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Corriere della sera

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LUNEDÌ 4 AGOSTO 2014 ANNO 53 - N. 30
www.corriere.it
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Piazza Venezia 5 - Tel. 06 688281
In Italia EURO 1,40
Servizio Clienti - Tel 02 63797510
mail: [email protected]
Del lunedì
L’ex campione
Tyson salvato dalla moglie
Un film per ricominciare
Il tour balneare
Baldini: con Fiorello
risate «cerchiobottiste»
Con il Corriere
Agatha Christie
la regina del giallo
di Gaia Piccardi
a pagina 39
di Renato Franco
a pagina 33
Oggi a 6,90 euro
più il prezzo del quotidiano
LA GRANDE GUERRA E L’EUROPA DI OGGI
L’alluvione
LA MEMORIA
CANCELLATA
Gli assalti alla natura
e la bomba d’acqua
Genesi di una strage
di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA
«I quattro amici
travolti dall’onda»
di ANDREA PASQUALETTO
«C’
ANSA / ANDREA MEROLA
era gente sugli
alberi, le auto si
rovesciavano»: i superstiti
raccontano la tragedia di
Refrontolo. E piangono i
morti: «Ciano, Gianni,
Fabrizio e Lot. Eravamo
amici, non ci sono più».
di GIAN ANTONIO STELLA
S
olo fatalità? No: era già tutto scritto, denunciato, provato da altre
frane. Se non fosse caduta la «bomba
d’acqua», ovvio, il tendone della sagra non sarebbe stato spazzato via.
Ma la strage di Refrontolo è figlia anche (anche) degli assalti al territorio.
Come l’abbattimento dei boschi per
fare spazio alle vigne del «Proseccoshire». (Nella foto, il torrente Lierza in piena al Molinetto della Croda di Refrontolo,
dove sono morte 4 persone l’altra notte).
CONTINUA A PAGINA 11
A PAGINA 10
ALLE PAGINE 10, 11 E 13 Breda, Ribaudo
Il governo si opporrà agli emendamenti che prevedono nuove uscite. Fassina: i tagli? Obiettivi irraggiungibili
Russia e consenso
La crescita ostaggio del debito
LA RAGNATELA
CHE PUTIN
HA COSTRUITO
(E LO INGABBIA)
La spesa per interessi dal 1993 è stata di 1.650 miliardi
Negli ultimi vent’anni crescita ostaggio del
debito: l’Italia ha speso 1.650 miliardi (pari al 6
per cento del Prodotto interno lordo) per pagare
gli interessi sul debito pubblico, contro 1.058 pagati dalla Germania (2,4% del Pil), 870 dalla
Francia (2,6% del Pil), 386 dalla Spagna (2,4% del
Pil). Decreto Pubblica amministrazione: oltre
600 emendamenti alla riforma. Stefano Fassina,
deputato del Pd: i tagli? Obiettivi irraggiungibili.
Giannelli
Quei veti incrociati
alla squadra di Renzi
di ANTONELLA BACCARO
A PAGINA 2
ALLE PAGINE 2 E 3 Di Vico, Sensini, Tamburini E A PAGINA 31
Mondi
La nascita dello Stato ebraico e l’ultimo scontro
GAZA, IL CONFLITTO SENZA FINE
IL DESTINO CHE SI RIPETE DA 66 ANNI
Sentenza della Corte dei Conti
«Soldi ai politici? Insindacabili»
Lo Stato di Israele è nato nel 1948 e da allora non
ha mai smesso di combattere. Quello che il comandante Moshe Dayan
chiama «il destino della
nostra generazione» ha
inseguito anche i giovani
venuti dopo.
ALLE PAGINE 16 E 17
di SERGIO RIZZO
A PAGINA 20
CONTINUA A PAGINA 31
L. Cremonesi, Frattini
A PAGINA 15 Olimpio
Università Da Milano a Palermo, bocciato il piano della ministra Giannini
Medicina, addio ai test? No dai rettori
di ORSOLA RIVA
L’
ipotesi di abolire i test d’ingresso alle facoltà di Medicina,
espressa dalla ministra Stefania
Giannini, suscita dubbi fra i rettori
delle università. Che, in vista della
presentazione (rinviata a settembre) del nuovo sistema di ammissione, sostengono l’imprescindibilità di una selezione preliminare,
magari preparata a livello nazionale,
e aprono all’idea di un anno comune
a corsi di laurea affini. Tenendo fermo un principio: il numero chiuso.
A PAGINA 23
Record negli Usa (per un’amichevole)
Allo stadio
in 109 mila
Il nuovo amore
per il calcio
di DAVIDE CASATI
A PAGINA 31
di FRANCO VENTURINI
V
Il caso dei superburocrati
AP / EYAD BABA
cerimonie del lutto che allora e dipoi fiorirono, dei
cimiteri di guerra, dei monumenti ai militi ignoti e
non, sparsi dappertutto.
Tutto un ripescaggio di diari strazianti. Solo questo insomma sembrerebbe che
fu quel conflitto per gli europei di oggi. Solo ciò appare meritevole di essere
ricordato.
La Grande Guerra viene
così spogliata di qualunque
significato storico-politico
suo proprio. Lo scontro terribile che l’animò per quattro anni viene di fatto interamente decontestualizzato, cancellato nelle sue specificità e nelle sue ragioni,
ridotto a una sorta di impazzimento collettivo o di
sinistro complotto di un
manipolo di burattinai
malvagi. Cancellate sono le
diversità degli schieramenti, delle posizioni, delle
ideologie in gioco. Che non
contano più nulla. L’«inutile strage» è una gigantesca
notte in cui tutte le vacche
sono grigie: non erano forse eguali in tutto e per tutto
su ogni fronte le trincee, le
sofferenze, le morti? E dunque? Che differenza potrà
mai esserci tra un mutilato
turco e uno francese, tra
una bugia propagandistica
di un Paese e quella di un
altro?
In questo modo siamo
indotti a vedere nella guerra che oggi ricordiamo null’altro che un puro e semplice insieme di negatività che
cancellano tutto il resto.
Cancellano, tanto per dirne
qualcuna, l’acquisita indipendenza di tre o quattro
nazioni europee, il definitivo tramonto di ceti sociali,
come l’aristocrazia, abituati
a un secolare dominio, un
senso nuovo di cittadinanza e di mobilitazione politica diffusa tra milioni di soldati provenienti dalle classi
popolari, la nascita di nuovi
formidabili fermenti di autonomia tra i popoli e le élite dall’Anatolia al Golfo Persico, al Nilo.
AP / PAUL SANCYA
9 771120 498008
40 8 0 4>
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
A
lla fine ha avuto la
meglio Benedetto
XV. Come non accorgersi infatti
che è stata la sua interpretazione di quanto cominciò
ad accadere esattamente
cento anni fa — il 4 agosto
1914, il giorno in cui la guerra europea divenne realmente mondiale per effetto
della dichiarazione di guerra dell’Inghilterra alla Germania, seguita dopo pochi
giorni dall’intervento del
Giappone e dell’Impero turco — è stata proprio la sua
interpretazione di quell’evento, dicevo, che oggi
l’intera opinione pubblica
europea sembra avere ormai definitivamente adottato? Cos’altro pensiamo
tutti che sia stata la Prima
guerra mondiale al dunque
se non un’«inutile strage»,
come per l’appunto la definì fin dall’inizio il Papa del
tempo? Non a caso le altre
due grandi interpretazioni
di quell’evento che in contemporanea ad esso videro
la luce — quella del presidente americano Wilson
che considerava la guerra
come l’ultimo scontro tra la
libertà dei popoli da un lato
e la tirannide della Realpolitik dall’altro, e quella di
Lenin che vi vedeva invece
una semplice lotta intestina
al capitalismo imperialista,
anticamera della rivoluzione mondiale — entrambe
quelle due visioni sono ormai solo roba d’archivio. Sì,
dappertutto ha vinto l’«inutile strage».
Per averne conferma basta pensare al tono e ai contenuti delle commemorazioni centenarie che ormai
s’infittiscono anche in Italia. È tutto un ricordo delle
cecità dei politici di quegli
anni, delle bugie della propaganda, degli orrori delle
trincee, della crudeltà degli
ordini, dei disagi disumani
della vita quotidiana, della
carneficina degli assalti,
delle mutilazioni. E insieme, naturalmente, è tutta
un’analisi critica della retorica, dei miti, delle lugubri
Palazzo Chigi: 1,1 miliardi per la sicurezza
ladimir Putin si è
cacciato in un vicolo
cieco dal quale ben
difficilmente riuscirà a
districarsi. Il dilemma del
capo del Cremlino è
semplice quanto privo di
soluzioni agevoli: al
punto in cui è arrivata la
guerra in Ucraina e dopo
le prime sanzioni
davvero pesanti decise da
Europa e Stati Uniti, è
meglio difendere una
economia già in crisi e
attirarsi l’ostilità degli
ipernazionalisti, oppure
conviene cavalcare il
consenso patriottico e
rischiare una rivolta
sociale per il brusco
abbassamento dei livelli
di vita? In realtà Putin, se
vuole sperare di essere
rieletto nel 2018, non
può fare nessuna delle
due cose. La prima lo
esporrebbe ad accuse di
tradimento da parte della
sua stessa base politica.
CONTINUA A PAGINA 31
2
Primo Piano
Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
Vent’anni di finanza pubblica
Il documento Le spese
I valori cumulati di saldo primario, spesa per interessi,
e deficit nel periodo che va dal 1993 al 2013
Gli interessi record del debito
Spesi finora 1.650 miliardi
(Valori in euro e in % sul PIL)
La somma pagata dal ‘93 a oggi. Poli: subito un fondo

Alitalia,
i soci italiani
al ministero
di ANTONELLA BACCARO
O
ggi i soci di Alitalia
saranno ricevuti al
ministero dell’Economia per
tirare le fila del lavoro svolto
sin qui e preparare l’arrivo in
Italia dell’ad di Etihad, la
compagnia araba che vuole
acquistare il 49% di Alitalia,
previsto per martedì. Alla fine
(quasi) di questa partita c’è
chi è soddisfatto e chi meno. Le
banche (Unicredit e Intesa
Sanpaolo) hanno impegnato
molto denaro tra debiti
cancellati e nuovo aumento di
capitale, ma era l’unico modo
per salvare l’investimento.
Atlantia può dirsi contenta due
volte, visto che salva l’Alitalia
ma anche lo scalo di Fiumicino
che riceve nuova linfa. C’era un
giocatore che poteva rimetterci
molto: Poste Italiane. Il nuovo
socio, entrato a novembre per
scelta del governo Letta, ha
visto azzerarsi il suo
investimento di 75 milioni in
pochi mesi. Era difficile in
queste condizioni rendere
credibile la scelta non solo di
rimanere in Alitalia ma anzi di
rilanciare, assumendo un
ruolo importante nella nuova
compagnia. Era complicato
giustificare questa scelta in
vista della quotazione. Era
ostico dialogare con l’Ue che
già aveva sollevato il velo sul
primo investimento. Il nuovo
ad Francesco Caio sembra però
aver trovato la quadratura del
cerchio, investendo ma con
criterio, e aumentando il livello
delle sinergie industriali con
Alitalia. Qualcuno ne ha
criticato il piglio quando la
trattativa con gli arabi è
sembrata vacillare. Ma la
prudenza non è mai troppa
quando i soldi sono pubblici.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Qual è il Paese tra i principali europei con il saldo migliore tra entrate e spese (al
netto degli interessi) delle
amministrazioni pubbliche
negli ultimi 20 anni? L’Italia,
e con molto distacco, considerando che ha cumulato 585
miliardi di euro del cosiddetto avanzo primario (con un
20 per cento riferibile alle
privatizzazioni), contro gli 80
miliardi della Germania (dal
1995) e saldi negativi per
Francia (-479 miliardi) e Spagna (-270 miliardi). Peccato
che ciò sia servito in gran
parte a pagare gli interessi
sulla fonte principale dei
guai, il debito pubblico. I numeri sono tratti da un’analisi
comparata sulla finanza pubblica che ha messo a
punto un team coordinato da Roberto Poli, uno dei più prestigiosi consulenti italiani, 75 anni di cui nove
alla presidenza dell’Eni, ben conosciuto
per lo spirito super
partes che, in passato,
gli ha permesso di coltivare relazioni privilegiate con Romano Prodi
come con Silvio Berlusconi.
«Ritengo che sia necessaria una svolta»,
spiega Poli, «ma, prima
d’intervenire, occorre conoscere. Il presidente del
Consiglio, Matteo Renzi,
ha dimostrato di saper
osare. E’ opportuno che lo
faccia anche in economia». E aggiunge: «Giulio
Andreotti disse una delle
frasi rimaste nella storia
della politica italiana “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”, ma Franklin
Delano Roosevelt, lo statista
americano, aveva invece affermato nel 1932 che “è molto meglio osare cose straordinarie piuttosto che vivere
nel grigio e indistinto crepuscolo che non conosce né vittorie né sconfitte”».
Negli ultimi 20 anni
l’avanzo primario italiano ha
rappresentato mediamente il
2,1% del Prodotto interno
lordo (Pil) contro lo 0,2% del-
la Germania. Il problema è
che tanta abbondanza è finita
nella voragine della spesa per
interessi da pagare sul debito
pubblico che, per l’Italia, ha
significato 1.650 miliardi
(pari al 6% del Pil), contro
1.058 miliardi d’interessi pagati dalla Germania (anche in
questo caso dal 1995, pari al
2,4% del Pil), 870 miliardi
dalla Francia (2,6% del Pil),
386 miliardi dalla Spagna
(2,4% del Pil). «In sintesi»,
commenta Poli, «un debitore
con debito elevato paga interessi più che proporzionali. E
tutto questo è la conferma del
peccato originale che l’Italia
si trascina dal 1992, l’anno
della firma del Trattato di
Maastricht, sottoscritto pur
avendo un parametro del tutto fuori controllo: il debito
pubblico, che rappresentava
il 104,7%del Pil contro il 42%
della Germania, il 39,7% della
Francia e il 45,5% della Spagna».
L’intenzione era diminuirlo progressivamente. Fino al
2007 l’Italia era l’unico Paese
che l’aveva ridotto in rapporto al Pil. Poi a causa della
grande crisi, dal 2008 è cambiato tutto. Infatti il saldo a
fine 2013 è risalito al 132,3%
del Pil contro l’80,4% della
Titoli di Stato, rendimenti in discesa
Il rendimento medio dei titoli di Stato a luglio è stato dell’1,94%
contro il 2,83% di gennaio. Negli ultimi sei mesi il rendimento
medio dei Bot è sceso dallo 0,49 per cento di gennaio allo 0,236
di luglio. Nella foto, un buono poliennale del Tesoro del 1960
Germania, il 93,5% della
Francia e il 93,7 % della Spagna. La beffa è che il debito
pubblico italiano resta fuori
controllo nonostante i sacrifici per contenerlo, che peraltro hanno dato risultati significativi. Tanto che negli
ultimi 20 anni il debito pubblico lordo è cresciuto in termini percentuali sul Pil di 28
punti in Italia, 38 in Germania, 53 in Francia e 48 in Spagna.
«Nei tre Paesi presi come
confronto il debito pubblico
è aumentato in misura significativa anche dopo il 2008»,
commenta Poli, «perché
aprire il rubinetto della spesa
pubblica è servito a ridurre,
almeno in parte, gli effetti
negativi della grande crisi.
L’Italia non ha potuto farlo
nel tentativo di tenere sotto
controllo il debito pubblico
ed il deficit annuale grazie
all’avanzo primario, ma il
prezzo pagato dal Paese è
stato alto. L’avanzo primario significa una tassazione
maggiore, minori spese
correnti e investimenti, riduzione dei consumi. E ciò
ha comportato un trasferimento massiccio di risorse dall’economia reale a
quella finanziaria. Una
vera doccia fredda, e prolungata, sulla crescita».
Ecco perché, sempre
secondo Poli, «servono
provvedimenti straordinari, incisivi e contemporanei. Serve una rivoluzione che Renzi può
fare. I punti fondamentali sono tre. Primo: riduzione dello stock di
debito pubblico per un
ammontare di almeno
400 miliardi di euro
destinando parte importante del risparmio d’interessi alla riduzione delle imposte alle imprese e ai cittadini,
con l’effetto di favorire la crescita. Secondo: revisione
straordinaria e completa della spesa pubblica per ridurre
il deficit annuale puntando
su un forte aumento della
produttività e meccanismi
avanzati di controllo. Terzo:
cisionista: «L’ha detto il presidente», sarebbe il
refrain. Fatto sta che dalla presentazione delle
slides a quella del provvedimento i tempi sono
diventati biblici. Il disegno di legge delega della p.a., ad esempio, approvato da tre settimane, non è mai arrivato in Parlamento.
Il secondo punto debole di Renzi è l’interlocuzione con Parlamento e ministeri. Sul decreto p.a. il corto circuito è stato evidente: la tutela dei «quota 96», come ha spiegato Madia, era
un punto fermo per il governo. L’opposizione
espressa dalla Ragioneria ma anche dai tecnici
Daniele Franco
Antonella Manzione
% PIL
Italia
Francia
Spagna
Germania
585
-479
-270
80*
2,1
1,4
1,7
0,2
Spesa
per interessi
Miliardi €
% PIL
Italia
Germania
Francia
Spagna
1.650
1.058*
870
386
6
2,4
2,6
2,4
Deficit
Miliardi €
% PIL
Francia
Germania
Italia
Spagna
1.349
1.071*
1.065
656
4
2,1
3,9
4
La parola
Fiscal compact
‘‘
Il trattato firmato nel
2 marzo 2012
contiene anche un vincolo
rispetto al rapporto tra
debito (tutto lo stock
accumulato fino a oggi) e
Pil. Questo valore non
deve superare il 60%
(l’Italia è al 134%). I Paesi
che sforano la soglia
devono ridurre il rapporto
di almeno un ventesimo
ogni anno. Per l’Italia i
controlli su questo vincolo,
particolarmente oneroso,
inizieranno nel 2016.
Debito/Pil
‘‘
Il rapporto tra
debito e Prodotto
interno lordo è
considerato un indicatore
rappresentativo della
possibilità di uno Stato
di risanare le proprie
finanze. Infatti più cresce
la ricchezza prodotta, più
diventa facile rendere i
prestiti in essere. Da
notare che esiste una
correlazione negativa tra
debito e crescita: più uno
Stato è indebitato, più la
crescita è debole
La squadra di Renzi nel Vietnam dei superburocrati
di collocare «fuori ruolo», e non più in semplice aspettativa, i magistrati e gli avvocati e procuratori dello Stato che intendano assumere
incarichi pubblici. Norma letale per i tanti
consiglieri e avvocati di Stato e magistrati che
da lungo tempo guidano le strutture tecniche
ministeriali.
Basterebbe questo per comprendere perché
la tentazione di allungare i tempi del passaggio del decreto in Parlamento, fino a provocarne la decadenza (il termine è il 23 agosto), sia
forte. Renzi lo sa. Ma non basta: la sua debolezza sta nella struttura tecnica che dovrebbe
fronteggiare tali resistenze. Cominciando dal
principio: la matrice dei provvedimenti governativi è alle cure di Antonella Manzione, capo
dipartimento affari giuridici legislativi della
presidenza del Consiglio, che s’interfaccia con
gli omologhi di tutti i ministeri. Manzione, comandante dei vigili urbani di Firenze e poi direttore generale del Comune, sconta un deficit
di esperienza. I suoi interlocutori, che invece
sono di lungo corso, ne lamentano il piglio de-
Miliardi €
* dati dal 1995
Il caso I veti incrociati delle strutture dalla riforma della pubblica amministrazione ai trattamenti previdenziali
ROMA — La battaglia su «quota 96», la norma su 4 mila docenti contenuta nel decreto
sulla pubblica amministrazione, ora all’esame
del Senato dopo l’approvazione alla Camera,
segna il punto di massima esplosione dei rapporti tra strutture tecniche dello Stato. Schematicamente, da una parte c’è Palazzo Chigi,
dall’altra la Ragioneria, in mezzo il Parlamento. Ma altri soggetti invadono la scena, come il
commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, e la nuova squadra tecnico-economica
di Renzi, che sta per essere istituzionalizzata.
A fare da detonatore, uno dei provvedimenti più esplosivi dell’attuale esecutivo: il decreto pubblica amministrazione. Tanto per citare
due delle norme che fanno fibrillare la burocrazia, l’articolo 6 prevede che le p.a. non possano conferire incarichi dirigenziali o direttivi
a dipendenti pubblici e privati a riposo, se non
gratis e per un solo anno. Una norma che spazza via i tanti superpensionati richiamati in
ruoli apicali dei ministeri. L’articolo 8 invece
rende più stringente la disciplina sull’obbligo
Saldo Primario
Avanzo (disavanzo)
del Bilancio della Camera, ha messo il ministero dell’Economia contro quello della Funzione
pubblica. In mezzo si è infilato Francesco Boccia, presidente della commissione Finanze alla
Camera, che con un blitz ha fatto prevalere
Madia. Perché i due ministeri non si sono parlati? Dicono che in Parlamento il capo di gabinetto del Tesoro, Roberto Garofoli, si faccia vedere poco. A differenza del predecessore, Vincenzo Fortunato, che presidiava i lavori parlamentari, evitando incidenti di questo tipo.
Del resto all’interno del Mef la situazione è
complessa. La potente struttura della Ragioneria, che a maggio 2013 ha registrato l’arrivo
al vertice di Daniele Franco, da Bankitalia (da
dove veniva l’allora ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni), è rimasta intatta e talvolta
pare procedere per la sua strada, animata da
propositi (e iniziative) che lo stesso Ragioniere generale, che ha un’ottima interlocuzione
con Renzi e Padoan, talvolta stenta a frenare.
Da qui sono partite le bordate al decreto p.a.
che hanno trovato un alleato occasionale in
approvazione di nuove regole
che, mantenendo la libertà di
spesa delle amministrazioni
locali e degli enti centrali, assicurino che essa avvenga secondo criteri di produttività».
La necessità, sostiene Poli,
è «di convertire una parte significativa dello stock di debito pubblico in quote di un
fondo del patrimonio pubblico immobiliare da valorizzare e rendere redditizio tramite una gestione professionale
con degli obiettivi chiari.
Contemporaneamente occorre riconsiderare e riqualificare le spese reintroducendo la distinzione tra quelle
obbligatorie, destinate a soddisfare le esigenze di base dei
cittadini, e quelle facoltative.
Le prime vanno riviste selettivamente, mentre le seconde
sono da tagliare».
Finora, ricordando la battuta di Andreotti, si è tirato
avanti cercando di quadrare i
conti, magari non pagando i
debiti della pubblica amministrazione verso le imprese.
«Adesso non basta più perché sei anni di crisi hanno
prodotto effetti devastanti
sul Paese», conclude Poli.
«Ecco perché occorre imparare da Roosevelt: saper osare
per assicurare un futuro alle
giovani generazioni. Renzi lo
faccia, gli italiani capiranno».
Fabio Tamburini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cottarelli, apparentemente irritato per essere
stato chiamato a coprire spese fuori programma. «Cottarelli ce l’aveva con il Parlamento
non con il governo» ha cercato di mediare Padoan. Ma ormai il danno era fatto e le voci di
dimissioni del commissario, in rotta con Renzi, restano non smentite.
Boccia, paladino di «quota 96», lascia intendere che è insolita tanta resistenza a spese che
non superano i 100 milioni l’anno. Insomma
sull’emendamento si stanno regolando una
serie di conti aperti. Nel mirino c’è un premier
che ha sfidato i burocrati, non esitando a richiamarli a un ruolo subalterno alla politica.
Per questo non poteva che aggiungere benzina
sul fuoco l’imminente creazione del gabinetto
economico del presidente, «accanto» al Mef. Il
think tank sta già lavorando: alla spending review (di qui l’irritazione di Cottarelli), alla manovra, al bonus. Ma tale struttura difficilmente potrà orientare una macchina dello Stato
tanto riluttante. Se così è, anche la più bella
delle idee è destinata a restare sulla carta. Così
come già è per l’attuazione delle norme approvate, che stenta a decollare per il ritardo sui
decreti attuativi nei ministeri, nonostante la
task force guidata da Maria Elena Boschi.
Antonella Baccaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Primo Piano
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
Incremento del debito
pubblico lordo
dal 2002 al 2013
ITALIA
DEBITO LORDO
A fine 1992
A fine 2013
Incremento
dal 1993 al 2013
Francia
Germania
Spagna
3
Totale dei quattro Stati
% PIL
Miliardi
di euro
% PIL
Miliardi
di euro
% PIL
Miliardi
di euro
% PIL
Miliardi
di euro
Miliardi
di euro
104,7%
132,3%
848
2.063
39,7%
93,5%
440
1.930
42%
80,4%
693
2.179
45,5%
93,7%
171
958
2.152
7.130
+28 punti
1.215
+143%
+53 punti
1.490
+339%
+38 punti
1.486
+48 punti
+214%
787
+460%
4.978
+231%

Le condizioni
(necessarie)
per i tecnici
di DARIO DI VICO
L
Anno 2013 il debito
e la spesa
ITALIA
Germania
Francia
Spagna
Media Paesi Euro Media Paesi U. E. Stati Uniti
DEBITO PUBBLICO LORDO
Spesa per interessi
132,2%
5,3%
78,4%
2,2%
93,5%
2,3%
93,9%
3,4%
92,7%
2,9%
86,9%
2,8%
104,3%
3,8%
224,6%
2,1%
Totale entrate
Totale spese al netto interessi
Avanzo (disavanzo) primario
47,7%
45,5%
2,2%
44,7%
42,5%
2,2%
52,8%
54,8%
-2%
37,8%
41,4%
-3,6%
46,8%
46,9%
-0,1%
45,7%
46,3%
-0,6%
30,8%
36,2%
-5,4%
33,3%
39,8%
-6,5%
SPESE
Spese consumi finali P.A.
Spese per prestazioni sociaIi
Totale
19,9%
20,5%
40,4%
19,5%
16,1%
35,6%
24,7%
20,3%
45%
20,1%
16,6%
36,7%
21,6%
17,9%
39,5%
21,6%
17,1%
38,7%
15,7%
14,4%
30,1%
20,5%
14,3%
34,8%
Spese in conto capitale
Investimenti fissi lordi
Totale
2,7%
1,7%
4,4%
2,4%
1,6%
4%
2,5%
1,5%
4%
4%
3,2%
7,2%
3,2%
2,1%
5,3%
3,7%
2,2%
5,9%
3,8%
3,6%
7,4%
n.a.
3,2%
3,2%
Giappone
(Valori in % del PIL)
Il Tesoro Domani il ministro Padoan alla Camera sulla «spending review». Il nodo delle coperture
Conti pubblici, il muro del governo
Ragioneria e esecutivo frenano sulle modifiche alle pensioni
ROMA — Il governo si appresta a
chiudere i «buchi» di bilancio aperti
dalla Camera nell’esame del decreto
legge sulla pubblica amministrazione,
oggi all’esame dell’Aula del Senato.
Buchi piccoli, marginali, ma sui quali
l’esecutivo, alle prese con la legge di
Stabilità del 2015 ed un bilancio ridotto all’osso, non sembra disposto a
transigere. Così, le quattro norme evidenziate dalla Ragioneria per difetto di
copertura, compresa quella sulla finestra di pensionamento per 4 mila insegnanti, saranno quasi certamente modificate a Palazzo Madama, spingendo
il decreto, in scadenza il 23 agosto, ad
un nuovo passaggio alla Camera.
Dovrebbe essere la stessa commissione Bilancio del Senato, nel parere
sul decreto che approverà oggi per
l’Aula (dove dovranno essere esaminati oltre 600 emendamenti), ad evidenziare la necessità di modificare il testo,
o di trovare nuovi soldi per finanziare
le norme introdotte alla Camera. Oltre
alla finestra che consente il pensionamento nel 2014 a 4 mila insegnanti in
deroga alla legge Fornero, dovrebbero
saltare la cancellazione della penalizzazione per chi oggi va in pensione a
prescindere dall’età, ma con oltre 42
La previdenza
MASCHI
FEMMINE
Classe
di importo
mensile
del reddito
(anno 2012)
Fino a 499,99
913.456
1.291.691
500 - 999,99
1.603.160
3.266.971
1.000,00 1.499,99
1.664.035
2.080.987
1.500,00 1.999,99
1.553.262
1.118.166
2.000,00 2.999,99
1.400.162
797.813
3.000,00 4.999,99
507.942
185.333
5.000,00 9.999,99
167.259
31.972
10.517
1.166
151.665
8.774.099
10.000,00 e più
TOTALE
D’ARCO
anni di contributi, la possibilità del
pensionamento d’ufficio a 68 anni per
i docenti universitari e il rafforzamento dei benefici per le vittime del terrorismo.
Tutte norme di carattere previdenziale o assistenziale, che al di là dei
problemi finanziari pongono a governo e maggioranza anche una questione di merito. Un colpo di qua, una limatina di là, c’è chi teme che con tanti
piccoli interventi, alla fine, venga scalfito il muro della riforma Fornero. La
commissione Lavoro, nel suo parere
sul decreto, elaborato da Pietro Ichino,
invita l’Aula a rivedere la finestra per
gli insegnanti, e accende il faro anche
sulle norme introdotte alla Camera sul
prepensionamento dei giornalisti. Sono coperte (con una maggior spesa a
carico dello Stato di 60 milioni per sei
anni), ma come le altre (scoperte secondo la Ragioneria), pongono un
problema di equità. Bisogna evitare
«trattamenti differenziati — dice il parere della Lavoro — destinati a creare
ingiustificate sperequazioni».
Per il governo, in ogni caso, è prioritaria la tenuta dei conti pubblici, messa a rischio da una crescita del Prodotto interno lordo inferiore al previsto.
Dopodomani arriveranno i dati Istat
sul secondo trimestre ed è probabile
che a metà settembre l’esecutivo sia
costretto a rivedere la stima della crescita 2015 dallo 0,8 a circa lo 0,3%. Il
che comporterebbe automaticamente
(secondo le stesse stime del governo)
uno slittamento del deficit dall’obiettivo del 2,6 al 2,8% del prodotto, ed anche un ulteriore peggioramento del
saldo strutturale (depurato cioè dalla
componente del ciclo economico) dallo 0,6 allo 0,7% rispetto al programma
La carica in Parlamento
La carica dei 600
emendamenti al decreto
pubblica amministrazione.
L’aumento del deficit al 2,8%
Taddei
Taddei: chi pensa ad un
ampliamento del bonus di
80 euro deve indicare le
risorse necessarie
di convergenza consegnato alla Ue.
Così si ridurrebbero ancor di più gli
spazi per le misure di sostegno all’economia. «Chi pensa ad un ampliamento
del bonus di 80 euro deve indicare le
coperture» ricorda a Maurizio Lupi
(Ncd) il responsabile economico del
Pd, Filippo Taddei. Secondo il quale
per rendere strutturale il bonus è necessario «che la spending review prosegua», pur «senza toccare scuola, sanità e assistenza». Dalla revisione della
spesa sono attesi 3,5 miliardi quest’anno e altri 15 il prossimo, ma il commissario Carlo Cottarelli, che ancor prima
della Ragioneria aveva censurato la
norma sul pensionamento degli insegnanti, sembra incontrare difficoltà
che non si aspettava. Ieri il sindaco di
Firenze, Dario Nardella, fedelissimo di
Renzi, ricordava che individuare le
spese da tagliare «è compito dei politici». Stefano Fassina (nel suo intervento a pagina 31 del Corriere) considera
irragiungibili gli obiettivi di risparmio
previsti (16 miliardi nel 2015). Domani, alla Camera, sarà il ministro Pier
Carlo Padoan a fare il punto sui tagli e
l’azione del Commissario.
Mario Sensini
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e annunciatissime dimissioni
di Carlo Cottarelli da
commissario alla spending review
hanno riaperto la discussione
attorno al ruolo dei tecnici. E
Dario Nardella, sindaco di Firenze
e membro dell’inner circle
renziano, ne ha in qualche
maniera approfittato sostenendo
nell’intervista di ieri al Corriere
un rinnovato primato della
politica e il dovere dei tecnici «di
eseguire» e basta. E’ evidente
come il caso Cottarelli sia
tutt’altro che isolato e anzi arrivi
dopo un ciclo nient’affatto
favorevole alla tecnocrazia,
cominciato con gli eccessi di
pedagogia politica del governo
Monti, amplificato da qualche
errore marchiano (il computo degli
esodati) e ribadito dall’impotenza
dei commissari nel tagliare la
spesa pubblica. E più in generale
dall’incapacità di farsi valere nel
corpo a corpo con i burocrati
statali di lungo corso. In parallelo
nell’opinione pubblica il rigetto
della Casta ha rafforzato l’idea che
il personale politico debba essere
scelto innanzitutto per empatia
prima che per un riconoscimento
delle reali o presunte capacità
tecniche. Da qui il successo
politico-elettorale dei grillini e di
tutte le candidature renziane più
inclini ad assecondare questa
tendenza. Ma l’inedito mix tra
primato della politica ed empatia
è davvero capace di produrre
decisioni semplici a fronte di
problemi complessi e di collegare il
tutto a una lunga stabilità dei
consensi? In linea di principio e
nella piena osservanza dei
principi democratici c’è solo da
augurarselo, il suffragio si chiama
universale proprio perché fornisce
alla politica la piena
legittimazione ad agire. Non
bisogna però dimenticare che le
società aperte tendono ad
organizzarsi in senso poliarchico e
a produrre saperi che non sono
riconducibili, come sembra
pensare Nardella, al semplice
disbrigo delle pratiche inevase. Di
conseguenza non accettano a
lungo un primato della politica
sganciato dalle competenze, la
decisione privata dell’efficacia.
Dei tecnici, dunque, continueremo
a parlare perché non ne possiamo
fare a meno. Un Paese può vivere
di empatia, ma solo per un tratto
della sua strada.
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4
Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
Primo Piano
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
5
Riforme Il confronto
Doppia mediazione sul Senato
Immunità, trattativa complicata
Ripartono le votazioni, aperture su referendum e scelta del capo dello Stato
Il leader radicale
Pannella:
ho due tumori
ma farò sciopero
della sete
ROMA — Marco Pannella non
si arrende. Nemmeno davanti
ad un male terribile come il
tumore. Anzi: due tumori.
Uno al polmone destro. L’altro
al fegato. Al leader radicale
non importa: riprenderà il suo
Satyagraha, lo sciopero della
sete per protestare contro lo
stato delle carceri. Lo ha
annunciato ieri, ai microfoni
della sua radio, Radio
radicale: «Ho questo tumore
al polmone destro, in alto.
Anche al fegato. Non mi dolgo
di come il caso mi ha trattato e
mi tratta. Intendo passare allo
sciopero della sete. È sempre
in dialettica con il potere al
quale la nonviolenza propone
proposte». Non ascolta
nemmeno i consigli dei
medici, Pannella. Già un po’
di tempo fa si era prospettata
l’ipotesi di questi tumori. E i
dottori lo avevano implorato
di interrompere lo sciopero
della sete. Pannella lo aveva
fatto e Rita Bernardini,
segretaria del partito, lo aveva
seguito. Ora l’ipotesi è
diventata certezza. Il leader
radicale ha due tumori. Con lo
sciopero della sete rischia la
vita, seriamente. Ma Pannella
non se ne cura. Ha detto
ancora in radio: «Tranne
avanti ieri sera, continuo il
Satyagraha, mi sono preso
due caffè, non cappuccini.
Sono andato a prendere delle
ciliegie. Sono andato a Campo
de’ Fiori mi sono accorto che
faticavo a camminare, ho
conoscenza del mio corpo. La
tentazione era di sedermi. Il
respiro era normale. I medici
erano stupiti». Ha già fatto
una settimana di radioterapia
per il polmone, Pannella
(nella foto, postata sulla sua
pagina Facebook, mentre
mangia gli spaghetti dopo la
prima seduta). Spiega: «Da
domani passiamo al fegato. È
prevista per giovedì una
andata al Pio XI, dovrò restare
a dormire. Per ulteriori
indagini. Per prudenza». C’è
da sperare che al momento
del ricovero in clinica
intervengano di nuovo i
medici a far cambiare idea a
Pannella che ha qualche cosa
di sospetto anche ai reni.
Come ha detto lui stesso:
«Persiste qualcosa a livello di
tutte le analisi, un fastidio che
mi preoccupa. Nessuno sa
dirmi che cosa sia questo
fastidio nella zona dei reni.
Costante. Per il resto a 85
anni, dopo 64 anni di fumo
c’è un’alta percentuale di
tumori».
Al. Ar.
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ROMA — Apertura su referendum ed elezione del capo
dello Stato (da vedere come,
però). Chiusura su immunità
dei senatori e leggi di iniziativa popolare. È lo schema con
cui, da questo pomeriggio, si
rientra in Aula a Palazzo Madama sul ddl di riforma costituzionale: approvati gli articoli uno e due (l’impianto base: Senato a 100 e non elettivo), si affrontano gli altri, da 3
a 40, con circa 3 mila emendamenti (salvo «canguri») in
campo.
Il weekend di pausa non ha
ancora sciolto tutti i nodi ma
— dopo il vertice tra i due re-
latori (Finocchiaro e Calderoli) e il governo (la Boschi più il
sottosegretario Pizzetti) — c’è
una «traccia» sulla quale lavorare. L’idea di Palazzo Chigi
è intanto di «aprire» sulla soglia per presentare i referendum, fissata nel testo a 800
mila firme (o cinque consigli
regionali).
Le opposizioni (Sel, Lega,
Cinque Stelle, Gal, dissidenti
vari) vorrebbero abbassare
quel limite, fino a 500 mila
firme. E magari prevedere
l’ammissibilità dei referendum anche per la ratifica dei
trattati internazionali (adesso
quella materia è esclusa). Sa-
rebbe, questa, la prima «concessione» di Palazzo Chigi agli
oppositori che avrebbe il senso di «riequilibrare», almeno
parzialmente, una riforma
che — superando il bicameralismo perfetto e attribuendo gran parte dei poteri alla
Camera (eletta, tra l’altro, con
l’Italicum) — ha una vocazione fortemente maggioritaria.
Il secondo terreno di confronto è sull’elezione del presidente della Repubblica. Per il
momento, nel ddl Boschi si
prevede che «dopo il quarto
scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea. Dopo l’ottavo scruti-
L’altro scoglio
Anche sulle leggi
di iniziativa popolare
l’accordo sembra
ancora lontano
Il rischio ingorgo
Nel calendario
dell’Aula anche il
decreto sulla Pa e
quello Competitività
nio è sufficiente la maggioranza assoluta». Sul tavolo,
però, ci sono almeno due proposte per «allargare» il campo
degli elettori. Una, presentata
da Miguel Gotor (Pd) è di far
partecipare al voto anche i
parlamentari europei. Idea
che non piace ai «dissidenti»
democratici: «L’Europarlamento non è un organo costituzionale». Qualcuno, come
Corradino Mineo, vedrebbe
meglio la proposta di Pier Ferdinando Casini: elezione a
due terzi, dopo il quarto scrutinio è il popolo, a suffragio
universale, a scegliere tra i
primi due «in lizza».
Più difficile, a quanto pare,
la partita sia sull’immunità
che sulle leggi di iniziativa
popolare. Sul primo punto,
soprattutto, c’è la resistenza
di Ncd ma anche di Forza Italia: «Serve un filtro — ragionano nel centrodestra — al-
Il percorso della riforma
14
luglio
Inizio
dei lavori
in Aula
40
gli articoli
del disegno di legge
costituzionale
7.850
gli emendamenti
presentati
31
luglio
1
agosto
FUNZIONI
Abolito il bicameralismo perfetto: solo la
Camera vota la fiducia al governo. Il Senato
farà da raccordo tra Stato, Comuni e
Regioni e avrà competenza sulle normative
europee
sì
214
no
81
Approvato
l’articolo 2
Oggi
4 riprendono
agosto le votazioni
in Aula
COMPOSIZIONE
Il nuovo Senato è composto da: 21 sindaci e
74 consiglieri regionali, scelti dalle
assemblee delle Regioni e delle Province
autonome di Trento e Bolzano; 5 membri di
nomina presidenziale
sì
194
astenuti 8
no
26
38
Data
8 prevista
agosto per la fine
lavori
gli articoli
ancora
da approvare
Elezione del capo
dello Stato
Nel testo è previsto che
per il Colle votino 630 deputati
e 100 senatori. Una modifica
potrebbe includere i 73
eurodeputati italiani
Referendum e leggi
di iniziativa popolare
Il ddl aumenta il numero
di firme necessarie per i
referendum, da 500 mila a
800 mila, e per le leggi di
iniziativa popolare, da 50 mila
a 250 mila. Diversi emendamenti chiedono che la quota di
sottoscrizioni sia diminuita
2.700
gli emendamenti
da votare
L’immunità
La riforma non modifica
l’attuale articolo 68 della
Costituzione. C’è però chi
chiede che, pur mantenendo
l’insindacabilità, ai nuovi
senatori non sia concessa
l’immunità per perquisizioni e
arresto
CORRIERE DELLA SERA
L’intervista Il vicepresidente della Camera: capisco che serva un negoziato ma allora proponiamo i collegi uninominali
Giachetti: Matteo, non farti tentare dalle preferenze
«Non fanno parte della nostra storia
ma nel Pd è nata la corrente dei “ripensisti”»
ROMA — «Lo voglio dire apertamente a
Matteo Renzi, che si appresta alla trattativa
sull’Italicum: dove sta scritto che il punto di
caduta debbano essere le preferenze? Così
si mette in discussione la storia maggioritaria del Partito democratico»: Roberto
Giachetti non è certo uno che le manda a
dire. Nemmeno al premier, che pure sostiene convintamente.
È un renziano di ferro, il vicepresidente
della Camera, ma questa storia che il segretario del Pd, nell’ultima riunione della Direzione, abbia chiesto un mandato a trattare
anche sulle preferenze non la manda proprio giù. Lui, che ha fatto un lunghissimo
sciopero della fame per avere una legge
elettorale, ora che si potrebbe essere in dirittura d’arrivo non vuole «un pasticcio».
Che fa, Giachetti, va fuori linea?
«Veramente, l’unica volta che il Partito
democratico ha votato un documento sulla
riforma elettorale, quando ancora Renzi
non era segretario, è stato quando ci siamo
espressi per il doppio turno alla francese.
Insomma, le preferenze non fanno proprio
parte della nostra storia».
Lei ha spiegato al premier questa sua
posizione?
«Io faccio sempre le cose alla luce del sole. Quando Renzi ha chiesto in Direzione un
mandato a trattare anche sulle preferenze,
io sono intervenuto per dire che ero contrario e che bisognava andare sui collegi uni-
nominali. Ho postato questo mio discorso
sulla mia pagina Facebook e c’è stata una
grande adesione da parte della base del
Pd».
Sul Corriere della Sera di ieri Angelo
Panebianco criticava le preferenze, ma
nella scena politica le invocano in molti,
anche nel suo partito.
«Si, nel Pd è nata una nuova corrente,
quella dei “ripensisti”. Penso, per esempio,
a Bersani. Posso produrre tutte le sue dichiarazioni al vetriolo contro le preferenze.
Ora invece è diventato tutto a un tratto favorevole a questa ipotesi».
Le preferenze fanno paura a chi i voti
non ce l’ha...
«Ma che c’entra? Io sono qui alla Camera
perché ho fatto le parlamentarie e di preferenze ne ho prese diverse, eppure sono
contrario. Invece Corradino Mineo e Massimo Mucchetti, che sono stati catapultati in

L’alternativa
Il Mattarellum piaceva
all’M5S e c’erano i numeri
per approvarlo, ma Epifani
e Letta decisero di cassarlo
Parlamento grazie alle liste bloccate, si sono scoperti favorevoli a questa opzione. Mi
interesserebbe sapere da quando le preferenze sono diventate l’esempio plastico
della democrazia e della trasparenza».
Giachetti, non dica che quasi quasi secondo lei sarebbe meglio tenersi l’Italicum così com’è.
«A me l’Italicum non piace, ma non si
può dire, come pure fa qualcuno, che sia la
stessa cosa del Porcellum. Scherziamo?
L’Italicum prevede delle liste molto corte, di
tre, quattro, persone, i cui nomi sono scritti
sulla scheda elettorale. In questo modo gli
italiani possono sapere chi votano e scegliere. Con il Porcellum, invece, si votava in
blocco tutta una lunga sfilza di nominati,
che non appariva nemmeno sulla scheda
elettorale. E poi, è cosa nota, io sono favorevole a un altro sistema: il Mattarellum. In
Parlamento, quando lo proposi c’era anche
una maggioranza per approvarlo, visto che
il Movimento 5 Stelle si era detto favorevole, peccato che poi il Pd di Guglielmo Epifani ed Enrico Letta decise di cassarlo. A quest’ora avremmo già una nuova legge elettorale».
Già, ma non è andata così e una nuova
legge elettorale, approvata definitivamente da tutti e due i rami del Parlamento, non c’è ancora. E Renzi ha detto che
per ottenerla ci vuole un ampio consenso
perché le regole del gioco non si cambiano a colpi di maggioranza di governo.
«Vero, anche perché i numeri non li abbiamo. Però siccome stiamo entrando in
una trattativa, potremmo entrarci in modo
diverso».
Come?
Chi è
La carriera
Romano, 53 anni,
radicale fino all’89,
tra i fondatori
della Margherita,
partito con cui
viene eletto a
Montecitorio nel
2001, poi rieletto
nel 2006 con
l’Ulivo e dal 2008
con il Pd. È
vicepresidente
della Camera
Le proteste
Ha protestato più
volte attraverso lo
sciopero della
fame: nel 2012 e
nel 2013 per la
mancata
approvazione
della nuova legge
elettorale
Il ddl aument
mila a 800 m
mila. Diversi e
diminuita
E.Men. Immunità
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I nodi
Approvato
l’articolo 1
astenuti 6
trimenti, specie sotto elezioni
per il Quirinale, basta un’inchiesta a far arrestare 15-20
senatori e cambiare le maggioranze in campo». Ultimo,
le leggi di iniziativa popolare.
La riforma prevede l’innalzamento delle firme necessarie
per presentarle da 50 mila a
250 mila. Le opposizioni vorrebbero che anche quel limite
venisse rivisto, ma ci sono
delle resistenze: «Visto che la
Camera deve poi, su richiesta
del Senato, analizzarle, il rischio è che si blocchi l’attività
legislativa». Da oggi si vedrà a
cosa ha portato la mediazione
governativa. Prima, però, potrebbe esserci il decreto sulla
Pubblica amministrazione e,
forse mercoledì, il ritorno al
Senato di quello sulla Competitività. L’ingorgo istituzionale è dietro l’angolo.
«Proponendo i collegi uninominali. Perché è chiaro che se entriamo con le preferenze, poi di lì non si scappa. E, peraltro, diciamoci la verità, l’ipotesi di tenere i capilista bloccati e di eleggere tutti gli altri con le
preferenze, è un’ipotesi quanto meno bizzarra».
Sì, però non si può fare nemmeno una
trattativa senza concedere niente.
«E infatti io dico, portiamo la proposta
dei collegi uninominali e poi vediamo qual
è il possibile punto di caduta della mediazione».
Va bene che lei è affezionato al Mattarellum, ma perché mai questo sistema
elettorale dovrebbe piacere a Silvio Berlusconi più del rassicurante Italicum?
«Io noto solo che con il Mattarellum Berlusconi ha vinto per due volte, e per una ha
governato per cinque anni. Quindi, comunque, a lui converrebbe. Sarei curioso di sapere, se noi proponessimo il Mattarellum
quanti nel Parlamento sarebbero favorevoli. Secondo me sarebbero più di quanti vogliono invece le preferenze».
Ma il Mattarellum non risolve il problema della governabilità, altro tema tanto
caro al presidente del Consiglio.
«Si può ovviare facilmente anche a questo problema. Il Mattarellum prevede infatti una quota del 75 per cento di collegi uninominali, mentre il 25 per cento è riservato
a liste molto piccole. Ebbene, si potrebbe
tranquillamente utilizzare questo 25 per
cento per il premio di maggioranza e per
garantire il diritto di tribuna ai partiti più
piccoli».
Maria Teresa Meli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
6
Primo Piano
Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
#
Riforme Il confronto
Opposizioni divise. I 5 Stelle vogliono lasciare l’Aula
La Lega spera di far passare una modifica
E i dissidenti del Pd guardano avanti:
elettività saltata, ma c’è la seconda lettura
ROMA — Battaglia finita? Non
proprio. Perché se è vero che il governo ha già incassato il sì al «cuore» della riforma costituzionale, è
altrettanto vero che le opposizioni
non hanno ancora alzato bandiera
bianca. Certo, il «fronte» ormai è
spaccato. Sel che, già venerdì, è rientrata in Aula, dopo il confronto Boschi-De Petris. Il Movimento 5 Stelle, invece, ha promesso «di non partecipare più ai lavori sulle riforme».
Mentre la Lega, ormai, gioca una
partita a sé. Anzi, raccontano gli oppositori di Palazzo Madama, i leghisti sono stati i primi «a far saltare i
patti». Come? «Venerdì — racconta
un senatore del M5S — avevamo de-
Il caso
ciso di accettare la mediazione Grasso e rientrare in Aula. Soprattutto,
avevamo stabilito che le decisioni
delle opposizioni sarebbero state
comuni, prese a maggioranza. Ma
poi la Lega ha scelto di andare per
conto suo». I tavoli di trattativa sono
separati: con Sel sui referendum,
con la Lega sul Titolo V e le modifi-
«Meglio Pinochet»
Il nuovo attacco di Grillo, nel
mirino il Quirinale, Renzi e
Berlusconi: meglio Pinochet
di questi sepolcri imbiancati
che all’articolo 117. Fino a ieri, a
«cucire» i rapporti ci pensava Roberto Calderoli, colpito però ieri da
un grave lutto: la morte della mamma Maria, nella sua casa di Bergamo.
La signora aveva 94 anni.
I leghisti, adesso, si interrogano
se tornare a partecipare ai lavori sulle riforme: «Star fuori e basta, senza
un fronte unitario, non ha molto
senso...», dicono. L’idea che circola è
quella di rientrare come «buona volontà di ascolto», per vedere se «un
nostro emendamento viene recepito». E i «dissidenti», sia di Pd che di
Forza Italia? Anche loro cambiano
strategia: «Abbiamo sempre detto
— dice Corradino Mineo, Pd — che
l’ostruzionismo era un errore. Continuiamo a combattere per le funzioni del Senato: l’elettività per ora è
saltata, ma c’è la seconda lettura, la
terza, la quarta...». L’obiettivo diventa quello finale: «Voteremo no alla
riforma, non deve passare coi due
Le proteste
Sui banchi col bavaglio
poi l’uscita in blocco
Venerdì i 5 Stelle hanno
protestato durante la
discussione sul ddl Boschi:
dopo essersi imbavagliati , i
senatori hanno lasciato l’Aula
e sono rientrati 2 ore dopo
L’ultimo voto di oggi
e la decisione finale
Oggi alle 14 si vota sul decreto
Pubblica amministrazione la
pregiudiziale di
incostituzionalità del M5S. Poi i
grillini abbandoneranno l’Aula:
il clima resta di rottura
terzi». E questo anche se Renzi ha
ventilato l’ipotesi di far mancare
qualche voto, per sottoporre il ddl al
referendum popolare. I dissidenti
non ci stanno: «Un conto è che sia
una concessione, un altro è se quel
diritto ce lo prendiamo noi...».
E i Cinque Stelle? Loro restano
fuori: «Confermo — dice il capogruppo Vito Petrocelli — quanto già
detto: alle riforme non partecipiamo
più. Se le facciano da soli». La strategia è chiara. Oggi, alle 14, si vota la
loro pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto Pubblica amministrazione. Subito dopo, i pentastellati se ne andranno. Il clima resta di
rottura totale. Lo testimonia anche il
post pubblicato da Beppe Grillo sul
suo sito, dal titolo «I due segreti di
Fatima». Il leader attacca Renzi, Napolitano e Berlusconi: «Gli italiani
— scrive Grillo — hanno il sacrosanto diritto di sapere e i giudici di
indagare sui colloqui privati del trio
Napolitano-Renzie-Berlusconi dato
che riguardano il futuro della nazione. Meglio Pinochet di questi sepolcri imbiancati. Chi sa parli, chi può
denunci. O dovremo fare un appello
a Riina per sapere la verità?». E ancora: «Ci sono due nuovi segreti di
Fatima che al confronto Ustica e
Piazza Fontana sbiadiscono. Il primo
sono le conversazioni tra Mancino e
il signor Napolitano nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. Il secondo è il patto del Nazareno
tra un piduista condannato in via
definitiva e un ex sindaco mai eletto
in Parlamento. Segreti con i timbri
della P2 e della mafia. Con la sostanziale abolizione del Senato siamo
giunti all’epilogo di un percorso iniziato con Gelli e proseguito con
l’omicidio di Falcone e Borsellino».
Dal Pd, volutamente, nessuna risposta.
Ernesto Menicucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lontane le estati del dominio delle cronache mondane, con sbarchi in grande stile e costumi improbabili ostentati senza problemi
Vacanze più corte e di basso profilo
E in spiaggia si è visto soltanto Grillo
La crisi, il Senato aperto e l’agenda di Renzi cambiano le abitudini
Album dei ricordi, da sfogliare
senza nostalgia.
Gianni Alemanno vestito da alpinista in posa davanti a una gigantesca porchetta (Cortina, agosto 2010).
Roberto Formigoni steso a prendere il sole sulla prua di un magnifico yacht (luogo imprecisato del
Mediterraneo, luglio 2007).
Piero Fassino con un terribile
costume tipo slip color turchese
(Capalbio, luglio 2002).
C’è stato un tempo in cui i politici andavano in vacanza. Il Transatlantico chiudeva, il Senato chiudeva, tutto diventava una faccenda
per cronisti mondani. Poi è arrivato Matteo Renzi. Anzi, no: prima di
Renzi è arrivata questa micidiale
crisi economica, che inchioda milioni di italiani nella penombra di
casa. Così quando qualche settimana fa Renzi ha annunciato che le ferie sarebbero state pochine anche
per deputati e senatori, nessuno ha
osato protestare.
(A Palazzo Madama lavoreranno, se va bene, almeno fino al prossimo 8 agosto. Appresa questa notizia, non pochi senatori sono stati
colti da senso di vertigine, sudorazione azzerata, tremori incontrollati. È dovuto intervenire il presidente Pietro Grasso: «A me non mi
importa niente delle ferie. Io non
ho vacanze fissate, né viaggi prenotati, né biglietti pagati. Ho solo
una casa al mare in Sicilia. Se riesco ad andarci qualche giorno, meglio: se no, va bene lo stesso»).
Grasso sembra introdurre anche
un altro elemento: sono da preferire vacanze di basso profilo. Daniela
Santanché, la «pitonessa» (copyright Giuliano Ferrara) se ne infischia e, da giorni, è protagonista a
Forte dei Marmi di festoni memorabili. Ma è un’eccezione. Beppe
Grillo va tra i bagnanti comuni a
Porto Cervo. Ieri hanno fotografato
Matteo Salvini sulla spiaggia di
Cervia, dove la Lega ha organizzato
la sua festa nazionale: triste, seduto
su un lettino, c’era pure uno che
cercava di vendergli una fetta di
noce di cocco. Il suo gran capo d’un
tempo, l’Umbertone Bossi, vent’anni fa sbarcava invece trionfale
con canottiera da cantiere a Villa
Certosa ospite di Silvio Berlusconi.
Già, Villa Certosa. Gli inviati dei
giornali nella piazzetta di Portorotondo un pomeriggio videro spun-
Relax
Beppe
Grillo nella
spiaggia
di Porto
Cervo in
Sardegna
dove si
trova da
alcuni
giorni.
Il leader
del M5S
alterna
il relax sulla
spiaggia a
qualche
iniziativa
politica con i
5 Stelle
sardi (Ansa)
tare il Cavaliere che, con una bandana, teneva sottobraccio Tony
Blair e la moglie. Seguì, nel parco,
la finta eruzione di un finto vulcano.
Estati pazzesche. Un anno Massimo D’Alema decise di cenare sulla terraferma, a Salina. Il suo veliero, Ikarus, fu atteso al molo come la
nave di Amerigo Vespucci di ritorno dalle Americhe. Il labrador di
famiglia accarezzato tra mille coccole dai marinai (poiché gli anni
passano e le persone cambiano,
venduto il veliero e appassionatosi
a feroci mastini, questa estate Mas-
In Sardegna Agosto 1977: il segretario del
Partito comunista italiano Enrico Berlinguer
sulla spiaggia di Stintino, in provincia di
Sassari, con i suoi familiari (Archivio Corsera)
simo D’Alema resterà nella sua
nuova tenuta di 7 ettari, la Madeleine, «terra d’argilla e calcare, 300
metri d’altezza, Cabernet franc e
Pinot nero. A un’ora da Roma, perché questa campagna la voglio vivere. Infatti faccio anche l’uomo di
fatica, scarico cassette d’uva da 20
chili».
(Umberto Pizzi, tu sei il principe
dei paparazzi: tu puoi dirci che
estate è...
«Un’estate moscissima. E sai
perché? Perché i potenti, i politici,
hanno capito che la gente è disperata ed è meglio, molto meglio non
Sotto l’ombrellone Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ieri
in spiaggia a Cervia, sulla riviera romagnola (Cavicchi)
ostentare».
Quindi anche loro...
«No, macché! Quelli continuano
a divertirsi, solo che si divertono di
nascosto, nel chiuso dei loro villoni. Per dire: sono stato a Capri, ho
fatto il giro dei locali e, beh, credimi, solo ragazzini».
Cortina?
«Cortina è morta, defunta, digli
una preghiera. Per un politico farsi
vedere a Cortina equivale a rassegnare le dimissioni».
Capalbio?
«A Capalbio è inutile andare
perché le foto che puoi scattare a
Capalbio sono foto di sfigati, trombati, vecchi cetacei di una vecchia
sinistra radical-chic che il nostro
caro Matteo ha passato al tritatutto»).
Capalbio, stabilimento Ultima
Spiaggia. Da un reportage di Laura
Laurenzi, uscito su Repubblica domenica 28 luglio 2002. «Il proprietario dell’Ultima Spiaggia Riccardo
Manfredi snocciola nomi e cognomi dei bagnanti celebri abbinandoli ad un numero, quello dell’ombrellone. “Martelli il 10, Marramao
il 51, Asor Rosa non mi ricordo, i
Rutelli il 31...”».
I Rutelli, la scorsa settimana, sono stati avvistati a Sabaudia, su
spiaggia anonima. Anche Gian-
franco Fini era lì, con la moglie e le
due figlie e, si suppone, un certo
magone per il ricordo di quando,
da presidente della Camera, sprezzante di ogni divieto, faceva immersioni nelle meravigliose e protette acque di Giannutri.
Quelli che alle vacanze di basso
profilo sono arrivati dopo, e a volte
per incerto destino, e quelli che di
basso profilo le faranno, se le faranno, senza troppa fatica. Il ministro Angelino Alfano andrà in Sicilia, dove affitta da anni una villetta.
Il ministro Marianna Madia con il
marito Mario Gianani, produttore
cinematografico di gran successo,
e i due figli, resterà a Fregene, a pochi chilometri da Roma. Linda Lanzillotta e Franco Bassanini hanno
prenotato un albergo in Val Badia.
A tornare molto indietro nell’album dei ricordi si scoprono anche
foto in bianco e nero.
In una c’è Enrico Berlinguer,
sulla sabbia. Sembra di scorgere le
figlie, lui è in camicia e pantalone.
In un’altra, scattata sulla spiaggia di Terracina nell’estate del
1961, c’è Aldo Moro: sorridente,
indossa un abito di grisaglia e ha la
cravatta, la cravatta stretta con un
nodo perfetto.
Fabrizio Roncone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
A vela Massimo D’Alema a bordo della barca
a vela Ikarus il 23 maggio del 1998, durante
una regata a Portoferraio. All’epoca era
segretario dei Democratici di sinistra (Sestini)
Al timone Un giovane Pier Ferdinando Casini,
leader dell’Udc ed ex presidente della Camera
dei deputati (dal 2001 al 2006), in costume su
una barca (Archivio Corsera)
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
BRUCE WEBER
Una serie originale di fotografie realizzate da
ANNIE LEIBOVITZ, JUERGEN TELLER e BRUCE WEBER
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Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
Primo Piano
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
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Riforme Il centrodestra
Falchi, colombe (e gli altri). Le tre Forza Italia
ROMA — Ci sono vecchi falchi che si sono trasformati in
nuove colombe. E anche vecchie colombe che si sono trasformate in nuovi falchi. Quindi ci sono quelli che stanno in
mezzo, aspettando di capire
quale sarà il destino di Forza
Italia. E poi c’è Silvio Berlusconi, pronto a giocare di sponda
ora con falchi e colombe, tenendo aperte tutte le porte e libere tutte le strade. In attesa
dell’incontro con Matteo Renzi, che è diventato l’unico, vero
«protagonista» del dibattito
interno agli azzurri.
Nel silenzio delle riunioni di
Arcore, e anche nel ponte-radio con Roma, Forza Italia ha
cambiato pelle. E molti dei
protagonisti della sua storia
hanno invertito la loro parte in
commedia. Succede attorno alla figura del presidente del
Consiglio e, soprattutto, al dibattito sul possibile «soccorso
azzurro» alla maggioranza
Il «soccorso» a Renzi cambia la mappa del partito
Berlusconi con l’ex duro Verdini per il dialogo
L’intransigenza di Fitto. E Toti finisce in mezzo
renziana. Perché le distinzioni
ornitologiche tra i dirigenti
berlusconiani, che venivano
stilate sulla base del loro rapporto con i dissidenti interni
(un tempo Gianfranco Fini,
più recentemente Angelino Alfano), adesso vanno tarate su
di lui. Sul premier.
Denis Verdini, che una volta
era il più falco dei falchi, adesso è la più colomba delle colombe. Giorni fa è stato lui, durante una colazione ad Arcore
con lo stato maggiore berlusconiano, ad aprire le danze.
«Renzi rischia di entrare in crisi. E a noi, tatticamente, po-
trebbe convenire sostenerlo»,
è stato il ragionamento del plenipotenziario forzista sulle riforme. Un ragionamento che
ha convinto immediatamente
due dei calibri più grossi della
galassia dell’ex Cavaliere. E
cioè Gianni Letta e Fedele Confalonieri, che però a differenza
di Verdini erano sempre state
colombe, anche nei confronti
di Alfano.
A n c h e B e r l u s co n i , p e r
quanto non siano da escludere
repentine inversioni «a U», è
sulla linea delle colombe. Nelle
conversazioni riservate degli
ultimi giorni, infatti, a più ri-
Riforme
trattativa col Pd sarebbe tutta
da definire. Quanto perché,
dentro Forza Italia, un tema come quello del «soccorso azzurro» a Renzi è di quelli in grado
di scatenare un terremoto.
Basta chiedere ai «nuovi falchi», a quelli che farebbero di
tutto pur di evitare di baciare il
rospo governativo. In cima alla
lista c’è senz’altro Renato Brunetta, che è uno dei pochissimi
forzisti a non aver mai avuto in
simpatia Renzi. Un sentimento
che il premier ricambia in toto.
«Matteo Renzi chiede a Juncker dove prenderà i 300 miliardi del piano per l’Europa. E lui
Gli attendisti
L’ala dura
Raffaele Fitto
Eurodeputato,
45 anni, è critico
verso il partito e
verso il governo, sia
sulle riforme
costituzionali che
sulle misure per
l’economia
prese l’ex premier s’è spinto fino a ipotizzare una progressiva
marcia di avvicinamento verso
la maggioranza di governo.
«Anche il sostegno temporaneo potrebbe essere una soluzione. Dobbiamo fare il possibile perché Renzi non entri in
crisi», ha scandito mercoledì
durante una riunione ad Arcore. Una linea su cui si schierano
anche Niccolò Ghedini, altro
ex falco, e anche il capogruppo
al Senato Paolo Romani, che
invece è uno dei forzisti più
apprezzati dal giro renziano.
Tiene le carte coperte, l’ex
Cavaliere. Non solo perché la
Maurizio Gasparri
Vicepresidente
di Palazzo Madama,
58 anni, attacca
spesso il premier
Matteo Renzi,
che definisce
«il killer economico
degli italiani»
Renato Brunetta
Capogruppo alla
Camera, 64 anni,
è il principale
interprete
dell’opposizione
azzurra all’esecutivo,
soprattutto in
materia economica
dove prende i soldi per le promesse fatte agli italiani?», è
stato l’ultimo affondo del capogruppo azzurro a Montecitorio contro l’inquilino di Palazzo Chigi. Per non parlare
delle innumerevoli volte che
Brunetta — ed è una cosa davvero strana per un berlusconiano — ha chiesto la pubblicazione del patto del Nazareno,
che in calce arreca anche la firma dell’ex Cavaliere.
La lista dei «nuovi falchi»,
capitanati da Brunetta, è lunghissima. Ci sono i nomi di
Maurizio Gasparri («Renzi è il
killer economico degli italiani», ieri l’altro) e di Augusto
Minzolini, di Laura Ravetto e
Renata Polverini. Senza dimenticare Raffaele Fitto, che
oltre a criticare la riforma renzian-berlusconiana del Senato
(«C’è una sola cosa chiara sulla
riforma del Senato. E cioè che
tre italiani su quattro vorrebbero eleggerlo»), giorni fa ha
rotto il silenzio attaccando il
governo sui conti («Renzi
snobba il Pil. Invece dovrebbe
pensarci di più»).
Ma non ci sono soltanto falchi anti-renziani e colombe filo-renziane nella nuova geografia politica di Forza Italia.
Anche tra i berlusconiani più
vicini all’ex premier c’è chi
preferirebbe rimanere alla finestra perché teme tranelli da
parte di Renzi. È il caso di Giovanni Toti, il consigliere politico, convinto sostenitore della
tesi secondo cui «se il governo
va a schiantarsi a settembre
sull’economia, noi non possiamo schiantarci appresso a lui».
Ma anche di dirigenti come
Mariastella Gelmini, Deborah
Bergamini e Mara Carfagna.
Che non aderiscono né sabotano. Ma dall’orbita di Palazzo
Chigi, forse, vorrebbero rimanere distanti.
Tommaso Labate
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ala dialogante
Deborah Bergamini
Deputata, 46 anni, è
tra i dirigenti del
partito che vogliono
mantenere le
distanze dall’azione
politica del governo
pur senza alzare il
livello di scontro
Giovanni Toti
Il consigliere politico
ed eurodeputato,
45 anni, pur essendo
vicinissimo a Silvio
Berlusconi, non è
affatto convinto
dell’alleanza con
il premier
Mara Carfagna
Deputata azzurra,
38 anni, ex ministro
alle Pari opportunità,
non è per una terza
via, intermedia, tra
l’opposizione dura e
la collaborazione
con Renzi
Denis Verdini
Senatore, 63 anni,
è il mediatore che
sin dall’inizio ha
gestito la trattativa
con Renzi e con il
Partito democratico
sulle riforme e sulla
legge elettorale
Niccolò Ghedini
Senatore, 54 anni,
ex falco, l’avvocato
di Berlusconi adesso
è convinto che
non sia proprio
il momento di
mettere il governo
in difficoltà
Gianni Letta
L’ex sottosegretario,
79 anni, che sostiene
il dialogo ed è uno dei
più fidati consiglieri
di Berlusconi, è tra gli
ambasciatori azzurri
negli incontri con
l’esecutivo
I capigruppo di Forza Italia e del Nuovo centrodestra
Romani: niente passi avanti
senza la nostra golden share
Sacconi: oltre il Nazareno
Serve il presidenzialismo
ROMA — La soddisfazione per un
patto che «ha retto a una prova dura
come è quella di un Senato che si autoriforma» è tanta per Paolo Romani,
capogruppo a Palazzo Madama di FI
che ha dovuto gestire trattative e malessere profondo delle sue truppe
comprendendolo: «Anche io avrei
preferito un Senato elettivo a un organo nominato dai consigli regionali». Ma la partita era
troppo importante per
non scendere in campo cercando di fare risultato, e Romani —
ora che è stato ottenuto — lo rivendica:
«Grazie all’impegno di
Berlusconi, e al convincimento di noi tutti, FI ha oggi la golden share del processo di riforme. Senza di noi non si
sarebbero fatte».
Per il suo partito è stata pesante.
«È vero. Ma abbiamo superato il
bicameralismo, questa settimana supereremo le storture sul Titolo V e
andremo avanti a definire una legge
elettorale che mantiene il sistema
fortemente ancorato al bipolarismo.
È un grande risultato, perché modernizza il Paese, ci fa andare in Europa
con una riforma che dà efficienza
semplificando il processo legislativo
e decisionale».
E che vi mette al centro della sce-
ROMA — Da «craxiano che da
trent’anni aspetta la semplificazione della nostra democrazia», il capogruppo del Ncd al Senato Maurizio Sacconi è pronto a brindare alla
fine del bicameralismo perfetto: «E
intanto mi preparo al presidenzialismo».
Anche Matteo Renzi si prepara
al presidenzialismo?
«Secondo me sì,
perché ne abbiamo
messo le premesse».
Non sta correndo
troppo, presidente?
«Noi siamo il partito del “più uno” nella direzione liberalnazionale. Più flessibilità sul lavoro, più
Stato unitario, più taglio di tasse e
spese. Dobbiamo chiudere la riforma del Senato entro l’8 agosto per
dedicarci alla legge di Stabilità e al
lavoro. E poiché i dati Istat potrebbero consegnarci una crescita zero
avremo bisogno di un grande atto
concreto ed emblematico, che inesorabilmente si chiama articolo
18».
Il suo pallino?
«No, è un atto necessario per risvegliare l’attitudine ad assumere e
la responsabilità nel lavoro e credo
sia nella consapevolezza di Renzi. E
poi dobbiamo ricomporre e svilup-
na. Fin troppo, secondo l’Ncd.
«Io capisco che da parte di altri ci
sia sofferenza rispetto al rapporto bilaterale tra Renzi e Berlusconi. Ma noi
siamo perfettamente consapevoli di
doverci muovere sia in una logica di
coalizione che bipolare».
Ovvero?
«Beh, se il problema fosse quello
delle soglie, non credo sia impossibiPaolo Romani, 66
anni, ex ministro allo
Sviluppo economico,
senatore di Forza
Italia e capogruppo
a Palazzo Madama
le passare dal 4,5 al 4%...».
Forse c’è preoccupazione perché
nessuno ha ben chiaro cosa ci sia
scritto davvero nel patto del Nazareno.
«Non esistono né documenti né
agende, ma un rapporto tra due persone che si sono incontrate su
un’ipotesi di cambiamento. E la grande novità è che è caduto quel pregiudizio quasi antropologico contro
Berlusconi che è durato 20 anni».
Possibile che questo porti anche
a un rapporto più stretto tra FI e Pd,
sostegno esterno, ingresso in maggioranza?
«La situazione economica, nonostante le rassicurazioni del governo,
resta molto difficile, e l’Europa continua a chiederci solo di proseguire
nella strada del rigore. Ma le terapie
di centrodestra e centrosinistra differiscono nettamente, e non credo che
in questi giorni si possa andare molto
oltre alla chiusura del patto del Nazareno. Certo, immagino che si parlerà
del futuro e dei bisogni del Paese. Ma
ad oggi non mi sembra si possa arrivare ad un cambiamento della posizione di FI rispetto al governo».
In ogni caso, vi aspettate un riconoscimento per il ruolo svolto da
Berlusconi? Magari una nomina a
senatore a vita?
«Ora che è liberato dall’incubo del
processo Ruby, il che gli ha consentito di avere la testa libera e concentrata, non è all’ordine del giorno né una
santificazione né un laticlavio, perché Berlusconi è un assoluto protagonista della politica italiana, tanto
che Renzi lo riconosce fino in fondo».
È un messaggio ai colleghi del
centrodestra?
«Beh, pochi possono non riconoscere a Berlusconi di essere stato protagonista in un passaggio riformatore decisivo per il Paese. Sarà difficile
ora dire che è iniziata l’era del dopo
Berlusconi...».
Paola Di Caro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
pare la nazione attorno alla famiglia,
con il piano per la fertilità del ministro Lorenzin e con sostegni alla natalità».
Non teme che un rimpasto riduca al lumicino la vostra delegazione?
«No».
Scherza? In Forza Italia c’è chi
preme per sottrarvi posti al goverMaurizio Sacconi, 64
anni, ex ministro del
Lavoro, senatore del
Nuovo centrodestra
e capogruppo
a Palazzo Madama
no.
«Magari! Vorrebbe dire che avevamo ragione noi!».
Non è l’ex premier, a destra, che
detta legge sulle riforme?
«Non direi. La lettera ai parlamentari di maggioranza e il primo
incontro con i loro capigruppo segnalano la consapevolezza di Renzi
che la sua maggioranza è il veicolo
necessario per i prossimi mille giorni».
Il patto del Nazareno è il motore
delle riforme, o no?
«No, le riforme procedono perché
la maggioranza è coesa e in essa Ncd
è spesso trainante con la tecnica del
“più uno”. L’Italicum alla fine consentirà la rappresentanza di tutte le
aree politiche, anche fuori dalle coalizioni».
Le nuove soglie?
«La doppia soglia sparirà e ci saranno le preferenze».
Per andare al voto anticipato, come chiede Nardella?
«Uno scivolone, il suo. Le elezioni
ci saranno solo se Renzi fallirà. Ma il
suo fallimento può nascere solo da
una rottura tra lui e il suo partito, se
cioè il Pd non reggesse il percorso liberal-nazionale».
Se il Pd chiedesse più sinistra?
«Esatto, se ponesse veti e paletti.
La riforma del Senato sarebbe fallita
se fossero prevalse le posizioni da
vecchio Pci... Invece per salvare l’Italia Renzi sa di doversi muovere nella
nostra direzione liberal-popolare e
di recupero della dimensione della
nazione».
Valori cari alla destra, giusto?
«Sì. Abbiamo presentato non a caso pochi emendamenti, al Titolo V,
tutti in favore dello Stato unitario.
Chiediamo il commissariamento di
Regioni e Comuni che si sono allontanati dai costi standard e vogliamo
che lavoro, ambiente e protezione
civile passino allo Stato».
Monica Guerzoni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
10 Primo Piano
Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
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
La tragedia in Veneto
Esprimo solidarietà alla comunità locale e la commossa partecipazione
al dolore delle famiglie delle vittime
Giorgio Napolitano presidente della Repubblica
Travolti alla festa da un’onda alta tre metri
«Così ho visto morire i miei quattro amici»
Bomba d’acqua, Palazzo Chigi: cambiamo pagina, 1,1 miliardi per la sicurezza
DAL NOSTRO INVIATO
Le vittime
Il gommista generoso
fa piangere tutto il paese
Luciano Stella, 54 anni, era il gommista
del paese nel quale era nato e cresciuto.
Padre di due figli, un ragazzo di 22 anni
che lavorava con lui e una ragazza di 18
anni. Ieri la moglie Lorella e i figli si
sono chiusi nel loro dolore. A ricordarlo
sono stati gli amici, che frequentavano
la sua officina: «Abbiamo condiviso
tante cose e la festa di sabato era una di
queste — racconta Mario Bernardi l’organizzatore
della Festa dei Omeni —. La sua morte peserà per
sempre sul mio cuore». Stella era imprenditore
apprezzato non solo per la sua professione: «Luciano
era stimato anche per il suo carattere cordiale —
spiega il sindaco Stefano Soldan —, il lutto che ha
colpito la famiglia è di tutta la comunità».
REFRONTOLO (Treviso) —
Giannino l’hanno trovato nudo,
spogliato dalla violenza dell’acqua, Maurizio era attaccato a un
ramo d’acacia, Luciano e Fabrizio riversi sul ciglio dell’argine
con il quale avranno lottato fino
alla fine. Loro, sabato sera, non
ce l’hanno fatta. A tradirli è stato
il torrente Lierza che si è di colpo
trasformato in un mostro impetuoso e devastante, capace di
spazzare via ogni cosa, macchine, alberi, rocce, pali e uomini. E
anche quel capannone dove sabato sera era in corso la «festa
dei òmeni», un tradizionale appuntamento per soli uomini fra
le dolci colline trevigiane del
Prosecco, una quarantina di chilometri sopra Treviso. Sotto il
tendone del Molinetto della Cro-
da, una piana circondata di boschi e vigneti, si erano ritrovati
in novanta per la grigliata d’agosto, soprattutto artigiani e pensionati della zona. Poi il nubifragio, il torrente che esonda, l’acqua che sale improvvisamente
fra i tavoli e le sedie. «Arrivava
da sopra, dalla cascata del Lierza,
come un’onda che non si ferma,
io era in cucina e tutto ha cominciato a tremare, in brevissimo
tempo è salita a un metro e mezzo», racconta Maurizio Bernardo, l’organizzatore della festa,
un idraulico che tutti gli anni
riunisce gli amici sul campo di
casa sua ma che questa volta
aveva pensato di portarli al Molinetto «perché da me il terreno
era zuppo d’acqua». Bernardo ha
visto tutto e ora non riesce a darsi pace. «Tutti hanno iniziato a
scappare, c’era gente sugli albe-
ri, sui pali, urlavano, le macchine che si rovesciavano, Guido
era aggrappato al guardrail, Stefano l’ho visto intrappolato nei
pali del tendone, Tonio era aggrappato a un ramo...». Alla fine
il bilancio è pesante: quattro
morti e otto feriti, di cui uno in
rianimazione. Domanda: cos’è
successo, di colpo, sulla piana
del Molinetto, in una giornata in
cui nella vicina Jesolo si faceva il
bagno e a Treviso splendeva il
sole? «È stato un nubifragio breve, intensissimo e localizzato.
Il governatore
Luca Zaia: è stato
un piccolo Vajont
Otto i feriti
uno è grave
Un evento del tutto eccezionale
che ha provocato tante piccole
frane nella zona», spiega Franco
Lattanzio, vicequestore della Forestale di Treviso. Questo è il dato di fatto. Ma perché un’onda
improvvisa alta due, tre metri
che ha indotto Luca Zaia, il governatore del Veneto, a definirlo
«piccolo Vajont» chiedendo lo
stato di calamità per tutta la zona colpita? In giornata sono circolate varie ipotesi. La prima era
della Forestale: a monte si è formato un tappo-diga di materiali,
detriti, piante, sassi, rotoballe di
fieno che avrebbero ingrossato il
Lierza, poi il tappo è saltato e
l’acqua si è riversata di colpo a
valle, accelerata dalla cascata del
Molinetto. Dopo i primi rilievi
del Genio Civile c’è stata però
una retromarcia: nessun tappo,
«la causa è il combinato di una
bomba d’acqua concentrata di
due chilometri quadrati e di un
alveo del torrente molto stretto».
Per capirne di più la procura
di Treviso ha aperto un’inchiesta
sequestrando l’area. Da Roma il
governo ha annunciato di aver
«voltato pagina. Basta inseguire
e fare i “notati delle emergenze”,
adesso investiamo in opere di
difesa, prevenzione e sicurezza.
Con lo sblocca dissesto e opere
idriche mettiamo a gara entro il
2014 circa 1,1 miliardi di euro
ancora non spesi». Nel frattempo è montata la polemica del
«Prosecco», cioè del disboscamento dell’area per far posto ai
vitigni pregiati che stanno conquistando il mondo, indebolendo così i terreni soprattutto dell’Alta Marca trevigiana. «Io stesso, come Corpo Forestale, ho
presentato quattro denunce penali per abusiva trasformazione
di terreni in vigneti — aggiunge
Lattanzio — Ma da qui a dire che
la causa del violento nubifragio
è questa ne passa un po’, anzi,
tenderei ad escluderla».
E mentre si indaga, il signor
Bernardo, l’organizzatore della
festa, continua a scuotere la testa: «Purtroppo me la sento addosso questa responsabilità. E
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Controllava l’auto del figlio
Travolto e trascinato a valle
Tragedia I resti della cena
che sabato sera si svolgeva
al Molinetto della Croda
«Dammi la camicia quella bella, che
stasera vado alla mia festa». Sono state
queste le ultime parole che Giannino
Breda, 67enne falegname in pensione,
ha detto alla moglie sabato sera, prima
di andare a Refrontolo alla «Festa dei
Omeni». È arrivato al Molinetto con
l’auto del figlio. Poi era stata festa, con
gli amici ritrovati, le braciole da
mangiare e i brindisi da fare. Fino a quando l’acqua
ha iniziato a salire e il pensionato, invece che
mettersi in salvo, è andato a controllare l’auto del
figlio, preoccupato che potesse subire dei danni. Un
gesto che gli è costato la vita perché la furia dell’onda
lo ha travolto e trascinato a valle. Il suo corpo è stato
l’ultimo ad essere recuperato dai soccorritori.
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Il consigliere della Pro Loco
che faceva volontariato
Maurizio Lot ha pagato con la vita la sua
disponibilità e il suo impegno per gli
altri. Perché a quella festa era
intervenuto soprattutto per controllare
che nel capannone della Pro Loco di cui
era consigliere, funzionasse tutto
perfettamente. «Avrei dovuto esserci io,
ma ho avuto un problema — racconta
in lacrime Valter Scapol, presidente
della Pro Loco Molinetto della Croda —. Allora
Maurizio si è offerto di occuparsene. Quando mi
hanno avvertito che era tra i dispersi ho sperato che lo
ritrovassero vivo». Il 52enne, operaio in una ditta della
zona, era di padre di due ragazze da poco maggiorenni
e si dedicava al volontariato: «Era fatto così, sempre
pronto a dare aiuto» racconta il fratello Massimo.
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Una figlia di 20 mesi
e la passione per la Vespa
Il lavoro da impiegato nell’ufficio tecnico
nell’azienda di minuterie, l’hobby della
Vespa, la moglie Michela e la bimba di 20
mesi Valentina. Era questa la vita di
Fabrizio Bortolin (foto), 47 anni,
cancellata dal fiume. «È andato a quella
festa sereno — racconta la moglie —.
Pensavo tornasse dopo qualche ora, ma
nella notte i suoi amici mi hanno detto
che era tra i dispersi. Ho sperato, poi sono arrivati i
carabinieri e ho capito che era finita». Fabrizio si
dedicava al lavoro e alla famiglia, e a quella figlia tanto
desiderata: «È innamorata del suo papà, ancora non mi
ha chiesto di lui, non so cosa dirle quando lo farà».
(a cura di Milvana Citter)
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Luoghi e memoria Le passeggiate di Zanzotto, il rifugio di Parise. E qui i ragazzi imparavano a nuotare
Quelle colline «degli dei» cantate dai poeti
Quell’angolo di Refrontolo è sempre stato una meta delle passeggiate
di Andrea Zanzotto e un citatissimo
topos della sua geografia letteraria.
Uno dei «rari luoghi», aveva scritto,
«dove resistere», «dove Muse si danno convegno/ per mantenere l’eco di
un’armonia».
Una valletta chiusa da un mulino
del Cinquecento aggrappato alla roccia, cioè la «croda» da cui ha preso il
nome. Un torrente che, dopo aver
rallentato la sua corsa in una fossa
nella quale i ragazzi imparavano a
nuotare, il «gorgo turchino», proprio
qui compie un salto di una dozzina
di metri. Un minuscolo laghetto e,
intorno, un labirinto di colline «piccole come noci», dove «alcune vecchiette che parlano con Dio e con le
galline» gestivano isolate osterie. E,
ancora, selve interrotte da scampoli
di una campagna pettinata a vigne e
frutteti. «Una cartolina mandata dagli dei», diceva il poeta. Un paesaggio
ibrido. In alcuni angoli dirupato e
selvaggio come nei dipinti del napoletano Salvator Rosa, che anticipò il
gusto dell’«orrido», considerato ma-
schile e tale da intimorire. Ma immerso negli stessi sfondi vaporosi di
«bellezza», ritenuti femminili perché coltivabili e coltivati, che compaiono nelle pale d’altare dei veneti
Giorgione e Cima da Conegliano.
Il poeta
Andrea Zanzotto (a destra) con
l’attore Marco Paolini
davanti al
Molinetto
della Croda
in un’immagine del documentario
«Ritratti» girato da Carlo Mazzacurati
Un posto magico, Refrontolo, già
dal toponimo che Zanzotto, giocando con le parole, mostrava di preferire: Rex Frondium, re delle fronde, re
dei boschi. Un’area di pochi chilometri quadrati dove il tempo sembra
fermo all’alba della civiltà e dove si
ondeggia tra l’era della selce e dell’Arcadia pagana e l’era del silicio e di
una nuova Arcadia cibernetica, come
dimostrano le parabole e le antenne
che spuntano dai tetti delle case coloniche. Insomma, il molinetto circondato dall’acqua e dal fango che da
ieri compare in ogni Tg è l’immagine
dal vero dell’idea di un presepe così
come l’abbiamo interiorizzata, l’ambientazione perfetta dove collocare
un autentico «mulino bianco». Un
paradiso che l’altra notte si è trasformato in un inferno, con morti e feriti. E, per una volta, il lutto di una comunità non dovrebbe estenuarsi
Primo Piano 11
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
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
Una tragedia che lascia attoniti per violenza e imprevedibilità
Luca Zaia presidente Regione Veneto

Non ci sono parole che possano dare consolazione in questi casi,
ma ci tengo ad esprimere il mio dolore
Alessandro Del Piero calciatore
Genesi di una strage Le denunce ignorate in questi anni
per fortuna che non c’erano
donne e bambini, altrimenti sarebbe stata una strage». Ha trascorso l’intera notte cercando
di salvare i suoi amici. «Quando
l’acqua è un po’ defluita siamo
andati con le corde a prenderli:
erano attaccati ai pali e sugli alberi. Ne abbiamo portati giù
una ventina». Alla fine, dopo
aver visto i morti e soccorso i
feriti si sono abbracciati in
quattro: «E abbiamo pianto in
silenzio...».
Tornato il sole sulle colline
del Prosecco, restano i lutti e le
testimonianze della tragica
notte di Refrontolo. «Ero sott’acqua e sono riuscito e venir
fuori, poi ho sfilato la cintura
dei pantaloni e mi sono aggrappato a un albero e lì ci siamo
stretti in tre per molte ore, faceva freddo», racconta Paolo
uscito con due costole rotte. Lorenzo Bottega era uno dei pochi
ragazzi presenti alla festa: «Vedevo mio padre incastrato fra
l’acqua e i detriti ma io non potevo arrivarci. Ho implorato un
signore di aiutarlo. Alla fine c’è
riuscito e l’ha salvato...», e gli
vengono gli occhi umidi.
Gli assalti alla natura
nelle terre del Prosecco
Le colpe degli uomini
(prima del nubifragio)
SEGUE DALLA PRIMA
Nel fango Un’auto trascinata dalla piena improvvisa (Stefano Covre/LaPresse )
Il video
Andrea Pasqualetto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’onda La gente che affolla il tendone a Refrontolo cerca disperatamente di
mettersi in salvo nei drammatici momenti dell’arrivo impetuoso dell’acqua. Un
uomo (terza foto dall’alto) si aggrappa alle travi per non essere trascinato a
valle dalla forza del fiume Lierza
nelle polemiche che sempre accompagnano questo tipo di tragedie in
Italia. Quanto accaduto nel paese
dell’Alto Trevigiano, infatti, pare
debba essere addebitato, oltre all’incuria dell’uomo, soprattutto a una
catastrofe climatica. Di quelle che
angosciavano il poeta del paesaggio,
forse la maggiore coscienza critica
del Secondo Novecento.
Non a caso questa è una delle poche oasi che si sono salvate lungo la
linea di confine delle Prealpi. Con
qualche altra eccezione tra il Montello e il Piave, dove ha vissuto i suoi ultimi anni Goffredo Parise, pure lui
affascinato da queste solitarie enclave di un Veneto «barbaro di muschi e
nebbie» che amava esplorare. Mentre invece dalla pianura alla laguna, il
Nord Est è stato quasi per intero sfigurato da uno sviluppo cannibalistico che ha, letteralmente, mangiato il
territorio, trasformandolo in una
alienante no-town, no-land. Qui no.
Qui, anche se parecchi recriminano
su un eccessivo ampiamento dei vigneti del Prosecco (ma le aziende
sulla strada del vino di rado supera-
no gli 8-10 ettari) e su qualche collina troppo rimodellata dai bulldozer,
magari per disporre le piantagioni
«in favor di sole», il rapporto con la
natura e con la propria storia si è
mantenuto tutto sommato saldo e
abbastanza sano. E, riferendoci a Refrontolo (nella cui piazza, accanto al
monumento ai caduti, campeggia un
ingenuo monumento alle uve locali
celebrate da un altro ingegno del
luogo, Lorenzo da Ponte, il librettista
Bergamo
Paura sull’aereo
colpito dal fulmine
Colpito da un fulmine dopo il
decollo da Orio al Serio. Paura
ma nessun problema a bordo del
volo Ryanair partito ieri da
Bergamo alle 7.40 e diretto a
Palermo. In quel momento sulla
zona imperversava un forte
temporale.
di Mozart), un rapporto perfino morale. Smentendo coloro che sentenziano una definitiva «perdita dell’innocenza», e dell’antica saggezza
contadina, per la gente di qui.
Lo dimostra lo spirito con cui era
stata rilanciata, una quarantina d’anni fa, la secolare festa di San Zuanet,
dislocandola al molinetto, acquistato dal Comune e sottratto così alla
rovina. Era un modo per trascorrere
assieme — giovani e vecchi — qualche notte d’agosto al fresco della cascata che romba vicino e raccogliere,
con la vendita di schidionate di carne
allo spiedo e fiaschi di «bianco», i
soldi necessari per opere utili al paese. Piccoli numeri, s’intende. Sia in
termini di denaro che di persone.
Quella dell’altra sera, la «festa dei
òmeni», era una sorta di prologo.
Una cena tra gli amici che avevano
provveduto a montare palco e strutture e che, a fine mese, avrebbero poi
smontato tutto cancellando ogni
traccia e restituendo il luogo alla sua
purezza fuori dal tempo.
Marzio Breda
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Davanti alla spianata di fango, il governatore Luca Zaia ha tracciato un parallelo con il
Vajont. Giusto. Ma non solo nel senso emotivo che intendeva lui. Anche allora, cantò
Alberto D’Amico («Xe sta na note che ‘l Signor / ga vudo un palpito de cuor / el monte
Toc se ga spacà / el lago in cielo xe rivà…») la
sorte ci mise del suo. La catastrofe, però, fu
ingigantita dagli errori umani.
L’inchiesta della magistratura trevisana
dirà se e quanto abbiano pesato, stavolta,
superficialità, sciatterie e distrazioni nella
tutela di un territorio esposto al rischio idrogeologico. Ma se è vero che «del senno di poi
sono piene le fosse», stavolta decine e decine di denunce sono state fatte da geologi,
ambientalisti e giornali «prima». In tempi
non sospetti.
Basti leggere queste righe tratte da un articolo di Daniele Ferrazza su La tribuna di
Treviso di un anno e mezzo fa: «Ad ogni inverno, con le prime piogge, in queste colline
della Pedemontana si registrano smottamenti e movimenti franosi di ogni tipo. Solo
nell’inverno del 2010, quando in tre giorni
sono caduti 300 millimetri di pioggia, tra
Borso del Grappa e Vittorio Veneto si sono
aperte un centinaio di frane. In tutta la provincia di Treviso le frane censite dal progetto
Iffi sono 523, ma l’elenco si allunga ogni
giorno». Non è il quadro di un territorio
normale. Ma fragile.
Quale sia la situazione generale è noto.
Dice lo studio «Societal landslide and flood
risk in Italy» pubblicato sul «Natural Hazard
and Earth System Sciences» che nel periodo
1950-2008 l’Italia ha subito 967 eventi franosi e 613 eventi alluvionali con 3.868 morti
per le frane e 1226 per le alluvioni. In questo
contesto, la pedemontana veneta è particolarmente esposta. E ogni intervento invasivo
sull’ambiente modellato dalla natura nei
millenni dovrebbe essere pensato e ripensato settanta volte sette: guai a sbagliare. Guai.
Eppure, nel marzo 2013 il consigliere regionale leghista Andrea Bassi annunciava
trionfante un «ritocco» alle norme (già insufficienti) che tutelavano i boschi: «Con
l’emendamento al Bilancio regionale andremo a recuperare ad area agricola tutte quelle
zone finora considerate boschive da una vetusta («vetusta»!, ndr) legge regionale, ma
che semplicemente recependo un decreto
Monti possono essere piantumate e rivalutate dal punto di vista produttivo». Obiettivo: moltiplicare le «aree terrazzate vitivinicole». Di più: fino a un tetto di 10 ettari, un
bosco poteva ora essere abbattuto e rimpiazzato da un vigneto senza neppure la Via, la
valutazione di impatto ambientale.
Inutilmente si levò un coro: «Fermi, è rischioso!» Niente da fare. Poche settimane
dopo il giornale on-line Trevisotoday titolava: «Bosco tra Refrontolo, Tarzo e Cison raso
al suolo per i vigneti». E spiegava che il Corpo forestale di Valdobbiadene aveva «effettuato un’ispezione dopo aver ricevuto la segnalazione di un escursionista e albergatore
di Refrontolo, che per primo ha documentato quanto stava avvenendo sulle colline del
Molinetto della Croda». Prendete nota: la
zona del disastro di sabato sera. E proseguiva ricordando come l’anno prima «quaranta
ettari del bosco intercomunale» fossero stati
«venduti all’asta dalla Comunità Montana
delle Prealpi Trevigiane ad una cantina vinicola di Valdobbiadene per 225mila euro».
Totale: 56 centesimi al metro. Spiccioli, in
confronto a quanto costano, sostiene Ferrazza, i terreni vinicoli che possono esserne
ricavati: «Da queste parti il prosecchista
conta più di un banchiere. Qui un metro di
terra vale dagli 80 ai 120 euro (180 se nel colle di Cartizze): tre volte un terreno industriale».
Va da sé, accusa l’eurodeputato pd Andrea
Zanoni, deciso a presentarsi oggi in Procura
con un malloppo di documenti, che «le colline della Marca non solo vedono i loro boschi rasi al suolo ma vengono rimodellate in
base alle esigenze della coltivazione con de-
82
Per cento
I Comuni in cui sono presenti aree a
rischio idrogeologico. Sono in tutto
6.633, che in totale contano più di 5
milioni di abitanti.
La stima nazionale
è stata fatta
dalla Coldiretti
gli interventi massicci di potentissime ruspe» con lo stravolgimento dei loro profili
«formati da madre natura in centinaia di migliaia di anni».
Risultato? «Il risultato di queste liberalizzazioni sono vaste aree di collina coltivate
con nuovi vigneti incapaci di assorbire le
quantità d’acqua che un bosco con le sue
piante centenarie riesce ad assorbire; in un
vigneto l’acqua assorbita, specie se si tratta
delle coltivazioni di nuovo impianto, è pressoché nulla. Tutta quest’acqua non più assorbita dai boschi delle colline va pertanto a
confluire nei corsi d’acqua naturali che madre natura, con milioni di anni, aveva dimensionato per quantità d’acqua di gran
lunga inferiori».
Sbancamenti Ruspe in azione l’anno scorso a Refrontolo (Giuseppe Piol)
Le zone del prosecco
A7
REFRONTOLO
La bomba d’acqua
che ha causato
4 morti si è abbattuta
nel comune
di Refrontolo
Valdobbiadene
Conegliano
V E N E T O
3
Milioni
Gli ettari di terreno
coltivato, «pari alla
superficie di Sicilia
e Val d’Aosta assieme», che sono
stati «cementificati in pianura o abbandonati in montagna e collina»,
denuncia Coldiretti
Fiume Piave
Una tesi che ieri mattina pareva convincere anche la Forestale: «La particolarità del
territorio caratterizzato da colline coltivate a
vigneti, si tratta infatti della zona del Prosecco, è quella di non offrire grande resistenza
in caso di piogge incessanti». Al pomeriggio, retromarcia: «Tutto lascia supporre che
proprio la inusuale e smodata quantità di
precipitazioni estremamente concentrata
nel tempo e nello spazio…» Insomma, le terrazze di vigneti, peraltro bellissime, non
c’entrano…
La tesi dei «prosecchisti»: «La presenza
dei vigneti è una garanzia di sicurezza in
più, perché le acque sono regimentate e la
manutenzione è rigorosa e costante», ha
detto al Corriere del Veneto Innocente Nardi,
presidente del consorzio dei produttori, «Un
bosco non gestito non ha una capacità
idraulica paragonabile». Ha ragione? Ha torto? Battaglie di periti in vista.
Il paradosso, accusano gli ambientalisti, è
che «l’industrializzazione del Prosecco» ha
costretto due anni fa il Consorzio del Doc ordinare alle cantine di stoccare il 10% del prodotto così da ridurre l’offerta «in modo che il
prezzo della bottiglia non calasse troppo»…
«Prevedere un fenomeno così violento e
improvviso era impossibile», ha spiegato ieri Luca Zaia. Vero. Non c’è meteorologo al
mondo, per ora, che possa lanciare l’allarme
su una «bomba d’acqua» in arrivo. Se capita,
capita. Il rispetto per la natura «prima», però, è obbligatorio. Tanto più là dove le frane
hanno già colpito spesso. E duramente.
Gian Antonio Stella
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
LavelliADV.it
Acque d’Italia
dalle Alpi Lombarde,
a 1.935 metri,
una tra le sorgenti
più alte d’Europa.
dal cuore dell’Umbria
l’acqua che
ha fatto crescere
milioni di Italiani.
dal Monte Vulture
in Basilicata
l’effervescente naturale
dal gusto unico.
...la forza di un Gruppo tutto Italiano!
Primo Piano 13
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
» Approfondimenti
L’anomalia del meteo
Mai tanta pioggia da trentacinque anni
I monsoni rendono l’estate instabile
Le previsioni: da oggi le condizioni migliorano. «Sarà un buon Ferragosto»
L’estate quest’anno è sul banco degli imputati
accusata di latitanza su gran parte del Paese.
Piogge torrenziali, trombe d’aria, tragiche esondazioni provocate da bombe d’acqua hanno funestato il primo mese di quella che dovrebbe essere la bella stagione.
Secondo i dati dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle
ricerche (Isac-Cnr) di Bologna, lo scorso luglio,
ha piovuto il 73 per cento in più rispetto alle medie di luglio nel periodo 1971-2000 che viene
convenzionalmente preso come periodo di riferimento dal 1800 a oggi. Per il Cnr, anche le temperature sono state di poco inferiori alla media.
La parte più colpita è stata l’Italia centro-settentrionale: dalla Toscana in su, infatti, le precipitazioni cadute sono state in media il doppio del
normale, risultando per questa zona il tredicesimo mese di luglio più piovoso dal 1800 ad oggi.
Per l’esattezza era dal 1932 che non pioveva così
tanto.
Per Andrea Giuliacci del Centro Epson Meteo
«è stato il luglio più piovoso almeno degli ultimi
35 anni per il Nord Italia e a tratti è stato più autunnale che estivo». La spiegazione del meteorologo è duplice. «In linea generale il clima si sta
estremizzando — afferma — con inverni molto
freddi o eccezionalmente miti; estati molto calde
o molto piovose come quella attuale accompagnata da fenomeni improvvisi e di grande forza
come quelli avvenuti nel Varesotto, a Milano e
nel Trevigiano». Il secondo motivo per l’esperto
sono le interferenze climatiche che vanno ben
oltre l’Italia. «In quest’estate — dice Giuliacci —
di anomalo ci sono state le acque del Golfo di
Guinea troppo calde che, attraverso l’interazione
con l’atmosfera, indeboliscono l’alta pressione
Come nascono le bombe d’acqua
È un violento nubifragio concentrato, in pochissimo tempo, su una piccola
zona. In estate il fenomeno è più concentrato perché è maggiore la
differenza di temperatura tra l’aria calda del suolo e quella fredda del cielo
km
10
In Europa
L'estate mediterranea prima era
caratterizzata in prevalenza da bel
tempo stabile, garantito dal vasto
anticiclone Atlantico che si
posizionava sopra le Isole Azzorre
9
8
4
7
6
El Niño ha indebolito
le correnti calde del
monsone indiano
aria calda
che risale
aria fredda
5
4
2
1
3
2
1
intense precipitazioni
0
L’aria più fresca
dall’oceano Atlantico
e dalle Isole britanniche,
scontrandosi con quella
più calda, ha portato
il brutto tempo
nel centro Europa
3
Quest’anno è mancato
pure l’anticiclone libico
che di solito porta
le ondate di calore
CORRIERE DELLA SERA
dell’anticiclone africano che solitamente porta il
caldo intenso in Italia».
Di parere diverso è Antonio Sanò, direttore del
portale ilmeteo.it. «Ritengo che la causa di questo luglio anomalo sia “El Niño” ovvero quel fenomeno ciclico che si manifesta nell’Oceano Pacifico e che ha influenza diretta anche in Europa
perché ha impedito, sino a ora, l’arrivo dell’anticiclone sul Mediterraneo e, quindi, del bel tempo».
Una terza spiegazione su cosa sta accadendo al
clima, invece, la fornisce Bernardo Gozzini, direttore scientifico del Consorzio Lamma (Cnr)
con sede a Firenze.
«Entrambe le analisi hanno fondamento ma
solo se legate perché per me si tratta di molteplici meccanismi “teleconnessi” tra di loro che poi
influenzano il tipo d’estate», spiega l’esperto che
ha fornito le previsioni per lo spostamento della
«Costa Concordia» dal Giglio a Genova. «Il monsone indiano ha latitato rendendo debole l’anticiclone delle Azzorre — continua lo scienziato
— che non ha fatto da scudo contro le violente
perturbazioni occidentali cariche di umidità e di
pioggia. Però, il monsone indiano a sua volta è
stato influenzato da “El Niño”. In più non abbiamo avuto ondate di calore con temperature sopra la norma perché è debole pure il monsone
africano che spinge l’anticiclone libico. Così le
perturbazioni invece di andare al Nord restano
nel basso nel Mediterraneo».
Una situazione che ha avuto ripercussioni anche nel resto d’Europa. «Si è formata un’inconsueta alta pressione sulla penisola scandinava —
prosegue Gozzini — con temperature sopra i 30°
per tutto luglio mentre in Costa Azzurra, in Francia, si è avuto un clima piovoso come in Italia».
Buone notizie per i prossimi giorni. «Già da
oggi ci sarà un miglioramento in tutta Italia —
afferma Antonio Sanò — che sarà più accentuato
a partire da domani grazie all’alta pressione che
garantirà bel tempo almeno sino a Ferragosto. Le
temperature non saranno mai torride con punte
massime di 32-33 gradi».
Alessio Ribaudo
AlessioRib
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
15
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
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Esteri
Dolore I funerali del soldato
israeliano Hadar Goldin; sotto, la
morte di un giovane palestinese
La crisi Le esequie senza il corpo del giovane scomparso
I funerali del soldato
Altri palestinesi morti
in una scuola Onu
no su uno dei centri gestiti dall’Onu, dove sono stati accolti oltre 190 mila sfollati. Negli altri
casi i morti sono stati 23 e 16, i
portavoce dell’esercito hanno
sostenuto che le truppe erano
state attaccate dall’area vicino
alle scuole. Le vittime palestinesi dall’inizio del conflitto sono
quasi 1.800, per la maggior parte
civili.
La reazione degli Stati Uniti è
arrivata questa volta con parole
molto dure: «Siamo scioccati, è
vergognoso. All’esercito sono
state fornite le coordinate con le
posizioni precise degli istituti
Onu. Gli israeliani devono fare
di più per evitare i morti tra i civili».
Le truppe hanno continuato a
ritirarsi da alcune aree, è la strategia indicata dal primo mini-
Israele: oggi tregua umanitaria di 7 ore
DAL NOSTRO INVIATO
La vicenda
La missione
Hadar Goldin
(foto sotto), 23 anni,
sottotenente della
Brigata Givati, scompare
venerdì mattina mentre
è in missione nei pressi
di Rafah per distruggere
i tunnel costruiti da
Hamas sotto il confine
La supposta cattura
Secondo la prima
ricostruzione
dell’esercito israeliano,
un attentatore suicida si
sarebbe fatto esplodere
all’uscita di una galleria
uccidendo due militari,
mentre il terzo, Goldin,
dato per disperso in
azione, sarebbe stato
catturato da miliziani
palestinesi
Tregua interrotta
Hamas nega il
rapimento ma,
in seguito al raid,
la tregua di 72 ore
iniziata poco prima è
interrotta. Comincia un
attacco massiccio da
parte delle forze
israeliane alla ricerca
del soldato, che causa
decine di morti civili.
Per tutto il giorno i
leader internazionali
lanciano appelli a
Hamas per la
liberazione del militare
L’annuncio
Nella notte tra sabato
e domenica, le forze
di difesa israeliane
annunciano di avere
trovato prove che Hadar
Goldin è morto in
azione. Ieri pomeriggio
i funerali a Kfar Saba,
vicino a Tel Aviv, cui
partecipano migliaia
di persone
KFAR SABA — «Non potevo
immaginare che mi avresti lasciata così presto». Edna Sarusi
aveva accettato la proposta di
matrimonio pochi giorni prima
che Hadar Goldin andasse in
guerra.
Kfar Saba è campagna diventata sobborgo, le case a un piano
dei primi fattori sono circondate
dai palazzoni. Qui vicino è nato
Ariel Sharon, il generale contadino che aveva deciso di rimuovere tutti gli israeliani da Gaza,
qui arrivano in diecimila per
commemorare il ragazzo di 23
anni che in quella Striscia di
sabbia è dovuto rientrare a combattere.
I genitori hanno voluto celebrare il funerale, anche se non
c’è un corpo da seppellire.
L’esercito dice di aver recuperato
solo dei resti, altre parti potrebbero essere tenute dai miliziani
di Hamas che hanno cercato di
catturare Hadar. Gli esami del
Dna confermano che il sottotenente della Brigata Givati è morto, non dicono come: i due militari che erano vicino a lui venerdì mattina sono stati ammazzati
quando il kamikaze sbucato dal
tunnel in una casa di Rafah, nel
Sud di Gaza, si è fatto esplodere.
Gli altri uomini del commando
fondamentalista avrebbero cercato di trascinare Goldin o quel
che ne restava nel tunnel.
I comandanti di Tsahal hanno
dato l’ordine che nessun soldato
vorrebbe sentir pronunciare: la
«dottrina Annibale» prevede di
impedire con ogni mezzo la fuga
dei miliziani anche a costo di
mettere in pericolo la vita dell’ostaggio, quell’area è stata
bombardata per ore dall’artiglieria. Hamas è stata condannata dagli americani per aver violato con l’operazione il cessate il
fuoco che era entrato in vigore
alle 8. Adesso i portavoce dell’organizzazione accusano Israele di «aver imbrogliato il mondo», di aver bombardato la zona
sapendo che Goldin fosse morto
e che non fosse stato catturato.
I cipressi attorno al cimitero
abbracciano i commilitoni con il
basco viola. Il fratello gemello
Tzur dice «abbiamo vissuto insieme come una sola persona,
10
L’ira degli Stati Uniti
Il missile che ha colpito
tre miliziani della Jihad
ha ucciso anche civili
Washington: vergognoso
vittime palestinesi in seguito
al bombardamento israeliano,
ieri, di una scuola delle Nazioni
Unite. E’ la terza volta che viene colpita una struttura Onu:
le due precedenti i morti
erano stati 23 e 16
Kerry spiato. Lo sgarbo del Mossad agli Usa
Anni fa. Un hotel a Gerusalemme. La
suite dell’allora vicepresidente americano Al Gore. Un agente del Secret Service entra nel bagno per un’ispezione di
routine e sente uno strano rumore provenire dalla finestrella dell’aria condizionata. Alza lo sguardo e si accorge che
c’è un uomo. L’agente «reagisce» con
un finto colpo di tosse. Il misterioso individuo scompare. L’episodio, svelato
dal giornalista americano Jeff Stein in
maggio, è solo uno dei molti colpi bassi
tirati dall’intelligence israeliana all’alleato Usa. L’uomo nel condotto era una
spia, probabilmente del Mossad.
E questi brutti scherzi sono andati
avanti per anni. Fino a ieri. Il settimanale tedesco Der Spiegel ha rivelato che
i servizi israeliani — e quelli di un altro
Paese non identificato — hanno monitorato le conversazioni telefoniche del
segretario di Stato statunitense John
Kerry durante la mediazione per rilanciare il processo di pace nel 2013. Le
DEL LUNEDÌ
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DIRETTORE RESPONSABILE
PRESIDENTE Angelo Provasoli
Ferruccio de Bortoli
VICE PRESIDENTE Roland Berger
CONDIRETTORE
AMMINISTRATORE DELEGATO Pietro Scott Jovane
VICEDIRETTORI
Antonio Macaluso
Daniele Manca
Giangiacomo Schiavi
Barbara Stefanelli
mano. I caduti di questi ventisette giorni di guerra sono 64.
L’offensiva a Gaza va avanti.
L’esercito ha ammazzato tre miliziani della Jihad Islamica a bordo di una moto. Il missile è stato
sparato vicino a una scuola delle
Nazioni Unite a Rafah: sono rimasti uccisi anche 10 palestinesi
che si erano rifugiati tra le mura
dipinte di blu, pensavano di essere al sicuro almeno lì. È la terza
volta che i colpi israeliani cado-
Davide Frattini
@dafrattini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Segreti e politica Intercettate le telefonate durante i recenti negoziati. L’ultimo di una lunga serie di «controlli» sul grande alleato
«talpe» avrebbero ascoltato i contatti
che il capo della diplomazia Usa ha tenuto usando telefoni non criptati. Un
comportamento a dir poco strano, in
quanto dal Dipartimento di Stato fino
alla Casa Bianca sanno bene che in questo campo non ci sono amicizie che
tengano. E sono consapevoli che gli
israeliani li spiano. Kerry ha commesso
un errore da principiante o voleva che il
Mossad buttasse l’orecchio?
La notizia pubblicata dallo Spiegel
non arriva certo da sola. I rapporti tra il
segretario di Stato e gli interlocutori
israeliani non sono stati mai così freddi. Ai vecchi contrasti si sono aggiunte
gaffe e fughe di notizie da entrambe le
parti. Mosse chiaramente pilotate. Ker-
CONSIGLIERI
Fulvio Conti, Teresa Cremisi, Luca Garavoglia,
Attilio Guarneri, Piergaetano Marchetti,
Laura Mengoni
DIRETTORE GENERALE DIVISIONE MEDIA
Alessandro Bompieri
ry si è lasciato scappare a microfoni
aperti una frase di critica contro le tattiche di Israele a Gaza: «Meno male che
usano azioni chirurgiche», ha detto.
Poi la Casa Bianca ha fatto trapelare sulla stampa la «seria preoccupazione»
espressa da Obama in un colloquio telefonico con il premier Netanyahu.
A questi commenti gli israeliani
Sorvegliati
I servizi israeliani
hanno spiato l’ex
vicepresidente Usa Al
Gore (in primo piano
nella foto a sinistra);
ora il settimanale
tedesco Der Spiegel
rivela «controlli»
sul segretario di
Stato John Kerry
hanno risposto facendo emergere tutto
il loro risentimento prendendo di mira
proprio Kerry. Il segretario di Stato —
secondo la versione di Gerusalemme
— aveva sposato in pieno le proposte
del Qatar e della Turchia finendo per
«dare un premio ai terroristi» di Hamas. Frizioni rese ancora più ruvide dal
passato.
Nella ricostruzione dello Spiegel si
racconta come Kerry abbia cercato di
rivitalizzare i colloqui tra Israele e Autorità palestinese ma si sia subito scontrato con Gerusalemme. In particolare
dopo la decisione a sorpresa del governo Netanyahu di autorizzare la costruzione di altre 700 case all’interno delle
colonie in Cisgiordania. Gesto che è
stato interpretato dagli Usa come un
doppio affronto. Ed è in quel frangente
che gli israeliani, probabilmente con
l’unità 8200, hanno spiato le conversazioni di Kerry con diversi personaggi
mediorientali ricavandone informazioni utili per le loro mosse future.
Guido Olimpio
@guidoolimpio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© 2014 RCS MEDIAGROUP S.P.A. DIVISIONE QUOTIDIANI
Luciano Fontana
non ci potranno mai dividere». Il
padre Simha ricorda che Hadar
amava leggere e dipingere, che
dopo essersi arruolato aveva
chiesto alla madre di insegnargli
a cucire e sulla tracolla del fucile
mitragliatore aveva scritto con i
fili colorati le parole «forza» e
«umiltà»: «Non lasciamo che siano le guerre a definire chi siamo», prega. Accanto a lui Moshe
Yaalon, il ministro della Difesa. È
un lontano parente, gli tiene la
stro Benjamin Netanyahu: terminate le operazioni per distruggere i tunnel scavati dagli
estremisti per attaccare dall’altra
parte del confine, il governo è
pronto a dichiarare conclusa
l’operazione. Senza negoziati
con Hamas, senza dover concedere nulla all’organizzazione
fondamentalista. La delegazione
palestinese, formata da tutte le
fazioni, è al Cairo per discutere
con gli egiziani le richieste per
fermare i lanci di razzi (ieri le sirene sono risuonate nel Sud e a
Tel Aviv) e ritornare alla calma.
Nella notte Israele ha poi annunciato, per oggi, una tregua umanitaria di 7 ore in tutta la Striscia
di Gaza ad eccezione dell’area di
Rafah.
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16 Esteri
Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
#
Mondi
Benjamin
Netanyahu
Primo
ministro
israleliano
Abu Mazen
Presidente
dell’Autorità
nazionale
palestinese
Israeliani e palestinesi, due popoli,
un conflitto che li unisce da tre generazioni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mar Nero
Istanbul
SIRIA
Mar Mediterraneo
IRAQ
Damasco
PALESTINA
Alessandria Gaza Gerusalemme
Sinai TRANSGIORDANIA
Il Cairo
Aleppo
SIRIA
1930
1920
1917
Beirut
Damasco
Bagdad
Haifa
Gaza
TRANSGIORDANIA
Gerusalemme
IRAQ
PALESTINA
Restituzione
del Sinai
all’Egitto
Insediamenti israeliani nel 1947
Nella Striscia di Gaza
vi erano 21 insediamenti
Ariel
Sharon
Elei Sinai
Erez
Nezarim
Ramallah
GAZA
1990
STRISCIA Gerusalemme
DI GAZA
Betlemme
Hebron
Gush Katif
Mar
Morto
ISRAELE
Principali insediamenti ebraici
Israele e Olp arrivano ad un’intesa,
raggiunta con la mediazione del governo
norvegese, e firmata da Arafat
e dal premier israeliano Rabin alla
Casa Bianca, alla presenza di Bill Clinton.
Il patto prevede un graduale ritiro
israeliano da Gaza e dalla Cisgiordania
e uno Stato sovrano per i palestinesi
ISRAELE
15.000
Rafah
Yitzhak Rabin, Bill Clinton e Arafat
1947
Gaza
City
Mar Mediterraneo
Nablus
100
608.000
Jenin
Tel Aviv
Gaza
1.237.000
2000
IL PIANO DI DISIMPEGNO
10 settembre 2005
CISGIORDANIA
Anwar al-Sadat, Jimmy Carter e Menachem Begin
1931
Il periodo del Mandato britannico in Palestina è
sempre più caratterizzato dall’ostilità tra arabi ed
ebrei. I primi scontri sono già del 1920, poi 1929,
e culminano nella grande rivolta araba del 1936.
Le ondate di immigrazione ebraica ispirate dal
sionismo moderno erano iniziate nel 1881,
alimentate poi dalle persecuzioni antisemite in Russia
e in Europa. Nel 1897 si tiene il Primo Congresso
Sionista a Basilea sotto la guida di Theodor Herzl
Mar
Mediterraneo
ARABIA
SAUDITA
Gli accordi furono firmati dal
presidente egiziano Anwar al-Sadat
e dal primo ministro israeliano
Menachem Begin, grazie alla
mediazione del presidente
americano Jimmy Carter.
Gli accordi hanno portato alla
restituzione all'Egitto della penisola
del Sinai e al riconoscimento da parte
del Cairo dello Stato di Israele
761.922
ARABIA
SAUDITA
ACCORDO DI OSLO
1993
Golan
Eilat
anno1922
175.138
La sconfitta dell’Impero Ottomano nel 1918 vede
la divisione del Medio Oriente tra una zona di influenza
coloniale inglese e una francese. Gli accordi segreti
nel 1916 tra Parigi e Londra (detti Sykes-Picot)
per la spartizione della regione sono visti come un
tradimento dai nazionalisti arabi che si erano schierati
con gli inglesi. Nel 1917 la Gran Bretagna con
la Dichiarazione Balfour si impegna ad agevolare
un «Focolare nazionale» per gli ebrei in Palestina
Tel Aviv
CISGIORDANIA
Gerusalemme
Amman
Gaza
Mar Morto
Suez
84.000
TRANSGIORDANIA
(mandato britannico)
Ma’an
Gran Bretagna
ACCORDI DI CAMP DAVID
1978
Canale
di Suez
Kerak
Zona sotto controllo diretto
Francia
Agli inizi del Novecento l’Impero Ottomano controlla ancora
larga parte del Medio Oriente, sebbene gravemente minato
al suo interno. I nazionalismi arabi e le mire coloniali
dei Paesi europei ne minacciano l’unità. La Palestina di allora
è amministrata soprattutto dai responsabili ottomani
a Damasco. Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale stanno
crescendo le prime colonie ebraiche sioniste. Ma con lo scoppio
del conflitto le autorità ottomane bloccano l’immigrazione
ebraica causando una grave crisi tra i primi sionisti
Mar Mediterraneo
590.000
La Mecca
L’impero ottomano nel 1914
Beirut
LIBANO
Amman
Gerusalemme
EGITTO
Mar Rosso
Gedda
km
Gaza
IMPERO
PERSIANO
IMMIGRAZIONE
DEGLI EBREI
IN PALESTINA
Arabi palestinesi
Ebrei in Palestina
Tel Aviv
Mosul
Kirkuk
1993
Nilo
IRAQ
SIRIA
(Mandato
francese)
Haifa
EGITTO
LIBIA
Damasco
Erzurum
Adana
Mosul
LIBANO
Beirut
IMPERO
RUSSO
IMPERO
OTTOMANO
Ankara
MANDATO BRITANNICO DELLA PALESTINA
1920-1948
GIORDANIA
GRECIA
DICHIARAZIONE BALFOUR
1917
2008
SYKES-PICOT
1916
2005
L’IMPERO OTTOMANO
Nel 1914
1916
1910
Testi di Lorenzo Cremonesi
1914
Ripercorrere le tappe di un conflitto antico serve a ricordarne la complessità.
Si inizia oltre 130 anni fa nella Palestina ottomana con l’immigrazione
di ebrei europei per arrivare alla sfida odierna tra Israele e Hamas
in un Medio Oriente sempre più radicale
1980
S
ulla lapide sono incisi il nome e la
data della morte: Roy Rotenberg, 29
aprile 1956. Lo Stato di Israele è nato
otto anni prima, da allora non ha mai
smesso di combattere. Quello che Moshe
Dayan davanti a quella tomba chiama «il
destino della nostra generazione» ha inseguito anche i giovani venuti dopo. Il capo di Stato Maggiore, il comandante più
celebre, scende a sud, al Kibbutz di Nahal
Oz, al limitare della Striscia di Gaza, per
commemorare Roy, 21 anni, la guardia
del villaggio, ucciso dai palestinesi.
Nelle 258 parole dell’orazione funebre
pronunciata da Dayan c’è — se non il rispetto — il tentativo di comprendere le
motivazioni di «chi ci odia»: «Non biasimiamo chi lo ha ammazzato. Da otto anni
ormai stanno seduti nei campi di Gaza, a
guardare come abbiamo trasformato i loro villaggi, le terre dove hanno vissuto i
loro padri, nella nostra casa». Dayan, il
generale della benda nera sull’occhio,
non dà voce alle ragioni dei rifugiati arabi
per ascoltare i richiami dei pacifisti israeliani «gli ipocriti che ci chiedono di abbassare le armi», il suo è un appello all’allerta permanente: «Senza l’elmetto d’acciaio e la bocca del fucile non potremmo
piantare un albero o costruire una casa.
Questa è la nostra scelta — di essere
pronti e armati, duri e tenaci — altrimenti la spada ci cadrà dalle mani e le nostre
vite saranno troncate».
Nahal Oz è finito sotto i colpi dei mortai in questi ventisette giorni di conflitto,
la maggior parte degli abitanti ha abbandonato il villaggio, dove cinque soldati
sono caduti nello scontro con i miliziani
di Hamas sbucati da una galleria scavata
per uscire dall’altra parte del confine. La
guerra è il destino anche di questa generazione, dei ragazzi ai quali gli ufficiali
sequestrano i telefonini perché non rivelino senza volerlo la posizione su Facebook, che bevono bevande energetiche
dalle lattine eppure ricordano il mito di
Ariel Sharon riverso nel fango della battaglia a Latrun, nel primo dei ricorrenti
scontri arabo-israeliani: si disseta con
l’acqua di una pozzanghera, rossa per il
sangue dei commilitoni uccisi.
La guerra è il destino anche della generazione di David Grossman, lo scrittore
che ancora crede in un accordo di pace e
ancora rimpiange di non aver gridato prima il suo no all’offensiva — all’inizio
l’aveva sostenuta — contro l’Hezbollah
libanese, dopo il rapimento di due soldati
israeliani, in un’altra estate di otto anni
fa. Il figlio Uri, carrista, è stato ucciso il 12
agosto del 2006, nelle ultime ore di battaglia, in un assalto ordinato dal governo
quando il cessate il fuoco era già stato
concordato ma non era ancora entrato in
vigore.
L’orazione funebre pronunciata davanti alle spoglie di Uri è il manifesto di
quella Israele che spera sia possibile cambiare con il dialogo il destino accettato 58
anni da Moshe Dayan: «In questo momento non dico nulla della guerra in cui
sei rimasto ucciso. Noi, la nostra famiglia, l’abbiamo già persa. Israele ora si farà un esame di coscienza, noi ci chiuderemo nel nostro dolore, attorniati dai nostri
buoni amici, circondati dall’amore immenso di tanta gente, che per la maggior
parte non conosciamo. Vorrei che sapessimo dare gli uni agli altri questo amore e
questa solidarietà anche in altre situazioni. È forse questa la nostra risorsa nazionale più particolare. Vorrei che potessimo
essere più sensibili gli uni nei confronti
degli altri. Che potessimo salvare noi
stessi ora, proprio all’ultimo momento,
perché ci attendono tempi durissimi».
Le mappe della Storia
SIRIA
di DAVIDE FRATTINI
GIORDANIA
Moshe Dayan (19151981), ai tempi in cui era
capo di stato maggiore dell’esercito israeliano (19531958) legge l’orazione funebre ai funerali di Roy Rotenberg, ucciso dai palestinesi. Ministro della Difesa
dal 1967, guidò la Guerra
dei Sei Giorni e si dimise nel
1974 in seguito alle critiche
per l’impreparazione dimostrata dalle forze armate nel
conflitto del 1973. Dal 1977
al 1979 fu ministro degli
Esteri nel gabinetto Begin
LA GUERRA INFINITA
1978
Ieri e oggi
Dalla nascita
dello Stato
ebraico
nel 1948,
il conflitto non ha
risparmiato né i
primi figli dei
kibbutz
né i giovani di
Facebook
E la speranza
della pace
resta
sfuggente
GEOGRAFIE DELLA POLITICA,
DELLA CULTURA
E DELLA SOCIETÀ
Rafah
Shalom
gli ebrei che
lasciarono
la Striscia
di Gaza
Le colonie ebraiche che vengono smantellate
Il 10 settembre 2005 Israele completa il piano
di ritiro dalla Striscia di Gaza e da quattro colonie
nella Cisgiordania settentrionale.
Il piano è voluto dall’allora premier Ariel Sharon
e causa uno scontro profondo con le ali radicali
tra i coloni. Pochi mesi dopo Hamas vince
le elezioni palestinesi e si scontra frontalmente
con l’Olp nel 2007
Esteri 17
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
#

QUELL’APPELLO
ALL’ALLERTA
PERMANENTE
I
eri all’alba Roy è stato assassinato. La quiete del
mattino di primavera lo ha accecato, non ha visto
coloro che miravano alla sua vita. Non biasimiamo oggi
chi lo ha ammazzato. Cosa possiamo dire contro l’odio
terribile che provano per noi? Da otto anni ormai
stanno seduti nei campi profughi di Gaza, a guardare
come abbiamo trasformato i loro villaggi, la terra dove
hanno vissuto i loro padri, nella nostra casa. Non è tra
gli arabi di Gaza ma tra noi stessi che dobbiamo cercare
il sangue di Roy. Come abbiamo potuto chiudere gli
occhi e rifiutare di vedere in modo onesto, in tutta la
sua brutalità, il destino della nostra generazione? Oltre
il confine c’è un mare di odio e di vendetta che attende
il giorno in cui la quiete smusserà la nostra vigilanza, il
giorno in cui ascolteremo gli ipocriti che ci chiedono di
abbassare le armi. Senza gli elmetti d’acciaio e la bocca
del fucile non potremo piantare un albero né costruire
una casa. Questa è la nostra scelta — di essere pronti e
armati, duri e tenaci — altrimenti la spada ci cadrà
dalle mani e le nostre vite saranno troncate.
Moshe Dayan, 1956

Khaled
Meshaal
Leader
politico
di Hamas
Gaza, il ritiro e l’occasione (perduta) per la pace
di LORENZO CREMONESI
I
Fiume
Giordano
CISGIORDANIA
Amman
Kerak
Gerusalemme
Gaza
Mar Morto
EGITTO
EGITTO
Canale
di Suez
Suez
Eilat
50
km
Eilat
SIRIA
Beirut
LIBANO
Nella metà degli anni
Sessanta si acuisce la
tensione tra Israele e il
mondo arabo. In Egitto
il presidente Gamal Abd
el-Nasser si propone
sempre più come
paladino delle
rivendicazioni
palestinesi. Nella
primavera del 1967
Nasser dichiara la
chiusura del Canale di
Suez alle navi israeliane.
Israele all’alba del 5
giugno 1967 attacca le
basi aeree egiziane e
siriane. Scoppia la Guerra
dei Sei Giorni. Israele
occupa Sinai,
Cisgiordania e alture
del Golan
Mar Mediterraneo
Golan
Tel Aviv CISGIORDANIA
Gerusalemme
Amman
Gaza
Mar Morto
GIORDANIA
Suez
Sinai
km
Eilat
Il Gran Muftì
ARABIA
SAUDITA
EGITTO
100
Territori nelle mani israeliane
Territori nelle mani delle forze
israeliane al cessate
il fuoco il 24 ottobre 1973
ARABIA
SAUDITA
Approfittando delle feste del Kippur
(il capodanno ebraico) Siria ed Egitto
attaccano a sorpresa Israele. I primi
giorni di guerra sembrano prevalere.
Israele chiede aiuto agli Stati Uniti.
Alla fine l’esercito israeliano riprende
il territorio perduto
100
Territori nelle mani israeliane dopo la fine della guerra
Principali combattimenti
LIBANO
Giornalista e scrittore
ungherese, Theodor Herzl
(1860-1904) fu il fondatore del
sionismo. Nella sua opera «Der
Judenstaat» (1896), concepita
in risposta all’antisemitismo
istigato dal caso Dreyfus ,
sostenne la nascita di una
società ebraica in uno Stato
proprio, nel quale gli ebrei
potessero ritrovarsi
1973
1970
1967
SIRIA
Amman
Mar Morto
EGITTO
km
Mohammad Amin Al
Husseini, Gran Muftì di
Gerusalemme, è stato
uno dei leader dei
nazionalisti arabi radicali.
Si oppose
all’immigrazione di ebrei
verso la Palestina. Negli
anni del secondo conflitto
mondiale strinse alleanze
con i regimi nazifascisti
Maroun Al Ras
Safed
Nahariyya
Territorio palestinese
Haifa
Kedumim
Fondata nel 1975
ISRAELE
GOLAN
Occupato
nel 1967
e annesso
nel 1981
Jenin
Tulkarem
Netanya
Gli israeliani
in Cisgiordania
Lago
di Tiberiade
Nazareth
Fahm
Hadera
Fiume
Giordano
Nablus
Alfei Menashe
Fondata nel 1983
GIORDANIA
Tel Aviv
ESTATE 2014
310.000 circa
Tiberiade
Territorio israeliano
Gaza
STRISCIA
DI GAZA
Netivot
Rafah
Gaza
Amministrata
da Hamas
CISGIORDANIA
Gerusalemme
Gaza
Jabaliya
= Compound Onu
H = ospedale
Gli israeliani
a Gerusalemme Est
Mar
Mediterraneo
campi profughi
= i bombardamenti
più gravi
Ramallah
Allenby
Gerico
Ashdod
Gerusalemme
Beitar Illit
Fondata
nel 1985
Har Gilo
Fondata
nel 1972
Betlemme
Hebron
Kiryat Arba Carmel
Fondata Fondata
nel 1968 nel 1980
Maale
Adumim
Fondata
nel 1975
H
circa
Deir al-Balah
Mar
Morto
I palestinesi in
Cisgiordania
STRISCIA
DI GAZA
1,6
milioni
H
I palestinesi
nella Striscia di Gaza
Rafah
Shajaiya
Beit Lahiya
Beit Hanoun
H
16
morti
ISRAELE
NUMERO DI VITTIME
DALL’INIZIO DELLO SCONTRO
di israeliani
di palestinesi
1.775 70
H
Khan Yunis
circa
Gaza
City
H
H
H
Nahal Oz
morti 5 soldati israeliani
2,5
milioni
CISGIORDANIA
Modiin Illit
Fondata nel 1996
Valico
di Erez
Beit Lahiya
= scuole colpite
187.000 circa
23
morti
8 luglio: inizio dell’operazione «Margine protettivo»
17 luglio: inizio dell’offensiva di terra
E G I T T O
2012
2010
Sinai
25
LEGENDA
Tel Aviv
GIORDANIA
2014 OGGI
Colonie israeliane
Insediamenti illegali
Muro costruito
Muro in progetto
Linea verde
Checkpoint principali
Controllo israeliano
Controllo palestinese o misto
Municipalità di Gerusalemme
Valichi
Golan
Sinai
Dopo la fine della Seconda Guerra
Mondiale e l’emergere della gravità
dell’Olocausto, lo scontro in Palestina
si fa sempre più acuto. Gli Stati arabi
intervengono a fianco dei palestinesi.
Il 29 novembre 1947 l’Assemblea Generale
dell’Onu adotta la risoluzione 181 che
prevede la creazione di due Stati e dà a
Gerusalemme uno statuto internazionale
km
LIBANO
Mar Mediterraneo
Padre del sionismo
GUERRA DEL KIPPUR
6-25 ottobre 1973
Nasser
Beirut
GOLAN
Eilat
Kerak
ISRAELE
Stato ebraico
Stato arabo
Zona sotto
controllo Onu
Sinai
Tra il dicembre 2008
e il gennaio 2009
Israele e Hamas
hanno combattuti a
Gaza con dinamiche
simili a quelle
odierne. Uno scontro
meno violento è
avvenuto nel 2012
1960
Haifa
GIORDANIA
50
1950
SIRIA
Tel Aviv
© RIPRODUZIONE RISERVATA
GUERRA DEI 6 GIORNI
5-10 giugno 1967
Nascita dello Stato
di Israele, guidato
da David Ben
Gurion. Scontro
tra la componente
ebraica della
Palestina e la
componente
arabo-palestinese.
Vince Israele:
Gerusalemme
Ovest viene
dichiarata capitale,
Gaza è sotto
l’amministrazione
egiziana e la
Cisgiordania sotto
quella giordana
Damasco
Mar Mediterraneo
Amman
Gerusalemme
Mar Morto
ISRAELE
km
1949
Beirut
LIBANO
Fiume
Giordano
Tel Aviv
Gaza
David
Ben Gurion
PRIMA GUERRA
1948-49
Beirut
LIBANO
Damasco
Mar Mediterraneo
SIRIA
Haifa
smentiti dai fatti. Ci furono sommosse, è vero. Ma poco violente, più
coreografiche che reali. Con i ragazzini delle colonie fiorite lungo il
mare che gettavano vernice contro i soldati dai tetti delle villette e i
militari che rispondevano con i getti degli idranti antisommossa
mentre cercavano di consolare le ragazze in lacrime. Eppure finì male.
Molto male. La mattina dell’11 settembre a prendere possesso delle
macerie delle colonie distrutte non furono i poliziotti dell’Autorità
Palestinese, bensì i militanti di Hamas che inneggiavano alla
«vittoria della guerra santa». Un’occasione perduta. Sharon venne
accusato di aver voluto un ritiro «unilaterale», senza trattare con il
presidente palestinese Abu Mazen e di conseguenza «regalando»
Gaza ad Hamas. Da allora la pace è più difficile. Meno israeliani
credono nel ritiro dai territori occupati. E più palestinesi sono
influenzati dall’Islam radicale.
GIORDANIA
LA SPARTIZIONE ONU
29 novembre 1947
1948
1940
1947
niziò con lo sbalordimento di Israele. Come era possibile? Ariel
Sharon, il «falco» per eccellenza, il beniamino dei coloni, l’ex
ministro dell’Edilizia che aveva sostenuto la costruzione degli
insediamenti nel cuore dei territori occupati, adesso da premier era
pronto a sfidare i suoi protetti e ordinare l’evacuazione di Gaza.
Accadeva nel 2004. Il Paese era ancora spaventato dalla lunga ondata
di attentati suicidi voluti da Hamas. E Sharon si presentava come il
premier-militare, costruiva il muro a Gerusalemme e in Cisgiordania.
Un tradimento. Cambiavano gli schemi della politica, nasceva un
nuovo partito di centro. Alla fine vinse lui. Il 10 settembre 2005 oltre
15.000 coloni furono costretti ad abbandonare 15 insediamenti. Si
chiusero fabbriche, serre agricole, postazioni militari e strade protette
costruite dagli anni Settanta. I profeti di sventura che predicevano la
rivolta armata dei coloni oltranzisti (Yitzhak Rabin era stato
assassinato da un estremista esattamente 10 anni prima) furono
(di cui 3 civili)
10
morti
Dahanya
km
6,5
Fonti mediche
palestinesi
Fonti dell’esercito
israeliano
CORRIERE DELLA SERA
La Dichiarazione
La creazione di uno Stato
ebraico in Palestina. Era
questo l’impegno
contenuto in un
documento, passato alla
storia come «Dichiarazione
Balfour», dal nome
dell’allora ministro
britannico, e datato 1917
alla vigilia del disfacimento
dell’impero Ottomano
18
Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
Esteri 19
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
Regno Unito Spallata di Boris Johnson al primo ministro
Il sindaco di Londra
sfida Cameron:
«Presto via dalla Ue»
«Se l’Europa non cambia, usciamo»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA — Dentro o fuori? Il
sindaco Boris Johnson dà una
spallata al leader del suo partito
tory nonché premier David Cameron e canta senza paura il ritornello dell’antieuropeismo: allo stato dell’arte per Londra e per
il Regno Unito è assai meglio abbandonare l’Unione che non
starci dentro subendo i vincoli e
le ingerenze della burocrazia di
Bruxelles.
Con l’estate e con Westminster
chiuso, la politica si prende in
genere un po’ di vacanza ma questo è l’agosto che precede la stagione dei congressi dei partiti
prima della partenza della campagna per il voto della primavera
2015. Le strategie si definiscono
ora. E i sondaggi incalzano: l’ultimo dice che i laburisti sono al
38%, i conservatori al 35, lo Ukip
di Nigel Farage al 12 e i liberaldemocratici al 7. Nonostante il barometro dell’economia sia orientato al bello stabile (crescita superiore al 3 %) due sono i tasti
sensibili per gli elettori: Europa e
immigrazione. Che poi sono due
facce della stessa medaglia. Così
Boris Johnson, che è una vecchia
volpe e che fingendo di non volere la poltrona aspira in realtà a
prendere prima o poi il posto di
David Cameron a Downing Street, va all’attacco mettendo pepe
sulla coda del suo leader che giudica, anche qui non dichiarandolo esplicitamente, troppo morbido. In verità il sindaco di Londra
esternerà i suoi sentimenti verso
la Ue mercoledì prossimo davanti alla platea di Bloomberg ma i
contenuti li ha lasciati filtrare sia
al giornale amico e con cui collabora, il Daily Telegraph, sia al Times che è pur sempre al fianco
dei conservatori. E la sostanza è
un sonoro richiamo a evitare ondeggiamenti e perdite di tempo.
Per Boris Johnson stare in un’Europa non riformata, in un’Europa
che non restituisce qualche potere ai governi nazionali, in un’Europa che richiama le briglie sulla
City, insomma in questa Europa
non ha senso. E allora, al bando
ogni prudenza, «prepariamoci» a
scappare se non si modificano e
presto i trattati. Poiché certe parole possono essere scambiate
per velleitari comizi indirizzati ai
I calcoli
Per Johnson, lasciando
l’Unione Europea, il Pil
londinese arriverebbe
a 615 miliardi di sterline
simpatizzanti che strizzano l’occhiolino all’antieuropeismo di
Nigel Farage, Boris Johnson si è
fatto preparare da un gruppo di
economisti un rapporto sui futuri scenari della capitale. E da qui
esce la ragione dello strappo.
Attualmente il Pil di Londra è
pari a 350 miliardi di sterline
(442 miliardi di euro), un quinto
della ricchezza del Regno Unito.
Restando in un’Europa non riformata nei prossimi 20 anni aumenterebbe fino a 495 miliardi di
sterline (625 miliardi di euro).
Uscendo invece dall’Europa, pronostica Johnson, il Pil londinese
arriverebbe a 615 miliardi di
sterline (713 miliardi di euro).
Ancora meglio (640 miliardi di
sterline, 742 miliardi di euro) andrebbe per Londra se i patti europei venissero riscritti da cima a
fondo, dando spazio alle rivendicazioni del governo di Sua maestà. La conclusione è che o si rinegozia da subito la partecipazione britannica alla Ue o tanto
vale inforcare il casello di uscita,
senza «essere terrorizzati» da
questa prospettiva. Le cautele
non servono, «sii pronto a lasciare la casa comune europea». Il
sindaco di Londra mette fretta al
premier.
Fabio Cavalera
Cent’anni fa la Grande Guerra sul fronte occidentale
Il ricordo
di Gauck
e Hollande
VIEIL ARMAND —
In silenzio. Mano
nella mano.
I presidenti
di Francia e
Germania,
François Hollande
e Joachim Gauck,
per ricordare
«l’inutile strage»,
i cent’anni della
Prima guerra
mondiale, l’inizio
delle ostilità il 3
agosto sul fronte
occidentale.
I nemici di ieri,
Francia e
Germania, uniti
a guardare in
silenzio quello che
è stato uno dei
campi di battaglia
più sanguinosi. In
una terra, l’Alsazia,
contesa tra i due
Paesi. E dove sorge
il sacrario della
battaglia di Vieil
Armand, che per i
tedeschi è
Hartmannswiller
kopf. Lo stesso
gesto compiuto
trent’anni fa dal
presidente
francese François
Mitterrand e dal
cancelliere tedesco
Helmut Kohl. In
un altro luogo
simbolo di quella
guerra: Verdun,
sede di una delle
battaglie più
cruente del
conflitto (Epa).
F
I potenti nell’ombra La tratta azera alternativa alla Russia. Da Schröder a Genscher, i «suggeritori» in un settore chiave
Blair e i colleghi (tedeschi), i lobbisti dell’energia
DALLA NOSTRA INVIATA
BRUXELLES — I signori dell’energia, in Europa, parlano inglese e tedesco. Dopo l’ex cancelliere Gerhard
Schröder e l’ex sindaco socialdemocratico di Amburgo Henning Voscherau nominati un paio d’anni fa da Gazprom presidenti rispettivamente dei
gasdotti Nord Stream e South Stream
(per il trasporto del gas dalla Russia all’Europa), e dopo l’ex ministro degli
Esteri tedesco Joschka Fischer scelto
come consulente speciale dell’archiviata pipeline Nabucco (dal Caucaso
all’Austria), ora è l’ex premier britan-
nico Tony Blair a essere arruolato come
«lobbista» dalle compagnie energetiche.
Blair siederà nell’advisory panel del
consorzio internazionale Shah Deniz 2,
che ha come capofila l’inglese Bp e la
norvegese Statoil e sta operando nel
secondo campo del giacimento gigante
di gas al largo delle coste dell’Azerbaigian. La sua consulenza contribuirà a
portare il gas naturale dal Caspio all’Europa, più precisamente in Italia: il
gasdotto Tap (Trans adriatic pipline)
dovrebbe approdare sulla costa del Salento, ma la popolazione locale e gli
ambientalisti stanno protestando vi-
Ingaggiato
L’ex premier britannico Tony Blair,
61 anni: sarà consulente nel progetto per il contestato gasdotto Tap, che
dovrebbe portare il gas dal Caspio
all’Europa attraverso l’Italia (Ansa)
vacemente. Il governo italiano ha però
confermato che gli impegni presi con
la firma del 17 dicembre scorso a Baku
dall’allora esecutivo Letta saranno rispettati. Tanto più che si tratta di un
progetto sostenuto con forza anche
dall’Unione europea, che lo giudica
una delle soluzioni da percorrere per
diversificare gli approvvigionamenti e
ridurre la dipendenza energetica dalla
Russia.
Comunque, se anche non ci saranno
intoppi, il primo gas azero arriverà in
Europa solo nel 2019. Il consorzio Shah
Deniz 2 e i soci del Corridoio Sud (sempre Statoil e Bp più l’azera Socar, la turca Botas, la belga Fluxys, la svizzera
Axpo e la tedesca E.on) hanno ingaggiato oltre a Blair anche l’ex ministro
degli Esteri tedesco Hans-Dietrich
Genscher e il presidente di Goldman
Cinesi a lezione
di filantropia
da Bill Gates
di PAOLO SALOM
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ex premier consulente del consorzio
che costruirà il gasdotto Tap in Puglia

Sachs International (ed ex presidente
di Bp) Peter Sutherland: «Il panel è
chiamato a dare consigli — ha detto
una fonte di Bp al Financial Times —
sulle sfide politiche, ambientali, di reputazione e sociali che potrebbero dover essere affrontate nei primi anni».
Blair è stato scelto — ha proseguito la
fonte — per la sua esperienza e in modo particolare per i suoi rapporti con le
istituzioni europee.
C’è anche chi ha detto no alle compagnie petrolifere: a differenza dei suoi
colleghi, a suo tempo l’ex premier ed
ex numero uno della Commissione europea Romano Prodi rifiutò la nomina
a presidente del South Stream offertagli dall’amministratore delegato di
Gazprom, Alexei Miller.
Francesca Basso
© RIPRODUZIONE RISERVATA
are soldi (tanti) è difficile.
Ancora più complicato,
almeno per i cinesi, è regalarli.
Per questo il direttore
dell’Istituto per la ricerca
filantropica dell’Università
Normale di Pechino, una delle
più prestigiose del Paese, ha
chiesto l’aiuto di Bill Gates,
l’uomo più ricco d’America, da
anni impegnato con la sua
Fondazione a creare
opportunità per chi non ha
nulla. Secondo quanto ha
dichiarato Wang Zhenyao al
China Daily, Gates, dal
prossimo anno accademico,
dovrebbe condividere i suoi
segreti con l’ateneo allo scopo
di raccogliere cento milioni di
yuan (poco più di 16 milioni di
dollari) aprendo con regolarità
le tasche dei multimiliardari
della Repubblica Popolare
(sono 122 al momento) e dei
milionari (molti di più, tutti
valutati secondo la moneta
statunitense). «La Cina — ha
ammesso Wang — manca di
professionalità nel campo della
filantropia, persone in grado di
aiutare i tanti che vorrebbero
donare». Occuparsi dei
bisognosi può essere una
partita senza fine in un Paese
che certo ha visto, negli ultimi
decenni, aumentare il livello
medio della vita dei cittadini,
ma anche le differenze tra chi
ha molto (o moltissimo) e chi
nulla. Tuttavia, se esiste la
domanda e anche l’offerta, cosa
c’è che non funziona? Questione
di mentalità. «Finora — dice
Cheng Gang, presidente del
China Foundation Center —
spendere denaro in beneficenza
è sempre stato visto, da noi,
come un modo per mettersi in
mostra, un mezzo poco gradito
per vantarsi della propria
ricchezza. Una mentalità che
deve cambiare». Terra di
immensi contrasti, la Cina è
legata a paradigmi culturali che
affondano nei millenni. Sulle
metropolitane di Pechino
pubblicità di costosi profumi o
auto di lusso inondano gli
sguardi di giovani che leggono
bigini sul marxismo. Tutto si
tiene. Anche che i miliardari
non riescano a regalare un po’
della propria fortuna.
@PaoloSalom
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20
Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
Cronache
La decisione Le Sezioni unite sconfessano i rilievi alle forze politiche fatti dai colleghi di Bologna: traballa il sistema di verifiche voluto da Monti nel 2012
Simboli
A sinistra Franco
Fiorito , 43 anni,
protagonista
dello scandalo
dei fondi milionari
ai gruppi consiliari
della Regione
Lazio, che nel
2012 portò alla
caduta di Renata
Polverini (Ansa).
A destra Marylin
Fusco, 41 anni,
consigliera
regionale ligure
arrestata a giugno
con la collega
Maruska Piredda
con l’accusa
di peculato: alle
due ex idv (ora
tornate in libertà)
sono contestate
spese private
pagate con i fondi
della Regione
(Imagoeconomica)
Nella bufera Roberto Cota, 46 anni, ex presidente
del Piemonte: avrebbe comprato slip verdi con
soldi pubblici (Ansa). Sotto Marco Monari, 53 anni,
ex capogruppo pd travolto dal caso fondi in Emilia
Spese dei partiti «fuori controllo»
La Corte dei conti: sono insindacabili
Il nodo del merito su molte scelte dei gruppi regionali: «Sono discrezionali»
di SERGIO RIZZO
G
li elementi perché la sentenza costituisca un precedente cruciale ci sono
eccome. Anche perché non capita
tutti i giorni che la Corte dei conti
smonti pezzo per pezzo la delibera di una sua
sezione regionale. E su una materia così radioattiva: le spese dei gruppi politici in un
consiglio regionale. Nella fattispecie, quello
dell’Emilia Romagna.
Tutto comincia quando i giudici contabili
di Bologna cominciano a ficcare il naso in
quei conti, come stabilito dal decreto Monti
del 2012: per capirci, quello che doveva servire a mettere fine allo scandalo nazionale innescato dalla scoperta che nella Regione Lazio i contributi pubblici ai gruppi politici regionali erano stati usati per cene a base di
ostriche e champagne, vacanze a sette stelle e
costosi fuoristrada. Subito fioccano le contestazioni. Sulla mancata esibizione dei giusti-
La rappresentanza
Inammissibili le spese personali, come
la Jeep di Fiorito. Il problema riguarda
quelle di rappresentanza e missione
ficativi per spese relative al 2012 sostenute da
Sel, Pdl, Udc e Federazione della sinistra. Sull’acquisto di certa documentazione da parte
della Lega. Sulla spesa di 11.197 euro per la
rassegna stampa dei dipietristi. Sulla fattura
di 9.180 euro per pagare l’addetto stampa del
Movimento 5 stelle. Sul conto di 21.750 euro
presentato al gruppo Pd dalla Coop Libera
stampa e su quello di 20 mila euro della Fondazione Gramsci. Per non parlare dell’acquisto dei giornali, delle spese di rappresentanza, di quelle per i convegni, la cancelleria, e
chi più ne ha più ne metta. Finisce con la richiesta a tutti i gruppi di restituire 150.876
euro e con la sospensione del capogruppo del
M5S Andrea Defranceschi, al quale Beppe
Grillo inibisce l’uso del simbolo.
Inevitabile il diluvio di ricorsi. In una formazione inedita: tutti insieme, compreso il
Movimento 5 stelle, contro la Corte dei conti.
E le sezioni riunite della stessa Corte hanno
dato loro ragione. In pieno.
C’è da chiedersi se con la legge volutamente mai fatta, con la quale si dovrebbe dare attuazione all’articolo 49 della Costituzione,
17
Le Regioni nelle quali,
su un totale di 20, sono
in corso inchieste della
magistratura contabile e
penale per l’uso disinvolto dei
fondi pubblici destinati ai
bilanci dei gruppi consiliari
dei «parlamentini» locali
fissando finalmente i paletti entro cui si possono muovere i partiti, tutto questo si sarebbe evitato. Quel che è certo, però, le motivazioni di questa sentenza del 25 giugno, rese
note mercoledì 30 luglio, potranno far tirare
un profondo respiro di sollievo a tanti politici
locali e agli altri consigli regionali alle prese
Il precedente
La decisione sull’Emilia
condizionerà i casi
scoppiati in altre Regioni
con le stesse contestazioni. Perché se è vero
che affidando i controlli dei bilanci dei gruppi consiliari alle sezioni regionali della Corte
dei conti, il decreto Monti ha fissato anche alcuni criteri di legittimità delle spese, c’è pur
sempre la discrezionalità politica. Le norme
oggi in vigore vietano per esempio le spese
personali, come le mutande verdi che sarebbero state comprate dall’ex governatore del
Piemonte Roberto Cota, e l’acquisto di automezzi: per esempio la Jeep comprata da Franco “Batman” Fiorito per affrontare le strade
innevate al Circeo. Ma ammettono le spese di
rappresentanza, come pure quelle per l’accoglienza e l’ospitalità, o di missione. Tutte voci, fanno capire i giudici, nelle quali interviene la discrezionalità politica. Come per i giornali e l’informazione: si può vietare a un certo gruppo politico di comprare il Corriere
della sera o la Repubblica per i propri consiglieri perché c’è già una mazzetta dei giornali
centralizzata, o impedirgli di farsi una propria rassegna stampa, oppure pagarsi un collaboratore per una questione specifica? Certo, se il gruppo ha 3 consiglieri e compra dieci copie dello stesso giornale... Ma soprattutto, dice la Corte dei conti, «un gruppo
assembleare di un consiglio regionale, contrariamente a quanto avviene per i gruppi
parlamentari, ha un rapporto più stretto con
il territorio e l’attività politica è contraddistinta da una dialettica costante con gli elettori». Dunque «l’attività di studio e ricerca,
nonché quella convegnistica e di promozione, ha anche la funzione di intercettare e segnalare le emergenze locali collegate a situazione di criticità socio economiche... Ciò
spiega anche la previsione di spese di rappresentanza per dare ospitalità a personalità
chiamate a discutere temi d’interesse per gli
La specialità
La sentenza spiega che sul territorio
«l’attività politica è contraddistinta da
una dialettica costante con gli elettori»
abitanti della Regione quali, ad esempio, lo
sviluppo del turismo o la ripresa dell’economia nelle zone colpite dal terremoto». Insomma, «è indiscutibile che tutto il coacervo
delle attività di approfondimento delle problematiche locali sia inerente, anzi, connaturata alla vita operativa di un gruppo consiliare». Idem per i giornali, le spese di ristorazione di soggiorno e «i contratti di collaborazione con esperti di problematiche regionali». Il
tutto, aggiunge la Corte dei conti, condito da
un principio: «l’insindacabilità nel merito
delle scelte discrezionali. Come il giudice
non può valutare il merito delle scelte dell’amministratore, altrimenti finendo per sostituirsi a esso, così la sezione regionale non
può sindacare lo stretto merito delle scelte se
non verificandone il limite costituito dalla irragionevole non rispondenza ai fini istituzionali». Ma qui, inevitabilmente, si rischia
di finire su un terreno scivoloso. Proprio
quello che con il decreto Monti si sarebbe voluto evitare.
9
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I milioni di euro messi a
disposizione dei consigli
regionali nel 2013 per il loro
funzionamento (esclusi gli
stipendi dei politici). Il dato è
stato molto ridimensionato
dalla spending review ma, solo
nel 2011, era di 47 milioni
Cronache 21
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
Cuneo Molto noto, aveva incarichi da Regione, Provincia e altre istituzioni per eventi culturali. L’ipotesi di una vendetta contro di lui
Allievi molestati, denunciato il prof delle mostre
Nuovo caso a Saluzzo, dove un anno fa era stato arrestato un altro docente
TORINO — Marcovaldo.
L’associazione che ha fondato nel 1990, il professor Fabrizio Pellegrino l’ha battezzata prendendo in prestito il
titolo del romanzo di Italo
Calvino, qualcosa più di un
vezzo. Nel libro Marcovaldo
trascorre le sue giornate dominato dal desiderio di indagare e interpretare la realtà contemporanea, invece il
docente di lettere della scuola media don Belliardo di
Costigliole Saluzzo (Cuneo),
negli anni ha ottenuto incarichi e lavori da decine di
amministrazioni, dalla Provincia e dalla Regione. Progetti culturali, allestimento
di mostre, percorsi enogastronomici che il professore
organizzava a ritmo serrato.
Un’attività di alto profilo
culturale che gli ha consentito di diventare «una personalità in vista e molto nota»,
come lo definiscono i carabinieri di Cuneo, senza però
mai fare il suo nome. Perché
il professore è finito in un
grosso guaio. Infatti contro
di lui è stata presentata una
denuncia nella quale lo si accusa di abusi sessuali su minori, pedopornografia, violenza sessuale.
Il documento riporterebbe una serie di episodi «circostanziati» che lo vedrebbero protagonista di avances a sfondo erotico verso alcuni ex allievi di sesso
maschile. «Il suo comportamento a scuola è sempre
stato ineccepibile — spiega
Mauro Lovera, insegnante di
ginnastica e decano nella
stessa scuola —. Una persona professionalmente molto
preparata, puntuale e precisa. A scuola però prestava
servizio part time, proprio
per i suoi numerosi impe-
gni. Dubito che ci si riferisca
a comportamenti tenuti all’interno dell’istituto».
Infatti si tratta di altro: le
vittime sarebbero tre ragazzini (ex allievi di Pellegrino)
ora studenti alle superiori.
Giovani che sarebbero stati
Cina
Oltre 300 morti per il terremoto
L’ultimo bilancio del terremoto che ha messo in ginocchio
la Cina parla di almeno 367 morti. La scossa di magnitudo
6,1 ha colpito la prefettura di Zhatong alle 16.30 locali
(10.30 ora italiana). Ad amplificare la potenza distruttiva
del sisma la bassa profondità, 10 chilometri, dell’ipocentro.
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assoldati dal docente e presidente di Marcovaldo per
piccoli lavori durante le mostre. Sul sito web dell’associazione e di Artea, la società
che supporta le iniziative di
Pellegrino, fa bella mostra
un’inserzione: «L’Associazione Marcovaldo intende
creare un nuovo gruppo giovanile per organizzare attività destinate alla fascia di
età compresa tra i 14 e i 20
anni». Tra costoro il professore avrebbe scelto le sue
vittime, almeno secondo
l’esposto che dalla procura
di Saluzzo (in fase di chiusura per i tagli agli uffici giudiziari) è stato trasferito a
quella di Torino.
Le indagini, invece, restano saldamente nelle mani
dei carabinieri di Cuneo che
dovranno accertare se la denuncia sia attendibile o il
professore possa essere la
vittima di vendette o ritorsioni: «Qualcuno che non è
stato pagato per i lavori svolti» o qualche altro che abbia
voluto colpire Pellegrino per
i troppi successi mietuti con
la sua associazione. C’è chi
ricorda una polemica tra lui
e l’ex sindaco di Saluzzo Paolo Alemanno, oggi consigliere regionale, ma a solo
scopo d’esempio per sottolineare come Pellegrino si fosse fatto anche qualche nemico.
Il professore non parla,
chiuso nella sua abitazione
di Dronero. Lascia all’anziana madre il compito di re-
RIMINI — Ancora adesso,
dieci anni dopo, un pezzo
d’anima di Oliver Laghi è rimasto davanti a quella stanza, la
D5, quinto piano dell’allora residence Le Rose: «Ricordo come ieri il volto di Marco: stanco, le occhiaie profonde, la barba un po’ lunga, ma ho pensato
che fosse colpa del viaggio e
che una bella dormita avrebbe
rimesso tutto a posto, tanto
che prima di andarmene gli
chiesi se potevo tornare il giorno dopo con mio figlio piccolo
per un autografo e lui mi rispose con un sorriso timido e una
pacca sulla spalla: “Va bene, a
domani”...».
Oliver è stato uno degli ultimi a vedere Marco Pantani prima della sua morte la sera di
San Valentino del 2004. È l’uomo che gli ha portato in stanza
l’ultima cena: «Un’omelette di
prosciutto e formaggio». Non
sapeva quanto la cocaina avesse ormai mutilato lo spirito e il
fisico del Pirata. Anzi, fino a
quel venerdì 13 febbraio del
2004, nemmeno sapeva che
Pantani alloggiava da alcuni
giorni nel residence di viale
Regina Elena, a un tiro di
schioppo dal suo ristorante, il
«Rimini Key», in piazzale Benedetto Croce, con vista sul
lungomare. Oliver, che ha 47
anni e 4 figli, di cui uno è al suo
primo anno in bicicletta tra i
dilettanti juniores, non ha dimenticato un istante di quel-

L’appuntamento
Volevo che mio figlio
lo vedesse, disse sì
e mi diede una pacca
sulla spalla
cuni succhi di frutta e mi recai
al quinto piano. Bussai e pochi
istanti dopo comparve Marco...». Non lo fece entrare. Aprì
solo in parte la porta. «Vedevo
bene il suo volto — ricorda Oliver —, ma il resto della stanza
no. E poi non mi pareva nemmeno corretto sbirciare. Ricordo di aver pensato: “Se lui che
abita a Cesenatico viene qui a
Rimini la sera prima di San Valentino, probabilmente è con
una donna e non vuole farsi
vedere, in ogni caso sono fatti
suoi”. A me importava solo poter parlare con lui». E così fu.
Oliver, che da ragazzo ha corso
in bicicletta tra i dilettanti «e
solo per una differenza di pochi anni non ho mai incrociato
Pantani, di poco più giovane di
me», si era preparato il discorso: «Gli dissi che l’avevo visto
correre qualche mese prima al
trofeo “Coppi e Bartali” e che,
nonostante lo scarso allenamento, si era difeso benissimo
dagli attacchi degli avversari,
riuscendo a rimanere tra i primi. Gli dissi di stare su con il
morale, che sarebbe tornato
quello di una volta e che al Giro
d’Italia dell’anno prima aveva
fatto la sua figura».
Poi gli domandò di quella
volta sull’Alpe d’Huez e di
quell’altra sul Galibier («Sai,
ero lì a vederti») e prima di lasciarlo gli chiese di poter tornare il giorno dopo con il figlio
piccolo («Impazzirebbe di gioia se potesse avere un tuo autografo») e «Marco mi disse “va
DAL NOSTRO INVIATO
Campione
Sopra Marco Pantani,
morto a 34 anni
all’interno di un
residence riminese
nel 2004. A sinistra il
ristoratore Oliver Laghi:
fu lui a vedere il ciclista
per l’ultima volta
(foto Ansa e Stefano
Cavicchi)
bene, a domani” e mi diede un
colpetto sulla spalla».
In questi dieci anni sono venuti dall’India e dal Giappone
per chiedere ad Oliver «com’era il Pirata prima di morire». Anche l’avvocato della famiglia Pantani, Antonio De
Rensis, la cui indagine difensiva ha portato alla riapertura
dell’inchiesta per omicidio volontario, è passato nel suo lo-
cale: «A tutti ho riferito le sensazioni di quella sera. Una, in
particolare: il Marco con cui ho
parlato quella sera non aveva la
faccia di uno che volesse suicidarsi. Spero che la nuova inchiesta possa portare a qualcosa di concreto e che ridia un
pizzico di pace a mamma Tonina e papà Paolo».
Francesco Alberti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gli inquirenti Il residence è stato ristrutturato, cambiata la scena
L’inchiesta parte a settembre. Verifiche sugli orari che non tornano
DAL NOSTRO INVIATO
RIMINI — Dopo la suggestione legata alla
magia del personaggio, ora conteranno solo
i fatti. E non sarà semplice recuperare, a distanza di 10 anni, il filo di un’indagine condotta su tutt’altri binari rispetto a quelli che
ora, dopo la riapertura del caso Pantani,
ipotizza, non una morte per overdose, ma
un omicidio.
Non esistendo più la scena del delitto (il
residence «Le Rose» fu ristrutturato dopo la
notte del 14 febbraio 2004) e in presenza —
parole dell’avvocato della famiglia Pantani,
Antonio De Rensis — «di buchi e incongruenze», appare in salita il compito della
Procura che, con «atto dovuto», a fronte delle contro indagini effettuate dai legali della
famiglia e rafforzate dalla perizia del professor Avato, ha il compito di rivedere la trama
della morte del Pirata. Prima di settembre
nulla si muoverà e lo stesso avvocato De
Rensis ne è consapevole: «Sarà un’indagine
lunga e complessa, ma il punto di partenza è
che la versione ufficiale non regge più».
Di quei 5 giorni trascorsi da Pantani nel
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Obama sfida
il NYTimes:
la cannabis
resti vietata
«Vi racconto il Pantani
dell’ultima cena
Sorrideva, era sereno»
l’incontro con Marco, e non solo perché ha dovuto all’epoca
riferirne dettagli e sensazioni
agli inquirenti, ma «perché
mai avrei immaginato che poche ore dopo sarebbe stato trovato morto in quelle condizioni».
Tre, quattro minuti. Tanto
durò lo scambio di battute tra
Oliver e il Pirata. Quella sera di
febbraio 2004, il ristoratore, ricevuta l’ordinazione dall’albergo e saputo che il cliente in
questione era niente di meno
che il suo idolo di sempre, decise di approfittare dell’occasione: «Mi fermai alla reception dove mi consegnarono al-
Marco Bardesono
Il dibattito
Il colloquio Il ristoratore: gli portai il cibo in camera e parlammo
DAL NOSTRO INVIATO
spingere i giornalisti: «Non
è in casa e non so quando
tornerà».
La vicenda del professore
riporta Saluzzo indietro di
un anno, quando un altro
docente, Valter Giordano, finì in manette per aver obbligato alcune allieve ad avere
rapporti sessuali in cambio
della promozione. E non si
possono neppure negare
analogie con il caso Soria, il
patron del premio letterario
Grinzane Cavour arrestato
per mazzette e corruzione,
ma anche in quel caso tutto
partì dalla denuncia del suo
giovane maggiordomo che
lo aveva accusato di abusi
sessuali.
residence (9-14 febbraio 2004) tutto viene
rimesso in discussione, a partire dal fatto
che il giorno della sua morte nessuno sia
entrato nella sua stanza: «Come si fa ad
escluderlo se fino alle 9 di sera era possibile
passare dal garage senza essere visti dalla
reception?» rileva la difesa. Per non parlare
delle ferite sul corpo del Pirata: «riconducibili a una caduta», secondo l’autopsia di allora; «compatibili con l’azione di terzi» a
detta del professor Avato.
Colmare questi vuoti significa ridisegnare il ruolo di alcuni dei protagonisti del-
l’epoca e forse allargare la platea delle persone coinvolte, riempiendo quel registro
degli indagati per ora vuoto.
È presumibile che i magistrati ripartano
da Miradossa e Veneruso, fornitore e corriere della cocaina a Pantani (hanno patteggiato). Verranno riesaminati i loro movimenti e
le telefonate fatte quando Marco era già
morto, ma il corpo non ancora scoperto.
Non esclusa poi una perizia super partes.
Tempi lunghi.
F. Alb.
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NEW YORK — Nonostante la
netta presa di posizione
dell’amministrazione Obama
contro la campagna di stampa
del New York Times a favore
della legalizzazione della
marijuana, il quotidiano
continua sulla sua linea a
favore della liberalizzazione
del consumo a partire dai 21
anni. Sono già 23 gli Stati
americani che ne consentono
l’uso a scopo terapeutico e
due, Colorado e Washington,
ne hanno consentito anche
l’uso ricreativo. Ieri il
quotidiano è tornato alla
carica con un altro editoriale
sull’esperimento del Colorado
e ha ospitato a tutta pagina la
prima pubblicità di una
società che pubblicizza via
internet i luoghi dove è
possibile acquistare l’«erba».
Una pubblicità che punta
sull’uso terapeutico della
marijuana. Le preoccupazioni
della Casa Bianca sono però
per un uso indiscriminato e
irresponsabile della
marijuana, soprattutto da
parte dei teenager, per i quali
resterebbe comunque illegale
come l’alcol. La nota diffusa in
risposta al New York Times
sottolinea l’opposizione
dell’amministrazione Obama
a proposte basate «non sulla
scienza e le prove ma
sull’ideologia e le illusioni».
Sono quattro i punti più
criticati dalla Casa Bianca: la
cannabis provocherebbe
danni al cervello in via di
sviluppo; incide
negativamente sul
rendimento scolastico; crea
comunque dipendenza (dal
9% fino al 20-25% in caso di
consumo quotidiano);
aumenta i rischi per la
sicurezza stradale. La linea
della Casa Bianca ha fatto
esultare i sostenitori della
lotta alle droghe: «Sono
parole che confortano e
rincuorano una Comunità
come la nostra», sottolinea
una nota di San Patrignano,
«che ha fatto del recupero e
della prevenzione i cardini
della sua mission, a maggior
ragione in un momento
storico in cui l’uso di sostanze
sembra essere diventato la
normalità».
Fabrizio Massaro
fabriziomassar0
© RIPRODUZIONE RISERVATA
22 Cronache
Il ritorno
A portarli per
primo nella tenuta
fu Ferdinando II
de’ Medici
SAN ROSSORE (Pisa) — Se
in principio erano stati tende,
cessi chimici e lavabo a far litigare ambientalisti, intellettuali e
scout, adesso è un dono esotico
e anche un po’ evangelico a riaccendere gli animi. Quattro dromedari, per l’esattezza, due maschi e due femmine, donati dagli esploratori cattolici dell’Agesci al Parco naturale di San
Rossore come segno di gratitudine per l’ospitalità concessa. E
così, dopo la mozione scacciaesploratori dall’oasi naturale,
firmata da 400 intellettuali (tra i
quali l’ex direttore della Normale Salvatore Settis, il presidente
onorario del Wwf, Fulco Pratesi
e il professore emerito della
Normale, lo storico Adriano
Prosperi), ecco scoppiare la
guerra santa dei dromedari,
«singolare tenzone» che si manifesta a pochi giorni dalla Route nazionale, il mega raduno
(anch’esso contestato dagli intellettuali) di trentamila esploratori cattolici dell’Agesci, evento ricordato e benedetto ieri da
papa Francesco e al quale parteciperà come ospite anche il premier Matteo Renzi,un passato
da scout.
«A San Rossore i dromedari ci
sono già stati e che la stessa direzione aveva un progetto per
reintrodurli — spiega Gionata
Fragomeni, ricercatore universitario, capo scout di Cosenza e
responsabile dell’organizzazione Route 2014 —. Noi abbiamo
solo cercato gli animali e li abbiamo regalati al Parco. Arriveranno la prossima settimana
Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
Principessa Jolanda di
Savoia in groppa a uno
degli storici dromedari. A
destra, scout dell’Agesci
Tenuta
Ambientalisti contro scout
La disfida di San Rossore
Quattro dromedari in dono al Parco. «Non è un circo»
durante l’evento».
L’insolita epifania d’agosto
non è piaciuta a intellettuali, paesaggisti ed ecologisti. «È solo
un’operazione circense e ridicola — denuncia il professor Fabio
Garbari, già ordinario all’Università di Pisa ed ex direttore
dell’Orto botanico dell’ateneo e
anche lui ex scout —. Sono animali che con l’oasi protetta non
hanno niente in comune e potrebbero essere portatori di virus e batteri pericolosi per le altre specie. I maschi, per renderli

Nietzsche
così io pensai,
allorquando in un
bosco presso Pisa
vidi prima due, poi
cinque cammelli
meno aggressivi, saranno castrati. Povere bestie!». Eppure,
nonostante la latitudine incongrua, non è la prima volta che i
dromedari arrivano nel super
parco che da Pisa sfiora la Versilia e il lago di Puccini. Fu Ferdinando II de’ Medici, appassionato di animali esotici, a introdurli
per la prima volta nel 1622. Anche Friedrich Nietzsche se li trovò di fronte durante un viaggio a
Pisa, li confuse con cammelli, ne
rimase affascinato e li descrisse
in Zarathustra: «…così io pen-
Principi e presidenti
Ex tenuta presidenziale, San
Rossore vicino a Pisa ha ospitato
anche Casa Savoia. Con l’Unità
d’Italia divenne infatti proprietà
della nuova dinastia regnante:
Vittorio Emanuele II, appassionato
cacciatore, fu un estimatore di
questo luogo. All’interno c’è, la
villa presidenziale del Gombo. Dal
1999 (convenzione firmata tra il
presidente Oscar Luigi Scalfaro e
la Regione) la tenuta fa parte del
patrimonio della Regione Toscana
sai, allorquando in un bosco
presso Pisa vidi prima due, poi
cinque cammelli». E la principessa Jolanda di Savoia, ne fu
così innamorata da ordinare al
fotografo di corte di immortalarla sul «cammello» preferito.
Ma a che cosa
servono i dromedari nel grande
P a rco to s ca n o ?
Aiuteranno il turismo (si pensa di
organizzare itinerari in groppa agli
animali per i visitatori) e anche alla
pulizia del litorale
dal «lavarone», ovvero i detriti, soprattutto legna, che il mare porta sulla battigia.
«Il problema che San Rossore
oggi è un’area protetta e non un
circo equestre — continua Garbari, contrario anche all’arrivo
degli scout —. Alla fine della
Route faremo un libro bianco
per documentare i danni e contesteremo anche sull’introduzione dei dromedari. Poi decideremo se presentare denunce».
Marco Gasperetti
[email protected]
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Cronache 23
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
Università L’ipotesi del sistema misto: questionari e sbarramento
Qui Stati Uniti
mune a corsi di laurea affini come Medicina, Odontoiatria, Farmacia e Biotecnologie — spiega
Novelli — con 5 insegnamenti di
base (chimica, fisica, biologia,
informatica e statistica medica)
ed esami finali per accedere al secondo anno». Perché, e su questo
il ministro Giannini è stata chiara
fin dal principio, test o non test,
Medicina resta a numero chiuso
con un contingente di posti stabilito in base al fabbisogno delle
singole regioni.
L’ipotesi di una pre-scuola
«biomed» piace anche a Sergio
Pecorelli, rettore dell’università
di Brescia: «Nei Paesi anglosassoni dura due anni, da noi potrebbe durarne uno solo». Ma come si svolgerebbe la selezione
per accedere alla vera e propria
scuola di Medicina? Il sistema dei
test, per quanto imperfetto, dà
infatti maggiori garanzie di
obiettività di un esame orale che
è molto più esposto a favoritismi
e raccomandazioni. «Se si vuole
veramente garantire a tutti la
stessa opportunità, ci vuole una
prova preparata a livello nazionale, una specie di Invalsi che faccia
riferimento alle materie studiate
nel primo anno», suggerisce Lagalla.
L’obiettivo di questo complesso sistema di selezione in due
tappe (dal liceo alla pre-school e
da qui al corso di Medicina vero e
proprio) è uno solo: formare dei
bravi medici. «Oggi il chirurgo è
diventato un grande tecnocrate
— osserva Pecorelli —: oltre alle
capacità manuali, deve possedere
una serie di conoscenze tecniche.
Ma soprattutto deve avere un
grande giudizio clinico, sapere se
tagliare da una parte o dall’altra,
avere una rapida capacità di sintesi». Ecco perché individuare il
giusto sistema di valutazione dei
ragazzi è così importante.
Rettori e medici
I rettori di Medicina
contro l’abolizione del test
«Non abbiamo le aule»
Tor Vergata Giuseppe
Novelli, 55 anni
Giannini vuole cancellarlo, non l’ha formalizzato
E se il rimedio fosse peggiore
del male? Quando, due mesi fa, il
ministro dell’Istruzione Stefania
Giannini annunciò la sua ferma
intenzione di mandare in soffitta
i contestatissimi test di ingresso a
Medicina, a brindare non furono
solo le associazioni degli studenti. Anche tante famiglie di ragazzi
respinti ai quiz tirarono un sospiro di sollievo: finalmente le porte
di Medicina potevano aprirsi anche a chi non era riuscito a rispondere a domande spesso del
tutto incongrue con la valutazione di un aspirante medico (dalla
f i l o s o f i a d e l Ta o a N o a m
Chomsky).
Con il passare dei mesi, però,
l’addio ai test si sta rivelando un
rompicapo molto più difficile del
previsto. Tant’è che la presentazione ufficiale del nuovo sistema
di selezione ispirato al modello
francese (ingresso libero con
sbarramento alla fine del primo
anno) è stata rinviata da luglio a
settembre.
L’ipotesi di rottamazione dei
quiz ha sollevato fin da subito
forti perplessità fra i rettori preoccupati dall’onda d’urto potenzialmente devastante di un’iscrizione di massa a Medicina. Gli
aspiranti camici bianchi che hanno tentato la sorte nell’ultimo
Il rapporto
Candidati
test di aprile erano 65 mila per
poco più di 10 mila posti. Che cosa succederebbe se a settembre
2015 le università dovessero accoglierne altrettanti come matricole? Dove si terrebbero le lezioni? E con quali professori? In
Francia esistono aule da 500 posti, ma da noi le strutture sono
assolutamente inadeguate.
L’aula più grande dell’università Bicocca di Milano può contenere al massimo 150 studenti
mentre quest’anno ai test se ne
sono presentati 1.400. «Che il
sistema dei quiz vada migliorato lo pensiamo un po’ tutti —
dice Cristina Messa, rettrice della Bicocca —. Ma la soluzione
non è eliminarli. Semmai bisognerebbe puntare molto di più
sull’elemento attitudinale, che è
Bicocca
L’aula più
grande è
da 150
posti, ai
test erano
in 1.400
fondamentale nella nostra professione».
Dello stesso parere è Roberto
Lagalla, rettore dell’università di
Palermo e vice presidente della
Conferenza dei rettori con delega
alla Medicina. «La selezione preliminare tramite i test va mantenuta — dice Lagalla —. Il punto è
che dovrebbero essere molto più
coerenti con i saperi liceali». Secondo Giuseppe Novelli, rettore
dell’università di Tor Vergata a
Roma, potrebbero essere anticipati al quarto anno per evitare
sgradevoli sovrapposizioni con la
maturità. Una volta effettuata
una prima scrematura tramite i
test, si potrebbe sì pensare a un
modello simile al sistema francese come ipotizzato dal ministro
Giannini. «Un primo anno co-
Cosenza
Napoli
La gara tra stilisti
Giovani idee per il Sud
Si conclude ad Amantea (Cosenza)
la decima edizione della «Grotta
dei desideri», il talent per
giovani stilisti delle scuole di
moda italiane. La giuria sarà
presieduta da Nino Masso della
maison Fendi.
Dieci giovani cervelli, selezionati
con un bando, formeranno un
comitato di idee e progetti per
attrarre i finanziamenti europei di
Horizon 2020. È un’iniziativa di
Fondazione Sdn, Cnr, Campania
Bioscience e «Il Sabato delle idee» .
Bicocca Cristina
Messa, 52 anni
Palermo Roberto
Lagalla, 59 anni
Brescia Sergio
Pecorelli, 70 anni
Orsola Riva
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L’esito
5.798
I candidati e i posti disponibili in alcuni atenei nell’ultimo test di Medicina
2.835
2.202
1.244
400
237
Bari
Bologna
1.662
209
198
Brescia
Cagliari
2.211
330
Firenze
250
Genova
370
Milano
Statale
135
Milano
Bicocca
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Qui Regno Unito
Prova attitudinale
e colloquio individuale
DAL NOSTRO INVIATO
LONDRA — Sulla carta il percorso dalle superiori
al camice bianco è lineare. Il sistema universitario
britannico prevede regole di accesso codificate
per selezionare gli studenti. Anche la facoltà di
medicina, come le altre, accetta un
numero chiuso di candidati. Primo
passo da compiere: la domanda da
presentare all’Ucas, Universities
and College admissions service
(www.ucas.com). La selezione
avviene in un due fasi. Si comincia
con i test di ammissione. Le facoltà di medicina
adottano due sistemi. L’Ukcat (Uk clinical aptitude
test) e il Bmat (BioMedical Admissions test). Sono
prove definite «attitudinali». Ma il risultato dei
test non è mai decisivo. I sopravvissuti dovranno
affrontare poi il colloquio individuale. (G.Sar.)
413
440
400
Qui Francia
La selezione solo
dopo il primo anno
36.865
2.017
Idonei
(almeno
20 punti
al test)
1.377
1.305
NEW YORK — Troppi pochi medici. Eppure
iscriversi a medicina è molto difficile. È uno dei
paradossi dell’istruzione universitaria americana
che, com’è noto, è molto costosa e selettiva. Nel
caso della medicina tutto è reso più
complesso dal fatto che il percorso
universitario è diviso in tre
tronconi: un periodo di studi
undergraduate che può anche
coincidere con gli anni di un college
tradizionale, quattro anni di school of
medicine e poi il tirocinio. Ma Congresso e
governo federale hanno ridotto il finanziamento
pubblico dei posti riservati dagli ospedali ai
medici apprendisti. L’anno scorso, dei 45 mila
studenti che hanno cercato di iscriversi attraverso
l’American Medical College Application Service,
solo 19 mila hanno avuto successo. (M.Ga.)
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Posti disponibili
tra università
pubbliche
e private
3.341
2.906
DAL NOSTRO INVIATO
10.551
Posti disponibili
3.782
3.028
Il grande scoglio
del tirocinio in ospedale
833
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — In Francia oltre 55 mila studenti si
iscrivono al primo anno di medicina, la Paces
(Première année commune aux études de santé).
Questa classe preparatoria è comune ai quattro
indirizzi di medicina propriamente
detta, odontoiatria, ostetricia e
farmacia, tra i quali bisognerà
scegliere al secondo anno. È qui
che si fa la selezione: in media
neanche il 20% degli iscritti al
primo anno accede al secondo. Poi,
bisogna superare un test di ingresso molto duro
in base al numero chiuso, stabilito ogni anno
sulla base del fabbisogno della regione di
appartenenza. Certe facoltà sono molto più
selettive di altre: Montpellier 1, con pochi posti,
è la più dura con un tasso di superamento del
test dell’8,9%. (S. Mon.)
220
63.043
Napoli
Napoli
Roma
Roma
Palermo
Federico II Sec. Università
La Sapienza Tor Vergata
Partecipanti
L’università con più idonei...
Padova
71,9%
...e quella con meno
Catanzaro
36,8%
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Testi-Paese integrali su www.corriere.it/scuola
D’ARCO
Fonte: Ministero dell’Istruzione, università italiane
Lettere e interventi
APPIA ANTICA
Il ruolo di Autostrade
progetto prevede soluzioni
spesso già messe sul tavolo.
Perché da anni funzionari e
tecnici ammucchiano
meravigliosi progetti per la
valorizzazione dell’Appia,
che rimangono nel cassetto
perché non ci sono le risorse
per realizzarli. Il problema è
questo, non la «famigerata
burocrazia». Che sarà anche
un problema: ma per
superarlo è necessario
rendere più efficiente
l’amministrazione pubblica,
non attribuire a privati poteri
e competenze per «prendere
iniziative» in sostituzione
degli enti preposti, proprio
quanto avverrebbe se si
proseguisse sulla linea
prospettata dalla prima
bozza del progetto presentato
da Autostrade. L’elenco delle
obiezioni per una simile
pratica sarebbe lunghissimo:
scarsa trasparenza dei
procedimenti, abolizione del
dialogo con la città e della
partecipazione dei cittadini
(peraltro stabilita per legge) e
soprattutto sterminate
anomalie giuridiche difficili
da aggirare (a partire dalle
leggi europee sulla
concorrenza). Non sarebbe
meglio dire ad Autostrade che
li ringraziamo per il
finanziamento e che per il
progetto abbiamo già dei
bravissimi soprintendenti,
assessori, tecnici, archeologi,
etc dell’amministrazione
pubblica?
Anna Maria Bianchi
Portavoce Carteinregola
Io non mi sono schierato
affatto a favore di Autostrade.
Ho solo raccontato il progetto
dell’Ente Parco al quale dovrebbe contribuire Autostrade. Fine. Chi a priori si è
schierato «contro» sono altri.
(G.A.S.)
Costituzione degli «indicatori
di riferimento di costo e di
fabbisogno». In caso di
approvazione passerebbe il
principio che una siringa o
una matita dovrebbero
costare la stessa cifra in tutto
il territorio nazionale. Mi
domando perché non
applicarli subito, anziché
attendere l’approvazione del
ddl che prevede un iter
lunghissimo.
Teresiana Eliodeni
[email protected]
COSTI STANDARD
Perché aspettare?
Il ddl 1429, in discussione
presso la Commissione Affari
Costituzionali, prevede, fra
l’altro l’inserimento in

Alcune riflessioni
sull’articolo «Appia Antica: il
parco salvato da Autostrade,
ma è polemica» (Corriere, 19
luglio). Stella si schiera a
favore dell’intervento di
Autostrade per l’Italia
sull’Appia Antica, accusando
le associazioni di
ambientalisti di «impallinare
il progetto». Il motivo della
nostra contrarietà però non
riguarda chi può fare opere di
mecenatismo per valorizzare
il patrimonio collettivo, ma
l’idea che il privato non metta
solo i soldi, ma possa
diventare promotore del
progetto e coordinatore del
tavolo di lavoro con le
soprintendenze e gli enti
pubblici che si occupano da
tempo del parco archeologico.
Condividiamo le
preoccupazioni di Stella
rispetto all’attuale stato
dell’area, con quel miscuglio
di monumenti e paesaggi
straordinari con il traffico, gli
abusi edilizi, i depositi. Ma
non sarà certo il progetto di
Autostrade a cambiare le
cose, dato che ci sembra
assai difficile che l’efficiente
società privata possa far
rimuovere gli
sfasciacarrozze, abbattere gli
abusi, spostare i garage degli
autobus pubblici. Infatti il
BRONZI DI RIACE
Sì all’Expo
Vittorio Sgarbi ha lanciato un
interessante invito a
spostare, per la durata di
Expo, i Bronzi di Riace da
Reggio Calabria a Milano.
Ma abbiamo già un rifiuto da
parte della Sovrintendenza
della Calabra. Eppure
l’evento non riguarda solo
Milano, ma l’intero Paese.
Lucio Pizzamiglio
[email protected]
Le lettere vanno indirizzate al Corriere della Sera,
via Solferino 28, 20121 Milano. Fax: 02.6282.7579
E-mail: [email protected], oppure al sito
www.corriere.it. La rubrica di Sergio Romano
riprenderà lunedì 1 settembre.
24 Cronache
Sussidiario
di LUCA MASTRANTONIO
Lol, il riso
che abbonda
sul web
Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
È
difficile credere alla Rete come una
intelligenza collettiva quando molti utenti abusano di parole di cui ignorano allegramente il significato. La più
stupida delle quali è forse «lol». Un
acronimo che significa «laughing out
loud», cioè «ridendo rumorosamente»; oppure «tante risate», se si intende «lot of laughs». Un tempo, lol veniva usato anche nel senso di «lot of
love», cioè «tanto amore»; ma questa
parentesi hippie è finita e oggi, piutto-
sto, lol è anche puro nonsense, usato
se non si sa cosa dire. È scritto per lo
più minuscolo, anche se il maiuscolo
rende bene il volume alto e maleducato della risata liofilizzata. L’anno d’oro
è stato il 2011, quando lol era la parola
più cercata su Google, ed è entrata
nell’Oxford English dictionary. Lol
abbonda sempre più in fondo ai messaggi digitali, chat o mail, come il riso
abbondava sul visto degli stolti, secondo l’adagio latino di Menandro;
pagina 777 di Televideo, per i non
udenti. Infine. Lol viene anche coniugato come verbo: «lollare». E ricorda
un po’ il «lallare», quel canterellare
sonnifero per bimbi, facendo «la-la».
Una sequenza semplice, come le sillabe riprodotte dai bimbi nel primo anno di vita. Fase che in pediatria è detta
di «lallazione». I bambini fanno lol?
[email protected]
criticalmastra.corriere.it
talvolta lol entra anche nelle conversazioni orali, il che è strano, giacché
nasce per far alludere a una risata in
una conversazione scritta, muta. Tipo,
sentita in un ristorante: «Lui voleva
parlarmi ancora del perché ci eravamo
lasciati...» «E tu?» «Gli ho fatto LOL!».
E lei mima una elle sulla fronte, usando il verbo «fare» come si «fa» un dito
medio o si «fanno» le virgolette: gesti
che sottotitolano parti di una conversazione, svolgendo la funzione della
La cena in terrazza con
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Catena Fiorello
M
a Catena che nome è? «Viene dal
Santuario Madonna della Catena
di Mongiuffi Melìa, alle spalle di
Taormina — dice lei —. Prima
domenica di settembre, la festa. Da ragazza
andavo a piedi in pellegrinaggio, ora non
più. Ma se mi trovo in Sicilia, una puntata
in auto non me la toglie nessuno». Poi, ride,
apre la borsa e tira fuori un paio di santini.
«Li porto sempre con me», avverte. Quindi,
acconsente al selfie, che precede la chiacchierata sulla terrazza di «Nino» a Letojanni.
Catena Fiorello si fotografa a raffica e si
presta anche al clic sui piatti che l’amico
Gianni Ardizzone, proprietario del ristorante, fa portare da un premuroso cameriere, mentre il sommelier versa un bianco
dell’Etna. Menù lussurioso e abbondante:
frittelle di neonata, sparacanaci (piccole
triglie) fritti, caponata di melanzane, involtini di pesce spada alla ghiotta con parmigiana di pesce, aragosta alla siciliana, torta
di pistacchi di Bronte con frutti di bosco e
gelato al pistacchio. Ma il patron, comprensivo, suggerisce: «Assaggiate un pochino di
tutto». Consiglio accolto. Oltretutto, bisogna cenare in fretta, poiché Catena è attesa
a Sant’Alessio per la presentazione del suo
libro Un padre è un padre (Rizzoli): serata
letteraria che abbiamo seguito in prima fila,
mentre l’autrice ipnotizzava la platea. Meri-
Passioni
Un amore segreto? Michael,
banchiere ebreo-americano
giovane e bello. La relazione
è durata un anno
terebbe un articolo a parte. Non c’è che dire, i Fiorello sanno tenere la scena. Rosario,
si sa, è un fuoriclasse; Giuseppe fa l’attore;
Catena, ormai scrittrice a tempo pieno («il
mio sogno»), ha verve da vendere. Soltanto
Anna, la sorella, è fuori dai circuiti mediatici.
Un tempo, Catena si faceva chiamare Cati
vergognandosi del nome di battesimo.
Adesso lo esibisce come bandiera. «Fu
Maurizio Costanzo a sdoganarlo — ricorda
—, anno 1995 o forse 1996. Ero tra gli autori
del suo programma “Buona Domenica”. Ed
ero Cati, per tutti. Un giorno Maurizio scoprì la vera generalità. “È un nome bellissimo!”, disse. Pensavo che scherzasse, invece
no. Mi ha convinto. E da allora sono Catena.
Chiaro?». Seguire i suoi discorsi è un’impresa: salta da un argomento all’altro, tra
fatti e riflessioni, alternando concetti ponderosi i e lievi, del tipo «Sono una cattolica
imperfetta o, se preferisci, un’agnostica
possibilista». «Avrò messo la crema idratante dieci volte in vita mia; se sono stanca
può accadere che mi addormenti con il
trucco ma non senza aver lavato i denti». Il
sole cala e Catena mangia di buon appetito
sulla terrazza di «Nino» che guarda la
spiaggia. All’improvviso, s’interrompe e
avvista un signore di mezza età che sta
smobilitando dall’arenile. Impugna il cellulare/fotocamera, lo aggancia, lo inquadra
e lo fa parlare per qualche minuto. Spiega
che è una sua abitudine e che i video finiscono poi su Facebook: «Ne viene fuori un
collage di brevi storie, alcune allegre, altre
tristi».
E la tua storia? La famiglia Fiorello che ha
fatto grandi sacrifici per i quattro figli, la
scomparsa prematura di un padre adorato,
nato proprio qui a Letojanni, la faticosa
conquista di un posto al sole (è accaduto
anche al famoso fratello Rosario), la tua affermazione come narratrice… Qui, Catena
L’IMPORTANZA
DI CHIAMARSI CATENA
ILLUSTRAZIONE DI GUIDO ROSA
di MARISA FUMAGALLI
un’estate italiana
All’inizio preferiva Cati : «Fu Maurizio Costanzo a sdoganare il nome»
«Nella borsa porto i santini. Sono stata tre volte sul punto di sposarmi»
interrompe: «È vero, i miei libri hanno successo. Dal reportage Nati senza camicia ai
romanzi. Ringrazio gli editori che credono
in me ma soprattutto i lettori che li comprano affollando le serate di presentazione.
Eppure, il cognome Fiorello per me si è rivelato un limite, non un viatico. Non dimentico la frase dell’editore Alessandro
Dalai, dopo la pubblicazione del mio primo
romanzo Picciridda: se non ti chiamassi
Fiorello, potresti vincere un Premio Letterario». L’affondo ai critici: «Sono pochi
quelli che non si lasciano condizionare, che
osano toccare gli scrittori intoccabili. Tra
loro voglio citare, con ammirazione, lo
scomparso Giorgio De Rienzo».
Viriamo sugli amori di Catena, che compirà 48 anni il 10 agosto. «Ho avuto vari fidanzati, ricchissimi e no; a qualcuno ho
prestato soldi. La mia vita è improntata al
non interesse. Sono stata tre volte sul punto
di sposarmi; il mio attuale fidanzato si
chiama Paolo, è avvocato penalista. Ha il
pregio di prendermi per come sono. Incombente. Nozze? Si vedrà». Un amore segreto, mai raccontato a nessuno? Si blocca
La cucina dei romanzi
Chi è
Catanese, è autrice
di Picciridda (2006)
e, per Rizzoli, di
Casca il mondo,
casca la terra
(2012) e Dacci oggi
il nostro pane
quotidiano (2013)
un attimo, poi si concede: «Ok, è stato un
amore nato a Roma per caso, nel 2008. Michael, banchiere ebreo/americano, giovane
e bello. La relazione è durata un anno.
Quando lo raggiungevo a Palm Beach, imbrogliavo mia madre (“vado in campagna,
ti chiamo io”), preferivo che non sapesse.
Lui mi ha chiesto di sposarlo, ma avrei dovuto trasferirmi in Florida. Non ce l’ho fatta. E un po’ mi sono pentita». L’ultima foto
alla torta di pistacchio, e via (in ritardo)
verso gli applausi del pubblico di Catena.
A passo leggero
di PAOLO DI STEFANO
I«rizzi»diLaCiura
el’avversioneperilimoni
I
l vecchio professor Rosario La Ciura, senatore, è un
illustre grecista siciliano trapiantato a Torino da mezzo
secolo. È lui il protagonista del magnifico racconto «La sirena». La curiosità su com’è cambiata la sua isola è tanta, almeno a giudicare da come parla, seduto al caffè, con un giovane amico di Salina: «Nelle trattorie a mare — chiede — si
servono ancora i “rizzi” spinosi spaccati a metà?». Alla risposta del giovane siciliano (poco, «per timore del tifo»), il
professor La Ciura innalza il suo inno: «Eppure sono la più
bella cosa che avete laggiù, quelle cartilagini sanguigne,
quei simulacri di organi femminili, profumati di sale e di
alghe». Quando un giorno l’amico gli fa trovare a sorpresa
una tavola imbandita con un piatto di ricci spaccati a metà e
accompagnati da numerose fettine di limone, deve però
sorbirsi una lunga tirata contro il limone e la mania dei «sapori accoppiati».
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Racconti, Feltrinelli
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di CRISTINA GABETTI
Ogni giorno un albero,
l’uomo che raccoglie cicche
I
l passo dei gradini è gradevole. Nell’ambiente pulito mi piace guardarmi attorno e apprezzo la pace in un luogo solitamente trafficato.
Uscendo dalla stazione della metropolitana alzo lo sguardo per rassicurarmi che non abbia incominciato a piovere. Dalla fessura di cemento vedo nuvole piene che corrono nel vento, segno che il terreno sarà
asciutto. Poggio il piede al livello della strada. Le sfumature di grigio
contrastano con sprazzi di cielo bianco regalandomi una pausa di
contemplazione. Riprendo il mio calmo cammino e passo accanto ad
un anziano curvo dinnanzi a un albero. Lo guardo. Cerca qualcosa? No,
raccoglie. Cicche di sigaretta. Con il braccio sinistro stringe il giornale
e con le dita della mano destra pinza gli avanzi di fumatori sconosciuti
e sconsiderati, e li lascia scivolare nel palmo. Ne conto cinque. Si tira
su. Muove pochi faticosi passi, li butta nel cestino e si allontana. Sto
per rincorrerlo, dirgli grazie, ma resto immobile. Seguo con gli occhi
l’andatura di un uomo che ha camminato tanto, che piegato su se
stesso dal peso degli anni riesce ancora a compiere un gesto in cui
crede. Sceglierà ogni giorno un albero diverso? Col cuore lo ringrazio,
con la speranza che riesca a fare breccia nella dilagante indifferenza.
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Cronache 25
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
Fumetto
di GIULIO GIORELLO
Quando Sophia
ispirò Amelia
la fattucchiera
T
ra i tanti personaggi che Paperon de’
Paperoni riceve nel suo studio, capita
una bellissima maga: «Sono Amelia, la fattucchiera che ammalia! Sono qui per un
grande esperimento!». Magica deSpell (così
il nome originale: spell vuol dire sortilegio)
vuole impadronirsi del primo decino guadagnato dal plurimiliardario per fonderlo in un
super amuleto «nel fuoco solforoso del Vesuvio». Non ce la farà, ma diverrà una vera
persecuzione per lo straricco papero. Ma
come resistere al fascino di questa implaca-
A confronto
Amelia, la fattucchiera nemica di Zio Paperone, e nel riquadro Sophia Loren
bile seduttrice? Carl Barks ammise che nel
creare (1961) Amelia si era ispirato a Sophia
Loren, Oscar per «La ciociara» (1960) e poi
«Miliardaria» (1960), dal testo di G. B. Shaw:
indimenticabile in bustino e calze nere nell’ammaliare il riluttante dottor Kabir, convinto che il denaro non faccia la felicità.
Sophia si è da poco cimentata col cortometraggio «Voce umana», che suo figlio Edoardo Ponti ha tratto da Cocteau. Ha dichiarato
che quella è stata «un’esperienza esplosiva,
come deve essere la vita, sennò che ci stiamo
a fare?». Da par suo, in trasferta dalla sua
casetta sotto il vulcano alle zone più esotiche
del mondo, Amelia non cessa di far «esplodere» bombe magiche per ridurre in suo
potere il «povero» Paperone, che in un’altra
avventura rischia persino di avere la faccia da
papero trasformata nel muso di un coccodrillo. Ma le metamorfosi che impone Sophia
sono ben diverse, come quando convince un
ingenuo aspirante seminarista (Marcello
Mastroianni) a ben più mondane passioni...
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La realtà
romanzesca
Preferirei di no
di MARIA LAURA RODOTÀ
Solo il popolo
dei gozzi
rispetta
i nuotatori
di ANDREA GALLI
U
n colpo in testa e tre proiettili mancanti dalla sua pistola, posizionata
per terra, nel bosco, a pochi centimetri dal cadavere del tenente colonnello dei servizi segreti francesi Bernard Nut che
quella mattina del 15 febbraio 1983, prima di
uscire di casa, aveva fatto due cose: si era infilato tra pelle e pantaloni l’amata Smith &
Wesson, che non si portava mai dietro, e aveva spiegato alla moglie quali sarebbero stati i
suoi diritti se lui fosse morto in servizio. Poche ore dopo, Bernard Nut morì ma non in
servizio. O meglio: per la famiglia fu assassinato come vendetta per il suo lavoro; ma per i
colleghi della polizia che conducevano le indagini e dunque dettavano la linea, il caso Nut
prima fu un suicidio e poi sì, forse, fu un delitto: ma eventualmente commesso da un vagabondo delle montagne, in cerca di denaro.
Insomma secondo la ricostruzione, per motivi inspiegabili il tenente colonnello sarebbe
andato sui pendii alle spalle di Nizza dove sarebbe sfortunatamente incappato in un barbone che gli avrebbe sparato in fronte; Nut
avrebbe cercato di difendersi esplodendo a
sua volta tre colpi ma senza raggiungerlo
nemmeno di striscio, visto che sulla scena del
delitto non vennero trovate le tracce di sangue di un’altra persona. Improbabile. Anzi:
assurdo.
I giornali francesi, sul giallo, si scatenarono. Parecchi cronisti condussero indagini parallele, non si sa quanto dettate dalla ricerca
della verità oppure dalla necessità di veicolare
informazioni care alle loro fonti di potere e di
approvvigionamento di notizie. Sicché, sulla
fine di Nut, agente segreto che aveva il compito di buttare un occhio anche alle cose italiane, non furono mai fatti chiarimenti. Di contro le ipotesi, gli scenari e le suggestioni deflagrarono. Tanto per cominciare, nella fase
iniziale (quella dell’ipotesi-suicidio) venne
tirato fuori il nome d’una ragazza libanese,
una certa Agnes, figlia di un miliardario. Di
più: i quotidiani pubblicarono fotografie di
un pranzo in un ristorante parigino di Nut e
Agnes. Si disse che il tenente colonnello era
innamorato perso, che lei era stata la sua
amante ma che poi, quando la storia si era in-
Sul mare La vista di Nizza.
A sinistra i funerali di Nut e la
sede dei servizi segreti francesi
ELABORAZIONE FOTOGRAFICA CORRIERE DELLA SERA
Un colpo in testa e tre a vuoto
Il killer dello 007 non lascia tracce
Un’ereditiera, i russi e i microfilm
Lo strano omicidio dell’agente Nut
La vicenda
La morte e le indagini
Il 15 febbraio 1983 Bernard Nut, 007
francese, viene trovato morto in un bosco
vicino a Nizza. Per la famiglia è stato ucciso,
per gli inquirenti, invece, si è suicidato
Il ruolo della ragazza libanese
Si parla di Agnese, figlia di un miliardario
libanese: secondo alcuni Nut si era
invaghito di lei, ma la famiglia smentisce
e sostiene che si trattava di un contatto
La crisi con i sovietici
L’omicidio avviene in una sorta di crisi
diplomatica tra Francia e Unione
Sovietica dopo tentativi di spionaggio.
Ma alla fine il mistero non viene risolto
terrotta, lui non riusciva a darsi pace. E il tormento l’aveva portato a togliersi la vita. «Una
colossale menzogna» replicò subito il figlio
dell’agente segreto: «La giovane», spiegò,
«era soltanto un contatto, uno dei tanti di papà che gli passavano informazioni». Chi uccise Bernard Nut?
L’assassinio si collocò temporalmente tra
un arresto e un’espulsione di massa dalla
Francia. L’arresto fu quello di Viktor Pronin,
dirigente dell’Aeroflot, la compagnia aerea di
bandiera dell’Urss: lo presero che si stava facendo consegnare un pacco di microfilm relativi al «Tornado», il più moderno cacciabombardiere della Nato. Quanto all’espulsione, riguardò 43 diplomatici dell’ambasciata
sovietica a Parigi: accusati di spionaggio, furono imbarcati su un aereo e rimpatriati. All’epoca, si sospettò che Nut aveva svolto un
ruolo fondamentale nelle indagini che portarono a incolpare Pronin. La sua morte sarebbe
stata una ritorsione. Ma perché proprio lui?
Perché forse lo sfondo non era l’Italia ma la
Francia. La Francia di Bernard Nut, quella dov’era nato e cresciuto e dove aveva messo su
famiglia: la costa meridionale. Nel febbraio
del 1983 il tenente colonnello aveva recupera-
to, pare, microfilm e importanti documenti
poi andati perduti dopo il delitto. Di quel materiale era alla forsennata ricerca il Kgb, l’ex
servizio segreto sovietico, che peraltro, per la
presenza dell’arsenale di Tolone con i sottomarini atomici e della base missilistica del
Plateau D’Albion, come zona di interesse e
operatività aveva proprio la Francia del Sud di
Nut. Le traiettorie delle spie delle due nazioni
entrarono in rotta di collisione? Che cosa contenevano microfilm e documenti? Ma era
davvero il territorio francese quello che andava monitorato oppure no e bisognava spostarsi all’estero? A lungo, infatti, la magistratura di Nizza rimase orientata sull’Italia. Non
furono esclusi collegamenti con la mafia siciliana e la massoneria. Un anno esatto dopo
l’omicidio del tenente colonnello, il giornale
Le Quotidien de Paris cercò, invano, di compiere un aggiornamento, per non dire un passo in avanti. Sentì i detective... E niente, non
usciva niente. Si legge nell’edizione del 15
febbraio 1984: «Nessuno vuole o può dire da
chi, né su ordine di chi, Bernard Nut è stato
ucciso. L’agente è rimasto segreto fin nella
tomba».
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Il giallo Il male non dimentica
FINALE A SORPRESA PER UN DUELLO NEL DESERTO
di ROBERTO COSTANTINI
Italia Balistreri vola giù da una scogliera a Tripoli
il 31 Agosto 1969. Quella notte Gheddafi prende il
potere. Nel 2011, mentre Gheddafi crolla, il commissario Balistreri indaga su una serie di delitti che lo
riporteranno dove non voleva mai più tornare
(Tripoli, 1962) Abitiamo a dieci chilometri da
piazza Castello che è il centro della città. Le due ville
gemelle col grande giardino hanno un bel cancello
con le iniziali di papà e mamma annodate, Salvatore
e Italia. A mia madre non piacciono, dice che sembrano il simbolo del dollaro americano. Ma papà
nega, sostiene che quel simbolo ci ricorda che una
vera famiglia è sempre unita.
Dal retro delle ville parte un sentiero che attraversa
la campagna brulla fino alla baracca di lamiera degli
Al Bakri, dove abitano i miei amici Ahmed e Karim,
accanto alla fossa per la discarica del letame che serve
da fogna per le baracche dei pastori e da concime.
Il nonno arrivò in Libia nel 1932 con la moglie, i
due figli, Toni di dodici e Italia di due anni, e un diploma da geometra. Aiutò a costruire i villaggi voluti da
Italo Balbo: Castel Benito, d’Annunzio, Mameli, Bianchi, Garibaldi. In cambio l’Istituto nazionale fascista
di previdenza sociale gli donò quel terreno e mille
piante di ulivo pronte per essere innestate.
Su quel terreno c’era solo sabbia. Il nonno prese
con sé dei lavoranti libici, spianò la sabbia e creò le
barriere per arginare il ghibli che riporta sabbia dal
deserto, scavò il pozzo e costruì i condotti per l’irrigazione. Poi piantò gli ulivi e aspettò con pazienza. Oggi
il nonno ha l’uliveto più grande della Libia. Ne sono
molto orgoglioso. Amo quest’odore di olive, letame e
sudore. A mio padre, invece, quest’odore non piace.
Disturba le sue feste alle ville e gli ricorda la sua infanzia a Palermo, sette in un monolocale, e il cesso in comune con altre famiglie.
L’odore della povertà.
Oggi nel giardino delle ville fa molto caldo. Ahmed
mi aspetta per il duello vestito da cowboy, con le cose
che hanno regalato a me e che io non uso più. Io sono
il figlio di una delle famiglie più ricche e influenti di
Tripoli eppure i miei amici veri sono lui, suo fratello
Karim e Nico, il paria della mia classe che tutti prendono in giro. Preferisco stare loro invece che nei club
esclusivi sul mare con i figli dei ricchi italiani, inglesi,
americani.
Laura Hunt, sotto l’ombra dell’eucaliptus, chiacchiera con Karim. Lui non recita con noi, è molto religioso e dice che i film sono per i miscredenti cristiani.
Edicola e web
Su Corriere.it
Ogni puntata di
questo giallo si
può trovare su
Corriere.it
L’iniziativa
Dal 12 con
Corriere e
Gazzetta in
vendita il primo
libro della trilogia
di Costantini
Lei invece è una bambina che parla poco ma ascolta e
osserva. Capisce al volo certe cose di me. Per esempio
perché nel mio finale capovolto di Sentieri Selvaggi è
il capo Comanche a uccidere John Wayne. E come me
preferisce Ettore ad Achille.
Oggi rifacciamo l’ultimo film che ho visto col nonno all’Alhambra. L’occhio caldo del cielo, con Kirk
Douglas e Rock Hudson.
Spiego ad Ahmed la novità e lui scuote la testa, perplesso. Karim conta i passi, poi ci giriamo, ci guardiamo negli occhi ed è un po’ diverso dalle altre volte.
Dopo i due spari Kirk Douglas piega le ginocchia: sono a terra, una mano sul petto e gli occhi socchiusi.
Persino Laura e Karim ora sono attenti. Sorpresi. Perplessi. Non è mai successo. Allora spiego che la mia
pistola era scarica, Kirk l’aveva scaricata prima del
duello per non dover uccidere Rock, il suo più grande
amico.
Ahmed è ancora perplesso. «Preferivo fare quello
che muore». Laura gli lancia un’occhiata. Non si prendono, lei e Ahmed. «Tu non ti faresti ammazzare con
la pistola scarica. Neanche da Mike». E Karim:«Io per
voi due non mi farei ammazzare. Per Laura sì». Karim
vive di ideali, Ahmed di realtà. Io, invece, di sogni.
(2—continua)
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D
io strabenedica i livornesi.
Come parlano. Cosa dicono. Paolo Virzì che ci fa ridere
e piangere (nella Brianza del
Capitale umano si era incupito, ma vabbè). Paolo Ruffini
maltrattato da tutti per aver
detto «topa meravigliosa» a
Sophia Loren (in un Paese
ormai cafonissimo dentro,
pare espressione aggraziata;
sentirselo dire sugli ottanta
non deve essere brutto, via).
Mario Cardinali del Vernacoliere. Legioni di bagnini e bagnanti che ci hanno insegnato
come lo smadonnamento possa diventare straordinaria
espressione creativa. E Claudio
Mostacci, lettore di questa
modesta rubrica; che ha fatto
notare alla curatrice come non
abbia colto il punto. Si parlava
di mare e barche. Si tentava
un’analisi costi/benefici della
vita sullo yacht di Steve Jobs.
Si concludeva, da poracci (si
direbbe a Roma) poco rosiconi, che tanto vale fare due passi e raggiungere le calette a
piedi. Il sagace Mostacci obietta: non è vero che le belle calette siano raggiungibili via
barca. «Purtroppo, neppure
con le piccole barche si può
godere di dette calette, in
quanto le ordinanze delle Capitanerie proibiscono di avvicinarsi alla costa a meno di
cento metri... le unità preposte
al controllo sono più attente al
piccolo gozzo che al maxi
gommone». Mostacci naviga a
Favignana. La curatrice della
rubrica è stata a scrocco su
varie coste e infiniti gozzetti e
un unico ferro da stiro. L’unica
volta in cui una motovedetta si
è avvicinata è stata nel caso
del ferro da stiro. Non era,
forse, insensato. Le «chiare
fresche e dolci acque» evocate
dal lettore sono poi solcate da
noi nuotatori. La legge ha senso. Il popolo dei gozzi è civile,
non sfreccia verso la spiaggia
rischiando di dilaniare chi fa
due bracciate. Altri no. E si
preferirebbe di no, francamente (ma non lo tenete un canottino? Con due remi? Deh).
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L’axforisma di J-Ax
Orlando Bloom è stato Legolas
nel Signore degli Anelli,
è stato un pirata dei Caraibi
e ora ha preso a pugni in faccia
Justin Bieber
Perché ha rubato tutti i miei sogni?
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Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
AGENZIA REGIONALE PER LO SVILUPPO E
L’INNOVAZIONE DELL’AGRICOLTURA DEL LAZIO
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Via Rodolfo Lanciani n. 38 - 00162 ROMA
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del giorno 29/09/2014. Il Bando integrale è stato inviato
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L’Autorità Portuale di Livorno in relazione alla seguente gara di appalto mediante procedura aperta ai
sensi dell’art. 3, comma 37 e dell’art. 55, comma 5
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Livorno” - Importo complessivo a base di gara:
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oneri della sicurezza pari a € 193.776,22.
CIG: 5627718BCC; CUP: B47G13000000007;
CPV: 45252124-3
COMUNICA
che con Provvedimento del Presidente dell’Autorità
Portuale n.109 del giorno 14/07/2014 la predetta gara
è stata aggiudicata in via definitiva, con il criterio
dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ai sensi
dell’art. 83 del D. Lgs. n. 163/2006, alla Società Italiana Dragaggi S.p.A. con sede in Roma, per un importo complessivo pari ad € 9.341.365,10 (non
imponibile IVA) compresi oneri per la sicurezza.
Imprese partecipanti: 4
Imprese escluse: 2
Livorno, lì 16/07/2014
IL SEGRETARIO GENERALE
Dott. Massimo Provinciali
COMUNE DI SAN LAZZARO DI SAVENA (BO)
ISTITUZIONE SOPHIA
Lotto 1 CIG 582725314D
Lotto 2 CIG 5827284ADF
Lotto 3 CIG 58272964C8
Lotto 4 CIG 5827308EAC
Lotto 5 CIG 5827326D87
Avviso di procedura aperta per l’affidamento
della fornitura di derrate alimentari per il Centro cottura del Comune di San Lazzaro di Savena. Periodo 01/01/2015 - 31/08/2016 Presentazione dell’offerta entro il 15/09/2014
- Altre informazioni e documentazione sul
sito: www.comune.sanlazzaro.bo.it.
La Direttrice - dott.ssa Anna Giordano
REGIONE TOSCANA - Giunta Regionale
Direzione Generale Presidenza
Agenzia per le attività di informazione degli
organi di governo
Piazza Duomo, 10 - 50122 Firenze - Italia
AVVISO SUI RISULTATI
DELLA PROCEDURA DI AFFIDAMENTO
ART. 65 D.LGS. 163/06
Si informa che la procedura negoziata di cui all’art
57 c. 2 lett b) D. Lgs 163/06 relativa al servizio di
realizzazione di una pubblicazione dedicata al
Sistema Sanitario Toscano CIG 5606518503 si è
conclusa con l’affidamento a Il Sole 24 Ore Spa
con sede legale in Milano, Via Monte Rosa, 91.
L’avviso integrale è pubblicato su: GUCE, GURI
www.regione.toscana.it/appalti/profilo_committente. La documentazione può essere richiesta al
responsabile del procedimento Susanna Cressati,
Tel. +39.(0)55.438.4714 - Fax +39.(0)55.438.4800
- dal lunedì al venerdì con orario 9-13. E-mail:
[email protected]
Il Dirigente del contratto - Susanna Cressati
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
UNITA’ TECNICA-AMMINISTRATIVA
Art. D.L. n. 136/2013 - D.P.C.M. del 20.02.2014
Via Concezio Muzy (Castel Capuano) 80139 Napoli - Tel. 081 - 2519648/740 - fax 2519611
Proroga termini della dichiarazione di Pubblica Utilità ex art. 13, comma 5 D.P.R. 327/2001
Opera: Realizzazione della viabilità di accesso all’impianto di discarica nel Comune di Terzigno (NA)
PREMESSO CHE
- l’efficacia della dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori per la realizzazione
della viabilità di accesso all’impianto di discarica nel Comune di Terzigno (NA), ha avuto inizio in data
28.08. 2009 con l’emissione dell’Ordinanza Commissariale n. 191; - il decreto di esproprio può essere
emanato, ai sensi dell’art. 13 del D.P.R. n. 327/2001, entro il termine di cinque anni, decorrente dalla data
in cui diventa efficace l’atto che dichiara la pubblica utilità dell’opera e che pertanto tale termine avrebbe
avuto scadenza il 12 agosto 2014; - con il decreto n. 369 del 29 luglio 2014, emesso da questa Unità, è
stata disposta la proroga del termine al 27 agosto 2016, preservando fino a tale data l’efficacia della dichiarazione di pubblica utilità;
RITENUTO
necessario disporre la proroga dei termini per l’emanazione dei decreti di esproprio e di pubblicazione nei
modi previsti ex art. 11 comma 2 e art. 2 e art. 16 comma 5 D.P.R. 237/2001
AVVISA
ai sensi e per gli effetti dell’art. 13, comma 5 del D.P.R. n. 327/2001, al fine di permettere il completamento
delle procedure espropriative dei suoli occupati per la realizzazione della viabilità di accesso all’impianto
di discarica nel comune di Terzigno (NA), operate dell’Ordinanza Commissariale n. 191 del 28.08.2009, il
termine entro il quale saranno emanati i decreti di esproprio è prorogato al 27 agosto 2016.
Il Capo dell’Unità Tecnica Amministrativa - Nicola Dell’Acqua
MINISTERO DELLA DIFESA
Segretariato Generale della Difesa e Direzione Nazionale degli Armamenti
Direzione degli Armamenti Aeronautici e per l’Aeronavigabilità
3° REPARTO - 8a DIVISIONE
AVVISO DI GARA
Questa Direzione, ha in programma l’acquisizione, a seguito di procedura ristretta, ai
sensi del D.lgs. 208/2011 dei servizi di: Revisioni Generali, Riparazioni, Ispezioni, Aggiornamento della Configurazione e Supporto Tecnico-Logistico anche presso i Gruppi
di Volo e i Reparti d’impiego, analisi ed indagini tecniche, fornitura/aggiornamento di
Pubblicazioni Tecniche interessanti i Sistemi Propulsivi Pratt & Whitney PT6T-6 e Rolls
Royce Modello 250C20B, inclusi i relativi accessori, contenitori e banchi prova. Attività
programmate e non programmate. N. 2 lotti. Importo complessivo € 2.600.000,00 (di
cui € 650.000,00 di opzione). Informazioni possono essere richieste a: ARMAEREO 3° Reparto - 8^ Divisione Viale dell’Università, 4 - Cap. 00185 ROMA Tel. 06/49865469
- 06/49866037 (dalle ore 09:00 alle ore 12:00). Al suddetto Ente dovranno pervenire,
entro e non oltre le ore 14:00 del 1/07/14, le eventuali richieste di partecipazione. Il
Bando di Gara sarà pubblicato sulle Gazzetta Ufficiali della Repubblica Italiana (GURI)
n. 86 del 30/07/2014 e dell’Unione Europea (GUUE) cui è stato inviato il 18/07/14 e sul
sito internet: www.armaereo.difesa.it - Sezione bandi di gara.
IL VICE DIRETTORE AMMINISTRATIVO
(Dirigente Dott.ssa Felicia PREZIOSO)
COMUNE DI CORSICO
PROVINCIA DI MILANO
REGIONE TOSCANA
ESTAV Nord-Ovest
Sede Legale: via Cocchi, 7/9 loc. Ospedaletto - 56121 PISA
ESITO DI GARA PER ESTRATTO
Si rende noto che l’ESTAV Nordovest con determina n. 814 del
14/07/2014 ha aggiudicato la seguente procedura di gara: “Servizio in locazione di laser per oculistica” per le AA.SS. dell’Area
Vasta Nordovest. Tutti gli atti sono disponibili sul sito aziendale
http://www.estav-nordovest.toscana.it, menù “ATTI”.
Il Direttore U.O.C. Attrezzature Sanitarie, Diagnostici, Arredi,
Strumentario, Informatica e Assicurazioni
Dr. ssa Pia Paciello
TRIBUNALE DI FORLI’
Richiesta di dichiarazione
di morte presunta
Con ricorso depositato nell’aprile 2014,
Lisa Alessandri, poiché non ha più
notizie sin dall’aprile 2000 della propria madre Manuela Teverini nata il
4/10/1964, chiede che il Tribunale di
Forlì ne dichiari la morte presunta, con
invito a chiunque abbia notizie della
scomparsa a farle pervenire al predetto
Tribunale entro sei mesi dall’ultima
pubblicazione.
Avv. Carlotta Mattei
L’Amministrazione comunale con Determinazione
del Dirigente n. del /2014 ha indetto
ASTA PUBBLICA
per la vendita di immobile, di proprietà comunale, ad uso
commerciale di vicinato, sito in Via Monti n. 10 a Corsico.
L’aggiudicazione verrà effettuata a favore dell’ offerta più
alta rispetto alla base d’asta fissata in € 225.000,00= oltre
IVA, tasse, imposte ed onorario notarile. PRESENTAZIONE DELLE OFFERTE ENTRO LE ORE 12.00 DEL
22/9/2014. Il Bando è consultabile e scaricabile sul sito
comunale: www.comune.corsico.mi.it. Per informazioni
rivolgersi al Servizio segreteria generale e contratti
02/4480387-385.
Corsico lì 25/07/2014
L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE
COMUNE DI CORSICO - PROVINCIA DI MILANO
L’Amministrazione comunale con Determinazione
del Dirigente n. 683 del 23/7/2014 ha indetto
ASTA PUBBLICA
per l’alienazione dell’immobile, di proprietà comunale, sito in
Via Milano/Turati a Corsico, a destinazione: ambito del Tessuto
Urbano Consolidato terziario-commerciale (ad esclusione di
grandi strutture di vendita, medie strutture di vendita alimentari,
nonché sale da gioco di cui all’art.110 del TULPS - R.D.
773/1931 e s.m.i.- ed esercizi o attività ad esse riconducibili),
terziario direzionale e a servizi privati. L’aggiudicazione verrà effettuata a favore dell’offerta più alta, senza limiti di aumento, rispetto alla base d’asta fissata in € 1.386.500,00= oltre tasse,
imposte ed onorario notarile. PRESENTAZIONE DELLE OFFERTE
ENTRO LE ORE 12.00 DEL 22/9/2014. Il Bando è consultabile e
scaricabile sul sito comunale: www.comune.corsico.mi.it. Per
informazioni rivolgersi al Servizio segreteria generale e contratti
02/4480385-387.
Corsico, lì 25/7/2014
L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE
ESTRATTO AVVISO DI ESITO DI GARA
Amministrazione Aggiudicatrice: Infratel It alia S.p .A.
Oggetto dell’appalto: Procedura aperta per l'istituzione di accordi quadro
relativi all'acquisto di diritti d'uso di infrastrutture di posa di cavi in fibra
ottica da integrare nella rete di telecomunicazioni a larga banda realizzata
da Infratel.
CODICE CIG: 51820234A8.
Bando di gara pubblicato sulla GUE 2013/S 118-201139
Importo massimo stimato dell’appalto per l’intera durata dell’accordo:
complessive a 25 000 000 EUR al netto di IVA.
Data di aggiudicazione: 03.06.2014.
Nome dell’operatore economico aggiudicatario: Enel Distribuzione S.p.A.;
Società Gasdotti Italia S.p.A.; E-Via SpA/Retelit SpA; Fastweb SpA;
Telecom Italia SpA
Responsabile del procedimento: Ing. Salvatore Lombardo.
Infratel Italia S.p.A. Il Presidente:Dott. Domenico Tudini
AVVISO PUBBLICO
Avviso pubblico volto alla selezione di un soggetto per la fornitura e la
commercializzazione di orologi in co-branding per la categoria merceologica
detta “Tempo del Padiglione Italia”.
Le condizioni per la partecipazione sono indicate nell’avviso pubblico in forma
integrale pubblicato sul sito:
www.padiglioneitaliaexpo2015.com/it/gare_appalti
www.rfp.expo2015.org
Termine ricezione offerte: ore 12:00 del 17/09/2014.
L’Avviso è stato inviato alla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea in data
25/07/2014.
Milano, 25/07/2014
Il Direttore Generale del Padiglione Italia - Ing. Cesare Vaciago
LAIT - LAZIO INNOVAZIONE TECNOLOGICA S.P.A.
Unione Europea
CRESCE L’EUROPA NEL LAZIO
AVVISO DI GARA
LAit - LAZIO innovazione tecnologica S.p.A., sede legale Via Adelaide Bono Cairoli, 68 - 00145
Roma - tel. 06/51.68.98.00/98.30 - Fax 06/51.89.22.04 - www.laitspa.it, www.regione.lazio.it
e-mail: [email protected], PEC: [email protected] indice una procedura aperta per la realizzazione del Sistema Informativo Ospedaliero (S.I.O.) della Regione Lazio - CIG 579658988F, ai
sensi del D. Lgs. 163/2006. L’importo complessivo stimato a base d’asta è pari ad € 1.692.600,00
IVA esclusa. L’appalto verrà aggiudicato all’offerta economicamente più vantaggiosa, ai sensi dell’art. 83, comma 1, del D. Lgs. 163/2006. Il plico contenente l’offerta deve pervenire, a pena di
esclusione, presso la sede legale della LAit S.p.A. - con qualsiasi mezzo atto allo scopo - ai recapiti
di cui sopra, entro e non oltre le ore 12.00 del 30/09/2014. Per ogni informazione si rinvia al
bando di gara inviato alla GUUE in data 28/07/2014, sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica
Italiana, nonché sui siti internet www.laitspa.it (alla voce www.laitspa.it/laitweb/gare),
www.regione.lazio.it e sul sito https://www.serviziocontrattipubblici.it/.
LAit S.p.A.
L’Amministratore Unico - Ing. Francescomaria Loriga
AZIENDA OSPEDALIERA
S. CAMILLO-FORLANINI
P.zza Carlo Forlanini, 1 - 00151 ROMA
ESTRATTO AVVISO GARA ESPERITA PER
LA FORNITURA DI SISTEMI MACCHINA-REATTIVI
Questa Azienda con deliberazione n. 105 del 25/06/2014
ha aggiudicato una gara a procedura aperta per la fornitura biennale di Sistemi macchina reattivi per la diagnostica / monitoraggio delle infezioni con tecnica PCR Real
Time per le necessità della U.O.C. Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini.
Ditte aggiudicatarie: Lotto 1 Elitech Group Importo aggiudicato € 439.687,80 + Iva - Codice CIG 5707039D8E
- Lotto 2 Roche Diagnostics Importo aggiudicato €
239.896,00 + Iva - Codice CIG 5707051777. L’avviso di
aggiudicazione è stato inviato alla GUUE il 22/07/2014 e
pubblicato sui siti www.regione.lazio.it, http://www.serviziocontrattipubblici.it e http://www.scamilloforlanini.rm.it/benieservizi, da ciascuno dei quali può
essere tratta ogni ulteriore informazione utile. Responsabile del Procedimento: Dott. Paolo Farfusola.
IL DIRETTORE GENERALE
(DOTT. ANTONIO D’URSO)
CITTA’ di TORINO
PROCEDURA APERTA N. 21/2014 del
23/07/2014 per ”Manutenzione Straordinaria
del verde pubblico - Lotti 1 e 2”. Comunicazione a norma dell’art. 65 del D. Lgs. n. 163/06.
Sistema di aggiudicazione: artt. 82 e 86, commi
1,3, 3bis, 3 ter e 4 D.Lgs. n. 163/06 e art. 87
D. Lgs. n. 163/06. Hanno presentato offerta n.
88 (ottantotto) ditte. Sono risultate aggiudicatarie: Lotto 1 la ditta S.C. EDIL DI RENZO PAGLIERO S.A.S., con sede in Frazione Spineto n.
185 - 10081 Castellamonte (TO), con il ribasso
del 28,588%. Lotto 2 la ditta BRESCIANI
ASFALTI S.R.L. CON SOCIO UNICO, con sede
in Strada del Bramafame n. 41/6- 10148 Torino, con il ribasso del 28,623%.
Torino, 29/07/2014
IL DIRIGENTE AREA APPALTI
ED ECONOMATO
Dott.ssa Monica SCIAJNO
Via B. Alimena, 105 - 00173 Roma
Avviso di aggiudicazione della gara
indetta con Bando di gara n. 8/2013
CIG - 51870622F9
Si comunica che è pubblicato sulla
GUCE 14/07/2014 e sulla GURI n. 88 del
04/08/2014 Parte V, l’Avviso di aggiudicazione della gara indetta con Bando di
gara n. 8/2013 relativa all’affidamento
del servizio di vigilanza delle sedi
Co.Tra.L. S.p.A. di Rieti e della provincia
di Rieti e realizzazione di un sistema di
televideosorveglianza. L’Avviso integrale
può essere consultato nel sito Co.Tra.L.
S.p.A. www.cotralspa.it nell’Area Business, sezione bandi di gara.
L’Amministratore Delegato
Vincenzo Surace
Via B. Alimena, 105 - 00173 Roma
Avviso di aggiudicazione della gara
indetta con Bando di gara n. 12/2013
CIG lotto 1: 5314126B7E; lotto 2:
5314146BFF; lotto 3: 5314168E26; lotto 4:
5314183A88; lotto 5: 5314195471; lotto 6:
5314220911; lotto 7: 53142322FA; lotto 8:
53142398BF
Si comunica che è pubblicato sulla GUCE
14/07/2014 e sulla GURI n. 88 del
04/08/2014 Parte V, l’Avviso di aggiudicazione della gara indetta con Bando di gara
n. 12/2013 relativa all’affidamento dei servizi di assistenza all’uscita per autobus
della flotta Cotral, suddiviso in 8 lotti. L’Avviso integrale può essere consultato nel
sito Co.Tra.L. S.p.A. www.cotralspa.it
nell’Area Business, sezione bandi di gara.
L’Amministratore Delegato
Vincenzo Surace
CITTA’ di TORINO
PROCEDURA APERTA N. 27/2014 del 9 luglio 2014
per ”INTERVENTI STRAORDINARI SULLE PAVIMENTAZIONI DELLE VIE, STRADE E PIAZZE DELLA CITTA’
BILANCIO 2013”.
Comunicazione a norma dell’art. 65 del D. Lgs. n.
163/06. Sistema di aggiudicazione: artt. 82 e 86, commi
1,3, 3bis, 3 ter e 4 D.Lgs. n. 163/06 e art. 87 D. Lgs. n.
163/06. Hanno presentato offerta n. 36 (trentasei) ditte.
Sono risultate aggiudicatarie le seguenti ditte: - LOTTO
1: ITALVERDE S.R.L., con sede legale in Corso Francia
n. 253, 10139 Torino, con il ribasso del 47,367%; LOTTO 2: AGRIGARDEN S.R.L., con sede legale in
Corso Vittorio Emanuele II n. 92, 10121 Torino, con il
ribasso del 43,01%; - LOTTO 3: COSTRUZIONI GENERALI EDILQUATTRO S.R.L., con sede legale in via Stefanat s.n.c., 10078 Venaria Reale (To), con il ribasso
del 46,38%; - LOTTO 4: DI PIETRANTONIO & C. S.R.L.,
con sede legale in via Reiss Romoli n. 122/5Z, 10148
Torino, con il ribasso del 44,60%; - LOTTO 5: NOVARA
REALSTRADE S.R.L., con sede legale in Strada dell’ Antioca n. 7 int. 1-2, 10156 Torino, con il ribasso del
52,731%; - LOTTO 6: NORD ASFALTI S.R.L., con sede
legale in via Forno n. 16, 10080 Pratiglione (To), con il
ribasso del 51,04%; - LOTTO 7: SOVESA S.R.L., con
sede legale in Strada Settimo n. 154, 10156 Torino, con
il ribasso del 44,85%; - LOTTO 8: MASSANO S.R.L.,
con sede legale in via Circonvallazione n. 3, 12040
Montanera (Cn), con il ribasso del 43,503%; - LOTTO
9: VINSER S.A.S., con sede legale in via Venaria n.
69/B, 10093 Collegno (To), con il ribasso del 46,22%;
- LOTTO 10: TRIPI G. IMPRESA EDILE, con sede legale
in via Gorizia n. 10, 10078 Venaria Reale (To), con il ribasso del 45,338%.
Torino, 28 luglio 2014
IL DIRIGENTE AREA APPALTI ED ECONOMATO
Dott.ssa Monica SCIAJNO
27
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
Cultura
Le opere
Qui a fianco, sacchi di Alberto Burri
Nelle due foto piccole più in basso:
a sinistra, un fregio decorativo di
Lucio Fontana per il cinema
Arlecchino di Milano; a destra, la
«Medusa» dello stesso Fontana
Vintage Una mostra a Parigi
La polemica Fece gran scalpore
e i balletti alle Terme di Caracalla la nuova Rinascente di Milano
L’attivismo inventivo
di Fontana e di Burri
Forme luminose che si proiettano negli spazi
per un’arte liberata da qualsiasi costrizione
di ALBERTO ARBASINO
I
n occasione di
una grande e
importante retrospettiva parigina di Lucio Fontana (al Musée d’Art
Moderne de la Ville), volentieri si torna alle antiche discussioni sullo Spazialismo e sull’informale negli anni
Cinquanta… Verso improbabili
astrazioni «primitivistiche» fra
qualche Espressionismo e chissà
quali «figurazioni». O piuttosto, focalizzando quegli ambienti spaziali
con l’architettura in voga nei medesimi anni, o decenni. Con Edoardo
Persico, Giorgio Kaisserlian, Raffaele De Grada, Beniamino Joppolo…
Milena Milani, Enrico Crispolti, Gillo
Dorfles… Biennali, Triennali, fluorescenze, arabeschi, luce nera di Wood
anche nelle riviste di Wanda Osiris…
«Liberatomi dalla retorica, mi
perdo nel tempo e inizio i miei buchi», scriveva Fontana. Buchi, tagli,
squarci. Risorse della fantasia, proiettare «nel cielo: forme artificiali,
arcobaleni di meraviglie, scritte luminose». Tendenza sistematica alla
concettualizzazione: come per i futuristi, con tutto l’attivismo inventi-
vo nell’immaginazione plastica. Ma
intanto, «Amanti», «Bagnanti»,
«Case del Sabato», parecchie tombe
al Cimitero Monumentale. Varie cappelle funerarie. Diversi monumenti
alla Vittoria.
«Vogliamo che il quadro esca dalla sua cornice e la scultura dalla sua
campana di vetro. Forme luminose
attraverso gli spazi. Una espressione
di arte aerea di un minuto è come se
durasse un millennio, nell’eternità».
Così, frattanto, appesi sopra i termosifoni, negli appartamenti
d’avanguardia i collages di sacchi di
Burri incominciavano a colar giù.
Quanti anni sono passati. Era il 1983,
agli ex Cantieri Navali della Giudecca, a Venezia, Burri vispissimo e cordialissimo presentava gli enormi
Cellotex del suo «Sestante», con accurate introduzioni di Giulio Carlo
Argan. «L’azzurro non ha più nulla a
che fare col cielo, il verde con l’erba,
e neppure il bianco con la luce o il
nero con l’oscurità».
***
Ma per dar qualche idea sul dibattito architettonico a cui partecipava
la cittadinanza, bisogna rammentare gli anni Cinquanta. Si discuteva
allora, molto animati, sul palazzo
nuovo della Rinascente, in piazza del
Duomo, dovuto a Molteni e Reggio-
ri, su modelli «classici» di tipo medioevale.
Al Lirico, davanti a platee strabocchevoli, un capocomico meridionale
illustre ammoniva: «Si mme vulevi
bene veramente/ nun la dovevi
fa’,’sta Rinascente!».
…E giù, applausi indimenticabili,
carichi di paltò cammello e di gioielli, quando il capocomico enunciava:
«Dinanzi a ’sto trionfo del Progres-
E piove, piove… Riecco un pas-dedeux dal Romeo e Giulietta di Prokofiev, dove mi par di ricordare che Galina Ulanova, tanti anni fa, aveva un
attimo di immobilità per aria che
non ho rivisto mai più. (O forse mi
sbaglio, dev’essere passato un mezzo secolo). Qui la Giulietta di turno
scende da una specie di cattedra per
danzare con Bolle. Macché balcone.
E per la musica registrata, c’è la Siae?
Il protagonista
Roberto Bolle si dimostra
un interprete meraviglioso
in tutta la sua corporeità
L’amicizia
Con Bruno Visentini parlavo
dei dipinti del Canaletto
e delle esecuzioni di Wagner
so/ te vien da dì: architetto fesso!».
(O forse non ricordo bene. Cantava
piuttosto: «Archité, se’ fesso!»).
***
Quante disperazioni praticamente insanabili, in una sola serata di
balletti. Alle Terme di Caracalla.
Cade una pioggia insistente, in
scena. Ma niente Singing in the
Rain. Divino, meraviglioso, fantastico, splendido e stupendo nella corporeità e nella muscolatura, Roberto
Bolle corre e corre, patisce e soffre in
luoghi poco propizi. Ansima e geme.
Si torna a memorie più recenti. Un
grato ricordo per Le jeune homme et
la mort. Lo si vide alla Scala, con Jean
Babilée, con una sua salopette storta, secondo le indicazioni di Cocteau. Su una Passacaglia di Bach allora di moda. E par di ricordare che da
una finestra (opera di Georges
Wakhevitch) si vedessero tetti e tetti
e cieli bigi e comignoli di Parigi.
L’altro anno, qui a Caracalla, nel
Nulla scenico si vedeva soltanto la
trave a cui si sarebbe impiccato il
giovanotto, dopo la visita della Mor-
te. Era lì davanti. Non c’era altro in
scena, e quindi nessun bisogno di
cercarla, alla fine.
Stavolta nel pas-de-trois del Corsaire si applaude parecchio Daniil
Simkin (se è giusto il programma),
così come si acclamava il debuttante
Nureyev all’Opera di Roma.
Trionfò al pranzo di Kiki Brandolini, per la vecchia amica Margot
Fonteyn, dopo il teatro. E sbottò poi:
«In questa sala siete tutti comunisti!
Especially you and you!». Indicando
Enrico d’Assia, e un altro gentiluomo napoletano molto conservatore,
che poi stentarono a riaversi.
***
Un’altra sera, vedendo Rudi che
ballava come invasato in via del Tritone davanti al «Messaggero», fermai la macchina per dirgli che i romani in automobile mai si arrestano. Dunque, un rischio grave di investimenti. E quindi, non ballare mai
più.
Subito mi spiego irritatissimo che
era stato condotto da Visconti in casa di Franco e Giancarla Rosi, dove
un local politician (evidentemente
Antonello Trombadori) aveva tenuto
un rapporto sulla situazione politica
interna, che a Luchino evidentemente interessava, e a lui no. Come
rimedio, lo accompagnai in un loca-
le dove trovammo un ex pugno tosto
di Terni già ballerino al Lido di Parigi. E poi, sulla Lungara, a casa di un
arredatore inglese che possedeva
una macchina a fusoliera. La sera
dopo, erano soddisfatti.
***
Bruno Visentini compirebbe cent’anni adesso, ma lo ricordo soprattutto perché con Giovanni Spadolini
fu agli inizi della mia candidatura alla Camera trent’anni fa. Vi furono
complicazioni, perché avevo ottenuto più voti a Roma. Però Spadolini, se
avesse scelto il Senato (come per lui
era ovvio), mi avrebbe lasciato per
forza il suo posto a Milano. Nella II
Commissione permanente, mi trovavo quindi benissimo accanto a Michele Zolla e Adolfo Sarti, che mi davano suggerimenti, e davanti alla cara collega sonnolenta Natalia Levi
Baldini, autrice illustre di Lessico famigliare. Con poco senso del ridicolo, la presentai a suo nipote Roberto
Olivetti. E del resto si pranzava con
Gabriele Baldini la sera, raccontando le immense pisciate di un grosso
germanista in via Capo le Case.
Bruno Visentini, in quanto «grande borghese», diede un magnifico
pranzo nella vasta villa-biblioteca di
Vascon, quando ricevetti il Premio
Comisso. Ma nelle discussioni preliminari, non si riusciva a capir bene
quel dialetto locale strettissimo che
loro parlavano con tanta naturalezza. Benché tutti molto internazionali.
Come presidente della Fondazione Cini, mi invitò a una mostra di Canaletto ove confessai che preferivo i
rii dei Mendicanti più smorti. E non
le pomposità più dogali dei «Canalettoni», forse una gaffe, in quanto
rivisti poi in salotti pomposi... All’Harry’s Bar, un enorme cagnone
uscì silenzioso dal minuscolo tavolo
che Visentini occupava con la moglie. E lui, piano: «Con tanti Volponi
che ci sono in giro»…
Ma quante amabili conversazioni,
commentando con gli amici Visentini e Valmarana le esecuzioni appena
ascoltate, sui divani del Bristol a Salisburgo. E quale disappunto, la prima volta a Bayreuth, apprendendo
dal padrone dell’albergo (raccomandato appunto da Visentini) che il
pranzo si svolgeva durante e non dopo lo spettacolo.
***
Francesca Bertini, celebrata per
qualche centenario a Bologna, sedeva per un tè quotidiano al Grand Hotel, generalmente sola. Cambiò abitudini. Nottetempo, sedeva in un locale di via XX Settembre, e parlava di
registi e statisti contemporanei. Così, Memé Perlini diventava Bertini, e
addirittura il presidente Pertini diventava per lei Bertini.
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Riletture In occasione del bicentenario della morte, La Vita Felice propone tre scritti dello «scandaloso» autore francese
Il Dio del marchese de Sade? Come i colori per il cieco
di ARMANDO TORNO
È
stato Theodor Adorno a ricordare che talune imprese enormi e sostanzialmente inutili del
nostro tempo sono nate da un certo
gusto del marchese de Sade (17401814, nell’immagine). Il filosofo di
Francoforte ha notato che le «moderne
squadre sportive, dal gioco collettivo
perfettamente regolato, dove ogni giocatore sa quello che deve fare e una riserva è pronta a sostituirlo, hanno il loro preciso modello nei teams sessuali
di Juliette, dove non un istante rimane
inutilizzato, un’apertura del corpo trascurata, una funzione inattiva».
Juliette «ovvero le prosperità del
vizio», crudele e depravata, bisessuale e prostituta, è personaggiochiave dell’erotismo di Sade. Il quale, secondo un’osservazione di Elémire Zolla, «precorre non il Terrore
ma addirittura la storia recente, addirittura il totalitarismo».
Due osservazioni che ci aiutano a
presentare le Strenne filosofiche del
celebre marchese, appena pubblicate da La Vita Felice (a cura di Matteo
Noja, testo francese a fronte, con
una bibliografia delle opere, pp. 168, e
11,50). Nel libro, oltre al saggio Il sadismo di Zolla (risale
al 1961, ancora attuale), si trovano tre
piccoli e densi scritti
tutti del 1782: Dialogo tra un prete e
un moribondo, Pensiero, nonché la
Lettera di de Sade a M.lle de Rousset che ha poi preso il titolo di Strenna filosofica.
Sono pagine piene di riflessioni,
nelle quali emerge l’illuminismo radicale figliato da Paul Henri Thiry
Il romanzo incompiuto
«Le 120 giornate»:
nuova traduzione
Il bicentenario della morte del
marchese de Sade (il 2 dicembre
prossimo) viene ricordato anche
dalla Bur che ha ripubblicato Le
12o giornate di Sodoma (pagine
XXVII-430, e 13) in una nuova,
bella traduzione di Marco Cavalli,
autore anche dell’introduzione. Il
romanzo, incompiuto, venne
abbandonato nella cella della
Bastiglia da cui il marchese venne
prelevato nella notte tra il 3 e il 4
luglio 1789, per venire trasportato
nel manicomio di Charenton.
d’Holbach e da Julien Offray de La
Mettrie, portato da Sade alle estreme conseguenze. Egli crederà che il
vizio sia superiore alla virtù perché
fondato sul piacere fisico, una realtà
incontestabile; di contro, dall’altro
lato, c’è soltanto un diletto morale.
Di più: nel Dialogo si sottolinea come l’idea di Dio sia inconcepibile
per la mente umana, ponendo insolubili problemi; in Pensiero aggiunge: «Dio è per l’uomo come i colori
per colui che è nato cieco».
Il marchese non riuscì a prevedere che l’idea di Dio si sarebbe trasformata nella filosofia successiva,
riuscendo a sopravvivere a tutti i vizi
e ad altre obiezioni. Ma lui aveva già
strologato cose notevoli sulle squadre sportive odierne e sui totalitarismi appena passati. E anche su quelli che ci stanno attendendo.
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AVVISO DI MESSA A DISPOSIZIONE
DELLA RELAZIONE FINANZIARIA SEMESTRALE
CONSOLIDATA AL 30 GIUGNO 2014
Ai sensi della vigente normativa, si rende noto che
la Relazione Finanziaria Semestrale Consolidata al 30.06.2014 di Banca Profilo S.p.A., corredata della relazione della società di revisione, è
depositata presso la sede sociale e pubblicata sul
sito internet della Società, www.bancaprofilo.it,
nella sezione Investor Relations/Bilanci e Relazioni 2014 (http://www.bancaprofilo.it/investor-relations/reports/2014).
Milano, 4 agosto 2014
Banca Profilo S.p.A.
28
Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
Terza Pagina 29
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
Pamphlet Il filologo spiega per Il Mulino perché latini e greci sono attuali, al di là della retorica sui valori
Elzeviro
Giorgio Agamben e l’origine del romanzo
LA PENOMBRA
DEGLI SCRITTORI
Gli antichi sono falliti di successo
Canfora: posero temi scottanti, senza cercare consolazioni
di GIORGIO MONTEFOSCHI
V
ero e proprio fiore
nel deserto, il bel
libro di Giorgio
Agamben pubblicato da Nottetempo e intitolato Il fuoco e il racconto
(pagine 150, e 14), di cui già
si è occupato Emanuele
Trevi sulla «Lettura» del 1°
giugno (#132), riconduce
con estrema decisione il romanzo alla propria origine
— vale a dire, al mistero —
e lo scrittore al suo percorso.
«Come l’iniziato — scrive
Agamben — assistendo
nella penombra eleusina alla evocazione mimata o
danzante del rapimento di
Kore nell’Ade e della sua annuale riapparizione sulla
terra in primavera, penetrava nel mistero e trovava in
questo una speranza di salvezza per la sua vita, così il
lettore, seguendo l’intrigo
di situazioni e eventi che il
romanzo intesse pietosamente o ferocemente intorno al suo personaggio, partecipa in qualche modo alla
sua sorte, introduce comunque la propria esisten-

Oggi anche la
narrativa evita
«le cose nascoste»,
il mistero
za nella sfera del mistero».
Gli scrittori vivono in quella
penombra eleusina che a
tratti riceve bagliori di luce,
a tratti è buio assoluto. Soffrono il buio. Vogliono la luce, la salvezza, la rinascita. E
l’affidano alla lingua. Procedendo a tentoni: perché anche la lingua, anche le parole, possono dimenticare di
appartenere al mistero.
Sono pazzi, gli scrittori?
Probabilmente sì, considerato il tempo in cui viviamo,
nel quale la letteratura
esclude le «cose nascoste»;
chiede e ottiene racconti facili, verità immediatamente
conoscibili, prive di qualunque fondo. Questo, del resto, è un tempo in cui non si
parla più in nome di qualcos’altro, di un qualcosa che
non è in noi, o non vediamo. Per secoli, nel bene e
nel male, dalla Bibbia a Gesù, le parole decisive sono
state pronunciate in nome
di Dio: «Nei momenti quotidiani di disperazione o di
gioia, di rabbia o di speranza, è in nome di Dio che si
proferiva o si ascoltava la
parola». Non è più così: parliamo in nome di noi stessi,
delle nostre coscienze, delle
nostre presunzioni. Oggi, è
nel «nostro nome» che affermiamo, decidiamo, stabiliamo di compiere il bene
e il male. «Da tempo qui —
scrive Agamben — gli uomini hanno cessato di parlare in nome di Dio. I profeti, e forse a ragione, non godono di buona stampa e coloro che pensano e scrivono
non vorrebbero che le loro
parole fossero prese per
profezie. Perfino i preti esitano a evocare il nome di
Dio al di fuori della liturgia.
Al loro posto parlano gli
esperti, in nome dei saperi
e delle tecniche che rappresentano. Ma parlare in nome del proprio sapere o della propria competenza, non
è parlare in nome di qualcosa. Colui che parla in nome
di un sapere o di una tecnica, per definizione non può
parlare al di là dei confini di
quel sapere e di quella tecnica. E, di fronte all’urgenza
delle nostre domande e alla
complessità della nostra situazione, noi sentiamo
oscuramente che nessuna
tecnica, nessun sapere parziale possono pretendere di
darci una risposta».
Eppure, il mistero è molto più vicino di quanto immaginiamo. È ovunque. Come sapeva Marcel Proust.
Voici la semaine… è un piccolo saggio di Proust, scritto all’epoca del Jean Santeuil, pubblicato sulla rivista «Le Point», nel quale si
racconta la settimana di Pasqua: allorché «come accade per un’opera che amiamo per le dolci influenze
musicali alle quali bruciamo dal desiderio di affidarci, ognuno s’affretta a andare in campagna». In una di
queste giornate divine nelle
quale i lillà competono in
bellezza con i fiori dei ciliegi, gli uccelli cantano nei
castagni, e le foglie dei castagni hanno una forza luminosa che se la ride della
pioggia, lo scrittore ricorda
quando, bambino, vide per
la prima volta le sorgenti
della Loira. «Che luogo misterioso», scrive Proust. Le
sorgenti della Loira, il fiume che, dopo centinaia di
chilometri, scorre placido
vicino a Illiers, non è altro
che un lavatoio, un lavatoio
ombroso, scuro, affollato di
girini, nel quale le donne
sbattono e trascinano i panni. «Vagamente — scrive
Proust — immaginai che le
donne che senza sosta venivano a lavarci la loro biancheria avessero scelto questo luogo preferendolo a
qualunque altro a causa del
suo carattere sacro e illustre».
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Gran Bretagna
Addio a Norman Cornish
il pittore che lavorava in miniera
Norman Cornish, l’artista che ritrasse la working
class inglese, è morto venerdì scorso a 94 anni. Nato
nel 1919 a Spennymoor, nella contea di Durham,
nord est dell’Inghilterra, Cornish iniziò a lavorare
come minatore a 14 anni, dopo la prematura
scomparsa del padre. Lavorò sotto terra per oltre un
trentennio, mentre fin da giovanissimo aveva
iniziato a coltivare la passione per la pittura
frequentando un circolo artistico conosciuto come la
Pitman’s Academy, che produsse anche altri artisti di
valore, come Tom McGuinness e Robert John Heslop.
Cornish dipinse, perlopiù a olio e a pastello, il
mondo che conosceva, e cioè quello della classe
lavoratrice, scene di strada e di miniera.
di ANTONIO CARIOTI
D
i solito, quando si pongono in
appendice a un libro brani di
studiosi illustri, lo scopo è invocare la loro autorità in appoggio
alla tesi sostenuta dall’autore. Ma a Luciano Canfora non piace essere banale.
Quindi fa il contrario: nel pamphlet Gli
antichi ci riguardano (Il Mulino, pagine
104, e 10) offre ai lettori una breve antologia d’interventi che a suo avviso risultano
inefficaci nel difendere la causa, da lui
caldeggiata con vigore, del mantenimento di un ruolo rilevante per gli studi classici nel sistema scolastico italiano. Non lo
convincono le argomentazioni del «fascista di sinistra»
Goffredo Coppola,
insigne grecista,
che «scade nel generico e nel patriottardo-nazionalistico». Ma neppure approva le posizioni assunte da
un personaggio a
lui politicamente
ben più vicino, il
grande latinista Concetto Marchesi,
esponente del Pci, al quale addebita «un
pessimistico aristocratismo».
Più in generale Canfora confuta la motivazione più consueta e retorica che viene di solito addotta a difesa degli autori
greci e latini. A renderne indispensabile
lo studio, si usa dire, sarebbero «i valori
fondanti» contenuti nelle loro opere. Tesi
che però s’infrange di fronte all’elementare constatazione che i classici dell’antichità non andavano affatto d’accordo tra
loro, ma anzi propugnavano visioni del
mondo nettamente antagonistiche, per
cui è un proposito del tutto velleitario
pensare di estrarre dal loro variegatissimo lascito indicazioni univoche.
In realtà, osserva Canfora, dietro il richiamo ai princìpi fondamentali agisce
un meccanismo di «rispecchiamento»
piuttosto strumentale: «Una volta stabiliti i valori che noi riteniamo prioritari, li
ritroviamo anche in una serie di autori, e
così, invertendo la prospettiva, diciamo
che quegli autori sono i portatori dei valori che ci formano. In realtà sono i valori
che noi abbiamo deciso di porre in posizione preminente».
Neppure l’idea che imparare le lingue
classiche sia innanzitutto utile come
esercizio faticoso, dunque formativo,
soddisfa del tutto Canfora, che pure in
fatto d’istruzione boccia ogni atteggiamento accomodante, ogni demagogica
«rincorsa del nuovo», e afferma la necessità di una severa disciplina, basata
proprio sull’apprendimento delle tanLuciano Canfora, storico e filologo
classico, è nato a Bari nel 1942.
A destra: una interpretazione
contemporanea della «Nike» di
Samotracia realizzata dall’artista
greca Amalia Meletiou (25 anni),
esposta nel 2013 alla Griffin Gallery di
Notting Hill, a Londra
to vituperate «nozioni», come unico percorso in grado di suscitare l’indispensabile «assunzione di un abito critico» da
parte dello studente. Attribuire al greco e
al latino una funzione di impegnativa palestra intellettuale, per via delle difficoltà
che presenta il loro apprendimento, è
perciò «una risposta che merita attenzione». Ma a Canfora non basta.
A suo avviso la ragione più importante
per cui è necessario continuare a confrontarsi con Tucidide e con Platone, con
Orazio e con Euripide, con Lucrezio e con
Tacito, risiede paradossalmente
nel loro fallimento epocale.
Nonostante gli sforzi profusi senza risparmio, essi non
sono stati capaci di risolvere i
problemi del loro tempo: non sono riusciti a individuare la migliore
forma di governo per la convivenza umana, né tanto meno hanno trovato una soluzione allo stridente contrasto tra gli
ideali universalistici, per cui tutti gli uomini dovrebbero godere di pari diritti, e
le molteplici distinzioni di rango prodotte continuamente dalla storia attraverso i
meccanismi escludenti della politica e
dell’economia.
Ebbene, aggiunge Canfora, forse che
tali questioni non si ripresentano anche
oggi, in termini per molti versi analoghi?
In fondo, per rendersene conto, basta
aprire un quotidiano o assistere a un notiziario televisivo. L’attuale crisi delle democrazie rappresentative, evidente soprattutto in Europa, non smentisce l’idea
ingenua che le nostre società avessero
adottato un sistema di governo ottimale,
foriero di un progresso stabile e duraturo? E la retorica dei diritti umani universali, tanto in voga nel discorso pubblico
contemporaneo, come si può conciliare
con la persistenza di regimi tirannici e
sanguinari in buona parte del pianeta,
ma in fondo anche con le condizioni di
sfruttamento ed emarginazione in cui
troppo spesso sono costretti a vivere in
Occidente gli immigrati provenienti dai
Paesi poveri?
Interpellare gli antichi, scrive Canfora,
serve ad acquisire una migliore consapevolezza di temi giganteschi e inquietanti
come questi, cui se ne possono aggiungere altri: la natura del diritto, la cause
della guerra, il significato dell’utopia. Ed
è tanto più utile in quanto quegli autori
non si sono rifugiati nella visione consolatoria delle religioni rivelate, per cui, se
questo mondo ci appare una valle di lacrime, si può tuttavia sperare in una salvezza ultraterrena. La loro ricerca è tutta
laica, immanentistica: non prevede scorciatoie sovrannaturali, bensì una tragica
assunzione di responsabilità. Una lezione aspra, ma terribilmente attuale. E
quanto mai istruttiva.
A_Carioti
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Favole moderne «Storia di Quirina...» (Einaudi) rende omaggio a un animale caro alla letteratura. Con una morale
Scava scava, la talpa di Ferrero sbuca fra i classici
di IDA BOZZI
T
ra gli animali della letteratura, l’avevamo dimenticato, c’è anche la talpa: la
presunta cecità del roditore, l’abitudine di scavare gallerie, il fatto che sia difficile
distinguerne testa e coda sotto la pelliccia,
ne fanno un simbolo che scrittori e filosofi
hanno usato per significare ora miopia, ora
doppiezza, ma anche velocità, profondità di
pensiero e relazione con l’inconscio. Ce lo
ricorda una bella favola in forma di novella,
la Storia di Quirina, di una talpa e di un orto
di montagna di Ernesto Ferrero — scrittore
e intellettuale, da sedici anni direttore del
Salone del Libro di Torino — con le felici illustrazioni di Paola Mastrocola (Einaudi,
pp. 85, e 10).
L’orto di montagna del titolo è il piccolo
ritaglio d’erba e alberi che Quirina, anziana
intellettuale in ritiro nella terra natale, cura
dietro la sua casa come si cura un’educazione o una memoria. Nel continuo scambio
tra reale e metaforico con cui Ferrero dipana
la vicenda, la pulizia e la fertilità dell’orticello sono «il perfetto equivalente di una disciplina mentale e morale». E dunque è una rivoluzione vera e propria quella che improvvisamente, un mattino, una piccola talpa fa
scoppiare nei prati e nei filari perfetti di
Quirina.
Buche, gallerie e montagnette di terriccio
suscitano in Quirina l’allarme di un ordine
infranto, sollevando la padrona di casa, il vicinato e il parentado in una asperrima bat-
Ernesto Ferrero (1938)
taglia contro l’intrusa talpa. Il tono è sempre
leggero e aereo, con udibili reminiscenze di
vivacità gaddiana («Sempre per via dell’olfatto sviluppato, le talpe sono sensibili a
certe piante molto, troppo profumate: l’euforbia catapuzia e la corona imperiale o fritillaria, una bulbosa dal tipico odore agliaceo», oppure «aveva già combattuto contro
la cocciniglia, il ragnetto rosso, la metcalfa,
l’oidio e altre svariate malattie fungine, gli
afidi, le limacce, l’oziorrinco, le tignole, la
tentredine»), e con vivaci intermezzi reali-
Spagna
Statue di uomini nudi intorno al duomo
Proteste a Santiago di Compostela
Polemiche a Santiago di Compostela, in Spagna, per le sculture
dell’artista galiziano Ramón Conde collocate intorno alla cattedrale,
meta di pellegrinaggi. Si tratta, come riporta il quotidiano «El
Mundo», di quindici sculture di grande formato ispirate al tema del
potere: collocate nei balconi di alcuni palazzi (Raxoi e San Xerome)
e del Museo de las Peregrinaciones, rappresentano uomini
muscolosi e, soprattutto, completamente nudi, con le pudenda
bene in vista. Immediate le proteste del capitolo della cattedrale.
Con un comunicato, le autorità ecclesiastiche denunciano infatti
che «le immagini feriscono la sensibilità delle persone che visitano
la cattedrale». Il governo cittadino è stato colto di sorpresa dalle
reazioni a un’istallazione che fu autorizzata dall’amministrazione
precedente. Esposte in un’altra località, Ourense, le statue di Conde
non avevano suscitato alcuna reazione, scrive ancora «El Mundo».
stici, in cui il dialogo tra vicine di casa si colora qua e là di un’esclamazione dialettale,
di un intercalare rustico, tra l’altro efficacemente sottolineato dalle divertenti, ingenue
o irridenti illustrazioni della Mastrocola.
Ma la battaglia di Quirina per estromettere l’Altro dal suo orto evoca a poco a poco
nell’anziana studiosa passi di Shakespeare,
Nietzsche, Levi, Marx, in cui si cita e discute
proprio dell’animale talpa, oltre che naturalmente dell’animale uomo. La penna di
Ferrero trova anche il modo di offrire un
omaggio nascosto tra le righe a Oreste del
Buono e al suo libro La talpa di città («La
talpa in città» fu una rubrica di Odb sul
«Corriere della Sera»), ma tutto il testo è cucito di citazioni e allusioni a un’infinità di
autori classici e contemporanei. L’immersione nello scibile, dal darwinismo ai versi
pindarici, dalla storia alla filosofia, non è solo metanarrativa, anzi è elemento della trama stessa, e orienta e inclina la lotta di Quirina contro l’animaletto, tra trappole e altri
stratagemmi di disinfestazione. E finisce
con il suscitare anche il progressivo sorgere
in Quirina, dopo tante riflessioni, di una
nuova sensibilità: riemergono memorie antiche e profonde, della guerra, di quei freddi
e di quelle terre umide di allora, di solitudini e di orgogli che sia l’anziana donna, sia la
piccola talpa — sia l’autore Ferrero — sembrano quasi aver da sempre condiviso. Fino
all’epilogo, con doppio colpo di scena e delicato, commovente finale.
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Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
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Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
Idee&opinioni
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LA CRISI UCRAINA, IL CONSENSO E IL PRESIDENTE RUSSO
SEGUE DALLA PRIMA
Perché è vero, tutte le guerre sono
un’«inutile strage»: ma si dà il caso che esse abbiano quasi sempre il notevole effetto
di cambiare il mondo. Ed è per questo che
meritano di essere ricordate e studiate da
quella cosa che si chiama storia.
Ma studiate storicamente, appunto. Non
già nel modo in cui noi stiamo ricordando
la Grande Guerra, nel quale si riflette quasi
esclusivamente la nostra temperie culturale di oggi. E oggi la dimensione della potenza come cuore e strumento della politica ci appare una bestemmia. Oggi non ci
curiamo più di Stati, di popoli e di nazioni
e dei loro eventuali diritti, dal momento
che i soli diritti che c’interessano sono
quelli dell’individuo: cosicché, imbevuti di
essi, ogni costrizione e ogni disciplina ci
appaiono insensate e disumane, comunque sempre inutili. Così come sempre inutile e disumana ci appare oggi in particolare la morte, a cominciare da quella «naturale», e dunque figuriamoci ogni altra.
Sempre per effetto di tutto questo, la guerra è anche completamente uscita dal no-
stro orizzonte pratico ed emotivo se non
come male assoluto. Siamo pronti a credere che perciò essa debba essere semplicemente messa al bando e giudicata un crimine; del pari accarezziamo l’idea — provi
ognuno a decidere dentro di sé quanto realistica — che possa esistere un mondo senza conflitti, ovvero che tutti i conflitti potrebbero essere risolti pacificamente se solo ci fossero un po’ di buona volontà ed un
adeguato arbitrato internazionale.
Questa è l’ideologia che attualmente ci
domina: intrisa di individualismo e di
umanitarismo, molto cosmopolita e razionalista, molto politicamente corretta. Ma
se è vero che ad ogni fatto del passato non
possiamo che guardare con i nostri valori,
è pur vero che tale prospettiva dovrebbe
però trovare il suo limite nella capacità di
calarci nel passato stesso, di storicizzare,
come si dice. Cioè di non giudicare meccanicamente le cose di ieri con il metro di oggi. Ai milioni di morti della Grande Guerra
e al loro sacrificio almeno questo lo dovremmo.
Ernesto Galli della Loggia
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LE NORME POLVEROSE DELL’ANTITRUST UE
MA PERCHÉ SIAMO AUTOLESIONISTI?

La vertenza dell’Ast Terni è slittata
a settembre ed è un bene che sia
andata così perché il conflitto si stava incrudendo. C’è il tempo quindi per una riflessione che inquadri non solo le ricadute per
il territorio umbro — come è avvenuto finora — ma le politiche di Bruxelles.
L’impianto italiano è infatti vittima dell’anacronismo delle norme comunitarie
che regolano la concorrenza. Siamo rimasti fermi agli
Anni 70 e intanto il mondo
è andato avanti e la mappa
dei produttori mondiali si è
aggiornata. Anzi è stata totalmente riscritta, visto che
dalla Cina arriva più del 50%
delle tonnellate di acciaio
prodotte nel globo e l’indiana Mittal da sola produce
nel mondo circa tre volte
l’acciaio dell’intera Germania. I tedeschi
della Thyssen, che per le note vicende non
hanno la fama di essere particolarmente
simpatici da noi, sono stati costretti a riprendersi in carico lo stabilimento umbro
che avevano venduto ai finlandesi della Outukumpu, i quali però in virtù di questo
shopping hanno superato i limiti antitrust
continentali. La Thyssen ha anch’essa violato il tetto antitrust e di conseguenza sta
riorganizzando il gruppo usando l’Ast co-
me vittima sacrificale. Preferisce ovviamente tagliare in Italia piuttosto che in Germania. Bruxelles la obbliga a vendere Terni ma
non può certo obbligarla a svendere e così i
tedeschi dichiarano seraficamente di non
aver trovato ancora il compratore giusto. E
comunque di non aver nessuna voglia di favorire l’insediamento di un produttore cinese in un impianto considerato valido dal
punto di vista industriale.
Sembra una commedia
degli equivoci e invece è la
realtà di quella che dovrebbe essere una politica industriale europea al tempo
della globalizzazione. Si legano le mani ai produttori
continentali che non possono crescere più di tanto,
si lascia campo libero alle
incursioni dei player asiatici e si finisce per chiudere stabilimenti e azzerare il lavoro come a Terni. E allora tra le
azioni o i suggerimenti che dovrebbero caratterizzare il semestre Ue a conduzione italiana dovrebbe rientrare proprio la revisione delle politiche antitrust. Come europei
siamo già così messi male che potremmo
quantomeno evitare di procurarci (da soli)
dei danni aggiuntivi.
Dario Di Vico
La ragnatela che Putin ha costruito
e che ora lo sta intrappolando
di FRANCO VENTURINI
SEGUE DALLA PRIMA
Una base fatta di siloviki (ex agenti del Kgb
come lui), di burocrati, di militari e di masse
soprattutto extraurbane orientate dalla Chiesa
ortodossa. La seconda darebbe soddisfazione a
questi settori, ma innescherebbe una spirale
economica che potrebbe rivelarsi catastrofica,
offrendo un nuovo motivo di protesta a quei
«liberali» oggi praticamente scomparsi e pure
forse capaci di riorganizzarsi davanti alla fine
dell’agognato benessere. È questa scomoda
alternativa che Putin ha in mente quando parla
con Obama come ha fatto venerdì o quando
cerca una formula salva-faccia che possa far
breccia a Berlino. E l’Occidente, se vuole evitare
conseguenze peggiori di quelle già provocate
dal conflitto ucraino, farebbe bene ad
approfondire una realtà interna russa che
troppo poco sembra interessarlo.
Ma come ha fatto, l’uomo che meno di un anno
fa era sugli scudi per aver aiutato Obama sulla
Siria, a diventare prigioniero di se stesso? È
sempre la solita antica storia, quella dell’orso
russo. Sappiamo cosa rappresenta da secoli
l’Ucraina per la Russia, sappiamo del braccio
di ferro tra la Ue e il Cremlino per l’accordo di
associazione, sappiamo della rivolta di piazza
Maidan considerata «un complotto» da Mosca
e della fuga del presidente Yanukovich. Putin
risponde annettendosi la Crimea, «donata» da
Krusciov all’Ucraina ai tempi dell’Urss, abitata
da russi etnici e resa indispensabile dalla base
navale (in acque calde) di Sebastopoli. Si è
trattato di una indiscutibile violazione del
diritto internazionale, di uno strappo che
l’Occidente non sarà mai in grado di riconoscere
come non riconosce, per esempio,
l’indipendenza dell’Ossezia del Sud. Ma se Putin
si fosse fermato a quel punto Washington e gli
europei avrebbero forse chiuso un occhio. E
difatti l’annessione della Crimea sembra uscita
dall’ordine del giorno internazionale.
Invece Vladimir Putin, come spesso fanno i
russi, quando ha l’impressione di vincere
dimentica di frenare. Dai primi di aprile il
presidente incoraggia e rifornisce una ribellione
dell’Ucraina orientale contro i «fascisti» di Kiev,
e all’interno della Russia, fatto questo ancor più
determinante per l’impasse odierna, scoperchia
il vaso di Pandora del nazionalismo, infiamma il
popolo attraverso i mezzi di comunicazione che
controlla quasi totalmente, avvia una sorta di
crociata non solo contro Kiev ma contro gli Usa
(l’Europa all’inizio viene risparmiata) che
vogliono piegare e umiliare la Patria.
Putin sperava forse di dividere l’alleanza
occidentale contando sugli interessi energetici
di alcuni europei, Germania in testa. Progettava
forse di arrivare in posizione di forza a un
negoziato che trasformasse l’Ucraina in
CONC
L’INGANNO DELLA MEMORIA CANCELLATA
CENTO ANNI DOPO LA GRANDE GUERRA
federazione, sicuro di poter controllare la parte
orientale dove la Russia ha ingenti interessi
economici e militari (lì vengono fabbricati i
motori dei cacciabombardieri di Mosca). E
invece lo zar sbaglia i calcoli. Le sanzioni
economiche cominciano a piovere, i capitali a
fuggire all’estero, gli investimenti a battere in
ritirata. Una schiarita per la verità sembrò
esserci dopo il 6 giugno, quando Putin incontrò
in Normandia l’appena eletto presidente
dell’Ucraina Petro Poroshenko e avviò un
dialogo con lui alla luce della ribadita volontà di
Kiev di decentralizzare il Paese. Tornato nella
sua capitale, però, quasi subito Poroshenko
ordinò l’offensiva militare in corso ancora oggi
contro i ribelli orientali, impedendo
l’allargamento della pre-trattativa non si sa se
per influenze ricevute o per scelta propria.
Putin, da parte sua, non aveva chiuso il confine
e continuava a rifornire i filorussi. Il resto è
cronaca recentissima. L’abbattimento
probabilmente per errore del volo civile MH17 il
17 luglio, le sanzioni di «terzo livello», i filorussi
che arretrano davanti all’avanzata delle forze
regolari ucraine.
E Putin con le mani legate e i conti in rosso vivo.
In Russia la crescita economica è piatta, in
attesa di una prevista recessione. Nei prossimi
dodici mesi il debito estero richiederà
finanziamenti per 127 miliardi di euro, e le
grandi banche (compresa Sberbank, che non è
nelle sanzioni Usa ma è in quelle europee) non
potranno più accedere ai mercati dei capitali
dove normalmente prima operavano.
Subentreranno il governo e la banca centrale,
ma anche se la Russia detiene il quinto livello di
risparmio al mondo e forti riserve, il problema
del finanziamento si aggraverà nel tempo.
Nell’attesa sono fuggiti dalla Russia almeno 54
miliardi di euro in sei mesi, che diventeranno
97 miliardi a fine anno. Gli investitori
occidentali riducono l’esposizione o si ritirano
in previsione di una forte contrazione dei
consumi. I progetti energetici nell’Artico
saranno bloccati perché non arriveranno più
macchinari e tecnologia. Insomma, malgrado le
immense risorse della Russia l’economia corre
verso un muro, e nel mondo globalizzato non è
più tempo di autarchie.
Ne deriverà che Putin dovrà mostrarsi più
malleabile, che mollerà i ribelli ucraini? Non è
per niente detto. Semmai le prime indicazioni
sono di un ulteriore irrigidimento, del rifiuto di
un suicidio politico quale potrebbe essere una
«resa» alle sanzioni davanti al popolo e ai
nazionalisti che lui stesso aveva mobilitato.
Una invasione militare dell’Ucraina resta
improbabile, ma questo è il momento di
maggior rischio se l’Occidente non gli tenderà
alcuna mano salva-faccia. E l’Occidente,
soprattutto se Obama resterà sulla «linea
Nuland» sin qui seguita, non sembra
dell’umore adatto. Torna a essere vero che
«l’unica cosa più pericolosa di una Russia forte
è una Russia debole». Putin ha esagerato e ha
fallito. Ora è poco verosimile che scelga di
pentirsi, condizionato com’è da una scelta per
lui impossibile tra crollo economico e ostilità
dei nazionalisti. Oltretutto, se nessuno troverà il
modo di aprire un vero e urgente negoziato che
dia al Cremlino lo spazio interno per
disimpegnarsi dall’Ucraina orientale, si arriverà
alla sconfitta militare dei filorussi di Donetsk e
di Luhansk. Con la non trascurabile difficoltà di
capire se Putin, guardando dentro casa sua,
potrà permetterla.
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OBIETTIVI IRRAGGIUNGIBILI
IN 109 MILA PER UN’AMICHEVOLE DI «SOCCER»
I NUMERI DI UN (VERO) INNAMORAMENTO
Troppe illusioni sui tagli alla spesa

C
Michael Keane ha 21 anni e, da difensore centrale del Manchester
United, di folle se ne intende: lo stadio di
casa, l’Old Trafford, contiene 75 mila spettatori, ed è spesso esaurito. Ma un pubblico
come quello che aveva davanti due giorni fa
ad Ann Arbor, in Michigan, non l’aveva visto mai: «Mi hanno sempre detto che il nostro football non gli interessava: eppure
c’erano 109 mila persone, sugli spalti. È una
cifra pazzesca un po’ ovunque nel mondo».
Keane sbagliava: per difetto. Gli spettatori erano 109.318, ed è un nuovo record
per il calcio (il nostro football, perché per
gli americani il calcio continua a chiamarsi soccer) negli Stati Uniti: quello precedente era stato segnato dalla finale delle
Olimpiadi di Los Angeles 1984 (101.799
spettatori per Brasile-Francia). Ma a rendere ancora più clamorosa questa cifra sono almeno tre dati: il prezzo dei biglietti
(da 90 a 600 euro), la popolazione totale di
Ann Arbor (113.934: insomma, fuori dallo
stadio sono rimasti praticamente solo i
baristi che aspettavano i tifosi) e il fatto
che la partita (Manchester-Real Madrid)
non era la finale di Champions, ma
un’amichevole estiva della Guinness International Champions Cup.
Ora: il calcio resta uno sport molto meno
seguito, dagli statunitensi, rispetto a baseball, basket, hockey e football (americano,
chiaramente). Ma qualcosa forse sta cambiando davvero: e la folla accorsa al «Big
House» (la «casa grande», il nomignolo
dello stadio di Ann Arbor, il più capiente
degli Stati Uniti) non è che l’ultimo di una
lunga serie di dati che vanno in questa direzione. Durante l’ultima Coppa del Mondo
(quella in cui Obama seguiva le gare di Team Usa sull’Air Force One) sono stati spediti 672 milioni di tweet, 35,6 milioni dei quali durante la finale: dati record, per eventi
sportivi, che secondo molti analisti hanno
salvato i risultati (economici) di Twitter. E
le emittenti Fox e Telemundo hanno pagato
un miliardo di dollari per aggiudicarsi i diritti tv dei Mondiali 2018 e 2022 — oltre il
doppio di quanto pagato da ESPN e Univision per le Coppe del Mondo 2010 e 2014.
Segno che i telespettatori, specie ispanoamericani, ci sono (e gli sponsor anche).
Per la cronaca, la partita di Ann Arbor è
finita 3-1 per il Manchester. Ma per una volta il numero più importante apparso sul tabellone dello stadio non è stato questo.
Davide Casati
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di STEFANO FASSINA
aro direttore, la parabola di Carlo Cottarelli, professionista di prima qualità,
forse è utile a ridefinire i rapporti tra
politica e economia.
La prima causa della parabola-Cottarelli è la narrazione ideologica sulla spesa pubblica, purtroppo condivisa anche da larghi settori di una sinistra culturalmente subalterna: la
spesa pubblica italiana è abnorme. No, è vero il
contrario: la spesa primaria corrente italiana
(spesa totale meno spesa per interessi e investimenti) è tra le più basse dell’eurozona in rapporto al Prodotto interno lordo (Pil). Nel 2012, nonostante la nostra economia si sia ristretta molto
più della media, l’eurozona era al 43,2, l’Italia al
42,1% del Pil (Eurostat, Government finance statistics 2/2013). La spesa primaria italiana è scesa
in termini nominali dal 2010, in particolare la
spesa per personale e acquisti di beni e servizi
nel 2013 era 14 miliardi in meno di tre anni prima
(Documento di economia e finanza 2014: Sezione I, pag 29; Sezione II, pag 8). La spesa primaria
corrente tendenziale, ossia senza ulteriori tagli, è
prevista ridursi di quasi tre punti di Pil dal 2013
al 2018 (Def, Sezione II, pag 22). Infine, il moltiplicatore della spesa pubblica è 3 o 4 volte maggiore del moltiplicatore delle tasse (quantificazioni Fondo monetario internazionale): vuol dire che «coprire» la riduzione di tasse con equiva-
lenti tagli alla spesa ha effetti recessivi. Soltanto
chi continua a credere alle favole liberiste può
sorprendersi dell’impatto macroeconomico negativo degli 80 euro al mese di «sconto Irpef».
La seconda causa della parabola-Cottarelli è
ben evidenziata da Sergio Rizzo (Corriere, 1 agosto), che considera Cottarelli come un medico:
«lo specialista incaricato di individuare gli sprechi, le inefficienze e anche le iniquità della spesa
pubblica». Tale visione dell’economia come
scienza naturale segna da decenni il discorso
pubblico al punto che viene intesa come l’unica
possibile. Non è così. È una visione: la visione liberista, funzionale agli interessi più forti. L’economia, invece, è politica. Non si arriva a 32 miliardi di tagli annui alla spesa primaria corrente
attraverso interventi su «sprechi, inefficienze e
iniquità» identificabili sul piano tecnico secondo criteri oggettivi. Pertanto, la guida della spending review deve essere politica, non indipendente. La terza causa della parabola-Cottarelli
deriva, lo dissi anche da vice ministro, dall’irrealismo degli obiettivi di spending review fissati
dal Governo Letta. Sedici miliardi per il 2015 e 32
per il 2016 sono irraggiungibili. Si possono raggiungere in un tempo più lungo ma soltanto attraverso altre mutilazioni del welfare, in particolare per le classi medie, con inevitabili conseguenze recessive, oltre che regressive.
Nessun conservatorismo, però. La nostra spesa pubblica va radicalmente riqualificata e riallocata, ma non tagliata, poiché tanti servizi essenziali, dalla scuola alla sanità, hanno oramai natura classista, mentre politiche attive per il lavoro e
interventi anti-povertà, raddoppiata negli ultimi
tre anni, sono senza risorse.
La vera componente abnorme del nostro bilancio pubblico è l’evasione fiscale: noi, con il 1718% di Pil evaso, siamo al doppio della media europea. Normalizzare la nostra evasione, attraverso caccia ai pesci grossi e alla criminalità organizzata, senza persecuzione dell’«evasione di
sopravvivenza», vale 50 miliardi all’anno.
Che fare nella Legge di stabilità per non aggravare la spirale negativa delle tre D (deflazione, disoccupazione, debito pubblico)? Riqualificare e riallocare, senza ulteriori tagli, la spesa
tendenziale. Aumentare di un punto di Pil e finanziare in deficit, per tre anni, investimenti
pubblici produttivi concordati con la Commissione europea. Recuperare l’evasione oltre la
media europea per ridurre le imposte su lavoro e
impresa.
Insistere sulla rotta mercantilista dei tagli al
welfare e della svalutazione del lavoro porta al
default del debito e alla rottura dell’euro.
Deputato, membro direzione nazionale Pd
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Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
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Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
Spettacoli
Il gruppo si era sciolto nel 1990
Gli Spandau Ballet registrano un nuovo album
A venticinque anni dall’ultimo (Heart like a
Sky), gli Spandau Ballet stanno registrando un
nuovo album. Lo annunciano su Twitter i fratelli
Martin e Gary Kemp, chitarrista e bassista del
gruppo, che postano immagini dello studio di
registrazione e parlano di «nuove canzoni». La
band si era sciolta nel 1990 per riunirsi nel 2009,
pubblicando però solo un’antologia.
Personaggi e parodie
L’intervista Da oggi su Radio1 va in onda «Fuori programma estate», viaggio virtuale dei due conduttori nell’Italia delle vacanze
Lo scrittore
Di Andrea Camilleri si ironizza sul suo
rapporto con
le sigarette:
«Credo che
sia il fumatore
più accanito
d’Italia — dice
Baldini —, si
accende la sigaretta con il
mozzicone di
quella che ha
appena finito»
Il produttore
Tra gli incontri,
anche quello
con Aurelio De
Laurentiis: «È
il proprietario
di Capri, mette
delle lampade
ultraviolette
in qualunque
grotta per far
sembrare
l’acqua verde
e atterra in
piazzetta con
l’elicottero»
in giro, per noi è lo smemorato di Cologno. Con Renzi è diverso, non dà
molti spunti. Per questo ci siamo inventati la nonna di Renzi: una vecchietta tutto pepe, che parla toscanaccio e si arrabbia perché il nipote
non la va mai a trovare».
C’è anche l’ex ministro Cancellieri.
«Fiorello la descrive come una
scapestrata, come una groupie dei
Rolling Stones e di Gianni Morandi.
Una che si diverte a guardare la partita con il cartoccio di pajata in mano».
Beppe Bergomi invece è rimasto
fermo al 1982, quando vinse i Mondiali.
«Pensa di giocare ancora con Gentile e Cabrini e mi chiama sempre Fabio perché crede che io sia Fabio Caressa».
Ci sono anche le incursioni di
Gabriella Germani che imita Ilaria
D’Amico e Barbara D’Urso.
«Ogni volta che faccio una domanda alla D’Amico la prende come
se volessi polemizzare sul suo rapporto con Buffon. Poi però dice che
lei fa domande normali, come tutte
le giornaliste sportive. Tipo, Che
campionato ti aspetti di fare? Quali
squadre possono vincere? Mi insaponi la schiena? Chiede anche il prepensionamento per tutti i portieri
che finiscono per «n», un problema
Baldini: «La satira
in tour con Fiorello
è cerchiobottista»
«Ironia senza astio, da Camilleri a Bondi»
F
iorello e Baldini in un viaggio
virtuale nell’Italia balneare.
Una trasmissione itinerante
che tocca Bibione, Senigallia,
Capri. Una sorta di tour tra spiagge e
scogli, dove i due millanteranno di
essere, perché in realtà sono comodamente in studio. È «Fuori programma estate», che parte oggi su
Radio1 in edizione flash di tre minuti
alle 8.30 e alle 13.30 in versione da
dieci minuti.
Un viaggio virtuale per davvero.
Lei Baldini in realtà è a Roma, Fiorello in Sardegna.
«Io sono a Roma a dar da mangiare ai gatti di mia moglie fino al 14
agosto, Fiore è in vacanza in Sardegna. Io faccio il gattaro, lui il vacanziero, e già da qui si vede la diversa
caratura artistica e finanziaria che ci
divide».
A Bibione ci sarà il finto Camilleri imitato da Fiorello.
«Non ci sono mai stato a Bibione,
e non ci sarò nemmeno questa volta... Lo spunto è il divieto di fumare
sulla battigia, nelle prime file degli
ombrelloni. Camilleri sarà costretto
a mimetizzarsi in ogni modo per accendersi una sigaretta, si nasconderà
per far essiccare delle alghe da fumare. Credo che sia il fumatore più accanito d’Italia, si accende la sigaretta
con il mozzicone di quella che ha appena finito. Una volta eravamo insie-
me a lui, e Fiorello gli chiese se avesse mai provato a smettere di fumare:
“Una volta sola e svenni”».
A Capri «incontrerete» Aurelio
De Laurentiis.
«È il re di Capri, il proprietario fisico dell’isola, mette delle lampade ultraviolette in qualunque grotta per
far sembrare l’acqua verde, atterra in
piazzetta con l’elicottero. La gag è
che lui ogni volta se la prende con
me perché interpreta ogni mia domanda come una provocazione. Mi
minaccia sempre di mandarmi in un
albergo a una stella di Capri, che per
lui è il massimo della pena».
Anche Sandro Bondi la tratta
male.
«Si arrabbia moltissimo perché
ogni volta gli storpio il cognome:
Sandro Zombi, Sandro Ponghi, Sandro Pompi... La verità è che io e Fiorello siamo due scemi. Ci divertiamo
Divertenti
Rosario Fiorello
(54 anni) e Marco
Baldini (54): tornano da oggi in radio con «Fuori
programma estate», trasmissione
itinerante che vive
sulle imitazioni di
Fiorello e le gag
con Baldini che gli
fa da spalla
a cercare di spiazzarci, ci facciamo
trabocchetti e spesso ci scappa da ridere».
Il Cardinal Bertone invece viene
preso in giro per la sua «modesta»
dimora.

Sportivi
Ilaria D’Amico chiede
il prepensionamento
per tutti i portieri
che finiscono in «n»
«Per andare dal tinello in sala deve
prendere l’aereo e in ogni stanza c’è
un fuso orario diverso, spesso anche
un clima meteorologico differente.
Nella sua casa organizza partite di
calcio su campi veri, adunate di fede-
Aveva 35 anni
Addio a Johns,
giovane star
di «American Idol»
È morto il primo agosto, a 35 anni, Michael Johns, cantautore australiano,
finalista della settima stagione di «American Idol». A provocarne la morte, la
formazione di un coagulo di sangue alla caviglia. Una carriera iniziata a 18
anni, dopo il trasferimento in America grazie a una borsa di studio. Nel 2002
il debutto da solista, nel 2008 la partecipazione al talent show della Fox.
L’anno successivo ha pubblicato l’album «Hold Back My Heart»
e nel 2012 «Love e Sex». «Johns aveva un talento incredibile» hanno
commentato commossi i produttori di «American Idol».
li, la processione del Patrono — con
luminarie, banda, grigliata e concerto di suor Cristina — passa per il suo
soggiorno. In questo sketch all’inzio
avevamo immaginato che si spostasse da una stanza all’altra in motorino,
poi siamo arrivati all’aereo. Ci piace
estremizzare».
Vi piace estremizzare, ma non
siete cattivi.
«La nostra non è satira astiosa, come dice Fiorello noi siamo di centroniente. Diciamo la verità, siamo un
po’ cerchiobottisti».
La satira non dovrebbe essere
cerchiobottista, si fa contro chi ha
il potere.
«Noi abbiamo il nostro modo.
Berlusconi si prestava a essere preso
che lo Stato non affronta. Barbara
D’Urso invece annuncia sempre una
puntata “bella, bella, bella”, costellata di disgrazie e casi umani da brividi».
Non manca il dj che se la tira.
«È Snob Sinclar, uno che gira a
petto nudo anche d’inverno, che
pensa di essere fichissimo mentre gli
altri sono tutti scemi, che tratta male
gli italiani con la supponenza che
hanno certi francesi».
La cornice la fa Bruno Vespa.
«Entra e esce quando vuole dalla
trasmissione sulle note di Via col
vento, lui non può mai mancare».
Renato Franco
@ErreEffe7
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Teatro ad Avignone
Il principe di Homburg diventa un burattino tra legge e libertà
di FRANCO CORDELLI
I
l momento decisivo de Il principe di Homburg giunge quando il principe elettore invia un
messaggio in cui s’impegna a restituire al suo suddito la libertà ove
questi affermi come ingiusta la
condanna a morte. È un duello sottile, nel quale si condensa l’opera
intera di Heinrich von Kleist e, perché no, lo spirito prussiano: da
una parte c’è la ragion di Stato, ossia l’inflessibile legge, il valore della comunità; dall’altra c’è la libertà
individuale, il valore del sentimento e della persona.
La sottigliezza, l’in più (se è così
lecito dire) rispetto, che so, ad Antigone, è nel fatto che una richiesta
come quella del principe elettore
da Creonte non viene fatta. Qui a
dover decidere che la legge è ingiusta è colui che l’ha infranta,
sebbene gagliardamente, eroicamente (Homburg ha compiuto
una vittoriosa azione di battaglia
prima di averne avuto l’ordine).
Kleist scrisse il dramma nel 1811,
è il suo ultimo, poco dopo si tolse
la vita. L’ha messo in scena ad Avignone, nella Cour d’honneur du
Palais des Papes Giorgio Barberio
In scena
L’attore francese Xavier Gallais è il principe
di Homburg
Corsetti, con attori francesi. Barberio è stato l’artista residente di
quest’anno, primo d’una nuova direzione (del drammaturgo e regista Olivier Py, che per errore
Sarkozy designò come direttore
dell’Odéon e che per rimedio all’errore fu spostato, più avanti nel
tempo, alla direzione del festival:
un festival che per altro è nato in
tempesta — sotto la minaccia continua di scioperi, dopo un intero
giorno di astensione dal lavoro —,
ossia in stato di conflitto permanente tra artisti, maestranze e il
ministro della cultura).
All’in più di cui ho appena detto
se ne deve aggiungere un altro,
che penso abbia attirato in modo
particolare il regista romano. Come altrove in Kleist, quel valore
della persona, o del sentimento, o
dell’istanza individuale, qui si manifesta nell’oscurità luminosa del
sogno. Nello stesso modo che alla
Marchesa von O, al principe di
Homburg le cose cruciali accadono quando si lascia andare — in
uno stato di sonnambulismo, o di
trasognatezza. Il che, è naturale,
complica il giudizio. È per questo
egli meno colpevole o, come quando rifiuterà di riconoscere ingiusta
la sentenza, più eroico? O è più
spavaldo, più sciagurato, più superbo? A un certo punto egli cade
da cavallo. Questo incidente pone
la vera, sottintesa domanda di
Kleist: come far fronte alla Caduta?
Barberio Corsetti non prende partito né pro né contro Homburg,
tanto meno si lascia coinvolgere
dal risvolto filosofico-religioso
della vicenda del principe. Egli si
limita a rappresentare.
Nello spettacolo vi è forse quel
pizzico di enfasi in più che quasi
sempre riscontriamo nella recita-
Rilettura
Il regista Corsetti introduce
l’elemento del sogno che
lascia aperto il giudizio tra
colpevolezza ed eroismo
zione degli attori francesi di teatro
(gli uomini in divisa militare, le
donne in eleganti abiti da sera). Le
carte migliori Barberio le gioca
con gli strumenti che ha perfezionato nel corso del tempo. Egli dilata lo spazio fisico e interiore degli
accadimenti proiettando sulle
mura del Palais i suoi «effetti di luce»: potenti, quelli della battaglia;
o quando vediamo quegli «effetti»
disegnare gli spalti di un castello.
Strano (che cioè non capisco)
quando sulle mura si stagliano
enormi facce-maschere.
Ma le figure (i momenti) di spicco sono all’inizio e alla fine. Il sogno di Homburg è lui nudo tra i
corpi nudi dei compagni d’arme.
Lo svenimento finale lo trasforma
in una specie di burattino, tirato
con i fili da destra e da sinistra.
Non escludo che potrebbe essere il
severo e inaspettato giudizio del
regista sul suo personaggio.
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certificazione energetica”.
Spettacoli 35
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
Personaggi Il ritiro del presidente, giunto a fine mandato. «Pappano ci ha dato un riconoscimento internazionale»
Santa Cecilia e il futuro della musica
«Esasperato dalla ricerca di fondi»
Bruno Cagli lascia dopo vent’anni: è diventata una fatica immane
ROMA — Dopo vent’anni,
l’Accademia di Santa Cecilia perde il suo «re». «Sono a fine
mandato — dice il presidente
Bruno Cagli —, al massimo sarei
potuto restare per un altro anno.
Ma sono stanco». Il successore
ideale è il vicepresidente Michele Dall’Ongaro, che però dovrebbe lasciare l’Orchestra Rai. La
scelta sarà fatta dagli accademici, ovvero i maggiori musicisti
italiani, e non solo. Prima di Cagli, l’Accademia funzionava ma
non riusciva a scrollarsi un certo
provincialismo. Con lui, Orchestra e Coro hanno conquistato
un profilo internazionale.
Cagli racconta che la priorità,
al momento della sua nomina,
fu «la ricerca di un direttore stabile che consentisse di portare
profondi cambiamenti. Una ricerca difficile, tanto che persino
gli orchestrali avanzarono proposte di medio calibro, per non
dire modeste. Scommisi su Daniele Gatti, che non aveva 30 anni: curò una sorta di ringiovanimento dell’interpretazione, che
era adagiata su troppe convenzioni. Un lavoro che fu approfondito da Chung».
Poi c’è stato l’arrivo di Pappano, «un’intuizione non mia ma
di Berio, che gestì l’Accademia
per quattro anni tra i miei vari
mandati; Pappano ha portato il
riconoscimento all’estero, è una
grande ricchezza per la città e
per la musica in Italia. Dal Giap-
Ha detto

Condizionamenti
La politica tenta
sempre di poterti
condizionare
Gli unici che
vengono da amanti
della musica sono
Ciampi e Napolitano
Prove La violoncellista Sol Gabetta (32) con Antonio Pappano (54). A destra, Bruno Cagli (72)
pone al Sudamerica, andremo
ovunque». E con Pappano è cominciato il cammino all’Auditorio di Renzo Piano, la nuova sala
attesa 68 anni, dopo lo sventramento fascista dell’Augusteo.
«Alcuni grandi direttori non venivano a Roma per l’inadeguatezza del precedente Auditorio
della Conciliazione, che non è
nato per la musica. Quando finalmente ci trasferimmo, un
esponente di governo disse: sarà
una cattedrale nel deserto. Non
è stato così. Molto utili alla causa
furono Francesco Rutelli come
sindaco e Gianni Letta».
Con la nuova sala non c’erano
più alibi per la crescita della prima orchestra sinfonica italiana.
Eppure Cagli ha vissuto «malissimo» la mancanza dell’organo:
«Anche l’acustica ne avrebbe
giovato. Mi rivelarono che i soldi
previsti per l’organo erano stati
spesi per altre necessità, e mi
convinsi che non si sarebbero
trovati più. Poi Berio non la ri-
tenne una battaglia da fare».
L’Accademia è l’unica istituzione musicale slegata dai politici: hanno tentato di mettere le
mani su di voi? «Ahhh, lo fanno
tuttora. In compenso gli unici
politici assidui che vengono ai
nostri concerti sono due presidenti della Repubblica, Ciampi e
Napolitano. L’ingerenza della
politica... In passato, nei miei tre
anni come direttore artistico all’Opera di Roma, ho visto cinque
tra commissari e sovrintenden-

La scommessa
Decisi di puntare
su Daniele Gatti, che
non aveva ancora 30
anni, lui portò
avanti una sorta di
ringiovanimento
dell’interpretazione
ti. In Orchestra c’erano due arpe,
la seconda suonò una sola volta
per Aida. Io amo quel teatro, a
Roma c’è spazio per due grandi
enti musicali. Ma nessuno dell’orchestra di Santa Cecilia può
permettersi di guadagnare uno
stipendio con 62 giorni lavorativi in sei mesi, come succede all’Opera. Noi sfioriamo le mille
manifestazioni l’anno (compresi
gli incontri), abbiamo superato i
Berliner come spettatori: 340
mila contro 280 mila. La storia
dell’Accademia, che ha origini
nel ’500, è conservata nel nostro
archivio. Quando Barenboim mi
ha chiesto la documentazione
del suo corso di perfezionamento, gli ho risposto che potevo
dargli solo la fotocopia. Altrove
può succedere di tutto. Un mio
studio musicologico sul Rossini
serio, ad esempio, che era all’Archivio di Stato, l’ho rivisto in
vendita da un antiquario».
Qual è il rovescio
della medaglia nel
dipendere da umori
e idee dei musicisti?
«L’esasperante ricerca della sicurezza
del denaro, una fatica immane che mi
ha spinto a lasciare.
Veniamo da nove anni di pareggio di bilancio. Sto
programmando con Pappano i
prossimi tre anni senza sapere
quanto avrò. Per fortuna l’autofinanziamento supera il 50%. Il
paradosso è che se taglio qualche concerto ci rimetto. Siamo
condannati, in senso buono, a
lavorare molto. Tra le cose di cui
vado fiero, l’orchestra e il coro
giovanili. Dobbiamo curare gli
spettatori di domani».
Valerio Cappelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Box Office Usa
Da «Iron Man»
ai «Guardiani
della Galassia»:
i trionfi Marvel
Vincono le battaglie che
nessuno di noi potrebbe
combattere. Anche al
botteghino. Come dimostra il
boom di incassi nel weekend,
in Usa e Canada, di Guardiani
della galassia (in Italia uscirà
il 22 ottobre). Il film di James
Gunn, tratto dal fumetto
Marvel, è primo al box office
con ben 94 milioni di dollari
(circa 70 milioni di euro):
l’incasso d’esordio più alto di
sempre per agosto, e il terzo
dall’inizio dell’anno. Tra i
protagonisti dell’avventura
spaziale con extraterrestri
disadattati e un procione
parlante, Chris Pratt (foto),
Zoë Saldaña, Vin Diesel,
Bradley Cooper, Benicio del
Toro e Glenn Close. I
Guardiani della galassia è il
10° titolo uscito nelle sale da
quando Marvel ha finanziato
le proprie produzioni, da Iron
Man (2008) a Thor, fino a
The Avengers. Tra i supereroi
prossimamente in uscita
Avengers: Age of Ultron e
Ant-Man (2015).
36
Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
Sport

L'analisi
È L’INTER
LA MIGLIOR
SQUADRA
DELL’ESTATE
Mercato Nello scorso
campionato, solo il 38%
dei calciatori era eleggibile per
la nazionale. Gli over 30 sono
il doppio rispetto alla Germania
di MARIO SCONCERTI
L’
Inter è per adesso la
miglior squadra vista in
estate. Non per individualità,
ma per complesso, gioca già da
squadra, ha caratteristiche
tattiche già precise. M’Vila non
ha l’ordine di Cambiasso, ma
molta forza in più, permette
alla squadra di pressare con
insistenza. È questo che ha
messo in difficoltà prima il
Real, poi la Roma,
tecnicamente superiori. Per la
prima volta si vede l’idea di
gioco di Mazzarri, l’anno
scorso rimasta piuttosto
oscura. L’Inter gioca come una
provinciale di lusso, aspetta,
aggredisce l’avversario che
porta la palla, e riparte subito.
Ha una condizione leggera, in
sostanza è già veloce, quasi un
piccolo handicap a un mese
dall’inizio del calcio vero. La
finta sorpresa è Dodò,
giocatore di talento su cui si è
un po’ equivocato. A Roma non
ha fallito, non c’era
semplicemente il suo ruolo.
Dodò è un esterno alto, da
fascia lunga. A Roma doveva
giocare terzino, fare cioè il
difensore, cosa che non sa fare.
Ma ha sempre avuto un
bellissimo sinistro e uno dei
migliori cross d’Italia. Non
siamo davanti a Roberto
Carlos, ma a un ottimo
giocatore sì. Bloccata intorno a
M’Vila, la fase difensiva
sembra già a posto, quando
l’Inter perde palla raramente si
fa sorprendere dall’avversario.
Resta da scoprire quella
offensiva. Kuzmanovic è in
crescita rispetto a un anno fa,
anche sul suo rendimento ci
sono stati spesso equivoci.
Forse partirà, comunque sia il
suo ruolo è quello attuale, da
mezzala pura e verticale.
Jonathan è chiaramente una
soluzione di rimbalzo.
Hernanes e Kovacic porteranno
qualità e meno disciplina,
meno spirito di squadra. Ma
senza la loro tecnica sarebbe
difficile far partire l’attacco,
adesso spesso solo e
occasionale. L’Inter sarà una
grande squadra solo se
Hernanes tornerà se stesso e se
Kovacic diventerà una mezzala
completa. Cosa che può
tranquillamente fare. Anche
Icardi sta diventando un
progetto interessante, ma avrà
un avversario di reparto
fortissimo. Osvaldo mi sembra
ancora il miglior centravanti
italiano. Diventa nervoso
quando non gioca e non si
sente apprezzato, ma ha doti
fisiche e tecniche molto alte.
Per dare il meglio l’Inter dovrà
giocare quasi sempre in
contropiede. Per fare questo
non è necessario chiudersi in
area, ma lasciare il pallone agli
altri in mezzo al campo. Se
mantiene velocità di gioco,
l’Inter mi sembra molto forte.
Se pretende di giocare meglio
dell’avversario, decisamente
meno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Un classico triangolare estivo, di fantasia, ma magari meno
inutile di tanti altri: gli under 21
azzurri di Scuffet e Berardi contro gli under 21 stranieri e il loro
super tridente (Keita-IcardiIturbe) e gli over 32 stranieri,
con 587 presenze in Champions
come medaglie sul petto. Ovvero, una prima fotografia dei giovani talenti in rampa di lancio,
quelli in cerca di conferme importanti e delle vecchie glorie,
più o meno tirate a lucido. Tre
squadre molto diverse, tre mondi a parte che nella realtà quotidiana del nostro campionato
chiaramente si incrociano tra
loro, ma che presi singolarmente danno meglio l’idea di un
movimento in difficoltà, con un
livello medio di qualità su cui si
può discutere. Ma anche con
qualche segnale legittimo di
speranza.
I movimenti di mercato conclusi finora (54% di stranieri su
190 giocatori) confermano in
pieno la tendenza del campionato, in linea con l’allarme lanciato a marzo dal c.t. Prandelli
sui «38% di giocatori eleggibili
54%
delle 190
operazioni
di mercato
fin qui fatte in A
riguarda gli
stranieri (103)
29,2%
over 30
impiegati nella
scorsa serie A
In Bundesliga il
15%: dimezzati
dal 2001
3-4-3
3-5-2
Scuffet
35%
di giocatori
impiegati
nella finale a 8
del campionato
Primavera
erano stranieri
Under 21 italiani
Mezza squadra era stata
convocata a marzo da
Prandelli per uno stage.
Rugani, Bernardeschi e
Belotti debuttano in A.
Berardi (foto) e Scuffet si
devono confermare.
gani
Romagnoli Ru
Crisetig
Cristante
Belotti
Almunia
Over 32 stranieri
Murru
Sei giocatori appena arrivati
(Vidic nella foto) infoltiscono
il gruppo di ultratrentenni: il
romanista Cole con 105
presenze in Champions è il
veterano in una squadra da
587 partite
Benassi
Bernardeschi
Cerri
Berardi
Alex
Vidic
A. Cole
ra
Izco S. Keita Ev
Maicon Essien
Klose
Palacio
C.D.S.
C.D.S.
Scontro di generazioni
per la nazionale». Gli stranieri
più importanti arrivati finora
confermano un’altra tendenza
cronica, senza contare che il sogno di avere Eto’o o il capitano
del Messico Rafa Marquez (35
anni) è ancora vivo: nell’ultimo
torneo il 29% dei giocatori
schierati aveva oltre 30 anni, il
doppio della Bundesliga. Non a
caso il bomber della squadra
degli ultratrentenni è il laziale
Klose, 36 anni, fresco campione
del mondo e capocannoniere di
sempre ai Mondiali (16 gol). Per
rinforzare un gruppo che ha
perso il blocco interista Milito,
Tra giovani fenomeni
e vecchi stranieri,
rischiano di non trovare
posto i ventenni italiani
Cambiasso, Zanetti, Samuel sono arrivati difensori di spessore
come Vidic, autore del primo
gol interista contro la Roma nella sfida di sabato, Alex (dal Psg
al Milan), ma anche esterni come Cole (dal Chelsea alla Roma)
o Evra (dal Man Utd alla Juve).
«Quando arrivano giocatori
come Vidic o Alex vanno benissimo perché hanno tanta esperienza — osserva Filippo Galli,
responsabile del settore giovanile del Milan —. Del resto nessuno ha l’interesse di far venire
qui giocatori per farli svernare.
Ma per i ragazzi italiani resta il
grande problema dello sbocco
dal settore giovanile. Mancano
le seconde squadre o almeno la
possibilità di controllare altri
club che possano giocare in Lega Pro».
I giovani interessanti anche
tra gli italiani non mancano, anche se i pari quota stranieri hanno già molti più chilometri nel
motore. Proprio Prandelli il 7
marzo aveva convocato 31 «azzurrabili» in uno stage a Coverciano, con i vari Leali, Scuffet,
Murru, Romagnoli, Cerri, Benassi e Rugani. Tra questi debutta in A il portiere Leali col
Calcio spettacolo Il presidente della Sampdoria punta alle «quote rosa» ma sogna anche un campionato europeo e stadi «sorridenti»
Ferrero e le miss a bordo campo: «Non chiamatele raccattapalle»
E per favore non chiamatele raccattapalle. Per Massimo Ferrero sono «nuove
figure di servizio a bordo
campo». Il concetto è che a
recuperare i palloni finiti
fuori dal rettangolo di Marassi non c’erano i soliti ragazzini con le braghette
troppo larghe ma splendide
figliole in tuta nera aderente
e cappellini all’americana
d’ordinanza. Che hanno
svolto il loro compito «in
modo professionale» e hanno anche portato fortuna,
visto che la Sampdoria ha
battuto l’Eintracht di Francoforte 4-2, onorando nel
migliore modo la memoria
di Boskov e scatenando la
gioia ultrà del suo presidente, 63 anni domani. Al quar-
to gol — Soriano al 41’ del
primo tempo — il sosia
compatto di Beppe Grillo si
è scaraventato giù dalla tribuna d’onore agitando la
sciarpa blucerchiata per arringare la Sud.
Insomma il calcio diventa
un cinema: normale quando i presidenti sono produttori, e anche un po’ attori sopra le righe. Tipo De
Laurentiis che si era già inventato per il Napoli le che-
erleader italiane, le magliette mimetiche e le mascheresuspense dei nuovi acquisti.
Ferrero è appena arrivato
nel calcio italiano, nemmeno due mesi, e già vuole
cambiarlo. Sogna un campionato continentale, stadi
«palpitanti ma sorridenti» e
college all’americana —
uno lo sta già architettando
a Bogliasco — dove i ragazzi
possano studiare e insieme
L’apertura
«Non vogliamo stupire:
il calcio è un’azienda
seria e non bisogna
avere pregiudizi»
Il precedente
Nel 2009 in occasione
della finale di Coppa
d’Olanda fu reclutato
uno staff di ragazze
diventare atleti («Oggi chi
vuole fare sport in Italia è
penalizzato nella formazione scolastica»).
Intanto si è inventato le
raccattapalle, o come le
chiama lui. «Il calcio è
un’azienda seria. Guai avere
pregiudizi. Bisogna aprire
alle “quote rosa” come nella
politica, nell’economia e
nello spettacolo», dice. «Il
fine non è stupire, ma dare
spazio a tutti. Le ragazze a
bordo campo sono state
bravissime, attente e precise e quindi ripeteremo
l’operazione in campionato.
Questione di serietà, non di
spettacolo fine a se stesso».
Le miss ingaggiate facevano parte di un’agenzia
professionale ma l’idea del-
Innovatore Massimo
Ferrero, 63 anni domani,
presidente della Sampdoria, attorniato dai suoi
giocatori (LaPresse)
la Samp è quella di reclutare
in futuro delle vere calciatrici, da alternare ai maschietti delle giovanili.
L’esperimento al femminile lo aveva avviato cinque
anni fa l’Olanda nella finale
d i co p p a n a z i o n a l e t r a
Twente ed Heerenveen, ma
in quel caso le «bordocampiste» erano vere e proprie
suffragette, ingaggiate per
attirare il pubblico maschile, con coda polemica e fallimento della prova. Al produttore de La chiave di Tinto Brass ovviamente l’estet i ca fe m m i n i l e n o n d à
fastidio, ma «il nostro spirito — precisa — resta quello
del fair play e della dignità».
Federico Pistone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sport 37
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
Idea della Fifa:
4° cambio in caso
di supplementari
BERLINO — Quarta sostituzione in arrivo. Michel
D’Hooghe, responsabile medico e membro
dell’esecutivo della Fifa, in un’intervista al quotidiano
tedesco Welt am Sonntag si dice favorevole
all’introduzione di un quarto cambio per le partite che
vanno ai supplementari, soprattutto per garantire una
maggiore tutela degli stessi calciatori. «Sono
dell’opinione — ha spiegato D’Hooghe — che debba
essere data la possibilità di effettuare una quarta
sostituzione qualora la partita vada oltre il 90’. Se una
squadra effettua i tre cambi nei tempi regolamentari, in
caso di infortunio durante i supplementari un giocatore
spesso resta in campo per non lasciare i compagni in
dieci».
La corsa alla presidenza Figc Nuova gaffe del n. 1 dei Dilettanti. Oggi assemblea di Legapro
Tavecchio: «Mi hanno trattato
peggio dell’assassino di Kennedy»
Albertini attacca via Twitter: «Il Palazzo continua a scricchiolare»
3-4-3
Strakosha
Under 21 stranieri
Una difesa tutta da valutare
(Elez e Strakosha della Lazio
saranno forse girati
in prestito). Ma un attacco
super (Iturbe nella foto): con
il palermitano Dybala o lo
juventino Coman in panchina
Brillante
Elez
Kovacic
Duncan
B. Keita
Nica
M’Baye
Sanabria
Icardi
Iturbe
C.D.S.
Di comune accordo i candidati alla presidenza della Figc,
Carlo Tavecchio e Demetrio Albertini, hanno deciso di non incontrarsi oggi a Firenze nell’assemblea dei club di Legapro,
tappa strategica, se non decisiva, a una settimana dal verdetto
dell’urna. Le cose sono due: o i
nervi sono così tesi che i due
preferiscono evitarsi oppure il
dialogo non serve più e l’accordo sottobanco c’è già anche se
proprio non si vede.
A giudicare dalla linea tenuta
da De Rossi, proseguita da
Chiellini e sulla quale probabilmente si muoveranno nei prossimi tre giorni Pirlo e altri senatori azzurri dopo lo «scatenate
l’inferno» via Twitter di Albertini («Il Palazzo del potere continua a scricchiolare»), l’aria è da
scontro totale. La pressione è alle stelle e sotto pressione, si sa,
Tavecchio dà il meglio di sé:
«L’assassino di Kennedy non ha
subìto quanto me. E pensare
che proprio in questi giorni ricorre il trentennale del mio im-
Il paragone infelice
Oswald, che brutta fine
ucciso da Jack Ruby
Lee Harvey Oswald è l’uomo giudicato
colpevole della morte del presidente
americano John Fitzgerald Kennedy (Dallas,
22 novembre 1963). Venne ucciso due giorni
dopo mentre veniva scortato dalla polizia da
Jack Ruby, un gestore di night club.
Daniele De Rossi

Dimissioni
Le cose che ha detto
Tavecchio sono gravi.
All’estero sarebbero
scattate le dimissioni
automatiche.
Da noi invece no
pegno in Africa, dove ho contribuito a far aprire un ospedale e
dove ho adottato a distanza tre
bambini», ha detto ieri il candidato forte alla poltrona che fu di
Giancarlo Abete in riferimento
all’attacco mediatico dopo il celebre scivolone su extracomunitari e banane.
Gaffe genera gaffe, insomma.
«È stato eccessivo, Kennedy fu
assassinato — ha detto un divertito presidente del Torino,
Urbano Cairo, uno dei 9 che
IL FAVORITO
Cesena, ma per conto della Juve:
Scuffet ha 3 anni in meno e si è
preso il posto da titolare dell’Udinese. I vari Bardi, Perin, Colombi, Sepe, hanno pochi anni
in più e testimoniano una certa
vivacità del ruolo: per trovare
un numero uno straniero Under
21 bisogna fare ricorso all’albanese della Lazio, Strakosha, che
verrà girato in prestito.
Il ruolo più delicato sembra
quello di difensore centrale. Rugani, pure lui già della Juve ma
titolare nell’Empoli, è la grande
speranza al debutto in A. Romagnoli della Roma è sei mesi più
giovane ma è più esperto: «Se
rimarrà coi giallorossi però farà
fatica a trovare spazio — sottolinea Galli, ex difensore centrale
del Milan — e dovrebbe avere la
possibilità di fare esperienza.
Sono rarissimi i casi di Scuffet e
De Sciglio, che hanno fatto un
percorso dalle giovanili alla prima squadra». Tra questi c’è anche Berardi, uomo di punta della meglio gioventù azzurra, in
attesa di vedere Bernardeschi
della Fiorentina, Belotti del Palermo, esploso in B con 10 gol e
magari il talento classe ’96 di Alberto Cerri, possente attaccante
centrale del Parma: «Berardi ha
vissuto un anno straordinario
— ricorda Galli — poi si è fermato. Al Sassuolo ha la possibilità di confermarsi e di mettersi
in mostra. Può anche essere
l’anno di Cristante nel Milan.
Anche perché Inzaghi i giovani
li conosce bene». E s bene, da allenatore al debutto, che la fiducia è la prima cosa che conta.
Salvatore Riggio
Paolo Tomaselli
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Dopo il morso a Chiellini
Suarez, pronto lo «sconto»
A settembre già in campo
Potrebbe essere dimezzata la squalifica di quattro mesi inflitta a
Luis Suarez dopo il morso a Chiellini nella gara mondiale del 24
giugno vinta dall’Uruguay sull’Italia. Se il Tas di Losanna
accoglierà il ricorso, il giocatore potrebbe debuttare con il
Barcellona già a inizio settembre. Ex giudici del tribunale
svizzero hanno definito la squalifica di Suarez «sproporzionata»
e ritengono che «non avrebbe dovuto superare la frontiera delle
competizioni internazionali. Una squalifica con la tua nazionale
non può essere estesa al club che ti paga». L’8 agosto la giuria
del Tas ascolterà Suarez e i suoi legali. Il Barcellona ha designato
l’italiano Luigi Fumagalli. Intanto il Valencia ha vinto l’Emirates
Cup battendo 3-1 il Benfica. Torna al gol Radamel Falcao (1-0
del Monaco sull’Arsenal), l’attaccante colombiano che aveva
saltato il Mondiale per un infortunio che lo ha tenuto fermo sei
mesi. Il Chelsea di Mourinho perde in amichevole 3-0 con il
Werder Brema. A Trento una doppietta di Luca Toni e i gol di
Nenè e Rabusic regalano il 4-0 al Verona contro l’Al-Khor
(Qatar). Sempre in Trentino, il Palermo ha pareggiato 2-2 col
Brescia (in gol Dybala e Belotti). In programma oggi a Eboli
(alle 20.45) Parma-Salernitana.
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I due programmi
Nuovo segretario generale
e una spinta per lo ius soli
1
2
1
Investimenti da
3 milioni l’anno
contro seconde
squadre
come bacini
2
rettore generale. Sotto, una serie
di «Direzioni» con deleghe specifiche e una «business unit»
che offra servizi anche per le
singole componenti federali.
La comunicazione e il rapporto con i tifosi riparte dal
restyling del sito istituzionale,
per sviluppare il marchio (con
specialisti nel marketing) e fidelizzare sempre più all’azzurro.
Strutture e rapporti col governo: per gli stadi c’è la valorizzazione della sinergia con il
Credito Sportivo e la ricerca di
nuovi finanziatori. Obiettivo riqualificazione, con l’abbattimento delle barriere contestuale
alla professionalizzazione degli
stewart (e alleggerimento della
responsabilità oggettiva) e coinvolgimento dei tifosi nell’organizzazione. Al governo si propongono due cose nuove: l’abolizione dell’Irap per le imprese
sportive e l’adozione del modello francese per il finanziamento
dello sport, cioè una royalty a
chi organizza eventi su cui si
scommette.
Donne: la proposta è quella di
chiedere ai club professionistici di istituire almeno una
squadra femminile che partecipi
a campionati, anche giovanili,
con format innovativi per lo sviluppo del settore.
3
4
5
a. arz.
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Introduzione
del segretario
generale,
come battere il
corporativismo
Comunicazione
e tifosi
3
Valorizzazione
del marchio
oppure nuovo
sviluppo sui
social network
Strutture
e governo
4
Abolizione
dell’Irap,
impianti
nuovi o da
ammodernare
Calcio
femminile
5
Una squadra
per club
maschile,
maggior
armonizzazione
Andrea Arzilli
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L’OUTSIDER
Via alle seconde squadre
rating per i settori giovanili
La nuova
governance
Dilettanti
Carlo
Tavecchio
(Ansa)
Così Carlo Tavecchio. Lo slogan è: «Rimettere il gioco del
calcio al centro del progetto».
Per questo si pensa a una nuova
organizzazione, a investimenti
sui giovani attraverso la rete dei
Centri di Formazione Federali
(della Lnd) e all’innovazione degli impianti, con riferimento al
pericolo da scampare: «La paura
delle riforme».
Giovani e stranieri: per i primi, oltre agli investimenti
(stimati 3 milioni l’anno) da girare nella formazione di nuovi
atleti e nuovi tecnici (con l’introduzione di un coordinatore
per regione), la proposta è quella delle «seconde proprietà» da
armonizzare alla riduzione dell’area professionistica; per i secondi, considerati gli accordi di
Schengen e la legge Bosman, i
modelli di riferimento sono
quello inglese (quote di ingresso
destinate a giocatori con crediti
internazionali) e quello tedesco
(lo «ius soli», cioè l’attribuzione
della cittadinanza ai nati in Italia
da genitori stranieri, che però è
competenza del governo).
Nella governance la proposta
di cambio è radicale: introduzione della figura del Segretario generale della Federazione,
non organo federale ma capo
dell’azienda Figc sotto il controllo dell’organo politico; e
abolizione della duplicità del Di-
Giovani
e stranieri
hanno scaricato Tavecchio (il
Parma, invece, ha confermato il
sostegno) —. Mi sembra che
nelle gaffe lui ci vada alla grande». Il che contribuisce a creare
tensione su tensione proprio
nel momento cruciale della corsa allo scranno più alto della Federcalcio. Mentre cioè l’Aic di
Tommasi e Albertini tenta il tutto per tutto in una rimonta che i
numeri rendono davvero disperata e che, probabilmente, punta più che altro a far fare un pas-
so indietro all’avversario. «Per
quanto mi riguarda non è cambiato nulla», ha detto infatti il
presidente della Legapro, Mario
Macallli: il suo 17%, unito al 34%
in mano a Tavecchio, smorza di
fatto l’ultima offensiva messa su
dai calciatori e spinta dal Pd.
Il primo cannone lo ha fatto
esplodere Daniele De Rossi addirittura dagli Usa: «In America,
Francia, Inghilterra, per cose
così dopo un giorno ti fanno dimettere — il romanista su Opti
Pobà —. Adesso se io litigo con
uno di colore in campo e gli dico
“tu mangi le banane” sarà una
gaffe e quindi guai a squalificarmi». E poi ancora Giorgio Chiellini: «Sono rimasto sconcertato
dalle parole di Tavecchio. Niente di personale, ma credo che
bisogna smetterla di fare certe
figure con il mondo e scegliere
le persone giuste che abbiano il
decoro per ricoprire certi ruoli».
Tavecchio è sotto tiro, la battaglia vera è appena cominciata.
Calciatori
Demetrio
Albertini
(Pegaso)
Così Demetrio Albertini: cita
Steve Jobs e papa Francesco come auspicio di una rivoluzione
culturale che parta dalla base, la
scuola, per arrivare fino al vertice. Obiettivi: il reclutamento
tecnico e il reset educativo che
può vedere protagonisti degli
«ambasciatori» della Figc, cioè
ex azzurri dall’alto profilo. I cardini: tutela della salute (con step
di visite mediche obbligatorie),
salvaguardia dei principi di lealtà sportiva, lotta alla discriminazione.
Giovani e stranieri: il modello
è quello delle seconde squadre come bacini per far crescere i
talenti. In alternativa, le convenzioni Figc per collaborazioni tecniche tra società sportive, di fatto «succursali» nelle serie minori. Il tutto mentre si pensa a una
nuova politica di immigrazione
e a un sistema di rating per i settori giovanili, con incentivi per i
più virtuosi. La proiezione in serie A è nella proposta di rose con
un tetto di 25 giocatori di cui
8/10 cresciuti nei vivai nazionali.
La proposta di governance è
per sconfiggere il «corporativismo»: il riferimento è a una
legge quadro dello sport, l’idea è
quella di separare le specificità
professionisti e dilettanti, aree
nuove «con un equo bilanciamento nei pesi elettorali». Da
1
2
qui un nuovo modello gestionale articolato su tre aree: politicoistituzionale, tecnico-sportiva e
amministrativa-gestionale, per
le quali sarà fondamentale il collegamento del direttore generale.
La comunicazione e il rapporto con i tifosi: adottare un
modello di «customer relationship management» con la creazione di un database socio-demografico dei tifosi della nazionale per sviluppare la comunicazione su YouTube, i social ecc...
Strutture e rapporti col governo: collegamento con il
Coni e con i vari ministeri, soprattutto con il Miur (meccanismo dei crediti formativi per
l’attività agonistica). Gli impianti presi in esame sono quelli
scolastici, molti da ammodernare. Per gli stadi si fa con quello
che c’è adottando gli standard
minimi dell’Uefa: via le barriere,
obbligo dei seggiolini a norma e
investimento nella tecnologia.
Donne: più soldi per investire
nel calcio femminile, con
l’armonizzazione delle varie anime (Dipartimento calcio femminile, Settore giovanile e scolastico, Settore tecnico e Club Italia)
che oggi sono «distribuite in
modo disorganico».
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a. arz.
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38 Sport
Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
Atletica, male Howe
«Niente Europei»
Bis della Del Buono
«Non mi sento pronto ad affrontare un campionato
europeo», ha dichiarato Andrew Howe, giunto secondo
con 21’’ netti sui 200 nel meeting della Valsugana, dietro
Enrico Demonte (20’’85). Nuovo acuto della 19enne
Federica Del Buono, già convocata per gli Europei di
Zurigo nei 1.500: per lei 2’01’’80 negli 800, al di sotto
dello standard di partecipazione al torneo continentale.
Ciclismo, Nibali vince
il criterium Merckx
Cadute in Polonia
A una settimana esatta dal trionfo nel Tour de France,
con la passerella d’onore a Parigi, Vincenzo Nibali è
tornato al successo imponendosi in Belgio nel Criterium
di Wolvertem intitolato al «Cannibale» Eddy Merckx.
Giro di Polonia, prima tappa caratterizzata da pioggia,
vento e cadute: vince il bielorusso Hutarovic (Ag2r).
Terzo Manuele Mori (Lampre)
Bilancio I nerazzurri tornano dagli States con un bilancio molto positivo
L’Inter di Vidic, M’Vila e Dodò
un successo il mercato low cost
Manca ancora Medel, Osvaldo sbarca oggi a Milano
Milan
Colpiti e affondati I giocatori del Milan in barriera (Afp)
Inzaghi si tira su
«C’è lo spirito giusto
in Italia ci rifaremo»
«Nel campionato italiano con questa determinazione e
questa voglia possiamo fare bene, dobbiamo solo scrollarci
di dosso le paure dello scorso anno». Cambiano gli
allenatori ma il ritornello da Clarence Seedorf a Pippo
Inzaghi non muta. Il focus viene sempre puntato sui timori
retaggio del balbuziente campionato passato. Ma basta
l’angoscia per giustificare 10 gol incassati (contro uno solo
segnato), prestazioni sotto tono ed errori marchiani? Il
Milan nella notte di sabato ha chiuso il cammino nella
Guinness Cup beccando 2 reti dal Liverpool. La prima su
errore di Essien, la seconda su gentile omaggio di Cristante.
«La situazione è preoccupante» sussurrano dai corridoi
della sede. La rosa più povera tecnicamente dell’era
Berlusconi non regala da Oltreoceano gioie né motivi per
sorridere. I nuovi acquisti per il momento non incidono:
Menez a causa dello stiramento al quadricipite non è mai
stato impiegato, Alex è parso impacciato, Agazzi incerto.
Contro il Liverpool, che da giocatore gli regalò la più grande
soddisfazione sportiva, Inzaghi (dopo la tripletta
dell’Olympiacos e il 5-1 del City) assiste a piccoli progressi.
Stavolta, ai vicecampioni
della Premier, almeno non
sono state concesse praterie
Venerdì il vertice
per il contropiede (Abbiati
Serve un portiere,
ha anche parato un rigore a
venerdì il tecnico
Lambert). «Dobbiamo
a Forte dei Marmi per continuare con questo
quando ci
un vertice con Galliani spirito,
confronteremo in Italia i
nostri valori verranno fuori.
Forse siamo ancora un po’
ingenui» ha confessato scoraggiato il tecnico milanista. Che
però all’ora della colazione era già pronto a rivedere i video
della gara per apportare correttivi. «Ho visto un Milan in
crescita, di certo migliore rispetto alle precedenti uscite» ha
dichiarato comprensivo Adriano Galliani. «Abbiamo
giocato in maniera dignitosa e ho visto un buon Niang».
Dopo l’amichevole di mercoledì contro il Chivas, la squadra
tornerà in Italia. Venerdì il tecnico milanista raggiungerà a
Forte dei Marmi l’ad rossonero e chissà se il vertice servirà
per effettuare un punto sul mercato. Bloccato peraltro a
causa dell’ostinazione di parecchi giocatori a non volersi
muovere da Milano: Mexes, Essien, Albertazzi, Zaccardo
rifiutano ogni destinazione. Senza parlare di Robinho, la cui
agente è a Dubai con il mandato a trattare per conto del
Milan con i club interessati. Solo dopo la sua cessione potrà
partire la caccia all’esterno: Campbell sembra essere uscito
dai radar vista l’indisponibilità di Wenger a separarsene.
Cerci resta il primo della lista mentre su Balotelli
(impiegato nella ripresa con il Liverpool) non si registrano
offerte concrete dei reds nonostante le parole di Rodgers.
Piuttosto nelle ultime ore, dopo le prestazioni poco
convincenti di Agazzi e i malanni fisici di Abbiati, si pensa a
un portiere. Ieri ne hanno parlato a pranzo Galliani e
Preziosi ma Perin costa fra i 10 e 15 milioni. Si è discusso
anche di un possibile scambio: Niang al Genoa per
Antonelli e Kucka. Anche il presidente Berlusconi ha fatto le
ore piccole per non perdere di vista il suo Milan. Chi lo ha
sentito giura che non siano presenti segnali di turbolenza
nei cieli sopra Arcore. Già, ma fino a quando?
Monica Colombo
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Se «questo è l’inizio di una
grande strada», come annunciato ieri da Juan Jesus a Sky
Sport, lo scopriremo nei prossimi mesi. Per ora l’unica certezza è che la tournée negli
Usa è stata più che positiva
per l’Inter di Walter Mazzarri.
Un dato su tutti certifica che la
squadra sta trovando in fretta
equilibrio, solidità e compattezza, doti che non ha quasi
mai avuto nella passata stagione. Dunque in 270 minuti,
più recuperi, contro Real Madrid, Manchester United e Roma, Vidic e soci hanno subito
un solo gol, realizzato da Bale,
tra l’altro, con un gran tiro da
30 metri. Un anno fa, di questi
tempi negli States, i gol al passivo erano stati 9, sempre in
tre gare contro Real, Chelsea e
Valencia.
Energia nuova in casa Inter,
e senza che Thohir abbia dovuto mettere mano al portafoglio. Il mercato, infatti, è stato
e sarà low-cost, eppure sono
arrivati giocatori di spessore.
Onore ai meriti del ds Piero
Ausilio, abile nel fare un buon
mercato, anche senza soldi,
ma con le idee. Vidic era a fine
contratto coi Red Devils, Dodò è stato preso in prestito
biennale (600mila euro),
M’Vila, sempre in prestito (1
milione) e per entrambi
l’eventuale acquisto definitivo scatterà a rate dal 2016 in
poi, proprio come quello di
Osvaldo (prestito gratuito) in
arrivo oggi a Milano dove domani sosterrà le visite mediche. Ausilio, inoltre, ha riscattato la seconda metà di Krhin
(1,2 milioni), Taider (2 milioni) dal Bologna e il 50 per cento di Biraghi dal Cittadella.
Totale uscite: 5,4 milioni. In
compenso Livaja è stato ceduto (2,75 milioni) al Rubin, Benedetti al Cagliari (1 milione),
Paramatti (1 milione al Bologna), mentre dai prestiti di
Biraghi (Chievo) e Duncan
(Sampdoria) sono entrati in
cassa altri 650mila euro.
5,4
milioni di euro
spesi fino adesso dall’Inter
sul mercato. La società
nerazzurra ha incassato
la stessa cifra dalle
cessioni e potrebbe
chiudere in attivo
vendendo Alvarez o Guarin
1
gol subito
dall’Inter nelle tre partite
giocate negli Usa contro
Real Madrid, Manchester
United e Roma. Un anno
fa, contro Real, Chelsea
e Valencia i nerazzurri
avevano incassato 9 reti
I conti, insomma, tornano
alla grande e sono destinati a
migliorare se Ausilio riuscirà
a cedere almeno uno tra Guarin e Alvarez, oltre a Taider,
giusto per bilanciare l’acquisto di Gary Medel: la trattativa
Come nel sumo
Nagatomo e Guarin
festeggiano lottando
il secondo gol alla Roma
(Liverani)
col Cardiff è davvero a un passo dalla chiusura, dopo che i
due presidenti hanno definito
termini e modalità di pagamento. Per il cileno sono già
stati programmati i test medici per mercoledì e giovedì po-
trebbe presentarsi ad Appiano Gentile dove l’Inter, riprenderà ad allenarsi dopo i
due giorni di permesso concessi da Mazzarri alla squadra,
in arrivo oggi verso le 13 a
Malpensa.
Quanti tifosi
ManU-Real
e lo stadio
è stracolmo
Due squadre di gran
nome ma decisamente
incomplete sono
bastate per scatenare
l’entuasiasmo dei fan
americani: ben 109.318
spettatori sabato al
Michigan Stadium per
assistere alla partita tra
Manchester United e
Real Madrid (Ap)
Niente finale di Guinness,
infatti, nonostante il 2-0 con
la Roma per gli interisti: la
Champions Cup se la giocheranno a Miami Manchester
United e Liverpool. La squadra di Mazzarri tornerà in
campo domenica prossima a
Francoforte contro l’Eintracht
e giovedì 14 agosto affronterà
il Paok a Salonicco nell’ultimo
test prima dell’esordio ufficiale in Europa League del 21
agosto. Il sorteggio è in programma venerdì a Nyon.
Intanto Dodò, uno dei migliori nella tournée negli Usa,
dal proprio profilo Twitter, ha
mandato un affettuoso messaggio all’ex compagno di
squadra Leandro Castan, costretto a uscire dal campo dopo pochi minuti della sfida di
sabato sera contro l’Inter, per
un problema muscolare.
«Spero non sia niente di serio
amico mio!!! Forza Castan».
Franco Fiocchini
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La novità Nella B francese debutta stasera la Diacre, prima donna allenatrice: «Voglio democratizzare questo ruolo»
Corinne, pioniera in panchina a dare ordini agli uomini
DALLA NOSTRA INVIATA
PARIGI — Che lo voglia o no
oggi i riflettori del calcio francese (e non solo) sono puntati su
di lei. Corinne Diacre, prima
donna allenatrice di una squadra maschile professionistica in
Francia, debutta in panchina. Il
suo club, simbolo della regione
dell’Alvernia, il Clermont-Foot,
stasera scende in campo contro
il Brest in apertura del campionato di serie B. E una partita di
per sé di modesto interesse diventa un evento mediatico. Per
allentare la tensione e ridurre il
peso delle aspettative, Corinne
smorza la portata del suo ruolo
pionieristico: «Sono solo un’allenatrice. Al mio posto ci sono
stati uomini che hanno fallito.
Ma so che ci saranno giudizi af-
frettati del tipo “meglio che le
donne restino in cucina”».
Sembra vaccinata contro le
immancabili critiche «sessiste»,
Corinne. E appare anche molto
coraggiosa, visto che ha accettato l’incarico dopo la rinuncia
di un’altra donna, la portoghese
Helena Costa, prima scelta del
patron Claude Michy, dimessasi
a giugno, prima di cominciare,
lamentando la «totale mancanza di rispetto da parte del presidente della società». Nelle polemiche che sono seguite Corinne
ha preferito non entrare per
giocare anche questa volta la
«sua» partita. Forte del suo passato di stella del calcio femminile francese. A 18 anni ha indossato per la prima volta la
maglia della nazionale, a 20 ne è
diventata la capitana e ha chiu-
so la sua carriera a 31 anni con
121 presenze in partite internazionali: un record. Dalla sua ha
un background di tutto rispetto
anche come allenatrice: dopo la
panchina dell’Asj Soyaux-Charente femminile, dal 2007 al
2013 è stata vice c.t. della nazio-
40 anni Corinne Diacre (Afp)
nale francese femminile. E quest’anno, ha conseguito — prima
donna — il diploma di allenatore per la serie A e B.
A quanti rimarcano la sua
inesperienza nella gestione degli uomini, risponde: «Chi pensa che il calcio maschile non sia
comparabile con quello femminile dimostra di non capire nulla di questo sport. Non c’è differenza tra un allenatore e un’allenatrice, a parte la sensibilità». E
a chi gli fa presente la difficoltà
di sfruttare l’intimità dello spogliatoio per accendere la squadra controbatte: «Nessun imbarazzo, certo non entrerò quando i giocatori si stanno cambiando, ci daremo una regola.
Ponete il problema a me ma ci
sono ben 11 uomini oggi che allenano squadre femminili».
L’unico precedente in Europa
di donna alla guida di un club
maschile è italiano: fece scalpore Carolina Morace nel 1999
quando venne nominata allenatrice della Viterbese in serie
C. Lasciò due mesi dopo per
scontri con il patron della squadra, Luciano Gaucci.
«Tocca a me ora lavorare per
democratizzare questo ruolo»
ragiona Corinne, grandi occhi
azzurri e capelli lisci sulle spalle. Ce la farà a invertire la rotta e
a segnare l’inizio della valorizzazione delle donne nel calcio
maschile? Corinne chiede tempo. Oggi compie 40 anni e come
regalo forse si accontenterebbe
— per ora — di qualche gol.
Alessandra Muglia
[email protected]
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Sport 39
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
Volley, l’Italia
torna al successo
contro la Cina
Le azzurre del volley battono la Cina 3-2 (25-18, 18-25, 2522, 18-25, 15-10) e conquistano a Sassari la seconda vittoria
nel Grand Prix, dopo quella dell’esordio con la Repubblica
Dominicana, seguita dalla sconfitta con il Brasile. Ottima
reazione dell’Italia di Bonitta che tornerà in campo il prossimo
venerdì a Hong Kong contro il Giappone, in attesa del Mondiale
che si disputerà in Italia dal 23 settembre al 12 ottobre.
La storia
Basket, gli azzurri
battono il Canada
Oggi con la Bosnia
L’Italia si è imposta sul Canada per 74-71
nella prima giornata del torneo di Trieste, ultimo
appuntamento prima delle qualificazioni all’Europeo
2015 (debutto il 13 agosto a Mosca contro la Russia).
Gli azzurri di Simone Pianigiani tornano in campo
stasera contro la Bosnia (ore 20.30, RaiSport2) e
chiuderanno domani con la Serbia.
Una casa nei sobborghi di Las Vegas (con i piccioni sul tetto). E Jamie Foxx si prepara a interpretare Iron Mike
Re decaduto
Mike Tyson, 48
anni, ex re dei
massimi. Sopra
con Lakiha Spicer,
terza moglie, e Jamie Foxx che lo interpreterà (Epa, Ap)
Da belva a piccolo borghese
La nuova vita di Tyson
salvato dall’ultima moglie
Un film in arrivo, il passato alle spalle: «Non merito Kiki»
DALLA NOSTRA INVIATA
Juventus in Indonesia
Chiellini e lo choc Conte
«Siamo più forti
E Vidal resterà con noi»
TORINO — Un nuovo allenatore, già cinque acquisti, la
solita voglia di sempre. La voglia di vincere. La nuova Juve
di Allegri non cambia obiettivi, parola di Giorgio Chiellini
(foto). I segni del morso mondiale di Suarez sulla spalla
non ci sono più («Ormai...» sorride), l’estate gli ha regalato
la gioia del matrimonio con Carolina, il rinnovo del
contratto fino al 2018 (l’annuncio a fine mese) e la sorpresa
del cambio di tecnico. Via Conte, ecco Allegri. «L’addio del
mister è stato uno choc perché nessuno di noi se l’aspettava
— ammette il numero 3 bianconero —. Gli ho parlato, ha le
sue motivazioni e va rispettata la sua decisione. Detto
questo, si va avanti, come devono fare anche i tifosi». In
tanti però ancora non approvano l’arrivo di Allegri. «Ma i
tifosi non sarebbero stati contenti neanche di Guardiola:
Conte ha fatto cose straordinarie, è stato capitano di questa
squadra, come allenatore ha vinto sempre, quindi è stato
uno choc per tutti. Ma ora bisogna voltare pagina». Una
cosa, infatti, è certa. «Non si cancella nulla di quanto fatto
in questi anni, la squadra si è
rinforzata, arriveranno altri
due giocatori che alzeranno il
livello e siamo ancora in un
ciclo vincente». Ecco il
punto. «Sono convinto di
questo perché la scossa
inaspettata del cambio di
allenatore ci darà più
responsabilità e perché
questa squadra diventa più
forte ogni anno che passa. E
alla fine saremo qui tutti insieme». Compreso Vidal? «Sono
convinto che resterà». Un indizio importante è che il cileno
è tra i 28 convocati che stanno raggiungendo Giacarta per
la tappa in Indonesia della tournée che porterà i bianconeri
anche in Australia e a Singapore fino a dopo Ferragosto. I
tempi per un eventuale trasferimento al Manchester United
si restringono. «Allegri ha la stessa intensità di Conte ma
metodi di lavoro diversi. Potrà migliorare una macchina già
vincente, darci più imprevedibilità. Ma non è arrivato
cancellando quanto fatto in tre anni di vittorie. C’è grande
unità d’intenti per continuare questo ciclo vincente». Le
antagoniste però iniziano a pensare in grande. «Ci fa anche
piacere che si dica che non siamo favoriti senza Conte. Tutti
aspettano di vederci perdere le prime partite ma noi
abbiamo voglia di dimostrare di esser ancora i più forti. Mi
ha sorpreso l’Inter, ma credo che la griglia di partenza vedrà
ancora favoriti noi, la Roma e il Napoli».
Filippo Bonsignore
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LAS VEGAS — Dalle mille luci della
Strip — dove maghi, attricette e buffet
all you can eat intrattengono una media
di 40 milioni di turisti all’anno — sono
solo undici chilometri. Seven Hills, sobborgo di Las Vegas, è la comunità residenziale per piccolo borghesi dove non
ti aspetteresti mai di trovarlo. Cactus, casette di stucco bianco, serpenti a sonagli
e lui, Mike Tyson. Domata dalla terza
moglie, Lakiha «Kiki» Spicer, l’ex bestia
si è rifugiata qui, dove Jamie Foxx, già
nel cast di «Ali» (era Drew «Bundini»
Brown, l’uomo che saliva sul ring con
Cassius Clay), verrà a studiarne umori,
espressioni e linguaggio del corpo in vista del biopic che gli studios di Hollywood hanno messo in cantiere per il 2016,
quando Michael Gerard Tyson compirà
50 anni (30 giugno, cancro). Pochi
avrebbero scommesso che ci sarebbe arrivato, a quell’età, rimesso nei binari di
un’esistenza dignitosa dalla donna che
incontrò dopo gli scontri frontali con
Robin Givens e Monica Turner, quando
il più giovane campione dei massimi
della storia (20 anni, 4 mesi, 22 giorni:
22 novembre 1986, Trevor Berbick k.o.
alla seconda ripresa) era già stato inghiottito da un nero obeso e alla deriva,
ormai assuefatto a qualsiasi sostanza solida, liquida o gassata potesse dare dipendenza, come è ben raccontato in
«True», 633 pagine di violentissima,
volgare, urticante e bellissima biografia
da cui Terence Winter, sceneggiatore di
Martin Scorsese, attingerà a piene mani
per il progetto ancora senza un titolo.
La villetta di stucco bianco di Mike e
Kiki, acquistata in saldo nell’anno della
grande crisi immobiliare Usa (1,7 milio-
Spazi ridotti
Se fai sumo
in aereo
viaggi stretto
Il corridoio dell’aereo
praticamente non si
vede: dura la vita dei
lottatori di sumo
quando con la loro
squadra devono
viaggiare in aereo. E
dura anche la vita dei
passeggeri che devono
condividere la fila
con loro...
ni di dollari contro una valutazione iniziale di 3 milioni) dal giocatore Nba Jalen
Rose, è uguale a tutte le altre del circondario eccetto per un dettaglio che la rende riconoscibile anche da lontano: la colombaia sul tetto del garage, il legame
inscindibile con il passato remoto di un
bambino cresciuto a calci e pugni in faccia nel quartiere più povero e manesco di
Brooklyn, Brownsville, a testimonianza
del fatto che tu puoi uscire dal ghetto ma
il ghetto non uscirà mai da dentro di te.
Niente a che vedere con il villone kitsch
con i rubinetti d’oro, la cocaina per gli
ospiti e la tigre libera di circolare intorno
alla piscina che ispirò il cameo di Tyson
in «Notte da leoni», il blockbuster in tre
puntate che l’ha riposizionato sulle
mappe dello star system dopo l’arresto
per stupro, il fiero pasto sul ring con
l’orecchio di Holyfield, la bancarotta e il
ritiro definitivo, trent’anni di pregiudizio senza alcun orgoglio prima che dall’affollatissima vita orizzontale di Tyson
uscisse vincente, a sorpresa, Kiki, figliastra dell’imam della moschea di Philadelphia, sposata undici giorni dopo la
tragica morte della piccola Exodus, oggi
madre di Milan e Morocco, i figli biologici di Mike numero sei e sette.
«Non so quando ho cominciato ad
amarlo, non so perché lo amo e per
quanto andrò avanti a farlo, ma lo amo»
ha detto Kiki al New York Times nell’unica intervista rilasciata dalla donna
che salvò Mike Tyson da se stesso, accettando di andare a convivere nella periferia di Las Vegas con un mostro redento e
tutti i suoi fantasmi. «In vita sua, Mike è
andato a letto con qualsiasi essere di sesso femminile che respirasse. Oggi accanto a sé vuole solo una persona che sia
buona con lui». Scomparsa Camille
D’Amato, moglie ucraina del mentore
Cus, è Lakiha il grande amore di Tyson.
«Ho sprecato tutto. Non ho fatto altro
che tirare pugni, scopare e far figli. Se da
piccolo ti insegnano che non sei degno
di essere amato, quella convinzione ti resta dentro per sempre. Non merito mia
moglie ma vorrei morire insieme a lei»
scrive Mike nel libro.
E alla fine, sotto il tetto di piccioni, a
11 km di cactus dalla vita, vissero (in)felici e contenti.
Gaia Piccardi
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La storia Si sono chiusi a Glasgow i Giochi del Commonwealth, l’Olimpiade privata di sudditi (ed ex sudditi) della Regina
Stephen, eletto presidente per meriti sportivi
Sul pass più nobile c’era
stampato «Her Majesty the
Queen», superfluo scrivere il
nome. Con quel cartellino al
collo Elisabetta II ieri al Celtic
Park di Glasgow ha dichiarato
chiusa l’edizione numero 20
dei Commonwealth Games,
l’Olimpiade dell’Impero e di chi
ha inventato, codificato, esportato nel mondo, regole e cultura
di tanti sport. C’è chi li considera un relitto del passato, chi un
anacronistico vezzo da nostalgici dominatori del mondo, ma
con i loro 71 paesi partecipanti,
i 17 sport, i 5000 atleti, le 1385
medaglie assegnate, le 300 ore
di dirette trasmesse dalla Bbc
per una potenziale audience di
quasi 2 miliardi di ex sudditi,
restano il terzo evento multi
sport del mondo dopo Olimpi-
ade e Asian Games.
La Gran Bretagna mai ha
partecipato come tale, ma parcellizzata in Inghilterra, Galles,
Scozia, Irlanda del Nord, Isola
di Man, Jersey e Guernsey. Le
ultime due sono isole normanne, situate nella parte più ampia della Manica, una retta da
un parroco eletto dalla confederazione delle 18 chiese isolane, l’altra da un governatore
militare nominato dalla Regina.
I British Empire Games nacquero nel 1930, sotto il regno di
Giorgio V. A Cardiff, nel 1954,
con Elisabetta che era già sul
trono e le gare erano ancora misurate in yards e miglia, divennero i British Empire and Commonwealth Games e tennero
con questo nome sino a Kingston 1966. Con la liquidazione
della maggior parte delle colonie, a Edimburgo 1970 nuovo
b a t tes i m o : B r i t i s h Co m monwealth Games. Da Edmonton ‘78, cancellato per sempre il
British: Commonwealth Games
e basta. In un futuro non lontano, popolato magari dalle re-
Nauru Il presidente Stephen
pubbliche di Scozia e d’Australia, potrebbero rimanere soltanto i Games. Cambia la forma,
lo spirito imperiale resta immutato.
Al fianco di specialità nobili
(atletica e nuoto su tutti) con
una partecipazione di alto livello e una storia costellata di
grandi imprese e fantastici record (il miglio di Roger Bannister, il record del mondo dei
1500 metri di Philbert Bayi, lo
show di Bolt in staffetta sabato
sera), un cocktail di specialità
tanto amate da chi parla l’inglese: le lawn bowls (le bocce sull’erba), il netball, una specie di
pallacanestro per ragazze giocata nei college del Pacifico, lo
squash, il rugby seven o il badminton. Alla fine sono stati 35 i
paesi a tornare a casa con una
medaglia: classifica vinta dall’Inghilterra che si è ripresa con
orgoglio la leadership ceduta
nelle ultime edizioni all’Australia, poi tanti protettorati, domini, sperdute isole del Pacifico o
dell’Atlantico a vivere dodici
giorni di gloria. Tra queste
spicca la Repubblica di Nauru,
9400 abitanti e 21 chilometri
quadrati di superficie. Il suo
più illustre abitante è Marcus
Stephen, 12 medaglie vinte nel
sollevamento pesi ai Commonwealth Games tra il 1986 e
il 2002. Un onore così grande
che appena tornato in patria
dopo l’ultimo strappo vincente
si ritrovò sul podio più importante: presidente della repubblica.
Valerio Vecchiarelli
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Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
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Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
Patrizia e Carlo annunciano con immenso dolore la perdita del caro
Le figlie, i generi, i nipoti ed i pronipoti annunciano con grande dolore la scomparsa di
- Milano, 3 agosto 2014.
I funerali avranno luogo nella chiesa parrocchiale di Tremenico il 5 agosto alle ore 14.
- Milano, 2 agosto 2014.
Marina Calvi Orsoni
Claudio Pirri
Partecipano al lutto:
– Marina, Darioalberto, Enzo, Helen.
I fratelli Marco e Cristina unitamente alle loro
famiglie annunciano la scomparsa del loro amato
I fratelli Leone e Lorenzo Calvi, la cognata Mariella Iacono, i nipoti Giacomo Vittoria e Andrea
con i loro coniugi, i pronipoti tutti partecipano al
lutto delle figlie e delle loro famiglie per la dipartita di
- Milano, 3 agosto 2014.
- Milano - Tremenico, 3 agosto 2014.
Fabrizio, Patrizia, Paolo e Nicolò ricordano con
affetto e nostalgia il cugino
Lucia e Gigi Paglia sono vicini a Pupi e famiglia
per la perdita della mamma
- Civenna, 3 agosto 2014.
- Milano, 3 agosto 2014.
Deda, Simona, Lele partecipano con grande
affetto al dolore della famiglia Pirri per la morte
di
A nome di tutti i soci esprimo grande dolore
per la scomparsa di
Claudio
Paola Bianchi Bonifacio
Carlo e Silvia De Benedetti sono affettuosamente vicini a Giulia Maria per la scomparsa dell’
Arch. Guglielmo Mozzoni
Guglielmo
In ricordo di
2002 - 2014
Luciana (Luca) De Giovanni
Mereu
Sei sempre con me.- Non ti ho dimenticata.Ciao.- Carlo. - Milano, 4 agosto 2014.
Paola Longoni Cremonini
4 agosto 2009 - 4 agosto 2014
ricordandola un po’ come madre e un po’ come
sorella.- Paola, dovessi incontrare la mia Rena,
falle un lungo e tenero abbraccio da parte mia.
- Leggiuno, 3 agosto 2014.
Vilma Maiocchi
Il tempo non cancella l’amore: sei sempre nei nostri cuori.- La tua famiglia.
- Milano, 4 agosto 2014.
Maria Luisa Tarquini
ved. Marcheggiano
A dieci anni dalla scomparsa di
Gina Severini Franchina
ha serenamente lasciato i propri cari la mattina
del 2 agosto, all’età di 87 anni, accompagnata
dal loro affetto.- La famiglia.
- Roma, 2 agosto 2014.
Partecipano al lutto:
– Emanuele e Bona Cohenca.
Rita Montini
- Peschiera Borromeo, 4 agosto 2014.
Il fratello Ubaldomaria Longoni piange la
scomparsa di
Alberto Foà
Angelo
e
Cristina Forghieri
Il funerale oggi alle 14.30 in via Jona.
- Milano, 3 agosto 2014.
Rodolfo e Emmanuelle De Benedetti sono vicini
a Giulia Maria e alla sua famiglia nel triste momento della perdita dell’indimenticabile
Carlo e Luigi ricordano nelle loro preghiere gli
amati genitori
è mancata il 2 agosto all’affetto dei suoi cari.Con grande dolore lo annunciano i nipoti Stefano, Francesco, Matteo, la cognata Valeria, i cugini Silvana e Gigi Bassanini con relativi consorti,
gli amici Barbara, Guido e figli, Mariapia, Chiara
e Cesare, Cristiana. - Milano, 3 agosto 2014.
Laura, con figli, nipoti e genero, annuncia con
profonda tristezza la scomparsa del marito
amico caro, dotato di grande intelligenza, ironia,
impegno civile e gusto della vita.
- Milano, 2 agosto 2014.
- Padova, 4 agosto 2014.
I soci del Lions Club Segrate Milano Porta Orientale e i soci di ACTEL, Accademia Tempo Libero
partecipano al dolore della famiglia.
- Segrate, 4 agosto 2014.
di 70 anni.- Ne danno l’annuncio la moglie Luisella, la sorella Maria Rosa, i cognati Marco e
Patrizia ed i parenti tutti.- La famiglia desidera
esprimere un sentito ringraziamento ai medici ed
al personale tutto dei Reparti di Nefrologia, Dialisi, Croff e Litta del Policlinico di Milano per l’assistenza offerta a Giuseppe nel volgere di tanti
anni e gratitudine a tutto il personale della Rianimazione Generale "E. Vecla" dello stesso policlinico. - Milano - Stradella, 4 agosto 2014.
Claudio Pirri
Salvatore Megna
Licia Clavenna
Di Pasquantonio
Giuseppe Torreggiani
Il cielo ha guadagnato uno splendido angelo.Ornella Guya Giorgia.
- Milano, 3 agosto 2014.
Romeo ed Annamaria Chiarotto addolorati sono vicini al grande dolore della signora Rosalia e
dei figli per la scomparsa del caro ed indimenticabile amico
È mancata la nostra amica Lions
Circondato dall’affetto dei suoi cari, si è spento
Claudio
ti ricordo con tanto affetto.- Eugenia.
- Milano, 3 agosto 2014.
- Genova, 3 agosto 2014.
per anni nostro attivo e valente Amministratore
Delegato.- Le maestranze e i dipendenti della ditta MIRMU Srl - Milano.
- Milano, 3 agosto 2014.
Riccardo Quinto
- Milano, 3 agosto 2014.
Luigi
Paola Bianchi
specialista e docente di valore noto in Italia e
all’estero per capacità e competenze, che lascia
prematuramente un vuoto incolmabile nella tradizione italiana degli studi di filosofia medievale.- Giulio d’Onofrio Presidente SISPM.
- Roma, 3 agosto 2014.
Partecipano al lutto:
– Fabrizio e Claudia Garampelli.
Carlo e Federica con Niccolò e Pietro sono vicini a Stefano ed alla sua famiglia nel ricordo del
caro papà
Ci uniamo al dolore della famiglia Bonifacio,
ricordando con stima e affetto la signora
Marina Calvi Orsoni
Claudio
Luigi (Gigi) Roncoroni
Abbracciamo con immenso affetto Stefano in
questo triste momento.- Michele Paola, Paolo Alma, Pietro Alessandra, Pietro Nicole, Matteo
Emanuela, Amedeo Anna, Giovanni Nevena,
Carlo Toia, Paolo Claudia, Giuseppe Veronica.
- Milano, 3 agosto 2014.
Quanti vorranno ricordarla insieme ai famigliari
potranno recarsi martedì 5 agosto dalle 9.45 alle
10.30 presso Casa Vidas, via Ojetti 66 Milano.Successivamente, alle 11.30, si terrà un breve
raccoglimento per l’ultimo saluto presso il cimitero di Lambrate. - Milano, 3 agosto 2014.
Marina Calvi Orsoni
Claudio
Caro
I figli Mario con Lorena e Mauro con Giulia unitamente ai nipoti Carlo, Eleonora e Emanuele annunciano la scomparsa della loro cara mamma
la sorella Romana la ricorda a quanti la conobbero e le vollero bene.
- Roma, 4 agosto 2014.
- Milano, 2 agosto 2014.
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli,8 - 20132 Milano
Con la scomparsa di
Guglielmo Mozzoni
SERVIZIO ACQUISIZIONE NECROLOGIE
si chiude una pagina bellissima dell’architettura
italiana.- Lo ricordiamo con stima e siamo vicini
a Giulia Maria Aldo e Luca con tanto affetto.- Elena e Gerardo Braggiotti.
- Filicudi, 3 agosto 2014.
ATTIVO DA LUNEDI A DOMENICA 13.30-19.30
CON SUPPLEMENTO 20% SULLA TARIFFA BASE
L’associazione Italia Nostra con il suo Presidente avvocato Marco Parini e il suo Consiglio direttivo nazionale partecipa al lutto di Giulia Maria
Mozzoni Crespi per la scomparsa del marito
Tel. 02 50984519 - Fax 02 25846003
www.necrologi.corriere.it - e-mail: [email protected]
Guglielmo Mozzoni
- Roma, 2 agosto 2014.
SI ACCETTANO RICHIESTE VIA WEB, E-MAIL E CHIAMATE DA CELLULARI SOLO DIETRO PAGAMENTO CON CARTA DI CREDITO
L’INVIO DI UN FAX DEVE ESSERE ACCOMPAGNATO DA COPIA DI UN DOCUMENTO DI IDENTITA’
Manuela e Filippo con Elisa Giulia e Lorenzo,
Daniele e Magda con Federico ed Alice annunciano la scomparsa della loro adorata mamma
TARIFFE BASE IVA ESCLUSA:
Elisabella Turchetto Bertola
Corriere della Sera
Hai amato la vita accettandone gioie e sofferenze, insegnandoci che ciò che Dio dà va sempre
accolto come un dono.- Ora sei con papà.- Ti
vogliamo bene.- I funerali si svolgeranno lunedì
4 agosto alle ore 14.45 presso la chiesa Corpus
Domini in via Canova 4 Milano.
- Milano, 3 agosto 2014.
Gazzetta dello Sport
PER PAROLA:
Necrologie: € 5,00
A MODULO:
Solo anniversari, trigesimi e ringraziamenti: € 540,00
Adesioni al lutto: € 10,00
Necrologie: € 1,90
Adesioni al lutto: € 3,70
Solo anniversari, trigesimi e ringraziamenti: € 258,00
Diritto di trasmissione: pagamento anticipato € 1,67 - pagamento differito € 5,00
Partecipano al lutto:
– Le cognate e i nipoti.
– Franca e Sergio Stoppato.
L’accettazione delle adesioni è subordinata al pagamento con carta di credito
Ettore e Iucci con Max e Bianca partecipano
commossi al dolore di Manuela, Daniele e famigliari tutti per la scomparsa della cara
Servizio fatturazione necrologie:
tel. 02 25846632 mercoledì 9/12.30 - giovedì/venerdì 14/17.30 - fax 02 25886632 - e-mail: [email protected]
Elisabella
Servizio sportello da lunedì a venerdì: Milano: Via Solferino 36 orario continuato dalle 9 alle 17.45
- Milano, 2 agosto 2014.
Partecipa al lutto:
– Nicolangelo Dell’Acqua.
Giorgio D’Alessandro
ti ricorderemo sempre come amico fraterno di
tutta una vita.- Nino, Laura, Alessandra e Francesco Priora con tutta la famiglia Remisceg sono
vicini a Goffreda con tanto affetto.
- Cogne, 3 agosto 2014.
Il Tempo
RCS MediaGroup S.p.A., oltre che a società che svolgono per nostro conto compiti di natura tecnica od
organizzativa strumentali alla fornitura del servizio richiesto, e che sono stati nominati Responsabili del
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riguardo ai diritti può rivolgersi, a tal fine, al Responsabile del trattamento dei dati personali di RCS MediaGroup
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Design A+G
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IL SOLE
OGGI
LE PREVISIONI
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Tramonta
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20:12
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Torino
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6:10
20:47
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DOMANI
Trento
Aosta
Venezia
6:14
20:45
LA LUNA
5:57
20:34
MERCOLEDÌ
Nuova
Primo quarto
Piena
Ultimo quarto
27 lug.
3 ago.
11 ago.
18 ago.
VENERDÌ
GIOVEDÌ
Trieste
Venezia
Milano
Torino
Bologna
Genova
Firenze
Ancona
Perugia
La pressione inizia gradualmente ad aumentare su tutta la nostra Penisola. Se oggi il tempo sarà prevalentemente soleggiato su gran parte delle regioni,
domani una debole perturbazione porterà delle piogge sulle Alpi, Prealpi, Appennini e zone del Nordovest. I fenomeni saranno spesso alternati a schiarite.
Nei giorni successivi il sole sarà prevalente sulla maggior parte delle regioni anche se l'instabilità pomeridiana caratterizzerà i rilievi.
L’Aquila
ROMA
Campobasso
IN EUROPA
Bari
Potenza
Napoli
Catanzaro
Cagliari
LE TEMPERATURE
ERAT
ERA
ATURE DI OGGI
26 Aosta
27 Torino
26 Genova
28 Bologna
31 Roma
26 Campobasso
32 R. Calab
Calabria
a
32 Catania
Catania
27
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27
28
29
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33
30
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31
31
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r nze
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Ancona
L
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quila
L’Aquila
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Potenza
Catan
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Palerm
Paler
mo
Palermo
Alghero
ro
Alghero
Cagliari
Cagliar
a cura di
Olbi
VENTO
Sole
Nuvolo
Coperto
Pioggia
Rovesci Temporali
Neve
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Ancona
Aosta
Bari
Bologna
Bolzano
Brescia
Cagliari
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S = Sereno
P = Pioggia
N
R
S
S
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min
max
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26
Campobasso
Catania
Crotone
Cuneo
Firenze
Genova
Imperia
N = Nuvoloso
R
S
N
R
N
T
N
L’Aquila
Lecce
Messina
Milano
Napoli
Olbia
Palermo
T = Temporale
min
max
17
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24
24
33
35
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31
31
34
C = Coperto
27
Helsinki
Oslo
Copenaghen
Edimburgo
18
20
Berlino
Amsterdam
23
Londra
21
Kiev
21 Varsavia
32
Milano
Vienna
24 Belgrado
28
31
Lisbona
31
Bucarest
Tirana
Fronte
Freddo
32
Atene
37
Tunisi
Algeri
Ankara
34
28
Roma
Barcellona
25
Fronte
Caldo
22
27
Madrid
34
Praga
22
Parigi
Bassa
Pressione
28
22
21
Dublino
L
Stoccolma
21
35
31
Moderato
Forte
Molto forte
Calmo
LE TEMPERATURE DI IERI IN ITALIA
min
Alta
Pressione
Fronte
Occluso
MARE
Debole
Nebbia
H
La depressione d'Islanda
invia un'altra
perturbazione sulle zone
centrali europee e sul
Mediterraneo
settentrionale; rovesci e
qualche temporale su
questi settori. L'alta
pressione russa invece
protegge le nazioni
orientali e Nord orientali
con tempo più stabile e
soleggiato. Nelle zone
meridionali del continente
staziona l'alta pressione
sub-tropicale con bel
tempo e caldo estivo.
R
N
N
N
N
N
S
Parma
Perugia
Pescara
Pisa
Potenza
R. Calabria
Rimini
V = Neve
min
max
19
17
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20
15
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21
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23
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34
28
R = Rovesci
R
T
N
N
R
N
S
Roma
Torino
Trento
Trieste
Udine
Venezia
Verona
B = Nebbia
min
max
21
16
18
21
19
21
20
28
22
25
28
25
24
24
Mosso
Agitato
26
N
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T
N
26
30
Bogotà
32
Caracas
25
18
Seul
Delhi Shanghai
Bangkok
SUD AMERICA
29
Pechino
N
T
NORD AMERICA
ASIA AUSTRALIA
Tokyo
33
Giacarta
27
N
17 Sydney
30
San Francisco 23
Los Angeles
25
21
Chicago
Santiago
New York
22
Città del Messico
26
30
19
16
Casablanca
Il Cairo
25
Lima
Vancouver 28
AFRICA
38
26
Rio
de Janeiro
Buenos Aires
Nairobi
Lagos
17
Luanda
27
14 Città del Capo
42
Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
Tv in chiaro
Teleraccomando
Rai1
di Maria Volpe
PER DISTRARSI
PER CONOSCERE
Buon pomeriggio Anni 60, le donne
con l’Ape Maia
alzano la testa
Torna l’Ape Maia 3D
(nell’immagine). La serie è
il remake del programma
originale del 1975, tratta dai
romanzi dello scrittore
tedesco Waldemar Bonsels.
Maia, la piccola ape dai
capelli ricci e biondi, dopo la
nascita viene affidata alle
cure di un’ape adulta,
Cassandra. Spinta dalla sua
curiosità, Maia ben presto
si allontana dall’alveare per
vivere liberamente nei prati
e nella foresta, al di fuori
delle severe regole della sua
colonia di api. In compagnia
del suo inseparabile amico,
il piccolo fuco Willi, Maia
scoprirà il divertimento e il
brivido dell’imprevisto.
L’istituto della famiglia è
quello che più di tutti riflette i
cambiamenti in atto. La
puntata ripercorre le tappe
del mutamento dei costumi:
dalla pratica del
«matrimonio riparatore»
all’abolizione del «delitto
d’onore» e del reato di
adulterio previsto dal Codice
di procedura civile solo per le
donne. E ancora: l’arrivo
della pillola anticoncezionale,
le prime avvisaglie di quello
che sarà il movimento
femminista e, da ultimo, a
chiudere il decennio,
l’imminente approvazione
della legge sul divorzio. Nella
puntata gli interventi di
Paolo Mieli (foto).
L’Ape Maia 3D
Rai YoYo, ore 13.35
Gli archivi del Novecento
Rai3, ore 23.45
Rai2
Rai3
Rete4
rai.it
rai.it
rai.it
6.00 EURONEWS. Attualità
6.10 IL CAFFÈ DI RAIUNO.
Attualità
6.30 TG 1.
6.45 UNOMATTINA
ESTATE. Attualità
10.30 SAPORE DI SOLE.
Attualità
11.25 DON MATTEO 6.
Telefilm
13.30 TELEGIORNALE.
14.00 TG 1 ECONOMIA.
Attualità
14.05 LEGAMI. Soap Opera
14.50 CAPRI 2. Telefilm
16.50 RAI PARLAMENTO
TELEGIORNALE.
17.00 TG 1.
17.15 FILM LA TATA DEI
DESIDERI. (Dramm.,
Usa, 2008). Regia di
Bradford May. Con
Vanessa Marcil,
Brennan Elliott,
Stacy Keach.
18.50 REAZIONE A CATENA.
Varietà
20.00 TELEGIORNALE.
SERA
20.30 TECHETECHETÉ VIVE LA GENTE.
Videoframmenti
21.20 IL COMMISSARIO
MONTALBANO.
Miniserie. Con Luca
Zingaretti, Cesare
Bocci, Peppino
Mazzotta, Angelo
Russo
7.50 SORGENTE DI VITA.
Attualità
8.20 LE SORELLE
MCLEOD. Telefilm
9.45 PASION PROHIBIDA.
Telefilm
10.30 TG2 INSIEME
ESTATE. Attualità
10.35 TG 2 STORIE. Att.
11.20 IL NOSTRO AMICO
CHARLY. Telefilm
12.10 LA NOSTRA AMICA
ROBBIE. Telefilm
13.00 TG 2 GIORNO.
13.30 E...STATE CON
COSTUME. Attualità
13.50 MEDICINA 33.
Rubrica
14.00 FILM LA CASA SULLA
COLLINA.
15.40 SENZA TRACCIA.
Telefilm
17.00 GUARDIA COSTIERA.
Telefilm
17.55 TG 2 FLASH L.I.S.
18.00 RAI TG SPORT.
18.15 TG 2.
18.45 REX. Telefilm
8.00 AGORÀ ESTATE. Att.
10.00 IL CONTE UGOLINO.
Documenti
10.20 FILM PAOLO E
FRANCESCA.
12.00 TG 3.
12.15 LA SIGNORA DEL
WEST . Telefilm
13.00 IL TEMPO E LA
STORIA. Attualità
13.45 KILIMANGIARO
ALBUM. Doc.
14.00 TG REGIONE.
14.20 TG 3.
14.50 TGR PIAZZA AFFARI.
Attualità
14.55 TG 3 LIS.
15.00 TERRA NOSTRA 2.
Telefilm
15.45 FILM LA BANDERA MARCIA O MUORI.
17.15 GEO MAGAZINE
2014. Documentario
19.00 TG 3.
19.30 TG REGIONE.
20.00 BLOB. Attualità
20.10 AI CONFINI DELLA
REALTÀ. Telefilm
20.30 TG 2 20.30.
21.00 LOL :-). Serie. Con
Réal Bossé, Marin
Drainville
21.10 VOYAGER - AI
CONFINI DELLA
CONOSCENZA.
Attualità. Conduce
Roberto Giacobbo
23.15 TG 2.
23.35 MISS FISHER DELITTI E MISTERI.
Telefilm. Con Essie
davis, Nathan page,
Hugo JohnstoneBurt
Rai4
Canale5
Italia1
La7
MTv
mediaset.it/rete4
mediaset.it/canale5
mediaset.it/italia1
TG 4 NIGHT NEWS.
ZORRO. Telefilm
MIAMI VICE. Telefilm
DISTRETTO DI
POLIZIA. Telefilm
RICETTE
ALL’ITALIANA.
Attualità
TG 4 - TELEGIORNALE.
RENEGADE. Telefilm
LO SPORTELLO DI
FORUM. Attualità
HAMBURG
DISTRETTO 21.
Telefilm
IL COMANDANTE
FLORENT. Telefilm
TG 4 - TELEGIORNALE.
IERI E OGGI IN TV.
Varietà
TEMPESTA D’AMORE.
Soap Opera
IL SEGRETO.
Telenovela. Con
Megan Gracia
Montaner, Alex
Gadea, Maria
Bouzas
6.00 TG 5 PRIMA PAGINA.
Attualità
8.00 TG 5 MATTINA.
8.45 MIRACOLI DEGLI
ANIMALI. Doc.
9.00 FILM CHE FINE HA
FATTO IL CAVALLO DI
WINKY?
11.00 FORUM. Attualità
13.00 TG 5.
13.45 BEAUTIFUL. Soap
14.45 UOMINI E DONNE E
POI. Talk show
16.10 FILM LA CLINICA TRA
I MONTI - CADUTA
DALLE NUVOLE.
(Drammatico,
Germania, 2008).
Regia di Karl Kases.
Con Erol Sander,
Anica Dobra,
Sigmar Solbach.
Nel programma:
Tg5 minuti; Meteo.it
18.30 CUORE RIBELLE.
Telenovela
19.10 IL SEGRETO.
Telenovela
6.00 FRIENDS. Serie
6.30 XENA, PRINCIPESSA
GUERRIERA. Telefilm
7.10 SUPERCAR. Telefilm
9.10 A-TEAM. Telefilm
11.20 HUMAN TARGET.
Telefilm
12.25 STUDIO APERTO.
13.00 SPORT MEDIASET.
14.05 I SIMPSON. Cartoni
14.35 FUTURAMA. Cartoni
15.00 PRETTY LITTLE
LIARS. Telefilm
16.40 O.C. Telefilm. Con
Peter Gallagher,
Adam Brody, Rachel
Bilson
STUDIO APERTO ANTICIPAZIONI.
18.30 STUDIO APERTO.
Nel programma:
Meteo.it
19.20 C.S.I - SCENA DEL
CRIMINE. Telefilm.
Con William
L.Peterson, Marg
Helgemberger, Gary
Dourdan
6.00 TG LA7.
7.50 OMNIBUS METEO.
Attualità
7.55 OMNIBUS. Attualità
9.45 IN ONDA. Talk show
10.25 AGENTE SPECIALE
SUE THOMAS.
Telefilm. Con
Deanne Bray,
Yannick Bisson,
Rick Peters
11.55 OMNIBUS. Attualità
13.30 TG LA7.
14.00 JACK FROST.
Telefilm. Con David
Jason, Bruce
Alexander, John
Lyons
16.10 STARSKY & HUTCH.
Telefilm. Con David
Soul, Paul Michael
Glaser, Antonio
Fargas
18.10 COMMISSARIO
CORDIER. Telefilm.
Con Pierre Mondy,
Bruno Madinier,
Antonella Lualdi
20.35 UN POSTO AL SOLE.
Soap
21.05 FILM LA BANDA
DEGLI ONESTI.
(Commedia, Italia,
1956). Di Camillo
Mastrocinque. Con
Totò, Peppino De
Filippo, Gabriele
Tinti.
21.15 FILM ARMA LETALE
2. (Poliziesco, Usa,
1989). Regia di
Richard Donner.
Con Mel Gibson,
Danny Glover, Joss
Ackland. Nel progr.:
Tgcom; Meteo.it
23.40 CINEMA D’ESTATE.
Attualità
20.00 TG 5.
20.40 PAPERISSIMA
SPRINT. Varietà
21.10 FILM GREASE.
(Commedia, Usa,
1978). Regia di
Randal Kleiser. Con
John Travolta, Olivia
Newton-John,
Stockard Channing
21.10 PERSON OF
INTEREST. Telefilm.
Con Jim Caviezel,
Taraji P. Henson,
Kevin Chapman
23.05 CHICAGO FIRE.
Telefilm. Con Jesse
Spencer, Taylor
Kinney, Monica
Raymund
20.00 TG LA7.
20.30 IN ONDA. Talk show.
Conduce Salvo
Sottile, Alessandra
Sardoni
22.30 FILM LORD OF WAR.
(Dramm., Francia/
Germania/Usa,
2005). Di A. Niccol.
Con N. Cage.
23.30 FILM PHANTOM
BELOW SOTTOMARINO
FANTASMA. (Azione,
Usa, 2005). Di Brian
Trenchard-Smith
23.05 TG REGIONE.
23.10 TG 3 LINEA NOTTE
ESTATE.
23.45 GLI ARCHIVI DEL
‘NOVECENTO.
Attualità
23.45 FILM UNA 44
MAGNUM PER
L’ISPETTORE
CALLAGHAN.
(Poliziesco, Usa,
1973). Di Ted Post.
23.40 FILM LA CORTIGIANA
- PARTE SECONDA.
(Dramm., Austria/
Germania/Repubblic
a Ceca, 2012). Di
Hansjörg Thurn
24.00 LA CASA DEGLI ASSI
- WEEKLY. Reality
1.30 SPORT MEDIASET.
1.55 STUDIO APERTO - LA
GIORNATA.
2.25 INVINCIBILI. Varietà.
0.30 TG LA7.
0.45 MOVIE FLASH. Att.
0.50 IN ONDA. Talk show.
Conduce Salvo
Sottile, Alessandra
Sardoni
Rai5
Rai
Storia
Rai
Gulp
Real
Time
Class
Tv
6.00
6.50
7.20
8.15
10.45
11.30
12.00
14.00
15.30
16.35
18.55
19.35
19.55
20.30
la7.it
mtv.it
14.15 GINNASTE - VITE
PARALLELE. Varietà
15.10 CATFISH: FALSE
IDENTITA’ Serie
16.00 16 ANNI E INCINTA.
Varietà
16.50 TEEN MOM. Varietà
18.20 TEEN CRIBS. Varietà
18.50 TEENAGER IN CRISI
DI PESO. Varietà
19.50 16 ANNI E INCINTA.
Varietà
21.10 VIENI A VIVERE DAI
MIEI. Varietà
22.00 CATFISH: FALSE
IDENTITA’ Serie
23.00 GEORDIE SHORE.
Varietà
24.00 ARE YOU THE ONE?
UN ESPERIMENTO
D’AMORE. Varietà
Deejay TV
15.00 THE FLOW. Musicale
15.30 DEEJAY SUMMER
HITS. Musicale
17.00 DEEJAY HITS.
Musicale
18.00 FELICITY. Telefilm
19.00 JANE STILISTA PER
CASO. Telefilm
20.00 THE FLOW. Musicale
20.30 LOREM IPSUM.
Musicale
20.45 FUORI FRIGO. Varietà
21.15 MICROONDE. Varietà
21.30 PASCALISTAN.
DocuReality
22.00 REVENGE 1. Telefilm
23.00 WILFRED 2. Telefilm
DATI DI PROGRAMMAZIONE
FORNITI DA COMPUTIME
Film e programmi
Depardieu e Auteuil Olivia fa capitolare
poliziotti rivali
il playboy Travolta
Una banda inanella rapine e
bagni di sangue: il capo della
polizia ordina a Leo e Denis
(Gerard Depardieu e Daniel
Auteuil, foto) di sgominarla.
Tra i due scoppia la guerra.
36 Quai des Orfèvres
Iris, ore 21
Danny (John Travolta), un duro
e un rubacuori, ha conosciuto
durante le vacanze una
ragazza australiana, Sandy
(Olivia Newton-John, foto con
Travolta). Se ne innamorerà.
Grease - Brillantina
Canale 5, ore 21.10
Bomba sull’Italicus: Napoli misteriosa,
il ricordo della strage Giacobbo fa da guida
Il 4 Agosto 1974 una bomba
esplode sul treno Italicus
causando 12 morti e circa 50
feriti. Il documentario
ricostruisce quella giornata e
il conseguente processo.
Strage dell’Italicus
Rai Storia, ore 23.45
Roberto Giacobbo dedica la
puntata a Napoli. Un viaggio che
comincia dal sottosuolo, passa
per Pompei e si chiude nel
Duomo, indagando sul miracolo
del sangue di San Gennaro.
Voyager - Ai confini della
conoscenza; Rai2, ore 21.10
rai.it
rai.it
7.55 THE LOST WORLD.
Serie
8.45 WAREHOUSE 13.
Serie
9.30 HAVEN. Serie
10.15 RUSH. Telefilm
11.00 FLASHPOINT. Serie
11.45 STREGHE. Serie
13.15 HAVEN. Serie
14.00 STARGATE ATLANTIS.
Telefilm
14.45 DOCTOR WHO. Serie
15.35 ONE TREE HILL. Serie
16.20 STREGHE. Serie
17.50 RAI NEWS - GIORNO.
17.55 WAREHOUSE 13.
Serie
18.40 THE LOST WORLD.
Serie
19.40 DOCTOR WHO. Serie
20.25 STARGATE ATLANTIS.
Telefilm
21.10 FILM UNTIL DEATH.
(Azione). Regia di
Simon Fellows.
22.50 ROMA. Serie
23.45 ROME. Serie
0.35 ANICA
APPUNTAMENTO AL
CINEMA. Attualità
17.45 RAI NEWS - GIORNO.
17.50 DAVID LETTERMAN
SHOW. Talk show
18.40 GLUCK, MOZART.
Musica
19.40 RACHMANINOV,
RAVEL. Musica
20.40 PASSEPARTOUT. Att.
21.15 5 BUONI MOTIVI.
Documentario
21.20 KING LEAR. Teatro
Rai
Rai
Premiumrai.it Movie
15.50 LE RAGIONI DEL
CUORE. Miniserie
17.40 RAI NEWS - GIORNO.
17.45 TOPAZIO. Telenovela
19.15 DIRITTO DI DIFESA.
Serie
20.15 IL COMMISSARIO
MANARA. Serie
21.10 CADFAEL. Serie
22.40 QUEI TRENTASEI
GRADINI. Serie
rai.it
20.00 COME ERAVAMO 7882. Documenti
20.30 IL GIORNO E LA
STORIA. Documenti
20.50 IL TEMPO E LA
STORIA. Documenti
21.30 REWIND-BINARIO
CINEMA. Documenti
23.10 CORTOREALE. Doc.
23.45 IL TEMPO E LA
STORIA. Documenti
rai.it
17.25 FILM L’ALBATROS OLTRE LA TEMPESTA.
18.15 FILM LA LEGIONE DEI
DANNATI.
19.55 FILM BLEK GIEK.
21.15 HELL ON WHEELS.
Serie
22.05 HELL ON WHEELS.
Serie
22.50 FILM TRUST.
0.35 RAI NEWS - NOTTE.
rai.it
realtimetv.it
DMax
La7d
dmax.it
class.it
la7.it
18.20 GULP GIRL
2013/2014. Attualità
18.45 LE SORELLE
FANTASMA. Telefilm
19.35 VIOLETTA. Telefilm
20.25 HOUSE OF ANUBIS.
Telefilm
21.15 KUNG FU PANDA.
Cartoni
22.05 WINX CLUB.
Cartoni
20.20 EXTREME
MAKEOVER: DIET
EDITION. Attualità
21.10 EXTREME
MAKEOVER: DIET
EDITION. Attualità
22.05 IO E LA MIA
OSSESSIONE. Att.
23.00 IL MIO GATTO È
INDEMONIATO.
Attualità
10.30 IL BELLO DELLE
DONNE. Serie
12.10 LAW&ORDER. Tf
13.45 I CESARONI. Serie
16.00 TG GIORNO. Attualità
16.30 TG SPORT. Attualità
17.00 DISTRETTO DI
POLIZIA. Serie
19.15 LAW&ORDER. Tf
21.00 FILM URBAN LEGEND.
22.40 LAW&ORDER.
Telefilm
19.30 AFFARE FATTO!
Documentario
20.20 BANCO DEI PUGNI.
Documentario
21.10 AFFARI IN VALIGIA.
Documentario
22.00 I RISTORANTI PIÙ
PAZZI DEL MONDO.
Attualità
22.50 I SIGNORI DEL
BARBECUE. Varietà
16.55
18.55
19.00
19.10
Rai
YoYo
Iris
Cielo
La5
Tv
2000
rai.it
iris.mediaset.it
cielotv.it
19.30 LA CASA
DI TOPOLINO.
Cartoni
19.50 CARTONI DELLO
ZECCHINO. Cartoni
20.10 PEPPA PIG. Cartoni
21.20 OLIVIA. Cartoni
21.45 CALIMERO. Cartoni
22.45 BUONANOTTE CON LE
FAVOLE DI YO YO.
Attualità
17.15 NOTE DI CINEMA.
Varietà
17.22 FILM FRATELLI
COLTELLI.
19.13 MAGNUM P.I. Tf
20.06 HAZZARD. Telefilm
21.00 FILM 36, QUAI DES
ORFÈVRES.
23.16 FILM AUTOREVERSE.
1.25 FILM L’IMMAGINE
DEL DESIDERIO.
19.15 AFFARI AL BUIO TEXAS. Doc.
20.15 AFFARI DI FAMIGLIA
- LOUISIANA. Doc.
21.10 FILM SPARKLE - LA
LUCE DEL SUCCESSO.
23.15 PROSTITUTE PARTTIME. Documentario
0.15 THE SEX
INSPECTORS SEGRETI DI COPPIA.
Varietà
mediaset.it
18.30
19.25
20.15
21.10
HELLCATS. Telefilm
GOSSIP GIRL. Tf
ROYAL PAINS. Tf
FILM FEBBRE DA
FIENO.
23.00 UOMINI E DONNE E
POI. Talk show
0.15 SO YOU THINK YOU
CAN DANCE.
Documentario
S.O.S. TATA. Reality
TG LA7.
FOOD MANIAC. Att.
CUOCHI E FIAMME.
Attualità
21.10 LE INVASIONI
BARBARICHE. Talk
show
24.00 LA MALA
EDUCAXXXION.
Talk show
tv2000.it
19.00 L’ISPETTORE
DERRICK. Telefilm
20.00 ROSARIO DA
LOURDES - IN
DIFFERITA. Religione
20.30 TG TG.
21.05 SHERLOCK HOLMES.
Telefilm
22.50 LA SVOLTA . Attualità
23.20 ROSARIO DAL
SANTUARIO DI
POMPEI. Religione
43
Corriere della Sera Lunedì 4 Agosto 2014
Pay Tv
Film
e programmi
Vacillano le certezze
del soldato Cruise
Il soldato Tom Cruise (foto) deve
distruggere i sopravvissuti di una
razza aliena. L’arrivo di un
inaspettato viaggiatore lo porterà
a domandarsi cosa conosce della
sua missione e di se stesso.
Oblivion
Premium Cinema, ore 21.15
Wahlberg ostaggio
dell’orsetto Ted
Sky
Cinema
10.05 AMOUR L’intensa storia d’amore di
Anne e Georges, due ex insegnanti di
musica ottantenni. Premiato con la
Palma d’oro e l’Oscar. Sky Cinema
Cult
11.00 L’ALBA DEL PIANETA DELLE
SCIMMIE Lo scienziato Will Rodman
tiene una delle sue cavie, lo
scimpanzé Caesar che però, ben
presto, si ribella al potere dell’uomo.
Sky Cinema 1 HD
12.15 L’INTERVALLO In un vecchio edificio
di Napoli, Salvatore è il carceriere di
Veronica, rea di uno sgarro alla
camorra. Tra i due nasce un’intenso
rapporto. Sky Cinema Cult
13.20 CAVALCANDO CON IL DIAVOLO
Durante la guerra di secessione, un
povero emigrante il figlio di un ricco
proprietario danno il meglio di se
contro i Nordisti. Sky Cinema
Passion HD
14.00 SAN GIOVANNI DECOLLATO Prima
grande affermazione di Totò al
cinema, in seguito ai trionfi nel teatro
di varietà, datata 1940. Sky Cinema
Classics
15.00 CHARLIE’S ANGELS - PIÙ CHE
MAI Una nuova missione per le tre
agenti speciali (C. Diaz, D.
Barrymore, L. Liu), alle prese con D.
Moore nei panni della cattiva. Sky
Cinema Max HD
16.50 INCONTRI RAVVICINATI DEL
Sport
17.05
18.40
19.00
21.00
TERZO TIPO S. Spielberg nel 1977
racconta una favola sugli alieni,
protagonista R. Dreyfuss. Nel cast il
regista francese F. Truffaut. Sky
Cinema Hits HD
IL CASO MATTEI Magistrale
interpretazione di Gian Maria Volonté
nel ruolo di Enrico Mattei. Dirige F.
Rosi. Sky Cinema Classics
ALAMO - GLI ULTIMI EROI Nel
1836 un pugno di civili texani
occuparono Fort Alamo e resistettero
12 giorni contro migliaia di soldati.
Sky Cinema Max HD
WON’T BACK DOWN Due giovani
madri sfidano la burocrazia
rischiando tutto pur di garantire ai
propri figli un futuro migliore. Ispirato
a una storia vera. Sky Cinema 1 HD
RAIN la storia di Rain, un pastore
tedesco addestrato per aiutare i
soldati statunitensi impegnati nella
guerra del Vietnam. Sky Cinema
Cult
EPIC - IL MONDO SEGRETO La
battaglia tra le forze del bene, che
mantengono in vita il mondo
naturale, e le forze del male,
intenzionate a distruggerlo... Sky
Cinema Family
LEGION Dopo che la terra è stata
colpita da una catastrofe
apocalittica, Bob e Michael tentano
di salvarsi. Sky Cinema Max HD
21.05
21.10
22.40
23.25
0.30
NELLA CASA Un adolescente si
insinua nella casa di un suo
compagno di studi. Provocherà una
serie di incontrollabili eventi. Sky
Cinema Passion HD
IL POLIZIOTTO È MARCIO Il
commissario Malacarne è un
poliziotto corrotto, che intrattiene
rapporti con la malavita. Suo padre,
carabiniere, lo scopre e... Sky
Cinema Classics
LA MIGLIORE OFFERTA Il battitore
d’asta Virgil Oldman, maniacale e
solitario, torna ad amare grazie alla
bella Claire. Niente sarà come
sembra. Sky Cinema Hits HD
LE NOTTI BIANCHE Film tratto dal
racconto Dostoevskij, diretto da
Luchino Visconti con Marcello
Mastroianni. Sky Cinema Classics
COUNTRY STRONG Per rivalutare la
sua immagine la cantante Kelly
Canter organizza un tour con la nuova
star Beau Hutton e tra i due scoppia
l’amore. Sky Cinema Hits HD
QUESTA È LA VITA Uno dei primi
film ad episodi. Con Walter Chiari,
Aldo Fabrizi, Lucia Bosè, Totò.
Sky Cinema Classics
DOLLS Tre storie per una
malinconica elegia dell’amore
perduto. L’intensa pellicola è diretta
nel 2002 da T. Kitano.
Sky Cinema Cult
14.00 CALCIO: LIVERPOOL - MILAN
Guinness Champions Cup Sky Sport
1 HD
15.15 CICLISMO: TORUN - WARSZAWA
Giro di Polonia. Diretta Eurosport
16.00 RUGBY: WARATAHS - CRUSADERS
Super 15 Sky Sport 2 HD
17.00 TENNIS: PRIMO TURNO ATP World
Tour Masters 1000 Toronto. Diretta
Sky Sport 1 HD
18.15 SCHERMA: CAMPIONATI
MONDIALI 2014 FIORETTO
MASCHILE (FINALE) RaiSport 1
19.45 CICLISMO: TORUN - WARSZAWA
Giro di Polonia Eurosport
19.50 PALLAVOLO: FEMM.LE: GRAND
PRIX BRASILE - CINA RaiSport 1
21.00 WRESTLING: THIS WEEK ON WWE
Differita Eurosport
21.30 WRESTLING: VINTAGE
COLLECTION Differita Eurosport
PALLAVOLO: FEMM.LE: GRAND
PRIX ITALIA - REP. DOMINICANA
RaiSport 1
23.10 SCHERMA: CAMPIONATI
MONDIALI 2014 - SCIABOLA
FEMMINILE (SEMIFINALI
INDIVIDUALI) RaiSport 1
0.30 CICLISMO: TORUN - WARSZAWA
Giro di Polonia Eurosport
0.45 SCHERMA: CAMPIONATI
MONDIALI 2014 - SCIABOLA
MASCHILE (SEMIFINALI
INDIVIDUALI) RaiSport 1
Il piccolo John desidera che Ted, il
suo orsetto, prenda vita e
l’incredibile accade. Trent’anni dopo
Ted è un peluche erotomane e
alcolizzato che rende a John (Mark
Wahlberg, foto) la vita complicata.
Ted
Cinema Comedy, ore 21.15
Sindrome di Peter Pan
per Sandler e compagni
Serie Tv
Trasferitosi con la famiglia nella
cittadina dove è cresciuto, Lenny
(Adam Sandler, foto con Salma
Hayek) ritrova gli amici d’infanzia.
Che, anche se adulti, continuano
a comportarsi come adolescenti.
Un weekend da bamboccioni 2
Sky Cinema 1, ore 21.10
13.00 LA VITA SECONDO JIM Fox HD
14.00 CATA E I MISTERI DELLA SFERA
Disney Channel
15.00 CRIMINAL MINDS Fox Crime HD
16.00 AMERICAN DAD Fox HD
17.00 VIOLETTA Disney Channel
18.00 LIFE BITES Disney Channel
19.10 LE SORELLE FANTASMA Rai Gulp
20.00 DRAGONS - I PALADINI DI BERK
Cartoon Network
21.00 BUONA FORTUNA CHARLIE!
Disney Channel
ELEMENTARY Fox Crime HD
DROP DEAD DIVA Fox Life
HOUSE OF ANUBIS Rai Gulp
22.00 A TUTTO RITMO Disney Channel
23.00 ICARLY Nickelodeon
23.10 PIPPI CALZELUNGHE DeAkids
LIFE BITES Disney Channel
Il grande squalo bianco
Mediaset Premium
visto da vicino
Un team di esperti, guidati dallo
scienziato Taylor Chapple e dal
regista Andy Casagrande, si
avventura lungo la costa di
Gansbaai, in Sudafrica, per
analizzare il grande squalo bianco.
A prova di morte
National Geographic, ore 22.55
12.16 UNA MAMMA PER AMICA. Telefilm
MYA
13.07 ER-MEDICI IN PRIMA LINEA.
Telefilm MYA
13.24 ZOOM. Show Premium Cinema
13.32 LE CROCIATE. Film Premium
Cinema
13.35 CHI TI CREDI DI ESSERE?.
Documentario Studio Universal
13.57 ONE TREE HILL. Telefilm MYA
Intrattenimento
13.30 CHI VESTE LA SPOSA-MAMMA
CONTRO SUOCERA LEI
14.20 GOT TO DANCE - NATI PER
BALLARE UK Sky Uno
15.00 PRANK PATROL Rai Gulp
16.05 MASTERCHEF AUSTRALIA Sky
Uno
17.55 FRATELLI IN AFFARI Sky Uno
18.20 BARBIE RAPERONZOLO DeAkids
19.10 LA GUERRA DELLE TORTE LEI
20.00 IL BOSS DELLA CASA Sky Uno
21.10 BRITAIN’S GOT TALENT Sky Uno
21.50 QUATTRO MATRIMONI IN ITALIA
Fox Life
22.20 BRITAIN’S GOT TALENT Sky Uno
22.25 INTOUR Disney Channel
22.45 MASTERCHEF ITALIA 3 Sky Uno
23.40 MASTERCHEF ITALIA 3 Sky Uno
0.40 HELL’S KITCHEN USA Sky Uno
14.25 COLPO DI FULMINE. Film Studio
Universal
14.45 ER-MEDICI IN PRIMA LINEA.
Telefilm MYA
15.09 DR. HOUSE - MEDICAL DIVISION.
Telefilm JOI
15.36 THE VAMPIRE DIARIES. Telefilm
MYA
15.55 L’UOMO D’ACCIAIO. Film Premium
Cinema
Ragazzi
12.00 YU-GI-OH! ZEXAL K2
13.00 LE NUOVE AVVENTURE DI PETER
PAN DeAkids
14.00 MY LITTLE PONY: L’AMICIZIA È
MAGICA Boomerang
15.00 REGULAR SHOW Cartoon Network
16.05 OGGY E I MALEDETTI
SCARAFAGGI DeAkids
17.00 MY LITTLE PONY: L’AMICIZIA È
MAGICA Boomerang
18.15 I DALTON K2
19.10 OGGY E I MALEDETTI
SCARAFAGGI Boomerang
20.00 OGGY E I MALEDETTI
SCARAFAGGI DeAkids
20.50 I DALTON DeAkids
21.05 LE NUOVE AVVENTURE DI PETER
PAN DeAkids
21.10 I DALTON K2
15.59 DR. HOUSE - MEDICAL DIVISION.
Telefilm JOI
16.20 EVITA. Film Studio Universal
16.22 UNA MAMMA PER AMICA. Telefilm
MYA
17.08 AMORI, FIGLI E ALTRI DISASTRI.
Film Tv MYA
17.36 THE MIDDLE. Telefilm JOI
17.59 PARKS AND RECREATION. Telefilm
JOI
Documentari
14.00 I MAGHI DEL GARAGE National
Geographic
15.10 MARCHIO DI FABBRICA Discovery
Science
16.05 GENI AL QUADRATO History
Channel
17.00 STORIA DELL’UNIVERSO History
Channel
18.00 ENIGMI ALIENI History Channel
19.00 AFFARI DI FAMIGLIA History
Channel
20.00 AFFARI A QUATTRO RUOTE
Discovery Channel HD
21.00 COME È FATTO Discovery
Channel HD
22.00 NUDI E CRUDI Discovery Channel HD
23.00 MEGA NAVI Discovery Science
23.40 BATTAGLIE ANIMALI K2
MOGLI ASSASSINE LEI
18.37 IL SOCIO. Film Premium Cinema
18.40 FOCUS. Show Studio Universal
18.49 THE VAMPIRE DIARIES. Telefilm
MYA
18.50 LA FAMIGLIA DEL PROFESSORE
MATTO. Film Studio Universal
19.36 ONE TREE HILL. Telefilm MYA
19.41 FAIRLY LEGAL. Telefilm JOI
20.24 ONE TREE HILL. Telefilm MYA
20.27 FAIRLY LEGAL. Telefilm JOI
A fil di rete
di Aldo Grasso
Lo strano esperimento
dei matrimoni al buio
Q
uello che non succede più nella vita reale succede ancora in tv: un tempo, le città in agosto si
trasformavano in surreali deserti, strade vuote e
negozi chiusi. Capitava che per trovare un fornaio aperto uno dovesse avventurarsi ben oltre i
soliti tragitti. Poi le cose sono cambiate, complici la crisi e il cambiamento del mondo del lavoro e quella
serrata è uno spettacolo che appartiene ormai al passato.
Nella vita reale, appunto,
perché in tv… Nel bel mezzo
Vincitori e vinti
del «chiuso per ferie» dei palinsesti estivi uno rischia di riAnna
vivere quell’esperienza. Si è coValle
stretti a seguire le cose più
L’amore
strane e curiose, che di norma
di Anna
si trovano ben lontane dai caValle
nali generalisti. Per esempio,
supera Rosamunde
su Real Time, uno dei pochi caPilcher. Sabato
nali che in estate non smobilisera per Rai1 con
ta la sua programmazione, si è
«Questo nostro
concluso venerdì un programamore» in replica:
ma singolare, «Matrimoni al
a seguire Anna Valle
buio» (ore 23.00).
sono 2.502.000
In Danimarca, un gruppo di
spettatori, per uno
psicologi si è messo al lavoro
share del 15,5%
su un esperimento relativo alla
vita di coppia (anche «Grande
Eileen
Fratello» era nato come un
Atkins
esperimento sociologico): sulRosamunde
la base dei profili comportaPilcher
mentali, delle preferenze e desuperata
gli stili di vita, ha trovato a sei
da Anna Valle. Sabato
persone la propria «anima gesera di Canale 5 con
mella», formando tre coppie
«Quattro sfumature
che non si sono limitate a uscid’amore». Per
re a cena per conoscersi.
l’episodio con Eileen
La serie è andata oltre i siti
Atkins intitolato
web d’incontri e le vecchie
«Scandalo»: 1.848.000
agenzie matrimoniali: le tre
spettatori, 11,1%
coppie hanno dovuto da subito
di share
contrarre un vero e proprio
matrimonio e vivere insieme,
sotto l’occhio ben poco discreto delle telecamere, per quattro settimane, prima di decidere se continuare la relazione
o dividere le proprie strade. La tesi degli specialisti che hanno formato le coppie è molto positivista: tutto può essere
preordinato sulla base di affinità elettive scientificamente
calcolabili. Ma le sfumature della vita sono ben altre e ben
due delle tre coppie si sono separate, non senza sofferenze.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
20.45 A NOI PIACE CORTO. Show Studio
Universal
21.15 OBLIVION. Film Premium Cinema
21.15 PSYCH. Telefilm JOI
21.15 HART OF DIXIE. Telefilm MYA
21.15 FOCUS. Show Studio Universal
21.25 INTRO ARGENTO PRESENTA
HITCHCOK. Documentario Studio
Universal
21.30 PSYCHO. Film Studio Universal
22.02
22.03
22.50
23.18
23.25
23.29
THE CARRIE DIARIES. Telefilm MYA
PSYCH. Telefilm JOI
NIP’N TUCK. Telefilm MYA
ZOOM. Show Premium Cinema
FOCUS. Show Studio Universal
PACIFIC RIM. Film Premium
Cinema
23.30 FRATELLO DOVE SEI?. Film Studio
Universal
0.02 GOSSIP GIRL. Telefilm MYA
44
Lunedì 4 Agosto 2014 Corriere della Sera
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