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07 12 14 La.Stampa “Mafia aRoma danno enorme per

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* In edicola con La Stampa *
LA STAMPA
QUOTIDIANO FONDATO NEL 1867
DOMENICA 7 DICEMBRE 2014 ANNO 148 N. 336 1,50 € IN ITALIA (PREZZI PROMOZIONALI ED ESTERO IN ULTIMA) SPEDIZIONE ABB. POSTALE - D.L. 353/03 (CONV. IN L. 27/02/04) ART. 1 COMMA 1, DCB - TO www.lastampa.it
Il marito: lei è una donna speciale
Sparì nel 2004. La Procura indaga per omicidio
La madre di Loris
“Li ho tutti contro,
invece di dire falsità
cerchino l’assassino”
Caso Denise Pipitone,
c’è un’intercettazione
La sorellastra disse:
“Uccisa dalla mamma”
Francesco Grignetti A PAGINA 19
Rino Giacalone A PAGINA 18
CIRO FUSCO/ANSA
Intervista a Delrio: pesa sul giudizio di S&P
REUTERS
I MILIZIANI IN MARCIA SULLA CAPITALE: MANDATECI ARMI O TOCCHERÀ A VOI
LO SCRITTORE
“Mafia a Roma
danno enorme
per il Paese”
Macché morta,
la mia Genova
èmeravigliosa
MAURIZIO MAGGIANI
Appalti, la Cupola fatturava 60 milioni
Marino vuole Caselli alla Trasparenza
A
In
MA CHE FIGURA
I MITI SALVIFICI
DEL NUOVISMO
MATTIA FELTRI
B
ella fine hanno fatto le nostre ricette
miracolose per
una buona politica, quelle idee stagionali di rivoluzione etica: il
ricambio generazionale, i
nuovi sistemi di finanziamento ai partiti, la paleontologica discussione attorno alle preferenze o alle nomine.
CONTINUA A PAGINA 29
L’ANNO DI RENZI
CHE SCONVOLSE
LA SINISTRA
un’intervista a La Stampa, Graziano Delrio spiega i motivi della bocciatura dell’Italia
da parte di Standard & Poor’s. Il
sottosegretario alla Presidenza
del Consiglio afferma che sulla
decisione dell’agenzia di rating
americana ha pesato molto l’inchiesta sulla mafia a Roma. «La
strada del governo è giusta» aggiunge - «ma la politica deve
velocizzare il rinnovamento».
Barbera, Bertini, Giovannini,
Longo, Pitoni, Schianchi e Zanotti
DA PAGINA 5 A PAGINA 9
LA SVOLTA
Sbarco al Sud
con poca Lega
e tanto Salvini
Dal simbolo via il verde
e Alberto da Giussano
In migliaia: siamo con te
Maesano e Mattioli A PAGINA 11
FEDERICO GEREMICCA
Q
CONTINUA A PAGINA 29
MANU BRABO/AP
CONTINUA A PAGINA 23
A tre anni dalla caduta di Gheddafi in Libia continuano gli scontri: quest’anno ci sono stati 2600 morti
Teodoro Chiarelli A PAGINA 23
Libia, tra chi combatte gli jihadisti
“Vinceremo anche senza l’Europa”
DOMENICO QUIRICO
LA SFIDA
ualche immagine
che resterà nella
storia, come il volto livido di Enrico
Letta a Palazzo
Chigi al momento dello
scambio delle consegne. Due
o tre cifre destinate agli annali: 80, come gli euro arrivati nelle buste paga di milioni
di italiani.
llora pare che nessuno
se la senta di venire a
Genova, neanche a fare una scappata al famosissimo e innocentissimo acquario. Capiscono che c’è dentro
l’acqua e disdicono. Sì, lo sento anch’io che è così. Mi chiedono a Lecce dove devono
spedire un cartone di rosato
salentino e quando gli dico, a
Genova, quelli abbassano gli
occhi e fanno: Ah, Genova. Mi
ferma a Faenza un signore a
me ignoto, mi chiede, ma lei è
di Genova, vero? Sì che sono
di Genova. Ah, mi dispiace,
mi dispiace, fa lui. Quanti ne
ho sentiti di ah dall’ultima alluvione. E c’è dentro un sacco di roba in quegli ah.
Pizzarotti prova
a cambiare
i Cinque Stelle
In 400 oggi a Parma
Ma la Cosa del sindaco
è a rischio scomunica
Giuseppe Salvaggiulo A PAGINA 12
IL NOSTRO IMPEGNO PER TRIPOLI
INVIATO A EL RUJBAN (LIBIA)
C
amminiamo lungo la
scarpata. La sera è simile alle sere senza
cannone. Sul crepuscolo da
ritratto equestre, nell’odore
dei pini e delle erbe da pietraia, la montagna scende con
un balzo decorativo fino al
deserto, su cui la notte cala
come sul mare.
CONTINUA ALLE PAGINE 2 E 3
Un Paese da riunificare
PAOLO GENTILONI
MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI
A
lla speranza delle Primavere è subentrata
nel mondo arabo
un’atmosfera in cui si mescolano paura e disillusione.
41207
9 771122 176003
F
Battaglia e Mastrolilli A PAGINA 15
CALCIO
Roma solo pari
Il Toro non sa
più vincere (2-2)
CONTINUA A PAGINA 3
Buccheri, D’Orsi, Oddenino PAG. 37-39
Ecco che cosa ci succede quando ci svegliamo per le compere solo all’ultimo minuto
orse hanno ragione le mogli quando ci accusano di
dimenticarci dei nostri anniversari e dei loro
compleanni. Forse hanno ragione quelle migliaia di persone
che vagano per le nostre metropoli
invocando il nostro aiuto. Forse
hanno ragione i negozianti a lamentarsi della contrazione dei consumi.
Ecco la cronaca fedele di un marito
che, disponendo di 300 euro, un
giorno decide di avventurarsi
Ostaggi uccisi
nel blitz
degli Usa
Certo, l’esperienza tunisina è
ancora lì a dimostrare che non
tutte le promesse sono andate
perdute. E l’attuale stabilità di
un grande paese come l’Egitto
mette l’intera regione al sicuro
da rischi maggiori.
L’odissea del regalo fra caro prezzi e vu’ cumprà
GIACOMO PORETTI
YEMEN
nell’acquisto di una borsa da regalare alla propria moglie, per il suo compleanno, in un negozio del centro. Per
essere onesti e precisi il marito suddetto è stato indotto
al ricordo dal figlio maggiore il quale gli ha telefonato in
ufficio dicendogli: «Papi, non fare l’ennesima figura di
merda con la mamma, e non tornare a casa con la solita
borsa finto Prada che ne ha già 200!».
Quando il figlio riattacca il telefono sono le 18,35 e ha
inizio l’avventura. Ti precipiti fuori dall’ufficio con lo
stesso ardore di Indiana Jones, subito incontri il senegalese appostato fuori dal supermercato che ti invita a
comprare un accendino.
CONTINUA A PAGINA 22
LA STAMPA
DOMENICA 7 DICEMBRE 2014
Primo Piano .5
.
Ha
detto
ALESSANDRO BARBERA
ROMA
Sottosegretario Delrio, il governo lavora, ma agli occhi di qualcuno i risultati non sono ancora sufficienti. Il
giudizio di Standard and Poor’s è ingeneroso?
Le ottomila municipalizzate
Pronto il piano di tagli:
le 330 che gestiscono
l’acqua saranno 80,
per i rifiuti
ne bastano cento
«Standard and Poor’s fotografa una
situazione. E’ vero, il debito italiano è
molto alto. Ma sostiene la nostra tesi,
ovvero che la montagna è scalabile
attraverso una sola strada: la crescita dell’economia con un programma
convincente di riforme».
Provo a tradurre il giudizio: Renzi ha
energia, ma non basterà a risolvere i
problemi dell’Italia. Non vi preoccupa un atteggiamento del genere?
Il piano Juncker
Sugli investimenti
discussione deludente
L’Europa deve iniziare
a concepirsi federale
serve più flessibilità
«Sì, siamo preoccupati, ma sappiamo di essere sulla strada giusta. La
velocità con la quale procediamo è un
fattore imprescindibile, e lo deve capire anche la politica. Voglio ringraziare le Camere per la rapidità con la
quale sono riuscite ad approvare il
Jobs Act e il provvedimento sul rientro dei capitali. Ora bisogna correre
per approvare la riforma elettorale,
del Senato e del Titolo quinto».
Il sindaco della Capitale
Una delle obiezioni di Standard and
Poor’s è: i decreti attuativi del Jobs
Act saranno annacquati dalle pressioni dell’ala sinistra del Pd.
«Gli analisti dell’agenzia non conoscono la forma giuridica della legge
delega. I decreti del governo devono
passare dal parere delle commissioni
parlamentari».
CHRISTIAN MANTUANO/ONESHOT
Leriformeincantieresonotante,ma
anche costose. Per tornare a crescere è necessario superare il 3 per cento nel rapporto deficit-Pil?
“Anche l’inchiesta di Roma
ha pesato sulla bocciatura”
«La legge di Stabilità parla per il governo. Posso solo aggiungere che nel
2015 la crescita e l’occupazione resteranno il nostro faro».
Erano settimane che si vociferava di
un declassamento. E se alla fine sulla
decisione avesse pesato in negativo
l’inchiesta della Procura di Roma?
Delrio: la strada è giusta, ma la politica deve andare più veloce sul rinnovamento
«Quanto accaduto a Roma è pessimo, quanto di peggio possa capitare
all’immagine di un Paese. Ma d’inverno, per far uscire l’aria viziata da con il sindaco. Abbiamo discusso di couna stanza, ogni tanto occorre aprire me rivedere l’assetto delle municipala finestra e accettare un po’ di fred- lizzate, come rimettere in sesto una
do. Le decisioni che abbiamo preso macchina sgovernata per anni. E’ evisull’Expò di Milano, il Consorzio che dente che gli attacchi di quei giorni a
gestisce il Mose di Venezia, o a Roma, Marino erano la conseguenza di un lavoro che intacca insostenendo il lavoro di Marino sono
IL TETTO DEL 3% teressi poco chiari».
un’opera di pulizia «Crescita e lavoro restano Renzi dice che nel 2015
necessaria».
si taglieranno le muniNon c’è il rischio
che l’indagine si
allarghi a macchia d’olio?
il nostro faro nel 2015
Ma rispettiamo i Trattati»
«La Procura di Roma e le forze dell’ordine hanno fatto un lavoro molto
serio. Quando sono emersi i primi
problemi nel bilancio dell’amministrazione ho coordinato un tavolo
Marino ha subìto
attacchi dovuti
al lavoro di pulizia
che aveva avviato
in Campidoglio
cipalizzate. Non potevate pensarci prima di
mandar via Cottarelli?
«Finora non siamo intervenuti per
via della sovrapposizione di norme e
normette. Ora abbiamo pronto un
progetto industriale. Un pezzo lo ha
preparato lo stesso Cottarelli, un
pezzo è frutto del lavoro di Palazzo
Chigi. Posso garantire che nel 2015 ci
sarà una caduta verticale delle attuali 8000 società».
Statepreparandoundecreto?Ocosa?
«Aspettate e vedrete. Abbiamo studiato a fondo la materia. L’attuale assetto
dei tre servizi essenziali gestiti dai Comuni – acqua, trasporti e rifiuti - produce poco più di 3,5 miliardi di investimenti l’anno. Con un serio progetto industriale è possibile triplicare quella
cifra. I soli servizi idrici hanno bisogno
di almeno cinque miliardi l’anno, oggi
non sono più di 1,5. E questo si può garantire solo attraverso il drastico accorpamento delle società. Ce ne sono
330 per la gestione dei servizi idrici,
non dovrebbero essere più di 80. Per la
gestione dei servizi ambientali ne esi-
stono più di 400, ne bastano 100».
Su questo tema però finora avete traccheggiato. La tesi di alcuni è: questo è
il governo degli ex sindaci. E gli ex sindaci non mangiano i sindaci.
«Dicevano così anche quando abbiamo
promesso l’abolizione delle Province.
Eppure il miliardo di risparmi previsti
dalla legge di Stabilità sono il frutto di
quella decisione».
lI commissario Ue Katainen dice che
sarà possibile scomputare dal piano
Juncker solo i contributi nazionali diretti al piano, non quelli di cofinanziamento dei fondi per la coesione. Un
po’ deboluccia come golden rule, non
crede?
«Se questo fosse l’esito della discussione sarebbe parecchio deludente. L’Eu-
ropa deve iniziare a concepirsi come
uno Stato federale. Dove gli investimenti in coesione sono investimenti
europei, non degli Stati nazionali».
Nel 2015 ci riporterete alle urne?
«L’orizzonte è quello della legislatura.
E tutto ciò avverrà finché avremo la fiducia del Parlamento. Non stiamo qui
ad ogni costo».
Non teme che la partita del Quirinale
finisca per rallentare il processo di riforme? L’atteggiamento di Berlusconi
non vi preoccupa?
«Bisogna distinguere le polemiche politiche dalla sostanza. E’ stato impostato correttamente un processo. E
non mi pare ci sia la volontà di interromperlo».
Twitter @alexbarbera
Renzi accelera su periferie e abolizione del Senato
Il premier vuole il sì
della Camera a gennaio
E il referendum
confermativo nel 2016
CARLO BERTINI
ROMA
Il premier stanzierà nella manovra
200 milioni per dare il via al progetto
di «rammendo» delle periferie urbane del senatore a vita Renzo Piano. È
una prima risposta come «sindaco
d’Italia» al degrado e alle violenze,
ma in controluce è pure una risposta
alla battaglia della Lega e dei 5Stelle,
perché «le banlieue si evitano non incendiando gli animi e con lo scontro,
ma costruendo zone verdi, campi di
calcio e intervenendo per la vivibilità», dice il premier ai suoi. E mentre
Salvini lancia il guanto di sfida per il
sindaco leghista su Roma, dopo tutto
quel che è emerso in questi giorni dall’inchiesta nella capitale, oltre a quella
del repulisti, la risposta del premier è
puntare pure su un’idea di riqualificazione delle periferie per ricostituire un
tessuto connettivo nelle città.
In cima ai suoi pensieri c’è pure il
timing delle riforme cruciali. Senza le
quali «non vedo prospettive di crescita
rapida per l’Italia», sentenzia su Sky il
direttore del Wall Street Journal, Gerard Baker. Convinto che «tutte le riforme di Renzi su pensioni, lavoro, politiche e costituzionali, siano necessarie perché i problemi in Italia vanno
ben oltre la debolezza nella domanda
che può forse essere aiutata da stimoli
monetari o fiscali». Il premier dunque
ha un argomento in più, dopo il declassamento dell’Italia, per mettere il turbo al Parlamento. Oltre all’Italicum,
prima che si apra la partita per la sostituzione di Napolitano, vuole far votare anche la riforma che abolisce il
200
milioni
La cifra stanziata per
realizzare il progetto sulle
periferie nato da una
proposta di Renzo Piano
Senato entro fine gennaio alla Camera.
E malgrado sia stata pure ieri oggetto di battaglia in commissione - dove
sono state tolte al Senato le competenze sui temi etici - il modo per sbloccarla è scritto nei regolamenti: il 16 dicembre arriverà in aula e così si potranno
contingentare i tempi per il mese successivo. Quindi il braccio di ferro con le
opposizioni, ostruzionismo e voto su
centinaia di emendamenti, partirà il 7
gennaio e durerà tre settimane. La
blindatura dei due asset cruciali serve
al premier per arrivare più forte alla
fase delle trattative sul dopo-Napolitano, togliendo armi di ricatto ai vari
partiti. Per non dire dell’assoluto bisogno di far vedere all’Europa, specie dopo il colpo sul rating, la ricaduta concreta degli annunci fatti. Il giudizio di
Standard & Poors «deve diventare uno
stimolo per l’Italia ad accelerare il percorso delle riforme intraprese», conferma il viceministro Morando.
Per questo il governo ha già il timing
complessivo in cui conta di portare a
casa entro il 2015 il nuovo Senato con il
taglio dei parlamentari di cui si parla
da decenni. «Una volta superato lo scoglio della Camera, ci sarà una grande
accelerazione», confermano quelli del
cerchio magico. Cambiare il testo il
meno possibile, è la linea dei renziani
in una commissione dove su 23 esponenti Pd 13 sono della minoranza. Per-
ché con il meccanismo costituzionale
delle doppie letture su «un testo conforme», prima di far scattare i tre mesi
di pausa il Senato dovrà approvare il
testo modificato ora dalla Camera.
Nella war room del governo già sono
fissate in calendario le date che porteranno al varo definitivo della riforma
costituzionale: mettendo in conto che
alla fine del processo, il Senato avrà
votato tre volte e la Camera due. Dopo
il voto alla Camera entro il 30 gennaio,
entro il 30 marzo il Senato voterà per
confermare l’articolato uscito dalla
Camera. Che a quel punto, se riceverà
un testo fotocopia, farà il suo secondo
giro di boa entro il 30 aprile, mentre la
terza e ultima lettura del Senato potrà
avvenire al 30 giugno.
Devono poi passare almeno sette
mesi per il referendum confermativo,
che si terrà nella primavera 2016: una
data da fissare bene sul calendario, visto che coincide con l’entrata in vigore
dell’Italicum decisa dal premier.
6 .Primo Piano
STAMPA
.LA
DOMENICA 7 DICEMBRE 2014
ROMA E LA MAFIA
U
Rinforzato
Dopo gli attacchi per le multe
alla Panda e l’avversità del
correntone «Noi Dem» ora il
sindaco è più solido che mai
CAMPIDOGLIO NEL MIRINO
GIUSEPPE LAMI/ANSA
Con il Pd romano azzerato
Marino prepara il rimpasto
E pensa a Caselli come assessore alla Trasparenza e legalità
ROBERTO GIOVANNINI
ROMA
Giro di valzer per tutti i dirigenti del Comune di Roma,
annuncia Ignazio Marino: di
fronte alla «straordinarietà e
rilevanza» della tempesta di
malaffare su cui indaga la magistratura, il sindaco vuole applicare «il principio della rotazione già avviato da mesi» per
tutte le posizioni apicali. Il
sindaco appare rafforzato dal
caso Mafia Capitale: è sostenuto a fondo dal Commissario
Forza Italia e M5S
chiedono le dimissioni
Ma Renzi dà il via libera
all’operazione
del Pd romano Matteo Orfini,
e ieri ha ricevuto l’appoggio a
nome di Matteo Renzi di Luca
Lotti. «A Roma dobbiamo verificare i fatti brutti e gravi
che sono accaduti - dice Lotti,
braccio destro del premier a
Palazzo Chigi - il governo comunque va avanti e non credo
proprio ci siano ragioni per
Il renziano
Il commissario
L’alleato mancato
Luca Lotti ha dato
il via libera a Marino
Anche Matteo Orfini
appoggia il sindaco
Grillo non sostiene
il Marino bis
andare alle elezioni».
Sulle macerie di un Partito
democratico romano pesantemente coinvolto nell’affaire,
Marino sta lavorando a un rimpasto della giunta comunale (in
parte obbligato per le dimissioni dell’indagato assessore alla
Casa Daniele Ozzimo). È fallito
il tentativo di offrire a M5S una
«giunta d’emergenza» o altri
ruoli istituzionali: ieri Grillo e
Casaleggio, come peraltro Silvio Berlusconi, hanno chiesto al
sindaco di fare «un passo indietro» per andare a votare. Ma avendo le spalle coperte da
Renzi, e neutralizzate le turbo-
lenti consorterie del partito romano - il sindaco/chirurgo medita un colpo per blindare la
giunta: nominare una personalità «al di sopra di ogni sospetto» alla carica di assessore alla
Trasparenza e alla Legalità.
Una figura di garanzia per dimostrare che stavolta si fa sul
serio, e si vuol fare pulizia. La
poltrona è stata offerta all’ex
procuratore Gian Carlo Caselli,
simbolo della lotta alla mafia, e
(pare) anche al giurista Stefano
Rodotà. Il «Marino-bis» potrebbe nascere prima di Natale,
spiegano fonti del Campidoglio.
E sarà certamente diverso dal
massiccio ingresso di esponenti
di partito, come il Pd romano
voleva dopo i casi Panda e Tor
Sapienza.
Ora le cose sono molto cambiate. «La giunta, le nomine?
Sono questioni su cui decide il
sindaco, eletto dal popolo. Il Pd
non avanzerà alcuna richiesta»,
spiega Matteo Orfini, commissario del Pd romano, oltre che
presidente del partito. Per Orfini, «Marino e il presidente Zingaretti, come emerge con chiarezza anche dalle intercettazioni, sono stati l’argine al malaffare, e venivano considerati “un
disastro” dagli indagati. Il Pd
non può che ripartire da qui.
Dobbiamo considerare chiusa
la stagione delle incomprensioni». Parlare di incomprensioni è
un bell’eufemismo. Era nato
uno strano «correntone» romano - «Noi Dem» - che raccoglieva cattolici e moderati come
Mirko Coratti (già esponente di
Forza Italia) ed Enrico Gasbarra; dalemiani autoctoni come
Umberto Marroni e Micaela
Campana; renziani vicini al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, come Lorenza Bonaccorsi
e Luciano Nobili. «Noi Dem»
aveva chiesto un drastico ridimensionamento del peso del
sindaco. Ottenendo, pare, dal
vicesegretario Pd Lorenzo Guerini, il via libera a un massiccio
rimpasto e all’inserimento in
giunta di Coratti. «Non mi risulta - taglia corto Orfini - Guerini
ha smentito. Quel che conta è
che ora il Partito democratico
sia unito, che si riparta in modo
compatto. È stato importante
che sia stata eletta una giovane
donna, Valeria Baglio, come
presidente del Consiglio comunale al posto di Coratti. Si è votato a scrutinio segreto, e non è
mancato alcun voto del Pd».
Resta il fatto che mettere a
posto un partito devastato, pesantemente coinvolto in Mafia
Capitale e diviso in potentati di
Signori delle tessere non sarà
un compito semplice per Orfini.
Il commissario ha pronto un
piano draconiano per verificare
il tesseramento e ripulire i bilanci: lo varerà formalmente
mercoledì, in un’assemblea cittadina che si terrà (non a caso)
nell’ultraperiferia degradata
del Laurentino 38.
UNA STRETTA
DI MANO
NON È REATO
MATTIA FELTRI
P
rima la foto del ministro
Giuliano Poletti a tavola
con la cricca, o la gang, e
c’era anche Salvatore Buzzi.
Poi la foto del sindaco Ignazio
Marino - che negava di aver
mai conosciuto Buzzi - mentre gli stringe la mano. Infine
la foto dell’europarlamentare
renziana Simona Bonafè, presa intanto che chiacchiera
con il «boss», come recita un
titolo. Fra le tante colpe del
Pd romano, questa sembra
appassionare di più, forse per
i contorni misteriosi: che ci
fanno un’europarlamentare,
un sindaco e un ministro
(quand’era presidente delle
coop) insieme con un signore
cattivello? Forse, ma solo forse, perché era capo delle coop
romane.
Fidelio. Travolgente melodia.
Con JTI alla Scala per una “Prima”
di grandi emozioni
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LA STAMPA
DOMENICA 7 DICEMBRE 2014
Primo Piano .7
.
LE CARTE
Odevaine, “stipendio” da 5000 euro
per moltiplicare i profughi
L’ex capo di gabinetto di Veltroni faceva affari con Buzzi. I soldi li depositava all’estero
per errore, in automatico...
l’hanno mandato a quell’altro
di prima…».
GRAZIA LONGO
ROMA
A
ncora cene imbarazzanti e conti segreti intestati ai familiari per incassare le tangenti.
Se il Pdl trema, anche il Pd non
è messo tanto bene. L’ex vice capo
di gabinetto di Walter Veltroni,
Luca Odevaine (arrestato per corruzione aggravata), si faceva versare le tangenti su conti segreti di
moglie e figlio. E il capo della segreteria del sindaco Ignazio Marino, Mattia Stella, (non indagato)
oltre a essere stato più volte tirato
in ballo da Salvatore Buzzi nelle
intercettazioni, c’era stato tranquillamente a cena.
Il nuovo corso
Il conto dell’ex moglie
Luca Odevaine - membro del Coordinamento nazionale sull’accoglienza profughi - preferiva incassare le mazzette sui conti correnti
bancari dei parenti. A partire da
quello dell’ex moglie venezuelana
Lozada Hernandez Nitza del Valle
per passare poi a quello del figlio
Thomas Edinson Enrique Lozada. Considerato «il moltiplicatore
dei profughi da destinare al centro di Buzzi» per fargli guadagnare di più, Odevaine è stato anche
consigliere del ministro dei Beni
Culturali Giovanna Melandri. Secondo la procura e i carabinieri
del Ros il sodalizio con Buzzi si ritroverebbe nelle forti pressioni
per trasferire i migranti in altre
strutture parallele: per questo sarebbe stato pagato mensilmente
con i 5 mila euro. Le ha provate
tutte, Odevaine, per aggirare i
controlli: chiamava la tangente
«affitto» e la voleva depositata su
conti non a lui direttamente riconducibili.
L’errore
Il 15 febbraio 2013 spedisce un
sms a Salvatore Buzzi: «Salve,
buongiorno. Puoi verificarmi gli
Intervista
ROMA
A
ndrea Riccardi, fondatore
della Comunità di Sant’Egidio ed ex ministro per la cooperazione internazionale - con delega sui nomadi - ha ancora chiaro in
mente il trasferimento del campo
rom da Tor de’ Cenci.
Era il 2012 e a quella circostanza
seguì quasi contestualmente
l’estensione del campo di Castel Romano, gestito dalla cooperativa «29
giugno» di Salvatore Buzzi. Ampliamento che - come hanno rivelato le
indagini della procura di Roma - ha
fatto fruttare nuovi introiti al numero 2 del sodalizio mafioso guidato
dall’ex Nar Massimo Carminati.
«Ovviamente io non ho alcun elemento né per entrare nel merito
delle indagini, né per stabilire un
nesso accertato sugli episodi del
CECILIA FABIANO/ANSA
Campi rom
Luca Odevaine
durante le
operazioni di
sgombero del
campo rom di
via Troili a
Roma
affitti, per piacere. Sono un po’
in difficoltà. Grazie, un abbraccio…». La ricompensa, in passato pagata con bonifico sul conto
dell’ex moglie venezuelana, doveva finire nelle mani del figlio
Thomas. Ma un intoppo ha creato confusione. Odevaine incalza
dunque Buzzi: «No, se so’ sbagliati, hanno mandato... purtroppo m’hanno fatto un bordello i tuoi, l’hanno mandato al... al
vecchio conto». La sua preoccupazione è che l’ex moglie ora
non gli consegni il denaro ricevuto per errore: «Eh, no, m’ha
bruciato, chiaramente, quella,
figurati, che so’ arrivati... col
cazzo che me li dà, però va
be’...». Buzzi cerca allora di cal-
Destinata a scatenare nuove polemiche è invece la cena tra Buzzi
e Mattia Stella. L’uomo vicinissimo a Marino non è indagato ma
dalle intercettazioni dei carabinieri del Ros, agli ordini del generale Mario Parente e il colonnello
Stefano Russo, emerge che «i
rapporti con la nuova amministrazione comunale da parte di
Buzzi sono costituiti da una relazione con il capo della segreteria
del sindaco, Mattia Stella, che
s’intrecciano con quelli con Mirko Coratti (Pd, presidente del
consiglio comunale, dimessosi
dopo essere stato indagato per
corruzione aggravata e illecito finanziamento ndr), massimamente in relazione alla questione
Ama. Eloquente nel senso della
costruzione di un rapporto privilegiato con Stella è la conversazione nella quale Buzzi chiamava
Carlo Guarany, lo informava che
prima sarebbe andato in Ama e
successivamente sarebbe andato presso il Gabinetto per incontrare Mattia. Conversazione nella quale Guarany diceva che occorreva “valorizzare” Mattia e
“legarlo” di più a loro».
Sms imbarazzanti
Mattia Stella
Mirko Coratti
Braccio destro
di Marino
L’ex presidente
del consiglio
marlo, spiegando che si è trattato della svista di una collaboratrice «…Sandra gliel’ha ridato,
se so’ sbagliati loro, hanno... ce...
ce l’avevano quello... quello buono di iban, no? Quello di, di... di
Thomas, e però per... si vede che
Non sono indagati e minacciano
querele anche i deputati Pd Micaela Campana e Umberto Marroni,
sollecitati da Buzzi per ottenere
un’interrogazione parlamentare
sull’appalto su un centro rifugiati
bloccato da un giudice del Tar del
Lazio. E se la Campana saluta Buzzi, via sms, con «Bacio grande capo», Umberto Marroni, alle 18.31
del 20 marzo scorso gli inviava il
seguente sms: «Ho parlato con Micaela meniamo». E, in riferimento
alla stesura del testo, precisava
«La sta preparando Micaela».
“Ora ho dei dubbi
su quell’allargamento
del campo rom”
L’ex ministro Riccardi: “Avvenne sulla spinta
di polemiche sui rifiuti che si accumulavano”
2012, ma rammento che lo sgombero
del campo a Tor de’ Cenci avvenne in
un arroventato clima di lamentele e
proteste».
A proposito di che cosa?
«C’era la questione dei rifiuti delle famiglie nomadi che abbondavano in
gran quantità e davano fastidio ad alcuni abitanti del quartiere. Ma in realtà i cumuli di spazzatura erano legati al fatto che nessuno era passato a
toglierli per giorni».
Qualcuno aveva dunque interesse a
fomentare la polemica?
«Questo non posso dirlo. Ma da altri
dettagli avevo in realtà la sensazione
che la popolazione rom fosse ben integrata con il quartiere: i bambini italiani andavano a giocare nel campo
con i piccoli stranieri e non si erano
registrati disordini».
La cooperativa di Buzzi, come dimostrano gli inquirenti guidati dal procuratore Giuseppe Pignatone, ha
fatturato oltre 50 milioni di euro
grazie alla gestione sito a Castel Romano. L’estensione della struttura
ha favorito gli incrementi. E c’è anche un’intercettazione dove Buzzi si
dice preoccupato di un eventuale ritorno dei rom a Tor de’ Cenci. Ritiene che dietro lo sgombero ci fosse
una strategia dettata da motivi economici per l’investimento a Castel
Romano?
«Non spetta a me addentrarmi in
questo genere di valutazioni. Ho appreso, come tutti, dai giornali che secondo Buzzi “i rom rendono più della
droga”. Resta tuttavia l’amarezza per
quello che è accaduto e che, al di là dei
presunti reati contestati, ci offre uno
spaccato desolante».
A che cosa allude?
«Assistiamo a un imbarazzante silenzio della politica. I cittadini sono arrabbiati e umiliati. Tutti lavorano e si
sacrificano e ora si trovano ad assi-
Maria Romana De Gasperi
I bonifici
MariaDeGasperi:
“Noncoinvolgete
lafondazione”
RAPHAËL ZANOTTI
«Per favore, non coinvolgete la fondazione. Il signor Panzironi è rimasto poco con noi e non ha nulla a che
fare con la fondazione Alcide De
Gasperi». Maria De Gasperi, figlia
dello statista e presidente onorario
dell’omonima fondazione, si è trovata di colpo catapultata in un
mondo che non le appartiene. Un
mondo dove soldi e appalti giravano vorticosamente passando anche
- secondo le indagini - proprio dalla
fondazione. Franco Panzironi, la testa di ponte del duo Buzzi-Carminati in Campidoglio grazie alla sua
vicinanza con l’allora sindaco Alemanno, in quel periodo ricopriva
anche il ruolo di direttore operativo della fondazione De Gasperi. E,
almeno in un caso, a seguito di un
appalto aggiudicato alla compagine della cosiddetta «Mafia Capitale», i soldi - 30.000 euro - sarebbero
transitati dalle casse della fondazione. Era il 15 novembre 2012. Non
solo. Buzzi, quando voleva incontrare in privato Panzironi, lo faceva
spesso proprio alla sede della fondazione De Gasperi, in piazza San
Lorenzo in Lucina. Una sede che
oggi il vicepresidente Armando Tarullo definisce «eccessiva». «Il signor Panzironi arrivò con l’allora
presidente Franco Frattini - ricorda Tarullo - Andò via con la nuova
presidenza, il 13 luglio 2013. Nell’era
Panzironi la fondazione venne trasferita in una sede di rappresentanza sontuosa. «Eravamo a disagio - ammette Tarullo - Quella sede
era eccessiva per una fondazione
come la nostra, legata all’immagine
e al messaggio di De Gasperi».
La politica assente
Assistiamo anche
in questi giorni
a un silenzio assordante
L’ex ministro Andrea Riccardi
stere allo sperpero, allo spreco di denaro pubblico sulle spalle, peraltro di
persone già in difficoltà come i rom.
Serve una politica sana. Invece intorno a noi sento un assordante silenzio
che non fa che peggiorare la situazione . Con i risultati che abbiamo, peraltro visto recentemente al centro rifugiati di Tor Sapienza. Dobbiamo assolutamente evitare l’effetto
banlieu».
Intravede qualche possibile intervento?
«Servirebbero una Costituente di Roma: il degrado delle periferie non è
più tollerabile».
[GRA. LON.]
LA STAMPA
DOMENICA 7 DICEMBRE 2014
ROMA E LA MAFIA
Primo Piano .9
.
U
INCHIESTE E POLEMICHE
il caso
ANTONIO PITONI
ROMA
U
n sistema fondato su una dozzina
di cooperative e
la partecipazione
a diversi consorzi, che viaggiava su un doppio
binario. Una contabilità ufficiale e una parallela. Custodita nel segretissimo libro mastro della corruzione politicomafiosa con cui il «Mondo di
mezzo» si era insinuato nella
macchina degli appalti pubblici della Capitale. Dalla gestione dei campi Rom ai centri d’accoglienza, dal ciclo dei
rifiuti ad una miriade composita e variegata di affari di
ogni tipo. Un sistema sul quaGARE AGEVOLATE
Un funzionario arrestato
avvertiva Buzzi del
prezzo giusto per vincerle
le la cooperativa 29 Giugno di
Salvatore Buzzi, braccio destro del boss Massimo Carminati, aveva costruito un impero da 60 milioni di fatturato.
C’era, innanzitutto il business delle pulizie. Nel 2006 la
29 Giugno entra nel Consorzio nazionale servizi (Cns), il
cui scopo, scrive il Ros nelle
informative alla Procura di
Roma, è quello di acquisire lavori di qualsiasi genere da far
eseguire alle associate. A cominciare proprio dalla coop
di Buzzi alla quale il Cns affida il lavaggio del parco automezzi dell’Ama (497 mila euro per il 2007, 191 mila per il
2008), parte dei lavori di pulizia degli autobus della Trambus spa nella rimessa di Tor
Pagnotta (540 mila euro per
2007, 561 mila per il 2008), il
Intervista
FRANCESCA SCHIANCHI
ROMA
«S
e Rosy Bindi vuole
sapere se il sistema delle Coop è
sano non deve chiedere a Poletti, che oggi è ministro e risponderà del governo, ma a
noi». Mauro Lusetti, successore di Poletti alla presidenza
nazionale di Legacoop, reagisce con uno scatto di orgoglio
all’intervista della Bindi sulla
Stampa di ieri.
mila euro
Per il lavaggio
degli automezzi
dell’Ama
Pulizie e verde pubblico: camerati e coop insieme per il business degli appalti
287
to delle aree verdi in vista del
Natale, è Pucci ad avvisare
Buzzi che un altro concorrente aveva presentato un preventivo a prezzo inferiore lo
invitava ad abbassare l’offerta
economica («...i ciclamini li
possiamo abbassa’ a 3 e 50
punto...»).
L’organizzazione va forte anche negli interventi sul verde
pubblico. Grazie al funzionario
Claudio Turella (agli arresti),
ritenuto dagli investigatori «a
mila euro
Per le pulizie
dell’Auditorium Pardo
della Musica nel 2008
30
milioni
FATTO SU MISURA
Si ipotizzano per
la «valorizzazione»
nel quartiere Eur
In un’altra intercettazione
gli dicono: «Vieni a vedere
il bando predisposto»
Nettezza urbana
Tra gli affari della cooperativa 29 Giugno di Buzzi
anche la pulizia dei mezzi
della nettezza urbana
della capitale
ANTONELLA DI GIROLAMO /BUENAVISTA
servizio di pulizia dell’Auditorium Pardo della Musica di Roma (208 mila euro per il 2007,
287 mila per il 2008), parte del
servizio di pulizia delle strutture e delle sedi della Usl Roma B
(649 mila euro per il 2007, 630
mila per il 2008) e dei presidi
ambulatoriali della Usl Roma
D (un milione di euro per 2007,
stesso importo per il 2008). Fino al qualche anno fa la sanità
locale era uno dei cavalli di bat-
taglia del ramo imprenditoriale della cupola,. Il 19 gennaio
2013, Paolo Di Ninno, ritenuto
dagli investigatori il direttore
finanziario dell’organizzazione, viene intercettato mentre
parla con una persona non
identificata che gli rivolge domande sui clienti delle cooperative di buzzi. E Di Ninno spiega: «…poi avevamo le Asl… ma
le Asl adesso quest’anno le abbiamo perse…».
Dal distributore di Corso
Francia, base operativa a Roma Nord, Carminati dirigeva
gli affari dell’organizzazione.
Che si dispiegavano fino a Roma Sud, grazie ai rapporti con
i vertici di Eur Spa, l’azienda
pubblica al 90% del Tesoro e al
10% del comune di Roma che si
occupa della gestione e della
valorizzazione del patrimonio
di sua proprietà proprio nel
quartiere Eur della capitale.
Un vero e proprio albero della
cuccagna (si ipotizzano appalti per circa 30 milioni, ndr)
grazie ai rapporti con l’ex ad
Riccardo Mancini e l’ex direttore commerciale Carlo Pucci
(entrambi agli arresti), uomo
chiave, quest’ultimo, per il business della cupola nella zona
sud della capitale. Il 15 novembre 2012, in previsione dell’affidamento da parte di Eur Spa
di alcuni lavori di abbellimen-
disposizione del sodalizio» per
favorire le cooperative di Buzzi
nell’aggiudicazione delle gare
comunali. Il suo nome comparirebbe nel “libro nero” della
contabilità parallela tenuto da
Nadia Cerrito. Turella, stando
all’informativa del Ros, vantava un credito nei confronti di
Buzzi per averlo agevolato nell’assegnazione dei lavori relativi all’emergenza neve di qualche anno fa. Il 12 marzo 2013,
Turella chiama Buzzi chiedendogli di passare, l’indomani,
per «leggere il bando che abbiamo predisposto». Il successivo 14, le società riconducibili
a Buzzi si aggiudicano una gara
per la sistemazione del verde
pubblico del Comune di Roma,
a discapito di una coop concorrente grazie all’intervento determinante di Turella.
Il presidente delle Coop
“Noi parte civile contro Buzzi
Il nostro sistema è sano”
Lusetti: scorretto generalizzare come ha fatto la Bindi
Se vuole una risposta chieda a noi, non a Poletti
«Noi siamo un’associazione di
imprese, non un’associazione
investigativa. La magistratura
ci è arrivata in anni di indagini. Se avessimo saputo qualcosa saremmo andati subito in
Procura».
E lei come le risponde? È sano il sistema delle Coop?
Voi quali controlli fate ai vostri associati?
«La vicenda di Roma è grave,
e noi abbiamo assunto provvedimenti adeguati: abbiamo
sospeso gli indagati e gli arrestati dagli organi di tipo associativo, e chiesto alle imprese
di cui fanno parte di adottare
analoghe decisioni. Inoltre,
come Legacoop ci costituiremo parte civile. Detto questo,
però, il sistema delle Coop è
sano».
«All’interno della cooperativa,
come in qualsiasi impresa, c’è
un consiglio, un collegio sindacale, si ricorre a una società
per revisionare i bilanci. E poi
ogni due anni viene fatto un
controllo per verificare il rispetto dei principi mutualistici: chi non li rispetta, o si mette
in regola o viene espulso. Per
scoprire un sistema criminale
come quello contestato, cosa
avremmo dovuto fare, mettere
delle microspie? Se qualcuno
ha sbagliato pagherà, ma mi fa
rabbia la tendenza a generalizzare che ho visto fare ad esem-
Viene però da chiedere anche a voi, come ai partiti,
perché non vi siate accorti di
nulla finché non è intervenuta la magistratura.
Nel libro nero della cupola
affari per 60 milioni di euro
497
Così su La Stampa
ROMA
U
Poletti
A cena nel 2010
con Alemanno,
Panzironi e altri
indagati
IL CAOS POLITICO
Intervista
FRANCESCA SCHIANCHI
ROMA
«C
o m e
Commissione antimafia
avevamo
acceso i riflettori su Roma, eravamo al corrente di un lavoro
della Procura che ha portato a
individuare un modello di mafia “originario e originale”. Una
mafia di Roma, non una mafia a
Roma. Ora è chiaro che continueremo il nostro lavoro».
Ignazio Marino con Buzzi, uomo chiave dell’inchiesta di Roma
ANSA
Bindi a Renzi: il Pd non dovrebbe
far avvicinare quelli come Buzzi
Rosy Bindi, presidente della
Commissione antimafia, come pensate di continuare?
«Giovedì ascolteremo nuovamente il procuratore Pignatone. Non potremo evitare di
sentire anche un rappresentante delle cooperative sociali: una delle cose più tristi di
questa vicenda è che le imprese coinvolte fossero cooperative, che dovrebbero invece
presentare un particolare
profilo di eticità. Convocheremo anche il prefetto, il sindaco Marino e i rappresentanti
delle forze politiche».
E’ il caso di sciogliere il comune, come chiede il M5S?
«Con gli elementi che abbiamo finora non si può dire
“sciogliamo il comune”, ma
“Giusto commissariare il partito a Roma, ma avrei evitato un romano”
Dica.
Rosy Bindi
«Se fossi io il sindaco direi al
prefetto e al ministro dell’Interno: aiutatemi a capire dove sta
il marcio, e ad asportarlo. Sciogliere un comune è sempre un
trauma per la comunità: affiancare al sindaco una struttura di
supporto per l’opera di bonifica
del comune potrebbe essere la
soluzione».
Renzi ha fatto bene a commissariare il Pd di Roma?
certo ci sono i presupposti per
procedere alle verifiche necessarie per stabilire se il comune
vada sciolto. Io però avrei una
proposta per Marino».
«Sì, anche se avrei evitato di nominarecommissariounromano».
Bisogna azzerare il tesseramento e ricostruire il partito
romano?
«Se le accuse dovessero essere
confermate, anche il nostro partito si troverebbe a essere coinvolto in maniera tutt’altro che
irrilevante. Non è questione di
azzerare il tesseramento, ma un
partito che dice “non ce n’eravamo accorti” deve chiedersi perché debbano sempre arrivare
prima i magistrati. Io credo ci
sia un problema di finanziamento della politica: io sono per
quello pubblico, controllato e
nella giusta quantità, perché
quello privato, anche trasparente, non è mai gratuito».
Renzi dice che non sa se Buzzi
possa essere stato a una cena
di finanziamento del Pd. Ma,
ricorda,sonocenetrasparenti.
«Io ritengo che non si dovrebbero usare pratiche che consentano ai Buzzi di potersi avvicinare al partito, o ai Di Stefano
(deputato Pd indagato in un’altra inchiesta, ndr.) di coordinare i tavoli della Leopolda».
Masesivoglionopartitiaperti,
non c’è sempre il rischio di
qualche «cattivo incontro»?
«I partiti vanno aperti non per
prendere finanziamenti, ma
per stare in mezzo alle persone.
La politica che trasforma i diritti in favori per scambiarli con i
voti non fa il suo mestiere».
Lei ha detto che anche il ministro Poletti, comparso in una
vecchia foto con alcuni indagati, deve chiarire.
«Deve dare un contributo perché anche le Coop rosse chiariscano. La teoria del “mariuolo”
era quella di Craxi con Chiesa;
Poletti ci deve rassicurare che il
sistema delle Coop è sano».
Qualcuno ha fatto polemica
anche per una foto dell’europarlamentare Bonafè, in campagna elettorale, con Buzzi.
«Se i partiti di sinistra frequentassero di più le fragilità e le emergenze sociali, saprebbero riconoscere chi invece ne approfitta».
Rosy Bindi chiedeva
chiarimenti sulla gestione
delle Coop rosse e in particolare voleva che il ministro Giuliano Poletti «rassicurasse che il sistema delle
coop è sano».
pio dalla Bindi o dalla Camusso: non mi sembra rispettoso
verso le migliaia di soci perbene, tra cui ci sono elettori della
Bindi e sindacalisti dell’organizzazione della Camusso».
Quello che sconvolge è la speculazione sui più deboli: gli
immigrati rendono più della
droga, si sente dire in una intercettazione...
«Infatti Legacoop, che in passato non si era mai costituita
parte civile contro chicchessia, stavolta lo farà. Perché
l’odiosità dei comportamenti è
tale che non aspettiamo la sentenza della magistratura: indipendentemente dal profilo penale, chi ha detto quelle cose
per noi è fuori».
Lo ha detto Buzzi, responsabile della Cooperativa 29 giugno, già condannato per omicidio: era la persona giusta
per una responsabilità simile?
Hanno
detto
Le foto imbarazzanti
La nomina di Buzzi
Poletti pensava
di essere a cena
col suo mondo,
non poteva sapere
Era condannato
per omicidio ma
l’incarico lo danno
i soci, non la Legacoop
«Il presidente e il CdA delle cooperative vengono eletti dai soci, non è Legacoop a decidere.
Certo, bisognerà raddoppiare
l’attenzione, questo è vero».
Come?
«Ad esempio, dobbiamo rendere più stringenti le regole dei
mandati limitati. Serve per garantire un ricambio generazionale, e serve anche come elemento di trasparenza, non si
può avere un presidente per
vent’anni».
C’era anche lei alla ormai famosa cena in cui è stato fotografato Poletti?
«No. Ma vede, Poletti pensava
di essere a cena col suo mondo, e certo non poteva pensare
ci fosse di mezzo un’associazione criminale. Io sono presidente da maggio: sa quanta
gente in questi mesi ho conosciuto, quante foto ho fatto?
Non posso fare il mio mestiere
pensando di aver di fronte un
disonesto».
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