Calendario Esposizioni Maggio 2014

BRESCIA
ESPOSIZIONI
MAGGIO 2014
Infopoint Turismo Bresciatourism
MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
MOSTRE NEI MUSEI CIVICI
& NEGLI SPAZI ESPOSITIVI DI BRESCIA
MUSEO SANTA GIULIA
L’ospite eccellente, le opere della Pinacoteca Tosio Martinengo in Santa Giulia
L’esposizione “L’ospite eccellente” presenta una ricca selezione di dipinti appartenenti alle raccolte della
Pinacoteca, temporaneamente ospitati presso il Museo della Città al fine di garantirne la visione ai bresciani e ai
visitatori provenienti da altre città attraverso un criterio espositivo che valorizza le opere, ponendo in luce gli
autori più significativi – tra i quali Raffaello, Moretto, Romanino, Savoldo e Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto
– e importanti artisti di interconnessione sulla via maestra dell’intenso realismo che ha caratterizzato la pittura
bresciana ed il collezionismo locale.
La mostra allestita a Santa Giulia consente di compiere un percorso virtuale attraverso la storia della pittura
bresciana – o eseguita a Brescia e per Brescia da importanti artisti italiani – a cominciare dal Tardogotico e fino
al pieno Settecento. Non mancano, naturalmente, i più noti capolavori ai quali è legata la fama della raccolta
cittadina: dal Cristo Redentore e dall’Angelo di Raffaello allo Stendardo di Orzinuovi di Vincenzo Foppa, dal Cristo e
l’Angelo di Moretto all’Adorazione dei Pastori di Lorenzo Lotto, dal Flautista del Savoldo allo straordinario nucleo
dei dipinti di Giacomo Ceruti, tra i quali spiccano tre tele appartenenti al cosiddetto Ciclo di Padernello.
Parallelamente, trovano posto nell’esposizione anche i Profeti del Moretto, il ciclo dipinto da Giulio e Antonio
Campi per palazzo della Loggia, e notevoli opere di genere del Seicento e del Settecento (paesaggi, marine e
nature morte). Accanto al taglio cronologico, particolare attenzione viene prestata all’approfondimento di alcuni
temi specifici, quali il ritratto (sia di grande che di piccolo formato, con belle miniature di scuola nord-europea e
italiana provenienti in gran parte dalla collezione di Paolo Tosio), la pittura devozionale e quella destinata a
ornare gli edifici ecclesiastici, con le grandi pale d’altare provenienti dalle chiese di San Barnaba (il polittico di
Vincenzo Civerchio e Francesco Napoletano) e di Sant’Eufemia (l’imponente Sacra conversazione dipinta da
Moretto) e con le due Natività di Moretto e Romanino. Le cento opere esposte a Santa Giulia trovano posto
accanto ad alcuni ambienti del complesso monastico che – sempre in connessione ai lavori di palazzo
Martinengo – sono stati destinati a deposito.
“D’importanza grande e d’eccezionale rarità…”
Collezioni d’arte applicata dei Civici Musei di Brescia
Il percorso espositivo consente di ammirare esemplari di rara bellezza provenienti dalla civiche raccolte di arti
applicate, la cui formazione si deve ai generosi lasciti di illuminati collezionisti e mecenati come Gabriele
Scovolo, Paolo Tosio, Camillo Brozzoni e Leopardo Martinengo da Barco.
Avori medievali, oreficerie sacre del Quattrocento, bronzetti rinascimentali, cammei di età neoclassica, il
prezioso medagliere sono espressione di creatività artistica e di sapienza tecnica, oltre che testimonianze di storia
del gusto. Per rarità, qualità e quantità degli esemplari, meritano particolare attenzione la serie delle maioliche
“istoriate”, in grado di documentare l’attività dei maggiori centri ceramici italiani del Cinquecento, e il gruppo
dei vetri di produzione muranese, straordinaria esemplificazione delle tecniche e delle tipologie dal XV al XVIII
secolo. Gli “oggetti d’arte” selezionati per questa occasione, insieme ai molti altri conservati da alcuni anni nei
depositi, costituiscono un patrimonio di straordinaria importanza che trova pochi confronti nei musei italiani.
Dal 12 aprile all’11 maggio 2014
“Suggestioni d’Oriente”
Il percorso espositivo propone una selezione di preziosi manufatti che esemplificano tradizioni artistiche da
sempre apprezzate anche dai collezionisti occidentali per la loro raffinatezza e per la suggestione evocata dalla
provenienza da mondi quasi irraggiungibili.
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
Sono esposti dipinti cinesi e giapponesi, in particolare paraventi figurati, kakemono e ma kimono, accanto ad
alcune fini porcellane e ad un’armatura della fine del XVIII secolo.
L’affiorante significato poetico e meditativo della cultura figurativa orientale si ritrova nelle sculture
contemporanee di Ōki Izumi.
La raccolta, considerata tra le più importanti di questo genere conservate in Italia, fu donata nel 1920 alla
Pinacoteca Tosio Martinengo da Paolina, figlia di Alessandro Fè d’Ostiani (Brescia 1825 – 1905). Emigrato in
Piemonte nel 1848 e arruolatosi nell’esercito sardo, il conte intraprese poi la carriera diplomatica, soggiornando
per alcuni anni in Giappone (1870-1871 e 1873-1877). Al termine di tale incarico l’imperatore Mutsuhito gli offrì
in segno di stima un’intera serie di dipinti, probabilmente selezionati all’interno della stessa collezione imperiale.
Negli anni Cinquanta la raccolta venne ampliata con nove opere provenienti dalle residenze di Mussolini sul lago
di Garda, sequestrate alla caduta della Repubblica Sociale Italiana.
I dipinti bene esemplificano i due aspetti fondamentali della tradizione pittorica orientale: la pittura policroma
nihon-ga, utilizzata in Cina e in Giappone fin dal VII secolo, e quella monocroma sumi, eseguita con
inchiostro, diffusasi dal XV secolo attraverso il buddismo Zen.
Accanto a due coppie di pregevoli paraventi pieghevoli, la collezione dei musei bresciani comprende oltre160
dipinti su seta e su carta, in gran parte risalenti al periodo Edo (1615 – 1868), in particolare alla scuola Kanō. Dal
punto di vista tipologico, prevalgono i kakemono a sviluppo verticale che, montati su strisce di stoffa, erano
appesi nelle stanze di ricevimento solo in particolari occasioni e per breve tempo. Si aggiungono alcuni
makimono a sviluppo orizzontale: la loro considerevole lunghezza era funzionale allo svolgimento di una sorta
di lungo racconto per immagini, da leggere singolarmente scena per scena, da destra verso sinistra.
Nella raccolta si conservano inoltre numerosi esemplari di funpon, ovvero copie, eseguite nella prima metà
dell’Ottocento, di opere anteriori della scuola Kanō. Come recita un antico detto, per funpon si intende “non
un mezzo per seguire le orme degli antichi, ma uno strumento per cercare quanto essi cercarono”. Alla stessa
epoca si riferiscono infine gli acquarelli, di identica dimensione e databili al 1866, eseguiti da pittori della scuola
Nanga.
Dal 12 aprile all’11 maggio 2014
Oki Izumi: “Stratificazioni”
"Sappiamo di essere una goccia di un grande fiume ma nella storia aggiungiamo un dettaglio trasparente, gioioso
e brillante" Oki Izumi
Per comprendere appieno la poetica di Oki Izumi va conosciuto il processo rituale che si compie nella
realizzazione dell'opera. Nella sua gestualità, nel suo fare c'è il ritmo stesso della storia, della vita, lo scandire di
un tempo quotidiano che si stratifica. È un lavoro lento, faticoso, che richiede precisione, concentrazione,
iterazione di movimenti e pause. Azione e defaticamento.
L'artista si confronta da anni con il medesimo materiale, il vetro, precisamente il vetro industriale. Lo misura, lo
taglia, lo pesa, in una ricerca che si fa numeri, calcolo: i millimetri dello spessore, i centimetri delle dimensioni, i
chili del peso, il numero delle lastre, dei pezzi. "La passione"- per Oki Izumi- "è un'ossessione che può nascere
solo da una visione megalomane", ma non si tratta di una megalomania fine a se stessa, quanto dell'espressione
dell'unicità del sé e della potenza delle piccole cose. La bellezza infatti è per lei nel dettaglio, nell'essenziale. Oki
ricerca invero un'armonia compositiva, l'euritmia.
La genesi della sua opera è una lastra, piccola o grande che sia, ad essa se ne aggiungono altre, spesso molte
altre, in un'architettura di spazi concettuali. Le sue sculture non plasmano forme, ma creano luoghi, che nella
loro apparente fissitudine, non sono immoti; sono memori dell'acqua quieta che ha in sé la fluidità.
Il vetro è un materiale difficile, indomabile, costituito da aspetti duali: è rigido, duro ma anche fragile, è leggero e
pesante, freddo e caldo, vuoto e pieno, trasparente e riflettente, si fa attraversare dalla luce e la respinge, la filtra
e la rimanda.
Il riverbero è un fenomeno luminoso quanto sonoro, l'iter creativo produce infatti segni, tagli, spostamenti che
generano rumori, tanto che ogni creazione è costituita dal suono di un percorso tracciato.
Le sue sculture portano con sé un concetto lineare di tempo, la scia del passato, il presente e la tensione verso al
futuro. Sono architetture memori di antiche costruzioni: stele, templi, archi, ...quanto allusive a moderne
ingegnerie protese al divenire.
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
La sua opera apre pertanto un fervido dialogo con il Museo di Santa Giulia, unico per quel filo che attraversa
luoghi ed epoche, sede di memorie storiche stratificate nel corso dei secoli (edificato su un’area già occupata in
età romana da importanti Domus, comprende la basilica longobarda di San Salvatore e la sua cripta, l’oratorio
romanico di Santa Maria in Solario, il Coro delle Monache, la cinquecentesca chiesa di Santa Giulia e i chiostri).
Passato, presente e futuro non è solo il titolo di una scultura di Oki Izumi, ma è un concetto che ci appartiene, è
l'esistenza medesima nella quale il tempo è il flusso del nostro essere.
Nata a Tokyo, Oki Izumi si è laureata in letteratura giapponese antica all’Università Waseda di Tokyo, ha
studiato pittura e scultura con Aiko Miyawaki, Taku Iwasaki e Yoshishige Saito. Ottenuta nel 1977 una borsa di
studio per la scultura dal Governo Italiano si diploma nel 1981 all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel corso di
scultura.
Ha partecipato con sue opere e installazioni alla Biennale di Venezia nel 1985 (Progetto Venezia, Terza mostra
internazionale di architettura) e nel 1986 (Arte e Biologia, XLII Biennale Internazionale di Arti Visive); alla
Triennale di Milano nel 1983; al Museum of Modern Art of Hokkaido a Sapporo (Giappone) nel 1991; nel 1992
alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, nel 1998 con Paola Levi Montalcini e nel 2010 con Iko Itsuki Damiani
all’Istituto Giapponese di Cultura a Roma. Nel 2007 una mostra antologica al Museo civico di Lubiana
(Slovenia). Le sue opere si trovano anche nel Magazzino privato del Vaticano.
Dal 16 aprile al 13 luglio 2014
“Ugo Mulas. La fotografia”
A poco più di 40 anni dalla sua morte, Brescia dedica al grande fotografo Ugo Mulas, nato Pozzolengo nel 1928,
un importante tributo, che è anche una riflessione sul suo imprescindibile lavoro di sintesi, La fotografia (Einaudi
1973).
Promossa da Comune di Brescia e organizzata da Fondazione Brescia Musei, la mostra che si apre il 16 aprile
nello splendido complesso del Museo di Santa Giulia, patrimonio Unesco, è il frutto di una condivisione di
intenti con l’Archivio Ugo Mulas - nelle persone di Valentina e Melina Mulas - che con la courtesy di Galleria
Lia Rumma ha accolto l’invito della città e del fotografo Renato Corsini a partecipare a questo progetto.
Valore aggiunto di questa occasione bresciana, la curatela critica e attenta di Jean-François Chevrier, storico
dell’arte e della fotografia, docente all’Ecole nationale superieure des Beaux-Arts di Parigi, autore di numerose
pubblicazioni e curatore di importanti rassegne.
Il percorso costruito da Chevrier attraverso una ricca selezione di fotografie tra quelle che lo stesso Mulas aveva
scelto di riprodurre nel 1973, mette in relazione i tre principali filoni in cui si è espressa la sua opera: i reportages
sull’arte e sugli artisti, le indagini documentarie sul contesto urbano e, infine, l’analisi degli elementi costitutivi
del procedimento fotografico.
Le fotografie che si riferiscono al primo ambito evidenziano come Ugo Mulas sia stato un grande osservatore e
interprete delle novità apparse nel mondo dell’arte in Italia e negli Stati Uniti durante gli anni ’60. Il suo libro
sulla “nuova scena artistica newyorkese” (New York: The New Art Scene, 1967), comprova che un reportage
artistico può essere anche il risultato del lavoro di un critico d’arte. I suoi ritratti di artisti, spesso intenti nel loro
lavoro, e gli interni d’atelier mostrano personaggi e opere, certo, ma documentano anche atteggiamenti e
comportamenti.
Bresciano di nascita ma milanese di adozione, Mulas concepiva la sua attività di fotografo come un processo di
apprendimento - applicato in particolare al territorio vissuto e al contesto urbano - nel corso del quale ha
sempre tenuto legate arte e conoscenza, sperimentazione ed esperienza.
Questo approccio è riconoscibile in tutto il corpus della sua opera, e in modo quanto mai evidente nello studio
metodico – in cui si combinano immagini e testi – che egli riservò all’operazione fotografica.
Orari: da martedì a sabato: 9.30-17.30 (chiusura biglietteria ore 16.30). Chiuso tutti i lunedì non festivi.
Ingresso: Intero € 10,00 - Ridotto € 7,50 (gruppi da 10 a 30 persone e convenzioni) - Ridotto € 5,50 (da 14 a 18
anni e sopra i 65 anni) - Scuole € 3,00 - Scuole con didattica € 4,50
MUSEO SANTA GIULIA, Via Musei 81/B, tel. 030 2977833/834, [email protected],
www.bresciamusei.com
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
CAPITOLIUM
Il Capitolium riapre le porte del tempo
Impossibile perdere una emozione assolutamente unica: assistere al ritorno degli antichi Dei all’interno del loro
Capitolium, duemila anni dopo il loro primo ingresso. Accadrà a Brescia dove riapre il Capitolium, uno degli
edifici di età imperiale meglio conservati in Italia settentrionale.
A rendere eccezionale questa riapertura è non solo la bellezza, l’imponenza e l’importanza intrinseca del
monumento simbolo di Brescia ma il nuovo percorso museale che Francesca Morandini, curatore per
l’archeologia dei Civici Musei e Paola Faroni responsabile per l’edilizia monumentale del Comune di Brescia, in
team con Filli Rossi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, hanno ideato. Ad
accompagnare il visitatore all’interno dell’antico Tempio, al cospetto di Giove, Giunone e Minerva saranno luci,
suoni e atmosfere ricreate da Studio Azzurro.
Varcati i nuovi portali in bronzo, il visitatore sarà accolto nella Cella Orientale del Tempio, da una installazione
di profonda suggestione evocativa, un vero e proprio racconto, fatto di voci, suoni e immagini.
L’installazione multimediale permetterà ai visitatori di conoscere ed esplorare il sito così come doveva
presentarsi in origine, valorizzando l’ambiente e consentendo di comprendere meglio il significato del tempio e
rendendo la visita indimenticabile. Ma a stupire ancora di più saranno gli ambienti restaurati e soprattutto ciò
che durante i restauri qui è emerso. Le novità sono infatti numerose e rilevanti; dai pavimenti originali in marmi
colorati del I secolo d. C., agli arredi dell’antico tempio, alla dettagliata sequenza stratigrafica, alla cronologia del
tempio stesso. Il Capitolium era il tempio principale di ogni città romana ed era il simbolo stesso della cultura di
Roma; in esso era attribuito il culto alla “triade capitolina” e cioè le principali divinità del pantheon latino: i già
citati Giove, Giunone e Minerva. Nello spazio antistante il tempio si radunavano i fedeli per le principali
cerimonie e venivano compiuti i sacrifici. I pavimenti originali in pregiati marmi policromi, le statue e gli arredi
di culto – che rientrano dopo un lungo periodo nella loro antica sede - godranno di nuove visuali e nello stesso
tempo saranno protetti e conservati. Nuovi portali in bronzo infatti, altamente tecnologici, permetteranno di
rivivere l’atmosfera sacrale e solenne delle antiche aule di culto, garantendo anche un’ottimale situazione
microclimatica per la conservazione delle parti originarie del tempio. I resti archeologici di questo straordinario
complesso vennero portati in luce tra il 1823 e il 1826 quando i membri dell’Ateneo di Scienze Lettere e Arti,
grazie a una sottoscrizione pubblica, poterono affrontare scavi estensivi nell’area, partendo da un capitello che
affiorava in un giardino privato. La campagna di indagini fu di tale successo da indurre l’amministrazione ad
aprire all’interno del tempio, parzialmente ricostruito, il primo museo civico di Brescia, il Museo Patrio. Aveva,
in particolare, creato un’immensa emozione la scopertura di un tesoro occultato da una parete del tempio. Un
deposito di opere bronzee magnifiche qui nascoste forse per salvarle da scempi o per sottrarle alla fusione per
battere moneta. Erano i cosiddetti “grandi bronzi” di Brescia, esposti oggi in Santa Giulia: un insieme unico di
statue ed elementi di arredo in bronzo dell’edificio. Tra essi, oltre a ritratti di imperatori, cornici decorate,
frammenti di statue, emerge per bellezza e rarità la statua della Vittoria alata, capolavoro della bronzistica del
primo secolo dopo Cristo. Questa apertura costituisce la prima tappa di un intervento complessivo di recupero
dell’area, che includerà anche con successive aperture i recenti scavi archeologici e il santuario di età
repubblicana. L’intervento si pone in continuità con il recupero delle domus dell’Ortaglia e l’inserimento di
questo contesto nei percorsi di visita del Museo della città del marzo 2003, nel solco della tradizione
archeologica bresciana che, a partire dai provvedimenti del 1480 - per i quali vennero murate negli edifici
rinascimentali in piazza della Loggia le “lapidi iscritte” di età romana trovate in città-, dimostra la precoce
sensibilità della città nei confronti del suo antico passato.
Orari: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 17.00 (ultimo ingresso ore 16.00)
Modalità di accesso: per fasce orarie, si consiglia la prenotazione.
Ingresso: Intero € 4,00 - Ridotto € 3,00 (dai 14 ai 18 anni e sopra i 65 anni; gruppi da 10 a 25 persone)
Area archeologica del Capitolium, Via Musei 57, tel. 030 2977833/834, [email protected],
www.bresciamusei.com
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
PALAZZO MARTINENGO CESARESCO
Dal 1 marzo al 1 giugno 2014
Moretto, Savoldo, Romanino, Ceruti: 100 Capolavori dalle collezioni private bresciane
La gloriosa stagione dell’arte italiana tra XV e XVIII secolo ha avuto come protagonisti tre distinti soggetti legati
tra di loro dal comune denominatore del “gusto per il bello”. Gli artisti che con estro creativo e perizia tecnica
diedero alla luce straordinarie opere d’arte che ancor oggi sono in grado di far vibrare le corde del cuore; i
committenti, appartenenti alle gerarchie ecclesiastiche, alla nobiltà o alle classi medie arricchitesi col fiorire dei
commerci, che investirono parte dei loro capitali nell’arte commissionando ai maestri dipinti, sculture e arredi
destinati ad abbellire chiese e palazzi, ville e castelli; i collezionisti, fini esteti dotati di grande sensibilità, che
costituirono dei veri e propri “musei privati”, talvolta donati alle proprie città sulla spinta di un forte senso
civico. Brescia è stata ed è tutt’oggi patria di un colto e raffinato collezionismo d’arte, silenzioso e riservato, che
può essere suddiviso in due categorie: quello di estrazione nobiliare (basti citare, ad esempio, le famiglie
Martinengo, Avogadro e Lechi) e quello frutto dell’intuito e della passione per l’arte di grandi industriali,
professionisti e notabili che, opera dopo opera, hanno formato raccolte in alcuni casi uniche nel loro genere per
varietà e qualità. Sia che si tratti di “antico” o di “nuovo” collezionismo, questi tesori nascosti sono
sostanzialmente inaccessibili al pubblico perché custoditi gelosamente nelle dimore private.
La mostra, unica nel suo genere, riunisce per la prima volta nella splendida sede espositiva di Palazzo
Martinengo una prestigiosa selezione di 100 dipinti antichi di altissima qualità - di cui ben trenta inediti provenienti dalle più importanti raccolte private della città e della provincia di Brescia, ed offre ai visitatori
l’irripetibile opportunità di entrare a contatto con il mondo segreto delle collezioni private, scrigni di capolavori
di inestimabile valore. L’attenzione è focalizzata sui maestri che hanno rappresentato la gloria della scuola
pittorica bresciana dal ‘400 al ‘700: Foppa, Moretto, Savoldo, Romanino, Bocchi, Bellotti, Celesti, Cifrondi e
naturalmente Ceruti, di cui sono esposte opere già note alla critica quali alcune celeberrime tele appartenenti al
“Ciclo di Padernello”, affiancate ad altre scoperte di recente dal curatore Davide Dotti. Il percorso espositivo,
suddiviso in sette sezioni tematiche (Il ‘400 a Brescia; Il ‘500 a Brescia; La pittura barocca e rococò; Il trionfo
della natura morta; Nani e pigmei: Bocchi e Albrici; La Pittura di genere: paesaggi, vedute e interni; I pittori della
realtà), è arricchito anche da pezzi museali dei più importanti pittori italiani del '600 e '700 quali Crespi,
Giordano, Pittoni, Cantarini, Carpioni, Guardi e Bellotto. La ricchezza e la varietà delle opere selezione
permettono così al visitatore di compiere un appassionante viaggio attraverso secoli di storia dell’arte esplorando
le differenti correnti pittoriche dal rinascimento al manierismo, dal barocco al rococò, e di apprezzare al
contempo le varie iconografie affrontate con estro e originalità dagli artisti, veri ed indiscussi artefici del “bello
senza tempo”.
Orari: mercoledì-giovedì 9.00-19.00, venerdì 9.00-20.00, sabato, domenica e festivi 10.00-20.00
Ingresso: Intero € 7.00, ridotto € 5.00, scuole € 3.00, audio guida € 3.00
Palazzo Martinengo Cesaresco, Via Musei 30, tel. 030 2906403, [email protected]
www.mostra100capolavori.it
MUSEO NAZIONALE DELLA FOTOGRAFIA
Dal 5 aprile al 6 maggio 2014.
“Lucio Vecchi: tra pittura e fotografia”
La mostra vuole essere un omaggio ad un fotografo, Lucio Vecchi, che ha fatto parte per molti anni del
Cinefotoclub di Brescia. Un fotografo con la passione della pittura, che ha scattato e usato la tavolozza dei
colori sempre e solo per se stesso, per appagare il proprio spirito e il proprio occhio. Lontano dai concorsi
nazionali e internazionali a cui tutti i fotografi hanno sempre mirato, si perdeva nella vastità e nella luce dei suoi
amati paesaggi, nella campagna che ha sempre amato e dove en plein air, proprio come gli impressionisti,
metteva alla prova il proprio estro creativo. Legato al Cinefotoclub dagli anni '70, in maniera sempre umile e
modesta, è stato fautore del colore; la moglie custodisce oggi le centinaia di diapositive,negative e stampe
scattate dal marito, che da sempre si muoveva accompagnato dalla sua macchina fotografica.
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
Appassionato di pittura, aveva seguito corsi di arte, trasmettendo questa passione anche alla moglie e chi lo
circondava. In fotografia è rimasto per tutta la sua attività legato all'analogico; aveva iniziato negli anni '30 con la
Kodak a soffietto della madre, non abbandonando mai la pellicola negli anni successivi.
Ha sempre vissuto la fotografia come momento di condivisione con gli altri, amava la tranquillità e l'armonia, la
meditazione e la riflessione dello scatto, usava la macchina fotografica nello stesso modo in cui usava il
cavalletto per dipingere le sue tele.
La mostra raccoglie una trentine di immagini che spaziano nei generi che lui ha più amato: il paesaggio prima di
tutto, quello della nostra città, delle campagne cremonesi e mantovane, oppure toscane, i paesaggi color ocra dei
suoi viaggi, il candore e la purezza della neve, l'infrarosso e i cani. Scatti semplici e ricercati nello stesso tempo,
dove la pittura, con la sua ricerca della composizione, dell'armonia cromatica, fa sentire la propria influenza.
Dal 5 aprile al 6 maggio 2014
41° Concorso San Faustino Patrono della Città 2014
Giunto quest'anno alla sua 41esima edizione, il Concorso Fotografico San Faustino ogni anno attira moltissimi
appassionati fotografi. La Giuria di quest'anno, composta da esperti fotografici, ha premiato, oltre alle prime tre
posizioni, il miglior giovane Under 35 e ha conferito il premio dal tema "Sobrietà", in linea con la scelta della
Confraternita dei Santi Faustino e Giovita per le celebrazione dei Patroni. Due sono state le segnalazioni.
Al concorso hanno potuto partecipare tutti coloro che hanno immortalato attimi delle manifestazioni legate ai
festeggiamenti dei Patroni, non solo a Brescia ma anche in provincia: non sono mancati infatti scatti dedicati alla
festa che si svolge a Sarezzo.
Ogni fotografo ha cercato di rendere personale la propria visione della festa: chi ha cercato un taglio particolare,
chi un dettaglio inusuale, chi ha modificato poi in postproduzione i propri scatti, chi ha cercato uno sguardo
meravigliato, chi ha scelto il colore o ha preferito il bianco e nero. Mille modi di vedere la fiera e i suoi
protagonisti. La mostra raccoglie tutte le fotografie ammesse e premiate dalla giuria. Durante l'inaugurazione,
verrà effettuata anche la premiazione dei vincitori.
Dal 10 maggio al 3 giugno 2014
Inaugurazione sabato 10 maggio 2014 alle ore 17.00
“I among them” di Aris Moscatelli
.."Il colore è per Aris il miglior mezzo per esprimere la vita reale e i sogni; è il suo modo di guardare le cose, di
vederle con ottimismo, con la forza di un carattere ben piantato per terra, in tutta la pienezza dei particolari e
delle informazioni, senza semplificazioni o astrattismi formali. Le cose sono lì, il fotografo le osserva con un
misto di curiosità e stupore.
Vuole immagazzinarle e restituirle come le ha viste in un momento temporale, passando da un personaggio
all'altro, raccontando brani di vita vissuta, e attraversando diversi generi della fotografia, dal reportage al ritratto,
fino al nudo, in una sorta di diario personale lungo tutta la vita. Da osservare esterno, ritengo che la vera anima
della fotografia di Aris sia il reportage, per la capacità che lui ha di avvicinarsi alle persone e dialogare con esse,
per la sensibilità che gli fa capire gli eventi nel momento stesso in cui si verificano, e per la grande voglia di
raccontarli. Le sue immagini - gli ampi scenari dei suoi paesaggi, i deserti, il mare, le città esotiche con il loro
carico di umanità - sono un modo di appropriassi delle cose e di condividere, un universo di conoscenza e
un'apertura costante verso l'infinito." (Vincenzo Mirisola)
BIOGRAFIA: Aris Moscatelli ha lavorato nel settore assicurativo e in banca occupandosi di organizzazione,
personale e di marketing.La sua nascita fotografica si può datare a quella della FIAF e da allora è stato un
susseguirsi di esperienze ed iniziative. Nel 1952 ha fondato uno dei primi club aderenti alla FIAF, l'Associazione
Cine-Fotografica del Golfo di La Spezia, organizzando subito una mostra fotografica nazionale. Ha collaborato,
con testi e foto, a diverse pubblicazioni (Ferrania, Progresso Fotografico, Le Vie d'Italia, Sapere) ed ha
partecipato a numerosi concorsi, soprattutto all'estero, ottenendo un'onorificenza a Ceylon. Nel 1968 ha
fondato il Gruppo Fotografico Toro Assicurazioni ed ha iniziato l'organizzazione dei Trofei Fotografici
Internazionali (prima manifestazione itinerante in Italia) la cui rilevanza mondiale è culminata con il
riconoscimento di manifestazione celebrativa del 25° anniversario FIAP. Ha ricevuto il riconoscimento
ESFIAP ed è stato socio fondatore del Senior Club Fiaf.
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
Dal 10 maggio al 3 giugno 2014
Inaugurazione sabato 10 maggio 2014 alle ore 17.00
“Burattini” di Pietro Tortelli
"La minestra cuoce lentamente sulla stufa: è l'ora del vespro e il gentile meriggio cede il passo alla sera.L'ultimo
raggio di luce fa capolino dalla finestra accarezzando un ruvido volto di legno. Mani dalla grazia femminile
sistemano sapienti gli ultimi rattoppi ai piccoli vestiti; dall'altro lato del tavolo il babbo intinge il pennino nel
calamaio per le ultime al canovaccio del prossimo spettacolo. Il profumo del lavoro riempe la casa insieme ai
giochi dei bambini che osservano il dipanarsi della storia. Immobili sul tavolo riposano i burattini, il volto
malinconico e sostenuto, attendono l'uomo con la bombetta: il burattinaio. Con il tocco della sua mano
prendono vita, con il tono della sua voce spalancano la realtà ai presenti. Veloci corrono le parole e i gesti che
attraversano quei magici legni penetrano l'animo di chi osserva. E'all'inizio una festa di voci e di canzoni, di luci
e di colori ma nel cuore di chi guarda si fa strada una domanda. Una domanda nuova e antica come colori in
bianco e nero. Così anche oggi burattini e burattinai prendono forma in questa fotografie, pare quasi di sfiorarli,
di accarezzarne malinconie e desideri tra i bianchi e neri del tempo i colori dell'istante e la domanda del cuore: io
chi sono?Burattino o burattinaio?" (Stefano Riviera)
BIOGRAFIA: Piero Tortelli nasce a Gottolengo (Bs) in una famiglia numerosa in cui il padre è burattinaio. Fin
dalla tenera età coltiva la passione per l'arte ed in modo particolare per la fotografia. La creatività e la ricerca del
bello e del vero lo guidano in ogni scatto.
Mostra nel cassetto: Cesare Palazzo
Orari: martedì-mercoledì-giovedì dalle 9.00 alle 12.00 / sabato e domenica dalle 16.00 alle 19.00
Ingresso: gratuito
Sala Mostre e Conferenze del Museo Nazionale della Fotografia, Via S. Faustino 11D, tel. 03049137,
[email protected] - www.museobrescia.net
MUSEO DIOCESANO
La maniera grande – Dipinti del XVI secolo dalla Pinacoteca Tosio Martinengo
In occasione della chiusura per restauri della Pinacoteca Tosio Martinengo sono stati depositati presso il Museo
Diocesano diciassette dipinti di grandi dimensioni, per lo più destinati alle chiese della città e rappresentanti della
grande stagione della pittura bresciana del Cinquecento. Un percorso che dall’ultima maniera di Vincenzo Foppa
conduce alle prime prove di Moretto e Romanino, fino ai risultati della maturità dei due artisti, segnati
dall’incontro con i grandi del Rinascimento italiano, da Raffaello a Tiziano.
Dal 29 marzo al 31 luglio 2014
“Hiroshige, Hokusai e i grandi maestri dell’Ukiyo-e nelle stampe giapponesi.”
Per la prima volta saranno esposti al pubblico tutte le stampe giapponesi collezione della Fondazione Mazzocchi
in collaborazione con il Comune di Coccaglio.
I maestri dell’Ukiyo-e sono gli artisti che maggiormente hanno influenzati i pittori impressionisti francesi.
Le splendide stampe di Hiroshige, gli allievi della scuola Utagawa, i famosi quaderni di Hokusai vengono esposte
in una mostra inedita. Spesso artisti dell’Ukiyo-e amavano produrre stampe facenti parte di una raccolta (serie
dei 12 mesi, 36 vedute del monte Fuji, beltà femminili e i 7 fiori splendenti, 36 bellezze benigne e maligne ecc).
Nella collezione Mazzocchi ritroviamo alcune stampe di queste raccolte si credevano perdute per sempre. In
questo prezioso scrigno ritroviamo un’eredità culturale che arricchisce, approfondisce e mostra nuovi aspetti del
Mondo Fluttuante.
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
Dal 12 aprile al 29 luglio 2014.
“Pittori attorno al Moretto tra Rinascimento e Controriforma”
La mostra costruisce un percorso che indaga l'opera del Moretto dalle origini allo sviluppo della sua fiorente
bottega, attraverso nuovi studi che evidenziano l'influenza del pittore bresciano anche sulla pittura del Seicento.
Mostra a cura del Prof. Giuseppe Fusari.
Nelle tele di Moretto il naturale è parte della composizione dal punto di vista strutturale e non lo si può ritenere
accessorio solo perché risulta come elemento di contorno alla figura. Anzi: è la figura stessa che sente il bisogno
di appartenere a una struttura che riesca a liberarla dall'astrazione. E' una sorta di risposta al naturale classicismo
della figura in Moretto: ciò non per via di assunzione delle istanze classiciste da parte sua, sulla scorta di
Raffaello o di qualsiasi altro. Si tratta di un'opzione personalissima dell'artista, e questo fin dall'inizio.
Se così è si può comprendere l'impasse dei cosiddetti moretteschi, cui comune denominatore è questa
incomprensibile – per gli studiosi a partire da Francesco Paglia – riduzione del genio morettesco al tritume delle
decorazioni e alla pericolosa ridefinizione della struttura compositiva alla quale viene a mancare la sodezza delle
proporzioni e la convincente definizione della scalatura prospettica.
La strada imboccata dai moretteschi, la loro riduzione al dato minimo, la loro reazione al monumentalismo del
maestro è la risposta alle domande che nemmeno Moretto ha dato alla sua pittura e che Romanino fa sua quasi
in contraddizione con se stesso. Tali caratteristiche hanno reso difficili da inquadrare questi artisti reduci da una
bottega così attiva e strutturata: il maestro li ha lasciati nel momento della crisi senza lasciare loro gli strumenti
per superarla. Perciò il ricavo dall'essere stati a bottega da lui si è tradotto nella semplice rimeditazione degli
elementi tipologici, giustapposti ad altri elementi tipologici che, insieme alla ripresa pedissequa delle invenzioni
del maestro, hanno riempito in qualche modo il vuoto della scomparsa prima dell'uno e poi dell'altro dei
maggiori bresciani. I moretteschi tuttavia vivono una stagione breve ma non solitaria; la condividono con altri
interpreti, paradossalmente e geograficamente marginali, come quei fiamminghi che si avventurano in Italia per
poi tornare con il bagaglio di cose necessarie per essere moderni in patria. Ipotesi che non è per nulla campata in
aria se si pensa all'esperienza del Ricchino a Dresda e che in qualche modo pare rintracciarsi nelle atmosfere
lucide e terse di luce nordica nelle tele più belle di Galeazzi e di Mombello. E' difficile determinare le forze
influenti in quei pochi anni dalla morte del Moretto all'affermarsi della nuova generazione dei bresciani, colmata
da qualche presenza forestiera ma quasi addormentata su quanto avvenuto nella prima metà del secolo. Di fatto
l'influenza di Moretto, all'atto del risveglio con Marone, Bona e gli altri, si riduce a quell'eredità tipologica di
figure e fisionomie che i moretteschi avevano portato avanti negli anni di mezzo e che questi riempiono di
nuovo senso sulla base di nuovi presupposti. Ma proprio a partire dagli anni Ottanta del secolo si avvia per
Brescia una fase diversa, nuova e molto complessa che coinvolge presenze straniere e che culminerà con la
breve egemonia dei palmeschi, traghettata la fine del secolo, fin verso il 1630.
Orario: tutti i giorni, escluso mercoledì, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00.
Ingresso: intero € 5, ridotto € 3, rid. over 60 € 2. Ingresso gratuito per scolaresche. Laboratori didattici € 3.50
Museo Diocesano, Via Gasparo da Salò 13, tel. 03040233
www.diocesi.brescia.it/museodiocesano - [email protected]
BIBLIOTECA QUERINIANA
Dal 15 aprile al 15 maggio
Già e non ancora…
Nell’Atrio Storico della biblioteca saranno esposte Opere su carta e Libri d’Artista di Laura Pitscheider, poesie di
Guido Da Montefiore e Nelly Sachs.
Orari: da martedì a venerdì dalle 8.45 alle 18.00; sabato dalle 8.30 alle 12.30
Biblioteca Civica Queriniana, Via Mazzini 1, tel. 0302978200/1
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
SPAZIO “LA SCUOLA IN MOSTRA”
Dal 1 al 30 maggio 2014
"Acqua bene insostituibile "
Esposizione dei lavori delle scuole secondarie di primo grado: “De Filippo”, “Santa Maria della Pace” e “LanaFermi”.
Orari: lunedì, martedì e giovedì dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 15.45, mercoledì dalle 9 alle 15.45 e venerdì
dalle 9 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 15.30.
Spazio “LA SCUOLA IN MOSTRA”, Piazzale Repubblica, 1, tel. 030 2978923 – 030 2978913.
AMBIENTE PARCO
MateFitness - La palestra della matematica
Sabato e domenica dalle 15.00 alle 18.00
Hai mai pensato di allenare la mente in modo divertente come si fa con i muscoli quando si va in palestra?
Con MateFitness si può! MateFitness è un progetto del CNR-PSC di Genova, che ha l’obiettivo di promuovere
la matematica attraverso il gioco e l’approccio interdisciplinare. Nella Palestra della matematica trovi uno
speciale “personal trainer” che ti suggerirà giochi e problemi e ti aiuterà a capire come risolverli da solo. Il
protagonista sarai tu! E potrai decidere cosa fare scegliendo tra esperimenti, indovinelli, giochi di magia,
enigmistica, logica e tanto altro... Perchè è l'azione nello spazio e nel tempo che valorizza la matematica che c'è
in noi.
Natur.acqua
Sabato e domenica dalle 16.30 alle 17.30
Percorso guidato: l'acqua in tutte le sue forme, l'uso consapevole dell'acqua, uso l'acqua risparmiando, il
trasporto dell'acqua... e al interno c’è anche la sala gioco.lab "gioca con l'acqua e il sapone" per i più piccoli!
Casa Eco.logica – Abitare Smart
Sabato e domenica dalle 15.15 alle 16.15
Abitare Smart/la casa Eco.logica è un progetto educativo che vuole sensibilizzare i cittadini sul tema dell’abitare
sostenibile, in edifici a misura d’uomo e d’ambiente, intelligenti nella struttura, negli impianti e nei
comportamenti d’uso, progettati e realizzati per ridurre il nostro impatto sull’ambiente e aumentare il comfort di
chi li abita.
Il percorso si apre con il Villaggio degli Eco.cubi, un luogo dove scoprire come la corretta costruzione
dell’involucro di un edificio possa contribuire sensibilmente non solo al risparmio energetico, ma anche ad
aumentare il benessere abitativo. Cinque casette colorate, prototipi di abitazioni poste in sequenza tra la meno e
la più attenta ai consumi e tra la meno e la più confortevole per l’uomo.
TARIFFE DI INGRESSO VALIDE PER TUTTE LE ESPOSIZIONI:
Intera: € 7
Ridotta: € 5 per convenzioni, minori di 25 anni e maggiori di 65 anni e convenzioni
Famiglia con due genitori con bambini: €14 due genitori con figli (max. 14 anni)
Famiglia con un genitore con bambini: € 7 un genitore con figli (max 14 anni)
Ambiente Parco, Largo Torrelunga, 7, Tel. 030 361347, www.ambienteparco.it
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
MOSTRE NELLE GALLERIE DI BRESCIA
MOSTRE INAUGURATE
INAUGURATE A MARZO 2014
CHIESA DI SAN GIUSEPPE
Dal 14 marzo all’8 giugno 2014.
Raul Gabriel, “La Via Crucis”
A partire da venerdì 14 marzo 2014, in occasione della Quaresima, e poi del tempo di Pasqua, la chiesa di San
Giuseppe nel centro storico di Brescia, capolavoro architettonico cinquecentesco a pochi metri da Piazza della
Loggia, scrigno di importanti opere di Ferramola, Moretto, Mombello, Rama, Paglia, Scalvini e Avogadro,
accoglie un inedito ciclo di opere dell’artista Raul Gabriel (Buenos Aires, 1966), tra i più intensi interpreti di una
pittura innervata di una forte carica spirituale, resa attraverso un linguaggio denso di pathos e partecipazione. Si
tratta dei quattordici pannelli di una Via Crucis realizzata nel 2013, pensata in un dialogo ideale con quelle di
Lucio Fontana, di un grande monocromo di tre metri per due eseguito a Londra nel 2007, intitolato “Big Black”,
e di una Deposizione del 2013, collocata nella cripta.
L’operazione, a cura di don Giuseppe Fusari, responsabile della chiesa di San Giuseppe e direttore del Museo
Diocesano di Brescia, con la collaborazione di Paolo Bolpagni, direttore della Collezione Paolo VI - arte
contemporanea, prelude a una mostra personale dello stesso Raul Gabriel, che si terrà in autunno al Museo
Diocesano di Brescia, e si pone un intento preciso e ambizioso: inserire l’opera d’arte contemporanea in un
contesto storico e caratterizzato, ma non certo come presenza esornativa o mera aggiunta, bensì con lo scopo di
attivare un meccanismo percettivo inusuale, di proporre uno spunto di riflessione e di meditazione, di suscitare
domande e di testimoniare un rovello spirituale, una ricerca di senso e di verità. È la sfida della modernità:
comunicare un messaggio sempre valido e vivo con forme e modalità pienamente calate nel presente.
Le opere di Raul Gabriel collocate nella chiesa di San Giuseppe, in equilibrio costante tra figurazione e nonfigurazione, tra segno e materia, adottano una sostanziale bicromia: l’uso preponderante del bianco e del nero,
oltre a rivelare una determinata scelta cromatica e formale, vuole suggerire concettualmente una sorta di
‘coincidentia oppositorum’. Peraltro, nella percezione dei bianchi e neri, che di primo acchito posso apparire
assoluti, e invece si rivelano venati di molteplici sfumature, tali da definire un “universo” bianco (più che un
bianco assoluto) e un “universo” nero (più che un nero assoluto), l’artista vive la manifestazione paradossale di
una presenza che all’apparenza si nega, ma in realtà, mentre sembra negarsi, si rivela.
Biografia: Raul Gabriel è nato in un sobborgo di Buenos Aires nel 1966. Arriva in Italia molto giovane. Dopo
un periodo dedicato alla sperimentazione in musica, e un lungo viaggio a Santa Fé di Bogotà, alla fine del 1998 le
arti visive diventano il fulcro della sua ricerca, e lo portano prima a Milano, quindi a Londra, dove in pochi anni
realizza molte mostre in gallerie private e spazi pubblici, delineando un percorso che, avendo come nucleo
centrale i temi del corpo, della spiritualità, dell’identità biologica della realtà e dei suoi processi di mutazione, si
declina in varie e differenti strutture estetiche e forme artistiche, dalla pittura al video, dall’installazione
all’architettura.
Orari: dal lunedì alla domenica dalle 7 alle 11.30 e dalle 15 alle 17.30.
Chiesa di San Giuseppe, Vicolo San Giuseppe, 5, [email protected]
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
PACI CONTEMPORARY
Dal 15 marzo al 13 maggio 2014
Phil Borges, “TIBET – Culture on the edge”
La mostra presenterà in anteprima europea oltre 30 fotografie del ciclo “Tibet”, frutto di un lavoro di oltre 4
anni che riassume l’esperienza, la grande conoscenza e l’amore di Phil Borges per questo Paese: con immagini
mozzafiato Phil Borges ci porta faccia a faccia con le persone che abitano questa terra straordinaria, con le loro
tradizioni e la loro cultura.
I lavori di questo ciclo sono stati pubblicati anche in un volume edito da Rizzoli (2011).
Da oltre 25 anni, Phil Borges documenta con passione la vita delle popolazioni tribali di tutto il mondo,
utilizzando il veicolo del “ritratto ambientale”, per sollevare le problematiche delle popolazioni indigene e per
diffonderne la loro conoscenza. Mosso da una missione e un cammino spirituale e di vita, che lo portano a
spingersi negli angoli più remoti del mondo, Borges dà voce, attraverso la sua fotografia, a realtà straordinarie e
uniche, che altrimenti non avrebbero modo di essere svelate.
Pluripremiato per il suo impegno umanitario, nel 2008 ha collaborato con Amnesty International; le sue raccolte
fotografiche sono tradotte in 4 lingue e le sue opere sono esposte nei musei di tutto il mondo.
Orari: da martedì a sabato, ore 10.00-13.00 e 15.30-19.30.
Paci Contemporary, Via Trieste 48, tel. 030.290635, www.pacicontemporary.com, [email protected]
GALLERIA DELL’INCISIONE
Dal 15 marzo al 4 maggio 2014
Alberto Savinio, “Il sogno di un poeta”
Artista poliedrico e sorprendente, Savinio ha spinto la sua ricerca oltre i confini della musica, suo approdo
iniziale, a coinvolgere la scrittura e ancora, più avanti, la pittura, in un lungo percorso che lo vedrà fondamentale
protagonista del fermento avanguardista di primo novecento.
In mostra saranno esposte opere grafiche, disegni a matita ma anche alcune litografie, rare nell’esperienza
saviniana, e dipinti compresi nell’arco temporale tra la fine degli anni venti e la metà del secolo. Una panoramica
articolata all’interno della quale sono accostate una quindicina di opere diverse per tecnica esecutiva e
destinazione; una selezione che ben riflette lo spirito dinamico dell’artista, e in cui dominano concetti
emblematici e tematiche ricorrenti nella sua riflessione.
Savinio dà forma ad un mondo magico, dove classicismo e ironia si fondono in una dimensione spaesante,
misteriosa e fantastica. Uomini-animali, come nel foglio “Promenade” del 1947, i cui personaggi sono una
coppia di centauri, ma anche in “Penelope”, una tempera su carta inedita, del 1940 circa, che ritrae la donnauccello protagonista di molti lavori di Savinio. Dell’anno seguente i due ritratti di Andrea Emo, filosofo di
spicco e amico dell’artista, e della moglie Giuseppina alle cui spalle si apre la residenza di proprietà, la magnifica
villa cinquecentesca di Battaglia Terme.
La piccola e preziosa tela “Les graces insulaires” presente in mostra si riferisce al periodo parigino dell’artista
che insieme al fratello Giorgio De Chirico sarà parte del gruppo de Les Italiens a Paris.
A completare la rassegna una decina di disegni su carta tra i quali la china da cui sarà ricavata una delle due
litografie che accompagnano il racconto “La nostra anima”, dello stesso Savinio, ma anche l’interessante
bozzetto per la scenografia dello spettacolo teatrale dell’Edipo del 1948, e ancora uno studio del 1950,
metaforico ritratto della madre, in cui la figura umana è inglobata nelle fattezze di una poltrona.
Particolarmente suggestivo infine l’arazzo che chiude la mostra; si tratta della trasposizione di un’opera saviniana
realizzata dalla moglie Maria Morino.
Orari: da martedì a domenica, dalle ore 17.00 alle 20.00.
Galleria dell’Incisione, Via Bezzecca 4, tel. 03030469, www.incisione.com - [email protected]
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
GALLERIA MININI
Dal 25 marzo al 18 maggio 2014
Haris Epaminonda, Vol. XIV
Le opere di Epaminonda sono concettuali, proprio per quell'alea di indefinito che lasciano, per quell'aura di
bellezza minima che porgono, per quella fragilità di corpi fatti di niente eppure così presenti nello spazio dato.
Corpi semplici, parallelepipedi di minimo spessore, con foglia oro, cera, colori tenui, con un tributo ai modi di
Carlo Scarpa per la bellezza dei dettagli, la geometria della costruzione, la poetica del risultato.
Un omaggio mediterraneo, di un'artista nata a Cipro, come Venere, vissuta a Berlino come tanti artisti d'oggi,
con la sua prima mostra in Italia, grande paese dell'arte da sempre.
In occasione della mostra sarà presentato il nuovo libro 'Chapters' pubblicato da Humboldt Books, Milano.
Orari: da lunedì a venerdì dalle ore 10.00 alle 19.30; sabato dalle ore 15.30 alle 19.30.
Galleria Minini, Via Apollonio 68, tel. 030383034, www.galleriaminini.it - [email protected]
MOSTRE IN AUGURATE AD APRILE 2014
A PALAZZO GALLERY
Dal 12 aprile al 10 maggio 2014
Marta Pierobon, Keposhartus
Alla sua seconda mostra personale per A Palazzo Gallery, Marta Pierobon crea un percorso per lo spettatore
ispirandosi al giardino all’italiana.
Il titolo della mostra, Keposhartus, è l’acronimo dei nomi antichi latino, greco e tedesco della parola “giardino”.
Anche per il titolo di questa mostra quindi Marta Pierobon sceglie una via tipica del suo percorso: la
stratificazione. Di volta in volta nel suo lavoro ricorre infatti la sovrapposizione, che sia di stili, estetiche e
tradizioni, che porta l’artista verso la creazione di una realtà in parte inattesa, sì fondata su tutti gli strati coinvolti
ma che ha una vita del tutto autonoma e nuova.
Il giardino all’italiana trova le sue fondamenta nel classicismo e si sviluppa attraverso suggestioni architettoniche
e geometriche che contengono un mondo nuovo costituito da materiali e forme estetiche diverse.
Elementi materici familiari alla ricerca dell’artista come la creta, il legno e il tessuto dialogano in mostra con
imponenti lavori su alluminio specchiato ispirati alla tradizione pittorica degli impressionisti. Le forme e le
dimensioni all’interno dello spazio espositivo sono rivolte a condurre lo spettatore in un luogo creato sulla
traccia e sugli studi delle planimetrie del giardino all’italiana.
Restando fedele alla sua ricerca e alla sua identità, seppure in divenire, Marta Pierobon espone in questa mostra
una serie di opere nate dal contrasto tra fantasia e rigore, tra fiaba e imponenza geometrica, tra caos e regola. Il
pensiero si frantuma sulla grandezza intesa come energia meccanica sprigionata dalla materia in divenire.
Spensieratezza e rabbia. Tra l’apparente leggerezza del tessuto e geometrie optical, lo spettatore sarà condotto in
un nuovo mondo e, come in qualunque altro posto in cui deve vivere, la sua realtà diventerà il suo riflesso, che
siano la fiaba o il rigore a trionfare.
In questo scontro di visioni umane e di materiali, si manifestano personaggi, di un libro o di una piece teatrale,
nelle quinte del giardino. L’animazione scultorea di personaggi richiama un precedente punto focale della ricerca
dell’artista che non è stato messo da parte : l’amore per il teatro e per le sue scenografie.
Orari: martedì – sabato dalle 11.00 alle 19.00
Galleria Bersi Serlini Migliorati Rusconi Srl, Piazza Tebaldo Brusato 35, tel. 030 3758554 www.apalazzo.net [email protected]
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
GALLERIA AGNELLINI ARTE MODERNA
Dal 12 aprile al 27 settembre 2014
Giuseppe Rivadossi, “Il genio abita qui”
La mostra “Giuseppe Rivadossi. Il Genio abita qui”, a cura di Dominique Stella, raccoglie circa 50 opere che
ripercorreranno il percorso artistico del famoso scultore.
Giuseppe Rivadossi ha accumulato nel corso della sua adolescenza l'esperienza di una pratica manuale che gli ha
forgiato l'animo e lo spirito al contatto con la materia e la sua manipolazione. La sua arte nasce da questo
apprendistato lento e luminoso, da cui deriva la padronanza di un savoir faire che egli ha saputo esaltare in
realizzazioni testimonianti una conoscenza profonda dei meccanismi segreti delle cose, combinando senso della
materia, vitalità primordiale e sensibilità acuta verso le forme artistiche più diverse. La sua arte nasce da un
sapere, acquisito nell'osservazione e nella comprensione degli amalgami che dalla modellatura o
dall'assemblaggio fanno nascere forme essenziali, quasi primitive.
Il suo campo di azione si estende al disegno, alla scultura e all'architettura di oggetti, che oggi definiremmo
design, ma che nel caso di Giuseppe Rivadossi è ebanisteria contemporanea. La sua curiosità manuale non
poteva limitarsi a nessuno di questi ambiti, ognuno di essi costituisce una chiave di esplorazione destinata ad
arricchire una pratica artistica estremamente complessa e versatile. Il suo lavoro di scultura esplora archetipi che
legano l'essere umano alle sensazioni carnali e primordiali della vita, attraverso temi ricorrenti come il corpo
femminile, l'immagine materna, la casa... tematiche che si affermano nello sviluppo delle forme femminili,
concave o convesse, che l'artista simboleggia nell'opulenza dei corpi o nella voluttà delle curve incavate,
rappresentazione della matrice originale che costituisce il riparo, la casa, il rifugio dalle nostre angosce e dalle
nostre paure. Archetipo, maternità, madre, casa, concavità, organicità, razionalità sono tutte parole suggerite
dalla scultura di Rivadossi, che tuttavia intende sottolineare come, al di là delle forme e dell'immagine, il
linguaggio della scultura trasmetta l'interpretazione sensibile e poetica dell'interiorità profonda degli esseri.
Le realizzazioni d'ebanisteria dell'artista sono attualmente le più diffuse tra la sua produzione.
La tecnicità che egli ha acquisito nella pratica delle arti più diverse gli ha permesso di trasporre il suo genio
creativo nella costruzione di mobili e oggetti d'arredo, di cui egli ha saputo rinnovare interamente il genere.
Rivadossi è un rappresentante della tecnica manuale contemporanea nella quale il direttore dei lavori garantisce
le diverse tappe di fabbricazione: disegno del modello, scelta del legno, segatura e sgrossatura, realizzazione
dell'assemblaggio, della decorazione e del montaggio. Egli privilegia i montaggi strutturali, il legno pieno,
lavorato nella massa della materia.
I suoi mobili sono realizzati come sculture, spesso intagliati in un unico pezzo di legno, sagomato, scavato e
«rifinito con lo scalpello». Le materie così create fluttuano al tatto, catturano la luce e vibrano come scorze
animate da sussulti di vita. Talvolta il mobile è elaborato a partire da strutture primarie assemblate; ogni
elemento di questo assemblaggio viene dapprima intagliato e incollato per costituire il frammento di una maglia
costruttiva che definisce, in incavo e in rilievo, l'aspetto del mobile la cui forma nasce dal montaggio di questa
infinità di elementi prefabbricati che si annodano tra loro. Gli oggetti elaborati in questo modo sono pensati per
favorire un dialogo con lo spazio, anche nella loro funzionalità, ma soprattutto nell'intenzione di privilegiare la
plasticità della materia vibrante e irregolare che cattura la luce e disegna giochi d'ombra.
Il lavoro di Rivadossi, degno di nota per la sua originalità, è riconosciuto a livello internazionale. È stato oggetto
di esposizioni alla Triennale di Milano (1974), alla Biennale di Mentone (1976), alla Rotonda della Besana (1980),
al Palazzo del Ridotto di Cesena (1996) e alla Galleria d'arte moderna Palazzo Forti di Verona (2005). I suoi
mobili sono presenti in rinomate collezioni internazionali.
Orari: da martedì a sabato, 10.00-12.30 e 15.30-19.30.
Galleria Agnellini Arte Moderna, Via Soldini 6/A, tel. 0302944181, [email protected]
www.agnelliniartemoderna.it
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
ASSOCIAZIONE ARTISTI BRESCIANI AAB
Dal 12 aprile al 7 maggio 2014
Giovani presenze nella ricerca artistica a Brescia. Dorothy Bhawl, Jasmine Alicia Karter, Michele
Gusmeri, Nicholas Sudati, Stefania Zorzi.
La rassegna è giunta alla quattordicesima edizione: un traguardo certamente significativo dell’impegno che
l’Associazione Artisti Bresciani riserva a esordienti di particolari attitudini, con le loro creazioni sperimentali e
innovative. Quest’anno l’esposizione, curata dalla professoressa Pia Ferrari, focalizza l’attenzione sulla fotografia
e presenta le opere di cinque giovani artisti: Michele Gusmeri, Jasmine Carter, Stefania Zorzi, Nicholas Sudati e
Dorothy Bhawl. Essi testimoniano con le loro opere in formato digitale la straordinaria insostituibilità e vitalità
di questo mezzo espressivo, dopo più di due secoli dalla sua invenzione, mostrandone l’aspetto narrativo ed
artistico non subalterno, capace di contaminazione con linguaggi diversi, attento al reale e poliedrico nei
significati. Cinque autori con storie, background e poetiche differenti sono accomunati dal desiderio di esplorare
le possibilità di trasformazione, di slittamento e trasfigurazione dell’immagine riprodotta nei loro scatti.
Nel suo saggio Pia Ferrari scrive: «Nell’esposizione si può percorrere una sorta di sentiero che attraversa
iconografie differenti: partendo dalla rappresentazione di elementi naturali, osservati da un punto di vista
nascosto, soggettivo e particolare, passando per visioni urbane in cui si manifestano presenze umane appena
intuite, incontrando scatti autobiografici nei quali l’autore ritrova architetture che affiorano dai ricordi, fino a
situazioni dove il fotografo diviene testimone presente di eventi non propri, per concludersi in un teatro umano
ed artificiale insieme, che comunica con simboli contemporanei. Accade dunque, lungo questo percorso, che lo
spazio fisico diventi luogo ambiguo tra realtà e rappresentazione, la percezione individuale si amplifichi, le cose
banali e quotidiane assumano significati metaforici e si connettano in dimensioni simboliche, le immagini della
natura si trasfigurino, i corpi mutino in metamorfosi rese possibili da accostamenti simultanei.»
Orari: da martedì a domenica, dalle ore 16.00 alle 19.30
Associazione Artisti Bresciani AAB, Vicolo delle Stelle 4, tel. 03045222, www.aab.bs.it - [email protected]
MUSEO KEN DAMY – SPAZIO CONTEMPORANEA
Dal 12 aprile al 24 maggio 2014
Serena Gallini, “Don’t cry my babies”.
Ogni sera Serena Gallini canta una ninna ai suoi bambini per farli addormentare: Don’t cry my babies. È il titolo
della mostra allestita al Museo Ken Damy. Luci accese, i fantasmi fuori da qui: l’artista ha trafugato i peluches
dei suoi tre piccoli e li ha trasformati in installazioni luminose. Orsi di carta e vinavil e fotografie di bambole
prese dalla casa di sua madre, i suoi ricordi di bambina. La musica suona “Giro giro tondo” e lo scirocco spinge
le nuvole barocche.
Dal 17 aprile al 7 giugno 2014
“Nuvole barocche, dannate nuvole”, autori vari.
“Nuvole barocche” è il titolo di un disco di Fabrizio De Andrè del 1969 e “Dannate Nuvole” è la risposta di
oggi di Vasco Rossi. Titolo che ritengo adatto per questa mostra e non solo per ragioni affettive o
autobiografiche: festeggio quest'anno i 45 anni di lavoro del Ken Damy Studio, aperto proprio nel 1969. Le
nuvole sono state protagoniste in molta fotografia contemporanea, non solo nella fotografia di paesaggio.
Ricordo un grande autore che ho esposto più volte, Jan Saudek, non a caso sua è l'immagine di copertina: ha
inserito un cielo incredibilmente bello e nuvoloso, sempre lo stesso negativo, in decine di immagini scattate in
oltre 50 anni nel suo studio interrato con una finestra cieca. Va da sé per il capolavoro di Ansel Adams, il
"Moonrise", ma qui siamo negli anni '30 e si tratta ovviamente di paesaggio classico. Aggiungo che ho trascorso
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
5 mesi a Lanzarote, il luogo più nuvoloso del mondo e che mi ha suggerito questa importante mostra tematica.
Una mostra da vedere dal vivo, non sembri una banalità ma ci sono numerosi critici che non si alzano dalla sedia
e pretendono di scrivere di fotografia leggendo solo i comunicati stampa. Un po' di sana polemica non guasta
mai.” Ken Damy
Orari: dal giovedì al sabato dalle 15.30 alle 19.30 o su appuntamento
Museo Ken Damy, Corsetto S. Agata, 22, tel. 030-3758370, www.museokendamy.com,
[email protected]
WAVE PHOTOGALLERY
Dal 26 aprile al 29 maggio 2014.
“Made in Brescia” Lionel Abrial, Gianluca Checchi, Giuseppe Colarusso, Michele Gusmeri, Matteo
Lonati, Alberto Petrò, Stefano Pizzetti, Mauro Prandelli, Roberto Ricca, Ramona Zordini.
La mostra collettiva “Made in Brescia” è un contenitore-osservatorio della nuova fotografia bresciana, giovane,
innovativa e folta: dieci autori, con dieci diversi stili e tecniche, a rappresentare il panorama artistico bresciano,
sempre più definito e ormai tra le più significative realtà italiane.
“A Brescia la fotografia sta sempre più acquistando importanza e spazi espositivi che la rendono una delle realtà
sicuramente più interessanti nel panorama nazionale.
Il fenomeno, oltre ad interessare il fornitore passivo (i visitatori delle mostre), ha anche coinvolto il numero dei
fruitori attivi (i fotografi) in quantità anche superiore a quella che l'avvento del digitale può aver determinato.
Partendo dalla coscienza che l'aumento della quantità non coincide necessariamente con quello della qualità, la
mostra Made in Brescia cerca quantomeno di identificare quegli autori che maggiormente hanno portato avanti
con coerenza un progetto in modo autonomo, creativo e personale.
Un punto di partenza per un'analisi, seppur soggettiva e incompleta, sullo stato della fotografia a Brescia e su
quelle presenze che la caratterizzano.
Lionel Abrial, Gianluca Checchi, Giuseppe Colarusso, Michele Gusmeri, Matteo Lonati, Alberto Petrò, Stefano
Pizzetti, Mauro Prandelli, Roberto Ricca e Ramona Zordini ci offrono la loro visione sull'uso del mezzo
fotografico e la loro personale scelta nell'ambito delle tematiche da trattare.”
Orari: da martedì a venerdì, 10.00-12.00 e 15.00-19.30; sabato 15.00-19.30
Wave Photogallery, Via Trieste 32, tel. 0302943711, www.wavephotogallery.it, [email protected]
MOSTRE IN PROGRAMMA A MAGGIO 2014
ab/arTE GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
Dal 3 maggio al 7 giugno 2014
Inaugurazione sabato 3 maggio, ore 18.00
“L’inquietudine nell’Espressionismo italiano”
Per la prima volta un’esposizione presenta opere che raccontano in modo esauriente i percorsi creativi
dell’espressionismo italiano con artisti del primo Novecento influenzati da questo movimento o che si sono
accompagnati sulla strada tracciata nello sviluppo della nascita del gruppo tedesco “Die Brücke”, il cui intento
era quello di interpretare nelle opere quanto avvertito attraverso l’emozione e non nel seguire regole formali o
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
richiami estetici che ritenevano ormai superati pur senza disconoscerli, così da proporre un “ponte” tra un’arte
emergente nelle prime avanguardie e la tradizione.
Tra gli artisti presenti nella rassegna, troviamo: Ernesto Treccani, Gabriele Mucchi e Domenico Cantatore, Aligi
Sassu, Riccardo Schweizer, Giuseppe Migneco e Mino Maccari, Corrado Cagli, Bruno Cassinari e Sandro Chia,
Emilio Vedova, Tono Zancanaro e Virgilio Guidi, Antonietta Lande, Enotrio e Gianni Ambrogio, Angelo
Berardi, Franco Ferlenga e Agenore Fabbri.
Orari: da giovedì a sabato: 9.30-12.30 e 15.30-19.30.
Galleria d’arte moderna e contemporanea ab/arTE, Vicolo San Nicola 6, tel. 0303759779, cell. 338 4429564
[email protected], www.abarte.it
LA GALLERIA DELL’OMBRA
Dal 3 al 29 maggio 2014.
Inaugurazione sabato 3 maggio 2014 alle ore 19.00.
Marco Facchetti, “12 Seasons”
'Esiste un’espressione di luce e colore in ogni luogo. Lo spazio che definiamo come vuoto è in realtà denso di
informazioni, forme e fenomeni. La composizione della flora locale unita a prospettive puntuali da’ vita ad una
serie di spazi intimi tangibili e astratti.'
Orari: da martedì a domenica, dalle ore 16.00 alle 19.30
La Galleria dell’Ombra, Via Nino Bixio, 14, tel. 339 8563716, [email protected]
ASSOCIAZIONE ARTE E CULTURA PICCOLA GALLERIA U.C.A.I
ASSOCIAZIONE PER L’ARTE LE STELLE
Dal 3 al 18 maggio 2014
Inaugurazione sabato 3 maggio 2014 alle ore 17.00.
Mino Raoul Colombo, “Azimut”
Dopo NY e dintorni (2005) per la Piccola Galleria UCAI e la recente personale Minottanta (2012) presso l’AAB,
con Azimut il pittore bresciano Mino Raoul Colombo torna in San Zenone all’Arco con una nuova quanto
suggestiva serie di dipinti riuniti da un medesimo intento di ricerca pittorica e tematica.
Lo spazio, in particolare la visione verticale del mondo, diventa protagonista di figurazioni rarefatte, in cui
strade, confini e agglomerati urbani vanno a comporre codici di segni, nel muto racconto della presenza umana
e delle sue inconsapevoli tracce lasciate sul pianeta.
Azimut indica con precisione questa angolazione astrale, da cui Colombo pare scrutare “da fuori”, eliminando
ogni soggettività, anzi sublimando proprio quei segni di vita in composizioni pittoriche al limite dell’informale.
Anche le scelte cromatiche, attentamente sorvegliate, spaziano in gamme diverse, ricche di tensione espressiva,
in grado di lasciare la composizione in equilibrio tra figurazione del reale e traccia mentale o rappresentazione di
un pensiero.
Una attenta stesura del colore su cui in disegno è sostituito da una sottile rete di graffiature consente tuttavia a
Colombo di mantenere la riconoscibilità dei luoghi, di andare a tracciare una coinvolgente quanto personale
mappa aerea dei luoghi della memoria.
Orari: da mercoledì a domenica dalle ore 16.00 alle 19.00. Ingresso gratuito
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
Associazione per l’arte Le Stelle, Vicolo San Zenone 4, tel. 030 2752458 / 335 1370696 , [email protected],
www.artelestelle.it, www.ucaibrescia.it
SPAZIO AREF
Dal 3 maggio al 8 giugno 2014
Inaugurazione sabato 3 maggio, ore 18.00
“Manifestiamo”
Mostra dei manifesti realizzati dalle scuole superiori per il 30° anniversario della strage di Piazza della Loggia.
Orari: da giovedì a domenica, dalle ore 16.00 alle 19.30.
Aref – Associazione Artistica e Culturale Emilio Rizzi e Giobatta Ferrari, Vicolo del Sole 4, tel. 0303752369,
www.aref-brescia.it - [email protected]
SALA SS. FILIPPO E GIACOMO
Dal 5 al 22 maggio 2014.
Roberta Coni, “Dove‘l sol tace”
L'artista si muove nelle atmosfere dantesche per coglierne le inquietudini dell'animo umano, quasi a voler
sottolineare l'odierno perduto senso del peccato. In particolare, focalizza la sua attenzione sui corpi, tralasciando
la descrizione dell'interno ambientale reso con un semplice fondo scuro dove le anime si muovono travolte dai
loro peccati, secondo la regola del contrappasso.
Al di là del messaggio sul senso del peccato, tema caro all'artista, Dante è utilizzato anche polemicamente come
uno dei pilastri costitutivi della nostra Europa, che ha purtroppo rinnegato nella sua Costituzione quelle radici
cristiane che hanno rappresentato, alla caduta dell'Impero Romano, il vero collante del nostro Continente.
Orari: da venerdì a domenica dalle ore 15.30 alle 19.00.
Sala SS. Filippo e Giacomo, Via delle Battaglie 61/A, tel. 030 43018
Mostra cura della Galleria d’arte Contemporanea Triphè (Arezzo), Cell.: 339 2538074, www.triphè.it
ASSOCIAZIONE ARTISTI BRESCIANI AAB
Dal 10 maggio al 18 giugno 2014
Ricognizione 2013-2014
Orari: da martedì a domenica, dalle ore 16.00 alle 19.30
Associazione Artisti Bresciani AAB, Vicolo delle Stelle 4, tel. 03045222, www.aab.bs.it - [email protected]
Dal 10 maggio al 2 giugno 2014.
Inaugurazione sabato 10 maggio 2014 alle ore 11.00.
“Arte degli anni settanta. Mostra di quadri della collezione Gervasoni.”
L’Associazione Artisti Bresciani (AAB) partecipa alle celebrazioni del 2014, nel quarantesimo anniversario della
strage di piazza Loggia, per tenere vivo il ricordo di quel tragico 28 maggio 1974 e, insieme, per ribadire e
testimoniare i valori di verità, giustizia, democrazia. In tutti questi anni, in tutte le commemorazioni, l’AAB ha
portato il suo contributo attraverso la diffusione della cultura e dell’arte.
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
Sul piano artistico i livelli di lettura di quegli anni sono molteplici e, per certi versi, contraddittori; la mostra
promossa dall’AAB non ha lo scopo di presentare un filone, di analizzare una tendenza, di approfondire un
impegno. Presenta alcune tessere del complesso puzzle degli anni settanta con l’esposizione di quadri di quel
periodo raccolti da un collezionista bresciano che, per il quarantesimo anniversario di piazza Loggia, mette a
disposizione alcuni “beni comuni” della sua collezione.
Come è stato ampiamente scritto, ogni gesto collezionistico è a suo modo creativo. Comporre privatamente una
raccolta d’arte risponde di volta in volta a istanze diverse, talora compresenti e anche contrastanti, ma sempre
merita attenzione e interesse. Significa costruire un proprio personale itinerario attraverso le molteplici vicende
dei linguaggi espressivi. Il criterio può essere tipologico, monografico, stilistico, cronologico, o puramente
soggettivo.
Inoltre, quando ci si voglia riferire alla contemporaneità, o comunque a periodi relativamente vicini nel tempo,
ogni pretesa di esaustività cede di fronte al senso della testimonianza, della documentazione, della memoria.
Associare opere a fatti, esperienze, momenti storici è legittimo, anzi è un fil rouge efficace: magari il semplice
frammento di un mosaico, ma sempre l’utile traccia di un percorso.
Gli anni Settanta furono contrassegnati, anche sotto il profilo artistico, da tensioni, contrasti, speranze, ideali,
utopie. Tendenze differenti, se non opposte, convivevano e si scontravano, dal Concettuale al neoespressionismo, dalla Poesia Visiva alla multimedialità, dalle operazioni performative alla nuova figurazione.
Come in ogni epoca, maestri anziani o già storicizzati proseguivano e approfondivano le loro ricerche, mentre
giovani arrembanti si affacciavano sulla scena portando linguaggi propri e originali.
Sono esposti quadri di Enrico Baj, Agostino Bonalumi, Remo Brindisi, Roberto Crippa, Virgilio Guidi, Trento
Longaretti, Zoran Music, Franco Rognoni, Aligi Sassu, Mario Schifano.
Orari: da giovedì a domenica, dalle ore 10.00 alle 17.00, aperure straordinarie: mercoledì 28 maggio 2014 e
lunedì 2 giugno 2014.
Associazione Artisti Bresciani AAB, presso la Sala Grande Miglio, Castello di Brescia, tel. 03045222,
www.aab.bs.it - [email protected]
STUDIO LB CONTEMPORARY ART
Dal 10 al 25 maggio 2014
Francesco Messina, “Lezione di ballo”
Francesco Messina (1900-1995), scultore di alcuni dei più importanti monumenti italiani del secolo scorso.
L’occasione nasce dall’incontro fortuito da parte del gallerista con un’opera di grande bellezza: Lezione di Ballo,
un bronzo alto 144 cm, realizzato nel 1979, dal quale nasce anche il titolo della mostra. Esso raffigura il corpo
agro di una fanciulla di nome Elisabetta, colto nell’istante che precede l’azione. La tensione dei giovani muscoli è
una fragile quiete, tradita dalla determinazione dello sguardo acuto e dalle labbra severe.
Insieme al grande bronzo sarà inoltre possibile apprezzare American Ballet, scultura realizzata nel 1981, di
dimensioni più contenute, ma di sicuro impatto per l’armonia vibrante delle placide membra e la vivace
espressione quasi contrariata del volto.
Queste opere si inseriscono nella vasta produzione dell’autore, che dagli anni Settanta in poi, si concentrerà
principalmente su due temi: i cavalli e la danza appunto, ritraendo ballerine e celebrità come Carla Fracci e
Luciana Savignano, incontrate al Teatro La Scala di Milano.
Nella serata inaugurale dell’evento, attraverso ausili multimediali, grazie all’intervento della curatrice Vanda
Sabatino, sarà possibile approfondire, in un excursus temporale, la conoscenza dello stile e delle opere
dell’artista, il quale da esordi simpatizzanti col Futurismo, passerà al movimento del Novecento italiano, per poi
costituire una voce fuori dal coro nel panorama artistico europeo. Comeebbe a dire Vanni Scheiwiller “Messina
è stato ed è (per me) quasi il metro controcorrente degli attuali valori artistici, una pulce nell’orecchio, l’anello di
una catena che si chiama Tradizione, Mediterraneo, Classicismo insomma.”
Orari: da lunedì a domenica, dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle ore 16.00 alle ore 19.00.
Studio Lb Contemporary Art, Via Musei 83, tel. 335 6166605, www.studiolb.eu - [email protected]
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
GALLERIA COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
Dal 15 maggio al 26 giugno 2014
Giorgio Alisi e Caludio Filippini, “Mille Miglia…d’autore”
In occasione della partenza da Brescia della storica gara automobilistica Mille Miglia, la Galleria Colossi Arte
Contemporanea inaugura una bipersonale dal titolo “Mille Miglia...d'autore” con due protagonisti d'eccezione
che realizzeranno appositamente alcune opere per accompagnare questo straordinario evento: lo storico
illustratore di Ruoteclassiche e Quattroruote, Giorgio Alisi e Claudio Filippini, l'artista della realtà dipinta.
Agli iconici e affascinanti scorci sulle vetture storiche riprodotti con lenticolare precisione da Claudio Filippini,
classe 1953, si affiancano i vivi e accattivanti “ritratti di automobili” di Giorgio Alisi, classe 1937.
L'art-designer legnanese annovera tra i principali clienti delle sue illustrazioni produttori come Alfa Romeo, Fiat,
Lancia, Maserati, Nissan e Ducati o styling houses come Zagato e ItalDesign, collabora con le più importanti
riviste di settore in Italia e all'estero (Quattroruote, Ruoteclassiche, Classic & Sports Car (GB), Octane (GB) e
Autocar) ed ha esposto nelle più prestigiose manifestazioni di automobilismo storico come Padova, Ferrara e
Torino. Tra le sue imprese più recenti, le duecento immagini realizzate per il “Tutto Ferrari” di Mondadori e il
“Ferrari 60” di Nada-Giunti.
La sua prima antologica è del 2008 a Soresina (CR) presso il club Nino Previ.
Il suo approccio alle forme delle auto denota una profonda conoscenza tecnica della loro meccanica,
perfettamente delineata nelle sue linee sinuose che affascinano Alisi fin da bambino quando si incantava
“davanti alle grandi Alfa Romeo dei gerarchi fascisti e alle ancor più rare fuoriserie guidate dagli alti ufficiali
nazisti e – come afferma lui stesso - “con la stessa curiosità insaziabile, guardavo le Topolino con pneumatici
d'aeroplano o le Aprilia con il gassogeno”; ma alquanto singolare è la sua capacità di inserire l'automobile in un
contesto dinamico, tratteggiato da linee di fuga che si diramano sulla superficie del foglio come saette, di
coglierne la personalità, il carattere pungente e aggressivo, raffigurandole mentre sfrecciano nella pioggia
battente, nel momento in cui affrontano le curve o vengono acclamate da una folla in festa come eroi al ritorno
da una battaglia.
Dalla bidimensionalità della carta le curve delle vetture tratteggiate da Alisi emergono accattivanti, voluminose e
vive, come fossero belle ragazze, fanno vibrare la loro personalità nella lucentezza delle loro carrozzerie. La sua
competenza tecnica dell'oggetto raffigurato emerge dalla precisione con la quale vengono definiti i tratti, con un
segno preciso e ordinato, ma il suo slancio creativo supera la pura rappresentazione: l'auto in corsa viene
trasfigurata in una visone ideale, la “pura immagine della velocità” attraverso la quale si coglie la progettazione
umana, l'idea che costituisce la sua anima, il cuore pulsante dentro gli ingranaggi. “Quando il futurista Marinetti
scriveva che un'auto in corsa è più affascinante della Vittoria di Samotracia, aveva colto l'idea nella sua totalità”,
dice Alisi. L'auto viene inserita in un contesto indeterminato che pare sfuggire continuamente al nostro sguardo
verso profondità sconosciute, traguardi da raggiungere, chilometri da percorrere, tratteggiato con un segno
sfrangiato, accostamenti azzardati di colori dalle tinte accese e vibranti come il rombo dei motori che sembrano
suggerire. L'atmosfera dell'immagine crea un effetto palpitante ottenuto con varie tecniche: le penne a sfera che
uniscono alla morbidezza sfumata del tocco della matita la nitidezza della penna a inchiostro, la tempera per
esaltare con tinte sfumate il chiaroscuro e la profondità; oppure l'acquarello per catturare il dinamismo
dell'attimo in cui appare la vettura e che scorre rapido durante una corsa.
Sull'automobile vengono proiettate le suggestioni dell'ambiente circostante che ne fanno una cosa viva,
attraente, in grado di suscitare in noi una sorta di empatia; le stesse suggestioni momentanee della visione che
vengono ritratte con lenticolare precisione dalla tecnica “antica” di Claudio Filippini, fatta di stesure sovrapposte
di strati di colore ad olio sulla tela, in continuità di lievissimo spessore. Le sue tele sono inquadrature sulle quali
l'occhio si focalizza per svelare il dettaglio nascosto di cerchioni, fanali, copriruote, in una particolare situazione.
Il suo pennello si sofferma con delicatezza a delineare i bagliori lucenti della carrozzeria, sulla quale si riflettono i
curiosi che fotografano l'auto, in una sfida continua con la macchina fotografica nella riproduzione
documentaria della realtà. Anche se l'accostamento al dato visivo è minuzioso, Filippini carica la sua
rappresentazione iperrealistica di valenze interrogative che assecondano le proiezioni dell'inconscio collettivo. La
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
sua pittura mimetica si dissolve nella ricerca di nuove immagini e sull'emergere di icone evanescenti, attimi
sfuggenti che rischiano di svanire nella loro imperturbabile bellezza. I suoi esordi sono caratterizzati dalla pittura
en plein air per meglio recepire le emozioni suggerite dall'ambiente quotidiano, una vocazione approfondita nei
suoi numerosi eventi espositivi in Italia e all'estero: dalla personale “Le luci della città” del 2007 presso
l'Associazione Artisti Bresciani fino alla mostra “Sospensioni” dedicatagli dalla Galleria Colossi Arte
Contemporanea nel 2010, alla partecipazione, nel giugno – novembre dello stesso anno, ad Art Innsbruk.
International Fair for Contemporary Art e alla collettiva “Marilyn Monroe. Arte della bellezza” presso la
Fondazione Villa Ponti ad Arona (NO). Nel marzo – aprile del 2012 espone, con la Galleria Colossi, alla
collettiva “L'arte del rugby”, inaugurata presso lo Stadio Olimpico di Roma, in occasione della partita ItaliaScozia del Torneo RBS Sei Nazioni, con il patrocinio della Federazione Italiana Rugby; nel febbraio-marzo dello
stesso anno la Galleria Civica “G. B. Bosio” di Desenzano del Garda gli dedica la mostra “Claudio Filippini. La
tradizione continua” nella prestigiosa sede di Palazzo Todeschini.
La sua pittura dettagliata arriva a rivelare il riflesso di un edificio che si proietta sulla superficie luccicante di un
fanale, le scomposizioni di luce che creano le zigrinature dei fanalini, a far rientrare, quasi per caso, nel campo
visivo delimitato dalla tela, le gambe di una donna che accorre suggerendo il fascino misterioso di un istante
irripetibile, come quello che ogni anno ci sa regalare l'emozione della partenza di queste nobili auto storiche che
sfilano in corso Zanardelli. Istanti emozionanti che sembrano essere inquadrati da un obiettivo fotografico
vagabondo e un po' flâneur, bloccati per sempre come un fotogramma nelle tele dell'artista. Nei quadri di
Filippini le pulsazioni della città si riflettono sulla bellezza scultorea delle carrozzerie delle auto d'epoca, così
come avviene nell'”universo in fuga” fatto delle mutazioni delle luci che riverberano sulle vetture in corsa degli
sketches di Giorgio Alisi.
Le auto d'epoca di Filippini e Alisi sono vive e vibranti, su di esse si proiettano oppure rivivono un'infinità di
atmosfere, suggestioni e riflessi che catturano la nostra attenzione.
Orari: Da martedì a sabato 10-12 e 15-19. Domenica su appuntamento.
Galleria Colossi Arte Contemporanea, Corsia del Gambero, 13, tel. 030 3758583, cell. 338 9528261,
[email protected], www.colossiarte.it
GALLERIA DELL’INCISIONE
Dal 22 maggio al 20 luglio 2014
Inaugurazione giovedì 22 maggio 2014 alle ore 18.00
“Arturo Martini”
Saranno esposte una ventina di opere di piccolo e medio formato, che ben illustrano diversi aspetti della
produzione artistica martiniana, restituendo un ritratto composito ed efficace di una delle figure dominanti nel
panorama artistico tra le due guerre.
Lontano dalle inquietudini dei movimenti avanguardisti, Martini percorrerà una strada diversa, legata al recupero
del passato; gli evidenti richiami all’antico si sposano però nelle sue sculture con una volontà di rinnovamento
unica che avrà come esito una ricchezza espressiva di grande attualità. I rimandi ad un mondo arcaico appaiono
così nella sua scultura, riletti sotto una luce nuova, lontani da un approccio accademico, arricchiti da una fantasia
inventiva che produce esiti formali sempre nuovi.
La mostra è costituita da opere realizzate in un arco temporale piuttosto ampio, e in particolare negli anni
compresi tra il 1925 e il 1935, un decennio di straordinario fervore ideativo. I lavori esposti rivelano, nella
grande varietà degli esiti formali, la personalità viva, il carattere impetuoso, la dimensione umana dell’artista.
Numerosi i soggetti religiosi, tra cui il bellissimo San Sebastiano, soggetto riproposto dall’artista in più occasioni e
presente in mostra in due differenti versioni caratterizzate da un diverso trattamento di superficie.
Da citare anche i preziosi Presepe piccolo e Annunciazione, dominati da un lirismo di grande suggestione, la Leggenda
di San Giorgio, essenziale nella semplificazione della volumetria e del modellato, e ancora le due formelle in
bronzo e terracotta Il perdono e Gesù abbeverato di fiele, infine i bronzi del San Giovannino e dell’Incontro di San Marco e
San Giusto, due figure di estrema eleganza che si fronteggiano in un tenero sguardo.
Straordinari anche i monumentali Leone e Leonessa da giardino, due grandi sculture sedili in gres, in cui elementi di
chiara derivazione romanica sono riproposti in un’interpretazione di grande libertà espressiva, e Bagnante,
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
formella in terracotta caratterizzata da un modellato di incredibile morbidezza, che si contrappone alla bronzea
Aquila, potente e austera nel segno duro, ostinato.
Saranno inoltre esposti un disegno e alcune incisioni, che testimoniano l'incessante sperimentazione tecnica del
grande artista.
Orari: da martedì a domenica, dalle ore 17.00 alle 20.00.
Galleria dell’Incisione, Via Bezzecca 4, tel. 03030469, www.incisione.com - [email protected]
INSTUDIO
Dal 24 maggio al 7 giugno 2014.
Inaugurazione sabato 24 maggio, ore 18
Max Bi, “All the BEaST of Max Bi”
La personale è dedicata alle nuove opere scultoree di Max Bi. Inedite, per la prima volta mostrate al pubblico in
un percorso espositivo appositamente disegnato nell’affascinante spazio di InStudio, esse sapranno confermare
l’attitudine interdisciplinare e il linguaggio eclettico, centrato sul ruolo della sperimentazione cromatica e plastica,
di Max Bi.
Gioca con la terra, gioca con le forme, gioca soprattutto con il colore. E quando gioca, lo fa molto sul serio.
Basterebbe leggere tra le righe il titolo di questa sua prima mostra di opere scultoree, fortemente voluta proprio
a Brescia, città natale e di vita dell’artista, per capire che se scherza, Max Bi lo fa col fuoco: quello che cuoce e
verifica le sue terrecotte; quello che brucia e vive nei suoi personaggi.
All the Beast of Max Bi, ovvero tutto ciò che di più animale, primordiale e corporale ci possa essere nella sua
ricerca, raccontato attraverso il raggrumarsi e il tendersi della materia, lavorata con veloce, famelica voluttà.
Max Bi approda alla scultura per una naturale, meglio sarebbe dire, vitale necessità: sopravvivenza della specie
sub specie sculpturae. Ecco allora i suoi uomini-animali, uomini nella loro ferina identità.
Uomini bestiali amati con quell’affetto un po’ graffiante e un po’ ruvido, lo stesso che Max Bi mette nel fare
frenetico delle sue opere, riversandolo nelle scosse plastiche, nei guizzi cromatici che si increspano tra velli e
piume di terrecotte.
Animali, i suoi, memori di tutta quella energia espressionista transitata tra gli umori mediterranei e le asprezze
nordiche della storia dell’arte del secolo scorso, da Appel a Picasso, da Dubuffet a Jorn, maestri ideali, padri
spirituali della nuova ricerca di Max Bi. Ferocemente dimenticati a memoria.
Questo il senso del progetto che InStudio, l’atelier di Marcello Gobbi, dedica a Max Bi, confermandosi come
spazio espositivo indipendente a disposizione di artisti, volto ad attivare nuovi processi condivisi. Si propone
come luogo di scambio e di contaminazione dove l’esperienza e il percorso individuale lasciano il passo alla
sinergia e alla tessitura di una rete di incontri.
Lo spazio aprirà su appuntamento: tel. 335 52 80 646
InStudio Via Calatafimi, 20/c – 25122 Brescia, tel. 335 52 80 646, [email protected]
GALLERIA AplusB c/o Palazzo Guaineri
Dal 24 maggio al 5 luglio 2014
Inaugurazione sabato 24 maggio 2014 alle ore 18.30
“L’Avventura – Die mit der Liebe spielen”
David Czupryn (1983, Duisburg) / Robert Elfgen (1972, Wesseling am Rhein) / Max Frintrop (1982,
Oberhausen) / Tobias Hoffknecht (1987, Bochum) / Melike Kara (1985, Bensberg) / Valerie Krause (1976,
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
Herdecke) / Michail Pirgelis (1976, Essen) / Dennis Scholl (1980, Hünfeld) / Jana Schröder (1983, Brilon) /
Philip Seibel (1980, Hagen) / Stephanie Stein (1972, Kiel).
A cura di Lena Ipsen.
L'avventura – die mit der liebe spielen fa riferimento al titolo in lingua italiana e tedesca del film diretto nel 1960 dal
regista Michelangelo Antonioni ed è da intendere come omaggio alla stagione cinematografica del Neorealismo.
La trama de L'avventura viene interpretata come metafora della ricerca dell'artista e ci conduce all'interno di quel
vuoto che spesso è il significativo punto di partenza per la creazione. Sin dalla nascita del medium dell'immagine
in movimento, film ed arti visive sono protagonisti di una continua e reciproca ispirazione. La percezione del
mondo inoltre viene influenzata dal cinema più di qualsiasi altro mezzo ed è per questo gioca un ruolo decisivo
e centrale nella produzione e nella percezione delle arti visive in generale.
La maggior parte degli artisti de L'avventura – die mit der liebe spielen hanno studiato presso l'Accademia di
Düsseldorf a vivono e lavorano nella regione della Renania settentrionale. La quasi totalità dei lavori sono creati
appositamente per l'occasione e saranno esposti al pubblico per la prima volta in assoluto. Molteplici sono i
medium utilizzati quali il disegno, la pittura, la scultura ed il video, presentati nella cornice del piano nobile di
Palazzo Guaineri delle Cossere, palazzo del XVII secolo che si trova nel cuore del centro storico di Brescia. I
lavori si legheranno ad esso in un fruttuoso dialogo tra opere nate in Germania e spazio architettonico italiano.
L'ambiente ed il suo spazio giocano un ruolo speciale nella produzione e percezione dei lavori di Stephanie Stein
a Tobias Hoffknecht. Stephanie Stein produce filigrane, lavori minimalisti relativi ai parametri spaziali come luce
e ombra, dimensione e movimento. Similmente le installazione e le sculture di Hoffknecht rivelano se stesse
attraverso il movimento dell'osservatore che viene vagamente rimandato ad una situazione familiare dagli oggetti
provenienti dalla quotidianità.
Le sculture di Valerie Krause sono frutto di una indagine sull'oggetto, lo spettatore e lo spazio, quest'ultimo
essenziale per la scelta del medium. “Ogni cosa è in movimento – afferma Valerie Krause - ed è stata fissata con
un particolare movimento”.
La medesima preoccupazione sullo spazio e sul tempo la si può osservare nell'assunto pittorico di Max Frintrop.
Il suo essenziale repertorio di forme sulla superficie bidimensionale della tela è dedicato ad una ironica indagine
sul concetto di spazio.
La recente serie pittorica nominata “Spontacts” di Jana Schröder è caratterizzata da una colorazione blu
proveniente dalla fascinazione per la scrittura manuale e lo scarabocchio. “Innanzitutto amo l'estetica delle linee,
delle curve e della scrittura a mano oltre che il movimento e la materialità della scrittura quando inizia ad essere
illeggibile” afferma Jana Schröder in merito ai suoi lavori.
Le opere di Dennis Scholl e Philip Seibel hanno un effetto riconducibile al rallentamento. L'iperrealismo
figurativo dei disegni a matita di Scholl ed i pannelli astratti esito di un lungo processo produttivo di Philip
Seibel, mettono alla prova l'osservatore che entra in contatto le loro immagini. Le scene di Sholl, la
composizione è presa dalla maniera del collage, lasciano che lo spettatore si perda nei dettagli di un mondo
straniante. Le superfici levigate di Seibel non danno informazioni circa sulla via che stanno prendendo. Non è
semplice capire se i tratti siano venature del legno dipinte su una superficie di alluminio oppure di una superficie
di legno applicata su un pannello di alluminio. L'enigma esposto allo sguardo è una riflessione del rapporto tra
autenticità e verosimiglianza.
I dipinti eseguiti ad olio ed acrilico su tela o tavola di David Czupryn illudono e aprono ad enigmatici spazi
simili a trompe-l’oeil fatti di liane, aste, corde, piante esotiche e tante altre tipologie di oggetti disposti sopra un
background che imita il legno, il marmo ed il cemento.
Robert Elgen crea il suo unico mondo con l'aiuto di oggetti derivati da varie discipline. Il punto di partenza della
sua ricerca è spesso la sua esperienza autobiografica. Si tratta di osservazioni quotidiane, situazioni di passaggio,
di alternanza tra vari stati emotivi ed i cicli della natura.
Le sculture di Michail Pirgelis provengono da parti originali di aeroplani. Attraverso il processo di taglio, collage
e pulizia, esse si permeano nuovamente con una certa aura e bellezza che gli oggetti sembra abbiano perduto
come risultato del coinvolgimento del turismo di massa e della banalità dei viaggi aerei.
Melike Kara oscilla nell'utilizzo di vari media. Con la fotografia, il video e gli oggetti essa suggerisce immagini
esteticamente poetiche che colpiscono sensualmente lo spettatore. Kara propone domande riguardanti cultura
ed identità, domande spesso lasciate aperte e senza risposta.
Lena Ipsen, curatrice della mostra, ha studiato Storia dell'Arte ed Arti Visive alla Humboldt University di
Berlino. Vive e lavora a Berlino.
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MOSTRE NEI MUSEI E NELLE GALLERIE D’ARTE
Orari: da giovedì a sabato, dalle ore 15.00 alle 19.00.
AplusB Contemporary Art, c/o Palazzo Guaineri delle Cossere, Contrada Cossere, 22, tel. 3381324177 /
030 5031203, aplusbcontemporaryart.wordpress.com - [email protected]
GALLERIA MININI
Dal 24 maggio
Inaugurazione sabato 24 maggio, ore 18.00
Daniel Buren, “Lavori luminosi / Già quarantanni!”
Già quarantanni! novembre 1974 – maggio 2014
Prima di aprire la galleria, nel 1973, pensando al programma da fare, ho visitato alcuni artisti per annunciare la
prossima apertura. Tra questi Daniel Buren, che conoscevo da tempo.
Vado a Parigi. Gli racconto della mia nuova impresa. «Chi saranno gli artisti?» Mi chiede. «Non lo so ancora,
dipende dalle loro risposte...e anche dalla tua!».
«Allora facciamo così» mi conferma Daniel «Apri la tua galleria, fai le mostre che credi, mandami gli inviti. Fra
tre anni ti dirò se potrò lavorare con te o meno. Comunque in caso positivo voglio sapere chi sarà l'artista prima
della mia mostra e chi subito dopo».
Bella lezione. Capisco che sono sotto osservazione, poche parole valgono più di un Master.
Devo essere andato bene se, dopo solo dodici mesi, Daniel mi chiama per dire che ho superato l'esame.
La sua prima mostra da me sarà dopo un anno, nel 1974, e così oggi festeggiamo i 40 anni da quella prima volta,
con una nuova mostra che ha come sottotitolo: "già quarantanni!", una esclamazione trovata da Daniel che pare
più sorpreso di me dalla velocità del tempo passato.
Se non sbaglio questa è la sesta mostra che facciamo con lui, più altre avventure fuori galleria.
La prima aveva per titolo "GOTICO" con carte a strisce di 8,7 cm colorate, incollate negli archi dello spazio in
via Agostino Gallo, ordinati alfabeticamente (Azzurro, Blu, Giallo, Rosso,Verde...).
La mostra che apre ora, avrà lavori luminosi e, guarda caso, anche qui i colori saranno ordinati alfabeticamente
(Azzurro, Blu, Giallo, Rosso, Verde...).
Tout se tient. La storia continua…
Orari: da lunedì a venerdì dalle ore 10.00 alle 19.30; sabato dalle ore 15.30 alle 19.30.
Galleria Minini, Via Apollonio 68, tel. 030383034, www.galleriaminini.it - [email protected]
L’Infopoint Turismo Comune di Brescia non si assume alcuna responsabilità per quanto riguarda eventuali
variazioni di programma.
Per segnalazioni di mostre da inserire nel Calendario, Vi preghiamo di contattarci entro il 12 e il 28 del mese.
Infopoint Turismo Stazione
Piazzale Stazione, 25122 Brescia
Tel. +39 030 8378559 [email protected]
Aperto tutti i giorni: 9.009.00-13.00 e 13.3013.30-17.30
Infopoint Turismo Piazza Duomo
Via Trieste
Trieste 1, 25121 Brescia
Tel. +39 030 2400357
[email protected]
Aperto tutti i giorni: 9.009.00-13.00 e 13.3013.30-17.30
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