giuseppe Cascini sono state arrestate quattro persone, più una
donna ai domiciliari: nell’elenco
spicca il nome dell’estremista di
destra Emanuele Macchi di Cellere (arrestato già due mesi fa mentre era latitante in Francia) ma anche quello di Gabriele Donnini,
Il Canuto, l’ex picchiatore
temuto perfino dal Nero
«Quello è uno pericoloso»
IL PERSONAGGIO
ROMA Aveva partecipato alla truffa
Telecom Sparkle e voleva una parte del fantomatico tesoro di Gennaro Mokbel, rintracciato finora
solo in piccola parte (Fanella aveva alcune buste di diamanti, nascoste nella casa in campagna).
La chiave del rapimento finito nell’omicidio ideato da Manlio Denaro la spiega in una intercettazione
ambientale Massimo Carminati,
all’indomani della sentenza di assoluzione per Silvio Scaglia, un
anno e mezzo fa. Mokbel, dice ”il
Nero” deve ancora dare a Denaro
la sua parte di soldi: «Non glieli
darà mai… Manlio gli sputa in faccia a Gennaro… gli dice “cosa
vuoi?”... questo è un altro pezzo
di… questo è peggio di quell’altro
è… dopo un po’ uno se le scorda le
cose».
Da come ne parla Carminati, si
capisce che Manlio Denaro è un tipo pericoloso persino per lui. Legato all’ex picchiatore fascista Le-
SECONDO CARMINATI
DENARO DOVEVA
ANCORA PRENDERE
MOLTI SOLDI
DA MOKBEL: «NON
GLIELI DARÀ MAI»
Manlio Denaro, ideatore del
rapimento di Fanella
le Macchi, col quale avrebbe ideato il rapimento, nel pezzo di vita
che conduce alla luce del sole, Denaro è conosciuto nella Roma
nord di Massimo Carminati perché per anni è stato proprietario
della palestra Flex Appeal, in via
Marco Besso, la stessa dove si è
formato Riccardo Brugia, considerato dagli inquirenti il braccio armato dell’organizzazione di Massimo Carminati. Lo conoscono anche in qualche ambiente legato allo spettacolo, visto che sua moglie
è la figlia di ”Bud Spencer” Carlo
Pedersoli.
«MI FANNO FUORI»
Se il rapimento finito male è stato
pensato da pochi, dalle intercettazioni raccolte dalla Dda di Roma
si capisce che quello che è in gioco
è un vero e proprio scontro tra
bande della mala nera romana.
Divisa, dilaniata, dalla lotta per riprendersi il tesoro di Mokbel. Ne
parla anche Lele Macchi, una volta in carcere. «Ma che so scemi
questi...io porto i soldi, faccio la
congiura, volete eliminarmi qua?
(...) Io penso che veramente è un
complotto, pure a loro gliel'hanno ordinato quelli là di Mokbel a
farla questa cosa qua...», dice lamentandosi del comportamento
dei suoi difensori con la moglie e
ipotizzando che persino loro possano essere stati condizionati.
Macchi di Cellere, fermato in
Francia per traffico di stupefacenti, teme che qualcuno possa collegarlo al rapimento finito in omicidio. La donna cerca di tranquillizzarlo: «Ha detto Raimondo (Bertoncelli, altro ex camerata, ndr)
”so tutti terrorizzati, non si può
più parlare con nessuno, hanno
detto che mettono i trasponder
sotto le macchine” - dice Rita vabbè, fanno le indagini, lo sapevamo, che è cambiato?...dico chi è
che sparge sto terrore a Roma?».
E quindi la donna ripete: «Dice
”eh, i soliti...”...dico ”dì” perché un
conto è questo (si copre con la mano l'occhio destro alludendo a
Massimo Carminati annota la polizia)». Più avanti Macchi di Cellere commenta: «...tutti mokbelliani». Gli arresti dell’ultimo mese
potrebbero aver cambiato gli
equilibri. Ma per chi è rimasto
fuori il segnale è chiaro: quel tesoro maledetto è ancora nascosto.
Sara Menafra
© RIPRODUZIONE RISERVATA
noto tatuatore romano. Assieme
a Macchi, il mandante del rapimento finito con la morte del tesoriere di Gennaro Mokbel, Fanella,
sarebbe però Manlio Denaro, processato insieme agli presunti autori della truffa Telecom Sparkle,
in quanto socio della i.Globe e prestanome di Carlo Focarelli, ritenuto dagli inquirenti l’ideatore della
maxi frode da 365 milioni di euro
nei confronti del fisco.
Stando alla ricostruzione messa insieme dagli uomini della
Squadra mobile di Roma, guidata
da Renato Cortese, Manlio Denaro avrebbe ideato il rapimento e
scelto gli uomini a cui affidarsi.
Per la parte operativa, il ”canuto”
voleva al suo fianco Egidio Giuliani, negli anni ’70 talento logistico
dello spontaneismo armato di
estrema destra. E quest’ultimo
sceglie a Novara, dove da anni gestisce la cooperativa di ex detenu-
ti Multidea, il resto del commando: Roberto Ceniti, ferito nel corso del rapimento e arrestato immediatamente, e Giuseppe Larosa, ex detenuto.
L’OPERAZIONE
E’ una coincidenza, a dare agli
investigatori l’input decisivo. L’11
giugno 2014, Manlio Denaro chiama Egidio Giuliani proprio dalla
cabina telefonica di via Flaminia
Vecchia 732, la stessa che usa il
boss di Mafia capitale Massimo
Carminati per gestire i suoi uomini. E in quella telefonata si parla
dell’operazione da organizzare, la
«festa della nonna». Denaro: «Telefonavo per sapere quando era la
festa di nonna»; Giuliani: «Quando è la festa di nonna..senti ascolta..il 26!»; Denaro: «..il 26..»; Giuliani: «Io però vengo due giorni
prima...Il ristoratore è lì per fare
la festa alla nonna. Io il 24 scendo
Uno degli arrestati copre il volto
NELLE INTERCETTAZIONI
SPUNTA CARMINATI:
USAVANO LA STESSA
CABINA TELEFONICA
IL QUARTIER GENERALE
IN UNA PIZZERIA
giù e ci vediamo»; Denaro: «Ho rimediato anche tutti i regalini
quelli che tu non avevi». Il ristoratore in questione, scrive il gip Bernadette Nicotra, non è stato identificato, ma sta di fatto che ieri,
contemporaneamente agli arresti
è stato perquisito il ristorante
Ponte Mollo, di Mario Zurlo (non
indagato), popolarissima trattoria del quartiere Ponte Milvio. E
qui c’è una seconda coincidenza
che porta a Carminati, visto che il
”nero” avrebbe trasformato questa pizzeria nella sua base logistica. Per rapire Fanella, Denaro si
dota di una base logistica. Gabriele Donini si sarebbe occupato di
trovare i documenti falsi per la fuga di Giuliani e Macchi di Cellere
in Francia. Carlo e Claudia Casoli
avrebbe fornito la Fiat Croma rubata, utilizzata dal commando.
Sa. Men.
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Cronacadi Roma
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Venerdì 19
Dicembre 2014
15ºC 6ºC
Il Sole Sorge 7.32 Tramonta 16.41
La Luna Sorge 4.28 Cala 14.53
Gli uffici della Cronaca sono aperti dalle 11 alle 20, via del Tritone, 152, 00187 Roma T 06/4720224 - 06/4720228 F 06/4720446
La storia
Tutte le lettere
dei bambini
a Babbo Natale:
«Basta guerre»
Il progetto
Con 340 luci
ad alta efficienza
San Pietro
diventa green
L’evento
Argentero
e Brumotti:
alla Luiss
festa di acrobazie
Mozzetti a pag. 53
Panarella a pag. 45
Tocchi a pag. 55
Nuova giunta, il nome che scotta
Truffe record
agli anziani
ecco il piano
`Negli atti di Mafia Capitale i commenti su Maurizio Pucci: «Un ladro, rubava per il partito»
dei carabinieri
È candidato ai Lavori pubblici. Il Campidoglio: «È in regola». La Regione sblocca gli appalti
`
C’è una nuova gatta da pelare
nell’inchiesta Mafia capitale.
Nelle intercettazioni della scorsa
primavera, si parla (e molto male) anche di Maurizio Pucci, dirigente di Ama e candidato a entrare in giunta con la delega dei
Lavori pubblici. Sebbene Pucci
non risulti nella lista degli indagati, risulta confermato che è di
lui che parla Salvatore Buzzi. Intanto, nessun appalto della Regione è stato assegnato alle imprese coinvolte nell’inchiesta. Lo
ha detto Nicola Zingaretti, che
nei giorni scorsi aveva sospeso
tutte le gare.
Evangelisti e Menafra a pag. 39
Decoro. Il Tar: via gli ambulanti dai Fori
Regione
L’Irpef aumenta, ma solo per i redditi alti
Il tetto è 35.000 euro
Irpef, l’aliquota regionale sale di
un altro punto. Il bilancio di previsione 2015, la cui discussione in
consiglio regionale comincerà lunedì, conferma l’aumento che va
ad aggiungersi a quello dello 0,6
scritto nel bilancio 2014. Si amplia però la platea delle esenzioni: pagheranno la super aliquota
del 3,33 coloro che hanno un reddito oltre i 35 mila euro annui.
a pag. 45
Il tatuatore dei vip falsificò
i documenti del commando
`Delitto
Altre accuse
alla biologa
che scambiò
gli embrioni
Fanella, Gabriele Donnini arrestato con i presunti killer
E’ finito in manette Gabriele
Donnini, il tatuatore dei vip. Il
cinquantenne romano, prima
d’essere arrestato perché coinvolto nell’omicidio Fanella, ha tatuato croci, draghi, cuori, serpenti, indiani, delfini e nomi di donne sul corpo di tanti vip e sconosciuti. Dagli arabeschi su Roberto D’Agostino al gladiatore intento a sgominare gli avversari sulla
spalla destra di Francesco Totti.
Di lui i magistrati ora tratteggiano un ritratto inquietante: militante dell’estrema destra romana fin dagli anni ’80 insieme tra
gli altri a Emanuele Macchi di
Cellere». Laureato in architettura, sposato e padre di un figlio,
Donnini, che non ha mai avuto
problemi con la giustizia, è amico d’infanzia del terrorista nero
Antonio D’Inzillo.
Troili a pag. 41
Commercio
Saldi dal 3 gennaio
la ricetta anti-crisi
AltaRoma, pochi fondi
le sfilate sono a rischio
A rischio le sfilate di AltaRoma
di gennaio. I finanziamenti
sono stati ridotti e il Comune
vuole uscire dalla società.
a pag. 47
I saldi invernali cominciano
prima. Ieri anche il Lazio,
come le altre regioni, ha
deciso di anticipare le
svendite a sabato 3 gennaio.
Lo shopping di Natale sta
andando male, i consumi non
decollano e i negozi di
abbigliamento e scarpe (che
sui saldi invernali basano il
30% del fatturato) sperano in
un impulso. In questo modo
le vendite prenderanno avvio
di sabato sfruttando l'onda
positiva del fine settimana.
a pag. 47
Abusivi vendono borse a piazza Navona (FOTO TOIATI/CAPRIOLI)
Scempio a piazza Navona
gli abusivi dettano legge
Larcan e Marani a pag. 43
Maria Lombardi
«Pietà, sono un monumento non un wc»
Roma è sporca,
una rovina, la Storia offesa.
E si va avanti così, tra le macerie,
aspettando un miracolo.
@masechi
S
ono un monumento non sono
un wc». E che, non si vede?
Gentili ignoranti, egregi vandali, illustri barbari: voi che
quando vi scappa non guardate
più lontano di un centimetro e ve
ne infischiate se avete davanti un
albero, un muro, un marciapiede,
un'opera d'arte. Sappiate, qualora
non ve ne foste accorti, che state
offendendo con i vostri maleodoranti bisogni non una pietra qual-
siasi - e nemmeno quello si dovrebbe - ma una colonna del dodicesimo secolo. Pietà, vi implora
adesso, pietà. Ha visto e tollerato
tanto, sputi compresi. Ma tutta
questa pipì l'indigna e la rovina.
Chissà se il cartello appeso lì riuscirà a difenderla da chi si ostina a
trattarla come una toilette. «Sono
un monumento», ricorda la colonna. E se questo ancora non bastasse, alzate un poco gli occhi - cari
maleducati - per capire dove vi
trovate. Ci avevate mai fatto caso?
Pare di no, siete davanti alla chiesa di San Cosimato, a Trastevere,
quel marmo con le scanalature
sorregge, insieme ad un altro pila-
Dal finto avvocato dell’Inps al
Babbo Natale che è in realtà
un rapinatore: gli anziani specie quelli che vivono da soli- sono sempre più nel mirino
della microcriminalità. In una
sola settimana ben 150 hanno
chiesto aiuto al 112. Un fenomeno in aumento che ha indotto il comando provinciale
dell’Arma a predisporre una
intensificazione dei controlli
sul territorio con particolare
attenzione alla popolazione
anziana. «Qualcuno chiama
anche perchè si sente solo»
spiegano i carabinieri che non
si sottraggono neanche a questo genere di richieste d’aiuto.
De Risi a pag. 49
stro identico, il piccolo portico da
dove un tempo si accedeva al convento. Ora l'ingresso è chiuso, così in tanti si appartano calpestando con un gesto solo storia bello e
sacro. L'odore è di quelli che fanno affrettare il passo.
Ci ha pensato un’associazione
di cittadini a far parlare con quel
cartello il portico di Trastevere.
Avessero voce tutte le antichità scalinate, balaustre, fontane - ve
ne direbbero così tante, amici zozzoni, che finalmente imparereste
a distinguere un monumento da
un wc.
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Di nuovo nell’occhio del ciclone la biologa del Pertini che fu
al centro dello scandalo per
uno scambio di embrioni. È
ora sospettata di aver scritto il
falso su un documento riguardante degli ovuli: è accusata
di falsità ideologica. Avrebbe
sottoscritto insieme a un collega, anche lui denunciato, di
aver proceduto alla distruzione di tre ovuli perché «non
idonei». Ma erano gli ultimi rimasti in conservazione. Nei
controlli successivi però gli
ovuli, appartenenti a tre aspiranti mamme diverse, erano
risultati perfettamente conservati. Un errore che si somma al precedente scandalo
per il quale il centro del Pertini fu chiuso per poi essere riaperto.
Pierucci a pag. 49
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Venerdì 19 Dicembre 2014
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Cronaca di Roma
Marino e Pecoraro
separati in casa:
saltano pure gli auguri
`Entrambi erano a Palazzo Valentini, ma non si sono incontrati
il sindaco ha ignorato il ricevimento di fine anno a casa del prefetto
LO SCONTRO
Li divide un piano, che sembra
una trincea istituzionale. Il sindaco Ignazio Marino partecipa ai lavori della città metropolitana a
Palazzo Valentini, approva il
nuovo statuto dell’ente (con l’elezione diretta del sindaco) e si occupa per gran parte del pomeriggio del futuro dei dipendenti della ex Provincia a rischio taglio e
quindi agitatissimi. Il tutto mentre sopra, al primo piano, nel suo
appartamento, il prefetto Giuseppe Pecoraro e signora ricevono
amici, vip e autorità istituzionali
(dal procuratore Giuseppe Pignatone al ministro Angelino Alfano) per il consueto scambio di auguri natalizi. A cui il sindaco Marino alla fine non partecipa. «Impegni istituzionali». In effetti la
scusa c’è tutta: il chirurgo dem si
attacca al telefono con Palazzo
Chigi ma anche con i sindaci di
altre città metropolitane - Giuliano Pisapia di Milano, Dario Nardella di Firenze e Virginio Merola di Bologna - per studiare un
emendamento salva dipendenti
delle ex province. Poi stanco, dopo una giornata impegnativa, lascia Palazzo Valentini e se ne va a
casa. E quindi non sale al primo
piano con tanti saluti al protocollo. Sicché i duellanti, Pecoraro e
Marino, non si incontrano. E
nemmeno per fare finta di scambiarsi gli auguri o di incrociare i
calici per il cin cin. Niente. Nemici come prima.
IL FRONTE
Il gelo continua. Perché? Si fa
presto a raccontare l’ultimo
round: l’invio dei commissari
prefettizi in Campidoglio per setacciare la macchina amministrativa a rischio infiltrazioni, il
sindaco che tira in ballo Pecoraro sull’incontro con Buzzi e sulla
gestione dei campi rom all’epoca
Alemanno, l’inquilino di Palazzo
Valentini che ricorda al sindaco
come l’invio dei commissari derivi dal fatto che l’amministrazione è stata toccata, a livello di indagati, dall’inchiesta su Mafia Capitale e quindi rimane il rischio
scioglimento del Comune. Ah,
certo nemmeno Matteo Orfini, il
qualità di commissario del Pd di
Roma, ha partecipato al brindisi
organizzato da chi «fa più interviste di Salvini», per dirla con il
tweet di @orfini. Una distanza
quella tra i democrat romani e
Pecoraro che non comprende però Nicola Zingaretti. Il governatore ha disertato l’appuntamento,
ma in mattinata ha chiamato il
prefetto per gli auguri, salvo
mandare Maurizio Venafro, capo di gabinetto, al ricevimento.
In rappresentanza del Campido-
CITTÀ METROPOLITANA
OK ALLO STATUTO:
ELEZIONE DIRETTA
DEL PRIMO CITTADINO,
NUOVO INCARICO
PER MARCO GIRELLA
glio Rossella Matarazzo, delegata alla sicurezza. Per tutta la durata del party nessuno dei presenti, da Gianni Letta a Nancy
Brilli, ha scommesso su una visita a sorpresa del sindaco. Che intanto continua a lavorare sulla
futura giunta. Attesa «sotto l’albero di Natale». L’annuncio tra
lunedì e martedì. Di ieri invece la
notizia dell’ok allo statuto dii Città metropolitana: elezione diretta del sindaco e dei consiglieri,
creazione di zone omogenee in
cui si raggrupperanno i Comuni
e rafforzamento dell'autonomia
dei Municipi della Capitale. Intanto, anche la comunicazione
del Campidoglio registra un cambiamento. Il capo ufficio stampa
Marco Girella (124.910 euro lordi
all’anno) coordinerà i rapporti
tra media e municipi. Il posto del
giornalista bolognese potrebbe
essere ricoperto da Roberto Roscani, ex portavoce di Veltroni,
attuale collaboratore dell’assessore Giovanna Marinelli, già responsabile della comunicazione
di Bettini alle ultime europee.
Simone Canettieri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Una vecchia stretta di mano tra Giuseppe Pecoraro (a sinistra) e Ignazio Marino
«Tifosi, vigilate sulle assenze in aula»
ma è bufera sull’appello del sindaco
CASO TOR DI VALLE
La delibera sullo stadio a Tor di
Valle non decolla perché la maggioranza nutre ancora dubbi
sull’opera? E allora il sindaco
chiama a raccolta i tifosi della
Roma affinché lunedì prossimo,
giorno dell’atteso voto sullo stadio, «sollecitino i consiglieri in
modo che partecipino a questa
importante decisione che è così
sentita dalla nostra città». Insomma, la scena potrebbe essere questa: i capi della Curva Sud
Iniziativa all’Auditorium
Marchini, in 2.000 per gli auguri di buon Natale
Duemila persone hanno
gremito l'Auditorium di via
della Conciliazione per la
manifestazione organizzata dal
movimento fondato due anni fa
da Alfio Marchini per gli auguri
di un buon Natale. «In questi
mesi abbiamo mantenuto i
nostri impegni, che è l'unica
risposta alla speranza che
sempre più romani ci onorano
di ricevere», le parole di
Marchini. All’incontro ha
partecipato gente comune,
infatti non c'era nessun
politico.
La folla all’Auditorium mentre ascolta Alfio Marchini
che marcano a vista i consiglieri
del Pd o di Sel affinché rimangano incollati sugli scranni per votare la delibera di pubblica utilità. Altrimenti? Meglio non chiederselo. Dunque, visto che i partiti sono in crisi - specie quello
dei democrat - adesso tocca ai tifosi della Magica dettare i tempi
dell’assemblea? Sembra strano,
ma questo dice Marino, intervenendo in diretta su Radio Radio.
L’uscita del sindaco non piace
alla maggioranza, che ci mette
un batter d’occhio a rispondergli. A nome di tutti parla il capogruppo Pd Fabrizio Panecaldo:
«Raccolgo l'invito del sindaco ai
tifosi non per sollecitare i consiglieri - commenta - ma per venire a festeggiare insieme con chi
lavora per il bene comune». In
privato c’è qualche consigliere
che, ulcerato, commenta l’uscita di Marino così: «Si era visto di
tutto, ma un sindaco che ci aizza
contro la curva mai!». La polemica monta. Anche perché da
quando è scoppiata l’inchiesta
su Mafia Capitale Marino ha ribaltato i rapporti di forza con la
maggioranza, che viene a conoscenza delle decisioni cruciali
solo dalle agenzie e che non tocca palla. Si rischia dunque qualche fallaccio. E allora è di nuovo
Marino a spiegarsi meglio: «L'assemblea capitolina in questi
giorni sta lavorando intensamente - aggiunge -, e in piena au-
tonomia, a questo progetto sotto
la guida del Presidente Valeria
Baglio. Sono sicuro che con il
contributo dei consiglieri di
maggioranza e di opposizione a
breve raggiungeremo questo
obiettivo». Meglio? Diciamo di
sì. Anche se dal centrodestra attaccano: «Un sindaco che si appella alla curva dello stadio per
fare pressing sulla sua latitante
maggioranza è un politico patetico e disperato», tuona il senatore di Ncd Andrea Augello.
I DOCUMENTI
Non si sa se con i fumogeni o
meno, ma lunedì dovrebbe essere il grande giorno, dopo tante
sedute a vuoto. Prima dell’approvazione della delibera sulla
pubblica utilità dello stadio, c’è
un altro ostacolo da superare:
120 ordini del giorno e 163 emendamenti (una decina di Pd-Sel),
da votare uno a uno. A suon di
olè.
S. Can.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’INVITO DOPO
L’ENNESIMO RINVIO
PER IL VOTO
SULL’IMPIANTO
PANECALDO (PD)
«NO AI SOLLECITI»
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Cronaca di Roma
Nuova giunta, candidato già nei guai
Il nome di Maurizio Pucci compare nelle intercettazioni di Buzzi `Attualmente nel gabinetto del sindaco per i “progetti speciali”
«Quello ruba per il partito ma tanta roba gli è rimasta attaccata» è in lizza per andare a dirigere l’assessorato ai Lavori Pubblici
`
L’INCHIESTA
rino di destituirlo a seguito di vicende conseguenti a deficit nella
pulizia della città».
C’è una nuova gatta da pelare,
nelle carte depositate due giorni
fa dalla procura distretturale antimafia nel corso dell’inchiesta
Mafia capitale. Nelle intercettazioni della scorsa primavera, si
parla (e molto male) anche di
Maurizio Pucci, dirigente di Ama
e candidato a entrare in giunta
con la delega dei Lavori pubblici.
L’INTERCETTAZIONE
LA NOMINA SALTATA
Sebbene Pucci non risulti nella lista degli indagati, risulta confermato che è di lui che parla il cooperante Salvatore Buzzi quando,
l’11 luglio scorso, ipotizza che il
direttore generale di Ama Giovanni Fiscon potrebbe essere sostituito. Nelle intercettazioni,
Buzzi non dice mai il nome completo, ma sembra assodato che il
riferimento non sia a Carlo Pucci, funzionario di Eur Spa arrestato nel corso dell’inchiesta che difficilmente potrebbe ambire alla
poltrona di dg di Ama.
L’intercettazione parte con
una telefonata di Giovannni Fiscon e con le congratulazioni di
Buzzi «per essere riuscito a mantenere l’incarico di Direttore generale di Ama Spa nonostante i
tentativi da parte del Sindaco Ma-
PER L’INCARICO ATTUALE
RICEVE UNO STIPENDIO
DI 175 MILIONI ANNUI
È SUA LA GESTIONE
DELLA PEDONALIZZAZIONE
DEI FORI IMPERIALI
Poi, però, Buzzi racconta la sua
versione dei fatti su Maurizio
Pucci. Pesantissima. «Ieri praticamente è successo che sto matto de Sindaco ha convocato una
giunta straordinaria per far fuori
Fiscon e mettece Pucci. Quindi levava una brava persona e ce metteva un ladro, perché Pucci, dice,
è un ladro rubava per il partito,
ma tanta roba gli è rimasta attaccata quindi non rubava per il partito... allora abbiamo avvisato i
nostri amici, i capigruppo, i nostri amici e si è alzato un po’ il
fuoco de sbarramento.. poi ha lavorato pure Passarelli con Sel, risultato io poi ho smessaggiato a
Fiscon alla fine è finita bene avemo mandato il messaggio Marino 0 Fiscon 2».
Attualmente, Pucci è nel gabinetto del sindaco, incaricato dei
«progetti speciali», con un chiacchieratissimo stipendio da 157mila euro all’anno. Sua la gestione
della pedonalizzazione dei Fori e
quella del Tridente. Formalmente è ancora un dirigente Ama in
aspettativa. Di certo, il suo curriculum politico e professionale lo
vede crescere come uomo chiave
dell’era Rutelli Veltroni, molto vicino a Goffredo Bettini. I suoi incarichi erano tutti importanti: direttore dei cantieri per il Giubileo del 2000, sovrintendente alle
Grandi opere (tra cui l'apertura
dell'Auditorium), e amministratore delegato di Musica per Roma.
Sara Menafra
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La reazione
Il Campidoglio assicura
«Non cambia niente»
Maurizio Pucci, candidato a sostituire Daniele Ozzimo, indagato nell’inchiesta Mafia Capitale
Dalla Regione via libera agli appalti
«Nessun coinvolgimento con i clan»
IL CASO
Nessun appalto della Regione è
stato assegnato alle imprese coinvolte nell’inchiesta su Mafia Capitale. Ieri l’annuncio è stato dato
dal presidente Nicola Zingaretti,
che nei giorni scorsi aveva sospeso tutte le gare in attesa di un’indagine interna che passasse al setaccio tutte le carte. Per quanto riguarda invece l’appalto del Cup
(quello da 60 milioni, diviso in
quattro lotti) sul quale, come si
evince dalle intercettazioni, c’era
l’attenzione delle imprese di Salvatore Buzzi e che vedeva nella
commissione aggiudicatrice uno
ANNULLATO SOLO
IL BANDO RECUP
E CHIESTA LA VIGILANZA
DELL’ANTICORRUZIONE
SU UNA COMMESSA
DA 1,3 MILIARDI
degli indagati, Zingaretti conferma la decisione di annullare il
bando e di pubblicarne uno nuovo.
Ieri, a metà pomeriggio, è arrivata la comunicazione ufficiale
della Regione: «La verifica operata sulle stazioni appaltanti regionali, richiesta lo scorso 4 dicembre dal presidente Zingaretti, ha
evidenziato che, da quando si è insediata questa amministrazione
(marzo 2013) non sono state bandite gare poi vinte dalle società
coinvolte nell’inchiesta “Mondo
Anche in Campidoglio hanno
letto le carte dell’inchiesta che
tirano in ballo Maurizio Pucci.
Ma questo non incide sulla
nomina del dirigente Ama
pronto a entrare in giunta
all’inizio della prossima
settimana. Anzi, gli uomini di
Marino prima di confermare
la nomina si sono anche
sincerati che Pucci non fosse
indagato in Mafia Capitale.
«Per noi quindi non cambia
niente», spiegano dal
Comune. Se non, semmai, un
problema di opportunità
politica.
di Mezzo”». Alla luce di questo
dato, la centrale unica d’acquisti
della Regione «ha quindi scritto a
tutte le stazioni appaltanti di dare
corso regolarmente alle attività
in essere così da evitare i rischi
connessi al blocco delle aggiudicazioni o eventuali proroghe dei
contratti in corso». C’è poi il caso
di un altro maxi appalto: la gara
del Multiservizi tecnologico di
tutti gli ospedali del Lazio da 1,3
miliardi per sette anni (divisa in
sette lotti), in fase di valutazione e
non assegnata. «Vista l’importanza del bando e l’entità economica
dell’appalto, la Regione Lazio
chiederà la vigilanza collaborativa all’Autorità anti corruzione,
presieduta da Raffaele Cantone».
Mauro Evangelisti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Cronaca di Roma
Finisce in manette il tatuatore dei vip
`Militante dell’estrema destra romana fin dagli anni ’80
`Gabriele Donnini è accusato di aver fornito documenti falsi
al commando che ha ucciso Silvio Fanella, il cassiere di Mokbel per i pm «avrebbe contribuito alla realizzazione del piano»
IL PERSONAGGIO
Mezza Roma ha avuto rapporti,
teso un braccio, mostrato un fianco a Gabriele Donnini: se non altro perché il cinquantenne romano, prima d’essere arrestato perché coinvolto nell’omicidio Fanella, ha tatuato croci, draghi, cuori,
serpenti, indiani, delfini e nomi di
donne sul corpo di tanti vip e sconosciuti. Dagli arabeschi su Roberto D’Agostino al gladiatore intento a sgominare gli avversari
sulla spalla destra di Francesco
Totti. Il calciatore della Roma, dopo lo scudetto del 2000/2001, si è
rivolto a lui per celebrare l’evento. Ad accompagnarlo c’era Claudio Amendola, che tra i tanti altri,
ne ha uno simile: un gladiatore e
pure un Colosseo.
«Militante dell’estrema destra romana fin dagli anni ’80 - si legge
nelle carte degli investigatori - insieme tra gli altri a Emanuele
Macchi di Cellere»; soprattutto
amico d’infanzia del terrorista
Antonio D’Inzillo, Gabriele non
ha mai avuto problemi con la giustizia. Famiglia borghese, corteggiatissimo lui e il fratello da giovani nel giro di Roma nord, si è laureato in architettura, sposato, fatto un figlio, comprato un cane. E
vissuto dietro le quinte, rintanato
nello studio dove ha fatto della
sua passione un business, fino a
diventare uno dei re romani tra i
tatuatori. Artisti, attori, giovanotti di tutta Roma, negli anni passano nel suo studio il Tattoing Demon di via di Grotta Pinta, fondato da Gippi Rondinella nel 1986, il
primo negozio del genere a Roma.
Ora si scopre che ha avuto un ruolo chiave nell’omicidio di Silvio
Fanella, il cassiere di Mokbel, a luglio: ha procurato documenti falsi
per la latitanza a Macchi di Cellere ed Egidio Giuliani, arrestati,
«contribuito alla realizzazione
del piano» è evidente da tabulati
telefonici conversazioni ambientali.
A ottobre scorso non vuol parlare
con nessuno, teme di essere intercettato: «Come sono risaliti a lui
che non c’era sul luogo dell’omicidio?», si chiede la figlia di Casoli.
E’ Donnini a presentare Giuliani a
Casoli per aiutarlo a procurarsi la
Croma usata dal commando. Sempre Donnini ha fornito i documenti falsi a tutta la banda, i tesserini
con cui sono entrati in casa della
vittima, alla Camilluccia. «Soggetti - compreso il tatuatore - per lo
più appartenenti o vicini ad organizzazioni criminali di spessore e
pericolosità». Intanto il mago dei
tatuaggi a studio preparava le gift
card, regala un tatuaggio per Natale. Fino a ieri inchiostri e disegni erano le sue armi.
Raffaella Troili
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Tangenti mensili
per il decoro urbano»
L’INTERROGATORIO
Nega di avere pagato a Luca Odevaine 5000 euro al mese per gestire per conto della holding criminale il grande business degli immigrati. Ma davanti al gip, lo scorso 5 dicembre, Sandro Coltellacci,
responsabile della coop Atlante
riconducibile a Salvatore Buzzi,
qualche ammissione la fa. Conferma di avere versato 1500 euro
mensili a Mario Schina, il collaboratore di Odevaine. «Ci aiutava a
trovare le strutture», dice. Aggiungendo che Schina lo aveva conosciuto «perché si occupava di
decoro urbano»
IL VERBALE
«Conosco la moglie di Mario da 13
Gabriele Donnini
con Francesco Totti
e, sotto, con Roberto
D’Agostino nel suo studio
di tatuaggi
anni, che lavora con noi e aveva
una bambina piccola così, arrivata da Cuba in difficoltà. Sto Mario
Schina si era sposato una ragazza
più giovane di lui di venti anni, si
sta tirando su la bambina, cioè stà
a pagare il mutuo di casa. Ad agosto mi ha chiamato, credo che ste’
telefonate ci siano...Mi si è rotta la
macchina». Quando sottolinea
che 1500 euro al mese non sono
LE RIVELAZIONI
DI COLTELLACCI:
«PAGAVAMO L’UOMO
DI LUCA ODEVAINE
PER GLI APPALTI
SU VERDE E GIARDINI»
Gabriele Donnini mentre esce dalla Questura
pochi, Coltelacci replica: «Mille e
500 euro per 24 mesi o 30 mesi,
non so quant’è la durata di ste’ cose. Lui ci ha fatto prendere in locazione, grazie al suo intervento, tre
strutture, Tivoli 1, Tivoli 2, Marcellina. Su Marcellina sono 7mila
euro al mese d’affitto, su Tivoli all’epoca erano 15 mila». Coltellacci
spiega: «Ho conosciuto Schina
perché si occupava di decoro urbano e noi ci occupavamo di rimuovere le scritte sui muri, ho
mantenuto i rapporti con la moglie, assunta regolarmente da noi.
E’ difficile reperire strutture ricettive, ci avvaliamo anche di agenzie; Schina, attraverso la moglie,
ci ha fatto incontrare tre proprietari di strutture, per questo ho riconosciuto un livello alla moglie
a cui è stato aumentato lo stipen-
dio e, fino a maggio, ho dato una
cifra fissa allo Schina. E’ una somma che avrei dovuto pagare comunque a un’agenzia immobiliare. La moglie è passata a 1500 euro mensili, ho fatto lavorare il fratello, ho pagato una ritenuta d’acconto a una persona che lavorava
con noi, l’ho maggiorata perché la
passasse a Mario, ho fatto un contratto di collaborazione, era in dif-
IL CLAN HA OTTENUTO
IN QUESTO MODO
DUE STRUTTURE
PER L’ACCOGLIENZA
A TIVOLI E UNA
A MARCELLINA
ficoltà economica, in fondo il nostro problema era trovare degli
immobili, la stessa somma avremmo dovuta pagarla a un sensale».
Davanti alla contestazione delle intercettazioni e al fatto che
Schina, molto vicino a Luca Odevaine, fosse un canale per gestire
il circuito degli immigrati, Coltellacci nega: «Non credo che avesse
rapporti con i circuiti che gestiscono i flussi degli immigrati. I
1500 euro erano per aiutarlo. Coltellacci racconta anche come l’affidamento del Campo nomadi di
Castel romano sia stato avviato
con la giunta Veltroni, «un appalto senza gara», come prevede la
legge che affida commesse alle coop.
Val.Err.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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