NEWSLETTER 36-2014

N
NE
EW
WS
SL
LE
ET
TT
TE
ER
R3
36
6--2
20
01
14
4
Iscriviti QUI alla Newsletter del
Biologico…e non solo!
(www.eltamiso.it)
______________________________________________
NOTIZIE DALL’EUROPA E DAL MONDO
SIAMO ERETICI AL FIANCO DI DON CIOTTI
«Manifestiamo solidarietà e sostegno a Don Luigi Ciotti
per le minacce ricevute da Totò Riina», commenta Daniele
Buttignol, segretario generale di Slow Food Italia.
«Da
sempre
condividiamo
con
lui
l’impegno
nella
sensibilizzazione delle coscienze contro ogni forma di
criminalità. Nessuna intimidazione può arginare il messaggio di
legalità di cui Don Luigi e Libera sono portatori e che ci vede
con convinzione al loro fianco, con progetti concreti portati
avanti dalle nostre Condotte sul territorio e sempre maggior
vigore nel sostegno delle loro battaglie in difesa degli oppressi
dalle mafie».
Lo stesso Don Ciotti ha recentemente partecipato al Congresso nazionale di Slow
Food Italia qualche mese fa, dove la legalità costituiva uno dei temi cardine,
accendendo la platea con un intervento memorabile, in cui ha spronato i
partecipanti a essere eretici: «Vi auguro di essere eretici perché eresia dal greco
significa scelta. Eretico è la persona che sceglie. L’eretico è colui che più della
verità ama la ricerca della verità. L’eresia dei fatti prima di quella delle parole.
L’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi. L’eresia della coerenza, del
coraggio, della gratuità, della responsabilità, dell’impegno. Oggi è eretico chi
mette la propria libertà al servizio degli altri, chi impegna la propria libertà per chi
ancora libero non è. Eretico è colui che non si accontenta dei saperi di seconda
mano, chi studia chi approfondisce chi si mette in gioco in quello che fa chi crede
che solo nel “noi” l’”io” possa trovare una realizzazione.
Chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie, chi non
pensa che la povertà sia una fatalità. Chi non cede alla tentazione del cinismo e
dell’indifferenza che sono le malattie spirituali della nostra epoca».
L’intervento completo di Don Ciotti è disponibile QUI.
(da Slow Food - settembre 2014)
IL WORLDWATCH INSTITUTE E L’UNIVERSITÀ DI CAMBRIDGE
ARRIVANO ALLE STESSE CONCLUSIONI: IL PICCO DELLA CARNE E
LA DIETA PER SALVARE IL PIANETA
Tagliare gli sprechi alimentari e moderare il consumo di animali sono le opzioni
“senza rimpianti”.
Due ricerche scientifiche, accomunate dall’alto livello delle istituzioni cui fanno riferimento,
arrivano alla pubblicazione praticamente in contemporanea per dimostrare l’urgenza di
cambiare la nostra dieta, o meglio i modelli di consumo alimentari che la sostengono. La
prima ricerca, “Peak Meat Production Strains Land and Water Resources” del Worldwatch
Institute conferma il costo insostenibile della produzione industriale globale di carne, che
comporta l’abbattimento di foreste per espandere pascoli ed utilizza grandi quantità di
acqua e cereali e si basa su dosi massicce di antibiotici per il bestiame.
Secondo la Fao, nel 2013 la produzione globale di carne è arrivata ad un nuovo picco di
308,5 milioni di tonnellate, grazie al crescente potere d’acquisto, all’urbanizzazione ed al
cambiamento delle diete, la produzione di carne si è moltiplicata per 4 solo negli ultimi 50
anni ed è cresciuta di 25 volte rispetto al 1800. Una crescita dei consumi che non è stata
fermata nemmeno l’aumento dei prezzi degli ultimi 10 anni: il rapporto spiega che «in
tutto il mondo, il consumo di carne si è attestato a 42,9 kg pro capite nel 2013, anche se il
divario comincia a chiudersi, la gente nei Paesi industrializzati continua a mangiare
quantità di carne molto più grandi (75,9 kg) rispetto a quella dei Paesi in via di sviluppo
(33,7 kg)».
Circa il 70% dei terreni agricoli del pianeta è utilizzata a pascolo di bestiame ed un altro
10% viene utilizzato per coltivare cereali per produrre carne e latticini. La produzione di
carne bovina è di produrre carne di maiale o di pollo, che richiede da 3 a 5 volte più terra
per produrre la stessa quantità di proteine, è a molto più alta intensità di risorse. Da sola
la produzione di carni bovine utilizza circa tre quinti dei terreni agricoli del mondo, ma
produce meno del 5% delle proteine globali.
Produrre carne richiede molta acqua: l’agricoltura utilizza circa il 70% dell’acqua dolce
disponibile a livello mondiale ed un terzo finisce nei campi di cereali per gli animali. La
carne bovina è di gran lunga quella a più alta intensità idrica: più di 15.000 litri per Kg,
molto più di quanto richiesto per un kg di riso(3.400 l/Kg), uova (3.300 litri), latte (1.000
litri) o patate (255 litri). Più del 40% della produzione mondiale di frumento, segale, avena
e mais, insieme a 250 milioni di tonnellate di soia e di altri semi oleosi, finisce in cibo per
gli animali. Al Worldwatch fanno notare che «alimentare con cereali il bestiame migliora la
loro fertilità e la crescita, ma si stabilisce una concorrenza de facto tra il cibo tra il
bestiame e quello per le persone».
A questo si aggiungano le dosi massicce di antibiotici utilizzate per accelerare la crescita
degli animali e ridurre la probabilità di focolai di malattie negli allevamenti intensivi. Solo
negli Usa nel 2001 sono state vendute 13.600 tonnellate di antibiotici destinati al
bestiame, quasi 4 violte di più delle 3.500 tonnellate usate per curare le persone
malate. Una cifra che impallidisce di fronte alle più di 100.000 tonnellate si antibiotici
somministrate al bestiame da carne in Cina.
Il rapporto fa il punto su alcune regioni
e Paesi: i 131,5 milioni di tonnellate di
carne dell’Asia rappresentato quasi il
43% della produzione mondiale nel
2013.
L’Europa è seconda con (58,5 milioni di
tonnellate, seguita da Nord America
con 47,2 milioni di tonnellate e dal Sud
America a 39,9 milioni di tonnellate.
Da sola la Cina rappresenta quasi la
metà della produzione globale di carne
suina- Nel 20213 i due più grissi
esportatiri di carne sono stati Usa (7,6
milioni di tonnellate) e Brasile (6,4
milioni di tonnellate), cioè il 45% per
cento del commercio globale. Da sole l’Australia e la Nuova Zelanda esportano l’84% della
carne di agnello e montone del mondo.
Le 10 più grandi aziende di vendita di carne del 2013 hanno sede in solo 6 Paesi: in
Brasile (JBS, BRF, Marfrig), negli USA (Tyson Food, Cargill, Hormel Foods), in Olanda
(Vion), in Giappone (Nippon Meat Packers), in Danimarca (Danish Crown AmbA), in
Cina (Smithfield Foods acquisita dalla Shuanghui International Holdings nel 2013).
Ci sono pratiche alternative per ridurre gli impatti della carne su ambiente e salute come
passare dall’alimentazione a base di cereali a quella ad erba ad altre piante, utilizzo di
concimi naturali al posto di quelli chimici, fine degli allevamenti industriali… Ma il
Worldwatch Institute dice che anche le scelte alimentari fanno una grande differenza ed è
proprio quello (insieme agli sprechi) di cui si occupa l’altro studio (Importance of fooddemand management for climate mitigation), pubblicato oggi su Nature Climate
Change da un team di ricercatori britannici delle università di Cambridge e Aberdeen, e
secondo il quale «Nel 2050, se le tendenze attuali continuano, la produzione di cibo da sola
raggiungerà, se non supererà, gli obiettivi globali di gas serra totali».
Secondo gli autori, «Tutti dovremmo riflettere attentamente riguardo al cibo che scegliamo
e al suo impatto ambientale. Il passaggio a un’alimentazione più sana in tutto il mondo è
solo una della serie di iniziative devono essere prese per evitare cambiamenti climatici
pericolosi e assicurarsi che ci sia abbastanza cibo per tutti». La dieta all’occidentale
appesantite dalla carne, che pesa sulle rese agricole non risponde alle esigenze alimentari
di una popolazione mondiale che raggiungerà i 9,6 miliardi di persone, rendendo
necessario coltivare più terra in coltivazione. «Ciò avverrà ad un prezzo elevato –
avvertono gli autori – Dato che la deforestazione aumenterà le emissioni di carbonio così
come la perdita di biodiversità e l’aumento della produzione di bestiame farà aumentare i
livelli di metano».
Per modificare l’attuale catastrofico trend bisogna ridurre sprechi e rifiuti e incoraggiare
diete equilibrate. «Se manteniamo il “business as usual” – dicono i ricercatori di
Cambridge – entro il 2050 dovremo ampliare le terre coltivate del 42% e aumentare del
45% l’utilizzo di fertilizzanti rispetto al 2009. Un altro decimo delle foreste tropicali vergini
del mondo sparirebbe nel corso dei prossimi 35 anni». Un circolo vizioso infernale: più
deforestazione, fertilizzanti ed emissioni di metano dal bestiame emissioni potrebbero far
aumentare fino all’0% le emissioni di gas serra da produzione alimentare, così entro il
2050 i gas serra per la produzione di cibo sarebbero la metà di quelli emessi dall’intera
economia mondiale. Secondo lo studio, «dimezzare la quantità di rifiuti alimetari e la
gestione della domanda di prodotti alimentari particolarmente dannosi per l’ambiente,
cambiando le diete globali, dovrebbero essere obiettivi chiave che, se realizzati, potrebbe
mitigare alcuni dei gas serra che causano il cambiamento climatico».
Bojana Bajzelj, del dipartimento di ingegneria di Cambridge, spiega che «ci sono leggi
fondamentali della biofisica che non possiamo eludere. L’efficienza media della
conversione mangime vegetale in carne del bestiame è inferiore al 3% e, dato che si
mangia più carne, più terre arabili sono destinate alla produzione di materie prime per
animali che forniscono la carne per gli esseri umani. Le perdite in ogni fase sono grandi, e
dato che gli esseri umani mangiano globalmente sempre più carne, la conversione dalle
piante in cibo diventa sempre meno efficiente, provocando l’espansione agricola e la
conversione della copertura del suolo e rilasciando più gas serra.
Le pratiche agricole non sono necessariamente colpevoli, ma lo è la nostra scelta del cibo.
E’ assolutamente necessario trovare il modo di raggiungere la sicurezza alimentare
globale, senza espandere le coltivazioni o i pascoli. La produzione alimentare è uno di
principali driver della perdita di biodiversità e rappresenta un grande contributo al
cambiamento climatico ed all’inquinamento, quindi le nostre scelte alimentari contano».
Il team ha studiato come chiudere questo gap di rendimento tra i raccolti ottenuti con le
migliori pratiche agricole e le rese medie reali in tutto il mondo, ed ha confermato che è
più ampio nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto nell’Africa sub-sahariana. Secondo loro
«La chiusura di questi gap dovrebbe essere proseguita attivamente attraverso
l’intensificazione sostenibile dell’agricoltura», ma anche così la domanda alimentare in
crescita richiederà nuovi terreni, quindi resta l’impatto sulle emissioni di gas serra e sulla
biodiversità.
Bajzelj sottolinea che «rese più elevate richiederanno anche più uso di fertilizzanti minerali
e l’aumento della domanda di acqua per l’irrigazione». I rifiuti alimentari, presenti in tutte
le fasi della catena alimentare, sono un altro scenario analizzato dal team. Nei Paesi in via
di sviluppo più poveri la principale causa di spreco di cibo sono lo stoccaggio e il trasporto
di prodotti, in Occidente è lo spreco alimentare, «Quest’ultimo è per molti versi peggiore,
perché i prodotti alimentari sprecati hanno già subito varie trasformazioni che richiedono
input di altre risorse, in particolare di energia» sottolinea Bajzelj.
Con questi due problemi i gas serra entro il 2050 aumenterebbero del 40%, ma gestendo
meglio il cibo e dimezzando lo spreco alimentare si arriverebbe solo ad un 2% di gas serra
in più, se a questo si aggiungessero diete più sane e meno pesanti in termini di consumi di
materie rime ed energia le emissioni Il team britannico conferma quanto detto dai loro
colleghi americani: «Le diete occidentali sono sempre più caratterizzati da un consumo
eccessivo di cibo, tra cui quello di carne e latticini ad alta intensità di emissioni Abbiamo
testato uno scenario in cui tutti i Paesi assumono una dieta media equilibrata, senza
consumo eccessivo di prodotti con zuccheri, grassi e carne. Ciò riduce significativamente
ancora di più le pressioni sull’ambiente».
La dieta “media” equilibrata utilizzato nello studio è un obiettivo in gran parte realizzabile,
visto che prevede il consumo di due porzioni da 85 g di carne rossa e 5 uova alla
settimana, così come una porzione di pollame al giorno. Come evidenzia uno degli autori,
Keith Richards, «Questo non è un’argomentazione radicalmente vegetariana, si tratta di
mangiare carne in quantità ragionevoli, come parte di una dieta sana ed equilibrata.
Gestire in modo migliore la domanda, per esempio concentrandosi sull’educazione alla
salute, porterebbe un doppio vantaggio: il mantenimento di popolazioni sane e la riduzione
notevole di pressioni critiche per l’ambiente».
Bajzelj conclude: «Oltre a favorire l’agricoltura sostenibile, dobbiamo ripensare ciò che
mangiamo. Tagliare gli sprechi alimentari e moderare il consumo di carne in diete più
equilibrate, sono le essenziali opzioni “senza rimpianti”».
(da Greenreport.it - settembre 2014)
LE PIANTE IN UFFICIO AUMENTANO LA PRODUTTIVITA’ DEL 15%
Coltivare piante in ufficio rende più
produttivi.
Da
una nuova
ricerca ecco un’ulteriore conferma
della scienza. Gli uffici “verdi”, ricchi
di piante, rendono i dipendenti più
allegri e aumentano la produttività, a
parere degli esperti che hanno
approfondito l’argomento.
Secondo i dati raccolti, prendersi cura
delle
piante
in
ufficio,
o
semplicemente rendere più verde il
posto di lavoro con qualche vaso, incrementa la produttività del 15%. I ricercatori hanno
esaminato l’impatto degli uffici verdi sulla percezione della qualità dell’aria, della
concentrazione e della soddisfazione legata al posto di lavoro da parte dei dipendenti.
Hanno dunque monitorato la produttività degli impiegati nei mesi successivi in due grandi
uffici commerciali del Regno Unito e dei Paesi Bassi.
La ricerca è stata condotta sotto la guida di Marlon Nieuwenhuis, della Cardiff University’s
School of Psychology, che ha affermato: “La nostra ricerca suggerisce che investire
nell’arredamento dell’ufficio con delle piante ripagherà con un aumento della produttività e
della qualità della vita dei lavoratori. Sebbene ricerche precedenti condotte in laboratorio
puntassero in questa direzione, la nostra ricerca e la prima ad esaminare ciò in un ufficio
reale, mostrando i benefici a lungo termine. Mette in discussione la filosofia secondo cui un
ufficio spoglio e ordinato renda più produttivi”.
Secondo gli esperti, le piante in ufficio rendono gli impiegati più coinvolti nel lavoro a
livello fisico, cognitivo e emotivo. Il dottor Craig Knight, co-autore della ricerca, ha
dichiarato che lo studio ha aiutato a comprendere gli aspetti positivi e negativi
dell’arredamento dell’ufficio così come avviene oggi. Ora gli esperti stanno sviluppando un
sistema per migliorare il design degli uffici e incrementare l’efficienza degli impiegati.
Secondo il professor Alex Aslam, che ha partecipato allo studio, la ricerca mette in
discussione il minimalismo del “less is more”. Arricchire gli uffici con delle piante, dunque,
potrebbe essere la soluzione per renderli più vivibili e confortevoli. Siete pronti
ad aggiungere una piantina sulla scrivania?
LEGGI anche: Coltivare una piantina sulla scrivania rende più produttivi
(da Greenme.it - settembre 2014)
PIANTINE BIOLOGICHE…..IN CERCA DI ORTO!
A CAUSA DEL MALTEMPO E L’IMPOSSIBILITA’ DI ENTRARE NEI
CAMPI CON LE MACCHINE AGRICOLE, CI RESTANO ALCUNE
MIGLIAIA DI PIANTINE BIOLOGICHE DA ORTO INUTILIZZATE.
LE METTIAMO A DISPOSIZIONE DEI NOSTRI CLIENTI, AMICI, CO-PRODUTTORI CHE LE
VOLESSERO OSPITARE, ANCHE IN PICCOLE QUANTITÀ.
SI TRATTA DI:
• RADICCHIO ROSSO A CUORE (detto di Verona);
• RADICCHIO VARIEGATO ( detto
Castelfranco);
• RADICCHIO PAN DI ZUCCHERO;
• RADICCHIO ROSSO PRECOCE (detto
Treviso precoce);
• RADICCHIO ROSSO TONDO (detto di
Chioggia);
• BROCCOLO PADOVANO;
• BROCCOLO FIOLARO;
• CAVOLO NERO DI TOSCANA;
• CAVOLO CAPPUCCIO.
IL COSTO E’ DI € 0,10 A PIANTINA, FINO ALL’ESAURIMENTO
CONSEGNA PRESSO I NOSTRI PUNTI VENDITA AMBULANTI (BANCHETTI), O PREFERIBILMENTE
PRESSO L’AZIENDA AGRICOLA IL BIANCOSPINO, IN VIA BOSCO PAPADOPOLI 51/1 A PADOVA (a
1 km dal capolinea sud del metro tram)
È FINITO IL TEMPO DEI GAS. CRESCONO IN ITALIA I PRIMI DES
È finito il tempo dei GAS (Gruppi d’Acquisto solidali). Tranquilli non sono tramontati, ma
stanno acquisendo nuova forma. Consumatori, produttori, associazioni, cooperative,
consorzi, enti locali e scuole si stanno unendo nei nuovi modelli di economia alternativa: i
DES, ovvero Distretto di economia Solidale. «È la logica del rischio condiviso: si è tutti
sulla stessa barca, interessi composti si uniscono per concorrere al vivere bene, superando
la crisi economica di valori» spiega al Sole 24 Ore Sergio Venezia – cofondatore di uno dei
primi GAS d’Italia e del Desbri, Des della Brianza, che raccoglie attorno a sé 12 soci
economici (cooperative e consorsi con un fatturato aggregato ch supera i 120 milioni di
euro l’anno), 13 associazioni e 33 persone fisiche.
Si tratta di un progetto sperimentale che racchiude e ben dimostra quel che può dare oggi
l’economia solidale alla società: «Su un’area di 16 ettari messa a disposizione da un
privato, con il Comune di Agrate Brianza, si cercherà di dare vita a una realtà che prevede
una sorta di comunità agricola sul modello della Csa (Community Supported Agricolture):
un certo numero di contadini lavorerà con metodi naturali la terra (i primi prodotti saranno
fragole e ortaggi) supportato da acquirenti della zona che attraverso un patto civico,
anticipano ai produttori i soldi necessari alla lavorazione e prenotano i prodotti della terra
che riceveranno», racconta Venezia.
Sono molte le attività portate avanti dal
sistema brianzolo: tra gli altri Spiga & Madia,
un percorso che supporta tutta la filiera dei
pane (i membri del gas versano una quota
annuale in anticipo per far si che si avvii la
produzione)
e
Fotogas
che
promuove
l’impianto di pannelli fotovoltaici con il
sostegno dei soci.
Intanto in pentola bolle una collaborazione con
la ristorazione scolastica per aggiungere al
menù delle mense i frutti del lavoro dei
contadini locali.
In Italia sono 32 i DES, che si riuniscono annualmente insieme ai rappresentanti delle Reti
di economia solidale nazionali (Res), segno che questo tipo di economia cresce. E chissà
che non vada a intaccare il modello imperante. Racconta con entusiasmo Venezia:
«Attraverso i RES, cerchiamo di realizzare progetti collettivi di economia solidale: ne
abbiamo avviato uno con Trenta Spa, fornitore di energia elettrica pulita a un prezzo
sostenibile: sono già mille le famiglie che ne hanno beneficiato. Conviene a noi e
all’ambiente». Se non bastasse una quota del pagamento va a supportare un fondo da
destinare a soggetti deboli…
Che dirvi, provate a contattare il DES più vicino a casa vostra, QUI trovate l’elenco!
(dalla Newsletter di Slow Food - settembre 2014)
A BRACCIA APERTE
A PADOVA IN PIAZZA DELLA FRUTTA - DOMENICA 7 SETTEMBRE 2014
A cena per condividere cibo e diritti
Tutti sono invitati!
(scarica QUI la locandina completa)
"è possibile affrontare le sfide del nostro tempo,
riaffermando il valore e la dignità di ogni persona, che
in concreto significa redistribuire il lavoro e condividere
tutti una vita sobria e onesta"
Coordinamento A Braccia aperte
dalle 16.00 alle 18.00 giocoleria per bambini – alle 18.00
testimonianza di don Luigi Ciotti - dalle 19.00 cena e musica dal
vivo
La Cooperativa El Tamiso sostiene concretamente e partecipa
all'iniziativa
(da Beati i Costruttori di Pace - settembre 2014)
NON C'È PACE SENZA ECONOMIA DI GIUSTIZIA
In ogni conflitto esistono due fazioni, vittime e carnefici. C’è chi le armi le usa, chi
le vende, chi fa affari, chi li procaccia; chi vuole il petrolio, chi lo vende, chi lo usa.
Nessun “mercato” porterà pace e prosperità. Guerre "di religione" o "di civiltà"
sono solo maschere, pretesti per fare affari.
Le pause estive - quant’è durata la vostra?
due settimane, un mese? - sono fatte anche
per restituirci il tempo di riflettere. Volgere
lo sguardo alla nostra vita e a quella di chi ci sta
intorno, e magari ci danno l’occasione di
scegliere, pianificare.
particolarmente importanti.
A che cosa servono gli editoriali in una rivista? A
fare il punto, focalizzare un tema, dare inizio a
una sequenza di pensiero. Volevamo, in questo
rientro dalla pausa estiva, concentrare le nostre
attenzioni
su
due
temi
che
riteniamo
Il primo riguarda la “macchina burocratica”, e le dimensioni che questa ha assunto. Non
si sarebbe trattato dell’ennesima lamentela sull’invadenza della “cosa pubblica”, quanto
della riflessione sul suo carattere di quasi inamovibilità, sul livello di complessità raggiunto
dalle amministrazioni, che rende la burocrazia un potere quasi del tutto indipendente da
chi l’ha creato e lo dovrebbe governare. Nei libri di fantascienza si prospettava un futuro in
cui macchine più intelligenti dell’uomo avrebbero preso il potere. Oggi il potere è in mano
a ottusi conglomerati di prassi, protocolli e procedure, e a nulla sembrano servire buona
volontà e onestà di funzionari e amministratori.
Avremmo poi voluto tornare sul tema dell’energia, ispirati dal fatto che mentre il mondo
si interroga su come uscire dalla schiavitù delle fonti fossili e dalla minaccia dei
cambiamenti climatici, mentre la multinazionale BP ricorda che ai ritmi attuali di consumo
ci sono riserve di petrolio per soli 53 anni, mentre l’Unione europea pone vincoli importanti
sull’efficienza energetica, il nostro presidente del Consiglio ripiomba nel Medioevo e si
lamenta delle mancate trivellazioni in Italia, attaccando - con spregio dei diritti di
cittadinanza e banale maleducazione - chi fa parte di “comitatini” (così li ha definiti) che si
oppongono ai progetti di ricerca di greggio nel nostro territorio e nel nostro mare. E il suo
esecutivo vara norme che ostacolano il comparto delle fonti rinnovabili, minacciando
occupazione, sviluppo, indipendenza e provocando malumori anche all’estero.
Tuttavia, prima della pausa estiva, i nostri occhi si sono riempiti, una volta di più, delle
immagini di morte e sofferenza provenienti da un angolo di mondo conosciuto
come Striscia di Gaza. Le nostre orecchie si sono anche riempite delle solite ipocrisie, che
omettono di ricordare che in Palestina da decenni c’è un’occupazione inutilmente censurata
e sanzionata dall’Onu, mentre le sopraffazioni quotidiane da parte dell’esercito israeliano
sono sotto gli occhi di tutti, il numero di morti è sempre crescente, la strumentale risposta
terroristica di gruppi armati arabi è sempre più irresponsabile.
Chi non vuole riconoscere la realtà è perché non la vuole riconoscere: i morti sono morti, e
i numeri non sono neutri. E chi ha ucciso vittime innocenti, come bambini su una spiaggia,
o in una scuola delle Nazioni Unite, o in una casa a Tel Aviv, lo avrà fatto pure “per
errore”, ma ben accettandone il rischio, confortato dal fatto che non sarà mai punito (e
anzi da qualcuno ringraziato).
Non c’è solo Gaza, ovviamente. Il mondo è costellato di tragedie di cui ogni tanto ci
occupiamo. Nonostante i 50 milioni di profughi -è una vera e propria nazione-, o gli 800
morti nel Mediterraneo da inizio 2014 che dalle guerre sfuggono, che potrebbero
ricordarcelo ogni giorno. Siria, Ucraina, Repubblica Centrafricana: mettete un dito
sulla cartina e scegliete.
Noi siamo qui a sbranarci e perdere tempo con le favole dello scontro di civiltà o della
guerra di religione: tutte balle. La verità è che esistono solo due fazioni, nel mondo: le
vittime -soprattutto donne e bambini- e i carnefici. E, tra questi ultimi, la lotta è per
l’accaparramento di potere e soldi.
C’è chi le armi le usa, chi le vende, chi fa affari, chi li procaccia, chi vuole il petrolio, chi lo
vende, chi lo usa. La verità è che nessun “mercato” porterà pace e prosperità. E non può
esistere nessuna pace senza un’economia di giustizia.
Siamo tutti coinvolti, e non possiamo prenderci nessuna pausa.
(Editoriale da Altreconomia - settembre 2014)
SANA - 26° SALONE INTERNAZIONALE DEL BIOLOGICO
26° Salone internazionale del biologico e del naturale
(BolognaFiere da sabato 6 a martedì 9 settembre)
La prossima edizione di SANA, il 26° Salone
Internazionale del Biologico e del Naturale,
riaprirà i battenti nel quartiere fieristico di
Bologna il 6 settembre, per concludersi
martedì 9 settembre.
Organizzata da BolognaFiere in collaborazione
con FederBio, con i patrocini dei Ministeri
delle
Politiche
Agricole
e
Forestali,
dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico, di
EXPO 2015 e di IFOAM, SANA si conferma
come la più importante manifestazione
fieristica in Italia per l’alimentazione biologica
certificata, l’erboristica e la cosmetica naturale e bio, l’appuntamento da non mancare sia
per gli operatori professionali del settore, sia per i consumatori che a tavola preferiscono
gli alimenti biologici e che per la cura del corpo e il mantenimento della salute ricorrono,
rispettivamente, a prodotti cosmetici ottenuti da ingredienti-base naturali e bio e a
integratori alimentari di vario tipo.
IL SALONE È STRUTTURATO IN TRE SETTORI:
Nei padiglioni di SANA dedicati all’Alimentazione i visitatori troveranno esposte le ultime
novità in materia di prodotti biologici certificati, freschi e conservati. Nel
settore Benessere saranno in mostra prodotti per la salute e la cura della persona: alimenti
destinati ad una dieta particolare (ad esempio cibi privi di glutine, per diabetici, per
sportivi), cosmetici a base di ingredienti naturali e bio, erbe officinali, integratori
alimentari, cibi funzionali e trattamenti naturali.
Infine, nel settore Altri prodotti naturali dedicato al vivere ecologico quotidiano, si
troveranno prodotti per la pulizia della casa naturali, capi di abbigliamento bio, componenti
di arredamento e mobili non trattati con sostanze chimiche e prodotti per il tempo libero.
LEGGI TUTTO SUL SANA 2014 NEL SITO DELLA MANIFESTAZIONE
CLICCANDO QUI
(da Terra Nuova - settembre 2014)
SVOLTA BIOLOGICA IN TRENTINO?
Anche una parte del Trentino potrebbe indire il divieto di usare erbicidi e sostanze
fitosanitarie chimico-sintetiche velenose e dannose alla salute e all’ambiente. Precisamente
parliamo di Malles, un paese in provincia di Bolzano, quali abitanti fino al 5 settembre
potranno decidere con un referendum se inserire o meno questo divieto nel proprio
statuto comunale.
Grazie alla tenacia di un comitato guidato dal cittadino Johannes Fragner Unterpertinger,
questo paese potrebbe diventare il primo comune italiano libero da pesticidi.
Un territorio completamente biologico dove innovazione, ricerca ed economia si fondono
con il rispetto dell’ambiente. Una soddisfazione che parte dal basso contro i poteri forti
delle lobbies e contro il dominio politico della Südtiroler Volkspartei.
“Una battaglia in cui i cittadini stanno credendo con tenacia e creatività e che rappresenta
l’ennesima occasione per affermare come gli strumenti di democrazia diretta vadano estesi
in quanto unico argine allo strapotere dei gruppi di interesse e di una classe politica
asservita.” queste le parole dell'Onorevole del M5S Riccardo Fraccaro. Del resto, il
movimento M5S ha sempre espresso il suo sostegno al comitato promotore.
==**==
UN POMODORO BUONO E CHE FA DEL BENE
In Italia è stata sollevata più volte la questione della filiera agro-alimentare ed il suo
collegamento al fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori occasionali ma, questa è una
sfida nuova, diversa, che mette in scena una filiera che parte dal basso, che parte da un
prodotto biologico solidale ad un prezzo equo, sostenibile. Tutto nasce e parte da un
territorio confiscato alla mafia e destinato, appunto, al riuso sociale consapevole.
Questo luogo è Cerignola, nell’area agricola del Laboratorio di Legalità “Francesco
Marcone”, un progetto pilota (per ora) e con un valore molto simbolico, che punta ad
allargarsi anche in altre zone della provincia di Foggia e della regione Puglia (perché no, in
tutta Italia) per liberare i migranti dalle abitazioni ghetto e per garantire loro un
lavoro dignitoso ed equamente retribuito.
Questa sfida nasce da una fitta rete di associazioni: la Cooperativa sociale Pietra di Scarto,
il Consorzio Altromercato, l’Art Village e l’Associazione Ghetto Out di San Severo e la FLAICGIL di Foggia. Associazioni e associati che hanno come unico intento quello di produrre
una passata di pomodoro e pelati bio a marchio “Solidale Italiano” Altromercato, che
saranno distribuiti nelle oltre 300 “Botteghe del Mondo” presenti in Italia – così
spiega Pietro Fragasso, presidente della cooperativa Pietra di Scarto ed attivista
dell’associazione Libera. Fragasso continua: “Ed il messaggio che i promotori vogliono
lanciare, seppur in via sperimentale e pioneristica, è «che è possibile coltivare e
raccogliere pomodoro biologico, equo e garantire un lavoro regolare".
I protagonisti, oltre ad essere i pomodori, saranno gli stessi migranti che vivono nel
cosiddetto ghetto di Borgo Tre Titoli a Cerignola, e i lavoratori stagionali italiani, entrambi
saranno presenti nelle varie fasi della coltivazione: piantumazione, sarchiatura,
raccolta. Così racconteranno uno nuovo tipo di filiera, che parte dal basso, che
rispetta i lavoratori e che propone i prodotti al giusto prezzo.
(da [email protected] Notizie di AIAB - settembre 2014)
Flash di Agenzia:
interrompiamo
momentaneamente
le
trasmissioni
per
darvi
una
notizia
sensazionale!!!
Il 12 ottobre prossimo, nell’ambito del programma di
festeggiamenti per il 30° anniversario della costituzione
della Cooperativa El Tamiso, avremo l’onore e l’opportunità di incontrare Vandana
Shiva, il mattino a Bagnoli di Sopra ed il pomeriggio a Padova.
Vandana Shiva (Dehra Dunh, 5.11.1952) è una attivista e ambientalista indiana.
Nel 1978, Shiva consegue il dottorato di ricerca in fisica alla University of Western
Ontario, in Canada, con una tesi intitolata "Variabili nascoste e località nella
teoria quantistica".
Successivamente si occupa di ricerca interdisciplinare
(scienza, tecnologia e politica ambientale) all'Indian
Institute of Science e all'Indian Institute of Management di
Bangalore. Nel 1982 fonda il Research Foundation for
Science, Technology and Natural Resource Policy, un
istituto di ricerca da lei diretto.
Attivista politica e ambientalista, si è battuta per cambiare
pratiche e paradigmi nell'agricoltura e nell'alimentazione;
si è occupata anche dei diritti sulla proprietà intellettuale,
di biodiversità, biotecnologie, bioetica, ingegneria genetica
e altro. Nel 1993 ha ricevuto il cosiddetto Premio Nobel
alternativo, cioè il Right Livelihood Award. È tra i
principali leader dell'International Forum on Globalization.
La sua capacità dialogica l'ha spesso portata in giro per il mondo, e spesso anche
in Italia: il 20 gennaio 2008 ha partecipato alla trasmissione “Parla con me”
condotta
da Serena
Dandini;
il
23
maggio 2010 ha
partecipato
alla
trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio; il 9 aprile 2013 ha partecipato alla
trasmissione “Ballarò” di Giovanni Floris. Il 10 aprile è stata intervistata da Rai
News 24.
Tra le sue battaglie, che l'hanno resa famosa anche in Europa, vi è quella contro
gli OGM e la loro introduzione in India. Attualmente è la vicepresidente di Slow
Food, e collabora con la rivista di Legambiente La Nuova Ecologia. È anche
membro del Comitato consultivo ad interim dell'Organizzazione per una società
partecipativa (IOPS).
Il 9 aprile 2013 ha ricevuto dall'Università della Calabria la laurea honoris causa
in Scienza della nutrizione. È vegetariana.
Prendete nota di questa data nel vostro Smartphone, Netbook, Notebook,
PC, Agenda…o nel calendario del latte di casa:
é un appuntamento da non perdere!!!!!!
…..da leggere anche:
La guerra dei mille: i formaggi francesi a latte crudo rischiano
l'estinzione
da Slow Food – settembre 2014
Il vero pane toscano e
Vent'anni di menzogne
da Altreconomia – settembre 2014
La Trattativa, secondo Sabina Guzzanti
da Il Fatto Quotidiano – settembre 2014
L’economia secondo Natalino e
Universo Cereale
da Internazionale – settembre 2014
…ma – come dice il saggio - il bello viene alla fine:
…..sono le ultime Ricette con l’Uva proposte da
Eleonora, che potrete visualizzare cliccando
QUI, e a breve troverete anche sul nostro Sito
Internet:
succulente..…e di stagione!!!!...
vale la pena scoprirle!!...io ci proverò appena
torno dalla montagna, ma stasera le proporrò al
Cuoco..…
ancora Buone Vacanze
a chi è al mare….
o in montagna….