Una «lauda» senza tempo - Diocesi di Anagni

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Azione liturgica
Anagni cattedrale ore 18.00: Azione
liturgica
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Domenica, 13 aprile 2014
Vallepietra. Con il «Pianto delle zitelle» ci si prepara alla Settimana Santa
Una «lauda» senza tempo
Una rappresentazione che
nel rileggere segni e personaggi
della passione e con i suoi canti
dalla melodia antica, mantiene
fisso lo sguardo su Gesù
DI FRANCO
ROSSI
S
i è svolto ieri presso al chiesa
parrocchiale a Vallepietra la
rappresentazione sacra del
“pianto delle zitelle”; una laude
sacra composta all’inizio del 1700,
rappresentata e cantata dalle
“zitelle” sul piazzale del Santuario
la mattina della festa SS. Trinità.
Attraverso i simboli e i personaggi
che hanno accompagnato le ultime
ore della vita di Gesù e la sua morte,
il Pianto invita i pellegrini alla
conversione facendo rivivere
intensamente la Passione di Cristo.
La rappresentazione si conclude con
un inno alla Santissima Trinità. Il
Pianto, che all’origine portava il
titolo di “Misteri della Passione di
Nostro Signore Gesù Cristo”, è
un’opera di don Francesco Tozzi,
abate del Santuario dal 1685 al
1725. Nel 1835, don Luigi Tozzi
rielaborò il testo e diede all’opera la
drammatica forma della Lauda.
Infine, don Salvatore Mercuri,
morto nel 1925, ne fissò i testi, le
sequenze e la struttura attuale
rendendo definitiva un’opera che
fin lì aveva subito non poche
trasformazioni. Il Pianto è
introdotto dal canto Veni Creator.
Con il canto del Prologo inizia il
dialogo tra i fedeli e le Zitelle che
invitano alla conversione con
versetti del Miserere e con
l’evocazione della Passione. Sono
così presentati: il calice, le funi, la
mano (sacrilega), la colonna, le
spine, Giuda, Pilato, i chiodi, il fiele,
la lancia, il Crocifisso, la Croce, la
Maddalena, la Madonna, la Marta.
Santissima Trinità
Il santuario riapre
lle pendici del monte Autore, incastonato nella splendida parete rocciosa che ogni
tanto fa impaurire per la, naturale, caduta di qualche sasso,
sorge il santuario intitolato alla
Santissima Trinità sito nel comune di Vallepietra. Luogo in
cui prendono forma tante belle
devozioni: pellegrinaggi, canti,
laudi sacre di antica memoria;
ma occasione per riavvicinarsi
all’amore di quel Dio uno e trino. Come ogni anno, dopo il periodo di chiusura invernale, il
primo maggio il santuario riapre, ufficialmente, le porte ai
numerosi pellegrini che lo visitano. Importanti in questo giorno sono il pellegrinaggio degli abitanti di Vallepietra e la Messa
delle 10.
A
Rievoca il “Pianto della Madonna”
di Iacopone da Todi anche se tra le
due composizioni intercorrono
quasi cinque secoli. La metrica delle
due Laudi, settenari ed
endecasillabi, pur nella diversità
della struttura ritmica del verso e
della composizione delle strofe,
evidenzia i sentimenti di dolore e di
pentimento comuni alle due liriche.
La forma dialogica della lauda
evolve nel corso dei secoli
acquistando prima il carattere e la
dimensione di “Lauda drammatica”
e poi di “Sacra Rappresentazione”. Il
Pianto delle Zitelle è un esempio di
questo cammino letterario. La
melodia del Pianto delle Zitelle è
stata tramandata oralmente per
molti secoli. Essa ha subito le
variazioni tipiche di una musica
fondata unicamente sulla
trasmissione orale. Il primo
documento è un sono del 1939.
Non è difficile cogliere nella
melodia accenti i toni del canto
gregoriano. Il salto di quinta con il
quale inizia ogni “mistero” avvicina
il Pianto al lamento funebre che
ancora oggi è praticato in alcune
zone del Meridione. Anticamente il
Pianto si svolgeva sulla loggia del
santuario. I gesti erano semplici e
contenuti; si privilegiava il canto e
la scena era scarna ed essenziale.
Oggi il Pianto privilegia l’aspetto
scenico e l’azione drammatica. Il
personaggio che interpreta questi
misteri invita l’intero creato a
guardare il Cristo che con la sua
morte in croce ha redento il
mondo: «È in croce colui che ha
creato l’universo e dalla croce
attirerà tutti a sé»; sono versi di una
struggente bellezza, anche se
caratterizzati da una semplicità che
vogliono portare l’ascoltatore alla
commozione. Il dolore della vergine
è espresso con accenti elevati, di
rara bellezza: «Non mi dite Maria di
grazia piena, chiamatemi Maria mar
di dolore…». La Marta, invece,
invita i peccatori alla conversione:
«Lasciate ed aborrite li peccati… che
tutti vi saranno perdonati». I Misteri
del Pianto sono 14. Essi
rappresentano oggetti e personaggi
che hanno avuto un ruolo
importante nella Passione: grazie ad
essi partecipiamo al dramma del
Golgota. Il calice, il primo oggettosimbolo che mostrano le Zitelle,
vuole significare la sofferenza di
Gesù e la sua perfetta adesione alla
volontà di Dio Padre. Le funi, la
colonna evocano la flagellazione e
l’umiliazione che dovette subire. La
corona di spine rappresenta un
terribile strumento di supplizio e,
nello stesso tempo, la regalità di
Cristo.
voci dal carmelo
Un cammino
dall’«Osanna»
al «Gloria»
iate santi, perché io, il vostro
Dio, sono santo». Cosa
dunque ci sta più a cuore nella
settimana santa? Il viverla santamente!
All’inizio della celebrazione della
domenica delle Palme abbiamo
ascoltato: «Questa assemblea liturgica
è preludio alla Pasqua». Preludio per
noi è preparazione, preparazione del
cuore, preparazione e disposizioni
dell’animo. Creiamo silenzio attorno a
noi e sentiremo il bisogno di pregare,
di rivolgerci a Dio, di fare spazio nel
nostro cuore perché Lui vi entri per
fare ordine nel nostro disordine di
vita, nei nostri smarrimenti di idee e
di pensiero, nel nostro spesso
pellegrinare senza meta. Preghiamo.
Lasciamo per qualche momento dietro
le spalle gli affanni, le preoccupazioni
La domenica delle Palme, della
Passione. Cosa accade in questo
giorno? «Le folle degli ebrei, portando
rami d’olivo andavano incontro al
Signore e acclamavano a gran voce:
Osanna nell’alto dei cieli». E ancora:
«Le folle degli ebrei lungo la strada
stendevano i mantelli e acclamavano:
Osanna al figlio di Davide. Benedetto
colui che viene nel nome del Signore».
Ma da lì a poco, tanta esaltazione
diventa violenza, grida forsennate,
accecamento del cuore, voce terribile
che risuona nell’aria: «Crocifiggilo!».
Era lo stesso uomo, Figlio di Davide,
osannato alcuni giorni prima. Ora?
Ecco di cosa siamo capaci noi uomini.
Poniamoci in ginocchio e,
riconoscendoci per quello che siamo
davanti a Lui, chiediamogli con fede e
amore: «Signore, fammi uomo vero,
fammi uomo di preghiera, perché
l’anima mia possa vivere nella tua
pace e godere in pienezza i frutti della
tua Pasqua. Fa’ che il mio cuore sia
fedele ai tuoi comandamenti. Ti
supplico: dammi uno spirito coerente!
Parli la mia vita, parlino le opere della
mia fedeltà a Te che sei il mio Dio, il
mio Redentore». Questa settimana
sarà scandita da momenti liturgici di
forte intensità. Il giovedì santo ci
ritroveremo uniti nella messa in coena
Domini per commemorare il grande
amore di Gesù che per noi si è fatto
pane e vino, cibo di vita eterna. Tre
cose potremmo dire che ricordiamo:
l’istituzione dell’Eucaristia, Pane di
vita eterna; istituzione del Sacerdozio
e inizio della vita sacramentale per
noi. Venerdì santo, nell’azione
liturgica pomeridiana, mediteremo
uniti sulla passione e la morte di Gesù
e sosteremo presso il suo sepolcro, in
unione con Maria, la madre di tutti i
viventi. Il sabato santo, giorno in cui
per antichissima tradizione la chiesa
non celebra l’Eucaristia, ci
raccoglieremo in silenzio per sentirci
in sintonia con tutta la natura che tace
perché il suo creatore “dorme”. E
infine, nell’esultanza della veglia
pasquale, la madre di tutte le veglie,
formeremo un solo corpo per salutare
l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine,
colui che era, che è e che viene, il
vincitore della morte: Cristo Gesù,
risorto per la potenza di Dio,
sfolgorante di luce che ci colma delle
sue benedizioni e del suo augurio:
«Pace a voi!».
Sorelle del Carmelo
«S
Il «Pianto delle zitelle» ieri
Morolo ricorda le «suore dell’asilo»
ento anni fa a Morolo gli asili vennero
affiancati alle Adoratrici del Sangue di
Cristo. Le Adoratrici arrivarono a Morolo nel
1853. L’arciprete di allora, don Giuseppe
Colonna di Morolo, scrisse al Delegato
Apostolico una lettera ove si rallegrava per
l’evento che toccò il centro ciociaro, il 28
maggio 1853, ovvero di ospitare delle Maestre
Pie e questi fu assai allegro poiché l’istruzione
arrivò anche a Morolo; d’altra parte si
rattristava per la situazione della casa delle
Adoratrici: le finestre prive di vetri, tre letti,
una sedia, un tavolino vecchissimo e pochi
utensili per la cucina. Subito le Adoratrici si
misero all’opera e molte ragazze aderirono
alle loro attività; in una lettera al Priore, suor
Elisa Marroni affermava: «Le stanze non sono
più capaci di contenere tutte le fanciulle ed il
numero continua a crescere!». Le Adoratrici a
Morolo si impegnavano per l’istruzione delle
C
fanciulle: leggere, scrivere e lavori domestici.
Le reddite delle maestre provenivano dai
fondi municipali, anche se la vita era molto
dura, alcune Adoratrici affermavano che a
Morolo la loro unica ricchezza erano: i sassi,
l’acqua e la neve. Cento anni fa, nel 1914, gli
asili comunali vennero affidati alle Adoratrici
e da quel momento erano impegnate anche
ad educare i bambini. Don Antonio Biondi, ex
alunno e confessore delle suddette
interessate, le ricordava molto bene e con
molto piacere per il loro profondo apostolato.
Le Adoratrici si adoperavano anche nelle
attività parrocchiali con il catechismo,
organizzazioni di processioni e di
sacramentali. Nel 1981 le Adoratrici
abbandonarono Morolo, lasciando un grande
segno di vita religiosa, di amore, di attenzione
verso i più bisognosi!
Luigi Crescenzi
Il «Pianto delle zitelle» in una foto di questi anni
I racconti di guerra per non far perdere la memoria
Nel 70° anniversario
delle bombe su Piglio
la lezione di Pacetti
ai giovani della città
DI
GIORGIO ALESSANDRO PACETTI
U
na magnifica lezione di storia
locale quella di Luciano Pacetti agli alunni dell’Istituto
Comprensivo di Piglio in occasione
delle celebrazioni relative al 70° anniversario del bombardamento della città. Pacetti ha raccontato, in prima persona, una pagina di storia da
non dimenticare. «Dopo settanta anni – ha esordito – ho l’occasione di
parlare di un evento che ha lasciato
una ferita di guerra sulla mia giovane persona; il bombardamento dell’8
aprile 1944. Alle ore 10 del mattino
in chiesa monsignor Pio Appetecchia
stava celebrando i riti del sabato santo e noi bambini partecipavamo intensamente a tutti i riti della settimana santa che si completavano
quella mattina con lo “scioglimento”
e il suono festoso delle campane. Ma
quel giorno non fu così! Una squadriglia di caccia bombardieri apparve sul cielo di Piglio; in quel momento cominciarono a fischiare le
bombe che avevano sganciato gli aerei. Nonostante fossi sepolto sotto le
macerie mi sono salvato, pur restando comunque ferito. Piglio, fino alla vigilia di san Giuseppe del 18 mar-
zo 1944, era un Paese tranquillo;
conviveva con una compagnia tedesca e noi bambini assistevamo alle
marce e alle esercitazioni che giornalmente faceva il reparto. Il pomeriggio del 18 marzo il Paese piombò
nel caos e nella paura; arrivò la notizia che era stato ucciso, da un giovane del luogo, un maresciallo tedesco, che insieme a due commilitoni
nella campagna di Piglio voleva acquistare delle uova per festeggiare il
suo onomastico. I soldati tedeschi
appiccarono il fuoco alla campagna
di Piglio; cominciarono i rastrellamenti di cittadini di Piglio e di Acuto che, portati al comando di Acuto,
subirono sevizie e torture, con lo scopo di scoprire l’assassino. Piglio ha
pagato con la fucilazione di cinque
innocenti, di cui due non dovevano
e non potevano essere fucilati data la
giovanissima età. Questi due ragazzi, che allora avevano 16 anni circa,
li rivedo seduti su una camionetta tedesca prima di essere trasferiti sul
luogo dell’eccidio avvenuto alle ore
16. Si doveva completare la rappresaglia con la fucilazione di altri ostaggi detenuti a Piglio, nei giorni
successivi, nonostante il plotone fosse già pronto per compiere la sua opera, arrivò la grazia e la fucilazione
fu sospesa e una parte degli ostaggi
fu rimessa in libertà, compreso mio
fratello Francesco che doveva scavare la fossa a quelli che dovevano essere fucilati. I tedeschi, però, non avendo potuto completare la decimazione, attuarono la loro rappre-
saglia con il bombardamento! L’8 Aprile tutta la
guarnigione tedesca era
fuori Piglio dove erano rimasti solo i soldati di guardia agli ostaggi. Durante il
Un momento dell’incontro
bombardamento una bomba sganciata sul pendio della collina non esplose, ruzzolando attraversò la strada provinrimaste in paese vennero fatte alciale arrivò a fondo valle. La bomba
lontanare dalle abitazioni per un ragdiventò un centro di attrazione spegio di 500 metri con l’ordine di lacialmente per i più grandi di età; tra
sciare le finestre aperte delle abitaquesti c’era uno studente in legge, il
zioni. Perché tutto questo zelo se già
quale dichiarò che i dati scritti sulla
avevamo subito i danni di un bombomba erano in tedesco. Dopo aver
bardamento? La testimonianza di
piantonato la bomba i tedeschi, una
questa bomba doveva scomparire.
quindicina di giorni dopo, la fecero
Ecco la dimostrazione del teorema:
brillare e i segni del cratere ancora eil bombardamento dell’8 aprile 1944
sistono. Le poche famiglie che erano
è stato effettuato dai tedeschi!».
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