MS 2014.04 APRILE 2014 - Missionari Saveriani

Notizie
testimonianze
proposte
per gli amici
dei missionari
BURUNDI
CAMERUN
CIAD
CONGO R. D. MOZAMBICO
SIERRA LEONE
BANGLADESH
FILIPPINE
GIAPPONE
INDONESIA
TAIWAN
THAILANDIA
AMAZZONIA
BRASILE
COLOMBIA
MESSICO
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2014 APRILE n. 4
La gioia trasforma il mondo
Verifichiamo l’autenticità della nostra vita
si legQ uando
ge Evangelii
gaudium, non si
può non essere impressionati
dalla semplicità
immediata delle
immagini usate
dal papa. Non si
dimenticherà facilmente l’espressione, “la chiesa
non è una dogana”
(47), per dire che
la chiesa accoglie
tutti senza domandare documenti né
far pagare il dazio;
oppure, il confessionale “non deve
essere una sala
di tortura” (44).
Espressioni molto azzeccate,
anche se inusuali.
In occasione della Pasqua è
spontaneo tornare all’invito alla
gioia, un tema che si trova nel
titolo stesso dell’esortazione e
che l’attraversa tutta. Senza negare le croci che tutti dobbiamo
portare, il papa lamenta che “ci
sono cristiani che sembrano avere uno stile di quaresima senza
pasqua” (6).
Lasciamoci incontrare…
Il vangelo della pasqua invece
è annuncio di gioia, quella vera
che solo Gesù può dare, frutto
della quaresima che sfocia nel
cammino di Emmaus, dove il
Signore ci accompagna, ci spiega il senso della sua morte e alla
p. GABRIELE FERRARI, sx
fine ci si rivela nel gesto eucaristico dello «spezzare il pane».
Il papa invita tutti a rinnovare
“oggi stesso” l’incontro personale con Gesù Cristo, o almeno la
decisione “di lasciarci incontrare
da lui e di cercarlo ogni giorno
senza sosta”, perché tutti siamo
chiamati “alla gioia portata dal
Signore”. E continua: “Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti,
accada quel che accada” (3).
Dell’Eucaristia poi dice che
essa “non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e
un alimento per i deboli” (47).
Pasqua ci parla di una vita nuova “insieme con Gesù”; di una
presenza che sveglia nel nostro
cuore la speranza cristiana che
QUELLA MANO NELLA MANO
Per chiedere il favore della conversione
p. MARCELLO STORGATO, sx
C
ome negare un favore a
chi lo chiede con umiltà,
con cuore sincero e parole semplici? È difficile resistere, anche
se il favore richiesto è quello
della propria conversione. “Per
favore, cambiate vita, convertitevi, fermatevi e finite di fare
il male. Noi preghiamo per voi:
convertitevi; lo chiedo in ginocchio; è per il vostro bene!”.
Con queste accorate parole
papa Francesco ha chiesto
il favore “agli uomini e alle
donne della mafia, i grandi
protagonisti assenti” all’incontro con i famigliari delle
vittime della criminalità organizzata, venerdì pomeriggio 21 marzo scorso.
All’incontro nella chiesa
di San Gregorio VII a Roma,
di fianco al Vaticano, c’era
anche il fondatore dell’associazione “Libera”, don Luigi Ciotti. Sono entrati nella
chiesa affollata insieme, don
Ciotti e papa Francesco, tenendosi mano nella mano.
Come due fratelli che non
si vergognano di dimostrare
al pubblico la loro amicizia e
solidarietà reciproca.
Sono certo che i due “preti
di strada” avrebbero voluto
stringere la mano con ciascuno dei presenti, fino a
formare quella catena di amicizia solidale che fa scorrere
il calore del cuore e rafforza
la convinzione di compiere lo
stesso cammino, nella stessa
direzione.
Una catena di mani nelle
mani, con tutti coloro che sono
d’accordo e aspirano al benessere, fino a tirar dentro in quella catena umana e divina della
fraternità tutti coloro al quale
papa Francesco ha chiesto “il
favore, in ginocchio”. Una catena che risparmi ai “protagonisti assenti - uomini e donne
della mafia” - il rischio di finire
all’inferno.
“La vita che vivete adesso
non vi darà piacere, gioia, felicità. Il potere, il denaro che
voi avete adesso da tanti affari sporchi e crimini mafiosi,
è potere e denaro insanguinato, e non potrete portarlo
nell’altra vita. Convertitevi,
ancora c’è tempo, per non
finire all’inferno. È quello
che vi aspetta se continuate
su questa strada… Piangete
un po’ e convertitevi!”.
“Finire all’inferno” non è
un destino. Tenercene fuori è
un impegno. Ma non si può
obbligare nessuno: né ad
andarci a finire né a starne
fuori. C’è solo una supplica:
“Per favore, convertitevi!”.
Una supplica che, almeno
un po’, vale anche per ciascuno di noi. E per consolidarci nel cammino di conversione, abbiamo proprio bisogno di tenerci mano nella mano, per incoraggiarci
a proseguire senza ripensamenti, senza lasciarci affascinare dai richiami… delle si■
rene del male.
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illumina la vita. La speranza vera, quella che non delude, viene
dalla certezza che l’amore di
Gesù non può venire mai meno.
Cuore credente e generoso
Anche in Africa (questo editoriale vi giunge dal Burundi, dove
attualmente mi trovo), la parola
del papa sveglia la fierezza e la
gioia dell’essere cristiani. La
gioia non viene dall’avere molte cose. Qui i cristiani spesso
sono poveri e vittime di tutte le
miserie, anche di quelle meteorologiche che si trasformano in
catastrofi, com’è successo nei
quartieri poveri della capitale
Bujumbura, alcune settimane fa.
Una pioggia durata varie ore
nel cuore della notte ha fatto cadere migliaia di casette di fango
della povera gente e ha ucciso
nel sonno molte persone, soprattutto bambini. Lo strazio è stato
enorme, ma ora la gente ha ritrovato la forza di riprendersi.
Da dove viene a questa gente
la forza con cui ostinatamente
ricomincia a vivere? Ce lo dice
il papa: non certo dalle promesse
dei “grandi” della terra, non dalle offerte della società tecnologica, ma dal “cuore credente, generoso e semplice… che attinge
alla fonte dell’amore sempre più
grande di Dio, che si è manifestato in Gesù Cristo” (7).
Risposta concreta d’amore
L’invito alla gioia il papa lo
fonda nella bellezza della carità, dell’amore di Dio per noi
e dell’amore fraterno come
espressione concreta della nostra
risposta a Dio, cioè della “fede
che si rende operosa per mezzo
della carità” (Gal 5,6).
Arturo Paoli ha dichiarato il
suo stupore perché il papa “uomo
dottissimo di pensiero, assume
questo atteggiamento così chiaro
e diretto, semplice ed eloquente”
e perché Francesco conta di far
uscire la chiesa dalla crisi attuale
non riaffermando la dottrina, pur
sempre necessaria, ma invitando
tutti a portare il vangelo nelle
periferie e a scegliere la carità e
“il servizio umile e generoso alla
giustizia, alla misericordia verso
il povero” (194).
Il bene e la felicità altrui
Ogni volta che ci incontriamo
con un essere umano nell’amore,
dice il papa, “ci mettiamo nella
condizione di scoprire qualcosa
di nuovo riguardo a Dio. Ogni
volta che apriamo gli occhi per
riconoscere l’altro, viene maggiormente illuminata la fede per
riconoscere Dio. Come conseguenza di ciò, se vogliamo crescere nella vita spirituale, non
possiamo rinunciare a essere
missionari” (272).
La missione consiste nel cercare il bene del prossimo e la
felicità degli altri. Questa, secondo papa Francesco, è la verifica
della verità di un’autentica
celebrazione della Pasqua. Infatti,
“noi sappiamo che siamo passati
dalla morte alla vita perché amiamo i nostri fratelli” (1Gv 3,14). ■
Felice Pasqua a tutti !
Nella foto di A. Costalonga,
una statuetta in avorio dell’etnia lega nel Kindu, raffigurante
“Nyasa” - la madre dei gemelli,
conservata al museo etnografico dei saveriani a Parma.
2014 aprile n.
ANNO 67°
4
2
Padre Melis dalla Sardegna all’Africa
3
La cultura a servizio del vangelo
4/5
Speranza di primavera
6
In quel volto, tutti i volti
La devozione più grande: l’Eucaristia
Convegno nazionale dei laici missionari
Con le radici in terra e i rami al sole
Storia speciale: biciclette di bambù in Ghana
2014 APRILE
M IS SION E E SPIRITO
MISSIONE FAMIGLIA
In quel volto, tutti i volti
Donne e uomini gettati fuori dalla porta
antica, forse
U naun storia
racconto per spie-
gare remote rivalità. Storia
di un amore che sembrava amore. Un lungo viaggio aveva condotto la giovane dalla casa di suo padre a quella di quest’uomo; viaggio carico di sogni
presto delusi. Meglio allora tornare, come la colomba di Noè, al luogo sicuro
di partenza.
Sicuro, si fa per dire. L’uomo torna, parla al
suo cuore con gli accenti
dell’amore di un tempo e la
giovane riprende a sognare. Il padre non riesce più a
trattenere l’uomo, che parte con
la figlia, il servo e i due asini sul
far della sera.
Arriva alla città dei vampiri. Il vecchio che li accoglie supplica l’orda che circonda la casa:
cederebbe in cambio sua figlia
adolescente, ma essi vogliono
l’uomo, l’ospite. E il sacrificio si
compie. La donna amata è gettata
fuori, in pasto all’orda. “Il padrone” la troverà al mattino, morta,
con le mani verso la soglia, come
un’ultima muta supplica.
Quel luogo si chiamava Gabaa
(collina), nome che riappare più
volte nella Bibbia. Lo si ritrova, sotto la forma Gabbatà, an-
che nel racconto della passione
di Gesù: «Pilato fece condurre
fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato in ebraico Gabbatà (lastricato)… Pilato
disse ai giudei: “Ecco il vostro
re!”. Ma quelli gridarono: “Via!
Via! Crocifiggilo!”… Allora lo
consegnò loro perché fosse crocifisso» (Gv 19,12b-16).
La donna, gettata fuori dal
marito per salvare se stesso, porta su di sé il male destinato a lui.
Gesù è gettato dal suo popolo su
quel pavimento di pietra e nel
suo silenzio porta su di sé le colpe di un’umanità sfigurata dal
male. Egli raccoglie dai fondi
della storia tutti i corpi e i cuo-
FIORETTI DI P. UCCELLI
LA DEVOZIONE PIÙ GRANDE:
L’ EUCARISTIA
p. GUGLIELMO CAMERA, sx
I
2
l servo di Dio p. Pietro Uccelli aveva una devozione assolutamente fondamentale per l’Eucaristia. Quando era missionario
in Cina, in una lettera scrive: “Grazie al Signore mi trovo bene di
salute e un po’ meglio di spirito. Ho la bella sorte di dormire in sagrestia presso Gesù Sacramentato, e lei immagini come mi ci posso
trovare. Desidero rimanere sempre qui, perché una stanza migliore, né io né altri me la saprebbe trovare, neppure nei palazzi reali”.
Molte persone che hanno conosciuto p. Uccelli a Vicenza, e lo
hanno visto celebrare la santa Messa, hanno testimoniato la sua
devozione straordinaria.
“Devo a p. Uccelli la scoperta del valore della Messa,
come qualcosa di importante. Quando celebrava si vedeva in lui una particolare concentrazione. Sembrava quasi si estraniasse dal mondo che gli ruotava
attorno. Ma non nel senso che lui si sentisse solo
con Dio: un «io e Dio», e basta. No. Egli si sentiva
a noi vicino. Ma era tale la devozione che aveva,
l’unione che lui sentiva con il Signore nella celebrazione Eucaristica, che ce lo faceva percepire.
Mi sentivo coinvolta. Vedendo la devozione che
egli aveva, ho intuito che cosa grande è la Messa:
la preghiera più bella, l’invito che il Signore ci fa a
partecipare al suo Sacrificio! E dopo la Messa, egli
si inginocchiava al lato dell’altare e pregava, pregava
e pregava. Devo dire che da p. Uccelli ho avuto anche
questo bel regalo: di saper apprezzare il Sacrificio Eucaristico”
(Iole Tonello).
Il confratello saveriano p. Ildo Chiari testimonia circa le lunghe
ore di adorazione al Santissimo, anche durante la notte: “Più volte
ho sentito tirare la tendina della finestrella. Infatti, nell’angolo
della sua camera aveva una specie di sportello che lui apriva e così,
dalla camera, poteva adorare direttamente l’Eucaristia”.
Anche p. Giovanni Zaltron, che ha conosciuto p. Uccelli ancora da
bambino ed è stato da lui formato, ricorda: “Lui dava molta importanza a san Giuseppe, ma per lui la festa principale dell’anno era
la festa dell’Eucaristia. La organizzava sontuosamente, con luminarie e decorazioni, con lampadine in tutto il cortile, con palloncini,
con addobbi e con la processione solenne. Noi ragazzi questa festa
la sentivamo, perché era la giornata in cui… si mangiava meglio,
anche meglio che a Natale! Alla sera c’era per noi ragazzi una cena eccezionale, con il vino addirittura!”.
■
sr. TERESINA CAFFI, mM
ri calpestati dalla malvagità umana, abbracciando
nel suo silenzio scelto tutti
i silenzi imposti. Si lascia
sfigurare, perché l’umanità ritrovi un volto umano e
risplenda della luce di Dio.
Da quel giorno, tutti i
corpi trafitti hanno in Gesù più che un riscatto, più
che un tardivo recupero.
Sono la permanenza nella storia del mistero di un
Dio che, identificandosi con la persona più abbandonata, porta con lei e
in lei il peso schiacciante
della malvagità e diventa
principio di salvezza per il
mondo intero.
A tutti gli umiliati del mondo, ai poveri possiamo accostarci solo con riverenza. Chiedendoci come porre fine alla nostra
complicità con il male, che continua a gettare donne e uomini
fuori dalla porta.
■
LA PAROLA
1
In quel tempo, quando non c’era un re in Israele, un levita,
che dimorava all’estremità delle montagne di Éfraim, si prese
per concubina una donna di Betlemme di Giuda. 2 Ma questa
sua concubina provò avversione verso di lui e lo abbandonò per
tornare alla casa di suo padre… 3 Suo marito si mosse e andò da
lei, per parlare al suo cuore e farla tornare. Aveva preso con sé
il servo e due asini…
Quando il padre della giovane lo vide, gli andò incontro con
gioia e lo trattenne… Il quinto giorno, 9il padre della giovane gli
disse: “Ecco, il giorno volge a sera: state qui questa notte…”. 10
Ma quell’uomo non volle passare la notte in quel luogo; si alzò,
partì con i suoi due asini sellati, la sua concubina e il servo… 14
Il sole tramontava quando si trovarono nei pressi di Gabaa. 15
Il levita entrò e si fermò sulla piazza della città, ma nessuno li
accolse in casa per la notte. 21 Quand’ecco un vecchio li condusse
a casa sua…
22
Mentre si stavano riconfortando, alcuni uomini della città,
gente iniqua, circondarono la casa, bussando fortemente alla
porta, e dissero al vecchio padrone di casa: “Fa’ uscire quell’uomo che è entrato in casa tua, perché vogliamo abusare di lui”.
23
Il padrone di casa uscì e disse loro: “No, fratelli miei, non comportatevi male…”. 25 Ma quegli uomini non vollero ascoltarlo.
Allora il levita afferrò la sua concubina e la portò fuori da loro.
Essi la presero e la violentarono tutta la notte e la lasciarono
andare allo spuntar dell’alba.
26
Quella donna sul far del mattino venne a cadere all’ingresso della casa dell’uomo presso il quale stava il suo padrone, e
là restò finché il giorno fu chiaro. 27 Il suo padrone si alzò alla mattina, aprì la porta della casa e uscì per continuare il suo
viaggio, ed ecco che la donna, la sua concubina, giaceva distesa
all’ingresso della casa, con le mani sulla soglia. 28 Le disse: “Alzati, dobbiamo partire!”. Ma non ebbe risposta… Giudici cap. 19
MISSIONE GIOVANI
Il coraggio della felicità
P
DIEGO PIOVANI - [email protected]
er la giornata mondiale
della gioventù (che si celebra la domenica delle Palme,
quest’anno il 13 aprile), papa
Francesco ha scelto il tema delle
beatitudini e in particolare, “Beati i poveri in spirito, perché di
essi è il regno dei cieli! (Mt. 5,3).
Come sempre, il messaggio di
papa Bergoglio va dritto al cuore:
interroga, interpella, spinge a dare il meglio di noi. Riprendo alcuni brani della sua riflessione e
mi piace l’idea di potergli rispondere anche a nome di tanti giovani che leggono i suoi messaggi.
soddisfatti, siamo spinti a cercare sempre di più. È molto triste
vedere una gioventù sazia, ma
debole”.
Caro papa, ci colpisci nel nostro punto debole. Quante volte
preferiamo rincorrere il successo
a ogni costo; preferiamo la chat
dello smartphone a un incontro;
siamo persi dentro uno schermo,
intossicati da facebook e twitter;
siamo multitasking eppure così
soli, incapaci di relazioni autentiche, nascosti dietro a un profilo
che spesso non corrisponde a ciò
che siamo!
“Beati vuol dire felici. Voi
aspirate davvero alla felicità?
Oggi si rischia di accontentarsi
di poco, di avere un’idea in piccolo della vita. Aspirate a cose
grandi, allargate i vostri cuori! In
voi c’è un desiderio inestinguibile di felicità e questo vi
permetterà di smascherare le tante offerte a basso
prezzo che trovate intorno
a voi…”.
Caro papa, noi giovani
non siamo sempre felici,
perché attorno a noi le porte sono chiuse, il lavoro
manca e pensare in grande
diventa difficile, occupati
come siamo da studio, affitto, mutuo da pagare…
Qualcuno di noi si perde, e la
prima offerta che arriva sembra
porti davvero la felicità, anche
se ha la “f” minuscola.
“Sono forti i giovani che scelgono Cristo, si nutrono della sua
Parola e non si abbuffano di altre
cose! Abbiate il coraggio di andare contro corrente, abbiate il coraggio della vera felicità! Dite no
alla cultura del provvisorio, della
“Quando cerchiamo il successo, il piacere, l’avere egoistico e ne facciamo degli idoli,
possiamo anche provare momenti di ebbrezza; ma alla fine
diventiamo schiavi, non siamo
La croce della GMG portata
dai giovani, alla veglia di Rio 2013
INTENZIONE MISSIONARIA
E PREGHIERA DEL MESE
Il Signore risorto colmi di
speranza il cuore di coloro
che sono provati dal dolore
e dalla malattia.
I governanti promuovano
l’equa distribuzione dei beni
e delle risorse naturali.
Conforti: “Anche noi ripetiamo esultanti: ho visto il
Signore!”.
superficialità e dello scarto, che
non vi ritiene in grado di affrontare le grandi sfide della vita”.
Caro papa, se non raggiungiamo l’obiettivo, la società ci
fa sentire inutili. A noi non sono
concessi fallimenti. E poi se non
abbiamo qualcosa, usiamo ogni
mezzo per ottenerla; altre volte
abbiamo tutto, e ci annoiamo
perché nei nostri progetti manca
qualcosa e Qualcuno.
“Per vivere la povertà in
spirito siate liberi nei confronti
delle cose... Fidatevi di Dio, cari giovani! E abbiate il coraggio
della sobrietà… Rimettete al
centro della cultura umana la
solidarietà; dobbiamo vincere
la tentazione dell’indifferenza,
dobbiamo imparare a stare con
i poveri. Loro sono i primi che
possono insegnarci tanto sull’umiltà e la fiducia in Dio”.
Caro Francesco, il bene
c’è, nelle giovani famiglie
che formano piccole chiese domestiche, nei gruppi
missionari, negli oratori e
nelle parrocchie, nel mondo del volontariato, nelle
scuole, nelle associazioni… Non è difficile per te
chiedere ai giovani se si
fidano di Dio; ma attento!
Perché accettare di ascoltare le loro risposte può essere
rischioso…
■
Buona Pasqua a te,
caro papa Francesco!
Buona Pasqua
a tutti i giovani!
(per il testo integrale del messaggio,
www.vatican.va/holy_father/francesco/messages/youth/index_it.htm)
2014 APRILE
V ITA SAV ERIA N A
Dalla Sardegna all’Africa
Da trent’anni missionario in Ciad e in Camerun
S
ono arrivato in Ciad il 16
settembre 1985 con p.
Gianni Abeni, espulso dal Burundi, e p. Piero Pierobon, compagno di ordinazione. Dovevamo prendere una missione che
gli oblati di Maria Immacolata
lasciavano per mancanza di personale. In realtà, le missioni erano due: quella di Bongor, abitata
dai masa e affidata a me, e quella di Juman, a 60 chilometri, abitata dai marba e altre minoranze.
A scuola del “maestro”
Sono stato fortunato: mi hanno mandato a Kumi con p. Jean Goulard, oblato francese, per
introdurmi alla lingua, cultura e
pastorale tra la popolazione masa. Un uomo di grande intelligenza, che mi ha trasmesso non
solo le sue conoscenze, ma la
sua passione per la gente e per
il vangelo.
Fu lui, infatti, a inventare la
“trasmissione orale della Parola” per adeguare l’annuncio del
vangelo alla cultura del luogo,
prevalentemente orale, come
tutte le culture tradizionali afri-
cane. Sei mesi con lui sono stati determinanti per il futuro della mia missione: mi hanno marcato per sempre, tanto da essere
considerato suo discepolo e continuatore.
“Se non imparo, non resto!”
Ricordo che sull’aereo che da
Parigi ci portava a N’Djamena, capitale del Ciad, pensavo
tra me: se non imparo la lingua,
non resto. Ero convinto, ancor
prima di arrivare, che se si vuole ben lavorare bisogna farsi uno
con la gente, cercare di entrare il
più possibile nella cultura, conoscere la storia e le aspirazioni del
popolo, comprenderne i problemi… E ho fatto di tutto per raggiungere questo scopo.
Da esperto biologo, com’ero prima di diventare saveriano,
mi sono trasformato in linguista!
Padre Goulard aveva scritto poche pagine di grammatica e cominciato a redigere delle schede
di dizionario. Ha dato a me tutto
il suo materiale e mi ha spinto a
continuare. Così, dopo aver copiato le sue 1.500 schede, una a
LAICATO SAVERIANO
Il saveriano sardo, p. Tonino Melis
benedice i genitori di due gemelli in Camerun
p. TONINO MELIS, sx
una e a mano (non c’era ancora
il computer), negli anni successivi ne ho aggiunte altre 3.000
circa. C’era il materiale per fare un vocabolario come si deve.
Ho curato i rapporti umani
Quegli anni sono stati per
me molto belli. Ho passato tanto tempo a girare per la savana,
ho dormito nei villaggi, ho dato
tempo ai rapporti umani. All’inizio non è stato facile: non avevo
esperienza, ma le condizioni mi
avevano messo a dirigere, praticamente da solo, le due missioni di Bongor e Jarway, ciascuna
con una dozzina di villaggi.
Gli altri due confratelli erano a 60 chilometri, ma la domenica sera venivano a trovarmi e
stavamo insieme fino a martedì mattina. Nella stagione delle
piogge, da maggio a fine settembre, ci vedevamo più raramente,
perché la strada si interrompeva
e venivano con una barchetta a
motore.
Con le università italiane
Collaborando con le università di Sassari, Pisa, Viterbo, Napoli e L’Aquila, e grazie ai fondi per le ricerche in comune, è
stato possibile dare alle stam-
pe il vocabolario masa-francese
e una raccolta di testi orali masa. Intanto, per non annoiarmi,
con un’equipe abbiamo tradotto
i quattro vangeli in lingua masa
e ho eseguito la traduzione dei
nuovi catechismi.
Nel 2003, sono stato inviato in Camerun, in una missione
abitata dalla popolazione gizey,
Ho dovuto rimettermi a studiare. I colleghi universitari italiani
mi hanno seguito anche là, e così
è nato il vocabolario gizey-francese. Ho curato anche la traduzione del messale, del lezionario
domenicale e dei vangeli in lingua gizey.
Il centro culturale
del futuro
Dal 2011 lavoro a tempo pieno alla realizzazione di un “museo e centro culturale” a Yagoua,
un progetto in favore delle culture e della gioventù della nostra
zona. In un mondo in profondo cambiamento, in cui le nuove generazioni sono disorientate, tra il passato tradizionale non
più accettato e un futuro non
chiaro, credo sia importante lavorare con loro perché il futuro sia migliore e della modernità non prendano solo le cose più
negative.
Il centro culturale comincia a
essere frequentato dagli studenti: è l’unico posto a Yagoua dove trovano i libri di testo, che loro non possono permettersi di
comprare, e dove l’internet rende accessibile il mondo esterno. Il lavoro non manca. Speriamo che la Provvidenza, che finora ha ben svolto il suo lavoro
di “provvedere”, continui a farlo per farci andare avanti.
■
Convegno nazionale dei laici missionari
Gli istituti missionari italiani sono formati generalmente da
sacerdoti e fratelli “consacrati”, che si dedicano all’evangelizzazione dei popoli secondo il carisma e la spiritualità dei loro
fondatori e fondatrici. Negli ultimi decenni, attorno alle congregazioni missionarie - maschili e femminili - si sono formati
gruppi di laici e laiche simpatizzanti, che si ispirano allo stesso
carisma e cercano di vivere la stessa spiritualità nella loro vita
quotidiana familiare, professionale e sociale.
A dicembre 2012 i laici aggregati ai vari istituti missionari
hanno tenuto un primo convegno unitario per riflettere sul
tema, “La voce dei laici missionari qui e ora”. Obiettivo del
convegno è stato conoscersi e comunicare le proprie esperienze nel vasto orizzonte della missione ecclesiale.
Dopo due anni, un secondo convegno è stato programmato dal 31 maggio al 2 giugno. Si terrà presso la casa dei missionari della Consolata a Bevera, Castello Brianza (LC), sul tema, “Cristiani impegnati sulla frontiera tra chiesa e società”.
Con semplicità, ciascuno offrirà agli altri il proprio patrimonio di esperienze, intuizioni e storie. Un’occasione per discutere e approfondire il ruolo dei laici nell’attuazione dei vari
carismi missionari, per pregare e meditare insieme sull’unica
missione universale di annunciare a tutti il vangelo di Cristo.
Al convegno partecipano attivamente i gruppi del laicato
dei saveriani e delle saveriane. Possono partecipare le persone sinceramente interessate alla vita missionaria secondo
le modalità tipiche della vita laicale. Si accettano adesioni e
iscrizioni fino a metà maggio.
Per informazioni e adesioni, si può fare riferimento all’indirizzo: [email protected]
Il “patrono” dei laici saveriani in Brasile
Il portavoce dei laici saveriani brasiliani di Piracicaba (regione di San Paolo) ci dà una bella notizia, accompagnandola con una bella fotografia di gruppo. “Nel nostro incontro di
febbraio abbiamo scelto il patrono del nostro gruppo di laicato saveriano: è il saveriano “Vincenzo Tonetto, «o pai dos
pobres – il padre dei poveri», deceduto il 1° settembre 2010.
Con noi nella foto ci sono le nostre guide spirituali, p. Giovanni Murazzo e p. Carlos Marcelo Franz. Ogni mese celebriamo la santa Messa in onore di san Guido Conforti, invitando
le famiglie a partecipare e chiedere la sua intercessione per i
bisogni dell’umanità”. (Claudinei Pollesel)
MANZOTTI P. TONINO:
SEMPRE IN CAMMINO
Nato a Brescello (RE) nel
1933, maggiore di sei figli, a 23
anni è ordinato sacerdote nella
diocesi di
Guastalla,
dove lavora per
sei anni.
Ma per il
desiderio
di annunciare il
vangelo
ai non
cristiani,
chiede
di essere
P. Antonino Manzotti,
Brescello (RE) 25.02.1933 – ammesso
al noviParma 19.03.2014
ziato e
diventa saveriano nel 1963.
Parte subito per la missione in
Zaire, dove si dedica all’evangelizzazione per 38 anni, in varie missioni della regione Kivu.
In due periodi, per dieci anni,
lavora anche nell’’animazione
missionaria a Salerno, Taranto
e Reggio Calabria.
Padre Faustino Turco lo definisce “un vero atleta di Dio”:
“camminava, camminava, camminava anche dieci ore per visitare le comunità cristiane e incontrare la gente. E non si stancava mai di confessare…”. Era
convinto che “il più grande dolore del missionario è questo:
vedere che Dio non è conosciuto e amato come egli merita”.
Aveva già prenotato l’aereo per
l’Africa in aprile; ma il Signore
lo ha chiamato a sé il 19 marzo,
improvvisamente dopo il pranzo, all’età di 81 anni.
■
MISSIONE IN... CALCETTO
Il calcetto non è uno sport
olimpionico, ma è apprezzato
negli incontri tra religioni, almeno in Indonesia. Domenica
16 marzo a Jakarta la comunità musulmana degli Ahmadiyah (gruppo ritenuto “eretico” dall’islam ortodosso) ha sfidato a calcetto gli studenti saveriani di filosofia, sotto la guida del coach p. Francesco Marini, detto “Macinino”. I “nostri”
hanno perso 9 a 11, e hanno
offerto la cena a tutti, regalando anche le magliette con lo
slogan, “Amore per tutti, odio
per nessuno”.
■
DA PAPA FRANCESCO
Mercoledì 5 marzo 2014,
all’udienza generale in Piazza
San Pietro c’era anche p. Natalio Paganelli, saveriano bergamasco, ora amministratore apostolico nella diocesi di
Makeni in Sierra Leone. Ci racconta: “Alla fine dell’udienza
Padre Natalio
Paganelli a
colloquio con
papa Francesco
generale, ho avuto l’opportunità di salutare personalmente papa Francesco. È stata per
me una grande gioia e grazia.
La conversazione è durata solo
pochi minuti e ho presentato
brevemente la situazione della
docesi di Makeni. Mi ha impressionato la sua semplicità e serenità, il suo interesse per quanto gli stavo dicendo. Alla fine,
l’ho ringraziato per aver accettato di essere papa. Lui mi ha
risposto con un bel sorriso”. ■
I NOSTRI MARTIRI DI UVIRA
Ricorre quest’anno il 50.mo
anniversario della detenzione
dei missionari a Uvira (da aprile
a ottobre 1964) e del martirio
di p. Luigi Carrara e fr. Vittorio
Faccin (a Baraka) e di p. Giovanni Didonè e l’abbé Atanasio Joubert (a Fizi), avvenuto il
28 novembre 1964. I saveriani
si stanno preparando spiritualmente a questa ricorrenza, riflettendo sulla lunga storia di
evangelizzazione e di martirio
in terra Congolese.
L’anniversario sarà ricordato anche con una pubblicazione speciale e alcuni sussidi, che saranno messi a disposizione delle comunità cristiane per presentare
la testimonianza dei martiri e ravvivare il coraggio
della fede. Oltre a trasmissioni sulle radio e tv locali, p. Nicola Colasuonno sta
preparando un recital sui
martiri, coinvolgendo molti giovani della zona.
■
3
2014 APRILE
LA TERRA
IMPEGNO CULTURALE A SERVIZIO DEL VANGELO E DEI POPOLI
LA GRANDE FESTA DEL RACCOLTO
Il granaio è come una grande clessidra
p. TONINO MELIS, sx
D
a una ventina d’anni abbiamo aggiunto al nostro calendario liturgico “la festa del raccolto”, un esempio
concreto e veramente riuscito di inculturazione del messaggio cristiano.
Siamo in una zona rurale, in cui l’agricoltura e l’allevamento costituiscono l’attività principale del 99% degli abitanti.
Anche i funzionari statali, i maestri, gli infermieri… durante
la stagione delle piogge si trasformano in contadini e prendono in mano la zappa.
Il ciclo annuale della vita
In queste culture al nord del Camerun e del Ciad la festa del
raccolto è l’evento più importante dell’anno, il momento in
cui la società si ricrea e si rimette a posto. Sono infatti culture
in cui il ciclo tradizionale di vita è annuale: il tempo di riempire e svuotare il granaio. Al di là, niente era sicuro.
Il granaio al centro del cortile (vedi foto sotto) è come una
grande clessidra che indica il passare del tempo: si riempie a
fine settembre e man mano si svuota. Il clima bizzarro e imprevedibile fa spesso seguire, ad annate di abbondanza, anna-
te di magra; e a volte di vera carestia. Perciò quando, alla fine
della stagione delle piogge, il granaio è pieno, è un nuovo anno che comincia, come una nuova creazione: la festa del raccolto e la festa del nuovo anno spesso coincidono.
Per esempio, la popolazione gizey, presso la quale lavoro
attualmente, celebra la festa del raccolto “krofta” alla luna
di novembre-dicembre. La festa, organizzata dal loro re sacro, il “mul mi dimaara”, è l’occasione per rendere grazie a
“Lawna”, il dio del cielo, che facendo cadere la sua pioggia,
equiparata al seme maschile, feconda la terra nutrice, dando
prosperità agli abitanti.
Il ricordo degli antenati
Questa è pure l’occasione per ricordare gli antenati, che
hanno trasformato la terra da savana inabitata e selvaggia (fulla), in terra coltivata e fertile (nigita). La festa del nuovo anno, invece, si svolge alla luna di febbraio e richiama una folla enorme che per due giorni danza nello spazio sacro davanti
alla capanna del capo. Se la festa del raccolto è essenzialmente festa dei primi abitanti della terra, la seconda festa - quella
del nuovo anno - è invece di “proprietà” dei discendenti di un
gruppo arrivato successivamente.
Infatti, narrano i miti della tribù, su questa terra un tempo vivevano soltanto due piccoli gruppi: i bongor e i volmey. I bongor
vivevano in buche scavate nella terra, sulle cui entrate, la notte,
posavano un coperchio di terracotta. I volmey erano responsabili della festa annuale di Nulda; mentre i bongor, come ancora oggi, erano responsabili della festa del raccolto di novembre.
Il mito dell’uomo a cavallo
Venne dal Ciad un giorno un cacciatore, Marsu, che inseguiva un’antilope a cavallo. La uccise proprio lì, vicino a
Bongor, e andò verso di lui per chiedere acqua per sé e per il
suo cavallo. Bongor, che non conosceva il cavallo, aveva paura e disse: “La tua bestia dal muso allungato mi morderà!”.
Poi però indicò il lago lì vicino, pieno d’acqua. Marsu, dopo
essersi dissetato, tagliò la testa dell’antilope per portarsela via
e regalò il resto della carne ai bongor e ai volmey.
Poi tornò nel suo paese e annunciò di aver trovato una terra buona da abitare, dove sarebbe andato a installarsi. Prese dunque con sé la sua famiglia e andò a installarsi in quella
nuova terra. Qui i suoi discendenti si moltiplicarono e diedero origine ai numerosi villaggi di oggi, facendo quasi scomparire la savana, rimpiazzata da una serie ininterrotta di campi coltivati.
Alla festa del raccolto, quindi, si celebra questa duplice memoria: delle divinità e degli antenati.
La Provvidenza e la previdenza
Noi cristiani, pur partecipando alle feste tradizionali, organizziamo un momento particolare di preghiera cristiana con
una Messa solenne che, come importanza e partecipazione,
viene solo dopo le grandi feste di Pasqua, Pentecoste e Natale. In questa occasione ogni cristiano o catecumeno porta
all’offertorio le primizie dei suoi campi, soprattutto sorgo e miglio, ma anche
arachidi, mais, zucche, patate dolci…
Queste offerte sono poi vendute e con
p. TONINO MELIS, sx
il ricavato si fa vivere la parrocchia.
Per me è sempre una cerimonia denLa savana africana è una zona intermedia tra il deserto (a nord) e la foresta equatosa di richiami e di emozioni. Anche noi
riale (più a sud). La caratteristica principale della savana è la presenza di alberi e arbuci sentiamo parte di un universo in cui,
sti sempre più rari mentre si sale da sud verso nord. È anche il mondo dell’erba, che in
senza la pioggia e la terra, siamo imstagione delle piogge (da maggio a settembre) copre di uno splendido mantello la terpotenti a trovare cibo per la nostra vira fino ad allora riarsa.
ta. Come dicono gli anziani: “Noi posLa savana è il regno dei grandi ruminanti selvatici, dagli elefanti ai bufali, antilopi e gazsiamo seminare e zappare, ma se Dio
zelle… È un mondo pieno di vita nonostante l’apparente durezza del clima, che da febbraio
non ci dà il sole e la pioggia non raccoa maggio comporta temperature sempre elevate, dai 40° ai 46° a mezzogiorno. Ma appena
glieremo niente”. Anche noi ricordiapiove un po’, in pochi giorni l’erba spunta a una velocità incredibile e il creato si rinnova.
Il Camerun è chiamato “Africa in miniatura”, perché si allunga dall’equatore fino al lamo gli antenati e recitiamo il mito, per
go Ciad, porta del deserto. Tutta la regione meridionale è all’equatore, immerso in una
non dimenticare che ciò che siamo lo
foresta umida, ormai in rapida sparizione a causa del commercio di legni pregiati e coldobbiamo a chi ci ha preceduto.
ture industriali per l’esportazione (banane, ananas e soprattutto olio di palma). Nella reQuest’anno poi la festa è stata partigione centrale, con l’altipiano dell’Adamawa, c’è il passaggio graduale dalla foresta alla
colarmente festosa, perché i raccolti sosavana, che copre tutto il nord.
no stati abbondanti, oltre ogni aspettaNel linguaggio dei masa, la terra abitata e coltiva- Nel cortile di una
tiva, mentre lo scorso anno erano stati
ta (umanizzata) si chiama “nagata”, e si oppone al- famiglia masa, in Ciad
molto scarsi. È anche l’occasione per rila terra selvaggia o savana, chiamata “fulla”. La pricordarci che… da un anno all’altro non
ma appartiene alla “cultura”, la seconda alla “natuc’è sicurezza: se quest’anno abbiamo
ra”. La savana è il regno delle forze della natura, di
tanto, non sprechiamo; pensiamo a conBagawna, spirito della savana e signore degli animaservare qualcosa, nel caso il prossimo
li selvatici.
anno ci sia poco. Saggezza della vita!
È il luogo pericoloso, non solo per possibili incontri
La Messa è stata lunga, più del solito,
con animali feroci, ma soprattutto perché abitato da
ma
nessuno si è stancato. Abbiamo caninnumerevoli spiriti. Soprattutto di notte non si va in
tato, danzato, pregato per quasi tre ore,
savana, per il rischio di incontrare una strega o uno
e alla fine, usciti di chiesa, ci aspettavastregone che ti “ruba l’anima”. Quando si vuole allonno le giare piene di fresca birra di sorgo,
tanare qualcosa di cattivo dal mondo degli uomini (un
dolce e poco alcolica, che ci ha fatto resortilegio o una impurità…) si va in savana a gettarla.
cuperare il sudore perduto.
■
Così avviene nei riti di fine lutto e nei riti dei gemelli.
IL MONDO RISCHIOSO DELLA SAVANA
4
CON LE RADICI IN TERRA E I RAMI AL SOLE
a cura di p. MARCELLO STORGATO, sx
S
averiano sardo originario di Tuili (Cagliari), classe
1953, p. Tonino Melis è missionario in Africa dal
1985. Ha lavorato 17 anni in Ciad con la popolazione di
etnia masa, nei pressi di Bongor; dal 2003 è a Yagoua in
Camerun, tra la popolazione di etnia gizey. Attualmente
è anche direttore del museo e centro culturale “Valle del
Logone”, un’istituzione per la conservazione e valorizzazione delle culture locali.
Padre Tonino non si occupa solo di cultura né solo di
antropologia. È un missionario a tempo pieno. Sa bene
che il vangelo di Cristo, come seme irrorato dalla pioggia
celeste, deve scendere con le sue radici nel suolo da cui
trae forza, e deve salire con i rami al sole da cui trae vita,
per portare i frutti gustosi dell’umanità rinnovata.
La scoperta delle tradizioni culturali e degli stili di vita
dei popoli mette sempre in questione il missionario, attento a non sprecare i “segni” della presenza dello Spirito
di Dio, ma a portarli verso la piena espressione, secondo il
disegno evangelico.
In queste pagine, siamo felici di mettere a disposizione
dei lettori alcuni racconti di saggezza culturale ed evangelica del nostro missionario. Chi desidera approfondire ed
estendere la conoscenza, può richiederci l’opera dell’artista Mario Ghiretti, libro e dvd (15,00 euro), “L’uomo che
cerca parole”.
■
Le foto pubblicate sono di padre Tonino Melis
Il “re sacro” dei gizey - foto archivio MS / T. Melis
LA VITA
IL RITUALE PER LE VEDOVE “MASA”
Matrimonio indissolubile anche dopo morte
p. TONINO MELIS, sx
E
rano i primi tempi della mia vita missionaria in Ciad,
verso la fine del 1990. Un mattino, mentre uscivo dalla
cucina dopo aver preso il primo caffè mattuttino, vedo della
gente che entra nella chiesetta di Siyeké, dove abitavo: un
villaggio a 7 chilometri da Bongor, capitale del popolo masa.
Incuriosito mi avvicino e vedo il catechista che parla a un
piccolo gruppo di persone; poi vedo che mette un rosario al
polso di una donna vestita ai fianchi con un pezzo di tessuto
(“pagne”) bianco, colore della morte.
Aspetto. Dopo un po’ se ne vanno e chiedo ad André, il
catechista, cosa sia successo. Lo vedo un po’ imbarazzato, ma
io l’incoraggio e pazientemente mi spiega.
Un rituale complesso per restare in vita
Per la popolazione masa il matrimonio con la prima moglie
(secondo questa cultura il prestigio di un uomo dipende dal
numero di mogli che ha) è indissolubile, anche dopo la morte
di uno dei due congiunti. Quindi quando un uomo muore, egli
cercherà di portare con sé la vedova per stare uniti per sempre.
Per scongiurare questo, le vedove devono sottoporsi a un
rito, chiamato dai masa “mu’ diira” (che possiamo tradurre
con “cambiamento di stato ontologico”). Per i tre giorni che
dura la celebrazione della morte, la vedova deve
stare sveglia nella sua
capanna, aiutata da donne che hanno già vissuto
questa stessa esperienza.
Deve stare seduta, le
gambe strette, perché il
marito cercherà di venire per avere un rapporto
con lei e così portarsela
con sé.
Sulla soglia della capanna si mettono spine
e si spalma il suolo con
una materia scivolosa tratta da una pianta,
in modo da impedire
l’accesso all’anima del
Danza di fine lutto (un periodo da sei a 12
mesi) per la famiglia del marito defunto,
secondo la tradizione dei masa; la vedova
veste il “pagne” bianco, colore funebre
defunto. Una delle donne batte continuamente un oggetto
di metallo sulla pietra della macina per tenere sveglia la neo
vedova. Intanto fuori, per tre giorni e tre notti, gli abitanti
del villaggio e altri che vengono da fuori cantano e danzano
ininterrottamente.
Poi tutta la famiglia del defunto entra nel periodo di lutto,
periodo in cui l’anima del defunto si aggira ancora attorno alla
casa, per cui di notte nessuno deve uscire per paura di incontrarlo. Alla fine di questo periodo di lutto (che va da sei mesi
a un anno), vengono celebrati i riti di fine lutto che devono
far decidere l’anima del defunto ad andarsene definitivamente
dal mondo dei vivi per raggiungere il mondo degli antenati.
Alla vedova resta un ultimo rito, cioè liberarsi dall’impurità
della morte. Per questo un giorno si reca al mercato e tocca,
senza farsi notare, una persona che non conosce, in modo che
la sua impurità venga trasmessa a questa persona.
Il senso cristiano della morte e del lutto
Questi i riti tradizionali. Il catechista mi spiega che ormai
tanti, anche pagani, non vogliono più sottostare a questi rituali, e alcuni vengono a chiedere ai cristiani di seguire il loro
rito, molto più semplice. Per questo quella mattina una vedova era venuta con i suoi famigliari a chiedere al catechista
di sottoporsi a questo rito, che finora era stato fatto quasi di
nascosto, pensando che forse il missionario non sarebbe stato
d’accordo.
E invece io sono stato subito d’accordissimo. Solo ho chiesto ad André di trovarci e vedere insieme come far sì che
questo rito sia compiuto
meglio e con più profitto. È infatti un’occasione molto importante per
fare una catechesi sul significato della morte per
i cristiani, sulla salvezza
e la risurrezione.
Inoltre questo rito, insieme a quello della fine del lutto, celebrato
dai cristiani con l’Eucarestia al fianco della tomba del defunto, è
un chiaro esempio di come annuncio del vangelo e cultura possano incontrarsi e arricchirsi vicendevolmente.
■
2014 APRILE
vicina di casa di avergli “mangiato l’anima”. Ci vorrà tempo.
IL CIELO
LA PIETRA CALDA DEL FULMINE
Portare il vangelo nelle tradizioni masa
p. TONINO MELIS, sx
scorso, mentre mi aggiravo nei meandri del
M ercoledì
mercato di Ardaf, alla ricerca di improbabili novità
(qualche mango fuori stagione sarebbe andato benissimo, ma
eravamo giustamente… fuori stagione!), mi avvicina il catechista di Dangabisi, uno dei villaggi masa della mia parrocchia missionaria a Yagoua, in Camerun.
Mi chiede se gentilmente, nel pomeriggio, posso fermarmi
nel suo villaggio per vedere una donna che abita lì, vicino alla chiesetta della comunità. Questa donna, ormai anziana, desidera venire alla missione, ma custodisce in casa sua il “feticcio” del fulmine di cui vorrebbe liberarsi.
La pietra calda da freddare
Tra la popolazione masa, infatti, quando cade un fulmine
sulla casa o nel cortile, bisogna chiamare lo specialista che va
a scavare alla ricerca della “pietra” che Dio manda giù con la
folgore. Il signore in questione (ce ne sono in tutti i villaggi)
è un “posseduto” da uno spirito particolare, che lo guida alla
ricerca di questa pietra.
Dopo aver consultato il geomante, il “cerca-pietre” comincia il suo lavoro: fa il giro della casa e indica il punto dove
scavare. Dopo aver scavato una bella buca, dice: “Siamo vicini, che caldo! Datemi dell’acqua per raffreddare la pietra; non
si può toccare tanto è calda!”…, o altre frasi simili. E mentre
gli altri vanno a cercare l’acqua, l’uomo tira fuori la pietra che
si era portata dietro… e il gioco è fatto.
In genere, almeno nella nostra zona, si tratta di un macinello
in granito, usato in tempi ormai lontani per macinare non si sa
cosa: la gente ne ha perso il ricordo. Se ne trovano facilmente
al bordo del fiume, nei luoghi anticamente abitati da popolazioni precedenti ai masa.
Una volta tirata fuori, la pietra è messa in un pentolino di
terracotta, ci si fa sopra un sacrificio (in genere si sgozza un
pollo o una capra, dipende dal vaticinio del geomante) e si
piazza il tutto in un angolo del cortile. Da questo momento
il capo-famiglia diventa responsabile di un sacrificio annuale alla pietra della folgore. Si dice, infatti, che all’approssimarsi delle piogge la pietra diventi “calda”, quindi bisogna
“freddarla” con il sangue di una vittima affinché la famiglia
resti in pace.
Questa è stata la mia prima volta…
Tutto questo lo conoscevo già, ma è la prima volta che mi si
chiedeva di liberare una famiglia da questa presenza imbarazzante. L’anziana donna, che aveva ereditato il sacrificio alla
morte del marito, mentre suo figlio maggiore si era rifiutato,
si è detta stanca di tutto questo: “Nonostante i sacrifici offerti
regolarmente, sono sempre malata; perciò ho deciso che ora
voglio «fare la missione»!”.
Devo dire che mi sono prestato facilmente a dare una mano:
da un lato perché questo fa parte della mia missione di prete; dall’altra per l’interesse come antropologo. Il pentolino e
la pietra faranno parte del museo etnografico “Valle del Logone” che noi saveriani stiamo realizzando qui in Camerun.
Certo, il missionario che mi accolse nel 1985 e mi introdusse alla lingua e alla cultura dei masa, non sarebbe stato d’accordo con me. Per lui bisognava che l’annuncio del vangelo
fosse “puro”, senza mescolanze di cose o riti tradizionali. Nella mia esperienza ho maturato una visione un po’ diversa, forse non condivisibile da tutti; ma io ci credo e ci tengo.
Fede cristiana e tradizioni etniche
Come evitare che la fede dei nostri cristiani sia contaminata
in certa misura da sincretismi legati alle loro pratiche tradizionali? Se pensiamo anche alla nostra fede di italiani - e di sardi, in particolare, come io sono - si ritrovano ancora oggi pratiche che vengono da un passato pre-cristiano. Solo per fare
un esempio, nel mio paesello d’origine (Tuili, in provincia di
Cagliari) è ancora attiva la signora che cura il “malocchio”: la
gente porta ancora a lei i cosiddetti “bambini presi”.
Leggendo il vangelo, vedo che Gesù non si è sottratto alle
richieste della gente. Al suo tempo, molte malattie erano attribuite a spiriti, a demoni e cose del genere, in tutto simili alle
credenze della gente di qui. E Gesù non ha avuto paura di intervenire; non protestava: “Ma cosa dite! Andate piuttosto dal
medico a farvi curare, perché gli spiriti non esistono…!”. Gesù liberava la gente dalle paure e dalle superstizioni.
Credo che anch’io debba fare lo stesso e avere pazienza:
pian piano la gente crescerà. Già qualcuno, quando il figlio
ha la malaria, lo porta all’ambulatorio, invece di accusare la
La benedizione con l’acqua santa
Pensando a tutte queste cose, mi sono fermato nel villaggio
di Dangabisi, ho chiesto dove si trovava la donna e sono entrato nel cortile di casa. Chiamata dal figlio, la vecchia è uscita dalla capanna: stava a stento in piedi. Vicini curiosi sono
arrivati. Ho chiesto dell’acqua in una zucca, ho fatto una benedizione e ho asperso pentolino e presenti.
I masa capiscono il valore dell’aspersione con l’acqua: nella loro tradizione è un mezzo per trovare la “sle’ta” (armoniapace-tranquillità-benessere) quando si è persa. Spiego che Gesù è più forte del male e che Dio ora proteggerà la famiglia,
meglio della pietra che era caduta dal cielo. Due cristiane del
villaggio, presenti anche loro, cantano un inno religioso, mentre io prendo il pentolino con la pietra dentro e mi avvio verso
la macchina per riprendere la via di casa.
Domenica ho trovato l’anziana donna a Messa. Mi ha detto
di star bene, è contenta che abbia portato fuori di casa il suo
“feticcio”, si sente già meglio. E anche suo figlio con la famiglia stanno bene. Liberare le persone dalle loro paure non
è forse la nostra missione? Credo proprio di sì. Gesù è venuto al mondo per questo.
■
Padre Tonino Melis con il vaso
per la pietra del fulmine, riscattato dalla superstizione, che
ora è un cimelio del museo
etnografico “Valle del Logone”
a Yagoua, in Camerun
LO SFORTUNATO
“RE SACRO” DEI GIZEY
p. TONINO MELIS, sx
Come missionario, io ho lavorato con i masa in Ciad,
dal 1985 al 2002, mentre dal 2003 ho vissuto con i gizey in Camerun.
La popolazione masa (forse 300.000 abitanti o più)
occupa una striscia di terra che segue le due rive del
fiume Logone. Siccome al tempo della colonizzazione
il fiume è stato preso come confine tra il Ciad e il Camerun, i masa si ritrovano oggi separati nei due Stati,
ma per loro il paese masa è uno solo, e i matrimoni,
essendo obbligatoriamente esogami, avvengono per lo
più prendendo moglie dall’altra parte del fiume, in cui
i lignaggi sono differenti.
La popolazione gizey è una piccola etnia (forse
18.000), stretta tra i masa e i musey, per lo più in Camerun (in Ciad ci sono solo tre villaggi gizey) che oggi
si tende a incorporare con i masa per motivi politici.
La lingua gizey è della stessa famiglia masa e i costumi
sono abbastanza simili. Ma i gizey si distinguono per
avere un “re sacro”, mentre i masa non conoscono alcuna forma di potere, se non quella del capo-famiglia.
Il “re sacro” dei gizey è scelto, dopo alcuni anni di
interregno (da due a quattro) all’interno di sei lignaggi. Il giorno della scelta il re viene pianto come un
morto e dopo tre o quattro giorni viene accompagnato nella sua residenza, a fianco del tumulo mortuario
del cavallo dell’antenato Marsu, dove deve vivere ormai solo in una misera capanna (vedi foto centrale).
Non può più vedere sua moglie e non può più avere
rapporti sessuali in quanto “sposo” dello spirito della
terra che è Gizey. Non lavora, ma il suo compito è stare
tutto il giorno di fronte al sole, spostando la sua stuoia
come gira il sole. Per nutrirsi va a due mercati della
zona, dove preleva quanto gli serve per mangiare, cucinato da una vecchia in menopausa.
Quando diventa troppo vecchio o malato, il “re sacro” viene soffocato e sepolto in un cimitero segreto,
in una tomba invisibile e che nessuno deve vedere.
5
2014 APRILE
IL M ON D O IN CA SA
SUD/NORD NOTIZIE
Bisogno di cambiare
● Siria: tre anni di conflitto.“È
inconcepibile che una tale catastrofe umanitaria avvenga sotto
i nostri occhi senza alcun intervento”, l’ha detto il commissario
per i rifugiati delle Nazioni Unite, Guterres. Il conflitto in Siria,
cominciato tre anni fa, ha provocato la più grave crisi umanitaria del mondo, con 9 milioni di persone costrette a lasciare
le proprie case. Circa due milioni e mezzo sono fuggite nei paesi vicini (Egitto, Iraq, Giordania,
Libia e Turchia), che spesso sono privi delle infrastrutture necessarie per riceverle. Solo una
piccola parte dei rifugiati siriani
è stata accolta in Europa.
Siria / 2: rilanciare il dialogo. Domenica 9 marzo sono state liberate le 13 suore greco-ortodosse e i loro tre collaboratori, sequestrati il 3 dicembre dal
monastero di Santa Tekla, a Maalula, da un gruppo di miliziani
islamisti. Come contropartita c’è
stato il rilascio di 153 donne incarcerate nelle prigioni siriane.
Intanto, il nunzio apostolico,
mons. Zenari, ha detto: “Abbiamo ancora la speranza che l’attesa primavera possa finalmente
●
Speranza di primavera
pagina a cura di DIEGO PIOVANI
fiorire… Il dialogo va rilanciato e il mosaico umano, culturale
e religioso della Siria dev’essere
recuperato”.
● Libia: armi e conflitti. La Li-
bia è diventata “una fonte importante” per il contrabbando di armi nel mondo. Lo sottolinea un
rapporto che prende in considerazione una vasta gamma di armamenti. I trasferimenti illegali hanno coinvolto Tunisia, Ciad
ed Egitto, paesi confinanti con la
Libia, ma anche il Mali e il Libano. Sono stati inoltre rilevati tentativi di far giungere armi libiche
anche in Siria.
A oltre due anni dalla caduta
del regime di Gheddafi, migliaia
di missili terra-aria restano ancora negli arsenali.
Mozambico: contadini non
risarciti. Le multinazionali del
carbone non stanno versando i
risarcimenti dovuti per legge alle comunità di contadini costretti a lasciare i loro villaggi a causa delle attività estrattive. I programmi statali di sostegno alle
famiglie e alle comunità sono finanziati tramite le imposte sulle
●
superfici occupate e la produzione delle società minerarie. A causa dell’inadempienza delle multinazionali oggi lo Stato non ha a
disposizione i fondi necessari. ■
Infanzia
in primo piano
Sierra Leone: ex scuola di
quartiere. La Sierra Leone ha
un tasso di alfabetizzazione del
38%. Per cercare di migliorare la qualità dell’educazione,
nel 2000 la Fondazione Avsi
ha iniziato a sostenere il lavoro
dell’ong Family Home Movement (FHM), fondata dal saveriano p. Bepi Berton. Sono nati così centri di accoglienza per
bambini e ragazzi, oltre a progetti di reinserimento degli ex
bambini soldato. La scuola di
Mayenkineh, quartiere periferico della capitale Freetown, è una
di queste. Oggi accoglie 1.600
studenti, dall’asilo alle superiori, e il 19 marzo ha celebrato i
suoi primi 10 anni di vita.
●
Messico: madri-bambine. La gravidanza tra le adole-
●
scenti è un problema molto grave in
Messico ed è la seconda causa di abbandono scolastico
tra le donne adolescenti. Dal 2000 il
tasso di gravidanza
tra le minorenni nella fascia di età 12-19
continua ad aumentare. La vergogna e
i pregiudizi sociali sono alcuni dei
motivi per i quali le
adolescenti incinte abbandonano gli
studi. Nella facoltà
di Diritto dell’Università Juárez nello
stato di Durango, gli
studenti hanno creato un asilo nido (a
pagamento) per i figli delle giovani studenti, operativo da
mattina a sera.
Messico /2: traffico d’organi. Padre
Solalinde, direttore della casa-rifugio “Hermanos en el Camino”,
lo denuncia dal 2007. I narcos
gestiscono un orrendo traffico
d’organi, che coinvolge bambini
sani da uccidere per prelevarne
gli organi da vendere nel merca-
●
Egitto: novità in rosa. La
copta ortodossa Hala Shukrallah, eletta presidente del Partito della Costituzione, è la prima donna giunta alla guida di
un partito egiziano. Sociologa
di 59 anni, Shukrallah ha detto
di non apprezzare troppo l’insistenza con cui i media fanno riferimento al suo essere la “prima
donna e la prima copta” giunta
alla guida di un partito. “A volte questa scelta induce le persone a fermarsi alle etichette e impedisce loro di confrontarsi con
i contenuti”.
●
● Brasile: traffico di esseri umani. “Il traffico di esseri
umani è un problema sentito in
Brasile e in occasione di grandi eventi, come i prossimi Mondiali di calcio, assume dimensioni molto gravi”. L’ha detto
il saveriano p. Savio Corinaldesi, in apertura della Campagna di Fraternità 2014. “Fraternità e traffico umano” è il tema
di questa edizione, che si articolerà per l’intero anno. “La Campagna vuole favorire la sensibilizzazione e la mobilitazione; è
un modo per far riflettere la società. Non porta frutti subito, ma
a lungo termine”.
Birmania: stop a “Medici
senza frontiere”. La sezione
olandese di Medici Senza Frontiere (MSF) ha ricevuto l’ordine da parte del governo birmano di cessare tutte le attività nel
●
6
to nero, oltre a medici e cliniche
compiacenti. Le autorità hanno
sempre negato, fin quando hanno sgominato una banda criminale che li ha costretti ad ammettere l’esistenza di questo triste fenomeno.
■
MESSAGGIO DALLE CHIESE
MISSIONI NOTIZIE
Più della politica
La foto di Raul Zecca è stata scelta per il 50° dell’associazione Rete Radié Resch: l’infanzia ancora oggi in tante
parti del mondo ha bisogno di grandi attenzioni
CULLA DI PACE E PROSPERITÀ
paese. La decisione ha un impatto devastante sui 30mila pazienti affetti da hiv/aids e sugli oltre
3mila malati di tubercolosi. Infatti, non c’è un’altra organizzazione medica che operi con l’esperienza e le infrastrutture adeguate a fornire i necessari servizi
■
medici salvavita.
Ricordiamo che...
Verona 25 aprile 2014
dalle ore 14.00 alle 19.00
GIORNATA
DI RESISTENZA
E LIBERAZIONE
Parteciperanno: Alex Zanotelli, Luigi Ciotti,
Alice Mabota (Mozambico), Cecilia Strada, Gad Lerner
e altri ancora....e poi molti artisti e musicisti...
Arena di pace. Il 25 aprile
all’Arena di Verona siete invitati a un grande raduno, per assumerci la responsabilità di essere
parte del cambiamento nel mondo. All’iniziativa hanno aderito
numerose associazioni, personalità e congregazioni missionarie.
●
La manifestazione è organizzata da: Associazione
“Arena di Pace e Disarmo”
Felice, Rete Radiè Resch, Banca Etica, AISeC, Auser, Un
ponte per ..., Centro Missionario Diocesano
Promossa dalle organizzazioni nazionali:
RETI: Rete Italiana Disarmo, Tavolo interventi civili di
pace, Conferenza nazionale Enti di Servizio Civile, Rete
della Pace, Libera, Focsiv, Sbilanciamoci!, Forum del Terzo
Settore, Conferenza istituti missionari italiani, Federazione
stampa missionaria italiana, Federazione Chiese
Evangeliche in Italia, Federazione Amici della Bicicletta,
Rete corpi civili di pace, Rete cooperazione educativa
FONDAZIONI: Fondazione Nigrizia, Fondazione Exodus,
Fondazione Langer, Fondazione Balducci, Fondazione Di
Liegro, Fondazione Fontana, Fondazione Nesi
ORGANISMI: Missionari Comboniani, Movimento
Nonviolento, Pax Christi, Acli, Arci, Cgil, Fiom,
Legambiente, Emergency, Greenpeace, Emmaus Italia,
Movimento Laici America Latina, Agesci, Amesci,
Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII, Mir, Nessuno tocchi
Caino, Beati costruttori di pace, Movimento Decrescita
STAMPA: Emi, Nigrizia, Mosaico di pace, Azione
nonviolenta, Combonifem, Vita, Messaggero Cappuccino,
Popoli, Missione Oggi, Missionarie dell’Immacolata,
Missioni Consolata, Nostra Signora degli Apostoli,
Peacelink, Radio Articolo 1, Radio Popolare, La nuova
ecologia, Unimondo, Pressenza, Altreconomia, Articolo 21
CENTRI STUDI: Archivio Disarmo, Osservatorio
permanente armi leggere, Osservatorio Balcani e
Caucaso, Centro Studi Sereno Regis, Centro Nuovo
modello di sviluppo, Centro studi difesa civile
Regia: Michelangelo Ricci
Direzione artistica: Enrico De Angelis
Hanno aderito centinaia di associazioni, gruppi
e movimenti locali; molte altre adesioni sono in
arrivo. Si possono comunicare e consultare sul sito:
arenapacedisarmo.org
Per informazioni:
Arena di pace e disarmo
tel. 045 8009803 - www.arenapacedisarmo.org
Il 50° di Rete Radié Resch.
Rete Radié Resch è un’associazione di solidarietà internazionale fondata nel 1964 dal giornalista Ettore Masina, su ispirazione
del prete operaio Paul Gauthier.
Radié Resch è il nome di una
bambina palestinese, morta di
polmonite mentre era in attesa di
una casa. Il primo progetto è stato quello di finanziare la costruzione di case per alcune famiglie
palestinesi; poi sono seguiti altri
progetti nel mondo.
●
Visitate il nostro sito www.saverianibrescia.it per leggere tutte le notizie,
le testimonianze e le proposte del nostro mensile, comprese le edizioni locali
e la versione in formato pdf.
Infine, segnaliamo il rinnovato sito della Direzione generale dei saveriani: www.saveriani.com
A Rimini, dal 25 al 27 aprile si
celebra il 25° Convegno nazionale dell’associazione sul tema “Il
presente della solidarietà tra memoria e futuro”. Per partecipare,
rivolgersi a Brigida Salmaso (049
693903; [email protected]).
Pellegrinaggio a Bukavu.
Un pellegrinaggio a Bukavu è
un desiderio che portiamo nel
cuore da tempo, per essere in
comunione con la chiesa del Kivu (Nord e Sud), in Congo RD,
che da tanti anni vive il calvario
della guerra, legato allo sfruttamento delle ricchezze minerarie.
Vogliamo metterci in ascolto dei
suoi profeti e testimoni, alla luce del martire Christophe Munzihirwa, vescovo di Bukavu (p.
Silvio Turazzi).
Il pellegrinaggio si terrà dal 26
giugno al
7 luglio.
Prevede
una sosta di 5
giorni a
Bukavu
Il martire congolese
e due a
mons. Munzihirwa
Goma.
Per informazioni, rivolgersi
a don Tarcisio Nardelli (333
2769906; tnardel@libero.
it) o p. Silvio Turazzi (335
7259454; fraternita.missio@
■
gmail.com).
●
Una storia speciale
● Ghana: biciclette di bambù.
Le biciclette di Bernice Dapaah
piacciono ai contadini africani e
vanno forte negli Stati Uniti e in
Germania, in Olanda e in Giap-
I VESCOVI DELL’INDIA
I vescovi dell’India hanno lanciato un appello, in vista delle imminenti
elezioni.
L’India ha bisogno di politici onesti, che si dedicano con zelo al servizio, che si adoperano per una nazione libera dal crimine, priva di
discriminazioni, dove non si soffre di fame. Tutti i cristiani sono chiamati
a dimostrare e attivare l’impegno sociale, per un’India giusta e pacifica.
Quotidianamente la gente sperimenta sofferenza e disagi dovuti a
malgoverno, cattiva amministrazione, truffe, scandali e corruzione.
Quest’ultima priva i popoli di un bene comune fondamentale, la legalità, annullando il rispetto delle regole, il corretto funzionamento delle
istituzioni economiche e politiche e la trasparenza. Inoltre, la corruzione ostacola la corretta erogazione delle risorse ai poveri, negando altri
due principi della dottrina sociale cattolica: l’opzione preferenziale per
i poveri e la destinazione universale dei beni.
Tutti i cittadini siano consapevoli del diritto e anche del dovere di
usare il loro voto per promuovere il bene comune, scegliendo politici
che dimostrino integrità e saggezza, s’impegnino contro ogni forma di
ingiustizia e tirannia, contro il potere arbitrario da parte di un individuo
o di un partito politico, contro ogni intolleranza, dedicandosi al servizio
di tutti con sincerità ed equità, anzi con la carità.
La chiesa in India vuole costruire una società giusta e pacifica, ispirata al vangelo. Invitiamo i cittadini a eleggere rappresentanti che governino ispirandosi alla difesa della dignità umana, alla promozione dello
sviluppo inclusivo, lavorando per il bene comune, la giustizia, la pace e
la fraternità. Abbiamo bisogno di rappresentanti che siano interessati
al benessere del popolo, che siano responsabili e trasparenti, che si impegnino a rendere l’India una culla di pace e prosperità.
pone. Nella fabbrica alla periferia di Accra, aperta quattro anni
fa insieme con due ex compagne
di classe, il numero delle artigiane assunte dovrebbe aumentare.
“Solo così, potremo soddisfare
le richieste senza rinunciare alle
caratteristiche del nostro lavoro,
svolto a mano”.
Il progetto si chiama Ghana
Bamboo Bike Initiative e vuole
essere eco-sostenibile e sociale.
Le piante di bambù crescono in
tutte le regioni del paese, mentre
le bici sono un’opportunità di lavoro importante.
Nel novembre scorso Bernice
e le sue ex compagne hanno ricevuto un premio delle Nazioni
Unite assegnato a donne che
Il telaio in bambù di
una moderna bici da
corsa, made in Ghana
contribuiscono in modo innovativo alla lotta contro i cambiamenti climatici.
■
2014 APRILE
D IA L OG O E SOLID A RIETÀ
LETTERE AL DIRETTORE
p. Marcello Storgato
MISSIONARI SAVERIANI
Via Piamarta 9 - 25121 Brescia
E-Mail: [email protected]
Pagina web: saveriani.bs.it/missionari_giornale
SIAMO TESTIMONI DI UN MIRACOLO
Cari amici,
vi spero bene incamminati sulla via della Pasqua, dopo lo sforzo di
rinnovamento quaresimale.
Ho ricevuto una lettera da un caro confratello con il quale ho condiviso molti anni di missione in Bangladesh e che attualmente è responsabile delle comunità saveriane nelle Filippine: p. Giacomo Rigali.
Ricorderete l’appello che il nostro superiore generale ha lanciato,
anche su queste pagine (mese di dicembre, progetto 9 / 2013 – “Solidarietà per ricostruire”), per venire in soccorso delle vittime del tremendo tifone Yolanda, che si è abbattuto sulle Filippine lo scorso 8
novembre 2013, provocando oltre 7mila morti e 30mila feriti, oltre un
milione di case distrutte.
Padre Rigali ha inviato un resoconto della generosità ricevuta e
trasmessa, che volentieri pubblichiamo per conoscenza di tutti. Saluti fraterni e auguri per la santa Pasqua,
p. Marcello, sx
Cari amici,
grazie per la generosità con cui vi siete fatti solidali con le vittime del
tifone Yolanda, che ha colpito le Filippine. Mi faccio vivo con questa
lettera per dare a tutti una visione di ciò che è stato fatto e si continuerà
a fare per le vittime. Noi saveriani siamo distanti dalle zone più colpite.
Non possiamo perciò gestire direttamente le iniziative, ma ci affidiamo
ad altre organizzazioni che operano sul posto, di cui abbiamo fiducia.
Abbiamo ricevuto donazioni dalle comunità saveriane e
da tanti altri benefattori da Italia, Gran Bretagna, Usa, Brasile,
Colombia, Burundi, Sierra Leone, Indonesia, Taiwan, Giappone, Thailandia..., , per un totale
di 136.719 euro. Abbiamo messo tutto nel “Fondo per aiuti alle vittime del tifone”. Ne abbiamo già destinati 69.990, nel modo seguente: abbiamo aiutato le
famiglie fuggite dal tifone e arrivate nei nostri quartieri di Manila; abbiamo provveduto a viveri, medicine e generi di prima necessità per i
disastrati; abbiamo adottato la ricostruzione di un orfanotrofio ad Antipolo e di una parrocchia a Cubao; abbiamo aiutato vari bambini rimasti orfani; abbiamo provveduto 30 barche a motore e reti per la pesca.
Per la restante somma di 66.729 euro, ci appoggiamo alle suore per
provvedere alla cura di bambini rimasti orfani, e alle Caritas diocesane per aiutare la ricostruzione di un centro parrocchiale e per l’acquisto e la distribuzione di bufali alle famiglie.
Noi missionari siamo testimoni di un miracolo di generosità che si
sta compiendo nel mondo e prova quanto Dio sappia ancora parlare al
cuore degli uomini e delle donne ai nostri giorni. Ringraziamo tutti di
cuore, anche a nome di tutte le persone raggiunte dalla vostra
generosità e che ricominciano a vivere e sperare.
p. Giacomo Rigali, sx - Manila, Filippine
STRUMENTI D’ANIMAZIONE
ALLE PERIFERIE DEL MONDO
Per il tempo di Pasqua, proponiamo due interessanti letture, utili per riflettere e saperne di
più.
Raccontare Gesù, Emi (pagine 60, € 6,90), di
Luis Antonio Gokim Tagle. Luis Antonio Tagle,
cardinale di Manila dal 2011, racconta il suo Gesù, uomo tra gli uomini, attraverso un linguaggio che alterna narrazione biblica e aneddoti di
pastore nelle periferie del mondo. La storia del
Nazareno diventa un’appassionata vicenda di
amore che apre alla speranza.
Il progetto di Francesco - Dove vuole portare la Chiesa, Emi (pagine 136, €
10,90), di Víctor Manuel Fernández, in dialogo con Paolo Rodari. Intervista al teologo
Fernández, collaboratore di papa Bergoglio,
che affronta in dettaglio tutti i grandi snodi
dell’attuale pontificato.
Richiedere a:
• Libreria dei popoli, Brescia
tel. 030 3772780 int. 2; fax 030 3772781;
e-mail: [email protected]
Attenzione: Chi ordina entrambi i libri avrà la spedizione inclusa
nel prezzo.
I MISSIONARI SCRIVONO
Dall’Amazzonia, una proposta di Pasqua alternativa
“Cosa fai sabato santo?”. Immagino la risposta: “Il tradizionale corri corri: devo comprare
la colomba e il capretto, anzi l’agnello, l’uovo
di pasqua, i fiori; poi vado dalla parrucchiera, lavo l’auto... tutti gli anni la stessa storia”.
Ho una proposta alternativa: andiamo a fare una visita a un quartiere popolare, una delle
tante zone paludose di Belém, capitale dell’Amazzonia, dove nessuno si azzarderebbe ad
abitare; ma chi non ha soldi si adatta a tutto.
Qui i più poveri hanno costruito le loro baracche di tavole. Un gruppetto di protestanti ha
È Pasqua anche alla periferia di Belém, vicino alla grande discarica
tirato su una cappella poco più grande di una
stanza. C’è anche il progetto di una chiesa dei cattolici, ma per ora è solo una baracca.
Qui celebro il venerdì santo; sabato mattina visito le case del quartiere con un gruppo di trenta giovani e adulti. Non c’è bisogno di dire molto; sento piuttosto il bisogno di ascoltare. Ascoltare le storie di vita
dei poveri per cambiare la mia mentalità e rinnovare la fede nella risurrezione. Cambiare la vita per rinnovare la fede! Auguri anche a voi!
p. Andrea Gamba, sx - Ananindeua, Amazzonia
Aurora e tramonto, opere d’arte del Creatore
Che (bella) sorpresa è stata trovare, nell’editoriale di “Missionari Saveriani” di febbraio scorso, il ricordo di Shinmeizan! Mi è venuto in mente p. Ettore Fasolini, che venne a trovarci e partecipò alla
preghiera “al levar del sole”. Dell’editoriale mi è piaciuta soprattutto la conclusione mistica. Non
sono molti, temo, coloro che hanno questa grazia, di saper vedere e godere le cose fatte da Dio
come “opere d’arte”, da lui create per la nostra gioia.
L’ammirazione delle cose belle che Dio ha creato è un momento di autentica esperienza religiosa, della quale molti salmi sono la testimonianza. Beh, quando vedete il sole sorgere a Brescia e
in ogni parte dell’Italia... sappiate che qui in Giappone, pregando già al tramonto, mi ricordo
di voi e mi unisco alla vostra preghiera di lode!
p. Franco Sottocornola, sx - Shinmeizan, Giappone
Ngene in festa, con la camicia del “giubileo”
Non so come mai, ma da vari mesi “Missionari
Saveriani” non arriva più regolarmente. Non sono
ancora arrivati i calendari del 2014, inseriti nel numero di novembre 2013. Chissà dove sono fermi: in
Italia o in Congo? Pazienza: aspettiamo, sperando
che arrivino prima di… giugno!
La diocesi di Kasongo è in festa per i 50 anni di
vita della parrocchia “Santa Famiglia” di Ngene. È
stata fondata nel 1963 dai missionari d’Africa e da
25 anni è gestita dai saveriani, quando nel 1988 la
missione è stata affidata ai padri Dorio Mascia, Mario Sciamanna e Pino Rizzi.
Nella foto (scattata con la macchina professionale
di Benedetti) vedete p. Silvano Benedetti (friulano)
e p. Giuseppe Vignato (vicentino); con il p. Tinajera José de Jesus (messicano) costituiscono l’équipe missionaria attuale di Ngene. Portano la camicia del “giubileo”, preparata appositamente dai cristiani della missione in festa.
p. Faustino Turco, sx - Bukavu, RD Congo
SOLIDARIETÀ
RD CONGO: LA CHIESA DI NGENE
Il vescovo e noi missionari abbiamo intenzione di rialzare e allungare la vecchia chiesa di Ngene, nella diocesi
di Kasongo. Il progetto è stato finanziato in parte dalla
famiglia del compianto p. Piergiorgio Lanaro, che ha lavorato con entusiasmo e dedizione in questa missione.
Questo progetto vuole essere un gesto di ringraziamento per i 50 anni di esistenza della parrocchia e per
i 25 anni di presenza dei saveriani, da quando p. Dorio
Mascia, p. Pino Rizzi e p. Mario Sciamanna l’hanno presa in gestione dalle mani dei missionari d’Africa, che l’avevano fondata.
Due ragioni spiegano la ristrutturazione della chiesa:
la chiesa è bassa e l’aerazione è poca, ma il clima è caldo; la chiesa è piccola, tenendo conto dell’aumento degli abitanti e dei fedeli in questa parrocchia, che è considerata la zona con una presenza fra le più alte di musulmani in Congo.
I cristiani del luogo raccolgono le donazioni, a seconda delle loro modeste possibilità, per contribuire ai lavori della chiesa. Ma il preventivo di investimento è elevato: mancano ancora 80.000 euro. Perciò chiediamo un
contributo dai nostri amici benefattori, che ringraziamo
cordialmente.
p. Giuseppe Vignato e p. Silvano Benedetti, sx
PICCOLI PROGETTI
3/2014 - RD CONGO
La chiesa di Ngene, Kasongo
Nella missione di Ngene, diocesi di Kasongo, la chiesa è piccola e bassa. Occorre ampliarla per la popolazione in forte crescita. Il
preventivo è alto (€ 80.000), ma chiediamo
un contributo per avanzare nei lavori.
• Responsabili del progetto sono i saveriani
p. Vignato, p. Benedetti e p. Mazzocchin.
2/2014 - AMAZZONIA
Casse di amplificazione a Tucumã
A Tucumã, nelle comunità sparse nella foresta, dove manca l’elettricità, servono casse
di amplificazione a batteria con microfono
per agevolare il lavoro dei missionari. € 500
per quattro impianti, per un totale di € 2.000.
• Responsabili del progetto sono i saveria-
ni p. Paolo Andreolli e p. Primo Battistini.
Chi desidera contribuire, può utilizzare l’accluso
C/c.p., oppure può inviare l’offerta su C/c.p. o bonifico direttamente a:
“Associazione Missionari Saveriani Onlus”
Viale S. Martino 8 - 43123 PARMA
C/c 1004361281 (Cod. fiscale 92166010345)
IBAN IT77 A076 0112 7000 0100 4361 281
È bene inviare copia dell’avvenuto bonifico
via fax al n. 0521 960645 oppure via e-mail a
[email protected] - indicando nome, cognome e indirizzo (per emettere documento valido ai fini della detrazione fiscale).
2014 APRILE
ALZANO
24022 ALZANO L. BG - Via A. Ponchielli, 4
Tel. 035 513343 - Fax 035 511210
E-mail: [email protected] - C/c. postale 233247
IBAN - IT 82 K 05428 52520 000000000195 (UBI Banca Popolare Bergamo, Alzano L.)
Ricordiamo p. Giuseppe Zanchi
Un missionario schivo e antiretorico
P
adre Giuseppe Zanchi, dopo una vita consacrata alla missione, ci ha lasciati a quasi 84 anni di età: con 57 anni di
vita sacerdotale e 61 di vita religiosa nella famiglia missionaria fondata dal vescovo di Parma san Guido Conforti.
Don Alessandro Maffioletti,
parroco di Ranica, suo paese di
origine, nell’omelia alla Messa
di suffragio ha definito p. Giuseppe: “personaggio schivo e
antiretorico”. La superbia non lo
ha toccato, la carità l’ha conquistato. Per comprenderne il valore occorrerebbe scavare in profondità, come si fa per la ricerca
dei diamanti.
Cose grandi con semplicità
All’età di tredici anni p. Zanchi è entrato nei saveriani e ha
ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 16 marzo 1957 a Piacenza. Poi, ha ricevuto l’incarico di
andare in missione per il mondo
a predicare il vangelo, a battezzare e a fare nuovi discepoli. Lui
ha fatto tutto questo con la semplicità di chi fa cose grandi senza rendersene conto.
I suoi compagni di scuola e di
missione, la gente che lo ha conosciuto nelle parrocchie, i parroci che lo hanno avuto nel ministero, sono tutti concordi nel
dire che egli si riteneva una persona normale e come tale desiderava essere considerato. Eppure nella sua vita di cose non normali ne aveva fatte parecchie.
Ricominciava sempre
da capo
Dopo l’ordinazione sacerdotale, per quattro anni era stato educatore degli aspiranti missionari
a Vicenza. Poi, per oltre vent’anni ha lavorato in Brasile: nell’immensa Amazzonia dove non si sa
se sia più grande il verde delle
p. GIUSEPPE RINALDI, sx
foreste o la povertà delle popolazioni che vi abitano. Nella regione amazzonica i cattolici devono
far fronte anche all’invasione incontrollata delle sette religiose.
Padre Zanchi si è trovato a lavorare in queste situazioni dure
e difficili per difendere le comunità insidiate. È stato forte senza
essere cattivo, con nessuno.
I superiori del Brasile, quando
si trovavano di fronte a problemi
di grave emergenza, ricorrevano
a lui per rimediare a spaccature,
per calmare litigi, per ritessere
la tela di relazioni sociali serene
e fraterne. Cambiava parrocchia
e missione ogni anno, non senza fatica. Ma la missione è anche questo: disponibilità a ricominciare sempre di nuovo, essere “persone che sanno ripartire”.
Preghiera e accoglienza
Richiamato in Italia, p. Giuseppe ha ricoperto vari incari-
Ricordiamo p. Giuseppe Zanchi / 2
In attesa, alla porta del paradiso
Padre Giuseppe Zanchi, dopo vent’anni di missione in Brasile
(1961-1981), in Italia ha svolto vari compiti nelle comunità saveriane di Alzano, Desio, Tavernerio e Piacenza. È tornato ad Alzano nel 2005, per l’animazione missionaria, il ministero e la cura della casa. In questi anni chiunque arrivava, trovava ad accoglierlo, alla porta di casa, il sorriso di p. Zanchi, umano, naturale, solare. Così lo ricordano anche il confratello p. Gigi Signori,
missionario in Spagna, e la pronipote Ambra.
C
8
chi. È stato rettore della comunità saveriana di
Tavernerio (Como) per tre anni, ma l’impegno più continuo
lo ha svolto nella
casa di Piacenza
dove si è fermato per tredici anni (1992-2005),
come animatore missionario
e “custode” del
Crocifìsso, venerato nella chiesa di Santa Chiara, annessa all’istituto e molto
frequentata. Qui
egli si è rivelaPadre Giuseppe Zanchi ci ha lasciati il 15 febbraio 2014,
dopo un’intensa vita missionaria in Brasile e in Italia
to soprattutto come uomo di prela cordiale accoglienza che riserghiera e missionario del confesvava a tutti. Si mostrava in tutta
sionale.
la sua autenticità di uomo, sacerConclusa la presenza dei sadote e missionario.
veriani a Piacenza, nel 2005 p.
Ultimamente, sembrava avZanchi ha accettato volentieri di
vertire i passi del Signore e più
venire ad Alzano Lombardo dolunghe e frequenti si erano fatve, come amava spesso ripetete le sue soste oranti davanti al
re, gli sembrava di respirare l’aSantissimo Sacramento. Ci piaria del suo vicino paese, Ranica,
ce pensarlo ora in un’adorazioal quale si è sempre sentito prone perenne davanti al Signore, di
fondamente radicato. Coloro che
cui sulla terra è stato servo buofrequentano la casa di Alzano lo
■
no e fedele.
ricordano per la sua semplicità e
Appuntamenti di preghiera
sempre con un sorriso (“il sorriso di Dio”), una battuta, con negli occhi le immagini della partita dell’Atalanta che stava seguendo.
Mi piace pensare a “Bepino”
come colui che apre la porta.
Aprire la porta di casa vuol dire
accogliere, fare spazio, far sentire che ci stanno aspettando. È
una maniera semplice e bella di
annunciare che Dio ci sta sempre vicino e gli piace far festa
con i suoi figli.
Grazie, “Bepino”. Ci
mancherai. Ma sappiamo
che ti troveremo ad attenderci sulla soglia di casa,
vicino a quella porta che
san Pietro ti ha aperto e
che speriamo apra un giorno anche a noi.
p. Luigi Signori, sx
ari amici di Ranica, la nono. Era sempre lì, magari in quetizia della morte di p. Zansti ultimi tempi arrivava un po’
chi mi è giunta come un fulmine
più lentamente, ma ci accoglieva
a ciel sereno. Certo che il
“Bepino” non era al meglio
della sua salute, tanto che
avevano dovuto spostarlo da Alzano a Parma per
seguirlo più da vicino. Lì
ci ha lasciati, lontano dalle sue montagne bergamasche e dalla sua Ranica.
Senz’altro sarà stata la
cosa che più gli è costata,
quella di doversi allontanare dal suo paese. Anche se
si era già regalato da tanto tempo al sogno di un
mondo più fraterno, quello di una grande famiglia
di Dio, che ha contribuito
a costruire nella famiglia
saveriana. E lo ha fatto in
buon bergamasco, senza
fare tanto rumore, ma con
dedizione e fedeltà.
La stessa dedizione che
potevamo ancora vedere Padre Giuseppe Zanchi si faceva ancora più accogliente
quando ci veniva ad apriquando venivano a trovarlo i suoi famigliari,
in particolare i più piccoli…
re la porta di casa ad Alza-
Dai saveriani di Alzano, in via Ponchielli 4
Messa missionaria
martedì 6 maggio e 3 giugno alle 15
Adorazione missionaria giovedì 24 aprile e 15 maggio alle 20,45
Siete “benvenuti”, e tutti invitati a unirvi, almeno spiritualmente.
IL CONVEGNO DI “MISSIONE OGGI”
Sabato 10 maggio, a Brescia, dalle 9 alle 18
CONVEGNO 2014
NEL TEMPO
DELL’INCERTEZZA
Caro zio, eccoti, con tutto
ciò di cui hai bisogno, pronto a partire per un nuovo e
infinito viaggio: quello alla
casa di Dio. Già ti immagino lassù mentre doni gioia
con i tuoi abbracci e sorrisi.
Sono tanti i ricordi che
mi riempiono il cuore di
gioia quando penso a te,
ma ora riesco solo a pensarti così: tu che mi sorridi
e, strofinandoti le mani in
un modo che solo tu sapevi fare, ad alta voce mi dici:
“Ciao, balores!”. Ambra ■
BRESCIA
SAN CRISTO
SABATO
10 MAGGIO
INTERVERRANNO
ERMES RONCHI
LUCIANO MONARI
EMILIO DEL BONO
SALVATORE NATOLI
JOHN C. SIVALON
MARINELLA PERRONI
TIZIANO TOSOLINI
MARIA LUISA DAMINI
PAOLO BOSCHINI
INFO: tel. 030.3772780
[email protected]
Missionari Saveriani
2014 APRILE
BRESCIA
25121 BRESCIA BS - Via Piamarta, 9
Tel. 030 3772780 - Fax 030 3772781
E-mail: [email protected] - C/c. postale 216259
IBAN - IT 45 Q 03500 11202 000000001607 (UBI Banco di Brescia, Brescia 2)
Altra mostra, altro successo
Indonesia, torta verde con foglie di pandan
si rivolgono
G lial indonesiani
pubblico con le parole
“saudàra, saudàri” (fratello,
sorella). Non usano il termine
“signori” che allontana, o “amici” che è generico, ma “fratello e
sorella”: parole che trasmettono
affetto e disponibilità. Questo
spirito di fratellanza, insieme
a “bhinneka tunngalIka” (uniti nella diversità), è il grande
messaggio che ci viene dall’Indonesia e che abbiamo cercato
di comunicare attraverso il percorso della dodicesima mostra,
che si è conclusa il 24 febbraio.
Con nostalgia i volontari hanno
liberato le vetrine, imballato gli
oggetti, smantellato i pannelli e
la capanna di bambù.
Attestati di stima e fiducia
Sembra trascorso un attimo
dall’inaugurazione, con le conferenze di p. Stefano Coronese
e dell’antropologa Maria Averoldi, seguite dallo spettacolo di 25
danzatori e danzatrici venuti appositamente da Jakarta, alla pre-
senza dell’ambasciatore presso il
Vaticano. La chiesa di San Cristo era stracolma e il successo
è stato veramente straordinario.
Anche i quotidiani locali si sono interessati all’evento e hanno
pubblicato numerosi articoli.
Nel salone della mostra sono
passate scolaresche di ogni tipo.
Abbiamo accolto gruppi, oratori,
scout, anziani, disabili, amici e
famiglie intere. Sono stati allestiti interessanti laboratori e tutti
i ragazzi sono tornati a casa portando oggetti costruiti con le loro mani. Alcune insegnanti hanno impostato le “tesine” del 3°
anno sui contenuti della mostra
e questa ci è sembrata una prova
di fiducia e stima per i saveriani
e per il gruppo dei volontari. Ne
siamo felici e grati.
Tanti visitatori,
anche dell’altro mondo
Sono proseguite anche
quest’anno le visite delle squadre sportive di Brescia (calcio,
pallanuoto e basket), accolte
oggetti finanzierà un progetto di
aiuto per i missionari delle isole
Mentawai.
GRAZIA DE GIULI
con entusiasmo e vivacità dai
ragazzi delle scuole. È intervenuta anche una delegazione di
professori universitari di Tula
(Russia), che si trovavano a Brescia per lavoro.
L’ospite arrivato più da lontano è stato un medico australiano
che ha lasciato sul quaderno dei
visitatori la propria firma accompagnata dal disegno di un piccolo canguro. “Canguri e varani,
Australia e Indonesia si sono incontrati a… Brescia. Com’è piccolo il mondo!”. Ogni giornata di
questi quattro mesi è stata fonte
di entusiasmo, di arricchimento
culturale e divertimento.
Le mostre allestite ormai da
12 anni sono eventi importanti
e unici a Brescia. La gente l’ha
capito, tanto che sono stati diecimila i visitatori quest’anno.
Un bel traguardo quindi, che ci
sprona a proseguire su questa
strada, con l’appoggio e l’esperienza dei saveriani. Come
sempre, c’era anche il mercatino
equo-solidale. Il ricavato degli
La cena con tanti amici
L’evento si è concluso sabato
1° marzo con la cena indonesiana che ha accolto 120 ospiti. È
stato un trionfo di profumi e sapori esotici: involtini, riso saltato
con verdure e gamberi, spiedini di
pollo, manzo con cocco grattugiato e infine torta verde con foglie
di pandan. Ringraziamo la signora Ina che, con 4 aiutanti indonesiane e alcune nostre volontarie,
ha lavorato per molte ore, facendoci conoscere il sapore e il profumo della sua amata Indonesia.
Per finire vorrei lasciare come regalo le parole appassionate di p. Stefano Coronese, per
tanti anni missionario in Indonesia. “Visitare la mostra significa prendere il sorriso di questa
gente e metterlo in tasca per riprenderlo nei momenti tristi della vita. Ti accompagnerà e ti ricorderà la leggerezza del passo,
la visione delle cose al di là dei
tuoi confini, la gioia di vivere e
condividere”.
■
Il 1° marzo la cena tipica con oltre
centoventi ospiti ha concluso
la mostra “Indonesia, culture
e popoli uniti nella diversità”,
iniziata a novembre
Vangelo nel tempo dell’incertezza
Sabato 10 maggio, convegno di “Missione Oggi”
I
missionari saveriani di
Brescia invitano tutti al
convegno annuale, organizzato
dal mensile Missione Oggi, che
si terrà sabato 10 maggio presso la chiesa di San Cristo a Brescia, a partire dalle ore 9. Il tema dell’edizione 2014 è “Dire il
vangelo oggi nel tempo dell’incertezza”.
8
Attori in un teatro vuoto
Il dominio incontrastato del
capitalismo finanziario ha portato sull’orlo della decomposizione le costruzioni sociali del
passato: stato, nazione, democrazia, classe, famiglia. Gli individui sono rimasti soli nel
vortice della globalizzazione. “Siamo tutti soli come attori in un teatro vuoto”, ha denunciato il sociologo francese Alain Touraine. Non resta che ripartire
dai diritti universali e umani, con nuovi attori sociali.
All’etica, diventata escludente e ingiusta, fa appello anche papa Francesco
nell’esortazione Evangelii
gaudium.
I saveriani e Missione
Oggi cercano nuovi attori sociali, capaci di rinascita e di nuovo inizio, nel
sud e nel nord del mondo.
Ci chiediamo perciò come continuare a dire il vangelo oggi,
nell’incertezza.
Tanti punti di vista
Dopo i saluti del vescovo e
del sindaco di Brescia, il filosofo Salvatore Natoli parlerà della sfida di dire il vangelo nelle
contraddizioni del nostro mondo e della fiducia accesa nella
chiesa e in tante persone dall’elezione del nuovo papa. Il teologo nordamericano John Sivalon parlerà della missione nell’era post-moderna.
Nel pomeriggio, il convegno si
aprirà a contesti culturali e geo-
p. MARIO MENIN, sx
grafici diversi. Marinella Perroni, biblista e teologa, ci presenterà la sfida di dire il vangelo in
Europa dal punto di vista femminile, mentre il saveriano p. Tiziano Tosolini, missionario in Giappone, si soffermerà sull’esperienza del buddhismo post-moderno
del Sol Levante. L’insegnante
Maria Luisa Damini ci esporrà il
punto di vista della scuola italiana, sempre più crocevia di tradizioni culturali e religiose diverse. Le conclusioni sono affidate
al filosofo della teologia don Paolo Boschini di Bologna.
Anteprima da non perdere
La sera prima del convegno, venerdì 9 maggio alle
20.45, sempre a San Cristo,
BRESCIA
SAN CRISTO
andrà in scena lo spettacolo
SABATO
NEL TEMPO
teatrale “La mia lettera siete
10
MAGGIO
DELL’INCERTEZZA
voi: dire il vangelo oggi con
Paolo”, un testo di p. Ermes Ronchi (che introdurrà
la rappresentazione), interpretato dall’attore bresciano
Luciano Bertoli. L’ingresso
è libero.
INTERVERRANNO
Per maggiori informaERMES RONCHI
LUCIANO MONARI
zioni
sul convegno e per
EMILIO DEL BONO
prenotare il pranzo in seSALVATORE NATOLI
JOHN C. SIVALON
de, rivolgersi a “Missione
MARINELLA PERRONI
Oggi”: Tel. 030 3772780;
TIZIANO TOSOLINI
MARIA LUISA DAMINI
e-mail: segreteria.mo@
PAOLO BOSCHINI
saveriani.bs.it
■
INFO: tel. 030.3772780
[email protected]
CONVEGNO 2014
Missionari Saveriani
Volontari, dipendenti e amici hanno salutato p. Gianni Zampini con
un bell’happy hour e una torta che... parla da sola
Domenica 27 aprile: festa delle famiglie
I famigliari dei saveriani bresciani sono invitati domenica 27
aprile al tradizionale incontro annuale a San Cristo. Dopo l’accoglienza, alle 10.30 p. Mario Mula, vicario generale dei saveriani,
parlerà sul tema “Coinvolti nel sogno del Conforti”. Alle 11.30 p.
Walter Taini presiederà la celebrazione Eucaristica con la partecipazione della corale “Santa Giulia” di Paitone. Seguirà il pranzo.
Iscrizioni e informazioni entro il 19 aprile ai numeri 030
3753474, 030 3772780. Partecipate numerosi e portate con voi
anche i giovani e i bambini!
“GENTE DI PASQUA” E DI SPERANZA
Cari lettori e amici di “Missionari Saveriani”, nei giorni scorsi abbiamo assistito impotenti alla terribile scena di una madre che ha ucciso
le sue tre figlie. Mi sono chiesto: possibile che non ci fosse nessuno
vicino a questa donna, capace di farle sentire un po’ di affetto? Dove
sono finiti i cristiani capaci di testimoniarle, pur in mezzo a sofferenze e delusioni, che Dio non ci abbandona? Siamo davvero arrivati al
punto in cui alla celebre domanda di Isaia - “si dimentica forse una
donna del suo bambino così da non commuoversi per il figlio delle
sue viscere?” - occorre rispondere: “purtroppo sì; ci sono donne che
non solo dimenticano il proprio bambino, ma che gli spalancano spazi
oscuri di violenza e di morte!”.
Ebbene, in questa Pasqua spalanchiamo a tutti i nostri vicini gli spazi misericordiosi del nostro cuore, come ha fatto Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme, dicendo parole di speranza e compiendo gesti
di guarigione e di liberazione soprattutto nei confronti dei poveri,
dei malati, dei peccatori. Solo così possiamo essere, come afferma il
giovane cardinale di Manila Luis Antonio Tagle, “gente di Pasqua”,
gente di speranza. Ce lo ripete anche papa Francesco nell’esortazione
apostolica La gioia del vangelo: “Ci sono cristiani che sembrano avere
uno stile di Quaresima senza Pasqua”.
Ecco dunque i nostri auguri a ciascuno di voi e alle vostre famiglie:
siate “gente di Pasqua”, che anche in mezzo alle peggiori angustie,
è capace di mostrare “uno spiraglio di luce” per chi brancola nella
tristezza e nella solitudine. Buona Pasqua!
p. Mario Menin e saveriani di Brescia
2014 APRILE
CAGLIARI
09121 CAGLIARI CA - Via Sulcis, 1
Tel. 070 290891
E-mail: [email protected] - C/c. postale 207084
IBAN - IT 27 M 03059 85342 100000011073 (Banca Credito Sardo, Macomer)
Padre Giuseppe Marzarotto
a un distributore di benzina, in Indonesia
E sono 50 anni di sacerdozio!
Tutto è iniziato con una bella domanda
S
ono grato ai confratelli
saveriani della mia comunità di Macomer, che mi
hanno richiesto di scrivere una
testimonianza sul mio 50° di
vita sacerdotale. Avevo 13 anni
e due mesi quando nel 1948 da
Villaverla (VI) sono entrato tra
i saveriani di Vicenza. Avevo
dato la mia parola a p. Pino Rabito, missionario partente per la
missione della Sierra Leone. Ci
aveva infervorato tanto da “far
sentire” a noi ragazzi la chiamata per portare Gesù a chi non lo
conosce, per salvarli.
La mamma era restia a lasciarmi partire, data la mia eccessiva vivacità; il papà però
pensava alle tante bocche da
sfamare a casa. Eravamo 12 fratelli, oggi sette viventi
di cui un sacerdote della diocesi di Milano e
una suora salesiana; gli
altri quattro sono felicemente sposati, attorniati da figli, nipoti e
pronipoti.
difficoltà che la vita ha riservato
un po’ a tutti. La mamma era a
casa, con la nidiata di figli da accudire; il papà per tre anni tutti i
giorni andava a lavorare dai missionari di Vicenza per pagarmi la
retta mensile.
Negli studi non ero una cima,
ma sentivo il desiderio di continuare, con tanta fatica, fino al
sacerdozio. Devo ringraziare,
oltre a genitori e fratelli, un caro
sacerdote che nelle difficoltà mi
ha seguito con amore e con tanta preghiera. Ora sento ancora
il suo aiuto dal paradiso e trovo
sempre il modo di dirgli il mio
“grazie”.
L’inizio della mia vita missionaria si è svolta a Vicenza
e a Macomer, come animatore
Padre Marzarotto e il
mare della Sardegna
“Cosa vuoi fare
nella vita?”
I miei genitori avevano una grande fede
vissuta e testimoniata,
nonostante le numerose
p. GIUSEPPE MARZAROTTO, sx
missionario vocazionale: tante
giornate missionarie e incontri
nelle scuole, per rivolgere ai ragazzi la domanda fatidica: “Cosa vuoi fare nella vita?”. Del resto, anche a me era capitato così
nel 1948, nel mio paese natio.
Qualcuno ha “abboccato” e ora
è missionario.
Un sogno realizzato
Dopo la Sardegna, sono andato in Indonesia. Era un sogno
realizzato, gli anni più belli della mia vita: i primi anni difficili,
pochi battesimi. Ma mi piaceva
stare con la gente, quasi ogni
giorno ero fuori casa, lungo le
strade, nelle foreste, a incontrare
la gente. Mi chiamavano “Pastor
bersenyum - padre sorridente”.
Dovrei sorridere di più anche adesso. Papa Francesco
lo dice spesso: “Un cristiano
non può essere triste o troppo
serio”.
Le difficoltà non mancavano. L’Indonesia è un paese multietnico: tante lingue
diverse, e poi l’islam… Bisognava essere prudenti nel
parlare o nel predicare! Mi
sono ammalato, anche gravemente, ma non mi sono
scoraggiato. Per otto mesi
sono stato mantenuto soprat-
Una settimana di vita comune
L’iniziativa con giovani e giovanissimi
quest’anno abbiamo
A nche
fatto esperienza di vita co-
mune: in ottobre con i giovani e
in febbraio con i giovanissimi.
La “vita comune” nasce da un’idea dei responsabili dell’animazione missionaria e vocazionale nel 2010. Il nostro
obiettivo è far sentire giovani
e giovanissimi come parte
integrante della vita comunitaria saveriana, almeno per
una settimana. L’esperienza è
perciò iniziata nel 2011.
Ma cosa facciamo e come
passiamo la giornata? Vi spiego.
8
Per respirare…
aria saveriana
Il lunedì, dopo la scuola, ci
ritroviamo nella casa saveriana di Macomer e comincia la
vita comune. Abbiamo preparato un luogo per lo studio
e dalle 16 alle 18 si cerca di
studiare tutti insieme. Naturalmente per ripetere ad alta
voce si va nelle stanze vicine
per non disturbare.
L’orario tipo della giornata è
come segue: alle 7 e 30 del mattino, preghiamo insieme i salmi;
segue la colazione e poi a scuola. Alle 14 e 30 c’è il pranzo; alle
Padre Virginio Simoncelli durante la settimana di
vita comune con giovani e giovanissimi
p. VIRGINIO SIMONCELLI, sx
16 lo studio; alle 20 e 30 la cena;
alle ore 22 e 30 la preghiera di
compieta; infine, il camomilla
time e poi tutti a letto.
In ottobre i giovani con noi
erano dieci: pochi, anche perché cominciava l’università, e
questo ha impedito ad alcuni
di partecipare. In febbraio i
giovanissimi che hanno partecipato erano sedici.
Nella revisione del sabato
sera, tutti hanno espresso la
gioia di essere stati “gomito
a gomito” per l’intera settimana. Non sono mancati gli
screzi per chi faceva le pulizie, lavava i piatti, apparecchiava la tavola o preparava
da mangiare.
Comunque, a parte qualche
ritardo alla preghiera del mattino (per via del sonno!), nel
complesso è stata una bella
esperienza di vita comune. È
un modo bello per respirare un
po’ di spirito saveriano, partecipando alla vita della comunità durante la settimana. ■
tutto dai musulmani, sono stato
difeso da un gruppo di giovani
che mi facevano da “guardia del
corpo”, perché minacciato da
alcune persone malintenzionate. La vita del missionario non
è mai facile, ma Dio ci guarda e
non ci abbandona… Sono stato
felice per i 17 anni in Indonesia.
Il ritorno in Sardegna
Dopo l’Indonesia, sono tornato ancora in Sardegna: quanti
giri in macchina, tra cui un incidente grave; ma il legame con
le delegate e con gli amici dei
missionari mi “tenevano su”. Ho
un bel ricordo anche di Genova,
dove sono stato per nove anni:
un’esperienza molto bella e significativa con i ragazzi e con i
gruppi missionari in tanti luoghi
della Liguria.
I chilometri percorsi sono stati centinaia di migliaia; quante
persone ho incontrato, a cui ho
voluto bene! Sono un po’ stanchixeddu, ma felice di avervi conosciuto e di aver lavorato con
voi. Aiutatemi ad amare di più il
Signore e i fratelli. Per questi 50
anni ringrazio il Signore e tutte
le persone incontrate; ma devo
chiedere anche perdono, perché
in tante cose ho mancato.
E vedrete che scoperte faremo
in paradiso! Almeno lì, saremo
■
sempre felici e al sicuro.
SBARCO CON MAL DI... TERRA
p. GIANNI ZAMPINI, sx
Considerando il clima temperato di Cagliari sono uscito con una
giacca a vento leggera e senza colbacco per andare a celebrare Messa
in parrocchia, assieme al parroco don Luca. Morale: digestione bloccata, un brutto sabato notte e la mia prima domenica “sarda” a riposo.
Padre Massimo era a Selargius per incontrare un gruppo missionario e io sono rimasto in casa come “guardiano”. Mi metto a scrivere
nell’agenda gli impegni presi. Guardo anche la cartina stradale di Cagliari per imprimerla in testa; poi mi rilasso leggendo alcuni commenti
della Parola di Dio.
Il tempo passa veloce e quasi non me ne accorgo. Sono già le 13 e
penso che devo preparare qualcosa da mangiare per p. Massimo, che
non era ancora rientrato. Scelgo una spaghettata aglio, olio e peperoncino, ma suona il campanello della porta di casa. Scendo e trovo
una mamma con la figlia che mi mettono in mano tre confezioni dicendo: “Ho sentito che avete riaperto la casa e ho pensato che forse
non avete provviste; accettate questo”.
Le chiedo nome e indirizzo di casa. Ma lei mi dice: “Padre, non si
preoccupi; in questi giorni ci conosceremo... Siamo contente che non
avete abbandonato Cagliari”. Nelle confezioni c’erano: una torta di
mele, un’insalata russa, un pacco di maccheroni con il sugo già pronto, tre etti di formaggio grattugiato, un pezzo di formaggio sardo,
una salamina, tre etti di costine di maiale, un pane alle noci... Mancava solo il vino!
Mi sono commosso nel vedere l’attenzione della gente. Tornare
ad abitare la casa è importante,
così le persone
non si sentono
abbandonate. E
da lunedì la settimana inizia con
tanti impegni.
Chi non lo ha visto?
Questa è una delle foto
più celebri e gettonate
del mondo missionario
italiano; fatta da p. A.
Costalonga, riprende
un giovane p. Gianni
Zampini in Colombia,
la domenica delle
Palme, con la gente e i
bambini; gli anni sono
passati, ma il cuore è
ancora più giovanile!
2013 APRILE
CREMONA
43123 PARMA PR - Viale S. Martino, 8
Tel. 0521 920511 - Fax 0521 920502
E-mail: [email protected] - C/c. postale 153437
La bella storia di “Sassolino”
Le difficoltà non si affrontano da soli
una volta un SassoliC’ era
no. Insieme agli altri, era
al bordo della strada e prendeva
il sole. Guardava le persone passare e aveva un sogno: viaggiare. Ma come? D’improvviso, un
gruppo di bambini arrivò sulla
strada. Il più piccolo lo vide e se
lo mise in tasca, correndo dietro
ai suoi amici.
Sassolino cadde fino in fondo alla tasca. Era in compagnia
di un fazzoletto e molte altre cose. Il bambino, dopo aver corso
molto con i suoi amici, si fermò
vicino a una sorgente per bere:
era molto assetato e tirò fuori il
fazzoletto per asciugarsi le mani. Sassolino si trovò, senza saperlo, fuori dalla tasca, tutto inzuppato d’acqua.
In regalo e il portafortuna
Non ebbe neanche il tempo
di riposarsi che una ragazzina
lo prese nelle sue mani, dicendo
che lo avrebbe regalato alla sua
migliore amica. Sassolino era di
colore bianco latte, tutto liscio
e un po’ piatto: era davvero un
grazioso Sassolino. Vedendo la
sua migliore amica davanti a casa sua, la bambina le diede il regalo. Ma lei lo gettò a terra, provocando il pianto di chi l’aveva
donato. Sassolino rimase ancora
solo, in mezzo a una strada.
Due sportivi stavano facendo ginnastica. Chiacchieravano
molto. Uno dei due vide Sassolino tutto solo per terra. Lo raccolse, dicendo: “Sarà il nostro
portafortuna alla partita”. Finalmente arrivò la domenica e le
due squadre si sfidarono nello stadio
della città.
La squadra
dei due amici
vinse, così pensarono di proteggerlo come un’opera
d’arte. Ma un giorno lo
p. OLIVIERO FERRO, sx
dimenticarono a casa e la squadra non vinse più. Allora presero
Sassolino e lo gettarono lontano.
Cadde vicino a un fiume. Era triste e rifletteva che non si può essere sempre felici…
“Non scoraggiarti mai!”
I pesci che stavano facendo
la loro passeggiata, videro Sassolino tutto solo. Il più piccolo
gli domandò cosa fosse capitato.
Sassolino raccontò la sua storia;
tutti i pesci erano attenti e soltanto il più piccolo continuava a girare intorno, dicendo che il mondo era davvero strano. Quando
Sassolino terminò il
suo racconto,
il più vecchio dei
pesci gli
diede qualche consiglio: “Non
è facile realizzare i propri pro-
Quando il destino è nel nome
Papa Francesco e il programma spirituale
È
8
già passato oltre un anno
dalle dimissioni di papa
Benedetto XVI, una decisione
davvero storica e del tutto libera,
che ci ha fatto ricordare quella di
papa Celestino V, avvenuta cinque secoli prima. Ed è già passato oltre un anno dall’elezione
del nuovo papa, che ha scelto
di chiamarsi con il bel nome di
Francesco, il poverello di Assisi, tanto amato dai cristiani del
mondo intero. Questa decisione
non è stata presa a caso: essa
indica il suo “ideale di vita”, il
suo programma spirituale, il suo
destino.
d’Assisi è ricordato nella liturgia
il 4 ottobre e festeggiato come
patrono d’Italia. Ma il santo è
anche patrono dell’ecologia, dei
commercianti e dei mercanti, dei
cordai e dei tappezzieri, dei floricoltori… È soprattutto il patrono e il modello di tante migliaia
di religiose e di religiosi francescani, che si sono ispirati ai suoi
esempi e ai suoi insegnamenti in
Italia e nel mondo intero.
Davvero san Francesco d’Assisi è, tra i milioni di santi, “colui che a Cristo più somiglia”,
come ha scritto di lui il nostro
sommo poeta Dante Alighieri.
“Colui che a Cristo
più somiglia”
Questo nome sembra derivare
dal tedesco, dalla
tribù dei franchi,
che significa “liberi”. E nessuno
amava la libertà
come san Francesco! Il suo nome di battesimo
era Giovanni, ma
poi il padre commerciante, dopo uno dei suoi
frequenti viaggi
in Francia, gli
cambiò il nome
in Francesco.
Francesco
Grazie, Signore,
che ce l’hai donato
Dobbiamo confessare con
p. SANDRO PARMIGGIANI, sx
gioia che, durante questo primo
anno, il papa “venuto da lontano” non cessa di stupirci con le
sue parole, le sue azioni, i suoi
atteggiamenti, le sue virtù, la sua
umiltà e semplicità, la sua vicinanza alla gente, ai giovani e ai
piccoli, ai malati e agli anziani,
che affollano piazza San Pietro
in tutte le stagioni, sia quando il
sole brucia sia quando piove e fa
freddo.
Tanti vengono da lontano solo
per vedere lui più che le bellezze di Roma, solo per ascoltare
le sue parole e ricevere la sua
benedizione. E molti di loro circa il 45% - hanno confessato
di non avere il dono della fede e
di essere attratti dalle sue parole
e dai suoi esempi, dal suo sorriso accattivante,
dal suo tendere la
mano a tutti, dai
suoi baci e abbracci ai bambini
e ai disabili.
È bastato
un anno per
conquistare il
cuore di tante
persone. E non
ha ancora finito
di stupirci!
Rivolgiamo un
“grazie sincero”
al Signore, che ce
lo ha donato! ■
I sassolini ordinati nel sekitei, nel
giardino del centro Shinmeizan,
in Giappone (foto di S. Berton)
getti… Attento alle trappole, ma
non scoraggiarti mai!”. E se ne
andò con tutti gli altri pesci per
continuare la passeggiata.
Sassolino conservò nel suo
cuore i consigli e si rimise in
marcia per attraversare la foresta vicina al fiume. Aveva un po’
di paura, ma cercò di farsi coraggio. Osservava tutto quello che
era vicino a lui e si meravigliava. Verso mezzogiorno, cadde
su una grande pietra, circondata
da molti fiori. Sassolino decise
di riposarsi un po’ e di mangiare
qualcosa. Si addormentò. Dopo
un po’ cominciò a sentire alcune vocine vicino a lui. Si svegliò
e vide molti animali che stavano parlando di lui. Erano contenti della sua visita. Sassolino era
emozionato. All’improvviso una
musica uscì da non si sa dove e
tutti si misero a danzare.
La fine della solitudine
Terminata la danza, uno sco-
iattolo gli propose di venire a
casa sua per trascorrere la notte. Papà scoiattolo gli fece molte domande. E alla fine gli disse: “Io abito qui in alto e vedo molte cose. Non scoraggiarti. Continua la tua strada. Vedrai che tutto si metterà a posto”. Sassolino lo ringraziò. Il
giorno dopo scese verso la fontana e si bagnò gli occhi. Mangiò qualche frutto e riprese la
sua strada.
Era quasi alla fine del viaggio,
anche se non lo sapeva. Uscendo dalla foresta, vide una grande cassa. C’era un cartellone sul
quale era scritto: “Benvenuto,
Sassolino!”. All’improvviso, altri sassolini spuntarono dappertutto e lo circondarono cantando:
“Sassolino è nostro amico, casa
sua è a casa nostra”. Il viaggio
era veramente terminato. Sassolino era tornato a casa sua, pronto ad affrontare tutte le difficoltà, perché non era più solo. ■
IL CONVEGNO DI “MISSIONE OGGI”
Sabato 10 maggio, a Brescia, dalle 9 alle 18
CONVEGNO 2014
NEL TEMPO
DELL’INCERTEZZA
BRESCIA
SAN CRISTO
SABATO
10 MAGGIO
INTERVERRANNO
ERMES RONCHI
LUCIANO MONARI
EMILIO DEL BONO
SALVATORE NATOLI
JOHN C. SIVALON
MARINELLA PERRONI
TIZIANO TOSOLINI
MARIA LUISA DAMINI
PAOLO BOSCHINI
INFO: tel. 030.3772780
[email protected]
Missionari Saveriani
2014 APRILE
DESIO
20033 DESIO MB - Via Don Milani, 2
Tel. 0362 625035 - Fax 0362 624274
E-mail: [email protected] - C/c. postale 00358200
IBAN - IT 71 F 06230 33100 000046222194 (Cariparma Credit Agricole, Desio)
La Pasqua sotto il mango
Prima Messa nel villaggio sul fiume Acarà
un’esperienza tocca
Q uando
in profondità non la si di-
mentica mai. E allora raccontarla diventa una necessità perché
ciò che è bello non deve restare nascosto.
Negli anni in cui ho lavorato
a Belém (1980-90) normalmente
trascorrevo la fine della settimana visitando una delle “missioni” sparse sul fiume Acarà, uno
dei tanti affluenti del Rio delle
Amazzoni. Uscivo dal seminario
con due o tre studenti di teologia
verso le 7 del mattino per andare
al porto. Quella volta era sabato santo. Dopo circa due ore di
viaggio con una barca gremita
di persone, animali e oggetti,
siamo sbarcati. C’era solo un
piccolo sentiero che si perdeva
verso l’infinito.
In barca, ma senza cavallo
L’imbarcazione intanto era
scomparsa dietro la curva del
fiume sempre più stretto. Per la
verità avremmo dovuto trovare
ad accoglierci alcune persone
con un cavallo. Ma dopo qua-
si un’ora di attesa, non appare
nessuno. Così, abbiamo iniziato
il cammino a piedi verso il villaggio, sotto il sole equatoriale.
A Dio piacendo e gambe permettendolo, arriviamo a Jaquerequara.
L’accoglienza è festosa. Joaquim, responsabile del villaggio,
a nome di tutti ci dà il benvenuto. “Ci dispiace di non essere
venuti a prendervi, ma proprio
oggi il cavallo non stava bene”.
All’invito di lavarci, non abbiamo esitato, anche per smaltire la
fatica di tre ore di cammino. Una
famiglia ci ha offerto del cibo
più che sufficiente per riempire
il nostro stomaco.
La notte sotto le stelle
Prima del tramonto facciamo una riunione con i membri
dell’equipe della comunità per
concordare il programma della
nostra permanenza. Consumiamo una cena frugale all’aperto
sotto un grande mango che fa
anche da cappella. Una luce a
gas illumina a sufficienza il luo-
p. DOMENICO MENEGUZZI, sx
go; è il momento della preghiera
e della penitenza. Non mancano
i canti ben animati che danno
alla celebrazione un tono festivo
e solenne. Io mi sposto sotto un
altro albero di mango per ascoltare le confessioni. Ricordo ancora quella notte sotto le stelle,
mentre alcuni adulti si accostano
alla penitenza con fervore.
L’indomani la sveglia suona
piuttosto presto e con spari di
mortaretti. È la Pasqua di resurrezione. Il senso della festa si
avverte anche perché la gente dei
dintorni comincia ad arrivare, tutti ben vestiti. I più a piedi, tenendo per mano i piccoli o portandoli sulle spalle; altri con le canoe
che parcheggiano poco prima
di arrivare al villaggio per darsi
l’ultima lavatina e magari mettere qualche goccia di profumo
comprato al mercato di Belém.
“Dio ci ama davvero!”
Non posso dire “all’ora stabilita”, ma a un certo punto mi è
parso che possiamo finalmente dare inizio alla celebrazione
Acqua potabile per Panzi
Desio solidale per i progetti di p. Dovigo
T
utto è nato alcuni anni
fa, quando p. Giuseppe
Dovigo faceva l’economo nella
comunità saveriana a Desio. Era
arrivato dopo una lunga esperienza di missione in Congo, che
il suo cuore non è mai riuscito
a dimenticare. In Brianza ha conosciuto un sacco di amici; tra
questi, anche i coniugi Ernesto e
Mariuccia Colombo.
Tramite Ernesto e Mariuccia
Quando p. Giuseppe è ripartito per la missione agli inizi
degli anni duemila, i legami di
amicizia sono proseguiti. A un
certo punto, con altri amici di
Desio ha preso vita un’iniziativa
di solidarietà per collaborare alla
realizzazione di alcuni progetti
nella periferia di Bukavu.
Così, dal 2006 Ernesto e Mariuccia hanno fatto alcuni viaggi
per vedere di persona le varie
iniziative sostenute dagli amici
di Desio e, naturalmente, per
recapitare il denaro raccolto attraverso varie modalità, tra le
quali spicca quella del “mercatiErnesto Colombo con alcuni
bambini di Panzi, felici di avere
un amico che viene da lontano
8
p. D. MENEGUZZI, sx
no” che si realizza dai saveriani
di Desio ogni primo sabato del
mese. Mariuccia, poi, nelle varie
visite, ha potuto dare una mano
in cucina per ricordare ai missionari il sapore di un buon piatto
all’italiana.
Lamentele senza senso
Quest’anno, a fine gennaio,
hanno potuto inaugurare due
pozzi che forniscono 50mila
litri di acqua potabile alla popolazione di Panzi. Si tratta di
un quartiere alla periferia estrema della città di Bukavu, che si
è sviluppato negli anni della
guerra fra il 1997 e il 2005,
con gli sfollati e i profughi che
fuggivano dai gruppi armati
nelle zone di campagna e nella
foresta.
Il confronto con gente di cultura diversa dalla nostra mette in discussione continuamente
lo stile di vita che stiamo conducendo. “Ci stiamo rendendo
conto che le nostre continue lamentele non hanno alcun senso, se teniamo davanti agli occhi
il modo in cui vive tanta gente
dell’Africa e del mondo intero”.
Non occorre pensarci troppo per
essere d’accordo con le parole di
■
Ernesto.
della Messa di Pasqua. Naturalmente il mango, con i suoi rami
carichi di anni, fa da ombrello
per ripararci dal sole forte, che
da alcune ore splende nel cielo.
Tutto si svolge con solennità anche se in modo semplice. Piccoli
e grandi, donne e uomini, partecipano con un indicibile entusiasmo a questo grande evento. Il
tempo è volato.
Verso la fine della Messa,
Joaquim prende la parola: “Non
abbiamo più dubbi che Dio ama
la nostra comunità sperduta
nella foresta. Oggi Dio si è ricordato anche di noi. Questo ci
riempie di gioia. Grazie, padre
Domenico! È la prima volta che
nella nostra comunità si celebra
la Messa nel giorno di Pasqua.
Per noi è un segno grande che
Dio non si è dimenticato di noi.
Grazie per il bel regalo che ci hai
fatto!”.
Il pranzo pasquale tutti insieme è a base di manioca, riso
e fagioli. Il viaggio di ritorno a
Belém (il cavallo, guarito, ci ha
accompagnato per la prima parte
del tragitto) è veramente all’insegna della gratitudine e della gioia per l’incontro vissuto in questa Pasqua indimenticabile. ■
Preghiera all’aperto: spesso nelle piccole comunità sparse nella foresta Amazzonica, il cielo o il mango fanno da “chiesa”:
accolgono la gente per la preghiera al nostro Creatore
Auguri di Buona Pasqua !
“Il Signore è veramente risorto!”. È il grido che risuona da
venti secoli nella chiesa di Cristo attraverso la liturgia e la voce
dei missionari che in ogni angolo della terra l’annunciano per
dare a tutta l’umanità un messaggio di luce e di speranza.
La risurrezione di Cristo è il principio di vita nuova: unità con
Dio e tra tutti gli uomini. Dio Padre ci ha creato a sua immagine
e somiglianza, ha messo nella mente e nel cuore dell’uomo desideri e progetti secondo il suo cuore misericordioso.
Auguro a voi tutti, cari famigliari e amici, di vivere nelle vostre
famiglie e nelle vostre comunità questa fraternità fonte di amore, gioia e pace, accompagnando gli auguri con il ricordo nella
preghiera e nell’Eucaristia!
p. Carmelo e saveriani di Desio
IL CONVEGNO DI “MISSIONE OGGI”
Sabato 10 maggio, a Brescia, dalle 9 alle 18
CONVEGNO 2014
NEL TEMPO
DELL’INCERTEZZA
BRESCIA NEL TEMPO
DELL’INCERTEZZA
SAN
CRISTO
SABATO
10 MAGGIO
INTERVERRANNO
ERMES RONCHI
LUCIANO MONARI
EMILIO DEL BONO
SALVATORE NATOLI
JOHN C. SIVALON
MARINELLA PERRONI
TIZIANO TOSOLINI
MARIA LUISA DAMINI
PAOLO BOSCHINI
INFO: tel. 030.3772780
[email protected]
INFO: tel. 030.3772780
[email protected]
Missionari Saveriani
T
M
PA
2014 APRILE
FRIULI
33100 UDINE UD - Via Monte S. Michele, 70
Tel. 0432 471818 - E-mail: [email protected]
- C/c. postale 210336
IBAN - IT 40 S 06340 12301 07404043235H (CARIFVG, Udine)
Rumori di guerra nel “profondo Ciad”
C
ari amici, fino a gennaio ero in Ciad. Una delle
nostre comunità aveva urgentemente bisogno di una mano per
far fronte alle attività natalizie.
La comunità è composta da
un saveriano bangladeshi, uno
spagnolo, un indonesiano e un
giovane seminarista brasiliano.
Conoscevo già un po’ l’ambiente, grazie alle mie visite periodiche; conosco anche un po’
la lingua locale. È stato un vero
tuffo nella realtà quotidiana del
“Ciad profondo”, cioè quello dei
villaggi più sperduti nella savana.
La speranza
di papa Francesco
Non lontano da noi c’è la frontiera con il Centrafrica, da diversi mesi sottosopra per un ennesimo colpo di stato. Milizie incontrollate seminano morte e distruzione, violenze e assalti a chiese
e case religiose. Provengono dal
p. ARMANDO COLETTO, sx
Ciad e dal Sudan e sono musulmane. La tensione con i cristiani
è davvero alta.
Lo stesso Ciad è sempre nella tormenta. Per ora c’è una parvenza di pace, ma la guerra si
combatte sul fronte politico e
sociale. La stragrande maggioranza della popolazione sopravvive. Il contatto con i villaggi
mi dà una dimostrazione viva e
chiara di questa situazione. Cosa facciamo per far sparire questi mali dalla faccia della nostra
terra, ubriaca per le sue conquiste tecnologiche, ma incapace di
affrontare i veri problemi?
L’attualità è occupata anche da papa Francesco, “uomo
dell’anno”. Pare abbia suscitato
molte speranze. Anche qui, nelle periferie del mondo, noi auspichiamo un cristianesimo sempre più vero e coerente e delle
strutture ecclesiali più evangeliche. Cari amici, viviamo insie■
me il vangelo: è per tutti.
Buona Pasqua!
Padre Armando Coletto con alcuni studenti in Ciad
Il centro giovani Kamenge
Nessuno deve ostacolare la vita insieme
I
I centro giovani Kamenge si trova nei quartieri nord, la periferia più povera
di Bujumbura, capitale del Burundi. Conta oggi oltre 40mila
iscritti, svolge più di 800 attività all’anno, ha quattro progetti
nei quartieri che lo circondano e
ogni estate organizza i campi di
lavoro e di formazione per fabbricare i mattoni e costruire le
case per i più poveri.
Le differenze sono bandite
Ogni evento è un pretesto per
far stare insieme i giovani del
Burundi, indipendentemente dalle differenze etniche, economiche, sociali, religiose, di partito
e di nazionalità, che non devono
essere ostacoli al vivere insieme.
II centro è stato fondato dai
saveriani. Da subito si è contraddistinto come luogo aperto a tutte le religioni, proprio perché bisogna superare le divisioni. Bisogna stare insieme, crescere insieme, superando le differenze
religiose (cattolici e protestanti,
musulmani e animisti...), etniche (bianchi e neri, hutu e tutsi),
economiche e sociali. Per questi
motivi, anche noi bianchi lavoriamo con loro, siamo come loro, viviamo con loro.
Dopo anni di guerra civile
II centro è nato proprio per dimostrare che si può vivere insieme. I missionari hanno deciso di
fondare questo centro nel 1991,
dopo anni di conflitti e massacri tra le due etnie hutu e tutsi
(iniziati già nel lontano 1962) e
dopo anni di dittature militari.
E hanno deciso di fondarlo nei
quartieri nord, i più poveri e degradati e dove il conflitto è stato
più violento.
La contrapposizione tre le due
etnie è sfociata nel 1994 in una
guerra civile durata 13 anni, portando alla totale distruzione dei
quartieri, all’uccisione di almeno 500mila persone in tutto il
paese, all’impoverimento più assoluto, alla fuga di centinaia di
migliaia di profughi.
Ventuno anni di vita
Ormai il centro, che ha compiuto 21 anni di vita, rappresenta
per i quartieri sia la speranza che
qualcosa possa cambiare prima
o poi anche in Burundi, sia l’occasione di avere una vita normale, soprattutto per i più giovani
che presso il centro possono trovare attrezzature e campi sportivi, una biblioteca, due sale informatiche, cinque sale di studio
e formazione, la sala per cineforum, la sala polivalente...
In una parola, i giovani possono trovare una vita normale, come quella di tanti altri giovani di
altre nazioni del mondo. Possono trovare qualcuno che si interessa a loro, che lavora per loro, che viene in Burundi per loro, che vive con loro.
Nota bene - Chi desidera partecipare ai campi di lavoro estivi organizzati dal centro Kamenge, può scrivere a p. Claudio Marano sulla e-mail cejeka.
[email protected]
■
Il friulano p. Claudio Marano è il “motore” del centro giovani Kamenge di Bujumbura, in Burundi
8
p. CLAUDIO MARANO, sx
p. FABIO D’AGOSTINA, sx
L
a signora Biancarosa della
scuola d’infanzia di Strassoldo mi chiede dei bambini del
Mozambico. Ecco dunque alcune informazioni: sono tanti, li
vedi dappertutto ed è raro siano
da soli; sono molto socievoli e
volentieri sorridono quando li
saluto. La popolazione mozambicana è molto giovane e, nonostante l’alta mortalità infantile,
le malattie e la povertà diffusa,
le famiglie hanno molti figli.
Le corse sotto l’acqua
L’analfabetismo, purtroppo,
è ancora alto e andare a scuola
non è sempre facile. Possono
trovarsi in 40-50 in una classe.
Nel tempo libero giocano insieme all’aria aperta: saltano la corda oppure saltellano sui quadri
che disegnano per terra o fanno
altri giochi di squadra.
I bambini si divertono anche
guidando camioncini fatti con
fil di ferro e lattine di cocacola; sono giocattoli realizzati
manualmente in casa e possono essere guidati. Altri li vedi
condurre un vecchio pneumatico con due aste per spingerlo
e dirigerlo.
Quando arrivano le prime
piogge (ottobre o novembre),
i bambini si divertono a stare
sotto l’acqua; con i pantaloncini corti (a volte anche senza)
corrono o scivolano nelle pozzanghere. È una festa! Dopo
qualche giorno, se la pioggia è
stata abbondante e ha riempito
i canali di scolo, si costruiscono
le canne da pesca e cominciano
a pescare.
Camminiamo insieme…
Attorno casa abbiamo qualche
albero da frutta. Ai bambini piace la serola, un frutto simile alla
ciliegia per dimensione e colore.
Ogni tanto vengono alcune bambine, bussano alla porta e chiedono gentilmente se possono
andare a prendere “la frutta”. Io
do il permesso e quando hanno
riempito le tasche, se ne vanno
contente e sorridenti, ringraziando più volte.
A volte quando sono per strada, spontaneamente mi danno la
mano: camminano con me e io
con loro. È vero quello che ha
detto Gesù: “Il regno di Dio è
vicino” e i bambini ci accompa■
gnano.
Padre Fabio D’Agostina
con alcuni bambini in Mozambico
AUGURI DI BUONA PASQUA !
Murale di Mino Cerezo Barredo
I missionari friulani ci scrivono
I bambini del Mozambico sono felici
Cari amici, a nome dei saveriani di Udine faccio gli auguri di buona
Pasqua, ripescando una lettera scritta dalla Sierra Leone dieci anni fa,
con un messaggio missionario ancora valido.
“Anche quest’anno la Pasqua è alle porte con il suo importante
messaggio di conversione e di rinnovamento della nostra vita cristiana, grazie alla morte e resurrezione di Cristo Salvatore.
Ho cercato con i miei cristiani di vivere la quaresima nel miglior modo possibile, attraverso una più frequente preghiera, gesti di penitenza e opere di carità verso i più poveri. Ho visitato alcune comunità cristiane lontane, dove prima d’ora il missionario non era mai potuto arrivare.
Lunghe marce a piedi su per le montagne, mi hanno permesso di
passare una giornata in preghiera - e anche in condivisione di cibo e
bevande locali -, con tanti fratelli e sorelle che aspettavano la mia visita da mesi.
Le ore passate in questi villaggi sono state di grande gioia e di sincera fraternità; e hanno dimostrato a questa gente di essere amata, di
essere importante per Dio che ha mandato loro qualcuno per portare
il suo messaggio e per assicurarli del suo amore di Padre.
Così la nostra opera di evangelizzazione va avanti, proponendo valori cristiani che diano senso a una vita ardua e spesso impossibile, di
chi vive in questa terra ricca di diamanti ma con tanta povertà.
Buona Pasqua a tutti voi! La vostra gioia possa contagiare tanti altri
fratelli e sorelle attraverso la vostra preghiera e una generosa carità”.
p. Antonio Guiotto e saveriani di Udine
2014 APRILE
MACOMER
08015 MACOMER NU - Via Toscana, 9
Tel. 0785 70120 - Fax 0785 70706
E-mail: [email protected] - C/c. postale 207084
IBAN - IT 27 M 03059 85342 100000011073 (Banca Credito Sardo, Macomer)
Padre Giuseppe Marzarotto
a un distributore di benzina, in Indonesia
E sono 50 anni di sacerdozio!
Tutto è iniziato con una bella domanda
S
ono grato ai confratelli
saveriani della mia comunità di Macomer, che mi
hanno richiesto di scrivere una
testimonianza sul mio 50° di
vita sacerdotale. Avevo 13 anni
e due mesi quando nel 1948 da
Villaverla (VI) sono entrato tra
i saveriani di Vicenza. Avevo
dato la mia parola a p. Pino Rabito, missionario partente per la
missione della Sierra Leone. Ci
aveva infervorato tanto da “far
sentire” a noi ragazzi la chiamata per portare Gesù a chi non lo
conosce, per salvarli.
La mamma era restia a lasciarmi partire, data la mia eccessiva vivacità; il papà però
pensava alle tante bocche da
sfamare a casa. Eravamo 12 fratelli, oggi sette viventi
di cui un sacerdote della diocesi di Milano e
una suora salesiana; gli
altri quattro sono felicemente sposati, attorniati da figli, nipoti e
pronipoti.
difficoltà che la vita ha riservato
un po’ a tutti. La mamma era a
casa, con la nidiata di figli da accudire; il papà per tre anni tutti i
giorni andava a lavorare dai missionari di Vicenza per pagarmi la
retta mensile.
Negli studi non ero una cima,
ma sentivo il desiderio di continuare, con tanta fatica, fino al
sacerdozio. Devo ringraziare,
oltre a genitori e fratelli, un caro
sacerdote che nelle difficoltà mi
ha seguito con amore e con tanta preghiera. Ora sento ancora
il suo aiuto dal paradiso e trovo
sempre il modo di dirgli il mio
“grazie”.
L’inizio della mia vita missionaria si è svolta a Vicenza
e a Macomer, come animatore
Padre Marzarotto e il
mare della Sardegna
“Cosa vuoi fare
nella vita?”
I miei genitori avevano una grande fede
vissuta e testimoniata,
nonostante le numerose
p. GIUSEPPE MARZAROTTO, sx
missionario vocazionale: tante
giornate missionarie e incontri
nelle scuole, per rivolgere ai ragazzi la domanda fatidica: “Cosa vuoi fare nella vita?”. Del resto, anche a me era capitato così
nel 1948, nel mio paese natio.
Qualcuno ha “abboccato” e ora
è missionario.
Un sogno realizzato
Dopo la Sardegna, sono andato in Indonesia. Era un sogno
realizzato, gli anni più belli della mia vita: i primi anni difficili,
pochi battesimi. Ma mi piaceva
stare con la gente, quasi ogni
giorno ero fuori casa, lungo le
strade, nelle foreste, a incontrare
la gente. Mi chiamavano “Pastor
bersenyum - padre sorridente”.
Dovrei sorridere di più anche adesso. Papa Francesco
lo dice spesso: “Un cristiano
non può essere triste o troppo
serio”.
Le difficoltà non mancavano. L’Indonesia è un paese multietnico: tante lingue
diverse, e poi l’islam… Bisognava essere prudenti nel
parlare o nel predicare! Mi
sono ammalato, anche gravemente, ma non mi sono
scoraggiato. Per otto mesi
sono stato mantenuto soprat-
Una settimana di vita comune
L’iniziativa con giovani e giovanissimi
quest’anno abbiamo
A nche
fatto esperienza di vita co-
mune: in ottobre con i giovani e
in febbraio con i giovanissimi.
La “vita comune” nasce da un’idea dei responsabili dell’animazione missionaria e vocazionale nel 2010. Il nostro
obiettivo è far sentire giovani
e giovanissimi come parte
integrante della vita comunitaria saveriana, almeno per
una settimana. L’esperienza è
perciò iniziata nel 2011.
Ma cosa facciamo e come
passiamo la giornata? Vi spiego.
8
Per respirare…
aria saveriana
Il lunedì, dopo la scuola, ci
ritroviamo nella casa saveriana di Macomer e comincia la
vita comune. Abbiamo preparato un luogo per lo studio
e dalle 16 alle 18 si cerca di
studiare tutti insieme. Naturalmente per ripetere ad alta
voce si va nelle stanze vicine
per non disturbare.
L’orario tipo della giornata è
come segue: alle 7 e 30 del mattino, preghiamo insieme i salmi;
segue la colazione e poi a scuola. Alle 14 e 30 c’è il pranzo; alle
Padre Virginio Simoncelli durante la settimana di
vita comune con giovani e giovanissimi
p. VIRGINIO SIMONCELLI, sx
16 lo studio; alle 20 e 30 la cena;
alle ore 22 e 30 la preghiera di
compieta; infine, il camomilla
time e poi tutti a letto.
In ottobre i giovani con noi
erano dieci: pochi, anche perché cominciava l’università, e
questo ha impedito ad alcuni
di partecipare. In febbraio i
giovanissimi che hanno partecipato erano sedici.
Nella revisione del sabato
sera, tutti hanno espresso la
gioia di essere stati “gomito
a gomito” per l’intera settimana. Non sono mancati gli
screzi per chi faceva le pulizie, lavava i piatti, apparecchiava la tavola o preparava
da mangiare.
Comunque, a parte qualche
ritardo alla preghiera del mattino (per via del sonno!), nel
complesso è stata una bella
esperienza di vita comune. È
un modo bello per respirare un
po’ di spirito saveriano, partecipando alla vita della comunità durante la settimana. ■
tutto dai musulmani, sono stato
difeso da un gruppo di giovani
che mi facevano da “guardia del
corpo”, perché minacciato da
alcune persone malintenzionate. La vita del missionario non
è mai facile, ma Dio ci guarda e
non ci abbandona… Sono stato
felice per i 17 anni in Indonesia.
Il ritorno in Sardegna
Dopo l’Indonesia, sono tornato ancora in Sardegna: quanti
giri in macchina, tra cui un incidente grave; ma il legame con
le delegate e con gli amici dei
missionari mi “tenevano su”. Ho
un bel ricordo anche di Genova,
dove sono stato per nove anni:
un’esperienza molto bella e significativa con i ragazzi e con i
gruppi missionari in tanti luoghi
della Liguria.
I chilometri percorsi sono stati centinaia di migliaia; quante
persone ho incontrato, a cui ho
voluto bene! Sono un po’ stanchixeddu, ma felice di avervi conosciuto e di aver lavorato con
voi. Aiutatemi ad amare di più il
Signore e i fratelli. Per questi 50
anni ringrazio il Signore e tutte
le persone incontrate; ma devo
chiedere anche perdono, perché
in tante cose ho mancato.
E vedrete che scoperte faremo
in paradiso! Almeno lì, saremo
■
sempre felici e al sicuro.
SBARCO CON MAL DI... TERRA
p. GIANNI ZAMPINI, sx
Considerando il clima temperato di Cagliari sono uscito con una
giacca a vento leggera e senza colbacco per andare a celebrare Messa
in parrocchia, assieme al parroco don Luca. Morale: digestione bloccata, un brutto sabato notte e la mia prima domenica “sarda” a riposo.
Padre Massimo era a Selargius per incontrare un gruppo missionario e io sono rimasto in casa come “guardiano”. Mi metto a scrivere
nell’agenda gli impegni presi. Guardo anche la cartina stradale di Cagliari per imprimerla in testa; poi mi rilasso leggendo alcuni commenti
della Parola di Dio.
Il tempo passa veloce e quasi non me ne accorgo. Sono già le 13 e
penso che devo preparare qualcosa da mangiare per p. Massimo, che
non era ancora rientrato. Scelgo una spaghettata aglio, olio e peperoncino, ma suona il campanello della porta di casa. Scendo e trovo
una mamma con la figlia che mi mettono in mano tre confezioni dicendo: “Ho sentito che avete riaperto la casa e ho pensato che forse
non avete provviste; accettate questo”.
Le chiedo nome e indirizzo di casa. Ma lei mi dice: “Padre, non si
preoccupi; in questi giorni ci conosceremo... Siamo contente che non
avete abbandonato Cagliari”. Nelle confezioni c’erano: una torta di
mele, un’insalata russa, un pacco di maccheroni con il sugo già pronto, tre etti di formaggio grattugiato, un pezzo di formaggio sardo,
una salamina, tre etti di costine di maiale, un pane alle noci... Mancava solo il vino!
Mi sono commosso nel vedere l’attenzione della gente. Tornare
ad abitare la casa è importante,
così le persone
non si sentono
abbandonate. E
da lunedì la settimana inizia con
tanti impegni.
Chi non lo ha visto?
Questa è una delle foto
più celebri e gettonate
del mondo missionario
italiano; fatta da p. A.
Costalonga, riprende
un giovane p. Gianni
Zampini in Colombia,
la domenica delle
Palme, con la gente e i
bambini; gli anni sono
passati, ma il cuore è
ancora più giovanile!
2014 APRILE
MARCHE
60129 ANCONA AN - Via del Castellano, 40
Tel. 071 895368 - Fax 071 2812639
E-mail: [email protected] - C/c. postale 330605
IBAN - IT 84 E 08549 37491 000060192713 (BCC San Biagio di Osimo)
DIARIO DELLA COMUNITÀ
Sembra un sogno, ma è tutto vero!
Solidarietà brasiliana per una famiglia marchigiana
comunità di immigrati
U naorganizza
una festa di be-
neficenza per aiutare una famiglia di italiani marchigiani. Sembra impossibile, una favola da
libro “Cuore”, la storia improbabile di un film di fantasia… E
invece è tutto vero!
Un gruppo che cresce…
Questo evento si è concretizzato sabato 1° marzo grazie
all’impegno, la passione e la voglia di solidarietà di quella che
ormai è stata ribattezzata “la comunità brasiliana saveriana”. È
una comunità nata quasi per caso, un po’ in sordina, alcuni mesi
fa grazie a p. Alberto Panichella
che ha lanciato la proposta di
celebrare ogni mese una Messa
aperta a tutti, e in particolare ai
tanti brasiliani presenti tra Ancona e Macerata.
È una Messa in stile brasiliano… All’inizio eravamo una
ventina di persone, ma con il
passare dei mesi, Messa dopo
Messa, il gruppo si è ingrandito
finché abbiamo riempito il salone
dei saveriani con circa 60 persone, non solo brasiliani ma anche
italiani, giovani e adulti… Un
gruppo eterogeneo per età, genere, provenienza, cammini di fede.
Fraternità e amicizia
per il piccolo Simone
Non si fa nulla di speciale, se
non celebrare la Messa, a cui segue la cena. Ognuno condivide
qualcosa: riso, fagioli e caipirinha non mancano mai; poi anche
farofa, a volte churrasco, pizza,
dolci… Ovviamente c’è sempre
il condimento della musica e
qualche ballo. Ma la cosa bella è
il clima di fraternità e di amicizia che si respira e che si è creato tra le persone, tutta gente che
di fatto non si conosceva prima.
Da questa amicizia e da que-
A. ANDREOLI
sti appuntamenti è nata l’idea
di fare una festa per carnevale.
Sono stati gli stessi brasiliani a
proporla, non solo per stare insieme, ma per raccogliere un po’
di soldi da donare a una famiglia
marchigiana nel bisogno. È una
famiglia con mamma, papà e tre
figli, che vivono a Macerata. Simone, l’ultimo di 5 anni, un anno fa è stato vittima di un incidente domestico che lo ha ustionato in diverse parti del corpo.
Per curarsi Simone si è sottoposto a diversi interventi di
ricostruzione in Germania, ma
le spese sono tante e la famiglia
non avrebbe potuto farcela senza l’aiuto e la solidarietà di tanti.
Per raccogliere i fondi in vista
del prossimo intervento è nata
l’idea di una festa di beneficenza.
Superando ogni barriera…
“Ma adesso c’è la crisi, la
gente non spende. Ognuno pen-
SPAZIO GIOVANI
I campi missionari dell’estate
Giovani e giovanissimi, vi aspettiamo!
quest’anno i missioA nche
nari saveriani stanno pre-
parando un’estate interessante
per i giovani che nutrono il desiderio di fare qualcosa per gli
altri, gratuitamente. In programma ci sono due campi nazionali:
uno per giovanissimi (ad Ancona, dal 24 al 29 luglio) e un altro per i giovani (a Udine, dal 4
all’11 agosto). Il primo ha per titolo “Viaggio inaspettato con gli
ultimi”; il secondo, “Una rotta
nuova si apre”.
8
Esperienza da
vivere e raccontare
Già l’estate scorsa abbiamo visto come i partecipanti abbiano vissuto intensamente le giornate proposte per loro. Tanto che hanno chiesto di potersi incontrare di nuovo durante l’anno. In verità, sembra che il
tempo donato per servire
i fratelli crei comunione e
unità. Ma sembra anche il
contrario: che il tempo vissuto solo per se stessi, in
un mondo egoista, provochi divisione e malessere...
Di questo forse avete fatto
esperienza anche voi.
Durante il campo estivo
i giovani si impegnano nella mattinata in un servizio
di volontariato presso alcuni istituti che ospitano persone diversamente abili, o alla Caritas (nei
vari servizi che questa offre), o
in centri per recupero, o aiutando qualche immigrato nell’apprendimento della lingua o semplicemente nell’accoglienza.
Dopo il pranzo si cerca di
esprimere nei gruppi ciò che si è
vissuto al mattino. In tal modo,
l’emozione provata si trasforma in esperienza che può essere
raccontata con significato e diventare bagaglio personale per il
p. ENZO TONINI, sx
viaggio della vita. Dopo la cena,
per costruire ancora di più l’amicizia, facciamo giochi e attività
che ci uniscano.
Provare per credere!
Ci confrontiamo anche con
Cristo, che ha fatto della sua vita un dono, che non ha fatto nulla per sé e per il proprio interesse personale, che ci ha rivelato il
vero volto di Dio Creatore e Padre. Così Gesù ha scacciato dalla nostra immaginazione l’eterno Giudice a cui nulla piace di
ciò che facciamo…
Evidentemente questo tipo di esperienze acquistano sapore quando sono realmente vissute. Solo provando e partecipando si
può gustare il buon sapore della vita donata. Perciò voglio fare un appello
ai giovani.
Caro giovane, hai tempo per pensarci; ma non
aspettare troppo. Piuttosto
pensaci, decidi e fa’ il passo prima che puoi... Dopo, potrebbe essere troppo
■
tardi.
Un momento della festa brasiliana di carnevale organizzata presso i saveriani
di Ancona, per aiutare il piccolo Simone
Alla festa hanno partecipato 300 persone e tanti generosi volontari
che si sono occupati della cena. Grazie!
sa a sé e per raccogliere una
somma così dovremo raggiungere un sacco di gente. E poi
ci sono le spese, e il tempo è
poco…”. Queste e altre motivazioni avrebbero potuto frenare
l’impresa. E invece, in occasione della Messa celebrata il 2
febbraio, è stata lanciata l’idea
della festa di beneficenza per
aiutare Simone.
Nel giro di pochi giorni, molte
persone si sono attivate, sia all’interno della comunità brasiliana
che fuori. Chi ha pensato a un
aspetto, chi a un altro… Sabato
1° marzo alla festa c’erano oltre
300 persone! Ciascuno ha dato il
contributo che poteva: chi per servire, chi per allestire, chi per cucinare, chi per animare la serata.
Ovviamente non poteva mancare
lo spettacolo di samba, la capoeira e poi musica e tanta allegria.
Un frammento del carnevale brasiliano è stato speso per
una buona causa. È un esempio
di come dalla fraternità possano
nascere forme concrete di solidarietà capaci di superare ogni
barriera. Basta la volontà e un
pizzico di fantasia!
■
IL CONVEGNO DI “MISSIONE OGGI”
Sabato 10 maggio, a Brescia, dalle 9 alle 18
CONVEGNO 2014
NEL TEMPO
DELL’INCERTEZZA
BRESCIA
SAN CRISTO
SABATO
10 MAGGIO
INTERVERRANNO
ERMES RONCHI
LUCIANO MONARI
EMILIO DEL BONO
SALVATORE NATOLI
JOHN C. SIVALON
MARINELLA PERRONI
TIZIANO TOSOLINI
MARIA LUISA DAMINI
PAOLO BOSCHINI
Per informazioni e iscrizioni: p. Enzo Tonini
[email protected]
cell. 347 5889413
INFO: tel. 030.3772780
[email protected]
Missionari Saveriani
2014 APRILE
PARMA
43123 PARMA PR - Viale S. Martino, 8
Tel. 0521 920511 - Fax 0521 920502
E-mail: [email protected] - C/c. postale 153437
“Cuor di leone” in... Sierra Leone
Ricordiamo il reggiano p. Mario Guerra
P
adre Mario Guerra era nato a Campagnola Emilia
(RE) il 22 ottobre 1934. Dopo il
liceo e due anni di teologia nel
seminario di Guastalla, è maturato in lui il desiderio di farsi
missionario, perciò chiese di essere accolto dai saveriani. Entra
nel noviziato saveriano a 23 anni
ed è ordinato sacerdote il 16 ottobre 1960.
Il rapimento nel 1998
Dopo due anni di studio della
lingua e di servizio alla comunità
saveriana della Gran Bretagna,
nel 1963 p. Mario parte per la
Sierra Leone. È assegnato alla
missione di Magburaka come
cappellano, a imparare il mestiere sotto la guida di un missionario
già esperto. La prima parte della
sua esperienza africana dura undici anni nella diocesi di Makeni.
Tra il 1982 e il 1988, presta servizio di animazione missionaria
in Gran Bretagna; poi torna in
Africa per altri undici anni.
Proprio tra il 1988 e il 1999,
la Sierra Leone è travolta dalla
guerra civile. Nel 1998 i guerriglieri si accaniscono anche contro la chiesa, perché credono che
sostenga il debole governo nazionale. Cominciano gli assalti
alle chiese, private di ogni cosa.
Missionari e suore vengono rapiti. Anche p. Guerra è fatto prigioniero il 15 novembre 1998.
Prima tappa: tredici chilometri a piedi, quasi di corsa. Padre
Mario ha 64 anni, non ce la fa.
Lo sostengono due giovani, ma
la marcia continua giorno e notte
verso la capitale. Là avviene lo
scontro con i militari nigeriani.
Nella confusione, p. Mario riesce
a fuggire e a mettersi in salvo.
Le rovine
e la nuova fioritura
Dopo un paio d’anni, sembra
che tutto sia tornato in pace. Padre Mario riparte per la Sierra.
Quello che vede è l’orrore: rovine dappertutto. La cosa che gli
p. AUGUSTO LUCA, sx
fa più impressione è la grande
scuola secondaria “St. Francis”.
Di tutto il complesso sono rimasti solo i muri; anche la chiesa
della scuola era abbattuta. Poi
c’era la sconcertante vista degli
accattoni: la gente che muore
di fame. Forse anche la sua resistenza interiore crolla. Padre
Mario dal 2004 è in Italia per
problemi di salute, lavora a Reggio Calabria e a Desio (MB); dal
2011 è nella casa madre dei saveriani a Parma.
Nel 2006 scrive al suo vescovo,
mons. Biguzzi, da Reggio Calabria: “Penso di chiudere i miei
ultimi giorni in meditazione e preghiera. Ho lavorato in Sierra Leone per tanti anni e mi ritengo soddisfatto. Ora lascio ai più giovani
l’onere di continuare. Sono felice
di essere stato parte di un’avventura di grande successo per la
chiesa e il regno di Dio. Quando
sono arrivato in Sierra, nel 1963,
c’erano poche e vaste parrocchie,
la chiesa non aveva salde radici.
Ora l’albero è cresciuto. È stato
bello ed è bello rivederlo nella
mia memoria. Quello che mi resta
da fare ora è di pregare il Signore
che il grande albero diventi una
foresta di popolo santo”.
Come una barca bucata
Un ultimo pensiero p. Mario
l’ha scritto a p. Angelo Ulian,
suo compagno di classe. “Il Signore ci ha recentemente affidato il ruolo della sofferenza e della preghiera. Noi eravamo abituati a tanta attività che ci dava
tanta soddisfazione; ora ci è affidato un altro ruolo sconosciuto
e che, quindi, ci lascia perplessi e riluttanti. Sono qui all’infermeria del quarto piano e ho vissuto questo ruolo già da vari anni. L’ho accettato come una richiesta del Signore. Sto navigando su una barca bucata che
sta affondando pian piano: metà polmoni, metà vista, metà udito, metà memoria, metà gambe… Eppure sono tanto sereno.
Mi preparo a tornare a casa. Nel
cimitero del mio paese, c’è una
Il reggiano p. Mario Guerra, a 79 anni, ha
raggiunto il cielo il 17 febbraio 2014; ora,
nella luce di Dio, preghi per noi
tomba di un bambino, morto appena nato, su cui è scritto: «Dal
cielo in terra volai. Vidi più bello il cielo e vi ritornai». Meravi■
glioso!”.
Padre Mario Guerra con la sorella Adalgisa,
in occasione del 50° di sacerdozio nel 2010
a Campagnola Emilia (RE)
Da Reggio Emilia alla missione...
La morte improvvisa di p. Mario Giavarini
I
l 15 gennaio, ci ha raggiunti la notizia dell’inattesa morte di p. Mario Giavarini.
In dicembre aveva avuto un incidente stradale che gli aveva lasciato un po’ di malessere e forse
qualche “sconvolgimento interno”. Aveva 78 anni compiuti.
8
I confratelli, provenienti dalle missioni, ebbero più volte
l’occasione di ringraziarlo per
la cordiale accoglienza che essi
ricevevano in casa madre, senza
contare la fraterna cura con cui
venivano assistiti i saveriani infermi nel reparto infermieristico
del quarto piano.
p. AUGUSTO LUCA, sx
50° della sua ordinazione sacerdotale nel 2009. Ringraziando
il superiore generale per gli auguri, scrive: “Lo sappiamo che
dobbiamo lavorare per il Signore, ma questi gesti di umana simpatia e incoraggiamento fanno
sempre bene e ne abbiamo bisogno. Riguardo ai cinquant’anni
“Papà buono”
passati, sono pienamente d’ac“Il Signore mi ha tirato su”
e rettore premuroso
cordo con te, che la fedeltà è del
Proveniva dal seminario di
Trasferito a Vicenza, celebrò il
Signore. Lui è stato fedele e mi
Reggio Emilia, che lasciò dopo
ha sostenuto e all’occasione mi
il secondo anno di teologia, nel
ha tirato su perché non cadessi
1955, per entrare nel noviziato
del tutto. Quindi c’è da ringrasaveriano. Divenne sacerdote
ziare il Signore perché tutto è
nel 1959 e fu destinato subito
grazia.
alla missione del Congo, dove
…Ormai sarebbe ora che mi
rimase complessivamente più
mettessero in un “angolino”
di 17 anni. Lo chiamavano “il
tranquillo tranquillo, non nel
papà buono”. Altri 35 anni li ha
senso di non avere più nulla
dedicati al servizio delle comuda fare, ma nel senso di non
nità saveriane, in Spagna e in
avere più responsabilità, speItalia.
cie riguardo ai confratelli. Di
La notizia dell’improvvisa
salute sto benino. Non posso
morte è stata accolta con vivo
dire bene, perché in questo
dolore alla casa madre di Parperiodo sono soggetto a frema, dove p. Mario era stato
quenti attacchi di tachicardia,
rettore per nove anni fino al
che a volte mi preoccupano
2005. Era amato dai confratelun po’. Non è una cosa nuoli e stimato dal clero di Parma
va per me, per cui spero che
che egli servì con cordiale prepasserà”.
mura, coordinando il servizio
L’angolino che gli fu riservadi ministero in tutta la diocesi.
to è stata la comunità saveriaConservò anche un buon conna di Alzano Lombardo (BG),
Padre Mario Giavarini, scomparso ad Alzano (BG)
tatto con i sacerdoti di Reggio
da dove il Signore l’ha chiail 15 gennaio 2014, era nato a Cavriago (RE) il
Emilia, che lo ricordano sem- 24 novembre 1935; dal 1996 al 2005 era stato ret- mato. Lo ricordiamo con ricotore della casa madre dei saveriani a Parma
pre con affetto.
■
noscenza e affetto.
IL CONVEGNO DI “MISSIONE OGGI”
Sabato 10 maggio, a Brescia, dalle 9 alle 18
CONVEGNO 2014
NEL TEMPO
DELL’INCERTEZZA
BRESCIA
SAN CRISTO
SABATO
10 MAGGIO
INTERVERRANNO
ERMES RONCHI
LUCIANO MONARI
EMILIO DEL BONO
SALVATORE NATOLI
JOHN C. SIVALON
MARINELLA PERRONI
TIZIANO TOSOLINI
MARIA LUISA DAMINI
PAOLO BOSCHINI
INFO: tel. 030.3772780
[email protected]
Missionari Saveriani
2014 APRILE
PIACENZA
25121 BRESCIA BS - Via Piamarta, 9
Tel. 030 3772780 - Fax 030 3772781
E-mail: [email protected] - C/c. postale 216259
IBAN - IT 45 Q 03500 11202 000000001607 (UBI Banco di Brescia, Brescia 2)
La Pasqua sotto il mango
un’esperienza tocca
Q uando
in profondità non la si di-
mentica mai. E allora raccontarla diventa una necessità perché
ciò che è bello non deve restare nascosto.
Negli anni in cui ho lavorato
a Belém (1980-90) normalmente
trascorrevo la fine della settimana visitando una delle “missioni” sparse sul fiume Acarà, uno
dei tanti affluenti del Rio delle
Amazzoni. Uscivo dal seminario
con due o tre studenti di teologia
verso le 7 del mattino per andare
al porto. Quella volta era sabato santo. Dopo circa due ore di
viaggio con una barca gremita
di persone, animali e oggetti,
siamo sbarcati. C’era solo un
piccolo sentiero che si perdeva
verso l’infinito.
In barca, ma senza cavallo
L’imbarcazione intanto era
scomparsa dietro la curva del
fiume sempre più stretto. Per la
verità avremmo dovuto trovare
ad accoglierci alcune persone
con un cavallo. Ma dopo quasi un’ora di attesa, non appare
nessuno. Così, abbiamo iniziato
il cammino a piedi verso il villaggio, sotto il sole equatoriale.
A Dio piacendo e gambe permettendolo, arriviamo a Jaquerequara.
L’accoglienza è festosa. Joaquim, responsabile del villaggio,
a nome di tutti ci dà il benvenuto. “Ci dispiace di non essere
venuti a prendervi, ma proprio
oggi il cavallo non stava bene”.
All’invito di lavarci, non abbiamo esitato, anche per smaltire la
fatica di tre ore di cammino. Una
famiglia ci ha offerto del cibo
più che sufficiente per riempire
il nostro stomaco.
La notte sotto le stelle
Prima del tramonto facciamo una riunione con i membri
dell’equipe della comunità per
concordare il programma della
nostra permanenza. Consumiamo una cena frugale all’aperto
sotto un grande mango che fa
p. DOMENICO MENEGUZZI, sx
anche da cappella. Una luce a
gas illumina a sufficienza il luogo; è il momento della preghiera
e della penitenza. Non mancano
i canti ben animati che danno
alla celebrazione un tono festivo
e solenne. Io mi sposto sotto un
altro albero di mango per ascoltare le confessioni. Ricordo ancora quella notte sotto le stelle,
mentre alcuni adulti si accostano
alla penitenza con fervore.
L’indomani la sveglia suona
piuttosto presto e con spari di
mortaretti. È la Pasqua di resurrezione. Il senso della festa si
avverte anche perché la gente dei
dintorni comincia ad arrivare, tutti ben vestiti. I più a piedi, tenendo per mano i piccoli o portandoli sulle spalle; altri con le canoe
che parcheggiano poco prima
di arrivare al villaggio per darsi
l’ultima lavatina e magari mettere qualche goccia di profumo
comprato al mercato di Belém.
“Dio ci ama davvero!”
Non posso dire “all’ora stabi-
Vangelo nel tempo dell’incertezza
Sabato 10 maggio, convegno di “Missione Oggi”
I
missionari saveriani di
Brescia invitano tutti al
convegno annuale, organizzato
dal mensile Missione Oggi, che
si terrà sabato 10 maggio presso la chiesa di San Cristo a Brescia, a partire dalle ore 9. Il tema dell’edizione 2014 è “Dire il
vangelo oggi nel tempo dell’incertezza”.
8
Attori in un teatro vuoto
Il dominio incontrastato del
capitalismo finanziario ha portato sull’orlo della decomposizione le costruzioni sociali del
passato: stato, nazione, democrazia, classe, famiglia. Gli individui sono rimasti soli nel
vortice della globalizzazione. “Siamo tutti soli come attori in un teatro vuoto”, ha denunciato il sociologo francese Alain Touraine. Non resta che ripartire
dai diritti universali e umani, con nuovi attori sociali.
All’etica, diventata escludente e ingiusta, fa appello anche papa Francesco
nell’esortazione Evangelii
gaudium.
I saveriani e Missione
Oggi cercano nuovi attori sociali, capaci di rinascita e di nuovo inizio, nel
sud e nel nord del mondo.
Ci chiediamo perciò come continuare a dire il vangelo oggi,
nell’incertezza.
Tanti punti di vista
Dopo i saluti del vescovo e
del sindaco di Brescia, il filosofo Salvatore Natoli parlerà della sfida di dire il vangelo nelle
contraddizioni del nostro mondo e della fiducia accesa nella
chiesa e in tante persone dall’elezione del nuovo papa. Il teologo nordamericano John Sivalon parlerà della missione nell’era post-moderna.
Nel pomeriggio, il convegno si
aprirà a contesti culturali e geo-
p. MARIO MENIN, sx
grafici diversi. Marinella Perroni, biblista e teologa, ci presenterà la sfida di dire il vangelo in
Europa dal punto di vista femminile, mentre il saveriano p. Tiziano Tosolini, missionario in Giappone, si soffermerà sull’esperienza del buddhismo post-moderno
del Sol Levante. L’insegnante
Maria Luisa Damini ci esporrà il
punto di vista della scuola italiana, sempre più crocevia di tradizioni culturali e religiose diverse. Le conclusioni sono affidate
al filosofo della teologia don Paolo Boschini di Bologna.
Anteprima da non perdere
La sera prima del convegno, venerdì 9 maggio alle
20.45, sempre a San Cristo,
BRESCIA
SAN CRISTO
andrà in scena lo spettacolo
SABATO
NEL TEMPO
teatrale “La mia lettera siete
10
MAGGIO
DELL’INCERTEZZA
voi: dire il vangelo oggi con
Paolo”, un testo di p. Ermes Ronchi (che introdurrà
la rappresentazione), interpretato dall’attore bresciano
Luciano Bertoli. L’ingresso
è libero.
INTERVERRANNO
Per maggiori informaERMES RONCHI
LUCIANO MONARI
zioni
sul convegno e per
EMILIO DEL BONO
prenotare il pranzo in seSALVATORE NATOLI
JOHN C. SIVALON
de, rivolgersi a “Missione
MARINELLA PERRONI
Oggi”: Tel. 030 3772780;
TIZIANO TOSOLINI
MARIA LUISA DAMINI
e-mail: segreteria.mo@
PAOLO BOSCHINI
saveriani.bs.it
■
INFO: tel. 030.3772780
[email protected]
CONVEGNO 2014
Preghiera all’aperto: spesso nelle piccole comunità sparse nella foresta Amazzonica,
il cielo o il mango fanno da “chiesa”: accolgono la gente
per la preghiera al nostro Creatore
lita”, ma a un certo punto mi è
parso che possiamo finalmente dare inizio alla celebrazione
della Messa di Pasqua. Naturalmente il mango, con i suoi rami
carichi di anni, fa da ombrello
per ripararci dal sole forte, che
da alcune ore splende nel cielo.
Tutto si svolge con solennità anche se in modo semplice. Piccoli
e grandi, donne e uomini, partecipano con un indicibile entusiasmo a questo grande evento. Il
tempo è volato.
Verso la fine della Messa,
Joaquim prende la parola: “Non
abbiamo più dubbi che Dio ama
la nostra comunità sperduta
nella foresta. Oggi Dio si è ri-
cordato anche di noi. Questo ci
riempie di gioia. Grazie, padre
Domenico! È la prima volta che
nella nostra comunità si celebra
la Messa nel giorno di Pasqua.
Per noi è un segno grande che
Dio non si è dimenticato di noi.
Grazie per il bel regalo che ci hai
fatto!”.
Il pranzo pasquale tutti insieme è a base di manioca, riso e fagioli. Il viaggio di ritorno a Belém (il cavallo, guarito,
ci ha accompagnato per la prima
parte del tragitto) è veramente
all’insegna della gratitudine e
della gioia per l’incontro vissuto in questa Pasqua indimenticabile.
■
“GENTE DI PASQUA” E DI SPERANZA
Murale di Mino Cerezo Barredo
Prima Messa nel villaggio sul fiume Acarà
Cari lettori e amici di “Missionari Saveriani”, nei giorni scorsi abbiamo assistito impotenti alla terribile scena di una madre che ha ucciso
le sue tre figlie. Mi sono chiesto: possibile che non ci fosse nessuno
vicino a questa donna, capace di farle sentire un po’ di affetto? Dove
sono finiti i cristiani capaci di testimoniarle, pur in mezzo a sofferenze e delusioni, che Dio non ci abbandona? Siamo davvero arrivati al
punto in cui alla celebre domanda di Isaia - “si dimentica forse una
donna del suo bambino così da non commuoversi per il figlio delle
sue viscere?” - occorre rispondere: “purtroppo sì; ci sono donne che
non solo dimenticano il proprio bambino, ma che gli spalancano spazi
oscuri di violenza e di morte!”.
Ebbene, in questa Pasqua spalanchiamo a tutti i nostri vicini gli spazi misericordiosi del nostro cuore, come ha fatto Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme, dicendo parole di speranza e compiendo gesti
di guarigione e di liberazione soprattutto nei confronti dei poveri,
dei malati, dei peccatori. Solo così possiamo essere, come afferma il
giovane cardinale di Manila Luis Antonio Tagle, “gente di Pasqua”,
gente di speranza. Ce lo ripete anche papa Francesco nell’esortazione
apostolica La gioia del vangelo: “Ci sono cristiani che sembrano avere
uno stile di Quaresima senza Pasqua”.
Ecco dunque i nostri auguri a ciascuno di voi e alle vostre famiglie:
siate “gente di Pasqua”, che anche in mezzo alle peggiori angustie,
è capace di mostrare “uno spiraglio di luce” per chi brancola nella
tristezza e nella solitudine.
Buona Pasqua!
Missionari Saveriani
p. Mario Menin e saveriani di Brescia
2014 APRILE
PIEMONTE
e LIGURIA
20033 DESIO MB - Via Don Milani, 2
Tel. 0362 625035 - Fax 0362 624274
E-mail: [email protected] - C/c. postale 00358200
IBAN - IT 71 F 06230 33100 000046222194 (Cariparma Credit Agricole, Desio)
La Pasqua sotto il mango
un’esperienza tocca
Q uando
in profondità non la si di-
mentica mai. E allora raccontarla diventa una necessità perché
ciò che è bello non deve restare nascosto.
Negli anni in cui ho lavorato
a Belém (1980-90) normalmente
trascorrevo la fine della settimana visitando una delle “missioni” sparse sul fiume Acarà, uno
dei tanti affluenti del Rio delle
Amazzoni. Uscivo dal seminario
con due o tre studenti di teologia
verso le 7 del mattino per andare
al porto. Quella volta era sabato santo. Dopo circa due ore di
viaggio con una barca gremita
di persone, animali e oggetti,
siamo sbarcati. C’era solo un
piccolo sentiero che si perdeva
verso l’infinito.
In barca, ma senza cavallo
L’imbarcazione intanto era
scomparsa dietro la curva del
fiume sempre più stretto. Per la
verità avremmo dovuto trovare
ad accoglierci alcune persone
con un cavallo. Ma dopo qua-
si un’ora di attesa, non appare
nessuno. Così, abbiamo iniziato
il cammino a piedi verso il villaggio, sotto il sole equatoriale.
A Dio piacendo e gambe permettendolo, arriviamo a Jaquerequara.
L’accoglienza è festosa. Joaquim, responsabile del villaggio,
a nome di tutti ci dà il benvenuto. “Ci dispiace di non essere
venuti a prendervi, ma proprio
oggi il cavallo non stava bene”.
All’invito di lavarci, non abbiamo esitato, anche per smaltire la
fatica di tre ore di cammino. Una
famiglia ci ha offerto del cibo
più che sufficiente per riempire
il nostro stomaco.
La notte sotto le stelle
Prima del tramonto facciamo una riunione con i membri
dell’equipe della comunità per
concordare il programma della
nostra permanenza. Consumiamo una cena frugale all’aperto
sotto un grande mango che fa
anche da cappella. Una luce a
gas illumina a sufficienza il luo-
p. DOMENICO MENEGUZZI, sx
go; è il momento della preghiera
e della penitenza. Non mancano
i canti ben animati che danno
alla celebrazione un tono festivo
e solenne. Io mi sposto sotto un
altro albero di mango per ascoltare le confessioni. Ricordo ancora quella notte sotto le stelle,
mentre alcuni adulti si accostano
alla penitenza con fervore.
L’indomani la sveglia suona
piuttosto presto e con spari di
mortaretti. È la Pasqua di resurrezione. Il senso della festa si
avverte anche perché la gente dei
dintorni comincia ad arrivare, tutti ben vestiti. I più a piedi, tenendo per mano i piccoli o portandoli sulle spalle; altri con le canoe
che parcheggiano poco prima
di arrivare al villaggio per darsi
l’ultima lavatina e magari mettere qualche goccia di profumo
comprato al mercato di Belém.
“Dio ci ama davvero!”
Non posso dire “all’ora stabilita”, ma a un certo punto mi è
parso che possiamo finalmente dare inizio alla celebrazione
Acqua potabile per Panzi
Desio solidale per i progetti di p. Dovigo
T
utto è nato alcuni anni
fa, quando p. Giuseppe
Dovigo faceva l’economo nella
comunità saveriana a Desio. Era
arrivato dopo una lunga esperienza di missione in Congo, che
il suo cuore non è mai riuscito
a dimenticare. In Brianza ha conosciuto un sacco di amici; tra
questi, anche i coniugi Ernesto e
Mariuccia Colombo.
Tramite Ernesto e Mariuccia
Quando p. Giuseppe è ripartito per la missione agli inizi
degli anni duemila, i legami di
amicizia sono proseguiti. A un
certo punto, con altri amici di
Desio ha preso vita un’iniziativa
di solidarietà per collaborare alla
realizzazione di alcuni progetti
nella periferia di Bukavu.
Così, dal 2006 Ernesto e Mariuccia hanno fatto alcuni viaggi
per vedere di persona le varie
iniziative sostenute dagli amici
di Desio e, naturalmente, per
recapitare il denaro raccolto attraverso varie modalità, tra le
quali spicca quella del “mercatiErnesto Colombo con alcuni
bambini di Panzi, felici di avere
un amico che viene da lontano
8
Preghiera all’aperto: spesso nelle piccole comunità sparse nella foresta Amazzonica,
il cielo o il mango fanno da “chiesa”: accolgono la gente
per la preghiera al nostro Creatore
della Messa di Pasqua. Naturalmente il mango, con i suoi rami
carichi di anni, fa da ombrello
per ripararci dal sole forte, che
da alcune ore splende nel cielo.
Tutto si svolge con solennità anche se in modo semplice. Piccoli
e grandi, donne e uomini, partecipano con un indicibile entusiasmo a questo grande evento. Il
tempo è volato.
Verso la fine della Messa,
Joaquim prende la parola: “Non
abbiamo più dubbi che Dio ama
la nostra comunità sperduta
nella foresta. Oggi Dio si è ricordato anche di noi. Questo ci
“GENTE DI PASQUA” E DI SPERANZA
p. D. MENEGUZZI, sx
no” che si realizza dai saveriani
di Desio ogni primo sabato del
mese. Mariuccia, poi, nelle varie
visite, ha potuto dare una mano
in cucina per ricordare ai missionari il sapore di un buon piatto
all’italiana.
Lamentele senza senso
Quest’anno, a fine gennaio,
hanno potuto inaugurare due
pozzi che forniscono 50mila
litri di acqua potabile alla popolazione di Panzi. Si tratta di
un quartiere alla periferia estrema della città di Bukavu, che si
è sviluppato negli anni della
guerra fra il 1997 e il 2005,
con gli sfollati e i profughi che
fuggivano dai gruppi armati
nelle zone di campagna e nella
foresta.
Il confronto con gente di cultura diversa dalla nostra mette in discussione continuamente
lo stile di vita che stiamo conducendo. “Ci stiamo rendendo
conto che le nostre continue lamentele non hanno alcun senso, se teniamo davanti agli occhi
il modo in cui vive tanta gente
dell’Africa e del mondo intero”.
Non occorre pensarci troppo per
essere d’accordo con le parole di
■
Ernesto.
riempie di gioia. Grazie, padre
Domenico! È la prima volta che
nella nostra comunità si celebra
la Messa nel giorno di Pasqua.
Per noi è un segno grande che
Dio non si è dimenticato di noi.
Grazie per il bel regalo che ci hai
fatto!”.
Il pranzo pasquale tutti insieme
è a base di manioca, riso e fagioli. Il viaggio di ritorno a Belém
(il cavallo, guarito, ci ha accompagnato per la prima parte del
tragitto) è veramente all’insegna
della gratitudine e della gioia per
l’incontro vissuto in questa Pasqua indimenticabile.
■
Murale di Mino Cerezo Barredo
Prima Messa nel villaggio sul fiume Acarà
Cari lettori e amici di “Missionari Saveriani”, nei giorni scorsi abbiamo assistito impotenti alla terribile scena di una madre che ha ucciso
le sue tre figlie. Mi sono chiesto: possibile che non ci fosse nessuno
vicino a questa donna, capace di farle sentire un po’ di affetto? Dove
sono finiti i cristiani capaci di testimoniarle, pur in mezzo a sofferenze e delusioni, che Dio non ci abbandona? Siamo davvero arrivati al
punto in cui alla celebre domanda di Isaia - “si dimentica forse una
donna del suo bambino così da non commuoversi per il figlio delle
sue viscere?” - occorre rispondere: “purtroppo sì; ci sono donne che
non solo dimenticano il proprio bambino, ma che gli spalancano spazi
oscuri di violenza e di morte!”.
Ebbene, in questa Pasqua spalanchiamo a tutti i nostri vicini gli spazi misericordiosi del nostro cuore, come ha fatto Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme, dicendo parole di speranza e compiendo gesti
di guarigione e di liberazione soprattutto nei confronti dei poveri,
dei malati, dei peccatori. Solo così possiamo essere, come afferma il
giovane cardinale di Manila Luis Antonio Tagle, “gente di Pasqua”,
gente di speranza. Ce lo ripete anche papa Francesco nell’esortazione
apostolica La gioia del vangelo: “Ci sono cristiani che sembrano avere
uno stile di Quaresima senza Pasqua”.
Ecco dunque i nostri auguri a ciascuno di voi e alle vostre famiglie:
siate “gente di Pasqua”, che anche in mezzo alle peggiori angustie,
è capace di mostrare “uno spiraglio di luce” per chi brancola nella
tristezza e nella solitudine.
Buona Pasqua!
p. Mario Menin e saveriani di Brescia
2014 APRILE
PUGLIA
74122 LAMA TA - Via Tre Fontane, 15
Tel. 099 7773186 - Fax 099 7772558
E-mail: [email protected] - C/c. postale 10423747
IBAN - IT 71 Z 01030 15807 000000040579 (Monte Paschi Siena, Taranto)
Per un’accoglienza quotidiana
Grande raduno degli scout a Martina Franca
C
hi passava in piazza d’Angiò a Martina Franca, domenica 23 febbraio, non riusciva a capire perché c’erano tanti scout e di tutte le età. Era una
domenica con il cielo che minacciava pioggia. Ma si sa, gli
scout non si preoccupano molto
di questo; al massimo si coprono
bene. Erano lì in tanti (ottocento
e più, da tutta la zona di Taranto,
composta da 21 gruppi) per fare
festa insieme.
Danze e ritmi africani
Il tutto è iniziato con un simpatico signore inglese, Baden
Powell, che nel 1907 diede avvio all’avventura scout. Quella
domenica gli scout ricordavano
le radici, gli inizi, e lo facevano
insieme con gioia. Eravamo insieme ai fratelli e alle sorelle dei
dintorni, ma con il cuore aperto
al mondo intero. Insomma, continuavamo il cammino di accoglienza e di fraternità universale, dando anche il nostro piccolo contributo per aiutarli a vivere
un po’ meglio.
E allora, via al grande cerchio, l’alzabandiera e da lì, sparsi nei cinque continenti, iniziava l’avventura. In Africa il canto e la danza di “Jambo Bwana”
ci scatenava in ritmi che venivano da lontano con strumenti improvvisati. Tutto si muoveva e ci sentivamo vicino a loro. I lontani diventavano vicini e
non c’erano problemi, come dice l’espressione swahili “hakuna matata”.
In America e Asia,
fino all’Oceania
L’America ci ricordava i tanti
pugliesi che agli inizi del Novecento vi erano emigrati. Il viaggio in nave per due mesi, i sogni,
le speranze si cullavano sulle onde. E poi, arrivati a destinazione,
una nuova vita cominciava.
Invece in Asia l’incontro con
tante culture, lingue, popoli e
religioni ci apriva a un mondo
quasi “magico” in cui diventava
più facile sentirsi vicini a Dio e
p. OLIVIERO FERRO, sx
ai fratelli. L’Oceania, che conosciamo solo dai libri di geografia
(tanto è lontana!), ci aveva trasportato nelle migliaia di isole e
popoli che là vivono, soffrono e
sognano un mondo migliore.
E non dimenticavamo la nostra terra d’origine: l’Europa,
che sembra diventare qualcosa
di poco accogliente. Allora il fare “una barca, con una vela” per
arrivare in porto ci aiuta ad accogliere tutti quelli che vengono
da noi. Ce lo ricorda con forza e
simpatia papa Francesco. Tutti i
giochi e le attività sono stati vissute con le tecniche scout. Perciò era facile viaggiare nel mondo intero.
Pronti a fare
il nostro meglio
Un altro appuntamento è stato
quello alla chiesa “Mater Domini”, dove il nostro amico Gesù
ci ha chiesto di stare un po’ con
lui. Abbiamo riscoperto la gioia
di stare insieme per ascoltare anche mons. Filippo, il nostro arci-
Perché la nostra gioia sia piena!
Incontri di formazione missionaria
incontri di formazione
G limissionaria
sono iniziati
in ottobre (il secondo martedì del mese). Abbiamo voluto
capire, come ci ricorda papa
Francesco, che dobbiamo conoscere bene le ragioni del nostro
impegno missionario, andando
all’essenziale.
Ci hanno aiutato in questo
cammino le riflessioni di Luis
Augusto Castro Quiroga, vescovo latino-americano. Il tema
è anche il titolo di questo corso
fondamentale sulla missione:
“Perché la gioia sia piena”.
Un percorso
in cinque tappe
Siamo partiti dicendo che
“siamo inviati”, ricordando che
dobbiamo superare le frontiere e
incontrare gli altri, sapendo che
la missione è compito dell’uomo
8
in quanto uomo e in quanto cristiano. Il secondo passo è stato
quello di capire “dove siamo inviati”, cioè dobbiamo imparare a
guardare per vedere la presenza
di Dio in ogni uomo, popolo e
cultura.
Naturalmente ci dobbiamo
chiedere “da chi siamo inviati”,
cioè da dove nasce la missione
(la sua fonte è la Santa Trinità).
Gesù è mandato e manda noi.
Importante è capire (questo è
stato il nostro quarto incontro)
“in mezzo a chi siamo inviati”.
L’annuncio è per tutti, sull’esempio di san Francesco Saverio, senza dimenticare che
dobbiamo dialogare. E ora ci
dobbiamo chiedere “a chi siamo
inviati”: la missione, le persone
e le culture; dobbiamo conoscere per condividere con loro l’essenziale, cioè Gesù Cristo.
p. OLIVIERO FERRO, sx
Con la voce dei testimoni
Gli incontri sono stati interessanti, arricchiti anche da diverse
testimonianze. Si è cominciato
con una visione saveriana, da
parte di p. Rosario, superiore
dei saveriani in Italia. Poi si è riflettuto sulla parrocchia missionaria, ricordando il compianto p.
Valeriano Cobbe in Bangladesh.
Abbiamo anche accolto esperienze concrete di missione nel
territorio di Taranto con la responsabile di Migrantes, in particolare con la sua esperienza al
porto (Stella Maris), dove ogni
anno arrivano almeno 60mila
marittimi. E per finire, abbiamo
ascoltato la testimonianza di una
famiglia che partecipa al centro
missionario diocesano, e che è
andata in Burundi per continuare il gemellaggio tra Taranto e la
diocesi di Bururi.
Non c’è stata soAlcuni partecipanti agli incontri mensili del
lo formazione, ma angruppo missionario di Lama-Taranto
che lavoro pratico, attraverso la preparazione alla missione, cominciando dal territorio dove noi abitiamo.
Ogni volta, almeno una
trentina di persone, tra
cui anche giovani, hanno partecipato e ci siamo incoraggiati a vi■
cenda.
C’era anche lo scout “stagionato”, p. Oliviero Ferro, al grande raduno
di Martina Franca, domenica 23 febbraio
vescovo, che ci ricordava le sue
esperienza di accoglienza, quando era piccolo. I canti, la Parola
del Signore e condividere il corpo di Gesù ci hanno dato forza e
coraggio.
Poi, finalmente, abbiamo frugato nei nostri zaini e i panini
sono saltati fuori per essere accolti… dentro di noi. Ormai il
tempo ci diceva che se non ci
sbrigavamo, sarebbe scesa la
pioggia. Abbiamo terminato insieme, ricordandoci che il seme,
di cui ci avevano parlato i contadini all’inizio dell’attività, do-
vevamo farlo crescere nei luoghi
dove noi viviamo. Come?
Semplicemente facendo una
buona azione quotidiana, attività da vivere insieme con il gruppo e nei momenti di riflessione
e di servizio. Insomma, non ci
accontentiamo delle parole. Vogliamo essere concreti ed essenziali. L’accoglienza, che è nelle nostre radici, deve diventare realtà quotidiana. E noi, come sempre, “siamo pronti a fare del nostro meglio per lasciare
il mondo migliore di come l’abbiamo trovato”.
■
COSA NE PENSANO I SEMINARISTI
La comunità del seminario minore “Giovanni Paolo II” di Castellaneta ha vissuto, a dicembre, un’esperienza speciale guidata da p. Oliviero Ferro. Padre Oliviero ha illustrato con passione il ruolo principale dei missionari.
Dopo aver brevemente parlato della sua storia, ha affermato che i
missionari occupano un ruolo importante nella chiesa per la diffusione del vangelo nei luoghi dove la parola di Dio non è ancora conosciuta. L’enciclica Redemptoris missio afferma che “l’impulso missionario appartiene all’intima natura della vita cristiana”; inoltre il vero cristiano deve anche essere luce per gli uomini, soprattutto quelli
più lontani da Dio.
Padre Oliviero, grazie ad alcuni filmati introduttivi, ha mostrato come anche le persone che vivono nei Paesi meno sviluppati hanno bisogno dell’amore e dell’aiuto del prossimo. Già lo stesso Sofocle diceva: “l’opera umana più bella è di essere utile al prossimo”.
Concludendo, possiamo definire i missionari “testimoni viventi” del
coraggio e della forza nell’aiutare il prossimo. Ti ringraziamo, caro p.
Oliviero, per questa bella esperienza di vita cristiana che gratuitamente ci hai donato.
Seminaristi del “Giovanni Paolo II” di Castellaneta
2014 APRILE
REGGIO
CALABRIA
89135 GALLICO SUPERIORE RC - Via Rimembranze
Santuario Madonna della Grazia
Tel. 0965 370304 - Fax 0965 373137 - E-mail: [email protected] - C/c. postale 10444891
IBAN - IT 16 W 01030 81620 000001784033 (Monte Paschi Siena, Villa S. Giovanni RC)
Una vita spesa per il Signore
C
ari saveriani, avendo appreso del doloroso distacco dal carissimo p. Mario Guerra, avvenuto il 17 febbraio, noi
tutti del gruppo “Pace e Bene”
desideriamo partecipare al dolore di chi gli è stato vicino.
Gioioso e disponibile
La memoria ci conduce a
quando veniva a trovarci nel
gruppo e si presentava a noi con
il suo aspetto gioioso e disponibile. Nonostante la sofferenza fisica, che lui cercava di nascondere
umilmente, la sua presenza è stata sempre un momento di letizia,
basata nella vita cristiana. Egli,
infatti, ci ha sempre incoraggiato
a fondare la nostra vita su Cristo
per essere una sola cosa con lui,
per pensare come lui pensa, per
volere ciò che lui vuole, per vivere come lui ha vissuto.
Questo ci ha insegnato il nostro caro missionario che era
andato sulle vie del mondo per
“predicare il vangelo a ogni creatura”. Per questo, ha dedicato la
sua vita a estendere il regno di
Dio ed edificare la chiesa. A noi
di “Pace e Bene” il caro p. Mario
raccontava aneddoti istruttivi sul
suo cammino di fede: un sacro
Padre Mario Guerra, in versione Babbo Natale, con alcune animatrici
del gruppo “Pace e Bene” di cui è stato direttore spirituale e... “motivatore”
Anche lo staff del concorso
canoro “Giovani Voci” ha voluto ricordare p. Mario Guerra.
ROSALBA CRISERÀ
sentiero assistito e guidato dalla
Madre di Gesù.
I frutti della
spiritualità saveriana
Padre Mario ora se n’è andato per entrare nella vita eterna,
e tuttavia non ci ha lasciato a
mani vuote. Ci ha donato frutti
di spiritualità saveriana: la fede,
l’umiltà, la comunione fraterna e
la missionarietà. “Fine specifico
dell’attività missionaria è l’evangelizzazione e la fondazione
della chiesa in seno a quei popoli e gruppi umani in cui ancora
non è radicata” (Ad gentes 6).
Oggi più che mai c’è bisogno
di parrocchie e santuari che siano case aperte a tutti, di prendersi cura dei poveri: è quanto ha
fatto il caro padre Mario Guerra,
che ha consumato la sua vita sul
sentiero della croce, che conduce alla visione beatifica di Dio.
Per il caro padre Mario la spiritualità saveriana è stata la modalità di vivere il vangelo, avvalendosi anche dell’icona di san
Guido Conforti e dello Spirito
Santo nella contemplazione di
Cristo, missionario del Padre. ■
Educare ai beni comuni
23-24 maggio a Gallico, convegno di CEM
C
em Mondialità e Centro
Servizi volontariato due
Mari organizzano il convegno
“Educare ai beni comuni. Quello che le cose del sud ci dicono”,
presso i saveriani di Gallico il 23
e 24 maggio. Un bene comune è
una risorsa dalla quale non può
essere escluso nessuno. Così,
nel mondo moderno, accanto a
risorse che sono essenziali per la
vita come l’acqua o l’aria, se ne
sono aggiunte altre come energia
elettrica, servizi sociali e sanitari, istruzione; e ancora l’informazione, la cultura, l’arte...
8
Come vanno le cose
a Reggio Calabria?
La categoria dei beni comuni a priori non esclude
nessuna delle risorse materiali o spirituali a nostra
disposizione, perché un
bene comune è legato strettamente al modo in cui ne
viene affermata la pratica di
gestione comune e condivisa. Questa rivendicazione,
oggi sempre più diffusa nei
conflitti sociali nel nostro
paese, sottrae i beni comuni sia all’iniziativa privata
quanto a quella dello Stato.
Ma, dal momento che le ricerche sul tema ci dicono che la
partecipazione democratica a un
bene comune è una pratica antica della comunità che varia nei
modi e nelle regole, a seconda
del contesto storico, culturale e
sociale, ci chiediamo: al sud, e
in particolare in Calabria, e ancora più nella zona di Reggio
Calabria, come vanno le cose
in questo senso? Cosa significa
parlare di beni comuni in aree
geografiche dove più gravi sembrano essere gli effetti del libero mercato, del pensiero unico,
dell’illegalità diffusa sulle condizioni di vita della gente?
Redazione CEM Mondialità
Laboratori di ricerca
Nel convegno verrà approfondito il tema dei beni comuni,
alla maniera di CEM, in chiave
educativa e interculturale. Con
uno sguardo generale e locale,
ci si interrogherà sul modo di
educare e di educarci nei diversi
contesti, di praticare una gestione partecipata, condivisa e interculturale dei beni comuni. Si valorizzeranno le narrazioni locali
e gli esempi di buone pratiche
che sono realizzate sul territorio.
CEM Mondialità, presente a
Gallico con un gruppo di formatori (Silvio Boselli, Gianni
D’Elia, Alessandra Ferrario,
Oriella Stamerra, Eugenio Scardaccione), capitanato dal
direttore Brunetto Salvarani, realizzerà quattro laboratori attivi di ricerca in cui,
attraverso diversi linguaggi
espressivi, si affronterà uno
specifico bene comune e le
parole più significative per
esprimerlo.
■
Per informazioni e iscrizioni: Mimma Iannò
Tel. 0965 371190
Cell. 320 0970362
P
roprio mentre ci apprestiamo a tagliare il traguardo
della decima edizione di “Giovani voci”, ci coglie di sorpresa la notizia della morte di padre
Mario Guerra.
Missionario saveriano, per
lunghi anni in giro per il mondo a “predicare il vangelo a ogni
creatura”, p. Mario ha trascorso alcuni anni di vita a Gallico svolgendo il ruolo di direttore del parco della mondialità.
Ci piace ricordare il suo sorriso,
la sua fede ardente, i suoi buoni e saggi consigli, che destina-
staff GIOVANI VOCI
va senza risparmiarsi a chiunque
incontrasse sulla sua strada.
Ci piace ricordarlo sempre indaffarato nel curare con assoluta
dedizione il parco, in una commovente continuità con l’opera del fondatore padre Aurelio
Cannizzaro. Ci piace ricordare
la sua instancabile disponibilità
nei confronti dell’evento canoro annuale “Giovani Voci”, che
appoggiava sotto ogni punto di
vista.
Risale al 2010 l’ultima sua
apparizione sul “palco” del concorso, prima del trasferimento a
Parma, occasione in cui ha festeggiato i cinquant’anni di sacerdozio con una targa ricordo.
Ciao, padre Mario!
■
Padre Mario Guerra sul palco di “Giovani voci” mentre riceve una targa per il 50°
di sacerdozio; accanto a lui il parroco di San Biagio, don Gaetano Galatti
“GENTE DI PASQUA” E DI SPERANZA
Murale di Mino Cerezo Barredo
Ricordiamo con affetto p. Mario Guerra
Tra sorrisi e fede ardente
Cari lettori e amici di “Missionari Saveriani”, nei giorni scorsi abbiamo assistito impotenti alla terribile scena di una madre che ha ucciso
le sue tre figlie. Mi sono chiesto: possibile che non ci fosse nessuno
vicino a questa donna, capace di farle sentire un po’ di affetto? Dove
sono finiti i cristiani capaci di testimoniarle, pur in mezzo a sofferenze e delusioni, che Dio non ci abbandona? Siamo davvero arrivati al
punto in cui alla celebre domanda di Isaia - “si dimentica forse una
donna del suo bambino così da non commuoversi per il figlio delle
sue viscere?” - occorre rispondere: “purtroppo sì; ci sono donne che
non solo dimenticano il proprio bambino, ma che gli spalancano spazi
oscuri di violenza e di morte!”.
Ebbene, in questa Pasqua spalanchiamo a tutti i nostri vicini gli spazi misericordiosi del nostro cuore, come ha fatto Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme, dicendo parole di speranza e compiendo gesti
di guarigione e di liberazione soprattutto nei confronti dei poveri,
dei malati, dei peccatori. Solo così possiamo essere, come afferma il
giovane cardinale di Manila Luis Antonio Tagle, “gente di Pasqua”,
gente di speranza. Ce lo ripete anche papa Francesco nell’esortazione
apostolica La gioia del vangelo: “Ci sono cristiani che sembrano avere
uno stile di Quaresima senza Pasqua”.
Ecco dunque i nostri auguri a ciascuno di voi e alle vostre famiglie:
siate “gente di Pasqua”, che anche in mezzo alle peggiori angustie,
è capace di mostrare “uno spiraglio di luce” per chi brancola nella
tristezza e nella solitudine. Buona Pasqua!
p. Pierluigi e saveriani di Gallico
2014 APRILE
ROMA
00165 ROMA RM - Via Aurelia, 287
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Nella vasta diocesi di Padang
Intervista a padre Germano Framarin
fatto scalo alla casa geH aneralizia
di Roma il save-
riano vicentino p. Germano Framarin, missionario in Indonesia.
Attualmente è parroco di Santa
Maria di Fatima a Jakarta. Ne
abbiamo approfittato per intervistarlo.
Puoi presentarti?
Sono nato nel 1943 a Gambellara, Vicenza. Siamo sei tra
fratelli e sorelle. Ho conosciuto
i saveriani perché quando ero
piccolo, venivano spesso da
Vicenza al mio paese per parlare ai ragazzi e fare animazione
missionaria. Mi sono sempre
piaciuti e sono entrato da loro
dopo le elementari. Attualmente
di Gambellara i saveriani siamo
almeno una decina.
Cos’è successo dopo?
Dopo Vicenza, sono andato a
Ravenna per il noviziato saveriano; poi ho continuato gli studi a Desio (MB) e a Tavernerio
(CO). Ricordo che a Tavernerio
siamo stati noi studenti a siste-
mare la casa appena comprata,
che era una clinica nosocomio.
Abbiamo lavorato a turno, durante le vacanze.
Sono stato ordinato sacerdote nel 1969 e in seguito sono
stato destinato alla casa saveriana di Salerno, per formare i
giovani missionari e svolgere
animazione missionaria nella
zona. Nel 1971 sono partito per
l’Indonesia. In quel momento
era facile entrare in Indonesia;
infatti, nell’arco di due anni
siamo riusciti ad arrivare in 15
missionari.
Dove hai lavorato in
Indonesia?
Ho lavorato in varie missioni. Il primo periodo l’ho passato nella diocesi di Padang, con
mons. Bergamin. In seguito,
sono andato nella diocesi di
Medan, anch’essa molto estesa
dal punto di vista del territorio.
Comprende circa metà dell’enorme isola di Sumatra. Sono
stato fortunato, perché la diocesi
era attiva e creativa.
a cura di p. FILIPPO ROTA MARTIR, sx
Come era impostata la
vostra missione?
Le parrocchie avevano ciascuna un centro principale e,
nel loro vasto territorio, almeno 30-40 comunità missionarie
piuttosto consistenti. Ciascuna
era formata da un buon numero
di famiglie. Nella vasta diocesi
di Padang c’erano 1.200 comunità missionarie, distribuite in
36 parrocchie. Quella più grossa
aveva circa 33mila abitanti con
al massimo tre sacerdoti a suo
servizio.
Quali erano le vostre
priorità?
In parrocchia ho cominciato
a lavorare nella formazione dei
laici, in modo da creare capi
di comunità che lavorassero
in modo volontario. Non c’era
nessun catechista o responsabile stipendiato; facevano tutto
gratis. Infatti, in pochi anni la
commissione catechetica diocesana è cresciuta molto e organizzava corsi di formazione
per laici.
Gli amici scrivono dall’Amazzonia
La catechista Ronilde, malata di tumore
dottore Mario MaL’ amico
riani lavora a Monteporzio
Catone (RM). Aveva conosciuto
p. Mario Celli e voleva fare qualcosa in sua memoria. Ha fondato
una Onlus e ha già impiantato un
ospedale in Africa; ora vuol fare qualcosa anche in Amazzonia,
dove è andato per parlare con p.
Arnaldo De Vidi e fare un progetto che spero possa realizzare.
Tornato in Italia, il dottor Mariani è venuto a trovarmi e mi ha
portato varie lettere di persone
che conosco in Amazzonia, dove ho lavorato per molti anni. La
salute mi impedisce di tornarvi,
testa e cuore corrono sempre
là. E la nostalgia aumenta,
perché la mia gente di là mi
scrive, manda messaggi e
piccoli regali, a volte telefona: vuol sentire dal vivo
la mia voce.
Ho tradotto in italiano
alcuni stralci delle lettere:
penso sia bello pubblicarli
e far conoscere queste brave persone anche ai nostri
lettori e lettrici.
8
sione è la catechesi. Ha aiutato tanti giovani ragazzi e ragazze ad appassionarsi del vangelo
e a diventare catechisti. Ma da
un anno ha dovuto smettere per
malattia: ha una forma grave di
tumore ed è stata operata. Ecco
cosa mi ha scritto.
“Amato padre Nic, sto recuperando bene dall’intervento chirurgico. Ora comincia la seconda fase: la chemioterapia… Sono momenti difficili, ma pieni
della grazia di Dio. Nonostante
tutto, è un’esperienza buona di
incontro e di confidenza in Dio.
È bello sentire vicino l’amore di
Dio e di nostro Signore Gesù.
“Solo Dio è capace
di dare senso…”
Ronilde è una giovane
di Abaetetuba. La sua pasPadre Nicola Masi con alcuni
bambini in Amazzonia
Padre Germano Framarin, primo a sinistra, durante l’offerta dell’incenso all’interno
della celebrazione Eucaristica a Jakarta, in Indonesia
Chi partecipava ai corsi?
I contadini e i lavoratori della
terra che avevano più tempo a disposizione. Infatti, mentre aspettavano il raccolto non dovevano
occuparsi nei campi e quindi venivano volentieri. Rimanevano
da noi per una settimana intera.
Come si svolgeva la
formazione?
I corsi erano attivi. Non insegnavamo teologia. La formazione era fatta in modo inter-attivo
e partecipativo. I partecipanti si
sentivano veramente coinvolti come chiesa popolo di Dio.
Questo li portava ad assumere
una responsabilità personale
nella comunità cristiana. È stato
per noi un periodo d’oro e anche
io mi sono sentito coinvolto personalmente nella commissione
catechetica diocesana.
Erano corsi diocesani?
In un primo momento li abbiamo fatti a livello di diocesi e in
poco tempo si sono velocemente
sparsi anche nelle varie parrocchie. La commissione diocesana
sentì poi la necessità di offrire
dei corsi ancora più specializzati e mirati alla situazione particolare di ogni realtà, sempre con lo
scopo di aiutare i laici nella loro
missione.
■
(continua nel riquadro)
Festa dei famigliari: 4 maggio
Si svolgerà domenica 4 maggio l’annuale festa dei famigliari
dei saveriani laziali, presso la casa “Conforti” di Via Aurelia 287.
L’incontro avrà inizio alle 10: alla celebrazione della santa Messa, seguirà un’agape fraterna.
Tutti i famigliari sono invitati, compresi i nipotini. È gradita
una conferma al tel. 06 39366929
p. NICOLA MASI, sx
Quasi non esco più di casa (rischio la contaminazione). Cerco di occupare il tempo camminando attorno casa, innaffiando
le piante, guardando i pesciolini nella vasca, conversando con
i miei, leggendo, pregando… Io
mi sento come un’aquila che rinasce, in un tempo di rinnovamento… Dio mi dia la grazia, alla fine di tutto, di diventare nuova dentro e fuori.
Avevo bisogno di questo
tempo nel quale la Maria prevale sulla Marta, che sono dentro di me. Inoltre, vedo questo momento come il processo
che porta la larva a trasformarsi in farfalla, che si libera
dall’involucro e si libra in
un bellissimo volo… Solo
Dio è capace di dar senso a
cose che a noi paiono senza senso…
Ho una collega nell’ospedale con un tumore alla gola (e ha due figli!) e un’altra
collega con tumore in testa… Ho pregato molto per
tutte e due e per i tanti altri
che ho incontrato all’ospedale… Avrei piacere che le
ricordassi anche tu nelle tue
preghiere. Con affetto gran■
de, Ronilde”.
UNA SORPRESA INCREDIBILE
Intervista a padre Germano Framarin
Questa esperienza cosa ti ha dato?
Mi ha aperto gli occhi. Pensate che il capo della commissione catechetica per più di vent’anni non è stato un presbitero, un religioso o
una religiosa, ma un laico, molto attivo e capace. In quel momento
c’era bisogno di un corso di formazione che aiutasse le famiglie e così
ci venne l’idea di creare, sempre al centro diocesano, un “seminario”
per le famiglie. Esso offriva corsi di formazione per le coppie.
I membri della commissione diocesana creavano il materiale e poi
lo distribuivano a tutte le parrocchie della diocesi. In tal modo, quasi
ogni parrocchia aveva la sua equipe che organizzava i suoi corsi nelle
varie comunità missionarie.
Quanto ti occupava il corso per le famiglie?
Nella mia parrocchia passavamo almeno quattro giorni della settimana fuori, nei villaggi. Dovevano esserci almeno dieci famiglie del
luogo, disposte a partecipare per
tre giorni, dalle 9 del mattino fino
alle 5 del pomeriggio, nonostante
avessero figli a scuola e animali da
accudire a casa.
Come si svolgeva l’incontro?
L’incontro avveniva tra marito
e moglie. Inizialmente gli uomini
avevano una certa vergogna a partecipare insieme alle proprie mogli.
Ma in poco tempo, abbiamo assistito a una vera trasformazione delle
famiglie e dei mariti… Certi uomini trattavano male le proprie mogli e tante volte abbiamo assistito
a un cambiamento di mentalità in
chi partecipava al corso. È stata una
sorpresa incredibile e bella!
Padre Germano Framarin in Indonesia,
ma con casacca alla… cinese
2014 APRILE
ROMAGNA
48125 S. PIETRO in VINCOLI RA - Via Angaia, 7
Tel. 0544 551009 - Fax 0544 551811
E-mail: [email protected] - C/c. postale 13591482
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Donne medico volontarie in Africa
Una tradizione che continua da più di 50 anni p. DINO MARCONI, sx
I
l tema della cooperazione
internazionale e della lotta contro le povertà nel mondo
è sempre stato molto sentito.
L’Emilia Romagna ha avuto e
ha nella sua storia recente donne medici e infermiere che sono
missionarie volontarie in Africa.
Le loro vite si sono intrecciate
con i problemi delle popolazioni
con le quali lavorano.
Adele Pignatelli:
“Medico Missionaria”
La dottoressa Adele Pignatelli
aveva fondato nel 1954
l’associazione femminile “Medico
Missionaria”. Non potendo partire
per la missione a causa
della guerra,
fu medico a
Imola e alla
Verna. Per
una rappresaglia contro i partigiani, i tedeschi fucilarono il
padre, un fratello, ferirono la
madre e bruciarono la casa. Adele offrì la sua vita per la pace e
continuò la sua assistenza di medico anche per i soldati tedeschi.
Ho conosciuto le storie di alcune missionarie di questa associazione: la dottoressa Luisa
Guidotti Mastrali della diocesi
di Modena, l’infermiera professionale Caterina Savini della
diocesi di Forlì - Bertinoro e la
dottoressa Marilena Pesaresi
della diocesi di Rimini.
Luisa Guidotti:
martire in Zimbabwe
Luisa Guidotti Mistrali ha
fondato in Zimbabwe un ospedale e lì ha svolto la sua attività fino al 1979, quando è stata
vittima di una mitragliata. Era
partita per l’allora Rhodesia nel
1967. Due anni dopo era stata
assegnata all’ospedale All Souls
di Mutoko. Luisa aveva cercato di curare la popolazione con
l’istruzione sanitaria. Nel 1976
era stata arrestata dalla polizia
rhodesiana per aver curato un
presunto guerrigliero ferito, rischiando la condanna a morte.
Rilasciata in attesa del processo, era stata tenuta per due mesi
in libertà provvisoria, lontano
dall’ospedale rimasto senza medici, ma affidato alla consorella
infermiera Caterina Savini.
Assolta, Luisa Guidotti aveva
subito minacce ma non aveva abbandonato l’ospedale. Il 6 luglio
1979 stava accompagnando con
Il nome “San Pietro in Vincoli”
Alla scoperta delle origini tra storia e curiosità
l’album delle
G uardando
sorelle Vignuzzi, che han-
no donato la casa ai saveriani,
ho trovato alcune foto storiche e
interessanti della vita degli inizi
del novecento e della chiesa di
San Pietro in Vincoli. Il nome
latino significa “San Pietro in
catene”.
In realtà, si tratta del carcere
Mamertino di Roma, diventato
famoso quando papa Silvestro
lo dedicò nel 314 a San Pietro,
perché qui vi furono rinchiusi
gli apostoli Pietro e Paolo, prima della loro crocefissione e decapitazione. Quindi, quest’anno
è una storica ricorrenza per il
paese che ne porta il nome, che
ci richiama la triste realtà della
prigione. Nel codice romano
c’era solo il carcere preventivo in
attesa della sentenza del processo
che comportava la
condanna a morte.
8
Ospizio dei pellegrini romei
Il nome del paese
di San Pietro in Vincoli deriva dall’ospizio dei pellegrini romei, inaugurato nel
1030, anche con il
contributo del re Ste-
fano I d’Ungheria. L’ospizio fu
trasformato in abazia dai benedettini e poi in monastero dai camaldolesi. Gli edifici dell’abazia
sono andati in rovina dopo l’unità d’Italia, in parte trasformati in
villa Rasponi e poi nella caserma
dei carabinieri. Oggi, a fianco alla caserma, si vede un piccolo
portale che sembra il solo resto
di una precedente chiesetta.
La chiesa parrocchiale di San
Pietro in Vincoli è indicata così
dopo il concilio di Trento. Anche
l’originario campanile romanico
quadrato del 1179 è stato ricostruito nel 1954. Ancora si può
notare sull’angolo del campanile
un blocco bianco angolare con la
scritta latina della fondazione.
in Vincoli ieri
La chiesa di San Pietro
e il biroccio…
e oggi: i panni al sole
p. D. MARCONI, sx
La croce della chiesa
La fotografia storica, scattata
dall’angolo del campanile, riproduce i dintorni della chiesa
dove si vedono stesi i panni ad
asciugare al sole e, sulla strada,
un biroccio trainato da un giumento. Fra il portale della chiesa
e il campanile si nota la secolare
croce ferrea di qualche missione
parrocchiale della fine dell’ottocento, che ha in basso il famoso monogramma IHS - “Gesù
Salvatore degli uomini” - di san
Bernardino da Siena.
Anche di questa croce si racconta sia stata piazzata lì la
notte del capodanno santo del
1900, dopo che era stata abbattuta da facinorosi iconoclasti
nel 1892 e tenuta in chiesa fino alla prima
notte dell’anno santo, per
riportarla poi
di nuovo sulla
strada. È bene
richiamare che
le pievi e abazie della Romagna sono state promotrici di
evangelizzazione della popolazione del territo■
rio.
l’ambulanza una donna all’ospedale di Nyadiri per un parto
difficile. Fermata a un posto di
blocco da soldati governativi a
pochi chilometri dalla missione,
era stata ferita da una mitragliata
che le aveva reciso un’arteria femorale. Luisa Guidotti, è riportata in Italia e sepolta nel cimitero
di Fabbrico, dove c’era la casa di
famiglia della madre. Nel 1983
le è stato intitolato l’ospedale All
Souls di Mutoko.
Caterina Savini:
50 anni di “fiori di Dio”
Caterina Savini di Rocca San
Casciano (FC) da 50 anni è in
Africa come missionaria laica e
infermiera professionale. Caterina, 75 anni, ha dedicato la sua
vita a lebbrosi, disabili e poveri
dello Zimbabwe. Qui ha fondato nel 2012 il centro “Il fiore di
Dio”, dedicato a santa Bakhita,
la schiava sudanese proclamata
santa dalla chiesa. Caterina si
è specializzata nella cura della lebbra in Etiopia, dopo aver
trascorso tre anni all’ospedale
di Chirundu e altri undici nell’ospedale di All Souls.
Nel villaggio di Mutewma, ha
fondato e diretto per venti anni
La copertina del libro scritto da Caterina Savini, dopo 50 anni di missione
un lebbrosario. Qui ha studiato
un progetto per reinserire nella
famiglia e nella società le persone guarite dalla lebbra. La riabilitazione dei malati consiste nel
partecipare ai corsi di artigianato,
alla fine dei quali i partecipanti
ricevono gli strumenti per iniziare il lavoro e diventare autonomi:
agricoltori, piccoli negozianti,
sarti, calzolai, falegnami… In
occasione dei suoi cinquant’anni
di missione è stato pubblicato il
■
libro “I fiori di Dio”.
(continua nel riquadro)
29 giugno: festa di amici e benefattori
Il pomeriggio di domenica 29 giugno si terrà dai saveriani di
San Pietro in Vincoli la tradizionale festa di amici, benefattori e
lettori dei “Missionari Saveriani”. Il programma prevede la Messa missionaria e l’incontro fraterno. Per informazioni e iscrizioni
rivolgersi a p. Nardo: tel. 0544 551009
DONNE MEDICO VOLONTARIE IN AFRICA / 2
Marilena Pesaresi e un cuore grande
p. D. MARCONI, sx
La dottoressa Marilena Pesaresi è partita nel 1963 per la sua prima
missione Chirundu (Rhodesia del Sud), costruita per volere dell’arcivescovo di Milano, il cardinal Montini. Ha lavorato due anni all’Harare
Hospital, insegnando agli studenti zimbabwani medicina, ostetricia e
chirurgia. Si è trasferita nell’ospedale di Mutoko e poi in un ospedale
che assiste anche il lebbrosario di Mutemwa.
La terza missione è stata quella di Sichili, nel sud dello Zambia, una
zona nella boscaglia molto lontana dalla città. Qui ha vissuto per dieci anni, contribuendo ad attrezzare progressivamente l’ospedale e realizzando anche una sala operatoria.
Dopo questa lunga esperienza, la dottoressa si è trasferita nel nord,
a Ndola, nella zona delle miniere di rame (Copperbelt). Qui, la popolazione soffre la povertà, in contrasto con la ricchezza di pochi. Oggi
la sua missione è ancora a Mutoko, in Zimbabwe.
La dottoressa Pesaresi ha ristrutturato il complesso ospedaliero, dotandolo di maternità, casa per infermiere, reparto uomini, reparto
malati di Aids. In pochi anni il volto dell’ospedale si è rinnovato e il
personale ha acquistato nuove professionalità. Nel 1989 è iniziata anche la scuola per infermieri professionali.
La dottoressa Pesaresi gode di grande stima. In Zambia è chiamata “la donna dal cuore grande”; in Zimbabwe le è stato dato il titolo “il leone che sa”. Ha mantenuto un vivo rapporto con la sua diocesi di Rimini, attraverso l’iniziativa “Operazione cuore”, in collaborazione con il fratello
cardiologo. Da una
decina di anni porta in Italia i malati
di cuore, che vengono operati in ospedali specializzati di
Milano, Ancona e
Roma.
L’esterno del bell’ospedale di Chirundu, dove
ha lavorato la dott.ssa
Marilena Pesaresi
2014 APRILE
SALERNO
84135 SALERNO SA - Via Fra G. Acquaviva, 4
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Dialogo “sotto lo stesso cielo”
Dai saveriani, mostra interculturale fino al 3 maggio
I
l mondo è sempre stato
caratterizzato da fedi e religioni che sono diventate parte
viva della cultura dei popoli.
Da millenni, nonostante le loro
differenze, tutte vivono sotto lo
stesso cielo, seppur non sempre
pacificamente.
Come un prato di fiori variegati, ognuno con i propri colori e
profumi, anche le religioni, ciascuna con i propri precetti, segni
e linguaggi differenti, dividono
e condividono lo stesso terreno
con lo stesso fine, che è quello
di tendere a Dio.
Apertura e confronto
La mostra “Sotto lo stesso
cielo. Annuncio e dialogo con le
altre fedi”, proposta dai religiosi e laici saveriani di Salerno, è
rivolta a tutta la popolazione, e
in particolare a bambini e ado-
lescenti che potranno conoscere
le principali religioni del mondo,
apprezzarne le caratteristiche e i
testimoni, e poter così riflettere
su di esse con spirito pacifico e
arricchente.
Per avere una pacifica convivenza tra le fedi, infatti, è necessario il dialogo che è confronto,
apertura e relazione con gli altri.
Attraverso il dialogo, infatti, Dio
presenta all’uomo il suo messaggio e l’uomo entra in relazione
con il prossimo.
Il dialogo, infatti, non è diplomazia religiosa né una semplice
tattica, ma un atteggiamento di
vita. Siamo infatti consapevoli
che tutti gli uomini fanno parte
di una stessa famiglia, hanno la
stessa origine e lo stesso fine,
cioè Dio. Nella varietà si manifesta la vera bellezza del mondo
delle fedi.
IDA SALVATI
Come in una piazza…
Il dialogo aiuta a correggere gli
errori umani e arricchisce chi lo
pratica. L’incontro con chi è diverso da noi porta a condividere
la propria esperienza di Dio e rappresenta un momento di crescita
e di arricchimento per tutti i credenti. Oggi è ancor più necessario, per superare la frammentazione sociale sempre più insistente.
La mostra interculturale di
quest’anno presenta la piazza come luogo di relazione, spazio di
scambio e di conoscenza vicendevole, terreno d’incontro di tutte le
realtà religiose e culturali del nostro tempo. Proprio come all’interno di una piazza, i cittadini
possono vedere e toccare con mano le differenze di colori, prodotti e testimoni delle differenti religioni e apprezzarne le ricchezze di cui ognuna è portatrice. ■
La mostra “Sotto lo stesso cielo…”, allestita dai saveriani
di Salerno in via Fra G. Acquaviva, è stata inaugurata
con la conferenza di Angela Gomes, attivista bengalese
per i diritti delle donne.
Cosa succede a stare con Dio
Il cammino dei giovani “Compro-missione”
S
i chiama “Compro-missione” la proposta che i
saveriani fanno a quei giovani
che hanno terminato il percorso triennale di “Missione giovani” e desiderano comprendere il
progetto che Dio ha su di loro.
Infatti, questo percorso si svolge
in due anni.
Nel primo, i giovani sono aiutati a conoscere meglio se stessi;
nel secondo anno i giovani cercano di capire a quale tipo di vita
Dio li chiama per la propria realizzazione. Ai giovani è chiesto
di scegliere una guida spirituale
che li aiuti a discernere la proposta di Dio per ciascuno di loro.
Inizio titubante, poi…
Quando i saveriani mi hanno
chiesto se volevo intraprendere il cammino di “compro-missione” ero un po’ titubante. Perché avrei dovuto accettare? Nel
gruppo “Missione giovani” mi
trovavo bene, anzi benissimo!
E poi “compro-missione” era un
8
nome che mi faceva quasi paura, avvolto da un alone di mistero. Conoscevo molti giovani che
avevano fatto questo tipo di percorso, ma nessuno mi aveva mai
detto cosa fosse realmente. Poi
ho pensato che fosse giunto anche per me il momento di crescere e ho accettato di provare.
Al primo incontro sono arrivata un po’ timorosa: le facce che
vedevo erano quasi tutte conosciute, ma ce n’era anche qualcuna nuova. Dal primo incontro sono tornata a casa entusiasta, ma ho pensato anche che era
troppo presto per giudicare; ero
solo all’inizio, ma con il passare dei mesi sono sempre più convinta della scelta fatta.
Un clima accogliente
I lunghi momenti di silenzio
che, a causa della mia eccessiva loquacità temevo tanto, adesso mi appaiono il tempo appena
sufficiente per riflettere. E poi ci
sono le condivisioni, la parte che
ELISABETTA CONDORELLI
più preferisco. Il clima è raccolto e accogliente: ci fa sentire a
nostro agio nell’aprirci agli altri.
Ricordo che al primo incontro
eravamo tutti un po’ timorosi e
ci sussurravamo a vicenda: “comincia tu a parlare”. Adesso, a
pensarci, mi viene quasi da ridere perché dopo solo qualche mese, appena ci sediamo, prendiamo subito la parola senza perder tempo, perché sappiamo che
ogni minuto è prezioso per aprirci e per arricchirci con le parole
degli altri.
Infatti, dopo ogni condivisione, un animatore ci risponde
con un “grazie”, ma è un grazie
che fa sciogliere il cuore, perché non è una formalità o un gesto di buona educazione. È una
parola che fa sentire ognuno di
noi apprezzato, capito, appagato. Insomma, sono ancora all’inizio, ma la mia esperienza è più
che positiva e sono sicura che lo
sia anche per i miei compagni di
■
cammino.
Il gruppo “Compro-missione” durante un ritiro spirituale; Elisabetta ha iniziato da poco il cammino e ne è entusiasta!
Sullo sfondo della moschea, simbolo dell’islam, gli organizzatori e le guide della mostra interculturale 2014 a Salerno
RIPARTO E VI PORTO NEL CUORE
p. GIOVANNI GARGANO, sx
[email protected]
Cari amici di “Missionari Saveriani”, è giunto il momento di rientrare in Bangladesh. Prima di tutto, desidero ringraziare i confratelli saveriani, le sorelle saveriane e voi amici, che mi avete fatto sentire non un estraneo o un ospite, ma parte di un cammino comune e
missionario.
Porto nel cuore la bella esperienza vissuta con i “senza fissa dimora”, con
i loro volti e
Padre Giovanni Gargano e la signora
le loro stoAngela Gomez in visita a Salerno, per
rie. Ricordela mostra “Sotto lo stesso cielo...”
rò sempre
con meraviglia anche
il servizio di
accoglienza
che svolgono
i volontari e
le mamme
che vengono nella casa
dei saveriani
di Salerno a
fare le pulizie. Sono piccoli gesti che
riempiono di gioia il cuore di tante persone.
Interessante è anche l’esperienza della mostra “Sotto lo stesso cielo…”. Ringrazio tutti per la creatività e il coinvolgimento in questa
attività che apre le menti ai valori della mondialità. Saluto il laicato
saveriano con cui ho condiviso i racconti sul Bangladesh e il ritiro spirituale di febbraio.
Saluto tutti i sacerdoti e le comunità parrocchiali, il centro missionario e la Caritas, che mi hanno dato la possibilità di condividere l’esperienza in Bangladesh. In questi incontri ho trovato un forte interesse
alla missione e all’impegno missionario.
Infine, un saluto di cuore a tutti voi, lettori e lettrici di “Missionari Saveriani”, che continuate a seguirci mensilmente e a diffondere la
bellezza della missione. Un abbraccio a tutti. Vi aspetto in Bangladesh!
2014 APRILE
22038 TAVERNERIO CO - Via Urago, 15
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TAVERNERIO
Una storia come tante?
Pasqua in una periferia esistenziale di oggi
sono preparato alla PaM isqua,
passando giornate
accanto a una famiglia che, in
poche settimane, ha dovuto accompagnare il proprio genitore
dalla perfetta forma fisica alla
morte. Moglie e figli sono riusciti a ridestare nel padre, un
affermato dirigente di Banca, la
semplicità che si assapora solo
baciando il Crocifisso…
Gli stessi sentimenti di Gesù
Il giorno di carnevale, mi avevano informato che Claudio (tutti
i nomi sono di fantasia) stava male. I medici avevano diagnosticato
un mese di vita. Lui e la moglie
non vogliono farlo sapere a nessuno. La porta di casa è chiusa.
D’istinto, ho rivolto la mente al
Signore. “Cosa viene chiesto a
me, prete missionario, in questa
situazione?”. Ho provato a comporre il numero di telefono; la
moglie ha risposto: “Per lei, padre, la porta è sempre aperta”.
Il giorno dopo sedevo accanto
a Claudio. Il suo viso era quello
di sempre. Nulla faceva pensare
all’impietoso verdetto medico.
Giusi, la moglie, era presente al
colloquio: annuiva, sottolineava
i dettagli. Avessero pianto, mi
avrebbero aiutato a consolarli. Invece, mi sono trovato con
i ricordi che avevo raccolto in
passato, quando ancora avevo
frequentato la loro famiglia. In
casa, si parlava solo di affari e
della Juventus, argomenti che
ora, di fronte alle condizioni di
salute di Claudio, perdevano
ogni spinta ed energia.
In Africa avevo accompagnato
tante persone che agonizzavano
nelle capanne di fango e lamiere.
Era gente semplice che non sapeva nulla su Dio e che magari
non aveva mai visto una chiesa.
A loro bastava raccontare storie
vere e subito vivevano gli stessi
sentimenti di Gesù.
Famiglia, forza di salvezza
Ascoltando Claudio e Giusi,
mi rendevo conto che tutti in
famiglia sapevano della condizione del padre: anche i figli,
tre quarantenni per tanti aspetti
simili ai loro coetanei. Però si
muovevano guidati da uno spirito di famiglia che, con il passare
dei giorni, si rivelava un’autentica forza di salvezza.
Il primogenito Mauro, ad
esempio, è titolare di un “centro benessere”. Ma ogni sera si
metteva in autostrada per dare
la “buona notte” a suo padre. La
domenica tornava con moglie e
figlie; pranzavano con i nonni e
p. LINO MAGGIONI, sx
insieme si ritrovavano a parlare
di vita e di morte.
Cinzia, la figlia, è separata e lavora come animatrice in una “radio commerciale”. Alla notizia,
Cinzia si era presa un periodo di
ferie. Arrivava a casa dei genitori con il suo compagno, tecnico
informatico. Un giorno, Cinzia e
sua mamma mi hanno indicato la
crocetta d’oro che Claudio portava al collo: “È la croce di battesimo di sua mamma… Padre Lino,
ci aiuti ad accompagnarlo!”.
Infine Marco, il terzogenito,
era riuscito a fermarsi solo pochi giorni, preso come era dalla
separazione dalla moglie. Sempre spettinato, guardava il papà
e i suoi occhi si riempivano di
lacrime…
Il desiderio di Brigitte
Dopo due settimane, Claudio
mutò improvvisamente umore.
Cominciò a colpevolizzare tutti
di avergli taciuto il suo male.
“Papà, la tua non è una resa.
Lasciati guidare dal cuore. Noi
siamo felici se tu vai a vivere per
sempre con il Signore, non solo
nei nostri pensieri”.
Il filo dei giorni si era sgomitolato quasi del tutto e il sonno
dominava ogni resistenza di
Claudio. Ma lui aveva prevenu-
Pasqua è risurrezione!
Due dipinti “mistici”, diversi da quelli tradizionali
Gesù sale alla croce, nella chiesa
di Sant’Antonio in Polesine, secolo
XIV, a documentare la fede della
comunità cristiana di Ferrara nel
1300. Qui Maria fa parte di una
stella cometa ideale che comprende anche le figure di un patriarca
e del soldato che trafigge Gesù.
Gesù sale volontariamente sulla
croce con tutta la sua giovinezza,
e viene trafitto mentre sale. A sinistra, la madre lo accompagna con
la mano; a destra, Giovanni scrive
l’epitaffio della sua morte.
Il murale intitolato “legno della croce” è stato realizzato da Mino Cerezo Barredo: una
crocifissione di oggi, che illustra la fede delle comunità missionarie dell’America latina
to i suoi angeli custodi: “Quando
p. Lino arriva, svegliatemi; deve
concludere la storia di Brigitte”.
Brigitte era una ragazza africana. Prima di morire di un male
incurabile, mi aveva espresso il
desiderio di essere accompagnata un’ultima volta al mercato del
villaggio. Si sedette sul vecchio
fuoristrada e mentre passavamo
tra i colori e gli odori del misero
mercato, mi confidò: “Prima di
andare in paradiso, potrò regalare la mia vita a Gesù per questi
miei amici?”.
La sera avevo concluso con
Claudio il racconto della storia
di Brigitte. Il giorno dopo celebravo una Messa a Grandate.
Mentre recitavo il Padre Nostro,
mi sentii investito da una gioia
incontenibile. Era quello il momento in cui Claudio entrava
■
nella Pasqua di Cristo.
Buona Pasqua!
Cari amici e amiche, Pasqua è festa, è gioia. Pasqua è quanto
di più giovane c’è, in questo tempo di stanchezza. Quante Pasque abbiamo condiviso con voi, cari amici e amiche! La Pasqua
di Gesù continua a trarre la vita dalla morte.
La Pasqua ispira a san Guido Conforti di incoraggiare i suoi
figli, che vivono in Italia, a proseguire la missione per fare del
mondo la famiglia di Dio, senza trascurare la missione nella realtà italiana nella quale le nostre comunità saveriane sono inserite. Sul territorio si moltiplicano i terreni di primo annuncio, verso i quali non è possibile assumere un atteggiamento di estraneità. Il nostro centro di spiritualità missionaria a Tavernerio è
meta ogni settimana di gruppi parrocchiali, famiglie e bambini; i
più piccoli sono accompagnati dai genitori, dagli insegnanti, dai
catechisti. Vi aspettiamo sempre più numerosi!
Pasqua Buona a voi, cari amici e amiche! Pasqua Buona ai vostri figli e nipoti!
Saveriani di Tavernerio
IL CONVEGNO DI “MISSIONE OGGI”
Sabato 10 maggio, a Brescia, dalle
9 alle 18
CONVEGNO 2014
NEL TEMPO
DELL’INCERTEZZA
BRESCIA
SAN CRISTO
SABATO
10 MAGGIO
INTERVERRANNO
8
ERMES RONCHI
LUCIANO MONARI
EMILIO DEL BONO
SALVATORE NATOLI
JOHN C. SIVALON
MARINELLA PERRONI
TIZIANO TOSOLINI
MARIA LUISA DAMINI
PAOLO BOSCHINI
Gesù sale alla croce, di Guido
da Siena (1250 circa).
Maria, con una mano si aggancia
a Cristo, e con l’altra tiene
indietro i persecutori.
INFO: tel. 030.3772780
[email protected]
Missionari Saveriani
2014 APRILE
VICENZA
36100 VICENZA VI - Viale Trento, 119
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Il nostro pellegrinaggio a Parma
Il Gams alla fonte del carisma saveriano
È
appena giorno: sono le 7
di domenica 2 marzo e la
casa saveriana di Vicenza è già
piena di saluti amichevoli e di
pacche sulle spalle. Il pullman
che accompagnerà 61 persone
devote a san Guido Conforti è
pronto a partire per Parma, città
che ha l’aria di una piccola capitale europea.
Dobbiamo preoccuparci?
Padre Luciano Bicego, guida
spirituale del gruppo, ha preparato adeguatamente, con appro-
fondimenti mirati, tutti i partecipanti al pellegrinaggio. Già
in pullman si è iniziato con una
preghiera alla Madonna e dopo
la lettura dal vangelo di Matteo
(6,24) proprio della domenica,
ognuno ha scritto le proprie riflessioni che poi sono state meditate insieme.
È bello sentirsi uniti, una famiglia di credenti che dà più
importanza alle realtà spirituali
che a quelle materiali, poiché
queste ultime non durano, sono
temporanee. Infatti, molti hanno
CATERINA e PIETRO DAL SANTO
risposto che umanamente è difficile non preoccuparsi - particolarmente di questi tempi - del
cibo o dell’abito, ma è più importante cercare il regno di Dio
dentro di noi con la preghiera,
tenendo presente che il Signore
ci ama. È quindi giusto mettere
Dio al primo posto e affidarci a
lui con serenità.
Nel santuario di san Guido
Arrivati a Parma, nel santuario di san Guido Conforti è stata
celebrata la Messa. La chiesa era
Il Gams di Vicenza in pellegrinaggio a Parma nel santuario “San Guido Conforti”
gremita di fedeli e di missionari
saveriani che hanno concelebrato; anche i missionari infermi,
spinti sulle loro carrozzelle dai
confratelli e dai volontari, hanno riempito di tenerezza il cuore
di ognuno di noi, donandoci un
senso di pace e di altruismo.
In seguito, p. Ermanno Ferro
ha accompagnato il gruppo in
visita al museo Confortiano. Ha
coinvolto tutti con le sue informazioni precise e sentite, che
venivano dal cuore. Mentre narrava la vita di san Guido Conforti, trapelava dalle sue parole
una devozione totale verso il
fondatore dei saveriani. È stato
emozionante dire una preghiera
davanti al Crocifisso del Conforti: “È questo che mi ha dato la
vocazione; io guardavo lui e lui
guardava me, e pareva mi dicesse tante cose”, diceva il santo.
Il museo d’arte cinese
ed etnografico
Anche visitare il percorso museale chiamato “Memorie Confortiane Saveriane” ha suscitato
notevole emozione. Vedere la
sala rossa dove mons. Conforti
lavorava, la sua camera da letto,
la cappella dei martiri e i tanti
oggetti a lui appartenuti, ha riempito il cuore di noi pellegrini
con il desiderio di fare del bene,
come san Guido ha sempre fatto
con santo ardore cristiano.
Padre Alfredo Turco ci ha invece accompagnato in visita al
museo d’arte cinese ed etnografico, completamente rinnovato.
Gli oggetti in esposizione sono
pregevoli e allestiti con l’intento
di dare una panoramica essenziale del mondo artistico cinese
e di altre aree geografiche: Giappone, Indonesia, Brasile, Messico e Africa.
Amicizia e meditazione
Nel pomeriggio, abbiamo
fatto una breve visita guidata ai
monumenti simbolo di Parma: il
duomo, una delle maggiori creazioni dell’architettura romanicopadana del sec. XII, e il battistero, agile costruzione romanicogotica a pianta ottagonale.
Ormai si è fatta sera e intraprendiamo la via del ritorno verso Vicenza. È stata una bella esperienza,
soprattutto per l’amicizia che lega
il nostro gruppo e per le profonde
meditazioni fatte insieme.
■
Pellegrinaggio a Monte Berico
In compagnia di un pifferaio magico
Festa della grande famiglia, adulti e bambini
16 febbraio si è
D omenica
tenuto l’incontro mensile
delle “Famiglie per la missione”. Questa volta c’era la voglia
di esplorare una nuova esperienza. Al mattino, come al solito, abbiamo vissuto il consueto
incontro di formazione; per il
pomeriggio abbiamo invitato
Mirko Castello, che ha insegnato
canti e balli dei vari continenti:
dall’Asia all’Africa, dalla Cina
alla Russia. Noi dovevamo impararli e poi eseguirli.
Tutti a ballare senza ruoli
Io fungevo da spettatore, guardando con curiosità questo simpatico gioco vissuto dai papà e
dalle mamme, assieme ai loro figli piccoli e grandi, che insieme
ballavano e giocavano.
Ammiravo la gioia dei bimbi,
8
con al loro fianco i genitori che,
superando la timidezza e titubanza iniziale, si erano messi a
giocare e a ballare quasi con disinvoltura. Ammiravo divertito
vedendo lo sforzo che gli adulti
mettevano per stare al ritmo della musica diventando a loro volta
bambini; e i figli si divertivano
ancor di più confrontandosi con i
più grandi. Mi è piaciuta la semplicità di quel pomeriggio perché
c’era un’atmosfera di grande famiglia, formata da tante famiglie
che insieme giocavano.
Non ci siamo stancati…
Mirko Castello, di origine
Bassanese, ideatore e animatore di questa coreografia con 55
anni sulle spalle, sembrava il
più “bambino” di tutti per la sua
semplicità, mentre insegnava ed
Grandi e piccoli hanno provato a seguire le coreografie di Mirko Castello durante la
giornata d’incontro mensile delle “Famiglie per la missione”
p. LUCIANO BICEGO, sx
eseguiva le diverse danze. Tutto questo è durato quasi tre ore,
senza che ce ne accorgessimo,
non stancando nessuno.
È proprio vero quello che dice
il vangelo: “se non cambi la tua
vita e non diventi come bambino, non puoi entrare nel regno
dei cieli”. Un clima di famiglia
si costruisce nella reciprocità:
l’adulto che si fa bambino e il
figlio che si fa grande.
Vera armonia e fraternità
All’inizio di questo spettacolo
c’era molta diffidenza, ma poi
pian piano tutti, figli e genitori,
sono stati contagiati da questo
gioco che creava famiglia tra tutti
i presenti. Alla fine di quel pomeriggio ci è rimasta la nostalgia:
“perché non vivere momenti così
gioiosi anche in altre occasioni?”.
Oggi, nella nostra società consumistica, la famiglia è tartassata,
bistrattata. Bisogna dare speranza
che insieme si può camminare e
che questo non è un ideale solo
per alcuni istanti, ma si deve realizzare qui in terra. Conosco tante
famiglie che hanno vissuto periodi lunghi di volontariato in missione. Ma questi traguardi si tagliano solo quando si sperimenta nel proprio nucleo famigliare
■
vera armonia e fraternità.
In occasione del 60° dalla morte di p. Pietro Uccelli, ricordiamo
a tutti i nostri lettori che domenica 11 maggio è in programma
un pellegrinaggio a piedi a Monte Berico. La partenza da viale
Trento è alle ore 10.30; alle 12 celebrazione della Messa. La partecipazione è aperta a tutti gli amici di Vicenza.
Domenica 4 maggio, è prevista la festa con i famigliari dei saveriani vicentini. Sarà con noi p. Emilio Baldin, tornato dalla Colombia.
IL CONVEGNO DI “MISSIONE OGGI”
Sabato 10 maggio, a Brescia, dalle 9 alle 18
CONVEGNO 2014
NEL TEMPO
DELL’INCERTEZZA
BRESCIA
SAN CRISTO
SABATO
10 MAGGIO
INTERVERRANNO
ERMES RONCHI
LUCIANO MONARI
EMILIO DEL BONO
SALVATORE NATOLI
JOHN C. SIVALON
MARINELLA PERRONI
TIZIANO TOSOLINI
MARIA LUISA DAMINI
PAOLO BOSCHINI
INFO: tel. 030.3772780
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Missionari Saveriani
2014 APRILE
ZELARINO
30174 ZELARINO VE - Via Visinoni, 16
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Festa all’aperto per le missioni
Domenica 25 maggio vi aspettiamo tutti!
appuntamenL’ importante
to per la “festa all’aperto
per le missioni” quest’anno è il
25 maggio, ultima domenica del
mese, naturalmente a Zelarino
in via Visinoni 16, dai missionari saveriani.
Fin dalle 10 del mattino sarà
possibile fare un giro in carrozza e ammirare le attrattive del
mini-zoo. Dopo il pranzo, fissato per le 12 e 30, l’intrattenimento continuerà arricchito dal mercatino della
Tergola con
“cose dell’altro mondo”,
addolcito dalle torte in vendita e con altri
avvenimenti a
sorpresa.
Alcuni studenti della missione di Chemba, in Mozambico, dove lavorano i saveriani,
che sarà sostenuta dal ricavato della “festa all’aperto per le missioni” di quest’anno
È arrivata la Pasqua!
Occasione per ringraziare il Signore
C
ari amici, la risurrezione di
Gesù segna per i cristiani
il momento culminante di tutto
l’anno, perché è questo l’avvenimento di gloria che illumina la
nostra vita.
La riconoscenza
per i 50 anni
Ripercorrendo l’anno trascorso dall’ultima Pasqua, desidero ringraziare Dio per la vostra
amicizia e il continuo sostegno,
sia spirituale che materiale. Ringrazio Dio anche per avermi
concesso la grazia di celebrare il
50° di sacerdozio.
Sono stati cinquant’anni caratterizzati soprattutto da due
avvenimenti importanti: i miei
vent’anni di insegnamento a Zelarino e l’esperienza missionaria
in Burundi. Il ruolo di insegnante-educatore esige un continuo
8
aggiornamento e una
grande capacità di accoglienza. Questo mi
ha insegnato ad avere
uno sguardo benevolo
verso le persone.
Ho passato in Burundi forse i più begli
anni della mia vita.
Anche se le difficoltà
e le privazioni non
mancavano mai,
mi sentivo felice e
pienamente realizzato,
sia sul piano umano
che su quello cristiano. Purtroppo, per le vicende politiche che
tutti conoscono, sono stato espulso assieme ad altri 500 missionari, sacerdoti, suore e laici. Ma anche l’espulsione è stata per me
un’esperienza che ha rinnovato
e rafforzato il mio rapporto con
Gesù crocifisso e risorto.
p. FRANCO LIZZIT, sx
La Messa
e la chiesa
aperta
La “festa all’aperto
per le missioni” è un avvenimento che
piace tanto ai
bambini e ai
ragazzi, ma
p. SERGIO CAMBIGANU, sx
Per non sprecare la vita
In questo momento, in cui mi
trovo a lavorare
ancora a Zelarino,
sento che posso
vivere la mia vocazione cristiana
e missionaria alla maniera di santa Teresa del Bambino Gesù. Pur essendo chiusa in un
convento di clausura, lei è diventata patrona delle missioni, perché ha saputo cambiare tutte le
azioni della sua vita in atti di
amore, unendoli a quelli di Gesù Salvatore del mondo. Sento che anch’io devo fare come
lei, altrimenti potrei correre il
rischio di sprecare la mia vita
per niente.
Auguro a ciascuno di voi che
il Signore risorto vi aiuti a cogliere con gioia
tutti i doni che
ha preparato per
voi e a metterli
a servizio della famiglia e
della comunità in cui vivia■
mo.
Murale intitolato “legno della croce”, realizzato da Mino Cerezo Barredo:
crocifissione di oggi, che illustra la fede delle comunità missionarie dell’America latina
altrettanto diverte i giovani e gli
adulti.
Quest’anno, ci sarà la possibilità di partecipare alla santa
Messa, alle 11 e 30, nella chiesa
del centro pastorale “Card. Urbani” adiacente all’istituto. Dopo la Messa, la cappella dei saveriani resterà aperta per dare
la possibilità di un momento di
raccoglimento a chi desidera rivolgere al Signore una preghiera per le missioni e per le proprie intenzioni. L’iniziativa, negli anni scorsi è stata accolta e
apprezzata da varie persone; altre certamente se ne aggiungeranno quest’anno.
Sosteniamo
la missione di Chemba
Il ricavato della festa sarà
devoluto ai programmi educativi dei missionari saveriani
in Mozambico. I saveriani sono in quella nazione da sedici anni. Sono dieci i confratelli
che si prendono cura di quattro
parrocchie, ognuna grande come una provincia italiana, e le
distanze si misurano in centinaia di chilometri.
L’attenzione alla gioventù ha
spinto i saveriani ad aprire alcune scuole superiori nel centro
della parrocchia. Ecco quanto scrive di una di esse p. Fabio D’Agostina, per molti anni responsabile dei saveriani
in Mozambico: “La missione
di Chemba è situata sulle rive
del fiume Zambesi, a 500 chilometri da Beira, capitale della regione e sede del vescovo
della diocesi. In questa missione abbiamo la scuola secondaria (dall’ottava alla dodicesima
classe), che conta un migliaio
di alunni. Di questi, un centinaio sono ospitati nell’internato, dove studiano, mangiano e
dormono durante tutto l’anno
scolastico”.
Padre Fabio ha chiesto il sostegno dei benefattori, in passato, per una biblioteca per la
scuola di Chemba, che ne era
priva. Gli studenti non possono
procurarsi libri di testi e suppliscono scrivendo gli appunti delle lezioni. I giovani pagano una
piccola parte della retta e al resto deve pensarci la missione.
Durante la giornata si susseguono ben tre scaglioni di studenti: mattino, pomeriggio e sera.
Questo è un buon investimento
per un futuro migliore della nazione e noi vogliamo collaborare generosamente.
Invitati e… prenotati
Siete invitati alla nostra festa per la gioia vostra e di tante persone del Mozambico. Prenota il pranzo per te e per i tuoi
amici, chiedendo il biglietto
agli organizzatori o telefonando allo 041 907261, prima del
18 maggio.
Ringraziamo i tanti amici volontari che dedicano il loro prezioso tempo alla preparazione
della festa e tutti voi bambini e
ragazzi, che verrete con i vostri
genitori e nonni. Non mancate.
Scoprirete un mondo diverso e
divertente!
■
IL CONVEGNO DI “MISSIONE OGGI”
Sabato 10 maggio, a Brescia, dalle 9 alle 18
CONVEGNO 2014
NEL TEMPO
DELL’INCERTEZZA
BRESCIA
SAN CRISTO
SABATO
10 MAGGIO
INTERVERRANNO
ERMES RONCHI
LUCIANO MONARI
EMILIO DEL BONO
SALVATORE NATOLI
JOHN C. SIVALON
MARINELLA PERRONI
TIZIANO TOSOLINI
MARIA LUISA DAMINI
PAOLO BOSCHINI
Buona
Pasqua !
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Missionari Saveriani