Ancora n 31 - Webdiocesi

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO
ANNO XXXI N° 31 - 28 Settembre 2014 € 1.00
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“NOI ANNUNCIAMO
CRISTO RISORTO”
Con San Paolo in missione
nelle moderne Corinto
Consegnata «la Lettera Pastorale» del vescovo Carlo
per l’anno 2014-2015 al termine del Convegno.
Parlare dell’inizio di un anno qualificandolo con un aggettivo, significa
che nel corso dei 365 giorni di inizi ne abbiamo tanti e tutti volti ad un
ben determinato scopo. Per ognuno c’è normalmente un’autorità preposta
che, sull’esperienza dell’anno che si conclude, indica in prospettiva futura,
permeata di speranza, le linee direttive generali di uno scopo e di un bene
comune da raggiungere.
L’augurio del vescovo
Carlo alla ripresa
dell’attività in mare
“Carissimi pescatori e lavoratori del porto
della diocesi di San Benedetto, Ripatransone e Montalto,
vorrei farvi giungere un cordiale saluto e un augurio alla
ripresa del vostro duro lavoro, dopo il fermo pesca che
vi ha costretto all’inattività in mare.
Voi rappresentate l’attività più tradizionale delle nostre
coste e contribuite tutt’oggi in maniera non secondaria
all’economia delle nostre zone.
La Chiesa, e io personalmente, accompagniamo con vicinanza e simpatia la vostra professione.
Per questo ho ritenuto di dover dare un incarico specifico
al Rev.do don Giuseppe Giudici, perché segua la Pastorale
del mare.
E un segno concreto della vicinanza della Chiesa a tutti
voi e alle vostre necessità.
Questa vicinanza, per noi a San Benedetto, ha avuto una
figura particolarmente significativa in mons. Francesco
Sciocchetti da tutti noi ricordato con affetto e riconoscenza. Continuiamo così ad alimentare la bella tradizione
di fede degli uomini di mare e delle loro famiglie.
Il Signore benedica il vostro lavoro e Maria, stella del
mare, vi protegga da ogni pericolo.
Gente del mare: solidarietà e cura pastorale
L’ufficio diocesano della pastorale del Mare
diretto da don Giuseppe Giudici
I due giorni di incontri presso la sala San Giovanni Paolo II della
Parrocchia Sacro Cuore di Centobuchi, una delle periferie della nostra
diocesi, sono serviti per iniziare nella consapevolezza e nel discernimento
un nuovo Anno Pastorale. Presente il vescovo Carlo, il primo giorno
abbiamo ascoltato, in una ampia sala gremita in ogni ordine di posti, una
dotta relazione sui primi 4 capitoli della lettera di S.Paolo ai Corinzi, di
don Andrea Andreozzi, parroco e docente presso l’Istituto Teologico
Marchigiano. Nel secondo giorno dopo la dettagliata presentazione della
«Lettera pastorale» da parte del Vescovo, è seguita la impegnativa presentazione dell’«Evangelii Gaudium» di papa Francesco con il titolo
“Appunti di viaggio per una Chiesa in uscita”, relatore mons.Valentino
Bulgarelli, docente presso la Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna. La
sera dello stesso giorno, perché i fedeli si sentano particolarmente
impegnati nella vita della Chiesa, «una, santa, apostolica», il Vescovo,
come successore degli Apostoli, ha consegnato la “Lettera Pastorale”, in
Cattedrale, luogo sacro, cuore e vita della diocesi. È bene subito chiarire
se questo gesto è stato esplicitato materialmente ai presenti nella sera di
sabato 20 settembre e particolarmente a quanti si sono dichiarati disponibili
a rappresentare i vari gruppi organizzati nell’ambito della chiesa, le esortazioni in essa contenute impegnano tutti i cristiani.
Ed è per questo che intendiamo pubblicare, di volta in volta, i vari
capitoli della “Lettera” facendoli seguire dalle «Riflessioni» proposte
dal Vescovo, al termine di ogni capitolo, fin all’«Avvento» tempo
propizio per la preparazione al Santo Natale.
Alle pag. 5/6
L’Italia ha un territorio circondato, per tre lati, dal mare.
I 7.457 km del litorale ospitano 116 Diocesi, 630 comunità municipali e, 88 porti grandi e piccoli. E tra queste
diocesi c’è anche quella di San Benedetto del Tronto il
cui territorio copre una zona costiera che va da Cupra a
Martinsicuro con la presenza dei porti. Il mare è una
grande risorsa per il nostro Paese e per queste zone, una
risorsa intorno alla quale ruota la vita di molti lavoratori
che merita una attenzione specifica. Il vescovo Carlo ha
nominato a luglio don Giuseppe Giudici direttore
dell’Ufficio di Apostolato del Mare, forse conoscendo
il suo amore per il mare, per riavviare un impegno e una
presenza accanto alla gente di mare: i marittimi del commercio e della pesca, le loro famiglie, il personale dei
porti e tutti coloro che intraprendono un viaggio per mare. Il
nuovo Ufficio Nazionale per l’apostolato del mare è stato costituito abbastanza di recente dal Consiglio Episcopale Permanente della CEI: nel 2012, riorganizzandolo proprio per
promuovere un’attenzione specifica e per testimoniare l’impegno della comunità ecclesiale verso la gente di mare, a partire dal motu proprio di Giovanni Paolo II Stella maris del 31
gennaio 1997. Quindi compito della pastorale marittima è di
farsi vicina a persone che fanno un lavoro duro e spesso con
dei tempi di lavoro che non si conciliano con i ritmi quotidiani sociali consueti. Nelle finalità dell’ufficio viene indicato che quello del mare è un mondo con dinamiche e
caratteristiche proprie: un mondo spesso non conosciuto o
addirittura ignorato, ma carico di una grande ricchezza
umana, di cui la Chiesa si fa compagna, assicurando la sua
presenza attraverso l’impegno caritativo e l’annuncio del
Vangelo. Un impegno che chiede il coinvolgimento e l’attenzione di tutta la comunità nell’ottica della pastorale integrata
e nelle relazioni con le realtà istituzionali e associative locali.
La gente del mare oggi vive una realtà complessa, che incrocia persone che provengono da varie parti del mondo, che
vive anch’essa la difficoltà di questo momento storico particolare per la crisi socioeconomica in atto, che presenta nuove
sfide e opportunità anche per l’evangelizzazione. Anche l’ufficio diocesano formato da un’equipe di collaboratori con
don Giuseppe si è già messo al lavoro per avviare una rinnovata pastorale del mare, ripartendo da una tradizione significativa legata al mondo marittimo e al forte legame
dell’impresa marinara con la vita della comunità locale. Il
primo incontro importante sarà il 5 dicembre quando il vescovo incontrerà i marittimi del porto, altro momento tradizionale e sentito per la gente di mare sarà il giorno della festa
di San Francesco di Paola, “celeste patrono della gente di
mare italiana”, così proclamato da Pio XII il 27 marzo 1943.
Al contempo l’ufficio ha raccolto la richiesta di una maggiore
vicinanza di amicizia e accoglienza, che già don Giuseppe ha
testimoniato con la sua presenza sulla banchina del porto, ma
anche un’attenzione specifica e solidale alla situazione socioeconomica e lavorativa che il porto sta attraversando.
RENDICONTAZIONE
DELLA RACCOLTA CARITAS
IN OCCASIONE DELLA
QUARESIMA DI CARITà 2014
PROGETTO:
Acquisto di prodotti per la pulizia personale
A pag. 2
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Anno XXXI
28 Settembre 2014
PAG
Continua dalla prima pagina
RENDICONTAZIONE DELLA RACCOLTA CARITAS
IN OCCASIONE DELLA QUARESIMA DI CARITà 2014
PROGETTO: Acquisto di prodotti per la pulizia personale
- Parrocchia S.Giuseppe di San Benedetto del Tronto…………….
- Parrocchia S. Paolo Apostolo di San Benedetto del T…………...
- Parrocchia S. Benedetto Martire di San Bened.del Tronto……...
- Oasi S.Maria dei Monti – Grottammare………………………….
- Parrocchia S.Antonio di San Benedetto del Tronto……………...
- Parrocchia S.Lorenzo di Montedinove…………………………...
- Parrocchia S. Pio X di San Benedetto del Tronto…………….….
- Parrocchia SS.Gregorio Magno e Niccolo’ Ripatransone……...
- Parrocchia SS.Benigno e Michele Arcangelo Ripatrans………..
- Parrocchia S.Niccolo’ di Monteprandone……………………….
- Parrocchia S.Giuseppe di Paolantonio di S.Egidio V.ta………...
- Parrocchia Madonna di Fatima – Valtesino di Ripatransone…..
- Parrocchia SNiccolo’ di Acquaviva Picena……………………...
- Parrocchia S.Filippo Neri di San benedetto del Tronto…………
- Parrocchia Ss.Annunziata di San Benedetto del Tronto………...
- Parrocchia S.Maria Assunta di Cossignano……………………..
€. 500,00
€. 100,00
€. 650,00
€. 400,00
€. 600,00
€. 230,00
€. 1.000,00
€. 460,00
€. 200,00
€. 200,00
€ 200,00
€. 180,00
€. 100,00
€. 800,00
€. 420,00
€. 200,00
Totale pervenuto…….….
€. 6.240,00
Per una buona riuscita del progetto, ed un'equa distribuzione su tutto il territorio diocesano, abbiamo
provveduto all'acquisto dei seguenti prodotti per la pulizia e l'igiene:
Bagno schiuma e shampoo
Saponette
Lamette e schiuma da barba
Spazzolini da denti
Dentifrici
Ammorbidente
Detergente lavamani
Strofinacci per pavimenti
Detersivo per indumenti
Detersivo per lavatrici e lavastoviglie Deodoranti per la persona
Detersivo per piatti
Candeggina
Tali prodotti sono destinati non solo alle 937 Famiglie che mensilmente usufruiscono del "servizio
condivisione viveri Caritas Diocesana", ma anche alle Caritas Parrocchiali che ne faranno richiesta.
Durante l'incontro del 15 Ottobre con tutti i responsabili Caritas Parrocchiali (ai quali invieremo la
comunicazione) ci sarà l'opportunità di verifiche e chiarimenti
Diac. UMBERTO, Direttore
PERU’ - E’ stato ucciso l’indio che lottava per la foresta
Amazzonica, contro il disboscamento della sua terra
Lima (Agenzia Fides) - Edwin Chota, uno dei leader della tribù degli Indios Ashaninka dell’Alto Tamaya, in Perù, è stato ucciso insieme ad altri tre membri della sua etnia, in una
zona al confine tra Brasile e Perù. Si stavano recando in Brasile per incontrare le altre comunità Indios, per cercare di combattere insieme il disboscamento illegale della foresta
Amazzonica e il traffico di sostanze stupefacenti. Erano riusciti ad arrivare nel grande
Paese sudamericano e a incontrarsi con gli altri attivisti, ma sulla via del ritorno hanno incontrato dei taglialegna
o dei trafficanti di droga che li hanno uccisi a colpi di fucile. “Fino a che non avremo la proprietà della terra, i
taglialegna non rispetteranno la nostra proprietà. Ci minacciano. Ci intimidiscono. E sono armati”: questa è
una delle dichiarazioni di Chota, che da circa un anno aveva fatto presente al governo di Lima che sia lui che
altri capi della comunità indios Ashaninka, avevano subito minacce di morte pe r la loro lotta contro il diboscamento della foresta. Dopo molti anni di battaglie legali, Chota aveva ottenuto la certificazione della sua comunità
nativa, però le sue denunce contro le attività illegali dei taglialegna nelle sue terre e in quelle nei dintorni non
avevano ricevuto la giusta attenzione.
Parola del Signore
XXVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO ANNO A
Dal VANGELO secondo MATTEO
Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va’ oggi a lavorare
nella vigna. [29]Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. [30]Rivoltosi al secondo, gli disse
lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. [31]Chi dei due ha
compiuto la volontà del padre?”. Dicono: “L’ultimo”. E Gesù disse loro: “In verità vi dico:
I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. [32]E’ venuto a voi Giovanni
nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno
creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per
credergli. (Matteo 21,28-32)
I protagonisti del brano raccontato da Gesù sono due giovani che in un certo modo riepilogano
due categorie ben precise di persone: quelli che vivono nella ipocrisia e quelli che si convertono.
Ipocriti, è una parola che sentiamo spesso da Gesù come accusa a chi per esempio prega, compie
“buone azioni”, dà l’elemosina, digiuna, ma con l’unico scopo di farsi vedere, egli spesso la rivolge ai farisei e agli scribi, proprio perché indulgevano in queste azioni solo per ricevere la
lode dai propri confratelli. Ad essi, ma anche a noi Gesù dice la stessa parola ipocriti. Curiosamente questa parola che Gesù usa, nella lingua greca stava ad indicare l’attore, cioè colui che si
esibiva nei teatri portando una maschera, e proprio per questo Gesù gli dà questo nuovo significato, cioè di colui che mostra una cosa (la maschera) ma ne pensa un’altra (il proprio volto nascosto), in altri casi Gesù usa l’espressione “sepolcri imbiancati ” proprio per indicare la
differenza assoluta, tra l’esterno, bello, pulito, luccicante e l’interno pullulante dei vermi della
decomposizione. Gli ipocriti, alla fine, sono quelli che difficilmente si convertono, poiché si assuefanno al loro modo di comportarsi, di mascherarsi tanto che questa loro maschera non riescono più a togliersela. Diviene un tutto unico con loro stessi. La seconda categoria è quella dei
peccatori manifesti che agiscono male e sanno di agire male. Essi più facilmente possono di-
CS: LA STRAGE NEL MEDITERRANEO
DEL 10 SETTEMBRE – CIRCA 500 VITTIME
Alcune informazioni ottenute dal CIR
La più grande tragedia di profughi
che si sia mai consumata nel Mediterraneo è rimasta per molti giorni
sconosciuta e ancora adesso riceve
un’attenzione mediatica piuttosto limitata.
Il fatto
Il 10 Settembre in un naufragio di
un barcone diretto in Grecia a 150
miglia dalla costa egiziana, circa
500 persone perdono la vita.
I superstiti
Risulta che 6 superstiti siano stati portati con un
elicottero maltese a Creta. Si tratta di 4 uomini
palestinesi, una giovane donna siriana di 17
anni e una bambina di 2 anni di cui non si conosce la nazionalità e che presumibilmente ha
perso entrambi i genitori nell’incidente. La
bambina si trova in un ospedale a Heraklion.
Gli altri superstiti saranno portati ad Atene.
Sembra che altri 2 superstiti siano a Malta e altri
3 in Sicilia, il che porterebbe il numero totale
di superstiti a 11 persone, su un totale di 500
persone presenti sulla barca. Tale stima deriva
dal fatto che al momento dell’imbarco i trafficanti avrebbero fatto salire i migranti a gruppi
di 20 per rendere più facile la conta del numero
totale di persone a bordo, da quel che raccontano i superstiti.
Il viaggio
Erano partiti dalla costa egiziana di Mietta sabato 6 Settembre su una barca relativamente
piccola diretta in Grecia. C’erano molti palestinesi fuggiti da Gaza, diversi siriani e persone di
altre nazionalità. Soprattutto tra i palestinesi e i
siriani c’erano molte famiglie con bambini. Per
il viaggio ciascun adulto avrebbe pagato circa
2.000 euro; mentre per i bambini non si sarebbe
chiesto alcun pagamento. Durante 4 giorni di
navigazione i trafficanti avrebbero costretto le
persone a cambiare barca 4 volte. Risulta che
l’ultima barca su cui è avvenuto il naufragio
fosse lunga 20 metri e larga 6. Mercoledì 10 settembre è arrivata una nave di trafficanti che, in
una dinamica ancora non chiara, ha deliberatamente speronato la barca dei rifugiati causando
il naufragio. Perché questo omicidio di massa?
La prima ipotesi è che i trafficanti volessero costringere i profughi a trasbordare un’altra volta
per continuare il viaggio su un’imbarcazione
ancora più piccola, cosa che avrebbe causato
proteste e rivolte. L’altra ipotesi è che si trattasse di trafficanti di un gruppo rivale. Sembra
comunque che gli assassini presumibilmente
siano di nazionalità egiziana.
La tragedia
Nella barca c’erano pochi salvagenti. Dopo il
naufragio tutti cercavano di aggrapparsi a qualche oggetto flottante. I superstiti raccontano che
durante 3 interminabili giorni un numero sempre maggiore di persone abbia perso la forza e
sia scomparso nelle acque. Raccontano anche
di aver visto ben 3 diverse navi commerciali di
passaggio e di essere stati a loro volta visti dal
personale delle navi, che però non è intervenuto. Tra i profughi che lottavano nelle acque
per la sopravvivenza, c’era anche una bambina
di 2 anni che durante i 3 giorni e 3 notti in mare
è stata accudita da tante persone, portata in
braccio, passata da una persona all’altra; in tanti
le avrebbero dato la poca acqua potabile di cui
disponevano. Effettivamente e miracolosamente la bambina è sopravvissuta e, anche se
sotto cura intensiva, sembra essere fuori pericolo.
Il salvataggio
Finalmente il 14 Settembre la nave commerciale “Pegasus” con bandiera di Panama ed
equipaggio per la maggioranza composto da filippini, si è avvicinata ai superstiti e ha dato
l’allarme. Sembra che da “Pegasus” 2 superstiti
siano stati portati a Pozzallo e che altri siano
stati trasportati fino a Creta in elicottero.
ventare convertiti, cioè quelli che si pentono,
che si ravvedono, e Gesù addita tra questi
anche i pubblici peccatori ( i pubblicani) e le
prostitute; nel brano dice “In verità vi dico: i
pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel
Regno dei Cieli.” Cosa vuole dire Gesù con
questa frase? Egli annuncia una verità inaudita,
che cioè quelli che comunemente riteniamo indegni, peccatori incalliti, che nella nostra considerazione sono poco più di niente, essi
coscienti del loro peccato hanno un’ampia possibilità di pentirsi, di convertirsi e precederci
nel regno dei Cieli. Gli ipocriti invece credono di salvarsi con il loro perbenismo e con le loro
vuote pratiche religiose, credono di essere a posto con la loro coscienza, ma non vedono quanto
è grande la loro distanza da Dio. Anzi proprio perché non la vedono hanno molta più difficoltà
rispetto ai pubblicani e alle prostitute di convertirsi e di pentirsi, e quindi di ricevere il perdono.
Gesù con questi insegnamenti vuole indicarci la via che dobbiamo percorrere, quella di confrontarci seriamente con la sua Parola, con il suo Vangelo, perché chi vuole essere e chiamarsi
cristiano ha un solo specchio su cui riflettersi ed è il discorso della Montagna, confrontandoci
con le Beatitudini avremo la sicurezza di essere alla sua sequela. Chiediamo al Signore Gesù di
aiutarci a compiere spesso dei buoni esami di coscienza, per capire quanto abbiamo da converRICCARDO
tirci e per ottenere il perdono del Padre buono.
PILLOLE DI SAGGEZZA:
IL PECCATORE CHE SI BATTE IL PETTO NON SI ACCORGE DI PRESENTARE A
DIO IL REGALO PIU’ BELLO CHE GLI POSSA FARE, EGLI PERMETTE A DIO
DI MANIFESTARE LA SUA BONTA’ E LA SUA MISERICORDIA. (B. BRO)
3
Anno XXXI
28 Settembre 2014
PAG
Tirana accoglie il Papa
con i volti sereni dei suoi quaranta martiri
Nella via principale della capitale si cammina sotto lo sguardo di 39 uomini e una donna che furono
perseguitati e uccisi a causa della fede. Maria Tuci, aspirante stimmatina, per aver resistito alle lusinghe di uno degli aguzzini, fu chiusa dentro un sacco con un gatto selvatico. Morì il 24 ottobre
1950. Due superstiti racconteranno a Francesco le loro storie. Grande lezione per i giovani albanesi
Una bella idea per “presentarci al mondo” ma anche per “ricordare
le nostre ferite” e “far conoscere ai più giovani una brutta pagina
della nostra storia”. Sono quasi tutti concordi gli albanesi nel giudicare l’iniziativa di allestire la via principale di Tirana (Bulevardi
Dëshmorët e Kombit, viale Martiri della Nazione), quella che conduce a piazza Madre Teresa, dove Papa Francesco domenica celebrerà la Messa, con le immagini dei 40 martiri albanesi.
Attraversandola sotto lo sguardo “fiero” di questi testimoni della
fede, per i quali è in corso il processo di beatificazione, si è per-
corsi da un brivido intenso. Soprattutto se si pensa alle persecuzioni che attualmente
patiscono i cristiani in diversi
Paesi del mondo. Si fa fatica a
camminare senza alzare lo
sguardo in alto. Quaranta volti
sereni, alcuni sorridenti. Ciò
che impressiona è lo sguardo,
non perso ma vivo, forse anche
cosciente del martirio che li attendeva. Non si può fare a
meno di guardarli: ogni foto è
accompagnata dal nome e da
poche parole che sintetizzano
tutta una vita. Don Shtjefen
Kurti, “ucciso perché aveva
battezzato un bambino”. Don
Mark Gjani, “cercavano di fargli maledire Gesù, ma lui urlava: Viva Cristo”. Solo per
citarne due. “Le loro immagini,
appese qui, testimoniano che il regime ha perso, è stato battuto”,
esclama un passante. Come dargli torto… Intanto gli occhi rimangono fissi sulle foto.
La storia di Maria Tuci. Tra i ritratti, verso la fine del viale,
ormai quasi verso piazza Madre Teresa, c’è quello di Maria Tuci,
unica donna della lista dei 40. La sua vicenda è emblematica delle
grandi sofferenze di un popolo. Nata nel 1928, studiò a Scutari
all’Istituto delle suore Stimmatine, presso cui entrò come aspirante. Il 10 agosto 1949 fu arrestata: la sua prigione era un buco
dall’inviato Sir a Tirana, Vincenzo Corrado
senza luce e senza aria. Venne sottoposta a torture e picchiata selvaggiamente. Per aver resistito alle lusinghe di uno dei capi, fu
chiusa dentro un sacco con un gatto selvatico. Trasportata nell’ospedale di Scutari in gravi condizioni, prima di morire confidò
a un’amica: “Si è avverata la parola del mio persecutore: ‘Ti ridurrò in uno stato tale che neppure i tuoi familiari ti riconosceranno’. Ringrazio Dio perché muoio libera!”. Morì il 24 ottobre
1950. La promessa del persecutore accomuna tutte le storie dei
martiri albanesi. A don Lazër Shantoja, uomo di cultura, arte e letteratura, furono amputati gli arti (mani e piedi). Una condivisione
nella sofferenza ma anche nelle parole pronunciate dai più prima
della morte: “Viva Cristo Re, Viva l’Albania!”. I racconti di due
superstiti. La ferocia della persecuzione rivive anche nei volti di
due superstiti, don Ernest Simoni (Troshani), sacerdote di 84 anni,
e suor Maria Kaleta, religiosa Stimmatina di 85 anni. Entrambi
racconteranno la propria storia a Papa Francesco, durante la celebrazione dei Vespri nella cattedrale di Tirana. Don Ernest, arrestato
il 24 dicembre 1963, dopo la Messa della vigilia di Natale nel villaggio di Barbullush, vicino Scutari, venne torturato perché parlasse contro la Chiesa e la gerarchia. Lui non accettò. Per le torture
subite cadde quasi morto. Fu, dunque, “liberato”, ma la sua condanna commutata in 18 anni di prigione e, successivamente, in lavori forzati. Durante la prigione, ha celebrato la Messa in latino a
memoria, ha confessato e distribuito la comunione di nascosto.
Anche suor Kaleta è stata costretta, durante il regime, a testimoniare la fede in maniera nascosta, battezzando non solo i bambini
dei villaggi, ma anche tutti coloro che si presentavano alla sua
porta. Una volta, addirittura, battezzò una bambina prendendo
l’acqua da un canale con la scarpa. Suor Maria ha anche custodito
in un comodino di casa l’Eucaristia, che portava alle persone malate e in punto di morte. Storie incredibili...
“Chiesa che vivi in questa terra di Albania, grazie per il tuo esempio di fedeltà!”
Migliaia di persone hanno assistito alla Santa
Messa che alle 11:00 di domenica mattina, nella
Piazza Madre Teresa a Tirana, il Santo Padre
Francesco ha celebrato in lingua latina e albanese. Le letture della liturgia contenevano riferimenti alla storia dell’Albania: la prima, dal
Libro dell’Esodo “Vi ho portati su ali d’aquila”
e la seconda, la Lettera di San Paolo ai Romani,
in cui l’Apostolo ricorda la sua predicazione in
Illiria, antica regione che includeva il territorio
dell’attuale Albania. Soffermandosi sulla frase
del Vangelo di Luca “La vostra pace scenderà
su di essa”, il Santo Padre ha ricordato nell’omelia che: “oltre ai Dodici Apostoli, Gesù
chiama altri settantadue discepoli e li manda nei
villaggi e nelle città per annunciare il Regno di
Dio”.”Egli - ha detto Papa Francesco - è venuto
a portare nel mondo l’amore di Dio e vuole diffonderlo attraverso la comunione e la fraternità.
Per questo forma subito una comunità di discepoli, una comunità missionaria, e li allena alla
missione, ad «andare».Il metodo missionario è
chiaro e semplice: i discepoli vanno nelle case
e il loro annuncio comincia con un saluto pieno
di significato: “Pace a questa casa!”. Non è solo
un saluto, è anche un dono: la pace. Venendo
oggi in mezzo a voi, cari fratelli e sorelle di Albania, in questa piazza dedicata ad una umile e
grande figlia di questa terra, la beata Madre Teresa di Calcutta, voglio ripetervi questo saluto:
pace nelle vostre case, pace nei vostri cuori,
pace nella “Nella missione dei settantadue discepoli è rispecchiata l?esperienza missionaria
della comunità cristiana di ogni tempo: il Signore risorto e vivente invia non solo i Dodici,
ma la Chiesa intera, invia ogni battezzato ad annunciare il Vangelo a tutte le genti. Nel corso
dei secoli, non sempre è stato accolto l?annuncio di pace portato dai messaggeri di Gesù; talvolta le porte si sono chiuse. In un recente
passato, anche la porta del vostro Paese è stata
chiusa, serrata con il catenaccio delle proibizioni e prescrizioni di un
sistema che negava Dio e impediva la libertà
religiosa. Coloro che avevano
paura
della verità e
della libertà facevano di tutto
per bandire Dio
dal cuore dell’uomo
ed
escludere Cristo
e la Chiesa
dalla storia del
vostro Paese,
anche se esso
era stato tra i
primi a ricevere
la luce del Vangelo”. “Ripensando
a quei decenni di atroci sofferenze
e di durissime persecuzioni contro
cattolici, ortodossi e musulmani,
possiamo dire che l’Albania è stata
una terra di martiri: molti vescovi,
sacerdoti, religiosi e fedeli laici,
ministri di culto di altre religioni,
hanno pagato con la vita la loro fedeltà. Non sono mancate prove di
grande coraggio e coerenza nella
professione della fede. Quanti cristiani non si sono piegati davanti
alle minacce, ma hanno proseguito
senza tentennamenti sulla strada
intrapresa! Mi reco spiritualmente
a quel muro del cimitero di Scutari, luogo-simbolo del martirio
dei cattolici dove si eseguivano le
fucilazioni, e con commozione depongo il fiore della preghiera e del ricordo grato
e imperituro. Il Signore è stato accanto a voi,
carissimi fratelli e sorelle, per sostenervi; Egli
vi ha guidato e consolato e infine vi ha sollevato
su ali di aquila come un giorno fece con l’antico
popolo d?Israele, come abbiamo sentito nella
prima lettura. L’aquila, raffigurata nella bandiera del vostro Paese, vi richiami al senso della
speranza, a riporre sempre la vostra fiducia in
Dio, che non delude ma è sempre al nostro
fianco,specialmente nei momenti difficili”.Oggi
le porte dell’Albania si sono riaperte e sta maturando una stagione di nuovo protagonismo
missionario per tutti i membri del popolo di
Dio: ogni battezzato ha un posto e un compito
da svolgere nella Chiesa e nella società.
Ognuno si senta chiamato ad impegnarsi generosamente nell’annuncio del Vangelo e nella testimonianza della carità; a rafforzare i legami
della solidarietà per promuovere condizioni di
vita più giuste e fraterne per tutti”. “Oggi - ha
affermato il Pontefice - sono venuto per ringra-
ziarvi per la vostra testimonianza e anche per
incoraggiarvi a far crescere la speranza dentro
di voi e intorno a voi. Non dimenticatevi
l’aquila. L’aquila non dimentica il nido, ma vola
alto. Volate alto! Andate su! Sono venuto per incoraggiarvi a coinvolgere le nuove generazioni;
a nutrirvi assiduamente della Parola di Dio
aprendo i vostri cuori a Cristo, al Vangelo, all’incontro con Dio, all’incontro fra voi come già
fate; mediante questo vostro incontrarvi voi
date testimonianza a tutta l’Europa”.”Chiesa
che vivi in questa terra di Albania - ha concluso
il Pontefice - grazie per il tuo esempio di fedeltà! Non dimenticatevi del nido, della vostra
storia lontana, anche delle vostre prove; non dimenticate le piaghe, ma non vendicatevi. Andate avanti a lavorare con speranza per un
futuro grande. Tanti tuoi figli e figlie dell’Albania hanno sofferto, anche fino al sacrificio della
vita. La loro testimonianza sostenga i vostri
passi di oggi e di domani sulla via dell’amore,
sulla via della libertà, sulla via della giustizia e
soprattutto sulla via della pace”.
4
Anno XXXI
28 Settembre 2014
PAG
LA COMUNITà DIACONALE
HA VISSUTO UN INTENSO RITIRO SPIRITUALE
Domenica pomeriggio 21 settembre, presso il Biancazzurro,
la nostra comunità diaconale si è
riunita con il nostro assistente
ecclesiastico don Elvezio di
Matteo e con don Ulderico Ceroni per vivere un edificante ritiro spirituale insieme. Hanno
partecipato anche alcune consorti dei diaconi con figli.
Don Ulderico Ceroni ci ha guidato nella Lectio Divina del Vangelo di Lc 10,38-42 dedicato al
ruolo di Marta e Maria, per spiegare il senso della diaconia cioè del servizio. Don Ulderico ci ha
illustrato come tutte e due le donne servono il Signore Gesù, che il loro servizio non è in contrapposizione, ma c’è un “unum necessarium” che va rispettato. Marta come leggiamo si affanna nelle
tante mansioni perché Gesù sia servito bene, ma si sente così padrona di casa da avere la pretesa
di comandare anche al Signore di sollecitare la sorella Maria ad aiutarla nelle faccende domestiche.
Dunque la diaconia di Marta rischia di farsi fagocitare dalle preoccupazioni, mettendo se stessi al
centro del servizio.
Il ritratto di Maria è l’esempio di come noi dovremmo porci nel servizio. Innanzitutto Maria non
parla come la sorella, anzi è in silenzio si getta ai piedi di Gesù ed è in ascolto della Parola del Signore. Maria ha capito che cos’è l’ “unum necessarium”: ascoltare in silenzio, ma non in modo
passivo la Parola di Dio, per fare la sua Santa Volontà per poi viverla nel servizio quotidiano.
Maria si lascia servire dal Signore, si lascia guidare, non ha pretese e poi compie ciò che Lui
vuole. Anche Marta ascoltando le parole di Gesù che la esorta a non affannarsi troppo e a seguire
l’esempio della sorella che si è scelta la parte migliore, l’ascolto, comincia un cammino di conversione e capisce che è meglio farsi servire e guidare da Gesù.
Dunque in maniera sapiente don Ulderico ci ha fatto capire che nel nostro diaconato, ma anche
nel servizio quotidiano di cristiani nel mondo, di mariti, di padri è necessario prima fare come
Maria che ha messo Gesù al centro del suo cuore e poi rinvigoriti dallo Spirito Santo servire concretamente gli altri con amore, come Marta. Dopo la lectio divina abbiamo meditato nel silenzio
e nella preghiera personale questa pagina del Vangelo, riflettendo su come possiamo vivere concretamente gli insegnamenti ricevuti. Abbiamo pregato insieme i Vespri e al termine abbiamo condiviso le nostre meditazioni. E’ stata celebrata la messa dell’Esaltazione della croce e anche
nell’omelia don Ulderico ci ha esortato a vivere la nostra diaconia come Gesù che sulla croce ha
offerto come dono la sua vita al Padre per redimerci e aprirci le porte della vita eterna. Gesù è
l’esempio di servo che non si risparmia mai che ama e perdona con una misericordia infinita. Il
ritiro spirituale si è concluso con una gioiosa cena fraterna. Ringraziamo don Ulderico per averci
dato una nuova chiave di lettura sul servizio a Gesù e alla Chiesa e ci auguriamo in questo anno
che la nostra Comunità Diaconale possa seguire l’esempio Maria, ascoltando la Parola di Dio e
facendo con amore la sua Volontà.
Mario Vagnoni
Quando muore
un figlio appena nato...
Storie di famiglia
al Convegno Aipas
del 6 ottobre 2014
Chiara e Stefano, una coppia di genitori in attesa
del terzo figlio, scopre già in gravidanza una malformazione del cuore nel nascituro. Lo sconcerto,
la paura e infine la scelta per la vita: Cristian viene
alla luce. Appena nato, però, il piccolo subisce tre
interventi chirurgici: sembra reagire bene, ha una
gran voglia di vivere, ma una grave infezione intestinale lo uccide poco dopo. I genitori colgono
il senso di quest’esperienza dolorosa: la lezione di
lottare sempre per la vita e la bellezza di aver
avuto, anche solo per pochi mesi, il dono di Cristian. L’esperienza toccante di Chiara e Stefano
— con tutti i suoi risvolti pastorali e di assistenza
- sarà una delle testimonianze che verranno proposte al prossimo convegno nazionale Aipas (associazione italiana di pastorale sanitaria). Il
programma si può scaricare da www.aipasalute.it
e le iscrizioni sono ancora aperte. Tema del convegno è “La famiglia nella gioia e nel dolore” e
l’appuntamento è ad Assisi dal 6 al 9 ottobre 2014.
Un’occasione per approfondire il tema del Sinodo
straordinario.
Tra gli altri prenderanno parte al convegno il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e il vescovo di Assisi Mons. Domenico Sorrentino, Salvatore Martinez - presidente italiano del Rinnovamento nello Spirito Santo, una famiglia
di Cuneo Mara e Mario Risso, Michele Sardella, referente Lazio per la pastorale della salute, il
dr. Raffaele Sinno di Benevento, il dr. Paolo Petralia del Gaslini di Genova; don Vincenzo Sorce
di Caltanissetta, don Camiine Arice, direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della salute
— CEI. Per informazioni:www.aipasalute.it
LA VERGINE ADDOLORATA
E LE CONSORELLE DELLA MISERICORDIA
E MORTE A RIPATRANSONE
La giornata di Domenica 14
Settembre a Ripatransone è
stata particolarmente ricca di
momenti significativi nell’ambito della fede, tra i quali i festeggiamenti nella chiesa-oratorio della Confraternita della
Misericordia e Morte, ricorrendo il giorno seguente la
memoria liturgica della Beata
Vergine Addolorata. Nel pomeriggio infatti è stata celebrata l’Eucarestia dal vice parroco Don Gian Luca Rosati,
mentre in serata è stato offerto
un concerto di musica sacra
con brani, tra i tanti, tratti
dallo Stabat Mater ed eseguiti con l’antico organo
dal maestro Nicola Procaccini, accompagnato da
Anna Roberta Sorbo (soprano) e Ilaria Scarponi
(mezzosoprano). Tali iniziative rappresentano ciò
che rimane dell’antica festa che un tempo si
teneva in questi giorni e comprendeva la solennizzazione di tutto il mese, una processione e la
pratica della Via Matris nei sette Venerdì precedenti.
Queste celebrazioni offrono l’occasione di descrivere la presenza dell’aggregazione femminile
della Confraternita che ha sede nel medesimo
luogo, le cosiddette “Figlie dell’Addolorata” nate
con lo scopo di promuovere il culto della Beata
Vergine e vivere nella preghiera e nell’impegno
cristiano ispirandosi all’esempio di Maria che ha
partecipato alla passione di Cristo sulla via del
Calvario. Attualmente le Consorelle presenziano
ai momenti di preghiera nel loro oratorio e alle
due processioni penitenziali del periodo quaresimale e cioè quella del Cristo Morto, che a Ripatransone vede un concorso di popolo e Confratelli
ogni anno veramente ragguardevole, e quella del
Venerdì precedente (cosiddetto di “Passione”),
atto culminante di un ottavario nel quale la statua
della Madonna viene esposta solennemente in
Duomo. Quello che viene portato per le vie della
città è un simulacro dell’Addolorata ottocentesco,
verosimilmente di scuola napoletana, di cui queste
pie donne hanno cura rivestendolo con abiti
preziosi differenti a seconda dei momenti liturgici
(eccetto il Venerdì Santo per evidenziare i segni
del lutto). L’ aggregazione amministra anche il
tesoro essendo l’immagine stata omaggiata di ex
voto nonché di alcune preziose corone nel corso
dei secoli, frutto della devozione dei fedeli come
ringraziamento per la protezione ricevuta in vari
frangenti, quali epidemie ed episodi bellici. L’abito
delle Consorelle consiste in una lunga cappa
nera (con l’effigie dell’Addolorata) che ne copre
quasi interamente la persona, mentre sul capo indossano un velo nero di pizzo, al collo, sostenuto
da un nastro viola, uno stemma di metallo rappresentante il cuore di Maria trafitto da spade (i
cosiddetti “Sette Dolori”). Ultimamente si sono
aggregate alla compagnia anche alcune nuove
leve cui va l’augurio di portare un nuovo slancio
soprattutto nelle attività caritative oltre che nelle
pratiche devozionali.
Silvio Giampieri
Il vero riposo
di don Aldo Buonaiuto
Nella storia dell’umanità possiamo
trovare il desiderio costante di consacrare parte del proprio tempo al riposo. Questa esigenza si è sviluppata in
riferimento al rapporto che l’uomo ha
sempre avuto verso le divinità o il Creatore. La coincidenza temporale di una
tale esigenza conformata ha fatto emergere quella pedagogia dell’Assoluto nel
conciliare il bisogno di riposo con quello del
giorno da consacrare al Signore. Anche nella
storia sacra riceviamo l’insegnamento di un Dio
che il settimo giorno sceglie di fermare le proprie attività per dedicarsi alla quiete. Questa
pace interiore che i Padri del deserto definivano
con il termine “esicasmo” è ancora oggi un’esigenza fondamentale da non banalizzare. Ogni
persona ha bisogno di incontrarsi con questo
Santo Giorno che si esprime in modo originale
in ogni religione. In Caelis vuole essere un richiamo per tutti coloro, anche non credenti, che
riconoscono questo desiderio di dare spazio e
tempo alla propria anima.La cura della vita interiore come principio insostituibile di benessere fa crescere consapevolmente verso il
senso della propria esistenza. La conoscenza
profonda dell’animo umano connesso alla presenza dell’Infinito provoca così quell’aspirazione di una libertà e intelligenza d’Amore
insostituibile. In questa società “ateizzata” dove
la religione viene addirittura usata per bombardare e uccidere, per separare ed emarginare il
prossimo ecco la necessità di lasciarci richiamare dalle parole di Gesù. Lui è il vero Dio e
vero Uomo per i cristiani ed è comunque maestro di vita per tutti coloro che si ritrovano nei
suoi insegnamenti. A volte mi è capitato di scoprire dei non credenti più evangelici dei cosiddetti “praticanti”. Si, perché oggi i tanti iscritti
nel libro dei battezzati hanno tradito questo appuntamento cosi sacro sostituendolo con altri
momenti. Sport e hobby di ogni genere vengono
praticati (e fatti praticare ai nostri ragazzi) proprio la domenica mattina, e nella Casa del Signore le famiglie non si ritrovano più insieme
come una volta. La domenica si è ridotta per
molti soltanto ad un giorno di svago dimenticandosi alcuni dei comandamenti donati da Dio al
suo popolo. L’arduo compito anche attraverso questo umile ma nobile strumento della
scrittura sarà quello di provocare il lettore a
guardare un pò più in alto del proprio ombelico: osservare quel cielo che è oltre se stessi. Il
cielo della speranza che non delude né illude…
Il cielo che ci spinge a dare un senso all’esistenza arricchendola di quell’Amore Infinito che
viene dall’alto. Con i piedi per terra guardando
il cielo… Di questo abbiamo veramente tanto
bisogno. In - terris
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Anno XXXI
28 Settembre 2014
PAG
Omelia inizio anno pastorale 2014-2015
“Noi desideriamo, e non possiamo non desiderarlo, che quel Gesù che noi amiamo sia conosciuto e amato da tutti.
Questa, e non altro, è la motivazione della nostra pastorale.”
“Cercate il Signore, mentre si fa trovare” (Is 55,6), L’esortazione del profeta Isaia
ben si addice all’inizio di un anno pastorale. Il
Signore si fa trovare, ma dobbiamo cercarlo,
cioè essere pronti ad accoglierlo. Cercare mentre si fa trovare: significa che non possiamo rimandare a domani la ricerca di oggi, ma fare
buon uso del tempo che egli ci dona. Un anno
pastorale è un’occasione propizia per incontrare
personalmente e comunitariamente il Signore.
Cercare significa che non lo si è ancora
incontrato completamente, significa non chiudersi nei propri pensieri e nei propri schemi del
passato. Infatti “i miei pensieri non sono i vostri
pensieri” (Is 55, 8). Dove dobbiamo cercarlo
per essere sicuri di trovarlo e non cercare invano? Certamente nella sua Parola e nella
Chiesa.
Ecco i due pilastri del nostro programma pastorale: la Parola di Dio e la Chiesa.
La Parola di Dio letta e meditata nella Chiesa e
con la Chiesa. Abbiamo bisogno dell’umiltà
della ricerca e, prima ancora, dell’umiltà di riconoscere il nostro bisogno di Dio. Dio è nel
nostro passato, è nel passato delle nostre comunità parrocchiali, ma non basta, deve essere
anche il nostro presente, un presente che non ci
chiude su noi stessi, ma ci apre al futuro, poiché
“le vostre vie non sono le mie vie”. Umiltà,
quindi, di imboccare vie nuove, quelle che la
Parola di Dio e la Chiesa ci indicano.
Siamo qui questa sera animati da questa ricerca del Signore, invocando la sua benedizione su ciascuno di noi e sul nuovo anno
pastorale della nostra amata diocesi. Oh! come
vorremmo che l’espressione di san Paolo “per
me il vivere è Cristo” (Fil 1, 21) potesse in verità essere la nostra e quella di ciascun sacerdote
e di ciascun laico della nostra diocesi. Se non
viviamo in Cristo, se non facciamo nostra la
passione di san Paolo per Gesù, rischiamo di essere cembali che strepitano (cfr. 1 Cor 13, 1),
trombe che suonano a vuoto.
L’amore di Cristo ci spinge a cercare
tutto il possibile per farlo conoscere e amare da
coloro che ancora non lo conoscono e non lo
amano. Come l’amante desidera che l’amata sia
amata da tutti, così noi desideriamo, e non possiamo non desiderarlo, che quel Gesù che noi
amiamo sia conosciuto e amato da tutti. Questa,
e non altro, è la motivazione della nostra pastorale. Cerchiamo il Signore perché lo amiamo e
lo glorifichiamo donandolo al fratello. Ė così
che “Cristo sarà glorificato nel nostro corpo”
(cfr. Fil 1, 20c), vale a dire nella nostra vita.
Apriamo le porte a Cristo, aprendole al
fratello; usciamo dalle nostre porte per andare
incontro al fratello. Non fermiamoci ad aspettare che lui venga a casa nostra, andiamo noi a
cercare lui, come ha fatto Gesù che è venuto a
cercarci quando noi eravamo ancora suoi nemici, cioè peccatori (cfr. Rom 5, 8.10), come ha
fatto san Paolo che si è messo in cammino verso
Corinto, la città dissoluta, e vi ha piantato
l’amore di Cristo.
Siamo umili operai nella vigna del Signore (cfr. Mt 20, 1ss.), non aspettiamo l’ultima
ora per metterci al lavoro sull’invito del padrone della vigna. Se è vero che davanti a Dio
non è la quantità del lavoro che conta (gli operai
dell’ultima ora sono ricompensati come quelli
della prima), è altrettanto vero che non pos-
siamo rinviare il nostro sì come risposta alla sua
chiamata quando essa arriva.
Questa parabola ci insegna che non
dobbiamo stare a guardare per giudicarci gli uni
gli altri: “io ho fatto più di quello … io merito
di più e quello di meno … io sono più vecchio
… io sono più giovane …”: tutti confronti che
sono fonte di contrapposizione e che hanno la
loro radice nel desiderio di emergere sugli altri
e portano a quelle forme di invidia (cfr. Mt 20,
15) e di mormorazione da cui dobbiamo guardarci accuratamente anche nella Chiesa. Si
tratta di peccati gravi, perché l’invidia e la mormorazione rendono sterile l’amore per Cristo e
allontanano da lui. Gli operai della vigna vanno
a lavorare e sono grati per essere stati chiamati
dal padrone a lavorare, ma poi, al momento
della paga incominciano a fare i confronti, si dimenticano del padrone e di quello che hanno ricevuto e incominciano a mormorare contro il
padrone (Mt, 20, 11).
Quante comunità sono frenate nella
loro generosità da invidie e da mormorazioni
malvagie che, come per gli operai della vigna,
rovinano il tanto buon lavoro fatto. Estirpiamo
da noi e dalle nostre comunità questa gramigna
che soffoca il buon grano.
Nella vigna del Signore c’è posto per
gli operai della prima ora e per gli operai dell’ultima. C’è posto per gli anziani e per i più
giovani: i primi devono accettare che anche ai
giovani Dio affida un compito nella Chiesa,
mentre i più giovani devono imparare a rispettare il lavoro fatto dagli anziani. Dio ama gli uni
e gli altri; la vigna ha bisogno degli uni e degli
altri. A noi che amiamo il Signore basta lavorare
con Lui e per Lui. Siamo contenti se altri possono fare meglio di noi, se i doni degli altri
completano ciò che manca a noi stessi. Nello
stesso tempo, però, non ci tiriamo indietro
dall’offrire la nostra disponibilità dove il Signore ce la chiede: in famiglia, al lavoro, in parrocchia, in diocesi. Siamo operai nella vigna del
Signore in virtù del battesimo e del nostro
amore per il Signore, prima che per incarichi
ecclesiali specifici che ci vengano affidati.
Noi non cerchiamo il nostro interesse
o posti di onore qui o là; non cerchiamo l’affermazione di noi stessi attraverso il compito che
ci viene affidato: il nostro vanto è servire il Signore, la nostra ricompensa è la sua gloria, la
nostra gioia è che “in tutto sia glorificato Dio”
(1Pt 4, 11).
La vigna ha bisogno di più operai che
lavorano insieme, che hanno un progetto comune, che sanno collaborare: c’è bisogno di chi
vanga, di chi pianta, di chi irriga, di chi pota.
Impariamo ad apprezzare il lavoro di ciascuno,
dal più umile e nascosto (spesso il più importante) al più appariscente, facendo ognuno al
meglio il proprio lavoro. Impariamo ad avere
fiducia gli uni degli altri, a darci fiducia reciprocamente: senza di essa nessuna collaborazione è possibile. Senza alcuna presunzione,
abbiamo fiducia in noi stessi e nella grazia di
Dio che ci sostiene. Abbiamo fiducia di chi ha
un compito in curia, così come abbiamo fiducia
di chi lavora in parrocchia. Il vescovo ha e dà
questa fiducia: diamocela reciprocamente. Nessuna famiglia sta in piedi se non ci si fida gli
uni degli altri, nessuna impresa è possibile se
non ci si fida dei compagni di viaggio. Se Dio
si fida di noi, anche noi possiamo darci fiducia
gli uni gli altri.
Abbiamo davanti un anno di grazia del
Signore, un tempo favorevole per ciò che Dio
vuole operare tra di noi. “Quale grande amore
ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di
Dio, e lo siamo realmente” (1Gv 3, 1). Siamo
commossi di fronte a tanto amore, sentiamo una
immensa gratitudine a Colui che ci ha resi suoi
figli. Come vorremmo che tutti provassero questa consolazione dello spirito!
Andiamo, quindi, con la gioia del Vangelo dell’amore di Dio nel cuore, doniamo questa gioia a tutti con larghezza: ai vicini e ai
lontani; ai giusti e ai peccatori; ai bambini, ai
giovani e ai vecchi; ai sani e ai malati; agli uomini e alle donne. Nessuno sia privo della nostra amorevole vicinanza, della quale Dio, nella
sua bontà, si serve per far giungere a tutti il suo
amore.
E che la benedizione del Signore vi accompagni sempre. Sia lodato il nome del Signore. Ora e sempre!
+ Carlo Bresciani
San Benedetto, 20 settembre 2014
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Anno XXXI
28 Settembre 2014
PAG
Con San Paolo e Papa Francesco
ad annunciare la gioia del Vangelo
L’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium
(La gioia del Vangelo) rappresenta il programma
pastorale che Papa Francesco propone con insistenza a tutta la Chiesa: non possiamo che
farlo nostro mettendoci in perfetta sintonia con
lui. Esso, però, non può essere affrontato e realizzato se non con un impegno di più anni.
Solo così può generare mentalità e prassi
pastorali coerenti e, forse, anche nuove. Il Papa
invita a una pastorale che non sia di sola conservazione, semplicemente ripetitiva di prassi
risultate utili nel passato e forse non più in
grado di rispondere al nostro mondo che è
cambiato profondamente. Anche la nostra diocesi
è segnata da questi profondi cambiamenti.
Papa Francesco, Discorso alla Conferenza Episcopale Italiana, 19 maggio 2014 religiosi e
laici, potremo permettere alla fecondità del
Vangelo di portare i suoi frutti abbondanti per
la nostra Chiesa diocesana. L’apostolo Paolo è
un modello di quella pastorale missionaria che
Papa Francesco va sollecitando per tutta la
Chiesa. Egli può, quindi, guidarci nella ‘conversione pastorale’ che il Papa ci chiede. Per
questo, mi pare utile, accogliendo la calda esortazione dell’apostolo - “siate miei imitatori
come io lo sono di Cristo” (iCor u,i) -, rileggere
la sua la lettera ai Corinti per prendere esempio
da lui. È, quindi, opportuno che ognuno ne
abbia una copia, la usi per la lettura e la medi-
Il sinodo diocesano, che è stato celebrato solo
pochissimi anni fa, ne ha registrato puntualmente
la realtà. Ne ha preso atto e ha incominciato a
delineare qualche risposta che ha bisogno ora
di essere tradotta docilmente da tutti noi in
prassi pastorali coerenti. È, quindi, importante
che ci fermiamo anche il prossimo anno sul
tema di una pastorale missionaria, cercando di
approfondire ulteriormente quanto già fatto
dalla nostra diocesi nell’anno pastorale 20132014, consapevoli che “i piani pastorali servono,
ma la nostra fiducia è riposta altrove: nello
Spirito del Signore, che - nella misura della
nostra docilità - ci spalanca continuamente gli
orizzonti della missione”.
Incominciamo un nuovo anno pastorale confidando non nelle nostre forze organizzative (saremmo, forse, tentati subito da scoraggiamento),
ma sorretti dalla fiducia in Colui che - noi lo
crediamo fermamente - anche oggi continua a
guidare la sua Chiesa ed è all’opera in questo
nostro mondo non privo di problemi e di difficoltà. Sappiamo che il cammino è impegnativo
e che solo percorrendolo insieme, in cordiale
collaborazione tra presbiteri e tra presbiteri, re
tazione personale e che la si usi anche per le
catechesi parrocchiali. Potremo insieme godere
della ricchezza della parola di Dio e la nostra
Chiesa diocesana potrà essere rinfrancata dalle
chiare e fresche acque dell’insegnamento di
Paolo.
Dobbiamo sempre ritornare al testo biblico e
lasciarci ispirare da esso non solo per approfondire il nostro rapporto orante e intimo con
Dio, ma anche per discernere le modalità della
nostra presenza di Chiesa nel mondo. Solo così
potremo entrare sempre più profondamente in
comunione con Gesù e sintonizzarci con la sua
opera di salvezza nel mondo di oggi.
Con lo spirito missionario dell’apostolo, vogliamo
rileggere e rimeditare il testo biblico della prima
lettera ai Corinti che ci offre un esempio molto
autorevole di cosa significhi e di che cosa comporti andare in missione alle periferie esistenziali
e geografiche della Chiesa e del mondo.
L’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium
di Papa Francesco ci aiuterà a calare nel nostro
contesto socio-ecclesiale la passione missionaria
dell’apostolo Paolo.
Ai sacerdoti, religiosi e fedeli
della diocesi di San Benedetto del Tronto
Ripatransone-Montalto
Carissimi,
con S. Paolo “rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia
di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni” (iCor 1,
4-5). Da pochi mesi sono con voi, accolto nella fede con quella benevolenza che proviene da Dio
e che fa onore alle più belle tradizioni della nostra Chiesa truentina. Ve ne sono sinceramente
grato nel Signore.
In questi mesi abbiamo iniziato a camminare insieme cercando di ascoltare ciò che lo Spirito
chiede oggi alla nostra Chiesa, perché possa continuare a portare il Vangelo di Gesù dentro questo
mondo in profondo cambiamento. Abbiamo una riserva preziosa di fede cui possiamo attingere.
Essa proviene dalle nostre radici che sono profondamente cristiane. Su di esse possiamo ancora
contare, possono dare ancora copiosi frutti; esse sono la nostra forza. Da queste radici possiamo
e dobbiamo trarre nuova linfa vitale, perché l’albero della Chiesa possa continuare ad offrire
ombra ristoratrice e frescura risanatrice a coloro che, stanchi e affaticati, cercano, magari a tentoni,
la tenerezza che Dio dona in Gesù, il Cristo. I molti usi e costumi che vanno velocemente mutando
insinuano nei padri l’incertezza del futuro e rendono più difficile la trasmissione della fede ai
figli. In questo contesto le nostre ricche tradizioni di fede rischiano di perdere la capacità di educare le nuove generazioni al vero amore di Dio e dei fratelli.
Carissimi, come Chiesa siamo chiamati ad aiutarci reciprocamente ad andare incontro al futuro
con fiducia, riscoprendo la sapienza e la tenerezza di Dio che ci è stata donata in Gesù, per donarla
poi con gioia ai nostri fratelli più bisognosi di ritrovare la speranza in Dio. Ma come fare? È la
domanda che insieme dobbiamo porci. Abbiamo due guide sicure che ci indicano la strada da percorrere: la Parola rivelata della Scrittura e la parola del Papa. Con queste due guide possiamo
guardare al futuro con fiducia, senza timore e metterci speditamente in cammino. Ne siamo certi:
esse indicano la strada giusta alla nostra Chiesa diocesana. Seguendole fedelmente possiamo
essere certi che Gesù ci è compagno di viaggio.
Per la riflessione
Alcune domande alle quali bisognerà che insieme cerchiamo di
dare una risposta, se ci vogliamo mettere in cammino sulle
strade che il Papa autorevolmente ci va indicando, affinché possiamo vivere con gioia il nostro essere Chiesa e comunicare la
gioia del Vangelo al mondo di oggi.
Leggo la Parola di Dio e la uso per la mia preghiera personale? Che cosa può significare, concretamente, per la nostra
parrocchia quella che Papa Francesco chiama una ‘chiesa
in uscita’ e ‘conversione missionaria’?
Quali strade possiamo percorrere per giungere - non solo a parole alle periferie esistenziali e geografiche della nostra diocesi per incontrare gli ultimi,
non solo annunciando ad essi che Dio li ama, ma mostrandolo loro anche con atti concreti?
Quali collaborazioni tra le diverse parrocchie, e tra preti e laici, sono da pensare per
essere oggi più efficaci nell’annunzio del Vangelo?
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Anno XXXI
28 Settembre 2014
PAG
La predicazione di Gesù a Nazaret: viene accettata
23. OGGI SI È COMPIUTA LA SCRITTURA
CHE AVETE UDITA
Dopo uno sguardo d’insieme sulla
predicazione di Gesù in Galilea, passiamo
alla prima parte del discorso che egli tenne a
Nazaret, cioè Lc 4,16-21a. L’altra parte sarà
per la prossima puntata.
1. La predicazione di Gesù in Galilea
(4,16-9,50). Seguendo lo schema e il materiale di Marco, Luca inizia solennemente con
la predicazione di Gesù a Nazaret; poi racconta quattro miracoli (4,31-5,16) e cinque
controversie (5,17-6,11); poi la chiamata dei
Dodici seguita da un accenno al Discorso di
Gesù (6,12-19). A questo punto, Luca, lasciando Marco, ci dà il cosiddetto “Piccolo
inserto” (6,20-8,3), cioè materiale che o riprende da altre tradizioni, oppure che – pur
presente in Matteo – lo riformula in modo da
portare avanti quella bontà e misericordia di
Cristo che caratterizza il suo scritto. Dopo
tale inserto Luca riprende
a seguire Marco e porta a
termine il racconto sulla
predicazione di Gesù in
Galilea; è il blocco di 8,49,50. Lungo questi cinque
capitoli Luca trasmette i
dati di fede, l’esplorazione personale di tali
dati in quanto autore ispirato, l’invito a interiorizzare e a trasferire nella
vita tanto grande messaggio.
2. Gesù torna a Nazaret. «Venne a Nàzaret,
dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato,
entrò
nella
sinagoga e si alzò a leggere» (Lc 4,16). Mentre Mt 4,18 fa iniziare
la predicazione a Cafarnao, Luca la fa cominciare a Nazaret. Dice quindi che Gesù, lasciata la parte meridionale della valle del
Giordano, si porta sulla zona delle basse colline della Galilea, a Nazaret, il luogo della sua
infanzia e della sua giovinezza. Vi giunge
dopo la dichiarazione divina del Padre «Tu
sei il Figlio mio, l’amato» e con lo Spirito che
è sceso «su di lui» (3,22); quindi, con la piena
investitura della sua missione e con la forza
per compierla. Risulta ovvio che Gesù riceva
l’invito a leggere e a commentare il brano biblico.
3. Legge il testo di Isaia. «Gli fu dato il
rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò
il passo dove era scritto: “18Lo Spirito del Signore è sopra di me; / per questo mi ha consacrato con l’unzione / e mi ha mandato a
portare ai poveri il lieto annuncio, / a proclamare ai prigionieri la liberazione / e ai ciechi
la vista; / ‘a rimettere in libertà gli oppressi’
[Is 58,6], / 19a proclamare l’anno di grazia
del Signore”. 20Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette» (Lc 4,17-20a,
citando Is 61,1-2a e, nell’interno, Is 58,6).
Il testo di Is 61,1-2 ha dato lo spunto per
varie beatitudini che leggemmo in Mt 5,3ss
(Serie su Matteo, nn. 17-25). Luca se ne serve
per dare un anticipo di quanto dirà sulla missione di Gesù e della Chiesa (Lc e Atti). Svela
questa sua intenzione descrivendo la cura con
la quale Gesù si comporta verso il rotolo del
testo: lo prese ,lo «srotolò» (anaptýxas),
«trovò» (éuren), “riallotolò (ptýxas); lo
«diede»,«sedette» (ekáthisen) in atteggiamento di Maestro che insegna. Fa l’aggiunta
«a rimettere in libertà i prigionieri» (Is 58,6);
fa, e ancor più, l’omissione «il giorno di vendetta del nostro Dio» (Is 61,2b) che seguiva
subito dopo «a proclamare l’anno di grazia
del Signore» (Is 61,1-2a).
Per Luca tale «anno di grazia», che rimanda all’Anno Giubilare (Lv 25,10-13),
sintetizza l’opera che Gesù, sul quale è sceso
lo Spirito, compirà verso «i poveri» nel corpo
e nell’anima. Si tratta di
ossessi, ammalati, peccatori, cioè di quanti aspettavano «la consolazione
d’Israele» (Lc 2,25).
4. Applica il testo alla
sua missione e alla sua
persona. «Nella sinagoga, gli occhi di tutti
erano fissi su di lui. 21Allora cominciò a dire
loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura
che voi avete ascoltato”»
(Lc 4,20b-21).
Luca ci dice che Gesù
appaga l’aspettativa degli
uditori – «gli occhi di
tutti su di lui» – dicendo
ad essi che con la sua venuta si realizza quanto il profeta aveva preannunciato. E’ il sémeron, l’«oggi»,
dell’incarnazione, del ministero pubblico, del
perdono, del paradiso «con me», che Gesù
accorda a chi crede nella sua persona. Ecco i
testi. «Oggi, nella città di Davide, è nato per
voi un Salvatore» (2,11); «Oggi abbiamo
visto cose prodigiose» (5,26); «Zaccheo,
scendi subito, perché oggi devo fermarmi a
casa tua» (19,5); «Oggi per questa casa è venuta la salvezza» (19,9); «Oggi con me sarai
nel paradiso» (23,43). E’ l’«oggi» del nostro
camminare con Gesù, Via, Verità e Vita (Gv
14,6).
5. La reazione dell’uditorio. «Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati
delle parole di grazia che uscivano dalla sua
bocca // e dicevano: “Non è costui il figlio di
Giuseppe?”» (Lc 4,22). Su questo brusco
passaggio, dall’atteggiamento positivo (v.
22a) a quello negativo (v. 22b) che viene approfondita col testo che segue (4,23-30) ritorneremo la prossima volta.
Preghiamo. O Gesù, fa’ nell’anima mia
«le parole di grazia che uscivano dalla tua
bocca» (4,22).
[email protected]
San Benedetto del Tronto 19-09-2014
A tutte le RELIGIOSE
della nostra Diocesi
Carissime Sorelle,
la Giornata Missionaria delle Religiose del 1° Ottobre, memoria di Santa Teresa di Gesù Bambino, dottore della Chiesa e Patrona delle “Missioni”, è un appuntamento desiderato e coinvolgente
che segna ogni anno, l’inizio delle attività pastorali missionarie della Chiesa Cattolica.
Il dono e compito della missione è riproposto nell’oggi sempre nuovo della storia del Mondo e
della Chiesa, ma anche nelle storie personali.
L’Anno della Fede interpella la propria vita consacrata, qui e ora: non si può far mancare il sostegno della preghiera ma anche lo specifico contributo di donne consacrate alla nuova evangelizzazione.
In questo giorno le religiose sono chiamate a riscoprire la dimensione missionaria universale della
loro consacrazione e a rinnovare l’impegno per l’animazione missionaria delle comunità ecclesiali
in cui operano.
Nei Monasteri e Conventi presenti nella nostra Diocesi, si suggerisce di fare un momento di preghiera specifica con relativa animazione, invitando le persone a partecipare anche con l’aiuto di
sacerdoti presenti sul territorio.
Ringraziandovi per tutto quello che fate per le attività missionarie ed in particolare per l’animazione e la testimonianza che date nel quotidiano nella nostra Diocesi, vi saluto con stima e fraternità. Che il Signore vi Benedica.
Uniti in Cristo.
Spinozzi Don Nicola
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Dibattito
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Conclusioni
clusioni e buffet
buffet Proprietà: “confraternita SS.mo Sacramento e cristo Morto”
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO
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8
Anno XXXI
28 Settembre 2014
PAG
Giornata Unitaria AC:
chiamati ad evangelizzare
DIOCESI – Si è tenuta domenica 14 settembre,
presso l’Istituto Suore Teresiane di Ripatransone,
la Giornata Unitaria di inizio anno associativo
dell’Azione Cattolica diocesana. La giornata è
iniziata con le Lodi guidate da don Luigino Scarponi, assistente diocesano, che durante la
preghiera ha invitato i partecipanti a togliere dal
verbo soffrire il peso della iniziale s per trasformarlo in offrire, perché bisogna imparare ad offrire la nostra vita, i timori, le sofferenze al
Signore che ci aiuta a portare
il giogo e bisogna anche
saperlo ringraziare per i doni
che ci fa e che spesso, oppressi
dai nostri problemi, non vediamo. In mattinata si è tenuta la
lectio divina del brano dell’icona biblica dell’Azione
Cattolica per l’anno pastorale
2014-2015, Marco 6,45-52, da
parte di sr Gina, assistente del
settore ACG della diocesi di
Camerino-San Severino e appartenente alla fraternità Casa
di Nazaret. Sr Gina ha iniziato
dall’immagine che accompagnerà il triennio che ci accingiamo ad iniziare, quella del
seminatore: Il seminatore
uscì a seminare; tre sono i
verbi attraverso i quali l’AC ci
chiede di approfondire questo
tema e cioè rimanere con Gesù, andare per le
strade, gioire ed esultare sempre nel Signore.
Questo sarà l’anno del verbo rimanere; è un
verbo difficile: è una grande sfida rimanere con
Gesù come l’AC ci invita a fare, rimanere con
Lui che, come il seminatore, esce, viene da noi e
ci rincuora, ci fa sentire amati. Ci dobbiamo ricordare che l’AC è nata per evangelizzare e
questo significa per noi andare ovunque, andare
dove non è arrivata la Parola, dove si è stanchi
di ascoltarla perché si è incontrato una Chiesa un
po’ “appesantita”, dove c’è la sofferenza, … e
parlare alla gente con il linguaggio che Marco ha
usato per rivolgersi ai pagani, semplice e adatto
per una comunità che doveva ascoltare per la
prima volta l’annuncio, un linguaggio che rende
la Parola di Dio per quella che è: affascinante.
Gesù non seduce, la seduzione è una strategia,
Gesù affascina! “E subito costrinse i discepoli“,
Gesù costringe i discepoli ad andare a Betsaida
per precederlo e portare la buona notizia. Si può
costringere per due motivi: o perché vogliamo
comandare e gli altri ci obbediscono per paura,
anche a livello educativo possiamo costringere i
nostri ragazzi, gli adulti, i fedeli in questo modo,
ma non è una costrizione evangelica. Oppure,
possiamo costringere per amore: Gesù ha sempre costretto con libertà, è una costrizione per
amore come quando una mamma “costringe” un
bambino a mangiare per il suo bene, e questo significa che come educatori dobbiamo avere lo
sguardo che va oltre, per vedere le potenzialità
nei nostri ragazzi e stimolarli a tirare fuori quello
che già c’è in loro. Chi ha aderito all’AC non
lo ha fatto per costrizione, ma per scelta e
questa scelta ci spinge ad andare per portare
l’annuncio a tutti. Quindi Gesù costringe i discepoli a salire sulla barca, simbolo della Chiesa,
della comunità che cammina e che ha Gesù come
capo, e a precederlo sull’altra riva “mentre egli
avrebbe licenziato la folla“, 5000 persone sfamate con 5 pani e due pesci; in questo modo
Gesù li richiama all’essenzialità della loro
missione: l’evangelizzazione, non la gratificazione per il miracolo appena avvenuto, perché
tutto quello che viene donato,
tutte le cose belle che accadono vengono da un’unica
sorgente che è Dio e spesso
ce ne dimentichiamo, mettiamo avanti noi stessi per poi
lamentarci con Dio quando
le cose non vanno per il
verso giusto.”Appena li
ebbe congedati, salì sul
monte a pregare“. Gesù
dopo la moltiplicazione dei
pani, sente il bisogno di intimità
con
Dio
per
ringraziarlo per aver ascoltato la sua preghiera e donato il cibo per sfamare la
folla; durante la preghiera
sente che i discepoli sono in
difficoltà sulla barca, perché
quando la preghiera è vera e
intima, ci fa guardare all’orizzonte, quando non è fuga dai problemi ci fa
vedere oltre, ci fa entrare nel cuore del fratello.
“Andò verso di loro” ma non viene riconosciuto
da essi che, vedendolo, pensarono che fosse un
fantasma; evidentemente erano così presi dal
timore e dalla preoccupazione che non riescono
a riconoscerlo, non hanno memoria di tutto
quello che Gesù ha già fatto per loro come
quando ha calmato la tempesta in mezzo al mare
o come quando ha compiuto il miracolo della
moltiplicazione dei pani poco prima, ma Gesù
dice loro “Coraggio, sono io, non temete!”, il
coraggio è di chi sa che c’è qualcosa di più importante della paura e per i cristiani quel qualcosa
di più importante è Gesù, sempre vicino nei momenti felici e nei momenti bui. “Salì con loro
sulla barca e il vento cessò”, e questo ci deve
ricordare che Gesù è il capo e la nostra barca
senza il capo è in balìa delle onde; dobbiamo lasciare che Gesù entri nel nostro cuore, nelle nostre case, nella nostre parrocchie, in quello che
facciamo e ci guidi; se perdiamo la centralità di
questo capo, il nostro cuore si atrofizza; quando
Gesù è al centro del nostro cuore il vento non
cessa di soffiare, ma non ci sposta più. Al termine
della lectio divina, i presenti sono stati invitati a
rappresentare attraverso un disegno il proprio atteggiamento nella vita, il proprio ruolo sulla
barca con il vento contro e la presenza di Dio, un
momento di introspezione che è poi sfociato in
un momento di condivisione. Durante il pomeriggio i settori si sono incontrati separatamente
per un momento di riflessione e condivisione organizzato dai responsabili di settore.
Chiappini Janet
REGISTRAZIONE DI MATRIMONI OMOSESSUALI.
PER FORTUNA QUALCHE SCERIFFO C’E’ ANCORA
«I vari casi di iscrizione nei registri comunali
di un matrimonio tra persone dello stesso sesso
celebrato in uno Stato straniero sono un triste
esempio di come il rispetto della legalità sia
calpestato proprio da chi dovrebbe farla rispettare» afferma Francesco Belletti, presidente del
Forum. «La normativa nazionale prevede che
possa essere riconosciuto nel nostro Paese solo
il matrimonio che corrisponde alle specifiche
normative vigenti nel nostro Paese. Per questo,
ad esempio, non è possibile il ricongiungimento
per tutte le mogli di una famiglia poligamica;
perché la nostra legge non riconosce un matrimonio poligamico. Allo stesso modo il matrimonio nel nostro Paese è qualificato dalla eterosessualità. Ma a Bologna il sindaco decide di
infischiarsene e ordina di trascrivere nei registri
del Comune un matrimonio celebrato all’estero
Monteprandone: Una visita illustre.
Il Ch.mo Prof. Manfredo Gentili, neurochirurgo cerebrale di fama
mondiale, rende omaggio a San Giacomo della Marca.
Il prof. Manfredo Gentili neurochirurgo cerebrale, sarnanese doc, di fama internazionale e
titolare del Premio San Giacomo della Marca
edizione 2013, ideato e realizzato dall’Associazione culturale onlus “Guardiamo al futuro”
di Sarnano e portato
avanti con passione e
dedizione dall’infaticabile Dott. Umberto
Zamponi, lo scorso 16
luglio insieme a sua
moglie Gina e all’amico Umberto Zamponi, ha voluto rendere
omaggio a San Giacomo della Marca.
Il prof. Gentili e sua
moglie Gina giunti al
santuario monteprandonese si sono raccolti
in preghiera dinanzi
all’urna delle incorrotte spoglie mortali di
San Giacomo della
Marca, hanno visitato
la chiesa , la cappella della Madonna delle Grazie, il chiostro e il museo monotematico dedicato a San Giacomo della Marca. Non è
mancata la visita all’incasato medioevale monteprandonese dove è ubicata la casa natale del
Santo, la chiesa parrocchiale “S. Niccolò” e il
museo parrocchiale di arte sacra. Ad accompagnare gli illustri amici di Sarnano sono stati il
cav. Gino Gasparretti,
Romano Speca e
l’estensore di questo
articolo. Il prof. Gentili attualmente anche
docente presso l’Università di Toronto, in
Canada dove risiede,
ha donato una statua
San Giacomo della
Marca alla sua Sarnano che è stata posta
nei giardini pubblici
della città . L’hotel
San Giacomo ha offerto un simpatico
aperitivo agli illustri
ospiti cui hanno partecipato il sindaco di
Monteprandone, Stefano Stracci e il consigliere comunale Capecci
Fernando Ciarrocchi
Alessio.
Monteprandone: Un grazie commosso e sincero.
Cresce l’attesa per l’arrivo del nuovo Parroco,
Don Gianluca Pelliccioni.
Domenica 14 settembre la comunità parrocchiale di S. Nicolò ha
espresso la propria sincera e affettuosa gratitudine a P. Marco Bucccolini e a Don Robert che in questi
due ultimi anni circa, hanno retto
l’antica parrocchia di Monteprandone, centro storico, prendendosi
cura pastorale di tutti i parrocchiani. Il programma di festa e di
ringraziamento ai due religiosi,
particolarmente ben voluti dall’intera collettività per la loro disponibilità e umiltà, è iniziato con la S.Messa
delle ore 17,00 concelebrata da entrambi in una chiesa gremita come per le occasioni solenni. Entrambi i
religiosi hanno espresso il loro GRAZIE commosso (con tanto di lacrime agli occhi), sincero e fraterno a
tutti senza distinzione. P. Marco con voce rotta dall’emozione ha ringraziato inoltre P.Robert per la disponibilità sempre dimostrata: “non mi ha detto mai di no” anzi ! Ho sentito, ha proseguito P. Marco, Don Robert come un fratello nella fede. P. Robert , originario dalla Nigeria, ha avuto sincere e sentite parole di
ringraziamento per l’intera comunità monteprandonese: “E’ come se fossi stato a casa mia; mi avete accolto
subito con amicizia e cordialità. Non dimenticherò mai Monteprandone”. P. Robert il prossimo 26 settembre
tornerà definitivamente nella sua terra natale dove eserciterà il ministero sacerdotale. Terminata la funzione
religiosa tutti i parrocchiani presenti insieme ai religiosi si sono recati nel sala parrocchiale polifunzionale
di S. Leonardo dove in un clima di festa e serenità hanno consumato le leccornie e quant’altro offerto dalla
comunità in segno di festa e gratitudine verso P. Marco e Don Robert cui è stato donato anche quanto raccolto al fine di poter affrontare al meglio le loro nuove esigenze pastorali. Intanto cresce l’attesa per il
nuovo Parroco, Don Gianluca Pelliccioni che sarà ufficialmente nella terra natale di San Giacomo della
Marca il prossimo 12 ottobre 2014. Ad maiora!
Fernando Ciarrocchi
tra due persone dello stesso sesso. «Per fortuna c’è ancora chi difende la legalità
in questo Paese, anche a rischio di diventare
“politicamente scorretto”: il prefetto di Bologna
ha infatti richiamato formalmente il sindaco che risponde
con un rifiuto. Chi difende la
legalità, in questo caso? «A Grosseto qualche tempo
fa è successo il contrario: il
magistrato impose al sindaco
e allo stato civile di iscrivere/riconoscere nei registri di stato
civile un matrimonio, sempre
all’estero, tra persone dello
stesso sesso. Chi ha difeso la
legalità, in questo caso? «Non è un problema di ruoli, non è un problema
di culture. E’ solo ideologia, di chi vuole forzare
la legge, e sfrutta il proprio ruolo istituzionale
per forzare la legge.
«In questa dialettica, due sono le vittime: prima
di tutto l’istituzione famiglia, che rimane disponibile al libero arbitrio di magistrati o amministratori – basta che siano politicamente
corretti, allora hanno ragione!
- che si pongono al di sopra
delle norme e delle regole democratiche costruite nel tempo, e degli stessi meccanismi
che le difendono. «La seconda vittima» conclude Belletti «è il rispetto della
legalità: sembrano eroi della
tolleranza, quelli che dicono:
“La legge non è così, ma noi
la forziamo a livello locale,
così otterremo qualcosa a livello nazionale”.
Ma è grave che a porsi fuori dal rispetto della
legge siano proprio coloro che, amministratori
o magistrati, dovrebbero per primi rispettarle e
farle rispettare».
9
Anno XXXI
28 Settembre 2014
PAG
Contestata la pavimentazione di piazza B.Piacentini
del Paese Alto
“O Luna in ciel, dimmi...” forse questa volta il nostro Leopardi
farà parlare la luna. Anche questo è un segno di “pazzia”?
Un nostro lettore, Franco Lello, residente in
piazza Piacentini, ci invia per conoscenza un
lungo esposto presentato all’ufficio tecnico del
comune contestando il colore delle mattonelle
messe in opera per la pavimentazione della
piazza. Riportiamo alcuni stralci dello scritto Il
signor Lello scrive: “Vi comunico la messa in
opera è eseguita, da collegamento ravvicinato
di pavimentazione scelta in uso, viene applicato
confusamente da oggi un differente colore naturale della pietra... il colore maggiormente applicabile è color avana, mentre inizialmente,
per la maggioranza applicata è di colore grigio, come si evidenzia dal progetto depositato,
si sta eseguendo una arlecchinata goffa e volgare di immediata intolleranza, non rispecchiabile per un lavoro di eleganza stilistica
esecutiva, progettata in origine per qualificare
l’ambiente, il tutto sarà certamente negativo,
anche per persone non esperte di stile, un’applicazione non accettabile per la città antica
veramente proiettata da tempo turisticamente
visitabile, per la sua storicità”. Così conclude
l’esposto: “ Vi prego (preghiamo) un adeguato
Talmente abituati “alla morte” tra naufragi, bombardamenti ed esecuzioni da spettacolo che ora la pena di morte diventa un gioco. Si
chiama “Shocker electric chair”
La “Shocker electric chair” è una finta sedia elettrica a gettoni
che si sta diffondendo nelle sale giochi europee. Il cliente si siede,
si lega, impugna due manopole e comincia a vibrare. Quando le
vibrazioni non saranno più sopportabili, l’aspirante condannato a
morte potrà alzare le mani e fermare la sofferenza: alla fine la macchina, pubblica un certificato che ratifica il numero dei volt della
scossa corrispondente alle vibrazioni. Sul sito britannico Machine
World che la mette in vendita ad un prezzo di 1000 pound la sedia
viene descritta così: “Prova di persona la spaventosa sedia elettrica
Shocker, che utiliza 2000 volt di corrente. Di sicuro vi provocherà
un certo pizzicore. Rischio: limitato o assente”. In Gran Bretagna
i giovani si sfidano a chi resiste di più sulla sedia elettrica. Alcune associazioni di consumatori hanno già lanciato l’allarme per
la salute e per i dubbi etici che solleva un gioco ispirato a uno strumento di morte. Francesco D’Agata, presidente dello “Sportello
dei Diritti” il problema è l’accessibilità anche per i bambini: “E’
preoccupante per la salute e diseducativo perché familiarizza con la violenza”.
immediato controllo, per ridare alla Città ed a
noi residenti una Piazza realizzata secondo regola d’arte esecutiva”
Prima Conferenza Nazionale sulla Libertà di Religione
- Urgente parlarne -
20
2014
Medjugorje
M
In viaggio con Maria
110-15
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ottobre
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2014
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ell: +39
+39 345
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73 303
303
Fax:
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ax: +39
+39 071
071 74
74 50 140
140
SCIA
Prot.
n°1937/1994
SCIA P
rot. n°19
37/1994
dell 30
30.04.2012
.04.2012
P.IVA
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9190425
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witter e Goog
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e il Laos, ma non dobbiamo dimenticare che i
mussulmani sciiti or ahmadyy sono perseguitati
al pari dei cristiani (o forse persino peggio) in
Pakistan e Iraq. Vi sono poi una miriade di
piccole o piccolissime religioni che sono costantemente sotto attacco, pensiamo alla religione indigena del Messico, ai Bahi’a in Iran,
i Falungdon in China, i buddisti in Afganistan
e molti altri ancora. Il risultato di questa situazione globale disperata è che 4,5 miliardi di
persone nel mondo sono a richio di violenza
solo per possedere una particolare religione.
Se già questa situazione è da considerarsi
grave di per sé, il Pew Forum ha evidenziato
un grave deterioramento della liberta’ di
religione anche in quei paesi occidentali dove
solo pochi anni fa questo era impensabile.
Francia, Germania e Italia sono oggi paesi a
richio di crescente intolleranza. Limitazioni
all’edificazione di luoghi di culto, riduzione
dei margini alla liberta’ di coscienza e difficile
accettazione sociale per coloro che non accettano
il pensiero dominante sono campanelli d’allarme
che vanno presi immediatamente in seria considerazione. Per tutte queste ragioni a Febbraio
2014 si e’ costituita in Italia l’Associazione
“Liberi di Credere” (www.liberidicredere.com)
che all’oggi è l’unica organizzazione italiana
che si occupa in modo esclusivo e specializzato
di difendee e promuovere la liberta’ di religione
in Italia e nel mondo. Con l’idea di sensibilizzare
l’opinione pubblica italiana Liberi di Credere ha organizzato
la Prima Conferenza Nazionale
sulla Liberta’ di Religione che
ORGANIZZZANO E PRESENTANO
N
si terra’ a Jesi (AN), venerdi’
26 Settembre alle ore 18.00.
La Conferenza è sostenuta dalla
BCC di Filottrano e patrocinata
SABATO 4 OTTTOBRE ORE 21.15
15 TEATRO DELLE ENERGIE, GROTTAMMARE
dalla Diocesi e dal Comune di
/ŶŽĐĐĂƐŝŽŶ
ŶĞĚĞŝϰϬϬĂŶŶŝĚĞůů͛KĂƐŝ^
ĂŶƚĂDĂƌŝĂĚĞŝDŽŶƚŝ
Jesi. Durante la conferenza alSALUTTO DELLA COMUNITÀ DEI FRATI
SALUTO DEL VESCOV
VO DIOCESANO
SALUTO DEL VICE SINDACO
MONS. CARLO BRESCIANI
DI GROTTAMMARE
DOTT. ALESSANDRO ROCCHI
cuni relatori d’eccezione avranno
modo di presentare ai partecipanti il problema della libertà
di religione nel mondo. Il Prof.
Massimo Introvigne, presidente
^WddK
K>K^h>>s
s/d/^E&
ZE^K
͛^^/^/
dell’Osservatorio sulla Libertà
di Religione presso il Ministero
degli Affari Esteri, parlerà della
situazione dei cristiani nel mondo. Il Prof. Introvigne, sarà bene
COMPAGNIA DI
D SANT͛EGIDIO ALLA
A VIBRATA
ricordarlo, è stato premiato a
livello internazionale dall’OCSE
per il suo instancabile lavoro a
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è una vera e propria istituzione
JESI - Di recente il centro di ricerca americano
“Pew Forum” ha pubblicato una ricerca sulla
situazione della libertà di religione del mondo
determinando che ben l’85% della popolazione
mondiale soffre a causa di gravi o gravissime
violazioni della liberta’ di religione. Cosa è
esattamente la libertà di religione? Si tratta di
un diritto stabilito dall’art. 18 della Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo firmata a
Parigi nel 1948 che consiste nel riconosce a
un individuo il diritto inalienabile di professare,
rifiutare o cambiare una religione. Questo
diritto puoò essere esercitato privatamente o
in pubblico con la piena facoltà di influenzare,
attraverso il proprio credo, la vita sociale e
istituzionale di un paese. La libertà di religione
è uno dei diritti fondanti di tutte le democrazie
moderne, non a caso è sempre stato uno dei
diritti presi di mira dalle dittature di varia ispirazione ideologica. Le gravi violazioni della
libertà di religione sono di recente venute a
galla anche nei media nazionali. Tutti ricorderanno il caso delle ragazze cristiane rapite in
Nigeria, la distruzione di chiese in Egitto e le
brutali aggressioni in Siria e Iraq. E’ tuttavia
necessario chiarire da subito che, se è vero
che la religione maggiormente perseguitata al
mondo è quella cristiana, al secondo posto
troviamo l’Islam. I Musulmani, come i crisitani,
soffrono in moltissime parti del mondo terribili
persecuzioni. Esempi sono l’India, la Birmania
INGRESSO GR
RATUITO
mondiale per i diritti del popolo Eritreo,
uno dei popoli al mondo che sta soffrendo
forse la più terribile persecuzione contro tutte
le fedi e religioni. Elsa è l’artefice della recente
istituzione di una commissione di Inchiesta
presso le Nazioni Unite per i crimini contro
l’umanità commessi in Eritrea. Liberi di
Credere ha sostenuto Elsa presso le Nazioni
Unite come una delle 33 organizzazioni della
società civile al mondo ad aver sottoscritto la
risoluzione contro i crimini i Eritrea. Elsa presenterà la situazione dell’Eritrea e ciò che può
essere fatto per migliorare la libertà di religione
e i diritti umani nel paese. Mons Tonucci, Vescovo di Padova e Loreto, è un ex diplomatico
vaticano che ha rivestito anche il ruolo di rappresentante della Santa Sede presso le Nazioni
Unite. Mons Tonucci racconterà della sua
esperienza di diplomatico per la difesa e tutela
della libertà di religione. La prospettiva di
Mons Tonucci sarà un testimonianza diretta
di chi ha visto violare la libertà di religione in
modo sistematico e brutale. L’Avv. Antonio
Mastri, professionista cristiano con una lunga
esperienza in politica che lo ha portato anche
a ricoprire la carica di Presidente della Regione
Marche, presenterà una prospettiva tutta italiana
al problema chiarento il quadro legislativo e
costituzionale nel nostro paese. Liberi di
Credere si augura una ampia partecipazione
di società civile e stampa per iniziare a dare il
giusto spazio a un problema enorme e che
rischi di andare completamente fuori controllo.
Per maggiori informazioni si prega di
visitare il sito www.liberidicredere.com o
di scrivere a [email protected] .
Prof. Fernando Marcelino, presidente di
Liberi di Credere
10
Anno XXXI
28 Settembre 2014
PAG
Con il nulla osta dell’Arcivescovo di Ancona-Osimo
S.E. Mons. Edoardo Menichelli, la Shalom viaggi organizza
III CONGRESSO REGIONALE
DISCEPOLI DIVINA
MISERICORDIA MARCHE
2266 OTTOBRE
O T T O B R E 2014
20014
ANCONA
PALAZZETTO DELLO SPORT “PALAROSSINI”
VIA CAMERANENSE (AN)
TEMI
I. ³/¶XPDQLWjQRQWURYHUjSDFH¿QFKpQRQVLULYROJHUjFRQ¿GXFLD
DOODPLD0LVHULFRUGLD´
(dal Diario di Santa Faustina Kowalska)
II. &RQVDFUD]LRQHDO&XRUH,PPDFRODWRH0LVHULFRUGLRVRGL0DULD
• Diffondere, alla luce del Magistero della Chiesa, la devozione al Cuore
Immacolato di Maria.
• Preparare il trionfo del Cuore Immacolato di Maria profetizzato dalla Vergine
a Fatima con le parole: ³LQ¿QHLOPLR&XRUH,PPDFRODWRWULRQIHUj´.
INGRESSO
IN
GRESSO
LIBE
ERO
LIBERO
GRA
ATUITO
GRATUITO
Moderatore: Silvia PIASENTINI della Comunità Nuovi Orizzonti www.nuoviorizzonti.org
* 2° Programma provvisorio del 10.08.2014
Accoglienza con canti
Adorazione Eucaristica Santo Rosario
condotto da fra Ljubo .85729,& ofm
Testimonianza
3DROR%526,2
di
e52%(5720$1&,1,(da confermare)
Catechesi di Mons. 'RPHQLFR&$1&,$1
(da confermare)
Testimonianza di 7L]LDQD0$1(17,
Catechesi di don 3DROR6&212&&+,1,
Testimonianza di $QLDHVXRU/RUHOOD
Testimonianza di Jakov &2/2(da confermare)
Catechesi di VXRU (PPDQXHO
Testimonianza di 5REHUWR%,*12/,
e *LDFRPR&(/(17$12
Catechesi di don 3ULPR0$57,18==,
Consacrazione della Regione Marche
al Cuore Immacolato di Maria
Pausa pranzo
Santa Messa presieduta da Mons. *LRYDQQL
'¶(5&2/(, vescovo di Ascoli Piceno
Adorazione Eucaristica
Coroncina della Divina Misericordia
condotta da fra /MXER.85729,& ofm
Esposizione del SS. Sacramento, Adorazione
Eucaristica e preghiera di guarigione per i malati,
condotta da fra /MXER.85729,& ofm
* Eventuali variazioni al programma: www.gesuconfidointeitalia.it
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Con
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patrocinio
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er informazioni:
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Luciana
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C o m u n e d i A n c o n a Martina
rtina 071 22 16 143
43
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Animazione musicale
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PROGRAMMA