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Appunti N. 54 Dicembre 2014 - Consorzio Camerale per il Credito e

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Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
Anno VII, Numero 54, Dicembre 2014
Appunti
La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza
INDICE
•
In primo piano
Leonardo Bassilichi, Presidente
Camera di commercio di Firenze
della
2
•
Mini-Bond Meeting: Milano, 15 dicembre
2014
6
•
Mini-bond di territorio. L’evoluzione della
specie
7
•
Promuovere i mini-bond. L’esperienza
della Camera di commercio di Cuneo
9
•
Investire in mini-bond: il punto di vista dei
fondi
11
•
Start up e piani di incentivazione equity
14
•
BCE e quantitative
un’ultima spiaggia?
•
Viaggio tra gli incubatori certificati.
ComoNExT (Como)
easing:
Di recente scelto per guidare la Camera di
commercio di Firenze, Leonardo Bassilichi ci
parla delle sfide che si prospettano per la sua
città e la nostra economia, e si racconta.
davvero
17
21
•
Le ultime novità del programma COSME
23
•
Le pubblicazioni
26
•
Le consultazioni pubbliche
27
•
Start up innovative: la Top Twenty di
dicembre
28
Consorzio Camerale
per il credito e la finanza
Via Meravigli 9/B, Milano
Tel. 02 8515 4258
[email protected]
www.consorziocamerale.eu
I Presidenti si raccontano: Leonardo Bassilichi
Presidente: Francesco Bettoni
Direttore: Pier Andrea Chevallard
Coordinatore: Roberto Calugi
Segue a pag. 2
Mini-Bond Meeting: 15 dicembre 2014
Si terrà il prossimo lunedì 15 dicembre la
seconda edizione del Mini-Bond Meeting,
l’evento interamente dedicato ai mini-bond
in cui saranno protagonisti imprenditori,
advisor e investitori.
Una giornata ricca di appuntamenti:
Il Salone degli Advisor per incontrare i consulenti
finanziari e legali e ricevere informazioni e
materiali utili sui mini-bond.
Il Convegno per avere un aggiornamento sullo
sviluppo del mercato e ascoltare la testimonianza
di un’impresa emittente.
Il Workshop “Gli investitori incontrano le imprese”,
dove i fondi di investimento in mini-bond si
presenteranno e incontreranno le imprese.
Segue a pag. 6
La newsletter è redatta a cura
dell’Ufficio Studi e Comunicazione
1 Paglietti
Responsabile progetto editoriale: Gianmarco
Responsabile operativo: Maria Gloria Cesarini
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
I Presidenti si raccontano
A colloquio con…
Leonardo Bassilichi,
Presidente della
Camera di
commercio di
Firenze
A cura dell’Ufficio Studi
Nato a Firenze nel 1971, è Presidente della
Camera di commercio di Firenze dallo scorso
giugno.
Ha avviato la sua carriera professionale presso
l’azienda familiare omonima operante nel
settore del Business Process Outsourcing, di cui è
attuale Amministratore Delegato.
Dal 2012 è Componente del Comitato Tecnico
per lo Sviluppo Economico di Confindustria
nazionale, oltre ad aver ricoperto la carica di
Vice Presidente alle politiche per la crescita, alle
relazioni industriali e alla sicurezza all’interno di
Confindustria Firenze.
E’ Membro dell’organizzazione internazionale
YPO, Presidente della Pietro Leopoldo Srl e Vice
Presidente del Consorzio Camerale per
l’internazionalizzazione.
Signor Presidente, di recente è stato scelto
per guidare la Camera di commercio di
Firenze. Può farci un bilancio di questi
primi mesi e darci qualche dettaglio della
sua agenda programmatica?
Bisogna partire dalla realtà: in base al mio
feedback le Camere di Commercio
hanno una reputazione discutibile fra gli
imprenditori e i professionisti, eppure al
tempo stesso molte delle iniziative che
promuovono e dei servizi che forniscono
sono considerati dalle imprese strumenti
efficaci. Segno che serve un cambio di
passo nella comunicazione per spiegare
meglio il nostro valore a tutti, insieme a
un’evoluzione organizzativa.
Leonardo Bassilichi
A
Firenze
stiamo
lavorando
per
trasformare la Camera in un’Agenzia per
lo sviluppo. La chiamo Agenzia perché le
attività cardine su cui faremo leva
saranno la promozione e la canalizzazione
di strumenti esistenti insieme alle altre
istituzioni del territorio. Penso al credito,
utilizzando le risorse dal private equity ai
consorzi di garanzia, alla legalità, aprendo
database a Procura, Tribunali e DIAA, e
alla formazione con l’inserimento dei
giovani nel lavoro. Infine, in una città
rivolta al mondo com’è Firenze, penso
all’internazionalizzazione, per la quale
stiamo consolidando un accordo con ICE
dal quale ci aspettiamo solo elementi
positivi.
La riforma che sta interessando il sistema
camerale rappresenta un’importante
sfida, che comporterà, presumibilmente,
una ridefinizione delle politiche e degli
obiettivi. Qual è la sua opinione a
riguardo? Quali ritiene possano essere le
direttrici lungo cui strutturare il percorso
futuro?
Appena arrivato ho trovato una situazione
incredibile: da una parte il governo era
pronto a cancellare di colpo le Camere di
Commercio pur di tagliare via un vecchio
2
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
riforme: semplificazione e giustizia snella
sono le priorità rispetto a qualunque
dibattito ideologico. Inoltre, aggiungo, è
bene che l’Europa - così come succede
negli USA nei periodi di crisi - si faccia
carico della ripartenza degli investimenti.
Firenze, Ponte Vecchio
sistema corporativo che ha funzionato
solo e soltanto per alcune imprese,
dall’altro una parte di questo vecchio
sistema difendeva senza se e senza ma lo
status quo, limitandosi a condividere la
necessità di una riforma.
Grazie alla condivisione delle associazioni
di categoria e anche all’interessamento
di altre Camere di Commercio (perché ce
ne sono di gran qualità) noi abbiamo
intrapreso una strada diversa che
prevede una profonda scossa unita al
mantenimento di alcuni punti saldi,
anticipando la riforma in fieri. Cito solo i
titoli: bene la riduzione del diritto annuale,
sì al registro imprese pubblico, no al fondo
perequativo
che
serve
solo
a
deresponsabilizzare le Camere che
lavorano male, avanti con la dismissione
delle partecipazioni non strategiche. Noi
abbiamo anche azzerato i compensi dei
vertici e stiamo lavorando per cancellare
una sovrastruttura che ormai non ci
possiamo più
permettere,
l’unione
regionale,
salvaguardando
l’occupazione.
Qual è la ricetta per rilanciare l’economia
del nostro Paese e la crescita del nostro
tessuto imprenditoriale? Quali sono gli
ingredienti che, a suo giudizio, non
possono mancare?
La scossa che ha pervaso il Paese in questi
ultimi mesi è stata estremamente positiva
per ripensare a un’Italia al passo con i
tempi. Naturalmente, non ci devono
essere tentennamenti sulla strada delle
In quest’ottica, il piano presentato del
nuovo presidente della Commissione
Europea, Jean Claude Junker, è
certamente un buon inizio rispetto a un
passato troppo timido, ma occorre fare di
più. E velocemente. Non vorrei che le
pulsioni
anti-euro
che
stanno
attraversando il continente come risposta
alla burocrazia di Bruxelles prendessero
davvero il sopravvento. E non parlo solo
dell’Italia… Su questo piano è veramente
apprezzabile il lavoro che sta facendo
Mario Draghi alla presidenza della Banca
centrale europea. E permettetemi di
semplificare un concetto molto utile alla
ripresa economica per la fase in cui ci
troviamo: pensate positivo.
Il tessuto produttivo fiorentino è da sempre
tra i fiori all’occhiello delle imprese
italiane per ciò che concerne le capacità
di innovare e di competere sui mercati
internazionali. Quali iniziative ha messo in
campo la Camera di commercio di
Firenze a sostegno dell’innovazione e
dell’internazionalizzazione e quali ancora
intende realizzare?
La crisi morde anche da noi, ma rispetto
ad altri territori stiamo reggendo meglio
proprio grazie all’internazionalizzazione
delle imprese e all’export. Nei primi sei
mesi del 2014 Firenze ha esportato 4,8
miliardi di merci, che corrispondono a un
+13,2% rispetto allo stesso periodo del
2012.
Siamo all’avanguardia nella meccanica,
+23,5%, nella pelletteria, +20%, e nella
farmaceutica, +10,3%. Inoltre, è stato
dimostrato che, nell’annus horribilis 2013,
le imprese ad alta tecnologia in provincia
di Firenze hanno aumentato il fatturato
dell’8,3% rispetto al 2012: segno tangibile
dell’estrema capacità di adattamento di
chi innova.
3
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
Anche per questo la Camera di
Commercio di Firenze sta provando a
“obbligare” le imprese a percorrere
questa strada e a pensare in digitale,
anche nelle piccole cose: ad esempio,
spostando molti servizi on-line o aderendo
con
convinzione
al
progetto
Unioncamere-Google sulle Eccellenze in
digitale. A prima vista può sembrare una
forzatura, ma chi non si adegua a questa
nuova realtà verrà spazzato via dal
mercato, è solo questione di tempo.
I mini-bond sembrano essersi annoverati
definitivamente tra i possibili strumenti a
disposizione delle imprese per finanziare i
propri progetti di sviluppo. In qualità di
imprenditore, qual è il suo giudizio sullo
strumento e quale l’importanza di una
differenziazione
delle
fonti
di
approvvigionamento finanziario?
I canali di finanziamento alternativi sono
sempre più importanti in Italia, anche
perché finora erano pressoché inesistenti,
penso al private equity per le medie e
grandi realtà societarie oppure al
crowdfunding per finanziare anche le
piccole
idee.
Personalmente
ho
un’esperienza positiva, ma mi rendo
conto che non siamo tanti ad aver
costruito percorsi con questi strumenti.
Anche perché, per onestà dobbiamo dire
che aprire il capitale a qualsiasi forma di
finanziamento
e
dare
trasparenza
costante sugli andamentali significa
condividere la governance con terzi, che
non è cultura tipica del capitalismo medio
italiano. In questo quadro, i mini-bond
sono sicuramente una novità rilevante,
sulla quale ho notato sia interesse
istituzionale, da Bankitalia a Cassa
Depositi e Prestiti, sia di operatori come
fondi e advisor. Anche sul fronte del
rilancio economico i mini-bond possono
essere uno strumento interessante: non a
caso il mercato è stimato tra i 50 e i 100
miliardi.
Firenze accoglie una vasta porzione del
patrimonio culturale e artistico italiano.
Firenze, particolare della Porta del Paradiso del
Battistero
Quali sono le direttrici lungo cui sviluppare
politiche di promozione e valorizzazione
del territorio quanto più efficaci?
Il problema di Firenze è selezionare il
turismo: le visite di mezza giornata sempre
negli stessi luoghi ci portano più costi e
problemi che ricchezza e opportunità di
business. Ecco perché stiamo lavorando
per proporre un’offerta di eccellenza,
anche fuori dal centro storico, per i turisti
di qualità. Insieme a Comune, Università e
alla principale fondazione bancaria della
città, Ente CRF, abbiamo attivato un
Pensatoio con una serie di capitoli da
affrontare concordemente. Uno di questi
è la realizzazione di 12 eventi di altissima
qualità in un anno, sui quali metteremo
insieme le risorse e che dovranno servire
per elevare il livello qualitativo delle
presenze.
La città, ovviamente, è accogliente con
tutti, ma il target che ci interessa - e sul
quale lavoreremo sempre di più - è il
turismo di qualità, da attrarre anche
grazie alla realizzazione della nuova pista
dell’aeroporto e all’ammodernamento
dei padiglioni della fiera più bella del
mondo, a due passi dalla stazione
ferroviaria e dal Duomo.
Chi è Leonardo Bassilichi nella vita
privata? Se dovesse descrivere se stesso
attraverso
tre
aggettivi,
quali
sceglierebbe?
Un quarantenne che è stato chiamato a
occuparsi delle imprese fiorentine dalla
posizione privilegiata della Camera di
4
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
Se dovesse consigliare la lettura di un
libro, quale sceglierebbe? Perché?
La verità sul caso di Harry Quebert. Perché
è geniale…
Firenze, particolare dei Giardini di Boboli
Commercio. E’ un servizio che svolgo
gratuitamente e con passione. Gli
aggettivi per descrivermi? Se c’è una
cosa che non sopporto è proprio l’autoreferenzialità di certi ambienti. Dunque, gli
aggettivi potranno metterli gli altri in base
a ciò che sto facendo in azienda, così
come
nell’impegno
pubblico
di
presidente della Camera di Commercio di
Firenze.
Se non avesse seguito il suo percorso
professionale, cosa le sarebbe piaciuto
fare?
I miei genitori hanno costituito la Bassilichi
nel 1957, ben prima che nascessi. Fin da
piccolo ho respirato l’aria dell’azienda e
ho curiosato fra macchine contabili,
microfilm e copiatrici. Non credo di aver
mai voluto fare altro. E oggi mi piace
pensare
di
essere
amministratore
delegato per scelta di azionisti terzi
rispetto alla famiglia.
Le piace l’arte? Quale forma la
appassiona maggiormente?
Se, come me, abiti a Firenze hai il privilegio
di vivere l’arte tutti i giorni, in vari modi
diversi. Dall’amore per il Rinascimento alla
passione per gli artisti contemporanei il
passo poi è breve. Fra l’altro, alla Bassilichi
abbiamo sempre cercato di unire l’arte
con la modernità, ricordo ancora con
commozione la realizzazione di una
pionieristica edizione digitale del codice
Hammer-Leicester di Leonardo da Vinci
esposto a Firenze e acquisito vent’anni fa
da Bill Gates.
Preferisce il cinema o il teatro? L’ultimo
film o spettacolo visto?
Essendo supporter del meraviglioso Teatro
del Maggio Musicale non posso altro che
rispondere
teatro.
Non
mi
sono
certamente perso il ritorno di Muti a
Firenze.
Quale aspetto apprezza maggiormente
nelle persone? Cosa, invece, non
sopporta?
Apprezzo la vitalità, non sopporto
l’ipocrisia e l’incoerenza.
Per concludere, se dovesse dare un
consiglio o un suggerimento alle nuove
generazioni, cosa direbbe loro?
Di godersi la vita nel senso più autentico,
ovvero quello di studiare e lavorare per
creare qualcosa che davvero le
appassioni.
La
meritocrazia
e
la
competitività diventeranno punti cardine
sempre più importanti anche da noi e i
giovani non possono estraniarsi da questa
sfida, anzi potrebbero guidarla e portarci
verso un’Italia inedita e straordinaria, che
siamo pronti a costruire già da oggi.
Inoltre, suggerirei di fare il militare nel
mondo del lavoro: cioè lavorare sodo,
con dignità e passione, qualunque sia
l’inquadramento di partenza.
LE FOTO DEL MESE
Le foto pubblicate in questo numero sono
relative alla città e al territorio della
provincia di Firenze.
Nella copertina è ritratta una panoramica
del centro di Firenze.
5
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
Il Consorzio Camerale per il credito e la
finanza,
in
collaborazione
con
Unioncamere Lombardia, organizza la
seconda edizione del
Mini-Bond
Meeting
una giornata interamente dedicata ai
mini-bond, in cui saranno protagonisti
imprenditori, advisor e investitori.
Otto ore di incontri, workshop e dibattiti
durante i quali conoscersi, presentarsi e
confrontarsi su modi, tempi e costi per
arrivare all’emissione di mini-bond.
Il Programma
Dalle ore 9.00 alle ore 17.00
Il Salone degli Advisor
dove incontrare i consulenti finanziari e
legali che hanno partecipato al nostro
road show e ricevere informazioni e
materiali utili sui mini-bond.
Alle ore 9.45
Il convegno per fare il punto sullo stato
dell’arte del mercato e ascoltare la
testimonianza di un’impresa emittente.
Francesco Bettoni e Roberto Calugi
Consorzio Camerale Credito e Finanza
Vi aspettiamo il
15 dicembre
a partire dalle ore 9.00
presso la Sala Conferenze della
Camera di commercio di Milano
in via Meravigli 9/B, a Milano
Ai partecipanti sarà distribuita la guida:
I mini-bond.
Istruzioni per l’uso.
La guida per gli
imprenditori che
vogliono conoscere da
vicino i mini-bond.
-
Alfio Bardolla - Ceo – American Coffee
Company S.p.A.
Stefano Romiti - AZ I Private Debt
Lorenzo Parrini - Deloitte Financial Advisor
Services
Alessandro Accrocca - Orrick
Mauro Alfonso - Cerved Rating Agency
Anna Marucci - Borsa Italiana
Alle ore 14.30
Il workshop “Gli investitori incontrano le
imprese” per incontrare e assistere alla
presentazione dei fondi di investimento in
mini-bond.
Introduce i lavori Luigi Tommasini, Senior
Partner del Fondo Italiano di investimento.
6
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
Mini-bond di
territorio.
L’evoluzione della
specie.
Firenze, Piazza della Signoria
Ufficio Studi
A due anni di distanza dalla loro ricomparsa sul mercato, in forma riveduta
e corretta, i mini-bond stanno prendendo
progressivamente piede sul mercato e tra
le imprese. Le emissioni hanno ormai
superato abbondantemente la soglia dei
4 miliardi di euro e sono una novantina
quelle quotate sull’ExtraMOT Pro, il
segmento ad hoc predisposto da Borsa
Italiana per favorirne lo scambio tra gli
investitori professionali.
Finita l’epoca dei cosiddetti “maxi-bond”,
quando le emissioni obbligazionarie
realizzate secondo le procedure previste
dalla nuova normativa venivano proposte
da grandi player del mercato per valori
superiori ai 100 milioni di euro, sul mercato
hanno cominciato a fare la propria
comparsa le medie aziende con emissioni
di importo nettamente inferiore, che
talvolta è sceso sotto i 2 milioni di euro.
A tutt’oggi, oltre l’85% del valore
complessivo dei mini-bond quotati in
Borsa fa capo a emissioni superiori ai 50
milioni di euro. Se si tolgono alcune
cambiali finanziarie che hanno debuttato
sul mercato e su cui concentreremo la
nostra attenzione nei prossimi numeri della
newsletter, il restante 14% delle quotazioni
è rappresentato dalla sessantina di
emissioni con importo inferiore ai 50
milioni, per un importo complessivo di
poco superiore ai 600 milioni di euro.
Mancano ancora le piccole imprese. Se si
eccettuano le aziende di dimensioni
minori ma con alto potenziale di crescita,
che hanno puntato sui mini-bond per
finanziare i propri piani di sviluppo
internazionale, la quasi totalità delle circa
200.000 imprese hanno un fatturato
compreso tra i 2 e i 10 milioni di euro o un
organico compreso tra i 10 e i 50 addetti.
Quali sono i motivi di questa assenza dal
mercato?
Sicuramente incidono alcune remore
psicologiche che rendono gli imprenditori
diffidenti di fronte all’idea di aprire le porte
della propria azienda e i propri libri
contabili ai diversi consulenti che entrano
in campo per preparare un’emissione di
mini-bond.
In secondo luogo, il meccanismo che
conduce all’emissione e alla quotazione
dei titoli obbligazionari può apparire
lungo, costoso e farraginoso, soprattutto
se paragonato ai tradizionali percorsi che,
specie in passato, caratterizzavano
l’accesso al credito bancario.
Esiste, però, un terzo fattore da non
sottovalutare, ovvero le dimensioni del
fabbisogno finanziario delle piccole
imprese.
Difficilmente una piccola impresa - che
non stia attraversando una fase di forte
espansione o che non abbia puntato su
un piano ambizioso di crescita o di
internazionalizzazione - necessita di risorse
7
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
spalmare, per gli investitori, i costi di
istruttoria,
prestando
attenzione
naturalmente a garantire una adeguata
diversificazione del rischio (evitando
quindi il pericolo opposto di concentrare il
rischio investendo su imprese con identico
profilo di mercato) e di realizzare, dal lato
delle imprese, economie di scala e
condivisione delle spese di emissione.
Fiesole, area archeologica
tali da attrarre l’attenzione
investitore in mini-bond.
di
un
Quello che è stato il taglio minimo tra le
emissioni fatte finora, ovvero 1,5 milioni di
euro, rappresenta una soglia elevata per
gran parte delle piccole imprese. Allo
stesso tempo, però, emissioni di importo
inferiore
scoraggerebbero
sia
gli
imprenditori sia gli investitori, a causa
dell’incidenza dei costi fissi, in termini non
solo finanziari ma anche di tempo da
dedicare, di istruttoria e di strutturazione
del prestito che annullerebbero, di fatto,
la convenienza di una simile operazione.
Cosa si può fare, allora, per consentire a
piccole aziende con fabbisogni finanziari
limitati di accedere comunque a questo
strumento di finanziamento?
La soluzione potrebbe essere quello che
viene definito, un po’ impropriamente, il
mini-bond di territorio: un portafoglio di
emissioni realizzate da piccole aziende, di
importo relativamente limitato rispetto agli
standard di mercato, connesse da un
legame che può essere, appunto, il
territorio ma anche la filiera o il comparto
economico. Un portafoglio poi proposto
al mercato unitariamente, magari tramite
una operazione di cartolarizzazione, che
permetta
di
superare
l’ostacolo
rappresentato dai limiti dimensionali delle
singole emissioni aziendali.
Un portafoglio cartolarizzato potrebbe
permettere, infatti, di offrire al mercato
una emissione collettiva di dimensioni
appetibili, che permetta di limitare e
In una ipotesi di cartolarizzazione in cui le
prime perdite – ed eventualmente la
tranche mezzanino – fossero coperte da
un garante pubblico si avrebbe anche un
netto abbattimento del rischio per gli
investitori, con una auspicabile riduzione
del tasso richiesto alle aziende emittenti.
In tal senso potrà essere senz’altro
valorizzata l’opportunità rappresentata
dall’accesso alla garanzia del Fondo
centrale che, dall’inizio di novembre 2014,
è stato esteso anche ai gestori di fondi e
agli
intermediari
finanziari
iscritti
all’apposito elenco che sottoscrivano
mini-bond o portafogli di mini-bond.
Ovviamente,
in
una
ipotesi
di
cartolarizzazione, gli enti pubblici che
operano sul territorio, in primis le Camere
di commercio, al di là di un eventuale
apporto di risorse finanziarie che
dovrebbe fare i conti con i vincoli di
bilancio
imposti
dalla
normativa,
potrebbero svolgere un importante ruolo
a monte di individuazione e pre-selezione
delle aziende potenzialmente rientranti
nei target economico-finanziari richiesti
per l’emissione di mini-bond, agevolando
notevolmente l’attività degli investitori e
contribuendo a ridurne i costi di istruttoria,
con auspicabili benefici per le imprese
emittenti.
Nei prossimi mesi, il Consorzio Camerale
approfondirà il tema con una serie di
iniziative. Chi desidera ricevere ulteriori
informazioni, può contattare l’Ufficio
Studi ai seguenti recapiti:
Email: [email protected]
Tel. 02-8515 4257
Fax: 02-8515 4251
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Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
Promuovere i minibond. L’esperienza
della Camera di
commercio di
Cuneo
D. Tortora
Camera di commercio di Cuneo
Nell’ottica di incentivare l’utilizzo dei minibond, la Camera di Commercio di Cuneo
ha recentemente deliberato un bando
finalizzato all’abbattimento dei costi di
emissione sostenuti dalle aziende.
Tale scelta nasce dalla volontà di trovare
una soluzione al problema dell’accesso al
credito da parte di tutte quelle imprese,
economicamente
sane
e
finanziariamente solide, che devono fare i
conti con gli effetti del cosiddetto credit
crunch.
Stando alle stime effettuate, sono più di
mille, in provincia di Cuneo, le piccole e
medie imprese che dispongono dei
requisiti per emettere obbligazioni, con un
taglio che mediamente va dai 2 ai 5
milioni di euro.
Per rispondere alle esigenze finanziarie di
queste imprese e per ampliare i possibili
canali di finanziamento, la Camera di
Commercio di Cuneo ha ritenuto
opportuno deliberare un bando finalizzato
a concedere un contributo alle imprese
che emettono mini-bond per ridurne le
spese di emissione, in modo da rendere
più competitivo, in termini di costi
complessivi,
questo
strumento
di
finanziamento.
Firenze, Basilica di San Miniato al Monte
Il bando camerale e le principali
caratteristiche di questo nuovo strumento
di credito, alternativo al canale bancario,
sono stati illustrati lo scorso 25 novembre
presso la sede dell'ente camerale
cuneese.
Possono accedere ai benefici del bando
le imprese aventi i seguenti requisiti:
− iscrizione nel Registro Imprese,
− sede legale o sede operativa (nella
quale
vengano
effettuati
gli
investimenti) in provincia di Cuneo,
− regolarità nel pagamento del diritto
annuale camerale,
− possibilità di rientrare nella "fascia 1"
del Fondo Centrale di Garanzia,
− appartenenza alla categoria delle PMI
che emettano o abbiano emesso minibond tra il 01/09/2014 e il 31/08/2015.
L’emissione dovrà essere destinata al
finanziamento di progetti di investimento
e, in parte, alla ristrutturazione di posizioni
debitorie.
Lo stanziamento previsto è di 200.000 euro,
e il contributo in conto capitale
concedibile ad ogni impresa, calcolato
percentualmente sulla spese ammissibile,
varia dal 20% al 35% in base alla tipologia
dei
titoli
obbligazionari
e
degli
investimenti, con un massimale di 15.000
euro.
Se infatti per un normale mini-bond viene
concesso un contributo non superiore al
20% delle spese di emissione, ad un minibond di territorio o convertibile la
percentuale sale al 25% e se il prestito
9
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
obbligazionario è sia di territorio che
convertibile
la
percentuale
di
contribuzione arriva al 30%.
Qualora poi l'emissione servisse per
finanziare un investimento innovativo,
purché
certificato
da
Laboratori
accreditati presso il MIUR o da soggetti
gestori di poli d'innovazione della Regione
Piemonte, la percentuale salirebbe al
35%.
Il fatto di premiare maggiormente i minibond di territorio rispetto a quelli emessi da
una singola impresa deriva dalla volontà
di incentivare le aggregazioni delle
imprese che, in molti casi, sono affette da
nanismo,
mentre
il
premio
alla
convertibilità deriva dalla volontà di
favorire e accrescere la capitalizzazione
delle imprese cuneesi.
31/10/2015
al
seguente
indirizzo:
[email protected],
inserendo nell'oggetto la dicitura Bando
Minibond 2014/2015.
La Camera di commercio di Cuneo
provvederà,
entro
tre
mesi
dal
ricevimento della domanda, a erogare il
contributo direttamente all'impresa. Il
contributo è soggetto al Regime De
minimis 1407/2013.
Per informazioni è possibile contattare
l’Ufficio Ragioneria ai seguenti recapiti:
tel: 0171/318.731
email: [email protected]
E' vero che il profilo dell'investitore in titoli
obbligazionari è diverso da quello che
investe in equity, tuttavia il tentativo di
promuovere maggiormente l'impresa che
decide di rafforzarsi patrimonialmente è
sicuramente utile.
Infine incentivare maggiormente l'impresa
che innova è particolarmente importante
in quanto è sicuramente la via
dell'innovazione
che
può
rendere
competitivo il tessuto economico italiano,
che si deve confrontare con una
concorrenza
estera
estremamente
competitiva sia dal lato dei costi sia dal
lato della qualità e dell'innovazione.
Le spese ammissibili sono le seguenti:
advisor fee, arranger fee, legal fee, spese
per l'ammissione alla quotazione sul
segmento ExtraMoTPro di Borsa Italiana,
spese della banca agente.
Il bando e la modulistica sono scaricabili
dal sito camerale al seguente indirizzo:
http://www.cn.camcom.gov.it/minibond
Le
domande,
corredate
dalla
documentazione richiesta, dovranno
pervenire all'ente camerale entro il
10
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
La parola ai protagonisti
Investire in
mini-bond: il punto
di vista dei fondi
Ne parliamo con Innocenzo
Cipolletta, Presidente del Fondo
Italiano di Investimento
A cura dell’Ufficio Studi
Fondo Italiano di Investimento Sgr Spa è
una società di gestione costituita su
iniziativa del Ministero dell’Economia e
delle Finanze, in collaborazione con ABI,
Cassa Depositi e Prestiti, Confindustria,
Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi
di Siena e Unicredit.
Attualmente gestisce tre fondi mobiliari
chiusi: il Fondo Italiano di Investimento, il
Fondo di Fondi di Private Debt e il Fondo di
Fondi di Venture Capital, per un
ammontare complessivo di risorse pari a
circa 1,5 miliardi di euro.
Il Fondo Italiano di Investimento ha
attivato, insieme a Cassa Depositi e
Prestiti, un “Fondo di fondi” per mini-bond;
qual è lo scopo?
Il Fondo di Fondi Private Debt rappresenta
un’iniziativa recente del Fondo Italiano
che ha finalizzato il primo closing il 1
settembre 2014, avendo come investitore
sponsor Cassa Depositi e Prestiti, che ha
sottoscritto un commitment di 250 milioni
di euro.
La dimensione target del FoF Private Debt,
la cui raccolta potrà essere completata
nei successivi 24 mesi, è di 500 milioni di
euro. Lo scopo del Fondo è creare le
condizioni per lo sviluppo del mercato del
private debt in Italia nella sua accezione
Firenze, la Basilica di Santa Maria del Fiore e il
Campanile di Giotto
più ampia, comprendente mini-bond,
altre forme di finanziamento oltre che
forme di capitale ibrido, che supportino le
PMI italiane nel reperimento di risorse per il
proprio sviluppo.
Tali capitali, infatti, dovranno essere
prioritariamente indirizzati a “finanziamenti
di scopo” per favorire attività quali
l’internazionalizzazione, l’acquisizione di
società ovvero investimenti per crescita
interna.
Qual è il meccanismo che regola la scelta
dei fondi su cui investire?
In generale, le decisioni del Fondo Italiano
di Investimento saranno basate sui
seguenti principi: (i) coerenza della
strategia di investimento con gli obiettivi
strategici; (ii) team di gestione con
comprovata esperienza nel settore del
private debt - o comunque con
esperienze
rilevanti
in
settori
complementari - dotati di adeguata
indipendenza, dedizione e incentivazione
dei team stessi; (iii) stato di strutturazione
dell’iniziativa in fase relativamente
avanzata.
È importante sottolineare anche che il
regolamento ci impone di mantenere una
posizione di minoranza all’interno del
novero dei sottoscrittori dei nuovi fondi,
che quindi dovranno dimostrare di avere
capacità di fund raising autonoma.
11
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
L’accordo di collaborazione firmato nel
corso del mese di novembre è il naturale
sviluppo del precedente accordo firmato
nel mese di ottobre 2011, il quale, nato
inizialmente
per
un
ammontare
complessivo di 100 milioni di euro, ha
realizzato investimenti per un ammontare
di quasi 500 milioni investiti di euro in 10
fondi (di cui 7 di private equity e 3 di
venture capital).
Castelfiorentino, veduta
Al tempo stesso, siamo consci del fatto
che Fondo Italiano rappresenterà, in molti
casi, l’investitore di riferimento di questi
nascenti fondi, con particolare riferimento
a quelli gestiti da operatori indipendenti.
Per tale ragione, il processo sarà gestito
contemporaneamente
su
diversi
operatori, per cui contiamo di attivare
entro il primo quadrimestre del 2015 un
certo numero di soggetti con dimensioni
adeguate per lo sviluppo del mercato.
Ad oggi il Fondo dispone di 250 milioni di
euro. Sono già state effettuate delle
operazioni? Ritiene che la dotazione del
Fondo
potrà
essere
ulteriormente
incrementata?
Il Fondo è stato istituito solo qualche mese
fa e, come evidenziato sopra, contiamo
di avere un approccio che contribuisca
alla creazione simultanea di un certo
numero di operatori, pertanto le prime
transazioni
avverranno
nel
primo
quadrimestre del 2015. A seconda dello
sviluppo del mercato, ci attendiamo di
incrementare le dimensioni del Fondo
eventualmente fino al livello target di 500
milioni di euro.
Nei giorni scorsi il Fondo Italiano di
Investimento ha siglato un accordo con il
FEI finalizzato allo sviluppo delle PMI
italiane che prevede anche il coinvestimento in fondi di private debt. Quali
scenari si aprono alla luce di tale
collaborazione?
Il nuovo accordo ha l’obiettivo di
proseguire e rafforzare questa proficua
collaborazione,
pur
mantenendo
indipendenti le attività di due diligence e
le decisioni finali di investimento.
Il nuovo accordo di collaborazione
prevede il co-investimento, per un
ammontare complessivo pari ad almeno
500 milioni di euro, in fondi di private
equity, venture capital e private debt.
Ci aspettiamo quindi che tale accordo
promuova un forte sviluppo dell’attività
del private debt in Italia, contribuendo a
formare
operatori
con
dimensioni
adeguate, con team di investimento
dedicati che affianchino le PMI italiane
non quotate nei loro processi di crescita
dimensionale ed internazionalizzazione.
Il mercato dei mini-bond è ancora
piuttosto sottodimensionato rispetto al
potenziale di imprese emittenti. Ritiene
che l’intervento messo in campo insieme
a CDP porterà ad un maggior ricorso
all’emissione di mini-bond da parte delle
imprese?
Il mercato del private debt è in fase di
formazione, con una trentina di fondi che
stanno attualmente sviluppando iniziative
ma, ad oggi, meno di dieci fondi
(prevalentemente asset manager spesso
di
emanazione
bancaria)
hanno
finalizzato il primo closing per un
ammontare complessivo inferiore a 700
milioni di euro.
La creazione di un numero adeguato di
operatori, anche favoriti dalla nostra
12
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
credito delle imprese e lo
principale di ricorso al mini-bond.
Firenze, veduta dei Giardini Bardini
scopo
In caso di sottoscrizione di mini-bond
emessi da imprese che non presentino
requisiti economico finanziari adatti o che
vogliano utilizzare il capitale per
rifinanziare il debito esistente, allora la
cartolarizzazione rischia di diventare solo
uno strumento per trasferire una situazione
problematica.
iniziativa, porterà sicuramente a un
maggior
utilizzo
di
strumenti
di
finanziamento alternativi al canale
bancario (quali ad esempio i mini-bond).
Importante è anche lo sviluppo di una
maggiore consapevolezza nel mondo
imprenditoriale
dell’esistenza,
delle
caratteristiche e delle finalità di questi
strumenti
alternativi,
che
possono
rappresentare una forma importante – ma
tendenzialmente non esclusiva e spesso
legata a situazioni di crescita esterna o
interna – di finanziamento per le imprese.
Come valuta l’ipotesi dei mini-bond di
territorio? La cartolarizzazione di portafogli
di mini-bond di piccole imprese può
essere il grimaldello per la definitiva
consacrazione dello strumento?
I
mini-bond
territoriali
possono
rappresentare un utile strumento per lo
sviluppo di alcune nicchie di mercato,
anche in considerazione della capacità di
attrarre risorse locali. Il Fondo Italiano,
infatti, già negli investimenti in private
equity ha sostenuto circa 4 iniziative di
fondi territoriali. Tuttavia nell’analisi di tali
iniziative bisognerà sempre tenere in
considerazione il rischio di concentrazione
del portafoglio.
Per quanto riguarda la cartolarizzazione,
tale strumento rappresenta sicuramente
un elemento importante per favorire la
liquidità del mercato. Anche alla luce
dell’esperienza
recente,
rimane
fondamentale, per chi sottoscrive minibond, la capacità di analizzare il merito di
13
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
Start up e piani di
incentivazione
equity
M. Sartori
Avvocato
Carnelutti Studio Legale Associato
La disciplina legislativa giuslavoristica
relativa ai piani di incentivazione equity
nelle start up innovative è il più recente
tassello di una normativa – quella relativa
alla partecipazione dei lavoratori nel
capitale delle imprese – che, in Italia, sta
avendo tempi di gestazione lunghissimi.
La Commissione Europea, con una
Comunicazione risalente al 5 luglio 2002,
aveva efficacemente evidenziato le
ragioni che inducono le imprese a
rendere anche i lavoratori protagonisti del
rischio
di
impresa,
individuandole,
essenzialmente, nella volontà di stimolare
i lavoratori dipendenti a interessarsi
maggiormente al successo dell’impresa,
di infondere un senso di appartenenza
all’impresa e di condivisione di obiettivi
comuni, nonché di avvicinare gli interessi
dei dipendenti a quelli degli azionisti “in
particolare nel caso delle imprese in fase
di avviamento”.
Un lavoratore azionista è un lavoratore
che ha (o, almeno, dovrebbe avere) gli
stessi obiettivi dell’azionista: far crescere il
valore dell’azione. Dunque, avendone la
titolarità
(oppure la
possibilità
di
acquistarla in futuro a prezzo scontato), si
suppone che possa lavorare meglio e con
maggiore dedizione per far crescere gli
utili e, quindi, i potenziali dividendi.
Secondo quanto stabilito dalla normativa
di legge, la retribuzione dei lavoratori
assunti nelle start up innovative è costituita
da:
Firenze, facciata di Palazzo Pitti
•
•
trattamenti economici fissi, non
inferiori al minimo tabellare previsto
dal contratto collettivo applicabile;
trattamenti
economici
variabili,
collegati all’efficienza o alla redditività
dell’impresa, alla produttività del
lavoratore o del gruppo di lavoro, o
ad altri obiettivi o parametri di
rendimento concordati tra le parti,
incluse l’assegnazione di opzioni per
l’acquisto di quote o azioni della
stessa società e la cessione gratuita di
tali
azioni
(definiti
“piani
di
incentivazione equity”).
Concettualmente, i piani equity, pur
accomunandosi ad altre forme di
retribuzione in natura quali l’autovettura
aziendale o il cellulare aziendale – visto
che, come queste ultime, attribuiscono al
beneficiario un bene diverso dal denaro –
da essi notevolmente si differenziano in
ragione dell’incidenza che il tempo
produce sul loro valore, certamente in
diminuzione, nel caso dei fringe benefit e,
all’opposto, talvolta in aumento, nel caso
dei piani di incentivazione equity.
È evidente che la crescita del valore del
piano di incentivazione equity nel tempo,
al quale concorre indirettamente anche
la prestazione lavorativa del beneficiario,
induce gli interessi di quest’ultimo a
convergere con gli interessi del datore di
lavoro, raggiungendo così la finalità già
perseguita dal legislatore comunitario.
14
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
plan, costituisce
dipendente.
reddito
da
lavoro
È questo il punto su cui interviene la
vantaggiosa disciplina delle start up
innovative.
In generale e com’è noto, il reddito da
lavoro dipendente associato all’esercizio
di un piano di stock option è:
• sottoposto a prelievo fiscale;
• escluso da prelievo contributivo.
Firenze, Basilica di Santa Croce
Strumenti retributivi di tipo equity assai
diffusi nella prassi sono lo “stock option
plan” e lo “stock grant plan”.
Con il primo, il beneficiario acquisisce il
diritto di acquistare, dopo un certo
periodo di tempo e a un prezzo prefissato,
un determinato quantitativo di azioni o di
altri strumenti finanziari; con il secondo
strumento,
invece,
il
beneficiario
acquisisce sin da subito a titolo gratuito la
titolarità di un determinato quantitativo di
azioni o altri strumenti finanziari.
Dalla struttura tipica del piano di stock
option è dato chiaramente comprendere
come il trascorrere del tempo possa
incrementare il valore del bene assegnato
al lavoratore:
• quando il valore dell’azione è inferiore
al prezzo prefissato (opzione out of the
money), al beneficiario non conviene
esercitare
l’opzione,
perché
acquisterebbe un’azione a un prezzo
maggiore del valore effettivo della
medesima;
• quando, invece, il valore dell’azione è
superiore al prezzo prefissato (opzione
in the money), al beneficiario
conviene esercitare l’opzione, perché
in tal modo acquista un’azione
versando un corrispettivo inferiore al
valore di quest’ultima.
Il beneficio associato all’esercizio di
un’opzione in the money nell’ambito di
uno
stock
option
plan,
oppure
all’attribuzione di un’azione a titolo
gratuito nell’ambito di uno stock grant
Solo nella prassi amministrativa si è
affermata l’estensione del principio di non
imponibilità contributiva, espressamente
previsto dalla legge per lo stock option
plan, anche allo stock grant plan.
Nelle start up innovative, invece, alla
stregua dello scopo dichiarato del
legislatore di fornire alle imprese il
necessario strumento per favorire la
fidelizzazione e l’incentivazione del
management, il beneficio è doppio.
In quest’ottica e salve le limitazioni
espressamente previste a livello legislativo,
l’utilità connessa alla partecipazione di un
piano equity - la legge, questa volta,
espressamente si riferisce sia allo stock
option plan, sia allo stock grant plan – è
attribuibile al fatto che i benefici al
medesimo connessi sono esclusi da
prelievo contributivo, come previsto nella
disciplina generale, e che, in aggiunta,
sono anche esclusi da prelievo fiscale.
Valgono anche per le start up innovative
le medesime cautele da adottare in
generale affinché il beneficio associato
all’esercizio di un piano equity rappresenti
il premio di una genuina forma di
partecipazione del lavoratore al rischio di
impresa.
Vale a dire che il lavoratore non potrà
essere
indicato
nel
piano
come
destinatario, sempre e comunque, di un
gettito ma, al contrario e come
l’imprenditore, dovrà analogamente a
quest’ultimo essere esposto al rischio di
15
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
impresa con l’evenienza, dunque, di
scenari di perdita accanto a quelli di
profitto.
In caso contrario, allora, il piano di
incentivazione
equity,
lungi
dal
genuinamente porsi come strumento di
convergenza degli interessi di lavoratore e
datore di lavoro, come voluto dalla
Commissione Europea con la ricordata
Comunicazione del 2002, potrebbe
dissimulare una mera forma di retribuzione
mascherata.
Con tutte le negative conseguenze in
termini di riqualificazione del beneficio in
una somma di denaro vera e propria,
sottoposta
al
duplice
prelievo,
contributivo e fiscale.
Tesi di laurea sul tema dei mini-bond
Il Consorzio Camerale segnala la tesi di
laurea magistrale dal titolo “Mini-bond:
una
reale
forma
alternativa
di
finanziamento?” realizzata a cura del Dott.
Dennis Maoret” dell’Università degli Studi di
Milano-Bicocca.
Tra il materiale di lavoro utilizzato per la
redazione dell’elaborato è presente
anche la guida realizzata dal Consorzio
Camerale “Mini-bond. Istruzioni per l’uso”,
prima edizione.
Il documento è disponibile sul sito web del
Consorzio al seguente link:
http://www.consorziocamerale.eu/page.
asp?section=85
16
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
Quelle sole tre parole - rafforzate da “sarà
abbastanza” - contribuirono in maniera
decisiva
a
contrastare
la
crisi
dell’Eurozona, o almeno della sua fase più
acuta, grazie anche alle politiche messe
in atto a sostegno della moneta europea
e dei mercati finanziari.
Tuttavia, nel periodo che seguì quella
dichiarazione, a fronte di una scenario
economico e finanziario che non
accennava a migliorare la BCE optò per
una riduzione costante – potremmo quasi
dire “mensile” - del tasso di sconto, che
gradualmente si è avvicinato a valori
prossimi allo zero.
Queste misure hanno purtroppo esaurito
in breve tempo i loro pochi e limitati effetti,
6,0
4,0
2,0
0,0
-2,0
PIL
-4,0
2016
2015
2014
2013
2012
2011
2010
2009
2008
2007
2006
2005
2004
-6,0
2003
Sono trascorsi più di due anni dall’ormai
celebre intervento di Mario Draghi in
occasione del Global Investment Forum di
Londra del 26 Luglio 2012. Utilizzando
l’espressione “faremo il possibile” il
Governatore della Banca centrale
europea
decise
di
utilizzare
un
meccanismo
di
comunicazione
assolutamente
non
convenzionale,
finalizzato ad arginare gli attacchi
speculativi di chi, in quei mesi, non
credeva alla tenuta della moneta unica
europea.
Dinamica PIL e inflazione nell’Eurozona (val.%,
anni 2000-2014 e proiezioni al 2016)
2002
“La BCE è pronta a fare tutto il possibile
per preservare l’euro. E credetemi,
basterà”.
2001
F. Conza
In accordo con i dati forniti da Eurostat,
l’outlook per l’Eurozona continua a essere
allarmante:
l’indebolimento
nella
dinamica
di
crescita
economica,
unitamente all’assenza di riforme strutturali
divenute ormai improcrastinabili in diversi
Paesi, influiscono negativamente sulla
quota di investimenti privati e, non da
ultimo, sul livello di fiducia dei mercati
finanziari.
2000
BCE e quantitative
easing: davvero
un’ultima
spiaggia?
mentre gli scenari economici e finanziari
continuavano, e continuano tutt’ora, a
evidenziare dati preoccupanti.
Fonte: elaborazioni CCCF su dati Eurostat
A queste valutazioni occorre aggiungere
la dinamica dell’inflazione, principale
obiettivo della politica monetaria della
Banca centrale europea e vera spina nel
fianco nel corso degli ultimi anni. Infatti,
nonostante la politica accomodante
della Bce, l’inflazione è letteralmente
precipitata negli ultimi 3 anni, passando
dal 2,8% del 2011 allo 0,3% fatto registrare
a novembre. I due effetti congiunti, lenta
crescita economica e bassa inflazione,
espongono l’Europa al rischio, ormai non
più lontano e inverosimile, di un processo
di stagnazione economica.
Alla luce di tali evidenze - che sembrano
sottolineare,
ancora
una
volta,
l’inadeguatezza delle linee politiche
austere per il rilancio dell’economia
europea – la Banca centrale europea è
stata
costretta
ad
ammettere
apertamente come la “politica del rigore”
si è dimostrata insufficiente sottolineando,
17
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
confortanti (0,3% a novembre) tanto da
spingere nuovamente la BCE a esprimersi
secondo modalità non convenzionali.
“Faremo quello che dobbiamo fare”, ha
ribadito il Governatore ripercorrendo una
strada già percorsa due anni prima. Ed è
proprio su questa strada che si
identificano i contorni di un’ultima “carta”
che la Banca centrale europea può
concretamente decidere di giocare:
quella del “quantitative easing”.
Firenze, veduta panoramica del centro città
inoltre, come occorrano interventi diretti e
congiunti per il sostegno dello squilibrio
macroeconomico dell’Eurozona.
Da parte sua, la Banca centrale europea,
preoccupata dal rischio di stagnazione
economica verso cui si avvia l’Eurozona,
ha messo in campo una strategia
strutturata su tre livelli e incentrata su
strumenti non convenzionali e straordinari.
Nello specifico:
• Taglio dei tassi di riferimento:
praticamente pari a zero il livello dei
tassi a breve e addirittura negativi per
la liquidità infruttifera delle banche.
• Operazioni di Tltro (targeted longterm refinancing operation)1.
• Acquisto di covered bond2 e ABS
(asset backed securities)3
Il
quantitative
easing
rientra
nel
portafoglio di misure non convenzionali
con cui una Banca centrale mira a
rilanciare l’economia. Attraverso tale
piano monetario, le Banche centrali si
pongono quali acquirenti di titoli di vario
tipo (non solo titoli di Stato) a fronte dei
quali viene ad essere immessa nuova
liquidità sui mercati.
Il governatore Draghi, convinto che il
quantitative easing possa generare
risultati apprezzabili anche nell’Eurozona,
sta cercando di dissipare i dubbi - presenti
all’interno del consiglio direttivo della BCE
- sull’efficacia degli acquisti di titoli,
ricordando
come
tale
strumento
agirebbe con una trasmissione diretta nei
mercati nei quali la BCE interviene,
favorendo un riequilibrio dei portafogli.
Secondo le stime della BCE tali interventi
congiunti di mercato aperto dovrebbero
riportare entro due anni il bilancio ai livelli
di inizio 2012, ossia intorno ai 3 mila miliardi
di euro dai 2 mila attuali. Questa
espansione di bilancio dovrebbe inoltre
garantire un sostegno alla dinamica dei
prezzi, con l’obiettivo di riportare
l’inflazione al livello target fissato intorno al
2%.
Infatti, per effetto di tale manovra, gli
investitori tenderebbero a sostituire i titoli
meno rischiosi comprati dalla BCE con
attività a più lungo termine, come azioni.
Questo fenomeno determinerebbe, per le
banche, la possibilità di “liberare”
capitale indirizzandolo verso maggior
impieghi, mentre per le imprese e le
famiglie permetterebbe di beneficiare di
un “effetto ricchezza” che andrebbe a
stimolare l’economia reale.
Ma, come già evidenziato, i dati relativi
all’inflazione continuano ad essere poco
Da un punto di vista pratico - analizzando
gli effetti provocati sui Paesi che si sono
1 Si tratta di prestiti a un tasso di 10 punti base sopra
quello di riferimento (dunque lo 0,15%) con
scadenza a 4 anni.
2 Sono obbligazioni garantite emesse da banche o
da istituzioni finanziarie.
3Trattasi di uno strumento finanziario, nello specifico
un’obbligazione negoziabile o trasferibile emessa a
fronte di un operazione di cartolarizzazione
garantita dagli attivi sottostanti.
18
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
resi
protagonisti
di
manovre
di
quantitative easing - una tale iniziativa
determinerebbe in primo luogo uno
spostamento verso il basso della curva dei
rendimenti dei titoli governativi europei
(cosa che in parte si sta già verificando sui
mercati finanziari, sulla base delle
aspettative, da parte degli investitori, di
una possibile manovra di quantitative
easing).
Inoltre, come ha ricordato Draghi, un
ulteriore effetto che ci si aspetta di
generare è una significativa svalutazione
del tasso di cambio rispetto alle principali
valute internazionali, strada maestra per
un aumento del tasso di inflazione.
Tuttavia, nonostante le rassicurazioni che
arrivano da analisi previsionali, restano
non pochi dubbi sugli effetti che il
quantitative easing sarebbe in grado di
generare
nell’Eurozona,
scenario
profondamente diverso rispetto a quei
Paesi che hanno già fatto ricorso a tale
strumento di politica monetaria.
Ma quali sono stati gli effetti prodotti da
esperienze passate di operazioni di
quantitative easing?
L’evidenza ci viene fornita da Stati Uniti,
Regno Unito e Giappone. La Federal
Reserve e la Bank of England hanno agito
in maniera piuttosto “aggressiva”. Infatti,
da inizio 2007 ad aprile 2014 il bilancio
della Fed è cresciuto più del 100%,
passando da 898,4 miliardi a 1.824 miliardi
di dollari, per poi calare del 7,6% per
effetto del progressivo tapering4. Nel
Regno Unito, la manovra della BoE è stata
tutt’altro
che
irrilevante,
con
un
espansione del bilancio – operata dal
2007 al 2012 – pari a circa il 400%, per poi
calare del 2,4% nel periodo successivo.
Tali espansioni di bilancio hanno prodotto
effetti non di certo secondari. Il PIL degli
Stati Uniti già verso la fine del 2011
superava i livelli pre-crisi, crescendo negli
4
Progressiva riduzione della Banca centrale
americana degli stimoli monetari, operata
San Donato in Poggio, veduta del borgo
anni ad un ritmo medio del 2,1% annuo;
crescita accompagnata da un certa
stabilità nel livello dei prezzi, con un tasso
di inflazione fermo al 2%. In Gran
Bretagna, invece, solo recentemente
l’economia sta recuperando i livelli della
produzione interna fatti registrare nel
periodo anteriore alla crisi, mentre
l’inflazione, che era cresciuta fino al 5,2%
è ora tornata intorno al 2%.
In Giappone, contrariamente a quanto
visto per Stati Uniti e Regno Unito, il
quantitative easing non ha raggiunto
invece gli obiettivi sperati. I suoi effetti
sono stati infatti mitigati da un complesso
di interventi di politica fiscale e industriale
– definito “Abenomics” – che ha generato
effetti contrastanti, tanto da portare il
Giappone in piena recessione. Tuttavia, il
livello dei prezzi, dopo decenni di
deflazione, è tornato a salire.
Alla luce dell’esperienza evidenziata per
Stati Uniti e Regno Unito, nonché dei
risultati conseguiti, è lecito chiedersi,
allora, perché una tale manovra non sia
stata implementata anche nell’Eurozona.
In realtà è bene sottolineare che le
manovre di quantitative easing non
rappresentano la cura per tutti mali.
Esperienze come quella giapponese
ribadiscono infatti un concetto troppe
volte trascurato: inondare i mercati di
liquidità non sempre paga.
attraverso un rallentamento nel ritmo di acquisto di
asset sul mercato.
19
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
liquidità fornita loro dalla Bce per
acquistare attività più rischiose, come
prestiti verso famiglie e imprese.
Firenze, casa di Michelangelo
Inoltre, alla luce delle profonde diversità
nella struttura dei mercati finanziari è
possibile ipotizzare che il quantitative
easing non produrrebbe, nell’Eurozona,
quegli effetti che ha invece generato
nelle economie anglosassoni.
Questi Paesi sono infatti caratterizzati da
una struttura mercato-centrica del
sistema di finanziamento alle imprese;
negli Stati Uniti, ad esempio, la quota di
finanziamenti alle imprese che arriva dai
mercati è dell’80%. In funzione di una
siffatta struttura, una manovra di
quantitative easing produce effetti
immediati sull’economia, generando una
riduzione dei tassi conseguentemente
all’acquisto di titoli di Stato.
Nell’Eurozona, invece il sistema di
finanziamento
alle
imprese
è
prevalentemente di tipo banco-centrico:
oltre il 50% dei finanziamenti alle imprese
passa dal canale bancario – con punte
del 73% per l’Italia -.
Ma è in parte vero, come già evidenziato
in precedenza, che il quantitative easing
produce, almeno in teoria, effetti diretti
anche nel mercato del credito. Ciò è vero
non solo perché i rendimenti dei titoli di
Stato influenzano la determinazione dei
tassi sui prestiti, ma anche perché le
aziende di credito sono i principali
“rivenditori” dei titoli acquistati dalla Bce
in un operazione di questo tipo.
Eppure, nonostante tali perplessità e
l’ostracismo tedesco più volte ribadito
dalle parole del Presidente della
Bundesbank,
Jens
Weidmann,
gli
investitori non mettono più in dubbio che,
al fine di sostenere la dinamica dei prezzi,
un’operazione di questo tipo verrà
realizzata.
Lo stesso Draghi, nella riunione del
Consiglio direttivo di novembre, ha
confermato che “lo staff della BCE sta
intensificando lo studio di fattibilità
tecnica per introdurre nuove e ulteriori
misure non convenzionali”, escludendo
poi che quest’ultime possano essere
confermate già a partire della prossima
riunione del consiglio direttivo di gennaio.
Tuttavia,
proprio
alla
luce
delle
considerazioni esposte, il quantitative
easing non può e non deve essere
identificato come un’”ultima spiaggia”
per le sorti dell’economia europea. Infatti,
se l’obiettivo è quello di innescare
fenomeni
di
crescita
e
non
semplicemente fornire “stimoli” - in un
sistema economico recessivo, operazioni
di
politica
monetaria
espansiva
dovrebbero accompagnarsi a manovre
fiscali espansive.
Ciò che si auspica, dunque, è di creare
finalmente un fronte europeo unito sulla
necessità di realizzare interventi diretti a
sostenere non solo i mercati finanziari ma
anche l’economia reale, sostenendo,
questa volta per davvero, gli investimenti
e i consumi privati. E’ questa l’occasione
per affrontare tali necessità con una
prospettiva di sviluppo congiunto a livello
europeo,
abbondonando
egoismi
nazionali e ideologie autolesionistiche
(Berlino e Bruxelles permettendo). In tal
senso, l’Europa sembra essere davvero
giunta a un punto di non ritorno.
La scommessa è che le banche, come già
sottolineato,
investano
la
maggior
20
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
Viaggio tra gli incubatori
certificati
7ª puntata:
ComoNExT
(Como)
Firenze, Piazza della Repubblica
S. Poretta
ComoNExT Scpa
Un Parco Scientifico Tecnologico è uno
strumento
per
lo
sviluppo
delle
competenze e dell’economia dei territori.
E’ un luogo fisico, governato da
un’organizzazione competente in materia
di trasferimento tecnologico, innovazione,
competitività del territorio, creazione di
reti e sistemi, ospita imprese innovative e
facilita la nascita di start up innovative.
I principali fattori di successo per un Parco
Scientifico
Tecnologico
possono
riassumersi in una forte sinergia con
università e centri di ricerca, un legame
con le istituzioni e il sistema finanziario del
territorio, oltre alla capacità di fornire
servizi professionali per abbattere le
barriere tra ricerca e aziende. Non da
ultima sono fondamentali la logistica e
l’attrattività del sito.
L’incubatore di ComoNExT è un insieme di
assistenza tecnica specializzata e soluzioni
logistiche grazie alle quali una buona idea
di impresa può effettivamente diventare
impresa, grazie:
alla disponibilità di servizi specialistici
per l’avvio e lo sviluppo dell’impresa,
in particolare per la strutturazione di
idee innovative, la redazione del
business plan e la sua revisione
periodica;
all’accesso a reti di conoscenze (ad
esempio università, centri di ricerca,
imprese, laboratori, istituzioni);
a iniziative tematiche di formazione,
da
svolgersi
nel
triennio
di
incubazione;
a
interventi
di
consulenza
specialistica e di affiancamento,
grazie all’eventuale contributo di
specialisti esterni;
alla disponibilità di ambienti destinati
all’utilizzo esclusivo da parte delle
start up (600 mq e 400 mq di arredi
comuni e sale riunioni).
Oltre alla compagine societaria (CCIAA di
Como, 3 banche, Fondazione Politecnico
di Milano e tutte le associazioni
imprenditoriali del territorio), l’incubatore
di ComoNexT può contare sulla rete di
relazioni istituzionali consolidate dal Parco
Tecnologico comprendenti la Regione
Lombardia, il Ministero dello Sviluppo
Economico, il Ministero dell’Istruzione
Università e Ricerca, la Commissione
Europea, il sistema universitario e della
ricerca, il sistema bancario e della finanza
privata, le associazioni imprenditoriali, le
piccole medie e grandi imprese italiane
ed europee.
Ci fa, altresì, piacere segnalare che,
nell’ambito del programma “UniCredit
Start Lab”, ComoNExT è stato selezionato
fra i sei incubatori italiani che saranno
coinvolti per interagire con le start up
selezionate. Ciò con riferimento all’
ecosistema dell'innovazione che include
acceleratori, incubatori, parchi scientifici
e tecnologici, esperti di innovazione,
università per scambi su aspetti di
interesse.
21
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
A maggiore garanzia delle aziende
incubate, è importante ricordare anche
che l’incubatore di ComoNExT è
certificato dal MISE ai sensi del D.L. n.
179/2012 e che, al fine di favorire
l’accesso al mondo finanziario da parte
delle start up, sono attive relazioni con
riferimento alle tematiche indicate nella
seguente tabella.
Start up capital
Seed capital
FINANZA AGEVOLATA
Bando “Dall’Idea Bandi
all’Impresa”
pubblici
CCIAA Como - 2 specifici (es.
edizioni
Fondo
Seed)
Bandi
pubblici
specifici per start Unicredit
up (es. “Accodo
di
programma
Regione
Unioncamere”)
CREDITO PER AZIENDE
Accordo
Intesa Accordo
Sanpaolo
con broker
Venture
capital
Como
Venture
H Farm
TT venture
Business
Angels
Investitori
privati
Inoltre,
per
favorire
la
reciproca
conoscenza tra start up, l’incubatore
promuove
periodicamente
la
realizzazione di “speed lunch” tra
imprenditori, ovvero colazioni di lavoro
presso la caffetteria del parco fra
tre/quattro imprese per tavolo, a
turnazione. Di fatto, l’esperienza ha
dimostrato la notevole fertilità degli
incontri: idee che si traducono in progetti
fra due o più start up e competenze rese
vicendevolmente disponibili.
Per ciò che concerne la tipologia di
imprese
insediate
nell’incubatore,
possiamo riscontrare differenti settori di
appartenenza, stimolando ciò che è
effettivamente fondamentale, la crossfertilizzazione di idee.
Le start up suddivise per settore
Settore di riferimento
n°
R&D industriale, progettazione
6
Informatica
5
Ambiente/energia
3
Edilizia
3
Servizi
3
Robotica
2
Nuovi materiali
2
Produzioni alimentari
2
Areonautica
1
Nautica
1
Arredamento
1
Comunicazione
1
Strumenti musicali
1
Design
1
Impianti sportivi
1
Le start up incubate sono ad oggi 31,
occupano 85 dipendenti e hanno
depositato 10 brevetti e 2 marchi registrati.
Importante infine notare che solo 3 delle
start up incubate non hanno terminato il
percorso di incubazione, un risultato
importante dato che la mortalità media
delle start up al di fuori di un incubatore si
aggira intorno al 70%.
Volendo fare un bilancio dell’attività
dell’incubatore, riscontriamo che ad oggi
sono state lanciate 7 chiamate di idee
secondo lo schema riportato qui sotto:
7
330
105
33
bandi
domande
esaminate
71
43
32
34
62
51
37
domande
ammesse
a
colloquio
Start up
incubate
4
5
5
5
4
5
5
2010
2011
1) 2012
2) 2012
1) 2013 ICT
2) 2013
2014
22
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
Le ultime novità
del programma
COSME
G. Pagano
European Project Section Senior Manager
CF Consulting Srl
Firenze, particolare della Venere di Botticelli nella
Galleria degli Uffizi
COSME è il programma dell'Unione
Europea ideato per promuovere la
competitività delle piccole e medie
imprese con un budget previsto di 2,3
miliardi di euro per il periodo 2014-2020.
L’obiettivo è quindi quello di supportare le
PMI, le start up, e i potenziali imprenditori
nel settore, agevolandone l’accesso alla
legislazione nazionale ed europea in
vigore, ai requisiti e alle procedure, per
esempio in materia di responsabilità civile
o di protezione dei dati.
Sono quattro le aree di intervento:
1.
Migliorare
l'accesso
ai
finanziamenti per le PMI sotto forma di
investimenti e di sostegno al debito;
2.
Migliorare l'accesso ai mercati;
3.
Migliorare le condizioni quadro per
la competitività e la sostenibilità delle
imprese dell'Unione;
4.
Promuovere l'imprenditorialità e la
cultura imprenditoriale.
Nell’ambito del pilastro “Migliorare
l’accesso ai mercati” è stato lanciato un
bando per favorire la conoscenza della
regolamentazione vigente in materia di
piccoli velivoli a pilotaggio remoto (micro
e mini UAV, altrimenti detti “droni”, o
Remotely Piloted Aircraft Systems, RPAS).
Aiutare le imprese a capire il contesto
generale in cui si possono sviluppare le
loro attività nel mercato interno e
conoscere normative, regolamenti e
relativi obblighi è considerato un fattore
chiave per lo sviluppo di applicazioni civili
per i RPAS in Europa.
A tale scopo verrà sviluppato un portale
web, che dovrà fungere da porta di
accesso unica a tutte le informazioni e
indicazioni pratiche oltre che a strumenti
di formazione interattivi.
Le proposte devono essere presentate da
almeno due soggetti giuridici di due
diversi Stati membri dell'Unione. I
candidati devono essere enti pubblici o
privati (per esempio enti non-profit),
autorità pubbliche nazionali, regionali o
locali,
organizzazioni
internazionali,
università, centri di ricerca e aziende.
Il finanziamento comunitario coprirà fino
al 90% dei costi totali del progetto, per un
massimo di 1 milione di euro, per una
durata di 24 mesi. La scadenza del bando
è fissata al 18 febbraio 2015.
Il bando è disponibile al seguente link:
https://ec.europa.eu/easme/en/cosrpas-2014-2-03-facilitating-accessregulation-light-remotely-piloted-aircraftsystems-rpas.
La Commissione europea mira a ridurre le
operazioni illegali, migliorare la sicurezza,
affrontare meglio la privacy e la
protezione dei dati, oltre che a liberare il
potenziale mercato dei droni a uso civile.
23
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
seguenti campi: ricettività turistica,
informazioni
turistiche,
prenotazione,
ristorazione, agenzie di viaggio e tour
operators, attrazioni, tempo libero (attività
ricreative, culturali e sportive), trasporti
legati al turismo.
Firenze, Loggia dei Lanzi
Il secondo bando si inquadra, invece,
nell’obiettivo volto a migliorare le
condizioni quadro per la competitività e la
sostenibilità delle imprese dell'Unione e
intende
facilitare
i
flussi
turistici
transnazionali di anziani (ultra 55enni) e di
giovani (15-29 anni) nella bassa e media
stagione.
L'obiettivo è rafforzare la competitività del
settore turistico europeo, incoraggiando il
prolungamento della stagione turistica e
aumentando la mobilità interna di anziani
e giovani, contribuendo così a migliorare
la competitività delle PMI e la crescita di
posti di lavoro, favorendo la cooperazione
transnazionale tra gli attori della filiera del
turismo, facilitando partenariati pubblicoprivati e favorendo la cittadinanza
europea
di
questa
parte
della
popolazione.
Il finanziamento copre il 75% dei costi del
progetto. Le proposte devono essere
presentate da consorzi costituiti da
almeno quattro e un massimo di otto
partner, di almeno quattro diversi Paesi,
attivi nel settore del turismo o in campi
affini all’oggetto della proposta. Il
consorzio deve essere costituito da
almeno
un’autorità
pubblica
governativa, un partner che rappresenti
un’associazione di giovani o anziani, e un
fornitore di servizi turistici.
Possono partecipare le PMI attive nel
settore del turismo in particolare in uno dei
Altri enti eleggibili sono le autorità
pubbliche (nazionali, regionali, locali) e le
loro reti o associazioni a livello europeo,
internazionale, nazionale, regionale e
locale;
organizzazioni
internazionali;
organizzazioni/associazioni/federazioni di
giovani e anziani; università; enti di
formazione e istruzione; centri di ricerca;
organizzazioni
di
gestione
delle
destinazioni e loro reti / associazioni;
agenti di viaggio e tour operators e loro
reti e associazioni; enti non-profit (privati o
pubblici), ONG, organizzazioni della
società civile, fondazioni, gruppi di
riflessione, reti o federazioni di enti pubblici
o privati, la cui attività principale rientri nei
seguenti settori: politiche del turismo,
giovani o anziani, o qualsiasi altro campo
strettamente legato all'oggetto della
proposta; Camere di commercio e
industria, camere dell'artigianato o
organismi analoghi e loro associazioni;
qualsiasi altro ente pubblico o privato
attivo nei settori del turismo, dei giovani,
delle politiche.
La scadenza è il 15 gennaio 2015. Il bando
è
disponibile
al
seguente
link:
http://ec.europa.eu/easme/en/costflows-2014-3-15.
Nell’ambito del pilastro “Migliore accesso
ai finanziamenti per le piccole e medie
imprese (PMI)” COSME attuerà due diversi
strumenti finanziari, disponibili a partire dal
2014: la garanzia dei prestiti e lo strumento
di capitale per la crescita.
Il bilancio COSME finanzierà garanzie e
controgaranzie per gli intermediari
finanziari (ad esempio, banche, società di
leasing) per aiutarli a fornire più
agevolazioni alle PMI. Condividendo il
rischio, le garanzie COSME consentiranno
agli intermediari finanziari di ampliare la
24
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
link:
http://www.eif.org/what_we_do/where/i
ndex.htm
Certaldo, veduta del borgo alto
gamma delle PMI finanziate. Ciò faciliterà
l'accesso al credito per molte PMI che non
potrebbero altrimenti essere in grado di
ottenere i finanziamenti di cui hanno
bisogno.
Il bilancio COSME sarà dotato anche di
fondi per fornire capitale di rischio e
finanziamenti per l’espansione e la
crescita delle PMI, in particolare per
quelle
che
operano
a
livello
transfrontaliero. I gestori opereranno su
base commerciale, per garantire che gli
investimenti siano focalizzati sulle PMI con
le maggiori potenzialità di crescita.
Le PMI o gli imprenditori in cerca di prestiti
o finanziamenti in conto capitale possono
individuare gli intermediari finanziari che
hanno elargito finanziamenti nell’ambito
del precedente programma di supporto
alla competitività per le PMI e che
saranno a disposizione per COSME, al
seguente link:
http://europa.eu/youreurope/incassi/fina
nziamenti-sussidi/accesso-a-finance/.
Nell’ambito di COSME, il bando per la
selezione degli intermediari finanziari è
stato lanciato dal Fondo Europeo per gli
Investimenti (FEI) nell’ultimo trimestre del
2014 e rimarrà aperto fino al 30 settembre
2020. La selezione dei nuovi intermediari –
che rimarranno in carica per tutta la
durata del programma – è tuttora in corso.
Gli intermediari finanziari che attualmente
operano con il FEI nell’ambito di diversi
programmi sono disponibili al seguente
25
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
Le pubblicazioni
Banca d’Italia: rapporto sulla stabilità
finanziaria
E’ stato pubblicato da Banca d’Italia il
rapporto
semestrale
sulla
stabilità
finanziaria, in cui viene fornita una
dettagliata analisi sulla tematica, sia dal
punto
di
vista
internazionale
e
dell’Eurosistema sia con un focus specifico
sull’Italia. Dall’analisi emerge che la
perdita di vigore della crescita e i
persistenti bassi livelli di inflazione minano
la stabilità finanziaria dell’Area Euro e la
ripresa è resa ancora più incerta e fragile
dall’eterogeneità
della
ripresa
economica mondiale. In Italia, a causa
dell’incertezza
delle
prospettive
economiche, prosegue la contrazione dei
prestiti alle imprese. Le piccole imprese
sono quelle più esposte ai rischi, mentre
per quelle più grandi o maggiormente
orientate ai mercati esteri sono emersi
segnali di miglioramento delle condizioni
economiche. Nel I semestre 2014 si
attenua il deterioramento della qualità
dei prestiti e migliorano i tassi di copertura
dei crediti deteriorati.
Per maggiori informazioni è possibile
consultare il rapporto e le relative tavole
al link:
https://www.bancaditalia.it/pubblicazion
i/stabilita-finanziaria/rapporto-stabilitafinanziaria/2014/rsf_2014_2/stabfin_2_2014
Banca d’Italia: le economie regionali
Banca d’Italia ha pubblicato gli
aggiornamenti congiunturali relativi alle
economie regionali con riferimento a
Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia,
Trento e Bolzano, Veneto, Friuli-Venezia
Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Umbria,
Toscana,
Marche,
Lazio,
Abruzzo,
Campania, Puglia, Basilicata, Calabria,
Sicilia, Molise e Sardegna.
I documenti sono disponibili al link:
http://www.bancaditalia.it/homepage/n
otizie/pubblicazioni
Commissione
Europea:
i potenziali
investimenti
La Task Force sugli investimenti dell'UE ha
pubblicato un rapporto che rivela un
importante
potenziale
di
nuovi
investimenti in Europa. Il documento,
infatti, identifica oltre duemila progetti su
tutto il territorio europeo il cui valore
ammonta a investimenti per circa 1.300
miliardi di euro, dei quali oltre 500 miliardi
di euro potrebbero essere implementati
nei prossimi tre anni. Molti dei progetti
contenuti nel rapporto presentato dalla
task force non sono stati realizzati sino ad
ora a causa di barriere finanziarie,
normative e di altro tipo.
Per consultare il rapporto è possibile
visitare la pagina web:
http://ec.europa.eu/italy/news/2014/201
41209_offensiva_sugli_investimenti_it.htm
Banca d’Italia: l’economia italiana in
breve
Banca d’Italia ha pubblicato le tavole
che riepilogano le principali grandezze
economiche nazionali. Nel terzo trimestre
2014 è proseguita la contrazione del PIL
che ha fatto registrare un -0,4% che segue
la flessione dello 0,9% registrata nel
trimestre precedente. Secondo gli ultimi
dati disponibili, nel secondo trimestre
dell’anno le esportazioni di beni e servizi
sono cresciute del 4,5% a fronte di una
contrazione dell’1,3% della domanda
nazionale.
Per visualizzare le tavole e i grafici:
http://www.bancaditalia.it/statistiche/ec
on_it/2014/91_14/iteconom_91_ita.pdf
26
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
Le consultazioni
pubbliche
Scadenza: 15 dicembre 2014
Small Business Act
E’ stata avviata una consultazione,
attraverso cui la Commissione europea
potrà raccogliere pareri e suggerimenti in
merito all’aggiornamento dello Small
Business Act, ovvero l’insieme di regole
finalizzate ad aiutare le PMI europee in
termini di accesso al credito, sostegno
all’imprenditoria,
competitività
sui
mercati,
internazionalizzazione,
regolamentazione,
formazione
e
competenze.
La
consultazione
contribuirà, altresì, a fornire orientamenti
utili alla modulazione di efficaci politiche
di
supporto
alle
PMI
nella
programmazione
2015-2020
e
alla
creazione di un quadro strategico
finalizzato a sfruttare meglio il potenziale di
crescita e di innovazione delle PMI.
Per i dettagli relativi alla consultazione è
possibile consultare la pagina web:
http://ec.europa.eu/enterprise/policies/s
me/small-business-act/publicconsultation-sba/index_en.htm
Scadenza: 18 dicembre 2014
Intermediari finanziari: compilazione delle
segnalazioni prudenziali
Banca d’Italia ha posto in consultazione
un documento contenente le istruzioni per
la compilazione delle segnalazioni
prudenziali per gli intermediari finanziari a
seguito
dell’estensione
del
regime
prudenziale (COREP), definito a livello
europeo per banche e SIM, agli
intermediari finanziari ex art. 106 TUB. Il
testo è accompagnato da una Relazione
illustrativa delle nuove segnalazioni
integrata
da
un’analisi
d’impatto
semplificata, che descrive, in via
preliminare, i principali benefici e costi
connessi all’estensione agli intermediari
finanziari
degli
schemi
segnaletici
prudenziali previsti per banche e SIM.
Ulteriori informazioni sono disponibili al link:
http://www.bancaditalia.it/vigilanza/con
s-pubblica/proc_in_corso/segnalazionicorepeba
Scadenza: 5 gennaio 2015
Definizione di “strumenti finanziari derivati”
In
attesa
dell’approvazione
del
pacchetto regolamentare della c.d.
“MiFID II”, l’ESMA (European Securities and
Markets
Authority)
ha
posto
in
consultazione un documento il cui
obiettivo è quello di precisare meglio la
definizione
di
“strumenti
finanziari
derivati”, eliminando il grado di flessibilità
presente nella Direttiva 39/2004/EC
(“MiFID I”). Il documento posto in
consultazione riguarda, in particolare
l’applicazione dei punti C.6 e C.7
dell’Annex I della MiFID.
Per maggiori informazioni:
http://www.esma.europa.eu/consultatio
n/Consultation-draft-guidelinesapplication-C6-and-C7-Annex-I-MiFID
Scadenza: 31 gennaio 2015
Un
quadro
moderno
per
la
normalizzazione in relazione ai diritti di
proprietà intellettuale
La commissione Europea ha avviato una
consultazione finalizzata a raccogliere i
pareri degli esperti e professionisti che
operano nel settore della proprietà
intellettuale con l’obiettivo di delineare un
quadro moderno ed efficiente di norme in
relazione ai diritti di proprietà intellettuale.
Ai fini della consultazione è possibile
consultare il paper “Patents and
Stardards” appositamente commissionato
dalla Direzione Generale Imprese e
Industria della Commissione Europea.
Maggiori informazioni a riguardo sono
disponibili al link:
http://ec.europa.eu/enterprise/policies/i
ndustrial-competitiveness/industrialpolicy/intellectual-propertyrights/patents-standards/publicconsultation/index_en.htm
27
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
Start up innovative:
la Top Twenty
di Dicembre
Dati aggiornati al 9 Dicembre 2014
A cura di G. Paglietti e M. Bolchini
Le start up innovative registrate sono
3.006
Le prime 20 Province italiane
Le Regioni italiane
Provincia
Numero Start
up
1
Milano
425
1
Lombardia
Numero Start
up
649
2
Roma
256
2
Emilia-Romagna
328
3
Torino
161
3
Lazio
294
4
Trento
96
4
Veneto
235
5
Napoli
89
5
Piemonte
211
6
Bologna
85
6
Toscana
202
7
Modena
78
7
Campania
170
8
Firenze
75
8
Marche
132
9
Puglia
127
9
Cagliari
72
10
Sicilia
116
10
Padova
71
10
Trentino-A.A.
116
11
Ancona
63
12
Sardegna
97
12
Bari
60
13
Friuli-V.G.
85
13
Bergamo
57
14
Calabria
74
14
Treviso
49
15
Liguria
50
15
Brescia
47
16
Abruzzo
43
15
Pisa
47
17
Umbria
35
17
Palermo
46
18
Basilicata
18
18
Salerno
44
19
Molise
14
18
Venezia
44
20
Valle d'Aosta
10
18
Verona
44
ITALIA
3.006
Regione
28
Appunti La newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Dicembre 2014
Newsletter N. 53
Dicembre 2014
Hanno collaborato:
Gianmarco Paglietti
Maria Gloria Cesarini
Leonardo Bassilichi
Davide Tortora
Innocenzo Cipolletta
Marco Sartori
Fabio Conza
Stefano Poretta
Grazia Pagano
Milena Bolchini
Consorzio Camerale
per il credito e la finanza
Via Meravigli 9/B, Milano
Tel. 02 8515 4258
[email protected]
www.consorziocamerale.eu
Per maggiori informazioni e
approfondimenti circa i contenuti
della newsletter è possibile
contattare:
Ufficio Studi e Comunicazione
Tel. 02 8515 4264-69
Mail: [email protected]
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