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Corriere della sera - 02.07.2014

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MERCOLEDÌ 2 LUGLIO 2014 ANNO 139 - N. 155
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Piazza Venezia 5 - Tel. 06 688281
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
Mondiale
L’Argentina passa
ma con il brivido
Scarpette Rosse
Olimpia Milano
la signora del basket
Con il Corriere
Geronimo Stilton
«Viaggio nel tempo»
Servizi e commenti
alle pagine 38-42
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LA CONSULTAZIONE SULLA GIUSTIZIA
Al Parlamento europeo rieletto Schulz. Provocazione di Farage, volta le spalle all’inno
BUONE DOMANDE
CATTIVI PENSIERI
Immunità per i nuovi senatori
iceva Craxi: quando non è possibile
risolvere un problema, si nomina
una bella commissione. Oggi invece s’indice una consultazione. È più trendy, e
almeno in apparenza trasforma ogni elettore in un
legislatore. Sarà per questo
che gli ultimi tre governi ne
hanno profittato a mani
basse. Con la consultazione
di Monti, nel 2012, sul valore
legale della laurea (ne parliamo a pagina 3). Con quella battezzata nel 2013 da Letta su «Destinazione Italia»,
per attrarre investimenti
dall’estero. O dal suo ministro Quagliariello sulle riforme costituzionali (131
mila risposte online). Infine
con le consultazioni promosse da Renzi sul Terzo
settore (che ha incassato
meno di 800 email), nonché
sulla riforma della pubblica
amministrazione.
Adesso tocca alla giustizia: 12 punti sottoposti al
verdetto telematico, che
spaziano dal divorzio breve
al processo lungo, dalla carriera dei giudici a quella dei
cancellieri, e via via intercettazioni, prescrizioni, informatizzazioni, buone intenzioni. E allora, dove sta il
problema? Non nel metodo,
ci mancherebbe: è sempre
cosa santa e giusta testare
gli umori del popolo votante. Dopotutto, in Francia la
legge Barnier del 1995 stimola il giudizio dei cittadini
sulle grandi opere pubbliche, e così succede in varie
altre contrade, su varie altre
materie. In Italia però non
c’è nessuna legge che regoli
queste forme di consultazione, sicché ciascun governo fa un po’ come gli pare. E
questo sì, è un guaio. Specie
se c’è di mezzo la giustizia,
che è forse la più grave
emergenza nazionale.
Da qui un problema di
merito sul metodo, mettiamola così. Perché in primo
luogo, se ci chiedete un’opinione, dovete poi tenerne
conto. Per esempio: a Bologna, nel maggio 2013, si è
celebrato un referendum
consultivo sui fondi alle
scuole private. Hanno vinto
i no, ma il Consiglio comunale ha detto sì. Ovvio che
poi ti senti buggerato. Ma in
secondo luogo un’opinione
pesa quando è libera, ed è libera quando ha di fronte alternative chiare, specifiche,
puntuali. Meglio ancora se
poste in successione progressiva, come hanno fatto i
grillini con il loro progetto
di legge elettorale. Lì, semmai, il limite era nel limite
d’accesso, consentito a pochi congiurati.
Le domande, quindi. In
ogni referendum (elettronico o cartaceo) contano più
delle risposte, come osservò
a suo tempo Bobbio. Perché
le orientano, e spesso le prefigurano. Ma in questo caso,
quali domande ci domanda
il domandante? Per esempio, se intendiamo premiare i meriti nel cursus honorum dei magistrati. Certo
che sì, ma come? Silenzio
tombale: più che una domanda, è un quiz. Oppure se
siamo o no d’accordo sulla
riforma delle intercettazioni; tuttavia l’esecutivo confessa di non avere alcuna
idea circa il da farsi. Ancora:
le correnti giudiziarie, chi le
compra? Probabilmente
nessuno; ma il problema, di
nuovo, è come venderle, come liberare il Csm dalle loro
unghie rapaci. E la separazione delle carriere? Qui
manca del tutto il quesito,
magari per un eccesso di discrezione, di bon ton.
Diceva Oscar Wilde che le
domande non sono mai indiscrete; però lo sono, talvolta, le risposte. Ecco perciò la nostra domanda: qual
è la linea del governo in materia di giustizia? Perché il
silenzio, si sa, alimenta i cattivi pensieri. Come il sospetto d’una trattativa sottobanco con l’Anm; e sarebbe imbarazzante la concertazione
con il sindacato giudiziario,
dopo averla bandita con gli
altri sindacati sul lavoro. Ma
si fa presto a sbarazzarsi dei
sospetti. Basta che la prima
consultazione il governo la
faccia con se stesso.
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sì di Pd, Forza Italia e Lega. Riforme, Renzi sfida i Cinque Stelle
Immunità mantenuta. I 100 membri del
nuovo Senato nascente, non eletti e scelti
tra consiglieri regionali e sindaci, avranno
le medesime guarentigie dei colleghi deputati. Il sì in Commissione è arrivato da Pd,
FI, Lega, Scelta Civica, Gal e Ncd. No di Sel e
M5S. Sì del governo, che ha cambiato idea.
Giannelli
Il Guardasigilli:
sono moderato
ma non doroteo
DA PAGINA 2 A PAGINA 5
Grillo: i fondi Ue?
Vanno alla mafia
di MONICA GUERZONI
A PAGINA 2
Le consultazioni
via Internet
tra fiaschi e lobby
di LUIGI OFFEDDU
B
eppe Grillo arriva a Strasburgo all’inaugurazione dell’Europarlamento
e subito mette in guardia la Ue dal proprio Paese: «Sono venuto qui per dire:
non date mai più finanziamenti all’Italia: vanno alla mafia e alla camorra».
Sui servizi sociali
Ultimo avviso
dei magistrati
E Berlusconi
ora si scusa
di LUIGI FERRARELLA
In primo piano
di LORENZO SALVIA
A PAGINA 3
B
erlusconi convocato dal
giudice di sorveglianza
del Tribunale di Milano
per aver parlato di
«magistratura incontrollata,
incontrollabile,
irresponsabile e che ha
l’impunità piena» a Napoli
mentre era testimone al
processo Lavitola. Il che,
essendo Berlusconi un
condannato definitivo
per frode fiscale ammesso
a scontare in misura
alternativa al carcere la pena
di un anno, significa che
d’ora in avanti l’ex premier
dovrà stare attento a non
farsi revocare il beneficio dei
servizi sociali e rinchiudere
in detenzione domiciliare.
A PAGINA 4
A PAGINA 6
Israele, i funerali dei tre ragazzi
L’accusa: voleva ingannare chi indagava su di lui
L’arresto di Sarkozy
«Patto con un giudice
per rubare segreti»
di STEFANO
MONTEFIORI
A
AFP / JACK GUEZ
D
9 771120 498008
Servizio Clienti - Tel 02 63797510
mail: [email protected]
Fondato nel 1876
di MICHELE AINIS
40 7 0 2>
In Italia EURO 1,40
www.corriere.it
italia: 51575551575557
Le lacrime e i missili: M
prenderemo i killer
igliaia di persone commosse hanno
accompagnato alle case dei genitori i tre ragazzi
israeliani uccisi, della cui morte Israele accusa Hamas.
Il premier Netanyahu annuncia che darà la caccia ai
responsabili: «Non molleremo finché saremo arrivati
all’ultimo di loro». Un’operazione militare su larga
scala è per ora rinviata.
di DAVIDE FRATTINI
ALLE PAGINE 10 E 11 gli interventi di Pierluigi Battista e Benny Morris
Caso Parioli Dovrà versare i danni. Ma i pm rifiutino il patteggiamento dei clienti
Ragazzina sfruttata, la madre pagherà
La sentenza
Esselunga,
Caprotti
vince la causa
contro i figli
di SERGIO BOCCONI
A PAGINA 27
di FIORENZA SARZANINI
C
aso Parioli, la madre pagherà. Era accusata di
aver sfruttato la figlia minorenne agevolando l’attività di
prostituta. Oltre alla condanna a sei anni, che rispecchia le
richieste formulate dai pubblici ministeri, sarà privata
della potestà genitoriale e dovrà risarcire i danni alla giovane. Ora i giudici rifiutino il
patteggiamento dei clienti.
ALLE PAGINE 14 E 15
con gli articoli di Fulvio Fiano
La strage di Lampedusa
La ferocia degli scafisti:
i migranti morti? Colpa loro
di GIOVANNI BIANCONI
«T
u non potevi fare nulla, hai fatto quello che andava fatto. Questo è il loro destino, perché già erano arrivati. La colpa è loro perché sono voluti partire in
tanti». Per gli scafisti la strage di Lampedusa, 366 morti
che il 3 ottobre scorso non riuscirono a toccare terra, fu
ALLE PAGINE 16 E 17 Cavallaro
solo un brutto incidente.
lle 7.55 di ieri mattina
per la prima volta nella
storia francese un ex presidente della Repubblica è
stato posto in stato di fermo. Nella sede della polizia
giudiziaria di Nanterre era
Nicolas Sarkozy, 59 anni,
l’ex inquilino dell’Eliseo
perquisito, privato del telefonino e interrogato davanti al suo avvocato.
Sarkozy è sospettato di avere usato il suo potere per
corrompere un giudice tramite il suo avvocato, al fine
di ricevere informazioni riservate sulla sua situazione
processuale nell’affare Bettencourt. Rischia 10 anni di
carcere e dieci di interdizione dai pubblici uffici.
ALLE PAGINE 8 E 9
Errori irrimediabili
CANCELLATO
IL SOGNO
DELLA RIVINCITA
di MASSIMO NAVA
L
a vicenda culminata
con l’arresto di Sarkozy
è un colpo pesantissimo
alle sue ambizioni. Da
tempo, l’ex presidente
sognava la riconquista
dell’Eliseo e sembrava
l’unica personalità della
destra francese in grado di
riorganizzare un partito
allo sbando e restituire ai
francesi un progetto
moderato e liberale.
A PAGINA 33
2
Primo Piano
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Riforme Le scelte
Immunità ai senatori
Pd, Forza Italia e Lega
votano compatti
Avranno la stessa tutela dei deputati
ROMA — «Le consultazioni ci
saranno quando avremo davanti
quel testo che ancora non c’è. Ma
non c’è dubbio che le linee guida
presentate da Matteo Renzi e
Andrea Orlando contengano degli
spunti condivisibili».
Maurizio Carbone, segretario
dell’Associazione Nazionale
Magistrati, centellina le parole.
Ma basta l’approccio per capire
che il confronto tra magistrati ed
esecutivo sulla riforma della
giustizia dovrebbe avere le carte
in regola per partire nel migliore
dei modi. «Dal falso in bilancio
all’autoriciclaggio, passando
persino dal fatto che le
intercettazioni siano ancora
definite dal governo come quel
prezioso strumento di indagine
che sono. In molte di quelle linee
guida ci sono delle istanze che
sono anche nostre», sottolinea il
segretario dell’Anm. Che ricorda
anche come il dialogo sulla
riforma — che vedrà la luce entro
due mesi — potrebbe chiudere
«quella fase dei rapporti tra
politica e magistratura che negli
ultimi vent’anni non ha fatto bene
a nessuno».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pd
Sc
Aut
Pi
Ncd
FI
Gal
9
1
1
1
3
4
1
Anna Finocchiaro
Roberto Cociancich
Stefano Collina
Maurizio Migliavacca
Miguel Gotor
Doris Lo Moro
Giorgio Pagliari
Francesco Russo
Luigi Zanda
schi, quello del Senato con i 108
sindaci dei capoluoghi, l’immunità
era sparita. Cancellata per i senatori
e mantenuta per i deputati. Poi è
cambiato qualcosa, forse le pressioni di Ncd e Forza Italia hanno avuto
un ruolo determinante, e così il ministro Maria Elena Boschi (Riforme) ha dato parere favorevole all’emendamento dei relatori Anna
Finocchiaro e Roberto Calderoli
che, sopprimendo l’articolo 6 del
testo governativo, di fatto ha ripristinato nella sua pienezza l’articolo
68 anche per i senatori. Il ministro
ha motivato il cambio di rotta con la
presa d’atto del dibattito sviluppatosi tra i costituzionalisti e in commissione, alla luce delle funzioni
Alessandro
Maran
Francesco
Palermo
Lucio
Romano
Andrea Augello
Gaetano Quagliariello
Salvatore Torrisi
La Commissione
Affari Costituzionali è l’organo
del Senato che sta discutendo
il ddl del governo sulle riforme
costituzionali
1
1
ASTENUTO
6
I LAVORI DELL’ASSEMBLEA COSTITUENTE
L'immunità per i parlamentari è riconosciuta dall'articolo 68 della Costituzione
secondo il quale «i membri del Parlamento non possono essere chiamati a
rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro
funzioni». Lo scudo per i parlamentari, approvato nel 1947, fu voluto
dall’Assemblea costituente a tutela della libertà degli eletti dopo gli anni della
dittatura. L’articolo originario della Costituzione prevede garanzie molto estese.
I parlamentari non potevano essere nemmeno sottoposti a indagine senza un
voto della camera di appartenenza, la cosiddetta «autorizzazione a procedere»,
necessaria anche in caso di condanna definitiva
Il ministro e i relatori in commissione
La rappresentante del governo e i relatori in Senato del disegno di legge
sulle riforme al tavolo della commissione Affari costituzionali, che anche
ieri si è riunita per esaminare gli emendamenti al testo che modifica il
bicameralismo e il Titolo V della Costituzione ( sul federalismo). Il ministro
per le Riforme Maria Elena Boschi è seduta accanto a Roberto Calderoli
(Lega Nord) e Anna Finocchiaro (Partito democratico). I tre si sono
incontrati anche prima della commissione per concordare i pareri sugli
emendamenti
(foto Blow Up)
più pesanti di cui è stato investito il
Senato con il testo dei relatori: «Si è
formata una maggioranza molto
ampia, anche Forza Italia e Lega
hanno votato a favore». Bisognerà
però vedere cosa succederà in aula.
La minoranza del Pd guidata da
Vannino Chiti, estromessa dalla
commissione dopo la sostituzione
di Corradino Mineo, ha annunciato
che in aula ripresenterà gli emenda-
Orlando: io doroteo? Con Renzi nessuna frizione
Il Guardasigilli e le battute del premier:
sono moderato, non certo immobilista
ne dell’Orlando doroteo». Il ministro
ha sorriso, senza lasciar trapelare la sua
reazione per l’accostamento indiretto a
vecchie «glorie» della Prima Repubblica: ai vari Rumor, Colombo, Piccoli,
Gava e gli altri democristiani che, nell’anno domini 1959, fondarono la corrente moderata della già moderatissima Balena Bianca. «Se doroteismo è sinonimo di immobilismo, ovviamente
non mi riconosco in questa espressione» argomenta con pazienza il Guardasigilli, bene attento a non alimentare
retropensieri e strumentalizzazioni:
«Se invece doroteo è sinonimo di moderazione, confesso che i temi e la fase
in alcuni momenti la consigliano. Tra
l’altro si tratta di una virtù che ho sviluppato con l’età... È il momento di fare
riforme significative e la mediazione fine a se stessa non è quello che serve».
Nel Pd c’è chi ha letto nella battuta del
premier una punta (o più) di fastidio
per l’atteggiamento assai prudente dell’inquilino di via Arenula verso la magistratura. Eppure lui assicura che no,
la sintonia con Matteo è intensa e la ri-
FI
Augusto Minzolini
L’articolo
68 dal
1947
a oggi
Il colloquio Il ministro: sono sideralmente lontano dalla cultura della corrente dc. Anche Palazzo Chigi smentisce attriti
ROMA — «Doroteo io? Dal punto di
vista culturale mi sento sideralmente
lontano...». Andrea Orlando non si è
offeso per quell’aggettivo che il premier gli ha cucito addosso e che sa tanto di naftalina. Non ci ha visto, giura,
«alcuna nota polemica». E approfitta
del piccolo caso sollevato dalle punzecchiature di Matteo Renzi per smentire
attriti con il capo del governo e spiegare il suo metodo di lavoro: «Non sono
un teorico del conflitto a prescindere.
Ho cercato l’interlocuzione con tutti,
andando dai magistrati e dagli avvocati... Sono convinto che il gradualismo
sia una componente importante del riformismo e che, se hai idee forti, non
devi sottrarti al confronto».
Chissà se la pensa così anche il presidente del Consiglio, il quale lunedì,
durante la conferenza stampa a Palazzo
Chigi, sembrava aver preso di mira il
suo Guardasigilli. «Questa è la rivoluzione orlandiana — ha esordito Renzi
davanti ai giornalisti —. È la via dell’Orlando, non furioso ma pacifico, con
il suo stile quasi doroteo... La rivoluzio-
2
Roberto Calderoli
Patrizia Bisinella
Giovanni
Mauro
Pierantonio Zanettin
Anna Maria Bernini
Bruno Donato
Paolo Romani
22
2
LI
VO
Lega
TRARI
CON
Nuove regole
su processi e toghe
L’Anm apre:
spunti condivisibili
ROMA — L’immunità parlamentare resta piena anche per i
nuovi senatori — consiglieri regionali e sindaci — che non saranno
più eletti direttamente dai cittadini.
I 100 nuovi inquilini di Palazzo Madama (5 di nomina presidenziale)
avranno le stesse guarentigie che
proteggono i parlamentari della Repubblica, ora tutti eletti a suffragio
universale, dalle possibili invasioni
di campo della magistratura. Dopo
l’abolizione dell’autorizzazione a
procedere nel ‘93, l’articolo 68 della
Costituzione continuerà dunque a
produrre effetti su tutti i membri
del Parlamento: con l’insindacabilità delle opinioni espresse e dei voti
dati nell’esercizio delle loro funzioni e con l’autorizzazione della Camera di appartenenza per le richieste di arresto, perquisizione e intercettazione avanzate dal giudice.
A favore del mantenimento dell’immunità anche per i sindaci e i
consiglieri regionali destinati a Palazzo Madama hanno votato in
commissione il Pd, Forza Italia, la
Lega, Scelta civica, Grandi autonomie e libertà e Ncd. Voto contrario
di Sel, del M5S e dei grillini fuoriusciti mentre il forzista Augusto
Minzolini non ha ubbidito al suo
partito e si è dissociato, astenendosi, con una motivazione ineccepibile: «Ma come? Abbiamo votato
l’immunità prima di sapere se il
nuovo Senato sarà elettivo o no». La
maggioranza trasversale per l’immunità è stata schiacciante e di fatto ha sbloccato uno dei nodi della
riforma del Senato e del Titolo V
della Costituzione (federalismo)
che, a questo punto, dovrebbe arrivare in aula al Senato il 9 o il 10 luglio, «ove concluso l’iter in commissione», per la prima delle quattro letture previste dall’articolo 138
della Carta.
Il governo sul punto ha cambiato
idea. Dal testo originario Renzi-Bo-
Gal
Autonomie
FA
VO
RE
I magistrati
Il voto in Commissione sullo «scudo»
Guardasigilli Andrea Orlando, 45 anni
❜❜
Niente rivoluzioni
Ero nella destra pci, non
un rivoluzionario. Però
Matteo ha ragione,
alcune scosse servono
forma è nata da una pedalata in tandem.
«Da ragazzino — racconta Orlando
— ero nella destra del Pci, quindi non
sono mai stato un rivoluzionario. Però
sono d’accordo con Renzi sul fatto che
questo Paese abbia bisogno di alcune
scosse». Tra i renziani qualcuno dubita
che Orlando abbia l’aggressività necessaria per assestare alle toghe la scossa
promessa da Renzi, eppure il Guardasigilli sente di godere della piena stima
del leader. Incomprensioni? Tensioni
con il premier? «Nulla di tutto questo,
stiamo lavorando assieme proficuamente». Palazzo Chigi conferma. Niente attriti con Orlando, né di merito né
di metodo. E se il Guardasigilli si è prodotto in qualche «sforzo di mediazione
in più», è stato solo per un «rispettoso
gioco delle parti».
La battuta sulle correnti «ininfluenti» del Pd? Non era, a sentire lo staff di
Orlando, diretta verso i «Giovani turchi» di cui il ministro è un elemento di
punta. Tanto che Orlando, per nulla
preoccupato, si diverte ad accostare i
turchi dem ai dorotei diccì: «Noi, come
loro, non abbiamo un leader unico, ma
gruppi dirigenti collegiali». E una goccia d’acqua sul fuoco la getta anche
Matteo Orfini, turco anch’egli e presidente del Pd: «Andrea doroteo? Io dico
La parola
Doroteo
‘‘
La corrente «dorotea» fu
una delle più rilevanti
all’interno della Democrazia
Cristiana. Raggruppava l’area
più moderata del partito,
convintamente anticomunista,
vicina alle gerarchie
ecclesiastiche e al mondo
industriale. I dorotei si
costituirono ufficialmente in
corrente nel 1959, prendendo il
nome dal convento di Santa
Dorotea dove alcuni leader di
Iniziativa Democratica (la
primissima corrente Dc) si
riunirono per sfiduciare
l’allora segretario Amintore
Fanfani. Nelle file dei dorotei si
ritrovarono all’inizio
personalità come Aldo Moro,
Mariano Rumor, Antonio
Segni e Paolo Emilio Taviani.
Nel 1968, nacque la corrente
dei Morotei, guidati da Moro e
intenzionati a spostare a
sinistra l’asse del partito.
menti per eliminare il II e il III comma dell’ articolo 68 (autorizzazioni
per arresto, perquisizioni e intercettazioni) per lasciare solo l’insindacabilità. Comunque, ragiona Felice
Casson (Pd), «se proprio si vuole lasciare l’immunità, che a decidere sia
la Corte costituzionale. Fermo restando che alla Consulta arriverebbero solo i casi in cui le Camere
esprimono un diniego sulla richie-
di no. Punto».
Il video della conferenza stampa
conferma che Orlando ha tenuto botta
col sorriso sulle labbra fino a quando
Renzi, sul finale, ha fatto quell’accenno
alle intercettazioni, prendendo ancora
una volta in prestito il suo nome: «Se io
ho il fondato sospetto che Andrea Orlando stia commettendo un reato...». A
questo punto il Guardasigilli ha posato
la mano sinistra sul braccio destro di
Renzi, con l’evidente intenzione di
stopparlo: «Cambiamo esempio?». Il
premier — che poco prima lo aveva paragonato, sempre scherzando, al procuratore di La Spezia scusandosi con
quest’ultimo — ha sì cambiato esempio e però si è concesso un’ultima battuta: «Finché facevi il giudice andava
bene, eh?». Un altro ci sarebbe rimasto
male, ma Orlando no. Lui nelle battute
del premier non ha letto freddezza o disistima, tutt’altro: «Renzi lo ha fatto
per sdrammatizzare un tema su cui si
sono concentrate tensioni enormi».
Il caso è chiuso. Anzi, in via Arenula
assicurano che non si è mai aperto. E
quelle voci che si rincorrono nel Pd? È
vero che il Guardasigilli starebbe meditando su un futuro politico fuori dal
governo? Possibile che pensi di candidarsi alle prossime regionali? Orlando
il moderato sorride e smentisce: «Davvero non vedo perché dovrei cercare
vie di fuga. Sono concentrato sugli
obiettivi della riforma e determinato ad
arrivare in fondo».
Monica Guerzoni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
Francia Anche in Francia vale un principio di tutela degli
eletti. Devono essere richieste autorizzazioni
simili a quelle italiane. Il sì ai magistrati viene
concesso dall’Ufficio di presidenza
dell’Assemblea che non è tenuto a spiegare i
motivi della decisione. L’autorizzazione non è
richiesta in caso di flagranza di reato
4
Vito Crimi
Nicola Morra
Giovanni Endrizzi
Giovanna Mangili
Sel
1
Ex M5S
1
Ex M5S
Francesco
Campanella
Spagna Durante il loro mandato elettorale i
parlamentari possono essere detenuti solo in
caso di flagrante reato. E comunque non
possono essere incriminati né processati se
non dopo l’autorizzazione delle rispettive
Camere
Regno I parlamentari sono coperti da immunità
Unito parlamentare assoluta solo per atti e opinioni
espresse nelle loro funzioni (tranne che in caso
di diffamazione). L’arresto è possibile solo in
flagranza di reati gravi o con autorizzazione
della commissione bicamerale per le immunità
Stati I parlamentari non possono essere arrestati
Uniti durante le sessioni delle rispettive Camere
salvo che per tradimento, reato grave e
violazione dell’ordine pubblico. Non sono
inoltre chiamati a rispondere dei discorsi e dei
dibattiti sostenuti in aula. Il parlamentare
condannato può ripresentare la propria
candidatura al Congresso
LA SVOLTA DI TANGENTOPOLI
IL DIBATTITO
Dopo Tangentopoli, nel 1993, l’immunità viene
riformata per la prima volta nella storia
repubblicana. La riforma abolisce
l’autorizzazione a procedere (nella foto la
famosa autodifesa del leader socialista Bettino
Craxi alla Camera) e devono andare in carcere
«in esecuzione di una sentenza irrevocabile di
condanna». Nel 2003 vengono introdotti alcuni
correttivi: la Camera di appartenenza può essere
chiamata a pronunciarsi
Nel pacchetto delle riforme firmato dal
governo Renzi, l’immunità per i senatori
diventa uno dei nodi più controversi.
Lo scudo non era previsto nel testo iniziale del
governo ma è stato poi reintrodotto in
Commissione Affari Costituzionali scatenando
subito un dibattito molto acceso (anche
all’interno del Pd). Ieri il voto che ha introdotto
nuovamente l’immunità
sta del giudice».
Ma anche Scelta civica non è convinta dell’immunità piena. Alessandro Maran ha votato sì in commissione ma Linda Lanzillotta ha detto
di essere contraria allo scudo per i
non eletti perché «coprirà anche gli
atti compiuti dai senatori in qualità
di consiglieri regionali». La soluzione, insiste la vicepresidente del Senato, «è quella della revoca in caso
di arresto». Patrizia Bisinella della
Lega, attaccata dai grillini, giustifica
così il sì del Carroccio: «Solo la Lega
aveva proposto l’abolizione integrale dell’immunità per deputati e senatori». Ma poi non è andata così e,
per usare la parole del senatore
Francesco Russo (Pd), «è stato fatto
molto rumore per nulla».
Dino Martirano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La battaglia si sposterà in Aula
Ma la maggioranza si sente più forte
E Calderoli scherza: è saltata un’ipocrisia vergognosa
ROMA — «Il nostro emendamento sembrava non avesse una mamma.
E invece, avete visto: son spuntati fuori
un sacco di genitori». Roberto Calderoli sintetizza così «il contrordine,
avevamo scherzato», sull’immunità al
nuovo Senato. Giorni di polemiche furenti, con scaricabarile a raffica e la ricerca affannosa di soluzioni di compromesso che consentissero di smarcarsi dal peso dell’opinione pubblica
indignata contro «la Casta», hanno
partorito un risultato a sorpresa: l’immunità parlamentare resta anche per il
nuovo Senato. Tale e quale a quella
della Camera. La soluzione, che non
era prevista nella bozza iniziale del governo, era stata reintrodotta dai relatori Anna Finocchiaro (Pd) e Roberto
Calderoli (Lega), per poi essere rinnegata da molti. Alla fine, si è tornati all’anno zero. O, meglio, al 1993, anno in
cui l’immunità era stata già modificata. Ma non è detto che sia finita: in Aula potrebbe esserci battaglia e i 5 Stelle
riproporranno gli emendamenti abrogativi, magari nella speranza di trovare una convergenza con i dissidenti del
Pd. Ma non solo, visto che Linda Lanzillotta, di Scelta Civica, ha già espresso tutta la sua contrarietà. Dai piani alti del Pd, però, si dicono tranquilli:
«Non succederà nulla, non hanno i
numeri».
A votare contro in Commissione,
invece, sono rimasti soltanto Sel e Movimento 5 Stelle. Eppure anche loro
sono finiti nel calderone delle accuse.
«La solita ipocrisia vergognosa —
chiosa Calderoli — Tutti i partiti avevano presentato emendamenti identici ai nostri, che ripristinavano l’immunità. La Lega è stato l’unico a chiedere
di abolirla, nel caso di arresto per chi
venisse trovato con le mani nella marmellata». Alla fine, anche il Carroccio
si è adeguato: «Se si vuole abolire, bisogna farlo anche per i deputati, non
solo per i senatori».
Argomento che ha fatto presa su
molti. Qualcuno sospetta che sia stato
usato in modo strumentale: noi saremmo per l’abolizione anche alla Camera — è il retropensiero — ma siccome non si può, allora lo riproponiamo
Fantamodifiche
Da Coorte a Bulè
La Lega prova
a cambiare nome
alla Camera
MILANO — Infaticabili
leghisti. Durante la
discussione nella
commissioni Affari
costituzionali del Senato,
i parlamentari del
Carroccio si sono
sbizzarriti con una serie
di emendamenti — tutti
presentati, come prima
firma, dall’ex sindaco di
Tradate Stefano Candiani
—riguardo al nome della
futura Camera dei
deputati. Che peraltro
dovrebbe rimanere
immutato. Prima
proposta, sostituire
ovunque ricorrano le
parole «Camera dei
deputati» con «Coorte
degli eletti». Poi, altra
proposta, sostituire il
nome della Camera con
«Bulè nazionale». Poi con
«Bulè dei
rappresentanti», poi con
«Bulè degli eletti». Poi,
però, il consiglio
rappresentativo
dell’Atene antica viene
abbandonato. Ed ecco che
la proposta diventa di
sapore vagamente
vaticano: «Congregazione
nazionale». Prima di
concludere con un nuovo
suggerimento
onomastico:
«Congregazione dei
rappresentanti».
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al Senato e poi si vedrà.
I 5 Stelle hanno cambiato verso in
corsa, tanto che ancora ieri dal Pd si
accusava: «Le loro sono lacrime di coccodrillo: si sono dimenticati di aver
firmato con 11 senatori un emendamento per ripristinare ciò che ora condannano». L’emendamento incriminato, in effetti, esiste, a prima firma
Elena Fattori. Il capogruppo Maurizio
Buccarella prova a difenderlo: «Era inserito nel contesto di un provvedimento più ampio, che prevedeva un
Senato elettivo». Ma voi non volevate
abolire l’immunità anche alla Camera
che, come è noto, è elettiva? «Sì, ma
era stato presentato con riserva di ritirarlo — dice Buccarella — Insomma,
magari possiamo anche parlare di un
nostro errore, ma perché cercare sempre il pelo nell’uovo? Alla fine, noi abbiamo votato contro, gli altri a favore».
E in effetti, insieme a Sel, il Movi-
✒
Germania Un deputato, in Germania, non può essere
perseguito fuori del Bundestag per le opinioni e
le votazioni che esprime (tranne che in caso di
diffamazione). In presenza di altri reati, il
deputato può risponderne (ed essere
arrestato) solo dopo l’autorizzazione del
Bundestag
Loredana
De Petris
La retromarcia
Il Pd accusa il M5S di aver
presentato un
emendamento a favore
dell’immunità
mento è stato l’unico a opporsi all’immunità. Anche se non mancano mal di
pancia nei partiti. E forse anche per
questo, e per disinnescare le possibili
barricate in Aula, è arrivata la lettera
del Pd ai 5 Stelle. Con un passaggio che
lascia uno spiraglio per cambiare ancora: «Siete disponibili — è scritto — a
trovare insieme una soluzione sul
punto delle guarentigie costituzionali
per i membri di Camera e Senato, individuando una risposta al tema immunità che non diventi occasione di impunità? Noi sì». I 5 Stelle sono scettici:
«Sono tornate le larghe intese per difendere la partitocrazia», dice Nicola
Morra. Di più, per Giorgia Meloni, dei
Fratelli d’Italia: «È il ritorno al Medioevo». Ma sarà l’Aula a dire l’ultima parola.
Alessandro Trocino
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Le consultazioni online A cominciare fu Monti, con Letta il record di partecipazione. Ma le domande sono troppo vaghe
Quegli appelli al web tra idee (poche) e rischio lobby
Dopo le proposte anti burocrazia
anche sulla giustizia parola alla Rete
ROMA — Cominciò tutto nel
2012, una sera di gennaio. Il governo Monti voleva cancellare il valore legale della laurea, quel principio che mette sullo stesso piano
chi esce dalle migliori università
italiane e chi sverna per anni in
quelle un po’ così. Ma i ministri,
quasi tutti professori universitari,
erano divisi. Alla fine toccò proprio al presidente del Consiglio rifugiarsi nel calcio d’angolo democratico: «Abbiamo scoperto che si
tratta di una materia molto complicata. Naturalmente siamo favorevoli al dibattito». E l’Italia scoprì
la «consultazione pubblica», formula magica usata da tempo in altri Paesi europei. Soluzione trendy
ereditata dal governo Letta ed eretta a sistema da Matteo Renzi che
l’ha già usata per la riforma della
pubblica amministrazione e ora si
concede il bis, sulla giustizia.
Lo schema è semplice: il governo presenta una proposta; poi
chiede ai cittadini di mandare opi-
3
Dietro le quinte I 5 Stelle riproporranno l’abrogazione contando sui dissidenti dem
Così negli altri Paesi
M5S
Primo Piano
italia: 51575551575557
nioni e suggerimenti; alla fine corregge il tiro accogliendo oppure no
quei consigli. Non un referendum
online in stile Beppe Grillo, ma
una spruzzatina di democrazia
orizzontale. Con il rischio di esagerare nelle dosi e qualche punto
interrogativo.
Quel primo esperimento andò
così così: gli italiani dissero no all’abolizione del valore legale della
laurea, parteciparono in 20 mila, si
discusse sulla genuinità del voto
visto che sul sito si erano registrati
anche i signori Antani Bitumato ed
Elvis Presley. Ma in fondo era una
prova generale. Il boom arriva con
la spending review, sempre governo Monti: 131 mila cittadini che
suggeriscono al governo cosa tagliare, con grande successo delle
auto blu che adesso sono andate su
eBay, anche se nessuno le vuole.
Che fine hanno fatto tutti gli altri
messaggi, conservati per settimane in un’apposita «situation
room» al secondo piano di Palazzo
Chigi? Insomma. L’idea di spegnere i lampioni dopo le 11 di sera, arrivata sette minuti dopo l’apertura
del sito, è stata bocciata due volte
in Parlamento ma in compenso è
approdata sul blog del commissario alla spending review, Carlo
Cottarelli, con tanto di foto dal satellite. L’importante, però, è partecipare. Il vero record l’ha fatto il
governo Letta sulle riforme costituzionali: più di 200 mila partecipanti, anche grazie all’astuzia di
un doppio questionario, uno base
rivolto al grande pubblico e uno di
approfondimento per i secchioni.
La «consultazione più partecipata
d’Europa» trionfava Gaetano Quagliariello, con 9 italiani su dieci a
favore della fine del bicameralismo perfetto. Ma il numero delle
risposte non dice tutto. I consigli
anti burocrazia chiesti dal governo
Letta avevano raccolto solo 2 mila
mail. Ma quel lavoro chirurgico è
stato più utile delle campagne da
grandi numeri. Nella top ten delle
procedure sognate c’erano diverse
misure poi riprese dal governo
Renzi, dalla dichiarazione dei red-
I precedenti
Il «professore» L’esperienza
La «rivoluzione»
fu pioniere
di Quagliariello del premier
Il primo a
sollecitare il
parere «online»
degli italiani fu
nel 2012 Monti :
tra i quesiti,
valore legale del
titolo di studio e
spending review
Nel 2013,
il ministro
delle Riforme
Gaetano
Quagliariello
creò un’unica
piattaforma
dedicata:
partecipa.gov
Il 30 aprile,
presentando la
riforma della
Pa, Renzi lancia
l’indirizzo
rivoluzione
@governo.it. E
dice: scrivete le
vostre proposte
diti precompilata alle pratiche
semplificate sull’edilizia.
Non è vero che la consultazione
non serve a nulla ma molto dipende da cosa si chiede. Per la riforma
della pubblica amministrazione il
governo Renzi ha lasciato piena libertà ai partecipanti. Non solo si è
scatenata l’Aci, che ha chiesto ai
suoi iscritti di partecipare in massa
per bloccare l’accorpamento della
banca dati con la motorizzazione,
annunciata e poi rinviata. Ma i
suggerimenti erano così diversi fra
loro che il ministero della Pubblica
amministrazione ha dovuto chiedere aiuto alla Sapienza di Roma
per cavarne fuori qualche indicazione. Negli altri Paesi le domande
sono più secche. In Gran Bretagna
hanno chiesto se, con la fecondazione assistita, i genitori possono
scegliere il sesso del figlio oppure
no, se si deve passare dalle banconote di carta a quelle di plastica.
Domande nette, risposte chiare.
Altrimenti, sotto lo show della
partecipazione diretta, resta quella
vecchia battuta di Totò: «Siccome
sono democratico, comando io».
Lorenzo Salvia
@lorenzosalvia
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La lettera
Chiti: sulla norma
pasticcio inaccettabile
❜❜
Caro direttore,
Le chiedo ospitalità per alcune
considerazioni sulla riforma
costituzionale, ora in discussione
in Senato. Chi, su alcuni punti, ha presentato
proposte diverse, è stato accusato di
sabotaggio. Al contrario vogliamo le riforme:
sono urgenti. Devono però essere buone
riforme, altrimenti la nostra democrazia si
impoverirà. L’elezione indiretta provoca
anche un pasticcio inaccettabile
sull’immunità. Da un lato la estende agli
amministratori in modo improprio, dall’altro
differenzia tra sindaci e tra consiglieri
regionali. C’è ampio accordo sul fatto che la
Camera abbia l’esclusività del rapporto di
fiducia con il governo e l’ultima parola su
gran parte delle leggi, compresa quella di
bilancio. Occorre mantenere — come in
molte grandi democrazie — competenze
paritarie di Camera e Senato su
Costituzione, leggi elettorali e referendum,
ordinamenti dell’Ue e delle Regioni, diritti
fondamentali, quali quelli delle minoranze,
la libertà religiosa, i temi eticamente
sensibili. Non sui diritti ma sugli altri
aspetti e sul numero dei senatori — 100 e
non più 150 — si è tenuto conto delle nostre
proposte: segno che non erano delle
invenzioni per perdere tempo. Ritengo che
sui diritti fondamentali debba mantenersi un
bicameralismo paritario: non possono essere
di esclusiva competenza della maggioranza
di governo. È un ruolo di garanzia e di
equilibrio da far svolgere al Senato: se per la
Camera si adotta una legge maggioritaria
che assicuri governabilità, è necessario avere
un Senato aperto alla presenza delle forze
più rappresentative in ogni regione. È
importante una sua piena legittimazione
attraverso l’elezione dei senatori da parte dei
cittadini, in concomitanza con quella dei
consigli regionali. Non ci sono rischi di far
rientrare dalla finestra la fiducia ai governi:
il Senato non si formerebbe in un’unica
elezione né sarebbe sciolto ad una stessa
scadenza. È anche superficiale dire che la
riforma della Camera, con la riduzione da
630 a 470 deputati, non sia all’o.d.g. Chi lo
stabilisce? Ci sono emendamenti precisi: si
deve dire sì o no! Mi è stato ricordato che in
passato ho sostenuto l’opzione del Bundesrat
tedesco: è vero. Da sempre sono convinto che
sia l’unica alternativa al Senato elettivo. Il
modello tedesco va preso tutto quanto, non a
piacimento. Nel Bundesrat siedono solo i
governi regionali — non consiglieri e sindaci
— e votano in modo unitario; sulle leggi non
bicamerali, il Bundestag può modificare
proposte del Senato solo con una
maggioranza uguale a quella con cui sono
state approvate. Infine, il Bundestag è eletto
con legge proporzionale e sbarramento al 5%.
Altre soluzioni non convincono. Gli Stati
Uniti hanno sperimentato il Senato di
secondo grado: sono passati al voto diretto
dei cittadini dopo aver registrato gravi casi
di corruzione e una rappresentanza troppo
localistica. La Francia nel marzo scorso ha
stabilito che dalle prossime elezioni non si
potrà essere più sindaci, presidenti di regione
e parlamentari. Esperienze fallite, da noi
diventano innovazione? Voler mantenere ai
cittadini il diritto di scegliere con il voto i loro
rappresentanti nelle istituzioni sarebbe
conservazione? Nel XXI secolo la democrazia
è sfidata non solo dai terrorismi, ma da
semplificazioni che danno vita a quella che
viene definita dittatura delle maggioranze,
un affievolirsi cioè dei controlli sui governi. È
un pericolo dal quale guardarsi. La
democrazia ha bisogno di partecipazione e
governabilità, non di contrapporre l’una
all’altra.
Vannino Chiti
senatore del Partito democratico
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4
Primo Piano
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
❜❜
L’Unione Verso il semestre italiano
Gli euroscettici sono venuti con l’intento di distruggere
il Parlamento europeo: non possiamo permetterglielo Martin Schulz S&D
Il giorno di Schulz e dello sgarbo di Farage
Il leader dell’Europarlamento non fa il pieno di voti. Ukip di spalle per l’«Inno alla gioia»
In Aula
I gruppi
191
S&D
Alleanza progressista
di socialisti
e democratici
Pd
31
52
GUE/NGL
NGL
Sinistra unitaria
europea/Sinistra
verde nordica
Padre e figlia
Lista
Tsipras
221
48
PPE
Partito popolare
europeo
(FI, Ncd e Svp)
EFDD
Europa
della libertà
e della
democrazia
diretta
50
Verdi/ALE
i/ALE
Verdi/Alleanza
libera europea
67
ALDE
Alleanza
dei liberali
e democratici
FI
13
Ncd
3
Svp
1
17
70
ECR
Conservatori
e riformisti europei
3
17
M5s
43
NI
Non iscritti
Lega
Jean-Marie Le Pen parla al
cellulare mentre sua figlia
Marine, leader del Front
national, passa dietro la
sua sedia (Reuters/Loos)
5
9
Altri
751
DEPUTATI
di cui per l’Italia
73
C.D.S.-D’ARCO
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
STRASBURGO — Gli eurodeputati hanno votato la conferma del
presidente dell’Europarlamento
uscente, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, per altri due anni e mezzo. La nuova super maggioranza, messa insieme a Strasburgo dai popolari del Ppe (221
seggi) e dai socialisti di S&D (191
seggi) con i liberali dell’Alde (67
seggi), non ha votato compatta.
Schulz è passato con solo 409 dei
potenziali 479 voti. La grande coalizione tra Ppe e S&D ispirata all’analogo accordo per il governo
della cancelliera tedesca Angela
Merkel, se non ci fosse stata
l’estensione in extremis ai liberali,
poteva rischiare di non raggiungere il minimo di 376 voti sul totale di
751.
La maggioranza a tre ha eletto
due italiani tra i 14 nuovi vicepresidenti. L’ex commissario Ue Antonio Tajani di Forza Italia-Ppe è stato il più votato e diventa il primo
vice di Schulz. David Sassoli del
Pd-S&D ha dovuto aspettare il secondo turno. È riuscita la manovra
antieuroscettici dei principali
gruppi europeisti. Il grillino Fabio
Castaldo, candidato vicepresidente
per conto del gruppo euroscettico
Efdd guidato dal britannico Nigel
Farage dell’Ukip, è stato superato
da un quindicesimo eurodeputato
spuntato a sorpresa. Castaldo ha
protestato per questo inconsueto
mancato rispetto dei «diritti dei
piccoli gruppi e dell’opposizione».
Tajani e Sassoli vicepresidenti
Tra i vicepresidenti, primo il
forzista Tajani con 452 consensi
e c’è anche il pd Sassoli
Non passa il grillino Castaldo
La settimana prossima una manovra simile potrebbe escludere i
grillini e gli altri membri del gruppo euroscettico dall’assegnazione
delle presidenze della commissioni
parlamentari.
Il leader Beppe Grillo, che ha
partecipato a Strasburgo alla riunione del gruppo di Farage, ha così
iniziato a sperimentare le conseguenze di aver scelto uno schieramento finora non influente nel
processo legislativo. Anche la solita
protesta in Aula dei membri dell’Ukip, che stavolta hanno voltato le
spalle durante l’inno dell’Europa
(l’Inno alla gioia di Beethoven), ha
messo in imbarazzo i pentastellati,
dissociatisi da questa iniziativa definita «vergognosa» da eurodeputati degli altri schieramenti. «Basta
Inno alla gioia — ha poi detto Grillo —. L’ha usato Hitler per i compleanni, l’hanno usato Mao e Smith
in Rhodesia».
Le crepe nella maggioranza
Ppe-S&D-Alde possono pesare sul
già contestato candidato alla presidenza della Commissione scelto
dai capi di governo Ue su pressione
di Merkel, il lussemburghese JeanClaude Juncker del Ppe, che deve
essere votato a Strasburgo il 16
maggio prossimo (per poi consen-
Il caso «Non date più finanziamenti all’Italia, finiscono alla mafia e alla camorra»
Gli applausi
Martin Schulz riceve
l’applauso dell’Aula dopo
essere stato rieletto
presidente del Parlamento
europeo (Italy Photo Press)
Imbarazzo 5 Stelle, ma Grillo non ci sta:
basta, quelle note le usava anche Hitler
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
Le democratiche
Le capolista del Pd Pina
Picierno, Alessia Moretti,
Simona Bonafè, Alessia
Mosca alla loro prima
seduta (Fotografi associati)
STRASBURGO — A sera, arriva Grillo
con una dichiarazione d’amore a Nigel
Farage, il suo alleato euroscettico: «Se va
male me ne vado da lui…». Ma è un po’
un cerotto politico, il rimedio a quanto
avvenuto al mattino: anzi, la riprova che
abbracci e sorrisi contano, ma poi una
schiena può contare di più. Palcoscenico, la seduta inaugurale del Parlamento
europeo. Si suona l’«Inno alla gioia», tutti in piedi davanti alla bandiera d’Europa.
Nigel Farage e i suoi dell’Ukip, il gruppo
inglese antieuropeista, voltano le spalle
sia alla bandiera che all’inno. Come a dire: non è roba nostra oggi, non sarà roba
nostra mai. Nello stesso istante, i loro alleati grillini, che pure sono confluiti nello stesso gruppo Efdd («Europa libertà
democrazia diretta»), la schiena non la
voltano. Anzi la tengono ben dritta e
ascoltano impettiti l’inno. Come a dire:
no, è roba nostra. Faranno sapere che
non è stata una scelta a caso, che loro
non condividevano l’atteggiamento di
Farage. Quel voltare le spalle avrebbe dovuto essere, per Farage e in teoria anche
per i grillini, un simbolo: il preannuncio
di una comune trincea. Ma la trincea, almeno ora, è divisa: e proprio oggi. A sera,
però, l’arrivo di Grillo rimette ordine. Per
prima cosa, sull’inno: «Basta con l’Inno
Insieme I leader dell’Ukip e del Movimento 5 Stelle Nigel Farage e Beppe Grillo ieri a Strasburgo (La Presse)
alla gioia — dice —. L’ha usato Hitler per
i compleanni, l’hanno usato Mao e Smith
in Rhodesia. Basta!». Grillo arriva come
sempre in un turbine, assediato dai fotografi. «E Renzi?» gli chiedono. «Renzi
chi? Io parlo con la Merkel».
Saluti calorosi con Farage: «Io e Nigel
siamo stati vittime di una campagna di
stampa vergognosa… Lui veniva dipinto
come un omofobo, un razzista, uno che
ha giri strani. E io ancora peggio, come
Hitler, Stalin. Siamo sopravvissuti... La
Ue è fallita perché si sono tutti coalizzati
contro di noi».
Ma è il resto del discorso, trasmesso
tutto in streaming sul blog, che rivela di
più. Un discorso solo apparentemente
esagitato come altre volte, ma invece teso
a marcare con pragmatismo i confini del
proprio territorio politico. E senza troppi
pregiudizi. Per esempio, sul tema degli
immigrati, Grillo sembra schierarsi su
posizioni tanto decise quanto radicali,
che quasi richiamano alla memoria i
Bossi o Fini d’un tempo: «Gli immigrati
stanno creando situazioni incredibili. Bisogna regolare i flussi». Come già vedesse i suoi elettori di domani.
E poi: «Se Finmeccanica vende armi
alla Siria, allora sarà Finmeccanica a caricarsi i costi per gli immigrati dalla Siria.
Se dobbiamo accogliere chi scappa dalla
guerra, dobbiamo chiederci chi ha fatto
la guerra. Andiamo a vedere perché arrivano dall’Africa, diamo nomi e cognomi
a questa gente».
Anche per l’Italia, c’è qualche staffilata: «Sono venuto qui per dire: “Non date
mai più finanziamenti all’Italia, vanno
alla mafia e alla camorra!”». Quanto a
Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
5
#
❜❜
Farage e i suoi deputati freschi di alleanza coi 5 Stelle che voltano
le spalle all’orchestra? Uno spettacolo indecente Alessandra Moretti Pd
409
voti Il socialdemocratico
tedesco Martin Schulz è stato
rieletto presidente del
Parlamento europeo a
maggioranza assoluta: 409 i
voti a favore su 612 espressi
e 723 presenti. Le schede
bianche e nulle sono state 111
❜❜
Saremo una squadra attenta e pronta, non faremo sconti
a nessuno, né all’Europa né al nostro governo Elisabetta Gardini Forza Italia
Il premier Oggi il discorso. In primo piano crescita, occupazione e investimenti
Renzi debutta a Strasburgo:
ora lo scatto verso la federazione
E con una lettera sfida l’M5S sulle riforme: ecco i miei 10 punti
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
tire le altre euronomine). Il premier
britannico David Cameron lo ha
definito «candidato sbagliato». Anche molti eurodeputati hanno dubbi. Juncker, frequentatore delle istituzioni Ue per circa 25 anni come
ministro delle Finanze e premier
del Granducato, è considerato un
esponente della vecchia Europa
non adatto per l’auspicato rinnovamento. In più a Strasburgo si vocifera da anni sulle sue lacune e ombre (pubbliche e private). Ma i cinque principali gruppi politici si
erano accordati per la prima volta
di far nominare il capolista del partito più votato alle elezioni europee
del maggio scorso, mentre in passato decidevano solo i capi di governo. I popolari hanno ottenuto la
maggioranza relativa e il loro candidato Juncker, se bocciato, potrebbe rimettere in discussione questa
conquista dell’Assemblea Ue. L’intero schema di euronomine promosso da Merkel potrebbe saltare.
Gianni Pittella del Pd è stato
eletto capogruppo dagli eurodeputati di S&D. Oggi a Strasburgo Renzi, oltre a presentare il semestre di
presidenza italiana dell’Ue, incontrerà gli eurodeputati italiani.
Martin Schulz, il neopresidente del Parlamento, «è venuto in Italia a fare una
campagna con soldi pubblici contro di
me. Questo Schulz, che nome è? Non riesco neanche a pronunciarlo... Diceva che
sono un venticello: attento Schulz, che
ora sono qua. E se è vero che mi chiama
“venticello passeggero”, è anche vero
che adesso qui siamo in 17».
Né manca il tema dell’uscita dall’euro
o dall’Europa, e dell’obbligo posto dai
vincoli del Fiscal Compact, «una vergognosa stortura dei trattati», premette il
capo dei grillini. E
poi, quasi a chiarire
che anche gli ultimi Il venticello
dubbi sono supera- «Schulz dice che
ti: «Se un Paese è in
sono un venticello
difficoltà può uscire. C’è scritto nel ma adesso siamo
trattato di Lisbo- qui in 17...»
na».
Del resto, nella
visione del leader, niente o quasi si salva
dell’Europa: «Le guerre non si fanno più
con i carri armati. Si fanno con lo spread.
Da un carrarmato ti puoi difendere: lo
spread non lo vedi e non lo senti. È un
assassino silenzioso e ineffabile». E il
progetto di Fondo europeo di riscatto?
«Un’immensa Equitalia al cubo».
Dall’Italia, soprattutto dal Pd, arrivano
commenti acetati: dicono che Grillo è
«anti-italiano» e «pericoloso». Ma intanto i suoi 17 deputati non hanno voltato le spalle alla bandiera europea, e questo prima o poi bisognerà capire che cosa può significare.
Luigi Offeddu
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Ivo Caizzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
STRASBURGO — Parlerà in
italiano, ogni capo di governo
parla nella sua lingua, questa è
la tradizione. Una o più digressioni in francese saranno eccezioni. A dispetto dell’enfasi e
dell’attenzione di casa nostra,
sarà un discorso non lungo, una
ventina di minuti: anche qui ci
sono da rispettare programmi,
gli altri interventi, a partire da
quello del nuovo presidente del
Parlamento. Oggi Renzi presenterà le linee guida del semestre
di turno di presidenza italiana
della Ue. Dirà qual è il programma su cui l’Italia si impegna,
quello che promette di portare
avanti in base a quanto già approvato dal Consiglio europeo,
cercherà di dare forma e sostanza alla sua visione dell’Europa:
quella che in primo luogo deve
fare «uno scatto politico in
avanti», verso una forma di federazione statuale; quella che
dovrebbe cominciare a condividere, attraverso forme di mutualizzazione, le garanzie finanziarie che vengono offerte agli
investitori internazionali; quella
infine che dovrebbe occuparsi
maggiormente di crescita e occupazione, attraverso investimenti e piani concreti. Ci sarà
un’ampia citazione per Firenze e
un messaggio: «Se l’Europa accetterà di dare un futuro alle
proprie ambizioni, sarà bello
sfidare insieme l’avvenire».
Non sarà comunque un compito facile: oggi alle 15 parlerà
davanti a un Parlamento per larga parte euroscettico, che lo
considera leader di un Paese che
ha troppi debiti e troppi vizi per
potere dare un orizzonte diverso
a questa Ue, che fra queste mura
negli ultimi anni ha già ascolta-
to Berlusconi, Monti, Letta e oggi magari si chiederà se Renzi è
davvero un premier destinato a
segnare una stagione politica o
se invece è l’ennesima meteora
istituzionale del Bel Paese.
Nel discorso che il premier
pronuncerà ci sarà un omaggio
al semestre, ai compiti istituzionali che attendono l’Italia, ma
innanzitutto saranno sotto i riflettori due profili, quello personale e quello delle riforme. Sul
primo toccherà a Renzi presentarsi come leader europeo, attendibile, concreto, capace di
catalizzare consenso anche fuori
dai confini nazionali. Ma anche
sul merito del discorso, sull’agenda di cambiamenti che per
La kermesse
Meeting, Cl
invita il premier
Lui non ci sarà
Il «meeting dell’amicizia»
di Rimini, la tradizionale
«riapertura» della politica
alla fine di agosto, con
ogni probabilità non
vedrà la partecipazione di
Matteo Renzi. Il premier,
secondo fonti di Palazzo
Chigi, ha declinato l’invito
giunto ieri dagli
organizzatori della festa
vicina a Comunione e
liberazione. Molti, però, i
ministri presenti: ci
saranno Martina,
Giannini, Guidi, Galletti,
Poletti e Lorenzin.
Roma, come per Parigi, attende
l’Unione Europea, Renzi si giocherà buona parte del suo intervento. Dovrà indicare degli orizzonti condivisi, capaci di essere
compresi da tutti, in grado di
suscitare interesse, consenso e
soprattutto capacità di smuovere la mastodontica e in larga
parte inefficiente macchina delle istituzioni comunitarie. Non
basterà uno story-telling, versione renziana della «narrazione» di Vendola: il premier avrà
bisogno non solo di suscitare
applausi ma anche di indicare
un’agenda di riforme possibili,
concrete, a portata di mano e di
consenso, capaci di essere votate da un cartello di Paesi nei
prossimi Consigli europei.
Oggi potrebbe anche esserci
un incontro fortuito con Beppe
Grillo. E proprio ieri Renzi ha
inviato un messaggio ai grillini.
Sulle riforme istituzionali che
sono in discussione alle Camere,
«noi ci siamo. Senza la pretesa di
aver ragione. Senza l’arroganza
di fare da soli. Ma anche senza
alibi e senza paura». Nella lettera al movimento di Grillo il Pd
pone alcuni «limiti invalicabili»
alla proposta di legge elettorale
grillina e rilancia con 10 punti.
Fra i tanti difetti della proposta
del Movimento 5 stelle «non c’è
la certezza di avere un vincitore,
non c’è governabilità, le alleanze si fanno dopo le elezioni, non
prima, con il vostro sistema si
istituzionalizza l’inciucio ex
post, il sistema della preferenza
negativa attraverso l’eliminazione di un nome è molto complicato». Magari oggi, a margine
del discorso europeo, Renzi potrebbe parlarne direttamente
con Grillo.
Confronto difficile
Il contropiede
del Movimento:
noi parliamo
solo in streaming
MILANO — La risposta arriva a tarda
sera, dopo qualche ora di riflessione
collettiva. Arriva via blog, come al solito.
I Cinque Stelle continuano la loro partita
con il Partito democratico sulla legge
elettorale. Un tavolo che sembra quasi
un corpo a corpo politico. Il Movimento
replica ai democratici punzecchiando,
«utilizzando la loro linea», commenta
un esponente pentastellato. E lasciando
la porta aperta. «Il nostro obiettivo è
dare al Paese una legge elettorale entro
100 giorni che garantisca non solo
governabilità, ma anche stabilità»,
chiariscono i Cinque Stelle. E rilanciano:
«L’argomento è molto importante e per
questo non può esserci modalità
migliore di un nuovo tavolo di
confronto. Vorremmo che si facesse in
streaming a garanzia di una trasparenza
che avremmo voluto vedere anche nei
Marco Galluzzo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
vostri incontri sulle riforme con Forza
Italia». Le riforme di Senato e Titolo V,
per il momento, passano in secondo
piano («Ci vediamo giovedì “senza
mettere troppa carne al fuoco”, come
avete detto»), pur ribadendo la
«disponibilità ad aprire un tavolo di
confronto». Poi l’affondo, proprio su
uno dei temi trattati dal Pd. I
democratici avevano posto l’accento sul
«tema immunità che non diventi
occasione di impunità». «Vorremmo
capire meglio che idea di Paese avete:
vedere il vostro partito oggi votare
l’immunità parlamentare ha lasciato
sbigottiti molti italiani».
Come per l’invito al dialogo con Matteo
Renzi e il Pd, come per l’attesa del
vertice, così anche ieri la reazione alla
lettera della delegazione democratica
(nella foto, la missiva sul sito dei dem)
era stata inizialmente accompagnata dal
riserbo. O quasi. I Cinque Stelle si erano
arroccati, molti i «no comment» alle
osservazioni e alle proposte del Pd. Ma
anche nel muro del silenzio si era aperta
qualche piccola crepa. Qualcuno aveva
fatto filtrare insoddisfazione, parlando
di «atteggiamento provocatorio» (in
modo particolare su preferenze e
immunità). C’è chi, come la deputata
Giulia Di Vita, aveva replicato via
Twitter: «”Il Pd non ha nulla contro le
preferenze. Il Pd non teme le preferenze.
Anzi il Pd con le preferenze viene
premiato!” Allora le volete sì o no?».
Sfoghi isolati prima del rinvio al tavolo
del dialogo.
Emanuele Buzzi
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Primo Piano
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Politica e giustizia Il centrodestra
Berlusconi ammonito:
basta offese alle toghe
o perde i servizi sociali
La giudice lo convoca per le frasi di Napoli
L’ex Cavaliere assicura: non si ripeterà
MILANO — Nella metafora
calcistica che gli è tanto cara, è
come se ieri Silvio Berlusconi
fosse stato convocato a centrocampo (il Tribunale) dall’arbitro
(il giudice di sorveglianza di Milano) per essere ammonito per
l’entrata a gamba tesa sulla «magistratura incontrollata, incontrollabile, irresponsabile e che ha
l’impunità piena», fallo commesso a Napoli mentre era testimone al processo Lavitola: «cartellino giallo» e richiamo orale,
la prossima volta «rosso» diretto
ed espulsione. Il che, fuor di metafora nella situazione di un condannato definitivo per frode fiscale — ammesso a scontare in
misura alternativa al carcere la
pena di 1 anno sopravvissuta all’abbuono di altri 3 anni già cancellati dall’indulto —, significa
che d’ora in avanti l’ex premier
dovrà stare ben attento a non farsi revocare il beneficio dei servizi
sociali e rinchiudere in detenzione domiciliare, senza più quegli
ampi margini di manovra (sia
personali sia politici come leader
di Forza Italia) concessigli dall’ordinanza del 15 aprile del giudice di sorveglianza Beatrice
Crosti. È proprio questo magistrato che ieri convoca Berlusconi alle 7 di sera in Tribunale. Era
già passata la prima volta sopra
le «dichiarazioni offensive» con
le quali il 7 marzo, in vista della
richiesta di servizi sociali, Berlusconi aveva «manifestato spregio
nei confronti della magistratura,
ivi compreso di questo collegio»:
che lo aveva comunque graziato,
prima prendendo per buona la
tesi difensiva di una elettorale
«strategia politica» rivolta al popolo di Forza Italia, e poi «non
reputando allo stato di dover ritenere oggetto di apprezzamento
questa strategia proprio per le
Le prescrizioni
Il leader di Forza Italia
rilegge le prescrizioni
insieme al magistrato,
poi concorda e si scusa
sue connotazioni avulse dal contesto strettamente giudiziario».
Una seconda volta il giudice
aveva poi avuto ancora pazienza
quando Berlusconi a fine aprile
definì «mostruosa» la sentenza e
«ridicoli» i servizi sociali per un
uomo politico del suo rango: si
era limitata a fargli notare per
iscritto (sulla scia dei rilievi del
pg Antonio Lamanna) che quell’atteggiamento somigliava pericolosamente «a non rispettare le
prescrizioni impostegli», appariva «in aperto contrasto con presupposti e finalità» del programma di reinserimento sociale, faceva intuire che un «mal utilizzo» degli spazi di libertà, e perciò
lo stava «avvicinando sempre
più a una richiesta di revoca del
beneficio».
Passata liscia la prima, passata
liscia la seconda, la terza ieri no:
in un incontro a tu per tu nell’ufficio al VII piano, il giudice fa rilevare a Berlusconi che le sue frasi napoletane del 19 giugno sui
magistrati sono offensive e insultanti; che già aveva sorvolato
A Napoli
In Aula
Il 19 giugno Berlusconi è sentito
come testimone nel processo a
Lavitola a Napoli. In un botta e
risposta con il giudice, l’ex
premier definisce la magistratura
«incontrollata, incontrollabile:
ha impunità piena» (foto Ansa)
Le prescrizioni
Quando, ad aprile, il Tribunale di
sorveglianza aveva concesso
all’ex premier di scontare la pena
con l’affidamento ai servizi sociali,
aveva vincolato la decisione
al rispetto della magistratura
su precedenti infrazioni alle prescrizioni; che esse non sono impartite per scherzo, che i servizi
sociali non sono un gioco e che
non per niente sono alternativi al
carcere o agli arresti in casa. Berlusconi risponde di aver a suo
avviso reagito al tono brusco del
presidente del Tribunale di Napoli, il giudice milanese gli spiega che, essendo persona di mondo, egli avrebbe dovuto esporre
questa sua doglianza in termini
più urbani. L’ex premier derubrica la frase a solo una battuta, e
aggiunge che pensava l’unico
vincolo fosse non insultare singoli giudici. Chiede perciò di rileggere l’ordinanza con le prescrizioni iniziali, e il giudice si
mette con l’ex premier a ripercorrere i brani in cui non pretendeva da lui «manifestazioni di riconoscimento delle proprie responsabilità penali», e nemmeno «pentimento o autocritica»
che se mai «attengono alla sfera
intima della persona», e anzi gli
riconosceva «il diritto di dichiararsi comunque innocente o vittima di errore giudiziario», ma
nel contempo gli rimarcava l’obbligo di «mantenersi nelle regole
della civile convivenza, del decoro e del rispetto delle istituzioni». A questo punto Berlusconi
concorda, chiede scusa e promette di non ripetere l’errore, lasciando il Tribunale con nelle
orecchie la poco rassicurante eco
del congedo del giudice: «La invito a non mettermi più in difficoltà».
Luigi Ferrarella
[email protected]
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L’iniziativa
Italia Unica,
il programma
si vota online
Italia Unica, movimento
fondato da Corrado
Passera, avvia il cantiere
online sul programma
con un «confronto
pubblico e trasparente»:
i cittadini «potranno
discutere e votare i punti
del programma, anche
proponendo soluzioni
aggiuntive» sul sito
www.italiaunica.it.
«L’Italia ha bisogno di un
grande progetto per
ripartire — scrive Luca
Bolognini, responsabile
del programma —, noi
avviamo un confronto
pubblico, aperto a tutti».
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La Nota
di Massimo Franco
L’ex premier sotto botta
asseconda le riforme
ma tra molti malumori
I
l numero dei senatori della maggioranza che vogliono un’assemblea di Palazzo Madama eletta
tocca quota venti. Ma si tratta di un aumento col
contagocce, che non sembra in grado di rovesciare
l’impostazione decisa da Palazzo Chigi e avallata,
di fatto, anche da Forza Italia e Lega. Per capire quale sarà
l’atteggiamento definitivo del partito di Silvio Berlusconi
bisognerà aspettare la riunione con i parlamentari fissata
per domani. È difficile, tuttavia, pensare che l’ex premier
disdica l’asse istituzionale con Matteo Renzi. Nonostante i
malumori di alcuni settori di FI, non ci sono né numeri né
strategie alternativi all’accordo; e il futuro di Berlusconi
continua ad essere appeso a fili giudiziari esili. Ieri il leader del centrodestra è stato costretto a scusarsi per alcuni
giudizi espressi nelle settimane scorse sulla magistratura.
Si è andati «oltre il patto del Nazareno», osserva Anna
Finocchiaro, relatrice della riforma e presidente della
Commissione affari costituzionali del Senato. La collaborazione della Lega prefigura
«numeri propri di una riforma
che deve essere approvata con
maggioranza larga». Per questo, l’ipotesi che alla fine prevalga la tesi del governo rimaI margini
ne la più credibile. Significheper il rilancio
rebbe che i senatori verrebbeeconomico
ro eletti indirettamente,
il voto regionale.
rimangono però attraverso
Non sarà un epilogo indolore,
molto stretti
perché esiste uno schieramento trasversale che conta
sul mantenimento del bicameralismo e sull’appoggio del Movimento 5 Stelle. Ma la
saldatura parlamentare di queste resistenze appare improbabile.
E non solo perché Renzi rilancia il confronto col M5S
sulla riforma elettorale. Ieri, a Strasburgo, Beppe Grillo ha
chiesto all’Europa di non dare finanziamenti all’Italia
«perché vanno», è la sua tesi, «alla mafia». Non bastasse,
c’è la polemica sull’immunità anche per i senatori a mantenere un solco profondo con il resto dei partiti. L’approvazione di una norma che conferma la situazione di oggi
porta i seguaci di Grillo a parlare di «sfregio al dialogo con
i cittadini», perché a loro avviso l’elezione indiretta contraddirebbe l’immunità. Ma il Pd parla di «lacrime di coccodrillo». E la Finocchiaro ricorda che è «a protezione della libertà di esercizio della funzione parlamentare»: dunque, slegata dal tipo di meccanismo col quale si approda
alle Camere.
D’altronde, è passata l’idea che i margini di trattativa
dell’Italia durante il semestre di presidenza europea cominciata ieri si possano allargare solo se si fanno le riforme: una sfida ancora da vincere, e in salita. Il governo di
Roma insiste sulla flessibilità in materia di spesa pubblica.
Ne ha un disperato bisogno per smuovere un’economia
asfittica e percentuali di disoccupazione giovanile da brivido. Ma ieri il ministero del Tesoro ha dovuto ammettere
che l’avanzo di cassa a giugno si è dimezzato per il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione e per il
bonus di 80 euro voluto da Renzi per chi ha redditi molto
bassi. Insomma, le riforme forse avanzano. Se l’economia
non riparte, però, come indica l’Istat, serviranno a poco.
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Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
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Primo Piano
Francia Lo scandalo
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
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La giustizia conduce inchieste e ha il dovere di andare fino in fondo
Stéphane Le Foll, portavoce del governo
Colpo a Sarkozy: «Voleva corrompere i giudici»
Fermato l’ex presidente, rischia 10 anni di carcere e interdizione dai pubblici uffici
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — Alle 7.33 di ieri Nicolas Sarkozy ha lasciato il suo
domicilio alla Villa Montmorency di Parigi (casa Carla Bruni); la Citroën C6 blu è arrivata
nella sede della polizia giudiziaria di Nanterre alle 7.55.
L’auto è entrata nel parcheggio
interno, il 59enne ex presidente
della Repubblica francese è salito negli uffici dei magistrati
che lo attendevano per interrogarlo. Anche a lui è stata applicata la procedura di tutte le garde à vue: perquisizione e confisca momentanea del telefonino.
Per la prima volta un ex capo
dello Stato francese è stato posto in stato di fermo. Ad accompagnarlo non c’era il suo avvocato, Thierry Herzog: lui era già
lì, aveva passato la notte in Procura, lo avevano convocato il
giorno prima.
Sotto i riflettori
Reporter davanti all’ufficio
anticorruzione di Nanterre dov’è
stato sentito Sarkozy (Ap); sopra,
la prima pagina di oggi del giornale
satirico Canard Enchaîné: «I Bleus
ai quarti e Sarkò dalla polizia!»
Il fermo di Sarkozy in fondo
era nell’aria da quando, lunedì,
la stessa misura era stata decisa
per il suo legale e per i giudici di
Cassazione Gilbert Azibert e Patrick Sassoust. Ma quando la
notizia è stata confermata l’effetto è stato gigantesco. L’uomo
che dal giorno della sconfitta
contro François Hollande e del
ritiro dalla politica attiva, il 6
maggio 2012, è atteso da metà
Francia come l’unico capace di
risollevare il centrodestra e il
Paese, rischia 10 anni di carcere, 10 anni di interdizione dai
pubblici uffici, e un’ammenda
di un milione di euro.
L’ex presidente è sospettato
di avere usato il suo potere per
corrompere, tramite l’avvocato
Herzog, il giudice Azibert al fine
di ricevere informazioni riservate sulla sua situazione processuale nell’affare Bettencourt.
Azibert non aveva accesso di-
retto al dossier Sarkozy, per
questo si sarebbe rivolto all’altro giudice di Cassazione Patrick Sassoust, in grado di trovare
i documenti nella rete interna
della Corte. In cambio, al
67enne Azibert il presidente
emerito avrebbe promesso un
aiuto autorevole, insomma un
piston come lo chiamano in
Francia, per ottenere la prestigiosa, molto remunerata e poco
faticosa poltrona di giudice al
Principato di Monaco. Un fine
carriera ideale.
Invece ieri sera alle 21 Azibert è stato deferito con l’avvocato Herzog ai giudici del polo
finanziario parigino, che potrebbero decidere di incriminarli. Nel pomeriggio i quattro
erano stati posti a confronto. A
tarda sera, Sarkozy si trovava
ancora nei locali di Nanterre. Il
fermo scade stamane intorno
alle 8 ma potrebbe essere ripetuto per altre 24 ore, e poi l’ex
capo di Stato potrebbe essere liberato da ogni accusa, acquisire
lo status di «testimone assistito» (pronto a essere interrogato
di nuovo in qualsiasi momento) o incriminato.
Per Nicolas Sarkozy è un momento decisivo, e lo si capisce
dalla spaccatura del Paese e del
mondo politico: vittima di accanimento giudiziario secondo
gli amici, cittadino chiamato
come tutti al rispetto delle leggi
a parere degli altri. Inevitabile
pensare alla storia di Silvio Berlusconi, che tante volte si è difeso dalle accuse parlando di magistratura politicizzata. Trent’anni fa il loro primo incontro,
quando Sarkozy fu uno degli
avvocati di Berlusconi nella vicenda La Cinq; poi la famosa risata Sarkozy-Merkel ai danni
del premier italiano alla conferenza stampa del 2011; adesso
le figure di Sarkozy e Berlusconi
tornano a incrociarsi, con
Sarkozy che vede il suo impegno politico legato alle inchieste dei giudici, come tante volte
è capitato a Berlusconi.
Marine Le Pen non sta nella
pelle: «Un fermo non è sinonimo di colpevolezza», dice, ma
subito aggiunge «in ogni caso
Sarkozy è completamente screditato per qualsiasi ruolo pubblico». Dall’affare Karachi ai finanziamenti della Libia, sono
sei gli scandali che coinvolgono
l’ex presidente.
Stefano Montefiori
@Stef_Montefiori
I precedenti
Regali e processi
Giscard d’Estaing
e i diamanti
1
Fece scalpore il caso
dei diamanti donati
a Valéry Giscard
d’Estaing dal dittatore
centrafricano
Bokassa negli Anni 70
Mitterrand
e la figlia Mazarine
2
Per proteggere
Mazarine, la figlia
«segreta», François
Mitterrand ricorrerà
alle intercettazioni
telefoniche illegali di
giornalisti e scrittori
Jacques Chirac
e l’abuso d’ufficio
3
Nel 2011 Jacques
Chirac è condannato
per le assunzioni
fittizie al Comune
di Parigi risalenti a
quando era sindaco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’intervista Il fondatore di «Mediapart»
L’uomo dello scoop
«Userà la politica
come uno scudo
contro i processi»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — Edwy Plenel ha fondato
Mediapart nel 2008 dopo una vita a Le
Monde dove è stato a lungo direttore
della redazione. Le rivelazioni del suo
giornale sono al centro delle inchieste
che hanno portato al fermo di Nicolas
Sarkozy.
Gli uomini dell’ex presidente parlano di giustizia a orologeria.
«E’ un argomento privo di fondamento. Le inchieste si basano su un lavoro giornalistico che abbiamo con-
Edwy Plenel 61 anni,
dopo una vita a Le Monde
ha fondato Mediapart,
che ha rivelato lo scandalo
Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
9
Non c’è dubbio, i giudici si accaniscono contro l’ex presidente
Sébastien Huyghe, deputato ump
L’album
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Primo Piano
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Ministro con Cécilia
Una foto del 2006 dell’allora ministro
dell’Interno Nicolas Sarkozy con la seconda
moglie Cécilia Ciganer-Albéniz: i due sono
stati sposati dal 1996 al 2007, Cécilia è entrata con Nicolas all’Eliseo. Poco dopo,
la rottura (foto Ap)
In campagna contro Ségolène
Il duello televisivo nella campagna presidenziale del 2007: il candidato di destra contro
la socialista Ségolène Royal (ex compagna
dell’attuale presidente François Hollande).
Sarkozy vinse al ballottaggio con
il 53 per cento dei voti (foto Afp)
Regale con Carlà
Presidente, reduce dalla rottura con Cécilia,
nel 2007 Sarkozy si lega a Carla Bruni, che
sposa nel 2008. Nel 2011 nasce Giulia,
prima figlia per Nicolas, dopo i tre figli
maschi avuti nei due precedente matrimoni
(nella foto Afp, il viaggio in Egitto del 2007)
Ironie europee
23 ottobre 2011: il leader francese e la cancelliera tedesca Angela Merkel sorridono
in conferenza stampa quando un giornalista
chiede del colloquio appena avuto
con il premier italiano Silvio Berlusconi.
«Siete stati rassicurati? Vi fidate di lui?»
La ricostruzione Dalle conversazioni emerge il piano per ingannare i magistrati e gli sforzi per informarsi sulle inchieste
Le 7 telefonate: «Giudici bastardi»
E il nome in codice Paul Bismuth
La Sim di Sarko aveva una falsa intestazione. Intercettati lui e il legale
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — Nicolas Sarkozy. Nome
in codice Paul Bismuth. «Avrebbero
potuto almeno chiedermi scusa», dice il prestanome a sua insaputa, un
signore israeliano che fa l’agente immobiliare a Netanya, poco lontano
da Tel Aviv, e che da ragazzo a Parigi
era compagno di scuola di Thierry
Herzog, l’avvocato di Sarkozy. Si
chiama Paul Bismuth, e ha scoperto
di essere l’identità segreta del presidente emerito della Repubblica francese.
Mesi fa l’avvocato Herzog si è accorto che le chiamate col telefonino
personale di Sarkozy erano ascoltate
dai magistrati. Allora ha pensato di
comprarne un altro sotto falsa identità, e il primo nome che gli è venuto
in mente è stato quello di quel vecchio compagno di liceo, mai più visto né sentito, dal destino meno illustre dell’amico Nicolas. Il vero Paul
Bismuth ieri come sempre stava in
Israele, scocciato per una improvvisa
notorietà mondiale, dalla quale si
sente travolto. Il Bismuth finto, a
Nanterre, rispondeva alle domande
dei magistrati.
Di grottesco non c’è solo il dettaglio del nome, nella trascrizione delle sette telefonate pubblicata dal
giornale online Mediapart. Il sito
francese ha avuto accesso alla sintesi
delle conversazioni avvenute tra il 28
gennaio e l’11 febbraio 2014 tra Ni-
dotto anche, e con quali risultati, contro la sinistra: da Jérôme Cahuzac al
consigliere dell’Eliseo Aquilino Morelle. Abbiamo fatto dimettere il ministro
Cahuzac, e a seguito di quello scandalo
il governo ha creato l’Ufficio centrale di
lotta contro la corruzione che sta indagando adesso su Sarkozy. A smuovere
le cose non è una magistratura politicizzata, ma la stampa indipendente».
E’ un fatto che il fermo arrivi proprio quando la candidatura di
Sarkozy alla guida dell’Ump sembrava imminente.
«Credo che il rapporto sia inverso:
l’ex presidente sa che sta per essere
convocato dalla polizia, mette in scena
attraverso i suoi uomini l’ipotesi di un
suo ritorno per potersi poi atteggiare a
vittima di una persecuzione».
Che pensa di Claire Thépaut, cotitolare dell’inchiesta a Nanterre e autrice, all’indomani della sconfitta di
Sarkozy nel 2012, di commenti sfavorevoli all’ex presidente, proprio su
«Mediapart»?
«A differenza che in Italia la Procura
in Francia non è indipendente, si può
colas Sarkozy e il suo legale, Thierry
Herzog, che cercavano di ottenere
informazioni in anticipo riguardo
all’inchiesta sui finanziamenti di
Gheddafi alla campagna elettorale
del 2007, e sul destino delle agende
presidenziali sequestrate nel dossier
Bettencourt. I giudici autori del sequestro delle agendine vengono elegantemente definiti da entrambi «i
bastardi di Bordeaux».
La prima conversazione posta sotto esame ha luogo martedì 28 gennaio, alle 12.24. Herzog è in grado di
anticipare a Sarkozy l’atteggiamento
— benevolo, per fortuna —, del rela-
tore della Corte di cassazione quanto
alle agende (l’ex presidente spera di
rientrarne in possesso al più presto,
non vuole che vengano esaminate
anche nel processo per l’arbitrato
Adidas a favore di Bernard Tapie, o
nell’inchiesta per i finanziamenti libici).
Sarkozy è felice dell’ottimismo di
Herzog, e chiede se «il nostro amico»
ha per caso informazioni opposte:
no, Herzog lo rassicura. «Il nostro
amico» è l’alto magistrato di Corte di
cassazione Gilbert Azibert, 67 anni,
detto «Annulator» per la passione
con la quale fa il suo lavoro, cioè cas-
sare le sentenze altrui. Il sospetto
della Procura di Nanterre è che
Sarkozy tramite Herzog si sia messo
d’accordo con Azibert: tu mi riveli in
anticipo la mia posizione nelle varie
inchieste, io metto una buona parola
per farti avere la poltrona di giudice
nel Principato di Monaco.
Il 29 gennaio nuova chiamata, alle
19.25: l’avvocato conferma a Sarkozy
di stare tranquillo, la relazione sulla
questione delle agende sarà «volontariamente neutra» ma si punta a restituirgliele, lo assicura «Gilbert»
(Azibert) che ha pranzato con l’avvocato generale. L’avvocato si compiaStop
L’ex presidente della
Repubblica francese
Nicolas Sarkozy
all’arrivo all’Assemblea
Nazionale in una foto
del 25 giugno. Sarkozy,
59 anni, del partito
di centrodestra «Union
pour un Mouvement
Populaire» (Ump),
è stato all’Eliseo
dal 2007 al 2012.
Il suo ritorno in politica
era dato per imminente. Ieri è stato fermato
e interrogato a lungo
dalla polizia
(Reuters/Gonzalo
Fuentes)
L’ipotesi
❜❜
La «persecuzione»
Sapeva di essere
nei guai, ha fatto
circolare l’ipotesi
di un suo ritorno
per potersi poi
atteggiare a vittima
La stampa
❜❜
Contropotere
A smuovere le
cose non è una
magistratura
politicizzata
ma la stampa
indipendente
Nei due Paesi
ce della collaborazione della talpa
Azibert, «si è dato davvero da fare»,
dice a Sarkozy. Giovedì 30 gennaio,
alle 20.40, Herzog racconta a Sarkozy
di avere parlato con «Gilbert» la
mattina, gli comunica che le famose
agendine saranno dissequestrate e
torneranno in suo possesso, e che in
più i giudici dovranno togliere ogni
menzione nell’inchiesta Bettencourt, «cosa che darà un gran lavoro
a quei bastardi di Bordeaux» (i giudici, ndr), chiosa l’avvocato.
Sabato primo febbraio, alle 11.22,
Nicolas Sarkozy raccomanda di
«prendere contatto con i nostri amici perché facciano attenzione, non si
sa mai», perché gira voce che i suoi
uffici saranno perquisiti dai magistrati che indagano sulla sua denuncia contro Mediapart per la vicenda
libica. Ancora quel sabato, venti minuti dopo, Nicolas Sarkozy chiama
l’avvocato Herzog e organizza una
messa in scena che, a posteriori,
sembra un po’ ridicola: parlarsi sulla
linea ufficiale, non quella segreta intestata a Paul Bismuth, per non insospettire gli inquirenti. Herzog accetta, gli propone una falsa conversazione a proposito della denuncia
contro Mediapart, e dice «ti chiamo
io, sembrerà più naturale».
Mercoledì 5 febbraio, alle 9.42,
l’avvocato ricorda a Sarkozy l’impegno preso con il giudice Azibert per
il posto a Montecarlo, il presidente
emerito conferma che lo aiuterà. Del
resto, Herzog aveva già rassicurato il
giudice: «Ma scherzi? Con tutto
quello che stai facendo...». Una settimana dopo, martedì 11 febbraio, alle
22.11, Herzog dice a Sarkozy che
«Gilbert» è sempre dei loro, «domani andrà a caccia» di informazioni.
S. Mon.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
muovere entro limiti ristretti, se l’inchiesta è stata aperta è perché ce ne
erano tutti i presupposti».
E il caso del «mur des cons», la bacheca nella sede del Sindacato della
magistratura, dove erano affisse le
foto dei «cretini» da colpire, in primis Sarkozy?
«Sono polemiche superficiali, scappatoie. I fatti parlano. C’è il sospetto
che Sarkozy abbia creato una rete al suo
servizio nel cuore dello Stato. Per ogni
sua campagna elettorale esiste uno
scandalo: nel 1995, quando militava
per Edouard Balladur, l’affare Karachi;
nel 2007, i finanziamenti di Gheddafi;
nel 2012, le fatture false dell’Ump».
Ora il ritorno di Sarkozy si allontana o si avvicina?
«Farà di tutto per salvarsi, userà la
politica come scudo contro i processi.
Bisognerebbe che, come è accaduto in
Italia con Berlusconi, alcuni fedelissimi trovassero il coraggio di abbandonarlo per il bene della loro famiglia politica. Per adesso non sta accadendo».
S. Mon.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Francia
Immunità
L’articolo 67 della
Costituzione francese
dispone che «il
presidente della
Repubblica non è
responsabile degli atti
in quanto tale» e gode
quindi di un’immunità
pressoché totale
tranne che in caso di
«alto tradimento» e
per azioni giudiziarie
di fronte alla Corte
penale internazionale
Intercettazioni
La legge che regola
l’utilizzo delle
intercettazioni in
ambito giudiziario
è la n. 91-646
del 10 luglio 1991:
il presidente della
Repubblica non può
essere intercettato
durante il suo
mandato
Italia
Immunità
Come stabilito
dall’ articolo 90
della Costituzione
il presidente
della Repubblica
non è responsabile
degli atti compiuti
nell’esercizio delle
proprie funzioni,
fatta eccezione
per i casi di alto
tradimento
e di attentato
alla Costituzione
Intercettazioni
Il presidente della
Repubblica in quanto
«supremo garante
dell’equilibrio
dei poteri dello
Stato» non è mai
intercettabile e le
sue conversazioni
sono inviolabili
anche in presenza
di reati comuni
10 Primo Piano
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Medio Oriente La tensione
La vicenda
Rapimento
Spariti vicino
a Hebron
Eyal Yifrah, Gilad Shaar e
Naftali Frenkel vengono
rapiti il 12 giugno in
Cisgiordania nei pressi
dell’insediamento di Gush
Etzion, tra Betlemme e
Hebron, mentre facevano
l’autostop. I tre adolescenti
erano allievi di una scuola
religiosa ebraica
Davanti
alle bare
«Un baratro
morale ci separa dai nostri nemici», ha dichiarato il premier Benjamin
Netanyahu parlando davanti
alle bare dei tre
giovani uccisi,
nel corso
dei funerali che
si sono celebrati
ieri a Nof Ayalon
(foto AP)
L’addio di Israele ai tre ragazzi uccisi
Missili su Gaza, si studiano i raid
Intensificati gli sforzi per scovare i mandanti. Divisioni nel governo
DAL NOSTRO INVIATO
Ricerche
Le operazioni
dell’esercito
Le ricerche dei giovani
proseguono per giorni
mentre parallelamente Israele
rastrella obiettivi di Hamas
ritenuta responsabile del
rapimento. Cinque palestinesi
rimangono uccisi e circa 400
sono gli arrestati, la maggior
parte dei quali esponenti del
movimento estremista
Ritrovamento
I corpi abbandonati
dietro ai cespugli
Il 30 giugno i giovani privi di
vita vengono scoperti nei
pressi di Halhul. Le prime
indagini hanno rivelato che i
tre ragazzi sono stati uccisi
subito dopo il sequestro,
forse poco dopo la telefonata
con la quale uno di loro ha
avvisato la polizia del
rapimento
NOF AYALON — «Impareremo a cantare senza di te,
continueremo a sentire la tua
voce dentro di noi». Piange la
madre che in questi venti
giorni ha pianto meno delle
altre due, piange la madre che
si è presa sulle spalle il ruolo
di parlare senza cedere. Piange Rachel quando ringrazia i
soldati «perché avevate promesso di riportarcelo a casa e
ci siete riusciti».
Il corpo di Naftali è davanti
a lei e alle centinaia di israeliani che hanno camminato
verso questo villaggio sulle
colline tra Gerusalemme e Tel
Aviv, la maggior parte indossa
le larghe kippà all’uncinetto,
il simbolo dei sionisti religio-
si. La Cisgiordania non è lontana, l’incrocio dove il figlio e
altri due ragazzi sono saliti la
sera del 12 giugno sull’auto
sbagliata, quella dei loro assassini.
Le cerimonie e il dolore
convergono verso la città di
Modiin dove Naftali Frenkel
viene seppellito vicino a Gilad Shaar, 16 anni entrambi,
ed Eyal Yifrah, 19. Le salme
sono state trasportate dalle
case dei genitori, accompagnate da migliaia di persone.
Adesso a parlare sono i politici, anche per loro è il momento della preghiera, gli annunci, le strategie militari arriveranno dopo: «Un baratro morale ci separa dai nostri
nemici. Loro celebrano la
morte, noi la vita. Loro inneg-
giano alla crudeltà, noi alla
pietà. Questa è la base della
nostra forza» proclama il premier Benjamin Netanyahu
dietro a un vetro antiproiettile. «Il terrorismo è come un
boomerang: vuole colpire
noi, il colpo gli si ritorcerà
contro» promette il presidente Shimon Peres.
Quanto il boomerang picchierà duro è quello che Netanyahu discute con i suoi
ministri ritornato a Gerusa-
lemme. Prima della riunione,
delinea in diretta televisiva gli
obiettivi che vuole fissare per
l’esercito: dare la caccia e catturare i palestinesi coinvolti
nel sequestro e negli omicidi
(«non molleremo fino a
quando saremo arrivati all’ultimo di loro, non importa dove si nasconda. Sono passibili
di morte»), continuare le
operazioni contro Hamas in
Cisgiordania (i due sospettati
indicati dai servizi segreti so-
Il falco
Non passa la linea
del ministro Lieberman
di invadere
subito la Striscia
La colomba
Il ministro Yaalon:
«Questo non è il
momento di decidere con
l’istinto ma con la testa»
no legati al movimento fondamentalista), intensificarle a
Gaza «se i lanci di razzi lo renderanno necessario».
L’ipotesi di un’operazione
militare su larga scala sembra
per ora rinviata, di certo non è
passata la linea di Avigdor
Lieberman, il ministro degli
Esteri, che proponeva di invadere la Striscia. Moshe Yaalon, ministro della Difesa, ripete che è il momento di decidere con la testa non d’istinto. L’altra notte l’aviazione
israeliana ha bombardato 34
bersagli a Gaza in risposta ai
lanci di missili, che sono continuati ieri con l’intervallo per
il digiuno di Ramadan: all’alba e al tramonto, poche ore
dopo i funerali.
In Cisgiordania l’esercito
ha reintrodotto una pratica
che non utilizzava dal 2005,
alla fine era considerata inefficace: demolire le case dei
palestinesi coinvolti negli attacchi. Nella zona di Abu Qatila, vicino ad Hebron, gli artificieri hanno fatto saltare
l’ingresso agli edifici delle famiglie di Marwan Qawasmeh
e Amer Abu Aisha. Sarebbero
loro ad aver rapito i tre ragazzi
ed aver sparato pochi minuti
dopo averli fatti salire in auto
i colpi che si sentono nell’audio reso pubblico ieri: è la telefonata di Eyal Yifrah alla polizia per lanciare l’allarme.
«Sono stato rapito», riesce a
dire. Poi le urla: «Giù la testa», i botti.
Ai telegiornali gli analisti
ammettono che Israele non
ha in mano la prova definitiva
che leghi l’operazione ai leader di Hamas. Il clan Qawasmeh è noto fin da dalla seconda intifada per attentati
che hanno messo in difficoltà
le strategie politiche del movimento. Netanyahu non ha
dubbi: «Hamas è responsabile e Hamas pagherà». La linea
Il commento
QUELL’ODIO CHE ACCECA NEL NOME DELL’«ANTI SIONISMO»
Scrivi di provare pietà per Naftali, Gilad
e Eyal e verrai sommerso dagli insulti
di PIERLUIGI BATTISTA
S
crivi su Twitter che Naftali, Gilad
ed Eyal, i tre ragazzi ebrei rapiti e
trucidati in terra palestinese,
dobbiamo sentirli come i «nostri» ragazzi, soffrire con loro e con le loro famiglie, averne pietà, detestare i terroristi che li hanno martirizzati, scrivi
soltanto questo e verrai sommerso da
un diluvio di insulti e contumelie. Il
più benevolo tratta quei ragazzini di
16 anni come i numeri di un’equivalenza: non un briciolo di pietà che
non contempli, simultaneamente,
l’orrore per le gesta di padri descritti
come orchi con le mani sporche di
sangue. Il più accecato e inselvatichito dal fanatismo antisionista equipara
tout court quei tre ragazzi agli aguzzini che non meritano compassione. E
senti ancora una volta che una dismisura mostruosa colpisce gli ebrei, il
sionismo, l’immagine di Israele. Come se un eccesso di violenza polemica ottenebrasse qualunque ragione, e
anche qualunque sentimento sempli-
cemente umano.
La politica non c’entra. Il giudizio
politico si interroga sul perché i terroristi hanno voluto colpire in modo così infame tre adolescenti che amavano
studiare i testi religiosi e cantare nelle
feste che rinsaldano la coesione della
comunità. Il giudizio politico può anche criticare i vertici dello Stato di Israele se non sono capaci di fare una pace
stabile con i palestinesi. Il giudizio politico spera che la reazione israeliana
❜❜
Un eccesso
di violenza
polemica
ottenebra
qualsiasi ragione
non porti altri lutti di innocenti. Il giudizio politico sa che la guerra è sempre
una cosa atroce. Ma l’odio forsennato
per Israele che non riesce a scolorirsi
nemmeno di fronte allo spettacolo di
tre ragazzi intenzionalmente annientati solo perché bollati con l’etichetta
per gli assassini così repellente di
«sionisti» eccede ogni giudizio politico. È fanatismo duro. È la disponibilità
ad accogliere ancora la leggenda nera
degli «ebrei» condannati a un destino
cruento che non considera sfumature,
giudizi equilibrati. Come se Israele e il
sionismo fossero l’ultima materializzazione del Male assoluto per contrastare il quale non si deve escludere
nessun mezzo, anche il più ripugnante. Anche il Terrore. Non la guerra, che
colpisce indiscriminatamente. Ma il
Terrore che colpisce uno ad uno le sue
vittime, tre ragazzi che non stavano facendo nulla di male se non, semplicemente, esistere in una delle terre più
incandescenti dell’universo.
Il mondo è pieno di tiranni sanguinari, ma nessuno attira una quantità
smisurata di odio come Israele, che
peraltro non è una tirannia ma una
democrazia, eppure viene descritta,
senza alcun rispetto per la verità storica, come una congrega di carnefici as-
setati di sangue palestinese. Quando
sono stati rapiti i tre ragazzi (raffigurati come usurpatori violenti di una
terra altrui, senza alcuna mediazione),
a Roma pattuglie di imbrattatori si sono adoperati per coprire pubblicità
israeliane con scritte che deploravano
l’essenza «nazista» di Israele. Gruppi
di fanatici europei (gli italiani in prima fila in questa classifica della vergogna) partecipavano alla danza macabra che consisteva nel far compiere ai
bambini palestinesi gesti con le tre dita che inneggiavano al rapimento dei
tre ragazzi, quasi coetanei ma «luridi
sionisti»: un sabba di odio e di ignoranza che non è nemmeno giustificato
❜❜
Israele viene
descritta come
una congrega di
fanatici assetati
di sangue
dalla vita degli oppressi, perché è il
frutto di uno schematismo ideologico
folle e disumano nato qui, non nato
nelle terre martoriate. Manipoli di
odiatori che non dicono una sola parola sull’oppressione mostruosa che
fa sprofondare nella dittatura molti
Stati geograficamente contigui ad
Israele ma nemici acerrimi del «sionismo» e da sempre nemici di una soluzione politica pacifica per gli israeliani
e i palestinesi che contempli la convivenza di due Stati per due popoli.
Jorge Semprun la chiamava «emiplegia ideologica»: un modo di vedere
doppio che nasconde una parte della
realtà per deformarne un’altra. Sono
gli odiatori che non vogliono dire una
parola di pietà per Naftali, Gilad ed
Eyal. Che aggredivano anni fa le manifestazioni per chiedere la liberazione
di un altro giovane israeliano, Gilad
Shalit, tenuto in ostaggio da Hamas, e
scambiato con un numero elevatissimo di prigionieri palestinesi. Un odio
illimitato, aperto, dichiarato, rivendicato. Senza che faccia scandalo, nell’Occidente che piange per La vita è
bella o per Schindler’s List, l’orrore di
ragazzi ebrei, uccisi perché ebrei, in
nome dell’«antisionismo».
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Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
Primo Piano 11
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Il retroscena Gli analisti insistono che il premier vuole evitare scontri militari prolungati
I versi con la vendetta
e i calcoli sulla strategia:
il dilemma di Netanyahu
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Ghetto chiuso per lutto
dura del governo deve servire
anche a calmare il desiderio
di vendetta tra gli estremisti
israeliani. Ieri bande di ragazzi arrivati dalle colonie in Cisgiordania dava la caccia ai
palestinesi per le strade di
Gerusalemme, la polizia ha
arrestato una quarantina di
persone tra quelli che urlavano «morte agli arabi».
Dalla Striscia di Gaza i fondamentalisti mostrano il lato
belligerante («le minacce non
ci spaventano», annuncia il
portavoce Sami Abu Zuhri),
ma avrebbero chiesto alla
Turchia di premere su Israele
perché rinunci all’offensiva.
Hamas è indebolito dalle operazioni in Cisgiordania (400
arresti) e dalle rinnovate divisioni con Abu Mazen, il presidente palestinese. L’intesa per
l’unità nazionale tra le fazioni
palestinesi vacilla, Abu Mazen ha condannato il sequestro e le sue forze di sicurezza
hanno cooperato con gli israeliani nelle ricerche.
Davide Frattini
@dafrattini
Roma, picchiato
giovane con kefiah
ROMA — Serrande abbassate per i
negozi nell’ex ghetto e preghiere nel
Tempio Maggiore: così la comunità
ebraica di Roma, ha ricordato i tre
ragazzi israeliani uccisi, in concomitanza
con i loro funerali in Israele. Ma nel
giorno del lutto e delle preghiere, nella
capitale un giovane che indossava la
kefiah è stato aggredito da un gruppo di
filoisraeliani e trasportato in codice
giallo all’ospedale Fatebenefratelli per un
trauma cranico. Nel pomeriggio erano
state convocate due manifestazioni
spontanee a pochi metri di distanza, una
pro Israele a piazza Santa Maria di Loreto
e l’altra pro Palestina a piazza San Marco.
Il giovane sarebbe stato picchiato mentre
si allontanava da solo. In molte
sinagoghe italiane ieri è stato il giorno
del silenzio: da Roma — dov’è stato
accolto l’invito del presidente della
Comunità ebraica di Roma Riccardo
Pacifici e del rabbino capo Riccardo Di
Segni, che ha celebrato — a Torino, da
Napoli a Milano, il dolore ha unito la
comunità ebraica.
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GERUSALEMME — Usa la parola
«vendetta» ma l’annuncia con le parole del poeta Haim Nahman Bialik.
Le frasi scelte da Benjamin Netanyahu poche ore dopo il ritrovamento
dei corpi dei tre ragazzi, lunedì sera,
sono state interpretate e studiate come oltre cento anni fa i versi composti dopo il pogrom anti ebraico a
Kishinev. Gli analisti cercano di vaticinare quanto la risposta contro Hamas deliberata dal primo ministro si
spingerà lontano, quanto colpirà
duro. «Satana non ha ancora creato
vendetta per il sangue del bambino
piccolo», scrive Bialik. E questo passaggio ha fatto pensare a una rappresaglia massiccia. Poche righe pri-
La frase
Il poeta
Poche ore dopo il
ritrovamento dei corpi
dei tre ragazzi, il
premier israeliano
Benjamin Netanyahu,
parlando della
ritorsione contro
Hamas, ha citato una
frase del poeta in
lingua ebraica Haim
Nahman Bialik
(1873-1934, foto
sotto)
La citazione
«Satana non ha
ancora creato
vendetta per il sangue
del bambino piccolo»,
scrive Bialik dopo un
pogrom anti ebraico a
Kishinev
Il premier
Netanyahu è stato votato
anche per l’immagine di
uomo forte contro i
fondamentalisti di Hamas
ma il poeta però ammonisce: «Maledetto sia colui che dice: vendicati».
Ai commentatori israeliani più attenti restano le statistiche e gli anni
passati a decifrare le mosse di Netanyahu. Chi lo conosce bene ripete
che — retorica e proclami a parte —
il premier vuole evitare scontri militari prolungati. Lo ha dimostrato nel
novembre del 2012 — una settimana di bombardamenti su Gaza per
fermare i lanci di missili contro Israele — ed è a quella campagna che
adesso in molti ripensano. Allora il
ministro della Difesa era Ehud Barak, il soldato più decorato della storia d’Israele. Adesso dalla Kirya, il
Pentagono di Tel Aviv, comanda Moshe Yaalon che è stato capo di Stato
maggiore durante i periodi più difficili della seconda intifada e ha guidato l’operazione Scudo difensivo in
Cisgiordania.
«Netanyahu è un primo ministro
In fiamme La casa di Amer Abu Aisha, ricercato per l’omicidio dei tre ragazzi
efficiente in una situazione come
questa — commenta Ben Caspit sul
giornale Maariv — perché evita le
avventure non necessarie e per natura preferisce mantenere la stabilità». «La rabbia, il desiderio di punire
e di vendicarsi non sono un piano
strategico», avverte Alex Fishman su
Yedioth Ahronoth. Della stessa opinione, sempre sul quotidiano più
venduto nel Paese, l’editorialista più
noto: «Spero pensi al nemico esterno e non solo alla pressione interna.
Pressioni
Tra i suoi ministri subisce la
pressione di Naftali Bennett,
leader dei coloni, che
pretende la guerra totale
Israele deve continuare a colpire Hamas, bisogna farlo in modo intelligente e chirurgico» dice Nahum Barnea.
Netanyahu ha raccolto voti anche
per l’immagine di uomo forte contro
i fondamentalisti, intransigente verso il movimento che ha controllato
la Striscia di Gaza dal 2007 fino all’intesa con Abu Mazen, il presidente
palestinese, di poche settimane fa.
Tra i suoi ministri subisce la pressione di Naftali Bennett, leader dei coloni, che pretende la guerra totale
contro Hamas. «Adesso Netanyahu
deve mantenere quella promessa
elettorale — spiega Amos Harel su
Haaretz — ma non vuole restare
coinvolto in un prolungato intervento militare».
D.F.
Rappresaglia
Questo passo, citato
da Netanyahu, ha
fatto pensare a una
rappresaglia massiccia
contro i militanti di
Hamas. Ma il poeta,
poche righe sopra il
verso, ammonisce:
«Maledetto sia colui
che dice: vendicati»
Interpretazioni
Gli analisti israeliani si
sono affrettati a
spiegare perciò che in
realtà Netanyahu non
ha alcun interesse, o
convenienza, a
lanciarsi in
un’avventura molto
rischiosa per Israele
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L’intervento
Lo Stato ebraico circondato da nuovi muri
Ma può sperare negli amici regionali
Storico
Benny Morris è
un esponente
dei Nuovi storici
post sionisti,
cui si deve la
rilettura delle
guerre tra arabi
e israeliani. Fra
le sue opere,
«Vittime. Storia
del conflitto
arabo israeliano
1881-2001»
(Rizzoli)
di BENNY MORRIS
I
n questi ultimi mesi, Israele ha visto
innalzarsi barriere da ogni lato, che
minacciano di accerchiare e isolare
lo Stato ebraico. Tre anni fa, l’ondata rivoluzionaria che ha investito il mondo
arabo, la cosiddetta Primavera araba,
annunciava una soluzione strategica
duratura nella regione, con l’indebolimento di Egitto e Siria, le due principali
potenze militari arabe che in passato
hanno ripetutamente sferrato guerre
sanguinose contro Israele.
Ma i recenti sviluppi a Washington,
in Turchia, Iraq e Siria, come pure nei
territori palestinesi (in Cisgiordania e a
Gaza) e persino in seno alla minoranza
araba di Israele — 1,5 milioni di cittadini su una popolazione di 8 — sembrano
tramare per isolare Israele, limitare i
suoi spazi di manovra e minacciare il
suo futuro. Negli Stati Uniti, il governo
americano ha criticato Israele per il fallimento degli ultimi colloqui di pace con i
palestinesi. Il presidente Obama non si
ripresenterà alle prossime elezioni e
pertanto non si preoccupa di ingraziarsi
gli elettori ebrei né di rastrellare i loro
contributi finanziari alla campagna elettorale. In molti hanno girato le spalle a
Israele, abbandonandolo al suo destino.
In Turchia, il primo ministro islamista
Erdogan — sostenitore di Hamas a Gaza
e dei Fratelli Musulmani in Egitto — gode di crescente popolarità e sicuramente
si presenterà alle elezioni presidenziali,
visto che già si prepara, con riforme legislative mirate, a rafforzare i poteri della presidenza nei prossimi mesi.
La potente offensiva lanciata dal movimento sunnita Isis, nemico di Israele,
nel nord e nell’ovest dell’Iraq, oltre al
crescente predominio di questa organizzazione tra le milizie che combattono
contro il regime di Bashar Assad a Damasco, pone chiaramente una seria minaccia a lungo termine per Israele. Sui
confini di Israele, i territori palestinesi
sono in crescente subbuglio, in seguito
alla rottura dei negoziati israelo-palestinesi, che rimandano a un futuro non
meglio definito la prospettiva della nascita di uno Stato palestinese, e dopo il
Hebron La casa demolita di uno dei sospetti
rapimento e l’uccisione dei tre ragazzi
israeliani in Cisgiordania. A seguito del
drammatico evento, risalente a due settimane fa, Israele ha imposto la sua presenza militare nell’area di Hebron, causando la morte di cinque palestinesi nel
corso dei setacciamenti alla ricerca dei
ragazzi e dei loro sequestratori, arrestando circa 500 militanti (in prevalenza
di Hamas). Le truppe israeliane stanno
rendendo ancora la vita difficile nei territori, mentre danno la caccia ai rapitori
assassini. Tuttavia, c’è ben poco che
Israele possa fare nei confronti della leadership di Hamas, la quale si guarda bene dallo scatenare un attacco in grande
stile, con il lancio di missili contro Tel
Aviv, per non rischiare le ire del governo
americano.
In Israele, i rappresentanti della minoranza arabo-israeliana potrebbero
essere già in rotta di collisione con il governo. Un parlamentare arabo della
Knesset, Hanin Zoabi, ha dichiarato di
recente che i rapitori e assassini dei tre
ragazzi «non sono terroristi». Allo stesso tempo, Netanyahu ha approvato la
messa al bando dell’organizzazione islamista arabo-israeliana, notoriamente
solidale con Hamas. Se la sua proposta
dovesse passare, proteste e scontri di
piazza saranno inevitabili.
Ma non tutto è perduto. All’orizzonte
si profila qualche spiraglio di ottimismo. Innanzitutto, il rovesciamento del
regime dei Fratelli Musulmani in Egitto,
per opera dell’esercito egiziano, sotto il
generale — oggi presidente — Al Sisi. In
secondo luogo, la crescente potenza del
governo autonomo del Kurdistan nel
nord dell’Iraq. Entrambi questi sviluppi
contribuiscono a rafforzare la posizione
strategica di Israele. Tanto Al Sisi quanto
Israele hanno interesse a combattere un
nemico comune, i Fratelli Musulmani, i
cui leader sono quasi tutti in prigione, e
a distruggere il movimento islamista
clandestino nella penisola del Sinai. Negli ultimi anni questi islamisti, nascosti
tra le tribù beduine della penisola, hanno sferrato attacchi sia contro l’esercito
egiziano sia contro bersagli israeliani. Al
Sisi inoltre non è amico del regime di
Hamas a Gaza, in cui vede il braccio palestinese della Fratellanza.
In quanto al Kurdistan iracheno, dove
Israele sin dagli anni Sessanta ha appoggiato i ribelli curdi contro il governo
centrale di Bagdad, le forze locali hanno
allargato la loro zona di influenza — inglobando la città petrolifera di Kirkuk
— man mano che le truppe governative
si ritirano verso sud sotto l’offensiva di
Isis. Ieri Netanyahu, contrariamente alla
politica americana, che punta a mantenere uno Stato iracheno unificato, ha
espresso senza mezzi termini il sostegno di Israele alla trasformazione della
zona autonoma curda in un vero Stato
indipendente.
(Traduzione di Rita Baldassarre)
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Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Esteri
Folla Un momento della grande manifestazione per la democrazia e il
suffragio universale, ieri a Hong Kong
Elezioni libere Chiedono
il suffragio universale
Pro Pechino Poche centinaia
alla contromanifestazione
Un monito che suona come la campana
a morto per il principio «un Paese due sistemi», una minaccia di trasformare Hong
Kong in un’altra delle cento città tutte
uguali dell’impero. Ma proprio il desiderio di resistere ha spinto gli hongkonghesi
a votare in massa nel referendum: quasi
800 mila. E poi a scendere in piazza. Nel
successo del referendum c’è anche la protesta della gente, i più giovani in prima linea, contro la diseguaglianza sociale che
ha creato qui la più alta concentrazione di
milionari dell’Asia. «Senza un sistema democratico non è possibile premere sul governo per un cambiamento e un riequilibrio sociale», ci dicono i ragazzi di «Occupy Central». Se la loro voce non sarà
ascoltata hanno giurato di occupare il distretto finanziario.
Oltre alla parola democrazia, non è un
caso che la bandiera più sventolata a Hong
Kong sia quella del business. Per invocare
la calma si sono schierate le camere di
commercio internazionali (compresa
quella italiana) con un appello a pagamento sui giornali; e le quattro potenti società di revisione, Ey, Kpmg, Deloitte e
PwC, hanno ammonito che le multinazionali potrebbero abbandonare la città. Le
grandi banche tacciono, ma agiscono:
Hsbc e Standard Chartered hanno smesso
di fare pubblicità sui giornali che sostengono il movimento anti-Cina. La libertà di
stampa, con quella di manifestazione, e
l’indipendenza del sistema giudiziario,
sono i tratti caratteristici di Hong Kong.
Ma da mesi i giornali sono sotto assedio.
Ne parliamo con Jia Xi Ping, direttore del
Marcia tra i grattacieli
Hong Kong si ribella
ai padroni della Cina
Mezzo milione in piazza per la democrazia
DAL NOSTRO INVIATO
HONG KONG — Il primo luglio è festa
a Hong Kong. Lo decisero le autorità per
celebrare il giorno del 1997 in cui la colonia britannica fu restituita alla Cina. Ma
ieri alla manifestazione ufficiale per il 17°
anniversario c’erano solo un paio di centinaia di anziani, sembravano pensionati
precettati dal partito sotto uno striscione
rosso con su scritto «Stabilizzare Hong
Kong». Qualche chilometro di distanza e il
colpo d’occhio era tutto diverso, per niente «stabilizzato»: il Victoria Park pieno di
gente chiamata a raccolta dal movimento
democratico per protestare contro Pechino, per chiedere di potersi scegliere i candidati alla carica di «chief executive», come qui viene chiamato il capo dell’amministrazione speciale, il governatore.
Un mare di persone, per la grande maggioranza giovani, una foresta di cartelli
con la scritta «Difendiamo la nostra città»,
«Suffragio universale», «Candidature libere», ha attraversato Hong Kong per ore.
Ha piovuto, diluviato ieri, ma la gente non
si è fatta scoraggiare, solo qualche tentativo di ripararsi sotto i cavalcavia e poi
avanti ancora, verso Central, il cuore della
metropoli finanziaria. Quanti erano? Gli
organizzatori puntavano a 500 mila. Nel
Victoria Park ci sono sei campi di calcio,
prima della marcia i manifestanti per la
democrazia li avevano riempiti tutti, e anche le strade intorno erano un fiume di
gente. In questi casi è sempre difficile valutare, e anche questa volta ci sono stime
differenti. Ma i reporter dei quotidiani di
Hong Kong ci dicono di non aver mai visto
una cosa del genere sulla loro isola.
Erano settimane, mesi, che Hong Kong
si preparava a questa giornata. Il confronto tra i due campi, quello legato alla madrepatria cinese e quello che vuole mante-
I cortei
I manifestanti
hanno riempito
il Victoria Park,
un’area in grado di
contenere sei
campi di calcio.
Nella foto piccola
il cardinale Zen al
corteo per il
referendum
nere l’unicità della città. Fino al 2047 la Cina si è impegnata alla regola «un Paese
due sistemi»: così Hong Kong dovrebbe
mantenere libertà di parola, di stampa, di
manifestazione, magistratura indipendente. E la città ad amministrazione speciale dovrebbe avere elezioni a suffragio
universale nel 2017; ma il governo centrale cinese non vuole correre rischi e perciò
esige che i candidati siano nominati da un
consiglio di «saggi» fidati, con l’aggiunta
che per essere in lista bisogna aver dimostrato di «amare la patria cinese». Così un
migliaio di giovani attivisti riuniti nel movimento «Occupy Central with Love and
Peace» e di docenti universitari cresciuti
nel mito del «Rule of Law», lo Stato di Diritto ereditato dai britannici, hanno lanciato una sfida: un referendum informale
sulla legge elettorale. Con l’obiettivo di ottenere libertà di scelta dei candidati alla
carica di «chief executive». Pechino ha reagito pubblicando un libro bianco che ricorda: «L’autonomia di cui gode Hong
Kong non è scontata, non è un diritto ereditario, è una concessione del governo cinese».
La replica
«L’autonomia di cui gode l’isola
non è scontata, non è un diritto
ereditario, è una concessione
del governo cinese»
L’intervista Il porporato emerito: «Dico al Papa: non venga qui, sarebbe manipolato»
Il cardinale Zen: «Pechino ci vuole schiavi»
DAL NOSTRO INVIATO
HONG KONG — Joseph Zen Ze-kiun, cardinale emerito di Hong Kong, ha 82 anni. La
settimana scorsa ha marciato nelle strade per
84 ore, in maglietta bianca con la scritta «referendum». E ieri è stato in strada ancora, per il
grande corteo. Sua eminenza incita a difendere la formula democratica che l’ex colonia britannica ha ereditato da Londra. «È stato un
mezzo miracolo», dice ora il cardinale, seduto
in una stanza del seminario dei salesiani,
stretto tra le belle colline verde tropicale e i
grattacieli popolari grigio cemento.
Cardinale, perché ha deciso di aderire in
modo così spettacolare?
«Perché libertà civile e libertà religiosa sono inseparabili. E in Cina sono negate entrambe. Per questo ho chiesto ai fedeli cattolici (350 mila su circa 7,2 milioni di abitanti,
ndr) di votare, anche se la consultazione era
solo simbolica. E il risultato è stato un mezzo
miracolo: quasi 800 mila hongkonghesi hanno partecipato al referendum che si è conclu-
so domenica».
Un giornale di Hong Kong ha scritto che il
dialogo tra Pechino e Vaticano potrebbe riprendere. Non teme di compromettere questa apertura con il suo appoggio al movimento democratico?
«Non vedo tracce di dialogo e anche se Pechino dovesse tendere la mano, in queste
condizioni sarebbe un inganno. Io conosco
bene la situazione per la Chiesa cattolica in Cina: i nostri poveri vescovi sono schiavi, il partito comunista nega loro rispetto, cerca di privarli anche della dignità. Minaccia i loro familiari, oppure li tenta con promesse di favori
inaccettabili. Noi non possiamo tacere».
Quindi nessun dialogo, lei continuerà a
far sentire la sua critica forte da Hong
Kong?
«Io dico a Roma che se da Pechino arrivassero concessioni vere per la Chiesa, allora potrei tacere. Se il Papa me lo chiedesse io potrei
tacere, perché dietro il Santo Padre c’è lo Spirito Santo. Ma in questo momento è mio dovere parlare».
Non spera che papa Francesco possa venire in Cina?
«Io ora gli direi: “non venga, sarebbe manipolato”. I pochi coraggiosi non lo potrebbero
incontrare, mentre il partito comunista gli
presenterebbe i vescovi illegittimi, anche i tre
scomunicati».
Non pensa che il presidente Xi Jinping
meriti un po’ di fiducia?
«All’inizio avevamo qualche speranza in Xi,
figlio di un riformista. Ma poi ha detto chiaro
e più volte che il partito comunista non deve
mollare neanche di un palmo, per non fare la
fine dell’Urss. Per questo Xi non vuole accettare un voto libero a Hong Kong, ha paura che
la gente lo possa chiedere anche in Cina».
Qualcuno a Pechino ha parlato di legge
marziale se la situazione a Hong Kong dovesse richiederlo.
«La repressione? È possibile tutto, ma non
c’è scelta. L’alternativa è accettare di essere
schiavi».
Ta Kung Pao, quotidiano locale schierato
con la Cina. «Hong Kong è tornata alla
madrepatria da 17 anni, è naturale che
l’influenza di Pechino sia cresciuta». Il direttore non nega differenze conflittuali:
«Noi siamo cresciuti nel comunismo, loro
nel capitalismo, bisogna creare una nuova
cultura. Ma sulla questione del suffragio
universale nel 2017 non ci può essere discussione: qualcuno pensa che si possa
svolgere come se Hong Kong fosse una
nazione indipendente, non è così. Punto».
Fuori però, i cronisti, anche quelli di Ta
Kung Pao, ci dicono che la coda del corteo
è potuta partire da Victoria Park solo alle
sette di sera, tre ore dopo la testa, tanta era
la folla. Si è fatto buio, si vede qualche falò: bruciano pagine con la scritta «Libro
bianco di Pechino» e ritratti dell’attuale
governatore, CY Leung, quello che al mattino, davanti al gruppetto di anziani precettati dal partito, aveva inneggiato all’amore per la madrepatria. Dal buio
spunta un gruppetto di ragazzi fradici di
pioggia e sudore. Portano una bara nera in
spalla. Che cosa è? «Il funerale dell’illusione un Paese due sistemi», dicono. Ma intanto continuano a marciare, perché oggi
Hong Kong è loro.
Guido Santevecchi
@guidosant
G. Sant.
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Islam La Corte europea dà ragione alla Francia che dal 2011 proibisce l’uso del velo integrale in luoghi pubblici
Strasburgo: vietare il burqa non viola i diritti umani
DAL NOSTRO INVIATO
STRASBURGO — Non è
«una vittima» come dice di
essere, S.A.S., ragazza di 24
anni, di passaporto francese e
religione islamica. Se lo Stato
le vieta di portare il burqa o altri veli integrali sul viso, come
fa con una legge dal 2011, lo fa
giustamente, per far sì che siano rispettate le «condizioni
del vivere insieme», fra le
quali c’è anche la libertà di
guardarsi in faccia.
Così ha sentenziato la Corte
europea dei diritti dell’uomo
di Strasburgo, con una decisione a maggioranza che tocca
uno dei nervi più delicati del-
l’Europa del ventunesimo secolo.
S.A.S. si era rivolta alla Corte sostenendo che né il marito, né alcun altro, le avevano
mai imposto di indossare il
burqa — tunica con copricapo
totale, di tradizione afghana
— o il niqab, velo che lascia
scoperti solo gli occhi. «A volte li indosso, a volte no», ha
detto poi la donna nell’aula.
«Ma sono sempre libera di
scegliere».
Vere o no che fossero queste
parole, i giudici hanno applicato un altro metro. Non si sono appellati ai motivi di sicurezza anti-terrorismo, che furono all’origine delle leggi an-
ti-burqa in Francia e in Belgio
— gli unici Paesi Ue ad averle
mai proposte, e approvate. Ma
hanno cercato di analizzare se
questo divieto violasse la Convenzione europea dei diritti
Senza volto
Donne con
il burqa. La
Corte europea dei diritti
dell’uomo ne
ha approvato il bando in
Francia
dell’uomo. I magistrati hanno
ritenuto che vi siano tre principi in gioco: rispetto per
l’uguaglianza di genere, rispetto per la dignità umana, e
rispetto per le esigenze mini-
me della vita in società, definibile anche come la necessità
del «vivere insieme». Smantellati gli argomenti adottati
dalla controparte a proposito
dei primi due principi — nel
senso che non sarebbero minacciati dal divieto di burqa e
niqab — la Corte ha concluso
che «la barriera eretta contro
gli altri, da un velo che nasconde il volto, potrebbe minare la nozione del “vivere insieme”. Anche perché il volto
“svolge un ruolo significativo
nell’interazione sociale».
«Gli individui potrebbero
non desiderare di vedere, in
luoghi aperti a tutti — ancora
parole dei magistrati — prati-
che o attitudini che chiamerebbero fondamentalmente in
questione la possibilità di
avere aperte relazioni interpersonali; quelle che formano, per consenso generale, un
elemento indispensabile nella
vita di comunità».
In realtà, in Francia come in
Belgio, è l’applicazione pratica di questa legge che rende
tutto più difficile.
A Bruxelles, per esempio,
burqa e niqab sono rarissimi.
Li indossano in genere donne
di mezza età, con famiglia al
seguito. La polizia raccomanda agli agenti elasticità. Ma
nel dicembre 2011, uno di
questi controlli con perquisi-
zione provocò per una notte
una rivolta di quartiere.
Quanto ai timori del terrorismo islamico, qui non mancano certo: solo poche settimane fa l’odio ha colpito ferocemente il museo ebraico. Ma si
tratta di azioni pressoché militari, purtroppo ben organizzate, e finora non sono stati
trovati legami fra queste e i
burqa. Nel frattempo, molte
famiglie musulmane iscrivono le figlie alle scuole cattoliche dove possono portare il
velo (mai il burqa) senza troppe curiosità altrui.
Luigi Offeddu
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14
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Cronache
Prostituzione Pene per oltre 38 anni di reclusione agli otto imputati
Tolta la potestà alla mamma
di una ragazza dei Parioli
Il giudice l’ha condannata a sei anni e a risarcire il danno
La vicenda
La denuncia
e lo scandalo
La denuncia della
madre di una 14enne
insospettita dallo stile di
vita della figlia fa
scoppiare il caso delle
baby prostitute ai Parioli
L’inchiesta
e gli arresti
Viene alla luce un giro di
incontri che coinvolge
la ragazzina e un’amica
15enne. In sei vengono
arrestati: tra questi la
madre della 15enne
I clienti
e i nomi eccellenti
Gli uomini che avrebbero
avuto rapporti a con le
minorenni sono una
cinquantina. Tra questi
compare anche il marito
di Alessandra Mussolini
Le sentenze
contro gli imputati
Ieri sono arrivate otto
condanne. Tra queste:
10 anni per Mirko Ieni,
ritenuto il «reclutatore»,
sei per la mamma della
quindicenne
ROMA — Esultano e si commuovono le due pm appena
viene letta la sentenza che condanna con durezza gli sfruttatori a vario titolo delle due studentesse-prostitute dei Parioli,
due clienti e la mamma di una
di loro. Oltre 38 anni in totale,
cinque pene aumentate rispetto
alle richieste dell’accusa, multe
pesanti accompagnate dall’interdizione dai pubblici uffici,
dal divieto di svolgere attività di
qualunque tipo a contatto con
minorenni (istruttori, allenatori
etc.) e, nel caso della donna,
dalla perdita della potestà genitoriale e dei diritti di successione sulla figlia. Dopo un’inchiesta da «tutto subito» del Nucleo
investigativo dei carabinieri per
limitare nei limiti del possibile i
danni sulle due ragazze e un
processo accelerato dal rito abbreviato, si chiude così in primo
grado lo scandalo a luci rosse
che ha sollevato il coperchio su
vizi e degenerazioni della cosiddetta «Roma bene».
Dieci anni di reclusione e 60
mila euro di multa sono stati inflitti dal gup Costantino De
Robbio a Mirko Ieni, il principale sfruttatore delle liceali. Il primo a proporsi come procacciatore di clienti dopo aver letto il
loro esplicito annuncio su un
sito di incontri, mettendo a disposizione anche l’appartamento-alcova. Sei anni di reclusione e 20 mila euro di multa alla madre della più piccola delle
due, che spingeva la figlia a
continuare nell’attività a scapito della scuola perché gliene venivano benefici economici. Gli
altri condannati sono il caporal
maggiore dell’Esercito Nunzio
Pizzacalla, 7 anni di reclusione e
24 mila euro di multa (per lui
erano stati chiesti sei anni), che
si era imposto come sfruttatore
a distanza, senza mai incontrare
le ragazze. Il commercialista
Riccardo Sbarra ha avuto 6 anni
a fronte di una richiesta di 5,
cliente delle squillo accusato
anche di possesso di materiale
pedopornografico. Michael De
Quattro 4 anni, cliente che doveva rispondere anche di tentata estorsione in relazione a una
richiesta di 1.500 euro per non
I clienti
Sanzioni severe anche
per alcuni dei clienti.
Per altri 64 il processo
è ormai alle porte
diffondere il filmato di un rapporto con una delle due ragazzine. L’imprenditore Marco Galluzzo quattro anni e quattromila euro (contro i tre anni e quattro mesi chiesti): avrebbe
spinto le ragazzine a fare sesso
in cambio di cocaina. Sono stati
invece condannati entrambi a 1
anno di reclusione (pena sospesa) e 3 mila euro ciascuno di
multa i clienti Francesco Ferraro
e Gianluca Sammarone. Per loro
il pm aveva sollecitato 8 mesi.
La condanna di questi ultimi
due costituisce ora un precedente per gli altri 64 clienti
identificati e sui quali il procuratore aggiunto Maria Monteleone e la pm Cristiana Macchiusi
chiuderanno a brevissimo l’in-
chiesta e chiederanno il processo. «Pedofili», li ha definiti senza mezzi termini tre giorni fa
papa Francesco. Una decina di
loro ha chiesto di patteggiare (la
Procura non ha ancora dato
l’eventuale assenso), ma anche
con lo sconto previsto per legge
la condanna non potrà essere
distante dalla soglia degli 8 mesi. Tra questi dieci non ci sono i
due più noti clienti finiti nella
rete degli inquirenti, il marito di
Alessandra Mussolini, Mauro
Floriani, dirigente di Trenitalia,
e Nicola Bruno, figlio del parlamentare di Forza Italia, Donato.
«L’impianto accusatorio è
stato pienamente condiviso dal
gup», esulta la pubblica accusa.
È passata la linea che per gli imputati era impossibile non accorgersi della vera età delle ragazze, al di là di quanto loro
stesse dichiaravano. Mentre
Raffaella Scutieri, il difensore di
Mirko Ieni, l’unico ad aver avuto
uno sconto sui 16 anni e sei mesi chiesti, parla di «una sproporzionata richiesta dei pm finalmente ridimensionata, come mostra anche la decisione
del gup di respingere la richiesta di provvisionale immediatamente esecutiva (sarà eventualmente fissata in sede civile,
ndr)». Due capi d’accusa a suo
carico non hanno retto davanti
al giudice, quelli relativi alla
diffusione di materiale pedopornografico (Ieni sollecitava le
due ragazze a farsi foto da mettere online). «Stupiti» Piergiorgio Micalizzi e Agostino Mazzeo, difensori di Sbarra.
F. Fia.
✒
Severi con chi non dà segni di pentimento
di FIORENZA SARZANINI
E
ra accusata di aver sfruttato la figlia
minorenne agevolando la sua attività di
prostituta e adesso pagherà per quanto ha
fatto. Oltre la condanna a sei anni, che
rispecchia le richieste dei pubblici ministeri,
è condivisibile la scelta fatta dal giudice di
privarla della potestà genitoriale e di
obbligarla a risarcire i danni alla giovane.
Perché è contro natura che una madre possa
utilizzare il corpo della sua bambina per
sbarcare il lunario. Soprattutto se poi non
mostra alcun pentimento e addirittura nega
di averlo fatto. Sono state inflitte pene
severe anche a chi aveva organizzato il
«giro» d’affari facendo incontrare Azzurra e
Aurora con uomini adulti in un
appartamento in zona Parioli, a Roma,
oppure in alcuni alberghi e addirittura in
macchina. E ai clienti consapevoli della
minore età delle due, forse attratti proprio
dalla perversione di pagare due ragazzine
per avere con loro rapporti sessuali. «Il
giudice ha condiviso il nostro impianto»,
commentano con soddisfazione il
procuratore aggiunto Maria Monteleone e il
sostituto Cristina Macchiusi. Hanno
ragione, l’inchiesta ha trovato riscontro
nell’esito del processo. E proprio sulla base
di questa sentenza sarebbe opportuno che
adesso rifiutassero la richiesta di
patteggiamento presentata dagli altri
clienti, soprattutto se — come era stato
ipotizzato — lo sconto di pena porta la
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L’omicidio di Perugia Pronto il ricorso in Cassazione. Il giovane sulla ex: «Nel suo memoriale mi scagiona. Lei? Non posso essere il suo garante»
Sollecito scarica Amanda: ha detto qualche bugia
Il tentativo di separare le posizioni:
«Anomalie nel suo racconto»
Lei manda un fax: che succede?
ROMA - Le sue parole arrivano via fax da oltreoceano:
«What’s happening?, Cosa
succede?». Amanda Knox fatica a capire. I suoi legali, Luciano Ghirga e Carlo dalla Vedova, la rassicurano, prontamente: «Nulla di nuovo».
Ma la verità è che ieri nella
conferenza stampa che c’è
stata a Roma qualcosa è suc-
Il messaggino
«Ero innamoratissimo di
lei, però sull’sms mi ha
mentito», ha sottolineato
ieri il ragazzo
cesso. E quanto importante
sia ce lo farà capire soltanto il
tempo. Raffaele Sollecito ha
preso le distanze dalla bella
ragazza di Seattle. Con il sorriso, ricordando quanto ha
amato Amanda, ripetendo di
credere alla sua innocenza.
Ma con una decisione mai vista prima: «Ci sono anomalie
nei suoi racconti, io non sono
il garante di Amanda».
Lo ricordiamo tutti: era l’1
novembre del 2007 quando in
una casa di Perugia Meredith
Kercher, una studentessa inglese di nemmeno 22 anni,
venne trovata sgozzata nel
suo letto. Oggi per quell’omicidio è finito in carcere soltanto Rudy Guede, che sta
scontando una condanna definitiva a 16 anni. Amanda
Knox e Raffaele Sollecito per
quel delitto sono stati condannati dalla Corte d’Assise
d’Appello di Firenze, a 28 e 25
anni, rispettivamente.
È contro questa sentenza
che ieri gli avvocati di Raffaele
hanno illustrato il nuovo ricorso alla Corte di Cassazione.
Luca Maori e Giulia Bongiorno sono sicuri: «Crediamo che
ci sarà un annullamento in toto della sentenza. Non è mai
esistito nella storia un delitto
senza tracce dell’assassino».
È un ricorso di 342 pagine
quello che i legali hanno depositato chiedendo l’assegnazione alle sezioni unite della
Cassazione: «È necessario che
intervengano le sezioni unite
soprattutto perché devono
decidere sulla prova scientifica del Dna», ha detto Giulia
Bongiorno, spiegando anche
le contraddizioni della sentenza d’Appello per la quale si
chiede, appunto, l’annullamento completo, in prima
battuta; in subordine l’annullamento per quel che riguarda
la posizione di Sollecito.
Dice ancora Giulia Bongiorno: «La sentenza di appello si basa su un memoriale
scritto da Amanda. Io non credo a quel memoriale, ma la
sentenza sì. E quella sentenza
separa le posizioni di Amanda
e Raffaele senza però trarne
poi le conseguenze».
Raffaele non ha dubbi: «In
quel memoriale è la stessa
Amanda che mi scagiona e mi
fornisce un alibi, e quindi se
per i giudici quel memoriale è
vero, che cosa c’entro io?».
Giacca bianca, capelli lunghi l’aria più dello studente
che dell’imputato: ha 25 anni
adesso Raffaele e il 15 luglio
deve discutere una tesi di laurea specialistica. Dentro quella sentenza dice di aver scoperto anche una «bugia» di
Amanda Knox, grazie ad un
sms.
In conferenza stampa Raffaele Sollecito con il suo legale, l’avvocato Giulia Bongiorno (foto Frustaci/Eidon)
Le tappe
L’omicidio
Meredith Kercher, una
studentessa inglese in Italia,
viene assassinata a Perugia
tra il primo e il 2 novembre
2007 nell’appartamento che
condivide con altre ragazze
I processi
Per la morte vengono
processati Amanda Knox,
studentessa americana che
viveva nella stessa casa della
vittima, Raffaele Sollecito, e
Rudy Guede. Guede ha
optato per il rito abbreviato
ed è stato condannato a 16
anni per concorso in
omicidio e violenza sessuale
Le sentenze
Amanda e Raffaele vengono
condannati in primo grado
nel 2009 rispettivamente a
26 e 25 anni. Nel 2011 la
Corte di Assise di Appello
assolve entrambi. Nel 2013
la Cassazione annulla
l’assoluzione e rinvia il
processo alla Corte d’assise
d’appello
Le condanne
Il 30 gennaio scorso la Corte
d’assise d’appello di Firenze
accoglie i rilievi della
Cassazione e condanna
Amanda a 28 anni e sei
mesi, Raffaele a 25 anni
Erano le 20.35 dell’1 novembre quando dal cellulare
della ragazza di Seattle partì
un sms per Patrick Lumumba,
all’epoca suo datore di lavoro.
Lei ha sempre detto che quel
messaggino lo aveva inviato
da casa di Raffaele. Raffaele ha
sempre detto di credere che
Amanda fosse a casa sua in
quel momento. Le indagini,
invece, hanno svelato che il
cellulare della ragazza americana ha agganciato una cella
diversa da quella della via dove abitava Raffaele.
What’s happening? Cosa
succede? E chissà che cosa
succederà davvero davanti alla Corte di Cassazione: i giudici dovrebbero decidere fra poco meno di un anno sul cosa
fare del verdetto della Corte di
Appello di Firenze.
Ancora ieri Raffaele Sollecito parlando di Amanda dichiarava quanto fosse stato
«innamoratissimo di lei». Ricordava anche la notte che
aveva passato con lei, proprio
quella del primo novembre
2007. E poi: «Ho sempre detto
che con Amanda vivevamo
momenti felici e ho sempre
creduto alla sua innocenza.
Ma...».
Questa volta c’è un ma nelle
parole di Raffaele: «Devo
prendere atto di quello che c’è
scritto nella sentenza: leggendola scopro che ci sono anomalie nel suo racconto».
Alessandra Arachi
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Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
Cronache 15
italia: 51575551575557
Dopo il verdetto Le due minori sono ancora in una casa famiglia
La donna che ha denunciato
«Mia figlia senza gioventù»
Azzurra promossa a pieni voti
condanna a sei mesi, convertibile in 40mila
euro. L’indagine ha consentito di individuare
oltre sessanta uomini che almeno una volta
hanno fatto sesso a pagamento con Azzurra
e Aurora sapendo che erano minorenni.
Persone note e sconosciute, clienti abituali
oppure insospettabili uniti dalla stessa
«deviazione». Qualcuno aveva figlie o nipoti
della stessa età. La maggior parte di loro è
già stata «graziata» visto che è riuscita a
rimanere nell’anonimato. Ora non ci devono
essere scorciatoie, nessuna indulgenza può
essere prevista nei confronti di queste
persone. «Pedofili» li ha definiti papa
Francesco. In ogni caso indegni di ottenere
qualsiasi beneficio da chi ha il potere di
giudicarli «in nome del popolo italiano».
Ai Parioli
Una delle immagini scattate dai carabinieri durante le indagini e i pedinamenti sul
giro di baby
prostitute al
quartiere Parioli di Roma:
il gup ha impiegato dieci
minuti per
condannare
con il rito abbreviato gli
otto imputati
(Photomasi)
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ROMA — L. non è più Azzurra e ha ripreso a studiare e con profitto. È stata
promossa al terzo anno di liceo classico
da privatista con buoni voti e sembra intenzionata a non fermarsi. M. vorrebbe
dimenticare di essere stata Aurora, la ragazza che si vendeva su una bacheca virtuale, e un giorno fare l’avvocato. O la
giornalista. Due professioni singolarmente e per motivi diversi legate alla vicenda che ha travolto la sua vita di adolescente e quella dell’amica con cui si erano date quei nomi ammiccanti per attirare clienti. Dietro di loro due mamme
molto diverse, che ne escono diversamente distrutte. I conti con quanto successo devono ancora farli.
Le ragazze dei Parioli hanno forse voltato pagina, anche se la loro vita è ancora
nel pieno degli stravolgimenti. Entrambe sono in case-famiglia. Ma per motivi
diversi. La più grande, 16 anni già compiuti, è indagata dal tribunale dei minori
per aver ceduto droga all’amica e averla
in qualche modo avviata alla prostituzione (agli atti ci sono i verbali della prima volta di M. con un cliente, in cui la ragazza racconta non solo le istruzioni ricevute dall’amica, ma anche i consigli
per «vivere» bene quell’incontro).
Insieme alla voglia di studiare L. sembra aver ritrovato anche la consuetudine
di relazioni interpersonali non abbagliate dalla corsa ad arricchirsi «per avere
tutto» che l’aveva portata a buttarsi in
una strada senza uscita. Nella struttura
che la ospita si trova bene, le sue sono
buone giornate, e una in fila all’altra
stanno aiutandola a rimettersi in piedi, a
disintossicarsi da quei due mesi avvelenati dalla sete di soldi e dalla cocaina arrivata presto a condire quelle giornate
senza limiti e senso di realtà.
La seconda ragazza, invece, di qualche
mese più piccola, non può tornare a casa
per ovvi motivi. La mamma la incitava a
vendere il suo corpo e anzi ne prendeva
parte dei guadagni. La donna ha divieto
di avvicinarsi alla figlia, che non può tornare neanche dai nonni o dagli zii, parte
di una situazione parentale «difficile» e
già da prima dell’inchiesta seguita a vista
dai servizi sociali. I traumi più grossi
sembra averli avuti
lei, la minore delle
due amiche che ammaliavano con il
mix di età e spregiudicatezza decine
di clienti con gli inquietanti tratti del
benestante padre di
famiglia e del professionista in carriera.
M. in questi veloci ma lunghi mesi
ha girato d’istinto la
testa dall’altra parte
quando c’era un televisore acceso, nel
timore che si parlasse di lei e di questa brutta storia. Chi
l’ha incontrata di
recente ne racconta
oltre che la bellezza
degli occhi, anche
l’intelligenza viva
che trasmettono. La
speranza di recuperarla parte da qui.
E ci sono le mamme. Sempre dipinte
come la buona e la cattiva, quella che denuncia e quella che non solo fa finta di
non vedere ma anzi fiuta l’affare e ci si
tuffa per avere i soldi necessari a levarsi
qualche sfizio. «Hai preso i soldi? Passi
tu a prendere quei biglietti del concerto?» domanda alla figlia in una delle intercettazioni. Ieri è stata condannata a
Il futuro
La madre e la ragazza hanno
ripreso a vedersi: «Un giorno,
con più calma, parleremo
di quello che è successo»
Condannato
In alto, Mirko Ieni (Photomasi) che ieri
è stato condannato dal giudice per le
udienze preliminari di Roma,
Costantino De Robbio, a 10 anni di
reclusione perché ritenuto al centro
dell’organizzazione del giro delle baby
squillo. L’accusa aveva chiesto una
pena più pesante a 16 anni e 6 mesi
sei anni, si dice ancora innocente, ha
sempre sostenuto di non immaginare in
quale giro fosse finita M. («Pensavo “solo” che spacciasse») e oggi, dice il suo avvocato, Alessandro Santoro, è pentita.
Soprattutto preoccupata di rivederla, pur
sapendo di aver sbagliato come madre e
delle colpe che si porterà per sempre. Farà comunque ricorso in appello. Ha già
perso la potestà genitoriale e come una
condanna suona anche la richiesta di risarcimento danni della figlia, che si è costituita parte civile contro di lei tramite il
tutore e il legale che la assistono.
Ma non è felice neanche l’altra donna,
la «mamma coraggio» che un giorno di
autunno arrivò in lacrime a raccontare
tutto ai magistrati. Sospetti che erano
ormai certezze. Portati invano all’altra
mamma in cerca di aiuto reciproco, e
sollevati ad alta voce senza ottenere
niente davanti a quella ragazza che non
l’ascoltava da tempo e che lei non riconosceva più tanto era cambiata. «Non
sono contenta per questa sentenza, come
potrei? — confida ora al suo avvocato,
Mario Tedesco — Vorrei che tutto questo
non fosse mai successo, penso solo alla
giovinezza che mia figlia non riavrà
più». E se l’altra mamma è stata condannata da un giudice, lei non assolve se
stessa dalle sue negligenze, sottolineate
anche dagli avvocati degli imputati al
momento di discutere gli eventuali risarcimenti. Non tutte le ragazze difficili finiscono a fare le prostitute: «Quando
tornerà un po’ di calma dovrò davvero
affrontare con mia figlia le cose che sono
successe, cosa sarà di lei, cosa farà da
grande». Non può essere, non ancora, un
comune rapporto genitore-figlio. Ma intanto hanno ripreso a vedersi, ogni tanto, a piccole dosi, rientrando lentamente
una nella vita dell’altra.
E c’è un dopo anche per la casa attorno
alla quale per mesi è girata vorticosamente l’esistenza delle due adolescenti.
Il seminterrato di tre stanze in viale Parioli, oggi in cerca di affittuari a 1.300 euro mensili. L’agenzia immobiliare che
l’ha in gestione ha ricevuto dai proprietari mandato di massima scrupolosità
nel selezionare i possibili nuovi affittuari. «Che garanzie offre?», chiede l’agente,
come se la professione bastasse a dire
tutto di un uomo. Quei due mesi del
2013 hanno segnato anche la storia di
queste pareti.
Fulvio Fiano
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Il personaggio Martina e la ginnasta di Brembate hanno condiviso per anni gli allenamenti e le gare. Il ricordo di quei giorni non si dissolve
L’amica di Yara: «Vivo con la sua foto in camera»
Ricevette l’ultimo messaggio
«Non mi importa di chi è stato,
purtroppo lei non tornerà più»
BERGAMO — Martina si
muove ancora leggera sul tappeto da ginnastica ritmica. Ha
terminato la quarta classe all’istituto aeronautico Antonio
Locatelli di Bergamo e ora è in
vacanza con i suoi genitori,
che hanno chiuso per una decina di giorni il loro bar a Sant’Omobono Terme, cuore della Valle Imagna. Da lì, anche
tre anni e mezzo fa, il papà o la
mamma la accompagnavano
giù a valle, a Brembate di Sopra, due o tre volte a settimana: Martina si allenava con
Yara, gareggiava al suo fianco,
si intestardiva con lei quando
un numero con il nastro, o
con la palla, non riuscivano.
La sentiva ogni giorno. E le
aveva scritto anche quel venerdì 26 novembre 2010: uno
dei primi giorni di neve, su
Bergamo e la Lombardia.
È stato l’ultimo sms al quale
Yara ha risposto, prima di sparire in un mistero che solo da
una quindicina di giorni gli
investigatori ritengono di aver
svelato. «A che ora ci vediamo
giù alla gara domenica?»:
questo il messaggio, alle
18,25. Yara, che usciva dalla
palestra dove aveva portato
un registratore per altre ginnaste, aveva risposto alle
18,44: «Dobbiamo essere lì
per le 8». «Ok, grazie, ciao»: le
18,49, l’ultimo saluto ricevuto, poi quella linea telefonica
si è ammutolita per sempre.
La domenica, alla gara, Martina era quasi immobile, non ci
credeva: la sua amica era assente e le notizie sulla sua
scomparsa iniziavano a rimbalzare su tv e giornali. Passati pochi giorni, aveva chiesto
di far ingigantire una foto di
Yara, in tenuta da ginnastica
ritmica, e l’aveva appesa nella
sua stanza, nella casa di Sant’Omobono. Quella foto è
sempre rimasta lì. Era lì anche
il 16 giugno, quando i carabinieri e la polizia sono andati a
prendere, in cantiere, Massimo Giuseppe Bossetti. Con
voce sottile Martina risponde
al telefono, e spiega che lei
Sequestrata La Volvo di Bossetti prelevata dai carabinieri
Le indagini
Caccia a tracce di sangue nell’auto di Bossetti
Prima la Volvo V40 grigia e poi il furgone
Iveco cassonato azzurro. È solo l’inizio.
Operazioni preliminari, al Ris di Parma, sui
mezzi di Massimo Giuseppe Bossetti. I
carabinieri del Reparto investigazioni
scientifiche hanno prelevato capelli, peli,
fibre, tutti i reperti trovati sui mezzi del
carpentiere. Un primo lavoro per
proseguire poi con il luminol, il reagente
che permette di rilevare altre tracce, come
il sangue. La giornata inizia alle 10. La
Volvo è in un’autorimessa, il furgone è
nell’officina, due parti opposte. Il
comandante Giampietro Lago fa la spola da
una all’altra. I suoi uomini, tuta bianca e
mascherina azzurra, sono al lavoro. Agli
accertamenti irripetibili partecipano anche
le parti. Per Bossetti c’è Monica Omedei,
che insieme a Sarah Gino, dell’università
di Torino, sono le consulenti della difesa.
Per Maura e Fulvio Gambirasio c’è il
genetista forense Giorgio Portera. Per avere
qualche esito serve tempo: «Gli esami
proseguiranno anche nei prossimi giorni dice il consulente dei genitori di Yara —. È
doveroso non tralasciare nulla, nessuna
ipotetica traccia che potrebbe rafforzare il
quadro probatorio». Questo anche dopo
oltre tre anni e mezzo: «Non possiamo
escludere che, anche a distanza di tutto
questo tempo, i mezzi possano dirci altro».
Non è un caso che gli accertamenti siano
iniziati prima sulla Volvo. Gli investigatori
danno peso alla testimonianza del
fratellino di Yara. Nel luglio del 2012 aveva
raccontato che la sorella aveva paura di un
signore con la macchina lunga che la
guardava male quando usciva dalla
palestra. Per questo ora cercano tracce di
Yara proprio sulla vettura di Bossetti.
G.U.
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«non ha voglia di parlare. I ricordi me li tengo per me...».
Uno zio racconta: «Quel giorno, quando ha visto la faccia
di Bossetti in televisione, gli
occhi le sono diventati lucidi.
Ma poi ha detto: “Tanto Yara
non c’è più”».
Il suo pensiero è fisso, soprattutto quando prende un
buon voto a scuola, quando
partecipa a un saggio andato
bene, quando si accorge di
crescere, di non essere più
una bambina, una ragazzina,
ma una giovanissima donna:
«A Yara hanno portato via tutto quello che io sto vivendo,
non mi interessa chi è stato, a
me dispiace comunque», ripete spesso ai familiari.
Da quel freddo venerdì 26
novembre sono passati più di
1300 giorni, periodo che vale
una vita intera per chi passa
dai 13 ai 17 anni. Martina concluderà l’anno prossimo gli
studi all’istituto aeronautico.
Sul giornale della scuola c’è
una sua foto, mentre danza:
coreografia vivente durante
un concerto di musica classica
diretto dal pubblico ministero
di Bergamo Gianluigi Dettori,
che ha la passione per la musica. Lei cresce, ma quel poster in camera resta: è il volto
di Yara.
Armando Di Landro
[email protected]
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Con il «Corriere»
In edicola
il libro
sul delitto
La storia di Yara, la caccia
all’assassino, gli errori
nell’inchiesta, fino alla
svolta arrivata dopo
quattro anni, grazie alla
più grande indagine basata
sul Dna mai compiuta in
Italia. Le firme del Corriere
della Sera più impegnate
sul caso riprendono tutti i
fili di una vicenda che ha
commosso e fatto riflettere
l’opinione pubblica. Nel
libro in edicola (a € 6,90
più il prezzo del
quotidiano) sono anche
ripercorse la sequenza
delle indagini e i luoghi
del delitto in una valle
setacciata dagli inquirenti
16 Cronache
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
L’arrivo
dei cadaveri
Uno dei soccorritori viene disinfettato sul molo di
Pozzallo dopo aver
lavorato a bordo
del barcone dei
migranti (prima
foto a sinistra);
l’abbraccio tra il
parroco e l’Imam
(a lato); il trasporto
di una delle bare
(Reuters, Ap, Ansa)
Le immagini
della tragedia
a Pozzallo
Pozzallo Nella notte le operazioni di recupero dei cadaveri accatastati uno sopra l’altro
«Una fossa comune nella stiva»
Tra le vittime ci sono dei minori
Il racconto dei sopravvissuti: i libici ci trattavano come animali
POZZALLO (Ragusa) — C’è
voluto un mastro d’ascia, uno di
quei vecchi che costruiscono le
barche come si faceva una volta,
per aprire un varco e cominciare a smantellare la carretta dell’orrore. Una tomba di legno per
i trenta ragazzi arrivati da Ghana, Camerun e altri Paesi lonta-
ni. Anche alcuni minorenni aggrovigliati agli adulti, come si
scopre nella notte, alla luce delle fotoelettriche. Tutti stipati e
schiacciati dai trafficanti libici,
fino a lasciarli morire, senza
aria, nel vano ghiacciaia, nel deposito del pescato. I corpi ammassati «come in una fossa co-
mune», stando all’immagine rimasta impressa ai pompieri e ai
poliziotti che facevano da battistrada ai medici legali per il primo esame di questo ennesimo
scempio del Mediterraneo.
Una gru che alle sette della
sera solleva il primo corpo afflosciato dentro un sacco grigio
è l’istantanea della tragedia intercettata dalla fregata della
Marina militare, la Grecale, domenica pomeriggio più vicino
alla Libia che non a Lampedusa.
Un barcone di venti metri incredibilmente zeppo di migranti,
quasi 600, in parte pigiati nella
cavità dove in tanti domenica
erano già morti, schiacciati da
scafisti criminali e dai loro stessi compagni, come ha ricostruito il procuratore della Repubblica Carmelo Petralia, anche
lui ieri pomeriggio sul molo di
Pozzallo dove, tre giorni dopo i
decessi, è stata fatta accostare la
tomba di legno.
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DUE ANNI SENZA RATE NÉ INTERESSI,
DECIDI SE TENERLA O RESTITUIRLA.
Una barca trasformata in un no. Un’immagine indelebile per
inferno dove si lottava per un questo vigile da 17 anni in sercentimetro di spazio. Una guer- vizio, Franco Saraniti: «Ho visto
ra per la sopravvivenza fra gha- Auschwitz settanta anni dopo
nesi e siriani. Esplosa anche nello scempio di quei corpi.
perché uno dei centroafricani Possibile che l’umanità non abha perfino tentato di mettere le bia imparato nulla?». E dice di
mani addosso a una donna si- essere «stanco di rivivere ogni
riana, difesa dai suoi connazio- volta la stessa tragedia». Come
nali, pronti a brandire le cin- conferma il suo capo, l’ingeghie per le scudisciate. Sono i gnere Emanuele Carano: «Chi
racconti dei primi superstiti ar- se lo ricorda che meno di un anrivati lunedì: «I libici ci tratta- no fa abbiamo fatto la stessa covano come bestie». Arrivati con sa con 30 cadaveri a Samperi, la
la Chimera, l’altra fregata inter- spiaggia vicina a Pozzallo? Io
venuta domenica con la Greca- non dimentico loro e i loro pale, giunta a Pozzallo solo ieri renti che pregavano con le notrainando lentamente
la carretta in apparenza
vuota, con il macabro La preghiera comune
carico celato sotto la Un vigile del fuoco: «Lì sotto
cabina di comando
frattanto ceduta. Legni ho visto Auschwitz»
fradici ammonticchiati Il parroco benedice le salme
fra resti sudici e puzzo- insieme all’Imam di Scicli
lenti. La Grecale intorno alle due, rimasta in
rada con altri 566 migranti, ha stre stesse parole, gli stessi riti
mollato la cima a una motove- nostri, tutti etiopi cristiani che
detta della Guardia costiera che consideriamo un fastidio. Cos’è tirata dietro il barcone e una me forse pure questi ragazzi
scia fetida, scansata dai gabbia- schiavi venduti, carne da mani.
cello...».
Poi, quattro ore di tentativi
Sono i commenti rilanciati
con vigili del fuoco insaccati in quando Nino Ciavola, il diritute anticontaminazione, come gente della Mobile, torna tubato
astronauti impegnati con ma- «per avere visto in quella cavità
schere ad ossigeno, seghe elet- le fosse comuni che si trovano
triche e piedi di porco per allar- nei libri di storia». Pietà che
gare la botola di quella ghiac- spinge don Michele Iacono delciaia e rendere accessibile la vi- la parrocchia di Porto Salvo a
sta e il recupero dei cadaveri benedire le salme con l’Imam di
portati dai carri funebri nella Scicli, Amin Ziri. Una preghiera
notte nelle celle frigo di cimiteri comune, come dice l’Imam: «È
e protezione civile. Una banchi- un colpo al cuore degli esseri
na spettrale quella di Pozzallo umani, una tragedia per tutti al
dove Petralia fa scattare contro i di là di religioni e appartenenprimi scafisti individuati «il re- ze». E il sacerdote: «Ci vuole più
ato di morte come conseguenza cuore, altrimenti ogni frase gira
di altri delitti, più grave del- a vuoto e non serve a niente».
l’omicidio colposo».
Parola di un parroco che indosAll’interno dell’area off limits sa la tonaca da cinque anni pertracciata con il nastro bianco e ché prima navigava, come allierosso i medici legali, due don- vo di macchina in sala motori,
ne, Bernardette Di Giacomo e «cosciente di cosa è accaduto
Veronica Arcifa, gli occhi sul facendo inalare a quei ragazzi
primo pompiere tornato indie- monossido di carbonio».
Felice Cavallaro
tro dopo un’ora di lavoro attor© RIPRODUZIONE RISERVATA
no alla botola aperta sull’infer-
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Inchiesta sulla Finanza
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NAPOLI — Spunta anche il nome di Marco Milanese
nell’inchiesta sul colonnello della Guardia di Finanza
Fabio Massimo Mendella, arrestato l’11 giugno scorso
nell’ambito di una inchiesta della Procura di Napoli che
lo accusa di concussione e rivelazione di segreto in
relazione a vicende che sarebbero accadute quando
Mendella prestava servizio nel capoluogo partenopeo
con l’incarico di responsabile delle verifiche fiscali (ieri
si è aperta l’udienza davanti al Tribunale del Riesame).
Nel registro degli indagati sono già finiti i generali Vito
Bardi, numero due della Guardia di Finanza, e Emilio
Speziante, ora in congedo. Adesso si aggiunge anche il
nome di Milanese, che dopo aver tolto la divisa delle
Fiamme Gialle è stato il braccio destro del ministro
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Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
Cronache 17
italia: 51575551575557
Gli scafisti della strage di Lampedusa
«Quei 366 morti per colpa loro
Vanno picchiati e consigliati»
61
1.044
mila Il numero dei migranti
sbarcati sulle coste italiane nel
periodo 1° gennaio-30 giugno
2014. La Sicilia è la regione che
registra il flusso maggiore con
53.530 persone arrivate
I migranti trasportati ieri con la
nave «Etna» al porto di Salerno
per essere poi trasferiti nelle
strutture di accoglienza in Campania, Umbria, Lazio, Molise e
Calabria
Per i trafficanti di uomini la strage di Lampedusa — 366 morti che il 3 ottobre scorso non
riuscirono a toccare terra — fu solo un brutto
incidente. Del quale si rammaricavano come fa
un contadino quando l’annata va storta, per la
siccità o altri motivi. Due di loro ne parlarono al
telefono quasi un mese dopo, il 31 ottobre, intercettati dalla polizia italiana. «John commenta il naufragio — si legge nel riassunto della
conversazione — dicendo che ciò che lo fa
maggiormente arrabbiare è il fatto che il naufragio non è da addebitare alle condizioni meteo, ma ai soccorsi, e fa l’esempio di un agricoltore che può accettare che il suo raccolto non
vada bene a causa della mancanza di pioggia,
ma non all’incuria nel periodo della raccolta».
John Maray, sudanese residente a Khartum, e
Ermies (o Ermias) Ghermay, etiope che vive a
Tripoli, sono tra i presunti organizzatori dei
viaggi della disperazione individuati dalla Procura di Palermo che ieri ha ordinato il fermo di
nove persone per crimini transnazionali legati
al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E dai colloqui registrati dagli investigatori del Servizio centrale operativo emerge il fondato sospetto che proprio Ermies — irreperibile come il suo amico John — sia tra i responsabili della traversata che lo scorso anno si
trasformò in una delle più gravi tragedie dell’immigrazione.
Su quella barca erano troppi, si raccontano
John ed Ermies, ma furono gli stessi profughi a
insistere per salire e stiparsi oltre il consentito.
«Ermies precisa che c’erano molti migranti in
gruppi, e non volevano dividersi, pertanto ha
cercato di accontentarli imbarcandoli tutti nella stessa barca. Ermies precisa che poteva chiamare la polizia libica così da farli arrestare o
scappare, tanto il denaro era già stato incassato
(3.300 dollari a testa per oltre 500 passeggeri,
hanno riferito i superstiti ndr), quindi la sua
volontà era farli partire senza nessun proble-
ma». Dunque la responsabilità è degli stessi
morti, come sostiene John: «Tu non potevi fare
nulla, hai fatto quello che andava fatto. Questo
è il loro destino, perché già erano arrivati. La
colpa è loro perché sono voluti partire in tanti.
Se avessero chiamato mentre erano in viaggio
si sarebbero salvati, ma loro erano già entrati
nel porto, a distanza di 800 o 1.000 metri. Il capitano non doveva bruciare il lenzuolo senza il
loro permesso per farsi notare. Tu hai fatto il
tuo meglio… Tutti hanno sbagliato a mettersi
da un lato sbilanciando la barca e facendola affondare».
Poco prima anche Ermies aveva detto: «Ormai è capitato, pace alle anime loro. Quanti
erano sopravvissuti al Sinai non riuscendo a
Le intercettazioni
I due trafficanti di uomini al telefono:
«Questo naufragio è stato troppo
eclatante, tutti mi danno la colpa»
entrare in Israele? Era il loro destino». Piuttosto, il grande clamore provocato dalla strage
metteva a rischio il lavoro futuro: «Ermies puntualizza che solo il suo viaggio ha avuto un’importanza mediatica elevata. Tante altre persone
sono partite, con altri organizzatori, non arrivando mai a destinazione e diventando cibo
per pesci, e nessuno ne ha mai parlato». E ancora: «Questo naufragio è stato troppo eclatante e tutti mi hanno dato la colpa per non aver
dato a ognuno di loro il giubbotto di salvataggio. Ma se gli italiani che erano a 800 metri non
hanno potuto fare nulla, io che posso fare?».
John cerca di tranquillizzarlo invocando
nuovamente il fato: «Quello che Dio ha scritto
non si può cancellare. Io quando organizzo i
viaggi cerco di trattare bene sempre i viaggia-
L’inchiesta
La tragedia
Il 3 ottobre dell’anno
scorso a poche
centinaia di metri da
Lampedusa un barcone
si è inabissato: le
vittime furono 366
Nove fermi
La Procura di Palermo
ieri ha ordinato il fermo
di nove persone per
crimini transnazionali
legati al
favoreggiamento
dell’immigrazione
clandestina. Tra i
destinatari del
provvedimento ci sono
anche John Maray,
sudanese, irreperibile, e
Ermies (o Ermias)
Ghermay, etiope, anche
lui ricercato dalle forze
dell’ordine. I due uomini
sono fra i presunti
organizzatori dei viaggi
dei migranti dall’Africa
all’Italia e poi verso gli
altri Paesi europei
tori facendoli mangiare bene, ma questo non si
significa che si possano salvare. È il destino che
decide». In ogni caso, quando un’imbarcazione
non ce la fa a trasportarli tutti, è meglio utilizzare le maniera forti con chi vuole partire a tutti
i costi: «Le persone vanno picchiate e consigliate. Ti assicuro che non gli fa male, perché tu
lo fai per il loro bene», spiega John a Ermies.
Ai telefoni dei due trafficanti i poliziotti dello
Sco sono risaliti attraverso le testimonianze di
alcuni sopravvissuti fuggiti da diversi Paesi
dell’Africa. I quali hanno testimoniato non solo
sulla «traversata della morte», ma anche sulla
struttura alla quale si erano rivolti. Che comprende due fasi di «assistenza» a pagamento.
La prima è il viaggio fino alle coste della Sicilia,
e la seconda — quando la prima è andata a
buon fine — l’aiuto per raggiungere le mete finali, spesso oltre i confini italiani. Per essere
aiutati nella fuga dai centri di accoglienza e accompagnati nei Paesi di destinazione finale, i
migranti si rivolgono ad altri contatti della
stessa organizzazione, alcuni stabilizzatisi a
Roma. E devono versare altri soldi: centinaia di
euro per gli Stati più vicini, migliaia per quelli
più distanti. Sono le conversazioni captate tra
gli inquisiti a svelare il tariffario predisposto
dai mercanti di esseri umani.
A un eritreo che chiama da Israele per spostare un giovane nipote che vorrebbe chiedere
asilo politico in Svezia come minorenne, «Tesfahiwet (uno degli indagati ndr) dice che occorrono 800 euro». Un altro — Shemshedin
Abkadt, eritreo anche lui — spiega a chi lo
chiama per conto di un amico che mira all’Olanda, che per il Regno dei Tulipani ne servono 500; la stessa cifra che Shemshedin chiede per un documento italiano necessario a raggiungere il Canada: «Peccato — dice all’interlocutore — pochi giorni fa avevo disponibile un
passaporto americano ma l’ho appena venduto».
Un passaporto di Malta può valere fino a
2.000 euro, mentre arrivare in Messico costa
3.000 euro a migrante. Shemshedin vive a Roma, e alla donna che al telefono chiede se abita
ancora «in quella casa schifosa» di periferia, lui
risponde di sì, e che non ha alcuna intenzione
di spostarsi: «L’America è dove si fanno i soldi,
e la mia America è qui!».
Giovanni Bianconi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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italia: 51575551575557
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
Cronache 19
italia: 51575551575557
La sentenza
Per i giudici
l’ex senatore
di Forza Italia
è stato garante
decisivo
di un patto
tra Berlusconi
e Cosa Nostra
Il ritorno
L’ex senatore
di Forza Italia
Marcello Dell’Utri torna in
Italia il 13 giugno dopo alcune settimane di
permanenza a
Beirut, in Libano.
Dell’Utri è stato
condannato a 7
anni per concorso esterno
in associazione
mafiosa
(fermo immagine
dal Tg1/Ansa)
«Dell’Utri pericoloso
Ha contribuito
ai piani della mafia»
I motivi della condanna in Cassazione
Marcello Dell’Utri è «socialmente pericoloso». Con questa
motivazione, durissima, resa
nota ieri, la prima sezione penale della Corte di Cassazione lo
scorso 9 maggio ha negato al cofondatore di Forza Italia le attenuanti generiche per la condanna definitiva a sette anni di reclusione per concorso esterno
in associazione mafiosa. Una
pena che Dell’Utri sta già scontando, nel reparto diagnostico
del carcere di massima sicurezza
di Parma, subita per essere stato
considerato il garante decisivo
di un patto tra Silvio Berlusconi
e Cosa Nostra. Un accordo, scrivono i magistrati, fermamente
voluto dall’ex presidente del
Consiglio, sin dai tempi in cui
era un imprenditore senza ambizioni politiche.
A dimostrarlo, evidenzia la
Cassazione, è «la sistematicità
nell’erogazione delle cospicue
forme di denaro» da Marcello
Dell’Utri e Gaetano Cinà, «indi-
L’inchiesta
cative della ferma volontà di
Berlusconi di dare attuazione
all’accordo, al di là dei mutamenti degli assetti di vertice di
Cosa Nostra».
Il patto, secondo i giudici, fu
stipulato con i boss Bontade e
Teresi nel 1974, è durato fino al
1992 e conveniva ad entrambe le
Daniela Santanchè
«È un uomo combattivo
Ha una grande vivacità
intellettuale
e sta reagendo»
parti: «L’associazione mafiosa,
che da esso traeva un costante
canale di significativo arricchimento. E l’imprenditore Berlusconi, interessato a preservare la
sua sfera di sicurezza personale
ed economica». Elementi, secondo la Cassazione, «che consentono di ritenere sussistente,
al di là di ogni ragionevole dubbio, il dolo di delitto di concorso
esterno in associazione mafiosa», contestato a Dell’Utri, «anche per il periodo 1983-1992».
A tradire le relazioni tra i boss
e il fondatore di Publitalia, si
scopre nella motivazione, anche
il retroscena dell’acquisto di un
film per il Biscione. Scrivono i
giudici: «Il perdurante rapporto
di Dell’Utri con l’associazione
mafiosa, anche nel periodo in
cui lavorava per Filippo Rapisarda e la sua costante proiezione verso gli interessi dell’amico
imprenditore Berlusconi» è stato logicamente desunto dai giudici dell’appello bis «anche dall’incontro, avvenuto nei primi
mesi del 1980, a Parigi, tra l’imputato, Bontade e Teresi. Incontro nel corso del quale Dell’Utri
chiedeva ai due esponenti mafiosi 20 miliardi di lire per l’acquisto di film per Canale 5».
Per i giudici, l’ex senatore del
Pdl, ha «consapevolmente e vo-
La vicenda
L’ordine di arresto
per l’ex senatore
Il 7 aprile la Corte
d’appello di Palermo
emette un ordine
d’arresto per pericolo
di fuga nei confronti
di Dell’Utri, condannato
per concorso esterno
in associazione
mafiosa
Trovato in un hotel
in Libano
Gli uomini della Dia
cercano Dell’Utri per
due giorni, poi viene
dichiarato irreperibile.
Poco dopo si saprà che
si trova a Beirut, dove il
12 aprile viene arrestato
in un hotel. L’Italia
chiede l’estradizione
La sentenza
e il ritorno in Italia
Il 9 maggio la Cassazione
condanna Dell’Utri in via
definitiva a 7 anni (per
concorso esterno in
associazione mafiosa). Il
13 giugno l’ex senatore
torna in Italia e portato in
carcere di Parma. Ieri
sono uscite le motivazioni
della sentenza
lontariamente fornito un contributo causale determinante,
che senza il suo apporto non si
sarebbe verificato, alla conservazione del sodalizio mafioso e
alla realizzazione almeno parziale del suo programma criminoso, volto alla sistematica acquisizione di proventi economici ai fini della sua stessa operatività, del suo rafforzamento e
della sua espansione».
Da tutto ciò la scelta dei magistrati di un regime sanzionatorio in carcere: giustificato,
spiegano, «con la qualità e la natura del reato commesso,
espressivo di particolare pericolosità sociale, con le modalità
della condotta, protrattasi per
un lasso di tempo assai lungo e
idonea a ledere in maniera significativa» l’ordine pubblico.
L’ex presidente della commissione Cultura della Camera,
arrestato a Beirut lo scorso 12
aprile, dopo che, a ridosso della
sentenza definitiva, si era reso
irreperibile anche ai suoi familiari, proprio ieri ha ricevuto la
visita in carcere di Daniela Santanchè: «Marcello Dell’Utri è un
uomo combattivo. Ha una grande vivacità intellettuale e sta reagendo», ha spiegato la parlamentare forzista, rivelando di
aver parlato con lui di politica.
In particolare della riforma della
giustizia e di come «uscire» dal
reato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Virginia Piccolillo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Nelle intercettazioni spunta il nome del vicepresidente del Csm Vietti, che però non è indagato
Quei subappalti della Tav alla ‘ndrangheta
«La torta adesso ce la mangiamo noi»
Lavori a ditte di movimento terra e asfalto
TORINO — Gli appalti della Tav fanno gola. Erano quasi un’ossessione per
gli affiliati della cosca «Greco» di San
Mauro Marchesato (Crotone), ultima
famiglia in ordine di tempo a mettere
radici in Val di Susa, quel pezzo d’Italia
divenuto celebre per la contestata linea
Torino-Lione, che però ha anche il
dubbio onore di essere uno dei territori settentrionali più infiltrati dalla mafia calabrese, come dimostra il caso di
Bardonecchia, che nel 1995 divenne il
primo comune del Nord ad essere
sciolto per questa ragione.
Ce l’avevano quasi fatta, a intascarsi
commesse e subappalti per l’Alta velocità. Nelle intercettazioni si sentivano
già padroni di quei lavori. Ma la filiera
di minacce, estorsioni e favori con la
quale stavano manovrando i loro affari
si è spezzata per caso, grazie a un arresto per spaccio di droga di un affiliato,
che ha consentito ai carabinieri di
mettersi in ascolto e sulle tracce dell’intensa attività criminale dei capibastone, che impartivano ordini dalla
campagna del crotonese potendo contare su fedeli esecutori in quel di Torino. Le quasi mille pagine dell’ordinanza che ieri ha portato all’arresto di venti persone rappresentano un bel campanello d’allarme per l’unica grande
opera italiana che al momento non è
ancora stata toccata da scandali e tangenti, come sottolineano con orgoglio
i loro fautori. L’influenza delle ‘ndrine
locali nell’ambito politico e amministrativo della provincia torinese risulta
sempre più forte. Minotauro, l’inchiesta che nel 2010 fece emergere la promiscuità tra certe amministrazioni locali e la ‘ndrangheta, sembra passata
invano.
L’organizzazione criminale per ora
si è limitata a lambire la Tav. Le aziende
riconducibili alla cosca Greco avevano
ottenuto alcuni lavori in regime di subappalto, come il trasporto terra per la
manutenzione di una galleria a Susa e
l’asfaltatura della rampa utilizzata dai
mezzi di polizia nel famoso cantiere di
Chiomonte. Al telefono, una delle persone arrestate dice al suo interlocutore
«di guardare il telegiornale perché —
scrive il giudice — durante gli scontri
erano stati inquadrati i suoi mezzi nel
cantiere». Il gruppo mafioso era attivo
in diversi settori imprenditoriali: gestione di attività commerciali, distribuzione alimentare, lavori pubblici e
privati, servizi per Amministrazioni
pubbliche e società private, tra i quali
appunto la manutenzione stradale e lo
smaltimento dei rifiuti. Gestiva anche
l’attività di pulizia e sgombero neve
dell’autostrada Torino-Bardonecchia,
di proprietà della Sitaf, e dell’aeroporto torinese di Caselle. Tra gli indagati
compare anche il nome di Ferdinando
Lazzaro, titolare dell’Italcoge,
un’azienda presa più volte di mira dai
No Tav. L’imprenditore valsusino, al
quale gli emissari della cosca volevano
rivolgersi per ottenere i lavori, è accusato di smaltimento illegale di rifiuti.
La «locale» dei Greco avrebbe anche
procurato voti a due consiglieri comunali della provincia di Torino, nei comuni di Grugliasco e Bruzolo. Non sono indagati, almeno per ora, ma la loro
partecipazione a riunioni e cene con gli
esponenti dei clan è ben documentata.
Al termine di una cena, l’imprenditore Giovanni Toro, una delle persone
arrestate, avrebbe esclamato ad alta
voce «Anche qua ci vuole un Cetto
Laqualunque... anche noi dobbiamo
Il cantiere
A lavoro
all’interno del
cantiere del
tunnel dell’Alta
velocità
della linea ferroviaria Torino-Lione a
Chiomonte
(foto Di Marco/
Ansa)
avere un Cetto Laqualunque pure
qua», con riferimento al candidato poi
eletto a Grugliasco. «Guarda che diventa assessore questo qua, e grazie a
noi!», aggiunge. Maneggi, intimidazioni, millanterie. Sogni di grandi appalti e anche reati da quattro soldi. Gli
esponenti torinesi della cosca estorcevano biglietti dei concerti a una nota
società organizzatrice di eventi e li rivendevano ai bagarini. Con il ricavato
compravano alimenti e vestiti per i loro detenuti. L’ambizione c’era, comunque. I più alti in grado della cosca non
esitano neppure a contattare un imprenditore che ritengono vicino a Michele Vietti, l’ex avvocato e deputato
torinese oggi vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura.
Gli uomini d’onore vantano contatti, al momento presunti, con l’ex consigliere regionale Udc, Alberto Goffi,
braccio destro di Vietti quando faceva
politica attiva. In una intercettazione
del gennaio 2011 vengono lodati i suoi
sforzi per far ottenere alla cosca l’appalto per la costruzione di un carcere
all’epoca del secondo governo Berlusconi, in cui Vietti era sottosegretario
alla Giustizia. Querele in arrivo da parte del diretto interessato. Ma il rumore
di fondo è quello delle voci delle persone coinvolte nell’inchiesta. «Le cose
ce le risolviamo noi, da soli. Il sistema
antico dei nostri paesani funziona
sempre». Per loro la Tav è una torta.
«Ce la mangiamo tutta noi» dicono.
Questa volta gli è andata male. Ma l’assalto alla diligenza dell’alta velocità
piemontese non è ancora finito.
Maro Bardesono
Marco Imarisio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
Cronache 21
italia: 51575551575557
Santa Sede La riorganizzazione dello Ior avviata un anno fa da Francesco. Riuniti i cardinali del «C8»
Nuovi statuti e un capo a tempo pieno
Ecco la riforma della banca vaticana
Verso le dimissioni di von Freyberg. Il successore «personalità forte»
La vicenda
L’inchiesta
Lo Ior, Istituto per le
opere religiose, è la
banca del Vaticano. Nel
2010 è finito al centro di
un’inchiesta per
riciclaggio per cui
andranno a processo l’ex
direttore generale dello
Ior Paolo Cipriani e il suo
ex vice Massimo Tulli
La riforma
Papa Francesco ha
avviato un ripensamento
sulle funzioni dell’Istituto.
Il 7 aprile scorso la Santa
Sede ha reso noto che
non chiuderà. Ora il
Consiglio degli 8 cardinali
che affianca il Papa
lavora al nuovo assetto
dello Ior, all’interno della
riorganizzazione delle
finanze vaticane. La
riforma porterà a breve
alle dimissioni del
presidente Ernst von
Freyberg (sopra)
ROMA — Un nuovo assetto
dello Ior, con nuovi statuti, e un
nuovo presidente, all’interno
della complessiva riorganizzazione delle finanze vaticane.
Dopo un anno di transizione
che ha coinciso con il primo anno di Pontificato di papa Bergoglio, per la cosiddetta banca vaticana è iniziata la fase due.
Decisioni ai massimi livelli
saranno prese nei lavori del cosiddetto «C8», il Consiglio degli
otto cardinali provenienti da
tutti i continenti che aiutano il
Papa nella riforma della Curia,
Consiglio che è iniziato ieri e
che durerà fino a venerdì prossimo, 4 luglio. «C8» che di fatto
è diventato un «C9» perché vi
partecipa ormai sempre anche
il cardinale segretario di Stato,
Pietro Parolin. Questa settimana si riunirà anche la Commissione cardinalizia di vigilanza
sull’Istituto, presieduta dal cardinale Santos Abril y Castelló,
cui spetta la nomina dei vertici,
e questo ha fatto crescere le voci
circa un possibile immediato
avvicendamento sulla poltrona
numero uno. Secondo John Allen del Boston Globe, ciò potrebbe avvenire sabato prossimo 5 luglio, dopo una riunione
del nuovo Consiglio per l’economia.
Si tratta del terzo scossone in
tre anni, con la partenza immediata dell’uomo d’affari tedesco
Ernst von Freyberg, già questa
settimana. Altri ritengono più
probabili le dimissioni la settimana prossima, dopo la presentazione del bilancio 2013.
Si pensa infatti che i nuovi
statuti della banca, in accordo
con la sua rinnovata missione al
servizio della Chiesa universale, facciano di quello del presidente un lavoro a tempo pieno,
con una posizione che sia residenziale, cioè con il presidente
che lavori tutta la settimana nel
Torrione di Niccolò V (e non solo tre giorni a settimana come
prevedeva il contratto di Ernst
von Freyberg ) e che viva in Vaticano, o quanto meno a Roma.
«Ci vuole una personalità forte
che prenda in mano decisamente l’Istituto in questa fase
— si diceva ieri dentro le Mura
leonine — e che ristrutturi dall’interno l’Istituto».
Secondo alcune fonti, von
Freyberg, che faceva avanti-indietro con la Germania, avrebbe scelto di ricongiungersi con
la sua famiglia. Ma al riguardo
Napoli
Rogo alla Città della Scienza, indagato un custode
C’è un primo indagato per il rogo alla Città della Scienza del 4 marzo del 2013: è uno dei
sorveglianti in servizio la sera in cui scoppiò l’incendio, Paolo C., protagonista di una
testimonianza ritenuta contraddittoria dai pm. È indagato per incendio doloso aggravato da
finalità mafiose in concorso con persone da identificare. Ieri il Cipe, il Comitato interministeriale
per la programmazione economica, ha assegnato 33,4 milioni per la ricostruzione del museo.
Al Csm
non c’è alcun commento da
parte dei portavoce dello Ior
che ieri si sono limitati a dire:
«Stiamo lavorando alla pubblicazione del rapporto annuale,
nel quale si chiarirà quanto fatto nell’ultimo anno». Il futuro
dell’incarico a von Freyberg,
inoltre, «rientra — sempre secondo lo Ior — in un discorso
più ampio, che riguarda la riforma della governance e la ridefinizione delle funzioni dell’Istituto».
E che l’uscita del presidente
von Freyberg sia ormai «possibile» lo conferma anche il fatto
che cominciano a circolare nomi di suoi successori: tra i candidati, Jean-Baptiste de Franssu, un finanziere francese della
corrente «anglo-maltese» legata all’economista Joseph F.
Zahra, già presidente della
Commissione referente sulle
strutture economico-amministrative vaticane e ora uno dei
membri laici del Consiglio per
l’Economia. Ma non si esclude
l’arrivo di un outsider — si fa il
nome di un esponente della finanza «mitteleuropea» — meno legato agli schieramenti esistenti.
Il quotidiano cattolico francese La Croix ha scritto che von
Freyberg non sarebbe riuscito a
stabilire una relazione di fiducia con il Papa e che è stato eletto con il mandato preciso di ristrutturare la burocrazia e le finanze vaticane, tanto da non
essere mai stato ricevuto in
udienza personalmente da
Francesco. Il Papa in ogni caso
ha rifiutato l’opzione di sopprimere tout court lo Ior.
Von Freyberg aveva dato incarico alla società Promontory
di rivedere i 19 mila conti dello
Ior, 1.400 di essi sono stati
chiusi in quanto appartenenti a
persone che non ne hanno più
diritto, mentre sono state oltre
duecento, l’anno scorso, le segnalazioni per operazioni sospette di riciclaggio.
M.Antonietta Calabrò
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Cecchi Paone a Oggi
«FI pro gay?
Grazie al Papa»
La svolta dell’ex premier
Silvio Berlusconi sulle unioni
civili è dovuta anche a papa
Francesco. Lo ha detto al
settimanale «Oggi» (sopra,
la copertina del numero in
edicola) Alessandro Cecchi
Paone. «Ora anche i credenti
possono passare a sentimenti
di accoglienza», ha spiegato.
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Editoria
Iscrizioni aperte
al corso Cutuli
Claudio Del Frate
@cdelfrate
Sono aperte fino al 7 luglio le
preiscrizioni al corso
di giornalismo per inviati in
aree di crisi «Maria Grazia
Cutuli», in memoria della
giornalista del Corriere
uccisa in Afghanistan nel
2001. Lo scopo del corso,
all’Università di Roma Tor
Vergata in convenzione con
lo Stato maggiore della
Difesa e la Croce rossa, è di
fornire gli strumenti per
capire come muoversi in
sicurezza in aree ad altissimo
rischio. Il corso dura 3 mesi
e prevede attività in zone
d’operazione all’estero.
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Orsi: processato perché ho colpito il malaffare di Finmeccanica
che il pm Eugenio Fusco iniziasse la
sua requisitoria e ha inquadrato la
disavventura giudiziaria che lo ha
investito nella cornice di una
«guerra per bande» dentro
Finmeccanica. «Quando sono
approdato al vertice del gruppo —
ha raccontato in aula — ho rimosso
sacche di malaffare e rapporti
clientelari. Chi voleva lo status quo
non me l’ha perdonata. Subito è
partita un’inchiesta interna occulta
contro di me, una vera caccia alla
mia vita, un’attività di dossieraggio
Il Csm torna a occuparsi
dello scontro tra il
procuratore capo di Milano
Edmondo Bruti Liberati e
l’aggiunto Alfredo Robledo.
L’organo di autogoverno
della magistratura ha aperto
ieri un fascicolo sull’esposto
presentato da Robledo dopo
la sua esclusione dagli
interrogatori di due indagati
nell’inchiesta Expo, decisa
da Bruti Liberati. L’esposto
precedente di Robledo, che
contestava i criteri di
assegnazione di indagini, era
stato archiviato il 19 giugno.
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L’ex ad in aula a Busto Arsizio
«Il processo contro di me non è
cominciato in quest’aula. È
cominciato il giorno stesso in cui
sono stato nominato presidente di
Finmeccanica». Anche per
Giuseppe Orsi è venuto il momento
di fare dichiarazioni pubbliche. Ha
scelto l’ultima udienza del processo
che a Busto Arsizio lo vede imputato
di corruzione internazionale per la
vendita di 12 elicotteri Agusta
all’India. L’ex manager di Stato ha
fatto dichiarazioni spontanee prima
Bruti-Robledo
caso riaperto
fatta da un ex generale dei
carabinieri amico del mio
predecessore (Francesco
Guarguaglini, ndr)». Orsi mette al
centro di questa manovra il suo
nemico numero uno all’interno di
Finmeccanica, l’ex responsabile
delle relazioni esterne Lorenzo
Borgogni, che è stato anche il suo
principale accusatore nell’inchiesta.
«Dalla massa di falsità fatte
circolare da Borgogni è scaturito
anche il processo per la vendita
degli elicotteri all’India». L’ex
numero uno di Finmeccanica nega
di aver mai pagato alcun
funzionario pubblico, ma nel suo
sfogo ci tiene a smentire con
decisione un’altra accusa piovutagli
addosso: «È pura invenzione che io
abbia pagato un partito politico per
ringraziarlo della mia nomina, è
un’ipotesi grottesca e calunniosa». Il
riferimento è al presunto
finanziamento di 10 milioni che,
secondo Borgogni, Orsi avrebbe
fatto arrivare alla Lega Nord, accusa
che fino a oggi non ha preso corpo
all’interno del processo. Come
detto, ieri è iniziata anche la
requisitoria del pm Fusco, che
invece tiene ferma la sua tesi in base
alla quale, per garantirsi l’affare da
560 milioni di euro con l’India,
Finmeccanica avrebbe fatto
giungere a funzionari pubblici
indiani tangenti per 50 milioni di
euro. La richiesta di condanna è
prevista nell’udienza di domani.
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Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
Cronache 23
ILLUSTRAZIONE DI ANTONIO MONTEVERDI
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In città Poche informazioni e difficili da trovare. Ma basterebbero un database o semplici targhette
Perché non conosciamo il nome
degli alberi che vediamo sotto casa
Siamo circondati da piante bellissime di cui ignoriamo quasi tutto
di ANTONIO PASCALE
S
pesso ci ritroviamo a parlare
della natura, i paesaggi, i fiumi, i monti,le insenature, il
fascino di certi tramonti e di alcune giornate di vento. Esperienze
siffatte aumentano la nostra sensibilità al mondo che ci circonda.
Tuttavia, c’è una carenza che andrebbe colmata: gli alberi delle
nostre città. Li sfioriamo, talvolta
li tocchiamo, ma non li conosciamo. Sì, l’Italia è un bosco, come
recita il titolo del bel libro di Tiziano Fratus (Laterza) — una piacevole e istruttiva lettura — dove
si racconta del superlativo e spesso poco valorizzato patrimonio
boschivo italiano. Ma anche le
nostre città sono delle piccole oa-
Romano, due meravigliosi esemplari di Washingtonia robusta che
si trovano, tra l’altro, nel cortile
interno del corpo dei vigili del
fuoco. La coppia di palme alte più
di trenta metri, di inestimabile
valore, oltre a delimitare i Fori so-
no orientate a ovest, quindi rendono più belli e poetici i tramonti.
In autunno passeggi a Milano,
per i giardini Indro Montanelli e ti
accorgi dell’esistenza di un cipresso calvo, una particolare co-
nifera, con le fronde dolcissime,
le piccole foglie aghiformi che
prima di cadere, con un barlume
di energia supplementare, diventano rosso intenso. Si può tuttavia parlare anche dell’arruffato
carpino nero a corso di Porta Vit-
toria, a Milano. O della Canfora
secolare in un giardinetto privato,
a via Cernaia, a Roma. E i cedri, i
lecci, le querce, biancospini, gli
agrumi, i fichi, i tigli, i platani, gli
olmi, gli aceri del monte, gli aceri
negundi resistenti alla siccità —
un po’ tristi, imbronciati — e quei
pioppi dai lunghi piccioli che tremano al vento? Ogni albero potrebbe raccontare una storia: Chi
è? Da dove viene? A quale mito fa
riferimento?
La storia di Roma, per esempio,
può essere narrata attraverso la
flora. In epoca romana prevalgono gli alberi autoctoni (lecci,
querce), poi arrivano quelli importati dall’area asiatica mediterA Milano
La quercia rossa di
Piazza XXIV Maggio a
Milano fu piantata alla
fine della Prima guerra mondiale per ricordare i caduti. Oggi
l’area è transennata
per i cantieri dell’Expo
Le false percezioni
Spesso li consideriamo
immobili o cristallizzati ma
sono diversi, mutevoli, fragili
Molto simili a noi
si.
Non parlo solo di alberi monumentali e rari, ma delle tante specie arboree che troviamo lungo le
strade, alberi cresciuti accanto a
muri diroccati, a fontanelle gorgheggianti o che ci proteggono
dalle polveri sottili. Alcuni alberi
sono delle epifanie, capaci di
cambiare il tuo umore. Non si
può essere seri a 17 anni quando i
tigli lungo il viale sono verdi,
scriveva Rimbaud (Romanzo).
Tantomeno si può essere tristi
una sera di luglio, a Roma, al tramonto, quando alzi gli occhi e
noti le palme gemelle del Foro
ranea (platano, pino, melograno). In epoca rinascimentale comincia l’importazione degli alberi provenienti da altri continenti.
Poi ci sono i papi che privilegiano
gli olmi, disposti in filari e piantati in occasione dell’apertura di
una nuova chiesa, e i gelsi per i loro frutti, ecc.
Ecco, parliamo di natura, viaggiamo, fotografiamo, eppure se
cerchiamo informazioni semplici
sugli alberi delle nostre città, non
le troviamo. Mancano database,
mancano — a parte rari casi —
anche semplici ed economiche
targhette illustrative. Solo per
fornire alcuni numeri, a Roma ci
sono 300 mila alberi, di cui 150
mila su strade pubbliche, ebbene
solo pochi cittadini sono a conoscenza di questo patrimonio pubblico. Possibile che il ministero, le
Regioni, gli enti, gli uffici comunali tra tanti soldi spesi per promuovere sagre paesane e prodotti
tipici, non trovino il modo e un
po’ di soldi per fotografare e mappare gli alberi della città? Per creare un’applicazione smart, di
quelle facili da usare, così che noi
possiamo conoscere qualcosa di
più del patrimonio boschivo?
Possibile che non si trovino tecnici agrari, botanici, semplici appassionati disposti a mettere su
una start-up utile al suddetto
obiettivo?
È bello parlare di natura, ancora più utile però è conoscerla a
fondo, analizzare alcune sue specifiche dinamiche. Si eviterebbero così quelle fastidiose fallacie,
quelle che ci fanno pensare alla
natura come una madre mitologica, immobile, cristallizzata, un
contenitore di valori ancestrali.
Se, per esempio, cominciassimo
dagli alberi ci renderemmo conto
di come sono diversi, mutevoli,
alcuni imponenti, resistenti, altri
fragili, malinconici, scortecciati,
nudi, esposti alle intemperie e alla inciviltà. Così simili a noi, insomma, alla nostra immagine che
talvolta intravediamo — tra cattivi e buoni umori, e quando meno
ce l’aspettiamo — tra le fronde
degli alberi o le rughe dei tronchi.
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Il caso Sciopero dei produttori: settore a rischio, da noi il 52 per cento dell’export italiano. La replica: le montagne vanno tutelate
La qualificazione
La Toscana si divide per le cave di Michelangelo
Le donne
del bridge
ai mondiali
Il piano paesaggistico regionale
e i limiti all’estrazione di marmo
Battaglia tra ambientalisti e imprese
FIRENZE — Da due giorni
nelle cave di marmo di Carrara
c’è un silenzio irreale. Nessun
blocco estratto, nessun camion
a raccogliere le schegge, nessun martello pneumatico o
esplosioni. I pochi minatori rimasti a guardia dei bacini nei
quali Michelangelo sceglieva lo
«statuario bianco» per i suoi
capolavori incrociano le braccia. È serrata. «E ce ne saranno
altre se il consiglio regionale
adotterà quel piano infausto
voluto dalla Regione Toscana»,
denuncia Giuseppe Baccioli,
presidente degli Industriali di
Carrara, mentre a Firenze in
aula si discute, non senza polemiche, il piano paesaggistico
che regolerà l’estrazione nei siti. Un provvedimento, voluto
dall’assessore regionale al territorio, Anna Marson, e che
nella stesura originaria limitava il proliferare di cave e ne
bloccava la nascita di nuove
nell’area del parco delle Apuane, migliaia di ettari che si
estendono dall’Alta Versilia
(Lucca) alla provincia di Massa
Carrara passando per Garfa-
gnana e Lunigiana. Poi un
fronte trasversale ha molto ammorbidito in commissione i divieti con risultati deludenti: gli
imprenditori del settore lapideo hanno continuato a protestare e, con motivazioni opposte, hanno contestato il piano
anche gli ambientalisti.
Ieri a Firenze sono state pre-
sentate più di 100 mila firme
pro Apuane raccolte da Legambiente e Italia Nostra e ci sono
stati presidi davanti al consiglio regionale. «Il piano è stato
stravolto — denuncia Maria
Rita Signorini, della segreteria
nazionale di Italia Nostra —.
Sulle Apuane ogni anno sono
demolite 10 milioni di tonnel-
Il marmo scavato nella zona Apuana
(dati in milioni di tonnellate – media quinquennale)
1,1
1,5
1,2
late di montagne, bisogna fermare questo scempio».
Gli industriali presentano
altri numeri. Dicono che negli
ultimi dieci anni la quantità di
estrazione è stata costante (1,3
milioni di tonnellate annue) e
anzi è diminuita. Ma se si vanno a guardare i numeri negli
anni Settanta la quantità di
1,4
1,35
1,3
1,25
0,91
0,38
0,4
0,55
0,66
0,68
1951- 1956- 1961- 1966- 1971- 1976- 1981- 1986- 1991- 1996- 2001- 2006- 201155
60
65
70
75
80
85
90
95
2000 2005 2010 2013
Fonte: Camera di commercio di Massa-Carrara, Regione Toscana
CORRIERE DELLA SERA
blocchi estratti era meno della
metà. Battaglia anche sui numeri degli occupati: 15 mila
con l’indotto (e il 52% dell’export italiano), secondo gli
imprenditori, meno di 1.000
per gli ambientalisti e le statistiche degli estensori del piano.
«Chiediamo il riconoscimento delle cave come componente del paesaggio — sottolinea il presidente Baccioli —
perché sono bellissime e anche
risorsa turistica». Replica Giusseppe Sansoni di Legambiente:
«Sulle Apuane è in atto un disastro ecologico. Lo sfruttamento
delle cave mette in pericolo
sorgenti, biodiversità, habitat e
distrugge il parco».
Marco Gasperetti
[email protected]
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Niente medaglia, ma
accesso diretto ai
mondiali. L’ultima sfida,
contro la Germania, è stata
«fatale». Le Azzurre del
bridge scendono dal podio
ai campionati europei che
si sono chiusi ieri a
Opatija, in Croazia. Fino al
22esimo incontro erano
sul primo gradino. Poi la
sfida con le teutoniche e la
sconfitta. Le Azzurre, alla
fine, si sono piazzate
quarte. Ma il risultato è
comunque una buona
notizia: la nostra nazionale
femminile va dritta ai
mondiali di bridge.
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Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Economia
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Istat Il numero dei senza lavoro arriva a quota 3,22 milioni (127 mila in più in un anno), 700 mila sono tra i 15 e i 24 anni
FISCO E IMPRESE,
RISERVE A ROMA
Disoccupazione femminile a livelli record
SULL’INTESA
UE-SVIZZERA
A maggio il tasso sale al 12,6%, per le donne mai così alto dal 2004 (13,8%)
n un giorno il Fisco
svizzero ha aperto tre
porte. Verso l’Unione
Europea, verso gli Stati
Uniti e verso il mondo in
generale. Iniziamo dalla
prima. Svizzera e Ue hanno
siglato un’intesa sulla
fiscalità delle imprese.
Berna si è impegnata ad
abrogare alcuni regimi
fiscali e l’Ue ha confermato
che risponderà con
l’abbandono delle
contromisure previste. Il
Consiglio federale (nella
foto Eveline WidmerSchlumpf, capo del
Dipartimento federale delle
Finanze) ha per esempio
ribadito l’intenzione di
proporre l’abrogazione dei
regimi fiscali che
prevedono il trattamento
differenziato tra redditi
nazionali ed esteri. Diversi
Paesi membri dell’Ue — in
particolare l’Italia —
hanno espresso il timore
che la Svizzera introduca
nuovi regimi che in qualche
modo abbiano una
funzione compensativa e
hanno quindi ottenuto il
diritto di adottare misure
di ritorsione qualora la
Svizzera introducesse un
regime fiscale
pregiudizievole. Quanto
agli Stati Uniti, da ieri è
entrata in vigore la
normativa americana
Fatca: le banche di tutto il
mondo sono chiamate a
fornire periodicamente a
Washington i dati dei
clienti soggetti al Fisco
Usa. Anche la Svizzera deve
«piegarsi» al nuovo
regime, che pone
sostanzialmente fine al
segreto bancario nei
confronti degli Stati Uniti.
Infine, con 16 voti
favorevoli contro 9, la
commissione di politica
estera del Consiglio
nazionale svizzero ha
appoggiato i negoziati con
l’Ue per gli accordi
internazionali sullo
scambio automatico di
informazioni bancarie e si
è detta favorevole a
un’intesa con altri Paesi.
Giovanni Stringa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — In maggio il numero dei disoccupati ha raggiunto
i 3 milioni e 222 mila, 26 mila in
più di aprile e 127 mila in più di
maggio 2013. Sono queste le cifre che fotografano la situazione lavorativa italiana e che confermano la sostanziale frenata
della caduta dell’occupazione
provocata dalla crisi. Il tasso di
disoccupazione, pari al 12,6%, è
si tornato ad aumentare, dello
0,1% in termini congiunturali,
ma è rimasto al di sotto del picco registrato in gennaio-febbraio. Senza contare che sempre lievemente si è ridotto il
tasso di disoccupazione dei
giovani che resta comunque al
43%. Sale invece, in controtendenza, raggiungendo il record
storico, il tasso di disoccupazione femminile che tocca il
13,8% con 1.487 donne senza
lavoro (gli uomini sono 1 milione 735). «Il lieve incremento
del tasso generale di disoccupazione è dovuto alla componente femminile», spiegano i
tecnici dell’Istituto di statistica.
La situazione lavorativa delle
donne condiziona dunque in
negativo il quadro complessivo. E ciò anche se si guarda ai
miglioramenti sul numero de-
gli occupati, che in maggio sono stati 52 mila in più, toccando i 22 milioni 360 mila. Un dato quest’ultimo che, secondo il
ministro del Lavoro, Giuliano
Poletti, costituisce «una buona
notizia» da non trascurare. L’
aumento complessivo, spiega
in una nota il ministro, «è dovuto ad una crescita dell’occu-
pazione di 80.000 unità tra gli
uomini e, purtroppo, ad un calo
di 28.000 tra le donne. Aumenta
di 26.000 unità, ed è un’apparente contraddizione, il numero dei disoccupati come saldo
tra 54.000 unità in più per le
donne e 29.000 in meno per gli
uomini. Il dato è evidentemente legato al fatto che «sta cre-
scendo il numero delle persone
che tornano a cercare lavoro». E
può essere un primo indizio del
fatto che «si guarda con maggiore fiducia alla possibilità di
trovare un’occupazione». Per
quanto riguarda i disoccupati
«diminuisce, pur restando a livelli inaccettabilmente alti, il
tasso della disoccupazione gio-
vanile: dal 43,3 al 43%». La situazione complessiva dell’occupazione nel Paese — conclude quindi il ministro — «resta,
ovviamente, difficile, in linea
con una fase di transizione tuttora in corso. Non sarebbe corretto, però, non cogliere i segnali positivi che si registrano e
che confidiamo possano conD’ARCO
Il lavoro che manca in Italia e in Europa
OCCUPATI
TASSO DI DISOCCUPAZONE
Maggio 2013-maggio 2014,
dati destagionalizzati, valori assoluti
in migliaia di unità
Maggio 2013-maggio 2014,
dati destagionalizzati, valori percentuali
Valori assoluti
Medie mobili a tre termini
NEI PRINCIPALI
PAESI UE
EU 28
Valori %
10,3%
Medie mobili a tre termini
25,1%
Spagna
22.500
12,7
22.400
12,4
22.300
12,1
22.200
11,8
M G L A S O N D G F M A M
2013
Francia
10,1%
5,1%
Germania
M G L A S O N D G F M A M
2014
2013
Inghilterra
6,6%*
2014
*marzo 2014
Fonte: Istat, Eurostat
solidarsi nei prossimi mesi». In
linea con quella di Poletti è la
lettura dei dati Istat data dalla
Confcommercio secondo cui i
dati sull’andamento del mercato del lavoro nel mese di maggio «lasciano intravedere i primi segnali di assestamento»
delle dinamiche dell’occupazione. È «un buon segno» la
crescita degli occupati dopo un
biennio caratterizzato da una
sensibile riduzione delle persone impiegate nel processo produttivo (-724 mila tra gennaio
2012 e dicembre 2013) e nonostante l’ulteriore sviluppo del
numero dei disoccupati. Uno
sviluppo che è stato però, osserva ancora la Confcommercio, meno accentuato del passato (32 mila dalla fine del
2013, a fronte dei 761 mila registrati tra gennaio 2012 e dicembre 2013), «con una sostanziale
stabilizzazione del tasso di disoccupazione attestato da un
trimestre al 12,6%».
«Per invertire il trend sulla
disoccupazione bisogna investire nel lavoro», ha tagliato
corto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.
Stefania Tamburello
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Stato e mercato Restituito in anticipo il prestito al ministero dell’Economia, l’istituto ha versato 329 milioni di interessi
Montepaschi, maxi rimborso al Tesoro per 3,5 miliardi
MILANO — Pagare 3,5 miliardi di debiti verso lo Stato,
evitare la nazionalizzazione, sia
pure parziale, trovare ben 5 miliardi in aumento di capitale
grazie ai mercati tornati positivi
e allo spread calato di oltre 100
punti, avere la forza di affrontare «la nuova sfida degli stress
test» della Bce: i passaggi non
erano facili per il Montepaschi, e
il presidente Alessandro Profumo e l’amministratore delegato
Fabrizio Viola non nascondono
la soddisfazione per essere riusciti nella missione.
«Quella di oggi è una giornata storica. Abbiamo versato tre
miliardi di Monti bond più 455
milioni di interessi», ha detto
ieri Viola (329 di interessi e 125
come sovrapprezzo). «Ci siamo
levati un bel peso. Siamo soddisfatti perché abbiamo reso un
piccolo servizio al Paese, che ha
fatto anche un buon affare»,
avendo guadagnato circa il 9%
sull’investimento nei Monti
bond (4,071 miliardi totali), come ha confermato ieri il ministero dell’Economia. E Profumo:
«Quando siamo giunti qua non
era scontato che riuscissimo a
rimborsare gli aiuti di Stato. Ora
dobbiamo essere una banca
normale che deve far bene». Oggi i due banchieri si godranno il
Palio molto più rilassati.
Viola e Profumo ieri hanno
parlato a margine del convegno
senese di Confindustria, dov’era
presente anche Deryck Mau-
ghan, membro del consiglio di
amministrazione di BlackRock,
accreditato di un 3,2% circa di
Mps. Ci vorranno circa 15 giorni
per avere una mappa completa
dei nuovi soci. Per Viola e Profu-
mo l’azionariato sarà «molto
diffuso e frazionato, con un’assoluta preponderanza di investitori esteri». Anche la Fondazione Mps, pur ridotta al 2,5%, si
è salvata e ha costruito un noc-
ciolo duro di azionisti con
l’americana Fintech Advisory
(4,5%) e la brasiliana Btg Pactual
(2%). Potrebbero essere loro a
dettare la linea — insieme con i
soci storici come le Coop e Axa
— nel prossimo futuro.
La scommessa degli investitori è comunque per una forte
ripresa di valore della banca. Il
titolo sta già dando soddisfazioni a chi ha sottoscritto le azioni a
In Borsa dopo l’aumento di capitale
1,54
D’ARCO
I
Ieri
1,536 euro
+8,55%
1,52
1,50
1,48
1,46
1,44
1,42
1,40
Vertici Il presidente del Monte dei Paschi di
Siena, Alessandro Profumo, con l’amministratore delegato Fabrizio Viola
1,38
30 GIUGNO
01 LUGLIO
Risorse complessive per 2,185 miliardi
Fsi-Kuwait,
costituita
la joint-venture
Il Fondo strategico italiano (controllato dalla
Cassa depositi e prestiti) si allea con il fondo
sovrano del Kuwait (KIA) e costituisce Fsi
Investimenti, società con risorse
complessive pari a 2,185 miliardi e
controllata dagli italiani per il 77%. In Fsi
Investimenti finiranno tutte le partecipazioni
attualmente detenute in portafoglio, ad
esclusione della partecipazione in Generali,
per la quale è contrattualmente prevista la
vendita entro fine 2015, e del 40% di Ansaldo
Energia, oggetto di cessione a Shanghai
Electric.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
1 euro, visto che dopo due giorni post aumento Mps vale 1,53
euro (ieri +8,55%). Una ripresa
di valore frutto anche del forte
taglio dei costi impresso dal management, pari a circa 600 milioni. Il grosso verrà dalla riduzione del personale di complessive 8 mila unità (4 mila circa già
realizzate) secondo l’accordo
con la Commissione europea.
Soddisfazione per il buon esito dell’aumento Mps è arrivata
ieri dal Tesoro, che è creditore
ancora per 1,071 miliardi residui di Monti bond, da rimborsare nel 2015 per 600 milioni e nel
2016 per i restanti 450 milioni.
Anche su questi andranno calcolati gli interessi (almeno del
9,5%). Nell’esprimere «il proprio apprezzamento per l’impegno profuso dal management»,
il ministero guidato da Pier Carlo Padoan sottolinea che l’aiuto
pubblico ha «consentito di evitare rischi per la stabilità del sistema bancario» contribuendo
al risanamento della banca e
evitandone la nazionalizzazione. E ricorda che «durante la crisi finanziaria lo Stato italiano sia
dovuto intervenire con misure
di supporto al capitale in misura
estremamente più contenuta»
rispetto agli altri Stati Ue «a testimonianza di un sistema finanziario solido, capace di fronteggiare situazioni di difficoltà
profonde e prolungate».
Fabrizio Massaro
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Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
In cerca di occupazione
a maggio
I GIOVANI
Italia
(15-24 anni)
22,2%
Due amiche, i fondi della Regione
«Così abbiamo aperto un bistrot»
«casse» grezze di legno di un’azienda
che produce rotative per la stampa. «In
banca ci hanno concesso un piccolo
prestito senza presentare alcuna
garanzia dei genitori — spiega Anna
—. Gli incentivi per l’autoimprenditorialità erano troppo
complicati da avere e avevamo fretta di
cominciare». Piuttosto le due amiche
di infanzia hanno appena avuto un finanziamento a tassi
agevolati a rimborso del fido bancario usufruendo della
garanzia della Regione Piemonte. Con la srl a un euro?
«No, la commercialista riteneva costasse di più».
Federico, perito elettronico
«Mi chiameranno entro 4 mesi»
23,3%
Paesi area euro
(under 25 anni)
Un mese ancora per restare a Milano, poi tornerà a casa
sua, Policoro, provincia di Matera: «Troppe spese, pago
320 euro al mese di affitto per un posto letto in una
camera doppia vicino piazzale Lodi». Federico Ventruto
(nella foto), 25 anni, è diplomato perito elettronico. Ha
lavorato come «scaffalista» e commesso in un
supermercato di Rocca Imperiale nel Cosentino, poi ha
deciso di venire a Milano perché — dice — «ci sono più
opportunità». Il 9 maggio si è registrato al portale
LE DONNE
13,8%
Tasso di disoccupazione
femminile in Italia
LA GARANZIA GIOVANI
Ri. Que.
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Andrea Ducci
Fabio Savelli
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98.186 i registrati al portale Garanzia
Giovani dal 1° maggio 2014
IL BONUS LETTA
22.000 il numero di domande di prenotazione
arrivate all’Inps per l’assunzione agevolata
di giovani under 29
governativo Garanzia Giovani perché
gli hanno assicurato che entro quattro
mesi verrà chiamato per un lavoro o
uno stage. Il telefono finora non ha
suonato, ma lui non si dispera
mandando curricula ovunque. Il suo
sogno è occuparsi di assistenza
informatica, ma il settore è
inflazionato e gli stipendi non troppo
allettanti. Eppure ha già avuto diversi colloqui con le
agenzie interinali (Manpower, Randstad) e in fondo
spera che qualcosa si muova a breve. Entro luglio.
F. Sav.
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La staffetta con gli anziani
«Io over 40 mi metterò in proprio
Ma basta con incentivi inutili»
Gli occupati sono tutti sereni allo stesso modo. Ma il disagio dei
disoccupati è diverso da caso a caso. Conta anche l’anagrafe. Ci
sono i giovani senza lavoro. Sul fronte opposto i cinquantenni a
caccia di assunzione. Spesso più preoccupati. «La mia fortuna in
questa fase è non avere una famiglia da mantenere», valuta
Lamberto Boccato, 45 anni, capo contabile (nella foto). Per lui al
danno si è aggiunta la beffa: «Mi ero licenziato perché mi
avevano assicurato l’assunzione da un’altra parte. Poi è saltato
tutto al momento della firma». «Ho fatto numerosi colloqui, ma
non ho risolto ancora nulla. Ora sto
pensando di mettermi in proprio»,
continua Boccato che fa parte
dell’associazione Lavoro Over40. Che cosa
chiedono gli iscritti? «L’eliminazione dei
mille incentivi alle assunzioni che non
hanno mai funzionato nemmeno nella
nostra fascia d’età — risponde il
presidente, Giuseppe Zaffarano —. E un
taglio drastico al cuneo fiscale». Scarsa la fiducia nella staffetta
giovani-anziani: «Pochi possono permettersi uno stipendio
basso a fine carriera».
D’ARCO
CAPITANERIA DI PORTO DEL COMPARTIMEMTO MARITTIMO
DI MAZARA DEL VALLO
AVVISO
Il Capitano di Fregata (CP) sottoscritto, Comandante del Porto e Capo del Compartimento Marittimo di Mazara del Vallo:
PREMESSO: che la ditta “MARICONSULT S.p.A” con sede in Milano, nella via
G.Gozzi n. 1/A, in qualità di Procuratrice Speciale della TRANSMEDITERRANEAN
PIPELINE COMPANY L.T.D. (T.M.P.C.), con sede legale a Jersey - Channel Islands,
è titolare dell’Atto Formale Quindicennale Rep. n. 1988/5 del 15/12/1992 scaduto in
data 14.12.2007 e Atto Formale Trentennale Rep. n. 2371/2000 del 15/12/2000 scaduto in data 10.10.2009, per il mantenimento del gasdotto Algeria - Italia occupante
un’area demaniale di mq. 20.000 e di mq. 86850 del fondo del Mare Territoriale antistante la località “Capo Feto” del Comune di Mazara del Vallo;
PREMESSO: altresì che, come disposto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Direzione Generale Dei Porti, nelle more della definizione dell’iter istruttorio
volto al rinnovo degli atti formali sopracitati, la ditta ha provveduto al pagamento dei
canoni demaniali fino al 31/12/2013;
VISTA: l’istanza della citata ditta intesa ad ottenere il rinnovo e relativa unificazione
delle pregresse concessioni in una unica da assentire per Atto Formale Trentennale
a far data dal 10.10.2009 per l’occupazione di mq.11.103 di arenile e mq. 86.056 di
fondo del mare territoriale, di cui mq. 58.004 interessato da condotte interrate e
mq. 28052 interessato da condotte posate sul fondo del mare.
VISTO: l’art. 18 del Regolamento al Codice della Navigazione;
RENDE NOTO
Che la predetta istanza - consultabile sul sito www.guardiacostiera.it/mazaradelvallo
- ed il tipo planimetrico con l’individuazione dell’area demaniale ed il relativo specchio
acqueo richiesti in concessione, rimarranno depositati presso l’Ufficio Demanio della
Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo, a disposizione del pubblico, per un periodo
di 20 (venti) giorni consecutivi dalla data di affissione del presente avviso.
INVITA
Tutti coloro che fossero interessati a presentare per iscritto alla Capitaneria di Porto
di Mazara del Vallo, entro il perentorio termine suindicato, eventuali osservazioni che
ritenessero opportune a tutela dei loro eventuali diritti con l’avvertenza che, trascorso
il termine stabilito, si darà ulteriore corso all’istanza inerente la richiesta di rinnovo
della concessione di cui in premessa.
Mazara del Vallo, lì 05/06/2014.
IL COMANDANTE
C.F.(CP) Davide ACCETTA
COMUNE DI GIUNGANO
Provincia di Salerno
ESTRATTO BANDO DI GARA Prot. N. 2101 del 25.06.2014
per l’appalto dei lavori di Realizzazione strada di collegamento con l’area PIP e di una struttura
finalizzata allo sviluppo, alla allocazione di microimprese e alla gestione centralizzata dei
servizi, mediante procedura aperta o pubblico incanto. Importo dell’appalto: € 3.208.179,97,
di cui € 12.228,690 per attuazione piani di sicurezza. Categoria OG3 Classifica IV importo
€ 2.194.300,85; prevalente 68,55%. Categoria OG10 Classifica I importo € 255.834,35;
scorporabile e subappaltabile 8%. Categoria OG1 Classifica II importo € 437.659,43; scorporabile
e subappaltabile 13,69%. Altre lavorazioni per € 308.156,65 scorporabile e subappaltabile
9,65%. Corrispettivo a misura. Termine ultimo per ricezione offerte: ore 13,00 del giorno
06 agosto 2014. Bando integrale nel sito del Comune: www.comunegiungano.gov.it.
Il responsabile del Servizio Settore Tecnico LL.PP.
Geom. Gaetano Mandia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
CONSORZIO PER L’AREA
DI SVILUPPO INDUSTRIALE DI FOGGIA
Via Mons.Farina 62 - 71100-FOGGIA
telefono 0881-307111 - fax 0881-307240
AVVISO DI GARA AFFIDAMENTO LAVORI
E’ indetta dal CONSORZIO ASI DI FOGGIA gara con
procedura aperta l’affidamento dell’appalto dei lavori:
PROGETTAZIONE ESECUTIVA E ESECUZIONE DEI
LAVORI DI MESSA IN SICUREZZA IDRAULICA AGGLOMERATO ASI DI INCORONATA - Regione Puglia
- P.O. FESR 2007-2013 - Asse II - Linea di Intervento 2.3 - Azione 2.3.5- INTERVENTI DI AREA
VASTA CAPITANATA 2020 e FONDI CIPE. CUP
I72J11000090006 - CIG 5800106EDF - n. gara AVCP:
5637902. Importo complessivo dell’appalto EURO
=3.232.290,10= di cui EURO 79.841,55 non soggetti
a ribasso per attuazione dei piani di sicurezza. Categoria prevalente OG8: classifica IV; cat. scorporabile
OG3 e OG6 di classifica. Luogo di esecuzione: COMUNE DI FOGGIA - AGGLOMERATO ASI Incoronata;
Corrispettivo a corpo ai sensi del combinato disposto
degli artt. 81 comma 1 e 82 commi 2 lett.b e s.m.i.
del F.Lgs. 163/2006. Il bando integrale ed il disciplinare di gara sono disponibili sul sito internet
www.asifoggia.it. Avvisi Bandi e Gare. L’avviso di
gara è stato pubblicato sulla GURI n. 68 in data
18giugno 2014. Termine ricezione offerte: 30 luglio
2014 ore 12.00. TERMINE DI ESECUZIONE: giorni
240 (duecentoquaranta) naturali e consecutivi decorrenti dalla data di consegna dei lavori. E’ prevista
l’anticipazione sul prezzo di appalto ai sensi dell’art. 26 ter del DL 69/2013 convertito in Legge
98/2013. CRITERIO DI AGGIUDICAZIONE: Offerta
economicamente più vantaggiosa ai sensi dell’art. 83
del d.lgs. n. 163 del 2006 es.m.i. e del vigente DPR
207/2010, individuata sulla base di elementi di valutazione e relativi fattori ponderali esplicitati nel Disciplinare di gara; Ufficio ASI di Foggia - via Monsignor
Farina 62 - FOGGIA. tel. 0881307229.
Responsabile del procedimento
geom. Michelarcangelo MARSEGLIA
Direttore GENERALE ASI
Michelarcangelo MARSEGLIA
EXPO 2015 S.P.A.
Avviso di esito di gara esperita
1) AMMINISTRAZIONE AGGIUDICATRICE: Denominazione: Expo
2015 SpA - Indirizzo: via Rovello 2 - 20121 Milano (MI) - Indirizzo
del profilo del committente: http://www.expo2015.org/gare-e-appalti. Punto di contatto: Expo 2015 SpA, via Pisacane n.1, 20016
Pero (Milano) Pec: [email protected] 2) PROCEDURA DI
AGGIUDICAZIONE: Procedura aperta. 3) OGGETTO DELL’APPALTO:
Lavori per l’esecuzione delle opere del “PROGETTO VIE D’ACQUA ANELLO VERDE-AZZURRO”. (CUP D43H12000020005; CIG
5491165CB2). 4) DATA DI AGGIUDICAZIONE: 15 maggio 2014. 5)
CRITERI DI AGGIUDICAZIONE: A corpo secondo criterio dell’offerta
economicamente più vantaggiosa. 6) NUMERO DELLE OFFERTE RICEVUTE: Undici. 7) ANAGRAFICA AGGIUDICATARIO/I: costituenda
ASSOCIAZIONE TEMPORANEA D’IMPRESE tra FAVINI COSTRUZIONI SRL DEL GRUPPO FAUSTINI SPA (Capogruppo Mandataria
in Avvalimento), PROFACTA SPA DEL GRUPPO FAUSTINI SPA (Ausiliaria), BOLPAGNI REGINALDO & C - SAS, DAF COSTRUZIONI
STRADALI SRL, RIVA GIARDINI SPA (Mandanti). 8) IMPORTO A
BASE DI GARA: EURO 12.462.500,00, di cui EURO 11.831.300,00
per lavori (al netto del ribasso di gara) ed EURO 631.200,00 per oneri
della sicurezza (non soggetti a ribasso) - Esenzione IVA ai sensi del
Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 10/07/2012,
G.U. n. 203/2012. 9) VALORE OFFERTA: Ribasso del 29,699%. 10)
PUBBLICAZIONE GARA: Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea n.
2013-173178 del 24 dicembre 2013 e Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana V Serie Speciale - Contratti Pubblici n. 151 del 27
dicembre 2013.
Il Responsabile Unico del Procedimento - Ing. Carlo Chiesa
REGIONE SICILIANA
ASSESSORATO BENI CULTURALI e dell’IDENTITA’ SICILIANA
DIPARTIMENTO BENI CULTURALI, e dell’IDENTITA’ SICILIANA
SOPRINTENDENZA Al BENI CULTURALI ED AMBIENTALI di SIRACUSA
AVVISO DI ESITO DI GARA
Si rende noto l’esito della gara di appalto del “PROGETTO DI POTENZIAMENTO DEL SISTEMA BIBLIOTECARIO PROVINCIALE POLO DI SIRACUSA
(SBR)”; CUP: G39C11000430006, CIG: 554806366B, celebrata con procedura
aperta ai sensi del D.lgs. 163/2006 in data 06/05/2014 presso la Soprintendenza
BB.CC.AA. U.O.X, Piazza Duomo, 14, 96100 Siracusa.
Importo a base d’asta euro 228.803,13 di cui:
- Oneri di sicurezza non soggetti a ribasso pari ad € 250,00
- Importo a base d’asta soggetto a ribasso € 228.553,13
Imprese partecipanti n. 3.
Imprese escluse nessuna.
Impresa Aggiudicataria: Nexus sistemi informativi srl con sede in via Dante da
Castiglione, 33 50125 Firenze offerta più bassa: € 161.929,89 pari al netto del
29,15% di ribasso. Il testo dell’aggiudicazione definitiva è disponibile sui siti internet www.regione.sicilla.it/beniculturali e www.euroinfosicilia.it.
Il Responsabile unico del procedimento - Dott.ssa Giuseppa Marzia Scialabba
IL SOPRINTENDENTE - Dott.ssa Beatrice Basile
REGIONE SICILIANA
AZIENDA OSPEDALIERA
OSPEDALI RIUNITI
PAPARDO-PIEMONTE
MESSINA
L’Azienda Ospedaliera Osp. Riuniti
Papardo-Piemonte, con delibera
n. 529 del 12/06/2014, ha provveduto ad aggiudicare la procedura
aperta, per la fornitura biennale, di
“Dispositivi medici ed accessori”
occorrente al Laboratorio UFA e
all’U.O. di Oncologia Medica dell’Azienda medesima. N. Gara
5097930. Gli operatori economici
interessati, potranno visionare e/o
scaricare le risultanze di gara sul
sito www.aorpapardopiemonte.itbandi di gara.
Il Direttore Amministrativo
Dr.ssa Elvira Amata
ESU DI PADOVA
Bando di gara C.I.G.: 5814683C32
L’ESU di Padova, Via San Francesco 122 Padova - Ufficio Gare - Telefono +39
0498235622 - Fax +39 0498235624 - e-mail
[email protected] - in esecuzione del decreto del Direttore n. 125 del 15/05/2014 indice una procedura aperta da aggiudicarsi
con il criterio dell’offerta economicamente
più vantaggiosa, per l’affidamento del servizio di gestione e manutenzione evolutiva del
sistema informatico aziendale SIE (Sistema
informatico ESU). Durata tre anni, con
opzione di ripetizione di servizi analoghi ex
art. 57 D.lgs 163/2006. Valore stimato:
€ 300.000,00 IVA esclusa, per i primi tre
anni. Termine di ricezione delle offerte ore
12:00 giorno 08/08/2014. Tutte le informazioni e la documentazione di gara sono disponibili sul sito www.esu.pd.it. Il Bando
integrale relativo alla presente procedura è
stato inviato alla GUE in data 24/06/2014.
Il Direttore - Dott. Stefano Ferrarese
COMUNE DI GIUNGANO
Provincia di Salerno
ESTRATTO BANDO DI GARA Prot. N. 2103 del 26.06.2014
per l’appalto dei lavori di Realizzazione di un centro sportivo integrato con attività
per il benessere fisico mirato allo sviluppo urbano ed al miglioramento della qualità
della vita, mediante procedura aperta o pubblico incanto. Importo dell’appalto:
€ 3.450.000,00, di cui € 62.100,00 per attuazione piani di sicurezza. Categoria OG1
Classifica IV-bis importo € 2.655.832,19; prevalente 78,40%. Categoria OG11 Classifica
III importo € 732.067,81; scorporabile e subappaltabile 21,60%. Corrispettivo a misura.
Termine per ricezione offerte: ore 13,00 del giorno 08 agosto 2014. Bando integrale nel
sito del Comune: www.comunegiungano.gov.it.
Il responsabile del Servizio Settore Tecnico LL.PP.
Geom. Gaetano Mandia
Auto senza polizza
a quota 3,5 milioni
ROMA — La congiuntura è sfavorevole, ma i conti tornano. Lo
scorso anno la raccolta nel settore assicurativo ha raggiunto 165
miliardi di euro, crescendo del 22% nel ramo vita a fronte di una
flessione del 4% nel ramo danni. Il dato è una delle indicazioni contenute nella relazione annuale dell’Ania (Associazione nazionale
imprese assicuratrici), illustrata ieri dal presidente, Aldo Minucci.
La tenuta della raccolta fa il paio con l’utile complessivo del comparto nel 2013: circa 5 miliardi di euro. A contribuire al risultato
sono oltre 2 miliardi di utili ottenuti «grazie, soprattutto, al miglioramento nel ramo Rc auto». Al di là dei numeri nella relazione di
Minucci viene ribadita la disponibilità da parte del sistema assicurativo a «dare un contributo per favorire il passaggio a un più ampio, liquido ed efficiente sistema finanziario». In sostanza, una
parte degli attivi delle compagnie (circa 560 miliardi investiti per
metà in titoli di Stato) potrebbe essere impiegata «in forme alternative, siano esse rivolte al finanziamento delle imprese o di opere
infrastrutturali». L’apertura è in linea con il recente provvedimento
del governo, che consente alle
«assicurazioni di svolgere
direttamente l’attività di conI costi
cessione di finanziamenti alle
Il presidente Minucci:
imprese». Nel suo intervento
il costo medio
Minucci ha inserito un cavallo
di battaglia delle imprese assidei contratti
curative: una polizza obbligaRc è calato del 10%
toria che copra il patrimonio
abitativo privato italiano dal
rischio catastrofale. Il modello
suggerito dall’Ania prevede un limitato «intervento economico a
carico dello Stato a una predeterminata percentuale del danno subito (per esempio il 50%)». Le imprese assicurative potrebbero, insomma, offrire la copertura con l’ausilio di un consorzio, di cui lo
Stato (ogni anno il risarcimento dei danni da catastrofi naturali
raggiunge in media 3,3 miliardi) sarebbe riassicuratore di ultima
istanza, al fine di fronteggiare eventi eccezionali. Ania quantifica in
un miliardo la «riduzione del costo dei risarcimenti da parte dello
Stato». Sul versante dei prezzi delle polizze Rc auto Minucci rivendica una diminuzione del 10% del prezzo medio. Il calo del costo dei
sinistri (-14% nell’ultimo biennio) è dovuto alla crisi economica,
che ha spinto gli automobilisti a ridurre l’uso dei veicoli. Prima che
la ripresa economica determini «un inevitabile aumento dei sinistri» occorre intervenire. La soluzione risiede nell’adozione delle
tabelle di valutazione del danno biologico e nel contrasto alle frodi.
C’è infine la piaga degli automobilisti che circolano privi di assicurazione. Nel 2013 circa 3,5 milioni di veicoli, pari all’8% del totale
degli automezzi, sono circolati senza una copertura.
Garanzia Giovani
Europa a 28 Paesi
(under 25 anni)
Fonte: Istat, Eurostat
Ania «Pronti a finanziare le imprese»
Imprenditorialità rosa
«Un attimo, sto asciugando le posate». Risponde trafelata
Anna Ferrarotti (nella foto con la sua «socia», Lucilla
Cagnoni, in occasione del primo compleanno dell’attività),
28 anni, architetto. Da due ha aperto con Lucilla, laurea in
teorie e tecniche della Comunicazione a Milano, un bistrot
nel centro di Vercelli. Un locale con aree gioco per
bambini, ritrovo di avvocati in giacca e cravatta per gli
«spuntini» di metà giornata, un’attività (quasi) a costo
zero perché il mobilio è frutto di regali da parte dei parenti
mentre il bancone del bar è stato creato riadattando delle
43%
Economia 25
italia: 51575551575557
L’Ente Aut. Giffoni Experince nelle more
dell’ammissione a finanziamento sull’integrazione al Piano Azione e Coesione III per
il proggetto Giffoni Experience 2014
avente CUP: E 89 D 14000 22000 8, afferente l’implementazione di altro progetto
già ammesso a finanziamento con apposto D.D.G.R.C.
COMUNICA
Che è stata avviata la seguente procedura:
- FESTIVAL DIFFUSO per la 44° edizione
del GEX 2014. - CIG: 583765594B - Affidamento diretto art. 57 comm. 2 lett.
B D.lgs 163/06;
Per maggiori dettagli visionare il sito dell’AVCP inserendo il CIG o consultare il sito
dell’Ente www.giffonifilmfestival.it sezione “Imprese”.
Il RUP
Vincenzo Barletta
Per la pubblicità
legale e finanziaria
rivolgersi a:
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Via Rizzoli, 8
20132 Milano
Tel. 02 2584 6665
02 2584 6256
Fax 02 2588 6114
Vico II San Nicola
alla Dogana, 9
80133 Napoli
Tel. 081 49 777 11
Fax 081 49 777 12
Via Valentino Mazzola, 66/D
00142 Roma
Tel. 06 6882 8650
Fax 06 6882 8682
Via Villari, 50
70122 Bari
Tel. 080 5760 111
Fax 080 5760 126
26
italia: 51575551575557
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
Economia 27
italia: 51575551575557
Il caso Accolto il lodo arbitrale sulle azioni che spettano al fondatore Bernardo. Le scritture private
«Proprietà Esselunga, ha ragione Caprotti»
La Corte d’Appello rigetta il ricorso dei figli Violetta e Giuseppe
Il patron dell’Esselunga Bernardo Caprotti si aggiudica un
punto importante nel lungo
contenzioso con i figli Giuseppe
e Violetta. La Corte d’Appello di
Milano ha confermato con una
sentenza di 45 pagine le conclusioni del lodo arbitrale sulla
proprietà delle azioni del gruppo, favorevoli al padre e impugnate dai figli.
La prima sezione civile della
Corte d’Appello presieduta da
Ersilio Secchi (con Rosella Boiti,
relatore, e Francesca Fiecconi)
ha ritenuto di particolare rilevanza il contenuto delle scritture private del 1966 tra Bernardo
Caprotti e i figli, dalle quali è ritenuto si ricavi che le azioni erano state intestate a Giuseppe e
Violetta in via meramente fiduciaria con il diritto del padre di
rientrare nella piene proprietà
con una semplice comunicazione alla società fiduciaria.
Per effetto di quelle scritture
private dal 1996 al 2011 la proprietà della holding che controlla Esselunga, formalmente intestata a Unione fiduciaria, era attribuita in usufrutto al padre e ai
figli in proprietà. Un assetto che
in teoria avrebbe dovuto garantire la direzione imprenditoriale
al capostipite e predeterminare
le condizioni per una successione senza ostacoli. Bernardo Caprotti però nel 2011 ha chiuso il
contratto fiduciario e ha ripreso
il pieno controllo delle azioni di
Supermarkets Italiani. Poteva
farlo? Secondo i figli no. «Vedremo cosa diranno i giudici», aveva dichiarato Violetta al Corriere
della Sera nel gennaio di que-
88 anni Bernardo Caprotti
st’anno, in attesa appunto della
sentenza della Corte d’Appello,
Depositata ieri dopo che i giudici hanno deciso il 5 marzo.
La Corte ha ripreso quanto già
osservato dal collegio arbitrale,
composto da Pietro Trimarchi
(presidente) Natalino Irti e Ugo
Carnevali, che con il lodo deliberato nel luglio 2012 aveva dichiarato la piena ed esclusiva
proprietà di Bernardo Caprotti
delle azioni Supermarkets Italiani e la validità, efficacia e legittimità delle istruzioni date a
Unione fiduciaria dal patron nel
2011 volte a ottenere la girata in
proprio favore dei titoli.
In particolare la Corte ha richiamato testualmente il verdetto arbitrale relativamente al
fatto che «il principio pacta sunt
servanda, invocato da Bernardo
Caprotti, esprime un principio
di diritto ma anche un fondamentale principio di giustizia
sostanziale, né sussistono nel
presente caso particolarità che
facciano apparire equo derogarvi». Viene poi sottolineato che
«le azioni derivanti dagli aumenti di capitale erano state
sottoscritte da Giuseppe e Vio-
Vertice a Palazzo Chigi
«Alitalia-Etihad
passi avanti rilevanti»
«Stiamo arrivando al rush finale», è stato
il commento a tarda sera del ministro
delle Infrastrutture Maurizio Lupi dopo il
vertice fiume a Palazzo Chigi con le
banche, chiamate ad accordarsi sui 565
milioni di crediti da cancellare (un terzo)
o convertire in equity. «Abbiamo fatto
qualche altro passo avanti», ha
confermato il sottosegretario alla
presidenza Graziano del Rio. Sul tavolo
c’è un equilibrio da raggiungere sui
sacrifici di Intesa Sanpaolo (esposta per
280 milioni), Unicredit (140), Mps e
Popolare di Sondrio (90 a testa). Il Monte,
ma anche altre banche, avevano fin qui
puntato i piedi per non vedere trattati
alcuni finanziamenti per factoring e
sconto effetti alla stregua di crediti
chirografari non garantiti. Ora sembra
che l’accordo sia a portata di mano. Da
oggi riparte il confronto con i sindacati
sui 2.251 esuberi chiesti da Etihad.
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Sergio Bocconi
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Le matricole
Industria A giugno crescita del 3,8%. Quota Fiat al 27,1%
Immatricolazioni auto,
arriva un piccolo segno più
MILANO — Un anno fa, nello
stesso periodo, era ai livelli più
bassi dal 1978. Il recupero è
dunque relativo. Ma pur sempre
recupero è: giugno 2014 riporta
il mercato dell’auto in attivo e,
se le immatricolazioni non vanno comunque oltre quota
127.489, il +3,8% su giugno 2013
consente di riguadagnare qualche punto anche su basa annua
e di fissare al 3,3% l’incremento
medio del primo semestre.
È, ancora, solo il pallido accenno di una ripresa che non è
detto possa consolidarsi nel secondo semestre. Tanto più che,
come sottolinea il Centro Studi
Promotor, il rimbalzo è fin qui
dovuto «esclusivamente agli ac-
letta con denaro fornito dal padre attraverso donazioni la cui
natura simulata (simulazione
relativa), già espressamente
concordata nelle scritture del
1996, non è mai stata messa in
discussione nel corso del procedimento arbitrale, pertanto i figli sotto questo aspetto non
hanno subito alcun sacrificio
patrimoniale tale da giustificare
una appropriazione delle azioni
già oggetto dei mandati fiduciari». Sempre riprendendo il lodo,
con le scritture del 1996 «Giuseppe e Violetta hanno attribuito al padre la più ampia e discrezionale facoltà, esercitabile in
qualsiasi momento e anche senza preavviso, di intestare a sé
medesimo o di cedere a terzi le
azioni. I figli perciò non potevano considerare i titoli come ormai definitivamente acquisiti al
loro patrimonio, e non possono
ora sostenere di essere stati inopinatamente spossessati delle
azioni».
È difficile immaginare che la
partita si chiuda qui. Però dalla
sentenza il capostipite esce rafforzato nella «presa» sui titoli.
Ieri, a Prato, l’imprenditore di 88
anni, commentando il passo indietro del concorrente «storico»
Turiddo Campanini, che ha lasciato la guida di Unicoop Firenze, ha detto: «Non ho capito perché lo ha fatto, è giovane ed
energico...del resto potrebbe capitare anche qua», riferendosi al
nuovo superstore Esselunga
aperto ieri, «dovrei lasciare anche io, vedremo».
quisti delle aziende». Insomma:
i privati continuano a non comprare, a dimostrazione del fatto
che la grande crisi (o la grande
paura del futuro) non è del tutto
finita. Perciò gli operatori del
settore, a partire dalla filiera
delle imprese automotive riunite nell’Anfia, ringraziano il governo per l’attenzione dimostrata e però sollecitano segnali
concreti. Da tradurre, questa
volta, non nei classici incentivi
alla rottamazione: è un accesso
facilitato al credito per i consumatori la richiesta ripetuta ieri,
dopo la diffusione dei dati.
Il giugno in grigio di un mercato molto vicino alla stagnazione è un giugno in grigio più o
meno per tutti i costruttori. Fiat
Chrysler rispecchia la media.
Risale un po’ meno del comparto, e il +2,8% con cui archivia il
mese lima la quota del gruppo al
27,1% dal 27,9% di maggio. Sui
sei mesi, tuttavia, il bilancio italiano del Lingotto resta in rosso:
127.489
le immatricolazioni nei
primi sei mesi dell’anno. Il
3,8% in più rispetto al
giugno 2013, mese con i
risultati peggiori dal ‘78
le performance dei brand Fiat e
Jeep( un +4,7% per il primo, grazie soprattutto alla «famiglia
500» e alla Panda; un +43% per il
secondo, che continua la serie
di incrementi a doppia cifra abbondante) non sono sufficienti
a raggiungere il pareggio: 0,6%
la perdita da gennaio.
Compensa ampiamente, come sempre, l’attività americana.
Ieri era giorno di numeri anche
per gli Usa. E quei numeri confermano una volta di più la forte
ripresa di Chrysler e la veloce
corsa di Fca tra i consumatori
statunitensi. I marchi di Auburn
Hills mettono a segno il miglior
giugno dal 2007 con un ulteriore +9% (contro il —5,8% di Ford
e il +1% di Gm). E la stessa presenza diretta Fiat, per quanto
piccola, dà il proprio contributo: la «famiglia 500» viaggia al
rialzo (+11%) per il settimo mese consecutivo.
Sisal e Rottapharm,
sì Consob alla Borsa
Rottapharm e Sisal si preparano ed essere le
prossime due matricole di Borsa. Debutteranno
attorno a metà luglio, pochi giorni dopo lo sbarco
sul listino di Cerved, Fineco, Fincantieri. La Consob
ha autorizzato ieri la pubblicazione dei prospetti
informativi sulla quotazione delle sue società. Di
Rottapharm, gruppo farmaceutico della famiglia
Rovati, arriva in borsa con una cessione del 25-35%
da parte controllante Fidim. Le azioni da oggi al 10
luglio possono essere acquistate a un prezzo tra 7,25
e i 9 euro, con una valorizzazione della società di
1,45-1,8 miliardi. Più articolata l’offerta di Sisal (da
oggi al 14 luglio), che prevede sia un aumento di
capitale sia una vendita di quote da parte della
lussemburghese Gaming, veicolo con cui i fondi
Permira, Clessidra e Apax controllano il gruppo di
giochi e scommesse. In Borsa andrà tra il 59% e il
68% con una valorizzazione prevista tra 825 milioni e
1 miliardo. Gaming resterà con almeno il 32% e
destinerà le risorse raccolte a rimborsare i suoi debiti
rinunciando a 461 milioni di crediti verso Sisal.
R. Po.
✒
Sterlina forte,
crescita veloce
Il caso
britannico
di GIOVANNI STRINGA
V
aluta forte,
economia debole?
Quello che sembra essere
vero per l’Eurozona, non
vale attraversando la
Manica e arrivando in
Gran Bretagna.
Ieri la sterlina ha
raggiunto i massimi sul
dollaro da oltre cinque
anni, superando quota
1,716 (biglietti verdi per
una moneta della
regina), eppure
nell’ultimo trimestre
l’economia britannica è
cresciuta del 3,3% su
base annua. Tornando
indietro da Dover a
Calais, nell’Eurozona,
entrambi i numeri si
ridimensionano: l’euro è
sì forte sul dollaro ma
senza i record inglesi, e
nonostante questo
l’economia cresce molto
meno che a Londra:
+0,7% (mettendo nella
media tutta Eurolandia,
dalla locomotiva tedesca
alla più piatta
situazione italiana).
Evidentemente, la forza
della sterlina non frena
l’economia britannica,
dove il settore
manifatturiero ha
continuato a espandersi
a giugno, mettendo a
segno uno dei migliori
trimestri degli ultimi
due decenni.
E in Eurolandia? L’euro
forte — per quanto più
debole della sterlina —
non aiuta. Ma, se
Londra cresce veloce
nonostante il «super
pound», allora puntare
il dito contro l’euro forte
nell’Europa della
moneta unica non è
quantomeno una
«sentenza» completa. Al
di là delle questioni
monetarie, la differenza
tra Europa anglosassone
ed Europa continentale è
una questione di riforme
strutturali e flessibilità
dei mercati, nel bene e
nel male. Senza dare
troppe colpe alla moneta
unica e alla sua forza.
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Il Fabbisogno è migliorato di 1,8 miliardi
Il libro
Il Fondo compra-debito a quota zero
Caio: semestre «digitale» in Europa
ROMA — Per i conti dello Stato i primi sei
mesi dell’anno sono stati positivi, con un
fabbisogno a 41,1 miliardi, migliore di 1,8
miliardi rispetto allo stesso periodo del
2013. Il mese di giugno peraltro ha fatto
segnare un avanzo di 7,7 miliardi,
decisamente inferiore ai 13,5 del giugno
dello scorso anno. E ciò, spiega il Tesoro,
per vari motivi, alcuni dei quali legati al
calendario, come per esempio lo
spostamento a luglio dei versamenti fiscali
dei contribuenti soggetti agli studi di settore
o dei saldi Ires e Irap. Ad incidere sui conti
di giugno, e quindi sui risultati complessivi
del primo semestre 2014, sono stati poi i
pagamenti dei debiti della Pubblica
amministrazione e le compensazioni dei
sostituti d’imposta per il pagamento del
bonus di 80 euro a maggio.
Sempre ieri il ministero guidato da Pier
MILANO — Anche i byte hanno due facce. La
tanto (giustamente) evocata digitalizzazione
della Pubblica amministrazione può prendere
due strade: quella dello snellimento
burocratico e quella – semplificatrice solo
nella facciata – «che semplicemente trasferisce
fogli di carta, milioni di fogli, dentro i
computer, ma solo per farli comparire come
foto sullo schermo». Le parole si leggono nel
volume «Lo Stato del digitale» (Marsilio, da
domani in libreria) di Francesco Caio,
amministratore delegato di Poste italiane ed
ex commissario dell’Agenda digitale. Sul
fronte della digitalizzazione, secondo Caio, in
Italia «in alcuni casi sono state raggiunte
punte di eccellenza. Il registro delle imprese,
ad esempio, è totalmente digitale». Certo,
aggiunge, «a volte si sono commessi degli
errori, spesso con inutili duplicazioni», ma
«moltissimo è già stato costruito in questi
7,7
L’avanzo del
fabbisogno statale
nel mese di giugno,
inferiore ai 13,5
miliardi di giugno
2013
393
milioni La cifra
rimborsata ieri dal
Tesoro: ha così
svuotato il fondo
ammortamento
dei titoli di Stato
Carlo Padoan ha reso noto di aver dato un
piccolo colpetto al debito pubblico
rimborsando, in parte, il Btp triennale in
scadenza il primo luglio del 2014.
L’operazione, costata 393 milioni, ha in
pratica svuotato il fondo di ammortamento
dei titoli di Stato creato nel 1993 proprio per
consentire al Tesoro di rimborsare o ritirare
titoli di Stato dal mercato per favorire la
riduzione dello stock del debito, ormai
arrivato a superare i 2 mila miliardi di euro.
Tale operazione «esaurisce quasi
integralmente le disponibilità del Fondo»,
che viene alimentato anche dai proventi
delle dismissioni e che dal 1995 al 2013 è
stato utilizzato nel riacquisto o nel rimborso
di titoli pubblici per circa 122 miliardi e
mezzo di euro. Ora nel fondo confluiranno i
rimborsi dei Monti bond per Mps.
S.Ta.
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La copertina del libro «Lo Stato del
digitale» (Marsilio)
di Francesco Caio,
amministratore
delegato di Poste
italiane ed ex commissario dell’Agenda digitale italiana
anni». Caio spiega: «L’immagine che ne ho
tratto (della macchina amministrativa dello
Stato, durante l’esperienza di dieci mesi
all’Agenda digitale, ndr) è quella di tanti
cantieri (le amministrazioni centrali e locali)
con tanti bravi (e brave) ingegneri ma senza
un architetto (lo Stato)».
E per l’Europa? «Quello che manca – scrive
Caio – è, ancora una volta, uno standard unico
o, meglio, una serie di standard che possano
rendere “compatibili” francesi, italiani,
tedeschi, spagnoli e inglesi nel dialogo tra le
macchine» e «il semestre di presidenza
italiana dell’Ue può essere l’occasione per
avviare questo cammino di ripensamento
dell’architettura istituzionale europea in
chiave digitale». L’obiettivo? Una burocrazia
più veloce e un’Europa più vicina.
G. Str.
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28
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
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AcomeA Eurobbligazionario (A1)
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AcomeA Europa (A1)
27/06 EUR
13,771
AcomeA Europa (A2)
27/06 EUR
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AcomeA Globale (A1)
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AcomeA Patrimonio Dinamico (A1) 27/06 EUR
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AcomeA Patrimonio Dinamico (A2) 27/06 EUR
6,330
AcomeA Patrimonio Prudente (A1) 27/06 EUR
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AcomeA Patrimonio Prudente (A2) 27/06 EUR
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11,222
11,238
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5,033
5,401
Nome
Data Valuta
AZ F. Best Cedola ACC
AZ F. Best Cedola DIS
AZ F. Best Equity
AZ F. Bond Target 2015 ACC
AZ F. Bond Target 2015 DIS
AZ F. Bond Target 2016 ACC
AZ F. Bond Target 2016 DIS
AZ F. Bond Target 2017 Eq Op ACC
AZ F. Bond Target 2017 Eq Op DIS
AZ F. Bond Target Giugno 2016 ACC
AZ F. Bond Target Giugno 2016 DIS
AZ F. Bond TargetSettem.2016 ACC
AZ F. Bond TargetSettem.2016 DIS
AZ F. Cash 12 Mesi
AZ F. Cash Overnight
AZ F. Carry Strategy ACC
AZ F. Carry Strategy DIS
AZ F. Cat Bond ACC
AZ F. Cat Bond DIS
AZ F. CGM Opport Corp Bd
AZ F. CGM Opport European
AZ F. CGM Opport Global
AZ F. CGM Opport Gov Bd
AZ F. Commodity Trading
AZ F. Conservative
AZ F. Core Brands ACC
AZ F. Core Brands DIS
AZ F. Corporate Premium ACC
AZ F. Corporate Premium DIS
AZ F. Dividend Premium ACC
AZ F. Dividend Premium DIS
AZ F. Emer. Mkt Asia
AZ F. Emer. Mkt Europe
AZ F. Emer. Mkt Lat. Am.
AZ F. European Dynamic ACC
AZ F. European Dynamic DIS
AZ F. European Trend
AZ F. Formula 1 Absolute ACC
AZ F. Formula 1 Absolute DIS
AZ F. Formula 1 Alpha Plus ACC
AZ F. Formula 1 Alpha Plus DIS
AZ F. Formula Target 2014
AZ F. Formula Target 2015 ACC
AZ F. Formula Target 2015 DIS
AZ F. Formula 1 Conserv.
AZ F. Global Curr&Rates ACC
AZ F. Global Curr&Rates DIS
AZ F. Global Sukuk ACC
AZ F. Global Sukuk DIS
AZ F. Hybrid Bonds ACC
AZ F. Hybrid Bonds DIS
AZ F. Income ACC
AZ F. Income DIS
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 ACC
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 DIS
AZ F. Institutional Target ACC
AZ F. Institutional Target DIS
AZ F. Italian Trend ACC
AZ F. Italian Trend DIS
AZ F. Lira Plus ACC
AZ F. Lira Plus DIS
AZ F. Macro Dynamic
AZ F. Opportunities
AZ F. Pacific Trend
AZ F. Patriot ACC
AZ F. Patriot DIS
AZ F. Qbond
AZ F. Qinternational
AZ F. QProtection
AZ F. Qtrend
AZ F. Renminbi Opport
AZ F. Reserve Short Term
AZ F. Short Term Gl High Yield ACC
AZ F. Short Term Gl High Yield DIS
AZ F. Solidity ACC
AZ F. Solidity DIS
AZ F. Strategic Trend
AZ F. Top Rating ACC
AZ F. Top Rating DIS
AZ F. Trend
AZ F. US Income
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5,203
5,143
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5,243
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5,574
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5,109
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4,973
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5,690
5,908
5,114
5,114
6,306
5,482
Nome
Data Valuta
CompAM Fund - Em. Mkt. Corp. B
CompAM Fund - SB Bond B
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CompAM Fund - SB Flexible B
European Equity A
European Equity B
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Multiman. Eq. Afr. & Mid. East M
Multiman.Target Alpha A
DB Platinum
Agriculture Euro R1C A
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DB Platinum IV
Croci Euro R1C B
Croci Japan R1C B
Croci US R1C B
Dyn. Cash R1C A
Paulson Global R1C E
Sovereign Plus R1C A
Systematic Alpha R1C A
Fondi Unit Linked
Quota/od.
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Nome
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
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EUR
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EUR
EUR
EUR
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Glob. Tot. Ret. (EUR) Bond E-Dis
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India Equity E
Japanese Eq. Advantage A
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Pan European Eq. Inc. A-Dis
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25/06
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Global Equity
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25/06
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25/06
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EUR
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EUR
EUR
EUR
EUR
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Kairos Multi-Str. B
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Kairos Income
Kairos Selection
Data Valuta
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30/06
30/06
Tel: 848 58 58 20
Sito web: www.ingdirect.it
30/06 EUR
Dividendo Arancio
30/06 EUR
Convertibile Arancio
30/06 EUR
Cedola Arancio
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25/06 EUR
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25/06 EUR
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Borsa Protetta Novembre
30/06 EUR
Inflazione Più Arancio
30/06 EUR
Mattone Arancio
30/06 EUR
Profilo Dinamico Arancio
30/06 EUR
Profilo Equilibrato Arancio
30/06 EUR
Profilo Moderato Arancio
30/06 EUR
Top Italia Arancio
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61,250
58,590
62,120
61,180
63,500
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57,200
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50,110
50,320
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58,580
62,050
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57,120
46,170
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5,820
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17,810
16,070
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32,510
31,080
Tel: 02 77718.1
www.kairospartners.com
30/04 EUR 867085,663
30/04 EUR 566930,929
30/04 EUR 584407,453
30/04 EUR 532831,715
30/06 EUR
6,815
30/06 EUR
10,445
KAIROS INTERNATIONAL SICAV
EUR 16535,470 16366,672
5161,988
5159,131
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EUR 762273,652 756069,144
EUR 762273,652 756069,144
EUR 622586,663 613699,760
EUR 60323,743 61951,842
USD
EUR
EUR
EUR
EUR
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USD
USD
USD
USD
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USD
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KIS - America P
KIS - America X
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KIS - Bond D
KIS - Bond P
KIS - Bond Plus A Dist
KIS - Bond Plus D
KIS - Bond Plus P
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KIS - Dynamic D
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KIS - Global Bond P
KIS - Income D
KIS - Income P
KIS - Italia P
KIS - Italia X
KIS - Key
KIS - Key X
KIS - Multi-Str. UCITS A USD
KIS - Multi-Str. UCITS D
KIS - Multi-Str. UCITS P
KIS - Multi-Str. UCITS X
KIS - Selection D
KIS - Selection P
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KIS - Sm. Cap D
KIS - Sm. Cap P
KIS - Target 2014 X
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199,130
200,430
173,020
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122,390
124,700
129,180
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537043,435
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10,467
282,500
198,670
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173,060
123,690
127,940
126,800
131,830
133,960
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129,270
127,560
125,870
128,170
128,780
104,110
104,080
107,640
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124,590
126,660
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106,330
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Rubriche Compravendite immobiliari
Nel testo dell’inserzione è obbligatorio indicare la classe energetica di
appartenenza dell’immobile e il relativo indice di prestazione energetica
espresso in kWh/mqa o kWh/mca a
seconda della destinazione d’uso dell’edificio. Nel caso di immobili esenti
dall’indicazione, riportare la dicitura
“Immobile non soggetto all’obbligo di
certificazione energetica”.
Nome
Data Valuta
PS - Bond Opportunities B
PS - EOS A
PS - Equilibrium A
PS - Fixed Inc Absolute Return A
PS - Global Dynamic Opp A
PS - Global Dynamic Opp B
PS - Inter. Equity Quant A
PS - Inter. Equity Quant B
PS - Liquidity A
PS - Opportunistic Growth A
PS - Opportunistic Growth B
PS - Prestige A
PS - Quintessenza A
PS - Quintessenza B
PS - Target A
PS - Target B
PS - Titan Aggressive A
PS - Total Return A
PS - Total Return B
PS - Valeur Income A
PS - Value A
PS - Value B
30/06
24/06
30/06
30/06
30/06
30/06
30/06
30/06
30/06
30/06
30/06
24/06
24/06
03/06
24/06
24/06
24/06
30/06
30/06
30/06
24/06
24/06
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Quota/od.
Quota/pre.
122,710
129,770
101,100
99,840
100,170
100,540
113,090
115,490
125,030
97,980
103,500
99,460
104,900
107,170
109,150
109,220
106,610
102,840
96,500
111,870
104,990
107,250
122,770
129,630
101,010
99,860
99,900
100,270
113,180
115,570
125,100
97,920
103,430
100,810
104,750
106,870
108,970
109,030
106,290
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105,700
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30/06 EUR
5,483
Fidela A
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Income A
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International Equity A
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30/06 EUR
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Liquidity A
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4,949
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30/06 EUR
4,605
Multimanager Asia Pacific Eq.A
30/06 EUR
4,391
Multimanager Emerg.Mkts Eq.A
30/06 EUR
4,623
Multimanager European Eq.A
30/06 EUR
5,358
Strategic A
30/06 EUR
6,142
Usa Value Fund A
30/06 EUR
5,623
Ver Capital Credit Fd A
7,088
7,526
6,455
5,683
5,212
5,497
5,783
7,239
6,956
5,341
4,957
4,610
4,392
4,621
5,358
6,144
5,633
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31/12
31/12
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Asian Equity B
30/06 USD
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30/06 EUR
European Equity
30/06 USD
European Equity B
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Greater China Equity B
30/06 USD
Greater China Equity B
30/06 USD
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30/06 EUR
Growth Opportunities Hdg
30/06 JPY
Japanese Equity
30/06 USD
Japanese Equity B
30/06 EUR
Japanese Equity Hdg
30/06 CHF
Swiss Equity
30/06 EUR
Swiss Equity Hdg
30/06 USD
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30/06 EUR
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138,460
460,060
449,660
282,430
348,780
110,900
157,860
74,520
81,610
133,970
132,940
174,230
134,500
102,160
178,460
196,580
97,810
137,290
457,760
447,370
282,590
348,980
109,640
156,060
74,350
81,430
133,130
132,100
173,150
134,500
102,160
178,120
196,210
Tel: 0041916403780
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è disponibile sul sito www.invesco.it
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1243,227
1243,985
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27/06 EUR
1201,308
1202,053
Bond Euro B
27/06 EUR
1459,872
1461,225
Bond Risk A
27/06 EUR
1397,616
1398,929
Bond Risk B
1675,958
1677,084
CompAM Fund - Em. Mkt. Corp. A 27/06 EUR
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Balanced-Risk Allocation A
Em. Loc. Cur. Debt A
Em. Loc. Cur. Debt A-Dis.M
30/06
30/06
30/06
30/06
30/06
30/06
30/06
30/06
30/06
USD
USD
USD
USD
USD
USD
EUR
USD
USD
25,320
16,510
14,420
14,060
14,390
10,313
15,330
15,403
9,778
25,260
16,470
14,340
13,980
14,340
10,300
15,370
15,380
9,763
ASIAN OPP CAP RET EUR
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HIGH GROWTH CAP RET EUR
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SELECTED BOND CAP RET EUR
VALUE OPP CAP RET EUR
30/06
30/06
30/06
30/06
30/06
30/06
30/06
30/06
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
12,557
111,562
111,651
117,698
25,036
5,826
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111,643
111,617
118,647
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133529DB
Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
Sussurri & Grida
Piazza Affari
INTERROTTI I RIBASSI
CORRONO GTECH E STM
Le pellicole di Garofano e il negoziato con il Kuwait
di GIACOMO FERRARI
(c.tur.) Il primo passo è ormai fatto con lo sconto del
debito accordato dal socio-creditore Intesa Sanpaolo alla Manucor, la ex Manuli film di Sessa Aurunca (Caserta), tra i maggiori produttori europei di film plastici per
imballaggi con 80 mila tonnellate l’anno di volumi e 167
milioni di ricavi. Il secondo step è atteso invece dopo
l’estate, quando la società presieduta da Giuseppe Garofano, ingegnere chimico con un lungo cursus nella finanza fin dai tempi Montedison, avvierà i negoziati finali con la Ikarus petroleum di Kuwait City, la compagnia di intermedi chimici che fa capo alla famiglia AlKharafi, accreditata da Forbes di una fortuna di 8,6
miliardi di dollari e a capo della conglomerata Nig che
conta tra i suoi soci anche il fondo sovrano Pifss dell’emirato. In effetti proprio la Ikarus, presieduta da Nader Al Issa, ex ceo di Kuwait petroleum, è candidata a rilevare il controllo di Manucor con un aumento di capitale che la porterebbe oltre il 51%. Un altro segnale dell’interesse che l’Italia richiama dal Paese del Golfo, dopo
l’acquisto da parte di Q8 delle pompe di carburante Shell
e l’accordo tra il Fondo strategico di Cdp e Kuwait investment authority (ieri l’annuncio della società comune Fsi
Investimenti, con risorse per 2,185 miliardi di euro). I
termini dell’offerta Ikarus, che è quotata al Kuwait stock
exchange e ha rilevanti interessi chimici anche in Arabia
Saudita, erano stati discussi già qualche mese fa. Poi
tutto era finito in stand by perché i kuwaitiani chiedevano prima una riduzione del debito Manucor in linea co-
Piazza Affari ha interrotto la
lunga serie dei ribassi (sette
consecutivi) in una seduta che è
terminata positivamente anche
per le altre Borse europee. Il
Ftse-Mib è migliorato dell’1,32%,
trainato dai titoli bancari e
soprattutto da Monte Paschi, rimbalzata dell’8,55%
dopo il collocamento di tutti i diritti inoptati, la
restituzione dei Monti bond e la conferma dei target
da parte dell’amministratore delegato Fabrizio Viola.
Anche Ubi Banca ha recuperato il 4,67%, mentre la
Popolare dell’Emilia Romagna è cresciuta del
3,86%. Fuori dal comparto creditizio, a correre di più
sono state Gtech (+4,26%), StM (+4,20%) e Fiat
(+3,33%) in attesa dei dati di giugno del mercato
automobilistico italiano, comunicati in serata a
contrattazioni ormai terminate, ma anche in seguito
alle dichiarazioni di Sergio Marchionne che ha
parlato di un secondo semestre migliore del
precedente sul fronte della redditività. Hanno perso
terreno, invece, i titoli del made in Italy, con Tod’s in
calo dell’1,88%, Luxottica dell’1,23% e Campari
dell’1,19%. Stabile infine, a 160 punti base, lo spread
tra i rendimenti dei Bund tedeschi e i Btp decennali.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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De Eccher, si è aggiudicata l’appalto dal valore stimato di
525 milioni di euro. Lo stadio è concepito come uno
spazio multifunzionale sportivo, sul modello dello Juventus Stadium. La Zao Mc Dynamo, che ha affidato con
trattativa privata l’appalto a Codest, è una società controllata da Vtb Bank, la seconda banca russa.
ni numeri del nuovo business plan redatto dal vicepresidente esecutivo Carlo Ranalli (già in Exxon Mobil e Treofan) e dall’amministratore delegato Valerio Fiorentino.
Da qui il dialogo con la banca di Piazza Scala che ha portato alla conversione di 15 milioni di crediti su 62 di
esposizione in strumenti partecipativi, con una delega
al consiglio Manucor per emettere altri 15 milioni di sfp
a certe condizioni. Non solo. Il debito residuo è stato riscadenziato con ammortamento fino al 2023 e 5 milioni
di fidi aggiuntivi per sconto effetti sono stati accordati
dal Banco di Napoli. Alla manovra che riporta in zona
positiva il patrimonio non partecipano invece gli altri
soci Reno de Medici con il 22,75% del capitale e i fratelli
Antonello, Sandro e Mario Manuli che hanno il 4,5%. A
questo punto tutte la carte per accasare Manucor in altre
mani sono nel mazzo di Intesa Sanpaolo, con la triplice
casacca di unico creditore bancario, titolare degli sfp e
socio al 72,75% conteggiando anche le azioni di classe B
(metà del capitale) che non hanno diritto di voto.
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Buenos Aires, i Tango Bond e quei
rimborsi dimenticati
(m.sid.) A pensare male si commette peccato, dunque deve trattarsi di una svista. Lunedì scadevano cedole e rimborsi per oltre 900 milioni di dollari del debito
argentino, sia negli Stati Uniti che in Europa. Si tratta
nella maggior parte dei casi degli interessi sui titoli ricevuti dai creditori che hanno accettato i due concambi
sui Tango bond del 2005 e 2010. Com’è noto i pagamenti
negli Stati Uniti sono stati bloccati dalla Corte suprema
Usa in attesa che Buenos Aires trovi un accordo con gli
hedge fund che avevano fatto causa. Nulla di strano,
dunque, se i bondholders Usa dovranno attendere 30
giorni per ritirare il proprio credito. Ma — e qui è un bel
mistero — come mai in Europa e anche in Italia alcuni
pagamenti sono arrivati mentre altri obbligazionisti ieri
hanno ricevuto come sorpresa il mancato accredito?
Una svista delle banche?
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La friulana De Eccher rifarà lo stadio
della Dynamo Mosca
(fr.bas.) La ricostruzione dello stadio della Dynamo
Mosca, nel parco storico sulla Liningradsky Prospekt a
cinque chilometri dal Cremlino, sarà made in Italy: Codest, società operativa in Russia da oltre trent’anni e
controllata dal gruppo friulano di costruzioni Rizzani
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30
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
LONDRA
Zaha Hadid:
il «designer dell’anno»
è finalmente donna
Dopo essere stata la prima donna a ricevere, nel
2004, il Pritzker Prize, il Nobel dell’architettura,
Zaha Hadid, nata a Bagdad nel 1950 ma
naturalizzata inglese, si è aggiudicata, prima
donna nella storia del premio, il «Design of the
Year Award» del Design Museum di Londra. In
particolare è stato premiato il suo progetto per il
centro culturale Heydar Aliyev a Baku (inaugurato
2013, nella foto), capitale dell’Azerbaijan: «L’idea
era quella di creare un nuovo tipo di spazio civico
per la città» ha spiegato la designer irachena che
ha firmato (tra l’altro) la Vitra Fire Station di Weil
am Rhein in Germania (1993) e il Museo Maxxi di
Roma (2010). Fra gli altri designer dell’anno
secondo il Design Museum anche Prada, nella
categoria moda, e Volkswagen in quella trasporti.
Cultura
Sempre a proposito di premi l’architetto e designer
argentino Emilio Ambasz (1943) è stato insignito
della Stella al merito della Repubblica italiana
concessa dal presidente Giorgio Napolitano «per il
suo contributo alla diffusione della cultura italiana
nel mondo».
Stefano Bucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ilClassico
In difesa delle donne, Giacomo Casanova (foto) usa tutta la sua
intelligenza e ironia. Il pamphlet Lana caprina, edito da Elliot
(a cura di Renato Giordano, pp. 69, 9) risponde a due libercoli
dell’epoca in cui si sosteneva che nelle donne il pensiero avesse
sede in un «utero pensante». Tra scienza e filosofia, Casanova
disintegra la tesi misogina. E tesse l’elogio del genio femminile.
Riletture «Il dono» è l’ultimo romanzo russo, «La vera vita di Sebastian Knight» il primo inglese: in entrambi il padre di «Lolita» parla di sé
Nabokov: tutte le facce di uno sconosciuto
La follia e la dolcezza della Russia, i misteri di un narratore esule inseguito dal fratello
di PIETRO CITATI
T
Memoria
La tenerezza non è mai
così dolorosa
come quando ricorda
l’infanzia e la madrepatria
ta nel bosco di Grünewald; una storia di spettri; e l’autobiografia, «rimaneggiata, impastata, rimasticata, inghiottita» di Vladimir Nabokov. Non crediate che tutto questo
vi sia dato alla rinfusa, o per frammenti, e dobbiate ricostruirlo nella
mente. Un fortissimo vento profumato — profumi di Russia, dell’indimenticata e indimenticabile
Russia — soffia su tutte le pagine e
le muove e le agita e le trascina e le
fa scintillare e splendere tra le vostre mani amorose.
Nabokov ha scritto Il dono nel
periodo forse più angoscioso della
sua vita. Hitler aveva appena preso
il potere in Germania; ed egli, già
una volta esiliato, stava per affrontare una nuova emigrazione, alla
quale, dopo tre anni, sarebbe seguita l’emigrazione definitiva. Ma
Il dono è un libro immensamente
felice (spesso la felicità è disperazione capovolta): il più felice tra i
suoi; e uno dei più felici che abbia
mai letto — segno che la letteratura trova la sua gioia chissà dove, in
zone così profonde e segrete, che la
realtà non riesce a penetrare. Nabokov ama vivere, immaginare di
vivere, dormire, farsi la barba, camminare, guardare le foglie verdissime, i raggi di luce, le stelle. Giunge
a scrivere: «Com’è intelligente, com’è squisitamente maliziosa ed essenzialmente buona, la vita!». Nabokov ama sopratutto scrivere: disporre parole sulla carta o nell’aria,
corteggiare le parole, venire corteggiato dalle parole; e la sua gioia è
così intensa, che non può fare a
meno di ammirare se stessa, esibir-
VLADIMIR NABOKOV (FOTO SOPHIE BASSOULS / SYGMA /CORBIS)
ra il 1935 e
il 1937, Vladimir Nabokov, che
abitava a Berlino,
scrisse il suo capolavoro russo, Il dono (Adelphi). Non
è un romanzo come Lolita: ma è un
emulo del Tristram Shandy, una
grande, colorata bisaccia dalla quale potrete estrarre centinaia di bisacce più piccole, tutto ciò che Nabokov vi ha messo — è anche ciò
che potete mettervi voi, facendovi
«nabokoviani». Contiene: un libro
di poesie; il commento a questo libro di poesie; una manciata di meravigliosi ricordi di infanzia, una
tragedia dostoevskijana; un viaggio nell’Asia centrale, compiuto col
cuore di Marco Polo; un libro sulle
farfalle; un libro sulla letteratura
russa, da Puškin a Khodasevic; una
perfida e patetica biografia di Cernyševskij; un trattato di prosodia;
Berlino prima di Hitler, l’emigrazione russa a Berlino; un poema
gogoliano sulle camere d’affitto a
Berlino; un poema sulle nuvole;
una storia d’amore; una passeggiasi e trionfare splendidamente sopra se stessa.
Se uno possiede le parole come
Nabokov, può ignorare ciò che accade nel mondo. La rivoluzione
russa, Hitler al potere, queste farse
sanguinose e sinistre nelle quali
decine di milioni di uomini sono
stati immolati in nome delle parole
morte sono niente rispetto al vento
ardito e luminoso delle vere parole.
Con sublime cinismo, doppiato da
una nascosta aspirazione utopica,
Nabokov ignora, sfida e deride la
storia; e la morte e il tempo.
Ciò che colpisce nel Dono è la
commovente dolcezz; la tenerezza;
e una specie di meraviglioso candore. Non è un candore recitato,
come ad esempio in Ada, dove Nabokov, a tratti, finge di essere
un’anziana e rosea governante
francese che dipinge tenui acquerelli ottocenteschi. È una vera commozione e un vero candore: che
potrei paragonare a quelli di Dickens e che forse posseggono sol-
tanto, nelle ultime profondità del
cuore, i grandi mistificatori. Questa dolcezza non è mai così dolorosa come quando Nabokov ricorda
l’infanzia russa e la Russia. Solo un
russo (o un europeo innamorato
della Russia) può amare così ardentemente la propria patria; la
follia, il gioco, la dolcezza, lo strazio della Russia: «L’aperto e libero
spazio che muove alle lacrime il
viaggiatore, tutto ciò che di umile e
mansueto guarda da un campo, da
una collinetta, di tra le nuvole
oblunghe, quella bellezza in implorante attesa, pronta a gettarsi tra le
tue braccia al primo cenno e a singhiozzare con te — il paesaggio
immortalato da Gogol’».
***
Nel 1938-’39, Nabokov scrisse La
vera vita di Sebastiano Knight
(uscito per la prima volta in Italia
nel 1948 da Bompiani con la traduzione di Giovanni Fletzer e poi, nel
1992, da Adelphi con la traduzione
di Germana Cantoni De Rossi). È
un libro esile, senza le infinite variazioni, turgide e opulente del Dono e di Lolita: leggero, frivolo, con
la facoltà di ammirazione e di venerazione tipica del giovane Nabokov. Se Il dono è l’ultimo libro russo, La vera vita di Sebastiano Knight è il primo libro inglese di Nabokov: un inglese ancora semplice,
non una nuova lingua senza rapporti con nessuna lingua della terra, come il «nabokoviano». L’inizio
è bellissimo: «In una giornata d’inverno a Pietroburgo, il lusso straordinario di un cielo senza nubi,
messo lì non per riscaldare, ma per
puro godimento degli occhi; lo
scintillio delle piste di slitta sulla
neve ghiacciata delle ampie vie, i
lussuosi grappoli colorati portati in
giro da un merciaiolo in grembiule».
Non sappiamo il nome di chi
racconta: è un narratore quasi inesistente, il quale insegue le tracce, i
nomi, i misteri del fratellastro, Sebastiano Knight, nato sei anni pri-
In libreria con Adelphi
Vladimir Nabokov nacque a
Pietroburgo nel 1899, morì a
Montreux nel 1977. Si trasferì
negli Stati Uniti nel 1940, cinque
anni dopo prese la cittadinanza
americana. Del 1955 è il suo
romanzo più famoso, «Lolita»
(edito in italia da Adelphi)
«Il dono» venne scritto tra il
1935 e il 1937, mentre «La vera
vita di Sebastian Knight» tra il
1938 e il ‘39. Il romanzo è ora
disponibile nelle librerie italiane
nelle edizioni Adelphi, tradotto da
Germana Cantoni De Rossi
(pagine 230, 20). Il libro uscì
per la prima volta in Italia nel
1948 da Bompiani nella versione
di Giovanni Fletzer che tradusse in
italiano il nome del protagonista
(il titolo era quindi «La vera vita di
Sebastiano Knight»).
Passioni L’autrice alla Milanesiana (e su Corriere.it) con un inedito mentre torna il cult «Paura di volare»
L’audacia scritta nel destino di Erica Jong
«I
l mio fato cominciò a
manifestarsi quando
mio nonno materno fuggì dalla Russia all’età di dodici
anni. Quella volta però qualcosaa
andò storto e fu sbattuto in prigione...». Scrittrice di talento Erica Jong sa come catturare l’attenzione: la frase è tratta da Il fato e
la fortuna, l’inedito che la
72enne americana, autrice di romanzi e poesie, legge oggi a «Laa
Milanesiana», ideata e diretta daa
Elisabetta Sgarbi, nella serata dedicata alla passione (al Piccolo
Sopra: Erica Jong (Ansa). A
sinistra: il logo del festival
Teatro Grassi, ore 21, ingresso gratuito). Il racconto di Erica Jong — disponibile da oggi su Corriere.it/cultura
— conduce dentro una storia familiare (il nonno artista, il padre musicista...) e mette a nudo il percorso che
l’ha portata verso il suo destino: «La
mia audacia si materializzò nella decisione di non seguire le orme della
mia famiglia».
L’audacia è forse la stessa che la
spinse nel 1973 a creare il personaggio di Isadora Wing, disinibita protagonista di Paura di volare, lo scandaloso bestseller che raccontava la ses-
sualità femminile quattro decenni
prima delle Sfumature. Il romanzocult torna, da oggi, in libreria in una
nuova edizione (Bompiani, traduzione Marisa Caramella, pp. 448, 13)
con nota dell’autrice, prefazione di
Lidia Ravera e postfazione di Mario
Andreose. Per la prima volta in Italia,
Paura di volare e altri suoi lavori, tra
cui l’autobiografia Sedurre il demonio, sono disponibili in ebook. Soluzione, quella digitale, spesso gradita
dalle lettrici per i titoli «spinti».
Severino Colombo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ma di lui. Il fratellastro aveva scritto
alcuni bellissimi libri, simili a quelli di Nabokov. Come tutti gli scrittori del suo temperamento, Sebastiano Knight doveva sempre superare l’abisso tra il pensiero e
l’espressione: l’intollerabile sensazione che le sole parole giuste ti stiano aspettando sul ciglio opposto,
in una brumosa distanza. La maniera della sua prosa era un abbacinante succedersi di fenditure. Egli
si serviva delle parole come di una
specie di trampolino per raggiungere le più alte vette dell’emozione.
Era un «clown a cui spuntavano le
ali: un angelo che cercava di imitare un saltimbanco». Amava eseguire giochi di prestigio: facendo
scontrare i temi o accordandoli sapientemente, costringendoli a rivelare quel riposto significato che
può essere espresso soltanto da
una successione di onde.
Sebastiano Knight scrisse che la
più intensa emozione dello scrittore è la nostalgia dell’esiliato per la
terra dei suoi natali. Ma dove sono
quei natali? Dov’è questa patria? È
un numero. Per Sebastiano Knight
non c’era mai stato un 1914 o un
1920 o un 1936 — c’è un solo numero: Uno. E l’amore, in apparenza, è
Temi
Con sublime cinismo
Nabokov ignora,
sfida e deride la storia,
la morte, il tempo
il migliore esponente di questa
unicità.
Sebastiano Knight andò a Londra e a Cambridge, come Nabokov:
l’Inghilterra era il Paese che aveva
sempre desiderato; nel college di
Cambridge il suo spirito sembrava
aleggiare ancora nel guizzo del fuoco riflesso sui pomi di ottone del
caminetto. Lì sognava un bosco di
abeti della Russia: mentre cercava
invano di identificarsi con l’Inghilterra. Il suo destino era la solitudine. L’inseguimento di Sebastiano
Knight continuò a Parigi, in una
grigia giornata di novembre, risalendo gli Champs Elysées in direzione dell’Étoile; e si estese e si allargò a Miss Bishop — una ragazza
graziosa e quieta.
L’inseguimento del fratellastro
non finì mai. Il narratore sentì che
la soluzione assoluta era in qualche
luogo, celata in una pagina che aveva letto troppo in fretta e confusa
con parole la cui maschera familiare l’aveva ingannato. Credeva che
qualche straordinaria rivelazione
sarebbe uscita dalle labbra del fratello prima di morire. Ma non riuscì a vederlo: né prima di morire né
in punto di morte. Allora egli si disse. «Così — io sono Sebastiano
Knight. Mi sento come se stessi impersonando lui su un palcoscenico
illuminato. Non posso abbandonare la mia parte: la maschera di Sebastiano mi si è saldata sul volto. La
rassomiglianza non si toglie. Io sono Sebastiano o Sebastiano è me o
forse entrambi siamo qualcuno
che né l’uno né l’altro conosce».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
Narrativa Arnon Grunberg esplora il regno dell’egoismo, poi la disperata rivincita del desiderio
Elzeviro
Le battaglie navali raccontate da Annati
UN’EPOPEA SUL MARE
A SPADA SGUAINATA
di DANILO TAINO
Q
uello dei pirati è
ovviamente un mestiere ad alto rischio. Da sempre, e
oggi non lo è di meno che in
passato. Per loro non c’è pietà quando, in mare, vengono
raggiunti dai militari o dai
contractor privati che difendono le navi commerciali: o
si arrendono, o parte l’assalto a colpi di mitragliatrice.
Il primo scontro a fuoco
tra pirati e forze navali nelle
acque attorno alla Somalia
— la zona emergente nel business della pirateria del XXI
Secolo — avvenne l’11 novembre 2008 nel golfo di
Aden, a una sessantina di
miglia a sud delle coste dello
Yemen. Un dhow (imbarcazione tradizionale del Mare
d’Arabia) cerca di abbordare
il Powerful, un mercantile
danese, che però riesce a
lanciare l’allarme e fuggire.
Poco più tardi, una fregata
inglese, la Cumberland, avvista il dhow: mette in mare
due imbarcazioni d’assalto
cariche di Royal Marines, i
quali, appoggiati da un eli-
❜❜
L’arrembaggio
non è scomparso
come dimostra
la lotta contro
la nuova pirateria
cottero con tiratori scelti, intimano ai pirati di fermarsi.
Quelli rispondono sparando
e inizia un conflitto a fuoco:
finisce con l’arrembaggio,
con due somali e uno yemenita morti e altri sette pirati
arrestati. «È la prima volta
da più di un secolo che i Royal Marines si aprono la strada di un abbordaggio sparando», commenta il contrammiraglio Massimo Annati. Da allora, episodi del
genere attorno al Corno
d’Africa si moltiplicano.
Questo scontro, assieme a
parecchie centinaia, forse
migliaia, di altri, è riportato
in un libro non comune per
raggio d’azione storico e geografico: si intitola All’arrembaggio. Venticinque secoli di combattimenti a bordo (Mursia, pagine 622, 22) e l’ha scritto appunto
Massimo Annati, ingegnere
e ufficiale di Marina, operativo per anni su navi italiane
e americane. È una storia
dettagliata delle battaglie in
mare, grandi e piccole, gloriose e mediocri degli scorsi
2.500 anni. Con una chiave:
l’arrembaggio, cioè quello
che per secoli è stato il modo
quasi unico di combattimento sulle acque e ancora
oggi, come si vede nei casi di
Terza Pagina 31
italia: 51575551575557
Il grande freddo dei sentimenti
Un mondo in cui perdere il controllo significa riscoprirsi umani
di MAURO COVACICH
pirateria, non è affatto tramontato, nonostante cannoni, siluri e missili. Avvicinarsi a una nave e darle l’assalto
armi in pugno.
È probabilmente la battaglia di Salamina tra greci e
persiani ad aprire l’epopea
dei grandi confronti sui mari: spesso con onde che arrivano fino a oggi. Era il settembre del 480 avanti Cristo,
un mese appena era passato
dalla battaglia delle Termopili. Le nere navi dei greci —
racconta Annati con dettagli
tecnici e militari precisi —
erano sovrastate per numero, potenza e prestigio dall’alleanza raccolta dai persiani, che andava dagli egiziani
ai fenici. L’ateniese Temistocle, vero genio dell’occasione, costrinse però le numerosissime forze persiane allo
scontro in un braccio di mare angusto: con una serie di
manovre intelligenti gli ateniesi attaccavano speronando e gli alleati spartani aggredivano a forza di arrembaggi — con la «legge delle
mani» — le centinaia di navi
nemiche imbottigliate in
uno stretto passaggio.
I persiani di Serse subirono una disfatta e un anno
dopo, indeboliti e sconfitti
anche sulla terra, dovettero
abbandonare il tentativo di
conquista della Grecia. «A
distanza di quasi 2.500 anni
— commenta Annati — grazie alla feroce determinazione dimostrata dagli opliti
greci imbarcati sulle triremi
alleate, i nostri liceali studiano il greco anziché il persiano».
Questo libro è così: il particolare della battaglia, lo
specifico di ogni imbarcazione e arma utilizzata nei
25 secoli raccontati; e poi
l’indagine nel passato per
capire le cause e gli effetti di
un arrembaggio. Le guerre
dell’antichità nel Mediterraneo, le navi vichinghe, i predoni negli oceani Indiano e
Pacifico, la Malacca, i corsari
e i pirati della filibusta nei
Caraibi, i conflitti mondiali e
la lotta moderna alla pirateria, al terrorismo e al narcotraffico: tutto narrato nei
dettagli e con prospettiva
storica.
Infine, un’abbondante appendice sulle fanterie di marina, sulle armi dell’abbordaggio e sul diritto dei mari.
Per concludere che «siamo
passati dalle triremi ai velieri, dalle ironclads a vapore
alle fregate a turbina a gas,
dalle spade agli archibugi e
ai fucili d’assalto», ma «al
centro dell’azione resta l’uomo, con il suo addestramento specifico e il suo coraggio». Un gran lavoro di ricerca e di competenza.
@danilotaino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Oggi a Roma
L’addio a Maria Luisa Spaziani
E va in onda l’omaggio di Rai Storia
Oggi l’ultimo saluto alla poetessa Maria Luisa Spaziani,
scomparsa l’altro ieri nella sua casa romana all’età di
91 anni. I funerali si svolgeranno oggi alle ore 16, nella
Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo a Roma. E
proprio oggi, per rendere omaggio all’intellettuale
e autrice, tra l’altro fondatrice del Premio Montale,
Rai Storia dedicherà alla Spaziani la puntata del
programma «Scrittori per un anno. Ritratti, storie,
percorsi» di Isabella Donfrancesco e Alessandra
Urbani, con la regia di Daniela Mazzoli e Laura Vitali,
in onda alle ore 12.
P
romesse, vincoli, responsabilità, richieste d’affetto, ricatti
morali: è possibile liberarsi dalla pressione che il mondo esercita su di noi ogni minuto della nostra
vita? Intendo, è possibile farlo senza
suicidarsi? E i nostri cari, le persone a
cui in vario modo siamo legati, possono aiutarci in questo scopo, oppure sono proprio loro a comprometterne il
raggiungimento? Tutti i romanzi di Arnon Grunberg ruotano attorno a simili
interrogativi, non fa eccezione Il libero
mercato dell’amore, pubblicato in questi giorni da Feltrinelli. Anzi, qui lo
scrittore olandese spinge la sua ricerca
filosofica ancora più a fondo, dando
quasi l’impressione di spaventarsi, lui
per primo, per i risultati ottenuti.
Il protagonista, Roland Oberstein, è
un economista che studia le bolle finanziarie, ma soprattutto è un uomo
piacente di quarant’anni che pratica
con successo una forma personale di
imperturbabilità. «L’amore che conduce alla sofferenza è una forma di infelicità che lui non capisce e l’esaltazione di ciò nell’arte lo mette a disagio».
Arte, letteratura, passioni, sentimenti
sono espressioni di un «umanesimo
settario» da cui è bene liberarsi. Ma,
sia chiaro, Oberstein è tutt’altro che un
mostro, semmai è la figura più coerente di un sistema sociale che ha già assunto in modo implicito questo orientamento. I colleghi che partecipano insieme a lui al convegno posto in apertura del libro sono assediati, né più né
meno di Oberstein, dalle relazioni che
alimentano le loro vite.
Parliamo della società più avanzata
del pianeta, uomini e donne acculturati, sensibili alle cause ambientali, sostenitori dei diritti civili, cittadini di
Paesi (Stati Uniti, Europa del Nord) dove, nonostante la crisi attuale, ogni
problema di ordine materiale sembra
risolto e ogni aspetto della cosiddetta
intersoggettività viene affrontato con
raziocinio e tolleranza, nel rispetto
delle posizioni altrui. È in questo regno della correttezza assoluta che Lea
si sorprende a immaginare l’annegamento dei suoi figlioletti e a provarne
sollievo. È qui che il marito di Lea, prosindaco di Brooklyn, pianifica un terzo
figlio, per il ritorno di immagine che
ne otterrebbe, e nel frattempo si abbandona alla sua prima esperienza
omosessuale. È qui che la dentista Sylvie, ex moglie di Oberstein, si offre di
sbiancare i denti a Violet, nuova amica
del professore, ed è sempre qui, nel regno della correttezza assoluta, che Violet cucinerà frittelle per Sylvie e il piccolo Jonathan, frutto del matrimonio
che lei ha contribuito a demolire.
Sarà qui che, sin dalle prime pagine,
Lea tradirà il prosindaco con Oberstein, Oberstein tradirà Violet con Lea,
e Violet tradirà Oberstein con un commerciante di telefoni satellitari, raccontando nei dettagli al professore le
Un’opera dell’artista iperrealista americano, Tom Blackwell: «Odalisque Express» 1992-93, olio su tela (particolare)
prodezze del suo nuovo amante. E nessuno si arrabbierà, nessuno invocherà
la fedeltà del partner o, figurarsi, la
giustizia divina. Ci sarà solo un grande
freddo.
Nella spietata operazione di smascheramento compiuta da Grunberg
emerge un volto dai lineamenti tutt’altro che rassicuranti: la civiltà laica dei
Paradossi
L’adulterio può essere una
forma di civismo: non impegna
ed è un motore per l’economia
diritti non limita, ma anzi incentiva
l’egoismo. La correttezza reciproca è
innanzitutto la condizione per proteggere i privati interessi di ciascuno, una
garanzia contro l’invadenza dell’altro,
di fatto contro ogni forma di condivisione appena più impegnativa di un
rapporto sessuale: «Comunque sia, lui
preferisce non essere coinvolto nel suo
pianto. Si comincia con il pianto e si finisce col comprare insieme una casa».
In questo senso, anche l’adulterio è
una forma di correttezza: non si tratta
di tradimento, ma di una «diversificazione», un investimento su più soggetti per ridurre il rischio. Senza considerare che l’adulterio può rivelarsi anche
un motore dell’economia: alberghi, ristoranti, viaggi, regalini, mazzi di fiori.
Oggi, che sembriamo tutti programmati per ottimizzare le nostre prestazioni professionali, tutti impegnati a
ritoccare di un altro decimo il nostro
punteggio personale, non possiamo
davvero permetterci di sprecare energie nei sentimenti.
In altre parole, un mondo improntato alla tolleranza non serve a farci vivere meglio, bensì a ridurre al minimo i
fardelli affettivi (coniugali, genitoriali,
familiari) mentre ci prendiamo cura
della nostra carriera. Ecco allora che il
sesso diventa l’unica intimità possibile, l’unica forma di calore — e il mondo un godimentificio globale, la versione più accettabile di un limbo pre-
Londra Azione legale contro il prestigioso istituto
Warburg, firme per salvare la biblioteca
Il «Times Higher Education» riferisce
che l’Università di Londra ha intrapreso
un’azione legale contro il Warburg
Institute. Possibili risultati
dell’iniziativa sarebbero la dispersione
della biblioteca o il suo trasferimento.
Portata da Amburgo a Londra nel 1933,
dopo l’ascesa al potere di Hitler, questa
raccolta è ora di 350 mila volumi (80
mila iniziali), il 40% dei quali sono unici
e non posseduti dalla British Library. In
essa si conserva l’eredità intellettuale di
Aby Warburg: le collezioni sono
organizzate, a differenza di altre,
secondo un sistema sviluppato dal
fondatore. Disperderle, togliere loro
l’unicità, equivale a distruggere
un’opera d’arte. Si sta sottoscrivendo
una petizione. È possibile aderire:
«http://www.change.org/enGB/petitions/petition-save-thewarburg-institute».
morte. «Roland Oberstein è felice, così
si dichiarerebbe, perché non vuole
niente che non possa ottenere».
Il fatto è che, per fortuna, le persone
prima o poi finiscono per desiderare,
ovvero per inseguire, proprio ciò che
non possono ottenere. Le persone non
accettano che «il loro cuore si trovi nel
portafoglio», hanno bisogno di essere
illuse. Ed è proprio la casella vuota del
desiderio, questa fame di illusione, a
trascinare Oberstein e il suo teorema
in una spirale di eventi dove la caratteristica più innocua sarà una dissennata
perdita di controllo.
Nella seconda parte del romanzo
quindi, Grunberg ci grazia (e io gli sarò
eternamente riconoscente per questo).
La sua scrittura magistrale riconsegna
la vita ai sentimenti, con tutto ciò che
ne consegue. Il volto ineccepibile e
anaffettivo della società che ha descritto sembra ora inguardabile anche per
lui. In fondo, l’abiezione più turpe è
sempre meno disumana di una comunità risolta e pacificata. Il che, procedendo nella lettura, provoca l’esperienza estetica quanto mai originale di
sentirsi rinfrancati proprio quando le
cose volgono al peggio: la lucida razionalità dell’inizio induceva alla disperazione, la lenta discesa agli inferi che
caratterizza il seguito apre alla speranza. A me non era mai capitato di tirare
un sospiro di sollievo quando la situazione precipita (nel peggiore dei modi), e questo non è l’unico merito di un
libro così coraggioso che alla fine
smonta anche il titolo. L’amore è una
merce rara e ha sempre un prezzo altissimo, difficile trovarla sul mercato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il libro: Arnon Grunberg, «Il libero mercato dell’amore», traduzione di Franco
Paris, Feltrinelli, pagine 501, 22
Poesia La silloge pubblicata da La Vita Felice segna il ritorno al verso, dopo molti anni, di Liaty Pisani
Un dialogo con la memoria, alle radici dell’anima
di FRANCO MANZONI
A
rriva per tutti il tempo di cercare un luogo per riflettere, una tana ove fuggire dalle angosce del mondo. Nel vano tentativo
di percepire briciole di conoscenza e ancor più
un’eco lontana del significato della vita. Cercando un tunnel di purificazione per l’età adulta,
sfacelo di ogni innocenza, ponte fra un amaro
presente e il limen che conduce all’irreparabile
fine della carne, al nulla. Mettendo in conto anche la speranza di chi attende la metamorfosi,
un oltre misterioso in forma ultraterrena.
A tirare la malinconica, sincera, consolatoria
somma della propria vita, con l’innato impulso
di rimanere aggrappata alle radici dell’anima, è
oggi la scrittrice Liaty Pisani nella silloge Anche
per i tuoi occhi (La Vita Felice, pp. 128, € 14). Nata
a Milano, fin da ragazzina l’autrice si dedicò alla
poesia, una voce ispirata che aveva fatto parlare
di autentico prodigio: a tredici anni esordì con
la raccolta Il mondo nasce e io l’amo, a cui seguirono Per non dimenticare nel 1968 e La scelta
della pelle nel ’72, con interventi critici di prestigiose firme come quelle di Giulio Nascimbeni,
Alberico Sala, Giuliano Gramigna. In seguito
l’autrice abbandonò la lirica per la prosa. Con
successo pubblicò numerosi romanzi gialli dai
risvolti politici, dando vita alla spia Ogden, il
primo agente segreto inventato da una donna.
Ora, dopo quarant’anni di silenzio in poesia,
Anche per i tuoi occhi segna l’inatteso ritorno di
Liaty Pisani alla scrittura in versi. Un consuntivo
esistenziale che si trasforma in un serrato dialogo con se stessa ma soprattutto con l’uomo
amato, tradotto al regno delle ombre. Il tutto
descritto in brevi flash sul filo del ricordo e dei
dolori quotidiani.
Una disposizione ritmica che porta a Petrarca, al diarismo di un canzoniere. L’io narrante
testimonia a chi è scomparso gli eventi che il
destino dispone a caso, scegliendo nella mitologia classica le figure-metafore più appropriate
per narrare il presente: Orfeo, Pentesilea, il Mitreo, Argo, le porte di Atlantide. La scelta stilisti-
Autrice
Liaty Pisani ha
pubblicato la
prima di molte
sillogi a 13 anni.
Tra i numerosi
romanzi, il ciclo
della spia Ogden,
nato con il libro
«Specchio di
notte» nel 1992
ca è quella di costruire brevi visioni. La straordinaria, suggestiva compattezza formale potrebbe
indurre a collegare i diversi testi in uno solo.
Non cambierebbe la soggiogante magia del
messaggio.
Il terrore del vuoto, quello di non avvertire coi
sensi l’oggetto del desiderio, l’amato amante, è
il fuoco che sottile pervade l’intero libro. Si legga la poesia L’assenza: «È così che mi assale la
paura / (c’è sempre qualcosa da temere / senza
te). / Eppure dovrò mettere ordine nella mente,
/ nei cassetti, negli armadi, nei libri, / perfetti
nascondigli del ricordo. / È così che temo l’assenza: i conti che / non tornano, / gli atti mancati, le ore / perdute, ormai irraggiungibili».
In ogni caso con la grinta di un’amazzone,
che richiama la forza seduttrice di Marguerite
Yourcenar, Liaty Pisani tende ad incarnarsi in
Persefone, pronta a vivere fra le ombre in compagnia di Ade e a tornare nei campi, quando il
grano germoglia alla luce del sole. In cerca di
una libertà assoluta.
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Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
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FRANCIA
✒
Dopo le prime prove di califfato
sul terreno, l’Isis ha nominato
un califfo in carne e ossa: Abu Bakr alBaghdadi. Con scolastica applicazione
della tradizione è stata convocata l’assemblea, la shura, e si è scelto così il
nuovo «Comandante dei Credenti»,
chiedendo a tutti i musulmani di accettarne l’autorità e sottomettersi. Manca
però un particolare importante, fondamentale. Secondo la dottrina sunnita, il
califfo deve avere lignaggio certo ed essere discendente della tribù del Profeta
Maometto.
Nella storia islamica non sono mancati califfati alternativi, contro-califfi e
conflitti in nome di legittimità religiose
contrastate o non riconosciute. Ma la
dottrina politica e religiosa tradizionale
sulle peculiarità genealogiche del califfo ha sovente impedito di identificare
persone precise come califfi. Difetti di
legittimità e problemi di generale riconoscimento hanno infatti spesso consigliato prudenza. E persino i movimenti
jihadisti si son ben guardati dal nominare un califfo tra le loro fila. La stessa
al-Qaeda è stata sempre prudente, an-
che per evitare quei dubbi teologici che
già emergono intorno ad al-Baghdadi.
Accanto ai dubbi e quesiti su quale
seguito avrà questa nomina sui campi
di battaglia iracheni, la sua prima conseguenza potrebbe riguardare proprio
al-Qaeda. Spesso accusati di essere religiosamente poco avveduti, di essere
persino «esagerati», l’Isis ora sfida tutti
i jihadisti. Scavalca simbolicamente il
ruolo internazionale che al-Qaeda ha
avuto in questi quindici anni, perché
persegue la costruzione di un califfato
sul terreno di battaglia e chiama a raccolta tutti i musulmani sotto la propria
autorità. E anche se son giorni di silenzi, al-Qaeda ha ben poche alternative.
Può proclamare la propria adesione,
giurare sottomissione al nuovo califfo, e
quindi sancire una subalternità verso
l’Isis, con il rischio che tutto ciò sia effimero e controproducente. Oppure contestarne la legittimità religiosa, con il risultato di sbugiardare quello che in fondo è, tragicamente, uno dei suoi prodotti di maggior successo.
Roberto Tottoli
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ALLARGARE L’ESPERIENZA ERASMUS
PER REALIZZARE L’UTOPIA EUROPEA
✒
Il presidente del consiglio Matteo
Renzi vede nella costruzione degli
Stati Uniti d’Europa la speranza di un futuro
migliore per i giovani e il compito fondamentale che deve assumersi «la generazione Erasmus», con un ruolo di cerniera tra le
generazioni più anziane e quelle più giovani
(per le quali l’integrazione europea deve diventare una grande utopia concreta).
È una visione che condivido e che ha il merito di
non considerare solo gli
aspetti economici , pur necessari, continuamente ripetuti e ribaditi di recente
anche dal vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel (pieno
utilizzo della flessibilità
consentita dal patto di stabilità per favorire la crescita e
l’occupazione, piano europeo straordinario di modernizzazione delle
infrastrutture), ma anche gli aspetti politici
e culturali della costruzione europea. Per
contrastare i nazionalismi risorgenti e la retorica populista anti-europea sono infatti
necessari, insieme al rilancio della economia europea, lo sviluppo di istituzioni politiche sopranazionali che affermino il metodo comunitario e il ruolo del Parlamento rispetto al metodo inter-governativo del Consiglio europeo (a questo riguardo la
designazione di Juncker a presidente della
Commissione è un primo passo ma insuffi-
ciente) e il rafforzamento di un sentimento
di appartenenza all’Unione che non sostituisca ma si affianchi alle identità nazionali.
Al trasferimento di porzioni crescenti di
sovranità dal livello statale a quello sopranazionale (come la sovranità monetaria) deve
affiancarsi un analogo trasferimento di impegno, lealtà e solidarietà dai cittadini dei
diversi Paesi membri alle istituzioni dell’Unione. Affinché ciò avvenga è cruciale il ruolo della scuola che deve generalizzare il programma Erasmus,
sviluppare lo studio delle
lingue straniere e curricula
europei integrati, ma è anche necessario attuare, come propongo da tempo, un
servizio civile europeo obbligatorio di almeno tre mesi per tutti i giovani europei,
donne e uomini, da svolgere in un altro Paese dell’Unione in attività di riconosciuto valore sociale e culturale. La condivisione di
esperienze che nascono dal basso in una fase cruciale di sviluppo della personalità, la
scoperta di condividere speranze, aspirazioni, progetti contribuirebbe a far sentire tutti
questi giovani come cittadini di un’unica
grande comunità. Spero che tale proposta
sia un aspetto qualificante della presidenza
italiana del semestre europeo.
Alberto Martinelli
Il Giappone ha deciso di allargare
le maglie che hanno ingabbiato le
sue forze armate in una posizione di «difesa
assoluta» negli ultimi settant’anni. Il governo presieduto da Shinzo Abe ha ieri approvato una nuova «interpretazione» dell’articolo 9 della Costituzione post bellica, quella
redatta dal generale MacArthur e diventata
nel 1947 garanzia di un Sol Levante immune
da future avventure militariste. L’articolo in
questione vieta l’utilizzo della forza per risolvere i conflitti, se non in casi di autodifesa. Cambiandone la lettura, d’ora in poi sarà
possibile per Tokyo utilizzare la forza per
«difendere gli alleati sotto attacco». Abe ha
spiegato che la Marina giapponese potrà,
per esempio, intervenire a protezione di navi americane impegnate a combattere per il
Giappone e ha definito questa ipotetica
azione «autodifesa collettiva».
Il percorso che ha portato alla decisione
governativa — sollecitata secondo il premier dalle «mutate circostanze» e dai
«nuovi pericoli» nella regione — non è stato facile. Abe ha optato per una nuova «interpretazione» dell’articolo che stabilisce la
di MASSIMO NAVA
È
ancora presto per dire se la vicenda
giudiziaria culminata con il suo fermo giudiziario segni anche la definitiva liquidazione politica di Nicolas Sarkozy proprio nel momento in
cui si preparava al ritorno in campo. Ma certamente è un colpo pesantissimo alle sue
ambizioni. Da tempo, l’ex presidente sognava la riconquista dell’Eliseo. Al di là della feroce ansia di rivincita, tutto il quadro sociale
e politico francese rendeva il sogno effettivamente possibile: le sconfitte in serie della sinistra, la discesa irreversibile di François
Hollande, la drammatica crisi interna della
destra, l’ascesa folgorante del Fronte Nazionale.
Nicolas Sarkozy sembrava l’unica
personalità della destra francese in grado di
riorganizzare un partito allo sbando e
restituire all’opinione pubblica un progetto
moderato e liberale, con una solida scelta di
campo europeista, pur strizzando l’occhio
alla domanda di ordine, sicurezza, freno
all’immigrazione, cioé gli argomenti su cui
si coagula la maggioranza dei francesi al di
là delle tendenze politiche.
Inoltre sembrava in grado di offrire una
prospettiva alla Francia rabbiosa e
scontenta, tentata dalla fuga da tutto:
dall’Europa, dalla politica, da solide
tradizioni repubblicane.
Inseguito dagli scandali e dai sospetti che
avevano già funestato l’ultimo periodo della
sua presidenza, oggi Nicolas Sarkozy è
costretto a fare i conti con una giustizia che,
per fortuna della democrazia francese, non
guarda in faccia a nessuno, come del resto
fece in passato nei confronti dell’ex
presidente Chirac e di non pochi esponenti
politici. E val la pena di aggiungere che
raramente in Francia si alzano i toni contro
l’azione della magistratura in qualsiasi
direzione si rivolga.
Naturalmente, come spesso avviene in
questi casi, i «sarkozisti» si sentiranno al
tempo stesso orfani e vittime e sperano che
tutto alla fine si risolva in una bolla di
sapone. Ma le accuse e i sospetti sono
pesanti: non solo per quanto riguarda
vicende di cui si parla da tempo — le
mazzette per finanziare la campagna
elettorale, il presunto flusso di denaro dalla
Libia di Gheddafi, le spese dell’Ump per i
raduni pubblici, i favori al tycoon Bernard
Tapie — ma soprattutto per quella zona
grigia di commistione con organi dello
Stato e uso spregiudicato del potere che ha
contrassegnato la presidenza Sarkozy. Da
intercettazioni e rivelazioni di stampa,
traspare l’esistenza di un gabinetto segreto,
in grado di tenere sotto osservazione e forse
condizionare inchieste e indagini.
Le accuse dovranno certamente essere
provate, ma per questa immagine poco
limpida che ne ha minato speranze e
credibilità, Sarkozy deve rimproverare
soprattutto sé stesso, al di là delle trame
vere o presunte di avversari (anche nella sua
famiglia politica) tese a destabilizzarlo e a
impedirne il ritorno in campo.
Se, come è probabile, le vicende processuali
segneranno la vita politica nei prossimi
mesi, non sarà soltanto Sarkozy a farne le
spese, ma anche il suo partito acefalo e
❜❜
La riconquista
dell’Eliseo sembra oggi
quasi impossibile,
mentre a destra c’è più
spazio per Marine Le Pen
rissoso e, di conseguenza, un Paese
disperatamente bisognoso di una classe
dirigente rigenerata e moderna, capace di
imboccare senza riserve la strada delle
riforme e di un più saldo ancoraggio
all’Europa. Oggi, la Francia, con un
timoniere discusso e debole come
Hollande, naviga a vista. Si aggrappa al
protezionismo industriale e a uno Stato
provvidenza finanziariamente insostenibile
per rinviare sine die il confronto con la
competitività e la globalizzazione.
Con una sinistra ai minimi termini e
un’estrema destra in ascesa, le nubi
all’orizzonte appaiono sempre più cupe.
Inquieta la prospettiva di una Francia in cui
Marine Le Pen, dopo il successo alle
europee, diventi il principale pretendente
all’Eliseo. Nemmeno Sarkozy, da solo,
avrebbe allontanato queste nubi. Ma
sarebbe stato senz’altro un elemento forte
di dibattito e confronto. Avrebbe, come in
passato, agitato le acque e provocato una
scossa salutare. Quella scossa di cui, lui per
primo, non fu capace di raccogliere i frutti.
E oggi, pur avendo forse imparato la lezione
dei suoi errori, sarà probabilmente costretto
ad ammettere che sono irrimediabili.
[email protected]
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«VOLUNTARY DISCLOSURE» E REATO DI AUTORICICLAGGIO
Rientro dei capitali, ultima spiaggia
di FABIO TAMBURINI
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SHINZO ABE REINTERPRETA LA COSTITUZIONE
IN GIAPPONE FINISCE L’EPOCA PACIFISTA
✒
I conti con la giustizia di Sarkozy
frenano i sogni di rivincita politica
DORIANO SOLINAS
I DUBBI TEOLOGICI SUL NUOVO CALIFFATO
CHE METTE IN OMBRA PERSINO AL-QAEDA
rinuncia «alla minaccia o all’uso della forza
come mezzo per risolvere le dispute internazionali» perché in Parlamento non è riuscito a coagulare la necessaria maggioranza
di due terzi per modificare l’enunciato. Ieri
duemila persone hanno manifestato di
fronte alla sede del governo esprimendo
comunque la loro opposizione, per timore
che il Paese possa in futuro essere di nuovo
al centro di dinamiche aggressive. L’altro
giorno, un uomo era arrivato al punto di
immolarsi con il fuoco dopo aver pubblicamente denunciato il primo ministro «militarista».
Cina e Corea del Sud hanno subito reagito. Pechino ha messo in guardia Tokyo da
azioni che possono «danneggiare la sovranità cinese, la pace e la stabilità regionale».
Seul ha promesso di tenere d’occhio il vicino «con attenzione». Abe ha gettato acqua
sul fuoco, ha garantito la continuità «pacifista» del Paese. Ma, nei fatti, il suo esercito
ha rialzato la testa per la prima volta dal
1945.
Paolo Salom
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I
l film è di quelli più conosciuti. Il portafoglio dei conti bancari e degli investimenti in Italia è piuttosto vuoto, mentre i capitali veri vengono custoditi all’estero. Nella maggior parte dei casi
neppure troppo lontano ma girato l’angolo,
nel sempre accogliente Canton Ticino. Come
farli rientrare evitando la solita trafila, decisamente logora, dei condoni e degli scudi fiscali? Sulla carta è l’uovo di Colombo: un
nuovo provvedimento, ribattezzato voluntary disclosure, che funziona se contemporaneamente viene previsto un nuovo reato
penale, l’autoriciclaggio. Insomma, è l’ultimo treno che può essere preso dagli esportatori clandestini di capitali. Prendere o lasciare. Si pagano le intere imposte evase (compreso gli interessi ma con riduzione delle
sanzioni) riacquistando piena disponibilità
dei beni, ma si evitano guai peggiori con la
giustizia.
Peccato che un meccanismo tanto semplice, peraltro suggerito dall’Ocse, faccia tanta
fatica a decollare. O, meglio, potrebbe di
nuovo riproporsi un’anatra zoppa: sì alla voluntary disclosure ma rinvio a tempo indeterminato per l’autoriciclaggio, come dire
vorrei ma non posso. Limitarsi alla voluntary
disclosure, tra l’altro, significa andare in direzione opposta da quella di buona parte degli altri Paesi, in cui i provvedimenti sul rientro di capitali hanno una cornice di contrasto
anche penale all’evasione. Ora il pallino è
nelle mani della maggioranza e della faccen-
da, a quanto pare, se ne occuperà personalmente Matteo Renzi. Il verdetto è tutt’altro
che scontato. La lunga marcia della voluntary disclosure è cominciata all’epoca del governo Monti, con ministro della Giustizia Paola Severino. La scelta fu di nominare un
gruppo di lavoro, affidandolo alla guida di
Francesco Greco, procuratore aggiunto del
Tribunale di Milano, specializzato nei reati
economici e finanziari, sostenitore convinto
dell’opportunità d’introdurre il reato dell’autoriciclaggio, come ha concluso la commissione nella relazione finale.
Scritto e confermato dalla stessa commissione nel prolungamento dei lavori (su base
volontaria) richiesta dal governo Letta. La
sorpresa è poi arrivata nel momento in cui si
è passati dalle parole ai fatti, con la prima
edizione dell’anatra zoppa. Il decreto che
prevedeva la voluntary disclosure è stato approvato nel gennaio scorso, ma le disposizioni sul reato di autoriciclaggio si sono perse
❜❜
Con i due provvedimenti
si pagherebbero
le intere imposte evase
ma si eviterebbero
guai peggiori
per strada. Al loro posto sono subentrate le
promesse di rimediare al momento della
conversione in legge del provvedimento.
Promesse rimaste sulla carta per causa di
forza maggiore perché il governo Letta è caduto poche settimane prima della scadenza
del decreto legge e il giro dell’oca è ricominciato. Proprio in questi giorni è in corso il
confronto sui nuovi provvedimenti. A parole,
nella maggioranza, prevalgono i sostenitori
dell’accoppiata tra voluntary disclosure e reato di autoriciclaggio. Nei fatti lo si vedrà. Di
sicuro la posta in gioco è di quelle che pesano perché i capitali custoditi all’estero rappresentano una ricchezza importante. E negli anni seguiti alla grande crisi economica
sono aumentati invece di ridursi.
Riportarli in Italia significa anche evitare
la trafila di sempre, che punta a risolvere le
emergenze picchiando i bambini, cioè tassando sempre di più chi paga già tanto al fisco, dai lavoratori dipendenti ai pensionati
passando dalle imprese. La conferma che si
tratta di un fiume di denaro da cui è possibile
attingere ottenendo soddisfazioni adeguate
risulta evidente dal bilancio degli ultimi sei
mesi di voluntary disclosure effettuata senza
certezze di legge. In tutto l’Agenzia delle entrate, con patti sulla parola, ha avviato le procedure per il rientro di 1,5 miliardi di euro.
Troppa grazia, verrebbe da dire. Perché non
osare di più evitando la riedizione di un’altra
anatra zoppa?
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Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
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Lettere al Corriere
IL COLONIALISMO ITALIANO
PRIMA E DOPO IL FASCISMO
Risponde
Sergio Romano
Ho trovato molto convincente
la tesi esposta da Claudio G.
Segré nel libro La politica
estera italiana/1860-1985 a
proposito della continuità tra il
colonialismo di stampo liberale
e quello fascista. Il tentativo di
De Gasperi dopo la guerra di
ottenere il mantenimento di
alcune zone dell’impero o di
ottenere l’amministrazione
fiduciaria dell’Africa orientale
è comprensibile perché come
presidente del Consiglio
italiano aveva il dovere di
tentare di salvare il prestigio
della nazione (i vantaggi
economici tratti dall’Italia
dalle colonie sono dubbi) ma
quanto espresso da Segré mi
pare oltremodo convincente.
Antonio Fadda
[email protected]
Caro Fadda,
laudio Segré, autore tra
l’altro di libri sulla conquista della Libia e su Ita-
C
MONDIALI DI CALCIO
La nostra eliminazione
Caro Romano, l’Italia è stata
eliminata dal Mondiale e hanno
dato alla notizia risalto tutti i
media. Ma se si pensasse di più
ai veri problemi della nazione?
Anche se avessimo vinto il
Mondiale sarebbe stata diversa
la vita degli italiani?
Fabio Todini
[email protected]
No, la vita degli italiani non
sarebbe stata diversa e i problemi da risolvere sarebbero stati
gli stessi. Ma la vittoria sull’Uruguay ci avrebbe permesso di
credere che l’Italia, nei momenti
difficili, può dare il meglio di se
stessa. Purtroppo, in questo caso, non è accaduto.
Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
«Lettere al Corriere» Corriere della Sera
via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79
lo Balbo, ha ragione. Ma avrebbe avuto altrettanta ragione se
avesse constatato che vi fu continuità anche fra il colonialismo prefascista e quello praticato dai governi Mussolini dopo la marcia su Roma. Il ministro delle Colonie nei due
governi Facta del 1922 fu Giovanni Amendola, leader del liberalismo antifascista e protagonista dell’«Aventino», l’infelice strategia con cui un fronte
di parlamentari antifascisti disertò i lavori di Montecitorio
nella speranza di rovesciare il
governo Mussolini dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti.
La Libia, in quel periodo, si era
pressoché interamente sottratta al controllo dell’amministrazione coloniale italiana. Quando fu nominato governatore
della Tripolitania dal governo
di Ivanoe Bonomi nel 1921,
Giuseppe Volpi aveva il compito di riconquistare il territorio
perduto e, in particolare, MisuÈ evidente che costoro sono
parte di un’industria, come i
negrieri d’un tempo. Senza la
connivenza e la cointeressenza
delle autorità locali, il traffico
sarebbe impossibile.
Nell’immediato, i barconi
individuabili vuoti sulle coste di
partenza devono essere distrutti
da azioni di commando. Ne
abbiamo gli uomini e i mezzi e il
diritto. Ovviamente uno Stato
degno del nome queste cose le fa
e non le dice. Gli scafisti e i loro
manutengoli capirebbero
l’antifona. E anche le autorità
del posto. Nato e Ue non ci
aiuteranno. Dobbiamo farlo da
soli. E le lacrime sono di
coccodrillo.
Pietro Di Muccio de Quattro
dimucciodequattro@
alice.it
rata, la città che è stata anche
recentemente, insieme a Bengasi, uno dei maggiori centri
della rivolta contro Gheddafi.
Volpi si attenne alle istruzioni e
Amendola, quando divenne
ministro, lo incoraggiò e lo sostenne. Volpi rimase a Tripoli
fino al 1925 e continuò a fare
con Mussolini una politica non
diversa da quella che aveva fatto con Bonomi e Facta. Possiamo parlare di colonialismo fascista negli anni successivi,
quando il generale Graziani riconquistò la Cirenaica con metodi alquanto diversi e scelte
(come l’impiccagione di Omar
Al Mukhtar) che hanno lasciato
una macchia sull’amministrazione coloniale italiana. Ma alcuni Paesi (la Francia in Alge-
MIGRANTI / 2
Se una parte, credo
maggioritaria, degli attuali
immigrati avesse nei loro Paesi
condizioni di vita accettabili,
affronterebbe i rischi e le
sofferenze di una traversata su
barconi criminosamente
affollati? Perché allora non
cercare di creare in quei Paesi
migliori condizioni di vita
investendovi i capitali
necessari, ricavandone magari
anche qualche utile finanziario
o politico? Mi sembra che ciò
dovrebbe farlo tutta l’Europa.
È vero che le classi dirigenti di
quei Paesi non sono sempre
affidabili, ma abbiamo almeno
tentato di coinvolgerle? O
forse faccio solo un sogno di
inizio estate?
PARLAMENTO
VLADIMIR LUXURIA
Scorta indispensabile?
Non riesco a capire perché è
stata data una scorta a
Vladimir Luxuria, per alcune
manifestazioni di balordi nei
suoi confronti. E gli altri
cittadini italiani che subiscono
soprusi di ogni genere tutti i
giorni?
Silvano Soldaini
silvanosoldaini@
hotmail.com
MIGRANTI / 1
Traffico da bloccare
L’operazione «Mare nostrum»
suscita legittimo orgoglio per la
marina militare che salva e
l’Italia che accoglie i disperati.
Tuttavia la brutalità e
l’ingordigia degli scafisti non
possono essere represse da
occasionali arresti a cose fatte.
La tua opinione su
sonar.corriere.it
Facebook ha
sottoposto 689 mila
utenti, inconsapevoli, a
una ricerca sociale.
Condividete l’iniziativa?
SUL WEB Risposte alle 19 di ieri
La domanda
di oggi
Sì
Riforme, non si
cambia: resta
l’immunità per
senatori e deputati.
Siete d’accordo?
23
No
77
di Gian Antonio Stella
ti da Carlo Sforza che sembrarono produrre un onorevole
compromesso: la Tripolitania
all’Italia, la Cirenaica alla Gran
Bretagna. Ma l’Unione Sovietica voleva qualcosa per sé e cercava di boicottare le iniziative
che avrebbero consolidato gli
imperi coloniali delle potenze
occidentali. L’accordo italo-inglese rimase lettera morta e la
Gran Bretagna, a quel punto,
promosse la creazione di un regno libico sotto la guida di
Idris, il leader rispettato di una
congregazione islamica, la Senussia, che esercita ancora una
considerevole influenza sulla
Cirenaica. In Italia vi furono
manifestazioni di disappunto,
ma durarono soltanto sino a
quando, dopo il fallimento della spedizione anglo-francese a
Suez, ci accorgemmo che le colonie, per i Paesi che erano riusciti a conservarle, sarebbero
state un grattacapo.
Sogni e realtà
Mi permetto di dissentire, come
organizzatrice da ormai 25 anni del Festival
di Ravenna, con l’articolo dell’illustre critico
Paolo Isotta (Corriere, 28 giugno), a
proposito dell’impossibilità di coreografare
determinate musiche, e dell’inopportuno
connubio musica e sport. Proprio pochi
giorni fa, qui a Ravenna, abbiamo
presentato il «Requiem» di Fauré danzato
o, meglio, gestualizzato da una stupenda
coreografia di Ken Ossola per il magnifico
corpo di ballo del Grand Théâtre de
Genève. Ebbene, il silenzio, la commozione,
la tesissima attenzione, il fraseggio che i
corpi sul palcoscenico riuscivano ad
esprimere, erano tali che ogni nota, ogni
dinamica, ogni sospensione, venivano
talmente sottolineati e rispettati da rendere
la partitura di questo capolavoro «facile» e
assimilabile da tutti. Al grande pubblico,
purtroppo, non sempre è offerta
l’occasione di avvicinare una partitura
come quella del «Requiem» di Fauré. Se
averlo magistralmente coreografato ha
consentito a moltissime persone di poterlo
apprezzare, per me è fonte di immensa
soddisfazione. Non esistono il non si deve o
il non si può in assoluto. Esiste il risultato di
ciò che di volta in volta si crea per realizzare
al meglio un progetto culturale mirato al
servizio del pubblico. Il risultato certo si può
criticare. È sacrosanto! Infine, confesso
anch’io il mio peccato! Nell’ambito del
Festival, in occasione di avvenimenti
sportivi di particolare rilevanza, abbiamo
offerto al pubblico la possibilità di assistervi
come mi par di capire abbia fatto Rosanna
Purchia al San Carlo. È successo così che il
maestro Temirkanov guardasse con i suoi
musicisti di San Pietroburgo e il pubblico
del Pala de André una partita di calcio in cui
erano coinvolti italiani e russi. Musica e
sport insieme: due grandi culture, due
diverse discipline insieme! E non è stata
l’unica volta. Certo se non si ama lo sport,
non si può capire. Ma un piccolo sforzo però
lo si può fare!
Cristina Muti, Ravenna Festival
Consiglio alla signora Cristina di chiedere
che cosa ne pensa a suo marito Riccardo
Muti.
Paolo Isotta
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DIRETTORE GENERALE DIVISIONE MEDIA
Alessandro Bompieri
I
In questi giorni ho visitato a
Santa Maria Capua Vetere
l’anfiteatro e il magnifico
museo archeologico trovando
tutto ordinato e ben
organizzato. Sono poi andato
alla reggia di Caserta stupenda,
ordinata e perfettamente pulita.
Evidenziamo sempre le cose che
in Italia vanno male, poche
invece le parole per quello che
va bene, con grave perdita di
immagine dei nostro bellissimi
siti storici archeologici.
Franco Zaniboni, Mantova
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Riduzione dei deputati
Nessuno capisce perché il
governo s’incaponisca a non
accettare la proposta della
minoranza del Pd e da gran
parte dell’opposizione: la
riduzione anche del numero
dei deputati da 630 a 500.
L’iniziativa incontrerebbe
certamente l’approvazione di
tutti gli italiani.
Italo Cilimbini
Cisano di Bardolino (Vr)
SITI ARCHEOLOGICI E MUSEI
Qualcosa funziona
❜❜
Vincino
FONDATO NEL 1876
CONDIRETTORE
I precari che salvarono
la biblioteca Girolamini
eri mattina Mariarosaria e Piergianni Berardi, col collega
Bruno Caracciolo, si sono presentati al lavoro alla biblioteca dei Girolamini come fanno da una quarantina di anni.
Direte: che ci importa? Ci importa molto. Perché lo Stato,
per una volta, sta forse per evitare una figuraccia.
I due fratelli Berardi, infatti, sono i due piccoli grandi eroi che
tempo fa, pur sapendo che si sarebbero messi contro personaggi allora molto potenti, denunciarono Massimo Marino De Caro,
il faccendiere messo dall’allora ministro Giancarlo Galan («non
lo conoscevo neanche, me lo raccomandò Marcello dell’Utri»)
alla direzione della storica biblioteca napoletana frequentata da
Giovanni Battista Vico. Biblioteca dalla quale avrebbe portato
via, con traslochi notturni rivelati proprio dai due fratelli, circa
duemila volumi preziosi, alcuni dei quali di valore inestimabile.
Massimo Marino De Caro, che si spacciava per laureato (falso), per docente universitario (falso) e per principe di Lampedusa (falso), è stato condannato a sette anni di carcere. Ma se lui è
finito dentro, i due fratelli erano stati buttati fuori.
Una lettera in stretto burocratese, infatti, aveva comunicato
loro che dal 1° luglio, cioè da ieri, dopo la nuova convenzione
dello Stato con la Confederazione dell’Oratorio di San Filippo
Neri, i loro servizi non erano più necessari. Nonostante lo stesso
Giorgio Napolitano, l’anno scorso, avesse insignito Mariarosaria
e Piergianni Berardi, proprio per
il contributo dato per
mettere in salvo quell’immenso patrimonio di libri dal saccheggio, dell’onorificenza di
Ieri i fratelli
«Cavalieri al Merito della RepubBerardi e Bruno
blica Italiana». Cavalieri sì, ma
mai benedetti in quattro decenCaracciolo sono
ni, insieme con il collega Bruno
stati riassunti
Caracciolo, da un contratto in
Figuraccia evitata piena regola con tutte le formulette e tutti i contributi al posto
giusto. Il solito pasticcio all’italiana. Una sorpresa amara, per i fratelli. Al punto di spingere Mariarosaria a scrivere una lettera al capo dello Stato dove raccontava delle vittorie e delle sconfitte nelle cause di lavoro e lamentava di sentirsi tradita da chi poteva «regolarizzare la nostra posizione lavorativa e contributiva, permettendo almeno a me che
sono in servizio dall’ottobre 1971 di andare in pensione e ai colleghi di lavorare ancora per qualche anno». Uno sfogo sacrosanto: «Non sappiamo cosa ci potrà accadere: saremo senza lavoro?
Senza pensione? Senza liquidazione? Dovremmo rivolgerci alla
Caritas Diocesana per poter sopravvivere finché morte ci colga?»
Raccolto dal Corriere del Mezzogiorno, quello sfogo è finito
sul tavolo di Enrico Franceschini. Il quale ha deciso di cercare
una via d’uscita. I tre precari sono stati richiamati in servizio per
tre mesi, dal 1° luglio al 30 settembre. Un contrattino piccolo
piccolo, ma che dovrebbe servire a trovare una soluzione soddisfacente per tutti. Appuntamento al 1° ottobre: riuscirà lo Stato,
che negli anni ha sistemato centinaia di migliaia di precari, a
non tradire quei suoi servitori che hanno salvato i Girolamini da
un saccheggio vandalico?
Interventi & Repliche
Il connubio fra musica e sport
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Tuttifrutti
ria, la Spagna in Marocco, la
Gran Bretagna in Africa del
Sud, i Paesi Bassi in Indonesia)
non sono stati meno brutali.
Dopo la fine della Seconda
Guerra mondiale fu subito evidente che l’Italia non sarebbe
tornata in Etiopia, uno Stato
troppo recentemente conquistato con una guerra che aveva
provocato la condanna della
Società delle Nazioni. Ma le altre colonie furono difese con gli
argomenti di tutti i governi
precedenti. L’opinione dominante era convinta che l’Italia
fosse stata, nei suoi possedimenti africani, un faro di civiltà. La Chiesa italiana non voleva rinunciare alle istituzioni
che aveva creato nelle colonie
per diffondere la fede.Quasi
tutti i partiti sostenevano che
l’Italia avesse bisogno delle colonie per offrire ai suoi figli una
terra in cui emigrare. Vi furono
negoziati italo-inglesi, condot-
Giulio Benedetti,
Milano
@
PUBBLICITÀ
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Debito pubblico: la ristrutturazione
A proposito dell’ipotesi di ristrutturare il
debito pubblico con la penalizzazione di chi
ha prestato denaro allo Stato (Corriere di
ieri), oltre al fatto che lo Stato paga i debiti
facendo altri debiti, credo che
inevitabilmente una simile penalizzazione
porterebbe alla bancarotta dell’Iitalia. Per
rispettare gli impegni assunti col Fiscal
compact basta tagliare ruberie e sprechi.
Mario Scarbocci, San Donato Milanese
La foto di monsignor Galantino
ILa fotografia di monsignor Nunzio
Galantino pubblicata sul Corriere del 6
gennaio e del 21 giugno è stata scattata da
Aldo Jacobini.
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23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l. 70026 Modugno (Ba) Via delle Orchidee, 1 Z.I. - Tel. 080-58.57.439 • Società Tipografica Siciliana S.p.A. 95030
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prov. non acquistabili separati: l/m/m/g/d Corsera + CorFi € 0,62 + € 0,78; ven. Corsera +
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La tiratura di martedì 1 luglio è stata di 405.231 copie
ISSN 1120-4982 - Certificato ADS n. 7682 del 18-12-2013
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con “Yara. Il DNA e altre verità” € 8,30; con “I dolci di Benedetta” € 9,39; con “Braccialetti Rossi” € 11,30; con “Harry Potter” € 14,30; con “Skylander” € 11,30 ; con “La grande cucina italiana” € 11,30; con “D-Day. 6 giugno 1944” € 8,30; con “Grande Guerra. 100 anni dopo” € 12,39; con “Geronimo Stilton. Viaggio nel tempo” € 8,30; con “English Express” € 12,39; con “Biblioteca della Montagna” € 10,30
36
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Spettacoli
Il voto dei sindacati
Festival di Avignone, «azioni militanti» e niente sciopero
Il festival teatrale di Avignone è salvo. I
lavoratori della rassegna hanno deciso di
non aderire a uno sciopero nazionale dei
lavoratori del mondo del teatro a tutela dei
L’intervista L’attore
sarà protagonista
al Festival di Spoleto.
«Non sono di destra
né di sinistra, vengo
dalla terra ma non
lavoro per le tasse»
precari. A votare contro l’80% dei
dipendenti che però hanno annunciato
«azioni militanti» durante tutta la rassegna,
che si apre venerdì prossimo.
Dice di loro
Il set scandalo
Jacqueline Bisset
(69 anni) e Gérard
Depardieu (65) nei
panni di Strauss
Kahn in «Welcome
to New York»
Robert De Niro «Sul set di “Novecento” strabuzzava gli occhi per la
mia colazione: 5 uova e lambrusco»
DAL NOSTRO INVIATO
SPOLETO — Non aspetta le domande, comincia subito a parlare lui
(in un italiano mischiato all’inglese),
di Love Letters di Gurney, lo spettacolo che il 5 luglio porterà al Festival
di Spoleto: lui, il ciclone Gérard Depardieu, un attore per cui la regola è
l’eccesso, la norma è la dismisura. Intervalla le parole a qualche imprecazione. Dal ventre enorme dell’attore
escono idee «strettamente personali».
«Questo è uno spettacolo molto
intimista, siamo solo noi due sul palco, Anouk Aimée e il sottoscritto.
Forse avremo un microfono, mi sembra un po’ esagerato andare in Piazza
Duomo, dovevano scegliere una
chiesa. Mi dispiace perché quello di
Spoleto è un grande festival, lo conosco da trent’anni, non ci avevo mai
lavorato».
È il percorso epistolare di due
amanti che non riusciranno mai a
vivere insieme: qual è la lettera che
l’ha colpita di più?
«Una delle ultime, quella che parla di morte, ne prende consapevolezza. Questo testo è una bella pagina,
molto americana, ma l’amore è universale. Anche se è scritto per due
personaggi anziani, l’amore dentro
di loro è immortale».
Lo scambio epistolare è stato
spazzato via da sms e email.
«Ho un cattivo rapporto col telefonino e anche col telefono fisso. Gli
sms ti fanno perdere il vocabolario, è
un nuovo linguaggio che non mi interessa. Io scrivo ancora lettere».
C’è qualcosa, come artista, che
vorrebbe avere di Anouk Aimée,
della sua natura di attrice?
«Anouk è un miracolo, ha 82 anni
ed è rimasta bambina. Il teatro ti lascia giovani. Abbiamo già recitato insieme Love Letters al Teatro Antoine
a Parigi. Dieci giorni di tutto esaurito. Ma la Francia mi rompe... Allora
ho lasciato tutto il compenso ad
Anouk, non voglio lavorare per pagare il 100 per cento di tasse».
Lei è stato criticato per aver preso, in polemica con il Fisco, la cittadinanza in Russia.
Anouk Aimée «Abbiamo già recitato insieme “Love Letters” a Parigi. Dieci giorni di tutto esaurito»
Vladimir Putin «In Francia dicono
che è un dittatore: per me cerca solo di fare il meglio per il suo Paese»
Depardieu tra eccessi e anarchia:
mi godo la vita, odio le etichette
«I registi italiani? Tutti comunisti con case ovunque»
«Non sono andato a Mosca per
evadere le tasse ma perché Putin mi
ha dato un passaporto e perché mi
piace la letteratura russa. Non è una
questione di soldi, io vengo dalla terra, sono nato povero, sai che me ne
frega dei soldi. Amo più di tutto l’Italia (dove si mangia bene ovunque e
non c’è bisogno di andare nei grandi
ristoranti, bastano le trattorie), e la
Russia, dove non conosco nessuno,
specialmente i giornalisti. In Francia
dicono che Putin è un dittatore. Io
dico che cerca solo di fare il meglio
per il suo Paese. Intanto in Francia
hanno ucciso i piccoli agricoltori,
quanto alla cultura ad Avignone gli
attori protestano... Non ci sono più
festival in Francia, solo bagarre. Bisogna viverci in un Paese prima di
criticarlo, hanno sbagliato indirizzo,
IL NUOVO
ROMANZO
DALL’AUTORE
PREMIO
PULITZER
DI “LE ORE”
che andassero nella Corea del Nord».
Pochi giorni fa in tv Ettore Scola
ha pronunciato parole dure contro
di lei, ha detto che è un evasore fiscale, e che per lavorare insieme
deve esserci stima reciproca...
«Abbiamo un progetto per un
film, una bellissima storia di cui non
voglio parlare. Prima Scola non voleva farlo perché lo produceva Berlusconi e ora non so. Non credo che
troveranno i soldi. Amo Ettore Scola
A Venezia con Michael Caine
Sorrentino gira «La giovinezza»
Ciak a Venezia per Paolo Sorrentino. Dopo l’Oscar per La grande bellezza,
il regista è tornato dietro alla macchina da presa per La giovinezza, e per
le riprese di alcune scene ha girato ieri nella città lagunare. Il set è stato
allestito in campo San Lorenzo; tra i protagonisti Michael Caine (presente
sul set) e Harvey Keitel. Le scene si sono svolte nel campo e all’interno di
una casa di riposo, in particolare in uno stanzone che dà sul canale.
anche se mi ha criticato. Io non sono
né di sinistra né di destra, glielo dissi
tanto tempo fa a Bertolucci, voi registi italiani siete tutti comunisti, però
avete case dappertutto. Mi rispose
che in Russia è pieno di Mercedes. Io
sono un essere vivente, mi piace la
vita. Sono un cittadino del mondo,
in Russia sono un viaggiatore e basta».
Lei e Anouk Aimée siete legati al
cinema d’oro italiano.
«Marcello Mastroianni era straordinario, lo era anche Gassman ma
quando faceva l’intellettuale mi infastidiva... Ricordo Novecento di Bertolucci, Robert De Niro che prendeva
continuamente appunti e io niente,
poi mi guardava con gli occhi di fuori
quando facevo colazione: cinque uova, il lambrusco... Preferisco il cine-
MICHAEL
CUNNINGHAM
l a REGINA
delle N E V I
“La regina delle nevi entra inesorabilmente nell’animo,
allo stesso modo in cui una fragranza, insinuandosi in una stanza,
cambia l’umore prima che se ne abbia coscienza.”
MARIA RUSSO
IN LIBRERIA
E IN EBOOK
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ma italiano dagli anni 50 agli 80, ma
avete ancora registi importanti, sono
contento per l’Oscar a Sorrentino,
anche se preferivo Il divo a La grande
bellezza, che trovo un po’ meccanico.
Il problema è che la televisione ha
ucciso la cultura, l’immaginazione e
anche il grande cinema. La verità è
che si fanno centinaia di brutti film
all’anno».
Che cosa risponde alle accuse al
film di Abel Ferrara sugli scandali
sessuali dell’ex ministro StraussKahn, che lei impersona?
«Welcome to New York non è un
film su di lui ma su qualcuno che gli
somiglia. Dentro ci sono tanti intrighi, anche quelli della Cia. StraussKahn è un uomo intelligente, migliore di Hollande».
E i recenti fatti politici?
«Sui guai giudiziari di Sarkozy
non ho niente da dire. Seguo con interesse il vostro Renzi, mentre Beppe
Grillo non mi piace... Ho conosciuto
Fidel Castro, Giovanni Paolo II, Mitterrand. Ma parliamo di Love Letters,
la politica mi annoia».
Valerio Cappelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
Il personaggio
L’attrice, sceneggiatrice e produttrice conquista consensi con «Tammy». Elogi dal «New York Times»: umorismo tenero
L’ora di Melissa superstar:
rido del mio grasso successo
In corsa
Melissa
McCarthy è
nata in
Illinois il 26
agosto
1970. È stata
candidata
agli Oscar
nel 2012
L’America stregata dall’ironia della comica
LOS ANGELES — Melissa McCarthy piace a tutti, donne, bambini,
uomini. Non è una silfide, non veste
come una modella e se la ride, con
l’ironia che immette nei suoi testi
per qualche show, del suo fisico e
del suo temperamento estroversi,
over size. È una superstar e persino
il Wall Street Journal le ha dedicato
due intere pagine.
Prima della sua nomination agli
Oscar per Le amiche della sposa
(2011), aveva già vinto molti premi
anche come sceneggiatrice insieme
al marito di origine italo-americana,
Ben Falcone: «Mio fidanzato storico, ma ci siamo sposati solo ne 2006
e abbiamo due figlie, piuttosto magre, come Ben». Attualmente spopola in Tammy, diretto da Ben, in
cui compie un road trip con Susan
Sarandon, sua nonna nel copione, e
Sandra Bullock le ha proposto il secondo round del film dagli alti incassi Corpi da reato. Al prossimo
Festival di Toronto è attesa la prima
autunnale di St. Vincent in cui al
fianco di Bill Murray e Naomi Watts
ha il ruolo di protagonista e continua a essere seguitissima, con una
audience senza flessioni d’ascolto,
nella serie televisiva «Mike & Molly» che le ha procurato un Emmy
Award e si vede anche in Italia (è stata acquistata di recente anche la serie 2014 in corso in Usa).
«Il successo mi diverte — dice lei
— e la mia vita è un “work in progress” da quando sono nata nell’Illi-
nois, non lontano da Chicago e in
una famiglia cattolica, che mi metteva a tacere se dicevo parolacce.
Con settanta dollari in tasca, non un
penny in più, andai a New York per i
miei show off-off Broadway e conobbi le attrici che ancora oggi sono
le mie migliori amiche: Kristen Wiig
In copertina
Rock
«Senza
paura, fiera
e simpatica»: così la
copertina
di «Rolling
Stone» celebra il
momento
d’oro di
Melissa
McCarthy
Nostalgie
«Il mio
viaggio
dalle lacrime al trionfo»: anche
«People»
ha scelto
per la sua
copertina il
volto di
Melissa
McCarthy
e Maya Rudolph, la moglie del regista Paul Thomas Anderson. E i loro
quattro figli sono amici dei nostri».
Comunica calore umano e la critica Usa a ogni sua nuova apparizione
scrive, come ha fatto il New York Times: «È, al femminile e in un sol
colpo, il concentrato di Jim Carrey,
Adam Sandler e Jack Black. Il suo
umorismo è tenero, ma anche pericolosamente divertente, sovversivo,
intelligente».
«A casa, le prime notizie che si
leggono sui giornali, non sono
quelle più drammatiche, bensì le
strisce dei comic: la preferita in famiglia è quella del gatto Garfield.
Abbiamo fatto nostra la nuvoletta in
cui il divertente e sornione felino
suggerisce: “Scendi dal tuo davanzale così possiamo incontrarci faccia a faccia”. Conoscere il mondo e
gli altri, senza discriminazioni, è
importante, specie per gli attori,
che, egocentrici, vogliono in primis
essere amati, guardati».
È una delle poche attrici che rappresentano un sicuro serbatoio di
incassi in una Hollywood dove il cosiddetto «girl power» è sempre in
sottordine rispetto al potere di quello che con humor Melissa definisce
«il boy’s club».
«Perché i maschi soddisfano la
necessità anche femminile di super
boys, ma Angelina Jolie con incassi
e coraggio ha dato energia a tutte le
donne del cinema e ci ha insegnato
a fare concorrenza a Godzilla». Ma
Sul palco La pièce teatrale tratta da «Gli sdraiati» di Serra
Il difficile tentativo di Bisio
padre debole in cerca del figlio
In scena
Claudio Bisio, 57 anni, in un momento
dello spettacolo «Father and son» che ha
debuttato al teatro
Alighieri nell’ambito
del Ravenna Festival.
La regia della pièce
è di Giorgio Gallione
di FRANCO CORDELLI
rivano lassù, in teatro, ridondanti. Ma se ci si chiedeva come il protagonista e il regista Giorgio Galhe attore è, o che attore è diventato, Claudio Bi- lione avrebbero potuto trasformare il racconto in
sio? Non lo vedevo da anni, agli esordi era più uno spettacolo teatrale, la risposta è stata eloquendisponibile, e più ruvido; oggi, uscito da un gruppo te.
Con l’ausilio di un violino, Laura Masotto, e di
di «compagni di strada» (dell’Elfo), è entrato in
un’altra famiglia, quella genovese dell’Archivolto. una chitarra, Marco Bianchi, Bisio e Gallione hanno
Le finalità dell’Archivolto sono assai diverse da operato una scansione del testo in brevi capitoli
quelle dell’Elfo, e in esse egli si muove prevalente- grosso modo tematici e che provo a titolare e riassumente da solista. Come tale, per come era al teatro mere: il disordine domestico (quello del figlio, di
Alighieri, protagonista di Father and son di Miche- fronte al quale il monologante padre appare arreso),
le Serra nel Ravenna Festival, appare un artigiano la presa di coscienza della propria debolezza (come
che si è specializzato in un settore del proprio lavo- genitore), il rapporto stralunato con i professori, la
stupefazione di fronte alla quantità e qualità della
ro.
buona novella tecnologica, l’imIl suo registro espressivo (fisibizzarrimento della lingua (tutte
co, prossemico e tonale) risulta
Lo
stile
quelle c diventate k), la mitologia
accorto nell’essere fedele a se
della felpa, quella dei tatuaggi. Di
stesso, a non scappare via, a non Il protagonista ha
fronte a una simile mutazione
alzare la voce. Bisio è aperto, cor- la misura dei tempi,
antropologica, in cui padri e figli
diale, amichevole; ma mai ruffiano, mai condiscendente. In più il pudore di tirarsi indietro sono divisi da quanto nei primi la
richiesta di pace diventa prova di
egli ha una forza di scansione e di al momento giusto
inermità, e nei secondi l’abulia
misura dei tempi, di avanzamenuna pace (con se stessi e con il
to (verso il pubblico); e un’inclinazione, quasi un pudore, nel tirarsi indietro al mo- mondo) conseguita con troppa facilità — quella
mento giusto, che fanno di lui una presenza tanto permessa dal mondo che si presume adulto, cioè
ammirata quanto amata dagli spettatori. Father pari alla propria età anagrafica — di fronte a tale
mutazione invero c’è una scoperta finale.
and son gli si adatta alla perfezione.
Quei ragazzi in fondo, o in cima alla montagna
È un testo tratto da Gli sdraiati, rispetto al romanzo non vi sono variazioni, anzi ce n’è una sola che il padre voleva così ardentemente scalare con il
— che non mi è piaciuta. A un certo punto Bisio sa- figlio, quei ragazzi sono molto più forti, più agili,
le su uno dei tavoli collocati al centro della scena e più veloci di quanto la meditabonda e quasi mesta
si lancia in una specie di contro-comizio nel quale grazia del padre credeva o, troppo ubbidiente alla
vengono citati i nomi di alcuni protagonisti della propria cultura, si compiaceva di credere.
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politica attuale: nomi che non ripeterò tanto appa-
C
Spettacoli 37
italia: 51575551575557
che cosa fa ridere con sano umorismo in tempi difficili? «L’osservazione del quotidiano, perché non
puoi guidare una Porsche o una
Mercedes e poi vivere in una casa
con un materasso per terra».
Spiega: «La ricetta del mio successo è semplice: cerco di essere
non la star, ma la co-protagonista di
quella commedia d’azione che è la
vita di tutti noi in barba ai super sti-
listi che quando sono stata nominata agli Oscar hanno rifiutato di disegnare un vestito per me. E non faccio nomi. Un difetto? Spesso parlo
troppo sullo schermo mentre mi
piacerebbe riuscire a far sorridere
sempre, anche quando sto zitta, come sempre è riuscito a fare il mio attore preferito, Buster Keaton».
Giovanna Grassi
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Aveva 84 anni
Morto il regista
Paul Mazursky
Sfiorò l’Oscar
quattro volte
È morto a New York, dove
era nato nel 1930, il
regista e attore Paul
Mazursky, cresciuto nel
cabaret yiddish del
Greenwich Village. Fu
autore di alcune
commedie di gran
successo come Bob,
Carol, Ted e Alice (famoso
poster con due donne e
due uomini tutti in un
lettone) che gli darà fama
completa di scandalo
sessuale nel ’68 e poi di
un malinconico film con
Jill Clayburgh che fece
rumore femminista, Una
donna tutta sola.
Innamorato del cinema di
Fellini (ma anche di
Truffaut in Io, Willy e
Phil), girò Lo strano
mondo di Alex nel 1970,
un film sulla falsariga di
8½. Temperamento
eclettico, con un occhio
da commediante e ricco
di umore ebraico, capace
di fare salti mortali
indietro, ebbe quattro
nomination agli Oscar.
M.Po.
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38
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
MondialiBrasile
✒
L'analisi
IL MONDO
HA IMPARATO
A GIOCARE
di MARIO SCONCERTI
L
a nota insistente di
questo bellissimo
Mondiale è la sofferenza con
cui le grandi squadre
eliminano le squadre
normali. Molti rigori, molti
supplementari per avversari
come Algeria, Nigeria,
Grecia, Svizzera. È
interessante capire il perché.
Intanto è vero anche
l’opposto, nel senso che in
fondo alla sofferenza è
sempre arrivato il successo,
la gerarchia è stata
mantenuta. C’è però un
mondo che ha
indubbiamente imparato
meglio a giocare a calcio.
Tutti sono atleti, molto forti
fisicamente. Tutti hanno
ormai organizzazioni di
gioco imparate in Europa
(l’82% dei giocatori
appartiene a squadre
europee), leggiamo insomma
tutti gli stessi testi, nessuno
sa una cosa più degli altri. Ci
sono anche ragioni forse più
sofisticate. I Mondiali sono
l’unica occasione per vedere
undici algerini in campo
nello stesso momento, o
undici nigeriani.
Conosciamo bene i nostri
avversari, ma
singolarmente, non li
abbiamo mai affrontati
come squadra. Sono in
sostanza avversari diversi,
sconosciuti per abitudini e
resistenza, concentrazione,
tattica di partita. Diventano
delle sorprese, la cosa
peggiore in un Mondiale. La
qualità media dei giocatori
si è poi alzata, ci siamo tutti
scolarizzati a vicenda. La
mescolanza di razze ha fatto
il resto. La Svizzera è ormai
una squadra di fantasia
fuori da qualunque vecchia
etichetta. In Francia
decidono Pogba, Benzema,
Valbuena. Si sono
felicemente perse le rigide
doti di razza, ora si è molte
cose insieme. È questo nuovo
equilibrio che fa mancare i
grandi fuoriclasse, la genia
dei Maradona, Baggio,
Cruijff. Oggi giocano tutti
meglio, proprio per questo
manca il migliore. È una
specie di teoria della
relatività del calcio. Più si
gioca bene, meno si
distingue. Questo Mondiale
sta segnando il ritorno del
gioco verticale. Ci si scambia
il pallone in zone di
sicurezza, ma non se ne fa
una strategia. L’insistenza
delle partite e la fatica
allargano gli spazi. Quasi
impossibile imporre teorie,
si gioca un calcio classico, di
pura prevaricazione tecnica
e fisica. Anche questo aiuta i
meno forti. Ora la sofferenza
continuerà ma solo tra
squadre forti. In più si corre
molto, anche gli stranieri che
giocano in Italia. Ieri gli
svizzeri avevano 3 giocatori
del Napoli. Non è dunque
condannato alla lentezza il
nostro campionato. È stata
solo l’Italia a non riuscire a
correre.
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Un tweet al giorno
VaticanCommunication
@PCCS_VA
In extremis
Partita brutta,
poi Messi inventa
l’assist decisivo
per il madridista
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
SAN PAOLO — Una partita
che non voleva finire. Brutta nel
gioco, affascinante nella trama.
In fondo a questa giornata di un
bell’autunno paulista, gli argentini che invadono la metropoli,
numerosi senza biglietto sono
quasi la metà di quelli attesi, 35,
al massimo 40 mila. Forse si
aspettavano il patimento, la tribolazione, la pochezza dell’Argentina salvata dagli imperscrutabili rigori da un errore di Lichtsteiner che perde un pallone
a centrocampo rubatogli da Palacio, da una micidiale controffensiva di Leo Messi che manda
Brividi argentini
in gol il fedele scudiero Di Maria
e, soprattutto, da un palo grosso
così, che ancora trema, proprio
come è accaduto al Brasile, colpito da Dzemaili al 121’.
Leo Messi, a parte un sinistro
a metà del secondo tempo, imbastisce ben poco, chiuso nella
gabbia del c.t. tedesco Ottmar
Hitzeld, uno che ha vinto tutto e
che sfiora la qualificazione storica ai quarti di finale (non accade dal 1954, in casa). Però il Diez
si sta maradonizzado sempre di
più e quando esce dall’anonimato ridiventa subito la Pulce
assassina, con quello scatto,
quel dribbling, quel passaggio
preciso a Di Maria.
Non è una bella partita e come tutte le brutte gare è decisa
da un episodio (o da due, al
massimo). La Svizzera si dimostra solida e con un discreto grado di cattiveria, quando occorre:
se non ci arriva con le buone si
passa alle cattive. Ma anche gli
argentini non scherzano, quando c’è da mettere il piede. Ne
scaturisce una sfida spigolosa in
cui l’arbitro svedese Eriksson fischia un po’ a spanne (però non
Di Maria colpisce a 2 minuti dai rigori
La Svizzera si ferma sul palo di Dzemaili
fa danni ed è già un successo), la
tattica si esaurisce in un cozzare
di armature quasi sempre a centrocampo e la tecnica, che dovrebbe prevalere, resta appesa
fino al risveglio di Messi all’ultimo respiro. L’Argentina è un 4-
3-3 in cui i tre attaccanti fanno
un po’ come vogliono; la Svizzera, un astuto 4-4-1-1. Il primo
uno è quello Xherdan Shaqiri
che movimenta un brutto primo
tempo in cui l’occasione più ricca ce l’ha la Svizzera: genialata
del piloncino kosovaro, palla in
mezzo all’area per il destro di
Mehmedi, Romero ci mette il
piedone e salva la patria. L’Argentina risponde con un «telefono» di Lavezzi e tante giocate,
dribbling, cross in mezzo, sere-
nate poco ammalianti così il
Messi delle Alpi confeziona un
altro assist da standing ovation
per Drmic che, però, si crede un
incrocio tra Zico e Maradona e
tenta un assurdo lob che finisce
tra le braccia di Romero.
Il protagonista
E Leo continua
il percorso
per diventare
come il vero
Maradona
SAN PAOLO — Era il 24 giugno 1990, Stadio
delle Alpi di Torino. Ottavo di finale BrasileArgentina. Il pronostico era tutto per i brasiliani
che, infatti attaccarono, presero pali e traverse.
Poi, al minuto 35’ del secondo tempo, Diego
Armando Maradona uscì da una gara anonima
per un’azione delle sue. Un paio di dribbling e la
palla lanciata a Caniggia: 1-0 e via. Qui è
successa la stessa cosa, contribuendo al
processo di somiglianza, nella differenza
umana, tecnica e caratteriale, del percorso di
Leo Messi con quello del Pibe. Alejandro Sabella
sospira: «Per fortuna siamo riusciti a vincere
prima dei rigori. Nel primo tempo era una
partita equilibrata. Poi abbiamo dominato noi».
Sì, ma senza Messi ci si sarebbe diretti verso il
dischetto. Grandissimo Ottmar Hitzfeld nel
certificare lo status di Leo come uomo-squadra:
«Lo sapevamo che Messi aveva le capacità di
mutare il corso della partita in un secondo».
r.per.
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A vincere il duello tra fantasisti è nettamente lo svizzero, fisico da sollevatore di pesi, due cosce come due autobotti (60 cm,
il polpaccio 30), canterebbe Mina, ma abile nel dribbling e preciso nel palleggio. Il Messi vero
non riesce a ergersi a salvatore
della patria, probabilmente sta
aspettando di presentarsi al momento giusto. In questi lunghi
momenti di gioco banale si segnalano alcune conclusioni argentine di Higuain e Di Maria
(prove tecniche). La Svizzera,
forse perché stanca, rinuncia
però alle sortite pericolose dal
secondo tempo in poi arretrando e affidandosi a iniziative solitarie per cercare di colpire l’avversario.
L’Argentina domina ma è deludente e fiacca. Priva di idee dà
la palla a Messi perché si inventi
qualcosa (l’unico con una parvenza di iniziativa è Di Maria) o
scaraventa ogni cosa in area. È
proprio il giocatore del Real a
scagliare quello che pare l’ultimo tiro in porta della partita.
Benaglio lo respinge in angolo e
tutto pare scritto, si scivola inesorabilmente verso i rigori. E invece c’è ancora tempo per tutto:
lo scatto di Messi, il gol di Di
Maria e l’incredibile palo di Dzemaili. E qui anche la tenace Svizzera capisce che non c’è più nulla da fare. E può lasciarsi andare
al dispiacere.
Roberto Perrone
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La battaglia Continua la corsa alla poltrona federale dopo le dimissioni di Abete: è molto improbabile che si arrivi al candidato unico
Tavecchio parla da presidente e apre ai c.t. pluridecorati
Albertini resta un duro avversario
Ma spunta anche il nome di Pagnozzi
ROMA — Martedì prossimo, davanti ai 21 presidenti regionali e alle
140 delegazioni provinciali della Lega
Dilettanti, Carlo Tavecchio scioglierà le
riserve e annuncerà la candidatura alla
presidenza della Federcalcio. Non è
chiaro se contemporaneamente il ragioniere settantunenne lascerà la guida dei dilettanti, ma dietro l’apparente
incertezza di queste ore («martedì vi
faccio sapere se scenderò in pista»), c’è
la volontà concreta di arrivare sino alla
poltrona di Abete. La corsa è cominciata e Tavecchio già conta i voti: soprattutto quelli dell’amico Macalli, 77 anni,
che lo sostiene in questa lunga battaglia. Basterebbero Dilettanti e Lega Pro,
unite e compatte, per superare lo sbar-
Vertici Carlo Tavecchio e Giancarlo Abete
ramento del cinquanta per cento più
uno dei voti richiesto dal nuovo statuto. Il candidato presidente sa muoversi
e confida di avere dalla sua parte una
buona fetta della Lega di serie A, che
muove la macchina, anche se vale soltanto il 12 per cento dei votanti in un
sistema assolutamente da cambiare.
Tavecchio sogna di essere il candidato unico e in questo è appoggiato da Lotito, ma la sua idea si scontra con la realtà dei fatti. Damiano Tommasi e Renzo Ulivieri, rispettivamente presidente
dei calciatori e degli allenatori, che rappresentano il 30 per cento dei delegati,
sono in pressing su Demetrio Albertini.
L’ormai ex vice presidente federale e capo delegazione in Brasile, per adesso
non intende scendere in campo perché
teme che le sue idee, una volta eletto, si
scontrerebbero con l’immobilismo
provocato dalle carte federali. I punti
forti del suo progetto di rinnovamento,
vale a dire le rose ridotte a 25 giocatori,
le seconde squadre e il campionato a
diciotto, troverebbero ostacoli insormontabili. Albertini però potrebbe dare
filo da torcere a Tavecchio l’11 agosto, il
giorno delle elezioni: perché potrebbe
rubargli qualche voto nell’area dei dilettanti, contare sulla spaccatura tra
Macalli e Ghirelli e darebbe battaglia al
rivale per assicurarsi i voti della Lega di
B e degli arbitri che, al pari della Lega di
A, non si sono ancora espressi.
La Confindustria del pallone conta
poco in termini numerici però pesa dal
punto di vista politico. Per adesso non
ha una posizione ufficiale, tanto che Tavecchio e Albertini potrebbero dividersela, ma se esprimesse un proprio candidato la corsa al trono potrebbe improvvisamente cambiare. Magari tornare in scena Raffaele Pagnozzi, già
segretario generale del Coni, sconfitto
da Malagò nella corsa alla presidenza
dello sport italiano, che ha già avuto
un’esperienza felice in via Allegri nel
’96 da commissario straordinario. Per
le candidature c’è tempo sino al 27 luglio.
Tavecchio, al momento, si sente in
una botte di ferro. Tanto da parlare anche del futuro c.t. «Sono per la nascita
di una cantera con un tutor importante, ma non avrei niente in contrario davanti a soggetti pluridecorati che riducessero i loro compensi in maniera ragionevole. Non si possono pretendere
tre milioni di euro in un momento in
cui il Paese è alle corde». Semplice la
traduzione: se Allegri e Mancini si accontentassero di un ingaggio sotto il
milione potrebbero diventare i candidati di Tavecchio, che per adesso ha
pensato a Guidolin e Tardelli più che a
Zaccheroni.
Alessandro Bocci
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Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
Sport 39
italia: 51575551575557
In tv
#
Le partite di ieri
Così nei quarti
SAN PAOLO
Ottavi di finale
SALVADOR
Ottavi di finale
ARGENTINA
SVIZZERA
dopo i tempi
supplementari
1
0
RIO DE JANEIRO
BELGIO
USA
dopo i tempi
supplementari
2
1
1
0
Argentina
In gol
L’abbraccio
Di Maria-Messi
(Epa)
Svizzera
Marcatore: Di Maria 13’ s. t.s.
ARGENTINA (4-3-3): Romero
6,5; Zabaleta 6, F. Fernandez 6,
Garay 6, Rojo 5,5 (Basanta s.v. 16’
p.t.s.); Gago 5 (Biglia s.v. s.t.s.),
Mascherano 5, Di Maria 7; Lavezzi
5 (Palacio 6,5 29’ s.t.), Messi 7,
Higuain 5,5. C.t.: Sabella 6
SVIZZERA (4-4-1-1): Benaglio
6,5; Lichtsteiner 4,5, Schaer 6,5
Djourou 6,5, Rodriguez 6; Xhaka 6
(Fernandes 6 21’ s.t.), Behrami 6,
Inler 6, Mehmedi 6,5 (Dzemaili 6
8’ p.t.s.); Shaqiri 6,5; Drmic 5
(Seferovic 5 37’ s.t.). C.t.: Hitzfeld
6
Arbitro: Eriksson (Svezia) 5,5
Ammoniti: Xhaka, Fernandes,
Rojo, Di Maria, Garay
Recuperi: 0’ più 3’; 1’ più 3’
Visto in rete
#
Voi vincete?
E io faccio...
L
e lacrime di Julio Cesar, David Luiz e Thiago
Silva prima durante e dopo i rigori contro il Cile hanno preoccupato un intero Paese. Non c’è
giornale o tv che non abbia intervistato uno
psicologo per un’analisi dello stato emozionale
della Seleção. Qualunque sia il responso, il solo fatto di
averne dovuto parlare ha precipitato il Brasile nel dubbio. Ecco perché l’hashtag #SeOBrasilGanharACopaEu
(#seilBrasilevincelaCoppaio) ha fatto la giornata su
Twitter. Il problema è che, nell’intenzione di chi l’ha
creato, l’hashtag doveva probabilmente essere la versione 2.0 del voto alla divinità o al Santo protettore. Il twittatore brasiliano, però, appare piuttosto distante dall’idea di sacrificare qualcosa: @Cacaubarretoo intende
farsi mèche verdi e oro, @luckielfernando promette di
girare in mutande per le strade della sua città,@traumatizando (in omaggio al proprio nomignolo) annuncia una sua foto senza vestiti e così via.
C’è poi chi, molto razionalmente, ha preso la domanda alla lettera e non in senso scaramantico: @Iggyn0red
scrive che andrà alla sua scuola a chiedere un mese di
vacanza per festeggiare. E @RBD1ETERNAMENTE si limita a osservare che continuerà a non avere soldi, esattamente come prima: «Quindi, non cambia niente».
Tommaso Pellizzari
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MARACANÀ
4 luglio
FRANCIA
GERMANIA
ore 18
Sky Mondiale 1
STADIO NACIONAL
BRASILIA
BRASILE
COLOMBIA
ore 22
Raiuno, Sky Mondiale 1
5 luglio
FONTE NOVA ARENA
5 luglio
ARGENTINA
BELGIO
ore 18
Sky Mondiale 1
OLANDA
COSTA RICA
ore 22
Raiuno, Sky Mondiale 1
SALVADOR
Il Belgio spezza la resistenza Usa
e prende appuntamento con Messi
La sfida è impazzita a mezz’ora della fine ed è stata decisa ai supplementari
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
SALVADOR — Ventotto anni
dopo il quarto posto messicano,
il Belgio riscopre il fascino dei
quarti di finale e adesso potrà
contare sul tifo dei brasiliani nella sfida di sabato a Brasilia contro
gli argentini (come nel 1986, ma
in semifinale, doppietta di Maradona). Per la quinta volta in questo Mondiale, si è andati ai supplementari negli ottavi di finale e
gli Stati Uniti, che hanno vissuto
l’avventura con l’entusiasmo di
chi partecipa a una festa, hanno
dovuto inchinarsi ai belgi, ma
senza meritare di uscire, in una
partita che nella mezz’ora finale
è impazzita. Il gol di Kevin De
Bruyne, 23 anni, del Wolfsburg,
al 3’ del primo supplementare è
sembrato rompere definitivamente un equilibrio già precario;
il raddoppio di Lukaku, al 15’
p.t.s. era il segnale di una partita
ormai chiusa; invece, sollecitati
da Klinsmann, scatenato e urlante in panchina, gli statunitensi
hanno trovato nuove energie,
riaperto la partita con un gol di
Green e hanno messo alle corde
il Belgio per tutto il secondo supplementare, andando tre volte
vicino al 2-2 (e Lukaku si era fatto parare possibile 3-1). Così, come quattro anni fa, contro il
Ghana, gli Usa devono arrendersi negli extratime e con lo stesso
risultato di allora (2-1), in una
partita emozionante come poche
altre di questo Mondiale.
Wilmots ha cambiato uomini
e, in parte, sistema di gioco, passando al 4-2-3-1: squalificato
Defour, ha recuperato Kompany,
con Origi in partenza (non
Lukaku) unica punta, avendo alle spalle Mertens, De Bruyne e
Hazard. Il lungo abbraccio fra i
due c.t. ha fatto da prologo a un
primo tempo tirato, di buon calcio, su ritmi altissimi, con apparizione a metà del solito invasore
italiano (Marco Ferri,), con doppia scritta («save favelas children» e «Ciro vive»), fermato
dalla polizia brasiliana. I belgi
sono andati a un passo dal van-
Il «commissario» ha guidato la transizione
ai tempi caldissimi della fuga di Sacchi
di DANIELE DALLERA
l mondo del pallone cerca il suo presidente,
una guida, dopo le dimissioni di Giancarlo
Abete. Carlo Tavecchio si candiderà martedì,
l’ex campione Demetrio Albertini che da anni
sta studiando da dirigente potrebbe essere il
suo rivale più temuto. Da qualche ora, alla
finestra, forse addirittura più lontano, in una
posizione di attesa, ci sarebbe anche Lello
Pagnozzi, storico segretario del Coni di Gianni
Petrucci e battuto da Giovanni Malagò nella
corsa alla presidenza del massimo organismo
sportivo italiano. Uomo di sport, da Cinque
Cerchi, segretario dell’Associazione dei
comitati olimpici europei , ma anche uomo di
calcio, se stimolato a dovere potrebbe farci un
pensierino. In ambienti ben informati si
sussurrano due verità (che non dovrebbero
emergere ovviamente). La prima: Adriano
Galliani, che qualcosa conta in questo mondo,
CASTELAO
4 luglio
Emozioni Ammirevoli gli americani che escono a testa alta. Gli uomini di Wilmots ai quarti dopo 28 anni
✒
I
FORTALEZA
vedrebbe di buon occhio una candidatura di
Pagnozzi. La seconda (tenetevi forti):
Giovanni Malagò non si opporrebbe. Resta il
fatto che in un mondo così diviso , la sua
mano, la sua esperienza potrebbero diventare
utili. Nel ’96, in uno dei momenti più critici a
livello politico federale, Nizzola raggiunge il
65% dei voti, ma non viene eletto per il diritto
di veto dell’allora serie C. Pagnozzi fu
nominato commissario in un’estate
caldissima (il 12 agosto) e con un’abile
mediazione trovò l’accordo: il 30 settembre
via libera a Nizzola. Non solo, gestì la fuga
dalla panchina azzurra di Arrigo Sacchi a
tempi di record e incaricò Cesare Maldini
trovando l’intesa tra i litigiosissimi presidenti
delle leghe (A-B, C e D). Farci un pensierino a
Pagnozzi?
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2 Rivoluzione soccer
1 Il nuovo mondo
scopre il nuovo sport
E i suoi dolori
Belgio
Usa
Marcatori: De Bruyne 3’, Lukaku
15’ p.t.s.; Green 2’ s.t.s.
BELGIO (4-2-3-1): Courtois 7;
Alderweireld 6, Van Buyten 6,
Kompany 6,5, Vertonghen 6,5;
Fellaini 6,5, Witsel 6,5; Mertens
6,5 (Mirallas 6,5 15’ s.t.), De
Bruyne 7, Hazard 6,5 (Chadli s.v.
6’ s.t.s.); Origi 6,5 (Lukaku 7,5 1’
p.t.s.). C.t.: Wilmots 7
STATI UNITI (4-2-3-1): Howard 8;
Johnson 5 (Yedlin 6,5 32’ s.t.), O.
Gonzalez 6,5, Besler 6,5, Beasley
5,5; Cameron 6, Jones 6; Zusi 6,5
(Wondolowski 5 27’ s.t.), Bradley
7, Bedoya 6 (Green 7 17’ p.t.s.);
Dempsey 6. C.t.: Klinsmann 7
Arbitro: Haimoudi (Algeria) 6
Ammoniti: Cameron, Kompany
Recuperi: 3’ più 3’; 2’ più 1’
Vantaggio
Kevin De Bruyne, 23 anni, segna
l’1-0 per il Belgio (Action Images)
taggio già dopo 39” (Howard in
angolo su Origi) e più concreti
nella ricerca del gioco verticale e
nel presentarsi al limite dell’area
per la conclusione. Ma ai ragazzi
di Wilmots è sempre mancato
qualcosa per operare il break (errore di De Bruyne; anticipo salvifico di Beardsley su Fellaini) e gli
Stati Uniti non solo sono sempre
rimasti in partita, ma hanno avuto l’occasione di andare in vantaggio, prima su una percussione di Bradley, con palla a Dempsey e parata di Courtois, poi con
un cross di Yedlin, che Zusi ha
sfruttato malissimo.
Il Belgio è ripartito con personalità e maggiore energia nella
ripresa, sfiorando il gol con Mertens, Origi (parte alta della traversa), ancora con Mertens (tacco), di nuovo con Origi, due volte
con Mirallas, persino con Kompany. Ha provato in tutti i modi a
passare, sviluppando il gioco per
linee esterne o centrali, ma ha
sempre trovato l’opposizione dei
difensori Usa e soprattutto dello
splendido portiere Howard. La
squadra di Klinsmann, spinta dal
pubblico, è stata ammirevole per
il modo in cui ha accettato di soffrire, con avversari più tecnici e
più bravi: si è abbassata, ha
stretto le linee, ha provato a ripartire, ha avvicinato a sua volta
il vantaggio nel recupero (Wondolowski solo davanti a Courtois), davanti a 51.227 spettatori,
entusiasti del match, prima ancora di sapere che gli extratime
sarebbero stati uno spettacolo da
ricordare. A lungo.
Fabio Monti
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Invasione
L’immancabile
tifoso italiano ha
invaso anche ieri il
campo a Salvador
(Epa)
Palla avvelenata
Il Tatu-bola divide
l’armadillo attende
Si chiama Tatu-bola, armadillo-palla e il fatto che si trasformi in una
sfera è stato decisivo nella scelta della Fifa di farlo diventare l’animalemascotte di Brasile 2014, col nome di Fuleco. Ne furono liete le associazioni
a difesa di questa specie in via d’estinzione, che avanzarono una proposta
alla Fifa: donate un dollaro per ogni pupazzo venduto (a 42,70 euro prima
del Mondiale, 26,40 adesso per quello piccolo; 59,30 e ora 56,30 per quello
grande). Ma l’associazione Caatinga, che lavora a un progetto decennale di
tutela dell’armadillo, secondo il sito brasiliano della Bbc accusa la Fifa di
avere offerto una donazione di 99.500 euro. Per loro significherebbero
meno di mille al mese, cioè nemmeno quanto basterebbe a coprire le
spese per «logistica, ricerche, biologi» e hanno rilanciato chiedendo
10 milioni di euro, cifra adeguata a quanto la Fifa ottiene con il
pupazzo. È arrivato un no, motivato dal fatto che la Fifa ha
esteso il suo sostegno a 26 organizzazioni da 5 che erano
all’inizio: 730 mila euro l’anno per tre anni.
L’armadillo, in scaglie e ossa, attende sviluppi.
t. p.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
SALVADOR — È l’una di notte (ora italiana).
Gli Stati Uniti escono da questi Mondiali. C’è
pochissimo tempo per scrivere qualcosa.
Inutile provare a scendere negli spogliatoi. Lo
sguardo scorre d’istinto sui ranghi dei loro
tifosi. Le ragazze in lacrime con i bikini a stelle
e strisce, quelli con la maschera di Topolino
che non ride più e quelli con il cappello storto
del vecchio zio Sam, che ha preso un paio di
brutte sberle. Le facce dei tifosi quando
perdono sono sempre uguali: ma queste,
forse, queste facce di tifosi yankee fanno più
tenerezza del solito perché capisci che per la
prima volta, per la prima davvero, hanno
compreso quanto crudele e spietato può
essere il calcio. È uno sport che non sapevano
esistesse, ci sono finiti dentro con entusiasmo.
Quando, venti anni fa, i Mondiali si tennero
negli States, la gente andava allo stadio senza
conoscere la differenza tra un calcio d’angolo e
un calcio di rigore. In tribuna con le maglie di
Michael Jordan e i cappellini dei New York
Yankees. Adesso sono qui tutti
orgogliosi con le magliette di
Bradley e Dempsey, che chiamano
sotto le tribune, e si sono
arrabbiati perché l’ultimo tempo
supplementare poteva avere
qualche minuto di recupero più:
così contestano l’arbitro, lo
fischiano, ma per buona parte
della partita hanno intuito che il
loro portiere, Tim Howard, si è
sentito come il generale Custer a
Little Big Horn. Oltre
all’entusiasmo, cominciano a
metterci un po’ di competenza. I
tesserati sono 4 milioni e 100: la
seconda forza al mondo dopo la
Germania (6,5). Ormai ci sono
rettangoli con le porte nel Queens e
nell’ultimo paesino del Texas. Due anni fa, un
sondaggio del sociologo Rich Luker stabilì
che, negli Stati Uniti, nella fascia d’età tra i 12 e
i 24 anni, il soccer è lo sport più popolare
dopo il football (americano). Usa-Portogallo,
l’altro giorno, alla tv, meglio di una finale Nba:
vista da 24 ,7 milioni di americani. Tra loro,
anche il Presidente Barack Obama, padre di
due ragazze che il soccer lo giocano al liceo,
rapido a infilarsi dentro al sogno collettivo. Si
fa riprendere mentre guarda Usa-Germania a
bordo di Air Force One, in volo verso il
Minnesota. Poi, finita la partita, detta un
comunicato che, ovviamente, fa il giro del
pianeta: «Questo Mondiale possiamo vincerlo
noi». Poi magari gli tocca incassare il tweet del
collega belga Elio Di Rupo, che all’amico
Barack riserva un «I told you so», te l’avevo
detto, che riporta sulla terra Obama e il suo Air
Force One. Magari quella del presidente
statunitense sarà stata anche un botta
d’entusiasmo. Ma anche la consapevolezza che
questo nuovo sport è l’unico ad essere giocato
in ogni continente. Ovvio che gli Stati Uniti
debbano esserci. E non per partecipare. Però
per vincere, nel calcio, i soldi e l’entusiasmo
non bastano. Serve anche esperienza e talento
ed è forse questa, stanotte, la più grande
lezione per i tifosi americani: il calcio è come il
basket, come il baseball, come l’hockey. Sì,
serve tempo. Serviranno ancora molti anni per
riuscire ad andare avanti in un torneo
mondiale. È proprio una notte tenera. Viene da
citare Francis Scott Fitzgerald. Finire con una
citazione, di solito, è una pessima soluzione.
Ma, per una volta, forse ci sta.
Fabrizio Roncone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
40 Sport
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Mondiali
Brasile
Aria buona
La Francia «pacificata»
tra i segreti del successo
«Ora siamo una famiglia». Le mosse di Deschamps
al quarto di finale contro la
Germania, a Rio, venerdì prossimo, ma ha altri programmi e
non verrà.
La Francia «pacificata» è
uno dei segreti del cammino,
ma non è «il» segreto. I numeri
parlano chiaro. Con 10 gol i
Bleus hanno il terzo miglior attacco del Mondiale, dopo
Olanda (12) e Colombia (11). Si
può dire che segnare a Svizzera, Honduras e Nigeria non è
impossibile, ma fare gol in
Coppa del mondo non è mai facile, contro nessuno. La difesa
ha subìto solo 2 reti (miglior
reparto al pari di Costarica e
Colombia) e c’è un altro dato,
forse, ancora più importante:
in 4 partite i centrali hanno
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
RIO DE JANEIRO — «Adesso
siamo una famiglia». Patrice
Evra sintetizza così il cammino
della Francia al Mondiale. Le
sue parole pesano, perché era il
capitano dell’ammutinamento
contro il c.t. Domenech a Sudafrica 2010, con lo sciopero che
fece saltare un allenamento e
sconvolse l’opinione pubblica.
Però non si può ridurre tutto
all’assenza del turbolento Nasri
— la cui fidanzata non twitta
più insulti contro Deschamps
— o all’infortunio di Ribéry
che, da possibile sfortuna, si è
trasformato in un vantaggio.
Ribéry è stato invitato dalla Federcalcio francese ad assistere
L’allievo e il maestro
Paul Pogba, 21 anni, e Didier
Deschamps, 45 (Action Images)
commesso soltanto due falli.
Nessuno Sakho e Varane, due
Koscielny. Segnale di una fase
difensiva quasi mai in affanno,
anche perché aiutata dall’uomo tatticamente più importante della squadra, il metronomo
Yohan Cabaye.
La Francia ha mantenuto la
sua caratteristica, fin dai tempi
del quadrato magico con Tigana, Fernandez, Giresse e Platini: la qualità del centrocampo.
Deschamps gli ha aggiunto una
componente fisica (Drogba,
Matuidi, Sissoko) importante.
Non avranno problemi a contrastare i potentissimi tedeschi.
Deschamps non è alieno da
un pizzico di sciovinismo fran-
cese. Nella conferenza stampa
dopo la vittoria contro la Nigeria, ad esempio, ha gradito
molto poco la domanda di un
giornalista sul fallo di Matuidi,
che ha messo k.o. Onazi e che
poteva sicuramente essere punito con un cartellino rosso e
non giallo dall’arbitro statuni-
tense Geiger: «Bella domanda
— ha detto, con la faccia che
era tutta un programma —. Ma
tu sei un giornalista francese?».
Però Didier non cade mai nella
trappola della presunzione.
Contro la Nigeria ha iniziato
con Giroud e Benzema in attacco, lasciando il primo in posi-
zione centrale e spostando sulla fascia il madridista, per reggere l’urto fisico iniziale degli
africani. Ha cambiato dopo
un’ora, con l’ingresso di Griezmann (vicino al Paris Saint
Germain per 25 milioni di euro), dimostrando di saper modificare in corsa.
Il cammino
verso la Coppa
GIRONE A
GIRONE B
GIRONE C
GIRONE D
GIRONE E
GIRONE F
GIRONE G
GIRONE H
Data
Incontro
Ore
Incontro
Ore
Brasile
Croazia
3-1
Spagna
Olanda
1-5
Colombia
Grecia
Messico
Camerun
1-0
Cile
Australia
3-1
C. d’Avorio Giappone
Brasile
Messico
0-0
Australia
Olanda
2-3
Colombia
Camerun
Croazia
0-4
Spagna
Cile
0-2
Camerun
Brasile
1-4
Australia
Spagna
Croazia
Messico
1-3
Olanda
Cile
Data
Data
Ore
Incontro
Ore
2-1
Germania
Portogallo
4-0
Belgio
Algeria
2-1
1-2
Francia
Honduras
3-0
Iran
Nigeria
0-0
Ghana
Stati Uniti
1-2
Russia
Sud Corea
1-1
2-1
Svizzera
Francia
2-5
Argentina
Iran
1-0
Germania
Ghana
2-2
Belgio
Russia
1-0
Costa Rica
0-1
Honduras Ecuador
1-2
Nigeria
Bosnia
1-0
Stati Uniti
Portogallo
2-2
Sud Corea Algeria
2-4
1-4
Costa Rica Inghilterra
0-0
Honduras Svizzera
0-3
Nigeria
Argentina
2-3
Portogallo
Ghana
2-1
Algeria
Russia
1-1
2-1
ITALIA
0-1
Ecuador
0-0
Bosnia
Iran
3-1
Stati Uniti
Germania
0-1
Sud Corea Belgio
0-1
Uruguay
Inghilterra
Giappone Grecia
0-0
ITALIA
0-3
Giappone Colombia
2-0
Grecia
Uruguay
Francia
P G V N P F S
Classifica
P G V N P F S
Classifica
P G V N P F S
Classifica
P G V N P F S
Classifica
Brasile
7 3 2 1 0 7 2
Olanda
9 3 3 0 0 10 3
Colombia
9 3 3 0 0 9 2
Costa Rica
7 3 2 1 0 4 1
Francia
7 3 2 1 0 8 2
Argentina
9 3 3 0 0 6 3
Messico
7 3 2 1 0 4 1
Cile
6 3 2 0 1 5 3
Grecia
4 3 1 1 1 2 4
Uruguay
6 3 2 0 1 4 4
Svizzera
6 3 2 0 1 7 6
Nigeria
4 3 1 1 1 3 3
Croazia
3 3 1 0 2 6 6
Spagna
3 3 1 0 2 4 7
C. d’Avorio
3 3 1 0 2 4 5
ITALIA
3 3 1 0 2 2 3
Ecuador
4 3 1 1 1 3 1
Bosnia
3 3 1 0 2 4 4
Camerun
0 3 0 0 3 1 9
Australia
0 3 0 0 3 3 9
Giappone
1 3 0 1 2 2 6
Inghilterra
1 3 0 1 2 2 4
Honduras
0 3 0 0 3 1 8
Iran
1 3 0 1 2 1 4
4 OTTAVI DI FINALE
5 OTTAVI DI FINALE
BRASILE - CILE
COLOMBIA - URUGUAY
FRANCIA - NIGERIA
GERMANIA - ALGERIA
OLANDA - MESSICO
4-3 d.c.r.
2-0
2-0
2-1 d.t.s.
2-1
10 QUARTI DI FINALE
6 OTTAVI DI FINALE
P G V N P F S
7 OTTAVI DI FINALE
COSTA RICA - GRECIA
ARGENTINA - SVIZZERA
Classifica
P G V N P F S
Classifica
P G V N P F S
Germania
7 3 2 1 0 7 2
Belgio
9 3 3 0 0 4 1
Stati Uniti
4 3 1 1 1 4 4
Algeria
4 3 1 1 1 6 5
Portogallo
4 3 1 1 1 4 7
Russia
2 3 0 2 1 2 3
Ghana
1 3 0 1 2 4 6
Sud Corea
1 3 0 1 2 3 6
8 OTTAVI DI FINALE
Le città del Mondiale
BELGIO - STATI UNITI
1-0 d.t.s.
6-4 d.c.r.
11 QUARTI DI FINALE
2-1 d.t.s.
12 QUARTI DI FINALE
Fortaleza
na
Manaus
FRANCIA - GERMANIA
4/7 ore 22
Rio de Janeiro
Vincitore 9 - Vincitore 10
Belo Horizonte
4/7 ore 18
OLANDA - COSTA RICA
FINALE 3° E 4° POSTO
Perdente 14 - Perdente 13
13 SEMIFINALI
8/7 ore 22
Brasilia
12/7 ore 22
FINALE
Vincitore 14 - Vincitore 13
Tutte le partite in diretta online su
www.corriere.it
or
Ore
Bosnia
Classifica
Fortaleza
dC
Su
Incontro
Argentina
Inghilterra ITALIA
BRASILE - COLOMBIA
ea
ia
ss
ria
Ru
Al
ti
io
ge
lg
Be
at
Gh
iU
ni
an
a
llo
ia
ga
an
rm
rto
St
Data
2-1
2-1
9 QUARTI DI FINALE
Ore
Ecuador
2-1
3 OTTAVI DI FINALE
Incontro
Svizzera
P G V N P F S
2 OTTAVI DI FINALE
Data
1-3
Classifica
1 OTTAVI DI FINALE
Ge
ge
Ni
Bo
Data
Po
n
ria
ia
Ira
a
sn
in
as
nt
ur
ge
Ho
nd
an
Fr
Incontro
Ar
r
cia
a
do
ua
Ec
Sv
Ore
Costa Rica
Uruguay
C. d’Avorio
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IT
Incontro
3-0
C. d’Avorio
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Ca
zia
oa
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Cr
Br
Data
o
O
es
E SSSS
M
GR
ile
O RD E M E
PRO
Rio de Janeiro
13/7 ore 21
Salvador
ARGENTINA - BELGIO
5/7 ore 22
Brasilia
B R A S I L E
5/7 ore 18
Cuiaba
Brasilia
Salvador
Belo Horizonte
14 SEMIFINALI
Vincitore 11 - Vincitore 12
San Paolo
Natal
Recife
9/7 ore 22
S U D
A M E R I C A
San Paolo
Curitiba
Rio
de Janeiro
Porto Alegre
CORRIERE DELLA SERA
Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
❜❜
Gruppo
I giocatori
francesi
esultano
dopo il gol
di Karim
Benzema alla
Svizzera nella
seconda partita del girone eliminatorio, finita 5-2
per i Bleus
(Ap)
Deschamps è riuscito a calibrare il peso della storia e la
freschezza della generazione
senza memoria. Hugo Lloris, il
portiere, un altro pilastro dello
spogliatoio, racconta: «La
squadra del 1998, quella dei
campioni del mondo, e stata
per me fonte di ispirazione». In
Sport 41
italia: 51575551575557
Francia si sta parlando molto
della semifinale del 1982 contro la Germania, quella persa ai
rigori, dopo il vantaggio 3-1
nei supplementari, e segnata
dalla terrificante uscita di
Schumacher su Battiston (perse tre denti nell’impatto) che
l’imbelle arbitro Corver non
Abbiamo perso l’occasione per un exploit sulla Germania. Nessuno pensava
che potessimo arrivare fin qui, ma siamo in grado di giocare ad alto livello
Madjid Bougherra, difensore Algeria
sanzionò nemmeno con un
calcio di punizione. Deschamps, però, non ne parlerà con la
squadra: «Anche perché questi, nell’82, non erano nemmeno nati».
Lloris non ha ancora trovato
un Blanc che lo bacia sulla testa
prima di ogni partita, ma finora ha funzionato lo stesso. Deschamps, a differenza di Blanc,
molto aiutato nella sua carriera
di allenatore dal successo al
Mondiale e dalla sua immagine
pubblica, ha anche masticato
qualche pezzo di pane più duro. Per lui non è stato solo Saint
Denis, ma anche i campi della
serie B italiana dove aveva un
unico risultato possibile: riportare immediatamente la Juve in
serie A. Intendiamoci, neppure
Didier ha fatto la gavetta, ma
qualche ostacolo l’ha dovuto
saltare senza avere la spinta.
«Molto c’è ancora da fare —
dice —, ma qualcosa abbiamo
già fatto». La sfida con la Germania è quella della differenza:
aver fatto il proprio dovere o
aver fatto un Mondiale eccellente.
Eliminate negli ottavi
Siamo alle solite: l’Africa è un flop
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
Cacciato Sulley Muntari, 29 anni (Epa)
Luca Valdiserri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Deluso Vahid Halilhodzic, 61 anni (Ap)
RIO DE JANEIRO — Ognuno a modo
suo, ma il risultato non cambia: nessuna
africana ha superato gli ottavi di finale.
Fuori Camerun (0 punti), Ghana e Costa
d’Avorio nei gironi; fuori Nigeria e Algeria (con molto onore) subito dopo.
Un passo indietro rispetto a Sudafrica
2010, dove il Ghana arrivò a un passo
dalla semifinale, eliminata ai rigori dall’Uruguay dopo averne sbagliato uno
(Asamoah Gyan) all’ultimo minuto dei
tempi supplementari. Una conferma dei
limiti del calcio africano che commette
sempre i soliti errori.
I soldi
Come successe con il Togo, a Germania 2006, si è rischiato che un’africana
non scendesse in campo. Anzi, due. Il
Camerun è partito per il Brasile con 24
ore di ritardo per lo sciopero dei giocatori, motivato dai premi qualificazione (15
mila euro a testa) non riscossi. Al Ghana
sono stati portati in corsa, anticipati dal
governo brasiliano e scortati in ritiro
dalla polizia, i 2,25 milioni di dollari del
premio Fifa alla federazione africana per
la qualificazione al Mondiale. Boye è stato fotografato mentre baciava i dollari.
Contanti anche per la Nigeria, dopo la
qualificazione agli ottavi, «perché da noi
si usa così», ha spiegato il c.t. Keshi.
I comportamenti
Song espulso per un colpo alle spalle
dato a Mandzukic. Muntari e Boateng
cacciati dal ritiro per liti interne. L’assurdo rigore di Sio che è costato l’eliminazione alla Costa d’Avorio, che delle cinque era la migliore. Il dilettantismo è
difficile da sradicare.
Gli allenatori
Ogni volta si riparte da zero. Se c’è
uno straniero e va male, si cerca subito
un c.t. di casa. Se va male il c.t. indigeno
si cerca il santone all’estero. E quelli bravi davvero, come Halilhodzic, che ha dato all’Algeria gioco e professionalità, dopo un po’ se ne vanno. Oltre 100.000 algerini hanno firmato una petizione su
Facebook chiedendogli di restare. Almeno fino alla prossima sconfitta.
l.v.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tendenze Un altro numero uno protagonista del torneo
Tutto il resto è Neuer
La Germania salvata
dal suo portiere-libero
Di piede e di testa, l’uomo in più di Löw
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
Pioniere
L’olandese Jan Jongbloed,
73 anni, famoso per le
uscite e il gioco coi piedi.
Vestiva la maglia numero 8
Acrobata
Il colombiano René Higuita,
showman tra numeri e papere. Qui la sua specialità: il
«colpo dello scorpione»
SALVADOR — I tedeschi
non hanno gradito lo spettacolo di Germania-Algeria: se
la sono presa con Löw, lo staff,
i giocatori, arrivando a pronosticare l’eliminazione nel
quarto di finale di venerdì a
Rio con la Francia, riedizione
delle semifinali 1982 (scontro
Schumacher-Battiston) e
1986, vinte dai tedeschi. Dalla
tempesta, si sono salvati in
due: Andre Schürrle, gol di
tacco, proprio contro la nazionale che era stata di Madjer
(«il tacco di Allah» del 1987), e
Manuel Neuer.
Sono passati 40 anni dal debutto mondiale di Jan Jongbloed, il portiere dell’Amsterdam e dell’Olanda (due volte
seconda, 1974 e 1978), convocato dal c.t. Michels al posto
dell’infortunato van Beveren e
subito promosso titolare (sorpasso su Schrijvers). A impressionare era il suo modo di
interpretare il ruolo: non più il
portiere statico, ma un difensore aggiunto, così da essere il
primo costruttore di gioco nel
travolgente evolversi delle
azioni olandesi. Non aveva
nemmeno la maglia numero
1, come da tradizione (di allora), ma addirittura l’8, perché
Michels riteneva i giocatori
così eclettici da assegnare le
maglie in ordine alfabetico
(unica eccezione il 14 di
Cruijff).
Contro l’Algeria, in un match giocato su ritmi prossimi
all’asfissia, Neuer è stato un libero con guanti: in cinque occasioni ha salvato fuori dall’area, di piede e di testa, e il
fatto di riuscire ad anticipare
le percussioni algerine ha consentito alla Germania di neutralizzare le ripartenze avversarie. Neuer è stato fondamentale perché ha accorciato
il campo di 15 metri, muoven-
Protagonisti
Manuel Neuer, 28 anni,
portiere della Germania, esce
e spazza di testa come un
libero durante la partita
contro l’Algeria. A destra in
alto Guillermo Ochoa, 28 anni,
portiere del Messico, dallo
stile non proprio ortodosso
ma molto efficace; in basso
Julio Cesar, 34 anni, numero
uno del Brasile, campione
d’Europa con l’Inter nel 2010,
decisivo nei rigori contro il Cile
(Ap, Afp, Epa)
dosi da regista difensivo, ma
totalmente inserito nella
struttura di squadra, niente a
che vedere con i giochi di prestigio del colombiano Higuita,
che cercava il dribbling fine a
se stesso, salvo perderlo su
Milla in Camerun-Colombia
(2-1), ottavo di finale (23 giugno 1990), con eliminazione
colombiana ai supplementari.
Osservando la velocità degli
algerini, Neuer, che gioca nel
Bayern dal 2011 (acquistato
dallo Schalke 04), 193 centimetri per 92 chili, aveva capito
che in una partita da dentro o
fuori e con compagni di difesa
non impeccabili e centrocampisti troppo propensi all’erro-
re, l’unico modo per consentire alla Germania di esercitare
una forte pressione, accettando il rischio di scoprirsi, era
quello di giocare fuori area,
usando piedi e testa, anche a
costo di rischiare una brutta
figura, perché in questi casi
basta arrivare in ritardo di
qualche centesimo di secondo
o sbagliare rinvio e finisce bene per l’avversario, come accaduto in Inter-Schalke (2-5)
sul gol di Stankovic da metà
campo. Invece un suo lancio
ha trasformato un mezzo errore in presa, in un assist per gli
attaccanti. Neuer visto con
l’Algeria non è una sorpresa
assoluta, perché ha giocato
dei Marmi, dove Buffon si è concesso un po’
di vacanza dopo la precoce eliminazione
dell’Italia. Un lungo bacio e poi via per un
pranzo in un rinomato ristorante stellato
nel Mantovano. «La vita prende pieghe
inaspettate», ha detto recentemente la
conduttrice tv a proposito del rapporto con
il portiere juventino e della volontà di
mantenere il più possibile la riservatezza
sulla propria vita privata. Buffon, dal canto
suo, è reduce dalla separazione dalla
moglie Alena Seredova, che gli ha dato due
figli e che ha recentemente lodato in
pubblico per la dignità con cui ha vissuto la
fine del loro legame.
come fa nel Bayern («Questo è
il mio stile, non vedo perché
dovrei cambiare»), una soluzione che Ancelotti quest’anno in semifinale di Champions League ha neutralizzato
con un pressing alto feroce.
Del resto questo è sempre
più il Mondiale dei portieri
(ma non per Capello, con gli
errori di Akinfeev). Stili diversi, situazioni differenti, ma il
recupero dell’importanza del
ruolo. Nove volte nelle prime
54 partite, il portiere è stato
eletto «uomo del match» (una
gara su sei). È successo con
Ochoa (Messico) e Navas (Costa Rica), due volte; con
Howard (Usa), Buffon (dopo
Italia-Uruguay), Dominguez
(Ecuador), Julio Cesar (Brasile, dopo i rigori con il Cile) e
Adi Raïs Cobos M’Bolhi, il portiere dell’Algeria, che contro la
Germania ha battuto proprio
Neuer. D’altronde M’Bolhi ha
compiuto 13 parate decisive
(su 29 tentativi tedeschi: fonte
Fifa) ed è stato lui a portare
l’Algeria fino ai supplementari, prima della resa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fabio Monti
Esclusiva di «Chi»
Il primo bacio pubblico di Buffon e Ilaria
MILANO — Le indiscrezioni sulla relazione,
le prime foto di una frequentazione tenuta
sempre segreta. Poi le prime ammissioni
degli interessati. Ora arriva la foto del
primo bacio pubblico tra Gigi Buffon e
Ilaria D’Amico. Il capitano della Juventus e
della nazionale e la giornalista di Sky sono
stati sorpresi dall’obiettivo del settimanale
«Chi» (oggi in edicola) domenica scorsa al
ritorno del portiere azzurro dal Mondiale
brasiliano. Il giornale ricostruisce con un
servizio fotografico esclusivo l’incontro
della coppia che sta infiammando da
qualche mese il mondo del gossip.
Appuntamento a Parma, a metà strada fra
Milano, dove Ilaria D’Amico lavora, e Forte
© RIPRODUZIONE RISERVATA
42 Sport
James ha fatto
il primo
dribbling
alla balbuzie
FORTALEZA — (p.tom.)
James Rodriguez come Ben
Johnson, Greg Louganis,
Tiger Woods. Ma il talento
colombiano non è né un
dopato, né un pioniere gay,
né un fedifrago seriale.
Semplicemente ha avuto
seri problemi di balbuzie
giovanile ed è in compagnia
di altri grandi campioni, tra
cui i cestisti Shaquille
O’Neal, Bill Walton, Kenyon
Martin e il pugile Rubin
«Hurricane» Carter. In Rete
in questi giorni è stato
rilanciato un video girato ai
tempi del Banfield (2010) in
cui James, che in Argentina
spesso è stato trattato con
un certo distacco in quanto
colombiano, fatica a
rispondere
all’interlocutore. Il ragazzo
non ha gradito il lavoro
degli archeologi di YouTube
e Twitter. Ma le interviste
concesse qui in Brasile
dimostrano che i problemi
sono stati risolti grazie al
lavoro fatto con il
logopedista. A cui tra l’altro
si affida anche lo stesso
Neymar, per migliorare la
propria dizione.
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L’ex c.t.
Trap su Balo
«Lo tratterei
come feci
con Strunz»
MILANO — «Balotelli è un
patrimonio tecnico e
umano assolutamente da
non depauperare. Lo
stanno gettando a
mare con troppa facilità, è
una cosa senza senso»:
così parla Giovanni
Trapattoni al settimanale
Oggi appena uscito in
edicola. «Potenzialmente
— aggiunge il Trap —
Balotelli è un campione
ma non con la C
maiuscola, come Platini,
Tardelli, Scirea, Boniek,
Bettega, Causio,
Matthaeus». Poi la ricetta
per farlo finalmente
crescere: «Vorrei parlagli
io. Fossi il suo allenatore lo
tratterei come ho fatto con
Strunz, con Edmundo, con
Cassano. Ragazzi difficili
che modestamente ho
messo in riga. Gli parlavo
come un padre, magari
bussavo alla loro camera a
mezzanotte, entravo, scusa
stai già dormendo? Devo
dirti delle cose importanti.
Anche con un giocatore
della nazionale irlandese
ho avuto grossi problemi:
risolti».
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Neymar e Rodriguez
Gli assist di papà
e il pressing di mamma
La famiglia sempre al fianco delle due star
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
FORTALEZA — Nel nome
del padre. Ma anche di una super
mamma. Neymar junior contro
James Rodriguez sarà la sfida tra
le stelle più giovani e più coccolate del Mondiale. Il brasiliano
(22 anni) tiene in apprensione
un Paese destabilizzato dall’instabilità emotiva di una squadra
in cui piangono tutti e che, secondo la maggioranza, fa piangere anche chi la guarda. Felipe
Scolari convoca la sua fidata psicologa Regina Brandao, mentre
Neymar zoppica, non si allena,
ha male al ginocchio destro e ha
preso una botta alla coscia sinistra.
Ma contro la Colombia, arrivata ieri notte nella torrida Fortaleza, «O Juninho» ci sarà: «Così
mi ha sempre chiamato mio papà, anche in pubblico. Poi, dopo
il mio debutto con il Santos il 7
marzo 2009 sono diventato Neymar junior anche per lui…». A
O’Ney la psicologa non serve: per
reggere la pressione gli bastano
le parole del profeta Isaia che, se-
La trasformazione
condo l’agiografia del giovane
messia della Seleçao, recita al telefono col padre prima di ogni
partita.
I due cinguettano in un libro
patinato («Conversazione tra padre e figlio») in cui raccontano il
loro legame: «Papà — dice O’Ney
— è da sempre al mio fianco per
realizzare quello che non è riuscito a fare come calciatore». La
miscela tra le frustrazioni paterne e le aspettative di un ragazzo
spesso è esplosiva. Ma la qualità
del ragazzo ha risolto qualsiasi
dubbio. E da più di dieci anni arricchisce il genitore, ex giocatore
delle giovanili del Santos finito a
lavorare in un’officina dopo pochi anni di professionismo a causa di una tubercolosi.
Avido o invadente, non im-
Figli d’arte
I padri ex calciatori ora
sono guida e manager
per il brasiliano, presenza
lontana per James
porta: anche James avrebbe preferito avere un padre accanto. C’è
stato un momento, nel mondiale
Under 20 dell’85, in cui la Colombia si svegliava alla notte per vedere (contro la Bulgaria) un gran
gol di Wilson James Rodriguez
senior. La passione incontrollabile per la cerveza, la birra, però
ha impedito al centrocampista
che giocava con il mitico Higuita
di far parte della generazione
d’oro, ai Mondiali del ’90 e del
’94. E soprattutto ha causato la
separazione dalla bella Pilar Rubio Gomez, che se ne è andata
dalla giungla di Cucuta dove giocava il marito, portando con sé
sulla costa il piccolo James di tre
anni.
Il patrigno Juan Carlos Restrepo ha dato sicurezza a James e alla madre, ma tutti i passi decisivi
della carriera il talento colombiano li ha fatti grazie a Pilar, sua
complice e consigliera. Lei lo ha
portato nella prima squadretta a
cinque anni. Lei ha deciso di non
cedere alla corte dei club più importanti di Medellin. Lei si è occupata del rapporto non facile
Gioielli Le star del mondiale Neymar, 22 anni (a sinistra) e James Rodriguez, 23 anni il 12 luglio (Epa, Ansa)
con gli insegnanti. E James, anche se per corrispondenza, oggi
è ancora uno studente, di ingegneria dei sistemi: non male per
uno che a 14 anni era già professionista. Sempre per merito di
donna Pilar: quando James giocava nel Banfield, la società argentina chiese alla madre di andare a vivere col ragazzo, perché
si notava la differenza di rendimento quando lei veniva a trovarlo.
James senior si accontenta di
qualche telefonata: «In cui gli do
dei consigli». Ma è la simbiosi,
quella vera, a fare la differenza.
Come sa bene Neymar senior, capitano dell’industria legata al figlio: «Lui non sa nemmeno
quanto guadagna, controllo tutto io — dice O’ pai che l’altra sera
è stato beccato con due bionde
all’uscita da un night di Rio all’alba — . Non per avarizia, ma
per responsabilità». Neymar si
fida ciecamente «di un professore di vita e di calcio come lui»,
anche dopo lo scandalo legato al
contratto gonfiato (si è detto anche con una clausola per garantire le escort al genitore) che lo ha
portato al Barcellona. Oggi però
l’unico problema è il gonfiore al
ginocchio. Una telefonata in più
a papà e il dolore è già dimenticato.
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Paese è ora giovane e vitale e ha un potenziale di sviluppo inesplorato. La nazionale ha un gioco agile, veloce e coraggioso
La nuova Colombia, dal gol killer a incubo del Brasile
Vent’anni fa i narcos erano padroni
Per un autogol fu ucciso il difensore Escobar
da uno dei nostri inviati
ALDO CAZZULLO
RIO DE JANEIRO — Il 2 luglio 1994
— oggi sono vent’anni — Andres Escobar, difensore della nazionale colombiana considerata la più forte di tutti i tempi, veniva assassinato per un’autorete.
Neppure Garcia Marquez, venerato genio del luogo, avrebbe concepito una
trama altrettanto visionaria e crudele.
Escobar, omonimo del capo dei narcotrafficanti, era diventato il simbolo della
disfatta, infilando nella propria porta il
gol che aveva qualificato i detestati gringos (Colombia-Stati Uniti 1 a 2). L’assassino, Humberto Muñoz Castro, fu condannato a 43 anni di carcere. Qualcuno
disse che era pazzo e ubriaco, qualcuno
che era un sicario dei narcos, che avevano patriotticamente scommesso sulla
Colombia e perso un sacco di soldi.
Era il tempo in cui a Sud di Panama il
mondo pareva impazzito. Il presidente
della Federcalcio, Bellini, si dimetteva
dopo che la polizia aveva scoperto i suoi
affari con i mercanti di cocaina. Higuita,
il portiere che tirava le punizioni e dribblava in area, finiva in carcere per aver
mediato tra i familiari di un rapito e i rapitori. Alla fine il più normale era Tino
Asprilla, che prosperava a Parma grazie
ai trucchi contabili di Tanzi, girava con la
pistola e sparava a Capodanno. Segni di
una malattia all’apparenza incurabile: la
Colombia era ostaggio dei narcos, dei
miliziani di estrema destra, dei guerriglieri marxisti delle Farc.
Poi qualcosa è cambiato. Il presidente
Alvaro Uribe ha imposto la linea dura,
decimando terroristi di ogni fazione (le
Farc hanno perso 12 mila uomini) e
smantellando il famigerato cartello di
Medellin. Il suo successore José Manuel
Santos, un centrista in quella zona rossa
che è ora il Sudamerica — da Chavez a
Dilma, da Mujica alla Bachelet, dal coca-
lero Evo Morales alla Presidenta Kirchner, peronista che ama nazionalizzare
—, ha scelto la via del dialogo, e dopo la
liberazione di Ingrid Betancourt e di altri
ostaggi ha aperto un negoziato con Rodrigo Londoño, detto Timoléon Jimenez
o Timochenko, il temuto capo delle Farc.
Il record di omicidi appartiene ora al
Messico. I rapimenti sono passati dai
3.572 dell’anno 2000 a meno di 300. Tra i
Paesi sudamericani, negli ultimi vent’anni la Colombia ha avuto la maggior
crescita economica: caffè, riso, cotone,
banane, cacao. Qui c’è il più grande giacimento di carbone del continente, qui
hanno investito la Renault, la Chevrolet,
la Mazda.
Intendiamoci: la Colombia non è la
Svizzera, e neppure l’Italia. Ma è un Paese giovane. Vitale. Meticcio: indios, colonizzatori spagnoli, neri si sono uniti ai
Macarrão
Da ragazzino
Figli d’arte
O RD EM
M E PR
OG
GRE
RES
SSO
SO
Mondiali
Brasile
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Disperato Andres Escobar dopo l’autogol al Mondiale 1994 (Reuters)
Dalla simpatia alla paura
I padroni di casa tifavano per
Rodriguez & c. per non
incontrare l’Uruguay e perché
i «cafeteros» spendono in
quantità i loro freschi quattrini
figli dell’immigrazione europea. È la
cerniera tra l’America centrale e il Sud
del continente. Ha un rapporto preferenziale con gli Stati Uniti. Con quasi 50
milioni di abitanti, è il secondo Paese del
Sudamerica dopo il Brasile, l’unico ad
affacciarsi sia sul Pacifico sia sull’Atlantico. E ha un potenziale di sviluppo inesplorato, visto che è grande quasi quat-
Varriale e la degenerazione dei dirigenti
di LUCA BOTTURA
METRO DI GIUDIZIO Dopo il tatuaggio di Pinilla che celebra il mancato gol col Brasile («A un centimetro dalla Gloria»), Rocco SiffrAUTOCENSURA PREVENTIVA.
FINTURICCHIO «Se Rodriguez sarebbe riuscito a superare l’avversario, per gli avversari sarebbero stati cavoli amari» (un ottimo Alex Del Piero cade sul finale della sua prima
telecronaca, Argentina-Svizzera, Sky).
PICASSO «Se l’Argentina cominciano a giocare un po’
meglio, se l’attacco non viene lasciato solo,
se il centrocampo e la difesa siano una
cosa sola, allora sarà dura» (Alessandro Del Piero, Argentina-Svizzera, Sky).
PER UN CAPELLO «Tardelli, devo dire a proposito di endorsement, che è un nome intrigante:
non sarebbe la prima volta che la
Rai piazza un suo opinionista come commissario tecnico
della nazionale, è già accaduto con Capello...» (Marino
Bartoletti, «Dribbling», Raidue: non risulta che Capello sia
mai stato c.t., ma ha sicuramente ragione Marino)
TIPO MAZZOCCHI «Di Maria pettina il pallone» (Riccardo
Trevisani, Argentina-Svizzera, Sky).
ANALISTI «C’è da dire che i cambi hanno un po’ cambiato
la partita» (Matteo Materazzi, «Notti Mondiali», Raiuno).
DE-GENERATION X «Barbara Berlusconi ha detto che
bisogna dare spazio ai quarantenni, c’è bisogno di una
nuova degenerazione anche di dirigenti» (Enrico Varriale,
«Processo al Mondiale», Raiuno).
PASSI DI BAMBA Il samba da seduto che ieri sera Amedeo Goria ha accennato per coprire un buco di regia mentre
la linea, a «Diario Mondiale», rimbalzava in Brasile, è stato
definito «il momento più coinvolgente dei Campionati» da
un’apposita giuria di incompetenti.
(ha collaborato Francesco Carabelli)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
tro volte l’Italia.
Qui in Brasile la Colombia è arrivata
davvero con la sua nazionale più forte di
tutti i tempi. Meno esibizionista rispetto
a quella di Rincon, Valencia detto El
Tren, Higuita, Asprilla e Valderrama, regista che incedeva a passo di danza (lenta). James Rodriguez, con cinque gol in
quattro partite, è il capocannoniere del
Mondiale, e sta per diventare milionario: ha lasciato il Porto per il Monaco
dell’oligarca Rybolovlev. In Portogallo è
rimasto il centravanti Jackson Martinez,
che qui fa la riserva. Inamovibile invece
Juan Cuadrado. Altri italiani: Guarin, Yepes, Zuniga, Armero, Zapata, Ibarbo. Il ct
argentino José Pekerman si è pure preso
il lusso di mandare in campo il più vecchio giocatore mai visto ai Mondiali, il
portiere di riserva Faryd Mondragon, 43
anni. Non convocato Muriel, l’ala dell’Udinese; rimasta a casa pure la stella, il
centravanti Radamel Falcao detto El Tigre, infortunato. E i giovanissimi sono
ancora meglio: hanno vinto la Coppa
America under 20.
La Colombia ha un gioco agile e veloce, aggressivo e coraggioso. Non è una
squadra imbattibile. Ma ha fatto fuori
senza grandi difficoltà l’Uruguay che
aveva eliminato gli azzurri, e ora spaventa i padroni di casa, che dopodomani la
affrontano a Fortaleza. I brasiliani tifavano Colombia per non ritrovarsi contro
gli uruguagi: già a Copacabana si erano
visti i primi tifosi della Celeste con la
scritta «1950» sul petto, a ricordare la
grande vittoria di Schiaffino e Ghiggia al
Macaranà. La Colombia invece è seguita
con simpatia, anche perché i «cafeteros»
qui scendono nei grandi alberghi, prenotano banchetti omerici nelle churrascarias, insomma spendono volentieri i
loro freschi quattrini, mentre gli uruguagi sono già rientrati e gli argentini si
accampano in tende di fortuna alla periferia delle città dove gioca Messi. Ma in
vista dei quarti di finale i tremebondi
brasiliani cominciano ad avere paura
della giovane Colombia. E non hanno
torto.
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Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
Sport 43
italia: 51575551575557
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Tennis, a Wimbledon colpo spettacolare dell’emergente Kyrgios
Nadal e la Sharapova out, Serena Williams si sente male
L’eliminazione di Nadal e della
Sharapova e l’avanzata di Federer,
adesso atteso nei quarti dal duello
con il connazionale Wawrinka. E poi:
la promozione di Sara Errani e
Roberta Vinci nel torneo di doppio
che vede il ritiro delle sorelle
Williams a causa di un virus che ha
colpito Serena e che ha fatto scattare
le preoccupazioni sulle sue
condizioni fisiche. C’è tutto questo (e
non solo) in una giornata di
Wimbledon da raccontare partendo
dalle due azzurre perché la loro
vittoria, contro le gemelle ucraine
Kichenok, è nata da una sofferta
rimonta: 5-7, 7-6, 6-1. Decisivo, per
la vittoria delle italiane (teste di serie
numero 2), il tie break del secondo
set vinto 12-10. Nel terzo turno Sara
e Roberta se la vedranno con la
coppia formata dalla giapponese
Aoyama e dalla ceca Voracova. Il
botto, dicevamo, è venuto dai
singolari: Rafa Nadal, numero uno al
mondo, ha ceduto il passo negli
ottavi al 19enne Nick Kyrgios, 144°
giocatore del ranking Atp:
l’australiano ha superato lo spagnolo
per 7-6. 5-7, 7-6, 6-3. Nick, figlio di
un greco e di una malese, era entrato
nel tabellone principale dei
«Championships» con una wild card.
Il giovane australiano ha servito 37
ace, diventando il primo giocatore
negli ultimi 10 anni a raggiungere i
quarti di finale da debuttante a
Wimbledon. È anche il primo
tennista fuori dai 100 nel ranking a
battere il numero 1 da quando, nel
1992, Andrei Olhovskiy sconfisse Jim
Courier sull’erba londinese. Così
ispirato, Kyrgios, da riuscire in un
colpo vincente con una magia, un
diritto tra le gambe fronte alla rete
(nella foto). Sentiremo parlare di lui.
Se Nadal è uscito brutalmente, è stata
agevole al contrario la promozione di
Federer: 6-1, 6-4, 6-4 all’iberico
Robredo. Era la rivincita dell’Us
Open, torneo nel quale l’iberico
aveva superato Federer per la prima
volta in undici confronti. Quanto alla
Sharapova, sul fronte femminile, si è
arresa alla tedesca Kerber per 7-6, 46, 6-4. Lapidario il commento della
russa: «Vorrà dire che dovrò tornare
in sella, come ho già fatto nel
passato». Ma è il torneo di doppio
delle donne ad essere finito al centro
dell’attenzione: è infatti allarme per
il malanno che ha colpito Serena
Williams, già eliminata in singolare.
La regina del tennis era opposta,
assieme alla sorella Venus, alla
coppia tedesco-elvetica BarroisVoegele. Inizialmente si pensava che
non scendesse nemmeno in campo.
Basket Il coach della EA7: «Ho dimostrato che conta la professionalità, non la provenienza»
«Visto che non vinco solo a Siena?
Resto per portare Milano lontano»
Banchi: «Gli obiettivi? Bis in Italia, competitivi in Europa»
MILANO — Luca Banchi, primo allenatore nella storia dell’Olimpia a
conquistare lo scudetto al primo
tentativo, si sta gustando la vittoria?
«Il giusto. Non ho molto tempo per
pensarci, sto lavorando con la società
e lo staff per pianificare la prossima
stagione».
Quindi resterà allenatore dell’EA7
anche il prossimo campionato.
«Non dovrei?».
Alcune sue parole dopo la finale
vinta avevano fatto capire che la cosa
non fosse poi così scontata...
«Risposte a caldo, dopo una grande
impresa e una grande fatica, a domande formulate nell’immediato. Ho fatto
un semplice ragionamento: non basta
❜❜
Base forte
Gruppo giovane
e con un’identità tecnica
e mentale: va preservato
e fatto crescere
un contratto per assicurare la permanenza in un club, vale per i giocatori e
vale per l’allenatore. Non dev’essere
un contratto a determinare la possibilità di restare, ma la reale volontà di
entrambe le parti».
Quindi ha verificato la sua volontà
e quella della società.
«Sì, e ci siamo trovati d’accordo nel
continuare a costruire insieme qualcosa di importante».
Si è chiesto che sarebbe successo
se il tiro di Janning in gara 6 anziché
rimbalzare sul ferro fosse entrato?
Se a vincere lo scudetto non fosse
stata Milano ma Siena?
«Non me lo sono chiesto. Sono il
primo a sapere che spesso la sconfitta
determina la necessità, anche se non
la volontà, di cambiare. So che la sconfitta avrebbe fatto dimenticare il percorso che ci aveva portato fin lì, avrebbe modificato umore e stato d’animo.
Aver vinto ci dà la serenità di poter dare continuità al progetto».
Com’è stata la vittoria di Banchi?
«Dal punto di vista personale ancora più difficile. Aver giocato contro
Siena ha reso per me la situazione più
complessa di quanto già non lo fosse.
Avevo di fronte la squadra con cui avevo vinto 7 scudetti in 7 anni. Vincere
ha significato abbattere il luogo comune che io non avrei potuto sopravvivere fuori dal sistema Siena. Penso
di aver funzionato, io, a Milano...».
Sui forum in Rete l’hanno attaccata per le sua provenienza senese.
«Non so nemmeno come ci si entra,
in quei forum».
Hanno detto di lei, di Hackett,
Moss e Kangur, che eravate la quinta
colonna di Siena in casa Olimpia.
«Rispondo così: mascherarsi dietro
uno pseudonimo per dire quello che si
crede non fa parte del mio modo di vedere le cose. Io dico le cose che penso e
non mi nascondo quando le dico».
La trasfusione di sangue senese
nell’EA7 questa volta ha funzionato.
«Mi auguro che la società abbia
scelto il professionista, non la provenienza. Poi è chiaro che 7 anni di Siena
mi hanno formato, sarebbe sbagliato
dire il contrario. E io ho attinto a risorse che hanno il mio stesso modo di affrontare le cose. Ad alcuni non è parso
vero rinfacciarci, a me, a Moss, a Kangur, ad Hackett, le origini senesi quando abbiamo avuto incidenti di percorso durante la stagione. La considero
una bestialità smentita dal campo».
Tutto bene con Gentile?
«È il capitano della squadra, perché
non dovrebbe andare bene?».
Da oggi in edicola con il «Corriere»
Il racconto del trionfo dell’Olimpia
È da oggi in edicola con il Corriere della Sera
«S
«Scarpette rosse — La vittoria dell’Olimpia
M
Milano signora del basket», la nuova edizione
d
del libro di Werther Pedrazzi che celebra il
rritorno allo scudetto del club biancorosso dopo
18 anni d’attesa. Il libro, con prefazioni di
Roberto De Ponti e Flavio Vanetti, attraversa la
storia dell’Olimpia dai primi scudetti al trionfo
di venerdì sera targato EA7. In vendita a euro
7,90 più il prezzo del quotidiano.
Gentile? Bravo e di
personalità. E la nostra
grande stagione è la
risposta a certe illazioni
aggiustamento per puntare al titolo.
Invece una vittoria in Eurolega non si
pianifica, è una manifestazione troppo
lunga e con troppi step, bisogna solo
lavorare per essere competitivi con
continuità e farsi trovare pronti se e
quando passa l’occasione giusta».
Quindi Milano riparte da capo?
«No, abbiamo un vantaggio. Un
gruppo con un’età media giovane, con
ampi margini di miglioramento, con
una spiccata identità sotto il profilo
tecnico e mentale. Dobbiamo riuscire
a preservarlo e a farlo crescere. Così
andremo lontano».
Roberto De Ponti
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Mercato I bianconeri provano a stringere per l’argentino del Verona. Roma su Emanuelson, Benatia addio
Juve, scatto su Iturbe ma il Milan è ancora in corsa
MILANO — Scatto della Juventus su Juan Manuel Iturbe. È
stata una giornata importante
quella di ieri nella corsa al giovane esterno del Verona, che coinvolge la società bianconera e il
Milan in prima battuta, con la
Roma e il Real Madrid spettatori
interessati. In un hotel del centro
di Milano, l’amministratore delegato, Beppe Marotta, e il direttore sportivo, Fabio Paratici,
hanno incontrato Gustavo Mascardi, agente che controlla il 35
per cento del cartellino del giocatore argentino attraverso un fondo di investimento.
Le sensazioni sono positive, in
casa bianconera c’è ottimismo
affinché si possa arrivare a chiudere l’affare in una settimana,
comunque entro il raduno del 14
luglio. Se, infatti, l’accordo con il
giocatore non è un problema, resta da trovare l’intesa con l’Hellas. Forse già oggi l’incontro con
la dirigenza veronese (che ieri ha
riscattato dalla Fiorentina Romulo, altro obiettivo bianconero). I veneti valutano Iturbe 30
milioni, la Juve offre 21 milioni
più Quagliarella, che dovrebbe
accettare la spalmatura dell’ingaggio su tre anni.
Il Milan — che intanto con
Barbara Berlusconi ha fatto visita
al quartier generale dell’Adidas
in Germania per parlare di stra-
Saluto Kakà a Orlando (Ap)
tegie commerciali e del progetto
del nuovo stadio — resta comunque in corsa. Adriano Galliani confida che l’assalto juventino a Iturbe vada per le lunghe
in modo da sfruttare, oltre ai risparmi nati dalla cessione di
Kakà (ieri presentato dagli Orlando City: «È una scelta professionale e di vita»), anche le cessioni degli esuberi nel reparto
d’attacco.
Quello dei bianconeri sul talento del Verona è un pressing
forte, anche perché la pista Sanchez è colma di concorrenti: l’Arsenal avrebbe pronti 32 milioni
di sterline per il Barcellona.
«Troveremo la soluzione miglio-
re per tutti» ha detto il ds dei
blaugrana Zubizarreta, che ha assicurato anche che Pogba e Vidal
non sono sull’agenda del Barça.
La Juve, intanto, ha ufficializzato l’ingaggio di Stefano Sturaro
dal Genoa (5 anni di contratto,
5,5 milioni al club ligure dove resterà ancora un anno) e deve accelerare per trovare il sostituto di
Barzagli operato
I bianconeri cercano
anche un sostituto
del difensore,
fuori fino a ottobre
f.van.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fotofinish
Si è detto durante la stagione che i
vostri rapporti non fossero esattamente idilliaci.
«Non so in che misura si possa sostenere questo, ma per me e per Ale
parlano i numeri. Gentile ha disputato
un’Eurolega da protagonista, con un
minutaggio ben superiore rispetto a
quello di un anno fa. Lo stesso in campionato, ben sapendo di giocare in
una squadra con giocatori di tale spessore che potevano essere un “freno”
alla sua esuberanza. Ha avuto una crescita graduale, costante. Poi qualche
volta la sua forte personalità può essere entrata in conflitto con me e con i
compagni, come è normale che sia in
una squadra, ma la nostra stagione rispedisce al mittente ogni accusa».
Dopo aver vinto lo scudetto, il tifoso di Milano si aspetta ora la conquista dell’Europa.
«Io credo che il primo obiettivo sia
ripetersi in Italia, cosa non scontata. Ci
sono almeno un paio di insidie. La prima: sentirsi sazi dopo i primi successi.
La seconda: la concorrenza dei grandi
club che ora inseguono i nostri giocatori. In Europa vale un’altra considerazione: l’insidia è pensare che dopo una
stagione come la nostra basti qualche
❜❜
Il capitano
Vincente Luca Banchi, 48 anni, secondo scudetto da capoallenatore (LaPresse)
Poi Serena ha vanamente provato a
giocare, mostrando disorientamento
e difficoltà sia negli spostamenti sia
nel centrare la palla. Nel
riscaldamento la minore delle due
sorelle ha chiesto l’intervento del
fisioterapista, ma non si è ripresa.
Nel suo turno di battuta ha
commesso 4 doppi falli di fila, con la
pallina che per due volte ha
raggiunto a stento la rete. Sul 3-0 per
le avversarie, il ritiro: Serena è uscita
dal campo accompagnata per mano
da Venus. «Sono dispiaciuta, ma
tornerò a Wimbledon» ha detto
stremata. Ma quanto dovrà fermarsi,
per questo attacco virale?
Barzagli, operato ieri in Finlandia per risolvere il problema della tendinopatia. Tre mesi la prognosi per il difensore: tornerà a
ottobre. I preferiti sono Nastasic,
Ranocchia (in caso di mancato
rinnovo con l’Inter), Balanta e
Mustafi.
La Roma ha praticamente
chiuso per Emanuelson, svincolato dal Milan, ha sondato il terreno per Cerci (ma il Torino chiede 20 milioni) e rischia di perdere Benatia. In Inghilterra danno
per fatto l’accordo tra il difensore
marocchino e il Manchester City:
ai giallorossi andrebbero ben 37
milioni. Rischia di saltare l’arrivo
di M’Vila all’Inter perché Taider
rifiuta il Rubin Kazan. Potrebbe
tornare così d’attualità Behrami,
il preferito di Mazzarri.
Filippo Bonsignore
© RIPRODUZIONE RISERVATA
CICLISMO
Tour, parla Contador
«Froome favorito»
Christopher Froome, maglia
gialla uscente, è ancora il
grande favorito per la vittoria
finale del Tour de France
2014. Lo dice Alberto
Contador, che però non ne
copierebbe i metodi di lavoro.
«Ognuno sceglie i suoi e
segue la strada che preferisce
— spiega a L’Équipe il
campione spagnolo —. Certo,
è interessante osservare quali
sono i tuoi concorrenti diretti.
Tra i miei avversari, Froome è
il riferimento ma sarebbe
inutile copiarlo». Contador
non si prepara ad un duello
psicologico con il britannico:
«O almeno, non solo con lui
ma con molti altri corridori:
però Froome è il favorito
numero uno».
VELA
L’Inghilterra rivuole
la Coppa America
Il premier britannico David
Cameron lancia una missione
storica: riportare la Coppa
America in Inghilterra, dove
era stata messa in palio e
subito persa, nel 1851. Ieri ha
ricevuto Sir Ben Ainslie,
quadriolimpionico, e gli ha
promesso stanziamenti
pubblici pari a 9 milioni di
euro per realizzare il quartier
generale a Portsmouth di un
team britannico che cercherà
di vincere per la prima volta
il trofeo. Intanto a Cagliari ha
ripreso le prove, dopo
profonde modifiche, Luna
Rossa Piranha, uno dei due
catamarani con i quali Team
Prada lavorerà in vista della
prossima edizione della
manifestazione.
GIOCHI COMMONWEALTH
Usain Bolt ci sarà
ma solo in staffetta
Usain Bolt sarà presente ai
Giochi del Commonwealth, in
programma a Glasgow. Il sei
volte campione olimpico è
stato convocato dalla
Giamaica per l’appuntamento
scozzese (inizio delle gare il
23 luglio, fine il 3 agosto),
anche se dovrebbe limitare la
sua presenza alla sola staffetta
4x100. Bolt, che già la scorsa
settimana aveva lasciato
intendere di voler partecipare
ai Giochi dopo aver saltato le
precedenti edizioni di
Melbourne 2006 e di Delhi
2010, non ha ancora fatto il
suo debutto in questa
stagione a causa di una serie
di problemi fisici che
ne hanno condizionato
la preparazione.
44
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
I funerali di
Ada Burrone Dallocchio
Federico e Teri con le loro famiglie sono vicini
al dolore degli amici Maurizio ed Enrica per la
perdita della cara
Clelia e Andrea abbracciano con affetto e commozione Nadia e Sara nella perdita incolmabile
del carissimo
Cristiana e Giuseppe sono vicini con grandissimo affetto a Federico e Monica e alla famiglia
tutta per la scomparsa della mamma
Ada
Mario Vello
Teresa
avranno luogo giovedì 3 luglio alle ore 11 presso
la parrocchia di San Martino in Niguarda, piazza
Belloveso 5.- Maurizio, Mariella ed Enrica.
- Milano, 1 luglio 2014.
- Pantelleria, 1 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Massimo Rossi e Elena Monti.
Alfredo e Federica De Falco sono affettuosamente vicini a Maurizio Dallocchio, in questo triste momento per la scomparsa della cara mamma
Ada Burrone
Caro Mau appresa la triste notizia ci stringiamo
a te, possa il dolore che senti nel cuore essere
alleggerito dall’amore che ti circonda.- Francesco, Marzia, Edoardo, Filippo e Ginevra.
- Milano, 1 luglio 2014.
Giuseppe e Ada sono affettuosamente vicini a
Maurizio e Enrica nel ricordo della mamma
Ada Burrone
- Milano, 1 luglio 2014.
Fabrizio e Roberta si stringono a Maurizio ed
Enrica per la scomparsa della cara
Ada
che non dimenticheranno mai.
- Milano, 1 luglio 2014.
Marco Mazzucchelli partecipa al dolore di
Maurizio ed Enrica per la scomparsa della mamma
Ada Burrone
- Zurigo, 1 luglio 2014.
Luciano, Giovanna e Antonio abbracciano con
affetto fraterno Maurizio ed Enrica in questo momento di grande dolore per la scomparsa della
carissima mamma
Ada Burrone
della quale porteranno nel cuore il sorriso e la
dolcissima voce. - Milano, 1 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Giulia Marzoli.
– Renata Merighi.
Ada
- Milano, 1 luglio 2014.
Alberto Dell’Acqua e Leonardo Etro si stringono attorno a Maurizio nel momento del dolore
nel più vivo ricordo dell’adorata mamma
Ada Burrone
Ada Dallocchio
Prof. Pier Mario Vello
- Roma, 1 luglio 2014.
Ada Burrone
Carissimo Maurizio, ti siamo vicini in questo tristissimo momento.- Andrea e Graziella Sassoli.
- Monza, 1 luglio 2014.
Il Presidente Massimo Arrighi, il Consigliere
Delegato Giovanni Morzenti, il Direttore Fabio
Bergia, tutti i consiglieri ed il Collegio Sindacale
di L.I.F.T. SpA partecipano al dolore del Professor
Maurizio Dallocchio per la perdita della cara
mamma
Ada
- Limone Piemonte, 30 giugno 2014.
Ricordandone le ricche doti umane, Sporting
Club Riserva Bianca con il Presidente Guido Botto
piange la prematura dipartita della signora
Caro Maurizio, la mamma
Ada
sempre è in me la luce dei tuoi occhi.- Magda.
- Milano, 1 luglio 2014.
Daniele Ripamonti, con Simonetta e Margherita, partecipa al dolore dell’amico Mau per la
perdita della cara mamma
Ada Burrone
- Milano, 1 luglio 2014.
Massimo Dinoia ed Armando Simbari abbracciano con affetto l’amico Maurizio in questo momento di grande dolore per la perdita della cara
mamma
sig.ra Ada Burrone Dallocchio
Gianni, Miranda, Debora, Ermes, Jacopo abbracciano affettuosamente Enrica e Mau per la
perdita della cara mamma
Ada
e si uniscono al loro dolore.
- Fossano, 30 giugno 2014.
Massimo Scaccabarozzi, i colleghi e gli amici di
Janssen Italia partecipano commossi al dolore
della famiglia per la scomparsa di
Ada Burrone
che ricordano con affetto per il suo coraggio e la
grande umanità.
- Cologno Monzese, 1 luglio 2014.
Tutti i colleghi di Crowe Horwath, FIS e Antex
partecipano al dolore della famiglia per la scomparsa di
Ada Burrone
- Milano, 1 luglio 2014.
- Milano, 1 luglio 2014.
Maurizia Villa di Korn/Ferry International si
unisce al grande dolore di Maurizio per la perdita
della mamma
Profondamente commosso partecipo con sincero affetto al dolore del Professor Maurizio Dallocchio per la perdita della cara madre, signora
- Milano, 1 luglio 2014.
Ada Burrone
Le parole non bastano per esprimere un sentimento, solo il silenzio mi unisce al dolore che ha
colpito la vostra famiglia in questo triste giorno.Vincenzo Trani, Console Onorario della Repubblica di Bielorussia. - Milano, 1 luglio 2014.
Caro Mau, un abbraccio forte a te ed Enrica,
in questo momento di grande dolore per la perdita della tua amata mamma
Ada
Con sincero e profondo affetto.- Maddalena Boffoli. - Milano, 1 luglio 2014.
Luca e Camilla si stringono a Maurizio in questo momento di grande dolore per la scomparsa
della mamma
Ada Burrone
- Milano, 1 luglio 2014.
Stefano e Clara Zonca abbracciano con affetto
Maurizio e Enrica in questo triste momento per
la perdita della cara mamma
Ada
- Milano, 30 giugno 2014.
Ermanno Sgaravato si sente particolarmente
vicino all’amico Maurizio e famiglia nel dolore
per la perdita della cara mamma
Ada
- Milano, 1 luglio 2014.
Vittorio, Manuela con Niccolò, Stefano e Ludovica sono vicini a Maurizio ed Enrica con affetto
nel ricordo della cara
Ada
- Milano, 1 luglio 2014.
Piero, Ornella, Andrea, Cristiana ed Elisabetta
si stringono con affetto all’amico Maurizio per la
perdita della mamma
Ada
- Milano, 1 luglio 2014.
Alberto ed Alessandra partecipano commossi
al grave lutto che ha colpito l’amico Maurizio e
lo abbracciano con affetto nel ricordo della sua
carissima mamma
Ada
- Milano, 1 luglio 2014.
Sergio abbraccia commosso l’amico Maurizio
nel dolore per la perdita della mamma
Ada Burrone
- Milano, 1 luglio 2014.
Claudio Calabi partecipa con affetto al profondo dolore di Maurizio per la scomparsa della sua
cara mamma signora
Ada Burrone
- Milano, 1 luglio 2014.
Fabiola Mantegna e Ferdinando Bilotti con Gabriele, sono vicini all’amico, professor Maurizio
Dallocchio per l’improvvisa scomparsa dell’affezionata mamma
Ada Burrone
raro esempio di generosità e dedizione al prossimo. - Milano, 1 luglio 2014.
Vito Basile abbraccia forte Maurizio per la
scomparsa della indimenticabile mamma
Ada
- Roma, 30 giugno 2014.
dott. Pier Mario Vello
ricordandone la competenza, la sensibilità e l’impegno generoso e costante.
- Milano, 2 luglio 2014.
Il Presidente Giuliano Urbani con il Consiglio
di Amministrazione e il Direttore Generale Fiorenzo Galli, con tutto lo staff del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia ricordano
con dolore e affetto la figura umana e professionale del
Ada Burrone
ha lasciato una eredità di bene.- Attraverso te
tutti lo colgono.- Permettici di partecipare al tuo
dolore.- Dante e Roberto Benini.
- Milano, 30 giugno 2014.
La Presidente Mariella Enoc, il Segretario Generale Giuseppe Malusà Rigobello, il Consiglio di
Amministrazione di Fondazione Filarete e tutto il
personale esprimono profondo cordoglio per la
scomparsa del
Ignazio, Laura e Geronimo La Russa partecipano al dolore di Maurizio ed Enrica per la scomparsa della mamma
esempio di generosità e altruismo.
- Milano, 1 luglio 2014.
e si stringe al caro figlio Maurizio.
- Limone Piemonte, 30 giugno 2014.
Ada
rimpiangendone il talento, la generosa progettualità, la passione culturale e umana.
- Pavia, 1 luglio 2014.
Ada Burrone
Partecipa al lutto:
– Paolo Saccavini.
e sono vicini alla famiglia e a Fondazione Cariplo
per questa perdita repentina, troppo dolorosa e
prematura. - Milano, 1 luglio 2014.
Claudio Risè, Sergio Escobar, Luca Ronconi, il
Consiglio di Amministrazione e il Piccolo Teatro
tutto, ricordano con immenso affetto l’amico
Pier Mario Vello
uomo di grande cultura che per tanti anni ha seguito con profonda convinzione e passione il percorso del Piccolo Teatro.
- Milano, 1 luglio 2014.
Il Presidente Mariella Enoc, il Segretario Generale Vincenzo Cesareo, il Consiglio di Amministrazione e tutti i collaboratori Ismu partecipano
costernati al grande dolore della famiglia per
l’improvvisa scomparsa di
Pier Mario Vello
Segretario Generale di Fondazione Cariplo cui
ha dedicato professionalità, grande impegno e
passione. - Milano, 1 luglio 2014.
Il Presidente ed i componenti del Consiglio di
Amministrazione del gruppo Finiper partecipano
con profondo cordoglio al lutto della famiglia per
la scomparsa del
Dott. Pier Mario Vello
- Milano, 1 luglio 2014.
La Fondazione Casa della carità, il Presidente
Don Virginio Colmegna e il Consiglio di Amministrazione esprimono cordoglio per la scomparsa del
dott. Pier Mario Vello
persona di grande umanità e competenza.
- Milano, 1 luglio 2014.
Il Presidente Giuseppe Villa, i Vice Presidenti
Enrica Baccini e Daniele Pietro Giudici, il Segretario Generale, il Consiglio di Amministrazione
con i Revisori dei Conti e tutto lo staff di Fondazione Comunitaria Nord Milano Onlus, esprimono il loro dolore per l’improvvisa scomparsa del
dott. Pier Mario Vello
e ne ricordano la passione e dedizione nelle attività professionali come Segretario Generale di
Fondazione Cariplo, partecipando sentitamente
al lutto che ha colpito i suoi familiari.
- Sesto San Giovanni, 1 luglio 2014.
I dipendenti di Unes Centro Società Cooperativa partecipano commossi al dolore della famiglia per la prematura scomparsa del
Dott. Pier Mario Vello
Paolo Braghieri e i colleghi di GE Capital Interbanca partecipano al dolore di Maurizio Dallocchio per la perdita dell’adorata mamma
Ada Burrone
- Milano, 2 luglio 2014.
Elena Coffetti, la Segreteria e tutti i docenti
dell’Area Metodi Quantitativi di SDA Bocconi
School of Management, sono vicini con affetto al
dolore di Maurizio per la scomparsa della mamma
Ada
- Milano, 1 luglio 2014.
Gli amici di Permira sono vicini a Maurizio Dallocchio nel dolore per la perdita della mamma
- Milano, 1 luglio 2014.
Il Presidente Gilberto Muraro, l’Amministratore
Delegato Antonio Rigon, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale e il personale di
Sinloc SpA esprimono le più sentite condoglianze
per la scomparsa del consigliere
Pier Mario Vello
da tutti noi stimato per la sua professionalità e
sensibilità. - Padova, 1 luglio 2014.
Il Presidente e i Consiglieri del Museo Bagatti
Valsecchi esprimono il più profondo cordoglio
per la scomparsa del
dott. Pier Mario Vello
Segretario Generale di Fondazione Cariplo.
- Milano, 1 luglio 2014.
- Milano, 1 luglio 2014.
Silvia e Roberto Nicastro sono affettuosamente
vicini a Federico in questo momento di profondo
dolore per la scomparsa della cara mamma
Teresa
- Milano, 1 luglio 2014.
Bernardo Caprotti partecipa al grave lutto del
Dottor Federico Ghizzoni per la perdita della
mamma, signora
Teresa Galli
e porge le più sentite, sincere condoglianze.
- Milano, 1 luglio 2014.
Esselunga S.p.A. partecipa al lutto del Dottor
Federico Ghizzoni per la scomparsa della mamma, signora
Teresa Galli
- Limito di Pioltello, 1 luglio 2014.
Gaetano Miccichè partecipa con affetto al dolore del Dottor Federico Ghizzoni e della famiglia
per la scomparsa della madre
sig.ra Teresa Galli Ghizzoni
- Milano, 1 luglio 2014.
Antonella e Gabriele Piccini si stringono commossi e con affetto a Federico ed alla sua famiglia partecipando al loro profondo dolore per la
perdita della cara mamma
Teresa Galli Ghizzoni
- Bologna, 1 luglio 2014.
Daniele e Anna Discepolo sono affettuosamente vicini a Federico e Monica e ai ragazzi e prendono parte al loro dolore per la perdita della
mamma e nonna, signora
Teresa Ghizzoni Galli
- Milano, 1 luglio 2014.
Ala e Giovanni partecipano con affetto al dolore dell’amico Federico, per la perdita della cara
mamma
Teresa Galli Ghizzoni
- Milano, 1 luglio 2014.
Vito Gamberale è vicino a Federico Ghizzoni
per la scomparsa della mamma, signora
Teresa Galli
- Milano, 1 luglio 2014.
Il Presidente, i Vice Presidenti, il Direttore Generale di UniCredit, anche a nome del Consiglio
di Amministrazione, del Collegio Sindacale, della
Direzione Generale e dei colleghi tutti partecipano con profondo cordoglio al grave lutto che ha
colpito l’Amministratore Delegato Dottore Federico Ghizzoni, per la perdita della madre
sig.ra Teresa Galli Ghizzoni
- Milano, 1 luglio 2014.
Il Presidente, l’Amministratore Delegato e il
Consiglio di Amministrazione di Mediobanca
partecipano con profondo cordoglio al dolore di
Federico Ghizzoni per la scomparsa della mamma
Teresa Galli Ghizzoni
- Milano, 1 luglio 2014.
Il Presidente, il Vicepresidente, i membri del
Consiglio di Amministrazione, del Comitato
Scientifico, del Collegio dei Revisori, unitamente
allo staff di UniCredit & Universities Foundation,
sono vicini al Dottore Federico Ghizzoni per la
perdita della madre
sig.ra Teresa Galli Ghizzoni
- Milano, 1 luglio 2014.
L’Amministratore Delegato, il Consiglio Direttivo e tutti i colleghi di UniCredit Business Integrated Solutions partecipano al dolore di Federico Ghizzoni, Amministratore Delegato di
UniCredit, per la scomparsa della mamma
Teresa Galli
e porgono le più sentite condoglianze.
- Milano, 1 luglio 2014.
L’Associazione Valore D esprime alla famiglia
le più sentite condoglianze per la scomparsa di
Fondazione Ambrosianeum prende parte al
dolore della famiglia e di tutti i colleghi di Fondazione Cariplo per l’improvvisa e prematura
scomparsa di
Il Presidente Maurizio Carrara, i Vice Presidenti
Maria Cristina Molinari e Paolo Cornetta, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio dei Revisori
dei Conti e tutto lo staff di UniCredit Foundation
partecipano al dolore del dottor Federico Ghizzoni e della sua famiglia per la scomparsa della
mamma signora
Ada Burrone
Pier Mario Vello
Teresa Galli
Ada
- Milano, 1 luglio 2014.
fondatrice di Attivecomeprima, ricordandone la
grande forza e generosità.
- Milano, 1 luglio 2014.
del quale ha potuto apprezzare le doti umane e
l’impegno professionale.
- Milano, 1 luglio 2014.
Il Presidente Professor Luigi Guatri, l’Amministratore Delegato Dottoressa Mirka Giacoletto
Papas, i dirigenti e tutti i collaboratori di Egea, la
casa editrice dell’Università Bocconi, partecipano
con viva commozione al dolore del Professor
Maurizio Dallocchio per la perdita della mamma
Il Presidente Erminio Borloni, il Consiglio di Indirizzo, il Segretario Generale Sandro Rossi e tutto il personale di "Fondazione Centro Nazionale
di Adroterapia Oncologica", desiderano esprimere il loro cordoglio per la scomparsa del
Ada Burrone
- Milano, 1 luglio 2014.
Giovanna Cavazzoni con gli amici di Associazione e Fondazione Vidas ricorda con profondo
affetto e vivo rimpianto
Ada Burrone
dott. Pier Mario Vello
- Pavia, 1 luglio 2014.
In questo momento di grande dolore siamo vicini alla famiglia e ai collaboratori di
Pier Mario
Enel Cuore Onlus. - Roma, 1 luglio 2014.
- Milano, 1 luglio 2014.
Il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, e il Direttore Generale, Giovanni Sabatini, sono vicini al Dottor Federico
Ghizzoni in questo momento di grande dolore
per la scomparsa dell’amata madre
sig.ra Teresa Galli
- Roma, 1 luglio 2014.
F2i partecipa al dolore del Dottor Federico
Ghizzoni per la perdita della mamma, signora
Teresa Galli
- Milano, 1 luglio 2014.
Il Presidente di Maire Tecnimont Fabrizio di
Amato, il management e tutto il gruppo partecipano al dolore di Federico Ghizzoni e della famiglia per la perdita della cara mamma
Le tracce indelebili di umanità, saggezza e coraggio che ci ha lasciato saranno sempre con noi:
luci alte e protettive. - Milano, 1 luglio 2014.
Bambinisenzasbarre esprime profondo cordoglio per la grave perdita del
Il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale ed il personale di Green Hunter Group
S.p.A. partecipano al dolore del professor Maurizio Dallocchio per la perdita della mamma
- Milano, 1 luglio 2014.
- Milano, 1 luglio 2014.
Il Presidente di Accademia Teatro alla Scala,
Pier Andrea Chevallard, il Direttore Generale,
Luisa Vinci, il Consiglio d’Amministrazione e tutta
l’accademia, si stringono intorno al dolore della
famiglia per l’improvvisa scomparsa del
Il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino Antonio Maria Marocco, i Vice Presidenti, i Consiglieri di Amministrazione e di Indirizzo, il Collegio Sindacale e il Segretario
Generale partecipano commossi al cordoglio di
Federico Ghizzoni, Amministratore Delegato di
UniCredit, e della sua famiglia per la scomparsa
della cara mamma, signora
sig.ra Ada Burrone
- Milano, 1 luglio 2014.
Luca, Niccolò e Valeria Magnoni, Filippo Cuneo partecipano commossi al grande dolore di
Maurizio per la scomparsa della sua cara mamma
Ada
- Milano, 1 luglio 2014.
Giorgio e Yaneisi Magnoni sono vicini al caro
amico Maurizio per la perdita della sua adorata
mamma
Ada
- Milano, 1 luglio 2014.
Il giorno 28 giugno 2014, a seguito di un tragico incidente, è venuto a mancare il
Dott. Gabriele Fortunati
apprezzato Direttore Vendite di Neuvendis SpA.I titolari Dario Stefani e Francesco Lemucchi, unitamente a tutti i collaboratori, partecipano al
grande dolore della moglie Lucia, dei genitori e
del fratello.- Gabriele, ci mancherai!!!- I funerali
si terranno giovedì 3 luglio alle ore 16 presso la
chiesa di Santa Bertilla a Spinea (VE).
- Milano, 1 luglio 2014.
Dott. Pier Mario Vello
Dottor
Pier Mario Vello
Teresa Galli ved. Ghizzoni
Zia Marisa, Chantal e Andrea Farinet abbracciano con grande affetto Daniele, mamma Silvana, papà Alberto, Andrea, Caterina e Annamaria
nel ricordo della carissima
Chiara Olga Pierrottet
- Milano, 30 giugno 2014.
Stretti alla famiglia Pierrottet piangiamo
Chiara
straordinaria donna, mamma, professionista al
servizio del prossimo.- Con immenso affetto Lorenza, Filippo, Giacomo, Giovanni Genzini.
- Milano, 1 luglio 2014.
Ernesto e Flavia con Stefano e Luca, profondamente addolorati per la perdita della carissima
cugina
Chiara
Le famiglie Casolo Lori Monesi Pettinaroli e Rapizzi partecipano, con profondo dolore e rimpianto, al lutto di Daniele e della famiglia Pierrottet per la prematura scomparsa di
Chiara
- Milano, 1 luglio 2014.
Ugo Wegner, Luciana e Franco Saccenti esprimono il loro dolore per la scomparsa della cara
dottoressa
Chiara Olga Pierrottet
di cui ricordano la vivace intelligenza e l’affettuosa assistenza. - Milano, 30 giugno 2014.
Chiara
la nostra amica speciale se n’è andata.- Ti avremo sempre nel cuore.- Le tue galline.- Chiara,
Cinzia, Rita, Sissi. - Milano, 1 luglio 2014.
Chiara, Gus, Federico, Filippo abbracciano forte Dani e la sua famiglia, nel ricordo di una mamma e donna straordinaria
Chiara
sarai sempre con noi.- Ciao belé.
- Milano, 1 luglio 2014.
Grazie
Chiara
per la tua vera e grande amicizia.- Gianfranca,
Paolo, Michele, Andrea, Giancarla.
- Milano, 1 luglio 2014.
Ciao
Chiara
ora sei in paradiso.- Ci mancherai.- Jimmy.
- Milano, 1 luglio 2014.
Gaspare Falsitta, con profonda commozione,
prende viva parte al dolore dei familiari per la
morte della
dottoressa
Chiara Olga Pierrottet
di cui rievoca con rimpianto la grande professionalità, l’amabile innata gentilezza e lo spirito
soave e arguto. - Milano, 1 luglio 2014.
Renato e Sabrina, Massimo con Carolina abbracciano commossi Daniele e partecipano al
grande dolore dei familiari per la scomparsa di
Chiara
Il figlio Rocco annuncia la scomparsa della sua
mamma
Dallo spirito perenne individuata nell’immanente è oggi accompagnata nel trascendente,
con speranza di grazia divina e di ricongiungimento con l’amata moglie Carla, l’anima del
Virginia (Zeze) Iavarone
Siamo vicini a Rocco per la perdita dell’amica
e sorella
Virginia (Zeze)
Giuseppe e Lucia Gotti con Maria, Filippo e Smeralda. - Roma, 1 luglio 2014.
Dott. Ing. Ottavio Bovone
Lo annunciano i suoi cari figli Edoardo, Emanuela
con Fabio Carolina e Andrea, Roberto con Paola
Benedetta e Ottavia.- La Messa funebre sarà il 3
luglio alle ore 14.45 alla parrocchia Corpus Domini. - Milano, 1 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Vanda e Marco Colombo.
Ciao
Francesco
caro amico fraterno ti ricorderò sempre.- Daniela
Mulazzani. - Milano, 1 luglio 2014.
Carlo Barbieri e i soci, dipendenti, collaboratori di Sorefisa SpA, partecipano al lutto che ha
colpito Angelo e la famiglia Cardani per l’improvvisa scomparsa di
Francesco Cardani
- Milano, 1 luglio 2014.
Francesco Cardani
Carla, Donatella Pellini e i dipendenti della ditta
Pellini sono vicini alla moglie Elena per l’improvvisa perdita del marito Francesco.
- Milano, 1 luglio 2014.
I collaboratori di Studio Cavallini e la famiglia
Cavallini partecipano con affetto al dolore dei famigliari di
Francesco Cardani
- Milano, 1 luglio 2014.
Sentite condoglianze a tutta la famiglia Cardani per la perdita di
Francesco Cardani
Graziella Villa e tutto lo staff Vive Srl.
- Milano, 1 luglio 2014.
Donatella Dagradi e famiglia ricorderanno
sempre con tanto affetto il caro zio
Giulio Bonetti
- Verona, 1 luglio 2014.
Luca e Lori Benzoni sono vicini ad Alessandra
per la perdita del papà
Ing. Giulio Bonetti
uomo insostituibile. - Milano, 1 luglio 2014.
Giusto e Luciana abbracciano forte Alessandra
Giuseppe ed Elena nell’ultimo saluto all’
Ing. Giulio Bonetti
una persona indimenticabile nella sua sobrietà e
signorilità. - Milano, 1 luglio 2014.
Rosanna, Emanuele, Vera e Paula Covi, profondamente rattristati, si uniscono al dolore della
famiglia per la scomparsa del carissimo
L’Amministratore Unico Kirit Doshi, la Direzione e tutti i dipendenti della società Cesare Bonetti
SpA si uniscono al dolore della famiglia per la
perdita dell’
Chiara
Chiara Olga Pierrottet
Partecipano al lutto:
– Leo e Graziella d’Onofrio con Marco e Andrea.
– Carlo e Lucia Cordone.
– Cristina Lonati.
È mancato all’amore dei suoi cari e dei tanti
amici che con affetto e stima l’hanno accompagnato nella vita il
Dott. Alberto Magenes
L’amatissima moglie Milly, le figlie Paola e Claudia, i nipotini Tommaso e Stefano, il genero Andrea, la cognata Laura con Caterina e Silvia, la
cognata Nicoletta con il nipote Andrea, affranti
da indicibile dolore annunciano la scomparsa
nell’indelebile ricordo delle sue grandi doti di
bontà ed innata capacità di creare sempre attorno a sé affetto e simpatia.- Il funerale avrà luogo
a San Felice nella chiesa dei Santi Carlo e Anna,
giovedì 3 luglio 2014 alle ore 10.30.- Dopo i funerali la tumulazione avverrà nella cappella del
cimitero di Mirazzano (Peschiera Borromeo).
- San Felice, 1 luglio 2014.
ing. Giulio Bonetti
ricordandone le grandi doti umane e professionali. - Garbagnate Milanese, 1 luglio 2014.
Franco Primavesi e la sparuta vecchia guardia
del Liceo Manzoni rimpiangono l’
Ing. Giulio Bonetti
amico fraterno di sempre.
- Milano, 2 luglio 2014.
È mancata all’affetto dei suoi cari
Alessandra Magister
in Vigorelli
Lo annunciano Gianni, Paola con Marco, Massimo con Chiara, i nipoti e il fratello Giorgio.- I
funerali si svolgeranno il 3 luglio alle ore 11 nella
chiesa di Sant’Eufemia.
- Milano, 1 luglio 2014.
Selene Gallone è vicina con affetto a Gianni,
Massimo e Paola nel ricordo della loro adorata
Partecipano al lutto:
– Gaetana Maurizio e Valeria Grandi.
Alessandra Magister Vigorelli
- Milano, 1 luglio 2014.
Alberto Magenes
- Milano, 1 luglio 2014.
Il Consiglio di Amministrazione ed i colleghi di
sede e di rete di Apogeo Consulting Sim, partecipano con sincero cordoglio al dolore della famiglia per la scomparsa di
Alberto Magenes
Mario
È, per me, la perdita di un amico che mi ha trasmesso molti valori umani, con il quale, la collaborazione mi ha arricchito.- Renato Maggi.
- Como, 30 giugno 2014.
L’Unità Operativa di Oncologia Ginecologica
dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano partecipa al lutto della famiglia per la perdita del
Dott. Mario Sideri
- Milano, 1 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Francesco Raspagliesi.
– Marina Merola.
– Tonino Ditto.
– Flavia Zanaboni.
Patricia
del suo sorriso e del suo spirito vivace e intelligente. - Milano, 1 luglio 2014.
AMATA Associazione Amici italiani Museo d’arte Tel Aviv abbraccia forte i genitori dei tre studenti israeliani
Naftali Fraenkel
di 16 anni
Ejal Vifrah
Gilad Shaer
di 16 anni, rapiti ed uccisi con inutile ferocia senza motivi dai terroristi spinti da un odio che nessuna fede religiosa, nessuna rivendicazione politica possono giustificare.- Questo è un crimine
contro la vita. - Milano, 1 luglio 2014.
Il Direttore, il personale medico, infermieristico
e amministrativo della Clinica Chirurgica I
dell’Ospedale San Gerardo di Monza, sono vicini
al Dottor Alvaro Bugatti nell’occasione della perdita della cara mamma
Luigia Silva
- Monza, 1 luglio 2014.
Il Rettore Maria Cristina Messa e l’Università
degli Studi di Milano-Bicocca partecipano con affetto al lutto di Paolo Fresu e della famiglia per
la morte del papà
Lillino Fresu
- Milano, 1 luglio 2014.
L’Ordine degli Avvocati di Milano sentitamente
partecipa al lutto dei familiari per la scomparsa
dell’
Avv. Rinaldo Spataro
- Milano, 1 luglio 2014.
E’ mancato all’affetto dei suoi cari
Erminio Cesco
Ne danno il triste annuncio Lorenzo Sergio e Silvia. - Milano, 30 giugno 2014.
Il giorno 30 giugno 2014 è mancato all’affetto
dei suoi cari l’
Ing. Emilio Schmid
La famiglia. - Milano, 2 luglio 2014.
2 luglio 2011 - 2 luglio 2014
Elisabetta (Betty) Salvioni
Meletiou
Sempre con noi.- Nicolas, il figlio Teodoro, la
mamma Marisa e tutta la famiglia.- Una Santa
Messa il 2 luglio alle ore 18 al cimitero di Palazzolo sull’Oglio, Brescia.
- Rozzano, 2 luglio 2014.
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TARIFFE BASE IVA ESCLUSA:
PER PAROLA:
A MODULO:
- Milano, 1 luglio 2014.
Giuseppe, Ines e Manuel Portale sono vicini
con affetto a Roberto, Antonella e ai familiari tutti
per l’improvvisa scomparsa dell’
Avv. Gianfranco Ferretti
- Milano, 1 luglio 2014.
Pietro e Fausta Abbadessa con Maria, Carlo,
Margherita e Antonio, profondamente commossi, partecipano al dolore di Roberto, Antonella, e
di tutti i familiari per l’immatura scomparsa dell’
Avv. Gianfranco Ferretti
- Milano, 1 luglio 2014.
I colleghi e i collaboratori dello Studio Legale
Bonora e Associati partecipano al dolore di Roberto e dei suoi famigliari per l’improvvisa scomparsa del padre
Avv. Gianfranco Ferretti
collega la cui deontologia, la preparazione e il
tratto personale sono stati un esempio che molti
porteranno nella mente e nel cuore per lungo
tempo. - Milano, 1 luglio 2014.
Marco Abramo Lanza, Eugenio Briguglio con
tutto lo Studio Biscozzi Nobili, si uniscono a Piero,
Giovanni e tutta la famiglia, in questo momento
di profondo dolore per la perdita del caro
Giuseppe Tampalini
grande professionista in quanto grande uomo.
- Milano, 1 luglio 2014.
Massimo Balletti per la splendente amica
Maria Luisa Spaziani
- Roma, 1 luglio 2014.
Corriere della Sera
Necrologie: € 5,00
Adesioni al lutto: € 10,00
Solo anniversari,
trigesimi e ringraziamenti:
€ 540,00
Gazzetta dello Sport
- Milano, 1 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Vitoldo e Vilma Cwalinski.
Helen e Luisa con Leonora sono affettuosamente vicine a Milly, Paola e Claudia per la perdita del caro
Franca e Franco Jacopetti sono vicini con grande dolore a Milly e alle figlie per la scomparsa
del compianto marito e padre carissimo
Vittorio e Adriana con Aline e Domenico, sono
vicini a Giovanni, Barbara, Luciano e figli nel ricordo di
Sandra
I condomini e l’amministratore del condominio
San Celso via Vigoni 10 - Milano, partecipano
con profonda commozione al lutto della famiglia
per la scomparsa della signora
Alberto
Patricia Notarbartolo
di Sciara Spinola
ricordandone la generosità e rara umanità.
- Roma, 1 luglio 2014.
Ing. Giulio Bonetti
ricordando l’amicizia di lunga data con Giorgio.
- Milano, 1 luglio 2014.
collega indimenticabile e cara amica.
- Milano, 1 luglio 2014.
Fabrizio, Giovanni, Vittorio, Domizia, Giorgio,
Paolo Alliata di Montereale con le loro famiglie
abbracciano il nipote e cugino Giovanni per la
inconsolabile perdita di
di 19 anni
Il Professor Staurenghi, il Dottor Bottoni e tutta
la Clinica Oculistica dell’Ospedale Luigi Sacco di
Milano sono vicini alla famiglia per la scomparsa
di
Addolorato, partecipo al lutto di Daniela e Matteo per la perdita del loro caro
Le esequie si terranno venerdì 4 luglio alle ore
11 nella Basilica di Santa Maria Sopra Minerva
al Pantheon. - Roma, 1 luglio 2014.
Francesco Cardani
ricordandone l’amicizia e l’esempio di coraggio
e determinazione che ci ha lasciato.
- Milano, 1 luglio 2014.
Société Générale partecipa sentitamente al
cordoglio del dottor Federico Ghizzoni per la
scomparsa dell’amata mamma
Teresa Galli Ghizzoni
Geom. Francesco
- Milano, 30 giugno 2014.
- Milano, 1 luglio 2014.
La Società Storica Lombarda partecipa al lutto
della Fondazione Cariplo per la scomparsa del
suo segretario generale
- Milano, 1 luglio 2014.
Geom. Francesco Cardani
- Varese, 1 luglio 2014.
Benedetta, Caline, Raffaele e Gianna Gallieni
sono vicini ai familiari e allo Studio Cardani per
la triste scomparsa del caro
Roberto e Alessandra Giustiniani partecipano
commossi al dolore della famiglia Cardani per la
perdita di
- Milano, 1 luglio 2014.
- Milano, 1 luglio 2014.
- Milano, 1 luglio 2014.
Amalita Soldati, Alberto, Enza, Aldo, Virginia e
Thomas sono vicini al Ragioniere Agostino e familiari per la dipartita del
Partecipano al lutto:
– Claudio e Sisa Mangiacasale.
- Torino, 1 luglio 2014.
Dott. Pier Mario Vello
Francesco
si stringono con affetto a Daniele, agli zii Silvana
e Alberto e ai cugini Andrea, Caterina e Anna
Maria. - Milano, 1 luglio 2014.
Segretario Generale di Fondazione Cariplo, ricordandone le grandi doti professionali e umane.
- Milano, 1 luglio 2014.
Teresa Galli
Franco, Antonello, Alberto partecipano al dolore di Maria Elena e dei cugini Cardani per la
scomparsa del caro
PER PAROLA:
Necrologie: € 1,90
Adesioni al lutto: € 3,70
A MODULO :
Solo anniversari,
trigesimi e ringraziamenti:
€ 258,00
Diritto di trasmissione:
pagamento anticipato € 1,67
pagamento differito € 5,00
L’accettazione delle adesioni
è subordinata al pagamento
con carta di credito
Servizio fatturazione necrologie:
tel. 02 25846632 mercoledì 9/12.30 - giovedì/venerdì 14/17.30
fax 02 25886632
e-mail: [email protected]
Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
45
italia: 51575551575557
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Puzzles by Pappocom
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Come si gioca
Bisogna riempire la
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riga, colonna e riquadro
contengano una sola
volta i numeri da 1 a 9
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Estrazioni di martedì 1 luglio 2014
BARI
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GENOVA
MILANO
NAPOLI
PALERMO
ROMA
TORINO
VENEZIA
NAZIONALE
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68
78
65
34
37
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61
11
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38
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68
16
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14
46
28
70
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90 Numero SuperStar
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50.310,00
Ai 5+
- Ai 4 stella:
Ai 3 stella:
2.335,00
Ai 5:
42.499,14
Ai 2 stella:
100,00
Ai 4:
503,10 Agli 1 stella:
10,00
5,00
Ai 3:
23,35 Agli 0 stella:
www.corriere.it/giochiepronostici
Concordia
L’audio dell’impatto
Dopo la decisione di smaltire il
relitto a Genova, al processo
l’audio dello schianto. Ascolta
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58 Numero Jolly
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Oggi su www.corriere.it
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Giochi e pronostici
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Viaggiare
1
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3
4
5
Quanto costa la gestione del Pos ai
commercianti? Oltre 550 euro al mese
Francia, Sarkozy fermato per la vicenda
intercettazioni. Accusa: concussione
Sondaggio britannico: qual è il segreto
di un matrimonio felice? Dormire nudi
I pedali della bici smontati da Stasi.
La difesa: «Non ci crediamo»
Caso Meredith, Sollecito: «Credo che
Amanda sia innocente, ma ha detto bugie»
Aereo, la cosa più sporca
Naturale pensare al bagno:
invece in aereo il concentrato
di microbi è il tavolino. Foto
Salute
Creme solari
Non volete proteggervi
in spiaggia? Cinque scuse
da smontare con una frase
Gioia Tauro
Armi
chimiche
Oggi nel porto
il trasbordo dei
fusti chimici
provenienti
dalla Siria
46
Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Tv in chiaro
Teleraccomando
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di Maria Volpe
PER CAPIRE/ 1
PER CAPIRE/ 2
I casi irrisolti
di Sciarelli
Nuzzi-Viero
e il giallo di Yara
Scontro tra programmi di
cronaca. In questo periodo
si stanno concentrando
molte novità su numerosi
casi irrisolti. E così le reti si
scatenano a caccia
dell’ultimo scoop. Federica
Sciarelli ( foto) ormai
veterana, stasera si occupa
della sparizione di Elena
Ceste. «Non sono un
mitomane, voglio dare il
mio contributo nel
ritrovamento della povera
Elena e, dopo oltre 4 mesi,
mi sembra doveroso farmi
avanti e dire quello che so».
Così inizia una lettera,
arrivata in redazione, da un
uomo che ha promesso di
telefonare stasera.
Sfidando «Chi l’ha visto?»,
stasera la coppia NuzziViero ( foto) ha deciso di
andare in onda
eccezionalmente di
mercoledì per aggiornare i
telespettatori sul caso di
Yara Gambirasio del quale
Canale 5 in questo periodo
(anche su «Matrix») si sta
occupando molto. Verranno
analizzati gli elementi
dell’accusa e della difesa a
carico di Massimo Giuseppe
Bossetti, il muratore di
Mapello indagato per
l’omicidio della tredicenne
di Brembate. Si torna anche
a parlare del giallo mai
risolto del delitto di
Garlasco.
Chi l’ha visto?
Rai3, ore 21.05
Segreti e delitti
Canale 5, ore 21.10
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Film e programmi
Il docu sugli ospedali LaBeouf e Megan Fox
psichiatrici giudiziari in una guerra tra robot
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«Lo Stato della Follia», il docufilm di Francesco Cordio che
denuncia la condizione degli
Ospedali psichiatrici giudiziari.
Luigi Rigoni (foto), ex internato,
racconta la propria storia.
Doc3
Rai3, ore 23.55
Due fazioni di giganteschi
robot arrivati sulla Terra in
cerca di energia si contendono
il giovane terrestre Sam (Shia
LaBeouf, foto con Megan Fox)
che possiede un segreto.
Transformers
Italia 1, ore 21.10
Kidman e Clooney
contro i terroristi
Rimet, l’inventore
dei mondiali di calcio
Dei terroristi rubano materiale
atomico. Sulle loro tracce
Nicole Kidman e George
Clooney. Una lotta contro il
tempo per sventare una
catastrofe.
The peacemaker
Retequattro, ore 21.15
Gerard Dépardieu interpreta
Jules Rimet, il presidente e
fondatore della Fifa, la
federazione internazionale del
calcio. Nel 1930 i primi
mondiali di calcio.
La grande passione
Rai1, ore 21.20
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Corriere della Sera Mercoledì 2 Luglio 2014
47
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Film
e programmi
Ben Stiller modello
in gara con Wilson
Il supermodello Derek Zoolander
(Ben Stiller, foto) viene messo
alla gogna dalla stampa e si vede
soffiare il premio di Modello
maschile dell’anno dal biondo
Hansel (Owen Wilson)
Zoolander
Premium Cinema, ore 21.15
Gli animali dello zoo
e la polizia francese
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A fil di rete
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di Aldo Grasso
Sardoni-Sottile
la strana coppia di La7
L
a strana coppia ha dato inizio alle danze. La7 è una
delle poche reti che, d’estate, non tira giù la serranda. Lilli Gruber va in vacanza e subito le subentrano Alessandra Sardoni e Salvo Sottile con «In onda». Giusto per non farsi mancare niente, la prima
puntata era dedicata alle linee guida sulla giustizia annunciate da Matteo Renzi, al falso in bilancio, all’articolo 18 e ad
altro ancora. Ospiti in studio il ministro del lavoro Giuliano
Poletti e, in collegamento da
Milano, Maurizio Belpietro.
Vincitori e vinti
La strana coppia: Alessandra Sardoni è un mito e non si
Joachim
tocca. Brava, preparata, incuLöw
rante dei ritmi disumani cui la
La Germania
sottopone Enrico Mentana duin campo
rante i suoi Speciali, è un
risolleva
esempio di giornalismo televii Mondiali in Brasile.
sivo… Il dubbio è Salvo. ReduL’avvincente match
ce dalla chiusura anticipata di
fra la Germania
«Linea gialla», Sottile è pronto
di Joachim Löw e
a rimettersi in gioco. Certo, le
l’Algeria, in onda
sue dichiarazioni sono inevitasu Rai1, raccoglie
bilmente spavalde: «Mi piac6.279.000 spettatori,
ciono le sfide, anche quelle
e una share
impossibili: perciò ho accettadel 32,4%
to di affrontare la lunga estate
dell’approfondimento su La7
Cate
(ecc. ecc.)».
Blanchett
Salvo Sottile è uno dei più
I sentimenti
bravi inviati della tv: ma sul
superati dal
campo, quando deve affrontacalcio. Punta
re la tempestività, l’imprevisto,
sul pubblico
la fatica. Non è uomo da stufemminile Canale 5,
dio. Eppure la conduzione di
che propone per il suo
un programma è una sorta di
prime time «Charlotte
attrazione fatale: un po’ con la
Gray», con
cronaca nera, un po’ la cronaca
protagonista Cate
gialla, un po’ la cronaca senza
Blanchett: per
colori, è da qualche anno che
2.167.000 spettatori,
Salvo tenta la via del talk show.
e una share del 9,4%
La strana coppia: Alessandra dice cose importanti, quasi
sussurrando; Salvo, invece, ha una voce naturalmente assertiva. Come se avesse bisogno di certezze (l’assassino è
quello, non si discute), quando la politica è tutto fuorché
certezza. Tant’è vero che tutti ne parlano ed è una delle
principali discussioni da bar, dopo lo sport.
Ma l’idea di un Sottile inviato di punta del Tg di Enrico
Mentana è irrealizzabile?
Alex il leone, Marty la zebra,
Melman la giraffa e Gloria
l’ippopotamo (nell’immagine) sono
in Costa Azzurra: cercano di tornare
a New York, ma una poliziotta
francese gli complica l’avventura.
Madagascar 3: ricercati in Europa
Sky Cinema Hits, ore 21.10
Il marine Gyllenhaal
va alla guerra
Diretto da Sam Mendes, il film
racconta addestramento e
discesa sul campo di battaglia di
un gruppo di marines Usa (tra cui
Jake Gyllenhaal, foto), impegnati
nella prima guerra del Golfo.
Jarhead
Cinema Energy, ore 21.15
Troppi mutuati
per il dottor Sordi
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Uno dei film cult di Sordi. Il dottor
Tersilli (Alberto Sordi) vuol far
carriera. Sedotta la moglie di un
collega moribondo e strapieno di
mutuati, dopo la sua morte riesce
a ereditare il ricco «parco pazienti».
Il medico della mutua
Sky Cinema Classics, ore 21
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Mercoledì 2 Luglio 2014 Corriere della Sera
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