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Corriere della sera - 01.12.2014

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LUNEDÌ 1 DICEMBRE 2014
www.corriere.it
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 6882811
DEL LUNEDÌ
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La guerra che abbiamo dimenticato Il sondaggio Persi 5 punti in un mese, sale Salvini. Passa la legge di Stabilità, ordine del giorno per ridurre gli F35
QUEI 500 ITALIANI
IN AFGHANISTAN
La fiducia in Renzi cala sotto il 50%
di Franco Venturini
Il premier: Berlusconi non dà più le carte. L’ex Cavaliere: siamo in campagna elettorale
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
di Nando Pagnoncelli
●REPORTAGE IL PRIMO AFFACCIATO SUL MEDITERRANEO
I CONTI DEL MOVIMENTO
R
enzi per la prima volta sotto il 50% nel gradimento
degli italiani: dal 54% di ottobre
al 49. Sale Salvini, dal 28% al 33.
Il premier duella con Berlusconi («Non dà più le carte») e per
il leader di FI «siamo in campagna elettorale». Sì della Camera alla legge di Stabilità e a un
ordine del giorno che chiede di
dimezzare la spesa per gli F35.
alle pagine 2, 3 e 8
Labate, L. Salvia, Trocino
L
a regola della frugalità nel
Movimento 5 Stelle, cioè
della rinuncia volontaria dei
rimborsi, nel 2013 non è andata
oltre il 5,7 per cento del totale.
a pagina 5 - a pagina 4 Buzzi
Nel Califfato libico davanti a noi
di Francesco Battistini
D
erna, in Cirenaica, ha ripreso l’antico nome: ora è diventata il Califfato
libico di Barqa, proclamato dagli jihadisti dell’Isis (nella foto). Non in Siria
o in Iraq, ma davanti all’Italia: se ci sarà mai una marcia sulla Roma vaticana,
come proclamano, è da qui che partirà.
a pagina 12
Il Papa: i leader islamici
condannino il terrorismo
di Gian Guido Vecchi
L’ALBERGO DI ALIMURI
«N
on si può dire che tutti
gli islamici sono terroristi, ma sarebbe bello che tutti i
leader islamici condannino
quegli atti. Gli islamici che hanno una identità dicano: noi non
siamo questo, il Corano non è
questo»: è l’appello lanciato dal
Papa a bordo dell’aereo che lo
ha riportato a Roma al termine
del viaggio in Turchia.
Lo zainetto sparito e le ferite: è omicidio
Il bambino di Ragusa, sospetti su una violenza. Sequestrata l’auto di un cacciatore
di Giusi Fasano
L’
9 771120 498008
di Sergio Rizzo
IL VIAGGIO «NOI CRISTIANI CACCIATI DAL MEDIO ORIENTE»
© RIPRODUZIONE RISERVATA
41 2 0 1>
I rimborsi del M5S
le poche rinunce
● GIANNELLI
ANSA / WEB / EL MINBAR
D
odici anni di presenza militare e
civile, 54 soldati morti e decine di
feriti, costi altissimi per le nostre
traballanti finanze, nulla è riuscito a
rompere il muro della disattenzione
nei confronti della guerra che l’Italia sta ancora
combattendo in Afghanistan. Purtroppo non
c’è da esserne sorpresi, in un Paese che non ha
una cultura della sicurezza e che non vede
come i tempi della «delega» (agli Usa) siano
terminati con la fine della Guerra fredda. In un
Paese, peggio ancora, che conserva un riflesso
di sospettoso distacco da tutto quel che è
militare, anche se sono state le «missioni di
pace», per molti anni, a tenere a galla la nostra
presenza internazionale.
Oggi l’indifferenza si ripete, senza quel
minimo di dibattito (anche polemico) che
rivelerebbe comunque una forma di
partecipazione nazionale. Manca un mese
esatto alla fine della guerra in Afghanistan
come l’abbiamo conosciuta sin qui, perché a
Capodanno gran parte delle truppe straniere
avrà lasciato l’orgogliosa «tomba degli imperi»
(inglesi, russi, ora americani?). Ma qualcuno,
lo si era deciso da tempo, resterà per
addestrare le forze afghane che combattono
con alterna fortuna contro i talebani.
Washington vuole evitare che prima del 2016
(data del ritiro totale fissata da Obama con
qualche evidente pensiero elettorale) la
sindrome Vietnam torni a colpire, e la mancata
vittoria non possa più essere dissimulata.
Per l’Italia il governo Letta aveva previsto
l’invio di 850 uomini, come la Germania e altri
Paesi occidentali. Poi è arrivato Matteo Renzi, e
si sono anche rafforzate priorità diverse: la
Libia, il Mediterraneo in generale, la sfida
dell’Isis con l’invio di uomini e mezzi italiani in
Iraq. Il ministro della Difesa Pinotti ha
proposto di scendere a 400 uomini, c’è stato da
battagliare dietro le quinte, e alla fine si è
stabilito che gli italiani saranno 500 senza
alcuna modifica nei loro compiti soltanto
addestrativi. Già, perché con una svolta che ha
provocato molti equivoci i 10.000 militari Usa
destinati a rimanere potranno, dopo il primo
gennaio, anche continuare a combattere con
l’appoggio di aerei e droni. Nessun alleato ha
seguito l’esempio americano, ma di fatto è
l’intera missione «Appoggio determinato»
(Resolute Support) a cambiare volto e a
diventare più pericolosa. Non è giusto, se non
altro per rispetto verso quei 54 che hanno
perso la vita, che l’Italia guardi dall’altra parte e
che i decisori non sollecitino la sua
consapevolezza. Speriamo che almeno il
Parlamento sappia che dovrà votare, prima di
Natale se non vogliamo arrivare in ritardo a
Kabul e dintorni.
autopsia indicherebbe che
il piccolo Loris Andrea Stival «è morto dopo avere subito
una violenza», ma «non possiamo dire quale tipo», dice il procuratore di Ragusa, Petralia. I
pm configurano il reato di omicidio volontario, pur senza indagati, per il bambino di 8 anni
trovato morto sabato a Santa
Croce Camerina. Sparito lo zainetto, sequestrata l’auto del
cacciatore che ha scoperto il
corpo in un canalone.
alle pagine 18 e 19 Cavallaro
● IDEE& INCHIESTE
GIOVANI E CLASSIFICHE
LA GIORNATA DELL’AIDS
LE INASPETTATE
SCHIAVITÙ DIGITALI
NON LASCIAMOCI
VINCERE DALLA PAURA
di Edoardo Segantini
di Mika
T
N
ecnologie: l’Italia è al 36°
posto nella classifica mondiale. C’è divario tra aree urbane e campagne e fra giovani
«schiavi» di smartphone e
quelli che integrano vecchi e
a pagina 28
nuovi media.
essun’altra malattia come
l’Aids, in tempi moderni,
ha portato a discriminazioni nei
confronti delle persone infette
e di quelle più a rischio. Ma la
paura si sconfigge solo quando
a pagina 25
ci si confronta.
a pagina 11
Via l’ecomostro
dopo mezzo secolo
di Gian Antonio Stella
cadavere edilizio sdraQ uel
iato accanto a un faraglione sulla costa di Vico Equense
finalmente è andato giù.
a pagina 27
Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
2
Primo piano Le riforme
«Il Cavaliere non dà le carte». Il capo di FI: siamo in campagna elettorale
Riforme, duello Renzi-Berlusconi
Il segretario pd apre ai 5 Stelle
❞
Matteo
Renzi
Se nel
Movimento
sono
disponibili
a scrivere
con noi
le regole,
tutta la vita
Il calo di
fiducia degli
elettori
è naturale
quando
cerchi di
cambiare
le cose che
stanno lì
da anni
Il tema della
successione
al Colle non
bloccherà
le riforme,
approvarle
è l’unico
modo di
dare un
senso alla
legislatura
Di prima mattina il patto
del Nazareno scricchiola sotto i
colpi di Silvio Berlusconi, in
collegamento telefonico con
una iniziativa di Forza Italia per
il «No tax day». L’ex premier
non risparmia attacchi ai «comunisti al governo» e annuncia: «Siamo già in campagna
elettorale perché non sappiamo se andiamo a elezioni a
marzo, in primavera, con il
Consultellum o dopo, con l’Italicum». Poco dopo ecco la risposta di Matteo Renzi, a In
mezz’ora: «Berlusconi sta al tavolo e sto facendo di tutto per
farlo rimanere, ma non dà le
carte». E ancora: «Finire le riforme è l’unico modo per dare
senso alla legislatura». Si duella apertamente, insomma, e fa
l’apparizione, condizionato da
ipotesi e suggestioni ma ben
visibile, il tema delle urne anticipate.
Il premier, da Lucia Annunziata, fa il punto sui rapporti
sempre più tormentati con il
cofirmatario del patto del Nazareno. Al Corriere della Sera
Berlusconi aveva spiegato che
sarebbe opportuno mettersi
d’accordo subito sul Quirinale,
come condizione preliminare
per le riforme. Il niet di Renzi è
netto: «Il tema della successione del capo dello Stato non
bloccherà le riforme». E su
quelle, la tempistica prevista è
questa: «La riforma della legge
elettorale va in commissione e
va in aula al Senato, ma non
chiude. La riforma costituzionale va in aula alla Camera il 16
dicembre. Spero che prima di
Natale le riforme siano tutte e
due in Aula». Renzi esibisce i
risultati: «Abbiamo approvato
il Jobs act, la riforma fiscale è
partita, la riforma della scuola
❞
ROMA
Il retroscena
Silvio
Berlusconi
Siamo in
campagna
elettorale: si
va al voto a
marzo con il
Consultellum
o dopo, con
l’Italicum
Visto che
non è
possibile
fare la
rivoluzione
armata
dobbiamo
farla sulle
nostre
proposte
anche. Questo è quello che serve al Paese, il resto sono chiacchiere».
Le Regionali hanno segnato
una battuta d’arresto con una
perdita di voti non indifferente:
«Il calo di fiducia degli elettori
è naturale quando cerchi di
cambiare le cose che stanno lì
da anni. Ci sta di perdere il consenso. Un politico vero deve
avere il coraggio di cambiare il
1
Il testo in Senato
L’Italicum è all’esame del
Senato. La commissione
Affari costituzionali ha
svolto le audizioni e ha iniziato la
discussione generale sulla legge
Paese senza guardare tutti i
giorni i sondaggi». Quanto all’astensionismo, «mi preoccupa, ma continuo a pensare che
sia un fatto secondario». Renzi
respinge l’accusa di non essere
andato a Genova durante l’alluvione — «è il finito il tempo
delle passerelle» — e non si
mostra preoccupato per l’ascesa della Lega: «Salvini scommette sulla rabbia, io sul corag-
2
La soglia: i nodi
L’accordo tra Pd e Ncd
sulla soglia di accesso al
3% per i piccoli partiti
non piace a Forza Italia, che
invece la vorrebbe tenere all’8%
gio». Il segretario del Pd apre
invece al Movimento 5 Stelle:
«Se sono disponibili a scrivere
con noi le regole, tutta la vita».
Il presidente del Consiglio nega trattative parallele con Raffaele Fitto, lo sfidante di Berlusconi: «Sono altri che ci parlano nel Pd. D’Alema? Non faccio
nomi, ma sono eletti in Puglia
in passato».
Berlusconi, nella partita del
3
Il premio
Sull’Italicum il premier e
il Pd spingono affinché
ci sia il premio alla lista
(e non alla coalizione) che superi
il 40%. Contraria Forza Italia
Quirinale, aveva accennato a un
possibile candidato, Giuliano
Amato, dicendo no a «uomini
di parte». L’interpretazione autentica di Giovanni Toti, data
all’Intervista di Maria Latella
su Sky, è che il no è per «uomini che ricoprano cariche di partito adesso».
Berlusconi, nel duello con
Renzi, non risparmia colpi.
Spiega che «il Pd al governo ha
portato maghi che hanno fatto
solo promesse. Sarà un triste
Natale, con le tasse aumentate
e i consumi diminuiti». Quanto
alla leadership in Forza Italia:
«L’esperienza dei vecchi, come
diceva Plutarco, serve. Si rottamano le cose, non le persone».
Alessandro Trocino
Non siamo
più in una
democrazia,
come si può
pretendere
di far votare
le riforme e
il capo dello
Stato da
questo
Parlamento?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Un «Pensionato day», la mossa del leader azzurro
Evento entro l’anno. Sul Quirinale il timore che Fitto usi il voto per la conta nel partito
La linea
● Nella fase
della rottura
con Angelino
Alfano,
Raffaele Fitto è
stato ispiratore
di un’area
«lealista» verso
Berlusconi
● Dopo la
divisione tra FI
e Ncd, e con più
forza dopo le
Europee (con FI
al 16,8%), Fitto
è passato a una
dura critica
del leader
e del partito
ROMA «Mettiamoci al lavoro
subito perché abbiamo poco
tempo. E questa manifestazione la voglio fare prima di Natale». Sarà l’atmosfera da campagna elettorale che lui stesso ha
citato, sarà la voglia di stemperare i toni del confronto con
l’area di Raffaele Fitto, sarà la
necessità di «coprire» le trattative per il Quirinale. Sta di fatto
che, dopo le iniziative sulla casa, Silvio Berlusconi s’è messo
al lavoro su una «nuova manifestazione». Il nome provvisorio è «Pensionato day», il luogo prescelto è Milano e il bacino a cui si rivolge — ovviamente — è «a tutti quegli over 65
che Renzi sta dimenticando».
Il «vero» bacino a cui Forza Italia può affidare le speranze di
risalita nei sondaggi.
Ma l’organizzazione del
«Pensionato day», che verrà
preceduta da proposte su flat
tax e pensioni, non è stato
l’unico cruccio domenicale di
Berlusconi. L’ex Cavaliere —
che pure in anni non sospetti
aveva brevettato «kit del candidato» e «prontuari per i deputati che vanno in tv» — s’è attaccato a un mezzo tradizionale (il telefono) per contattare
alcuni esponenti azzurri che
frequentano i talk show. «Metti in giro la voce dicendo che ve
l’ho chiesto io», ha detto a uno
di loro. «Se in tv vi chiedono
del patto del Nazareno, del
Quirinale o dell’Italicum, lasciate cadere l’argomento dicendo che non sono cose che
interessano agli italiani. Parlate della legge di Stabilità che fa
schifo, dei pensionati sempre
più poveri… Ed evitate il resto».
Non c’è soltanto la voglia di
smarcare il suo partito dal politichese. Dietro i «consigli» di
Berlusconi ai suoi c’è anche la
paura sulla piega che può
prendere la partita per il Colle.
È Forza Italia stessa a fare paura al suo leader. Raffaele Fitto è
pronto a innalzare il livello dello scontro. «Se non avremo le
risposte che chiediamo sul
Marine e Matteo
Quel ballo scatenato
dopo i complimenti
di Stefano Montefiori
Al congresso del Front
National, Marine Le Pen aveva
elogiato l’alleato italiano senza
timore dell’iperbole: «Matteo
Salvini mi manda in estasi, è
un uomo estremamente
coraggioso e ha un’energia
debordante». Chiusi i lavori
della prima giornata, sabato
sera i due leader anti-euro
hanno dato prova della loro
intesa anche in una discoteca
di Lione (a sinistra, foto
Stefano Cavicchi). Festa
spensierata: in quanto
candidata unica «MLP» è stata
poi rinominata alla testa del
partito con il 100% dei voti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
partito — ha sussurrato agli
amici più stretti — «ci regoleremo di conseguenza anche
sul Quirinale».
Questa posizione, che ha alimentato voci di un asse sotterraneo tra Fitto e Massimo
D’Alema, avrebbe già messo in
allarme Denis Verdini. I 40 ribelli, in vista del risiko quirinalizio, pesano come un macigno. Soprattutto se si conteranno su un loro candidato di
bandiera. La diplomazia verdiniana si sta già muovendo.
Ignazio Abrignani, berlusconiano doc e capo dell’ufficio
elettorale forzista, lancia un ramoscello d’ulivo. «Visto che la
leadership di Berlusconi non è
in discussione, in vista dell’elezione del Colle dobbiamo ritrovare l’unità con Raffaele Fitto. Sennò è tutto inutile». «È
ancora tutto prematuro», dice
sorridente Paolo Romani. Ma
ad Arcore il segnale d’allarme è
già arrivato. Forte e chiaro.
Tommaso Labate
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
3
#
Primo piano I partiti
Il sondaggio
Ecco i nomi dei principali leader politici italiani. Per ciascuno, è indicato il gradimento del suo operato con un voto compreso
fra 1 (se non lo gradisce per nulla) e 10 (se lo gradisce moltissimo)
(Dati in %)
Positivi (voti 6-10)
Non sa
MATTEO SALVINI
Pd
4%
4
14
33%
2
26
36
TOT
FI
1
44
55
43
73
55% 29
25
10
64
68
17%
73
16
TOT
FI
29
5
66
M5S
81
66
70% 13
91
19
28
29
28
87
Berlusconi
Pd
92
18%
7% 21
3
85
12
TOT
FI
7
79% 62
3
76
93
6
82
FI
12
10
78
Vendola
M5S
2
36
75% 28
5
67
Sondaggio realizzato da Ipsos PA per Corriere della Sera presso un campione casuale nazionale rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne secondo genere, età, livello di scolarità,
area geografica di residenza, dimensione del comune di residenza. Sono state realizzate 998 interviste (su 9.081 contatti), mediante sistema CATI, il 25 e 26 novembre 2014. Il documento informativo
completo riguardante il sondaggio sarà inviato ai sensi di legge, per la sua pubblicazione, al sito www.sondaggipoliticoelettorali.it.
Grillo
26
24
25
25
22
22
Alfano
Ncd-Centro
M5S
72% 9
Meloni
71
NICHI VENDOLA
12
28
28
33
M5S
5
4% 8
25
3
Salvini
FI
41
Ncd-Centro
2
61
54
49
89
26
TOT
Pd
7
Ncd-Centro
TOT
5% 11
Ncd-Centro
BEPPE GRILLO
Pd
6%
25%
M5S
1
ANGELINO ALFANO
22%
71
FI
M5S
47% 26
4
Ncd-Centro
62
nov.
Pd
12% 25
Ncd-Centro
TOT
ott.
Renzi
SILVIO BERLUSCONI
Pd
82
set.
Negativi (voti 1-5)
MATTEO RENZI
49%
Il confronto
17
15
18
21
19
17
Corriere della Sera
Scenari
di Nando Pagnoncelli
I
l risultato elettorale di domenica scorsa sembra aver
impresso un’accelerazione
alle tendenze in atto riguardanti il gradimento dei leader, con
particolare riferimento a Renzi,
Salvini e Grillo.
Il premier arretra di 5 punti
rispetto ad ottobre, passando
dal 54% al 49% e, sebbene prevalgano sia pure di poco i giudizi positivi, è la prima volta
che Renzi scende al di sotto
della fatidica soglia del 50%. Al
secondo posto si conferma Salvini che aumenta il proprio
consenso di 5 punti (da 28% a
33%) riducendo in misura significativa la distanza da Renzi:
a fine ottobre era di 26 punti
mentre oggi è di 16. Al terzo posto si colloca Giorgia Meloni,
gradita dal 28% degli italiani,
seguita da Berlusconi (25%) e
Alfano (22%). Chiudono la graduatoria Vendola, apprezzato
dal 18% degli italiani (in aumento di 3 punti), e Grillo con
il 17% di consenso (in calo di 2
punti).
La flessione di Renzi, non
dissimile da quella di tutti i
premier italiani ed europei dopo sei mesi dall’insediamento
Fiducia in calo per il premier, sale Salvini
Per la prima volta convince meno di metà degli elettori, persi cinque punti in un mese
Nuovo balzo del leghista: piace a un italiano su tre. Grillo (17%) ora è ultimo, dopo Vendola
40,8
la percentuale
ottenuta dal
Partito
democratico
alle elezioni
europee dello
scorso maggio
21,2
la percentuale
ottenuta dal
Movimento
5 Stelle alle
elezioni
europee dello
scorso maggio
del governo, presenta alcune
specificità. Renzi ha alimentato
nei cittadini aspettative estremamente elevate, tutte all’insegna del cambiamento, un cambiamento profondo e soprattutto rapido. Alcuni provvedimenti sono andati a segno,
altri faticano a vedere la luce.
Ma le partite aperte sono ancora molte, a partire dalla legge
elettorale, e sullo sfondo la situazione economica continua a
permanere negativa.
Il presidente del Consiglio
perde consenso soprattutto
presso i segmenti sociali più
toccati dalle difficoltà economiche (piccoli imprenditori,
artigiani, commercianti e disoccupati) e in parte anche tra
gli elettori del Pd (come conseguenza del Jobs act) mentre si
consolida il gradimento tra le
persone meno giovani e i pensionati. Ma la vera sfida, come
sempre, è rappresentata dal ceto medio che in questa fase,
dopo aver ridotto le spese, modificato gli stili di consumo e
fatto importanti sacrifici, si è
adattato alla crisi, ha ridotto le
proprie aspettative e si accontenta della condizione attuale
che si è assestata mentre, al
contrario, è convinto che il Paese sia in declino e paventa un
ulteriore peggioramento della
situazione. È questo il punto
più critico: il futuro dell’Italia,
come dimostra l’andamento
dell’indice di fiducia Istat che
dal giugno scorso è in forte calo (dopo un semestre di crescita), ma diminuisce solo nella
componente riguardante il clima economico del Paese, non
quello personale che rimane
pressoché stabile.
Il malumore viene intercettato soprattutto da Salvini che
si rafforza e risulta complementare rispetto a Renzi, aumentando il consenso proprio
tra i segmenti che sono più delusi dal premier (lavoratori autonomi e disoccupati), tra i
pensionati e ceti più popolari,
mentre fatica ad accreditarsi
Stabilità
Anche dopo le
Regionali, Berlusconi
mantiene il proprio
consenso (25%)
tra quelli più istruiti e nella
classe dirigente, a differenza di
quanto avvenne con l’altro leader che più di altri è stato capace di raccogliere lo scontento e
rappresentare efficacemente il
dissenso: Grillo. Quest’ultimo
appare in difficoltà, sia per la
competizione di Salvini sul terreno della protesta sia a seguito
delle dinamiche interne al movimento che in questa settimana hanno portato all’espulsione di altri due esponenti. E il
tema della democrazia interna
al M5S risulta un vero e proprio
tallone d’Achille per il movimento.
Quanto agli altri leader considerati, Meloni ha alcuni tratti
in comune con Salvini: viene
apprezzata dai lavoratori autonomi e dai pensionati (molto
meno dai disoccupati) ma si
distingue dal segretario della
Lega per un maggiore sostegno
tra le donne. Berlusconi, nonostante il deludente risultato alle Regionali, mantiene il proprio livello di consenso personale, a conferma del forte rapporto che lo lega allo «zoccolo
duro» del suo elettorato. Alfano si conferma sugli stessi li-
16,8
la percentuale
ottenuta
da Forza
Italia alle
elezioni
europee dello
scorso maggio
6,1
la percentuale
ottenuta
dalla Lega
Nord alle
elezioni
europee dello
scorso maggio
velli del mese scorso sia pure
con qualche cambiamento all’interno dell’elettorato: infatti
perde consenso tra gli elettori
del Pd e aumenta il sostegno
tra quelli di Forza Italia.
Infine Vendola. Pur essendo
stato meno presente sui media
nelle ultime settimane, beneficia del calo di consenso di Renzi e di Grillo nell’elettorato che
si colloca più a sinistra.
In sintesi possiamo dire che
Renzi sta affrontando un passaggio delicato: le critiche su
provvedimenti di largo impatto
da un lato e le difficoltà dell’economia dall’altro stanno
erodendo la sua popolarità, ma
si tratta di un’erosione che può
rientrare. Se chiuderà da vincente i due percorsi principali
(Jobs act e legge elettorale), se
come sembra la legge di Stabilità supererà la «tagliola» europea e, soprattutto, se si avvereranno le previsioni di Confindustria, dopo tanto tempo diventata ottimista, e l’economia
segnerà una sia pur piccola ripresa fin dall’inizio del 2015, il
ciclo negativo del premier potrebbe cambiare di segno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
4
Primo piano Il Movimento
M5S, blitz sugli espulsi
Assemblea di fuoco
e rischio scissione
E Pizzarotti va in tv nonostante il veto del leader
MILANO Uno strappo improvviso, forse, per evitare il confronto con l’assemblea. Una
vera e propria «bomba» che
rischia di destabilizzare
l’equilibrio già compromesso
tra i fedelissimi e l’ala critica
del Movimento. È metà pomeriggio quando la presidente della Camera Laura Boldrini annuncia il passaggio di
Massimo Artini e Paola Pinna
dal gruppo dei Cinque Stelle
al misto. Un passaggio formale per i due deputati cacciati
dal M5S — dopo una votazione in Rete —, un passaggio
che però avrebbe dovuto essere ratificato dall’assemblea
congiunta in programma
mercoledì (e ora, a quanto si
apprende, rimandata a data
da destinarsi, forse proprio
per evitare la resa dei conti). A
firmare la lettera che sancisce
l’epurazione è il capogruppo a
Montecitorio Andrea Cecconi.
Proprio per una presunta
violazione della procedura ieri si è tenuta una riunione tra i
deputati pentastellati. Quattro ore di dibattito a nervi scoperti: c’è anche chi ha avanzato la richiesta di dimissioni —
poi rientrata — nei confronti
di Cecconi. Il capogruppo si è
preso le proprie responsabilità (per ora senza conseguenze), ha spiegato ai colleghi
presenti alla riunione, una
quarantina in tutto, che l’iter
di espulsione in alcuni casi
specifici, può avvenire su decisione del capogruppo. Tuttavia, i nodi tra i deputati sono ancora da sciogliere. Chi
ha partecipato all’incontro
parla di «situazione tesa» e di
un passo «da cui non si può
tornare indietro». «Hanno
fatto ciò che dovevano, per
paura — spiega un esponente
critico —. Se fossimo arrivati
al voto, avrebbero potuto perdere».
Artini, che comunque ha
trascorso parte della domenica «in giro per meet-up, per
spiegare quello che sta succedendo», attacca il capogruppo: «Ora stiamo bruciando
una serie di regole che ci era-
vamo dati. Cecconi non doveva firmare, glielo ho detto anche di persona: è un discorso
di schiena dritta». Walter Rizzetto rivendica la «necessità
di chiarirsi, cercando di dare
fiducia al gruppo in modo che
le tensioni possano appiattirsi» e si augura «l’aiuto dei cinque nuovi vice». Lo scontro rischia di spostarsi dall’aula allo schermo. Stasera a Piazzap u l i t a s u L a 7 i n te r ve r r à
Federico Pizzarotti. Il sindaco
Le dimissioni
Chieste le dimissioni
del capogruppo, che ha
sancito le uscite senza
un confronto
di Parma eviterà la presenza
fisica nel talk show (che fa
parte della «lista nera» del
Movimento cinquestelle), ma
sarà intervistato in collegamento dall’Emilia per presentare la kermesse in programma a Parma la prossima domenica. Quasi certamente
20
i parlamentari
del Movimento
5 Stelle a
rischio
espulsione per
non aver
rendicontato le
spese. Sono 22,
invece, i
parlamentari
usciti dai
gruppi 5 Stelle
alla Camera (7)
e al Senato (15)
dalle Politiche
del 2013
De Benedetti da Fazio
«Politica bloccata
dal nodo del Quirinale»
Ospite alla trasmissione di Rai3 Che tempo che
fa l’ingegner Carlo De Benedetti è intervenuto
sulla successione al Quirinale — «Credo che
adesso la situazione politica, come diciamo in
Piemonte, sia “intammata” (bloccata, ndr) dalla
questione dell’elezione del capo dello Stato» —
— e sulla legge di Stabilità: «Non serve a niente,
impiccati al 3% non si fanno le riforme». Diverse
le domande di Fabio Fazio su Matteo Renzi: «Gli
80 euro — ha risposto l’imprenditore — sono
stati uno spot formidabile che ha procurato al
premier un successo mai raggiunto dal Partito
democratico». De Benedetti, che ha detto di
pensare che si voterà in primavera, ha anche
elogiato il presidente del Consiglio: «È un
eccellente politico, ha una prontezza,
un’empatia e una comunicazione non comuni.
È un fuoriclasse, prima pensavo che fosse un
Berlusconi-bis, poi l’ho conosciuto bene e ho
cambiato idea».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
l’iniziativa del sindaco sarà
oggetto di tensione con i fedelissimi e con lo staff milanese.
L’evoluzione degli avvenimenti resta incerta e l’ipotesi
di una scissione che potrebbe
anche coinvolgere venti-trenta parlamentari è più che mai
insistente. Così come ritornano con prepotenza indiscrezioni sugli scenari a Palazzo
Madama. Gli ex Cinque Stelle,
si sa, sono divisi in una serie
di rivoli, ma sotto traccia c’è
chi sta lavorando per compattare un gruppo di una decina
di senatori, alcuni in uscita e
altri già usciti dal Movimento.
L’idea è quella di un soggetto
autonomo, che potrebbe all’occorrenza — in casi specifici — dare il proprio sostegno
all’esecutivo. Tutto, ovviamente, dipenderà da quello
che potrebbe accadere nei
prossimi giorni.
Intanto l’ex capogruppo al
Senato, Vito Crimi, commenta la nascita del direttorio:
«Beppe ha lanciato una proposta. La rete l’ha accettata.
Cambia la scenografia, ma gli
attori sono sempre gli stessi:
noi, tutti, dal primo all’ultimo. E il telecomando è sempre nella nostra mano». Sulla
sua presunta delusione per
essere stato escluso dalle nomine, Crimi ribatte: «Chi mi
conosce può confermare che
quando ho saputo della proposta ho tirato un respiro di
sollievo, non immaginate neanche quale onere dovranno
sobbarcarsi questi cinque nostri amici. Aiutiamoli piuttosto a reggere questo peso anziché appesantirlo».
Emanuele Buzzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Insieme
Beppe Grillo
insieme a
Gianroberto
Casaleggio e
suo figlio
Davide a
un’iniziativa
lo scorso luglio
a Milano
(Newpress)
Davide, figlio dello stratega
Rete, sport, economia
nella presa di potere
del giovane Casaleggio
MILANO Che a segnare la svolta, a dettare la
nuova linea del Movimento sia stato anche lui
non è certo un mistero. Davide Casaleggio,
primogenito dello stratega del Movimento,
socio fondatore insieme al padre della società
che gestisce il blog di Beppe Grillo, è da tempo indicato come una stella in ascesa nell’universo pentastellato. Un punto di riferimento
con sempre più poteri. Da questa primavera,
complici anche i problemi di salute di Gianroberto, è salito alla ribalta della cronaca: ha tessuto i rapporti con gli alleati in Europa, si è
presentato di persona a Roma per gestire l’affaire del presunto portale-clone, ha presenziato alle riunioni più spinose (come quella
agostana dove sono affiorati i problemi relativi ai rapporti tra eurodeputati e staff di comunicazione).
Da sempre è stato lui il custode del blog, depositario (tecnico e non solo) del lato informatico della Casaleggio associati. Ora indiscrezioni lo vogliono al timone come artefice
del cambio repentino: non a caso i nuovi
membri del direttorio segnerebbero anche
una «rivoluzione giovane» dei Cinque Stelle. Il
prevalere della linea verde per un progetto di
maggior respiro
temporale. Si
parla dell’idea
Scenari
di un restyling
Starebbe pensando
del logo dei Cina un restyling del
que Stelle (forse
logo e a una «fase
eliminando l’indue» del Movimento d i r i z z o d e l
blog), dai parlamentari filtrano
voci di un suo «più stretto avvicinamento» a
Roma. Contatti con deputati e senatori e, forse, in un futuro nemmeno troppo lontano, visite frequenti in Parlamento.
Bocconiano, classe 1976, i ben informati dicono che Davide abbia ereditato dal padre «lo
spirito e l’approccio risoluto davanti ai problemi». Anche lui schivo, sempre defilato quando si tratta di apparizioni pubbliche, di poche
parole, anche nelle ultime occasioni, come alla kermesse del Circo Massimo. Il nuovo stratega è un esperto della Rete, vanta diversi progetti online, docenze e collaborazioni con società di consulenze internet. Ed è patito di tecnologia. «Tutti gli oggetti possono acquisire
un ruolo attivo grazie al collegamento alla Rete», ha scritto in un articolo pubblicato nel
2012 sulla Harvard Business Review. Oltre al
web l’altra sua grande passione è lo sport, una
passione che condivide con la compagna Paola Gianotti. Non solo vela o immersioni, ma in
passato ha partecipato anche a una gara estrema di triathlon (nuovo, bici, corsa), classificandosi al sesto posto assoluto. Lui — caparbio, determinato, sfuggente — forse rappresenta meglio di chiunque altro l’orizzonte dei
Cinque Stelle.
E. Bu.
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Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
5
Le poche rinunce degli eletti di Grillo
Intascano oltre il 90% dei rimborsi
E la burocrazia blocca i 7 milioni di taglio agli stipendi destinati al fondo per le imprese
L’iniziativa
● Il 4 luglio
del 2013 il M5S
organizza
il primo
Restitution
Day.
I parlamentari
cinquestelle
restituiscono
allo Stato (nel
fondo per
l’abbattimento
per il debito
pubblico) oltre
1,5 milioni di
euro: « Siamo
l’unico
movimento
politico —
dichiarano —
che, anziché
aumentarlo,
riduce il debito
pubblico degli
italiani»
● Il 17
dicembre 2013
il M5S realizza
il secondo
Restitution day.
La cifra supera i
due milioni e
mezzo di euro
● Il denaro
raccolto dal
gruppo M5S
viene destinato
al Fondo di
garanzia per la
piccola e media
impresa gestito
dal ministero
dello Sviluppo
economico
● Nel terzo
Restitution day
(20 maggio
2014) vengono
resi oltre 5
milioni di euro
di Sergio Rizzo
A
vevamo dimenticato
da un bel pezzo lo psicodramma degli
scontrini. Credevamo
fosse stato sepolto dalla slavina di sarcasmi abbattutasi in
rete sulla prima capogruppo
grillina alla Camera Roberta
Lombardi che aveva postato su
Facebook una richiesta di soccorso disperatamente comica:
«Ho perduto gli scontrini. Cosa devo fare? Aiutoooo...». Ci
sbagliavamo: quello psicodramma ha continuato ad aggirarsi nel Movimento 5 Stelle,
distribuendo minacce di epurazioni. Fino allo showdown di
questi giorni, quando si è scoperto che a rischio espulsione
(dopo regolare processo in
streaming) causa mancata ren-
ze, ovvero 14,1 milioni del totale di 19,4, non era possibile per
regolamento rinunciare, trattandosi di indennità e diaria, e
vedremo poi anche questo capitolo. La somma della quale si
poteva invece tecnicamente
privare viene così a restringersi
a 5 milioni 319.064 euro e spiccioli. E qui il risparmio dovuto
alle rinunce volontarie non va
oltre il 5,7 per cento del totale.
Se i deputati del Movimento
non hanno ritirato ben l’83,5
per cento dell’indennità di ufficio (la somma oltre allo stipendio che tocca a quanti ricoprono altri incarichi, come per
esempio presidente di commissione) le rinunce relative
alle altre voci sono apparse decisamente più modeste. Lo
scorso anno gli onorevoli grillini non hanno ritirato l’8,2 per
cento delle spese di viaggio, il
5,6 per cento di quelle telefoniche e appena lo 0,94 per cento
della famosa quota di 3.690 eu-
ro che spetta a ogni deputato
per il cosiddetto «esercizio del
mandato»: meglio conosciuta
come il contributo per il portaborse.
Una micro rinuncia identica
tanto per la quota del 50 per
cento per cui è stato introdotto
dalla Camera l’obbligo di rendicontazione quanto per l’altra
metà che viene erogata in modo «forfettario», cioè senza bisogno di produrre ricevute o
scontrini.
A Roma
I deputati e i
senatori del
Movimento
cinquestelle
lo scorso 20
maggio con
uno striscione
a forma di
assegno in
occasione del
Restitution day
(Ravagli/
Infophoto)
Questo nel 2013. E per il
2014? Dai dati mensili le rinunce sembrano decisamente in
linea con quelle dello scorso
anno. Nel mese di novembre
appena terminato sono risultate pari a 27.930 euro e 58 centesimi per tutti i deputati del
gruppo. Ovvero il 5 per cento
delle somme teoricamente «rinunciabili». In media, 268 euro a testa, anche se non tutti
hanno poi rinunciato. In 31
non hanno ritirato l’indennità
di ufficio: 23.098,98 euro il risparmio. Mentre hanno snobbato il rimborso delle spese telefoniche e delle spese di viaggio soltanto quattro onorevoli
su 104: con un sollievo per
l’erario rispettivamente di 400
e 4.431,60 euro.
Veniamo ora allo stipendio
vero e proprio. Sarebbe ingiusto non riconoscere che i deputati del M5S si mettono in
tasca soltanto 2.500 euro netti
al mese dell’indennità che ammonta a 5.246 euro e 54 centesimi. I restanti 2.746,54 euro
vengono destinati a un fondo
di garanzia per i finanziamenti
alle piccole imprese che dovrebbe essere gestito dal ministero dello Sviluppo economico.
Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio ha spiegato
nello scorso mese di agosto
La tendenza
Novembre conferma la
tendenza del 2013:
per ogni eletto
268 euro in un mese
Le cifre
Gli oltre cento deputati
lo scorso anno non
hanno riscosso 305
mila euro di contributi
dicontazione delle spese, sarebbero addirittura una ventina di eletti. Colpevoli di non
aver rispettato la regola di frugalità sottoscritta all’atto della
candidatura. Così rigorosa e
ferrea che a questo punto è doveroso verificare quali effetti
reali abbia prodotto per i contribuenti.
Ci aiutano i dati ufficiali dell’amministrazione della Camera dei deputati dello scorso anno, i cui conti finali sono chiusi, bollinati e depositati. Da
questi si ricava che dal 15 marzo al 31 dicembre 2013 le somme complessivamente spettanti a vario titolo ai 106 (allora) deputati del M5S sono ammontate a 19 milioni 395.218
euro e 26 centesimi. Mentre
quelle effettivamente erogate
sono state pari a 18 milioni
912.552 euro e 46 centesimi. La
differenza è di soli 305.581 euro e 29 centesimi: sono i soldi a
cui gli onorevoli grillini hanno
volontariamente rinunciato.
Va considerato però che alla
maggior parte delle competen-
che i parlamentari grillini hanno fatto confluire lì dentro già
6 milioni di euro con i «Restitution day» che avvengono con
cadenza trimestrale. Il totale
dei versamenti del M5S è però
più alto, considerando anche i
contributi provenienti dal taglio degli emolumenti dei consiglieri regionali. Si parla in
tutto di 7 milioni e 984 mila euro. Peccato che da un anno,
quando il Ragioniere generale
dello Stato Daniele Franco ha
firmato un decreto che consente l’attivazione di quel capitolo
di bilancio, quei soldi non siano stati ancora utilizzati. Fermati, bloccati, paralizzati: a
quanto pare, in un incomprensibile rimpallo fra ministero
dell’Economia e Consiglio di
Stato che non si sarebbe ancora
esaurito. Con il risultato che i
contribuenti non hanno risparmiato quasi un bel nulla. E le
microimprese, certo non per
colpa dei grillini ma di una burocrazia assurda e inconcludente, restano a bocca asciutta.
I conti
Competenze dei deputati M5S (106 componenti nel periodo 15 marzo-31 dicembre 2013)
IMPORTI MENSILI IMPORTI ANNUALI RIFERITI A TUTTI I DEPUTATI
PER SINGOLO
COMPETENZE SOMME NON
SOMME
DEPUTATO
SPETTANTI
CORRISPOSTE A
EROGATE
SEGUITO DI RINUNCIA
Indennità parlamentare
Diaria di soggiorno
Indennità di ufficio
Rimborso spese telefoniche
Rimborso spese viaggio
Rimborso spese esercizio mandato
(quota forfettaria)
10.435-9.975*
3.503,11
258,23
1.107,90-1.331,70
1.845
Rimborso spese esercizio mandato 1.845
(quota non forfettaria)
10.536.144,32
3.540.009,43
194.573,80
262.893,70
1.132.729,01
1.864.434
irrinunciabile
irrinunciabile
162.569,01
14.770,68
93.063,60
17.589
10.536.144,32
3.531.539,65 (1)
32.004,79
246.457,35(2)
1.039.665,41
1.846.845
1.864.434
17.589
1.679.895,94(3)
19.395.218,26
305.581,29
18.912.552,46
1) Al netto delle ritenute per assenze. 2) Al netto delle telefonate effettuate dagli uffici e addebitate ai deputati, pari a 1.665,67 euro.
3) Il dato è aggiornato al 31 agosto 2013
* Per i deputati che svolgono un’attività lavorativa per la quale percepiscono un reddito annuo lordo pari o superiore a 21.066,55 euro
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Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
6
#
Primo piano I democratici
Alla Moretti le primarie in Veneto
Ma i votanti si fermano a 40 mila
● Il commento
La rivincita
dello «sceriffo»
C
Bene i gazebo in Puglia, con oltre 100 mila elettori. Vittoria di Emiliano
Le sfide
● Tre i
candidati alle
primarie del
Partito
democratico in
Veneto:
Alessandra
Moretti,
Simonetta
Rubinato e
Antonino
Pipitone. Il
vincitore
sfiderà il
governatore
uscente, il
leghista Luca
Zaia, che guida
una giunta di
centrodestra.
In Veneto
finora il
centrosinistra
non aveva mai
svolto primarie
regionali per
decidere il
proprio
candidato
● Tre i
candidati alle
primarie anche
in Puglia: l’ex
sindaco di Bari
Michele
Emiliano,
segretario
regionale pd; il
senatore di Sel
Dario Stefàno;
l’ex consigliere
regionale pd
Guglielmo
Minervini. Il
governatore
uscente è Nichi
Vendola, di Sel,
che ha
governato per
due mandati.
Nel 2005 e nel
2010 Vendola
vinse le
primarie
battendo
Francesco
Boccia del Pd
DAL NOSTRO INVIATO
PADOVA La terza vita politica di
Alessandra Moretti, transitata
in un anno mezzo dalla Camera
all’Europarlamento e dalle fila
bersaniane alle truppe renziane, ha preso forma in un’umida
domenica padovana nelle urne
delle primarie del Pd veneto,
pesantemente segnate da un
crollo di votanti — 40 mila contro gli oltre 100 mila del dicembre 2012 per la scelta dei parlamentari — in parte previsto dopo la Waterloo partecipativa di
domenica scorsa in Emilia-Romagna, ma non per questo meno bruciante se lo si confronta
al dato arrivato ieri dalle primarie in Puglia dove l’affluenza è
andata oltre i 100 mila con Emiliano in testa, davanti a Stefàno
di Sel e il pd Minervini: a più di
un terzo dello scrutinio lo staff
di Emiliano ha annunciato:
«Abbiamo vinto».
Alessandra Moretti, vicentina, 41 anni e 230 mila preferenze alle ultime Europee, sarà la
candidata dei democratici alle
Regionali di primavera contro
il potente governatore leghista,
Luca Zaia. I suoi avversari — la
senatrice Simonetta Rubinato,
50 anni, area cattolica, ex sindaco di Roncade, e il consiglie-
re regionale dipietrista, Antonio Pipitone, medico di 52 anni
— si sono piazzati a debita distanza dal suo 66,4%. Una vittoria annunciata, quella della
Moretti, ora attesa da una sfida
che ha il sapore dell’impresa:
sottrarre il Veneto alla lanciatissima Lega di Salvini. «Il tempo della battaglia inizia adesso,
con Zaia me la giocherò fino alla fine», dice la candidata pd.
Modello Emilia, vade retro.
A dispetto di quello che si potrebbe pensare, ieri notte nella
sede del Pd veneto si respirava
un’aria, se non trionfale, decisamente soddisfatta. Talmente
da incubo erano le previsioni
della vigilia che il dato dei 40
mila votanti (superiore al numero degli iscritti al partito in
regione: 20 mila) è stato accolto come una manna: «Considerando il momento difficile, è
andata oltre le aspettative — ha
detto il segretario Roger De
Menech —: se facciamo il confronto con l’Emilia-Romagna,
ce la siamo cavata egregiamente. Non accettiamo lezioni: Zaia
è stato scelto da tre persone».
A Bologna e dintorni, in ottobre, le primarie portarono alle urne 50 mila persone (su 70
mila iscritti) e furono il primo
indizio del tracollo. Qui in Veneto le premesse erano da bri-
vidi. A cominciare da come era
andato l’ultimo atto di campagna elettorale quando, per il
confronto finale tra Moretti,
Rubinato e Pipitone, a fatica si
era riusciti a riempire i cento
posti a sedere del Crown Plaza,
non certo il Madison Squadre.
Tutto congiurava contro la consultazione veneta: lo scandalo
del Mose, la crisi del mitico
«modello Nordest», passando
per i tormenti legati al Jobs act
con la Cgil a remare contro le
primarie e i civatiani del senatore Felice Casson a dir poco
tiepidi.
Francesco Alberti
La scelta
Vicenza,
Alessandra
Moretti,
41 anni,
vota per le
primarie di
coalizione del
centrosinistra
indette per la
scelta del
candidato a
governatore
veneto. Eletta
lo scorso
maggio al
Parlamento Ue,
Moretti ha
battuto la
deputata
trevigiana del
Pd Simonetta
Rubinato,
50 anni e il
consigliere
regionale
padovano
dell’Idv
Antonino
Pipitone,
52 anni (Ansa)
he ce l’avrebbe fatta
era scontato, con
un’affluenza in
crescita in tempi di urne
semivuote un po’ meno.
Debordante nel fisico e nei
modi, mix di populismo
pre-grillino e renzismo preRenzi, Michele Emiliano ha
vinto in Puglia anche a
dispetto della freddezza del
premier. Si aspettava di
entrare al governo, l’ex
sindaco di Bari, e invece
niente. Era certo di fare il
capolista al Sud alle
Europee, e invece niente
(ritirò piccato il suo nome
dalla lista, ma poi si spese
per la Picierno). Renzi a un
certo punto è stato persino
tentato da un ultimo
sgambetto: contrapporgli
un avversario vero alle
primarie (si parlò
dell’imprenditore Vito
Pertosa). Ma poi il leader pd
ha capito che non gli
conveniva, e oggi lo
«sceriffo» barese si è preso
le chiavi per la sua terza
vita: con un centrodestra
locale allo sbando, in
primavera ha ottime chance
di aggiungere, nel
curriculum, la voce
governatore a quelle di
magistrato e primo
cittadino.
(m.p.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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«Referendum sul Jobs act tra la base? Non ha più senso»
Il bersaniano D’Attorre: ormai i buoi sono scappati. Ma i dirigenti del partito si confrontino con i militanti
«Il referendum è senz’altro uno strumento da valorizzare in futuro per la vita democratica del Pd. Ma sul Jobs act
ormai i buoi sono scappati, e
non ha più senso». Alfredo
D’Attorre, componente bersaniano della minoranza pd, oggi
non chiederà alla direzione del
suo partito di far partire una
consultazione interna sul provvedimento che non ha neppure
votato, tanto dissente. Proporrà, invece, l’avvio di «una campagna di ascolto vera su emergenza economico-sociale, lavoro, democrazia. I dirigenti nazionali vadano nei circoli, dai
militanti...».
ROMA
Chi è
● Alfredo
D’Attorre,
41 anni, è nato
a Melfi in
Basilicata. È
stato eletto alla
Camera nel
2013 nelle liste
del Partito
democratico
Renzi sarà favorevole?
«Lo spero, non è una proposta ostile. Ed è importante, sarebbe il segnale che si raccoglie
l’allarme suonato dall’astensionismo dell’Emilia-Romagna».
Renzi non lo considera un
grande problema.
«Mi preoccupa un modello
di democrazia in cui non conta
più la rappresentanza ma soltanto la vittoria, anche con una
base di partecipazione ristretta. E spero che superiamo i toni
di supponenza delle ultime
settimane».
Il vostro segretario-presidente del Consiglio auspica
maggiore disciplina interna.
«Il partito non può diventare
un luogo di anarchia. E saluto
favorevolmente il fatto che
Renzi abbia compiuto un’evoluzione culturale: quando era
segretario Bersani, irrideva un
modello di partito in cui la di-
❞
L’errore
Su piazze e astensione
c’è una drammatica
sottovalutazione
da parte di Renzi
rezione centrale decide e tutti
si adeguano».
Sì alla disciplina di partito?
«Servono delle regole, però
su alcuni temi specifici è giusto
lasciare ai parlamentari un
margine di valutazione in più.
In particolare, su diritti, dignità
del lavoro, regole democratiche. Oltre alle questioni eticamente sensibili, ovviamente».
A sinistra pd e sindacati
che lo criticano, Renzi risponde che fra il Pd e destra
lepenista non esiste altro.
«Sull’idea di sinistra Renzi
mostra un impianto contraddittorio. Afferma cose giuste,
come l’apertura all’intervento
pubblico per salvare la siderurgia italiana; ma dà anche l’impressione di non avere una visione complessiva, mescola
istanze di destra e di sinistra».
Si riferisce alla sua indifferenza verso la «piazza»?
« C re d o c h e s u p i a z ze e
astensionismo commetta
drammatiche sottovalutazioni.
Se il Pd non parla più al mondo
del lavoro, non basterà certo fare conto su un po’ di elettorato
in uscita dal centrodestra: si rischia un saldo negativo in termini di consenso e il totale snaturamento del partito».
Daria Gorodisky
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
7
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NUMERO VERDE 800.99.66.99
In caso di vendita, il prezzo delle obbligazioni potrebbe essere inferiore al prezzo di acquisto e l’investitore potrebbe subire una perdita, anche significativa, sul capitale investito. Non vi è
alcuna garanzia che venga ad esistenza un mercato secondario liquido. Alla data del 27.11.2014 il rating a lungo termine assegnato a Banca IMI da S&P è BBB, da Moody’s Baa2, da Fitch BBB+.
MESSAGGIO PUBBLICITARIO. Il presente annuncio è un messaggio pubblicitario con finalità promozionale e non costituisce offerta o sollecitazione all’investimento nelle obbligazioni Collezione Tasso Fisso Dollaro
Statunitense Opera V e Collezione Tasso Fisso Real Brasiliano Dual Currency (rispettivamente, la “Collezione Opera V” e la “Collezione Dual Currency” e, congiuntamente, le “Obbligazioni”) né consulenza finanziaria o
raccomandazione d’investimento. Prima di procedere all’acquisto delle Obbligazioni leggere attentamente: (a) in relazione alla Collezione Opera V, il Prospetto di Base relativo al Programma di offerta e/o quotazione di
Obbligazioni Plain Vanilla depositato presso CONSOB in data 15 aprile 2014 a seguito dell’approvazione comunicata con nota n. 0028165/14 del 4 aprile 2014, come modificato mediante supplemento depositato presso
la CONSOB in data 06.06.2014 a seguito di approvazione comunicata con nota n. 0046979/14 del 05.06.2014 (il prospetto di base come modificato dal supplemento il “Prospetto di Base Plain Vanilla”) e le relative
Condizioni Definitive con in allegato la Nota di Sintesi della Singola Emissione depositate in Borsa Italiana e in Consob in data 27.11.2014; (b) in relazione alla Collezione Dual Currency, il Prospetto di Base relativo al
Programma di offerta e/o quotazione di Obbligazioni Plain Vanilla Tipologia Dual Currency depositato presso CONSOB in data 15 aprile 2014 a seguito dell’approvazione comunicata con nota n. 0028164/14 del 4 aprile
2014 come modificato mediante supplemento depositato presso la CONSOB in data 06.06.2014 a seguito di approvazione comunicata con nota n. 0046979/14 del 05.06.2014 (il prospetto di base come modificato dal
supplemento il “Prospetto di Base Dual Currency”) e le relative Condizioni Definitive con in allegato la Nota di Sintesi della Singola Emissione depositate in Borsa Italiana e in Consob in data 27.11.2014; in entrambi
i casi con particolare riguardo ai costi e ai fattori di rischio, nonché ogni altra documentazione che l’intermediario sia tenuto a mettere a disposizione degli investitori ai sensi della vigente normativa applicabile.
Il Prospetto di Base Plain Vanilla e le relative Condizioni Definitive, e il Prospetto di Base Dual Currency e le relative Condizioni Definitive sono disponibili sul sito internet www.www.bancaimi.prodottiequotazioni.com e presso la sede di
Banca IMI S.p.A. in Largo Mattioli 3 Milano. Le Obbligazioni non sono un investimento adatto a tutti gli investitori. Prima di procedere all’acquisto è necessario valutare l’adeguatezza dell’investimento, anche tramite i propri consulenti
finanziari, nonché comprenderne le caratteristiche, tutti i fattori di rischio riportati nell’omonima sezione del Prospetto di Base Plain Vanilla (con riferimento alle Obbligazioni Collezione Tasso Fisso Dollaro Statunitense Opera V), del
Prospetto di Base Dual Currency (con riferimento alle Obbligazioni Collezione Tasso Fisso Real Brasiliano Dual Currency) e nelle relative Note di Sintesi della Singola Emissione e i relativi costi anche attraverso i propri consulenti fiscali,
legali e finanziari. Le Obbligazioni non sono assistite dalla garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Nel caso in cui l’emittente sia inadempiente o soggetto ad insolvenza, l’investitore potrebbe perdere in tutto o in parte il
proprio investimento. Le obbligazioni non sono state né saranno registrate ai sensi del Securities Act del 1933, e successive modifiche, (il “Securities Act”) vigente negli Stati Uniti d’America né ai sensi delle corrispondenti normative
in vigore in Canada, Giappone, Australia o in qualunque altro paese nel quale l’offerta, l’invito ad offrire o l’attività promozionale relativa alle obbligazioni non siano consentiti in assenza di esenzione o autorizzazione da parte delle
autorità competenti (gli “Altri Paesi”) e non potranno conseguentemente essere offerte, vendute o comunque consegnate, direttamente o indirettamente, negli Stati Uniti d’America, in Canada, in Giappone, in Australia o negli Altri Paesi.
Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
8
Primo piano Conti pubblici e riforme
Governo «impegnato» a tagliare gli F35
La Camera approva con la legge di Stabilità un ordine del giorno di Sel per dimezzare le spese militari
Al Senato i nodi della tassa unica sulla casa e del prelievo sui fondi previdenziali. Arriva la fiducia sul Jobs act
● La legge di
Stabilità è ora
al Senato, che
già oggi ne
inizia l’esame
in commissione. Obiettivo
l’approvazione
in Aula entro la
seconda
settimana di
dicembre, in
modo da
incassare il via
libera definitivo
a Montecitorio
entro Natale
ROMA Il Pd esulta con Francesca
Bonomo, che con il suo ordine
del giorno ha strappato l’impegno del governo a «ripristinare
i fondi sul servizio civile». Ncd
con Barbara Saltamartini, per
la promessa di correggere il tiro sulle tasse e sui contributi
per le partite Iva. Forza Italia
con Nuccio Altieri, che ha piazzato la sua proposta di prolungare l’esenzione Imu per gli immobili invenduti a carico dei
costruttori. Dopo le tre fiducie
di sabato sera, ieri il disegno di
legge di Stabilità ha superato lo
scoglio del voto finale, con 324
sì, e passa al Senato. Nel pomeriggio approvato anche il disegno di legge sul bilancio di previsione dello Stato, che viaggia
in parallelo: i voti favorevoli sono stati 309.
5
miliardi
Il plafond
presso la Cdp
per finanziare
le imprese
150
milioni Le
nuove risorse
per il Made in
Italy. Saranno
50 nel 2016 e
40 nel 2017
Impegni politici
Come sempre, prima dell’ok,
è stata la volta degli ordini del
giorno. Non delle vere e proprie modifiche del testo che
avrebbero la forza della legge.
Ma dei semplici impegni politici che il governo prende davanti al Parlamento, di solito
vaghi, quasi sempre lasciati cadere nel vuoto. Ieri a Montecitorio ne erano stati presentati
306, una cinquantina quelli accolti dal governo. Alcuni anche
importanti, come quello che
propone di estendere gli sgravi
fiscali del cosiddetto ecobonus
agli interventi per la rimozione
dell’amianto, o quello di Sel
che chiede al governo di rispettare l’impegno, già indicato dal
Parlamento, a dimezzare la
spesa per gli F35, gli aerei da
guerra di fabbricazione americana. Un’eccezione, in realtà.
Perché come osserva il deputato di Scelta civica Gianfranco
Librandi, quella degli ordini
del giorno è stata una «gara a
chiedere soldi» e «dalle forze
politiche non sono arrivate
proposte per aumentare i risparmi o ridurre gli sprechi».
Padoan e la crescita
Calato il sipario sugli ordini
del giorno, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan si
concentra sulla sostanza del
provvedimento: «Sono convinto — dice — che consentirà all’Italia di avviare quell’inversione di tendenza, in termini di
crescita economica e occupazionale, attesa da anni e di affrontare il 2015 con una fiducia
UNA LEGGENDA CHE CRESCE
accresciuta». Poi dice di apprezzare le modifiche, quelle
vere, arrivate la settimana scorsa alla Camera: «Gli emendamenti approvati hanno rafforzato gli aspetti della manovra
legati alle politiche per la famiglia e alle persone più disagiate, al reperimento delle risorse
per i lavoratori svantaggiati, al
sostegno delle imprese italiane, alla ricerca e alla cultura».
Non è ancora finita, però.
Local Tax e Irap
Nel passaggio che inizia questa settimana al Senato, il governo si è impegnato a risolvere gli ultimi problemi rimasti
aperti. Si dovrà prendere una
decisione finale sulla local tax,
o meglio sull’imposta unica
sulla casa che dovrebbe unificare la Tasi, la tassa sui servizi
locali che si paga su tutti gli immobili, e la vecchia Imu, che riguarda solo le seconde case. Il
progetto c’è ma non è ancora
chiaro se sarà inserito nella legge di Stabilità oppure rinviato
ad altro provvedimento. Bisognerà poi correggere il tiro sull’Irap per le piccole imprese,
cambiando le franchigie previste adesso e rivedere il sistema
dei minimi per i professionisti,
il regime fiscale agevolato che
si applica al di sotto di una certa soglia di fatturato.
I nodi
Immobili, local tax
ancora in bilico
Ancora in bilico la local tax, che
dovrebbe fondere in una sola
tassa la Tasi, la tassa sui servizi
locali che riguarda tutti gli
immobili, con l’Imu, che riguarda
invece solo le abitazioni diverse da
quella principale. Difficile che
vengano accorpati subito anche
altri tributi locali, che riguardano il
commercio, come quello sulla
pubblicità o sull’occupazione di
suolo pubblico che nel tempo
saranno comunque assorbiti dalla
Tasi. Il governo non ha ancora
deciso se presentare in Senato un
emendamento alla Legge di
Stabilità o rinviare la pratica a un
altro provvedimento.
Previdenza e Tfr
aumenti più leggeri
Fondi pensione
Sempre al Senato c’è poi da
riscrivere il capitolo sui fondi
pensione: possibile la marcia
Imu e Tasi
Le principali imposte
sugli immobili
potrebbero confluire
nella «local tax»
indietro sull’aumento dal 20 al
26% per il prelievo sui rendimenti degli investimenti fatti
dalle casse di previdenza dei
professionisti. Da alleggerire,
invece, l’aumento della tassazione sui rendimenti dei fondi
pensione e sulla rivalutazione
del Tfr, il trattamento di fine
rapporto. C’è poi il braccio di
ferro con le Regioni. I governatori chiedono di rendere meno
pesante il taglio da 4 miliardi di
euro previsto dal testo uscito
da Palazzo Chigi e rimasto intatto alla Camera. Il governo
frena perché le altre modifiche
costeranno e l’impegno è quello di non toccare i saldi generali. Per il momento sul piatto c’è
la proposta di una rinegoziazione dei mutui che pesano sui
bilanci delle Regioni. Non è
detto che basterà.
Jobs act
IL NUOVO NAVITIMER 46 mm
Questa dovrebbe essere la
settimana decisiva per il Jobs
act, il disegno di legge delega
per la riforma del lavoro che arriva nell’Aula del Senato. Il testo è blindatissimo. Già stasera
il Consiglio dei ministri dovrebbe autorizzare il voto di fiducia sul testo approvato dalla
commissione Lavoro senza
modifiche rispetto alla Camera. Poi sarà la volta dei decreti
attuativi che dovranno entrare
nei dettagli. A partire dall’articolo 18.
Lorenzo Salvia
@lorenzosalvia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Al Senato dovrebbero essere
corretti diversi punti. Possibile una
marcia indietro sull’aumento dal
20 al 26% del prelievo sui
rendimenti degli investimenti fatti
dalle casse di previdenza dei
professionisti.
Dovrebbe essere invece
alleggerito l’aumento sia sui
rendimenti dei fondi pensione sia
sulle rivalutazioni del Tfr, il
trattamento di fine rapporto, che il
testo uscito dalla Camera
porterebbe dall’11 al 20%. Quello
sui fondi si dovrebbe fermare al
14%, quello sul Tfr al 17%. Ma le
cifre ballano ancora e la decisione
finale non è stata ancora presa
Regioni, governatori
contro il taglio
VINCENZO PROGIDA
L’iter
È un altro nodo da sciogliere al
Senato. Il testo uscito dalla
Camera prevede un taglio ai fondi
per le Regioni pari a 4 miliardi di
euro. I governatori lo giudicano
insostenibile ma il governo frena
perché le altre modifiche costano
e c’è l’impegno a mantenere i saldi
complessivi. Sul piatto, per il
momento, c’è la proposta di una
ricontrattazione agevolata dei
mutui. E anche l’impegno ad
attutire il colpo che potrebbe
arrivare dal trasferimento dei
dipendenti delle Province. Sono
almeno 20 mila i lavoratori che
dovrebbero spostarsi ma per
almeno 5 mila si farà ricorso al
prepensionamento
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
PRIMO PIANO
Ilva, più poteri al commissario
«Dallo Stato intervento ponte»
Galletti: ma non faremo rinascere l’Italsider. Cambierà la legge Marzano
Potrebbe essere la settimana decisiva per l’Iva, il gruppo siderurgico della famiglia
Riva, commissariato per motivi
ambientali dal governo. Tanto
che secondo il presidente del
Consiglio, Matteo Renzi, sono
ancora possibili tre scenari, tra
loro molto diversi: l’acquisto da
parte di gruppi esteri; che a
comprare siano invece imprese
italiane; l’intervento di un soggetto pubblico. È soprattutto
quest’ultima ipotesi a suscitare
dibattito tra partiti e sindacati.
In realtà, spiegano fonti di governo, non si tratterebbe di un
acquisto diretto da parte dello
Stato, sul modello delle vecchie
partecipazioni statali. È vero invece che è allo studio un dossier sul possibile intervento del
Fondo strategico partecipato
dalla Cassa depositi e prestiti, a
sostegno di eventuali acquirenti privati (Arvedi). Ma la soluzione sarebbe più articolata.
L’esecutivo starebbe innanzitutto pensando a come rafforzare l’attuale commissariamento, assegnandogli il potere
di vendere l’azienda. Il commissario dovrebbe avere gli
stessi poteri che, ai sensi della
legge Marzano, ha quando
l’azienda viene dichiarata insolvente e finisce in amministrazione controllata (per
esempio, il commissario Piero
Nardi che ha venduto la Lucchini di Piombino agli algerini di
Cevital). Non è questo il caso
dell’Iva. Ma con un emendamento alla legge di Stabilità o
con un decreto legge si potrebbe modificare la Marzano prevedendo per le aziende strategiche, tra le quali rientrerebbe
l’Ilva, la possibilità di disporre
un commissariamento pieno,
anche prima dell’insolvenza, ai
fini di salvare l’impresa stessa e
la sua strategicità. In questo caso il commissario, ora Piero
ROMA
Il caso
di Enrico Marro
Le donne lavoratrici che
hanno almeno 35 anni di contributi e 57 anni di età e che volessero andare in pensione, ma
con l’assegno calcolato interamente con il metodo contributivo, potranno continuare a
presentare la domanda all’Inps. In questo senso dovrebbe esprimersi una circolare
dell’istituto di previdenza che
potrebbe essere firmata già oggi, riaprendo in sostanza i termini che altrimenti sarebbero
scaduti ieri.
La questione è complessa,
come spesso accade in materia
pensionistica, ma vale la pena
di raccontarla, anche perché è
indicativa di come si stiano
moltiplicando le spinte a introdurre elementi di flessibilità
sui requisiti necessari per lasciare il lavoro. Alcune hanno
già avuto successo, come per
esempio l’emendamento alla
legge di Stabilità proposto da
Marialuisa Gnecchi, la pasionaria delle pensioni del Pd, e
ROMA
Industria
Al vertice
Al ministero
dello Sviluppo
(nella foto
Federica Guidi)
compete la
gestione della
legge Marzano
per le grandi
imprese in crisi
(500 dipendenti
e almeno 300
milioni di debiti)
Piero Gnudi, 76
anni, da giugno
è commissario
di governo
all’Ilva al posto
di Enrico Bondi
È stato
presidente
dell’Iri e del
comitato
liquidatori
dell’Iri
Gnudi, pur non espropriando
le famiglie Riva (90%) e Amenduni (10%) della proprietà, potrebbe però disporne, vendendo l’azienda, prevedibilmente
dopo aver sistemato le partite
più delicate (occupazione, fornitori, nuove intese con le banche creditrici, contenzioso sui
danni ambientali), alcune delle
quali potrebbero essere spostate su una bad company. La modifica della legge Marzano, già
esaminata nei giorni scorsi in
un vertice tra Renzi, il ministro
dello Sviluppo, Federica Guidi,
e lo stesso Gnudi, dovrebbe essere discussa in Consiglio dei
ministri questa settimana.
È qui entrerebbe in campo
Mercati
Petrolio, crollano
le Borse del Golfo
Crollano le Borse del Golfo,
dopo che l’Opec ha deciso di
non tagliare la produzione
malgrado la discesa del prezzo
del greggio. Riyadh ha perso il
4,8%, Dubai il 4,7%, Abu Dhabi
il 2,6%, la piazza dell’Oman il
6,2% e quella del Qatar il 4,3%.
È la prima reazione alle scelte
Opec di giovedì scorso, venerdì
quelle Borse erano chiuse.
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anche l’ipotesi di un coinvolgimento di soggetti pubblici (il
Fondo strategico), magari a sostegno di una cordata italiana,
che potrebbe vedere insieme
imprenditori nazionali del settore e le banche creditrici (Intesa, Unicredit e Banco Popolare). Potrebbe essere l’alternativa all’indiana Arcelor Mittal già
in campo o ad altri soggetti che
dovessero farsi avanti. A patto
che non ripeta il modello Alitalia della «coalizione di volenterosi», ma sia strutturata intorno a soggetti industriali forti.
L’intervento pubblico divide
i sindacati, che mercoledì incontreranno Gnudi. Fiom-Cgil
è stata sempre favorevole. Uilm
lo valuta positivamente «per il
tempo utile a garantire la continuità produttiva dell’azienda»,
Fim-Cisl invece «non ha alcuna
nostalgia dell’intervento pubblico». Un «intervento ponte
dello Stato per rimettere in sesto l’azienda e poi rilanciarla
sul mercato è plausibile», dice
il ministro dell’Ambiente Gian
Luca Galletti, «ma non faremo
rinascere l’Italsider».
Enr. Ma.
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Il gruppo dell’acciaio
14.467 i dipendenti Ilva al 31 agosto 2014, di cui:
TOTALE ITALIA
TOTALE
GENERALE
15.437
Taranto
16.146
11.434
1,2
MILIARDI
Genova
1.716
Novi
778
altri Ilva
539
controllate
970
0
2000
TOTALE
ESTERO
709
4000 6000 8000 10000
Gli interventi ambientali
La produzione
Dati in milioni di tonnellate
Totale parchi 201,217
Totale nastri e fabbricati
63,365
Totale agglomerato
90,785
Totale cokeria 138,233
Totale altiforni
42,108
Totale acciaieria e area Grf
23,544
Totale controllo emissioni
14,696
Totale trattamento acque
5,210
Totale gestione rifiuti
3,865
9.000
8.000
7.000
6.000
5.000
2003
2004
L’ammontare
dei beni sequestrati
alla famiglia Riva
dalla Guardia
di Finanza
a maggio 2013
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013 2014
(in milioni)
Totale 583,208
Corriere della Sera
Fonte: Audizione in Senato del commissario straordinario Piero Gnudi
Pensione a 57 anni per le donne
Svolta Inps: le lavoratrici potranno ritirarsi con 35 anni di contributi
L’assegno subisce però un taglio fino al 20 per cento. Le ipotesi sul 2015
approvato alla Camera che ha
cancellato le penalizzazioni
previste dalla riforma Fornero
per chi va in pensione anticipata prima dei 62 anni di età pur
avendo raggiunto il requisito
dei contributi (42 anni e mezzo
gli uomini, 41 anni e mezzo le
donne). Il taglio dell’assegno è
stato cancellato per tutti coloro
che matureranno i contributi
entro il 31 dicembre 2017. Poi si
vedrà. Riguarda poche persone, ma è un segnale appunto.
Come quello che dovrebbe
essere dato oggi dall’Inps riaprendo i termini per la cosiddetta «opzione donna». Possibilità introdotta nel 2004 (governo Berlusconi) e che prevede, in via sperimentale «fino al
31 dicembre 2015», la possibilità per le lavoratrici dipendenti
con 35 anni di versamenti di ritirarsi a 57 anni (58 per le lavoratrici autonome) ma con l’importo della pensione calcolato
interamente col sistema contributivo (prendi quanto hai ver-
sato in tutta la vita lavorativa)
anziché col retributivo (pensione pari al 70% dello stipendio
con 35 anni di contributi). Di
regola la donna che sceglie
questa possibilità prende almeno il 15-20% in meno. Nei
primi anni sono state poche
centinaia le lavoratrici che hanno scelto l’opzione donna. Ma
dopo la riforma Fornero, che
ha cancellato le pensioni di anzianità e aumentato bruscamente l’età per la pensione di
vecchiaia, il numero di domande all’Inps si è impennato, anche perché questa possibilità è
spesso rimasta l’unica per non
finire esodati (senza lavoro e
senza pensione). Così nel 2013
sono state 8.846 le richieste e
quest’anno, fino a settembre,
Le «finestre» per la vecchiaia
lavoratrici dipendenti
settore privato
lavoratrici autonome
e gestione separata
lavoratrici dipendenti
settore pubblico
dal 1° gen. 2012
al 31 dic. 2012
62 anni
63,6 anni
dal 1° gen. 2013
al 31 dic. 2013
62,3 anni*
63,9 anni*
dal 1° gen. 2014
al 31 dic. 2015
63,9 anni*
64,9 anni*
dal 1° gen. 2016
al 31 dic. 2017
65,3 anni**
65,9 anni**
dal 1° gen. 2018
al 31 dic. 2020
66,3 anni**
66,3 anni**
66 anni
66,3 anni*
66,3 anni**
*Requisito adeguato alla speranza di vita -**Requisito da adeguare alla speranza di vita
ne sono già arrivate altre 8.652.
Secondo una precedente circolare dell’Inps, che aveva tenuto conto del fatto che sulla
vecchia pensione di anzianità
si applicava la cosiddetta finestra mobile, passava cioè un
anno dalla maturazione dei requisiti alla decorrenza della
pensione, il termine per le domande scadeva a fine 2014 (novembre, tenendo conto che bisogna presentarla un mese prima) anziché il 31 dicembre
2015. Contro questa interpretazione è stata promossa perfino
una class action mentre in parlamento sono state approvate
mozioni per vincolare l’Inps a
rispettare la lettera della legge.
Cosa che dovrebbe avvenire appunto con la nuova circolare.
Alcuni deputati ci hanno già
provato con un emendamento
alla legge di Stabilità. Ma la Ragioneria generale ha subito fatto osservare che serviva una copertura per la nuova spesa.
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9
● Il caso
Stress test
sulle polizze
Promozione
a metà
di Paola Pica
P
romosse con la
sufficienza ma
qualcosa resta da fare
per rafforzare i presidi e
gestione dei rischi delle
assicurazioni italiane. E la
Vigilanza promette di non
far sconti. Dopo le banche
anche le compagnie
europee si sono sottoposte
agli «stress test». I dati (di
sistema) sono stati resi noti
ieri dall’Eiopa, l’Autorità
europea, che ha condotto
l’esercizio in raccordo con
le Authority nazionali (Ivass
in Italia) su un campione di
compagnie e gruppi che
rappresenta il 55% del
mercato europeo e il 60% di
quello italiano. La scelta di
non divulgare l’elenco di
promossi e bocciati viene
spiegato con l’obiettivo di
«mettere in luce i fattori di
robustezza e vulnerabilità
del settore» e non di
definire l’adeguatezza
patrimoniale delle singole
aziende. «Anche perché
l’esercizio è basato su un
regime regolatorio,
Solvency 2, non ancora in
vigore» e peraltro utilizzato
in una versione incompleta.
I test in questione sono
tre, di cui due molto severi,
svolti sui bilanci 2013. Il
primo condotto su uno
scenario di base sui
requisiti Solvency 2 (dal
2016 vanno rivalutati gli
effettivi profili di rischio) è
stato superato dal 100% del
campione italiano contro
l’86% di quello europeo. Il
secondo, vero «stress test»,
ha preso in considerazione
forti choc come il crollo di
titoli di Stato e Borse, i
riscatti di massa, le
catastrofi naturali con
relative conseguenze sui
rami vita e danni. Qui la
quota di promossi si
dimezza al 50% , poco sotto
la media europea (56%).
Nell’ultimo, superato
dall’83% delle assicurazioni
italiane (contro la media
europea del 76%) è stato
considerato un duplice
scenario: livelli
persistentemente bassi di
tassi e inversione della
curva dei tassi con quelli a
breve più alti di quelli a
lungo termine.
Spiega Alberto Corinti
consigliere dell’Ivass e
componente del board di
Eiopa: «I risultati sono
complessivamente
rassicuranti per il sistema
assicurativo italiano, che
nei tre scenari considerati
mostra andamenti migliori
o sostanzialmente in linea
con quelli medi del
campione europeo.
Tuttavia questo non ci
deve indurre a facili
ottimismi. Da domani
l’azione delle Autorità di
vigilanza nazionali si
intensificherà avendo
presente i punti di forza
e di debolezza. Del resto
questo era precisamente il
suo scopo».
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Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
11
Esteri
L’appello
di Gian Guido Vecchi
Le tappe
● Venerdì il
Papa ad
Ankara ha reso
omaggio al
mausoleo di
Ataturk ed è
stato ricevuto
da Erdogan
(primo in alto)
nel palazzo
presidenziale
● Sabato a
Istanbul: prima
alla Moschea
blu con il Gran
Mufti (in
mezzo); poi la
messa nella
cattedrale del
Santo Spirito e
la preghiera
ecumenica
nella chiesa
patriarcale di
San Giorgio.
Infine l’incontro
con
Bartolomeo I
(sopra)
● Ieri la liturgia
ortodossa per
la festa di
Sant’Andrea
DAL NOSTRO INVIATO
DAL VOLO PAPALE Il volo AZ 4001
è decollato da una decina di
minuti, quando il Papa raggiunge i media sull’aereo che lo
riporta a Roma. Sorridente e
disteso, a dispetto dei tre giorni di viaggio in Turchia, saluta
tutti, uno per uno, prima di rispondere alle domande dei
giornalisti. A Istanbul ha incontrato il gran rabbino di Turchia, Isak Haleva, e un centinaio di giovani profughi da Siria,
Iraq e Corno d’Africa. Ha condannato il «disumano e insensato attentato» alla moschea di
Kano, in Nigeria, «peccato gravissimo contro Dio». E soprattutto ha firmato con Bartolomeo una «dichiarazione comune», rassicurando il Patriarca e
tutti gli ortodossi: ristabilire la
«piena comunione» tra i cattolici e gli altri cristiani «non significa né sottomissione l’uno
all’altro né assorbimento». Ora
spiega che l’«uniatismo è di
un’altra epoca» e sorride: «Con
l’ortodossia siamo in cammino, loro accettano il primato di
Pietro ma dobbiamo trovare la
forma, ispirarci al primo secolo. Arriverà il giorno in cui i teologi si metteranno d’accordo?
Sono scettico. Ma non si può
aspettare, dobbiamo pregare
insieme, c’è l’ecumenismo spirituale e quello del sangue:
quando ammazzano i cristiani
non chiedono se sei cattolico o
altro. Il sangue si mischia».
Santità, Erdogan ha parlato
di islamofobia, lei di cristianofobia. Cosa si può fare di
più?
«È vero che davanti a questi
atti terroristici, in Medio
Oriente e in Africa, c’è una reazione: “Se l’Islam è questo, mi
arrabbio”. E tanti islamici, offesi, dicono: “Noi non siamo così, il Corano è un libro profetico
di pace, questo non è l’Islam”.
Io lo capisco, questo. E credo
sinceramente che non si possa
dire che tutti gli islamici sono
terroristi, come non si può dire
che tutti i cristiani sono fondamentalisti, perché anche noi
ne abbiamo... Così io ho detto
al presidente: sarebbe bello
che tutti i leader islamici lo dicano chiaramente e condannino quegli atti. Perché aiuterà la
maggior parte del popolo islamico, ascoltarlo dalla bocca dei
suoi leader, religiosi, politici,
«Se il Corano è libro di pace
gli islamici lo dicano forte»
Il Papa di ritorno dalla Turchia invoca la condanna dei terroristi
«In Medio Oriente ci cacciano, non vogliono nulla di cristiano»
accademici, intellettuali... Noi
tutti abbiamo bisogno di una
condanna mondiale. Gli islamici che hanno una identità dicano: noi non siamo questo, il
Corano non è questo».
E la cristianofobia?
«Io non voglio usare parole
addolcite. A noi cristiani ci cacciano via dal Medio Oriente. Lo
abbiamo visto in Iraq, nella zona di Mosul, devono andarsene
o pagare una tassa, e anche
quello non serve. Altre volte ci
cacciano in guanti bianchi. Ma
sempre come volessero che
non rimanga più niente di cristiano... Vede, in tema di fobie,
dobbiamo sempre distinguere
la proposta di una religione
dall’uso concreto che di quella
proposta fa un governo concreto. Io sono islamico, ebreo, cristiano, ma tu conduci il tuo Paese non come islamico, come
ebreo, come cristiano. Tante
volte si usa un nome ma la realtà è diversa».
Che significato aveva la sua
preghiera nella Moschea blu?
«Io sono andato in Turchia
come pellegrino, non da turista. Avevo un motivo religioso:
condividere la festa di Sant’Andrea con Bartolomeo. Quando
sono andato in moschea non
potevo dire “adesso sono un turista”, sono un religioso e ho
visto quella meraviglia, il Mufti
che mi spiegava le cose con
tanta mitezza, dove nel Corano
di parlava di Maria e del Battista, e in quel momento ho sentito il bisogno di pregare: per la
Turchia, per il Mufti, per me
che ne ho bisogno, soprattutto
per la pace: Signore, finiamola
con le guerre. È stato un momento di preghiera sincera».
Si è inchinato davanti al Patriarca: come affronterà le
critiche dei conservatori a
questi gesti di apertura?
«Ci sono resistenze da parte
ortodossa e nostra, in questi
gruppi conservatori... Ma dobbiamo essere rispettosi con loro e non stancarci di spiegare e
dialogare, senza insultare o
sparlare. Tu non vuoi annullare
una persona, è un figlio di Dio,
se lui non vuole parlare io lo ri-
In volo
Francesco ieri
sul volo di
ritorno in Italia,
si intrattiene
con i giornalisti
che lo hanno
seguito nel suo
viaggio in
Turchia. Al suo
fianco, a destra,
il portavoce
vaticano, padre
Federico
Lombardi
(Reuters)
● Il retroscena
I «viaggi impossibili» sognati da Francesco
L
a Chiesa in uscita: Francesco non si ferma davanti agli ostacoli in
apparenza impossibili. In aereo spiega: «Io in Iraq voglio andare», anche
se «per ora non si può perché creerei un problema di sicurezza serio alle
autorità». Lo stesso per Mosca e il patriarca Kirill: «Gli ho detto: se mi chiami
vado. Lui ha la stessa voglia. Ma con la guerra non era il momento...». (g.g.v.)
spetto ma non sparlo: ci vuole
mitezza e dialogo».
Basta il dialogo interreligioso?
«Il presidente degli Affari religiosi e la sua équipe mi hanno
detto una cosa molto bella:
“Adesso sembra che il dialogo
interreligioso sia alla fine”. Occorre un salto di qualità, un
dialogo tra persone religiose di
diverse appartenenze: non si
parla di teologia ma di esperienza religiosa».
L’anno prossimo sarà l’anniversario di Hiroshima, restano tante armi nucleari...
«L’umanità non ha imparato. È una mia opinione personale, ma sono convinto che noi
stiamo vivendo una terza guerra mondiale a pezzi. Dietro ci
sono inimicizie, problemi politici ed economici, per salvare
questo sistema dove al centro è
il dio denaro. E poi problemi
commerciali, il traffico di armi
è terribile. Penso a quando l’anno scorso si diceva che la Siria
avesse armi chimiche. Io credo
che la Siria non fosse in grado
di farle, chi gliele ha vendute?
Forse alcuni di quelli che la accusavano di averne? C’è tanto
mistero... Dio ci ha dato la creazione perché della incultura
primordiale facessimo una cultura. L’energia nucleare può
servire a tante cose, ma l’uomo
la usa per distruggere il creato
e l’umanità: non voglio parlare
di fine del mondo, di una seconda forma di incultura “terminale”. Poi bisognerà ricominciare da capo».
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Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
ESTERI
Il reportage
di Francesco Battistini
Sharia e decapitazioni:
nella città fantasma
del Califfato di Libia
A Derna il primo avamposto dell’Isis nel Mediterraneo
DAL NOSTRO INVIATO
BEIDA (LIBIA) Quando le bandiere nere del puro Islam arrivarono a Derna, le due bulgare dell’ospedale al Harish provarono
a sventolare la loro bandiera
bianca. «Siamo solo infermiere…», andarono a presentarsi
ai nuovi padroni. Un capoccia
le convocò nella hall del Pearl
Hotel, diventato il quartier generale di Ansar al Sharia: voi
bulgari siete cristiani? Silenzio.
Avete deciso di rimanere qui?
Silenzio. Volete la nostra protezione? «Sì». Va bene: 50 euro al
mese, un quinto del vostro stipendio, e nessuno vi toccherà… Per un paio d’anni, le due
infermiere hanno pagato e si
sono sentite tranquille. Curavano i neonati, mai il naso fuori.
In fondo erano a Derna dall’epoca di Gheddafi, che le considerava tutte untrici d’Aids,
erano scampate a tre anni di
guerra civile: magari ce l’avrebbero fatta anche stavolta...
Le cose sono cambiate pochi
giorni fa, quando Derna ha ripreso l’antico nome ed è diventata il Califfato libico di Barqa.
Dall’Iraq è comparso un iracheno di Mosul, l’uomo dell’Isis.
Che nessuno sa come si chiami
ma chiunque, avendoli visti insieme in tv, riconosce come
l’inviato del neocaliffo Al Baghdadi. «Siete delle infedeli e
pagare non basta — è stato il
nuovo editto —. Chi rimane
qui, da oggi si deve convertire».
I racconti di Derna, o di Barqa, somigliano alle leggende
sgommano e miliziani del generale Haftar di rientro dal
fronte. C’erano otto suore italiane, a Derna, riparate a Bengasi credendo di stare più al sicuro.
C’era una bella chiesa nella
medina e ai tempi di Gheddafi
faceva da centro culturale: s’è
piazzato l’iracheno coi suoi vice, un saudita e un egiziano,
più sua eccellenza Mohammed
Abdullah Abi al Baraa Al Azdi
che comanda il nuovo Consiglio consultivo della gioventù
islamica e infligge la più estrema delle sharie. Novanta frustate a chi si droga, piccolo
sconto di pena a chi beve, un
centro di disintossicazione gestito a catene e ceffoni. Ai primi
km 200
DERNA
Qui è stato
Governo
proclamato riconosciuto
il Califfato
Governo
islamista
Tripoli
Misurata
Beida
Zintan
Sirte
Tobruk
Bengasi
LIBIA
Le milizie
Isis
Forze del generale
Khalifa Haftar
Alba libica
Bandiere
Un convoglio di
pickup con le
bandiere nere
dell’Isis in una
foto pubblicata
da un sito
jihadista col titolo
«Dimostrazione
nello Stato
islamico di
Barqa» (Ansa)
Ansar al Sharia
Brigata Martiri
17 Febbraio
d’Arco
di novembre, la decapitazione
di tre giovani che postavano su
Facebook notizie sgradite e
d’un soldato di Haftar catturato
(«questo generale musulmano
che ci combatte è peggio di
Obama!...», urla un predicatore
UN’AMPIA SCELTA,
UN’UNICA SOLUZIONE
Il giusto mix nei fondi diversificati
di BNP Paribas Investment Partners
di Radio Barqa).
Dal nuovo califfato libico è
scappato un ragazzo che dieci
anni fa sparava sugli americani
in Iraq: «A Derna comandano
dei pazzi — dice ora nella sua
nuova vita tripolina da tecnico
informatico e pentito — non
accettano altra visione che la
loro. Chi non è con l’Isis, è un
infedele». Se c’è una scritta sulla piazza centrale, «no ad Al
Qaeda», è perché i qaedisti
passano per moderati un po’
rimbambiti. Non piacciono neanche quelli di Ansar al Sharia:
nel 2012 uccisero l’ambasciatore americano a Bengasi, ma sono considerati dei mollaccioni.
Il tecnico veneziano Gianluca
Salviato, per otto mesi ostaggio
a Derna, ha raccontato che lo
sorvegliavano ceceni e tunisini,
gli facevano vedere i video della
guerra in Siria, gli promettevano un’Italia islamizzata…
Il venerdì sera, i jihadisti
convocano la gente in piazza a
festeggiare il Califfato. «Distribuiscono volantini, suonano
inni sacri, regalano dolci e gio-
Caccia agli infedeli
L’editto dell’inviato di Al
Baghdadi in Libia: «Chi
rimane qui da oggi si
deve convertire»
La grande fuga
I medici sono scappati
dagli ospedali, le scuole
sono vuote e anche le
banche hanno chiuso
nere del peggiore Jihadistan.
«L’ospedale funziona solo per
le emergenze, quasi tutti i medici sono scappati — racconta
M. H., che ha mandato la famiglia a Beida —. Le scuole sono
svuotate da giugno, donne e
bambini se ne sono andati. La
centrale elettrica macinava 100
megawatt: ora non supera i
venti». Anche le banche non
vanno più: l’ultima ha chiuso
due settimane fa perché sono
spariti quattro milioni di dinari, due milioni d’euro, e si sospetta un impiegato infedele
tanto alla ditta quanto all’Islam. A Tobruk, a Cirene, in
ostelli e case sfitte s’incontrano
migliaia in fuga dallo spavento
senza fine di Bengasi, dove si
combatte furiosi, e dalla fine
spaventosa di Derna, questa
Mosul libica d’ottantamila abitanti che milleduecento jihadisti maliani, tunisini, yemeniti
hanno preso senza sparare un
colpo. Derna era la città dei poeti, dei mercanti, dei ministri
del re. Religiosa, tanto che
Gheddafi la evitava, ma insieme colta e raffinata. Oggi è il
primo Califfato che i tagliateste
siano riusciti a proclamare nel
Mediterraneo. Non in Siria o in
Iraq, ma davanti all’Italia: se ci
sarà mai una marcia sulla Roma vaticana, come proclamano, è da qui che partirà.
I racconti della paura si raccolgono alla cafeteria Thuraya,
fra macchine di bulli che
cattoli ai ragazzini, gli unici che
accorrano», spiega M. H. La
polizia islamica circola coi
Land Cruiser bianchi e neri per
controllare abbigliamenti e atteggiamenti: «Alle facoltà di
legge e di belle arti hanno tirato su un muro per dividere studenti e studentesse». Il generale Haftar ha sigillato la città,
giurano che non esce nessuno,
ma non è vero: M. H. passa ogni
settimana per stradine secondarie, «non è difficile».
Ogni tanto spuntano checkpoint volanti sulla strada da
Beida, qualcuno viene sequestrato: moglie e bambini d’un
deputato di Tobruk, fatta l’inversione a U, sono stati inseguiti per venti chilometri. «Sono pochi +fanno già un gran
casino», ci dice il generale Abdel Razah Nouradin, capo di
stato maggiore dell’esercito libico: «Per ora hanno solo qualche rpg del tempo di Gheddafi.
Ma bisogna intervenire e spazzarli via, prima che ne arrivino
altri».
C’è una sparatoria, il giorno
che ce ne andiamo da Beida.
Arriva un’ambulanza, trasporta
un ferito eccellente. Si chiama
Sufian Bin Qumu. Stava in Afghanistan, poi a Guantanamo.
Ha lasciato Al Qaeda per l’Isis. Il
Dipartimento Usa l’ha messo
nella lista dei terroristi globali
più ricercati. Viveva a Derna,
ma nessuno lo sapeva.
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Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
ESTERI
«Rapita dall’Isis»
Giallo sull’israeliana
arruolata dai curdi
● Il caso
Brasile, Rousseff
ammaina la bandiera
delle «spese facili»
di Sara Gandolfi
«È
Annuncio degli estremisti. I peshmerga negano
Al fronte
● I peshmerga
sono i
guerriglieri
curdi. Da luglio
sono impegnati
a fermare
l’offensiva dei
miliziani
dell’Isis nel
nord dell’Iraq
● Dal 2 luglio
sono impegnati
in Siria, nella
città di confine
di Kobane,
dove oggi sono
schierati 14
mila
peshmerga.
Tra loro mille
sono donne
● Alle loro file
si sono aggiunti
«combattenti»
occidentali:
come l’italiano
Tommaso
Cacciari, no
global nipote
del filosofo
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME Ha portato con sé
il motto in ebraico che i comandanti di Tsahal ripetono ai
soldati fin dal primo giorno di
addestramento: «Aharai, seguitemi». Con l’aggiunta di una
minaccia per i fondamentalisti
che vuole combattere: «Facciamo loro vedere che cosa significhino quelle parole».
Gill Rosenberg è partita da
Tel Aviv un mese fa, volo verso
la Giordania e da lì in auto per il
Kurdistan. Dopo averli contattati su Internet, si è unita ai
guerriglieri peshmerga che
stanno fermando l’offensiva
degli uomini in nero guidati
dal Califfo.
Adesso i miliziani dello Stato
Islamico proclamano di averla
rapita, su alcuni siti starebbero
già discutendo del riscatto, della possibile condanna a morte:
«Giustiziarla o chiedere in
cambio la liberazione dei nostri prigionieri?». Di origine canadese, 31 anni, è stata istruttrice nell’esercito israeliano,
sarebbe stata presa dopo uno
dei tre attentati suicidi che pochi giorni fa hanno bersagliato
Kobane, la città abitata dai curdi nel nord della Siria, al confine con la Turchia. L’attacco più
devastante è stato quello con
In posa
un blindato riempito di esplosivo.
Una decina di giorni fa Gill
aveva annunciato che la sua pagina Facebook sarebbe stata
aggiornata da qualcun altro:
«Mi sto spostando in una zona
senza Internet, non scrivetemi
messaggi personali». I comandanti curdi smentiscono che la
ragazza sia stata sequestrata,
sostengono che si tratti solo di
propaganda dello Stato Islami-
Confine turco-siriano
Gill Rosenberg, ex
istruttrice dell’esercito,
si è unita ai guerriglieri
un mese fa
co. Altri combattenti stranieri
dicono di non averla mai vista a
Kobane. I ministeri degli Esteri
canadese e israeliano stanno
verificano le informazioni che
per adesso non hanno conferme ufficiali.
Nel 2009 Gill Rosenberg è rimasta coinvolta in una truffa,
condannata a quattro anni negli Stati Uniti (pena ridotta ed
estradizione in Israele) per aver
fatto parte di un sistema che
raggirava gli anziani americani
con promesse di vincite alla
13
lotteria: gli impostori hanno
rubato così 25 milioni di dollari
(circa 20 milioni di euro).
Sarebbe la prima donna straniera a essersi arruolata con i
curdi: «Sono nostri fratelli,
brava gente, amano la vita proprio come noi» ha detto in
un’intervista alla radio dell’esercito israeliano. Lo Stato
Islamico richiama gli estremisti delle periferie europee, i
fondamentalisti che hanno già
combattuto in Nord Africa o
Afghanistan. La lotta dei curdi
attrae gli occidentali convinti
che il Califfo vada fermato
adesso — in Siria o in Iraq —
prima che lo scontro diventi
mondiale. Bande di motociclisti olandesi e tedeschi, veterani
americani delle guerre che non
finiscono sbarcano sulla prima
linea mediorientale, come le
Brigate internazionali nella
Spagna degli anni Trenta contro i fascisti.
Davide Frattini
@dafrattini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gill Rosenberg,
31 anni, di
origini canadesi
(qui in una foto
tratta da
Facebook),
sarebbe la
prima donna
straniera a
unirsi ai curdi.
Sarebbe stata
presa dopo un
attentato nella
città di Kobane,
nel nord della
Siria. Proprio su
Facebook la
donna aveva
annunciato
pochi giorni fa:
«Mi sto
spostando in
una zona senza
Internet». Nel
2009
Rosenberg è
rimasta
coinvolta in una
truffa negli Usa,
con condanna
a 4 anni (pena
ridotta ed
estradizione in
Israele)
come far dirigere
il Kgb da un
agente della Cia».
La battuta, velenosa, è dell’ex
candidato presidenziale in
Brasile, Aécio Neves,
sconfitto d’un soffio da
Dilma Rousseff in ottobre.
Ma rende bene il fastidio
con cui i dirigenti del Partito
dei lavoratori (Pt) della
presidentessa hanno dovuto
inghiottire l’ultimo amaro
calice, la nomina a ministro
delle Finanze del liberista
Joaquim Levy, economista
formato all’università di
Chicago, cresciuto al Fondo
monetario internazionale e
noto per le sue posizioni
filoausterity. In nome della
«governabilità» e per
scongiurare il «golpismo»,
Rousseff ha convinto il Pt ad
ammainare alcune storiche
bandiere (e il ricordo dei
ruggenti anni della
presidenza Lula) per
abbracciare il nuovo corso.
«La congiuntura cambia,
dobbiamo adattarci» ha
detto Dilma. La base del Pt è
più riottosa ad accettare il
ritorno di Levy, già ministro
del Tesoro tra il 2003 e il
2006. Allora conquistò gli
investitori stranieri, ma era
tempo di vacche grasse e Pil
in crescita. Oggi il Brasile
lotta contro la recessione. E
il «falco» ha già promesso
«disciplina fiscale e tagli alla
spesa». Per cominciare.
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Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
ESTERI
«Malvestite e annoiate»
Il caso delle Obama girls
Ma la repubblicana che le accusa costretta a scusarsi
Insieme
Il presidente
Barack Obama
alla Casa
Bianca con
Malia e Sasha,
le figlie di 16 e
13 anni, poco
prima di
andare a
«graziare» i
tacchini, alla
vigilia del
Thanksgiving,
lo scorso 26
novembre. La
first lady
Michelle invece
ha disertato la
cerimonia
(Foto Ap)
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK «Provate a comportarvi con un po’ di classe, visto
che quello al quale partecipate
è un evento pubblico alla Casa
Bianca. Mostrate rispetto, non
roteate gli occhi con aria insofferente, non presentatevi vestite come se andaste al bar».
La critica feroce è di una
blogger repubblicana, Elizabeth Lauten, la portavoce di un
deputato del Tennessee. I bersaglio sono Malia e Sasha, le figlie di 16 e 13 anni del presiden-
te americano e di Michelle
Obama. Mercoledì scorso, alla
vigilia della festa del Ringraziamento, Barack aveva chiamato
le sue ragazze ad affiancarlo
nella tradizionale cerimonia
della grazia del tacchino. Ogni
anno al presidente vengono
portati due esemplari di questi
animali che, il giorno dopo, finiranno a milioni sulla tavola
degli americani, e lui ne salva
uno.
Cerimonia banale, anche un
po’ ipocrita e molto criticata
dagli animalisti, ma c’è una so-
lida tradizione alle spalle e
Obama, accusato spesso dai
conservatori di comportarsi in
modo «unamerican», non vuole esporsi ad altre polemiche.
Cerca di gestire la cerimonia
con un po’ di ironia invocando i
poteri esecutivi presidenziali
(quelli appena usati per evitare
l’espulsione di milioni di immigrati clandestini) per giustificare la grazia. Che, rompendo
le regole del protocollo, estende a tutti e due i tacchini, chiamati «Mac» e «Cheese»: due
bestioni di 21 chili. Le figlie,
dietro di lui, osservano con
un’aria tra lo scocciato e l’annoiato. Sono vestite in modo semplice, un po’ casual: gonne corte, stivali, una maglia Malia, un
cardigan Sasha. Si capisce che
non vedono l’ora che la cerimonia (disertata dalla madre) finisca. Quando Barack chiede a
Malia se vuole accarezzare Cheese lei rifiuta con cortese fermezza: si capisce che sta pensando «papà perché mi devi
rendere ridicola davanti a tutto
il mondo?». Chi può criticarle?
Quasi tutti i teenager del mondo si comporterebbero così, se
non in modo più brusco. Ma
quegli occhi insofferenti bastano alla Lauten per sparare il
suo post pieno di rimproveri su
Facebook. E il testo diventa subito virale in rete. Del resto la
destra che detesta il presidente
e lo attacca in continuazione
fin dal suo insediamento, sei
anni fa, di recente ha cominciato a prendersela anche con Michelle per la sua campagna
contro l’obesità infantile a favore di un’alimentazione sana
nelle scuole. Quale migliore
occasione per allargare il tiro al
bersaglio all’intera famiglia
presidenziale?
I precedenti, del resto, non
mancano: dall’anchor radiofonico Rush Limbaugh che nel
1993, nei giorni dell’insediamento di Bill Clinton alla Casa
Bianca, paragonò la figlia,
Chelsea, al cane dei Bush, a
Glenn Beck che nel 2010, ai
tempi dell’«oil spill» nel Golfo
del Messico, se la prese con
Malia (allora dodicenne), che
aveva chiesto al padre di mettere un tappo per bloccare la perdita di petrolio da una valvola
nei fondali: «Ignorante, hai
avuto un’educazione scadente». Ma stavolta la rete si è scatenata contro la Lauten che ha
cancellato il post e si è scusata.
Massimo Gaggi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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● La commemorazione
Il primo ambasciatore Usa
pioniere dell’ambientalismo
di Paolo Conti
«G
La vicenda
● Una blogger
e portavoce di
un deputato
repubblicano,
Elizabeth
Lauten, ha
criticato su
Facebook le
figlie di Obama
per il loro
abbigliamento
e la loro
insofferenza
durante la
cerimonia del
Ringraziamento in cui il
presidente
«grazia» un
tacchino (o due
com’è
accaduto
stavolta)
● Il post è
diventato
«virale», ma la
Rete si è
scagliata
contro la
blogger, che
alla fine ha
chiesto scusa e
lo ha cancellato
eorge Perkins Marsh,
straordinario intellettuale
americano dell’Ottocento e primo
ambasciatore degli Stati Uniti nel neonato
Regno d’Italia dal 1861, con il suo testo Man
and Nature, Physical Geography as Modified
by Human Action, scritto nel 1864, si svela a
noi contemporanei come l’antesignano
dell’ambientalismo e dell’ecologia».
Francesco Rutelli, oggi alle 17, partecipa a
Roma all’American Academy a largo di Porta
San Pancrazio, come presidente del «Centro
per un futuro sostenibile», al convegno
organizzato dall’Accademia americana per
ricordare George Perkins Marsh (foto), nato
nel 1801, membro del
Congresso, poi
ambasciatore Usa presso
l’Impero Ottomano e
infine nel Regno d’Italia,
Paese che conquistò il
suo cuore (fu un
convinto sostenitore di
Garibaldi) e dove morì
nel 1882. All’incontro,
con Rutelli, partecipano l’ambasciatore Usa
in Italia, John Phillips, il direttore
dell’American Academy in Rome, Kimberly
Bowes, e studiosi italiani e statunitensi.
«Leggendo i suoi scritti — dice Rutelli — è
impossibile non rimanere colpiti dalla loro
straordinaria attualità. Per primo Marsh
teorizza di fatto l’ecosistema, sostenendo
come la natura faccia parte con l’uomo di un
unico contesto. Poi dimostra come l’agire
dell’uomo sulla natura sia destinato a
modificare pericolosamente quell’ambiente
e, a lungo andare, a provocare distruzioni e
catastrofi: analizza il pericolo delle
deforestazioni e dell’edificazione selvaggia e
prevede che così, l’uomo, potrà mettere a
repentaglio la sua stessa sopravvivenza sul
pianeta. Un vero profeta dei nostri tempi,
insomma…».
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Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
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Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
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Cronache
Per i pm Loris è stato ucciso
Sequestrata l’auto del cacciatore
Omicidio volontario, non ci sono indagati. Dall’autopsia sospetti di una violenza
SANTA CROCE CAMERINA (RAGUSA)
Chi era
● Loris Andrea
Stival aveva
8 anni e
frequentava
la terza
elementare
nella scuola
di Santa Croce
Camerina,
cittadina
in provincia
di Ragusa
● Sabato
scorso è stato
accompagnato
a scuola
in macchina
dalla mamma,
Veronica, che
l’ha lasciato
davanti
al cancello alle
8.30. Quando
è tornata a
riprenderlo alle
12.30 non c’era
C’è voluta l’autopsia per accertare che il piccolo Loris Andrea
Stival «è morto dopo avere subito una violenza», come afferma il procuratore della Repubblica di Ragusa Carmelo Petralia, subito precisando che «non
possiamo dire quale tipo di
violenza», ma configurando il
reato di «omicidio volontario»,
pur senza indagati.
È cominciata così una dome-
Il pensionato
«L’ho cercato lì perché
pensavo che fosse una
zona dove nessuno
sarebbe andato»
nica di indagini, controlli telefonici, interrogatori e altre attività culminate nel sequestro
dell’auto del primo testimone
arrivato davanti al canalone
della morte, il pensionato con
la passione della caccia, Orazio
Fidone(«Sono sereno, ho chiarito tutto, e non sono indagato:
adesso torno a casa» — ha detto lasciando ieri a tarda sera la
sede della questura di Ragusa
dopo essere stato sentito per
oltre quattro ore come persona
informata sui fatti).
Quel sequestro ha scosso un
paese terrorizzato dal dubbio
che un pedofilo si aggiri fra le
strade del paese, fra vigne e
serre. Ma in Procura parlano di
atto dovuto, visto che è sotto
sequestro l’intera area del vecchio mulino, a più di quattro
chilometri dalla scuola di Santa
Croce, dall’istituto dove sabato
mattina Loris Andrea è stato lasciato dalla madre senza però
aver mai varcato il portone
d’ingresso, sparito, anche all’occhio delle telecamere di zona. Con un allarme scattato solo all’ora di pranzo e con ricerche fermate quattro ore dopo,
quando il cacciatore, senza sapere perché, senza riuscire a
spiegarlo agli inquirenti, sentendo che tutto il paese si mobilitava, racconta di essere andato a colpo sicuro verso quella
periferia poco frequentata,
scoprendo per caso il corpicino
di Loris Andrea.
Il sequestro della sua auto rischia comunque di alimentare
chiacchiere che Fidone prova a
intercettare: «Io collaboro alle
indagini e metto la mia auto a
disposizione degli investigatori. Ho cercato il bambino in
quel posto perché, conoscendola per la caccia, pensavo fos-
4,4
Chilometri
separano
la scuola dal
canale dove è
stato ritrovato
3
metri
è l’altezza dalla
quale potrebbe
essere caduto
il bambino
4
Vittima Loris Andrea Stival, 8 anni, sparito sabato e trovato morto in un canneto
se una zona dove nessuno sarebbe andato».
Si dovrà ascoltare anche la
moglie del cacciatore che, stando alla prime versioni, avrebbe
avuto un ruolo decisivo. Sarebbe stata lei a incoraggiare il marito, davanti alle notizie della tv
sulla scomparsa del bimbo, a
sollecitarlo perché con altri
cacciatori partecipasse alle ricerche. E nella sua casa ieri sera
i cronisti si presentavano, scoraggiati dalla figlia: «Lasciateci
in pace, non rilasciamo dichiarazioni. Io ho due figli e mio
padre non è in casa. È in questura solo per completare le
sue dichiarazioni».
Per ore e ore funzionari di
le ore
di «buco»
dall’arrivo
a scuola (8.30)
all’allarme della
madre (12.30)
polizia e carabinieri hanno
passato al setaccio i video di
negozi, scuole e banche, per
cercare una traccia del piccolo
Loris Andrea. Anche per avvalorare l’unica testimonianza
non ancora ufficialmente confermata di una signora amica
di famiglia che avrebbe visto il
bimbo alle 9 in paese, senza
zaino. Ma non si trova questo
«ovetto» blu, con la scritta Toy
Story e le cinghie gialle. Qualcuno lo ha preso. Forse facendo salire su un’auto il bimbo
che per i medici è deceduto
nella tarda mattinata di sabato
dopo un volo di tre metri, fra
canneti che avrebbero potuto
provocare dei graffi visibili sul
viso, mentre un ematoma sulla
fronte potrebbe essere stato
causato dalla caduta.
Incertezza massima per
un’indagine che punta all’«omicidio volontario» mentre la madre invoca la sua creatura: «Chi ci ficiru ‘o picciriddu
(che hanno fatto al bambino)?». Vano ogni suo tentativo
di convincere anche il sostituto
procuratore Marco Rota a consentire la restituzione del corpo. Perché l’autopsia continua
stamane con un anatomopatologo, un chirurgo di fiducia
della Procura e i medici della
polizia scientifica al lavoro anche per trovare le tracce di un
possibile assassino. In questo
caso di un orco che tutti sperano ancora non esista, come si
diceva ieri sera in piazza, alla
luce di una fiaccolata, durante
una veglia di preghiera attorno
alla parrocchia di San Giovanni, quella del catechismo e dell’oratorio dell’angioletto strappato via.
Felice Cavallaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
19
CRONACHE
#
I luoghi
SICILIA
Ragusa
Piazza Carducci
Scuola elementare
Falcone Borsellino:
qui Loris Andrea
sparisce alle 8.30
Strada asfaltata
dalla scuola alla
contrada Pirrera
I punti
● La Procura di
Ragusa ha
aperto un
fascicolo per
omicidio
volontario a
carico di ignoti.
Per il momento
viene dunque
esclusa
l’ipotesi della
tragica fatalità
● Secondo
l’autopsia il
bambino aveva
ferite alla testa
compatibili con
una caduta da
un’altezza fra i
tre e i cinque
metri. Per gli
inquirenti il
luogo della
morte non può
essere
contrada
Pirrera. Fra gli
indizi che fanno
pensare
all’omicidio lo
zainetto del
bambino che
non è stato
ritrovato
● Nessuno ha
visto in paese il
bambino, altro
elemento che
ha indotto gli
inquirenti a
pensare che sia
stato portato in
macchina fino
a contrada
Pirrera
via
R
LEGENDA
om
a
Via Garibaldi
Le indagini
dalla nostra inviata
Giusi Fasano
SANTA CROCE CAMERINA (RAGUSA)
Non è guardando quel canneto
che Loris ha chiuso gli occhi
per sempre e non è in quell’angolo accanto al vecchio mulino
che la sua voce si è spenta. Lì
sotto, fra il terriccio, le canne e
il canale senz’acqua, quel bambino così magro che sembrava
un fuscello ci è arrivato ormai
morto oppure privo di sensi.
Gli inquirenti sono ormai
convinti che sia stato ucciso altrove e poi abbandonato nel
punto in cui il cacciatore Orazio Fidone lo ha trovato sabato
pomeriggio. E dopo le prime
dodici ore la possibilità della
morte accidentale è scomparsa
dalle ipotesi dell’inchiesta. Per
la Procura di Ragusa è sicuramente omicidio, per più di un
motivo.
La ragione fondamentale
viene dall’esito dell’autopsia: il
bambino aveva ferite alla testa
«compatibili» con la «caduta»
da un’altezza «fra i tre e i cinque metri» e di sicuro il luogo
di uno scenario simile non può
essere quello del ritrovamento
dove, fra il livello della strada e
il punto del canale dove si trovava il corpo, c’è un’altezza di
circa un metro e mezzo: troppo
poco per le fratture al cranio
descritte dal medico legale.
Chi ha nascosto Loris fra
quelle canne puntava probabilmente a ritardare il più pos-
Contrada Pirrera
Ritrovamento:
qui alle 16.55 il cacciatore
scopre il corpo lungo
la strada per Punta
m
Braccetto
400
Il medico legale: è caduto da un’altezza di oltre 3 metri incompatibile col luogo
Il proprietario del mulino: ero sul posto, non ho sentito né un grido né un’auto
sibile la sua scoperta oppure si
è semplicemente disfatto del
cadavere appena si è imbattuto
in un luogo abbastanza isolato
per ritenere di non essere visto. Isolato, sì, ma comunque
non deserto. Perché proprio
sabato nel vecchio mulino accanto (pochi metri dal punto
in cui Loris è stato trovato) verso le nove del mattino è arrivato il proprietario (un maresciallo dei carabinieri in pensione che si chiama Giuseppe
Caggia) che giura di essere rimasto lì tutta la giornata, salvo
una pausa fra le 11.30 e le 15.30.
«Non ho sentito niente e nessuno. Né una voce che chiedeva aiuto né un grido né una
macchina che sgommava.
Niente».
Ucciso altrove e portato a
Punta Braccetto, magari proprio nelle ore in cui il maresciallo è tornato a casa per
pranzo. E chi «gli ha voluto così tanto male», come dice sua
madre Veronica, ha fatto sparire il suo zainetto per provare a
salvarsi. Era a forma di ovetto,
blu con righe gialle, pieno di
libri, quaderni e cancelleria.
Loris ce l’ha sulla schiena
quando le telecamere di un
negozio inquadrano lui, la sua
mamma e il fratellino più piccolo mentre salgono in macchina fra le 8.10 e le 8.15. L’auto
si avvia in direzione della
La reazione
Il dolore e lo
strazio di
Veronica, la
mamma del
piccolo Loris
Andrea sul
luogo in cui è
stato ritrovato
il corpo del
bimbo di 8 anni
sparito sabato
mattina
scuola. Veronica racconterà
poi di aver lasciato il bimbo
non proprio davanti al portone ma a un incrocio vicino, a
50-70 metri dall’ingresso. E
una vigilessa conferma: ha visto il piccolo a piedi vicino alla
scuola, poco prima delle 8.30.
C’è un’altra testimone il cui
racconto è arrivato (in modo
non diretto) al nonno del bambino: direbbe che Loris alle
9.10 era a 500-600 metri dalla
scuola, senza lo zainetto in
spalla. Ma di tutto questo non
c’è nessun verbale né si è potuto capire se la teste è certa dell’identità del piccolo perché
non è stata ancora rintracciata.
Gli orari e i passaggi obbligati per allontanarsi dalla zona
della scuola. È da sabato pomeriggio che gli inquirenti
stanno guardando ad uno ad
uno i tanti video raccolti dalle
telecamere di Santa Croce Camerina. Si è cominciato ovviamente da quelle più vicine alla
scuola ma per ora niente: non
c’è traccia del passaggio del
bambino dopo l’orario in cui
sua madre lo ha lasciato. Dettaglio che ha messo in campo la
possibilità che Loris non si sia
allontanato a piedi.
Qualcuno potrebbe averlo
aspettato, magari d’accordo
con lui, oppure potrebbe averlo
caricato a forza su un’auto o un
furgone. Anche perché i cani
della protezione civile che
avrebbero dovuto rintracciare
il suo passaggio vicino alla
scuola durante le ricerche non
hanno individuato tracce in direzione del luogo in cui poi è
stato ritrovato.
Dopo le prime 24 ore di in-
Uno strazio infinito resta impresso nel cuore del governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, l’unico ieri a salire la scaletta
della modesta ma dignitosa casa di una famiglia disperata,
quella del piccolo Andrea, presente in quel salottino della periferia di Santa Croce Camerina
con i sorrisi birbanti di foto accarezzate da una madre implorante. «Presidente mi porta ad
abbracciare Andrea? Debbo vederlo subito» insisteva mamma Veronica. E Crocetta una telefonata al prefetto l’ha fatta
davvero chiedendo l’impossibile, poi spiegando che bisogna avere pazienza e attendere
ancora una notte, che occorro-
no altre ventiquattro ore. Il padre ha spiegato che la sua vita
s’è fermata sabato pomeriggio,
sul suo Tir, in autostrada, in
viaggio da Milano verso Sud.
Con Crocetta comprensivo: «È
terribile per un padre apprendere alla radio che il figlio è
morto».
Una somma di choc si incrociano in questa casa dove la
gioia è stata spazzata via e il
terrore irrompe con l’ansia
crescente di richieste poste al
governatore da una madre affranta: «Ci vogliono le telecamere attorno alle scuole, quelle che ci sono non bastano, io
ho un altro figlio piccolo che
va all’asilo e debbono metterle
dagini la più grande incognita
di questa storia resta il movente.
La possibile pista della violenza sessuale non soltanto
non è esclusa ma sembra trovare qualche elemento di conferma anche nell’esito dell’autopsia, tanto da far dire a un investigatore che «potrebbe esserci
stata una violenza sessuale».
Ed è sempre l’autopsia a svelare
che Loris aveva ematomi sul
volto e graffi, forse segno del
suo tentativo di difendersi oppure lasciati dalla caduta fra la
strada e il canneto dove il cacciatore lo ha trovato. «Mi sono
diretto da solo, d’istinto, verso
la zona del vecchio mulino» ha
ripetuto Orazio Fidone ai carabinieri e alla polizia della prima ora ma anche ieri sera,
quando è stato sentito di nuovo
come testimone.
Lui era ancora in questura
quando Veronica è uscita di casa per andare in obitorio con il
medico legale e il capo della
Squadra mobile, Nino Ciavola.
Per tutto il giorno aveva ripetuto «voglio vederlo, fatemi vedere il mio bambino». Centinaia di volte sempre e solo
quello: fatemelo vedere. Alle
dieci di sera è arrivato il momento. Il peggiore di tutta la
sua vita.
@GiusiFasano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
❞
La disperazione della madre:
guai se toccano il mio piccolo
voglio ancora abbracciarlo
La madre si agitava come se il
piccolo Andrea fosse ancora
vivo: «Guai se lo toccano. Voglio che in ospedale facciano
l’autopsia senza aprirlo. Mio
figlio è bellissimo. L’hanno
messo su un letto freddo. Lo
lascio tutta la notte da solo? Io
debbo abbracciarlo, dargli un
po’ di calore, parlare con
lui...». Mentre all’improvviso è
circolata una frase choc che il
padre, Davide Stival, avrebbe
pronunciato davanti agli investigatori: «Perché prendersela
con mio figlio? Questa volta lo
ammazzo con le mie mani».
Ma i carabinieri l’hanno poi
smentita.
SANTA CROCE
CAMERINA
Gettato nel canale dall’assassino
La famiglia
SANTA CROCE CAMERINA (RAGUSA)
Abitazione
della famiglia Stival
Una vicina
Ci vogliono le telecamere
attorno alle scuole, anche
in classe... Quelle che
ci sono non bastano
pure in classe le telecamere,
per controllare tutto...». Ansia
che non c’era mai stata fino a
sabato. Nemmeno quando Andrea faceva qualche monelleria e si allontanava per gioco,
magari seguendo ragazzini
più grandi, compari di inno-
centi scorribande per una partitella a calcio, innocue e rapide fughe ricordate dalla zia
Antonella: «Lo ritrovavamo
nelle vicinanze. Un rimprovero
e tornava...». Forse anche per
questo papà Davide era contento che il suo discolo fre-
Salerno
Annuncia su Facebook il delitto della ex
Prima le minacce su Facebook, poi l’omicidio dell’ex moglie. È
successo a Postiglione (Salerno) dove Cosimo Pagnani, 32 anni, è
accusato di aver ucciso a coltellate l’ex consorte. I carabinieri
stanno verificando se sia stato effettivamente il presunto
assassino a scrivere il post sul social network. © RIPRODUZIONE RISERVATA
quentasse la parrocchia di San
Giovanni. Per il catechismo,
confuso fra i duecento bimbi
che ascoltavano padre Flavio
Maganuco. Ma lui, sornione,
preferiva i pomeriggi all’oratorio per le lezioni di taekwondo, per quest’arte marziale simile al karate, per la posa, i
pugni, l’uniforme, una sorta di
divisa come il kimono, felice
pochi giorni fa della foto scattata per inviarla col telefonino
al papà lontano, al Nord. Ed è
questa forse l’ultima istantanea che resta di una vivacità
brutalmente soffocata in fondo a un canalone.
F. C.
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20
Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
CRONACHE
Vaccini, 13 i casi sospetti
Due settimane per i test
Indagano sei procure. In campo anche l’Agenzia europea
Aveva 83 anni, soffriva di
insufficienza respiratoria, per
curarsi prendeva molti farmaci. È morta mercoledì scorso a
Spoleto a 24 ore dall’iniezione
col vaccino Fluad, sospeso giovedì scorso dal ministero della
Salute che ha bloccato due lotti
distribuiti alle Asl.
Si tratta del tredicesimo dei
casi segnalati al sito della farmacovigilanza di Aifa, l’Agenzia nazionale del farmaco, come addebitabili al prodotto di
Novartis. Eppure la scomparsa
della signora ha poca probabilità di essere legata al vaccino e
sembra piuttosto dovuta alla
sua fragilità. La profilassi
l’avrebbe infatti protetta dall’influenza che per queste persone è pericolosissima. «Gli altri casi di decessi a noi pervenuti rispecchiano le stesse caratteristiche: più di 80 anni,
ROMA
Il farmaco
● Il Fluad
è un vaccino
antinfluenzale
prodotto
dalla Novartis
in commercio
in Italia
dal 1997
● Il farmaco,
a differenza
degli altri,
contiene un
adiuvante,
ovvero una
sostanza di
origine
naturale, il
colesterolo, in
grado di
potenziarne
l’efficacia
donne, malate croniche. Dunque ci orientiamo con sempre
maggior decisione a ritenere
che la vaccinazione non abbia
responsabilità», ipotizza Luca
Pani, capo di Aifa. Si aspetta
inoltre in settimana la valutazione dell’Agenzia europea del
farmaco (Ema).
Dunque non sono per ora in
programma nuovi ritiri, tanto
più che le segnalazioni riguardano lotti diversi da quelli inizialmente sospesi. Un altro elemento avvalora l’ipotesi che
l’allarme possa rientrare. Le
L’ultimo decesso
È una donna di 83
anni morta a Spoleto
il giorno dopo
aver fatto la profilassi
? DOMANDE E RISPOSTE
●
È ancora raccomandata
l’iniezione antinfluenzale?
1
La stagione dell’influenza è alle porte. Meglio vaccinarsi o è più saggio
evitare?
La vaccinazione è sicura. È la stessa da anni e
non c’è nessun pericolo. Non è obbligatoria ma
è raccomandata soprattutto per gli over 65 e per
chi soffre di malattie croniche gravi per le quali
l’influenza potrebbe complicare lo stato di
salute anche in modo letale. Chi si è già
vaccinato, anche se con un prodotto sospettato,
non corre alcun rischio. Chi non si è ancora
vaccinato può farlo tranquillamente.
2
3
Chi non dovrebbe fare il vaccino?
4
Quali sono le possibili complicazioni
che possono rendere pericolosa un’influenza?
5
Quante persone si ammalano ogni anno di influenza? Quali sono i soggetti
più a rischio?
6
Si devono assumere antibiotici per
curare l’influenza?
Lattanti al di sotto dei sei mesi, chi ha avuto una
reazione allergica grave (anafilassi) dopo la
somministrazione di una dose di vaccino, chi
soffre della sindrome di Guillain-Barrè.
Come si evita l’influenza, vaccino a
parte?
I virus influenzali si diffondono
prevalentemente per via aerea, attraverso le
goccioline di saliva espulse con la tosse, gli
starnuti o mentre si parla, ma anche attraverso
il contatto con mani contaminate dalle
secrezioni respiratorie delle persone infette. È
meglio dunque evitare i luoghi chiusi e affollati
e bisogna lavarsi spessissimo le mani.
Sinusiti, otiti (soprattutto nei bambini),
polmoniti, il peggioramento di malattie
preesistenti (per esempio malattie croniche
dell’apparato cardiovascolare, diabete, asma), la
disidratazione nei bambini e negli anziani.
Durante la malattia occorre bere molta acqua e
mangiare frutta di stagione.
In Italia si stima che ogni anno ci siano in
media dai 5 agli 8 milioni di casi ascrivibili a
sindromi simil-influenzali. I più esposti sono le
persone con età superiore a 65 anni, i bambini
con età inferiore a 2 anni (ma superiore ai sei
mesi), le donne in gravidanza, le persone con
malattie cronico-recidivanti e chi vive in
comunità (ospedali, caserme, scuole, case di
cura, carceri).
Assolutamente no. L’influenza è causata da un
virus e dunque gli antibiotici non li
contrastano, anzi, a volte possono favorirli.
Vanno perciò presi solo se vi sono
complicazioni di tipo batterico, ma è sempre il
medico curante che deve decidere.
Mario Pappagallo
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prime analisi dell’Istituto superiore di Sanità (Iss)sui campioni di fiale sospettate non hanno mostrato nulla di anomalo
per quanto riguarda la tossicità
(domani arriveranno le risposte definitive, come conferma
Walter Ricciardi, commissario
dell’Iss). I dati finali, quelli sulla sterilità, cioè l’eventuale presenza nel liquido di germi, saranno invece disponibili tra
quindici giorni.
Ci si avvia verso il ridimensionamento di un allarme che
ha provocato danni notevoli sul
piano della prevenzione e che
forse andava gestito meglio.
Ben sei Procure hanno aperto
un’inchiesta. A Siena, Prato,
Chieti e Roma si è aggiunta Parma (per la morte di un ultranovantenne) con l’ipotesi di omicidio colposo contro ignoti.
La gente ha paura, non si fi-
21
Il vaccino antinfluenza
Le due colture per ottenerlo
IN UOVA DI GALLINA
IN CELLULE ANIMALI
Il virus dell’influenza
viene iniettato –
insieme con uno
innocuo – in un uovo
fecondato
Il virus influenzale
viene inserito
nelle cellule
di un mammifero
I due ceppi (quello
virale e quello
innocuo) infettano
l’embrione e danno
origine al virus
A questo punto
più si moltiplicano
le cellule, più si
moltiplica il virus
Altre uova si infettano
con il nuovo virus
per ottenere
una dose di vaccino
Il virus viene
estratto
dalle cellule
e reso inattivo
Il virus viene reso inattivo
per evitare che contagi le
persone vaccinate
Dal virus si estraggono
le proteine per fare
il vaccino
Corriere della Sera
da, la richiesta del farmaco di
Novartis è rallentata. «Di influenza si muore — avverte il
geriatra Roberto Bernabei —. Il
virus innesca una cascata di
eventi che scassano organismi
già indeboliti da altre patologie. Gli anziani non devono
commettere questo errore».
D’accordo l’immunologo
7
Le regioni
in cui si sono
verificati
i decessi
sospetti legati
al vaccino
Fernando Aiuti: «Questo non
significa però che i medici abbassino la guardia nel segnalare. Ci possono essere problemi
tardivi, 7-15 giorni dopo l’iniezione, anche se rarissimi causati da reazioni immunitarie».
Margherita De Bac
[email protected]
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Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
La storia
di Alberto Pinna
«Siamo 37, tutte donne. Non ce ne andremo dalla
miniera. Che non credano di illuderci ancora con promesse...
Abbiamo un nome solo: chiamateci tutte Maria». Chi parla
dall’imboccatura della galleria
di Villamarina, casco calato
sulla faccia coperta da una
sciarpa, un nome ce l’ha. Si
chiama Valeria: «Ma abbiamo
deciso che la nostra battaglia
non ha volti né cognomi». Lavorano all’Igea, società della
Regione Sardegna, 254 dipendenti, i «sopravvissuti» dei 40
mila che un tempo lavoravano
nel polo minerario del Sulcis
Iglesiente. Da mesi non ricevono lo stipendio. «E dopo l’ennesima assemblea di tutto il
personale, la scorsa settimana,
noi donne — così dice Valeria,
47 anni — ci siamo riunite da
sole. E subito ci siamo trovate
d’accordo: mai una donna prima d’ora ha occupato una miniera? Lo facciamo noi: oltre
ogni colore politico e ogni tessera sindacale. Siamo 37, unite
e decise, come fossimo una sola persona».
La prima galleria della miniera di Villamarina è lunga più
di 800 metri, venerdì si son
chiuse alle spalle il cancello.
Erano 35, le altre 2 sono andate
a dar man forte ai loro compagni nella vicina miniera di
Campo Pisano. Da lì arriva l’acqua per Iglesias, i minatori
hanno interrotto le forniture,
ripristinate dopo qualche ora
dalla polizia. «Non vogliamo
creare disagi, ma quando si sta
CRONACHE
Sulcis, la protesta delle Marie
«Allatto qui in miniera»
La Fondazione Rava
Ottantamila
scatole di farmaci
donate ai bimbi
bisognosi
IGLESIAS
La vicenda
● Da tre giorni
37 donne sono
asserragliate
nella miniera di
Villamarina, a
Iglesias, in
Sardegna
● Le donne —
alcune di loro
dipendenti,
altre parenti di
minatori —
chiedono il
pagamento
degli arretrati e
un piano di
rilancio
Il gesto Le donne dell’Igea all’imbocco della galleria della miniera Villamarina di Monteponi, a Iglesias (foto Cucca/Controluce)
75
Per cento
Il tasso di
disoccupazione
giovanile
nel Sulcis
Iglesiente,
storica regione
della Sardegna
sudoccidentale
per morire si è disposti a tutto». A Iglesias hanno capito:
«Sono venuti tanti a dirci: ”Siamo con voi” e ci hanno portato
cibo e dolci». Le donne hanno
scritto sui caschi bianchi: «Noi
non abbiamo paura» e con lo
stesso motto hanno aperto una
pagina su Facebook.
Accanto a Valeria c’è Maria1,
62 anni, lavora da più di 40:
«Vado in pensione fra due mesi, questa è la mia ultima lotta e
spero che finisca bene. Sono
stata assunta dopo uno sciopero e me ne vado dopo uno sciopero. Possibile che si debba ricorrere a questo per lavorare?».
Maria3 ha quasi dieci anni di
meno, ma è già nonna, due nipoti. Maria4 ha un figlio di 8
mesi. «Me lo porta mio marito,
ogni 6 ore. Lo allatto ancora al
seno e non potrei rimanere
senza averlo fra le braccia». Arrivano anche i figli. Parla ancora Valeria: «Ho cominciato nel
1987, avevo 20 anni. Per fortuna
lavora mio marito, anche lui
nel settore minerario, e a casa a
fine mese arriva almeno una
busta paga. Mio figlio ha 18 anni e fa il liceo scientifico. Quando viene mi bacia e mi dice:
“Mamma, tieni duro, sono orgoglioso di te”».
L’Igea ha 25 milioni di debiti, da pochi giorni la Regione
ha nominato un commissario,
ma con la Carbosulcis — società che ha in carico altri 700 «reduci» del comparto minerario
— naviga a vista. «Facciamo
accordi ma dopo pochi giorni
la Regione li disattende» lamenta Mario Cro segretario
territoriale della Uiltec. Ieri
messa con il vescovo davanti alla galleria.
Domani altro incontro a Cagliari, in Regione uno spiraglio: «Stiamo preparando un
piano per il riequilibrio finanziario». Ma le donne in miniera
insistono: «Non ci muoviamo».
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23
● L’occupazione della vicina
miniera di
Campo Pisano
(e di alcuni dei
pozzi che
riforniscono
d’acqua
Iglesias) ha
causato anche
l’interruzione
della condotta
idrica che
disseta la città:
è dovuta
intervenire la
polizia per
ripristinare la
fornitura
Sono state raccolte 83.000
confezioni di farmaci da
banco, alimenti per l’infanzia e
altri prodotti pediatrici. Tre
volte di più della prima
edizione. È stata un successo
quest’anno l’iniziativa «In
farmacia per i bambini»,
organizzata in occasione della
Giornata mondiale dei diritti
dell’infanzia (20 novembre)
dalla Fondazione Francesca
Rava-Nph Italia Onlus. Mille
volontari in 810 farmacie
hanno raccolto prodotti per
182 case famiglia ed enti che
aiutano i bambini in Italia e
per l’ospedale pediatrico Nph
St Damien ad Haiti.
«Siamo entusiasti dei risultati
della raccolta e dei riscontri
che abbiamo ricevuto dai
volontari e farmacisti di tutta
Italia — ha dichiarato
Mariavittoria Rava, presidente
della Fondazione Francesca
Rava —. È la testimonianza del
grande cuore degli italiani
nonostante la difficile
situazione economica. I
prodotti sono stati già
consegnati a gran parte degli
enti beneficiari e stanno
quindi già aiutando tantissimi
bambini. Un container sta
partendo per Haiti dove
l’emergenza sanitaria per
milioni di bambini è
quotidiana».
Nelle farmacie aderenti i
volontari hanno anche
distribuito 100.000 copie della
Carta dei diritti dell’infanzia.
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Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
CRONACHE
25
#
LA GIORNATA MONDIALE
Si celebra in tutto il mondo dal 1988. L’appello del cantautore
di Mika
U
na ricerca Doxa stima in oltre 35 milioni le persone che vivono attualmente
con l’Hiv: di queste,
ben 19 milioni non hanno idea
del proprio stato di sieropositività. Solo nel 2013, un milione e
mezzo di persone sono morte
per malattie legate all’Hiv, il
74% delle quali (secondo i dati
di Unaids, il programma delle
Nazioni Unite per l’Aids) vivevano nell’Africa subsahariana,
e fino ad ora il virus ha mietuto
ben 39 milioni di vite in tutto il
mondo.
Messe nero su bianco, queste statistiche spiegano perché
l’Aids, secondo l’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità), è la sesta causa di morte
nel mondo. Se si chiedesse a
una persona qualunque la propria stima probabilmente non
avrebbe idea di cosa rispondere a proposito dell’Aids. Andrebbe diversamente se gli si
chiedesse dell’impatto delle
malattie cardiovascolari.
Nessun’altra malattia mette
in gioco un numero così alto di
questioni sociopolitiche: intolleranza tradizionale e religiosa,
disuguaglianza economica e
sociale, razzismo, omofobia,
scarsa istruzione, pudore; tutto
ciò impedisce l’eradicazione di
una patologia evitabile e l’accesso alle cure. Nessun’altra
malattia in tempi moderni ha
portato a una tale discriminazione nei confronti delle persone infette e di quelle più a rischio. Siamo diventati insensibili al numero di morti perché
la maggior parte di loro è povera, nera o è lontana? Come sottolineato da una indagine di
Unaids, il «Gap Report», porre
fine alla epidemia è possibile,
tuttavia è necessario guardare
nei nostri Paesi, nelle nostre famiglie e affrontare ciò che temiamo di più.
La ricerca
Per prepararmi a scrivere
questo articolo ho cercato di
trovare alcuni giovani italiani
disposti a raccontarmi la loro
vita nella sieropositività. Ho
iniziato chiedendo aiuto a Julian Fleet, già direttore di Unaids e avvocato per i diritti umani, poi alla Lila (Lega italiana
per la lotta contro l’Aids) e infine al Cesvi, un’organizzazione
umanitaria italiana. Tutti assieme non siamo stati in grado di
trovare una sola persona sotto i
45 anni disposta a parlare pubblicamente. In Italia ci sono circa 140 mila persone che vivono
con l’Hiv. Secondo la sopracitata ricerca condotta da Doxa per
Cesvi, ci sono segni di una crescente noncuranza tra i giovani
italiani, tra i 16 e i 35 anni,
quando si tratta di proteggersi.
Un sorprendente 48% di loro
non pratica sesso protetto perché è impegnato in un rapporto stabile con un solo partner.
Questa giustificazione è discutibile, considerando che solo il
29% dichiara di essersi mai sottoposto al test per l’Hiv.
Secondo Chiara Magni del
Cesvi, i giovani italiani rispetto
a quelli dello Zimbabwe o del
Sudafrica, sono meno consapevoli delle conseguenze del
sesso non protetto e molto più
❞
Simbolo Una veglia di preghiera a sostegno dei malati di Aids organizzata in occasione del World Aids Day 2014 davanti al centro di riabilitazione «Maiti Nepal» di Kathmandu, in Nepal (Epa)
Aids, il coraggio di un ragazzo
e i pregiudizi che resistono
Mika: ho chiesto a tanti sieropositivi, ma solo Eduardo ha accettato di parlare
L’autore
● Michael
Holbrook
Penniman Jr.
(conosciuto
con il nome
d’arte Mika) è
un cantautore
libanese
naturalizzato
britannico
È nato a Beirut
31 anni fa da
madre libanese
(maronita)
e padre
statunitense
● Mika è
diventato
famoso con il
singolo «Grace
Kelly» e l’album
«Life in
Cartoon
Motion», con
cui nel 2007 ha
vinto quattro
World Music
Awards
Su Corriere.it
Leggi la versione
integrale
dell’articolo
scritto
da Mika per il
Corriere della
Sera su
www.corriere.it
pudici nell’uso del preservativo: «In Italia c’è stigma, pregiudizio e paura e non se ne parla;
non c’è un’educazione sessuale
come nel Nord Europa e i preservativi sono ancora percepiti
come uno strumento di sesso
trasgressivo». Aggiunge poi
Alessandra Cerioli, presidente
della Lila: «Se una ragazza porta con sé un preservativo — il
che sarebbe un comportamento responsabile — è ridicolizzata e viene considerata promiscua». Al contrario, in America
i preservativi sono diventati
quasi un simbolo di comportamento sessuale responsabile;
ci si vanta orgogliosamente di
usarli e c’è sempre stata una
campagna di formazione sulla
protezione, cosa che sembra
inesistente in Italia.
La storia
Ho finalmente trovato qualcuno disposto a farsi intervistare grazie a un amico di Milano.
Mi è stato presentato Eduardo,
un venticinquenne nato da una
madre sieropositiva figlia di
una spacciatrice di droghe pesanti. In questo contesto la
mamma iniziò a drogarsi a solo
13 anni. «Quando mio nonno
ha scoperto tutto, denunciò la
nonna che fu messa in prigione. Mia mamma e suo fratello
passarono cinque anni in un
centro di riabilitazione».
È stato là che la madre di
Eduardo e suo padre s’innamorarono e a 24 anni lei rimase incinta. Durante la gravidanza
scoprì di essere sieropositiva.
Quando Eduardo aveva 3 anni
lei morì di complicazioni connesse all’Aids. Il padre invece è
sieronegativo. La positività all’Hiv di Eduardo gli è stata tenuta segreta per tutta la sua
fanciullezza e, come conseguenza della mancanza di un
trattamento medico appropriato, a 6 anni è diventato improvvisamente cieco: «È stato
Nessun’altra malattia mette in gioco
tante questioni: intolleranza, omofobia,
razzismo, pudore. Ma la paura
si sconfigge solo quando ci si confronta
come spegnere la luce, mi ricordo ogni cosa come era prima e penso ogni cosa a colori».
Fu all’età di 15 anni, cercando
su Internet notizie sui farmaci
che sapeva di dover prendere
per la vista, che capì di assumere dei retrovirali. Affrontò il padre che gli raccontò del passato. «Ne parlai con una mia
compagna di classe mentre ci
stavamo scambiando una sigaretta, lei me la restituì e il giorno dopo si confessò col docente di religione che era un prete.
Gli disse che aveva condiviso
una sigaretta con un ragazzo
sieropositivo e fece il mio nome. Lui le diede una penitenza
e convocò una riunione del
consiglio di istituto in cui raccontò la mia storia. Il preside
mi interrogò per sapere se
avessi mai mentito o messo a
rischio la salute dei miei compagni. Risposi che avevo detto
una bugia, che cercavo attenzioni perché cieco e chiesi perdono».
Nei tre anni successivi
Eduardo non parlò con nessuno della sua classe in quanto
nessuno aveva più fiducia in
lui. Nel frattempo si rese conto
di essere gay. «Ho dovuto esse-
re discreto — racconta —, perché quando si parla di me, si
parla di cecità, omosessualità e
sieropositività tutte allo stesso
tempo: è un cocktail difficile!». L’isolamento sociale di
Eduardo è totalmente ingiustificabile; la vergogna che prova
deve essere nostra e di coloro i
quali hanno ricoperto posizioni di autorità durante la sua
adolescenza. Gli abusi di potere di certi sacerdoti e di certe
scuole sono impossibili da
giustificare.
La data
● La Giornata
mondiale
contro l’Aids si
celebra ogni
anno il 1°
dicembre
Conoscere per capire
● L’idea è nata
nel 1988
durante il
Summit
mondiale dei
ministri della
Sanità (sopra, il
nastro rosso
simbolo della
lotta all’Aids)
Oggi sono seduto a parlare
con Eduardo che si è laureato
da poco in Psicologia. Gli chiedo perché dopo anni di segretezza ha deciso di parlarmi.
«Sono qui perché sono curioso, penso che se non si parla di
qualcosa, questa cosa non esiste. Nel 2014 c’è ancora gente
che non immagina l’esistenza
di casi come il mio. Se ne parlo, rendo questi problemi reali
permettendo alla gente di ampliare la propria conoscenza e
tolleranza». Gli domando se si
presenta come un sieropositivo: «La prima cosa che la gente
deve considerare è la cecità —
No all’isolamento
I dati
35 milioni
Le persone nel mondo che convivono con il virus dell’Hiv
120-140 mila
Per macroaree (in milioni)
in Italia
Europa centrale
e occidentale,
Nord America
Europa orientale
e Asia centrale
1,1
2,3
0,25
Africa
subsahariana
1,6
24,7
19,1
miliardi di dollari
I fondi stanziati
nel 2013
per combattere
la diffusione
dell’Hiv
L’evoluzione negli anni (in milioni)
3,1
3,3
2,3
3
2,9
2,4
2,4
2,8
2,7
2,6
2,5
2,5
2,1
2001 ‘02
2,4
2,2
2,3
2
Morti per malattie
legate all’Hiv
Fonte: Unaids
4,8
0,23
America Latina
3,4
Nuove
infezioni
Asia
e Pacifico
Medio Oriente
e Nord Africa
Caraibi
‘03
‘04
‘05
‘06
2,2
‘07
2,1
‘08
1,8
2,0 1,9
‘09
‘10
dice —, poi la mia omosessualità». Non posso fare a meno di
rattristarmi per lui sebbene
egli consideri il suo non essere
identificato come sieropositivo come un punto di forza, lui
infatti non ha mai potuto scegliere. «Fai parte di una comunità di sieropositivi?» gli domando e risponde di no. «La
giornata mondiale dell’Aids è
importante per te?», mi dice di
no. «Sai che cosa è?». «No —
dice — non ci sono mai stato».
Dopo l’intervista, Eduardo
mi ha chiamato più volte perché lo rassicurassi. Il suo timore principale era che avrebbe
potuto perdere il suo lavoro in
una fondazione che si occupa
di charity.
«Essere apertamente sieropositivi in Italia non è semplice
perché sei ancora considerato
una persona che si è comportata in modo disdicevole» sottolinea Cerioli, che continua,
«dopo aver scoperto il loro stato, le persone spesso si autodiscriminano; alla Lila cerchiamo persone che si facciano
avanti e che parlino, perché vogliamo combattere la discriminazione sul lavoro. Abbiamo
avuto due casi di uomini licenziati da una compagnia di bandiera europea per essersi dichiarati sieropositivi: eravamo
pronti a citare in giudizio la società e avremmo vinto se i due
non si fossero defilati».
2,1
1,7
1,5
‘11
‘12 ‘13
d’Arco
«Sono contento che abbiamo parlato — dico a Eduardo
che è seduto sul divano di casa
mia a Milano —, la tua storia è
umana, difficile e complicata,
ma le persone che non sono
nelle tue condizioni, capiranno». È uno tra i pochi giovani a
raccontarsi pubblicamente in
Italia; lui se ne rende conto:
«Ma non posso negare che
provo rimorso e paura». La paura si sconfigge solo quando ci
si confronta. In questa giornata mondiale contro l’Aids la
storia di questo ragazzo è una
straordinaria testimonianza
della discriminazione e dell’isolamento. La sua vita è stata
così piena di sfide, tante quante io non ne incontrerò mai nel
corso della mia. C’è fiducia nel
suo futuro che però è pieno di
scadenze e condizioni. Il suo
Paese, la sua Chiesa, il suo posto di lavoro, i suoi amici dovrebbero essere niente altro
che fonti di sostegno e di forza.
Come possiamo seriamente
aiutare a risolvere la devastante epidemia nell’Africa subsahariana che sta annientando
giovani donne, bambini e uomini se non riusciamo neppure a tollerare lo stesso problema che abbiamo davanti alla
porta di casa nostra?
( traduzione di Paolo Klun)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
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Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
Il caso
di Gian Antonio Stella
CRONACHE
Il Grand Hotel ecomostro
abbattuto senza istituzioni
● La curiosità
Fiori più profumati
con l’innalzamento
delle temperature
di Anna Meldolesi
Lo scheletro di Alimuri da 50 anni deturpava la costa sorrentina
Fino all’ultimo i proprietari hanno sperato nell’ennesimo rinvio
È andato giù finalmente, lo
scheletro maledetto. C’è chi dirà che il rudere di quello che
avrebbe dovuto essere il Grand
Hotel Alimuri era solo una delle tante porcherie disseminate
lungo la costa italiana. Vero.
Quel cadavere edilizio sdraiato
accanto a un faraglione sulla
costa di Vico Equense, un mostro immortalato nelle fotografie di migliaia e migliaia di turisti scesi nei decenni in barca
lungo la costa sorrentina, aveva
però assunto col passare degli
anni un ruolo simbolico superiore a tutte le altre schifezze.
Era, in qualche modo,
l’«ecomostro più mostruoso».
Più orrendo di tutti gli altri già
abbattuti. Lo scheletro del
complesso di Copanello, delle
palazzine di punta Perotti a Bari, del villaggio Sindona a Lampedusa, del villaggio Coppola a
Castel Volturno, dell’hotel
Fuenti a Vietri sul Mare, delle
73 villette abusive costruite
dalla Camorra sulla litoranea
tra Campolongo e Foce Sele.
Più brutto delle due ville abusi-
Le fasi dell’esplosione
Tempi lunghi
Dopo lo stop ai lavori e
l’ordine di demolizione
l’edificio ha subito ben
tre cambi di proprietà
ve condonate come «vasche di
irrigazione» a Capo Vaticano, a
poche decine di metri da dove
Giuseppe Berto scrisse: «Sto su
un promontorio alto sul mare,
è un panorama stupendo. E
quando il giorno, dalla punta
del mio promontorio, guardo
gli scogli e le spiaggette cento
metri sotto il mare limpidissimo che si fa subito blu profondo, so di trovarmi in uno dei
luoghi più belli della terra».
Per questo l’abbattimento
dell’Alimuri era diventato una
questione di principio. Perché
pareva impossibile che proprio
non si riuscisse a buttarlo giù.
Pareva impossibile che «dopo»
il blocco dei lavori e l’ordinanza
di demolizione lo scheletro
fosse passato per ben tre volte
di mano, nel 1988 e poi nel 1993
e poi ancora nel 2006, quand’era stato comprato dalla moglie dell’allora assessore regionale Andrea Cozzolino, braccio
destro di Bassolino. Pareva impossibile che Comune, Regione e Stato scendessero a patti
coi proprietari contrattando
Le fasi dell’abbattimento dell’ecomostro sulla spiaggia di Alimuri a Vico Equense
(Napoli) ieri (sopra nelle foto di Ciro Fusco/Ansa). Per demolire l’edificio sono serviti circa
60 chilogrammi di esplosivo. Il rudere si è accartocciato su se stesso in dodici secondi
per effetto di 1.200 microcariche esplosive
l’invio delle ruspe in cambio di
«compensazioni» come quella
(poi annullata) che concordò
Francesco Rutelli.
Fino all’ultimo hanno resistito, con l’ennesima richiesta
di una sospensiva, i proprietari. E fino all’ultimo gli ambientalisti hanno temuto un nuovo
rinvio della demolizione, come
già era accaduto nel 2007. Finché finalmente ieri mattina,
nella totale assenza (curioso,
no?) di ogni rappresentante
della Regione o dello Stato accanto al sindaco Gennaro Cinque e all’assessore Antonio Elefante, dopo mezzo secolo di ricorsi, contro-ricorsi, rinvii,
sentenze, promesse e delusioni, è tutto finito. Un boato e si è
sollevato nel cielo un nuvolone
di polvere. Tutte le spese a carico nostro, pare. Ma ne valeva
comunque la pena.
Spiega un dossier Cresme
che sono abusive l’8,8% delle
abitazioni in Calabria, il 12,8 in
Puglia, il 18,2 in Sicilia e il 19,8
in Campania. E ricorda il rapporto Ecomafia di Legambiente che «l’incidenza dell’edilizia
illegale nel mercato delle costruzioni è passata dal 9% del
2006 al 16,9% stimato per il
2013. Mentre le nuove costruzioni legali sono crollate da
305.000 a 122.000, quelle abusive hanno subito una leggerissima flessione: dalle 30.000 del
2006 alle 26.000 nel 2013».
Ovvio: una casa abusiva costa un terzo di una regolare e il
rischio delle ruspe è bassissimo: negli anni 2001-2011, dice
lo studio «Abbatti l’abuso» su
72 capoluoghi di Legambiente
e Libera, sono stati eseguiti 710
abbattimenti su 16.837 ordinanze (e queste colpiscono solo una minoranza degli abusi) a
Napoli, zero su 1.943 a Palermo,
zero su 2989 a Reggio Calabria...
Certo, beati i paesi dove le regole vengono rispettate «prima», senza l’uso, imposto dai
giudici, delle ruspe o del tritolo. Ma davanti a un panorama
così, davanti alla necessità che
lo Stato manifesti la sua presenza per scoraggiare altri Alimuri prossimi venturi, viene in
mente la battuta di John Mallory, il dinamitardo del film
«giù la testa» di Sergio Leone:
«Quando ho cominciato a usare la dinamite, credevo anch’io
in tante cose... In tutte. E ho finito per credere solo nella dinamite».
U
L’edificio
● La
costruzione del
maxialbergo
(18 mila metri
cubi, 150
stanze) era
stata avviata
nel 1964,
quando i vincoli
paesaggistici
non c’erano
I lavori vennero
fermati poco
dopo
● Da allora il
«mostro» è
passato di
mano tre volte,
tra ricorsi al
Tar, richieste di
sospensive,
azioni di
risarcimento
● La disputa
non è chiusa
tanto che il
giudizio di
merito del Tar
della Campania
potrebbe
anche dare
ragione alla
famiglia
proprietaria
● La
demolizione
sarebbe
costata 320
mila euro. Una
cifra che
secondo il
sindaco di Vico
Equense deve
pagare la Sica
srl, la società
proprietaria
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoria
«Più vigilanza sui corsi di formazione per giornalisti»
È
ragani,
desertificazione,
scioglimento dei
ghiacciai. Il dibattito sul
global warming è sempre
accompagnato da
immagini drammatiche e
previsioni allarmanti. Fra
tante brutte notizie però ce
n’è almeno una che
profuma di buono.
L’innalzamento delle
temperature regalerà
fragranze più intense ai
fiori del futuro. Lo sostiene
un lavoro pubblicato sulla
rivista Global Change
Biology, alla vigilia della
Conferenza globale sul
clima che inizia oggi a Lima
in Perù. Si calcola che alla
fine del secolo il
termometro segnerà 1-5
gradi in più rispetto al
periodo tra il 1850 e il 1900
nell’area del Mediterraneo.
Alcune piante inseguiranno
il fresco migrando verso
nord, altre cercheranno di
adattarsi ai cambiamenti.
Come? L’anidride carbonica
in eccesso stimola il
metabolismo vegetale,
perciò ha un effetto
positivo. Le piogge più
concentrate, invece,
ostacoleranno
l’assorbimento dell’acqua
nel terreno. Quanto al
calore, per alcune specie
potrebbe accrescere fino a 9
volte il profumo delle
fioriture da qui al 2100. I
ricercatori hanno osservato
sette tipi di piante in
diverse località della
Catalogna. Si tratta di
specie comuni anche in
Italia, come ginestra, erica,
cicoriella selvatica.
Riscaldandole è aumentata
notevolmente l’emissione
di sostanze chimiche
volatili (terpeni). Il risultato
è un odore più forte, che
dovrebbe riuscire ad
attirare anche gli insetti
impollinatori in
lontananza. Oltre alla
quantità totale cambia
anche la proporzione delle
sostanze presenti nei
bouquet, che avranno note
più o meno accentuate
rispetto ai profumi di
adesso. Questo potrebbe
favorire alcuni insetti e
confonderne altri, dice al
Corriere Domenico Pignone
dell’Istituto di Bioscienze e
Biorisorse del Cnr. «È il
grande gioco della coevoluzione tra piante,
impollinatori e parassiti».
@annameldolesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La Lettera
possibile che tra
centinaia e centinaia,
ben oltre un migliaio
fino ad ora, di corsi
organizzati per la prima volta
dai Consigli regionali dell’Odg
ce ne sia stato qualcuno
inadeguato. Difficile
ipotizzare che il Parlamento
europeo e un importante Odg
regionale organizzino o
propongano «una schifezza»
(articolo del Corriere della
Sera: «Condoni e punti ai
relatori. I corsi burletta per
giornalisti»). Tale si rivela?
Non ci saranno repliche, ma
27
una maggiore vigilanza. Quel
che sono in grado di
affermare è che non ci sarà
alcun condono né alcun
«Crediti day» per accaparrarsi
crediti in omaggio a go go, ma
tutti gli Ordini regionali sono
e saranno impegnati per
offrire ai colleghi opportunità
di acquisire formazione
aggiornamento a titolo
assolutamente gratuito. La
linea dell’Odg nazionale è
questa: corsi gratuiti, in
numero sufficiente. Il
regolamento relativo è
pubblico da mesi e resiste alle
pressioni di relatori
professionali (grandi star del
giornalismo) e parlamentari
che reclamano esenzioni in
virtù delle loro qualità di
docenti. Non otterranno
risultato e i crediti che
potranno acquisire come
relatori, nel triennio, saranno
al massimo 10 su 60.
La legge obbliga il Consiglio
nazionale dell’Ordine ad
accreditare quegli enti che
abbiano una esperienza
generica triennale nella
formazione. Non è consentito
all’Odg fare selezioni.
Purtroppo. Ma deve solo
verificare questo requisito e
trasmettere la
documentazione al Ministero
della Giustizia per il suo
parere «vincolante». Non è
prevista una certificazione
antimafia dei richiedenti, né
l’esame del Dna politico. C’è
un modo semplice per
respingere questo assalto dei
«mercanti» della formazione:
disertare i corsi a pagamento.
I colleghi lo hanno capito e,
infatti, il numero delle
richieste sta precipitando. Il
Lazio si è da subito opposto a
richieste di corsi a
pagamento. Ha il mio
consenso incondizionato. Le
sanzioni, infine, ci sono e
sono quelle previste dalla
legge per le violazioni degli
obblighi deontologici. Il
regolamento ne ha aggiunta
una in più, l’impossibilità di
ricoprire incarichi. Peccato
Rizzo non la apprezzi, ma era
più facile chiudere il servizio
con una battuta.
Enzo Iacopino
Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti
Insisto: ma tutto questo a che
cosa (e soprattutto a chi)
serve? (s.r.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Pd annuncia
una nuova offerta
per «l’Unità»
Nuove speranze per l’Unità
di tornare presto in edicola.
Sono passati quattro mesi
dalla sospensione delle
pubblicazioni e ieri per l’Unità
è stata perfezionata l’offerta
da parte della Veneziani
editore e delle Eyu,
la fondazione che fa capo
al Pd. Garantisce Francesco
Bonifazi, tesoriere del Pd:
«I liquidatori avevano ritenuto
inidonea la precedente offerta,
ma questa è estremamente
migliorativa».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
28
Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
●
Tecnologie L’Italia è solo al 36° posto nelle classifiche
sulle competenze. C’è una distanza tra aree urbane
e campagne e fra giovani «schiavi» degli smartphone
e quelli che integrano vecchi e nuovi media
ANALISI
& COMMENTI
di Massimo Rebotti
Una moneta parallela
da affiancare all’euro
La proposta che unisce
Berlusconi e «Micromega»
I
mondi non potrebbero essere più
distanti, Berlusconi e Micromega, ma le
parole sull’euro ora sono le stesse. Il
Cavaliere, nel suo ritorno in piazza a
Milano, ha parlato della necessità «di creare
una seconda moneta, recuperando parte
della nostra sovranità monetaria»: per far
respirare l’economia — ha sostenuto — e
liberarsi in patria dai vincoli europei.
L’ipotesi avanzata dal leader di Forza Italia
(«anche noi — ha detto ai militanti —
abbiamo delle idee sull’euro») è analoga a
quella che un gruppo di economisti di
sinistra — da Luciano Gallino a Stefano
Sylos Labini — sta propugnando con appelli
(sulla rivista Micromega) e convegni: «Per
uscire dalla crisi e dalla trappola del debito
— si legge — proponiamo di rilanciare la
domanda grazie all’emissione gratuita da
parte dello Stato di Certificati di credito
fiscale. In questo modo si creerebbe una
moneta nazionale complementare all’euro, e
di conseguenza nuova capacità di spesa,
senza però generare debito».
Dopo il fronte che chiede l’uscita dall’euro
tout court (Lega, Movimento Cinquestelle,
Fratelli d’Italia) ecco quindi una seconda
opzione, più «morbida», ma sempre
sintonizzata su quel vento anti euro che,
secondo i promotori, soffia in tutto il
continente. Per Forza Italia l’idea risponde,
oltre alle ragioni economiche che l’avranno
suggerita, anche a necessità politiche: la
concorrenza di Matteo Salvini è incalzante e
apparire come difensori della moneta unica
di questi tempi non conviene. Per la sinistra
lo scetticismo è una novità. Esclusiva fino a
poco tempo fa di piccoli gruppi, il dubbio ha
fatto strada se anche Stefano Fassina, che fu
viceministro all’Economia con Letta, ha
parlato di «superamento» della moneta
unica. Il presidente del suo partito, Matteo
Orfini, lo ha redarguito: «In Europa quella è
la linea dell’estrema destra». Ma in politica i
confini sull’euro sono ormai sempre più
mobili, se perfino Berlusconi e Micromega
dicono cose simili.
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ra le forme di ineguaglianza
sociale c’è anche quella tecnologica. La prima e più nota forma di digital divide è quella
geografica: la distanza, cioè,
che separa i Paesi che hanno
accesso a Internet veloce da
quelli che non l’hanno. Secondo l’ultimo Ict Development
Index, che classifica i Paesi in
base alla dotazione e alla competenza digitale, l’Italia si piazza solo al trentaseiesimo posto, dietro a Paesi come Emirati Arabi, Qatar e Barbados. La
Danimarca supera la Corea del
Sud come Paese più connesso
del mondo.
Una lettura attenta dei dati
mostra però che, in realtà, il digital divide ha molte facce.
Una è la dicotomia classica Paesi ricchi-Paesi poveri. Certo,
Internet cresce ormai rapidamente in tutto il mondo, con 3
miliardi di persone online. Nel
2013 la diffusione del web è aumentata dell’8,7% anche nei
Paesi in via di sviluppo, in cui
vive il 90% delle persone prive
di accesso alla Rete. Tuttavia le
differenze Nord-Sud restano
profonde.
Grandi sono poi le disparità
tra i Paesi più avanzati (ad
esempio tra Scandinavia e Italia) ma anche all’interno dei
singoli Paesi: un esempio clamoroso di digital divide è il
fossato che separa le zone urbane e metropolitane dalle
aree montane e rurali degli
Stati Uniti. Tanto profondo da
alimentare il già diffuso disincanto degli elettori verso l’amministrazione Obama.
Ma non meno drammatiche
sono le distanze culturali nel
«mondo avanzato». Questo secondo digital divide è particolarmente accentuato in Italia,
dove molto poco, finora, è stato fatto per contrastare il fenomeno. Sul quale pesa di certo
CHIARA DATTOLA
T
● Il corsivo del giorno
DIGITALE I NUOVI VOLTI
DELLA DISEGUAGLIANZA
di Edoardo Segantini
l’inadeguatezza dell’attrezzatura tecnologica ma che, a sua
volta, genera un’insufficiente
domanda di nuovi servizi digitali. Scarsa, ad esempio, è la
pressione esercitata dall’opinione pubblica sullo Stato per
ottenere buone forme di egovernment, cioè di burocrazia
digitale chiara e comprensibile. Una parte dei cittadini preferisce la coda allo sportello all’impaccio davanti al computer.
Da un lato c’è il divario generazionale tra i nativi digitali e
le persone più anziane. L’«alfabetizzazione tecnologica»,
tante volte invocata, non è mai
stata neppure tentata in modo
serio e su vasta scala. Il servizio
pubblico radiotelevisivo, cui
forse sarebbe spettato il compito di realizzare un’iniziativa
del calibro di «Non è mai troppo tardi», aggiornata all’era digitale, non ha dedicato al tema
un impegno adeguato. Nei Pa-
esi scandinavi, al contrario, la
semplificazione amministrativa è passata attraverso un’educazione all’egovernment che
ha coinvolto simmetricamente
gli impiegati pubblici e gli
utenti.
C’è infine, più nascosto ma
non meno cruciale, un terzo tipo di digital divide, ed è quello
nel mondo giovanile. In questa
parte della società esistono le
distanze forse più grandi e, in
prospettiva, più importanti.
Una delle rappresentazioni più
in voga è quella dei ragazzi
«tutti uguali», intontiti, curvi
sullo smartphone, presi a
scambiarsi informazioni irrilevanti sui social network. Peccato sia anche una delle più rozze
e false.
Anche il mondo giovanile si
sta, al contrario, polarizzando:
da una parte ci sono, effettivamente, i giovani «schiavi» delle tecnologie della comunicazione, quelli che se ne fanno
dominare, poco abili a gestire
il proprio tempo, privi di «disciplina mediatica». Dall’altra
però emerge un tipo di giovani
che della tecnologia fa un uso
attento e maturo, integra vecchi e nuovi media, ama la lettura, usa i mezzi a disposizione
per un progetto di crescita. Il
loro profilo, c’è da scommettere, coincide con quello dei giovani che trovano lavoro, in Italia o all’estero, oppure riescono a crearlo. Forse non sono la
maggioranza ma l’esperienza
quotidiana ci insegna che non
sono pochi.
Un buon progetto culturale
(e occupazionale) per l’Italia
non può prescindere, in partenza, da una comprensione e
da una valorizzazione del ruolo
di questi giovani attrezzati:
senza dimenticare i loro coetanei meno bravi.
[email protected]
@SegantiniE
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
LETTERA SUL LAVORO
L’ARTICOLO 18 APPLICATO
SOLO AI NEOASSUNTI
NON BLOCCA LA MOBILITÀ
di Pietro Ichino
Disoccupazione
Secondo il relatore
in Senato sulla legge
delega la riforma mira
a togliere le ingessature
nelle aree dove
prevale la figura
del «posto fisso a vita»
ed è necessaria
una fase di transizione
C
aro direttore, Francesco Giavazzi sul
Corriere di ieri ci mette in guardia contro un rischio: da quando i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato
saranno assoggettati alla nuova disciplina del licenziamento senza articolo 18, nessuno che oggi goda di questa vecchia protezione
sarà più disposto a perderla; donde il rischio che
si azzeri la mobilità volontaria, causa di un milione e mezzo di spostamenti ogni anno. Giavazzi non considera due cose. La prima è che la
maggior parte della mobilità volontaria già oggi
si manifesta prevalentemente nella metà della
forza lavoro non protetta dall’articolo 18: imprese fino a 15 dipendenti, contrattisti a termine,
collaboratori continuativi, dirigenti. La riforma
mira proprio ad aumentare la mobilità nell’area
che invece è in qualche misura «ingessata» dalla
protezione forte contro il licenziamento, dove
prevale la figura del «posto fisso a vita».
La seconda cosa che Giavazzi non considera è
che già oggi chi lascia un posto con articolo 18
per un nuovo posto rischia di ritrovarsi per la durata del periodo di prova privo di quella protezione; ma per evitarlo basta un accordo con la
nuova impresa che deroghi rispetto allo schema
normale esonerando il neoassunto dalla prova.
Nulla vieta che lo stesso accada domani, con accordi individuali che mantengano contrattualmente la vecchia protezione, o ne assicurino una
di tipo diverso: clausole di durata minima del
rapporto, maggiorazione dell’indennità in caso
di licenziamento, ecc. Oppure, se il vecchio imprenditore è d’accordo, si può ricorrere alla cessione del contratto al nuovo imprenditore, col risultato che il rapporto prosegue senza soluzione
di continuità, con tutte le vecchie protezioni. Del
resto, un disincentivo assai più forte alla mobilità oggi è costituito dagli scatti di anzianità, che
nel passaggio da un posto a un altro si azzerano:
le persone professionalmente più forti nel mercato — e chi si sposta spontaneamente appartie-
ne sempre a questa categoria — risolvono il problema negoziando con il nuovo imprenditore
una “anzianità convenzionale” che consente loro
di conservare i benefici ad essa collegati, oppure
un elemento aggiuntivo della retribuzione che
compensi la perdita degli scatti. Per altro verso,
occorre considerare molto attentamente che cosa potrebbe accadere se da un giorno all’altro la
protezione dell’articolo 18 venisse rimossa per
tutti i rapporti di lavoro, vecchi e nuovi: il rischio
sarebbe che il giorno dopo scattasse il licenziamento di molte persone il cui rapporto di lavoro
presenti un bilancio in perdita più o meno rilevante, ma che oggi sono mantenute in servizio
dalle rispettive imprese perché protette dall’articolo 18. A questa intensificazione dei licenziamenti il sistema non sarebbe in grado di far
fronte sul piano economico, con un corrispondente aumento dei trattamenti di disoccupazione; e sul piano operativo, con i nuovi strumenti
di servizio nel mercato del lavoro, fondati sulla
cooperazione tra strutture pubbliche e agenzie
specializzate, che ha bisogno di un periodo di
collaudo di uno o due anni. Una improvvisa intensificazione dei licenziamenti avrebbe anche
l’effetto di un diffuso allarme sociale, con le conseguenti prevedibili pressioni sul governo e il
Parlamento affinché venga sospesa l’applicazione della nuova disciplina. E questo — generando incertezza sulla stabilità del quadro legislativo — rischierebbe di neutralizzare l’effetto positivo della riforma sulla propensione delle imprese a investire e ad assumere.
Insomma: mentre per un verso la mobilità
spontanea disporrà degli strumenti contrattuali
per continuare a manifestarsi, anche nell’area
coperta dall’articolo 18, per altro verso ci sono
motivi decisivi per scegliere la strada del passaggio graduale dal vecchio regime ispirato al modello della job property al nuovo regime ispirato
ai principi della flexsecurity. Nulla vieterà, poi,
quando saranno evidenti i vantaggi per tutti, lavoratori e imprese, del nuovo regime, di accelerare la transizione anche per i vecchi rapporti.
Relatore in Senato sul disegno
di legge-delega per la riforma del lavoro
www.pietroichino.it
Se fosse vero, ed io non lo credo, che esiste
un’enormità di lavoratori «i cui rapporti di lavoro presentano un bilancio in perdita» si sarebbe
individuata una causa importante della caduta
di competitività della nostra economia. Negli
anni passati era stato proprio Pietro Ichino a
spiegarci che l’eliminazione della protezione
dell’art.18 sarebbe servita a rendere più fluido il
mercato del lavoro, da un lato consentendo alle
aziende di ricoprire i ruoli con le persone più
adatte, dall’altro incentivando i lavoratori ad
adeguare le proprie competenze alle necessità
emergenti. Tutte le transizioni costano. Meglio
aiutare i casi particolari di disagio piuttosto che
ingessare una situazione generalizzata di inefficienza aspettando che siano i pensionamenti a
risolverla.
Francesco Giavazzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
●U
29
UN ESAME DI MATURITÀ BURLA
SENZA COMMISSARI ESTERNI
COMMENTI
DAL MONDO
Sarà lo «choc
petrolifero»
a fermare Putin
●
❞
Il crollo del prezzo del
petrolio, scrive James
Rubin, ex sottosegretario di
Stato di Bill Clinton, su The
Sunday Times, provocherà
uno choc geopolitico:
mentre l’Occidente
«sgommerà via» grazie ai
costi ridotti, in molti dei
Paesi che «più minacciano
la pace internazionale, come
Russia, Venezuela e Iran», il
collasso dei profitti riuscirà
laddove stanno fallendo «le
modeste sanzioni». In
particolare, ricorda Rubin, se
il prezzo del barile sta sotto i
120 dollari, diventerà
difficile per Putin continuare
a fare accettare ai russi i
«veri costi della sua follia».
Quei monologhi
«privi di fiducia»
fra Rajoy e Mas
cordialità è
●
❞ «La
impossibile» tra il primo
ministro spagnolo Mariano
Rajoy e il presidente della
Generalitat de Catalunya
Artur Mas, scrive il direttore
di La Vanguardia, Màrius
Carol. Proprio come disse
Manuel Azaña, presidente
repubblicano negli anni
della guerra civile, parlando
del filosofo José Ortega y
Gasset: seppur d’accordo su
un regime autonomista in
Catalogna, «discutevano
sulle forme». Tra i duellanti
di oggi non c’è però alcuna
discussione, nessuna
complicità. «Stiamo
assistendo a due accesi
monologhi», scrive Carol,
nell’editoriale «Sfiducie».
a cura di Sara Gandolfi
n mese fa il presidente del Consiglio
Renzi assicurò che la
prevista cancellazione dei commissari
esterni alla maturità, per risparmiare 140 milioni di euro,
sarebbe stata sospesa. Purtroppo l’assicurazione è durata solo
un mese, visto che un emendamento al testo della legge di
Stabilità approvato dalla Camera, concordato dalla maggioranza e da Forza Italia, chiede al
ministero di emanare un decreto per valorizzare «i principi
dell’autonomia scolastica» e
«della continuità didattica».
Tradotto dal linguaggio dei
burocrati ministeriali che devono avere ispirato il testo,
questo vuol dire abolire i commissari esterni (quale maggiore continuità didattica che
quella di far valutare i maturandi dai propri insegnanti?). Che
il significato sia questo lo rivela
non soltanto un allarmato post
di Giorgio Allulli, ricercatore
dell’Isfol che aveva promosso
un appello per conservare i
commissari esterni, ma anche
il fatto che l’emendamento
contenga un cenno alle «economie» che in tal modo si ver-
rebbero a creare. Come è evidente, un esame di maturità affidato a valutatori completamente interni perderebbe ogni
ragion d’essere, eliminando
così un momento rilevante nella formazione dei nostri giovani. È l’esame di maturità, infatti, la prima vera prova in cui
uno studente deve fare appello
soprattutto a se stesso.
È per questo che, nonostante
la relativa facilità testimoniata
dalle altissime percentuali di
promossi, quell’esame continua a conservare una funzione,
risponde anzi a un bisogno degli stessi studenti di essere trattati seriamente.
L’esame burletta che si verrebbe a creare con la commissione tutta interna andrebbe
invece nella direzione opposta.
Per riprendere uno slogan del
presidente Renzi, più che far
cambiare verso al nostro sistema scolastico rappresenterebbe un ulteriore passo in avanti
lungo una via battuta da tempo, quella della sempre maggiore facilitazione degli studi e
della deresponsabilizzazione
degli studenti.
Giovanni Belardelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LA MOLDOVA ALLE URNE
IN BILICO FRA EUROPA E RUSSIA
U
n referendum per
scegliere fra l’Europa e la Russia: è questo il senso delle elezioni che si sono
svolte ieri in Moldova, la piccola nazione ex sovietica di 3 milioni e mezzo di abitanti incas to n a t a f r a l a Ro m a n i a e
l’Ucraina. Al pari di quest’ultima, la Moldova aveva firmato
quest’estate l’accordo di associazione con l’Unione Europea:
e allo stesso modo la decisione
aveva scatenato le ire di Mosca.
Il Cremlino aveva reagito imponendo un embargo alle importazioni agricole, inclusi carne, vino, frutta e verdura: un
colpo durissimo per il Paese
più povero d’Europa, la cui economia si regge sui prodotti della terra. E come è accaduto con
i russofoni dell’Ucraina orientale, Mosca ha ricominciato a
fomentare il secessionismo
della Transnistria, la regione
che è di fatto staccata dalla
Moldova dall’epoca della guerra civile del 1992 e dove ancora
stazionano 1.500 soldati agli
ordini del Cremlino.
Il primo ministro moldavo,
Iurie Leanca, a capo del partito
liberaldemocratico, si è posto
come obiettivo l’ingresso nella
Ue nel 2020. Ma il principale
gruppo di opposizione, il partito comunista ( che tuttora inalbera la bandiera rossa con falce
e martello), sostiene che
l’Unione euroasiatica sponsorizzata dalla Russia offrirebbe
maggiori benefici. A loro volta i
comunisti sono stati scavalcati
da gruppi filorussi più radicali,
che hanno definito «criminale» l’accordo con la Ue.
Con l’avvicinarsi delle elezioni le autorità hanno oscurato le
trasmissioni delle tv di Stato
russe, accusandole di propaganda. E a pochi giorni dal voto
il partito filorusso Patria è stato
escluso dalla competizione per
aver ricevuto finanziamenti illeciti da Mosca: il suo leader è
scappato in Russia temendo di
essere arrestato.
Come l’Ucraina, anche la
Moldova, pur essendo di stirpe
e lingua romene, è attraversata
da una frattura: secondo un recente sondaggio il 39% sarebbe
a favore dell’integrazione europea mentre il 43% preferirebbe
l’unione con la Russia. Ma una
cosa è certa: ai moldavi deve essere garantito il diritto di scegliere liberamente il proprio
destino. Senza interferenze
dall’esterno.
Luigi Ippolito
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30
Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
31
Cultura
& Spettacoli
In Gran Bretagna
Davis Nicholls
scrittore dell’anno
David Nicholls (foto) è stato
nominato scrittore britannico
dell’anno a The Specsavers
National Book Awards: l’ultimo
romanzo, Noi (Neri Pozza), è
risultato il più votato dalla giuria
di 750 addetti ai lavori ed esperti
dell’industria editoriale; è stato
apprezzato lo sguardo ironico e
malinconico dei due protagonisti
sul loro matrimonio in crisi. Noi
di Nicholls, autore che è stato tra
gli ospiti dell’ultima edizione di
BookCity a Milano, ha battuto
How To Be Both di Ali Smith e
The Bone Clocks di David
Mitchell. Il libro, selezionato per il
Man Booker 2014, ha raccolto il
favore dei fan tra cui l’attore
Russell Crowe e si candida a
bissare il precedente successo di
Nicholls, Un giorno (5 milioni di
copie), diventato un film.
Paradossi I libri osceni del libertino morto il 2 dicembre 1814 non figurano nelle liste inquisitorie della Chiesa
Sade non fu mai messo all’Indice
In Francia si fece 28 anni di carcere, le sue opere erano un caso editoriale che dura tutt’ora
di Francesco
Margiotta Broglio
L’autore
N
el 1947, per la prima
volta, varie opere di Sade vengono pubblicate
a Parigi con il nome e
l’indirizzo di un editore, JeanJacques Pauvert, che inizia con
La storia di Juliette ovvero le
prosperità del vizio, apparsa in
origine nel 1797 con il falso luogo «In Olanda» e arricchita da
cento incisioni. Di essa l’autore
negò la paternità, ma i librai non
esitarono a tradirlo, mentre du
Ravel dichiarò che egli aveva superato se stesso con uno scritto
ancora più detestabile di quell’infame «capolavoro di corruzione» rappresentato da Justine
(1791), sorella di Juliette, che sarà seguito dai 4 volumi della
Nuova Justine. Nel marzo 1801
Sade viene nuovamente arrestato (in tutto saranno 28 i suoi anni di carcere) e il manoscritto di
Juliette viene sequestrato dalla
polizia, ma i librai parigini nel
1802 fanno a gara per ristampare e diffondere le sue opere. Si
trattava, e così sarà fino al 1947,
di edizioni clandestine o di tirature molto ridotte.
Pauvert, che aveva sfidato tabù sociali e leggi sulla censura
pubblicando 24 volumi di Sade,
venne «severamente condannato» nel 1957 dal tribunale di Parigi per aver stampato opere
contrarie al buon costume (delle quali vennero ordinate la confisca e la distruzione), denunciate dalla Commissione per i libri prevista dalle leggi: tra i testimoni Paulhan, Bataille,
Cocteau, Bréton. L’anno successivo l’editore, difeso da un principe del foro, Maurice Garçon,
accademico di Francia, verrà assolto in appello per l’acclarata
nullità della decisione della
Commissione per l’assenza di
alcuni suoi membri.
Come ha scritto lo stesso Pauvert, per la prima volta «veniva
riconosciuto il diritto di esistere
all’opera più scandalosa di tutti i
tempi», ma il 21 dicembre 1958
la Francia di de Gaulle approverà una legge che ripristinava la
censura con misure definite da
Garçon più dure di quelle di Napoleone, in quanto con la scusa
di tutelare l’infanzia esse davano
il potere al ministro dell’Interno
di predisporre una lista di libri
proibiti. Dopo qualche garanzia
per gli editori negli anni Sessanta, il nuovo codice penale del
1994 introdurrà pene severe
contro libri o audiovisivi che
diffondessero messaggi violenti
o pornografici violando la dignità umana: ancora Garçon
qualificherà le relative norme
«il capolavoro della Censura».
Gli ultimi anni Novanta del
Novecento vedranno però l’opera di Sade consacrata nella prestigiosa Bibliothèque de la
Pléiade di Gallimard, a cura di
Michel Delon. Gli studi su di lui
si erano, peraltro, moltiplicati,
come l’attenzione dei più accreditati intellettuali mondiali.
Colpisce comunque che negli
anni trascorsi dal tempo di Sade, scomparso esattamente due
L’index
La prima
edizione
ufficiale
dell’Index
librorum
prohibitorum
(foto sopra) fu
pubblicata nel
1559 dalla
Santa
Congregazione
della
Inquisizione
Romana, sotto
il papato di
Paolo IV. Tra i
testi proibiti, il
Decameron di
Giovanni
Boccaccio e
Il Principe di
Niccolò
Machiavelli
secoli fa il 2 dicembre 1814, la
Chiesa di Roma non paia essersi
accorta dei suoi scritti particolarmente violenti contro la religione. Negli «Indici dei libri
proibiti» pubblicati dal papato
in questo lasso di tempo (l’ultimo è del 1948, nel 1966 l’Index
verrà eliminato) mai l’autore o
qualcuna delle sue opere blasfeme si rinviene nella nota collezione quasi completa di normative, documenti, elenchi di scritti pubblicata a Ginevra e a Montréal dal De Bujanda. Non
mancano Voltaire e Rousseau,
Casanova e d’Annunzio, Beccaria, Sartre e Simone de Beauvoir,
Zola e Balzac, Fogazzaro e Moravia, Gioberti e Rosmini, Croce e
Gentile, George Sand e Ada Negri, che certo non appartengono
al «mondo alla rovescia» del nostro marchese. Sade peraltro era
un grande conoscitore della
Bibbia e la sua «religione» appare «molto più complessa e paradossale di una antiteologia che
si contentasse di proclamare
tutto il contrario dei valori della
Chiesa» (Vilmer).
Non si rinviene traccia di Sade nella documentazione con-
La consacrazione
A fine Novecento,
viene celebrato dalla
Bibliothèque de la
Pléiade di Gallimard
servata negli archivi romani della «Congregazione dell’Indice»,
soppressa nel 1917 da Benedetto
XV con l’attribuzione delle relative competenze a quella del
Sant’Uffizio. Non è agevole,
quindi, spiegare i silenzi della
Chiesa, che non possono essere
dovuti né a distrazione dei censori ecclesiastici, né alla scarsa
notorietà o alla paternità non
immediatamente dichiarata di
alcuni scritti, né, ancora, al fatto
che le opere lascive sarebbero
ricadute in una generica e originaria condanna. Opere del genere infatti, in diverse epoche, si
ritrovano tra quelle condannate.
Si aggiunga che alla sua morte,
nonostante le diverse disposizioni testamentarie, Sade ebbe
diritto ai funerali religiosi e venne sepolto nel cimitero del manicomio di Charenton in una
Il manoscritto esposto a Parigi
Il rotolo lungo 12 metri
delle «120 giornate»
In alto:
il castello
del marchese
de Sade,
a Lacoste,
in Provenza
(foto ©
Ann Beaumont)
Il manoscritto originale delle 120
giornate di Sodoma di de Sade è esposto
per la prima volta a Parigi, al Musée des
Lettres et Manuscrits (fino al 18 gennaio).
Un rotolo di fogli incollati, lungo 12 metri
e largo 11,5 centimetri, scritto fronteretro con minuscola calligrafia (a destra,
foto Ap); è stato acquistato dal presidente
del museo privato, Gérard Lhéritier, per
7 milioni di euro.
tomba senza nome, ma con solo
una grande croce di pietra. Le
autorità di polizia furono tranquillizzate: metà dei suoi numerosi manoscritti vennero da esse
sequestrati e dati alle fiamme,
l’altra metà chiusi in un baule e
consegnati alla famiglia che, fino alla quinta generazione dei
Sade, si guardò bene dall’aprirlo.
Solo di recente è stato ritrovato ed esposto a Parigi al Museo
dei manoscritti il famoso rouleau, un insieme di fogli clandestini incollati tra loro sui quali
Sade aveva trascritto Le 120 giornate di Sodoma e che restarono
nella sua cella alla Bastiglia
quando venne trasferito a Charenton e, dopo la presa della fortezza nel 1789, finirono in mani
private.
C’è la diffusa convinzione che
tutta l’opera di Sade si iscriva
«nel pensiero del suo secolo»,
rielaborando «assunti ampiamente diffusi della filosofia illuministica soprattutto nel suo
versante ateo e materialista»
(Gorret). Si è parlato di lui come
«figlio maledetto dei Lumi»
(Deprun), ma anche di un suo
collegamento con la «dottrina
agostiniano-calvinista-giansenista della totale depravazione
dell’uomo» (Crocker), mentre
Barthes lo ha accostato a sant’Ignazio e Lacan a Kant.
Di certo il silenzio ecclesiastico sulle sue opere appare tanto
più stupefacente se si tiene conto che, proprio in Juliette, egli
immagina un episodio nettamente blasfemo e mette in ridicolo papa Braschi (Pio VI) — alla
cui «incoronazione» aveva assistito — facendogli scrivere una
lunga «enciclica», intitolata Di
tutte le stravaganze dell’uomo,
piena di dottrina e di riferimenti
storici, filosofici e teologici, che
esalta l’assassinio e gli assassini.
Quel che è più grave è che Juliette negozia con il Papa — che lei
provoca in tutte le forme e definisce «fantasma orgoglioso» e
«vecchia scimmia» — la dissertazione e i suoi contenuti in
cambio di una «immensa orgia,
piena di lussuria e di libertinaggio» che si sarebbe svolta intorno all’altare di San Pietro protetto da enormi paraventi. Pio VI,
comunque, riconosce che l’elevazione delle idee di Justine è
estremamente rara tra le donne
e conclude il suo testo con queste parole: «Tutti i popoli hanno
sgozzato uomini sugli altari dei
loro dei. In ogni tempo l’uomo
ha provato piacere versando il
sangue dei suoi simili e… talvolta ha mascherato questa passione con il velo della giustizia, talvolta con quello della religione.
Ma il fondamento, lo scopo era,
senza dubbio alcuno, lo stupefacente piacere che ne provava».
Un testo profondamente… sadico (o sadista?) che sicuramente
non dovette sfuggire ai censori
ecclesiastici, ma che continua,
dopo più di due secoli, a poter
essere letto senza tema di pene
anche solo spirituali.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● Donatien
Alphonse
François de
Sade (foto),
meglio
conosciuto
come
Marchese de
Sade (noto
anche come
«Divin
marchese») è
nato il 2 giugno
1740 a Parigi, e
morto il 2
dicembre
1814, nel
manicomio di
CharentonSaint Maurice.
Scrisse
numerosi libri
erotici e alcuni
saggi filosofici,
molti dei quali
scritti mentre si
trovava in
prigione. Il suo
nome è
all’origine del
termine
«sadismo»
Titoli
● Per il
bicentenario
della morte, nel
2014 sono
state
ripubblicate
Le 120 giornate
di Sodoma
(Bur - Rizzoli),
Dialogo tra un
prete e un
moribondo. E
altri testi
filosoficomorali
(Castelvecchi),
Strenne
filosofiche,
(editore La Vita
Felice) e Justine
(edizioni
Clandestine).
L’editore Elliot
ha ripubblicato
alcuni racconti,
da Florville e
Courval. O della
fatalità a
Storielle e il
saggio Sade di
Guillaume
Apollinaire,
nella collana
Maestri diretta
da Antonio
Debenedetti
32
Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
CULTURA
Premi
Asta a Londra
Il «Cavallini» a La Capria e Ordine
Raffaele La Capria e Nuccio Ordine hanno vinto il
18° premio Bruno Cavallini, consegnato a
Pordenone dal critico d’arte Vittorio Sgarbi. Il
riconoscimento dedicato all’intellettuale, docente e
studioso dei classici Bruno Cavallini (1920-1984)
è andato a Ordine per il bestseller L’utilità
dell’inutile (Bompiani); premio speciale assegnato
a La Capria per l’intera sua opera letteraria.
Addii / È scomparso a 80 anni
Mark Strand
Poeta di paesaggi
e passaggi d’anima
Piazza San Marco
del Canaletto
cerca il record
Segna
libro
Il diritto senza i compromessi:
la giustizia come missione civile
di Luigi Ferrarella
I
B
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Come costruire
un’auto. Storie di
viti, dadi e
bulloni
(traduzione di
Roberta
Scarabelli,
Vallardi, pp. 60
14,50; da 8
anni) è un albo
illustrato e
anche una
storia tecnica.
Attraverso
l’avventura di
Arnie, Bill e
Christian, tre
topini curiosi e
pieni di risorse,
Martin
Sodomka,
autore e
disegnatore
della Repubblica
Ceca appassionato di meccanica, spiega (e
illustra) davvero
cosa c’è sotto il
cofano e come
funziona un
motore. Dopo le
automobili
toccherà a moto
e aerei.
Tu chi sei? A
porre la
domanda sono i
Ludosofici alias
Ilaria Rodella e
Francesco
Mapelli. Per le
risposte i due
autori hanno
chiesto aiuto
tanto ai filosofi,
classici e
contemporanei
(concetti da
Eraclito, Socrate, Wittgenstein,
Derrida e altri),
quanto ad
artisti (da
Velázquez a
Pistoletto) e
creativi (Alberto
Rebori). Ne
risulta un
manuale di
filosofia per
bambini
(Corraini, pp.
112, 12, da 10
anni) che invita
a guardarsi
attorno, per
trovare se stessi
a cura di
Severino
Colombo
tela, è stimata tra 6 e 8 milioni di
euro, cifra record per l’artista;
proveniente da una collezione
privata inglese è stata esposta
l’ultima volta nel 1857. Altre
varianti del soggetto veneziano
(molto caro al Canaletto) sono
custodite al Metropolitan
Museum di New York e al Museo
Thyssen di Madrid.
Gli scritti e l’opera di Vittorio Grevi
di Roberto Galaverni
poeti, si sa, vivono di ossessioni. L’ossessione e insieme il demone di Mark Strand,
nato nel 1934 in Canada, cresciuto negli
Usa e morto sabato scorso, è stata il paesaggio; o più precisamente il mondo visibile:
la natura, dunque, ma anche le strade, gli incontri, le occasioni dell’esistenza quotidiana, i
gesti degli uomini. Si tratta di un’attenzione,
di un esercizio dello sguardo costanti, sia che
il poeta passeggi, sia che mediti, ricordi o sogni nel raccoglimento un poco ombroso della
propria stanza. Accade allora che nei versi di
Strand (nella foto) le certezze, le garanzie, la
stabilità del paesaggio continuamente s’incrinino o si sfilaccino, come se le domande radicali a cui vengono sottoposte le cose — il tempo, il senso della nostra vita, la verità dell’amore — aprissero delle voragini, scoprissero delle lacune o perfino il mancamento della realtà
stessa. Più che ancorarsi, questo poeta nel
paesaggio sembra perdersi ogni volta di nuovo.
Da questo punto di vista il titolo della prima
raccolta poetica di Strand, Dormendo con un
occhio aperto, uscita nel 1964 quando il poeta
aveva trent’anni, può dire molto del suo intero
percorso creativo. Viene in mente la definizione, prediletta da Montale, della poesia come
un sogno che si fa ad occhi aperti. E in effetti
nei versi di Strand — è forse questa la loro
prima virtù — la rappresentazione non è mai
in pace con se stessa. Al contrario, costituisce
il territorio a cui si chiede una risposta alle
proprie interrogazioni esistenziali e filosofiche, e insieme la proiezione dei rovelli personali, delle paure, delle ombre, dei sogni. Ecco
ad esempio, nella versione di Damiano Abeni,
che è il suo principale
traduttore italiano: «Starsene seduti su una sedia a
chiedersi dove nasca / il
non aver fine, dove vada,
quanto prossimo sia; e
vedere / la neve che cade,
i fiocchi che s’ingrandiscono qualsiasi cosa tocchino, // e mutano forma
finché non resta forma».
In misura tanto più significativa nei casi in cui
il disegno appare più nitido e preciso, questa
poesia lascia comunque un’impressione inquietante di aperto, di non risolto, come di
qualcosa senza fondo, o fondamento. Non si
tratta affatto, dunque, di una irresolutezza
formale, ma relativa al sentimento della vita e
alla visione delle cose.
«Non ho mai sentito un luogo come mio»,
ha affermato Strand in un’occasione. E credo
che proprio questo colpisca di più della sua
vicenda poetica: il mancato accordo, come una
specie di asimmetria permanente, tra una vita
assai ricca di amicizie, incontri, relazioni, viaggi, spostamenti, occasioni lavorative, e un senso davvero irrimediabile di solitudine, una
solitudine radicale, più metafisica che esistenziale. La varietà stessa dei modi espressivi, che
comprendono anche sequenze poematiche,
aforismi, prose poetiche, sembra rispondere al
tentativo, condotto con strumenti volta a volta
diversi, di accertare ma anche, se possibile,
riparare una simile situazione.
Attraverso la mobilità dello sguardo, l’attenzione ai particolari, lo sconfinamento nei territori del dormiveglia, del trasognamento, dell’immaginazione, Strand non è tanto un cacciatore d’immagini, anche se così a tutta prima
potrebbe sembrare. Il centro del suo interesse,
autentico motore e insieme miraggio della sua
poesia, è invece la ragione del paesaggio, l’accertamento se vi sia qualcosa di vero e di durevole nel nostro passaggio nel mondo, se non
sia tutto destinato a finire. Questi versi sono
tratti da una poesia intitolata appunto La fine:
«Non ogni uomo sa cosa canterà alla fine, /
guardando il molo mentre la nave salpa, o cosa
sentirà / quando sarà preso dal rombo del
mare, immobile, là alla fine, / o cosa spererà
una volta capito che non tornerà più».
Piazza San Marco con la basilica:
è il soggetto veneziano (a
sinistra, un particolare) di un
quadro di Giovanni Antonio
Canal (1697-1768) detto il
Canaletto, che sarà battuto
all’asta mercoledì 3 dicembre da
Sotheby’s a Londra. La veduta
The Piazza San Marco looking
east towards the basilic, olio su
33
isogna rassegnarsi all’evidenza e, a 4 anni dalla morte del giurista Vittorio Grevi, ammettere
che un suo affettuoso collega
peccò di ottimismo quando previde che la sua mancanza avrebbe «lasciato non un grande vuoto, ma un grande pieno». Non è
andata così. Basta lo spettacolo
appena offerto da un Parlamento incapace di uscire da logiche
di stretta appartenenza politica
nell’elezione dei giudici costituzionali di propria competenza, o
nella designazione dei componenti laici del Consiglio Superiore della Magistratura, per far
ricordare anche agli smemorati
la ragione per la quale il più autorevole processualpenalista
italiano è sempre rimasto fuori
dagli organi costituzionali.
Ostracizzato in politica da chi
vedeva come fumo negli occhi il
suo bagaglio scientifico non etichettabile. Ma nemmeno mai
appoggiato da chi, su sponde allora d’opposizione, in fondo diffidava della sua autonomia di
giudizio non piegabile ai diktat
di partito o anche solo ai sussurrati «consigli» para-istituzionali. Non «affidabile» quanto quegli accademici che su ogni passaggio della vita pubblica centellinano le loro valutazioni a
seconda di quanto la geometria
del posizionamento li avvicini
di più alla benevola riconoscenza di chi potrà avere voce in capitolo su un incarico agognato,
una cattedra desiderata, una
collaborazione editoriale prestigiosa.
Un azzeccato silenzio sui progetti di legge più sulla cresta
dell’onda, o una parola in più di
plauso al sciocchezzaio populista più in voga, non sono mai
stati la specialità di uno dei tre
soli italiani della «Fondation internationale pénale et pénitentiaire», professore di procedura
penale in cattedra da ordinario a
29 anni, uno dei padri del nuovo
codice, influente commentatore
di questioni giuridiche su «Il
Docente
● Giurista e
professore
universitario,
Vittorio Grevi
era nato a
Pavia il 2
settembre
1942. È morto
il 4 dicembre
2010.
A sinistra:
illustrazione
di Doriano
Solinas
Giorno» e dal 1988 sul «Corriere
della Sera», autore di testi come
Nemo tenetur se detegere e Libertà dell’imputato e Costituzione, fondatore e a lungo segretario dell’«Associazione tra gli
studiosi del processo penale»,
direttore o condirettore delle riviste «Cassazione penale» e «Rivista italiana di diritto e procedura penale», curatore con Giovanni Conso di basilari commentari e compendi.
Degli oltre milla Scritti per il
Corriere 1988-2010, in 22 anni di
collaborazione con via Solferino, ora Simone Lonati, Carlo
Melzi d’Eril, Paolo Renon, Paola
La presentazione
Si tiene oggi a Milano presso la
Sala Montanelli del «Corriere»
(via Solferino), alle 18, la presentazione degli Scritti per il
«Corriere» 1988-2010 di Vittorio Grevi, volume edito dalla
Fondazione Corriere della Sera
(pp. 281, 14). Intervengono
Virginio Rognoni, Armando
Spataro e Simone Lonati.
Coordina Luigi Ferrarella.
Grevi sarà ricordato anche il 4
all’Università di Pavia (ore 21).
De Pascalis e Adelaide Corbetta
curano per le edizioni della
«Fondazione Corriere della Sera» una raccolta di una sessantina di testi selezionati per temi
omogenei. E per data: perché
oggi son capaci tutti di registrare la morìa di processi causata
dalle leggi che ne hanno accorciato la prescrizione, ma nel
2005 non erano tanti quelli che,
all’interno dell’accademia, si
esponevano senza timore nel
prevedere con chiarezza che «il
sistema processuale non riuscirà a reggere i nuovi e più angusti
termini di prescrizione» e «per
molti reati anche gravi sarà di
fatto garantita l’impunità ai loro
autori nell’impossibilità di concludere i giudizi nei termini abbreviati».
Grevi approfondiva il diritto
penitenziario e portava già dentro le carceri i suoi studenti
(molti dei quali oggi magistrati
e avvocati dal proverbiale timbro di rigore e competenza)
quando la giurisprudenza evolutiva di Strasburgo era lungi
dall’imporsi, e quando spendersi per davvero per i diritti anche di chi è prigioniero calamitava le peggiori ondate di qualunquismo.
All’entrata in vigore del nuo-
vo codice fu tra i primi e tra i pochi a mettere in guardia dalle
suggestione esterofile e dalla facile mistificazione di chi cianciava di processo «alla Perry
Mason».
E quando nemmeno era immaginabile la transumanza di
legioni di magistrati in politica,
già nel 1989 additava l’indispensabilità di «uno statuto del magistrato» capace di dare ai cittadini «un segnale non equivoco
che consenta ai magistrati di essere liberi dai condizionamenti», derivanti tanto dalla plateale appartenenza a partiti politici
quanto alla più subdola «contiguità con centri di potere politico ed economico magari meno
trasparenti di un partito politico». Perché in effetti c’è «una
cosa semplice su cui tutti —
scrive nella prefazione l’amico
ed ex ministro della Giustizia e
dell’Interno, Virginio Rognoni
— possiamo consentire: davvero io credo che essere fedele al
proprio lavoro, scrupoloso e
continuo nello sforzo di studio
e ricerca, sia già un primo e prezioso servizio che l’uomo di
scienza offre alla sua collettività».
[email protected]
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Riscrivere il passato per poterlo rivivere
Lampi d’amore in «La locanda delle occasioni perdute» di Antonella Boralevi
di Roberta Scorranese
P
robabilmente, tra le consapevolezze che la maturità porta con
sé c’è quella che muove Mirella:
riscrivere il passato è più seducente
di una noiosa pianificazione del futuro. Mirella è la protagonista di La
locanda delle occasioni perdute (Rizzoli, pagine 213, 18), l’ultimo romanzo di Antonella Boralevi. Scrittrice intelligente e sensibile, Boralevi
sceglie una fiaba che ha come sfondo
una Parigi piovosa e familiare, dove
Mirella (nome scelto perché fragile,
comune, poco altisonante), alla vigilia del 47 esimo compleanno, va alla
ricerca di una locanda speciale. Un
ristorante nascosto nella ragnatela di
viuzze parigine dove, dal menù, torna il passato irrisolto. Con le sue oc-
casioni perse, con i suoi momentichiave che ci siamo lasciati sfuggire,
con i suoi nodi dolorosi: tutto scritto
chiaro, come una mappa, su un pezzo di carta. Con la possibilità di rivivere uno di questi momenti.
E così, da quel menù che, appoggiato sul tavolo, sembra «una pozza
di buio», Mirella si muove in bilico
tra la sentenza di Eraclito, poi ripresa
da James Hillman (il destino scaturisce dal carattere) e la consapevolezza
che il futuro nasce dalle scelte fatte
quotidianamente, dalle decisioni
prese per necessità, come se ogni
azione recasse con sé una predeterminazione ineluttabile.
La scrittura di Boralevi, leggera,
elegante, dall’intimismo dosato, ci
porta nel passato di Mirella, fa riapparire una bambina insicura, educata rigidamente, tenuta a distanza dai
❞
Mirella per
i suoi 47
anni trova
un locale
speciale, a
Parigi, dove
il menù
ha poteri
magici
bellissimi genitori. Resuscita uomini, professori, amici, conoscenti,
amori. La maternità. Lampi. «La parola “mamma” mi aprì il cuore come
un pugnale». «Il sapore del burro
spalmato per te da un altro è diverso
da tutto».
E poi la scelta. Cosa rivivere? Come
cambiare quella linea netta che la
storia ha scritto sulla pelle? E, soprattutto, cambiarla o no? La risposta si
traduce in un: «Non sono pronta».
Forse perché non siamo mai pronti
per quello che desideriamo davvero?
Perché ci affezioniamo al nostro destino che finisce per assomigliarci?
Perché ogni scelta porta con sé una
fatica immane? Mirella è un personaggio per il quale si prova simpatia.
E si finisce per fare per lei un tifo
strano: forza Mirella, scegli!
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Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
34
GUARDIAMO OLTRE
PERCHÉ QUALCOSA C’È SEMPRE.
BETTER STARTS NOW
RADIOCONTROLLATO • PRECISIONE ASSOLUTA
L’orologio riceve, con trasmissione via onde radio, il segnale generato da un orologio atomico:
la sua precisione ha una tolleranza di 1 sec. ogni 10 milioni di anni.
SISTEMA ECO-DRIVE • ENERGIA INESAURIBILE
Basta una minima esposizione alla luce naturale o artificiale per accumulare
una grande quantità di energia e garantire il funzionamento dell’orologio, senza pila.
SUPERTITANIUM • IL PIÙ LEGGERO, IL PIÙ RESISTENTE
Molto più dell’acciaio e del normale titanio, sia per leggerezza che per resistenza
alla corrosione e all’usura: il Super Titanio viene utilizzato anche nell’industria aerospaziale.
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
SPETTACOLI
Ritorni
Gillian Anderson, la mitica Dana Scully di X Files,
torna ad essere la protagonista di una serie tv. E,
ancora una volta dopo la serie di culto degli anni
Novanta, vestirà i panni di una detective. The Fall
sarà in onda su Sky Atlantic Hd da mercoledì, alle
21.10. Scritta da Allan Cubitt, ha già una seconda
stagione confermata. Nel cast, anche Jamie
Dornan (nella foto con Anderson), che a breve sarà
al cinema nei panni di Christian Grey, in 50
sfumature di grigio. The Fall è un thriller
Gillian Anderson
di nuovo detective
dopo «X Files»
35
ambientato in Irlanda, che racconta la vita dei suoi
due protagonisti: entrambi «cacciatori», anche se
in modo molto diverso. Stella Gibson (Anderson) è
una detective della polizia di Londra che si
trasferisce a Belfast per indagare su un caso
ancora non risolto. Paul Spector invece (Dornan) è
un killer psicopatico e meticoloso che cela omicidi
rituali e misogini sotto una vita all’ apparenza
inappuntabile: è uno psicologo dei servizi sociali
oltre che un padre amorevole di due bambini.
L’anticipazione
«Selma»
racconta lo
storico corteo
guidato dal
leader pacifista
Attivista
«Oggi un film su
Martin Luther King ci ricorda
che il razzismo è ancora un
cancro per l’America», spiega
Oprah Winfrey, produttrice
(con Brad Pitt) di Selma, città
dell’Alabama da cui partì, diretta a Montgomery, la storica
marcia del leader pacifista nero. «Sullo schermo vedrete tre
mesi cruciali del 1965, importantissimi ieri come oggi perché quella manifestazione per i
diritti civili degli afroamericani
rimanda alle ingiustizie di oggi. Basti citare il recente caso
Ferguson con l’assassinio del
18enne Michael Brown da parte
di un poliziotto. Selma racconta una pagina di storia fondamentale, non solo le battaglie e
il peso della figura di Martin
Luther King», spiega la celebre
conduttrice che ha presentato
con orgoglio all’American Film
Institute Festival la pellicola diretta da Ava DuVernay.
Oprah si è riservata una piccola ma intensa e significativa
parte. «È quella di un’attivista,
donna di colore che va a fare richiesta di diritto di voto e viene
insultata, sbeffeggiata dal burocrate che stampa con protervia sul suo modulo il timbro
denied, rifiutato». Elogia la regista afroamericana DuVernay,
premiata al Sundance per la
migliore regia nel 2012 (con
Middle of Nowhere) e ribadisce: «In un momento come
quello di oggi in cui negli Stati
Uniti si assiste a una recrudescenza di intolleranza nei confronti della vastissima comunità afroamericana, Selma è una
lezione di storia, coraggio, una
battaglia in nome della civiltà».
Il film, sugli schermi Usa a
Natale, si vedrà dal 12 febbraio
2015 in Italia con il titolo Selma
- La strada per la libertà distribuito da Notorious Pictures.
La Winfrey si dice entusiasta
dell’attore inglese David Oyelowo che per interpretare il lea-
Oprah Winfrey
interpreta
l’attivista per i
diritti civili
Annie Lee
Cooper in
«Selma», il film
biografico
su Martin
Luther King
diretto da Ava
DuVernay (42),
prima afroamericana ad
aver vinto il
premio come
miglior regista
al Sundance
nel 2012
LOS ANGELES
La marcia di Oprah
Winfrey produttrice del film su Luther King
«Un monito per tutti, il razzismo esiste ancora»
Star
● Attrice e
conduttrice tv,
Oprah Winfrey
(60 anni) è nata
a Kosciusko,
Mississippi
● Ha esordito
come attrice in
«Il colore viola»
(1985). È
sempre ai
vertici delle
classifiche di
«Forbes» sulle
star più pagate
der nero è ingrassato di venti
chili. Spiega il protagonista:
«Per me le parole di Martin Luther King “I have a dream” sono
state uno slogan e ancora lo sono. È stato molto impegnativo,
e un autentico onore, impersonare il leader dei diritti civili
anche con le sue contraddizioni. Sì, il film affronta anche le
sue infedeltà coniugali condensate in una forte scena di
confronto con la moglie, che lo
interroga e gli chiede quanto
l’amore per lei e per la loro famiglia abbia ancora un peso tra
i numerosi tradimenti e il totale impegno politico e attivista».
Racconta la regista: «Abbiamo messo a fuoco i tanti aspetti della personalità di quest’uomo, assassinato quando aveva
solo 39 anni e che poco prima
della marcia di Selma aveva ri-
cevuto il Nobel per la pace. Un
ruolo chiave è anche quello dei
politici repubblicani pro o contro ogni mossa di King. Tom
Wilkinson impersona il presidente Lyndon B. Johnson dando voce e peso alle sue aperture
per i diritti degli afroamericani. La stesura del copione,
scritto a quattro mani con Paul
Webb, ha richiesto un lungo lavoro di ricerche anche perché
nel film ho voluto utilizzare alcuni spezzoni originali della
marcia e le testimonianze di alcuni orrendi crimini razziali in
L’impegno di Brad
Pitt tra i finanziatori.
La conduttrice nel ruolo
di una donna che si
batte per i diritti dei neri
7 marzo 1965 Martin Luther King (1929-1968) alla
manifestazione di Selma (Alabama) per i diritti dei neri
Alabama e nel Sud degli Stati
Uniti. Oprah è stata grande nel
concedermi piena libertà di
scelta dei protagonisti, al di là
di ogni ingerenza della Paramount che era interessata all’acquisto del film per gli Usa».
«Il significato della marcia di
Selma — affermano all’unisono Oprah e la sua regista — è
attualissimo e il lavoro fatto per
riportare ogni esatta parola degli incontri politici tra Johnson
e King è stato minuzioso. Tim
Roth ha reso magnificamente il
complesso ruolo del Governatore dell’Alabama George Wallace, un democratico contrario
all’inserimento nelle scuole
bianche di studenti neri. King
lo chiamò in causa personalmente come colpevole del clima di odio di quegli anni».
Oprah non ha dubbi: «La
platea potrà vedere nel film un
appello alla pace, all’eguaglianza, contro ogni violenza. Da
tempo sto lavorando alla miniserie di HBO sulla vita di Martin Luther King. Selma è solo
una pagina della lotta per i diritti e nel 2015 la grande manifestazione celebrerà il suo 50°
anniversario. Vorrei che il film
riaccendesse ogni giorno la
speranza per un’America e un
mondo migliori».
Giovanna Grassi
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Gianna e la voglia di cantare Modugno con uno stile rock
Nell’album «Hitalia»Nannini rilegge alcuni brani classici: scelta biografica, come un diario della mia vita
«U
n disco retro-innova t i vo » . G i a n n a
Nannini definisce
così «Hitalia», il nuovo album
che esce oggi e in cui rilegge in
chiave rock dei superclassici
della nostra canzone: Battisti,
Lucio Dalla, De André, Gino Paoli, Modugno...
«Ho fatto una scelta biografica, un diario della mia vita. È
inutile scappare da se stessi,
così ho deciso di fare una cosa
che non avevo mai fatto prima.
Sono tutte canzoni che hanno
un’eco per me», racconta Gianna. Verrà poi il momento per
cantarle dal vivo in un tour a
maggio. «Sarà qualcosa di essenziale perché queste versioni
Voce Gianna Nannini è nata a
Siena il 14 giugno del 1954
nascono per il trio chitarra,
basso e batteria con l’aggiunta
degli archi».
Arrangiamenti coraggiosi,
«metal-Modugno» li chiama
lei. Gianna tocca un repertorio
considerato intoccabile. «È
nella natura della musica popolare che le canzoni nel tempo vengano modificate. Per
“Dedicato” ho addirittura cambiato, in accordo con Ivano
Fossati, anche una parte del testo». Ci ha aggiunto un «Dedicato all’Italia, a chi l’ha vista
sulla strada, noi che abbiamo
quel che abbiamo». «Spero che
questo disco sia un’iniezione di
fiducia. Quando sento che assieme a Portogallo, Grecia e
Spagna ci chiamano i Paesi Pigs mi viene voglia di rivoltarmi.
Siamo italiani e meno male.
Abbiamo una forza culturale
unica e forse dovremmo capire
che non ci aiuta parlare sempre
delle nostre sfortune e dare la
colpa al governo. È ora che ciascuno prenda in mano la situazione».
La canzone italiana una volta
andava anche all’estero, vedi
«Volare», «Il mondo» e «’O sole mio». «Abbiamo avuto una
tradizione importante poi la
globalizzazione ci ha confinati.
Paradossalmente è stato un fenomeno che ha ristretto i confini del mondo invece che allargarli. Io da anni combatto
perché ogni Paese abbia il proprio sound». Tre i brani cui tiene particolarmente: «“Dio è
morto” è ancora contemporanea, “Un’avventura” la portai
assieme a un mio brano a un
concorso per voci nuove, “Caruso” è l’emblema del disco,
l’italianità del bel canto di cui
non dobbiamo vergognarci».
Fra gli ospiti Gino Paoli in «Il
Fiducia
«Ho fatto una cosa
inedita per me, spero
che questo cd sia
un’iniezione di fiducia»
cielo in una stanza», Massimo
Ranieri mette il bollino di napoletanità su «’O sole mio» e
Vasco che partecipa a «C’è chi
dice no». «Io e Vasco abbiamo
iniziato assieme, siamo stati i
primi a portare il rock in italiano al grande pubblico».
«Mamma» è dedicata alla
madre scomparsa da poco.
«Non avevo mai fatto una canzone per lei, se ne andata nelle
settimane dopo che l’ho cantata». E lei che mamma è? «Come
me non c’è nessuno (ride). Sono una mamma internazionale
ma affettuosa e presente fisicamente».
Andrea Laffranchi
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Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
L’addio
È morto Tabasso
inventò il programma
Rai StereoNotte
SPETTACOLI
È morto a Roma per una improvvisa malattia Pierluigi Tabasso,
inventore di storici programmi radiofonici Rai come «Supersonic»
(1972), «Notturno italiano» e, soprattutto, «StereoNotte» nel 1982.
La formula della trasmissione era semplice ma rivoluzionaria: sei ore
di musica di tutti i generi da mezzanotte fino alle 6 del mattino. Un
appuntamento che raggiunse in breve indici di ascolto impensabili
per la fascia notturna: una media di 400 mila ascoltatori a notte,
quasi un milione all’inizio degli anni 90. StereoNotte resta un punto
di riferimento dell’offerta radiofonica di Viale Mazzini. Sabato sera è
stata dedicata la puntata al suo storico ideatore.
Debutti
Nasce Explora Hd, canale De Agostini
Nasce oggi un nuovo canale del gruppo De Agostini. Explora Hd
(sul canale 415 di Sky, dove fino a ieri c’era DeASapere) sarà una rete
principalmente maschile, caratterizzata da produzioni originali tra
cui «Morti e stramuorti», il primo docu-reality italiano che segue le
vicende di una famiglia napoletana che gestisce un’agenzia di
pompe funebri. Ma oltre a trattare l’estremo saluto con ironia, il
direttore Massimo Bruno ha spiegato che su Explora ci saranno i
temi che appassionano gli uomini, tra cui motori, disastri e scienza.
«Sulle orme di Mahler
non dimentico l’Italia»
Sul podio
Il maestro
Daniele Gatti,
53 anni, è stato
eletto direttore
musicale alla
Royal
Concertgebouw
Orchestra
di Amsterdam.
Entrerà
ufficialmente
in carica
nel 2016
succedendo
a Mariss
Jansons
Gatti alla guida dell’Orchestra Sinfonica di Amsterdam:
credo nella vitalità dei nostri teatri, sappiamo fare miracoli
Tradizione
● Gustav
Mahler (18601911). La Royal
Congertgebow
di Amsterdam
vanta una
lunga
tradizione
mahleriana.
«La sua
identità –
spiega Gatti – si
è formata su di
lui e sui grandi
compositori di
area
germanica»
D
ue mesi fa la nomina
come direttore musicale del Concertgebouw. Qualche settimana dopo Daniele Gatti arriva
ad Amsterdam per una serie di
concerti fissati da tempo. «Entro in teatro per le prove aspettandomi al massimo qualche
stretta di mano e invece vengo
accolto da una corale di ottoni.
E’ il compleanno di qualcuno?
chiedo. No maestro, mi sussurra un musicista, questo è un
omaggio per lei. Sono rimasto
così sorpreso che, una volta sul
podio, non sono riuscito a
spiaccicare parola per l’emozione. Ma credo che mi abbiamo capito lo stesso. Un’atmosfera bellissima che mi ha spinto a lavorare subito per il futuro».
Un futuro prossimo, dal 2016
entrerà in carica succedendo a
Mariss Jansons, e a lunga prospettiva. Perché alla Royal Congertgebouw, una delle forma-
zioni sinfoniche più prestigiose al mondo, tutti i direttori
musicali vengono scelti democraticamente dagli orchestrali
e nessuno è mai di passaggio.
In 126 anni di storia, solo sei gli
eletti.
Gatti è il settimo. Secondo
italiano, anzi secondo milanese, dopo Riccardo Chailly, che
ad Amsterdam rimase per 16
anni. I concerti di queste sere
sono un prologo a quello che
verrà. Mahler, Schumann,
Berg, Wagner gli autori che
Gatti dirigerà fino al 16 dicembre. «Questa orchestra vanta la
più lunga tradizione mahleriana. La sua identità musicale si è
formata su di lui e sui grandi
compositori di area germanica.
Sarebbe assurdo voler interrompere queste preziose frequentazioni. Un direttore può
solo aggiungere la propria interpretazione. Oltre a questo,
io però vorrei dare spazio anche alla musica contempora-
❞
Per l’Expo
la nostra
musica
dovrebbe
avere
una vetrina
ideale
Pereira
ha scelto
«Wozzeck»
per la
chiusura
al posto
di Verdi
37
nea». Una nomina prestigiosa,
un altro grande del podio che
se ne va all’estero. «Non penso
di voltare le spalle al mio Paese.
Nei prossimi anni conto di tornarci spesso. Ci si lamenta tanto dell’Italia ma altrove le cose
non vanno meglio. Negli otto
anni passati con l’Orchestre
National de France nulla da dire sul rapporto con i musicisti,
molto invece sull’apparato burocratico elefantiaco. Con tutte
le difficoltà che abbiamo a casa
nostra, riusciamo comunque a
fare miracoli grazie a una maggiore elasticità. Ma spararci
nelle ginocchia è ormai il nostro sport preferito…». Il 2015
sarà un anno di transizione affollato d’impegni: «A febbraio
il Requiem di Verdi a Firenze, in
Santa Croce, a marzo debutto al
Festival di Pasqua di Salisburgo, in aprile a Milano con la Filarmonica della Scala, a maggio Macbeth a Parigi, regia di
Martone, a giugno Pélleas et
Melisande a Firenze, regia di
Daniele Abbado…».
E a ottobre Falstaff alla Scala
allestito da Carsen. «Avrebbe
dovuto concludere l’Expo.
L’idea era di aprire e chiudere
con le ultime due opere dei nostri numi della lirica: Turandot
di Puccini e Falstaff di Verdi.
Entrambe guidate da direttori
italiani, Chailly e io. Ma poi Pereira ha deciso diversamente.
Per il finale voleva una nuova
opera, Fin de partie, che però
Kurtàg non ha concluso in tempo. Al suo posto arriverà un
Wozzeck, sicuramente interessante ma non rappresentativo
di quella cultura musicale italiana che all’Expo dovrebbe
trovare la sua vetrina ideale».
Giuseppina Manin
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Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
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Eventi
La guida
Un secolo e mezzo
di amore a prua
da Sellers a Agnelli
Baglietto, uno dei più antichi marchi della nautica
italiana, compie 160 anni. Sta per uscire un libro
(«Baglietto - 160 anni di nautica italiana», Editrice
Compositori) che verrà messo in vendita da
gennaio. Nel volume, la ricca storia della famiglia
fondatrice e delle sue imbarcazioni (civili e
militari) e le storie dei tanti personaggi che hanno
amato queste barche, da Peter Sellers ad Agnelli.
Oggi, serata speciale (su invito) al Museo della
Scienza e della Tecnologia. Foto: il nuovo 46 metri.
La celebrazione Un libro per i 160 anni del cantiere ligure,
protagonista nei settori militari e da diporto, con imbarcazioni
all’avanguardia che hanno scandito l’evoluzione del Paese.
Un marchio ancora cult, come dimostra una singolare pubblicità
di Giosuè Boetto Cohen
Q
uasi tutti sanno
che cos’è un Riva.
È il più bel motoscafo del mondo,
alla Triennale di
Milano, qualche
anno fa, uno dei primi modelli
è stato esposto come archetipo
del design italiano. Ma quanti
sanno cosa è un Baglietto? Tutti
gli intenditori. E pochi altri.
Ora, a parte la difficoltà di fare
entrare un Baglietto nei padiglioni del parco Sempione,
questa è un’ingiustizia. Perché
se Riva è la Rolls Royce con le
eliche, Baglietto è la villa, il jet
privato, l’Orient Express del
mare che la upper class di mezzo mondo, da oltre un secolo,
viene a comprarsi in Italia. È
quindi giusto, anche se non si è
appassionati, prendere nota di
questo nome, aggiungerlo agli
elementi di storia socio-industriale.
Una storia raccontata da un
nuovo volume che uscirà a gennaio per i 160 anni del marchio.
Ma di libri se ne potrebbero
scrivere parecchi: bisogna pensare che, per tre generazioni, i
Baglietto sono stati bravissimi
a costruire ogni genere di imbarcazione. Dalle vele da regata, ai motoscafi da competizione, dai Mas cari a D’Annunzio,
agli yacht a motore. Tutto comincia in un tempo e in una Liguria lontani, quelli dell’Unità
d’Italia, in una terra di mare dove nessuno va ancora al mare, e
che spedisce centomila emigranti Oltreoceano in vent’anni. Alcune zone del Savonese,
di Chiavari, dell’entroterra di
Genova, letteralmente si spopolano. Ma i gozzi e le scialuppe di Pietro Baglietto, che escono da due baracche costruite
sull’orto di casa, nel centro di
Varazze, danno da lavorare. La
fama degli artigiani è buona,
già negli anni 80 arriva la com-
IN UN MARE
DI STORIA
I MAS, LE BARCHE A VELA, GLI YACHT
L’EPOPEA DELLA BAGLIETTO
CHE RINFORZA IL MITO ITALIANO
messa di qualche notabile e
nell’ultimo decennio del XIX
secolo le vele Baglietto sono tra
le più ammirate nei club nautici. Nel frattempo, il cantiere ha
ottenuto una licenza sull’arenile e quando, all’inizio del ‘900,
appaiono i «canotti automobili» — com’erano allora chiamate le imbarcazioni da diporto a
motore — Pietro coglie l’attimo e vara i suoi primi motoscafi. Nelle acque di Varazze, in pochi anni, succede quello che
nelle strade di Torino capita
con i carrozzieri. Prima i piloti,
poi i ricchi, i nobili, le teste coronate, vanno nell’atelier di Pininfarina, Bertone o Baglietto
come vanno dal sarto: per provare un veicolo su misura, all’avanguardia, da esibire alla
prossima uscita.
La Grande guerra congela le
stravaganze, ma dalle commesse militari Baglietto trarrà mol-
ti vantaggi. La potenza delle nazioni, all’epoca, si misura sul
numero di navi corazzate. In
Italia l’acciaio costa caro e bisogna arrangiarsi. Nasce l’idea
dei mezzi d’assalto, dei sorci
che vinceranno l’elefante. Sono
i motoscafi siluranti e i «barchini esplosivi», che fino all’avvento del radar — in un altro
tempo e un altro conflitto —
saranno lo spauracchio delle
marine nemiche. Dalle carene
veloci dei Mas, Baglietto ricava
quelle su cui far scivolare la
buona società del dopoguerra.
Tra le onde del Futurismo, con
i muscoli del regime, non ci si
può che muovere a motore. Per
chi va controcorrente, si costruiscono anche stupende
barche da regata, che i nuovi
regolamenti e il disegno della
vela triangolare «Marconi»
hanno modernizzato. Sono i
famosi 6, 8, 12 metri «stazza in-
Dopo l’Unità
La Liguria si spopolava
per l’emigrazione ma i
gozzi e le scialuppe di
Pietro davano lavoro
Secondo dopoguerra
Il fascino del legno e la
velocità: il binomio
vincente per sedurre
i ricchi capricciosi
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L’esigente armatore austriaco
che batté re, star e magnati
Anni 70
John von
Neumann (a
sinistra) con
Pietro Baglietto
(al centro): tutte
le sue barche
portavano nomi
degli Indiani
d’America
I dieci modelli di von Neumann: «Per noi, sfida continua»
di Maurizio Bertera
N
on è solo questione del budget richiesto, sempre elevato quando c’è di mezzo
l’acquisto di un Baglietto, grande o piccolo che sia. È che gli armatori che hanno fatto la storia di questo brand non sono mai
banali. Gente di sangue blu (Vittorio Emanuele
III, il principe Ranieri III, Karim Aga Khan, re Farouk), uomini di spettacolo (Peter Sellers), imprenditori (Gianni Agnelli), scienziati (Guglielmo Marconi), musicisti (Giacomo Puccini).
Tutti amanti dei gioielli usciti dal cantiere di
La Spezia, nessuno in grado di competere con
John von Neumann, vero «patito» di Baglietto.
Von Neumann era un austriaco emigrato in gioventù negli Stati Uniti, appena prima della seconda guerra mondiale, con la passione per le
auto e le corse. Una decina di anni dopo la fine
del conflitto, convinse Porsche a farsi rappresentare da lui negli Stati Uniti ma dovette accettare — a malincuore, si legge — di distribuire
insieme Volkswagen: un’impresa quasi impossi-
bile considerando la tipologia di vetture e un
brand che Oltreoceano ricordava la guerra e la
Wehrmacht. Ma von Neumann, che si faceva
pubblicità da solo (con la partecipazione alle
corse sulle Porsche e, dopo, sulle Ferrari che aveva iniziato a importare) fece il miracolo: già nel
1963 vendeva circa 20 mila Volkswagen all’anno
nella sua amata California (il quartier generale si
trovava a North Hollywood) e aveva aperto ben
57 concessionarie nei tre Stati vicini.
È anche grazie al suo impegno che la Beetle (il
Maggiolino) diventò un must per i giovani della
West Coast: dalle 35 mila unità vendute sino al
1955 si passò alle 300 mila circolanti cinque anni
dopo. La sua passione per le auto sportive e la
nostalgia per il Mediterraneo (veniva spesso in
La filosofia automobilistica
Fu l’artefice del boom Volkswagen
in America. «Una barca non è una
casa, ma un mezzo in movimento,
che deve spostarsi velocemente»
Radici d’acqua
Nella foto a
destra, la Lia III
che con un
motore Isotta
Fraschini
da 330 cv è
stata la prima
imbarcazione
italiana a
superare i 100
km/h. In alto, il
fondatore della
dinastia, Pietro
Baglietto
(1841-1911).
Sotto, lo yacht
«Cio Cio San»
che Giacomo
Puccini si fece
costruire nel
1912
ternazionale», barche di bellezza statuaria, che hanno dettato legge alle Olimpiadi e oggi
si appendono, in miniatura, in
casa.
Dopo la seconda guerra
mondiale tutti vogliono sognare, chi con la Lambretta, chi
con il cabinato. Ancora una volta vale il parallelo con gli stilisti
dell’auto: dal pezzo unico nasce
la piccola serie, per accontentare un’élite dai consumi capricciosi e in crescita. I motoryacht Elba, Capri, Ischia sono
ancora «tascabili» (rispetto ai
formati traghetto di oggi), ma
aprono la strada a tonnellaggi
più arditi, nella tecnologia e
nella forma. La generazione
successiva, «M», sarà quella di
maggior successo: sovrastrutture a spigolo, la novità del
«flying bridge», le dimensioni
di 16, 18, 20 metri e oltre, unite
alla velocità e al fascino della
costruzione in legno seducono
uomini come Ranieri di Monaco, che si aggiudica il prototipo. La clientela al seguito, che
ne acquisterà a decine, è di rango adeguato. Intanto, nel 1958,
è stata varata l’ultima grande
vela, il «Mait II», disegnata da
Sparkman & Stephens.
Alla metà degli anni 70 il legno lascia il posto all’alluminio. Ideale per le carene plananti, lo scafo in lega leggera
consente proporzioni e velocità crescenti. Sarà affiancato
dall’acciaio dei megayacht nel
cantiere di La Spezia, inaugurato nel 1996: una casa, una materia e un management nuovi,
per tornare alle origini. E a questo mondo, dove i prodotti diventano storia, hanno guardato
i pubblicitari dello scotch Johnnie Walker per ambientare un
megaspot di sei minuti: protagonisti «Sincerity», un ketch
Baglietto del 1928, e due volti
non nuovi del cinema, Giancarlo Giannini e Jude Law.
vacanza in Italia, da bravo austriaco) lo portò
quasi naturalmente ad amare Baglietto. Diceva
agli amici che «una barca non è una casa, ma un
mezzo in movimento, che deve spostarsi velocemente» e trovò nel cantiere spezzino la quadratura del cerchio. Tanto che ancora oggi non si è
riusciti a determinare con esattezza l’esatto numero di Baglietto posseduti da von Neumann,
poiché sono stati rivenduti ad altri armatori (che
in primis dovevano piacere a lui, al di là della cifra richiesta) e rinominati più volte.
I «vecchi» del cantiere ipotizzano che possano
essere stati dieci. Sicuramente, il primo fu un
Ischia seguito da un sedici metri e mezzo dal nome ignoto. All’inizio degli anni 70, von Neumann ordinò due barche con una sovrastruttura
disegnata appositamente: Geronimo, lunga sedici metri e mezzo, e Cochise, di venti metri, che
fu esposta al Salone Nautico di Genova e piacque
molto alla critica del settore. Bella e potente come le Porsche e le Ferrari che l’austro-americano
guidava e vendeva. Nel ‘78, venne varata Tazah —
che univa uno scafo in alluminio alla sovrastruttura in legno. Poi tra l’83 e l’85, ecco Nachite e
Blackhawk: 4 mila cv di potenza e i primi yacht
interamente in alluminio della sua collezione.
La superstar? Il 26 metri Chato, sceso in mare
nell’87: per l’occasione, von Neumann fece sostituire gli MTU da 2.160 cv l’uno con quelli da
3.480, accoppiandoli a idrogetti. La velocità di
crociera a 40 nodi, con punte di 60 fece scalpore
all’epoca. Come per tutti gli altri Baglietto, il nome era ispirato agli Indiani d’America, affiancato dalle sue iniziali (JvN) seguite da una cifra indicante il numero progressivo del progetto. Altra
particolarità: gli scafi erano dipinti in un grigio
militare che faceva tendenza. Del resto, come diceva Pietro Baglietto, von Neumann era un «esigente perfezionista che ci spinge a fare sempre
meglio, per rispondere alle sue visioni». Questo
sì che è un complimento per un armatore.
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Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
Il video-omaggio
Giannini e Jude Law
si contendono
la barca (per spot)
EVENTI
Due gentlemen in mare: l’americano Jude Law e
Giancarlo Giannini. Ma la vera protagonista
(a parte il whisky Johnnie Walker, al centro di
questo spot di 6 minuti) è una barca Baglietto di
cui si innamora Law («Voglio questa barca»). Ma
Giannini, l’armatore: «Non è in vendita. Costruita
nel 1928 su progetto dei cantieri navali Baglietto di
Varazze... non ce n’è un’altra al mondo»). Non resta
che rilanciare con una scommessa. Da vedere su
YouTube, dove lo spot riscuote grande successo.
Scarica
l’«app»
Eventi
39
Informazione,
approfondimenti, gallery
fotografiche e la mappa
degli appuntamenti più
importanti in Italia.
È disponibile sull’App Store
di Apple la nuova
applicazione culturale del
«Corriere della Sera Eventi».
È gratis per 7 giorni.
Eventi
● L’intervento
Quel navigare rétro
col senso della bellezza
di Simone Perotti
I
eri il grecale spazzolava il Mar di
Marmara. Era freddo, il mare agitato, il
vento a raffiche. Dopo aver ridotto
maestra e mezzana e rimesso la barca in
rotta su Istanbul sono sceso sotto coperta,
mi sono seduto nel quadrato di questo ketch
affascinante e sicuro. Si ballava molto,
qualche marinaio inesperto avrebbe potuto
temere il peggio. Ma sottocoperta si stava
bene: la penombra, le linee curve dello scafo,
le paratie segnate dal tempo, lo scorcio della
cucina di legno, rinfrancavano. Bellezza,
fascino e sicurezza sono qualità correlate?
Chi lo sa. Mentre scrivo questo pezzo guardo
intorno a me i legni di Mediterranea, il
Mikado 60 su cui sto navigando. Legno
massello caldo e accogliente dovunque,
neanche una rifinitura di plastica. Michel
Bigoin l’ha disegnata e realizzata nel 1975
nei Cantieri Nautici del Sud Ovest (CNSO,
scomparsi e rimpianti da oltre due decenni)
per fare le rotte più lunghe, lontane, per
prendere mare. Non è stata varata per
arrivare prima, ma per navigare bene.
Quando ieri abbiamo affrontato l’onda
maggiore della giornata, sui tre metri, la
prua di Mediterranea si è infilata nel muro
d’acqua gradualmente, senza nessun colpo.
Una barca a chiglia quasi piatta, moderna,
con il dritto prodiero verticale, cosa avrebbe
fatto? Ho sempre ammirato gli slanci di prua
e di poppa, sono così eleganti. Ieri però li ho
visti anche in azione. Bello e funzionale si
sostengono a vicenda. Ne era convinto
l’indimenticabile Sciarrelli. Nate per
masticare mare, sembrano, le barche di ieri,
ma con la bocca chiusa. E per essere vissute
con l’anima. Forse la differenza con le
imbarcazioni odierne è questa: ci vivremmo
dentro? Ci staremmo bene a lungo? Bella
domanda, per lo più inutile oggi che la
nautica è un passatempo da pochi weekend
all’anno. Ma un interrogativo essenziale.
L’uomo è diventato uno specialista nel
costruire case avveniristiche, barche che
sembrano navicelle spaziali, grattacieli a
forma di spinnaker, alberghi che paiono
sospesi… L’avanzamento tecnologico, i
materiali, sono certamente migliorati. Ma
noi che ci viviamo dentro, ci stiamo bene?
www.progettomediterranea.com
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L’intervista
di Enrica Roddolo
«L
a prima barca? In
comproprietà
con un amico».
Beniamino Gavio,
costruttore e imprenditore con
affari in (quasi) ogni direzione
(dalla Sias-Società iniziative
autostradali e servizi, titolare
della Torino-Milano alle grandi
opere, dall’energia alla tecnologia), ha una sola grande passione: la nautica. «Nel 2011 mi decisi per un Cerri ‘86. Al momento di versare un acconto
buttai lì a Carlo Cerri: “E il cantiere?”. Finì che entrai nell’aumento di capitale, prendendo
il 70% dell’attività. Poi durante
il Salone nautico di Genova incontrai l’ingegner Federico Galantini, commissario liquidatore di Baglietto, che mi parlò del
fallimento del gruppo Camuzzi, proprietario dei cantieri.
L’ultimo giorno di Salone eravamo già a un accordo. Affitto
del ramo d’azienda, trattativa
sindacale e nel febbraio 2012 il
Gavio: so come far ripartire la nostra nautica
L’imprenditore che ha rilanciato l’azienda: «Un Salone itinerante, dalla Mostra di Venezia all’Expo»
passaggio del cantiere alla Baglietto Spa, nuova società del
gruppo Gavio». Un business da
2,7 miliardi di euro di ricavi.
«Sono entrato nella nautica in
piena crisi del settore, con manodopera sfiduciata», continua Gavio. Già, i cantieri del
gabbiano non erano più quelli
dell’Alcyone (il 12 metri che nel
‘32 D’Annunzio ritirò da Baglietto), e neppure quelli del
Mas (il Motoscafo Armato Silurante o Motoscafo Anti Sommergibili) commissionato a
Baglietto dalla Marina Italiana.
E non è un caso se è da quella
forte eredità che Gavio ha deciso di partire. Riprendendo le linee, persino i colori delle imbarcazioni militari, per rilanciare con il varo di Monokini
44m (per un armatore israeliano), l’MV13 e il primo 46m dislocante della nuova gamma a
firma Francesco Paszkowski
Design. «Al momento, sono in
costruzione altre sei barche».
Identikit
Punti di riferimento
«Sono entrato in questo business in
piena crisi. Ma per i cantieri del
gabbiano sono ripartito dalla forte
eredità, riprendendo le linee e i colori»
Beniamino
Gavio, 46 anni,
nato a
Castelnuovo
Scrivia.
Presidente,
tra l’altro, della
Sias - Società
iniziative
autostradali
e servizi, ha
acquistato i
cantieri storici
di Baglietto e
Cerri. A sinistra,
il nuovo
motoscafo
Baglietto MV13
che rivisita
il celebre Mas
Che ambizioni ha per Baglietto su cui ha scommesso 18
milioni di euro di investimento, oltre ai circa 20 dell’acquisizione iniziale? «Non penso a
un maxi cantiere come San Lorenzo o Benetti, credo che produrremo a regime 4-5 barche
all’anno: una realtà di nicchia.
Ma continuando il dialogo con
gli armatori anche dopo la consegna. Penso a un’area attorno
ai cantieri dove tirare le barche
dei nostri armatori per procedere con le operazioni invernali, e tutta l’assistenza. Insomma, ricreare quel mondo di
nautica esclusiva delle origini,
curata in modo maniacale».
Già, solcava i mari su un Baglietto l’ultimo re di Spagna,
Alfonso XIII, come lo scienziato
Guglielmo Marconi. Ma i tempi
sono cambiati, anche dal boom
della nautica del Duemila. «Infatti, in Italia è una guerra di
prezzi al ribasso, permute... e
gli armatori da conquistare og-
gi sono negli Usa o nel Golfo e
iniziamo ad avere contatti con i
cinesi». A proposito di Cina, i
cinesi di Shig-Weichai, hanno
preso Ferretti e... la nautica è
ancora in saldo. Nuovo shopping in vista? «Non è tempo di
strapagare alcunché, se c’è l’occasione però... per esempio potrebbe aver senso un pensiero
sui Cantieri di Pisa, per diversificare nella vetroresina. Di progetti in mente ne ho almeno un
paio. Come una linea di barche
piccole, 12-13 metri, per aiutare
il brand sul mercato Usa. E sono tentato anche dal tornare a
realizzare delle barche a vela.
Avrei qualche idea anche per
rilanciare l’idea di salone nautico italiano», continua Gavio.
Per esempio? «Un salone itinerante, magari biennale: ora a La
Spezia, o Taormina, domani a
Venezia... e porterei la nautica
anche a Milano, in tempo per
l’Expo».
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Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
40
COMUNE DI CARAVAGGIO
PROVINCIA DI BERGAMO
Avviso di gara
CIG 5848290195
E’ indetta procedura aperta per
l’affidamento in gestione dei
servizi comunali educativi e servizi complementari di assistenza
scolastica-periodo 02/01/201531/07/2016. Importo presunto
del servizio € 280.527,00= oltre
I.V.A. La presente gara sarà
espletata tramite la piattaforma
telematica “Sintel” - sito internet:
www.arca.regione.lombardia.it.
Presentazione delle offerte
entro le ore 11.00 del giorno
20/12/2014. Il bando di gara integrale è stato trasmesso alla
G.U.C.E. in data 10/11/2014.
Area I^ AA.GG.
Maggioni Dott.ssa Maria Elisa
COMUNE DI BOLOGNA
SETTORE GARE
ESTRATTO DI BANDO DI GARA
(con il criterio dell’offerta economicamente
più vantaggiosa)
Il giorno 10 febbraio 2015 alle ore 10.00
questo Comune procederà all’esperimento
della 1° seduta pubblica di gara inerente
la procedura aperta per l’affidamento del
“Servizio pluriennale per la gestione degli
impianti tecnologici, manutenzione delle
strutture edili, climatizzazione ed energia
degli immobili destinati ad attività scolastica, ad uffici giudiziari, musei, biblioteche ed altri immobili di importanza
cittadina appartenenti al patrimonio del
Comune di Bologna” dell’importo complessivo pluriennale di euro 157.294.390,86.
CIG.: 6009139260. Il bando di gara integrale potrà essere scaricato dal seguente
indirizzo internet www.comune.bologna.it.
Nel medesimo sito internet sarà pubblicata
tutta la documentazione, informazioni, chiarimenti e quantaltro inernte la gara di cui
trattasi. Le imprese interessate potranno
presentare offerta, con le modalità e prescrizioni indicate nel bando integrale di gara,
entro e non oltre le ore 12.00 del giorno 09
febbraio 2015.
IL Direttore
Dott.ssa Alessandra Biondi
AZIENDA OSPEDALIERA S. CAMILLO FORLANINI
P.zza Carlo Forlanini, 1 00151 ROMA
ESTRATTO AVVISO DI GARA ESPERITA
Questa Azienda con deliberazione n. 672 del 19/11/2014 ha
aggiudicato la gara a procedura aperta per la fornitura biennale
di Dispositivi medici e protesi di Oculistica per le esigenze
dell’Azienda Ospedaliera S. Camillo Forlanini alle ditte, per
lotto aggiudicato, per importo c/iva, e per numero Cig come
di seguito indicato: BIOPHISICA lotto 6 € 3.240,00 cig
5395398746 - lotto 21 € 12.440,00 cig 5395832D6A - OPTARISTON lotto 1 € 3.477,00 cig 5395227A28 - lotto 2 € 4.026,00
cig 5395239411 - lotto 5 € 40.613,80 cig 5395386D5D - lotto
9 € 21.228,00 cig 5395424CB9 - lotto 10 € 956,80 cig
53954301B0 - lotto 25 € 23.842,00 cig 53958815DC - lotto 26
€ 51.168,00 cig 5397744741 - lotto 27 € 169.000,00 cig
5397770CB4 - lotto 35 € 72.956,00 cig 53978839F5 SI.STEMA lotto 4 € 44.286,00 cig 539526270B - SOOFT Italia
lotto 33 € 3.931,20 cig 53978395A7 - BAUSCH&LOMB lotto
34 € 1.244,88 cig 5397847C3F - lotto 39 € 40.260,00 cig
5397921951 - Espansione Marketing lotto 8 € 15.494,00 cig
53954176F4 - lotto 17 € 2.537,60 cig 5395747747 - DAVI MEDICA lotto 11 € 9.979,60 cig 53954366A2 - lotto 16 € 239,12
cig 5395545097 - BETATEX lotto 36 € 38.268,96 cig
5397889EE7 - ALCON lotto 28 € 124.800,00 cig 5397774005
- lotto 30 € 14.560,00 cig 539779622C - lotto 31 € 62.400,00
cig 5397812F5C - lotto 32 € 10.920,00 cig 5397830E37 - lotto
41 € 6.669,33 cig 5397932267 - TECNOFTALMICA lotto 29
€ 241.072,00 cig 5397791E08 - MEDIVIS lotto 40 € 49.410,00
cig 5397927E43 - POLY SYSTEM lotto 37 € 25.766,40 cig
53978953DE - ALFA INTES lotto 15 € 46.970,00 cig
5395543EEC - lotto 22 € 798,72 cig 53958414DA. L’avviso di
aggiudicazione è stato inviato alla GUCE il 24/11/2014 e pubblicato sui siti www.regione.lazio.it www.serviziocontrattipubblici.it www.scamilloforlanini.rm.it/benieservizi, da
ciascuno dei quali può essere tratta ogni ulteriore informazione
utile. Il Responsabile del procedimento Dott. Paolo Farfusola.
IL DIRETTORE GENERALE - Dott. Antonio D’URSO
Per la pubblicità legale
e finanziaria rivolgersi a:
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Unione Europea
Fondo sociale europeo
REGIONE MARCHE
P.F. POLITICHE COMUNITARIE e Autorità di Gestione FESR e FSE
ESTRATTO ESITI DI PROCEDURA DI AFFIDAMENTO CONTRATTUALE DEL SERVIZIO DI
“ATTUAZIONE ATTIVITA’ E AZIONI DI INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE DEL FONDO SOCIALE EUROPEO
PER LA FINE PROGRAMMAZIONE 2007/2013 E L’AVVIO DELLA NUOVA PROGRAMMAZIONE 2014/2020”
Ente appaltante: Regione Marche - PF Politiche Comunitarie e Autorità di Gestione FESR e FSE - Via Tiziano, 44,
60125 Ancona - tel.: 071/8063801 - fax: 071/8063018 - Posta elettronica: [email protected] - PEC: [email protected] - Importo di aggiudicazione dell’appalto: Euro 510.000,00 (I.V.A. esclusa). - Data di aggiudicazione: 13/01/2014. - Numero offerte ricevute: 1
- Nome e indirizzo dell’operatore economico aggiudicatario: società AGORA’ srl, Via M. Pagano n. 52, 20145
Milano, tel 02-4694806, fax 02-4695605, Posta elettronica: [email protected]
Il Dirigente e R.U.P. - Dott. Mauro Terzoni
AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA
FEDERICO II
AVVISO ESITI DI GARA
CIG 5597483518
Questa Azienda con deliberazione n. 563 del
13.11.2014 ha aggiudicato la fornitura di
n. 2 sistemi ergospirometrici, di cui 1 con cicloergometro per le esigenze del DAI di Medicina Interna, Patologia Clinica dell’A.O.U.
Federico II alla società Medical Graphics Italia s.r.l., con sede legale in Milano alla via
Vincenzo Monti, n. 41, per l’importo complessivo di € 73.000,00 oltre IVA. Società
partecipanti: n. 6 - Società ammesse: n. 6.
RUP: prof. Domenico Bonaduce. Il bando è
stato inviato alla G.U.R.I. in data 28.11.2014.
Il Direttore Generale - Giovanni Persico
COMUNE DI MILANO
Direzione Centrale Casa e Demanio
Settore Demanio, Patrimonio e Logistica
Servizio Acquisti e Vendite
AVVISO PER ESTRATTO DI ASTA PUBBLICA
IL COMUNE DI MILANO
VENDE
In diritto di superficie 90 POSTI AUTO in Via MOSCOVA n. 26 - MILANO
AFFITTA
Porzione della “GALLERIA VITTORIO EMANUELE II”, MILANO (mq 2592)
per attività nel campo terziario e/o commerciale Copia del bando è disponibile presso il Comune di Milano - D.C. Casa e Demanio - Settore Demanio, Patrimonio e Logistica - Servizio Acquisti e Vendite
- Via Larga 12 - Milano - 4° piano - Stanze 491, 495 (tel. 0288453123 0288460066) dal lunedì al venerdì, orario 9,00 - 12,00. Il bando integrale è pubblicato sul sito internet www.comune.milano.it e all’Albo Pretorio.
IL DIRETTORE DEL SETTORE - Dott.ssa Laura Mari
COMUNE DI SCAFATI (SA)
CITTA’ DI SCAFATI
“Croce al Valor Militare e
Medaglia d’oro alla Resistenza”
AVVISO DI GARA CIG. 5971153F52
Il Comune di Scafati con sede in piazza Municipio 1 - 84018 (SA, sito web:
www.comune.scafati.sa.it - email: [email protected] indice per il giorno
11.11.2014 ore 10,00, gara ad evidenza pubblica a procedura aperta per l’appalto dei
LAVORI DI RIQUALIFICAZIONE CAVALCAVIA LONGOBARDI, CAVALCAVIA D’AMARO,
ROTATORIA STRADALE CORSO NAZIONALE, CAVALCAVIA LONGOBARDI E VIA E.
FERMI (app. n. 21/2014). SEZ. VI. IMPORTO DELL’APPALTO: Euro 622.188,53 per il
costo della manodopera ed € 14.425,64 per oneri di sicurezza entrambi non soggetti
a ribasso di gara; CLASSIFICAZIONE LAVORI: Categoria Prevalente: OG3 classe II°
(strade autostrade ecc.) per l’importo di € 556.017,37; Altre Categorie: OG10 per l’importo di € 56.181,33; La gara sarà aggiudicata con il criterio del prezzo più basso ai
sensi dell’art. 82 del D. Lgs n. 163/2006; Finanziamento POR FESR CAMPANIA
2007/2013 asse VI Obiettivo Operativo 6.a.; Le offerte dovranno pervenire all’Ufficio
Protocollo dell’Ente con consegna anche a mano entro le ore 12.00 del giorno
15.12.2014, con le modalità previste nel bando di gara integrale pubblicato all’albo
Pretorio in data 17.11.2014. L’estratto del bando di gara è stato pubblicato in pari data
sulla GURI n. 132 del 17.11.2014.
IL Resp. Area Servizi al Territorio - Dott.ssa Anna Sorrentino
Banca di Credito Cooperativo
Euganea di Ospedaletto Euganeo (PD)
Società cooperativa in liquidazione coatta amministrativa
COMUNICAZIONE DEL COMMISSARIO LIQUIDATORE
AI SENSI DELL’ART. 86 CO. 5 T.U.B.
Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, su proposta della Banca d’Italia, con
decreto n. 368 del 1° ottobre 2014, pubblicato sulla G.U. n. 267 del 17 novembre
2014, ha disposto la liquidazione coatta amministrativa della Banca di Credito
Cooperativo Euganea di Ospedaletto Euganeo - Società cooperativa, ai sensi
dell’articolo 80 commi 1 e 2 del Testo Unico Bancario.
Il Commissario Liquidatore, Dott. Claudio Ferrario, nominato con provvedimento
del 2 ottobre 2014 della Banca d’Italia,
RENDE NOTO
ai sensi e per gli effetti dell’art. 86 comma 5 del D.Lgs. 01 settembre 1993 n. 385
(c.d. Testo Unico Bancario) che i creditori ed i titolari di diritti reali sui beni e sugli
strumenti finanziari, i quali non abbiano ricevuto la comunicazione del Commissario Liquidatore prevista dai commi 1 e 2 del medesimo articolo, con la quale
sono state comunicate le somme risultanti a credito e/o gli strumenti finanziari in
possesso della Banca di loro spettanza alla data del 03 ottobre 2014, devono presentare, entro il 16 gennaio 2015 (ovvero entro 60 giorni dalla pubblicazione del
decreto di liquidazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana), apposita
DOMANDA DI INSINUAZIONE mediante raccomandata con avviso di ricevimento da inviarsi presso lo studio del Commissario Liquidatore, sito in Milano
(cap. 20122) Corso di Porta Vittoria n. 7, chiedendo il riconoscimento dei propri
crediti e la restituzione dei propri beni, allegando tutti i documenti atti a provare
l’esistenza, la specie e l’entità dei propri diritti. Per eventuali informazioni contattare lo studio del Commissario Liquidatore 02 76008680 ovvero inviare PEC al
seguente indirizzo: [email protected]
Il Commissario Liquidatore - Dott. Claudio Ferrario
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Tel. 02 2584 6665
Fax 02 2588 6114
Vico II San Nicola alla Dogana, 9
80133 Napoli
Tel. 081 49 777 11 - Fax 081 49 777 12
Via Campania, 59 C - 00187 Roma
Tel. 06 6882 8650 - Fax 06 6882 8682
C.so Vittorio Emanuele II, 60 - 70122 Bari
Tel. 080 5760 111 - Fax 080 5760 126
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
41
●
Risponde Sergio Romano
HAMAS E AL FATAH
DUE FAMIGLIE PALESTINESI
Leggo sul Corriere che la
signora Klotz ha lasciato la
politica attiva e la notizia non
rivestirebbe alcun interesse se
non fosse per il ricordo della
politica di separazione
dell’Alto Adige dall’Italia.
Quello che non capisco è come
mai, nell’accettazione
universale
dell’autodeterminazione dei
popoli, non se ne siano già
andati a ricongiungersi ai
propri fratelli.Capisco che certi
patti siano stati sottoscritti e
rispettati da noi, ma di fronte
alla chiara determinazione di
un popolo oppresso, non ci
sono patti che tengano. La
qual cosa potrebbe valere
anche per noi. Se gli italiani
facessero un referendum per la
secessione dall’Alto Adige, con
motivazioni di non
appartenenza al gruppo
linguistico, tradizionale,
sentimentale di tale regione
alpina e con chiare prove di
oppressione e terrorismo sia
da una parte che dall’alta, non
vedo come non sia accettabile
dalla maggioranza del popolo.
Si otterrebbero così chiari
vantaggi d’ambo le parti. I sud
tirolesi rientrerebbero nella
casa avita delle popolazioni
germaniche e potrebbero
riscrivere le targhe stradali.
Inoltre, ciò che sembra più
ambito, l’abolizione del
bilinguismo. Noi avremmo
indietro i carabinieri, i giudici,
la Guardia di finanza e le tasse
che devolviamo a tale
Provincia, in eccesso a quanto
da loro pagato. Inoltre,
recandoci in Tirolo saremmo
considerati e riveriti come
turisti, apportatori di
benessere, pecunia non olet.
Marco G. Carle
Torre d’Isola
È possibile, ma occorrerà
trovare una soluzione per la città di Bolzano abitata da poco
più di centomila persone di cui
il 75% di lingua italiana e il
25,5% di lingua tedesca.
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
@
Chi governa attualmente nella Striscia di Gaza?
Le chiedo anche se in quel Paese il ruolo di Abu
Mazen è ancora determinante.
Piero Cazzani
Pavia
Caro Cazzani,
aza è ancora la roccaforte di Hamas.
L’ultimo conflitto con Israele, dall’8 luglio al 26 agosto di quest’anno, e le circa 2.200 vittime dei bombardamenti
israeliani hanno avuto l’effetto di rendere la città, agli occhi dell’opinione pubblica palestinese, ancora più «martire» di quanto già fosse in
passato. Ma potrebbero pregiudicare l’intesa
che Abu Mazen e l’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) avevano concluso
con Hamas in aprile per la creazione di un governo comune.
Il governo esiste, quanto meno sulla carta, è
presieduto da un esponente dell’Olp, Rami
Hamdallah, e ha prestato giuramento il 2 giugno. Ma Abu Mazen, presidente dell’Autorità
palestinese, ha deplorato i missili lanciati da
Hamas contro la popolazione civile israeliana e
ha dimostrato in tal modo che fra le strategie
delle due organizzazioni vi sono ancora importanti differenze. Un breve riepilogo può forse
aiutarci a ricostruire la natura dei rapporti fra le
due anime della società palestinese.
Quando nacque, all’inizio degli anni 70, Hamas era il braccio palestinese della Fratellanza
musulmana e rappresentava quindi l’alternanza religiosa al nazionalismo laico, con venature
marxiste, di Al Fatah, l’organizzazione di Yasser
Arafat. Sotto la guida dello sceicco Ahmad Yassin, Hamas si dedicò principalmente a iniziative educative e assistenziali. Molti anni dopo,
G
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www.corriere.it
[email protected]
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
Silvio
Berlusconi
propone una
sua seconda
discesa in
campo.
Secondo voi
fa bene?
SUL WEB
Sì
20%
80%
No
La domanda
di oggi
Il ministro
dell’Economia
Padoan: il Paese
dimostra che è
possibile
conciliare la
stabilità dei conti
con le politiche di
sostegno alla
crescita. Giusto?
CARBURANTE
Effetti della concorrenza
A proposito dell’articolo sul
non allineamento del prezzo
dei carburanti a quello del
petrolio, non sono d’accordo
sull’incolpare esclusivamente
le compagnie petrolifere e lo
Stato per la non concorrenza.
La concorrenza sui prezzi dei
carburanti in Italia non esiste
perché è popolata dagli
italiani. Come è possibile che
nel breve tragitto da casa mia
al lavoro io trovi distributori
con differenze di oltre 10
centesimi a litro e, nonostante
ciò, le stazioni di servizio dai
prezzi iperbolici lavorano?
Come è possibile che ci siano
Musei e dirigenti delle biblioteche
Mi ha sorpreso l’articolo di Tullio Gregory (Corriere, 29 novembre) su un
paventato processo di «liquidazione del patrimonio archivistico e
librario». La riorganizzazione del Mibact doveva prevedere, per legge, 191
posizioni dirigenziali rispetto alle 228 di partenza. Invece di procedere con
tagli lineari, ho cercato di realizzare una vera riforma, con l’obiettivo di
dare più risalto agli istituti che in Italia mai hanno trovato degno
riconoscimento giuridico: i musei, fino ad oggi tutti - ivi inclusi i più grandi,
come Uffizi, Brera o Capodimonte - diretti non da dirigenti, ma da
funzionari alle dipendenze dei Soprintendenti. La riorganizzazione ha così
riequilibrato il numero di posizioni dirigenziali previste per i nostri 3 tipi di
istituti della cultura (archivi, biblioteche e musei). Dopo la riforma, Archivi
e Biblioteche avranno 27 dirigenti su un totale di 148 istituti, i musei 34
su un totale di oltre 400. Come mostra il semplice confronto numerico,
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DIRETTORE RESPONSABILE
PRESIDENTE Angelo Provasoli
Ferruccio de Bortoli
VICE PRESIDENTE Roland Berger
CONDIRETTORE
AMMINISTRATORE DELEGATO Pietro Scott Jovane
Antonio Macaluso
Daniele Manca
Giangiacomo Schiavi
Barbara Stefanelli
CONSIGLIERI
Fulvio Conti, Teresa Cremisi, Luca Garavoglia,
Attilio Guarneri, Piergaetano Marchetti,
Laura Mengoni
DIRETTORE GENERALE DIVISIONE MEDIA
Alessandro Bompieri
Giuseppe Costarella
© RIPRODUZIONE RISERVATA
a leggere) per premiare i
commercianti con il rapporto
qualità prezzo migliore.
Roberto Bellia
[email protected]
PUNTI DI VISTA
Chi sono gli eroi
nessuna penalizzazione, ma solo un parziale riequilibrio. Negli atti della
riforma vi sono invece norme che riconoscono l’autonomia tecnicoscientifica di tutti gli istituti della cultura, li dotano di una apposita
Direzione generale centrale, aumentano i poteri dei direttori (siano essi
funzionari o dirigenti). Sono stati mantenuti tutti gli istituti centrali. Si sono
tutelate le rispettive specificità. La direzione delle biblioteche sarà perciò
affidata agli stessi bravi, anzi bravissimi, funzionari bibliotecari che fino a
oggi hanno retto la maggior parte delle 46 biblioteche statali. Funzionari
che è mia intenzione valorizzare, così da non pregiudicare alcun percorso
di carriera. Il rango di uffici periferici del Ministero è quello che le
biblioteche hanno sempre avuto; anzi, la riforma le sottrae al rapporto
gerarchico con le Direzioni regionali e le riconduce direttamente alla
Direzione generale Biblioteche. I «vari» accorpamenti denunciati, se e ove
avverranno, saranno compiuti esclusivamente per migliorare la fruizione
e la valorizzazione del patrimonio culturale e in coerenza con ragioni di
carattere storico, artistico, architettonico o culturale. L’eventuale creazione
di «poli bibliotecari» potrà avvenire solo se utile a migliorare l’andamento
© 2014 RCS MEDIAGROUP S.P.A. DIVISIONE QUOTIDIANI
DEL LUNEDÌ
VICEDIRETTORI
Mi permetto di dissentire da
Renzi (che proclama eroi gli
imprenditori) e dalla Camusso
(gli eroi sono i lavoratori). In
tempi di crisi sono eroi i
milioni di disoccupati e di
pensionati che per
sopravvivere debbono
affidarsi alla carità o rovistare
tra i rifiuti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
due distributori uno a fianco
all’altro (per accedervi si sale
dallo stesso passo carraio) con
oltre 3 centesimi di differenza
alla pompa? Però sulla
provinciale in direzione
Abbiategrasso ci sono i tre
distributori, probabilmente,
meno cari di Lombardia:
perché? È cambiata la gestione
di uno (gestito da
extracomunitari!) che ha
abbassato i prezzi e gli altri
hanno dovuto adeguarsi. La
concorrenza ha funzionato ma
sullo stesso rettilineo a meno
di tre chilometri uno dall’altro,
basta aver voglia di leggere. Il
fatto reale e causale è che gli
italiani si lamentano ma non
fanno un minimo sforzo (oltre
Sede legale: Via Angelo Rizzoli, 8 - Milano
Registrazione Tribunale di Milano n. 5825 del 3 febbraio 1962
Responsabile del trattamento dei dati (D. Lgs. 196/2003): Ferruccio de Bortoli
[email protected] - fax 02-6205.8011
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riprodotta con mezzi grafici, meccanici, elettronici o digitali. Ogni violazione
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E
così, il (quasi) comunista Vladimir
Putin piace tantissimo ai (quasi)
fascisti dell’area antieuro (ma non
antirublo), tanto quanto i (quasi) fascisti
fanno impazzire il (quasi) comunista Putin.
Che ne è così infatuato, da riempirli di rubli
e non di euro, come ha fatto con il Front
National di Marine Le Pen, peraltro
accendendo di invidia il putinista Matteo
Salvini, ancora incerto tra CasaPound
(fascista senza il quasi) e l’ultimo Gulag
(comunista senza il quasi) della Corea del
Nord. Antonio Pennacchi potrebbe proporre
un sequel del suo profetico Il
fasciocomunista, raffigurando i nostri
Limonov da pianerottolo che combinano il
saluto romano con l’ammirazione per un
leader che si è formato nel Kgb e che oggi a
Mosca impone ai manuali scolastici la piena
e obbligatoria riabilitazione di Stalin.
Questo vigoroso fascio-comunismo,
peraltro non inedito (ricordate l’aggressività
rosso-bruna del nazional-comunista
Milosevic?) si fonda su una comune
piattaforma di odio. L’ideologia è confusa e
nebbiosa, e del resto anche
«fasciocomunismo» è definizione
necessariamente imprecisa, non meno di
«populismo» distribuito
indiscriminatamente però. Non è confuso
l’odio. L’avversione istintiva per la
democrazia parlamentare e la fascinazione
ipnotica per il leader autoritario dai modi
spicci e sbrigativi. L’odio per il liberalismo,
con tutte le sue fisime formaliste,
incomprensibili per i «popoli». La pulsione
ostile per il libero mercato, la mentalità
capitalistica, la finanza, l’anomia delle
grandi città. L’avversione per i ludi cartacei,
per l’arte moderna, per lo Stato di diritto, per
le libertà individuali, per le pretese della
cultura gay, per il disordine delle famiglie,
per la mescolanza culturale, per le élite
urbane, per l’America, per tutto ciò che è liblib-lib, liberale, libertario, liberista. La
tentazione fasciocomunista è ribelle quando
non è al potere, è invece autoritaria,
imperiale, intollerante, militarista quando è
al potere come il nuovo zar Putin. Perciò si
annusano e sentono un’atmosfera comune,
anche se i custodi delle rispettive purezze
ideologiche vivono come un affronto questa
contaminazione. La fine della Guerra fredda
ha spezzato le rigidità di un tempo e ha dato
al fasciocomunismo, alimentato dal
fallimento di un’Europa senz’anima, una
linfa insperata. Si diffonde anche una vaga
nostalgia per il muro di Berlino: purché sotto
il tiro della Stasi ci siano sempre gli altri.
nel 2004, Yassin fu vittima di un assassinio mirato dei servizi israeliani, ma in una prima fase
la sua organizzazione poté contare sulla benevolenza di Israele, a cui piaceva contrastare in
questo modo l’organizzazione laica di Arafat.
La svolta militare di Hamas risale all’inizio
degli anni Ottanta quando ogni soluzione politica della questione palestinese sembrava sempre più lontana; e la sua popolarità nella società
palestinese crebbe sino alla vittoria nelle elezioni del 2006. Furono elezioni libere, difficilmente contestabili, ma il loro risultato non
piacque né all’Olp, né a Israele, né agli Stati Uniti, né ad altre potenze occidentali. Accadde così
per certi aspetti quello che era accaduto in Algeria alla fine del 1991, quando il governo, dopo
i risultati favorevoli al partito islamico nel primo turno delle elezioni politiche, aveva bruscamente soppresso il secondo turno. Con una aggravante: i Paesi che non vollero riconoscere il
successo di Hamas, si consideravano maestri di
regole democratiche e avrebbero dovuto mettere alla prova la conversione alla democrazia dell’organizzazione islamica.
Sono stati necessari otto anni perché le due
parti riuscissero a ricucire lo strappo e ad accordarsi, nello scorso aprile, su un governo comune. Alla fine di settembre, un mese dopo la
fine dell’ultimo conflitto di Gaza, i rappresentanti di Hamas e Fatah si sono incontrati al Cairo e hanno annunciato di avere raggiunto un
accordo per estendere alla Striscia le competenze e responsabilità del nuovo governo palestinese. Ma la storia di questa lunga crisi ci ha
insegnato che troppo spesso gli annunci sono
soltanto buone intenzioni.
Risposte
alle 19 di ieri
INTERVENTI E REPLICHE
Luciano Fontana
di Pierluigi Battista
I fasciocomunisti
sono tornati tra noi
LETTERE
AL CORRIERE
ALTO ADIGE
Italiani e tedeschi
●Particelle elementari
Soverato
degli istituti. Perché, dunque, il funzionario bibliotecario direttore della
Biblioteca Braidense (ossia «del Palazzo di Brera»), nominato dal Direttore
generale Biblioteche, dovrebbe sentirsi «svilito» dall’essere collegato a un
istituto ora dotato di autonomia speciale come la Pinacoteca di Brera, che
avrà un direttore selezionato con un concorso internazionale, quando fino
a oggi il direttore-dirigente della medesima biblioteca doveva rispondere
a un Direttore regionale «generalista»? E la messa a sistema di archivi,
biblioteche e musei, attentamente valutata caso per caso, non dovrebbe
contribuire proprio a far conoscere e capire meglio il nostro patrimonio?
Dall’inizio del mio incarico ho deciso di investire sugli istituti della cultura,
in particolare su archivi e biblioteche, destinandovi 50 giovani tirocinanti e
seri programmi formativi. So bene quanto siano importanti questi settori
per il Paese e costante sarà il mio impegno per portarvi nuove risorse
umane e finanziarie. E mi rifiuto di accettare che tutto ciò possa essere
ignorato per questioni legate solamente al numero di posizioni
dirigenziali.
Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • RCS Produzioni Padova S.p.A. 35100 Padova - Corso Stati Uniti 23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l.
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La tiratura di domenica 30 novembre è stata di 386.177 copie
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42
Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
43
Sportlunedì
Serie A
CAGLIARI-FIORENTINA
CESENA-GENOA
CHIEVO-LAZIO
EMPOLI-ATALANTA
JUVENTUS-TORINO
MILAN-UDINESE
PALERMO-PARMA
ROMA-INTER
SAMPDORIA-NAPOLI
SASSUOLO-VERONA
13ª giornata
0-4
0-3
0-0
0-0
2-1
2-0
2-1
4-2
oggi, ore 21
2-1
Classifica
JUVENTUS
ROMA
GENOA
NAPOLI*
SAMPDORIA*
MILAN
LAZIO
FIORENTINA
UDINESE
SASSUOLO
34
31
23
22
21
21
20
19
18
18
INTER
17
PALERMO
17
EMPOLI
14
VERONA
14
TORINO
12
CAGLIARI
11
ATALANTA
11
CHIEVO
10
CESENA
8
PARMA
6
*una partita in meno
Rivali Nel derby i bianconeri se la cavano solo alla fine ma restano a +3 sugli inseguitori ● L’analisi
Juve felice col brivido
Intermittente a Roma
Pirlo doma il Toro all’ultimo secondo, Perez gol capolavoro
I nerazzurri reggono per un po’, poi cadono con i giallorossi
ARBITRO CONTESTATO
Il Milan ritrova
la vittoria
Doppietta Ménez
Udinese polemica
NOVITÀ
Avanti Francesco Totti, capitano giallorosso, se ne va lasciandosi alle spalle Palacio e Guarin. A destra, Ménez (sopra) e Matri (Ansa, Forte)
L’indagine
Il Genoa terzo
a sorpresa
Stasera tocca
a Samp-Napoli
Scandalo mondiale, tocca agli 007
L’Inghilterra muove i servizi segreti per inchiodare Blatter, Russia e Qatar
Spie, omissis, scheletri negli
armadi, forse anche l’orologiogarrota di James Bond. Ormai è
007 il prefisso di Blatterlandia,
terra del calcio fondata sugli
scandali e le figuracce. L’argomento è il solito: l’assegnazione dei Mondiali 2018 alla Russia e 2022 in Qatar. La novità è
l’ingresso in campo a tacchetti
sguainati dei servizi segreti britannici. I quali, secondo quanto riportato ieri dal Sunday Times, hanno consegnato al Parlamento un dossier che proverebbe episodi di corruzione e
voto di scambio compiuti da
Mosca e Doha per ottenere l’assegnazione della Coppa.
Se ne parla già dal giorno
della votazione, il 2 dicembre
2010. Di recente poi la polemica
è riscoppiata quando la Fifa ha
presentato un’inchiesta che
scagionava i due Paesi sospettati ma è stata sbugiardata dal
procuratore Michael Garcia,
che quell’inchiesta ha condotto: secondo Garcia i maneggi ci
sono stati eccome, ma la Fifa li
avrebbe occultati per salvare i
propri piani e portafogli.
Ora questo rapporto dell’intelligence di Sua Maestà aggiungerebbe nuove «prove incendiarie» dell’avvenuto pagamento di megatangenti in ogni
forma. Qatar e Russia avrebbe-
Presidente Blatter, 78 anni (Ap)
ro stretto un patto di reciproco
sostegno attraverso una jointventure per l’estrazione e la gestione comune di un giacimento di gas in Siberia. E tra le tante corruzioni private la più
spettacolare — in pieno Ian
Fleming — sarebbe quella
compiuta dal Cremlino nell’assicurarsi l’appoggio del delegato belga Michel D’Hooghe. Come? Con un prezioso dipinto
custodito all’Hermitage.
Scovati i cattivi, resta comunque da capire chi siano i
buoni, sempre che in questa
storia esistano. «Siamo preoccupati anche per il comportamento del nostro comitato or-
ganizzatore», ha commentato
non a caso John Whittingdale,
presidente della commissione
cultura media e sport. Perché
attenzione: anche l’Inghilterra
(candidata per il 2018) avrebbe
stretto un accordo illecito con
la Corea per uno scambio di voti. Solo che a lei è andata male.
In un quadro simile non sorprende che ieri Joseph Blatter
abbia riso di loro, di noi e di
tutti. «Signore e signori, credetemi, nel 2022 si giocherà in
Qatar. Chi ci accusa non conosce come funziona il mondo
del calcio». Perché, funziona?
Alessandro Pasini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mancini reinventerà
una squadra
che ora non gli piace
di Mario Sconcerti
È
stata una buona Inter,
sconfitta da una
squadra migliore. Non
è chiaro se ci siano veri
miglioramenti. È però una
squadra diversa, più
aggressiva, più pericolosa,
più in partita. Come il
Milan, anche la Roma non è
un avversario che si chiude,
lascia spazi al contropiede.
Questo favorisce il gioco
dell’Inter che ha buona
qualità negli ultimi venti
metri. È cambiato il
temperamento dell’Inter,
questo maggior carattere
ha portato però anche più
confusione. È una squadra
che sta studiando ma non
ha ancora capito bene cosa.
A volte li vedi tutti in linea,
altre volte senza forma e
sostanza in giro per il
campo. La Roma è un
pessimo avversario perché
è squadra verticale. Un
centrocampo con M’Vila,
Medel, Kuzmanovic e
Guarin viene sempre
superato in fondo a un
corridoio. La mia
impressione è che a
Mancini non piaccia la sua
squadra, non la stimi, e si
appresti a inventarne
un’altra. Con quali uomini
non so, ma quando è messo
spalle al muro Mancini è un
tecnico che sa inventare.
L’Inter ha delle qualità, ma
sono poco incastrabili le
parti. Nessuno ha una parte
piena in commedia, sono
tutti mezzi buoni attori.
Difficile così fare
spettacolo. Ha rischiato
molto la Juventus, il gol di
Pirlo a un secondo dal
termine non definisce una
superiorità, è solo un
premio a un giocatore
perfetto. Juve stanca, anche
messa male in campo. Però
ancora vittoriosa in uno
stadio che ormai è
diventato un incubo per
tutti. Per capire
l’eccezionalità di quanto
accaduto va ricordato che
Pirlo non segnava su azione
dal 24 aprile di due anni fa.
In sostanza meglio la Roma
per una volta, tornata
brillante e spinta da tutta la
qualità dei suoi solisti.
Pjanic è ormai uno dei
migliori centrocampisti
europei. Gioca una buona
partita anche il Milan. Da
cinque giornate l’Udinese è
in caduta abbastanza libera,
ma Inzaghi ha trovato
un’anima per la sua
squadra. È finito il vecchio
Milan velleitario che
giocava quasi alla memoria.
La squadra è semplice,
conosce i propri limiti ma
anche le proprie possibilità.
Montolivo porterà la qualità
che manca a centrocampo.
Credo sia inutile aspettare
Torres, non almeno a un
qualche livello. Il Genoa è al
terzo posto, Gasperini
trasforma sempre una
strana massa di giocatori in
una squadra. Un vero
grande tecnico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
44
Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
SPORT
Estero
Il Barcellona vince
all’ultimo secondo
Disastro Dortmund
Un gol di Busquets all’ultimo secondo dopo una mega mischia in
area regala al Barcellona il successo sul campo del Valencia (1-0) e
riporta i blaugrana a -2 dalla capolista Real Madrid. II Manchester
City, prossimo avversario della Roma in Champions, vince 3-0 sul
campo del Southampton di Pellé, lo scavalca in classifica e si porta al
2° posto a -6 dal Chelsea di Mourinho. Il Tottenham batte 2-1 in
rimonta l’Everton. In Germania continua l’incubo del Borussia
Dortmund che perde 2-0 contro l’Eintracht (ottava sconfitta su 13
gare) e chiude la graduatoria di Bundesliga con un ritardo di 22 punti
dalla capolista Bayern Monaco.
Roma
Totti si sacrifica
Nel posticipo della 16ª di B, il Bologna batte il Bari 2-0 con una
doppietta di Laribi ed è terzo da solo. 16ª giornata. Venerdì: PescaraLanciano 1-1; sabato: Carpi-Frosinone 0-0, Cittadella-Brescia 1-1,
Crotone-Modena 1-4, Latina-Pro Vercelli 1-1, Livorno-Perugia 0-0,
Ternana-Catania 1-0, Trapani-Spezia 3-2, Varese-Vicenza 2-3,
Entella-Avellino 0-0; ieri: Bologna-Bari 2-0. Classifica: Carpi 30;
Frosinone 29; Bologna 26; Livorno, Spezia, Avellino e Trapani 25;
Lanciano 24; Perugia 23; Modena* e Pro Vercelli 21; Vicenza 20;
Catania, Brescia, Ternana e Bari 19; Pescara e Varese (-1) 17;
Entella* 16; Cittadella, Latina e Crotone 14. *una partita in meno.
All’Olimpico sei gol e spettacolo, i giallorossi chiudono i conti nella ripresa con Pjanic
ha costretto De Sanctis a volare
nell’angolo e al 36’ Ranocchia è
volato più in alto di Maicon e
Astori sull’angolo per mettere il
pallone in rete. Primo gol subito dalla Roma all’Olimpico in
sette giornate di campionato. E
l’Inter ha addirittura finito il
tempo all’attacco.
La Roma è tornata avanti dopo 100 secondi della ripresa
con una percussione impressionante di Cholevas, che ha lasciato sul posto Campagnaro e
Ranocchia (già ammonito), ha
bruciato Juan Jesus e ha concluso con un sinistro incrociato perfetto. Un’azione fotocopia
di quella di Peres nel derby di
Torino.
L’Inter ha alzato ancora la linea di difesa rischiando molto,
ma non ha smesso di giocare:
Osvaldo ha tentato di agguantare il pareggio in rovesciata e
ha firmato il 2-2 con un tiro deviato da Astori. I nerazzurri, invece di congelare la partita,
hanno ridato campo alla Roma,
che è tornata avanti nel giro di
tre minuti: l’alto magistero calcistico di Totti nella ripresa si è
concretizzata nell’assist da terra per il destro del 3-2 di Pjanic.
Qui l’Inter ha protestato per un
contrasto Cholevas-Guarin e
Mazzoleni non ha trovato niente di meglio che espellere Mancini (chissà che cosa avrà mai
detto), giusto per confermare
che gli arbitri italiani riescono
sempre ad essere i peggiori in
campo.
Pjanic nel recupero, dopo
due occasioni sprecate da Iturbe, ha messo il sigillo sui tre
punti giallorossi con una punizione perfetta. Fra il terzo e il
quarto gol romanista, l’Inter ha
cercato in tutti i modi di agguantare il 3-3, ma sono mancate lucidità e precisione, e ora
i nerazzurri sono scivolati nella
parte destra della classifica.
Qualcuno dovrebbe chiedersi
perché e regolarsi di conseguenza.
Fabio Monti
ROMA È sempre una Grande Ro-
7
vittorie
in 7 gare
in casa per la
Roma: 21 punti
su 31 sono
il 67 % del
totale. 18 gol
fatti, 2 subiti
25
gol segnati
dalla Roma
(1,92 a partita)
Ha il secondo
attacco della
serie A dietro
la Juventus
(30 gol)
19
gol subiti
dall’Inter in 13
partite, una
media di 1,46 a
gara. La difesa
nerazzurra è la
sesta peggiore
della serie A
17
punti
di distacco
dalla Juve per
l’Inter dopo 13
partite, 6 dal
terzo posto. La
media è di 1,30
punti a gara
Luca Valdiserri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ma, ma è un’Inter diversa. Questo ha detto la sfida dell’Olimpico, vinta dai giallorossi (settimo successo consecutivo in casa) non senza soffrire, che ha
offerto divertimento, buon calcio e anche sei gol. La squadra
di Garcia è andata in campo
dopoché il gol di Pirlo l’aveva
piazzata a sei punti di distacco,
ma ha dimostrato di avere forza
e personalità per tenere il passo dei bianconeri, pur avendo
trovato un’Inter completamente diversa dalla squadra involuta e senza prospettive di gioco
che si era vista negli ultimi due
mesi, prima che Thohir decidesse il cambio di allenatore.
Il primo tempo ha confermato la maggior qualità della
Roma, che ha offerto momenti
di spettacolo soprattutto sull’asse di destra Maicon-Ljajic,
Doppia risposta
I nerazzurri rispondono
per due volte con
Ranocchia e Osvaldo al
vantaggio giallorosso
con Gervinho che, quando ha
innestato il turbo con le progressioni centrali, ha fatto vedere le streghe ai nerazzurri.
L’azione della Roma è apparsa
addirittura travolgente in alcune circostanze e bellissima da
vedere per come la squadra ha
saputo aprirsi e distendersi in
velocità, come quegli sprinter
che trasformano il rettilineo
dei 200 metri in un capolavoro.
Ma il merito di Mancini, che
ha puntato sul 4-2-3-1, in una
fase ancora sperimentale della
sua esperienza nerazzurra, è
stato quello di tenere fede a
quanto aveva detto alla vigilia:
possiamo anche perdere, ma
dobbiamo giocare. L’Inter nel
primo tempo ha giocato a calcio, con tutte le imperfezioni
strutturali che la accompagnano dall’inizio della stagione,
ma anche con coraggio, geometrie interessanti e con un
possesso palla non più fine a se
stesso, ma sempre orientato all’idea di far male all’avversario.
Ha subito il gol di Gervinho
dopo 21’, ha rischiato di prenderne altri due o tre (e uno di
A San Siro Valeri e i suoi finiscono nel pallone
Orsato e Mazzoleni arbitrano in maniera opposta
di Paolo Casarin
rsato per il derby di Torino. Primo
tempo ben diretto con un rigore
concesso alla Juve per fallo di mano alto
di un granata in barriera. Esatta la ripetizione
del calcio di rigore. Nel secondo tempo dirige
con competenza ed equità; il gol di Vidal è in
fuorigioco, i gialli sono giustificati e
l’espulsione, per doppia ammonizione, di
Lichtsteiner punisce più le proteste che i falli
del bianconero. Di seguito Mazzoleni arbitra
Roma-Inter lasciando correre tanti contrasti,
più o meno fallosi; in occasione del terzo gol
della Roma, nato da un contrasto tra Cholevas
e Guarin, si accendono le proteste dell’Inter e
Mancini viene allontanato. Mazzoleni decide
sempre con lo stesso metro che però è
nettamente diverso da quello di Orsato: si può
Gervinho è stato annullato per
evidente fuorigioco), con Ranocchia e Medel che hanno salvato due situazioni complicatissime, perché la squadra non
ha uomini veloci a parte Juan
Jesus, ma ha sempre reagito:
subito dopo il gol, Kuzmanovic
SERIE A 13a giornata
● Fischio finale
O
Doppietta di Laribi
Il Bologna batte il Bari
ed è terzo da solo
L’Inter cambia pelle e gioca a calcio
ma la Roma è ancora irraggiungibile
Le pagelle
6,5 De Sanctis Risponde al dopo
Mosca con un gran salvataggio su
Kuzmanovic ma poi viene
abbandonato sul gol di Ranocchia e
spiazzato dal fuoco amico di Astori.
6,5 Maicon Non ci mette solo la
faccia, ma anche le gambe. Sulla
sua fascia, con Ljajic, mette in crisi
l’Inter. Con lui è un’altra Roma.
6,5 Manolas Lotta greco-argentina
con Osvaldo: il duello più feroce di
una gara ad alta intensità finisce
pari.
5 Astori Si fa beffare da Ranocchia
sul corner dell’1-1 e devia nella sua
porta il 2-2. Non era proprio la sua
serata.
7 Cholevas Spinge con insistenza e
cura che Guarin non si accentri per
tirare. Poi «impazzisce» e segna un
gol alla Rombo di tuono.
7,5 Pjanic Primo tempo normale,
ripresa da predestinato qual è. Ridà
ossigeno all’Olimpico in 3 minuti
dopo il 2-2, chiude con una
punizione perfetta.
6 Keita Preferito a De Rossi davanti
alla difesa. Ha giocato partite
migliori.
7 Nainggolan Combatte per tre e,
anche se sbaglia qualche appoggio
di troppo, è sempre nel vivo del
gioco. Sfiora il gol.
7 Ljajc Perfetto l’assist a Gervinho,
che replica poco dopo «annullato»
da un millimetrico fuorigioco. Gioca
per la squadra e, ancora una volta,
dà ragione a Garcia e torto ai critici.
7 Totti Vedi Pjanic. Molto meglio nel
secondo tempo ma gli mancano i
gol, compreso l’assist da terra per il
3-2. La sua grandezza è accettare di
giocare anche sulla fascia per
lasciare a Gervinho il ruolo di
guastatore centrale.
7 Gervinho Non segnava in
campionato dal 30 agosto, prima
giornata contro la Fiorentina, e da
un po’ riceveva più critiche che
applausi. Risponde alla grande alla
fiducia di Garcia.
6 Florenzi Difficile entrare in corsa
in una gara così intensa. Fa il suo.
6 De Rossi Prende il posto di Keita e
la Roma rischia meno.
7,5 Garcia Con lui la Roma non è
mai stata sotto il secondo posto.
Però, secondo alcuni, sbaglia molte
scelte.
Serie B
sperare in una maggiore uniformità? MilanUdinese ha dimostrato che un arbitro di porta
(Massa) può, senza alcuna colpa, non vedere
un probabile gol e che l’altro (Pairetto) può
assegnare un rigore inesistente per un
contrasto tra Domizzi e Honda a due metri da
lui. Valeri, lontano, raccoglie il consiglio ed
espelle Domizzi; poco dopo Valeri espelle
anche Essien per secondo giallo discutibile.
Con la stessa severità Valeri, e toccava solo a
lui decidere in quel caso, doveva concedere un
rigore ai friulani per fallo di Armero su Badu.
A San Siro arbitri forse scossi o destabilizzati
da un gol umanamente non valutabile: come
aiutarli? Con la tecnologia, almeno sul gol: gli
inglesi l’hanno già adottata.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
0-0
CAGLIARI
FIORENTINA
0-4
Fernandez (Fi) 17’, Fernandez (Fi) 10’ s.t.,
Gomez (Fi) 25’ s.t., Cuadrado (Fi) 29’ s.t.
Arbitro: Calvarese di Teramo
CESENA
GENOA
0-3
Matri (Ge) 4’, Antonelli (Ge) 7’, Volta (Ce) aut.
40’ Arbitro: Russo di Nola (Na)
EMPOLI
ATALANTA
Arbitro: Peruzzo di Schio
0-0
MILAN
UDINESE
2-0
Menez (Mi) rig. 20’ s.t., Menez (Mi) 30’ s.t.
Arbitro: Valeri di Roma 2
PALERMO
PARMA
2-1
Dybala (Pa) 37’, Palladino (Pa) 41’, Barreto
(Pa) 28’ s.t.
Arbitro: Irrati di Pistoia
JUVENTUS
TORINO
2-1
Vidal (Ju) rig. 15’, Bruno Peres (To) 23’, Pirlo
(Ju) 48’ s.t.
Arbitro: Orsato di Schio (Vi)
ROMA
INTER
4-2
Gervinho (Ro) 21’, Ranocchia (In) 36’, Holebas
(Ro) 2’ s.t., Osvaldo (In) 12’ s.t., Pjanic (Ro) 15’
s.t., Pjanic (Ro) 46’ s.t.
Arbitro: Mazzoleni di Bergamo
SAMPDORIA NAPOLI
Arbitro: Rocchi di Firenze
oggi 21,00
JUVENTUS
ROMA
GENOA
NAPOLI
SAMPDORIA
MILAN
LAZIO
FIORENTINA
UDINESE
SASSUOLO
INTER
PALERMO
EMPOLI
VERONA
TORINO
CAGLIARI
ATALANTA
CHIEVO
CESENA
PARMA
Punti
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22
21
21
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■ Partite totali ■ Casa ■ Fuori Casa
G Giocate V Vinte N Nulle P Perse F Reti fatte S Reti subite
SERIE A Classifica
SASSUOLO
VERONA
2-1
Moras (Ve) 7’, Sansone (Sa) 5’ s.t., Taider (Sa)
33’ s.t. Arbitro: Doveri di Roma 1
CHIEVO
LAZIO
Arbitro: Banti di Livorno
Illusione
Ranocchia, 26
anni, segna di
testa il gol del
momentaneo
pareggio
dell’Inter
(Action Images)
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32
MARCATORI: 9 RETI: Tevez (JUV) 8 RETI: Callejon (NAP) 7 RETI: Di Natale (UDI),
Higuain (NAP), Icardi (INT), Menez (MIL) 6 RETI: Djordjevic (LAZ), Honda (MIL), Matri
(GEN), Dybala (PAL) 5 RETI: Osvaldo (INT), Cassano (PAR)
PROSSIMO TURNO: Venerdì 5/12, ore 20.45: Fiorentina-Juventus. Sabato 6/12, ore
18.00: Roma-Sassuolo. ore 20.45: Torino-Palermo. Domenica 7/12, ore 12.30:
Napoli-Empoli. ore 15.00: Atalanta-Cesena, Genoa-Milan, Parma-Lazio. ore 20.45:
Inter-Udinese. Lunedì 8/12, ore 19.00: Cagliari-Chievo. ore 21.00: Verona-Sampdoria.
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
Posticipo
Sinisa Mihajlovic ringhia e minaccia: «Posso
garantire a tutti i tifosi della Sampdoria che la
vedranno incazzata e feroce: se non dovesse
succedere non farò passare ai miei giocatori una
settimana bella». Rafa Benitez invece accarezza il
suo Napoli come sempre: «Non sarà facile vincere,
ma ci proveremo». Approcci diversi per un
obiettivo comune: prendersi il terzo posto e
superare il Genoa, operazione che ai blucerchiati,
ovviamente, darebbe un doppio gusto in quello
Samp-Napoli
la sfida da cinema
vale il terzo posto
Roma
Inter
SPORT
che sta diventando il derby più interessante della
serie A. Samp-Napoli — che è anche la sfida tra
Ferrero e De Laurentiis, i due presidenti
cinematografici (in tutti i sensi) del calcio italiano
— (ore 21, Sky Sport 1, Sky Supercalcio, Sky Calcio
1, Premium Calcio) si presenta come una partita
interessante e equilibrata. Il Doria in casa è una
certezza (14 punti su 21 a Marassi), ma viene da
un deludente pari a Cesena. Il Napoli è in serie
positiva da 9 partite, ma lui pure è reduce da un
45
clamoroso pari in casa con il Cagliari. Di positivo
per Benitez c’è il ritorno di Mertens dopo
l’infortunio alla testa. Da scoprire invece le scelte di
Mihajlovic, che possiede flessibilità tattica e
scioglierà i suoi dubbi solo all’ultimo. Tra questi,
uno riguarda Gabbiadini (foto). Capo bomber della
Samp con 4 gol, risulta nel mirino di mercato del
Napoli. Dovesse giocare, con le minacce di
Mihajlovic nell’aria, gli converrà non distrarsi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le pagelle
4
2
Marcatori: Gervinho 21’, Ranocchia 36’
p.t.; Cholevas 2’, Osvaldo 12’, Pjanic 15’
e 47’ s.t.
ROMA (4-3-3): De Sanctis 6,5; Maicon
6,5, Manolas 6,5, Astori 5, Cholevas 7;
Pjanic 7,5, Keita 6 (De Rossi 6 18’ s.t.),
Nainggolan 7; Gervinho 7, Totti 7 (Iturbe
s.v. 40’ s.t.), Ljajic 7 (Florenzi 6 18’ s.t.).
All.: Garcia 7,5
Inter
La notte di Osvaldo
INTER (4-2-3-1): Handanovic 6;
Campagnaro 5,5, Ranocchia 6, J. Jesus 6,
Dodò 5 (Icardi s.v. 37’ s.t.); Medel 6,5
(Obi s.v. 37’ s.t.), M’Vila 5 (Kovacic 5,5
22’ s.t.); Guarin 6, Palacio 6, Kuzmanovic
6; Osvaldo 6,5. All.: Mancini 7
Arbitro: Mazzoleni 5,5
Espulso: Mancini 16’ s.t.
Ammoniti: Ranocchia, Keita, Palacio,
Guarin
Recuperi: 2’ più 3’
Implacabile Miralem Pjanic,
24 anni, segna il gol che riporta
definitivamente in vantaggio
i giallorossi (Action Images)
La pazienza di Mancini
«C’è molto da fare
ma il tempo l’abbiamo...»
Garcia: «La Juve? Pensiamo a noi, divertiamoci e vinciamo»
❞
Garcia
Il campo
non mente
e quando
abbiamo
accelerato
abbiamo
messo
in difficoltà
una grande
squadra
come l’Inter
In questo stadio Roberto
Mancini trentatré anni fa, con
la maglia del Bologna, aveva
rotto il ghiaccio. Un gol che ha
iniziato una storia. Adesso, giovane cinquantenne con qualche capello bianco e lo sguardo
indurito, perde per la prima
volta da allenatore dell’Inter
contro la Roma. Una domenica
bagnata e amara. Quando comincia a piovere, all’inizio del
secondo tempo, cominciano i
guai. Ma per un’ora l’Inter del
Mancio tiene testa alla rivale
conclamata della Juve riuscendo a rimontare due volte: nel
primo tempo con Ranocchia di
testa e nel secondo con l’ex
odiatissimo Osvaldo (complice
la deviazione di Astori) che zittisce i suoi vecchi tifosi. Ma il
terzo gol della Roma, quello firmato da Pjanic, condanna i ne-
ROMA
razzurri alla prima sconfitta del
nuovo corso e Mancini alla prima espulsione della seconda
vita milanese.
L’allenatore protesta, come i
suoi giocatori, per un fallo di
Cholevas su Guarin e l’arbitro
decide che la sua partita è finita. Mancio, incredulo, prende
la via degli spogliatoi dopo aver
consegnato i foglietti con i preziosi appunti al vice Nuciari:
«Cosa ho fatto?», dice all’arbitro prima di sistemarsi, con un
cappellino anti pioggia, dietro
Il tecnico espulso
«Ho protestato,
ma non per niente…
Non voglio consumare
parole sull’arbitro»
la panchina. Ma senza di lui la
terza rimonta rimane un desiderio interista. Anzi, nel recupero, arriva anche il quarto gol
giallorosso, ancora firmato Pjanic. E la classifica piange. L’Inter è nella parte destra, a pari
con il Palermo, lontana da tutto.
Mancio è lucido e critico.
«La Roma gioca bene dall’anno
scorso e ha giocatori di grandi
qualità. Ma sino ad un certo
punto della partita ci siamo
stati e questo è importante. Però abbiamo commesso tanti errori, come sul terzo gol: la palla
è rimasta troppo in area. E in
assoluto abbiamo lasciato
campo ai giallorossi. C’è molto
da fare. E la sconfitta non cambia niente. Ci vuole pazienza.
Da queste delusioni bisogna ripartire. L’obiettivo resta con-
quistare la Champions League
e sappiamo che per farlo ci sono due strade. In campionato
siamo indietro, ma c’è spazio e
tempo per rimontare. L’espulsione? Non voglio consumare
parole sull’arbitro, basta vedere
cosa è successo. Ho protestato,
ma non per niente…».
La Roma, invece, è felice. Per
la prima volta subisce gol all’Olimpico in campionato, ma
nel suo fortino inespugnabile
centra la settima vittoria su sette partite e si riporta a meno tre
dalla capolista Juventus. Nella
sfida tattica i due allenatori
provano a sorprendere. Mancini lancia M’Vila e sceglie il 4-23-1 perché l’Inter deve osare anche contro i più forti. Il francese, invece, decide di rinunciare
almeno in partenza a De Rossi e
punta su Cholevas terzino sinistro. Mosse vincenti. Garcia è
soddisfatto: «Non ero preoccupato dopo il pareggio con il
Cska Mosca. So che siamo un
gruppo solido e unito e lo abbiamo dimostrato giocando
una bella partita. Il campo non
mente e quando abbiamo accelerato abbiamo messo in difficoltà una grande squadra come
l’Inter. La vittoria della Juve?
Dobbiamo pensare solo a noi
stessi: la Roma sa che deve giocarsela partita dopo partita. Divertiamoci e vinciamo». Più un
motto che uno slogan.
Alessandro Bocci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
❞
Mancini
Sino a un
certo punto
della partita
ci siamo
stati
e questo è
importante
Da queste
delusioni
bisogna
ripartire
6 Handanovic Può scampare
l’insufficienza chi prende 4 gol?
Handanovic si merita il 6 con
almeno due parate importanti.
5,5 Campagnaro Non è un terzino
da difesa a quattro e così soffre. Il
peccato più grave è sul gol di
Cholevas, dove però Ranocchia
sbaglia più di lui.
6 Ranocchia Sale in cielo sul corner
di Kuzmanovic e schiaccia
nell’angolo da centravanti: è il primo
gol subito dalla Roma in casa in
campionato. Però è troppo lento per
difendere sulle frecce romaniste.
6 Juan Jesus Lui, invece, ha la
velocità per contenere Gervinho.
Meno bravo a impostare l’azione.
5 Dodò Soffre la catena di gioco
Maicon-Ljajic e mette in luce tutti i
problemi difensivi che a Roma
conoscono bene.
6,5 Medel Utile in molte occasioni,
la più visibile quando stoppa un tiro
di Ljajic che sarebbe finito in porta.
Pericoloso anche un suo tiro dal
limite. A suo agio nel 4-2-3-1
manciniano.
5 M’Vila Sorpresa di giornata ma,
purtroppo per Mancini negativa.
Non si capisce perché si infuri per
una sostituzione meritata.
6 Guarin Parte largo a destra, non
proprio il suo pane quotidiano.
Porta agonismo in un centrocampo
dinamico.
6 Palacio Teorico trequartista,
soprattutto uomo dove serve. Non
brilla, ma lavora. Come tutta la
squadra.
6 Kuzmanovic Pericoloso in avanti
(quasi gol al 25’ e corner del
pareggio), pericoloso in difesa
quando non chiude su Ljajic
sull’azione dell’1-0. A Mancini
mancano gli esterni d’attacco, il Kuz
fa quello che può.
6,5 Osvaldo Preferito a Icardi e
fischiatissimo dal suo ex pubblico,
gioca una partita tutta sua. Le dà, le
prende, segna con l’aiuto di Astori e
incendia il pubblico. Una notte da
Osvaldo.
5,5 Kovacic Ci si aspetta sempre di
più. Pjanic, alla sua età, era altra
roba.
7 Mancini L’Inter perde, ma adesso
ha un gioco e tanta voglia di fare
l’Inter. Piano piano ci riuscirà.
l. v.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
46
Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
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Sky
Corriere dellla Sera
Sera
Pirlo all’ultimo respiro (di sollievo)
Le pagelle
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI A TORINO
Juventus
Bonucci elegante
6 Storari Tocca a lui prendere gol
dal Toro. Ma è solo una coincidenza.
4,5 Lichtsteiner Nervoso e confuso.
Espulso per due cartellini gialli
evitabilissimi.
7 Bonucci Elegante nei disimpegni,
pericoloso con un tiro da fuori
area, decisivo con la palla
recuperata a Benassi a 20 secondi
dal gong.
6,5 Chiellini Qualche difficoltà
contro i pari-peso Amauri e
Larrondo.
5 Evra Contro Peres sul gol sembra
Willy il Coyote. Rientro deludente.
6 Marchisio Stavolta incide poco.
Esce dopo un bel salvataggio.
7,5 Pirlo Con la punizione
guadagna il rigore. Con il tiro da tre
punti (101 km/h da 26 metri) fa
impazzire lo Stadium.
5,5 Pogba Si prende qualche pausa
di troppo. E pure qualche fischio.
6,5 Vidal Tutto: gol su rigore,
«muro» su Benassi e scarico-assist
per Pirlo. E il contrario di tutto: falli,
svirgolate e la mancata chiusura su
Perez. Ma alla fine è decisivo.
5,5 Llorente Solo un paio di palloni
ripuliti e rimessi in commercio.
5,5 Tevez Pressa come un ossesso,
ma passa e tira con frenesia.
6 Morata Entra sempre con buon
passo e partecipa all’azione del gol.
6 Pereyra Prima al centro e poi a
destra: una mezzora fatta bene.
6,5 Allegri Dopo Roma e
Olympiacos un’altra vittoria chiave
nel finale e stavolta pure in 10. La
fortuna non è una colpa. E magari
non è nemmeno un caso.
Paolo Tomaselli
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Torino
Moretti di lusso
6 Gillet Solo una parata, su un tiro
di Bonucci. La pacchia dura fino al
92’57’’.
7 Maksimovic In stato di grazia, si
concede anche una galoppata in
attacco.
6 Glik Sgambetta Pogba proprio
sulla mattonella di Pirlo e dalla
punizione nasce il rigore. Meno
lucido dei colleghi di reparto.
7 Moretti La convocazione di Conte
non era solo un contentino.
7,5 Peres Una corsa folle di 78
metri, un tiro che sbatte sul palo ed
entra, sgonfiando la Juve. Brunetto
resterà a lungo nell’immaginario
granata. Ma poteva propiziare
anche il raddoppio.
5,5 Vives Lotta nella sua zona, ma
gira a ritmi troppo blandi.
6,5 Gazzi Fa il mediano, lo stopper e
anche l’attaccante.
5,5 El Kaddouri Alza il gomito e
causa il rigore con una grave
ingenuità. Potrebbe rimediare nel
finale, ma in modo fiacco.
6,5 Darmian Vince il duello con
Lichtsteiner. E non solo.
5,5 Amauri Non lascia il segno, ma
è dentro la partita.
6 Quagliarella Ex applaudito, anche
perché risulta innocuo. E l’occasione
giusta, in scivolata, l’ha avuta.
5 Benassi La palla persa nel finale
è un peccato di gioventù. Ma pur
sempre un peccato.
6,5 Ventura Tutto troppo bello per
essere vero, in una partita che è
quasi un compendio del Toro. Ma
anche un motivo per guardare
avanti con fiducia.
p.tom.
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Il Toro gioca un grande derby, pareggia con Peres ma cade sull’assalto finale della Juve
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
TORINO Da dove viene questa Juventus? Che ne è stato dell’altra, quella che ha demolito la
Lazio ed è tornata a vincere
fuori casa in Champions? Non
c’è parentela, non c’è vicinanza.
Eppure vince anche questa,
una delle più insipide, finora,
dell’anno sociale. Vince il derby piovoso di Torino, oltre ogni
speranza dei tifosi bianconeri
che stanno già abbandonando
lo stadio e di quelli granata che
sono rimasti a casa, lasciando
mezzo vuoto il settore destinato agli ospiti. Non hanno ragione né gli uni né gli altri. Perché
la Juventus vince, ma il Torino
gioca una grande partita, una
prova che, oltre la delusione,
potrà tornare utile in prospettiva e Ventura, modi a parte per
cui chiederà scusa, fa bene a
prendersela con quel tifoso che
insulta i giocatori per la sconfitta. La beffa arriva all’ultimo
secondo, scaturita da un errore
di Benassi che si fa soffiare l’ultimo urrà da Bonucci. La palla
arriva a Pirlo che tira da 18/20
metri, accarezzando gambe,
sfiorando l’erba, soffiando sul
palo. Gol. Il derby è anche questo, la fine non è mai nota, ma
questa volta è assolutamente
inaspettata, a parte la solita autoflagellazione granata. «Dio
non esiste» dice uscendo un
anziano tifoso.
Il dio del calcio è sempre capriccioso. Così transit il derby
numero 139, degli ultimi anni
uno dei migliori del Toro, uno
dei peggiori della Juventus che
non si attende questo svolgimento aspro. L’assenza di Buffon (dolore alla spalla destra,
botta a Malmoe) non diminuisce la forza d’urto di Madama
che entra nella partita come un
rullo, spingendo il Torino verso la sua porta e ottenendo il
gol dopo 15’ con un rigore di Vidal, fischiato per una gomitata
di El Kaddouri in barriera. Vidal, che torna al gol dal Palermo, lo deve tirare due volte, a
causa di un affollamento proibito in area. Il cileno entra anche nel fantasmagorico pareggio di Bruno Peres, primo gol
granata in un derby dal 24 feb-
17
partite
senza vittoria
del Torino
nel derby, serie
iniziata nel ‘95
64
vittorie
Juve nei derby
(girone unico),
34 quelle del
Toro, 41 i pari
braio 2002. L’esterno brasiliano parte quasi dallo spigolo
della sua area, pianta Pogba,
distanzia Evra che allarga le
braccia quando vede Vidal arrivare a pochi metri da Peres e
poi scansarsi, lasciando al brasiliano il modo di scagliare un
destro basso-alto in diagonale
di straordinaria potenza e precisione.
Il gol di Peres è come un elettroshock. Nella partita c’è uno
scambio di ruoli. Madama non
riesce più a raccapezzarsi, lo
zoccolo duro Vidal-Pogba-Tevez in crisi d’identità trascina
nel gorgo dell’imperfezione il
resto della squadra, il Torino
passa da comprimario a protagonista, acquista fiducia e metri di campo. La Juventus non
riesce più a mettere un uomo
davanti alla porta, a parte Vidal
alla fine del primo tempo. Pri-
Juventus
Torino
2
1
Marcatori: Vidal (rig.) 15’, Peres 23’ p.t.;
Pirlo 48’ s.t.
JUVENTUS (4-3-1-2): Storari 6;
Lichtsteiner 4,5, Bonucci 7, Chiellini 6,5,
Evra 5; Marchisio 6 (Pereyra 6 19’ s.t.),
Pirlo 7,5, Pogba 5,5; Vidal 6,5; Llorente
5,5 (Morata 6 13’ s.t.), Tevez 5,5
(Ogbonna s.v. 38’ s.t.). All.: Allegri 6,5
TORINO (3-5-2): Gillet 6; Maksimovic 7,
Glik 6, Moretti 7; Peres 7,5, Vives 5,5
(Benassi 5 8’ s.t.), Gazzi 6,5, El Kaddouri
5,5 (Sanchez Miño s.v. 47’ s.t.), Darmian
6,5; Amauri 5,5, Quagliarella 6 (Larrondo
s.v. 27’ s.t.). All.: Ventura 6,5
Arbitro: Orsato 6,5
Espulso: Lichtsteiner 33’ s.t.
Ammoniti: Glik, Gazzi, Pogba, Amauri,
Moretti
Recuperi: 1’ più 3’
ma del gol di Pirlo, solo Bonucci scaraventa un pallone verso
Gillet, da lontano. La Juve è accartocciata su se stessa, il Torino insuperabile in difesa e rapinoso in contropiede: Amauri-Quagliarella per poco non
confezionano il più classico gol
dell’ex. E dopo l’espulsione di
Lichtsteiner, doppia ammonizione in pochi minuti, il Toro si
mette in testa l’idea meravigliosa del successo. È la stessa
idea, al contrario, di Allegri che
toglie Tevez per Ogbonna. Primum sopravvivere. Però Madama ha dentro di sé quel carattere che, anche in situazioni come queste, anche in dieci, la
costringe nella metà campo avversaria nell’ultimo minuto di
gioco. Tira Pirlo. Allegri fa la
sintesi: fiuuu 2.
Roberto Perrone
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«È andata bene e così è ancora più bello»
Pirlo: «Era il tiro della disperazione». Allegri: «Mai dubitato di Andrea»
A due secondi dalla fine, Andrea Pirlo. E la storia del
derby della Mole resta nella
tradizione degli ultimi 19 anni.
Lo Stadium esplode, i giocatori
granata restano a terra, la festa
bianconera in campo ricorda
quella degli scudetti.
«Era l’ultimo tiro, quello della disperazione ed è andata bene — racconta Pirlo —. È bellissimo vincere un derby in dieci all’ultimo secondo, non mi
era mai capitato di segnare a
pochi istanti dalla fine. Non abbiamo mai mollato e se succedono cose come stasera meglio
ancora».
Con la Roma ci pensò Bonucci, stavolta Pirlo. Allegri
TORINO
sorride: «Andrea è un giocatore di grandissima qualità che
sta crescendo anche fisicamente dopo l’infortunio. Nessuno
ha mai dubitato sulle sue qualità». La Juve, comunque, è stata
a lungo in difficoltà.
Brutto gesto
Giampiero
Ventura
ha risposto così
alle critiche
di un tifoso
(Ansa)
Decisivo
Andrea Pirlo, 35
anni, scocca il
tiro che all’ultimo
secondo
garantisce alla
Juve il successo
nel derby. E la
settima vittoria
consecutiva per
la squadra di
Allegri, che pure
si trovava in
inferiorità
numerica per il
rosso a
Lichtsteiner
(LaPresse)
«Forse sarebbe stato più giusto il pareggio — ammette il
tecnico — ma stavolta ci è stato
restituito quello che ci era stato
tolto a Genova all’ultimo secondo. La squadra ha giocato
un buon primo tempo, con
buone geometrie, a parte il gol
preso da polli che ci ha causato
7-8 minuti di disorientamento.
Da quel momento la gara è diventata difficile e nella ripresa
abbiamo sofferto sulle ripartenze che abbiamo concesso
per la troppa voglia di vincere».
Al Torino non è bastata la
magia di Bruno Peres che ha interrotto un digiuno di gol granata ai bianconeri lungo 12 anni. «Quando sono arrivato a
❞
Ventura
Persa
una gara
che sarebbe
stato
ingiusto
pareggiare
metà campo mi sentivo già
morto — sorride il brasiliano
—. Peccato, in superiorità dovevamo vincere». Giampiero
Ventura è amareggiato: «Fa
male perdere così, bastava buttare la palla avanti e la partita
sarebbe finita. Ma l’esperienza
si fa così, sul campo. Abbiamo
perso una gara che avremmo
avuto rammarico di pareggiarla».
L’allenatore granata punge il
presidente bianconero:
«Agnelli stia tranquillo perché
a breve gli daremo una squadra
più competitiva nel derby. Almeno Peres l’ha accontentato
segnando...» e a fine partita si è
scagliato mimando il gesto della gola tagliata contro un tifoso
che contestava il Toro. «Ho
perso la testa per qualche secondo, ma una persona così
non merita di seguirci. Mi scuso per la mia reazione».
Filippo Bonsignore
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Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
SPORT
L’allenatore
(m.col.) Che sia un nove falso o autentico a questo punto
poco importa. Anche Silvio Berlusconi, che in campo
vorrebbe sempre centravanti di ruolo, ieri della doppietta di
Menez era soddisfatto. «Il presidente è euforico. È stato il
miglior Milan della stagione» ha raccontato Inzaghi (foto).
«Menez è una punta, fa il centravanti con caratteristiche
sue. Anche Shevchenko era diverso da me». E dire che ieri il
francese aveva rischiato di non giocare. «Alle 10.30 aveva
37,7 di febbre» ha svelato Adriano Galliani. «Pippo ieri
mattina era preoccupatissimo: se non ce l’avesse fatta,
Inzaghi: «Berlusconi
è euforico, è la nostra
partita migliore»
47
avrebbe giocato Pazzini». Il francese ha confermato: «Da
sabato notte non stavo bene, ma ci tenevo troppo a giocare.
Il nostro obiettivo resta il terzo posto, era fondamentale
vincere dopo cinque gare senza successi». Oggi Barbara
Berlusconi annuncerà il rinnovo quinquennale del contratto
di sponsorizzazione con Emirates (l’attuale accordo scade
nel 2015). Il prolungamento del matrimonio porterà nelle
casse rossonere una cifra vicina agli 80 milioni di euro più
bonus.
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Le pagelle
Milan
Honda illuminato
s.v. Diego Lopez Le statistiche
recitano zero tiri dell’Udinese nello
specchio della porta, ergo lo
spagnolo a San Siro si riposa.
6,5 Bonera Inzaghi lo ripropone a
destra ed è una scommessa vinta:
spinge tanto e produce buoni cross.
6 Mexès Partita di assoluto
controllo, ma nessuno lo punge.
6,5 Rami Oltre alla buona intesa
con Mexès, probabilmente ha anche
segnato un bel gol.
5,5 Armero A forza di
rimproverargli che non sa difendere,
non spinge mai. L’intervento su
Badu pare rigore.
6 Van Ginkel Dopo i 20’ di Empoli,
l’olandesino ritrova il campo: non fa
mirabilie, però è molto ordinato e
tocca con una certa eleganza.
6 Essien Valeri sarà anche in cerca
di compensazione, però lui, già
ammonito, è ingenuo con quella
manata. Ma gioca una buona gara.
6 Bonaventura Meno incisivo in
fase d’impostazione, ma sempre
utile. Bel lancio per Honda.
6,5 Honda Illuminato, rifornisce
Menez di buone palle. Nulla può
fare sul cross, troppo forte, del
francese. Furbo sul rigore.
7,5 Ménez Solo lui può fare la
differenza: ci va vicino nel primo
tempo, ci riesce nella ripresa. Molto
bella la serpentina del secondo gol.
6,5 El Shaarawy Senza cresta (!),
ma con gambe, voglia e sicurezza.
6 Inzaghi Azzecca modulo e uomini,
il primo tempo è dominato (il
secondo meno): vittoria doveva
essere ed è stata.
a. rav.
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Udinese
Karnezis reattivo
6,5 Karnezis Anche se forse la palla
era già entrata, lui mostra grande
reattività a spingerla fuori. Ottima
parata anche su un tiro-cross di
Ménez che nessuno tocca e che
stava dirigendosi verso la porta.
5,5 Piris Un cross uno in tutta la
partita, per il resto El Shaarawy lo
costringe a non mollare mai la
postazione. Ferma Pazzini nel finale.
5 Danilo Nel raddoppio, Ménez lo
salta con irridente facilità.
5 Heurteaux In trincea non si può
stare confortevoli e lui soffre.
4,5 Domizzi Non è abituato a fare il
terzino e si vede. Honda lo mette in
grave difficoltà nel primo tempo.
Nell’intervento del rigore è un po’
maldestro (oltre che severamente
punito).
5 Badu Reclama un rigore e forse
ha ragione, ma è l’unica occasione in
cui si mette in mostra.
5,5 Allan Nei primi minuti in cui
l’Udinese si intravede qualcosa. Uno
dei meno peggio.
5 Guilherme Mai un acuto.
5 Kone Dà una mano in difesa, poi
spreca l’unica azione dell’Udinese
nel primo tempo (tiro alto dopo
scambio con Di Natale).
5,5 Thereau Costretto a giocare da
terzino, con l’Honda spesso affonda.
5,5 Di Natale La rincorsa a Baggio
deve aspettare. Non sta bene,
soprattutto è abbandonato a sé.
5,5 Pasquale Nessuna scossa.
5,5 Bruno Fernandes Non è peggio
di Kone.
5 Stramaccioni Un tempo regalato,
prima di essere ucciso dagli episodi.
a. rav.
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Di rigore Jeremy Ménez, 27 anni, trasforma il calcio di rigore che porta in vantaggio il Milan sull’Udinese a metà ripresa. Lo stesso giocatore francese siglerà il definitivo raddoppio (Forte)
Il Milan con Ménez vero 9
abbatte le barricate di Strama
I rossoneri tornano a vincere, Valeri è un disastro, Torres superato da Pazzini
Su chi abbia vinto non
ci sono dubbi: il Milan che ritrova i 3 punti dopo oltre un
mese (mancavano dal 19 ottobre, 3-1 al Verona), riaggiustando di botto la classifica (21 punti, a due soli dal Genoa, strano
ma vero terzo, e avversario di
domenica prossima), Ménez
che gioca con la febbre ma segna una doppietta (il primo è
un rigore tirato in modo impeccabile, il secondo è l’esito di
una serpentina tra i birilli dell’Udinese: ora è a quota sette reti) e infine Pippo Inzaghi che
azzecca le scelte: Bonera a destra dialoga bene con Honda, la
coppia di centrali Rami-Mexès
trascorre un pomeriggio di
tranquillità, il tridente d’attacco, nel primo tempo, fa faville.
Tutti giudizi che andranno rivi-
MILANO
Milan
Udinese
2
0
Marcatore: Ménez 20’ (rig.) e 30’ s.t.
MILAN (4-3-3): Diego Lopez s.v.;
Bonera 6,5, Mexès 6, Rami 6,5, Armero
5,5; Van Ginkel 6 (Montolivo s.v. 43’ s.t.),
Essien 6, Bonaventura 6; Honda 6,5 (Poli
s.v. 36’ s.t.), Ménez 7,5 (Pazzini s.v. 34’
s.t.), El Shaarawy 6,5. All.: Inzaghi 6
UDINESE (4-3-2-1): Karnezis 6,5; Piris
5,5, Heurtaux 5, Danilo 5, Domizzi 4,5;
Badu 5, Allan 5,5, Guilherme 5 (Geijo s.v.
40’ s.t.); Thereau 5,5, Kone 5 (Bruno
Fernandes 5,5 31’ s.t.) ; Di Natale 5,5
(Pasquale 5,5 21’ s.t.). All.: Stramaccioni
5
Arbitro: Valeri 4
Espulsi: Domizzi 17’, Essien 26’ s.t.
Ammoniti: Badu, Danilo
Recuperi: 1’ più 3’
sti di fronte a prove più difficili,
perché ieri la squadra di Andrea Stramaccioni ha rinunciato a giocare (si ricordano solo
un’azione nel primo tempo Di
Natale-Kone e un tiro di Geijo
fuori di poco nei minuti finali).
Gli sconfitti, invece, di Milan-Udinese? L’arbitro Valeri e
Fernando Torres. Il primo, mal
consigliato dal giudice di porta, sbaglia tutti gli episodi decisivi, scontenta il Milan, fa infuriare i friulani e rilancia il dibattito sull’uso della tecnologia: il colpo di testa di Rami (su
angolo di Bonaventura) che pare proprio gol nel primo tempo, nella ripresa il rigore non
dato a Badu (fallo di Armero),
sul cambio di fronte il rigore su
Honda (almeno dubbio: il
giapponese, un po’ trattenuto
da Domizzi, cade quando si accorge che non riesce a tirare e
prima controlla con il braccio),
soprattutto l’espulsione, nell’occasione, di Domizzi e il rosso compensativo, dopo 10’, a
Essien (una manata ad Allan gli
costa il severo secondo giallo).
Il Niño ieri invece in campo
non c’era e, ormai è chiaro, non
trova un posto nel miglior Milan, come Inzaghi (non del tutto a torto, almeno per la prima
parte) definisce la squadra vista ieri a San Siro. Contro l’Udinese decimata da infortuni e
malesseri (il bicentenario Di
Natale non sta bene), ma soprattutto che imposta sane
barricate (il 4-3-2-1 sembra più,
a tratti, un 9-1), i rossoneri propongono un primo tempo brillante, trascinati dal tridente
d’attacco in buona vena: Honda
ispirato nelle verticalizzazioni;
Ménez che per Inzaghi non si
può più definire falso nove (così Berlusconi non può rimproverargli che gioca senza centravanti) più volte al tiro (pericoloso il destro di pochissimo
fuori nel finale del primo tempo, su bella sponda del numero
10 giapponese); infine El Shaarawy che ha superato l’errore
nel derby, si sfianca e salta l’uomo con facilità (gli mancherà,
però, il colpo del k.o.). Quei tre
funzionano, anche se nel secondo tempo il Milan rallenta i
ritmi e l’Udinese sembra controllare meglio (fino al rigore
che rilancia i rossoneri). Ma un
altro particolare rivela la crisi
del Niño: Galliani nel dopopartita spiega che, per sostituire il
febbricitante Ménez, era già
pronto Pazzini. Insomma, ora
Torres ha una bella scalata per
tornare in cima alle gerarchie.
Chi è tornato, invece, è Riccardo Montolivo: qualche minuto in campo a sei mesi dalla
rottura della tibia certificano il
recupero di un giocatore fondamentale. Il quasi deb Van
Ginkel non ha sfigurato, ma il
capitano è un’altra cosa.
Arianna Ravelli
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Pozzo: «Basta arbitri così». Galliani: «Sì alla tecnologia»
Valeri nel mirino. Il presidente bianconero: «Ha sempre sbagliato tutto, lo mandino in serie C»
MILANO L’uomo nero è Paolo Valeri, 36 anni, romano, già inviso all’Udinese che ha perso le
ultime cinque partite arbitrate
da lui. Ieri comunque bipartisan nello scontentare le due
squadre. Dopo 90’ di esitazioni
e valutazioni scorrette, Valeri è
riuscito nell’impresa di mettere d’accordo Giampaolo Pozzo
e Adriano Galliani.
Il patron dell’Udinese è un
fiume in piena: «Il rigore concesso al Milan era dubbio e il
fallo da espulsione di Domizzi
non esisteva assolutamente.
Ma siccome qualcuno ha fatto
vedere a Valeri il presunto gol
del Milan nel primo tempo, lui
non ha capito più niente. Per
compensare un presunto sbaglio ne ha commessi due o
tre». Non è difficile individuare
gli episodi a cui Pozzo si riferisce. «C’era un penalty su Badu.
Valeri per me non può arbitrare, è sempre stato un fischietto
che ha sbagliato tutto. In generale i direttori di gara sono bravi ma ce ne sono due-tre scarsi,
compreso questo, che andrebbero eliminati: inquinano e rovinano tutto». E ancora: «Uno
così può andare in serie C, dove
non si compromettono le cose,
ma in A una sconfitta ha un risvolto economico. Quando vedono uno che non va bene lo
buttino fuori, se Valeri non lo
vedo più per i campi di calcio è
Prima e dopo Un Faraone con la cresta più bassa ieri. Nuovo look? (Ansa, Inside)
L’a.d. rossonero
«L’occhio umano può
fallire quindi
compriamo queste
macchine e usiamole»
meglio. In momenti così viene
voglia di dire basta al calcio».
Galliani evita polemiche con
l’arbitro, ma lancia la sua personale campagna: «Non voglio
colpevolizzare, ma ci sono gli
strumenti per decidere se la
palla ha superato la linea o no.
Si vede che il colore bianconero condiziona un po’ …» ironizza ricordando il famoso gol
di Muntari alla Juve. «Da oggi
comincerò la battaglia per introdurre la tecnologia in campo. In Inghilterra con l’occhio
di falco si sarebbe capito se la
palla era entrata o meno. L’occhio umano può fallire quindi
compriamo queste macchine e
usiamole. Tutti gli sport ne
usufruiscono, non capisco perché nel calcio sembra che si
parli di un’eresia». Inzaghi fa il
diplomatico: «Una partita a
senso unico non può essere
condizionata dagli episodi».
Monica Colombo
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Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
48
Si è spento a Roma il giornalista e scrittore
Paolo Mosca
Lo annuncia con profondo dolore la moglie Paola
insieme a tutta la famiglia.- I funerali avranno luogo martedì 2 dicembre alle ore 15 presso la parrocchia di Santa Prisca all’Aventino.
- Roma, 30 novembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Gastone, Laura Tedeschi.
I figli Sebastiano, Arnoldo, Giacomo, Simone e
Mimosa salutano papà
Paolo
con immenso amore.
- Roma, 30 novembre 2014.
Benedetto e Federica Mosca con i figli Giovanni,
Monica, Stefano, Michele e i nipoti ricordano con
grande affetto e tenerezza
Paolo
Paolo con Paola, Andrea con Simonetta, Carlo
con Loredana, Cristiana con Luca e tutti i loro figli
annunciano la scomparsa della mamma e nonna
Contessa
Jose Agliardi Mauri
La cerimonia funebre verrà celebrata nella Basilica
di San Vittore al Corpo in Milano.- Per data e orario
tel. 335.336711. - Milano, 30 novembre 2014.
Jose
Marco e Marie Louise Peyron, con Anne-Marie,
Giuseppe, Vittoria e Marco Enrico Sacchi Lodispoto, assieme a Elisabetta Peyron si uniscono al dolore di Paolo Andrea Carlo Cristiana e le loro famiglie per la scomparsa di
- Milano, 30 novembre 2014.
zia Jose
Gian Mario Mares Sara Elisabetta ricordano con
affetto
Il fratello Antonello, la moglie Donatella e le figlie Veronica e Beatrice ricordano per sempre il caro
e sono vicini a Paolo, Andrea, Carlo, Cristiana.
- Milano, 30 novembre 2014.
Paolo Mosca
zia Jose
Marco e Peppa abbracciano con affetto il caro
amico Paolo nel ricordo della mamma
Jose Agliardi Mauri
- Milano, 30 novembre 2014.
è in Cielo.- Ti sono vicina con tutto il mio bene.Marisa. - Milano, 30 novembre 2014.
Valeria è affettuosamente vicina a Paolo e alla
sua famiglia nel triste momento della perdita della
mamma
Gianni e Lorenza Iudica sono vicini ai familiari
tutti per la scomparsa di
Jose Agliardi Mauri
Paolo Mosca
ricordandone lo straordinario spirito e l’ingegno,
nella nostalgia di anni spensierati e felici trascorsi
insieme. - Milano, 30 novembre 2014.
Paolo Mosca
Direttore "speciale", "unico", "indimenticabile".- Patrizia Vassallo. - Milano, 30 novembre 2014.
Con infinita tristezza Milli e Sandro Ubertazzi
partecipano al dolore dei congiunti per la scomparsa dell’amico
Paolo
- Milano, 30 novembre 2014.
In fraterna condivisione spirituale ci sentiamo vicini al grande amico Arnoldo Mosca Mondadori per
la scomparsa del padre
Dott. Paolo Mosca
Marisa Baldoni, Emanuele Vai, Ciro Menale, Valeria Cucinotta, Roberta Portioli, Flora Castellana e
il Consiglio di Amministrazione della Fondazione
Casa Dello Spirito e Delle Arti Onlus.
- Milano, 30 novembre 2014.
È serenamente mancata all’affetto dei suoi cari
Letizia Ladstetter Cabella
Il funerale avrà luogo in Caronno Pertusella, nella
chiesa di Santa Margherita, il 2 dicembre alle ore
14.- La famiglia.
- Caronno Pertusella, 29 novembre 2014.
Le maestranze della società Nerino Sei partecipano al lutto della famiglia Cabella per la perdita
di
Letizia Ladstetter Cabella
Amministratore unico.
- Caronno Pertusella, 29 novembre 2014.
Laura, Marco e Sofia sono vicini a Paola in questo momento di grande dolore per la scomparsa
della mamma
Letizia Ladstetter Cabella
- Milano, 30 novembre 2014.
Ginevra e Massimo annunciano la scomparsa di
Luigi Bernabò
I funerali si svolgeranno in forma civile mercoledì
3 dicembre alle ore 11 presso la Casa Funeraria
San Siro in via Amantea.
- Milano, 24 novembre 2014.
Mario e Giulio Cimato con le mogli Lucia e Luisa
sono vicini a Elena in questo triste momento ricordando con profondo affetto l’amico
Enzo Marazzi
- Milano, 30 novembre 2014.
- Milano, 30 novembre 2014.
Beppe Modenese e Piero Pinto abbracciano Allegra e sono vicini a tutta la famiglia nel ricordo
della
Partecipano al lutto:
– Franca e Sandra Almagioni.
Arnoldo il tuo papà
Marco e Esmeralda commossi abbracciano Averardo e Allegra per la scomparsa di
Ginevra
Cara
ricordandola con grandissimo affetto e profonda
commozione. - Londra, 30 novembre 2014.
Paolo
Ginevra Bossi Pucci
- Donoratico, 1 dicembre 2014.
ricorderò il tuo sorriso, il tuo affetto e le attenzioni
che mi hai dedicato.- Mi mancherai molto.- Paola.
- Milano, 30 novembre 2014.
e si stringono in un forte abbraccio a Paola e ai
ragazzi nel loro grande dolore.
- Milano, 30 novembre 2014.
il suo animo profondo, il raro talento.
- Milano, 30 novembre 2014.
Noemi, Enrico con Iacobella, Cristoforo e Gelasio commossi partecipano al dolore di Averardo,
Allegra e famiglie per la scomparsa dell’adorata
- Milano, 30 novembre 2014.
SAI Sci Accademico Italiano assieme a tutti gli
amici è vicino a Paolo in questo momento di grande tristezza per la perdita della sua mamma
Jose Agliardi Mauri
- Milano, 30 novembre 2014.
Andrea Arosio, Pietro Belloni, Ettore Consalvi,
Francesco Faldi, Davide Mencacci e Claudia Parzani sono vicini ad Andrea e ai figli per la perdita
di
Sara Giovanelli
- Milano, 1 dicembre 2014.
Mi stringo ad Andrea e ai suoi bambini, in questo
tragico momento per la scomparsa della loro amata
Sara
Giuseppe Iannaccone.
- Milano, 29 novembre 2014.
Lo Studio Avvocato Giuseppe Iannaccone e Associati è vicino al Dottor Andrea Giovanelli e alla
sua famiglia per la prematura scomparsa della moglie
Sara
- Milano, 29 novembre 2014.
Vitale & Associati, commossa partecipa al dolore
della famiglia per l’improvvisa e sconcertante
scomparsa di
Sara
- Milano, 1 dicembre 2014.
Orlando, Luisa, Caterina, Margherita e Pietro sono vicini e abbracciano con affetto Andrea, Lorenzo e Valerio in questo momento di grande dolore
per la scomparsa dell’adorata
Sara
- Milano, 1 dicembre 2014.
Alessandra Marino, a nome del Polo Museale e
della Soprintendenza di Firenze Pistoia e Prato, e
Cristina Acidini ricordano con affetto l’amica e collega
Françoise Pouncey Chiarini
e sono vicini a Marco e a tutta la famiglia.
- Firenze, 28 novembre 2014.
Gli Amici di Palazzo Pitti profondamente addolorati per la scomparsa della cara
Françoise Pouncey Chiarini
per tanti anni anima dell’associazione si stringono
con grande affetto a Marco e alla famiglia tutta.
- Firenze, 30 novembre 2014.
Contessa
Ginevra Bossi Pucci
A esequie avvenute, per espresso desiderio della
defunta, che prima del suo funerale non ha voluto
annunci, pubblicazioni, fiori, la figlia Alessandra
con il marito Francesco, i fratelli Margherita e
Gianni e le famiglie tutte, annuncia, con immenso
dolore, a tutti coloro che le hanno voluto bene la
scomparsa della cara
Elisa Gamondi
- Milano, 30 novembre 2014.
Lea Andrea e Gilla annunciano la morte di
Valentino Bertotti
- Milano, 29 novembre 2014.
2013 - 2014
Gilberta (Gillj) Chiereghin
Cattaneo
È passato un anno ma il tuo affetto ed immenso
amore rimangono vivi in noi.- Ti ricorderemo sempre.- Una Santa Messa sarà celebrata il giorno 2
dicembre alle ore 10 nella chiesa di Santa Francesca Romana a Milano.- Il marito Giuliano, i figli
Daniele e Nicoletta con Alessandro, i nipotini Stefano e Federico e gli amici tutti.
- Milano, 1 dicembre 2014.
A cinque anni dalla scomparsa, Gabriele e Michela ricordano con grandissimo affetto
Maddalena Petrillo
Bianchi Porro
con una Santa Messa che verrà celebrata nella
chiesa di San Fedele in Milano, lunedì 1 dicembre
2014 alle ore 18.30.
- Milano, 1 dicembre 2014.
Nel diciottesimo anniversario della scomparsa di
Silvio Tronchetti Provera
la famiglia lo ricorda con profondo amore.- Una
Santa Messa verrà celebrata il 3 dicembre 2014
alle ore 17.30 nel santuario di Santa Maria delle
Grazie in corso Magenta a Milano.
- Milano, 1 dicembre 2014.
1 dicembre 2008 - 1 dicembre 2014
Giorgio Soavi
Pensando sempre ai bei giorni passati con te ti rimpiangiamo caro papà.- Albertina e Michele.
- Roma, 1 dicembre 2014.
1 dicembre 2004 - 1 dicembre 2014
Luca Riva
Un grande bacio dalla mamma con Stefania Susanna Valentina. - Milano, 1 dicembre 2014.
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una signora speciale che resterà nelle mie preghiere.- Camelia. - Roma, 1 dicembre 2014.
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Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
SPORT
Sci
A Lake Louise Paris evita la beffa: è sul podio in superG
Rally di Monza
Rossi k.o. con Kubica invita Hamilton: «Vieni in moto con me»
Beffato l’altro giorno in discesa e relegato
al quarto posto dopo che già stava
assaporando il secondo, Dominik Paris
(foto) si è preso subito una bella rivincita:
terzo posto nel superG di Lake Louise,
vinto dal norvegese Jansrud (per lui è il
bis della libera) sull’austriaco Mayer. Per
Dominik è un risultato ancora più
Doppietta di Robert Kubica nel Rally di
Monza. Il polacco batte Rossi (foto) sia nel
rally sia nella sfida testa a testa. «Ci
siamo comunque divertiti», ha raccontato
Valentino, che ha incontrato anche il
campione del mondo di F1 Hamilton: «Io
e Lewis siamo molto amici, ci siamo
salutati e scambiati il casco. Gli ho fatto
significativo perché è il primo podio della
carriera nella specialità, a conferma dei
progressi e di una forma ritrovata. In
ombra gli altri italiani: il primo è stato Fill,
15°. Slalom femminile ad Aspen: crolla la
Shiffrin nella seconda manche (5a), vince
la Hosp (Aut) sulla Hansdotter (Sve) e
sulla Zettel (Aut); cresce la Costazza (13a).
vedere la Fiesta e l’ho invitato a guidarla.
E, vista la sua passione per le moto, gli ho
detto che sarebbe bello girare insieme in
futuro». Ora anche per Rossi è tempo di
vacanze: «È stata una stagione molto
positiva, ora mi godrò un po’ di relax per
arrivare carico alla prossima stagione.
Sarà importante partire col piede giusto».
Il Genoa sale al terzo posto
La Fiorentina va al massimo
A Cagliari viola scatenati, dopo 259 giorni torna al gol Gomez
DAL NOSTRO INVIATO
CAGLIARI E poi ti capita una settimana così, 3 trasferte e 3 vittorie, e tutto cambia. Dopo Verona e Guingcamp, in 7 giorni
la Fiorentina sbanca anche Cagliari, cosa peraltro riuscitale
poche volte: al Sant’Elia, per intenderci, ci perse addirittura
uno scudetto all’ultima giornata, era il 16 maggio 1982, la famosa partita del gol annullato
a Graziani sullo 0-0 da Mattei.
Lì esplose la faida calcistica con
la Juve, che quel giorno si prese
il titolo a Catanzaro, e che venerdì sarà di scena al Franchi.
Ieri invece è finita 0-4, risultato che però non racconta in
maniera onesta gli sviluppi di
una contesa entusiasmante
nella quale i sardi sono rimasti
in vita per un’ora abbondante,
fino a quando cioè Fernandez
al 10’ della ripresa con un destro rasoterra ha perfezionato
la sua magnifica doppietta di
giornata. Dopo lo 0-1 su un suo
calcio di punizione al 17’, il Ca-
gliari ha infatti avuto almeno
tre occasioni pulitissime per
pareggiare, l’ultima delle quali
clamorosa, ma Farias a porta
spalancata è riuscito a sbagliare centrando Savic. Un errore
imperdonabile, ma soprattutto
la scena chiave della domenica:
dopo il citato 2-0 di Mati, gli
isolani si sono accampati in attacco e hanno pagato il solito
dazio allo Zemanesimo: la Fiorentina in contropiede li ha
giustiziati prima con Gomez
Cagliari
Fiorentina
Cesena
Genoa
0
4
0
3
Rieccolo
Mario Gomez
controllato
da Rossettini.
Ieri primo gol
stagionale per
il viola (Ansa)
Palermo
Parma
2
1
Marcatori: Fernandez 17’ p.t.; Fernandez
10’, Gomez 25’, Cuadrado 29’ s.t.
Marcatori: Matri 4’, Antonelli 7’, Volta
(aut) 40’ p.t.
Marcatori: Dybala 37’, Palladino 41’ p.t.;
Barreto 28’ s.t.
CAGLIARI (4-3-3): Cragno 5; Balzano 6
(Capuano s.v. 24’ s.t.), Ceppitelli 5,
Rossettini 5,5, Pisano 5; Crisetig 5,5,
Conti 5,5, Ekdal 5,5 (Dessena 5 14’ s.t.);
Ibarbo 5, Cossu 5, Farias 4,5 (Longo 5
18’ s.t.). All.: Zeman 5
CESENA (4-3-1-2): Leali 6,5; Giorgi 5,
Volta 4, Lucchini 4, Mazzotta 4,5;
Carbonero 5, Cascione 4,5, Coppola 4,5
(Rodriguez 6 36’ p.t.); Brienza 5
(Tabanelli 6 9’ s.t.); Defrel 4 (Djuric 4 25’
s.t.), Hugo Almeida 6. All.: Bisoli 5
PALERMO (3-5-1-1): Sorrentino 6,5;
Muñoz 6, Gonzalez 6, Andelkovic 6;
Morganella 6, Rigoni 5,5, Maresca 5,5
(Belotti 6 14’ s.t.), Barreto 7, Lazaar 5
(Daprelà 6 1’ s.t.); Vazquez 6 (Bolzoni s.v.
44’ s.t.); Dybala 7. All.: Iachini 6
FIORENTINA (3-5-2): Neto 6; Savic 7
(Tomovic s.v. 30’ s.t.), Rodriguez 6,5,
Basanta 6; Joaquin 6,5, Fernandez 7,5
(Aquilani s.v. 26’ s.t.), Pizarro 6,5, Borja
Valero 7, Alonso 6; Cuadrado 7 (Vargas
s.v. 32’ s.t.), Gomez 6. All.: Montella 7
GENOA (3-4-3): Perin 6,5; Roncaglia 6,
Burdisso 6,5, Izzo 6,5 (De Maio s.v. 41’
s.t.); Rosi 6, Kucka 7, Bertolacci 7,
Antonelli 7; Falque 7 (Lestienne s.v. 39’
s.t.), Matri 6,5 (Pinilla s.v. 45’ s.t.), Perotti
7,5. All.: Gasperini 7
PARMA (3-5-2): Iacobucci 5,5; Felipe
4,5, Lucarelli 5,5, Costa 6; Ristovski 6
(Rispoli s.v. 33’ s.t.), José Mauri 5,5, Lodi
6, Galloppa 6 (Lucas s.v. 33’s.t.), Gobbi 6;
Cassano 7, Palladino 6,5 (Belfodil s.v. 40’
s.t.). All.: Donadoni 6
Arbitro: Calvarese 6
Ammoniti: Borja Valero, Alonso, Ibarbo,
Ceppitelli
Recuperi: 0’ più 4’
Arbitro: Russo 6
Ammoniti: Lucchini, Roncaglia, Giorgi,
Carbonero, Burdisso
Recuperi: 1’ più 4’
Arbitro: Irrati 6
Espulsi: Felipe 35’, Barreto 45’ s.t.
Ammoniti: Costa, Vazquez
Recuperi: 1’ più 5’
Empoli
Atalanta
0
0
EMPOLI (4-3-1-2): Sepe 6; Hysaj 6,
Tonelli 6, Rugani 6, Mario Rui 6; Valdifiori
6, Vecino 6, Croce 6 (Laxalt 6 29’ s.t.);
Verdi 6,5 (Pucciarelli 6 15’ s.t.);
Maccarone 7, Tavano 6,5 (Michelidze 6
34’ s.t.). All.: Sarri 6,5
ATALANTA (4-4-1-1): Sportiello 7;
Zappacosta 6, Stendardo 6, Cherubin 6,
Dramé 5,5 (Del Grosso 6 29’ s.t.);
Raimondi s.v. (D’Alessandro 6 12’ p.t.),
Carmona 6, Cigarini 6, Gomez 5,5
(Migliaccio 6,5); Maxi Moralez 5; Denis 5.
All.: Colantuono 6,5
Arbitro: Peruzzo 6
Ammoniti: Croce, Dramé, Tavano,
Cigarini, Migliaccio.
Recuperi: 1’ più 3’
(tornato al gol dopo 259 giorni,
ha dichiarato: «Mi sono tolto
dalle spalle un peso di 200 chili») e poi con Cuadrado.
Poteva finire 4-1 ma nel recupero Longo ha aggiunto un palo colpito da 2 metri alla sua
collezione di erroracci stagionali. «Purtroppo quando si
sbagliano 10 gol è complicato
vincere» ha commentato Zeman, ancora a secco di successi
domestici. Così invece Montella, che in partenza si è affidato
di nuovo al 3-5-2: «Poker meritatissimo, abbiamo rischiato
qualcosa ma siamo stati bravi a
contenere». Vero: uno degli
aspetti più evidenti dell’evoluzione della sua squadra sta proprio nella ritrovata capacità di
leggere la partita e gestirne le
fasi complicate.
Successo esterno impetuoso
anche per il Genoa, ora a 23
punti e 3° almeno fino a stasera
quando a Marassi si affrontano
Samp e Napoli. A Cesena il Grifo è passato con un secco 3-0:
Matri, Antonelli e autorete di
Volta. Il tecnico Gasperini non
ha nascosto la propria soddisfazione: «Non ci illudiamo,
ma siamo oltre le attese. Abbiamo personalità». Nessun gol
invece fra Empoli e Atalanta,
mentre continua la via crucis
del Parma, 11 k.o. su 13 gare, ultimo e battuto anche a Palermo: per i siciliani a segno ancora Dybala e Barreto, vano l’1-1
provvisorio di Palladino.
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Corriere della Sera
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Premio dell’Académie
française 1972
Premio Goncourt 1978
49
© RIPRODUZIONE RISERVATA
50
Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
SPORT
Basket
Volley
Venezia sola al comando, aspettando Sassari Trento ferma Treia, Modena stacca le rivali
Slittino
Fischnaller due podi dedicati a Zoeggeler
Venezia sola al comando, stasera Sassari può raggiungerla. Serie A,
8ª giornata. Sabato: Cantù-Brindisi 63-73; ieri: Milano-Pesaro 9661, Pistoia-Roma 94-84, Avellino-Trento 84-72, Bologna-Reggio
Emilia 78-66, Cremona-Varese 64-53, Venezia-Caserta 88-76;
oggi, ore 20: Capo d’Orlando-Sassari (RaiSport1). Classifica: Venezia
14; Sassari*, Reggio Emilia e Milano 12; Cremona e Brindisi 10;
Cantù, Avellino e Trento 8; Bologna (-2), Pistoia e Roma 6; Capo
d’Orlando*, Varese e Pesaro 4; Caserta 0. *una partita in meno.
Erede designato di Armin Zoeggeler, che ha chiuso la carriera,
Dominik Fischnaller non ha perso tempo per mettersi sulle tracce del
maestro: due podi nella prova iniziale della Coppa del Mondo, a Igls.
L’azzurro nel singolo si è arreso solo al fuoriclasse Loch; anche nel
doppio, in coppia con Kevin Fischnaller, ha ceduto all’equipaggio
guidato dal tedesco. Alla fine, dedica per il grande Armin.
SCHERMA Grand Prix Fie di fioretto a Torino: doppietta russa
Cheremisinov-Ganev e terzo posto per Valerio Aspromonte.
Superlega, 8ª giornata: il confronto clou ha visto Trento superare al
tie-break i campioni d’Italia di Treia-Macerata; Modena rimane così
sola al comando. Sabato: Piacenza-Perugia 0-3; ieri: Trento-Treia 32, Ravenna-Modena 0-3, Città di Castello-Monza 3-1, VeronaPadova 3-1, Milano-Latina 0-3; ha riposato: Molfetta. Classifica:
Modena 21; Treia 19; Trento 18*; Perugia 16; Latina 14 *; Verona * e
Ravenna * 12; Molfetta e Piacenza 9; Città di Castello 6; Padova *5;
Milano 2; Monza 1. *una partita in più.
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lazione, i due piccoli eserciti
stanno già picchiandosi nel
grande parco sotto lo stadio
Calderon. Bottiglie, coltelli, tirapugni, bastoni non bastano.
Nella colossale rissa vengono
devastati i bar che si affacciano
sul verde: le sedie usate come
violenti avevano trovato una
copertura collettiva nello
sport». Pochi mesi e i manifestini di reclutamento erano
riapparsi sui muri di La Coruña. Nel 2000 l’asta di una
bandiera lanciata dal loro settore aveva ferito il portiere del
Milan Abbiati.
«Il pallone non c’entra — ha
detto l’allenatore dell’Atletico
Madrid, il bravissimo Diego
Simeone —, è una questione
sociale». Il «giochetto» è sfuggito di mano un’altra volta.
Andrea Nicastro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Makaroni
di Luca Bottura
Sportiello, strano portiere
che sta in porta per parare
La partita
Atletico
MadridDeportivo la
Coruña, valida
per la 13ª
giornata della
Liga, si è
disputata
regolarmente e
si è conclusa
con la vittoria
per 2-0 dei
padroni di casa
Il bilancio
Negli scontri
avvenuti in
mattinata si è
registrato il
bilancio di 1
morto, 12 feriti,
24 arresti e 30
identificati in
attesa di fermo
NOSTALGIA CANAGLIA Lazio, scontento ultrà dopo la
comparsa sulle maglie biancazzurre della pubblicità Ail:
«Ci hanno impedito di aggiungere Sieg».
GEOGRAFIA CANAGLIA «In Liverpool-Chelsea questa
tecnologia è stata applicata: non protestò nessuno...».
«A Udinese fosse successo...» (Tiziano Pieri e Marco
Mazzocchi, «90° minuto», Raidue).
FISCHI ELEGANTI Nuove accuse all’arbitro
Valeri dopo il disastro di Udinese-Milan: pare che
avesse chiesto di dirigere l’incontro indossando un
tubino nero.
SCUOLA DI POLIZIA «Oggi non si può appellarsi
all’arbitro, anzi bisogna far vedere questa partita alla
gente: questo è il calcio» (Filippo Inzaghi, «Serie Alive»,
Premium).
EXCUSATIO NON PETITA «Per Buffon il problema alla
spalla naturalmente maturato durante la partita di
Champions» (Ilaria D’Amico, «Skycalcioshow»).
ATTRAZIONE CONDIZIONALE «È d’accordo che una
volta che si sarebbe sbloccato Gomez, poi non si
sarebbe più fermato?» (Emanuele Baiocchini intervista
Vincenzo Montella, «Skycalcioshow»).
PECULIARITÀ «Sportiello è un portiere che ha una
grande presenza in porta... è uno di quei portieri che dà
l’impressione di stare in porta per parare» (Luca
Marchegiani, «Skycalcioshow»).
UNO VALE TORO Ventura, torna il sereno: dopo aver
visto il gestaccio che ha rivolto agli ultrà della Juve,
Beppe Grillo gli ha proposto di entrare nel direttorio del
MoVimento Cinque Stelle.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sotto scorta Poliziotti a cavallo scortano i tifosi del Depor (Reuters)
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Teppismo
La triste testimonianza
di Simeone: «Lo sport
non c’entra niente, è
una questione sociale»
Spettacoli
All’incontro tra Atletico Madrid e Deportivo La Coruña
mancano tre ore, eppure quasi
duecento tifosi stanno già
marciando gli uni contro gli altri. Non è per un caso né per un
errore arbitrale. È un vero e
proprio appuntamento. Preso
con sms e WhatsApp. Da almeno una settimana, sui forum
calcistici on line si parlava di
questo speciale pre partita. Accanto alle ultime notizie sulle
condizioni dei calciatori comparivano parole come battaglia, sfida, coltelli. La polizia e
le società calcistiche, incredibilmente, non si sono accorte
di nulla. La partita è rimasta
classificata come «a basso rischio» e per questo gli agenti
si faranno vedere solo due ore
prima del calcio d’inizio.
È domenica e la capitale spagnola è ancora addormentata.
Di fronte ci sono i gruppi più
mazze, i tavoli come scudi. La
polizia finalmente interviene.
Il bilancio è di un morto, 12 feriti, 24 arrestati, 30 identificati.
Ad avere la peggio sono stati
gli «azzurri» del Riazor, lo stadio del Deportivo. Era un loro
ultrà la vittima di 43 anni, ripescato semi assiderato nel
fiume Manzanares in blocco
cardiaco e con la testa rotta.
I «blues» galiziani si erano
già sciolti nel 2003 dopo la
morte di un altro aficionado
perché, scrissero i responsabili di allora, «il giochetto era
sfuggito di mano e impulsi
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Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
SPORT
«Mettere in crisi
gli uomini
il mio mestiere»
Cerruti: «Chi mi sta dietro dice: strano»
Ha 27 anni
● Michela
Cerruti, nata a
Roma (ma vive
a Milano), ha
27 anni. Figlia
d’arte: il padre
correva negli
anni 60 e 70
● Michela ora
è in Formula E,
quella elettrica.
Nel 2011 fu
la prima donna
a vincere
nella Superstar
Series
Reduce da una gara della
Formula E in Malesia, dove è
stata tamponata dopo 7 giri
dall’altra donna in pista, Katherine Legge (incidente di gara, la
presunta scarsa solidarietà
femminile non c’entra), davanti a una macedonia Michela
Cerruti spiega come, con una
laurea in Psicologia, assaggiando la pista per la prima volta a
19 anni (età in cui oggi si debutta in F1), è diventata la pilota
(non pilotessa!) più forte d’Italia, probabilmente d’Europa, la
prima a vincere una gara in Superstars (a Monza, nel 2011) e
soprattutto la prima a vincere
in AutoGp (campionato con
monoposto da 550 cv), dove
Michela ha trionfato quest’anno a Imola (dopo essere salita
sul podio a Monza). «Quello
che mi è rimasto dietro tutta la
gara, al traguardo ha commentato: “Strano…”. I ragazzini non
mettono proprio in conto che
tu possa stargli davanti. Invece
i piloti più maturi di fronte a
una donna possono andare un
po’ in crisi...».
Le donne vanno molto di
moda nel motorsport ultimamente: avere una pilota ai box
❞
Corriamo
per
passione,
non per
provare
qualcosa ai
colleghi
Un risultato
di una
donna
su una
monoposto
ha più
valore
Un uomo
sfida di più
il pericolo,
ma le donne
controllano
meglio
le situazioni
attrae sponsor e telecamere,
ma di rado questo si traduce in
una vera occasione. «Io sarei
perfettamente in grado di guidare una F1, non ho dubbi — è
sicura Michela, capelli biondi,
sorriso furbo —. Ma oggi è più
difficile per tutti, i piloti pagano per correre. E io preferisco
condurre le battaglie che posso
vincere, l’obiettivo più realistico è diventare pilota ufficiale
della Bmw, con cui già corro,
vorrei arrivare in Dtm. Poi in F1
non c’è la volontà di avere una
donna, altrimenti ne avrebbero
già di pronte: c’è Susie Wolff,
c’è la De Silvestro. Dategliela
un’opportunità! Guardate che
la De Silvestro è più forte di Ericsson! (il pilota preso dalla
Sauber, ndr)». Nell’attesa che
qualcuno si decida, Michela,
26 anni, un fidanzato tedesco
che fa l’ingegnere di pista in
Gp3, si è lanciata nel primo
campionato con monoposto
elettriche. «Quando Jarno Trulli mi ha chiamato nel suo team
gli ho detto, “ma sei sicuro?”. E
lui: “Io non ho preso una donna, ho preso un pilota che ha
avuto una stagione buona. Se
poi è anche bionda e carina
Figlia d’arte Michela Cerruti, milanese d’adozione, sogna la Formula 1
meglio”. Lo ringrazio: la Formula E è un grande progetto.
Manca un po’ il rombo del motore, ma l’ambiente è di altissimo livello. Quasi tutti i piloti
hanno già guidato una F1. Ho
l’occasione di misurarmi con
gente vera».
Come si vede, Michela è un
tipo pratico: conosce ragioni di
marketing, pregiudizi radicati,
difficoltà oggettive (ha cominciato tardi, quando suo padre
Aldo, ex pilota nelle categorie
turismo, a 19 anni, la portò a seguire un corso di guida sicura
con Mario Ferraris, e solo nel
2010, dopo la laurea, si è dedicata interamente alle corse),
ma sorpassa tutto con saggezza
e ironia. «Certi luoghi comuni
non cambieranno mai. Ero in
tv e un ospite ha detto: “Le monoposto di F1 di oggi sono così
facili che anche una donna può
guidarle”. Una volta mi sarei arrabbiata, ora accetto con più
morbidezza. Certo non essere
considerata una professionista
fa girare le balle: a volte la trasformi in energia, a volte aggiunge pressione». Anche per
225
chilometri orari
la velocità, massima e limitata, che
può essere raggiunta dalle auto
della Formula E, novità del 2014
51
questo per Michela i risultati
delle donne hanno un valore
speciale. «Noi non scegliamo il
motorsport per batterci contro
gli uomini. È una passione,
senza dubbio inconsueta e destinata a restare tale, perché
questo è uno sport estremo e le
donne saranno sempre delle
eccezioni, non sarà mai normale. Però ci siamo. E meritiamo una possibilità. Ma la sfida
non è completamente ad armi
pari. Sulle monoposto, l’aspetto fisico non è banale: nelle
Formule minori ma con macchine già potenti ci vuole forza
bruta (in F1 sarebbe più facile,
perché c’è il servosterzo). Ci
vuole la massa muscolare e
tanta tanta voglia di farsi male
in allenamento. È per questo
che un risultato di una donna
in monoposto vale di più». L’allenamento a lei ha lasciato
«qualche complessino sulle
braccia grosse», mentre le corse, unite agli studi di Psicologia, qualche riflessione su uomini e donne: «Nelle gare di
durata, o in generale quando
devi ponderare certe decisioni,
noi donne possiamo avere
qualcosa in più. Invece a volte
non siamo abbastanza istintive
e in pista qualsiasi esitazione
rallenta. Credo che l’uomo vada più incontro al pericolo,
mentre la donna tenda ad avere
più tutto sotto controllo. Per fare il pilota devi uscire dalla tua
zona di sicurezza, accettare che
non tutto è sotto controllo, ma
guidare come se lo fosse. Gli
uomini sono più bravi ad avere
la mente libera. Qui non c’è
spazio per pensare troppo. E
neanche per la troppa femminilità: siamo sempre eccezioni».
Arianna Ravelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Velocità e pugni, donne coraggio
«Chiamatemi pugile
lo sport non ha sesso
Sul ring sono a casa»
Davide: «Molto meglio la boxe della danza»
Ha 34 anni
● Marzia
Davide,
34 anni, di
Pontecagnano
(Salerno).
È sposata
e ha un figlio
di 8 anni
● Tre ori
europei (2003,
2004, 2014),
due argenti
mondiali
(2002, 2014),
7 volte regina
d’Italia.
«Chiamami pugile. Lo sport
non è né maschio né femmina.
È come lo vivi. Ci sono atlete
che sembrano uomini, certo,
ma è un problema loro. Io sul
ring ci sono nata: per me, semplicemente, è normale».
Se sia poi così normale, per
una donna, prendere pugni in
faccia e tornare a casa con il naso rotto è una questione che
con Marzia Davide, 34 anni,
campana di Pontecagnano (Salerno), fresco argento al Mondiale di Jeju (Corea), è tempo
perso affrontare. Arriva dagli
sport di combattimento: praticava kickboxing quando il papà-coach Pasquale le propose
di provare i guantoni della boxe. Il pugilato femminile in Italia era nato da un anno. «Il passaggio? Nessun problema: nel
kickboxing usi calci e pugni,
nella boxe solo i pugni. È più
facile. Sei mesi dopo ero già argento iridato...».
Il 21 luglio 2001, quando il
decreto Veronesi abolisce un
divieto risalente al ‘71, Maria
Moroni diventa la prima donna
pugile tesserata in Italia. «Un
tassello in più verso le pari opportunità» esulta la pioniera,
❞
Ci sono
atlete che
sembrano
uomini,
certo. È un
problema
loro
Naso rotto?
Anche
la ballerina
sulle punte
può
spaccarsi
la caviglia
A Rio 2016
sogno una
medaglia
per dare
popolarità
a uno sport
di valori
senza levare i dubbi agli scettici. Da allora, i numeri sono un
po’ cresciuti (le donne sono il
10% circa dei 7 mila tesserati)
ma le perplessità nei confronti
di un’attività cui è servita una
legge per diventare legale, e
che è riuscita a sfondare l’ostracismo di Olimpia solo a Londra
2012, resistono. Marzia, che ha
sfiorato l’oro che manca dal
2005 (Simona Galassi), prova a
sfatare qualche tabù. «I cazzotti
li do e li prendo, e il rischio di
farsi male c’è. Da dilettanti,
combattiamo con il caschetto:
al massimo sono scesa dal ring
con il sangue dal naso o un occhio nero. Ma anche una ballerina sulle punte può spaccarsi
la caviglia. Sono rischi del mestiere. La verità è che il pugilato
è qualcosa che ho dentro: i sacrifici non mi pesano». Conciliare il ring e Giovanni Federico, che oggi ha 8 anni, però, all’inizio non è stato facile. Alla
vigilia dei Giochi di Londra
scoppiò una feroce polemica
tra Marzia, che chiedeva di allenarsi a Pontecagnano, e la Federazione, che le offrì invano
un appartamento al centro tecnico di Assisi. «Mi hanno detto
In guardia La grinta di Marzia Davide, in azione sul ring (Afp)
che sono più mamma che atleta» denunciò Marzia. Scelta
sua, ribattè la Fpi, tra lettere velenose e accuse di discriminazione. Morale: a Londra la Davide, tre volte campionessa europea, non andò.
Ricucito il rapporto grazie al
nuovo c.t. Emanuele Renzini, il
sogno è Rio 2016. «Voglio una
medaglia per dare popolarità al
mio sport. Il mio idolo è Alì,
simbolo elegante della nobile
arte. Prima di lui i pugili erano
tutti rozzi. Non mi è mai piaciuto neanche Mike Tyson: un
vero campione dovrebbe essere umile. Una certa cattiva reputazione della boxe la dobbiamo a lui: staccare a morsi
l’orecchio dell’avversario è da
animale che lotta per sopravvivere, non da atleta».
I due bei bronzi arrivati a Jeju
— la ravennate Terry Gordini
nei 51 kg e la laziale Alessia Mesiano nei 57 kg — sono i potenti battiti di vita di un movimento piccolo ma combattivo, la
cui vitalità si è riversata in un
bello spot contro il femminicidio: «Provaci con me!» dice
800
le tesserate donne
della Federazione italiana pugilato
su un totale di 7 mila unità. Sono
aumentate negli ultimi due anni
Terry in abito da sera alzando i
guantoni verso la telecamera e
guardando i malintenzionati
negli occhi. «All’inizio ci potevamo contare sulle dita di due
mani — racconta Marzia —,
oggi siamo di più, le mamme
portano volentieri le figlie in
palestra per tirare di boxe:
qualche conquista l’abbiamo
ottenuta». L’effetto-volley che
ogni sport rosa si augura, dal
basket al calcio, quel volano
mediatico che ha portato le azzurre di Bonitta in prima serata
sulla Rai, però è lontano:
«L’Olimpiade ci ha dato visibilità: uno sport olimpico non è
uno sport minore. Che poi
qualcuno venga a guardarci
combattere sul ring come se
fossimo fenomeni da baraccone, be’, questa è una mentalità
dura a morire che spero tramonti presto. Siamo donne
che praticano con dignità una
disciplina di forti valori, che
aiuta a farsi largo nella vita e a
realizzarsi. Chiediamo rispetto.
Meglio il pugilato della danza...». Irma Testa, 16enne di
Torre Annunziata, argento all’Olimpiade giovanile dal futuro luminoso, è d’accordo.
Due tatuaggi, un marito-fan
(Carmine, eroico carrozziere:
nel corteggiamento non è arretrato di un passo davanti alla fidanzata boxeur), nessun premio in denaro. «Quelli li dà la
Federazione. Ma vivere con il
pugilato, per una donna, è impossibile». La fuoriclasse, l’irlandese Katie Taylor, 5 ori
mondiali e uno olimpico, è di
un altro pianeta. Quello su cui
vorrebbero salire Marzia e le
cattive ragazze del pugilato italiano, troppo buone per fare
davvero paura.
Gaia Piccardi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
52
Corriere Motori
Non si chiamano più gomme da neve. Da un pezzo. Da
quando la legge ha specificato
che sono «pneumatici invernali» per sottolineare il loro autentico utilizzo, non limitato a
quando la strada si copre di
bianco. Detto questo, dubbi e
perplessità sulla loro efficacia
continuano a riproporsi. Ecco
allora una guida rapida — discussa con Paolo Marconati, responsabile tecnico di Yokohama —, che spera di spazzarne
via la maggior parte, stilata alla
vecchia, vero o falso.
Il periodo d’obbligo d’equipaggiamento invernale cambia da zona a zona dell’Italia.
Falso La direttiva del ministero
dei Trasporti del 13 gennaio
2013 indica precisamente il periodo d’utilizzo degli pneumatici invernali, dal 15 novembre
al 15 aprile. Ne consente comunque l’utilizzo a partire da
un mese prima, dal 15 ottobre,
e fino un mese dopo tale termine, ossia fino al 15 maggio.
L’auto può montare pneumatici invernali solo nel periodo previsto per legge, altrimenti si è sanzionabili.
Falso Se gli pneumatici invernali montati hanno il medesimo codice di velocità dell’equivalente estivo segnato sul libretto, non è previsto limite di
utilizzo. Se il codice di velocità
è inferiore, invece, devono necessariamente essere sostituiti
entro il 15 maggio.
Vanno bene solo se nevica.
Falso È più una questione di
temperatura che di condizioni
della strada. Dai 7 gradi in giù,
la mescola delle coperture invernali consente performance
superiori a quelle delle equivalenti estive non solo in caso di
neve, ma anche di pioggia. Per
fare un esempio, alla velocità di
90 km/h, su fondo bagnato e
con temperatura inferiore ai 7
gradi, un’auto con le invernali
riduce lo spazio di frenata del
15%. Se nevica, del 50%, a una
velocità di 40 km/h.
Per riconoscerli basta che
ci sia la sigla M+S.
Vero O anche MS, M-S, M&S
impressa sulla spalla. Tutte sigle equivalenti ai termini di
legge. Significa Mud, fango, e
Snow, neve. Il noto snowflake,
il disegno di una montagna stilizzata con all’interno il fiocco
di neve, è un’indicazione che
deriva dagli Stati Uniti, ma che
qui da noi non ha, ad oggi, nessuna valenza specifica.
Sostituiscono le catene.
VeroA stabilirlo è sempre la
Accessori
Con l’outlet in rete si risparmia sulla batteria auto e moto
L’outlet della batteria? C’è, in rete:
Offertabatterie.com è il sito che permette
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della vendita e arrivano a casa in 24/48
ore per le batterie auto (48/72 per le
altre). Nel caso delle moto, è possibile
optare per gli accumulatori al litio, tre
volte più leggeri di quelli al piombo, con
un ciclo di vita superiore ai cinque anni,
più resistenti all’inattività e con tempi
ricarica più brevi. L’outlet vende anche gli
accessori: acidi, avviatori, caricatori etc.
Sicurezza
Non è vero che basta montarne due, non è vero che servono solo sulla neve...
Il decalogo sulle «termiche» che toglie ogni dubbio circa la loro efficacia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ettore Bassi
«Guidare sicuri?
Frenate dolci,
occhio lungo
e gomme giuste»
Ettore Bassi,
44 anni,
attore e
pilota
specialista
di gare
in salita
Invernali, verità e bugie
Tutto quello che c’è da sapere sulle gomme per la stagione più fredda
7°
Quando la
temperatura
media scende
sotto i 7 gradi
è il momento
giusto per
sostituire le
gomme estive
con quelle
invernali
legge 120/2010 che le equipara
ai «mezzi antisdrucciolevoli»,
ossia alla catene. Ma è vero che
in certi casi estremi sono ancora le catene a toglierci dai guai.
Non hanno efficacia sul
ghiaccio.
Falso Sono sempre la mescola
particolare e le lamelle del battistrada che, in caso di ghiaccio, «agganciano» la superficie
scivolosa sviluppando un differenziale termico tra la strada e
lo pneumatico. In sostanza, le
invernali, che qualcuno chiama «termiche», rotolando generano un calore che, a sua volta, crea una sorta di effetto adesivo: un po’ come accade quando infiliamo una mano nel
freezer, sfreghiamo la parte
congelata e la mano tende a rimanere incollata lì.
Ne bastano due, sulle ruote
in trazione.
Falso Vanno montate sempre
sia sull’asse anteriore sia su
quello posteriore. Se non facessimo così, la guida dell’auto
risulterebbe molto sbilanciata
e potenzialmente pericolosa.
Come se andassimo a giocare a
calcio con una scarpa con i tacchetti e l’altra a suola liscia.
Inoltre, ricordiamoci che la frenata è a carico di tutte le ruote
non solo di quelle sterzanti o
che determinano la trazione.
Se ho la trazione integrale,
posso farne a meno.
Falso Un’auto 4x4 sicuramente
migliora la trazione in caso di
fondo scivoloso, ma quando si
deve frenare? In questo caso,
avere la trazione integrale, o
solo anteriore o posteriore non
conta nulla. Anche le auto a
quattro ruote motrici hanno bisogno delle invernali.
Le «All Season» vanno
sempre bene e fanno risparmiare un treno di gomme.
Falso Si tratta di pneumatici
che per forza di cose hanno
mescole che si devono adeguare a tutte le situazioni nel modo
migliore. Nel primo anno di vita ottengono i risultati migliori
poi il decadimento è rapido.
Anche se abito al Sud, con
temperature alte, sono obbligato a mettere le invernali.
Falso La legge chiede di viaggiare equipaggiati con «mezzi
antisdrucciolevoli»: in questo
caso, le catene nel bagagliaio
possono bastare.
Maurizio Spinali
50%
Sulla neve
la gomma
invernale frena
meglio: con la
temperatura
di 0 gradi e alla
velocità di 40
orari, lo spazio
di arresto si
riduce del 50%
La faccia da bravo ragazzo la
nasconde dietro il casco da
gara. Protagonista in teatro e
tv, Ettore Bassi è una star
anche in strada. E se la cava
così bene, che la Seat lo ha
scelto come testimonial.
Come nasce la tua passione
per le gare in salita?
«Quando ero piccolo mio
padre, anche lui pilota, mi
portava sempre alle corse».
L’auto a cui sei più legato?
«Quella con cui mio papà ha
vinto il Campionato
Meridionale, la Fiat 131 Abarth.
Nera e gialla, cattivissima».
Che cosa provi in gara?
«Un’emozione forte. Ci sei solo
tu, il tuo piede e il tuo cuore.
Una sensazione che paragono
a quella che si sente dietro al
sipario o prima del ciak».
Pilota anche sul set?
«Quando giravo Carabinieri
volevo fare tutte le scene degli
inseguimenti. Il regista doveva
urlarmi dietro col megafono
per farmi fermare».
La gara dei sogni?
«La Pike Peak, una
competizione in salita di 20
km: si sale sui monti del
Colorado senza protezioni».
Tre consigli per guidare
sicuri con il brutto tempo.
«Primo, dimenticarsi (si fa per
dire) del freno. È meglio essere
molto dolci sul gas e non tirare
il motore, per evitare troppa
trazione sulle ruote motrici.
Secondo: occhio lungo, stare
attenti a quello che c’è
sull’asfalto per anticiparlo. E
comunque mettere le gomme
invernali: tengono sulla neve,
ma sono sicure anche sulle
strade gelide e bagnate. Poi
fare il cambio significa far
controllare le gomme almeno
un paio di volte l’anno».
Alice Dutto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Quel piccolo sensore che trasforma lo pneumatico in un co-pilota
Sviluppato da Pirelli e Politecnico di Milano, il Cyber Tyre sente i pericoli e (via wi-fi) mette l’auto al sicuro
MILANO Un pneumatico per
amico, anzi, per copilota. In un
mondo ideale, fatto di sterzate
morbide e frenate perfette, rallenta davanti a una curva pericolosa o se il manto stradale è
bagnato o ghiacciato. Un pneumatico più intelligente del guidatore distratto, in grado di
parlare la stessa lingua dell’auto e sostituirsi al pilota se percepisce un pericolo e non sente
manovre correttive. La nuova
frontiera della sicurezza al volante potrebbe nascondersi in
un sensore di un centimetro
quadrato inserito all’interno
della gomma. Una pozione magica di algoritmi e chilometri
di report, così le Cyber Tyre leg-
geranno la strada, interpretando le variazioni dell’attrito, trasmetteranno alla centralina di
bordo in tempo reale via wi-fi
le diverse condizioni.
Ci hanno lavorato a lungo i
tecnici Pirelli, insieme ai ragazzi del dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano: il
risultato è l’ultima avanguardia
dei sistemi di Advance Driver
Assistance Control, alla base
delle auto del futuro, quelle
che magari si guideranno da
sole. E più meccanica ed elettronica aumenteranno la loro
convergenza, più lo pneumatico potrà diventare il protagonista della sicurezza, l’unica interfaccia tra guidatore e la stra-
Una gomma superprestazionale Pirelli P Zero, su una Lamborghini Veneno
da che corre sotto ai suoi piedi.
Già si stima che nel 2020 il peso dell’elettronica sull’auto crescerà dal 20 al 60 per cento.
Il Cyber Tyre si pone l’obiettivo di anticipare il pericolo.
Legge il carico verticale sulla
gomma, le forze longitudinali e
laterali, il margine di velocità
prima dell’acquaplano, il grado
di aderenza all’asfalto in condizioni normali e prima dello
slittamento, ponderando temperature, pressione, usura e
numero di giri. «La misurazione del grip è un tema che ci
portiamo dietro da anni: non
essendo un’azienda di elettronica ci siamo avvicinati al tema
con prudenza, ma la ricerche
svolte con il Politecnico ci hanno proiettato verso un’innovazione molto avanzata», spiega
Maurizio Boiocchi, General
manager technology Pirelli.
La palla ora passa alle case
automobilistiche. Un sistema
quello delle Cyber che lo sviluppo porterà anche sulle moto
e che, da quest’anno, è già stato
adottato sulle flotte dei mezzi
pesanti per il trasporto commerciale, in Germania e in Sud
America. In attesa che parta il
dialogo tra il pilota e il suo
pneumatico, i dati parlano di
un buon modo per ottimizzare
i costi di gestione del veicolo.
Stefano Landi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
Celebrazioni
In edicola i modellini
delle Maserati
che hanno fatto storia
A cento anni dalla nascita
della Maserati, La Gazzetta dello Sport, con Fabbri Centauria,
celebra la casa modenese portando in edicola «Maserati 100
Years Collection», una collana
a fascicoli con le più famose
auto stradali e da competizione
del Tridente, riprodotte in accurati modellini in scala 1:43.
MOTORI
I fascicoli hanno una sezione
ricca di immagini, disegni e dati tecnici, oltre alle informazioni sulla storia della Maserati,
dagli esordi fino ai giorni nostri, passando per il periodo
d’oro delle corse automobilistiche. La raccolta unisce modelli
di tutte le epoche: le Quattroporte e Gran Turismo stradale
del 2013, la A6GCS berlinetta
Pininfarina del 1954 (tra le auto
più belle di tutti i tempi), passando per la GranSport Trofeo
Light, la Indy Coupé, la Biturbo, la Mistral Spider, la Shamal, 4la 20 M/58 Eldorado, la
Birdcage 75 Anniversary, la
GranTurismo MC GT3, la 450 S
Costin-Zagato, la 26 del 1926 e
molti altri. Prima uscita (la
Quattroporte GTS) domani, a
4,99 euro. Seguita dalla Granturismo MC stradale, a 9,99 euro. Dalla terza uscita in poi il
costo sarà di 12,99 euro. I primi
dieci modellini sono a cadenza
quindicinale, i successivi usciranno ogni settimana.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
È la rivincita del Motor Show
«Siamo noi il salone originale»
Il modellino della Quattroporte GTS
Triumph
Una enduro
dalla doppia
personalità
Michetti: «Sarà una festa per gli appassionati, torna il Memorial Bettega»
Il Motor Show riaccende i motori e riparte con
slancio dopo la rinuncia del
2013. Nuove alleanze, una formula rivista e il sostegno diretto dell’ente fiera del capoluogo
emiliano, in società al 50% con
gli organizzatori di GL Events,
dovrebbero garantire quel ritorno di pubblico necessario
per guardare al futuro con serenità. A Bologna ne sono convinti e per ribadire l’unicità della manifestazione hanno coniato un nuovo logo. Sui manifesti campeggerà d’ora in poi
«Il Motor Show», risposta indiretta a chi ha cercato di riempire quel buco momentaneo. Ovvero Alfredo Cazzola (ideatore
del Motor Show, poi venduto ai
francesi di GL Events) che
avrebbe voluto far esordire il
suo Auto Show a Milano proprio in dicembre e che invece è
stato costretto a rinviare la kermesse a data da destinarsi.
Tentativo bollato da Duccio
Campagnoli, presidente di Bologna Fiere, come «anomalo
anche per il coinvolgimento
della principale fiera italiana».
«Ci siamo guardati indietro
ispirandoci agli esordi» ha
spiegato Giada Michetti amministratore delegato di GL Events illustrando la nuova formula
che getta un ampio sguardo al
futuro con il padiglione dedicato all’innovazione e alla tecnologia, un richiamo per il
pubblico dei social network
«che bisogna far tornare al Motor Show» hanno ripetuto gli
organizzatori. Ma la sfida si
gioca in più direzioni, quindi
ampio spazio alla cultura e alla
storia dell’auto nella Route Motor Show, percorso fatto di motori, arte e passione. Con gli 8
musei allestiti grazie al coinvolgimento diretto, tra gli altri,
di Ferrari e Ducati ogni giorno
si rivivrà l’epopea dei grandi
marchi. Il baricentro sarà rappresentato dal «Drive In» il padiglione anni 50 con mostre e
film ad alto tasso automobilistico. L’attualità sarà invece de-
53
BOLOGNA
Uno dei momenti più spettacolari e attesi al Motor Show di Bologna: il pit stop della Ferrari. Ormai una tradizione
dicata alle novità del settore.
Un ruolo chiave lo giocheranno
la Motor Valley, che raccoglie i
marchi storici del territorio, e
le 19 case automobilistiche che
hanno aderito, gruppo Fiat in
testa. A loro disposizione ci saranno 10 aree test per provare le
anteprime. Il Motor Show vuole essere anche di stimolo alla
filiera dell’auto. «Un’ampia fetta della migliore tecnologia
dell’automobile è presente sul
territorio emiliano» ha ricordato Campagnoli che crede
nello sforzo comune per batte-
Il programma
Le prove, le gare e il pit stop Ferrari
in una sarabanda di concerti e deejay
Si parte il week end del 6 e 7 dicembre con Formula E, Nascar
Europe, Drift Team Orange, Trofeo Euro V8, Motocross maschile
e femminile, Auto GP. In settimana spazio anche a GT Challenge,
Formula 4, International Supermotocross, Historic Challenge
Scuderia Bologna, Ibiza Cupra Cup, Trofeo Abarth, WRC Italia, R1
ed R2/R3, Rally Talent, Aci Rally Italia, Star Parade ’90, Rally Auto
Storiche, Trofeo Trt e ancora Drift. Sabato 13 e domenica 14:
Memorial Bettega, Star Parade ’70 e ’80, Xtreme Supermotard e il
pit stop della Scuderia Ferrari F1. Ingressi: 18 euro il biglietto
intero (15 con la prevendita on-line: www.motorshow.it), 14 euro
il ridotto. Musica protagonista con concerti e le performance del
deejay francese Bob Sinclair. Orari: 8,30-18 / 9-18 nei giorni
festivi.
p.l.
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re la crisi. «L’Italia delle quattro
ruote può ripartire da qui» ha
aggiunto.
Il cuore pulsante della rassegna sarà però rappresentato
ancora una volta dagli eventi in
pista. In cima alla lista spicca il
ritorno del Memorial Bettega,
congelato nel 2011, seguito dalla debuttante Formula 1 elettrica, (testimonial Jarno Trulli e
Michela Cerruti). Si prosegue
con la Nascar, il drifting, i trofei
monomarca, il motocross, il
supermotard, la rievocazione
dei rally dagli anni 70 ai 90 con
auto e piloti dell’epoca (da Munari, a Biasion, a Cunico), e i
rally di oggi con l’istrionico
Ken Block. Gran finale con l’esibizione della Ferrari 150° Italia,
F1 del 2011, guidata da Giancarlo Fisichella. Il tutto sarà inframmezzato da spettacoli,
concerti serali e sfide tra deejay
nel Paddock Party. Per intrattenere (o meglio trattenere) i più
giovani. Perché la vera scommessa del nuovo Motor Show
sono proprio loro.
Paolo Lorenzi
La Triumph
XCx che con la
XRx è una delle
due enduro
stradali al
vertice della
nuova gamma
Tiger 800.
Arricchite con
riding mode,
mappe motore,
computer di
bordo, cruise
control,
paramani,
cavalletto
centrale e
paramotore,
saranno in
vendita da
febbraio a
11.490 e
12.490 euro.
Viaggiare alla grande seduti comodamente in sella a una moto dalle dimensioni e dal
peso umani. È quello che succede guidando le
nuove XCx e XRx, le due enduro stradali al vertice della nuova gamma Tiger 800 di Triumph.
Ben fatte e dotate (rispetto alle versioni base,
che hanno Abs e controllo di trazione regolabili,
le «x» aggiungono riding mode, mappe motore,
computer di bordo, cruise control, paramani,
cavalletto centrale e paramotore), queste efficaci
tre cilindri non sono state certo rivoluzionate dal
punto di vista estetico, ma la loro sostanza ha
potuto contare su consistenti affinamenti che ne
hanno esaltato i punti di forza.
Differenti soprattutto per via delle quote ciclistiche, delle sospensioni e delle ruote, le nuove
Tiger hanno caratteri ben definiti pur essendo
spinte dallo stesso motore, che è un tre cilindri
da 95 cavalli dall’elasticità rara, capace di scendere in sesta fino a 1.500 giri senza un sussulto
per poi accompagnarti di slancio oltre i 200 orari. Le sospensioni «lunghe» della XCx, completamente regolabili, e le sue ruote a raggi con l’anteriore da 21 pollici, fanno di questa moto una
perfetta tout-terrain adatta anche a viaggiare su
sassi e terra e dotata di una ottima attitudine all’asfalto, dove si possono tenere ritmi elevati con
l’unica accortezza di considerare una lieve inerzia nei cambi di direzione.
Le più leggere ruote in lega (l’anteriore da 19
pollici) e le sospensioni più sode della XRx regalano invece alla più stradale delle Tiger 800
un’indole completamente diversa, fatta di maggiore reattività sia in termini di ciclistica, sia di
risposta del motore, più pronto a prendere giri.
Tutto perfetto? Quasi, perché se il parabrezza
(regolabile senza attrezzi) fosse più ampio, chi è
più alto della media non si offenderebbe di certo, mentre un’ interfaccia più semplice per gestire le impostazioni di mappe motore, Abs, riding
mode e controllo di trazione, sarebbe utile per
non perdere concentrazione mentre si guida.
Le nuove Triumph Tiger 800 XRx e XCx arriveranno a febbraio 2015 dai concessionari e costeranno rispettivamente 11.490 e 12.490 euro.
Stefano Bargiggia
MARBELLA
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La sfida delle station wagon tedesche: Cla contro A4 e Serie 3
Linea sportiva, misure compatte, lusso e potenza a volontà: arriva la nuova Shooting Brake della Stella
INNSBRUCK Per ora, un assaggio.
Un primo fugace incontro in
attesa della prova vera e propria. Le intenzioni della nuova
Mercedes Cla Shooting Brake,
derivata dalla berlina introdotta nel 2013, sono però già evidenti: lanciare l’attacco alle
medie famigliari di rango, tipo
Bmw Serie 3 Touring e Audi A4
Avant, modelli nevralgici per le
due case tedesche.
Con 463 centimetri di lunghezza, la nuova Mercedes s’infilerà con precisione in mezzo
alle due rivali, al cui cospetto è
un po’ più corta (7 cm meno
dell’Audi) e appena più lunga
(6 mm più della Bmw). Con 7
cm in meno della Classe C, fino
ad oggi la station wagon più
piccola di Stoccarda, diventerà
inoltre la famigliare d’ingresso
nel mondo Mercedes. Ma la sfida, più che sugli ingombri, potrebbe giocarsi sulle cifre in euro, dal momento che la Cla
Shooting Brake sarà venduta a
un prezzo di partenza intorno
ai 35mila euro, quindi in linea
con le avversarie.
In attesa della verifica dinamica, le impressioni ad auto
ferma sono positive. Il design
ripropone la personalità forte
della Cls Shooting Brake, ma
con maggiore equilibrio. Gli
interni riprendono lo stile
sportivo delle Mercedes compatte, come la Classe A e la Gla.
Firmati dall’équipe di Michele
Paganetti nel centro stile sul lago di Como, sono ravvivati dalle finiture in alluminio e sulle
versioni top arricchiti dai rivestimenti in pelle e Alcantara.
Al primo impatto l’abitabilità non appare però superiore
rispetto alla berlina: lo spazio
per le ginocchia dei passeggeri
posteriori sembra uguale, ma è
di 4 centimetri maggiore per la
La Mercedes Cla 45 Amg Shooting Brake: monta un motore da 360 cavalli
testa e le spalle. Cresce invece il
bagagliaio (495 litri) che può
aumentare velocemente di altri
100 litri regolando lo schienale
della seconda fila con una pratica asticella che lo blocca in
posizione dritta. Al pari della
Cls che include tra gli optional
un costoso pianale in legno
marino, anche la Cla Shooting
Brake avrà il suo pianale esclusivo, ma più pratico grazie agli
inserti di alluminio meno delicati e molto meno onerosi per
il portafoglio.
La gamma motori rispecchia
l’offerta della Cla a tre volumi.
Al lancio saranno proposti due
propulsori diesel e tre benzina,
tutti a quattro cilindri, da 1,6 e 2
litri, con potenze comprese tra
122 e 211 cavalli e trazione anteriore. Chi vuole più sprint ed
esclusività potrà puntare sulla
Cla 45 Amg Shooting Brake, la
versione pepata realizzata dal
reparto sportivo di Stoccarda: il
nuovo 4 cilindri turbo a benzina con cui è equipaggiata ha
una potenza di 360 cavalli, distribuiti sulle quattro ruote tramite la trazione integrale (che
sarà disponibile anche sui motori da 2 litri della versione
standard), e la trasmissione a
doppia frizione. Il lancio commerciale avverrà a marzo 2015.
Il guanto di sfida è lanciato.
p.l.
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Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
54
Tv
TELERACCOMANDO
di Maria Volpe
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L’Italia frana: solo
colpa del meteo?
Indaga Varetto
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«D
issesto doloso» è il
titolo dell’inchiesta
che affronta eventi
catastrofici come alluvioni,
frane e inondazioni,
sempre più frequenti nel
nostro Paese. Con il
direttore del canale all
news, Sarah Varetto (foto),
un viaggio attraverso i
disastri recenti — e non
solo —, che affondano le
loro radici nella burocrazia,
nell’illegalità e nella cattiva
gestione del territorio.
Dissesto doloso
Sky Tg24, ore 20.20
Spose «imbucate»
giudicano le nozze
D
alle nozze tradizionali
sarde a quelle in
motonave, quattro spose
«guerriere» decidono di
sfidarsi scegliendo come
campo di battaglia il giorno
più bello della loro vita,
«imbucandosi» ognuna al
matrimonio delle altre, e
votando su location, abito,
cibo ed evento in generale.
Quattro matrimoni in Italia
FoxLife, ore 21.55
Emergenza casa
Ne parla Capuozzo
Sfratti, sgomberi,
occupazioni: emergenza
abitativa. C’è chi si barrica
in casa per non vedersela
occupare e chi occupa per
sopravvivere. Il programma
firmato da Toni Capuozzo
dà voce ai protagonisti, loro
malgrado, di un dramma
antico che la crisi
economica ha acuito.
Terra!
Rete4, ore 23.55
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Corriere della Sera Lunedì 1 Dicembre 2014
55
Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
Non solo spionaggio, «The Americans» parla (anche) d’amore
Vincitori e vinti
S
u Fox sta andando in onda la seconda stagione di una delle serie più interessanti degli ultimi anni, «The Americans» (sabato,
ore 21.00).
Il suo creatore, Joe Weisberg, prima di
approdare alla serialità tv è stato un dipendente
della Cia impegnato in operazioni sotto copertura e
«The Americans» è, al suo cuore, una storia di spionaggio molto credibile e ben scritta, ambientata
nell’America degli anni 80, al culmine della Guerra
fredda con il gigante sovietico. Ma, soprattutto, è la
storia di una donna, Elizabeth Jennings (interpretata con maestria da Keri Russell), e del marito Philip
(Matthew Rhys), con cui forma una coppia all’appa-
BALLANDO CON LE STELLE
Milly Carlucci
Tiene ma arriva seconda la
Carlucci e i ballerini di Rai1:
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beth e Philip continuano a venire al pettine, la posta in gioco si alza, nel quadro iniziano ad assumere
un ruolo forte anche i loro figli, soprattutto l’adolescente Paige, cresciuta con rigidi principi atei, che
si avvicina al cristianesimo e inizia a frequentare la
chiesa.
Anche nella seconda stagione, la serie si porta
dietro un fitto carico di ambiguità, nel legame tra
Philip ed Elizabeth, certo, ma anche in quello tra
l’agente FBI Stan Beeman e la misteriosa dipendente del Kgb Nina Sergeevna. I confini tra verità e finzione (praticata per strategia o per amore) diventano sempre più sbiaditi, indistinguibili.
renza normale, perfino noiosa.
In realtà, i due fanno parte del segretissimo Direttorato S, una divisione del Kgb incaricata di gestire le missioni sotto copertura dei suoi agenti, infiltrati negli USA e trasformati in insospettabili cittadini americani. Oltre a essere una storia di spionaggio, «The Americans» è in fondo un piccolo
trattato sul matrimonio.
Tutta la prima stagione della serie non è altro che
il racconto della costruzione di un amore, del tortuoso percorso attraverso cui un matrimonio «finto», combinato per fini patriottici e utilitaristici, diventa reale, tra tutte le difficoltà del caso. Nel corso
della seconda stagione i nodi del rapporto tra Elisa-
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Gerry Scotti
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sabato: per i talenti di
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LA SOLUZIONE DI IERI
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Come si gioca
Bisogna riempire la
griglia in modo che ogni
riga, colonna e riquadro
contengano una sola
volta i numeri da 1 a 9
Altri giochi su www.corriere.it
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Lunedì 1 Dicembre 2014 Corriere della Sera
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