Sintesi risultati secondo anno di attività

Progetto di Ricerca e sperimentazione Birra da farro nell’ambito
della L.R. 37/99 – D.G.R. 1234/05 (Progetto n. 3).
Soggetto coordinatore: Università Politecnica delle Marche –
Dipartimento SAIFET
Responsabile tecnico-scientifico: Prof. Natale G. Frega
Sintesi dei risultati del 2° anno di attività
Partner del progetto: CIA Marche, Ancona; CIPSE srl, Sassoferrato
(AN), Birrificio Boccale d’Oro (Azienda Bianchi), Cingoli (MC).
Altri soggetti: CIA Service, Ancona; Monterosso, Az. Agr.
Forestale a r.l., S. Lorenzo in Campo (PS), Azienda Agraria
Sperimentale
dell’Università
Politecnica
delle
Marche
Introduzione
Durante il secondo anno di attività sono stati ottenuti i tre
ecotipi
di
farro,
che,
durante
il
primo
anno,
erano
stati
individuati quali i migliori da utilizzare come materia prima per
la produzione di una birra light al 100% di malto di farro dicocco.
Materie Prime
Una
bevanda
fermentata
ottenuta
con
il
100%
di
farro
maltato
rientra nella definizione legale della birra, in quanto il farro
tassonomicamente è una graminacea del genere Triticum.
Le materie prime impiegate nel processo produttivo sono state:
farro dicocco biologico coltivato da aziende marchigiane, acqua,
luppolo in pellet, lievito.
Processo produttivo della birra light da 100% di malto di
farro
Nel corso della presente sperimentazione è stato utilizzato farro
dicocco
(Triticum
dicoccum)
vestito,
cioè
provvisto
degli
involucri glumeali, della varietà Zefiro, seminato e raccolto in
collaborazione con l’Azienda Agraria Sperimentale dell’Università
Politecnica delle Marche presso le aziende agricole individuate
nel progetto.
1
Figura 1 Triiticum dicoccu
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23
Tab. 1. Analisi sul farro
Maltazione
Il processo di trasformazione inizia con la maltazione del farro.
Questa
è
l’operazione
preliminare
che
consiste
nell’indurre
la
germinazione della cariosside, a seguito di bagnatura, interrotta
successivamente da un trattamento termico di essiccazione dopo 5
giorni.
La
maltazione
Giangiacomi
è
stata
(fraz.
eseguita
Paterno,
presso
comune
di
il
maltificio
Ancona)
COBI
utilizzando
un
serbatoio maltatore prototipo da 100 q circa, che permette di
lavorare
una
massa
di
20-22
q
di
cereale
secco
(Sfoggiatech,
Montebelluna, TV).
Figura 2. Particolari del serbatoio cilindro-conico a fondo piatto utilizzato per la maltazione.
3
Figura 3. Malto di farro dicocco.
Al fine di procedere al maltaggio di piccole quantità di cereale
(35 kg), il farro è stato confezionato in sacchi cuciti in tela
ombreggiante sintetica: la tela è permeabile ai gas ed all’acqua
utilizzata per la bagnatura. Questo accorgimento ha permesso di
maltare il farro alle stesse condizioni impiegate per un lotto di
orzo,
garantendo
nel
contempo
la
separazione
fisica
dei
due
cereali.
Birrificazione
Il
farro
maltato
è
stato
successivamente
processato
nel
micro
birrificio “Il boccale d’oro” di Cingoli (MC).
Figura 4 macinazione a secco del malto di farro
4
Figura 5 Malto di farro macinato
Figura 6 Infusione del malto di farro macinato
L’infusione iniziale, condotta inizialmente
40°C,
è
durata
3,5
h
ed
ha
raggiunto
alla temperatura di
78
°C.
La
procedura
dell’ammostamento prevede un programma di temperatura specifico
per consentire ad ogni classe enzimatica di agire sul substrato in
modo efficace.
In fase di cottura viene aggiunto il luppolo in pellet (metà della
quota prima dell’ebollizione, la quota restante al termine).
E’ stato utilizzato luppolo della varietà Hallertau Hersbrucker e
Hallertau Perle (entrambi Mr. Malt, Udine), rispettivamente con un
tenore in α-acidi dichiarato del 2,7 e 7,2%, anziché 100 g per
ciascuna tipologia.
Figura 7. Luppolo in pellet
Fermentazione alcolica.
I termini alta e bassa fermentazione in passato erano riferiti
alle caratteristiche fisiologiche delle cellule, per cui alcuni
5
lieviti tendevano a precipitare sul fondo del serbatoio al termine
della
fermentazione
primaria
(bassa
fermentazione),
oppure
a
risalire in superficie trascinati dalla CO2 inglobata nei flocculi
di cellule (alta fermentazione). In seguito alla diffusione dei
fermentatori
verticali
in
cui
anche
i
lieviti
ad
alta
fermentazione precipitano sul fondo, il fattore discriminante è
diventato la temperatura: nella birra ad alta fermentazione, come
nel caso della sperimentazione in corso, la temperatura è compresa
fra 15 e 25°C.
Figura 8. Il prodotto finito: birra light da 100% di malto di farro dicocco biologico coltivato nelle Marche
Caratteristiche della birra
La
birra
rientra
ottenuta
nella
secondo
lo
schema
classificazione
di
commerciale
lavorazione
di
“Birra
riportato,
light”,
in
quanto il grado alcolico svolto era di 3% vol (dunque compreso nei
limiti previsti dalla normativa per la birra light, 1.2 e 3.5%
v/v).
La birra da malto di farro dicocco 100% si presenta torbida, e di
colore intenso, fruttata, leggermente acidula e poco amara.
Organoletticamente
significative,
il
prodotto
rispetto
presenta
alla
birra
differenze
da
farro
statistiche
prodotta
industrialmente (che peraltro viene prodotta con farro spelta e
non
dicocco),
sensazioni
di
unicamente
acido,
amaro
per
e
i
descrittori
astringente,
che
riferiti
risultano
alle
di
6
intensità superiore nella birra prodotta nel corso della presente
sperimentazione.
La birra di farro contiene più flavanoidi e quasi il doppio di
polifenoli totali rispetto a quella light commerciale. I valori
riscontrati per i polifenoli nella birra da farro sono nell’ordine
di grandezza di quelli generalmente ritrovati nei vini bianchi di
elevata qualità, con la differenza che il grado alcolico della
birra light è pari a circa un quarto rispetto a quello del vino.
Se ne deduce che questo tipo di prodotto può assumere un ruolo
importante nell’alimentazione quotidiana come fonte determinante
di sostanze antiossidanti a ridottissimo apporto di alcol.
L’acidità, sia fissa, che volatile, e la torbidità raggiungono
valori molto più elevati rispetto alla birra light commerciale,
mentre
l’amaro
risulta
la
metà
nella
birra
da
malto
di
farro
rispetto a quella di malto d’orzo.
Ciò è la conseguenza della differente tecnologia di produzione
delle due tipologie di birra. La birra commerciale infatti è un
prodotto a bassa fermentazione ed è stata filtrata e pastorizzata:
una
parte
organici,
dei
pH,
componenti
torbidità)
di
impatto
risulta
sensoriale
quindi
essere
(aromi,
acidi
superiore
nella
birra da farro, in quanto è stato maggiore lo sviluppo dei lieviti
(birra ad alta fermentazione). La componente amara è inferiore
nella birra da farro a causa del ridotto apporto di luppolo.
Bibliografia
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Edagricole Bologna
•
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Martelletti. Nuova libraria 2004, Piccin Editore. pag.557597
•
European Brewewery Convention. “Analytica-EBC” 2008 Germany
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Nasi F., Lazzarotto R., Ghisi R., “Coltivazioni erbacee” –
Nuova edizione Padova Liviana, 1994.
•
Piccinini M., Petrini A., Mogliani M., “Cereali e salute:
Triticum
finanziato
dicoccum
ad
elevata
dalla
Regione
Marche
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nell’ambito
progetto
della
L.R.
37/99;
•
Tateo
F.
“Analisi
dei
prodotti
alimentari”.
Chiriotti
editore-1978 Pinerolo
•
INRAN-
Tabelle
nutrizionali.
http://www.inran.it/servizi_cittadino/per_saperne_di_piu/tabelle_compos
izione_alimenti/composizione/cereali
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