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Corriere della sera

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MARTEDÌ 30 SETTEMBRE 2014
www.corriere.it
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 688281
Partite Iva
LE INUTILI
IPOCRISIE
SULLE TASSE
Già 80 operazioni
Su Style
Arriva l’occhio bionico
Un clic e la vista ritorna
Ecco i giovani
che cambiano
le nostre case
di Anna Meldolesi
a pagina 23
Oggi a 1,90 euro
con il Corriere
Duro scontro nel Pd sul lavoro
Renzi vince a larga maggioranza
● GIANNELLI
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
9 771120 498008
40 9 3 0>
La vera posta in gioco
oltre la resa dei conti
di Aldo Cazzullo
N
on è vero che la riforma dell’articolo 18 sia una
questione ideologica che non riguarda quasi nessuno. È una grande questione politica, che può cambiare la vita sociale, la mentalità, la cultura economica
del Paese. Proprio per questo, a parte qualche eccezione, il modo in cui la direzione del Pd ha affrontato ieri
il tema è apparso un po’ asfittico e autoreferenziale.
continua a pagina 6
Tesauro accusa: brutto spettacolo in Parlamento, si delegittimano le istituzioni indipendenti
di Sergio Rizzo
Sfida a Pechino La protesta in piazza
I
l presidente della Corte costituzionale Giuseppe Tesauro,
in un’intervista al Corriere, critica lo stallo che da oltre 3 mesi
blocca l’elezione di due giudici
della Consulta: «Uno spettacolo che si riverbera sull’immagine della Corte». E sulla fecondazione eterologa: «Era in ballo un diritto decisivo».
a pagina 11
GETTY IMAGES / ANTHONY KWAN
ARCELORMITTAL
A Hong Kong la rivoluzione dei ragazzi con l’ombrello
di Guido Santevecchi
L
a chiamano già la Rivoluzione degli Ombrelli. Quegli ombrelli che i ragazzi in piazza a Hong Kong per chiedere democrazia al governo cinese
usano per difendersi dagli spray urticanti usati dalla polizia per disperderli. Da due giorni la città è paralizzata: la linea dura delle forze
dell’ordine non sta pagando. E la Cina comincia a innervosirsi: intima agli Usa di non interferire e parla di «cospiratori angloamericani». a pagina 15
Reati fiscali:
inchiesta
sugli indiani
dell’Ilva
di Luigi Ferrarella
I
l gruppo franco-indiano ArcelorMittal, che si è candidato
per l’acquisto dell’Ilva di Taranto
con il gruppo Marcegaglia, è sotto indagine per una evasione fiscale di 129 milioni di euro, 31 dei
quali ha scelto — pur respingendo gli addebiti — di pagare al Fisco a titolo di transazione.
a pagina 19
Una legge in California contro la violenza: serve un consenso cosciente e volontario
a pagina 24
È
«Basta scorribande sulla Consulta»
Sesso nei campus? Solo se il sì è sì
egole e paletti per separare il
sesso disordinato dallo stupro. Succede in California, dove
il governatore Brown ha firmato
la prima legge statale che obbliga colleges e università a investigare sul serio sui casi di violenza
sessuale. È già nota come legge
dello «yes means yes»: un sì è un
sì, e deve venire da una persona
in condizioni di pronunciarlo.
Non è stupro solo se c’è «un deciso, cosciente e volontario consenso» al rapporto sessuale.
UN DIBATTITO AUTOREFERENZIALE
L’intervista Il presidente della Corte costituzionale: sono cattolico, ma la fecondazione eterologa è una libertà incoercibile
continua a pagina 29
R
di Maria Teresa Meli
ancora scontro nel Pd sulla riforma del lavoro, ma Renzi esce dalla Direzione con l’80 per
cento dei voti e spacca la minoranza. La relazione del leader sorprende l’ala sinistra per i toni
smussati e le mezze aperture (reintegro per i licenziamenti disciplinari oltre che discriminatori, due miliardi per gli ammortizzatori sociali e
riapertura del confronto con i sindacati) ma viene duramente bocciata da D’Alema («Meno slogan, meno spot») e Bersani: «Davvero vogliamo
raccontare che non ci sono gli occupati perché
c’è l’articolo 18?». Alla fine, 130 sì al segretariopremier, 20 no e 11 astensioni.
alle pagine 2 e 3 Guerzoni, Ippolito
F
di Maria Laura Rodotà
ANNO 139 - N. 231
Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
mail: [email protected]
FONDATO NEL 1876
di Dario Di Vico
ino ad ora il governo
non ha inserito
nell’agenda delle sue
priorità il lavoro
autonomo e le partite
Iva. Quando si è trattato di
aumentare il reddito
disponibile sono state
privilegiate le fasce mediobasse del lavoro dipendente e
il Jobs act ha come
riferimento un laburismo
tutto sommato tradizionale,
anche se declinato in chiave di
flexsecurity. Il tutto è stato
gestito con lo strumento della
legge delega che si sta
rivelando un contenitore
ipocrita: inizialmente appare
utile per allargare lo spettro
dell’azione di riforma senza
generare conflitti, ma nel
prosieguo mostra tutti i suoi
limiti. Accumula
contraddizioni e non è in
grado di scioglierle se non
con un atto d’imperio finale.
Qualcosa del genere rischia di
accadere anche con la delega
fiscale, lo strumento «largo»
con il quale il governo pensa
di riprendere a dialogare con
gli autonomi. In linea di
principio non si può che
essere d’accordo con questo
riallineamento di attenzioni
perché il lavoro indipendente
è destinato a crescere ed è la
strada che prendono molti
giovani in cerca di prima
occupazione, di fatto costretti
a «inventarsi» il proprio
lavoro. Ma il famoso diavolo
continua a nascondersi nei
dettagli.
Vale la pena ricordare come
l’apertura di nuove partite Iva
resta sempre sostenuta, al
ritmo di 40-50 mila al mese e
la percentuale di quelle che
mascherano un rapporto di
lavoro dipendente si può
stimare attorno al 15-20%. Non
di più, come pure lasciano
pensare i sindacati
confederali che ne hanno
fatto — come nel caso della
Cisl — un punto focale di
propaganda e comunicazione.
In Italia (con “Style Magazine”) EURO 1,90
● ECONOMIA& SOCIETÀ
DA GENNAIO
BOLLETTE PIÙ CARE
UNA PARTE DEL TFR CRISI IN UCRAINA
IN BUSTA PAGA
GAS SU DEL 5,4%
di R. Querzé e M. Sensini
di Andrea Ducci
D
V
al prossimo gennaio una
parte del Tfr (Trattamento di fine rapporto, la liquidazione) entrerà nella busta
paga, purché si trovino compensazioni adeguate per le imprese.
entuno euro. Sarà l’aumento medio sulle bollette di luce e gas degli
italiani nel quarto trimestre
2014, pari al 5,4%. Il motivo? La
crisi tra Russia e Ucraina.
a pagina 9
a pagina 31
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
2
Primo piano Il lavoro
Il discorso
Il premier
e segretario
del Pd Matteo
Renzi, 39 anni,
ieri durante il
suo intervento
alla direzione
del partito:
«O crediamo
nella politica,
e la politica
decide, oppure
ci affideremo
al predominio
della
tecnocrazia.
Saranno gli altri
a dirci che fare,
dall’Europa
agli editoriali»
(Photomasi)
Citazioni
● Fred
Flintstones ,
del cartoon «Gli
Antenati» (The
Flintstones) di
Hanna-Barbera
● Margaret
Thatcher
(1925-2013),
primo ministro
del Regno
Unito dal 1979
al 1990
● Ieri Renzi ha
detto: «È vero
che chi non
la pensa come
la segreteria
non è un
Flintstones,
come dice
Cuperlo. Ma
è anche vero
che chi la pensa
come
la segreteria
non è Margaret
Thatcher»
In direzione gli attacchi di D’Alema. E Bersani: no al metodo Boffo
Il segretario non cede, aperture sul Jobs act. Alla fine i no sono solo 20
Scintille nel Pd. Ma Renzi ha l’80%
Sul filo già esile della
trattativa, il coltello affilato di
D’Alema. Dal palchetto della
direzione l’ex premier ha spiazzato la minoranza e, sia pure
«ammirato dal fascino oratorio
del segretario», ha provato a
gelare i tentativi di conciliazione: «L’impianto di governo è
destinato a produrre scarsissimi effetti e questo comincia a
essere percepito dalla parte più
qualificata dell’opinione pubblica». E mentre il renziano
Marcucci sferzava su Twitter
(«cabaret»), D’Alema affonda-
ROMA
va la lama. Criticava le «affermazioni prive di fondamento»
di Renzi e suggeriva «meno
slogan, meno spot» e una più
meditata azione di governo.
Le aperture
E dire che la relazione di
Renzi aveva sorpreso l’ala sinistra per i toni smussati e le caute aperture: possibilità di reintegro per i licenziamenti disciplinari (oltre che discriminatori), 2 miliardi per gli
ammortizzatori sociali e riapertura della sala Verde di Pa-
❞
Non ho
paura
e non lascio
ad altri
l’esclusiva
della parola
sinistra
lazzo Chigi — a mo’ di sfida —
per concertare con i sindacati.
«È un passo avanti», chiosava a
caldo Damiano. E un bersaniano: «Se lo mette nero su bianco
potremmo astenerci...». È finita come da pronostici. Renzi ha
incassato il via libera con l’80%
dei voti sull’ordine del giorno
che accoglie alcune modifiche
alla delega del lavoro: 130 sì
(«turchi» di Orfini compresi),
11 astenuti e 20 contrari. La minoranza si è spaccata. Gli intransigenti come D’Alema, Bersani, Cuperlo, Civati, D’Attorre,
Fassina, Damiano, Boccia,
Miotto hanno ribadito il loro
no, Speranza e altri dialoganti
hanno scelto l’astensione. Il voto «bulgaro» che Fassina aveva
previsto, insomma. Il finale di
partita è rinviato al Senato, dove qualche spezzone di minoranza potrebbe cercare la rivincita. «Per me stella polare è il
Parlamento — ammonisce
Renzi — e lì mi piace pensare
che si voti tutti insieme».
Sguardi di minoranza
Pier Luigi Bersani
Ha attaccato sulla libertà di critica:
«Siamo sull’orlo del baratro non
per l’articolo 18 ma per il metodo
Boffo. Uno deve dir la sua senza
che gli venga tolta la dignità»
La trattativa
Massimo D’Alema
Dura critica sull’articolo 18: «Non
si racconta che sta lì da 44 anni
perché ci sono un po’ di persone
che sanno che non vero. Matteo,
pensa anche a chi le cose le sa»
La riforma del lavoro
Il premier aveva esortato il
partito a votare un documento
«per superare alcuni tabù».
L’articolo 18? «Mediazioni e
compromessi non se ne fanno
a tutti i costi». L’attacco ai «poteri aristocratici» e l’elenco orgoglioso delle riforme in cantiere per scacciare il fantasma
dell’«annuncite». Nei piani di
Renzi, quello del mercato del
lavoro è solo un tassello di un
disegno più ampio, che include il potenziamento del welfare. Per convincere i suoi a votare la delega il segretario-premier contesta che abolire l’articolo 18 sia incostituzionale e
sfida i sindacati: «Il lavoro non
si crea difendendo le regole di
44 anni fa. Io non ho paura di
cambiare e non lascio ad altri
l’esclusiva della parola sinistra.
Mentre noi restavamo attaccati
al totem ideologico il mondo
cambiava con velocità impressionante». Alla Camusso, che
lo ha accostato alla Lady di fer-
ro: «Chi non la pensa come la
segreteria non appartiene ai
Flintstones , chi la pensa come
la segreteria non è un emulo
della Thatcher». E all’ex capo
dell’esecutivo, in sede di replica: «A me è capitato di governare quando non c’è crescita, il
presidente D’Alema ha avuto
una fortuna opposta». E ancora: «Definire questo governo
privo di profondità e solidità,
tutto slogan e annunci, va contro la realtà. C’è un disegno unitario». Il finale è un colpo alla
sinistra, cui Renzi ricorda cosa
sia per lui il Pd: «La memoria
senza speranza è nostalgia,
polvere, muffa».
Giuseppe Civati
Intervento centrato sull’immagine
di Renzi: «In tv ho visto un premier
che diceva cose di destra, con toni
un po’ di disprezzo verso alcune
forme di associazione sindacale»
Gianni Cuperlo
Ha contestato la riforma del
lavoro: «L’articolo 18 non è un
capriccio ideologico di una sinistra
ferma alla Polaroid mentre
siamo al digitale. Eliminarlo
rischia di essere incostituzionale»
I mediatori Guerini e Serracchiani hanno trattato per scongiurare una rottura preludio di
scissione. Per spingere Renzi a
mettere ai voti un documento
potabile per la minoranza, Cuperlo ha cambiato di colpo passo. Ha detto che l’articolo 18
«non è un capriccio della sinistra ferma alla Polaroid», che
toglierlo per i neo-assunti è incostituzionale e che Renzi è sì il
leader, ma non il «dominus»
del Pd: «Non ci sono nemici del
governo e volatili notturni, ma
opinioni». Poi D’Alema va allo
scontro frontale, Civati rincara
la tesi della svolta a destra, addossa a Renzi la responsabilità
di una «tensione insopportabile» e medita l’addio: «Potrebbe
essere la mia ultima direzione». Ma ecco Bersani, che
smonta le «idee stravaganti» di
Renzi sul lavoro e porta la tensione oltre la sottile linea rossa:
«Noi sull’orlo del baratro non
ci andiamo per l’articolo 18, ci
andiamo per il metodo Boffo».
Un modo hard per chiedere
«dignità» e libertà di parola.
Renzi, che trova nell’ironia il
registro per esprimere solidarietà a Bersani: «Mai usato il
metodo Boffo, al massimo un
metodo buffo...».
Monica Guerzoni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
Il retroscena
di Maria Teresa Meli
ROMA «Li ho spianati»: al termine della riunione della direzione, Matteo Renzi è su di giri. La
sua frase si riferisce a Massimo
D’Alema e Pier Luigi Bersani. È
riuscito a staccare una buona
parte della minoranza dalla
«vecchia guardia». Non solo, è
convinto che «ogni volta che
Bersani e D’Alema si mettono
insieme mi fanno un grande favore e un bello spot». «Massimo, in fondo — confida ai collaboratori — con tutto quel rancore ci sta dando una mano. Ve
l’avevo detto che era ancora incavolato nero per la storia della
nomina europea».
Il premier-segretario ha fatto
una piccola concessione all’ala
più moderata della minoranza
(il licenziamento disciplinare
da definire) che ha contribuito
a dividere il fronte dei suoi oppositori. Operazione a cui ha
contribuito un incontro conviviale ieri tra i vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, il capogruppo Roberto
Speranza e il presidente del partito Matteo Orfini.
Bersani e D’Alema masticano
amaro per le defezioni e, ostentatamente, mentre il segretario
parla guardano i loro iPad. Versione normale quella del primo, un nuovissimo mini il tablet dell’ex ministro degli Esteri
che, ogni tanto, interrompe la
lettura per fare commenti
sprezzanti che, poi, ripeterà sul
palco. Ovviamente, non applaudono. Ma il presidente del Consiglio non sembra troppo preoccupato per le reazioni dei
due, anzi. C’è solo una cosa che
gli dà fastidio, come confida ad
alcuni compagni di partito: «La
strumentalizzazione di un tema
importante come quello del lavoro per prendersi una rivincita. Siccome non sono riusciti
loro a fare dei cambiamenti non
vogliono che li faccia io. Però
vedo che anche nella minoran-
3
«La vecchia guardia è spianata»
Così il leader spacca i dissidenti
za c’è tanta gente che capisce
che bisogna tutelare i giovani e i
lavoratori e non l’ideologia dell’articolo 18».
Ma c’è anche un’altra operazione che ieri Matteo Renzi ha
fatto. Non riguarda il partito,
bensì i sindacati. Invitandoli
per la prima volta dopo mesi a
un incontro a Palazzo Chigi proprio nel giorno in cui si è sancita la divisione tra la Cgil da una
parte e la Cisl e la Uil dall’altra,
spingerà ancora di più Susanna
Camusso sulla strada dell’isolamento, mettendola in difficoltà, e tenterà nello stesso tempo
di recuperare il rapporto con il
leader della Fiom Maurizio Landini.
Certo, la partita non è finita.
Ora si sposta al Senato, dove i
numeri sono ben diversi da
quelli della direzione. Lì i parlamentari sono quelli scelti da
Luce accesa La Sala Verde
al terzo piano di Palazzo Chigi.
Renzi: «Sono disponibile a
riaprirla per i sindacati» (Ansa)
Il quotidiano britannico
FT: «Sul lavoro una battaglia storica»
«Battaglia storica». Così, citando un commento del capogruppo
di FI Renato Brunetta, il Financial Times inquadra lo scontro sul
lavoro nel Pd tra Matteo Renzi da una parte e la sinistra del
partito e i sindacati dall’altra. «Se prevarrà o meno — scrive il
quotidiano britannico — è considerato un test per la sua
credibilità sia in Italia sia all’estero». L’articolo del Financial
Times ricorda gli «avvertimenti» che sono arrivati a Renzi negli
ultimi giorni, a cominciare da quello del segretario della Cgil
Camusso «che ha minacciato lo sciopero generale».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Il deputato della minoranza D’Attorre
«Da Matteo un passo avanti
Ha sentito il gelo degli elettori»
ROMA Duro e puro, onorevole Alfredo
❞
Niente
scissione
Civati
resterà
con noi, la
scissione
non esiste
D’Attorre?
«Il segretario ha fatto un passo
avanti, sia nei toni che su alcuni punti.
Ma è ancora insufficiente e ho votato
no. Rimane un dissenso, perché non
c’è chiarezza sul concetto di reintegro».
Renzi ha aperto, ha dato una chance al lavoratore licenziato per discriminazione o per motivi disciplinari.
«Il punto è che bisogna ridefinire i
casi in cui c’è il reintegro, tra i quali deve esserci anche il licenziamento economico privo di fondamento».
Perché D’Alema e Bersani sono entrati a gamba tesa nel dibattito?
«Hanno risposto a toni e argomenti
del tutto fuori luogo che ci sono stati
nei giorni scorsi. Se però stiamo al merito, riconosco qualche apertura rispetto all’atteggiamento che Renzi ha
tenuto anche l’altra sera in tv da Fazio.
Resta il sospetto che sia stata una mossa tattica per superare il voto della direzione».
Renzi aveva i numeri...
«Sì, ma voleva evitare la spaccatura
politica del Pd».
Al Senato cercherete la rivincita?
Bersani nelle elezioni del 2013.
«Le decisioni si devono rispettare, come facevo io quando ero
in minoranza», dice Renzi. E
comunque non è la prima volta
che il segretario-premier forza
la mano e ottiene risultati, anche se pure stavolta ha seguito i
consigli di Napolitano che lo ha
invitato a smussare asperità e
contrasti.
«La musica è cambiata»,
continua a dire il premier. Che
vorrebbe togliere una volta per
tutte al suo partito quella che
definisce «la coperta di Linus»
del passato ideologico della sinistra. Insomma, non vorrebbe
più sentire Massimo D’Alema
pronunciare la parola padrone
quando si parla di un «imprenditore che si spacca la schiena
per aprire l’azienda» e che magari «deve mandare a casa dieci
persone non perché è cattivo»
ma perché è costretto e «sta allo
Stato farsene carico». Quello
che stupisce Renzi (e stupisce
anche i suoi) è che proprio nello
stesso momento ci sia una parte
dell’establishment e della minoranza del Pd che «vogliono
farmi fuori». Il presidente del
Consiglio ha già detto di credere alle coincidenze. Però si è anche convinto che questo «gruppo non unito» ce l’abbia con lui
perché fa le cose «senza chiedere il permesso». Insomma, senza farsi condizionare. Ma su
questo il premier non cambierà
idea: «Non scenderò a patti con
quella parte di establishment
che si sente spodestata e rivuole
il potere per condizionare la politica. Sia chiaro: o noi o loro».
E sia chiara anche un’altra cosa, fa sapere a fine giornata il
presidente del Consiglio: «Non
è finita qui». Nelle intenzioni
dell’inquilino di Palazzo Chigi la
«rivoluzione soft» (ma si può
definirla ancora veramente tale?) continua.
«È presto per parlare di quello che
accadrà in Aula. Credo che Renzi si sia
reso conto che la linea dell’abolizione
totale dell’articolo 18 non reggeva in
termini di consenso, anche rispetto all’elettorato del Pd».
Pensa che ad ammorbidire la sua
posizione sia stato il timore di dover
accettare i voti di Berlusconi?
«Da come ho imparato a conoscerlo,
la valutazione da cui Renzi parte è
sempre l’accoglimento che le sue scelte troveranno nell’opinione pubblica.
Ha sentito il gelo del nostro elettorato».
Il gelo? Non starà esagerando?
«Nel nostro elettorato nessuno capisce il nesso tra l’estensione delle tutele
per i non garantiti e la sottrazione delle tutele a chi le ha».
Due miliardi per gli ammortizzatori sociali bastano?
«No, soprattutto se sono sostitutivi
e non aggiuntivi rispetto alla cassa integrazione in deroga».
Civati lascia il Pd?
«Macché, farà ancora molte direzioni con noi. La scissione non esiste».
M.Gu.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
130
i voti
a favore della
relazione del
segretario
Matteo Renzi
alla direzione
del Partito
democratico.
Venti i contrari
e 11 gli
astenuti. I
componenti
dell’assemblea
sono circa 200
44
minuti
è la durata
del discorso
che Matteo
Renzi ha tenuto
di fronte alla
direzione del
partito. Dopo
gli interventi,
il leader
ha ripreso
la parola per
le conclusioni e
per rispondere
ad alcune delle
osservazioni
● Le strategie
LONDRA CHIEDE RIFORME
IL PREMIER SI SOTTOPONE
ALL’ESAME DELLA CITY
di Luigi Ippolito
L
a scadenza è ravvicinata: entro l’autunno
Matteo Renzi dovrà condurre in porto le
riforme, in primo luogo quella del
lavoro. Altrimenti c’è il rischio che l’Italia
torni a ballare sui mercati finanziari.
Il messaggio arriva da Londra, alla vigilia
della visita del premier italiano nella capitale
britannica, prevista per giovedì. Lì Renzi
vedrà il suo collega David Cameron, ma
soprattutto farà il giro delle «chiese» del
capitalismo anglosassone, incluse le
redazioni del Financial Times e
dell’Economist. E a cena si intratterrà col Lord
Mayor, ovvero il sindaco della City, diretta
espressione della comunità finanziaria sul
Tamigi. «Il vostro premier viene a ritirare la
pagella», chiosa l’ambasciatore a Roma
Christopher Prentice. Tra un calice di
prosecco e un trancio di halibut alla griglia
nel giardino della residenza diplomatica, il
monito britannico arriva distinto, sia pure
filtrato dal linguaggio felpato di un
diplomatico consumato. Renzi è atteso alla
prova dei fatti, perché se i mercati finora sono
rimasti tranquilli, la bonaccia non è destinata
a durare. Sia chiaro, il capitale di fiducia
internazionale del premier non è esaurito.
Anzi. Si coglie una linea di continuità con gli
sforzi di Monti e Letta, mentre si riconosce
all’attuale inquilino di Palazzo Chigi una
inedita determinazione. E Londra è pronta a
fare da sponda, perché le riforme in Europa
sono un interesse anche britannico. Solo con
un’Europa più aperta al mercato Cameron
riuscirà a «vendere» alla sua opinione
pubblica la permanenza del Regno Unito
all’interno dell’Unione. E solo un’Europa più
competitiva nel suo insieme potrà reggere le
sfide dell’economia globale. «Renzi resta una
voce forte in Europa», commenta
l’ambasciatore. Ma il tempo stringe.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
WWW.VALENTINO.COM
4
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
5
Primo piano Il lavoro
Dietro le quinte
di Marzio Breda
«Rinnovarci, metterci al
passo con i tempi e con le sfide
della competizione mondiale».
Ecco l’imperativo che Giorgio
Napolitano ha indicato una settimana fa. Aggiungendo che,
«per farcela» davvero, «non
possiamo più restare prigionieri di conservatorismi, corporativismi e ingiustizie». Un
appello che è stato letto non
solo come un sostegno alla «rivoluzione sistematica» promessa da Matteo Renzi, ma come un invito alle parti in gioco
(tutte, dai sindacati alla minoranza del Pd, da tempo in subbuglio) a superare le contrapposizioni nell’interesse del Paese. Contrapposizioni che, nel
caso della riforma del lavoro, e
dell’articolo 18 in particolare,
sono divenute laceranti. Tanto
da materializzare il pericolo di
pesantissimi contraccolpi sul
governo e perfino di una crisi.
«Presidente, io non faccio
nessun passo indietro... anzi,
va-do a-van-ti», pare che abbia
sillabato il premier al capo dello Stato ieri mattina, durante
un lungo faccia a faccia al Quirinale. Avanti, dunque, e su
questo Napolitano è d’accordo,
se si considera come da anni
chiede che siano tolti di mezzo
gli ostacoli per una ripartenza
dell’Italia. Ma avanti come? Facendo «la faccia feroce» e chiudendo la porta a ogni dialogo e
a ogni possibilità di mediazione (certo, non al ribasso)?
Avanti a costo di spaccare un
partito che ha appena ottenuto
il 40,8 per cento dei voti alle
elezioni? E di far magari passare il Jobs act in Parlamento con
il sostegno determinante di
Forza Italia?
È su questi interrogativi «di
metodo» (e, chissà, forse anche con qualche appunto «di
merito») che il presidente ha
incalzato Renzi. Insomma: imprimere una svolta al Paese è
certo coerente con le riflessioni
che Napolitano svolge in pubblico da parecchio tempo. Ma
non può piacergli che un tentativo così delicato e importante
sia condotto con una continua
rincorsa di sfide, utilizzando
toni esasperati e sprezzanti,
rinfocolando le polemiche e, di
fatto, umiliando gli antagonisti. Perché la posta in gioco è
troppo alta per essere sciupata
soltanto da qualche scatto di
temperamento.
Insomma: gli obiettivi del
ROMA
● L’analisi
Marzo 2012
I segretari
generali dei tre
sindacati
confederali, da
sinistra, Raffaele
Bonanni della
Cisl (che ha
annunciato le
dimissioni), Luigi
Angeletti della
Uil e Susanna
Camusso della
Cgil, al corteo
unitario
nazionale dei
lavoratori edili a
Roma il 3 marzo
di due anni fa.
Oggi i tre sono
divisi
Per i sindacati
la chance negoziato
Ma al tavolo
arriveranno divisi
di Enrico Marro
«M
La spinta del Colle
E qualche consiglio
anche sul metodo
Il premier al Quirinale, priorità alle riforme
La vicenda
● Il 22
settembre il
capo dello
Stato, durante
la cerimonia al
Colle per
l’inizio
dell’anno
scolastico, ha
sollecitato le
riforme: basta
conservatorismi. E ancora:
politiche nuove
e coraggiose
per la crescita e
l’occupazione
● Ieri mattina
Napolitano ha
incontrato il
premier al
Quirinale: oltre
a fare il punto
sullo stato dei
lavori in
Parlamento,
Renzi ha anche
riferito della
partecipazione
all’Assemblea
generale Onu
Quirinale — si sa — restano la
stabilità del quadro politico e
l’urgenza delle riforme per modernizzare il Paese cancellando
«conservatorismi» e arroccamenti. E su questa necessità di
«superare situazioni ormai insostenibili, che le politiche del
passato non hanno mai risol-
to», l’asse con Palazzo Chigi è
saldo. Tuttavia, pur apprezzando il coraggio, la determinazione e l’ansia di procedere in velocità del premier, è chiaro che
il capo dello Stato teme che lo
scenario si offuschi e che ogni
sforzo si esaurisca nell’eterna
trappola dei veti incrociati. C’è
troppa carne al fuoco — e ancora troppa diffidenza verso di
noi nelle Cancellerie europee— per sciupare l’occasione
che abbiamo davanti.
Lo dimostra la scaletta degli
appuntamenti parlamentari
che Napolitano si è fatto illustrare da Renzi (per il resto sul
colloquio è calato un impenetrabile velo di riserbo e si può
ragionarci sopra solo per supposizioni). Si va dalla riforma
elettorale a quella della Pubblica amministrazione; dalla legge di Stabilità al secondo passaggio in Aula della riforma del
Senato. Un paio di congestionatissimi mesi, che richiedono
concretezza, dialogo e, conoscendo il carattere del presidente della Repubblica, anche
nervi saldi.
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5,7
milioni
gli iscritti alla
Cgil nel 2013
(5.686.210),
con un calo
dello 0,5%
rispetto
all’anno
precedente.
I pensionati
sono 3 milioni,
più degli attivi
(2,7 milioni)
4,4
milioni
i tesserati alla
Cisl nel 2013
(4.372.280),
con un calo
dell’1,6%
rispetto
al 2012
(-70 mila).
I pensionati
sono
2.006.515
2,2
milioni
gli iscritti della
Uil (2.216.443)
nel 2013: sono
10 mila in
meno rispetto
all’anno
precedente.
I pensionati
che hanno
la tessera
del sindacato
sono 582.147
i sembra che
Renzi voglia
tornare
all’Ottocento, quando
l’imprenditore poteva
decidere vita e morte del
lavoratore», ha detto a
caldo Maurizio Landini, in
tv a Piazzapulita. Eppure il
leader della Fiom,
arrabbiato per l’intenzione
del premier di togliere del
tutto il diritto al reintegro
sui licenziamenti
economici, incassa la
promessa di Renzi su un
punto che sta a cuore ai
metalmeccanici Cgil: la
legge sulla rappresentanza
sindacale. Che se ci fosse
stata, ha sempre sostenuto
la Fiom, gli accordi di
Pomigliano tra Fiat, Cisl e
Uil non si sarebbero potuti
fare. La legge sulla
rappresentanza è uno dei
tre punti sui quali il
premier ha detto di voler
sfidare il sindacato,
prefigurando un incontro
nella sala verde di Palazzo
Chigi, teatro in passato di
tante trattative governoparti sociali. Per Renzi
sarebbe il primo incontro.
Le altre due sfide toccano la
«contrattazione di secondo
livello», pare di capire la
prevalenza del contratto
aziendale su quello
nazionale, e il «salario
minimo». Su due di queste
tre sfide il sindacato è stato
sempre diviso. La legge
sulla rappresentanza è un
cavallo di battaglia della
Cgil, mentre Cisl e Uil si
sono storicamente opposte.
Al contrario, il contratto
aziendale è una priorità per
la Cisl mentre la Cgil resta
ancorata alla centralità del
contratto nazionale. Forse
solo sul «salario minimo»
le tre confederazioni hanno
una posizione simile,
tendenzialmente contraria
perché temono che il
salario di base per legge
toglierebbe loro potere
contrattuale. Divisi i tre
sindacati sono anche sulla
cancellazione dell’articolo
18. Si può fare per la Cisl in
cambio del taglio dei
contratti precari. Contraria
la Cgil. Renzi può pure
riaprire la sala verde, ma
l’accordo è lontano.
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Genova, il voto per la città metropolitana
Taranto, il voto per la nuova Provincia
Doria e la lista Pd-Sel-FI:
iter civile, nessun imbarazzo
A sorpresa vincono gli azzurri
Emiliano finisce sotto accusa
«Nessun imbarazzo, è stato un percorso molto
civile». Il sindaco di Genova Marco Doria, che
dal 1° gennaio guiderà la città metropolitana,
non trova nulla di strano nella lista Pd, Forza
Italia, Sel e una parte di Ncd, che ha ottenuto 13
dei 18 seggi del nuovo organismo. Sostenuto da
Sel quando vinse nel 2011, dell’intesa con il
centrodestra dice: «Volevamo dare l’idea che è
necessario rimboccarsi le maniche». Se fosse
stato per il sindaco nel listone avrebbe dovuto
esserci anche il M5S: «Mi sono battuto, ma loro
si sono tirati fuori». E le passioni politiche che
hanno fatto la storia della città? «Nulla vieta che
ci si divida un domani».
M. Reb.
Caos e accuse nel centrosinistra sulle elezioni
per la Provincia di Taranto. Ha vinto, a
sorpresa, il sindaco di Massafra Martino
Tamburrano di Forza Italia. Battuto il candidato
del Pd che sulla carta avrebbe dovuto avere la
maggioranza dei consensi. Nel mirino è finito il
segretario regionale pd Michele Emiliano
accusato di aver fatto accordi «sottobanco» con
gli azzurri. L’ex sindaco di Bari, che è in lizza
alle primarie per la Regione, ha ricordato di
«essersi esposto personalmente contro ogni
accordo con Forza Italia in Puglia» e ha invitato
i dissidenti a dimettersi dal partito. Sel intanto
attacca: «Esiste ancora il centrosinistra a
Taranto?»
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Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
6
#
Primo piano Il lavoro
In Senato la maggioranza è appesa a 7 voti
La conta sul Jobs act e la carta del soccorso azzurro. Il sistema del canguro per ridurre i 689 emendamenti
La vera resa dei conti, se
ci sarà, comincia mercoledì,
quando il Jobs act approderà
nell’aula del Senato. Mentre ieri, durante la direzione, il barometro dello scontro segnava
picchi altissimi, erano in molti
alle prese con il pallottoliere
(magari, qualche renziano,
con strumenti più moderni, tipo Excel). Perché il futuro del
Jobs act — ma anche e soprattutto del governo e del premier
Matteo Renzi — è tutto in un
pugno di numeri: quei sette
voti di scarto, che potrebbero
venire a mancare per via dei
dissidenti del Pd.
Scomporre il puzzle del Partito democratico non è facile.
Perché la geografia è complessa: risale a un’epoca pre renziana, ma ha visto riallineamenti,
piccoli movimenti tellurici che
hanno allontanato e avvicinato
le faglie dall’epicentro. I renziani «puri» (quelli della prima ora) sono scesi a 12 (Isabella De Monte è andata in Europa). Se a questi si aggiungono
gli esponenti di AreaDem (Dario Franceschini), si arriva a
una quarantina. Nella maggioranza vengono normalmente
conteggiati anche i cinque
«Giovani Turchi» (vicini a Matteo Orfini e Andrea Orlando). E
con qualche maldipancia dovrebbero comunque votare a
favore del Jobs act. Ci sono poi
quelli che vengono indicati come lettiani (anche se Enrico
ROMA
Le tappe
● Il disegno
di legge delega
che contiene
le misure del
Jobs act è stato
approvato dalla
commissione
Lavoro
del Senato.
La settimana
scorsa
è cominciato
l’esame in Aula
● Giovedì è
previsto che
cominci in Aula
il voto sugli
emendamenti:
ne sono stati
presentati 689
(sette dalla
minoranza pd).
Il governo
punta al primo
sì dell’Aula al
Jobs act entro
l’8 ottobre
Le forze in Aula
La maggioranza che a Palazzo Madama
sostiene il governo guidato da Matteo Renzi
161
La soglia
Ex M5S
Ncd
32
Scelta civica
FI
Gal
Sel
59 12 7
7
13
Lega
15
Per l’Italia
10
M5S
40
Autonomie
11
Altri**
5
I voti per Renzi senza i dissidenti del Pd
che hanno firmato gli emendamenti sull’articolo 18
161
I dissidenti pd
La soglia
38
Lega
Altri**
FI
5
Ncd
15
59
32
M5S
Gal 40
Scelta civica
12
7
Ex M5S
Per l’Italia
13
10
Sel
7
Autonomie
11
Pd
Pd
(108)*
(70)*
109
71
320
320
Totale
MAGGIORANZA 168
Totale
MAGGIORANZA 130
*Il presidente, Pietro Grasso del Pd, per prassi si astiene **Includono 4 senatori a vita: il quinto, Mario Monti, è nel gruppo di Sc
Corriere della Sera
Letta ha sciolto la sua corrente): sono tre.
Sul fronte opposto, ci sono i
duri e puri che dovrebbero votare no, senza se e senza ma.
Tra questi si possono annoverare Corradino Mineo, Walter
Tocci e Maria Grazia Ricchiuti.
Il quarto è Felice Casson, tra i
senatori più critici: qualche voce maligna lo dà verso un riallineamento, che sarebbe favori-
to anche dalla prospettiva di
avere il via libera del partito
per diventare sindaco di Venezia. Poi c’è l’ampia pattuglia dei
bersaniani e dei cuperliani:
una quarantina di senatori.
Qui bisogna puntare gli occhi
sulla componente chiamata
Area Riformista, nella quale c’è
un nucleo di irriducibili, guidato da Alfredo D’Attorre, deputato. È un’area poco omoge-
40
i senatori
di area
bersaniana
e cuperliana
nea e lancia segnali contraddittori. Vannino Chiti, per
esempio, potrebbe aver gradito i messaggi lanciati dal segretario: tra questi la nuova
legge sulla contrattazione e la
riapertura del tavolo verde per
la concertazione.
Ma al di là degli schieramenti ufficiali, bisognerà vedere
cosa accadrà nel percorso del
Jobs act. Perché sono stati presentati 689 emendamenti: meno dei 7.000 della riforma costituzionale, ma quanto basta
per rischiare di far tornare in
auge il discusso meccanismo
del «canguro». Alla fine ne resteranno sui 300 e su molti si
ballerà. A parte le prevedibili
proteste di Cinque Stelle, è
possibile che i malumori democratici si riversino a macchia di leopardo sugli emendamenti. Ed è altrettanto possibile che qualche senatore di Forza Italia arrivi in aiuto di Renzi.
È il famoso «soccorso azzurro». Porrebbe un problema politico se arrivasse sul voto finale, ha ammesso lo stesso Renzi. Ma non è escluso affatto che
qualche «aiutino» arrivi sui
singoli emendamenti.
Alessandro Trocino
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Il caso
I fratelli Craxi
questa volta uniti
contro il premier
«filo Berlinguer»
Per mettere d’accordo i fratelli
Craxi, figli del leader socialista
scomparso, ci voleva Renzi. Da
sempre divisi sulle scelte
politiche, Stefania e Bobo
hanno entrambi stroncato le
dichiarazioni del premier che,
sollecitato da Fabio Fazio, ha
detto di stare con Berlinguer,
la sinistra «dell’opportunità»,
più che con Craxi, la sinistra
«dell’opportunismo». Per
Stefania, «Renzi fa sfoggio
ancora una volta della sua
ignoranza ed incoerenza,
rivelando il suo background
cattocomunista». Mentre per
Bobo, Berlinguer «guidava un
Pci in piena Guerra fredda,
l’altro è uno dei fondatori del
Pse» a cui Renzi ha aderito.
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● Il commento
La vera posta in gioco
nel partito
oltre la resa dei conti
SEGUE DALLA PRIMA
Certo, era una riunione di
partito. E Renzi, abituato a
usare queste circostanze per
parlare ai cittadini in
streaming più che ai
presenti, stavolta ha badato a
ricompattare i suoi. Il
premier ha cercato di aprire
alla minoranza interna. Ha
esteso la sfera del reintegro
rispetto a quanto era trapelato. Ha rilanciato un vecchio
cavallo di battaglia del
centrosinistra Anni 90, il Tfr
in busta paga. Ha parlato di
salario minimo e di risorse
per ammortizzatori sociali e
scuola. Soprattutto, si è detto
disponibile a ricevere CgilCisl-Uil a Palazzo Chigi, come
finora non aveva mai fatto.
Non a caso, più della sua
relazione è stata contestata la
sua intervista della sera
prima a Fabio Fazio; e al di là
della stizza di D’Alema, cui
non si è accodato neppure
l’ex portavoce Orfini, si
intravede un compromesso
interno, in attesa magari di
un nuovo scontro in Senato.
Ma la vera questione non è
ammorbidire i contrasti
interni a un partito; è portare
il Paese a cogliere le
opportunità che la riforma
del mercato del lavoro porta
con sé, accanto ai prezzi da
pagare, che pure ci sono.
Superare l’articolo 18, nella
versione dello Statuto dei
lavoratori e in quella uscita
da una faticosa mediazione
due anni fa, implica
un’assunzione di responsabilità da parte di tutti. Dei
lavoratori, cui si chiede di
rinunciare a una tutela
magari antistorica ma di
sicuro comoda. Dello Stato,
che oggi non forma e non
ricolloca chi il lavoro l’ha
perso o non l’ha mai avuto. E
anche degli imprenditori,
che talora si sono adeguati a
uno scambio al ribasso,
garantito dai sindacati, tra
bassa produttività e bassi
salari; ti chiedo poco e ti do
poco. Il governo, oltre a
convincere l’ala sinistra,
apparsa animata pure da
risentimenti personali,
dovrebbe ambire soprattutto
a guidare questo
cambiamento. Quel che non
può certo riuscire a una
persona sola, può arrivare
dallo sforzo comune dei
produttori e delle parti
sociali, ieri rimesse in gioco
(si vedrà se sul serio o per
tattica): far imboccare al
Paese la strada della meritocrazia e della competitività.
Costruire un consenso nella
società e suscitarne le
energie è compito più
complesso che mediare con i
giovani turchi e rintuzzare la
vecchia guardia, e molto più
difficile che ricorrere alla
retorica delle «trame dei club
e dei salotti»: un espediente
che fa parte di quei riti della
vecchia politica che Renzi
vorrebbe superare.
Aldo Cazzullo
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Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
7
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
8
La riforma Il lavoro
Licenziamenti, precari, assunzioni
Le linee guida della delega e i nodi da sciogliere con i decreti
Jobs act, cosa cambia (davvero)
ROMA Una mediazione interna
al partito, e un passo indietro rispetto alle intenzioni. La mossa
di Matteo Renzi ridurrebbe parecchio il peso della modifica
all’articolo 18 dello Statuto dei
lavoratori da inserire nel Jobs
act. Si tratta di un disegno di
legge delega, che dovrà essere
approvato da Camera e Senato e
poi essere attuato con una serie
di decreti legislativi e quindi le
incertezze sono ancora molte.
Ieri però Renzi ha fornito un
dettaglio su come vuole cambiare la disciplina dei licenziamenti. Di fatto l’unica differenza rispetto ad oggi sarebbe l’eliminazione del reintegro nel posto di lavoro da parte del
giudice per i licenziamenti economici che sono manifestamente infondati.
Tolti i licenziamenti discriminatori, vietati dai principi costituzionali, la riforma del governo Monti ha modificato i licenziamenti disciplinari e quelli economici. Sui primi, conseguenza di un comportamento
del dipendente, il giudice può
sanzionare l’azienda con un risarcimento fino a 24 mensilità
ma anche con il reintegro, se il
fatto non sussiste o se il lavora-
L’iter
● Il disegno di
legge delega sul
lavoro («Jobs
act»), è
approdato in
Senato per la
discussione il 23
settembre, dopo
l’approvazione
della
commissione
Lavoro. Alla fine
di questa
settimana o
all’inizio della
prossima è
previsto il voto
sugli
emendamenti.
Dopodiché
tornerà alla
Camera
IL CONFRONTO
La disoccupazione in Italia
42,9%
Dati in %
il tasso di disoccupazione
tra i giovani in Italia
Spagna
ITALIA
24,5
25
13,0
Francia
Germania
20
12,8
12,6
12,6
12,6
12,6
12,6
12,5
15
12,6
12,4
12,3
12,4
10,3
10
4,9
5
12,2
0
12,0
gennaio
febbraio
marzo
aprile
maggio
giugno
luglio
luglio
Fonte: Istat, Eurostat
tore poteva essere «punito»
dall’azienda in un altro modo.
Renzi ha detto ieri di non voler
modificare nemmeno questo
punto. Restano i licenziamenti
economici, quelli decisi ad
esempio quando una nuova tecnica o le vendite in calo spingono l’azienda a ridurre gli addet-
Corriere della Sera
Il blog
Sulla «Nuvola
del lavoro»
storie (di
riscatto) di
giovani under 35
ti. In questo caso, secondo le regole attuali, il giudice può condannare l’azienda a pagare al
lavoratore fino a 24 mensilità
mentre il reintegro è possibile
solo quando i motivi economici
sono «manifestamente infondati». Secondo la mediazione
di Renzi il Jobs act eliminerebbe
il reintegro solo in quest’ultima
ipotesi. Le aziende in difficoltà
potrebbero «pagare» per mandar via il lavoratore senza rischiare il reintegro. Con un’incognita però. Davanti al giudice, il lavoratore potrebbe sempre dimostrare che si è trattato
di un licenziamento se non di-
scriminatorio almeno disciplinare e tentare così la strada del
reintegro. Proprio per questo la
stessa ipotesi era stata presa in
considerazione due anni fa dal
governo Monti. E poi scartata.
Lorenzo Salvia
@lorenzosalvia
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Contratti
Ammortizzatori
Fino a tre anni di prova
prima dell’assunzione
Ai disoccupati sussidi
legati ai contributi
Al posto dei diversi tipi di contratto oggi
possibili il Jobs act prevede l’introduzione
del contratto a «tempo indeterminato a
tutele crescenti in relazione all’anzianità di
servizio». Cosa vuol dire? Nel disegno di legge
delega viene indicato solo il principio, e la
formula è compatibile con due soluzioni molto
diverse fra loro. La prima prevede un lungo
periodo di prova, che può durare da tre a sei anni
a seconda delle ipotesi, durante il quale il
licenziamento è sempre possibile per poi passare
ad un periodo di stabilità secondo le regole
dell’articolo 18 come verrà riscritto. La seconda
ipotesi, sostenuta da Ncd, consente invece il
licenziamento sempre ma con un indennizzo
crescente con l’anzianità di servizio. Il nuovo
contatto sarebbe utilizzabile solo per le nuove
assunzioni.
3
1
Nella riforma si prevede una riscrittura
anche delle regole per gli ammortizzatori
sociali, gli interventi messi in campo
dallo Stato per aiutare chi perde il posto
di lavoro. L’obiettivo è rendere più stringenti i
requisiti di accesso ed estendere la rete di
sicurezza a circa 12 milioni di lavoratori. Un po’
come avviene oggi con la pensione, anche il
sussidio di disoccupazione diventerebbe
proporzionale all’anzianità contributiva.
Nella legge di Stabilità ci dovrebbe essere uno
stanziamento di 1,5 miliardi di euro. Una
somma con ogni probabilità insufficiente per
un intervento del genere che però potrebbe
essere finanziato in parte dagli stessi lavoratori,
con un aumento dei contributi, oppure con un
finanziamento successivo nel corso dell’anno,
come avviene già oggi per la cassa integrazione.
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Licenziamenti
Organizzazione
Indennizzo o rientro
La scelta del giudice
Il cambio di mansioni
e i controlli a distanza
2
4
L’articolo 18 dello statuto dei lavoratori
regola i licenziamenti per le aziende
che hanno più di 15 dipendenti. L’ultima
modifica è di due anni fa, targata governo
Monti. Il licenziamento discriminatorio, per
motivi politici o religiosi, è nullo. Questa
tipologia non è stata toccata dalla riforma del
governo Monti e in realtà non può essere materia
di trattativa, perché vietato dai principi della
Costituzione. Il licenziamento disciplinare,
motivato dal comportamento del lavoratore, può
portare al reintegro nel posto se così stabilito dal
giudice. Quello economico, che riguarda l’attività
produttiva o l’organizzazione del lavoro, può
portare ad un indennizzo fino ad un massimo
di 24 mensilità ma può scattare anche il reintegro
se il giudice accerta che la motivazione
economica era manifestamente infondata.
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Il Jobs act apre la strada al cosiddetto
demansionamento, cioè all’assegnazione
al lavoratore di compiti di livello più
basso rispetto a quelli svolti in
precedenza. Anche in questo caso il ddl delega
resta sulla linee generali parlando solo di
revisione della disciplina delle mansioni, e di
cambi che devono avvenire nell’interesse del
lavoratore. Ma per i sindacati il campanello
d’allarme è già suonato. Il Jobs act potenzia
anche i voucher, i buoni lavoro per le
prestazioni occasionali, suggerendo
l’eliminazione del tetto di 5 mila euro l’anno a
lavoratore previsto finora. E anche il telelavoro,
con una revisione della disciplina dei controlli a
distanza che apre alle nuove tecnologie per la
sorveglianza dei dipendenti, a patto che sia
tutelata la dignità e la riservatezza.
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Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
9
La ministra tedesca del Lavoro, Andrea Nahles
«Il reintegro? Da noi è una possibilità
Ma solo pochi casi arrivano dal giudice»
di Francesco Di Frischia
ROMA In Germania «l’articolo 18 non esiste e il 90% dei contenziosi si risolve con un
patteggiamento. Solo nel 10% dei casi si arriva davanti al giudice. In pratica da noi
il reintegro è una possibilità». Andrea Nahles (foto a fianco), 44 anni, ministra del
Lavoro del governo Merkel, risponde così a chi le domanda se le leggi teutoniche
prevedano una norma che permette il reintegro dal licenziamento. Durante un
seminario con il collega Giuliano Poletti per portare avanti il confronto su
politiche del lavoro, «formazione duale» e transizione scuola-occupazione,
Nahles ricorda che nel 2004 la situazione del suo Paese era pesante «con 5 milioni
di disoccupati». Allora «abbiamo elaborato un patto di collaborazione tra Stato,
Land (Regioni, ndr), imprenditori e sindacati — fa notare — puntando sulla lotta
al lavoro nero e sulla formazione certificata». E facendo eco alle parole di Poletti, il
ministro tedesco dopo avere lodato «l’impegno riformatore del governo italiano
che sono sicura permetterà di raggiungere grandi obiettivi», ribadisce: «I giovani
devono percepire l’Europa come qualcosa di positivo e noi dobbiamo usare bene i
fondi che Bruxelles ha già messo a disposizione per la formazione».
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La simulazione
Tfr Piano da gennaio 2015
Con il «sì» di Abi e imprese
La conferma del bonus
Irpef di 80 euro, ma anche una
nuova riduzione del costo del
lavoro per le imprese, per circa
2 miliardi, probabilmente con
un taglio dei contributi, il finanziamento dei nuovi ammortizzatori sociali per un miliardo e mezzo. Oltre ai fondi
aggiuntivi per l’istruzione, un
altro miliardo, e a un po’ di respiro per i Comuni, con un leggero allentamento del Patto di
Stabilità soprattutto per il finanziamento delle opere pubbliche. E allo spostamento, dal
prossimo gennaio, di una parte
del Tfr nella busta paga, purché
si trovino compensazioni adeguate per le imprese.
Oggi in Consiglio dei ministri arriva la Nota di aggiornamento delle previsioni economiche e, dunque, del nuovo
quadro della finanza pubblica,
che potrebbe vedere il debito
in calo quest’anno, ma la manovra di bilancio per il 2015,
che arriverà nel giro di un paio
ROMA
La vicenda
● Il premier
Matteo Renzi
ha spiegato
che l’ipotesi
di inserire il Tfr
(trattamento di
fine rapporto)
nella busta
paga del
lavoratore,
oggi allo studio,
partirebbe da
gennaio 2015,
a seguito
di un protocollo
firmato da
Abi e imprese
● Il bonus Irpef
da 80 euro
sarà
stabilizzato
anche per il
prossimo anno
per i redditi
che hanno un
imponibile
inferiore ai
25 mila euro
all’anno. La
misura sarà
strutturale
per alimentare
la domanda
interna
● Ipotesi
di un’ulteriore
riduzione
del costo
del lavoro
per un gettito
complessivo
di 2 miliardi
di euro.
Al quale va
aggiunto il
finanziamento
di circa
1,5 miliardi
per i nuovi
ammortizzatori
sociali
intendere anche ieri il ministro
dell’Economia, Pier Carlo Padoan, critico per giunta sui
meccanismi europei di sorveglianza sui conti pubblici, che
presentano anche «difficoltà
statistiche».
Secondo le nuove previsioni,
il pil del 2014 si ridurrebbe del-
lo 0,3-0,4%, mentre per il 2015
si tornerebbe ad una crescita,
comunque modesta. Il deficit
pubblico sarebbe al 2,8-2,9%
quest’anno, ed appena al di
sotto nel 2015, mentre il «close
to balance» si raggiungerebbe
nel 2016 ed il pareggio l’anno
successivo. Dai nuovi dati, pe-
In busta paga
55 euro in più
con 1.500 euro
rò, potrebbe emergere una novità importante. Anche per effetto della rivalutazione del pil,
il rapporto con il debito pubblico potrebbe scendere già nel
2014, per la prima volta dopo
tantissimi anni.
Mario Sensini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
MILANO Dal primo gennaio 55 euro in più in busta
paga per chi guadagna 1.500 euro lordi al mese. Questa la posta messa sul piatto dal premier Matteo Renzi. Attenzione: si tratta di soldi che sono già dei lavoratori. Parliamo della liquidazione maturata ogni
anno. Risorse che il dipendente mette materialmente in tasca solo quando esce dall’azienda. Almeno
così è andata finora. Perché il governo — come ha
ribadito il premier nella Direzione pd — lavora perché il Tfr possa essere inserito nelle buste paga attraverso un protocollo tra Abi, Confindustria e governo già dal primo gennaio 2015.
La stima del vantaggio che il lavoratore medio potrebbe avere in busta ogni mese (i 55 euro) viene da
Alberto Brambilla, esperto di previdenza e sottosegretario al Welfare dal 2001 al 2005. Sua la riforma
della previdenza integrativa (legge 252/2005). «Così
affossiamo il sistema dei fondi pensione che già in
Italia non è decollato come in altri Paesi», è la prima
obiezione di Brambilla. Ma l’ostacolo sarebbe anche
un altro: «Oggi ogni anno gli italiani maturano Tfr
La previdenza complementare
Le adesioni
6.203.763
116.443
Il ministro
Padoan: combinazione
molto preoccupante
di bassa crescita
e alta disoccupazione
Dicembre
2013
Fonte: Covip
di settimane, è già delineata.
Sarà una manovra lorda di circa 20 miliardi di euro, che saranno recuperati attraverso i
tagli della spesa, solo una minima parte dei quali verrebbe
destinata alla riduzione del deficit. Il “menù” è quello delineato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ieri alla direzione del Pd, dalla conferma
del bonus «per undici milioni
di contribuenti» alle novità in
materia di Trattamento di fine
rapporto.
Per finanziare la manovra il
governo non infrangerà il tetto
del deficit del 3%, «che affonda
le sue radici in un mondo diverso rispetto ad oggi, ma sappiamo che il danno reputazionale che l’Italia avrebbe nel
non rispettare quel vincolo sarebbe più grave dei vantaggi
che potremmo avere a superarlo» ha detto Renzi. L’Italia dovrebbe puntare ad un allungamento dei tempi del pareggio
di bilancio, come ha lasciato
Le risorse (in milioni di euro)
6.386.118
6.299.102
121.490
118.979
Giugno
Marzo
2014
d’Arco
per un valore di circa 25 miliardi. Di questi, 5,2 vanno ai fondi pensione. Altri 6 all’Inps. Circa 14 si fermano nelle casse delle piccole imprese — fa il punto
Brambilla —. Se il premier vuole dare subito il 50%
del Tfr ai lavoratori, allora si creerà un buco da 3 miliardi l’anno nelle casse dell’Inps che andrà coperto».
Ma le prime avversarie sono le imprese. «Se l’intenzione è far chiudere decine di migliaia di piccole
aziende che stanno resistendo stremate alla crisi siamo di fronte alla misura perfetta», è l’ironia amara
di Giorgio Merletti, presidente di Rete imprese Italia
e Confartigianato. L’argomento trova voci attente anche nella maggioranza. «Il Tfr in busta paga? Una
misura da studiare bene perché rischia di mettere in
difficoltà le nostre piccole e medie imprese», osserva l’economista e senatore pd Carlo Dell’Aringa. Per
finire, c’è una questione legata alla previdenza. Sollevata da Brambilla ma anche da Maurizio Del Conte,
giuslavorista della Bocconi di Milano: «Il Tfr serve a
fornire una sicurezza in più al lavoratore che esce
dall’azienda. Dare i soldi subito vuol dire smettere di
guardare al futuro». Una voce positiva si leva invece
da Italia Unica: «Apprezziamo che la nostra proposta trovi ora accoglienza dal premier — ha detto ieri
Corrado Passera — seppure con troppi chiaroscuri».
Rita Querzé
rquerze
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Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
10
Politica
Csm, il giorno di Legnini
Nuovo stallo per la Consulta
Dietro
le quinte
Le correnti
alla battaglia
dei banchi
Come il primo giorno di
scuola, oggi alla seduta
inaugurale del plenum del
Csm, i 16 «togati»
vorrebbero correre a
sedersi nei banchi dell’aula
«Bachelet» divisi per
corrente: come un tempo,
quando intorno al grande
tavolo circolare,
Magistratura democratica
presidiava compatta un
settore, Unicost un altro,
Magistratura indipendente
un altro ancora. Quattro
anni fa la «direttiva Vietti»
(ancora valida) impose
«banchi separati» ai
gruppi, anche per dare
all’esterno una plastica
rappresentazione della
lotta contro le correnti. Ma
oggi arriverà la richiesta dei
«togati» di tornare
all’antica consuetudine.
(Dino Martirano)
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Tessera radicale
per D’Alfonso,
snobbato dai dem
Il partito
radicale
nonviolento
transnazionale
transpartito
ha un nuovo
iscritto: il
presidente dell’Abruzzo,
Luciano D’Alfonso ( foto). È
il sesto pd a prendere la
doppia tessera. D’Alfonso si
è iscritto a Pescina, a un
convegno su Ignazio Silone
e Benedetto Croce. Eppure i
rapporti con il Pd non sono
mai stati così freddi: dopo
il benservito di Bersani, è
sceso il gelo. L’unico invito
a una festa dell’Unità è
arrivato da Cosenza, dalla
deputata Enza Bruno
Bossio. Ma D’Alfonso,
grande ammiratore di
Pannella, anche lui
abruzzese, sta pensando di
affidare a Rita Bernardini il
ruolo di garante dei diritti
dei detenuti in Abruzzo.
(Alessandro Trocino)
Falso in bilancio, affondo di Grasso. E l’Anm attacca il premier
Chi è
● Giovanni
Legnini,
54 anni,
sottosegretario
all’Economia,
il 10 settembre
è stato eletto
consigliere laico
del Csm con
524 voti (su
489 richiesti)
ROMA Oggi al Consiglio superiore della magistratura — alla
presenza del capo dello Stato,
che, in qualità di presidente del
Csm, esprimerà il suo voto — si
apre un nuovo ciclo che partirà,
salvo sorprese dell’ultimissimo
minuto, con l’annunciata elezione dell’ex sottosegretario all’Economia Giovanni Legnini
(Pd) alla carica di vicepresidente. In Parlamento, invece, si
profila l’ennesima fumata nera
sull’elezione dei due giudici
della Corte costituzionale: i
candidati sono ancora Luciano
Violante e Donato Bruno anche
se, ora, Pd e FI potrebbero dare
l’ordine di votare scheda bianca
per schivare il rischio concreto
che i voti ottenuti dal ticket Violante-Bruno siano sempre più
lontani dal quorum previsto:
570 voti, i due terzi del plenum.
L’ennesimo nulla di fatto per
la Corte, così come il voto per la
vicepresidenza del Csm, cade in
un momento di grande tensione tra la magistratura associata
e il governo. Tanto che l’Anm (il
sindacato delle toghe), dopo
aver ascoltato l’intervista del
premier a Fabio Fazio su RaiTre, ha sparato una vera bordata: «Con vivo rammarico, rileviamo che il presidente del
Consiglio ha ripetuto affermazioni che riguardano l’azione
dell’Anm e il concreto funzionamento degli uffici giudiziari
Il governatore di Bankitalia
Visco e il modello di mercato
Il mercato che si autoregola? Ne siamo ancora
lontani. Lo ha detto in un convegno alla Luiss in
occasione della presentazione del libro di
Riccardo Viale Methodological Cognitivism, il
governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco: «Il
sistema finanziario internazionale è ancora
lontano da un modello ideale». Tra i «tanti
fattori» della crisi, politiche basate su modelli
superati: «Molte delle nostre azioni non sono
spiegabili con la razionalità standard ma serve
qualcosa di più». Insomma: «La crisi ha mostrato
che siamo distanti da un modello dove il mercato
è efficiente e si aggiusta continuamente».
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italiani che non corrispondono
alla realtà dei fatti». Le materie
del contendere riguardano gli
stipendi degli alti magistrati
della Cassazione («Mai dichiarato che il tetto a 240 mila euro
sia un attentato alla libertà o all’indipendenza della magistratura, chi dice il contrario è invitato a dimostrarlo») e la riduzione della chiusura estiva dei
tribunali con relativa contrazione delle ferie dei magistrati
(«Gli uffici giudiziari non chiudono mai»). Dunque, per l’Anm
la sfida a Renzi è ormai lanciata.
La candidatura di Legnini alla vicepresidenza del Csm è stata lanciata ufficialmente davanti a tutti i togati da Giuseppe
Fanfani (Pd), anche lui eletto
nella squadra dei laici del consiglio, che ha praticamente lanciato l’assist al suo compagno
di partito sgombrando definitivamente il campo dalle voci di
una sua «scesa in campo» per il
vertice di Palazzo dei Marescialli. I 16 togati, che stamattina dovranno scegliere il vicepresidente insieme agli otto consiglieri eletti dal Parlamento,
hanno i numeri per cambiare le
carte in tavola all’ultimo minuto ma ieri sera nel corso di una
riunione dei laici non sono
uscite altre candidature. Tantomeno quella dell’ex ministro
Renato Balduzzi (Scelta civica).
Sul fronte legislativo, la voce
solitaria del presidente del Senato Pietro Grasso riaccende i
riflettori su falso in bilancio e
autoriciclaggio, fermi in commissione: «Sono interventi indifferibili...». Poi, riferendosi al
ddl che porta la sua firma: «Mi
chiedo quali interessi blocchino la mia legge anticorruzione».
Dino Martirano
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● Il caso
L’inno rap di Fedez
nel Circo a 5 Stelle
di Andrea Laffranchi
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La Lega di Salvini
e il sogno
dei 100 mila
«La gabbia europea sta
crollando». L’entusiasmo di
Matteo Salvini per il
successo di Madame Le Pen
è comprensibile. E così,
anche la nuova Lega da lui
costruita, meno
indipendentista e più
antieuropeista, rafforzerà il
suo autunno «verde». Il 18
ottobre, Salvini ha fatto
sapere di voler portare a
Milano 100 mila persone. Per
il mese successivo, si pensa a
un «no scontrino day». Fino
ad oggi, sondaggi ed elezioni
gli hanno dato ragione.
Obiettivo prenatalizio:
trattare da pari a pari con
Silvio Berlusconi. Tagliando
l’erba sotto ai piedi al Ncd,
nemico antropologico.
(Marco Cremonesi)
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L
a sinistra perde pezzi.
Almeno nel mondo
della canzone. Il
cantautorato ha
storicamente appoggiato,
tranne poche eccezioni, la
sinistra. Il rap ha cambiato
gli equilibri della scena
musicale. Nelle classifiche,
ma anche nella politica.
L’inno della manifestazione
5 Stelle del Circo Massimo
sarà firmato da Fedez, il
rapper (anomalo) del
momento, quello che
vende più di tutti e che è
giudice di «X Factor». «Non
sono partito» (non sarà
sull’album «Pop-hoolista»
che esce oggi) racconta di
un’Italia «repubblica non
vedente», invita Napolitano
a testimoniare o farsi da
parte e ricorda la morte di
Falcone. Dice lui: «Non
sposo in pieno Grillo, ma è
l’alternativa più valida.
Renzi non è credibile. Disse
che non sarebbe andato al
governo senza elezioni...».
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Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
L’intervista
di Sergio Rizzo
POLITICA
11
«Sui giudici della Corte costituzionale
il Parlamento dà cattivo spettacolo»
Il presidente Tesauro: così c’è il rischio di invischiare anche il Quirinale
La Corte di giustizia europea.
Poi l’Antitrust, per sette anni.
Quindi altri nove alla Corte costituzionale che lascerà il 9 novembre, domenica: giusto una settimana prima del settantaduesimo
compleanno. Ne ha viste abbastanza, il presidente della Consulta Giuseppe Tesauro, per non essere scandalizzato dalla durata di
quella che chiama «la riflessione».
Tre mesi e mezzo per non riuscire ad eleggere due giudici costituzionali. Alla faccia della riflessione.
«Vogliono riflettere molto? Benissimo. Ma si poteva fare anche
con discrezione. Lo spettacolo che
stanno dando in Parlamento si riverbera in modo molto negativo
sull’immagine della Corte, come
se fosse diventata terreno per
scorribande politiche. Con il rischio di invischiare anche il presidente della Repubblica, che dovrà
a sua volta nominare due di noi».
Spettacolo indecente, ma
quante volte l’abbiamo visto?
«Non in un momento come
questo. La Corte è diventata oggetto di una retorica anti-istituzionale. Vittima di una cattiva e ingiusta
considerazione, che va dai nostri
compensi alle decisioni stesse
della Consulta».
La sentenza con cui avete decretato l’incostituzionalità dei
tagli agli stipendi dei magistrati
ha certo contribuito.
«Lo so. Ma lì c’era in ballo il
principio dell’eguaglianza tributaria. Se volevano aumentare il prelievo sulle retribuzioni più elevate
dovevano farlo per tutti e non solo
per i giudici».
Ma perché mai il taglio della
paga potrebbe compromettere
l’indipendenza dei magistrati,
com’è stato argomentato?
«La costituzione americana
prescrive l’intangibilità delle retribuzioni dei giudici della Corte suprema durante il loro incarico. Un
organo che fa da contrappeso al
governo va tutelato proprio rispetto al potere politico. Anche se
comprendo che da noi questo
dogma possa venire guardato male. Ci sono magistrati che fanno
dell’indipendenza la sorella dell’irresponsabilità, vero. Resta il
fatto che l’indipendenza è fondamentale».
Come si concilia l’indipendenza con la provenienza politica di alcuni giudici?
«Abbiamo avuto grandi giudici
e grandi presidenti che erano stati
politici. Ricordo per esempio
Mauro Ferri. Il contributo di chi ha
avuto esperienza in politica spesso è addirittura determinante».
Berlusconi arrivò ad accusare
la Consulta di essere egemonizzata dalla sinistra.
«La verità è che il mondo politico soffre il ruolo della Corte, con-
Chi è
● Con 7 voti
favorevoli e 6
contrari
Giuseppe
Tesauro, 71
anni, è stato
eletto
presidente della
Corte
costituzionale il
30 luglio
scorso. Nel
2005 era stato
nominato
giudice
costituzionale
● Esperto
di diritto
comunitario,
nel 1997
è diventato
Presidente
dell’Antitrust,
carica che ha
ricoperto fino
al 2005. Ha
insegnato a
Napoli, Catania,
Messina
e infine a Roma
cepita per limitarne il potere e correggerne le intemperanze. E del
resto i partiti tendono sempre a
delegittimare qualunque istituzione indipendente. L’ho provato
all’Antitrust».
La sua busta paga?
«Il nostro stipendio è rapportato a quello dei magistrati, in misura leggermente superiore. Pur non
avendo l’obbligo di farlo, ci siamo
adeguati alla logica dei tetti. Guadagno 12 mila e dispari netti al
mese. Certo, se si considera la situazione del Paese siamo dei privilegiati. Ma, deve credermi, ci sono decisioni per cui non dormiamo la notte. Non si trascuri la funzione importantissima che ha la
Consulta nel Paese. Se il tasso di
civiltà giuridica è cresciuto, si deve
alle decisioni della Corte. Pensiamo alle questioni dei diritti fondamentali come la sentenza sulle
unioni delle persone dello stesso
sesso, a cui abbiamo riconosciuto
integralmente i diritti».
Poi però il Parlamento non ha
mai fatto la legge.
«Ma il principio è stato affermato. Come sulla fecondazione
eterologa. La legge 40 l’ha vietata,
ma senza un fondamento giuridico costituzionale. Qui c’è in ballo il
diritto decisivo a creare una famiglia con dei figli, riconosciuto con
le adozioni e la fecondazione
omologa: perché non dovrebbe
esserlo anche con l’eterologa?
L’abbiamo definita una libertà incoercibile, utilizzando la formula
dell’“autodeterminazione” e non
❞
I tempi
Vogliono riflettere molto
per eleggere i due
giudici? Benissimo,
ma si poteva fare
anche con discrezione.
Così invece è dannoso
I diritti fondamentali
Il tasso di civiltà giuridica
è cresciuto grazie alla
Corte e alle decisioni
su diritti fondamentali
Ci sono scelte
che non fanno dormire
Legge 40 ed eterologa
L’eterologa? L’abbiamo
definita una libertà
incoercibile,
utilizzando la formula
dell’autodeterminazione:
c’è il diritto ad avere figli
del “diritto”, come avrei preferito.
Parlare di diritto urtava suscettibilità interne ed esterne. Senza contare che avrebbe portato al coinvolgimento immediato del Servizio sanitario nazionale».
Lei è cattolico?
«Lo sono. Faccio anche la comunione, sebbene non tutte le
Giurista
Giuseppe
Tesauro, lascerà
la Corte
costituzionale
il 9 novembre
domeniche. Ma sono pure un giudice della Consulta. E mi dica che
senso costituzionale c’è in un divieto del genere. È costituzionale
una norma che spinge ad andare
all’estero a spendere una fortuna
per avere un figlio proprio? In tutta Europa la fondazione eterologa
era vietata solo in Italia, Turchia e
Lituania».
Purtroppo non siamo avvezzi
a guardare quello che succede in
Europa.
«Noi cerchiamo di farlo, come
dimostrano le sentenze con le
quali abbiamo recepito importanti decisioni della Corte dei diritti
dell’uomo di Strasburgo, per
esempio sulla revisione dei processi non equi, e della Corte di
giustizia di Lussemburgo. Il rapporto con le Corti internazionali è
importantissimo, perché il prezzo
che l’Italia paga per non osservare
le direttive comunitarie è enorme».
Talvolta si ha l’idea che la cosa
non ci riguardi.
«Sull’Europa abbiamo investito
troppo poco, al contrario di altri.
Pensi a Paesi come la Spagna, il
Portogallo, l’Irlanda, che si sono
modernizzati grazie ai fondi di coesione. Loro stabiliscono ciò di cui
hanno bisogno e si presentano
con progetti seri e realizzabili. Noi
invece andiamo con la mano aperta: dateci i soldi, poi si vedrà come
utilizzarli. È un atteggiamento culturale generale che riguarda soprattutto il Sud, e lo dico da meridionale».
Sotto accusa per il cattivo uso
dei fondi europei ci sono le Regioni, pilastri di un apparato
istituzionale sempre più confuso e inefficiente.
«Posso dire che sul riparto delle
competenze fra Stato e Regioni la
Corte ha disperatamente cercato
di trovare un equilibrio. L’ambiente, per esempio, è senza confini: e
deve toccare allo Stato centrale.
Idem la concorrenza».
Il suo punto di vista sulla riforma di Matteo Renzi?
«Ci sono cose buone e altre che
possono essere migliorate. È una
riforma che necessita di una sedimentazione maggiore. Il titolo V
del 2001 fu fatto in una nottata e
abbiamo visto il risultato. La logica del “purché si faccia” non può
funzionare: l’articolazione delle
competenze è questione troppo
delicata».
C’è chi dice che anziché le Province si dovevano abolire le Regioni.
«Nell’idea dei costituenti c’erano anche le Regioni, ma non tante
così. Una rivisitazione profonda
delle autonomie locali è necessaria. Ma seria e meditata. Non fatta
in fretta e furia sull’onda degli
scandali di questo o quel consiglio
regionale».
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Alla radio
Università
Biancofiore choc:
trans contronatura
I rettori del Sud:
certezza sui fondi
Dichiarazioni choc della
deputata di Forza Italia
Michaela Biancofiore ieri alla
trasmissione di Radio24 La
Zanzara. Tema: trans e Gay
Pride. «Un transessuale è uomo
o donna? Oggettivamente è
contronatura». E ancora: «Non
si va a spasso per strada col
“gingillo” o la “gingilla” di
fuori. Ma non lo proibirei, sono
una liberale».
«Assicurare al sistema
universitario certezza di
risorse»: è la richiesta
principale (in un documento
di sette punti) fatta a Bari dai
rettori degli atenei del Sud al
sottosegretario all’Istruzione,
Angela D’Onghia. I rettori
ammettono che ci sono pochi
soldi, ma chiedono risorse per
«assolvere ai compiti
istituzionali».
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Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
12
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Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
POLITICA
A Monte Mario La cena di autofinanziamento
13
Il ministro Lupi (Ncd)
«Scouting su di noi?
Silvio pensi piuttosto
a rinforzare il Milan»
«Se i voti di Forza Italia si dimostreranno
decisivi per la riforma del lavoro, questo sarà per
responsabilità del Pd».
Berlusconi punta a entrare in maggioranza?
«Bastava che l’anno scorso seguisse quello che
gli dicevamo. E cioè di anteporre l’interesse del
Paese al pur legittimo interesse di partito. Oggi
gli resta solo il tentativo disperato, che non gli
riesce, di indebolire Ncd. Che resta decisivo».
Fa scouting tra i vostri, Berlusconi?
«Da milanista gli suggerirei di lasciar perdere i
nostri senatori e di concentrarsi sulla prossima
campagna acquisti di gennaio dei rossoneri».
Maurizio Lupi, ministro dei Trasporti, entra a
piedi uniti nella guerra fredda tra berlusconiani e
alfaniani. Ma parla anche di Renzi. «Vedo che
adesso dice che la questione “articolo 18” è la discriminante per distinguere gli innovatori dai
conservatori. E sono contento perché...».
Perché?
«Perché quest’estate, quando noi di Ncd sollevammo il tema, Renzi disse che erano chiacchiere
ferragostane. E invece...».
Forza Italia vuole infilarsi tra voi e Renzi?
Berlusconi punta a essere decisivo?
«I segnali che arrivano da Forza Italia sono
quelli di un partito che pare vittima di un’implosione. Da una parte a parole invocano il bene comune e la ricomposizione dei moderati, dall’altra
lanciano invettive e si lacerano al loro interno.
Nonostante questo, noi ci proviamo ancora a costruire un’alleanza innovativa».
A cominciare dalle Regionali?
«Certo. In ogni caso, noi abbiamo già dimostrato di far parte degli innovatori. Abbiamo tenuto in piedi la legislatura, sollevato il tema dell’articolo 18... Berlusconi, che non vuole ammettere l’errore dell’uscita dal governo, punta a essere centrale. Dico io, più centrale di com’era l’anno
scorso, quando stava al governo, non può».
T. Lab.
ROMA
Quella foto a tavola
con Francesca e Noemi
Ecco una delle immagini della cena di autofinanziamento di Forza Italia che si è
tenuta mercoledì scorso alla Casina di Macchia Madama, a Monte Mario. Silvio
Berlusconi è arrivato accompagnato da Francesca Pascale, al suo tavolo (nella
foto di Dagospia) tanti giovani militanti tra cui, seduta accanto alla fidanzata
dell’ex premier, Noemi Letizia, sposata con Vittorio Romano, attuale
responsabile delle politiche di promozione e sviluppo dei Club Forza Silvio .
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Berlusconi chiede cautela ai suoi:
l’opposizione sia «intelligente»
Il compleanno e le telefonate di auguri: lunga chiacchierata con Putin
Giurano che la sua giornata è stata «tutta dedicata al
compleanno», a spegnere le 78
candeline, a rispondere alle telefonate d’auguri — c’è chi come l’ncd Maurizio Sacconi glieli ha fatti via Twitter —, a conversare con i «tanti leader stranieri» che lo hanno chiamato
per salutarlo (e fra questi Putin, con il quale si è intrattenuto a lungo al telefono), a rilassarsi insieme ai figli, alla compagna Francesca Pascale, ai
ROMA
L’offerta
Resta intatta l’offerta
di collaborazione
al governo sulla
riforma del lavoro
collaboratori più stretti. Il discorso di Renzi, lo sviluppo del
dibattito nella caldissima, a
tratti drammatica direzione
Pd, Silvio Berlusconi non
l’avrebbe nemmeno sentito.
Almeno in diretta. Perché, come è ovvio, a relazionarlo su
quello che stava succedendo
sono stati in tanti, ognuno con
i suoi accenti e la sua analisi.
Quella di Berlusconi per il
momento è improntata alla
massima cautela. Aveva capito
da giorni l’ex premier che si sta
consumando nel Pd uno scontro vero, dall’esito ancora «imprevedibile». E aveva chiaro
che «Renzi oggi è in difficoltà,
l’accerchiamento c’è». Per questo l'ex Cavaliere non vuole
scoprirsi più di tanto: la nostra
— insiste — deve essere un’opposizione «intelligente», dura
su quello che «non ci piace»,
aperta su quello che «va nella
direzione delle tesi che abbiamo sempre sostenuto». E dunque, resta intatta l’offerta di
collaborazione al governo sulla
riforma del lavoro, se sarà
«quella che Renzi va delineando in queste ore».
Ma ancora molto è da capire,
e scoprirsi oggi non sarebbe
saggio, se è vero che Berlusconi
non esclude nemmeno che la
crisi nel Pd possa alla fine portare al voto anticipato. Un voto
che troverebbe impreparati gli
azzurri, ancora alle prese con
alleanze difficili: ieri l'ex Cava-
liere ha sentito Maroni, favorevole a un’intesa, Gasparri e Fitto in un dibattito hanno convenuto con Tosi che «si deve stare
assieme», c’è anche chi racconta di una telefonata con Alfano.
Ma sulle alleanze, come sul
partito, tutto pare sospeso in
attesa di capire cosa accadrà
nel Pd.
Su Twitter Giovanni Toti evita addirittura di commentare la
partita dell’articolo 18: «Ricetta
Renzi: propositi vaghi, retorica
quanto basta, tfr in busta paga.
Nulla di nuovo e qualche guaio
in più per le imprese. Speriamo bene», è il suo messaggio.
Renato Brunetta fa invece
un’analisi complessiva della situazione: «Le cose che dice
Renzi sono musica per le mie
orecchie: però lui su queste posizioni non ha la maggioranza
nei gruppi parlamentari, che
sono stati eletti su un’altra base
programmatica e che legittimamente hanno altre posizioni». Per questo «Renzi sta cercando su tutto — non solo sul
lavoro ma anche su giustizia,
Pubblica amministrazione,
scuola, fisco — di prendere
tempo senza portare i provvedimenti divisivi in Parlamento,
e insieme guadagnare consenso, facendo credere all’opinio-
Il timore
Il leader non esclude
che la crisi nel Pd porti
al voto, ma gli azzurri
sarebbero impreparati
ne pubblica che queste riforme
le sta davvero facendo». Un
piano che potrebbe pure essere
coronato da successo se non
fosse che «la crisi avanza e si fa
sempre più drammatica: i mercati, l’Europa gli chiederanno
conto presto di cosa sta facendo, e a quel punto dovrà scegliere se spaccare il suo partito
e accogliere i nostri voti, con le
conseguenze che ne derivano,
o non farlo. E anche questo
avrebbe conseguenze...». Attendere dunque, senza fare
mosse false. La linea del Piave
in FI resta questa.
Paola Di Caro
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70
i deputati di Forza Italia. Il gruppo
di Ncd ne conta 27, dopo l’elezione
di Antonio Leone al Csm
16,8
la percentuale è il risultato di
Forza Italia alle Europee di maggio.
Ncd ha ottenuto il 4,4%
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Chi è
● Maurizio
Lupi, 54 anni,
nato a Milano,
è ministro delle
Infrastrutture
e Trasporti del
governo Renzi.
Ha ricoperto lo
stesso incarico
anche nel
precedente
governo Letta.
Esponente
del Nuovo
centrodestra,
è stato
parlamentare
di Forza Italia
e Pdl oltre che
vicepresidente
della Camera
dal 2008
al 2013
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
14
Esteri
Diplomazie
La decisione
La Spagna blocca
il referendum catalano
di Massimo Gaggi
di Andrea Nicastro
Chi ha sbagliato?
Lo scontro
Obama-007
Nella sfida separatista catalana i pezzi
sono tutti sulla scacchiera. Allo stallo.
Con la prossima mossa qualcuno
inizierà a perdere. E’ partita Barcellona
convocando un referendum consultivo
sull’indipendenza per il 9 novembre.
Ha risposto ieri Madrid ottenendo
dalla Corte costituzionale lo stop della
consulta. All’unanimità. Barcellona
dice «democrazia è diritto di voto» e la
Corte è «politicizzata». Madrid replica
«democrazia è uguaglianza davanti
alla Legge». Per il premier spagnolo
Rajoy c’è «tempo per raddrizzare la
corsa». Chissà se ci crede.
«A
bbiamo ripetuto
lo stesso errore
commesso oltre
40 anni fa in Vietnam: allora
prendemmo sottogamba Viet
Cong e nordvietnamiti e
riponemmo troppa fiducia
nell’esercito di Saigon.
Stavolta abbiamo sottostimato l’Isis e non ci siamo accorti
che nel nord del Paese
l’esercito iracheno andava
verso il collasso». Questa
franca autocritica è venuta
pochi giorni fa dal direttore
dell’intelligence federale
James Clapper, durante una
conversazione con l’editorialista del Washington Post
David Ignatius. Ed è proprio a
queste parole che ha fatto
riferimento Barack Obama
nell’intervista domenicale
alla trasmissione «60
minutes» della Cbs: a Steve
Kroft che gli chiedeva se
fosse stato colto di sorpresa
dalla fulminea offensiva del
«Califfato» in Siria e in Iraq,
il presidente americano ha
risposto ammettendo che, sì,
la sorpresa c’è stata. E se l’è
presa coi suoi servizi segreti
che si sono fatti cogliere con
la guardia bassa: «Lo stesso
capo della National
Intelligence Usa ha riconosciuto di aver sottostimato
quello stava accadendo in
Siria». Ma davvero la Casa
Bianca era all’oscuro di tutto?
E fino a quando? Le parole di
Obama hanno lasciato il
segno e ieri sui siti politici,
dal Daily Beast a Drudge
Report, è stato tutto un
fiorire di dichiarazioni
(anonime) di dirigenti (o ex)
del Pentagono e dei servizi di
spionaggio, quasi sempre
dello stesso tenore: «Alla
Casa Bianca non leggono i
rapporti dell’intelligence, è
quasi un anno che scriviamo
che l’Isis stava acquisendo
grandi capacità operative».
Di più: le stesse fonti
sottolineano che nei mesi di
gennaio e febbraio, nelle
audizioni annuali davanti
alle Commissioni intelligence
della Camera e del Senato, il
generale Michael Flynn,
allora direttore della Defense
Intelligence Agency, avvertì
che l’Isis avrebbe fatto ampie
conquiste territoriali entro la
fine dell’anno. Del resto nella
sua intervista anche Clapper,
pur ammettendo la
sottovalutazione, aveva detto
che i servizi l’allarme
l’avevano lanciato. Così il
bulldozer repubblicano John
McCain può lanciare
l’ennesimo attacco: «Era
chiaro che stavamo correndo
verso un disastro ferroviario.
E la Casa Bianca è rimasta a
guardare».
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«Passati dall’Italia 48 militanti Isis»
Alfano: allerta elevatissima nel Paese sede della cristianità che sostiene i raid in Siria
E annuncia un decreto con misure speciali per sorvegliare i soggetti a rischio terrorismo
ROMA — La minaccia è generica, ma il ministro dell’Interno Angelino Alfano ribadisce la
necessità di tenere la sorveglianza antiterrorismo a livello
«elevatissimo» perché l’Italia
«è la sede della cristianità e perché ha fatto delle scelte importanti in Parlamento». Il riferimento è alla decisione di inviare armi ai peshmerga e soprat-
tutto di affiancare la coalizione
internazionale nei bombardamenti in Iraq e in Siria. Un’esposizione che naturalmente aumenta il rischio di diventare
bersaglio di un attentato, anche
tenendo conto che ieri sono cominciati i primi raid britannici
in Siria e la ritorsione verso tutti
gli «alleati» può colpire ovunque.
2,5
milioni di dollari
il contributo
italiano in armi
e aiuti
umanitari alla
coalizione anti
Isis a guida Usa
Dunque si intensificano i
controlli e le misure di prevenzione. Secondo le verifiche
compiute dai poliziotti dell’Antiterrorismo e dai carabinieri
del Ros, negli ultimi anni dal
nostro Paese sono passati quarantotto foreign fighters, stranieri tornati nei loro Stati d’origine e poi arruolati dai jihadisti.
Il timore degli analisti è che i
proclami trasmessi attraverso
le televisioni e la rete Internet
vengano «recepiti come indicazione operativa». Ecco perché
l’ufficio legislativo del Viminale
sta mettendo a punto alcune
misure legislative per avere,
spiega Alfano, «uno stretto
controllo di polizia sui soggetti
che possono essere considerati
a rischio, quanti cioè possono
recarsi in territori di guerra»,
ma anche una norma per «colmare quella lacuna del nostro
codice che impedisce di punire
chi voglia andare a combattere
senza essere il recrutatore».
Il testo prevede che possa essere sottoposto a «sorveglianza
speciale», proprio come avviene per i reati di mafia, pure chi
agisce da solo e non soltanto
chi è inserito in un’organizzazione. In questo modo si cercherà di snellire la procedura in
modo che non ci sia la necessità
di dimostrare il collegamento
con una vera e propria «cellula»
fondamentalista. L’idea è quella di procedere per decreto e su
questo sono già stati avviati
contatti con il Quirinale che più
volte ha ribadito la necessità di
utilizzare un simile provvedimento nei casi di vera necessità
e urgenza.
In materia di terrorismo
sembra possibile che si apra
uno spiraglio, proprio perché
l’Italia si è politicamente schierata contro l’Isis e questo fa salire il livello di rischio. Altrimenti
si presenterà un emendamento
a uno dei disegni di legge già all’esame del Parlamento. Alfano
chiederà comunque all’intero
governo di procedere perché
«siamo parte di quella grande
Al fronte
Oltre a Delnevo, morto
ad Aleppo, altri due
italiani hanno sposato
la causa islamica
comunità che è sotto attacco da
parte di un’organizzazione criminale che ha ambizioni, soldi
e uomini che nessuno ha mai
avuto».
Nell’elenco degli stranieri
passati per il nostro Paese e poi
andati a combattere ci sono
maghrebini, balcanici, qualche
asiatico. Oltre al genovese Giuliano Delnevo, morto nella zona
di Aleppo in Siria, altri due italiani hanno sposato la causa
islamica.
Ed è sul contesto in cui si sono mossi che si concentrano le
nuove verifiche, consapevoli
che la «rete» internazionale
può fornire appoggio logistico
a chi avesse intenzione di tornare per colpire, proprio come è
accaduto in Belgio con l’attentato al museo ebraico del maggio
scorso.
Fiorenza Sarzanini
[email protected]
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Cambio ai vertici dopo 13 anni
Afghanistan, Ghani nuovo presidente
Il nuovo presidente
dell’Afghanistan Ashraf Ghani
Ahmadzai si è insediato ieri nel
palazzo che per 13 anni ha
ospitato Hamid Karzai. E’ stato
il primo trasferimento di poteri
dopo la cacciata dei talebani da
Kabul in seguito all’intervento
guidato dagli Usa nel 2001. La
cerimonia è avvenuta dopo sei
mesi di tensioni e accuse di
frode elettorale fra lo stesso
capo dello Stato ed il rivale
Abdullah Abdullah, con cui
alla fine ha raggiunto un
accordo per un governo di
unità nazionale. Dopo
l’insediamento, è prevista oggi
la firma dell’Accordo bilaterale
per la sicurezza fra Afghanistan
e Stati Uniti, che permette la
permanenza, dopo il ritiro
previsto a fine 2014, di un
contingente di 10.000 truppe
Usa con compiti di formazione
e assistenza dei militari e della
polizia locali. Non sarà Ghani a
firmarlo ma un suo delegato,
insieme all’ambasciatore Usa
uscente, James Cunningham.
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
ESTERI
15
La Cina avverte gli Usa: non interferite
Pechino accusa i «cospiratori angloamericani». Nella madrepatria censurate le notizie sulle proteste
DAL NOSTRO INVIATO
«Dimissioni, dimissioni». Le decine
di migliaia di cittadini di Hong Kong che nella
notte hanno invaso il centro chiedono il ritiro
del Chief Executive CY Leung, il proconsole di
Pechino. La reazione della Cina è per ora fatta di
censura su tutte le notizie che arrivano dal «territorio ad amministrazione speciale» e accuse ai
«cospiratori internazionali». Il Quotidiano del
Popolo scrive che la sollevazione di Hong Kong è
istigata da radicali che hanno ricevuto sostegno
e istruzioni da «forze anticinesi» negli Stati Uniti
e in Gran Bretagna. «Una banda di individui inHONG KONG
fatuati dalla democrazia occidentale, i cui cuori
appartengono ai colonialisti».
Il vecchio gioco della congiura dall’esterno. I
giornali filocinesi di Hong Kong hanno scritto
che Joshua Wong, il diciassettenne eroe del movimento studentesco, è stato coltivato dal consolato americano con l’offerta di una borsa di studio e di viaggi. Il Ta Kung Pao, quotidiano comunista dell’ex colonia britannica, titola «La mano
nera», prospettando trame straniere destabilizzanti. Il suo direttore si chiama Jia Xi Ping, un
quarantenne dinamico che ci ha spiegato le ragioni di Pechino: Hong Kong è tornata alla Cina
16 anni fa, è parte della Repubblica popolare; ora
«La mano nera»
Il quotidiano comunista
«Ta Kung Pao»
prospetta trame
straniere destabilizzanti
qualcuno pensa che le elezioni a suffragio universale concesse per il 2017 debbano svolgersi
come se Hong Kong fosse una nazione indipendente, ma non è così; bisogna seguire le leggi cinesi. Il direttore sembra un galantuomo con la
sua fede. Però non si capisce perché la gente di
Hong Kong non possa avere voce sulla selezione
dei candidati, perché questi debbano essere
«patriottici e amare la Cina», come ha dettato
Pechino. La gente della città ha denunciato la
farsa e il potere cinese finge di credere che dietro ci sia la mano nera degli angloamericani.
G. Sant.
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Il reportage
di Guido Santevecchi
I volti
DAL NOSTRO INVIATO
Quando scende la
notte, alla curva della sopraelevata, a Cotton Tree Drive, i ragazzi rimettono le mantelline di
cellophane, gli occhialoni, le
mascherine. E cominciano ad
allineare gli ombrelli aperti davanti alla barricata che blocca la
strada e decine di altri incroci
nel centro di Hong Kong. La città è paralizzata per il secondo
giorno di seguito dalla protesta
contro la legge elettorale disegnata da Pechino per rendere
una farsa il voto a suffragio universale promesso per il 2017.
Quegli ombrelli, usati per
proteggersi dagli spray urticanti
della polizia, sono diventati il
simbolo del movimento democratico. La stanno già chiamando la Rivoluzione degli ombrelli. Max, un ragazzo alto e magro,
22 anni, mi passa una mascherina: «Meglio metterla, domenica
ci hanno attaccato proprio a
quest’ora, con il buio». Max studia al Politecnico, accanto a lui
una ragazzina, lui le dà una carezza sui capelli. «Ci siamo trovati proprio in mezzo ai lacrimogeni, è stato un attimo, non
si riusciva a respirare, una cosa
davvero brutta».
Il secondo giorno della rivolta
di Hong Kong è cominciato alle
6.30 con l’alzabandiera della Repubblica Popolare a Admiralty,
nome ereditato dall’ammiragliato coloniale britannico. I ragazzi rimasti per tutta la notte
dopo la battaglia di domenica
hanno fischiato e fatto gestacci.
Poi hanno riso, perché nella
fretta gli addetti hanno issato lo
stendardo rosso al contrario,
con la corona di stelle rivolta
verso il basso. Segno di insicurezza. Un altro segnale di ansia,
forse il più importante finora, è
la cancellazione dei grandi fuochi d’artificio previsti in città per
domani, Primo ottobre, il giorno della festa nazionale cinese.
Il comando di polizia ha anche
deciso di ritirare i suoi uomini
in tenuta antisommossa: fino a
notte non si sono visti i loro elmetti integrali in giro. Solo poliziotti in camicia e berretto.
Forse le autorità di Hong
Kong, nonostante la durezza di
Pechino che ha dichiarato ogni
assembramento nel territorio illegale e da reprimere e i manifestanti estremisti, si sono rese
conto che la linea dura non ha
pagato. Anzi. Ieri il numero dei
ragazzi in strada è cresciuto di
molto: decine e decine di migliaia, rumorosi e ordinati. In
Cina la gente non lo sa, perché è
calata la censura e anche i social
network come Instagram sono
stati bloccati per cancellare le
immagini della rivolta.
HONG KONG
Alcuni dei
ragazzi
intervistati dal
Corriere
nelle strade
di Hong Kong.
Dall’alto:
uno studente,
un informatico
(entrambi
hanno
preferito
restare
anonimi),
la ventitreenne
Chung Lin,
e un gruppo
di giovani
volontari
che lavorano
per tenere
pulita
la città
In piazza Manifestanti davanti alla sede del governo di Hong Kong, nel secondo giorno di proteste per la democrazia. La rivolta è stata definita «la rivoluzione degli ombrelli» (Epa)
LA SFIDA DI HONG KONG
Ombrelli, libri, libertà
I ragazzi della rivoluzione
È un fiume grosso e nero
quello che abbiamo visto nel
centro di Hong Kong. La superstrada Harcourt Road che taglia
il centro è occupata per tre o
quattro chilometri dai ragazzi in
maglietta nera, nastro giallo appuntato sul petto o legato al polso. Solo qui saranno diecimila,
si fa fatica a risalirlo. Di fatto la
city è pedonalizzata, per forza.
Chiusa Queensway, irraggiungibili in auto Central, Admiralty,
Causeway Bay, blocchi anche
dall’altra parte della baia, a
Kowloon. I ragazzi dei licei e
delle università hanno facce pulite. Offrono mascherine, ombrelli, carta igienica, acqua, frutta, merendine. Ci sono centri di
distribuzione del materiale utile
a sostenere l’assedio. Circolano
anche bustine di cerotti antifebbre, perché qui è estate, ci sono
più di 30 gradi appiccicosi.
Le strade sono rimaste pulite
perché i giovani si sono organizzati e fanno la raccolta dei rifiuti, con metodo, differenziata tra
bottiglie di plastica, cartacce,
cellophane. Chan Ho Wun, 18
anni, orecchino a pipistrello,
grida al megafono. Che cosa?
«Passo i messaggi che arrivano
dal fondo dello schieramento».
Domenica notte gli anziani di
Occupy Central vi hanno chiesto
di andare a casa, perché siete
ancora qui? «L’altra notte era
2017
L’anno delle
prime elezioni
«a suffragio
universale» a
Hong Kong. Ma
Pechino ha poi
imposto limiti
sui candidati
per controllare
il voto
100
mila
I manifestanti
scesi in piazza
ieri a Hong
Kong per la
democrazia.
Una delle più
grandi proteste
di massa nella
regione
giusto ritirarci, si era fatto troppo pericoloso, ma oggi è giusto
essere tornati in tanti».
Cheng Lili ha 13 anni, va alle
medie. «Ieri non c’ero, sono venuta oggi perché hanno picchiato i compagni, non possiamo lasciarli soli». Hai boicottato
la scuola? «No. È chiusa, è impossibile arrivarci con i mezzi».
Accanto c’è una signora. «Sono
la mamma». E lei porta sua figlia piccola qui? «Deve imparare
ad essere una brava cittadina,
consapevole dei suoi diritti».
Un’altra donna seduta sul guardrail urla: «Abbasso il Partito
comunista, banda di oppressori». Spieghiamo a uno studente:
il governo non cederà. «Non è
detto, e comunque vogliamo
che la Cina e il mondo sappiano
che vogliamo la democrazia».
In un posto di raccolta dei rifiuti c’è Chung Lin, 23 anni, lau-
reata. Con i guanti bianchi divide il cartone dalla plastica. «Ero
in piazza domenica. Certo che
ho avuto paura quando hanno
cominciato a tirare i lacrimogeni. Sono scappata, ma ora siamo
di più, abbiamo la forza del popolo». Ed è finita a fare la netturbina. «Sono volontaria, puliamo per preservare la nostra
città». Matthew ha 17 anni e sotto il braccio un mazzo di parapioggia-paraspray al pepe. Sapete che la chiamano Rivoluzione degli ombrelli? Vi piace la sigla? «Non lo sapevo, ma forse va
bene, se la usano i giornali». E la
parola rivoluzione vi spaventa?
«No. Ed è solo l’inizio».
Il reparto vivandiere. Wong,
una diciottenne in carne, offre
merendine e succhi di frutta.
Chi vi ha dato tutta questa roba?
«Qualcuno ricco, ma nessuno ci
usa, abbiamo coscienza di quel-
La storia su «Corriere.it»
Nato, cresciuto e fuggito dal lager di Kim
Shin Dong-hyuk è l’unico
prigioniero nato e cresciuto in
un lager nord coreano, riuscito
a scappare dopo 23 anni di
internamento. La sua storia nel
web reportage di Federica
Seneghini sul sito del Corriere.
lo che facciamo». Hai avuto paura? «Ci sono stati diversi feriti
l’altra notte, non è giusto, eravamo disarmati e la polizia ci ha
attaccato», scoppia a piangere.
All’angolo ci sono «i cattivi», i
poliziotti. Il n° di matricola
25188: «Siamo stati in strada
venti ore in due giorni, siamo
stanchi». Al capopattuglia, il n°
51611, chiediamo se si rende
conto che sono ragazzi come loro quelli che hanno inseguito
per le strade: «Signore, io non
faccio politica, mi hanno ordinato di mantenere pace e ordine
e lo faccio, senza cattiveria».
Cala la sera. Seduto a terra un
universitario legge una dispensa di contabilità. Poco più in là
due bambine con la divisa bianca e fascia rosa del college Ho
Lap. In fronte si sono appiccicate due pezzette rinfrescanti. Non
siete troppo piccole? «Non ci fotografate, a casa non lo sanno».
Dietro la barricata, nella postazione di Cotton Tree Drive, un
gruppetto di ragazze più grandi.
Ombrellini pronti. «Vedete i
lampeggianti della polizia dietro la curva? Forse ora arrivano.
Ieri per cinque minuti quando
hanno tirato i lacrimogeni non
si poteva respirare». Si sentono
le sirene. Meglio mettere la mascherina che ci ha passato Max.
@guidosant
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16
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
Regno Unito
di Fabio Cavalera
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Le dimissioni del viceministro Brooks Newmark, nel
bel mezzo del congresso che
chiama a raccolta i conservatori
in quel di Birmingham, sono un
bel problema per David Cameron. Non tanto per la vicenda in
sé che è un peccatuccio di carne
rimasto insoddisfatto: il suddetto, responsabile delle «politiche per la società civile» è caduto nella trappola del tabloid
Mirror. Una giornalista gli ha
scritto un messaggio invitandolo a un incontro galante, lui le
ha risposto spedendole una sua
foto in pantaloni di pigiama e
dandole appuntamento per
una nottata di fuoco. Sciocco,
superficiale, arrapato. La donna
era una cronista e lo ha svergognato. Tutto qui (anche se il viceministro è sposato e ha figli).
Il problema vero è che con
Brooks Newmark fanno 8: otto
viceministri che per scandali e
gaffe hanno mollato dal 2010 il
governo. Se aggiungiamo i ministri veri e propri il numero
passa a 11. E se allarghiamo a
sottosegretari e consiglieri di
Downing Street, arriviamo vicini ai 30. Zitto zitto, David Cameron ha superato alla grande, in
LONDRA
ESTERI
17
Gaffe, arresti e scandali a luci rosse
Quanti guai per il governo Cameron
Pendolare
Stratega
Indiscreto
● Il cancelliere
dello
scacchiere
George
Osborne,
conservatore,
si fa notare per
l’abitudine di
acquistare
biglietti del
treno di
seconda
classe. Poi però
si fa ospitare in
prima
● Il giornalista
Andy Coulson,
chiamato da
Cameron a
dirigere la
comunicazione
del partito tory
e di Downing
Street, ora è in
carcere per lo
scandalo di
spionaggio del
giornale
«News of the
World»
● Tante le gaffe
del premier
David Cameron:
di recente ha
svelato una
confidenza
della regina; nel
2012, ospite al
David
Letterman
Show, non ha
saputo tradurre
in inglese
«Magna
Charta»
di favorire le commesse militari
alla società di un suo collaboratore, e Chris Huhne (altro libdem) punito (un anno di carcere) per avere ostacolato la giustizia. Una sciocchezza iniziale
(una multa per eccesso di velocità scaricata sulla moglie), tra-
sformata in caso nazionale (il
ministro che ha ripetutamente
detto il falso alla polizia).
Nel diario di Downing Street
ci sono pagine comiche e pagine vergognose. E’ comico il sottosegretario all’immigrazione
Mark Harper che aveva lanciato
la campagna «go home» (andate a casa) ma di nascosto aveva
in casa una signora, immigrata
clandestina, che faceva le pulizie. E’ comico il banchiere e
consigliere di Cameron, Peter
Cruddas (alla testa dei finanziatori tory), che chiedeva 250 mi-
la sterline da versare nella casse
del partito per organizzare cene
private o partite di tennis di generosi ammiratori con lo stesso
David Cameron. Ed è comico il
cancelliere dello scacchiere George Osborne che compra il biglietto di seconda classe in tre-
no ma va a scrocco in prima.
Ma è vergognoso il capitolo
sullo spionaggio dei tabloid
Murdoch che è entrato come un
missile nelle stanze di Downing
Street. Andy Coulson, ex direttore di News of the World, chiamato da Cameron alla direzione
della comunicazione dei tory e
di Downing Street, era stato
uno «cervelli» dello scandalo e
del successivo tentativo di insabbiamento. I sospetti gli giravano attorno da tempo quando
Cameron decise di assumerlo.
Adesso Coulson è in carcere.
Vittima sacrificale del perverso
rapporto stampa-politica (la
sua amica Rebekah Brooks l’ha
scampata per il rotto della cuffia). In confronto alle porcherie
di Andy Coulson e compagnia,
che intercettavano telefoni e
posta delle loro ignare vittime,
sono uno scherzo le 5.800 sterline di rimborsi che Maria Miller, sottosegretaria alla Cultura
e alle pari opportunità, avrebbe
intascato in barba ai regolamenti. Inezia che le è comunque costata la poltrona. Quanto
meno, nel Regno Unito, chi
sgarra paga. E senza tante discussioni. Basta un sospetto e si
cambia professione. Fatto sta
che 30 uomini e donne di go-
Record
Sono una trentina i
ministri, collaboratori e
sottosegretari costretti
alle dimissioni dal 2010
Scoop
L’ultimo a lasciare è
stato il viceministro
Brooks Newmark, preso
in trappola da un tabloid
questa classifica speciale di marachelle e di «mariuoli», il tanto vituperato predecessore laburista Gordon Brown. E per
l’immagine non è che sia il
massimo. Turn over o sliding
doors che hanno mille motivazioni e mille storie di contorno:
spese parlamentari folli, interessi privati prevalenti sull’interesse pubblico, spionaggio dei
tabloid, oltre naturalmente a
qualche dissenso serio (solo un
paio), come quello esternato
dalla baronessa Warsi sulla linea di Downing Street verso i
Paesi musulmani e dall’europeista tory Kenneth Clarke infastidito dal crescente livore anti
Ue del suo leader.
Una catena di scivoloni, brutti e meno brutti, cominciata
quattro anni fa, 17 giorni dopo
la formazione del governo
quando il «segretario» del Tesoro, il deputato dei Comuni
David Laws (un alleato liberaldemocratico) incaricato della
spending review, se ne scappò
in fretta perché lo pizzicarono
per uno sforamento di 40 mila
sterline sui rimborsi generosamente concessi a Westminster.
Un assaggino di ciò che sarebbe
accaduto ai suoi colleghi di esecutivo: Liam Fox, il ministro
della Difesa che nei suoi viaggi
di lavoro all’estero si occupava
verno «dimissionati» dal 2010
non sono pochi.
Poi agli scandali si aggiungono le gaffe che sono una specialità dello stesso Cameron. L’ultima sulla regina è nota: ha svelato che Elisabetta «ha fatto le
fusa» apprendendo della vittoria del no scozzese (i colloqui
con la sovrana sono segreti).
Ma come dimenticare gli altri?
Come la gaffe al David Letterman Show: richiesto di tradurre dal latino all’inglese «Magna
Carta» (Great Charter) non ne
fu in grado (lui laureato in storia e filosofia a Oxford). O sempre in terra americana quando
definì il suo Paese, il Regno
Unito, «junior partner degli
Stati Uniti» nella Seconda guerra mondiale, dimenticando la
grande battaglia d’Inghilterra e
irritando i veterani. O lo sbandamento sulle sue preferenze
canore. Qual è il migliore concorrente della storia di X Factor?
«Will Young, me lo ha detto
mia figlia». Will Yong ha vinto
nel 2002. Sua figlia è nata nel
2004. Bugia innocente. Scandali e gaffe per David Cameron.
Ma, occorre sottolinearlo, per i
britannici resta il politico con la
popolarità più alta. Durerà?
@fcavalera
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Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
18
Cronache
Ospedale israelitico, truffe allo Stato
Roma, rimborsi gonfiati in ortopedia e oncologia: una biopsia costava fino a dieci volte di più
I pm acquisiscono le cartelle cliniche, perquisita la Regione. Mastrapasqua è indagato per falso
Per raddrizzare l’alluce
valgo di un inconsapevole paziente, i vertici dell’ospedale
israelitico si sarebbero fatti liquidare dal servizio sanitario 4
mila 629 euro anziché i 2 mila
759 effettivamente previsti. Allo
stesso modo, modificando il codice di prestazione di una biopsia, avrebbero ottenuto 1.459
euro di rimborso invece dei 238
solitamente previsti. Una biopsia mammaria, infine, sarebbe
costata alle casse del Lazio 1.331
euro anziché i 151 normalmente
spettanti.
Dal secondo capitolo sui rimborsi gonfiati all’ospedale israelitico, guidato da Antonio Mastrapasqua, affiora l’ipotesi di
una truffa ben più consistente
dell’altra (Odontoiatria) che, a
gennaio, aveva portato a polemiche sulla molteplicità di incarichi del manager e alle sue dimissioni dall’Inps. Le prime stime parlano di 17 milioni di euro
drenati dalle (disastrate) casse
regionali. Sotto osservazione
sono finite la diagnostica, l’ortopedia, la laringoiatria e l’assistenza domiciliare ai malati terminali di tumore. Mastrapasqua è indagato per falso. A
maggio scorso, sapendo che era
in corso un’ispezione «finalizzata alla conferma dell’autorizzazione e dell’accreditamento»
avrebbe disposto l’alterazione
dello «stato dei luoghi, la desti-
ROMA
L’inchiesta
● Sono dieci
gli indagati
nell’inchiesta
su una presunta
maxitruffa
ai danni
del sistema
sanitario
per rimborsi
gonfiati
all’ospedale
israelitico
di Roma
● Tra gli
indagati c’è
anche Antonio
Mastrapasqua,
ex numero uno
dell’Inps
e direttore
generale
dell’ospedale,
al quale i pm
contestano solo
l’ipotesi di reato
di falso
nazione degli ambienti e delle
attività sanitarie svolte». Iscritti
sul registro per truffa e falso invece il direttore sanitario Giovanni Spinelli, il vice direttore
amministrativo Tiziana D’Ago-
stini, Mirella Urso, Daria Roscani, Antonio Cannistrà, Batia Popel, Stefano Burini, Domenico
Gallà, Stefano Zuccaro e il primario ortopedico Elvira Cave.
I pm Corrado Fasanelli e Ma-
ria Cristina Palaia con l’aggiunto
Francesco Caporale hanno disposto perquisizioni alla Regione e all’ospedale. I carabinieri
del Nas, guidati dal capitano Dario Praturlon, hanno acquisito
Piacenza
Carabiniere morto
nell’inseguimento
di Alessio Ribaudo
Un carabiniere è morto. Il
suo capopattuglia è in
prognosi riservata. Stavano
inseguendo, ieri mattina,
un’Audi sospetta a Castel San
Giovanni, nel Piacentino,
quando la loro «gazzella» ha
tamponato violentemente un
Tir fermo sul lato sinistro
della strada, parcheggiato
contromano. A perdere la
vita è stato il guidatore:
l’appuntato Luca Di Pietra, 39
anni, lascia una moglie e due
figli. Da pochi giorni era al
Nucleo radiomobile di
Piacenza. Al suo fianco c’era
l’appuntato scelto Massimo
Banci, 46 anni, che è
ricoverato in gravi condizioni
al «San Raffaele» di Milano.
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«cartelle cliniche riconducibili
a prestazioni di core biopsy a
mammella e tiroide; documentazione relativa alle prestazioni
di assistenza domiciliare integrata e assistenza domiciliare
oncologica». Portati via pc e
chiavette usb con «documentazione attinente a incontri, riunioni, missive e note» del management. Mastrapasqua da
maggio è entrato nel Cda dell’ex
Lottomatica (Gtech spa). Ieri il
difensore Domenico Aiello ha
replicato: «I fatti contestati rien-
La soffiata
A maggio, secondo gli
inquirenti, il manager
aveva saputo in anticipo
di un’ispezione
trano tipicamente nelle responsabilità del personale sanitario
non del manager». E mentre
per il capitolo relativo a Odontoiatria la Procura pensa all’archiviazione, c’è un’altra indagine
che lo coinvolge. Quella sulla
cessione di immobili Inps per la
quale il procuratore generale ha
avocato l’inchiesta nei confronti
di Mastrapasqua, Marco Tronchetti Provera, Alfredo Romeo e
altri indagati.
Ilaria Sacchettoni
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Auto sul bar, il 22enne andava a 140
È accusato di omicidio volontario
DIRITTI AUDIOVISIVI
La Lega Nazionale Professionisti Serie A comunica l’avvio
della procedura di commercializzazione del Pacchetto
Unico in forma esclusiva comprensivo di tutti i diritti Audiovisivi del Campionato di Serie A da disputarsi nelle stagioni
sportive 2015/2016 - 2016/2017 - 2017/2018.
La Lega Nazionale Professionisti Serie A comunica
che sono disponibili le descrizioni dei diritti in epigrafe e le
condizioni alle quali saranno accettate offerte dai soggetti
interessati alla loro acquisizione.
La richiesta dei documenti descrittivi dei singoli diritti in
§epigrafe per i soggetti interessati alla loro acquisizione,
dei requisiti e delle condizioni generali minime per le
offerte può essere fatta alla Lega Nazionale Professionisti
Serie A - Milano, Via Rosellini n. 4 - tel. 02/69910303-4,
fax 02/69010091.
Ogni singolo documento è comunque disponibile sul sito
Internet della Lega Serie A: www.legaseriea.it.
Le offerte per l’acquisto dovranno essere presentate
alla LNPA entro e non oltre le ore 12.00 CET di mercoledì
15 ottobre 2014.
Il padre in ospedale con il figlio che guidava non sapeva che l’altro era morto
Fratelli
A sinistra,
Gianni Paciello
il ventiduenne
che domenica
pomeriggio,
ubriaco al
volante, ha
perso il controllo
dell’auto e ha
ucciso quattro
ragazzi: tra
questi, il fratello
Luigi (a destra)
di 15 anni
(Photo Masi)
DAL NOSTRO INVIATO
SASSANO (Salerno) — Non è
stata una tragica fatalità ma
l’inevitabile epilogo di una
condotta criminale. Non hanno dubbi gli inquirenti che indagano sulla tragedia avvenuta
domenica pomeriggio davanti
al bar New Club 2000 di Sassano, dove una Bmw è piombata
contro le vetrine del locale uccidendo quattro ragazzi, tra i
quali il fratello quattordicenne
di quello che era alla guida dell’auto. Perciò l’altra notte,
quando i carabinieri del Reparto operativo di Salerno hanno
consegnato alla Procura di Lagonegro la prima sintetica informativa contenente i rilievi
tecnici appena eseguiti, è scattato nei confronti di Giovanni
Paciello, 22 anni, il responsabile della sciagura, l’arresto per
omicidio volontario plurimo.
Un’accusa pesantissima,
analoga a quella che recentemente è costata una condanna
a 21 anni e quattro mesi di reclusione a un albanese che circa tre anni fa guidando ubriaco
e contromano sulla A 26 provocò la morte di quattro persone.
Il ministro dei Trasporti Lupi
ha parlato di «omicidio stradale» che potrebbe essere introdotto in casi drammatici, appunto, come quelli di ubriachi
coscienti di essere tali che si
mettono alla guida.
Paciello aveva in corpo una
quantità di alcol ben oltre i limiti consentiti. Ma è nella ricostruzione della dinamica dei
fatti la vera spiegazione alla
scelta del pm. Una ricostruzione resa possibile soprattutto
dalle due telecamere poste lungo il percorso fatto dalla Bmw
prima di schiantarsi. Una telecamera è proprio al centro della rotonda dove Paciello ha perso il controllo, l’altra si trova
270 metri prima, lungo il rettilineo da cui proveniva l’auto.
Per percorrere quei 270 metri,
la Bmw ha impiegato 6 secondi
Come un proiettile
La vettura non ha
neanche tentato di fare
la curva, si è impennata
sul bordo della rotonda
appena. Anzi, anche meno,
perché i 6 secondi sono il tempo che passa tra l’immagine
dell’auto ripresa dalla prima telecamera e la scena immortalata dalla seconda. Che è una scena surreale: l’auto non è più inquadrata sulla strada, ma la si
vede in volo mentre oltrepassa
l’aiuola al centro della rotonda
e va a travolgere i quattro ragazzi. Per fare tutto questo in
soli 6 secondi, i carabinieri sostengono che doveva viaggiare
a 137 chilometri orari. E a quella velocità Paciello non poteva
in alcun modo tenere il controllo dell’auto per passare intorno alla rotonda. Infatti l’auto
è andata dritta, si è impennata
toccando il cordolo che delimita l’aiuola ed è partita come un
proiettile verso il bar di fronte.
Il padre di Giovanni Paciello,
Franco, è stato tra i primi a raggiungere la rotonda. Ma quando è arrivato si è accorto soltanto che quella era l’auto di suo figlio e che suo figlio era ferito.
Non ha guardato che cosa Giovanni aveva fatto, non si è reso
conto — o non se ne è preoccupato — che c’erano quattro
morti e quindi non ha badato
nemmeno a chi c’era tra quei
quattro morti. Ha pensato solo
ad accompagnare Giovanni in
ospedale. Tre ore più tardi gli
hanno telefonato e gli hanno
detto di tornare indietro. A terra davanti a quel bar c’era anche Luigi, l’altro suo figlio.
Fulvio Bufi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
CRONACHE
Mittal sotto inchiesta
per evasione
paga 31 milioni al Fisco
Costa Concordia Su Facebook
L’accusa dei pm di Milano. La multinazionale vuole l’Ilva
MILANO Il conglomerato francoindiano ArcelorMittal, primo
produttore al mondo di acciaio,
candidatosi in queste settimane
all’acquisto dell’Ilva di Taranto
in tandem con il gruppo Marcegaglia, è sotto indagine in Italia
per una evasione fiscale quantificata in 129 milioni di euro, 31
dei quali ha scelto — pur respingendo gli addebiti — di pagare al Fisco italiano a titolo di
transazione.
Il procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, ha infatti
notificato un «avviso di conclusione delle indagini e deposito
degli atti» ai vertici della lussemburghese ArcelorMittal Flat
Carbon Europe Sa e della sua divisione italiana, contestando loro l’articolo 5 del decreto legislativo 74/2000: cioè il reato di
«omessa dichiarazione» che
con la reclusione da uno a tre
anni punisce chi, al fine di evadere le imposte sui redditi o sull’Iva, non presenta le relative dichiarazioni annuali.
L’accusa poggia su una premessa fondamentale che la difesa nega: e cioè che la ArcelorMittal del Lussemburgo (sede
principale del gruppo che impiega 320 mila persone, fattura
58 miliardi di dollari ed è quotata in 6 Borse internazionali) tra
il 2006 e il 2010 avesse una «sta-
La società
Il colosso dell’acciaio
in oltre 60 Paesi
ArcelorMittal è il colosso industriale
mondiale nel settore dell’acciaio
(93,6 milioni di tonnellate nel 2012)
e minerario. È nato nel 2006 dalla
fusione di Arcelor e Mittal Steel
Company, tra le più grandi aziende
del settore. È presente in più di 60
Paesi e ha partecipazioni in altre 20
nazioni. Per Fortune è la 91esima
società più grande al mondo
Il magnate indiano
da 16 miliardi
Lakshmi Niwas Mittal, indiano di
64 anni, è il presidente e
amministratore delegato di
ArcelorMittal. Possiede anche il
35% delle azioni del Queens Park
Rangers F.C., squadra di calcio che
milita nella Premier League, il
campionato inglese. Secondo la
rivista Forbes ha un patrimonio
personale di circa 16 miliardi di
dollari. Per il matrimonio della
figlia ha sborsato 66 milioni
bile organizzazione in Italia»,
dove dunque avrebbe commesso reato nel non presentare le
dichiarazioni a fini Ires. ArcelorMittal, invece, invocando anche
la prima verifica fiscale che non
aveva eccepito questo profilo,
argomenta che all’epoca operava in Italia alla luce del sole attraverso una società controllata
che forniva solo servizi di
marketing e amministrazione
senza essere coinvolta nella stipula dei contratti, farina esclusivamente della casa madre lussemburghese. Il contenzioso è
vissuto di complicati aspetti valutativi e controverse interpretazioni dei vari trattati internazionali: basti dire che la stessa
Agenzia delle Entrate ha lasciato
presto cadere la mega-ipotesi di
Iva sottratta (quasi un miliardo
di euro) che una iniziale lettura
della Guardia di Finanza aveva
proposto.
Alla fine la Procura ha individuato in 400 milioni di euro l’asserito imponibile sul quale tra il
2006 e il 2010 ArcelorMittal si è
vista accusare di non aver pagato 129 milioni di tasse. E qui la
strategia del colosso dell’acciaio
si è sdoppiata. Nel penale ha ritenuto di potersela giocare, e ha
ingaggiato gli avvocati Fabio Cagnola e Ermenegildo Costabile
per cercare di dimostrare l’asso-
19
luta infondatezza delle accuse.
Ma in sede fiscale ha optato per
un bilanciamento tra le chance e
i rischi di un lungo contenzioso
tributario, e ha scelto un accordo con l’Erario negoziato dai fiscalisti dello studio Maisto: così,
pur rimarcando che non debba
essere intesa come riconoscimento di alcuna responsabilità,
ArcelorMittal ha perfezionato
una transazione con il Fisco versando 25,7 milioni di euro di
imposte per il periodo in questione, lievitati con interessi e
sanzioni a 31,6 milioni.
Sul fronte del salvataggio dell’Ilva, intanto, in base al decreto
La difesa
L’azienda respinge
le accuse: «In Italia
mai avuto una stabile
organizzazione»
L’ultimatum di Domnica a Schettino
«Dì la verità su quella notte»
«Ti do sei giorni per dire la verità su quello che è successo dopo
aver dato l’annuncio di abbandono della nave». Sembra una
minaccia quella postata su Facebook il 24 settembre da
Domnica Cemortan, la 27enne moldava che era in plancia con
Francesco Schettino la notte del naufragio della Concordia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
legge n.61 appositamente varato
nel 2013 il commissario straordinario Piero Gnudi ha chiesto
alla magistratura milanese (che
in una indagine per evasione fiscale a carico dello scomparso
Emilio Riva, del fratello Adriano, e dei loro professionisti
Franco Pozzi e Emilio Ettore
Gnech tiene in sequestro 1,2 miliardi di euro) il trasferimento di
questi soldi all’Ilva, finalizzato a
tranquillizzare futuri acquirenti
e banche finanziatrici circa la disponibilità dei fondi (1,8 miliardi) per la bonifica ambientale. Il
gip Fabrizio D’Arcangelo, vista
la vaghezza della norma che tace
sul contraddittorio tra le parti,
le ha comunque convocate in
camera di consiglio per il 17 ottobre, con Ubs Zurigo e Banca
Aletti che hanno in deposito i
soldi dell’eredità Riva alla quale
i figli risultano aver rinunciato.
Luigi Ferrarella
[email protected]
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Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
La storia
di Giusi Fasano
CRONACHE
«Al Papa racconto mio fratello
annegato per raggiungermi»
Adal da Bergoglio con altri parenti dei 367 morti di un anno fa a Lampedusa
Adal parla e piange. «Che
senso ha? C’è qualcuno che sa
spiegarmelo?» chiede. «Io ho la
cittadinanza svedese e l’avevo
già quando mio fratello
Abraham mi disse che voleva
imbarcarsi per Lampedusa da
clandestino. L’ho scongiurato di
non farlo. Quando ho capito che
avrebbe provato comunque gli
ho spedito i soldi per pagare gli
scafisti... Mi chiedo perché, perché per venire da me non ha potuto fare un viaggio regolare e
dignitoso?».
Abraham aveva 23 anni, è
morto la notte del 3 ottobre dell’anno scorso con altri 367 naufraghi, eritrei come lui, davanti
alle coste dell’isola di Lampedusa. Domani Adal arriverà a Roma
con una quarantina, fra sopravvissuti e parenti delle vittime,
che papa Francesco accoglierà
in Vaticano per un incontro.
«Abbiamo scritto tutti assieme
una lettera che consegneremo
al Santo Padre» annuncia lui. E
ne cita a memoria un passaggio:
«Santo Padre, le chiediamo di
levare ancora la sua voce affinché nessuno sia più costretto a
lasciare la propria terra e i propri cari obbligato a rischiare la
vita per raggiungere l’Europa, la
pace e la serenità. Per andare incontro al sogno di una vita normale». È una supplica perché
Francesco provi, con la sua voce,
a fermare le stragi nel Mediterraneo: «Sua Santità, per favore,
faccia tutto ciò che può per aiu-
Vittima
● Abraham,
23 anni, eritreo,
è una delle 367
vittime
del naufragio
al largo di
Lampedusa il 3
ottobre 2013
● Da gennaio
sono morti nel
Mediterraneo
3.072 immigrati
(fonte
Organizzazione
internazionale
per le
migrazioni):
oggi l’Europa è
la destinazione
più pericolosa
per immigrati
irregolari
tarci a fermare questo massacro.
Ci aiuti a ridare dignità ai nostri
morti». Nella lettera anche la
preghiera perché si avveri un sogno a portata di mano: «Che la
data della strage diventi giorno
simbolo dell’accoglienza e del
ricordo, per tutti i popoli del
mondo», per dirla con Tareke
Brane, presidente del «Comitato 3 ottobre».
Chi non ce la fa, spesso finisce seppellito in una bara senza
nome. Adal lo dice e non può fare a meno di pensare a suo fratello, che lui stesso ha «quasi»
identificato. La bara 140 oppure
la 120: forse la 140, perché il ragazzo lì dentro aveva in tasca
una Bibbia come quella di
Abraham e un anello che assomigliava al suo. «Santo Padre —
la voce di Adal riprende a recitare un passo della lettera — alla
mia gente piacerebbe che venisse il giorno in cui i nomi dei
morti fossero pronunciati una
volta ancora, ma per rimpiazzare i numeri, finalmente».
Almeno su questo fronte la
soluzione sembra individuata: è
pronto un protocollo per identificare i naufraghi attraverso il
Dna. Le operazioni di confronto
genetico cominceranno da 26
dei parenti che il Comitato porterà, appunto, a Roma da papa
Francesco e poi a Lampedusa,
per le celebrazioni dell’anniversario.
Un anno fa Adal, 36 anni, da
cinque cittadino svedese, fu il
Il Pontefice ai gendarmi vaticani
21
primo dei familiari ad arrivare
sull’isola, il primo a entrare nell’hangar-cimitero dove i cadaveri chiusi nei sacchi si accumulavano a decine. E fu il primo a
sfogliare l’album della morte alla ricerca disperata di suo fratello. Ha una sorella ancora in Eritrea che voleva venire a portare
un fiore nel punto in cui è morto
Abraham ma gliel’hanno negato. Motivo: non c’è certezza che
rispetti la data del rientro. «Nessuno vorrebbe tornare nelle
braccia della dittatura» ripetevano i sopravvissuti sul molo,
l’anno scorso. Gli uomini, in Eritrea, sono obbligati ad arruolarsi fra i sedici e i cinquant’anni.
Se non lo fanno o, peggio, se
❞
La lettera
Sua Santità, per favore,
faccia tutto ciò che può
per aiutarci a fermare
questo massacro
«Attenti alla bomba della zizzania»
di Gian Guido Vecchi
Di là dagli allarmi terroristici, ci sono «bombe» più insidiose di quelle che
potrebbero arrivare in Vaticano dall’esterno, e sono quelle «pericolosissime» che
stanno dentro: bisogna guardarsi dalla «zizzania delle chiacchiere» che
esplodono distruggendo le vite degli altri e anche «la vita della Chiesa», dal
Diavolo che divide. L’omelia di Francesco nella messa per la Gendarmeria
vaticana — pubblicata oggi dall’Osservatore — suona a una settimana dal Sinodo
come un monito contro chi cerca di dividere la Chiesa. Del resto, la parola
«diavolo» deriva dal greco «diaballo», che significa dividere. «Benché alcuni
dicano che il diavolo è un’idea, io questa idea voglio averla lontana da me», ha
sorriso ironico il Papa (nella foto il Papa domenica scorsa in Piazza San Pietro).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
provano a fuggire diventano traditori. Come Adal, che nove anni fa tentò di arrivare a Lampedusa. Lo fermarono a Malta e lo
rispedirono indietro. Sopportò
il carcere e la tortura. E un giorno, fra mille mamme che aspettavano di vedere il proprio figlio
fuori da una caserma dove trasferivano i prigionieri, lui scorse
sua madre. Alzò il braccio per
salutarla, glielo spezzarono.
Era il 2005, l’ultima volta che
la vide prima di ricevere la lettera della salvezza: veniva dalla
Svezia, diceva che Stoccolma
aveva accolto la sua richiesta di
asilo.
@GiusiFasano
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Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
CRONACHE
«Un clic e ho ricominciato a vedere»
23
Dopo la tragedia
Case, traffico
Fran Fulton era diventata del tutto cieca circa dieci anni fa. Le hanno installato un occhio bionico e giovani in moto
«Quando lo hanno acceso, il mio cuore batteva così forte che mi sono portata la mano al petto» tra i vulcanelli
di Caltanissetta
La protesi
La telecamera sugli occhiali
riprende le immagini,
che vengono rielaborate da un
computer. I dati vengono poi
trasmessi dall’antenna wireless
degli occhiali a quella
impiantata sull’occhio.
Da lì un microchip li trasferisce
all’occhio, aggirando le cellule
non funzionanti,
che li comunica al cervello
Camera
Occhiali
Chip elettronico
2
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1
Computer
3
Antenna
Antenna
Elettrodo
Fonte: Second Sight
Corriere della Sera
di Anna Meldolesi
Nel mondo ci sono 285 milioni di persone con handicap
visivi, i ciechi sono 39 milioni.
Fran Fulton era una di loro. La
retinite pigmentosa aveva spento pian piano il suo sguardo, fino a lasciarla al buio dieci anni
fa. Da qualche settimana però
questa sessantaseienne americana ha ricominciato a vedere
grazie a un occhio bionico. Lo
stesso miracolo si è avverato
per un’altra ottantina di persone, operate negli ultimi 3 anni
fra Europa e Stati Uniti. La novità è che questi pazienti hanno
iniziato a raccontare le loro
emozioni, mentre i ricercatori
esplorano nuove strade per curare la cecità.
«Quando mi hanno acceso,
per così dire, sono rimasta senza fiato. Ho dovuto mettermi
una mano sul petto, pensavo
scoppiasse», ha raccontato
80
I pazienti che
negli Stati Uniti
e in Europa
fanno uso della
protesi Argus II
100
Mila le persone
che negli Stati
Uniti soffrono
di retinite
pigmentosa
15
Mila circa le
persone che
soffrono di
retinite
pigmentosa nel
nostro Paese
129
Mila le persone
completamente cieche in
Italia secondo i
dati dell’Inps
Con la famiglia
Fran Fulton, 66
anni (al centro)
con i familiari.
Soffriva di
retinite
pigmentosa,
causata dalla
degenerazione
delle cellule
della retina che
catturano le
immagini
Fran alla Bbc. L’operazione per
impiantare il sistema, che si
chiama Argus II ed è realizzato
dalla società californiana Second Sight, è semplice. Qualche
ora in sala operatoria per inserire gli elettrodi in corrispondenza della retina compromessa,
poi a casa in giornata. Dopo una
settimana l’occhio bionico viene attivato e il paziente impara
a usarlo. Deve indossare un paio di occhiali, su cui è montata
una videocamera simile a quella dei nostri smartphone. L’immagine viene trasmessa a un
computer tascabile, che può essere tarato dal paziente per lu-
SUDOKU DIABOLICO
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Altri giochi su www.corriere.it
Come si gioca
Bisogna riempire la
griglia in modo che ogni
riga, colonna e riquadro
contengano una sola
volta i numeri da 1 a 9
LA SOLUZIONE DI IERI
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minosità e contrasto. I segnali
vengono inviati wireless al ricevitore e quindi a un chip che stimola la parte ancora sana della
retina. Il risultato è un’immagine in bianco e nero a bassa risoluzione, l’equivalente di 60
pixel, e il cervello deve abituarsi
a interpretarla con la riabilitazione visiva. Non ci vuole molto, comunque, per cominciare a
intravedere la forma delle cose
e distinguere il chiaro dallo
scuro. Fran, che lavora per difendere i diritti dei disabili, è
riuscita a prendere l’ascensore
dell’ufficio senza usare il bastone. Sfruttando il bagliore della
maglia di un amico che la precedeva è stata in grado di uscire
da sola da un ristorante. Se
scorge una macchia per strada
non sa dire di cosa si tratti, ma
riesce a evitare l’ostacolo. Non
potrà mai leggere né vedere i lineamenti delle persone, ma si
immagina già a giocare con i nipoti. Loro che si nascondono
nella stanza e le dicono «trovami!». Lei che li riconosce dall’altezza e indovina «sei qui!».
Le fa eco Roger Pontz, che la
stessa malattia ha reso cieco a
40 anni di età. «So quando mio
nipote corre per casa. So quando una persona mi viene di
fronte. So quando mia moglie
ha una maglia chiara e dei pantaloni scuri o viceversa. Sono
piccole cose, ogni giorno diverse», ha raccontato l’uomo, operato nel gennaio 2014 dopo un
blackout di 15 anni. Lisa Kulik
usa l’occhio bionico dal 2013,
dopo 30 anni di penombra. All’inizio con la protesi retinica
poteva vedere solo i forti con-
I racconti dei pazienti
Roger Pontz: «Ora so
quando mia moglie
ha una maglia chiara
e i pantaloni scuri»
trasti, come il bordo del marciapiede. Ora distingue la bistecca nel piatto, ma non i chicchi di riso. Nel frattempo i ricercatori hanno fatto progressi con
il software dell’occhio bionico e
vorrebbero impiantare il dispositivo in pazienti affetti da un’altra patologia, la degenerazione
maculare legata all’invecchiamento. Non otterranno mai la
visione perfetta, e il rimedio
potrebbe non funzionare per
sempre, ma ogni pixel in più si
tradurrà in un beneficio per i
pazienti, sul piano dell’indipendenza e della vita relazionale.
Ulteriori speranze arrivano
per altre tipologie di non vedenti da altri settori della ricerca, come ha riferito Nature. In
passato la terapia genica ha dimostrato di poter curare le persone affette dall’amaurosi congenita di Leber come Tami Morehouse (44 anni) e Corey Haas
(8 anni), rispettivamente la più
vecchia e il più giovane della
sperimentazione condotta nel
2009 usando anche fondi Telethon. Tami ora può vedere gli
occhi di sua figlia e i colori del
tramonto, mentre Corey va in
bici e gioca a softball. Anche le
cellule staminali embrionali
potrebbero essere utili per alcune forme di perdita della vista,
ricorda Nature. La prima sperimentazione dell’americana
Advanced Cell Technology è
partita nel 2011 e i risultati sono
attesi per i prossimi mesi.
@annameldolesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
CALTANISSETTA La drammatica
notizia dei due bimbi morti
perché investiti e sepolti sabato
dall’esplosione dei vulcanelli di
Aragona ha fatto il giro del
mondo, ma non sembra essere
arrivata a Caltanissetta dove
esiste un’area con gli stessi
mulinelli fangosi, le cosiddette
«macalube», una campagna
con le case tutt’intorno, le
strade trafficate a venti metri,
senza una transenna, un
cartello che sconsigli l’accesso.
Proprio il contrario di quanto
affermato ieri dalla giunta
regionale presieduta da
Rosario Crocetta che ad
Aragona ha revocato
l’affidamento della riserva a
Legambiente assicurando di
controllare adesso
direttamente tutti i siti
analoghi con l’intervento del
Corpo forestale. Nulla di tutto
questo è accaduto a
Caltanissetta, in contrada
Santa Barbara, dove i ragazzi
arrivano in moto per lo slalom
fra gli sbuffi di un paesaggio
lunare con i crateri impastati di
creta e metano. Una collina
formatasi quattro anni per una
esplosione analoga a quella
avvenuta sabato ad Aragona
dove, restituiti i corpi dei due
bimbi ai genitori affranti, oggi
pomeriggio si volgeranno i
funerali, mentre la Procura di
Agrigento indaga per omicidio
colposo.
F. C.
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Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
CRONACHE
Il caso
di Maria Laura Rodotà
Una legge sul sesso nei campus
«Solo se il sì è davvero un sì»
In California dopo gli episodi di violenza: consenso cosciente e volontario
Chiunque sia «ubriaco/a,
sotto l’effetto di droghe, svenuto/a o addormentato/a non
è in grado di dare il suo consenso». Sembrerebbe scontato. Sembrerebbe una norma
essenziale, per proteggere ragazze (e qualche ragazzo) appena maggiorenni, che vivono
fuori casa per la prima volta,
che per le prime volte partecipano a feste ad alto contenuto
alcolico — e altro — con semisconosciuti. Ma non è stato facile approvarla. È successo ieri
a Sacramento: il governatore
della California Jerry Brown ha
firmato la prima legge statale
che obbliga colleges e università a investigare seriamente
sui casi di violenza sessuale.
Che fissa delle regole e dei paletti, per tentare di separare il
sesso disordinato dallo stupro.
Sembra una storia tutta americana, roba che si vede nei telefilm tipo Law and Order (CSI
nei casi peggiori). È una questione che riguarda anche gli
europei; anche noi, ora che anche i ragazzi italiani bevono
come spugne nel weekend.
Per dire.
Per questo, le attiviste antiviolenza nei campus ieri hanno festeggiato. Quella appena
approvata, proposta dal democratico di Los Angeles Kevin de
Leon (i repubblicani non hanno osato votare contro) è nota
come la legge dello «yes means yes». Un sì è un sì, e deve
venire da una persona in condizioni di pronunciarlo. Dire
sì, essere felici di dire sì, poterlo dire, è una bella cosa. È «un
deciso, cosciente e volontario
consenso». Si è protagoniste/i
della propria vita, non vittime.
Finora, lo slogan era più vittimistico e soprattutto più difficile da provare, dopo: «No means no». No vuol dire no, ma
poi chissà, come da peggiori
cliché della cultura maschile.
Invece, ora, no, anzi sì. Le
studentesse californiane (e un
tot di studenti) potranno accusare di violenza chi diventa attivo/a quando loro non sono
coscienti. Il che vuol dire: giovanotti sociopatici ma anche
«frat boys» di buona famiglia,
Venezia Le nozze di George Clooney e Amal Alamuddin
Il ritorno a casa
da marito e moglie
di Elvira Serra
quelli ricchi sportivi e popolari
dei club studenteschi che organizzano festone modello
(insuperato) Animal House.
Che in genere la fanno franca,
perché i ragazzi sono ragazzi,
ovunque.
Ora, professori e amministratori verranno aggiornati su
come trattare i casi di sospetta
violenza. La rettora in capo
delle università pubbliche della California (tra le quali Berkeley e la UCLA) Janet Napolitano (ex segretario per la Sicurezza nazionale con Barack
Obama) ha già annunciato la
La protesta
Emma Sulkowicz gira la
Columbia University
con un materasso per
ricordare il suo stupro
Lui ha risposto in inglese, «yes»; lei in italiano, «sì». George Clooney, in grigio Giorgio
Armani, e Amal Alamuddin, in pantaloni e blusa crema Stella McCartney, sono diventati
marito e moglie anche per la legge italiana. Il rito si è compiuto davanti al solito Walter
Veltroni, nella Sala degli Stucchi di Ca’ Farsetti. Testimone di lui Sandrone, lo scafista (buono)
di sempre Alessandro Greco. Un gatto nero ha accolto la coppia fuori dal Comune, gli sposi
sono poi partiti per Londra. Good Night, and Good Luck; buonanotte e buona fortuna.
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creazione di un’authority indipendente per indagare sui
molti casi. Altri stati americani, ora, si muoveranno. E si
parlerà ancora di più dei casi
controversi più recenti. Come
«John Doe», lo studente dell’Occidental College espulso
per cattiva condotta sessuale
che ha fatto ricorso obiettando
«eravamo ubriachi tutti e due»
(possibile). Ed Emma
Sulkowicz, la studentessa della Columbia University che gira per il campus portando un
materasso, e dichiara che lo
porterà finché il suo stupratore non verrà cacciato (e ha lanciato un movimento di portatrici di materassi; e quella che
è stata definita «una nuova
forma di rivoluzione sessuale
nei campus»; e forse qualcuno
ne prende atto, adesso).
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Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
CRONACHE
Il pianeta dei social network
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(utenti attivi mensili – dati in milioni)
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VKontakte
210*
Odnoklassniki
205
Instagram
200
*Utenti registrati
Fondatore Paul Budnitz, vive tra il Vermont e New York
Fonti: Vincenzo Cosenza – vincos.it, Alexa.com, Statista.com
Corriere della Sera
Niente pubblicità e ingresso su invito
Ello, il social politicamente corretto
Un codice etico per gli utenti: non venderemo i vostri dati. In 35 mila all’ora chiedono di iscriversi
Paul Budnitz ama definirsi
un «imprenditore seriale». Il
47enne californiano ha inventato una dozzina di aziende, tra
cui la compagnia di giocattoli
d’arte Kidrobot e il marchio di
biciclette di lusso Budnitz Bicycles. La sua ultima impresa,
creata grazie a un investimento
di 435 mila dollari del venture
capital FreshTracks Capital, si
chiama Ello e si propone come
il social network che risolverà
finalmente le contraddizioni
morali di chi lo ha preceduto,
Facebook in testa.
Racconta il New Yorker che
Budnitz fosse molto a disagio
nella sua vita social, vittima —
come tutti — di continui annunci pubblicitari e furti di dati
personali. Invece di lamentarsi,
l’imprenditore ha invitato a cena i suoi amici più creativi spin-
non vendere i dati personali.
Una promessa che sembra piacere a molti se consideriamo
che la piattaforma, ancora in
versione beta e a ingresso su invito, riceve circa 35 mila richieste all’ora ed è oggetto di discussione sui siti concorrenti.
A giocare a favore di Ello è
proprio la nascente consapevolezza dei cittadini digitali, stufi
dell’atteggiamento invadente e
aggressivo di Mark Zuckerberg.
Anche perché, al di là del design
elegante e della semplice grafica, il social network di innovativo per il momento ha solo l’anima: ha mutuato da Twitter la
funzione della chiocciola e la
possibilità di seguire gli aggiornamenti di chi non ti segue, dividendo però le persone (senza
che gli interessati lo sappiano)
tra «amici» e «rumore»; da Facebook la lunghezza dei post e
da Pinterest l’attenzione alle immagini. La funzione di ricerca è
Lavori in corso
La funzione di ricerca
è ancora difettosa
e il tasto «invio»
non sempre funziona
L’identità
È consentito l’utilizzo
dei nomi di fantasia
Il motto è: «Tu non
sei un prodotto»
difettosa, così come la scrittura
dei post (il tasto «invio» non
sempre risponde). Per sapere
«chi c’è su Ello» è meglio utilizzare i motori di ricerca di Facebook e Twitter, piuttosto che
indagare sul social network.
Non esistono «like» né favoriti e
non è presente uno strumento
per bloccare gli utenti molesti,
ma c’è la possibilità di sapere
quante persone hanno visto il
tuo post. I contenuti e le attività
degli iscritti sono per ora visibili a tutti, contraddizione che
rende Ello nemico della protezione della privacy che proclama. Tutto questo non deve sorprendere: come ha scritto Jess
Zimmerman sul Guardian, Ello
è «un referendum su quanto
siamo disillusi rispetto alle opzioni che abbiamo» nella nostra
vita digitale. La metafora più
bella è arrivata da David Banks
sul blog Cyborgology: « Non
dobbiamo aspettarci da Ello più
di quanto ci aspettiamo da una
bicicletta di lusso», ha scritto lo
studioso con riferimento al
brand di Budnitz. Una bici di
lusso non è antitetica al capitalismo ma, come tutte le bici, inquina meno delle automobili e
aiuta chi la possiede a tenersi in
forma.
Non sarà dunque l’alternativa
a Facebook, ma Ello fa credere
che, prima o poi, un’alternativa
arriverà. Perché gli utenti la
chiedono.
Serena Danna
@serena_danna
© RIPRODUZIONE RISERVATA
gendoli a progettare un nuovo
social media.
Creato nel gennaio del 2014,
per i primi mesi di vita Ello ha
funzionato come una piattaforma per amici appassionati di
design e riservatezza, attirando
solo le attenzioni delle comunità tech americane e di qualche
europeo del settore amante della privacy. La svolta è arrivata
con la «rivolta» contro Facebook della comunità Lgbt di
San Francisco. Il social network,
che impone ai membri di iscriversi utilizzando la reale identità, aveva sospeso gli account di
alcune drag queen che non usavano il loro nome vero. Cosa c’è
di meglio per rendere spettacolare la protesta di migrare su un
social network che consente
l’utilizzo di nomi di fantasia e
saluta i nuovi iscritti con la frase
«Tu non sei un prodotto»?
È così che Ello si è trasformato nell’ultima speranza di chi
crede che esista un’alternativa al
mondo digitale guidato da Facebook e Google. Su questa utopia fanno leva esplicitamente i
fondatori, autori di un manifesto che promette agli utenti di
tenere lontana la pubblicità e
Il manifesto
● «Semplice, bello e libero»: è il
motto di Ello, nuovo social
network senza pubblicità, ancora
nella fase di rodaggio e finora si
accede soltanto su invito
● È stato fondato da 7 persone:
Paul Budnitz, due graphic designer
(Todd Berger e Lucian Föhr) e
quattro creativi informatici (Gabe
Varela, Matthew Kitt, Jay Zeschin e
Justin Gitlin)
con Intel Inside®
Più di quanto immagini
Brillante schermo HD IPS: uno spettacolo per i tuoi occhi
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*La durata della batteria varia in funzione dell’uso. La durata è misurata con riproduzione video 720p, luminosità 100 nits, Wi-Fi/3G attivi.
GAZZETTA GOLD
incluso per 2 mesi
● In home page Ello mostra un
manifesto: «Ogni post che
condividi, ogni amico che hai, ogni
link che leggi viene tracciato,
registrato e poi convertito in dati,
che i pubblicitari usano per
mostrarti annunci adatti a te. In
questo modo diventi un prodotto,
e noi crediamo che esista un
modo migliore»
● «Crediamo nell’audacia, nella
bellezza, semplicità e trasparenza
— continua il documento —, nel
fatto che le persone che creano le
cose e quelle che le usano
debbano andare d’accordo e
collaborare»
26
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
27
Moda Le sfilate di Parigi
Pantaloni-guaina e corsetti
Givenchy, la donna notturna
Stili
Nero, cioccolato, cuoio: Tisci prosegue la strada del gotico
Il Modernismo di Valli, gli abiti a coste di Stella McCartney
DALLA NOSTRA INVIATA
PARIGI Una gladiatrice in cuoio e
tricot, una Giovanna d’Arco in
pantaloni-guaina a vita alta, una
dominatrice in corsetti tirolesi
strizzatissimi e scollatissimi,
una biker con lunghi choppergilet di pelle: la donna Givenchy
di Riccardo Tisci è di nuovo la
più sexy (e cattiva) del reame. Lo
stilista italiano abbandona felpe
e scarpe da ginnastica e riprende la sua strada fatta di gotico,
rock e fetish. Stivaloni-stiletto
di pelle sopra al ginocchio il leit
motiv di tutta la collezione. E
poi le immagini cui sopra in co-
Contrasti
Un’estetica «forte» che
attrae sempre più
stilisti. Puglisi sceglie il
colore per Ungaro
Givenchy
I pantaloni
aderenti
con la vita
alta
indossati
con gli
stivali
lori per lo più scuri (nero, cioccolato, cuoio) salvo qualche carne o bianco, materiali ricercatissimi (pizzo, chiffon stampato,
tagli in pelle e ricami in similpelle, graffette in ferro e pietre
semi-preziose) e lavorazioni alta moda. Potrebbe anche non
convincere gli animi troppo romantici o troppo sportivi o troppo per bene ma sicuramente è
un’estetica precisa da molti follower del genere e non solo. Un
messaggio attorno a un tipo di
donna «notturna» che accattiva
molto gli stilisti delle ultimi generazione, più vicino a un ideale
«maledetto» se lasciato nel contesto di una sfilata. Ma ogni pezzo proposto da Tisci è un piccolo capolavoro di artigianato. La
sfida, forse, è farlo proprio e alla
luce del sole.
Un po’ come Stella McCartney, giustappunto, che propone
una moda che è tutto quello che
Givenchy non è. Da sana ragazza
tutta casa, palestra, lavoro e
amici. Sandali flat fatti di nodi
di ecopelle (l’inglese è contraria
all’uso di pelle e pellicce e di tutti i materiali che non sono eco-
Roger Vivier
Sandali più affusolati
E il tacco è in due versioni
DALLA NOSTRA INVIATA
Sandali e décolleté sempre più affusolati. Questa la tendenza per la prossima estate. Un
gioco da a ragazzi per la griffe
Roger Vivier. Bruno Frisoni, lo
stilista che da anni è alla direzione creativa della maison, si è
sbizzarrito nel inventarsi un
sandalo sexy, molto sexy, per il
PARIGI
giorno per la linea «Pelegrim»,
presentato ieri, con tutta la collezione, alla Maison de l’Amérique Latino, splendido complesso del 1700, ora centro culturale
e diplomatico. La nuova decollete è decorata con l’iconica fibbia che Frisoni ha disegnato sul
davanti come impatto e poi piccola a chiudere dietro il cinturino sulla caviglia. Per accentuare
la tridimensionalità è realizzata
in combinazioni di opaco e brillante. Il tacco ha due versioni:
da 8,5 centimetri e 10. Poi la borsa Miss Viv, creata nel 2009 per
Carla Bruni ma in continua evoluzione: l’ultima versione è rettangolare, ha il manico a tracolla corto e largo, e la classica fibbia rivestita di pelle ton sur ton.
Pa. Po
© RIPRODUZIONE RISERVATA
compatibili) e poi gonnellone e
pantaloni alla marinara con la
sahariana di lino infilata dentro,
abiti di maglia in filati bio a coste (il primo amore di Stella) scivolati o di twill di cotone a taglio
grembiale. Il denim in alternativa per bluse over size o camicioni. La sera (meno convincente) è
tutta un patchwork di stampe di
fiori per sottovesti leggerissime.
Non c’è per la prima volta papà
Paul, ma solo la sorella Mary.
Giambattista Valli a questo giro si è invece tolto la maglietta
dell’uomo dei fiori (l’abito della
fresca signora Clooney è stata
solo la ciliegina) per esplorare
un mondo per lui nuovo quello
di certi disegni industriali degli
Anni Sessanta e Settanta con interventi di modernismo in certe
stampe e orli e intarsi. Ecco tuniche lunghe come grattacieli,
su pantaloni a zampa interrotti
da linee orizzontali o corti abiti
tutti un petalo o una frangia di
pelle o gonne geometriche dalla
linea ad A indossate con topcrop. Bianco, nero, carne e tocchi di blu elettrico e marrone. È
un Valli meno romantico nelle
forme, e questo piace.
Da Elie Saab è l’arcobaleno.
Colore e colore come energia
Dettagli
● Nuovo
cobranding
Kway e
L’Eclaireur:
giacca Le Vrai
Claude 3.0, in
limited edition
Canale moda
Tutte le sfilate
e in più notizie,
personaggi
e tendenze sul
Canale moda
del «Corriere»
corriere.it/
moda
● Colore
In alto Stella
McCartney,
sotto Ungaro
assoluta e indispensabile. Dai
lunghi scivolati di chiffon sfumati come certe albe o certi sere
d’estate ai corti in pizzi di cotone
laserati: verde acqua, arancione,
turchese e giallo. Gli anni Settanta, come impostazione e un
ritorno al Mediterraneo, quello
che bagna Beirut, città di origine dello stilista, ma anche
Amalfi, località amata tanto
quanto. Per la prima volta anche
i sandali bassi e la nuova a borsa
che è una clutch organica.
Sceglie il colore anche Fausto
Pugliesi per la sua collezione
numero quattro per Ungaro. Ci
tiene a precisare subito lo stilista delle collaborazioni «felici»
con la stylist di Hollywood
Arianna Phillips e il cappellaio
di Londra Steven John. Così si
spiegano l’appeal Wonder Woman e l’eccentricità british. Un
po’ donna francese (la gonnellona di seta a fiori con la camicia
ampia di vichy), un po’ donna
italiana (il pantalone maschile
con la giacca corta), un po’ diva
(i lunghi di raso con tanto di
mantella e strascico) , un po’ regina Elisabetta (le sottane sino a
terra con la blusa abbottonata).
Paola Pollo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● Da sera
Qui sotto un
modello
di Elie Saab
Giambattista Valli Bianco e nero
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
28
●
La guerra al terrorismo Il vantaggio di un’alleanza militare
tra Occidente e Paesi arabi rischia di essere vanificato se lo scontro
si sposta sul terreno del proselitismo
e sulla paura quotidiana dell’attentato imprevedibile
ANALISI
& COMMENTI
di Luca Mastrantonio
Siffredi e gli urologi
Le ironie collaterali
di un marketing
da spot televisivo
S
cegliere il
pornoattore Rocco
Siffredi per
accendere i riflettori
su un congresso
medico è una mossa efficace
sul piano del marketing (e
dell’intrattenimento dei
partecipanti). Lascia più di
un dubbio, invece, su quello
scientifico. Ci sono effetti
collaterali che un medico,
come i 1500 andrologi e
urologi riunitisi domenica
scorsa a Firenze per
«Pianeta uomo», non può
ignorare. Anche perché loro
si occupano di malattie,
problemi e disfunzioni che
riguardano la sfera sessuale
di milioni di italiani dopo
molti anni di studio e
tirocinio, mentre il
curriculum di Rocco Siffredi,
per sua stessa ammissione,
riguarda un’«esperienza di
vita sul campo». La
pornografia, ovviamente.
Ma i rapporti di questa con
l’andrologia e l’urologia non
sono chiarissimi. Tanto più
perché in Italia la
pornografia non è studiata
seriamente come merita,
come in America, dove ci
sono riviste accademiche
sulle implicazioni sessuali,
sociali e culturali del porno;
no, da noi, piuttosto, tutto si
pornograficizza, nel senso
triviale: politiche machiste,
come il celodurismo alla
Bossi, e un giustizialismo
ginecologico, alla
«MicroMega». E le
controindicazioni di Siffredi?
Innanzitutto, comunicative:
lo show di un superdotato, a
un congresso sui problemi
sessuali maschili, genera
poco scientifici e troppo
facili doppi sensi: tipo quelli
usati negli spot che girò per
una marca di patatine
(afrodisiache?). E ancora:
vista l’enfasi posta da
Siffredi sugli altrui stati di
ansia, il rischio è aumentare
più che alleviare
l’insicurezza dell’italiano
medio, mandandolo, oltre
che dall’urologo o andrologo,
anche in analisi. E poi, a
svaligiare la farmacia. Al
convegno si è parlato delle
pasticche che aiutano
l’erezione, stigmatizzando
più l’abuso tra i giovani che
l’uso tra i senior. Ma dei
rischi di queste pillole
giustamente devono parlare
i medici, più che un
pornoattore: coinvolto, in
questo caso, quasi come uno
sciamano, dai poteri
taumaturgici.
@criticalmastra
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riminali fanatici, assassini feroci. Tutto si può
dire dei guerriglieri dell’Isis, fuorché siano anche stupidi. Eppure le loro azioni barbare hanno
innescato conseguenze politiche e militari apparentemente contrarie ai loro obiettivi e in qualche misura auspicabili per l’Occidente e per i Paesi arabi e musulmani.
La comune minaccia rafforza i legami fra Stati
Uniti ed Europa, riduce le tensioni con la Russia,
apre margini di dialogo con l’Iran, legittima dopo anni di repressione/ibernazione il nazionalismo curdo, obbliga i Paesi arabi a uscire da colpevoli complicità con il terrorismo e i gruppi radicali, rompe canali di finanziamenti e doppi
giochi, avvia la stabilizzazione dell’Iraq, prospetta relazioni meno tese fra sciiti e sunniti. In questa variegata convergenza d’interessi, si è inserito anche il traballante regime siriano, che spera
così di allontanare la propria caduta e la dissoluzione del Paese, magari tornando a rappresentare un argine all’estremismo religioso: una dittatura, ma laica.
Dunque, votati alla sconfitta, data l’evidente
sproporzione delle forze in campo? Dunque anche stupidi? La domanda è ovviamente paradossale. Qual è allora il vero obiettivo? Siamo di
fronte a un progetto di lunga durata che mira ad
ampliare il solco fra società occidentali e mondo
arabo musulmano e a devastare dall’interno entrambi, invelenendo rapporti commerciali, relazioni personali, scambi culturali e strumentalizzando il fattore religioso. La disumanità delle
azioni provoca una condanna unanime nell’immediato, ma alimenta un capillare scontro di
culture, religioni e civilizzazione. È un progetto
basato su una ricomposizione territoriale e «istituzionalizzata» del terrorismo — sovranazionale ed estesa alla galassia di cellule, aree geografiche e milizie volontarie provenienti dall’Europa.
L’inferiorità militare conta poco, se la guerra
si svolge anche sul terreno del proselitismo, della propagazione dell’odio, sulla paura quotidiana dell’attentato imprevedibile, sull’inquietudine di milioni di cittadini occidentali che prendono ogni giorno la metropolitana. L’attacco è al
cuore dei nostri Paesi e delle nostre città, dove
però vivono anche decine di milioni di musulmani. Lo scontro diventa ad armi pari, se la comunicazione globale è a disposizione di tutti e la
rete favorisce l’amplificazione del messaggio terroristico.
Siamo costretti a combattere una guerra mondiale, come ha detto papa Francesco, legittimando la necessità di non restare inermi spettatori
di orrori e violenze. Ma più precisamente, dopo
gli interventi in Afghanistan e Iraq, abbiamo cominciato la terza guerra al terrorismo di matrice
islamica e antioccidentale. Rispetto alle prime
due, con una più forte legittimità politica, in
quanto anche Paesi arabi fanno parte dell’alleanza occidentale.
Ma ogni intervento militare provoca danni
collaterali. Anche i guerriglieri hanno mogli e figli. La contabilità delle vittime innescherà odio,
senso di appartenenza, desiderio di vendetta.
Provocando la reazione dell’Occidente, sembra
così raggiunto il primo obiettivo di essere riconosciuti come unico e terribile nemico che tenterà di attirare alla «causa» finanziamenti, volontari, armi.
Inoltre, l’orrore delle esecuzioni innesca nelle
nostre società un profondo rigetto per tutto ciò
che evoca l’islam, con evidenti rischi di derive
xenofobe e razziste. C’è una terribile miscela di
sentimenti contrapposti verso quanti sbarcano
sulle nostre coste: solidarietà perché arrivano,
inquietudine per «da dove» arrivano.
È un dato di fatto che migliaia di guerriglieri
sono giovani partiti dalle nostre città, cresciuti
nelle periferie di seconda e terza immigrazione
dove la propaganda fanatica è pane quotidiano.
È un dato di fatto che la proliferazione dell’estremismo è anche un portato della crisi in cui
sono precipitati i popoli del Maghreb, dopo l’il-
BEPPE GIACOBBE
C
● Il corsivo del giorno
ISIS, CONTRO L’ODIO
LE ARMI NON BASTANO
di Massimo Nava
lusione delle «primavere», della spallata a regimi e dittature cui non è seguita una politica del
Mediterraneo basata sulla cooperazione e lo sviluppo. Gli orrori dell’Isis obbligano quindi le società occidentali a una forte presa di coscienza
sull’insieme dei rapporti con il mondo arabo/
musulmano. Senza chiusure, ma senza sconti.
Occorrono strategie ben più profonde e globali
di un intervento militare che potrebbe portare a
una facile vittoria sul campo, ma inutile se non
verranno estirpati i germi che hanno creato il
mostro.
[email protected]
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Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
EUROPA
PERCHÉ BATTERE I PUGNI ?
L’ITALIA SEGUA BERLINO
SULLA VIA DELLE RIFORME
di Lorenzo Bini Smaghi
Strategie Indicare
nella egemonia tedesca
la causa dei nostri mali
è un errore: torneremo
protagonisti se riusciremo
a modificare mercato
del lavoro, relazioni
industriali e Fisco
C
aro direttore, nel suo editoriale sul
Corriere di ieri lunedì 29 settembre
(«Alla Germania va detto questo»),
Ernesto Galli della Loggia sostiene
che l’Italia dovrebbe smettere di
chiedere concessioni all’Europa, e piuttosto
rimettere in discussione l’intera costruzione
comunitaria, anche «con qualche credibile
minaccia di ritorsione».
Il motivo è che questa Europa è oramai
preda dell’egemonia tedesca e che all’Italia, e
agli altri Paesi, non rimane che chinare la testa. L’autore non specifica quali ritorsioni
l’Italia potrebbe minacciare in modo credibile, dimenticandosi peraltro la fine che ha fatto chi ha provato a seguire questa via qualche
anno fa. Inoltre, a meno di credere che l’Italia
possa da sola cambiare l’equilibrio dei poteri
in Europa, dovrebbe creare alleanze con altri.
Ciò che non capisce chi guarda alle questioni europee solo attraverso il filtro italiano è che nessun altro Paese è disposto a seguire l’Italia sulla via dello scontro. Il motivo
è che la costruzione europea, e gli importanti passi avanti che si devono ancora compiere, richiedono fiducia reciproca e non minacce.
Inoltre, c’è la diffusa consapevolezza in Europa che l’egemonia tedesca non sia colpa né
della Germania, né dei due suoi leader —
Gerhard Schröder e Angela Merkel — che
negli ultimi dieci anni hanno trasformato il
«malato d’Europa» in una delle economie
più competitive al mondo, ma semmai del-
l’incapacità di altri Paesi membri di fare le riforme e di stare al passo delle sfide globali.
Il problema dell’Europa oggi non è la forza
della Germania ma la debolezza di altri, in
particolare della Francia e dell’Italia, che nel
corso degli anni hanno perso competitività e
non riescono a crescere. Non è un caso che
chi ha minacciato in passato di «andare a
Bruxelles a battere il pugno sul tavolo» è poi
tornato a casa con la coda tra le gambe.
Le vicende recenti mostrano peraltro che,
ancor prima della Germania e dei suoi presunti «satelliti», le tesi cosiddette «rigoriste» — prima le riforme e poi la flessibilità
— sono difese oggi principalmente dalla
Spagna, dal Portogallo e dall’Irlanda, che in
seguito ai programmi di risanamento e alle
riforme concordate con la Troika stanno cominciando a vedere i frutti dei loro sacrifici,
con una ripresa economica più forte del previsto e disoccupazione in calo.
Inoltre, chi conosce un po’ di storia europea e segue le vicende d’Oltralpe sa bene che
la Francia non salderà mai una alleanza con
l’Italia che possa in qualsiasi modo indebolire l’asse di cooperazione tradizionale con la
Germania, sulla quale si è finora basata l’integrazione europea.
Pertanto, la strada delle minacce e delle ritorsioni suggerita da Galli della Loggia non
farebbe dunque altro che isolare il nostro Paese, come avvenne nel 1996 quando il primo
ministro spagnolo José Maria Aznar rimandò al mittente la proposta dell’allora presidente del Consiglio Romano Prodi di creare
una alleanza mediterranea per rinviare l’euro.
Ma l’aspetto più preoccupante è che dando
la colpa di tutti i mali all’Europa, e alla presunta egemonia tedesca, non si fa altro che
deviare l’attenzione degli italiani dal vero
problema del nostro Paese: l’immobilismo.
Se l’Italia riuscirà a fare le riforme che la
Germania ha fatto dieci anni fa, in particolare per quel che riguarda il mercato del lavoro, il sistema delle relazioni industriali, la
tassazione, eccetera, si trasformerà anch’essa rapidamente da malato a protagonista
d’Europa, in grado di cambiarla.
Una Europa migliore è possibile solo con
una Italia migliore.
Visiting Scholar a Harvard
e all’Istituto Affari Internazionali
già membro del Board della Banca centrale europea
© RIPRODUZIONE RISERVATA
●I
29
TASSE E PARTITE IVA
QUELLE INUTILI IPOCRISIE
COMMENTI
DAL MONDO
Il successo?
Questione di stile
(personale)
●
❞
Come veste la donna di
successo del XXI
secolo? Come le pare. Se il
«casual look» ha segnato
per l’uomo un passaggio
culturale, sancendo
l’emancipazione da divise
d’ordinanza e grisaglie
obbligatorie, ora anche le
signore possono concedersi
una sana evasione da codici
d’eleganza troppo rigidi.
Segno di sicurezza nella
gestione di un’autorità
riconosciuta. Per The Times,
storico quotidiano di Londra
diretto da John Witherow,
siamo di fronte a una sana
svolta liberatoria. A patto di
non scambiare il «casual»
con la trascuratezza.
I feriti del Borussia
Un segnale
di debolezza?
una volta il
●
❞ C’era
Borussia Dortmund.
Sulla Frankfurter Allgemeine
Zeitung Michael Horeni fa il
punto su un inizio stagione
sottotono per il club che
esprime alla perfezione lo
spirito del calcio tedesco: il
primato del lavoro di squadra
e della paziente costruzione
quotidiana sulle virtù dei
singoli. Con l’altra squadra
leader della Bundesliga, il
Bayern Monaco, il Borussia è
già inciampato in una lunga
serie di infortuni che rivela
una debolezza psicologica
preoccupante. Un segnale
per il Paese? «Al
“campionato dei feriti” un
augurio: pronta guarigione».
Debito italiano,
il quadro clinico
non è disperato
situazione è grave
●
❞ La
ma non seria. È la tesi
dell’analista finanziario Juan
Ignacio Crespo, che in una
lettera al Financial Times
esamina il sistema italiano
contraddicendo la diagnosi
di Wolfgang Münchau sulla
«brutale dinamica
deflazionistica per la quale
la caduta del livello dei
prezzi alza il valore effettivo
del debito pubblico».
Secondo Crespo il problema
non è il valore reale dell’euro
(usato per pagare il debito)
ma il sostegno alla crescita
complessiva. «Occorre fare
di più. A cominciare
dall’acquisto di bond da
parte della Bce».
a cura di Maria Serena Natale
SEGUE DALLA PRIMA
l guaio maggiore, caso
mai, è che molte di queste
nuove partite Iva chiudono
la loro attività dopo qualche mese, come si può dedurre dalla dinamica delle cancellazioni che rimane sempre
molto elevata (80 a 100 nel rapporto con le nuove iscrizioni) e
da una rotazione molto frequente in alcune attività economiche
giudicate a bassa barriera d’ingresso, segnatamente la ristorazione nei grandi centri urbani.
Detto questo, l’ipotesi di
provvedimento che il ministero
dell’Economia e finanze ha in
gestazione per le mini-imprese
(un milione di contribuenti) e
che dovrebbe approdare nella
delega fiscale appare, nelle intenzioni, ambiziosa perché punta a semplificare drasticamente
le procedure, a limare la pressione fiscale e a introdurre nuovi criteri di equità tra i contribuenti di diverse fasce di ricavi.
Tre obiettivi in uno, non facili
da raggiungere in contemporanea perché da una parte il gettito che proviene da queste attività non può calare di brutto e nello stesso tempo bisogna dare un
segnale di riduzione delle tasse.
Come se non bastasse occorre
affrontare anche alcune contraddizioni che si sono prodotte
nel tempo come quella che, proprio a causa del regime forfettario, fa sì che le nuove imprese
non siano incentivate a crescere
per il rischio di dover pagare a
caro prezzo (fiscale) le commesse aggiuntive conquistate. È giusto, quindi, affrontare le strozzature erariali e normative che
oggi penalizzano le piccolissime imprese, ma non va sottovalutato il rischio che il messaggio
possa non arrivare chiaro e limpido. Il governo, dunque, si occupi degli autonomi e delle partite Iva ma stia attento allo sperimentalismo fiscale. Le cavie potrebbero non gradire.
Dario Di Vico
© RIPRODUZIONE RISERVATA
GLI AIUTI DI STATO «ILLECITI»
LA NUOVA ARMA DI BRUXELLES
I
l prodotto più redditizio di
Apple non è lo smartphone o il tablet e non richiede software e applicazioni: potremmo chiamarlo
«i-tax» ed è l’elusione fiscale
miliardaria che — secondo le
accuse dell’Unione Europea, riportate dal Financial Times e
respinte dal responsabile finanziario dell’azienda, l’italiano Luca Maestri — la casa di Cupertino ha realizzato con il beneplacito del governo irlandese.
Così oggi, a Bruxelles, Apple
corre il rischio di vedersi imporre l’obbligo di un inedito risarcimento miliardario. Dopo
le burrascose audizioni del Senato americano, da cui era
emersa l’accusa che la società
trasferisse profitti per miliardi
di dollari dagli Usa alle consociate estere, la Commissione
europea ha infatti deciso di avviare un’inchiesta in profondità
sui possibili accordi sottobanco
tra Apple e il governo d’Irlanda,
dove la società paga un’aliquota
fiscale del 2 per cento, e che si
configurerebbero come aiuti di
Stato illeciti. Indagini su accordi simili riguardano, sempre
secondo il quotidiano finanziario, anche altre multinazionali
e altri Paesi: Starbucks e Olanda, Fiat Finance and Trade
(braccio finanziario del gruppo
automobilistico) e Lussemburgo. Nei prossimi giorni, Bruxelles dovrebbe dare informazioni
più precise sull’inchiesta in corso. Fin d’ora però si capisce che
la vicenda potrebbe andare ben
al di là della vicenda di Apple,
di altre aziende e perfino di singoli Paesi. Anche se formalmente la Commissione europea
non ha poteri sui livelli di tassazione stabiliti dagli Stati membri, l’inchiesta segna una svolta
profonda nella condotta di Bruxelles. Il fatto stesso che si usi,
come elemento di attacco, l’illegittimità degli aiuti di Stato, è
una novità che può avere ripercussioni importanti e oggi ancora difficili da stimare.
Edoardo Segantini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LA GIORNATA (INFINITA)
DEGLI SCRUTATORI MILANESI
A
Milano e in altri 133
Comuni della provincia, domenica si
è votato per costituire il primo parlamentino della Città metropolitana. E per scrutinare duemila
schede (hanno votato tutti i
sindaci e i consiglieri comunali
dei 134 centri) sono state necessarie ore di lavoro, tanto che
l’elenco dei 24 eletti è arrivato
soltanto nel tardo pomeriggio
di ieri, portandosi appresso
uno strascico di polemiche e
l’annuncio di un ricorso da parte del partito di Renzi. Se fosse
successo alle politiche o alle
amministrative, il Paese sarebbe rimasto paralizzato per settimane. Tutta colpa — dicono
— del «voto ponderale», un sistema studiato per le elezioni
di secondo livello (quelle in cui
sono chiamati alle urne non gli
elettori, ma gli eletti) in base al
quale il voto del consigliere comunale di una grande città
«pesa» più di quello del consigliere o del sindaco di un Co-
mune più piccolo. Questa differenza fa sì che la fase di calcolo dei «pesi» e dei resti, sulla
base del metodo D’Hondt utilizzato per sistemi proporzionali, sia naturalmente destinata, verrebbe da dire geneticamente destinata, a finire nel caos. In effetti, e non era difficile
prevederlo, così è stato.
Oltre ai ritardi di cui sopra e
alle polemiche sul sistema
scelto dall’ufficio elettorale
della Provincia, accusato di penalizzare i piccoli Comuni, alla
fine è arrivato anche il preannuncio di ricorso da parte del
Pd, che comunque si porta a
casa 14 dei 24 seggi disponibili
(6 Forza Italia più Ncd, 2 Lega, 2
ai laici). Gli eletti hanno insomma dato agli elettori una prova
lampante di quanto sia inutile
parlare di riforme elettorali in
questo Paese. Alla fine, l’asino
casca sempre negli stessi punti.
Magari in modo diverso, più
raffinato. Ma casca.
Ugo Savoia
@ugosavoia
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
30
AVVISO AL PUBBLICO
ENAC - ENTE NAZIONALE PER L’AVIAZIONE CIVILE
COMUNICAZIONE DI AVVIO DELLA PROCEDURA DI
VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE
ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, con sede legale in Roma, Viale Castro Pretorio 118
comunica di aver presentato in data 30.09.2014 al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare, ai sensi dell’art.23 del D.Lgs.152/2006 e s.m.i., istanza per l’avvio del procedura di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto denominato “Aeroporto Internazionale
di Venezia Tessera - Master Plan”, compreso tra quelli elencati nell’Allegato II alla Parte Seconda
del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., al punto 10 “Opere relative a […] aeroporti con piste di atterraggio
superiori a 1.500 metri di lunghezza”.
Il progetto è localizzato in Regione Veneto, Provincia di Venezia, Comuni di Venezia Marcon e
Quarto d’Altino ed in sintesi prevede l’ampliamento dell’aerostazione passeggeri esistente, l’ampliamento dei piazzali aeromobili, la riqualifica ed adeguamento normativo delle infrastrutture
di volo attuali, il potenziamento delle aree a parcheggio esistenti, opere impiantistiche e alcuni
manufatti edilizi adibiti a funzioni di servizio e di supporto alle attività aeroportuali.
Ai sensi dell’art.10, comma 3 del D.Lgs.152/2006 e s.m.i. il procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale comprende la valutazione di incidenza di cui all’articolo 5 del D.P.R. 357/1997
e s.m.i. in quanto il progetto interferisce potenzialmente con le aree della Rete Natura 2000 SIC
“Laguna superiore di Venezia” (IT3250031) e ZPS “Laguna di Venezia” (IT3250046)
Il progetto, lo Studio di impatto ambientale (comprensivo dello Studio di incidenza), e la Sintesi
non tecnica, sono depositati per la pubblica consultazione presso:
• Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Generale per le valutazioni ambientali, Via Cristoforo Colombo, 44 - 00147 Roma;
• Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti,
l’architettura e l’arte contemporanee, Via di San Michele, 22 - 00153 Roma;
• Regione del Veneto - Settore V.I.A., Calle Priuli, Cannaregio, 99, 30121 Venezia (VE)
• Provincia di Venezia - Settore Politiche Ambientali, Via Forte Marghera 191, 30173 Mestre VE
• Comune di Venezia - Direzione Ambiente e Politiche giovanili - Ufficio V.I.A., V.A.S. e A.I.A.,
Campo Manin, San Marco 4023, 30123 Venezia
• Comune di Quarto d’Altino, Piazza S. Michele, 48, 30020 Quarto d’Altino
• Comune di Marcon - Settore Ambiente, Via Vittorio Veneto, 20, 30020 Marcon (VE)
La documentazione depositata è consultabile sul sito web del Ministero dell’Ambiente e della
tutela del territorio e del mare all’indirizzo www.va.minambiente.it.
Ai sensi dell’art.24 comma 4 del D.Lgs.152/2006 e s.m.i. entro il termine di 60 (sessanta)
giorni dalla data di pubblicazione del presente avviso, chiunque abbia interesse può
prendere visione del progetto e del relativo studio ambientale, presentare in forma scritta
proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi,
indirizzandoli al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare; l’invio delle osservazioni può essere effettuato anche mediante posta elettronica certificata al seguente i
ndirizzo: [email protected]
Il Direttore Centrale Infrastrutture Aeroporti e Spazio Aereo
Dott. Roberto Vergari
ESTRATTO BANDO DI ASTA PUBBLICA UNITA’ IMMOBILIARI RESIDENZIALI
LIBERE O OCCUPATE DI PROPRIETA’ DELL’INAIL
LE ASTE SI SVOLGERANNO A PARTIRE 4/11/2014
CON MODALITA’ TELEMATICA ATTRAVERSO LA RETE ASTE NOTARILI
DEL CONSIGLO NAZIONALE DEL NOTARIATO
L’I.N.A.I.L. offre all’asta la piena proprietà di unità immobiliari residenziali libere
o occupate facenti parte del programma di dismissione degli immobili ai sensi:
dell’art. 6 del D.lgs. 104/1996; dell’art. 3 del D.L. 351/2001 convertito
L. 410/2001; dell’art. 43 bis del D.L. 207/2008 modificato dalla L. 14/2009; del
decreto del M.E.F. del 21/11/2002 sulle modalità di vendita del patrimonio immobiliare trasferito alla SCIP; della rinnovata convenzione con il Consiglio Nazionale
del Notariato del 09/02/2011 per la gestione delle procedure d’asta e la vendita
degli immobili con l’utilizzo di una procedura telematica via Web; della Determina
di disinvestimento assunta del Presidente dell’I.N.A.I.L. n. 175 del 24/07/2013.
Termine ultimo per la presentazione delle offerte: 03/11/2014 ore 17,00
Le Aste sono effettuate per singoli Lotti, comprensivi di eventuali pertinenze e accessori il cui elenco, completo di documentazione (planimetrie, foto, ecc.), nonché
l’elenco dei Notai, presso i quali è possibile depositare le offerte e il Bando d’Asta
integrale con il Disciplinare d’Asta e i suoi Allegati (fac-simile Modelli di partecipazione), che regolano le modalità di partecipazione e di svolgimento dell’Asta,
sono disponibili sui siti internet www.notariato.it oppure www.inail.it o potranno
essere richiesti alle Direzioni Regionali dell’I.N.A.I.L. o presso i Notai Banditori
incaricati del lotto.
Il prezzo base d’asta per le Aste Residuali è da intendersi ridotto del 10%
rispetto al prezzo base d’asta indicato per le Aste Principali.
Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi ai Notai Banditori o in alternativa a: “Servizio Aste” (tel. 06/36769552/3 e-mail: [email protected]).
ELEA SPA IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA
INVITO A PRESENTARE UN’OFFERTA VINCOLANTE PER L’ACQUISTO DEL COMPLESSO AZIENDALE
In esecuzione del programma di cessione del complesso aziendale, approvato dal Ministero dello Sviluppo Economico e facendo seguito agli inviti a manifestare interesse pubblicati a mezzo stampa in
data 18 settembre 2013 e 12 aprile 2014, si invita a presentare un’offerta irrevocabile di acquisto del
ramo di azienda (comprensivo del marchio “Elea”), di proprietà di Elea spa (“ELEA”), con il subentro
nei rapporti contrattuali in corso, ai sensi dell’art. 4, quater D.L. 347/2003. La composizione del ramo
di azienda oggetto di cessione è meglio descritta nel Programma di Cessione e nei relativi allegati, depositati nella cancelleria del Tribunale di Roma.
Le modalità e le condizioni per la presentazione dell’offerta vincolante sono indicate nel “Regolamento
per la procedura competitiva di cessione del complesso aziendale di proprietà di ELEA” (“Regolamento”)
(paragrafo 6 e successivi) predisposto dai Commissari e pubblicato nel sito www.elea.it. In relazione
al prezzo di offerta, come specificato nel paragrafo 8 del Regolamento, si segnala che non è previsto
un prezzo minimo di offerta e che, pertanto, saranno prese in considerazione tutte le offerte ricevute.
Tutti i documenti rilevanti ai fini della presentazione dell’offerta vincolante sono disponibili nella data
room virtuale, alla quale si potrà accedere previa richiesta scritta inviata a mezzo posta elettronica certificata all’indirizzo [email protected] Si specifica che nella data room virtuale è anche disponibile la perizia di valutazione di ELEA aggiornata e asseverata, in data 6 agosto 2014, rispetto alla
precedente dell’ottobre 2013, alla luce degli accadimenti intercorsi nel corso dell’anno 2014.
La presentazione dell’offerta vincolante, così come disciplinata nel Regolamento, dovrà avvenire mediante consegna della stessa presso lo studio del Notaio Dott. Vincenzo Tavassi in Roma, via Emanuele
Gianturco n. 5, entro le ore 12:00 del giorno 31 ottobre 2014.
TRIBUNALE DI ROMA
Richiesta di dichiarazione di morte presunta
Il Tribunale di Roma con decreto del 17.9.2014 ordina
le pubblicazioni per la richiesta di morte presunta di
Graziani Andrea nato a Roma il 25.1.1904 con ultima
residenza in Roma alla via Borgo Vittorio n. 43 scomparso dal 1970 con l’invito previsto dall’art. 727 c.p.c.
di inserire per estratto il detto decreto nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica e sui giornali il Corriere della
Sera e La Repubblica.
Roma, 18.9.2014
Avv. Maria Cerulo
TRIBUNALE DI MILANO
CONCORDATO PREVENTIVO N.
124/2014 Il Tribunale di Milano Sezione Fallimenti con decreto in data
10.7.14 dep. 1.8.14 ha dichiarato
aperta la procedura di concordato
preventivo dell’impresa: HI LIT SRL IN
LIQ.NE CON SEDE IN MILANO VIA
SAN MICHELE DEL CARSO 18.
Il Tribunale ha delegato alla procedura
la dott.ssa SIMONETTA BRUNO; ha
nominato commissario giudiziale il
dott. VINCENZO MASCIELLO VIA
BOCCACCIO 7 MILANO. Ha fissato
la data del 19.11.14 alle ore 13.15
per l’adunanza dei creditori presso
l’aula B, piano I, lato Via San Barnaba
del Palazzo di Giustizia di Milano.
M0014891
AZIENDA OSPEDALIERA
UNIVERSITARIA INTEGRATA
DI VERONA
ESTRATTI BANDI DI GARA
L’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata
di Verona indice le seguenti gare, nella forma
della procedura aperta: Gara n.38/2014: Fornitura di sistemi completi per la raccolta di
cellule staminali periferiche, plasmaexchage,
eritroexchange per il Dipartimento Interaziendale di Medicina Trasfusionale - DIMT-. Importo triennale a base d’asta pari ad
€294.462,00 oltre IVA (oneri per DUVRI pari
a zero) al netto dell’eventuale rinnovo biennale
- CIG.59131852A1. Gara n.39/2014: Fornitura
di un Sistema completo automatizzato per la
Tipizzazione molecolare HLA - con tecnologia
“Luminex” con strumentazione a noleggio per
il Dipartimento Interaziendale di Medicina Trasfusionale - DIMT -. Importo triennale a base
d’asta pari ad €701.790,00 oltre IVA (oneri per
DUVRI pari a zero) al netto dell’eventuale rinnovo biennale- CIG591274250D. Le offerte
dovranno pervenire entro il termine perentorio
delle ore 12.00 del giorno 18 NOVEMBRE
2014. I documenti di gara sono disponibili
sul portale Internet Aziendale, all’indirizzo
www.ospedaleuniverona.it alla voce Formazione e Lavoro/ bandi di gara e contratti/
Bandi di gara/Servizio Provveditorato/Gare
Europee.
IL DIRETTORE GENERALE
(Dott. Sandro Caffi)
COMANDO UNITA’ MOBILI
E SPECIALIZZATE CARABINIERI
“PALIDORO”
Servizio Amministrativo - Gestione Finanziaria
Viale Tor di Quinto n. 119 - 00191 Roma
Tel. e Fax 06-80983613
AVVISO DI GARA
Il giorno 18 novembre 2014, presso il Comando
UU.MM.SS. Carabinieri “Palidoro”, sito in Roma,
Viale di Tor di Quinto n. 119, sarà esperita una
procedura ristretta accelerata per l’anno 2015 di
una fornitura di generi destinati all’alimentazione
dei cavalli e di generi da lettiera e da giacitura per
il Reggimento CC a Cavallo di Roma per l’importo
di € 472.165,83 IVA esclusa, come dettagliato nel
bando di gara pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale
della Repubblica Italiana, foglio delle inserzioni,
nr. 112 del 1 ottobre 2014. Copia del bando di
gara è visionabile nell’area tematica “Le gare d’appalto” del sito www.carabinieri.it, ovvero presso
il Servizio Amministrativo - Ufficio Gestione Finanziaria del Comando UU. MM. SS. Carabinieri
“Palidoro”, sito in Roma, Viale di Tor di Quinto n.
119. Le domande di partecipazione, corredate
della documentazione prevista nel bando, dovranno pervenire entro le ore 11,00 del giorno 22
ottobre 2014. Ulteriori informazioni potranno essere richieste all’utenza telefonica 0680983613,
dal lunedì al venerdì ovvero all’indirizzo di posta
elettronica [email protected]
IL CAPO DEL SERVIZIO AMMINISTRATIVO
(Ten. Col. amm. Marcello GIANNUZZI)
AVVISO D’ASTA
Trans-Atlantica S.p.A. in Liquidazione Coatta Amministrativa
Riviera di Chiaia, 9 - Napoli
E’ fissata per il giorno 21 novembre 2014 alle ore 09.00 con prosieguo presso lo studio del Notaio Benedetto Giusti sito in Via Cavallerizza a Chiaia,
60 - 80121 Napoli l’asta per la vendita al maggiore offerente dei seguenti beni immobili e mobili; Intero piano nobile del fabbricato sito in Napoli alla
Riviera di Chiaia 9 composto di 18 vani oltre accessori e soppalchi, balconi e terrazza, nonché scala monumentale con relativo androne, il tutto per
una superficie complessiva di circa mq. 1.225,00. n. 3 locali cantinati del fabbricato di cui al punto 1). n. 3 lampadari di cristallo pregiati. n. 6 specchiere
dorate ad oro zecchino. n. 2 camini in marmo pregiati. Prezzo base Euro 4.253.000,00 oltre IVA ed imposte di trasferimento come per legge. Aumenti
di Euro 300.000,00 in Euro 300.000,00. Cauzione:10% del prezzo base. Deposito in conto spese: 5% del prezzo base. Offerte in busta presso lo studio
del Notaio Benedetto Giusti (dal lunedì al venerdì ore 09.00/13.00 e 16.00/19.00) entro le ore 12.00 del giorno 17 novembre 2014. L’asta si riferisce
ai beni immobili e mobili di cui ai punti 1-5 sopra, nello stato di fatto e di diritto in cui trovansi. Certificazione energetica: Classe G gl. Per le modalità
di vendita e per le più dettagliate condizioni di partecipazione all’asta si formula rinvio al testo del bando di gara. Per la consultazione del bando di gara
e per ulteriori informazioni al riguardo rivolgersi agli uffici della Trans-Atlantica in l.c.a. n. tel. 081/7612143 - 7612167 dal lunedì al venerdì ore
9.00/13.00. L’immobile può essere visionato, anche previo appuntamento, dal lunedì al venerdì dalle ore 09.00 alle ore 13.00. Notizie sull’immobile in
vendita sono disponibili anche sul sito www.ivass.it.
IL COMMISSARIO LIQUIDATORE - Prof. Avv. Antonio Blandini
TRIBUNALE DI MILANO
Fall. 286/2009: Tribunale di Milano Fallimento cede pro soluto, previa
eventuale gara informale, credito IVA
di € 1.642.090,00. La vendita avverrà
il giorno 23 ottobre 2014 ad ore 17,00
al prezzo base di € 886.877,40.
Le richieste di partecipazione
dovranno pervenire al curatore Fallimentare entro il giorno e l’ora fissati
per l’asta. Per maggiori informazioni:
tel. 0276006788 - fax: 0276009118 e-mail: [email protected] M0015212
COMUNE DI PALERMO
Ufficio Contratti - Esito di Gara
Si comunica che con D.D. n. 56 dello
08.09.2014 dell’Ufficio Contratti è stata
dichiarata l’efficacia dell’aggiudicazione
definitiva disposta con D.D. n. 970 dello
09.07.2014 del Servizio Economato ed
Approvvigionamenti relativamente alla Procedura aperta per la fornitura mediante
somministrazione triennale, di omogeneizzati, dietetici e articoli sanitari, per gli asili
nido comunali CIG. 5524283E88, importo
dell’appalto € 221.311,47# oltre IVA, gara
del giorno 02.04.2014, alla ditta GS VITALE
srl di Palermo, con il ribasso offerto del
3,00%. Ditte partecipanti n. 2, ammesse
n. 2. Info sul sito www.comune.palermo.it
ed Albo Pretorio. Data invio alla GUCE
11.09.2014.
IL VICE SEGRETARIO GENERALE
(Dott. Giuseppe Sacco)
Per la pubblicità
legale e finanziaria
rivolgersi a:
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
ARBITRO BANCARIO FINANZIARIO
Conafi Prestitò S.p.A. non ha adempiuto a tutto quanto stabilito nella decisione dell'Arbitro Bancario Finanziario n. 5918 del
20.11.2013 assunta dal Collegio di Roma. La presente pubblicazione è effettuata a cura e spese della Conafi Prestitò S.p.A.,
secondo quanto previsto dalle disposizioni sull'Arbitro
Bancario Finanziario. Il testo delle decisioni dell'ABF è consultabile sul sito www.arbitrobancariofinanziario.it, ove è altresì
pubblicata la notizia degli inadempimenti.
Via Rizzoli, 8
20132 Milano
Tel. 02 2584 6665
Fax 02 2588 6114
Vico II San Nicola
alla Dogana, 9
80133 Napoli
Tel. 081 49 777 11
Fax 081 49 777 12
Via Campania, 59
00187 Roma
Tel. 06 6882 8650
Fax 06 6882 8682
Via Villari, 50
70122 Bari
Tel. 080 5760 111
Fax 080 5760 126
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
Economia
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La Lente
31
Mercati
Spread in risalita, Goldman scommette sul dollaro
Lo spread Btp/Bund è salito ancora ieri
arrivando a quota 144 punti base, nel giorno
in cui il Tesoro ha piazzato 8,4 miliardi di Btp,
con un tasso ai nuovi minimi per il titolo a 5
anni (all’1,06%) e in lieve rialzo per quello a
10 anni (al 2,45% da 2,39%). Lo scenario nel
quale inserire i movimenti dello spread è —
secondo Goldman Sachs — quello di politiche
A
ppena sciolta la
Centrale Italiana, per
adeguarsi alle
richieste dell’Antitrust,Coop
Italia si allea con le
cooperative francesi di
E.Leclerc e i belgi di
Delhaize entrando nella più
grande cooperativa
europea: Coopernic. E’ il
primo passo nel processo di
internazionalizzazione del
gruppo guidato da Marco
Pedroni, leader di mercato
in Italia nella grande
distribuzione, seppur con
una quota del 18%. Il settore,
storicamente troppo
polverizzato per produrre
un campione nazionale in
grado di competere con i
colossi distributivi come
Wal-Mart, Tesco e Carrefour,
si apre oltre-frontiera.
Possibili economie di scala
e ricadute positive per la
filiera alimentare tricolore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
F. Mas.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Multinazionali, poche tasse»
L’indagine Ue da Apple a Fiat
L’istruttoria di Bruxelles: regimi fiscali di favore in Europa violano le regole
sugli aiuti di Stato. Per ora niente multe. Anche Starbucks nel mirino
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Le tasse delle multinazionali
BRUXELLES Oggi la Commissione
Le imposte sugli utili
Europea diffonderà nuovi dettagli sull’inchiesta che da giugno
coinvolge alcune delle più grandi imprese del mondo - come
Apple, o Fiat - sospettate di «migrazioni» da un Paese all’altro
per evadere le tasse. Un rapporto formale descriverà i motivi da
cui è partita l’indagine, e forse
qualcosa di più: non ci sono pe-
Negli Usa
I Paesi e l’Antitrust
L’Authority indaga
sulle norme di Irlanda,
Lussemburgo e Olanda
rò da attendersi, dicono i meglio informati, sviluppi clamorosi perché il lavoro di scavo potrebbe durare ancora per molti
mesi.
Il sospetto di fondo è, per
esempio, che un Paese notoriamente non severissimo con gli
non disponibile
19%
Yahoo
54,2%
● L’indagine
di Bruxelles,
su presunte
“migrazioni”
delle
multinazionali
da un Paese
a un altro per
pagare meno
tasse, è partita
a giugno. Oggi
i primi risultati
evasori come l’Olanda abbia offerto un trattamento fiscale di
favore al colosso Usa Starbucks,
e che più o meno lo stesso sia
accaduto fra il granducato del
Lussemburgo e Fiat Finance &
Trade. E la stessa ombra si stenderebbe sulle autorità finanziarie dell’Irlanda, nei loro rapporti
con società americane. Le imprese finite sotto il microscopio
hanno sempre sostenuto di aver
operato nell’ambito delle leggi
nazionali e delle normative Ue.
La battaglia legale è appena all’inizio. Anzi, negli ambienti An-
Totale
26,2%
15,7%
31,8%
45,5%
24,2%
d’Arco
Fonte: report sulla tassazione dell’Economia digitale (Commissione Ue)
La vicenda
I contributi
Sul sito del
«Corriere della
Sera» tutti gli
aggiornamenti
sull’indagine
della
Commissione
europea
titrust si dà quasi per sicura una
estensione anche ad altri Paesi
come il Belgio. Per i segugi del
Commissario Ue alla Concorrenza, però, il punto giuridico
vero non sta neppure nell’ipotesi di evasione in sé. Ma nel fatto
che, grazie alle agevolazioni
concesse ad alcuni, verrebbero
infrante le norme Ue che proibiscono gli aiuti illegittimi di Stato, e garantiscono il funzionamento del libero mercato. Cioè
uno dei pilastri fondanti dell’Ue.
Luigi Offeddu
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Bollette
Effetto Russia, corre il prezzo del gas
Aumento del 5,4%, conto da 19 euro
ROMA — Le bollette della luce e del gas
aumentano. Per una famiglia tipo, nel
quarto trimestre di quest’anno, l’energia
elettrica e il riscaldamento costeranno in
media 21 euro in più. A pesare sui bilanci
familiari sarà il rincaro del gas dovuto ai
rialzi stagionali della materia prima e alla
crisi tra Russia e Ucraina. Questi fattori,
come comunicato dall’Autorità dell’energia,
contribuiranno a un aumento del 5,4% della
bolletta del gas (circa 19 euro per una
famiglia tipo). Un rincaro in parte mitigato
dalla riforma, che dal 2013 ha agganciato i
prezzi italiani a quelli europei. Tanto che
l’Autorità, presieduta da Guido Bortoni,
specifica che, malgrado la crescita delle
Guido Bortoni
presiede l’Autorità per
l’energia elettrica
e il gas dal febbraio
2011. In precedenza,
era capo dipartimento
Energia del ministero
dello Sviluppo
tariffe dell’ultimo trimestre, nel 2014 la
famiglia tipo risparmierà circa 84 euro
rispetto ai complessivi 1.257 euro pagati per
la bolletta dello scorso anno. Il conto finale
del 2014 sarà, insomma, di 1.173 euro. Resta
che in una fase di flessione dei prezzi al
consumo i costi dei beni energetici vanno
A
© RIPRODUZIONE RISERVATA
non disponibile
37,2%
Facebook
di Isidoro Trovato
© RIPRODUZIONE RISERVATA
8,6%
1,6%
Amazon
Fatturazione
elettronica,
il ministero in tilt
in controtendenza, segnando un aumento
delle tariffe. Vale ricordare che nel mese di
agosto l’Istat ha indicato una dinamica
tendenziale dei prezzi in calo dello 0,1%
rispetto all’agosto del 2013. Non a caso, le
associazioni dei consumatori hanno gioco
facile nel condannare il caro bolletta. «Si
tratta di una pessima notizia per le famiglie
italiane e potrebbe avere conseguenze
negative, deprimendo ulteriormente i
consumi», spiega il Codacons. «E’ cosa
gravissima. In una situazione in cui il
potere di acquisto delle famiglie è ridotto ai
minimi termini tale aumento influirà
direttamente sui consumi», attaccano
Adusbef e Federconsumatori.
In dettaglio, i nuovi prezzi di riferimento
del gas e dell’energia elettrica saranno,
rispettivamente, 0,82 euro al metro cubo e
0,19 euro per Kilowattora.
Andrea Ducci
3,7%
26,4%
Google
● Il commento
volte neanche il fine
giustifica i mezzi. Era
sicuramente
lodevole l’obiettivo con cui,
lo scorso 6 giugno, è stato
introdotto l’obbligo della
fatturazione elettronica nei
confronti della Pubblica
amministrazione:
semplificare i passaggi,
renderli trasparenti e
velocizzare i pagamenti.
Insomma chi vuol farsi
pagare dalla Pa non può più
presentare la fattura di
carta. Il punto è che i dati,
aggiornati ad agosto,
dicono che solo un fattura
elettronica su cinque è
arrivata a buon fine. Vero è
che negli ultimi mesi la
situazione è migliorata, ma
provate a chiedere a un
qualsiasi commercialista
un parere sulla questione,
fuggirà con le mani tra i
capelli. La fatturazione
elettronica infatti è una
procedura complessa ai
limiti del bizantino e
costosa. Ma non basta.
Perché l’ulteriore beffa è
rappresentata dal caos
esploso al Ministero della
Giustizia dove l’innovazione
è stata bloccata e il
dicastero ha presentato una
mozione al Senato in cui
chiede una deroga sui
tempi per adeguare i
software. Effettivamente il
ministero di via Arenula è
quello che deve gestire la
mole più corposa di
fatturazioni elettroniche
ma era impensabile che
potesse collassare sotto il
peso delle richieste. Il
risultato è che attualmente
chiunque lavori con quel
dicastero (avvocati, periti,
fornitori) vede congelati i
suoi pagamenti. La
Giustizia non paga (direbbe
qualcuno). Non si sa
quando ricomincerà a farlo.
E stavolta il (buon) fine
davvero non giustifica i
mezzi.
Fuori dagli Usa
61%
Apple
di Fabio Savelli
Coop si allea
con E. Leclerc
e Delhaize
e va all’estero
divergenti tra Fed e Bce sui tassi di interesse,
che porteranno entro il 2017 alla parità tra
dollaro ed euro. «Il rapporto scenderà a 1,29,
1,25 e 1,20 rispettivamente tra 3, 6 e 12
mesi», e poi a 1,15, 1,05 e 1 entro la fine del
2015, del 2016 e del 2017».
32
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
ECONOMIA
Dopo l’uscita del fondatore Gross
Pimco, fuga da 10 miliardi
Il crac Aig
Concorrenza
Greenberg porta gli Usa in tribunale Antitrust, maxi-multa ai medici
L’improvvisa uscita di scena del co-fondatore, Bill Gross,
dal colosso dei fondi Pimco, ha provocato da venerdì
scorso la fuoriuscita di 10 miliardi di dollari di capitali su
2 mila totali affidati. Lo ha scritto il «Wall Street Journal»,
ipotizzando altre possibili deflussi. Per portare la calma
tra gli investitori il ceo, Douglas Hodge, ha confermato
che molti manager hanno ribadito fiducia nella società.
(f.ch.) Si è aperto ieri il processo contro lo Stato
americano chiesto dall’ex amministratore delegato di
Aig per il salvataggio della compagnia di assicurazione.
Maurice Greenberg (foto) ritiene che il governo abbia
costretto il board ad accettare il salvataggio, a danno
degli azionisti. Se Greenberg vincesse, il governo
potrebbe pagare fino a 40 miliardi di dollari.
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Young
● Alexandra
Young, 46 anni,
dal 2011 guida
la direzione
risorse umane
di Mediobanca
Sichel
● Gianluca
Sichel, classe
1968, è
amministratore
delegato di
Compass e
Chebanca!. È
nel gruppo
Mediobanca
dal 2008
(f.ch.) Multa da 831mila euro per la Federazione
nazionale dei medici da parte dell’Antitrust, a causa
delle «disposizioni idonee a ostacolare
ingiustificatamente l’attività pubblicitaria degli iscritti e
che costituiscono illeciti restrizioni della concorrenza».
La sanzione arriva a seguito dell’istruttoria aperta un
anno fa per la segnalazione di Groupon.
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Bolloré più forte in Mediobanca
Il socio bretone al 7,5% schiera la figlia Marie. Per i manager debuttano Sichel e Young
MILANO Vincent Bolloré rafforza
la presa in Mediobanca, ritoccando al 7,48% la sua partecipazione di secondo socio alle spalle di Unicredit e candidando sua
figlia Marie, 26 anni, la minore
di tre fratelli maschi, nella lista
del consiglio a 18 approvato ieri
all’unanimità dal patto degli
azionisti e all’esame dell’assemblea il 28 ottobre. La lista che
porterà per la prima volta una
donna al vertice: Maurizia Angelo Comneno, indicata da Unicredit alla vicepresidenza.
Secondo gli accordi presi a
suo tempo, la quota in capo a
Bollore, influente uomo d’affari
di origine bretone con interessi
che vanno dalle telecomunicazioni, ai media, all’auto, potrà
salire a fino all’8%. Oltre alla figlia Marie - che prende il posto
di un’altra donna, l’ex ministro
francese Anne-Marie Idrac - il
socio d’Oltralpe conferma una
delle due vicepresidenze che resta a Marco Tronchetti Provera e
rinnova il mandato a Vanessa
Labérenne, top manager nel
gruppo di famiglia e a Tarak
Ben Ammar, imprenditore e
produttore cinematografico tunisino naturalizzato francese,
già socio di Silvio Berlusconi in
Mediaset.
Il titolo in Borsa
ieri -2,58%
6,595 euro
7,95
7,18
6,39
5,61
Set
Ott
Dic
2013
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
2014
Giu
Lug
Ago
Set
d’Arco
Fininvest presenta Maurizio
Costa, ex amministratore delegato di Mondadori, oggi presidente della Fieg, la Federazione
degli editori, mentre il candida-
to di Mediolanum è Maurizio
Carfagna.
Resta in ogni caso l’accelerazione sulle quote di genere la
principale novità della nuova
Mediobanca più internazionale,
in vista del potenziamento della
sede di Londra dove l’amministratore delegato Alberto Nagel
e la sua squadra lavoreranno
per più giorni alla settimana. Le
donne presentate dal patto sono cinque su 18. La sesta che
porta la rappresentanza femminile al 30%, cioè ai livelli indicati
dalla legge, sarà con tutta probabilità scelta dai fondi, la minoranza alla quale spetta un posto in consiglio. Oltre a Comneno, Unicredit conferma gli incarichi ad Alessandro Decio ed
Elisabetta Magistretti.
Quanto ai manager, resta in
consiglio il direttore generale
Francesco Saverio Vinci, mentre
Maurizio Cereda e Massimo Di
Carlo lasciano il posto a Gianluca Sichel, amministratore delegato di Chebanca e Compass e
Alexandra Young, capo delle risorse umane, entrambi classe
1968. È questo l’ultimo triennio
per i dirigenti interni che dal
2017 dovranno lasciare a favore
degli indipendenti come indicato dalla Banca d’Italia. E se la
chiamata di Young segnala la
centralità del ruolo nella banca,
quella di Sichel, l’uomo del retail, si spiega con la progressione dei ricavi di questa divisione
che raggiungono ormai il 50%
del totale di gruppo.
La continuità con il passato,
in Piazzetta Cuccia, è assicurata
dalla figura di Angelo Casò, storico consigliere e oggi anche
presidente del patto. Restano
Alberto Pecci e Gilberto Benetton ma esce Carlo Pesenti. L’ apprezzato Eric Strutz non viene
confermato. Si chiude la stagione in Piazzetta Cuccia per Dieter
Rampl.
Paola Pica
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Etihad
I 1.800 esuberi Alitalia
e la campagna acquisti
per hostess e chef
ROMA Sul matrimonio AlitaliaEtihad, in attesa del parere dell’Authority Ue, a fronte di circa
1.800 esuberi tra i dipendenti
della compagnia nazionale, si
aggira un fantasma: in questi
giorni infatti la società emiratina ha lanciato una poderosa
campagna di reclutamento per
assumere «personale di volo a
livello globale», recita il titolo
dell’iniziativa. Ieri si è svolto il
primo affollato incontro promosso nella Capitale, ma gli
arabi cercano braccia pure in
Giappone, Tunisia, Germania e
Marocco, «tutti Paesi strategicamente molto importanti per il
nostro business», sottolineano
da Abu Dhabi.
Che Etihad conti molto in Italia su giovani desiderosi di un
lavoro in quota nel pluripremiato team di cabina (4 mila dipendenti di 115 nazionalità solo in
questo settore ndr) lo testimoniano gli altri sette appuntamenti organizzati dal 2 al 15 ottobre a Napoli, Bari, Milano, Catania, Firenze, Bologna e Venezia. E altre cinque date, sempre
a ottobre, sono state stabilite
per selezionare personale di volo direttamente a Abu Dhabi. Il
progetto porterà a assumere nei
prossimi mesi un numero al
momento sconosciuto di hostess, steward, oltre a manager
esperti di ristorazione e «inflight chef», i cuochi della first
class. E gli esuberi di Alitalia?
«Le selezioni sono aperte a tutti
— rispondono dall’entourage di
Etihad —. Quindi anche ai lavoratori di Alitalia che presentino
i requisiti richiesti». E comun-
que «una cosa è Etihad e una cosa è Alitalia», precisano gli uomini di James Hogan, il ceo della compagnia araba che a agosto
ha siglato un accordo per l’acquisto del 49% delle azioni della
società tricolore. Nell’intesa, però, deve ancora essere definito
con precisione che fine faranno
circa 1.800 dipendenti di Alitalia
di ogni qualifica: gli esuberi in
estate erano stati stimati in oltre
2.200, ma al momento ci sono
stati oltre 400 lavoratori che
hanno deciso volontariamente
di dimettersi (beneficiando di
Al vertice
James Hogan,
presidente e
amministratore
delegato della
compagnia aerea
Etihad dal
settembre 2006
un bonus di 10 mila euro ciascuno). La campagna di Etihad viene vista con un po’ di preoccupazione dai sindacati che comunque sono consapevoli che
una parte del personale Alitalia
non sia in possesso dei requisiti
indicati nel bando (come ad
esempio l’esperienza e la professionalità nel settore «food
and beverage» che in Alitalia
viene appaltato all’esterno). Resta il fatto che, di questi tempi,
una assunzione a Etihad sia per
tanti giovani molto più che un
sogno, specie se la retribuzione
è «esentasse, altamente competitiva e con numerosi benefit».
Francesco Di Frischia
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Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
ECONOMIA
Addio popolare
Banca Etruria società per azioni
Trasporti
Unicredit
Arcese minaccia 120 licenziamenti BlackRock torna sopra il 5%
Sono stati avviati da parte della presidenza di Banca
Etruria gli approfondimenti necessari per avviare la
trasformazione in spa dell’istituto. L’obiettivo è arrivare
alla «compiuta definizione dell’operazione che dovrà
condurre alla trasformazione della banca in società
per azioni con contestuale ingresso nella compagine
sociale di un partner bancario di controllo».
Lavoratori in sciopero da ieri sera al gruppo Arcese, una
delle grandi realtà del trasporto e della logistica con 550
milioni di ricavi. L’azienda ha annunciato di chiudere i
centri di Rivalta (Torino), Corbetta (Milano) e Rovereto,
licenziando 120 dei 180 autisti. Cinque anni fa erano
730 i trasportatori che oggi lamentano il continuo
ricorso ad appalti esterni per tagliare i costi.
Intervista
di Massimo Sideri
BlackRock continua ad oscillare attorno alla soglia del
5% in Unicredit. Il colosso Usa della gestione di fondi
aveva comunicato appena il 23 settembre la discesa
al 4,999% dal 5,24% ma il giorno successivo è tornato
al di sopra della soglia rilevante, al 5,003%.
Nonostante la risalita nel capitale, il gruppo resta dietro
il fondo sovrano di Abu Dhabi, Aabar, che ha il 5,081%.
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«Il piano Vodafone per l’Italia,
investimenti per 3,6 miliardi»
Bisio: il consumo dati cresce del 50% all’anno. A Milano un’offerta a 300 mega
«Il settore delle telecomunicazioni mobili in Italia sta andando
verso il bipolarismo: attraverso
gli investimenti sulla rete 4G Vodafone ha già coperto oltre il 70%
del territorio nazionale e Telecom Italia è all’incirca allo stesso
livello. Dall’altre parte ci sono gli
altri due player (Wind e 3Italia,
Ndr) che hanno livelli di copertura molto inferiori ai nostri. Se invece parliamo di rete fissa la società della rete tra 12 mesi avrà
perso le sue potenzialità e non si
farà più». Aldo Bisio, 54 anni,
dallo scorso gennaio è seduto sui
3,6 miliardi che il «piano molla»
di Vodafone ha previsto per l’Italia. Ma insieme ai miliardi c’è anche un mercato maturo reso ancora più incerto dalla guerra dei
prezzi tra gli operatori che hanno
ulteriormente eroso i margini già
decrescenti della telefonia.
La guerra dei prezzi sul mobile alla fine è stata una strategia di breve respiro di cui vi state pentendo tutti, se ne uscirà
mai?
«È vero: negli ultimi diciotto
mesi il solo linguaggio dell’industria è stato il prezzo, ma ora non
c’è più la battaglia dell’estate del
2013, perché tutti gli operatori
hanno capito che non c’era un
grande beneficio nel perseguire
questa politica. Il fenomeno è
quasi sparito anche se in realtà
continua sottotraccia sotto forma
di una guerriglia con volumi importanti giocata su operazione di
tele-selling per strapparsi continuamente i clienti a prezzi ancora
inferiori all’estate del 2013».
Cos’è cambiato allora?
«Da un bel po’ di mesi non parliamo più di prezzo ma di servizi.
Il 4G sta creando un mercato pre-
3,6
miliardi di euro
il piano di
investimenti
di Vodafone
per l’Italia
1,7
megabyte
di consumo
mensile
per l’uso dello
standard 4G
❞
1,3
miliardi di euro
l’investimento
di Vodafone per
licenze d’uso
della banda
ultra larga
La guerra dei prezzi
Negli ultimi 18 mesi
l’unico linguaggio
dell’industria
è stato il prezzo
mium. Le nostre reti sono piene
di dati per più del 90%. E il consumo di dati cresce del 50% all’anno
con delle aspettative su questi livelli per i prossimi 4-5 anni».
Dunque sta diventando una
guerra a due, voi e Telecom. Ma
l’investimento per le licenze è
costato 1,3 miliardi e servirà altrettanto per l’infrastruttura.
Quando andrà a break even il
4G? Per il 3G ci sono voluti anni.
«Abbiamo visto che il 4g stimola la domanda, moltiplicando
per due e mezzo i dati. Mediamente si passa dai 750 mega di
consumo al mese del 3G a 1,7 mega al mese. Ma sono investimenti
Aldo Bisio,
54 anni,
amministratore
delegato di
Vodafone Italia
dal gennaio
di quest’anno
Ex numero
uno del gruppo
Ariston
Thermo
che hanno ritorni pluriennali, anche se il business case è positivo
ed è la selezione della specie».
E il baco sul 4G che rende talvolta muti gli apparecchi alle telefonate in entrata?
«Lo stiamo risolvendo e inoltre dobbiamo considerare che
abbiamo già fatto dei test con il
voice over Lte (con la voce che
passerà da Internet, ndr) che permetterà di passare all’high definition voice».
Lei è seduto su 3,6 miliardi
che sono una cifra molto importante, ma per utilizzarla prima della fine dei due anni dovrà
forse fare delle acquisizioni. Da
❞
L’ipotesi di un’alleanza
Al momento
non vedo le condizioni
per un’operazione
su Fastweb
© RIPRODUZIONE RISERVATA
anni si parla di contatti con Fastweb…
«Noi siamo pienamente in linea sugli investimenti sulle reti –
in alcune città come Milano partiremo in ottobre con un’offerta a
300 mega, la prima in Italia - e
quella cifra servirà per la crescita
organica. Ma al momento non vedo le condizioni per fare l’operazione su Fastweb».
Dunque state diventando
sempre di più un operatore anche di rete fissa. Ma questo non
rende sempre meno probabile
la nascita della società della rete di cui si parla da anni?
«Il risultato delle azioni nostre, di Telecom e di Fastweb farà
sì che ci saranno tre reti in fibra
sovrapposte su 7 milioni e mezzo
di famiglie e il resto dell’Italia,
non tutta, che viaggia con i 20
megabit dell’Adsl. Gli investimenti e gli scavi, una volta fatti,
non li possiamo spostare. Dunque penso di sì: tra dodici mesi la
società della rete avrà perso gran
parte delle potenzialità, tra 20
mesi tutta».
Altri fronti di diversificazione? Nei mesi scorsi il gruppo ha
lanciato un’Opa in Italia.
«Infatti. Con l’acquisizione di
Cobra l’Italia sta diventando in
Vodafone il centro di competenze
mondiale per i servizi di telematica. L’azienda si trova su un segmento, quello machine to machine, in fortissima crescita. Ci
aspettiamo risultati economici
importanti».
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La nuova classifica Audipress
«Corriere» al primo posto
tra i grandi quotidiani
Oltre 2,55 milioni di lettori
La «Gazzetta dello
Sport» si conferma il quotidiano più letto, ma il primo tra i
quotidiani generalisti è il
«Corriere della Sera», seguito
dalla «Repubblica». È il vertice
dell’ultima rilevazione Audipress sui quotidiani più letti in
Italia. La classifica considera
per la prima volta l’insieme
delle copie cartacee e digitali,
quindi anche lo sfoglio su strumenti informatici come i tablet: la rilevazione «a tutto
campo» assegna al «Corriere»
il primato tra i quotidiani generalisti. La «Gazzetta» ha
3.623.000 lettori medi giornalieri, il «Corriere» 2.554.000 e
la «Repubblica» 2.523.000. Seguono il «Corriere dello Sport Stadio» con 1.529.000 lettori
medi giornalieri, la «Stampa»
a quota 1.408.000, il «Resto del
Carlino» a 1.253.000, il «Messaggero» a 1.149.000, il «Sole
24 Ore» a 932 mila, «Tuttosport» a 928 mila e — a chiudere i primi dieci posti dei
quotidiani a pagamento — «il
Mattino» con 731 mila lettori.
L’innovazione nel modello
di raccolta dei dati — specifica
la stessa Audipress — non rende in alcun modo comparabili
i risultati dell’ultima edizione
(la «2014/I-II») con quelli delle
precedenti rilevazioni.
I dati « 2014/I-II» sono il risultato di 50.676 interviste personali realizzate lungo un calendario di 35 settimane, dal 16
settembre 2013 al 6 luglio 2014,
su un campione di italiani dai
14 anni di età in su.
In base alle rilevazioni, i letMILANO
tori delle versioni cartacee o
digitali dei quotidiani sono
19.351.000, di cui 18.764.000
della sola carta.
Sul fronte dei settimanali
sono 4 le testate che superano
quota 2 milioni di lettori, sempre considerando tanto le copie cartacee quanto quelle digitali: «Sorrisi e Canzoni Tv»
(2.999.000),
«Chi»
(2.807.000), «Dipiù»
(2.299.000) e «Oggi»
(2.217.000). Mentre la classifica dei mensili è guidata da
«Focus» (4.985.000 copie),
Verona 8 ottobre 2014 - ore 10.00
Centro Congressi Veronafiere - Auditorium Verdi
Efficienza energetica Make in Italy
SALUTI INTRODUTTIVI
Ettore Riello, Presidente di Veronafiere
EFFICIENZA ENERGETICA E CLIMATE CHANGE - L’AGENDA 2015-2030
Presiede i lavori: Federico Testa, Commissario ENEA, Direttore del Dipartimento di Economia delle Imprese dell’Università di Verona, Presidente del
Comitato scientifico di Smart Energy Expo e del Verona Efficiency Summit
Coordina: Agnese Cecchini, Direttore Editoriale Gruppo Italia Energia/Quotidiano Energia
LI Yong, Direttore Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (UNIDO)
Maria van der Hoeven, Direttore Esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia
Claudia Canevari, Vice Direttore dell’Unità per l’Efficienza Energetica, Direzione Generale Energia, Commissione Europea
Francesco Amoruso, Presidente dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo
Contributi speciali:
Collegamento con la base ENEA - Unità Tecnica Antartide
Yang Hongwei, Direttore del centro sull’efficienza energetica dell’Energy Research Institute, Pechino
Fabrizio Masia, Direttore EMG, presenta il sondaggio “Gli italiani e l’efficienza energetica”
LE POLITICHE PER L’EFFICIENZA: LE SFIDE NAZIONALI
Enrico Morando, Viceministro dell’Economia e delle Finanze
Massimo Mucchetti, Presidente della Commissione Industria del Senato, Partito Democratico
Gianni Pietro Girotto, Membro della Commissione Industria del Senato, Movimento 5 Stelle
Stefano Saglia, Responsabile PMI, Nuovo Centrodestra
19,3
ne discutono:
Stefano Agnoli, Vice Caporedattore Economia, Corriere della Sera
Maurizio Melis, Radio 24, Sole 24 Ore
Luca Pagni, Vice Caposervizio Economia, Repubblica
milioni, i lettori medi giornalieri
delle versioni cartacee e digitali di
tutti i quotidiani , di cui 18,7 milioni
per la sola carta
Highlight Green Build European&Med
Gianni Silvestrini, Presidente Green Building Council Italia
EFFICIENZA MADE IN ITALY: LE SFIDE PER L’INNOVAZIONE, LA RICERCA, LA REGOLAZIONE
tavola rotonda con:
«Quattroruote» (3.119.000) e
«Al Volante» (2.127.000).
Tornando ai quotidiani, la
«hit parade» delle prime dieci
posizioni è seguita dalla «Nazione» (700 mila copie cartacee e digitali), il «Giornale»
(550 mila), la «Gazzetta del
Mezzogiorno» e il «Gazzettino» (a pari merito a quota 527
mila) e il «Tirreno» (493 mila).
Per quanto riguarda i dati
della «free press», i quotidiani
non a pagamento, «Metro»
conquista 847 mila lettori medi giornalieri e «Leggo» 724
mila.
Giovanni Stringa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tullio Fanelli, ENEA e membro del Comitato scientifico di Smart Energy Expo e Verona Efficiency Summit
Guido Bortoni, Presidente dell’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e i Servizi Idrici
I Vertici di A2A, ACOTEL, BNL GRUPPO BNP PARIBAS, CLOROS, EDISON, ENEL
CONCLUSIONI
17.00 Claudio De Vincenti, Viceministro per lo Sviluppo Economico
è un evento di:
#Ves14
Verona 8-10 ottobre 2014
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con il patrocinio di:
33
in collaborazione con:
organizzato da:
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
34
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9/12/1977 le inserzioni di ricerca di personale inserite in queste pagine devono sempre intendersi
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AcomeA Paesi Emergenti (A2)
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AcomeA Patrimonio Dinamico (A1)
AcomeA Patrimonio Dinamico (A2)
AcomeA Patrimonio Prudente (A1)
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AcomeA Performance (A1)
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13,239
13,632
11,865
12,359
19,641
20,245
8,938
8,938
6,903
7,124
4,000
4,135
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5,456
6,322
6,476
22,194
22,565
17,902
18,543
4,656
4,807
14,732
14,908
4,614
4,741
17,364
17,588
13,165
13,556
11,833
12,325
19,416
20,012
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8,939
6,911
7,133
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57,990
45,780
66,760
64,380
60,160
49,030
52,820
62,310
59,870
62,740
61,260
63,910
61,540
57,970
45,200
67,170
64,630
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US Value Equity A-Dis
26/09
26/09
26/09
26/09
26/09
26/09
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26/09
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26/09
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USD
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EUR
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USD
USD
USD
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16,150
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14,360
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136,760
139,780
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113,490
116,530
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123,000
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101,560
100,260
ASIAN OPP CAP RET EUR
ADWISE L/S CAP RET EUR
FLEX QUANTITATIVE HR6 A EUR
HIGH GROWTH CAP RET EUR
ITALY CAP RET A EUR
SELECTED BOND DIS RET EUR
SELECTED BOND CAP RET EUR
VALUE OPP CAP RET EUR
26/09
26/09
26/09
26/09
26/09
26/09
26/09
26/09
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
13,259
109,125
115,753
116,344
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5,747
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120,519
9233,892
26/09
26/09
26/09
EUR
EUR
EUR
109,780
113,510
151,370
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24/09
24/09
24/09
24/09
24/09
10,951
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EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
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175,390
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114,860
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26/09
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EUR
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EUR
23/09
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USD
23/09
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EUR
26/09
102,580
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EUR
26/09
96,470
PS - Total Return B
EUR
26/09
112,780
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EUR
23/09
107,210
PS - Value A
EUR
23/09
109,580
PS - Value B
EUR
23/09
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USD
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121,490
110,630
105,870
86,750
85,280
102,610
106,690
111,170
164,520
122,810
102,530
123,790
93,950
99,090
101,620
102,210
117,230
119,850
125,330
100,550
98,170
103,990
100,750
104,130
108,490
108,630
104,610
109,590
102,420
96,320
112,800
106,900
109,260
104,570
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26/09
103,110
103,280
Orazio Conservative A
EUR
26/09
103,720
103,980
Sparta Agressive A
EUR
26/09
162,580
161,030
EUR
25,240 WM Biotech A
16,210 WM Biotech I
26/09
1660,690
1644,830
EUR
14,430
14,040
14,460
10,335
15,030
14,710
9,215
12,659
17,011
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12,841
11,041
Distributore Principale: Banca Finnat Euramerica - Tel: 06/69933475
5,844
26/09
192,080
192,400
EUR
5,728 NM Augustum Corp Bd A
60,780 NM Augustum High Qual Bd A
26/09
146,440
146,490
EUR
15,130 NM Balanced World Cons A
26/09
138,320
138,140
EUR
11,538 NM Euro Bonds Short Term A
26/09
139,430
139,460
EUR
43,360 NM Euro Equities A
26/09
48,410
48,240
EUR
10,527 NM Global Equities EUR hdg A
26/09
74,440
73,900
EUR
13,088 NM Inflation Linked Bond Europe A
26/09
106,490
106,540
EUR
11,877 NM Italian Diversified Bond A
26/09
111,840
112,110
EUR
47,720
26/09
114,470
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EUR
35,160 NM Italian Diversified Bond I
26/09
137,610
137,660
EUR
3308,000 NM Large Europe Corp A
26/09
105,750
105,970
EUR
18,170 NM Market Timing A
26/09
106,930
107,150
EUR
16,400 NM Market Timing I
26/09
60,320
60,420
EUR
12,030 NM Q7 Active Eq. Int. A
19,170 NM Q7 Globalflex A
26/09
105,260
105,110
EUR
13,800 NM Total Return Flexible A
26/09
122,200
122,520
EUR
14,870 NM VolActive A
26/09
104,820
104,870
EUR
14,140 NM VolActive I
26/09
105,620
105,670
EUR
10,801
10,299
14,290
11,718
10,443
33,210
31,750
AUGUSTUM EQUITY EUROPE I
AUGUSTUM G.A.M.E.S. A
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98,050 Kairos Multi-Str. A
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31/07
EUR
31/07
Kairos Multi-Str. I
EUR
120,060 Kairos Multi-Str. P
31/07
EUR
9308,610 Kairos Income
26/09
EUR
171,040 Kairos Selection
26/09
EUR
5574,580 KAIROS INTERNATIONAL SICAV
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25/09
USD
10514,980 KIS - America P
25/09
EUR
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EUR
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25/09
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USD
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EUR
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EUR
25/09
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EUR
25/09
KIS - Emerging Mkts D
EUR
25/09
KIS - Europa D
EUR
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KIS - Europa P
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26/09
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26/09
5,811
EUR
199,460 Cap. Int. Abs. Inc. Grower D
26/09
5,890
EUR
200,990 CITIC Securities China Fd A
174,310 Fidela A
26/09
5,399
EUR
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26/09
5,746
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129,040 International Equity A
26/09
7,556
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127,420 Italian Selection A
26/09
6,697
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132,260 Liquidity A
26/09
5,336
EUR
134,620
26/09
5,240
American Eq.A
EUR
175,020 Multimanager
26/09
4,836
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121,730 Multimanager Asia Pacific Eq.A
26/09
4,544
Multimanager
Emerg.Mkts
Eq.A
EUR
124,100
26/09
4,528
EUR
130,640 Multimanager European Eq.A
26/09
5,284
EUR
128,630 Strategic A
26/09
6,263
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125,670 Usa Value Fund A
128,300 Ver Capital Credit Fd A
26/09
5,531
EUR
www.pegasocapitalsicav.com
26/09
26/09
26/09
26/09
26/09
26/09
Strategic Bond Inst. C
Strategic Bond Inst. C hdg
Strategic Bond Retail C
Strategic Bond Retail C hdg
Strategic Trend Inst. C
Strategic Trend Retail C
EUR
USD
EUR
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EUR
EUR
107,390
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102,310
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EUR 27926,454 27116,197
EUR 58259,864 57863,932
EUR 468728,464 477314,036
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USD
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USD
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Tel 0332 251411
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www.ottoapiu.it
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Legenda:
Quota/pre.
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Quota
precedente;
Quota/od.
=
Quota
odierna
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5,543
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
ECONOMIA/MERCATI FINANZIARI
● Piazza Affari
35
Sussurri & Grida
Sfida tra Blackstone e Kkr per la Petrovalves di Varese
di Giacomo Ferrari
(d.pol.) È corposa la short list di candidati alla
Petrolvalves che da Varese è cresciuta fino a 230
milioni di ricavi nel settore delle valvole per il
settore petrolifero. Sono otto i candidati selezionati dall’advisor Banca Profilo che affianca la società controllata dalla famiglia Candiani che due
anni fa aveva venduto il 20% della società alla Sator di Matteo Arpe ed è rimasta con il 40%, più la
famiglia Lualdi, socia con il 20%. La schiera dei
pretendenti include quattro gruppo industriali,
tutti colossi Usa della meccanica e dei fluidi per l’
oil&gas. In prima fila c’è General Electric che da
tempo scalda i muscoli per acquisire Petrolvalves che, con 80 milioni di margine operativo e
200 di cassa (non ha quindi debiti), viene valutato oltre un miliardo. Seguono la conglomerata
Emerson con 27 miliardi di dollari di ricavi, il
gruppo della meccanica nei fluidi Imi e la Pentair. Poi c’è il blocco degli investitori finanziari tra
cui i fondi Blackstone, First Reserve e Kkr. Infine
spunta il family office della famiglia Thyssen.
Per loro si è aperta la fase della due diligence e a
novembre dovranno presentarsi con un’offerta
vincolante che convinca tutti.
Lusso giù con Ferragamo e Tod’s
Scivolano Mps e UnipolSai
L
e tensioni a Hong Kong hanno
condizionato le Borse europee e, nella
fase iniziale, anche Wall Street. Gli
indici, tuttavia, hanno recuperato in
chiusura, senza riuscire a tornare in parità. A
Piazza Affari il Ftse-Mib (-1,29%) ha segnato
il calo peggiore in Europa. Giù il settore del
lusso, con Ferragamo (-3,43%) e Tod’s (2,42%), oltre ai finanziari, da Popolare
Milano (-2,81%), a Unipolsai (-2,59%) da
Mediobanca (-2,58%) a Monte Paschi (2,52%). In recupero invece World Duty Free
(+1,12%), Atlantia (+0,79%), Campari (+0,53%)
e Prysmian (+0,35%) i cui vertici hanno
confermato i target 2014. Nel segmento Star
bene Gefran (+8,45%) e, nel resto del listino,
Retelit (+12,38%).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Lloyds, via i manager
dello scandalo Libor
(f.ch) Dopo le dimissioni di alcuni top banker (per esempio
quelli di Barclays), cominciano a
cadere altre teste negli staff delle banche coinvolte
nei numerosi scandali che hanno scosso la City.
Lloyds Banking Group ha licenziato otto dipendenti per la vicenda della manipolazione del tasso
Libor (London Interbank Offered Rate). Lo ha riferito lo stesso gruppo bancario, precisando che la
misura è stata adottata a seguito dell’accordo raggiunto con le authority di Regno Unito e Usa. Il tasso interbancario, utilizzato come riferimento per il
mercato dei derivati e che si riflette anche sul costo
dei prestiti a famiglie e imprese, è stato manipolato tra il 2006 e il 2009. Lloyds, che è posseduta per
il 24,9% dal governo britannico, ha fatto sapere che
a questi otto dipendenti licenziati saranno cancellati bonus di risultato per circa 3 milioni di sterline. E l’istituto ha intenzione di rivedere l’intera policy sui bonus. L’amministratore delegato Antonio
Horta-Osorio (nella foto), nominato nel 2011 e
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˜bkʼnΠ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"¯
˜b×ÅΉ@ k ˜˜±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"¯
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˜Îk¬ד¬ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯
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˜ÝkÅÎ k /݉×¬¬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯
ÂXk K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
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1 9; K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®19¯
Î@Xk“k˜Î‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯
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Î@“N‰‰@Âk ˜X±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1!.¯
8/ ׬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®8/¯
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×Ýk˜Î×Å ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®38¯
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×ߝÎΉX@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3:¯
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[email protected]@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ Ê`z™z
[email protected]ד ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ z`zÉz
!k‰b‰k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ æ`¤Õp
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!!kb ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!!¯ æ`zææ
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!˜Â‰x ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!$"¯ æ`ÐÐÉ
!˜Îk ,@ÅX†‰ /‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!,/¯ ¤`ææÊ
!Ý‰k“@ß±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!!¯ æ`æ|z
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" "‰Xk K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"
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,@Â[email protected]@Î ¤zÞ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9,1¤z¯ ¤`|™|
,‰@~~‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ Õ`¤æÊ
,‰kÂÂk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`ɤæ
,‰kÂÂk ¤ÕÞ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9,.¤Õ¯
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,‰¶×@b±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,-¯ ¤`ɤÊ
,‰Âk‰ G ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,
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,‰Âk‰ G ± ˜X±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,
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,‰~± /±@×ÅΉ˜ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,/¯ Ê`pÉæ
,‰~Â@x‰X‰ b‰ÎÂ[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,$¯ æ`Õə
,Âk‰Å±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,./¯ æ`ÐÊz
,Âk“×b@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`ÕÉæ
,‰“@ ˜b×ÅΉk K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ ¤z`¤ææ
,ÂàÅ[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.;¯ ¤|`Ðpæ
. .± k !kb‰X‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.!¯ æ`ՙÉ
.@ÎΉ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.1¯ Õ`ÊÕæ
.
/ !kb‰@~׬ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
/¯ ¤`æ™É
.kXÂb@Ή K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
¯ ¤Ð`æÕæ
.k¬à K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.;¯ ʤ`|ææ
.kÎk‰Î±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ æ`ÉÐÊ
.‰Å@[email protected]Ν±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®."¯ æ`¤|™
.ÅÅÅ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.$/¯ ¤`|¤¤
/ [email protected]@x /±¬±@± K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ ¤Ð`zÕæ
[email protected]Å K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ Ê`|zæ
[email protected]Š˜X K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ z`|Éæ
[email protected] ׬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ ¤¤`æÉæ
[email protected]¬k“±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,!¯ ¤Ê`Йæ
[email protected]¬k“ ‰Ŭ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,!.¯
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[email protected] “¬Âk~‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ Õ`™pÕ
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Il governo sonda le Casse per un
fondo Pmi
(f. sav.) La Cassa degli avvocati si dice già pronta
a partecipare. Il progetto del governo di attivare
un fondo da 3-5 miliardi con la partecipazione
della Cdp per rilanciare l’economia attraverso investimenti che coinvolgano le piccole e medie
imprese sembra prendere quota. L’obiettivo sarebbe quello di poter contare su risorse fresche
da destinare alle Pmi per investimenti mirati e
certificati dal ministero dell’Economia dirottando una parte dell’immenso patrimonio delle
Casse previdenziali private che è di circa 60 miliardi. Il governo, in cambio, starebbe studiando
alleggerimenti fiscali. Le Casse sono infatti sottoposte ad una tassazione del 20%. Decisamente
alta rispetto al range europeo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Xk@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
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XÎk ׬ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
$¯ ¤Ê`æ|æ
X¶×k ,Î@N‰‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
,¯ ¤`æ™z
XÅ[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
/¯ ¤`ÕÐæ
bˆk¬±‰Âk˜äk±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤Ð`|ææ
kbkÅ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`æÕz
kxxk K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤`p¤æ
‰£˜ .k˜kÞ@NkÅ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"¯
r
k‰˜±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®."¯ Ð`Õ¤æ
“N‰k˜Î†kʼnű±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ æ`|Éæ
“¬‰x˜ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!,¯ |`ÐÉæ
˜‰“@ b‰˜~ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"!¯ |`ÐÐæ
˜Å@b /ÎÅ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1/¯ p`p|æ
Âk˜@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.¯
r
ÅX¬‰@Ýk K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/
¯ ¤`əæ
ÅÎ@b‰ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1¯ Ê`æææ
Î[email protected]Ή@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ ¤™`Õ|æ
×Ν~‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ Ê`ÕÊæ
×ΝÅÎÂ@b@ 1ˆ!‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ ¤æ`ÉÕæ
×ΝÅÎÂ@bk !k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®31!¯ ¤z`Ðpæ
䉓×α±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>!¯ ¤™`™zæ
G
/¬[email protected]ÂÅ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ z`™Õæ
@˜X@ k˜kÂ@‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"¯ Õæ`™™æ
@˜X@ x‰Å K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤z`æææ
@˜X@ ,¬± “‰‰@ .±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ Ê`æÕz
@˜X@ ,¬± /˜b‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,/$¯ Ð`Ðpæ
@˜X ,¬@Âk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ ¤¤`ÕÐæ
@˜X ,¬@Âk Þ¤æ ±±±±±±±±±±±±±±±®9,¤æ¯
r
@ʼnX˜kα±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"¯ Õ`Õææ
@ÅΝ~‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ Õ`ÕÕ|
‰ÎkX† K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤z¤`æææ
X@ @‰~k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
.¯ æ`¤æ|
X@ @‰~k  ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
..¯ ¤`ÕÕÊ
X@ ‰˜˜@Î K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`|Êz
X@ ˜Îk“N‰‰@Âk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ Ð`|Ép
X@ ,¬±ÎÂ׉@ k @䉝 K±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ æ`Ê|™
X@ ,¬±[email protected] ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,!¯ æ`ÊÕ|
X@ ,¬±/¬kΝ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,$¯
r
X@ ,x‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.$¯ æ`Ð|Õ
X kʼnˆÂ[email protected]ä@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ Õ`ÊÊæ
X kʼnˆÂ[email protected]ä@ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±®.¯ Õ`|zæ
X [email protected]Î@˜bk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/"1¯ É`z¤z
X /@Âbk~˜@ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.,¯ ¤¤`¤ææ
kk [email protected] K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ æ`|pz
k~†k‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`|Õp
k˜‰ /Î@N‰‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"/¯ æ`zzÐ
kÅÎ 3˜‰˜ ± ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1¯ ¤`pÉæ
[email protected]ÎΉ ˜b×ÅΉk K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`zÕÕ
[email protected]@[email protected] K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
!¯ æ`zÊÐ
‰kÅÅk K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯ É`™zæ
‰kÂ@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`Ðææ
k @Âα ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®$¯
r
ä˜‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>¯ Ð`¤pÕ
˜±kÂÂ@Âkʼn±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ՙ`Õææ
Â~Åkʼn@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®$¯ æ`ə™
Â~Åkʼn@ ˜X±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®$.¯
r
Âk“N K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.¯ ÕÊ`Õ¤æ
‰ÅX†‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.¯ æ`¤æÉ
Âטk ×X‰˜k‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ ¤Ê`zÉæ
×ää‰ 3˜‰Xk“ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>3¯ ¤æ`|ææ
×ää‰ 3˜‰Xk“ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>3.¯ Ê`|Ðæ
@b Î K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ |`ÐÕæ
@‰Â ““± K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ z`zææ
@kxx‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ ¤`|Éæ
@Î@~‰Â˜k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
1¯ Õ`ÐÐæ
@Î@~‰Â˜k b±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ ¤`æÐÉ
@“¬@‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
,.¯ z`ÊÊz
@¬k ‰Ýk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ Õ`ՙæ
@ÂÂ@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
..¯ Õ`æææ
@Î͐‰X@ Å ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
//¯ ¤Ð`zpæ
k 1†kÂ@¬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
1
¯ ¤`™zæ
k“NÂk K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
!¯ ¤æ`|ææ
k“k˜Î‰Â K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
!¯ |`ÉÉæ
k˜Î± @ÎÎk 1Â‰˜ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
1¯ Ð`æÕæ
kÂ@“± .‰XX†kÎΉ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
¯ æ`ՙp
kÂÝkb±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
.8¯ |`ppæ
±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ æ`æ|z
±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ æ`ÕÊÕ
‰XXk@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ æ`ÕÉ|
‰Â±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
.¯ æ`™Õ|
@ÅÅ b‰ÎÂ‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ æ`Ðzz
" ˜b×ÅÎÂ[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
"¯ Ê`¤Êz
x‰bk±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
$¯ æ`||Õ
~k“k /kα±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
$¯
r
[email protected] ,ÂkÅΉΝÁ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
",¯ æ`Ðp™
Âkb± ÂÎ[email protected] ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
.¯
r
Âkb± [email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ Ê`||z
Âkb± [email protected]Îk‰˜kÅk±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
8¯ æ`pÊæ
ÂkŬ‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
.¯
r
Ŭ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
/,¯ ¤`zÕæ
Á“‰X K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ æ`|¤z
Á“‰X ¤Ê Þ@ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9/¤Ê¯ æ`æÉÉ
@b@ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ Ð`æz|
@[email protected] K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!"¯ ¤`ÕÉp
@˜‰k‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"¯ Õæ`ÊÐæ
@˜‰k‰ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®".¯ ¤z`¤Êæ
@Î@~‰X K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ p`Õpz
kÁ˜~†‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤z`Ézæ
k@ @¬‰Î@ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤`|ʤ
kX‰“@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ ¤`zææ
‰@ŝ‰˜ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ՙ`ÐÐæ
‰~‰Î@ ŠK ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ Ð`ÕÕæ
[email protected] ׬ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ Õ`Êzæ
!1 K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ |¤`™Ðæ
±$±1±
quindi successivamente al periodo in cui è stata effettuata la manipolazione, ha sottolineato che la
banca è impegnata a impedire che comportamenti
come questi si ripetano in futuro.
!˜kÎk @×Âkk
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ՙ ÅkÎ
k˜@ kÎÎkÂ@
/Îk‰˜@ ®Ý±X¯
Õ¤É`™| Õ|æ`æz
/Îk‰˜@ ®˜±X¯
Õ¤™`æÊ Õ|z`¤|
/Îk‰˜@ ®¬ÅαÉ|¯ Õ¤™`æÊ Õ|z`¤|
Â×~kÂÂ@˜b
™Õ™`æ™ ¤±æ¤Õ`æÉ
!@Âk˜~ Î@[email protected] ¤ÉÐ`¤| ¤™É`p¤
!@Âk˜~ /݉ääk ¤ÉÕ`™p ¤™Ð`ÉÐ
!@Âk˜~ Â@˜XkÅk¤É¤`z¤ ¤™¤`ÕÊ
$ [email protected] ®×Ë~±¯
Ф`Õ¤ Ф`¤Ê
$ ˜bÂ@ ®×Åb˝˜X‰@¯¤±Õ¤É`Éz ¤±Õ¤™`zæ
Â~k˜Î [email protected] ®×ˏ~±¯ r |ÊÉ`ʙ
,@Ή˜ [email protected] ®×Ë~±¯
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,@[email protected] [email protected] ®×Ë~±¯ r Õæ`™Ð
ՙ ÅkÎ
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1 ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ՙˆæ™
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“ÅÎkÂb@“ ®k߯ ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± |¤p`¤p
ˆæ`æÉ
Âk˜Î ˜bkß ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ™|`™z
´æ`¤É
Â×ßkkňk Õæ ± ± ± ± ± ± ± ± ± Ф™p`Õz
ˆæ`ÕÊ
/Νßß ×± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± Фp`ÉÉ
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/Νßß ×zæ ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ФpÊ`™z
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/Νßß 3 ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± Ð|æ`™™
ˆæ`Ðp
/Νßß 3zæ ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± Ðæzæ`|p
ˆæ`|Ð
1/ םα¤ææ ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ÕÉpz`ÕÕ
ˆæ`|p
˜~ ˜~ / ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ÕÐÕՙ`Õ¤
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†@˜˜kÅN×Â~ ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± |z¤æÉ`ÉÕ
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˜bÂ@®1/¤ææ¯ ± ± ± ± ± ± ± ± ÊÊ|Ê`Êæ
ˆæ`æ|
!@b‰b NkßÐz ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ¤æÊpÊ`ææ
ˆ¤`zÕ
$՝ 1¬ Õz± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± zzz`zÐ
´æ`æÉ
/‰˜~@¬Âk /1 ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ÐÕp™`ÉÕ
ˆæ`æp
/àb˜kà ® $Âbů ± ± ± ± ± ± ± ± ± zÕʙ`zÊ
ˆæ`p™
1Â˜Î®Ðææ
“¬¯± ± ± ± ± ± ¤|™Éz`æÉ
ˆæ`Ð|
8‰k˜˜@ ®Î߯± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ÕÕæÕ`æÐ
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>׉~ ®/!¯ ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± ± pÉÉÊ`ÉÐ
´æ`æÐ
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36
ANNUNCI DI RICERCA DI PERSONALE E DI FORMAZIONE
Trovolavoro ricerca per Gruppo internazionale, specializzato in soluzioni informative, software e servizi consulenziali
in ambito finanziario-assicurativo, un:
DATA ANALYST
Trovolavoro ricerca per uno storico Gruppo italiano che opera nel settore metalmeccanico con una gamma di prodotti
ad alto contenuto tecnico, un:
ADDETTO CONTROLLO QUALITÀ
Sede: Bologna con frequenti trasferte in Svizzera e Austria
Il candidato dovrà occuparsi di presidiare il processo di gestione della qualità secondo le direttive
aziendali: garantire il rispetto degli standard di qualità dei prodotti e dell’intero processo produttivo;
gestire i reclami dei Clienti ed utilizzare gli strumenti di controllo meccanici e distruttivi sui prodotti
per misurarne la qualità (durezza, trazione, analisi chimiche).
Requisiti: Diploma di Perito Meccanico; esperienza professionale di 3-5 anni nel ruolo presso
aziende produttive del settore metalmeccanico; costituirà titolo preferenziale la conoscenza della
normativa ISO9001.
Sede di lavoro: Provincia di Varese
Inviare CV digitando il codice 6379 nel campo “cosa?” del motore di ricerca sulla homepage di Trovolavoro.it
Inviare CV digitando il codice 6373 nel campo “cosa?” del motore di ricerca sulla homepage di Trovolavoro.it
Ambiti principali di responsabilità: scoring di valutazione del portafoglio clienti, valutazione dei risultati dal punto di vista commerciale e presentazione in collaborazione con il team di vendita; analisi
di processo e di dati; coordinamento dello sviluppo del software nell'area dei processi di produzione.
Requisiti: Diploma di laurea; ottima conoscenza di SQL; ottima conoscenza del tedesco, inglese e
italiano; passione per l'elaborazione e l'analisi di grandi quantità di dati; conoscenza dei metodi
statistici.
Il presente annuncio si rivolge a candidati di ambo i sessi (L. 903/77). I dati saranno trattati ai sensi dell’art. 13 D.lgs. 196/03.
Il presente annuncio si rivolge a candidati di ambo i sessi (L. 903/77). I dati saranno trattati ai sensi dell’art. 13 D.lgs. 196/03.
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
Trovolavoro ricerca per una realtà italiana con oltre 60 Milioni di fatturato e specializzata nella distribuzione
di componentistica, nell’ottica del potenziamento della propria struttura, un:
CREDIT MANAGER
I principali compiti sono: definire e controllare le linee di fido alla clientela; gestire e monitorare il credito di
un portafoglio di 3.500/ 4.000 clienti; implementare strategie e azioni per il recupero crediti; tenere i rapporti
con gli studi legali della Società per le pratiche in contenzioso.
Requisiti:
quisiti: il candidato/a è laureato preferibilmente in discipline economiche ed ha maturato una esperienza
decennale nella stessa mansione in primarie aziende organizzate e dotate di moderni sistemi informatici.
provincia di Monza-Brianza
Sede di lavoro:
lavoro: provincia
Inviare CV digitando il codice 6380 nel campo “cosa?” del motore di ricerca sulla homepage di Trovolavoro.it
Il presente annuncio si rivolge a candidati di ambo i sessi (L. 903/77). I dati saranno trattati ai sensi dell'art. 13 D.lgs. 196/03.
Trovolavoro ricerca per uno dei più importanti protagonisti del mercato automotive, per il potenziamento
della propria rete commerciale, un:
SALES SPECIALIST PLT
Trovolavoro ricerca per una Società appartenente ad un primario Gruppo Industriale italiano operante nel settore
chimico, un:
Trovolavoro ricerca per un’importante realtà aziendale che si occupa di sviluppo commerciale, marketing e finanziario
amministrativo, la persona che ricoprirà il ruolo di:
NEOLAUREATO IN CHIMICA
AMMINISTRATORE DELEGATO
Il candidato sarà responsabile, per la propria area geografica di competenza, della promozione e
della vendita dei prodotti aziendali costituiti da specialità chimiche e/o di chimica fine destinati a
vari settori industriali.
Requisiti: Diploma di Laurea specialistica in Chimica o Chimica Industriale; solida padronanza della
lingua inglese; preferenziale esperienza lavorativa, anche breve, in ruoli commerciali. Reale disponibilità a frequenti trasferte sui mercati esteri.
Le condizioni di inserimento - con contratto di lavoro subordinato - saranno correlate al livello di
professionalità maturata.
Avrà la responsabilità di guidare l’intero gruppo al raggiungimento degli obiettivi condivisi con il
Consiglio di Amministrazione, coordinando, indirizzando, motivando e coinvolgendo le persone.
Chiamato al raggiungimento degli obiettivi finanziari e di business, fornirà analisi puntuali sull'andamento aziendale e supporterà le decisioni di politica aziendale attraverso dati e reporting.
Il candidato è un Manager con una laurea in Discipline Economico - Scientifiche, e possibilmente un
MBA, che abbia maturato una significativa esperienza in analoga posizione con un’estrazione finanziaria presso aziende strutturate e con un volume di affari di almeno 20 milioni di Euro.
Sede di lavoro: provincia di Monza e Brianza
La sede di lavoro è in Umbria.
Inviare CV digitando il codice 6374 nel campo “cosa?” del motore di ricerca sulla homepage di Trovolavoro.it
Inviare CV digitando il codice 6376 nel campo “cosa?” del motore di ricerca sulla homepage di Trovolavoro.it
Il presente annuncio si rivolge a candidati di ambo i sessi (L. 903/77). I dati saranno trattati ai sensi dell’art. 13 D.lgs. 196/03.
Trovolavoro ricerca per un’affermata multinazionale che produce e commercializza, tra le sue famiglie di prodotti,
sistemi di automazione che consentono una gestione automatizzata del magazzino e delle scorte nelle farmacie e
negli ospedali, un:
TECNICO ASSISTENZA IMPIANTI
- Settore automazione –
Il candidato sarà il punto di riferimento per l’assistenza tecnica sugli impianti per la propria area di competenza.
Seguirà l’installazione e il collaudo presso i clienti; la gestione della manutenzione ordinaria e straordinaria.
Requisiti: Diploma Tecnico; precedente esperienza di almeno 3 anni nel campo dell’assistenza tecnica nel settore
dell’automazione industriale; conoscenza di sistemi di controllo PLC; ottima conoscenza della lingua inglese.
È previsto un iniziale percorso di formazione tecnica sugli impianti in Germania presso il sito produttivo dell’azienda.
Sede di lavoro: home office Torino con area di competenza Piemonte e Liguria
Si richiede inoltre disponibilità a trasferte sull’intero territorio nazionale per brevi periodi.
Inviare CV digitando il codice 6377 nel campo “cosa?” del motore di ricerca sulla homepage di Trovolavoro.it
Il presente annuncio si rivolge a candidati di ambo i sessi (L. 903/77). I dati saranno trattati ai sensi dell’art. 13 D.lgs. 196/03.
Il presente annuncio si rivolge a candidati di ambo i sessi (L. 903/77). I dati saranno trattati ai sensi dell’art. 13 D.lgs. 196/03.
Trovolavoro, on behalf of an Italian subsidiary of the multinational Company leader in the design and manufacturing
of Rotary Gear Pumps, Melt Filtration Systems and Polymer Pelletizing Systems, is looking for a:
TECHNICAL SERVICE BUSINESS SPECIALIST
Job Responsibilities: work in close contact with Customers to proactively support them in an efficient handling of our equipments; visiting Customers; responsibility to supervise, prepare and submit quotation to Customers for spare parts for pumps, screenchangers & pelletizing lines and rotor;
to provide a fast support to Customer in case of mechanical / electrical failure with interventions at
Customer’s site.
Job Requirements: High school degree, technical / mechanical oriented; basic knowledge of Electric / Electronics; Fluency in English; experience in reading and understanding mechanical drawings
and part lists is requested; experience in operating in an international team. Availability to travel,
mainly on national but not only, up to 50% of the time.
Location: Rozzano
Inviare CV digitando il codice 6375 nel campo “cosa?” del motore di ricerca sulla homepage di Trovolavoro.it
Il presente annuncio si rivolge a candidati di ambo i sessi (L. 903/77). I dati saranno trattati ai sensi dell’art. 13 D.lgs. 196/03.
Prov
Province
ince di Bergamo
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Brescia,
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Cremona
emona
Il candidato avrà la piena responsabilità, per il proprio territorio di riferimento, della gestione e dello sviluppo
del business dei pneumatici dedicati al mondo Vettura e Trasporto Leggero rappresentato dai principali dealer
di mercato: Car Dealer e Retail (gommisti).
Requisiti: Diploma di Laurea; esperienza di almeno 2 anni in ruoli commerciali e di vendita, preferibilmente
nel settore automotive o similari.
Preferibile il domicilio nelle province di: Bergamo e Brescia.
Area
ea di competenza: Province
Province di Bergamo
Bergamo,, Br
Brescia,
escia, Mantova e Cr
Cremona
emona
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Inviare CV digitando il codice 6378 nel campo “cosa?” del motore di ricerca sulla homepage di Trovolavoro.it
Il presente annuncio si rivolge a candidati di ambo i sessi (L. 903/77). I dati saranno trattati ai sensi dell'art. 13 D.lgs. 196/03.
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
ECONOMIA
37
Trovolavoro
Oltre 850 offerte nel mattone
Le occasioni della settimana
Duecento opportunità
Le ricerche di Tecnocasa, Gabetti e Toscano per agenti, consulenti e mediatori tra turismo, credito e alta tecnologia
Nonostante sia un momento
ancora difficile a livello economico, il settore immobiliare resiste
e non mancano le opportunità di
lavoro. Tra i gruppi che stanno
crescendo c’è per esempio Tecnocasa che entro la fine del 2014
prevede di aprire 108 agenzie in
franchising su tutto il territorio
nazionale, per ognuna delle quali
saranno necessari 4 collaboratori. I nuovi punti vendita saranno
suddivisi nei diversi brand Tecnocasa, Tecnocasa per l’Impresa,
Tecnorete, Tecnorete immobili
per l’impresa per l’intermediazione immobiliare. È infatti previsto
anche un piano di sviluppo della
rete industriale e commerciale. Il
franchising immobiliare può essere inoltre un’opportunità per
chi intende avviare il proprio progetto imprenditoriale e ha già
avuto esperienza come agente.
Ma quali le caratteristiche dei
profili che verranno arruolati nei
prossimi mesi? «Siamo alla ricerca di giovani collaboratori neodiplomati da far crescere nel nostro
gruppo e che abbiano la capacità
di instaurare buone relazioni, abbiano doti commerciali e voglia
di avviare un’attività imprendito-
Oreste Pasquali,
fondatore e
presidente del
gruppo
Tecnocasa, che
entro l’anno
prevede di aprire
108 agenzie in
franchising
riale», spiega Luigi Sada, amministratore delegato di Tecnocasa
franchising (www.tecnocasa.it;
lavora con noi).
Da segnalare, sempre a proposito di inserimento di nuove leve
in azienda, che il gruppo è inoltre
partner del tour universitario
#NonCiFermaNessuno (partito lo
scorso 25 settembre con il testimonial Luca Abete, inviato di
«Striscia la notizia»), nel corso
del quale sta incontrando gli studenti dei principali atenei d’Italia
per offrire opportunità di lavoro
concrete.
Un’altra grande realtà del set-
Da gennaio
Un master
nelle ferrovie
Il gruppo FS seleziona giovani
ingegneri neolaureati per
l’accesso al master di II livello in
Ingegneria delle infrastrutture e
dei sistemi ferroviari.
L’impegno del master è a tempo
pieno, per 7 mesi da gennaio
2015. Previste borse di studio.
Domanda di ammissione su
web.uniroma1.it/masteriisf/
tore che ha progetti di espansione e che incrementerà il suo personale è Gabetti. In particolare
per «Gabetti condominio», il
nuovo servizio del gruppo dedicato alla gestione dei condomini,
la società ha intenzione di allargare la sua squadra con un centinaio di affiliati che avranno a loro
volta bisogno di tre collaboratori
per ogni agenzia. Un progetto
con il quale intende offrire un
ventaglio di possibilità che spaziano dal risparmio energetico
alla manutenzione programmata
e preventiva alle ristrutturazione,
fino ai servizi assicurativi, ambientali e tecnici (info@gabetticondominio.it). La ricerca è estesa sia a giovani neodiplomati sia
a candidati con esperienza. Mentre tra le posizioni aperte da Toscano vi sono un centinaio di stage per consulenti immobiliari,
una ventina per agenti immobiliari esperti in tutta Italia, 30 per
mediatori creditizi, 4 per agenti
assicurativi a Roma, una segretaria a Roma, due architetti esperti
a Roma (www.gruppotoscano.it;
lavora con noi).
Irene Consigliere
Cambi di poltrona
L’84% degli italiani:
meglio la formazione
di un aumento
Nierling sale in Porsche Consulting
Giuliani Thompson in Kairos
ILLUSTRAZIONE DI XAVIER POIRET
obiettivo a breve — enfatizza
l’amministratore delegato di Kelly services Stefano Giorgetti —
ma i dipendenti mirano giustamente a crescere professionalmente».
Tutta questa tensione positiva
verso la carriera futura rinunciando al progresso immediato,
tuttavia, ha un risvolto meno virtuoso se si tiene conto che solo
circa uno su sette lavoratori italiani (il 15%) è convinto di avere la
possibilità di un avanzamento di
carriera nell’azienda per cui lavora attualmente. Di nuovo un primato rispetto al resto del mondo, dove la media degli ottimisti
è di uno su cinque, ma questa
volta un record che segnala la
maggior sfiducia dei nostri lavoratori verso le prospettive attuali
e che quindi fa propendere verso
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Il sondaggio
I lavoratori italiani sono lungimiranti. Preferiscono una formazione che fornisca nuove competenze per proiettarli verso una
posizione migliore nel mercato
del lavoro, piuttosto che una promozione immediata (con retribuzione più alta) che rischia di
esaurire le prospettive di carriera. Lo afferma la multinazionale
delle risorse umane Kelly Services che ha interpellato 231 mila
persone (4 mila in Italia) di 31 Paesi e ne ha concluso che, in questo saper essere “imprenditori di
se stessi”, gli italiani primeggiano. Il baratto promozione-formazione, infatti, convince l’84%
dei lavoratori nostrani, contro
una media del 57% per gli altri
salariati del resto del mondo.
«La promozione a spese delle
competenze può soddisfare un
Giorgio
Ferrari,
presidente del
gruppo Credem
Disneyland Paris — 70 giovani
Il 5 ottobre a Roma si terranno i colloqui per
selezionare 70 ragazzi che interpreteranno in
costume, presso il parco di attrazione Disneyland
Paris a Marne La Vallée, i personaggi. I candidati
devono essere madrelingua italiani, conoscere
molto bene o il francese o l’inglese e saper ballare.
Il contratto offerto è a tempo determinato (durata
minima 4 mesi) e la retribuzione lorda mensile è
di 1490 euro. Info: eures@regione.lazio.it .
Tenaris — 30 laureati
Tenaris ha in corso fra le 10 e le 15 ricerche rivolte a
neolaureati in ingegneria che, nell’ambito del
Global trainee program, saranno assunti con un
contratto di apprendistato di 30 mesi (formazione
in aula e on the job a cui aggiungere un mese di
formazione presso il Tenaris Campus in Argentina,
un’ esperienza sui turni e rotazioni su almeno 2
funzioni diverse). L’azienda propone però anche 15
stage rivolti a laureati di diverse preparazioni.
Credem — 100 assunzioni
La banca Credem desidera inserire 100 diplomati e
laureati di massimo 30 anni che abbiano
sviluppato un percorso di studi in ambito
economico, bancario, giuridico, scientifico e nella
comunicazione e nel marketing. L’inserimento
prevede, dopo un iniziale inserimento come
operatore di sportello, un percorso in ambito
commerciale che potrebbe condurre a ruoli di
coordinamento in rete oppure all’interno degli
uffici di direzione centrale.
a cura di Luisa Adani
una domanda di formazione con
la speranza di migliorare la propria posizione. «Per questo —
aggiunge Giorgetti — lo sviluppo delle competenze deve diventare una priorità per le aziende
che vogliono migliorare l’impegno e la produttività dei dipendenti». Peccato però che in questa direzione i segnali positivi siano scarsi. Infatti, a fronte di un
35% di intervistati che in Italia dichiara di aver usufruito delle opportunità formative offerte dall’azienda, solo una sparuta minoranza del 4% di italiani (contro
una media globale del 29%) ritie-
ne che siano state adeguate. La
conseguenza è che il 52% dei lavoratori italiani, per avere più
chance in futuro, ha dovuto autofinanziare la propria formazione.
Ancora più preoccupante è
che, di questi temi, in azienda se
ne parli poco. Solo il 36% dei lavoratori italiani ha discusso il tema dell’avanzamento di carriera
con il proprio datore di lavoro, a
fronte di percentuali invece significative in Paesi come Cina
(61%), Russia (57%) e Germania
(56%).
Enzo Riboni
Nella foto in
alto Luigia
Giuliani
Thompson.
Sotto Leopoldo
Montanari
Leopoldo Montanari, 51 anni, ha assunto il
ruolo di amministratore delegato di Arriva Italia,
società di servizi di trasporto passeggeri e
logistica. Vanta esperienze in LeM e Reply.
Roberto Busso, 49 anni, è il nuovo
amministratore delegato di Gabetti Property
Solutions. Ha maturato esperienze in Reag.
Andrea Corbino, 47 anni, ha ricevuto gli
incarichi di casualty underwriting manager e
deputy general manager della branch italiana di
Qbe Insurance. Ha lavorato in Rsa Global
Specialty Lines, Swiss Re, Ge Insurance, Eni e
Allianz.
Josef Nierling, 42 anni, è stato nominato
amministratore delegato di Porsche Consulting.
Vanta esperienze in Fraunhofer Institute e Bosch.
Luigia Giuliani Thompson, 50 anni, è stata
chiamata da Kairos, gruppo di private banking,
come responsabile ufficio legale. Ha maturato
esperienze in Carim, Royal Bank of Scotland,
Bipop Carire e Calyon
Zoran Radumilo, 47 anni, croato, è diventato
innovation sales director di Sap Italia, filiale
della multinazionale del software. Vanta
esperienze in Cisco e Telecom.
a cura di Felice Fava
felicefavacor@hotmail.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
38
Cultura
& Spettacoli
Verso il Nobel
Murakami favorito
per il terzo anno
Il giovedì del Premio Nobel per la
Letteratura si avvicina (la stampa
svedese è incerta tra le date del 2
ottobre e del 9, la data sarà
comunicata dall’Accademia
soltanto poco prima) e le previsioni
sul massimo riconoscimento
letterario si scatenano, come pure
le scommesse. Il giapponese
Haruki Murakami (foto) per il terzo
anno consecutivo è il favorito (è
dato 5 a 1), seguito a breve distacco
dallo scrittore africano Ngugi wa
Thiong’o (6/1). Per le società di
scommesse entrano nei pronostici,
pur meno favoriti, anche l’algerina
Assia Djebar, l’ucraina Svetlana
Aleksijevitj e il norvegese Jon Fosse,
oltre al poeta Adonis e a Milan
Kundera, e al candidato di lunga
data Philip Roth. Tra gli italiani
compaiono i nomi di Umberto Eco e
Dacia Maraini. (c. br.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Dopo la scoperta dell’America circa 12 milioni di neri vennero trasportati
dall’Africa oltre l’Atlantico. Le imbarcazioni destinate a quel traffico furono
il cardine sul quale ruotava la prima forma di globalizzazione economica
di Paolo Mieli
I
l 25 agosto del 1775, quando i marinai di
Liverpool avevano appena finito di attrezzare la nave «Derby» in preparazione di
un viaggio alla volta dell’Angola (per trasportare schiavi dalla costa africana alla
Giamaica), il comandante, Lucas Mann,
annunciò che avrebbe ridotto la paga mensile da
trenta a venti scellini. Tanto, disse, «di manodopera ce n’è quanta ne voglio». Per reazione i marinai sciolsero il cordame e lo lasciarono sul
ponte in un ammasso aggrovigliato. L’armatore,
Thomas Yates, chiamò le guardie che arrestarono nove ribelli e un giudice li condannò all’istante. A questo punto sul molo si radunò una folla
decisa a liberare i «fratelli marinai». Ci riuscirono. Di lì ebbe origine una nuova forma di protesta, che presto si sarebbe trasformata in una vera
e propria insurrezione. Liberati i loro compagni,
i marinai si dedicarono a disattrezzare le navi
dell’intero porto. Si diressero poi al quartier generale dei mercanti per avanzare la richiesta che
si tornasse alla paga di sempre. Dal Mercantile
Exchange furono esplosi dei colpi e alcuni lavoratori del mare restarono uccisi sul selciato. I loro «fratelli» risposero colpendo l’edificio con
proiettili dei cannoni presi dalle navi. Non solo. I
rivoltosi marciarono compatti dietro George Oliver che portava il bloody flag, la bandiera rossa
che nel codice dei pirati annunciava la loro intenzione di non chiedere né dare quartiere: sarebbe stata, la loro, una battaglia all’ultimo sangue. Liverpool ammutolì terrorizzata. La rivolta
durò una settimana, finché fu domata dal reggimento di lord Penbroke che, dopo aver marciato
una notte intera da Manchester sotto la pioggia,
si presentò in una città stremata, riuscendo in
poche ore ad aver ragione dei ribelli. Nacque in
quei giorni quello che oggi chiamiamo sciopero
e che in inglese prende il nome (strike) proprio
dall’azione compiuta dai marinai di «abbattere»
le vele delle navi. Non tutte le navi, però. Solo
quelle impegnate nel commercio di schiavi.
A questo genere di imbarcazioni è dedicato il
libro La nave negriera di Marcus Rediker, in
uscita dal Mulino. Su quei velieri per quattro secoli circa — dalla fine del XV alla seconda metà
del XIX — viaggiarono da una parte all’altra dell’Atlantico, in quello che venne definito il «passaggio di mezzo», 12 milioni di neri deportati,
due terzi dei quali tra il 1700 e il 1808. Con una
quantità impressionante di morti: un milione e
mezzo. Ai quali se ne deve aggiungere un numero ancora più imponente (un milione e 800 mila) di deceduti nel corso del viaggio che li aveva
trasportati dalle zone interne dell’Africa a quelle
costiere. Più 750 mila trapassati durante il primo
anno di lavoro nel Nuovo Mondo. Per un totale
di oltre quattro milioni. Una mostruosità che ha
IL LABORATORIO
NAVE NEGRIERA
STRUMENTO DELLA TRATTA DEGLI SCHIAVI
MA ANCHE INCUBATRICE DELLA MODERNITÀ
Testimone
Olaudah
Equiano
(1745-1797)
nacque nei
pressi del
fiume Niger. Da
bambino venne
ridotto in
schiavitù e
trasportato in
America, dove
però a 21 anni
riuscì ad
acquistare la
libertà. Più tardi
si trasferì in
Gran Bretagna
e scrisse una
autobiografia
di successo
nella quale
narrava la
terribile
esperienza
della tratta
fin qui offuscato il ruolo che ebbe la protagonista di questo libro, la nave, che pure è stata un
elemento fondamentale del passaggio alla modernità.
La nave negriera, rileva Rediker, «è stata un
argomento trascurato nella letteratura storica
sul traffico atlantico di schiavi». Sono state condotte «eccellenti ricerche sull’origine, sulla distribuzione nel tempo, sui volumi, sui flussi e
sui profitti della tratta degli schiavi, ma non esistono studi sufficientemente ampi sulla nave
che aveva reso possibile un commercio destinato a trasformare il mondo: non esistono analisi
dei meccanismi della più grande migrazione
forzata della storia, che sotto molti aspetti fu il
punto chiave di un’intera fase della globalizzazione; non esistono studi sullo strumento che
spianò la strada alla “rivoluzione commerciale”
dell’Europa, alla creazione delle sue piantagioni
e dei suoi imperi globali, allo sviluppo del suo
capitalismo e per finire alla sua industrializzazione». In breve, «la nave negriera e le relazioni
sociali al suo interno hanno dato forma al mondo moderno» ed è giunto il momento di renderne conto. Quel vascello, scrive Rediker, «è un
fantasma che naviga ai margini della coscienza
moderna». Esso fu «uno dei cardini su cui ruotava il sistema atlantico di capitale e lavoro che si
stava rapidamente affermando e che coinvolgeva lavoratori liberi, non liberi e in condizioni intermedie, nelle società capitalistiche come in
quelle non capitalistiche, in più continenti».
Compito del marinaio era trasformare il prigioniero africano in un bene vendibile. E la nave fu
il luogo dove questo processo si compiva.
I primi ad accorgersi di quale portento fosse
quel mezzo di locomozione sui mari furono i futuri schiavi, che, dopo essere stati catturati da altri neri con delle razzie all’interno del loro continente, venivano trasportati sulla costa in viaggi
che duravano mesi. Al termine dei quali, avevano la visione sorprendente di quella che molti di
Il saggio di Rediker
Un microcosmo
in cui regnavano
la violenza
e la sopraffazione
Esce in libreria dopodomani,
giovedì 2 ottobre, il saggio
dello storico americano Marcus
Rediker La nave negriera
(traduzione di Francesco
Francis, Il Mulino, pagine 464,
36), che analizza a fondo il
microcosmo costituito dalle
imbarcazioni che trasportavano
gli schiavi neri dall’Africa alle
Americhe. Docente di Storia
atlantica all’Università di
Pittsburgh, Rediker ha
pubblicato diversi volumi
tradotti nel nostro Paese, tra
cui Canaglie di tutto il mondo
unitevi. L’epoca d’oro della
pirateria (Elèuthera, 2005) e
La ribellione dell’Amistad
(Feltrinelli, 2013). Sul tema
specifico del traffico di esseri
umani attraverso l’Oceano
Atlantico, Il Mulino ha
pubblicato negli scorsi anni
il libro di Olivier PétréGrenouilleau La tratta degli
schiavi (2010) e quello di Lisa
Lindsay Il commercio degli
schiavi (2011).
loro definivano «casa con le ali». L’esploratore
Mungo Park riferisce nel 1797 che i «prigionieri
rimanevano strabiliati alla vista delle navi»: si
chiedevano quale fosse «la maniera per collegare insieme le tavole che componevano lo scafo e
di tappare le connessure per non fare entrare
l’acqua»; erano affascinati «dalla funzione degli
alberi, delle vele, delle sartie», si meravigliavano
che «fosse possibile far muovere un oggetto così
grande con la sola forza del vento». E ancor più
si stupivano che, come per magia, quei giganti
riuscissero all’improvviso a fermarsi. Olaudah
Equiano, lo schiavo che nel 1789 scrisse un’autobiografia destinata a diventare il libro di riferimento di tutti gli abolizionisti, racconta che ritenne fossero gli spiriti a far arrestare la nave.
Tanto più che gli schiavi venivano rinchiusi nel
ponte inferiore in modo da impedir loro di vedere come l’imbarcazione veniva manovrata, così
da scoraggiare tentazioni di ammutinamento.
N
ell’introduzione al suo libro Principles of
Naval Architecture (1784), Thomas Gordon fa un’affermazione radicale: «Poiché
indiscutibilmente la nave è la più nobile e fra le
più utili macchine mai inventate, ogni tentativo
di migliorarla va guardato come ad un’impresa
di grande importanza e merita la considerazione
dell’umanità tutta». L’origine della nave negriera in quanto «macchina capace di trasformare il
mondo», risale alla fine del Cinquecento, allorché i portoghesi intrapresero i loro viaggi verso
le coste occidentali dell’Africa. L’importanza
specifica della nave negriera, secondo Rediker,
fu poi legata a un’altra fondamentale istituzione
collegata allo schiavismo: la piantagione. Una
forma di organizzazione economica che ebbe
inizio nel Mediterraneo durante il Medioevo, si
diffuse nelle isole dell’Atlantico orientale per
emergere infine, nel corso del Seicento, in una
forma nuova e rivoluzionaria nel Nuovo Mondo,
specie in Brasile, nei Caraibi e nell’America set-
Hans Kelsen
Daniel J. Siegel
Religione secolare
Mappe per la mente
Contro l’interpretazione della
scienza e della politica moderne
come “nuove religioni”
Guida alla neurobiologia
interpersonale
Antonio Alberto Semi
David Le Breton
Psicoanalisi
della vita quotidiana
Esperienze
del dolore
L’umanità è in pericolo?
Fra distruzione e rinascita
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
CULTURA
Val di Taro
Il premio «La Quara»
sul tema del viaggio
Il Premio letterario «La Quara» è
stato di recente istituito da un
gruppo di appassionati lettori di
Borgo Val di Taro (Parma),centro
medievale un tempo sotto le
Signorie dei Malaspina, Landi,
Fieschi e Farnese. Nato sulla scia del
«Premio Pen Club», che sino al 2011
si è tenuto nella vicina Compiano, il
nuovo premio è finalizzato alla
individuazione e alla valorizzazione
di scrittori emergenti.
Tema della prima edizione del
concorso è stata «Il viaggio», reale o
fantastico (a fianco illustrato da
Fabio Sironi), che ha svolto un ruolo
significativo nell’esperienza di vita
propria o altrui, narrato attraverso
short story, ovvero racconti brevi,
incisivi, profondi, significativi come
tratti rapidi di un pittore sulla tela.
L’adesione al concorso è stata
notevole: oltre duecento i racconti
pervenuti al comitato esaminatore,
che ha selezionato i finalisti. Le loro
opere verranno pubblicate in un
unico volume per la serata finale.
Il vincitore del Premio «La Quara»
sarà proclamato dalla giuria,
composta dai giornalisti Antonio
Ferrari del «Corriere della Sera»,
presidente; Luigi Alfieri, della
«Gazzetta di Parma»; Luca Ponzi
della Rai e dagli scrittori Guido Conti
39
e Martina Dei Cas. La cerimonia di
premiazione si tiene sabato 4
ottobre (inizio alle 15.30),
all’auditorium «Mosconi» a Borgo
Val di Taro e si conclude con
l’intervento dello scrittore spezzino
Marco Buticchi che parlerà del suo
ultimo romanzo, La stella di pietra.
Luciano Micconi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
altro perché il comandante aveva un incentivo
economico per nutrirli e mantenerli in vita nel
passaggio di mezzo». Anche la vita del comandante, però, non era tutta rose e fiori, esposta
com’era ad avversità, violenze, ammutinamenti.
Fu fatto un calcolo, tra gli anni 1801 e 1807, che
un comandante su sette moriva durante il viaggio e questo significava che i mercanti dovevano
predisporre una catena di comando con uno o a
volte due ufficiali pronti a subentrargli: «La stessa fragilità del potere a bordo della nave può aver
contribuito ad accrescerne la spietatezza».
P
tentrionale. La nave e le piantagioni fecero compiere all’economia un salto definitivo nella modernità. In che senso?
La nave negriera era «una poderosa macchina
per la navigazione», ma era anche di più: «qualcosa di unico nel suo genere». Era infatti «una
factory nonché una prigione», e in questa combinazione risiedevano «la sua genialità e il suo
orrore». La nave era «una fabbrica, uno stabilimento produttivo in senso moderno; il veliero
oceanico era un classico luogo di lavoro, dove
mercanti capitalisti ammassavano e confinavano un gran numero di lavoratori poveri e si servivano di capisquadra (comandanti e ufficiali) per
organizzare, o meglio sincronizzare, le varie
mansioni». Fu il mercante e lobbista Malachy
Postlethwayt a teorizzare nel 1745 il «commercio
triangolare», secondo cui le navi dovevano partire da porti europei con un carico di manufatti
industriali alla volta dell’Africa occidentale, dove
li avrebbero scambiati con un carico di schiavi,
per poi proseguire per le Americhe dove questi
ultimi sarebbero stati scambiati con merci come
zucchero, tabacco o riso da trasportare ai porti
di partenza. Nel corso di quel viaggio uomini e
donne africani erano stati trasformati in merce.
L’ingresso «nello sconvolgente, terrificante
mondo della nave negriera», scrive Rediker,
«rappresentò per i neri catturati una traumatica
transizione dal controllo africano a quello europeo». L’unica via di fuga da questa «fabbrica»
era il suicidio, compiuto con il lasciarsi cadere in
acqua. Una pratica molto diffusa. I comandanti
negrieri «si servivano coscientemente degli
squali per generare terrore durante il viaggio:
contavano infatti su quel terrore, durante le lunghe soste sulla costa africana nel tempo occorrente a completare il “carico umano”, per prevenire sia le diserzioni dei marinai sia le fughe di
schiavi». Tutto appariva magico e spaventoso
durante il tragitto dall’Africa all’America. Narra
Equiano che, quando le onde cominciavano a
Il mercato
«Il mercato
degli schiavi
sulla costa
africana»,
un dipinto
dell’artista
francese
François
Auguste Biard
(1798-1882).
Il commercio
degli schiavi
si sviluppò
a partire
dalla fine
del XV secolo
e raggiunse
la sua massima
intensità
nel Settecento.
La tratta venne
posta al bando
nella prima
metà del XIX
secolo.
Quanto
alla schiavitù
dei neri,
l’ultimo Paese
americano
ad abolirla
fu il Brasile
nel 1888
sollevarsi, lui e i suoi compagni di viaggio pensavano che fossero segno dell’ira del dio dei mari, al quale si aspettavano di essere sacrificati. Lo
stesso accadeva quando vedevano le orche, che
scambiavano per «spiriti dei mari». E quando il
cibo cominciò a scarseggiare, ritennero più che
probabile essere dati in pasto all’equipaggio. Anzi, pensarono che per questo fine erano stati ammassati a bordo. Un secondo momento di grande paura dei neri era all’arrivo, dove, riferiscono
le loro testimonianze, al cospetto degli acquirenti, «pensavamo che saremmo stati mangiati
da quegli uomini orribili, perché così li vedevamo». Talché dovevano essere fatti salire a bordo
«alcuni vecchi schiavi da terra per calmarci».
M
a il destino dei marinai non era molto
migliore di quello degli africani. Per trasportare milioni di schiavi, si dovettero
arruolare equipaggi per un totale di almeno 350
mila uomini, il 30 per cento dei quali era composto da ufficiali o lavoratori specializzati che ricevevano particolari incentivi e quindi tornavano
ad arruolarsi più spesso dei marinai comuni. Ma
ce n’erano poi altri 200 mila e più che si facevano
ingaggiare a condizioni di lavoro durissime, paghe modeste, cibo scadente e altissimo rischio
di mortalità («per incidenti, abuso di disciplina,
rivolte di schiavi o malattie»). Essi venivano descritti dai contemporanei come «rifiuti umani,
feccia della nazione». Con le buone o con le cattive «si attiravano a bordo uomini di tutti i tipi…
alcuni, ubriachi o indebitati, erano stati costretti
a scambiare la prigione della terraferma con una
galleggiante». Ecco, appunto, anche per i marinai quel genere d’imbarcazione era una «prigione galleggiante». Appena la nave era distante
dalle coste europee, talché nessuno avrebbe potuto scendere, si trasformava in un «inferno sui
mari». E qualcuno come James Field Stanfield
nel 1788 pensava che in un certo senso «gli
schiavi stessero meglio dell’equipaggio, se non
❞
I prigionieri
Gli africani rinchiusi
nella stiva erano in preda
al terrore: temevano
di essere mangiati o
sacrificati al dio del mare
per placare le tempeste
L’equipaggio
Anche le condizioni
dei marinai erano molto
difficili in quelle che
possiamo considerare
delle vere e proprie
«prigioni galleggianti»
La specializzazione
I cantieri di Liverpool
cominciarono a costruire
bastimenti più grandi,
dotati di prese d’aria,
per rendere meno atroce
la situazione a bordo
aradossalmente l’odio per i trafficanti di
schiavi (e con esso la battaglia abolizionista) iniziò da un uomo che era stato al loro
servizio. Bartholomew Roberts, un giovane gallese, si era imbarcato come secondo di bordo
sulla «Princess», una nave negriera in partenza
da Londra per la Sierra Leone. Nel giugno del
1719 la «Princess» fu catturata da una banda di
pirati il cui comandante, Howell Davis, propose
a Roberts di unirsi alla «fratellanza». Roberts accettò, si trasformò in «Bart il Nero» e ben presto
divenne il corsaro più famoso della sua epoca:
era a capo di una flotta di navi e di molte centinaia di uomini, che catturarono più di 400 mercantili in un periodo di tre anni. Le sue caratteristiche erano quella di passeggiare sul ponte vestito da dandy (gilet damascato, una piuma sul
cappello e uno stuzzicadenti d’oro in bocca) e
quella di odiare i modi brutali dei comandanti
delle navi negriere. Al punto che «lui e la sua
ciurma usavano celebrare una sorta di cruento
rituale, che chiamavano “dispensazione di giustizia”, consistente nel somministrare una micidiale quantità di frustate ai comandanti accusati
dai marinai di comportamenti violenti nei confronti dei neri». Roberts terrorizzò le coste africane, gettando nel panico i mercanti locali. A seguito delle sue imprese, le cose cominciarono a
cambiare.
La nave negriera ebbe un’evoluzione dettata in
un primo tempo da esigenze economiche e in
un secondo anche da pressioni degli ambienti
abolizionisti. Inizialmente i bastimenti usati per
la tratta, ricorda Rediker, non venivano costruiti
specificamente per quel tipo di commercio: per
tutto il periodo 1700-1808 il traffico di schiavi fu
praticato da natanti di tutti i tipi e di tutte le stazze. Dopo il 1750, però, cominciò ad apparire un
nuovo genere di nave negriera, specie nei cantieri navali di Liverpool, più grande e dotata di caratteristiche particolari: prese d’aria, fondo rivestito di rame, più spazio fra i ponti. La nave negriera «era una delle più importanti tecnologie
del tempo». Il disegno delle navi prodotte a Liverpool subì altre modifiche verso il 1790, come
risultato delle pressioni esercitate dal movimento abolizionista e dell’approvazione da parte del
Parlamento inglese di una riforma volta a migliorare il trattamento e le condizioni sanitarie
di marinai e schiavi. Il Parlamento inglese abolirà la tratta degli schiavi nel 1807 (ma lo schiavismo resterà in vigore fino al 1833). E quella fattispecie di modernità venuta alla luce su quelle
navi o a ridosso di esse — con un impasto di accumulazione impetuosa, ribellioni, tensioni interrazziali, insurrezioni violente — lasciò i mari
per tornare definitivamente sulla terraferma.
paolo.mieli@rcs.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Roth, Naipaul, Pamuk: contro Amazon anche Wylie e i suoi autori
Il più importante agente letterario del mondo attacca le pratiche monopolistiche della società di Jeff Bezos
dal nostro inviato
Massimo Gaggi
NEW YORK Nella battaglia di mol-
tissimi scrittori contro Amazon,
che nel duello senza esclusione
di colpi col gruppo Hachette sta
travolgendo parecchi autori,
creando una potenziale minaccia per tutti, adesso scende in
campo anche la «corazzata»
Wylie. Fin qui l’offensiva è stata
sostenuta dal gruppo Authors
United, messo insieme dallo
scrittore Douglas Preston (intervistato dal «Corriere» il 9 agosto
scorso): una coalizione poderosa di 900 nomi, tra i quali grandi
firme come Paul Auster, Ste-
phen King, John Grisham e Donna Tartt. Ma mancavano all’appello non pochi «mostri sacri».
Per settimane la legione degli
scrittori ha bombardato Amazon, accusandola, anche con lettere aperte pubblicate in intere
pagine pubblicitarie dei grandi
quotidiani, di discriminare gli
autori che le sono ostili usando
l’enorme potere che le deriva dal
distribuire la metà dei libri venduti in America. Poi, visto che la
società di Jeff Bezos incassava in
silenzio, è partita la «fase due»:
gli scrittori si sono rivolti direttamente ai membri del consiglio d’amministrazione di Amazon — banchieri, manager di altre industrie, campioni della fi-
lantropia come l’ex capo della
fondazione di Bill Gates — chiedendo loro di non restare più in
silenzio davanti al «bullismo»
della loro società.
Ora ha rotto gli indugi anche
il più importante agente letterario del mondo. Andrew Wylie si
è convinto che quella di Authors
United è una battaglia giusta e
ha chiesto ai suoi autori di
schierarsi contro Amazon. Trecento lo hanno già fatto: tra gli
altri, grandi nomi come Philip
Roth, Salman Rushdie, Milan
Kundera, V.S. Naipaul e Orhan
Pamuk.
Wylie si è preso il suo tempo,
ma ora attacca con un linguaggio quasi apocalittico: «È chiaro
Protagonista
Nato nel 1947, Andrew Wylie ha
fondato a New York nel 1980 la
sua potente e controversa agenzia
letteraria (foto Javier Carbajal)
a me e agli autori che rappresento» ha dichiarato al «New
York Times» da Parigi, «che
quello che Amazon sta facendo
è molto dannoso per l’industria
editoriale e per gli interessi degli autori. Se non fermiamo
Amazon, assisteremo alla fine
della cultura letteraria in America».
Amazon continua a non rispondere agli attacchi, ma ha
sempre cercato di contemperare l’interesse degli autori, ai
quali fornisce un canale di distribuzione ormai insostituibile, con quello dei lettori, ai quali
gli e-book devono essere offerti
a un prezzo di 9,99 dollari. Ma,
quando Hachette si è ribellata al
diktat, sono partite le rappresaglie del gigante di Seattle. Gli
autori parlano di censura e ricatti ai danni dei ribelli, i cui libri a volte vengono recapitati ai
clienti dopo tre settimane anziché in 24 ore. Gli esempi sono
molti. Opere il cui successo viene promosso o depresso utilizzando in modo strumentale l’arma dello sconto o avvertendo il
cliente che l’opera richiesta non
potrà essere consegnata per settimane.
Fin qui Bezos non ha mollato.
Vedremo se le cose cambieranno ora che sul ring sono saliti
anche i «pezzi da 90» della letteratura anglosassone.
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40
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
CULTURA
Le iniziative del Corriere / Le poesie di Alda Merini
L’opera dell’autrice è inscindibilmente intrecciata con le drammatiche vicende personali
Il manicomio, le passioni e una scrittura irrefrenabile che parla di cuore e fede
Anticipiamo un ampio stralcio della prefazione di Aldo Nove al primo volume della collana
di Aldo Nove
E
ccoci qui, ancora una
volta, a scrivere di poesia. Dei suoi esiti più alti
e imprevedibili, della
sua squassante (quando è poesia vera) anomalia. Del suo ininterrotto scandalo, che raramente accade e, quando accade, lascia il segno e sfugge a ogni inte r p re t a z i o n e s o m m a r i a .
Perché la poesia, quando è tale,
è viva, e della vita mantiene tutta l’illuminante fragilità; la delicata, insidiosa e irriducibile
magia.
Quella di Alda Merini è stata
una figura unica nel panorama
della poesia italiana. Non solo
perché ha trasceso — cosa più
unica che rara — il ristretto
campo degli addetti ai lavori per
approdare al successo mediatico, ma perché continua a rinnovarsi in un territorio limite in cui
il suo mito continua a cedere il
passo alla potenza della sua opera e viceversa. In Alda Merini la
poesia insegue il mito, che insegue la poesia. Entrambi rimangono, crescono con il tempo.
Alda è stata una persona incredibilmente generosa. La sua
profonda e tormentata religiosità, corroborata in ogni verso
da un’attiva melanconia che si
faceva presto ironia e poi sarcasmo, e ancora pentimento e rinascita, in una dialettica interiore straziante e vivacissima, a
tratti insostenibile e sempre
meravigliosa, l’ha resa un dono
in atto. O meglio un incessante
sacrificio (nel senso di rendersi
sacro) del suo laboratorio umano e linguistico.
L’archivio dei suoi testi è un
tesoro ancora ricco di perle come anche di bigiotteria di non
eccelso valore (Alda scriveva
sempre, incontrollatamente,
per salvarsi la vita e per perderla
ritrovandola), e per un lavoro filologico serio sulla sua opera ci
vorranno decenni, e forse non
se ne verrà mai a capo. Il mistero Merini, in fondo, coincide
con il mistero della vita, con la
generosità, talvolta disarmante
talvolta perfida, con cui Alda
l’ha elargita a tutti.
Vuoto d’amore è una perfetta
testimonianza della sua esuberante vena lirica, espressa negli
anni in cui, terminato il ventennale silenzio ospedaliero, la sua
attività editoriale riprendeva a
pieno regime, ancora ferita,
profondamente ferita da un
passato (storico, amoroso, letterario, clinico) che l’aveva ormai segnata per sempre, laddove «sempre», è la stessa Merini
a dircelo, significa, senza tregua, faustianamente, «adesso».
Una continua rigenerazione
in cui amori presenti, passati e
futuri, reali e immaginari, si incontrano nella pratica della
scrittura, tra visitazioni angeliche e corridoi d’ospedale, prepotenze messianiche e baci rubati. La sua sapienziale confusione classificatoria, eco di una
più alta disposizione dell’anima, fragile e sciamanica, ma
certo altra, certo diversa, ci immerge in una vita che è stupore
Ancora un mattino senza colore
un mattino inesausto pieno
come una mela cotogna,
come il melograno di Dio,
un mattino che odori di felci
e di galoppare nei boschi,
ma non ci saranno né felci
né cavalli prorompenti in luce,
questo dolce mattino
porterà in fronte il sigillo
delle mie decadenze…
Testo tratto da «Vuoto d’amore» primo volume
della collana del «Corriere della Sera»
L’amorosa
Alda Merini
Da oggi in edicola
Una biblioteca
in sedici volumi
dedicata
alle sue liriche
POESIA, UMANITÀ E SOFFERENZA
DI UN MITO LETTERARIO
IN GRAN PARTE ANCORA DA CAPIRE
e sofferenza, e al contempo incredibilmente erudita quanto
priva di ogni volontà di fare di
ciò un vanto o un camuffamento. Alda non si sentiva una poetessa laureata, e la precisione
dei suoi riferimenti biblici e
classici scorre nel flusso della
sua vita in un giardino in cui gli
spazi aperti del Parnaso e quelli
chiusi, chiusissimi del manicomio, si confondono nell’urgenza di un amore che manca per
troppa fedeltà.
Fedeltà a un ideale materno e
concreto, animale e pronto a
spiccare il volo verso il più umano dei paradisi, quello di una
gioia che non si dà quasi mai, o
solo a strappi, con rabbia, già
soverchiato dalla memoria della
sua fragilità, come un fantasma
che pure c’è.
Era pazza d’amore, Alda Merini, inadatta alla finzione di un
ordine, psichico o sociale che
fosse, che ha sempre rifiutato
per amore. E l’amore, allora, si fa
vuoto perché contenitore senza
fondo, perché il limite non è nel
repertorio umano di Alda Merini, madre sposa e bambina, sacerdotessa e prostituta, amante
e moglie e sorella e figlia, ma
sempre, poi, sola, di una solitudine universale e abbagliante,
incapace di scendere a ogni forma di compromesso che non
fosse quello altissimo dell’amore, nell’annientamento innamorato dell’io che Margherita Pore-
Fragile
Era ferita da un
passato storico, clinico,
che l’aveva segnata
per sempre
te, secoli prima, identificava con
la più alta esperienza umana.
Come avatar della mitologia
hindu, le entità (amanti, amici,
poeti, semplici conoscenti magari solo per un momento significativi nella sua storia) a cui
le poesie di Vuoto d’amore sono
quasi sempre dedicate cambiano in fieri, verso su verso, forma
e contenuto, e si trasfigurano in
divinità nel labilissimo confine
tra preghiera e allucinazione in
cui si muove la mistica: tutta di
pelle, di carne quella di Alda, tra
un treno perso e «il nero puzzo
delle cose infami» (Toeletta).
Così, qui Alda comincia spesso a cantare un’amicizia e scivola in un inno d’abbandono assoluto a Dio e viceversa, tra i Navigli e il Sinai ininterrottamente si
muove, percorrendo decenni di
vuoto d’amore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Nell’immagine
grande in alto:
una poesia
tratta dalla
raccolta Vuoto
d’amore di Alda
Merini. Nella
foto qui sopra:
la copertina del
primo volume
della collana
del «Corriere
della Sera», che
comincia
appunto con
Vuoto d’amore
Curata da Nicola Crocetti,
tra i più attenti editori di
poesia che hanno amato e
pubblicato le opere
dell’autrice, e con prefazioni
inedite di poeti, critici e
studiosi, prende il via oggi in
edicola la collana «Alda
Merini»: il primo volume
propone la raccolta Vuoto
d’amore, con la prefazione
inedita del poeta e scrittore
Aldo Nove, che in parte
anticipiamo in queste pagine
(proprio da questo primo
volume è tratto anche il testo
poetico pubblicato nella foto
in alto). La nuova iniziativa
editoriale del «Corriere della
Sera» comprende sedici uscite
settimanali (ciascun volume al
prezzo di 6,90 più il costo
del quotidiano) e offre una
ricca biblioteca delle principali
e più rappresentative raccolte
poetiche della Merini. La
prossima settimana, il 7
ottobre, sarà in edicola il
volume La presenza di Orfeo
1953-1962, con una prefazione
inedita della poetessa Vivian
Lamarque; seguiranno testi
noti e meno noti, come le
Ballate non pagate o le liriche
di Francesco. Cantico di una
creatura, il Magnificat e La
clinica dell’abbandono. Il tutto
con le prefazioni di firme
come Daniele Piccini, Silvio
Raffo, Paolo Di Stefano,
Cristina Taglietti. (Ida Bozzi)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Piano dell’opera
1
2
3
4
5
6
7
8
Oggi
7 ottobre
La presenza
di Orfeo
1953-1962
14 ottobre
La Terra Santa
e altre poesie
21 ottobre
Ballate
non pagate
28 ottobre
L’anima
innamorata
4 novembre
Superba
è la notte
11 novembre
Come polvere
o vento
18 novembre
Corpo d’amore.
Un incontro
con Gesù
Vuoto
d’amore
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
CULTURA
Fra Trakl e Campana
E una precocità
che disarmò Pasolini
● Il commento
Ora leggiamola
liberandola
dall’icona che diventò
di Cristina Taglietti
N
Nei suoi versi tutto appare in luce
ma ogni cosa avviene per vie sotterranee
di Roberto Galaverni
Antenati
L
a forza poetica di Alda
Merini non si è nutrita
di una particolare idea
di poesia, ma, se si può
dire, della poesia stessa. Ogni
volta che la sua arte si è organizzata più o meno provvisoriamente in una poetica — abbia questa preso il nome via via
di Passione, Verità, Amore o Vita —, si avverte nei suoi versi la
presenza di un diaframma
esterno, di qualcosa di sovrapposto e di sviante rispetto al
suo fuoco espressivo più vivo e
più vero.
Viceversa, la scintilla originaria della sua poesia è un fatto
completamente intrinseco all’evento poetico, una reazione
creativa profondissima, istintiva, primordiale. Qualcosa,
dunque, che viene molto prima
di qualsiasi strutturazione ideologica o dei punti di riferimento culturali e letterari;
qualcosa di più arcaico, di più
immediato, anche di più selvaggio.
Nella poesia della Merini
conta più di tutto, se non addirittura soltanto, il contatto fulmineo eppure totale che si stabilisce tra il poeta e il mistero
della parola quale sonda privilegiata, forse unica, di quell’altro grande mistero che è la nostra esistenza, nella sua alternanza di luce e di buio, di esaltazione e deperimento, di gioia
e dolore.
Quanto più la Merini procede da dentro, affidandosi
esclusivamente a questa relazione fondamentale che finisce
per stabilire una sorta di sinonimia tra la poesia, la voce del
poeta e il corpo della lingua,
tanto più l’efficacia del suo verso, quella sua musica incantatoria e insieme febbrile, sempre e comunque memore di
baratri e di paure sotto la compiuta, elegante realizzazione
della frase poetica, appare in
ogni caso assicurata. «Le più
belle poesie / si scrivono sopra
le pietre / coi ginocchi piegati
/ e le menti aguzze dal mistero.
/ Le più belle poesie si scrivono
/ davanti a un altare vuoto, /
accerchiati da agenti / della divina follia».
I suoi componimenti migliori, le sequenze di versi più
riuscite, gli attacchi più incisivi, perfino il singolo verso indubitabile, sembrano scritti
nel buio, a occhi chiusi, da
qualcuno che sa già tutto, tutto
l’essenziale, almeno, perché
tutto ha attraversato; qualcuno
che di conseguenza non ha più
9
25 novembre
Magnificat.
Un incontro
con Maria
In una
recensione
alla poetica
di Alda Merini,
Pier Paolo
Pasolini
propose tra i
possibili
antecedenti i
poeti Dino
Campana (foto
in alto) e Georg
Trakl (foto
sotto). La
poetessa Merini
è nata a Milano
nel 1931
(morirà nel
2009). Sposata
poco più che
ventenne,
trascorrerà la
giovinezza in un
ospedale
psichiatrico,
il Paolo Pini
di Milano, fuori
dal quale la sua
scrittura,
instancabile,
rievocherà
spesso le
sofferenze
del ricovero
10
2 dicembre
Clinica
dell’abbandono
bisogno di vedere o di comprendere, ma soltanto di sentire le parole, meglio ancora, di
ricevere la grazia della parola
esatta, la parola giusta e incontrovertibile.
La sola poetica della Merini,
l’unica possibile, è dunque una
poetica della poesia, anzi, della
Poesia; cioè un confidente, pieno affidamento al mistero stesso della creazione poetica, a
quel crogiolo elementare in cui
non esistono le mezze misure, i
compromessi, i chiaroscuri
delle strade di tutti i giorni, ma
soltanto l’intensità e la piena
esposizione reciproca degli
estremi: l’amore e la furia, la
preghiera e l’invettiva, il tutto e
il niente, la pienezza e il vuoto,
la vertigine e lo sprofondamento, la lucidità e la follia, la gioia
e la mortificazione.
La sua parola s’arroventa e
insieme acquista tanta più fermezza e perentorietà, quanto
più, alla lettera, si forma a ridosso di questa ardua e inospitale terra di nessuno. Questa
terra per lei, invece, così familiare, così congeniale. Anche
quando strada facendo la sua
poesia sembrerà rasserenarsi
un poco, il suo discorso poetico farsi meno ostile e meno letterario, la Merini rimarrà sempre e comunque fedele al suo
sacerdozio con la poesia e all’assunto orfico, mistico e magico della sua vocazione.
Primordiale
I suoi testi sembrano
venire da una reazione
creativa profondissima,
arcaica e selvaggia
La presenza di Orfeo s’intitola non a caso il suo primo libro,
pubblicato nel 1953 (la Merini,
nata a Milano nel 1931, aveva
poco più di vent’anni: un’autentica sposa bambina, dunque). Ma il mito di Orfeo, del
viaggio sacrificale nel lato
oscuro della realtà per cantare
comunque la vita, rimarrà
sempre il suo; ma non come
qualcosa d’esterno e di teorizzabile, quanto come una necessità, una vocazione, appunto,
che coincide con tutto quanto
il proprio essere e che bisogna
comunque saper portare e sopportare.
Recensendo proprio il libro
d’esordio della Merini, Pier Paolo Pasolini aveva espresso
questo stesso concetto con
un’intuizione o, come chiamarla diversamente?, con una
premonizione che col senno di
11
9 dicembre
La carne
degli angeli
41
poi lascia sbalorditi. Dopo aver
proposto Campana, Rilke, George o Trakl come possibili antecedenti di questa poesia, Pasolini aggiungeva infatti che in
realtà «di fonti per la bambina
Merini non si può certo parlare: di fronte alla spiegazione di
questa precocità, di questa mostruosa intuizione di una influenza letteraria perfettamente congeniale, ci dichiariamo
disarmati».
Nella poesia della Merini tutto sembrerebbe in luce ed evidenza, eppure tutto avviene fin
dall’inizio per vie sotterranee,
intuitive, freschissime e insieme arcaiche. Tutto si rovescia,
o si confonde. Quello che sembra cultura si rivela natura, la
letteratura diventa corpo, le
idee coincidono con i filamenti
più sottili e incandescenti della
psiche, la parola trapassa nella
12
16 dicembre
Poema
della Croce
voce. Basti pensare alla virtù
che a mio vedere più distingue
questa poesia, ossia all’impossibilità di distinguere nei suoi
versi più belli la lingua comune
dalla lingua letteraria, le parole
basiche dell’italiano dai versi
letti fin dai libri di scuola, la voce di una donna che ci sta semplicemente parlando della sua
vita dalla voce di un poeta nella
piena padronanza del proprio
mestiere.
«Mi sono innamorata / delle
mie stesse ali d’angelo, / delle
mie nari che succhiano la notte, / mi sono innamorata di me
/ e dei miei tormenti. / [...] Come sei nudo, amore, / nudo e
senza difesa: / io sono la vera
cetra / che ti colpisce nel petto
/ e ti dà larga resa». Proprio come voleva Pasolini, non resta
davvero che arrendersi.
13
23 dicembre
Nel cerchio
di un pensiero
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14
30 dicembre
Cantico
dei Vangeli
Le due
immagini
che ritraggono
Alda Merini in
queste pagine
sono firmate da
Giuliano Grittini
(1951), artista
e fotografo
della poetessa.
Alla Merini
ha dedicato
molti scatti,
interpretazioni
poetiche
ed elaborazioni
artistiche.
Sulla figura
della poetessa,
Grittini
ha anche
realizzato il
libro Colpe
di immagini
(Rizzoli, 2007)
15
6 gennaio
Francesco.
Canto di una
creatura
el 2008 al
Festivaletteratura di
Mantova, raccontò
una barzelletta: «Telefonata
dal manicomio: mamma,
oggi mi fanno i raggi, se mi
fanno anche le ruote vengo
a casa in bici». Spiegò anche
di conoscere a memoria il
Fantozzi di Paolo Villaggio
perché «in manicomio era
l’unico libro che c’era». Era
uno degli ultimi Alda
Merini Show, quegli
incontri in cui era capace di
mescolare ironia, dolcezza,
provocazione, saggezza,
fumando una sigaretta
dopo l’altra con le unghie
laccate di un rosso spesso
sbrecciato. Show che
addomesticavano il
pubblico che alla fine
prendeva d’assalto il palco
in cerca di un contatto
diretto, una stretta di mano,
una firma sul libro, una
parola di incoraggiamento,
una battuta. Tutti stregati da
quei lampi di verità capaci
di squarciare la recita
divertita della poetessa dei
Navigli, diventata una
celebrità da quando
Maurizio Costanzo l’aveva
portata sul palco del teatro
Parioli. Fare la primadonna
le piaceva e la divertiva, le
bastava lasciare libera la sua
naturale presenza scenica.
«Anche la poesia merita i
suoi /applausi»: sembrano
versi scritti per un mondo
che l’ha amata ma anche
commercializzata, sfruttata,
trasformata in un’icona pop,
in un’intrattenitrice da
salotto televisivo (anche se,
sempre su quel palco
mantovano, disse: «Non
vado certo dalla De Filippi a
raccontare la mia prima
volta. O la seconda o la
terza»). Per sempre
cristallizzata nella maschera
del poeta folle, della «pazza
della porta accanto»,
dell’oracolo geniale che dice
la verità, che sia su un
palcoscenico, in un
ospedale psichiatrico o in
una casa fatiscente, con i
posacenere sempre pieni e
il muro della camera da
letto a fare da agenda
telefonica. Nessuno può
negare il suo talento, anche
nella dissipazione che le
fece scrivere versi con furia
incontrollata. La morte, il
primo novembre 2009, con i
funerali di Stato in Duomo
(in rappresentanza del
governo c’erano Mariastella
Gelmini e Umberto Bossi) e
un posto al famedio,
l’avrebbe consacrata
definitivamente. Ora, a
quasi un lustro dalla
scomparsa, forse è arrivato
il momento di liberare Alda
Merini dal suo personaggio
per ascoltare soltanto i versi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
16
13 gennaio
Padre mio
42
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
SPETTACOLI
Il regolamento
Il Festival dei ritorni. Carlo Conti ha presentato ieri il
regolamento di Sanremo 2015. Nella gara tornano le
eliminazioni che saranno quattro nella penultima serata:
«Un po’ di pepe ci sta bene», ha detto il conduttore. La
formula recupera una sola canzone per ciascuno dei 16
artisti e per le Nuove Proposte introduce un torneo ad
eliminazione con sfide dirette. Ora comincia la selezione
dei brani: «Nessuna preclusione verso chi viene dal
passato. E un occhio di riguardo per chi è proiettato
verso il futuro: terremo conto dei protagonisti dei talent
Conti: «Eliminazioni
per mettere pepe
nella gara di Sanremo»
che riempiono la programmazione radiofonica attuale»,
ha spiegato Conti. Cambia il metodo con cui sarà scelto il
vincitore: un mix fra i voti di giuria demoscopia (30%),
giuria di esperti (30%) e televoto (40%). Il conduttore
pensa anche al ritorno delle vallette: «Delle presenze
femminili compenserebbero il fatto che io sia bruttino».
Sarà un Festival al risparmio. Ha confermato Giancarlo
Leone, direttore di Rai1: «Costerà almeno 1 milione e
500 mila euro in meno, che è quanto risparmiamo dalla
nuova convenzione col Comune di Sanremo».
Il film
del Mereghetti
Festival del cinema
A Roma
Gere, Costner
e tre italiani
in concorso
ROMA Dopo nove anni,
C
he cosa ci rende più soli? Le fobie e i dolori
della vita che spingono
a rinchiuderci in noi
stessi o l’anonimato e la disumanizzazione delle città che finiscono per impedire ogni comunicazione interpersonale?
Medianeras – Innamorarsi a
Buenos Aires dell’argentino
Gustavo Taretto si interroga su
questi temi con la leggerezza
della commedia e lo stile del
film d’autore raccontando la
storia di due single che vivono
praticamente uno di fronte all’altra ma non si conoscono.
Lui è Martin (Javier Drolas),
fobico in via di guarigione, incollato al suo computer con cui
si guadagna da vivere (crea siti
web per professionisti, a cominciare da quello del suo analista) e ancora timoroso del
mondo esterno. Lei è Mariana
(Pilar López de Ayala), architetto che campa allestendo vetrine, ancora segnata dall’ultima,
disastrosa storia d’amore. Entrambi passano la maggior parte del tempo nei loro appartamenti — un monolocale per
lui, due stanze per lei — rifugio
e prigione insieme dentro una
città affollata e spersonalizzante. Perché il terzo protagonista
del film è proprio la capitale argentina, il suo sviluppo urbanistico spropositato («una citta
sovrappopolata in un paese
sottopopolato»), le sue ambizioni architettoniche, le pareti
a specchio e i muri scrostati, i
mega-appartamenti per la borghesia ricca e potente e i minilocali dove si fa fatica a muoversi e ci sente inquilini di passaggio. Una città strana, con
storie strane come quella del
grattacielo costruito apposta
per impedire, come vendetta,
la vista sul verde a un palazzo i
cui proprietari avevano rifiutato di concedere la figlia in matrimonio a chi sarebbe diventato un palazzinaro. Una città —
come dice ancora il film — dove «l’irregolarità estetica diventa confusione etica». Ed è in
Sguardo
Pilar López de
Ayala, 36 anni,
sul set
MEDIANERAS
l’identità del Festival del
Cinema di Roma (16-25
ottobre) è un foglio bianco,
si continua a parlare di festa
o festival. «È un problema
terminologico che va
risolto», dice il direttore
Marco Müller il cui mandato
scade a dicembre. Alla
presentazione si parla solo di
politica, dei finanziamenti
precari («la certezza è
arrivata solo a metà
giugno»), non una parola sui
temi dei 16 film in concorso.
Due anime single e l’amore
tra i misteri di Buenos Aires
di Paolo Mereghetti
Il regista
● Gustavo
Taretto (nella
foto) è nato il 5
dicembre 1965
a Buenos Aires,
Argentina
● Regista e
sceneggiatore,
Taretto ha
diretto
«Medianeras»,
il suo primo
film, e «Las
insoladas»
(2014)
questo continuo rimpallo tra la
città e i suoi abitanti che Taretto conduce il suo gioco sentimentale, seguendo ora l’uno
ora l’altra nei tentativi di sopravvivere alle proprie paure
esistenziali e cercare un conforto amoroso. Lui s’imbarca in
un’avventura con una dog sitter
fin troppo sensibile ai guaiti
dei suoi cani, lei prima fugge
dall’appuntamento con un
«collega di vetrine» per cadere
poi nella rete di un «nuotatore
compulsivo» incontrato in piscina. Anche se tutti e due finiscono immancabilmente per
ritrovarsi da soli a interrogarsi
sulla loro solitudine…
Ci vorrà una «ribellione urbanistica» (aprire una finestra
abusiva nelle «medianeras», le
pareti laterali cieche dei condomini) e una citazione cinematografica (la visione della
scena finale di Manhattan, do-
ve Muriel Hemingway spiega a
Woody Allen che «bisogna aver
fiducia nelle persone», costringendolo al suo primo sorriso)
perché qualcosa cambi davvero
nel destino dei protagonisti.
E se un finale di speranza è
praticamente obbligato, non
altrettanto è il modo con cui il
regista — esordiente nel lungometraggio dopo alcuni corti
● Le stelle
Martin e Mariana vivono in
edifici opposti sulla stessa
strada ma non si conoscono: ciò
che li separa li farà incontrare
da evitare interessante
da non perdere
capolavoro
— conduce per mano lo spettatore, preoccupato soprattutto
di trovare uno stile adatto a coniugare la voglia di commedia
e lo sguardo da urbanista antropologo. Soluzione che Taretto trova in uno stile classico
e piano, come di chi osserva la
realtà da un postazione nascosta (un metaforico buco nel
muro?) che si apre all’improvviso su scorci en plein air, dove
si mescolano le passioni architettoniche di Mariana, le ossessioni abitative di Martin e il gusto visivo del regista, che se da
una parte guarda a Woody Allen come maestro di ironia e di
«complicazioni sentimentali»
dall’altro sembra preoccupato
di nascondere il suo passato
pubblicitario con un rigore autoriale molto «europeo». Trovando alla fine una strada personale e interessante.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
❞
Lui crea siti
web, lei è un
architetto
Sono vicini
di casa,
ma non si
conoscono
La capitale
argentina,
così strana
e affollata, è
il vero terzo
protagonista
della storia
Si torna alla vocazione
popolare, tanto che non c’è
una giuria ma il verdetto è
nelle mani degli spettatori, si
apre e si chiude nel segno
della commedia, da Soap
Opera di Genovesi a Ficarra e
Picone. Molto Sudamerica,
tre gli italiani in gara: Biagio
di Scimeca, La foresta di
ghiaccio (nella foto) di
Claudio Noce con Emir
Kusturica e Ksenia
Rappoport, I milionari di
Alessandro Piva. Tra le
curiosità: Richard Gere
barbone in Time out of
Mind; Shier Gongmin di Xu
Ang, remake cinese di La
parola ai giurati; gli incontri
di Mario Sesti con Kevin
Costner nel film Black and
White, e con Clive Owen
chirurgo tossicodipendente
a New York nella serie The
Knick di Soderbergh attesa
su Sky. Probabile madrina
Nicoletta Romanoff.
V. Ca.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
Il ritorno
Ritmi soul e funky:
l’energia di Prince
in due nuovi album
SPETTACOLI
Le stranezze di Prince. Il cantautore americano pubblica oggi due album
contemporaneamente. «Art Official Age» (nella foto la copertina) è il titolo
del nuovo disco solista dell’artista, arriva a 5 anni dall’ultimo lavoro,
mentre «Plectrumelectrum» esce a firma 3rdEyeGirl, una nuova band che
vede Prince affiancato dalle tre ragazze che suonano con lui dal vivo,
Donna Grantis alla chitarra, Hannah Ford Welton alla batteria e Ida Nielsen
al basso. L’album solista è una miscela di soul, R&B e funk con una
scrittura spesso sperimentale; quello con la band è una miscela più
diretta di funk-rock con brani che erano stati eseguiti dal vivo nell’ultima
serie di concerti.
Da oggi su Rai Storia
Le biografie degli «Italiani» da Spadolini a Iotti
La vita, le idee, la visione politica, la capacità di immaginare un mondo
diverso sono il filo conduttore della prima serie di sette puntate di «Italiani»,
dedicata ai grandi personaggi che hanno dato lustro alla vita politica, sociale
e culturale del Paese, da Giovanni Spadolini a Nilde Iotti, da Guglielmo
Marconi a Paolo VI. Tutti i martedì, a partire da oggi, alle 21.30 su Rai Storia
(canale 54 del digitale terrestre), Paolo Mieli conduce i telespettatori lungo
un percorso di conoscenza nella vita di questi Italiani attraverso interviste a
familiari e studiosi, immagini e sequenze di repertorio delle Teche Rai.
Nessuno vuole sostituire Muti
Paura degli scioperi all’Opera di Roma: potrebbe saltare l’«Aida» inaugurale
Escluse le ipotesi Renzetti, Noseda, Pappano. A rischio anche «Le nozze di Figaro»
Il podio è vuoto. Dopo
l’addio di Riccardo Muti, non si
trova il direttore per l’Aida del
27 novembre: rischia di essere
cancellata l’inaugurazione dell’Opera di Roma. I contratti
con i cantanti sono firmati,
tutti di fama internazionale, da
Krassimira Stoyanova, splendida protagonista nel Cavaliere
della rosa a Salisburgo, a Aleksandrs Antonenko, fedelissimo di Muti.
Ma nessun direttore vuole
prendere la patata bollente di
sostituire Muti (era previsto
anche per Le nozze di Figaro).
E nessuno vuole cominciare le
prove sapendo già che lo spettacolo potrebbe andare incontro all’ennesimo sciopero della
minoranza dei dipendenti di
Cgil e Fials. Hanno in pugno
l’orchestra, sono contrari al
piano di risanamento, passaggio obbligato per avere dal ministero 20 milioni (dopo i 5 già
ricevuti), indispensabili dopo
la scoperta del «buco» di 28
milioni 800 mila euro. Per il titolo inaugurale c’era l’ipotesi
del navigato Donato Renzetti,
ingaggiato per la ripresa di Ai-
ROMA
Il caso
● In una lettera
datata
15 settembre
Riccardo
Muti (foto) ha
comunicato al
sovrintendente
Fuortes di non
voler condurre
«Aida» e
«Figaro»
per la prossima
stagione
● «Decisione
irrevocabile»
per Muti,
causata dai
conflitti
sindacali
43
ma di serenità indispensabile
al teatro e provocato gravi danni di immagine e economici».
Riconoscono che «si rischia
una figuraccia planetaria». La
priorità è riscrivere le regole
con i sindacati, evitare lo sciopero come ricatto. Tutto rinviato al cda di giovedì, ogni decisione è possibile, il sindaco
pensa alla chiusura come
un’opportunità, un’idea che
sta allargandosi. Il sindaco aveva spiazzato i suoi interlocutori
auspicando una donna sul podio. Tra i tre nomi indicati,
non mette la collaboratrice di
Muti passata a dirigere (la romana Speranza Scappucci),
ma quello dell’americana Marin Alsop che però fa solo repertorio sinfonico. Argomento
scivoloso che si presta ad accu-
Il vertice
Incontro tra Marino,
Franceschini, Fuortes
e Zingaretti. «Serenità
compromessa»
da a primavera. Ma è impegnato altrove. E il direttore Gianandrea Noseda nega «categoricamente» che possa mettere
piede a Roma. Qualcuno ha
messo in mezzo Antonio Pappano, forse perché il 27 febbraio dirigerà l’Aida con Kaufmann, la Harteros e la «sua»
Orchestra di Santa Cecilia. Ma
si esclude un suo impegno all’Opera, per tre ragioni: il buon
gusto, la tournée in Cina e
Giappone con l’Accademia, il
Tristano e Isotta a Londra alternato alle prove di Andrea
Chénier.
L’apertura a rischio trapela
dal vertice tra il ministro Dario
Franceschini, il sindaco Ignazio Marino, il presidente della
Regione Nicola Zingaretti e il
sovrintendente Carlo Fuortes.
Si limitano a una dichiarazione
congiunta: «Quanto è accaduto è la conseguenza di episodi
che hanno compromesso il cli-
Manon
Una scena della
«Manon
Lescaut»
diretta da Muti
lo scorso
febbraio
se di maschilismo; Fuortes ha
replicato con sofferta diplomazia. Si può buttare giù l’ultimo
baluardo del dominio maschile, purché ci sia un talento all’altezza di una prima di stagione.
Valerio Cappelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
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Eventi
La guida
Quei dipinti antichi
da vedere attraverso
la «realtà aumentata»
Fino all’8 febbraio 2015, a Palazzo Barberini, la sede
principale della Galleria nazionale d’arte antica, la
mostra Da Guercino a Caravaggio, Sir Denis Mahon e
l’arte italiana del XVII secolo, promossa dalla Società
Beni Culturali. Il progetto, a cura di Mina Gregori, è
realizzato con la collaborazione del Trustee della
Fondazione Mahon e grazie alla Soprintendenza per il
Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per
il Polo Museale della città di Roma. Gregori è affiancata
da Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese, e da
Sergei Androsov, direttore del Dipartimento dell’arte
europea occidentale dell’Hermitage Museum. Il
percorso presenta circa 50 capolavori: alcuni sono
della collezione di sir Mahon, altri sono dell’Hermitage
Museum e da varie raccolte pubbliche. Per la prima
volta in uno spazio museale italiano, inoltre, la mostra
si può vedere con i Google Glass, speciali occhiali che
permettono di accedere a una serie di informazioni
aggiuntive sull’opera e sull’artista. Catalogo: L’Erma di
Bretschneider. Info: www.daguercinoacaravaggio.it
La mostra A Roma cinquanta opere da Guercino a
Caravaggio omaggiano la memoria del grande storico
dell’arte inglese che dedicò la sua vita all’arte del XVII
secolo. Lasciando ai musei un tesoro inestimabile
di Edoardo Sassi
C
ome si addice a una
superstar, la tela andrà via prima della fine della mostra prevista per l’8 febbraio
prossimo: c’è dunque tempo, ma solo fino al 7 dicembre, per ammirare uno dei
grandi capolavori di Caravaggio,
il celeberrimo Suonatore di liuto che il Museo dell’Hermitage
di San Pietroburgo ha prestato
per questa esposizione appena
inaugurata nei saloni al piano
terra di Palazzo Barberini, una
delle tre sedi romane, la principale, della Galleria nazionale
d’arte antica.
Titolo della rassegna, Da
Guercino a Caravaggio. Ma è
forse il sottotitolo a dire qualcosa di più di questa raffinata antologica che mette insieme una
cinquantina di opere assai pregevoli: Sir Denis Mahon e l’Arte
Italiana del XVII secolo. Si tratta
infatti di un’operazione che intende omaggiare la memoria
del grande storico dell’arte inglese, straordinaria figura di
studioso e collezionista scomparso ultracentenario (era nato
a Londra nel 1910) il 24 aprile
2011. «Questa è la sua mostra»,
hanno più volte ripetuto i curatori (Anna Coliva, Mina Gregori,
Sergey Androsov) e gli organizzatori, la Società Beni Culturali
di Roberto Celli, in sede di presentazione. Sua nel senso che lo
stesso Sir Denis l’aveva desiderata, voluta e iniziata a progettare
per festeggiare il suo centesimo
compleanno. Una mostra con
un’impaginazione diversa ma in
parte già ospitata all’Hermitage,
e che ora giunge a Roma (in ambienti dove Mahon era di casa)
forte anche di una decina di prestiti eccezionali messi a disposizione proprio dal museo russo.
Tra le altre opere in arrivo da
San Pietroburgo, La giovinezza
LE SCOPERTE
DEL «SIR»
COSÌ DENIS MAHON RIVALUTÒ
IL SEICENTO ITALIANO.
E SVELÒ UN AUTENTICO MERISI
della vergine di Guido Reni,
Tempo, Venere, Marte e Cupido
di Guido Reni, due oli di Nicolas
Poussin — Battaglia tra gli Israeliti e gli Amaleciti e Venere,
Fauno e Putti — e l’Assunzione
di Maria Maddalena in cielo di
Domenichino. E basta aggiungere a questi i nomi dei Carracci
— Annibale, Ludovico, Antonio,
anche loro presenti nell’allestimento — per capire quanto
questa dedica a Denis Mahon
vada oltre le ragioni di un omaggio. In mostra ci sono infatti i
suoi autori, quelli studiati e
I prestiti
Nell’esposizione, anche
opere provenienti
dall’Hermitage e da
altre raccolte pubbliche
amati durante oltre settant’anni
di ricerche, nuove attribuzioni e
straordinarie scoperte che contribuirono in buona parte alla
«riscossa» della (fino ad allora)
sottostimata pittura barocca,
italiana soprattutto, ma anche
europea.
Tra i quadri tanto amati dal
grande storico dell’arte («una
semplicità di questo tipo — ebbe a scrivere di questa opera —
non si può facilmente ritrovare
più avanti nel periodo giovanile
dell’artista») c’è ad esempio la
deliziosa Madonna con Bambino detta Madonna del passero,
raffinato olio del Guercino prestato dalla Pinacoteca nazionale
di Bologna. Il quadro, che rappresenta Maria mentre fa giocare Gesù con un passerotto tenuto al guinzaglio da un sottile filo
di seta, è uno dei pezzi del lasci-
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il collezionista che comprava
Reni e Carracci per pochi euro
Dandy
Sir Denis Mahon
(Londra, 19102011) ritratto da
Lucy Anne
Dickens alla
National Gallery
di Londra.
Alle sue spalle, la
Sibilla Cumana
del Guercino
Lo studioso raccolse 76 capolavori (disprezzati dai critici)
di Lauretta Colonnelli
S
ir Denis Mahon ebbe tre grandi passioni: la
pittura barocca, la buona tavola, l’opera lirica. E tre grandi regali dal Destino: nascere
ricco, la capacità di riconoscere un artista al
primo sguardo, il buonumore. Conservò passioni e
regali fino agli ultimi giorni della vita, durata cento
anni e cinque mesi. Quando morì, il 24 aprile 2011,
lasciò ai musei di mezza Europa una collezione di
76 capolavori, da Guercino a Caravaggio, da Guido
Reni a Domenichino. E una mole di studi che già
nella prima metà del Novecento avevano cominciato a rivoluzionare la critica d’arte anglosassone,
convinta da John Ruskin a disprezzare tutto quello
che era venuto dopo il Rinascimento e a considerare il Barocco «spazzatura» e i Carracci «scorie di Tiziano». Fu tuttavia grazie a questo disprezzo che
Mahon poté raccogliere in poco tempo una collezione così importante. E per una manciata di spiccioli.
Il primo Guercino, La benedizione di Giacobbe,
lo comprò a Parigi nel 1932 per 120 sterline. Il se-
Sguardi
A destra l’olio
di Guercino «La
Sibilla Persica»,
1647, che si
trova ai Musei
Capitolini di
Roma. Sotto,
«Giuditta e
Oloferne» di
Caravaggio
da vedere
con i Google
Glass (Foto:
Benvegnù/
Guaitoli)
condo Guercino, Elia nutrito dai corvi, proveniente
da casa Barberini, lo scovò in un solaio e lo prese
nel 1934 per 200 sterline. Nel 1945 si aggiudicò da
Sotheby’s, per 80 sterline (130 euro di oggi), il Ratto
d’Europa, che Guido Reni aveva dipinto per Wladislaw IV re di Polonia. Dovette battere la concorrenza di un corniciaio, Wiggins, che era interessato solo alla cornice Regence e non sapeva che farsene
del dipinto, tutto nero perché mai ripulito. Mahon
l’aveva riconosciuto senza alcun dubbio. Aveva allenato l’occhio, fin da bambino, a fianco del padre
che gestiva la banca d’affari di famiglia, ma trovava
il tempo per visitare musei e chiese e giocare con il
piccolo Denis al gioco dell’attribuzione. Bisognava
identificare un pittore da lontano e Denis ci riusciva quasi sempre. In seguito furono determinanti,
Enfant prodige
Da piccolo si allenava a riconoscere
da lontano gli autori dei dipinti. Morto
a 100 anni nel 2011, parlava italiano,
amava la tavola e l’opera lirica
to dello stesso Mahon, il quale
com’è noto cedette, in parte in
vita e poi per testamento, la sua
importante collezione personale a istituzioni diverse, tra le
quali proprio il museo bolognese cui andarono alcune pregevoli opere della Scuola Emiliana
del Seicento divenute così di
proprietà dello Stato italiano.
Dunque Mahon studioso,
Mahon collezionista, Mahon
mecenate e perché no, anche
Mahon personaggio, l’elegante
dandy in perenne doppiopetto e
panciotto, con l’aria vispissima
anche dopo i 90 anni (e lo si
evince anche nei video allestiti
nelle sale): la mostra non tralascia alcun aspetto dell’uomo e
del percorso dei suoi studi. Non
poteva dunque mancare il
Mahon grande caravaggista.
Organizzatori e curatori hanno provato a ottenere in prestito
dai Musei Capitolini il San Giovannino del Merisi, ottenendo
però un diniego dal Comune di
Roma; fu proprio Denis a scoprire per primo negli anni Cinquanta che questo quadro era in
realtà l’originale, e non la copia,
di mano del Ribera, conservata
sempre a Roma nella Galleria
Doria Pamphili ma fino ad allora considerata autografa.
Una mancata concessione comunque compensata dalle non
poche tele di Caravaggio. Di Merisi, oltre al magnifico Suonatore di San Pietroburgo sono infatti presenti tre prestiti «Roma
su Roma» (Giuditta e Oloferne
dello stesso Palazzo Barberini,
Bacchino malato e San Girolamo della Galleria Borghese) più
altri due quadri: Il Cavadenti
della Galleria Palatina di Firenze
e l’assai discusso, quanto ad autografia, San Francesco in meditazione (Museo civico di Cremona), che Mahon nel 1951 volle riconoscere come opera di mano
del lombardo, un’attribuzione
cui seguiranno (e seguono ancora) pareri concordi e discordi.
nella sua formazione, gli studi con Kenneth Clark,
direttore all’Ashmolean Museum di Oxford, e con
Nikolas Pevsner che suggerì a Mahon di avviare uno
studio su Guercino. Fu così che nel 1934 Mahon intraprese il suo primo viaggio a Cento e restò folgorato dall’arte del pittore cresciuto tre secoli prima
all’ombra del ducato di Ferrara. Da allora in poi i
viaggi alla ricerca degli artisti italiani si susseguirono senza sosta. Comprava quadri che poi sarebbero
stati rivalutati dai suoi stessi studi. Nel 1964 aveva
già le 76 opere della collezione. Non aveva speso, in
totale, più di cinquantamila sterline. A quel punto i
prezzi presero a salire vertiginosamente. Lui decise
di rinunciare agli acquisti. Ma non alla ricerca di capolavori misconosciuti. È famosa la sua incursione
nell’ufficio del sindaco di Roma, verso la fine degli
anni Cinquanta, dove scovò sopra la porta l’originale del San Giovanni Battista di Caravaggio. O le sue
arrampicate, ormai ultranovantenne, sui ponteggi
alti trenta metri durante i restauri di Sant’Andrea
della Valle. Un assistente lo seguiva con una seggiolina e a ogni ripiano lo faceva riposare. Sempre elegante, con gli stessi gessati di Savile Row che indossava da giovane, le camicie col colletto alto e i gemelli d’oro. I direttori dei musei lo vedevano apparire ogni volta che allestivano una mostra sul
Barocco. Arrivava annunciato dal suono metallico
delle scarpe con i tacchi rinforzati da una mezzaluna di ferro. Camminava lungo i saloni a passi lenti
ma decisi, appoggiandosi appena al bastone da
passeggio e dispensando consigli ai curatori in un
italiano scorrevole in cui si riconosceva tuttavia
l’accento di Eton. Alle tredici in punto salutava tutti
e andava a mangiare. Se fosse ancora vivo anche
stavolta avrebbe chiesto, come faceva ogni autunno
in un ristorante romano vicino al Pantheon, funghi
porcini alla griglia con olio toscano.
lcolonnelli@corriere.it
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Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
EVENTI
Pinacoteca
Scarica
l’«app»
Eventi
Tra i dipinti esposti,
da sinistra, «La battaglia
di Giosué» contro gli
«Amaleciti» di Nicolas
Poussin (1625); «La
Samaritana al pozzo» di
Annibale Carracci (1594)
e, a destra, «Il cavadenti»
di Caravaggio (1610)
Eventi
45
Informazione, approfondimenti,
gallery fotografiche e la mappa
degli appuntamenti più
importanti in Italia. È
disponibile sull’App Store
di Apple la nuova applicazione
culturale del «Corriere della
Sera Eventi».
È gratis per 7 giorni.
● Il commento
Quel Giotto è di Giotto?
Attribuzioni e tormenti
di Carlo Bertelli
P
raticamente nessuno dei grandi
capolavori della cui paternità ci sentiamo
sicuri è sfuggito al vaglio
dell’attribuzione. Gli affreschi con le storie di
san Francesco ad Assisi non sono firmate e la
loro paternità, almeno l’intera loro paternità, è
ancora materia di discussione. Il Maestro
d’Isacco, sempre ad Assisi, è Giotto o non è
Giotto? Il Polittico di Gand, uno dei massimi
capolavori della pittura fiamminga, è firmato
da Herbert e Jan van Eyck, ma che cosa vi abbia
dipinto Herbert e che cosa Jan è ancora
dibattuto. «Lei conosce Herbert?», chiedeva
con ironia ai colleghi uno storico dell’arte
fiamminga nel secolo scorso. Talvolta
un’attribuzione è come un lampo nella notte.
Il ritratto di Innocenzo X di Velázquez fu
scoperto e attribuito dallo storico tedesco Carl
Justi. Nel 1900, sempre Justi pubblicò
un’importante monografia su Michelangelo,
che aprì una nuova stagione michelangiolesca.
Seguì nel 1911 quella di Karl Frey, cui si
aggiunse subito dopo quella di Henry Thode.
Frey aveva attribuito a Michelangelo 250
disegni, Thode 500. Frederick Hartt, nella
monografia del 1970, ne riconobbe 460, mentre
Charles de Tolnay, il direttore della Casa di
Michelangelo a Firenze, nel 1960 ne attribuì
250, numero che, nel 1975, in un nuovo studio,
salì a oltre 630. Per Alexander Perrig, in un
libro pubblicato nel 1991 (Michelangelo’s
Drawings, The Science of Attribution), i
disegni autentici di Michelangelo si riducono a
una cinquantina. La statistica ci dà un’idea del
tormento che è l’attribuzione, delle sue
oscillazioni e delle sue incertezze. Dopo
una improvvisa attribuzione, passano anni
prima che la comunità degli addetti raggiunga
il consenso, che è il solo tribunale della
verità, in mancanza di altre prove. Un grande
conoscitore, Robert Oertel, ha scritto: «Se un
documento non conferma quello che vedono
i miei occhi, il documento è sbagliato». Può
non essere sbagliato il documento, mentre può
essere scorretto il modo in cui lo storico lo
collega ad una data opera d’arte. Persino opere
firmate possono non essere della mano che le
ha firmate. Per esempio, non tutti sono sicuri
che il trittico firmato da Giotto nella Pinacoteca
di Bologna sia opera sua, anche se di certo è
autentico e se ne conosce la storia.
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Lo stile
Barocco, da peste del gusto a esperanto del consenso
L’arte emozionale di un secolo servì alla Chiesa cattolica per arrivare nel nuovo mondo
di Francesca Bonazzoli
B
ollato fin dal 1740 come
«peste del gusto» — da
quando, cioè, venne usato per la prima volta in
Italia da Francesco Milizia —
l’aggettivo barocco porta ancora
oggi con sé un’ambiguità semantica: più che per indicare uno stile, lo si usa come sinonimo di ridondante, decorativo, eccessivo,
adatto a tutti i secoli, dal «barocco pergameneo» dell’arte ellenistica al neo-barocco della fine
del Novecento. Tale confusione,
a ben vedere, ha la sua legittimità: la definizione di barocco è
stata infatti applicata a posteriori
a una tendenza del gusto che
non nasceva come una precisa
rivoluzione formale. I grandi interpreti del Barocco, come Bernini o Pietro da Cortona, non hanno mai pensato di rinnegare i canoni rinascimentali: la loro non
è stata una ribellione contro quel
mondo del quale, anzi, si sentivano eredi e continuatori. Nessuno di loro si metteva in antitesi
con Raffaello o Michelangelo.
Prendiamo per esempio «La Madonna dei pellegrini» di Caravaggio: non c’è niente di anticlassico in quella meravigliosa
figura femminile. Nulla che non
possa stare alla pari con una Galatea di Raffaello. La riconoscibilità di una nota cortigiana nella
figura di Maria non ha nulla che
contraddica i canoni delle proporzioni rinascimentali e nell’Adorazione dei Magi degli Uffizi Leonardo aveva dipinto ceffi
molto meno raccomandabili dei
pellegrini caravaggeschi con i
piedi sporchi inginocchiati davanti a Maria. La novità di Caravaggio stava nella luce teatrale,
in quel modo di dipingere Maria
che usciva dall’ombra come
un’apparizione che inganna i
sensi.
Possiamo dunque definire Caravaggio barocco come Pietro da
Cortona che dall’estrema acutezza realistica e sensoriale delle
immagini è arrivato a creare uno
spazio immaginifico, che non
conosce confini fra vero e illusione? Dalla fine del Cinquecento e
per tutta la prima metà del Seicento, il Barocco tiene insieme
esperienze molto diverse tra loro: da Caravaggio a Rubens, da
Domenichino a Poussin con protagonisti, come Guido Reni o il
Guercino, Velázquez o Vermeer,
che attraversano tutte le scuole,
dal caravaggismo al classicismo.
C’era chi calcava di più il pedale
Mitologia «Atalanta e Ippomene» (1620-1625) di Guido Reni
del sentimento e chi quello della
razionalità: «È un pittore che lavora di là», diceva Bernini di
Poussin portandosi la mano alla
fronte. Si può forse allora dire
che ciò che legittima la definizione di Barocco per un secolo
come il Seicento che è stato fra i
più ricchi di scuole, sia una nuova concezione del mondo costruita dalla Chiesa cattolica. Dopo la riforma di Lutero, da corte
rinascimentale quale era stata al
tempo di Raffaello e Michelangelo, la Chiesa si era dovuta trasformare in una nuova colossale
macchina del consenso, una
chiesa popolare che riuscisse a
far arrivare la sua voce fino nel
nuovo mondo, in competizione
con i nuovi evangelizzatori. La
propaganda di questo inedito
cattolicesimo popolare fu affidata ai gesuiti, ai filippini e al barocco, una corrente del gusto
che, da Roma dove nacque, si
estese all’intera Europa e all’America centrale e meridionale
declinandosi nei diversi dialetti
regionali come una meravigliosa
arte della persuasione. L’esperanto di questa lingua era il rapporto emozionale che le immagini dovevano instaurare con lo
spettatore, l’effetto scenografico,
l’eloquenza teatrale dei gesti o
delle espressioni, la fusione di
tutte le arti per concorrere a tali
risultati, dalla pittura all’architettura. Fu dunque solo la successiva reazione neoclassica a fare del
Barocco una categoria formale
nella storia degli stili. Sotto le parole d’ordine dei nuovi maîtres
dell’arte francesi — «ordre, calme, clarté» — tutto il Seicento
venne quindi liquidato come artificioso, decorativo, frivolo, bizzarro. Fu così che l’Ottocento
cancellò i Caravaggio o i Guercino della prima fase e la Francia si
contentò di razziare i Domenichino o i Reni. Proprio quelli che
a noi, oggi, paiono i più teatralmente barocchi.
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46
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
47
●
Risponde Sergio Romano
● Il Piccolo fratello
CHE COSA È LA CEI
NELLA POLITICA ITALIANA
di Paolo Di Stefano
Errare è umano
(ma non sui giornali)
LETTERE
AL CORRIERE
25 LUGLIO 1943
Paese allo sbando
Caro Romano, come posso
avere un quadro più completo
dell’Italia dopo il 25 luglio
1943?
Matilde Corvi, Udine
Se vuole saperne di più può
leggere un eccellente studio di
Elena Aga Rossi, pubblicato
dalle edizioni del Mulino nel
1993. S’intitola, purtroppo,
«Una nazione allo sbando».
@
lettere@corriere.it
www.corriere.it
sromano@rcs.it
CRISI ECONOMICA
Colpe dei sindacati
Se i sindacati avessero messo lo
stesso impegno dimostrato su
lotte spesso di solo principio,
per chiedere una vera lotta
all’evasione fiscale, oggi l’Italia
sarebbe in condizioni migliori
e gli occupati sarebbero
milioni in più.
Cenzo Vargiu, Cagliari
TFR IN BUSTA PAGA
Scelta volontaria
Nel bailamme delle soluzioni
per rilanciare l’economia,
spunta l’ipotesi di inserire
parte del Tfr in busta paga. Se
l’idea avrà seguito, spero sia
su base volontaria: deve cioè
essere il lavoratore a decidere
dove i suoi soldi devono finire.
Arturo Carlo Jemolo, cattolico liberale, che
spesso vedevo pregare in ginocchio nella chiesa
romana di Cristo Re, auspicava una “libera
Chiesa in un libero Stato”. Che cosa direbbe oggi
delle critiche mosse da esponenti della Conferenza Episcopale Italiana alla politica del presidente del Consiglio. E lei che ne pensa?
Ettore Visca
marimmaettore@yahoo.it
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
P
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
Massimo
D’Alema:
Matteo Renzi
sbaglia,
sull’articolo 18
la mediazione è
possibile.
Condividete?
SUL WEB
Risposte alle
19 di ieri
RIFORME / 2
Non c’è solo l’articolo 18
Sì
In questi giorni si continua a
parlare dell’articolo 18; ma che
fine hanno fatto le proposte
per eliminare il Senato, la
riduzione del numero dei
deputati e la riforma della
legge elettorale? In Italia si
espongono delle idee, ma poi
tutto si «impantana» fidando
che gli italiani abbiano la
memoria corta!
Cristina Corallo, Milano
41%
Giorgio Mazzola
giorgio.mazzola@live.it
59%
RIFORME / 1
Situazione caotica
No
Chi ha capito che fine faranno
le Province dove si voterà in
questi giorni? E qualcosa del
nuovo Senato? Le proposte
sono così caotiche da risultare
incomprensibili. Non era più
semplice abolire le Province e il
Senato? E che dire poi delle
Città metropolitane che, a
detta del sindaco di Milano,
sono a rischio, perché nascono
senza fondi e senza
competenze?
Mariangela Cecchini, Roma
Caro Visca,
enso che la Chiesa non abbia mai smesso
di intervenire nella politica italiana, ora
per proclamare i suoi principi «non negoziabili», ora per difendere e tutelare gli
strumenti del suo radicamento nel territorio nazionale. Sono cambiati, se mai, i metodi e lo stile.
Durante il fascismo e dopo il Concordato, il Papa
riservava a se stesso gli interventi maggiori, ma
lasciava il trantran quotidiano a un folto numero
di messaggeri e mediatori, laici o sacerdoti, che
erano in grado di rappresentare gli interessi della
Chiesa nelle anticamere delle istituzioni nazionali. Dopo la guerra e sino all’inizio degli anni Novanta, la Chiesa poté contare sulla Democrazia
cristiana, ma dovette constatare in alcune circostanze (divorzio, aborto) che la Dc, se voleva conservare il potere, non poteva piegarsi interamente
ai diktat della Santa Sede.
La situazione è cambiata dopo la scomparsa
del partito cattolico. La Chiesa ha perso il suo attendente e scudiero nel cuore delle istituzioni,
La domanda
di oggi
Il bon ton
scolastico
secondo il
premier turco
Erdogan: niente
piercing,
tatuaggi, trucco
e capelli
colorati,
berretti. Siete
d’accordo?
VULCANELLI
Quei bimbi uccisi
Quando accade una tragedia
nessuno vuole mai assumersi
le responsabilità. Nel caso dei
bambini uccisi dai vulcanelli,
le autorità siciliane si sono
dichiarate estranee e non
ma può contare da allora su un numero considerevole di parlamentari cattolici presenti in quasi
tutte le formazioni politiche. Non è tutto. La elezione di papi stranieri ha reso il vertice della Chiesa molto meno italiano di quanto fosse stato in
passato. Il pontefice è sempre vescovo di Roma,
ma gli affari della penisola sono gestiti ormai prevalentemente dalla Conferenza episcopale italiana.
Abbiamo assistito così, con il passare del tempo, alla nascita di una terza Camera italiana, accanto a Montecitorio e a Palazzo Madama. È composta da più di 300 vescovi (circa 120 nella Conferenza episcopale francese, circa 100 in quella spagnola), è finanziata dallo Stato grazie all’8 per
mille, è spalleggiata da una larga rete di quotidiani, settimanali, stazioni radiofoniche e siti Internet. È andata progressivamente allargando l’area
dei suoi pronunciamenti e si è attribuita il diritto
d’intervenire con giudizi e prediche in tutte le vicende politiche e sociali dell’Italia. Rappresenta
un pericolo per la sovranità dello Stato? Tutto dipende dalla reazione degli italiani e delle loro
pubbliche istituzioni. Uno Stato liberale non può
impedire ai suoi vescovi di esprimersi su tutto.
Ma non è tenuto a trattarli come altrettanti oracoli. Come quelli delle altre grandi lobby nazionali,
dalla Confindustria alla Cgil, gli interventi della
Cei sono utili al dibattito nazionale, ma le responsabilità, in ultima analisi, sono degli uomini e
delle donne che sono stati eletti dai loro cittadini.
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competenti a vigilare e la
Regione ha fatto sapere che
l’area è gestita da una
associazione a cui, per
contropartita, viene erogato un
contributo. Può un contributo
sollevare un’Amministrazione
dai compiti istituzionali?
Raffaele Spada, Brindisi
PAGAMENTO TASI
Calcoli faticosi
Ho passato il pomeriggio di
domenica leggendo su internet
le delibere e calcolando la
rendita per la Tasi. Ho così
avuto l’occasione di conoscere i
linguaggi catastali: mappali,
particelle e sub hanno assunto
la dignità operativa dando
finalmente un senso a delle
gelide sigle. Mi sembra
comunque ingiusto che si
debba fare così tanta fatica per
adempiere al proprio dovere.
Spero che almeno un pizzico di
vergogna aleggi nell’animo di
chi ha voluto tutto ciò.
Aldo Bovi
aldo.bovi@gmail.com
RYDER CUP DI GOLF
Vittoria dell’Europa
Il successo dell’Europa nella
Ryder Cup di golf dimostra
ampiamente, qualora c’è ne
fosse stato bisogno, come
presentarsi nelle competizioni
sportive, Olimpiadi in primis,
sotto un’unica bandiera, quella
europea, sarebbe un ottimo
inizio per creare un’identità
europea. Poi, è chiaro,
bisognerà creare un Esercito,
una Giustizia e un Fisco
europei. Importante è
cominciare!
Pierluigi Ziliotto, Verona
D
irebbe Totò mostrando il petto: «Mi
vuoi ammazza’? Tie’, ammazzami».
Un mio articolo, uscito venerdì
scorso, conteneva un errore
ortografico imperdonabile:
«un’altro» con l’apostrofo. Non so come sia
potuto capitare, ma è successo. Per di più,
quasi per nemesi o perché un diavoletto ci ha
messo la coda, quell’erroraccio si trovava in un
articolo che parlava della lingua italiana, degli
svarioni grammaticali veri o presunti, degli
strafalcioni di grandi scrittori come Dante,
Boccaccio, Leopardi. Per cui qualche lettore
benevolo o malevolo ha pensato che in un
accesso di megalomania avessi messo
volutamente l’apostrofo, ma posso assicurare
che non c’era nulla di intenzionale: è sfuggito e
basta. Sono arrivate molte mail a me, al
caporedattore Cultura, al direttore, a Sergio
Romano, in cui si deprecava giustamente
l’inciampo. Ho ricevuto anche un sms da un
collega in pensione che non sento mai, ma che
per l’occasione ha voluto farsi vivo: «capisco la
tolleranza per chi scrive vadi, ma che tu scriva
un altro con l’apostrofo mi pare troppo». Così,
ho deciso di dedicare al fattaccio il «Piccolo
fratello» di questa settimana, non per
fustigarmi ma per scusarmi e anche per
aggiungere qualche considerazione
confortante che si può ricavare dall’apostrofo
incongruo.
1. A oltre cent’anni dalla sua nascita, la gloriosa
terza pagina (è quella dov’è apparso lo
sciagurato apostrofo) per nostra fortuna non
ha perso il suo smalto: ha lettori numerosi e
attentissimi fino alla spietatezza, i quali non si
lasciano sfuggire nulla e non ammettono
sviste; 2. Il sottotitolo dei messaggi era: nel web
si faccia quel che si vuole, ma sul giornale la
lingua italiana è sacra: scherza coi fanti ma
lascia stare i santi; 3. I giornali sono
mediamente scritti bene, come sostiene il
linguista Luca Serianni in Leggere scrivere
argomentare: se non fosse così, vista la
sensibilità dimostrata dai lettori per un
apostrofo, ci troveremmo sommersi di mail di
rimprovero, il che per fortuna non accade.
Dunque, 4., ha ragione un altro linguista,
Giuseppe Antonelli, nel saggio intitolato
ironicamente Comunque anche Leopardi
diceva parolacce, quando dice: «Nonostante
tutte le cose che si leggono e si sentono,
nonostante i fantasmi dell’itangliano e
dell’essemmessiano, nonostante il paventato
avvento del facilese o all’opposto del difficilese,
la nostra lingua gode oggi di ottima salute.
Anzi, per certi versi non è mai stata così in
forma». Detto ciò, caro lettore: «Mi vuoi
ammazza’? Tie’, ammazzami».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
INTERVENTI E REPLICHE
Concessionarie autostradali e investimenti
L’articolo di Sergio Rizzo «La lobby delle società
autostradali trova lo svincolo per saltare le gare»
(Corriere, 28 settembre) merita qualche
puntualizzazione. L’Aiscat (Associazione italiana
Società concessionarie e Trafori) e il suo
presidente non hanno bisogno di lasciare
«impronte digitali», ma agiscono e si esprimono,
quando chiamati, nelle sedi proprie, attraverso
atti e documenti ufficiali discussi e deliberati
dagli Organi dell’Associazione. Per tale ragione
sarebbe bastato consultare la Relazione che
abbiamo depositato la scorsa settimana in
occasione dell’Audizione sul Provvedimento del
Governo cosiddetto «Sblocca Italia» presso la
Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della
© 2014 RCS MEDIAGROUP S.P.A. DIVISIONE QUOTIDIANI
FONDATO NEL 1876
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DIRETTORE RESPONSABILE
PRESIDENTE Angelo Provasoli
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VICE PRESIDENTE Roland Berger
CONDIRETTORE
AMMINISTRATORE DELEGATO Pietro Scott Jovane
Luciano Fontana
VICEDIRETTORI
Antonio Macaluso
Daniele Manca
Giangiacomo Schiavi
Barbara Stefanelli
CONSIGLIERI
Fulvio Conti, Teresa Cremisi, Luca Garavoglia,
Attilio Guarneri, Piergaetano Marchetti,
Laura Mengoni
DIRETTORE GENERALE DIVISIONE MEDIA
Alessandro Bompieri
Nidasio
Camera, per non incorrere in evidenti
imprecisioni e per conoscere il reale stato delle
cose. Aiscat ha preso atto dell’iniziativa del
Governo di notificare alla Commissione europea
tre progetti di servizi di interesse economico
generale aventi la finalità di consentire la
realizzazione di investimenti sulle tratte
autostradali, nell’ambito delle reti Europee Ten-T,
che rendano competitivo il Paese, incentivando
la crescita e aumentando l’occupazione, senza
aggravi per la finanza pubblica. Questa iniziativa
è vista in modo positivo perché manifesta un
apprezzamento per il comparto autostradale,
primo investitore privato del Paese, e per il ruolo
che esso svolge. Le società concessionarie, quali
imprenditori privati operanti sul mercato, si
Sede legale: Via Angelo Rizzoli, 8 - Milano
Registrazione Tribunale di Milano n. 5825 del 3 febbraio 1962
Responsabile del trattamento dei dati (D. Lgs. 196/2003): Ferruccio de Bortoli
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riservano tuttavia di valutare le modalità
concrete con cui sarà loro consentito di realizzare
gli investimenti previsti nei progetti presentati.
Infatti, l’introduzione di incrementi tariffari
sostenibili, nettamente inferiori rispetto agli
aumenti tariffari attualmente previsti, deve
comunque consentire una corretta
remunerazione sugli investimenti effettuati.
Ufficio Stampa Aiscat
Roma
Per quanti sforzi faccia, non riesco davvero a
capire dopo tutti i soldi che le società (pubbliche e
private) hanno intascato con aumenti vertiginosi
delle tariffe cosa c’entrano gli investimenti con la
proroga delle concessioni. (s. riz.)
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Corsera + IoDonna + Cor. Como € 1,20 + € 0,50 + € 0,20. In Campania, Puglia, Matera e
prov., non acquistabili separati: lun. Corsera + CorrierEconomia del CorMez. € 0,93 + €
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La tiratura di lunedì 29 settembre è stata di 398.506 copie
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della matematica” € 14,80; con “Alda Merini” € 8,80; con “Skylander” € 11,80; con “Diabolik. Nero su nero” € 8,89; con “Grande Guerra. 100 anni dopo” € 12,89; con “Geronimo Stilton. Viaggio nel tempo” € 8,80; con “Tiziano Terzani” € 10,80; con “I capolavori dell’Arte” € 7,80; con “Ufo Robot” € 11,89; con “James Bond collection” € 11,89; con “Scrivi Vecchioni, scrivi canzoni” € 11,89;con “English Express” € 12,89
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
48
Sport
Verso l’Atletico
La Juve recupera Pirlo
per sbancare Madrid
Confermato Ogbonna
Una volta, a parte i comunicati ufficiali, sui siti dei club si
davano solo notizie, adesso si legge anche tra le righe, si
detta la linea politica. Da Juventus.com: «La settimana
che porterà la Juventus ad affrontare Atletico e Roma
non può essere ancora definita decisiva, ma è fuori
discussione che le due sfide siano affascinanti. I
bianconeri, però, ora sono concentrati sulla Champions».
Caceres non ha ripreso come si sperava e dovrebbe
quindi essere confermato Ogbonna. Buono invece il
recupero di Pirlo (foto) che potrebbe essere convocato
per la Champions. Intanto Marchisio e Chiellini
battezzano il dopo-Conte. Il centrocampista: «Allegri mi
dà fiducia, ed è molto importante. Mi piace il ruolo di vice
Pirlo, ma mi considero comunque una mezzala».
Conferma il difensore: «Con Allegri si è creato subito
feeling. L’addio di Conte? Eravamo consapevoli che il
rapporto con la Juve non sarebbe durato per sempre».
Tratto comune: Madama vuole sbancare Madrid.
r. per.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Champions League
Gruppo A
Domani, ore 20.45
Malmoe-Olympiacos
(Sky Calcio 6)
Atletico Madrid-JUVENTUS
(Canale 5)
Classifica
JUVENTUS e Olympiacos 3;
Atletico Madrid e Malmoe 0
Gruppo B
Domani, ore 20.45
Basilea-Liverpool
(Sky Calcio 4)
Ludogorets-Real Madrid
(Sky Sport 3, Sky Calcio 3)
Classifica
Liverpool e Real Madrid 3;
Basilea e Ludogorets 0
Gruppo C
Domani, ore 18
Zenit S. Pietroburgo-Monaco
(Sky Sport 1, Sky Sport Plus,
Sky Calcio 1)
Domani, ore 20.45
Bayer Leverkusen-Benfica
(Sky Calcio 5)
Classifica
Monaco e Zenit S. Pietroburgo 3;
Bayer Leverkusen e Benfica 0
Gruppo D
Domani, ore 20.45
Arsenal-Galatasaray
(Sky Sport 1, Sky Calcio 1)
Anderlecht-Borussia Dortmund
(Sky Sport Plus, Sky Calcio 2)
Classifica
Borussia Dortmund 3; Galatasaray
e Anderlecht 1; Arsenal 0
Gruppo E
Oggi, ore 18
Cska Mosca-Bayern Monaco
(Sky Sport 1, Sky Sport Plus,
Sky Calcio 1)
Oggi, ore 20.45
Manchester City-ROMA
(Sky Sport 1, Sky Sport Plus,
Sky Calcio 1)
Classifica
ROMA e Bayern Monaco 3;
Manchester City e Cska Mosca 0
Gruppo F
Oggi, ore 20.45
Psg-Barcellona
(Sky Sport 3, Sky Calcio 2)
Apoel Nicosia-Ajax
(Sky Calcio 5)
Classifica
Barcellona 3; Ajax e Psg 1;
Apoel Nicosia 0
Gruppo G
Oggi, ore 20.45
Sporting Lisbona-Chelsea
(Sky Calcio 3)
Schalke-Maribor
(Sky Calcio 4)
Classifica
Chelsea, Schalke, Maribor
e Sporting Lisbona 1
Gruppo H
Oggi, ore 20.45
Shakhtar Donetsk-Porto
(Sky Calcio 6)
Bate Borisov-Athletic Bilbao
(Sky Calcio 7)
Classifica
Porto 3; Athletic Bilbao e Shakhtar
Donetsk 1; Bate Borisov 0
Concentrati
I giocatori
della Roma
si allenano
all’Etihad
Stadium
di Manchester,
alla vigilia
della gara
con il City (Epa)
La sfida I giallorossi a Manchester per cancellare un passato di sconfitte
Il City non può perdere, Garcia: «Pressione? Loro stanno molto peggio di noi»
L’occasione della Roma
DAL NOSTRO INVIATO
Rudi Garcia, usando con astuzia il ranking Uefa,
dice che la Roma, nel girone di
ferro con i campioni d’Inghilterra, di Germania e di Russia,
non doveva essere nemmeno il
terzo incomodo, «perché noi
eravamo in quarta fascia». Però,
visto che la prima partita contro
il Cska Mosca è finita 5-1 e che il
Manchester City ha perso all’ultimo minuto contro il Bayern
Monaco, nemmeno lui può evitare di dire che la Roma è davanti a una grande occasione e
che «la pressione è sicuramente
più pesante per il City che per
noi».
I numeri «inglesi» della Roma sono raccapriccianti. Diciotto trasferte nelle Coppe europee
e una sola vittoria, per altro inutile per il passaggio del turno:
1-0 a Liverpool, con gol di Guigou, nella Coppa Uefa 2001. In
Champions, in 15 sfide agli in-
MANCHESTER
7
gol subiti
dalla Roma
contro lo United
il 10 aprile 2007
0
gol segnati
da Francesco
Totti nella
patria del calcio
Manchester, ore 20.45
Manchester City
Roma
4-2-3-1
4-3-3
1 Hart
26 De Sanctis
5 Zabaleta
13 Maicon
4 Kompany
44 Manolas
20 Mangala
2 Yanga Mbiwa
11 Kolarov
3 A. Cole
25 Fernandinho
4 Nainggolan
42 Yaya Touré
20 S. Keita
15 Pjanic
7 Milner
16 Aguero
27 Gervinho
21 Silva
10 Totti
24 Florenzi
10 Dzeko
Arbitro: KUIPERS (Olanda)
Tv: ore 20.45 Sky Sport 1, Sky Sport Plus, Sky Calcio 1
Ultimo col Castilla, a rischio squalifica: Zizou non sembra fatto per la panchina
Ultimo. Con cinque
sconfitte in sei partite e la prossima sfida da giocare in casa
della prima in classifica, un posticino poco accogliente nei Paesi Baschi, chiamato Barakaldo.
Com’è faticosa la vita da allenatore di Zinedine Zidane: il cappellino nero ogni settimana è
un po’ più schiacciato, a nascondere l’espressione smarrita
di questo apprendista fuori
tempo massimo. All’età in cui il
suo ex compagno Antonio Conte era arrivato alla Juventus (42
anni) e in cui Pep Guardiola è
passato al Bayern Monaco, Zizou ha cominciato la sua carrieMADRID
Giovedì, ore 19
Slovan Bratislava-NAPOLI
(Premium Calcio)
Dinamo Minsk-FIORENTINA
(Premium Calcio 1)
Giovedì, ore 21.05
TORINO-Copenaghen
(Italia 1, Premium Calcio)
INTER-Qarabag
(Premium Calcio 1)
vittoria
della Roma
in Inghilterra
in 18 trasferte
provino non è andato come
Garcia sperava. C’è ancora una
possibilità di vederlo in campo,
ma Skorupski è più che in allarme. E sarebbe un debutto di
fuoco per il giovane portiere polacco.
«Il City è una squadra che fa
possesso palla, ma sa anche velocizzare l’azione — ha detto
Garcia —. Sono sicuro, però,
L’allenatore Zidane è già finito nel pallone
DAL NOSTRO INVIATO
Europa League
1
glesi, sono arrivate 3 vittorie
(solo all’Olimpico), 4 pareggi
(uno solo fuori casa, 1-1 con l’Arsenal nel 2003) e 8 sconfitte. I
giallorossi hanno segnato in Inghilterra solo 2 gol: uno di Cassano, proprio nel pareggio con
l’Arsenal, e uno tristissimo di
De Rossi nell’1-7 a Old Trafford
del 10 aprile 2007, contro lo United. Totti, che ha fatto gol praticamente ovunque, non ha mai
segnato nella patria del football.
Dati che a Rudi Garcia non
interessano. Fin dal primo giorno di Roma ha martellato su un
concetto: il passato e il futuro
non esistono, c’è solo il presente. Il problema, semmai, è che il
presente parla di una lunga lista
di infortunati (Balzaretti, Strootman, De Rossi, Castan, Astori,
Uçan e Borriello) a cui rischia di
aggiungersi anche Morgan De
Sanctis che, contro il Verona, si
è sentito «tirare» il muscolo
della coscia destra. Ieri ha provato all’Etihad Stadium, ma il
ra dal Castilla, la seconda squadra del Real Madrid nella Segunda Division B, la terza serie
del calcio spagnolo.
Il campione francese si è staccato da Ancelotti, di cui era il vice, con l’obiettivo di riportare in
alto il Castilla, per consentire ai
giocatori del vivaio di misurarsi
con un campionato più utile alla
causa e soprattutto stare al passo con la Masia del Barcellona.
Invece, nonostante per vincere
in terza serie la sua squadra abbia speso più di 12 club della Liga, Zidane non dà segni di miglioramento, certificando la crisi della Fabrica madridista: il
Madrid C, la terza squadra dei
blancos, è quartultimo, nel
Disperato Zinedine Zidane (Afp)
punto più basso di sempre e domenica alcuni suoi giocatori sarebbero pure stati apostrofati
dall’arbitro («Vi credete dei fenomeni...»). Anche i più giovani, che l’anno scorso hanno vinto la loro Champions, stavolta
non ingranano e sono settimi.
Il fatto che il presidente Florentino Perez abbia espresso
l’intenzione di dare una sforbiciata al vivaio, troppo popoloso
e improduttivo, potrebbe aver
mandato ulteriormente in crisi
un sistema in cui tutti sono in
discussione. Quel che è certo è
che Zidane, sconfitto da piccole
realtà come Amorebieta e Fuenlabrada (nello stadio intitolato
al milanista Fernando Torres),
che durante la gara arriverà anche il nostro momento. Dobbiamo essere bravi a sfruttarlo». Il
tecnico francese ha detto più
volte che il salto di qualità definitivo verrà quando la squadra
avrà alzato la sua media realizzativa. Contro il Cska Mosca gli
attaccanti sono stati perfetti, in
altre occasioni più spreconi.
Contro il City, che ha recuperato
Jovetic (ma andrà in panchina),
non c’è spazio per errori. In attacco il tridente più probabile è
quello con Florenzi, Totti e Gervinho, ma anche Iturbe ieri sera
si è allenato con il gruppo. Se
non ci fosse la Juventus, domenica prossima, si potrebbe fare
un pensiero al velocissimo ex
veronese. Così è più probabile
che Garcia lo porti in panchina.
È vero che esiste solo il presente, ma la sfida che può assegnare un pezzo di scudetto non è
poi così lontana.
Luca Valdiserri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ma anche dalle squadre B di Atletico Madrid, Athletic Bilbao e
Getafe, sta facendo una figuraccia: il Castilla ha vinto solo contro il Valderas, segna poco (5
gol), subisce troppo (10 reti), è
una frana sui calci piazzati, ha
perso cinque giocatori per infortunio e non ha nulla nel suo
modo di stare in campo che
possa far pensare alla mano di
un tecnico dalla carriera tanto
importante come calciatore.
A complicare tutto c’è anche
il caso legato alla licenza di Zidane, che formalmente è allenatore in seconda perché non ha
ancora il patentino Uefa: l’associazione allenatori ha denunciato il Castilla e il francese, che rischia da uno a sei mesi di squalifica. A questo punto, considerato che l’esonero non sembra
previsto, uno stop forzato potrebbe anche essere una liberazione.
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
Serie A
5a giornata
0-3
1-1
1-1
0-1
1-4
0-4
2-0
0-1
1-1
4-2
ATALANTA-JUVENTUS
CESENA-MILAN
CHIEVO-EMPOLI
GENOA-SAMPDORIA
INTER-CAGLIARI
PALERMO-LAZIO
ROMA-VERONA
SASSUOLO-NAPOLI
TORINO-FIORENTINA
UDINESE-PARMA
SPORT
Paura passata
Accordo Lega di A-Sportradar
Vale Rossi recupera: «Mi sento già al 100%.» Formazione ai giocatori contro le frodi
Classifica
JUVENTUS
ROMA
UDINESE
SAMPDORIA
INTER
MILAN
VERONA
NAPOLI
LAZIO
FIORENTINA
15
15
12
11
8
8
8
7
6
6
5
5
5
4
4
4
3
3
3
3
GENOA
TORINO
CESENA
CAGLIARI
CHIEVO
ATALANTA
PALERMO
EMPOLI
PARMA
SASSUOLO
Dopo la caduta di Aragon, Valentino Rossi non vede l’ora di rimettersi in
pista. «Sto bene ed è la cosa più importante. Non ho riportato danni a
parte un mal di testa stanotte, ma ora mi sento al 100%. È un vero peccato
perché le modifiche fatte prima della gara stavano funzionando, la moto
era a posto, avevo recuperato contatto coi primi e sono certo avrei potuto
fare una bella gara». Rossi ha parlato anche della caduta: «Purtroppo ho
messo le ruote sull’erba artificiale come è successo a Iannone. La pista era
ancora bagnata per la pioggia del mattino e non c’è stato niente da fare».
La Lega di serie A e la società Sportradar (che monitora i flussi di
scommesse) hanno lanciato il progetto «Per l’integrità del gioco» che vuole
combattere le frodi sportive. Presenti Juan Jesus e Riccardo Montolivo. Il
progetto prevede una serie di attività di formazione per spiegare i rischi legati
al match-fixing. Ieri hanno cominciato i ragazzi delle giovanili di Milan e Inter:
durante gli incontri vengono illustrati casi reali e, anche con l’aiuto di filmati, si
cerca di riconoscere i «segnali» di un tentativo di frode.
SERIE B — Posticipo 6ª giornata: Virtus Lanciano-Bari 1-1.
Battuto il Parma Poker Lazio
Squalificato
Giovanni
Malagò, 55 anni,
non potrà fare
il presidente
dell’Aniene
per 16 mesi:
non premierà
quindi la «sua»
Federica
Pellegrini
al Sette Colli
(Inside)
Di Natale ok Djordjevic
Udinese
spettacolo
terza forza Palermo k.o.
UDINE La faccia bella del calcio di
provincia. Udinese e Parma si
sfidano a viso aperto, illuminate
da Di Natale e Cassano. A vincere è la squadra di casa, che si
conferma a sorpresa terza forza
del campionato, trascinata dall’ennesima doppietta del suo
capitano (197 gol in A, -8 da Baggio), anche se la magia decisiva
arriva dal piede che non ti
aspetti: quello di Thomas Heurtaux, professione difensore, che
s’inventa il gol del 3-2 con una
rovesciata volante da fenomeno.
Vola l’Udinese della coppia
Strama-Stankovic, Donadoni si
ritrova ultimo nella serata che
per un tempo mostra un Parma
bello e convincente, anche se
troppo fragile dietro. Cassano
inventa e trova una sponda ideale nei 18 anni di Josè Mauri, il
baby italo-argentino che manda
avanti il Parma e procura il rigore del 2 pari dopo l’1-2 con cui Di
Natale aveva regalato il primo
vantaggio a un’Udinese più concreta che bella. Il primo tempo è
uno spot del calcio, con occasioni a raffica (per il Parma) e Karnezis protagonista, nel secondo
l’Udinese mostra che non è solo
contropiede e preme dall’inizio,
pesca il jolly con Heurtaux e si
difende senza troppi affanni fino al 4-2 di Thereau che chiude
i giochi.
Riccardo De Toma
Si sblocca Filip Djordjevic e
la Lazio rinasce a Palermo: 0-4
al Barbera. Tripletta per la punta serba arrivata in biancoceleste in estate dal Nantes: in chiusura di primo tempo corregge
facilmente l’assist perfetto di
Candreva; mentre nel secondo
riesce a battere Sorrentino con
due prodezze da dentro l’area
di rigore, prima (al 30’) mettendo a sedere il marcatore diretto
e poi (al 38’) segnando di sinistro da posizione impossibile.
Poi arriva anche il gol di Parolo
in pieno recupero a ribadire il
risultato, forse troppo pesante
per il Palermo di Iachini, nel
quale spicca solo la coppia Vasquez-Dybala, che deve ancora
rimandare l’appuntamento con
la prima vittoria.
Per la Lazio, invece, è una liberazione, prima di ieri sera le
trasferte avevano portato a Pioli
buone notizie sul piano del gioco ma zero punti e la zona rossa
in classifica. E infatti la sua la
panchina cominciava a surriscaldarsi, tanto che già aveva
preso a girare il nome del solito
Reja. Fantasmi scacciati, almeno per ora: i 3 punti riposizionano la Lazio a centroclassifica,
mentre il Palermo resta in coda
e con il tecnico virtualmente in
bilico più per il pregresso di
Zamparini che per demeriti.
a.arz.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Udinese
Parma
4
2
Marcatori: Mauri 22’, Di Natale 29’ e 45’,
Cassano (rig) 48’ p.t.; Heurtaux 13’,
Thereau 39’ s.t.
UDINESE (4-2-3-1): Karnezis 7,5;
Widmer 6, Heurtaux 7, Danilo 6, Piris 6;
Allan 6,5, Guilherme 5,5 (Pasquale s.v. 42’
s.t.) ; Badu 6,5, Thereau 6,5, Kone 6
(Domizzi 6 21’ s.t.); Di Natale 7,5 (Muriel
6,5 26’ s.t.). All.: Stramaccioni 6,5
49
Palermo
Lazio
0
4
Marcatori: Djordjevic 45’ p.t.; Djordjevic
30’ e 38’, Parolo 48’ s.t.
PALERMO (3-4-1-2): Sorrentino 5,5;
Andelkovic 6, Terzi 6, Feddal 5;
Morganella 6, Barreto 6 (Quaison 6 38’
s.t.), Rigoni 6, Lazaar 5,5 (Emerson 6 11’
s.t.); Vazquez 6,5; Dybala 6 (Makienok 6
31’ s.t.), Belotti 5,5. All.: Iachini 5,5
PARMA (4-3-3): Mirante 6,5; Mendes 6
(Santacroce 5 1’ s.t.), Lucarelli 5, Felipe 6,
Gobbi 6,5; Acquah 6, Jorquera 6 (Galloppa
5,5 21’ s.t.), Mauri 7; Coda 6, Cassano 7,
De Ceglie 5 (Belfodil 5 1’ s.t.). All.:
Donadoni 6,5
LAZIO (4-2-3-1): Marchetti 6,5;
Cavanda 6, De Vrij 6, Cana 5, Braafheid
6 (Ciani 6 32’ s.t.); Parolo 6, Onazi 6;
Candreva 6,5 (Felipe Anderson 6 12’
s.t.), Mauri 6,5 (Ledesma s.v. 37’ s.t.),
Lulic 6; Djordjevic 8. All.: Pioli 6,5
Arbitro: Calvarese 6
Espulso: Acquah 32’ s.t.
Ammoniti: Kone, Widmer
Recuperi: 3’ più 3’
Arbitro: Di Bello 5
Ammoniti: Parolo, Mauri, Cana,
Marchetti, Vasquez
Recuperi: 2’ più 4’
Faida Coni-Federnuoto
Malagò sospeso 16 mesi
«Trionfo dell’illogicità»
La sentenza riguarda il ruolo da presidente club Aniene
Giovanni Malagò è il primo
presidente del Coni squalificato
durante il suo mandato. La spiacevole vicenda — da qualunque
lato la si guardi — rappresenta
un’altra stazione dolorosa della
faida tra Giovanni Malagò e Paolo Barelli, nemici dai tempi di
Roma 2009. Le faide hanno
sempre un fatto personale alla
base. Ieri un punto, anzi 16 come
i mesi di squalifica inflitti al rivale, per il presidente della Federnuoto. Malagò è stato infatti
punito dalla Disciplinare come
presidente del club Aniene in
base all’art. 12 del Regolamento
di Giustizia, all’art. 6 Diritti e Obblighi del Soggetti Federali, n. 4,
lett. a) dello Statuto FIN articolo
6 degli art. 2 e 7 del Codice di
comportamento sportivo del
Coni. Sono norme che tutelano
lealtà sportiva e i diritti di persone o organismi in caso di giudizi
lesivi. Malagò era stato deferito
perché, nella Giunta Coni del 4
marzo, sosteneva che la Fin aveva presentato le stesse fatture
per i lavori delle piscine del Foro
Italico sia al ministero sia a Coni
Servizi.
Il Coni aveva presentato la denuncia a inizio febbraio. In effetti chiamarla doppia fattura-
zione è almeno inesatto perché
le fatture sono state presentate a
Coni Servizi, mentre il ministero
ha versato un contributo senza
chiedere documentazione. Dura
la reazione di Malagò: «È il
La saga continua
Vince il nemico Barelli,
ma è pronto il ricorso
● Il commento
Se decide la giustizia «familiare»
di Daniele Dallera
U
na sentenza che non ha un briciolo di buon senso. Proprio
come le parole di Giovanni Malagò (un po’ se l’è cercata)
quando accusò la Federnuoto, e quindi il suo presidente Paolo
Barelli, di «doppie fatturazioni». Accuse, sospetti che vanno provati,
non buttati lì, anche se la Procura di Roma sta ancora indagando
perché il gip vuole vederci chiaro. Ed è arrivata la vendetta del
nemico personale di Giovanni Malagò, che dà la dimensione della
faida, dove la giustizia annega in quest’acqua inquinata da
risentimenti e colpi bassi. A infliggere 16 mesi di squalifica è stato
Adriano Sansonetti, presidente della Disciplinare. Il ricorso che
Malagò presenterà sarà esaminato da Pier Salvatore Maruccio:
tenetevi forte, è il cognato di Sansonetti. Bene questa giustizia da
ballatoio familiare è inaccettabile (come un’eventuale sostituzione in
corsa): è peggiore di qualsiasi «doppia fatturazione». Inutile
invocare la pace, stile Aldo Biscardi al suo indimenticabile Processo,
ma un ritorno al buon senso e alla decenza è ancora possibile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
trionfo dell’illogicità. Mi è stato
attribuito un fatto inesistente e
per questo sono stato condannato. La decisione conferma ancora una volta che è stato necessario riformare il codice della
giustizia sportiva (...). E non a
caso su 75 componenti, l’unico
voto contrario è stato del presidente della Federnuoto».
Un presidente federale che di
faide se ne intende ha commentato: ne resterà soltanto uno. Parallelamente allo scontro in ambito sportivo va avanti quello penale. Il pm aveva chiesto l’archiviazione, respinta dal gip che ha
chiesto un supplemento d’indagine anche basandosi sul ricorso di Coni Servizi. E meno male
che all’inizio si diceva che era
«un atto dovuto». Tutto potrebbe finire o continuare entro il 20
dicembre.
E ora? Malagò non può fare il
presidente dell’Aniene nuoto
per 16 mesi: non può premiare
Federica Pellegrini al Sette Colli
o firmare documenti. Farà ricorso alla Commissione d’appello
federale e, eventualmente, al
Collegio di garanzia del Coni, a
una sezione diversa da quella
(numero 5, consultiva) che ha
già espresso il parere su cui si
basava la difesa: quello che il
presidente Coni dice in Giunta
nell’esercizio delle sue funzioni
non può essere perseguito. Se ci
si arriverà sarà la sezione 2 a occuparsi del caso, ma è curioso
che una parte della Cassazione
abbia assolto Malagò in anticipo
sul giudizio di primo grado. Infine, volendo e potendo (ci vogliono 15 mila franchi svizzeri)
c’è anche il Tas. Al di là delle
stranezze e delle ragioni dell’uno o dell’altro, non ci stanchiamo di dire che forse, tutto
questo, si poteva evitare.
Roberto Perrone
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Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
SPORT
Inter squadra ferma
e dubbi su Mazzarri
I rossoneri
La foto di gruppo
Inzaghi torna all’antico 4-3-3
per un Milan camaleontico
El Shaarawy di nuovo mistero
Il tecnico: «In Europa cancelleremo il Cagliari»
MILANO L’Inter è tornata sul luogo del misfatto. Tutti sul prato
di San Siro, dopo i quattro gol
presi dal Cagliari, per la foto ufficiale della stagione appena
iniziata e già male indirizzata.
Per fortuna dei nerazzurri tutti,
lo stadio era deserto e questo
ha contribuito a evitare di raccogliere altri fischi, dopo quelli
di domenica, che hanno ribadito il feeling inesistente fra il
pubblico, alcuni giocatori e soprattutto Walter Mazzarri. Il
rapporto fra tifosi e allenatore
non è mai decollato e in molti
si chiedono se sia davvero l’allenatore giusto per l’Inter. Il
suo curriculum, l’esperienza
maturata in tanti anni di battaglia e i traguardi raggiunti non
lasciano dubbi sulle sue qualità
e su quelle del suo staff, ma resta da capire se le idee di Mazzarri siano in linea con il momento storico di questa Inter,
che con lui non è mai riuscita a
vincere tre partite di fila (in assoluto non succede da ottobrenovembre 2012).
Per tutto l’anno scorso si è
andati avanti con l’alibi del
traumatico passaggio di proprietà fra Moratti e Thohir da
aggiungere alla presenza ingombrante degli argentini,
simbolo del triplete. Moratti ha
lasciato da dieci mesi e non si
fa quasi più vedere; tre argentini su quattro non giocano più
nemmeno in Italia; Zanetti è
una presenza persino troppo
Colpevole
Walter Mazzarri
(Ramella)
5
le reti
subite dall’Inter
in 5 partite di
campionato.
Quattro contro
il Cagliari
53
gli anni
che Mazzarri
compie
domani, alla
vigilia della gara
col Qarabag
discreta, ma la sintesi è che l’Inter ha cinque punti in meno di
un anno fa, nonostante un calendario più semplice.
M a z z a r r i h a p a r l a to d i
«squadra cotta» (chissà in che
condizioni sarà alla pausa di
novembre); si è preso tutte le
colpe; ha spiegato ieri a Itv Italia di aver parlato «con i giocatori e sanno benissimo quello
che penso. Giovedì in Europa
League bisogna fare una gara
diversa e anche a Firenze domenica, servirà una grande
partita per far capire che contro
il Cagliari si è trattato di un incidente di percorso». Ma continua a restare misterioso il motivo per il quale l’Inter corre a
ritmi che definire blandi è già
esagerato. Quando l’avversario
cambia marcia, i nerazzurri
soffrono. È stato così con Torino, Palermo, Atalanta (nella
parte centrale della ripresa) e
Cagliari. Mancando le gambe
(e/o la testa, nel senso di applicazione), nessuno si muove
senza palla, non c’è pressione
costante in fase offensiva, il
pressing è sporadico, aumentano le sofferenze in fase difensiva. L’Inter di queste prime cinque giornate non può arrivare
in alto; però non manca il tempo per migliorare, anche se la
squadra è meno forte di quanto
sembri. Sempreché ci siano anche le condizioni per farlo.
Fabio Monti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
51
Perplesso
Filippo Inzaghi,
41 anni. Dopo
le due vittorie
di fila di inizio
stagione, contro
Lazio e Parma,
ha racimolato
soltanto 2 punti
in 3 gare.
Sconfitta con
la Juve e 2 pari
a Empoli
e Cesena
(Ansa)
Dove sono i giocatori?
di Roberto De Ponti
Ventiquattr’ore dopo l’umiliante sconfitta con
il Cagliari, i giocatori dell’Inter si sono
presentati a San Siro per la foto ufficiale. Ad
attenderli due panchine con le loro posizioni
indicate da foglietti con il cognome di ogni
calciatore. In effetti, nella foto, non c’è
differenza con la partita di domenica: i
giocatori dell’Inter continuano a non vedersi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
MILANO Dopo i due pareggi con le neopromosse
Empoli e Cesena, il Milan in cerca d’identità è
pronto a un passo indietro: Pippo Inzaghi ancora
non ha preso l’ultima decisione in vista dell’ennesima sfida da vincere con il Chievo (sabato sera a
San Siro), ma sembra intenzionato a rimandare a
tempi migliori il modulo tutto offensivo (4-2-4 o
4-4-1-1), per tornare al «vecchio» 4-3-3, quello più
collaudato, quello che crede gli garantisca un
maggior equilibrio. Evidentemente, anche se il
manifesto programmatico dell’allenatore del Milan è «divertire i nostri tifosi», Inzaghi ha deciso
che questa squadra fa fatica a reggere quattro giocatori in fase offensiva per 90’ (quella col Cesena è
stata anche la prima partita disputata alle 15, con il
caldo, e il Milan ha avuto un evidente calo fisico).
Quel che è certo, è che le scelte sono e saranno
dolorose: nel tridente d’attacco, infatti, Inzaghi
vede bene Ménez falso nove anche perché con il
francese in quella posizione ha ottenuto le vittorie
con Lazio e Parma. Ma così resta fuori uno come
Fernando Torres, magari poco brillante domenica
scorsa, soprattutto rispetto alla serata di Empoli,
ma pur sempre un acquisto «ingombrante» da tenere in panchina. Con l’altro sistema di gioco, invece, l’escluso sembra essere El Shaarawy, a vantaggio di Bonaventura. Il ragazzo con la cresta merita un’osservazione a parte: sembrava uno dei
punti fermi del nuovo Milan, pronto a tornare caposaldo anche della Nazionale di Conte e invece,
dopo l’uscita per crampi contro la Juve, è rimasto
in panchina per due gare di fila (a Cesena forse sarebbe entrato nel finale non fosse stato espulso
Zapata). Inzaghi ha solo parole dolci per Stephan,
che però sarà un altro caso da gestire con delicatezza. La fortuna (per tutti) è che l’allenatore rossonero vuole un Milan camaleontico, in grado di
cambiare interpreti (e anche modulo) in corsa:
l’obiettivo è infatti quello di adeguarsi agli avversari e di inserire sempre forze fresche in attacco.
Tutto ciò però funziona se dietro si azzerano gli
errori individuali: queste prime cinque partite insegnano che se il Milan va sotto poi non vince più.
Arianna Ravelli
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52
Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
Gianluigi, Barbara, Giovanna, Luca, Marianna e
Valeria partecipano al dolore di Andrea e della sua
famiglia per la perdita della mamma
Ileana Corradi
53
Gianmario ed Elena Crescentino sono vicini con
tutto il loro affetto ad Aldo con Niki, Lorenzo e
Chiara e partecipano commossi al suo dolore per
la perdita del papà
Gli amici del Gruppo editoriale Mauri Spagnol
sono vicini alla famiglia per la perdita del
Renzo Sacchi
uomo di cultura dalla curiosità insaziabile e grande
studioso. - Milano, 30 settembre 2014.
- Segrate, 29 settembre 2014.
Il consiglio di amministrazione e tutti i collaboratori di Queriot Srl sono vicini a Cinzia Cavigioli
in questo triste momento per la scomparsa della
sorella
Prof. Vittorio Dan Segre
Matilde Cavigioli
- Milano, 29 settembre 2014.
Rosanna Mani è affettuosamente vicina ad Andrea e ai suoi cari per la perdita dell’adorata mamma
- Milano, 29 settembre 2014.
Il Presidente ed i soci del network KPMG esprimono sentite condoglianze all’Avvocato Aldo Sacchi e ai suoi familiari per la scomparsa del caro
papà
Ileana Corradi
- Segrate, 29 settembre 2014.
Prof. Renzo Sacchi
Il direttore Aldo Vitali e le redazioni di Tv Sorrisi
e Canzoni, Telepiù e di Il Mio Papa partecipano al
dolore di Andrea Carbone per la scomparsa della
cara mamma
- Milano, 29 settembre 2014.
I dipendenti di Nimax S.p.A. esprimono all’Ingegner Nicola Montanari e famiglia il loro commosso
cordoglio per la perdita del
Luciano Acquarone ricorda un vero grande alpinista
e porgono le loro più sentite condoglianze.
- Bologna, 29 settembre 2014.
Aldo abbraccia con affetto il caro amico Andrea
per la scomparsa della mamma
Giuliano De Palma
Il Dipartimento di Scienze Biochimiche "Alessandro Rossi Fanelli" dell’Università di Roma "Sapienza" partecipa al dolore della famiglia Bossa per la
scomparsa della
Ileana Corradi
- Segrate, 29 settembre 2014.
Ileana Corradi
Giambattista Punzi
Prof.ssa Donatella Barra
Andrea e Alessandro.
- Seregno, 30 settembre 2014.
papà
- Bergamo, 29 settembre 2014.
Michele Biotti con tutti i colleghi dello Studio Associato dottor Giorgio Traccanella è affettuosamente vicino agli amici Gianluca e Cristina ed ai
loro famigliari nel ricordo del caro
- Milano, 29 settembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Fausto, Franca e Carlo Biotti.
Franco Santini
Wilma Doni
Partecipiamo commossi al dolore di Giorgia e Gaia
e dei loro familiari per la scomparsa dell’amato papà Franco.- Famiglia Aretino.
- Milano, 29 settembre 2014.
Vittorio e Marina Gregotti ricordano con amicizia
ed affetto
30 settembre 1965 - 30 settembre 2014
Antonio Caputi
Hai sempre precorso i tempi.- Seguiamo le tue orme.- Olga Maria Grazia Adriana Alfredo.
- Roma, 30 settembre 2014.
- Milano, 30 settembre 2014.
30 settembre 2005 - 30 settembre 2014
La sua famiglia ricorda con immutato amore e
rimpianto
Gionata Hanania
Anne Marie Boetti
Il Consiglio di Amministrazione, i Sindaci, i Dirigenti e i dipendenti tutti partecipano al dolore della
famiglia per la perdita del
Gianfranco Ciana
OdB
milanista
- Milano, 30 settembre 2014.
Gli amici di Jci Capital sono vicini a Giovanni e
a tutta la famiglia per la scomparsa della cara
mamma
Partecipa al lutto:
– Livio Damini l’amico d’avventura.
Gianfranco Ciana
30 settembre 2003 - 30 settembre 2014
La famiglia, con chi gli ha voluto bene, ricorda
Armando Peluchetti
di 83 anni.- I funerali si svolgeranno martedì 30
settembre alle ore 14.30 presso la parrocchia di
Triante in via Vittorio Veneto a Monza.- I figli Domenico ed Elena lo ricordano con grandissimo affetto come ottimo padre, persona di specchiata
onestà ed esempio di umana rettitudine.
- Monza, 30 settembre 2014.
Ciao Franco ti vogliamo bene.- Le tue figlie Giorgia
e Gaia, tuo fratello Mario unitamente alle loro famiglie ti salutano con amore.
- Milano, 29 settembre 2014.
Gianfranco
Tatiana Tassinari
raggio di sole, angelo tra gli angeli, così ti vede in
cielo "la tua zietta".- Ariella.
- Milano, 30 settembre 2014.
Ha lasciato i suoi cari
Ciao
Emanuele ed Augusta con Paolo, Stefania ed
Edoardo partecipano commossi per la perdita del
caro
Volare come farfalla, danzare come libellula,
cantare come usignolo.- Adorata
I funerali si svolgeranno il giorno martedì 30 settembre alle ore 14.45 presso la chiesa di Santa
Maria Incoronata, corso Garibaldi 116.- Non fiori
ma opere di bene.- Un particolare ringraziamento
a Halyna, sua affezionata badante.
- Milano, 28 settembre 2014.
guida sicura ed esempio di professionalità e umanità, e si stringono affettuosamente al marito Francesco Bossa, alle figlie Cristina e Cecilia, e alla famiglia. - Roma, 29 settembre 2014.
Gianfranco Ciana
ci ha lasciato in tanto dolore e con tanto amore il
28 settembre 2014.- Lucia e Lorenzo.
- Milano, 28 settembre 2014.
Commendatore
Gli allievi del Dipartimento di Scienze Biochimiche dell’Università Sapienza partecipano la perdita
della
Siamo vicini con affetto a Cristina per la scomparsa del caro
Giorgio Federico Naddei
Alfredo con Nuccia, Viviana con Gianni, i nipoti
Chiara con Fabrizio, Christian, Giovanni e Marco,
annunciano la perdita del caro
Professore Emerito di Biochimica, già Direttore del
dipartimento, scienziata di grande valore e collega
amatissima. - Roma, 29 settembre 2014.
- Milano, 29 settembre 2014.
Pia Scavia
- Milano, 29 settembre 2014.
Partecipa al lutto:
– Marilene Bähr.
Prof.ssa Donatella Barra
Paolo Salvaderi, i dirigenti e tutti i colleghi di Mediamond e Mondadori Pubblicità, sono vicini a Andrea Carbone per la dolorosa scomparsa della cara mamma
Loredana Floriani, unita alla famiglia e agli amici
della Fondazione Floriani e dell’Associazione Amici
della Fondazione Floriani Onlus, è vicina a Paola
e Luciano e ricorda con grande affetto
il compagno di tante ore in montagna.
- Cantù, 29 settembre 2014.
Partecipa al lutto:
– Riccardo Sonino.
- Segrate, 29 settembre 2014.
Dott. Fioravante Montanari
Giuliano De Palma
Renzo Sacchi
Ileana Corradi
Partecipano al lutto:
– Stefano e Cristina Mauri.
– Renzo Guidieri.
– Cecilia Perucci.
– Stefano Res.
– Luisa Azzolini.
- Milano, 30 settembre 2014.
- Milano, 29 settembre 2014.
LE “CARTE” DEL CORRIERE
Dott. Dante Poretti
Partecipano al lutto:
– Ernesto e Clelia.
Illva Saronno Holding.
- Saronno, 29 settembre 2014.
Lorenzo Menicanti, Barbara, Adriano e Claudia,
sono vicini a Deda, Livia e Marco per la scomparsa
del
SERVIZIO ACQUISIZIONE NECROLOGIE
La famiglia Reina con Angelo, Augusto, Fausta,
Luciana, Memi, Tiziana, i nipoti: Alberto, Domenico, Diego, Riccardo, Costanza, Ludovica e Giada è
vicina a Marina, Benedetta e Paolo per la scomparsa del caro
Professor
Ugo Ruberti
grande chirurgo e uomo eccezionale.
- Milano, 29 settembre 2014.
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- Saronno, 29 settembre 2014.
Marino, le figlie Maria Vittoria e Marina ed i generi Paolo ed Eugenio annunciano l’improvvisa
scomparsa di
Alessandra, Nicoletta ed Edoardo si stringono a
Chicco con grande affetto nel ricordo dell’amatissimo zio
Paola Ventura in Ravanelli
- Milano, 29 settembre 2014.
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Corriere della Sera
Lo Studio legale Bird&Bird partecipa con profondo cordoglio al lutto che ha colpito Salvatore per
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trigesimi e ringraziamenti: € 300,00
Solo anniversari,
trigesimi e ringraziamenti: € 258,00
in libreria e
Diritto di trasmissione: pagamento anticipato € 1,67 - pagamento differito € 5,00
Il Consiglio di Amministrazione, Dirigenti, personale e collaboratori di Edizioni L’Informatore Agrario sono partecipi del lutto che ha colpito il proprio
Amministratore Delegato dottore Giuseppe Reali
per la morte del padre
sig.ra Renata Anguissola
Meriggi
Gazzetta dello Sport
PER PAROLA:
- Milano, 29 settembre 2014.
I condomini e l’Amministratore del condominio
piazzale di Porta Lodovica n. 4, Milano, partecipano al dolore della famiglia per la scomparsa della
a cura di Maria Giuseppina Muzzarelli
SI ACCETTANO RICHIESTE VIA WEB, E-MAIL E CHIAMATE DA CELLULARI SOLO DIETRO PAGAMENTO CON CARTA DI CREDITO
L’INVIO DI UN FAX DEVE ESSERE ACCOMPAGNATO DA COPIA DI UN DOCUMENTO DI IDENTITA’
avv. Bruno Lamarca
I funerali si terranno mercoledì 1 ottobre alle ore
10 presso la chiesa di Camporicco Cassina de’ Pecchi. - Milano, 29 settembre 2014.
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- Milano, 29 settembre 2014.
- Milano, 29 settembre 2014.
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Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Settembre 2014
Tv
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A FIL DI RETE di Aldo Grasso
«Storie maledette», si rigira il coltello nella piaga
TELERACCOMANDO
di Maria Volpe
Mirabella
e la medicina
«garbata»
È
tornato «Storie maledette»,
con tutto il suo carico di racconti foschi, di scavi nel torbido, di indagini negli abissi
della psiche (Rai3, ore 23.50).
Chissà perché un programma che affronta la «nera» come fosse un morboso feuilleton appassiona così tanto. E
soprattutto, chissà se Franca Leosini,
autrice e narratrice del programma,
avrebbe mai immaginato di diventare
un personaggio di culto per un fan club
di spettatori in preda alla doppia lettura (quelli che amano la raffinatezza del
cattivo gusto; la sensibilità camp gode
delle cose, non le giudica).
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L’uscita di Luciano Onder è
stato un duro colpo: lui era
l’incarnazione di
«Medicina 33» e ispirava
tanta fiducia. Per fortuna ci
è rimasto Michele Mirabella
(foto) che ormai da anni si
occupa di salute, benessere,
medicina. Lo fa con il garbo
che lo contraddistingue e
soprattutto si avvale
sempre della presenza di
luminari in studio. Se
dunque siete a casa malati,
se siete ipocondriaci, se
davvero soffrite di questa o
quella patologia, ascoltate
Mirabella. Oggi si parla di
calcoli renali con il dottor
Gaboardi direttore Urologia
dell’Ospedale Sacco di
Milano; e di cellulite che
colpisce praticamente tutte
le donne del pianeta.
Elisir
Rai3, ore 11
CHE TEMPO CHE FA
Fabio Fazio
Politica contro politica, vince
Matteo Renzi (da Fazio).
Riparte «Che tempo che fa»
su Rai3: per Fazio 3.243.000
spettatori, 12,8% di share
LA GABBIA
Gian Luigi Paragone
Politica contro politica, perde
Antonio Razzi (da Paragone).
Per la «Gabbia» di Gianluigi
Paragone 424.000
spettatori, 2,2% di share
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La prima ad accorgersi del suo potenziale è stata, anni fa, Paola Cortellesi: da lì, è stato tutto un fiorire di apprezzamenti per il suo lessico aulico,
per i colpi di sopracciglio con cui accompagna l’eloquio, per la sua cofana
laccata. Il delitto di sabato sera (per fortuna stavolta solo un tentato omicidio)
si svolgeva nell’ambiente upper class
della lirica. Protagonista dell’intervista
era Daniela Del Monaco, contralto che
ha accoltellato il marito Claudio, figlio
del celebre tenore Mario, con cui ha
vissuto un amore molto turbolento.
Inutile dire che Leosini ci è andata a
nozze, sfrucugliando nella loro storia
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dagli inizi fino al drammatico finale.
Tutto in un modulare continuo di toni,
in un incessante passaggio dal ruolo di
poliziotta buona a quello di poliziotta
cattiva: «Del Monaco è Del Monaco, ma
lei non è certo una trovatella raccattata
per le strade del mondo!»; «Diciamocelo, il suo obiettivo era quello di abbordare uno dei fratelli Del Monaco?».
Un lento crescendo fino al definitivo:
«È stato allora che lo ha colpito come
fosse un bersaglio senz’anima?». Non è
solo l’assassino a rigirare il coltello nella piaga.
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Martedì 30 Settembre 2014 Corriere della Sera
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