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21 12 14 Il Messaggero Mazzette e case

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Primo Piano
Domenica 21 Dicembre 2014
www.ilmessaggero.it
Mazzette e case
altri 93 immobili
nel portafoglio
della banda
Mafia Capitale, spuntano appartamenti che erano nascosti
in una società di Guarnieri, imprenditore vicino a Carminati
`
L’INCHIESTA
ROMA C’erano altri 93 immobili,
nascosti nelle ”pieghe” di una
delle società di Cristiano Guarnera, uomo organico al clan di
Massimo Carminati e colpito da
un sequestro da 100 milioni di
euro 48 ore fa. Ieri i militari del
nucleo di Polizia tributaria della
Guardia di Finanza hanno notificato un nuovo provvedimento a
Guarnera e altri 13 milioni di euro sono stati ”congelati”. E intanto dalle carte emergono altri dettagli: dal ruolo di mafia Capitale
a Ostia: «E’ nostra», dice il re delle coop, alle modalità con cui il
clan calabrese, in affari con Carminati, si sarebbe infiltrato in alcune aziende del Nord Italia.
I SEQUESTRI
Dopo il mega sequestro di oltre 2
miliardi di beni e a ventiquattr’ore dalla misura che ha sottratto al clan di Carminati 100
milioni di euro (178 immobili, le
quote di sei società, dieci tra auto e moto e uno yacht) arrivano i
sigilli per altri 93 appartamenti
e terreni: 13 milioni di euro. I
nuovi immobili sono stati scoperti dal Gico nelle «pieghe» della contabilità della società Edilizia Piera srl., intestata ad Angelo
Guarnera, il nonno novantenne
dell’indagato. «A prima vista spiegano gli investigatori - non
risultavano riconducibili alla società».
OSTIA
L’8 novembre scorso i carabinieri del Ros intercettano una conversazione tra Salvatore Buzzi e
DALLE CARTE
EMERGONO ANCHE
I CONTATTI CON
LA ’NDRANGHETA
E LE INFILTRAZIONI
IN AZIENDE DEL NORD
Massimo Carminati: «Un milione e due meno 9 e 40» dice Buzzi. E Carminati: «Non me lo fa
scusa ti dispiace scrivermelo..sono venuto senza..1.200 andava
bene...mi trovavo sto foglio non
so che dire, dico ”l’ho tovato per
terra». E Buzzi ripete: «1.200 meno 940 fanno 3 e 60, questo è
Ostia, più la parte di Vincenzi,
sempre per Ostia». Qualche giorno dopo, in una conversazione
con Caludio Bolla, procuratore
della Eriches 29, Buzzi spiegherà «Ostia è nostra, pigliamo sia
le spiagge che il verde».
E’ l’8 novembre quando Buzzi,
intercettato nel suo quartier generale, la sede della coop 29 giugno, dice a Rocco Rotolo, finito
in manette con l’accusa di rappresentare le ’ndrine calabresi
negli affari del clan Carminati,
che devono rinviare un pranzo
perché ha un appuntamento
con l’ad di ente Eur. Lo ripeterà
anche a Carminati, il 17 novembre: «Il 3 vedo Lo Presti..Eur», dice Buzzi al ”Nero”.
IL TELEFONO La cabina utilizzata da Carminati in via Flaminia Vecchia a Roma
L’AZIENDA VENETA
L’8 novembre Giovanni Campennì, organico a Mafia capitale
e collegamento tra i romani e le
’ndrine calabresi, conversa con
Buzzi e il suo collaboratore Carlo Maria Guarany: «Me stava a
dì che Cassiani è amico suo, ha
fatto dimostrazioni per la sicurezza stradali», dice Buzzi e Guarany: «Può essere che sia una
delle 20 ditte...20 ditte hanno fatto manifestazione di interesse
hanno tenuto 20 ditte e adesso
saranno chiamate a partecipare
alla gara». L’appalto, che riguarda la gestione del ”Multiservizi”
per lo smaltimento rifiuti, evidentemente interessa il clan.
«Se lui sta tra i 20, verrà chiamato anche lui e eventualmente ce
se può abbinare poi successiva-
Finocchiaro (Pd)
«Mai incontrato Buzzi
e non so chi sia»
«Viene tirato in ballo il mio
nome per presunti incontri o
colloqui con Salvatore Buzzi. Ma
ribadisco che non l’ho mai
incontrato e non so chi sia». Così
la senatrice del Pd Finocchiaro.
mente», commenta Campennì e
spiga: «La ditta si chiama Cassiani Tecnologie». E quando Buzzi
dice, «Ma mica sei te, sono quell’altri», Campennì spiega: «Sono
io, io sono Cassiani...sono subappalti..capito? Io so Cassiani,
quando per Cassiani». «Non lo
sapevo», risponde Buzzi. E allora Campennì spiega: «Eh a furia
di 20.000, 30.000, 20.000,
30.000, hai capito?». Buzzi chiede se è di Reggio Calabria: «No è
di Verona». E Campennì: «E’ un
bel pezzo che a furia di foraggiare...se ti serve qualsiasi cosa..lui
e poi io sono che gestisce lui... io
gestisco tutto». «E sta a Verona?», chiede ancora Buzzi. «A
Verona, sì».
Valentina Errante
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Appalti e assunzioni, bufera a Trani
arrestati sindaco e consiglieri
`«Qui comandiamo noi» ziamento o il mancato rinnovo
del contratto a termine.
nei guai politici locali e
MAZZETTE E POSTI DI LAVORO
manager: 6 in manette
A capo del comitato politico-affa-
L’OPERAZIONE
TRANI «Qui comandiamo noi, si fa
quello che diciamo noi». Non
usavano certo la diplomazia per
pilotare gli appalti e per imporre
assunzioni nelle società comunali i sei presunti componenti del
comitato politico-affaristico arrestati ieri dalla Digos di Bari su disposizione della magistratura
tranese. Gli appalti venivano pilotati in cambio di richieste di denaro (dai 5.000 ai 10.000 euro) e
posti di lavoro. Le assunzioni nelle società comunali erano invece
imposte per sistemare anche
amici e parenti dei consiglieri di
opposizione e per guadagnarsi il
loro appoggio incondizionato in
Consiglio comunale. Se qualcuno, poi, faceva opposizione, spuntava subito la minaccia dei licen-
ristico - secondo l'accusa - c'era il
sindaco di Trani, Luigi Nicola Riserbato (centrodestra) finito agli
arresti assieme ad altre cinque
persone. Oltre a Riserbato, eletto
nel 2009 consigliere provinciale
della Bat con la “Puglia prima di
tutto”, il partito fondato all'ex ministro Raffaele Fitto (Fi), ai domiciliari è finito il funzionario comunale Edoardo Savoiardo. Sono stati invece portati in carcere
l'ex vicesindaco Giuseppe Di
Marzio (Fi), il consigliere comu-
RISERBATO ACCUSATO
DI ESSERE A CAPO DI
UN COMITATO DI AFFARI
L’INCARICO DA 2 MILIONI
PER LA VIGILANZA DEI
PALAZZI COMUNALI
AI DOMICILIARI Il sindaco di Trani, Luigi Nicola Riserbato
nale Nicola Damascelli (movimento Schittulli), l'ex consigliere
Maurizio Musci (Fi) e l'ex amministratore unico dell'ex municipalizzata Amiu, Antonello Ruggiero. Pesanti le accuse contestate a vario titolo: associazione per
delinquere, concussione, corruzione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.
Le indagini del pm di Trani, Migg
chele Ruggiero,
ruotano attorno
ad un appalto
pp
di oltre due milioni
di euro p
per la vigilanza
g
degli
g immobili comunali aggiudicato
gg
nel
2013 - secondo l'accusa - in modo
illecito alla società palermitana
Sicurcenter. Dopo che era stata
bandita la gara, secondo alcuni
testimoni, cominciarono le richieste di danaro a varie ditte che
avevano manifestato interesse al
bando, ma non vi è prova che le
mazzette siano mai state versate.
IL SISTEMA CORRUTTIVO
Dagli accertamenti sarebbe invece poi emersa l'esistenza di un vasto sistema corruttivo che vedrebbe coinvolti politici, dirigenti e amministratori del Comune
di Trani. Oltre ai sei arrestati, vi
sono sei indagati a piede libero.
Per quattro di essi - i componenti
della commissione aggiudicatrice degli appalti - la procura ha
chiesto al gip l'interdizione dai
pubblici uffici. Si tratta dell'ex segretario comunale Pasquale Mazzone, dell'ex dirigente dell'ufficio
tecnico Claudio Laricchia (ora in
forza al Comune di Bari); dell'ex
dirigente alle Finanze Yanko Tedeschi e della poliziotta municip
pp
g
pale Elsa Coppola.
Sono indagati
anche i responsabili
p
della Sicurcenter Francesco Lupo,
p Massimo
Aletta e Nicola Lisi. Domani cominceranno gli interrogatori.
L.Fan.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Primo Piano
Domenica 21 Dicembre 2014
www.ilmessaggero.it
Storia di Emanuela, la brigatista-attrice
che custodiva i segreti del re delle coop
Buzzi e la segretaria si erano conosciuti in carcere `Aveva assicurato covo e armi alla colonna veneta
lei scontava una pena di 15 anni per banda armata delle Br “Cecilia Ludman”, accusata di due omicidi
`
IL PERSONAGGIO
La vicenda
Un sistema illecito
fra politica e criminalità
1
Le indagini, condotte
dalla procura di Roma
e dai carabinieri,
portano alla luce alla
fine di novembre
una holding del malaffare
nella quale figurerebbero
esponenti del terrorismo di
destra, politici di diversi
partiti ed elementi della
criminalità comune.
Ventinove in carcere
otto ai domiciliari
2
Particolarmente
spettacolare l’arresto
di quello che è
ritenuto il capo della
banda, l’ex terrorista
dei Nar Massimo Carminati,
bloccato dai carabinieri in una
stradina vicino a Roma mentre
era bordo della sua Smart.
Finiscono in carcere in 29 e 8 ai
domiciliari, 100 gli indagati.
L’accusa: associazione
di stampo mafioso
3
Per la prima volta a
Roma viene ipotizzata
per una banda di
criminali
l’associazione a
delinquere di stampo mafioso.
Ma sono tante le accuse per
Carminati e soci: si va
dall’estorsione all’usura, fino
al riciclaggio di denaro sporco
e alla turbativa d’asta.
ROMA Nel ”mondo di mezzo” di
Mafia Capitale tutti sono in affari con tutti: «’ndranghetisti, camorristi...brigatisi». Non ci sono
appartenenze mafiose o trascorsi terroristici che facciano la differenza per Salvatore Buzzi e il
suo regno delle cooperative. Quegli uffici in Via Pomona, divenuti
centri di smistamento di bustarelle e crocevia di contabilità parallele, erano obiettivi così ”sensibili” che l’ex Nar Massimo Carminati aveva pensato bene di isolarli dalle microspie piazzate dagli inquirenti con un jammer. Dispositivo attivato spesso e volentieri quando nella stanza delle
decisioni e delle spartizioni era
presente Emanuela Bugitti. E’ lei
la più stretta collaboratrice di
Buzzi: vicepresidente di Formula Consorzio, amministratore
unico della Sarim Immobiliare
srl, procuratore della società cooperativa 29 giugno, presidente
del cda 29 giugno servizi sr. E’ lei
che 34 anni fa aveva assicurato
covo e armi alla colonna brigatista veneta ”Cecilia Ludman” che
uccise il vicecapo della Digos Alfredo Albanese e il direttore del
petrolchimico di Marghera Sergio Gozi. Era il 1980 e la ventiseienne ragioniera Bugitti, figlia di
contadini di Remanzacco, aveva
ingannato tutti con quel viso da
brava ragazza dagli occhi blu:
terminato il lavoro in fabbrica
trovava mille scuse per non rientrare a casa e andare dormire a
Jesolo o a Udine. Lì incontrava i
compagni brigatisti. Quando la
presero, nel maggio del 1980,
aveva sul tavolo tre pistole col
colpo in canna e stava battendo a
macchina la ”scheda” su un politico veneto, possibile obiettivo
da colpire.
IL PROCESSO E IL CARCERE
Evita l’ergastolo perché, a differenza di Marco Fasoli, Nadia
Ponti, Marinella Ventura e Vincenzo Guagliardo, non aveva
partecipato ai due omicidi. Viene comunque condannata a 19
anni e mezzo per banda armata
con finalità di terrorismo e possesso di armi, pena poi ridotta in
appello a 15 anni. E’ nel carcere
romano di Rebibbia che la Bugitti incontra Buzzi, impiegato di
banca condannato per aver ucciso con 34 coltellate il complice
che lo aveva ricattato sull’incasso di assegni falsi. Lui, detenuto
modello, primo laureato dietro
«Roma è cambiata»
Il cardinale Vallini: reprimere gli abusi
«Ho indetto questa preghiera
perchè mi pare che in questa
riflessione abbastanza
sviluppata attraverso i media
delle vicende di Roma Capitale,
sia necessario anche un
approfondimento e una
riflessione soprattutto un'
invocazione. I fatti di cui si
parla sono fatti seri, gravi, che
portano dolore e inducono ad
una profonda riflessione,
perchè non si tratta soltanto di
reprimere gli abusi, ma di
domandarci quale sia la cultura
che oggi domina la mentalità
corrente delle persone». Lo
afferma il vicario del Papa per
Roma, Agostino Vallini, in una
intervista alla Radiovaticana in
cui spiega la preghiera per
Roma da lui convocata in Santa
Maria Maggiore. «Roma osserva Vallini - è una città
profondamente cambiata: non
c'è più un centro della città e dicono i sociologi - i riferimenti
unici sono le parrocchie.
D'altra parte è una città
multietnica , multireligiosa. Ci
rendiamo conto che l'urgenza
di una visione umano-cristiana
sia quanto mai necessaria. I
fatti, però, ci dicono che
purtroppo c'è un degrado etico,
morale e io penso che si fondi
anche su una 'anemià o una
debolezza spirituale. L'invito ai
romani di unirsi a me, ai
vescovi ausiliari e al clero,
nell'invocare la Salus Populi
Romani, la nostra Vergine
protettrice , vuole essere
proprio questo: il richiamo a
guardare in alto, a stabilire con
il Signore una luce, una strada
quasi preferenziale per
interpretare i fenomeni ed un
invito anche alla conversione
per questa città».
le sbarre con 110 e lode, riceve la
grazia da Oscar Luigi Scalfaro
dopo aver fondato, nel 1983, la
cooperativa 29 giugno. Emanuela segue le sue orme: organizza
spettacoli teatrali e convegni in
carcere. Poi, con 18 mesi di liberazione anticipata, quel progetto
esce dal carcere e si trasforma in
business. Tentacolare. Per mettere le mani su appalti e soldi pubblici. Un non-compagno, quale
può essere per un ex brigatista
l’ex Nar Massimo Carminati, di-
DALL’ORGANIZZAZIONE
DI SPETTACOLI
TEATRALI E CONVEGNI
DIETRO LE SBARRE AI
CONSIGLI PER METTERE
LE MANI SUGLI APPALTI
venta socio e stratega negli affari
della ”29 giugno”.
fe fissate da Buzzi: «Luca Odevaine piglia 5mila euro al mese da
tre anni! Mario Schina piglia
2mila euro al mese da tre anni e
glieli abbiamo dati in tempi di
pace e di guerra».
GLI AFFARI
E’ con la Bugitti che Buzzi, il 17
gennaio scorso, si confronta sui
lotti che sarebbe stato conveniente «andare a chiedere» per il
bando di gara Ama sulla raccolta
del multimateriale. L’ex brigatista è presente anche alla riunione del 28 marzo, quando le microspie dei Ros intercettano l’affare da 800mila euro ”più iva”
che il Comune ha destinato per il
verde pubblico alle cooperative,
grazie all’intervento di Claudio
Turella, funzionario del servizio
giardini di Roma Capitale. In
quell’occasione Buzzi rivela:
«50mila euro a Gramazio, cioè
glieli ha dati Massimo (Carminati, ndr) e Massimo sta a metà con
noi». L’onnipresente Emanuela
sa anche quali sono le altre tarif-
IL NOBEL
L’altro giorno il Tribunale del
Riesame ha fatto uscire dal carcere la Bugitti, ora ai domiciliari
in un appartamento a due passi
da Piazza Navona. Di cose da
spiegare agli inquirenti ne avrà
ancora molte. Una su tutte: il
senso di un sms inviato il 29 giugno scorso a Buzzi, in occasione
dell’anniversario della fondazione del cooperativa: «Ti candidiamo al Nobel sezione ”se po fa”
sottosezione ”29 ladroni” premio ”sòla allo Stato”». Il Nobel
del ”mondo di mezzo”.
Silvia Barocci
Emanuela Bugitti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cronacadi Roma
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Domenica 21
Dicembre 2014
CUP
VIA D. CHELINI 39 - ROMA
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Il Sole Sorge 7.34 Tramonta 16.41
La Luna Sorge 6.33 Cala 16.33
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Gli uffici della Cronaca sono aperti dalle 11 alle 20, via del Tritone, 152, 00187 Roma T 06/4720224 - 06/4720228 F 06/4720446
Roma segreta
Le madonnelle
che facevano
i miracoli
in centro storico
In campo
Calcio & rigore
i politici
battuti dai giudici
per solidarietà
Isman a pag. 61
Evangelisti a pag. 65
La prima
Greg, Lillo
e Ambra Angiolini
Ciak si ride
che show in sala
Quaglia a pag. 63
Mercatini, ecco le nuove regole
Picco di furti
al Laurentino
la rivolta
`Nasce il registro dei venditori ambulanti, previsti bandi pubblici per le concessioni
dei residenti
Date e orari di apertura saranno regolamentati rigidamente. Controlli sui prodotti
`
Orari ferrei, standard qualitativi
per la merce, albi e tesserini per i
commercianti. Il Comune sta
predisponendo un regolamento
in qualche modo rivoluzionario
per i mercatini inclusi quelli di
Natale. Niente più affidamenti diretti ma solo bandi pubblici,
mappa delle aree a disposizione
in ogni Municipio, regole sul decoro e sugli articoli in vendita. Il
provvedimento dovrebbe entrare in vigore a fine gennaio. La novità principale è la necessità di
un vero bando come presupposto per l’allestimento di un banco. Si prospetta la fine dei cosiddetti “affidamenti diretti”.
Larcan a pag. 46
Caso Pucci
L’appuntamento. Questa sera festa e giochi di luce
Nuova giunta,
tutti i dubbi
del Nazareno
La giunta che martedì il
sindaco Marino si appresta
a varare «ci lascia un po’
perplessi», spiegano dal Pd
nazionale. In primis, per la
nomina di Maurizio Pucci,
finito nelle carte di Mafia
Capitale, ai Lavori pubblici.
Canettieri a pag. 49
Rifiuti all’estero
l’affare milionario
di Mafia Capitale
Tentano
un’estorsione
da un milione
Tre arresti
`L’accordo di
Carminati e Buzzi con i politici
per il trasporto dell’immondizia con le navi
Dopo essersi assicurato il controllo di mezza città, Massimo Carminati aveva un nuovo piano: solcare
i mari per portare all'estero i rifiuti
di tutta Roma e guadagnarci sopra
milioni di euro. Nel 2012, dopo essersi aggiudicati una commessa
per gestire la raccolta differenziata, il Nero e i suoi complici - secondo quanto si legge in una informativa del Ros - avrebbero tentato di
accaparrarsi un maxi appalto dell’Ama per controllare il trasferimento dell'immondizia che da Civitavecchia finiva oltre frontiera.
Affari d’oro anche dall’immondizia, non solo sui nomadi.
Allegri a pag. 53
L’inchiesta
Ville storiche chiuse
per i bandi sospetti
L’indagine su Mafia
Capitale pesa anche sulle
ville storiche del Comune,
chiuse (per i bandi sospetti)
nonostante i lavori di
restyling siano finiti da un
pezzo. Tra queste villa
Aldobrandini e i giardini
Carlo Alberto al Quirinale.
a pag. 53
E’ allarme sicurezza al quartiere Laurentino: nei giorni
scorsi decine di vetture sono
state depredate di pneumatici e cerchioni, i furti nelle abitazioni si ripetono con frequenza. Gli abitanti della zona non ne possono più. E oggi
scenderanno in strada per rivendicare più sorveglianza. Il
quartiere sembra essere stato
preso di mira dalle bande specializzate,
probabilmente
agevolate - accusano i residenti - anche dai pochi controlli da parte delle forze dell’ordine. Che non sono stati
intensificati neanche dopo la
raffica di denunce di questi
giorni.
Panarella a pag. 57
Piazza Navona durante i preparativi di ieri (Foto Barillari)
Piazza Navona, prove di rinascita
tra presepe, luci e niente abusivi
Bogliolo a pag. 47
Minacce e richieste di forti
somme di denaro. Ma la spedizione punitiva contro un imprenditore romano è stata
sventata dai carabinieri, che
hanno arrestato con l’accusa
di tentata estorsione due imprenditori e un barista, tutti
del casertano. Secondo gli investigatori i costruttori Federico
Laugeni, 51 anni e Luigi Ceci,
44 anni, di Marcianise e il barista trentanovenne di Caivano,
Gennaro Pisano, imparentato
con esponenti del clan Di Lauro, avrebbero preteso dall’imprenditore edile della capitale
un milione e 850.000 euro per
chiudere «privatamente» un
contenzioso civile, mascherando l’estorsione con la scusa che
dietro c’era la camorra.
Vuolo a pag. 57
Mario Ajello
Super Renato, le chiacchiere stanno a Zero
«Precursore di tendenze
di moda?»
P
@renatozer0
roprio questo è Renato Zero.
Mai un ex e sempre un next. E
i sorcini ti dicono grazie, Renatino. E ti mandano mille bacetti gli zerofolli, gli zeristi, gli zerofili. Insomma, tutti noi. Alla mostra sui suoi 40 anni di attività, alla
Pelanda del Testaccio, c’è tutto Zero, anzi c’è Zero, nessuno e centomila. Un personaggio, lui, che sarebbe piaciuto a Pirandello. Sfaccettato e intrigante come tutte le
grandi figure della modernità senza tempo. Ha parlato di tutto prima di tutti. Senza inibizioni moralistiche, senza paraocchi politici.
Post-ideologico prima ancora che
fosse stata inventata la post-ideologia. Coperto di piume e di paillettes, o vagante attraverso Roma con
la sua tuta attillata e una grande
calcolatrice attaccata a una catena
che gli scendeva sul petto ai tempi
in cui era caduto in crisi e in disgrazia per poi risorgere più magico di prima, Renatino in questi decenni ha parlato di Dio, di Aids, di
«triangolo no, non lo avevo considerato», di ambiente, di guerra, di
pace, di sesso, di chirurgia plasti-
ca, di diversità.... E c’è sempre
l’amore per gli altri in ogni sua sillaba. Ecco com’è il nostro re dei
sorcini, figlio di un poliziotto, nipote di tre preti e di un grande filosofo marxista (Mario Tronti), raccontato da se stesso: «Privo di un’etichetta, infilo il naso dove mi va,
brucio la vita eppure non ho fretta;
rifiuto l’uniforme, gli inviti della
pubblicità, pranzo coi neri, ceno
coi rossi, mi fidanzo con chi mi va;
io sono strano, forse per questo
più umano eh già, io sono strano».
E resta così, Renatino, amore di
tutti noi che non riusciamo ad essere come te. E abbasso Vasco!
[email protected]
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Domenica 21 Dicembre 2014
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Cronaca di Roma
«Minacciata per le denunce a Celestina»
Mafia Capitale, parla la supertestimone:
«Protestavo, mi inviarono un cuore di bue»
`
IL RACCONTO
Il sistema Mafia Capitale già nel
2010 inciampò e l’ostacolo allora
fu una donna dei Parioli che ebbe il coraggio di alzare la voce
stanca di soprusi e del mancato
rispetto delle regole. Rita Serafini, 55 anni, denunciò l'occupazione di suolo pubblico commessa da alcuni ristoranti della zona, tra cui il famoso “Celestina ai
Parioli” che secondo gli inquirenti sarebbe riconducibile al
boss Massimo Carminati. Ma la
“pariolina” per tutta risposta ricevette insulti, intimidazioni e
minacce: addirittura un cuore di
bue appena macellato in una busta. Messaggio chiaro: ti facciamo fuori. Il locale sarebbe gestito dalla moglie di Stefano Massimi, imprenditore che i magistrati considerano vicino al “Cecato”. Insomma, quattro anni fa,
quando ancora nessuno si era accorto che Roma fosse in balìa di
una cupola malavitosa legata alla politica e alle istituzioni una
semplice cittadina ne aveva avuto, in qualche modo, le avvisaglie.
LE INTIMIDAZIONI
La donna aveva protestato contro l'invasione di pedane, gazebo
IL NOTO RISTORANTE
FINÌ SOTTO INCHIESTA
PER I TAVOLINI ABUSIVI
UNA CINQUANTENNE
RICEVETTE UNA LETTERA
«VAI VIA DAI PARIOLI»
e verande che affollavano i marciapiedi di viale Parioli. La segnalazione, dopo la presentazione di
un esposto da parte dell'ex consigliere de La Destra Massimo Inches, aveva convinto la Procura
ad aprire un'inchiesta che, nel
2012, finì per coinvolgere due ristoranti: “Celestina”, appunto, e
anche “Il Caminetto”, sempre in
zona. La Serafini, subito dopo la
denuncia, aveva ricevuto minacce di morte: «Contro di me, le
mie figlie e i miei cani», aveva
detto. Di fronte al portone di casa trovò quella busta con un cuore di bue. Poi, l'ultimo avviso, recapitato in una lettera con una
croce nera: «Vattene dai Parioli».
Ora però l'indagine sul tavolino selvaggio ai Parioli, alla luce
di Mafia Capitale, potrebbe ricevere nuovo impulso. L'ex funzionaria municipale che avrebbe
dovuto provvedere alle rimozioni di pedane e verande, Isabella
Cozza, è descritta dagli inquirenti come «riconducibile agli interessi del sodalizio». Ma la donna
- va detto - non è indagata. Quando nel 2013 la Cozza sostituì Angelo Scozzafava, considerato uomo di fiducia di Carminati al dipartimento Servizi Sociali e Salute del Comune, la cupola sembra
preoccupata per i propri interessi. Ma Franco Figurelli, capo segreteria dell'Assemblea Capitolina, ora sotto inchiesta, al telefono con Salvatore Buzzi, braccio
destro dell'ex Nar, definisce la
funzionaria «una persona fidata». E dice senza mezzi termini:
«Aò, questa ce l'avemo messa
noi».
Michela Allegri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il ristorante “Celestina ai Parioli”. A destra, l’arresto di Massimo Carminati
I ragazzi del Farnesina: «’Sta storia
è meglio di Romanzo Criminale»
IL DIBATTITO
Alla fine il riccioluto del gruppo
si alza su e sbotta: «Ma allora qui
non si può più uscire, fare colazione al bar, andare a cena fuori,
mettere benzina. Come ti giri è
tutto in mano alla mafia!». Al liceo Farnesina, via dei Giochi
Istmici, l’assemblea d’istituto fa
sul serio, anche se è l’ultimo
giorno prima della vacanze di
Natale. Si parla di Mafia Capitale, qui, in questa scuola simbolo
di Roma Nord, a Vigna Stelluti,
ex signoria del Guercio Massimo Carminati, che per i ragazzi si sente, si percepisce - è tutto
tranne che l’anti-eroe di una fiction.
Ed è già tanto. Tra gli studenti
c’è chi giura di averlo visto un
sacco di volte, il Nero, nel tran
tran quotidiano tra i rifornimenti di benzina alle minicar nella
pompa di Corso Francia, le colazioni al Bar Euclide e la serate
nei locali di Ponte Milvio nel vortice della movida. «Ma come faceva un ex della Banda della Magliana ad avere ancora così tanto potere?», domanda un ragaz-
LUNGA ASSEMBLEA
IERI NEL LICEO:
IL GUERCIO, LE TRAME
IL SINDACO, IL FUTURO:
«LA POLITICA È FINITA,
SONO TUTTI UGUALI»
zo. E un altro aggiunge: «Più che
altro ora si spiega perché girino
tutti con questi macchinoni».
Tra i ragazzi c’è la curiosità nata
«dal disgusto», ma anche una
consapevolezza che «è tutto un
magna magna».
IL SONDAGGIO
E a quel punto l’assemblea cerca
di entrare nel nodo cruciale di
tutta l’inchiesta: i rapporti con la
politica. Da un rapido sondaggio, essendo tutti minorenni,
nessuno dei partecipanti ha mai
votato. «Ma quando sarà il nostro turno - dice uno di loro - sceglieremo il meno peggio». E chi
è? «Boh!». La futura classe dirigente di Roma Nord sembra
molto presa dall’argomento: ne
risentono subito perfino le noti-
fiche su Facebook e su WhatsApp. «Aò, sta storia è meglio di
Romanzo Criminale», si danno
di gomito gli studenti. Gli stessi
che si vogliono scrollare di dosso, in maniera più o meno inconsapevole, qualsiasi legame con i
titoloni di giornale. «Questo è un
quartiere tranquillo lontano da
occhi indiscreti, ecco perché forse lo usavano come punto di ritrovo», analizza un ragazzo. «E il
sindaco Marino che fa?». «E’ vero che il Comune sarà sciolto per
mafia?». Le domande seguono
una constatazione che è generale e fa un po’ pensare. Più di uno
prende il microfono e spiega:
«Ha fatto bene il sindaco a mettersi in giunta un magistrato». E
se qualcuno fa notare ai ragazzi
che questa, la scelta di un pm come assessore, significa che la politica romana ha perso, nessuno
si scompone più di tanto: «E
qual è la novità? La politica è
morta, sono tutti uguali».
Simone Canettieri
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Domenica 21 Dicembre 2014
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Cronaca di Roma
Rifiuti all’estero, le mire del clan
`Carminati e Buzzi d’accordo con politici e funzionari
`Un’informativa dei Ros ricostruisce la rete dei contatti
volevano un appalto per l’esportazione della spazzatura con la vecchia amministrazione per arrivare ai vertici Ama
L'INDAGINE
Dopo essersi assicurato il controllo di mezza città, il “pirata” Massimo Carminati aveva un nuovo piano: solcare i mari per portare all'
estero i rifiuti di tutta Roma e guadagnarci sopra milioni di euro.
Nel 2012, dopo essersi aggiudicati
una commessa per gestire la raccolta differenziata, il Nero e i suoi
complici - secondo quanto si legge in una informativa del Ros dei
carabinieri - avrebbero tentato di
accaparrarsi un maxi appalto dell’Ama per controllare il trasferimento dell'immondizia che dal
porto di Civitavecchia doveva finire oltrefrontiera. Affari d’oro anche dall’immondizia, non solo sui
nomadi.
IL RUOLO DI BUZZI
È il dicembre di due anni fa, quando la municipalizzata emette un
bando per l'appalto relativo al trasporto della spazzatura dai centri
di raccolta di Roma fino al porto
di Civitavecchia, per poi stiparla
su imbarcazioni dirette all'estero.
Carminati e Buzzi, il ras delle cooperative con entrature in tutti i
partiti, sfruttano gli appoggi che
hanno in Campidoglio per tenere
sotto controllo la gara. Come scrivono gli investigatori, nell'affare
risultano coinvolti Fabrizio Franco Testa, imprenditore legato al
Cecato, che in questo caso fungerebbe da «intermediario con gli
organi di Roma Capitale». Cioè,
secondo l’informativa, Luca Gramazio, all'epoca consigliere comunale, l'ex capo dipartimento
delle politiche sociali Angelo
Scozzafava, e il capo della segrete-
C’ERANO IN BALLO
MILIONI DI EURO
PER IL TRASPORTO
DELL’IMMONDIZIA
DA TUTTA ROMA
A CIVITIVECCHIA
E l’inchiesta paralizza
i lavori di recupero
di Villa Aldobrandini
IL CASO
L’indagine su Mafia Capitale pesa anche sulle ville storiche del
Comune. Soprattutto su quei parchi che rimangono chiusi nonostante i lunghi e complessi lavori
di restyling siano finiti da un pezzo. Con fior di euro spesi. Sono
gli strani casi della cinquecentesca Villa Aldobrandini che spicca monumentale sul tratto finale
di via Nazionale, e degli ottocenteschi giardini Carlo Alberto al
Quirinale. Patrimonio in consegna alla Sovrintendenza capitolina. I lavori di restauro, durati oltre un anno per la prima, con un
costo di 500mila euro, e quasi
due anni per i secondi (con una
spesa da mezzo milione di euro)
sono stati finanziati da Arcus, la
società nata in seno al Ministero
per i Beni culturali e per il turismo, forte di un capitale sociale
del dicastero dell’Economia.
Ma i cancelli rimangono chiusi a data da destinarsi perché
l’appalto per la manutenzione è
stato bloccato, messo sotto accusa dal tornado politico-giudiziario. A sollevare il tema è la consigliera municipale del centro storico Nathalie Naim, dopo che i
residenti hanno cominciato a
chiedere chiarimenti sulla mancata riapertura. «Il Dipartimen-
CANTIERI SOSPESI
DOPO IL TORNADO
POLITICO-GIUDIZIARIO
STESSA SORTE
PER IL GIARDINO
LUNGO IL QUIRINALE
to Ambiente del Comune mi riferisce che i lavori in queste due
ville sono finiti i primi di ottobre
ma le tengono chiuse perché gli
appalti per la manutenzione non
sono stati rinnovati», avverte la
Naim. Come ricorda la consigliera, le indagini della Procura hanno messo in luce che la Cooperativa 29 Giugno di Salvatore Buzzi, cui era stata affidata l'intera
manutenzione di ville e giardini
storici di Roma Capitale, avrebbe vinto il bando di gara grazie
alla complicità di funzionari comunali fra cui Claudio Turella
responsabile dei giardini storici
ora arrestato. Appalti sospesi,
dunque, niente manutenzione e
le ville rimangono chiuse. La
condizione di black out degli appalti per la manutenzione, però,
si ripercuote su tutti gli altri giardini storici comunali.
Villa Sciarra è un esempio:
«Nonostante i lavori di restauro dice la Naim - oggi appare devastata dal degrado perché gli appalti per la manutenzione sono
bloccati per le indagini in corso». Pensare che Villa Sciarra è
stata restaurata con ben 600mila euro, fondi Arcus. Proprio la
società del Mibact nel 2010 aveva
messo a disposizione del Comune 4 milioni di euro per il risanamento anche del Giardino di
Sant'Andrea
al
Quirinale
(500mila euro), Villa Celimontana (900mila), Villa Carpegna
(800mila), Parco di San Gregorio
al Celio (200mila).Tutti (tranne
Celimontana) senza manutenzione ora. Altro esempio, a Villa
Torlonia sono transennate dal 21
giugno le aree dove sono caduti
gli alberi per il nubifragio.
Laura Larcan
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Una veduta di Villa Aldobrandini e dei suoi giardini
tra la sede della Banca d’Italia e la fine di via Nazionale
Il business dei rifiuti era nel mirino del clan Carminati
ria del sindaco Alemanno, Antonio Lucarelli. Anche Carlo Pucci,
ex dirigente di Eur Spa, sarebbe
stato interpellato: secondo gli inquirenti, avrebbe fatto da tramite
tra Carminati ed Emilia Fiorani
(non indagata, tuttavia), ex moglie del funzionario e amministratore delegato della "Treerre spa",
una società che si occupa di raccolta dei rifiuti, e che nelle mire di
Buzzi avrebbe potuto curare la fase del trasporto su strada da Roma alla cittadina portuale.
Ad occuparsi materialmente
della questione è proprio il re delle coop. Il 12 dicembre 2012, intercettato, Buzzi telefona a Quintilio
Napoleoni, direttore tecnico del
Consorzio Raccolta Differenziata
Roma, e gli chiede se potesse segnalargli qualche operatore interessato a partecipare alla «gara
dell'Ama per il trasporto all'estero». Buzzi dice di aver già creato
un'associazione temporanea d'imprese con «degli spagnoli che hanno le navi... mi serve qualcuno sui
trasporti... prendere la monnezza
da dove sta e portarla sulle navi».
L'UOMO DI BOLZANO
Napoleoni dispensa consigli e fa il
nome di un imprenditore di Bolzano e che lavora anche in Germania: «Ho un amico carissimo specializzato in trasporti internazionali... Mi ha già detto: “So di questa cosa di Ama e sto all'erta perchè mi interessa molto”... Bisogna
capire se vuole correre da solo oppure no”». Il dirigente promette di
mettere una buona parola per
Buzzi: «Gli dico: “Guarda che su
Roma devi averci qualcuno che ti
porta avanti la causa... ti ci metto
in contatto”». L'affare sembra andare in porto. E Carminati mette
pressione e telefona a Pucci:
«Dobbiamo fare qualcosa... siamo
pronti». L'interlocutore rassicura
il boss: «Li hanno inseriti... per il
trasporto, capito?». A fine dicembre i problemi burocratici sembrano risolti. Carminati comunica: «Abbiamo sistemato tutto».
Mic. All.
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