ISMAgazine

ISMAgazine, 1 - 2014
CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE
ISMAgazine
I S M A
u
di
t
S
i
sul
d
Mediterraneo Antico
Istituto
1
Rinnovare nella tradizione
2014
RESEARCHING THE
ARCHIVES
di
Silvia Alaura
pag. 2
Una consolidata prassi vuole che un editoriale introduca il primo numero di una testata e ne
illustri finalità e obiettivi. Nel nostro caso è chiaro che per ogni ente di ricerca la diffusione delle
finalità e dei risultati acquisiti corrisponde a un impegno reale, che si può assolvere non soltanto
con i mezzi tradizionali destinati alla comunità scientifica, ma anche con una costante attenzione per il sempre
più vasto pubblico degli interessati, attraverso una costante presenza sui media e un periodico aggiornamento
del sito web. Questi strumenti sono bene integrati da un agilissimo foglio illustrativo, quale ISMAgazine vuole
essere, che informi con cadenza semestrale sui progetti di ricerca e sulle attività compiute dall’Istituto.
GLI OSPITI
pag. 19 - 20 - 21
IL PROGETTO TECM.
TRASFORMAZIONI
E CRISI NEL
MEDITERRANEO
di
Giuseppe Garbati Tatiana Pedrazzi
pag. 3
THE PHOENICIAN CULT
PLACE OF KHARAYEB
di
Ida Oggiano
pag. 4
COME GESTIRE LA
MORTE A CNOSSO
NEL II MILLENNIO A.C.
di
Lucia Alberti
pag. 6
LIBER | LINEAR B
ELECTRONIC RESOURCES
di
Maurizio Del Freo Francesco Di Filippo
pag. 7
GUERRIERI OMERICI
PRIMA DI OMERO
di
Anna Lucia D’Agata
pag. 8
ATTIVITÀ SCIENTIFICHE
pag. 22
L’ISMA AL CAA 2014
di
Alessandra Piergrossi
pag. 18
L’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico è un organismo recente, ma erede di tradizioni illustri: nato nel
2013 è infatti il frutto della fusione dell’Istituto di Studi sulle Civiltà Italiche e del Mediterraneo Antico con
l’Istituto di Studi sulle Civiltà dell’Egeo e del Vicino Oriente. Il primo era stato a propria volta costituito
nel 2001 dall’Istituto per l’Archeologia Etrusco-Italica e dall’Istituto per la Civiltà Fenicia e Punica. Le tre
anime dell’ISMA corrispondono quindi ad altrettante aree di ricerca, che furono introdotte nel CNR negli
anni Sessanta del Novecento da maestri quali Carlo Gallavotti, Piero Meriggi, Giovanni Pugliese Carratelli,
Sabatino Moscati e Massimo Pallottino, al fine di integrare le attività delle rispettive cattedre universitarie.
Questa fruttuosa intuizione ha conseguito risultati di grande rilievo con l’edizione di periodici e monografie
divenuti ormai standard nei rispettivi settori, che spaziano da Creta a Urartu, dai Fenici in Sardegna al Latium
Vetus. La scelta di far operare in un unico Istituto queste tradizioni, coagulate intorno al Mediterraneo,
che sin dall’antichità ha unito le genti insediate lungo le proprie sponde, non solo implica un naturale
incremento del dialogo tra ricercatori attivi in ambiti diversi e contigui, ma incentiva lo sviluppo di progetti
di ricerca interdisciplinari, in piena sintonia con la missione del CNR. La struttura del notiziario rispecchia
la vita dell’Istituto, al cui interno è stata di recente formalizzata la creazione di quattro macro-aree di ricerca
geografico-culturali, corrispondenti a Vicino Oriente, Egeo, Nord Africa e Italia. Si trovano quindi resoconti
sulle ricerche condotte in queste aree, integrati dai contributi di borsisti accolti dall’Istituto nel quadro di
collaborazioni con il Ministero per gli Affari Esteri e la Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma,
e dal notiziario relativo all’attività del personale scientifico.
Ad maiora!
Il Direttore
Alessandro Naso
L’OBELISCO E IL
TERREMOTO
di
Giuseppina Capriotti Vittozzi
pag. 9
PROSPEZIONI
A MEKNÈS E A
CHERCHEL
di
Lorenza Ilia Manfredi
pag. 10
IL SANTUARIO DI
BAAL, SIGNORE DI
ALTHIBUROS
di
Sergio Ribichini - Nabil Kallala
pag. 11
SCAVI RECENTI A
PANI LORIGA
di
Massimo Botto
pag. 13
BRONZI DELLA
COLLEZIONE FAINA
di
Alessandra Caravale
pag. 17
CERVETERI, METROPOLI
DEL MEDITERRANEO
ANTICO
di
Vincenzo Bellelli
pag. 16
LA RINASCITA DELLA
NECROPOLI DI
NORCHIA
di
Laura Ambrosini
pag. 15
ISMAgazine, 1 - 2014
VICINO ORIENTE
RESEARCHING THE ARCHIVES: A SHARED PAST FOR THE FUTURE
THE GRISSO INITIATIVE
Silvia Alaura
The “Gruppo di Ricerca Interdisciplinare
di Storia degli Studi Orientali” (GRISSO)
– Group for Interdisciplinary Research
on the History of Oriental Studies – was
founded in 2013 by Silvia Alaura as a
permanent initiative at the Istituto di Studi
sul Mediterraneo Antico (ISMA), CNR
Rome, in collaboration with the Sapienza Università di
Roma, as well as with other Italian and foreign universities
and research centres (Accademia Nazionale dei Lincei Fondazione Caetani, Roma; Università di Torino; Centro
Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio
Oriente e l’Asia; Università di Firenze; Freie Universität
Berlin; Albert-Ludwigs-Universität Freiburg). GRISSO
focuses on the history of archaeological, philological
and historical studies of the ancient Near East and their
reception in contemporary and modern society. GRISSO
aims at establishing cross-cultural academic dialogue and
worldwide cooperation in the field of the history of Oriental
studies, which is still in its earliest stages.
The GRISSO initiative was presented at CNR, Rome, on 5
November 2013 during an international launch workshop
“Scavi d’archivio: dalla storia dell’Orientalistica alla storia
delle idee” organised by Silvia Alaura with the participation
of Mario Liverani, Jörg Klinger, Stefano de Martino, Marco
Bonechi, Davide Nadali, Marina Pucci and Maria Gabriella
Micale. The proceedings of the workshop will be published
in a forthcoming volume (see below).
One of the most important aspects of GRISSO’s work is
the identification, study and evaluation of unpublished or
insufficiently exploited archive materials. Archives not only
provide material documents (correspondence, photographs,
drawings, cards, field notes and journals), but also make it
possible to retrace the ideas and purposes lying behind an
archaeological excavation and philological activity. Archives
are a resource which gives the whole of society access to the
evidence of our shared past. Awareness of the role of archival
documentation in historical and archaeological research
has already led some of the GRISSO’s members to work
individually in this field. However, GRISSO’s distinguishing
characteristic is its interdisciplinary approach: its members
represent various disciplines such as archaeology, philology,
ancient and modern history, the history of ideas, philosophy,
anthropology and archival science.
The GRISSO members working in such diverse cultural
fields are organised into three internationally composed
research teams:
1) The key figures in Oriental studies and their universities
and institutes. Ongoing research projects: Otto Puchstein (S.
Alaura, L. Petersen); Leone Caetani (M. Liverani, V. Sagaria
Rossi, D. Nadali); Giorgio Gullini and the Centro Scavi di
Torino (S. de Martino, C. Lippolis); Giulio Cesare Teloni (M.
Bonechi, D. Baldi); Giorgio Levi Della Vida (M.G. Amadasi);
the Orient-Comité Excavations at the site of Zincirli, Turkey
(M. Pucci, N.-A. Peek); the Oriental Institute Excavations at
Chatal Höyük in the Amuq Plain, Turkey (M. Pucci).
2) Oriental studies in the epoch of ideologies. Ongoing
research project: Studien zur Entwicklung der Hethitologie
in Deutschland in den 20er und 30er Jahren des 20.
Jahrhunderts (S. Alaura, J. Klinger). The project was financed
in 2012 by a DAAD (Deutscher Akademischer Austausch
Dienst) Grant.
3) The acceptance of Oriental studies in society: (ab)use,
reuse and adaptation. Ongoing research projects: the use
of photography in archaeology (C. Casero, M.G. Micale, D.
Nadali); the archaeology of images and words (D. Nadali,
M.G. Micale); methodology in classifying archive materials:
photographs, drawings, field notes (D. Nadali, M.G. Micale,
M. Pucci); philately and the Ancient Near East (A. Ercolani,
U. Livadiotti).
Fig 1 - Hattuša, Lion Gate, 1907 Excavations
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ISMAgazine, 1 - 2014
Fig. 2 - Otto Puchstein to Alexander Conze 4.8.1907 (ArDAI Berlin, from Alaura 2006, 141, Abb. 47)
Ersten Weltkrieg. Darstellung und Dokumente (13.SendschriftDOG).
Berlin 2006.
S. Alaura - D. Nadali, Poster presented at the 9th International
Congress on the Archaeology of the Ancient Near East (ICAANE),
Basel, 9-13 June 2014.
S. Alaura (ed.), Digging in the Archives: From the History of Oriental
Studies to the History of Ideas (Documenta Asiana XI), Rome,
forthcoming.
Next steps for the GRISSO initiative may be presented as
a one-day seminar on a case study, or in a more interactive
workshop format focusing on selected topics, process
improvement or work strategies.
Bibliography
S. Alaura, Nach Boghasköy! Zur Vorgeschichte der Ausgrabungen
in Boğazköy-Ḫattuša und zu den archäologischen Forschungen bis zum
Head Office and Contact Information
GRISSO – Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico (ISMA), Consiglio Nazionale delle Ricerche
Area della Ricerca di Roma 1, Via Salaria km 29,300 – C.P. 10, I – 00016 Monterotondo (RM)
Email: [email protected]
VICINO ORIENTE
IL PROGETTO TECM - TRASFORMAZIONI E CRISI NEL MEDITERRANEO.
“IDENTITÀ” E INTERCULTURALITÀ NEL LEVANTE E NELL’OCCIDENTE FENICIO
Giuseppe Garbati - Tatiana Pedrazzi
Nel maggio 2013, si è svolto a Roma,
nella sede centrale del CNR (Aula
Marconi), l’Incontro Internazionale
riservato al tema Trasformazioni e
crisi nel Mediterraneo, I. “Identità” e
interculturalità nel Levante e nell’Occidente
fenicio tra XII e VIII sec. a.C. L’incontro,
che ha visto la partecipazione di una ventina di studiosi
italiani e stranieri, è nato dalla confluenza delle linee di ricerca
dei due promotori, attive all’interno dell’ISMA e dedicate,
rispettivamente, a Identità culturali e dinamiche commerciali
nel Levante della prima età del Ferro (TP) e Culto e costruzione
“identitaria” dei Fenici d’Occidente. Confini geografici, culturali e
simbolici (GG). Gli atti sono ora in corso di pubblicazione per
i tipi della Rivista di Studi Fenici.
L’incontro di studi costituisce il primo risultato di una
ricerca di respiro più ampio, avviata nel 2011 con lo scopo
primario di riflettere sulle nozioni di identità culturale ed etnica
e sulla loro applicabilità alle realtà antiche del Mediterraneo.
Al centro dell’indagine si collocano le genti levantine tra la
fine del II e il I millennio a.C., compresi quei popoli che –
come i Phoinikes – diventano presto protagonisti anche della
storia mediterranea occidentale. Tali tematiche, benché
indagate all’interno del progetto con specifico riferimento al
mondo antico, presentano una marcata attualità, considerati
i numerosi e complessi fenomeni di interrelazione culturale
e di rivendicazione identitaria che segnano la storia
contemporanea del Mediterraneo. Il progetto, non a caso, si
incentra sui momenti di crisi e di trasformazione, durante i
quali emerge con maggiore evidenza il grado di disponibilità
di un gruppo all’apertura verso l’esterno, nella direzione di un
potenziamento dell’aggregazione oppure verso l’assorbimento,
–3–
ISMAgazine, 1 - 2014
Tra la fine del 2014 e gli inizi dell’anno
successivo, il progetto giungerà
alla sua seconda tappa. È in corso
di elaborazione, infatti, un volume
miscellaneo di taglio internazionale
che coinvolge nuovamente studiosi
italiani e stranieri. Questa volta la
ricerca sarà riservata all’età compresa
tra l’VIII e il V sec. a.C., ponendosi in
diretta continuità con i temi affrontati
durante l’incontro di studi del 2013. Il
periodo in esame, del resto, costituisce
un nuovo momento di profonde
trasformazioni culturali: per le fasi
centrali dell’epoca è stata proposta la
definizione di “età assiale”.È previsto
infine un terzo livello dell’indagine;
esso, ancora a uno stadio preliminare
di elaborazione, sarà dedicato al V-II
sec. a.C.
a volte violento e aggressivo, altre
volte più graduale e meno invasivo, di
ciò che è “altro”.
Seguendo le acquisizioni maturate
in seno alle scienze sociali e
antropologiche,
la prospettiva
utilizzata è quella che guarda
all’identità come a una costruzione
culturale non fondata su caratteri
sostanziali
e
concerti,
bensì
corrispondente all’immagine che un
gruppo crea di sé. La nozione stessa,
d’altra parte, appare ambigua: nel
termine sono insite istanze di stabilità
e coerenza (identità = essere uguali a
se stessi in opposizione agli altri), che
si pongono in contrasto con i veri
elementi distintivi della formazione di
un gruppo sociale, la trasformazione
e la relazione continua con l’“altro”.
La sua applicazione, peraltro, è oggi al
centro di un acceso dibattito che vede
contrapporsi l’uso ormai acquisito
del termine “identità” e la negazione
della sua validità come strumento di
indagine.
Bibliografia
U. Fabietti, Identità etnica, Roma 1995.
F. Remotti, L’ossessione identitaria,
Roma-Bari 2010.
VICINO ORIENTE
BUY A FIGURINE AND GO TO THE SHRINE!
THE PHOENICIAN CULT PLACE OF KHARAYEB IN THE RURAL HINTERLAND OF TYRE
Ida Oggiano
Lagids. Near this building a favissa contained lots of different
types of figurines. The archaeological activity was suspended
for years until 1969, when I. Kaoukabani took up again the
investigations of the site. Under the paved external courtyard,
he found a layer with a lot of figurines dating from the fifth to
the first cent. B.C.E.
The idea to excavate again the site goes back to the project of
The Phoenician Hellenistic sanctuary
of Kharayeb (Tyre) is located near the
modern site of Kharayeb, north-east of
Tyre. In 1946, Chéhab excavated the site
centring his attention on a rectangular
building (33.50 x 21.50), founded in the
Persian period and modified under the
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ISMAgazine, 1 - 2014
Fig. 1 - Kharayeb: general view of the site (Photo Ida Oggiano)
connected to motherhood and
childhood.
A first campaign of research in
the site of Kharayeb was carried
out during the month of November
2013. The team worked under the
co-direction of Ida Oggiano (Istituto
di Studi sul Mediterraneo Antico of
CNR, Italy) and of Wissam Khalil
(Lebanese University). The mission was composed by: Federica
Candelato, Silvana Di Paolo, Silvia Festuccia, Cristina Nervi,
Lucia Sheikho, Jalal Wehbe. The project is financiated by CNRISMA, Italian Ministry of Foreign Affairs and supported by the
Municipality of Kharayeb.
The goal of this first year of activity was to verify the state of
preservation of the structures excavated by M. Chéhab and I.
Kaoukabani, to check the old graphic documentation and to
ascertain whether further investigations could be carried out in
some of the non-excavated parts.
A first result of the mission is the statement of a chronological
periodization of the site. The site seems to have been occupied
from Paleolitic (a large amount of lithic objects were collected
during the survey) to the second cent. B.C.E., with a big gap
from Prehistory to the Persian period.
study of the coroplastic material from the cult
place, held in the Museum of Beirut. M. Chéhab
and I. Kaoukabani, in fact, published a large
presentation of materials, regarding
basically the interpretation
of iconographical types,
based only on the study of
entire objects. Therefore
it seemed necessary to
carry out a comprehensive
research on the coroplastic
material from the site (all the
fragments of figurines kept in the
stores of the Direction Générale des Antiquités
– around 13.700 – were examined), involving technical, stylistic
and iconographical studies based on the statistical analysis of
the various types. The study mission, co-financed by the
CNR and Ministery of Foreigne Affaire, was composed
by Marianna Castiglione, Giuseppe Garbati, Tatiana
Pedrazzi, Fabio Porzia and Lorenzo Somma.The
study, still in progress, will be published in the Bulletin
d’Archéologie et d’Architecture Libanaise (BAAL).
The cult place was intensely frequented between the
fourth and the first cent. B.C.E. so that the about
8000 objects were collected in a deposit near the
temple (the so called favissa). To meet the high demand
of figurines, local coroplasts renewed the traditional
hand-mad technology of the Persian period with the
introduction of a more efficient way of production as
the double mould. The acquisition of Greek moulds (in
particular from Alexandria) led to the introduction of
the Greek figurative world up to the rural hinterland of
Tyr. This vivid world of images, even if originated in a far
geographical and cultural context, well depicts the rural and
pastoral setting in which the buyers of figurines lived.
The study of the figurines in a contextual perspective allows
to formulate a more consistent interpretation of the cults
performed in Kharayeb. Interpreted by M. Chéhab and I.
Kaoukabani as a cult place dedicated to a local goddess, mixing
ancient local characters of Phoenician Astarte and mysteric
aspects of Egyptian Isis and Greek Demeter, this complex is
now seen as a little temple in which devotional practices were
dedicated to salvific deities, with particular attention to problems
Bibliography
M. Castiglione, From Alexandria to Tyros: the
Egyptian Character of the Hellenistic Figurines
from Kharayeb, in Hellenistic and Roman Terracottas:
Mediterranean Networks and Cyprus, Conference Proceedings
(Nicosia, June 3rd-5th, 2013), in press.
M. Chèhab, Les terres cuites de Kharayeb, in Bulletin du Musée de
Beyrouth, 10, 1951-1952; 11, 1953-1954.
I. Kaoukabani, Rapport préliminaire sur les fouilles de Kharayeb
1969-1970, in Bulletin du Musée de Beyrouth, 26, 1973, 41-58.
M.G. Lancellotti, I bambini di Kharayeb. Per uno studio storicoreligioso del santuario, in Studi ellenistici, XV, 2003, 341-370.
I. Oggiano, Le sanctuaire de Kharayeb et l’évolution des expression
iconographiques dans l’arrière-pays phénicien, in C. Bonnet - J.
Aliquot (eds.), La Phénicie hellénistique. Nouvelles configurations
politiques, territoriales, économiques et culturelles, Conference Proceedings
(Toulouse, February 18th-20th, 2013), in press.
–5–
ISMAgazine, 1 - 2014
EGEO
SCHELETRI NEGLI ARMADI? COME GESTIRE LA MORTE A CNOSSO NEL II MILLENNIO A.C
Lucia Alberti
artificiali: gli individui inumati sono numerosi, anche 70 per
tomba, e sono accompagnati da un corredo semplice costituito
da qualche oggetto di ornamento personale e soprattutto dal
vaso par excellence della tradizione minoica, la conical cup (Fig. 2).
Intorno alla metà del XV sec. a.C., dopo una serie di distruzioni
riconosciute in moltissimi siti dell’isola, i costumi funerari
cambiano in maniera significativa: si passa all’impianto di nuove
necropoli in aree della valle non precedentemente a destinazione
funeraria, con tombe con una sola camera quadrangolare e
La valle di Cnosso è una delle
aree più conosciute dell’età del
Bronzo greca in generale e
dell’isola di Creta in particolare.
Qui nel VII millennio a.C.
si stabilirono i primi gruppi
neolitici provenienti dalle coste
anatoliche e qui fu costruito il più famoso dei palazzi minoici
intorno al 1900 a.C.
Fig. 1 - La valle di Cnosso vista dalle colline orientali, dove si trovano alcune delle necropoli minoiche
un lungo dromos d’accesso. Il numero di inumati si riduce
significativamente, passando da 1 a 5. Anche il corredo è molto
diverso: armi talvolta riccamente decorate, vasi in metallo, sigilli
e gioielli, e un nuovo set ceramico costituito da una coppa di
tipo diverso – la kylix – e da alabastron e giara piriforme (Fig. 3).
Significativamente la conical cup, che pure continua ad essere
utilizzata in insediamento, non compare in questi nuovi
corredi, che ricordano molto da vicino quelli della Grecia
Obiettivo di questo progetto è il tentativo di conoscere e
interpretare i modi in cui i Minoici gestivano la morte all’interno
del loro territorio e attraverso quali strategie e dinamiche il
mondo dei morti e il mondo dei vivi interagivano fra loro.
Lo spazio culturale
La valle di Cnosso, abbastanza vasta ma ben delimitata a nord
dal mare Egeo e a est, sud e ovest da una serie di colline, è uno
spazio ideale in cui esplorare il rapporto fra città dei morti e
città dei vivi (Fig. 1). Dal punto di vista cronologico il periodo
che prenderemo in considerazione va dal 1700 al 1200 a.C.
circa (dal Medio Minoico IIB al Tardo Minoico IIIC, dal Neopalaziale al Post-palaziale). Le prime tombe e necropoli, infatti,
compaiono a Cnosso intorno al 1700 a.C. (Medio Minoico
IIB). Si tratta di tombe a più camere con un unico ingresso
o di grandi tombe con divisioni interne fatte con muretti
Fig. 2 - Un esempio di
pianta multicamera dalla
necropoli di Mavro Spilio
(da E.J. Forsdyke, The
Mavro Spelio Cemetery
at Knossos, in BSA, 28,
1926-27, fig. 32) e una
conical cup del corredo
Fig. 3 - Un esempio di pianta monocamera dalla necropoli di
Isopata e due vasi del corredo (da A.J. Evans,
The ‘Tomb of the Double Axes’ and associated group,
in Archaeologia, 65, 1914, pl. V, figs. 66a, 67b)
–6–
ISMAgazine, 1 - 2014
del Bronzo e società contemporanee, esistono spazi di ricerca
in gran parte inesplorati, nei quali applicare alle società antiche
alcuni meccanismi “umani” di gestione del lutto che sembrano
andare al di là del tempo e dello spazio.
Lo scopo primario di questa ricerca, quindi, è tentare di
riconoscere quali possano essere stati le strategie sociali, le
ideologie, i rituali e il credo religioso di chi, alcuni secoli fa, ha
scelto determinati spazi funerari, tombe e corredi, seguendo un
preciso linguaggio non scritto ancora tutto da decifrare.
continentale. Per tale affinità queste necropoli sono state spesso
interpretate come quelle dei Micenei che avrebbero conquistato
o controllato Cnosso, o che sarebbero stati impiegati come
mercenari dai signori del palazzo; secondo altri, invece, queste
potrebbero essere le sepolture di Minoici che avevano adottato
gli usi funerari micenei.
Obiettivi
Studiare questi dati significa quindi fornire un contributo
anche ad un problema storico non ancora risolto: vale a dire
se, a partire dal Tardo Minoico II, Creta sia entrata nell’area
di influenza non solo culturale, ma anche politica del mondo
miceneo in ascesa.
Poiché le informazioni che possediamo su tombe e necropoli
sono di natura e qualità molto diverse, affrontare questi temi
significa innanzitutto sistemare i dati in modo coerente e
rivederli alla luce delle nuove tecnologie oggi disponibili. Ma il
principale obiettivo è applicare ad essi alcuni concetti generali
mutuati dall’antropologia e dalla sociologia contemporanea,
concernenti la gestione del lutto e i possibili riflessi che le
reazioni umane all’esperienza della morte possono aver
avuto nella definizione di questi usi funerari. Se, infatti, non
è possibile mettere semplicemente a confronto società dell’età
Bibliografia
L. Alberti, Costumi funerari Medio Minoici a Cnosso: la necropoli di
Mavro Spileo, in SMEA. Studi Micenei ed Egeo-Anatolici, 43, 2001,
163-187.
L. Alberti, The LM II-IIIA1 Warrior Graves at Knossos: the burial
assemblages, in G. Cadogan - E. Hatzaki - A. Vassilakis (eds.),
Knossos: Palace, City, State, Acts of the International Symposium,
British School at Athens Studies 12, London 2004, 127-136.
L. Alberti, Middle Minoan III burial customs at Knossos: a pianissimo
intermezzo?, in C.F. Macdonald - C. Knappett (eds.), Intermezzo.
Intermediacy and Regeneration in Middle Minoan III Crete, British
School at Athens Studies 21, London 2013, 47-55.
EGEO
LIBER. LiNEAR B ELECTRONIC RESOURCES
Maurizio Del Freo - Francesco Di Filippo
Filippo, aims at producing a fully-featured digital edition of
the Linear B documents available to date, with the substantial
addition of a brand new search engine for the treatment of logosyllabic scripts.
The ultimate goal of LiBER is to provide Linear B scholars, and
all those who are interested in the Mycenaean world, with an
updated edition of the Linear B documents as well as with an
integrated searching tool, able to sort, filter and combine the
documents on the basis of textual, archaeological, paleographic
and topographic criteria.
All documents stored in LiBER (http://liber.isma.cnr.it/) are
reproduced from the current paper editions and are updated
with any new relevant information about classifications,
readings, joins, scribal hands, findspots or chronologies. Being
unicode-encoded, each document can be viewed on screen as in
its original printed layout, thus respecting both the typographic
Linear B editorial activities have
hitherto followed traditional
methods and no systematic
attempts have been undertaken
to produce indices or digital
editions of tablets available
through the internet, with the
sole and important exceptions
of the Índices Generales de la Lineal B by F. Aura Jorro (Univ.
of Alicante) and the DAMOS project by F. Aurora (Univ. of
Oslo).
To contribute filling the gap, the Linear B Electronic Resources
(LiBER) project has been launched by the National Research
Council’s Institute for the Study of the Ancient Mediterranean
(CNR-ISMA). The project, which has been conceived and is
currently developed by Maurizio Del Freo and Francesco Di
Fig. 1 - Inscribed nodule Wv 5 from Midea with text, critical apparatus, photograph and information about findspot, scribe and chronology
–7–
ISMAgazine, 1 - 2014
Fig. 2 - Findspots of some linear B documents from Mycenae (displayed information refers to the yellow marker)
conventions of the transcription rules (special characters,
uppercase, lowercase, italics, superscripts, subscripts, etc.) and
the spatial disposition of the text elements of the original scribal
support (number of spaces between signs, size of gaps, etc.). For
each document, in addition to the transliteration, a photograph
with different zoom levels and a critical apparatus are also
provided.
The database is organized into a dynamic table, which can be
scrolled, paged and sorted by six different criteria (site, document,
findspot, scribe, chronology and inventory number). LiBER
search engine allows users to filter textual data by using multiple
criteria and fully supports “regular expressions” for complex
queries. The results are listed in alphabetical order and can be
visualised as lists of texts as well as findspots on an interactive
map, thus integrating WebGIS capabilities to the project. By
default, filtered data are sorted by series of documents, but, if
needed, they can be rearranged by texts, scribes or findspots.
The text encoding as well as the search engine have been adapted
to Linear B from the Progetto Sinlequinnini, a Document
Management System already developed by F. Di Filippo and
currently employed for the cuneiform archives from Ebla and
Emar. So far, all the Linear B texts from Mycenae, Tiryns and
Midea have been added to the database, while the Knossos
documents are currently being processed.
Bibliography
M. Del Freo - F. Di Filippo, LiBER: un progetto di digitalizzazione
dei testi in scrittura lineare B, in Archeologia e Calcolatori, 25, 2014, in
press.
EGEO
GUERRIERI OMERICI PRIMA DI OMERO
Anna Lucia D’Agata
Nessuno nel mondo antico poteva dirsi più
abile dei Cretesi nell’arte della danza. Nei
poemi omerici si narra che a Cnosso Dedalo,
il leggendario artefice del Labirinto, aveva
costruito per Arianna una pista da ballo,
dove giovani e fanciulle danzavano tenendosi
per mano, piroettando su se stessi, o lanciandosi
in assolo acrobatici. L’eroe cretese Merione,
discendente dal mitico re di Creta Minosse, e protagonista dei
giochi funebri per Patroclo, è detto capace di schivare la lancia
nemica proprio in virtù della sua abilità nella danza. A Creta,
infine, e ai Cureti, leggendari daimones cretesi, era assegnata
l’invenzione della più celebre delle danze, la danza armata o
pyrriché.
Riservata a occasioni molto speciali come cerimonie funebri
o iniziazioni giovanili, la danza armata era il mezzo attraverso
cui i giovani greci imparavano a usare le armi al suono della
musica, a maneggiare in maniera appropriata lancia e scudo,
ad acquistare la necessaria agilità fisica per combattere fianco
a fianco con i loro compagni. I danzatori di pyrriché erano
rappresentati nudi, con indosso solo lo scudo e l’elmo, e con
in mano un’arma d’offesa, la lancia, la spada o il giavellotto.
Era in occasione del loro ingresso nel mondo degli adulti,
quando venivano acclamati cittadini, che i giovani cretesi
erano chiamati a danzare: allora, al pari dei Cureti danzavano
in armi attorno all’altare di Zeus.
Nel 2002 a Creta, nello scavo dell’insediamento sulla collina
della Kephala (Fig. 1) alle propaggini occidentali del massiccio
dello Psiloritis e all’interno del territorio della futura città
greca e romana di Sybrita, è stato scoperto un cratere fittile
decorato con la più antica scena di danza armata, in Grecia,
che si data al X sec. a.C. (Fig. 2). Il vaso è un manufatto
rivoluzionario che consente di trascinare indietro di alcuni
secoli, ben prima di Omero e della nascita della polis nel corso
dell’VII sec. a.C., l’origine della danza armata, pratica sociale
tra le più importanti della Grecia antica.
La regione dello Psiloritis è la provincia aspra e impervia
di Creta che include anche il Monte Ida, la vetta più alta
dell’isola. Proprio qui la mitologia greca ha collocato la
nascita e l’infanzia di Zeus, custodito dai Cureti in una
grotta inaccessibile nella quale il fragore creato dai loro scudi
avrebbe nascosto i vagiti del bimbo al padre Cronos che lo
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ISMAgazine, 1 - 2014
Fig. 2 – Il cratere decorato con scena di danza armata
originale di un artigiano che ha tratto ispirazione dal contesto
sociale nel quale viveva.
La scena rappresentata sul vaso della danza armata è un indizio
importante del fatto che nell’insediamento sulla Kephala,
a due secoli di distanza dal collasso delle strutture statali
dell’età del Bronzo, una comunità socialmente e politicamente
articolata aveva nuovamente preso forma sotto la guida di
corpi privilegiati che si connotavano come guerrieri ed erano
interessati alla propria autorappresentazione. Rimandando a
un modello di stabilità sociale che può essere connesso agli
stadi iniziali della città-stato, la scena sul cratere di Sybrita
raffigura la pratica dell’iniziazione maschile, e i guerrieri
rappresentati possono essere identificati con giovani cretesi
appena ammessi al corpo degli adulti. Ed è verosimile pensare,
come già aveva intuito Jane Harrison nella Cambridge degli
inizi del Novecento, che siano stati proprio rituali di questo
genere a dare vita a miti come quello dei Cureti ai quali
viene attribuita l’origine della danza armata nell’isola. A più
di cento anni da quella intuizione il cratere di Sybrita esorta
a mantenere attivo il dialogo tra antropologia, sociologia e
Grecia delle origini.
Fig. 1 – Pianta dell’insediamento sulla collina della Kephala
voleva divorare. Qui l’archeologia moderna ha individuato il
santuario in grotta dell’antro Ideo, identificato dagli antichi
come culla di Zeus e unico santuario pancretese che l’isola
abbia mai avuto.
Il cratere fittile della danza armata è stato ritrovato nel vano
principale dell’Edificio 3 dell’insediamento sulla Kephala.
Contesto e natura degli oggetti associati al cratere fanno
intendere che il vaso fosse stato usato in un ambito elitario. La
sua complessa rappresentazione figurata, al momento senza
confronti, indica inoltre che fu prodotto su commissione per
un evento specifico che includeva certo un banchetto: un
evento che, possiamo immaginare, a livello locale sia rimasto
memorabile.
Sul vaso da Sybrita sono dipinti tre guerrieri in armi che non
sono rappresentati in processione o nell’atto di combattere
ma con le braccia sollevate e le palme aperte in atto di danzare.
Accanto a loro, una lira e un cimbalo o timpano, strumento
musicale simile a uno scudo, alludono all’accompagnamento
musicale che doveva scandire la danza dei guerrieri.
Quando il vaso venne dipinto, l’alfabeto non aveva ancora
fatto in Grecia la sua comparsa, ma certo storie fantastiche
e di eroi erano da molti secoli recitate e tramandate in forma
orale. Molte di queste avrebbero più tardi contribuito alla
stesura dell’Iliade e dell’Odissea. La raffigurazione sul vaso
di Sybrita non ha precedenti nel repertorio cretese dell’età
del Bronzo, né può essere collegata a scene di derivazione
orientale. Piuttosto essa deve essere considerata l’invenzione
Bibliografia
A.L. D’Agata, The power of images. A figured krater from Thronos
Kephala (ancient Sybrita) and the process of polis formation in Early
Iron Age Crete, in SMEA. Studi Micenei ed Egeo-Anatolici, 54,
2012, 207-247.
A.L. D’Agata, Warrior dance, social ordering and the process of
polis formation in Early Iron Age Crete, in K. Soar - C. Aamodt
(eds.), Archaeological Approaches to Dance Performance, BAR
International Series 2622, Oxford 2014, 75-83.
NORD AFRICA
L’OBELISCO E IL TERREMOTO
Giuseppina Capriotti Vittozzi
Un focus interessante è rappresentato dagli obelischi, portati
a Roma nell’antichità, talora iscritti per imperatori romani.
Tali monoliti rappresentavano nell’Urbe dei significati
sovrapposti, alcuni espliciti, altri nascosti ma, in quanto tali,
eloquenti: se da un lato essi palesavano la grandezza di Roma,
che aveva ridotto in proprio potere l’antico e prestigioso
paese del Nilo, essi ne testimoniavano anche le capacità
tecnologiche necessarie al trasporto dei giganteschi monoliti,
alludendo con chiarezza ad un’antica e misteriosa sapienza:
quest’ultimo aspetto ci è testimoniato da Plinio (Nat. Hist.,
Il contributo dell’Egitto faraonico
al linguaggio culturale comune nel
Mediterraneo antico è ancora ben
visibile a Roma, che durante l’Impero,
quando l’imperatore fu anche faraone,
svolse il ruolo di una nuova Menfi,
l’antichissima capitale d’Egitto. Gli
studi su Roma e sull’interpretatio Romana della cultura faraonica
hanno dunque spazio nell’ISMA, nell’ambito della linea di
ricerca “Egitto, crocevia culturale del Mediterraneo antico”.
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ISMAgazine, 1 - 2014
Fig. 2 - Domiziano quale
faraone. Benevento, Museo
del Sannio
(foto da http://www.
leggievai.it/15/07/2008/lalupa-e-la-sfinge-1963/)
questa descrizione, che passa
attraverso topoi convenzionali,
emergono
comunque
le
allusioni a precisi dati, quale
l’intervento di ricostruzione
del grande tempio di Iside
nel Campo Marzio, attuato
da Domiziano dopo un
incendio. Questioni ancor più
evidentemente
contingenti
sono quelle concernenti la
discendenza dinastica dal padre
Vespasiano attraverso il fratello
Tito: in questi specifici passaggi il
redattore del testo ha dovuto adattare
la lingua egizia e la scrittura geroglifica
a contenuti nuovi, versati comunque
nell’alveo della tradizione.
Gli egittologi si sono spesso domandati
se questo testo sia stato redatto e iscritto in Egitto o a Roma,
propendendo, in tempi recenti, per questa seconda ipotesi.
Un nuovo dato, sull’aderenza del testo ad una precisa realtà
storica, pur proiettata in una visione mitica, si è aggiunto
nel corso di un recente progetto di ricerca PRIN 2009, cui
l’ISMA ha partecipato – in collaborazione con la Sapienza
Università di Roma – con l’unità di ricerca “Piaghe d’Egitto”.
L’unità ISMA ha schedato i testi egizi disponibili, alla
ricerca di testimonianze riguardanti eventi estremi e disastri
ambientali. Proprio nel testo dell’obelisco di Domiziano,
nascosto nella usuale fraseologia faraonica, si annida quello
che sembra essere un interessante riferimento ad un preciso
evento storico, laddove si legge “trema la terra per la paura di
lui”: il 51 d.C., anno di nascita dell’imperatore, fu segnato a
Roma da un terremoto ben documentato dalle fonti romane.
Il riferimento ad un evento tellurico notevole quale segno della
manifestazione del sovrano si trova nella tradizione faraonica,
in particolare al tempo di Ramesse II. Nel caso di Domiziano,
il preciso riferimento a fatti locali sembra confermare l’ipotesi
di una redazione romana per il testo dell’obelisco, lasciando
intravedere le modalità di uno straordinario incontro culturale.
Fig. 1 - L’obelisco di Domiziano in Piazza Navona
(foto M.D. Vittozzi)
XXXVI, 71), che a proposito dell’obelisco trasferito da
Augusto come gnomone per la meridiana del Campo Marzio
cita Pitagora e afferma che gli obelischi, con i loro testi
geroglifici, contengono l’interpretazione della natura degli
Egizi. Inoltre, circa tre secoli dopo, Ammiano Marcellino
(XVII, 4, 8), a proposito delle iscrizioni sugli obelischi, fa
riferimento alla antica autorevole saggezza che le ha prodotte.
Portare a Roma un monolite iscritto e istallarlo nell’Urbe
aveva dunque un valore simbolico espresso a differenti
livelli; fare in modo che un obelisco venisse appositamente
iscritto, grazie all’impegno di sacerdoti specialisti egizi, poteva
esprimere un’ulteriore capacità.
Domiziano fece iscrivere per sé l’obelisco che attualmente
svetta sulla berniniana Fontana dei Fiumi in piazza Navona.
Per lungo tempo, il testo geroglifico è apparso come la copia
di un vuoto e roboante fraseggio di tradizione faraonica, quasi
che, senza alcuna consapevolezza, fossero stati “impastati”
dei testi antichi, messi insieme modi di dire con un sistema
di “copia e incolla”. Gradualmente, negli anni recenti, dal
magma solidificato della tradizione faraonica, sono emerse
le luci di una composizione originale, creata da uno o più
specialisti dei quali, grazie a tratti dello stile, è forse possibile
rintracciare anche l’ambiente di provenienza.
L’imperatore-faraone Domiziano abbatte i nemici e respinge
le forze caotiche, ristabilisce il culto e restaura i templi. Da
Bibliografia
E. Guidoboni, Catalogue of Ancient Earthquakes in the
Mediterranean Area up to the 10th Century, Rome 1994.
G. Capriotti Vittozzi, La Terra del Nilo sulle sponde del Tevere,
Roma 2013.
NORD AFRICA
PROSPEZIONI ARCHEOLOGICHE A MEKNÈS E A CHERCHEL
Lorenza-Ilia Manfredi
si ipotizza risalenti fino dall’epoca preromana. A tale scopo il
7 giugno 2014 è stato firmato un accordo di collaborazione
tra l’ISMA-CNR, La Commune rurale El Hammam, La
Compagnie Minière de Touissit e l’Association ABGHOR
de développement rurale, per iniziare i lavori e per avviare un
comune progetto di valorizzazione dell’area.
Durante questa prima campagna si prevede di completare
L’obiettivo principale della missione
prevista per il mese di settembre 2014
sarà l’avvio dello scavo archeologico
della fortezza islamica di Ighram
Aousser nella miniera di AouamTighza, dove sono evidenti le tracce
di trasformazione del minerale che
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ISMAgazine, 1 - 2014
Fig. 1 - Momenti del sopralluogo alla Fortezza di Ighram Aousser
Fig. 2 - Momenti del sopralluogo alla Fortezza di Ighram Aousser
con il Portogallo atlantico, dove sarà possibile poter applicare
una simile metodologia di analisi grazie all’accordo bilaterale
siglato nel 2013 tra ISMA - CNR e FCT - Università di Evora.
Infine, il “Progetto di valorizzazione della miniera antica di
Aouam (M’rirt- Meknès) Marocco” ha l’obiettivo di contribuire
alla promozione socio economica del territorio con particolare
attenzione al settore del turismo sostenibile basato sulla
valorizzazione e rafforzamento del patrimonio culturale e
naturale, incrementando il dialogo fra il mondo della ricerca
e l’impresa. Il progetto, oltre a comprendere lo scavo della
fortezza di cui si è detto sopra, ha come scopo la valorizzazione
dei beni ambientali e culturali della regione; la formazione di
personale qualificato nelle aree che si occupano della gestione
del patrimonio ambientale e culturale; la creazione di un Parco
Archeominerario per lo sviluppo culturale e turistico della
regione.
lo studio cartografico per il telerilevamento dell’area;
l’esplorazione geofisica, l’esecuzione del rilievo dell’alzato della
fortezza con il laser scanner che consente di rilevare e restituire
con estrema precisione la struttura e generare un modello 3D.
Al contempo si prevede un rilievo territoriale su larga scala e
sulla fortezza e un Sistema Geografico Territoriale (GIS) per
l’analisi e la gestione degli elementi territoriali e la restituzione
dei risultati sotto forma di mappe tematiche. Durante la
campagna ad Ighram Aousser si prevede, inoltre, di applicare il
protocollo analitico (già sperimentato durante i primi due anni
su campioni geologici provenienti da prospezione superficiale e
su manufatti musealizzati) sul materiale proveniente dallo scavo,
per una migliore attribuzione cronologica delle tecniche della
produzione metallurgica. I dati raccolti saranno confrontati
non solo con quelli relativi al contesto regionale marocchino,
ma anche con quelli della vicina Penisola Iberica e in particolare
NORD AFRICA
IL SANTUARIO DI BAAL SIGNORE DI ALTHIBUROS
Nabil Kallala - Sergio Ribichini
Henchir Medeina, regione di El
Kef, 230 km circa a sud-ovest di
Cartagine: qui, in uno scenario
naturistico suggestivo, l’ISMA
lavora con l’Institut National du
Patrimoine (INP) tunisino per
riportare alla luce un luogo sacro di
grande interesse per la conoscenza e
la valorizzazione del patrimonio culturale. La collaborazione
risale al 2006, quando Nabil Kallala (INP e Università di
Tunis) venne a Roma per proporla al CNR: nella sua qualità
di Conservatore del sito, egli aveva intuito che le pietre con
iscrizioni e decorazioni emergenti tra gli ulivi della collina
che domina da nord-est le vestigia dell’antica Althiburos, e
i vasi recuperati arando il terreno dell’altura consentivano di
localizzare con precisione un santuario di grande interesse.
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ISMAgazine, 1 - 2014
imperiale: il teatro, il campidoglio e il foro; e poi strade,
archi e fontane monumentali, templi e maestose dimore. E
tra i reperti recenti vi sono alcune stele consacrate a Saturno,
alcune delle quali raffigurano una coppia di sfingi, accosciate
e affrontate.
Con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri,
cominciammo le indagini nel 2007 e il primo sondaggio subito
rivelò la correttezza della localizzazione: apparvero stele a
strati sovrapposti, si aggiunsero nuove iscrizioni a quelle già
conosciute e spuntarono altre urne, insieme a unguentari
in terracotta, ossa di animali e strutture edilizie. Negli anni
successivi abbiamo allargato il cantiere e incrementato
le collaborazioni, per una ricerca interdisciplinare che
coinvolgesse, con le tecniche moderne dell’archeologia, anche
l’epigrafia, l’archeozoologia, la storia e la storia delle religioni.
All’équipe si sono poi aggiunti esperti di archeobotanica (per
indagare sulla flora e i regimi alimentari), di archeologia virtuale
(per le ricostruzioni in 3D), e soprattutto di antropologia
fisica, giacché il primo esame del contenuto delle urne
cinerarie rivelò che i resti ossei in esse conservati non erano
Fig. 1 - Carta della Tunisia settentrionale,
con inquadramento del sito di Althiburos
Fig. 2 - Althiburos, il cantiere di scavo
di animali, come quelli che circondavano le deposizioni ed
emergevano dagli strati archeologici, bensì di bambini, defunti
in tenerissima età, cremati e verosimilmente consacrati al dio
Baal.
Il cantiere di scavo ha per ora raggiunto un’estensione di circa
500 m2. A sud sono tornate in luce strutture edilizie complesse,
da riferire al probabile tempio di Baal Hammon/Saturno e alle
sue trasformazioni. Dagli scavi sono emersi anche elementi
del decoro architettonico e degli arredi, in particolare due
sfingi in pietra calcarea e un altare-pilastro. A nord e ad est
riemerge un vasto campo di deposizioni votive, occupato da
stele allineate e collocate verso oriente, molte delle quali sono
accompagnate da mensae che coprivano un vano quadrangolare
contenente l’urna cineraria. La cronologia è ancora oggetto di
studio, ma si può già affermare che il santuario era attivo nel
II sec. a.C. e frequentato ancora nel II d.C.
I dati preliminari finora raccolti lasciano sperare che dalla
prosecuzione dell’indagine possano venire molte novità,
per studiare l’incrocio di civiltà e di religioni tra Numidi,
Cartaginesi e Romani, e per indagare anche sul discusso
Di esso, peraltro, era già nota l’esistenza, giacché fin dal 1874
erano state recuperate ad Althiburos varie iscrizioni votive,
in punico e neopunico, che attestavano la presenza di quel
luogo sacro noto agli specialisti con il termine “tofet”, tipico
della tradizione cartaginese, consacrato al culto di Baal
Hammon (poi identificato con Saturno) e caratterizzato dalla
pratica del rito detto molk, nonché dalla deposizione di stele,
ex voto e urne cinerarie. Un’iscrizione, in particolare, citava
“Baal Hammon in Althiburos” e menzionava offerte “nel
santuario”.
La città, d’altro canto, era un’importante centro dei Numidi
frequentato fin dalla preistoria e largamente influenzato
dalla cultura di Cartagine almeno dal III sec. a.C., specie
in riferimento al culto, all’organizzazione sociale e alle
magistrature: questo ricco e secolare sostrato caratterizzò la
vita locale anche quando la città conseguì in epoca romana
una ruolo amministrativo più particolare sull’altopiano del
Ksour, lungo la strada che da Cartagine portava a Tevesta
(ora in Algeria). Nell’area archeologica oggi aperta al pubblico
campeggiano soprattutto le imponenti rovine d’epoca
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ISMAgazine, 1 - 2014
Fig. 3 - I partecipanti alla campagna di scavi 2012
problema del sacrificio punico di bambini. Le urne infatti,
come si è detto, contengono resti cremati d’infanti: nati morti
o immolati agli dèi? Il sacrificio umano è un tema che torna
spesso di moda, e sui riti della tradizione cartaginese aleggia
di nuovo, tra finzione e realtà, l’ombra di Moloch con i suoi
miti e le sue ideologie. Per parte nostra abbiamo adottato
un atteggiamento “agnostico” per così dire: coscienti
dell’importanza dei nostri ritrovamenti, ma anche consapevoli
della complessità della questione, lavoriamo mettendo da
parte le teorie e lasciamo che a “parlare” siano i dati; ci aiuta in
questo l’approccio multidisciplinare prescelto e il confronto
tra le varie specializzazioni, talora anche dialettico. E qualche
risultato l’abbiamo già presentato in occasione di conferenze
internazionali, i cui Atti sono ora in stampa, nonché sui siti
web dell’ISMA e dell’INP qui sotto indicati, dove si possono
per il momento trovare notizie aggiuntive.
Links
Per l’ISMA: http://www.isma.cnr.it/?page_id=1501.
Per l’INP: http://www.inp.rnrt.tn/index.php?option=com_
content&view=article&id=82%3Ales-projets-decooperation-a-althiburos&catid=3%3Aactivites&Itemid=7&
lang=fr.
ITALIA
SCAVI RECENTI A PANI LORIGA
Massimo Botto
L’insediamento fenicio e punico di Pani
Loriga, nel territorio dell’odierno comune di
Santadi (CI), nella Sardegna sud-occidentale,
è collocato su un modesto rilievo dalla
caratteristica forma a ferro di cavallo
oggetto negli ultimi anni di un’intensa
attività di prospezione e scavo da parte
dell’ISMA. Tali ricerche hanno posto
nuovamente l’attenzione del mondo scientifico
su questo sito dopo le indagini avviate alla fine degli anni
Sessanta del secolo scorso da Ferruccio Barreca, incentrate
prevalentemente sulla necropoli fenicia in funzione fra
la fine del VII e la seconda metà avanzata del VI sec. a.C.
(Fig.. 1). Le nuove indagini hanno dato risultati sorprendenti
in riferimento all’abitato punico, di cui in precedenza si
avevano solo sporadiche indicazioni. Grazie agli scavi
condotti sul pianoro meridionale (Area A) e sul versante
settentrionale della collina (Area B) è stato possibile stabilire
che l’intervento della potenza cartaginese nella regione fu
precoce e immediatamente successivo alla fase fenicia: le
prime strutture si datano infatti alla fine del VI-inizi V sec.
a.C. (Fig. 1). L’insediamento punico sembra raggiungere in
breve tempo dimensioni considerevoli in virtù della posizione
strategica della collina, ubicata a controllo di un’ampia fascia
costiera in corrispondenza del Golfo di Palmas e dell’isola di
Sant’Antioco, dove sorgeva il potente insediamento di Sulky,
e delle aree più interne del paese verso le quali erano rivolti
gli interessi economici di Cartagine. Da Pani Loriga infatti
si aveva il controllo dei passi di Campanasissa e Pantaleo,
Fig. 1 - Pianta dell’insediamento
che introducevano rispettivamente alle aree minerarie
dell’Iglesiente e alle fertili pianure del Campidano.
Questa funzione di raccordo fra l’area sub-costiera e l’interno
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ISMAgazine, 1 - 2014
Fig. 2 - Veduta del complesso polifunzionale dell’area “B”
della regione sarebbe stata il motivo del rapido sviluppo
dell’insediamento punico, che grazie ad un progetto
urbanistico unitario e di grande respiro arrivò ad occupare
nel corso del V sec. a.C. un vasto settore della collina. In
effetti, sebbene la fitta vegetazione impedisca spesso
una lettura chiara delle strutture presenti, l’impressione
che deriva dall’attività di prospezione e dalle conoscenze
acquisite durante lo scavo è quella di un abitato sviluppato
estensivamente nel settore orientale dell’altura, riservando
a usi funerari la porzione nord-occidentale della stessa.
In relazione alla topografia del sito, inoltre, le strutture
sembrano presentare moduli, dimensioni e funzionalità
diverse. Netto risulta infatti il contrasto, sia a livello
strutturale sia nell’articolazione degli spazi interni, fra gli
edifici ubicati sul pianoro meridionale dell’altura (Area A)
e il grande complesso disposto sul versante settentrionale
(Area B). Se nel primo caso è plausibile pensare ad abitazioni
private, nel secondo, le dimensioni e le diversificate funzioni
degli ambienti inducono a valutare l’ipotesi di una struttura
polifunzionale di natura pubblica (Fig. 2). Infatti, la presenza
nei vani 2 e 4 (Fig. 3) di ceramica prevalentemente da
cucina, trasformazione e conserva indicherebbe uno spazio
funzionale alla preparazione di cibi e allo stoccaggio di
piccole riserve alimentari. Le analisi condotte sui contenuti
di un numero considerevole di vasi, evidenziando la presenza
di vino nonché di grassi animali e vegetali sottoposti a
cotture prolungate, hanno confermato la destinazione di
questi ambienti. Vista la posizione decentrata dell’edificio
rispetto al nucleo dell’abitato e la sua probabile collocazione
in prossimità di un percorso carraio, si potrebbe ipotizzare
l’allestimento di una bottega per le esigenze alimentari
delle persone in entrata e uscita dall’insediamento. Inoltre,
l’interpretazione del vano 1 (Fig. 3) come sacello apre nuove
prospettive d’indagine, dal momento che non si esclude la
possibilità che negli spazi attigui venissero confezionati
alimenti da offrire alla divinità titolare del luogo di culto.
Il vano 1 si differenzia dagli altri ambienti del complesso
per un accesso distinto, posizionato a sud-ovest, e per
Fig. 3 - Pianta del complesso polifunzionale dell’area “B”
l’apprestamento di una banchina addossata ai muri della
struttura nel settore orientale sulla quale erano posizionati
numerosi ex-voto fra cui due vasi di importazione: una
coppetta su piede di produzione etrusca e uno skyphos attico
(Figg. 4-5). Le evidenze raccolte se da un lato confermano
l’importanza del sito nelle strategie di occupazione della
Sardegna sud-occidentale da parte di Cartagine, dall’altra
aprono nuove e interessanti prospettive d’indagine riguardo
alla precoce incidenza nell’area della metropoli nord-africana.
Bibliografia
M. Botto, L’abitato fenicio e punico di Pani Loriga (Area B),
in M. Guirguis - E. Pompianu - A. Unali (edds.), Summer
School di Archeologia fenicio-punica, Sassari 2012 («Quaderni di
Archeologia Sulcitana», 1), 33-40.
M. Botto - F. Candelato – I. Oggiano - T. Pedrazzi, Le indagini
2007-2008 all’abitato fenicio-punico di Pani Loriga, in Fasti On
Line Documents & Research (FOLD&R) (www.fastionline.org/
docs/FOLDER-it-2010-175.pdf).
M. Botto - I. Oggiano, Le site phénico-punique de Pani-Loriga
(Sardaigne). Interprétation et contextualisation des résultats d’analyses
organiques de contenus, in D. Frére - L. Hugot (eds.), Le huiles
parfumées en Méditerranée occidentale et en Gaule. VIIIe siècle av. VIII siècle apr. J.-C., Rennes 2012, 151-166.
Fig. 4 - Skyphos attico
Fig. 5 - Coppetta su piede di produzione etrusca
– 14 –
ISMAgazine, 1 - 2014
ITALIA
LA RINASCITA DELLA NECROPOLI RUPESTRE DI NORCHIA
Laura Ambrosini
La necropoli di Norchia nel
Viterbese è uno dei più
importanti siti archeologici
dell’Etruria meridionale:
un raro esempio di
architettura
rupestre,
uno dei pochi conservati in Italia. In questa sede non ci si
soffermerà sui dati storici e archeologici principali, per i quali
si rinvia alla bibliografia esistente, se non per sottolineare
che il periodo più fiorente della città si pone tra la fine del
IV e la metà del II sec. a.C., epoca nella quale sicuramente
apparteneva allo Stato di Tarquinia, di cui dopo Tuscania
costituiva il maggiore centro dell’interno.
Norchia venne scoperta nel 1808 dal ligure Padre Pio Semeria
insieme a Francesco Orioli. Negli anni Settanta del secolo
scorso la necropoli del Pile è stata oggetto di scavi sistematici
promossi dal Centro di Studio per l’Archeologia EtruscoItalica del CNR e condotti dalla dott.ssa Elena Colonna Di
Paolo e dal prof. Giovanni Colonna con alcuni collaboratori.
Lo studio della necropoli di Norchia attualmente in corso è
focalizzato su due progetti: Norchia II e Norchia III.
Il primo progetto riguarda la documentazione grafica e
fotografica e lo studio dell’architettura tombale e di tutti i reperti
archeologici rinvenuti nelle tombe scavate nel periodo 1971-1974,
lungo il “Fosso del Pile”, nella zona centrale, il Pile B (Fig. 1) e i
reperti di Valle Giuncosa assegnati allo Stato Italiano grazie ad
un sequestro del 1954. È stata effettuata l’acquisizione digitale di
tutte le planimetrie, prospetti e sezioni delle tombe e la riunione
delle planimetrie dei due settori di necropoli (Pile A e Pile B);
tale planimetria complessiva è stata geo-referenziata ed è stato
realizzato il GIS dello scavo, ora in corso d’implementazione.
Parallelamente è stata condotta la documentazione grafica e
fotografica e la schedatura di tutti i materiali rinvenuti nelle tombe.
Si è proceduto ad un nuovo studio geologico del sito e a un piano
di valorizzazione e fruizione attraverso le nuove tecnologie.
Fig. 1 - Norchia (VT), Pile B, settore centrale (foto L. Ambrosini)
realizzata nel corso del tempo. Il progetto sulle Tombe a
Tempio di Norchia è stato incluso in un quadro più generale
teso a investigare i contatti e le differenze con le tombe a
tempio della Turchia (Caria e Licia soprattutto). Tali rapporti
non riguardano soltanto la tipologia architettonica, ma
anche, ad esempio, la collocazione della camera funeraria.
Il centro propulsore di tale modello architettonico, anche se
con sostanziali differenze nella realizzazione, sembra essere
stato la Macedonia, cuore del regno che con Alessandro
Magno divenne un impero esteso ad Oriente fino all’India.
Le sostanziali differenze sono dovute al fatto che le tombe
macedoni sono monumenti sotterranei e costruiti: al termine
della cerimonia di sepoltura, le loro facciate dipinte con
brillanti colori erano coperte con un tumulo di terra.
La necropoli versa da alcuni anni a questa parte in condizioni
gravissime: senza una manutenzione costante, il controllo
della vegetazione infestante e il consolidamento delle
strutture, la sopravvivenza della necropoli è a rischio e difficile
Fig. 2 - Norchia (VT), Fosso dell’Acqualta, Tombe a Tempio (foto L. Ambrosini)
e pericolosa ne è la sua fruizione.
Il secondo progetto riguarda la documentazione, lo studio
e la pubblicazione delle due Tombe a Tempio (o Doriche)
(Fig. 2), degli inizi del III sec. a.C., sul Fosso dell’Acqualta.
Scoperte dal notaio Luigi Anselmi e padre di Pio Semeria,
furono scavate nel 1830 da Giosafat Bazzichelli e dall’Anselmi
e da Gino Rosi nel 1921. Si è proceduto alla ricerca d’archivio,
schedatura e documentazione fotografica del frammento di
frontone conservato al Museo di Firenze. È stata effettuata
un’ampia indagine sulla documentazione grafica delle tombe
realizzata nel corso del XIX secolo, soprattutto da parte di
architetti francesi dell’Accademia di Francia. Parallelamente
è stata svolta una ricerca sulla documentazione fotografica
Bibliografia
E. Colonna Di Paolo, Necropoli rupestri del Viterbese, Novara
1978.
E. Colonna Di Paolo - G. Colonna, Norchia I, Le necropoli
rupestri dell’Etruria meridionale, 2, Roma 1978.
L. Ambrosini, The Rock-cut Tombs of Norchia: the State of
Research, in A. Ferrari (ed.), 6th International Congress “Science and
Technology for the Safeguard of Cultural Heritage in the Mediterranean
Basin” (Athens 2013), I, Roma 2014, 235-243.
– 15 –
ISMAgazine, 1 - 2014
ITALIA
CERVETERI, UNA METROPOLI DEL MEDITERRANEO ANTICO
Vincenzo Bellelli
L’antica Etruria era organizzata dal punto
di vista politico-territoriale come una
confederazione di città autonome, che
la tradizione letteraria ricorda nel
numero di dodici. Una delle più
prospere e potenti fu Kaisraie, la
città chiamata Caere dai Latini e
Agylla dai Greci, oggi corrispondente
alla cittadina laziale di Cerveteri, posta lungo la Via Aurelia,
l’importante asse stradale che unisce Roma a Civitavecchia.
La città è menzionata da alcuni importanti autori greci e
latini vissuti fra l’epoca classica e l’impero romano (Erodoto,
Strabone, Dionigi di Alicarnasso), che ne ricordano la fama
internazionale, la prosperità economica sin dai tempi di
Mezenzio (l’alleato di Turno, re dei Rutuli, avversario di
Enea) e il ruolo di primo piano nella storia politica e militare
del Mediterraneo. Sorgendo a soli cinquanta chilometri a
nord di Roma, lungo la costa tirrenica, Caere era infatti
automaticamente un punto di arrivo obbligato per tutti coloro
Fig. 1 - Fiaschetta iscritta con il nome antico di Cerveteri
(Foto M. Bellisario)
istituti universitari italiani e stranieri, però, possiamo dire
che di Cerveteri etrusca conosciamo sempre meglio anche la
città dei vivi. In particolare, sono state indagate l’urbanistica,
Fig. 2 - Cerveteri, pianoro urbano (Foto M. Bellisario)
che navigavano verso nord lasciandosi alle spalle la foce del
fiume Tevere. Nell’entroterra della città, inoltre, sorgevano gli
importanti giacimenti metalliferi dei Monti della Tolfa, ricchi
di ferro, motivo di attrazione internazionale, probabilmente,
sin dalle fasi protostoriche.
La città controllava infine un ampio territorio confinante
a nord con quello di Tarquinia e a sud con quello di Veio,
che era fertile e ricco di risorse naturali. Cerveteri aveva
dunque tutti i requisiti per diventare una metropoli popolosa
e fiorente dell’Italia antica, nonché un crocevia di scambi e un
laboratorio di civiltà in contatto. La città divenne, pertanto, sin
da epoca antichissima, un punto di riferimento obbligato sia
per le genti fenicie e quelle greche che frequentavano i porti
del Tirreno centrale, che per i Romani e per gli abitanti del
contiguo territorio latino.
Il profilo storico della città antica è ricostruibile, oltre che dalle
fonti scritte, attraverso il ricchissimo record archeologico.
Della città si conoscono innanzitutto le estese necropoli
urbane della Banditaccia e di Monte Abatone, vere e proprie
“città dei morti”, entrate dal 2004 nella lista dell’Unesco dei siti
patrimonio mondiale dell’Umanità. Grazie all’attività condotta
da trenta anni a questa parte nell’area urbana di Caere dal
Consiglio Nazionale delle Ricerche, dalla Soprintendenza
per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale e da alcuni
Fig. 3 - Necropoli della Banditaccia, tumuli (Foto M. Bellisario)
l’andamento della cinta muraria, i quartieri artigianali, la viabilità
intra- ed extra-urbana della città antica, le infrastrutture idriche.
– 16 –
ISMAgazine, 1 - 2014
e Cartagine, fu protagonista di primo piano della storia del
Mediterraneo antico.
L’ISMA, in particolare, con le sue ricerche nell’area urbana ha
contribuito a ricostruire il “paesaggio sacro” della città, cioè
la rete dei santuari che si era andata definendo nel tempo e
poneva l’abitato antico sotto la protezione dei suoi dèi.
Per fare il punto sullo stato delle conoscenze su questa
metropoli del mondo antico, il CNR-ISMA, il Louvre
e la Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria
meridionale hanno organizzato recentemente una grande
mostra monografica (Gli Etruschi e il Mediterraneo. La città di
Cerveteri), allestita prima al Louvre di Lens, dal dicembre 2013
a marzo 2014 e poi a Roma nel Palazzo delle Esposizioni da
aprile a luglio 2014. Attraverso una ampia selezione di oggetti
e contesti, alcuni dei quali portati alla luce solo di recente, la
rassegna consente per la prima volta di ricostruire a beneficio
del grande pubblico la storia di questa gloriosa metropoli
etrusca, che al pari di altre famose città, come Roma, Atene
Bibliografia
Les Etrusques et la Méditerranée: la cité de Cerveteri, Catalogue de
l’exposition (Louvre-Lens 5 dic. 2013-10 marzo 2014; Roma,
Palazzo delle Esposizioni, 14 aprile-20 luglio 2014), sous la
direction de F. Gaultier - L. Haumesser - P. Santoro - V. Bellelli
- A. Russo Tagliente - R. Cosentino, Paris 2013.
V. Bellelli (ed.), Caere e Pyrgi: il territorio, la viabilità e le fortificazioni
(= Caere 6). Atti della Giornata di studio (Roma, Consiglio
Nazionale delle Ricerche, 1 marzo 2012), Pisa-Roma 2014.
V. Bellelli, Archéologie d’une cité. Cerveteri entre âge du fer (IXe et
VIIIe siècles) et l’Empire romain, in Histoire antique et mediévale,
Hors série n. 37, déc. 2013 -jan./fév. 2014, 38-45.
ITALIA
SETHLANS. I BRONZI ETRUSCHI E ROMANI NELLA COLLEZIONE FAINA
Alessandra Caravale
Il 10 aprile 2014 è stata aperta al Museo
“Claudio Faina” di Orvieto la mostra
“Sethlans. I bronzi etruschi e romani
nella collezione Faina”. La mostra
offre la possibilità di ammirare alcuni
reperti che fanno parte di una delle più
ricche collezioni di antichità dell’Umbria,
raccolta dai conti Mauro ed Eugenio Faina
a partire dal 1864. I bronzi Faina contano
circa un migliaio di reperti appartenenti a tipologie eterogenee
distribuite lungo un esteso arco cronologico che va dall’età
del Bronzo all’epoca romana. I nuclei più consistenti sono
costituiti dai bronzetti votivi e dal vasellame, ma sono presenti
anche applique figurate, candelabri, thymiateria, graffioni,
lucerne, armi, finimenti per cavalli, piccoli strumenti per la cura
e l’ornamento della persona e per l’arredo domestico e alcuni
specchi.
All’interno della mostra una postazione dà la possibilità di
navigare nel sito web dedicato ai bronzi della raccolta, realizzato
da chi scrive nell’ambito della convenzione stipulata, nel 2012,
tra la Fondazione Faina e l’Istituto di Studi sul Mediterraneo
Antico del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Seguendo
quanto era stato fatto anche per altri progetti informatici
dell’ISMA, per tale sito web si scelto di utilizzare il Content
Managment System open source (CMS) Museo and Web, un
CMS realizzato dall’Osservatorio tecnologico per i Beni e le
Attività Culturali (OTEBAC) del MIBAC, ideato per
sviluppare e gestire siti web di qualità, dedicati a musei e a
istituzioni culturali. Questo CMS oltre a pagine a carattere
generale, dà anche la possibilità di realizzare una bancadati degli oggetti del museo, in cui possono essere
svolte ricerche con diverse chiavi e inserite le
immagini dei reperti considerati. Il sito, http://bronzifaina.isma.cnr.it/, è stato
realizzato con il contributo di Marcello Bellisario
per la parte grafica e di Salvatore Fiorino per la parte
informatica. È costruito con alcune schede generali
dedicate alla collezione Faina e alla raccolta dei bronzi,
nonché a Mauro e ad Eugenio. Sono presenti poi alcune
schede più approfondite dedicate ai bronzi di maggiore
importanza della raccolta, divisi per categorie, in cui sono
previsti anche link ad altre banche-dati catalografiche
presenti in rete, come quelle di grandi musei, tipo British
Fig. 1 - Locandina della mostra
o Metropolitan, o quelle regionali, tipo il data base della
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria.
Il sito contiene infine una banca-dati degli
oggetti, in corso di implementazione, in cui
sono fornite sintetiche indicazioni sui reperti,
con particolare attenzione alla cronologia e al
luogo di fabbricazione. Sono presenti al momento oltre
450 bronzi, con una breve scheda analitica e, per la maggior
parte, con una fotografia a colori o in bianco e nero. Dal
contatore di accessi si nota un buon interesse della rete per il
sito, con visite non solo dall’Italia, ma anche da alcuni Paesi
europei, tra cui la Russia, e dagli Stati Uniti. Da quando è
attivo tale contatore di accessi, cioè circa dall’inizio di
aprile 2014, le visite registrate sono state oltre 250, con
visualizzazioni sia delle opere inserite nella banca dati, sia
di quelle a cui è dedicata una scheda descrittiva più analitica.
Fig. 2 - Bronzetto votivo della collezione Faina
– 17 –
ISMAgazine, 1 - 2014
diverse chiavi di ricerca. Anche in Italia si sta andando in questa
direzione tramite progetti singoli o tramite progetti nazionali
o europei, come il recente Ariadne, con l’obiettivo di rendere
le risorse digitali sempre più una componente sostanziale della
metodologia della ricerca archeologica.
Il valore di questo progetto sta innanzitutto nel suo allineamento
con la filosofia degli open-data nella ricerca archeologica.
Da qualche anno, anche nel nostro Paese e anche nel settore
archeologico, si discute infatti con interesse crescente della
“liberazione dei dati”, per favorire una conoscenza condivisa
e una libera circolazione dei dati scientifici per renderli fruibili
e consultabili da un pubblico ampio, formato non solo da
specialisti, ma anche da appassionati e interessati all’arte antica
e all’archeologia. Il progetto si allinea inoltre con altre attuali
iniziative di catalogazione informatica. Già da anni i grandi
musei europei danno accesso alle proprie opere tramite banche
dati, in cui i vari reperti possono essere richiamati attraverso
Bibliografia
A. Caravale, Museo Claudio Faina di Orvieto. Bronzetti votivi, Perugia
2003.
A. Caravale, Museo Claudio Faina di Orvieto. Vasellame, Perugia
2006.
ITALIA
IL CONTRIBUTO DELL’ISMA AL CAA 2014
Alessandra Piergrossi
Il CAA (Computer Applications &
Quantitative Methods in Archaeology)
è una organizzazione internazionale
nata nel 1973 ad opera di un gruppo
di archeologi e matematici informatici
inglesi interessati alle applicazioni
dell’informatica all’archeologia, allo
scopo di favorire il dialogo fra le due discipline.
Al fine di stimolare il dibattito scientifico, promuovere
collaborazioni e nuove metodologie oltre che illustrare lo
stato dell’arte in questo campo, fin dalla sua nascita il CAA
organizza una conferenza annuale, ben presto divenuta un
evento internazionale, che negli anni si è affermata come il
riferimento principale per tutti coloro che si occupano della
materia.
Quest’anno il convegno è stato ospitato dal 22 al 25 aprile
dall’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne, nella capitale
francese, organizzato da un comitato cui ha partecipato
Paola Moscati, ricercatrice dell’ISMA. Il programma, fitto
di interventi, è stato diviso in 29 sessioni che includevano
tematiche: dalla storia dell’Archaeological Computing, alle
strategie per la Online Archaeology, alla codifica digitale dei
dati di scavo, di laboratorio e di archivio; alla formalizzazione
delle procedure di indagine archeologica; all’integrazione di
metodologie innovative per una lettura dei dati archeologici
nel loro contesto storico e geografico; alla catalogazione
automatizzata di materiali; alla realizzazione di sistemi
informativi geografici; alla comunicazione multimediale nel
campo educativo e culturale, con particolare riferimento al
settore museale.
Paola Moscati durante i discorsi di apertura del convegno
ha dedicato un tributo alla memoria di Jean-Claude Gardin,
recentemente scomparso. Gardin è stato un pioniere nell’uso
di tecniche innovative per l’automazione dei processi di
descrizione e classificazione dei materiali archeologici.
Ripercorrendo la storia del pensiero e delle iniziative di cui fu
promotore nelle fasi iniziali delle applicazioni informatiche,
si esplorano anche gli aspetti teoretici che sottendono
all’evoluzione e ai progressi di questa disciplina.
La studiosa ha, inoltre, inaugurato la sessione “Towards a
History of Archaeological Computing”, con un contributo
che illustra il progetto di ricerca internazionale su “La
storia dell’informatica archeologica”, promosso dal CNR
e dall’Accademia Nazionale dei Lincei, inteso ad analizzare
le principali tappe evolutive di una disciplina recente e
in continua evoluzione, che affonda le sue radici negli
anni Cinquanta del XX secolo e che coniuga lo studio
dell’antichità con le moderne metodologie informatiche. Il
“Museo virtuale dell’informatica archeologica” costituisce
l’aspetto comunicativo del progetto, con l’intento di offrire
Fig. 1 - Apertura dei lavori CAA Parigi.
una panoramica sulla storia delle applicazioni e sui suoi
protagonisti e di porre in luce le implicazioni teoriche e le
ricadute metodologiche che derivano dall’incontro tra scienza
e archeologia.
Fig. 2 - Comitato organizzativo F. Djindjian,
J.E. Doran e P. Moscati
– 18 –
ISMAgazine, 1 - 2014
scrive hanno presentato un contributo sull’editoria open
access in ambito archeologico: analizzando l’esperienza di
«Archeologia e Calcolatori», si è proposta una riflessione
su quali opportunità e mutamenti siano resi possibili dalla
diffusione e dallo sviluppo della rete internet nel settore degli
studi di antichistica, con attenzione anche verso i temi della
proprietà intellettuale, delle tecnologie digitali e dell’ accesso
alla conoscenza scientifica.
Nella stessa sessione, Alessandra Caravale ha presentato
una analisi dello sviluppo della catalogazione informatica
del patrimonio a partire dagli anni ‘70, illustrando alcuni
importanti progetti italiani ed europei e la banca-dati, da lei
realizzata, legata allo studio della raccolta di bronzi antichi del
Museo Claudio Faina di Orvieto.
Nell’ambito della sessione dedicata a “Strategy, Practice &
Trends in Online Archaeology”, Alessandra Caravale e chi
GLI OSPITI
IL CERRO DEL CASTILLO, CHICLANA DE LA FRONTERA (CADICE).
UN CASO DI STUDIO SUI PRIMI INSEDIAMENTI COLONIALI FENICI NELLA PENISOLA IBERICA
Paloma Bueno Serrano
perfetta fattura. Possiamo dire che l’edilizia e il
repertorio ceramico recuperato conferiscono
all’insediamento un’importanza tale da
considerarlo come uno dei principali nuclei
urbani della Baia di Cadice in età turdetana.
Tra i materiali recuperati in tutte le fasi
del giacimento, spiccano, oltre ad alcuni
oggetti di lusso, i recipienti utilizzati
per la lavorazione, conservazione
e trasporto degli alimenti, sia di
produzione locale sia importati,
cosa che, unita al fatto di trovarsi
in un ambiente agricolo e dedito
all’allevamento e alla pesca, mostra
come formasse parte delle reti
commerciali coloniali dell’Antichità.
Una delle linee di ricerca che si
sviluppano in questo studio tratta della
produzione agricola, dell’allevamento e
della pesca nell’Antichità attraverso i resti
materiali rinvenuti in questo giacimento.
Il giacimento archeologico del Cerro del Castillo
riproduce fedelmente il modello di insediamento
fenicio nel Mediterraneo centrale e occidentale,
e si trova in una posizione strategica: è posto su
un belvedere naturale che domina l’ambiente
circostante e un’importante via naturale,
rappresentata dal fiume Iro, che si addentra
nella campagna gaditana. Tale posizione
privilegiata facilitò le relazioni marittime e
commerciali tra la popolazione locale e i
naviganti venuti dal Mediterraneo; da un
punto di vista strategico-militare, inoltre,
essa favorì la difesa e la protezione
delle fondamenta della metropoli
tiria nella baia, tra cui il vicino e non
ancora localizzato santuario di Melqart e,
naturalmente, la città di Gadir.
Il giacimento fu scoperto nel 2006, durante
uno degli scavi da me diretti, corrispondente
al Tardo Bronzo-Ferro I, con un’ampia
sequenza stratigrafica e cronologica che giunge
sino al presente, e che è l’origine dell’attuale città
di Chiclana. Di particolare interesse sono i livelli
corrispondenti alla colonizzazione fenicia e al suo successivo
sviluppo nella baia di Cadice e nel sudovest della penisola
iberica, cioè dalla fine dell’VIII sec. a.C. fino al V sec a.C.
In esso si osservano diverse fasi o stadi di costruzione che
mostrano un importante sviluppo urbano. Dalla fine dell’VIII
sec. a.C. l’insediamento appare delimitato da una fortificazione,
lì dove era più vulnerabile, e occupa una superficie di circa un
ettaro. Nel VI secolo si rileva l’estensione dell’insediamento
sui pendii della collina e si osservano tracce della muraglia,
ormai distrutta, sotto gli strati dei muri e dei pavimenti di
questa fase. Durante gli scavi si sono potuti documentare
gli ambienti, le strutture e la cultura materiale legata allo
sfruttamento dei prodotti offerti dall’ambiente naturale.
Nel V sec. a.C. l’insediamento raggiunge i due ettari di
estensione e gli edifici si distinguono per la loro solidità e la
____________
La ricercatrice Paloma Bueno Serrano sta completando i suoi studi
di Dottorato con menzione internazionale presso l’Istituto di Studi
sul Mediterraneo Antico, Area della Ricerca di Roma, grazie a una
borsa di mobilità del ceiA3 (Polo di Eccellenza Internazionale in
Agroalimentazione) delle Università Andaluse e del Gruppo di Ricerca
PAI-HUM 240 “Patrimonio Storico dell’Andalusia nell’antichità”, a
cui appartiene. Proviene dall’Università di Cadice, dall’area di Storia
Antica del Dipartimento di Storia, Geografia e Filosofia e ha orientato
la sua carriera ed esperienza di ricerca nell’ambito della colonizzazione
fenicia nel Golfo di Cadice. Inizia il soggiorno di ricerca di tre mesi a
Roma dopo aver fissato le linee di ricerca che definiscono la sua Tesi
di Dottorato, dal titolo: “L’insediamento coloniale fenicio arcaico nella
penisola iberica: analisi dall’insediamento del Cerro del Castillo, Chiclana
de la Frontera (Cadice)”.
– 19 –
ISMAgazine, 1 - 2014
GLI OSPITI
SCIENCES FOR DIPLOMACY, CULTURAL HERITAGE AND ANCIENT MEDITERRANEAN CIVILIZATIONS.
A TRAINING PROJECT (ROME, MAY 5TH - NOVEMBER 4TH 2014)
Assayed Mustafa El Banna (Egypt)
[email protected]
The Institute for Ancient Mediterranean Studies (ISMA)
participates in the multi-disciplinary educational programme
called “Diplomazia”, organized by the Italian National Research
Council (CNR) and the General Direction for the Development
Cooperation (DGCS) of the Italian Foreign Ministry (MAE). In
this context, the ISMA offers from May 5th 2014 an historical
and archaeological course on different civilizations of the
ancient Mediterranean, with the aim of providing knowledge
and expertise in the research, preservation, conservation, and
improvement of cultural heritage.
Thanks to this new diplomatic initiative, we host five scholars
from Tunisia, Egypt and Montenegro. They will be able to
benefit from the six months training courses lasting in several
disciplines (Sergio Ribichini, Rome, June 15th 2014).
I am an Egyptologist and I work as curator
at Ministry of Antiquities in Egypt. I am also
specialized in Ancient Egyptian Language
and Ancient Egyptian Religion.
I believe it’s a very good opportunity learning
about the newest methods used in the study of ancient Levant
& Mediterranean civilizations. It has helped me to update
my knowledge of academic research in the conservation &
preservation of culture heritage. The experience I gained in
Pani Loriga and Cottanello, two excavation which I was a part
of, will be important for me to share with my team at home.
I hope that the co-operations between Italy and the
participating countries will continue and become more
numerous.
Chokri Touihri (Tunisia)
[email protected]
I work as an Archeologist in the “Institut
National du Patrimoine”, where I am
responsible for a team which intervenes
in preventive archaeology cases. We are called upon numerous
urban projects so we are always operational.
I was extremely pleased to have been selected to participate
in such a stimulating program. I was particularly interested
to learn about the vast history and heritage of all the
Mediterranean civilizations and to have the opportunity to
take part in practical training. Beforehand my experience
was limited only to excavations on a local level (in Tunisia)
so this experience has allowed me to broaden my knowledge
and to include other kinds of contexts. It has allowed me to
ameliorate in practical capacity and it will permit me to utilize
what I have learned when I am back in my country.
I think that this course has given me tools that will benefit
my institution and that I can also transmit to my colleagues.
Radwa Zaki (Egypt)
[email protected]
I am preparing the PhD study in the Tour
guiding – Alexandria University, Faculty
of Tourism and Hotels in Philosophy
entitled The reused Architectural Elements in the
Islamic Architecture in Cairo. Therefore, this training program
gives me the chance to have a different kind of knowledge
about the Mediterranean Civilizations. Currently, I am also
working as a Research Specialist in the Calligraphy Center of
Bibliotheca Alexandrina.
I have benefitted from this training program not only
expanding my knowledge and experience in research but
also learning, through the CNR, about the preservation of
cultural heritage and practical fieldwork.
Tatjana Koprivica (Montenegro)
[email protected]
Moez Achour (Tunisia)
[email protected]
I am an art historian, senior researcher in
the Historical Institute of Montenegro,
University of Montenegro, Podgorica.
I decided to apply for this program
because at the Historical Institute
of Montenegro we have a Master studies of History, History of
Culture and Historical Anthropology and our next step will be to
open a new course on Mediterranean civilizations. Hence, I
believed it would be a very good opportunity for me to spend
six months at the Institute for Ancient Mediterranean Studies
attending the multidisciplinary program in Cultural Heritage
and Ancient Mediterranean Civilizations.
As the Head of Department for International Relations in
Historical Institute of Montenegro I strongly believe that this
would contribute not only to my professional and personal
development but also to support and further develop
contacts and collaborations between my home institution and
academic and high research institutions in Italy.
I am currently curator at the “Institut
National du Patrimoine”, member of a
project aimed to create an archeological map
of Tunisia and part of a group of preventive archaeologists.
Having spent one month and half in this training program in
Italy there are two points I would like to make:
In the matter of the theoretical courses I found that those
concerning Bronze age in the Mediterranean were very useful
because they helped me expand my knowledge on other
countries and create an important point of comparison with
Tunisia
The frequent visits to archeological sites and museums gave
me a clear example on how to manage and to present cultural
heritage and how to integrate it in the social and economic
system of the country.
For all these point I am very happy to be a part of this training
course and I think that it will be very important and useful for
Tunisia to continue participating in these kinds of programs in
order to develop our methodology and our knowledge in the
management of our cultural heritage.
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ISMAgazine, 1 - 2014
GLI OSPITI
FROM LEBANON TO SARDINIA
COLLABORATION BETWEEN LEBANESE AND ITALIAN ARCHAEOLOGISTS
RESULTING A CULTURAL AND ARCHAEOLOGICAL EXHIBITION IN BEIRUT
ON PHOENICIAN SETTLEMENTS IN SARDINIA
Ida Oggiano - Wissam Khalil
traditions of the two regions, from art craftsmanship, sounds,
lights and colors. The exhibition will point out the similarities
between the people from Sardinia and Lebanon (tradition of
making baskets, popular dancing: dabke and ballu tundu, food
(bread and sweets).
Through a game of rollovers, overlaps and visual crossreferences the two shores of the Mediterranean, tied to each
other by an ancient trading tradition, will thus be re-connected.
The origin of this connection goes back to the times when
the Phoenicians crossed the seas and founded “colonial”
settlements in the Mediterranean big island. The past, deeply
rooted in the history and life of the people who lived in these
lands, will be evoked by photographing the archaeological
vestiges (sites and findings), whereas the production processes
cycles (materials and techniques, images and sounds) that
are preserved until today in an astonishingly similar way in
both countries, will be shown to guide the spectator through
the passage to the present, in which the memory of ancient
traditions is well alive.
Archaeology, ethnography, anthropology, and art will provide
the tools for the description of the historic and anthropological
route of these two lands, pointing out the unknown similarities,
through the use of the innovative audio-visual techniques.
Italian archaeologist Ida Oggiano (CNR- ISMA) the director
of the archaeological mission in Kharayeb located near Tyr
in south Lebanon, and Wissam Khalil (Lebanese University)
director of the Carloforte Archaeological Mission in the Isola
di San Pietro - Sardinia are planning their future archaeological
excavation in Kharayeb, and organizing an informative
exhibition on the cultural links between Lebanon and Sardinia.
W. Khalil spent 10 days at the ISMA quarters in Montelibretti as
a “Short Term Mobility” researcher guest invited by I. Oggiano
as part of the program “The Mediterranean dimension of the
Levant in the first millennium B.C.”. This research, based,
on the collaboration between the Lebanese University and
the ISMA, aims to study various aspects of archaeological,
historical, historical religious phenomenon between the
western Mediterranean and the cultural centers of the first
millennium Levant.
This exhibition will be held during the spring in the Lebanese
capital Beirut and then in the ancient city of Jbeil (Byblos).
The aim of this project is to produce a photographic exhibition
showing the ancient “colonial” contacts between Lebanon,
Ancient Phoenicia, and Sardinia. A part of the exhibition will
be devoted to show the affinities between the people from
Sardinia and Lebanon in contemporary times, between the
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ISMAgazine, 1 - 2014
ATTIVITÀ SCIENTIFICHE
CONFERENZE, CONVEGNI, GIORNATE DI STUDIO, WORKSHOP 2013 - GIUGNO 2014
S. Alaura, “Evidenza ittita di tradizioni mediche e magiche della Cilicia luvio-hurrita”, contributo presentato al convegno Misis/
Mopsouestia e la piana inferiore del Ceyhan. Un approccio diacronico, Università di Pisa, 8-9 luglio 2013.
S. Alaura, “Scavi d’archivio: dalla storia dell’orientalistica alla storia delle idee”, presentazione del Progetto GRISSO “Gruppo di
Ricerca Interdisciplinare di Storia degli Studi Orientali”, Roma, CNR, 5 novembre 2013.
S. Alaura, “Aspetti dell’immaginario solare nel Vicino Oriente antico: il carro del dio del sole nei testi cuneiformi”, conferenza presso
l’Istituto Italiano di Studi Orientali, “Sapienza” Università di Roma, 27 febbraio 2014 (con M. Bonechi).
S. Alaura, “Ricostruzione di un archivio palatino ittita sull’acropoli di Hattuša”, conferenza nell’ambito dei Seminari di Storia del Vicino
Oriente Antico, “Sapienza” Università di Roma, 28 marzo 2014.
L. Alberti, “Au-delà de l’horizon: différents régimes de visibilité des sépultures de Cnossos pendant le IIe millénaire av. J.-C.”,
contributo (con poster) presentato al convegno Le funéraire. Mémoire, protocoles, monuments, 11 Colloque de la Maison René Ginouvès
d’Archéologie et Ethnographie, Nanterre, Université Paris Ouest, 18-20 giugno 2014.
L. Ambrosini, “An Etruscan Red Figure Lekanis: Meaning and Shape at Caere”, contributo presentato al 14th Annual Meeting of the
Archaeological Institute of America, Seattle (USA), 3-6 gennaio 2013.
L. Ambrosini, “G.F. Gamurrini and the Great Renewal of Italian Archaeology in the Second Half of the Nineteenth and Early
Twentieth Centuries”, contributo presentato al convegno Classical Archaeology in the Late Nineteenth-Century (c. 1870-1900), Swedish
Institute of Classical Studies in Rome, 4-6 aprile 2013.
L. Ambrosini, “Due laminette d’oro con iscrizione greca da Falerii Veteres: la firma di un artigiano su una corona aurea?”, contributo
presentato al XVIIIth International Congress of Classical Archaeology, Merida, 13-17 maggio 2013 (con M.L. Lazzarini).
L. Ambrosini, “Le divinità dei Pocola Deorum: alla luce di un nuovo pocolom del Volcani Group”, contributo presentato alla seduta della
Pontificia Accademia Romana di Archeologia, 28 maggio 2013.
L. Ambrosini, “La necropoli rupestre di Norchia: stato della ricerca”, contributo presentato al convegno Etruria in progress. La ricerca
archeologica in Etruria meridionale 2012, Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, 20 giugno 2013.
L. Ambrosini, “Images of Artisans on Etruscan Gems”, contributo presentato al convegno Artisans and Craft in ancient Etruria.
Symposium in Honor of Nancy De Grummond, Florence, Campus of Syracuse University, 23 giugno 2013.
L. Ambrosini, “The Northern Ager Faliscus: a frontier zone between Faliscans, Etruscans, Sabines and Umbrians”, contributo
presentato al convegno Frontiers of the European Iron Age. Conference with a regional Focus on Central Italy, Cambridge (UK), Magdalene
College and the McDonald Institute, 20-22 settembre 2013.
L. Ambrosini, “Tradition and Innovation: the Ring-askos in the Late Red-figured Faliscan Pottery”, contributo presentato al
convegno Traditions and Innovations. Tracking the Development of Pottery from the Late Classical to the Early Imperial Periods, Berlin, Bode
Museum-Kulturforum, 7-10 novembre 2013.
L. Ambrosini, “Le cosiddette “chiavi” metalliche dai santuari etruschi ed italici tra V e III/II sec. a.C.: analisi della tipologia, funzione
e diffusione”, contributo presentato al convegno Santuari mediterranei tra Oriente e Occidente. Interazioni e contatti culturali, CivitavecchiaRoma, 18-22 giugno 2014.
D. Baldi, “Roots of the Libraries History”, conferenza presso la Montclair State University, Montclair, New Jersey, 3 aprile 2014.
D. Baldi, “Massimo Pallottino: The Life of an Etruscologist as seen through his Library”, conferenza presso la Columbia University,
New York, 9 aprile 2014 e presso la Montclair State University, Montclair, New Jersey, 15 aprile 2014.
V. Bellelli, Giornata di Studio Origines: percorsi di ricerca sulle identità etniche nell’Italia antica, Roma, École Française de Rome, 18 ottobre
2013, membro del comitato scientifico con S. Bourdin, M.P. Castiglioni e P. Santoro.
M. Bonechi, “Scontri (e incontri) di orientali e occidentali in Cilicia dai tempi di Naram-Sin a quelli di Esarhaddon”, contributo
presentato al convegno Misis/Mopsouestia e la piana inferiore del Ceyhan. Un approccio diacronico, Università di Pisa, 8-9 luglio 2013.
M. Bonechi, “Alle origini dell’assiriologia italiana: ricerche d’archivio su Bruto Teloni”, contributo presentato al convegno Scavi
d’archivio: dalla storia dell’orientalistica alla storia delle idee, CNR, Roma, 5 novembre 2013.
M. Bonechi, “Hammurāpî e Šamaš”, contributo presentato al convegno Da monumento celebrativo a codice di leggi. Fonti, approcci e prospettive
per lo studio della stele di Hammurapi, Roma, Escuela Española de Historia y Arquelogía en Roma, 20-21 marzo 2014.
M. Botto, “Recenti scoperte nell’abitato fenicio e punico di Pani Loriga”, contributo presentato all’ VIII Convegno Internazionale di Studi
Fenici e Punici, Carbonia – Sant’Antioco, 21-26 ottobre 2013 (con F. Candelato).
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A. Caravale, “I bronzi del Museo Claudio Faina di Orvieto: una banca-dati”, contributo presentato al IX Workshop Free, Libre and Open
Source Software e Open Format nei processi di ricerca archeologica, Verona, 20 giugno 2014.
S. Di Paolo, “Strumenti prodigiosi di morte e distruzione: le armi divine e regali nel Vicino Oriente antico”, contributo presentato
al V Convegno Internazionale di Archeologia sperimentale. Le armi antiche: dalle forge ai campi di battaglia. Sperimentazione di tecnologie metallurgiche
nell’armamento antico dalla protostoria al Medioevo, Civitella Cesi-Blera, 25-26 aprile 2014.
S. Di Paolo, “The ‘Modern Life’ of Ancient Near Eastern Antiquities: Polyvalent Objects for the Construction of Cultural Meanings”,
contributo presentato al 9th International Congress on the Archaeology of the Ancient Near East, Basel, 9-13 giugno 2014.
S. Di Paolo, “Il recupero della civiltà, dell’immagine e dell’eredità del Vicino Oriente antico tra scavi e collezioni. L’Italia ai margini
dell’Europa?”, seminario presso “Sapienza” Università di Roma, 17 giugno 2014.
G. Garbati, “Le relazioni tra il mondo coloniale e la Fenicia in età ellenistica: tradizione e innovazione, presente storico e memoria
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G. Garbati, “Sotto l’egida di Cartagine. Note sugli dèi di Sardegna nelle fasi iniziali della conquista”, contributo presentato al
Convegno internazionale La Sardegna nel Mediterraneo occidentale dalla fase fenicia all’egemonia cartaginese: il problema del V secolo”, Santadi, 31
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G. Garbati, “Creare, modulare e condividere l’identità (divina). Melqart ed Eshmun a confronto”, contributo presentato all’VIII
Congresso Internazionale di Studi Fenici e Punici, Carbonia-Sant’Antioco, 21-26 ottobre 2013.
G. Garbati, “Melqart ´l hṣr. Dati e problemi di un culto fenicio d’Occidente”, contributo presentato al IV Incontro sulle religioni del
Mediterraneo antico: Politeismo. Costruzione e percezione delle divinità nel Mediterraneo antico, Velletri-Lanuvio, 10-14 giugno 2014.
P. Moscati, “L’informatica archeologica e le iniziative scientifiche nel campo dell’Open Access e degli Open Archives”, contributo
presentato al III Convegno di Studi sul SITAR. Il Sistema Informativo Territoriale Archeologico di Roma nella Rete della Ricerca italiana: verso la
conoscenza archeologica condivisa, Roma, Palazzo Massimo, 23-24 maggio 2013.
P. Moscati, “The Virtual Museum of Archaeological Computing”, conferenza tenuta nell’ambito del corso europeo Information Systems
for Archaeology and Cultural Heritage. A NARNIA Project Training Course, Nanterre, Maison Archéologie et Ethnologie, René-Ginouvès,
27-29 maggio 2013.
P. Moscati, “Jean-Claude Gardin and the history of archaeological computing”, contributo presentato al meeting internazionale
ALLEA-ALL European Academies, E-Humanities Working Group, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 26 maggio 2014.
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y memoria. La gestión de las necrópolis en Europa occidental (siglos X-II a.C.), Madrid, Casa de Velazquez, 13-14 marzo 2014.
A. Naso, “Ambre per la dea. Intagli in ambra dal santuario di Artemis a Efeso, VIII-VII sec. a.C.”, contributo presentato al convegno
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2014.
A. Naso, discussant “Identity Problems in early Italy II. Continuity and change in ethnicity and culture from the tenth to the eight
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A. Naso, saluti inaugurali al Technologies for the Egyptian Cultural Heritage (Tech), Roma, CNR, 3 febbraio 2014.
A. Naso, presidenza della sessione “Ricerche sulle ville del Latium”, di Lazio e Sabina. 11 incontro di studi, Roma, 4-6 giugno 2014.
A. Naso, saluti inaugurali al convegno Santuari mediterranei tra Oriente e Occidente. Interazioni e contatti culturali, Civitavecchia-Roma, 18-22
giugno 2014.
I. Oggiano, “Dal terreno al divino: l’archeologia come fonte documentaria delle pratiche cultuali nell’area siro-palestinese del I
millennio a.C.”, lezione su invito presso la Scuola di dottorato di Studi Orientali e Africani di Napoli, 11 aprile 2013.
I. Oggiano, “Kharayeb: New Works in an Ancient Cult Place”, contributo presentato all’VIII Convegno Internazionale di Studi Fenici e
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I. Oggiano, “I Fenici e il Levante nell’età del Ferro”, lezione su invito presso il Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies,
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I. Oggiano - T. Pedrazzi, “Pani Loriga: gli scavi nell’abitato punico (Area A)”, contributo presentato al convegno internazionale La
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T. Pedrazzi, “Le anfore fenicie e puniche dell’abitato di Pani Loriga (Area A)”, all’VIII Convegno Internazionale di Studi Fenici e Punici,
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T. Pedrazzi, “Disiecta membra de Syrie et Mésopotamie. Réinvention et réécriture des villes ‘littéraires’ par les voyageurs à l’époque des
premières fouilles au Proche-Orient (XIXe siècle)”, contributo presentato al convegnoVestiges of the Near East and Mediterranean World
(18th-21st centuries): Traces, Passages, Rewriting, International Conference in Anglophone and Francophone Studies, Grenoble, Stendhal
University, 29-31 gennaio 2014.
T. Pedrazzi, “Il paesaggio archeologico fenicio in Sardegna. Ricerche in corso e valorizzazione del territorio”, conferenza presso i
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A. Piergrossi, “La necropoli orientalizzante di via D’Avack (Roma)”, contributo presentato alla Giornata di studi su Veio, Roma, British
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A. Piergrossi, “Una nuova scena di navigazione dall’ager veientanus: il kantharos di via D’Avack”, conferenza presso il Museo
dell’Agro Veientano, Formello, 23 febbraio 2013.
A. Piergrossi, “Ricerche in corso sulla necropoli villanoviana di Poggio Montano (Vt)”, contributo presentato al convegno Etruria in
progress. La ricerca archeologica in Etruria meridionale 2012, Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, 20 giugno 2013.
A. Piergrossi, “Frontiers of Inclusion. Poggio Montano, a Site in Southern Internal Etruria: Landscape History and Cultural
Interactions at the Turn of the Orientalising Period”, contributo presentato al convegno Frontiers of the European Iron Age. Conference
with a regional Focus on Central Italy, Cambridge (UK), Magdalene College and the McDonald Institute, 20-22 settembre 2013.
A. Piergrossi, “I materiali ceramici” contributo presentato alla giornata di studi Indagini archeologiche presso l’ex Regio Ufficio Geologico
(Largo di S. Susanna). La scoperta di una struttura templare sul Quirinale, Roma, Palazzo Massimo-Museo Nazionale Romano, 16 ottobre
2013.
A. Piergrossi, “Structuring Territories and Exploiting Resources: the Development of Veii Aristocracy”, contributo presentato al
115th Archaeological Institute of America Annual Meeting, Chicago (USA), 4 gennaio 2014.
S. Ribichini, “Crossover. Storia delle religioni e Scienze dell’Antichità”, conferenza tenuta presso il seminario Proposte per l’insegnamento
della Storia delle Religioni nelle scuole italiane, Università Statale di Milano, 19 marzo 2013.
S. Ribichini, “Annibale e i suoi dèi, tradotti in Magna Grecia”, prolusione svolta in apertura del convegno La Calabria nel Mediterraneo:
flussi di persone, idee, risorse, Cosenza, University Club, 4 maggio 2013.
C. Sfameni, “Il CISEM e l’archeologia delle ville residenziali in Italia: nuovi dati e prospettive di ricerca”, contributo presentato nel
contesto degli Incontri Tardoantichi a Roma (ITAR), Roma, École Française de Rome, 21 gennaio 2014.
C. Sfameni, “La villa di Cottanello (RI): nuove indagini e ricerche sui materiali”, poster presentato a Lazio e Sabina. 11° incontro di studi,
Roma 4-6 giugno 2014 (con A. Caravale et alii).
ISMAgazine
Periodico di informazione dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico, CNR
Numero 1 - settembre 2014
Coordinamento: Alessandro Naso
Redazione: Lucia Alberti, Vincenzo Bellelli, Marco Bonechi, Massimo Botto, Alessandra Caravale, Carla Sfameni
Curatori: Alessandra Caravale, Marco Bonechi
Progetto grafico, ricerca iconografica, impaginazione, elaborazioni e trattamento delle immagini:
Marcello Bellisario, Laura Attisani
Webmaster: Salvatore Fiorino
CNR- Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico
Area della Ricerca di Roma 1- Via Salaria Km 29,300 c.p. 10 - 00015 Monterotondo Stazione, Roma -Italia
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