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Corriere della sera - 26.07.2014

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SABATO 26 LUGLIO 2014 ANNO 139 - N. 176
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Il dibattito delle idee
La carica delle pretesse
Le Chiese si rinnovano
Roberta Scorranese
a pagina 23
Alberto Melloni, Marco Ventura
nel supplemento
Netanyahu respinge la bozza di Usa e Onu, poi una prima apertura. Kerry vede i ministri Ue
BENI CULTURALI
MALVEZZI ITALICI
Sì di Israele a 12 ore di tregua
di GIAN ANTONIO STELLA
Annuncio americano: si lavora per un vero piano di pace
il tempo di parlarne insieme.
Vedremo…
Fatto sta che, dopo essere
stato rinviato dal dicembre
scorso ad oggi a causa della
caduta del governo Letta e
della rimozione di Bray
quando il suo progetto era
quasi pronto, il riordino dei
Beni culturali imposto dalla
spending review rischia ora,
con l’accavallarsi di altre urgenze e altre risse e con l’incombere del Generale Agosto, di slittare all’autunno.
Dopo di che, chissà…
Guai, se accadesse. Sia gli
uni sia gli altri, infatti, su un
punto devono essere d’accordo: dopo rimaneggiamenti
che non hanno portato a una
maggiore efficienza della
macchina ma al contrario ne
hanno ulteriormente ingrippato i meccanismi, il ministero dei Beni culturali dev’essere assolutamente sistemato.
Quello, per noi, è un ministero chiave. Con l’ingresso delle Langhe, abbiamo
rafforzato la nostra leadership assoluta tra i Paesi con
più siti protetti dall’Unesco.
Il Mezzogiorno, col nuovo
arrivo delle grandi processioni rituali, ne ha da solo
17. Quanti la Grecia, la nazione madre europea. Il
doppio dell’Austria o dell’Argentina.
È una fortuna, ma anche
una responsabilità: non si
tiene così Pompei, non si
spreca così la Reggia di Caserta dai visitatori dimezzati, non si lasciano a terra per
mesi le macerie del castello
di Frinco. Essere i primi ci
impone di trovare il modo di
tenere insieme la bellezza, la
piena e premurosa tutela di
queste ricchezze e una corretta gestione anche economica di un’eredità che non
può essere un peso ma deve
essere anche una risorsa.
Servono nuove professionalità? Nuove freschezze? Nuove idee? Avanti! Purché siamo d’accordo su una cosa:
non siamo i «padroni» dei
nostri tesori. Siamo solo i
custodi. E l’obiettivo principale non può essere quello
di fare cassa. Neppure con
questi chiari di luna…
Dopo una giornata di trattative convulse, Israele dice
sì alla tregua, ma solo per 12
ore a partire da stamane.
Boccia invece l’idea di un
cessate il fuoco di sette giorni, proposta avanzata dagli
Stati Uniti con l’Onu. La decisione del governo presieduto da Benjamin Netanyahu arriva dopo le aperture
di Hamas e un successivo irrigidimento del negoziato
legato alla volontà di Israele
di restare nella Striscia di
Gaza per distruggere i tunnel. Il segretario di Stato
americano Kerry: «Si lavora
per un vero piano di pace».
La moschea distrutta dagli estremisti islamici
ALLE PAGINE 2 E 3 Frattini
con un intervento di
Daniel Barenboim
Assicurazioni & Previdenza
UNIQA Protezione SpA - Udine
Aut. ex art. 65 R.D.L. 29/04/1923 n. 966
Come cambia Sky
MOSSA EUROPEA
DI MURDOCH
SOGNANDO
LA TV GLOBALE
di MASSIMO GAGGI
Roma
Rinuncia
l’ambasciatore
antisemita
di PAOLO VALENTINO
L
a rinuncia è arrivata
ancor prima che
arrivasse la richiesta di
accreditamento come
ambasciatore d’Ungheria in
Italia. Péter Szentmihályi
Szabó ha gettato la
spugna di fronte alle
accuse di antisemitismo.
A PAGINA 3
I
l sogno è la Tv globale.
Inseguendo quel
sogno, Rupert Murdoch
ristruttura il suo impero
televisivo europeo
riunendo in un’unica
società, la britannica
BSkyB, le sue società
dell’Europa continentale
che controlla attraverso
Fox: il 100% di Sky Italia
(valutata circa 3 miliardi
di euro) e il 57,4% di Sky
Deutschland (valutata
3,6 miliardi anche se ha
meno abbonati della
società italiana; ha però
migliori prospettive in
termini di crescita).
A PAGINA 32
L’azienda preme sui sindacati, 250 milioni per resistere
Alitalia-Etihad a rischio
Mediazione del governo
ANSA / EPA
ovrintendente è una delle
parole più
brutte di tutto
il vocabolario della burocrazia. È una di quelle parole
che suonano grigie. Stritola
entusiasmo e fantasia fin
dalla terza sillaba. Sovrintendente de che? Sovrintendente, sottintendente, mezzintendente…».
Bastano queste parole
sferzanti, scritte nel suo libro
Stil novo, a riassumere l’opinione che Matteo Renzi ha di
quella che chiama «casta
delle sacerdotesse e dei sacerdoti delle sovrintendenze», visti come «persone in
genere molto perbene, molto preparate, molto qualificate» però sorde all’idea che
«la cultura dovrebbe essere il
baluardo di una sfida identitaria. Ma anche una scommessa economica in grado di
creare posti di lavoro, di far
crescere la platea di utenti…». Insomma, più un intralcio talebano a ogni iniziativa dal vago odorino di «modernità» che una preziosa
fonte di collaborazione sull’obiettivo di custodire con
amore i tesori artistici e monumentali e insieme aprire il
Paese, con giudizio, al boom
del turismo mondiale. E ricavarne quelle risorse utili proprio per conservare, scavare,
riparare, restaurare…
Quanto abbia pesato questa sua allergia alla sacralità
di tanti lacci e lacciuoli sullo
stop alla riforma dei Beni
culturali portata in Consiglio
dei ministri da Dario Franceschini, riforma che non sarebbe sufficientemente netta
nel limitare i «poteri di interdizione» dei funzionari delegati a tutelare il nostro patrimonio, non si sa. Né è chiaro
se possa aver davvero pesato
sul premier, come ammiccano gli antipatizzanti, l’impressione d’una riforma
«non renziana» (come ha
scritto tessendo qualche elogio Tomaso Montanari) e di
un «eccesso d’autonomia»
dello stesso Franceschini.
Lui, si capisce, minimizza: è
normale che quando si porta
un progetto all’esame di un
organo collegiale ci si prenda
La tomba di Giona violata
di ROBERTO TOTTOLI
un terzo dei versetti del Corano racconta storie di patriarchi e profeti della
Q uasi
Bibbia, dall’Antico al Nuovo Testamento. Rappresentano gli ideali precursori della
missione profetica di Maometto, riprendendo tradizioni ebraiche e cristiane e
rileggendole in chiave islamica. Adamo, Abramo, Mosè, Gesù sono evocati in numerosi
passi, con altri profeti che il Corano si limita a menzionare. Giona fa parte di questi
ultimi, e sebbene siano pochi i versetti a lui dedicati, il suo nome dà il titolo all’intera
decima sura. La sua tomba a Mosul, in Iraq, è stata distrutta dagli estremisti islamici.
CONTINUA A PAGINA 11 con un articolo di Lorenzo Cremonesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
A un passo dall’intesa
che poi, bruscamente, si allontana. È la cronaca di ieri
della trattativa tra Alitalia
ed Etihad. L’intera mattina
è servita all’assemblea degli
azionisti di Alitalia per varare il nuovo aumento di
capitale di 250 milioni. Approvato anche il bilancio
2013. La discussione non ha
però toccato il tema più atteso, la definizione dell’accordo con Etihad: manca la
modalità dell’ingresso di
Poste Italiane, già azionista
con il 19,5%, e manca l’intesa tra i sindacati. La condizione più importante è garantire al nuovo azionista la
pace nelle relazioni industriali. Difficile, considerato
che l’esito del referendum
sul contratto nazionale di
settore, con 31 milioni di risparmi, ha scatenato l’ennesimo scontro. E spunta la
mediazione del governo.
A PAGINA 5
Ducci, Ferraino, Montefiori
Lezioni in lingua decise dai singoli corsi di laurea: aggirato il divieto dei giudici
Il Politecnico all’inglese spiazza il Tar
Che tempo fa
di GIANNA
FREGONARA
I gesti semplici di Francesco
Quest’anno I
ci hanno
rubato
anche l’estate
di ANTONIO PASCALE
A PAGINA 21 Ribaudo
l Politecnico di Milano
non può decidere di tenere tutti i corsi in inglese
perché viola la Costituzione. Ma se a stabilirlo sono
i professori di ogni singolo
corso di laurea, invece dell’Ateneo, allora si può fare.
Perché il Tar, il Tribunale
amministrativo regionale,
non potrà fare nulla contro le singole decisioni.
A PAGINA 15
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A PAGINA 19
Giannelli
di Francesco Verderami
Settegiorni
Quel filo Berlusconi-premier
A PAGINA 7
2
Primo Piano
Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
❜❜
Medio Oriente Il conflitto
Non c’è una soluzione militare a questo conflitto. Occorre affrontare le radici
della crisi
Ban Ki-moon segretario generale dell’Onu
Piano degli Usa, c’è una prima tregua
Kerry ora è fiducioso. Ban Ki-moon: i palestinesi hanno sanguinato abbastanza
✒
DAL NOSTRO INVIATO
L’intervento
Solo quando capiremo
la tragedia degli altri
faremo passi avanti
❜❜
di DANIEL BARENBOIM
Scrivo queste parole come titolare di due passaporti,
israeliano e palestinese. Le scrivo con il cuore
affranto, mentre i tragici eventi di Gaza nelle ultime
settimane hanno riconfermato il mio profondo
convincimento che non può esserci una soluzione
militare al conflitto israelo-palestinese. Non è questo
un conflitto politico, bensì umano, tra due popoli che
nutrono la medesima, e in apparenza irriconciliabile,
convinzione di avere diritto esclusivo allo stesso
Israelopalestine- minuscolo lembo di terra. Ed è proprio perché si è
se Daniel trascurato questo particolare in tutti i negoziati che
Barenboim, ogni tentativo per trovare una soluzione al conflitto
fino ad oggi è fallito. Anziché riconoscere la vera
73 anni
natura del conflitto, e risolverla, le due controparti
hanno cercato soluzioni facili e veloci.
Sfortunatamente, non esistono scorciatoie se si vuole
arrivare a una soluzione. La scorciatoia funziona
solo quando conosciamo bene il territorio che
attraversiamo — ma in questo caso nessuno
possiede quella conoscenza, proprio perché il nocciolo
e l’essenza del conflitto rimangono entità sconosciute
e inesplorate. Provo profonda partecipazione per il
terrore in cui vivono oggi i miei concittadini
israeliani: il rombo continuo del lancio dei razzi, il
timore di venire colpiti o di veder dilaniati i propri
cari. Ma provo altrettanta e profonda compassione
per la sorte dei miei concittadini palestinesi di Gaza,
che vivono nell’angoscia e piangono le loro perdite
spaventose giorno dopo giorno. Dopo decenni di
devastazione e morte da una parte e dall’altra,
l’odierno conflitto ha toccato un livello di efferatezza
e di disperazione fino ad ora inimmaginabile. Mi
azzardo quindi ad avanzare una proposta: che non
sia proprio questo il momento migliore per cercare
una vera soluzione al problema? Certo, il cessate il
fuoco è indispensabile, ma non basta. L’unico modo
per uscire da questa tragedia, l’unico modo per
evitare nuove tragedie e nuovi orrori è proprio quello
di sfruttare la disperazione del momento e
costringere tutti a parlarsi. Non ha senso che Israele
si rifiuti di negoziare con Hamas o di riconoscere il
governo di unità nazionale. No, Israele deve
ascoltare quei palestinesi che vogliono parlare con
un’unica voce.
La prima risoluzione da raggiungere è un accordo
comune sul fatto che non esiste più l’opzione
militare. Solo allora si potrà cominciare a discutere
di una soluzione equa per i palestinesi, che aspettano
da decenni, e della sicurezza di Israele, anch’essa
sacrosanta. Noi palestinesi ci aspettiamo una
soluzione giusta, altro non chiediamo che giustizia e
gli stessi diritti garantiti a ogni popolo sulla terra:
indipendenza, autodeterminazione, libertà e tutto
ciò che ne scaturisce. Noi israeliani vogliamo vederci
riconoscere il diritto a vivere sullo stesso territorio.
La spartizione della terra potrà farsi solo dopo che i
due contendenti avranno non solo accettato, ma
profondamente compreso, che possono vivere uno
accanto all’altro, non volgendosi le spalle. Alla base
stessa di un riavvicinamento da tanto tempo
auspicato si avverte il desiderio di condividere gli
stessi sentimenti di empatia e di compassione. A mio
parere, la compassione non è solo il sentimento che
nasce dalla comprensione delle esigenze dell’altro, a
livello psicologico, bensì incarna un vero obbligo
morale. Solo attraverso lo sforzo di capire la tragedia
dell’altro potremo muovere i primi passi gli uni verso
gli altri. Nelle parole di Schopenhauer: «Nulla ci
ricondurrà così celermente sul sentiero della giustizia
come l’immagine mentale del dolore, del lutto e delle
lacrime del perdente». In questo conflitto, siamo tutti
perdenti, e potremo superare questa drammatica
situazione solo iniziando ad accettare e a riconoscere
la sofferenza e i diritti dell’altro. E sulla base di
questa comprensione reciproca potremo sperare di
costruire un futuro insieme.
Direttore musicale del Teatro alla Scala
(Traduzione di Rita Baldassarre)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
GAZA — Il rombo del razzo
verso le città israeliane lacera
l’aria e sovrasta per qualche secondo il grattare da tosaerba
del drone. Le navi al largo della
costa cannoneggiano la Striscia di Gaza. La guerra non si è
mai fermata, riprende ancora
più intensa prima che arrivi
l’annuncio ufficiale. Il governo
di Benjamin Netanyahu — rivela una fonte israeliana — rifiuta il piano di cessate il fuoco
proposto da John Kerry, il segretario di Stato americano. La
Il reportage
decisione del Consiglio di sicurezza sarebbe stata unanime.
Avrebbero votato sì anche i ministri considerati moderati come Tzipi Livni e Yair Lapid.
Non che Khaled Meshaal e gli
altri leader di Hamas mostrino
entusiasmo per l’idea di una
tregua lunga una settimana, a
partire da domenica.
La pausa nei combattimenti
sarebbe dovuta servire a negoziare un’intesa definitiva. Kerry
spera ancora di poter trovare
un compromesso, per ora è
riuscito a ottenere da Netanyahu una sospensione di 12
John Kerry Segretario di Stato Usa
ore a partire dalle 7 di oggi. Gli
israeliani esigono di poter
mantenere le truppe nella fascia larga un chilometro all’interno della Striscia, a nord e a
est: i genieri e gli artificieri
continuerebbero a cercare e a
distruggere i tunnel scavati dai
miliziani. Il movimento fondamentalista chiede che vengano
fissate delle precondizioni, garantite dalla comunità internazionale: dall’inizio della guerra, diciotto giorni fa, i capi dell’organizzazione ripetono di
voler ottenere la fine dell’embargo imposto da Israele nel
2007, quando il Fatah del presidente Abu Mazen ha perso il
controllo di Gaza. Le due posizioni sembrano inconciliabili.
Gli ufficiali dell’esercito si
sono presentati ieri a casa di
Oron Shaul per comunicare ai
genitori che il soldato è considerato morto. Il suo corpo non
è stato ritrovato con quelli dei
sei commilitoni bruciati nel
blindato colpito da una granata
anticarro nel quartiere di
Shijaiya a Gaza. Ma non è più
considerato un «disperso». I
militari israeliani caduti sono
35. L’ultimo — dicono i porta-
Nell’ultimo venerdì del mese sacro gli abitanti della Striscia si aggrappano a gesti e tradizioni
Sudari bianchi e dolci al miele
Ramadan sotto le bombe a Gaza
Il pasticciere: «La gente viene ad assaggiare la normalità»
DAL NOSTRO INVIATO
GAZA — Ogni anno per un mese l’androne di casa Arafat viene
trasformato in pasticceria. Tra il
portone e le scale lo zio cuoce la
pastella sulla piastra a gas, davanti Bahjat e il padre pesano e incartano le focaccette da riempire con
noci, mandorle, miele. Ogni anno
da trent’anni. Non hanno smesso
neppure quest’estate, neppure
durante i diciotto giorni di guerra. Quello che preparano è il qatayef, il dolce che gli arabi mangiano per rompere il giorno di digiuno. «Senza qatayef non è un
vero Ramadan e la tradizione non
può fermarsi». Il conflitto porta
dolore e nuovi clienti. «Qui siamo
vicino all’ospedale Shifa dove arrivano la maggior parte dei feriti e
il centro della città si è riempito
con gli sfollati dalle aree sotto il
bombardamento degli israeliani», dice Bahjat. «Lavoriamo dall’alba al tramonto, qua attorno i
negozi sono rimasti aperti, la
gente passa per assaggiare un
momento di normalità».
Abu Mohammed ripete i gesti
che ha imparato quarant’anni fa,
quando ha deciso di volersi dedicare ai morti. Avvolge il corpo nel
kaffan, il lenzuolo di lino bianco,
annoda il nastro di garza attorno
ai piedi e al collo. La tradizione
impone che le vittime della guerra non vengano deterse con l’acqua prima della sepoltura, «devono raggiungere Dio con il loro
sangue» spiega. In questo conflitto e in questo ospedale ha già preparato oltre cento cadaveri, nei
diciotto giorni di combattimenti
del 2008 erano stati 500. Al pronto
soccorso stanno arrivando i feriti
del bombardamento che ha colpito la scuola gestita dalle Nazioni
Unite, dove si erano rifugiati (nei
centri hanno cercato riparo la
maggior parte dei 140 mila pale-
Visto da Israele
L’ex capo del Mossad
«Hamas deve restare
perché c’è di peggio»
Intelligence
Efraim Halevy, nato nel
1934, è stato
il capo del
Mossad dal
1998 al 2002
«Non è il momento di negoziare una
tregua con Hamas», dice al Corriere
Efraim Halevy, ex capo del Mossad.
Eppure l’autore di «Man in the
Shadows» (L’uomo delle ombre) ha
riconosciuto in passato l’esigenza di
trattare con il movimento
fondamentalista. Anzi, ha detto che
Israele negozia da anni con Hamas,
anche se ammetterlo è «politicamente
sconveniente» per entrambi.
Perché non trattare ora?
«In linea di principio credo che ci
debba essere un dialogo, ma non in
questo momento. Le operazioni
devono andare avanti finché Hamas
non sarà ridotto in una posizione di
chiara inferiorità rispetto a Israele».
Crede che la sospensione dei voli
internazionali su Tel Aviv sia stata
una vittoria per Hamas?
«La temporanea sospensione dei voli
va giudicata sulla base dei risultati
finali e, nonostante i razzi di Hamas,
Israele ha dimostrato di poter
proteggere l’aeroporto. E poi Hamas
non ha rivelato le sue vere perdite, il
numero di morti tra i miliziani: li
sapremo a battaglia conclusa».
Lei ha detto che ci sono nemici
Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
3
#
❜❜
L’unico modo per risolvere le tensioni è che le parti si parlino e
lavorino assieme
John Kerry segretario di Stato Usa
❜❜
Israele potrebbe decidere di allargare in maniera significativa
l’operazione di terra a Gaza
Moshe Yaalon ministro della Difesa israeliano
Il caso Salta la nomina del nuovo ambasciatore d’Ungheria in Italia
voce dell’esercito — è stato
centrato da un colpo sparato da
vicino a una scuola gestita dall’Onu. Israele è stata accusata
di aver bombardato giovedì
uno di questi istituti, uccidendo 17 civili.
Hassan Nasrallah, il leader
di Hezbollah, promette in un
discorso da Beirut «di sostenere i palestinesi nella loro battaglia». Senza elaborare. Il movimento sciita libanese ha già
impegnato il suo esercito irregolare al fianco di Bashar Assad, il presidente siriano, ed è
difficile che possa aprire un altro fronte con Israele.
I palestinesi uccisi nell’offensiva sono oltre 830, per la
maggior parte civili. Le immagini di distruzione e morte
hanno portato la rabbia in Ci-
sgiordania. Nella notte tra giovedì e venerdì in migliaia hanno marciato verso il valico di
Qalandia, che separa Ramallah
da Gerusalemme. Mohammed
al-Araj, 17 anni, è stato ammazzato negli scontri e il suo
funerale ieri si è trasformato in
un’altra battaglia urbana. Il pa-
7
I palestinesi
uccisi in Cisgiordania durante
le proteste contro
le operazioni
militari dell’esercito israeliano nella
Striscia di Gaza
dre racconta al New York Times che dopo aver visto le foto
delle donne e dei bambini ammazzati nella Striscia Mohammed ripeteva «di volersi unire
ai combattenti di Gaza».
Sette manifestanti sono stati
uccisi nei due giorni di rivolta.
Due al posto di blocco di
Hawara, verso la città di Nablus, dove una donna è scesa
dall’auto e ha sparato. «In
aria», secondo la polizia israeliana. Tre sono morti — colpiti
da proiettili dell’esercito dicono gli attivisti — negli scontri a
Beit Ummar, vicino ad Hebron
nel Sud della Cisgiordania, e
altri due ragazzi hanno perso la
vita durante alcuni scontri nella tarda serata di ieri.
D. F.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La mappa
Haifa
SIRIA
Mar
Mediterraneo
Nablus
CISGIORDANIA
Tel Aviv
Ramallah
Gerusalemme
Beit Lahya
Gaza City
Gerusalemme Est
Beit Ummar
Hebron
Mar Morto
Khan Yunis
EGITTO
Saluto militare La
vedova di un riservista
israeliano saluta il feretro
del marito (Reuters)
Città teatro
di scontri
tra palestinesi
e forze
di sicurezza
israeliane
GIORDANIA
ISRAELE
Deserto
del Negev
Città nel mirino
dell’esercito
israeliano
stinesi fuggiti dai quartieri e dai
villaggi rimasti coinvolti negli
scontri). Chi non ce la fa viene subito portato da Abu Mohammed,
75 anni, la barba ispida e bianca,
la keffiah avvolta sulla testa, la camicia azzurra che non si macchia
neppure di sudore. Lavora veloce,
immune al caos attorno. Dorme e
vive nell’ospedale, aspetta.
I bambini corrono nel cortile
dietro la chiesa di San Porfirio,
quello che ride di più ha nascosto
la palla sotto la maglietta, gli altri
fingono di non saperlo. I genitori
sono fuggiti dal quartiere di
Shijaiya, a est della Striscia, dove i
soldati israeliani hanno combattuto le battaglie più dure contro i
miliziani di Hamas. L’uomo al
banchetto aggiunge un nome dopo l’altro all’elenco, conta quanti
peggiori di Hamas: come l’Isis, lo
«Stato islamico» attivo in Iraq, che
ha iniziato a reclutare anche a Gaza.
«La questione è se Israele abbia
interesse o meno a eliminare Hamas.
La loro leadership non mi piace
affatto, ma ciò non cambia il fatto che
siano al potere. Vogliamo che
continuino ad esistere ma con forze
ridotte: per via dell’Isis, e perché serve
un interlocutore a Gaza. Quando
l’attuale scontro finirà, verrà il tempo
del dialogo».
Viviana Mazza
© RIPRODUZIONE RISERVATA
pasti preparare per le famiglie,
quando il sole tramonta e finisce
il giorno di digiuno. I muri costruiti dai crociati non hanno
protetto il cimitero cristiano, un
missile sparato da un jet israeliano ha bersagliato un campo vicino e le schegge della bomba hanno sfasciato le lapidi. Dalla mo-
L’inviato antisemita rinuncia
Passo decisivo della Farnesina
E lui si difende: «Il problema sono le minoranze»
ROMA — Péter Szentmihályi Szabó ha gettato
la spugna, prima ancora che la richiesta di accreditamento come ambasciatore d’Ungheria a Roma giungesse alla Farnesina. Di fronte allo sdegno provocato in patria e all’estero dalle voci sulla sua nomina imminente da parte del governo
di Viktor Orban, lo scrittore e commentatore politico di estrema destra, bollato come «noto antisemita» dalla Anti-Defamation League, ha rinunciato, dicendosi non più disponibile per l’incarico.
A mandare il segnale decisivo alle autorità
magiare che non fosse proprio il caso di insistere
sul nome di Szabó, è stata una nota del nostro
ministero degli Esteri: «La Farnesina auspica per
lo sviluppo proficuo del dialogo italo-ungherese, che entrambi i Paesi possano disporre dei
migliori e più efficaci canali di comunicazioni e
confida dunque che per la guida della rappresentanza diplomatica sia proposta una personalità in grado di contribuire efficacemente al consolidamento delle relazioni tra i due Paesi». Un
linguaggio diplomatico, ma molto chiaro.
Esprime soddisfazione la comunità ebraica di
Roma, attraverso il suo presidente, Riccardo Pacifici: «Mentre nel resto d’Europa si manifesta
con slogan contro gli ebrei, l’Italia dimostra ancora una volta di possedere tutti gli anticorpi per
combattere l’antisemitismo».
Al telefono da Budapest, Szabó, che ha 69 anni, ci ha spiegato di aver deciso di farsi da parte
perché non vuole «essere motivo di imbarazzo
nei rapporti tra Italia e Ungheria». Ma si è difeso
dicendo che gli attacchi contro di lui sono «privi
di fondamento, basati su pregiudizi e false premesse. “Non mi considero antisemita. Lungi da
me ogni sentimento razzista o xenofobo. Se vuole sapere la mia opinione, la polemica non è contro di me, ma contro il governo ungherese e il
primo ministro Orban».
Pure, il caso contro Szabó si basa su argomenti molto solidi. Sostenitore delle teorie sulla congiura ebraica, ha più volte accusato gli ebrei di
«aver tratto benefici dal business dell’Olocausto». Nel saggio «Gli agenti di Satana» pubblicato nel 2000, lo scrittore affermava: «Vivono qui
in Ungheria, ma ci odiano. Non capisco perché
rimangono, se è così male qui, in questo Paese
accogliente, che è così stupidamente paziente.
Non è difficile riconoscerli perché sono vili e im-
schea a fianco arrivano materassi
e qualche coperta. L’arcivescovo
Alexios ha aperto le sue stanze ai
musulmani, all’inizio hanno cercato riparo in seicento, adesso sono un migliaio. L’altro giorno una
donna ha partorito nella sacrestia.
La sabbia è morbida, gli uomini
impiegano meno di un’ora per
Riti
In 18 giorni di guerra, Abu
Mohammed ha già avvolto
100 cadaveri nel kaffan, il
lenzuolo di lino bianco
Mestieri
Abu Mohammed con i corpi delle
vittime e la pasticceria di casa
Arafat (Gabriele Micalizzi/Cesura)
Chi è
Vicino al regime comunista
Péter Szentmihályi Szabó, 69
anni, ai tempi in cui in Ungheria
vigeva il regime comunista ha
vissuto a lungo all’estero, a
Londra e Los Angeles.
Dopo il crollo del muro, nei primi
anni Novanta, diventa docente
alla Università Cattolica
Pázmány Péter, dove però al
momento non ha alcun incarico.
pertinenti. Il denaro è il loro Dio, la loro lingua
madre». E ancora: «Cerchi scuri sotto gli occhi, la
pelle flaccida, palme sudate, piedi freddi».
A chi si riferiva? Di chi parlava? «La storia dell’Ungheria — dice Szabó — è quella di una nazione vittima, di un Paese diviso. Molti popoli di
diversa nazionalità sono venuti da noi da rifugiati, si sono stabiliti qui e poi hanno cominciato
a chiedere l’autonomia. Forse quello che ho
scritto può essere malinteso. Ma io mi riferivo a
tutti coloro che sono diventati ungheresi ma
non hanno mai voluto condividere i valori,
l’identità e i problemi della nazione. Gli ebrei
non sono la sola componente di quel problema,
potrei citare altre nazionalità, rumene, tedesche,
che non hanno mai voluto essere parte della nazione ungherese».
Riassumendo, il mancato ambasciatore di un
Anticorpi
Soddisfazione della comunità
ebraica di Roma: «L’Italia dimostra
ancora una volta di possedere tutti
gli anticorpi contro l’antisemitismo»
Antisemita
Nel 2000 pubblica su Magyar
Fórum «Gli agenti di Satana», un
testo nel quale fa ricorso a tutti i
peggiori stereotipi a sfondo
razziale utilizzati contro gli ebrei,
che accusa di aver tratto
beneficio dall’Olocausto. Nel
2002 si iscrive al partito
antisemita della destra radicale
ungherese (Miép). I suoi scritti
diventano sempre più violenti e
antiglobalizzazione, contrari alla
politica americana e di Israele.
Persino l’ex presidente George
W. Bush vi viene definito «un
fantoccio» della plutocrazia Usa.
Paese membro dell’Unione Europea da un lato
dice che non è antisemita, dall’altro dichiara
tranquillamente che gli ebrei sono parte di un
problema identitario e di integrazione, che affliggerebbe la nazione ungherese. E per evitare
equivoci, parla anche di «mancata accettazione
della cultura egemone» da parte delle varie minoranze che vivono oggi in Ungheria.
Se poi andate a chiedergli, cosa ne pensa dell’ondata di antisemitismo che si registra in Europa, vedi le manifestazioni in Francia, in Olanda e a Berlino, la sua risposta sembra quasi «voce
dal sen fuggita». «Credo che l’allarme sia un po’
esagerato. Leggo che in quasi tutti i Paesi d’Europa ci sarebbe un aumento dell’antisemitismo.
Ma penso che bisogna vedere le cose nella giusta
dimensione e parlare di episodi isolati. Comunque posso dirle che non è il caso dell’Ungheria.
Ci sono pochissime persone interessate a questo
problema».
Paolo Valentino
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Rifugi
L’arcivescovo Alexios ha
aperto la porta a un migliaio
di musulmani. Una donna
ha partorito in sacrestia
scavare la fossa. Preparano le
tombe per i funerali da celebrare
dopo le preghiere del venerdì. Le
moschee sono piene, è l’ultimo
venerdì di Ramadan, nella notte
di Laylat al-Khader, quella del destino, le preghiere vengono esaudite. Il cimitero di Beith Layiha sta
in cima a una collina, circondato
dalle jacarande e dagli alberi di
acacia. I morti non sono di questo
villaggio, le famiglie vengono da
Beit Hanoun. Là è troppo pericoloso, l’invasione di terra israeliana ha occupato una fascia larga
un chilometro a nord e est. I soldati cercano gli ingressi dei tunnel scavati dai miliziani di Hamas
per sbucare armati dall’altra parte. La strada verso nord, verso il
confine con Israele, è deserta. Il
fumo nero si alza poco lontano, il
missile ha distrutto un palazzo
nella notte. Il padre e il bambino
caricano sul carretto quello che
trovano tra i rifiuti, vicino alla
carcassa di una Renault 5 incendiata
Le banche hanno riaperto per
poco una decina di giorni fa durante la tregua umanitaria. Ai distributori di contanti in centro la
gente sta in coda e litiga per poi
scoprire che i soldi sono finiti.
L’elettricità c’è per due-tre ore.
Hassan — che può permettersi un
generatore e il gasolio per farlo
funzionare — offre un po’ di luce
anche ai vicini di casa.
Davide Frattini
@dafrattini
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4
Primo Piano
Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Grandi opere Il decreto
Lavori al via
1
3
Ferrovia
Napoli Bari
150
4
1.841
Completamento
quadrilatero stradale
Marche Umbria
milioni
Autostrada
tirrenica
5
270
6
milioni
Asse viario Lecco
Bergamo
8
Ferrovia Firenze
Pistoia Lucca
9
Sistema idrico
abruzzese
10
Nuova edizione
del piano città
di
(riqualificazione grandi
centri urbani)
Passante
ferroviario di Torino
25
2
milioni
7
milioni
Opere collegate
ad Expo
11
Alta velocità
Brescia Padova
4
1
4
43 miliardi
Il vvalore delle opere
sbloccate
dall’intervento
5
2
2-3 miliardi
2Dote finanziaria
D
del decreto
(stima)
Nuova edizione
6 mila campanili
(interventi mirati
sui piccoli centri)
CORRIERE DELLA SERA
«Sblocca Italia» con lo sconto fiscale
ai proprietari di case in affitto
Per i cantieri 3,7 miliardi in 6 anni. Comuni: unificate le autorizzazioni edilizie
imprese
Fisco, tregua
d’agosto: 770
a settembre
La scadenza per l’invio del
modello 770 (quello a
carico delle imprese con la
forza lavoro e relativi
contributi) sarà prorogata
dal 31 luglio al 19
settembre. Lo ha
annunciato l’Ordine dei
Consulenti del Lavoro in
una nota dove spiega che la
decisione «sarà
ufficializzata a breve» e
arriva dopo i colloqui tra la
presidente del Consiglio
Nazionale dell’Ordine,
Marina Calderone, con i
direttori delle Finanze al
Tesoro, Fabrizia Lapecorella
e dell’Agenzia delle Entrate
Rossella Orlandi. Nei giorni
scorsi il sottosegretario
all’Economia Enrico Zanetti
aveva segnalato
l’intenzione del governo di
valutare la proroga pur
sottolineando difficoltà per
il prossimo 730
precompilato. Calderone:
«A settembre un tavolo con
il governo per
razionalizzare il calendario
fiscale».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — Sarebbe il segnale
di un’inversione di marcia, visto che negli ultimi tre anni casa e Fisco hanno fatto sempre
rima, con un aumento del gettito fiscale del 200%. Ma anche un
modo per togliere una parte
delle abitazioni invendute dal
groppone dei costruttori e per
mettere a disposizione delle famiglie una casa a prezzo ragionevole. Nel decreto legge sblocca Italia che il governo dovrebbe portare venerdì in Consiglio
dei ministri ci potrebbe essere
anche una misura che rende fiscalmente vantaggioso l’acquisto di una casa. Funzionerebbe
così: chi compra una casa nuova o completamente ristrutturata può detrarre dal proprio
reddito imponibile il 20% del
prezzo d’acquisto. Ma solo a
patto che la casa venga data subito in affitto a canone concordato per un periodo di otto anni. Sembra un azzardo, perché
ogni sconto fiscale ha un costo e
il governo è pure orientato a
sfoltire la lunga lista di deduzioni e detrazioni. Ma non è
detto che lo sia. L’incasso che lo
Stato perderebbe dalla detrazione de prezzo d’acquisto sarebbe spalmato. E potrebbe essere compensato proprio dal
gettito aggiuntivo generato dalle nuove abitazioni, fra imposta
di registro, Imu, Tasi e cedolare
secca.
Lo sconto fiscale sarebbe di
fatto un anticipo dell’altro progetto per la riconversione delle
case di nuova costruzione anco-
ra vuote, quello che prevede la
loro trasformazione in alloggi
popolari o di housing sociale. In
questo caso sarà necessario un
intervento pubblico, le procedure sono più complesse e non
si farà in tempo ad inserire la
misura nel decreto legge. Ma
nel testo, ancora in fase di stu-
Il meccanismo
Chi compra una casa
potrebbe detrarre
il 20% del prezzo dal
proprio imponibile
I provvedimenti
Ilva, via libera al prestito ponte
1
Il decreto legge dello scorso 11 luglio, con il pacchetto
di interventi ambientali per l’Ilva, è stato inserito nel
decreto competitività. Per il centro siderurgico jonico
viene introdotto il prestito ponte; previsto anche il
rafforzamento del ruolo del subcommissario ad hoc
per il Piano di risanamento e lo sblocco delle risorse
della famiglia Riva poste sotto sequestro.
Energia, taglia-bollette alle Pmi
2
Per la riduzione del 10% delle bollette, arriva un
nuovo spalma incentivi con la riscrittura
dell’articolo 26 (che lascia i saldi invariati, con un
risparmio previsto di circa 800 milioni) e
l’introduzione di opzioni per gli incentivi e tre
scaglioni di riduzione. Introdotta anche una norma
anti-contenziosi con accordi tra governo e banche.
Opa, arriva la doppia soglia
3
Introdotta con il nuovo decreto la doppia soglia Opa
(Offerta pubblica di acquisto) al 25% per le società
quotate, escluse le Pmi (l’altra soglia rimane al 30%)
che invece potranno scegliere di inserire nello statuto
una soglia compresa tra il 20% e il 40%. L’Opa dovrà
essere lanciata nel caso in cui, acquisendo il 25% delle
azioni della società, si diventi socio di maggioranza.
dio, ci sono diverse novità importanti. Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha detto più
volte che saranno sbloccati investimenti per 43 miliardi, indicando il valore complessivo
delle opere coinvolte. Il decreto
dovrebbe contenere interventi
per i cantieri (quelli in essere e
quelli da avviare) per circa 3,7
miliardi in 6 anni, a partire dal
2014. Non ci sono soltanto
grandi opere come l’alta velocità ferroviaria tra Brescia e Padova o l’autostrada Tirrenica, o
ancora il passante ferroviario di
Torino e l’asse viario Lecco-Bergamo. C’è anche la seconda edizione del progetto 6 mila campanili, con 100 milioni di euro
per interventi mirati sui piccoli
centri. Rifinanziato anche il
piano città, che invece si concentra sui capoluoghi, creando
un’unità di missione che renda
più veloci gli interventi. Ci dovrebbe essere anche una norma
che vincola lo Stato ad utilizzare
per le opere infrastrutturali,
ogni anno, lo 0,3% del Prodotto
interno lordo. A spanne sono
quasi 5 miliardi di euro. «È una
misura fondamentale — dice il
vice ministro per le Infrastrutture Riccardo Nencini — anche
perché darebbe la certezza dei
fondi disponibili e la possibilità
di programmare».
Nel decreto ci sarà anche un
capitolo semplificazione, a partire dall’autorizzazione unica
edilizia, documento standard
valido in tutti gli 8 mila Comuni
italiani. E anche un primo stan-
A Palazzo Chigi
ziamento per il pagamento dei
debiti della pubblica amministrazione relativi agli investimenti, categoria finora rimasta
fuori dalla complessa operazione per il saldo degli arretrati.
Con il decreto dovrebbe arrivare mezzo miliardo di euro sugli
11 stimati in totale dai costruttori. Per un decreto in arrivo un
altro che taglia il primo traguardo: ieri il Senato ha approvato il
provvedimento sulla competitività, quello che taglia le bollette alle imprese: 169 sì, un no,
opposizione fuori dall’Aula al
momento del voto. Adesso il testo passa alla Camera. Nel decreto sulla pubblica amministrazione, invece, viene esteso
agli incarichi in essere l’obbligo
del collocamento fuori ruolo al
posto della semplice aspettativa
per i magistrati che hanno un
incarico di diretta collaborazione con i vertici dei ministeri,
vengono rafforzati i poteri del
commissario anti corruzione
Raffaele Cantone. Mentre viene
spalmato su tre anni il taglio dei
contributi versati dalle imprese
alle camere di commercio.
Lorenzo Salvia
@lorenzosalvia
Matteo Renzi con Sergio Marchionne, John Elkann e gli operai di Melfi
La crisi al Sud? In sei anni bruciati 47,7 miliardi
zione, tempi di pagamento della pubblica amministrazione) e «una politica
economica chiaramente orientata allo
sviluppo». Invece gli investimenti pubblici sono tornati nel 2013 ai valori di
17 anni prima, il 1996. In cifra assoluta
si tratta di 28 miliardi di euro in meno
di investimenti tra il 2007 e il 2013, un
crollo del 34%. Eppure ci sarebbero de-
cine di miliardi di fondi europei a disposizione. Che però vengono dispersi
in mille rivoli e in parte (5-6 miliardi)
rischiano addirittura di essere persi
perché non spesi. Se i fondi, dice Confindustria, fossero utilizzati pienamente «si potrebbero mobilitare per il Mezzogiorno oltre 14 miliardi di euro l’anno per i prossimi 9 anni». In questo
senso, «l’esclusione dal patto di stabilità europeo delle spese cofinanziate e,
di conseguenza, l’allentamento del
patto di stabilità interno, rappresentano un nodo decisivo» per il rilancio del
Sud. Su questo fronte però serve il via
libera di Bruxelles. La partita decisiva,
osserva Confindustria, si giocherà ad
ottobre con la commissione europea
32 75
mila
il numero di imprese che il Mezzogiorno
ha perso dal 2007 ad oggi con più di
600 mila posti di lavoro andati perduti.
Le condizioni economiche del Sud si sono ulteriormente aggravate con la crisi
per cento
il livello di disoccupazione giovanile
raggiunta nelle regioni del Sud.
Tra i segnali positivi il valore dell’export: +2,4% nel 2013 rispetto all’inizio della crisi, sette anni fa
Non è che «la Jeep è ancora lo
sponsor della Juve?». Ebbene
«sì», risponde John Elkann al
quasi ultrà fiorentino Matteo
Renzi. Cui le italianissime
Renegade portate in
anteprima a Palazzo Chigi
sono piaciute, e i complimenti
li ha appena fatti anche ai tre
operai che le hanno prodotte a
Melfi, ma che ora non resiste
al giochino calcistico. Juve?
Mai. Il sorriso diventa, veloce,
smorfia di recitato orrore. Al
quale Sergio Marchionne fa da
spalla. «Sponsor», dunque
spese? Guarda Renzi, guarda
Elkann: «Come, “ancora”?».
È solo uno sketch. Ma rende il
clima. Il cerimoniale stabiliva
che i vertici di Fiat Chrysler
mostrassero al premier le
Renegade alle undici spaccate.
Scendono tutti e tre un’ora
più tardi. In fondo, questo è il
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Confindustria Ogni giorno chiudono 573 aziende e gli investimenti pubblici sono tornati al livello del 1996. Il riscatto passa per i fondi europei
ROMA — Se la ripresa in Italia non
arriva e il Prodotto interno lordo continua ad essere inchiodato intorno allo
zero virgola è anche perché le condizioni economiche del Mezzogiorno si
sono aggravate con l’ultima crisi. Dal
2007 ad oggi le regioni del Sud hanno
bruciato 47,7 miliardi di euro di Pil
mentre il numero delle imprese è sceso
di 32 mila e si sono persi oltre 600 mila
posti di lavoro, con il tasso di disoccupazione giovanile che tocca il 75%. Nel
2013, sottolinea uno studio diffuso ieri
dalla Confindustria, è stato toccato «il
punto più basso» della lunga crisi e «i
primi mesi del 2014 confermano purtroppo questa tendenza negativa». Certo non mancano «timidi segnali di vitalità», ma non bastano, secondo l’associazione guidata da Giorgio Squinzi,
senza un forte intervento del governo
su due fronti: riforme istituzionali e
strutturali (Fisco, energia, semplifica-
Renzi battezza
la Jeep italiana
E prenota
la visita a Melfi
per ottenere i famosi margini di flessibilità chiesti dal governo Renzi.
Tra i segnali «timidamente» positivi, dice il rapporto, c’è l’andamento
delle esportazioni: +2,4% nel 2013 rispetto a inizio crisi, 2007. Ma è un
trend che tra lo scorso anno ed i primi
mesi del 2014 «sembra essersi fermato». Del resto, dall’inizio dell’anno il
saldo tra imprese aperte e cessate è
negativo per circa 14 mila aziende.
Quelle che hanno chiuso sono circa
573 al giorno, con fallimenti in crescita del 5,7% rispetto al 2013. Solo qualche giorno fa la Svimez, Istituto di ricerca sul Mezzogiorno, ha tra l’altro
sottolineato che ad aggravare la situazione concorre un maggior carico fiscale locale su famiglie e imprese nelle
regioni del Sud rispetto a quelle del resto d’Italia.
Enrico Marro
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loro primo incontro diretto. E
sono solo loro tre: neppure un
assistente ad ascoltare quel
che si dicono su politica,
economia, azienda.
Dopo gli endorsement
torinesi e le conferme sulla
«presenza sempre più forte di
Fiat in Italia, siamo orgogliosi
di far vedere quello che
stiamo facendo» (Elkann), il
feeling appare evidente. E
reciproco. Renzi si era già
autoinvitato in una fabbrica
Usa, e ora c’è la data: 26
settembre. Ma c’è pure
un’aggiunta al programma.
Non aveva mai accennato a
visite in impianti nazionali, il
premier. Rimedia adesso. Da
abile comunicatore, poi: «A
Detroit dirò che siamo
orgogliosi di essere italiani in
America, a Melfi che noi
italiani siamo più bravi».
Raffaella Polato
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Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
5
L’alleanza Per il salvataggio
Alitalia-Etihad in bilico, aumento salvagente
Dagli azionisti 250 milioni per far marciare la compagnia. Scontro tra i sindacati
✒
La vicenda
Rocco Sabelli, Andrea
Ragnetti e infine nell’aprile di
un anno fa l’ex ducatista
Gabriele Del Torchio. Tre
amministratori delegati in
pochi mesi segnano il
calvario di Alitalia, che
chiude ancora in rosso per il
quarto anno consecutivo dal
ritiro dell’offerta Air France e
dal varo del progetto Fenice.
Nell’autunno 2013 la cassa è
di nuovo agli sgoccioli e per
coprire la defezione dei
francesi nell’aumento di
capitale il governo fa entrare
le Poste con un investimento
di 75 milioni. Le banche
devono erogare altri 200
milioni di prestiti
L’offerta araba
Abu Dhabi al 49%
ma dopo i tagli
e senza i debiti
La partnership tra Alitalia ed
Ethiad viene annunciata il 25
giugno scorso. La compagnia
di Abu Dhabi entrerà al 49%
in una newco alleggerita dei
debiti e dei dipendenti, con
esuberi per oltre 2.200 unità
tra personale di volo e di
terra. Le banche capitanate da
Intesa Sanpaolo, Unicredit e
Mps dovranno rinunciare e
convertire in capitale 560
milioni di crediti. Inizia una
complessa vertenza sindacale
con l’intervento dei ministri
Lupi e Poletti. Anche il via
libera delle banche arriva
solo dopo una complicata
gestazione e la mediazione di
Palazzo Chigi
L’assemblea
La scelta di Caio
di investire
solo nella newco
Venerdì 25 luglio l’assemblea
approva il bilancio con
riserve e accantonamenti che
mandano i conti in rosso per
569 milioni. Cai-Alitalia vara
un aumento di capitale di 250
milioni che servirà a coprire
l’eredità del passato. Ma
scoppia il caso di Poste
italiane perché l’ad Caio non
vuole buttare altri 40 milioni
nella vecchia compagnia. C’è
la disponibilità a
sottoscrivere il 5% della
newco ripulita, alle stesse
condizioni strappate da
Etihad. Ma i vecchi soci e i
creditori non ci stanno a
coprire la somma che
verrebbe a mancare
tro. La consultazione si è conclusa con il voto di 3.555 lavoratori su 13.190, non raggiungendo il quorum (il 50% più uno degli aventi diritto). A prevalere
sono state le 3 mila indicazioni a
favore degli accordi, firmati da
Cgil, Cisl, Ugl e Usb. Il punto è
che la Uil, ossia la sigla che non
ha sottoscritto il contratto e ha
richiesto il referendum, ritiene il
risultato di quest’ultimo non
valido. Il motivo è l’assenza del
quorum. Tutto da rifare, insom-
ma, per la Uil, che, non a caso, ha
diffidato Alitalia «dal prelevare
soldi dalle retribuzioni dei nostri iscritti». Il fronte degli altri
sindacati è compatto nel ribadire la validità del referendum e
degli accordi. La partita si gioca
sulla base di quanto indicato dal
testo unico sulla rappresentanza
Sindacati-Confindustria.
Le dichiarazioni dei segretari
generali di Uil e Cisl restituiscono il clima. Raffaele Bonanni
(Cisl) è esplicito: «La Uil sta gio-
Il bilancio
Dal 2013
si attendono
perdite
per 569 milioni
Concorrenza
E Easyjet lancia la campagna acquisti
(c.d.c) Se non è un appello, poco ci
manca. Perché il senso del messaggio
sembra essere: i tempi sono duri in
Alitalia e allora, cari piloti italiani,
venite a lavorare con noi. «Siamo
grandi, continuiamo a crescere e siamo
in continua espansione. Volerai verso
alcune delle destinazioni più
stimolanti d’Europa, collegate da una
compagnia aerea paneuropea in
continua espansione che sta
rivoluzionando il modo di viaggiare».
Recita così la nuova campagna
marketing di Easyjet, la compagnia low
cost inglese. Gli «arancioni», come
vengono soprannominati ironicamente
dalla concorrenza per la divisa orange,
di questo periodo non stanno affatto
con le mani in mano e mentre Alitalia
vive ore di fuoco per l’accordo con
Etihad, riempiono pagine di giornali di
annunci per reclutare piloti e personale
di volo. Una coincidenza? «Da gennaio
abbiamo fatto 90 assunzioni —
conferma Frances Ouseley, direttore
per l’Italia Easyjet — e ora potenziamo
l’organico a Napoli, nostra terza base
italiana, dove siamo alla ricerca di altri
100 addetti tra piloti, assistenti di volo
e personale di terra. Rispetto ad altre
realtà in crisi, noi in questo paese
continuiamo a credere e a investire,
con contratti italiani».
cando con il fuoco nel momento
peggiore di Alitalia perché gli
arabi possono anche fuggire».
Luigi Angeletti non è da meno,
«considerato l’esito dell’assemblea, avevamo visto giusto: la
data del 25 luglio, sbandierata
da Alitalia come ultimativa, serviva contro i sindacati». Va da sé
che agli occhi di James Hogan,
amministratore delegato di
Etihad, tutto ciò non sia la condizione di pace sociale attesa. Da
parte di Alitalia a Del Torchio
preme tenere la rotta nella fase
conclusiva dell’operazione,
«abbiamo deliberato un aumento di capitale funzionale all’accordo. Ha contribuito molto il
risultato del referendum, grazie
al grande senso di responsabilità dei lavoratori che hanno votato a favore».
Sul ruolo di Poste il numero
uno di Alitalia è più che fiducioso. «Ho letto dichiarazioni importanti, abbiamo incontrato i
loro advisor, legali e manager,
spero arrivino buone notizie». Il
board di due giorni fa di Poste
Italiane ha, del resto, acquisito
definitivamente che l’operazione in Alitalia-Etihad verrà fatta
versando 40 milioni di euro. Resta da definire la tecnicalità:
probabilmente una newco
(nuova società) che veda la quota di Poste a fianco di Cai.
Andrea Ducci
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Protagonisti
Soccorso statale
Autunno 2013
la cassa
è agli sgoccioli
ROMA — Esiste una soglia
oltre la quale la pazienza cessa di
essere una virtù. Sicuro è che le
ultime ore della partita Alitalia
stanno mettendo alla prova le
capacità virtuose di Etihad. La
cronaca di ieri riassume la vigilia di un closing che appare a
portata di mano e poi, bruscamente, si allontana. L’intera
mattina è servita all’assemblea
degli azionisti di Alitalia per varare il nuovo aumento di capitale di 250 milioni di euro.
La riunione ha inoltre approvato il bilancio 2013, sebbene
non siano state rese note le cifre
ufficiali. Le perdite attese si aggirano a quota 569 milioni . La
discussione dell’assemblea non
ha però toccato il tema più atteso, la definizione del contratto
con Etihad. Una delusione, alla
luce delle dichiarazioni dei giorni scorsi dell’amministratore
delegato di Alitalia, Gabriele Del
Torchio. All’accordo tra Alitalia e
gli emiratini di Etihad mancano
tuttora alcune condizioni: la
modalità dell’ingresso di Poste
Italiane, già azionista con il
19,5%, e l’intesa tra i sindacati.
La più importante è garantire al
nuovo azionista la pace sul fronte delle relazioni industriali. Un
miraggio, considerato che ieri
l’esito del referendum sul contratto nazionale di settore, che
assicura 31 milioni di risparmi,
ha scatenato l’ennesimo scon-
Gabriele Del Torchio
Amministratore delegato di
Alitalia. «Abbiamo fatto
un’importante pulizia di bilancio — ha detto — continueremo a lavorare con Etihad»
James Hogan
Amministratore delegato
della compagnia Etihad.
Smentite ieri le voci di un
ultimatum da parte della
compagnia di Abu Dhabi
Francesco Caio
Numero uno di Poste Italiane, ha ribadito l’interesse su Alitalia. «Puntiamo
a una partecipazione
con criteri di mercato»
Un pizzico
di dirigismo
alla francese
di STEFANO MONTEFIORI
M
entre continuano le
trattative infinite per
Alitalia, ciò che è accaduto di
recente al di là delle Alpi può
essere guardato con una certa
invidia. Negli ultimi anni la
Francia si è attirata le critiche
degli osservatori anglosassoni
— ma non solo — per
l’interventismo, l’eterna
tentazione colbertista e il
patriottismo economico un po’
d’altri tempi, con un ministro,
Arnaud Montebourg, pronto a
indossare la maglietta a righe
da marinaio per difendere il
«made in France». Ma allo
stesso tempo, nei momenti
decisivi, il governo è stato in
grado di convincere le parti
sociali, e ha usato l’energia
necessaria per arrivare a una
soluzione — in tempi brevi —
meno nazionalista di quanto i
proclami lasciassero intendere.
Nel caso Alstom Parigi prima è
intervenuta duramente per
bloccare un accordo già fatto
tra il gigante dell’energia e gli
americani di General Electric;
poi ha sollecitato una controofferta dei concorrenti europei,
i tedeschi di Siemens; infine ha
dato il suo appoggio a chi si
era fatto avanti per primo, GE,
obbligandolo però a fornire
garanzie sull’occupazione che
mancavano nella proposta
originaria. Anche nella crisi di
Peugeot-Citroën lo Stato
francese è sembrato efficace
nel sostenere l’accordo con i
cinesi di Dongfeng, senza
opposizione dei sindacati. Non
si tratta di auspicare una
nuova difesa dell’«italianità»
di Alitalia, al contrario: nei
prossimi giorni un’azione
decisa di Roma potrebbe, come
è successo a Parigi, convincere
gli scettici e evitare la fuga
dell’unico investitore estero
(Etihad) che, in questo
momento, ha risorse per
salvare la società.
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Il retroscena Ghizzoni (Unicredit) e Castellucci (Autostrade) a Palazzo Chigi dal premier sull’operazione da 1,1 miliardi
Governo in campo, ultima mediazione
Il no dei soci al doppio binario per Poste
Il governo riprende in mano il boccino della vicenda Alitalia-Etihad. E che
sia stato lo stesso premier Matteo Renzi
ieri a incontrare Giovanni Castellucci,
amministratore delegato di Atlantia, e
Federico Ghizzoni, ceo di Unicredit, due
azionisti di peso di Alitalia, indica che
l’esecutivo è pronto a fare la sua parte
per mandare in porto l’operazione.
Il salvataggio della compagnia è una
delle questioni in cui il premier ha messo la faccia. Ma è anche l’ultima spiaggia per il vettore che l’anno scorso ha
perso 569 milioni di euro e continua a
bruciare liquidità. Le beghe sindacali
passano in secondo piano, il vero nodo
in questo momento è il ruolo di Poste .
Tutti sanno che senza il gruppo guidato
da Francesco Caio il matrimonio tra
Alitalia e la compagnia di Abu Dhabi
salta. Ma nessuno dei protagonisti crede davvero che possa essere proprio
l’azionista pubblico, entrato per evitare
il fallimento di Alitalia al momento del
precedente aumento di capitale, a mandare a monte un’operazione cruciale
per il Paese alla vigilia dell’Expo, ma
anche per le importanti ricadute occupazionali.
In gioco ci sono mille e cento miliardi di euro già pronti: 560 milioni deri-
L’impegno
L’impegno di Poste Italiane,
secondo indiscrezioni, potrebbe
salire da 40 a 60 milioni di euro
per la nuova Alitalia
vanti dall’investimento di Etihad, 300
milioni di nuova finanza garantiti dalle
banche, 250 milioni dell’aumento di capitale varato ieri. La richiesta iniziale di
Caio di voler entrare direttamente nella
newco, al fianco di Etihad con il 5% in
cambio di un impegno di 40 milioni, è
già rientrata perché impraticabile. Se
Poste avesse preso il 5% della newco, la
vecchia Alitalia sarebbe scesa al 46% e
automaticamente Etihad sarebbe diventato il primo socio con il 49%, imponendo un patto parasociale tra i due soci italiani per garantire il controllo europeo della compagnia. Ma per conferire slot, società, permessi e quant’altro
alla newco, Alitalia avrebbe dovuto
chiedere nuovamente tutte le autorizzazioni perché non sarebbe stata più
azionista di controllo al 51%. Oltre a far
nascere problemi di consolidato fiscale.
La nuova proposta di creare una seconda newco, una terra di mezzo in cui
la vecchia Alitalia conferirebbe la sua
partecipazione e dove Poste entrerebbe
con il 10% attraverso un aumento di ca-
Il confronto
Federico Ghizzoni, a sinistra,
amministratore delegato di
Unicredit, e a destra, Giovanni
Castellucci, ceo di Autostrade per
l’Italia e di Atlantia, sono stati ieri a
Palazzo Chigi
pitale dedicato invece viene definita
fantasmagorica e una complicazione
non necessaria, che nessuno vuole.
Caio fa sapere di essere disponibile
ad aumentare il suo impegno da 40 fino
a 60 milioni. Ma le banche, che hanno
rinunciato a una parte sostanziosa dei loro debiti, sono furiose e ritengono inaccettabile la posizione delle
Poste. Sarebbe un trattamento ingiusto degli azionisti:
tutti hanno fatto sacrifici,
perché Poste dovrebbe essere
considerato un azionista di
serie A?
Qualche socio della compagnia dice che quella di Poste è un’impuntatura, una
posizione negoziale per spuntare qualche condizione migliore, ma alla fine
Caio farà un passo indietro. In fondo le
Poste hanno approvato l’aumento di
capitale e i conti all’assemblea di ieri,
un bel passo avanti.
Giuliana Ferraino
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Primo Piano
Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Il Parlamento Le scelte
Senato, Grillo alza il tiro. Duello con il Pd
E Grasso: ora cercare una mediazione
Numero legale per un soffio sulla competitività. «Segnale per Renzi»
La Nota
di Massimo Franco
Manovre sull’Italicum
ma è presto per dire
se c’è un compromesso
N
on si può dire che il Senato sia stato pacificato.
Ma ieri, e probabilmente fino a lunedì, i toni
sono stati e potrebbero diventare meno puntuti e ultimativi. È prematuro dire che questo
preluda al compromesso cercato inutilmente
nei giorni scorsi. Lo scontro tra governo e opposizioni, nel
quale sono stati coinvolti lo stesso presidente del Senato,
Pietro Grasso, fino a lambire il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha vissuto un giorno di tregua. Il contingentamento della discussione in Aula per disinnescare gli ottomila emendamenti, le accuse reciproche, i toni stentorei si
sono attenuati. Non significa automaticamente che sia in
atto un ripensamento: i margini per riavvicinare le posizioni sembrano tuttora inesistenti, soprattutto sull’elezione
dei senatori.
In realtà, c’è chi pensa alla nuova legge elettorale, che
potrebbe diventare la vera materia di scambio parlamentare: abbassando la percentuale della soglia di ingresso in
Parlamento ai piccoli partiti, preoccupati della propria sopravvivenza; e rilanciando l’ipotesi di inserire nel cosiddetto Italicum le preferenze. Eppure, non è chiaro come possano diventare possibili modifiche rifiutate finora con durezza. Sia Renzi sia il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, hanno sempre rigettato qualunque stravolgimento
del testo iniziale del governo. E anche ieri il premier ha replicato in tono irridente alle grevi punzecchiature del capo
del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo: una coda del conflitto
dei giorni scorsi e forse un presagio di quanto accadrà nella
prossima settimana.
Il tentativo dei vertici istituzionali, tuttavia, è di riacciuffare una situazione avviata in apparenza allo scontro totale;
e di ottenere, attraverso garanzie sulle modifiche all’Italicum, un atteggiamento meno ostile dei gruppi parlamentari. Non è casuale che il capofila di questa strategia della distensione sia lo stesso Grasso.
La seconda carica dello Stato si
è trovata esposta ad attacchi
non tanto dell’opposizione ma
del «suo» Pd per avere consentito il voto segreto su circa 900
La difficile
emendamenti. «Quello che bimediazione
sogna evitare è il muro contro
su soglia
muro», ha dichiarato ieri.
«Speriamo che il fine settimae introduzione
porti consiglio». Grasso si è
delle preferenze na
dichiarato «addolorato e indignato» dallo scontro nell’aula
di Palazzo Madama, del quale è
stato testimone e, in parte, bersaglio.
Ma ha rivendicato il proprio ruolo di «garante sia della
maggioranza sia delle opposizioni. So bene che il ruolo del
giudice imparziale è tra i più esposti». Ha, insomma, ribadito il comportamento tenuto al Senato, spiegando ai suoi
critici nel Pd che il regolamento «non lascia margini di interpretazione»: il voto segreto doveva essere ammesso.
Grasso ha anche spiegato che il suo colloquio di giovedì
scorso con Napolitano, al termine del quale era stato diramato un comunicato ufficioso del Colle sui rischi di una paralisi parlamentare, gli era stato chiesto dal capo dello Stato; e che lui aveva soprattutto ascoltato i consigli del presidente della Repubblica. Ma il contingentamento dei tempi
deciso il giorno dopo ha scatenato le ire di M5S, Sel e Lega
contro Renzi e il Quirinale.
Anche adesso, l’accusa degli avversari contro il presidente del Consiglio rimane quella di volere forzare i tempi delle
riforme o per affermare brutalmente il primato del governo, o per provocare un incidente e portare l’Italia a elezioni
anticipate. La replica è l’imputazione al movimento di Grillo di sostenere strumentalmente lo status quo; e di frenare
un cambiamento che, secondo il segretario del Pd e premier, è stato legittimato dal voto europeo del 25 maggio. Di
certo, l’atteggiamento del M5S verso Napolitano, invocato
come garante e poi attaccato quasi come regista di un golpe, risulta a dir poco oscillante. Rimane il problema: col
muro contro muro sarà comunque difficile approvare la riforma del Senato l’8 agosto. Se è vero che le riforme istituzionali servono anche ad aiutare un’economia in panne,
una via d’uscita andrà trovata.
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ROMA — Grillo contro Napolitano, Renzi contro Grillo,
tutti contro tutti. Il decreto
Competitività, sul quale il governo mette la fiducia, con il
numero legale che a palazzo
Madama passa per un soffio. E,
in mezzo, il presidente del Senato Pietro Grasso, che invita i
partiti a cessare il «muro contro
muro» per tornare «alla politica», e che si sente sempre più tirato da una parte all’altra: «Le
mie giacche hanno perso la forma originaria...».
Tra il premier e il leader dei
Cinque Stelle la polemica viaggia via Internet. Parte Grillo, sul
suo blog, attaccando Napolitano: «Si chiama
colpo di Stato.
Mussolini ebbe
più pudore, non
lo chiamò “riforme”. Il regista di
questo scempio è
Napolitano che
dovrebbe almeno
per pudore istituzionale dimettersi subito e con
il quale le forze
democratiche
non dovrebbero
avere più alcun
rapporto», scrive
l’ex comico. Un affondo che arriva il giorno dopo il corteo verso il Quirinale, al quale hanno
partecipato anche diversi parlamentari pentastellati. Grillo insiste: «L’unica soluzione è il voto. Il M5S non ha paura, la minaccia di Renzie di nuove elezioni è una pistola scarica e lui
lo sa».
Il premier replica su twitter:
«Dice Grillo che il nostro è un
colpo di Stato. Caro Beppe: si
dice sole. Il tuo è un colpo di so-
le! #noalibi #sidicesole». E ancora: «Dopo 4 voti in Parlamento, faremo un referendum. Perché le opposizioni urlano? Di
cosa hanno paura? Del voto degli italiani?». Il portavoce e
blogger, Filippo Sensi, noto sui
social come Nomfup, lo blocca
scherzando: «Ok, ok, ora levategli twitter». Inevitabile, arriva
la controrisposta di Grillo:
Botta e risposta
Lo scambio
in Rete
Botta e risposta via web.
Con un post sul blog
intitolato «Aridatece er
puzzone», Beppe Grillo
ha attaccato il pacchetto
riforme: «Questo si
chiama colpo di Stato.
Mussolini ebbe più
pudore. Non lo chiamò
“riforme”». Immediata la
risposta del premier
Renzi: «Caro Beppe, il
tuo è un colpo di sole»
«#Sidicesole? No, #sidiceP2».
Con la foto di Renzi e Berlusconi, ribattezzati «The P2
Brothers» e ritratti come John
Belushi e Dan Aykroyd.
E Grasso? L’ex magistrato diventato «arbitro» dello scontro,
sempre più rovente, tra governo
e opposizioni, prova ancora a
richiamare tutti all’opportunità
di una mediazione: «Queste riforme — dice — sono attese da
decenni, largamente condivise
nelle loro linee essenziali». Secondo Grasso «il muro contro
muro deve lasciare il posto al
confronto e alla ricerca di soluzioni condivise». Il presidente
del Senato cita Don Milani:
«Sortirne tutti insieme è politica. Lo spettacolo di questi giorni mi ha molto addolorato e, in
alcuni momenti, indignato».
Difficile, per ora, invertire la
rotta. Anche il ruolo di Grasso,
in questi giorni, è finito al centro delle polemiche: il Pd, da lui,
vorrebbe una maggiore «durezza» verso le opposizioni e non
ha gradito la decisione sul voto
segreto. Anche su questo, Grasso ribatte: «Il criterio che mi ha
ispirato? Molto semplice, il regolamento». E aggiunge: «Ho
ben chiaro il mio ruolo di garante. E so bene, per esperienza,
che il ruolo del giudice imparziale è tra i più esposti a critiche
ma questo non ha mai intaccato
in nessun modo la mia terzietà
prima e non lo farà neanche
ora. Sono arbitro, non giocatore». L’invito è sempre lo stesso,
già avanzato da Grasso durante
le diverse conferenze dei capigruppo: «Aprire un tavolo di
mediazione, soprattutto su quei
punti che potrebbero essere oggetto di una riscrittura da parte
dei relatori». Per arrivare, in
questo modo, «ad un confronto
approfondito, ma sui contenuti:
non vorrei che si continuassero
a sprecare ore e giorni, soprattutto ora che nella capigruppo
si è deciso un contingentamento dei tempi». Non chiamatela
«tagliola», però. Tantomeno
«ghigliottina». Grasso chiarisce: «Nella ripartizione dei tempi, come accaduto nel 2004, è
stato tenuto conto della possibilità effettiva di votare tutti gli
emendamenti e non utilizzare
quindi la cosiddetta tagliola, a
torto richiamata anche nel nostro caso avendo previsto ben
80 ore esclusivamente per le votazioni sulle 115 disponibili».
Ieri, pausa dei lavori per lasciare spazio al decreto Competitività. Il governo mette la fiducia, che passa con 159 sì, alcune
assenze, 11 membri del governo «costretti» a votare, numero
legale fissato a 147. I Cinque
Stelle scrivono: «Fiducia in bilico, governo traballante. Il numero legale è stato raggiunto
per un solo voto. Il premier non
sia così sicuro di avere una strada spianata». Replica Claudio
Martini (Pd): «Abbiamo ottenuto la fiducia col doppio dei
voti richiesti, che erano 81 su
161 presenti».
Ernesto Menicucci
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Il retroscena Il senatore 5 Stelle Sergio Puglia: perché tutti questi emendamenti dai vendoliani?
L’inedito asse Sel-Lega-M5S,
dalle «contaminazioni» ai sospetti
ROMA — Era difficile immaginare
che uno stesso fronte potesse schierare
contemporaneamente Sinistra e Libertà,
Movimento 5 Stelle e Lega Nord. Ma uno
degli effetti di questo braccio di ferro
sulla riforma costituzionale è la strana
opposizione che si è creata, un miscuglio
eterogeneo che combatte all’unisono (o
quasi) in Aula. Che giovedì ha marciato
unito verso il Colle. E che ieri mattina si è
riunito per decidere le strategie dei prossimi giorni, a cominciare dal tentativo di
far mancare il numero legale ieri in Aula:
non sono escluse azioni eclatanti, ma è
ancora presto per gli annunci.
La battaglia parlamentare li costringe
a fare fronte comune. Nei giorni scorsi si
sono sentiti spesso tra loro, per coordinarsi sugli emendamenti e per decidere
l’atteggiamento nei confronti del ministro Maria Elena Boschi e del rappresentante del Partito democratico Luigi Zanda. Sergio Puglia, senatore dei 5 Stelle,
spiega che in questi casi, «quando c’è da
fare una riforma costituzionale, non si
guarda in faccia nessuno e non ci sono
colori politici». Il che non elimina del
tutto le diffidenze. Non tanto con la Lega, con la quale qualche punto di contatto c’è, quanto con Sel. Come dice lo stesso Puglia: «Io sono napoletano e per sopravvivere sono costretto a essere sospettoso. E così non posso fare a meno di
avere un retropensiero: come mai tutti
questi emendamenti da Sinistra e Libertà? Noi ne abbiamo presentati 200, loro
quasi 6 mila. Non è che volevano questo?
La ghigliottina, la tagliola? Non è che volevano dare il pretesto per far approvare
la legge in fretta? Magari mi sbaglio eh».
Insomma, il dubbio è che quelli di Sel
si stiano mettendo d’accordo con il Partito democratico, magari sulla legge
elettorale. Loredana De Petris, la combattiva capogruppo di Sel, smentisce
fermamente: «Assolutamente no. Dicono che stiamo facendo questo casino per
metterci d’accordo con il Pd sulla soglia
di sbarramento della legge elettorale, ma
non è affatto questo. Non c’è alcuna trattativa in corso. Nulla di nulla. Tantome-
no con il Pd. Anche perché ho l’impressione che l’unica che conti, con la quale
bisognerebbe parlare, è il ministro Boschi». La De Petris, però, non ha grandi
rapporti con lei: «L’unica volta che ho
avuto a che fare con il ministro, è stato
quando lei si è avvicinata e mi ha chiesto
se quando parlavo di elezione diretta mi
riferissi alla democrazia diretta. Le ho risposto che erano due cose un po’ diverse. Per il resto in commissione una volta
le ho detto: “So di non esserle simpatica,
vorrà dire che farò un corso di simpatia
per poterle parlare”».
Il dibattito
Le modifiche
e l’appello
del Quirinale
Sono 7.850 gli
emendamenti
presentati dai partiti
al testo di riforma
del Senato. Il capo
dello Stato ha fatto
un appello «a tutte
le parti» contro il
rischio di una
paralisi: «Sarebbe
un danno»
Tempi tagliati
e voto finale
entro l’8 agosto
La maggioranza,
per accelerare il
dibattito, ha deciso
di tagliare i tempi:
non più di 135 ore
in totale, con voto
finale l’8 agosto, a
prescindere dal
fatto che la
discussione si sia
conclusa
Il corteo
di protesta
delle minoranze
La decisione di
contingentare i
tempi ha
scatenato la
protesta di un
centinaio di
senatori di M5S,
Lega e Sel che
giovedì sono
andati in corteo al
Quirinale
Detto questo, al momento il dialogo
tra maggioranza e opposizione è interrotto. Per questo, si serrano i ranghi. Lunedì Beppe Grillo ha convocato una riunione straordinaria dei parlamentari del
M5S di Camera e Senato. Intanto, il capogruppo a 5 Stelle di Palazzo Madama Vito
Petrocelli non vede niente di anomalo
nella strana alleanza: «Nulla di diverso
da quel che accade già nelle commissioni. Sono convergenze trasversali su singoli obiettivi». Le differenze non mancano: «Noi non condividiamo alcuni
emendamenti della Lega, perché spingono il federalismo, tema che non ci fa
impazzire. E a loro non piacciono i nostri
emendamenti sull’immunità». Quanto a
Sel, spiega Petrocelli: «Li abbiamo criticati duramente in passato. Per esempio
sul Def: hanno dato una grande mano a
Renzi».
La diffidenza, insomma c’è, ma nonostante questo si collabora. Quanto a Roberto Calderoli, Petrocelli è freddo: «Mi
pare che tenga due piedi in una scarpa.
Fa un po’ il Bertinotti del 2014, fa quello
di lotta e di governo. Come relatore di
maggioranza ha avuto anche una certa
complicità con la Finocchiaro. Insieme
hanno pilotato tante cose». A proposito
della relatrice democratica, il suo nome
sarebbe stato fatto ai piani alti come possibile autrice di una iniziativa parlamentare. Petrocelli non ci crede: «Ho sentito
ma è lei ad accreditarsi come mediatrice.
Credo che sia un tentativo superato. Al
momento non c’è alcuna trattativa, siamo allo scontro». Avete immaginato
azioni di protesta — occupazioni, Aventini o altro — con le altre forze di opposizione? «No comment».
Alessandro Trocino
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Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
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Il retroscena L’ipotesi di introdurre l’elezione dei senatori con i listini
Ventaglio
Il presidente del
Senato Pietro Grasso
alla cerimonia del
Ventaglio con l’autrice
del disegno Eleonora
Trapani
(Ansa)
La linea di Palazzo Chigi,
mostrarsi intransigenti
e trattare dopo alla Camera
Berlusconi evoca il voto ma ribadisce l’accordo
80 214
le ore che la conferenza dei capigruppo del Senato ha deciso di dedicare alle votazioni degli emendamenti sulla
riforma costituzionale di Palazzo Madama. Il presidente del Senato Pietro
Grasso ha spiegato che, riservando ai
voti ottanta ore sulle 115 disponibili,
«è stato tenuto conto della possibilità
effettiva di votare tutti gli emendamenti» presentati dai vari gruppi parlamentari
i voti necessari in Senato (su 320) affinché una riforma costituzionale possa essere approvata, con i due terzi
dell’Assemblea, evitando così il referendum confermativo. Sia il presidente del Consiglio Renzi sia il ministro
per le Riforme Boschi hanno sostenuto che per quanto riguarda il nuovo
Senato il governo farebbe comunque
un referendum consultivo per conoscere l’opinione dei cittadini
Renzi vuole prima vincere e poi
trattare, è convinto che solo mostrandosi intransigente oggi al Senato avrà
la forza di gestire domani una mediazione alla Camera, «dove potremmo
persino pensare di introdurre l’elezione dei senatori con i listini», tema che
è diventato il simbolo della sfida sulle
riforme istituzionali tra il premier e i
suoi rivali.
Invertire i canoni politici è rischioso quanto lo saranno i numerosi voti a
scrutinio segreto, che rappresentano
un’insidia per il governo e insieme un
test sulla bontà di un’intesa in cui è
coinvolto Berlusconi. C’è un motivo se
l’ex Cavaliere ha voluto personalmente ribadire a Renzi la fedeltà all’accordo, l’ha fatto giovedì con una telefonata che gli è servita per scusarsi dopo
«l’incidente» — così lo ha definito —
avvenuto la sera prima a palazzo Madama, dove il suo partito aveva votato
contro il calendario dei lavori d’Aula
sulle riforme, senza peraltro aver successo. Il premier ha accettato le scuse
come si fa con chi ti tende una mano
per sostenerti e con l’altra mira a rovesciarti. Perché Renzi sa cosa dice il leader di Forza Italia, che teorizza la caduta dell’esecutivo in autunno sull’economia, che confida in un ritorno immediato alle urne con il Consultellum,
e che punta a sostituirsi a Ncd nel gioco delle larghe intese.
Ma le elucubrazioni di Berlusconi
sul futuro non lo preoccupano, il capo
del Pd chiede invece garanzie sul presente e non accetta di piegarsi ai «ricatti» di quanti «dentro e fuori il Senato non stanno combattendo a tutela
della democrazia ma a difesa dello status quo»: «Perciò non indietreggio di
un millimetro». Nonostante dirigenti
del suo partito e della sua maggioranza lo invitino a cambiare schema, è
questo il suo modo di trattare, ed è
questo l’ordine impartito ai suoi legati. Quando il presidente del Senato —
appena sceso dal Quirinale — ha incontrato a palazzo Madama il ministro
Boschi, ha provato a spiegare che «sarebbe opportuna un’iniziativa politica
di Matteo per sbloccare la situazione»,
e rendere così più facile il percorso
della riforma in Aula: «Si potrebbe intervenire sulla modalità di elezione
del capo dello Stato, sul meccanismo
di elezione dei senatori, sul titolo V
della Costituzione. Certo, non toccherebbe a me dire queste cose...». E in-
Settegiorni
fatti la Boschi non ha raccolto: «Si è
già cambiato tanto. Eppoi — ha sorriso — questo non è mica più il testo del
governo. È il testo votato dalla Commissione».
Renzi vuole prima vincere e poi
trattare. È vero, dopo il contingentamento dei tempi al Senato per l’esame
della riforma che ha portato alla marcia verso il Colle, proprio la Boschi si è
incaricata di lanciare un segnale distensivo, annunciando che «comunque si farà un referendum popolare».
Ma la premessa ad ogni mediazione è
che unilateralmente le opposizioni riducano la mole di emendamenti presentati. Il resto si vedrà. E nel resto c’è
anche la trattativa sulla legge elettora-
le, che il Pd vuole mediaticamente tener sganciata da quella sulla modifica
del bicameralismo, e che però è il vero
nodo del contendere: un negoziato
parallelo che riprenderà la prossima
settimana e che si preannuncia lungo
e difficile, perché il merito porta con
sé un problema di metodo. Il principio
è che dal tavolo non si alzino vincitori
e vinti.
L’Italicum sarà lo specchio riflesso
della futura geografia politica ed è
chiaro che gli interessi siano divergenti. Sulla questione delle preferenze
resta valido il compromesso avanzato
dalla Boschi, che garantisce a Berlusconi di non vedere «scalata» la sua
Forza Italia. Sullo sbarramento per accedere in Parlamento, invece, il leader
del Pd vorrebbe portare il Cavaliere ad
accettare la soglia unica del 4%: «Questo — come conferma il leghista Calderoli — non è solo l’obiettivo delle
forze medie e piccole, è anche l’aspirazione di Renzi, perché così si riprodurrebbe lo stesso schema delle Europee».
Riuscirà un simile incastro al premier? Una cosa è certa: solo dopo aver
vinto vorrà mediare. E se il Senato non
riuscirà ad approvare la riforma costituzionale entro l’8 agosto, chiederà
che si vada avanti, convinto che «la
gente è dalla nostra parte». «Sarà il valoroso popolo del cocomero — ironizza acidamente Gasparri — quello che
ha la villetta abusiva al mare, una falsa
pensione di invalidità, il figlio assunto
con una raccomandazione in un ente
inutile, e che sotto l’ombrellone con il
cocomero sgocciolante in mano, dirà:
“Finalmente lavorano sti ladri”».
Francesco Verderami
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La storia In Italia il picco oratorio appartiene a Boato, ma negli ultimi anni si è passati a tattiche meno estenuanti come le raffiche di emendamenti
Maratone e manette, l’ostruzionismo tra fiction e realtà
I record: il senatore Thurmond
parlò 24 ore come il Mr Smith
di Frank Capra al cinema
MILANO — Nei Paesi anglofoni lo
chiamano filibustering: un termine
che evoca velieri e scorribande piratesche. In Italia quest’«arte» antica è
definita ostruzionismo ma la sostanza è la stessa: fiumi di emendamenti e
orazioni infinite pur di ritardare o affossare una legge. Il fenomeno non è
un’esclusiva nostrana. Anzi. Negli Usa la specialità raggiunse punte di virtuosismo nel 1957 quando il senatore democratico Strom
Thurmond stabilì il record
mondiale parlando per 24
ore e 18 minuti nel tentativo
di stroncare il Civil Rights
Act. Performance memorabile con ricca aneddotica correlata. Thurmond si preparò alla
maratona sottoponendosi per
giorni a bagni di vapore per disidratarsi ed evitare i richiami
della natura. E citò pure la ricetta dei biscotti di sua nonna.
Recentemente, ha fatto rumore l’impresa della senatrice
texana Wendy Davis, che ha
parlato per quasi 11 ore di fila, indossando un paio di strategiche scarpe
da ginnastica. Il suo obiettivo? Boicottare la legge repubblicana che intendeva proibire l’aborto dopo la
ventesima settimana. In nuova Zelan-
da, nel 2000, l’opposizione arrivò a
presentare emendamenti scritti in
maori, con inevitabili richieste di traduzione, pur di rallentare i lavori.
Il cinema Usa cita il filibustering in
almeno un paio di episodi. Nel film di
Frank Capra, Mister Smith va a
Washington (1939), James Stewart è
un senatore che si oppone alla costruzione di una diga e sconfigge gli
speculatori con un discorso di 24 ore,
al termine del quale, cade a terra svenuto. Nella seconda stagione di House of Cards — la serie cult sugli intrighi della politica americana — il senatore Hector Mendoza viene condotto in aula ammanettato, pur di
raggiungere il quorum indispensabile.
In Italia, restando alle orazioni, il
record è dell’ex deputato radicale
Marco Boato che nel 1981 si esibì per
18 ore e 5 minuti contro la proroga
del fermo di polizia, voluta da Cossiga. «Senza leggere, senza sedermi,
senza interrompere — è la sua testimonianza —. Cominciai alle otto di
sera e finii alle 14.20 del giorno successivo, e avevo ancora un paio d’ore
d’autonomia».
Nel Parlamento italiano il primo
episodio di ostruzionismo, mutuato
dall’Inghilterra, risale al 1899 quando
la sinistra le provò tutte pur di bloccare i provvedimenti sulla pubblica
sicurezza del ministero Pelloux. I primi a ricorrere in dosi massicce al filibustering furono però i comunisti.
Nel 1949 il senatore Carlo Cerruti intervenne per 8 ore e mezzo contro
l’adesione alla Nato. Da lì in avanti, i
sermoni monstre sarebbero stati il
marchio distintivo della prima Repubblica con campioni indiscussi come Almirante e Pannella.
Negli anni l’ostruzionismo nostrano si è rifugiato in pratiche fisicamente meno estenuanti. A partire
dalle raffiche di emendamenti. Stratagemma utilizzato già nel 1953,
quando l’opposizione ne presentò
1.600 per bloccare la legge elettorale
definita «truffa». Tutto inutile: il testo
passò in Senato dopo una seduta di
77 ore e 50 minuti. Il dibattito degenerò in rissa e il presidente Meuccio
Ruini fu colpito da una tavoletta di legno.
Prima Repubblica
Nella prima Repubblica
i campioni degli interventi
fiume in Aula erano
Pannella e Almirante
«Filibustering»
In alto, un momento della seconda stagione di House of Cards:
il senatore Mendoza è portato in aula in manette. A destra la
senatrice Wendy Davis durante l’orazione del 2013; la scena clou
del film Mr Smith va a Washington (‘39); Marco Boato nel 1981
E se a qualcuno i 7.850 emendamenti presentati ora in Senato sul ddl
riforme sembrano tanti, c’è ancora
chi ricorda con terrore le 130 mila
modifiche alla legge di stabilità firmate dalla deputata indipendente
Mara Malavenda. Un esempio che fece scuola: in Francia, nel 2006, il centrosinistra ne presentò 137.449 contro la privatizzazione di Gaz de France. Con una certa originalità, tra il ‘96
e il 2001 il leghista Luigi Peruzzotti
abusò invece delle richieste di numero legale inoltrandone 4 mila. Lo
chiamavano Ostruzionix, per le sue
presunte «radici celtiche».
Pierpaolo Velonà
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Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Il Parlamento Le scelte
Sondaggio Contrario il 57%
Ncd e centristi
non credono al ritorno
con l’ex Cavaliere
A Cesano
Silvio Berlusconi
si ferma
a salutare alcuni
sostenitori uscendo
dall’istituto Sacra
Famiglia di
Cesano Boscone
dopo aver svolto
l’attività di
volontariato
prescritta
dai giudici
nell’ambito
dell’affidamento ai
servizi sociali
per la condanna al
processo Mediaset
(Fotogramma)
La scorsa settimana Berlusconi è stato assolto
nel processo Ruby. Dopo questa sentenza …
Berlusconi potrà tornare ad essere il leader del centrodestra Non sa
Berlusconi è comunque un leader superato, che deve essere sostituito
Totale
6%
63%
FI
1%
Berlusconi: il premier corre troppo
E lancia l’appello ai moderati
«Sono 17 dissidenti, capito? Per
non parlare delle spaccature che ci
sono nella Lega», ragionava ieri a
voce alta l’ex presidente del Consiglio tra una telefonata e l’altra.
Già, perché di telefonate, nelle
ultime quarantott’ore, Berlusconi
ne ha ricevute parecchie. Soprattutto da parte di quei senatori che
gli hanno descritto il clima di Palazzo Madama come «quello di una
guerra di cui non si riesce a intravedere l’esito».
Tra questi, più d’uno ha chiesto
all’ex Cavaliere di prendere l’iniziativa e di riaprire il dibattito sul
«Patto del Nazareno». Richieste respinte al mittente, almeno per ora.
Perché, nell’ottica berlusconiana,
gli accordi quelli sono e quelli restano. Ma ai tanti che invece gli
stanno chiedendo di intercedere
presso Palazzo Chigi per provare a
sanare la frattura tra le resistenze
dei senatori e il governo, Berlusco-
ni non ha risposto picche. Al contrario. Fosse per lui, il dibattito dovrebbe essere sospeso adesso e ripreso a settembre. «Le riforme
hanno i loro tempi. Figuriamoci
una riforma come questa», s’è lasciato scappare l’ex Cavaliere nelle
conversazioni di ieri. «Vediamo se
è possibile rasserenare gli animi».
Segno che Berlusconi potrebbe
presto riparlare con Renzi? Molto
probabile. E le possibilità che Renzi, nel caso, apra a una moratoria
sul Senato, congelando il voto estivo? Poche, pochissime. D’altronde,
come spiega Giovanni Toti, «non
I 17 dissidenti
Secondo il leader sono
17 i dissidenti di Forza
Italia che voteranno
contro la riforma
c’è nulla di più lontano dallo “stile
Renzi” dello “stile Berlusconi”.
Quest’ultimo», aggiunge il suo
consigliere politico, «non si muoverebbe mai come sta facendo il
primo. Da buon venditore sa che la
merce ai clienti non puoi mica imporla. Devi convincerli, persuaderli, fargli capire che la convenienza è
la loro, non la tua... Per cui, è evidente che rispetto alla riforma del
Senato Berlusconi si sarebbe mosso in maniera molto diversa da
Renzi».
L’inquietudine berlusconiana
rispetto al percorso di riforme è un
dato acclarato. Basti pensare a
quello che è capitato a Pier Ferdinando Casini, che martedì scorso è
stato a Palazzo Grazioli a far visita
all’ex premier dopo la sentenza.
«Silvio, sulle riforme dobbiamo tenere la barra dritta. Il futuro del Paese si gioca anche su questo», è
stato il pensiero che l’ex presidente
ROMA — «In politica serve più matematica». In che senso senatore? «La composizione della Camera, secondo la riforma, è antiscientifica». Quando si aggira
per Palazzo Madama, non passa inosservato Carlo Martelli, senatore a 5 Stelle di
Novara: cranio lucido, sguardo spiritato,
sandali francescani ai piedi, un po’ incongrui insieme alla cravatta d’ordinanza. Martelli sarà anche un eccentrico ma
ha un curriculum di tutto rispetto. Laureato in geometria algebrica alla Statale
di Milano, ha fatto un dottorato in topologia ed è docente alla Bicocca. Ammira
Tullio Levi Civita, grande matematico
d’inizio secolo ed Enrico Bompieri, unico
italiano a vincere la Medaglia Fields, una
sorta di Nobel della Matematica per under 40.
Che ci fa un matematico in politica?
«Era un periodo che mi sentivo inutile. Avevo una voglia di partecipare frustrata. Spedivo lettere ai politici e nessuno mi rispondeva. Un giorno spulciavo il
sito di Grillo e mi sono imbattuto nel
meet up di Novara. C’era una conferenza
sul ritorno energetico dei biocombustibili. Ho detto: fantastico, è quello che fa
per me».
Perché «riforma antiscientifica»?
«La riforma costituzionale deve essere
fatta con amore, perché è un lascito ai
nostri figli. Ma per farla non si possono
liquidare i numeri in quel modo. Lo stesso vale per la legge elettorale. Da matematico, vi dico che ha un unico scopo:
❜❜
La Corea del Nord
Anche in Corea del Nord
hanno il Parlamento
e la magistratura:
ma è democrazia?
In Aula Carlo Martelli, 48 anni, è
stato eletto al Senato a febbraio
traslare la volontà degli elettori su un
campione più piccolo. Più piccolo è il
campione, meno è significativo. Non
puoi basarti sul consumo medio di ortaggi chiedendo a una sola persona».
La teoria del pollo.
«Esatto. Uno mangia un pollo, l’altro
no, gli italiani mangiano mezzo pollo a
testa. Un Senato da 100 persone non va
bene. Non si gioca con i numeri, non siamo al mercato. Non si può fare una legge
per cui un partito con il 30 per cento
prende il 55. Così è peggio della legge fascista Acerbo del 1923. Anche sui collegi:
bisogna studiare, vedere le simulazioni,
fare i conti».
Tornando al ddl del Senato, si riducono i senatori perché si riducono le
competenze. È un risultato voluto, è la
fine del bicameralismo perfetto.
«Infatti, si vuole mantenere solo lo
scheletro del Senato. La democrazia è
quando ci sono elezioni, Parlamento e
magistratura, giusto? Sicuri? In Corea del
77%
18%
85%
3%
82%
Altre liste/indecisi
28% 8%
69%
31%
61%
Sondaggio realizzato da Ipsos PA per Corriere della Sera presso un campione casuale nazionale
rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne secondo genere, età, livello di scolarità,
area geografica di residenza, dimensione del comune di residenza. Sono state realizzate
998 interviste (su 9.912 contatti), mediante sistema CATI, il 22 e il 23 luglio 2014. Il documento
informativo completo riguardante il sondaggio sarà inviato ai sensi di legge,
per la sua pubblicazione, al sito www.sondaggipoliticoelettorali.it.
D’ARCO
Alessandro Trocino
Fino a un paio di anni fa le vicende giudiziarie di Berlusconi radicalizzavano gli elettori: i berlusconiani si indignavano
per ciò che veniva considerato un complotto della magistratura politicizzata ai danni del loro leader e gli antiberlusconiani per i reati di cui il Cavaliere veniva accusato. Questo
copione, durato quasi vent’anni, ha subito una battuta d’arresto un anno fa, in occasione della sentenza definitiva di condanna per i diritti Mediaset, a conferma del cambiamento del
clima sociale e politico dopo il voto del 2013: con l’affermazione dell’M5S si è creato uno scenario tripolare che ha sostituito quello bipolare della Seconda repubblica; il Pdl ha subito un tracollo perdendo 6,3 milioni di elettori rispetto al 2008
e il perdurare della crisi economica ha modificato le priorità
dei cittadini. Tutto ciò spiegava la mancata mobilitazione
degli elettori del Pdl e la loro volontà di continuare a sostenere il governo di larghe intese guidato da Enrico Letta nonostante la condanna di Berlusconi e le conseguenti minacce di
uscita dalla maggioranza. All’indomani della sentenza d’appello del processo Ruby, che ha assolto Berlusconi ribaltando
il verdetto di primo grado, si ha la conferma di questo cambiamento del clima. Con poche eccezioni, non ci sono state
reazioni di indignazione o di trionfalismo da parte degli elettori: la maggior parte degli italiani (34%) ritiene che la sentenza sia una
libera decisione
dei magistrati e
come tale non
vada discussa
ma accettata; il
di Nando Pagnoncelli
31% pensa che
sia una sentenza sbagliata e il 25%, al contrario, la considera giusta. Tra gli
elettori del Pd il 46% ritiene che le sentenze non vadano discusse, il 41% giudica la sentenza sbagliata e quasi un elettore
su dieci è d’accordo con l’assoluzione. Tra gli elettori di Forza
Italia quattro su cinque plaudono alla sentenza e, al contrario,
il 7% la giudica sbagliata. Si è quindi fortemente attenuato il
giustizialismo tra gli elettori pd (la cui composizione è molto
cambiata in occasione delle Europee) e tra quelli di FI fa capolino qualche dubbio sui comportamenti del loro leader.
Solo un elettore su tre ritiene che con la sentenza di assoluzione Berlusconi possa tornare ad essere il leader del centrodestra mentre prevale largamente (63%) l’idea che sia ormai
superato. Tra gli elettori di FI una minoranza non trascurabile
(22%) è dello stesso parere. Lo scetticismo si spiega non tanto
in termini di limitata agibilità politica di un leader che sta
scontando una condanna (che finora non gli ha impedito di
svolgere il proprio ruolo, come dimostra il patto del Nazareno) quanto in termini di ricambio generazionale. Berlusconi
rimane difficilmente sostituibile, ma appartiene ad una stagione politica che secondo molti si è chiusa. Ne è una conferma anche la perplessità che accompagna l’ipotesi di definizione di una nuova alleanza tra Forza Italia e le altre formazioni del centrodestra: solo il 33% ritiene che dopo l’assoluzione
di Berlusconi questa possibilità sia realistica mentre il 59%
pensa che sia difficile alleare partiti tanto diversi. L’elettorato
di FI è molto diviso in proposito: gli ottimisti rappresentano
il 50% e i pessimisti il 46%. Tra gli elettori del Ncd e i centristi
il 57% non sembra credere a un’alleanza sulla cui composizione, peraltro, le opinioni sono tutt’altro che univoche: il 49%
ritiene che per il centrodestra sarebbe più opportuno unire le
formazioni più moderate, escludendo quelle che hanno posizioni più estremistiche, mentre per il 41% sarebbe più utile
aggregare tutte le forze: FI, Ncd, Fratelli d’Italia e Lega Nord.
Nell’elettorato berlusconiano quest’ultima è l’opinione prevalente (55%), alla quale si contrappone una consistente
minoranza (38%) che auspica un accordo limitato alle sole
forze moderate. La fase di difficoltà del centrodestra è testimoniata dai risultati elettorali, prima ancora che dai sondaggi: alle Europee i quattro partiti principali che lo compongono hanno ottenuto 8,5 milioni di voti (contro i circa 14 del
2009) e rappresentano il 17% degli elettori. Per risalire la
china il tema dell’alleanza e quello della leadership appaiono
inderogabili.
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della Camera ha opposto all’ex alleato alla presenza di Gianni Letta.
Sul tema i due, che hanno discusso
del futuro del centrodestra, erano
d’accordo. Ma resta il fatto che Casini, rivelando agli amici più intimi l’incontro con l’ex Cavaliere, si
sia abbandonato a due considerazioni. La prima è che «m’ha fatto
impressione andare a Palazzo Grazioli dopo tanto tempo. La prima
volta che c’ero stato avevo due figli,
ora ne ho quattro». La seconda è
che «Berlusconi, secondo me, non
farà saltare le riforme. Ma se queste saltano da sole, sarà il primo a
voler tornare alle urne. Anche col
Consultellum vigente...». In fondo,
trattasi dell’unico meccanismo
elettorale proporzionale che potrebbe portare Forza Italia al governo (col Pd) anche in caso di pesante sconfitta.
Tommaso Labate
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L’intervista Il senatore Carlo Martelli: vogliono traslare la volontà degli elettori su un campione più piccolo
Il matematico
prestato ai 5 Stelle:
riforma antiscientifica,
lo dicono i numeri
Ncd-Centro
8%
M5s
22%
Lettera aperta per la riunificazione. L’incontro con Casini
ROMA — «L’Italia è un Paese di
moderati e i moderati devono tornare a stare sotto lo stesso tetto».
L’«appello» per la riunificazione
del centrodestra è pronto. Silvio
Berlusconi ci ha lavorato per tutta
la giornata di ieri e oggi sarà pubblicato sul Giornale.
In privato però l’ex premier coltiva altre riflessione. «Io ce la sto
mettendo tutta pur di mantenere la
parola data. Ma il governo non può
procedere così. Sono 17 i nostri
che non voteranno la riforma, se si
va avanti così...». A questo punto
della storia, con Palazzo Madama è
diventato un teatro di guerra e lui
rinchiuso nel recinto dorato della
villa di Arcore, lo danno tutti per
«preoccupato». Timoroso che il
sostegno dei forzisti al «Patto del
Nazareno» possa, come ha spiegato l’ex Cavaliere ad alcuni fedelissimi, «spingerci in un baratro in cui
non ci meritiamo di precipitare».
Pd
31% 7%
Nord c’è un Parlamento, si vota e c’è la
magistratura. C’è democrazia? No, non
basta la forma, serve la sostanza».
Andiamo verso la Corea del Nord?
«C’è un pericolo di autoritarismo. Il
Parlamento deve essere rappresentativo».
Ma la Camera resta. E poi: va bene la
rappresentanza ma serve anche la governabilità.
«Anche qui entra in gioco la scienza.
Bisogna distinguere tra governabilità e
stabilità. Governabilità è comandare.
Stabilità è governare con il consenso.
Vengo in Aula e chiedo: vi va bene? Se ho i
numeri, ok. Per ottenere questo, bisogna
rimuovere lo scoglio iniziale della fiducia. La cosa più bella, nella prima Repubblica tanto vituperata, è che gli esecutivi
non duravano, ma i Parlamenti sì».
Bella?
«Churchill diceva: la democrazia è la
peggior forma di governo, escluse le altre. Non è così negativo che un esecutivo
sia ostaggio della maggioranza. È questa
la democrazia».
A proposito di scienza, alcuni suoi
colleghi paiono poco inclini alla materia. Accreditano complotti e tesi non
esattamente comprovate. Lei crede alle
scie chimiche?
«Non ci sono evidenze scientifiche.
Per ora. Un mio prof mi spiegava che la
scienza più che dare certezze deve coltivare dubbi».
Scenari
Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
9
Il Parlamento Le scelte
Camera, Renzi attacca:
dipendenti privilegiati
E il Colle taglia ancora
Polemiche sui tetti agli stipendi
ROMA — Il premier Matteo
Renzi ha commentato nel suo
modo diretto, con un immancabile tweet, le polemiche per i tagli agli stipendi dei lavoratori
del Parlamento: «Non mi stupiscono i privilegiati che contestano la norma sul tetto di 240
mila euro, mi stupiscono le opposizioni che si schierano con
loro. Ma dove vivono?».
C’è stata una protesta vivace
giovedì scorso all’annuncio di
un tetto agli stipendi dei consiglieri parlamentari che si sarebbe poi riverberato sugli stipendi
di tutti i lavoratori di Camera e
Senato. E dire che questo era
soltanto l’inizio della trattativa.
Una trattativa che appare davvero difficile. Ieri i sindacati dei lavoratori di Montecitorio e di Palazzo Madama si sono riuniti in
«seduta comune» al Senato per
cominciare il negoziato sugli
stipendi. Inutilmente: non sono
riusciti a trovare accordo nemmeno sul calendario degli incontri con la controparte. Ci riproveranno lunedì.
Intanto in tempi di spending
review arrivano dal Colle nuove
notizie: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
proprio ieri ha firmato un decreto che riduce di altri quattro mi-
Il libro
lioni di euro le spese del Quirinale. E così si arriva a 16 milioni
di risparmio previsionale per il
quadriennio 2014-2017 .
Anche Pietro Grasso, presidente del Senato, ha voluto contribuire in tema di tagli alle spese, dopo che l’ufficio di presidenza di Palazzo Madama aveva
approvato un bilancio che ha
confermato i risparmi annunciati. In particolare: nel 2013 e
nel 2014 è stato ridotto di oltre
75,5 milioni l’onere del Senato
sul bilancio dello Stato.
Ma il presidente Grasso ha
voluto fare di più. Con una proposta: «Cessare qualsiasi erogazione di vitalizi e di pensioni nei
confronti degli ex senatori condannati in via definitiva per fatti
di mafia, di corruzione e per altri
reati gravi».
La corsa alla spending review
nei palazzi della politica sembra
proseguire senza sosta. Anche
se le parole di Matteo Renzi hanno provocato alcune polemiche
e l’immediata reazione di Arturo
Scotto, presidente dei deputati
di Sel: «Mi stupisco come il premier chiami privilegiati i dipendenti della Camera, sminuendone la loro alta professionalità».
Scotto è anche molto più polemico con il premier: «Farebbe
bene a leggersi i resoconti dei
dibattiti alla Camera e non affidarsi a qualche informazione
acquisita qui e là da Twitter».
Luigi Di Maio, vicepresidente
della Camera di M5S, ha voluto
invece respingere al mittente
Stop ai vitalizi
Grasso: cessiamo
l’erogazione di vitalizi e
pensioni agli ex senatori
condannati per reati gravi
«qualsiasi strumentalizzazione
che mi vedrebbe contro l’approvazione del tetto. In ufficio di
presidenza M5S ha votato per il
tetto, peccato che sempre ieri in
Aula la maggioranza (Pd etc)
non abbia votato per il dimezzamento dello stipendio dei deputati».
Intanto all’interno della Camera si sta discutendo la sorte
dei dipendenti più precari di
tutti: i cosidetti «allegati A e B»,
ovvero i dipendenti dei gruppi
parlamentari, poco meno di trecento persone fra portavoce, segretari, addetti agli uffici legislativi. C’è chi ha anche venti o
trent’anni di anzianità fra loro,
ma sono tutti rigorosamente a
termine ad ogni legislatura e
senza mai la certezza della riconferma, pur essendo la colonna portante dei gruppi.
Alessandra Arachi
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La visita
Napolitano
da Ciampi:
è migliorato
Nel suo primo giorno di
vacanza sulle Dolomiti,
il presidente della
Repubblica Giorgio
Napolitano ha visitato il
suo predecessore Carlo
Azeglio Ciampi,
ricoverato da oltre due
settimane
nell’Ospedale San
Maurizio di Bolzano.
Napolitano (nella foto
Ansa accolto
dall’albergatore Erwin
Lanzinger, mentre la
moglie Clio saluta l’ex
senatore Emanuele
Macaluso) ha detto alla
fine: «Ho trovato
Ciampi nettamente
migliorato rispetto al
quadro che mi era stato
descritto nei giorni più
critici. Abbiamo
scambiato un saluto,
era molto vigile».
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Il caso Il nodo dei ruoli e dei poteri che il premier vorrebbe ridimensionare. Il ministro: stiamo lavorando in piena sintonia
La battaglia delle sovrintendenze
dietro il piano (bloccato) di Franceschini
La riforma dei Beni culturali proposta dal ministro Franceschini appare
cannoneggiata da due fronti opposti e
nascosti. Da un lato quello del premier
Renzi, che non avrebbe gradito il troppo potere di veto lasciato alle sovrintendenze, in particolare quelle ai Beni architettonici; dall’altro quello dei sovrintendenti, secondo i quali la riforma
ridimensiona il loro ruolo mettendo a
rischio l’obbligo costituzionale della difesa dei beni. In mezzo il ministro, che
ridimensiona il caso: «Non so da dove
nasca la notizia, non c’è nessun contrasto con Matteo con cui sto lavorando in
piena sintonia». La riforma, tuttavia, resta in un limbo.
L’ex sindaco di Firenze da sempre
mal sopporta le sovrintendenze, giudicate «un potere monocratico che passa
sopra chi è eletto». E i confronti con la
sovrintendente di Firenze, Cristina Acidini («prematuro commentare la riforma») hanno toccato dalla pavimentazione di via Tornabuoni alla pulitura dei
muri degli Uffizi. «Se il motivo addotto
da Renzi per frenare la riforma è il troppo potere alle sovrintendenze è delirante. Quali suoi progetti sono stati fermati? Certo, se voleva scavare sotto Piazza
della Signoria, trasformare la Fortezza
da Basso o rifare la facciata di San Lo-
renzo è ovvio che le sovrintendenze lo
vietino» afferma il responsabile Beni
culturali della Uil, Enzo Feliciani. «Questa riforma a noi non piace per il motivo
opposto: vuole separare chi fa tutela e
chi valorizzazione e va a favore del turismo. Il ministro ha previsto l’eliminazione di sedi e di posti dirigenziali sopprimendo 38 sovrintendenze (50%) nei
settori delle arti e quelle del settore archivistico (19, pari al 47% delle sedi),
misure che costituiscono un passo decisivo verso lo smantellamento dell’apparato della tutela».
Molti sovrintendenti sono infelici
per la riforma, ma ciascuno è infelice a
modo proprio. A seconda della posizione. I direttori regionali (un ruolo non
istituito nella legge base 1039 del ‘39,
ma con la riforma del Titolo V) sono inferociti perché «retrocessi» a segretari
regionali: non saranno dirigenti di prima fascia, dovranno svolgere gli stessi
compiti e, in più, incombenze nel turismo. Non parliamo dei sovrintendenti
ai Beni storico-artistici, cancellati e fusi
con quelli ai Beni architettonici nella
sovrintendenza unificata ai Beni cultu-
Precedenti fiorentini
Strada Renzi da sindaco si scontrò
con la sovrintendenza per la
pavimentazione di via Tornabuoni
Museo Nel 2010 firmò
un’ordinanza per la pulizia dei
muri degli Uffizi, coperti dai graffiti
rali e paesaggistici. Hanno scritto a
Franceschini lamentando che la fusione
porta a un «inevitabile abbassamento
del livello di tutela e alla perdita di una
specificità rilevante nel nostro Paese».
«Abbiamo troppo potere? — esclamano
—. Noi abbiamo il mandato alla tutela e
ci stanno cancellando: è ovvio che i Comuni, che sono gestori del territorio,
sono più inclini a rilasciare autorizzazioni». E fanno notare che Franceschini
introduce anche un secondo livello di
giudizio per cui chi si vuole appellare
contro un vincolo posto dal sovrintendente può farlo presso una commissione, senza rivolgersi al tribunale. Persino
i sovrintendente ai Beni architettonici
sollevano perplessità: se si deve spostare un Guido Reni o un Tintoretto da una
chiesa a chi spetta decidere: al sovrintendente o al direttore del Polo museale? Perché i primi non lo muoverebbero
mentre i secondi sì per avere un ritorno
con altri prestiti. Infatti è proprio un direttore di museo, come Antonio Natali
(Uffizi) che alla fine crede nella riforma:
«Ho visto tante riforme tramontare, ma
questa credo che andrà avanti».
I punti più controversi sono questi.
Uno: nei 36 articoli della riforma per le
decisioni sui prestiti delle opere si fa
sempre cenno a un organo decisore
«sentito il parere» di un altro: questo
genererà conflitti. Due: si istituiscono
troppi organi collegiali, ovvero si va
verso un assemblearismo per molte
pratiche. Tre: una volta che ai poli museali si è tolto il museo più importante
(20 di questi diventano autonomi) si
troveranno con difficoltà di introiti.
Quattro: il direttore del Museo autonomo punterà sulla valorizzazione, visto
che il controllo dei prestiti sarà effettuato «sentita la Direzione generale»,
un organo più politico. Cinque: non
convince la creazione di 12 direzioni
generali, di cui una all’educazione.
Per finire, alcuni aspetti curiosi e
perfidi. Il silenzio di alcuni critici militanti su questa riforma fa presagire, secondo alcuni sovrintendenti, che sono
state loro assicurate importanti poltro-
I sindacati
La Uil: «Se Renzi se l’è presa
perché voleva cambiare la
Fortezza da Basso, è normale
che gliel’abbiano vietato»
ne. Infine, nel decreto è introdotta la
parità di genere. Travolti dal conformismo, forse chi l’ha scritto non sa che
questa è una buona notizia per gli uomini: è da anni che le sovrintendenze (e
le cattedre di storia dell’arte) vanno
quasi esclusivamente alle donne.
Pierluigi Panza
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La ricetta
di Vassallo
per «liberare»
la politica
MILANO — Ora più che
mai, mentre si affilano le
armi, tra ostruzionismo e
tagliole, per la battaglia
parlamentare sulle riforme
questo libro può essere
letto come «un
argomentato sostegno a
chi sta provando a
cambiare verso». È così che
Salvatore Vassallo definisce
il suo ultimo lavoro,
Liberiamo la politica (il
Mulino, 192 pp.). L’ex
deputato pd, professore di
Scienza politica che ha
presieduto la commissione
per lo statuto del partito,
espone una ricetta che
incrocia in più punti
l’agenda Renzi. L’orizzonte
è quello di una «normale
democrazia
dell’alternanza» e della
competizione tra due forti
partiti a vocazione
maggioritaria. Per
raggiungerlo servono
partiti caratterizzati da una
leadership forte e
contendibile, a differenza
del modello Pci, dove i
«dirigenti autorevoli» lo
erano a vita, o Dc, con
«l’oligarchia dei
capicorrente». Sono
necessarie una legge
elettorale e un’architettura
istituzionale che
permettano ai cittadini la
scelta di deputati e premier
(l’ottimo sarebbero i
collegi uninominali; ma
dato che l’ottimo è nemico
del bene «l’Italicum è un
compromesso
ragionevole»); la riforma
del bicameralismo e un
Parlamento che lavori più
in commissione che in
Aula; un governo più forte,
con premier scelti dai
cittadini e con più poteri.
Ricco di approfondimenti
comparativi, con le altre
democrazie, e storici, dalla
Prima alla Seconda
Repubblica, il lavoro di
Vassallo lascia affiorare la
passione del militante.
Riflettendo, ad esempio,
sulle occasioni mancate
della scorsa legislatura,
quando era deputato.
Oppure riguardo la
decisione della Consulta
sul Porcellum: «Se il veleno
proporzionale iniettato dai
giudici della Corte
costituzionale entrasse in
circolo, allora sì che, di
fronte alla moltiplicazione
dei partiti e a un
Parlamento incapace di
decidere, molti
comincerebbero a dire che
è meglio liberarsi della
politica democratica,
invece di liberarla».
Renato Benedetto
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10
Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Esteri
Business russo
GERMANIA
Sanzioni Dopo l’abbattimento del Boeing malese
I vertici dell’ex Kgb
nel mirino della Ue
La lista degli oligarchi
Bloccato il sottomarino di Fincantieri
Petrolio e gas
Principali importazioni
Principali esportazioni
OLANDA
Manifatturiero
e chimico
65
Petrolio e gas
55
Manifatturiero,
moda
31
La Russia fornisce
il 28% del petrolio
e il 17% del gas olandese
Il 30% del petrolio che passa dal porto
di Rotterdam è russo
La Russia fornisce il 25% del petrolio
e il 38% del gas italiano
L’Italia è il quarto
partner commerciale
della Russia
BRUXELLES — Trentatré nuovi
nomi sulla lista delle sanzioni mirate, pressing sugli oligarchi e accelerazione verso la fase 3 «alleggerita» delle misure più dannose
per gli interessi strategici europei
e la tenuta dei mercati. La Ue procede nella ricerca di una strategia
condivisa per colpire Mosca ma
non chiudere definitivamente
tutti i canali — diplomatici ed
economici — dopo l’abbattimento del volo MH17 con 298 persone
a bordo.
Sono 15 gli individui, 18 le società e i gruppi che si aggiungono
alle oltre 70 entità già sanzionate
con il congelamento di beni e visti
«per violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina»: colpiti dall’ultimo giro di vite anche i vertici
dell’Fsb (il servizio di sicurezza
russo erede del Kgb), compagnie
con sede in Crimea e i gruppi separatisti ucraini delle autoproclamate Repubbliche di Luhansk e
Donetsk. All’inizio della prossima
settimana si conosceranno i nomi
degli oligarchi vicini al Cremlino
In Russia
Oppositore
inizia sciopero
della fame
MOSCA — Condannato a
4 anni e mezzo di
prigione per aver
organizzato, secondo
l’accusa, proteste e
disordini di piazza nel
maggio 2012, Sergei
Udaltsov, uno dei leader
dell’opposizione russa, ha
dichiarato di aver iniziato
uno sciopero della fame.
Udaltsov è recluso nella
prigione Numero Uno di
Mosca, tra le cui mura,
nel 2009, morì l’avvocato
Sergei Magnitsky. Nel
febbraio 2013 era stato
messo agli arresti
domiciliari e l’altro ieri è
stato trasferito in cella.
sanzionati per aver «sostenuto attivamente o beneficiato» della
crisi. E prosegue il lavoro per definire i dettagli anche procedurali
sul pacchetto diretto ai settori
chiave dell’economia russa (accesso ai mercati finanziari, difesa,
tecnologie sensibili e beni a uso
militare-civile): entro martedì si
deciderà se convocare per l’approvazione all’unanimità un nuovo Consiglio dei capi di Stato e di
governo a Bruxelles o procedere
con un documento congiunto dopo una serie di consultazioni tra le
capitali. Oltre all’impatto mediatico, una riunione dei leader
avrebbe un maggiore significato
simbolico, soprattutto in caso di
via libera alle misure più controverse. Dai colloqui ancora in corso
tra gli ambasciatori Ue emerge un
«consenso» di massima su sanzioni che dovranno essere sostenibili per tutti, graduali e non retroattive. Si profila una soluzione
di compromesso al ribasso tra i
settori coinvolti e gli interessi di
nazioni che da anni seguono politiche economiche e strategiche in
convergenza con Mosca. Un’ipo-
Petrolio e gas
Macchine
20
La Russia fornisce
il 12% del petrolio inglese e il 15%
del gas nel 2014. Il 9% delle case
londinesi del valore di più di 1,2
miliardi di euro sono state
acquistate da russi nel 2014
Nave d’assalto Mistral
del tipo ordinato dalla Russia
FRANCIA
DALLA NOSTRA INVIATA
Valore totale del commercio
in miliardi di euro
REGNO UNITO
ITALIA
Agricoltura
e tecnologia
Petrolio e gas
La Russia fornisce un terzo
del gas e del petrolio tedesco
La Germania è il sesto acquirente
di prodotti e servizi
dalla Russia
Gasdotti
Petrolio e gas
RUSSIA
Difesa
e aerospaziale
La Russia fornisce
il 16% del gas francese
La Francia è il maggiore fornitore
di armi della Russia
Un terzo
del gas
europeo
proviene
dalla Russia
OLANDA
18
GERMANIA
GRAN BRETAGNA
GRECIA
Petrolio e gas
Energia, trasporti,
agricoltura
11,5
FRANCIA
Gazprom fornisce
il 90% del gas greco
ITALIA
SPAGNA
SPAGNA
Petrolio e gas
Macchine,
motori, frutta
GRECIA
9
CORRIERE DELLA SERA
tesi accreditata per il settore energetico — che vede più esposte Italia, Germania, Bulgaria, Ungheria
— è escludere dalle restrizioni il
comparto del gas, per non compromettere progetti come South
Stream, il gasdotto tra Russia ed
Europa al quale partecipa Eni.
Uno scenario che incrocia gli appelli a inasprire la manovra gui-
dati da Londra, Stoccolma, Varsavia e (a intermittenza) Berlino con
gli interessi francesi nella difesa e
di Regno Unito, Austria, Cipro,
Lussemburgo e Olanda nella finanza.
Tra intimidazioni più o meno
dirette e l’escalation militare denunciata da Kiev e Washington
che segnalano attacchi e sposta-
menti di truppe russe alla frontiera, il confronto si irrigidisce.
Mentre fonti diplomatiche russe
dichiarano alla stampa britannica
che Mosca studia ritorsioni contro Bp e Shell, l’agenzia Itar-Tass
annuncia la sospensione di un
decennale progetto russo-italiano
per la realizzazione di sottomarini
di ultima generazione S-1000 che
ha in Fincantieri il costruttore di
riferimento. Dall’Italia minimizzano precisando che l’operazione
era ancora in fase preliminare, ma
l’avvertimento obliquo di Mosca
sulle possibili conseguenze delle
sanzioni è lanciato.
Maria Serena Natale
[email protected]
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Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Esteri 11
italia: 51575551575557
✒
Iraq I miliziani dell’Isis sulle orme dei talebani che distrussero i Buddha di Bamiyan
L'analisi
Rovine Iracheni
sulle macerie della
tomba del profeta
Giona
QUEI SAPIENTI EBREI
OGGETTO DI CULTO
NEL MONDO ARABO
SEGUE DALLA PRIMA
Sulla base di tali citazioni, in tutto il mondo islamico
sono presenti numerose tombe di profeti biblici.
Spesso vi sono più tombe in luoghi diversi per la stessa
figura, il cui ricordo e le cui spoglie sono contese tra
località a volte lontanissime, dal Marocco all’Asia
Centrale. Ospitarne una era del resto motivo di
orgoglio per una città, un villaggio, e rappresentava
occasione di buon auspicio per tutta la comunità che vi
abitava. Si tratta spesso di tombe semplici, raramente
sono stati costruiti per i profeti mausolei monumentali.
Tali tombe sono diventate nei secoli meta di
pellegrinaggi, luoghi dove i devoti musulmani si sono
recati, per voto, seguendo pratiche popolari diverse da
regione a regione. Queste tradizioni sono sopravvissute
e sono state tollerate per secoli, con qualche rara
contestazione. Solo gli ulema ne hanno
sporadicamente denunciato il carattere superstizioso,
La furia iconoclasta del Califfato
Distrutta la tomba del profeta Giona
Mazze e dinamite: e il mausoleo millenario finisce in polvere
Ricordate i Buddha di Bamiyan
fatti esplodere dai Talebani nel
marzo 2001? Opere d’arte, condensati di storia e vestigia di culture millenarie andati in fumo in
nome del nuovo radicalismo iconoclasta musulmano. Qualche
cosa di molto simile si è ripetuto
giovedì a Mosul, nell’Iraq controllato dagli zeloti
del nuovo Califfato, i quali, imponendo la loro
interpretazione
monopolistica e
intollerante del
sunnismo contro tutte le altre fedi (inclusi i sunniti moderati), da oltre un mese
stanno cercando di espugnare Bagdad. Ma in questo momento a
Mosul la loro battaglia è combattuta specialmente contro l’ormai
moribonda (se non del tutto
estinta) minoranza cristiana. I testimoni sul posto raccontano con
dovizia di particolari corredati da
video sulla rete l’impegno con cui
hanno posto l’esplosivo e quindi
fatto detonare l’antico luogo di
culto dedicato al Profeta Giona.
Sembra dunque che i miliziani
armati dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (noti all’estero
come Isis e in Iraq dall’acronimo
arabo Dash) la mattina di due
giorni fa abbiano bloccato i fedeli
musulmani alle pendici della collinetta dove è posto una mo-
schea-mausoleo costruita attorno
a quella che è considerata l’antica
tomba di Giona, risalente all’ottavo secolo avanti Cristo. Qui si trovava anche un monastero cristiano vecchio circa 1.500 anni e sono
tutt’ora situate diverse sepolture
di vescovi assiri, caldei, oltre a
personalità della tradizione sufi.
250
il valore in dollari della
tassa che l’Isis voleva
imporre ai cristiani
Non a caso la collina di Giona è
considerata una delle testimonianze più antiche, diversificate e
ricche della tradizione spirituale
irachena: dall’antico Testamento
ebraico, al primo cenobitismo cristiano sino alle varie letture dell’Islam. «Dopo aver chiuso l’intera
area, gli attivisti hanno impiegato
oltre un’ora a preparare le cariche
di dinamite. Già nelle ultime settimane vi erano stati vandalismi a
colpi di mazze ferrate. Ma l’esplo-
Interpretazione radicale
All’origine dell’azione
vandalica sta
l’interpretazione radicale
del Corano
sione ha definitivamente ridotto
il luogo in macerie», confermano
i media locali. Sui social network
è stato diffuso un video in cui è
visibile un’alta nube di polvere e
detriti sollevarsi verso il cielo.
Quindi, gruppi di giovani che si
aggirano tra le macerie. Solo l’arco della porta di accesso al sito e i
muri perimetrali paiono aver retto.
All’origine dell’azione vandalica sta l’interpretazione radicale
del Corano, per cui sarebbe vietato erigere moschee e luoghi di
culto presso tombe e cimiteri. I
cadaveri sono infatti considerati
impuri. «In verità i radicali islamici attaccano ormai chiunque
non condivida la loro fede. Noi
cristiani speravamo di poter trovare un modo di coesistenza. Ma è
impossibile», ci ha detto ieri sera
per telefono dalla zona protetta
dai militari curdi nel villaggio di
Karakosh (una decina di chilometri a nord di Mosul) padre Paolo
Mekko, che tra i prelati locali si è
fatto promotore dell’opera di assistenza ai profughi. «Ormai sono
tante le chiese e organizzazioni
cristiane devastate. Mi dicono
una trentina. Tra l’altro hanno
bruciato la casa episcopale assirocattolica, distrutto la basilica caldea dello Spirito Santo. Pare abbiano tolto la croce dal tetto della
chiesa di Efrem dei siro-ortodossi
per trasformarla in moschea. Ma
Il precedente
I Buddha, due
enormi statue di
53 e 38 metri,
furono scolpiti
nelle pareti di
roccia della valle di
Bamyan, un’area
montuosa
dell’Afghanistan,
fra il V e il IX
secolo. Nel 2001 i
Talebani ne
ordinarono la
distruzione
Il dipinto «Giona e la balena» di Pieter Lastman (1603-1633)
problema ancora più grave sono
le aggressioni contro le famiglie
cristiane. Prima ci hanno minacciato. Poi hanno obbligato ogni
famiglia a pagare una tassa salatissima (si parla di 250 dollari a
testa, ndr.), infine hanno detto
che chiunque non avesse pagato o
non si fosse convertito all’Islam
sarebbe stato ucciso», aggiunge.
Nelle ultime due settimane dunque l’esodo cristiano da Mosul si
è trasformato in fuga precipitosa.
Agli inizi di giugno i cristiani rimasti in città erano ancora
30.000. Ora praticamente nessuno. «Che io sappia, restano forse
una decina di famiglie, penso che
abbiano scelto di farsi musulmani», dice ancora Mekko. I giornalisti occidentali che lavorano dalla zona curda di Erbil, dove trova
rifugio la maggioranza dei cristiani, hanno raccolto decine di
testimonianze per cui le famiglie
in fuga vengono metodicamente
depredate di tutto. Soldi, vestiti,
bagagli, gioielli, talvolta persino
la vettura su cui viaggiano sono
sequestrate dai miliziani vestiti di
nero. «A noi hanno lasciato la
macchina, ma si sono presi ogni
altra cosa di valore, comprese le
fedi di matrimonio mia e di mia
moglie», ci ha detto per telefono
una famiglia che da tre giorni si
trova nel patriarcato cattolico.
Lorenzo Cremonesi
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non senza una certa gelosia per la fortuna di cui questi
luoghi godevano, pari a quella di alcuni luoghi di
sepoltura di eminenti musulmani. In tempi più recenti
l’opposizione e gli attacchi alle tombe dei profeti si
sono fatti più aspri. Radicali e salafiti, e più ancora i
jihadisti, ne contestano persino la legittimità. Lo
affermano in base al principio tradizionale, già
esplicito nel Corano, che culto e devozione spettano
solo a Dio e non agli uomini, nemmeno al profeta. Le
forme di devozione presso tali tombe sono quindi
considerate atti eretici, addirittura da miscredenti.
Questo stesso principio fu abbracciato dai Wahhabiti
quando fecero la loro comparsa nelle penisola araba nel
diciottesimo secolo. Uno dei loro primi atti fu
distruggere le costruzioni monumentali che sorgevano
sulla tomba di Maometto a Medina. La medesima
intransigenza iconoclastica ispira oggi le frange più
estremiste. La distruzione della tomba di Giona a
Mosul è simile a quella dei Buddha di Bamiyan in
Afghanistan di qualche anno fa. Le ragioni religiose alla
base di tali atti sono le stesse, e nulla hanno a che
vedere con la figura del profeta a cui tale tomba era
dedicata. Il fine è quello di attaccare e possibilmente
cancellare tradizioni locali e pratiche di un culto
popolare che allontanerebbe i fedeli da un ideale
tradizionale, che per i jihadisti deve essere uguale per
tutti i musulmani. In questa vicenda l’Isis ricorda
modalità proprie del regime talebano. E lo ricorda
anche per la spasmodica ricerca di atti eclatanti da
mostrare a tutto il mondo.
Roberto Tottoli
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Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
La storia
Esteri 13
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Questo club esclusivo oggi comprende lo 0,05% della popolazione e controlla un sesto delle ricchezze del Paese
La lista/1
La lista/2
21 miliardi $
13,8 miliardi $
Mukesh Ambani, 57 anni,
fondatore della Reliance (petrolio,
petrolchimico e gas). Nel 2008
il suo patrimonio era di 43 miliardi
di dollari. Nonostante il netto calo
resta il più ricco dell’India
Azim Premji, 69 anni, fondatore
della Wipro, è il più ricco tycoon nel
settore hi-tech del subcontinente
e vive a Bangalore, il polo
tecnologico indiano. Controlla
anche un fondo di private equity
Preziosi I gioielli sono parte della cultura indiana e restano ancora oggi uno degli investimenti preferiti, insieme all’immobiliare (Afp)
16 miliardi $
Lakshmi Mittal, 64 anni, re
dell’acciaio, vive a Londra in una
casa in stile Taj Mahal. La sua
Arcelor Mittal è tra i leader
mondiali del settore, nonostante le
forti perdite degli ultimi anni
13,9 miliardi $
Dilip Shanghvi, 58 anni, fondatore
e presidente della Sun, la più
importante società farmaceutica
dell’India specializzata in farmaci
generici, le cui azioni hanno visto
recenti e consistenti rialzi
I Paperoni d’India
scalano il mondo
Fortune quadruplicate
Fra cinque anni 343 mila multimilionari
La casa più cara del mondo — 1 miliardo di dollari, 27 piani, 600 persone di servitù — del magnate del petrolio Mukesh
Ambani a Mumbai. Il matrimonio della
nipote del re dell’acciaio Lakshmi Mittal,
costato 80 milioni di dollari con tanto di
charter per gli ospiti a Barcellona. Le nove
casse di whisky giapponese (750 dollari a
bottiglia) per il party di un altro tycoon a
New Delhi. Gli immensi patrimoni dei
multimilionari dell’India non sono una
novità, da anni nelle classifiche di Forbes
sui più ricchi del mondo i loro nomi sono
numerosi. In patria giornali e televisioni
ne seguono successi ed eccessi come per
le star di Bollywood. Ma di nuovo c’è che
questo club esclusivo, che oggi comprende lo 0,05% della popolazione e controlla
un sesto delle ricchezze del subcontinente, è destinato ad allargarsi enormemente
in soli cinque anni.
Secondo un rapporto della Kotak Wealth Management con Ersnt & Young, gli
indiani classificati «Uhnwi» (Ultra high
net worth individuals, ovvero con patrimonio netto di almeno 4,17 milioni di
dollari) a fine 2014 saranno 117 mila, ma
nel 2019 arriveranno a 343 mila. Il patrimonio netto complessivo di questi «indi-
vidui dal valore netto altissimo» quadruplicherà, da mille a 4 mila miliardi di dollari.
Per la «casta» più alta (in termini economici) gli ultimi anni in realtà non sono
stati negativi, nonostante il relativo ristagno del Paese, con una crescita modesta,
un’inflazione in aumento, l’indebolimento della valuta e un clima generale di scarso entusiasmo. Ma la vittoria alle elezioni
di quest’anno del partito nazionalista indù Bjp sta già ridando vigore e ancor più
ne darà all’economia indiana e, secondo
lo studio, soprattutto al grande business.
Controverso per lo stile autoritario e
accentratore, per l’insofferenza verso le
tortuosità del processo democratico, per
le posizioni religiose che certo non aiutano le relazioni con l’ampia minoranza
musulmana, il nuovo premier Narendra
Patrimonio netto
Il patrimonio netto complessivo di questi
«individui dal valore netto altissimo»
quadruplicherà, da mille a 4 mila miliardi
di dollari
Modi è riconosciuto però, perfino dai nemici, come un efficiente amministratore
ed economista. E proprio promettendo
sviluppo e crescita, lavoro e benessere, ha
ottenuto un vero trionfo al voto. La forte
priorità da lui data agli affari lascia alcuni
perplessi: tra loro il Nobel Amartya Sen
che al Corriere ha recentemente confidato
i suoi timori su un Paese «dominato dal
business». Dove le questioni sociali come
istruzione e salute nonché gli aspetti etici
della politica rischiano di passare in secondo piano mentre gli affaristi hanno
ancora più potere.
Ma gli autori del rapporto Kotak non è
su questo che hanno concentrato i loro
sforzi. Piuttosto hanno cercato di capire la
destinazione della nuova ricchezza, ovvero di prevedere dove i futuri «Unhwi»
spenderanno i loro milioni.
Divisi in tre categorie — imprenditori,
ereditieri e professionisti — secondo lo
studio sono soprattutto i secondi ad amare il lusso e a concederselo a caro prezzo,
con una predilezione per lo shopping di
marche straniere, dalle Lamborghini alle
borse di Louis Vuitton, e per i viaggi esotici, già in forte aumento. Ma nei prossimi
anni si prevede che per tutti e tre i gruppi
la percentuale di patrimonio investito o
risparmiato scenderà rispetto a quello
speso: già dal 2013 al 2014 le spese in beni
più o meno superflui sono salite dal 30 al
44% del totale, sostenute dall’ottimismo
per la vittoria di Modi e dalla prevista ripresa economica dell’India.
Tradizionalmente diffidenti verso gli
investimenti finanziari e i mercati, gli indiani continueranno poi ad acquistare case anche all’estero, il boom immobiliare
di Londra ha avuto alle spalle anche loro.
E a comprare oro e gioielli: secondo il rapporto è una scelta che certo deriva dalla
cultura, ma che con l’alta inflazione si è
rivelata saggia permettendo inoltre di investire denaro «non dichiarato».
12,5 miliardi $
Pallonji Mistry, 85 anni, patriarca del
gigante dell’edilizia che porta il suo
nome. Appartenente alla comunità
dei parsi, cittadino irlandese dal
2003, residente a Mumbai, è un
grande azionista del gruppo Tata
9 miliardi $
Fratelli Hinduja, i tre figli maggiori
del fondatore del colosso
diversificato Hinduja si sono
trasferiti a Londra e Ginevra,
mentre il minore gestisce gli
interessi del gruppo a Mumbai
Cecilia Zecchinelli
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Basket I genitori del ragazzo gestiscono una pompa di benzina in Canada. La speranza è che lui apra il mercato asiatico agli Usa
Il sogno americano di Simran, dal Punjab alla Nba
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PECHINO — Il ragazzo ha 21
anni, è alto 2 metri e 26 per 163
chili e 300 grammi di peso forma.
Nome Simran «Sim» Bhullar, giocatore di pallacanestro. Sim è nato
in Canada, da genitori venuti dall’India e ha appena firmato un
contratto con i Sacramento Kings,
squadra californiana. Tutti sperano che il gigante diventi il primo
campione indiano della Nba. E le
aspettative non sono solo del coach dei Kings, ma di tutta la potente
macchina che muove la National
Basket Association americana.
Il basket, nella formula della
Nba, è un business miliardario. E
come tutte le industrie ha bisogno
di mercati. Servono degli esempi,
dei campioni in cui identificarsi a
livello nazionale: i cinesi si appas-
sionarono al campionato Usa grazie a Yao Ming, la loro prima star
che trovò un ingaggio da prima
scelta (come si dice in gergo) nel
2002 con gli Houston Rockets. Yao
si è ritirato nel 2011 e da allora
l’Asia non ha avuto un uomo guida nei quintetti americani sotto
canestro. Ed ecco svettare Simran
Bhullar.
I suoi genitori, Avtar e Varinder,
arrivarono in Canada dal Punjab,
lavorando duro ora gestiscono
una pompa di benzina a Toronto.
Quando hanno visto che il loro figliolo cresceva bene, benissimo,
hanno pensato di farlo giocare a
basket: un ottimo espediente per
trovare posto in un college. Quest’anno Sim ha colpito gli osservatori Nba: non sembra ancora formidabile, ma si può fare, hanno
detto.
Testimonial Simran Bhullar, 21 anni
Oltretutto, i Sacramento Kings
dalla scorsa stagione hanno un
nuovo proprietario, Vivek Ranadive, guarda caso il primo indiano a
controllare un club Nba nella storia. Ranadive sa bene che il pubblico del suo Paese d’origine rappresenta un bacino di audience televisiva enorme. In India le pay-tv
hanno circa 600 milioni di spettatori, appassionati di sport di livello internazionale: cricket, calcio,
Formula 1, golf, tennis. La pallacanestro deve lavorare molto per essere competitiva e trovare spazio
sui canali a pagamento.
Simran potrebbe fare il miracolo. Ranadive lo spera e dice:
«Quello che Yao Ming ha fatto per
la Cina, il nostro nuovo ragazzo
può farlo ora per l’India». Per il
momento Simran non è nella rosa
dei primi quindici giocatori di Sa-
cramento, ma il coach lo ha schierato nella Summer League e i risultati sono stati confortanti. Insomma: «Si può fare».
Intanto i Sacramento Kings si
sono portati avanti nella loro campagna per conquistare cuori e
menti degli indiani: hanno lanciato una versione in hindi del loro
sito web con l’obiettivo dichiarato
di diventare «la squadra di casa di
tutta l’India».
C’è un altro fattore che gioca a
favore di Simran Bhullar e del suo
sogno americano. La nazionale indiana ha appena conquistato grossi titoli sui giornali di New Delhi
con un’impresa storica: ha battuto
i rivali della Cina 65-58 nella Asia
Cup. Una sorpresa, perché gli indiani sono undicesimi nel ranking
asiatico e i cinesi primi.
Ma l’ascesa della superpotenza
indiana nel basket ha trovato un
ostacolo imprevisto: gli arbitri
della Federazione internazionale
(Fiba) hanno vietato a due giocatori sikh della nazionale di scendere sul parquet con i turbanti che
avvolgevano i loro capelli, «perché
possono essere pericolosi». I due,
Amritpal Singh e Amjyot Singh,
nella decisiva partita con il Giappone sono rimasti tristi in panchina per il primo quarto, poi si sono
dovuti piegare sfilandosi il turbante e raccogliendosi i capelli in
una fascia, perché l’India stava
perdendo. Però ora dicono che
non giocheranno più all’estero per
non umiliarsi. Anche il Congresso
di Washington si è mosso, scrivendo una lettera alla Fiba perché
riveda la norma assurda.
Guido Santevecchi
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Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Cronache
Lo scandalo Mose «Sottratti fondi della mia campagna elettorale»
Il documento di Galan:
ricchi usando il mio nome
Accuse alla segretaria, a Baita e a Mazzacurati
Un mese fa l’aveva fatto intendere, poi l’ha sussurrato, ora
l’ha scritto: si sono arricchiti
usando il mio nome. Sono 35
pagine di rabbia quelle scritte
da Giancarlo Galan e consegnate al gip di Milano Cristina Di
Censo che ieri avrebbe voluto
interrogarlo per conto del suo
collega veneziano nell’ambito
dell’inchiesta sul Mose, ottenendo però solo il deposito di
una memoria e uno scuotimento di capo: «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere».
L’ex governatore del Veneto si
è difeso così dalle pesanti accuse della procura di Venezia, scaricando cioè ogni responsabilità di tangenti e pagamenti milionari su coloro che l’hanno indicato come il grande corrotto
delle opere lagunari: Claudia
Minutillo, Piergiorgio Baita e
Giovanni Mazzacurati, cioè la
sua ex segretaria, il superdirigente del gruppo Mantovani e il
presidente storico del Consorzio Venezia Nuova (Cvn), concessionario unico ministeriale
per gli interventi di salvaguardia di Venezia. I quali, in sostanza, dicono che Galan ha ricevuto
mazzette per almeno un lustro:
avrebbe incassato dal Cvn uno
Imprenditore Giovanni Mazzacurati è stato per anni a capo
del Consorzio Venezia Nuova
Manager L’ex presidente
della Mantovani Piergiorgio
Baita
stipendio in nero di circa un milione di euro l’anno, avrebbe
avuto 1,8 milioni per garantire i
pareri favorevoli al Mose delle
Commissioni Salvaguardia e Via
regionali e si sarebbe fatto ristrutturare la villa sui Colli euganei a spese della Mantovani.
«Dopo poco più di quattro anni
di collaborazione con la Minutillo, che assunsi perché era
molto efficiente(nell’aprile del
2000, ndr) decisi però di licenziarla e le ragioni furono gravi e
molteplici...», aveva scritto in
precedenza Galan precisando
ora che il primo motivo del siluramento fu la scoperta di un’attività parallela di raccolta fondi
«della quale io non sapevo nulla». E cita «contatti esclusivi»,
una campagna elettorale, quella
del 2005, 200 mila euro e poi altri ancora e il conto di San Marino «nel quale non operai mai alcuna movimentazione. Lo fece
invece lei che si appropriò more
solito dei denari... Nel corso degli anni gestiva in prima persona molti rapporti con interlocutori, pubblici e privati, senza riferirmi alcunché». Per Claudia
Minutillo si tratta di infamie.
L’ex segretaria parla per bocca
del suo avvocato, Carlo Augenti:
Ex amici
Giancarlo
Galan con
l’ex segretaria Claudia Minutillo, (a sinistra) ora
sua accusatrice
«Screditare la persona è l’unica
difesa rimasta ma fino ad ora i
fatti sono stati riscontrati dall’autorità giudiziaria. Le assurde
accuse non possono che essere
smentite come false».
Quanto a Baita «non ho mai
ricevuto denari da lui nel corso
dei 15 anni di presidenza della
Regione Veneto e ciò vale anche
per il periodo successivo... E
non esiste che la Mantovani abbia pagato i lavori di ristrutturazione di casa mia», insorge Galan. Anche Baita affida la reazione al suo legale, Alessandro
Rampinelli: «Il mio cliente ha
reso dichiarazioni riscontrate e
riscontrabili e i giudici del Riesame di Venezia hanno confermato tutte le accuse in almeno
una decina di ordinanze». Infine Mazzacurati, il quale sostiene di avergli versato un milione
di euro l’anno anche se mai brevi manu. «A questo punto non
si comprende chi gli abbia dato i
soldi», osserva il legale dell’ex
governatore, Antonio Franchini. Galan è meno diplomatico:
«Da diverse fonti processuali
emerge che molti denari consegnati a Mazzacurati servivano
per scopi personali dello stesso,
per milioni di euro, il che fa
pensare che abbia usato la fantasiosa storia del milione di euro come copertura di proprie
ingenti appropriazioni». Qui
Mazzacurati non interviene,
avendo scelto una linea difensiva soft. «Pur non volendo fare
Il processo
Casa a Cortona, Bassolino assolto
L’ex presidente della Campania Antonio Bassolino è stato
assolto dall’accusa di falso al termine del processo per il
possesso di un casale nel comune di Cortona (Arezzo).
Secondo l’accusa proprietario formale era il medico Giuseppe
Petrella, comproprietario di fatto Bassolino. «Mai posseduto
immobili a Cortona» ha sempre detto l’ex governatore.
commenti ribadisco che il mio
cliente ha sempre reso una collaborazione veritiera», si è limitato a dire l’avvocato Giovanni
Battista Muscari Tomaioli, suo
difensore. Insomma, Galan dice
di non aver intascato un solo
euro illecito. L’unica concessione: «L’acquisto del 7% delle
quote di Adria infrastrutture,
un’operazione che mi propose
Baita quando ero governatore e
che io accettai perché ero preoccupato per il mio futuro». In
questa difesa totale sorprende
almeno una cosa: che siano addirittura in tre a mentire e che
tutti e tre siano stati ritenuti
collaboratori attendibili dalla
procura e da almeno due giudici.
Andrea Pasqualetto
[email protected]
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Torino A parti invertite, nuovo caso giudiziario sulle Regionali
«Firme false per Chiamparino»
Accuse dalla Lega, si indaga
TORINO — Firme false,
anomalie nella presentazione delle liste elettorali. Così
era caduta la giunta regionale guidata dal leghista Roberto Cota. Una sentenza della giustizia amministrativa
aveva obbligato il Piemonte a
nuove elezioni e lo scorso 25
maggio le urne avevano premiato l’ex sindaco di Torino
Sergio Chiamparino, eletto
in maniera plebiscitaria. Sulla nuova maggioranza, però,
sembrano addensarsi nubi
sinistre, le stesse che hanno
costretto ad annullare le precedenti elezioni: «Anomalie
nella raccolta delle firme di
alcune liste a sostegno di
Chiamparino». Presunte irregolarità che l’europarlamentare del Carroccio Mario
Borghezio avrebbe riscontrato e segnalato nell’esposto
presentato alcuni giorni fa
alle procure di Torino e Cuneo: ci sarebbero anomalie
nelle liste del Pd, in quelle
della civica «Monviso» (pro
Chiamparino) e persino nel
listino bloccato collegato al
candidato presidente.
A seguito della denuncia la
magistratura torinese ha
aperto un’inchiesta. Il fascicolo, un cosiddetto modello
«K» senza indagati né ipotesi
di reato, è stato assegnato dal
procuratore aggiunto Andrea Beconi al sostituto Patrizia Caputo. Patrizia Borgarello, collega di partito di
Mario Borghezio, ha presentato un esposto analogo al
Tar del Piemonte: «Chiediamo di verificare — dice —,
da un punto di vista strettamente amministrativo, la
vittoria del governatore
Chiamparino». Le anomalie
che Borghezio ha segnalato
nel documento, consegnato
direttamente al procuratore
capo Armando Spataro, sono
numerose e differenti tra loro.
«C’è — spiega l’europarlamentare — chi ha firmato indicando il proprio nome e
poi il luogo di nascita al posto del cognome. Ci sono firmatari che si susseguono in
ordine alfabetico, come se i
loro nomi fossero copiati
dall’elenco del telefono. Ci
sono calligrafie identiche per
tutti i componenti di una
stessa famiglia, ma anche per
semplici cittadini che tra loro non sono neppure lontani
parenti. E c’è, infine, anche il
caso dello stesso pubblico
ufficiale che certifica un nu-
Passato e presente
Roberto Cota (a sinistra) e il
suo successore alla guida del
Piemonte Sergio
Chiamparino, entrambi
costretti a fare i conti con
inchieste su firme irregolari
mero incredibilmente alto di
firme, ma in comuni diversi
e nella stessa giornata».
Il Pd respinge le insinuazioni: «Avevo chiesto il massimo rigore nelle procedure,
quindi fino a quando non
viene accertato il contrario
non dubito del lavoro fatto»,
sottolinea il segretario regionale Davide Gariglio e ricorda come né Chiamparino né
i democratici avessero l’obbligo di raccogliere le firme,
in quanto per legge potevano
essere esentati dai gruppi regionali uscenti o persino da
quelli parlamentari. Ma
Chiamparino in persona aveva chiesto cher venissero
raccolte le firme per una
questione di trasparenza e di
legittimazione.
Ora la Procura dovrà valutare se sussistono
profili penali come il falso ideologico o il falso in atto pubblico a carico di chi ha certificato le firme. Il
magistrato titolare
del fascicolo è lo
stesso sostituto
procuratore che
aveva condotto
l’inchiesta sulla lista «Pensionati
per Cota» di Mic h e l e G i ov i n e :
un’inchiesta che è
poi costata all’ex
consigliere regionale una
condanna definitiva a due
anni e otto mesi di reclusione e a Roberto Cota la poltrona di governatore del Piemonte.
Marco Bardesono
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Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Cronache 15
italia: 51575551575557
Milano La sentenza aggirata dai singoli corsi di laurea. «Non sono i giudici a decidere come si forma un ingegnere»
Val di Susa
La «resistenza» dei corsi in inglese
Scontri
con i no Tav
Trovato
un arsenale
Il Politecnico disobbedisce al Tar che imponeva la lingua italiana
di GIANNA FREGONARA
Università e lingue straniere
L
I corsi attivati per l’anno accademico 2014/2015
Il rettore Azzone
«Noi non vogliamo
fare nessuna crociata
contro la nostra
lingua»
centi stranieri» e che le lauree magistrali e i dottorati di
ricerca a partire dall’anno
scolastico 2014-2015 si tenessero «esclusivamente» in
inglese, è stata invece cancellata dai giudici amministrativi un anno fa e il Consiglio
di Stato ha rinviato la sua decisione a novembre quando i
corsi saranno già iniziati e
dunque anche se cambierà il
verdetto del Tribunale amministrativo di primo grado
sarà comunque troppo tardi
per impostare la didattica e i
corsi per il prossimo anno
scolastico.
Ma dal prossimo autunno,
come da tabella di marcia
stabilita due anni fa, al Politecnico di Milano si potrà
frequentare il corso di laurea
magistrale esclusivamente
in inglese. Solo sei corsi su
34 saranno in italiano, 21 saranno esclusivamente in inglese e 8 a scelta o in italiano
o in inglese. Abbastanza per
parlare di internazionalizzazione.
«Noi speriamo ancora che
il Consiglio di Stato ci dia ragione — spiega il rettore
Per regione
Corsi
Atenei
86
142
373
I co
c rsi interamente
in lingu
nguaa straniera
per il pross
s imo anno
acca
cademico
co
I corsi che prevedono
lezioni in lingua inglese
nell’anno 2014/2015
Pari all’8%
sul totale
69
9
58
45
CORRIERE DELLA SERA
Le università – pubbliche, private e telematiche
– che ospitano lezioni in lingua straniera
36
63,7%
29
9
25
10
4
6
3
5
22
2
2
La quota degli atenei italiani
che hanno attivato corsi in lingua straniera
19
2
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10
Lo
a battaglia è persa ma la
guerra è (quasi) vinta: il
Politecnico di Milano
non può decidere di tenere
tutti i corsi in inglese perché
viola la Costituzione, il regio
decreto del 1933, la libertà di
insegnamento, il primato
della lingua italiana e contravviene alle indicazioni
della Crusca. Ma se a decidere di insegnare in inglese sono i professori di ogni singolo corso di laurea, invece dell’ateneo, allora si può fare:
l’inglese, o forse meglio il
«globish» (quell’inglese ormai semplificato che sta diventando la lingua franca
dell’insegnamento scientifico), può diventare la lingua
madre anche in una università italiana. Perché il Tar
non potrà nulla contro le
singole decisioni. La delibera
del Senato accademico del
2011, quella in cui si stabiliva
che «almeno 100 insegnamenti fossero tenuti da do-
Fonte: ministero dell’Istruzione, Il Sole 24 Ore
Le tappe
La decisione
dell’ateneo milanese
Nel 2011 il Politecnico di
Milano decide di attivare
per il 2014/15 lauree
magistrali e dottorati
solo in lingua inglese
La sentenza
del Tar
Ma 150 docenti fanno
ricorso al Tar: nel maggio
2013 i giudici bocciano
il provvedimento
dell’ateneo
La «violazione»
del regio decreto
La decisione
dell’ateneo violerebbe
anche il regio decreto
del 1933 e il primato
della lingua italiana
L’escamotage
e le lezioni
Ma i corsi partiranno lo
stesso: se a decidere di
insegnare in inglese
sono i professori di ogni
corso allora si può fare
Giovanni Azzone — ma intanto quattro studenti su 5
potranno vivere in un ambiente internazionale, studiare in inglese e confrontarsi anche con ragazzi che vengono da altri Paesi e altre realtà». Così come del resto sta
avvenendo nelle università
francesi e tedesche che ormai organizzano molti corsi
di laurea magistrale e/o master esclusivamente in inglese.
La decisione del Senato accademico del Politecnico,
certo molto netta, aveva provocato la rivolta di una parte
(minoritaria) dei docenti che
avevano fatto ricorso. La
Crusca aveva pubblicato un
appello — firmato anche dal
ministro Giannini allora
«soltanto» glottologa, con
due figli al Politecnico di Milano — contro l’abbandono
della lingua italiana. Il Tar ha
giudicato «irragionevole»
voler pensare di spingere
verso l’internazionalizzazione usando l’inglese, perché
«non si tiene conto dell’ampio respiro sotteso all’esigenza di internazionalizzazione che comporta un’apertura verso il pluralismo culturale... e non un’apertura
selettiva, limitata ad una
particolare lingua», l’inglese
appunto.
«Ma noi non vogliamo fare una crociata contro l’italiano — insiste Azzone —.
Avevamo proposto uno sforzo dei nostri professori per
dare più opportunità agli
studenti: molti docenti italiani hanno accettato di insegnare in inglese, non è scontato. Siamo la terza università per la qualità dei laureati
secondo le classifiche dei
cacciatori di teste, sapremo
ben come si forma un ingegnere per il ventunesimo secolo? I laureati che possono
Da Nord a Sud
Lezioni «globish»
sono presenti in
tutte le facoltà da
Milano a Lecce
lavorare in lingua inglese
hanno cinque volte le offerte
di lavoro di chi non sa l’inglese. Invece come si forma
un ingegnere oggi lo decide
il Tar e diventa una questione
di protezione o meno della
lingua italiana: non è questo
il punto».
Del resto i corsi in inglese
ormai sono presenti in tutte
le facoltà scientifiche da Milano a Lecce, che addirittura
da quest’anno nella facoltà di
ingegneria ha le quote per i
cinesi: cinque posti riservati
a cittadini dell’estremo
Oriente per l’anno prossimo
nei corsi di laurea magistrale.
Lo sforzo di creare un ambiente di studio internazionale e di aprire alle iscrizioni
degli studenti stranieri continua in tutte le università
italiane, anche se i dati di afflusso dall’estero — complice anche la lingua — non sono competitivi. Al Politecnico di Milano, mentre per la
laurea triennale gli studenti
sono esclusivamente italiani,
solo il 6 per cento viene dall’estero, nelle lauree magistrali uno studente su 5 (il 18
per cento, circa) è ormai in
arrivo da altri Paesi, nel 2010
era uno su sei. La politica
dell’internazionalizzazione,
degli scambi, da ormai dieci
anni è infatti tutta puntata
sulla seconda parte del corso
di studi, sulla laurea magistrale. Tar permettendo.
Un blitz improvviso, nella
notte tra giovedì e venerdì,
seguito da una fuga nei
boschi. I no Tav tornano a
far parlare di sé con un
attacco al cantiere di
Chiomonte. Gruppi di
antagonisti hanno lanciato
bombe carta e petardi cui
le forze dell’ordine poste a
protezione dell’area hanno
risposto con un fitto lancio
di lacrimogeni. Un
poliziotto, sfiorato da una
bomba carta è rimasto
leggermente ustionato a
una caviglia.
Ieri mattina, durante un
sopralluogo della Digos
intorno al cantiere teatro
degli scontri, sono stati
trovati razzi capaci di
arrivare fino a 150 metri
dopo l’esplosione, fuochi
d’artificio montati su
mortai artigianali, uno
scudo. La protesta ha
interessato anche
l’autostrada TorinoBardonecchia che per
alcune ore è rimasta chiusa
al traffico nel tratto tra
Oulx e Susa in entrambe le
direzioni di marcia. La
procura di Torino ha
aperto un’indagine per il
momento contro ignoti.
Dura la presa di posizione
del ministro delle
Infrastrutture, Maurizio
Lupi: «I criminali che
attaccano lo Stato non
avranno alcun spazio».
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www.hamiltonwatch.com
Università Sparisce il commissario Ocse, saranno tutti italiani
Meno pubblicazioni e più sessioni
Abilitazione semplice per i prof
La terza sessione si farà. Ma
con le nuove regole. La valutazione, per esempio, sarà sottoposta al parere di più organismi. Le pubblicazioni minime
dei candidati scenderanno da
dodici a dieci. Sparirà il commissario straniero dell’Ocse:
doveva dare un contributo importante ai lavori, ma in qualche
occasione ha finito per complicarli. L’abilitazione, poi, sarà valida per sei anni (non più quattro). E chi non è stato giudicato
idoneo nelle tornate precedenti
(2012 e 2013) potrà ripresentarsi dal 1° marzo 2015.
Dopo le polemiche e le denunce, le sentenze del Tar e le
lettere anche degli esperti mondiali, un emendamento approvato nella commissione Affari
costituzionali — e riscritto con
l’accordo del governo e del ministero dell’Istruzione — cambia il «volto» dell’Abilitazione
scientifica nazionale, la tappa
obbligatoria per gli aspiranti
docenti. «Il nuovo sistema rende più snella la selezione e responsabilizza gli atenei: la qualità delle loro assunzioni peserà
sulla quota premiale del Fondo
di finanziamento annuale»,
commenta il ministro del-
Il ministro
«Il nuovo sistema
responsabilizza gli atenei:
la qualità delle assunzioni
peserà sui fondi erogati»
l’Istruzione Stefania Giannini.
La terza sessione dovrà essere indetta «entro il 28 febbraio
2015» e si baserà, appunto, sulle
nuove regole. Tra queste c’è anche quella che prevede un ruolo
maggiore per l’Anvur (l’agenzia
di valutazione della ricerca) e il
Consiglio universitario nazionale. E ancora: il candidato potrà presentare la domanda in
ogni momento e chi non risulterà abilitato potrà ripresentarsi
«trascorsi 12 mesi dalla precedente candidatura». Resta però
qualche nodo da sciogliere. Uno
su tutti: la capacità delle «mediane» di giudicare davvero la
produzione scientifica.
Leonard Berberi
@leonard_berberi
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Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Cronache 17
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A I rimorchiatori principali
verranno sganciati e
sostituiti da imbarcazioni
messe a disposizione dal
porto di Genova
L’arrivo
È previsto per domenica all'alba a Genova Voltri.
L'ultimo viaggio della Costa Concordia
di 180 miglia è iniziato mercoledì scorso
B Si inizierà
a trainare la Concordia
in retromarcia,
fino all’ormeggio
definitivo
Retromarcia
GENOVA
Porto di Voltri
B
1 Gli arredi
La Concordia verrà
alleggerita dagli arredi
e dall’allestimento dei
ponti per ridurne il peso
2 I ponti
Il relitto sarà trasferito al «molo
ex superbacino» dove verrà
eseguito lo smantellamento e
demolizione dei ponti superiori
3 La pulizia
La terza fase consisterà in
operazioni di smantellamento e
pulizia da effettuare a secco per
arrivare alla completa demolizione
A10
Ormeggio
definitivo
Porto di Voltri
1
GENOVA
4 Lo smaltimento
Saranno rimossi i materiali pericolosi,
verrà portata a termine la pulizia degli
impianti e dei magazzini. I rifiuti a
bordo verranno trasferiti sul molo
20%
Aeroporto
Cristoforo Colombo
Sostituzione dei rimorchiatori
Diminuzione della velocità
della Concordia
verrà recuperato
Porto 4
antico
Lanterna
A
80%
del relitto
andrà perso
2
LE 4 FASI
0
m 400
22 mesi la durata dell’operazione
0
Km
1
3
Fiera
di Genova
Il relitto Cresce l’attesa per l’arrivo all’alba di domani. Una zona rossa per evitare ingorghi. Al porto ci sarà anche Renzi
In fila per le camere con vista Concordia
A Genova la Lanterna aperta di domenica, strade e belvedere saranno affollati
DAL NOSTRO INVIATO
GENOVA — La città che si
vede solo dal mare sa dove
guardare. La Costa Concordia
arriverà da Sud Est, e quando
attraverserà la linea luccicante
delle lampare, solo allora sarà
davvero tornata a casa.
Saranno in tanti, perché Genova è un enorme anfiteatro
affacciato su quell’acqua che
nella sua storia ha significato
lavoro, identità, dolore. «Consigliamo la curva di via Martiri
del Turchino nel quartiere di
Ca’ Nova altrimenti detto Cep,
o la rotonda di via Vittorini, via
Caldesi a Pegli». I consigli della
Fondazione PRimAvera, che da
anni cerca di preservare l’identità di Pra’, sembrano quasi superflui. Ci vorrà molto impegno per non notare qualcosa di
così ingombrante da ogni anfratto di questo antico quartiere che fu comune autonomo fino al 1926, quando divenne un
sestiere per volontà di Benito
Mussolini, inerpicato su quella
fetta di porto dove avverrà il
primo attracco. Ognuna delle
colline coltivate a serra dove
cresce il pesto che è orgoglio
dei praini sarà come un palco
riservato.
C’è stato un tempo in cui anche questa zona industriale respirava l’odore del mare, aveva
la sua spiaggia e la via del passeggio sul mare. Il porto si
mangiò il borgo marinaro, con
la sua necessità di allargarsi e
di sfruttare quei fondali profondi che oggi costituiscono la
ragione principale dell’arrivo
dell’ospite illustre, oltre venti
metri all’estremità della diga
foranea. Gli stabilimenti e le
reti da pesca lasciarono spazio
alle banchine del molo industriale e alla promessa di un
impiego, non sempre mantenuta. Anche per questo la gente
di Pra’ mantiene la giusta dose
di diffidenza verso l’euforia generale che dall’alba di domenica si trasformerà in assalto.
«Cerchiamo di collegare la nave al territorio, di far conoscere
i nostri problemi, che sono
quelli tipici di una zona industriale» dice Guido Barbazza,
presidente di PRimaAvera. «E
magari di risolverne qualcuno:
sarebbe una giusta ricompensa
per una convivenza con la nave
destinata a durare almeno
quattro mesi».
La concorrenza è spietata, in
una città con queste caratteristiche. Domenica resterà aperta dall’alba al tramonto nientemeno che la Lanterna, l’associazione del Giovani Urbanisti
che hanno in cura il simbolo di
Genova hanno deciso di offrire
alla cittadinanza, gruppi di
trenta persone, venti minuti
l’uno, prezzi modici, 5 euro cadauno, la visuale migliore e più
suggestiva sulla Costa Concordia, simbolo in divenire di una
catastrofe causata dall’uomo.
Ogni belvedere, ogni punto di
osservazione in altura farà gli
straordinari cercando di capitalizzare su una curiosità che,
inutile negarlo, c’è. Tutte le dichiarazioni ufficiali sono scandite dalla premessa sul rispetto
dovuto a una tragedia, ai 32
morti. Ma l’evento mediatico,
inutile negarlo, c’è, previsto
l’arrivo in città anche di Matteo
Renzi, alle 17, quando la mano-
L’appello firmato da Rodotà
I giuristi: subito l’eterologa
«Non servono le linee guida per praticare subito la fecondazione
eterologa, perché la sentenza della Consulta non crea vuoto
normativo; perché, nonostante la sentenza, permangano le tutele
dei donatori, delle coppie riceventi e dei nati; perché il divieto
all’eterologa della legge 40 era anticostituzionale». Un manifestoappello, primo firmatario Stefano Rodotà, trova d’accordo
numerosi giuristi per l’immediata applicazione dell’eterologa nei
centri italiani come sentenziato dalla Consulta. Promotrice del
documento giuridico, l’«Associazione per la libertà di ricerca
scientifica Luca Coscioni» tramite l’avvocato Filomena Gallo.
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Ora sono la metà
Consiglio di Sanità, più donne
Quattordici donne su trenta. È record di presenze femminili nel
nuovo Consiglio superiore di sanità. Ieri il ministro della Salute
Beatrice Lorenzin ha ufficializzato le nomine. Nel precedente
Consiglio le donne erano 3 su 40 membri, vale a dire il 7,5%,
adesso sfiorano il 50%. Rispetto al passato, il 60% dei
componenti è al primo incarico. «Il Consiglio — sottolinea il
ministro — è un organo scientifico consultivo fondamentale
per il ministro della Salute e sono sicura che nella nuova
composizione più snella sarà in grado di garantire pareri in
tempi rapidi, necessari per le decisioni dell’organo di governo».
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vra in porto sarà conclusa. Non
manca neppure una zona rossa
a terra, che forse per rispetto a
storie genovesi ancora recenti
non andrebbe battezzata come
tale. L’obiettivo è quello di evitare ingorghi di curiosi e auto
incolonnate sull’Aurelia, ma le
previsioni del traffico non but-
tano comunque al bello.
La verità è che l’assegnazione di questo relitto costituisce
una delle poche vittorie recenti
nella storia di una città spesso
tendente alla depressione. La
Costa Concordia è l’unica nave
che torna a casa per morire.
Come ha scritto Alessandro
Cassinis in un bellissimo articolo sul Secolo XIX, la memoria di Genova è scandita dalle
navi. Un avvenimento a pensarci bene contronatura come
il ritorno al porto d’origine di
una nave naufragata è destinato d diventare leggenda, «punto d’orientamento mentale, ri-
tornello di una ballata popolare». Il Rex, l’Andrea Doria, il 9
aprile 1970, quando la London
Valour si schiantò sulla diga foranea e tanti cinquantenni di
oggi ricordano dov’erano, cosa
facevano, in quel momento.
Sta per nascere un cantiere che
occuperà 470 metri di diga fo-
ranea e un’area lunga sessanta
metri e larga trenta a terra. Dal
mare che negli ultimi anni è
stato così avaro di lavoro arriverà una piccola boccata d’ossigeno, una commessa da poco
meno di cento milioni di euro
per la quale si sono già messi in
fila migliaia di manovali e saldatori. Ma non è questo che interessa alle persone che domani saliranno sulla Lanterna o in
terrazza. Giusto o sbagliato che
sia, a loro interessa la nascita di
una leggenda.
Marco Imarisio
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Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Cronache 19
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Santa Sede La cassiera non ha avuto il coraggio di presentare il conto finale. Dopo il pasto la benedizione
Merluzzo e selfie, il Papa in mensa
A sorpresa con il vassoio tra gli operai che lavorano per il Vaticano
CITTÀ DEL VATICANO —
Venerdì, si mangia di magro.
«Ha preso fusilli in bianco,
una porzione di merluzzo,
verdure gratinate e un po’ di
patatine fritte. Non ho avuto
il coraggio di presentargli il
conto». Claudia Di Giacomo
ieri stava alla cassa e racconta emozionata la scena all’Osservatore Romano.
Ore 12,10, sala mensa del
Vaticano, quartiere industriale, la zona della centrale
elettrica e termica, del laboratorio idraulico e della falegnameria, dei fabbri. Operai
ed impiegati sono arrivati
per la pausa pranzo, alcuni
stanno già seduti ai tavoli e
altri attendono in coda
quando il Papa arriva, prende vassoio e posate e si mette tranquillo in fondo alla fila, in attesa che tocchi a lui.
Un attimo di stupore, e poi i
lavoratori gli si fanno incontro, si presentano, gli stringono la mano.
Francesco ha pranzato al
tavolo con sei magazzinieri,
la veste bianca tra le polo blu
con lo stemma vaticano,
conversando serenamente.
«Gli abbiamo descritto il nostro lavoro, quanti siamo a
farlo e come si svolge. E lui ci
ha parlato delle sue origini
italiane», racconta uno di loro.
Si è discusso pure di calcio — Bergoglio è tifoso del
San Lorenzo de Almagro, a
Buenos Aires aveva la tessera e ora si mostra al corrente
Con il vassoio
A tavola Il pranzo, a sorpresa, di papa Francesco ieri alla mensa del Vaticano con i dipendenti della Santa Sede (foto L’Osservatore Romano/Ansa)
La valigia
Quando lo fotografarono
con la valigia sull’aereo
disse: è normale
Calcio
Si è discusso di calcio,
è tifoso del San Lorenzo
a Buenos Aires
degli ultimi risultati — ma
anche di economia e della
crisi. Ogni tanto si avvicinava qualcuno per scattare col
telefonino una foto assieme
al pontefice, il classico “selfie”.
Lo chef della mensa, Franco Paini, non avrebbe mai
pensato di preparare un
giorno un pranzo al Papa: «E
chi se lo aspettava, qui, col
vassoietto, come il più umile
degli operai! Siamo stati tutti presi in contropiede, però
Il disastro
Trovati i rottami dell’aereo algerino
Nessun superstite, 118 le vittime
«Non c’è alcun sopravvissuto».
A dirlo è il presidente francese,
François Hollande, mentre
annuncia il bilancio
dell’incidente aereo dell’MD83 di Air Algérie precipitato
nella notte fra mercoledì e
giovedì nei cieli africani e in
cui sono morte 118 persone, di
cui 54 francesi. Tra i passeggeri
del volo AH5017 (nelle foto
LaPresse e Reuters i rottami
del velivolo), precipitato nel
deserto del Mali, a cento
chilometri da Gao, c’erano
operatori umanitari, espatriati
o turisti che rientravano da
una vacanza dal Burkina Faso.
Quanto alle cause l’ipotesi
prevalente è quella del
maltempo, ma non vengono
scartate altre piste.
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è stata una delle più grandi
soddisfazioni che ti possano
capitare...».
Francesco è rimasto in
mensa una quarantina di
minuti, alla fine ha salutato
tutti e dato la benedizione
prima di tornare a Santa
Marta, accompagnato in auto del suo aiutante di camera, Sandro Mariotti.
Già l’anno scorso, il 9 agosto, aveva visitato a sorpresa
il centro industriale incontrando falegnami, fabbri,
idraulici, elettricisti e dipendenti dell’Osservatore, che
ha la redazione poco distante. Del resto Bergoglio non è
nuovo a queste improvvisate. A Santa Marta fa colazione e mangia nella sala comune dell’albergo vaticano,
dove trova libero. Tempo fa
raccontava durante
un’udienza: «Prima sono
andato in cucina a prendere
un caffè e ho chiesto al cuoco: ma tu quanto ci impieghi, a venire al lavoro?».
Menù
Fusilli in bianco,
una porzione di
merluzzo, verdure
gratinate e un po’ di
patatine fritte. Ecco il
pranzo di papa
Francesco che ieri
alle 12,10 è arrivato
a sorpresa nella sala
mensa del Vaticano
Conversazione
Poi, con il vassoio si
è accomodato al
tavolo dove stavano
pranzando sei
magazzinieri della
Farmacia vaticana, in
polo blu, che gli
hanno raccontato la
loro giornata.
Mentre il Pontefice
ha condiviso con loro
i suoi ricordi di
famiglia, la sua
passione per il calcio
Chef
Lo chef della mensa,
Franco Paini, non
avrebbe mai pensato
di preparare un
giorno un pranzo per
il Santo Padre in
persona: «E chi se lo
aspettava qui con il
vassoietto»
Lo stile di un Papa per il
quale la «missione permanente della Chiesa» è trasmettere il Vangelo e funziona «come il testimone di una
staffetta: per trasmettere
l’eredità bisogna consegnarla personalmente, toccare colui al quale si vuole
donare...». Francesco si avvicina alla gente e per questo
non ama le auto con i vetri
blindati, «non posso salutare le persone e dire loro che
le amo da una scatola di sardine».
Le foto di Bergoglio che
regge il vassoio del self service e pranza al tavolo con la
bottiglietta d’acqua sono
state diffuse dalla Rete ai
quattro angoli del pianeta.
Al mattino
A Santa Marta fa
colazione nella sala
comune, dove trova
un posto libero
Ma quando in aereo dal Brasile i giornalisti gli chiedevano che cosa ci fosse nel
suo bagaglio a mano, stupiti
perché non si era mai visto
un pontefice che si portava
la borsa da solo, Francesco
sorrideva: «La porto perché
ho sempre fatto cosi. Dentro
c’è il rasoio, il breviario,
l’agenda, un libro da leggere... Io sono andato sempre
con la borsa quando viaggio:
è normale. Per me è un po’
strano quello che mi dite,
che quella foto ha fatto il giro del mondo. Dobbiamo
abituarci ad essere normali.
La normalità della vita».
Gian Guido Vecchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
20 Cronache
Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Tecnologie
Progetto con le Università di Stanford e Duke per disegnare un organismo sano e scoprire le origini dei disturbi
Google fa la mappa
dell’uomo perfetto
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK — «Dall’auto che si
guida da sola ai programmi di traduzione automatica in 64 lingue, a noi di
Google piacciono i progetti ambiziosi» aveva detto l’anno scorso, in un’intervista, il fondatore e amministratore
delegato Larry Page. E in effetti Baseline Study, il progetto di Google X, il laboratorio di ricerca del gruppo californiano, di analizzare il corpo umano
con un livello di accuratezza mai raggiunto prima grazie all’utilizzo delle
tecnologie di big data, non è certo un
piano che pecca di modestia: l’obiettivo, spiega al Wall Street Journal Andrew Conrad, il biologo molecolare
che lo dirige, è quello di comprendere
i meccanismi che innescano le malattie, soprattutto cancro e patologie cardiovascolari, individuando dei biomarker che possano funzionare da
sentinella, consentendo di realizzare
un’efficace prevenzione.
Non è la prima volta che vengono
fatti tentativi di questo tipo, così come
sentiamo dire da molto tempo che sarebbe meglio prevenire le malattie anziché curarle dopo che sono insorte.
Ma gli esperimenti del passato si sono
arenati a causa dei costi enormi e della
loro estrema complessità. Anche stavolta, a fronte degli obiettivi ambiziosi che si sono dati — una vera e propria conquista del corpo umano, individuando lo stato di salute ottimale
dell’uomo e i fattori nel patrimonio
genetico di ognuno che possono sca-
Il progetto
Gli obiettivi
La sfida di Google è
quella di raccogliere
informazioni
genetiche su 175
persone per creare
l’immagine più
completa di ciò che
un corpo umano sano
dovrebbe essere e per
prevenire le malattie
di ogni tipo. L’idea è
quella di identificare i
cosiddetti
«biomarcatori»,
sostanze che si
manifestano nel
nostro corpo come
sentinella di un
possibile problema
Gli studi
A guidare l’operazione
«Baseline Study»
sarà Andrew Conrad,
specializzato in
biologia molecolare
ed entrato a far parte
dello staff di «Google
X Life Sciences» lo
scorso anno. Alla
ricerca partecipano
un centinaio di
studiosi
tenate o aiutare a prevenire un ictus o
un tumore polmonare — gli scienziati
ammettono che la loro è una sfida temeraria. E mettono le mani avanti:
«Non aspettatevi risultati tra uno o
due anni, ci eravamo illusi di poter
sconfiggere il cancro in pochi anni e
avete visto com’è andata a finire», dice
il capo del dipartimento di Radiologia
della Stanford University, Sam Gambhir, che collabora strettamente con
Conrad al progetto di Google.
Lo stesso Gambhir lanciò un programma simile dieci anni fa, ma fu costretto a gettare la spugna a causa dei
costi proibitivi. Da allora, però, il costo di una mappatura del genoma
umano è sceso da 100 milioni a mille
dollari, mentre gli stessi laboratori di
Google continuano a sfornare nuove
«tecnologie da indossare» anche per il
controllo dello stato di salute come le
lenti a contatto dotate di un microprocessore capace di rilevare i livelli della
glicemia e di sostituire altre analisi del
sangue. Tecnologie che consentono
un controllo continuo, accurato e a
basso costo che verranno sicuramente
utilizzate per monitorare nel tempo il
campione scelto per questa indagine:
175 uomini e donne selezionati dai
partner di Google nel progetto, l’Università di Stanford e la Duke University, che potrebbero diventare migliaia
nel corso della ricerca.
L’azienda di Mountain View, che
per portare avanti il progetto ha messo in piedi un team di un centinaio di
fisici, biochimici, biologi molecolari
ILLUSTRAZIONE DI MIRCO TANGHERLINI
Nuova sfida per la prevenzione delle malattie
175
I volontari su cui saranno raccolte informazioni genetiche e
molecolari. I «pazienti» del
progetto «Baseline Study» saranno sottoposti a una serie di
esami clinici. Il numero delle
«cavie» è destinato a espandersi nei prossimi mesi
e, ovviamente, medici, ha garantito il
più assoluto anonimato a chi ha accettato che il proprio corpo venga scandagliato, e per un lungo periodo di
tempo, con le più sofisticate tecniche
digitali. Ma ovviamente, vista la rilevanza del programma, l’enormità degli interessi in gioco e i molti incidenti
che si sono verificati in passato nel
campo della tutela della privacy digitale, qualche dubbio è lecito. Basti
pensare all’enorme interesse delle
compagnie assicurative, dei potenziali datori di lavoro e di tanti altri opera-
tori economici per questo tipo di informazioni. E Google, come altri giganti di Internet, a partire da Facebook, ricava il suo reddito anche dalla
cessione dei dati che raccoglie in Rete.
La società sembra rendersene conto e ha deciso di sottoporre il Baseline
Study a un meccanismo di controllo
esterno . L’attività di Conrad e del suo
team verrà sorvegliata dagli Institutional Review Boards delle Università
di Stanford e di Duke. Meglio di niente, ma si tratta pur sempre dei partner
della società californiana nell’impresa, non di un’authority di controllo
indipendente.
Da anni Google esibisce una grande
attenzione per i problemi della salute:
da quando, una decina d’anni fa, istituì un suo ramo d’attività filantropico, poi parzialmente smantellato. E il
cofondatore Sergey Brin, che finanzia
personalmente molte ricerche mediche anche perché gli è stata diagnosticata una mutazione genetica che lo
espone in modo particolare al morbo
L’obiettivo
Con le mappe genetiche dei
volontari e l’informatica si
vuole arrivare a biomarcatori
per ogni patologia
di Parkinson, che ha già colpito altri
membri della sua famiglia, ha una
passione sincera per l’esplorazione
delle nuove frontiere della scienza. Ma
in questo caso la tentazione di fare un
uso commerciale dell’enorme volume
di dati che verranno accumulati negli
anni rischia di essere davvero molto
forte. E non è detto che le sensibilità
etiche di Page e Brin verranno condivise dai manager che, prima o poi, li
rimpiazzeranno.
Massimo Gaggi
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Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Cronache 21
italia: 51575551575557
Sott’acqua
Un gruppo di
turisti si ripara
alla meno
peggio da un
acquazzone
durante una
visita al centro
storico di
Firenze.
Quest’anno i
giorni di
pioggia a luglio
sono stati in
tutta Italia 18,
contro una
media
stagionale di 6.
I meteorologi
prevedono che
il tempo,
soprattutto al
Nord si
manterrà
instabile per
buona parte
del mese di
Agosto
(foto Ansa)
Fuori stagione Ci sarà o no il sole? Così le nostre certezze sono scomparse
La pioggia ci ha rubato l’estate
(e anche le ferie programmate)
Intimoriti dalle previsioni siamo rimasti tutto luglio a casa
di ANTONIO PASCALE
H
o un problema — e anche la
presunzione di credere che
il suddetto sia condiviso da
molti italiani. In breve: non riesco
a partire, non dico per le vacanze
ma per un breve weekend. Non
c’entra la crisi (o almeno non così
tanto). Il problema è l’estate: c’è e
non c’è, è tutto instabile, non si
riesce a programmare niente. Partiamo? Sì, dai. Prenotiamo. Il tempo è bello: guarda che cielo azzurro. Due ore dopo, con le valige già
pronte, tutti in famiglia stiamo a
guardare il cielo, lo stesso che, appunto, osservavamo, soddisfatti e
speranzosi, due ore prima: ma ora
è plumbeo. Poi arriva una raffica
fortissima, si spalancano tutte le
finestre, poi il finimondo. Bussano
alla porta, è tuo figlio, era sceso a
prendere un gelato, ora è zuppo di
pioggia, infreddolito, lamenta i
piedi gelati, chiede una coperta
termica.
Ma come, si dice in giro, per tutta la vita abbiamo lottato per non
partire ad agosto, per paura che in
quel mese l’estate volgesse al termine, e ci ritroviamo a luglio, a casa, per colpa del tempo capriccioso? Il fatto è che soffro di meteoropatia, dunque sono sensibile alle
variazioni climatiche. Per questo
ho cercato di trasformare la sofferenza in una possibilità, quindi so-
no informatissimo sulle previsioni
del tempo. In questo modo se, per
esempio, vengo a conoscenza dell’arrivo di aria perturbata, mi preparo con il dovuto anticipo e faccio
il conto delle cose belle e utili che
la pioggia può portare. All’agricoltura, per esempio, o alle strade
sporche della città: che tutto lo
schifo possa venire lavato da un
acquazzone. Se è prevista una leggera velatura mattutina, invece di
cadere nella cupa depressione dovuta alla mancanza di luce, io penso (perché lo so) a quando il sole
sconfiggerà le sottili nubi, e cerco
di prevedere l’angolo di cielo, o
meglio, la porta dalla quale spunterà il primo raggio di sole. Sono
soddisfazioni, in parte dovute a
quelle strutture difensive che uno
elabora per far fronte a un problema.
Naturalmente, per prepararmi
con il dovuto allenamento, cerco
di seguire i meteorologi. Ognuno
ha il suo preferito, il mio è Paolo
Sottocorona. Ha vari spazi la mattina su La7, inizia con un’anticipa-
Discussioni in famiglia
Proviamo a pensare alle
cose positive che il
maltempo porta con sé, ma
è una magra consolazione
Il confronto
zione alle 7.20, dopo la rassegna
stampa. Poi uno spazio più ampio
alle 7.50, dopo il Tg. Lo seguo con
morboso interesse. Tanto per dire,
se un giornalista che legge la rassegna passa la parola a Sottocorona con ritardo, io soffro. Ora Sottocorona non è catastrofista, spiega
con maniacale attenzione cosa
succede, impiega molte parole e
schemi, e cartine bellissime per
farci capire che il mondo della meteorologia (e non solo quello) è
complesso, ed è giusto, utile, sano
affrontare le sfumature che la
complessità porta con sé. Anzi, a
parte il meteo, dovrebbe essere
un’abitudine, altrimenti come facciamo con la modernità? Tuttavia
LEGENDA
Luglio 2014
Luglio 2013
LE TEMPERATURE
30
20
27,5°
30,7°
27,1°
29,6°
27,8°
31,4°
28,6°
31°
27,3°
28,1°
10
0
Milano
LE PRECIPITAZIONI
12
10 giorni
8
7 giorni
Venezia
Roma
Napoli
11 giorni
7 giorni
6 giorni
8 giorni
9 giorni
Palermo
7 giorni
4
2 giorni
0
0
Milano
Venezia
Roma
Napoli
Fonte: ilmeteo.it
Palermo
questa estate è capricciosa già di
suo e noto come la mia famiglia
non riesce ad apprezzare le suddette sottili spiegazioni, tantomeno il condizionale. Faccio per dire,
se vede il simbolo delle nuvole e si
dispera, non possiamo partire. Allora io cerco di farli riflettere. È un
simbolo, andiamo oltre, ragioniamo sui dati. Gli mostro la cartina
che registra sì la pioggia, ma di
piccole quantità, o un’altra che
mette in evidenza solo la possibilità statistica di pioggia in una certa
area, la possibilità non la certezza.
Niente da fare, la risposta è: piove
o non piove, partiamo o non partiamo.
Lotto strenuamente per difendere la complessità, faccio presente che un po’ di pioggia, nell’ordine di 0,8 mm non ci rovinerà il
viaggio, anzi sarà bello quando il
sole uscirà di nuovo, ma niente: io
del resto sono abituato alle sfumature, i miei familiari no. E discutiamo: quella volta, dicono, ci aveva
detto che c’era il sole e invece è caduto il mondo. E io: ma no, aveva
detto che sarebbe piovuto solo di
pomeriggio e tanto anche, perché
c’è differenza tra le piogge pomeridiane e quelle dovute al passaggio
della perturbazione. Per meglio ragionare, faccio vedere le bellissime
cartine colorate, pure quelle in
quota 5500 metri. E stiamo a discutere ore e ore, e metto su metafore per spiegare come siamo sensibili all’emotività e poco propensi
all’analisi e perciò l’Italia arranca e
mi accorgo che mentre parlo, passano i giorni e anche luglio se ne
va. Per agosto è tutto occupato. Ecco cosa mi dicono i miei familiari:
quest’anno non partiamo, questa è
la pura e semplice verità, altro che
le tue sfumature.
D’ARCO
Le previsioni
«Ad agosto
bel tempo
garantito
solo al Sud»
MILANO — A luglio gran
parte degli italiani hanno
dovuto aprire l’ombrello.
Sinora è piovuto a tratti 18
giorni su 25. Per gli esperti,
la media storica è invece di
sei giorni piovosi su 31. Al
Nord la quantità di pioggia è
salita del 40 per cento. «I dati
sono incontestabili ma non
bisogna allarmarsi — dice
Antonio Sanò, meteorologo e
direttore del portale
Ilmeteo.it — perché non
abbiamo avuto eventi
straordinari per il mese di
luglio». Eppure in molti si
chiedono qual è la causa.
«Ogni anno può essere
diverso dal precedente —
prosegue Sanò — e si passa
dal caldo eccezionale a
situazioni di piovosità come
quest’anno. Di fatto, da
giugno l’estate è cominciata
con le incursioni di
maltempo a tratti nell’Europa
centrale mentre quella
Meridionale non ha avuto
eccessive ripercussioni. La
maggioranza dei meteorologi
ritiene che il responsabile sia
“El Niño” ovvero quel
fenomeno meteorologico
ciclico che si manifesta
nell’Oceano Pacifico». La
scienza si divide sugli effetti
globali che sprigiona.
«Alcuni pensano che “El
Niño” abbia rilevanza solo
per il clima locale ma in
realtà — continua l’esperto
— ha un’enorme importanza
per quello globale perché
mitiga la corrente del Golfo
del Messico in modo
eccezionale e questo
comporta poi fenomeni sulle
coste dell’Oceano Atlantico
come in questi giorni». Gli
italiani, però, non sanno più
se mettere in valigia il
costume per le vacanze. «È
impossibile fare previsioni
precise per più di una
settimana — conclude Sanò
— ma, a grandi linee, chi
soggiornerà al Centro, Sud e
Isole troverà un clima caldo
ma senza eccessi. Senza
essere menagrami chi
rimarrà al Nord invece deve
attendersi delle
perturbazioni che potranno
interessare anche aree di
Toscana, Umbria e Marche».
Nessuna tregua? «È probabile
una pausa dal 10 al 17
agosto». La tradizionale gita
fuori porta di ferragosto
potrebbe essere salva.
Alessio Ribaudo
@AlessioRib
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Ricerca Un ritrovamento nella zona del lago Baikal, in Russia, ha convinto gli esperti che gli animali preistorici avevano il corpo coperto di piume
La scoperta che ridisegna i dinosauri: più simili a polli che a lucertole
MOSCA – Se fosse ancora
vivo, lo scrittore Michael Crichton avrebbe dovuto rivedere parecchie delle idee che furono alla base del successo di
Jurassic Park, il bestseller dal
quale nel 1993 Steven Spielberg trasse l’omonimo film.
Questo sulla base della scoperta effettuata in Siberia e resa nota ieri in un articolo sulla
rivista scientifica Science Magazine: nel triassico e poi nel
giurassico, gran parte dei dinosauri avevano le piume.
Non come quelle che poi consentirono agli uccelli di volare, ma comunque piume. Probabilmente per stare più caldi
e per inviare segnali ad altri
elementi della stessa specie.
Il famoso e cattivissimo Tirannosaurus Rex, clonato nel
Jurassic Park creato su un’isola al largo del Costa Rica,
avrebbe dovuto essere quindi
realizzato come una sorta di
gigantesco condor? Non proprio, perché «certamente i dinosauri non volavano», ha
spiegato il paleontologo Pascal Godefroit, uno degli autori della nuova scoperta. E
poi è assai probabile che i dinosauri più grossi fossero
quelli con meno piume, «proprio come gli elefanti in Africa
che non hanno bisogno di
pelliccia», ha aggiunto Godefroit. Non è nemmeno da cancellare del tutto l’immagine
dei carnivori e degli erbivori
coperti di scaglie che ritenevamo acquisita. I dinosauri, a
quanto pare, avevano sia scaglie che penne e corto piu-
maggio simile a quello dei
pulcini. Un po’ come alcuni
uccelli i quali sulle zampe
conservano ancora le scaglie
che, secondo alcune interpretazioni, sarebbero all’origine
delle piume.
Da diversi anni un gruppo
internazionale di ricercatori
lavora in un sito siberiano al
di là del lago Baikal, la più
grande riserva d’acqua dolce
del pianeta, ricchissimo di
specie animali uniche. Nel
2010 hanno trovato fossili
estremamente ben conservati
di piccoli dinosauri, lunghi
circa un metro e mezzo. Si
trattava, probabilmente, di sei
animali giovani morti e poi
caduti in un lago. I loro corpi
furono successivamente coperti dalla polvere sottile di
una eruzione vulcanica che li
ha preservati in maniera quasi
eccezionale. Il Kulindadromeus, come è stato chiamato
Nuovo volto
Così un’illustrazione della
rivista Science
Magazine ha rivisto l’immagine di alcune
specie di dinosauri
questo vertebrato (Kulinda è il
nome del fiume vicino al quale sono stati ritrovati i resti),
aveva piume, penne e scaglie.
Qualcosa di non molto diverso da un altro animale i cui resti furono ritrovati anni fa in
Cina. Ma si tratta di dinosauri
di tipo diverso. E questo ha
convinto gli esperti che il piumaggio fosse assai più diffuso
fra tutti i tipi di dinosauri.
«Sapevamo che alcuni dei
dinosauri erbivori ornitischi
avevano delle semplici setole,
ma non potevamo essere certi
che queste avessero la stessa
struttura che si trova negli uccelli. La nostra nuova scoperta
lo accerta definitivamente:
tutti i dinosauri avevano piume», ha detto ancora Godefroit, che lavora all’Istituto re-
ale di scienze naturali del Belgio. Il Kulindadromeus camminava eretto, aveva scaglie
da rettile sulla coda e sulla
parte bassa delle zampe. Poi
setole sulla testa e sulla schiena, oltre a ciuffi di penne sulle
zampe anteriori e posteriori.
Non bellissimo, ma nemmeno terrificante. Danielle
Dhouailly, dell’Università Joseph Fourier di Grenoble in
Francia, una esperta di piumaggi, ha parlato di una vaga
rassomiglianza con i polli dei
giorni nostri. E questo non sarebbe certamente piaciuto né
a Crichton né a Spielberg per
la loro storia fantastica e piena
di horror.
Fabrizio Dragosei
@Drag6
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Tempiliberi
Viaggi
Benessere
Food
Moda
Volontariato
Fonte: Istat
Sono 6,63 milioni gli italiani attivi nel volontariato. Per lo più
occupati e studenti, soprattutto uomini, tra i 55 e i 64 anni,
impiegano in media 19 ore al mese in attività benefiche.
Le principali attività organizzate
gruppi religiosi
attività ricreative e culturali
settore sanitario
assistenza sociale e protezione civile
Design
Tecnologia
16%
17,4%
16,4%
14,2%
Famiglia
Poco ma giusto La
parola chiave della nuova
frontiera «eco» è
condividere. Viaggio nel
mondo dei
«neoresponsabili», dove il
culto del desiderio infinito
è stato sostituito dal
possesso collettivo
di ROBERTA SCORRANESE
ILLUSTRAZIONE DI DAVIDE FORLEO
I
nuovi confini della vita sostenibile si rintracciano nelle parole
di Carlo Bonaccorsi, ex professionista romano che ha deciso
(potendo contare su una piccola
rendita e una casa di proprietà)
di vivere con circa 500 euro al
mese, come racconta sul sito
500euroalmese.com: «Uso il car
pooling — dice — perché spendo meno e perché conosco sempre gente
nuova». Ovvero: si condivide l’auto, si risparmia e ci si incrocia con storie, parole,
vite degli altri.
Sì, perché forse oggi le traiettorie dei
consumi responsabili vanno oltre la mera
convenienza. Sei anni di crisi hanno ridisegnato la geografia dei valori e, stando a ricerche e previsioni, la necessità di ridimensionare lo stile di vita ci sta portando a una
sorta di umanesimo postmoderno, che supera il «sogno della merce» teorizzato dal
sociologo Jean Baudrillard negli Anni 80 —
vale a dire un impero del consumo alimentato da una pubblicità pervasiva e seducente. «Certamente è un auspicio — osserva
Massimo Bustreo, psicologo dei consumi,
ricercatore alla Iulm di Milano — ma nei
giovanissimi le abitudini sono diverse: non
più un consumo selvaggio ma un’attenzione più o meno consapevole a quel che si
compra». Lo conferma un rapporto sui Millennials, quelli di età compresa tra i 18 e i
34, presentato da Boston Consulting Group
all’inizio di quest’anno: i figli dei figli del
«boom economico» ribaltano i dettami dei
genitori e non riempiono gli armadi (anche
perché non se lo possono permettere), ma
scelgono con attenzione in base alla fiducia
in un marchio, alla popolarità sui social
network, all’aderenza di un prodotto ai propri valori. Non cinque paia di scarpe, dunque, ma un solo paio che mi somigli. I criteri
della scelta nascono da una condivisione di
foto, pareri, giudizi espressi sui social.
Un atteggiamento che potremmo definire neoresponsabile, estetico più che etico,
nutrito anche da un diverso approccio verso
gli oggetti: cambia la fisionomia del possesso, quel feticismo dell’avere tante cose che
ha segnato gli anni Ottanta e l’epoca del desiderio infinito, inesauribile. «Libri, musica
e film virtuali, di cui si fruisce sul tablet ma
che non si possiedono realmente — osserva
Bustreo — sono una realtà consolidata. Ma
c’è altro: si condividono le sensazioni che
da questi nascono». La musica, per esempio: si è passati da un consumo privato,
chiuso, a una «sharing economy della bellezza», con Spotify e le altre piattaforme che
ci fanno sapere che cosa sta ascoltando
quella persona che conosco/stimo/amo.
L’immateriale come nuova forma di possesso collettivo nel consumo culturale, tanto è
vero che Christie’s in questi giorni sta lanciando l’asta low cost, come a dire: continuate a comprare l’arte, ve la diamo a poco.
La vita sostenibile passa anche attraverso
una ridefinizione del tempo: chi non ricorda i nonluoghi di Marc Augé, ossia stazioni,
aeroporti e centri commerciali dove ci si incrocia solo per consumare, correre, volare.
Ebbene, allo scalo parigino «Charles De
Gaulle» hanno installato un pianoforte: l’invito a suonare e a impiegare il proprio tempo in modo diverso. E fa riflettere che il miliardario Carlos Slim, magnate messicano
delle telecomunicazioni, abbia sintetizzato
Quando la vita è sostenibile
I libri
Tre suggerimenti
Fare tutto (o quasi) senza denaro?
Il libro Gratis di Massimo Acanfora
(Ponte alle Grazie, pp. 160, € 10)
suggerisce l’autoproduzione e la
condivisione. Il sogno della merce di
Jean Baudrillard (Lupetti, pp. 136,
€ 9) analizza il sistema degli
oggetti lanciando una sfida alla
pubblicità. Nel saggio L’antropologo
e il mondo globale (Cortina
Raffaello ed., pp. 126, € 15) Marc
Augé si interroga sui rapporti tra
senso sociale e libertà individuale
nel mondo contemporaneo
Scegliere meglio
ed essere pronti
a ridimensionarsi:
così si reinventano
il tempo e lo spazio
Single
di ANTONELLA BACCARO
Che cosa
si impara
a rispondere
a un bambino
«M
a il vento può scendere le
scale?». Giovannino mi
guarda sorridendo con le sue
fossette rubabaci mentre salta
sull’autobus. «Bella domanda» penso. E
poi: «Anche bel titolo per un libro». E
pure: «Anche per una canzone». Me lo
figuro il vento come un giovane uomo che
infila le scale di corsa e scompare. Tutto
questo in mezzo secondo, quello che basta
per voltarmi verso Giovannino e con aria
da adulto rispondergli: «Ma certo!».
«E come fa?». «Come fa?» chiede, e io non
me l’aspettavo. Per prima cosa, per istinto,
metto mano al cellulare: «Google» penso.
E poi: «Sì, ma cosa cerco? Le leggi della
dinamica del vento?». Troppo complicato,
troppo poco tempo.
Giovannino continua a guardarmi
la sua ricetta economica così: «Lavorare tre
giorni alla settimana ma andare in pensione
più tardi, dopo i 70 anni». Godersi la vita.
Riprendersi le giornate stravolte da un concetto di lavoro deteriorato, peggior frutto
del capitalismo avanzato, sospeso tra precarietà e stress. Si risana la produttività anche
negli spazi: il coworking, aree dove si può
lavorare insieme risparmiando sulle spese,
sta decollando pure in Italia. A Milano sono
stati 175 i cittadini che, da luglio 2013 a oggi, hanno utilizzato l’incentivo del Comune
(buoni fino a 1.500 euro).
C’è anche una diversa prospettiva sulla
casa: le abitazioni più piccole (mediamente
ridotte di 10 metri quadri in soli sei anni,
secondo un’indagine di Immobiliare.it) sono sempre più spesso protagoniste di una
reinvenzione del tempo libero, con gli orti
sul balcone. Se su Twitter si cerca l’hashtag
#ortosulbalcone, si scopre che gli appassionati di zucchine e pomodori autocoltivati
sono tanti. Non è solo una moda: il desiderio è condividere un’idea, un valore, una
melanzana, una ricetta. Lo conferma il giornalista di Altreconomia Massimo Acanfora
che per Ponte alle Grazie ha appena pubblicato Gratis, guida al consumo responsabile.
Si parla di pane fatto in casa. «Ma dove lo
cuocio? Il forno di casa non sempre è adatto. Torna allora il forno di quartiere o comunitario. A Roma, al centro sociale Casetta
Rossa della Garbatella, è a disposizione di
tutti un forno a legna popolare. Richiama
famiglie, anziani e giovani».
Torna in mente la lezione di Le Corbusier:
dopo una vita trascorsa a creare gli edifici
più belli, il grande architetto si costruì un
buen retiro in Costa Azzurra di appena 15
metri quadrati. Le cabanon, «la capannina»
è sempre lì a ricordarci che, in fondo, abbiamo bisogno di poche cose. Quelle giuste.
[email protected]
implacabile: «Allora, come fa? Lo sai?».
«Dipende da quello che vuoi sapere»
penso. Cioè: «Ti interessa l’aspetto fisico
del problema o vuoi che ti racconti una
bella balla e la chiudiamo qua?».
Io questo non lo so. Penso che non sia
educativo raccontare balle a un bambino e
che, se lo faccio, lo dirà a sua madre, che è
così precisa, e lei me ne chiederà conto.
Una balla no. Ma neanche la scienza, mi
dico. Dovrei trovare una risposta di quelle
che si danno nelle trasmissioni tv per
bambini, ma io non le guardo da tempo,
tranne i cartoni e i Teletubbies che mi
ipnotizzano per qualche minuto: «C’è una
borsa nel prato. Una borsa viola. C’è una
borsa viola nel prato verde...»
«Non lo sai» sentenzia Giovannino
facendomi sussultare.
«Vedi — attacco, frugando
disperatamente nel mio cervello — il
vento...».
«Il vento passa anche sotto le porte: è aria,
come quella che respiri, e s’infila nei
buchi del tuo naso e nella tua bocca. Il
vento va dove vuole, capito?». La signora
sui 70 seduta sul sedile dell’autobus dietro
il mio mette fine al mio tormento.
«Ecco, appunto» accenno con le gote in
fiamme. «Figo» fa Giovannino, placato.
E io penso che noi fanciulle attempate
senza prole dovremmo frequentarli più
spesso i bambini. Forse ritroveremmo
certe domande.
E soprattutto certe risposte.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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24 Tempi liberi
Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Moda I protagonisti
Lezioni di stile
di Matteo Persivale
Lo humour garbato
di JK Rowling
in giacca e cravatta
Nuove vetrine
Brooks
Brothers apre
allo Yacht Club
di Monaco
JK Rowling ha appena scritto due romanzi gialli sotto
pseudonimo, usando il nome «Robert Galbraith» per separare
nettamente il corpus della sua opera «harrypotteriana» (e del
romanzo realistico Il seggio vacante) da quelle escursioni
letterarie. Quando, qualche giorno fa, si è trovata a presentare
in una rara apparizione pubblica il secondo libro di
«Galbraith», l’ha fatto con lo humour garbato che la
caratterizza: indossando giacca maschile e cravatta in omaggio
all’«autore» assente che lei «sostituiva». In realtà Rowling, che
giovedì prossimo compie 49 anni, al netto di escursioni «en
travesti» come nel film Victor Victoria, è sempre attenta al
look, quando si veste da donna. Tanto che il primo dei due
romanzi firmati Galbraith è ambientato nel mondo della moda,
che non sarà incantato come quello di Harry Potter, ma che lei
descrive con grande attenzione e occhio per i particolari.
Divertimento
JK Rowling vestita da uomo (nelle
foto a sinistra e qui sopra Instagrammata dalla fan @missshannonperry). Nelle due foto a destra,
in abiti «normali»: Rowling è molto
attenta alla moda e ama vestirsi
Griffe La nuova proprietaria della maison e il piano di rilancio: voglio creare una squadra italiana
Come una fenice dalle ceneri
La Krizia della signora Zhu
Ceo Sopra Claudio Del Vecchio. In alto il nuovo negozio
Brooks Brothers, il marchio di
abbigliamento più antico
d’America, ha aperto un nuovo
store allo Yacht Club di Monaco,
arrivando a quota 53 con i
negozi presenti in Europa. Il
nuovo store unisce due concetti
del mondo Brooks Brothers:
tradizione ed eleganza.
All’interno del negozio si
possono trovare le collezioni
uomo, donna e bambino
insieme a capi classici del noto
brand americano come il Navy
Blazer, le camicie «non iron», le
cravatte in seta, le polo e i
famosi pantaloni chinos in
cotone. L’arredamento è stato
realizzato in legno di ciliegio
chiaro e teak; il pavimento
invece è un mosaico che crea
un ambiente elegante e
raffinato. «Siamo orgogliosi di
questa apertura», ha detto
Claudio Del Vecchio, Presidente
e CEO di Brooks Brothers
Group. «Il cliente nel Principato
di Monaco è molto sofisticato e
probabilmente già conosce il
marchio e la sua storia. Il nuovo
edificio presso il YCM sarà la
meta di shopping non solo per i
membri del club, ma anche per i
residenti e i turisti». Per il
marchio americano si tratta di
una prosecuzione di un
progetto iniziato anni addietro:
Brooks Brothers collabora da
sempre con alcuni dei più
importanti yacht club al mondo.
Tra gli archivi di quasi 200 anni
ci sono inoltre numerose voci
relative alla nautica. «Brooks
Brothers è un marchio
conosciuto in tutto il mondo»,
ha detto Konstantinos
Tsouvelekakis, Managing
Director di Brooks Brothers
Monaco. «Siamo orgogliosi di
presentarlo nel Principato».
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U
na fenice,
l’uccello mitologico che
risorse dalle
sue stesse ceneri dopo la
morte. Sarà il
tema delle
ve t r i n e d e l
negozio Krizia in via della Spiga a Milano
(l’unico rimasto) durante la settimana settembrina della Moda (da
mercoledì 17 a lunedì 22). E non è
certo un caso. Quanto, piuttosto, la
raffigurazione plastica del rilancio
affidato a Zhu ChongYun, la signora della moda cinese che ha acquistato il marchio italiano a febbraio
scorso.
Viso di porcellana, una pelle invidiabile, la signora Zhu ha cinquant’anni (e due figlie, di 17 e 12 anni)
ma ne dimostra poco più della metà. Un sorriso dolcissimo, gli occhiali neri da studentessa e il camicione bianco in stile zen indossato
durante il suo primo incontro con
la stampa italiana, pochi giorni fa a
Milano, non hanno tradito l’impressione di una donna che sa bene
ciò che vuole. La sua volontà, ora, è
far rivivere un marchio dormiente
su cui ha investito (cifra non ufficiale) circa 35 milioni di euro. Primo passo: trovare il Ceo. «Meglio se
un italiano, di sicuro che provenga
dalla moda», dice. È in Italia per
questo, ora, la signora che Forbes
nel 2012 ha inserito nella classifica
dei 25 nomi cinesi che contano nel
fashion globalizzato e in quella delle 23 donne della Repubblica popolare con patrimoni ultra-milionari.
Ingegnere meccanico, dopo la
laurea ha lavorato qualche anno per
il Zhejiang Metallurgical Research
Institute. La moda è diventata la
sua vita nel 1993 quando, a 29 anni,
partendo da un prestito, ha fondato
la Shenzen Marisfrolg Fashion.
Azienda che oggi vale 510 milioni
di dollari (2,6 miliardi di renminbi), con circa 400 negozi tra Cina,
Singapore, Macao e Corea del Sud, e
dà lavoro a quattromila persone.
Non esclude la quotazione in Borsa,
né la differenziazione del business
(magari con un grande albergo) per
il colosso del pret-a-porter di cui è
rimasta, oltre che proprietaria, anche chief designer. Cinque i marchi
di Marisfrolg: dal giovanile (sia
La storia
La fondatrice
Mariuccia Mandelli,
nata a Bergamo nel
1925, prese dall’ultimo
Dialogo incompiuto di
Platone il nome Krizia
per la maison da lei
fondata dopo aver
lasciato la cattedra di
maestra elementare.
Nel 1964, con una
collezione giocata sui
toni del bianco e del
nero presentata a
Palazzo Pitti a Firenze,
fu la prima donna a
ricevere il premio
«Critica della moda». A
fine Anni 60 lanciò
Kriziamaglia (un capo
nella foto).
Soprannominata Crazy
Krizia per i materiali e
gli accostamenti dei
suoi capi, nel 1984
acquistò il palazzetto
Melzi d’Eril (via Manin
19 a Milano) e vi
trasferì sede, atelier e
showroom. Mentre al
civico 21 fondò lo
Spazio Krizia, teatro che
ha a lungo ospitato
sfilate e eventi culturali
femminile che maschile) allo stile
zen (Aum, l’ultimo brand acquistato). Mentre porta il suo nome il
brand di alta gamma. Qualcosa in
comune con Krizia? «L’eleganza, la
grandiosità, la femminilità, la costante ricerca di novità», nota la stilista-imprenditrice.
Quando vide per la prima volta i
vestiti firmati da Mariuccia Mandelli, nel 2002 durante un viaggio
in Italia, pensò «che caro!». Poi tutto è evoluto «casualmente». La società di consulenza incaricata dalla
griffe di trovare un compratore ha
scommesso sulle potenzialità del
mercato cinese e ha scelto la Marisfrolg di Zhu ChongYun. Che non
tarda a rassicurare: «Tutto (di Krizia) resterà in Italia». Sarà lei a trascorrere, a partire da settembre
prossimo, molto tempo nel Belpaese. Dove alloggerà? «In azienda». Lì
però lady Zhu pagherà l’affitto.
Mentre sono passati nel suo portafogli il marchio e l’archivio, restano
infatti proprietà della famiglia
Mandelli la storica sede di via
Manin a Milano e il negozio
del Quadrilatero. Che, a febbraio 2015, rinascerà dalle
ceneri con un restyling.
Fino ad allora non ci sarà
collezione.
A settembre prossimo un evento ponte,
con il coinvolgimento di quattro
testate di settore
che reinterpreteranno l’universo Krizia,
mentre una serata
a Palazzo Litta patrocinata dal Comune di
Milano e dalla Camera
nazionale della moda celebrerà il passaggio di testimone. Non si farà vedere,
con ogni probabilità, Mariuccia Mandelli, che ha finora incontrato due volte Zhu e —
dice lei — l’ha trattata come
una figlia. Nonostante qualche
problema di comunicazione. Mrs
Zhu confessa infatti il suo tallone di
Achille: non parla inglese. Problema che non le ha impedito di creare
un impero e che non la scoraggia
neppure ora. «La signora Mandelli
mi ha detto che, magari,la prossima volta che ci incontreremo avrà
imparato lei il cinese», riferisce con
il suo sorriso dolcissimamente deciso. E chi la ferma?
Oltre al Ceo, Zhu ChongYun sta
cercando il team stile (lei stessa sarà direttore creativo e stilista),
svuotato dalla crisi della griffe. Immagina poi una trentina di assunzioni in Italia. Verterà invece in Cina
lo sviluppo commerciale della nuova era di Krizia. Cinque le aperture
previste per il 2015, mentre nei
5
I negozi Krizia che verranno aperti
in Cina nel 2015. Il rilancio della
griffe prevede poi tra 30 e 50
boutique cinesi inaugurate
nell’arco dei prossimi cinque anni
prossimi cinque anni Krizia
conterà tra 30 e 50 negozi in
Cina. Quindi si penserà a
riportare il marchio nelle capitali europee e a
New York.
Tradizioni? Prima le assunzioni,
l’integrazione del
personale e la rinascita concreta del
business. Poi, perché
no, il recupero delle vecchie e care istituzioni di
Krizia, come il concerto di
Natale e gli incontri culturali
nell’atelier milanese. È appena arrivata, ma Zhu ha già capito che quelle consuetudini
erano molto amate. Intuizione di una donna che ha già
dettato i suoi tempi. «Penso
che ci vorranno dieci anni —
dice — per rilanciare Krizia.
Poi penserò solo alle mie figlie». Nessun acquisto ulteriore nei suoi progetti. «Credo sia meglio ritirarsi nel momento del massimo successo, che dura poco. Molto più
lungo e importante — sottolinea — il processo che ci porta alla conquista del successo». Sfilerà in via Manin, a Milano, la nuova Krizia firmata
Zhu.
Caterina Ruggi d’Aragona
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
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Moda Cabina armadio
La tendenza
E’ un segnale di
intelligenza,
indipendenza,
e disponibilità
economica. Ma essere
così eleganti è faticoso:
Lord Brummell
impiegava ogni giorno
cinque ore per vestirsi
Diciassetterubini
L’orologio
che non ha
mai paura
dell’acqua
di AUGUSTO VERONI
L’impermeabilità di un
orologio, d’estate, non è mai
troppa. Mai. E’ vero che le 30
atmosfere garantite dal
Longines Heritage Diver sono
la pressione che troveremmo
a circa 300 metri sott’acqua,
dove non andremo mai, ma è
anche vero che un margine di
prudenza è sempre da
considerare. Perché quando
ce ne stiamo al sole il nostro
orologio arrostisce con noi (le
temperature, all’interno, sono
le stesse di un’automobile
lasciata al sole), ma quando
ci tuffiamo in acqua lo shock
termico è terribile, con quel
che comporta per la
dilatazione e la contrazione
del metallo. Che non fa certo
bene all’impermeabilità.
Piccoli urti, tuffi e mille altre
evenienze mettono a rischio
la tenuta stagna del nostro
orologio in una quantità di
occasioni ampiamente
superiore rispetto a quanto si
crede, senza contare,
oltretutto, che la tenuta
stagna dipende anche da
quanto tempo stiamo in
acqua.
Insomma: hanno fatto bene,
alla Longines, a sigillare
come si deve la cassa di
questo cronografo che si
distingue anche per il look
d’antan (l’estetica è quella di
un Longines degli anni
Settanta, ripreso anche nelle
dimensioni: 43 millimetri di
diametro), per la presenza di
una lunetta girevole interna
(non si trita il tessuto
all’imbocco della tasca, come
di solito avviene con il profilo
seghettato delle lunette
esterne) e per l’ottima
leggibilità del quadrante, in
ogni condizione di luce. Il
movimento meccanico a
carica automatica è di ottima
qualità come del resto tutte le
caratteristiche di
quest’orologio. 2.440 euro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gli accostamenti
Senza colore
Quasi classico
I riferimenti
Hamish Bowles, inglese,
giornalista di Vogue: una
tipologia di dandy che non
teme gli accostamenti
apparentemente azzardati
tra righe, quadri, e stampe
Nick Wooster, americano,
superconsulente e ora stilista
(qui sopra, la sua capsule per
Lardini): anche l’assenza di
colore viene personalizzata dal
dandy con il taglio della giacca
Beppe Modenese, patron delle
sfilate milanesi e indiscusso
«ministro dell’Eleganza»: abiti
sempre classici, tocchi
eccentrici, e una passione per i
calzini rosso cardinalizio
Jack Guinness, modello, gioca
con la tradizione inglese:
principe di Galles tre pezzi ma
dal «fit» strettissimo,
pochette equestre, cappotto
alla Sherlock Holmes, codino
Il dandy è tornato
Le nuove regole
per essere eccentrici
Q
uando, l’altro giorno, i calciatori e l’allenatore del
Milan sono apparsi nella
boutique Dolce & Gabbana
sulla 5th Avenue, a New
York, con la nuova divisa
della squadra firmata dai due stilisti —
abito tre pezzi in lino bianco con cravatta
in seta rossa, stemma ricamato sul taschino della giacca a due bottoni, scarpe
stringate in vitello nero — è stata scritta
una piccola ma significativa pagina del
dandysmo dei nostri giorni.
Perché il calciatore è stato visto in
questi anni più recenti come una delle figure di riferimento dello stile — vedi copertine di riviste maschili e campagne
pubblicitarie — grazie a David Beckham,
l’uomo che ha di fatto sdoganato l’attenzione maniacale allo stile e alle tendenze
della moda dal mondo degli uomini gay
a quello etero. Ma era uno stile fatto di
abiti scuri slim fit, cravatte sottili, tatuaggi (ormai Beckham ne ha anche sulla nuca avendo finito lo spazio nel resto
Evoluzione di un simbolo
Con il tre pezzi in lino bianco e
cravatta in seta rossa disegnati da
Dolce & Gabbana i calciatori sono
ufficialmente entrati nel dandysmo
del corpo), biancheria intima aderente
tipo «boxer brief», eccetera. Creste a parte, nulla di particolarmente rivoluzionario: ma ora, con quell’abito bianco e il gilet ai quali mancherebbe solo il Panama e
il bastone da passeggio come quelli dei
gentlemen cubani fotografati da Walker
Evans negli Anni ‘30, il calciatore è diventato, ufficialmente, dandy.
Con ottima tempistica visto che uno
studio commissionato da eBay, il sito di
aste on line che ha lanciato una grande
sezione di moda, illustra come un campione di mille persone abbia concluso,
analizzando diversi look maschili (uno
era sempre molto normale, l’altro da
dandy) che il dandy viene visto come uomo intelligente, sicuro di sé, di disponibilità economiche superiori alla media,
indipendente, che ispira fiducia nelle
proprie capacità. Tra le caratteristiche
negative emerse c’è invece una certa
inaffidabilità sentimentale: secondo lo
studio, l’uomo dal look normale viene
considerato un potenziale partner più
adatto per una relazione stabile (l’evi-
Sondaggio eBay: l’uomo
particolarmente attento
al look ispira più fiducia
dente vanità del dandy, una delle sue caratteristiche fondanti, gioca in questo caso a suo sfavore).
Mai come in questo periodo, nella moda, l’eccentricità dello stile viene premiata. Un po’ perché in tempi di crisi, dal
2009 in poi, le proposte delle passerelle
sono state indubbiamente più attente all’aspetto commerciale del menswear e
dunque a una certa «portabilità» (traduzione: stile meno estremo di quello delle
ere geologiche precedenti della moda):
un dato che ha fatto emergere, simultaneamente, il fenomeno delle fotografie
di «street style» scattate più che altro davanti alle location delle sfilate ma anche
nelle strade delle città della moda (e fotografi come Scott Schuman di «The Sartorialist», Tommy Ton di «Jak & Jil» hanno rapidamente assunto sempre maggior importanza).
I blog dedicati allo street style sono
stati la cinghia di trasmissione su Internet e social media, in tempo reale, di look
maschili spesso eccentrici, diffondendo
Il «fit»
lungo il corpo
Beau
Brummell,
teorico del
dandysmo,
indossava
solo abiti che
calzassero alla
perfezione
Beau Brummell
‘‘
L’importanza
degli accessori
Cappello, bastone da
passeggio: Brummell
sapeva che lo stile si
vede dagli accessori
Non bisogna mai indossare
profumi.
Bisogna dormire tra lenzuola
finissime, e lavarsi con vigore.
Personalmente, non mangio
verdure. Una volta, ricordo di aver
mangiato un pisello.
Se il mondo è davvero così sciocco
da seguire con ammirazione tutte
le mie assurdità, io che cosa potrei
mai fare per dissuaderlo?
George Bryan Brummell detto
«Beau» (7 giugno 1778 – 30 marzo
1840) è il primo elegantone dell’era
moderna: svecchiò il guardaroba
dei gentiluomini, insistendo sulla
massima cura negli accostamenti,
ma anche del corpo. Impiegava
circa cinque ore per prepararsi
prima di uscire di casa
un certo dandysmo inglese e italiano nel mondo. Trasformando, sorprendentemente, in
celebrità di Internet personalità influentissime nel
mondo della moda ma
poco conosciute all’esterno.
Ecco così la variopinta tribù di fashion
editor, make-up artist,
buyer di ogni parte del mondo che seguono le sfilate. Ecco
così l’ascesa mediatica di uomini di
eleganza indubbia ma dai differenti
gradi di dandysmo come il tatuatissimo superconsulente (e ora stilista)
Nick Wooster, il direttore di GQ nipponico Masafumi Suzuki abbonato
agli abiti con pantalone bermuda, gli italiani Beppe Modenese (al cui stile è stato
addirittura dedicato un bel libro illustrato, «b.m. Beppe Modenese. Minister of
Elegance», edito da Skira) e Lapo Elkann
e lo stilista Luca Rubinacci e il consulente
Il valore della diversità
I modelli di riferimento sono
molto diversi, partendo dal
presupposto che lo stile del dandy
è, per definizione, personalissimo
I comandamenti
Se la gente, in strada, si volta a
guardarti, non sei ben vestito:
sei troppo rigido o formale, oppure
schiavo delle mode del momento.
Il padre nobile
La cura
delle scarpe
Brummell si
raccomandava
sempre di
lucidare scarpe
o stivali con
attenzione
(lui usava lo
champagne)
Alessandro Squarzi, il buyer americano
Josh Peskowitz e il buyer nipponico Motofumi «Poggy» Kogi, il modello inglese
Jack Guinness, il giornalista di Vogue Hamish Bowles...
Uomini molto diversi, accomunati da
una serie di regole non scritte, diverse
per ciascuno di loro(o quasi) ma tutte
lontanissime da quello che Bryan Ferry,
che insieme con David Bowie è il più
grande dandy della musica leggera, definì «lo sbraco imperante» degli uomini in
jeans e maglietta e scarpe possibilmente
sfondate. Lo stile del dandy è personalissimo ma mai clownesco: Beau Brummell, il loro padre nobile inglese a cavallo
tra 1700 e 1800, fu in realtà un razionalizzatore dell’abito maschile, togliendo orpelli del secolo precedente, enfatizzando
la cura dei dettagli e l’attenzione maniacale al corpo, lucidando quasi feticisticamente le scarpe. I dandy sono tutti diversissimi, vero, ma nessuno di loro uscirebbe di casa con le scarpe in disordine.
Matteo Persivale
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
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Moda I protagonisti
L’intervista La stilista anglo-brasiliana: «L’obiettivo è essere sempre dive»
Tacchi alti e tanto rosso
Le donne reinventate
da Charlotte Olympia
Autunno Le decolleté
Fonteyn Bleu
Gli indirizzi
Piega anni ‘40
e mezzelune
Questa è
la sua Londra
Vestiti e accessori «Vivo e lavoro
all’inizio di Ladbroke Grove,
vicinissima a Portobello e
Golborne Road, tra i mercatini del
fine settimana. All’Alfie’s Market in
Church Street si trovano arredi
antichi, oggettistica, gioielli e
accessori».
Capelli e beauty «Mi affido a Jon
Hilliard, da Daniel Hersheson.
Vado dal parrucchiere una volta a
settimana per l’acconciatura ad
onde in stile anni ’40 che si
mantiene per diversi giorni grazie
a lozioni, forcine, e un’asciugatura
sotto il casco avvolta nella retina
rosa, come una vecchia signora.
Marcela’s in Holland Street fa una
manicure in stile sudamericano:
adoro la mezzaluna, che loro
fanno perfettamente».
Pilates «Il mio centro si chiama
Ten Pilates, mi piace la lezione di
cardiolates che inizia con 20
minuti di spinning seguito da 30 di
Pilates. Ho appena frequentato il
corso di Barry’s Boot, esercizi di
corpo libero seguiti da centrifugati
(www.yourtherapists.co.uk)».
Ristoranti e drink «Dock Kitchen
in Kensal Road è il mio ristorante
preferito. Ikeda in Brook Street, di
fronte al Claridges, è il miglior
ristorante giapponese di Londra,
Pescheria Mattiucci in Blenheim
Crescent è un pittoresco ristorante
di pesce a conduzione familiare. Il
meglio del kitsch napoletano!»
Casa «Mi faccio consegnare i fiori
a casa da The Flowered Corner in
Ladbroke Grove ogni settimana.
Vessel in Kensington Park Road è
meraviglioso per cercare
ceramiche e vasi da regalare.
L’arredamento vintage più bello si
trova da Circus Antiques in
Chamberlaine Road».
M. Pro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
N
on c’è nulla di
«gotico» dietro alla ragnatela, il
simbolo di Charlotte Olympia Dellal. Piuttosto qualcosa di romantico:
da piccola il libro
che amava di più
e r a « C h a r l o t te
web» di E.B. White, la tela di Charlotte,
appunto, che racconta l’amicizia fra Wilbur, un maiale, e Charlotte, un ragno. Il
libricino oggi è incorniciato e appeso negli uffici di North Kensington, dove
Charlotte dirige il marchio lanciato nel
2008 dopo gli studi alla Cordwainers di
Londra, il college di moda
specializzato in calzature e
accessori. Del suo
showroom, l’intero primo
piano della Phoenix
Brewery, Charlotte occupa
una stanza in fondo con il
cane Marlon. Ci si aspetterebbe di vederla su un tacco 14, invece ha l’aria confort di chi indossa ballerine
colorate. «Sono un tipo attivo, se so di avere davanti
una giornata su e giù per le
scale, rinuncio ai tacchi senza farne un
dramma», spiega Charlotte. Del resto le
ballerine l’hanno resa amata almeno
quanto i suoi tacchi: la foto di Alexa
Chung con le Kitty ai piedi ha fatto il giro
del mondo. Ma non c’è da farsi illusioni.
«Il 35 per cento di vendite riguarda il flat:
tutto il resto è tacco».
Dressing up
La regola è «dressing up»: vestirsi
sempre come se ci fosse un’occasione
speciale, come quelle dive degli anni Cinquanta. Il significato della parola glamour, la più ricorrente del suo vocabolario, l’ha imparato in famiglia. Sua madre
Andrea è stata una famosa top model
brasiliana; suo papà Guy è un fascinoso
billionaire del Regno Unito: prima di
quattro figli, Charlotte ha imparato a dividere la scena con la sorella Alice, top
model prediletta da Lagerfeld («A sette
anni mi sono vista allo specchio e ho
pensato: “Wow! Sono di una bellezza incredibile!”» ha dichiarato Alice), il fratello gallerista Alex (sposato con la modella
Elisa Sednaoui ed ex di Charlotte Casiraghi) e il più piccolo Max. Forse per questo, quando ha iniziato a fare sul serio
con la moda, ha scelto di presentarsi a
tutti semplicemente come Charlotte
L’album
A Oriente
A sinistra Charlotte Olympia Dellal,
33 anni. Sopra la
borsa Lantern Bag
(una delle sue preferite) della nuova
collezione fallwinter 2014-15,
ispirata alla Cina
stribuita nei negozi. «Ne sto disegnando
molte rosse, un colore richiestissimo per
le nozze». Ma anche celesti, per ingraziarsi la fortuna. «Come dice il detto, sposati con qualcosa di vecchio, qualcosa di
nuovo, qualcosa di prestato, qualcosa di
blu». L’Italia le piace: prima di tutto l’ha
scelta per produrre le sue scarpe, nel distretto calzaturiero fiorentino. Poi ci sono i maestri: Giambattista Valli, Salvatore
Ferragamo. «Una donna che calza le mie
scarpe può indossare ciò che vuole. Ma lo
stile di Vivetta è perfetto con il mio». Capitolo luoghi: «amo Capri, ogni estate ci
trascorro un weekend». Capitolo italiane:
«hanno una vera passione per gli accessori, sono adorabili». Una donna ha tante
ragioni per volersi sentire sexy. «Piacere
a se stessa, gratificarsi, giocare. L’uomo
vede solo un aspetto della questione».
Come si dovrebbe sentire una donna?
Sopra Charlotte con la madre
Andrea, ex modella brasiliana,
e la sorella Alice (Olycom):
Charlotte ha altri due fratelli,
Alex e Max. Sposata con
Maxim Crewe, ha tre figli. In
alto ai piedi di Charlotte le
«Kitty», uno dei suoi modelli
più celebri, amato da socialite
come Alexa Chung: tra le
scarpe che l’hanno resa
famosa c’è la Dolly, la decolleté
con plateau dorato. In mezzo
la scarpiera di casa, dove tiene
oltre 200 paia: la stilista, nata
in Cape Town, vive a Londra
La famiglia
Figlia (e sorella) «d’arte»:
la madre Andrea Dellal
è stata una famosa top model,
Alice è la musa di Lagerfeld
Olympia: prima come collaboratrice di
Hilary Alexander, fashion editor del Daily
Telegraph, poi, come assistente di Giambattista Valli. «A otto anni già volevo fare
la stilista anche se non sapevo precisamente cosa significasse». Oggi la mamma e la sorella sono le sostenitrici più
sincere. «Il primo modello disegnato per
Alice è diventato un’icona (una parigina
con tacco, ndr). Ma quello che mi rende
davvero orgogliosa è vedere mia nonna,
una vera dama, con qualcosa di mio».
Le italiane
La missione è trasformare ogni ragazza in una diva. «Adoro Rita Hayworth, so
tutto di lei, amo le rosse, io stessa mi sono tinta in passato», spiega Charlotte, in
abito a ruota color carne, rossetto fuoco e
turbante Dolce & Gabbana leopardato.
«Ho sempre qualcosa di animalier indosso, mi sono sposata con un paio di scarpe
maculate». Da quella trasgressione personale è nata una linea wedding anticonformista, prima per le amiche, oggi di-
«Sempre a proprio agio. Io non sono a
mio agio con i jeans e non li indosso».
Anche se nella prossima collezione estiva
il denim rivestirà più di una scarpa. «La
scarpa perfetta per me è femminile, colorata, nostalgica. Amo i pezzi importanti,
la fast fashion è da ragazzine: da grandi
non c’è più voglia di riempire l’armadio
di cose inutili, vuoi il pezzo unico, anche
uno solo, purché sia indimenticabile».
Michela Proietti
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La storia Lello Caldarelli, 34 anni, proprietario del brand: ho cercato l’equilibro tra qualità e prezzo
Il segreto di Antony Morato: ho trovato il giusto mezzo
C’
era da trovare un nome internazionale,
come aveva fatto Sofia Scicolone all’epoca dell’arrembante conquista di
Hollywood. Quando il napoletano Lello Caldarelli, 34 anni a
ottobre, sette anni fa ha deciso
di cercare un nome «globalizzato» per il suo marchio di moda, ha preso un elenco telefonico e ha cominciato a sfogliare.
«Mi rendevo conto che il mio
nome non era “digeribile”.
Quando ho incrociato Antony
Morato ho pensato che era perfetto». Italo-americano, vagamente spagnoleggiante, facile
da ricordare: quella intuizione
ha trasportato il marchio in 61
paesi del mondo, dove Antony
Morato è diventato sinonimo di
un modo nuovo di intendere la
moda maschile. «Ho pensato a
un punto di incontro tra qualità
e prezzo. Per le donne c’erano
tanti marchi che assecondavano questa richiesta: cose carine,
prezzi accessibili. Ho cominciato a realizzare capi raggiungibili dal livello medio e i risultati ci
hanno dato ragione».
L’azienda oggi impiega 200
persone, ha 80 monomarca e
300 multimarca sparsi nel
mondo, con espansioni forti
nel mercato russo e cinese: il
fatturato del 2013 è stato di 82
milioni di euro, un traguardo
importante per Lello Caldarelli,
presidente e direttore creativo
del marchio, che ha portato a
compimento il salto di qualità
dell’azienda paterna. «Da
quando ho 19 anni mi sono misurato con la professione im-
Barcellona
Sopra la campagna «Places», scattata a Barcellona,
Napoli e Londra e firmata da Toni Thorimbert e
Brando De Sica. A sinistra la nuova collezione
prenditoriale, lavorando insieme a mio padre, che a sua volta
ha sviluppato l’attività tessile di
mio nonno». Una tradizione di
famiglia, che oggi ha intercettato il mercato ideale, quello
che va dai 25 ai 60 anni e che
mira a un guardaroba impeccabile senza aspettare i saldi di fine stagione.
Le collezioni, due all’anno,
propongono tre diverse etichette: la «black», che comprende gli abiti più formali, la
«gold» dedicata ai capi denim e
più casual e la «sporty», con
abbigliamento sportivo ma non
tecnico. Della tradizione napoletana Antony Morato ha ereditato qualche pallino fisso. «La
rigorosità della camicia, nella
gamma black con i colli amidati, e la costruzione dell’abito se-
mi-sartoriale», spiega Caldarelli, che per la nuova campagna «Places» ha scelto tre città
del cuore, Napoli, Barcellona e
Londra. Firmata da Toni Thorimbert e Brando De Sica, che
ne ha curato il cortometraggio,
la campagna presentata a Pitti,
dipinge non solo tre ritratti di
tre città ma anche tre uomini tipo del marchio. «Volevamo
proseguire il percorso di internazionalizzazione del marchio
con un omaggio alle città che
più ci rappresentano. Dopo
queste tre, ce ne saranno altre:
vogliamo raccontare le città che
influenzano l’immaginario di
tutti attraverso gli occhi di uomini come noi». Ma qual è la
compagna ideale di un uomo
Antony Morato? «Purtroppo
non esiste e infatti in molti ci
chiedono di “crearla”. Magari in
futuro ci dedicheremo anche a
questo».
M. Pro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
28 Tempi liberi
Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Abitare La storia
Si salpa Alcuni
momenti della
navigazione su
Nave Italia dei ragazzi in affido
grazie al progetto
«Siamo tutti sulla
stessa barca». Fotoservizio Arcieri
Dietro il giardino
di Carlo
Contesso
Il cespuglio
«eremitico»
mi ha salvato
l’allestimento
A bordo Il vascello come momento di distacco. Imparando a cavarsela in spazi ridotti
Tempo fa mi sono trovato a
corto di argento per un
giardino espositivo, dove
dovevo realizzare una
bordura stretta e lunga tutta
di quel colore, con solo
qualche pennellata nerastra
per contrasto. Le piante
laterali più alte sono state
trovate, ma ci son stati
problemi con la massa bassa
al centro: i Convolvulus
cneorum erano già sfioriti e
avevano ancora su i calici
secchi marroncini, elicrisi e
santonine dovevano esser
stati razziati proprio in quei
giorni perché la mia pusher
di piante non era riuscita a
trovarne a sufficienza, ed
ecco scender tetro il panico
all’ultimo momento. Ma,
come tutti i pusher che si
rispettino, Nadia mi
suggerisce una carico di
Eremophila nivea (nella foto)
che sarebbe passato proprio
per Roma in tempo utile per
l’allestimento. Data una
certa intolleranza al freddo
umido invernale, non avevo
mai usato quest’australiana:
piccoli cespugli (suffruttici
sarebbe più corretto)
arrotondati con foglioline
vellutate, aromatiche e
bianche come pure i giovani
rami e, qua e là, piccoli fiori
vagamente imbutiformi
viola, uno spettacolo
fortunatamente di
dimensioni perfette per la
mia bordura. Il colore e che
provenga da luoghi poco
ospitali ce lo dice il nome
(dal greco eremos, luogo
desolato, e philia amore), nel
suo caso zone desertiche
calde con terreni sassosi e
secchi, quindi da noi perfetta
in giardini a bassissima
manutenzione costieri e al
sud, dove fiori o non fiori
letteralmente brilla.
Curiosità — vi sono altre
«eremophilae» ma non tutte
son piante: l’Eremophila
alpestris è un uccellino
canoro, l’Allodola Gola Gialla,
che nidifica in alta
montagna oltre la zona
alberata.
[email protected]
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Alla prova delle vele e della cabina
La barca che insegna la convivenza
Su Nave Italia, tra i ragazzi con disagi fisici, psichici o sociali
I
l vascello spicca solitario, attraccato alla banchina del porto di Gallipoli. Vele avvolte, a poppa la
bandiera della Marina militare italiana. L’equipaggio è pronto per salpare, ma c’è aria di attesa.
Ed ecco arrivare, scesi da un pullman, un gruppo
di ragazzi, zaini, borsoni, adulti che li coordinano. Alcuni scherzano, altri si direbbero intimoriti
da quel veliero — 61 metri di lunghezza, l’albero
maestro alto più di 40 — che sembra uscito da un
quadro dell’Ottocento: sono gli ospiti (speciali)
del brigantino-onlus di proprietà della fondazione Tender ToNave Italia, che ogni anno tra aprile e ottobre gira per le coste
italiane alternando a bordo gruppi di ragazzi con disagi fisici,
psichici o sociali. Quattro giorni interi a stretto contatto tra di
loro e con il mare, nello spazio circoscritto di un veliero. Una
convivenza come in una casa, in cui i legami si creano e si rinsaldano.
Età tra gli 8 e i 17 anni, in affido a famiglie catanesi, fanno
parte del progetto «Siamo tutti sulla stessa barca» promosso
dal Comune, dal consorzio Elios Etneo e dalla cooperativa
Marinella Garcia di Catania: questa settimana sulla rotta Gallipoli-Bari ci sono loro ma potrebbero essere altri, epilettici,
down, bambini diabetici, ex carcerati. «Per tutti l’esperienza è
il viaggio come momento di distacco, e la condivisione della
La nave
Il brigantino Nave Italia, della
fondazione Tender To-Nave
Italia (onlus della Marina militare
e dello Yacht club di Genova), dal
2007 è a disposizione di
associazioni no profit per
progetti di aiuto a persone
disabili e disagiate. Costruito nel
1993 come un veliero d’epoca.
Info: www.naveitalia.org
giornata e delle attività», spiega Paolo Cornaglia Ferraris, direttore scientifico della fondazione, che assieme a una commissione seleziona i progetti da portare «a bordo».
Ecco quindi i ragazzi, messi i bagagli in cabina e ancora un
po’ in soggezione, radunati a centro barca per ascoltare le prime istruzioni sulla vita in mare. Unica eccezione Pedro (portoghese, 8 anni, parla italiano con accento siciliano), eccitatissimo, in giro a esplorare la barca ma richiamato dal comandante
Andrea Barbalonga: «Una nave è un ambiente particolare, non
si può correre e bisogna sapere sempre come comportarsi»,
spiega, introducendo l’equipaggio e spiegando la scansione
delle giornate («Simile alla nostra», precisa).
Si salpa, è arrivato il momento di issare le vele, i ragazzi uno
accanto all’altro, la cima in mano, attenti alle istruzioni del
nostromo: «Tre fischi diversi per dire “prepararsi”, “tirare”,
“fermarsi”», spiega. Silenzio perfetto, attenti a non calpestarsi,
il gran fiocco — la prima vela di prora — sale lentamente. Sarà
così ogni giorno: si naviga, ci si ferma a fare il bagno, alla sera
si attracca «alla fonda» — ovvero gettando l’ancora in mare
aperto — senza mai sbarcare. In mezzo, tra colazione, pranzo e
cena («Apparecchiano e aiutano a pulire il salone e gli ottoni,
oltre alla propria cabina; partecipare alla vita di bordo vuol dire anche questo», spiega il comandante), ci sono le attività di
aggregazione: tutti assieme a fare i «braccialetti dell’amicizia»
con materiali di recupero o a dipingere le magliette, l’ultimo
giorno c’è la scelta delle foto per comporre un video-ricordo.
«Laboratori manuali che aiutano ad approfondire i legami tra
figli naturali e in affido — spiega lo psicologo Giuseppe Biagi,
del consorzio promotore del progetto —. Nelle cabine invece i
ragazzi sono mischiati: così si favoriscono le amicizie».
Occasioni per rivedersi: come è successo a Francesca, Roberto e Rosalba, tre fratelli affidati a famiglie diverse, e a Fabio, 15 anni, e Vito, 16, già amici («Ci siamo conosciuti a un
corso di vela», raccontano) e ritrovati qui: «Vogliamo divertirci ma anche imparare», dicono, mentre in plancia il comandante spiega le strumentazioni e mostra la cartografia. Ma il
momento clou è la «salita a riva», ovvero la scalata dell’albero,
agganciati in sicurezza, arrampicandosi su pioli di corda: «Incredibile vedere la barca dall’alto, sembra piccolissima!»,
esclama appena sceso Giuseppe, 11 anni, ancora emozionato.
Saper vincere la paura, una prova che tutti superano: «I più
bravi sono i ragazzi down o gli ipovedenti: nei gruppi misti
fanno da esempio agli altri», sottolinea il comandante. Il ba-
L’equipaggio
Da Gallipoli a Bari con un gruppo tra gli 8
e i 17 anni in affido a famiglie catanesi. Il
comandante: «I più bravi sono i ragazzi down
e ipovedenti: fanno da esempio agli altri»
gno in mare aperto, per molti la prima volta: «Il capitano si
tuffa per primo. L’acqua è un po’ fredda ma ci si abitua subito:
meglio che stare dentro dove fa un bel caldo...», dice Miriam,
8 anni e Sabrina, undicenne annuisce, raccontando che, in cabina assieme, sono diventate amiche e hanno già in programma di rivedersi.
Oggi alle 11 lo sbarco a Bari, dopo la proiezione con i momenti salienti di questi quattro giorni e la consegna dell’attestato di marinaio da parte del comandante: «Molti si emozionano, qualcuno non vuole più scendere — dice —. Guardandoli, sono diversi rispetto a quando sono arrivati. E un po’ lo
siamo anche noi».
Silvia Nani
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Made.com Al debutto Made Unboxed, community di appassionati di design per scambiare impressioni sui prodotti inseriti in ambienti reali
«Condividere» il divano: se il sito di arredamento diventa social
C
omodo l’ecommerce. Te ne
stai seduto in poltrona
mentre sullo schermo del
tuo computer sfilano divani di
ogni misura, poltrone in varie
fogge, lampade indicate per le situazioni più diverse. Scorri, ti soffermi, scegli e acquisti. Tutto senza neppure bisogno di mettere il
naso fuori di casa. Comodo, ma...
quel sofà dal design così accattivante, che effetto farà ambientato
in una casa vera? E quelle luci saranno adatte anche alla lettura?
Insomma, tutti quegli arredi che
sul monitor del pc appaiono così
invitanti, reggeranno il passaggio
dal mondo virtuale a quello reale?
Oggi, anche la risposta a queste
domande arriva, paradossalmente, con un semplice click.
L’idea è di Made.com, sito di
ecommerce di arredamento. Ap-
prodato in Italia lo scorso autunno dopo i successi in Gran Bretagna e Francia — un catalogo di
oltre mille prodotti, presentazione di nuove collezioni ogni due
settimane, un milione di visite al
mese —, oggi lancia Made Unboxed (www.made.com/unboxed),
una community di appassionati
di design. «Unboxed funziona
come qualsiasi altro social
network, mette in contatto le
persone, permette loro di comunicare e scambiare opinioni. E,
grazie alle immagini che vengono postate, consente di vedere i
nostri prodotti contestualizzati,
inseriti in ambienti veri, dove la
Art director Chloe Macintosh. A sinistra, una pagina del
sito di condivisione
gente vive. In questo modo per
chi guarda sarà molto più facile
farsi un’idea dell’effetto che faranno a casa propria», racconta
Chloe Macintosh, cofondatrice e
direttore creativo di Made.com.
In inglese questo «spiare» nelle
belle case altrui ha un nome audace, che non lascia ambiguità:
property porn.
Al momento del lancio la piattaforma può contare su un centinaio di testimonial, ognuno con
la propria pagina su cui ha postato le immagini della propria abitazione. Fra loro c’è Kate Watson-Smyth, una delle più seguite
blogger inglesi. Ma tutti i clienti
Made sono invitati a partecipare
caricando le loro foto. «Abbiamo
testato l’idea lo scorso aprile al
Salone del Mobile, utilizzando
quattro appartamenti di nostri
clienti come spazi espositivi per
presentare le nostre nuove collezioni. Il successo è stato così travolgente che ci siamo chiesti come avremmo potuto riproporre
l’esperienza in forma più allargata e continuativa. Perché il bello
di Unboxed è che non si limita a
connettere virtualmente le persone, ma consente loro, se lo desiderano, di incontrarsi faccia a
faccia. I visitatori, infatti, possono selezionare i clienti Made.com con cui entrare in contatto utilizzando il codice dell’articolo cui sono interessati e incrociandolo con il codice postale,
così da individuare chi abbia acquistato quel determinato arredo
nella stessa zona di residenza»,
conclude l’art director.
Ivana Zambianchi
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Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Tempi liberi 29
italia: 51575551575557
Abitare Questa è la mia casa
Luca Gnecchi Ruscone In Maremma il casale del giovane imprenditore e della moglie che hanno scelto di non vivere in città
Ulivi, orto e un pizzico di Oriente
per dare spazio alla vita semplice
Antiquamente
(per mercatini)
di Wladimir
Calvisi
In Provenza
bancarelle
al top (anche
sull’acqua)
I canali e le gigantesche ruote
idrauliche in legno. I vecchi
edifici recuperati, i vicoli stretti e
i viali verdeggianti e colorati dai
fiori. Non è un’isola ma si
chiama così, ed è camminando
lungo i canali che ne
ridisegnano l’architettura che si
capisce il perché Isle sur la
Sorgue è una cittadina unica.
Chi la chiama la Venezia
provenzale sbaglia, perché non
c’è bisogno di scomodare la
città lagunare per dare a questo
villaggio di 20 mila abitanti la
forza di un luogo speciale.
Soprattutto gli amanti di
mercatini e antiquariato. Sono
oltre 300 i negozi specializzati,
presi d’assalto da compratori di
tutto il mondo. Concorrenza
spietata e venditori che
difficilmente scendono a patti
sui prezzi. Ma quello che si
trova qui, raramente lo si vede
altrove. Del resto quasi
cinquant’anni di esperienza
hanno un peso, e quella che nel
1966, l’anno del primo mercato
con soli 14 espositori,
sembrava la scommessa
impossibile di un antiquario,
René Legier, e del suo amico,
Albert Gassier, oggi è una realtà
imperdibile. Fabbriche e vecchi
edifici sono stati riconvertiti.
Decine di piccoli negozietti,
rigattieri, espositori, gallerie
d’arte, e una divisione in aree
(brocante, antiquariato,
contemporaneo e design). Se
c’è una capitale europea
dell’antiquariato forse è qui. I
mercatini si tengono ogni
domenica, lungo il canale
principale che taglia la città (che
la prima domenica di agosto
ospita anche un mercato
sull’acqua e le bancarelle, di
fiori e prodotti tipici, sono dei
barconi a fondo piatto) e i
negozi sono fissi. Ma per
rendere il viaggio un’esperienza
da non dimenticare, bisogna
andare alla fiera annuale (dal
14 al 17 agosto: l’altra è a
Pasqua). Qui le bancarelle
coprono ogni angolo, compreso
il parco ed è impossibile non
trovare qualcosa da comprare.
Ma è bene organizzarsi, visto
che questo appuntamento
attira oltre 150 mila persone.
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L
e spiagge, la campagna, il verde chiaro
degli uliveti e quello
brillante delle vigne.
Colori e suoni. Di
giorno la cantilena
infinita delle cicale,
la notte il concerto
grosso dei grilli. Per
Luca e Diana Gnecchi
Ruscone, la scelta di vivere alla tenuta
La Polverosa, oltre duemila ettari di
macchia e coltivazioni di grano, girasoli
e erbe rare nella Maremma settecentesca dei Lorena, tra Talamone e Capalbio,
è stata una dichiarazione d’intenti. «Volevamo una vita semplice, tutto qui. Una
dimensione di vita dove i nostri figli
(Eugenio, due anni, Ludovico, 7 mesi,
ndr) possano crescere liberi, in rapporto armonioso con la natura. Protetti ma
non isolati, la gente di Maremma è
ospitale, e Albinia e Orbetello, a una
manciata di chilometri da qui, sono due
cittadine confortevoli», racconta Luca
mentre sistema sul grande tavolo in ferro (design minimalista di Alessandro
Fava, artigiano alla Polverosa), fulcro
della zona pranzo, la cesta delle verdure
appena arrivate dall’orto. Pomodori,
peperoni, fagiolini e cicoria amara che
andranno stasera in tavola. Diana li ha
raccolti con Ludovico dopo il pomeriggio trascorso in piscina — un rettangolo di pietra ritagliato a filo dall’antica
mangiatoia —, nella parte più calda e
selvatica della Polverosa, quasi al limite
della riserva di caccia, dove pascolano
libere le vacche bianche dalle lunghe
corna.
Luca è appena rientrato da Roma, felice di rimettere piede nel suo piccolo
paradiso. «Faccio il pendolare, quattro
giorni in città, il fine settimana con la
famiglia. Il lavoro e gli affetti. Diana
(che di cognome fa Novellis di Coarazze,
ndr) si è trovata il paradiso bello e pronto, perché e praticamente cresciuta alla
Polverosa, con i genitori, le nonne e le
sue sorelle. Siamo due stanziali con
un’unica trasgressione: viaggiare. Ci
unisce la passione per il Sud Est asiatico, la Thailandia è il posto dove vivremmo se sprofondasse La Polverosa. Ogni
viaggio facciamo una puntata al Nord,
nei bazaar del Triangolo d’oro troviamo
sempre qualche pezzo esotico da portare a casa».
Imprenditore prestato alla vita bucolica, il giovane Gnecchi Ruscone, 32 anni, è titolare di L.G.R,
un’avviata azienda di occhiali di
produzione artigianale, ispirati
ai modelli coloniali che il nonno materno, Raffaello Bini
(scomparso nel 2013 a 100
anni), vendeva negli Anni 40
nel suo negozio dell’Asmara,
in Eritrea. Clientela esclusiva,
dalle principesse di Monaco alle
star del cinema, Kirsten Dunst,
l’attrice danese, indossa un paio di
L.G.R. «Alexandre» color miele nel film
«The two Faces of January» di Hossein
Amini (in uscita in Italia il prossimo autunno).
La casa c’era già. È uno dei nove casali
incastonati nella vegetazione della tenuta dei Novellis, i genitori di Diana.
Questo e quello di fronte, una casetta fasciata di rampicanti che è stata per anni
il buen retiro del grande regista Mario
Monicelli, fanno parte del gruppo detto
«La Torrettina». Sono costruzioni tipicamente contadine, quella dei Gnecchi
Ruscone ha l’esterno rivestito di pietra,
forma squadrata, aspetto rustico, tenuta
robusta, è una casa rassicurante. Spaziosa: ha un salotto-cucina affacciato
sul patio, costruito come una vetrina
sull’aia, e quattro luminose camere da
letto al primo piano, quella padronale
ha pareti bianche e due finestre spalancate sulla campagna, dietro la testata del
letto, in ferro battuto, la sorella di Diana,
Donata Novellis, ha dipinto uno sfondo
a losanghe ocra e bianco. La zona notte
è raggiungibile con una scala che inizia
Famiglia Diana Novellis e Luca Gnecchi Ruscone con i figli Eugenio e Ludovico e i loro cani alla Polverosa. Foto C. Folgoso /Sestini
Stile agreste
Pochi mobili
Nelle foto in alto, il
grande living della
Polverosa (tenuta
con piscina tra
Albinia e Capalbio)
che comprende
cucina, zona pranzo
e soggiorno, e un
particolare della
camera (una delle
quattro, al primo
piano) con i letti in
ferro battuto.
«Volevamo una
casa ariosa», dice
Diana, «con pochi
mobili. Ho
conservato due
pezzi antichi di mia
nonna e degli
acquerelli di Franco
Angeli».
L’oggetto
preferito
Qui sopra, un
antico raccoglitore
di offerte del rituale
buddista,
di origini birmane:
di legno, laccato
color cinabro, è
composto da tanti
piccoli vassoi a
scomparsa.
Diana e Luca lo
considerano un
portafortuna. La
coppia l’ha
acquistato in un
bazar di Chiang
Mai, in Thailandia,
Paese che amano
in modo
particolare, meta di
tanti viaggi per
passione e per
lavoro.
dal living piegandosi ad angolo acuto
divide lo spazio in tre zone: soggiorno,
cucina e pranzo. «Fino all’anno scorso
ci abitava la nonna, di suo sono rimasti i
colori delle pareti, le rifiniture in legno e
i pavimenti in cotto», spiega Diana.
«Volevamo una casa ariosa, con pochi
mobili, abbiamo salvato qualche pezzo
antico, i bellissimi acquerelli blu di
Franco Angeli, i due divani Bellora della
zia, che stanno bene con i cuscini ricamati dell’Oasi di Siwa (Egitto) della Col-
lezione Emma Bini e quelli dipinti a mano di Zazie-Lab. Ma buona parte dell’arredo, dalle poltrone in rattan ai divani
in tek intrecciati a mano alle sdraio a
forma di foglia ai bordi della piscina, arrivano dalla Thailandia.
Già, perché Diana non è certo una turista per caso. Da qualche hanno viaggia
soprattutto per conto della sua ditta Dirai, che realizza in Indonesia e importa,
su commissione, alla Polverosa.
Melisa Garzonio
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30 Tempi liberi
Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Bellezza Le regole
La novità
di Giancarla
Ghisi
La fragranza
orientale
amata
da Kate Moss
Una fragranza firmata Liu Jo,
brand tutto made in Italy creato
nel 1995 dai fratelli Marco e
Vannis Marchi che ha
conquistato anche Kate Moss.
«Ha una scrittura olfattiva
particolare — racconta Brigitte
Wormser, vicepresidente
sviluppo e marketing fragranze
— per una donna
contemporanea ma femminile
e glamour. Delicata, luminosa, è
stata costruita con un bouquet
floreale prezioso. Abbiamo
scelto la forma più persistente,
un eau de parfum, per avere
un’essenza che durasse di più e
un’impronta decisa. Si adatta
anche in estate perché i muschi
bianchi nelle note di base
regalano sensualità,
morbidezza, una sensazione di
luminosità. Nella realizzazione
c’è stata grande attenzione ai
dettagli, come nello stile del
marchio, con la scelta di
materie prime preziose,
lavorate con tecniche
innovative». Definito orientalefiorito, è stato creato da
Veronique Nyberg, maestro
profumiere, che spiega: «Le
note importanti come
gelsomino egiziano, ylangylang e patchouli, sono state
impiegate in maniera
particolare: una distillazione dei
fiori per acqua per l’assoluto di
gelsomino, procedimento a
vapore invece per l’olio
dell’ylang-ylang. Mentre per
isolare il cuore del patchouli, la
distillazione è stata fatta con
acqua delle foglie e dei
ramoscelli, seguita da
estrazione molecolare. Così,
abbiamo reso il tutto vivace ed
estremamente moderno. Ai
fiori abbiamo aggiunto la
freschezza di note fruttate
come litchi, lampone,
mandarino, bergamotto ma
anche il calore di vaniglia,
sandalo e muschi. Ne è uscito
un ritratto inedito e chic».
Il tutto racchiuso in flacone dai
toni delicati dell’ametista con
tappo dorato lavorato a catena.
Proprio come un accessorio.
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Numeri Lo sport più efficace? La corsa: 1 ora vale 500. Ma se camminate in acqua avrete lo stesso risultato
L’estate che brucia calorie
Una palestra a cielo aperto
I
l vantaggio dell’estate? Tenersi
in forma senza sforzarsi troppo.
In vacanza si ha tempo per rilassarsi, ma soprattutto per dedicarsi a nuovi svaghi all’aria aperta sfruttando le caratteristiche
del luogo. Secondo il sito health.com abbiamo sempre più voglia di ferie «attive» e «salutiste». Così, tra una pedalata in
mountain bike e un lancio di frisbee sulla
spiaggia si fa movimento e si bruciano calorie.
Palestra a cielo aperto
Mare e arenile sono una palestra a cielo
aperto. Lo sport più amato: il beach volley.
«Giocare per un’ora consente di consumare
circa 440 calorie — assicura il personal
trainer, Enzo Petrillo —. Tonifica quasi tutti
i muscoli. La postura e i movimenti richiedono il coinvolgimento anche della parte
inferiore del corpo, perciò, cosce, glutei e
gambe si rassodano notevolmente. Anche
collo, spalle e addominali sono allenati e
coinvolti nell’attività fisica. Uno passatempo che diverte e fa sudare molto, favorendo
l’eliminazione delle tossine e un dispendio
energetico considerevole (aiuta a dimagrire). Evitate di giocare nelle ore più calde e
sotto il sole e reintegrare i liquidi e i sali minerali bevendo a fine partita». Galleggiando in acqua (facendo la bicicletta, appoggiandosi a un tubo o ad una tavoletta) le calorie perse vanno dalle 200 alle 500: «Dipende dall’intensità. In ogni caso si
migliora la circolazione locale. Muniti di
maschera e boccaglio, invece, si osservano i
fondali marini e contemporaneamente si fa
esercizio. Nuotare è un toccasana e mezz’ora di snorkeling vale 200 calorie».
Per mangiare qualche gelato in più senza
farsi scrupoli eccessivi basta correre per
un’oretta sulla battigia (permette di bruciarne fino a 500). «A trarre beneficio —
spiega l’esperto — sono i muscoli delle
gambe e dei glutei, ma anche il sistema cardiovascolare. Si può iniziare con un allenamento di dieci minuti per i primi sette giorni, per poi aumentare gradualmente l’impegno. Ma attenzione: fare stretching subito dopo e un po’ di riscaldamento prima di
iniziare». Una tipica giornata in spiaggia si
svolge pure tra sfide con i racchettoni («per
intensificare lo sforzo ci si posiziona lontano dal compagno, così, si è obbligati a colpire più forte») o con il frisbee («le braccia
si allungano nel prendere al volo il disco
colorato. Bastano trenta minuti per consumare un centinaio di calorie. Se poi si vuole
esagerare bisogna farsi tirare l’oggetto lontano e corrergli dietro»).
Buone notizie anche per i più pigri: con
una camminata (ma di buon passo) le calorie perse sono 350. Salgono a 500 se si fa in
acqua: «Ne trarranno sollievo le caviglie
gonfie e le gambe pesanti per colpa del caldo — continua l’allenatore —. Un’ottima
soluzione anche per riattivare la circolazio-
ne. Per iniziare, passeggiare con i polpacci
immersi a metà, quel tanto che basta per
prendere confidenza. Dopo cinque minuti
arrivare fino all’inguine. Fa bene a tutti,
non soltanto alle signore».
Un tapis roulant in salita
Il piacere di fare sport in montagna è il
contatto con la natura: profumi, colori e
sensazioni si accentuano durante l’estate.
In più, sfruttando la pendenza, diventa un
tapis roulant in salita. «Percorrere i sentieri, partecipare a una gita tra i boschi — afferma Petrillo — fa bene al corpo e all’anima. Ma i più allenati sceglieranno la bicicletta: ideale per il cuore, rafforza i muscoli,
brucia i grassi e combatte lo stress. Non
soltanto, il peso del corpo viene ripartito su
sella, sul manubrio e sui pedali: quindi,
grava meno sulle articolazioni, proteggendole dall’usura. Un’ora in mountain bike e
mille calorie vanno in fumo».
In strada e al parco (senza folla)
Anche chi resta in città può allenarsi divertendosi. Si può approfittare delle strade
meno affollate e puntare su mezzi di trasporto alternativi per percorrere le distan-
Passeggiare in spiaggia, giocare,
nuotare o anche solo camminare: i
consigli per sfruttare al meglio il tempo
libero. Con una avvertenza: mai
tentare di diventare atleti in sette giorni
ze. Un suggerimento? «Monopattino o rollerblade. In entrambi i casi si attivano i muscoli degli arti inferiori e si bruciano calorie
senza accorgersene (dalle 450 alle 700). I
meno «temerari» possono godersi la tranquillità dei parchi. L’offerta è ampia: dallo
shiatsu allo yoga, dal training autogeno alle
arti marziali (Tai chi, kick boxing, karate,
corsi di autodifesa) fino al Pilates: «Il vantaggio di questa tecnica di fitness è che può
essere praticata a qualsiasi età e anche in
presenza di artrosi, mal di schiena o malattie cardiovascolari — dice il personal trainer —. Controindicazioni? Poche. In più,
non sudi, non fai troppa fatica, non rischi
infortuni e nel giro di due mesi rimodelli il
tuo corpo, specie nei punti critici come
pancia e glutei. Calorie: dalle 300 alle 500 a
seconda dell’intensità».
Le giuste precauzioni
«Se durante l’inverno non si è fatta molta
attività fisica — consiglia Petrillo — non si
deve eccedere con lo sport vacanziero per
cercare di recuperare il tempo perduto. C’è,
infatti, il rischio di infiammazioni, infortuni e slogature. Quindi, è meglio andare per
piccoli passi e iniziare con una breve corsa
al mattino, per poi lentamente aumentare
l’intensità dell’allenamento. Mai cominciare senza aver fatto qualche esercizio di riscaldamento e subito dopo chiudere con lo
stretching e una profonda respirazione».
Per ottenere dei buoni risultati, lo sport
estivo deve essere accompagnato da un’alimentazione adeguata. «Prediligere una
dieta ricca di sali minerali e di vitamine per
reintegrare al più presto i liquidi perduti. E
non dimenticare di riposare: la vacanza è
fatta anche per recuperare energie!».
Rossella Burattino
[email protected]
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Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Tempi liberi 31
italia: 51575551575557
Controvetrina Famiglie
Il questionario di Proust per bambini
Nome
Il tuo difetto
Che cosa ti rende triste
Età
Il difetto dei tuoi genitori
Che cosa non ti piace fare
L’ultima volta che hai pianto
Che cosa ti fa paura
I nomi che ti piacciono di più
Bevanda preferita
Dove abiti
Piatto preferito
Che cosa ti piace della tua città
Scaricare
il questionario e la
liberatoria (da far
firmare ai genitori)
dal blog 27esima
ora di Corriere.it
Spedirle con una
foto alla mail
proustperbambini
@corriere.it
Gioco preferito
Che cosa vorresti fare da grande
Vacanze preferite
E cosa non ti piace
Il tuo eroe o eroina
Colore preferito
Libro o film preferito
Il peluche con cui dormi
Il tuo migliore amico o amica
Animale preferito
Società La regola numero uno: sono il figlio (o la figlia) a imporre i paletti alla propria madre. Così non si litiga
Perché restare
99 giorni
lontani
da Facebook
di Costanza Rizzacasa
d’Orsogna
Trentanovemilasettecentocinquan
tasette. Sono gli anni che
trascorrono su Facebook, in un
giorno, i suoi 1,23 miliardi di utenti.
«Risucchiati», scriveva il New York
Times, «da una cacofonia di foto,
video e link dementi branditi
davanti ai nostri occhi come una
carota digitale» – e indovinate
l’asino chi è. E poi Instagram,
Twitter: condizionano l’umore,
lobotomizzano il linguaggio.
Abbiamo l’app per dire solo «Yo!»,
ma anche la sua scopiazzatura,
«Ahoy», e quell’altra che oltre a
«Hey» permette di inviare «Hey
Hey» e perfino «Heyyyyy».
Cerchiamo di prelevare al
Bancomat con la password di
Tumblr, fare il biglietto della metro
strisciando il dito come fossimo su
Tinder. Ovvio che ogni giorno ci
trovino una sindrome. Se fino a ieri
era la FoMO, lo stare sui social
compulsivo per il terrore di
perderci qualcosa, la nuova
paranoia è MoMO, l’invidia che
scatta quando gli altri non postano
più. Perché non aggiorna?
Davvero si sta divertendo tanto? E
con chi? Dove? La vita non è mai
stata così vuota.E spopolano i
software per disintossicarsi. Se i
temerari installano SelfControl e
Cold Turkey per bloccare
Instagram & C., altri scelgono l’app
della vergogna RescueTime, che
ogni giorno ti sbatte in faccia i siti
su cui hai traccheggiato e quanto.
L’ultima sfida è 99 Days of
Freedom: l’impegno ad astenersi
da Facebook per tre mesi. Cambi
foto profilo col logo dell’iniziativa e
zac: niente più gattini, niente
#LOL, niente selfie, belfie o telfie.
E ogni 33 giorni ricevi questa mail:
«Come ti senti quando non usi
Fb?» Incredibilmente funziona. I
29 mila iscritti riferiscono che il
giorno x all’ora y hanno guardato il
cielo, che il gattino invece di
fotografarlo l’hanno accarezzato.
Ancora: sbattono meno contro i
pali della luce, camminano diritti,
uno ha perfino detto «ciao» al
collega. Solo che l’ha fatto su
Snapchat.
di CATERINA RUGGI D’ARAGONA
La legge del passo indietro
In vacanza con la suocera
M
agari proprio su
una barca no.
Meglio ritagliarsi spazi vitali:
p e r res p i r a re
lentamente, sfogarsi, litigare
con lui/lei (ma è
necessario?),
farsi una carezza. Poche regole, tanti racconti di vita vissuta,
nella guida semiseria di sopravvivenza per
quando a valigie, passeggini, secchiello, paletta
e solari si aggiunge lei, la più bersagliata dalle
barzellette (e dai luoghi comuni): la suocera.
Un «intruso» quasi inevitabile (e, bisogna
dirlo, spesso molto utile) quando arriva un
bebè. Ma è spesso proprio quell’esserino, destinatario di attenzioni, suggerimenti (soprattutto
quando non richiesti) e gelosie, a rendere pericolosamente scivoloso il ménage, col rischio di
trasformare la vacanza in un incubo. Fino all’estenuazione, al litigio (tra tutti e contro tutti).
Fino al punto dall’anticipare (proprio così) il
Pregiudizi
Nella buona pratica delle relazioni
familiari c’è anche la capacità di evitare
i pregiudizi e usare la complicità di
coppia come antidoto alle tensioni
rientro, ritrovandosi poi a sfogarsi con uno sconosciuto incontrato per caso sul treno. È successo. E per Paolo è stato liberatorio. «Tirato fuori il
dissapore (esploso quando, al terzo giorno di
convivenza, la nonna/suocera pretendeva di dare Coca Cola e spaghetti alle vongole al bambino
dopo un attacco di appendicite), mi sono reso
conto che marito e moglie camminano in tandem: se uno inciampa, l’altro deve rallentare».
Lui ha scelto il perdono. Sua moglie ha capito
che non c’è mamma che tenga: deve stare dalla
sua parte. E così, dopo una breve lontananza tra
i due, pace fatta. «Meglio prevenire, chiarendo i
rapporti quando nasce la famiglia», suggerisce
lo psicologo e psicoterapeuta Fulvio Scaparro.
Regola numero uno: nessun pregiudizio.
Suocera non è sinonimo di strega. Certo, quando la di lui madre dice che tuo figlio piange e ha
le coliche perché il tuo latte non è abbastanza
nutritivo, oppure insiste a dargli il biberon prima della nanna perché ai suoi tempi si usava così, tutti i buoni propositi vanno all’aria. Suggerimenti insistenti, critiche velate o bocche storte
ILLUSTRAZIONE ALBERTO RUGGIERI
Tendenze
mal celate, richieste petulanti o morbosità verso
figlio/a e nipoti (mentre l’altro, nuora o genero
che sia, viene messo da parte) sono una bomba a
orologeria.
Come evitare di trasformare la vacanza in un
incubo? Patti chiari subito. «Bisogna rispettare
le gerarchie. I figli rispondono ai genitori — sottolinea lo psicologo —. I consigli dei nonni vanno bene, quando i bambini non sono presenti.
Mai discutere davanti a loro». Guai se a litigare
sono le persone sbagliate: marito e moglie. «Bisogna allearsi. È il figlio/a a dover mettere i paletti», suggerisce. Complicità. Laura, alla quale
un pezzo di vacanza in Sicilia dai suoceri «tocca»
un paio di volte all’anno, sa di avere sempre il
marito dalla sua parte. «Io? Motivo con fermezza
i miei «no», senza lasciare spazi alle intromissioni. Anche se una volta mi sono ricreduta:
quando Santina (mamma di Santo, suo marito)
è stata una settimana con noi a Milano ho capito
che aveva ragione: meglio addormentare Valerio sul passeggino». Per chi, come loro, lavora
lontano dalle famiglie di origine c’è poco da scegliere le vacanza. «Vuoi togliere ai nonni la gioia
di spupazzarsi i nipoti? Non possiamo neanche
andare tutti i giorni al mare — dice — e poi,
quando siamo dai suoi, mio marito ritorna figlio». Piccole abitudini apparentemente insignificanti, come le ciabatte «da nonno» che gli
ha regalato sua madre, e pochi spazi di privacy
possono destabilizzare la coppia. Non tutti i
rapporti sono conflittuali (in quel caso a ciascuno la sua vacanza). Però, se possibile, meglio
evitare di dormire tutti sotto lo stesso tetto»,
suggerisce Scaparro.
E se vince la convenienza? Dopo un anno di
pausa, Giorgia sta ripetendo l’esperienza a casa
dei suoi, dove la «vittima» è il marito. «Ho chiarito con mamma e papà che ora ho un nucleo separato. Hanno imparato a rispettare, e coccolare, mio marito. E noi, ogni tanto, ci concediamo
una fuga, anche solo una cena a lume di candela». Serata di libertà anche per i nonni. Daranno
al piccolo un biberon e qualche biscotto in più?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sul blog La27ora
Continua l’inchiesta Donne e
Potere. Presidenti, amministratrici
delegate raccontano strade e percorsi che le hanno condotte ad
avere influenza. Tra le altre Maria
Josè Falcicchia, dirigente delle
Volanti di Milano, intervistata da
Giusi Fasano è convinta che «la
capacità di incidere non ha sesso»,
anche se non nega che il rispetto
alle donne in divisa è una conquista. Anche Valeria Fedeli, «la» vicepresidente del Senato, intervistata da Silvia Sacchi, veniva spinta
27esimaora.corriere.it
«a cambiare parti di me». L’esperienza femminista l’ha aiutata. Autoironica Costanza Rizzacasa
d’Orsogna che in un post illustra i
risultati di uno studio secondo il
quale gli uomini sui 40 sono invisibili per le donne tra i 18 e i 29.
Tempiliberi
32
Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Economia
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L’operazione Accordo con Fox per il polo della tv a pagamento. Lo «squalo» riparte alla conquista di Time Warner
La lente
MULTINAZIONALI,
SFIDA DI OBAMA
AI « DISERTORI»
FISCALI
B
arack Obama va
all’assalto delle grandi
aziende che spostano il loro
quartier generale all’estero
per pagare meno tasse. Il
presidente americano le
definisce senza mezzi
termini «disertori
corporate». E afferma:
«Non mi importa se è
legale: è sbagliato. Non
tocca a noi scegliere quante
tasse pagare». In un
discorso a Los Angeles
Obama ha chiesto al
Congresso di fermare le
operazioni di fusione che in
questo modo permettono
alle società di spostare la
residenza in quei Paesi che
hanno tasse più basse,
come Irlanda e Regno
Unito. In un mondo che
cresce meno, mentre
aumentano gli squilibri dei
conti pubblici, anche
l’America sceglie dunque di
chiudere le maglie fiscali
che permettono alle
aziende di risparmiare sul
fisco, garantendo meno
entrate. E’ la risposta Usa
alla crociata dell’Unione
europea contro i paradisi
fiscali, di cui beneficiano
tra l’altro proprio molti big
americani, come Google,
Amazon e Starbucks.
Quest’anno gli Stati Uniti
hanno registrato un
crescente numero di
acquisizioni all’estero
seguite dallo spostamento
della residenza fiscale del
compratore Usa. Gli ultimi
casi? Medtronic ha
acquisito la dublinese
Covidien per da 42,9
miliardi di dollari, AbbVie
ha rilevato la britannica
Shire per 54 miliardi.
Giuliana Ferraino
16febbraio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Autorità Portuale di Salerno
(Legge 1n. 84/94; D.P.R. 23/06/00
in G.U. n. 175 del 28/06/00)
L’AUTORITA’ PORTUALE DI SALERNO
indice Procedura Aperta nel Settore speciale
ex 213 D.Lgs 163/06 per l’affidamento del
“Servizio di esecuzione della caratterizzazione fisica, chimica, microbiologica ed
ecotossicologica dei fondali del porto commerciale di Salerno e del canale d’ingresso”,
importo di € 871.673,40 oltre € 4.966,01 per
oneri della sicurezza ed IVA non imponibile ai
sensi dell’art. 9 del D.P.R. n. 633/1972 da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Scadenza: ore 13,00
del 15/09/2014. Informazioni ai numeri: tel.
089/2588111. Atti tecnici ed amministrativi di
gara su www.porto.salerno.it.
IL PRESIDENTE
Avv. Andrea Annunziata
Nasce la pay tv europea, sotto il cielo di Murdoch
La britannica BSkyB compra Sky Italia e Deutschland per 6,2 miliardi
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK — Rupert Murdoch ristruttura il suo impero
televisivo europeo riunendo in
un’unica società, la britannica
BSkyB, le sue società dell’Europa continentale che controlla
attraverso Fox: il 100% di Sky
Italia (valutata circa 3 miliardi
di euro) e il 57,4% di Sky Deutschland (valutata 3,6 miliardi
anche se ha meno abbonati
della società italiana; ha però
migliori prospettive di crescita). Si discuterà molto di questa
operazione che, tolta a Sky Italia l’immagine (solo formale)
di società indipendente, crea la
prima vera «corazzata» europea delle pay-tv con 20 milioni
di abbonati e la possibilità di
raggiungere un’utenza teorica
di 97 milioni di abitazioni. Una
società molto forte in almeno
cinque mercati europei: Gran
Bretagna, Irlanda, Italia, Germania e Austria.
Attivissimo da mesi sulle
due sponde dell’Atlantico, a 83
anni il magnate di cinema, tv e
giornali ha superato le difficoltà nate dallo scandalo inglese
delle intercettazioni telefoniche che dal 2010 ha messo in
difficoltà tutto il gruppo e che,
a un certo punto, sembrava addirittura porre in discussione la
stessa leadership della famiglia
del “tycoon” australiano. Ora
Murdoch riconquista a pieno
titolo il suo vecchio nomignolo, «lo Squalo», ma agli analisti
l’operazione europea, così come le mosse tentate nelle settimane scorse negli Stati Uniti,
sembrano più manovre difensive di consolidamento che veri
e propri progetti di conquista.
Raggruppando le sue partecipazioni europee in un’unica
«fortezza», Murdoch realizza
risparmi e sinergie produttive
Richiesta di pronuncia di compatibilità
ambientale e di valutazione di incidenza
L.R. n. 11/01 e ss.mm. ed ii.
La ditta “Elledue s.r.l.”, con sede in Andria
(BT) alla Via La Corte 22 II P., in qualità di
proponente, ha presentato presso gli Uffici
del Settore Ambiente ed Aree Protette della
Provincia di Barletta - Andria - Trani, lo studio
di impatto ambientale e di incidenza ambientale inerente il progetto per la proroga della
coltivazione di una cava di pietra calcarea da
taglio, sita in agro di Minervino Murge, Ctr
“Iambrenghi”, sui terreni catastalmente identificati nella p.lla n. 120 del F. 153. La ditta ha
provveduto a depositare copia del S.I.A./V.I
e del progetto di coltivazione del giacimento
residuo e di ripristino dei luoghi ad indirizzo
naturalistico della cava anche presso gli
Uffici del Comune di Minervino Murge.
Elledue s.r.l.
Per la pubblicità legale e finanziaria
rivolgersi a:
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
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alla Dogana, 9
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Via Villari, 50
70122 Bari
Tel. 080 5760 111
Fax 080 5760 126
Dinastia
Il presidente
di News
Corp, Rupert
Murdoch, 83
anni con i figli Sarah e da
destra Lachlan e James.
Quest’ultimo
è co-amministratore
delegato del
gruppo americano a fianco di Joel
Klein
di qualche centinaio di milioni
di euro, ma soprattutto si rafforza al tavolo del negoziato per
l’acquisto dei diritti del calcio e
delle altre trasmissioni sportive e non. Secondo diversi analisti, comunque, la chiave della
riorganizzazione decisa in Europa va cercata soprattutto negli Usa dove la capogruppo televisiva dell’impero Murdoch,
la 21st Century Fox, sta cercando di conquistare un gruppo
concorrente, Time Warner: la
sua offerta di 73 miliardi di dollari è stata già respinta dalla società guidata da Jeff Bewkes,
ma questo è solo l’inizio della
battaglia. Murdoch di certo
non mollerà, ma per alzare l’offerta oltre gli 80 miliardi di dol-
L’impero tv di Murdoch in Europa
97
14,15
milioni
20
miliardi
milioni
i clienti
il fatturato
complessivo gli abbonati potenziali
33
mila
il totale dei
dipendenti
Famiglia Murdoch
39%
39,4%
100%
Sky Italia
Come sarà
La nuova Sky unica europea avrà
20 milioni di clienti e un bacino
potenziale di «penetrazione»
di 97 milioni di case
BSkyB
57,4%
39,1%
Sky Deutschland
D’ARCO
lari ha bisogno di nuove risorse
che potrebbero venire proprio
dalla vendita a BSkyB delle sue
partecipazioni televisive europee.
Il tentativo di Murdoch di
conquistare Time Warner (cedendo a terzi la Cnn per non rischiare veti antitrust visto che
con la Fox già possiede la più
diffusa tv via cavo d’informazione) è stato criticato da molti
commentatori (ultimo, ieri,
John Gapper sul “Financial Times”) che considerano questa
concentrazione un colpo alla
sana concorrenza che sta facendo prosperare il mercato televisivo americano. Ma probabilmente il vecchio imprenditore ha messo nel mirino Time
Warner più per esigenze difensive che per ambizioni imperiali (il suo primo tentativo di
conquistare la casa cinematografica Warner risale al 1984).
Con l’operatore “cable”
Comcast - un avversario mortale agli occhi dello “Squalo” che ha a sua volta tentato di
comprare Time Warner e, all’orizzonte, la minaccia di invasione televisiva da parte dei
grandi operatori di Internet –
Netflix, Google attraverso YouTube e anche Amazon e Facebook – Murdoch si è convinto
che la leadership della Fox può
essere difesa solo rafforzando il
dominio sul mercato della produzione dei contenuti informativi, ma soprattutto quelli
nel campo dell’entertainment:
in primo luogo la realizzazione
dei grandi e lucrosi serial televisivi, visto che l’industria cinematografica di Hollywood
stati vivendo l’estate peggiore
da molti anni a questa parte.
Quello delle tv è il mercato di
gran lunga più ricco (di certo
molto più di quello dell’editoria), nel quale, però, si muovo-
no attori sempre nuovi nelle
due aree chiave: distribuzione e
produzione di programmi.
Contano meno i giganti delle
telecomunicazioni (anche se
AT&T sta acquistando l’operatore satellitare DirectTV) , mentre aumenta il peso delle società di distribuzione cable come
Comcast. Quanto alla produzione, Fox è sempre leader (sue
le serie come «Game of Thrones», «Glee», «Masterchef»,
suo lo sfruttamento di brand
come Harry Potter e X-Men),
ma cresce la minaccia di Netflix
e Amazon che stanno investendo miliardi di dollari in produzioni come «House of Cards».
Se riuscirà a mettere le mani
su Time Warner, Murdoch non
solo si rafforzerà nella distri-
Internet
L’operazione contrasta
anche la minaccia
di invasione da parte
dei giganti di Internet
buzione cable, ma aggiungerà
nuovi serial e personaggi di
grido alla corona dei suoi prodotti. Più concentrazione significa meno concorrenza e
questa non è una buona notizia
per i consumatori: qui Gapper
ha ragione. Ma è la logica dei
riassetti nell’era magmatica
delle rivoluzioni tecnologiche.
Del resto gli americani qualcosa del genere l’hanno già vista
anche altrove. Nel trasporto aereo, ad esempio: dopo i fallimenti a raffica, le compagnie
aeree si sono ristrutturate e
concentrare. Oggi festeggiano
il ritorno alla redditività. Ma
volare costa molto di più.
Massimo Gaggi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Bloomberg Mr. Facebook è il più ricco del web. Supera Brin e Page
Zuckerberg: grazie Wall Street
Chissà se quando era ancora
uno sgobbone di Harvard, pensava di poter diventare l’uomo
più ricco del mondo. È quello
che sostengono alcuni osservatori dopo la pubblicazione del
Bloomberg Billionaires Index.
L’elenco dei miliardari ha confermato al primo posto Bill Gates con una fortuna di 84,7 miliardi ma ha anche posizionato
Mark Zuckerberg al 16° posto.
Mr. Facebook, che ha persino
superato i cofondatori di Google Sergey Brin e Larry Page
(17esimi), ha fatto il balzo nei
giorni scorsi quando, dopo la
pubblicazione della trimestrale
del social network, il titolo in
Borsa ha fatto arrivare la sua ricchezza a 33,3 miliardi di dollari.
C.D.C.
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Fondo europeo di sviluppo regionale
Ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca
Ministero dello
Sviluppo Economico
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI BARI ALDO MORO
ESITO DI GARA
Ente aggiudicante: Università degli Studi di Bari Aldo Moro - D.A.G.E.S. - Area Appalti Pubblici di
Servizi e Forniture - P.zza Umberto I, 1 - Bari, Tel. 080.5714306.
Tipologia e oggetto di gara: PON “Ricerca e Competitività” 2007-2013, avviso n. 254/ric del
18/05/2011 del MIUR, Progetto, “Laboratorio per lo Sviluppo Integrato delle Scienze e delle Tecnologie
dei Materiali Avanzati e per dispositivi innovativi”, Procedura aperta secondo D.Lgs. 163/2006 s.m.i.
per fornitura di uno “Spettrometro XPS”; criterio del prezzo più basso determinato mediante ribasso
percentuale sull’importo a base d’asta.
Data di aggiudicazione: 11/02/2014 - CIG 542412518D.
Esito gara: Aggiudicata - 2M Strumenti srl Risultati integrali disponibili sul sito internet: www.uniba.it
- sezione bandi e gare. Inviato alla GUUE in data 10/07/2014.
Bari, 04/07/2014
F.to Il Direttore Generale - avv.to Gaetano PRUDENTE
Mark Zuckerberg
Il rialzo di Facebook
dopo la trimestrale
ha portato a 33,3
miliardi la ricchezza
di Zuckerberg, salito
al numero 16 della
Bloomberg
Billionaires Index
Brin e Page
I co-fondatori di
Google sono stati
superati da Mark
Zuckerberg. Sergey
Brin e Larry Page
sono 17esimi
nella classifica
dei paperoni
Jeff Bezos
Al ventesimo posto
della graduatoria
Mr. Amazon, Jeff
Bezos. L’azienda
sta soffrendo in
Borsa: tanti
investimenti ma
pochi ritorni
Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Economia 33
italia: 51575551575557
✒
Il cinesi di Fosun salgono al 10%
Club Med, il consiglio prende tempo. Bonomi stringe sull’Opa
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — La battaglia per il Club Med
continua. Il consiglio si è riunito ieri
per scegliere tra la proposta di Andrea
Bonomi e la cordata franco-cinese
Ardian-Fosun, ma il comunicato finale
indica più che altro la volontà di
prendere tempo. Bonomi offre 21 euro
ad azione contro i 17,5 degli avversari,
La storia
valorizzando Club Med 790 milioni di
euro contro 558: per questo il board ha
raccomandato la proposta italiana agli
azionisti «che cercano una liquidità
immediata», ma ha aggiunto di «non
poterla considerare, senza riserve,
conforme agli interessi della società».
«Siamo impazienti di poter lanciare
l’operazione — ha commentato
Bonomi — per dare ai soci la
possibilità di approfittare della nostra
offerta».
Il lungo comunicato del consiglio
prende atto del fatto che la Global
Resorts di Bonomi promette al
momento condizioni finanziarie più
vantaggiose, ma allo stesso tempo tira
il freno perché il progetto industriale è
giudicato rischioso. Due filosofie si
affrontano: quella perseguita negli
ultimi dieci anni dal presidente Henri
Giscard d’Estaing, che sembra avere
ancora l’appoggio del consiglio,
focalizzata sulla clientela di lusso e
sull’apertura ai mercati emergenti, in
particolare la Cina. Bonomi invece
sembra volere tornare all’Europa e ai
villaggi per un target medio. Secondo
il board privarsi di un partner come
Fosun in Cina potrebbe pregiudicare
lo sviluppo nel primo mercato
turistico del mondo. Per questo 8
membri del board su 9 si riservano «la
Ferrero, bonus
(e sindacati)
alla tedesca
possibilità, in funzione delle
circostanze del mercato e della
evoluzione delle offerte, di sostenere
l’una o l’altra». Le prossime settimane
saranno quindi molto importanti, con
rilanci che potrebbero venire da
entrambe le parti e potrebbero far
proseguire le trattative per tutto
agosto. I cinesi di Fosun sono pronti a
migliorare la loro offerta e proprio ieri,
con una mossa significativa, sono
saliti a oltre il 10% del capitale del Club
Med, lo stesso livello di Bonomi.
di RAFFAELLA POLATO
T
rattative estenuanti. Liti, a
volte tra gli stessi sindacati.
E poi rotture. Riprese. Altre
rotture e altre riprese. Non
succede solo in tempi di crisi: è
la ritualità delle trattative per i
rinnovi contrattuali. Che siano
di categoria o riguardino gli
integrativi aziendali. A volte le
rigidità delle parti sono fin
troppo reali, altre il gioco delle
rappresentanze si avvicina ai
confini del gioco di ruolo. Non
sta scritto però da nessuna
parte che debba andare per
forza così. Contratti senza
stress si possono firmare anche
da noi. In poche settimane. E
persino con gratifiche alla
tedesca. L’hanno appena fatto,
per dire, alla Ferrero. Meno di
un mese e il nuovo accordo ha le
sue firme in calce. Ferrero e FaiCisl, Flai-Cgil, Uila-Uil hanno
trattato a 360 gradi,
ovviamente. Su tutto c’è però
quel premio che ricorda —
appunto — certi bonus
teutonici. Ai seimila dipendenti
italiani del gruppo andranno
6.075 euro. Saranno spalmati
in tre blocchi annuali, ma su
ipotetica base mensile fanno
pur sempre (a regime) quasi 170
euro a busta paga. Il 13% in più
sul precedente integrativo. Un
record indipendentemente dalla
crisi. Certo, ci vuole un’azienda
ricca e ben disposta: e non sono
così tante, in Italia. Serve però
anche il corrispettivo sindacale:
e pure qui la «merce» è rara.
Molto più dei giocatori di ruolo.
Stefano Montefiori
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Al nuovo presidente Virgilio il compito di mettere ordine nei conti. Gli incroci con Pier Carlo Scajola e gli appalti a Imperia
Aipa, il big della riscossione
gira pagina e apre a nuovi soci
Riassetto dopo l’arresto di Santucci. Il nodo dell’alleanza con Poste
Tra le questioni da sistemare ci
sarà anche la partnership con le Poste che potrebbero porre il problema del socio «scomodo». Ma, per
adesso, non è il tema più urgente
sul tavolo di Luigi Virgilio, nuovo
amministratore delegato di Aipa
(Agenzia Italiana Pubbliche Amministrazioni), una delle più importanti aziende private italiane di riscossione tributi (120 milioni di fatturato). Il gruppo, che già soffriva la
fase di crisi del mercato, è stato
scosso dall’arresto a marzo di Daniele Santucci, 65 anni, milanese residente a Varese, proprietario e presidente-plenipotenziario di Aipa.
Ora la società è a un punto di svolta
e le banche creditrici non stanno a
guardare, tant’è che Virgilio, 65 anni, una carriera di manager bancario
(Comit, Intesa, Capitalia) e in grandi
sgr immobiliari, sarebbe stato scelto tre mesi fa con il gradimento degli istituti di credito e l’obiettivo di
120
Milioni di euro il fatturato dell’Agenzia Italiana Pubbliche Amministrazioni (Aipa) , la principale azienda italiana di
riscossione dei tributi
per gli enti locali
enti pubblici». L’inchiesta farà il suo
corso.
Santucci era un uomo dalle mille
relazioni e tra l’altro è socio in affari
con il figlio, Pier Carlo, dell’ex ministro Claudio Scajola. La Dia di Reggio Calabria lo ha intercettato in
compagnia di Amedeo Matacena
quand’era latitante alle Seychelles.
Inoltre a Imperia, cuore del potere
«scajoliano», l’Aipa ha vinto, in associazione con un’altra impresa,
l’appalto per il parcheggio dell’ospedale cittadino. Ma la rete di
conoscenze di Santucci era ben più
vasta, e anche «sana», come del resto è necessario per il business del
gruppo Aipa.
Tra le partecipazioni, infatti, vi è
anche una quota del 10% in Postetributi, una società consortile al
90% del gruppo Poste Italiane che ha
lo scopo di coordinare le attività dei
consorziati nella riscossione e servizi accessori. Ma in prospettiva
(appalti, contratti) questa partnership – come ha rilevato il quotidiano online Lamescolanza.com – potrebbe creare qualche imbarazzo in
Poste Italiane.
Il manager
Luigi Virgilio,
65 anni, è il
presidente
dell’Aipa,
l’Agenzia
Italiana per
Pubbliche
Amministrazioni
Virgilio ha alle
spalle una
carriera di
manager
bancario (Banca
Commerciale
Italiana, Intesa,
Capitalia) e in
grandi società
di gestione
immobiliare
ristrutturare il gruppo. Aipa, però,
ha bisogno anche di consolidare il
patrimonio e dunque non è escluso
che il capitale si apra a nuovi soci.
L’ex presidente Santucci, secondo
l’accusa, negli ultimi sei anni avrebbe sottratto circa 7 milioni di euro
destinati a 800 comuni in tutta Italia. Con quei soldi, intascati senza
versarli nelle casse degli enti locali,
Santucci avrebbe ristrutturato la
sua casa di Varese, comprato due
ranch per allevare cavalli da rodeo,
acquistato auto di lusso, monete
d’oro e lingotti d’argento. «Alla società — replicò Aipa subito dopo
l’arresto — non risultano episodi di
appropriazione indebita ai danni di
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mario Gerevini
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Agricoltura I consorzi di bonifica: italiani disposti ad auto tassarsi
UNIQA LIFE S.p.A.
«Cento euro in più in bolletta
per mettere in sicurezza il territorio»
Potremmo chiamarla
un’operazione da Big Society:
laddove lo Stato è carente ci
pensano i cittadini, disposti ad
auto tassarsi per quasi 100 euro
all’anno in bolletta per vedere
scongiurati alluvioni e progressivo impoverimento del territorio. Un sondaggio dell’Inea,
l’istituto nazionale di economia
agraria, condotto su un campione di oltre duemila famiglie,
rileva che qualche volta la sussidiarietà potrebbe funzionare
anche in condizioni di consumi
ridotti e minore capacità di accumulo. L’indagine — presentata durante la recente assemblea annuale dell’Anbi (l’associazione dei consorzi di bonifica) — teorizza un possibile
maggiore gettito per le casse
statali di circa 191 milioni di euro calcolando in 24 milioni le
famiglie depositarie di un contratto di fornitura di acqua . Risorse che potrebbe essere utilizzate per innalzare la percentuale di terreni irrigui dall’attuale 19% (rispetto alla
superficie agricola complessiva) fino all’obiettivo del 30%.
Rileva Massimo Gargano, pre-
Made in Italy
Gargano (Anbi): da un
intervento straordinario
grandi vantaggi
per l’occupazione
sidente Anbi, che l’ipotesi suffragata dal sondaggio permetterebbe di sostenere al meglio la
filiera agro-alimentare, «di accrescere le potenzialità del made in Italy con benefici occupazionali e di riuscire in un’opera
di manutenzione straordinaria
dei territori». D’altronde il locomotore della nuova Pac è appena partito ripartendo contributi
da qui al 2020 secondo il sistema degli «aiuti accoppiati», basati sul combinato disposti dei
volumi prodotti dagli agricoltori e di quote regionali. Potrebbe
essere il momento giusto per ripensare anche il nostro sistema
di distribuzione idrica.
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Tel. 02 28189.1 - Fax 02 28189.200
Autorizz. D.M. 17656 del 23/04/1988
(G.U. 117 del20/05/1988).
Albo delle Imprese di Ass.ne n. 1.00070.
Società soggetta all’attività di direzione
e coordinamento di UNIQA Assicurazioni SpA
PROSPETTO SEMESTRALE DELLA COMPOSIZIONE
DELLA GESTIONE SEPARATA IN EURO PREFIN LIFE
PROSPETTO SEMESTRALE DELLA COMPOSIZIONE
DELLE GESTIONI SEPARATE IN EURO
Semestre di riferimento: dal 01/01/2014 al 30/06/2014
Semestre di riferimento: dal 01/01/2014 al 30/06/2014
PREFIN LIFE
valori in euro
CODICE GESTIONE: 001
CODICE IMPRESA: 489
valori in euro
CODICE GESTIONE: 005
CODICE IMPRESA: 314
Alla chiusura del semestre Alla chiusura del periodo
di riferimento
di riferimento prec.
(30/06/2014)
(31/12/2013)
Categoria di attività
Importi da libro mastro1
200 Titoli di capitale
300 Altre attività patrimoniali
Categoria di attività
100 Obbligazioni e altri titoli a reddito fisso
554.258.699
-
-
91.480.240
96.863.761
Alla chiusura del semestre Alla chiusura del periodo
di riferimento
di riferimento prec.
(30/06/2014)
(31/12/2013)
Importi da libro mastro1
Importi da libro mastro1
100 Obbligazioni e altri titoli a reddito fisso 712.953.165
Fabio Savelli
PREFIN
243.370.278
200 Titoli di capitale
-
Importi da libro mastro1
256.701.560
-
300 Altre attività patrimoniali
-
-
400 Passività patrimoniali
-
-
243.370.278
256.701.560
© RIPRODUZIONE RISERVATA
400 Passività patrimoniali
Il nuovo contratto
Trimestrale
Abi, Profumo
riapre il tavolo
con i bancari
Vodafone, ricavi
a 10,2 miliardi
Migliora l’Italia
Primo atto alla guida del comitato sindacale
dell’Abi per Alessandro Profumo. I sindacati
dei bancari sono stati convocati a Palazzo
Altieri, sede dell’associazione bancaria, per
lunedì pomeriggio per il primo incontro con
il nuovo comitato. Riparte quindi la trattativa
per il rinnovo del contratto degli oltre 300
mila bancari. Le organizzazioni sindacali si
presenteranno all’incontro con le delegazioni
al gran completo, quindi non ci saranno solo i
segretari generali. L’intenzione è di affrontare
subito i temi centrali della trattativa sul
rinnovo del contratto, che vede attualmente le
parti su posizioni piuttosto distanti.
Vodafone chiude il primo trimestre
2014/2015 con fatturato in calo del 4,4% a
10,2 miliardi di sterline. In Italia si arresta
l’emorragia dei ricavi, che restano stabili
trimestre su trimestre a circa 1,3 miliardi
di euro, riducendo al 16% il calo rispetto
allo stesso periodo dell’anno precedente
(dal -18%). «La performance sta iniziando
stabilizzarsi trimestre su trimestre in
molti dei nostri mercati europei — ha
commentato il numero uno del gruppo,
Vittorio Colao — , con l’appetito dei
clienti per servizi 4G chiaramente in
crescita». Colao ha confermato infine le
previsioni per il 2015.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
-
-
1000 Saldo attività della gestione separata 804.433.405
651.122.460
1
al netto delle attività eventualmente iscritte, ai sensi dell'articolo 8 comma 4 del Regolamento Isvap n.38/2011 nell'apposita sezione del libro mastro.
Ai sensi delle disposizioni IVASS vigenti
1000 Saldo attività della gestione separata
PREFIN PLUS
valori in euro
CODICE GESTIONE: 008
CODICE IMPRESA: 314
Categoria di attività
www.uniqagroup.it
Alla chiusura del semestre Alla chiusura del periodo
di riferimento
di riferimento prec.
(30/06/2014)
(31/12/2013)
Importi da libro mastro1
100 Obbligazioni e altri titoli a reddito fisso
971.116.968
200 Titoli di capitale
-
139.234.135
147.472.891
-
-
1000 Saldo attività della gestione separata 1.110.351.103
993.950.834
300 Altre attività patrimoniali
400 Passività patrimoniali
PREFIN FUTURO
AVVISO RELATIVO AGLI APPALTI AGGIUDICATI
Sul foglio inserzioni della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 84 del 25/07/2014,
è pubblicato l’avviso relativo all’appalto aggiudicato, inerente la sotto indicata procedura
aperta, con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ai sensi degli artt. 81 e
83 del D. Lgs. 163/2006 e s.m.i. e dell’art. 283, commi 1, 2, 3 e 5 del D.P.R. 207/2010.
Oggetto: DGACQ 19-13 Servizio di assistenza sanitaria integrativa dei dipendenti di ANAS
S.p.A. e delle Società partecipate del gruppo ANAS S.p.A..
Offerte ricevute: n. 3.
Aggiudicatario: HARMONIE MUTUELLE, con un premio annuo offerto di € 487,00= (Euro
quattrocentottantasette/00) per le prestazioni sanitarie del singolo dipendente e premi
aggiuntivi di € 150,00= (Euro centocinquanta/00) per un numero di familiari pari ad uno
ed di € 290,00= (Euro duecentonovanta/00) per un numero di familiari maggiore o uguale
a due.
L’avviso integrale è stato inviato alla GUUE il 17 luglio 2014, pubblicato sul sito internet
www.stradeanas.it e sul sito www.infrastrutturetrasporti.it.
Roma, lì 26/07/2014
IL RESPONSABILE DELL’UNITÀ ACQUISTI
Mauro FRATTINI
VIA MONZAMBANO, 10 - 00185 ROMA
Tel. 06/44461 - Fax 06/44461 - 06/4456224 • sito internet www.stradeanas.it
846.477.943
-
ANAS S.p.A.
DIREZIONE GENERALE
Importi da libro mastro1
valori in euro
CODICE GESTIONE: 009
CODICE IMPRESA: 314
Categoria di attività
Alla chiusura del semestre Alla chiusura del periodo
di riferimento
di riferimento prec.
(30/06/2014)
(31/12/2013)
Importi da libro mastro1
100
200
300
400
Importi da libro mastro1
Obbligazioni e altri titoli a reddito fisso
Titoli di capitale
Altre attività patrimoniali
Passività patrimoniali
36.374.738
1.016.696
-
35.413.345
1.016.696
-
1000 Saldo attività della gestione separata
37.391.434
36.430.041
1
al netto delle attività eventualmente iscritte, ai sensi dell'articolo 8 comma 4 del Regolamento Isvap n.38/2011 nell'apposita sezione del libro mastro.
Ai sensi delle disposizioni IVASS vigenti
www.uniqagroup.it
34
Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
tel.02/6282.7555 - 02/6282.7422,
fax 02/6552.436
Si precisa che ai sensi dell’Art. 1, Legge 903 del
9/12/1977 le inserzioni di ricerca di personale
inserite in queste pagine devono sempre intendersi rivolte ad entrambi i sessi ed in osservanza
della Legge sulla privacy (L.196/03).
ABILE impiegata ufficio commerciale
inglese francese Windows, Mac offerte ordini follow-up, offresi.
331.12.23.422
ABILE impiegato tecnico- commerciale customer service pluriesperienza
ordini offerte bolle inglese francese
office. 339.48.09.594
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patente D. 389.61.27.998
Data Valuta
Quota/od.
AcomeA SGR - numero di tel. 800.89.39.89
[email protected]
23/07 EUR
17,148
AcomeA America (A1)
23/07 EUR
17,728
AcomeA America (A2)
23/07 EUR
4,461
AcomeA Asia Pacifico (A1)
23/07 EUR
4,597
AcomeA Asia Pacifico (A2)
23/07
14,733
AcomeA Breve Termine (A1)
EUR
23/07 EUR
14,901
AcomeA Breve Termine (A2)
23/07 EUR
4,697
AcomeA ETF Attivo (A1)
23/07 EUR
4,819
AcomeA ETF Attivo (A2)
23/07 EUR
17,368
AcomeA Eurobbligazionario (A1)
23/07 EUR
17,580
AcomeA Eurobbligazionario (A2)
23/07 EUR
13,128
AcomeA Europa (A1)
23/07 EUR
13,492
AcomeA Europa (A2)
23/07 EUR
11,601
AcomeA Globale (A1)
23/07 EUR
12,065
AcomeA Globale (A2)
23/07 EUR
19,733
AcomeA Italia (A1)
23/07 EUR
20,299
AcomeA Italia (A2)
23/07 EUR
8,934
AcomeA Liquidità (A1)
23/07 EUR
8,934
AcomeA Liquidità (A2)
23/07 EUR
6,880
AcomeA Paesi Emergenti (A1)
23/07 EUR
7,087
AcomeA Paesi Emergenti (A2)
23/07
3,992
AcomeA Patrimonio Aggressivo (A1)
EUR
4,121
AcomeA Patrimonia Aggressivo (A2) 23/07 EUR
5,342
AcomeA Patrimonio Dinamico (A1) 23/07 EUR
5,458
AcomeA Patrimonio Dinamico (A2) 23/07 EUR
6,365
AcomeA Patrimonio Prudente (A1) 23/07 EUR
6,513
AcomeA Patrimonio Prudente (A2) 23/07 EUR
23/07 EUR
22,349
AcomeA Performance (A1)
23/07 EUR
22,701
AcomeA Performance (A2)
Invictus Global Bond Fd
Invictus Macro Fd
Sol Invictus Absolute Return
22/07 EUR
16/07 EUR
24/07 EUR
107,943
80,647
103,326
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
26,542
7,110
6,932
7,004
6,807
12,899
11,233
11,251
12,283
12,295
11,164
12,020
12,031
10,352
10,352
17,602
6,125
8,889
9,007
6,456
13,230
13,571
17,974
7,283
10,229
29,376
AZ FUND MANAGEMENT SA - tel.00352 2663811
AZ F. Active Selection ACC
AZ F. Active Selection DIS
AZ F. Active Strategy
AZ F. Alpha Man. Credit
AZ F. Alpha Man. Equity
AZ F. Alpha Man. Them.
AZ F. American Trend
AZ F. Asia Absolute
AZ F. Asset Plus
AZ F. Asset Power
AZ F. Asset Timing
AZ F. Best Bond
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
5,333
5,332
5,049
5,495
5,074
3,811
3,362
5,012
5,606
5,506
5,035
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17,721
4,444
4,579
14,723
14,891
4,694
4,816
17,352
17,563
13,154
13,517
11,588
12,051
19,777
20,344
8,933
8,934
6,842
7,047
3,988
4,116
5,335
5,451
6,351
6,499
22,308
22,661
107,958
81,340
101,824
26,508
7,109
6,930
7,001
6,805
12,899
11,222
11,238
12,262
12,273
11,085
12,002
12,012
10,316
10,316
17,596
6,124
8,868
8,997
6,455
13,225
13,559
18,044
7,280
10,224
29,368
5,329
5,328
5,044
5,492
5,051
3,798
3,361
4,998
5,601
5,493
5,036
5,393
Nome
Data Valuta
AZ F. Best Cedola ACC
AZ F. Best Cedola DIS
AZ F. Best Equity
AZ F. Bond Target 2015 ACC
AZ F. Bond Target 2015 DIS
AZ F. Bond Target 2016 ACC
AZ F. Bond Target 2016 DIS
AZ F. Bond Target 2017 Eq Op ACC
AZ F. Bond Target 2017 Eq Op DIS
AZ F. Bond Target Giugno 2016 ACC
AZ F. Bond Target Giugno 2016 DIS
AZ F. Bond TargetSettem.2016 ACC
AZ F. Bond TargetSettem.2016 DIS
AZ F. Cash 12 Mesi
AZ F. Cash Overnight
AZ F. Carry Strategy ACC
AZ F. Carry Strategy DIS
AZ F. Cat Bond ACC
AZ F. Cat Bond DIS
AZ F. CGM Opport Corp Bd
AZ F. CGM Opport European
AZ F. CGM Opport Global
AZ F. CGM Opport Gov Bd
AZ F. Commodity Trading
AZ F. Conservative
AZ F. Core Brands ACC
AZ F. Core Brands DIS
AZ F. Corporate Premium ACC
AZ F. Corporate Premium DIS
AZ F. Dividend Premium ACC
AZ F. Dividend Premium DIS
AZ F. Emer. Mkt Asia
AZ F. Emer. Mkt Europe
AZ F. Emer. Mkt Lat. Am.
AZ F. European Dynamic ACC
AZ F. European Dynamic DIS
AZ F. European Trend
AZ F. Formula 1 Absolute ACC
AZ F. Formula 1 Absolute DIS
AZ F. Formula 1 Alpha Plus ACC
AZ F. Formula 1 Alpha Plus DIS
AZ F. Formula Target 2014
AZ F. Formula Target 2015 ACC
AZ F. Formula Target 2015 DIS
AZ F. Formula 1 Conserv.
AZ F. Global Curr&Rates ACC
AZ F. Global Curr&Rates DIS
AZ F. Global Sukuk ACC
AZ F. Global Sukuk DIS
AZ F. Hybrid Bonds ACC
AZ F. Hybrid Bonds DIS
AZ F. Income ACC
AZ F. Income DIS
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 ACC
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 DIS
AZ F. Institutional Target ACC
AZ F. Institutional Target DIS
AZ F. Italian Trend ACC
AZ F. Italian Trend DIS
AZ F. Lira Plus ACC
AZ F. Lira Plus DIS
AZ F. Macro Dynamic
AZ F. Opportunities
AZ F. Pacific Trend
AZ F. Patriot ACC
AZ F. Patriot DIS
AZ F. Qbond
AZ F. Qinternational
AZ F. QProtection
AZ F. Qtrend
AZ F. Renminbi Opport
AZ F. Reserve Short Term
AZ F. Short Term Gl High Yield ACC
AZ F. Short Term Gl High Yield DIS
AZ F. Solidity ACC
AZ F. Solidity DIS
AZ F. Strategic Trend
AZ F. Top Rating ACC
AZ F. Top Rating DIS
AZ F. Trend
AZ F. US Income
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
30/06
30/06
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
23/07
30/06
30/06
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Tel: 848 58 58 20
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www.multistarssicav.com [email protected]
T. +41 (0)91 640 37 80
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www.newmillenniumsicav.com
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Rubriche Compravendite immobiliari
Nel testo dell’inserzione è obbligatorio indicare la classe energetica di
appartenenza dell’immobile e il relativo indice di prestazione energetica
espresso in kWh/mqa o kWh/mca a
seconda della destinazione d’uso dell’edificio. Nel caso di immobili esenti
dall’indicazione, riportare la dicitura
“Immobile non soggetto all’obbligo di
certificazione energetica”.
Nome
Data Valuta
PS - EOS A
PS - Equilibrium A
PS - Fixed Inc Absolute Return A
PS - Global Dynamic Opp A
PS - Global Dynamic Opp B
PS - Inter. Equity Quant A
PS - Inter. Equity Quant B
PS - Liquidity A
PS - Opportunistic Growth A
PS - Opportunistic Growth B
PS - Prestige A
PS - Quintessenza A
PS - Quintessenza B
PS - Target A
PS - Target B
PS - Titan Aggressive A
PS - Total Return A
PS - Total Return B
PS - Valeur Income A
PS - Value A
PS - Value B
22/07
24/07
24/07
24/07
24/07
24/07
24/07
24/07
24/07
24/07
22/07
22/07
03/06
22/07
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24/07
24/07
24/07
22/07
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Quota/pre.
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99,260
99,800
100,740
101,190
114,550
117,010
125,050
98,590
104,230
96,640
104,430
107,170
108,820
108,910
107,320
102,890
96,610
112,000
104,950
107,230
126,070
99,450
99,680
100,660
101,100
114,330
116,790
125,030
98,410
104,030
97,030
104,440
106,870
108,930
109,020
107,350
102,750
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111,870
104,950
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24/07
24/07
24/07
24/07
23/07
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Strategic Bond Retail C
Strategic Bond Retail C hdg
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107,520
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105,960
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100,740
107,310
107,470
105,800
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7,580
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24/07 EUR
6,438
BInver International A
24/07 EUR
5,771
Cap. Int. Abs. Inc. Grower D
24/07 EUR
5,595
CITIC Securities China Fd A
24/07 EUR
5,444
Fidela A
24/07 EUR
5,782
Income A
24/07 EUR
7,369
International Equity A
24/07 EUR
6,809
Italian Selection A
24/07 EUR
5,341
Liquidity A
24/07 EUR
5,035
Multimanager American Eq.A
24/07 EUR
4,781
Multimanager Asia Pacific Eq.A
24/07 EUR
4,547
Multimanager Emerg.Mkts Eq.A
24/07 EUR
4,603
Multimanager European Eq.A
24/07 EUR
5,359
Strategic A
24/07 EUR
6,165
Usa Value Fund A
24/07 EUR
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114,500
PS - Absolute Return A
24/07 EUR
120,850
PS - Absolute Return B
24/07 EUR
111,420
PS - Algo Flex A
24/07 EUR
106,490
PS - Algo Flex B
24/07 EUR
86,780
PS - BeFlexible A
24/07 USD
85,400
PS - BeFlexible C
22/07 EUR
102,660
PS - Best Global Managers A
22/07 EUR
106,610
PS - Best Global Managers B
24/07 EUR
111,320
PS - Best Gl Managers Flex Eq A
24/07 EUR
164,270
PS - Bond Opportunities A
24/07 EUR
122,570
PS - Bond Opportunities B
7,063
7,575
6,433
5,767
5,598
5,426
5,780
7,347
6,748
5,340
5,026
4,780
4,549
4,598
5,340
6,168
5,598
114,440
120,790
111,340
106,400
86,630
85,250
102,700
106,640
110,770
164,130
122,460
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Fondo Donatello-Tulipano
Fondo Donatello-Margherita
Fondo Donatello-David
Fondo Tiziano Comparto Venere
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31/12
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31/12
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EUR 46691,916 47475,755
EUR 27926,454 27116,197
EUR 58259,864 57863,932
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102,510
177,870
195,940
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455,580
282,600
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133,160
174,530
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Legenda: Quota/pre. = Quota precedente;
Quota/od. = Quota odierna
13352B5B
Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Sussurri & Grida
Piazza Affari
BPM E BPER ARRETRANO
BRILLA BIALETTI INDUSTRIE
AnsaldoBreda abbatte le perdite, offerte a fine mese
di GIACOMO FERRARI
In mattinata l’indice Ifo tedesco
sulla fiducia delle imprese è
peggiorato, in controtendenza
rispetto al Pmi comunicato
giovedì, mentre poco prima della
chiusura la richiesta di nuove
sanzioni europee contro la
Russia ha contribuito a incrementare il clima di
pessimismo. Gli indici hanno così restituito in parte i
guadagni della vigilia. Il Ftse-Mib di Piazza Affari ha
ceduto lo 0,9%, in linea con gli altri listini. Milano si
è mossa senza particolari scosse. Contrastato, per
esempio, il comparto bancario, con i cali consistenti
della Popolare dell’Emilia Romagna (-3,03%), del
Banco Popolare (-2,08%) e di Bpm (-0,84%), ma
anche con qualche titolo in rialzo, come Mediobanca
(+0,71%). Per il resto, gli acquisti si sono concentrati
soprattutto su Luxottica (+1,59%) grazie ai giudizi
positivi degli analisti dopo i conti del trimestre. Bene
anche A2a (+1,32%), Telecom Italia (+1,13%) e
Prysmian (+0,76%). Nuovo balzo, invece, fra i titoli
minori, per Bialetti Industrie (+15,3%). Le prese di
profitto dopo l’exploit della vigilia hanno invece
penalizzato Mediaset (-2,92%). Significativi, infine, i
ribassi di Atlantia (-2,73%) e Ferragamo (-2,32%).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Economia/Mercati Finanziari 35
italia: 51575551575557
(f.ta.) Sorpresa. La semestrale di AnsaldoBreda segna
una svolta rispetto all’andamento disastroso che ha penalizzato i bilanci 2012 e in particolare 2013 della controllante Finmeccanica. Anzi, più che una sorpresa è un colpo di
scena perché, proiettando su base annuale i risultati del
primo semestre, la perdita finale è prevista intorno a 40-50
milioni, di gran lunga inferiori ai 500 milioni di profondo
rosso dell’anno scorso (che peraltro comprendevano oneri
straordinari). Proprio le prime anticipazioni spiegano la
battuta pronunciata da Mauro Moretti, il nuovo amministratore delegato di Finmeccanica. «Per noi AnsaldoBreda
è una cosa piccola», ha detto. «Forse questo problema è
stato gonfiato un po’ troppo». In più, nei prossimi mesi,
cominceranno a farsi sentire gli effetti positivi della maxi
commessa per i Freccia Rossa 1000, i treni superveloci
commissionati da Trenitalia, e si sono riaperti i giochi per
una commessa importante, la gara per i nuovi treni della
metropolitana di Chicago. Come si spiegano questi dati?
Sono un tocco di bacchetta magica della gestione Moretti
oppure prima di lui la situazione è stata drammatizzata? Di
sicuro sta dando risultati significativi il lavoro di una vecchia gloria del gruppo: l’ottantenne Amedeo Caporaletti,
in passato artefice dei successi di AgustaWestland e, poi,
del rilancio di AleniaAermacchi. A Caporaletti è stato affidato dal predecessore di Moretti, Alessandro Pansa, il
compito di affiancare il management di AnsaldoBreda per
migliorare i conti in vista della cessione. Una decisione di
vendita che ora Moretti dovrà confermare o rivedere. A fi-
Centrale finanziaria, vertici in manovra
per ricucire con Amenduni
ne luglio, o pochi giorni dopo, scadrà il termine per la presentazione delle offerte. Tra gli interessati, i canadesi di
Bombardier e la francese Thales. In arrivo anche un’offerta
dai cinesi China Cnr Corporation e Insigma. Proprio la loro
iniziativa avrebbe spinto Hitachi a rivedere la scelta di defilarsi.
(c.tur.) Via libera al salvataggio dell’Immobiliare Novoli da
Mps e di Intesa Sanpaolo, creditrici per 85 milioni ed entrambe socie (Ca’ de Sass attraverso la Cassa di Firenze) del progetto di sviluppo residenziale e terziario del quartiere a nordovest di Firenze, la città di Matteo Renzi. Sui terreni dell’ex stabilimento Fiat di Novoli sorgono già il Palazzo di Giustizia, gli
uffici della Regione e il polo universitario di scienze sociali .
L’Immobiliare Novoli, impegnata a costruire 57 mila metri
quadrati di case e terziario, ha accumulato 44 milioni di perdite e chiesto il soccorso straordinario a CariFirenze (ha il 25%)
e Mps (8%) vista l’indisponibilità a ricapitalizzare dei soci privati (50%) e della Sansedoni che fa capo alla Fondazione Mps (
(17%). Le due banche hanno accettato di rilevare l’intero capitale, trasformare in equity un prestito convertendo di 30 milioni concesso solo pochi mesi fa e infine di varare un aumento di capitale per ulteriori 15 milioni. Senza il soccorso, la
strada obbligata sarebbe stata la messa in liquidazione.
(c.tur.) Ci vorrà qualche giorno per rimettere mano ai
conti, sotto la guida del presidente Giancarlo Elia Valori e
del consigliere Fabio Aparo. Dopo l’imprevista bocciatura
del progetto di bilancio 2013 della Centrale finanziaria
generale, esaminato ma non approvato dall’assemblea
dell’altro ieri, l’impegno di tutti è quello di smussare i
contrasti e recuperare il consenso di Nicola Amenduni,
l’imprenditore delle Acciaierie Valbruna che con il suo
18% ha capitanato il fronte d’opposizione. Uno schieramento che era maggioranza in assemblea vista l’assenza
del primo socio Generali (18,7%) e di Allianz (9,9%). Assente anche il vicepresidente Tarak Ben Ammar indicato
dal socio di Trieste. Il progetto di bilancio civilistico, che a
questo punto sarà presumibilmente ritoccato, presenta
una perdita di 9,5 milioni mentre il rosso consolidato è
5,5 milioni. Unica partecipata in lieve utile è la Serenissima sgr attiva nei fondi immobiliari. Amenduni ha appuntato le sue critiche sui costi di gestione compensi per consulenze, scarsa trasparenza per la mancanza di documentazione in merito a un credito di 4 milioni verso il gruppo
Khashoggi. In assemblea è emerso anche il rafforzamento del costruttore Pierluigi Toti che ha incrementato la
propria quota all’8,8% comprando da altri azionisti in
uscita.
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Immobiliare Novoli, il progetto fiorentino e
il soccorso di Mps e Intesa
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Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
ACCOLTO L’APPELLO
di LUCIANO CANFORA
«Quaderni» di Gramsci
Gli autografi consegnati
all’Istituto per il restauro
L’appello lanciato da questo giornale lo scorso 20 giugno
è stato efficace («Portate i testi di Gramsci all’Istituto per
il restauro»). Ieri, infatti, la Fondazione Istituto Gramsci
ha proceduto al trasferimento dei Quaderni di Gramsci
presso l’Istituto centrale per il restauro e la
conservazione del patrimonio archivistico e librario del
ministero dei Beni culturali. In tal modo potranno aver
luogo, ad opera dei migliori specialisti di cui il nostro
Paese disponga, gli interventi necessari per il restauro e
la conservazione del prezioso lascito gramsciano. La
questione era da tempo sul tappeto, almeno da quando il
presidente dell’Istituto intestato ad Antonio Gramsci
(nella foto), il professore Giuseppe Vacca, decise
autorevolmente di nominare una commissione di studio
Cultura
per occuparsi del problema dei Quaderni.
È confortevole osservare che tutti i soggetti interessati
alla vicenda hanno dimostrato, in questa occasione, la
necessaria sensibilità, e hanno convenuto — in tempi
rapidi ed efficaci — che, per la migliore conservazione di
questi autografi, ulteriori indugi sarebbero stati
immotivati e soprattutto nocivi.
ilClassico
La Storia della astronomia dalla sua origine fino all’anno
MDCCCXIII del giovane Giacomo Leopardi ritorna in
libreria grazie all’editore La Vita Felice (nella collana «La
coda di paglia», pp. 464, 19,50). Opera eruditissima, in
essa si incontrano scienza e rimandi ai classici greci e latini.
Analisi Un intervento che uscirà su «Nuova Storia Contemporanea»
era capitato, in Italia, di pensare che
a una minoranza, sia pure decisa,
fosse possibile influire in misura così rilevante sulle decisioni del governo; e che il governo avrebbe addirittura in qualche modo cercato e promosso tale influenza. In tal modo la
crescente centralità dello Stato nella
vita economica e sociale venne a mischiarsi con l’immagine della sua
debolezza sul piano dell’autorevolezza e del consenso. Ha cominciato
probabilmente a risultarne, proprio
da allora, quel sottile discredito per
il comando politico, e dunque quella potenziale delegittimazione dei
suoi rappresentanti, che non avrebbero mancato di lasciare una traccia
profonda nella successiva storia.
Ma, detto tutto questo, noi sentia-
L’eredità «divisiva»
della Grande Guerra
Contrapposizioni politiche, ideologiche e morali
di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA
S
e è vero che il primo conflitto
mondiale segnò la fine del regime notabilare postrisorgimentale e quindi l’ingresso
delle masse italiane sulla scena nazionale, cioè il principio di una moderna vita politica, ebbene, allora è
impossibile non osservare come,
proprio a partire da quel punto, nel
nostro Paese tale moderna vita politica abbia subìto una rottura. All’Italia, infatti, non riuscì il passaggio
cruciale tra liberalismo e democrazia che il conflitto aveva messo all’ordine del giorno. Nella guerra e nel
dopoguerra l’Italia scoprì da un lato
quanto fragile fosse l’involucro liberale dei suoi ordinamenti e di tanta
parte delle sue classi dirigenti, e dall’altro, insieme, quale concezione
primitiva della democrazia avessero
tanti che premevano per nuovi equilibri.
Il 1919-22 fu una sorta di ultimo
atto di quanto era iniziato nell’inverno-primavera del 1915. Comparvero
allora quelli che nel cinquantennio
successivo, e forse oltre, sarebbero
stati alcuni tra i fattori determinanti
della scena italiana: una cultura e
una pratica di governo dominate di
volta in volta dall’indecisione o dal
disprezzo per gli istituti parlamentari, il radicalismo intellettuale di parte significativa del ceto dei colti, la
variegata vocazione attivistica di
gruppi consistenti di piccola e media borghesia, il massimalismo largamente diffuso negli strati popolari.
Proprio intorno alla Grande Guerra, insomma, si precisò e approfondì
la propensione alla «divisività» che
ha caratterizzato in modo patologico, e per certi aspetti ancora caratterizza, la storia del nostro Paese. Una
«divisività» che, oltre che riferirsi a
una dimensione ideologico-politica, tende a presentarsi addirittura in
una dimensione antropologico-culturale e perfino morale. Come uno
spartiacque tra due nazioni, tra due
Italie, una buona e degna, l’altra cattiva e indegna, destinate a farsi in
eterno la guerra. La nostra identità
novecentesca sembra fatta anche di
questa incomponibile volontà contrappositiva.
Ma dal primo conflitto mondiale
data anche l’inizio di un fenomeno
destinato in certo senso a fungere da
paradossale contrappeso rispetto alla «divisività». Mi riferisco alla fre-
La rivista
Il numero di maggio-giugno di
«Nuova Storia Contemporanea»,
bimestrale diretto da Francesco
Perfetti, esce martedì 29 luglio (casa
editrice Le Lettere). Pubblichiamo
ampi stralci dell’intervento di apertura
di Ernesto Galli della Loggia, su «La
Grande Guerra e l’identità nazionale».
Tra gli altri contributi: «A proposito
di storia ipotetica», di Alberto
Indelicato; Dino Cofrancesco, invece,
affronta la «Responsabilità degli
intellettuali. Considerazioni sulla
political culture italiana negli anni di
Silvio Berlusconi».
Infine, due saggi sui rapporti tra
Gramsci e Togliatti con Antonio
Ciarrapico, che analizza «Il tradimento.
Togliatti e l’eredità gramsciana», e
Mauro Canali, che racconta «La verità
negata sui rapporti tra Gramsci e
Togliatti».
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quente migrazione di personalità e
di idee da un’Italia all’altra, da uno
schieramento all’altro, dalla destra
alla sinistra e viceversa. È qualcosa
di sostanzialmente diverso dal vecchio «trasformismo» ottocentesco,
in qualche modo rimesso a nuovo da
Giolitti. Il carattere variegato del
fronte interventista nel 1915 va visto
piuttosto come il preannuncio della
«grande contaminazione di forze, di
ideali, di gruppi» che la guerra produsse già al suo inizio, e poi subito
dopo, e che in seguito si sarebbe
molte altre volte ripetuto in Italia:
per esempio nel 1943, e poi nel 1948,
e ancora nel 1968, e da ultimo nel
1993-94. Un segno di un che di profondamente instabile, incerto e
quindi potenzialmente e imprevedibilmente fusionale, che caratterizza
la moderna scena pubblica italiana e
i suoi gruppi dirigenti, costretti dalla storia, si direbbe, a muoversi senza avere il punto di riferimento di alcuna stabile tradizione nazionale.
Tutto ciò sottolinea un ultimo
aspetto che fa della Prima guerra
mondiale un luogo di nascita dell’identità italiana novecentesca. Mi
riferisco all’azione e all’immagine
dello Stato, al modo in cui vengono
percepite, nonché al rapporto che
questa percezione crea tra lo Stato
stesso e il cittadino.
Al pari di tutte le guerre, la Prima
guerra mondiale assistette a un
enorme ampliamento del ruolo dello Stato. A cominciare dalla produzione industriale, lo Stato cominciò
a occuparsi di tutto. Ciò non mancò
di avere il suo effetto: prima d’ogni
altro quello di sottolineare le capacità della macchina pubblica nel raggiungimento di qualunque fine. Lo
statalismo, presente dall’inizio della
vicenda unitaria italiana, ne ricevet-
Domanda aperta
Il conflitto ci ha lasciato
anche un «noi» storico
che però potrebbe perdersi
con le nuove generazioni
«Guerra + Rancio», 1916 (particolare), di Ottone Rosai (Firenze 1895 - Ivrea 1957)
te un impulso fortissimo: lo Stato
poteva tutto; e, com’era accaduto durante la guerra, tutto poteva essere
fatto dallo Stato.
Lo statalismo, che sino ad allora
aveva corrisposto agli interessi di
gruppi circoscritti, divenne così
l’orientamento di intere culture politiche, destinate, con il fascismo e
dopo, ad assumere la guida del Paese. Lo sviluppo economico e la modernizzazione hanno certo dovuto
molto a questo statalismo. Ancora
una volta tocchiamo con mano
quanto il nostro presente sia riconducibile alla svolta del primo conflit-
to mondiale. Ma è pure lecito chiedersi se nel suo complesso questo
statalismo abbia rappresentato il
migliore dei viatici per il difficile
cammino della democrazia italiana.
Tanto più che l’investimento sullo
Stato si accompagnò ambiguamente
alla percezione della debolezza e
della fragilità di questo stesso Stato.
Il modo in cui l’Italia entrò in guerra
— e cioè attraverso un conflitto di
piazza che vide il ministero Salandra
fare da interlocutore più o meno occulto di una parte della piazza stessa
— rappresentò un precedente che
non sarebbe stato dimenticato. Mai
mo che resta qualcosa da dire a proposito di quell’evento. Qualcosa a cui
non è facile dare una forma limpida
e ragionata, perché troppo intimamente si lega a emozioni profonde.
Che cos’è? È la consapevolezza che fu
possibile agli italiani durare per
quaranta durissimi mesi di guerra,
superare la disperazione di Caporetto, organizzare la resistenza sul
Grappa e sul Piave fino alla vittoria,
perché fu raggiunto un acquisto prezioso: l’unità intorno alla patria italiana, il sentimento condiviso che il
destino di quella patria riguardava
tutti. È vero: quell’acquisto andò rapidamente perduto, per le ragioni
che in parte ho detto. Tuttavia esso
era destinato in qualche modo a sopravvivere: attraverso il verso di una
canzone o la motivazione della medaglia di un congiunto, nella scritta
ingenua di una delle migliaia di lapidi nelle piazze di tante città e paesi.
A sopravvivere e a giungere fino a
noi che riusciamo ancora a sentirne
l’eco lontana. Questo noi, però, non
nascondiamocelo, è il noi della generazione che volge al declino.
La domanda che chi scrive non
riesce a non porsi è se domani, trascorso il tempo della sua generazione e arrivatane sulla scena una nuova, sarà ancora così.
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Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Mostre A Pisa fino a gennaio un centinaio di lavori fra sculture, dipinti e disegni del maestro italo-polacco
Elzeviro
L’esordio narrativo di Simone Regazzoni
IL PROF DI FILOSOFIA
SFIDA IL QUARTO REICH
di RANIERI POLESE
U
n testo perduto di
Platone; i misteri
degli antichi sacerdoti egizi; i deliri apocalittici del nazismo magico; un piano per
distruggere il mondo e
dare il via alla rigenerazione: Simone Regazzoni,
alla prima prova con il romanzo (Abyss, Longanesi, pagine 391, 14,90),
mostra di conoscere bene
la formula dei moderni
thriller che mescolano
azione ed esoterismo, avventura e bizzarre incursioni nei territori oscuri
della storia del pensiero.
Sfruttando le sue conoscenze filosofiche, Regazzoni mette in campo le teorie di Martin Bernal, che
in Atena nera faceva risalire le origini del pensiero
greco, e di Platone in particolare, all’Egitto; cita le
ricerche sui geroglifici sacri del gesuita Athanasius
Kircher vissuto a Roma
nel ’600; aggiunge dettagli storici che dovrebbero
rendere plausibile la sua
❜❜
Un testo
di Platone, i deliri
del nazismo
magico, gli antichi
misteri egizi
costruzione (le spedizioni
naziste in Tibet e in Antartide; la nascita di Rudolf Hess ad Alessandria
d’Egitto, da cui avrebbe
portato in Germania un
papiro rivelatore; la società Thule precorritrice del
nazismo).
Poi confeziona il tutto
con la vicenda di un giovane professore di filosofia americano, autore di
un controverso saggio su
Platone, chiamato dalla
National security agency a
decrittare misteriose
scritture greche dove si
parla di un mondo sotterraneo, parallelo al nostro,
ai cui abitanti gli extraterrestri avrebbero regalato
le loro conoscenze. Ma
Michael Price — questo è
il nome del filosofo —
scopre subito il pericolo
della missione, trovandosi intrappolato in un complicato intrigo di servizi
segreti. Con l’aiuto di un
amico hacker, Eddie, e soprattutto di Trix, una ex
agente dei corpi speciali,
fugge e si mette in caccia
dei nemici, il gruppo QR,
Terza Pagina 37
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Gli angeli feriti di Igor Mitoraj
Una rilettura del classico: dominano bellezza e impatto emotivo
di SEBASTIANO GRASSO
Quarto Reich, che hanno
ormai cominciato il conto
alla rovescia per la deflagrazione finale.
Docente a Pavia, autore
di studi su celebri serie tv
americane (i saggi su Lost
e Dr House sono usciti da
Ponte alle Grazie), Simone Regazzoni ha di recente pubblicato un saggio
sulla tipologia dell’eroe
postmoderno (Sfortunato il Paese che non ha eroi,
sempre Ponte alle Grazie), i bastardi senza gloria né ideali che si incontrano in film come Il mucchio selvaggio, la saga
dell’ispettore CallaghanClint Eastwood, il Batman
versione Cavaliere Oscuro
di Christopher Nolan e,
naturalmente, tutta l’opera di Quentin Tarantino.
Qui, nel romanzo, cerca
di mettere da parte il lavoro di interpretazione delle
nuove figure della fiction
per buttarsi a capofitto in
un racconto di inseguimenti, agguati, complotti. Missione compiuta con
ottimi risultati, grazie soprattutto al ritmo impresso alla storia, l’uso di
montaggi incrociati (gli
inseguitori e l’eroe braccato), audaci flash-back,
l’azione che si sposta su
diversi scenari e subisce
accelerazioni e rallentamenti a corrente alternata.
Lo spazio dedicato alle
teorie parafilosofiche
(Platone erede della sapienza egizia eccetera: ma
in fondo al romanzo, per
chi ne volesse sapere di
più, troviamo un apparato di note e una bibliografia) non inceppa il procedere dell’intreccio, come
invece accade a volte con
le «lezioni» del professor
Richard Langdon nei libri
di Dan Brown. Qui, semmai, siamo più vicini alla
narrazione di scrittori come Steve Berry o Allan
Folsom.
Regazzoni non rinuncia a trovate sensazionali:
un padre scomparso che
riappare improvvisamente per raccontare i crimini
della Guerra fredda; gerarchi nazisti ufficialmente morti e invece trasferiti
nel mondo degli abissi. Il
quadro complessivo è
quello di un immane
complotto, dove le distinzioni buoni-cattivi sono
saltate. E dove combattere
per una buona causa rischia di essere solo un altro servizio reso a un potere occulto e malvagio.
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Al Museo di Reggio Calabria
Architetti e designer di oggi
interpretano i Bronzi di Riace
Fino al 31 luglio, al Museo Archeologico Nazionale di
Reggio Calabria, è esposta una mostra di opere
pittoriche di maestri contemporanei che omaggiano
il ritorno delle statue bronzee secondo la propria
personale interpretazione. Si intitola: «I bronzi di Riace,
Nostos, il ritorno» (catalogo Città del Sole Edizioni Laruffa Editore, pp.174, 50) e presenta opere di Bruno
Barla, Andrea Branzi, Giuliana Cunéaz, Riccardo Dalisi,
Marco Dezzi Bardeschi, Josè Ignacio González, Ugo La
Pietra, Alessandro Mendini, Franco Purini, Denis
Santachiara, Marcello Sèstito, Nik Spatari, Liu Tiefei e
Wang Jianzhong. «Abbiamo chiamato maestri del
design e dell’architettura invitandoli ha mettere su carta
le emozioni che le due statue hanno loro impresso», ha
dichiarato la sovrintendente Simonetta Bonomi.
A
nche gli angeli perdono pezzi. Come Eros alato, Ikaria,
Ikaro alato, Osiride ferito,
Grande toscano. Sparpagliati
per la Piazza dei Miracoli di Pisa (accanto alla Torre pendente), assieme a
déi, eroi, guerrieri ed efebi, gli angeli
giganti — in marmo bianco, bronzo,
resina e gesso — di Igor Mitoraj diventano gli attori di un grande spettacolo
teatrale. Cercano di volare, ma non riescono a staccarsi da terra, quasi imprigionati, magari con i bambini che vi si
appoggiano a ridosso nella parte dove
in quel momento c’è ombra.
L’occasione della mostra all’aperto e
anche all’interno della palazzina dell’Opera del Duomo, che ospita il Museo delle Sinopie, è data dal 950° anniversario della posa della prima pietra
(e ultima?) della cattedrale di Pisa: un
centinaio di lavori fra sculture, dipinti
e disegni dell’artista italo-polacco (catalogo con testi di Luca Beatrice, Francesco Buranelli e Antonio Paolucci).
Anche stavolta, Mitoraj — nato a
Oederan nel 1944 — si affida al frammento evocativo «classico». La qual
cosa deriva, sicuramente, dalla sua
educazione all’Accademia d’arte di
Cracovia, dove egli si aggirava fra riproduzioni di statue greche e romane,
proprio in un tempo in cui fra gli studenti c’era una sorta di «rivolta contro
dèi ed eroi» di marmo e di gesso, buona parte dei quali «mutilata».
Da qui, la rivisitazione di Mitoraj
dell’antico; naturalmente, in chiave
moderna. D’altronde dopo Rinascimento e Neoclassico, durante i quali
s’erano registrati lunghi momenti di
noia, agli inizi del secolo XX, i Futuristi
sostenevano che, per i nuovi tempi, il
massimo dell’estetica non era certo la
Venere di Milo o la Nike di Samotracia,
ma l’auto da corsa.
Dopo di loro, solo Salvador Dalí aveva ricreato il mondo classico senza cadere in una stanca ripetitività. Basta
per tutti l’esempio della sua Venere di
Milo, nel busto della quale aveva inserito dei cassetti, creando così una specie di donna-oggetto. Ripresa, prima
dal Man Ray che nuotava in un mare
dadaista (Venere restaurata, 1936),
gesso acefalo avvolto con lo spago
(quasi ad indicarne l’assurdità) e poi
dal concettuale Michelangelo Pistoletto che aveva posto un calco della Venere del neoclassico Thorvaldsen davanti a una montagna di abiti usati (Vene-
«Icaro caduto», scultura di Igor Mitoraj collocata in Piazza dei Miracoli, sotto alla torre di Pisa
re degli stracci, 1967). Mitoraj, invece,
parte sì dalla fusione del mondo greco
con quello romano, ma vi applica elementi moderni. Come le bende, per
esempio.
I suoi eroi sono feriti, hanno gli arti
monchi? E Igor li trascina in ospedale,
perché — quando possibile — venga-
È indiscutibile che, a prescindere
delle mode — le quali, appunto perché mode, hanno la vita breve —, il
classico anche se per qualche tempo
viene respinto, negato, addirittura irriso, resta una costante della cultura
occidentale, tanto da riemergere continuamente, anche se, talvolta, passa
molto tempo da una «risurrezione» all’altra. Mitoraj, adesso; ugualmen«Igor Mitoraj. Angeli»,
te Anne e Patrik Poirier,
Pisa, Piazza del Duomo
Novello Finotti, Antonio
e Museo delle Sinopie,
Trotta e, per un certo
sino al 15 gennaio 2015.
verso — quando l’arcaiTel. 050 835011. Cataco diventa classico —
logo in corso di stampa.
anche Mimmo Paladino.
A sinistra: Igor Mitoraj
Esisteva il pericolo di un
classicismo imitativo?
no medicati e cambino loro le bende.
Se c’era, questi artisti ne sono rimaDopo di che, li adagia per terra. Senza sti lontani: persino dal suo profumo.
testa, o senza braccia o gambe, se glie- Mitoraj ha scelto la strada del framl’hanno mozzate.
mento. Corpi sfregiati, torsi crepati o,
Le suggestioni restano, però, così talvolta, assemblati con altri elementi
come le chiavi di lettura. Su tutto, co- anatomici, personaggi mitologici fatti
munque, domina la bellezza. Non im- a pezzi e ricomposti secondo un’altra
porta se il corpo è fatto a pezzi. È la logica. Bellezza, ma anche malinconia
suggestione, l’impatto emotivo, il tra- e struggimento.
scinamento del visitatore che contaTalvolta Mitoraj fonde il mondo rono. Che, in Mitoraj, non mancano mai. mano con quello etrusco, mentre
quello greco lo confronta con la Storia.
Mondi frammentari (ma, qui, volutamente), come frammentari sono le liriche di Saffo. Che nascono dall’emozione e all’emozione si consegnano
senza condizioni. Da qui, quella che
Giovanni Testori, nel caso di Igor,
chiamava «la resurrezione della bellezza».
Oltre alle sculture (marmo, bronzo,
ghisa e resina), l’artista espone anche
dodici quadri (tecniche miste, encausto) e diciassette disegni (carboncino
su carta), forse preparatori alle sculture. Mitoraj è un grandissimo scultore e
un ottimo disegnatore.
Quando però si cimenta con i dipinti, sembra che sia stato abbandonato
dagli amici. Ma è possibile che fra
quanti gli stanno attorno — e sono
molti — non ce ne sia uno che si armi
di coraggio e gli dica sinceramente,
inequivocabilmente, crudelmente
magari, che è meglio lasciar perdere?
A meno che si dimostri che egli è
costretto a dipingere per ordine del
medico di fiducia e che ciò sia da considerarsi strettamente terapeutico.
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Progetto Una rete che unisce il Centro Italia in una serie di esposizioni da Ascoli a Teramo
Le terre antiche di Marche e Abruzzo
alla prova dell’arte contemporanea
di ROBERTA SCORRANESE
C’
è un’Italia antica che ama vestirsi a nuovo, dove le rocche medievali accolgono i neon dell’arte contemporanea e le fortezze abbarbicate su alti borghi ospitano installazioni
che evocano l’infinito. È l’Italia del centro, racchiusa tra Abruzzo, Marche e
una porzione di Lazio, radici divise tra
potere papale e di antiche signorie, natura mozzafiato (e semisconosciuta),
chiese tratturali, quelle che servivano
alla preghiera e al laico riposo dei pastori. È una terra sciamanica, selvaggia,
e, paradossalmente, propensa ad assorbire lo spirito visionario del contemporaneo. Di qui il progetto «Arte in Centro
– Cultura contemporanea nei borghi e
nelle città», una rete di mostre e eventi
che idealmente legano l’Italia centrale
dai Monti Sibillini al Gran Sasso alle
spiagge dell’Adriatico.
Tra Marche e Abruzzo, fino al 28 settembre, cattedrali e castelli si apriranno
agli archetipi di Enzo Cucchi, ai paesaggi iperrealisti di Franco Fontana, ai manichini metafisici di Mark Kostabi, alle
bellissime foto notturne di Irene Kung.
Il progetto nasce grazie a Fondazione
Malvina Menegaz per le Arti e le Culture, Fondazione Fortezza Abruzzo, Asso-
ciazione Culturale Naca Arte, Fondazione Aria, Fondazione dei Musei Civici di
Loreto Aprutino e Associazione Arte
Contemporanea Picena e si snoda attraverso le terre di Raffaello (nell’urbinate), D’Annunzio, Flaiano, raccogliendone un’eredità sfumata di eleganza e
energia tellurica. Al centro L’Arca di Te-
Viterbo, l’omaggio di Colin
alle suggestioni di Goethe
Quando gli artisti espongono gli artisti: al
progetto Chambre Guest 2014, Gianluigi
Colin presenta una mostra a Casa
Fornovecchino, la casa-atelier di Thomas
Lange a Torre Alfina, vicino a Viterbo.
Oltre alle opere dedicate ai media (foto),
Colin realizzerà un’installazione ispirata a
Goethe. Apertura stasera (fino al 29/7).
ramo c’è la personale di Enzo Cucchi,
maestro della Transavanguardia, poeta
di un rosso infuocato, mentre le Visioni
di Gianluigi Colin, artista e art director
del «Corriere della Sera», a cura di Umberto Palestini, animano Civitella del
Tronto con la personale Interferences.
poetica che radicalizza il caos moderno.
Civitella, regina della Vibrata (vallata
punteggiata dalle basse case in terra
cruda), è una delle fortezze più imponenti del centro Italia e, nel progetto curato da Giacinto Di Pietrantonio, accoglie anche Visioni – Visione territoriale,
dove numerosi artisti si esprimono attraverso la ceramica. Cuore dell’arte
abruzzese, materiale che per secoli ha
nutrito un artigianato sospeso tra creatività e economia, la ceramica di Castelli
(la cittadina dove questa lavorazione ha
trovato il culmine della raffinatezza) sarà interpretata da Mark Kostabi, Vedovamazzei, Gabriele Di Matteo e molti altri.
Pochi chilometri e si arriva ad Ascoli
Piceno, sconfinando nelle Marche. Una
visita al Duomo e al Battistero di san
Giovanni e poi Arte in Centro propone
Amalassunta Collaudi – Dieci artisti e
Licini: a cura di Christian Caliandro per
la Galleria d’Arte Contemporanea
Osvaldo Licini: fa dialogare artisti nazionali e internazionali (tre statuniten-
si, un austriaco e sei italiani) con la figura del pittore marchigiano. Ancora Marche: a Loreto c’è LoretoView, festival
sulla fotografia di paesaggio. Tornando
in Abruzzo, di nuovo Vibrata: Castelbasso, centro piccolo ma da anni molto attivo nella promozione culturale, offre
due esposizioni. La Roma artistica degli
anni Sessanta in un progetto curato da
Laura Cherubini e Eugenio Viola a Palazzo De Sanctis e Paesaggi della mente,
un’antologica dell’avezzanese Alberto
Di Fabio (classe 1966), a Palazzo Clemente.
Verso sud. Al Museo Capitolare di
Atri (del 1912, uno dei più antichi musei
ecclesiastici d’Italia), c’è la mostra Stills
Of Peace and Everyday Life, che propone opere di artisti contemporanei italiani e pakistani: attraverso i linguaggi della fotografia, della video arte e dell’installazione, ci si confronta su temi sociali e culturali. Infine Pescara. A
Palazzetto Albanese, la mostra Vita Activa. Figure del lavoro nell’arte contemporanea (a cura di Simone Ciglia) affronta il delicato tema dell’occupazione,
in un’area come quella del centro Italia
che fa i conti con la crisi nelle piccole e
medie imprese. Simbolicamente,
l’esposizione ha luogo in un negozio dismesso.
Arte in Centro, dunque, come aggregatore di risorse in un territorio in cui i
singoli centri faticano ad affermarsi.
Che sia una strategia intelligente nel valorizzare il contemporaneo?
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Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Eventi
UNA MOSTRA
A LONDRA
L’appuntamento Alla Somerset House un’esposizione
che promuove (trasformandole) le tecniche cutanee
L’arte
addosso
I re del tatuaggio entrano al museo
Dalla pelle alla tela e alla scultura
un mondo che accende le quotazioni
E
d Hardy, Horiyoshi III,
Mr Cartoon: nel mondo
dei tatuaggi è come dire
Michelangelo, Rubens e
Caravaggio e non è un caso che
sia la Somerset House, museo
londinese più frequentemente
associato a Picasso e Canaletto,
a esporne le opere. Può sembrare una scelta sorprendente,
ma non lo è, se è vero che l’arte
del tatuatore non è più un argomento di nicchia, con connotazioni poco salubri, bensì
un fenomeno che muove le
masse: il congresso annuale di
Londra accoglie circa 25.000
visitatori, mentre per farsi tatuare da uno degli artisti esposti alla Somerset House ci sono
clienti disposti non solo a viaggiare, ma anche a pagare cifre
esorbitanti.
Lo stereotipo del tatuato non
rispecchia più la realtà. Oggi a
rincorrere inchiostro e ago è un
gruppo che non conosce limiti
d’età, professione o estrazione
sociale, come racconta Miki
Vialetto, co-curatore della mostra londinese assieme alla tatuatrice Claudia De Sabe. «Negli Usa ci sono 12 reality sui tatuaggi ogni anno. Da noi qualche mese fa è venuta una
signora di 79 anni. Stava per
sottoporsi a un intervento per
Fenomeno di massa
La capitale inglese
ospita ogni anno
il congresso mondiale
con 25 mila visitatori
sostituire la rotula e cercava un
simbolo da tatuare sulla caviglia, per augurarsi buona fortuna. Era il suo primo tatuaggio. Non si è fermata a un simbolo. È uscita con 15 centimetri
di disegno».
I simboli, tanto, sono superati: stando alla mostra londi-
Vie en rose
nese il tatuatore di oggi preferisce opere più ricercate, come
una parodia della Venere di
Botticelli, la vita di strada di
Los Angeles, l’horror. Come
ogni artista che si rispetti, i 70
maestri selezionati per la Somerset House hanno un loro
stile e un loro seguito. Mr Cartoon, ad esempio, ha ammiratori (e clienti) come Beyoncé,
Eminem, Justin Timberlake, il
rapper 50 Cent. Horiyoshi III ha
reinventato il tatuaggio classico giapponese – basandosi sulle tradizioni e le conoscenze di
due generazioni della sua famiglia – lo svizzero Filip Leu sposa la tradizione orientale a
quella occidentale. A sorpresa
alla Somerset House manca
completamente ogni riferimento alla pelle. Non una fotografia, non un disegno. «È stata
una nostra scelta, abbiamo lasciato all’artista la possibilità di
esprimersi come preferiva,
chiedendo però di evitare la
pelle». È l’arte pura del tatuatore, in pratica, a essere in mostra, non la sua traduzione cutanea. C’è di tutto: tele, sete,
olii, acquerelli. «Sono artisti
seri, gente che ha studiato, che
prende l’arte molto sul serio»
racconta Vialetto sottolineando
A sinistra,
«Rouge» della
neozelandese
Rose Hardy:
il ciclo della vita
è rappresentato
dalle rose,
alcune in fase di
crescita, altre in
via di sfioritura
Cicli
Il tempo
torna anche
in «Cycles»
di Claudia De
Sabe, italiana
ma londinese
d’adozione,
divisa tra
estetica
giapponese
e vittoriana
Classicità
«Indigo Dragons», guazzo su
gesso di Chris Garver s’ispira alle
Veneri capitolina e di Botticelli
che anche sulla pelle ormai non
ci sono limiti. «Ho visto le cose
più sorprendenti, dalla fotografia realistica a una bottiglia
di champagne appena stappata
con il liquido che sembrava
muoversi nei bicchieri».
Ma perché separare completamente il tatuaggio dalla pelle? Perché per il tatuatore il
contatto con l’epidermide
spesso è l’aspetto meno soddisfacente, spiega Vialetto. «Piacciono i risultati, ma sul momento sei come un medico.
Senti la persona che suda, che
emana odori non buoni, che
espurga». Fa male? «Dipende
dai metodi e dalla mano del tatuatore. Ci sono artisti che lavorano molto velocemente. In
un’ora ti fanno un capolavoro
ma in quell’ora soffri, perché
per ottenere la velocità devono
spingere gli aghi ben dentro.
Dipende dalle tecniche insomma, ma un po’ male fa sempre».
Per la Somerset House, che
ha creduto nella mostra tanto
da far fronte a tutte le spese di
allestimento, la scelta del tatuaggio ha un senso: «È l’arte
vivente che ha collezionisti appassionati e una sua quotazione di mercato» precisa l’ufficio
stampa. Le opere sono in vendita e stanno andando a ruba.
Mr Cartoon, che ha proposto
una tela sul blu raffigurante un
volto femminile in stile pop art,
chiede un prezzo di 7.000 sterline, ma ci sono opere che raggiungono le 30.000. Il 30% degli introiti va al museo. Sarà la
Somerset House, inoltre, a
ospitare a fine settembre il vernissage del decimo convegno
internazionale sui tatuaggi, che
vedrà all’opera 380 tatuatori di
48 Paesi diversi.
Se serviva un’ulteriore conferma che per l’avanguardia il
tatuaggio è arte come il disegno, la pittura o la scultura, i
fratelli Chapman, i due bad
boys dell’arte contemporanea
inglese, hanno deciso di includere i loro tattoos nella mostra
che la città di Hastings dedica
loro. Provocatori, certo, ma anche pronti ad accogliere e rilanciare ogni nuova tendenza.
Paola De Carolis
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il personaggio Leu, uno dei migliori tatuatori al mondo. Un talento trasmessogli dai genitori hippy
La vita nomade di Filip che fa del corpo un capolavoro
Il maestro della «mano libera»
«Lascerei un segno su Benigni»
U
sa il corpo umano come
una tela, rendendolo ogni
volta un pezzo d’arte contemporanea. Filip Leu ha 46 anni e
la fama maturata sulla pelle (altrui) di essere uno dei migliori
tatuatori al mondo. Tre nazionalità (parigino di nascita, svizzero di adozione, più un passaporto americano per origini
materne), una moglie pittrice
(Titine), un nonno acquisito artista (lo scultore Jean Tinguely).
Gente di tutto il mondo si mette
in lista d’attesa per almeno tre
anni per farsi tatuare da lui.
Da qualche anno Filip si è rifugiato a Bullet, tra i pascoli
sulle montagne svizzere. Un
immenso atelier protetto da
squadroni di mucche. Mamma
Loretta vive al piano sotto. La
vetrata in alto si affaccia su tutta
la vallata. «Ho trasformato l’ultimo piano in un grande loft
con lo spazio per suonare basso, chitarra e dipingere con mia
L’evoluzione
Sin da ragazzo ha girato il
mondo per imparare stili
e tecniche. Oggi ha una
lista di attesa di tre anni
moglie e gli amici. Qui ci sono
le tre cose di cui non posso fare
a meno durante la mia giornata:
musica, compagnia, aria fresca» racconta. A pochi chilometri da casa, nel borgo di SteCroix, c’è lo studio. Fuori dalla
porta, solo un campanello e la
scritta: «Leu Studio». Un personaggio fuori dal tempo: un indirizzo mail unico per comunicare con tutta la famiglia. Ovviamente nessun social
network. Fino a qualche anno
fa in casa non c’era nemmeno il
telefono: il padre gli diceva che
dalla cornetta è come se ti sputassero nell’orecchio e così
l’unico modo per comunicare
con loro erano le lettere per posta.
Mamma Loretta e papà Felix
si erano conosciuti nel ’65 a
Purosangue
Filip Leu, 46 anni, è nipote
dello scultore Jean Tinguely
New York. Per entrambi fu il
trampolino verso una vita hippy in giro per il mondo. Nord
Africa, India, Nepal: i quattro figli sono cresciuti a pane e arte,
on the road. «In qualsiasi luogo
vivessimo, fosse anche una casetta di campo senza elettricità
e acqua corrente, su un’isoletta
della Spagna, cercavamo di procurarci carta, matite, pennelli e
colori» ricorda mamma Loretta,
che ha cresciuto i figli a casa
evitandogli la trafila dei sistemi
scolastici ufficiali. «Ricordo
quando facevo i compiti nella
nostra casa in Nepal, con le
scimmie che mi guardavano
dalla finestra» racconta Filip. Il
padre, scomparso 12 anni fa,
insegnò a tutti i figli l’arte del
tatuaggio. Filip fu l’unico a farne una ragione di vita. Il fratello
Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Eventi 39
italia: 51575551575557
A tutto colore
La guida Fino al prossimo 5 ottobre
A Parigi Gli appassionati di tatuaggio
A sinistra, uno
degli «abstract
self portrait» del
pittore e tatuatore
americano
Shawn Barber
è aperta presso la Somerset House di
Londra Time: Tattoo Art Today, mostra
che presenta al pubblico il volto artistico
del tatuaggio e gli stili dei suoi maggiori
interpreti contemporanei. Info: ingresso
gratuito www.somersethouse.org.uk
possono visitare anche Tatoueurs
tatoués, aperta al Musée du Quai Branly
fino al 18 ottobre 2015. Esposte 300
opere tra fotografie, oggetti d’epoca,
stampe, bozzetti sulla storia dei tatuaggi
nel mondo. Info: www.quaibranly.fr
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L’aspetto antropologico
Il legame Così i tatuatori riprendono l’iconografia dei grandi maestri
Dai modelli classici ai manga
l’estetica da post-produzione
Come dj dell’arte visiva: nessuna immagine è sacra
di FRANCESCA BONAZZOLI
classica occidentale di cui la Vanitas o grafia orientale i riferimenti sono i granMemento mori è la più saccheggiata. Te- di maestri come Hokusai, la cui serie di
n epigrafe ai sei scritti sull’arte rac- schi, orologi, clessidre, meridiane, rose uccelli ispira per esempio il tatuatore
colti nel 1950 sotto il titolo Holzwege, sfiorite attingono, anche nell’allestimen- Seth Wood, ma anche qui i modelli sono
Martin Heiddeger spiegava: «Holz è to compositivo, ai più celebri esempi del sempre «scontornati» e riportati in un
un antico nome che designa la fore- genere risalenti per lo più al Seicento, contesto che include l’iconografia poposta. Nello Holz vi sono dei Wege, dei sen- con una particolare predilezione per la lare. È difficile che un tatuatore si senta
tieri, che, il più delle volte, finiscono im- tradizione spagnola e fiamminga che ha vincolato a una sola tradizione: il tatuagprovvisamente, coperti di erbe, in cam- avuto maestri sublimi in Antonio de Pe- gio contemporaneo ha fatto più che mai
mini non battuti. Sono gli Holzwege. reda e Pieter Claesz. Ma i tatuatori esplo- sua l’estetica della post produzione per
Ognuno procede per proprio conto, ma rano il tema della morte anche attraverso cui oggetti culturali già esistenti vengono
nella medesima foresta. Spesso l’uno il recupero di iconografie più antiche, co- presi e inclusi in nuovi contesti.
Nicolas Bourriaud ha paragonato quesembra uguale all’altro. Ma è solo un’ap- me quella medievale dello scheletro (il
Tempo) che arriva coperto di un saio ne- sto processo artistico a quello del deparenza».
Può fare una certa impressione acco- ro brandendo una falce; o come il reper- ejaying: «L’interstizio che separa produstare i tatuaggi ad Heiddeger, ma la sua torio di diavoli, metà uomini metà bestie zione e consumo si restringe ogni giorno:
riflessione preliminare sull’origine del- immaginifiche, evocato per esempio dal possiamo produrre un’opera musicale
senza comporre una sola nota, servendol’opera d’arte ci è parsa consona a spiegaci di dischi già esistenti». Esattamente lo
re come mai i lavori di molti tatuatori e le
stesso concetto spiegato dal musicista
pubblicazioni sul tema siano ormai ap- Tra sacro e profano
giapponese Ken Ishii: «Ora chiunque può
prodati in diversi musei del mondo e recomporre musica all’infinito, musiche
lativi bookshop, dalla Somerset House di Si mescolano le citazioni, così la
che si frantumano in generi diversi seLondra al MoMa di New York al museo Venere tizianesca si intreccia a
Quai Brainly di Parigi. L’arte del tatuag- allegorie animalesche medievali condo le varie personalità. Il mondo intero verrà riempito di musiche diverse,
gio, infatti, sebbene il suo supporto ne- e ai simboli della Passione
personali, che sempre di più ispirano alghi l’eternità cui aspira ogni capolavoro,
può considerarsi un
Holzweg perché, come
tutta l’arte, nasce anch’essa dall’arte. Ne è
una prosecuzione, una
variazione, un cammino laterale, magari anche minore, ma pur
sempre una filiazione e
dunque una sua espressione. Così se Caravaggio riprende Michelangelo che a sua volta cita
l’antico, anche nei lavori dei tatuatori possiamo tracciare riferimenti Modelli «Flora’s Clock», il dipinto di Morg Armeni per la mostra. A destra, la «Venere di Urbino» di Tiziano
a scuole, periodizzaziotre musiche».
ni, stili; con la grande arte — sia occidenPer i tatuatori nessuna immagine è satale che orientale — che fa da punto di ri- Le immagini preferite
cra e intoccabile; tutto è scaricabile da inferimento visivo e culturale.
La meditazione sul tempo con
ternet e mixabile: il grande modello o il
Anche per i tatuatori i modelli sono scheletri, teschi e falci è
manga. Le loro pratiche configurano una
soprattutto i grandi maestri: per esempio
nella sequenza delle Veneri sdraiate che coerente con un’arte che nel suo maniera di utilizzare l’estetica globale sida Tiziano passa per la Maja di Goya e supporto, la pelle, nega l’eternità mile a quella di molti artisti visivi contemporanei, dj e programmatori: tutto
l’Olympia di Manet, si inserisce anche
ciò che è già visivamente disponibile, pre
Morg Armeni, che abbina alla sua Venere
altre citazioni dell’arte classica come la tatuatore Theo Mindell attraverso una esistente, non viene più semplicemente
vecchia che brandisce un teschio dietro la creatura ibrida che, con un triplo salto citato, come nel postmodernismo, ma
giovane, cartigli medievali, animali alle- mortale, mette insieme i diavoli nordici riusato, manipolato e rimesso in scena.
gorici e addirittura simboli della Passio- di Dürer e Schongauer con l’immaginario Dunque il loro è a tutti gli effetti un altro
ne come il sole e la luna. L’accrochage e il fiabesco del castello di Biancaneve e le di- degli Holzwege individuati da Heidegger
tutto pieno è infatti la cifra che spesso oc- vinità indu.
nella foresta dell’arte.
culta sotto nuove spoglie l’iconografia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Allo stesso modo, anche per l’icono-
I
200
30
80
48
le ore in media per un
body suit (un tatuaggio che ricopre l’intero
corpo). Per un braccio
si va da 10 a 100 ore
mila, i tatuaggi realizzati in media ogni
giorno in Italia, dove
sono presenti 9.000
tatuatori professionisti
euro il prezzo minimo
di un tatuaggio di piccole dimensioni. Per
un body suit si parte
dai 10 mila euro
i Paesi presenti alla
convention mondiale
di Londra (26/28 settembre). Nel 2013 i visitatori furono 25.400
Ajja è diventato un top dj, la sorella Ama una modella, Aia invece se n’è andata in Irlanda a
fare la pittrice. «Il mio maestro
è stato papà: se i miei genitori
non avessero incominciato a tatuare, magari non ci avrei nemmeno provato e sarei finito a fare il venditore di materassi, l’assaggiatore di gelati o il critico
cinematografico». Nel 1981,
quando la famiglia Leu approda
nel porto definitivo della Svizzera e nasce lo studio «The Leu
Family’s Family Iron», Filip ha
14 anni e comincia a tatuare per
davvero. Ma la sua vita è prima
di tutto un viaggio, nel colore
del mondo. Il fuoco della creatività lo aveva acceso piccolissimo, quando i primi clienti sceglievano un disegno e Filip lavorava per ingrandirlo o ridurlo, a occhio nudo, usando una
griglia. Sulla spiaggia di Goa le
fotocopiatrici non le avevano
ancora inventate. A 17 anni,
partì per il giro del mondo per
L’album di una famiglia speciale
Filip Leu agli esordi e una sua «opera». A destra, con i genitori Felix e
Loretta, le sorelle Aia e Ama e il fratellino Ajja. Siamo a Bombay, nel 1981
incontrare i maestri del tatuaggio. Con lui la sorella Ama, che
si occupò di fotografare tutto il
viaggio. Bombay, Bangkok,
Taiwan, Hong Kong. Poi (soprattutto) il Giappone, dove rimassero tre mesi e Filip si innamorò del concetto di tatuaggio
integrale. Schiena, gambe,
braccia intere. Poi San Francisco, i Realistic Studio e l’incontro catartico con Ed Hardy. Poi
in Florida da Paul Rogers, il migliore costruttore di macchine
di tatuaggio di quei tempi.
Così Filip è diventato il maestro del «free hand»: nessun disegno predefinito, ma pittura a
mano libera che interpreta le
caratteristiche di ogni singolo
corpo. Un viaggio di inchiostro
tra muscoli, vene e imperfezioni della cute. «La difficoltà ogni
volta è riportare un disegno
piatto su qualcosa di rotondo».
Qualcuno gli chiede di replicare
lo stesso stile che usa quando
ll rito Il tatuaggio sacro sak yant, diffuso nel Sudest
asiatico. Sotto, capo Maori in una foto del 1860
La pratica scandalosa
simbolo della differenza
nella modernità liquida
di ADRIANO FAVOLE
A
dipinge su tela. Un mix di psichedelia e surrealismo. «I miei
disegni li ispira il desiderio del
cliente: poi si inizia e si vede dove si arriva» spiega Filip. C’era
un ragazzo, oggi un uomo con
tante certezze e poca voglia di
rimettersi sulla strada. «Se devo
immaginarmi fra 30 anni non
vorrei essere altrove». Per nulla
scosso dalla deriva modaiola
del tatuaggio e dalla leggerezza
con cui molti ragazzini si fanno
coprire il corpo, si gode ogni
giorno i complimenti per lui
meno scontati, quelli di mamma Loretta. Si è mai rifiutato di
tatuare qualcuno? «Sì, io non
sono uno schiavo» e mentre lo
dice una ventata di aria fresca
travolge la stanza. Provi a chiedergli se c’è un personaggio su
cui gli piacerebbe lasciare un
segno. Filip non ha dubbi. «Roberto Benigni, qui in famiglia
siamo tutti suoi grandi fan».
rjun Appadurai, antropologo noto in Italia soprattutto
per il suo «Modernità in polvere» (Cortina, 2010),
sostiene che la globalizzazione contemporanea è
caratterizzata dalla diffusione di format più che di
contenuti. Le soap opera, i romanzi, i social media come
Facebook, YouTube, Instagram forniscono supporti
globalizzati a contenuti culturali e personali specifici. In
questa prospettiva si potrebbe osservare che il tatuaggio è
tra i format di più grande successo e diffusione. Una vera e
propria epidemia di pelli incise percorre il mondo
globalizzato. Se l’Occidente ha conosciuto da tempo
immemorabile forme di scrittura «a fior di pelle», la vera
rivoluzione arrivò con i marinai di James Cook i quali, a fine
Settecento, accettarono di farsi tatuare dai polinesiani, un
gesto di straordinaria intimità culturale. La nuova parola
tatoo, coniata a partire dalla
lingua polinesiana (in cui il
termine tatau significa
«incidere»), segnalava
l’avvento di una innovativa
tecnica di appropriazione e
valorizzazione del corpo che
fu a lungo avversata dalle élite
detentrici del potere. I
missionari proibirono con
forza (ma, non sempre con
successo) alle popolazioni
native del Pacifico di praticare
il tatuaggio, ritenendo che
l’essere umano non avesse il
di intervenire su un
L’atteggiamento diritto
corpo creato a immagine di
Dio. In Europa, il tatuaggio fu
Quello dei
come il «marchio
marinai di Cook considerato
di Caino», segno di devianza
che si fecero
fatto proprio da galeotti,
pazzi, prostitute. Come è
tatuare dai
Cesare Lombroso
polinesiani fu un noto,
collezionava pelli umane
tatuate e considerava il tatoo
gran gesto di
marchio criminale. Negli
intimità culturale un
ultimi 40 anni, sulla scia della
riscoperta del tatuaggio da
parte delle culture giovanili americane, un vasto movimento
mondiale, alimentato da frequenti convention e dai nuovi
strumenti di comunicazione, ha provveduto a valorizzare le
pratiche di incisione e scrittura della pelle. Il successo di
questo format ha diverse ragioni. Da un lato nasce dalla
rivendicazione del proprio corpo, di corpi che le religioni, la
biomedicina, le biopolitiche hanno cercato di controllare e
normalizzare in modo sempre più pervasivo. Dall’altro vi è
il fascino della differenza, dell’esotismo, dell’alterità.
L’ampia diffusione dei motivi geometrici polinesiani, degli
irezumi giapponesi e degli ideogrammi cinesi si spiega con
una diffusa esigenza di pluralità e differenza, in un mondo
che tende all’omologazione. In alcune società polinesiane le
pelli tatuate venivano rimosse al momento della morte,
come se le figure incise potessero essere preservate dal
processo di disfacimento della carne. Oggi, in Occidente, si
diffonde l’uso di utilizzare le ceneri dei defunti per
realizzare l’inchiostro con cui tatuarsi. Se questa pratica
appare estrema e, ad alcuni, aberrante, in realtà traduce
bene uno degli aspetti persistenti del tatuaggio:
l’incorporazione del legame sociale. Accettando di essere
tatuati, i marinai di Cook si legavano intimamente a una
nuova cultura che percepivano come pacifica e paradisiaca.
Allo stesso modo, le forme e le scritture del tatuaggio
richiamano spesso relazioni d’amore e d’affetto verso
persone, luoghi, eventi che costellano la parabola
dell’esistenza individuale. In un mondo orfano di grandi
narrazioni, i tatuaggi personalizzano la vita e il corpo,
flebili persistenze di una modernità liquida. Tatuarsi è
insieme una moda diffusa a livello globale e allo stesso
tempo un grido di riconoscimento, l’affermazione della
«presenza» di un corpo che ha una sua traiettoria di vita
specifica e una sua rete di relazioni, la rivendicazione di
capacità creative in una società che tende all’omologazione
dei corpi e delle vite.
Stefano Landi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
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IL TETTO AGLI STIPENDI DEI DIPENDENTI
✒
Il padre di Vincenzo Nibali, il
fuoriclasse del ciclismo dominatore del Tour de France, ha detto in un’intervista a Corriere.it di aver convinto il figlio a continuare a correre con uno
schiaffone. Un «salutare schiaffone», come tante volte si sente dire, avrebbe dunque rimesso in carreggiata il ragazzino
nato per la bicicletta in un momento di
sconforto, probabilmente stanco di pedalare, forse deluso oppure sfiancato dai sacrifici in sella alla bici. Bisognerebbe indagare la natura profonda della passione
di Vincenzo, codificare in chiave simbolica l’origine della sua vocazione per sapere
come siano andate davvero le cose. È difficile pensare che uno schiaffone possa
far venir voglia di vincere, cha possa avere
avuto un così alto potere motivante.
Oggi per le nuove generazioni di certo
non funziona più così, la qualità della relazione con l’altro conta ma quando è
fonte di valorizzazione e rispecchiamento, non di umiliazione, né tanto meno
quando cerca di spronare utilizzando
metodi paradossali come «alzare le mani». Questo non significa che i figli abbiano smesso di far disperare i genitori, che
spesso si trovano di fronte a situazioni in-
sostenibili sul piano educativo ma soprattutto emotivo. Fin dalla più tenera età
dei figli, i genitori quotidianamente impattano con la frustrazione di non riuscire a far passare un messaggio che porta
con sé la preoccupazione e il desiderio di
salvaguardia per il presente e per il futuro. I bambini si mettono in pericolo per la
necessità di esplorare il mondo e i genitori spazientiti possono perdere le staffe.
Gli adolescenti possono disattendere
aspettative fino a un attimo prima condivise: tutto questo può risultare troppo
frustrante e scatenare una rabbia difficilmente differibile o contrattabile. Può
succedere di perdere la pazienza, ma questo non significa essere genitori autorevoli, né tanto meno è detto che così si riesca a riattivare la motivazione personale.
L’attesa spasmodica di un ritorno sulla
scena educativa della figura del padre
può indurci a percorrere scorciatoie, ma
la strada da percorrere per superare la crisi dell’autorità paterna non passa attraverso il ritorno alla punizione fisica.
Matteo Lancini
Psicoterapeuta Istituto Minotauro,
Docente di Psicologia a Milano-Bicocca
© RIPRODUZIONE RISERVATA
BERLINO PROVA A ISPEZIONARE LA RETE
IL CONFINE TRA PRIVACY E SICUREZZA
✒
La libertà personale — in una
delle sue definizioni più metaforiche — è come una sfera, che può allargarsi finché non arriva a cozzare con
altre sfere, vale a dire la libertà (e il rispetto) di altri individui. Fino ad allora, il
raggio d’azione della persona può allungarsi a piacere, ma — oltre — deve fermarsi. Su questa delicata e scivolosa linea di confine potrebbe
ora trovarsi il più grande
Paese dell’Europa occidentale e liberale: la Germania.
Ieri, nel giorno in cui
da una manifestazione
anti Gerusalemme sono
echeggiate frasi inquietanti come «Gasare Israele» e il saluto nazista
«Sieg Heil», il settimanale Der Spiegel ha raccontato i presunti
piani di Berlino per allargare il proprio
sguardo sul mondo Internet. L’esercito
— secondo la testata tedesca — ha chiesto al prestigioso istituto Fraunhofer di
capire quali possano essere le migliori
strade per raccogliere e analizzare dati
via Internet. Il progetto si chiama «La valorizzazione della conoscenza attraverso
fonti aperte». Secondo il governo, non ci
sono ostacoli a uno «sguardo dall’alto»
su quello che viene messo pubblicamente in Rete dagli utenti di social network.
«Non c’è nessun attacco ai diritti della
persona», è il commento del ministero
dell’Interno a Berlino. Per il dicastero, attraverso l’analisi di dati delle piattaforme
dei social network, «si possono identificare tendenze e anomalie, con l’aiuto di
procedimenti statistici».
Lo sguardo dello Stato,
secondo le indiscrezioni,
sarà rivolto all’estero e
non all’interno dei confini tedeschi. Ma non mancano i punti interrogativi.
Prima domanda: sotto la
lente di Berlino ci saranno solo i Paesi non amici
e le aree del pianeta più a
rischio, o anche nazioni
alleate, vicine e pacifiche? Seconda domanda, più generale: esistono confini
chiari e definiti su Internet? Il traffico di
dati online non ha un passaporto e una
residenza fissa. Così, per identificare pericolose «anomalie», potrebbero essere
raccolti dati su larga scala. Da parte di
uno dei Paesi più liberali del mondo.
Giovanni Stringa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LA GAFFE DI TAVECCHIO SUI MIGRANTI
AL CALCIO NON SERVE UN TACKLE RAZZISTA
✒
Il nuovo che avanza in Federcalcio
è vecchio che più vecchio, anzi Tavecchio, non si può. Che la famiglia del
pallone, conservatrice anzichenò, decida
di eleggere al suo vertice un presidente
che della Figc è vicepresidente dal 2007 —
vicario dal 2009 — e che quindi qualche
responsabilità nel declino del nostro calcio ce l’avrà pure, è affar suo, ma che il
prossimo rappresentante dell’Italia nel
mondo presenti il suo programma incorrendo in una gaffe dai risvolti razzisti,
quello no, è anche affar nostro.
La frase incriminata di Carlo Tavecchio
da Ponte Lambro, poi corretta da scuse
quasi peggiorative della situazione, è imbarazzante: «Le questioni di accoglienza
sono un conto, le questioni del gioco sono
un altro. L’Inghilterra individua i soggetti
che entrano, se hanno professionalità per
farli giocare. Noi, invece, diciamo che “Optì Pobà” è venuto qua, che prima mangiava
le banane, adesso gioca titolare nella Lazio. E va bene così. In Inghilterra deve dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree». Uscita infelice, pochi mesi dopo
che una banana lanciata dalla tribuna il
brasiliano del Barcellona Dani Alves l’ha
sbucciata e l’ha mangiata davvero. Uscita
incauta, in un calcio che ogni giorno si trova a confrontarsi con il razzismo (mercoledì Patrick Vieira, vecchia conoscenza del
nostro pallone, ha ritirato dal campo la
Primavera del Manchester City durante
una partita in Croazia dopo un’espulsione
causata da insulti a un giocatore di colore).
Il futuro presidente federale — l’11 agosto verrà eletto non a furor di popolo ma a
furor di deleghe — ha confessato poi di
non essersi nemmeno accorto di aver pronunciato la parola «banane». Gli è uscita
così, candidamente. Il che, forse, è pure
peggio. Andrea Agnelli, presidente della
Juventus, ha definito il candidato «inadeguato». Tavecchio ha pensato che si riferisse alla sua età, 71 anni, e al fatto che si
sia fatto le ossa in 27 stagioni di Lega Dilettanti. La frase di ieri fa pensare che il numero uno bianconero si riferisse ad altro.
Il nostro calcio ha già scelto, sarà Tavecchio a rappresentarlo. Ma siamo sicuri che
un presidente che incautamente cita frutta
e verdura sia davvero il più indicato a condurre il pallone d’Italia fuori dalla crisi?
Roberto De Ponti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Alle Camere privilegi ormai intollerabili
Ma a sforbiciare siano anche le Regioni
di SERGIO RIZZO
U
n tetto puro e semplice agli stipendi è la soluzione più facile e
diretta. Ma forse non la cura più
efficace per eliminare certi compensi astronomicamente ingiusti
corsi nelle tasche degli alti burocrati per
troppo tempo e insieme far trionfare la meritocrazia nella Pubblica amministrazione.
Tanto per fare un esempio il tetto non ha
effetti su retribuzioni magari appena più
modeste, ma certo altrettanto ingiustificate.
C’è quindi da domandarsi se non funzioni
meglio, in funzione del merito, un sistema
di retribuzioni fortemente variabili sulla
base di valutazioni serie, rigorose e soprattutto indipendenti. Fatta questa doverosa
premessa, è davvero difficile contraddire
Matteo Renzi sul fatto che 240 mila euro
l’anno non siano un parametro più che adeguato per le buste paga di Camera e Senato.
Dove la cosiddetta «autodichìa», ovvero
quel principio secondo il quale gli organi
costituzionali gestiscono in piena autonomia e senza controlli esterni le proprie risorse, ha prodotto situazioni di privilegio
inenarrabili e anacronistiche.
Legate a folli automatismi, come la
sopravvivenza di una specie di
generosissima scala mobile e un
meccanismo di scatti capace di far salire
anche del 400 per cento lo stipendio netto
dall’assunzione alla pensione, le
retribuzioni dei dipendenti avevano
raggiunto livelli assolutamente senza senso,
mandando letteralmente in orbita le spese
di Montecitorio e Palazzo Madama. Per non
parlare di regimi pensionistici che non
hanno pari nel mondo del lavoro pubblico e
privato. Il tutto grazie ad accordi scellerati
con un pulviscolo di sindacati interni,
costantemente protesi alla difesa degli
interessi corporativi.
Più dei valori assoluti, dicono tutto certi
rapporti. Lo stipendio medio di un
dipendente della Camera e del Senato, sulle
basi dei rispettivi bilanci, è superiore a 150
mila euro lordi l’anno (la paga
dell’amministratore delegato di un’azienda
privata), mentre quello del loro collega
della Camera dei comuni britannica si
aggira intorno ai 40 mila euro. Quattro a
uno. Le segretissime tabelle retributive del
Senato informavano nel 2008 che la
retribuzione di un commesso (il livello
inferiore della scala) al massimo livello
della carriera poteva raggiungere 159 mila
CONC
NIBALI E IL CEFFONE DEL PADRE
(MA NON È COSÌ CHE NASCE UN CAMPIONE)
euro lordi l’anno. Mentre quella di uno
stenografo che avesse completato il
quarantesimo anno di attività era in grado
di toccare 289 mila euro: tremila euro in
meno dell’appannaggio annuale del Re di
Spagna, o 70 mila in più del compenso del
segretario generale dell’Onu, se preferite.
Fece scalpore, nel 2006, la rivelazione
dell’Espresso secondo cui il segretario
generale del Senato Antonio Malaschini
percepiva 485 mila euro l’anno: quando è
uscito da Palazzo Madama, pochi anni
dopo, viaggiava intorno ai 550 mila. Nel
2012, da sottosegretario alla presidenza del
governo Monti, ha reso noto l’ammontare
della sua pensione parlamentare: 519 mila
euro lordi l’anno. Quasi il doppio
dell’indennità del presidente degli Stati
Uniti, Barack Obama.
L’esempio delle Camere ha prodotto a
cascata guasti anche in molte Regioni. Dove
gli apparati politici, rivendicando la stessa
«autodichìa» degli organi costituzionali,
hanno dilagato con modalità in qualche
caso decisamente peggiori. Stipendi stellari,
assunzioni clientelari, strutture ipertrofiche
e inefficienti. Come documenta il rapporto
sui costi della politica preparato dal gruppo
di lavoro coordinato da Massimo Bordignon
per il commissario alla spending review
Carlo Cottarelli, i venti Consigli regionali
italiani spendevano per il personale nel
2012 quasi 360 milioni di euro. Somma
paragonabile, considerando il numero degli
eletti, a quella delle due Camere. Nella sola
Sicilia, con il governatore Rosario Crocetta
che ha denunciato scandalizzato che la
retribuzione del segretario generale
dell’Assemblea regionale sarebbe
addirittura più alta di quelle dei suoi
colleghi di Montecitorio e Palazzo Madama,
il personale consiliare costa la bellezza di
86,6 milioni: contro i 20,8 della Lombardia,
Regione che ha una popolazione doppia.
Cose che se erano già inaccettabili anni fa,
quando l’economia arrancava ma il Paese
galleggiava, oggi lo sono ancora di più. Un
insulto alla realtà di una disoccupazione a
livelli record da quarant’anni, di un
Prodotto interno lordo crollato dal 10 per
cento dall’inizio della crisi, di una povertà
che cresce a livelli vertiginosi, di una
speranza per i giovani di trovare lavoro
semplicemente inesistente.
Quella vecchia impalcatura di privilegi
appartiene a un mondo che ormai non
esiste più. Va solo smantellata. E chi si
ostina ancora a difenderla, sappia che
difende ormai l’indifendibile.
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LE DONNE E IL MERCATO DEL LAVORO
Quei paletti sociali che ostacolano la parità
di ALESSANDRA DEL BOCA* E ESTER FAIA**
I
l governo ha aperto il semestre europeo
con una conferenza sui progressi delle
donne nei governing boards: la percentuale femminile nei Consigli italiani è oggi al
22% dal 6% di prima della Legge 120/2011.
La direttiva europea 2012 e la Legge Mosca-Golfo
hanno avuto un impatto formidabile, ma il successo delle donne istruite al vertice è in contrasto
brutale con lo status sociale della popolazione
femminile italiana e la lentezza del processo di
riforma del mercato del lavoro rispetto alle promesse del governo e alle aspettative dell’Europa.
Il tasso di attività al 53,9% è il più basso dell’Unione Europea, simile alla Siria; l’occupazione
al 46,5% è 10 punti sotto la media Ue27 e la fertilità è all’1,42. Un quadro scoraggiante, che misura
quanta ricchezza venga persa a causa dell’assenza delle donne dal mercato del lavoro. Per capire
queste anomalie bisogna andare oltre le leggi
dell’economia, al cuore delle norme sociali e culturali che definiscono il ruolo della donna e del
lavoro in Italia.
Una prima misura è data dall’aumento dei casi
di femminicidio: l’Onu ci considera un caso problematico per l’inefficacia della legge sullo
stalking. Il centro antiviolenza SVSeD della Clinica Mangiagalli di Milano ha accolto 656 vittime
nel 2012, 746 nel 2013 e 433 da inizio anno, nel
36,05% per mano del marito o convivente. Persino il monitoraggio di questa emergenza quotidiana è carente: l’unica rilevazione nazionale è
l’indagine Istat 2006, con il 2013-2014 in corso.
All’organizzazione non governativa Intervita
dobbiamo l’unico studio sui costi della violenza:
16,7 miliardi nel solo 2012, anno in cui 6,3 milioni sono stati spesi in prevenzione e 124 donne
hanno perso la vita — il 25% più del 2011. Oltre 30
donne su 100 hanno subito violenza una volta
nella vita; solo 18 l’hanno considerata un reato.
Per spiegare questi dati occorre capire cosa
determini il potere contrattuale delle donne.
L’economista Gary Becker vedeva la famiglia come un’unità produttiva dove coniugi complementari dividono il surplus in base a produttività
individuali e vantaggi comparati. La rivoluzione
femminista ha spostato l’accento sull’eguaglianza anziché sulla specializzazione di genere e la
teoria economica si è concentrata sul potere contrattuale: uomo e donna interagiscono fino alla
soglia dello scambio di minacce. Perché esso risulti credibile, deve avere come fondamento l’indipendenza economica: la minaccia di divorzio
da una donna priva di mezzi, ad esempio, non è
credibile.
Le politiche della famiglia aumentano l’occupazione femminile, ma le donne s’indirizzano
ancora verso settori meno tecnici, con minori
prospettive di reddito. Inoltre, il loro potere contrattuale è influenzato da convenzioni sociali. Le
donne che non lavorano, quando entrano nel
matrimonio o nel rapporto di coppia, finiscono
per tornare a ruoli ancestrali. In contesti dove la
condizione di donna divorziata o sola è marchiata da uno stigma sociale, il matrimonio o la convivenza diventano irreversibili e rallentano la fuga da unioni segnate da violenza.
Politiche sociali più efficaci sono possibili.
Nonostante gli alti livelli d’istruzione — è donna
il 60% dei laureati — meno del 50% lavora.
L’istruzione universitaria in Italia è sussidiata
dallo Stato: donne che si laureano ed escono dal
mercato per sostenere la famiglia bruciano risorse preziose per se stesse e la collettività. La scarsa
presenza femminile sul mercato è però anche
una questione di cultura dell’offerta. È necessario incentivare le donne a conservare la propria
identità lavorativa, soprattutto in una crisi come
questa. Si può pensare a un sistema di incentivi
tale per cui i sussidi universitari, in forma di prestiti, debbano essere restituiti solo se chi li riceve
decidesse di uscire volontariamente dalla forza
lavoro per stare a casa.
Un’altra via per aumentare il potere contrattuale femminile è trasformare le convenzioni sociali che regolano la cura della famiglia, rendendole più egualitarie. In Norvegia il congedo parentale è diviso equamente tra donne e uomini
ed è obbligatorio per entrambi; in Italia la legge
obbliga gli uomini a un solo giorno nei primi 5
mesi di vita del neonato.
Una parità di genere radicata nel profondo dei
comportamenti significa non solo promuovere
donne con istruzione superiore a salire al vertice,
ma anche più responsabilità verso l’intera popolazione femminile italiana, ancora priva di una
coscienza compiuta della propria indipendenza
economica.
*Professore di Politica economica,
Università di Brescia
**Professore di Politica monetaria,
Goethe University Frankfurt
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Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
41
italia: 51575551575557
Lettere al Corriere
IL CASO DEL VOLO MALESE
UN PRECEDENTE AMERICANO
Risponde
Sergio Romano
Le sanzioni economiche degli
Usa e della Ue nei confronti
della Russia per
l’abbattimento dell’aereo
della Malaysia Airlines
lasciano il tempo che trovano.
Purtroppo nel capiente
armadio degli Usa c’è appeso
uno scheletro che è un po’
difficile da nascondere. Mi
riferisco al volo dell’Airbus
iraniano abbattuto nel 1988
da un missile lanciato dalla
nave da guerra «Vincennes»
provocando 290 morti. George
H.W.Bush, vicepresidente
dell’amministrazione
Reagan, dichiarò che non
avrebbe mai chiesto scusa per
quell’abbattimento. Solo 12
annni dopo, sollecitati dalla
comunità internazionale,
furono dati all’Iran 61 milioni
di risarcimento alle vittime,
ma gli Usa non ammisero mai
Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
«Lettere al Corriere» Corriere della Sera
via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79
le loro colpe. Non mi risulta
che l’Europa abbia mai
attuato sanzioni economiche
nei confronti degli Usa per
quella tragedia, come se ne
stanno attuando nei confronti
della Russia, considerato
che ancora non si conosce
esattamente chi è il colpevole.
Pierangelo Bonazzoli
[email protected]
Caro Bonazzoli,
abbattimento di un aereo di linea iraniano in
volo verso Dubai fu un
«danno collaterale» della
guerra fra l’Iraq e l’Iran. Il conflitto scoppiò nel 1980, quando lo Stato di Saddam Hussein
lanciò un’offensiva contro la
Repubblica islamica dell’ayatollah Khomeini per conquistare un più ampio accesso
al Golfo Persico, e sarebbe du-
L’
rato fino al 1988. Fu una guerra d’aggressione e avrebbe
dovuto suscitare la stessa indignata reazione che fu provocata da Saddam con la conquista del Kuwait dieci anni
dopo. Ma alle democrazie occidentali e all’Urss non spiaceva allora che l’esistenza del regime rivoluzionario di Teheran venisse minacciata da un
Paese vicino. L’Iraq poté contare su forniture di armi, soprattutto francesi e sovietiche, assistenza finanziaria, informazioni dei servizi amici e
probabilmente immagini satellitari americane sui movimenti delle truppe iraniane.
redditi medi delle famiglie, per
guadagnare ancora di più su
altre reti. Dov’è la coerenza?
PARLAMENTO
CAMERA DEI DEPUTATI
Quante discussioni
Le proteste
Caro Romano, a riprova
della sua superficialità
costituzionale, il ministro delle
Riforme istituzionali Maria
Elena Boschi ha annunciato
che il governo chiederà il
referendum sulla riforma del
Senato. Nonostante le capriole
interpretative di troppi giuristi
di riferimento (di corte?),
l’articolo 138 della
Costituzione non contempla la
possibilità per il
governo e neppure per la
maggioranza di chiedere un
referendum costituzionale.
Possono chiederlo, se lo
desiderano, purché la
riforma non sia stata
approvata dai due terzi dei
parlamentari, un quinto
dei membri di una Camera,
cinquecentomila elettori,
cinque Consigli regionali.
I referendum chiesti
(imposti?) dai governi si
chiamano plebisciti.
L’Italia ha bisogno di riforme
radicali per poter ripartire.
Riforme che da anni ci
vengono sollecitate da
Bruxelles, ma che il
Parlamento non sembra in
grado di realizzare. Basti
osservare quello che sta
succedendo al Senato e la sua
riforma riguarda solo alcune
centinaia di senatori. Che
succederà quando si discuterà
delle riforme che incideranno
sulla vita di milioni di italiani?
Gianfranco Pasquino
Bologna
Sia più indulgente. Pur di
avere la fine del bicameralismo
perfetto sarei disposto a tollerare qualche svista.
Virgilio Avato
[email protected]
COSTA CONCORDIA
L’ultimo viaggio
L’importante è che la nave
Costa Concordia sia rimasta
nel nostro Paese. Non so se
La tua opinione su
sonar.corriere.it
Nuovo disastro aereo,
questa volta sui cieli
del Mali. Pensate
di modificare i piani per
i vostri prossimi viaggi?
Giudico vergognosa, e non
sarò sicuramente l’unico, la
protesta dei dipendenti della
Camera,che non accettano il
tetto dei 240.000 euro annui
per i loro stipendi. Questo è il
Paese dove i sacrifici devono
essere fatti sempre dagli altri.
E qualche parlamentare li
appoggia anche!
Genova meritasse più di altri
attracchi portuali, ma so che
sarebbe stata un’altra sonora
batosta per le nostre precarie
casse economiche se il
relitto fosse stato traghettato
in lidi stranieri. Speriamo solo
che le speculazioni monetarie
non spadroneggino sulla
buona causa della
disoccupazione.
Le conseguenze del tragico
«inchino» sono diventate da
due anni e mezzo
un evento mediatico molto
seguito e anche l’ex
comandante ne ha tratto
notorietà: dapprima solo
spregiativa e poi
beffardamente proficua...
Fabio Todini
[email protected]
CONDOTTA DI PERSONAGGI TV
Scarsa coerenza
Vari personaggi dell tv
pontificano su legalità,
giustizia sociale eccetera e poi
cercano di sottrarsi al Fisco o
lasciano la Rai che ha dato
loro notorietà e compensi
scandalosi se confrontati con i
Fabio Sicari, Bergamo
SUL WEB Risposte alle 19 di ieri
La domanda
di oggi
Sì
La gaffe sui migranti
del candidato alla
presidenza della
Federcalcio Tavecchio
deve costargli il posto?
11
No
89
di Piero Ostellino
vano la loro bandiera. Quando
un cacciatorpediniere americano finì su una mina iraniana, l’incrociatore Vincennes,
armato di missili teleguidati,
colpì il volo 655. Fu un errore,
una vendetta, la decisione avventata di un capitano frettoloso? Sembra comunque che
la nave americana, quando
s’imbatté nella mina, fosse
nelle acque territoriali iraniane.
Vi fu poi l’indennizzo ricordato nella sua lettera, caro Bonazzoli, ma gli americani considerarono l’incidente un
danno collaterale. Per gli iraniani invece quella tragedia è
ancora un lutto nazionale. Il
numero 655 è stato assegnato
a un altro volo perché la memoria di quell’evento non vada perduta.
Il referendum
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Giancarlo Mutta
[email protected]
AL TOUR
Giallo nel tricolore
Trionfando al Tour, Vincenzo
Nibali ha dato lustro all’Italia
in un momento in cui si sente
veramente il bisogno di
orgoglio e dignità. Lo «squalo»
ha rinverdito i ricordi di Coppi
e Bartali, orgoglio nazionale,
che — come lui — avevano
aggiunto un po’ di «giallo» al
nostro tricolore...
Francesco Italo Russo
Montecatini Terme ( Pt)
ANAGRAMMA
Da Rossini a Valentino
Vi è forse un fil rouge tra i
tamburi d’orchestra e quelli
del motore? Ciò, infatti, è
quanto sembra suggerire
l’anagramma onomastico di
Valentino Rossi, le cui vocali e
consonanti si riposizionano in
«Rossini volante». Del resto,
sono soltanto 16 i chilometri
che separano Pesaro da
Tavullia.
La previsione, nell’ambito del
provvedimento di riforma della P.A. in
discussione in Parlamento, del divieto per i
componenti gli organi di vertice della
Consob ( e di altre Autorità) di assumere
incarichi nei soggetti vigilati per la durata di
due anni dalla cessazione della carica
nell’Authority provoca certamente quei
contraccolpi negativi indicati da Salvatore
Bragantini nel Corriere del 25 luglio. In
effetti, con questa scelta, si farà sì che al
collegio di vertice dell’Autorità in questione
( e delle altre coinvolte) accederà solo
personale proveniente dal comparto
pubblico che potrà beneficiare di distacchi
o di aspettative e, al termine del mandato,
tornare nel luogo di provenienza. Sarà
difficile alimentare i vertici con le
professionalità, competenze ed esperienze
di formazione anche del mercato, non
essendole persone potenzialmente
interessate disposte a una «quarantena»
biennale post incarico pubblico. Il
coinvolgimento, poi, anche della Banca
d’Italia, che non è un’Authority, ma esercita,
tra le molte altre, pure una funzione del
genere, appare del tutto improprio. Del
resto, la legge sul conflitto di interesse del
2004 stabilisce, ai fini dell’esercizio di
attività in enti e società, una incompatibilità
soltanto per un anno dalla cessazione della
carica per chi abbia ricoperto incarichi di
governo: per un ministro un anno e per i
membri delle Authority due? Sarebbe,
allora, una scelta saggia portare a un anno
anche l’«embargo» fissato per questi
ultimi, così come prevede autonomamente
il codice etico della Banca d’Italia. Del pari,
andrebbe rivista la materia delle cosiddette
porte girevoli, cioè il divieto, certamente
valido in via di principio, ma esteso
eccessivamente, a cinque anni dal termine
della carica in una Autorità ai fini
dell’assunzione di incarichi in un’altra
Autorità: insomma, una limitazione assai
drastica per il numero degli anni previsti e
che, comunque, non può riguardare
Bankitalia per il suo status di autonomia e
indipendenza disciplinato, come parte del
Sistema europeo di banche centrali, dal
Trattato Ue.
Angelo De Mattia
[email protected]
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DIRETTORE GENERALE DIVISIONE MEDIA
Alessandro Bompieri
S
e un uomo politico nega di avere tentazioni autoritarie,
c’è il sospetto che le l’abbia davvero. Giorgio Napolitano
— che ribadisce l’assenza di tentazioni autoritarie da parte del mondo politico — fa il suo rassicurante mestiere di
capo dello Stato. Ma non si vede perché gli si dovrebbe
credere. Come (supposto) garante dell’assetto istituzionale, non
potrebbe fare altrimenti e fa bene a farlo; come comunista, aveva
coltivato l’abitudine — che forse (forse) non ha perso del tutto —
di negare persino l’evidenza se ciò conveniva alla «causa». La causa è cambiata e certe abitudini di ieri sembrano diventate, oggi,
prassi istituzionale.
Lo spettacolo offerto dal mondo politico col cosiddetto dibattito parlamentare sulla riforma del Senato — che è, poi, la sua eliminazione a favore delle autonomie locali, ricettacolo di sprechi e
di corruzione — è francamente penoso. L’ostracismo delle opposizioni non è un buon esempio di corretta interpretazione della
funzione di controllo da parte della minoranza; la mannaia calata
dalla maggioranza sui tempi del dibattito giustifica le reazioni
contro l’autoritarismo. Per eliminare le lungaggini del bicameralismo perfetto sarebbe stato sufficiente modificare i regolamenti
parlamentari.
Il governo Renzi — l’ircocervo costituito da Silvio Berlusconi, il
padre-padrone di Forza Italia, concentrato sulla propria vocazione monopolistica di imprenditore
e dal furbo e cinico ex democristiano che ha scalato il vertice del
Partito democratico con il marketing della rottamazione del vecUn cambio dei
chio e logoro apparato già comunista e ha raggiunto la presidenza
regolamenti
del Consiglio grazie alla regola,
basta a eliminare nata col governo Monti, che si
governare una democrazia
le lungaggini del possa
rappresentativa anche senza aver
bicameralismo
vinto le elezioni — si sta rivelando
la continuazione di vecchie e cattive abitudini.
Certo è ridicolo parlare di inclinazioni all’autoritarismo da parte di un governo che, invece di fare, galleggia sulle chiacchiere,
addormentando un’opinione pubblica già insonnolita dal conformismo. Ma una riflessione sullo stato delle cose, se non da parte
della classe politica, almeno del sistema informativo, non sarebbe
inutile. «Una grande quantità di sentimentalismo politico si basa
sull’illusione che l’aumento della spesa pubblica non pregiudicherebbe la maggior parte della popolazione, perché i ricchi possono essere tassati più pesantemente» (Kenneth Minogue, Breve
introduzione alla politica, ed. Ibl libri). Ma il pauperismo della
cultura di sinistra e la voracità fiscale del governo considerano
«ricchi» anche i pensionati con 3.000 euro mensili (1.500 netti,
dopo le tasse)! Questo Stato sociale è un imbroglio, una dispersione di risorse, il fardello del sistema produttivo, di impedimento
alla modernizzazione e allo sviluppo, che penalizza soprattutto i
poveri, al servizio di una classe politica cialtrona e incapace. Caro
Renzi, invece di insistere sull’eliminazione del Senato — un pasticcio al servizio di quanto di peggio ha prodotto la nostra pessima cultura politica — vogliamo parlarne ?
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Staino
FONDATO NEL 1876
CONDIRETTORE
Il triste spettacolo
di una riforma sbagliata
Leone Pantaleoni, Pesaro
Interventi & Repliche
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oppure: [email protected]
Il dubbio
Vi fu anche, nel dicembre del
1983, un cordiale viaggio a
Bagdad di Donald Rumsfeld,
inviato speciale del presidente
Reagan per il Medio Oriente.
Non sembra che l’uso iracheno di armi chimiche contro gli
iraniani abbia giustificato nel
corso di quell’incontro una
particolare riprovazione.
La guerra fra l’Iraq e l’Iran
divenne presto una guerra del
petrolio. Ciascuno dei due Paesi si servì della propria marina per attaccare le petroliere
dell’altro con pesanti conseguenze sull’esportazione di
greggio verso l’Europa e il
Giappone. Gli accordi negoziati per la libera circolazione
delle petroliere furono sistematicamente violati, da una
parte e dell’altra; e molti Paesi
inviarono le loro flotte per
proteggere le navi che batte-
SENATO
@
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Fede e il movimeno Uniti si vince
in riferimento all’articolo «Emilio Fede
espulso dal "suo” movimento» (Corriere di
ieri) precisiamo che la direzione del
Movimento referendario «Uniti si vince»
non ha mai «espulso» il direttore Emilio
Fede poiché il movimento non è ancora
costituito e Fede non è mai stato iscritto
allo stesso. Le sue partecipazioni alle
conferenze di Verona e Milano lo hanno
visto protagonista in qualità di ospite,
poiché ne condivideva le iniziative e le
finalità. Non c’è stato nessun ritiro o
cancellazione della tessera poiché la
tessera consegnata a Fede, la numero 1,
era «ad honorem», quindi simbolica.
Andrea Monteforte, Biagio Maimone
Movimento Uniti si vince
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago
- Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma - Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • Seregni Padova s.r.l. 35100 Padova - Corso Stati Uniti
23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l. 70026 Modugno (Ba) Via delle Orchidee, 1 Z.I. - Tel. 080-58.57.439 • Società Tipografica Siciliana S.p.A. 95030
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Alto Adige, non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + CorTrent. o CorAltoAd. € 0,93 +
€ 0,47; ven. Corsera + Sette + CorTrent. o CorAltoAd. € 0,93 + € 0,50 + € 0,47; sab. Corsera +
IoDonna + CorTrent. o CorAltoAd. € 0,93 + € 0,50 + € 0,47. A Bologna e prov. non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + CorBo € 0,62 + € 0,78; ven. Corsera + Sette + CorBo €
0,62 + € 0,50 + € 0,78; sab. Corsera + Io Donna + CorBo € 0,62 + € 0,50 + € 0,78. A Firenze e
prov. non acquistabili separati: l/m/m/g/d Corsera + CorFi € 0,62 + € 0,78; ven. Corsera +
Sette + CorFi € 0,62 + € 0,50 + € 0,78; sab. Corsera + Io Donna + CorFi € 0,62 + € 0,50 + €
0,78.
PREZZI: *Non acquistabili separati, il venerdì Corriere della Sera + Sette € 1,90 (Corriere €
1,40 + Sette € 0,50); il sabato Corriere della Sera + IoDonna € 1,90 (Corriere € 1,40 + IoDonna € 0,50). A Como e prov., non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + Cor. Como €
1,20 + € 0,20; ven. Corsera + Sette + Cor. Como € 1,20 + € 0,50 + € 0,20; sab. Corsera + IoDon-
La tiratura di venerdì 25 luglio è stata di 470.249 copie
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Hong Kong HK$ 45; Thailandia THB 190; UK Lg. 1,80; Ungheria Huf. 650; U.S.A. USD 5,00. ABBONAMENTI: Per informazioni sugli abbonamenti nazionali e per
l’estero tel. 0039-02-63.79.85.20 fax 02-62.82.81.41 (per gli Stati Uniti tel. 001-718-3610815 fax 001-718-3610815). ARRETRATI: Tel. 02-99.04.99.70. SERVIZIO CLIENTI:
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42
Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Spettacoli
La nuova stagione
Il programma
di Canale 5 diventa
maggiorenne: alla
guida, tra gli altri,
Hunziker-Papaleo,
Brignano-Gerini
e Mister Forest-Balti
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Il cast degli esordi
«Q
uesta è la fase in cui non
vorremmo mai andare
in onda: abbiamo finalmente messo assieme
tutti i pezzi e ne è uscito un puzzle davvero bello. Adesso non vorremmo che,
sollevandolo... La prova l’avremo solo
dal pubblico». Succederà il 9 ottobre,
quando su Canale 5 (in prima serata),
andrà in onda la prima puntata della
nuova edizione di «Zelig». Il regalo
che si è voluto concedere quest’anno
Gino Vignali con gli altri autori, Michele Mozzati e Antonio Bozzo, è piuttosto elaborato. Del resto, anche il
compleanno è di quelli importanti: «Il
2014 — racconta Gino — è il 18esimo
anno di “Zelig” in video. La prima volta
è stata nel 1996, con un trasmissione
quasi clandestina che si chiamava
“Buon compleanno Zelig”, perché il
locale compiva 10 anni».
Tutto è nato da lì, da quel progetto
fatto «per finanziarci. Avevamo assemblato un cast impressionante: Littizzetto, Paolo Rossi, Albanese, Lella Costa... La sigla era di Ligabue». Succedeva diciotto anni fa. «Come celebrare
questa ricorrenza? Con una festa, al
Ciak, in cui ci vengono a trovare tutti
quelli che hanno avuto a che fare con
la trasmissione». La formula classica,
che prevede un cast variabile e una
conduzione fissa, verrà stravolta. Stavolta il cast di comici resterà lo stesso,
ma saranno i conduttori a cambiare
ogni sera, formando una coppia «in
cui ci sarà un personaggio della storia
di “Zelig” e un ospite. Siamo quasi alla
fine di questa operazione complicata
ma molto divertente», il cui scopo è
«aggiungere la curiosità che in una
trasmissione che diventa maggiorenne un po’ mancava».
La prima coppia sarà quella di Michelle Hunziker e Rocco Papaleo. Toccherà poi a Mister Forest, Gialappa’s e
Bianca Balti; Enrico Brignano e Claudia Gerini; Geppi Cucciari e un nome
(della storia della tv) da definire;
Ale&Franz e Ambra Angiolini; (ancora) Michelle Hunziker con (ancora) Forest; Ficarra&Picone con un nome in
attesa di firma così come quello con
cui sarà sul palco Teresa Mannino poi
Giovanni Vernia con Cristiana Capo-
1 Michele Mozzati 2 Rino Messina (Bananas,
società di produzione 3 Francesco Baccini
4 Roberto Bosatra (Bananas) 5 Claudio Bisio
6 Nico Colonna (Smemoranda) 7 Aldo Baglio
8 Marco Santin - Gialappa’s 9 Rocco Tanica Elio e le Storie Tese 10 Romeo Schiavone (ex
Bananas) 11 Giancarlo Bozzo (Zelig)
12 Cesareo -Eelst 13 Elio 14 Giovanni Storti
15 Giorgio Gherarducci - Gialappa’s
16 Raul Cremona 17 Lella Costa 18 Gaber
(tuttofare) 19 Luciana Littizzetto 20 Feiez Eelst 21 Maurizio Milani 22 Gianni Palladino
23 Paolo Rossi 24 Giacomo Poretti
25 Gino Vignali 26 Antonio Cornacchione
27 Marina Massironi 28 Pongo
Zelig
Va in onda il valzer delle coppie
«Così celebriamo i primi 18 anni»
Gino & Michele: alterniamo i conduttori, non i comici
tondi e, infine, Raul Cremona con un
personaggio ics. «Ogni puntata sarà
una sorta di numero zero — riprende
Gino —. Vedere in conduzione sempre
la riproposizione della stessa coppia
— Bisio prima con Michelle poi con
Vanessa (Incontrada) poi con Paola
(Cortellesi) — lasciava un po’ a desiderare dal punto di vista della novità».
Quello della Incontrada è il nome
che manca: «Non concepisce la trasmissione senza Claudio. Sarebbe tor-
nata ma solo con lui. Non potevamo
accettare: tutte le coppie sono una novità. È l’unica a non esserci, ci spiace».
Il resto di questa foltissima rosa dovrebbe garantire curiosità per lo show
«che ha dalla sua anche un cast di co-
mici al massimo». In più, ci saranno
super ospiti: Bisio, Aldo Giovanni e
Giacomo, Checco Zalone, Fabio De
Luigi, Paola Cortellesi. Nel cast fisso,
invece, Ale&Franz, Sconsolata, Forest,
Mannino, Vernia. «Ogni tanto qualcu-
I volti
Hunziker e Papaleo
Sarà questa la coppia
al debutto del 9 ottobre
Forest e Balti
Seconda puntata sarà con la
top, il comico e la Gialappa’s
Brignano e Gerini
La terza puntata vedrà sul
palco i due attori romani
Ale&Franz e Angiolini
Quinta puntata con il
duo comico e l’attrice
Vernia e Capotondi
Saranno loro alla guida
della nona puntata
no farà un passo avanti per condurre e
poi tornerà nel gruppo. Questo dimostra che il cordone che lega “Zelig” ai
comici italiani non si spezza. Con questi signori abbiamo scritto una pagina
importante dello spettacolo, non solo
televisivo. È un fenomeno che sarebbe
un peccato liquidare dicendo: è una
trasmissione vecchia, non ha più niente da dire».
Inutile negare qualche difficoltà:
«C’è stato un appannamento: dal 2003
abbiamo dimezzato gli ascolti. Ma è
cambiato il panorama della tv». Ed è
cambiata anche la comicità, che spesso trova il web per esprimersi. «La rivoluzione la faremo sulla trasmissione
laboratorio, in seconda serata. Può
darsi invece che alla fine di questa edizione in prima serata si possa decidere
chiudere il ciclo. Oppure no. Tre anni
fa era impensabile separarci da Bisio,
ed è successo: sommare i nostri 18 anni ai suoi 15 di conduzione faceva diventare la nostra una proposta esteticamente già vista. Rivederlo alla conduzione in futuro mi piacerebbe, comunque. La scorsa stagione è stata di
passaggio. Nessuno si assumeva la responsabilità del dopo Bisio: Michele
Foresta e Teresa Mannino l’hanno fatto e non li ringrazieremo mai abbastanza». Anche la prossima, in fondo,
sarà un’edizione di passaggio: «Non
sappiamo in cosa sfocerà: una di queste coppie potrebbe essere quella che
prenderà in mano la conduzione l’anno prossimo... Se ci sarà, ovviamente».
Chiara Maffioletti
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Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
L’intervista
Spettacoli 43
italia: 51575551575557
Il baritono respinge l’ipotesi della chiusura: «Spero nel compromesso». Stasera salta la replica della «Bohème» a Caracalla
Nucci: sono nato in fabbrica
e difendo l’Opera di Roma
«I sindacati esagerano, manca l’idea del bene comune»
ROMA — «L’Opera di Roma la sentivo casa mia, vi ho debuttato nel 1967. A Roma ho
vissuto per sette anni, vi ho cantato di tutto
di più, lavorando con Zeffirelli, Guttuso,
Menotti. L’ultima volta è stata per il Nabucco
diretto da Riccardo Muti. Per questo ho il
cuore triste per la minaccia di chiusura. Spero che i sindacati che protestano, che sono il
30 percento sul totale, come ho letto, si ravvedano».
Parla Leo Nucci, 510 Rigoletti alle spalle
(il prossimo in Cina, è in partenza proprio
oggi, più in là l’aspettano Berlino e la Scala).
Il padre nobile della lirica in Italia giudica la
situazione paradossale che si è venuta a creare al teatro lirico romano, dove una minoranza di lavoratori aderenti a Cgil e Fials non
accetta l’accordo (indispensabile per avere i
soldi dallo Stato e uscire dal debito enorme
di 33 milioni). «Una vicenda vergognosa che
rovina l’immagine del Paese nel mondo»,
dice il segretario Raffaele Bonanni della Cisl, favorevole alla trattativa. Senza accordo,
secondo la nuova legge, il teatro chiude. Intanto questa sera il teatro ha deciso di sospendere la replica della Bohème a Caracalla. E martedì all’ordine del giorno del Cda c’è
la liquidazione coatta del teatro.
L’Opera a Roma non riesce a farsi amare, la musica è rappresentata dall’Accademia di Santa Cecilia.
«Non c’è dubbio, hanno un auditorio che
è una meraviglia e un’orchestra straordinaria. C’è stato un periodo che all’Opera senza
biglietto gratis non andava nessuno. La lirica deve essere un bene sociale: per diventarlo, devi aumentare la produttività. Pereira, il
sovrintendente alla Scala, in una città che
non arriva a 400 mila abitanti come Zurigo
toccò 38 titoli e 268 recite all’anno, 14 nuove
produzioni, e i giovani entravano con gli
spiccioli. All’epoca di Cresci, negli Anni 90,
si spendeva come pazzi, però il teatro era
pieno. Nella capitale bisogna creare un pubblico, che non è quello che va alle prime per
farsi vedere».
Certi sindacati vogliono mantenere il
controllo di ogni decisione.
«Io nasco operaio, prima di cantare sono
stato maniscalco e meccanico. Mio padre
era minatore. Sono stato corista. Figuriamo-
ci se non ho sensibilità sindacale. Ma questa
è una storia diversa. Quando leggo che il primo violino in sei mesi ha lavorato 62 giorni
mi arrabbio. La Bindi da ministro della Sanità impose per legge che chi lavora in ospedale non può lavorare fuori. In un teatro mi
chiesero se potevo anticipare la prova generale. Bene. Poi vidi che i solisti del teatro
Rigoletto
per sempre
Leo Nucci,
72 anni,
è un baritono.
In carriera ha
interpretato
510 volte
Rigoletto
nell’omonima
opera di Verdi
quella sera tenevano un concerto altrove».
Colpa dei sindacati?
«Diciamolo, sono una lobby, bisogna
metterselo in testa, c’è un andazzo da voto di
scambio. E poi i teatri hanno bisogno di meno impiegati negli uffici amministrativi».
Gli scioperi all’estero?
«A Vienna una sola volta: ma era lo sciopero di tutta la città. Intendiamoci, a Parigi
negli Anni 70 chiusero il teatro e rinacque.
Al Met di New York nel 1984 l’orchestra aveva chiesto un aumento di stipendio, la direzione del teatro disse: i soldi che chiedete
non ci sono, tutti a casa. E chiuse il teatro.
Condivido ciò che dicono sindaco e sovrintendente di Roma: la chiusura può essere
un’opportunità. Anche se io penso che all’ultimo minuto i sindacati scenderanno a
patti per un compromesso».
Riccardo Muti, che è direttore onorario, ha sempre detto: a Roma resto se si lavora bene.
«Ecco, se i lavoratori parlassero con Muti,
si potrebbe trovare una mediazione. Un teatro deve avere, come dice Pappano, da una
parte l’idea anglosassone del bene comune
e del gioco di squadra, dall’altra un direttore
musicale, che abbia la fiducia di Muti e faccia il lavoro quotidiano. E’ l’unica strada per
costruire un percorso e far crescere l’orchestra».
Fu sorpreso quando un direttore come
Muti accettò di lavorare in un teatro non
di prima fascia?
«In fondo lui è un sognatore. Non credo,
come sostiene qualcuno, che sia stata una
rivalsa con la Scala, non è sciocco da pensare che Roma nella lirica possa prendere il
posto di Milano, questo non accadrà mai. Ci
vorrebbe più umiltà da parte di tutti e meno
interessi privati. All’Opera di Roma è rimasta la mentalità della suddivisione del potere tra i principali partiti. In un piccolo teatro
come Piacenza, dove ho cantato, hanno aumentato le presenze di 20 mila spettatori, risparmiando 100 mila euro: e abbiamo fatto
il più bel Simon Boccanegra possibile».
Cosa dobbiamo importare dall’estero?
«Mi spiega perché all’estero il top fee è 13
mila dollari, e ci cantano tutti, e in Italia è 17
mila euro? Al cast di Piacenza ho detto: ragazzi, di questi tempi diamo un segnale, abbassiamoci il cachet. Io l’ho fatto, ho tagliato
il venti percento del mio compenso».
Valerio Cappelli
Sul palco Una scena del «Barbiere di Siviglia», andato in scena alle Terme di Caracalla con la regia di Mariani
Collaborazioni
McCartney
in studio
con Depp
U
n supergruppo guidato
da Paul McCartney.
L’ex Beatles, 72 anni, ha
chiamato in uno studio di
registrazione l’attore
Johnny Depp (con lui nella
foto), Alice Cooper,
inventore del horror-rock, e
il chitarrista degli
Aerosmith Joe Perry. È
stato proprio Perry a
svelare la notizia in
un’intervista al Chicago
Sun Times: «Noi tre ci
guardavamo e non
potevamo crederci.
Continuavamo a chiederci:
“Ma davvero stiamo
suonando con Paul
McCartney?”», ha detto.
«Quando suoni con lui non
ti fa pesare la sua
presenza. Tutto questo
perché ha un enorme
talento», ha aggiunto. La
chitarra degli Aerosmith
non ha rivelato nulla di
più. Quella con Depp non è
la prima collaborazione per
l’ex Beatles. L’attore è fra i
protagonisti di tre videoclip
di Paul McCartney: «My
Valentine» del 2012,
«Queenie Eye» dello scorso
anno e da poco è uscito
«Early Days» in cui Depp
suona la chitarra assieme a
un gruppo di bluesman e
allo stesso Macca. (a.l.)
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✒
La lettera
Palinsesti Le novità sulla terza rete
Viale Mazzini, i conti e il numero dei dipendenti
Sul «Corriere» di mercoledì 23 luglio Milena
Gabanelli ha scritto un articolo sugli sprechi della
Rai. Ecco la replica dell’azienda e la controreplica
della giornalista.
Conduttrici Licia Colò, 52 anni e, a destra, Anna La Rosa (59)
La Rai che cambia volto
taglia Colò e La Rosa
Il nuovo corso di Rai3 procede anche a colpi di spugna. Oltre
ai nuovi programmi nati sotto la
direzione di Andrea Vianello —
ultimo dei quali il talk di approfondimento «Millennium» con
Mia Ceran, Marianna Aprile, Elisabetta Margonari —, ce ne sono altri che spariscono. O, comunque, che cambiano volto.
È il caso di «Alle Falde del Kilimangiaro», confermato in palinsesto anche se, alla conduzione, dopo sedici anni, non ci sarà
più la storica padrona di casa Licia Colò. Al suo posto, Camila
Raznovich. Il motivo di questo
cambio sarebbero i contrasti
con la rete, diventati per la conduttrice difficili da sopportare
e, evidentemente, anche per il
direttore, che ha deciso la sostituzione. Una scelta che, per ora,
non sembra essere stata accolta
con particolare calore dal pubblico, almeno non quello dei social network, che ha travolto di
messaggi Colò su Twitter e Facebook. Tra le altre novità della
terza rete Rai, la cancellazione di
«Telecamere», per anni considerato — giocandosela con
«Porta a porta» — la terza camera del Parlamento. Nonostante il
programma non sia stato annunciato alla presentazione dei
palinsesti, la conduttrice Anna
La Rosa ha parlato di «fulmine a
ciel sereno» sul sito del Fatto
Addio «Telecamere»
«Sono amareggiata,
anche perché l’ho
saputo nei corridoi»
quotidiano: «Non so cosa sia
successo, sono amareggiata,
non abbiamo mai avuto scontri.
Il programma è low cost, credo
che costi sui 5.300 euro. È una
decisione legittima, ma mi è dispiaciuto che Vianello, che è anche un amico, non me lo abbia
detto mesi fa, sono venuta a saperlo nei corridoi».
R.S.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
❜❜
Caro Direttore,
in merito all’articolo di Milena Gabanelli
sulla Rai, desideriamo fare alcune
precisazioni.
La Gabanelli scrive «i conti sono così
così». Non si tiene conto però che in Italia tutto il
settore dell’editoria è in sofferenza e che il mercato
pubblicitario è in calo ormai da 5 anni. In questo
contesto la Rai ha chiuso il bilancio 2013 con un utile
di 5 milioni di euro a fronte di meno 245 milioni
nell’anno precedente. Un anno in anticipo rispetto
agli obiettivi economici fissati dal Piano Industriale
2013-2015. Questo risultato, che non veniva raggiunto
da anni, non è stato ottenuto attraverso tagli lineari,
ma attraverso razionalizzazioni strutturali,
ottimizzazioni e un migliore utilizzo delle risorse
interne.
Nell’articolo poi ci si sofferma sull’informazione Rai.
A parte la bizzarra coincidenza con cui l’estensore
dell’articolo suggerisce di ripensarne
l’organizzazione, proprio nel giorno in cui il Direttore
Generale ha illustrato al consiglio d’amministrazione
le linee guida per una riforma radicale delle news e
che sono state anticipate anche dal tuo giornale, è
utile correggere alcuni dei dati riportati.
TG1, TG2, TG3 sono finalmente digitalizzati ed è
appena partito lo stesso processo per la TGR,
colmando così un gap tecnologico che la Rai si
trascinava da molti anni e che non era accettabile. C’è
naturalmente ancora da fare nel campo della
tecnologia ed è per questo che il Piano Industriale
prevede di continuare ad investire in modo costante.
Ci sono però anche delle aree in cui la Rai non è
seconda a nessuno: la nuova regia di Rainews24 – in
funzione da pochi giorni – è tra le più
tecnologicamente avanzate al mondo.
Su RaiNews va anche precisato che i giornalisti sono
190 e non, come erroneamente riportato, 1.700 che è
invece il numero totale dei giornalisti delle news Rai.
Il rilancio del canale è cominciato da poco più di un
anno e i giornalisti di RaiNews lavorano per tre
testate e realizzano tre diversi prodotti (Rainews24,
Televideo e Rainews.it). RaiNews, l’unico canale
italiano all news in diretta 24 ore al giorno, è
largamente il canale all news più visto in Italia.
Alla Gabanelli che scrive che Rainews24 «non si può
dire sia seguitissima», si potrebbe rispondere che
anche il canale all news della tanto citata Bbc si
attesta circa all’1% di share, e quelli di tutti gli altri
servizi pubblici europei fanno registrare ascolti più
bassi. Non perché non siano ben fatti e pieni di
contenuti interessanti, ma semplicemente perché gli
ascolti di un canale all news non possono essere
giudicati con lo stesso metro di quelli dei Tg dei canali
generalisti.
La TGR, poi, è una parte fondamentale del Servizio
Pubblico, con 8.500 ore di prodotto televisivo e 6.000
ore di programmazione. I giornalisti delle sedi
regionali si prodigano per tenere accesi i riflettori su
situazioni altrimenti dimenticate.
Gli immobili delle sedi regionali,poi, sono in gran
parte un’eredità degli anni 60 e costituiscono un
patrimonio complesso e non semplice da
razionalizzare, per molte ragioni. Alcuni dei palazzi
sono sovradimensionati, altri hanno vincoli artistici e
di destinazione d’uso, ma sono già previsti una serie
di interventi.
Per quanto riguarda RaiWay, va precisato che non ha
come cliente unico Rai anche se certamente Rai è il
principale e più importante. Al 31 dicembre 2013 circa
il 17% del fatturato di RaiWay risulta generato da
clienti terzi. E il processo di IPO in corso, come
rappresentato a CONSOB e a Borsa Italiana si sta
svolgendo nel pieno rispetto della normativa vigente.
Rai Vaticano,poi, è una struttura che ha permesso di
coprire in questi anni gli eventi legati ai grandi
cambiamenti della Chiesa sostanzialmente con lo
stesso numero di persone di quando fu costituita.
Rai Expo sta contribuendo a far conoscere la
manifestazione in Italia e all’estero. È un impegno a
tempo pieno che non si sarebbe potuto gestire se non
in modo organico e attraverso un’apposita unità. La
struttura ha sede a Milano e Roma, fornisce contenuti
per tutte le piattaforme RAI. Sul sito www.expo.rai.it
è possibile capire come opera la struttura, chi ci
lavora e come fa servizio pubblico in italiano, inglese,
cinese e spagnolo.
Rassicuriamo Milena Gabanelli che alla fine della
manifestazione la struttura verrà sciolta, il 31 ottobre
2015 in concomitanza con la conclusione
dell’Esposizione Universale.
La Struttura Rai Quirinale, non ha «35 dipendenti»
come erroneamente riportato nell’articolo, ma 7.
Infine il personale. Non è chiaro da dove la giornalista
abbia colto che l’azienda stia mandando a casa
migliaia di persone. E il fatto che scriva «che hanno
famiglia!» farebbe pensare ad un allontanamento di
giovani con figli piccoli da mantenere. Non è così. Le
700 persone che hanno lasciato la Rai lo scorso anno
erano tutte in età pensionabile. La verità è che stiamo
assumendo in anticipo, rispetto ai tempi previsti, le
persone dai «bacini», un orrore che ha lasciato nel
precariato migliaia di persone per anni e che stiamo
cercando di sanare. Stiamo assumendo, per la prima
volta da molto tempo a questa parte, giovani, anche
giornalisti, con concorsi pubblici.
Dispiace che la Gabanelli non abbia verificato i dati in
suo possesso con i suoi colleghi della Rai, azienda per
la quale anche lei lavora. Alla Bbc la chiamerebbero
professional courtesy, ma anche questo ci distingue
dalla prestigiosa televisione inglese, e «anche per
questo il mondo intero considera la BBC la più
autorevole tv al mondo».
Fabrizio Casinelli
Responsabile Relazioni con i Media
So benissimo che Gubitosi sta tentando di
riorganizzare l’azienda, il mio articolo era un invito al
premier a non lasciarlo solo in questa difficile
operazione di rilancio, visto che è stata la politica ad
ingolfarla. Venendo ai numeri: se i 1.700 giornalisti
Rai fornissero il loro contributo a Rainews.it (come
avviene dentro la Bbc) sarebbe la testata più cliccata,
mentre oggi non lo è. Mi fa piacere sapere che Rai
Quirinale non è un elefantino, con l’occasione ci può
fornire i numeri esatti su Rai Parlamento? (MG)
44
Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Sport
DAL NOSTRO INVIATO
TORINO — La Juventus è
ancora in vacanza. E non è un
modo di dire considerato che
mancano ancora i dodici giocatori impegnati al Mondiale
brasiliano. Nella prima sgambata stagionale a Vinovo contro i dilettanti cittadini del Lucento i bianconeri perdono 3-2
(con una doppietta di Llorente) colpendo quattro volte i
pali. Álvaro Morata zoppica a
bordo campo col tutore che
protegge il ginocchio infortunato e nel complesso non si
può dire che l’avvio del nuovo
corso di Massimiliano Allegri
sia particolarmente fortunato.
Ma i motivi di interesse
adesso sono altri, legati all’identità camaleontica della
Juve che sta rinascendo dopo
l’addio traumatico di Antonio
Conte. Dopo tre anni giocati a
tutta velocità e ritmo con il 35-2, Allegri sta pensando a una
squadra capace di cambiare
pelle, senza rinnegare le proprie radici, ma cercando anche
di sfruttare al meglio le qualità
dei suoi giocatori, vecchi e
nuovi. In difesa, a centrocampo e soprattutto nella fase offensiva, con soluzioni diverse
e meno prevedibili rispetto al
passato e ovviamente interpreti differenti: giocatori duttili come Evra, Morata, Pereyra
e probabilmente Romulo si inseriscono proprio in questo
Pallanuoto, Settebello sconfitto
Eto’o, accuse dall’ex fidanzata
Finisce in semifinale il sogno dell’Italia agli Europei di Budapest. Il
Settebello perde 8-7 contro l’Ungheria, campione del mondo in carica.
Domani si torna in vasca per la finale del 3° posto contro il Montenegro
(ore 18.20, su RaiSport1). Dopo la sconfitta ai rigori con l’Olanda, oggi
il Setterosa sfida l’Ungheria per il bronzo (ore 16.30, RaiSport1).
Non c’è pace per Samuel Eto’o (nella foto). Secondo quanto scrive il
«Sun», l’attaccante, svincolato dopo l’addio al Chelsea, deve difendersi
dall’accusa di aver pubblicato foto di nudo dell’ex fidanzata sui social
network. La donna, Helene Nathalie Koah, ha denunciato Eto’o per «oltraggio al pudore, pubblicazioni oscene, minacce e false dichiarazioni».
Juventus
Il tecnico pronto
a cambiare gioco
«consapevole
della responsabilità
che mi attende»
Però perde 3-2
con i dilettanti
del Lucento
contesto.
«Mi interessava vedere le
condizioni di che c’è già —
spiega il tecnico livornese —,
abbiamo sbagliato molti gol,
colpito tanti pali, ma quello
che dovevo vedere l’ho visto.
Da domenica ci ritroviamo
tutti e da allora sarà tutto com-
pletamente diverso. Un’eventuale partenza di Vidal? Con
Arturo ho già parlato, come
con tutti i nostri giocatori ancora in giro per il mondo. È un
giocatore della Juventus e non
sono assolutamente preoccupato. La società sta lavorando
bene per rafforzare la squadra
e al momento sono contento e
anche ben consapevole della
responsabilità che mi attende,
come ha giustamente sottolineato John Elkann».
Nella prima sgambata stagionale Allegri ha presentato
una Juve con la difesa a quattro
e un 4-3-2-1 iniziale con Gio-
Doppietta & delusione
Massimiliano Allegri, 46 anni,
con Roberto Maxilimiano
Pereyra (23) e la panchina
della Juventus durante
l’amichevole contro i dilettanti
del Lucento. A sinistra Llorente,
29 anni, due gol (LaPresse)
vinco e Tevez dietro a Llorente,
una soluzione che dà l’idea almeno in embrione di quello
che potrebbe essere la nuova
faccia della Juve, mutevole e
rinfrescata rispetto al modulo
di riferimento dell’era Conte.
«Stravolgere una squadra che
funziona sarebbe poco intelli-
Allegri ma non troppo
MARINA DI PIETRASANTA —
Fra ricordi di infanzia e telefonate di mercato, l’umore di
Adriano Galliani (a cui ieri è stato consegnato il Premio Focette)
non viene guastato dalle notizie
provenienti da Oltreoceano. Come sono lontani i tempi del precampionato di Allegri, duramente criticato il 9 agosto di due
anni fa quando il Milan, al termine della tournée americana,
venne sonoramente sconfitto
per 5-1 dal Real Madrid. «Sono
incazzato nero, non si possono
fare nove cambi», disse all’epoca l’a.d. milanista, infuriato per
la mega figuraccia. Ieri notte i
rossoneri (con all’attivo due vittorie su Renate e Monza) sono
stati sconfitti per 3-0 dall’Olympiacos nella gara d’esordio della
Guinness Cup a Toronto.
«Non sono preoccupato —
dice ora Galliani —, in campo
non è andato il vero Milan.
Mancavano tanti titolari, i nazionali non hanno giocato e in
più Ménez era ancora indisponibile per un fastidio. Inoltre la
squadra era reduce da un viaggio travagliato: era arrivata a Toronto alle due del mattino dopo
essere rimasta bloccata in aeroporto a New York per due ore».
E non è mancata una battuta
sulla Juve (non nominata): «Vedo che altri perdono con i dilettanti», alludendo al 2-3 bianconero con il Lucento. Anche Silvio Berlusconi, davanti alla tv in
piena notte per il primo tempo
Milan
Sconfitto per 3-0
dall’Olympiacos
Galliani tranquillo:
«Mancavano
tanti titolari»
E punge i bianconeri
Balotelli: «Sarà
la nostra stagione»
della partita, è sembrato comprensivo. Ogni processo è rimandato, insomma, nonostante l’attacco (Niang-Pazzini-El
Shaarawy) non sia parso prolifico di occasioni e la difesa con
Zaccardo e Albertazzi abbia prodotto danni. «Quando ci saremo
tutti, vedremo un’altra squa-
dra», è stato il commento di
Pippo. «Per tutti i leoni come
me, questa sarà la nostra stagione. Nessuna paura! Nessuna via
d’uscita! Andiamo», twitta invece Balotelli. Che (in mancanza
di offerte concrete) pare destinato a rimanere. «Mario non ha
mai chiesto di essere ceduto.
Resterà al 99%», annuncia il vicepresidente rossonero.
Sullo sfondo resta la vicenda
legata all’elezione del prossimo
presidente federale. Sull’argomento Adriano Galliani preferisce non soffermarsi convinto
com’è che parli da solo il risultato dell’urna (cioè 18 squadre di
Sconfitta & goliardia
Filippo Inzaghi, 40 anni,
davanti alla panchina
rossonera durante la partita
contro l’Olympiacos. A
sinistra El Shaarawy accetta
di fare un selfie con l’invasore
di campo (Ipp, Epa)
serie A a favore di Tavecchio e
solo due contrarie). Non intende prendersi meriti e responsabilità per l’ennesima battaglia in
Lega vinta dopo quella per l’assegnazione dei diritti tv. Però
fra una confessione in bianco e
nero e l’altra, chiama il presidente Beretta per fissare una ce-
Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
Sport 45
italia: 51575551575557
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Basket, vincono gli azzurri
Tennis, Schiavone in semifinale Volley, assegnato premio Stracca
L’Italia debutta al torneo di Skopje, in Macedonia, battendo il Montenegro 86-84. Con 34 punti all’attivo è Pietro Aradori il grande protagonista della partita. Da segnalare la centesima presenza in azzurro per
Luca Vitali (esordio nel 2006 all’All Star Game di Torino). Oggi si torna
in campo contro i padroni di casa della Macedonia (ore 20).
Francesca Schiavone si è qualificata alle semifinali della Baku Cup
eliminando la francese Kristina Mladenovic (6-3, 4-6, 6-0) e prendendosi così la rivincita dopo l’eliminazione ai quarti di finale nel torneo di
Istanbul. Oggi la Schiavone affronterà l’ucraina Elina Svitolina, che ha
vinto contro la francese Pauline Parmentier (6-4, 6-4).
Albino Massacesi, a.d. della Lube Macerata, è il nuovo presidente della Lega Volley. Presentati i calendari di A1 e A2. È stato consegnato il trofeo alla
memoria di Roberto Stracca, giornalista del Corriere della Sera scomparso
nel 2010. Premiati i responsabili degli uffici stampa Simone Camardese (Sir
Safety Perugia, A1) e Michele Campagnoli (B-Chem Potenza Picena, A2).
Elezioni Figc Presentata ufficialmente la candidatura del presidente della Lega Dilettanti
gente e la formazione era dettata soprattutto da chi c’era a
disposizione — osserva Allegri, riferendosi soprattutto alla
linea a quattro di difesa, coi
centrali Ogbonna e Sorensen
in campo tutta la partita —. Ma
ad esempio un giocatore come
Pereyra che è arrivato ieri mat-
na lunedì sera a Milano, dopo i
calendari di serie A, con il candidato principe, Abodi e Macalli. «Crediamo che sia necessario
fare delle riforme e pensiamo
che sia possibile realizzarle con
Tavecchio presidente. È più una
questione di programmi che di
persone. Ho parlato con Alberti-
tina e che ho voluto subito in
campo nella ripresa mi dà soluzioni diverse nel centrocampo a tre o in attacco. Io eredito
un sistema collaudato, ma con
dei correttivi cercheremo soluzioni di gioco diverse».
Anche perché le avversarie
si stanno attrezzando e potrebbe davvero servire qualcosa di nuovo per battere la concorrenza per il quarto anno
consecutivo: «È normale che
Roma e Napoli parlino di scudetto — riconosce Allegri —,
ma come loro ci sono anche
Milan, Inter, Fiorentina. Tutti
sono ambiziosi, ma avendo
vinto gli ultimi tre titoli i favoriti siamo noi e ci prepariamo
per confermarci, sapendo anche che sarà molto più difficile
dell’anno scorso. Per questo
prima avremo la rosa al completo meglio sarà, anche se
tutti sappiamo quali sono i
tempi del mercato. Le priorità
adesso sono una punta centrale e un difensore centrale».
Dopo due giorni di riposo,
la Juve si ritrova domenica sera, finalmente al gran completo: mercoledì a Cesena (20.45)
i bianconeri saranno in campo
per il trofeo Lugaresi, prima di
partire per la tournée in Australia, Indonesia e Singapore.
Il cantiere aprirà sul serio. E i
nuovi mattoni si potranno vedere più distintamente.
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ni che è un amico. Penso che sia
semplicistico parlare di rottamato e rottamatore. Ricordiamoci che Tavecchio ha il consenso delle quattro Leghe che
pesano per il 68%. Albertini ha
invece l’appoggio di giocatori e
allenatori, voti che contano per
il 30%».
Fra quattro giorni a Casa Milan si soffieranno le candeline
per due compleanni speciali.
«Io e Barbara facciamo i nostri
primi 100 anni, distribuiti purtroppo a mio svantaggio. Mi ricordo quando è nata perché già
frequentavo Silvio Berlusconi.
La convivenza è buona, del resto
anche se occupiamo due aree
diverse non è che ci separa il
Muro di Berlino».
In attesa che si districhi la
matassa Robinho («ha ricevuto
offerte e altre arriveranno lunedì», ha dichiarato l’a.d.: squadre
turche e greche interessate),
Cerci chiama il Milan; Campbell
è l’alternativa (ma ci si chiede
come mai l’Arsenal, titolare del
cartellino, lo abbia sempre ceduto in prestito). Zapata, sempre titolare con Allegri, piace alla Juve, Dzemaili è l’idea per il
centrocampo. Ma non per l’immediato. Sul palco delle Focette
parte «I migliori anni della nostra vita», la canzone che più di
ogni altra sintetizza gli ultimi 28
anni di Adriano Galliani (tutti in
rossonero). Sipario.
Monica Colombo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Dalle banane a Rivera c.t. pro tempore
Tavecchio parte fra gaffe e battute
«Non sarò un Re Travicello; il calcio deve svegliare l’Italia che dorme»
Demetrio Albertini non si arrende e ha deciso di presentarsi
all’assemblea elettiva della Federcalcio a Roma, fissata per l’11
agosto. Glielo hanno chiesto
calciatori e allenatori e lui non si
è tirato indietro, pur sapendo di
partire battuto. Carlo Tavecchio
ha ricevuto ieri a Roma dalla Lega Dilettanti (ne è il presidente
dal 1999) la pubblica investitura
per diventare il successore di
Giancarlo Abete davanti a Lotito
(il vero deus ex machina dell’operazione), al presidente della serie A, Beretta (che ha portato il documento con le richieste
votato all’unanimità in Lega), a
Carraro e a Matarrese, che hanno guidato la Figc in passato.
Carraro ha definito Tavecchio
«un personaggio poco glamour,
come si dice adesso, ma solido e
affidabile», però l’esordio da
candidato, con larga maggioranza annunciata, non è stato
entusiasmante, quando il futuro
presidente ha parlato degli extracomunitari: «Le questioni di
accoglienza sono una cosa,
quelle del gioco un’altra. L’Inghilterra individua soggetti che
vengono accolti, se hanno professionalità per giocare; noi invece diciamo che Opti Pobà,
tanto per inventare un nome, è
venuto qua che prima mangiava
le banane e adesso gioca titolare
nella Lazio. E va bene così».
Per la verità non va bene, però Abete era troppo colto, citava
Gandhi e Einstein e bisogna
sempre cercare di peggiorare,
anche se in serata sono arrivate
le scuse di Tavecchio: «Le banane? Non mi ricordo neppure se
ho usato quel termine, e comunque mi riferivo al curriculum e alla professionalità richiesti dal calcio inglese per i
giocatori che vengono dall’Africa o da altri Paesi. Se qualcuno
ha interpretato il mio intervento
come offensivo, me ne scuso.
Tra l’altro la mia vita è improntata all’impegno sociale, al rispetto delle persone, tutte, e al
volontariato: in particolare in
Africa».
A parte le questioni ortofrutticole, in un’ora di intervento
Tavecchio ha illustrato le linee
guida del suo programma articolato in undici punti, sotto il titolo: «Il gioco del calcio al centro
dei nostri pensieri». L’obiettivo
è chiaro: «Ridare dignità alla federazione, che deve ritrovare un
❜❜
La gaffe
L’Inghilterra
individua
i soggetti
che entrano,
se hanno
professionalità
per farli
giocare.
Noi, invece,
diciamo
che Optì Pobà
è venuto qua,
che prima
mangiava
le banane, ora
gioca titolare
nella Lazio.
E va bene così
ruolo centrale». Come sempre
avviene in campagna elettorale,
si è parlato di tutto e si è promesso la rivoluzione: revisione
della governance («la madre di
tutte le battaglie sono le riforme
statutarie e in particolare la riforma del quorum che deve
scendere dal 75% al 65%, altrimenti con il diritto di veto occulto si può bloccare sempre
tutto») e dell’organizzazione fe-
Candidato
Carlo Tavecchio, 71 anni,
ieri ha svelato
il suo programma in vista
dell’elezione dell’11 agosto
(LaPresse)
Stanotte sfida al Real
Inter alla Casa Bianca, insieme contro il razzismo
In prima linea nella lotta al razzismo. A Washigton D.C. i nerazzurri si sono fatti fotografare
davanti alla Casa Bianca con la scritta «together» per lanciare il messaggio con l’hashtag
#SayNoToDiscrimination. Stanotte (ore 0.10 su Sky) l’Inter debutterà contro il Real Madrid
nella prima giornata della Guinness Cup e dovrà fare a meno di Kovacic. Svelata la seconda
maglia: bianca (anche la croce che fa riferimento a Milano) con le scritte rosse (Getty)
derale; lotta contro la violenza;
riqualificazione del prodotto
calcio; rilancio del Settore Tecnico e sviluppo dei Centri di formazione federale; ripensamento
del Settore Giovanile e Scolastico; ricerca di nuove risorse economiche; miglioramento della
comunicazione; revisione del
progetto Club Italia; organizzazione di grandi eventi; maggiori
rapporti con Governo («non
può esimersi da interventi legislativi su fiscalità e impiantistica») e Coni («prima di rivedere i
contributi dovranno riflettere»), per arrivare all’autoconsistenza finanziaria; riforma dei
campionati (con visioni differenti fra A e B) e regole.
Di sé, citando il precedente di
Artemio Franchi, ha detto: «Io
sono inadeguato? Sentiamo gli
adeguati... Sono vecchio? Ho 71
anni e che cosa devo fare? Ammazzarmi? Questo Paese è addormentato, si sveglia per un
fatto biologico. Io esco di casa
alle 7.30 con la voglia di vivere,
non aspetto che mi chiamino alle 10.30. Se qualcuno pensa che
andiamo a creare un Re Travicello, si sbaglia; non faccio compromessi. La situazione imprevista che si è creata dopo il gol di
Godin al Mondiale sta cambiando la mia vita». E su Albertini?
«Tutti i grandi programmi si riducono a quattro paginette.
Conta più un lancio di 40 metri
del lavoro di anni».
Argomento c.t., il più delicato
visti i tempi ristretti (Olanda il 4
settembre in amichevole; Norvegia il 9 per Euro 2016): «Dobbiamo giocare con gli olandesi,
ma chi ci mando? Ci mando Rivera!», presidente del Settore
Tecnico e coetaneo di Tavecchio.
Ma la spiegazione è stata più articolata, dopo aver negato contatti con Conte, Mancini e Guidolin: «Non ho intenzione di fare nessuna dilazione. Se dipenderà da me, il c.t. arriverà nella
prima settimana di presidenza.
Ma dobbiamo creare il capo di
una scuola che va dall’Under 15
alla nazionale. Serve una persona competente, che dia una garanzia di 2-3 anni. Non è un progetto che si può realizzare in sei
mesi. Ho in mente tutte persone
di prestigio, ma bisogna vedere
se vengono con le nostre ristrettezze economiche».
Fabio Monti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il mercato Per l’attacco bianconero la pista Lukaku. Ritorno di Drogba al Chelsea. Ranieri nuovo c.t. della Grecia
Marotta: «Sorpreso se Vidal se ne andasse». Monaco su Icardi
«Sarei sorpreso se Vidal
chiedesse di essere ceduto».
Beppe Marotta blinda il gioiello
cileno, che si è detto incerto
sulla sua permanenza alla Juve
ed è richiesto da mezza Europa.
«La situazione è chiara — dice
l’ad bianconero —: Arturo ha
rinnovato il contratto la scorsa
stagione e non ci sono motivi
per una sua partenza. Le sue
parole sono state fraintese,
posso confermare che è contento di stare con noi e quindi
non ci sono assolutamente allarmismi particolari». Ora bi-
sognerà attendere il confronto
che il giocatore avrà lunedì con
Allegri.
«Non sono preoccupato»,
assicura il tecnico. Ieri, intanto,
è stato presentato Roberto Pereyra (15,5 milioni all’Udinese,
che potranno diventare 17 con i
bonus), centrocampista multiuso come Romulo, che è a un
passo. L’altro tassello sarà un
difensore centrale: piacciono
Zapata e Mustafi. Capitolo attacco: serve una prima punta,
dopo l’infortunio di Morata.
«Di Eto’o non abbiamo mai
parlato, ma che si tratti di lui o
di altri — sostiene Marotta —
non mi sbilancio perché, come
diceva Trapattoni, non dire gatto se non ce l’hai nel sacco...».
Dalla società filtra però una frenata sul camerunese, anche per
le richieste elevate di ingaggio
(3,5 milioni per due anni).
«Confermo, siamo alla ricerca
di un profilo chiaramente medio». Più per il costo che per il
nome in sé. Resta viva la pista
Lukaku, visto che proprio ieri il
Chelsea ha ripreso Didier Drogba: l’obiettivo è ottenerlo in
prestito con diritto di riscatto.
«Con questi innesti la rosa
sarà migliorata», dice fiducioso
Allegri. Pillole. L’Inter ritiene
incedibile Icardi, richiesto dal
Monaco. Anche l’agente dell’argentino, Abian Morano, frena:
«Mauro vuole vincere solo con i
nerazzurri». Il discorso potrebbe riaprirsi in caso di mega offerta da parte dei monegaschi,
dai 30 milioni in su. Claudio
Ranieri è il nuovo c.t. della Grecia: per lui contratto biennale.
Filippo Bonsignore
Blindato Arturo Vidal (Epa)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Tour Vincenzo: «Sono solo uno che fa con amore il suo mestiere»
Nibali, sponsor in fila
e i soliti sospetti
«Io leggenda? Ma no»
Evitata la nuova caduta, oggi la cronometro
DALLA NOSTRA INVIATA
Le classifiche
La rivelazione
Les Crouchaux
121m
Colle de
Coulounieix
Chamiers
Font de Meaux
212 m
Sargaillou 197 m
Beleymas 137 m
Villamblard 114 m
Lagudal 158 m
Le Bost 82 m
Les Sarrazies 50 m
BERGERAC — Tre richieste
di biografia. L’invito in tv a Ballando con le stelle e a Che tempo
Ordine d’arrivo
che fa, nell’autunno. L’sms di Jo19ª tappa, Maubourguet
vanotti che si augura di poter orPays du Val d’Adour-Bergerac,
ganizzare presto, magari con
208,5 km
l’amico comune Daniele Bennati
1. Navardauskas (Lit) in 4.43’41’’
(gregario di Contador), una
(media 44,1 km/h)
sgambata in bicicletta. E Matteo
2. Degenkolb (Ger)
a 7’’
Renzi in lista d’attesa. «Tra la fi3. Kristoff (Nor)
s.t.
ne del Tour e gli inviti ai circuiti,
4. Renshaw (Aus)
s.t.
Nibali non rientrerà a casa pri5. Bennati (Ita)
s.t.
ma del 7 agosto — racconta Alex
6. Petacchi (Ita)
s.t.
Carera, il manager che lo segue
18. Pinot (Fra)
s.t.
da quando era amatore a Ma20. Valverde (Spa)
s.t.
stromarco —. Poi fisseremo la
24. Nibali (Ita)
s.t.
presenza a Palazzo Chigi».
30. Van Garderen (Usa)
s.t.
Dura la vita del re del Tour, ie32. Rolland (Fra)
s.t.
ri scampato all’ennesima caduta
46. Gallopin (Fra)
s.t.
sul bagnato nella tappa di Berge47. Peraud (Fra)
s.t.
rac vinta dal lituano Navardau164. Cheng (Cin)
a 12’41’’
skas e bersaglio
di un poco ele- LA TAPPA DI OGGI
Périgueux
gante attacco (ar- Bergerac
41 m
110 m
gomenti abborracciati e dati inesatti), LiberationLe Monde, alleati
nel gioco dei soliti sospetti sul do7
11
15
19
23
28
39
45 48
ping che il Gatto- 0
54
pardo, con il pelo
arruffato dalla tiritera, ha liquiClassifica generale
dato così: «È importante che alla
1. Nibali (Ita)
in 85.29’33’’
fine risulti un Tour pulito (fin
2. Pinot (Fra)
a 7’10’’
qui nessuna positività ndr). Per
3. Peraud (Fra)
a 7’23’’
me, per i tifosi e per chi racconta
4. Valverde (Spa)
a 7’25’’
le nostre imprese. Io una leg5. Bardet (Fra)
a 9’27’’
genda? Ma no, sono solo un cor6. Van Garderen (Usa) a 11’34’’
ridore che fa con amore il suo
7. Mollema (Ola)
a 13’56’’
mestiere e fa divertire la gente».
8. Ten Dam(Ola)
a 14’15’’
La cattiva coscienza del cicli164. Cheng (Cin)
a 5.43’10’’
smo, negli anni, ha modificato il
Così oggi
mercato. Spiega Carera: «Prima
20ª tappa, crono Bergeracle aziende cercavano belle facce
Périgueux, 54 km
e basta. Poi, complice la crisi
Così in tv
economica, si sono messe a cacore 14.15: Eurosport
cia di personaggi autentici. La
ore 15: Raitre, RaiSport2
bici è uno sport gratis, che i tifo-
si possono toccare: gli sponsor
ora vogliono testimonial sani,
dai solidi valori, a cominciare
dalla famiglia. Vincenzo risponde ai requisiti». Leader di una
squadra-stato con un budget da
25 milioni di euro a stagione,
l’Astana made in Kazakistan, Nibali ha un ingaggio (4 milioni all’anno, contratto rinnovato fino
al 2016) che solo Froome e Contador, oggi, possono eguagliare.
La speranza è che il Tour faccia
fare al siciliano un carpiato con
triplo avvitamento: «Vuelta e Giro ti rendono famoso nel tuo
mondo. Ma il Tour è un’altra cosa: se vinci esci dal perimetro
degli appassionati di ciclismo ed
entri nella dimensione dei Tomba, della Pellegrini». Premesso
che ogni azienda che si farà
avanti (in Italia è pieno di mar-
Marco Bonarrigo
chi amici delle due ruote: Barilla,
Ferrero, Mapei...) dovrà passare
il vaglio dei kazaki, l’imperativo
categorico per Nibali è imparare
l’inglese: «Glielo dico da un anno ma ha pochissimo tempo libero e la sua priorità, con la bici,
sono moglie e figlia». Solo così
potrà affrancarsi da una sicilianità spiccata, il valore aggiunto
(«Insieme alla semplicità e all’importanza del sacrificio») da
cui spiccare il volo. Certo il lato
gossip, quello che interessa a un
certo settore di riviste patinate, è
pari a zero. «Però non fa mistero
delle sue simpatie renziane, dato
il suo passato in Toscana. È simpatico e può parlare di tutto. Se il
fatto che non dia adito a pettegolezzi toglie interesse a un certo pubblico, per l’altra metà la
sua serietà ne aumenta il fascino».
Adora i quiz televisivi, cui
parteciperebbe volentieri.
«Qualsiasi gioco in cui c’è competizione lo appassiona: lo vedrei bene all’Isola dei Famosi»,
azzarda Carera, senza pensare
che le starlette potrebbero essere ben più minacciose delle miss
da podio. Se sull’immagine di
Nibali i lavori sono in corso, sul
suo valore economico ci sono
solo certezze. Il cachet per un
circuito è schizzato a 40 mila euro (ne farà 7). Intascato il milione di euro di bonus Tour dall’Astana, lascerà il prize money
(511.950 euro tra vittoria, piazzamenti e giorni in giallo: 19 a
Parigi) a gregari e personale
della squadra. Per la conquista
del tricolore ha regalato ai suoi
uomini un orologio. Ma il Tour
vale di più. E il Gattopardo, saziato l’appetito, saprà essere generoso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gaia Piccardi
25
milioni di euro
a stagione
è il budget
dell’Astana,
la squadra kazaka
di Vincenzo Nibali
4
milioni di euro
è l’ingaggio
del leader del Tour
con l’Astana.
ll suo contratto
scade nel 2016
Fatica Nibali sotto la pioggia. A fianco la caduta: il leader, indenne, nel tondo (Afp, Ipp)
Un sistema Italia da rilanciare
Ma in Sicilia il ciclismo è in via d’estinzione
BERGERAC — Come il pistacchio di Bronte
o la mandorla di Avola, Vincenzo Nibali è il
frutto pregiato di un’agricoltura che però è
in seria crisi produttiva. Così anche il
ciclismo italiano: veste la maglia gialla —
massimo simbolo del potere — ma pedala
verso l’estinzione. Emblematico il caso
dalla Sicilia, la terra di Nibali. Le società
ciclistiche isolane sono passate da 274
(2012) a 219 (2013) a 160 (2014). Tracollo
dovuto al taglio dei finanziamenti regionali.
Inevitabile, improrogabile: avevano una
scandalosa media di due atleti tesserati a
testa ed erano gestite «a pacchetti familiari»
(fino a 10 team legati allo stesso presidente)
per accumulare denaro che raramente
veniva investito nel ciclismo. Ora nell’isola
mancano anche quelle poche
manifestazioni che accesero la scintilla
della passione in Nibali: una delle più
antiche corse italiane (il Trofeo San Pietro
di Milazzo, vinto da Vincenzo a vent’anni)
si è estinto tre stagioni fa per mancanza
assoluta di fondi. Ma il discorso va allargato
a tutto il Paese. Nel delicato passaggio dai
16 anni (2.500 ragazzi tesserati in Italia, già
pochi in assoluto) ai 20 (meno di 900), un
atleta su tre appende la bici al chiodo. Gli
under 23 vedono ridursi ogni anno le gare
disponibili per mancanza di sponsor e
supporto federale: ottenere strade chiuse al
traffico sembra già un miracolo. Il 75 % dei
tesserati alla Federciclismo è composto da
cinquantenni. Le notizie che arrivano dal
professionismo non sono migliori. A fine
ottobre chiuderà i battenti la Cannondale di
Sagan, Basso e Moser. Il marchio di bici
americano si abbinerà a un team straniero, i
corridori italiani si accaseranno all’estero. Il
destino della Lampre Merida (il secondo
team azzurro World Tour, qui in Francia
purtroppo inconsistente) è legato al
processo penale di Mantova (novembre) e a
quello sportivo che coinvolge Diego Ulissi,
leader incontrastato del gruppo, coinvolto
nel «caso salbutamolo» al Giro d’Italia. Per
far nascere dei nuovi Nibali servirebbe un
reset totale del sistema Italia. La
Federazione muove timidissimi passi: corsi
di formazione per direttori sportivi,
introduzione della figura del preparatore
atletico per sostituire quella del praticone.
Ma per salvarsi dall’estinzione bisogna
cambiare marcia: la maglia gialla può e
deve essere un formidabile catalizzatore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Nel 2015 punterò al titolo. In Sebastian si nota un pizzico di frustrazione, ma per me ha sempre rispetto e sensibilità. Suono a parte, la novità del turbo mi piace»
Ricciardo: «Sorpreso dai risultati? Un po’ sì
Anche Vettel può imparare qualcosa da me»
«La Ferrari è un sogno per tutti, ma ora sono felice con la Red Bull»
DAL NOSTRO INVIATO
BUDAPEST — Giro di boa. Oppure,
se preferite, termine del primo quadrimestre della F1 edizione 2014. In una
classe vivace sul fronte dei volti nuovi,
l’australiano Daniel Ricciardo s’è proposto come «studente modello» per la
serietà con la quale si è preparato alla
nuova sfida (lottare nello stesso team
di un quadricampione del mondo), per
l’impegno dimostrato e per i risultati
ottenuti, come può certificare proprio
il Vettel che spesso ha dovuto mangiare la polvere. La parola allora a lui, al
«canguro 2.0» (la versione precedente
era quella del connazionale Webber),
che piace anche per i modi garbati e
per la spensieratezza sottolineata da un
sorriso smagliante «per il quale, e non
scherzo, sto cercando uno sponsor».
Che voto darebbe a Daniel Ricciardo?
«Direi nove. O anche nove e mezzo».
Meglio lei o Bottas, tra gli emergenti?
«Ho molta stima di me stesso. Quindi voto per me. Però Valtteri è un ottimo pilota e lo dico dal 2008: ci trovammo a lottare per un titolo della Formula
Renault e la spuntò lui».
Vettel deve imparare qualcosa da
Ricciardo?
«Probabilmente sì, anche se non saprei indicare un aspetto specifico. Vado per linee generali: nell’automobilismo si può sempre imparare da chiunque, perfino se hai più esperienza e se
sei un quattro volte campione del
mondo».
Quanto è sorpreso da se stesso?
«Un po’ lo sono. E non avrei mai immaginato di avere già una vittoria e tre
podi minori, che sarebbero quattro se
in Australia non fossi stato squalificato. Peraltro, arrivando alla Red Bull,
ero sicuro che se mi fossi preparato bene avrei potuto fare un buon lavoro».
Qual è l’aspetto che l’ha stupita
maggiormente?
«Ribalto il concetto: non sono stupito io, ma il mondo della F1. Penso
che molti si immaginavano un Ricciardo intimidito dal nuovo ruolo; invece
non è andata così».
Lei arriva dall’era dei motori V8 e
sta sperimentando la stagione delle
power unit: meglio il passato o il presente?
«Suono dei motori a parte, a me la
novità del turbo piace. Le macchine
sono divertenti, anche se a volte sono
Talento Daniel Ricciardo, 25 anni, terzo nella classifica piloti (Epa)
Il pronostico
«Penso che a parità di
condizioni il titolo lo vincerà
Hamilton. Si deciderà alla fine,
nella gara con i punti doppi»
difficili da guidare».
Davvero non ha mai visto Vettel imbronciato per essere stato battuto così tante volte?
«Nella radio mi capita di sentire
commenti un po’ tesi: ad esempio, è
successo in Cina. Sì, c’è un pizzico di
frustrazione in lui, però tutte le volte
Qualifiche alle 14
Il venerdì ungherese ha offerto le
scuse di Lauda a Mattiacci, che
chiudono la vicenda della
battutaccia di Niki sulla F14 T, la
pace tra la Brembo e la Mercedes
(il cedimento del disco del freno
di Hamilton, in Germania, non è
dipeso da un difetto del pezzo), la
conferma che la F1, che tornerà
in Messico nel 2015 , sbarcherà
dal 2016 a Baku. Ma la scelta
della capitale azera ha riproposto
il dibattito sull’opportunità di
esplorare nuovi mondi. E già che
si era in tema, ci si è chiesti se sia
il caso di andare a Sochi (Russia)
dopo la vicenda del jet malese
abbattuto. «Andiamo dove ci
dicono la Fia e la Fom», hanno
detto alcuni team principal
Così ieri
Prove libere, prima sessione
Hamilton (Gbr) Mercedes
1’25’’814
Rosberg (Ger) Mercedes
1’25’’997
Raikkonen (Fin) Ferrari 1’26’’421
Alonso (Spa) Ferrari 1’26’’872
Prove libere, seconda sessione
Hamilton (Gbr) Mercedes
1’24’’482
Rosberg (Ger) Mercedes
1’24’’720
Vettel (Ger) Red Bull 1’25’’111
Alonso (Spa) Ferrari 1’25’’437
Così oggi
ore 14: qualifiche
Tv: Raidue, SkySportF1
che ci togliamo i caschi non ci sono
mai atteggiamenti sbagliati o parole
fuori luogo. Sebastian ha rispetto e
sensibilità per me».
Vedendo la dominanza della Mercedes, in un certo senso questo è l’anno sbagliato per guidare una Red
Bull?
(risata) «Vanno forte, eh?... Se si
guarda agli ultimi quattro anni, potrebbe essere così. Ma non è un disastro: abbiamo raddrizzato la situazione
dopo i problemi nei test invernali e siamo competitivi. Non c’è mai un anno
sbagliato per guidare una Red Bull».
Le diamo la possibilità di portare
via qualcosa alla Mercedes: che cosa
prende?
«Posso prendermi il motore?».
Rosberg o Hamilton per il Mondiale?
«Ah, bella questione. Ho sempre
detto Lewis, ma ora è leader Nico. Eppure io continuo a pensare che a parità
di condizioni, vincerà Hamilton: si deciderà ad Abu Dhabi, alla fine, nella gara con punti doppi».
Lo sa che i tifosi della Ferrari sono
arrabbiati perché lei ha dichiarato di
non pensare di correre per la Rossa?
«Davvero ho detto questo?... Io penso che la Ferrari sia un sogno per tutti,
ma sono felice dove sono e vedo ancora tanta Red Bull nella mia carriera. Però non chiudo le porte a nessuno».
Un anno fa non se la sentiva di pronosticare il momento in cui Ricciardo avrebbe potuto competere per il
Mondiale: ora ha le idee più chiare?
«Sì. Punterò al titolo già dal 2015».
Flavio Vanetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Bianca e Carlo con Luigi, Beba, Clelia, Giorgia,
Sofia e Vittoria annunciano la morte della loro
bellissima mamma
Bruna Tossi Guareschi
Sarai sempre con noi a Capiago.- Ciao mamma.I funerali si svolgeranno lunedì 28 luglio alle ore
14.45 presso la chiesa di San Francesco di Paola
via Manzoni 30 Milano.
- Milano, 25 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Francesca Zanotti.
– Minnia Boiral.
– Felice e Anna Riva con affetto.
– Massimo Pietro Caterina Amati.
– Monica Picariello.
Dopo una inesorabile malattia, abbiamo perso
la nostra amata sorella
Bruna
L’amica Luisa Podda nel ricordo della carissima
Ci ha lasciato
Ciao
Libero Petrosino
Titti
Ne danno il triste annuncio i figli Vittoria e Rodolfo unitamente ai parenti ed agli amici tutti.- I
funerali si terranno sabato 26 luglio ore 14.45
presso la parrocchia Sant’Angela Merici di Milano. - Milano, 25 luglio 2014.
partecipiamo commossi al dolore di Isa e della
famiglia.- Vera e Franco.
- Procchio, 24 luglio 2014.
e lo ricordano a quanti gli hanno voluto bene.
- Carrara, 25 luglio 2014.
Franco, Viviana, Ludovica, Lorenzo abbracciano Isabella, Cecio, Carlotta per l’improvvisa
scomparsa di
Marjan e Pepi, Davide con Ludovica, Daniela e
Charlotte, Giorgio e Silvia si stringono a Loretta
e Valentina con commozione e gratitudine per la
perdita di
Ciao
Bruna
amica di una vita.- Tutti i Bagliani.
- Milano, 25 luglio 2014.
Bruna Tossi Guareschi
La perdita di una tanto stimata persona ci ha immensamente colpiti.- Ci uniamo con tanto affetto
alla famiglia.- I condomini e l’Amministratore di
corso di Porta Nuova 20 - Milano.
- Milano, 25 luglio 2014.
Alessandra insieme a Veronica e Federico abbraccia con grande affetto Rudi e tutta la famiglia
per la perdita del caro papà
Libero Petrosino
- Milano, 25 luglio 2014.
Giacomo Liberti è vicino al dolore di Rodolfo
per la scomparsa del caro papà
Libero Petrosino
- Milano, 25 luglio 2014.
Titti
Marco e Gianluca, con Ada, Benedetta e Maretta, sono vicini a Maria Paola in questo momento di grande dolore per la scomparsa di
Paolo e Monica con Mariasole, Angelica e Matteo sono affettuosamente vicini a Rudy per la perdita del caro papà
Jacopo Nardi
Libero
Professoressa
I funerali si celebreranno sabato 26 luglio alle
ore 11, nella chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio a Merate, via Santa Maria.
- Milano, 25 luglio 2014.
Ciao
Jacopo
ragazzo di 58 anni che la vecchiaia non ha voluto.- Francesca. - Milano, 25 luglio 2014.
Bruna Tossi Guareschi
Adalberto e Flavia, Erminio e Carla, Romola
piangono
Bruna
amica e collega di una vita.
- Milano, 25 luglio 2014.
Claudio e Maria Luisa Rugarli con Elena e Mirko sono vicini con affetto a Carlo, Bianca Maria
e tutti i loro familiari in questo momento doloroso
e avranno sempre nel cuore la loro carissima
amica
Bruna Tossi Guareschi
- Milano, 25 luglio 2014.
Siretta, Giordano, Francesca, Silvia e famiglie
piangono
Bruna
vera grande amica di una vita.
- Milano, 25 luglio 2014.
Bruna
non ti dimenticheremo, amica carissima.- Luisa
Riva e figli. - Arese, 25 luglio 2014.
Elio e Pupa danno l’addio a
Bruna
Restano quarant’anni di ricordi di un’amica memorabile. - Porto Cervo, 24 luglio 2014.
Nila e Raimondo con Francesca, Valentina e
Roberto profondamente addolorati sono vicini a
Bianca e Carlo per la perdita della cara indimenticabile
amico per sempre. - Milano, 25 luglio 2014.
Jacopo
sei stato un compagno di vita, sempre presente
quando avevamo bisogno, un amico insostituibile e fraterno.- Rimarrai sempre nei nostri cuori.Laura, Lucia e mamma Franca.
- Castell’Arquato, 26 luglio 2014.
Giovanni e Cecilia Fumagalli abbracciano Paola in ricordo dell’amico
Jacopo
- Camogli, 25 luglio 2014.
Ciao
Jack
amico fraterno di una vita, ci mancherai.- Elia e
Stefania. - Milano, 25 luglio 2014.
Arrivederci
Jacopo
indimenticabile amico.- Giuseppe e Lianella, Nicola e Bernadette. - Milano, 25 luglio 2014.
Carlo ed Isabelle Clavarino con Elena, Luca e
Giulia profondamente addolorati si stringono con
grande affetto a Maria Paola e famiglia Nardi per
la prematura scomparsa del caro
Jacopo
- Milano, 25 luglio 2014.
Silvia e Lazzaro terranno nel cuore le ore belle
passate a Capiago nella calda ospitalità della cara
Bruna
Ricordando Giorgio abbracciano Carlino, Bianca
e tutti i familiari. - Milano, 25 luglio 2014.
Cara indimenticabile amica
Bruna
Jack
Paolo e Sarah. - Milano, 25 luglio 2014.
Ciao
Jacopo
i tuoi amici di One & Only ti penseranno per sempre con il "tuo giro dritto".
- Milano, 25 luglio 2014.
La palestra Doria partecipa commossa al grave
lutto per la perdita del caro amico e grande sportivo
Jacopo Nardi
quanti bei ricordi in trenta anni di affettuoso vicinato!- Ernesto Marzia Matteo Maddalena Elena. - Milano, 25 luglio 2014.
- Milano, 25 luglio 2014.
Anselmo e Giovanna, Luciano e Ketty sono vicini ai famigliari per la scomparsa dell’amica
Il marito Enrico, le figlie Judy e Helen e i generi
annunciano che dopo una vita dedicata alla famiglia si è spenta
Bruna Guareschi
Patricia Bazzaro O’Boyle
- Milano, 25 luglio 2014.
Alberto e Monica, Alessandra e Massimo con i
ragazzi ed i nonni Elda e Roberto abbracciano
Rudy, Vittoria e Mia per la perdita dell’amatissimo papà
Libero Petrosino
- Milano, 23 luglio 2014.
- Milano, 25 luglio 2014.
I compagni del Real Collegio si stringono con
affetto a Isabella, Carlotta e Francesco nel ricordo del caro amico e grande "centravanti"
Titti
Massimo Arosio, Mario Boniello, Antonello Limonta, Fabrizio e Federico Puglioli.
- Milano, 26 luglio 2014.
- Milano, 25 luglio 2014.
- Milano, 25 luglio 2014.
Il Presidente Gualtiero Tamburini, l’Amministratore Delegato Emanuele Caniggia, gli azionisti, il consiglio d’amministrazione e i dipendenti
tutti di IDeA FIMIT sgr esprimono il più sentito
cordoglio a Rodolfo Petrosino per la scomparsa
dell’amato padre
Libero
- Roma - Milano, 25 luglio 2014.
"Ci vuole un minuto per notare una
persona speciale, un’ora per apprezzarla, un giorno per volerle bene, ma
tutta la vita per dimenticarla".
(Charlie Chaplin)
È venuto a mancare improvvisamente il nostro
amato
Giorgio Scovazzi
Ne danno il tristissimo annuncio il fratello Luciano con famiglia, la sorella Patrizia con famiglia e
i parenti tutti.- Il funerale si terrà il 30 luglio 2014
alle ore 11 nella chiesa SS. Apollinare et Anselmo
di Baggio.- Non fiori, ma opere di bene.
- Morbio Inferiore, 21 luglio 2014.
Un pensiero speciale a
Gio
con l’affetto di sempre.- Pacio.
- Milano, 25 luglio 2014.
Il Notaio Vito Sangiuolo ricorda con eterna
gratitudine Sua Eccellenza il Presidente
- Benevento, 24 luglio 2014.
Ciao
Bruna
- Milano, 25 luglio 2014.
un grande uomo tutto di un pezzo fino alla fine.Sentite condoglianze da Brus e Maria.
- Milano, 25 luglio 2014.
Guido Capozzi
Partecipano al lutto:
– Monica Giusti.
– Erika Terzi.
Titti
mio caro amico mi mancherai.- Pierre.
- Roma, 25 luglio 2014.
Libero
Maria Grazia Fabris con Edoardo e Federica
piange l’amica di sempre
Jacopo Nardi
Un abbraccio
Con enorme dispiacere apprendiamo la scomparsa di
Maria Paola, con Antonella e Giovanni, annuncia con grande dolore che si è spento
Vittorio Baroffio
Titti
amico di una vita. - Milano, 25 luglio 2014.
Riccardo, Rubina, Francesco e Alessandra abbracciano con grande affetto Isabella, Cecio e
Carlotta nel ricordo dell’esuberante allegria e
simpatia dell’amico
punto di riferimento per tutti, aveva una parola
di conforto e di incoraggiamento per ciascuno,
preoccupata più per gli altri che per sé stessa,
brillante nell’intelligenza, tenera nei sentimenti
ma rocciosa nella volontà di superare tutti gli
ostacoli che di volta in volta la vita le metteva di
fronte, entusiasta delle gioie che la famiglia e le
amicizie le hanno sempre riservato.- Cara Bruna,
ci mancherai e non ci consoleremo mai per quello che abbiamo irrimediabilmente perso.- Stringiamo i tuoi figli Bianca e Carlo e le loro famiglie
in un affettuoso abbraccio insieme a Maria e a
Vilma.- I tuoi fratelli Graziella e Sandro, le cognate, il cognato, i nipoti e i pronipoti.
- Iseo - Perugia, 25 luglio 2014.
che ha diviso con lei gli anni più importanti della
vita. - Milano, 25 luglio 2014.
Loretta e Valentina piangono
Bruna
con tanta nostalgia per le belle giornate passate
insieme a Capiago e in Sardegna, abbraccia affettuosamente i figli Bianca e Carlo.
- Milano, 25 luglio 2014.
Antonio Maria Guffanti
Partecipano al lutto:
– Marco, Annapaola e Stefano Capellini.
Aldo Fumagalli Romario e Marco Annoni, insieme agli altri Amministratori e ai Sindaci del
gruppo SOL si stringono affettuosamente ad Anna per la perdita del padre
Rolando Gervasoni
- Monza, 26 luglio 2014.
Gli Amministratori, i Direttori Generali, i Dirigenti ed il personale tutto del gruppo SOL partecipano al dolore della Professoressa Anna Gervasoni per la scomparsa del padre
Rolando Gervasoni
- Monza, 26 luglio 2014.
Nicoletta saluta con tutto l’amore possibile il
suo papà
Marcello Carmi
un papà speciale.- I funerali si terranno lunedì
28 luglio presso la parrocchia di San Lorenzo.Per l’orario contattare il n. 3355262806.
- Milano, 25 luglio 2014.
Partecipa al lutto:
– Andreina Garaventa con tanto affetto.
È mancato
Marcello Carmi
un uomo giusto e buono.- Rimarrà nel nostro
cuore col profondo affetto di sempre.- I suoi fratelli Eugenio e Lisetta.
- Milano, 25 luglio 2014.
Caro
Marcello
che il tuo viaggio sia dolce e sorridente come lo
sei tu.- Con amore dai tuoi nipoti Francesca,
Maurizio, Antonia, Stefano, Lis, Valentina e da
tutti i tuoi pronipoti. - Milano, 25 luglio 2014.
Fondazione Bignaschi partecipa con grande affetto al dolore della sua segretaria Nicoletta per
la morte del suo adorato papà
Marcello Carmi
- Milano, 25 luglio 2014.
Enzo Mingione si stringe a Nicoletta e partecipa con Patrizia, Marco e tutta la famiglia al grande dolore per la morte dell’amatissimo padre
Marcello Carmi
- Milano, 25 luglio 2014.
Il giorno 23 luglio è mancato all’affetto dei suoi
cari
Franco Boselli
Ne danno il doloroso annuncio, a funerali avvenuti, le figlie Silvia e Federica, il genero Massimo,
l’adorato nipotino Enrico e la compagna Annalena.
- Savignano sul Panaro, 26 luglio 2014.
Vittorio
- Carrara, 25 luglio 2014.
Fabrizio Gonni è vicino a Loretta e Valentina
ricordando con affetto l’amico
Vittorio Baroffio
- Milano, 25 luglio 2014.
Gli amici di Missori Risorgimento 640 Milano
sono vicini alla famiglia per la scomparsa del fraterno amico
Vittorio Baroffio
- Milano, 25 luglio 2014.
Il Gran Maestro e tutti i Cavalieri del Gran Priorato d’Italia si stringono in catena d’unione nel
ricordo del
Cavaliere
Vittorio Baroffio
- Milano, 25 luglio 2014.
Il Rotary Club Milano Porta Venezia ricorda con
affetto l’amico e vecchio socio
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PAGAMENTO CON CARTA DI CREDITO
L’INVIO DI UN FAX DEVE ESSERE ACCOMPAGNATO DA COPIA DI UN DOCUMENTO DI IDENTITA’
Vittorio Baroffio
mancato dopo una lunga malattia.
- Milano, 25 luglio 2014.
Il Presidente, l’Amministratore Delegato, il
Consiglio di Amministrazione ed il Collegio Sindacale di Banca Monte dei Paschi di Siena partecipano la scomparsa del
dott. Carlo Zini
che, ricoprendo la carica di Provveditore (Direttore Generale), contribuì alla crescita e allo sviluppo del Monte dei Paschi.
- Siena, 26 luglio 2014.
TARIFFE BASE IVA ESCLUSA:
Corriere della Sera
PER PAROLA:
Necrologie: € 5,00
Adesioni al lutto: € 10,00
A MODULO:
Solo anniversari,
trigesimi e ringraziamenti: € 540,00
I condomini del condominio Lido, Milano partecipano al dolore della signora Cattaneo e famiglia ricordando con affetto il marito
Gazzetta dello Sport
Carlo Cattaneo
- Milano, 25 luglio 2014.
Alberto e Giuseppe Bertani sono vicini a Carlo,
Alessandro e Patrizia per la perdita della cara
PER PAROLA:
Necrologie: € 1,90
Adesioni al lutto: € 3,70
A MODULO:
Solo anniversari,
trigesimi e ringraziamenti: € 258,00
Lucina Panzeri
- Milano, 25 luglio 2014.
Un anno fa ci lasciava
Giulio Croce
Senza di te, la mia vita, è una faticosa strada in
salita.- Mi manchi, anche se sei nel mio cuore,
nella mia anima e nella mia mente nel ricordo
dei tuoi infiniti gesti d’amore.- Paola.
- Milano, 26 luglio 2014.
La famiglia di
Diritto di trasmissione:
pagamento anticipato € 1,67 - pagamento differito € 5,00
L’accettazione delle adesioni è subordinata
al pagamento con carta di credito
Edgardo Ferrari
ringrazia sentitamente tutti coloro che hanno
partecipato al loro dolore.
- Milano, 26 luglio 2014.
Servizio fatturazione necrologie:
tel. 02 25846632
mercoledì 9/12.30 - giovedì/venerdì 14/17.30
fax 02 25886632
e-mail: [email protected]
Servizio sportello da lunedì a venerdì
Milano: Via Solferino 36 orario continuato dalle 9 alle 17.45
Informativa ai sensi dell’art. 13 D.Lgs. 196/2003 (“Codice in materia di protezione dei dati personali”).
Conformemente all’impegno e alla cura che la nostra società dedica alla tutela dei dati personali, La informiamo sulle modalità,
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misure di sicurezza. I dati saranno trattati da RCS MediaGroup S.p.A. esclusivamente con modalità e procedure necessarie per
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ogni momento, quali sono i Suoi dati e come essi sono utilizzati. Ha anche il diritto di farli aggiornare, integrare, rettificare o
cancellare, chiederne il blocco ed opporsi al loro trattamento. Ricordiamo che questi diritti sono previsti dal Art.7 del D. Lgs
196/2003. Per ogni informazione riguardo ai diritti può rivolgersi, a tal fine, al Responsabile del trattamento dei dati personali di
RCS MediaGroup S.p.A. scrivendo allo stesso c/o RCS MediaGroup S.p.A. Divisione Pubblicità - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano.
Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
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Puzzles by Pappocom
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Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Chiude, a mezzanotte,
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Una serata interamente
dedicata al Teatro. La
rassegna si apre con Paolo
Rossi (foto) in «Come si
ruba in teatro»: dal cabaret
al Mistero Buffo 2.0,
attraverso Molière,
Jannacci, Gaber,
Shakespeare. Per Rossi
rubare in teatro può essere
positivo e interessante. Alle
23.15, «Essere Riccardo; e
gli altri», l’allestimento di
uno spettacolo di
Alessandro Gassmann. Poi
un omaggio a Toni Servillo e
infine il documentario
originale «Attori o Corsari»:
storie dei giovani attori e
ballerini allievi della Milano
Teatro Scuola Paolo Grassi.
Chiuso per ferie
Iris, dalle 11.30
Come si ruba in teatro
Sky arte, ore 21.10
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Gyllenhaal sbandato Hiccup il vichingo
e Maguire in guerra amico dei draghi
Tobey Maguire (foto) è dato
per disperso in Afghanistan.
Suo fratello Jake Gyllenhaal è
uno sbandato che si prende in
carico la famiglia di lui. Si
innamorerà della moglie.
Brothers
Rai 3, ore 21.05
Il giovane vichingo Hiccup (foto)
aspira a diventare un cacciatore
di draghi. Diventerà invece
amico di uno di loro e imparerà
su queste creature più di
quanto avesse mai immaginato.
Dragon Trainer
Italia 1, ore 21.10
Pupo canta
le melodie di Napoli
Tomas Milian
e un rapimento
Pupo presenta la serata
dedicata alla musica
napoletana. Ospiti: Serena
Autieri, Fausto Leali, Lina
Sastri, Peppino di Capri, Nino
D’Angelo e altri.
Napoli prima e dopo
Rai1, ore 21.20
Giulio Sacchi è un piccolo
delinquente della periferia
milanese. Con due complici
mette in piedi il rapimento della
figlia di un ricco commendatore.
Con Tomas Milian.
Milano odia: la polizia non può
sparare; RaiMovie, ore 21.15
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Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014
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Pay Tv
Film
e programmi
Così è stato ucciso
Osama bin Laden
Il film è la ricostruzione dell’azione
che ha portato all’individuazione
e all’uccisione di Osama bin
Laden. Maya (Jessica Chastain,
foto) fa parte della squadra che lo
ha inseguito per anni.
Operazione Zero Dark Thirty
Premium Cinema, ore 21.15
Cruise investigatore
dà la caccia al cecchino
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A fil di rete
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di Aldo Grasso
Columbro, Corrado
e le rimembranze in tv
L’
effetto nostalgia è un motore importante della
televisione contemporanea: sembra un paradosso, ma sono sempre di più i programmi che scavano negli archivi del passato, disseppellendo
immagini, volti, suoni che fanno parte dell’immaginario collettivo e restituendoli al consumo affettivo degli spettatori. Il caso di scuola è «Techetechetè», che da anni
tiene in piedi le serate estive della Rai. Ma anche la tv commerciale è ormai arrivata a quel
punto della sua storia in cui
Vincitori e vinti
l’archivio diventa una risorsa
preziosa.
Filippo
Su Mediaset Extra sta anBisciglia
dando in onda un’antologia
Le tentazioni
che colleziona il meglio dell’indi Canale 5
trattenimento del gruppo, dabattono la
gli anni Ottanta a oggi (giovedì,
divulgazione di Raiuno.
ore 23.40). A parte gli interPrima serata
mezzi comici di Marta Zoboli e
dell’ammiraglia
Gianluca Deangelis, di cui franMediaset dedicata a
camente si capisce poco la ne«Temptation Island»,
cessità, il programma è un’occon Filippo Bisciglia:
casione interessante per osserper 3.263.000
vare un curioso mix di epoche
spettatori, 17,7% di
e personaggi: si va da giganti
share.
dell’intrattenimento televisivo
a meteore presto tramontate.
Piero
Come prevedibile, le cose
Angela
più interessanti sono le chicLa
che dimenticate che arrivano
divulgazione
da un passato ormai remoto, i
di Raiuno
primi esperimenti fatti della tv
superata dalle
commerciale per distanziare il
tentazioni di Canale 5.
proprio stile da quello del serConsueta puntata del
vizio pubblico con nuovi pergiovedì estivo con
sonaggi e nuovi modelli di co«Superquark»: per
municare, più spregiudicati e
Piero Angela gli
aggressivi di quelli a cui fino a
spettatori sono
quel momento era stato abi2.692.000, con una
tuato lo spettatore italiano.
share del 13,9%.
Nella sigla di «Autostop», il
quiz estivo condotto da Marco
Columbro (correva l’anno 1984), c’è già tutto della nuova
estetica sfacciata della tv commerciale, comprese le inquadrature insistite sulla minigonna di Paola Perego. E poi ancora «Cabaret per una notte» (1986), la «Corrida» condotta
da Corrado Mantoni. A un certo punto compare persino un
Fiorello d’antan, in una «Buona domenica» vintage. Che tenerezza! Quanto è cresciuto quel ragazzo!
In una città pacifica e tranquilla, un
ex soldato viene accusato di essere
il cecchino che ha ucciso 5 persone.
L’uomo si professa innocente e
chiede a Jack Reacher (Tom Cruise,
foto) di trovare il colpevole.
Jack Reacher - La prova decisiva
Sky Cinema 1, ore 21.10
Statham in mezzo
a un folle intrigo
Dopo aver salvato una
dodicenne cinese sequestrata,
l’agente Jason (Jason Statham,
foto) si ritrova nel mezzo di un
intrigo tra mafia russa, polizia e
politici corrotti di New York.
Safe
Cinema Energy, ore 21.15
John Malkovich
educa al crimine
John Malkovich educa al crimine.
In un villaggio della Moldavia
orientale vive una comunità
singolare che educa i propri figli
al crimine. Onesti con i più deboli
e feroci con esercito e polizia.
Educazione siberiana
Sky Cinema Max, ore 21
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Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera
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