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Corriere della sera

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LUNEDÌ 20 OTTOBRE 2014
www.corriere.it
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 688281
DEL LUNEDÌ
Inter-Napoli pari a San Siro
Il Milan espugna Verona
Due gol di Honda ed è 4°
Servizi, analisi e pagelle sulle partite della Serie A
nello Sport da pagina 45 a pagina 51
La Chiesa e il segno dei tempi
LE DOMANDE
SENZA RISPOSTE
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
9 771120 498008
41 0 2 0>
Incertezza dei mercati
Come guadagnare
con Btp Italia e azioni
di Gadda, Marvelli, F. Monti
CorrierEconomia e Sabella nel supplemento
LA BEATIFICAZIONE
PAOLO VI, ATTUALE
COME POCHI ALTRI
di Luca Diotallevi
S
a pagina 5 il sondaggio
i fa davvero fatica a considerare casuale che la
beatificazione di Paolo VI segua di solo qualche ora la conclusione della prima fase di un Sinodo che su temi cruciali non riesce ad esprimere una maggioranza adeguata. Forse Paolo VI è
trattato come il «Papa dimenticato» perché è assolutamente attuale.
di Nando Pagnoncelli
continua a pagina 29
Il governo Bonus dal 2015: durata tre anni, riguarderebbe le famiglie fino a 90 mila euro di reddito. Il nodo coperture
Renzi: 80 euro alle neomamme
Intervista con il consigliere economico Gutgeld: tassa unica sulla casa entro due mesi
Annuncio di Matteo Renzi in
tv: dal 2015 daremo 80 euro
«anche a tutte le mamme che
fanno un figlio». Il bonus, della
durata di tre anni, riguarderebbe le famiglie con reddito fino
a 90 mila euro. Yoram Gutgeld,
consigliere economico del premier, al Corriere: entro due mesi, tassa unica sulla casa.
La corsa con la mascherina
alle pagine 6, 8 e 9
De Bac, Galluzzo, A. Grasso
Marro, Tamburello
LAPRESSE / AP / ANDY WONG
IL SUCCESSO DI SALVINI
Quei ritiri (per smog) alla maratona di Pechino
di Marco Del Corona
G
li organizzatori annunciavano «smog leggero o moderato». Invece sulla maratona di Pechino, corsa da 25 mila
persone, è calata una cappa di smog contenente 344 microgrammi al metro cubo di particolato Pm2.5, mentre
la soglia dell’Organizzazione mondiale della Sanità è di 25 microgrammi. Record di ritiri e malori.
a pagina 17
L’ha strangolata, due mesi fa lei si era rifugiata dai vicini dopo essere stata picchiata
a pagina 23
Risparmio
alle pagine 2 e 3
Uccide la fidanzata in centro a Milano
H
Oggi
su
Accattoli, Calabrò, Conti, Vecchi
continua a pagina 28
a strangolato con un elastico da portapacchi la fidanzata quarantaduenne nel suo
appartamento, in centro a Milano, ieri a tarda sera. Poi si è
allontanato fino in piazza Sant’Ambrogio e ha telefonato a un
amico: «L’ho ammazzata, adesso cosa faccio?». L’omicida, coetaneo della vittima, già due
mesi fa aveva picchiato a sangue la fidanzata costringendola a rifugiarsi dai vicini di casa.
Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
mail: [email protected]
Lo fa durante la beatificazione di Paolo
VI in piazza San Pietro. Ricordando che
quel Papa seppe condurre «con saggezza
lungimirante la barca di Pietro» in tempi
difficili. Un modo per tornare a riflettere
su questi tempi altrettanto travagliati. E a
spronare i padri sinodali, che celebrano
con lui davanti a settantamila fedeli e si sono divisi sulle aperture volute da Francesco: «Dio non ha paura delle novità», bisogna «prendersi cura delle ferite che sanguinano».
È
di Andrea Galli
e Cesare Giuzzi
ANNO 53 - N. 41
«Dio non ha paura delle novità»
Il segnale di Francesco ai vescovi
● GIANNELLI
di Ernesto Galli della Loggia
lecito supporre che con il suo
discorso a conclusione della prima
fase del Sinodo papa Francesco abbia
mirato a due obiettivi. Cercare
innanzi tutto di dare un’immagine del
suo magistero più mediatrice e per così dire
«centrista» rispetto a quella che finora era
apparsa a molti; e insieme abbia ritenuto
urgente richiamare la Chiesa al superamento
di quelle divisioni apparse così evidenti
proprio durante i lavori del Sinodo. Ma più al
fondo esso può e deve forse essere letto
soprattutto come il tentativo assai forte da
parte di un Pontefice «venuto dalla fine del
mondo» di chiamarsi fuori da divisioni e
dispute che hanno il loro teatro di elezione
negli episcopati delle Chiese
dell’ultrasecolarizzato Occidente euroamericano,ma che negli altri luoghi del
pianeta dove vive e opera il cattolicesimo
finiscono per significare poco o nulla.
Non si sbaglia, credo, dicendo che è a
queste contrade che guarda per il presente e
per il futuro della Chiesa Bergoglio. Egli
guarda all’America latina, con la sua disperata
religiosità descamisada e «sovversiva», con la
sua liturgia disordinata, all’Africa
tradizionalista con le sue mille ibridazioni
culturali, immersa in una povertà
apparentemente senza futuro. Qui sì, in queste
parti del mondo, dominate in tanta misura da
realtà semplici e spesso brutali, qui sì che il
richiamo papale, costante, quasi ossessivo,
all’«accoglienza», alla «misericordia», alla
«carità» acquista per il cattolicesimo un valore
strategico cruciale. Qui sì che quelle virtù
hanno il valore di parole d’ordine e alludono a
linee di azione capaci di allargare in modo
decisivo i confini della fede cattolica.
Ma le stesse parole, si sa, possono voler dire
cose diverse in contesti diversi. Accade così
che di termini come «accoglienza», «carità»,
«misericordia» siano corsi a impadronirsi i
«progressisti» che allignano negli esausti
episcopati delle Chiese d’Occidente per usarli
contro i «conservatori» presenti nelle
medesime Chiese; i quali a propria volta si
sono sentiti in obbligo di denunciare
l’inevitabile ambiguità di quegli stessi termini.
Sia i primi che i secondi incapaci di superare le
ormai stantie dispute postconciliari che
vedono da oltre mezzo secolo i «progressisti»
impegnati a mettere sotto accusa la Chiesa
«del potere», e i «conservatori» a vedere
dappertutto pericoli di «protestantizzazione»;
i «progressisti» pronti ogni volta a farsi eco
puntuale del politicamente corretto
secolarizzato, i «conservatori» pronti a
sospettare la subdola intenzione degli altri di
abbandonare il depositum fidei.
In Italia EURO 1,40
● PROTAGONISTI
NELLE TERRE DI MESSINA
LE GIORNATE DI UN PRETE
ELOGIO (INUTILE?) SOTTO SCORTA
DI UN INGEGNERE VITA DI DON CIOTTI
di Gian Antonio Stella
di Marco Imarisio
L’
L’
ingegner Gaetano Sciacca, dopo le frane assassine del 2009, si è sgolato:
rischi e pericoli di nuovi disastri a Messina. È stato «promosso» ad altro incarico.
a pagina 25
uomo più minacciato
d’Italia, don Ciotti, vive
le sue giornate sotto
scorta, come i magistrati antimafia. Il boss Totò Riina: «Putissimu pure ammazzarlo».
a pagina 21
Bisogni e paure
da interpretare
dietro la sfida
della nuova Lega
di Antonio Polito
S
e fosse solo fascismo redivivo, razzismo consapevole, pregiudizio xenofobo, difficilmente il movimento di
Matteo Salvini porterebbe in
piazza a Milano decine di migliaia di persone, né sfiorerebbe il 10% nei sondaggi.
continua a pagina 11 con gli articoli
di M. Cremonesi e Offeddu
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
2
Primo piano La Chiesa
La beatificazione di Paolo VI e il messaggio di Bergoglio ai vescovi:
«Dio non ha paura delle novità, si può arrivare a vie impensate»
Francesco: risposte alle nuove sfide
Chi era
● Giovanni
Battista
Montini (18971978) salì al
Soglio pontificio il 30
giugno 1963
con il nome
di Paolo VI
● Tra le sue
iniziative
contestate dai
porporati più
conservatori ci
fu, nel 1966,
l’abolizione
dopo quattro
secoli
dell’Indice dei
libri proibiti.
Intervenne sul
celibato
sacerdotale e
sul tema del
controllo delle
nascite
● Nel 1966 a
Natale celebrò
messa nella
Firenze ferita
dall’alluvione
del 4
novembre. E
due anni dopo
celebrò quella
di mezzanotte
nelle acciaierie
dell’Italsider
● Il 28
novembre
1970, durante
un viaggio nel
Sudest asiatico,
fu vittima a
Manila di un
attentato da
parte del
pittore
boliviano
Benjamin
Mendoza che lo
ferì al costato
● A papa
Montini è stato
riconosciuto il
miracolo della
guarigione di
un feto al
quinto mese
negli Usa: era il
2001, i medici
consigliavano
l’interruzione di
gravidanza, ma
la madre si
rifiutò,
affidandosi in
preghiera a
Paolo VI
CITTÀ DEL VATICANO «In questo
giorno della beatificazione di
papa Paolo VI mi ritornano alla mente le parole con le quali
istituiva il Sinodo dei Vescovi:
“Scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di
adattare le vie ed i metodi alle
accresciute necessità dei nostri giorni e alle mutate condizioni della società”».
Francesco si rivolge a settantamila fedeli che colmano
piazza San Pietro e ai padri sinodali che concelebrano la
messa. E il suo «grazie» al Beato Montini, «grande Papa, coraggioso cristiano, instancabile apostolo», non è di circostanza. Bergoglio ricorda che
Paolo VI, «mentre si profilava
una società secolarizzata e
ostile», ha saputo «condurre
con saggezza lungimirante —
e talvolta in solitudine — il timone della barca di Pietro
senza perdere mai la gioia e la
fiducia nel Signore». E all’indomani del voto sulla Relatio
sinodale, con relative resistenze al cambiamento, esorta a
«prendersi cura delle ferite
che sanguinano», a «riaccendere la speranza per tanta gente senza speranza», a non avere timori: «Dio non ha paura
delle novità!».
L’abbraccio con Benedetto
XVI, la riflessione sulla frase
«rendete a Cesare quello che è
di Cesare e a Dio quello che è
di Dio»: la replica di Gesù a chi
«gli voleva fare l’esame di religione», spiega Francesco, è
una risposta «a tutti coloro
che si pongono problemi di
coscienza soprattutto quando
entrano in gioco le loro convenienze, ricchezze, prestigio,
potere, fama. E questo succede
in ogni tempo, da sempre».
Non bisogna temere «le sorprese di Dio» che conducono
«a vie impensate». Un cristiano sa «rispondere con coraggio alle innumerevoli sfide
nuove».
Ora si tratta di stemperare le
tensioni. Alla fine il Papa accoglie il saluto dei cardinali e c’è
chi nota non si vedano conservatori come il prefetto dell’ex
Sant’Uffizio Gerhard Müller e
Leo Burke, il quale nel frattempo dichiara che presto non sarà più prefetto del tribunale
della Segnatura apostolica, cosa peraltro nota da tempo.
Resta ancora un anno perché la discussione maturi in
vista del Sinodo dell’ottobre
del 2015. Papa Francesco alza
lo sguardo: «Abbiamo seminato e continueremo con pazienza e perseveranza, nella
certezza che è il Signore a far
crescere quanto abbiamo seminato».
G. G. V.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La celebrazione
Né cori né slogan
La festa sobria
per papa Montini
CITTÀ DEL VATICANO Sarebbe sicuramente piaciuta al sobrio
Paolo VI questa piazza San Pietro senza striscioni né palloncini, priva di cartelli, slogan,
bandiere o cori. Dei Papa Boys
nemmeno l’ombra. Ma molti
religiosi, per esempio del Collegio Messicano a Roma, in
preghiera. Suore di diversi ordini, silenziose e assorte.
Ieri il grande slargo berniniano sembrava il palcoscenico di un ritorno al passato: una
platea ordinata di fedeli, diversa da quella vista da trentasei
anni prima con Giovanni Paolo II e poi anche con Benedetto
XVI. Quanto ai nostri giorni, si
sa, il carattere estroverso di papa Francesco trascina tutti, e
ogni domenica è una festa.
Invece l’atmosfera di ieri rifletteva il temperamento assai
diverso di un grande Pontefice
protagonista del Novecento,
legatissimo alla sua terra bresciana e alla diocesi di Milano
che governò come arcivescovo
per nove anni, dal 1954 all’elezione al Soglio pontificio nel
La giornata della Pace
Riformatore
Paolo VI nel 1967 istituì la
Giornata mondiale della Pace
1963. Un intellettuale profondo, curioso dei suoi tempi,
istintivamente cosmopolita.
Non si è insomma visto, in
piazza San Pietro, uno spettacolo mediatico ma una profonda, sincera preghiera. Paolo VI era così, anche se un lungo applauso ha salutato lo svelamento della sua immagine
da Beato subito dopo la proclamazione rituale formulata
in latino da papa Francesco.
Per esempio, Roma lo amava a
suo modo e gli regalò l’indimenticabile notte del suo ritorno dal viaggio in Terra Santa nel gennaio 1964, uno straordinario abbraccio di popolo
entusiasta (il filmato delle teche Rai lo testimonia) che
commosse il riservato Montini. Uomo che preferiva la sostanza delle scelte, spesso pesanti e persino impopolari in
un tempo di rapidissimi mutamenti epocali, al gesto da protagonista.
Un papato complesso, pieno di problematici incontri
con l’ultima stagione del secolo scorso: il primo, un inizio di
Pontificato molto arduo, fu
l’eredità di un Concilio Vaticano II lasciato aperto da Giovanni XXIII, quindi l’urgenza di
una mediazione tra i tradizionalisti e i progressisti. E poi il
confronto con le spinte del ’68,
l’abolizione delle vecchie forme (dalla Corte Papale all’Indice dei libri proibiti, alla rinuncia al triregno pontificio, venduto per devolvere la somma
ai poveri) ma nello stesso tempo la conferma del tradizionale celibato sacerdotale, la sostituzione delle lingue nazionali moderne al latino nella
celebrazione della Messa nel
1965 e la tormentata scelta dell’Humanae Vitae, col divieto
dell’uso di qualsiasi contraccettivo e in particolare della
Gremita Piazza San Pietro invasa da 70 mila fedeli (Ansa/Bramatti)
pillola, quindi lo scontro e l’incomprensione con le nuove
generazioni, poi l’attentato subìto il 28 novembre 1970 a Manila, i grandi viaggi in tutti i
cinque continenti, l’ultima
stagione della vita angosciata
dalla prigionia e poi dall’assassinio di Aldo Moro, antico
amico dai tempi della Fuci. La
sua Lettera agli uomini delle
Lo stile
Omaggio nello stile
dell’uomo che preferì
la sostanza delle scelte
ai protagonismi
Brigate rosse svela interamente l’uomo Giovanni Battista
Montini: un Papa in ginocchio, che implora per la vita di
una persona cara ma insieme
ne rivendica con orgoglio statura e valori.
Piazza San Pietro ieri ricordava l’addio a Paolo VI, lo spoglio funerale dell’agosto 1978
con la bara di legno chiaro deposta sul sagrato, e sopra un libro del Vangelo aperto, sfogliato dal vento.
Un’immagine indimenticata, potente nella sua eloquenza simbolica. Più di mille slogan.
Paolo Conti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● Gli scenari
Ma i conservatori
temono di finire
come Ottaviani
di Maria Antonietta Calabrò
«S
periamo di non fare la fine del
cardinale Ottaviani!». Il non
beneaugurante parallelo storico è
circolato ieri tra i padri sinodali che pure
non amano sentirsi chiamare né
conservatori né tradizionalisti («Può essere
considerata tradizionalista la Familiaris
consortio di Giovanni Paolo II?»). Cioè
proprio il giorno dopo l’approvazione della
Relatio Synodi che ha visto segnare un loro
indubbio successo, visto che su tre punti
cruciali è accaduto quello che volevano. Il
documento finale ha infatti «bocciato» la
posizione del cardinale Walter Kasper in
materia di comunione ai divorziati risposati
(in vista di futuri approfondimenti) e, ancora
di più, la notevole «apertura» sulle coppie
gay contenuta nella bozza iniziale. Ma,
nonostante questo, il clima che si respirava
ieri nel fronte conservatore era un misto di
soddisfazione e di preoccupazione.
Innanzitutto perché manca un anno
all’appuntamento con il Sinodo che voterà
gli orientamenti definitivi e tra dodici mesi il
gruppo dei porporati che hanno ingaggiato
battaglia potrebbe essere «disperso». E
secondo, perché il Papa è come una goccia
che scava la pietra: non demorde. Il
cardinale Ottaviani ricopriva la posizione che
oggi ha il Prefetto per la dottrina della Fede,
punta di diamante del fronte
«tradizionalista» al Sinodo, Gerhard Ludwig
Müller. Ottaviani fu il leader del gruppo
«conservatore» ai tempi del Vaticano II
(Coetus Internationalis Patrum), ma
all’inizio del ‘68 «perse» la sua guerra con
Paolo VI e dovette lasciare la Curia. Müller,
nominato da Benedetto XVI e curatore
dell’opera omnia di Ratzinger, potrebbe
essere presto nominato arcivescovo in
Germania. «È come se Obama avesse perso
le elezioni di mid-term — spiega
un’autorevole fonte — adesso papa
Francesco potrebbe mettere mano al
gabinetto: la Curia è per il Papa e non il Papa
per la Curia». Anche il più combattivo dei
conservatori attuali, Raymond Leo Burke, sta
per lasciare l’incarico di prefetto del
Supremo tribunale della Segnatura
apostolica. «Ma non mi ridurranno al
silenzio» ha confidato a degli amici. Al
termine della concelebrazione per Paolo VI,
il Pontefice ha ricevuto l’abbraccio da tutti i
cardinali , ma non sono andati a salutarlo né
Müller né Burke. Bergoglio ha invece
incontrato nei giorni scorsi personalmente
l’arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, uno
dei cinque autori del libro in cui si
sviluppano tesi contrarie a quelle di Kasper.
Il Papa ha apprezzato che in un’intervista tv
per negare la «lettura» anti-papista che ne è
stata data, Caffarra abbia detto: «Preferirei si
dicesse che l’arcivescovo di Bologna ha
un’amante, piuttosto che ha un pensiero
contrario a quello del Papa: sono nato e
morirò papista». Mostra pubblicamente
ottimismo, infine, il cardinale sudafricano
Fox Napier, arcivescovo di Durban che ha
ingaggiato battaglia sulle unioni gay. Ieri ha
twittato: «Coincidenza o atto di Dio? Il 18 di
ottobre (1964, ndr) i Martiri ugandesi sono
stati canonizzati dal Beato Paolo VI! La causa
del martirio? La questione è ancora oggetto
di dibattito in Uganda!». Il riferimento è al
fatto che alcuni dei martiri si rifiutarono di
acconsentire ai desideri omosessuali del re
che ordinò poi la loro uccisione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
3
Insieme
Il saluto tra
papa
Francesco
(a destra) e il
papa emerito
Benedetto XVI
ieri durante la
cerimonia di
beatificazione
di papa Paolo
VI e, allo stesso
tempo, di
chiusura delle
due settimane
di lavoro del
Sinodo
straordinario
sulla famiglia
(foto di Gregorio
Borgia/Ap)
Il retroscena
di Gian Guido Vecchi
La Chiesa e la ferita dei divorziati
«Fu Ratzinger a sollevare il problema»
Molti voti contrari al paragrafo sugli omosessuali sono giunti da cardinali «progressisti»
CITTÀ DEL VATICANO L’immagine
migliore del cammino in corso è l’abbraccio di ieri tra Francesco e Benedetto XVI, sul sagrato di San Pietro, con buona
pace di chi continua a contrapporli. Il giorno dopo, la cosa
più bizzarra del Sinodo continua ad apparire il paragrafo
sugli omosessuali che ha ottenuto 118 voti favorevoli e 62
contrari, cioè la maggioranza
assoluta ma non quella dei
due terzi richiesta di norma.
Suona bizzarro perché non ha
nulla di rivoluzionario in sé,
visto che è composto da citazioni del Catechismo e di un
documento dell’ex Sant’Uffizio
firmato nel 2003 dal prefetto
di allora.
«Ci sono 62 padri che nel
voto segreto hanno bocciato il
Catechismo e Ratzinger!»,
esclamava l’altra sera un vescovo stupefatto. Il giorno dopo, però, c’è un altro sinodale,
di certo riformista, che alza lo
sguardo stanco e avverte: «Attenzione, su quel paragrafo il
parere negativo è intrecciato.
Anche altri me lo hanno detto.
Ci sono i voti contrari dei cosiddetti conservatori ma anche di quelli che lo hanno ritenuto insufficiente, così com’era. Per esempio il mio. Meglio non parlarne, allora, sono
temi che richiedono una riflessione maggiore...».
La discussione e le votazioni
serrate del Sinodo sono una
faccenda complessa che va letta in prospettiva. Francesco ha
voluto che il testo integrale e le
votazioni punto per punto fossero pubblicate perché la Relatio Synodi divenisse una base
ulteriore di discussione in vista del Sinodo dell’ottobre dell’anno prossimo: se ne continuerà a parlare.
Certo le resistenze ci sono,
come del resto il rischio di fughe in avanti: non a caso Francesco è intervenuto per mettere in guardia dalle «tentazioni» opposte dell’«irrigidimen-
to ostile» e del «buonismo
distruttivo». La Chiesa deve
andare avanti, senza paura ma
con equilibrio. Un principio
fondamentale di Bergoglio è
che «il tempo è superiore allo
spazio»: ci sono processi che
richiedono la giusta «maturazione». Di là dai singoli temi, è
in gioco l’idea di Chiesa «in
uscita», pronta ad avvicinare e
chinarsi sulle «ferite sanguinanti» di chi soffre.
Così è importante vedere
Ratzinger che si alza e va in-
contro a Bergoglio che lo accoglie a braccia aperte, come è
accaduto il 28 settembre alla
messa per i nonni, come accadde il 27 aprile per le canonizzazioni di Roncalli e Wojtyla. La contrapposizione è alimentata soprattutto dagli ambienti
(cosiddetti)
«raztingeriani», ostili ad ogni
cambiamento.
Ma Ratzinger non offre
sponde a chi vorrebbe usarlo
contro Francesco e dimentica
che la rivoluzione più grande,
Il segnale
L’abbraccio di ieri tra i
due Papi è il simbolo
del cammino che la
Santa Sede ha davanti
dalla quale tutto è cominciato,
è stata proprio la «rinuncia»
che ha azzerato i giochi e i veleni curiali. «Io sono grato di
poter essere legato da una
grande identità di vedute e da
un’amicizia di cuore a papa
Francesco. Oggi vedo come
mio unico e ultimo compito
sostenere il suo Pontificato
nella preghiera», ha scritto a
gennaio al teologo Hans Küng.
Per dire: fu Benedetto XVI,
nel 2012 a Milano, a spiegare
che «il problema dei divorziati
risposati è una delle grandi
sofferenze della Chiesa di oggi, e non abbiamo ricette semplici». In aula, negli interventi
dell’anima più conservatrice,
non ci sono stati riferimenti
espliciti al magistero del predecessore in contrapposizione
ai temi del Sinodo. Anche se
alcuni padri ne hanno trovato
traccia nelle richieste di maggiore «chiarezza», come a
contestare la discussione libera e il cammino sinodale.
«Ma chi vuole contrapporli
non li conosce», dice l’arcivescovo teologo Bruno Forte,
scelto da papa Francesco come
segretario speciale del Sinodo
e assai stimato da Ratzinger,
che lo consacrò vescovo nel
2004. «Io sono anzi convinto
che ci sia una profonda continuità tra Benedetto XVI e Francesco, proprio nella ricerca di
approfondire le questioni più
problematiche. Pensi, ad
esempio, ai divorziati risposati
e all’importanza della fede nella celebrazione del matrimonio: quando nella Relatio Synodi si parla di rendere più accessibili le procedure delle
cause di nullità matrimoniale,
si dice che “andrebbe considerata la possibilità di dare rilevanza al ruolo della fede dei
nubendi in ordine alla validità
del sacramento del matrimonio”. E questo è un argomento
che Ratzinger ha posto più volte».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● Il commento
Quel 10% di vescovi
che boccia anche
le aperture «minori»
di Luigi Accattoli
L
a pubblicazione dei
voti ottenuti in Sinodo
da ognuno dei 62
paragrafi del documento
finale da due informazioni
sensibili: che c’era
nell’assemblea una
resistenza alle novità papali
più impegnative valutabile
a un terzo dei votanti; e che
c’è tra i resistenti uno
zoccolo duro che si oppone
anche alle novità di minor
peso, un’opposizione a
pelle che si attesta intorno
al 10% dei votanti. Il primo
dato si segnala con il
risultato ottenuto dai tre
paragrafi che non hanno
avuto la maggioranza dei
due terzi: il 52
sull’ammissione alla
comunione dei divorziati
risposati (104 sì 74 no), il 53
sulla comunione spirituale
(112 e 64), il 55 sugli
omosessuali (118 e 62). C’è
poi un buon numero di
paragrafi che hanno avuto
tra i 10 e i 20 «no»: per
esempio i paragrafi 14, 15,
35, 43, 45, 51 dove ricorrono
le parole «misericordia»,
«apprezzamento» per altre
Chiese e religioni,
«attenzione» alle diverse
situazioni. È plausibile che
gli scontenti siano più o
meno gli stessi che, in
numero di 16, hanno detto
no al «Messaggio
dell’assemblea», nel quale è
scritto che la Chiesa non
vuole «escludere nessuno».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
4
G H I B L I
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IL CUORE DICE
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Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
5
Primo piano Il dibattito
Il sondaggio
1 In generale lei direbbe
che una famiglia...
2 La Chiesa sta discutendo se dare
la comunione anche ai divorziati.
Lei quanto è d'accordo?
Molto
Abbastanza
Poco
Per niente
Non sa
È composta da marito e moglie
È composta da un uomo e da una donna,
anche non sposati
È qualunque coppia legata da affetto
e che voglia vivere insieme
Non sa
1%
28%
3 Lei direbbe che l'Italia
per quel che riguarda le coppie
di fatto, omosessuali o meno...
6%
4%
4 In questi giorni si è molto parlato della possibilità di matrimonio
per le coppie omosessuali. Lei direbbe di essere...
Valori %
Ha una legislazione arretrata
Ha un giusto approccio al problema, non
è né troppo avanzata né troppo arretrata
Ha una legislazione troppo permissiva
Non sa
6%
55%
14%
9%
Favorevole al matrimonio tra coppie omosessuali
Contrario al matrimonio ma favorevole alle unioni civili
Contrario sia al matrimonio che alle unioni civili
Non sa, non indica
56%
23%
3%
35%
38
36
Pd
24
2
33
Ncd Centro
43
23
1
Totale
popolazione
Totale
popolazione
Totale
popolazione
16
Forza
Italia
Totale
popolazione
41
42
1
52
M5S
35
13
53%
18%
29%
21%
0
39%
Sondaggio realizzato da Ipsos PA per «Corriere della Sera» presso un campione casuale nazionale rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne secondo genere, età, livello di scolarità, area geografica di residenza, dimensione del Comune di residenza.
Sono state realizzate 997 interviste (su 9.217 contatti), mediante sistema CATI, il 14 e 15 ottobre 2014. Il documento informativo completo riguardante il sondaggio sarà inviato ai sensi di legge, per la sua pubblicazione, al sito www.sondaggipoliticoelettorali.it
Corriere della Sera
Scenari
di Nando Pagnoncelli
Unioni gay, sì da tre italiani su quattro
Sul matrimonio il consenso è del 35%
Favorevoli alle nozze (24%) o ai diritti (32%) anche molti tra i cattolici più assidui
I
l Sinodo straordinario sulla famiglia convocato da
papa Francesco ha mostrato un volto della Chiesa a
cui non eravamo abituati. Una
Chiesa pronta ad affrontare e
discutere temi scomodi, come
l’ammissione dei divorziati al
sacramento dell’eucarestia o
l’omosessualità. A conclusione
del Sinodo, aldilà di alcuni
aspetti che rimangono controversi, sembrano lontani i tempi della Chiesa «del no», dei
valori «non negoziabili». Queste aperture appaiono in forte
sintonia con le opinioni prevalenti nel nostro Paese, una sintonia testimoniata dall’impennata di fiducia nella Chiesa dopo l’elezione di Francesco
(passata dal 54% del febbraio
2013 al 76% dei mesi scorsi) e
dai risultati del sondaggio
odierno. Vediamoli in dettaglio.
La definizione di famiglia
nella quale ci si riconosce
maggiormente (53%) è quella
di una «qualunque coppia legata da affetto che voglia vivere insieme»; un italiano su
quattro (28%) considera la famiglia solo se è composta da
un uomo e una donna sposati
e 18% se è composta da un uomo e una donna anche se non
In Italia
● Sulle unioni
gay, in Italia, il
Parlamento ha
messo in
calendario una
sola proposta
di legge, quella
di Franco
Grillini (Ds) sui
Pacs del 2002
(mai votata)
● I Dico varati
dal governo
Prodi nel 2007
si arenarono in
commissione
Giustizia al
Senato
● Il premier
Matteo Renzi
ha detto che
l’Italia avrà una
legge come
quella tedesca,
da votare entro
l’anno
sposati. Tra i fedeli assidui,
cioè tra coloro che partecipano alla messa domenicale regolarmente, quasi uno su due
(46%) ritiene che la famiglia
sia composta da uomo e donna sposati ma una importante
minoranza (uno su tre) si riconosce nella prima definizione.
Su questo tema, com’era lecito
attendersi, le opinioni variano
in relazione all’età: tra le persone di oltre 60 anni e i pensionati infatti prevale una concezione più tradizionale della
famiglia.
Riguardo alla possibilità di
dare la comunione ai divorziati
si registra un larghissimo consenso: nel complesso 84% si dichiara molto (55%) o abbastanza (29%) d’accordo. In questo
caso il favore è nettamente prevalente anche tra i fedeli assidui (83%).
Il Sinodo sulla famiglia nell’ultima settimana ha suscitato
un confronto politico e mediatico più ampio sui diritti delle
coppie di fatto rispetto a cui
l’Italia appare in una situazione diversa rispetto a molti altri
Paesi. A tale proposito prevale
l’idea che su questa spinosa
materia la legislazione italiana
sia arretrata. La pensa così il
56% degli intervistati, mentre il
21% ritiene che la nostra legislazione abbia il giusto approccio al problema non essendo
né troppo avanzata né troppo
arretrata e il 14% considera la
nostra legislazione fin troppo
permissiva.
Tra i fedeli assidui, sebbene
prevalga l’idea che la nostra legislazione sia arretrata (36%),
le opinioni sono decisamente
più diversificate mentre tra i
I partiti
I meno convinti del
riconoscimento delle
coppie gay sono gli
elettori di Forza Italia
fedeli che partecipano saltuariamente alla messa i pareri sono sostanzialmente in linea
con la totalità della popolazione.
Da ultimo la questione più
spinosa, rappresentata dai diritti delle coppie omosessuali.
Tre intervistati su quattro sono
favorevoli al riconoscimento
dei loro diritti: il 35% si dichiara favorevole al matrimonio e il
39%, pur essendo contrario al
matrimonio, è favorevole alle
unioni civili. Viceversa, il 23% è
contrario sia all’uno che alle altre. L’apertura ai diritti delle
coppie gay prevale indistintamente tra tutti i segmenti sociali, sia pure con accentuazioni diverse. Infatti i giovani fino
a 30 anni, gli studenti, gli impiegati e gli operai, i residenti
nelle regioni del centro nord e
gli elettori del Movimento 5
Stelle si esprimono nettamente a favore del matrimonio.
Sul fronte opposto si osserva maggiore contrarietà tra le
persone meno giovani, meno
istruite, tra i pensionati, i residenti nelle regioni meridionali tutti con valori compresi tra
33% e 37%. Gli atteggiamenti di
maggiore chiusura si registrano tra gli elettori di Forza Italia
(42%), nonostante il dialogo
avviato su questo tema da parte di Silvio Berlusconi che nei
giorni scorsi ha ospitato a cena
ad Arcore Vladimir Luxuria,
uno dei simboli della lotta per
i diritti degli omosessuali, e
soprattutto dalla sua giovane
compagna Francesca Pascale
che nei mesi scorsi si è iscritta
all’Arcigay e ha fatto scalpore
chiedendo scusa per tutti coloro che dal centrodestra hanno insultato e maltrattato i
gay.
Nel mondo cattolico gli at-
All’estero
● In Germania
le unioni civili
sono solo per le
coppie gay:
stessi diritti del
matrimonio,
eccetto che per
l’adozione (si
può adottare
solo il figlio del
partner)
● Con il
matrimonio
egualitario,
aperto a coppie
etero e gay, la
Danimarca ha
abolito le
preesistenti
unioni civili
● In Francia ci
sono sia il
matrimonio
che le unioni
civili per coppie
gay ed etero
teggiamenti sono abbastanza
variegati: tra i fedeli più assidui
la maggioranza assoluta (56%)
è a favore del matrimonio
(24%) o delle unioni civili
(32%), tuttavia con valori meno
elevati rispetto ai fedeli saltuari (75% a favore dei diritti) e ai
non praticanti e ai non credenti (85% a favore).
Il Paese sta cambiando, sia
pure in modo graduale e non
I divorziati
Per l’83% dei fedeli che
va a messa tutte le
domeniche è giusta la
comunione ai divorziati
univoco. E trova conforto nel
fatto che un’istituzione come
la Chiesa, tradizionalmente
poco incline al cambiamento,
stia affrontando di petto alcune questioni delicate, fino a
poco tempo fa considerate dei
veri e propri tabù. Tutto ciò
rappresenta una sfida per le
nostre istituzioni e il nostro legislatore che, quanto ad innovazione, oggi sembrano scavalcati dalla chiesa di papa
Francesco.
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Sotto l’Alto Patronato
del Presidente
della Repubblica Italiana
Festival della Scienza
Genova, 24 ottobre _ 2 novembre 2014
www.festivalscienza.it
Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.
Giorgio Caproni, Litania (vv. 1-4)
Il Festival della Scienza vi aspetta
a Genova per testimoniare insieme
la forza e la speranza di futuro
che la conoscenza e la ricerca
da sempre esprimono
design Gaetano Cassini / Studiofluo
Tempo
Sostenitore
Partner fondatore
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
6
Primo piano Il governo
La Francia destina il 5%
del suo Pil alle politiche familiari, in Gran Bretagna il primo
figlio vale 100 euro mensili e il
secondo 164, in Germania l’assegno che ricevono i genitori
dura sino al 18esimo anno di vita dei figli. Con l’annuncio ieri
di Matteo Renzi l’Italia prova in
qualche modo a ridurre il divario che in materia di maternità
la divide dagli altri Paesi europei: 80 euro a figlio per le famiglie, per i primi tre anni di vita
del bambino.
Dettagli ulteriori, al momento, non ce ne sono. Berlusconi
provò una cosa simile, ma fu
una tantum. La legge di Stabilità invece stanzia 500 milioni
annui, istituisce un Fondo che
ha carattere permanente, sembra che il contributo triennale
sarà dato a tutte le famiglie che
hanno un reddito sino a 90 mila euro. In modo generico ieri
Matteo Renzi ha dato la notizia,
negli studi di Barbara D’Urso,
su Canale 5, in questo modo:
«Dal primo gennaio del 2015
daremo gli 80 euro non solo a
chi prende meno di 1.500 euro
al mese, ma anche a tutte le
mamme che fanno un figlio
per i primi tre anni. Si tratta di
mezzo miliardo destinato alle
famiglie».
L’intervista spazia un po’ su
tutti i temi. Il capo del governo
spiega perché non è andato finora a Genova, sembrava che
una visita a sorpresa potesse
svolgersi venerdì pomeriggio,
dopo il vertice Asem, e invece
Renzi ha rinunciato all’idea
«perché non mi andava di andare a fare la passerella del dopo. Mi è preso senso di rispetto
verso quella gente. Credo che
abbia sbagliato chi è andato a
fare campagna elettorale. Prima dobbiamo individuare le
ragioni del blocco dei lavori,
poi andrò quando i lavori saranno partiti».
Ottimismo invece sui tempi
della legge sulle unioni civili,
«se le cose sulla legge elettorale vanno come devono andare,
entro l’anno partendo dal Senato riusciamo ad approvare
una legge sui diritti civili delle
coppie omosessuali. Abbiamo
trovato un punto di sintesi». E
ROMA
Bonus e diritti, show di Renzi in tv
A Canale 5 ospite di Barbara D’Urso: «Gli 80 euro anche alle neomamme per tre anni»
«Entro dicembre la legge sulle unioni civili» E su Genova: «Non volevo la passerella del dopo»
In studio
Matteo Renzi
con Barbara
D’Urso in onda
(in alto) e in un
selfie con la
conduttrice di
«Domenica
Live» (Ansa)
c’è anche da notare che le notizie che sono arrivate dal Sinodo della Chiesa dicono che «il
Papa è più avanti di qualcuno».
Qualcuno del mondo politico,
ovviamente.
Il grande scontro con le Regioni sembra quasi già acqua
passata, «se sono arrabbiate,
gli passerà, del resto sono arrabbiati i sindacati, i magistrati. Io non penso di avere la verità in tasca, ma cambiare l’Italia
non è un giocattolino. La situazione internazionale è difficile.
O facciamo uno sforzo per remare nella stessa direzione, o
l’Italia non ha futuro. Siccome
per vent’anni hanno sempre
pagato le famiglie, ora se iniziamo a fare un po’ di tagli ai
ministeri e alle Regioni, non è
che si possono lamentare».
E a proposito di tagli «è una
vergogna solo dirlo. Forse non
ci saranno troppe Asl o non è
strano che una siringa in una
parte d’Italia costi il doppio rispetto ad un’altra, o non ci saranno troppi supermanager?».
Insomma di sprechi, e non servizi, da tagliare, secondo il premier ce ne sono fin troppi. E c’è
anche da aggiungere che «l’età
media si allunga e c’è un impatto inedito di alcune malattie
sui conti dello Stato. Tipo chi
soffre di demenza senile, o malattie terribili, come la Sla. Ma
ci sono Asl che vanno a casa dei
malati e li curano. Altri scelgo-
La vita privata
«Io e Agnese proviamo
a proteggere i nostri
figli». Il cantante
preferito? Guccini
Riguarderà anche gli incapienti e gli immigrati con la carta di soggiorno
pannolini, latte in polvere e biberon gli 80 euro circa al mese
a partire dal primo gennaio
2015 annunciati da Renzi in arrivo «per tutte le mamme o i
papà nei primi tre anni di vita
dei bambini» nati dal primo
gennaio in poi. Un assegno di
un migliaio di euro l’anno, un
aiuto alle coppie che, per difficoltà economiche, non se la
sentono di programmare la nascita di bebè.
«Abbiamo voluto dare un segnale sperando in un’inversione di tendenza della natalità»,
spiegano al ministero della Salute dove è stato scritto il provvedimento con cui vengono fissati i criteri per aver diritto al
contributo. Rientra nella rosa
di iniziative del piano del ministro Beatrice Lorenzin sul contrasto all’infertilità: «Non risolveremo mai il problema se non
saremo al fianco delle mamme
in certi contesti». Lo stanziamento della legge di Stabilità,
indicato nell’articolo 13, è di
500 milioni all’anno a carico
del ministero dell’Economia. Si
parla di sostegno alle famiglie
«anche attraverso misure di carattere fiscale». In questo caso
si tratta di denaro che verrà riconosciuto ai nuclei, anche formati da un solo genitore, con
reddito valutato secondo i parametri dell’Isee, lo strumento
che serve a calcolare il reddito
reale delle famiglie.
Da Palazzo Chigi chiariscono
che rientrano nell’assegno i
redditi fino a 90 mila euro. Restano dubbi sulla copertura del
bonus, soprattutto per gli anni
successivi al primo. In tre anni,
infatti, i beneficiari potrebbero
superare agevolmente il milione.
Nel 2013 la popolazione italiana si è arricchita di circa 509
mila neonati come denunciano
pericolosamente i dati raccolti
dalla Salute sulla base dei certificati di nascita. E il fondo da
500 milioni è stato tarato proprio immaginando 960 euro
(80 per 12 mesi) sui nuovi nati.
Dal 2011 ad oggi si è avuto un
calo di 15 mila fiocchi rosa e az-
509.000
I nati
Italiani
Stranieri
600.000
I bambini nati nel 2013
secondo il ministero
della Salute
500.000
400.000
300.000
200.000
100.000
0
1995
241
● Il commento
giorni
È la durata
del governo
Renzi, in carica
dal 22 febbraio
Il premier-conduttore
La strategia in onda
di Aldo Grasso
4
«M
le ospitate
di Renzi nelle
reti Mediaset
dall’aprile
del 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Assegno bebè fino a 90 mila euro di reddito
I dubbi sulle coperture dopo il 2015
ROMA Serviranno per comprare
no l’ospedalizzazione. Bisogna
essere seri: non tagliamo i servizi a questi cittadini. Contemporaneamente però ci sono
spese che tranquillamente si
possono tagliare».
C’è anche una parte personale. Il cantante preferito è Guccini, anche se negli studi della
D’Urso subito dopo Renzi arriva Nino D’Angelo. Sul fronte familiare invece il premier difende la sua privacy: «Stai dicendo
come fa Agnese, discreta elegante e carina a stare con me?
Per la mia famiglia questa situazione è una profonda novità
ma proviamo a far fare ai nostri
figli una vita assolutamente
normale: Agnese fa l’insegnante, quando faccio viaggi all’estero viene con me, cerchiamo di proteggere i nostri figli».
Lui invece si protegge dai suoi
dubbi, la sera, in questo modo:
«Quando vado a letto, penso
che ho davanti grandi sfide ma
che non sono solo: spero di
rappresentare tutti gli italiani
che al di là del colore politico
sperano che io ce la faccia».
Marco Galluzzo
2000
2005
2010 2012
Cds
zurri all’anno e le previsioni
non sono buone. L’Italia si appresta a diventare un Paese di
anziani. Se non si vuole andare
verso il declino bisogna riempire le culle. Solo grazie alle nascite degli immigrati il bilancio
non è stato più drammatico.
I dettagli per la richiesta dell’assegno sono contenuti del
Dpcm (Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri)
proposto da Lorenzin di concerto con l’Economia che dovrà
essere varato entro febbraio.
Ne hanno diritto anche gli incapienti, cioè chi è esonerato
dalle tasse, e i figli di extracomunitari con lo stesso reddito
e in possesso della carta di soggiorno rilasciata agli stranieri
residenti in Italia da almeno
cinque anni. L’ultimo gradino
dell’integrazione.
Il modello del provvedimento è quello della Francia dove
ha funzionato e dove il contributo è di 950 euro all’anno,
dunque leggermente inferiore
a quello annunciato dal premier ieri .
Margherita De Bac
[email protected]
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Le cifre
● Secondo
l’ultimo
rapporto Istat,
oltre ad aver
toccato nel
2013 il record
negativo della
natalità
(11.000 in
meno del 1995,
secondo record
negativo), in
Italia è
diminuito pure
il tasso di
natalità delle
donne
straniere
● Con 2,37 figli
per donna, le
straniere
superano
comunque le
italiane, che si
fermano a 1,29
figli a testa
atteo Renzi
Show»: come
gli ha
consigliato Barbara D’Urso,
il nostro leader, terminato
il mandato, potrebbe
benissimo condurre uno
show. Ha carisma, suscita
simpatia, è abbastanza
paraguru per piacere
all’audience generalista.
Sulla scena tv sono in pochi
che hanno la sua forza
comunicativa. Per ora, di
mestiere fa il presidente del
Consiglio e sa bene che per
un leader politico saper
comunicare non è più un
orpello, ma «cose di
lavoro». Renzi sta seguendo
una strategia precisa,
articolata in tre punti
principali. 1. Come a suo
tempo Berlusconi, Renzi
preferisce gli scenari
nazionalpopolari (Vespa, De
Filippi, Del Debbio,
D’Urso…). Nei giorni scorsi
ha voluto incontrare Oprah
Winfrey, l’icona della tv pop
americana. In quanto
incarnazione del «sapere
comune», Oprah ha saputo
suscitare l’identificazione
fiduciaria che è una delle
caratteristiche portanti
della tv. I maligni hanno
sottolineato come sia stato
Matteo a intervistare Oprah
e non viceversa. Fa niente.
2. Renzi, incalzato con
complicità da Barbara cui
dava del tu, ha parlato di
temi concreti, non astratti
(«gli 80 euro anche alle
neomamme per tre anni»)
con un preciso obiettivo:
mettere i governatori delle
Regioni con le spalle al
muro. Dal punto di vista
comunicativo, significa
disintermediare, «saltare»
il mediatore istituzionale.
3. Il descamisado Renzi ha
capito che a destra c’è un
deserto, una carestia di
leadership. Perché andare
da Floris quando, dall’altra
parte, il campo è così
libero?
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Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
7
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
8
Primo piano La legge di Stabilità
Padoan: siamo in regola, l’Ue non ci boccerà
Il ministro: possibili 800 mila contratti a tempo indeterminato. La manovra alla firma di Napolitano
«I fondi pensione? Non li stiamo svantaggiando, adeguiamo il trattamento fiscale ai valori europei»
ROMA La legge di Stabilità, assi-
Corriere.it
Sul canale
economia del
sito del Corriere
della Sera
spunti, analisi e
aggiornamenti
sulla legge di
Stabilità che
questa
settimana
dovrebbe
passare alle
Camere dopo
che il governo
ha approvato,
lo scorso
mercoledì, il
testo del
disegno di
legge. Sotto
attese
importanti
modifiche dal
passaggio alla
Camera. Tra i
nodi ancora da
sciogliere le
tensioni tra
l’esecutivo e le
Regioni che
soffrono i tagli
al budget
cura il ministro dell’Economia
Pier Carlo Padoan, sarà presentata alla firma del presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano, stamattina. Poi potrà
iniziare l’iter parlamentare partendo dalla Camera. Nello stesso tempo a Bruxelles la Commissione continuerà a esaminare i documenti inviati dall’Italia per dare il suo giudizio il
29 ottobre. Ma non ci sono timori di bocciature. «Siamo all’interno delle regole e della
flessibilità ammessa dal Patto
di stabilità europeo» ha infatti
sottolineato Padoan durante
un’intervista televisiva al programma «in ½ ora» di Rai3. «Il
rapporto deficit-Pil continua a
scendere, l’obiettivo strutturale
continua a migliorare. Siamo
in condizioni eccezionali: è il
terzo anno di recessione del
Paese e il programma di riforme avviato è veramente importante» ha spiegato il ministro.
che poi ha anche affrontato la
questione degli sgravi contributivi per tre anni sulle assunzioni a tempo indeterminato.
«Abbiamo mobilitato 1,9 miliardi, ma se non saranno sufficienti ci saranno risorse aggiuntive».
Su quante assunzioni potranno essere agevolate con 1,9
miliardi il ministro non si è sbilanciato.
«È molto difficile fare un calcolo preciso. Nessuno ha la misura di quanti possono essere i
contratti a tempo indeterminato. Immaginiamo 800 mila posti di lavoro in tre anni» ha affermato. Secondo valutazioni
Evasione fiscale
«Questa volta
pagheranno chi ha
posizioni di rendita e
chi ha evaso il Fisco»
che trapelano dai tecnici dello
stesso ministero dell’Economia, con 1,9 miliardi si potrebbe finanziare al massimo la decontribuzione di 500 mila assunzioni. Poi serviranno altri
fondi. Sul numero fatto dal ministro ha ironizzato il leader
Fiom, Maurizio Landini, intervenuto ieri a «Che tempo che
fa»: «Era stato più bravo Berlusconi che aveva detto un milione». «Sono stanco di sentire
spot» ha concluso Landini.
Padoan ha quindi assicurato
che la manovra disegnata con
«Sono almeno
due decenni
che il
Paese
è bloccato» ha
detto il ministro
dell’Economia,
Pier Carlo
Padoan (foto),
ospite ieri di «In
½ ora», il
format di Rai3
la legge di Stabilità «è fortemente orientata alla crescita» e
non colpisce più di altri la classe media. «Questa volta pagheranno quelli che hanno una posizione di rendita, che hanno
lucrato sugli sprechi» e «quelli
che non hanno mai pagato, gli
evasori fiscali». Quanto al Tfr
in busta paga, il ministro assicura che non ci sarà il rischio di
perdere il bonus di 80 euro
mensili perché il calcolo per
averne diritto verrà fatto sul
reddito al netto dell’eventuale
scelta di prendersi il Tfr.
I rapporti col sindacato e con
la Cgil infine. «Sono due decenni che l’Italia non cresce,
che il Paese è bloccato. La responsabilità è diffusa ed è forse
anche del sindacato». Quanto
in particolare al gelo che ormai
avvolge i contatti tra il capo del
governo Matteo Renzi e il segretario della Cgil, Susanna Camusso, Padoan si è detto «favorevole» a «qualunque dialogo
con chiunque sia d’accordo con
questa semplice regola: il paese va sbloccato altrimenti rischiamo grosso».
Intanto però ieri la Uil ha
chiesto lo sblocco dei contratti
del pubblico impiego minacciando, in caso contrario, di
non rispettare più i limiti previsti per gli scioperi del settore.
Stefania Tamburello
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La legge di Stabilità
36 miliardi
L’ENTITÀ DELLA MANOVRA
18 miliardi
I TAGLI ALLE TASSE
Entrate
Banda larga 0,6
Slot
machine
1
Risorse reperite
in deficit
11
Rendite 3,6
Revisione
della spesa
15
Lotta all’evasione
fiscale
3,8
Uscite
Riserva Stabilizzazione
Patto
bonus 80 euro
di stabilità 3,4
per i Comuni
9,5
1
Spesa
a legislazione
vigente
6,5
Famiglie 0,5
Partite Iva 0,8
Scuola 0,5
Ammortizzatori
sociali 1,5
Tfr in busta paga
0,1
Abolizione
componente
lavoro Irap
5
Assunzioni
defiscalizzate
per 3 anni 5
d’Arco
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
9
Primo piano La legge di Stabilità
L’intervista
di Enrico Marro
Le dinamiche dei contratti
Rapporti
Tempo
indeterminato di lavoro
Tempo
determinato
NEL 2013
Totale : 9.602.254
attivati
6.527.322
418.396
-634.875
-2.005.229
di lavoro
cessati
673.713
576.662 0
-6.247.466
Contratti di
Rapporti
collaborazione
Altro
1.583.808
240.341
1.584.516
Apprendistato
1º TRIMESTRE 2014
Totale: 2.371.540
-726.281
-460.675
1.848.147
189.922
403.036
56.195
123.219
153.313
81.954
165.198
-41.384
-117.040
-128.407
-461.441
-42.510
-147.718
-178.607
-1.102.338
-185.339
Totale: -9.799.190
2º TRIMESTRE
Totale: 2.651.648
-1.599.911
Totale: -1.849.844
Totale: -2.430.187
Fonte: ministero del Lavoro
ROMA Il tetto per la decontribu-
zione sulle assunzioni a tempo
indeterminato salirà dai 6.200
euro scritti nella bozza del disegno di legge di Stabilità a
8.060 euro all’anno nel testo
definitivo che arriverà nei prossimi giorni alla Camera. E funzionerà come franchigia. Nel
senso che le aziende che avrebbero diritto a uno sconto maggiore non verseranno comunque all’Inps i primi 8.060 euro,
ma solo la parte eccedente. Lo
annuncia Yoram Gutgeld, consigliere economico del presidente del Consiglio Matteo
Renzi. La decontribuzione sarà
triennale e consentirà di agevolare «circa 850 mila assunzioni,
cioè quasi il 50% in più delle
600 mila assunzioni a tempo
indeterminato prendendo come base i primi 6 mesi del
2014».
Novità in vista anche per le
partite Iva. La manovra, spiega
Gutgeld, conterrà una clausola
di salvaguardia: se le regole finora in vigore fossero più vantaggiose di quelle che scatteranno nel 2015, il contribuente
potrà restare nel vecchio sistema. In questo modo, aggiunge,
«nessuno verrà penalizzato»,
compresi i professionisti che in
questi giorni si sono lamentati.
Gutgeld difende la manovra
espansiva del governo e respinge le critiche sulle risorse limitate per gli incentivi, osservando che, «se non bastassero,
non dimentichiamoci che abbiamo messo da parte un tesoretto di tre miliardi e mezzo di
euro».
Ma questo non dovrebbe
servire a correggere la manovra se Bruxelles dovesse bocciarla?
«Questo è oggetto di discus-
Partite Iva
«Nessuna
penalizzazione perché
ci sarà una clausola di
salvaguardia»
sione. Credo comunque che
non sarà necessario utilizzare
tutta questa capienza».
Torniamo alla decontribuzione. Lei dice che gli incentivi basteranno per 850 mila
assunzioni. Ma se la franchigia sale a 8.060 euro e i soldi a
disposizione nel 2015 sono 1,9
miliardi, come si arriva a questa stima?
«Noi calcoliamo che, in media, i contributi che non si dovranno pagare valgono 2.200
euro circa ad assunzione. Le
spiego come si arriva a questo
risultato. Stimiamo che la retribuzione media lorda sulle assunzioni a tempo indeterminato che potranno godere dell’agevolazione sia di 14.500 euro lordi all’anno. Bisogna
infatti considerare che molti
sono a part time, quindi con
uno stipendio più basso. Su
questi 14.500 euro l’azienda
non dovrà pagare circa il 31% di
contributi, sommando il 24%
dovuto all’Inps e i restanti oneri sociali, Inail esclusa. Si tratta
quindi di 4.500 euro di sconto
su base annua.
Ma non tutte le assunzioni
Corriere della Sera
«Una tassa unica sulla casa
entro i prossimi due mesi»
Gutgeld: salirà a 8.060 euro il tetto per gli sgravi sulle assunzioni
«Regioni, Comuni e Province: metteremo online tutte le spese»
partono il primo gennaio, bensì avvengono nel corso dell’anno. Ci sono quindi aziende che
avranno lo sgravio per 12 mesi,
altre per 8 altre per 2 e così via.
Ipotizzando uno sconto medio
di 2.200 euro, possiamo concludere che con 1,9 miliardi
possiamo incentivare 850 mila
assunzioni».
Lo sgravio è triennale e
quindi per il 2016 e il 2017 lo
sgravio si avrà per 12 mesi e
quindi dovranno essere stanziati molti più soldi (3,8 miliardi su base annua, moltiplicando 4.500 euro per 850
mila).
«Infatti. Nel complesso della
manovra vedrà che lo stanziamento previsto salirà a circa 3
miliardi nel 2016, tenendo conto della minore detrazione Ires
che vale circa 800 milioni».
In ogni caso siamo lontani
dall’obiettivo di far diventare
il contratto a tempo indeterminato il rapporto di lavoro
prevalente, se consideriamo
che ogni anno vengono attivati circa 9 milioni e mezzo di
contratti.
«Io intanto sarei molto soddisfatto se riuscissimo a incentivare 850 mila assunzioni e
stabilizzazioni. Se la richiesta
fosse maggiore, vorrebbe dire
che siamo finalmente davanti a
900
mila, la platea
delle partite Iva
a basso reddito
che potranno
godere del
regime
forfettizzato
quella ripresa che tutti ci auguriamo. E comunque soddisferemo tutte le richieste. Su questo non ci sarà un tetto alla spesa».
Passiamo alle partite Iva. I
professionisti dicono che ci
rimetterebbero.
«Guardi, cominciamo col dire che ampliamo la platea delle
partite Iva a basso reddito che
possono godere del regime forfettizzato, passando dagli attuali 300 mila a quasi 900 mila
soggetti. Inoltre, non saranno
possibili penalizzazioni perché
ci sarà una clausola di salvaguardia. Voglio aggiungere che
c’è anche sostanziale dimezza-
Chi è
● Nato a Tel
Aviv (Israele) il
14 dicembre
1959, Yoram
Gutgeld è il
consigliere
economico del
premier Matteo
Renzi. È stato
senior partner
e direttore di
McKinsey ed è
stato eletto alla
Camera con il
Partito
democratico
nelle elezioni
del 2013
mento degli acconti Inps. In
tutto stanziamo 800 milioni
che saliranno a un miliardo negli anni successivi. E queste
persone non avranno più bisogno del commercialista. Tuttavia, siamo aperti a miglioramenti della norma nella discussione parlamentare».
Spending review. Sono
previsti 6,1 miliardi di tagli
per i ministeri e 6,2 per Regioni ed enti locali. Se non
verranno fatti scatteranno le
clausole di salvaguardia, cioè
l’aumento delle tasse. Su cosa
scommetterebbe, la prima o
la seconda ipotesi?
«Noi crediamo che questi tagli per gli enti locali siano assolutamente raggiungibili. Per i
Comuni c’è la quasi totale cancellazione dei vincoli del patto
di Stabilità. Quelli virtuosi potranno spendere per investimenti 3 miliardi in più. Per le
Regioni il taglio reale è di 2 miliardi. Dicono 4 perché si aspettavano un aumento dei trasferimenti di 2
miliardi. Basta
una più oculata gestione per
centrare obiettivi».
Molti chiedono di fissare un tetto alle imposte locali. Lei è
d’accordo?
«I tetti sono già previsti. Nei
prossimi mesi faremo un’operazione verità, mettendo online le spese di Regioni, Comuni
e Province, in modo che tutti i
cittadini possano confrontare e
vedere se più tasse corrispondono a più servizi o coprono
una gestione inefficiente».
Renzi aveva annunciato
una tassa unica sulla casa,
mettendo insieme Imu, Tasi e
Tari. Perché nella legge di
Stabilità non c’è?
«Questa semplificazione
delle tasse locali è sacrosanta.
Siamo reduci da due anni di
confusione totale. Il nostro impegno per la tassa unica verrà
realizzato nei prossimi due mesi. Vedrete che lo faremo».
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Il settimanale «Der Spiegel»
«Patto segreto
Parigi-Berlino
per approvare
i conti francesi»
Germania e Francia starebbero
stringendo un patto segreto
per permettere alla
Commissione europea di
approvare la previsione di
budget 2015 del governo di
Parigi. A rivelare l’accordo è
stato il settimanale tedesco
«Der Spiegel» uscito ieri in
edicola. Il budget francese
relativo al prossimo anno è
sotto la lente della
commissione e prevede un
deficit pubblico del 4,3%, ben
superiore quindi al limite del
3%. La Germania considera
inimmaginabile l’ipotesi di un
semaforo rosso alla Francia e
sarebbe pronto un accordo
scritto tra i due Paesi per
garantire le riforme e la
successiva riduzione del
deficit. Sostanzialmente il
governo di Angela Merkel si
presenterebbe come garante
dell’operato dell’esecutivo
guidato da Francois Hollande
ed è chiaro che l’intesa peserà
sui rapporti tra i due Paesi
europei.
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
10
Politica
Berlusconi: stiamo attenti ai giustizialisti
I timori per la riforma. Poi boccia la politica in tv: non convince più, serve il contatto diretto con gli elettori
L’attacco a Ncd: mai con chi governa con la sinistra. La replica di Cicchitto: voi la sostenete sottobanco
130
i parlamentari
di Forza Italia
(70 deputati
e 60 senatori).
Il partito
guidato
da Silvio
Berlusconi
ha ottenuto
il 16,82% alle
ultime elezioni
europee
58
i parlamentari
iscritti al Nuovo
centrodestra
(27 alla
Camera,
31 al Senato)
Il partito
di Angelino
Alfano, con
l’Udc, ha preso
alle Europee
il 4,38%
ROMA Silvio Berlusconi sogna
di tornare al governo con un
monocolore di Forza Italia. Parla di «miracolo» e di «follia»,
descrivendo il suo progetto di
riportare al voto 24 milioni di
astensionisti «delusi, rassegnati, indecisi». Sbatte la porta
in faccia agli ex amici del Ncd
che ora governano con la sinistra. Continua, invece, l’«opa»
su quanti si sentono traditi dalla linea di Alfano. È molto preoccupato per «i giustizialisti
che limitano la nostra libertà».
Denuncia ancora «tre colpi di
Stato» subiti «oltre a quello di
Mani pulite».
Ma in una domenica in cui
Matteo Renzi entra in casa Mediaset, monopolizzando lo studio dell’ammiraglia Canale 5
con un’intervista fiume di Barbara D’Urso, l’ex premier e proprietario delle reti del Biscione
affronta il tema della politica in
televisione. Genere che, a suo
parere, sarebbe morto. Secondo Berlusconi— che ha parlato
in collegamento telefonico a
un’iniziativa di FI a Civitanova
Marche — gli elettori ormai
«sono raggiungibili soltanto
attraverso un contatto personale diretto: non li possiamo
convincere attraverso la televisione perché non la guardano
più». E ancora: «Avete visto il
calo delle trasmissioni di approfondimento politico, gli
elettori non seguono i tg soprattutto quando arriva il famigerato pastone. E non leggono
neppure i giornali».
Il progetto strategico di Berlusconi per battere la sinistra
non è comunque cambiato:
«Dobbiamo reagire e l’unica
possibilità di far diventare l’Italia un Paese governabile è quella di trasformare la maggioranza numerica del ceto medio in
una consapevole maggioranza
politica organizzata che si possa affermare alle elezioni e pos-
In teatro Il parallelo
I «delusi»
Continua l’opa sui
parlamentari «delusi»
da Alfano. Il «sogno» di
un monocolore azzurro
sa dare a noi la vittoria. È una
follia? Sì, ma è possibile». Dunque, il Cavaliere ha un «sogno»: «Vincere con Forza Italia
da sola, senza alleati, per poter
disporre di una chiara maggioranza in Parlamento».
Invece, incalza Berlusconi riferendosi ai tanti che potrebbero tornare nella casa di azzurra,
«le porte rimangono chiuse
per tutti quelli che ritengono
ancora sia una posizione giusta
restare al governo con la sinistra». Un vero assist per una
Silvio e Nerone
«Quante bugie...»
«Non mi sento come Nerone, ma anche su di
me in questi anni hanno raccontato tante
bugie». Lo ha detto Berlusconi ieri dopo aver
assistito, al Manzoni di Milano, a Nerone,
duemila anni di calunnie, spettacolo prodotto
da Edoardo Sylos Labini, responsabile Cultura
di FI e marito della nipote Luna (Ansa).
vecchia volpe della politica come Fabrizio Cicchitto, che accusa il suo ex leader di doppiezza, quasi togliattiana: «Al
presidente Berlusconi diciamo
che è meglio appoggiare un governo a viso aperto che sostenerlo sottobanco e nel contempo civettare con Salvini. Le due
cose messe insieme sono il
massimo della doppiezza».
C’è poi la riforma della giustizia e la preoccupazione per
«i giustizialisti che non possono prevalere con norme che limiterebbero la nostra libertà».
Davanti all’apertura all’opposizione del Guardasigilli Andrea
Orlando (intervistato sul Corriere della Sera di ieri), Berlusconi rimane guardingo: «Siamo stati governati da tre governi consecutivi non eletti dai cittadini e ora abbiamo un
governo che si regge su un
maggioranza ottenuta in modo
non certo corretto. Ci sono 144
parlamentari dichiarati incostituzionali dalla Corte e 32 senatori che erano stati eletti con
noi con il mandato di contrastare la sinistra...».
Infine, Berlusconi si rivolge a
chi vorrebbe ancora impegnarsi dal basso in Forza Italia: «Entro marzo 2015 si celebreranno
i congressi in tutti i comuni
d’Italia» è la sua promessa.
Dino Martirano
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L’intervista / Andrea Ronchi
L’intervista / Stefania Craxi
«FI cambi rotta: torniamo al bipolarismo» «Di Pietro corre a Milano? Magari anch’io»
ROMA Andrea Ronchi, lei ha promosso
Chi è Andrea
Ronchi, 59 anni,
ex deputato di
An e poi del Pdl,
ex ministro per
le Politiche Ue
«Ricominciamo da noi», convegno
che sarà riproposto giovedì a Cassino
e in altre città: come può ripartire il
centrodestra?
«Dai nostri valori, da battaglie come
quelle sulla famiglia naturale o sulla
tutela delle piccole e medie imprese.
Non servono i congressi se non ci sono
le idee».
La Lega riempie un vuoto lasciato
dal centrodestra?
«Salvini, con grande pragmatismo e
intelligenza, è diventato il punto di
riferimento del nostro elettorato
perché interpreta in modo semplice le
nostre idee: dai temi dell’immigrazione
alla famiglia naturale, all’italianità».
Condivide il Patto del Nazareno?
«No, è stato un grandissimo errore,
perché si è fatta passare l’idea di un
soccorso azzurro a Renzi. Dobbiamo
abbandonare i tatticismi. Io sono per il
bipolarismo».
Cosa pensa di Renzi?
«È spregiudicato: vuole sconfiggere
Berlusconi non per via giudiziaria, ma
per via politica. E lo sta facendo».
Berlusconi serve ancora al
centrodestra?
«È stato un grande della politica estera.
È il leader e non si discute. Ma deve
capire che si deve cambiare rotta e che
dobbiamo riappropriarci delle nostre
bandiere. Vorrei che Forza Italia facesse
un manifesto così: “Prima gli italiani”».
Condivide le battaglie di Fitto?
«Fitto ha ragione quando dice che
serve un’opposizione dura e che non
dobbiamo essere servi di Renzi».
Al. T.
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MILANO «Antonio Di Pietro che
Chi è Stefania
Craxi, 54 anni,
ex deputata,
ora in FI dopo
una parentesi
con i Riformisti
elemosina una candidatura a sindaco
di Milano mi fa pena, con le sue
inchieste ha gettato fango sulla città».
A Stefania Craxi, già parlamentare del
centrodestra, l’ipotesi che l’ex pm di
Mani pulite (che incriminò il padre
Bettino) corra a Milano nel 2016
smuove ricordi e propositi battaglieri:
«Le sue inchieste di allora non hanno
risolto nulla e la riprova l’abbiamo ora:
non mi pare che a Milano la corruzione
sia stata debellata».
Di Pietro dice di volersi candidare
proprio per questo.
«Ma con quale faccia? I magistrati di
Brescia, quando era pm, lo definirono
privo dell’adeguata professionalità e
adesso, dopo essersi arricchito con la
politica, pensa di proporsi ai milanesi?
È un moralista dei miei stivali, se lo
farà potrebbe trovarsi una sorpresa...».
Pensa di candidarsi a Milano?
«È presto, ma può darsi che ci faccia
una riflessione».
E se Di Pietro si candida?
«Posso candidarmi anche io».
Secondo lei il M5S lo sosterrà ?
«Penso di no. E poi, al secondo turno
con chi si potrebbe alleare? Con il
centrodestra no di certo. E mi auguro
nemmeno con la sinistra. Il garantista
Giuliano Pisapia insieme a Di Pietro?
Certo ne abbiamo viste tante...».
E Salvini?
«Ancora non si capisce se correrà da
solo o con il centrodestra. La
manifestazione di sabato in piazza
Duomo però intercetta un sentimento
reale».
M. Reb.
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Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
L’analisi
di Marco Cremonesi
POLITICA
11
La svolta «nazionalista» della Lega
Cosa c’è dietro la strategia di Salvini
La lotta contro «i nemici degli italiani» tra CasaPound in piazza e la Fiom in fabbrica
MILANO Salvini, l’ultimo situazionista, non vuole perdere
tempo. Dopo il bagno di folla di
sabato a Milano, si è convinto
che questo è «il momento».
Salvini «l’impolitico», tale lo
considerava parte della Lega
prima dell’elezione a segretario, non si cura di chi storce il
naso per l’alleanza con la destra
estrema: «Verde-nero, scrivete
voi giornalisti. Ma la settimana
prossima voglio portare da Maroni i segretari regionali della
Fiom. Sulle crisi aziendali sono
i più preparati. Pensi che bello:
potrete scrivere Lega verde-rossa». E Salvini «il ragazzino»,
l’altro giorno era seduto con
Vladimir Putin, che gli ha regalato un orologio e, pochi giorni
prima, a Mosca l’ha fatto accogliere da una sorta di standing
ovation da parte della Duma.
Nel concreto: la Lega farà gruppo unico con il partito Russia
unita di Putin al Consiglio
d’Europa.
Senza troppo parere, senza
dare troppo nell’occhio, Salvini
ha trasformato la Lega in qualcosa che nel dicembre scorso
nessuno avrebbe immaginato.
Anche se era già tutto lì, nel suo
discorso d’elezione a leader.
Addio di fatto al capo carismatico Umberto Bossi (sempre
però pubblicamente omaggiato), addio al padanismo oltranzista («In questo momento i
problemi più gravi sono italiani, non della Lombardia»), addio all’indipendentismo spinto: «L’indipendenza, dove non
c’è più neanche una fabbrica,
non mi serve. Non serve a nessuno». L’idea è che «esistono
tre nemici comuni, che sono
legati, e sono nemici dei veneti
come dei pugliesi e dei piemontesi come dei lucani. Sono
l’immigrazione clandestina,
l’Europa e la crisi economica
che dall’Europa è stata indotta.
Nemici di tutti, nemici degli
italiani e non solo del Nord. E
dunque, nei prossimi mesi
martelleremo su tutti i fronti».
Insomma, è svolta «nazionale». Le due visite di Salvini in
Italia meridionale, al di là dei
fischi rimediati in più di un’occasione, non erano estemporanee come avrebbe potuto sem-
35
i parlamentari
che fanno
parte dei
gruppi della
Lega a
Montecitorio
e a Palazzo
Madama:
sono
20 deputati
e 15 senatori
brare: «Il mese prossimo inauguriamo e lanciamo la Lega sorella, quella che ci affiancherà
al Centro e al Sud. Nessuno si
illuda che si tratti di qualcosa
fatta tanto per fare: molti scopriranno di aver perso consiglieri comunali, qualcuno si
troverà dei consiglieri regionali
in meno, altri perderanno addirittura qualche parlamentare».
Segni di nervosismo, ieri, se
ne sono già registrati. Soprattutto da parte dei Fratelli d’Italia. Che hanno visto i militanti
di CasaPound sfilare disciplinati alla manifestazione leghista e non alla loro di Reggio Calabria. Impensabile temere
qualche fuga di voti a favore degli (ex) nordisti? Riccardo De
Corato, già senatore e capogruppo in Regione Lombardia,
sbuffa che «la Lega in piazza ha
portato solo simboli di partito
e insulti al tricolore, quando
perfino il Front National di Marine Le Pen porta con fierezza il
tricolore francese nella sua
bandiera di partito». Pochissima voglia di parlare dell’argomento ha Giorgia Meloni: «CasaPound? E che c’è di nuovo?
Avevano già fatto la campagna
elettorale per Borghezio a Roma. Hanno fatto le loro scelte...
Di che parliamo?». Parliamo di
possibili alleanze per le future
elezioni? «Noi saremo alleati
Il leader
● Matteo
Salvini, 41 anni,
è segretario
federale della
Lega Nord dal
dicembre
2013: ha
sconfitto alle
primarie del
partito il
fondatore
Umberto Bossi
● Con Salvini
la Lega alle
scorse Europee
ottiene il 6,1%
Milano Un padre con prole al seguito sabato alla manifestazione della Lega Nord in piazza Duomo (Foto Gerace)
con persone coerenti, che fanno scelte coerenti e non soltanto di tattica. Nulla è automatico, nulla è deciso. Vedremo…».
Di sicuro, un’alleanza c’è.
Quella tra Lega e Forza Italia
per le elezioni in Emilia-Romagna. E dove il candidato, guarda il caso, è il leghista Alan Fabbri. Il luogo comune afferma
che Salvini e Berlusconi non si
prendano più di tanto? «Macché, il problema non è quello,
anzi — dice Salvini — Io ho visto Berlusconi faccia a faccia
soltanto due volte. C’è una
grande simpatia umana e ci
siamo sempre trovati d’accordo
su tutto. Pensi un po’: anche
sull’euro. Però…». Però? «Però
il suo partito è un filo anarchico. Lui dice “Fate A” e poi, a volte, il partito fa B». Parla delle
indicazioni di voto? «E beh, sì…
anche di quelle».
I nemici di Bruxelles fanno sì
che Salvini riservi un’attenzione alla politica estera speciale.
Certo: per il militante della base politica estera significa soprattutto il no all’euro. Eppure,
non è soltanto quello: ieri il deputato Paolo Grimoldi ha parlato della possibilità di formare
un eurogruppo con i partiti
contrari alle sanzioni alla Russia. La Lega ne avrebbe ricevuto
in cambio la promessa, da parte di «alcuni ministri» di Mosca, di indirizzare i flussi turistici verso le aree d’Italia che
hanno prodotto atti ufficiali
contro le sanzioni: Lombardia
e Veneto. Il modello dichiarato
resta il Front National di Marine Le Pen. Con cui mercoledì
Salvini sottoscriverà la richiesta di sospendere il trattato di
Schengen. Mentre una nuova
nota è apparsa sull’agenda di
Salvini: a novembre è stato invitato al congresso del Front a
Lione. Con una soddisfazione,
anche rispetto agli alleati internazionali. La macchina della
Lega sabato a Milano ha funzionato alla perfezione: dalla
mobilitazione sede per sede,
all’organizzazione dei pullman
su base provinciale fino alla gestione della piazza affidata, come da ormai decenni a questa
parte, a Maurizio Bosatra.
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Il commento
L’occasione di riempire lo spazio lasciato libero a destra
di Antonio Polito
SEGUE DALLA PRIMA
La nuova Lega è piuttosto la
dimostrazione che in politica il
vuoto si riempie, come in natura. E in Italia, dopo la dimissione berlusconiana, c’è un forte
bisogno di destra.
Forse l’abbiamo dimenticato, tutti presi dal brillio dell’ascesa di Renzi, nella illusione
che basti una sinistra moderna
per svuotare il serbatoio di una
destra moderna. Così ovviamente non è. C’è una rappresentanza di interessi e di opinioni che neanche al suo massimo punto di espansione la sinistra può interpretare. E, quel
che più conta, la nuova destra
di Salvini è davvero moderna.
La sua carica anti-immigrati,
per esempio, ha più radici economiche e sociali che identitarie ed etniche. Salvini non por-
ta maiali sui terreni dove devono sorgere le moschee, né indossa magliette inneggianti
alla derisione di Allah. Dice di
voler fermare i «clandestini»,
non la religione che professano.
Non c’è in lui integralismo
alla rovescia. L’islamismo, come ha notato ieri su questo
giornale Paolo Valentino, viene
anzi contrastato più nel nome
dei diritti liberali dell’Occidente, a partire dall’emancipazione
femminile, che della tradizione
cristiana. Un po’ come faceva in
Olanda Pym Fortuyn, leader
gay, laico e anti-immigrati, poi
ucciso da un fanatico islamico.
L’avversione agli stranieri
della nuova Lega viene motivata invece con la concorrenza
che fanno agli indigeni per il
lavoro e le prestazioni del welfare, e trae la sua forza dalla recessione e dal cambiamento
tecnologico, che continuerà a
spaventare gli italiani anche
quando la recessione sarà finita. Angry young men, giovani
arrabbiati e poco istruiti, destinati a soccombere nella competizione con mano d’opera a
prezzi stracciati, e allo stesso
tempo incapaci di inserirsi nella gara per lavori qualificati:
può essere questo anche in Ita-
Moderati e non
L’area moderata di
Berlusconi rinuncia a
incarnare la protesta e
quella qualunquista di
Grillo si svuota
Prospettive
Se Bossi era una
«costola della sinistra»,
il capo del Carroccio
può diventare la spina
dorsale della destra
lia, come negli Stati UnIti, il
cuore di una nuova e moderna
destra.
La quale non perde neanche
tanto tempo con le tradizionali
battaglie culturali. A Salvini dei
gay sembra importare molto
meno che ad Alfano, ha capito
che è un tema residuale. E neanche gliene importa delle
bandiere, che sia quella separatista della Lega di prima, o che
sia quella tricolore cui hanno
dovuto rinunciare i neo-fascisti
per essere accolti alle sue manifestazioni. Il secessionismo,
lasciato a far bella mostra di sé
nella soffitta del movimento,
diventa piuttosto rivolta fiscale,
e si incarna nella polemica di
Maroni e di Zaia contro i tagli
lineari alle Regioni, motivata
col fatto — peraltro indiscutibile — che così si colpisce chi
ha saputo spendere meno e
meglio.
C’è ancora, soprattutto nel
Nord del Paese, quel sentimen-
to anti-fiscale, di sbrigativo individualismo anti-statuale, che
Edmondo Berselli definiva
«l’ideologia del forzaleghismo»; e, di fronte alla misteriosa rinuncia di Berlusconi a incarnarne la protesta, sta cercando una nuova rappresentanza. Una parte aveva creduto
di trovarla nei Cinque Stelle, in
particolare nel Nord Est.
Ma con lo svuotamento progressivo sia della destra moderata di Berlusconi sia della destra qualunquista di Grillo, è
possibile che la Lega possa allargare la sua sfera di influenza
e proporsi come nuovo interprete di quel mondo. Già oggi è
il punto di riferimento di quanti in Parlamento, in Veneto o in
Lombardia, si preparano a lasciare Forza Italia.
Se Bossi era una costola della
sinistra, Salvini può diventare
la spina dorsale di una destra
che oggi ne è priva.
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● Il caso
Le porte chiuse
di Cameron
di Luigi Offeddu
D
avid Cameron, primo
ministro britannico,
ha forse trovato il
marchingegno per far
restare il suo Regno Unito
nella Ue, violando il
principio costitutivo su cui
tutta l’Ue si fonda. Purché
gli altri 27 Stati glielo
permettano, naturalmente.
Londra, scrive infatti il
giornale Sunday Times,
limiterà il numero dei
«national insurance
number», i codici fiscali
che consentono ai datori di
lavoro e ai lavoratori di
mettersi in regola con i
contributi: e così, accetterà
non più di 100mila
lavoratori stranieri all’anno.
Cameron guarda al
referendum del 2017 sulla
permanenza di Londra
nella Ue, e pensa forse di
tenere a bada gli antieuropeisti di Nigel Farage.
Ecco però che cosa si legge
nella parte II, titolo IV, capo
I, articolo 21/1 del Trattato
sul funzionamento dell’Ue,
il pilastro dell’Europa:
«Ogni cittadino dell’Unione
ha il diritto di circolare e di
soggiornare liberamente
nel territorio degli Stati
membri, fatte salve le
limitazioni e le condizioni
previste dai trattati e dalle
disposizioni adottate in
applicazione degli stessi». E
all’articolo 45, titolo IV,
capo I, poco più sotto: «La
libera circolazione dei
lavoratori all’interno
dell’Unione è assicurata.
Essa implica l’abolizione di
qualsiasi discriminazione,
fondata sulla nazionalità,
tra i lavoratori degli Stati
membri, per quanto
riguarda l’impiego, la
retribuzione e le altre
condizioni di lavoro». Vuol
dire che, restando in
Europa, Cameron deve
rassegnarsi ad accettare le
sue regole. Come subito
precisa dalla Bbc José
Manuel Barroso, presidente
uscente della Commissione
Europea: «È impossibile
per Londra limitare il
numero degli immigranti
in arrivo dalla Ue. Non è
negoziabile».
Cameron dice spesso di
rispettare i principi della
Ue. Non c’è ragione per non
credergli, anche se ora gli
euroscettici lo rosolano per
bene alla griglia. Ma il
rischio è che l’uomo finisca
per assomigliare a un suo
celebre compatriota,
Humpty Dumpty, l’ovetto
del Paese delle Meraviglie
che spiegava ad Alice:
«Quando io uso una
parola..essa significa
esattamente ciò che io
voglio che significhi». Che
cosa significherà, oggi, per
Cameron, «diritto di
circolare e soggiornare
negli Stati membri, senza
discriminazione»?
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Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
12
Esteri
Diplomazie
Verso la Turchia
Migliaia in fuga da Kobane
Le auto lasciate al confine
di Luigi Ippolito
Arrivano in auto fino al confine tra Siria e
Turchia, poi abbandonano il veicolo e
passano la frontiera a piedi. È l’immagine
ripresa dall’alto, pubblicata sul settimanale
tedesco Der Spiegel e subito diffusa sui social
network, della fuga da Kobane, la città curda
teatro di aspri scontri tra i jihadisti dell’Isis e i
combattenti curdi. Il segno rosso in alto
indica il valico di frontiera. Nelle ultime ore i
peshmerga curdi hanno riconquistato una
parte del territorio e una collina strategica,
mentre continuano i raid americani per
costringere i miliziani ad arretrare. Sono già
migliaia le persone fuggite che cercano riparo
al di là del confine, in Turchia.
Il grande gelo
Usa-Ungheria
(causa Putin)
È
sceso il gelo tra Stati
Uniti e Ungheria. Con
una mossa senza
precedenti, dieci
personalità assai vicine al
primo ministro di Budapest
Viktor Orban sono state
informate dall’ambasciata
americana di essere
persona non grata negli
Usa. Il loro ingresso sul
territorio statunitense è
stato vietato per sospetti di
corruzione. Non era mai
accaduto che una misura di
questa ampiezza venisse
presa nei confronti di un
Paese membro della Nato e
dell’Unione Europea. E i
media ungheresi l’hanno
subito interpretata come un
segnale ulteriore
dell’irritazione di
Washington nei confronti
di Orban, criticato per le
limitazioni imposte alle
libertà democratiche ma
anche per le posizioni
filorusse assunte durante la
crisi ucraina. In realtà, gli
avvertimenti si erano andati
accumulando da tempo,
con le sortite pubbliche
prima di Bill Clinton, poi
dello stesso Barack Obama,
che avevano assegnato
l’Ungheria al campo dei
Paesi in piena deriva
autoritaria. Ma in gioco non
c’è soltanto la difesa della
libertà all’interno di un
Paese europeo: il retroterra
dello scontro rimanda al
ritorno di un clima da
guerra fredda tra gli
Occidentali e la Russia di
Putin. Secondo un sito
d’informazione ungherese,
al vertice di Milano della
scorsa settimana la
cancelliera tedesca Angela
Merkel, unico leader che
Orban prenda sul serio, ha
fatto una sfuriata al premier
ungherese nel corso di un
incontro a due. Le ripetute
critiche del governo di
Budapest alle sanzioni
verso la Russia non sono
affatto piaciute nelle
capitali europee, oltre che a
Washington. E dalla stessa
Commissione europea
arrivano segnali di fastidio
verso l’Ungheria: giovedì
scorso Bruxelles ha aperto
una procedura per
violazione dei trattati a
causa dei recenti espropri
subiti da agricoltori europei
(in maggioranza austriaci).
Il carico da mille l’hanno
ora calato gli Stati Uniti: per
trovare un episodio simile
bisogna risalire agli anni
Ottanta, al caso Waldheim,
l’allora presidente austriaco
con trascorsi nazisti. Il
messaggio è chiaro: nello
scontro con la Russia non
sono ammessi
tentennamenti.
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Le misure
● Le sanzioni
contro
Damasco
prevedono
il blocco di
import-export
di prodotti
utilizzabili per
la repressione,
l’embargo sul
petrolio,
restrizioni agli
investimenti.
Riguardano
192 persone
e 62 società
● A maggio
la Ue aveva
deciso di
prorogare le
misure fino al
primo giugno
2015
Siria, pronte nuove sanzioni Ue
Oggi il voto dei ministri degli Esteri. Alcuni Paesi frenano sulle forniture russe
La Farnesina: «Disposti a votare l’intero pacchetto. Assad non è più un partner»
+DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES L’Europa non si era
dimenticata di lui, Bashar al
Assad, leader di una Siria coperta di sangue. Pur ritrovandoselo quasi al fianco nella
battaglia contro gli islamisti
dell’Isis, e nonostante i problemi paralleli di Ucraina e Iraq,
l’Europa non si era dimenticata delle città da lui bombardate, dei gas, e di tutto il resto. E
così stamattina, al Lussemburgo, nel vertice dei ministri degli Esteri Ue presieduto per
l’ultima volta da Lady Catherine Ashton (poi toccherà a Federica Mogherini), sul tavolo ci
sarà proprio il dossier Siria, oltre all’emergenza Ebola, alla Libia, a Gaza.
Nuove sanzioni della Ue saranno decretate contro Damasco, oltre a quelle in vigore da
un paio d’anni. Sono già definite e concordate a livello tecnico, su proposta iniziale di
Francia e Gran Bretagna, e ora
dovrebbero diventare decisioni politiche. Colpiranno economicamente (blocchi di conti
in banche europee, divieto di
investimenti esteri) e anche diplomaticamente (rifiuto dei visti) quei capi militari e politici
del governo siriano responsabili dell’uso «indiscriminato»
sulla popolazione civile di missili Scud e armi chimiche. Ma
anche i loro fornitori internazionali di gas e carburanti vari,
soprattutto russi.
Ieri, l’agenzia Bloomberg da
Londra ha citato «due diplomatici Ue che chiedono di non
essere nominati», a proposito
delle persistenti divisioni fra
Presidente
Bashar al Assad,
49 anni, al
potere dal 2000
gli Stati Ue. Ha aggiunto che
l’Italia si oppone a una proposta aggiuntiva di Londra, che
vorrebbe mettere l’embargo
anche su tutte le esportazioni
in Siria di carburante destinato
all’aviazione militare. «Non è
assolutamente così — precisa
un’autorevole fonte della Farnesina — l’Italia voterà la proposta di embargo in ogni sua
parte, dunque anche in quella
che riguarda le forniture di
carburante all’aviazione militare. Assad non è stato e non è un
interlocutore credibile, per
Soluzione regionale
L’Italia crede anche «a
una soluzione generale
che comprenda le
potenze della regione»
tante ragioni. E il suo regime
non può essere un partner nella lotta contro gli attacchi dell’Isis, per le violazioni del diritto compiute finora».
Alla Farnesina, si crede però
anche «alla possibilità di una
soluzione generale che comprenda le potenze amiche della regione». Il pensiero va all’Arabia Saudita, che ha contato non poco nel mediare fra le
parti durante i drammatici primi assalti all’Iraq; e all’Iran sciita, che potenza amica non lo
è, ma può avere interessi tattici
in comune con la Ue e i Paesi
arabi moderati, nel fronteggiare l’offensiva sunnita dell’Isis.
Le bozze preparate per il vertice di oggi fra i ministri degli
Esteri seguono un ordine del
giorno che riassume i drammi
di questi mesi. E si ribadisce il
principio che, comunque evolva la situazione sul terreno, la
Ue vuole vedere salvaguardate
la sovranità e l’integrità territoriale della Siria (forse un doppio messaggio in codice, rivolto sia alla Turchia sia agli Usa
che guidano le incursioni aree
in appoggio dei curdi).
La riunione del Lussemburgo dovrà però affrontare anche
la domanda ricorrente, e più
imbarazzante: se è vero che Assad non può essere considerato un interlocutore e men che
meno un alleato, è però un
ostacolo potente sulla marcia
dell’Isis. L’Europa ma anche
l’America potrebbero trovarsi
di nuovo davanti a un bivio angoscioso: da una parte il dittatore insanguinato, dall’altra la
bandiera nera dell’Isis.
Luigi Offeddu
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
ESTERI
13
#
Svezia, il mistero
del sottomarino
È un’unità russa?
La ricostruzione
I servizi tedeschi:
«I separatisti
hanno abbattuto
l’aereo malese»
«Captati segnali di emergenza». Mosca nega
Il Kursk
● Il 12 agosto
del 2000 un
incidente,
durante
un’esercitazione nel Mare di
Barents, a
Murmansk
Nei pressi
di Murmansk
si trova
il quartier
generale
della Flotta
del Nord
MOSCA La caccia continua, anche se non si sa esattamente a
che cosa. Da quattro giorni la
Marina svedese è in stato di allarme per la presenza di un
mezzo navale sottomarino nelle sue acque. Un sub-spia russo, in sostanza, che potrebbe
essere bloccato e in difficoltà.
Tutto si basa solamente su in-
SVEZIA
FINLANDIA
NORVEGIA
Stoccolma
km
500
bordo del
sommergibile
nucleare Kursk,
provocò la
morte di 118
marinai
RUSSIA
Kaliningrad
Sottomarini
sono basati
presso
l’enclave
russa di
Kaliningrad
dizi e su rilevazioni fornite da
fonti non identificate. Ma i sospetti, secondo gli svedesi, sono più che giustificati visti i
precedenti antichi e recenti. Da
mesi la Russia è accusata di attività assai poco ortodossa lungo e oltre i confini dei suoi vicini baltici: Svezia, Finlandia, per
non parlare delle piccole Litua-
nia, Lettonia ed Estonia. Mosca
oggi smentisce decisamente
tutto: nessun sommergibile
nelle acque svedesi e tantomeno in difficoltà. Ma da quelle
parti si ricorda come nell’agosto del Duemila, primo anno di
presidenza Putin, ci vollero due
giorni prima che il Cremlino
ammettesse che il sommergibile Kursk aveva avuto dei problemi. Per altri cinque giorni
gli alti comandi militari fecero
di testa loro, senza riuscire a
salvare i marinai intrappolati
nel K-141 bloccato nei fondali
del Mare di Barents. Alla fine fu
dato il permesso di intervenire
agli specialisti norvegesi che
non poterono fare altro che recuperare 118 cadaveri.
Gli svedesi, poi, ricordano
che nel 1991 ci fu un sub sovietico bloccato nei loro fondali. Il
braccio di ferro con Mosca durò 11 giorni fino a quando, alla
fine, Stoccolma diede il permesso al vascello di tornare a
casa. Si trattava di un sottomarino con armi nucleari. E oggi?
Tutto nasce da una rivelazione del quotidiano Svenska Dagbladet. Una fonte aveva rilevato venerdì scorso segnali di
emergenza provenienti forse
da un mini-sub in difficoltà. Intanto un mercantile russo ma
con bandiera liberiana che era
partito verso casa dopo parecchi giri sospetti in acque internazionali, aveva improvvisamente invertito la rotta, forse
per andare in soccorso del
Manovra sospetta
Un mercantile russo
ha improvvisamente
invertito la rotta, forse
per soccorrere il mezzo
I servizi segreti
Secondo gli svedesi
alcuni messaggi criptati
erano diretti alla Flotta
del Baltico russa
mezzo in difficoltà.
Non appena sono scattate le
ricerche da parte di mezzi navali svedesi (compresa la Visby,
una corvetta specializzata nella
caccia ai sottomarini), dal sub
che si trovava quasi di fronte a
Stoccolma sono partiti messaggi criptati che, secondo i servizi
segreti svedesi, erano diretti al
comando della Flotta del Baltico russa. La caccia, dunque,
non si ferma. Ma un esperto
russo interpellato dal giornale
Novaya Gazeta sostiene che
questa volta la Marina non
mente: tutti i sommergibili che
potrebbero condurre operazioni segrete nelle acque della regione sono in riparazione.
Fabrizio Dragosei
@Drag6
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ricerche
Navi della
Marina
svedese
pattugliano
il tratto di mare
dove è stata
segnalata
la presenza di
un sottomarino
russo. Le
ricerche
dei mezzi
di Stoccolma
proseguono
ormai da
quattro
giorni (Epa)
I ribelli filorussi dell’Ucraina
orientale sono i diretti
responsabili dell’abbattimento
del volo MH17 della Malaysia
Airlines il 19 luglio scorso. È
questa la conclusione a cui è
arrivato il servizio di
intelligence della Germania, il
Bundesnachrichtendienst
(Bnd) dopo una dettagliata
analisi. Lo riporta il
settimanale Der Spiegel in
edicola questa settimana.
Secondo quanto riferisce
Spiegel, nel corso di una
seduta della commissione
parlamentare che controlla il
Bnd, il presidente dei servizi
segreti Gerhard Schindler ha
confermato come i separatisti
avessero preso il controllo del
sistema di difesa anti aereo
missilistico russo «Buk» in
una base militare ucraina. Con
questo sistema semovente
hanno lanciato un missile che
è esploso accanto al Boeing
777 della Malaysia Airlines che
trasportava 298 persone. Dopo
lo schianto dell’aereo, Russia e
Ucraina si erano
reciprocamente accusate per
l’abbattimento. La
commissione investigativa
olandese che aveva analizzato
la scatola nera e i resti della
carlinga non aveva indicato un
diretto responsabile, pur
chiarendo che l’aereo era stato
colpito dall’esterno da
«schegge ad alta velocità».
Schindler ha affermato che la
sua agenzia è arrivata a
conclusioni inequivocabili.
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
14
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Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
ESTERI
La sfida
● Il
ballottaggio è
programmato
per domenica
26 ottobre,
quando più di
140 milioni di
brasiliani
torneranno alle
urne per
eleggere il
presidente
● Dilma
Rousseff corre
per un secondo
mandato, lo
sfidante è
Aécio Neves. La
«presidenta» è
l’erede politica
di Lula, il leader
della sinistra,
ed è risultata la
più votata al
primo turno.
Aécio,
economista,
guida il Partito
socialdemocrat
ico brasiliano,
di
orientamento
centrista
● La terza
candidata,
Marina Silva,
esclusa al
primo turno, ha
garantito
l’appoggio allo
sfidante di
Dilma Rousseff
Dilma e Neves, volano gli insulti
«Sei misogino». «Tu bugiarda»
Si arroventano le presidenziali in Brasile: accuse e querele tra gli avversari
«Bugiarda, superficiale, incompetente!».
«Ambiguo, figlio di papà, nepotista!». La proverbiale cortesia dei brasiliani è finita sotto
qualche metro di fango in questa dirittura finale delle elezioni presidenziali. Mai era successo prima: ore di spot tv, immagini di comizi, gigabyte di
insulti sui social network, la
battaglia finale tra Dilma Rousseff e Aécio Neves (si vota domenica per il ballottaggio) si
RIO DE JANEIRO
sta giocando nel campo della
volgarità e sul filo del codice
penale. Lo sfidante, anzi, si è
già appellato ai giudici, denunciando la campagna della
Rousseff per diffamazione. Lei
aveva fatto mettere in onda un
video dove Neves solleva l’indice in un dibattito davanti a una
avversaria e il sottotitolo: «Aécio non rispetta le donne. Chi
lo conosce non lo vota».
Da tempo la politica brasiliana è ostaggio della dura legge
del marketing elettorale, dove
conta di più far perdere consensi all’avversario che guadagnarne, e i programmi sono
appena un contorno. Le circostanze di questa tornata hanno
fatto il resto. I sondaggi danno i
due sfidanti appaiati e costretti
a correre dietro a un gran numero di indecisi. Si stima che il
10 per cento dell’elettorato debba ancora scegliere per chi votare. Altra novità per il Brasile è
la forte polarizzazione: Dilma
stravince a Nordest, tra i poveri
e meno istruiti, Neves nel Sudest più ricco e nella classe media urbana.
L’artiglieria più pesante arriva dal fronte della «presidenta». Al primo turno era indirizzata soprattutto contro l’ex
compagna Marina Silva, che
l’aveva superata nei sondaggi
prima di crollare. Simile trattamento ora è destinato a Neves.
Si parte dall’accusa di voler abbandonare i programmi sociali
Duello Sempre
più lontani i
due sfidanti alle
presidenziali in
Brasile. Dilma
Rousseff e
Aecio Neves a
San Paolo
durante uno
dei duelli
televisivi
trasmessi dalla
rete
Bandeirantes.
La presidenta
parte in
vantaggio per il
ballottaggio di
domenica 26
ottobre. Neves
ha una
settimana per
colmare il gap
15
per i più poveri (sempre smentita) o di consegnare il Brasile
ai ricchi e alle banche. Poi si
passa al personale. Oltre all’ accusa di misoginia, Neves si è
sentito rinfacciare nell’ultimo
dibattito di aver rifiutato il test
del palloncino qualche anno fa
in un posto di blocco e di «andare a passeggio a Rio», chiaro
messaggio subliminale per chi
ha fama di playboy e festaiolo,
ed è sospettato di aver fatto uso
di droghe.
La Rousseff conta poi sull’appoggio di Lula, il quale ha
smesso i panni del leader globale per tornare alle origini di
comiziante arrabbiato. Sue alcune delle ultime stilettate
contro Neves: «Un figlio di papà con la puzza sotto il naso,
uno che non avrebbe il coraggio di dire certe cose se si trovasse davanti a un uomo». In
un recente comizio a Belo Horizonte, Lula ha poi passato la
parola a un rapper, il quale non
ha usato troppe metafore: «Aécio partecipava a festicciole irrigate di polvere...».
L’arma più pesante nelle mani di Neves restano le rivelazioni su presunte mazzette nelle
commesse petrolifere finite
nelle casse del partito della
Rousseff. Un paio di indagati
pentiti stanno parlando ai giudici in cambio di sconti di pena. All’inizio Dilma ha negato
tutto, poi i suoi uomini marketing le hanno consigliato un’altra strategia. Ora la Rousseff,
inflessibile contro la corruzione nel suo programma, ha ammesso che qualcosa possa essere successo, promettendo
che ogni centesimo di denaro
pubblico verrà risarcito. Come
e da chi non è dato sapere.
Rocco Cotroneo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
16
Cronache
Nuovi prof, uno su cinque non insegna da 3 anni
Nel 2015 in cattedra 140 mila precari, alcuni aspettano dal ‘99. Alle elementari il 43% non ha l’idoneità per l’inglese
Tre miliardi l’anno, tanto costerà la stabilizzazione in blocco di tutti gli insegnanti precari
iscritti nelle Graduatorie a
esaurimento (Gae): 140 mila
docenti che il governo Renzi si
è impegnato ad assumere nel
2015 insieme all’ultima tranche
di vincitori e idonei del concorso Profumo del 2012 (7.500
persone, senza contare quanti
fra i precari hanno superato anche quest’ultima prova). Ma chi
sono questi prof che dovrebbero costituire l’ossatura di quella
Buona Scuola che il governo ha
promesso a milioni di famiglie
italiane?
Iniziamo con il dire chi non
sono: non sono insegnanti freschi di laurea e abilitazione
perché le graduatorie sono
chiuse dal 2007. I più giovani
sono i maestri laureati in
Scienze della formazione primaria, ma il grosso è rappresentato dai vincitori del penultimo concorso (parliamo del
1999!) e dagli abilitati di vecchio conio (Ssis e abilitazioni
riservate). L’età media è 41 anni: meglio dei docenti di ruolo
(che con i loro 51 anni di media
sono i più vecchi dell’area Ocse) ma non proprio un’iniezione di giovinezza. Per i più giovani, ha fatto sapere il ministro
Stefania Giannini, ci sarà posto
nel prossimo concorso che verrà bandito nel 2015: in palio 40
mila posti per il triennio 20162019, circa 13 mila all’anno: pochini se si considera che secondo le previsioni del ministero
vi prenderanno parte quasi 200
mila persone.
Le cifre
I numeri relativi ai docenti Gae
(cioè iscritti nelle Graduatorie a esaurimento)
I LIVELLI DI OCCUPAZIONE
Occupati
per tre anni
Occupati
saltuariamente
Non occupati
superiori
infanzia
primaria
educativo
medie
DOVE INSEGNANO
2
40.000
34
IL SERVIZIO CHE HANNO
SVOLTO NEL TRIENNIO
2011-14
41 anni
L’età media
degli iscritti
nelle Gae
100.000
51 anni
80.000
L’età media
degli insegnanti
in ruolo
23
%
30.000
19
22
20.000
I DOCENTI DI SOSTEGNO
ISCRITTI ALLE GAE
42
60.000
40.000
13
20.000
10.000
%
0
0
Nord
Fonte: www.voglioilruolo.it
Centro
Sud
Isole
25
20
anni
3
2e
mezzo
2
1e
mezzo
1
Metà
anno
Mai
d’Arco
ma. Ebbene: gli iscritti alle Gae
che non hanno fatto supplenze
negli ultimi tre anni né nelle
scuole statali né nelle paritarie
sono 26.685, pari a quasi il 20
per cento del totale. In altre parole, quasi un insegnante su 5
non insegna più da tempo.
Possibile, come si augura il
documento renziano, che molti di loro rinuncino al posto
avendone già un altro, magari
anche scoraggiati dal fatto di
poter essere destinati a province e regioni diverse dalla propria. Per questa ragione il Ministero dell’Istruzione ha avviato
un censimento che si concluderà entro il 31 dicembre. Ma è
altrettanto probabile che la
prospettiva di un posto a tempo indeterminato alletti anche
molti di coloro che avevano alzato bandiera bianca e nel frattempo hanno fatto altro. E che
a settembre potrebbero arrivare a scuola per lo meno un po’
arrugginiti.
La questione, delicatissima,
è che il diritto maturato dai
precari della scuola non entri
in collisione con il diritto altrettanto importante dei nostri
ragazzi a un’istruzione di qualità e al passo con i tempi. Quanti
dei prof iscritti nelle graduatorie possiedono quelle competenze di informatica e inglese
che sono invece richieste dalla
legge Profumo per essere ammessi al concorso a cattedra?
Moltissimi candidati all’ultima
prova nazionale sono stati
esclusi proprio perché non
avevano passato la batteria di
test preselettivi incentrati, ol-
I costi annuali
Stabilizzare i docenti
costerà 3 miliardi
l’anno, meno delle
multe previste dall’Ue
Le rinunce
È possibile che, avendo
negli anni preso altre
strade, molti ora
rinuncino al posto
Giovani o no, i precari storici
sono tutti docenti che hanno
maturato un diritto nei confronti dello Stato dopo anni di
supplenze e sacrifici. Un debito
che il governo si sta affrettando
a onorare prima di essere condannato a pagare multe salatissime dalla Corte di giustizia europea per violazione del diritto
comunitario (la direttiva
1999/70/CE prevede l’assunzione in via definitiva per tutti i
dipendenti che hanno svolto
almeno 36 mesi di servizio).
Sacrosanto, salvo che non
tutti sono ancora in trincea. Alcuni di loro, stremati dall’attesa, hanno mollato il colpo da
tempo. Lo ammette anche il
documento che traccia le linee
essenziali della Buona Scuola
di Matteo Renzi. «Sappiamo
che negli ultimi tre anni circa
43 mila persone iscritte nelle
Gae non hanno effettuato né
supplenze annuali o sino al termine delle attività didattiche
né supplenze brevi».
Subito dopo si precisa che si
tratta di un dato grezzo che non
tiene conto di chi nel frattempo ha lavorato nelle scuole paritarie. Ma c’è un modo abbastanza semplice per depurarlo:
basta guardare nelle graduatorie a esaurimento il cosiddetto
punteggio di servizio. È quanto
hanno fatto gli ingegneri informatici di Voglioilruolo, la piattaforma digitale nata nel 2009
per offrire ai docenti precari
una serie di servizi utili come
l’indicazione di dove fare domanda per essere assunti pri-
tre che sulla logica e sulla comprensione del testo, proprio su
informatica e conoscenza di
una lingua straniera.
Nel caso specifico dei maestri elementari, meno della
metà degli iscritti alle Gae ha
l’idoneità per insegnare anche
l’inglese (il 43,6%, secondo Voglioilruolo). Figuriamoci quanti sono in grado di insegnare
una materia in lingua con il
metodo Clil (Content and language integrated learning) come pure auspica Renzi in modo che «i nostri figli — ha detto
il premier — non parlino l’inglese come me». Già alle superiori si è partiti quest’anno nel
caos perché i corsi di formazione stanno andando a rilento.
E qui veniamo al vero nodo
della Buona Scuola che, giustamente, punta moltissimo sul
potenziamento della formazione di vecchi e nuovi prof.
Una necessità che con gli attuali chiari di luna contabili
appare quanto meno problematica. Lo si è visto con la legge di Stabilità: per mettere a bilancio il primo miliardo che
serve a coprire gli stipendi dei
150 mila neoassunti solo fino a
dicembre 2015 sono saltati sia i
100 milioni necessari per raddoppiare le ore di alternanza
scuola-lavoro sia i 15 per potenziare il WiFi. Con quali soldi
il governo immagina di poter
formare domani e negli anni
che verranno questo esercito
di insegnanti?
Orsola Riva
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
CRONACHE
17
Troppo smog, record di ritiri alla maratona di Pechino
Livelli di polveri sottili molto superiori al massimo consentito. In corsa con le mascherine
Anche ieri Pechino ha deciso di non farsi
vedere, e non per timidezza. La cortina di
smog che con micidiale assiduità copre la
capitale cinese, nascondendola ai suoi stessi
abitanti, ieri ha voluto celebrare la 34ª maratona cittadina a modo suo: essendoci. E
dunque rovinando la festa agli atleti. L’hanno corsa in 25 mila ma alto è stato il numero
di chi ha rinunciato a proseguire, soffocato e
frenato dall’inquinamento atmosferico.
Nelle gare sportive le cifre contano, ma
stavolta le 2 ore 10’42’’ del vincitore Girmay
Birhanu Gebru, etiope, e le 2 ore 30’03’’ della
connazionale Fatuma Sado Dergo pesano almeno quanto i 344 microgrammi al metrocubo di particolato Pm2.5 registrato dalle
centraline dell’ambasciata Usa, considerata
Il reportage
di Mario Pappagallo
Le protezioni
Migliaia di maratoneti
hanno indossato
maschere protettive
contro lo smog
(foto LaPresse)
non solo dalla comunità straniera la più attendibile misurazione della qualità dell’aria
di Pechino (o più affidabile dei dati ufficiali). Un livello molto pericoloso per l’Organizzazione mondiale della sanità che considera
sicuri 25 microgrammi nelle 24 ore.
Nei punti di ristoro lungo i 42 e passa chilometri del percorso, che si concludeva allo
Stadio nazionale (il Nido d’Uccello), erano
disponibili 140 mila spugne per consentire
ai partecipanti di togliersi dalla pelle la patina di sporco depositata sulla pelle. Impossibile, ovviamente, contrastare l’inalazione, se
non facendo uso di mascherine chirurgiche
o dispositivi dotati di filtro, utili però per
camminare, non per affrontare una gara. Gli
organizzatori avevano annunciato «uno
smog leggero o moderato», facendo sapere
che sarebbe stato impossibile rinviare
l’evento. Ennesimo imbarazzo, dopo le proteste delle nazionali di calcio argentina e
brasiliana che avevano giocato qui il
weekend precedente, e a poche settimane
dal vertice dei Paesi del Pacifico.
Sui social media, da Weibo a Twitter, si è
scatenata la contro-maratona, quella dell’ironia e del sarcasmo. Infinite le varianti
sul tema, da «mi sentivo un aspirapolvere» a
«ahi, mi son perso la maratona, per compensare mi faccio tre pacchetti di sigarette».
Marco Del Corona
@marcodelcorona
25
Mila I corridori
iscritti alla
maratona di
Pechino, il 46%
stranieri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Oblò, scafandri, poi l’inceneritore
Nel bunker anti Ebola di Milano
Il percorso nei laboratori del Sacco, un’area con 15 posti letto pronta a isolarsi dal resto del mondo
Isolati
Nelle stanze si entra
con il badge, gli accessi
si aprono in sequenza
quando l’altro è chiuso
Qui, in un locale lontano da
quello principale dell’ospedale, ci sono i virus più letali al
mondo. In un super reparto nel
cuore di una struttura sanitaria
inaugurata nel 1931, quando
era la tubercolosi la paura incurabile e quando il Sacco si chiamava Sanatorio.
Attraversare il Sacco di Milano a piedi è come entrare nella
storia della medicina italiana.
Palazzine che risalgono a quasi
85 anni fa, frammezzate da
strutture moderne, tanto verde
e i reparti sparsi tra un vialetto
e l’altro. Dove un tempo si curava la tubercolosi quando non
c’erano farmaci — cibo, aria e
igiene erano la speranza — oggi c’è uno dei due reparti di riferimento per Ebola a livello
nazionale, l’altro è lo Spallanzani di Roma. Entrarci è come
calarsi in un «sottomarino».
Il dipartimento di malattie
infettive che si occupa di Aids e
tubercolosi, di Sars e di aviaria,
fino alle febbri emorragiche
come Ebola, ha 70 posti letto
ma 15 possono trasformarsi in
Le procedure
Il punto
● L’infermiera
spagnola
Teresa
Romero,
contagiata
dall’Ebola, è
guarita dal
virus
La vestizione
Un sanitario aiuta il medico nella vestizione
e gli allaccia alla vita l’elettromotore
I filtri
I sanitari completano la vestizione del medico
inserendo dei filtri per l’aria nella tuta
Il gonfiaggio
Il medico respira aria asettica grazie ai filtri posti sulla
schiena. La tuta viene gonfiata dall’elettromotore
La doccia
Uscito dalla stanza il medico deve sottoporsi a una
disinfestazione che dura circa tre minuti
La svestizione
Un sanitario sveste il medico e la tuta viene buttata
nei rifiuti pericolosi da incenerire
ILLUSTRAZIONE DI FRANCO PORTINARI
MILANO Medici e infermieri si
muovono agilmente nelle tute
bianche a tenuta stagna o negli
scafandri per assistere i malati
di Ebola già sintomatici e più
gravi. L’automatismo è creato
da addestramenti ripetuti, nella vestizione e nella svestizione, per muoversi senza rischi e
trattare le fiale con i prelievi di
sangue pieni di virus. Consapevoli che ogni piccolo errore
può costare la vita a loro e agli
altri ricoverati.
Camere di degenza depressurizzate, filtri ovunque, badge
per aprire e chiudere porte che
altrimenti non si aprirebbero.
Se un malato di Ebola entrasse
qui, un computer nella sala comandi della stanza di controllo
medico-infermieristica trasformerebbe metà reparto in una
sorta di sottomarino. Tutto è
automatico, tutto funziona a
memoria: i passaggi da una
stanza all’altra, i percorsi, l’eliminazione dei materiali contaminati. Anche le provette con il
sangue per gli esami arrivano
senza che nessuno le tocchi in
un laboratorio P4 dove lavorano solo tecnici in scafandro.
I controlli
Il medico con lo scafandro assiste il malato in una
camera ospedaliera depressurizzata
bunker quando arriva il super
malato. Lo dirige Giuliano Rizzardini, infettivologo con esperienze anche in Africa, Ebola
compresa. Allergico alla cravatta, perfino al camice. Se può lo
evita. «Creo più empatia con i
pazienti», dice. Lui è il comandante del sottomarino, ma chi
fa applicare tutto alla lettera è il
nostromo: la caposala. Cecilia
Paoli, il coordinatore sanitario
delle malattie infettive. È lei a
guidarci in una simulazione.
Due dottoresse di Varese
stanno imparando come vestire e svestire le tute. Aiutate da
una terza persona e davanti a
uno specchio per evitare falle
al termine dell’operazione.
Laura Cordier, infettivologa
che ha già recuperato sul campo un sospetto malato di Ebola
per trasportarlo dall’Amedeo
di Savoia di Torino all’aeroporto di Caselle dove un aereo militare lo ha portato allo Spallanzani di Roma, si veste con lo
scafandro. Le tute si usano nel
reparto, in caso di malati ancora senza gravi sintomi. Gli sca-
fandri servono per avvicinare i
malati gravi, quelli che immettono virus con sangue e altri liquidi corporei. I tessuti sono
impermeabili a liquidi e aria.
Gestire un malato di Ebola è
costoso, soprattutto per i materiali che vanno distrutti. Ogni
tuta va buttata dopo l’uso, lo
scafandro solo se contaminato.
Tutto all’inceneritore.
Perfino l’ambulanza è speciale: un camper di tre vani,
uno per il paziente trasportato
nella barella isolata e per il personale in scafandro, un altro
per personale di supporto e
Il soccorso
L’ambulanza a
tre vani per i
casi di Ebola.
Uno è per il
paziente
trasportato in
una barella
isolata e per il
personale in
scafandro. Gli
altri sono per il
personale di
supporto e per
l’autista
materiale, uno di guida. E il suo
ingresso al reparto ha le caratteristiche dell’isolamento. È un
ingresso unico. Nella barella c’è
un oblò come quello delle navi:
serve a spostare il malato in
un’altra barella all’altra, in caso
di trasporto, o nella stanza di
degenza. Si agganciano gli
oblò di due barelle (per esempio quella dell’aereo), si aprono e si sposta il paziente da un
contenitore isolato all’altro.
L’ambulanza arriva, e sempre con apertura tramite badge
(luce rossa non si entra, luce
verde si apre la porta) si passa
in due anticamere: una per la
barella, dove vanno gli accompagnatori in scafandro, l’altra
per la vestizione. Poi il corridoio e la stanza, ognuna per un
solo malato. Due corridoi con
vetri consentono il controllo
costante dei malati senza entrare. Gli accessi si aprono in
sequenza quando il precedente
è chiuso. Le camere sono a
pressione più bassa e nel reparto l’aria è igienicamente filtrata.
Vicino alle stanze di ingresso
c’è la doccia. Anche in quella
per la barella. Alla fine di ogni
operazione, il personale (uno
per volta) deve sottoporsi ancora con lo scafandro a una doccia disinfettante. Automatica.
Tre minuti. Poi esce, si sveste e
tutto l’equipaggiamento parte
verso l’inceneritore. Anche i filtri per l’aria. Chi è in scafandro,
indossa alla cintola un elettromotore: aspira l’aria dall’esterno attraverso due filtri che impediscono contaminazioni. Lo
scafandro si gonfia e gli operatori si muovono come omini
Michelin. Il personale addestrato c’è, ma — avverte Rizzardini — «se dopo la gestione di
un malato di Ebola ognuno deve passare giorni in quarantena
(ultime direttive Oms in seguito alle infermiere infettate in
Spagna e negli Usa) il rischio è
che con più malati di Ebola entriamo in crisi con il numero di
operatori». Per fortuna al momento in Italia pazienti zero
non ci sono stati.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● In un
documento
interno
trapelato ieri
l’Oms avanza
dubbi sulla
risposta al
virus. «Quasi
tutti quelli
coinvolti non
hanno visto
quello che si
stava
preparando».
In più gli uffici
nell’Africa
Occidentale
sarebbero
guidati da
persone
«nominate per
motivi politici»
dal direttore
dell’Oms in
Africa, Louis
Sambo
● Gli Usa
hanno
annunciato che
una squadra
militare medica
interverrà in
caso di
emergenze
● La Germania
auspica una
missione civile
Ue in Africa.
Oggi in
Lussemburgo
l’incontro tra i
ministri degli
Esteri europei
Su Corriere.it
Sul sito sono
online le immagini
e il videoreportage
sull’ospedale
«Sacco» di Milano
attrezzato per
l’emergenza Ebola
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Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
CRONACHE
La mail pirata attacca i Comuni
E il riscatto va pagato in bitcoin
Lo sciopero
Giudici onorari
fermi 5 giorni
Rischio paralisi
nei tribunali
Parte dalla Russia e beffa gli antivirus, decine di amministrazioni colpite in Italia
MILANO L’anagrafe non può più
rilasciare i certificati, la contabilità non riesce a pagare, il
protocollo è fermo perché anche lì i documenti sono bloccati: sono gli effetti del virus informatico di ultima generazione che sta infestando i pc di decine di Comuni in tutta Italia.
Per eliminarlo si deve pagare
un riscatto: 400 euro, ovviamente in bitcoin, il doppio se
lo si fa dopo tre giorni.
Arriva da San Pietroburgo
(Russia) l’ultimo «ransomware» (dall’inglese ransom: riscatto) che da mercoledì si sta
diffondendo a macchia d’olio
attraverso le reti informatiche
dei Comuni. Solo alcuni antivirus hanno già fatto in tempo ad
aggiornarsi e a bloccarlo. Dopo
aver rubato la rubrica di posta
elettronica di un qualche ufficio in una qualunque città, che
spesso contiene gli indirizzi di
altri Comuni, il virus spedisce a
nome dello stesso ufficio il file
«Compenso.Pdf» seguito da
una lunga linea continua.
Provenendo da un indirizzo
insospettabile e facendo pensare a un qualche pagamento,
molti impiegati lo aprono senza rendersi conto che alla fine
della linea continua, nascosto
oltre la schermata, c’è la pericolosissima estensione «.exe».
Non è un documento, ma un
programma che immediatamente cripta nei pc e nei server
i file documenti pfd, word o
400
Euro Quanto
bisogna pagare
(non in
contanti, ma in
Bitcoin, la
moneta
virtuale)
per farsi
sbloccare
i computer
excel, ma anche le foto, rendendoli inutilizzabili. «Una cosa inimmaginabile che ci ha
bloccati per tre giorni. Avevamo l’antivirus, ma non è bastato», racconta Maria Grazia
Mazzolari, segretario comunale a Bussoleno (Torino), centro
di poco più di seimila anime in
Val di Susa noto per le proteste
sulla Tav.
«I pc continuano a funzionare, i documenti sono ancora al
loro posto ma non si aprono e
nelle cartelle compaiono dei file dal nome preoccupante “decript_instructions.html”»,
spiega Paolo Dal Checco della
Di.Fo.B., lo studio di consulenza informatica forense che collabora con le Procure in molte
inchieste, come quelle sull’
Expo a Milano, sulla Concordia
a Grosseto e sul Mose a Venezia
e che sta fornendo assistenza a
molti dei Comuni infettati.
«Solo chi ha una copia di riserva dei documenti si salva, gli al-
Autunno con l’ombrellone
Al mare 25 gradi
Tutti in spiaggia
L’estate ha latitato, ma l’autunno si sta
facendo perdonare. Ieri temperature di 25
gradi in tutta Italia, con punte di 30 in
diverse località balneari, come a Cagliari
(nella foto Ansa di Andrea Frigo), dove
sono ricomparsi ombrelloni, sdraio e
costumi da bagno.
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tri devono pagare i criminali»
aggiunge il collega Giuseppe
Dezzani. In che modo? Sullo
schermo appare un messaggio
che invita ad acquistare un
«software di decodifica» per
400 euro in bitcoin, spiegando
anche come fare. «Purtroppo
— dice Dal Checco — il sistema
bitcoin prevede che le transazioni e gli indirizzi su cui vengono fatte, una sorta di Iban,
siano pubblici, ma non c’è modo di attribuire un indirizzo a
un nome». Monitorando due
di questi indirizzi, la Di.Fo.B.
ha scoperto che i cybercriminali in soli 5 giorni «hanno incassato circa 100 mila dollari».
Dopo averle provate tutte,
mercoledì a Bussoleno hanno
deciso di mettere mano al portafoglio. «Abbiamo fatto una
colletta tra noi in attesa di capire come giustificare la spesa.
Dopo che abbiamo pagato hanno anche avuto la spudoratezza
di invitarci a contattarli nel caso avessimo altri problemi»,
racconta Mazzolari che sta preparando una denuncia alla Procura di Torino. «Fare attenzione — avverte Dezzani — alle
mail, anche quelle di amici
questa mattina, quando gli uffici dei Comuni riapriranno dopo il fine settimana. C’è il rischio che il fenomeno prenda
un risvolto esponenziale».
Giuseppe Guastella
[email protected]
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19
Cosa sono
● I Bitcoin
sono una
valuta
elettronica
virtuale:
esistono
soltanto per gli
acquisti via
web
● Si comprano
da un privato
che li ha già
o dalle
piattaforme
online e si
inseriscono in
un portafoglio
«elettronico»
● Gli acquisti
con i Bitcoin
avvengono
sui siti
che li accettano
oppure con
il telefonino
Una «Notte della giustizia»,
stasera dalle 19 negli uffici
giudiziari di Torino, e da oggi
5 giorni di sciopero in tutta
Italia: i magistrati onorari (di
solito avvocati con funzioni di
vice procuratore onorario e di
giudice onorario di tribunale),
senza i quali i magistrati di
carriera non reggerebbero più
gran parte del contenzioso di
competenza monocratica,
protestano per il dietrofront
che addebitano al ministro
della Giustizia Andrea
Orlando. Il quale — affermano
— «il 12 settembre ha
inspiegabilmente disatteso le
linee guida esposte a giugno,
quando aveva annunciato un
regime transitorio per i
magistrati onorari in servizio,
esprimendo la necessità
ineludibile di riconoscere loro
per il futuro i versamenti
previdenziali, e di stabilire la
permanenza in servizio fino
all’età di 65 anni». Secondo la
categoria, «il governo non ha
alcuna intenzione di
stabilizzare i magistrati
onorari, ed è stata annunciata
l’ennesima proroga, seppure
per un arco temporale
superiore a quello previsto dai
precedenti governi. Così rinvia
di fatto la soluzione del
problema della precarietà che
cerca una soluzione dal 1998,
quando l’introduzione di
magistrati onorari era valsa a
rammendare un buco
dell’organico dei magistrati».
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Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
CRONACHE
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In centomila marciano per la pace (e chiedono lavoro)
Perugia-Assisi, la presidente della Camera Laura Boldrini: «Cercherò di aiutare gli operai di Terni»
Cento colpi per ricordare cento anni
di guerre. Si è aperta così ieri mattina, con
il fragore delle esplosioni trasmesso dagli
altoparlanti, la ventesima edizione della
Marcia della Pace di Assisi. Tra striscioni,
bandiere e arcobaleni, quasi 100 mila i partecipanti che hanno percorso a piedi i circa
24 chilometri tra Perugia e Assisi.
Per dire basta ai conflitti, un secolo dopo
la Prima guerra mondiale. Ma non solo.
Perché per portare la pace, quella sociale, è
fondamentale anche il lavoro, quest’anno
tema centrale della manifestazione. In prima fila c’erano infatti gli operai dell’Ast di
Terni, impegnati in una difficile vertenza
per salvare oltre 500 posti a rischio. Il presidente della Camera, Laura Boldrini, che si è
unita alla marcia nell’ultimo tratto, li ha in-
ROMA
Il personaggio
di Marco Imarisio
Alle undici tutto è pronto per
l’arrivo dell’uomo più minacciato d’Italia. In cima alla strada, davanti alla pizzeria Da Enzo, quattro pattuglie dei carabinieri sono in attesa. La notte
prima, dalle 23 all’una, gli uomini e i cani dell’unità cinofila
hanno ispezionato i locali. Subito dopo sono arrivati gli artificieri. Al mattino, poco prima
che la gente cominciasse a
riempire la sala, hanno rifatto
gli stessi controlli.
Nel cortile sono schierati 24
poliziotti addetti all’ordine
pubblico. Intorno alla biblioteca comunale si contano altre 12
vetture delle forze dell’ordine.
Ecco la prima delle quattro
macchine della scorta. Una volta superato il cancello della biblioteca comunale di San Giuseppe Jato scendono gli agenti.
Si guardano intorno. Aprono la
porta posteriore della seconda
vettura. Ne esce l’uomo che
«putissimu pure ammazzarlo»
secondo Totò Riina, sottoposto
a un livello di sorveglianza che
si trova un gradino sopra a
quello dei magistrati più esposti e un gradino sotto a quello
riservato al presidente della Repubblica. È un prete.
Sono quasi due mesi che la
vita di don Luigi Ciotti è cambiata. Ieri lo hanno scoperto in
tanti alla marcia della pace Perugia-Assisi, quando lo hanno
visto circondato da uomini in
borghese che si guardavano intorno circospetti. Vicino e al
tempo stesso distante dagli altri. Le chiacchierate del capo
dei capi mafiosi durante l’ora
d’aria hanno rivelato un interesse nei suoi confronti che rasenta l’ossessione. Altri boss,
dopo mesi di silenzio parlano
di lui. Le intercettazioni finite
sui giornali sono frammenti di
un discorso in divenire. C’è di
peggio nelle loro parole. C’è un
progetto che prevede diffamazione e calunnia. In mancanza
del tritolo vogliono seppellirlo
con l’infamia. All’inizio di settembre il ministero dell’Interno ha così deciso di blindare la
vita a un ragazzo di quasi 70 anni che svolge il suo sacerdozio
molto lontano, a Torino.
La Sicilia era scritta sul palmo della sua mano. Ci torna
quasi ogni settimana, per viaggi a tappe forzate dalla logistica
estrema. Quando è sull’isola la
scorta di don Luigi quasi raddoppia, per comprensibili ragioni. Alla sorveglianza di grado più alto vengono aggiunte
altre due vetture e altri quattro
uomini provenienti dalla scorta di Antonio Ingroia.
Quel giorno, il 23 maggio
Insieme La bandiera all’avvio della Marcia della
Pace Perugia-Assisi (foto Sebastiani/Ansa)
contrati: «Farò il possibile, non buttatevi
giù», ha detto, sottolineando la necessità di
una task force istituzionale che affronti la
vicenda. «La pace sociale si basa anche sul
diritto al lavoro, che è un diritto costituzionale».
Dopo quello del capo dello Stato, anche
papa Francesco ha inviato un messaggio:
«La Marcia sia un’occasione per un maggior impegno nella diffusione della cultura
della solidarietà, ispirata ai valori morali e
al servizio della persona umana e del bene
comune».
In marcia la vicepresidente di Montecitorio, l’umbra Marina Sereni, don Luigi Ciotti, la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, quello del consiglio regionale, Eros Brega, oltre al sindaco di Perugia,
L’evento
● La Marcia
per la Pace
Perugia-Assisi
si svolge ogni
due o tre anni
ed è lunga 24
chilometri
● Nel 1961 (1ª
edizione) era
«per la Pace e
la fratellanza
tra i popoli».
Oggi «per Pace
e fraternità»
Andrea Romizi. Ma i protagonisti sono stati
i cittadini, tra cui moltissimi ragazzi e bambini di 177 scuole. Hanno sfilato 277 enti locali, 479 associazioni, 526 città e rappresentanti di ogni regione. Qualche defezione, in polemica con la Tavola della pace,
che ha promosso la manifestazione. «San
Francesco attende i suoi testimoni di pace
per incoraggiarli nel loro impegno quotidiano in una situazione drammatica di presenza di guerre e assenza di lavoro», aveva
detto alla vigilia padre Enzo Fortunato, direttore della Sala stampa del Sacro convento. «Siamo qui perché non vogliamo più vedere vittime» ha spiegato Flavio Lotti, coordinatore del comitato promotore.
R. I.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Totò Riina è stato intercettato in carcere mentre diceva: «Putissimu pure ammazzarlo»
Il Viminale gli ha assegnato una protezione seconda solo a quella del capo dello Stato
E in Sicilia su di lui vigilano gli uomini che un tempo si occupavano del pm Ingroia
Religioso
Don Luigi Ciotti
(a fianco), 69
anni, insieme ad
alcuni amici, nel
1965, ha
promosso un
gruppo di
impegno
giovanile che
prenderà poi il
nome di Gruppo
Abele. Sono
attivi in progetti
educativi nelle
carceri minorili
e si impegnano
nella lotta alla
droga. Negli
anni Novanta
l’impegno di
don Ciotti si
allarga alla lotta
alle mafie. Per
la sua attività ha
ricevuto diverse
minacce di
morte dai boss
I battesimi con gli agenti in chiesa
Vita sotto scorta di don Ciotti
Il prete che combatte la mafia è l’uomo più a rischio d’Italia. «Ma non mi fermo»
❞
Dimostro
che è
possibile
prendere
i loro beni
e renderli
produttivi
❞
Mi vogliono
male perché
creo
coscienze,
temono
le scuole più
dei giudici
1992, si trovava a Palermo per
un corso di formazione. Il primo aereo che decollò da Capaci
dopo la strage fu il suo. «Mi
chiesi cosa potevo fare». La risposta arrivò da un volontario
del Gruppo Abele, l’associazione contro le narcomafie da lui
creata cinquant’anni fa. Giancarlo Caselli, un altro con Palermo nel destino. Le proprietà
e i terreni confiscati ai clan, come fossero un interruttore. Dal
male al bene, dall’indifferenza
alla presa di coscienza. Stava
per nascere Libera, che oggi
contiene altre 6.500 associazioni, il marchio che certifica la
perdita di terreno, non solo figurata, della mafia.
Le minacce sono sabbia nell’ingranaggio di una vita in perenne movimento. All’inizio di
ottobre era a Lampedusa, poi è
tornato a Torino via Malpensa
per dir messa e celebrare un funerale. Poi è volato a Roma per
un incontro istituzionale. Subito dopo è tornato in Sicilia per
la lunga giornata in cui lo
aspettavano per consegnargli
la cittadinanza onoraria del paese che fu roccaforte dei Corleonesi. Tre tappe per 600 chilometri. A sera ha preso l’ultimo
aereo, il giorno dopo partecipava alle esequie di un amico.
Avanti e indietro, sempre. Ancora Roma, due volte, ancora
Palermo. Infine ieri in Umbria
alla marcia della pace. Ogni
volta con un passaggio di consegne, la sosta nella piazzola di
un hotel fuori mano per la staffetta tra scorte ausiliarie, che
affiancano quella ufficiale per
seguirlo nel loro territorio.
Bonifica dei luoghi
A Torino comunica gli
spostamenti imprevisti
un’ora prima, per le
bonifiche dei luoghi
A casa sua è peggio. Gli spostamenti brevi sono più difficili. Quando è a Torino don Luigi
viene seguito da altre due auto.
Il protocollo prevede la consegna degli appuntamenti di
giornata e un preavviso di
un’ora per qualunque imprevisto, sia un caffè al bar o una visita in chiesa, con bonifica dei
luoghi. Sabato 11 ottobre, ad
esempio. Di nuovo a Torino per
battezzare il figlio di un funzio-
nario della questura. Nessuno
strappo alla regola. Come in Sicilia, doppia bonifica, sera e
mattina presto. La chiesa piena
di poliziotti era sorvegliata da
decine di poliziotti.
San Giuseppe Jato era il paese di Giuseppe Brusca e di Santino Di Matteo, il bambino ucciso e sciolto nell’acido dopo
una lunga prigionia. Ora sui
terreni che furono di quel boss
prospera una delle più grandi
cooperative siciliane. Vino e cibo che va in tutto il mondo.
Sull’etichetta di ogni bottiglia e
barattolo c’è scritto da dove viene, e perché. Nelle intercettazioni Riina parla della «roba»
che era sua. «Ci sono alcune ragioni per cui mi vogliono male.
Abbiamo dimostrato che è
possibile fare senza di loro,
prendere il loro patrimonio e
renderlo produttivo. La seconda è il nostro sforzo per creare
una coscienza. La mafia teme
più le scuole della giustizia. In
Sicilia abbiamo avviato cinquemila progetti didattici. Infine
c’è la nostra scelta di costituirci
parte civile nei processi, fornendo assistenza legale ai testimoni di giustizia. Assicuro che
dà molto fastidio».
Libera
● «Libera.
Associazioni,
nomi e numeri
contro le
mafie» è nata il
25 marzo 1995
per sollecitare
la società civile
nella lotta alle
mafie e
promuovere la
legalità
● Oggi è un
coordinamento
di oltre 6.500
associazioni,
gruppi, scuole,
realtà di base,
che diffondono
la cultura della
legalità
La neonata cooperativa citata proprio ieri da don Luigi come unico antidoto ai Totò Riina
di questo mondo si trova a Castelvetrano, in provincia di Trapani. I suoi ragazzi gli avevano
preparato uno spuntino in un
uliveto bruciato dai mafiosi
non proprio entusiasti del passaggio di proprietà. «L’unica
paura è quella di non riuscire a
fare le cose. Più se ne parla, più
le famiglie hanno difficoltà a
mandare i loro cari ai nostri appuntamenti. Non sono minacce, è una strategia». All’improvviso si era sentito un rumore da oltre il muro di cinta.
Il caposcorta e i suoi uomini
avevano camminato tra i rovi
ed erano entrati nella proprietà
confinante. Pochi giorni prima, a Lampedusa, qualcuno
aveva esploso alcuni colpi di
fucile davanti all’albergo dove
dormiva don Luigi. Non si capisce mai se sono falsi allarmi
oppure dell’altro. La vita sotto
scorta è una tortura della goccia cinese. «D’accordo, ma non
fare troppo casino su questa
storia. Tanto prendo e parto lo
stesso. Ora ti saluto, che sto salendo sull’aereo».
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Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
CRONACHE
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La replica al ministro
A Roma
Pisapia difende
San Vittore:
il carcere resti
dentro la città
L’uomo che vive
nel sottosuolo
di Rinaldo Frignani
Un gancio dove appendere
gli abiti, una canadese per
proteggersi dall’umidità. E la
luce rubata da una cabina
elettrica per accendere
lampadina e fornelletto. La
tana sotto il Muro Torto, a
due passi da via Veneto, di
un tunisino, arrestato per
furto di elettricità. Un anno
fa lo presero sempre lì. In
uno dei mille rifugi di chi
vive nascosto nel sottosuolo
di Roma. Sopra il traffico e lo
shopping, sotto loro. Uomini
talpa come il tunisino, con
una radio attaccata a un cavo
ballerino per sapere cosa
succede sopra, nel mondo.
MILANO Se ne parlava già ai tempi di Carlo Togno-
Uccide la fidanzata strangolandola
Due mesi fa la salvarono i vicini
Il delitto in centro a Milano. L’assassino trovato in piazza Sant’Ambrogio
MILANO Due mesi fa, racconta
un conoscente del palazzo di
fronte, scappava insanguinata e
trovava rifugio nell’androne di
un condominio e nell’abbraccio di alcuni vicini, rapidi nel
chiamare i soccorsi. Gli agenti
avevano fermato il fidanzato.
«La sera lui era già a casa». Ieri,
spiegano i poliziotti, non ha
fatto in tempo a uscire di casa:
l’ha ammazzata nell’appartamento al quarto e ultimo piano,
per poi telefonare a un amico,
raccontare il delitto («L’ho uccisa io, adesso cosa faccio?»), e
andarsene a pochi metri dalla
Basilica di Sant’Ambrogio. Lì s’è
seduto su una panchina e ha
aspettato. Gli agenti, che intanto avevano ricevuto la chiamata
dell’amico, l’hanno rintracciato
grazie al cellulare. Altri colleghi
sono andati sul luogo del delitto. Una poliziotta della scientifica, quand’era mezzanotte, è
uscita dal portone con un sacchetto in mano: dentro c’era un
elastico da portapacchi, forse
l’arma del delitto, forse avvenuto per strangolamento.
Sull’omicidio, ancora a serata avanzata, c’erano poche certezze. Se non la nazionalità, italiana, dell’aggressore e della
vittima; l’età (sono entrambi
42enni); e infine l’indirizzo, che
per la geografia è un indirizzo
nobile: siamo in via della Com-
menda 28, all’angolo con via
Orti, nel quartiere di Porta Romana, uno dei cuori della vecchia Milano.
Il civico 28 è un bel palazzo
con studi professionali e abitazioni. In una di queste, è voce
diffusa, erano frequenti i litigi.
E i litigi, che cominciavano con
urla e con insulti, spesso terminavano nello scontro fisico, nel
lancio di oggetti, come ad
esempio — la scena è rimasta
ben impressa nei ricordi di quel
conoscente del palazzo di fronte — il lancio di bottiglie di vino. I due fidanzati cercavano di
coprire le risse tenendo la musica dello stereo ad altissimo
volume. Un tentativo vano: nel
palazzo tutti sapevano, chiamavano polizia e carabinieri. Il fidanzato ha trascorso ore in
Questura, sentito dal pm di turno Giancarla Serafini insieme
agli investigatori della settima
sezione dell’Ufficio prevenzione generale, guidato dal primo
dirigente Maria José Falcicchia.
Il padre gestisce un negozio di
riparazione di gioielli e di orologi, un’unica vetrina al piano
terra dello stesso 28 di via della
Commenda. Si tratta di persone
conosciute, a Porta Romana,
mentre la famiglia della donna
sarebbe originaria della zona
dei Navigli.
Secondo i primi riscontri, il
La telefonata
Dopo l’omicidio ha
telefonato a un amico:
«L’ho ammazzata
adesso cosa faccio?»
Nel palazzo
I condomini ricordano:
«Litigavano spesso».
L’assassino è figlio
di un orologiaio
L’elastico
Il giovane ha usato
un laccio elastico simile
a quelli per bloccare
i pacchi sulle auto
delitto sarebbe stato d’impeto,
avvenuto al termine dell’ennesimo scontro. Forse l’assassino
voleva scappare, e infatti il punto dove i poliziotti l’hanno fermato, in piazza Sant’Ambrogio,
non è proprio vicinissimo a via
della Commenda. Più probabile però che lui per primo abbia
capito quanto fosse inutile fuggire, soprattutto dopo la telefonata all’amico.
I primi poliziotti sono arrivati nel condominio dell’omicidio
intorno alle 21. Hanno iniziato a
suonare il citofono della casa al
quarto piano, dopodiché hanno provato con le altre abitazioni fin quando un residente ha
aperto il portone. Il cadavere è
stato trasportato intorno a mezzanotte e mezza all’obitorio di
piazzale Gorini. Insieme all’elastico da portapacchi, probabilmente uno di quelli utilizzati
sulle macchine per legare i bagagli. La Scientifica ha raccolto
e «isolato» anche uno smartphone. I rilievi dei poliziotti
sono proseguiti fino all’alba;
l’appartamento è stato sequestrato. Oggi gli investigatori
sentiranno altri famigliari e
amici della coppia, per quel poco ormai d’aiuto che può arrivare dal passato.
Andrea Galli
Cesare Giuzzi
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177
Le donne
uccise in tutto
il 2013: tra
queste, 120
(quasi il 70%)
sono morte
«nell’ambito
familiare
e affettivo»
7%
La quota
delle violenze
registrate
in ambito
famigliare
contro le donne
e che vengono
effettivamente
denunciate
11
Mila
Le denunce per
stalking
presentate dal
1° agosto 2013
al 31 luglio
2014. Dal 2009
sono almeno
51.079
li, sindaco di Milano alla fine degli Anni 70. È diventato un tormentone sotto il regno di Gabriele
Albertini, fine Anni 90. Ci ha riprovato il ministro Roberto Castelli nel 2005. È tornato alla ribalta con il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ieri dalle pagine del Corriere ha rilanciato il leitmotiv: il carcere di San Vittore va chiuso e sostituito con uno più piccolo fuori Milano.
Orlando però ha fatto i conti senza Giuliano
Pisapia, sindaco di Milano. A differenza dei predecessori, l’avvocato penalista, esperto di problemi carcerari, boccia la proposta: «Ritengo
che non si debba chiudere San Vittore ma proseguire, e accelerare, l’opera di ristrutturazione e
modernizzazione già iniziata». Che non siano
solo parole lo dimostra il fatto che nel Piano del
governo del territorio, lo strumento urbanistico
per eccellenza voluto dal sindaco e dal suo braccio destro Ada Lucia De Cesaris, San Vittore, sebbene statale, sia destinato a «servizio».
Troppi giudizi affrettati secondo Pisapia. «Da
anni si discute dell’opportunità o meno di chiudere il carcere milanese, a volte senza conoscere
la realtà di San Vittore e senza proporre alternative realistiche». Il sindaco riconosce che San
Vittore è vecchio ma ricorda al ministro che è
partita la ristrutturazione di due raggi: «Per i lavori già fatti, per la professionalità di direttori
e polizia penitenziaria,
Il sindaco
per le esperienze di so«Spostare
cialità di cui questo
i detenuti? È
carcere è stato spesso
come rimuovere all’avanguardia, ritengo che non si debba
i problemi»
chiuderlo». Anche sul
problema del sovraffollamento Pisapia dice la sua. Oggi a San Vittore
sono ospitate 1.015 persone, 945 uomini e 70
donne, quasi tutti in attesa di giudizio, contro
una capienza certificata di 702. Numeri in diminuzione rispetto all’anno scorso, quando i detenuti erano 1.351, ma pur sempre una situazione
di enorme disagio. Non è con la chiusura del carcere di piazza Filangieri che si risolve il problema: «Bisogna intervenire, e qui parla più l’avvocato che il sindaco, con una riforma del codice
penale in modo da prevedere, per i reati di non
grave allarme sociale, pene diverse e più efficaci
della detenzione, spesso scuola di criminalità».
Ma c’è un altro motivo per cui Pisapia dice no
alla chiusura. Anzi due. Il primo lo definisce
«culturale». «Abbiamo la tentazione di nascondere i problemi della società, rimuoverli. Un carcere in centro a Milano ricorda a tutti che viviamo in un mondo complesso, in cui esistono violenza, emarginazione e povertà e che i problemi
vanno affrontati e non rimossi». Il secondo: «Temo che i detenuti lontano dalla città perdano
contatto con il mondo esterno, famiglie, avvocati, assistenti sociali e volontari che avrebbero più
difficoltà a raggiungere il carcere». Nel 2001, da
capogruppo di Rifondazione in commissione
Giustizia alla Camera, usò una parola più forte:
«ghettizzazione». La sostanza non cambia.
Maurizio Giannattasio
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Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
La storia
di Gian Antonio Stella
CRONACHE
Rimosso l’ingegner Sciacca
che voleva salvare Messina
«Qui costruiscono sulle frane»
Da capo del Genio civile al Comune bloccò palazzi di 8 piani su crinali a rischio
L’ingegner Gaetano Sciacca
porta iella? Gli schiavi della
scaramanzia se ne vadano pure
a comprar cornetti e amuleti.
Ma un Paese serio dovrebbe
ascoltare le urla d’allarme dell’uomo che a Messina ha fatto,
dopo le frane assassine del
2009, ciò che non è stato fatto a
Genova. E che denuncia i rischi
incombenti su una città fragilissima la quale, a causa dell’assalto dei cementieri, è esposta
a nuovi disastri alla prima botta
di terremoto o al primo nubifragio. Un uomo che anche per
questi allarmi è stato fatto fuori.
«Ci saranno sempre terremoti in California» dice l’elenco telefonico di Los Angeles. E
spiega come tenersi pronti. Dopo di che ogni californiano può
anche pregare sant’Emidio: la
prevenzione, però, viene prima. A Messina, denuncia da
tempo l’ingegnere Sciacca, il
viadotto Ritiro su cui passa
l’autostrada Messina-Palermo
è in condizioni pessime: «Lo
hanno costruito col cemento
depotenziato e già due anni fa
una commissione di esperti ha
detto che rischiava di crollare.
È ancora li. Solo un po’ alleggerito: auto e camion passano su
una sola corsia. Se viene giù
quel viadotto, si abbatterà su
un’area dove vivono migliaia di
persone. Se ne parlo porto
“scutra”? Me ne infischio. Non
parlarne: questo è criminale.
Aspettiamo il disastro?».
Sono anni che Sciacca, ingegnere capo del Genio civile finché Crocetta l’ha spostato un
mese fa tra gli «urrah!» dei palazzinari e lo sconcerto di gran
parte della città, si sgola a spiegare che Messina è in pericolo.
Nel maggio 2010 mostrò a Tito
Cavaleri della Gazzetta del Sud
una foto: «Lo vede questo cartello con scritto “rischio frane”? Bene, ecco cosa vorrebbero far sorgere». E spianò sul tavolo il progetto di un complesso mostruoso. Come
mostruoso era un altro progetto bloccato: la trasformazione
su un crinale a rischio di una
villetta a due piani in un palazzo di otto piani più seminterrato e garage. E altro ancora…
Il nodo è questo: Sciacca ha
sempre rifiutato di applicare
meccanicamente una leggina
Località San Giovannello
Qui è prevista la realizzazione di
edifici residenziali agevolati. Ma il
terreno è a forte rischio idrogeologico
25
rio pubblico? Lasciamo rispondere a Celi: l’ex capo del Genio
civile è accusato di «non aver
coinvolto nella scelta dei professionisti cui affidare progettazioni e procedimenti Ordini
professionali e segreterie politiche che non possono rinunciare a indicare professionisti…». Insomma, ha rotto il
giocattolo degli amici e degli
amici degli amici.
Non gli perdonano, soprattutto, di aver detto verità scomodissime. Che Messina non
può continuare a costruire,
ignorando i rischi sismici idrogeologici, palazzi di cemento
armato ammucchiati «senza
una via di fuga, né uno straccio
di progettino che preveda un
minimo di alternativa sostenibile». Che «costruiscono ville
sul mare o in località a rischio e
poi pretendono opere pubbliche a difesa dell’indifendibile». «Ho le imprese alle calcagna. Sono dietro la porta. Ingegnere, mi gridano, teniamo famiglia… Ma insomma, come
Il viadotto
«Da anni ripeto che
l’autostrada potrebbe
crollare. Dicono che
porto iella? Pazienza»
Vallata del torrente Trapani
La collina sulla quale dovevano
sorgere degli edifici: ai piedi c’è
una frana
Il progetto sulla collina
Il progetto delle costruzioni che
dovevano sorgere sulla collina (a
rischio) di San Giovannello
regionale del 2003 firmata da
Cuffaro che permette, un attimo dopo il deposito di un progetto, di iniziare a costruire prima ancora che il Genio civile
possa aprir bocca. Caso mai, se
violasse le norme di sicurezza
antisismica e idrogeologica, dice la leggina, l’edificio può essere abbattuto. Ma dai! Ci vogliono decenni, da noi, per
buttar giù un fabbricato. E come fai a rimediare a uno sbancamento che magari ha compromesso un’area già franosa?
Infatti la Cassazione ha chiarito: leggi simili non valgono
nelle aree a rischio.
E cos’è più a rischio di Messina, colpita nel 1908 dal più disastroso dei terremoti italiani e
successivamente da decine di
frane, dovute alla presenza in
città di ben 52 fiumare per la
metà intubate e a una cementificazione che lo stesso giornale
locale definisce «criminale»?
Dice il rapporto Ispra 2008:
«L’intensa urbanizzazione rende concreta la possibilità che
una nuova calamità naturale
possa essere ancora più disastrosa di quella di cento anni
fa».
Eppure han continuato a
presentare progetti folli. Come
quello di due centri commer-
37
I morti causati
dall’alluvione
del 2009
a Giampilieri
e Scaletta
Zanclea
(Messina)
52
Le fiumare che
attraversano
Messina. Per
metà sono
intubate e sono
la causa di
decine di frane
ciali e palazzine per oltre tremila abitanti nella valletta del
torrente Trapani. Bloccato da
Sciacca come decine di altre
proposte da brivido in una cinquantina di aree a rischio. Fino
a tirarsi addosso le ire di una
miriade di ingegneri, costruttori e politici compatti nelle accuse: «Quel funzionario paralizza lo sviluppo di Messina!»
Bollato come un «Signor
No», l’ex capo del Genio civile è
intervenuto in realtà sulle aree
di maggior pericolo come Scaletta Marina o Giampilieri, devastate dalle alluvioni con 37
morti del 2009, con rara efficienza. Ha scritto sulla Gazzetta Francesco Celi: «79 appalti
completati, 24 in corso di realizzazione e vicini o quasi al traguardo» per un totale di 155
milioni «e c’è da andarne orgogliosi, perché per una volta alle
nostre latitudini ha prevalso la
politica del fare».
Non solo, spiega Sciacca: «I
lavori sono stati fatti nei tempi
giusti, tutte le imprese sono
state pagate e non abbiamo
avuto alcuna perizia di variante
con aumenti dei costi pretestuosi. Anzi, le imprese hanno
donato ai paesi opere supplementari». Allora, direte, cosa
vogliono di più da un funziona-
Tecnico
Gaetano
Sciacca
fotografato
nell’area di
Giampilieri,
colpita
dall’alluvione
del 2009.
Sciacca è stato
capo del Genio
civile del
Comune di
Messina: 23
associazioni e
vari sindaci
hanno firmato
un appello
perché non
venisse rimosso
dalla carica
(foto Sicilians)
diavolo posso autorizzare simili scempi? Non è bastato
Giampilieri?». Parole prese
malissimo dall’Ordine degli
ingegneri, tirati in ballo con architetti e geometri per tanti
progetti insensati: «Valuteremo provvedimenti disciplinari: ha screditato e offeso la nostra categoria».
Fatto sta che l’ingegnere è
stato «promosso» a un nuovo
incarico nell’iperuranio e tolto
di mezzo. Nonostante una lettera del Wwf e di Italia Nostra
che lo benedicono per avere
portato a termine «tutte le
opere per la messa in sicurezza
di Giampilieri» in modo
«estremamente esemplare».
Nonostante la difesa della Gazzetta: «Se questa città si fosse
ritrovata un drappello di professionisti come Sciacca oggi
sarebbe ben altra cosa». Nonostante un appello a lasciare
l’ingegnere dove stava firmato
da 23 associazioni ambientaliste e da vari sindaci, in testa
quello messinese, Renato Accorinti: «Questo territorio saccheggiato nel tempo, che ha
pagato con la vita di cittadini
innocenti scelte spesso irresponsabili, non può permettersi…». Macché…
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Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
26
Regione Lombardia
Azienda Ospedaliera Carlo Poma (Mantova)
PROVINCIA DI SIENA
SETTORE FORMAZIONE, LAVORO, SVILUPPO ECONOMICO E RURALE
AVVISO PUBBLICO PROVINCIALE PER LA PRESENTAZIONE DI PROGETTI FORMATIVI
FINALIZZATI AL CONSEGUIMENTO DI UNA QUALIFICA PROFESSIONALE
PER SOGGETTI CHE HANNO ASSOLTO L’OBBLIGO DI ISTRUZIONE E SONO FUORIUSCITI
DAL SISTEMA SCOLASTICO (DROP-OUT)
con l’applicazione di tabelle Standard dei costi di cui alla DGR 240/2011
Anno Formativo 2014-2015
Il Settore Formazione, Lavoro, Sviluppo Economico e Rurale con Determinazione Dirigenziale
n. 2582 del 06/10/2014 ha riaperto i termini dell’AVVISO PUBBLICO PROVINCIALE PER LA
PRESENTAZIONE DI PROGETTI FORMATIVI FINALIZZATI AL CONSEGUIMENTO DI UNA QUALIFICA PROFESSIONALE PER SOGGETTI CHE HANNO ASSOLTO L’OBBLIGO DI ISTRUZIONE
E SONO FUORIUSCITI DAL SISTEMA SCOLASTICO (DROP-OUT) con l’applicazione di tabelle
Standard dei costi di cui alla DGR 240/2011 - Anno Formativo 2014-2015”, esclusivamente
con riferimento al percorso “Operatore del benessere - Acconciatura”. Fonte di finanziamento: Piano esecutivo regionale della Garanzia per i giovani (Fondi YEI). Le domande,
corredate della relativa documentazione, dovranno pervenire alla Provincia di Siena, Settore
Formazione e Lavoro, Via Pantaneto n. 101 - 53100 Siena - entro le ore 13.00 del 06/11/2014.
L’Avviso integrale è pubblicato sul sito www.impiego.provincia.siena.it nella Sezione tematica “Bandi”. Per informazioni contattare il Settore Formazione, Lavoro, Sviluppo Economico
e Rurale, Via Pantaneto, 101 Siena dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00, al seguente indirizzo email: [email protected]
IL DIRIGENTE - Dr.ssa SIMONETTA CANNONI
I.V.G. di MONZA S.r.l.
ISTITUTO VENDITE GIUDIZIARIE
20900 - MONZA - via Aspromonte, 15
Tel. 039-2842611 Fax 039-2842927
www.ivgmonza.it - www.astagiudiziaria.com
VENERDI’ 31 OTTOBRE 2014 ALLE ORE 11,00
IN CABIATE (CO) VIA PIEMONTE N. 2
FALL.TO N. 46/13 - LOTTO 32/13
AVVISO DI GARA
GE.S.A.C. S.p.A. - Società Gestione Servizi Aeroporti Campani S.p.A. - Aeroporto Civile Capodichino
- Via del Riposo n. 95 - 80144 Napoli - Tel. 081/7896111 - Fax 081/7896522, indirizzo di posta
elettronica: [email protected] Indirizzo internet: www.gesac.it. CIG. Procedura negoziata mediante strumenti telematici, avente ad oggetto la fornitura di energia elettrica per l’anno 2015 a favore dell’Aeroporto di Napoli (lotto 1) CIG 5955018C4D) e dell’Aeroporto di Torino (lotto 2 CIG
5955031709). Durata: 1° gennaio 2015 - 31 dicembre 2015. Facoltà di proroga della fornitura solo
per l’Aeroporto di Napoli per l’anno 2016 alle condizioni di cui al capitolato speciale. Entità presunta
di fornitura: circa 40.057.284 di Kwh, di cui circa 20.266.686 di kWh per l’Aeroporto di Napoli e
circa 19.790.598 di kWh per l’Aeroporto di Torino. Modalità di affidamento e criterio di aggiudicazione: procedura negoziata con criterio del prezzo più basso attraverso il meccanismo dell’asta
elettronica, ai sensi dell’art. 85 D. Lgs 163/2006 e art. 288 D.P.R. 207/2010. Termine ricezione
domande di partecipazione: ore 10.00 del giorno 31/10/2014 a mezzo Portale Acquisti
(http://www.portal.gesac.it/portal/page/portal/internet/Azienda/BandiGara/BandiComunitari).
L’avviso integrale è disponibile sul sito www.gesac.it. ed è stato inviato all’ufficio delle pubblicazioni
della Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 16/10/2014. Responsabile del procedimento per la
fase di affidamento: ing. Alessandro Fidato.
L’ Amministratore Delegato - Dott. Armando Brunini
Tribunale di Milano
Sezione Terza Civile
Esecuzioni Mobiliari
Procedura esecutiva n. 12058/2011 vende all’incanto titoli azionari pignorati
corrispondenti al 100% del capitale sociale (senza attribuzione di diritti speciali), della società ASTEIMMOBILI.IT Spa, operante nel settore dei servizi
pubblicitari in materia di vendite giudiziarie di immobili. Prezzo base euro
5.488.000,00 (cinquemilioniquattrocentoottantottomila/zero). L’incanto avrà
luogo il giorno 11 dicembre 2014 ad ore 12.00 presso lo Studio della dott.ssa
Giuseppina Pizzamiglio, in Milano, via Podgora n. 15. L’importo della cauzione
è fissato in misura del 10% del prezzo base d’asta e dovrà essere versato,
con assegni circolari, nelle mani del delegato, dott.ssa Giuseppina Pizzamiglio, entro le ore 12.00 del giorno 10 dicembre 2014. L’aumento minimo da
apportarsi all’offerta è di euro 100.000,00 (centomila/zero). Il termine per il
versamento del saldo a cura dell’assegnatario è fissato al giorno 9 gennaio
2015. Maggiori informazioni presso il Commissionario alla vendita, dr.ssa Giuseppina Pizzamiglio, Via Podgora 15, 20122 Milano, tel. 02.54.56.884, fax
02.54.61.523, mail [email protected]
S90 S.n.C. DI VALTORTA L. E LONGONI L. IN LIQ.
Giudice Delegato: Dr.Nardecchia Giovabattista
Curatore: D.ssa Laura Arosio
LOTTO N. 1 - ATTREZZATURE, MACCHINARI ,IMPIANTI E MOBILIO VARIO: Divisore
parallelo - Divisore Nikken con tavola basculante - Mandrini e coni circa 50 pezzi Bareno d’Andrea - Bareno d’Andrea 70/115 - Serie di bareni Nikken - Maschiatori per trapano - Testina pneumatica 40.000 giri - Piani magnetici - Morse All Matic a chiusura prevaricata - Vari strumenti di misura (calibri, micrometri, etc..) - Carrello elevatore 15
quintali - Sollevatore a trave - Compressore 15 cv - Affilatrice - Mola - Rettifica tangenziale con piano magnetico, anno di acquisto 1991 -Pantografo, carrello elevatore, anno
di acquisto 1991 - Fresatrice Power Matic a controllo numerico SELCA 1200 e accessori per copiatura, anno di acquisto 1991 - Centro di lavoro a controllo numerico M ZERO
con SELCA 3045, anno di acquisto 1995 ETC…
BASE D’ASTA: € 35.000,00 (Oltre ad IVA del 22%)
“Il ritiro dei beni dovrà avvenire inderogabilmente entro e non oltre 15 giorni
dalla data di aggiudicazione, nel caso contrario verrà applicata
una penale giornaliera pari ad Euro 250,00”
*PRESENTAZIONE DELLE OFFERTE IRREVOCABILI D’ACQUISTO
ENTRO E NON OLTRE LE ORE 18,00 DEL 30/10/2014
Ministero dell’Interno
DIPARTIMENTO DELLA PUBBLICA SICUREZZA
DIREZIONE CENTRALE DEI SERVIZI TECNICO-LOGISTICI E DELLA GESTIONE PATRIMONIALE
IMPIANTI TECNICI, TELECOMUNICAZIONI E INFORMATICA
AVVISO DI AFFIDAMENTO TRAMITE GARA D’APPALTO
Determina a contrarre n. 600/C/TLC.735.PR.179.013.00B del 18/02/2014
Si informa che la Gara d’appalto,ai sensi del D. Lgs. 163 del 12 aprile 2006, con procedura ristretta
(art. 54 e 55 punto 6) e accelerata (art. 70, punto 11 lettere a-b), come modificato dalla Legge
12/07/2011, n. 106 e successivo Regolamento di attuazione ed esecuzione approvato con D.P.R.
del 5 ottobre 2010, n. 207, per la fornitura di servizi professionali di assistenza applicativa e consulenziale sul sistema “APFIS” per le esigenze del Servizio Polizia Scientifica della Direzione Centrale
Anticrimine, è stata affidata in data 08/08/2014 alla Società “ALMAVIVA S.p.A.” con sede legale in
Via di Casal Boccone 188-190 - 00137 Roma, al prezzo di € 918.564,00 oltre IVA al 22%, per aver
presentato l’offerta economicamente più vantaggiosa per l’Amministrazione. Il ricorso alla cennata
procedura trova motivazione nelle urgenti esigenze connesse con attività di pubblica Sicurezza.
Roma lì, 16/10/2014
IL RESPONSABILE UNICO DEL PROCEDIMENTO
AVVISO PUBBLICO
Invito alla manifestazione di interesse per l’affidamento del Servizio di Vigilanza armata delle
Aziende Ospedaliere di Mantova e Cremona
Le Aziende Ospedaliere di Mantova e Cremona, aggregate ai fini della presente procedura, intendono verificare l’interesse di operatori economici qualificati attraverso l’acquisizione di manifestazioni di interesse,
nel rispetto del principio di trasparenza, per la gestione del servizio di vigilanza armata delle Aziende Ospedaliere di Mantova e Cremona (Presidio Ospedaliero Oglio - Po di Casalmaggiore). Il servizio, rientrante
nella categoria generale n. 23 “Servizi di investigazione e di sicurezza..” di cui all’allegato II B del Codice
dei contratti pubblici, sarà affidato nel rispetto dell’art. 27 del D.Lgs 163/06.
Il presente avviso e la ricezione di espressioni di interesse non comportano per l’Azienda Ospedaliera alcun
obbligo nei confronti dei soggetti interessati, né, per questi ultimi, alcun diritto a qualsivoglia
prestazione/impegno da parte delle predette Aziende Ospedaliere.
Il servizio appaltabile comprende i seguenti principali sub-servizi:
a) Vigilanza Mobile Armata-collegamento con Centrale Operativa-collegamento con Forze dell’Ordine da
parte della Centrale Operativa dell’operatore economico aggiudicatario per le emergenze;
b) Vigilanza fissa armata;
c) Controllo accessi;
d) Tutte le ulteriori funzioni dettagliate nella documentazione di gara.
La durata del contratto è di 36 mesi, rinnovabili per pari periodo. L’importo a base d’asta per il primo
periodo contrattuale è pari ad eur. 1.320.000,00 al netto delle imposte.
Il suddetto importo è comprensivo degli oneri per la sicurezza non soggetti a ribasso d’asta, gli stessi
verranno specificati nel Capitolato Speciale di Gara.
Tutte le informazioni e la documentazione di gara saranno disponibili sulla piattaforma di Regione
Lombardia - Sintel, alla quale si può accedere al link: www.arca.regione.lombardia.it. Le domande di partecipazione vanno inviate esclusivamente tramite la funzionalità “Richiesta di ammissione” della piattaforma
Sintel.
Gli operatori economici per la presentazione della istanza di partecipazione dovranno essere in possesso
dei sottoelencati requisiti:
1) requisiti di ordine generale - dichiarazione circa l’inesistenza delle cause di esclusione di cui all’art. 38
del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163;
2) requisiti di capacità economico-finanziaria - dichiarazione che:
• il concorrente, Impresa singola o R.T.I./consorzio ha realizzato negli ultimi 3 esercizi chiusi (anni 20112012-2013) alla data di presentazione della domanda di partecipazione, un fatturato specifico nell’ambito dei servizi di vigilanza armata pari almeno ad eur. 2.640.000,00 (iva escl.);
3) requisiti di capacità tecnico-organizzativa - dichiarazione che:
• il concorrente, Impresa singola o RT.I./consorzio (le referenze saranno date dalla somma delle referenze
presentate dalle Imprese facenti parte del R.T.l./consorzio) negli anni 2011, 2012 e 2013, ha eseguito
almeno un contratto avente ad oggetto l’attività di servizio di vigilanza armata di contenuto analogo a
quello richiesto dalla presente procedura, di valore pari o superiore ad eur. 1.000.000,00 (iva escl.);
• possesso della Licenza Prefettizia rilasciata ai sensi dell’art. 134 del T.U.L.P.S. per agenzie
investigative.
Pertanto, si invitano tutti gli interessati a presentare istanza di partecipazione al procedimento senza alcun
impegno, secondo il modello allegato (all. A - Dichiarazione Sostitutiva - Istanza di partecipazione) alla
presente e scaricabile dal sito www.aopoma.it e www.arca.regione.lombardia.it, ed inviandola esclusivamente in modalità telematica, firmata digitalmente, tramite la piattaforma Sintel di Regione Lombardia
entro e non oltre il 31/10/2014 - ore 12.00.
Le modalità per la presentazione della suddetta istanza sono contenute nell’allegato “B” (Modalità tecniche
per l’utilizzo della Piattaforma Sintel) e nell’allegato “C” (Soggetti ammessi alla gara e modalità tecniche
per la presentazione della istanza di partecipazione).
Responsabile Unico del Procedimento: Dott. Alberto Bassi.
IL DIRETTORE GENERALE - Dott. Luca Filippo Maria Stucchi
CONCORDATO PREVENTIVO 16/14 C/WIZARD
REAL ESTATE SRL
Rende noto che è stata presentata offerta irrevocabile di acquisto per villa in Forte dei Marmi
(LU) Via Agnelli, 33 di spazio camere per 12
posti letto, salone doppio, spazio bagni, cucina, seminterrato, dependance per il personale al prezzo di euro 1.850.000,00 su valore
di perizia di euro 2.640.000,00.
Si invitano i soggetti interessati a presentare
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massimo del 12/11/14 c/o Amministratore
Giudiziario, ovvero mediante deposito alla Cancelleria del Tribunale di Parma e informativa
all’A.G. Via Roberto Ago, 36 - 00166 Roma.
La perizia è disponibilità previa richiesta
scritta all’A.G. via pec [email protected]
e
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ordinaria
all’indirizzo
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329 6210177 o 339 8016711.
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI FIRENZE
COMUNE DI ANDORA
(Provincia di Savona)
via Cavour 94, 17051 Andora
tel 0182/68111 - fax. 0182/6811244
[email protected]
http://www.comune.andora.sv.it.
E’ indetto pubblico incanto per alienazione
terreni compresi in porzione di sub ambito
di riqualificazione urbana via Piana del Merula RU7 per realizzazione di una R.T.A di
circa mq. 3.000,00. Prezzo posto a base
d’asta a rialzo quantificato a corpo in €
1.615.000/00 fuori campo IVA. Le offerte
devono pervenire entro il 26/11/2014 ore
13:00 pena esclusione. Apertura offerte il
27/11/2014 ore 8.30. Bando pubblicato
sul sito comunale sotto “Gare, appalti,
bandi e concorsi, alienazioni” nella pagina
“Alienazioni”.
Il Responsabile Ufficio Patrimonio
Ing. Paolo Ferrari
CITTA’ DI SAN GIORGIO
A CREMANO (NA)
Settore Avvocatura
Servizio Gare e Contratti
ESTRATTO ESITO DI GARA
Il giorno 17 settembre 2014 è stata ultimata la procedura aperta per appaltare il servizio frazione organica siti di
conferimento, per l’importo a base
d’asta di € 800.000,00 oltre iva. CIG
56734116DC. Aggiudicataria: TORTORA GUIDO srl con sede legale in Castel San Giorgio (SA) Via Crocinola,
177 - per l’importo di € 674.560,00
oltre iva al netto del ribasso del
15,68%.
Il Dirigente Settore Avvocatura
Avv. Lucia Cicatiello
ESTRATTO AVVISO DI AGGIUDICAZIONE
DI APPALTO DI SERVIZI
ENTE APPALTANTE: Piazza San Marco n. 4 50121 Firenze - PROCEDURA DI GARA: Procedura aperta - CRITERIO DI AGGIUDICAZIONE: Art.
83 d.lgs. 163/2006 e s.m. - OGGETTO: G 291 Procedura aperta per l’affidamento, a mezzo accordo
quadro, del servizio di catalogazione on line di
materiale librario moderno appartenente alle
biblioteche del sistema bibliotecario dell’Università degli Studi di Firenze per il periodo di 48
mesi dalla data effettiva di decorrenza del servizio.
CIG: 5530798EE1. ULTERIORI INFORMAZIONI:
http://www.unifi.it/vp-2619-servizi-esiti.html.
Firenze, 15 ottobre 2014
Il Dirigente - Dott. Massimo Benedetti
CESANO MADERNO
VIA MONTE PERTICA 6 - FABBRICATO USO RESIDENZIALE
di 2 piani (mq 87,50) magazzino
di due piani (mq 126,28) ed area
scoperta. Prezzo base Euro
130.000,00. Vendita senza incanto 16/12/2014 ore 11. Eventuale vendita con incanto
18/12/2014 ore 11. G.E. Dott.ssa
Bergamasco (Trib. di Padova sez. distaccata di Este). Delegato
alla vendita Notaio Maria Nives
Iannaccone tel. 02/86995552.
Rif. RG 40344/2005
AZIENDA OSPEDALIERA
UNIVERSITARIA FEDERICO II
AVVISO ESITI DI GARA
A PROCEDURA APERTA
Questa Azienda, con deliberazione n. 308 del
24.06.2014 ha provveduto ad aggiudicare
la fornitura “in service” di n. 1 trapano piezoelettrico con manipolo ad ultrasuoni e relativi dispositivi per le esigenze assistenziali
del D.A.I. Testa-Collo dell’A.O.U.; (Codice
CIG: 54108327D0) alla Società JOHNSON &
JOHNSON MEDICAL S.p.A. - Pomezia (RM),
Via del Mare, 56, per l’importo presunto
complessivo riferito all’intero biennio di di
€ 42.346,00 oltre I.V.A.. Il presente testo è
disponibile anche sul sito dell’A.O.U. all’indirizzo www.policlinico.unina.it ed è stato
inviato alla G.U.R.I. in data 15.10.2014.
F.to IL DIRETTORE GENERALE
Giovanni PERSICO
Per la pubblicità
legale e finanziaria
rivolgersi a:
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Via B. Alimena, 105 - 00173 Roma
Bando di gara n. 9/2014
CIG Lotto A: 5905182657
Lotto B: 5905208BCA
Lotto C: 590522382C
Lotto D: 5905234142
AVVISO RELATIVO
A INFORMAZIONI
COMPLEMENTARI
Si comunica che è pubblicato sulla
GUCE 30/09/2014, sulla GURI n.
120 del 20/10/2014 Parte II, sul sito
della Società CO.TRA.L. S.p.A. e sul
sito informatico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’Avviso
relativo ad Informazioni Complementari alla procedura indetta con bando
n. 9/2014 per l’affidamento della
fornitura di circa 28.000.000 litri di
gasolio per autotrazione, suddivisa in
4 lotti.
L’Amministratore Delegato
Vincenzo Surace
AUTORITA’ PORTUALE DI MESSINA
ESTRATTO
Si rende noto che l’Albo e il sito internet
(www.porto.messina.it) dell’Autorità
Portuale di Messina pubblicano integralmente il bando pubblico relativo alla
procedura ai sensi degli artt. 3, 11, 53,
54, 55, 66, 70 e con il criterio dell’offerta
economicamente più vantaggiosa, ai
sensi dell’art. 83 del D.lgs. 12 aprile
2006, n. 163 e del DPR 207/2010, per
l’esecuzione dei lavori di restauro del
portale del padiglione centrale e del padiglione per mostre di arte e turismo nel
Quartiere Fieristico di Messina. CIG:
5936160233.
Le offerte e la documentazione prescritta
dal bando e dal disciplinare di gara dovranno pervenire entro il termine perentorio delle ore 13.00 del 19/12/2014.
L’apertura delle offerte pervenute avverrà il 08/01/2015 alle ore 10.00.
IL PRESIDENTE
(Dott. Antonino De Simone)
Istituto Superiore di Sanità
UFFICIO III R.E.
(Contratti, Servizi e Spese in Economia, Contratti all’Estero)
ESTRATTO AVVISO DI AGGIUDICAZIONE DI APPALTO
Si rende noto - ai sensi dell’art. 65 del D.Lgs n. 163/2006 e
s.m.i. - che è stata aggiudicata la “Procedura aperta per la
conclusione di un Accordo Quadro con un solo operatore
economico per ciascun lotto per la fornitura in lotti di animali
da laboratorio per il fabbisogno dell’Istituto Superiore di
Sanità. Lotto n. 1 Topi Outbred (CIG 5656528A90); Lotto
n. 2 Topi Inbred (CIG 565654154C); Lotto n. 3 Topi Immunodepressi (CIG 565654696B); Lotto n. 4 Ratti (CIG
56565561AE); Lotto n. 6 Cavie (CIG 5656603875); Lotto n.
7 Conigli (CIG 5656606AEE). Il Lotto n. 5 Criceti (CIG
56565626A0) è stato dichiarato deserto e, quindi, non aggiudicato per la mancata presentazione di offerte. L’Avviso
di aggiudicazione di appalto è stato inviato per la necessaria
pubblicazione alla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea in
data 13/10/2014 ed è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale
della Repubblica Italiana in data 17/10/2014 e sui siti informatici di cui all’art. 66, comma 7, del D.Lgs n. 163/2006 e
s.m.i.. Si dichiara, inoltre, che copia dell’Avviso è affissa all’Albo dell’Istituto Superiore di Sanità, ed è accessibile in Internet all’indirizzo : http://www.iss.it alla voce “Lavorare
all’ISS”, sezione “Bandi di gara”. Ulteriori informazioni
potranno essere richieste all’Ufficio III - R.E. (Contratti, servizi e spese in economia, contratti all’estero) dell’Istituto Superiore di Sanità (tel. n. 06/49906062 - fax 06/49387132 e-mail: [email protected]).
IL DIRETTORE DELL’UFFICIO III - R.E.
(Dott. Alessandro VALENTE)
Via B. Alimena, 105
00173 Roma
Avviso di aggiudicazione della
gara indetta con Bando di gara
n. 4/2014 - CIG 5620765203
Si comunica che è pubblicato sulla
GUCE 05/10/2014 e sulla GURI n.
120 del 20/10/2014 Parte V, l’Avviso di aggiudicazione della gara indetta con Bando di gara n. 4/2014
relativa all’affidamento dei servizi di
revisione dei cambi automatici ZF
installati sugli autobus della flotta
Co.Tra.L. S.p.A. L’Avviso integrale
può essere consultato nel sito
Co.Tra.L. S.p.A. www.cotralspa.it
nell’Area Business, sezione bandi
di gara.
L’Amministratore Delegato
Vincenzo Surace
A.O.U. FEDERICO II
CONCORDATO PREVENTIVO 16/14 C/WIZARD
REAL ESTATE SRL
Rende noto che è stata presentata offerta irrevocabile di acquisto per l’intero dell’immobile
sito in Via La Spezia 166, adiacente tangenziale
Sud di Parma, categoria A/3 e D/8 già destinato ad uso autosalone ex Parma Motors Spa,
di mq 2.581,00 di area espositiva e mq
2.581,00 di magazzino interrato, oltre mq
6.883,00 di area esterna al prezzo di euro
2.800.000,00, a fronte di perizia pari ad euro
2.870.000,00.
Su parte dell’immobile per mq 765,00 sussiste
un’opzione per l’acquisto ad uso officina, giusto contratto n. 14063017083159079.
Si invitano i soggetti interessati a presentare
all’Amministratore Giudiziario eventuale offerta
migliorativa entro il termine massimo del
12/11/2014 o mediante deposito alla Cancelleria del Tribunale di Parma e informativa
all’A.G. Via Roberto Ago, 36 - 00166 Roma.
La perizia è disponibilità previa richiesta
scritta all’A.G. via pec [email protected]
e
per
via
ordinaria
all’indirizzo
[email protected]
e
[email protected]
Per informazioni contattare i nr. 06 37516993
o 329 6210177.
AVVISO DI GARA PER PROCEDURA APERTA
Questa Amministrazione, con sede in Napoli alla via S.
Pansini n. 5 - 80131, intende aggiudicare la seguente gara
“Gara 1/14: Servizio di organizzazione, classificazione e
gestione dell’archivio delle cartelle cliniche dell’Azienda
Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli. mediante
procedura aperta, con aggiudicazione secondo il criterio
dell’offerta economicamente più vantaggiosa ex art. 83
D.Lgs. 163/06 e s.m.i., con verifica offerte anormalmente
basse ex art. 86, comma 2. della citata disciplina. CIG
586727547F. Importo a base d’asta: € 1.500.000,00, oltre
I.V.A., al netto degli oneri della sicurezza derivanti dai rischi di natura interferenziale, pari a zero. Data ora e luogo
di apertura: 16/12/2014, ore 10,00-Direzione Generale.
Requisiti di partecipazione: vedi disciplinare amministrativo. Finanziamento: fondi bilancio A.O.U. Federico II. Durata dell’appalto: 60 (sessanta) mesi. Termine ultimo per
la ricezione delle offerte: ore 12,00 del 12/12/2014. Il
bando è pubblicato su G.U.R.I., profilo di committente
www.policlinico.unina.it. e sito www.serviziocontrattipubblici.it. Documentazione integrale di gara disponibile
sul profilo di committente. Responsabile del procedimento: Dott.ssa Rosanna Egidio (0817462868). Per informazioni: Servizio Affari Generali (0817463005). Data
spedizione bando alla G.U.U.E. 7/10/2014
f.to IL DIRETTORE GENERALE - Giovanni PERSICO
FNM Autoservizi S.p.A.
Piazzale Cadorna n. 14 /16
20123 MILANO
Telefono 0285114250
Telefax 0285114621
AVVISO DI GARA
Viene indetto avviso relativo ad un sistema di
qualificazione per “Qualificazione delle imprese per l’esecuzione servizi di trasporto
regolare di persone con autobus”. I soggetti
interessati dovranno presentare domanda
come indicato nel “Regolamento del Sistema
di Qualificazione” visionabile sul sito internet
aziendale all’indirizzo www.fnmgroup.it. Il
bando integrale di gara è stato pubblicato
sulla GUCE S 196 del 11/10/2014 ed inviato
alla GURI il 13/10/2014. Il bando integrale di
gara è altresì disponibile presso il sito internet www.fnmgroup.it.
IL PRESIDENTE
DOTT. COSTANTE PORTATADINO
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Vico II San Nicola alla Dogana, 9
Tel. 02 2584 6665
80133 Napoli
Fax 02 2588 6114
Tel. 081 49 777 11 - Fax 081 49 777 12
Via Campania, 59 - 00187 Roma
Via Villari, 50 - 70122 Bari
Tel. 06 6882 8650
Tel. 080 5760 111
Fax 06 6882 8682
Fax 080 5760 126
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
CRONACHE
27
Un finanziamento di 25.000 euro per dieci studentesse delle scuole medie
superiori per favorire le lauree in Informatica, Ingegneria, Matematica e Fisica:
dal Corriere una spinta verso le materie «Stem» con l’aiuto di Google
«S
e mio padre non mi avesse regalato un computer quando
ero piccola, probabilmente
non avrei studiato informatica». Valentina De Vivo ha 27
anni, oggi lavora in Enel, è
campana e fa parte del Google
Developers Group che riunisce
i programmatori informatici.
Oggi, grazie a quel dono e grazie alla sua tenacia, fa parte di
quella piccola, piccolissima
quota di donne — il 9 per cento, in media con il dato europeo — che in Italia lavora nel
campo tecnologico.
Nell’Ottocento
Valentina l’ha capito prima
delle sue altre compagne. Fare
il liceo scientifico e studiare ingegneria informatica l’avrebbe
portata lontano: «Sapevo che
se avessi voluto trovarmi un lavoro decente in una regione
dove la disoccupazione giovanile è altissima (il 51,1 per cento, ndr) avrei dovuto scegliere
un ambito tecnico». E così è
stato. Valentina, pur essendo
molto giovane per gli standard
I numeri / 1
In Italia, ma il dato
medio è europeo, il 9
per cento delle donne
lavora nel campo
tecnologico
1
3
4
Una borsa per ragazze
che amano le scienze
Come fare
● Rcs
Mediagroup,
grazie a una
donazione di
Google, mette
in palio 10
borse di studio
del valore di
2.500 euro
ciascuna, per
incentivare la
formazione
universitaria
scientifica nelle
materie
Informatica,
Ingegneria,
Matematica e
Fisica.
italiani, ora ha un buon lavoro
ed è soddisfatta di quello che
fa. Affermarsi in settori percepiti come prettamente maschili, tuttavia, non è per nulla facile. Ada Lovelace, considerata la
prima programmatrice informatica della storia, venne incoraggiata dalla madre matematica a impegnarsi in ambito
scientifico.
● Il bando è
rivolto alle
studentesse
residenti in
Italia delle
Istituzioni
Scolastiche
secondarie di
secondo grado,
statali e
paritarie.
Prima linea
● Le
candidature
potranno
essere
effettuate
online su
iltempodelledo
nne.corriere.it/
bandoinumeripercam
biareilmondo
fino al 30
marzo 2015.
E questo accadeva nell’Ottocento, quando alle donne veniva chiesto di essere belle e di
non pensare troppo. Grace
Hopper, ammiraglio della marina statunitense, durante la
seconda Guerra Mondiale contribuì ad elaborare un programma per decifrare le comunicazioni del nemico, dopo essersi arruolata nonostante le
sue caratteristiche fisiche non
fossero quelle richieste. Sister
Mary Kenneth Keller decise di
prendere i voti ma questo non
le impedì di diventare la prima
donna americana a conseguire
nel 1965 un dottorato in informatica. Certo, come fa notare
2
●
anche Walter Isaacson nel suo
ultimo libro The Innovators,
sono tutti nomi che la storia
non ricorda. Steve Jobs e Bill
Gates, sì li abbiamo tutti in
mente. Ada, Grace e Mary, sono rimaste nell’ombra, «vittime» di una rimozione collettiva, nonostante i loro meriti.
Dai primi del Novecento ad oggi le cose sono cambiate, certo.
Ma non si può ancora cantare
vittoria. In Europa solo nove
sviluppatori su 100 sono donne
e appena il 19 per cento dei manager è di sesso femminile
contro il 45 per cento in altri
settori dei servizi. In Italia le
matricole di ingegneria, secondo i dati del ministero dell’Istruzione, sono il 22,7 per
cento contro il 77,3 per cento
dei maschi. Una percentuale
che sale a 30,5 contro 69,5 solo
per matematica, fisica e informatica.
Il muro
Se l’obiettivo però è sfondare
quel muro e arrivare al 50-50,
allora le ragazze devono andare oltre lo stereotipo «la matematica è cosa da maschi» che
le vuole iscriversi solo a scienze politiche, sociologia e psicologia. «Accade spesso che le
ragazze nella scelta del loro
percorso di studi si auto censurino e che scelgano materie
considerate per convenzione
più femminili. Ma talvolta si
tratta di decisioni legate più al
modello educativo che all’inclinazione reale», spiega Cristina Messa, rettore dell’Università Bicocca di Milano. L’influenza delle madri (e dei padri), i giocattoli che ci hanno
regalato da piccole, l’educazione. Sono tanti i fattori che contribuiscono a tenere le donne
lontane dalle materie Stem
(Scienza, Tecnologia e Matematica). «Quando mi sono
iscritta all’Università negli anni
70 era comune pensiero che le
donne non fossero portate per
la logica, uno stereotipo davvero lontano dalla realtà», racconta Paola Inverardi che, dopo essere diventata una delle
prime docenti di informatica
in Italia, oggi è rettrice dell’Università dell’Aquila.
I vantaggi
Gli addetti al settore però
non hanno dubbio, assumere
donne è utile anche al datore
di lavoro: «Nei laboratori informatici e di programmazione
permette di avere un approccio
più ampio ai problemi e di risolverli meglio», ha dichiarato
a Beppe Severgnini Yonca Brunini, vicepresidente marketing
Google per i Paesi dell’aerea
mediterranea. Proprio lei che è
nata in un piccolo paesino della Turchia e oggi vive e lavora a
Londra.
La parità di genere, comunque la si guardi, è dunque un
vantaggio per tutti: «Quando si
costruisce una casa, una città,
una scuola, se vogliamo che
questa diventi un luogo per
tutti, dobbiamo coinvolgere
nella sua realizzazione ogni attore. Questo vale anche per i
settori produttivi, indipendentemente dalla geografia o da
ciò che si produce. Quindi se la
tecnologia, la finanza o la
scienza sono mondi esclusivamente maschili, significa che
sono incompleti. E dunque difettosi», sottolinea Emma Sinclair, giovane imprenditrice
I numeri / 2
In Europa solo 9
sviluppatori su 100
sono donne e appena il
19 % dei manager è di
sesso femminile
La formazione
Creative
I video giochi? Perché no
Le altre tecno possibilità
Angry Birds
Conosciutissimo
videogame
sviluppato da
Rovio Mobile
Lo sviluppatore è
un vero mestiere
che lavora sia in campo tecnologico che finanziario in Gran
Bretagna. Importante, però,
aggiunge Emma, è non farsi
spaventare: «Ancora oggi,
quando entro in una stanza,
sono l’unica donna. E tanti mi
giudicano solo per i miei tacchi alti o per il mio aspetto fisico». Lei però non se ne cura e
tira dritto.
Oltre alla borsa di studio del Corriere della Sera
ci sono altre opportunità per le ragazze che
vogliano specializzarsi in ambito tecnologico. La
prima è promossa da Digital Bros Academy, in
collaborazione con la società d’incoraggiamento
d’Arti e Mestieri per gli aspiranti designer,
creativi e si rivolge agli sviluppatori di
videogame. In palio tre borse, di cui una
dedicata alle donne, per tre corsi post-diploma
di un anno - Game Designer, Game Developer e
Artist & Animator 2D/3D (informazioni su
www.dbgameacademy.it). Poi, il bando europeo
per la borsa di studio Anita Borg Memorial. Per
partecipare le candidate devono essere iscritte a
programmi di formazione di tipo informatico,
ingegneristico o strettamente legati a materie
tecniche (www.google.com/anitaborg/emea/).
Infine, la fondazione del Politecnico di Milano
con l’associazione nazionale donne ingegneri e
architetti ha organizzato diversi incontri nelle
scuole superiori e nelle Università: il prossimo è
il 30 ottobre in Bovisa, a Milano, sul tema
«Consapevolezza e coraggio».
Il mondo, insomma, non lo
cambi se ti fermi alle prime
difficoltà. Ecco perché il Corriere della Sera lancia un’importante iniziativa rivolta alle
studentesse delle scuole medie superiori. Dieci borse di
studio del valore di 2.500 euro
ciascuna, messe in palio da Rcs
Mediagroup, grazie a una donazione di Google, per incentivare la formazione universitaria scientifica in Informatica,
Ingegneria, Matematica e Fisica. Un piccolo contributo, certo, che vuole essere solo un inizio. Ma che può aiutare le ragazze a realizzare il loro prog e t to . Pe r a ve r e t u t te l e
informazioni, per scoprire chi
selezionerà le candidate e per
iscriversi è semplice: basta
cliccare su iltempodelledonne.corriere.it/bando-inumeripercambiareilmondo e avere
una buona idea. Poi, tutto il resto dipende da voi.
Marta Serafini
martaserafini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Chi sono
1) Ada Lovelace
(1815-1852),
figlia di Lord
Byron e di una
matematica, è
considerata la
prima
programmatrice
della storia
2) Grace Hopper
(1906-1992)
informatica e
ammiraglio
statunitense. Ha
contributo a
decriptare le
comunicazioni
del nemico
durante la II
Guerra Mondiale
3) Carol Shaw
(1955) è
considerata la
prima
videogame
designer donna.
È nata a Palo
Alto in California
4) Marissa
Mayer (1975),
ingegnere
informatico. È
amministratore
delegato di
Yahoo! ed è tra
le poche donne
a coprire un
ruolo di
comando nella
Silicon Valley
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
28
●
La sfida Negli ultimi decenni un numero vasto di fedeli ha preso a
non accettare più la concezione cristiana dell’essere umano,
del rapporto fra i sessi, della trasmissione della vita. Com’è potuta
accadere una simile erosione di quell’impalcatura culturale?
ANALISI
& COMMENTI
SEGUE DALLA PRIMA
E
di Massimo Rebotti
Se il sindaco
cinquestelle
si lamenta
del suo stipendio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
di Ernesto Galli della Loggia
ntrambi gli schieramenti episcopali, per finire,
goffamente supportati dai rispettivi omologhi
laici nella politica e nei giornali.
Durante il Sinodo sulla famiglia è andato in
scena ancora una volta questo scontro in realtà
tutto interno alle Chiese dell’Occidente. Nel quale il Papa e le sue posizioni si sono trovate come
prese in mezzo rischiando, di fatto, una continua strumentalizzazione. Da qui probabilmente
il deciso intervento finale di Bergoglio.
In realtà l’adozione pienamente accettata e a
stento dissimulata di categorie proprie della politica nel dibattito del mondo ecclesiastico e in
generale cattolico nei Paesi occidentali, dà l’impressione di essere null’altro che un surrogato
delle molte domande di fondo che di quel dibattito dovrebbero essere la premessa obbligata,
«A
nche io ho
fatto i miei
sacrifici. Da
ingegnere
guadagnavo quanto volevo,
da sindaco invece prendo
meno di un vigile urbano».
Il primo cittadino di
Livorno, il cinquestelle
Filippo Nogarin, ha detto
proprio così a un gruppo di
dipendenti della
cooperativa che pulisce le
strade della città. Gli
spazzini, che rischiano un
taglio del 25% del loro
stipendio, chiedevano
rassicurazioni sul futuro.
Invece di darne, il sindaco,
forse per levarsi
dall’impiccio, ha chiesto
comprensione per lui: «Vi
rendete conto? Meno di un
vigile, guadagno meno di
un vigile». Non c’è il rischio
di aver capito male —
riferisce il Tirreno — il
lamento del sindaco povero
Nogarin agli spazzini lo ha
ripetuto tre volte. Eletto
sull’onda della campagna
«moralizzatrice» del
Movimento cinquestelle,
passato alle cronache come
colui che ha espugnato la
roccaforte rossa, è già la
seconda volta che scivola
sui costi della politica. In
campagna elettorale,
ovviamente, il tema era
stato un cavallo di
battaglia del M5S: appena
eletto però, guardando per
la prima volta le cose da un
altro punto di vista, il
sindaco disse: «Un
assessore prende talmente
poco che non credo gli si
possa tagliare l’indennità».
Poi si corresse, ma adesso
ci è cascato di nuovo. A
Livorno — informa sempre
il Tirreno — il sindaco
guadagna 7.097 euro
mensili, l’equivalente di tre
vigili urbani, se restiamo
allo spericolato paragone di
Nogarin che, da ingegnere,
aveva dichiarato nel 2013 la
metà di quanto percepisce
ora. Ma i conti in tasca al
sindaco, o la sua
incoerenza, non sarebbero
nemmeno il punto, se non
fosse che i Cinquestelle
hanno basato molto del loro
successo proprio
sull’avversione verso chi
«vive di politica». Il punto,
alla fine, è che i lavoratori
livornesi non hanno scelto
di vedersi ridurre lo
stipendio. Mentre Nogarin
a candidarsi come sindaco
— e rimetterci così tanto
come racconta — non è
stato obbligato da nessuno.
LE DOMANDE
SENZA RISPOSTE
❞
L’esproprio e le parole
Di termini come «accoglienza» ,
«carità», «misericordia» sono corsi a
impadronirsi i «progressisti» che
allignano negli esausti episcopati
d’Occidente per usarli contro i
«conservatori» delle medesime Chiese
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editorialisti e
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ma che invece in sostanza ci si è sempre guardati
bene dal porsi. Lo si è visto chiaramente a proposito di quei grandi temi come i comportamenti sessuali, la procreazione, il matrimonio,
che hanno prodotto le maggiori divisioni all’interno del Sinodo. Si tratta con tutta evidenza di
questioni riguardanti da un lato l’idea complessiva dell’essere umano e del suo destino entro il
disegno della creazione, e dall’altro il rapporto
che con tale prospettiva generale deve avere la
sua quotidianità morale. Questioni, come si capisce, che possono difficilmente essere risolte
all’insegna della «semplice» libertà di coscienza
o della «misericordia», come ha invece cercato
di fare nei giorni scorsi lo schieramento «progressista» nell’aula del Sinodo col mettersi sulla
stessa lunghezza d’onda lessicale del Papa. È evidente, infatti, che così si rischia davvero di non
cogliere per nulla la reale portata di quanto è autenticamente in gioco. Che in questo caso, se
non sbaglio, è il cuore stesso di ciò che una religione monoteista è e che alla fine non può non
essere.
Ma se è così, è allora difficile non stupirsi del
fatto, come dicevo, che quando gli episcopati occidentali decidono oggi di discutere di tali argomenti, specie se è per cercare adeguamenti dottrinali a quelle che vengono chiamate le «mutate
esigenze dei tempi», non avvertano, e quasi neppure percepiscano si direbbe — né i novatori né
i loro avversari con la solitaria e luminosa eccezione di Ratzinger — che prima di un tale compito tutti loro avrebbero da gran tempo dovuto
porsi forse una domanda: come è accaduto che
negli ultimi decenni un ampio numero di fedeli,
forse addirittura la maggioranza, non seguissero
più gli indirizzi della Chiesa? Che nella propria
vita quotidiana essi si discostassero non già da
aspetti secondari bensì basilari del suo insegnamento? Che non accettassero più la sua concezione dell’essere umano, del rapporto tra i sessi,
della trasmissione della vita? Come è accaduto
che questa gigantesca impalcatura culturale che
aveva tenuto il campo per secoli stia oggi di fatto
sul punto di sbriciolarsi? Che proprio in questa
parte del mondo storicamente cristiano, forze e
tendenze estranee se non ostili al retaggio cristiano si mostrino capaci in tanti campi di prevalere, di dettare stili di vita e di pensiero? E per
CONC
●
Il corsivo del giorno
proseguire con le domande di fondo scritte nelle
cose: è possibile che tutto quanto è accaduto e
sta accadendo non implichi responsabilità di ordine, non già solo pastorale, ma principalmente
intellettuale, da parte non solo della Chiesa
d’Occidente e delle sue gerarchie ma del mondo
cattolico nella più vasta accezione, a cominciare
dai suoi esponenti intellettuali?
Per chi guarda a queste cose con uno sguardo
dall’esterno, ma consapevole del tesoro di pensiero e di azione racchiuso nella tradizione «ro-
mana», è difficile convincersi che «carità» e
«misericordia» possano colmare davvero questo
vuoto di riflessione, rappresentando delle risposte adeguate ai drammatici interrogativi sopra
detti. È difficile liberarsi dall’idea che forse quegli interrogativi alludono a un grandioso «segno
dei tempi» che si annunciano all’Occidente. Un
«segno dei tempi» che andrebbero adeguatamente decifrati. E magari fatti oggetto di un
nuovo annuncio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LEGGE DI BILANCIO
LA FINESTRA (STRETTA)
PER LA FLESSIBILITÀ EUROPEA
di Enzo Moavero Milanesi
Verifiche L’esame Ue è
guardato da vicino dai
mercati: servono intensi
contatti con gli altri Paesi
I
n Europa, i governi degli Stati dell’Eurozona hanno inviato, entro la data prevista del
15 ottobre, il progetto del rispettivo bilancio (la «legge di Stabilità»). Si è aperto un
periodo cruciale, durante il quale ne saranno valutate sostenibilità e prospettive.
La Commissione europea ha il compito di effettuare un’analisi approfondita e di emettere
un parere di cui Governi e Parlamenti nazionali
dovranno tener conto. Un parere motivato e
pubblico; molto atteso nei mercati finanziari,
da chi decide se acquistare, e a quale tasso d’interesse, i titoli dei debiti pubblici dei vari Paesi.
È opportuno che, insieme agli investitori, si al-
lertino anche i cittadini, facendosi sentire dai
loro rappresentanti nelle istituzioni democratiche. Infatti, nel caso di «bocciatura» europea di
un progetto di bilancio o di inosservanza delle
indicazioni contenute nel parere, gli inevitabili
effetti sui mercati si ripercuoterebbero velocemente anche su di noi cittadini, in termini di
costi sociali e maggiori tasse. Non dobbiamo
cadere in errore: il vero snodo è la reazione, l’atteggiamento dei mercati, ben più della posizione di questo o quel Paese dell’Unione europea.
Considerato l’elevato livello del debito pubblico
accumulato dall’Italia e il peso sul bilancio dello Stato degli interessi passivi che paghiamo
per sostenerlo, la fase di esame, iniziata da
qualche giorno, merita tutta la nostra attenzione.
Il meccanismo di esame europeo — come
spesso succede con l’Ue — sembra comprensibile solo agli addetti ai lavori; d’istinto, lo percepiamo troppo «tecnocratico», probabilmente influenzato da interessi a noi estranei, magari ostili. Provo a illustrarlo, in estrema sintesi.
L’obiettivo è di permettere la valutazione dei bilanci nazionali, quanto prima possibile, per individuare gli eventuali problemi e i relativi ri-
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
LA BEATIFICAZIONE
PROFEZIA E MODERNITÀ
PAOLO VI, PAPA ATTUALE
COME POCHI ALTRI
di Luca Diotallevi
Protagonista Montini
colse i costi richiesti dalla
contemporaneità ai
cattolici. E rese la Chiesa
«esperta in umanità»
SEGUE DALLA PRIMA
U
n poco questa assoluta attualità emergeva già con il fatto che a volere la sua
beatificazione fosse un Pontefice,
Francesco, la cui biografia è per tanti
aspetti lontanissima da quella di Giovanni Battista Montini. L’uno ha respirato la cultura del peronismo, l’altro il popolarismo sturziano: lontano quello e vicinissimo questo dall’anima più schiettamente liberale della modernità. L’uno ha conosciuto il laicato carismatico e
pentecostale, l’altro aveva servito e proposto il
laicato di Azione cattolica e Fuci: espressività e
spontaneità contro ricerca, misura e agonismo.
In Giovanni Battista Montini c’è una profezia che
ancora fa luce, anzi che ora ne fa più di quanto
non apparisse negli anni 70. Quale? E: per chi?
Nella Ecclesiam Suam (1964) aveva scritto: «la
vita cristiana (…) domanderà a noi cristiani moderni non minori, anzi forse maggiori energie
morali che non ai cristiani di ieri». In questi termini indicò uno di quei misteriosi privilegi della
Grazia. Il Vaticano II da lui condotto in porto
(«vero catechismo per il nostro tempo») aveva
indagato i tratti essenziali di una riforma nella
continuità necessaria ad un’obbedienza davvero
fedele ed «oggi non meno doverosa che in passato e forse più difficile».
Per varie ragioni, tentata in direzioni opposte,
la Chiesa dei decenni successivi al Concilio ha
provato in vari modi ad abbassare i costi della fedeltà: il recupero di qualche risorsa materiale,
l’esibizione di un qualche mondano vigore, l’utilizzazione del mezzo televisivo, e altro ancora.
Non ha funzionato e non poteva funzionare. Anche per questo la profezia di Paolo VI ha oggi la
stessa attualità di allora, e un’urgenza ancora
maggiore. Ci parla di una strada verso il futuro
che non parte dalla negazione della modernità,
ma dal suo centro, laddove essa si rivela come
apertura, crisi, riflessione e scelta: riconoscimento e sollecitazione di responsabilità.
Di vari tipi sono i costi che Paolo VI metteva in
medi. Il sistema è stato introdotto nel 2013,
quale difesa contro il rischio di conti pubblici
divergenti fra Stati che condividono la stessa
moneta. Un rischio che la crisi globale ha mostrato essere concreto: tale da pregiudicare stabilità e integrità dell’Eurozona, con grave danno, in particolare, per le economie meno salde.
Le caratteristiche base del meccanismo sono
tre. La prima è la sua natura preventiva: evitare
disavanzi eccessivi nei bilanci nazionali che determinerebbero procedure d’infrazione e sanzioni, previste sin dagli inizi dell’euro per proteggerne la solidità. La seconda è la tutela dell’interesse generale e della trasparenza: è la
Commissione europea (indipendente dagli Stati e controllata dal Parlamento europeo — eletto dai cittadini — nonché dalla Corte di giustizia Ue) che svolge la verifica e le sue risultanze
sono pubbliche (già ora, i progetti di tutti i governi si trovano sul sito della Commissione). La
terza sono i tempi (posto che le leggi di bilancio
vanno approvate per il 31 dicembre): la Commissione, ricevuti i progetti (15 ottobre), se ravvisa «un’inosservanza particolarmente grave
degli obblighi», pubblica il suo parere, entro
due settimane (29 ottobre), dopo aver sentito lo
Stato in causa; quest’ultimo ha, poi, tre settimane (19 novembre) per presentare un nuovo progetto, che sarà oggetto di un ulteriore parere
entro altre tre settimane (10 dicembre); qualora, invece, non rilevi una tale patologia, la Commissione diffonde, entro il 30 novembre, i pare-
conto, giustificati dal conseguimento di una libertà maggiore e di una gioia più profonda.
Costi intellettuali, innanzitutto. Il Papa volle la
Dignitatis humanae, con cui il Concilio riconosceva e insegnava la libertà religiosa, solennemente condannata sino a pochi decenni prima;
e scrisse la Humanae vitae, nella quale contestava l’idea di una zona della condotta umana moralmente irrilevante. Paolo VI non pontificò di
astratti valori: imboccò e indicò come unica una
strada complessa. Chi segue il testo della Humanae vitae vi trova la fatica e la pazienza di distinguere e di porre in relazione le leggi «naturale»,
«evangelica», «morale naturale», «morale»,
«positiva» e altro ancora, per presentare con
franchezza istanze che, invece di incastrare la
coscienza, la alimentano e la orientano. È incredibile che quello ancora passi per il testo con cui
la Chiesa ha delegato la condotta del battezzato
all’algoritmo di una meccanica legge di natura.
Senza contare cosa vada inteso per «natura»
quando ad usare il termine è un Pontefice che
giudicava De Lubac (il decostruttore della tarda
scolastica) come il più grande teologo del Novecento. Non sono bastate neppure le tante parole
che Benedetto XVI ha dedicato a quel concetto.
Non minori costi spirituali sono implicati dalle stesse esigenze di riforma. Per tempo Paolo VI
aveva compreso che nella modernità come mai
prima «non molle e vile è il cristiano, ma forte e
fedele». Questo vale ormai per tutti, nella Chiesa. Tra costi intellettuali e costi spirituali non si
può scegliere. È ingenuo o arrogante pensare di
poter sostenere gli uni evitando gli altri.
È solo per i cristiani questa profezia? No: lo si
capisce quando si medita sul punto al quale è arrivata la espressione del credere in Montini. Nella Messa esequiale per Aldo Moro (Maggio 1978)
una Chiesa ed un Paese intero, attoniti, lo sentirono rivolgersi a Dio con la Scrittura: «Tu non
hai esaudito le parole della nostra supplica». La
fede è certamente lode, gloria, gioia, agonismo:
ma solo se ci si sa riconoscere nell’abisso dell’abbandono, si può dire in modo credibile — come
Paolo VI disse — che la Chiesa è esperta in umanità. Solo se comprendiamo che prima che regolarità l’umanità è mistero, possiamo davvero intuire la relazione essenziale tra mistero umano e
mistero di Dio (Gaudium et spes 22). Paolo VI
non nascose mai la sua maggiore spirituale vicinanza a tanta straziata coscienza artistica e letteraria del Novecento, piuttosto che all’ostentata –
effimera e violenta – certezza dottrinaria.
Alla fine del secolo che fu di Giovanni Battista
Montini, 1914/2014, secolo della fine irreversibile di un mondo, non si può imporre ad alcuno di
accettare la sua profezia, ma si può riconoscere
che essa è stata offerta a tutti: «con dolcezza e rispetto, con retta coscienza» (1Pt 3, 15b-16a).
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ri per ciascun Paese e una valutazione delle prospettive d’insieme dell’Eurozona; il tutto è presentato all’Eurogruppo, ai ministri economici
dei vari Paesi, il cui avviso è reso pubblico «ove
appropriato»; anche il Parlamento europeo e i
Parlamenti nazionali possono richiedere una
presentazione.
Dunque, le due settimane in corso sono nodali, al fine di comprendere se qualche progetto di bilancio sarà «bocciato» e di sapere cosa
andrà modificato per scongiurare procedure
d’infrazione, sanzioni e turbolenze sui mercati.
Le regole base hanno un’intrinseca flessibilità,
così spesso invocata a livello politico. Tuttavia,
poiché si tratta di conti che devono quadrare e
di precisi obiettivi di prospettiva, l’esame è prevalentemente tecnico: occorre che i risultati siano credibili e verificabili. L’interdipendenza
delle economie nell’Eurozona, amplificata dalla
crisi, ci condiziona: tutti gli Stati hanno un interesse diretto alla diligenza degli altri. I mercati e
gli investitori attendono, osservano e reagiranno. C’è apprensione per la Francia e l’Italia, data
l’importanza delle loro economie. È fondamentale che teniamo un costante, intenso, ben preparato e argomentato contatto con le istanze Ue
e con gli altri Paesi. Come cittadini possiamo vigilare, affinché Governo e Parlamento operino
al meglio, in sede interna ed europea, con efficace dialettica democratica. Dovremmo farlo:
per tutelare — anche noi! — i nostri interessi.
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●P
29
PARTITE IVA AL «DEBUTTO»
MA SERVE UN PROGETTO VERO
COMMENTI
DAL MONDO
L’iniqua vittoria
postuma
di Chávez all’Onu
il Venezuela
●
❞ Davvero
meritava di entrare nel
Consiglio di sicurezza
dell’Onu? Se lo chiede
l’editoriale del Comercio, il
più autorevole quotidiano
peruviano, diretto da Juan
Paredes Castro e Mario
Cortijo Escudero. In
polemica con l’appoggio
dato da Lima, il giornale
boccia la scelta per
manifesta insufficienza in
democrazia, pacifismo e
rispetto dei diritti umani del
governo di Caracas: Chavez
aveva manipolato la
Costituzione per essere
rieletto e scelto il suo erede,
Maduro. Questa è la sua
(ingiusta) vittoria postuma.
Il calcio educhi
anche al rispetto
delle donne
bene (sul
●
❞ Predicano
razzismo) ma razzolano
male (sul rispetto delle
donne) alcuni fuoriclasse
dello sport. I calciatori,
prende a esempio Joan
Smith dalle colonne
dell’Independent di Londra,
potrebbero fare molto al
servizio di campagne contro
la violenza sessuale, «ma
faticano a capire il
problema». In certi casi,
come quello di Ched Evans,
attaccante del Galles
appena scarcerato dopo
una condanna per stupro,
sono convinti che la vittima
fosse in fondo consenziente.
E se i loro club provassero a
rieducarli anche in questo?
Florida, l’assurdo
referendum
sulla giustizia
●
❞
Gli interessi politici non
devono interferire nella
scelta delle alte cariche
giudiziarie. Il rischio che non
sia più così in Florida,
avverte l’ex senatore Alex
Villalobos sul Miami Herald,
viene da un referendum
indetto, senza troppo
clamore, per il prossimo
novembre: l’«Amendment
3» alla Costituzione. Se
vincono i sì, un governatore
a fine mandato, e in calo di
consensi, potrà scegliere i
nuovi membri per le
posizioni vacanti della Corte
suprema: «È l’ennesimo
vergognoso tentativo di
mantenere un controllo di
partito su corti imparziali».
a cura di Elisabetta Rosaspina
er la prima volta nel
quadro riassuntivo
della legge di Stabilità
o della sua antenata,
la Finanziaria, è apparsa l’espressione «partite
Iva». Alleluia. Ma festeggiato il
debutto è proprio il caso di riflettere sulla bontà o meno degli indirizzi di governo. La discussione è iniziata nei giorni
scorsi e ha visto intervenire criticamente il sottosegretario
Enrico Zanetti e il presidente
di Acta (l’Associazione consulenti terziario avanzato), Anna
Soru. L’esecutivo in sostanza
vuole preservare e aiutare i
professionisti autonomi fino a
15 mila euro di reddito annui
lasciando loro un regime fiscale agevolato, ma in parallelo alza la tassazione per tutti gli altri. Quale analisi della composizione del lavoro sottintende
questa mossa? Si evince, ancora una volta, una concezione
delle partite Iva come incidente di percorso e non si prende
atto di come la modernità produca sempre più lavoro autonomo. Lo dimostrano intere
professioni che volgono in
questa direzione e la tendenza
alla crescita dell’auto-impiego
a fronte della contrazione dell’occupazione dipendente.
Che fare davanti a queste discontinuità? Il governo Renzi
ha scelto di ignorarle e di operare in una logica che potremmo definire televisiva: ci si limita a comunicare il lancio di
una ciambella di salvataggio ai
redditi più bassi del lavoro autonomo (non era meglio allora
estendere gli 80 euro?). L’altra
strada sarebbe stata quella di
prendere finalmente atto che
l’azione delle partite Iva è utile
alla crescita e associarle, dunque, a un progetto di sviluppo.
Usando, di conseguenza, la leva fiscale con maggiore discernimento di quanto finora sia
stato annunciato.
Dario Di Vico
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LA DIPLOMAZIA DI EBOLA
IMPARI L’URGENZA DALLE ONG
C
i voleva Ebola per avvicinare il mondo: Usa
e Cina promettono di
lavorare insieme, Fidel Castro tende la
mano a Obama, i russi studiano tre vaccini di concerto (non
solo in concorrenza) con occidentali e giapponesi. Le catastrofi hanno talvolta questo effetto collaterale, benefico e
temporaneo: portano gli avversari a mostrare interesse per
uno stesso obiettivo. Così, dopo la diplomazia di terremoti e
tsunami, ecco «l’alleanza antivirus»: la cosa importante è
che l’effetto per le popolazioni
colpite sia efficace e duraturo.
Purtroppo le colonne di Ebola si muovono e si ricompattano tra Liberia, Sierra Leone e
Guinea più veloci dei cavalieri
dell’emergenza. Non bastano i
proclami e nemmeno i finanziamenti (scarsi): servono boots on the ground. Soprattutto
stivali di medici e infermieri. È
vero che tra le colline e le baraccopoli dell’Africa Occiden-
tale infestate dal virus cooperano soldati americani e personale cinese (170 operatori), comunisti e capitalisti, europei e
cubani. Una forza internazionale nata (con ritardo) sul campo, in attesa che la nuova taskforce Onu creata per combattere Ebola (Unmeer) faccia qualcosa (il primo aereo è atterrato
pochi giorni fa). Il suo capo,
Tony Banbury, ha detto: «Serve
tutto, dappertutto, e molto rapidamente». Per dare l’idea
dell’epidemia, basti dire che
nella lista dei bisogni ci sono 4
tonnellate al mese di body bags, sacchi per cadaveri.
Da mesi l’assenza della comunità internazionale e le falle
dell’Oms sono state coperte a
fatica da ong come Medici Senza frontiere, che da sola ha
messo in campo tre quarti dei
letti finora disponibili (con relative cure). L’alleanza anti-virus impari da loro. E dia loro un
po’ di respiro.
Michele Farina
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LE RETTRICI PROMOSSE
E QUELLO CHE ANCORA MANCA
E
tre. Con la nomina
della rettrice dell’università di Trento alla
Corte costituzionale
da parte del presidente Giorgio Napolitano sono tre
le donne che dai vertici degli
Atenei italiani approdano a
ruoli politico-istituzionali in
poco più di un anno. Prima di
Daria De Petris era toccato a
Maria Chiara Carrozza — che
ha guidato la Scuola superiore
Sant’Anna a Pisa — e a Stefania
Giannini — proveniente dall’Università per stranieri di Perugia —: due rettrici scelte come ministre dell’Istruzione.
Facendo un po’ di contabilità
spiccia sulle quote rosa, la selezione delle Università parrebbe
aver funzionato: su 8 rettrici 3
sono state scelte per altri ruoli.
Oltre il 40%, una sorta di serbatoio istituzionale creato in poco tempo. Ma non è così «rosea» la situazione: le rettrici
oggi sono 6 su un’ottantina di
Atenei, sotto il 10%. Ancora dei
panda. A Harvard la prima rettrice arrivò nel 2006; a Roma,
nelle recenti elezioni alla Sapienza, la prima candidata si è
ritirata vittima del gioco di accordi tra cordate e dovrà attendere il prossimo giro.
Nei ruoli di vertice nelle università il numero di donne si
assottiglia troppo velocemente
appena comincia la selezione
tra ricercatori/ricercatrici e
professori/professoresse. Eppure ci sono più laureate di laureati. Ma le quote rosa non esistono all’Università e come ha
giustamente notato Daria De
Petris nella videointervista per
il Tempo delle donne: «Solo se
ci saranno molte donne professore ordinario una di loro potrà
arrivare a posizioni di vertice».
Niente quote neppure alla Consulta, istituto prevalentemente
maschile. Forse quello delle
rettrici italiane diventerà un
esempio sulla strada della parità. Anche se la sfida sarà davvero vinta solo quando di questa
contabilità uomini/donne non
ci sarà più bisogno.
Gianna Fregonara
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Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
30
Cultura
& Spettacoli
Premi letterari
Camilla Baresani vince
il «Città di Vigevano»
È Camilla Baresani con Il sale
rosa dell’Himalaya (edito da
Bompiani) la vincitrice del
Premio Città di Vigevano,
assegnato sabato sera al Teatro
civico Cagnoni e dedicato alla
memoria dello scrittore Lucio
Mastronardi. Una giuria
popolare, costituita da 70 lettori
«forti» delle scuole cittadine,
delle biblioteche e dell’università
per la terza età, ha espresso la
sua preferenza a partire da una
terna che, oltre al romanzo della
Baresani, includeva Una
commedia italiana di Piersandro
Pallavicini (Feltrinelli) e Marina
Bellezza di Silvia Avallone
(Rizzoli). I tre finalisti erano stati
selezionati dalla giuria tecnica
formata da Laura Lepri, Luigi
Mascheroni e Paolo Perazzolo, e
presieduta da Ermanno
Paccagnini, direttore artistico.
L’incontro
In un nuovo libro, pubblicato da Rizzoli, il celebre etologo e divulgatore prosegue la sua
indagine: a farci unici sono la ricerca del bello e dello stupore, la scienza e la religione
A Oxford
A sinistra: Desmond
Morris, 86 anni (foto
Corriere della Sera). Vive
a Oxford nella casa che
fu di Sir James Murray, il
lessicografo che
redasse l’Oxford English
Dictionary. Morris fu, tra
l’altro, amico del pittore
irlandese Francis Bacon
(1909-1992)
DESMOND MORRIS: SE CREA
LA SCIMMIA NON È UNA SCIMMIA
dal nostro inviato Paolo Foschini
«L’arte è ciò che rende straordinario l’ordinario. Soltanto l’uomo ne è capace»
OXFORD (INGHILTERRA) «Per esempio...».
Oh! Scusi solo un attimo.
Ecco, la verità è che per fermare un fiume di
passione come Desmond Morris non c’è altro
modo. Zoologo, etologo, scrittore, giornalista,
pittore surrealista nonché «viaggiatore» attraverso centosette Paesi da un capo all’altro del
globo («Finora!», se la ride) quest’uomo di 86
anni vissuti sotto il segno dell’Acquario sta
parlando da neanche un’ora, nel giardino della
sua casa di Oxford, e di esempi ne avrà fatti già
cinquanta. Uno più curioso e personale dell’altro. Tutti per spiegare con ironica e britannica
pazienza il concetto attorno al quale ha costruito, sotto forma di una storia universale dell’arte dalle origini al presente, le 320 pagine e centinaia di immagini del suo ultimo libro: The
Artistic Ape, uscito in Inghilterra l’anno scorso
e appena tradotto per l’Italia da Rizzoli (La
scimmia artistica). A quasi mezzo secolo dal
suo bestseller che fu un caso mondiale, quella
Scimmia nuda in cui esplorava la natura umana rispetto a quella dei primati, Morris torna
ora sull’argomento per dire che cosa invece ci
rende veramente unici rispetto a tutto il creato:
e cioè l’arte, appunto.
Perdoni ancora, poi continuiamo: senta
come suona in italiano la fine del suo libro.
Il volume
● La scimmia
artistica.
L’evoluzione
dell’arte nella
storia
dell’uomo di
Desmond
Morris (1928) è
edito da Rizzoli
(traduzione di
Maria Peroggi,
pp. 320, 35).
Il suo La
scimmia nuda
(1967)
comparve in
Italia nel 1974
«Inventando quella che chiamiamo arte abbiamo trovato il modo di migliorare la nostra
vita e di arricchire il breve tempo che ci è concesso di trascorrere su questo pianeta tra la
luce della nascita e la tenebra della morte».
Le piace?
«La vostra lingua mi è sempre piaciuta, e
chiunque ami l’arte non può non amare l’Italia. Lo sa che il nostro più grande lessicografo,
Sir James Murray, scrisse l’Oxford English Dictionary proprio in questo giardino? Purtroppo
arrivò solo alla lettera T... Sedeva proprio lì».
Torniamo al suo esempio. Stava parlando
del suo amico , il pittore Francis Bacon.
«Un mio grande amico, sì. Dicevo di come
sono fatti gli artisti. Francis era un genio, ma
insicuro su tutto. Una volta aveva dipinto
quello che secondo lui doveva essere un babbuino arrabbiato, con le fauci aperte verso il
cielo. Lo aveva copiato da una foto, come faceva sempre. Mi chiese un parere da etologo: è
realistico? In realtà il babbuino della foto stava
solo sbadigliando. Ma non glielo dissi: avrebbe distrutto il quadro con lo stesso taglierino
con cui nella sua vita ne distrusse centinaia».
Ma l’arte, lei dice, è ciò che ci rende unici.
«Beh, molti lo spiegherebbero con la bellezza. In realtà bisogna partire dalla caccia».
Cioè?
«Da un punto di vista biologico non c’è alcuna differenza estetica tra la Cappella Sistina,
un tatuaggio, o una semplice piuma decorativa
tra i capelli: nessuna di queste attività è essenziale per la nostra sopravvivenza fisica quanto
lo sono cibo, acqua, un riparo».
E allora?
«Ma l’uomo è diventato quello che è diventato, grazie al proprio cervello. Si è affermato
come cacciatore non perché più forte degli altri, ma perché più intelligente. E anche il cervello va nutrito. Così dopo la caccia, anziché
dormire come i leoni, l’uomo è l’unico che ha
sentito il bisogno di festeggiarla. Danzando,
cantando, dipingendola e raccontandola. Premiando il cervello, oltre alla pancia, l’uomo gli
ha dato un nuovo piacere. Ha scoperto che poteva rendere la realtà più intensa».
Ed è per questo, lei scrive, che il nostro
cervello ha orrore dell’inattività.
«Non a caso essere rinchiusi in una cella da
soli è considerata una punizione tra le più brutali».
E cosa dice allora di Congo, di Sophie, insomma delle scimmie «artiste» di cui parla
nel suo libro?
«Ah, Congo... Quello scimpanzè cui met-
Domani e mercoledì
Il melodramma ambasciatore d’Italia
A Firenze gli Stati generali della lingua
LE GIORNATE DELLA MOSTRA
10a EDIZIONE 2014
ORIZZONTI e
VENEZIA CLASSICI
a Padova, Vicenza, Verona, Treviso, Rovigo e Belluno
LA REGIONE DEL VENETO
PER IL CINEMA DI QUALITÀ
Marino Zorzato
Vice Presidente e Assessore alla Cultura Regione del Veneto
INFO:
Fice Tre Venezie
T. 049 8750851
fi[email protected]
www.spettacoloveneto.it
«L’italiano nel mondo che cambia» è il tema
guida degli Stati generali della lingua italiana
nel mondo che si tengono domani e mercoledì a
Palazzo Vecchio, al Teatro della Pergola e in altri
luoghi di Firenze. La due giorni approfondisce,
attraverso incontri e tavole rotonde, attività e
spettacoli, le strategie di diffusione dell’italiano
all’estero e fa il punto sulle nuove sfide della
società globale. L’iniziativa, voluta dal Ministero
degli Esteri e della Cooperazione internazionale con il ministero
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) e il
ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo
(Mibact), si svolge in contemporanea con l’avvio della XIV
Settimana della lingua italiana nel mondo, che coinvolge tutta la
rete culturale e diplomatica del ministero degli Affari esteri
(www.esteri.it). Partecipano esponenti del mondo culturale e
artistico tra cui la scrittrice Dacia Maraini, Renzo Arbore e
Gabriele Lavia. Un focus è dedicato all’opera lirica, biglietto da
visita dell’Italia nel mondo, con un intervento del tenore Fabio
Armiliato (nella foto) che, oltre a esibirsi al Teatro della Pergola,
parla del rapporto tra la lingua italiana e il melodramma. (c.br.)
temmo in mano matita e colori nel ‘56 fu in effetti impressionante. Più ancora della gorilla
Sophie che sarebbe venuto dopo. Congo mostrava alcune caratteristiche simili a quelle dei
bambini alle primissime armi: disegnava senza uscire dal foglio, i suoi segni avevano una
certa coerenza, per esempio tracciava linee
trasversali rispetto a una griglia data e che in
qualche modo potevano essere lette come “variazione su un tema”, il più umano dei giochi
estetici. Se gli toglievi la matita prima che avesse “finito” si infuriava. Ricordo una seduta, forse la ventiduesima, in cui raggiunse il suo vertice: tutti i disegni di quel giorno furono addirittura comprati in seguito da collezionisti privati. Uno lo acquistò persino Picasso!».
Oddio, allora non siamo così unici...
«E invece sì. Perché il vertice dell’espressione “artistica” a cui può arrivare una scimmia
non è che il primo, elementare gradino da cui
un bambino parte per esprimere la sua. L’arte
fa parte di noi, perché ne abbiamo bisogno. E
non ha necessariamente a che vedere con la
bellezza».
Ma se noi uomini siamo tali in quanto tutti siamo «artisti», perdoni la banalità, cosa
distingue allora lo scarabocchio di un bambino dall’«Ultima Cena»? C’è un criterio?
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
● In pagina
Tutti insieme al Polo
gli amici di Shackleton
di Severino Colombo
CULTURA
olti conoscono l’esploratore
Ernest Shackleton (18741922) che cent’anni fa
attraversò l’Antartide dal mare
di Weddell al mare di Ross. Ma chi erano
Percy Blackborrow, Frank Hurley, Henry
McNeish e Leonard Hussey? In
L’incredibile viaggio di Shackleton
M
(traduzione di Caterina Vodret, Isbn, pp.
72, 19, dai 7 anni) è straordinaria la
capacità del 24enne illustratore inglese
William Grill, di raccontare i fatti
dedicando attenzione ai partecipanti, dal
primo all’ultimo. Tutti, qui, hanno un
nome (pure molti dei 69 cani imbarcati);
tutti hanno un volto; tutti incredibilmente
sono tornati a casa salvi dopo tre anni.
C’è il comandante Shackleton e c’è il
clandestino Blackborrow. Ci sono il
fotografo Hurley, mentre sta appeso al
bompresso per documentare l’avanzata
della nave tra ghiacci; il falegname
McNeish, che tappa una falla nello scafo
quando erano a 800 chilometri dalla più
31
vicina forma di civiltà; e il meteorologo
Hussey che quando l’equipaggio resta
bloccato sull’isola Elephant rallegra le
serate suonando il banjo. Grill, come gli
eroi di cui racconta, sa adattarsi alla sfida:
varia le tecniche di storytelling e rende
ogni pagina una sfida.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La rivista dell’Università Cattolica
Nella pagina accanto: la gorilla Sophie dello zoo di Rotterdam mentre dipinge (fine anni Cinquanta); il
Drago e la Bestia dal Beatus di Facundus (1047). Qui sopra: impronte preistoriche di mani sulla parete
di una grotta in Patagonia (13 mila-9 mila anni fa). Sotto: un esempio di arte folk degli indiani Kuna;
scena marina, Cnosso (arte cretese, II millennio a.C.). Tutti esempi d’arte citati da Morris nel suo libro
«Eh, lei mi fa la solita vecchia domanda di
quelli che vogliono sapere che cos’è l’arte... Le
risponderò mettendoci insieme anche le altre
due cose che in realtà, a mio avviso, distinguono l’uomo dal resto. Mi riferisco naturalmente
alla scienza e alla religione».
Ebbene dica.
«È quello che scrivo nel libro. L’arte è ciò che
rende straordinario l’ordinario, per divertire il
cervello. La scienza è ciò che rende semplice il
complesso, per capire l’esistenza. La religione
è ciò che rende credibile l’incredibile, per mitigare la paura della morte».
E la bellezza non c’entra.
«C’entra lo stupore. La famosa “meraviglia”,
no? L’uomo è quell’animale che trasporta pietre gigantesche dove non c’erano per fare Stonehenge nella preistoria, che mette insieme
cento milioni di tessere e due tonnellate d’oro
per fare mille anni fa il mosaico pazzesco del
Duomo di Monreale, ma anche quello che cuce
i costumi del carnevale di Rio o che dipinge i
caravan degli zingari. La molla è sempre la
stessa».
E perché quell’animale ha deciso, a un
certo punto, che un orinatoio poteva valere
milioni di dollari?
«La questione della finanza e dell’arte è
un’altra cosa, certo. Oggi il valore commerciale
di un oggetto artistico è un concetto difficile
da spiegare con criteri solo artistici. Una cosa
vale milioni nel momento in cui qualcuno è disposto a pagarla milioni, punto. Se dico che
voglio un miliardo per un sasso e qualcuno me
lo dà, ecco, quel sasso vale un miliardo. Non
piace neanche a me, ma è così».
E l’arte nel frattempo?
«L’arte è sempre lì, e proprio opere come la
Fontana del mio amico Duchamp sono una
conferma di quel che dicevo. L’arte non ha a
che vedere sempre con la bellezza, ma con lo
stupore sì. E lo stupore nasce anche dal contesto: per esempio prendendo un orinatoio e
mettendolo in un museo».
Diciamo che per chi vedeva un Caravaggio
era più facile distinguere.
«Ma guardi che in un certo senso era più facile anche per Caravaggio! L’arte prima imitava
la realtà, punto. Ampliandola, cambiandola,
ma insomma sempre copiandola. Dopo la fotografia, che cosa potevano inventare gli artisti
per stupire? La stessa contraddizione, peraltro,
vale al contrario: l’arte non è mai stata tanto
“visibile” da tutti come oggi, e allo stesso tempo mai tanto “difficile” da capire. Finiamo con
una cosa buffa?»
Certo che sì.
«In realtà non abbiamo inventato niente: la
prima opera d’arte riconosciuta come tale, risalente a tre milioni di anni fa, è un ciottolo di
fiume conosciuto come Makapansgat Pebble.
Somigliava a una faccia, ma era solo un sasso.
Però un nostro antenato lo raccolse e lo portò
nella grotta in cui gli archeologi lo trovarono.
In quel momento diventò un’opera d’arte».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Un teologo per la «guerra giusta»
Tradotte per la prima volta le lezioni di Francisco Suárez
di Armando Torno
Gesuita
F
rancisco Suárez, il gesuita
principe delle raffinatezze
mentali della Seconda
Scolastica, nell’Opera sulle tre
virtù teologiche, alla Disputa
XIII, tratta il tema della guerra.
Nove sezioni sul bellum justum
che ora, con testo a fronte, sono state tradotte per la prima
volta da Aldo Andrea Cassi
(Quodlibet, pp. 190, 22), autore anche dell’acuto saggio introduttivo.
Queste lectiones, furono tenute da Suárez a Roma, dove
dal 1579 al 1585 fu alla prima
cattedra di teologia del Colle-
● Il teologo e
filosofo gesuita
Francisco
Suárez
(Granada 1548
- Lisbona
1617): visse a
Roma tra il
1579 e il 1585
gio Romano. Giunse nell’Urbe
dopo aver insegnato filosofia a
Salamanca e Segovia, teologia a
Valladolid e Avila.
Suárez partecipa al dibattito
del tempo intorno al bellum justum con una cultura e una capacità di analisi che ancora oggi stupiscono. E si pone domande attualissime: intervenire con le armi per aiutare gli
innocentes è «guerra giusta»?
Una simile scelta oggi si preferisce chiamarla «guerra umanitaria». E ancora: quali sono le
azioni lecite in bello? Nella Sezione VII, intitolata Qual è il
modo giusto di condurre una
guerra, il gesuita volpino scrive
nella «seconda conclusione»:
«Una volta iniziata la guerra, e
durante tutto il tempo che precede la vittoria, è giusto inferire
al nemico tutti i danni che
sembrano necessari per ottenere soddisfazione». Cristianamente Suárez esclude le «ingiurie dirette contro persone
innocenti»; le quali, però, occorre ben capire chi siano.
Tali pagine saranno lette da
pensatori come Schopenhauer
o von Clausewitz, per approfondire le ragioni delle guerre
o per comprendere cosa siano
veramente. Oggi le operazioni
belliche si fanno con economia
e finanza. Ma codeste varianti i
gesuiti le avevano già intuite.
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Vita e Pensiero:
cent’anni portati
con audacia
L’evento
● L’Università
Cattolica
celebra il
secolo di vita
della rivista
«Vita e
Pensiero» con
un convegno (e
una mostra:
nelle foto,
vecchie
copertine), da
dopodomani a
venerdì 24
ottobre.
Intellettuali laici
e cattolici si
confrontano
sul «bisogno di
Dio»
● Il dialogo si
aprirà il 22 alle
17 nell’aula Pio
XI della
Università con
l’arcivescovo
Angelo Scola e
il rettore
Franco Anelli. Il
giorno
successivo
Zygmunt
Bauman
dialogherà con
Mariapia
Veladiano su
«mistica e
politica».
Interverranno,
tra gli altri,
Jurgen
Moltmann,
Luisa Muraro,
Michela
Murgia, John
Milbank,
Fabrice Hadjadj
di Carlo Baroni
S
iamo sinceri: le riviste culturali ci danno sempre un
po’ l’idea di vecchie signore eleganti. Piene di consigli e acciacchi. Con dentro tante
cose da raccontare ma che in
fondo ascoltiamo giusto perché
con gli anziani si fa così. A meno
che avere cent’anni non
sia solo il momento dei
ricordi, ma l’orgoglio di
esserci ancora con la
grinta del primo giorno.
In questo caso il 1° dicembre 1914, data di nascita di «Vita e Pensiero», la rivista dell’Università Cattolica. Venuta al
mondo prima della creazione dell’ateneo (fondato nel 1921) quasi a fare
da apripista su un mondo che non sarebbe stato
più lo stesso. Dicono sia
merito di Vico Necchi la
scelta del nome della testata. Un modo poetico
per tenere insieme la
concretezza umana e la
speculazione intellettuale. Ma anche l’approccio
cristiano alla quotidianità. Quell’essere nel mondo senza essere del mondo.
«Vita», perché molto si gioca
qui e adesso; «Pensiero», perché
senza è come non essere neanche salito sul palcoscenico dell’esistenza. «Vita e Pensiero» ha
cento anni ma è come se ne avesse molti di più. Basta sfogliarla
per vedere quanto sia stata e sia
avanti con i tempi. Qualcosa di
più e di meglio di saper intercettare la realtà che cambia. Ma riuscire ad anticiparla e spiegarla.
«Vogliamo — spiega Franco
Anelli, rettore dell’Università
Cattolica e direttore responsabile
della rivista — che sia il luogo
del dialogo, del confronto dei diversi saperi. Uno strumento che
tratti temi alti ma che non sia la
riserva indiana degli intellettuali. Una rivista leggibile anche per
chi non è un addetto ai lavori,
che aiuti a discernere, a farsi un
giudizio su temi e materie complesse: la filosofia, il diritto, la
geopolitica».
Un vascello di parole di carta,
com’è stata definita «Vita e Pensiero». E del vascello continua a
mantenere lo spirito corsaro.
Quello che ti porta a cercare terre
inesplorate, ad andare all’abbordaggio contro i luoghi comuni, il
pensiero dominante che quasi
sempre è il pretesto per non
averne uno tuo. Magari, anzi di
sicuro, il manifesto di padre Gemelli che inaugurava l’avventura
di «Vita e Pensiero» con l’invettiva alla «cosiddetta cultura moderna» oggi è lontano dalla linea
editoriale della rivista della Cattolica. Ma è rimasto lo stesso spirito battagliero. Che non significa contrapposizione ma repulsione per chi è abituato a lisciare
il pelo degli altri per indole ipocrita. Basta leggersi gli interventi
che si sono succeduti in questo
secolo. Alcuni addirittura profetici su temi che negli anni a venire avrebbero lacerato il mondo.
Nel 1978 Karol Wojtyla dissertava sui «confini dell’Europa» e
lasciava intendere che si sarebbero allargati ben al di là di una
cortina di ferro che, allora, sembrava qualcosa di più di una
frontiera politica e ideologica.
Nel 1982 il filosofo Virgilio Melchiorre apriva il dibattito sull’«ontologia della paternità».
Madre Teresa di Calcutta interveniva con l’esperienza di chi sta al
fronte in prima linea sull’emergenza Aids che pareva un morbo
esotico che riguardasse solo Paesi lontani. Così come parlare e
scrivere di «Diritto e morale nell’Islam», come fece Maurice
Borrmans nel 1992, dimostrava la
capacità di leggere in profondità
le svolte decisive della storia.
«Vita e Pensiero» ha sempre
coltivato il gusto della contaminazione. Accanto ai nomi del
gotha della cultura accademica
ha ospitato le idee, le provocazioni anche di chi qualche volta il
mondo intellettuale guarda con
uno snobismo sempre più fuori
luogo. C’è una rubrica che già nel
nome dice tutto: «L’intruso».
Contributi
Nacque prima
dell’ateneo di Gemelli:
vi hanno scritto anche
Wojtyla e Madre Teresa
Che poi non è proprio un imbucato come chi si presenta ai matrimoni senza essere invitato. Sul
prossimo numero, per esempio,
sarà Mara Maionchi. E ha già collaborato Giacomo Poretti, del
trio Aldo, Giovanni e Giacomo.
C’è dentro la curiosità e la freschezza di aprire con loro le porte di un mondo dove la cultura è
un punto di partenza e mai di arrivo. Una rivista che fa da sponda
anche a chi l’università la frequenta, la vive, la usa. E non è solo il luogo per dare esami, guadagnarsi un titolo e l’accesso a un
lavoro più qualificato.
«Vita e Pensiero» è il badge
per entrare davvero nello spirito
di un’università, di questa università, un navigatore satellitare
per farti comprendere qual è la
rotta che l’ateneo sta tenendo da
un secolo a questa parte. Nel suo
intervento sulla rivista per ricordare i cent’anni l’ex ministro e
rettore Lorenzo Ornaghi, guida
del Comitato di direzione di «Vita e Pensiero», riporta il breve
scritto di chi in quel primo numero del dicembre 1914 sottolineava: «Anche chi legge una rivista ne è collaboratore. Una rivista
è una grande famiglia: chi ci legge fa parte della nostra famiglia e
ci segue e ama noi che scriviamo,
non perché diciamo cose grandi
ma perché diciamo agli altri come noi amiamo cose grandi».
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Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
● La recensione
Stravinskij, Pulcinella
e il raffinato concerto
di Ferro a Napoli
di Paolo Isotta
SPETTACOLI
N
el concerto diretto da Gabriele Ferro sabato scorso al San Carlo di
Napoli è stata eseguita in prima esecuzione assoluta la «Sinfoniadiario» (sic) Cieli notturni del compositore palermitano Marco Betta
(1964), all’orchestra del San Carlo dedicata e dal San Carlo
commissionata. Ecco un esempio di come si sprechi il pubblico denaro.
Il pezzo insulso e banale trascorre fra clangori che sono una pessima
imitazione di colonne sonore tipo Ben Hur o I predatori dell’arca
perduta a fruscii e clusters fissi: questi ultimi mi ricordano la musica
33
d’accompagnamento che risonava in una sauna milanese d’un tempo
chiamata Oceano privato. Il resto del concerto era dedicato a Stravinskij.
Ferro ha diretto il Pulcinella nella versione integrale, il meraviglioso
omaggio a Napoli del genio russo: e mai esecuzione di quest’opera fu più
raffinata e rifinita. Dopo L’uccello di fuoco l’orchestra per prima ha fatto
un’ovazione, alla quale si è associato il pubblico, al grande direttore:
palermitano di nascita, Gabriele Ferro è stato appena nominato direttore
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musicale del Massimo della sua città.
La tendenza
Incremento di
pubblico con la
programmazione
dei «contenuti
complementari»
S
i può andare al cinema
ma non per vedere un
film? Sì, e piace sempre
di più. Musica dal vivo
(da Vasco ai Queen a Bruce
Springsteen), lirica (dalla Royal
House di Londra al Met di New
York, alla Scala) e balletto (Bolshoi di Mosca), teatro (i successi del National Theatre di Londra), documentari (da Leonardo a Pompei) e, new entry, serie tv («Gomorra»), chiamati
tecnicamente «contenuti complementari», non sono più una
novità ma la nuova tendenza
sul grande schermo.
Grazie all’altissima qualità
cinematografica e alla diretta
via satellite, i «complementari» hanno generato un incremento di pubblico che oscilla
tra il 60% e il 90%, rivelandosi
un prodotto vincente con cui
convincere una platea sempre
più differenziata ed esigente ad
andare al cinema, e su cui puntare per invertire la direzione di
un trend al ribasso. Lo conferma il trionfo da record stabilito
dal film-concerto degli One Direction proiettato nello scorso
weekend. Where we are è stato
l’«evento al cinema» più visto
di sempre in Italia: 120 mila
spettatori, 288 sale coinvolte,
un box office di 1.350.000 euro.
Nel periodo ottobre 2013 –
ottobre 2014, la società di produzione e distribuzione di
complementari Nexo Digital ha
messo a segno un brillante
+62% di pubblico. Eccellenti
anche i risultati registrati da
QMI Quantum Marketing Italia
(specializzata nell’ideazione e
sviluppo di attività di comunicazione nell’ambito dell’intrattenimento), il cui pubblico, nel
biennio 2011-2013, è triplicato
passando da 319 mila a 963 mila presenze (incassi 2,8 mln –
7,2 mln, dato Cinetel). Per Microcinema (network europeo
di sale digitali via satellite) i da-
Concerti, opere liriche, documentari 90
Al cinema non si vedono più solo i film
la percentuale
di incremento
di pubblico
nelle sale per i
complementari
Incassi record per lo show degli One Direction. La Prima della Scala in testa al box office
ti degli incassi al box office del
2013, rispetto al 2012, hanno totalizzato un aumento dell’86%
— solo i tre film live su Doors,
Rolling Stones e Queen hanno
incassato oltre un milione di
euro — mentre l’affluenza del
pubblico è cresciuta di un vertiginoso +93%.
«La Prima della Scala — sottolinea Roberto Bassano, presidente di Microcinema —, il nostro fiore all’occhiello, fa concorrenza ai grandi blockbuster:
nel 2013, La Traviata con un
solo spettacolo, ha scalato il
vertice del botteghino». Una
valutazione corretta dell’andamento del 2014 si potrà fare so-
Strategia
Live, teatro e serie tv
nelle sale durante
la settimana quando
l’affluenza è ridotta
lo dopo il tradizionale appuntamento del 7 dicembre; ma,
chiosa Bassano, «quest’anno il
contenuto complementare da
noi proposto potrebbe superare i 250 mila spettatori. Sfiorando, come box office, 3 milioni di euro».
Live, lirica, teatro, balletto
sono spesso programmati nei
giorni feriali, quando l’affluenza nelle sale è più ridotta. «Una
scelta strategica — spiega Bassano — che da un lato permette al pubblico di continuare a
frequentare con interesse crescente e soddisfazione i cinema; dall’altro, grazie al digitale,
di concedere una boccata di ossigeno agli esercenti».
Attingere a un catalogo che
dalla tradizionale programmazione cinematografica si apra
sempre più a una gamma di
contenuti destinati ad ampliare e rafforzare le potenzialità
della sala, intesa anche come
centro di intrattenimento e di
Protagonisti
Il soprano
tedesco Diana
Damrau (43)
nella «Traviata»
che ha aperto
La Scala nel
2013; sopra, gli
One Direction
aggregazione, è la sfida da vincere. «Gli over 30 — osserva
Giovanni Cova, presidente di
QMI — spesso scelgono il film
in base al cinema che li garantisce nel complesso dei contenuti offerti; gli under 30 preferiscono invece, in linea di massima, i multiplex. Che, con l’offerta di film commerciali, si
trasformano anche in luogo di
incontro tra amici».
E se tra le novità pop in arri-
vo c’è attesa per il film sugli
Spandau Ballet (domani e dopo nelle sale), e per il concerto
dei Modà a San Siro (11 e 12 novembre), anche il palinsesto cinematografico dedicato all’arte
ha in serbo delle vere chicche.
«Nella nuova stagione ci presentiamo con una serie di tour
dei più grandi musei e delle più
importanti mostre d’arte del
mondo — anticipa Franco Di
Sarro, ad di Nexo Digital —.
Con la “visita” all’Hermitage di
San Pietroburgo, il 14 ottobre
scorso, abbiamo conquistato il
podio del box office (15 mila
spettatori, 150 mila euro di incasso) superando The Equalizer, l’action thriller con Denzel
Washington. Un successo che
speriamo di replicare il 4 novembre con il tour guidato dei
Musei Vaticani e della Cappella
Sistina, prodotto da Sky 3D e
Sky Arte HD».
Laura Zangarini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
288
i cinema
coinvolti nella
proiezione del
film concerto
degli 1D
120
le migliaia di
spettatori che
hanno assistito
al film concerto
«Where we
are» degli 1D
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
34
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in kWh/mqa o kWh/mca a seconda
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non soggetto all’obbligo di certificazione energetica”.
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
SPETTACOLI
Il mezzosoprano
Cecilia Bartoli (nella foto), romana, mezzosoprano di fama mondiale,
sollecita con urgenza una soluzione per l’Opera di Roma. È il teatro
della capitale, «bisogna trovare una soluzione, e la soluzione non è
mandare a casa coro e orchestra e tenere l'amministrazione per fare
cosa se non c'è più nessuno da amministrare?». Secondo la Bartoli
bisogna «ripartire con gente in gamba, non con politici alla direzione
artistica come avvenuto per anni». Se «hanno trovato una soluzione
per la Scala la devono trovare anche per Roma». E infine le
dimissioni di Muti la indignano: «Non si può far partire un maestro
come lui, è gravissimo, dovevano fare di tutto per tenerlo».
L’appello di Bartoli:
soluzione per l’Opera
senza licenziamenti
35
Il primo singolo
Suor Cristina: canto Madonna ma non provoco
Suor Cristina rifà Madonna. Sarà oggi in radio «Like a Virgin», il primo
singolo dell’album della vincitrice di «The Voice». «L’ho scelta io.
Senza nessuna volontà di provocare o di scandalizzare. È una
canzone sulla capacità dell’amore di fare nuove le persone. Di
riscattarle dal loro passato», ha detto suor Cristina in un’intervista al
quotidiano cattolico Avvenire. E sugli eventuali guadagni derivanti
dalla carriera ha aggiunto: «Ho fatto voto di povertà, useremo tutto il
ricavato per aiutare i progetti della congregazione».
Brad: devo tantissimo
a mia moglie, vera lady
«Angelina mi ha dato la capacità di realizzarmi»
❞
Nel film
«Fury»
cerco di
essere
paterno
ma senza
retorica
Invecchiare
è una gran
cosa: sei più
libero
e ti metti
in secondo
piano
LONDRA Cappello in testa, baffetti alla Rhett Butler, Brad Pitt
scherza dicendo «da quando
Angelina è stata insignita Dama onoraria a Buckingham Palace cerco di adeguarmi a quella vera lady che è mia moglie» e
si dichiara orgoglioso di chiudere con Fury, subito campione di incassi e diretto da David
Ayer il 58° London Film Festival.
Però, prima ancora di parlare del duro film sulla Seconda
Guerra Mondiale, a fianco degli attori che impersonano la
sua pattuglia, Shia LaBeouf,
Logan Lerman, Michael Peña,
Jon Bernthal, e nei confronti
dei quali ha un atteggiamento
protettivo sia nella realtà che
negli orrori del conflitto, dichiara: «Ho scoperto in me, sia
in veste di attore che di produttore, padre o alla guida del plotone di Fury, una sorta di atteggiamento didattico e paterno,
senza però retorica alcuna».
Quanto il rapporto, e il recente matrimonio, con Ange-
Autrice
● Attrice
premio Oscar e
regista,
Angelina Jolie
ha 39 anni
● Terminate le
riprese del film
«Unbroken»,
interpretato da
Jack O’Connell,
dirigerà Brad
Pitt, suo marito,
in «By the sea»
lina Jolie l’hanno aiutata?
«Le devo tantissimo, mi ha
dato la capacità di scoprirmi, di
esprimermi, di realizzarmi per
quello che volevo essere, e che
voglio ancora diventare, con
piena responsabilità».
La indicano tutti come un
«family man» e, a 50 anni, pare lontana la sua gioventù avventurosa e inquieta…
«Invecchiare è una gran cosa: ti senti libero da sovrastrutture, sai dividere tutto con gli
altri, ti metti in secondo piano
e capisci che non sei un “leading man” per i tuoi ruoli su un
qualsiasi palcoscenico, ma per
ciò che dai agli altri».
Qual è, dunque, il primo
suggerimento che lei dà ai
suoi figli e ai più giovani colleghi di lavoro?
«La tolleranza, sempre. Nel
film devo insegnare la violenza
della guerra a un ragazzo che
dichiara di preferire la sua
morte a quella di un altro per
colpa dell’arma da fuoco messagli in pugno. È la tolleranza
Sul carro armato Da sinistra, Shia LaBeouf, 28; Logan Lerman, 22; Brad Pitt, 50; Michael Peña, 38; e Jon Bernthal, 38, in «Fury»
tra gli esseri umani che cancella la violenza, che forse riuscirà
a dimostrare l’assurdità dei
conflitti e a offrire aperte motivazioni sociali, lontane da
qualsiasi sopraffazione».
Lei sembra sempre più attirato dallo studio della storia
e del sociale nei film che produce o interpreta.
«Amo studiare la storia e
l’economia del passato per vivere meglio il presente. Anche
quando ero solo un ragazzo del
Missouri dalle incerte ambizioni, esplorare la storia e collegarla alla cronaca era la mia
passione e per questo pensavo
che avrei fatto il giornalista. Lascio agli scienziati e agli astronauti il futuro. Mi interessa
non solo la storia americana,
come è stato per 12 anni schiavo da me prodotto. È stato
coinvolgente entrare con Fury
nella Seconda Guerra, nei traumi e nelle fratture che ha provocato l’orrore del Nazismo su
chi doveva combatterlo o subirlo. Ne ho parlato molto anche con Angelina, che sempre
sulla Seconda Guerra Mondiale, ma sul Fronte del Pacifico,
ha ambientato il suo Unbroken.
Un film che, posso anticipare,
considero un capolavoro».
Perché tanto interesse per
questa Guerra, al centro anche di videogiochi di successo e ancora viva nella memoria di almeno due generazioni?
«I videogiochi non mi interessano, non hanno nulla di reale e lo dico sempre ai miei ragazzi. Allora c’erano una sorta
di innocenza e di autentico idealismo che la società moderna
cerca di mistificare con l’apparenza che tutto involve e confonde della realtà digitale, del
bisogno di esibirsi».
Giovanna Grassi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
36
Eventi
La guida
L’allestimento
servirà a costruire
un villaggio
La Triennale di Milano (Viale Alemagna 6) ospita
fino al prossimo 28 dicembre Africa - Big Change,
Big Chance, mostra che intende raccontare il
momento di grande trasformazione, sociale,
urbana e territoriale, che il Continente Nero sta
vivendo, attraverso le sue opere architettoniche,
urbane e non, presentate in foto e con modelli in
3D. L’Africa, anche attraverso la storia degli
architetti che vi hanno operato, viene proposta
come territorio nel quale sperimentare non solo
soluzioni urbane d’avanguardia, ma anche una
differente cultura cosmopolita e globale. La
mostra sarà testimonial di un esperimento di
architettura sostenibile: tutto il materiale utilizzato
per l’allestimento verrà spedito in Africa e
utilizzato per costruire un villaggio. Mostra a cura
di Brenno Albrecht, curatore Triennale Architettura:
Alberto Ferlenga, progetto grafico: Stefano
Mandato. Per informazioni: tel. 02/724341,
www.triennale.org. Biglietti: € 8/6,50/5,50
La mappa Grandi opportunità, grandi drammi: una mostra alla
Triennale di Milano dedicata all’urbanistica e all’architettura
riporta in luce l’eterno dilemma di questa parte del mondo.
Dove per colpa di un virus si rischia di isolare la speranza
di Michele Farina
È
il solito dilemma «bifocale» di quando
pensiamo all’Africa:
troppo piena o mezza vuota, la frontiera
della maggiore crescita o il pantano della più resistente povertà, promessa di
nuove megalopoli sostenibili o
inferno di sterminate baraccopoli. Gli africani sono tanti o pochi? È vero che se oltre il Mediterraneo e soprattutto oltre il
Sahara le donne continueranno
ad avere in media 4,7 figli a testa, la popolazione complessiva
quadruplicherà prima di fine
secolo: da 1,1 a 4,2 miliardi di
abitanti. E allora entro il 2100
quasi un ragazzo su due nel
mondo sarà africano.
Però non sbaglia chi sostiene
che quello rimane un continente relativamente deserto: con il
25% delle terre emerse conta oggi solo il 15% della popolazione
mondiale. L’Asia, il più (densamente) popolato, ospita 137 persone per chilometro quadrato.
L’Africa appena 39. C’è posto per
altri abitanti, scrive l’«Economist». Ma come sarà quel posto? Come saranno «le Afriche»
che si affacciano sul domani?
Più simili alle luci del caos organizzato di Lagos o alle foreste
della Sierra Leone dove brillano
più lucciole che lampadine? Le
metropoli divorano spazio ammassando ogni giorno migliaia
di nuovi arrivi dalle campagne:
eppure il 70% di questi «cittadini» vive relegato negli slum di
infinite periferie, mentre una
classe media crescente, ma molto minoritaria, guadagna terreno nei quartieri residenziali che
un tempo sarebbero stati habitat per soli bianchi.
L’ampiezza della classe media
(quella che secondo la Banca
Mondiale ha un reddito superiore a 450 dollari mensili) nelle
AFRICA
E AFRICHE
CAOS, DINAMISMO, L’INCUBO EBOLA
MA IL CONTINENTE «BIFOCALE»
NON UCCIDA IL SOGNO DI FREETOWN
11 principali economie africane
è triplicata, dai 5 milioni del
2000 ai 15 del 2013. Ma 15 milioni di persone sono un’élite nient’affatto «media». È vero che la
crescita economica (per un terzo dovuta alla vendita di materie
prime) va più veloce di quella
anagrafica. Ma per quanto ancora?
La finestra di opportunità
rappresentata dal «dividendo
demografico» (più persone in
età da lavoro, meno bocche infantili o anziane da sfamare)
non resta aperta in eterno:
l’Africa diventerà vecchia prima
che ricca? L’altro giorno alla
Triennale, mentre percorrevo le
sale di Big Change, ho chiesto a
un monaco francescano amico
di missionari cosa pensasse della mostra: «Bellissima – ha risposto – Questa è la storia, anche architettonica, dell’Africa:
bravissima a fare pasticci, a mi-
schiare il vecchio e il nuovo».
L’Africa vista con la lente «bifocale»: grandi pasticci, grandi
cambiamenti.
Focalizzarsi sugli uni o sugli
altri dipende anche dal momento. Esistono 54 Paesi al di là del
«nostro mare», eppure se penso
adesso a una città africana non
posso che immaginare Freetown, la capitale della Sierra Leone, e le altre capitali di Ebolaland: Monrovia in Liberia e Conakry in Guinea. Tre piccoli Paesi del West Africa incastonati
l’uno nell’altro, i primi due risorgenti da decenni di massacri
e guerre civili, l’ultimo convalescente dopo una stagione di colpi di Stato. La diffusione di Ebola dispiega in modo sinistro sulle mappe i cambiamenti epocali
avvenuti negli ultimi anni, dalla
globalizzazione all’urbanizzazione. Le epidemie del passato
erano rimaste isolate in zone di
La demografia
Ha economia e classe
media in forte crescita.
Ma diventerà vecchia
prima che ricca?
Destino avverso
La capitale della Sierra
Leone ora devastata
dall’epidemia è una
città mite e dignitosa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Progetti, territorio e visioni
Come governare il futuro
Sarà così?
Un progetto
metropolitano
per Kigali
(la capitale
del Ruanda)
destinato ad
essere
realizzato entro
il 2020
La sfida delle megalopoli in fotografie e modelli 3D
di Marcello Parilli
I
n un saggio di qualche anno fa (La carità che
uccide, Rizzoli), l’economista zambiana
Dambisa Moyo (Banca Mondiale, Goldman
Sachs e Barclays nel suo curriculum) imputava all’Occidente la persistente povertà dell’Africa.
Non causata, come si potrebbe pensare, dalla
mancanza di aiuti economici, quanto dal suo
esatto contrario: uno spaventoso flusso di denaro
(oltre mille miliardi di dollari a partire dagli anni
Cinquanta) che da una parte ha viziato e impigrito l’economia del Continente Nero, adagiatasi in
una sorta di adolescenza senza fine, dall’altra ha
fatalmente alimentato la corruzione nei Paesi politicamente meno strutturati. Al punto da spingere la Moyo a promuovere i tanto demonizzati «colonizzatori» cinesi per il loro maggiore buon senso.
Una situazione complessa e in rapida evoluzione che oggi è oggetto anche di una mostra dedicata dalla Triennale di Milano all’Africa (Big
Change, Big Chance, fino al 28 dicembre), per
spiegare le dinamiche delle sue grandi trasformazioni attraverso l’architettura intesa nel suo senso
più ampio (urbanizzazione, costruzione di infrastrutture, conseguente gestione del territorio e
salvaguardia dell’ambiente, oltre alle opere dei
principali architetti).
Problematiche inevitabili e pressanti in un
continente dove nei prossimi anni un miliardo di
persone, spesso poveri destinati a costituire un
nuovo ceto medio, lascerà i villaggi attirato da
megalopoli come Lagos, Maputo, Nairobi, il Cairo
o da altre in costruzione (nel 2030 la popolazione
urbana dell’Africa, 748 milioni, supererà quella
complessiva dell’Europa, 685 milioni).
La mostra appare più un inizio che una fine,
enuncia delle problematiche ed esorta a studiar-
Il curatore
Albrecht: «L’Occidente non ha gli
strumenti per capire megalopoli che
ora vedono emergere una classe
media in mezzo a milioni di poveri»
Scenari
Nella foto
grande a destra,
una veduta del
Cairo firmata da
Michael Poliza:
una serie delle
sue foto
africane,
scattate
dall’alto, sono
presenti in
mostra.
In basso,
uno scorcio
di Freetown
(la maggiore
città e la
capitale della
Sierra Leone)
da una cartolina
d’epoca
foresta remote come quelle del
Congo settentrionale. Stavolta il
virus si è mosso con facilità dalle aree rurali alle città, ha attraversato i confini nazionali seguendo le vie della pietà e del
commercio, infiltrandosi nei funerali e nei mercati. I confini in
Africa possono essere porosi o
invalicabili, invisibili o costosi
per le persone e le merci. Spedire un’auto dalla Cina alla Tanzania costa 4 mila dollari. Per farla
arrivare da lì al vicino Uganda ce
ne vogliono altri 5 mila: più cheap attraversare l’oceano. Il virus
più temuto del momento non
paga dazi. Se non in uscita dal
continente.
E così una città come Freetown che fino a maggio di quest’anno si affacciava finalmente
al mondo con le sue colline sopra spiagge meravigliose, la sua
dignitosa povertà, i suoi politici
meno rapaci che altrove, le sue
moschee pacificamente affiancate alle chiese, i suoi progetti di
resort eco-compatibili e un sistema sanitario tutto da costruire si trova ora nella lista delle
città paria. È giusto cercare di
impedire a Ebola di prendere
uno dei rari aerei rimasti e dilagare all’estero, lungo le rotte seguite da quella minuscola fetta
di classe medio-alta locale che si
è rifugiata all’estero. Ebola è una
malattia di poveracci, come ha
detto al «Corriere» Gino Strada
di Emergency. È sbagliato sigillare i poveracci rimasti in quei
Paesi aspettando che il virus si
plachi o si sazi, tagliando investimenti e aiuti. E questo vale
per l’Occidente ma anche per i
Paesi del continente, i giganti
economici, i bicchieri mezzi
pieni, i governi che grondano
petrodollari come quello nigeriano. In questo finale di 2014 il
mondo dovrebbe fare della mite
Freetown, devastata da Ebola, la
capitale d’Africa.
mikele—farina
le, a decodificarne il significato. «Il titolo che abbiamo scelto riassume la posta in gioco: in Africa
ci sono grandi cambiamenti, e quindi grandi opportunità. È una specie di laboratorio globale dove è ancora possibile sperimentare, e quello che
succederà in quei Paesi, tra eccessi, progetti ambiziosi e fenomeni inquietanti, servirà a comprendere il futuro dell’intero pianeta — dice il curatore Benno Albrecht, che è professore associato
di composizione architettonica e urbana all’Università Iuav di Venezia —. Mostriamo le grandi
trasformazioni territoriali, i progetti che riguardano le nuove città, lo sfruttamento delle acque
con le dighe, la produzione di energia con impianti solari ed eolici, l’arresto della desertificazione attraverso la riforestazione, sempre secondo modalità diverse da quelle a cui siamo abituati. Quello che è chiaro è che in Occidente non ab-
biamo ancora gli strumenti mentali e concettuali
per comprendere davvero cosa significhi una città africana abitata da svariati milioni di persone,
cioè un probabile modello urbanistico e sociale
alternativo alle città occidentali e asiatiche contemporanee. In Africa le categorie e i parametri di
tradizione europea e americana non funzionano.
Dobbiamo studiare ancora a lungo e inventarci
strumenti concettuali che non abbiamo ancora
individuato».
Una sezione della mostra è dedicata agli architetti che hanno lavorato in Africa dal dopoguerra,
dal modernismo tropicale, a oggi. «Ci sono opere
interessanti, in gran parte sconosciute anche agli
addetti ai lavori e ad alto tasso di sperimentazione — dice Benno Albrecht — . Ma c’è da dire che
gli autori sono quasi tutti occidentali, e anche la
nuova generazione di architetti autoctoni si è formata in grandissima parte all’estero. Del resto le
facoltà d’architettura locali sono soltanto 18,
mentre solo in Italia abbiamo una cinquantina di
corsi universitari dedicati all’architettura e alla
trasformazione dell’ambiente».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
EVENTI
Visioni e materia
Scarica
l’«app»
Eventi
Da sinistra, uno scorcio della
Joint Christian Chapel a Dar
es Salaam, in Tanzania; una
vista dell’università Agostinho
Neto a Luanda, in Angola e
l’Edificio del 30 giugno a
Lubumbashi, in Congo. A
destra, la Makoko Floating
School a Lagos, in Nigeria
Eventi
37
Informazione, approfondimenti,
gallery fotografiche e la mappa
degli appuntamenti più
importanti in Italia. È
disponibile sull’App Store
di Apple la nuova applicazione
culturale del «Corriere della
Sera Eventi».
È gratis per 7 giorni.
● Il commento
Un laboratorio per tutti
(ma senza paternalismo)
di Luca Molinari
L’
Africa è una grande occasione, vero.
Ma sicuramente non dovrebbe esserlo
per il governo cinese che la sta
rivestendo di strade, stadi e palazzine a basso
costo; né per la Corea, l’Arabia Saudita, il
Qatar e tutti quegli stati che stanno
comprando migliaia di ettari di territorio
africano come riserva di acqua, grano e risorse
per il proprio futuro; né per tutti quei fondi
d’investimento che vedono in questo
continente la grande occasione per riversare i
propri capitali; neppure per tutti quei
progettisti di prima e seconda fascia che
immaginano l’Africa come un parco giochi in
cui realizzare qualsiasi edificio a dispetto del
clima e dei luoghi in cui interverranno.
L’Africa è soprattutto una grande occasione
per gli africani e per tutti quelli che già fanno
tanto per un universo di razze, culture,
religioni e visioni del mondo che ancora oggi
non smette di stupirci per ricchezza e
complessità. É significativo l’interesse
crescente per un continente che sembrava
perduto, quasi cancellato da cronache
superficiali che ce lo raccontavano come luogo
di guerre, desolazione, malattie apocalittiche,
corruzione e disuguaglianze. Eppure in questi
ultimi anni, sulla scorta di ricerche avviate
dalle grandi università, grazie ai lavori di
architettura, arte e design che in alcuni
momenti irrompevano nelle nostre gallerie e
riviste, per la presenza di alcuni curatori e
intellettuali africani che portavano punti di
vista inediti nelle nostre istituzioni, e
osservando l’attività di progettazione di
qualità di tante realtà cooperative, stiamo
imparando a guardare a questo continente in
maniera diversa, pronti a cogliere quanto di
buono e diverso questo mondo ci potrebbe
offrire. Allora guardiamo all’Africa come a
una grande occasione per tutte quelle
comunità locali che stanno ripensando il
proprio ambiente e le città che crescono troppo
rapidamente, magari dando forma a modelli
di sviluppo alternativi. In un mondo in cui
locale e globale lavorano insieme in maniera
sempre più densa, l’Africa potrebbe tornare ad
essere un laboratorio importante per tutti noi
senza paternalismo, distanze ignoranti, ma
pronti a cogliere quanto di grande e nuovo
questo continente saprà offrirci.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il personaggio
di Stefano Landi
P
aludi, deserti, eterne savane. Immagini come
pennellate di colori forti, quasi impossibile riconoscere il dettaglio di una
forma. Michael Poliza, tedesco
per caso, 56 anni spesi a rincorrere il mondo. L’uomo che ha
vissuto più volte: dagli 11 ai 18
anni star della tv tedesca (80 tra
film e serie televisive), a 22 milionario (amico e rivale di Bill
Gates) aprendo una società di
IT. Poi, dopo aver buttato tutti i
soldi in una catena di sale cinematografiche ha deciso di partire per circumnavigare il mondo. Un viaggio di 1009 giorni,
con una ciurma di otto persone: così ha imparato a scattare.
Poi, venduta la barca a Gene
Hackman si trasferì a Città del
Capo. Da quel giorno l’Africa ce
l’ha stampata nell’obiettivo: i
suoi lavori hanno riempito sei
libri e uno spazio alla mostra in
Triennale. Prima di scattare,
Poliza decolla, in elicottero, a
«Qui basta avere pazienza e tutto accade per magia»
Poliza, ex milionario e re dei fotografi naturalisti: in Africa umanità e animali sono da salvare assieme
bassa quota. Ha visto un continente dall’alto, poi l’ha conosciuto vivendo tra la gente: «Da
lassù tutto è più chiaro che qui,
la prospettiva ti spinge oltre
con la mente. A terra tutti i sensi sono coinvolti: la combinazione di odori, gusti, rumori ti
trasmette il significato dell’Africa» racconta.
Per il curriculum che scorre
nei rullini e i premi messi in
bacheca nel suo studio di Amburgo, Poliza è universalmente
riconosciuto come il più grande fotografo naturalista al
mondo, pioniere della «wildlife photography». «L’unico segreto è la pazienza: qui tutto accade come per magia, basta saper aspettare». Rispetto ad altri
continenti, l’Africa sembra
quello meno addomesticato
dalle mani pesanti dell’uomo.
«Questa natura è il balsamo
della mia vita, per fortuna resiste quasi ovunque come Dio
l’ha creata. Però il diffondersi
Paziente
Il fotografo
tedesco
Michael Poliza,
nato nel 1958,
durante un
appostamento per ritrarre
un suricato,
animale delle
regioni
desertiche
africane. Le
sue immagini
sono raccolte
in numerosi
volumi
sull’Africa
selvaggia
L’atto d’amore
«Con gli scatti voglio creare
emozioni positive verso la natura.
La gente mi dice che non avrebbe
immaginato un’Africa così bella»
delle popolazioni urbane sta
mangiando spazi alle aree più
selvagge. L’urbanizzazione
viaggia più lenta che in altri
continenti, ma se pensi al Sud
Africa qualche dubbio sul futuro ti viene». Un rapporto di fratellanza con la gente incontrata
per strada, ma anche con gli
animali feroci. «Durante i reportage, non sono mai stato
derubato, né disturbato da nessuno, mi ha colpito il rispetto e
il cuore aperto delle popolazioni locali».
Tutto iniziò fotografando safari lodge sparsi per l’Africa.
Quella valigia di scatti finì nelle
mani di un editore tedesco che
se ne innamorò. Ora Poliza riflette sulla fragilità dell’ecosistema africano. Animali che
perdono ogni possibilità di sopravvivenza nel loro habitat,
schiacciati dall’espansione incontrollata degli insediamenti
umani. «Dobbiamo fare di tutto per proteggere la fauna sel-
vatica dai bracconieri, più difficile pensare a difendere gli animali mentre di fianco gli esseri
umani muoiono di fame. Istruzione e sostegno alimentare
possono essere la chiave per
tutelare entrambe le emergenze». Che viste da dietro l’obiettivo prendono diverse forme.
«Quello che voglio fare con la
fotografia è creare emozioni
positive nei confronti della natura: la gente che vede queste
immagini mi dice che non
avrebbe immaginato che l’Africa fosse così bella, questa è la
responsabilità del mio lavoro».
Il posto più magico? «Il
Botswana, uno degli ecosistemi più incredibili al mondo».
C’è un nuovo sogno nel cassetto, dopo quello di circumnavigare il globo? «Non si avvererà
mai: avrei voluto vivere in Africa un secolo fa, con la macchina fotografica a portata di mano».
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Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
39
●
Risponde Sergio Romano
LA DESTRA E LA SINISTRA
DUE CONCETTI INVECCHIATI
Caro Romano, vorrei capire
che cosa sta succedendo nella
Corea del Nord. A capo del
governo, dopo la morte di Kim
Jong-il, è il figlio di lui Kim
Jong Hun. Però alle
celebrazioni del
sessantanovesimo
anniversario della fondazione
del Partito dei Lavoratori il
giovane leader non era
presente. Pare che non siano
buone le sue condizioni di
salute e non è stata segnalata
alcuna sua visita al
Kumsusan, il «Palazzo del
Sole», dove sono custoditi i
corpi imbalsamati di suo
padre e di suo nonno. Che si
sia alla vigilia di un cambio di
leadership che vedrebbe
favorita la sorella di lui Kim Yo
Jong?
Filippo Ferreti
[email protected]
La Corea del Nord è sempre
stata una sfinge. Il leader è
riapparso, ma senza alcuna
spiegazione. Aspettiamo pazientemente che i nord-coreani ci dicano qualche bugia. È
più facile interpretare le bugie
che il silenzio.
TFR IN BUSTA PAGA
Disparità di trattamento
Se la ratio del Tfr in busta
paga è quella di dare la
possibilità ai lavoratori di
disporne come meglio credono,
non si comprende come mai i
pubblici dipendenti, che lo
sono a tutti gli effetti, ne siano
tagliati fuori. Qualche
motivazione che sfugge ai più
ci sarà, ma l’evidente
disparità di trattamento
sembra suonare come un voler
intrufolarsi nel portafoglio dei
lavoratori stabilendo chi deve
e chi non deve averlo più
gonfio.
Alessandro Prandi
alessandro.prandi51@
gmail.com
di Pierluigi Battista
Le troppe amnesie
sui cristiani perseguitati
LETTERE
AL CORRIERE
COREA DEL NORD
Leader riapparso
● Particelle elementari
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
@
[email protected]
www.corriere.it
[email protected]
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
La Lega ha
organizzato un
corteo a Milano
contro
l’immigrazione
con lo slogan
«Stop
all’invasione».
Condividete?
Più o meno un secolo fa il mio maestro
Benedetto Croce sosteneva che il liberalismo è
una concezione etico-politica che, avendo come
fine la maggiore libertà dell’individuo e la
maggiore libertà di tutti, doveva ricercare caso
per caso, secondo la situazione storico-politica
del momento, la soluzione migliore per
raggiungere quel fine; e la soluzione poteva
essere a volte di tipo liberistico e a volte di tipo
statalistico; ossia, possiamo dire, di destra o di
sinistra, due parole che si richiamano a quei
sistemi economici allora imperanti.
A me giovane liberale (anni Quaranta) queste
cose piacevano molto in quei tempi di forte
contrapposizione ideologica. Figuriamoci oggi.
Oggi le ideologie sono morte; il comunismo ha
perso e ha vinto la società aperta. Lei non pensa
che i concetti di destra e di sinistra,
storicamente legati a due ideologie che non
esistono più, appartengano ormai a un
antiquariato culturale? E che la sfida moderna
non è fra destra e sinistra, ma fra giusto e
sbagliato?
Sergio Lepri
[email protected]
Caro Lepri,
ietro la tesi di Croce vi era la convinzione che la vera libertà fosse un affare di
etica e coscienza, con aspetti quasi religiosi, e che quella economica, invece,
appartenesse alla categoria dei comportamenti
pratici, destinati a mutare secondo le esigenze
del momento. Era perfettamente concepibile,
quindi, che uno Stato liberale restasse tale pur
nazionalizzando alcuni settori dell’economia.
Questa tesi era per molti aspetti la risposta di
Croce a Palmiro Togliatti, con cui dovette convivere nel secondo governo Badoglio, formato do-
D
SUL WEB
Risposte
alle 19 di ieri
Sì
77%
23%
No
La domanda
di oggi
Il ministro
Padoan: sono
almeno due
decenni che
il Paese è
bloccato per
colpa anche
dei sindacati.
Giusto?
LEGGE DI STABILITÀ
Non basta criticare
Ogni anno assistiamo allo
show delle critiche alla legge di
Stabilità presentata dal
governo in carica. Premesso
che è lecito criticare, sarebbe
opportuno che ognuno
indicasse anche delle
alternative: dove prendere i
soldi per fare le cose che si
dicono di voler fare, dove
tagliare la spesa ecc. Sarebbe
interessante che tutte le forze
politiche facessero la loro legge
di Stabilità, indicando le cose
che farebbero se fossero
maggioranza; criticare
po la «svolta di Salerno». Ma fu anche materia
di una lunga discussione (civile, con qualche reciproca stoccata) tra il filosofo napoletano e Luigi Einaudi, economista, senatore e futuro primo
presidente della Repubblica italiana.
Einaudi riconosceva che l’intervento dello
Stato nell’economia fosse in molti casi utile e
desiderabile, ma non tollerava che le libertà di
possedere e d’intraprendere fossero considerate libertà minori. Mentre il filosofo teneva a una
netta distinzione tra la sfera pratica della vita
economica e la sfera morale e spirituale della
coscienza, Einaudi pensava che fra le due vi fosse un inevitabile nesso. Non vi è libertà, scrisse
in una delle sue repliche a Croce, «in una società economica nella quale non esista una varia e
ricca fioritura di vite umane, vive per virtù propria, indipendenti le une dalle altre, non serve
di un’unica volontà».
La discussione durò più di trent’anni e divenne la materia di un libro pubblicato dall’editore
Ricciardi di Napoli sotto il titolo Liberismo e liberalismo. Più recentemente questo libro è stato nuovamente pubblicato in una collana del
Corriere della Sera («Laici e cattolici. I maestri
del pensiero democratico»).
Le confesso, caro Lepri, che le mie simpatie,
in questo caso, vanno alla tesi di Einaudi. Ma i
due contendenti, all’atto pratico, erano altrettanto pragmatici ed egualmente contrari alle
contrapposizioni schematiche fra statalisti e liberisti. Lei ha quindi ragione quando scrive che
destra e sinistra sono ormai categorie antiche,
poco utili per l’economia dei nostri giorni. Sono
care soprattutto a coloro che non riescono a nascondere una certa nostalgia per la «lotta di
classe».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
soltanto, è un esercizio da bar
dello sport.
Regione, ereditata dai
predecessori ?
Sergio Guadagnolo
Fausta Allievi
sergioguadagnolo@
virgilio.it
[email protected]
REGIONI E TAGLI /1
Palazzo in vendita
Il presidente lombardo
Roberto Maroni si irrita per i
tagli del governo ma, prima di
paventare chiusure di
ospedali, rialzi di ticket,
allarmando i cittadini, non
farebbe atto di sicura presa
mettendo in vendita la nuova,
seconda, faraonica ed
altrettanto inutile sede della
REGIONI E TAGLI /2
Un unico presidente
Perché i presidenti delle
Regioni invece di minacciare
la riduzione dei servizi
sanitari non nominano un
presidente unico che
raggruppi tutte le Asl/Ulss,
ottenendo un sicuro
risparmio?
Franco Ghiotto
francoghiotto@
libero.it
H
anno condannato in Appello Asia
Bibi, che perciò morirà in
Pakistan, se la Corte Suprema
confermerà il verdetto. È stata
condannata per «blasfemia». Una
bugia: l’hanno condannata, ne ha scritto
Monica Ricci Sargentini, perché è cristiana e
si ostina a non convertirsi, come le intimano
i suoi carnefici. Quando verrà assassinata
dallo Stato sulla base di un capo di
imputazione orripilante, non ci saranno
mobilitazioni, campagne d’opinione sui
blog, hashtag, nastrini colorati, solidarietà
internazionale. Infatti Asia Bibi è cristiana, e
perciò la sua sorte non terrà il mondo con il
fiato sospeso. Il mondo è indifferente alle
persecuzioni che i cristiani stanno subendo
per mano del fondamentalismo islamista.
Ogni tanto ha un sussulto per le bambine
rapite, stuprate e costrette a convertirsi dalle
milizie di Boko Haram in Nigeria, quelle che
vogliono chiudere le scuole con le bombe
perché, dicono, «l’istruzione occidentale è
un peccato».
Ma la scrittrice nigeriana e cristiana
Chimamanda Ngozi Adichie, che vive negli
Usa e di cui Einaudi ha appena tradotto il
romanzo Americanah, ogni giorno si
informa con angoscia su una suora che viene
ammazzata in Nigeria, o una comunità
cristiana massacrata. Ogni giorno: non ogni
tanto, distrattamente. Ogni tanto restiamo
sgomenti per la sorte di Meriam in Sudan o
per le carneficine di cristiani che l’Isis
pratica a Mosul, i bambini sterminati, le
chiese devastate, le famiglie costrette a
scappare. Ma poi ce lo dimentichiamo, e non
ricordiamo che il mondo non fu scosso da
nessuna indignazione quando i fanatici in
Siria crocifissero «infedeli» in piazza.
Facciamo finta di non accorgerci che nella
moderatissima Arabia Saudita il possesso di
un rosario è passibile di pena di morte, o di
un po’ di frustate se la sentenza fosse
clemente.
Facciamo finta di non sapere che i cristiani
in Pakistan sono torturati, umiliati, senza
che questo possa minimamente interrogare
la nostra coscienza ecumenica, pacifista e
civilizzata. Facciamo finta di non ricordare
che persino nell’Afghanistan buono, quello
presidiato dai nostri soldati delle nostre
missioni, è stato condannato a morte Sayed
Mussa, reo di essersi convertito al
cristianesimo. Asia Bibi: e chi è mai? E chi si
ricorda dei cristiani trucidati nella chiesa di
San Domenico? Cristiani trucidati: ce ne
sono ogni giorno. Noi ce ne accorgiamo solo
ogni tanto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
INTERVENTI E REPLICHE
Cardiologia all’ospedale di Lecce
Sul Corriere della Sera di ieri compare un
articolo firmato da Fulvio Fiano dal titolo «Il
rappresentante opera al posto del chirurgo»,
dove viene descritto il caso di un impianto di
pace-maker che sarebbe stato eseguito da un
rappresentante, il quale sembrerebbe non
essere in possesso della laurea in medicina e
chirurgia (e della relativa abilitazione
all’esercizio della professione medica), invece
che dal medico preposto a queste procedure.
Nell’articolo si afferma che il rappresentante
avrebbe operato al posto del «primario di
cardiochirurgia» dell’ospedale stesso (ospedale
di Copertino in provincia di Lecce). La Società
Italiana di Chirurgia Cardiaca chiede al Corriere
Presidente Società Italiana di Chirurgia Cardiaca
© 2014 RCS MEDIAGROUP S.P.A. DIVISIONE QUOTIDIANI
DEL LUNEDÌ
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DIRETTORE RESPONSABILE
PRESIDENTE Angelo Provasoli
Ferruccio de Bortoli
VICE PRESIDENTE Roland Berger
CONDIRETTORE
AMMINISTRATORE DELEGATO Pietro Scott Jovane
Luciano Fontana
VICEDIRETTORI
Antonio Macaluso
Daniele Manca
Giangiacomo Schiavi
Barbara Stefanelli
CONSIGLIERI
Fulvio Conti, Teresa Cremisi, Luca Garavoglia,
Attilio Guarneri, Piergaetano Marchetti,
Laura Mengoni
DIRETTORE GENERALE DIVISIONE MEDIA
Alessandro Bompieri
Bozzetto
formale smentita del fatto che in questa
vicenda sia coinvolto un cardiochirurgo, e
stigmatizza la crescente pressione denigratoria
che avviene nei confronti della propria
professione, specie quella chirurgica e
cardiochirurgica. Infatti, nell’ospedale
menzionato non è mai esistito un reparto, né
tantomeno un primariato di chirurgia cardiaca,
bensì tale ospedale è dotato di reparto di
Cardiologia (ed abitualmente i cardiologi sono
preposti a questo tipo di procedure); e
l’impianto in questione è stato quindi effettuato
sotto la responsabilità di un cardiologo e non di
un cardiochirurgo.
Lorenzo Menicanti
Sede legale: Via Angelo Rizzoli, 8 - Milano
Registrazione Tribunale di Milano n. 5825 del 3 febbraio 1962
Responsabile del trattamento dei dati (D. Lgs. 196/2003): Ferruccio de Bortoli
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Nessuna «crescente pressione denigratoria»,
solo una svista sulla specializzazione medica
del dott. Galluccio, di cui chiediamo scusa. (ff)
Datori di lavoro e liquidazione
Il fatto che ci siano dipendenti (privati) di serie
A e dipendenti (pubblici) di serie B, è in
contraddizione con il fatto che tra i moltissimi
licenziati causa crisi non risulta ci siano
dipendenti pubblici. Credo però ci sia un
datore di lavoro di serie A, lo Stato, che può
pagare la liquidazione ai propri dipendenti
quando preferisce, e uno di serie B, il Privato,
che potrebbe doverlo fare per forza ogni
mese.
Marco Pozzi, Monza
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • RCS Produzioni Padova S.p.A. 35100 Padova - Corso Stati Uniti 23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l.
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Coslada (Madrid) - Spagna • La Nación Bouchard 557 - 1106 Buenos Aires - Argentina •
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non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + CorVen. € 0,93 + € 0,47; ven. Corsera +
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La tiratura di domenica 19 ottobre è stata di 396.073 copie
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SPECCHIO E BELLEZZA
Per allontanare i segni del tempo occorre sia prevenire sia inter venire in modo opportuno
Ogni stagione possiede
grandi meraviglie
A qualunque età si può vantare un aspetto piacevole, affidandosi
a sane abitudini e a prodotti e trattamenti sempre più innovativi
U
na sottile magia ammanta l’Autunno,
che tutto lascia immaginare e sognare
fra brume e spicchi di sole. Fra
gli alberi incendiati dalle fiamme
sanguigne o dorate delle foglie
che finiscono di vivere nello
splendore, si celano le lucide,
dolci castagne che arrostiranno chiacchierando col fuoco e
sui rami, quando saranno nudi,
s’illumineranno le lanterne dei
cachi. Ogni stagione ha grandi
meraviglie, impossibile, contandole sulle dita come bambini,
trovarne una che ne abbia di
meno. E così è anche per quelle della vita, soprattutto oggi,
epoca fortunata in cui, grazie
ai progressi della scienza medica ed estetica, alle maggiori
saggezza e consapevolezza, si è
arrivati a definire ormai obsoleto
il termine“terza età”, declinando
i periodi dell’esistenza sino alla
“quarta età”. E se ogni età ha la
sua bellezza, è proprio sbirciando il viso delle proprie nonne e
delle proprie mamme che si può
intravvedere una piccola anticipazione di come si presenterà la
propria pelle in futuro.
CURE NECESSARIE
FIN DALL’INFANZIA
È infatti noto che le componenti genetiche hanno una certa
importanza nel determinare
il processo di invecchiamento
dell’epidermide, ma anche altri
fattori possono avere influenze
notevoli. Alcuni, come l’utilizzo
di prodotti non idonei, l’esposizione eccessiva ai raggi solari o
delle lampade abbronzanti, la
mancataprotezionedagliagenti
atmosferici, le cattive abitudini
quali il fumo e l’alimentazione
scorretta si possono contrastare.
Un vero danno può essere fatto
dalle diete dimagranti scellerate,
che impoveriscono tutti i tessuti e che rubano letteralmente
alla cute sostegno, elasticità e
compattezza. Dunque bisogna
cibarsi in modo equilibrato, dan-
Penta5, quando la bellezza si veste d’oro
Penta5, la linea top di gamma all’Acido Ialuronico che prolunga l’elasticità della pelle ritardando il
Planter’s, è un programma globale anti-rughe e rilassamento cutaneo il prodotto ideale è il Fluido
anti-età in un elegante packaging dorato. La linea Rigenerante Penta5, un siero ultra-penetrante fluisi compone di 7 referenze dedicate alla bellezza del do e setoso che idrata, rigenera, rassoda, energizza,
viso. La Crema Viso Penta5 è un trattamento inten- difende. Risultato: la pelle appare più tonica, radiosivo anti-age che dona comfort immediato anche sa e piacevolmente vellutata. Ma non dimentichiaalle pelli più esigenti. Per un trattamento anti-rughe mo le labbra: lo Stick Labbra + Balsamo Anti-age
intensivo ad effetto lifting il Siero Viso Penta5 favo- è un trattamento anti-age nutriente e levigante
risce l’idratazione, rivitalizzando il tessuto cutaneo. dedicato a loro: idrata, leviga, protegge, rigenera
Per perfezionare la pelle rendendo l’epidermide più e tonifica rendendole visibilmente sode, morbide e
uniforme, ben idratata, protetta e dal colorito per- più definite. I prodotti Penta5 sono formulati senza
fetto si può optare per la BB Cream+Primer Filler parabeni, contengono fragranze senza allergeni,
Penta5: un unico prodotto che racchiude in sé le sono testati per il nichel.
attività cosmetiche di una BB Cream e di un Primer I prodotti Planter’s sono in vendita in farmacia e
Filler. Se si desidera un’intensa azione rigenerante in erboristeria.
Per maggiori informazioni: www.planters.it
do ampio spazio ai vegetali, fondamentali per il loro apporto di
vitamine dal potere antiossidante, dosando con cura le proteine, che permettono alle cellule
di rigenerarsi, e bevendo molti
liquidi. Ogni età ha poi bisogno
delle sue cure, fin da bambine,
e qui sono le mamme ad occuparsi del futuro delle loro figliole, usando per loro o dando loro
da adoperare man mano che
crescono, detergenti delicati e
opportune creme idratanti, che
favoriscano la formazione del
delicato film idrolipidico con cui
la pelle si protegge e che non è
stabile nell’infanzia.
OGNI GIORNO,
ATTENZIONI SU MISURA
Col passare del tempo, la pelle
ha sempre più bisogno di cure
per difendersi dagli attacchi
esterni, tutto il giorno. Sono
indispensabili un detergente
delicato per il mattino ed una
crema appropriata a esigenze
ed età, dotata anche di fattori
protettivi e nella cui formulazione compaiano principi efficaci nel contrastare il fotoinvecchiamento, in modo che la cute
possa restare idratata, protetta e
nutrita a lungo. Al rientro a casa
Hospitadella: l’eccellenza
al servizio della bellezza
La medicina estetica può offrire oggi delle valide soluzioni per
combattere gli inestetismi legati all’invecchiamento della cute.
“Diversissimi sono i trattamenti di medicina estetica che possono
essere proposti ai pazienti in base alle necessità della loro pelle.”
spiega il dottor Domenico Miccolis, chirurgo estetico di Hospitadella, centro all’avanguardia specializzato in medicina e chirurgia estetica. “Si va dalla biorivitalizzazione e bioristrutturazione
mediante acido ialuronico o fattori di rigenerazione piastrinica
ad innovative apparecchiature laser. In base ai singoli casi, può
essere consigliabile applicare particolari fili di trazione e rigeneranti. I trattamenti laser sono indicati anche per l’eliminazione
di macchie cutanee scure e/o teleangectasie. Esistono poi trattamenti mirati per rassodare la cute (laser, radiofrequenza ecc).
Oltre alla medicina estetica,” prosegue il dott. Miccolis, “anche
la chirurgia propone diverse opportunità terapeutiche. Oggi è
possibile scegliere tra diversi tipi di interventi più o meno invasivi
fino ad arrivare al lifting.” In Hospitadella viene offerta solo l’eccellenza: dermatologi, chirurghi plastici, medici estetici, dietologi e
chirurghi vascolari lavorano in team utilizzando strumentazioni
di ultima generazione e materiali tra i più sicuri in commercio.
I pazienti di Hospitadella possono inoltre contare su una linea
cosmetica appositamente sviluppata per il mantenimento dei
risultati ottenuti con i trattamenti di medicina e chirurgia estetica.
Per saperne di più numero verde 800 589 004
www.hospitadella.it
è necessaria una detersione
che rimuova completamente
ogni impurità ed ogni traccia di
make up, agendo con dolcezza
per non creare disagio alla cute
che durante le ore è passata dal
freddo al caldo e viceversa ed è
rimasta a lungo in ambienti con
aria secca, spesso troppo riscaldata. Successivamente si deve
applicare un prodotto che abbia
qualità rigeneranti, restitutive,
idratanti e lenitive. Coccolare
la pelle con specialità anti-age
è senza dubbio consigliabile
per mantenere il più a lungo
possibile la bellezza che si possiede, prevenendo un precoce
invecchiamento. Si può anche
fare la scelta di rivolgersi a centri specializzati, che trattano sia
i segni di invecchiamento che gli
inestetismi legati ad altre cause,
in grado di fornire risposte su
misura per ogni esigenza della
cute, modulandole, in base alle
varie tipologie, a partire dalla
medicina estetica fino ad arrivare alle chirurgia. L’importante
è rivolgersi sempre a strutture
che offrono competenza, professionalità e sicurezza.
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Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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ALIMENTAZIONE E PRIMA INFANZIA
I primi tre anni di vita sono un periodo molto importante per lo sviluppo delle facoltà fisiche e cognitive
La chiave del benessere
presente e futuro del bambino
Una dieta equilibrata è fondamentale, ma ancora oggi sono
frequenti gli eccessi nutrizionali, in particolare di proteine
Q
uali sono le quantità giuste di nutrienti per il mio
bambino? È una
delle domande che più di frequente si pongono i genitori
nei primi anni di vita del proprio figlio. Un’alimentazione
equilibrata è infatti la chiave
per il corretto sviluppo delle
sue facoltà fisiche e intellettive e per il suo benessere presente e futuro.
Lo conferma la teoria del Nutrional Programming che sottolinea anche come i primi tre
anni di vita siano un periodo
di sviluppo notevolmente
delicato durante il quale si
pongono le basi per la salute
futura. In particolare gli studi
condotti hanno evidenziato
come oggi i bambini nel corso
della prima infanzia assumano
mediamente proteine in largo
eccesso.
Fabbisogni proteici LARN
Età (mesi)
6
12
18
30
Peso (kg)
8
10
11
14
LARN significa Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed
energia per la popolazione italiana. I LARN sono raccomandazioni
nutrizionali pubblicate dalla SINU - Società Italiana di Nutrizione
Umana - per la determinazione di una dieta sana ed equilibrata
UNA PREOCCUPAZIONE
RICORRENTE
Nel curare l’alimentazione
del proprio bimbo le mamme sono il più delle volte
preoccupate che non mangi
abbastanza carne o pesce, in
altre parole che non abbiano
abbastanza proteine. Si tratta
infatti di nutrienti essenziali
per un perfetto funzionamento di tutto l’organismo: sono
indispensabili per lo sviluppo, il mantenimento e la
riparazione delle cellule di
tutti i tessuti e per la produzione di enzimi, di ormoni
e di anticorpi. Al contrario
dei grassi e degli zuccheri,
le proteine hanno un turnover giornaliero e non
possono essere conservate nel corpo per
poi essere utilizzate
quando servono. La
dieta ne deve allora fornire ogni
giorno un adeguato quanti-
Quale latte scegliere
dopo il primo anno
M
Fabbisogno proteico (g)
16,72
18,70
16,28
20,02
olte mamme quando non possono più allattare
introducono nella dieta del piccolo il latte
vaccino, spesso già prima dei 12 mesi di vita e
di regola nel corso del secondo anno di vita, nonostante
la comunità scientifica sia oramai d’accordo nello
sconsigliarlo come fonte lattea principale almeno fino
al 12° mese. È una scelta che può esporre il bambino a
potenziali squilibri nutrizionali, con un possibile eccesso
di proteine e carenze di alcuni preziose sostanze quali
il ferro. Il latte vaccino infatti fornisce un quantitativo
elevato di proteine con il rischio di portare a un surplus
proteico nella dieta quotidiana che, come hanno
dimostrato alcuni studi scientifici
La dieta
condotti, sembra essere associato
al rischio di potenziale sviluppo
deve
di sovrappeso e obesità nelle età
essere varia
successive. In parallelo è povero di
ferro, la cui carenza è diffusa nella
e bilanciata
prima infanzia, di zinco, di acidi grassi
polinsaturi omega 3 e omega 6,vitamina C e vitamina
D, tutte sostanze indispensabile per la crescita e lo
sviluppo cognitivo del bambino. Come possibile aiuto per
affrontare questi problemi oggi viene proposto ai genitori
di scegliere il latte di crescita dopo il primo anno, sempre
sentito il parere del pediatra e all’interno di una dieta
varia e bilanciata. Il latte di crescita è infatti un alimento
formulato in base alle esigenze diversificate del bambino
tra i 12 e i 36 mesi di vita. Grazie ai dosaggi calibrati di
proteine, vitamine, sali minerali, acidi grassi polinsaturi,
omega 3 e omega 6, rappresenta una valida possibilità
per aiutare il pediatra ad equilibrare la dieta del bambino.
tativo, ma contrariamente a
quanto ritenuto dai genitori
il fabbisogno non è altissimo e
non è molto diverso da quello
necessario agli adulti. I bambini, dalla nascita all’adolescenza, hanno bisogno tra 0,86 g e
1,31 g di proteine al giorno per
kg di peso corporeo, a seconda dell’età, e gli adulti 0,90 g,
come stabilito dalle linee guida dell’Efsa - European Food
Safety Authority. Oggi però
nella prima infanzia i bambini assumono mediamente
ogni giorno più del doppio
dei quantitativi raccomandati,
con conseguenti rischi per il
loro benessere. Infatti un carico proteico eccessivo oltre
a non essere salutare per l’apparato renale e per quello osseo, aumenterebbe il rischio
di sviluppare sovrappeso ed
obesità nel tempo, come hanno dimostrato numerosi studi.
ESAGERARE
È FACILE
Superare il quantitativo di
proteine effettivamente necessario nella prima infanzia è
d’altra parte davvero facile in
quanto questi nutrienti sono
presenti in moltissimi alimenti
sia di origine animale, come
carne, pesce, uova e latticini,
sia vegetali come cerali, legumi e persino alcune verdure,
che sono presenti nell’alimentazione del piccolo. In particolare uno degli alimenti che
può concorrere a sbilanciare
la dieta in termini di eccesso
proteico è il latte vaccino che
molte mamme introducono
spesso già prima dei 12 mesi
di vita del bambino e di regola
nel corso del secondo anno di
vita. Il latte vaccino contiene
infatti un quantitativo troppo
elevato di proteine, ben 3,3
g per ogni 100 ml, per cui in
associazione con gli altri alimenti che dovrebbero essere
presenti in una dieta equilibrata del bambino, comporta un surplus proteico non
desiderabile. Il latte materno,
dal punto di vista dell’apporto di poroteine, rappresenta
il meglio per il bambino e
andrebbe quindi preferito il
più a lungo possibile. Qualora l’allattamento al seno
non fosse però disponibile,
una possibilità per garantire
ai bambini i 500 ml di latte al
giorno consigliati tra i 12 e i
Le proteine sono
fondamentali
per il buon
funzionamento
di tutto
l’organismo
36 mesi di vita è data dall’assunzione, su indicazione del
pediatra, del latte di crescita, che contiene in media la
metà delle proteine del latte
vaccino. Questa scelta aiuta
la mamma ad alternare le diverse fonti proteiche (carne,
pesce, latte, uova , formaggi,
legumi...) riducendo possibili
eccessi.
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Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
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Sportlunedì
● Il commento
Serie A
7ª giornata
ATALANTA-PARMA
CAGLIARI-SAMPDORIA
FIORENTINA-LAZIO
GENOA-EMPOLI
INTER-NAPOLI
PALERMO-CESENA
ROMA-CHIEVO
SASSUOLO-JUVENTUS
TORINO-UDINESE
VERONA-MILAN
1-0
2-2
0-2
oggi, ore 20.45
2-2
2-1
3-0
1-1
1-0
1-3
Protagoniste Destino diverso per le milanesi, Sampdoria sempre terza
Parma processato
se l’ultrà si prende
l’ultima parola
di Roberto De Ponti
I
o pago (se e quando
pago, a dire il vero) e
quindi ho il diritto di
chiedere ai giocatori conto
del loro comportamento in
campo. Frase accettabile se
a pronunciarla è un
presidente, un po’ meno se
a pretendere spiegazioni è
un gruppo di ultrà. E che le
richieste siano state fatte in
modo pacato non cambia la
prospettiva. Anche Parma
ha conosciuto da vicino un
miniprocesso ai giocatori:
sconfitti all’ultimo minuto
dall’Atalanta, i calciatori
gialloblù sono stati invitati
a lasciare gli spogliatoi e a
tornare sul campo dove un
drappello di tifosi stizziti, a
cavalcioni sulle barriere di
vetro (la classica posizione
ultrà, brevettata dai maître
à penser Ivan il Terribile e
Genny a’ Carogna), ha
chiesto spiegazioni
sull’imprevisto ultimo
posto in classifica della
squadra emiliana. Non
sono certo i primi a passare
sotto le forche caudine del
tifo, i giocatori del Parma, e
purtroppo non saranno gli
ultimi. A loro è andata
meglio che ai colleghi del
Genoa, quando vennero
costretti a spogliarsi delle
maglie, e Roberto
Donadoni, allenatore
gialloblù, ha minimizzato il
confronto: «Se vogliono
confrontarsi con noi non
c’è problema. Da parte
nostra c’è la massima
disponibilità al dialogo». La
domanda è: perché? Per
quale motivo dovrebbe
esistere un dialogo tra i
giocatori e gli ultrà?
Ognuno faccia il proprio
mestiere: il calciatore faccia
il calciatore, l’allenatore
alleni, il presidente
comandi. E il tifoso? Tifi,
che non significa chiedere
conto all’attore del perché
lo spettacolo non è
all’altezza.
Classifica
JUVENTUS
ROMA
SAMPDORIA
MILAN
UDINESE
LAZIO
NAPOLI
VERONA
INTER
FIORENTINA
19
18
15
14
13
12
11
11
9
9
GENOA*
8
TORINO
8
ATALANTA
7
EMPOLI*
6
PALERMO
6
CESENA
6
CAGLIARI
5
CHIEVO
4
SASSUOLO
4
PARMA
3
*una partita in meno
● Il caso
Il silenzio non aiuta
Pianigiani deve dare
delle spiegazioni
Due gol
di Honda
e la firma
di Inzaghi
nel successo
rossonero
a Verona
di Daniele Dallera
C
osa sarebbe successo
se fosse emerso che
Antonio Conte, che ha
già avuto le sue grane con le
indagini sulle scommesse
ai tempi del Siena, avesse
ricevuto dei soldi in nero da
allenatore di club? Il
finimondo. Interpellanze
parlamentari, da destra a
sinistra passando per il
centro, richieste di
dimissioni da c.t. sulla
stampa nazionale e
internazionale, talk show,
questi sì con audience
record. Ovviamente si
sarebbero invocate anche le
dimissioni di Carlo
Tavecchio, presidente
federale che ha avuto (il
merito) di ingaggiare
Conte. L’esempio di
Antonio Conte che, sia
chiaro, non ha mai evaso il
fisco, è utile per essere
stupiti (e un po’ infastiditi)
dal silenzio che circonda il
caso di Simone Pianigiani,
c.t. della Nazionale di
basket, ahilui indagato per
evasione fiscale nata in due
delle sei stagioni passate
sulla panchina di Siena (sei
scudetti consecutivi) con
circa 150 mila euro
intascati, sostengono gli
inquirenti, non alla luce del
sole. Caro Simone, va bene
studiare le carte, attendere
il parere dei legali, ma nel
ruolo pubblico di c.t.
dell’Italia dei canestri ci
vuole tanto a organizzare
una bella e generosa
conferenza stampa per
spiegare innocenze ed
eventuali colpe, smontando
possibilmente le accuse? E
Petrucci, presidente
federale, un lungo passato
da capo dello sport italiano,
invece di dettare quel
comunicato non freddo,
addirittura glaciale, non
potrebbe interrompere il
colpevole letargo e battere
un colpo sulla vicenda? Il
silenzio non paga. Mai.
L’uomo d’oro Pippo Inzaghi festeggia Keisuke Honda, cannoniere del Milan e del campionato (Ansa)
Gioia Milan
Pazza Inter
Nerazzurri
brillanti
nel 1° tempo
poi sotto
due volte
rimontano
il Napoli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Goleador Guarin ed Hernanes hanno segnato un gol a testa salvando l’Inter dalla sconfitta con il Napoli (LaPresse)
● L’analisi
Le colpe di Mazzarri in un mondo che si è rovesciato
di Mario Sconcerti
U
na partita che nessuno voleva
vincere diventa uno spettacolo nel
finale quando il risultato si
insegue. Il pareggio serve poco all’Inter,
ma arriva con forte senso del dramma,
quindi rimette un po’ in strada il
rapporto con la gente. Una partita
fondamentalmente inutile, per larghi
tratti inespressa, tutti corrono dove serve
poco e tengono troppo il pallone. Uno
spettacolo lento, con la paura che alla
fine si trasforma in carattere. Non so cosa
porterà questo risultato nel futuro di
Mazzarri, nel suo rapporto con la gente.
Ci sono discrepanze di destino tra lui e la
natura della società, questo è indubbio.
Ma adesso si sta usando l’allenatore per
coprire il vero rovesciamento di un
mondo. L’Inter così come l’abbiamo
conosciuta e vista vincere non c’è più. Ce
n’è un’altra che giustamente ha il
compito di guadagnare, di coniugare
risultati e profitto. Niente da dire ma
questo porta a squadre conseguenti con
qualunque allenatore. Mi sembra sia
questa differenza che tardi a essere
capita. L’unica che ha sempre fatto
grande l’Inter dai tempi di Masseroni a
quelli dei Moratti. Ci si è scelti il nemico
che conta meno, che meno può fare per
l’Inter. Il punto reale non è accettare lui, è
accettare l’Inter. Lui è solo il più
cambiabile. Il Milan piace, segna con
facilità, ha buona qualità generale.
Honda è diventato il suo miglior
attaccante, un po’ da area e un po’ da
contropiede. È cresciuto molto con
Inzaghi perché ha più spazio e si è
abituato a giocare di prima. Rinunciando
al quarto attaccante, Inzaghi è tornato a
darsi più equilibrio. Il Milan è una buona
squadra, non può vincere il campionato,
ma può fare tutto il resto. Più importante
del recupero di Torres è il rilancio di El
Shaarawy. C’è un’incomprensione di
fondo che va chiarita. Il Milan non ha
giocatori potenzialmente più forti di El
Shaarawy. Deve diventare chiaro cosa lo
stia limitando. Il risultato più importante
è quello della Lazio a Firenze. La
Fiorentina, come l’Inter, in questo
momento è fuori. La Lazio ha uomini
verticali (Lulic, Candreva, Mauri) che
pochi hanno e un centravanti
estremamente interessante, Djordjevic.
Sono questi i particolari che alla fine
© RIPRODUZIONE RISERVATA
fanno classifica.
Enzo Montanari
Un libro illuminante,
costituito da due sezioni,
una dedicata alle applicazione
del karate nel combattimento
reale, l’altra, prettamente
speculativa, rivolta
al Cammino sulla Via,
cioè a quella ricerca interiore
che conduce alla conoscenza
di se stessi.
46
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
SPORT
Primo esonero
Dopo sette giornate, è saltata la prima
panchina della serie A: è quella del Chievo,
sconfitto 3-0 sabato nell’anticipo contro la
Roma. Silurato Eugenio Corini, 44 anni, alla
terza stagione da tecnico della squadra
veneta a cui era legato da un contratto che
sarebbe scaduto nel 2017. Lo sostituirà
Rolando Maran (foto), 51 anni, ex capitano
del Chievo negli anni 90, ultima panchina nel
Catania (oggi allenato da Sannino) club con il
Il Chievo caccia Corini
In arrivo Maran
ex capitano anni 90
Verona
Milan
quale dovrà rescindere il contratto che
ancora lo lega. Maran ha guidato anche
Cittadella, Brescia, Bari, Triestina, Vicenza e
Varese. Alla fine il tecnico trentino ha vinto la
concorrenza con l’altro candidato, l’ex
allenatore del Livorno, Davide Nicola. Il
presidente Luca Campedelli ha preso questa
decisione alla luce della scarsa reazione
contro la Roma (tre gol subiti nei primi 31
minuti) e della penultima posizione in
classifica, dopo 5 sconfitte, 1 pareggio e
l’unica vittoria contro il Napoli, con 5 reti
realizzate e 12 incassate. La società ha
rivolto «al mister i più sentiti ringraziamenti
per l’impegno, la professionalità e la
dedizione sempre profusi e i migliori auguri
per il prosieguo della carriera». Il Chievo
Verona è alla settima stagione consecutiva
in serie A.
Le pagelle
1
3
Marcatori: Marquez (aut.) 21’, Honda
27’ p.t.; Honda 12’, N. Lopez 42’ s.t.
DALLA NOSTRA INVIATA A VERONA
VERONA (4-3-3): Rafael 5,5; Moras 6,
Marquez 5, Marques 4,5, Agostini 4,5;
Ionita 5,5 (Nico Lopez 6,5 27’ s.t.),
Tachtsidis 5,5, Hallfredsson 6; Gomez 5,5
(Nené 5,5 24’ s.t.), Toni 6, Jankovic 5,5
(Campanharo 5,5 21’ s.t.). All.:
Mandorlini 5,5
Verona
Toni in rovesciata
MILAN (4-3-3): Abbiati 7; Abate 7, Rami
6, Alex 6,5, De Sciglio 6; Poli 6, Essien
5,5, Muntari 6; Honda 7,5 (Bonera s.v.
40’ s.t.), Torres 5 (Menez 6 24’ s.t.), El
Shaarawy 6,5 (Bonaventura s.v. 32’ s.t.).
All.: Inzaghi 7,5
Arbitro: Valeri 5,5
Espulso: Marquez 45’ s.t.
Ammoniti: Agostini, Honda, Tachtsidis
Recuperi: 1’ più 4’
DALLA NOSTRA INVIATA
❞
Abbiati
Le mie
parate?
Bisogna
difendersi
dai giovani
❞
Mandorlini
Il loro
portiere
è stato
il migliore
in campo
❞
Toni
Un’autorete
e due
contropiede
Ci è girato
tutto male
VERONA C’è un senso in questo
Milan bum bum, che sfoggia il
miglior attacco (16 gol, Juve e
Roma sono a 14), continua a
faticare in difesa (ha incassato
10 reti e, dopo quella segnata
nei minuti finali da Nico Lopez, ha concluso in sofferenza
anche ieri), ma conquista una
vittoria importantissima sul
campo minato di Verona. E nel
campionato alternativo che si
gioca alle spalle delle prime
due fa un importante balzo in
avanti: ora è quarto, a un solo
punto dalla Sampdoria. E questo senza schierare dall’inizio
quello che sin qui è stato il suo
giocatore talismano, Menez, e
lasciando riposare anche una
pedina chiave come Bonaventura, a dimostrazione di una
certo ventaglio di alternative.
Il fatto è che il centro recupero di giocatori depressi della Premiata Ditta Pippo Inzaghi funziona alla grande. È sulla fascia destra che i risultati
sono più sorprendenti. Abate,
per cominciare: viveva in panchina con Seedorf (che sulla
destra aveva spostato De Sciglio), è una colonna di questo
Milan, arrivato a cinque assist
se tale vogliamo chiamare il
cross innocuo che ha messo in
mezzo ieri, deviato sciaguratamente nella propria porta da
Marques, che si mette in mente di spazzare e invece la svirgola malamente. È questo, al
21’, l’episodio che apre la partita.
Ma il re dei risorti è Keisuke
Honda: è la sua doppietta a
Decisivo Il gol di Honda, 28 anni, autore finora di 6 reti in campionato, che manda a gambe all’aria il portiere del Verona Rafael (Ansa)
Milan
Doppietta Honda
La cura di Pippo
vale il quarto posto
stendere il Verona che stava
organizzando la resistenza.
Siamo a sei gol in sette partite,
ed è capocannoniere. E, a differenza dell’anno scorso, ormai gli riesce quasi tutto, non
solo il gol: copre, corre, resiste
ai contrasti e il suo italiano sarà ancora così così, ma si capisce benissimo con i compagni,
soprattutto Abate. Al 27’ il
giapponese biondo platino
trasforma in oro, con un piattone in corsa, uno splendido
da), poi su un colpo di testa di
Jankovic.
La ripresa si apre con il secondo gol di Honda che scatta
in posizione regolare sul lancio lungo di Rami e, da solo,
gela Rafael con la colpevolezza
della difesa veronese che ha
preso due gol in contropiede.
Il Milan poi controlla, nonostante gli affanni perché Essien non è esattamente incisivo come De Jong.
Tutto bene, dunque? Non
proprio perché al rilancio collettivo manca Torres, che sembra ancora l’ingranaggio arrugginito di tutto il meccanismo. La prossima missione
per il centro recuperi di Inzaghi&Co.
Arianna Ravelli
Gioie e affanni
A Verona i rossoneri
passano ma soffrono
in difesa. Al rilancio
ora manca solo Torres
lancio di El Shaarawy a tagliare il campo.
Ecco, El Shaarawy: dopo le
tre panchine e «l’incazzatura»,
il Faraone ha giocato una partita generosa, andando a conquistare palla anche davanti
alla propria area. Continua a
mancargli il gol (ha subito al
via un’occasione ma la spreca
strozzando la palla) e continua
a coltivare una certa incazzatura, come si vede con il «vaffa»
al momento del cambio («Ero
arrabbiato con me stesso»).
Avanti 2-0, ci pensa Abbiati,
che non è resuscitato, ma si è
tuffato nella fonte dell’eterna
giovinezza: a quasi 38 anni il
portierone salva il risultato
due volte, prima su una girata
di Toni (che ci prova in ogni
modo, fa paura ma non sfon-
16
gol segnati
dal Milan:
è il miglior
attacco del
campionato
6
gol segnati
in sette partite
da Honda, il
miglior bomber
della serie A
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Inzaghi guarda avanti: «Dobbiamo migliorare»
Muntari saluta il pubblico avversario facendo il segno tre e viene coperto di insulti
Nella gara che Filippo
Inzaghi definisce «la migliore
della mia gestione», il Milan si
catapulta al quarto posto a una
sola lunghezza dalla zona
Champions. «Questa squadra
non è nelle condizioni di guardare ora alla posizione di classifica. Io penso già alla gara con
la Fiorentina» ammonisce il
tecnico.
Anche Adriano Galliani evita
di lasciarsi travolgere dall’entusiasmo: «Non so cosa ci riserverà il futuro, di certo finora veleggiamo alla media di 2 punti
a partita». Ci sono tanti buoni
motivi per sorridere. «Abbiamo il miglior attacco del campionato, non è facile essere più
VERONA
Istruzioni Pippo Inzaghi (Ansa)
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prolifici di Roma e Juventus»
osserva l’allenatore rossonero
che non nasconde il limite della squadra: «Dobbiamo migliorare in certe fasi della gara
quando dovremmo gestire meglio il possesso palla invece di
attaccare ancora. Finora abbiamo incassato dieci reti ma io
preferisco divertire e offrire un
calcio propositivo».
L’uomo copertina di Verona
è Honda che con sei reti raggiunge Tevez in cima alla classifica cannonieri. «Sono contento per i gol e per aver aiutato
il Milan a vincere su un campo
storicamente difficile».
El Shaarawy si è distinto per
un assist al giapponese e per
❞
El Shaarawy
e il vaffa
Ce l’avevo
con me
stesso, per
non aver
sfruttato
le occasioni
aver sibilato un vaffa al momento della sostituzione. «Ero
arrabbiato con me stesso perché non avevo sfruttato tutte le
occasioni. Ma un po’ di rabbia è
normale quando si esce o non
si gioca».
Parapiglia nel finale quando
Muntari ha salutato lo stadio
veneto mimando un tre alla tribuna. Nel sottopassaggio i dirigenti veronesi si sono infuriati
con il ghanese mentre i tifosi
gli hanno gridato «scimmia».
Mandorlini è deluso. «Ci hanno rifilato tre gol con Abbiati il
migliore in campo e Rafael inoperoso».
Monica Colombo
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5,5 Rafael Se ti tradiscono i tuoi c’è poco
da fare. Non appare nella sua giornata
migliore già quando respinge così così il
tiro di El Shaarawy nel primo tempo.
6 Moras Nella giornata di bambola
collettiva, tiene botta.
5 Marquez Assieme al compagno con la
«s» è responsabile del secondo gol del
Milan: asfalta un’autostrada per Honda.
Espulso nel finale.
4,5 Marques Un infortunio come quello
dell’autorete condiziona tutta la partita
sua e, purtroppo per lui, del Verona.
4,5 Agostini Su quella fascia, tra Abate
e Honda, sono dolori veri. Placca El
Shaarawy come neanche a rugby.
5,5 Ionita Missione: servire Toni di testa.
Non è una brutta idea. Ma ha poche
occasioni per brillare.
5,5 Tachtsidis Sembra quello dotato di
più visione di gioco, ma per lunghi
periodi esce dalla partita.
6 Hallfredsson Sua una bella iniziativa
al 25’, che esce di pochissimo e poteva
valere l’1-1. Prova a giocare fino alla
fine. Non velocissimo.
5,5 Gomez Pochissimi inserimenti e
quando ci prova si fa puntualmente
murare.
6 Toni Ci mette l’anima, meritava il gol
su una bella rovesciata.
5,5 Jankovic Duella con Abate e viene
limitato. Un ottimo colpo di testa trova
l’ottimo Abbiati.
5,5 Campanharo Entra a gara quasi
chiusa e non può nulla per cambiarla.
5,5 Nené Al 90’ arriva in ritardo su una
ghiotta palla gol.
6,5 Nico Lopez Gli basta un quarto d’ora
per diventare il più pericoloso del
Verona.
5,5 Mandorlini Gara segnata
dall’autorete, è vero, ma il Verona è
mancato sul piano del carattere:
l’approccio impaurito non è da questa
squadra.
a. rav.
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Milan
Abbiati è decisivo
7 Abbiati Se continua così, le gerarchie
potrebbero anche cambiare e Diego
Lopez ritrovarsi in panchina. Decisivo.
7 Abate Sull’autorete il cross è suo, ma il
pasticcio è tutto di Marques. Oltre al
solito lavoro, prova anche a segnare
nella ripresa. In gran spolvero, per lui
sarà più facile trattare il rinnovo.
6 Rami Da un suo lancio nasce il
secondo gol di Honda.
6,5 Alex Nel duello tutto muscoli con
Toni non sfigura, anzi di testa gliene
prende molte.
6 De Sciglio Ancora luci e ombre, ancora
una prestazione senza grandi guizzi.
6 Poli Finché ci sono fiato e gambe si
butta su ogni pallone, che poi è proprio il
suo dovere.
5,5 Essien Non è la diga De Jong,
sbaglia qualche pallone di troppo, ma ha
la scusante di aver giocato fin qui
pochissimo.
6 Muntari Lui invece gioca quasi
sempre, ma si limita al solito lavoro
sporco.
7,5 Honda Una marcia in più: l’oggetto
misterioso dello scorso anno, che non
copriva e cadeva a terra a ogni contrasto,
è un giocatore trasformato, oltre che il
capocannoniere del Milan.
5 Torres È vero, da un suo movimento
nasce il gol del raddoppio di Honda. Però
appare ancora arrugginito e troppo
corpo estraneo.
6,5 El Shaarawy Sarà anche arrabbiato,
ma in campo risponde nel modo giusto:
corre, recupera palloni e trova un assist
al bacio. Peccato per l’occasione sprecata
subito al via.
6 Menez Un suo tiro da lontano esce di
poco. Sembra recuperato.
7,5 Inzaghi S’impone su un campo da
sempre ostile per il Milan. Che continua
a essere molto lontano dalla perfezione,
ma gioca un primo tempo divertente. Ed
essere fortunati non è una colpa.
a.rav.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
Il posticipo
Rischia di essere la partita più divertente
quella che chiude la 7ª di serie A anche se
Genova non ha affatto voglia di ridere dopo
una settimana drammatica e sfibrante.
«Speriamo di portare almeno un sorriso»,
dice Gian Piero Gasperini (foto), tecnico
del Genoa in vista della sfida di stasera
a Marassi con l’Empoli (ore 20.45 SkySport1
e Premium Calcio). La squadra di Sarri, una
delle più interessanti del campionato, ha
Il Genoa vuole regalare
un sorriso alla città
Empoli per il sorpasso
Inter
Napoli
47
SPORT
tanta voglia di battere e scavalcare i
rossoblù, con tutti gli scongiuri e la prudenza
del caso: «Il Genoa è forte tecnicamente e
nelle individualità — assicura Sarri — e dalla
panchina può fare alzare gente come Matri
o Pinilla, giocatori di grande livello. E poi
hanno esterni fortissimi come Perotti e
Lestienne. Mentre noi arriviamo a questa
gara con molte incognite, legate alla
stanchezza di giocatori impegnati con le
nazionali e altri con problemi muscolari». In
avanti i toscani proporranno la coppia
formata da Maccarone e Pucciarelli, con
Tavano pronto a subentrare. Il Genoa ha tre
squalificati, Fetfatzidis, Roncaglia e Kucka,
che sarà sostituito da Bertolacci. In attacco
partirà il trio Perrotti, Matri e Lestienne con
Pinilla a scalpitare in panchina.
Federico Pistone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le pagelle
2
2
Marcatori: Callejon 34’, Guarin 37',
Callejon 45’, Hernanes 46’ s.t.
INTER (3-5-2): Handanovic 6;
Ranocchia 5, Vidic4,5, Juan Jesus 6; Obi
6 (Mbaye 6 12’ s.t.), Hernanes 7, Medel
6,5 (Guarin 6,5 37’ s.t.), Kovacic 6,5,
Dodò 6,5; Icardi 6, Palacio 6. All.:
Mazzarri 6,5
Inter
Vidic, altro errore
NAPOLI (4-2-3-1): Rafael 6; Zuniga 5,5,
Albiol 6, Koulibaly 6, Britos 6 (Ghoulam
s.v. 30’ s.t.); David Lopez 5,5, Inler 5;
Callejon 8, Hamsik 5,5 (Jorginho 5,5 17’
s.t.), Insigne 5,5 (Mertens s.v. 24’ s.t.);
Higuain 5. All.: R. Benitez 6
Arbitro: Orsato 6
Espulsi: Mazzarri e Pecchia 38’ s.t.
Ammoniti: Hernanes, Britos, Higuain,
Jorginho, Juan Jesus
Recuperi: 1’ più 4’
❞
Ausilio
La squadra
ha avuto
una grande
reazione
d’orgoglio
❞
Benitez
Sono
contento
per il nostro
secondo
tempo
❞
D. Lopez
Potevamo
vincere, ma
nel finale
siamo stati
distratti
MILANO Davanti a Thohir e a
Moratti, l’Inter ha ritrovato un
po’ di orgoglio e ha costretto il
Napoli al pareggio (2-2), convinto di avere la vittoria in tasca.
La partita, scaduta nel gioco
e nelle idee, è stata riaccesa all’improvviso al 34’ della ripresa, dal gol di Callejon e lì è cominciata un’altra storia, con i
nerazzurri che hanno abbandonato la paura e alla fine hanno evitato la terza sconfitta
consecutiva, attraverso i gol di
Guarin ed Hernanes, capace di
pareggiare dopoché Callejon
aveva riportato avanti il Napoli
e la storia sembrava conclusa.
Così è finita in parità come il 27
aprile (0-0), ma questa volta
non sono mancati né i gol, né
le emozioni, anche se le due
squadre hanno confermato che
i difetti da correggere sono ancora tanti.
L’Inter ha giocato un primo
tempo di iniziativa e di pressione, molto diverso dalle ultime
esibizioni, ma non è riuscita a
trovare l’unica cosa che nel calcio conta davvero: il gol. Per
due volte è andato vicino al
bersaglio Icardi (provvidenziale nel primo caso la deviazione
di Albiol), mentre Hernanes ha
colpito il palo (39’).
Il Napoli ha deciso di giocare
sotto ritmo, nonostante le indicazioni in senso contrario di
Benitez e l’ira di Higuain, che si
è sentito trascurato per tutto il
primo tempo dai compagni e li
ha mandati al diavolo senza fare sconti.
Mazzarri è stato costretto a
rinunciare a Nagatomo all’ulti-
Sollievo Il gol del pareggio di Hernanes , 29 anni, che ha permesso all’Inter di interrompere la propria serie negativa (Pegaso)
Inter
mo momento (problema muscolare) e a rispolverare Obi;
l’Inter ha messo in campo
grande volontà, ha fatto girare
bene il pallone, ha tenuto alto il
baricentro, ma è andata a sbattere contro il muro del Napoli,
che, pur rinunciando a giocare,
ha costretto Handanovic ad un
paio di interventi delicati (su
Insigne e Hamsik).
La squadra di Benitez ha dato segni di miglioramento e a
inizio ripresa ha colpito il palo
Squadra a due facce
Primo tempo
nerazzurro di iniziativa,
più confusione
nella ripresa
Sotto per due volte
ritrova l’orgoglio
e rimonta il Napoli
con Insigne (deviazione di
Obi); l’Inter ha avuto più campo
a disposizione, ma preoccupata dalla reazione del Napoli ha
perso fluidità in fase offensiva.
Le squadre si sono allungate,
è cresciuta anche la confusione
in campo ed è arrivato il puntuale erroraccio di Vidic, dopoché Ranocchia aveva regalato
una rimessa laterale agli avversari (pallone bollente): assist di
testa dell’ex Manchester United
per il destro di Callejon, che
non ha sbagliato il colpo.
L’Inter ha visto le streghe,
Mazzarri ha buttato in campo
Guarin, che un minuto dopo,
sull’angolo di Dodò, battuto come sempre si dovrebbe e come
i nerazzurri non fanno quasi
mai, corretto da Icardi, ha firmato il pareggio.
La partita, invece di spegnersi, si è accesa, con Orsato che
ha espulso Mazzarri e Pecchia
tanto per fare il fenomeno. Non
contenta di quanto combinato
sul primo gol subito, l’Inter ha
concesso il bis: Vidic ha tenuto
in gioco anche gli spettatori di
piazzale Axum, Ranocchia si è
disinteressato di Callejon,
Mbaye non ha stretto e lo spagnolo completato la sua doppietta con un sinistro al volo,
sesto gol in sette partite.
L’Inter ferita ha trovato il
guizzo per il 2-2, nel recupero,
sul colpo di testa di Hernanes,
un gesto atletico magnifico, da
saltatore in alto, sul cross di
Dodò. E Mbaye ha sfiorato a 10”
dalla fine il 3-2.
Fabio Monti
37
gol in serie A
di Hernanes:
quando segna
non perde, 28
vittorie e 7 pari
1
punto
nelle ultime 3
gare per l’Inter:
k.o. con Cagliari
e Fiorentina
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Thohir: «Mazzarri? Valuteremo gara dopo gara»
«Spirito combattivo, siamo tornati. Col tecnico c’è un contratto e il dovere di onorarlo»
Espulso Walter Mazzarri (Afp)
MILANO Un epilogo così non
avrebbe potuto immaginarlo
nessuno. Alla fine i conti tornano per tutti, ma tanta è stata la
tensione nel finale con Mazzarri che si è perso gli ultimi due
gol perché espulso, per proteste, da Orsato. Teso, nervoso, il
tecnico interista ha seguito in
piedi quasi tutta la partita. E
tanto imprecato nel vedere
sprecate dalla sua squadra un
paio di occasioni da gol. E, infatti, Mazzarri non si è fatto vedere a fine partita e ha delegato
il ds Piero Ausilio.
«Il nostro tecnico è sfatto
per la tensione e il nervosismo
— ha annunciato il dirigente
interista — ma orgoglioso per-
ché nel finale la squadra ha dimostrato da che parte sta.
Grande reazione e alla fine, forse, avremmo meritato qualcosa
in più».
Ora all’ Inter non resta che ripartire da qui, evitando di
guardare la classifica.
Prima della sfida col Napoli,
che ha visto in compagnia di
Jeson Levien, comproprietario
del DC United e di Massimo
Moratti, Erick Thohir in mattinata aveva assistito al trionfo
della Primavera (4-1) nel derby.
Arrivato a San Siro il presidente
ha spiegato ai microfoni di Sky
Sport: «Con Mazzarri abbiamo
un contratto di due anni e il dovere di onorarlo, ma valutere-
❞
Credo nel
progetto e
nel nostro
allenatore:
siamo
l’Inter, non
un club
qualsiasi
mo partita dopo partita e a fine
stagione vedremo i risultati. In
questa stagione vogliamo restare in Europa e, magari, migliorare il 5º posto in classifica
della passata stagione. Credo
nel progetto, nella squadra e
nel nostro allenatore: siamo l’
Inter, non una squadra qualsiasi».
E, se non altro, la reazione
nel finale ha confortato la tesi
di Thohir. «Grazie ai tifosi per
il supporto: è stato importante
creare la giusta atmosfera. Sono orgoglioso dello spirito
combattivo dei nostri giocatori: siamo tornati».
Franco Fiocchini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
6 Handanovic Reattivo su un rasoterra
maligno di Hamsik, lesto in uscita su
Higuain, perforato due volte senza colpe.
5 Ranocchia Chiude in mezzo, si allarga
su Insigne, sembra insuperabile finché si
perde malamente Callejon sul 2-1 del
Napoli. E rovina tutto.
4,5 Vidic Un altro errore decisivo regala
l’1-0 al Napoli. Sta diventando un
classico come gli autogol di Niccolai e i
lisci del ragionier Filini al sabato mattina.
In più tiene in gioco Callejon sull’1-2.
Quando i Premier saranno gli ultimi.
6 Juan Jesus Senza fronzoli, il migliore
dei centrali.
6 Obi Fuori ruolo, esegue bene la doppia
fase tenendo basso Insigne.
7 Hernanes Tra alti e bassi, è sempre
vivo e coraggioso, colpisce un palo
magnifico e segna il gran gol salvaInter.
6,5 Medel Una vita in scivolata. Su
Hamsik e su chiunque. Difensore
aggiunto.
6,5 Kovacic Tendenza «venezia», tiene
palla al piede come un galeotto. Però è
l’unico che dribbla, verticalizza, rischia
sempre giocate e faccia. E, se serve,
recupera anche palloni preziosi.
6,5 Dodò Spinge molto spezzando la
catena Callejon-Zuniga, esiti alterni, ma
il cross per il 2-2 è oro puro.
6 Icardi Albiol gli nega un gol fatto, ci
riprova di testa e esce di poco, spizza per
l’1-1 di Guarin.
6 Palacio Si allarga per aprire la difesa,
la voglia di movimento è la solita, non la
brillantezza.
6 Mbaye Si presenta con un crossaccio,
soffre, sfiora il gol della vita all’ultimo
secondo.
6,5 Guarin Una palla, un gol.
Concentrato. Perfetto.
6,5 Mazzarri Fischi all’inizio, applausi
alla fine. Abbozzi di gioco e spirito
guerriero. Forse anche un punto serve a
ripartire.
Alessandro Pasini
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Napoli
Higuain è nervoso
6 Rafael Prima osserva le palle gol
dell’Inter sfumare per imprecisione o per
un palo, poi prende due reti incolpevole.
Guanti e coscienza puliti.
5,5 Zuniga Dodò gli rovina la serata
crossandogli in faccia la palla del 2-2.
6 Albiol Decisivo su Icardi in avvio, i due
gol in piena area non sono
responsabilità degli stopper.
6 Koulibaly Tiene bene la posizione.
6 Britos Gioca sopra un dolore al
ginocchio, resiste fino al 74’.
5,5 David Lopez Kovacic lo mette
spesso alle corde, rimedia con un grande
assist per il 2-1 di Callejon ma non c’è
quando Hernanes chiude il match.
5 Inler Sottoritmo, spesso a farfalle
contro Hernanes, applica su Guarin la
marcatura telepatica. Non funziona, ed è
1-1.
8 Callejon A lungo inchiodato da Dodò,
quando appare in avanti è un killer: due
gol belli, precisi, alla sua maniera. Non
bastano per il Napoli, ma dicono che lui è
tornato.
5,5 Hamsik Ha una bella idea (tiro sul
primo palo) bocciata da Handanovic, poi
offre a Insigne una palla che non si
poteva sbagliare, e invece quello la
sbaglia. Il resto è niente. Saluta dopo
un’ora.
5,5 Insigne Fase difensiva discreta.
Nullo in avanti, l’unica volta che appare
prende il palo. Errore grave.
5 Higuain Furibondo coi suoi, invano li
chiama all’attacco. Gli capita una sola
mezza palla nella ripresa e la spedisce
sui riflettori. Un’altra gliela stoppa Vidic.
Nervosissimo, prende un giallo per
proteste.
5,5 Jorginho Mezz’ora anonima.
6 Benitez Sceglie di affondare solo nel
finale: la tattica era corretta, ma la
pratica gli smonta la teoria. E allora ci si
domanda: perché non osare da subito?
al. p.
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48
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
SPORT
Volley
Modena dà un dispiacere a Perugia
Ciclismo
Viviani vince l’oro europeo nell’«omnium»
Tennis
Williams-Ivanovic apre il Masters donne
Superlega di volley, 1a giornata: Copra Pc-Cmc Ra 1-3; Lube TreiaCalzedonia Vr 3-1; Revivre Mi-Exprivia Molfetta 0-3; Energy Diatec
Tn-Tonazzo Pd 3-0; Modena-Sir Safety Pg 3-1; Top Volley Lt-Vero
Volley Monza 3-1; rip.: Altotevere C.di Castello-San Sepolcro.
Classifica: Energy T.I. Diatec Trentino, Exprivia Molfetta, Modena
Volley, Lube Treia, Cmc Ravenna, Top Volley Latina 3; Altotevere-San
Sepolcro, Vero Volley Monza, Copra Ardelia Piacenza, Calzedonia
Verona, Sir Safety Perugia, Revivre Milano, Tonazzo Padova 0.
Agli Europei su pista, che curiosamente si stanno svolgendo a BaieMahualt, in Guadalupa, Elia Viviani nell’«omnium» ha conquistato
una medaglia d’oro che si aggiunge all’argento e ai tre bronzi già vinti
dagli azzurri. Il veronese ha nettamente sconfitto il britannico
Dibben, secondo, e lo spagnolo Elorriaga, medaglia di bronzo.
SCHERMA Bella partenza dei fiorettisti nella Coppa del Mondo.
Arianna Errigo ha vinto a Cancun, mentre a San Francisco salgono
sul podio Andrea Baldini e Lorenzo Nista (primo il francese Cadot).
Serena Williams e Maria Sharapova, n. 1 e 2 del tennis, guidano da
oggi i due gironi delle Wta Finals a Singapore, il Masters femminile
(senza italiane: Errani e Vinci disputano il doppio). Al via le prime otto
giocatrici del ranking. Si comincia con Williams-Ivanovic e HalepBouchard. Serena, intanto, risponde al presidente della Federtennis
russa Tarpishev, che aveva definito lei e la sorella Venus «i fratelli
Williams». Serena ha detto: «Penso sia stata un’uscita indelicata,
sessista e razzista». Tarpishev è stato inibito un anno dalla Wta.
L’Atalanta inguaia il Parma
Quagliarella fa felice il Toro
Chiarimento
I giocatori
del Parma
discutono
con gli ultrà
gialloblù dopo
la sconfitta
subita
dall’Atalanta.
Per i Ducali
si tratta
del quarto k.o.
consecutivo
(Ansa)
Donadoni rischia, gli ultrà chiedono spiegazioni ai giocatori
Gonzalez regala la prima vittoria in campionato al Palermo
A Bergamo l’Atalanta vince
1-0, interrompe la serie negativa di quattro sconfitte consecutive e inguaia il Parma che si ritrova in classifica ultimo in solitudine con tre punti. Clima teso quello fra gli emiliani nel
dopo partita, coi giocatori invitati dagli ultrà (erano in 200) a
rientrare in campo dopo la
doccia. Incontro avvenuto senza particolari tensioni con la tifoseria che ha preteso spiegazioni sulle prestazioni disastrose di questo inizio stagione. I
tifosi avevano mostrato per tutti i 90 minuti lo striscione «In
trasferta non potevamo mancare: ora vinci e poi tutti a spalare». Chiaro il riferimento all’alluvione che ha colpito la città e
alla richiesta di maggiore impegno. Il confronto ha ricordato, seppur in termini diversi,
quello avvenuto nella stagione
2011/2012 in casa Genoa con i
supporter del Grifone a chiedere (e a ottenere) le maglie dei
giocatori, accusati di essere indegni di indossarle.
Per il Parma, inoltre, diventa
ancora più traballante la panchina di Donadoni (al quarto
k.o. consecutivo) nonostante
alla vigilia il presidente Ghirardi avesse tranquillizzato il tecnico. Una fiducia che è stata
confermata anche ieri sera. «Ai
tifosi non ho cose da dire in
modo particolare. Capisco la
delusione ed è un sentimento
che proviamo noi per primi»,
le parole dell’allenatore che dà
la sua analisi del match: «Anche oggi abbiamo concesso
una vittoria dopo un infortunio
in fase difensiva. Dobbiamo
rimboccarci le maniche perché
il presente dice che non siamo
all’altezza della situazione».
Tornando al calcio giocato, a
decidere l’incontro ci ha pensato Boakye all’ultimo minuto
(incertezza di Mirante). La gara
al Comunale è stata un forcing
continuo dei nerazzurri, schie-
Atalanta
Parma
1
0
Torino
Udinese
1
0
Marcatore: Boakye 45’ s.t.
Marcatore: Quagliarella 17’ s.t.
ATALANTA (4-3-3): Sportiello 6;
Zappacosta 6, Biava 6, Benalouane 6,
Dramè 6,5; Carmona 6, Cigarini 6,
Migliaccio 5,5 (Baselli 6 21’ s.t.);
D’Alessandro 6,5 (Boakye 7 30’ s.t.),
Denis 5 (Bianchi 6 15’ s.t.), Moralez 6,5.
All.: Colantuono 6
TORINO (3-5-2): Gillet 6; Bovo 6,5,
Jansson 7, Moretti 6,5; Bruno Peres 6,5,
Benassi 5,5 (Sanchez Mino 6 14’ s.t.),
Gazzi 6,5 (Nocerino s.v. 28’ s.t.), Vives 7
(Ruben Perez 5,5 35’ s.t.), Molinaro 6;
Amauri 6, Quagliarella 7. All.: Ventura 6,5
PARMA (3-5-2): Mirante 5; Mendes 5,5,
Felipe 6, Lucarelli 6; Ristovsky 5,5
(Ghezzal 5,5 1’ s.t.), Mauri 5,5 (Galloppa
5,5 30’ s.t.), Jorquera 5 (Lodi 6 22’ p.t.),
Acquah 6, Gobbi 5.5; Cassano 5,5, Coda
6. All.: Donadoni 5,5
Arbitro: Guida di Torre Annunziata 6
Ammoniti: Carmona, Zappacosta,
Mendes, Galloppa e Mauri
Recuperi: 1’ più 2’
UDINESE (4-2-3-1): Karnezis 6,5;
Widmer 6, Hertaux 6, Danilo 6,5,
Pasquale 5; Allan 6, Pinzi 5 (Guilherme 6
26 ’s.t.); Evangelista 5 (Badu 5,5 8’ s.t.),
Thereau 5,5 (Muriel s.v. 35’ s.t.) Bruno
Fernandes 6; Di Natale 5,5. All.:
Stramaccioni 5,5
Arbitro: Russo 6
Ammoniti: Molinaro, Hertaux, Benassi,
Allan, Ruben Perez
Recuperi: 0’ più 5’
Palermo
Cesena
2
1
Marcatori: Dybala 33’ p.t.; Rodriguez
16’, Gonzalez 46’ s.t.
PALERMO (3-5-2): Sorrentino 6,5;
Munoz 6 (Makienok s.v. 43’ s.t.),
Gonzalez 6,5, Andelkovic 5,5; Morganella
6, Bolzoni 6, Rigoni 6, Chochev 5,5
(Belotti 6 21’ s.t.), Lazaar 6 (Emerson s.v.
37’ s.t.); Vazquez 6,5, Dybala 7.5. All.:
Iachini 6
CESENA (4-4-1-1): Leali 6; Perico 5,5
(Rodriguez 6,5 9’ s.t.), Capelli 5,5, Volta
6, Magnusson 6; Defrel 5,5 (Giorgi 6 33’
p.t.), De Feudis 6, Coppola 4,5, Renzetti
6; Brienza 5,5 (Ze’ Eduardo s.v. 28’ s.t.);
Marilungo 5,5. All.: Bisoli 5,5
Arbitro: Damato di Barletta 6.
Espulso: Coppola 34’ s.t.
Ammoniti: Perico, Chochev, Andelkovic,
Vasquez, De Feudis, Munoz, Capelli,
Rigoni
Recuperi: 2’ più 4’
rati a sorpresa da Colantuono
col 4-3-3. Il Parma ha cercato di
difendersi e di ripartire affidandosi principalmente al genio (intermittente) di Cassano.
Una strategia che non ha pagato.
A Torino i granata risorgono
dopo il k.o. del turno precedente contro il Napoli. A decidere la partita il solito Quagliarella (quinta rete consecutiva
tra campionato ed Europa League). L’Udinese conferma la
scarsa vena realizzativa quando
gioca in trasferta contro il Toro:
non segna all’Olimpico da 425
minuti, dalla stagione
2007/2008.
A Palermo gli uomini di Iachini trovano il primo successo
dell’annata. Al Barbera finisce
2-1 con gol vittoria nel recupero
del costaricano Gonzalez, in rete al debutto.
Matteo Magri
[email protected]
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Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
Pioli ruba l’idea
a Montella
e la Lazio vola
La Samp in dieci
scopre la paura Sfatata e risata
no
Corsa rallentata Domenica
per Verona
Djordjevic gol in serie, Fiorentina k.o.
Due reti avanti, raggiunta dal Cagliari
Fiorentina
Lazio
❞
Della Valle
I giocatori
devono
pensare
soltanto
a vincere,
più che
ai contratti
da
rinnovare
Makaroni
di Luca Bottura
0
2
La Lazio vince la terza
partita consecutiva e il primo
confronto diretto per l’Europa
dopo aver perso con Milan e
Udinese. Un gol di Djordjevic
nel primo tempo, l’allungo di
Lulic nel recupero del secondo.
Un risultato meritato, che fa
sprofondare la Fiorentina nell’anonimato della classifica,
lontana 6 punti dal terzo posto.
La Lazio vince perché è più
lesta a calarsi nella partita, ha
più gamba, più forza, più fame
e un centravanti di qualità:
Djordjevic con una rasoiata
sottomisura anticipa Gonzalo
Rodriguez e sorprende Neto,
quinto gol nelle ultime tre partite, quarto in trasferta. Con
uno così è più facile, mentre
Montella ha Gomez e Rossi in
infermeria e il giovane Babacar
in campo anche se prima della
partita aveva vomitato. Se poi
Candreva vince, anzi stravince,
il confronto a distanza con lo
spento Cuadrado, firmando gli
assist di entrambe le reti, è facile spiegare come i biancocelesti siano tornati a casa con i
tre punti per il secondo anno
consecutivo. Pioli, che a Firenze ha giocato sei anni ma da allenatore aveva sempre perso, si
prende una bella rivincita, rubando l’idea a Montella. Il possesso alto, caratteristica dei viola, è l’arma della Lazio che do-
Montella
L’arbitro
non mi
è piaciuto
perché ha
permesso
ai nostri
avversari di
spezzettare
il gioco
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CAGLIARI (4-3-3): Cragno 5; Pisano 6,
Benedetti 5,5, Capuano 5.5, Avelar 6;
Dessena 6 (Donsah 6,5 11’ s.t.), Crisetig
6, Ekdal 5,5 (Caio Rangel 6,5 22’ s.t.);
Ibarbo 6, Sau 6,5 (Longo s.v. 42’ s.t.),
Cossu 6. All.: Zeman 6
❞
Mihajlovic
Non è un
pareggio
ma una
sconfitta
Abbiamo
regalato
due punti,
sono più
che deluso
SAMPDORIA (4-3-3): Viviano s.v.
(Romero 6,5 22’ p.t.); De Silvestri 6,
Gastaldello 6, Silvestre 5,5, Cacciatore 5;
Obiang 7, Palombo 6,5, Duncan 6
(Romagnoli s.v. 31’ s.t.); Gabbiadini 6,5,
Okaka 6,5, Eder 5 (Mesbah 6 16’ s.t.).
All.: Mihajlovic 6
Samp Obiang, 22 anni (Getty Images)
mina il primo tempo e cala nella ripresa in coincidenza con
gli affanni di Biglia, il suo impareggiabile regista.
La Fiorentina ha un sussulto
dopo l’intervallo, affrontato
con Borja Valero al posto dello
spento Kurtic. Un assalto garibaldino che produce un palo in
rovesciata di Aquilani e un diagonale nell’angolo di Alonso,
fermato involontariamente da
Babacar. Un’illusione. Gli esterni viola (Tomovic e Alonso) sono scadenti, il centrocampo involuto e Montella nel momento
migliore toglie Babacar per Ilicic, decidendo di giocare senza
una punta di ruolo. Così il recupero record, 8 minuti, serve solo alla Lazio per firmare il 2-0 in
contropiede. Vincenzino alla
fine se la prende un po’ con i
suoi («Non mi è piaciuto l’approccio») e un po’ con il signor
Peruzzo, ma non tanto per un
sospetto rigore ai danni di Babacar (trattenuta di De Vrij),
quanto per le continue interruzioni del match. «Non mi interessa un recupero così lungo se
l’arbitro consente agli avversari
di spezzare il gioco in continuazione». Andrea Della Valle,
invece, punge la squadra: «I
giocatori devono pensare a vincere più che ai contratti da rinnovare». E il calendario, ora, è
tutto in salita.
Alessandro Bocci
DAL NOSTRO INVIATO
Ci vorrà ancora un po’
per capire quale possa essere il
reale ruolo di questa Sampdoria nel romanzo del torneo, ma
di certo il partito degli scettici
— quelli che fanno notare che,
al netto dei notevoli 15 punti,
in 7 gare sono state affrontate
squadre dall’undicesimo posto in giù — da ieri si è rinfoltito: riuscire a farsi riacchiappare sul 2-2 dal Cagliari dopo essere stati avanti di due gol e
avere accarezzato più volte il
terzo non è in effetti proprio
un segnale di autorità. «Per
me infatti è come aver perso»
ha sentenziato il tecnico doriano Mihajlovic, che può comunque consolarsi con il prolungamento dell’imbattibilità
stagionale e soprattutto con il
congelamento del terzo posto,
per il quale deve però ringraziare il Toro (1-0 all’Udinese).
Sabato forse ne sapremo
qualcosa di più: a Marassi (ore
20.45) arriva la Roma, ora a 3
punti. Ad ogni modo il capopopolo serbo aveva pianificato
bene la contesa del Sant’Elia,
affidandosi all’efficace mediana di sostanza e sacrificio —
forse il vero punto di forza — e
all’impressionante spirito di
collaborazione fra i reparti.
Non aveva però fatto i conti
con il suo sciagurato terzino sinistro, Cacciatore, capace di
CAGLIARI
❞
Giulini
Speravo
di vincere,
ma grazie
ai nostri
tifosi che
ci hanno
sostenuto
anche
sullo 0-2
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SERIE A 7a giornata
La proposta burlona del cartellino bianco
è la trovata di chi vuole arbitri piccoli e timorosi
di Paolo Casarin
O
mattina ha bestemmiato in onda: «È
giustificato: stava pensando alla difesa
del Parma».
TOTÒ A DOLORI Colpaccio di Michele
Santoro. Per sostituire il dimissionario
Travaglio starebbe per chiudere con un
personaggio meno controverso: Antonio
Cassano (nella foto).
RAZZI AMARI La Corea del Nord
smentisce l’esecuzione dei calciatori
sconfitti dalla Corea del Sud ma
ammette la tortura: li trasformeremo nel
comitato d’accoglienza per Salvini e
Razzi.
PAINT IT BLACK Grande soddisfazione
del presidente Tavecchio dopo la
proposta della Lega Nord di conferirgli
l’Ambrogino d’oro: «Ci spero molto: a
Milano non hanno mica la sveglia al
collo».
IO PENSO RELATIVO «Alcuni giocatori
del Milan mi parlano che Inzaghi sta
facendo un gran lavoro» (Luca Toni,
«Skycalcioshow«)
IL SERGENTE GARZYA «Inzaghi su El
Shaarawi è stato abbastanza molto
netto» (Gianni Cerqueti,
«Novantesimo»)
FIORENTINA (4-3-1-2): Neto 6,5;
Tomovic 5, Gonzalo Rodriguez 4,5, Savic
6, Alonso 5; Kurtic 5 (Borja Valero 6 1’
s.t.), Pizarro 6, Aquilani 5 (Bernardeschi
s.v. 33’); Mati Fernandez 6; Babacar 6
(Ilicic 5 23’ s.t.), Cuadrado 5. All.:
Montella 5
● Fischio finale
rsato dirige Inter-Napoli a San Siro: sul
campo è sicuro, quando deve parlare
con i calciatori pretende qualche metro
di distacco da loro. Non è arroganza ma il
rispetto della neutralità. Anche Orsato
cancella qualche fallo chiaro, ma poi sanziona
Pecchia e Mazzarri, espulsi. Le direzioni
arbitrali relative alle altre partite sono state
accettabili: nessun errore particolarmente
grave ma nemmeno arbitraggi esemplari. È
l’effetto del tentativo, messo in atto dal
sistema calcistico nel suo complesso, di
modificare, per difetto, le regole e auspicare
una diffusa indulgenza. L’espulsione come il
male assoluto; mancava solo il cartellino
bianco teso ad annullare il giallo e il rosso per
proteste. Si sconta subito la pena, con qualche
farsi buttar fuori per doppio
giallo dopo un’ora. I suoi fino a
quel punto avevano spadroneggiato, portandosi sul 2-0
con Gabbiadini (tocco ravvicinato su intelligente schema da
calcio piazzato letto male da
difensori e portiere sardi) e
Obiang (frustata spaventosa da
20 metri). Poi hanno preso anche un palo con Gabbiadini
prima di restare in 10 proprio
nello snodo cruciale della domenica: il secondo giallo Cacciatore se lo è meritato per un
fallo da rigore su Ibarbo realizzato da Avelar. Lì è saltato tutto. La Samp è passata ad un 44-1 che ha permesso al Cagliari
di rimettersi in piedi, grazie
anche ai cambi di Zeman (decisiva la verve di Donsah e Caio
Rangel).
Il pareggio di Sau — destro
rasoterra angolato a 13 minuti
dalla fine — è stato l’esito di un
insistente assedio che avrebbe
potuto portare anche al 3-2, se
non fosse che l’arbitro Gervasoni ha annullato ormai già nel
recupero un gol a Longo per
spinta di Benedetti su Silvestre.
Questo mentre il patron doriano Ferrero questionava con tutta la tribuna centrale. «Peccato,
ci avevo creduto» ha sorriso
amaro il suo omologo Giulini.
Tutti delusi da un pari giusto.
Succede.
Carlos Passerini
Marcatori: Gabbiadini 28’, Obiang 39’
p.t.; Avelar (rigore) 14’, Sau 32’ s.t.
Arbitro: Peruzzo 5
Ammoniti: Pizarro, Djordjevic, Parolo,
Cavanda, Marchetti, Radu, Neto
Recuperi: 2’ più 8’
FIRENZE
2
2
Marcatori: Djordjevic 35’ p.t.; Lulic 47’
s.t.
LAZIO (4-3-3): Marchetti 6; Cavanda
6,5, De Vrij 6,5, Ciani 6 (Novaretti 6 23’
s.t.), Radu 6,5; Parolo 6,5, Biglia 6,5, Lulic
7; Candreva 7, Djordjevic 7 (Klose s.v. 44’
s.t.) Mauri 6,5 (Onazi 6,5 13’ s.t.). All.:
Pioli 7
DAL NOSTRO INVIATO
Arbitro: Gervasoni 6
Espulso: Cacciatore 13’ s.t.
Ammoniti: Duncan, Avelar, Palombo,
Silvestre, Benedetti, Romagnoli, Cossu,
Gabbiadini
Recuperi: 2’ più 4’
CRONOSISMI «Pjanic, segna sempre
lui quando gioca» (Maurizio
Compagnoni, Roma-Chievo, Sky)
LEGA SERIE A Curiosità pubblicitarie. Il
colore verde del logo e lo slogan
sgrammaticato di una nota società per
scommesse — «Mai sentito così better»,
cioè «Mai sentito così meglio» — non
sono casuali: pare li abbia scelti Matteo
Salvini.
CHIEVO IN MANO Sconcerto al Chievo:
il nuovo logo del Milan sembra un casco
di banane e invece hanno preso tre pere.
MAZZOCCHI PER OCCHIO Per una
imprevista congiunzione astrale, lo
studio di «Novantesimo Minuto» in
questa edizione è caldo, accogliente,
elegante. RaiSport si scusa con gli
spettatori.
PENSA SE NON ERA PREPARATA «Invece di fatal Verona, me la son
preparata, la dico: sfatal Verona,
ahahahahahahah» (Marco Mazzocchi,
«Novantesimo minuto», Raidue)
PROFEZIA REPORTER «Thohir come
sempre fa è andato alla Pinetina: ha
voluto fare profezia di serenità, di
tranquillità, di normalizzazione» (Ilaria
D’Amico, pre Inter-Napoli, Sky)
TIBERIO IN PIENA La Rai assolve
Tiberio Timperi, l’anchor man che l’altra
Cagliari
Sampdoria
Bomber Djordjevic (Getty Images)
❞
49
SPORT
minuto di esclusione e tutto è risolto. A parte
quest’ultima proposta burlona che prevede
anche il settimo assistente (il cronometrista
dei giocatori in castigo), già si notano le
conseguenze di questa tendenza: falli di gioco
non fischiati, entrate violente punite col
giallo, proteste verso l’arbitro che assegna un
rigore. Si vorrebbe un arbitro meno
ingombrante e si finirà per ottenere un piccolo
arbitro timoroso. Comunque i rigori concessi
da Calvarese alla Roma, Damato al Cesena,
Gervasoni al Cagliari erano equi, mentre i
gialli a Radu e Coppola piombati su Cuadrado
e Morganella sono apparsi scontati.
L’assoluzione piena per Vrsaljko, duro sulla
faccia di Tevez, è stato un errore chiaro.
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SASSUOLO
JUVENTUS
1-1
Zaza (Sa) 13’, Pogba (Ju) 19’ Arbitro: Banti di Livorno
FIORENTINA
LAZIO
Djordjevic (La) 35’, Lulic (La) 47’ s.t.
Arbitro: Peruzzo di Schio
0-2
ATALANTA
PARMA
Boakye (At) 45’ s.t.
Arbitro: Guida di Torre Annunziata (Na)
1-0
CAGLIARI
SAMPDORIA
2-2
Gabbiadini (Sa) 28’, Obiang (Sa) 39’, Avelar (Ca) rig.
14’ s.t., Sau (Ca) 32’ s.t. Arbitro: Gervasoni di Mantova
VERONA
MILAN
Rafael Marques (Ve) aut. 21’, Honda (Mi) 27’,
Honda (Mi) 12’ s.t., Nico Lopez (Ve) 42’ s.t.
Arbitro: Valeri di Roma 2
1-3
PALERMO
CESENA
2-1
Dybala (Pa) 33’, Rodriguez (Ce) rig. 16’ s.t.,
Gonzalez (Pa) 46’ s.t. Arbitro: Damato di Barletta
TORINO
UDINESE
1-0
Quagliarella (To) 17’ s.t. Arbitro: Russo di Nola (Na)
INTER
NAPOLI
2-2
Callejon (Na) 34’ s.t., Guarin (In) 37’ s.t., Callejon
(Na) 45’ s.t., Hernanes (In) 46’ s.t.
Arbitro: Orsato di Schio (Vi)
GENOA
EMPOLI
Arbitro: Cervellera di Taranto
■ Partite totali ■ Casa ■ Fuori Casa
G Giocate V Vinte N Nulle P Perse F Reti fatte S Reti subite
SERIE A Classifica
ROMA
CHIEVO
3-0
Destro (Ro) 5’, Ljajic (Ro) 25’, Totti (Ro) rig. 33’
Arbitro: Calvarese di Teramo
oggi 20.45
JUVENTUS
ROMA
SAMPDORIA
MILAN
UDINESE
LAZIO
NAPOLI
VERONA
INTER
FIORENTINA
GENOA
TORINO
ATALANTA
EMPOLI
CESENA
PALERMO
CAGLIARI
CHIEVO
SASSUOLO
PARMA
Punti
19
18
15
14
13
12
11
11
9
9
8
8
7
6
6
6
5
4
4
3
G
7
7
7
7
7
7
7
7
7
7
6
7
7
6
7
7
7
7
7
7
V
6
6
4
4
4
4
3
3
2
2
2
2
2
1
1
1
1
1
0
1
N
1
0
3
2
1
0
2
2
3
3
2
2
1
3
3
3
2
1
4
0
P
0
1
0
1
2
3
2
2
2
2
2
3
4
2
3
3
4
5
3
6
V
3
4
3
2
3
2
1
2
2
1
1
1
1
1
1
1
0
0
0
0
N
0
0
0
0
1
0
1
1
1
2
0
2
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MARCATORI: 6 RETI: Callejon (NAP), Honda (MIL), Tevez (JUV) 5 RETI: Djordjevic (LAZ) 4 RETI:
Di Natale (UDI), Gabbiadini (SAM), Osvaldo (INT), Quagliarella (TOR), Cassano (PAR) 3 RETI: Destro
(ROM), Ekdal (CAG), Icardi (INT), Matri (GEN), Pucciarelli (EMP), Sau (CAG), Vazquez (PAL), Menez (MIL)
PROSSIMO TURNO: Sabato 25/10, ore 15.00: Empoli-Cagliari. ore 18.00: Parma-Sassuolo.
ore 20.45: Sampdoria-Roma. Domenica 26/10, ore 15.00: Chievo-Genoa,
Juventus-Palermo, Udinese-Atalanta. ore 18.00: Cesena-Inter, Lazio-Torino, Napoli-Verona.
ore 20.45: Milan-Fiorentina.
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
50
È mancata all’affetto dei suoi cari
Giuseppina Colombetti
Marzagalia
Ne danno il triste annuncio Alberto con Barbara e
Filippo, Renata con Enrico, Luigi e Carlo.- I funerali
avranno luogo martedì 21 ottobre alle ore 11 presso la chiesa dei SS. nomi di Gesù Maria Giuseppe
annessa all’Istituto Leone XIII.
- Milano, 18 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– Nadia, Franco, Marco Colombetti.
– Claudio, Renata con Andrea e Rosamaria.
– Mariangela ed Ezio Mattioli.
– I compagni del liceo Manzoni:
– Giovanni Cafaro.
– Massimo Colombo.
– Gaetano Masini.
– Angelo Paone.
– Armando Salaroli.
– Rosanna Ferrario e figli.
– Francesca Sinelli con Riccardo ed Emanuele.
– Marcello e Silvia Zoja.
Ciao
mamma
abbraccia papà.- Albi e Ata.
- Milano, 18 ottobre 2014.
Filippo, Luigi e Carlo avranno sempre nel cuore
la loro meravigliosa
Carissima amica improvvisamente ci hai lasciato
portando con te parte della nostra vita.- Ciao
È mancato all’affetto della moglie, dei figli e di
tutti i suoi cari il
Chica, Manu e Popo con Stefano, Elia e Giosuè
annunciano la morte del loro amato
Nucci
Dott. Domenico Mangano
Cesare Massa
uomo straordinariamente buono e giusto, marito
e papà meraviglioso, professionista di grande
umanità e disponibilità.- Lo ricordano con immenso affetto Donatella, Diego con Chiara e Matteo,
Daniela, i fratelli, le cognate e i nipoti.- I funerali
verranno celebrati lunedì 20 ottobre alle ore 14.45
presso la chiesa parrocchiale di piazza Frattini, Milano. - Milano, 18 ottobre 2014.
che lascia un vuoto grande.- I funerali saranno celebrati nella chiesa del Corpus Domini in via Canova 4.- Per il giorno e l’ora si prega di contattare
il numero 02.32867. - Milano, 19 ottobre 2014.
un forte abbraccio.- Giulia e Gianni.
- Milano, 19 ottobre 2014.
Giorgio con Federica, Gianmarco con Sabina
partecipano al dolore di Alberto e Renata per la
perdita della mamma
Nucci Marzagalia
- Milano, 20 ottobre 2014.
papà
Ciao
Nucci
amica vera di una vita.- Lella e Luciano con Francesca, Alessandra e nonna Cia ti ricorderanno per
sempre con affetto immutabile.
- Milano, 19 ottobre 2014.
Nucci
amica di sempre, rimarrai nel nostro cuore.- Siamo
vicini con grande affetto ad Ata, Alberto, Roberto
e famiglia.- Tamara, Gianni, Paola e Laura con
Gianni. - Milano, 19 ottobre 2014.
Partecipa al lutto:
– La famiglia Bertini.
Cara
Nucci
Nucci
in questo momento le parole sono superflue ma ci
mancherà la tua amicizia, la tua presenza, la tua
irruente vitalità e tutti i bellissimi ricordi che ci univano.- Siamo vicini ai tuoi figli Renata ed Alberto
con grande affetto.- Giancarlo e Lella.
- Milano, 19 ottobre 2014.
ha raggiunto il suo amato Carlo.- Qui, senza te,
sarà tutto più difficile.- Abbracciami forte mamma
e papà.- Roberto. - Milano, 18 ottobre 2014.
Nucci
Francesca, Francesco, Beatrice e Allegra ricordano con affetto la cara
Increduli e con grande tristezza ci stringiamo con
affetto a Renata e Alberto.- Gianca, Milo, Alfredo,
Max e Alessandra. - Milano, 19 ottobre 2014.
La mia preziosa sorella
zia Nucci
- Milano, 20 ottobre 2014.
Gigi, Giusi, Michela, Claudio, Edoardo, Benedetta sono vicini con affetto e con grande tristezza a
Renata, Alberto e parenti tutti per la dolorosa repentina scomparsa dell’adorata
Partecipano al lutto:
– Lory e Daniela.
Nucci
che lascia un vuoto incolmabile.
- Milano, 19 ottobre 2014.
Ciao
Nucci
Beppe e Patrizia abbracciano con tanto affetto Alberto Barbara Ata e zio Roberto unendosi al loro
grande dolore.
- Cassina Rizzardi, 19 ottobre 2014.
Nucci
Una nuova stella brilla nel cielo.- Ciao.- Nicoletta
e Roberto. - Milano, 19 ottobre 2014.
Nucci
si stringono con affetto ad Alberto e Ata per la perdita della loro amata mamma.
- Cassina Rizzardi, 19 ottobre 2014.
Cari Ata e Alberto commossa partecipo al vostro
dolore per l’improvvisa perdita della vostra splendida mamma
Nucci
che per sempre ricorderò con affetto.- Lella.
- Milano, 19 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– Chicca e Piero Restelli.
Imperia e Fabio addoloratissimi piangono la perdita della cara amica
Nucci
abbracciando affettuosamente Alby, Ata e Roberto.
- Milano, 19 ottobre 2014.
Paola e Aldo, Guido e Flaminia si stringono a
Donatella, Diego e Chiara, e Daniela nel triste momento della scomparsa di
che ricorderanno sempre con stima e affetto.
- Milano, 19 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– Cristiana, Roberto, Andrea e Lalli.
– Barbara, Carlotta e Beatrice.
– Daniela, Armando, Marco e Giada.
Gli amici Toni, Mario e Giacomo, profondamente colpiti, si stringono a Donatella, Diego, Daniela,
Pino e Mario nel grave lutto per la scomparsa del
Dott. Domenico Mangano
- Milano, 19 ottobre 2014.
Mimma Leuzzi e Giacomo Rangheri piangono
l’amico di sempre, stringendosi a Donatella e alla
famiglia tutta nel dolore per la morte del
Dott. Domenico Mangano
- Milano, 19 ottobre 2014.
Chiara, Leonardo e famiglia Arienti sono vicini a
Diego, Daniela e famiglia per la perdita del loro
caro papà
Prof. Domenico Mangano
- Gallarate, 19 ottobre 2014.
I Camilliani delle case di cura San Pio X e San
Camillo di Milano, il personale medico, infermieristico ed amministrativo, partecipano al cordoglio
dei famigliari per la scomparsa del
Dott. Domenico Mangano
Grati per la dedizione prestata ai malati, ai religiosi
e loro famigliari, assicurano preghiere al Signore.
- Milano, 19 ottobre 2014.
Domenico Mangano
Cara
Augusta e Maurizio addoloratissimi per la scomparsa della cara amica
ti vogliamo bene, grazie.- Diego e Daniela.
- Milano, 18 ottobre 2014.
Mimmo Mangano
Ciao
nonna Nucci
- Milano, 18 ottobre 2014.
Ciao
Nucci
ci hai lasciato per raggiungere il tuo Carlo.- Vi terremo sempre nei nostri cuori.- Un abbraccio a Alberto e Renata.- Stefano e Paolo con Alessandra.
- Milano, 19 ottobre 2014.
Lena e Paolo con Cristina Enrico e Nicoletta sono
vicini con grande affetto ad Alberto e Renata che
piangono la perdita della cara
Nucci
- Milano, 19 ottobre 2014.
Luigi con Augusta è vicino ad Alberto Renata e
Roberto nel ricordo della cara
Nucci
così improvvisamente mancata all’affetto dei suoi
cari. - Milano, 19 ottobre 2014.
Claudio e Lorenza con Monica partecipano al
grande dolore di Renata e Alberto per l’improvvisa
scomparsa dell’adorata mamma signora
Nucci Colombetti Marzagalia
- Milano, 19 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– La famiglia Fantin.
– Alberto Benincori e famiglia.
– Lucia e Luca Liguori.
Piero con Zita, Maria con Carmelo e figlie ed Angela annunciano la prematura scomparsa
dell’amato fratello
dott. ing. Aldo Arturo
Salmoiraghi
Un particolare ringraziamento a medici e personale tutto di VIDAS per la loro assistenza prestata con
grande cura e professionalità, un ulteriore ringraziamento alla signora Martha Martinez per le amorevoli cure prestate.- Per sua decisione non verrà
effettuata nessuna cerimonia funebre, le ceneri saranno tumulate nella tomba di famiglia al Cimitero
Monumentale. - Milano, 19 ottobre 2014.
5P. Engineering Srl partecipa al lutto della famiglia per la scomparsa del loro stimatissimo amministratore
dott. ing. Aldo Arturo
Salmoiraghi
- Milano, 19 ottobre 2014.
Giorgio e Angela con Roberta e Sandro ricordano
Anna Lambiase con grande dolore annuncia la
scomparsa della sorella
Nucci
Laura Lambiase
pensando ai momenti felici di grande amicizia e
abbracciano con tanto affetto Alberto e Ata.
- Milano, 19 ottobre 2014.
I funerali si svolgeranno lunedì 20 ottobre alle ore
14 presso la Basilica di San Giovanni a Busto Arsizio. - Busto Arsizio, 18 ottobre 2014.
Partecipiamo con affetto al dolore di Piero per la
perdita della mamma
Evelina (Eva) Farina
Zia Maria, Gabriella, Giordano, Chiara con le loro
famiglie. - Milano, 19 ottobre 2014.
Il nostro amatissimo meraviglioso papà
Cesare
ci ha lasciati.- Ti ricorderemo sempre.- Manu e Popo. - Milano, 19 ottobre 2014.
Nel nostro lungo tempo insieme abbiamo condiviso tanto.- E mi hai fatto sentire speciale, e molto amata.- Grazie
Cesare
il tempo del buio è finito.- Un bacio.- Chica.
- Milano, 19 ottobre 2014.
È tornata alla casa del Padre
Annamaria Sostero in Bittante
Lo annuncia il marito Luigi, con i figli Gianluigi,
Elena, Claudia, i coniugi e i nipoti.- Un sentito ringraziamento a Luz e Giorgio che l’hanno amorevolmente assistita.- Le esequie si terranno martedì
21 ottobre, per orario e luogo chiamare il n.
02.48952902. - Milano, 18 ottobre 2014.
Ciao
nonna Titti
ti ringraziamo per tutto quello che ci hai insegnato
e per l’amore infinito che ci hai sempre dimostrato.- Non dimenticheremo mai la tua dolcezza, i tuoi
sorrisi e tutti i momenti felici trascorsi insieme.- Rimarrai sempre nei nostri cuori.- I tuoi nipoti Marco
con Giada Gaia e Tommaso, Chiara con Diego e
Matteo, Guido con Flaminia e Carlo, Andrea con
Lalli, Carlotta e Beatrice.
- Milano, 19 ottobre 2014.
Gastone Laura con Federica Andrea Filippo
piangono l’indimenticabile amico di sempre
Manuela con Guido, Tomaso e Ginevra è affettuosamente vicina a Cristiana e a tutti i suoi cari,
ricordando la mamma signora
Cesare Massa
Teodolinda Bellei Masella
- Milano, 19 ottobre 2014.
Cesare
ti sei riunito all’amico Enrico, compagno di lavoro
e di svago.- Ti ricorderemo sempre con tanto affetto.- Maddalena, Paolo, Francesco, Bice.
- Milano, 19 ottobre 2014.
È mancato all’amore dei suoi cari
Luigi (Gigino) Pezzoli
di 78 anni.- Lo annunciano con dolore Elisabetta,
Giancarlo e Clara e Silvana con Giovanni.- Un particolare ringraziamento ai dottori Soriero e Santaniello ed al Professore Giovanni Danesi per la disponibilità e professionalità.- La salma è composta
nell’abitazione di via Vall’Alta n. 19 in Cene (Bg).I funerali si svolgeranno lunedì 20 ottobre alle ore
15 direttamente nella chiesa parrocchiale di Cene.- I familiari ringraziano quanti parteciperanno
alla cerimonia funebre. - Cene, 18 ottobre 2014.
Ci ha lasciato
Serenamente è mancata, dopo lunga malattia
Titti Bellei Masella
finalmente di nuovo insieme all’amatissimo Elio.La salutano con tanto amore le figlie Daniela, Paola, Cristiana e Barbara con Armando, Aldo e Roberto.- Per l’orario del funerale telefonare al n.
335.7193057, 02.76005262.
- Milano, 19 ottobre 2014.
- Milano, 19 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– Cristiana Muscardini.
– Anastasia Palli.
– Mario Spizzico.
È mancata all’affetto dei suoi cari
Daria Spinelli Agnelli
Lo annunciano con dolore le figlie Giovanna, Luisa, Maria Teresa e Francesca con le rispettive famiglie.- I funerali avranno luogo a Lodi, lunedì 20
alle ore 15.30 nel Santuario delle Grazie.- Un particolare ringraziamento ai medici e al personale
tutto dell’Unità Coronarica e della Nefrologia
dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda.
- Lodi, 19 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– Giancarlo e Pinuccia Bernasconi.
– Giancarlo e Edda Buzzonetti.
– Riccarda e Maria Chiovenda.
Marco, Alessandro, Federico, Ilaria, Giorgio, Sofia, Assya porteranno sempre nel cuore la loro
nonna Annamaria
- Milano, 18 ottobre 2014.
Silvia con Carlo e Mariaester si stringe commossa a Fabio e Francesco ricordando con affetto
Gianferruccio Moroni
- Pavia, 19 ottobre 2014.
Nell’indimenticabile ricordo di
Irene
a diciassette anni dalla scomparsa.- Gaetano,
Francesca, Alessandra.
- Milano, 20 ottobre 2014.
Sono passati ormai dieci anni, la famiglia tutta,
ricorda con dolcezza e amore
Federico Milesi
- Milano, 20 ottobre 2014.
Adriano Castagnetti
Memoria e amore.- Renata, Valeria, Valerio.
- Milano, 20 ottobre 2014.
La famiglia Andena si stringe a Luisa e alle sue
sorelle Francesca, Maria Teresa, Giovanna in questo momento di grande dolore per la perdita
dell’adorata mamma
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Daria Spinelli Agnelli
Gigino
un uomo che ha dato il suo affetto ai suoi famigliari, alla moglie Elisabetta ed ai figli Giancarlo e
Silvana.- La sua vigile intraprendenza ha offerto
lavoro a tante famiglie.- Lo stile solidale fu il suo
modo di vivere.- Don Chino.
- Cene, 18 ottobre 2014.
- Lodi, 19 ottobre 2014.
Alberto, Emanuela, Elena e Chiara Vaccari sono
affettuosamente vicini a Francesca e partecipano
al cordoglio per la scomparsa della signora
Daria Spinelli Agnelli
- Milano - Lodi, 19 ottobre 2014.
Magda, Marina e Marco con immenso dolore ricordano l’amato amico
Gigino
- Cene, 20 ottobre 2014.
Il Presidente, i Consiglieri, il Collegio Sindacale,
la Direzione Generale, i Direttori Centrali, i Dirigenti ed il personale tutto del Gruppo SOL sono
affettuosamente vicini a Renzo e Marco Annoni, Vice Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo SOL, per la perdita della moglie e madre
Mariateresa Macchi Annoni
- Monza, 20 ottobre 2014.
Giulio con Alessandra, Ugo con Micaela, Carla
con Colò, Gènie, Anna con Alfredo, insieme alle
loro famiglie sono vicini con amicizia a Renzo e figli, nel ricordo di
Mariateresa Macchi Annoni
Gabriele e Gigliola Maccarini partecipano al dolore di Luisa e famiglia per la scomparsa della signora
Daria Spinelli Agnelli
- Milano, 20 ottobre 2014.
Con immenso dolore Alberto ed Anna annunciano che è mancata la loro carissima sorella e cognata
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L’INVIO DI UN FAX DEVE ESSERE ACCOMPAGNATO
DA COPIA DI UN DOCUMENTO DI IDENTITA’
TARIFFE BASE IVA ESCLUSA:
Prof.ssa Angela Sormani
e la ricordano con tutti i parenti ed amici.- La cerimonia funebre si terrà lunedì 20 ottobre alle ore
15.30 in Gorgonzola nella chiesa prepositurale dei
Santi Martiri Protasio e Gervasio.
- Gorgonzola, 18 ottobre 2014.
PER PAROLA:
A MODULO:
Maria Bay ricorda con tanta commozione
Corriere della Sera
Necrologie: € 5,00
Adesioni al lutto: € 10,00
Solo anniversari,
trigesimi e ringraziamenti:
€ 300,00
Gazzetta dello Sport
Angela Sormani
portatrice di affetti e costante punto di riferimento.
- Monza, 20 ottobre 2014.
carissima e generosa amica.
- Milano, 19 ottobre 2014.
PER PAROLA:
Necrologie: € 1,90
Adesioni al lutto: € 3,70
Aldo, Matteo e Giulio (junior) Fumagalli Romario
sono vicini con tanta amicizia a Marco per la perdita della mamma
Partecipa al lutto:
– Eugenia Fano.
A MODULO:
Solo anniversari,
trigesimi e ringraziamenti:
€ 258,00
Mariateresa
e si stringono affettuosamente al papà Renzo e alle
sorelle Federica e Mariacristina insieme alle loro
famiglie. - Monza, 20 ottobre 2014.
Nicoletta, con Carla e Silvia, ricorda con affetto
e rimpianto la carissima
Angela
- Gorgonzola, 19 ottobre 2014.
Giuseppe e Fabio, con i figli Stefano, Francesca e Federica, a cinquanta anni dalla scomparsa del papà,
ricordano
ATTILIO VERNA
professore emerito che fu loro maestro di economia aziendale.
Milano - Roma, 20 ottobre 2014
Diritto di trasmissione: pagamento anticipato € 1,67
pagamento differito € 5,00
L’accettazione delle adesioni è subordinata
al pagamento con carta di credito
Servizio fatturazione necrologie:
tel. 02 25846632 mercoledì 9/12.30 - giovedì/venerdì 14/17.30
fax 02 25886632
e-mail: [email protected]
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
SPORT
51
Champions League 3ª giornata
Gruppo A
Mercoledì, ore 20.45
Atletico Madrid-Malmoe
(SkySp3, SkyC3)
Olympiacos-JUVENTUS
(Canale 5)
Classifica
Atletico Madrid, JUVENTUS,
Malmoe e Olympiacos 3
Gruppo B
Mercoledì, ore 20.45
Ludogorets-Basilea
(SkyC7)
Liverpool-Real Madrid
(SkySp1, SkyC1)
Classifica
Real Madrid 6; Basilea e
Liverpool 3; Ludogorets 0
Gruppo C
Mercoledì, ore 20.45
Bayer Leverkusen-Zenit
(SkyC5)
Monaco-Benfica
(SkyC6)
Classifica
Monaco e Zenit 4; Bayer
Leverkusen 3; Benfica 0
Gruppo D
Mercoledì, ore 20.45
Anderlecht-Arsenal
(SkyC4)
Galatasaray-Borussia D.
(SkySpPlus, SkyC2)
Classifica
Borussia D. 6; Arsenal 3;
Galatasaray e Anderlecht 0
Gruppo E
Domani, ore 20.45
Cska-Manchester C. (ore 18)
(SkySp1, SkySpPlus, SkyC1)
ROMA-Bayern
(SkySp1, SkySpPlus, SkyC1)
Classifica
Bayern Monaco 6; ROMA 4;
Manchester City 1; Cska 0
Gruppo F
Domani, ore 20.45
Apoel Nicosia-Psg
(SkyC3)
Barcellona-Ajax
(SkySp3, SkyC2)
Classifica
Psg 4; Barcellona 3;
Ajax 2; Apoel Nicosia 1
Gruppo G
Domani, ore 20.45
Schalke-Sporting Lisbona
(SkyC5)
Chelsea-Maribor
(SkyC4)
Classifica
Chelsea 4; Schalke
e Maribor 2; Sporting Lisbona 1
Gruppo H
Domani, ore 20.45
Bate-Shakhtar Donetsk
(SkyC7)
Porto-Athletic Bilbao
(SkyC6)
Classifica
Porto 4; Bate Borisov 3;
Shakhtar 2; Athletic Bilbao 1
In vista di Atene
Domani all’Olimpico
Mal di Llorente?
La cura Juve
con Morata
e il Vidal furioso
Alla festa del gol
giallorosso
arriva il Bayern
Esame alla difesa
Partitella di ieri a Vinovo, in
campo i giocatori a riposo sabato sera a Reggio Emilia, dove
la Juventus ha lasciato i primi
punti del campionato: finisce
10-8 con 6 gol di Vidal da una
parte e 3 di Morata dall’altra.
Buon segno in vista della spedizione bianconera ad Atene
per la sfida di dopodomani
contro l’Olympiacos: i bianconeri devono ritrovare in fretta
l’istinto killer e il cileno e lo
spagnolo di scorta possono essere la cura migliore. Perché finora si è sentita la mancanza
del miglior Vidal e anche di
Fernando Llorente.
I numeri non sono drammatici, se si considera che un anno fa il navarro a questo punto
aveva segnato un solo gol (giocando comunque meno). Ma la
prestazione contro il Sassuolo,
compromessa anche da un
problema alla schiena nella ripresa, stavolta non è stata dimenticata grazie all’ennesima
vittoria: questa Juve, rispetto a
quanto ha prodotto (18 tiri
complessivi) è stata poco precisa (6 le conclusioni nello specchio) e poco cinica. Non può
sempre risolvere tutto Tevez
(già a 6 gol), ma se Llorente è
acciaccato, a maggior ragione
crescono le possibilità e la curiosità di vedere Alvaro Morata
titolare dal primo minuto ad
Atene.
Senza dimenticare che le
punte nel gioco bianconero
ROMA Una vecchia legge del pal-
due partite intere con la Roja e
rimasto a Vinovo a lavorare in
vista proprio della sfida con
l’Olympiakos. Caricandosi come una molla, anche a colpi di
twitter: «La società non mi ha
mai multato — rilancia Arturo
— le informazioni su questo
argomento sono sbagliate e in
tanti casi malintenzionate. Il
mio ginocchio sta molto bene.
Con lavoro e sforzo tornerò alla
mia miglior forma fisica dopo
aver subito un’operazione e
non essendo riuscito ad effettuare tutta la preparazione estiva con i miei compagni». Come
si dice in questi casi: dopo le
parole, servono i fatti. E magari
anche i gol.
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Da ritrovare
Decisivo
Fernando Llorente, 29 anni, è alla
Juventus dal 2013. Nella stagione
scorsa ha totalizzato 45 presenze
tra campionato e coppa segnando
18 reti. In questo inizio di
campionato è invece sceso in
campo 7 volte e due in Coppa, con
zero reti all’attivo (Getty Images)
Gervinho, ivoriano di 27 anni, è
alla Roma dal 2013, proveniente
dall’Arsenal. Lo scorso
campionato ha giocato 33 partite
con 9 gol (più 4 in Coppa con 3
reti), in questa stagione è sceso in
campo in totale 8 volte con 3 gol
all’attivo (Ansa)
lone dice che gli scudetti – e
per la proprietà transitiva anche le Coppe – si vincono con la
miglior difesa. Vero o falso che
sia, in tempi di calcio moderno, è lapalissiano che avere un
attacco da oltre due gol a partita sia un vantaggio.
Roma e Bayern Monaco, che
si incroceranno domani sera
all’Olimpico, con lo stadio che
va verso il tutto esaurito e il record assoluto di incasso, lo
sanno bene. La squadra di
Guardiola, tra Bundesliga e
Champions, ha segnato 23 gol
in 10 partite (facile media: 2,3).
Quella di Garcia risponde con
20 gol in 9 partite (media:
2,22). Le differenze principali
sono due:
1) il Bayern ha subito solo 2
gol in campionato e nessuno in
Champions, contro i 6 della
Roma (4 in campionato e 2 in
Europa);
2) in Champions la Roma ha
segnato di più: 6 gol (5 contro il
Cska e uno a Manchester contro il City), mentre il Bayern ne
ha fatti solo due (Boateng contro il City, Mueller su rigore a
Mosca), che hanno comunque
fruttato 6 punti su 6.
L’attacco della Roma è stato
costruito secondo i desideri di
Garcia. Sei attaccanti intercambiabili, perché il modulo di riferimento è il 4-3-3, tutti con
caratteristiche diverse per
cambiare copione anche «in
corsa». Due considerazioni:
1) tutti e 6 gli attaccanti hanno portato un bel contributo:
Destro 3 gol in 364’ in campionato; Florenzi 2 gol in 280’ in
campionato; Gervinho un gol
in 404’ in campionato e 2 in 160’
in Champions; Iturbe un gol in
140’ in campionato e uno in 44’
in Champions; Ljajic 2 gol in
333’ in campionato; Totti 2 gol
in 346’ in campionato e uno in
161’ in Champions;
2) l’abbondanza e la diversità
tecnica degli attaccanti permette alla Roma di giocare sia
attraverso il possesso palla
(64% contro il Cska) sia con le
ripartenze (39,1% contro il City). Tenendo conto del tiki taka
di Guardiola (58% contro il City
e addirittura 73% contro il
Primo allarme
Il navarro soffre alla
schiena e per
l’astinenza da gol
E Pereyra non incide
Potenza di fuoco
Sfida da scintille: la
squadra di Guardiola
segna 2,3 gol a partita,
quella di Garcia 2,22
fanno da sempre un lavoro particolare per favorire gli inserimenti dei centrocampisti e che
Llorente non si è imbrocchito
tutto d’un tratto. Il fatto che Tevez spazi di più ha diminuito le
occasioni di dialogo con Fernando, utilizzato troppo come
sponda pura e semplice. Nella
Juve del trienno contiano il miglior marcatore è stato Vidal
(28 gol): Pereyra, che ha 23 anni e margini di miglioramento,
è bravo ad attaccare la profondità, però non è mai stato un
vero uomo gol a Udine (5 gol
due anni fa, 2 la scorsa stagione). E sabato a Reggio ha dimostrato di essere inserito nel gioco, ma ancora troppo morbido
negli ultimi 16 metri.
Ecco perché ad Allegri serve
la cattiveria agonistica del miglior Vidal. L’episodio della bisboccia con rissa notturna a
due giorni da Juve-Roma ha
toccato nell’orgoglio e probabilmente anche nel portafoglio
il cileno, rientrato giovedì da
Cska) sembra che il tridente
giusto possa essere Totti, Gervinho e Iturbe. Gli ultimi due
sono stati risparmiati apposta
contro il Chievo.
Pure l’attacco del Bayern, però, ha una potenza di fuoco invidiabile, anche se in Champions ha segnato poco. Questo
lo score in Bundesliga: Goetze
6 gol in 7 presenze, Lewandowski 4 gol in 7; Mueller 3 in
7; Ribery, appena rientrato, un
gol in 2; Robben 3 gol in 5. Solo
Pizarro e Shaqiri sono rimasti
ancora a secco. Per limitarli sarà fondamentale l’apporto che
Daniele De Rossi darà alla coppia di centrali difensivi (torna
Manolas, squalificato in campionato, da decidere il compagno tra Mapou e Astori). Con
De Rossi in campo, in 4 gare
della Roma e due della nazionale, la «sua» difesa non ha subito nemmeno un gol. Ma domani sarà la prova più difficile.
Luca Valdiserri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
52
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
SPORT
Sci al cancelletto
L’Italia misura
la sua rivoluzione
Basket
Cantù piega
Avellino
Bis di Varese
Oggi Milano
Via i d.t., squadre riviste, i velocisti restano il faro
Si parte
da Soelden
La Coppa del
mondo 20142015 parte
sabato
e domenica a
Soelden con un
gigante donne
e uno maschile.
Due austriaci,
Hirscher
e la Fenninger,
detengono la
coppa assoluta
In Italia
5 tappe
40 prove
maschili,
36 femminili. 5
tappe italiane:
Gardena, Badia,
Campiglio e
S. Caterina tra i
maschi, Cortina
tra le donne.
Finali a Meribel,
dove si è
infortunato
Schumacher.
Mondiali
negli Usa
I Mondiali
(2-15/2015)
si terranno
a Beaver
Creek/Vail
Ancora prima di aprire il
cancelletto di partenza (la Coppa del Mondo prenderà il via
sabato e domenica a Soelden,
con un gigante femminile e
uno maschile), lo sci annota il
k.o. di uno dei suoi fuoriclasse:
Aksel Lund Svindal, 31 anni,
collezionista di coppe e medaglie, una delle migliori espressioni della polivalenza sulle nevi, si è rotto il tendine d’Achille
sinistro giocando a calcio con i
compagni. È già stato operato,
a Innsbruck, ma la sua stagione
è terminata proprio come quella del nostro Manfred Moelgg,
che un mese e mezzo fa subì un
incidente analogo.
Marcel Hirscher, che detiene
la coppa assoluta — anche tra
le donne l’inseguimento è all’Austria: il trofeo è di Anna
Fenninger —, si ritrova un pericoloso avversario in meno e,
anche nella prospettiva del
Mondiale 2015 a Beaver Creek,
aggiunge credito a un pronostico già favorevole. Ma queste
sono le parrocchie degli «altri», dei più forti. Di quelli che
hanno uno o più atleti «all
around», mentre l’Italia — con
la parziale eccezione (forse)
della rientrante Goggia — è
sempre alla ricerca di quella
completezza che vale una candidatura per il vertice della
classifica generale.
Già, l’Italia. Da dove ricomincia? Da un saluto a Denise Karbon, ritiratasi, dal ricordo delle
troppe medaglie di legno dei
Giochi di Sochi e da una rivoluzione che è conseguenza della
missione olimpica, al limite tra
sufficienza e insufficienza, ma
che è tutta da verificare. Flavio
Roda, riconfermato presidente
e stavolta chiamato a governare
per un quadriennio pieno e
non per due soli anni, ha eliminato la figura dei direttori tecnici, preferendo affidarsi a team manager dal profilo più
amministrativo che riferiscono
alla presidenza e al consiglio.
In realtà, c’è una voluta ricerca
di «discontinuità», parola di
moda, evidentemente, non solo alla Ferrari. Claudio Ravetto,
d.t. maschile, ha presentato un
piano di lavoro, ma non è stato
confermato; e c’è stato pure il
divorzio da Jacques Theolier,
allenatore dello slalom e del gigante. Salvo, invece, il «Ravet-
Svindal k.o.
Stagione già finita
per l’asso norvegese
Svindal: s’è rotto
un tendine d’Achille
2ª giornata
Così sabato
Reggio Emilia 69
Cremona
70
Aggrappati
a Innerhofer
Christof
Innerhofer e la
squadra dei
velocisti
rimangono la
migliore opzione
per l’Italia nella
nuova stagione
dello sci, che avrà
il clou a febbraio
con i Mondiali
in Colorado
(Ap)
Così ieri
Cantù
Avellino
74
65
Caserta
Brindisi
69
78
Bologna
C. d’Orlando
74
69
Pesaro
Varese
85
96
Venezia
Roma
74
57
Così oggi
ore 20.30
Milano
Trento
Pistoia
Sassari
to» delle donne, Raimund
Plancker: sarà lui a occuparsi
dei gigantisti.
Se fossimo a un tavolo da poker, potremmo dire che la puntata di Roda è «all in»: o la va, o
la spacca. Ma se non funzionasse, non avrebbe più scudi protettivi: le scelte sono state sue.
Ne valeva la pena? È su questo
scenario, rischioso nonostante
la qualità dei tecnici rimasti,da
Rulfi, a Magoni e agli altri, che
si giocheranno i destini azzurri. Ma per ora siamo un 1-x-2:
punteremo ancora forte sulla
velocità (Innerhofer, Paris che
torna, poi Fill e Heel; e, tra le
donne, la Goggia), su «minotauri» in evoluzione (Marsaglia
e Casse, che si concentreranno
su superG e gigante), su progetti di riscatto (Gross saprà
trascinare gli slalomisti? Razzoli è ancora uno da oro?), su
chi deve fare il salto di qualità
(Nani e De Aliprandini in gigante), su nomi nuovi che fanno capolino, come Marta Bassino e Nicole Agnelli, 18 e 22 anni. Basterà? Lo speriamo. Di sicuro non ci sarà più spazio per
gli alibi. Quanto alle medaglie
di legno, si vedrà.
Flavio Vanetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Classifica
Brindisi
Varese
Venezia
Sassari*
Milano*
Pistoia*
Roma
Cremona
Reggio Emilia
Cantù
Trento*
Bologna (-2)
C. d’Orlando
Avellino
Caserta
Pesaro
*una partita
in meno
4
4
4
2
2
2
2
2
2
2
0
0
0
0
0
0
Nel suo esordio al Pianella
l’Acqua Vitasnella fatica a battere Avellino (74-65) in una
gara stretta che si è dilatata
soltanto nel finale. Una vittoria
per ragionare con serenità
anche sul lato oscuro della
squadra: il suo osannato playmaker (?), Johnson-Odom,
segna 20 punti (8/19) ma la
sua valutazione (12) è inferiore
a quella del compagno Hollis
(17), che di punti ne segna
soltanto 12. Mentre Pozzecco
concede il primo bis con Varese che espugna Pesaro (85-96)
— e con Diawara (24) ancora
fuciliere scelto —, Brindisi si
conferma squadra interessante
e solida, capace di passare
indenne (69-78) tra le insidie
di Caserta. Il clou della domenica era però previsto a Venezia, dove l’Umana ospitava
l’Acea Roma: ha vinto Venezia,
che ha allungato nella parte
finale dell’ultimo quarto dopo
una partita in sostanziale equilibrio. Il gran finale di giornata, però, sarà questa sera
(20.30) nei due posticipi che
vedranno in campo Milano e
Sassari reduci dalla prima delusione di Eurolega. La EA7
cercherà di congelare al Forum
gli entusiasmi della neopromossa Dolomiti Energia Trento, mentre la Dinamo sarà tra
le serre di Pistoia, dove coltivano anche piante velenose.
Werther Pedrazzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
SPORT
Valentino si riprende Rossi Island
53
Ippica
In Australia secondo centro stagionale dopo Misano, a nove anni di distanza
Tripletta Yamaha nel giorno del flop Honda: «Me la sono proprio goduta»
MotoGp
1. Rossi (Ita)
Yamaha
in 40’46’’405
2. Lorenzo
(Spa) Yamaha
a 10”836
3. Smith (Gbr)
Yamaha
a 12’’294
Mondiale
1. Marquez
(Spa)
312
2. Rossi (Ita)
255
3. Lorenzo
(Spa)
247
Moto2
1. Vinales (Spa)
Kalex
in 39’10”419
2. Luthi (Svi)
Suter a 1’’329
Classifica
1. Rabat (Spa)
310
2. Kallio (Fin)
269
Moto3
1. Miller (Aus)
Ktm
in 37’25”209
Classifica
1. Marquez
(Spa)
251
2. Miller (Aus)
231
Prossima gara
26/10
Gp di Malesia
(Sepang)
Terra di acrobazie mai viste,
trionfi epici e amore assoluto
di tutti gli australiani che una
volta l’anno trasmigrano in
massa per adorare solo lui, il
Rider Supremo, Phillip Island è
sempre stata una frazione di
Tavullia. Ecco perché il successo di Valentino Rossi, il sesto su
questo asfalto a 9 anni di distanza dall’ultimo nel 2005,
non è una sorpresa ma l’ordine
ricomposto, il padrone che si
riprende la sua isola e ci ricorda nuovamente — ma ormai
dovrebbero averlo capito tutti
— che a 35 anni la vita di un atleta può ricominciare, se lo
vuole e se un motore lo assiste.
«Sapevo di essere ancora
forte già prima di iniziare questo campionato». Così, dopo
Misano, arriva Rossi Island, secondo successo del 2014, davanti a Lorenzo e a Smith. Una
gran tripletta Yamaha nel giorno del flop Honda, con Pedrosa
ritirato e il campione del mondo Marquez che a 10 giri dalla
fine, in fuga solitaria, cade come un pollo e consegna le chiavi della corsa al maestro. Un regalo della fortuna? In questo
sport non si ragiona così e men
che meno a Phillip Island dove
— per questioni di disegno del
tracciato, affaccio sul mare e
sbalzi di temperatura — le
gomme sono delicate come
fiori e basta niente per rotolare
a terra, come si ricorderà per
sempre il ducatista Crutchlow,
scivolato a sei curve dal traguardo quando era secondo.
«Questa è una delle piste più
L’analisi
di Arianna Ravelli
e Giorgio Terruzzi
affascinanti, difficili e tecniche
del mondo — ha detto Rossi
appena scioltosi dall’abbraccio
del suo team in delirio —. Ci
vuole bravura e coraggio». A
queste qualità innate e mai intaccate dal tempo Rossi ha abbinato il lavoro di messa a punto nel box (dove si è presentato
in visita l’ex capotecnico
Jeremy Burgess, con il quale ci
sono stati abbracci di pace e
una cena sabato), la pronta reazione agli errori in qualifica e
una condotta di gara perfetta: è
risalito presto dalla quarta fila
fino al terzo posto, ha raggiunto Lorenzo mentre Marquez
Festa
Valentino
Rossi, 35 anni,
sul podio di
Phillip Island.
È l’82a vittoria
per l’italiano
nella classe
regina (Afp)
fuggiva, ha dato spettacolo con
un duello sulle punte con Jorge
(«Pensavo: oggi lo frego») e infine ha trasformato — cinico
— in gol le palle perse dagli altri: gomma fallata di Lorenzo
(avesse resistito, il duello sarebbe durato fino alla fine) e
caduta di Marquez. «Peccato
per loro». Non è vero, ma va bene lo stesso. Il grande bomber
segna in rovesciata ma anche a
porta vuota, ciò che conta non
è solo essere grandi ma anche
esserci al momento giusto,
cioè «dieci anni dopo (in realtà
nove, ndr) la mia ultima volta...
Una soddisfazione doppia».
All’82ª vittoria in 250 gare in
top class (praticamente una su
tre: considerando il biennio
nero in Ducati, una statistica
mostruosa), Valentino nelle ultime due gare proverà a gestire
8 punti su Lorenzo nella lotta
per il secondo posto nel Mondiale. «Sfida aperta, una questione d’onore». Se ne riparlerà
fra sei giorni in Malesia, altro
luogo molto amato dove Rossi
atterrerà con un dolce ricordo
in più nella valigia: «A tre giri
dalla fine ero piegato a oltre
200 km/h ed è spuntato il sole
dietro le nuvole. È stato bellissimo, ma ancora di più lo è stato vedere i 7 secondi di vantaggio segnalatimi dal muretto. Se
a Misano mi ero commosso,
qui me la sono proprio goduta». Un altro passo è compiuto,
verso dove chissà. Questo è un
viaggio che non finirà mai.
Alessandro Pasini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ferrari e la gran voglia di cambiare
Tutte le mosse tra rischi e vantaggi
Rompere col passato, in squadra e a livello politico per regole, motori e test
MILANO Discontinuità. È questa
la parola chiave utilizzata da
Sergio Marchionne parlando
della sua Ferrari da corsa. Una
parola d’ordine che segnala la
volontà di rompere con un passato avaro di gratificazioni
sportive ma anche un termine
inedito nella storia del Cavallino, basata su linee, filosofie,
modi di agire tipici e inconfondibili.
Una gran voglia di cambiare,
dunque, che comporta qualche
rischio rispetto alla tradizione,
ma anche alle tempistiche tecniche richieste da una inversione di segno. Rischi che Marchionne valuta ampiamente,
da correre comunque «non
avendo nulla da perdere». Marco Mattiacci, in linea con il presidente, ha applicato un atteggiamento analogo sin dai suoi
primi giorni da team principal,
con l’intenzione di determinare un proprio modus operandi
e di differenziarsi, nel contempo dallo stile di Stefano Domenicali. Il risultato di questo
doppio atteggiamento di rottura offre, per ora, alcuni punti
critici sia sul fronte interno, sia
su quello politico.
Mattiacci sta cercando, per
ora senza successo, di apportare alcune modifiche al regolamento. La sua prima battaglia
riguarda la possibilità di
«scongelare» lo sviluppo dei
motori durante la stagione. Su
questo fronte ha incassato il no
della Mercedes durante una tesissima riunione a Sochi e, pa-
Il «capo»
● Marco
Mattiacci,
44 anni a
dicembre, dallo
scorso 14
aprile è
subentrato
a Stefano
Domenicali
come team
principal della
Ferrari
● Già direttore
della Ferrari
Nord America
(dal 2010),
Mattiacci
ha impostato
il suo mandato
all’insegna
della
discontinuità:
di qui anche
la separazione
da Alonso
radossalmente, una prima divergenza con lo stesso Marchionne: «Bisogna stare attenti... Se viene concesso lo
scongelamento, la Mercedes
potrebbe anche aumentare il
suo vantaggio». Il che determina una sorta di confusione sulle priorità da perseguire. In
questo senso, proprio Mattiacci ha preferito lasciare in secondo piano il tema dei test
durante la stagione, un punto
chiave della coppia Montezemolo-Domenicali, delegando
spesso al solo direttore sportivo Massimo Rivola la rappresentanza Ferrari. Risultato: nel
2015 i test saranno ridotti.
Resta sul tavolo la questione
della terza macchina. Maranello si è sempre battuta su questo
fronte. Il fatto è che ora, con
l’incidente che ha colpito Jules
Bianchi, viene a mancare proprio il pilota a cui sarebbe stata
destinata la terza rossa. Ipotesi
alternative? Nico Hulkenberg,
legato alla Ferrari, interessato
al posto di Raikkonen per il
2016.
La discontinuità sul fronte
piloti è evidente. Se ne va Fernando Alonso, arriva Sebastian
Vettel. È stato lo spagnolo a
proporre la separazione con
due anni di anticipo sulla scadenza del contratto, frustrato
dal passato, sprovvisto di punti
di riferimento interni e diffidente circa la capacità di recupero tecnico in tempi brevi. La
Ferrari non ha fatto nulla per
trattenerlo, considerando ec-
cessive molte richieste, non
tanto di natura economica
quanto sulla fame di potere
dello stesso pilota all’interno
del team. Il divorzio è il frutto
di un muro contro muro su
molti temi, dalle relazioni con
gli sponsor (della Ferrari e dello stesso Alonso, impegnato
nella composizione di una
squadra ciclistica) alla scelta e
alle mansioni di alcuni uomini
Ferrari, a cominciare dal ds Rivola. Risultato: la partenza di
Alonso — considerato il migliore — scontenta molti tifosi
e molti uomini del team, tenta-
Uomini e ruoli
La nuova era Marchionne,
il lavoro di Mattiacci, da
Alonso a Vettel, la
solitudine di Allison
ti di seguire Fernando alla
McLaren-Honda, impoverendo
così la Ferrari. L’arrivo di Vettel
pare una scommessa comunque confortante, mentre permangono grossi dubbi su
Raikkonen, reduce da un Mondiale disastroso anche sul fronte dell’impegno. Ma il destino
dell’intera Ferrari resta legato
alla messa in pista della nuova
macchina. Ogni potere tecnico
sta nelle mani di James Allison.
Il suo curriculum è di primo
livello ma ora il d.t. inglese deve prendere decisioni su ogni
tema in solitudine, con la spe-
Il pilota
● Sebastian
Vettel, 27 anni,
ha vinto dal
2010 al 2013
il titolo
mondiale della
F1. Detiene
vari record, tra
i quali quello
di pilota
più giovane
a imporsi
● Vettel, dopo
un’annata nella
quale ha subìto
il compagno di
team Ricciardo,
sente che è il
momento di
lasciare la Red
Bull: passerà
alla Ferrari
con un accordo
da 75 milioni
in 3 anni
ranza che sia all’altezza di un
compito così gravoso. La progettazione della nuova macchina, affidata al solito Nick Tombazis, resta il punto centrale
perché proprio da qui sono arrivati i guai più seri degli ultimi
cinque anni, mascherati nel
2014 dall’emergenza power
unit. Dopo il licenziamento di
Luca Marmorini, il settore motori è passato nelle mani di
Mattia Binotto, che coordina il
lavoro di Lorenzo Sassi e Wolf
Zimmerman, arrivato dalla
Mercedes. Due buoni progettisti ma non ancora dei veri e
propri risolutori. È per questo
che la Ferrari cerca di correggere il regolamento: ha bisogno
di più tempo per lavorare sulle
power unit. Con il rischio che
questo tempo venga sfruttato
meglio dalla concorrenza.
«Discontinuità». Certo. Ma
un conto è scuotere e motivare,
un altro è ottenere risultati in
tempi brevi, sotto una pressione dilatata dalla fretta. Il timore
è che saltino equilibri interni
delicati e alleanze con i poteri
forti della Formula 1. C’è un solo modo per appianare ogni
frenesia: vincere nel 2015. Il
che rappresenta un’impresa
molto ardua. Intanto, servirà
chiarezza. Sul peso dell’eredità
e sulle responsabilità della
nuova gestione. A chi attribuire
onori e oneri del Mondiale
2015? Meglio dirlo subito, onde
evitare continui rimbalzi della
palla.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Jockey Club
trionfano
Dylan Mouth
e il «sciùr» Villa
MILANO «Io come Federico
Tesio? Mi viene la pelle d’oca,
non si riesce nemmeno a
pensarlo». Il sciùr Villa, al
secolo Felice Villa, pacioso
broker meneghino, che a forza
di fare l’assicurazione ai cavalli
ha cominciato nel 1994 a
comprarli prima in società con
amici e poi da solo con la
supertifosa figlia Federica,
sorride imbarazzato a chi gli fa
notare che da 82 anni non
accadeva in Italia che la stessa
scuderia di purosangue
vincesse nella stessa stagione
le più importanti corse per i
cavalli d’ogni età (il Gran
Premio del Jockey Club), per i
maschi di 3 anni (il Derby), per
le femmine di 3 anni (le Oaks),
e per i puledri di 2 anni (il
Gran Criterium). Sembrava
impresa consegnata
esclusivamente all’epopea del
«mago di Dormello» Tesio,
che — un ventennio prima di
creare l’invincibile Ribot —
con il suo socio marchese
Incisa nel 1932 siglò con il
cavallo Niccolò Pisano il Jockey
Club dopo aver vinto con
Dossa Dossi il Gran Criterium e
dominato già anche il Derby e
le Oaks con la campionessa
Jacopa del Sellaio. Ma da ieri
anche la scuderia Effevi di Villa
— che quest’anno con
l’allenatore Stefano Botti e il
fantino Fabio Branca si era
fregiata già del Derby grazie a
Dylan Mouth e delle Oaks
grazie a Final Score, nonché
del Gran Criterium con Hero
Look — ha eguagliato il poker
ieri quando Dylan Mouth ha
trionfato a San Siro (nella foto)
davanti a 7.500 spettatori
anche nel 92° Gp del Jockey
Club sui 2400 metri, lasciando
a 4 lunghezze il pesantista
Duca di Mantova e ad altre 14 il
derbywinner 2013 Biz the
Nurse. «Lo comprai per
25.0000 euro quando aveva tre
mesi», racconta Villa del
purosangue che già guadagna
quasi mezzo milione. Del resto
Villa, vincitore di tre Derby e di
tutte le classiche italiane
tranne il Premio Parioli
sempre sfuggitogli, è famoso
nel mondo perché mai si era
vista una scuderia che per tre
anni consecutivi vincesse le
Oaks del proprio Paese con tre
figlie della stessa fattrice: mai,
appunto, sino a quando a
inanellare l’incredibile serie
sono state le sue quadrupedi
figlie della supermamma Holy
Moon, e cioè Cherry Collect
nel 2012, Charity Line nel 2013
e Final Score nel 2014. Ora per
Dylan Mouth, rampollo
dell’altra fattrice Cottonmouth
allenata anni fa sempre dalla
famiglia Botti, Villa coltiva il
sogno non dei soldi a palate a
novembre della Japan Cup, ma
della gloria vera nel 2015 a
Parigi nell’Arc de Triomphe. La
corsa vinta nel 2007 da suo
padre irlandese Dylan
Thomas.
Luigi Ferrarella
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
54
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TELERACCOMANDO
di Maria Volpe
Sit-com in corsia
per Bertolino
e Max Tortora
N
uovo impegno per
Enrico Bertolino che
con Max Tortora (foto) dà
vita a una nuova, divertente
sit-com. Cinquanta episodi
di sette minuti ciascuno, in
onda da stasera tutti i
giorni dal lunedì al venerdì.
Il romano Tortora coinvolge
in un incidente stradale il
milanese Bertolino. I due si
ritrovano nello stesso
ospedale. All’inizio si
detestano; poi non possono
che diventare amici.
Impazienti
Rai2, ore 21
Quella strada
che unì l’Italia
O
ra diamo per scontata
l’Autostrada del Sole,
ma per molti italiani è stata
un sogno. Stasera e
domani, la miniserie
racconta quell’avventura
che ha appena compiuto 50
anni. A dare volto ai
protagonisti ci sono Ennio
Fantastichini che interpreta
l’ing. Fedele Cova,
amministratore delegato
della Società Autostrade, e
Giorgio Marchesi che è
l’ing. Giovanni Nigro
(personaggio di fantasia).
La strada dritta
Rai1, ore 21.15
De Rossi racconta
i femminicidi
A
l via da stasera la nuova
edizione del
programma, condotto da
Barbara De Rossi, che per
primo si è occupato di
violenza sulle donne.
Amore criminale
Rai3, ore 21.05
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Corriere della Sera Lunedì 20 Ottobre 2014
55
Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
La «memoria offuscata» del pontificato di Paolo VI
Vincitori e vinti
I
n occasione della beatificazione di Papa Paolo
VI, la struttura Rai Vaticano ha dedicato al
pontefice un interessante approfondimento:
«Il grande timoniere», un documentario di Filippo Di Giacomo e Nicola Vicenti (Rai3, sabato, ore 18).
Papa Montini è stato una figura fondamentale
nel guidare lo sviluppo della Chiesa del ‘900, ma resta ancora molto da spiegare sulla profondità e sulla complessità della sua pastorale e del suo pensiero: nel documentario si è parlato di una «memoria
offuscata» intorno ai quindici anni del suo papato.
MADAGASCAR 2
Ben Stiller
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come quello in Uganda del 1969, al richiamo a un
cristianesimo meno legato a simboli arcaici (rinunciò alla tiara papale), fino al compito di traghettare
la Chiesa in anni difficilissimi soprattutto per la
storia politica e sociale italiana. Come ha spiegato
Paolo Mieli nel documentario «Il papa audace»,
trasmesso negli scorsi giorni da Rai Storia, la storia
di Montini fu segnata in modo tragico dalla morte
di Aldo Moro, che a Paolo VI era molto vicino e di
cui il pontefice celebrò i funerali a bara vuota già
malato e molto provato.
Tra i suoi carismi non c’era forse la capacità di provocare gli entusiasmi popolari che aveva avuto Papa
Giovanni XXIII, e a differenza dei suoi successori,
da Wojtyla a Ratzinger a Bergoglio, che la tv e i media hanno seguito passo per passo amplificando
ogni loro gesto, Montini è rimasto più nell’ombra.
Un certosino lavoro d’archivio, ricostruzione e
interpretazione, anche grazie alle voci di chi gli è
stato più vicino (in questo caso il cardinale Etchegaray), si rivela una preziosa fonte di conoscenza
sul suo papato, illuminandone gli aspetti più importanti. Dai viaggi nei Paesi più poveri del mondo,
CASTLE
Nathan Fillion
Vincono le serie. Su Rai2 il
sabato «Castle»: 2.058.000
spettatori, 8,3% di share
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Lunedì 20 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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