REGIONE PIEMONTE PROVINCIA DI CUNEO COMUNE DI

Dott. Agr.Virano Antonello - Studio Tecnico Agrario
Via Borgnini, 4 - 14100 ASTI
Tel. e fax 0141/593338
REGIONE PIEMONTE
PROVINCIA DI CUNEO
COMUNE DI BAGNOLO PIEMONTE
DITTA RICHIEDENTE
L.M.G. snc di Vottero P. & C.
Via Cavour N. 84
12031 BAGNOLO P.TE (CN)
Tecnico Agronomo: Dott. Antonello Virano
Via Borgnini, 4
14100
ASTI
N. 49 Ordine Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Asti
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1. STUDIO DELLO STATO DI FATTO INIZIALE ......................................................................................... 3
1.1 Inquadramento territoriale. ................................................................................................................................ 3
1.2 Caratterstiche pedoclimatiche. ........................................................................................................................... 4
1.3 Caratteristiche della vegetazione ....................................................................................................................... 6
1.4 Caratteristiche della fauna ................................................................................................................................. 7
1.5 Uso del suolo ed ecosistemi presenti ............................................................................................................... 11
2. PROGETTO DI RECUPERO AMBIENTALE ............................................................................................ 13
2.1 Note preliminari............................................................................................................................................... 13
2.2 Descrizione degli interventi. ............................................................................................................................ 14
2.3 Nota tecnica per la quantificazione del materiale necessario al ritombamento del piazzale al termine della
coltivazione ....................................................................................................................................................... 17
2.4 Tempi di realizzazione - cronoprogramma ...................................................................................................... 17
2.5 Computo metrico degli interventi .................................................................................................................... 17
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STUDIO DELLO STATO DI FATTO INIZIALE
1.1 Inquadramento territoriale.
Le cave Tube Medie – lotti 2, 1 e 1A – sono raggiungibili da Luserna, percorrendo la strada di
fondovalle del Torrente omonimo, che è asfaltata per poco più di 5 km fino a case Ciabot e
quindi sterrata, per quasi 3 km fino a Case Galiverga. Ad oriente di queste, dopo qualche
centinaio di metri, in corrispondenza dei primi lotti delle Cave Ciafalco, si imbocca una strada
d'accesso a quota inferiore, che arriva direttamente sui piazzali delle Cave Tube Medie; essa
taglia a mezza costa il pendio in direzione approssimativamente Est-Ovest, passando
attraverso le concessioni degli altri lotti dal n. 4 al n. 11 di altre ditte arriva al piazzale,
prosegue sul gradone passando sul versante sinistro del torrente Luserna ed arriva sul piazzale
delle Tube Medie davanti alle baracche di cantiere curva con ampio tornante e accede al
piazzale in lavorazione.
Il Comune di Bagnolo appartiene al settore pedemontano delle Alpi Cozie settentrionali e
presenta uno sviluppo allungato in direzione Est-Ovest, corrispondente al bacino idrografico
del corso d’acqua principare, il torrente Grana, territorio dalla complessa morfologia con
grande varietà di ambienti ed ecosistemi.
La cava in oggetto è inserita in una ampia zona di attività estrattive in concessione a diverse
Ditte.
L’altitudine di quest’area varia da 1.070 a circa 1.140 m s.l.m e il materiale ottenuto è la
“pietra di Luserna”, nome indicativo di una delle varietà più conosciute di gneiss lamellare,
roccia metamorfica composta da stratificazioni di quarzo, feldspato e mica, a struttura
grossolana, ampiamente estratta nei comuni di Luserna San Giovanni, Rorà e Bagnolo.
L’economia prevelente dei territori circostanti è riconducibile a:
1. Attività estrattive in cava;
2. Attività agricole-selvicolturali prettamente montane per la presenza di prati, pratopascoli e boschi.
Nelle immediate vicinanze della cava possono essere descritte tre situazioni ambientali
ricorrenti:
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a) aree meno acclivi, dove la presenza di una minima coltre pedogenetica continua consente
lo sviluppo della cotica erbosa normalmente destinata a pascoli e prati-pascoli con
eventuale presenza di specie arbustive;
b) pendici più acclivi parzialmente occupate da una copertura del bosco di latifoglie miste e
di conifere, digradanti in pascoli verso le quote sovrastanti;
c) ampie aree sterili con roccia affiorante e detrito di falda particolarmente grossolano, al di
sopra del confine della vegetazione arborea, che non hanno consentito l’instaurarsi di
condizioni pedologiche favorevoli alla colonizzazione vegetale. Tale situazione è la
prevalente nell’area interessata dalle cave.
1.2 Caratterstiche pedoclimatiche.
Regime pluviometrico e temperature
Il settore montuoso è caratterizzato, dal punto di vista climatico, da ampie escursioni termiche
sia giornaliere che annuali.
Le precipitazioni piovose sono abbondanti sebbene le differenze tra bassa valle con medie di
1400 mm/anno per Bagnolo e alta valle con medie di 1090 mm siano piuttosto accentuate.
La distribuzione delle piogge segue il regime sublitoraneo piemontese, con punte più elevate
in autunno e primavera, con siccità invernale e livelli estivi di solito soddisfacenti. I mesi più
piovosi sono aprile, maggio e giugno con punte di oltre 170 mm per maggio, mentre i meno
piovosi sono dicembre, gennaio e febbraio con minimi attorno ai 50 mm per dicembre.
Dall’analisi dei dati termo pluviometrici si può pertanto affermare che non vi è una vera e
propria stagione secca, così come nessun mese dell’anno può essere considerato secco.
L’umidità atmosferica è piuttosto elevata in estate, mentre i venti costanti sono pressoché
assenti. Le precipitazioni nevose sono comprese tra 50 e 100 cm e per motivi di quota ed
esposizione permangono su molte zone sul terreno anche per un lungo periodo.
Le isoterme medie annuali si collocano tra i 7,5 °C e i 10 °C.
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Pedologia
Sin dalla notte dei tempi l’uomo ha estratto lo gneiss direttamente dalla sua sede naturale per
impiegarlo principalmente in ambito edile.
L’area Cave Tube Medie è stata interessata da decenni o secoli da tale attività, pertanto
presenta il substrato pedologico derivante direttamente da depositi di materiale di risulta della
coltivazione di cava.
Tale orizzonte pedologico è quindi caratterizzato da scarsa coerenza dovuta anche alla natura
stessa della roccia metamorfica, discontinuità ed estrema superficialità.
Situazione analoga si verifica sugli affioramenti rocciosi non interessati dalle attività
antropiche di lavorazione; pertanto, in fase di progettazione del recupero ambientale,
bisognerà tener conto delle caratteristiche pedologiche del substrato parzialmente inadatto ad
accogliere cotiche superficiali artificiali del resto scarsamente presenti nella zona attualmente.
La quota media dell’area di cava è di circa 1.090 m, andando da un minimo di 1.080 a un
massimo di 1.130.
La carta dell’uso del suolo della Regione Piemonte comprende l’area nel piano montano e
rientrano tra la V e VII classe di capacità d’uso, ovvero “suoli con forti limitazioni alla
capacità d’uso, che ne restringono la limitazione al solo pascolo e bosco con limitazioni
climatiche e pedologiche con forti pendenze, superficialità del suolo, pietrosità, rocciosità,
clima generalmente poco o alquanto sfavorevole”.
L’area di cava, a causa degli affioramenti rocciosi e alla esiguità o assenza di suolo
colonizzabile è ancora più intensamente limitata nelle condizioni pedologiche, al punto da
limitare fortemente la presenza di associazioni vegetali complesse.
Infatti troviamo formazioni boschive alle quote inferiori a quelle interessate dalla cava.
Le condizioni pedoclimatiche influiscono anche sulle attività agricole potenziali che si
limitano a piccole aree con colture poco esigenti, mentre sono più estese e variegate nel
fondovalle.
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Uso del suolo e attività economiche
L’uso del suolo all’interno del territorio in cui è collocata l’area di interesse è piuttosto vario
in funzione delle condizioni pedoclimatiche stazionali, dell’altitudine e degli insediamenti
abitativi.
La pianura bagnolese è densamente abitata e variegata di attività agricole ed artigianali,
quest’ultime legate soprattutto alla lavorazione della pietra.
La principale fonte di reddito dei comuni di Bagnolo Piemonte, Luserna San Giovanni ed i
Comuni limitrofi proviene infatti dall’attività estrattiva che impiega manodopera locale ed
extracomunitaria.
Sin dall’origine ha rappresentato il più importante mezzo di sussistenza per le popolazioni
valligiane con la sua influenza diretta sulle altre attività ad essa correlate quali il taglio, la
preparazione e la posa in opera di materiale edilizio in pietra.
Sul territorio sono dislocati laboratori gestiti spesso dalle stesse ditte d’escavazione, che
generano occupazione anche nel settore terziario e di servizi garantendo l’assistenza tecnica
per la riparazione e l’acquisto dei macchinari adeguati, l’attività di segreteria e di consulenza
tecnica per le imprese del settore.
Le tipiche attività zootecniche e/o silvo pastorali di montagna coinvolgono, invece, una quota
secondaria d’addetti.
Nel fondovalle, l’agricoltura con indirizzo cerealicolo-zootecnico e frutticolo, risulta pertanto
come seconda fonte di reddito della zona, ma mostra particolare sensibilità all’impatto
ecologico delle colture introdotte dal punto di vista dell’impiego di pesticidi, concimi chimici
ed insetticidi, e ai metodi tradizionali locali di coltivazione.
Infine si evidenzia una certa presenza di lavoratori pendolari, addetti prevalentemente nelle
aziende industriali della provincia di Torino.
1.3 Caratteristiche della vegetazione
La zona con presenza di vegetazione è prevalentemente sulla parte orientale della cava, sulla
scarpata che scende verso la Comba Mora. Il sito considerato è costituito da una zona in cui è
presente una vegetazione erbaceo-arbustiva-arborea. Essa è popolata da betulle e frassini, con
scarsa presenza di larici ed aceri. Il sottobosco è costituito da rododendro, rovo, felci ed erica,
con strato erboso di graminacee.
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La superficie complessiva da coltivare è di circa 4170 mq, all’interno della quale vi sono spazi
in cui non vi è vegetazione per l’affioramento di materiale detritico anche di dimensioni
rilevanti. La restante superficie è occupata dalla strada d’accesso, posta più a valle della quota
attuale di coltivazione, fino al confine con la ditta Vottero Riccardo dove si riprende la
tipologia delle zone del sito di cava. Anche i restanti lati sud e ovest confinano
rispettivamente con le cave Tube Superiori e con gli altri lotti delle cave Tube Medie in
concessione alle ditte M.D. Pietre snc e Beltramo F.lli.
1.4 Caratteristiche della fauna
L’attività antropica legata alla coltivazione delle cave costituisce un evidente disturbo alla
fauna locale nelle immediate circostanze del sito.
Gli ecosistemi naturali permangono e comunque consentono una certa ricchezza della fauna
rilevabile nell’area.
Soltanto per poche specie è stato possibile determinarne la presenza con l'osservazione diretta,
mentre il quadro complessivo è stato completato con la comparazione e la ricerca
bibliografica circa le osservazioni compiute nel territorio interessato. Si citano, pertanto quelle
più frequenti e sicuramente presenti nel territorio.
Elenco delle specie principali:
MAMMIFERI:
Carnivori: la volpe (Vulpes vulpes), risulta pressochè ubiquitaria in tutta l’area. Possibile la
presenza del tasso (Meles meles);
Altre specie probabili, ma legate alla presenza di ecosistemi boschivi, sono la faina (Martes
foina) e la puzzola (Mustela putorius).
Artiodattili: in zone in cui gli insediamenti boschivi hanno mantenuto una presenza
significativa il cinghiale (Sus scrofa) è stato più volte segnalato.
Chirotteri: la presenza di questi mammiferi volatili notturni è spesso associata alla presenza
di ripari naturali come anfratti e grotte, ma anche di costruzioni che consentano loro di trovare
rifugio, come sottotetti, case abbandonate, capanni ecc.
Lagomorfi : Lepus europaeus
Ungulati : C. capreolus capreolus
Insettivori: quasi tutti ad abitudini notturne e pertanto di difficile individuazione:
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Clethrionomys glareolus (Campagnolo rossastro);
Erinaceus eropaeus (riccio europeo);
Suncus etruscus (mustiolo);
Roditori: in genere sono facilmente adattabili all'ambiente agrario, sebbene ghiro e scoiattolo
abbisognino di significativa presenza di boschi:
Glis glis (ghiro);
Sciurus vulgaris (scoiattolo);
Muscardinus avellanarius; (moscardino);
Arvicola terrestris (arvicola terrestre);
Mus musculus; (topolino delle case);
Rattus norvegicus; (ratto delle chiaviche o surmolotto);
Apodemus sylvaticus (Topo selvatico);
ANFIBI
In zone ove la presenza dell'acqua è abbondante e piuttosto costante (torrente Luserna)
possono essere presenti le specie più comuni quali:
Rana viridis (rana verde);
Bufo bufo (rospo);
Salamandra pezzata (salamandra pezzata);
RETTILI
Tra i rettili vi sono specie estremamente adattabili a situazioni differenziate, riferibili sia ad
ambienti umidi, che a quelli più secchi, riuscendo a svilupparsi in situazioni di forte degrado
ed antropizzazione:
Tra i sauri le specie più comuni sono:
Lacerta muralis (lucertola dei muri);
Lacerta campestris;
Lacerta viridis (ramarro);
Tra gli ofidi:
Natrix natrix (natrice dal collare);
Coluber viridiflavus (biacco);
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UCCELLI
La fauna avicola presente nella zona riguarda numerose specie, in alcuni casi anche piuttosto
interessanti. Quelle che occupano stabilmente un habitat più fortemente antropizzato del
fondo valle trovano ampie possibilità di adattamento e di proliferazione.
Tra le specie più comuni e sicuramente presenti nell'area vi sono:
Columba palumbus (colombaccio);
Apus apus (rondone comune);
Hirundo rustica (rondine);
Sturnus vulgaris (storno);
Passer domesticus (passera comune);
Garrulus glandarius (Ghiandaia);
Corvus corone corone (cornacchia nera);
Corvus corone cornix (Cornacchia grigia); queste due specie sono particolarmente diffuse in
areali fortemente antropizzati (seminativi e prati);
Streptopelia turtur (tortora);
S. decaocto (tortora del collare);
Columba palumbus (colombaccio);
Pica pica (Gazza);
Turdus merula (Merlo).
Altre specie che possono essere presenti nell'area, prediligono ambienti meno antropizzati e
quindi riferibili agli habitat boschivi o di alta quota.
Si tratta di specie riscontrate in habitat forestali di zone ecologicamente meno compromesse di
quella in oggetto con la quale esse hanno notevole vicinanza. Le specie vengono elencate per
famiglie di appartenenza:
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Sittidae:
Motacillidae:
Sitta europaea (picchio muratore);
Motacilla alba (ballerina);
Paridae:
Motacilla flava (cutrettola);
Parus palustris; (cincia bigia):
Strigidae:
Parus coeruleus (cinciarella);
Athene noctua (civetta);
Parus major (cinciallegra);
Strix aluco (allocco);
Phasianidae:
Titonidae:
Phasianus colchicus (fagiano);
Tyto alba (barbagianni);
Coturnix coturnix (quaglia);
Picidae:
Perdix perdix (starna);
Picus viridis (picchio verde);
Colinus virginianus (colino);
Jynx torquilla (torcicollo);
Tetrao tetrix (gallo forcello);
Pocoides mayor (picchio rosso
Falconidae:
maggiore);
Falco tinnunculus (gheppio);
Turdidae:
Accipitride:
Saxicola torquata (saltimpalo);
Pernis apivorus (falco pecchiaiolo);
Erithacus rubecola (pettirosso);
Accipiter nisus (sparviero);
Luscinia megarhynchos (usignolo);
Buteo buteo (Poiana);
Phoenicurus phoenicurus (codirosso);
Upupidae:
Turdus merula (merlo);
Upupa epops (upupa);
Turdus philomelo (tordo bottaccio);
Cuculidae:
Sylviidae:
Cuculus canorus (cuculo);
Sylvia communis; (sterpazzola);
Fringillidae:
Sylvia atricapilla; (capinera);
Fringilla coelebs (friguello);
Sylvia cantillans; (sterpazzolina);
Carduelis chloris; (verdone);
Phylloscopus collybita; (luì piccolo);
Carduelis carduelis; (cardellino);
Phylloscopus bonelli; (luì bianco);
Pyrrula pyrrula; (ciuffolotto)
Troglodytidae:
Alaudidae:
Troglodytes troglodytes (scricciolo);
Alauda arvensis (allodola);
Corvidae:
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Corvus corone corone (cornacchia
Sturnidae:
nera);
Sturnus vulgaris (storno);
Corvus corone cornix (cornacchia
Emberizidae:
grigia);
Emberiza citrinella (Zigolo giallo);
Garrulus glandarius (Ghiandaia);
Emberiza cirlus (Zigolo nero)
Pica pica (Gazza);
Hirundinidae:
Passeridae:
Hirundo rustica (rondine);
Passer domesticus (passera comune);
Delicon urbica (Balestruccio);
Passer montanus (passera mattugia);
Ptyonoprogne
rupestris
(Rondine
montana);
1.5 Uso del suolo ed ecosistemi presenti
L’area di progetto e il suo intorno presentano una evidente differenziazione nell’uso del suolo, pertanto gli
ecosistemi presenti sono estremamente variabili in funzione del grado di influenza antropica esercitato su di essi. Se
si considera l’area vasta, estendendo l’osservazione alle quote più basse fino alla pianura si può affermare un
progressivo prevalere di ecosistemi a crescente influenza antropica, in cui prevale l’azienda agraria come unità
territoriale e funzionale.
L’uso del suolo prevalente in pianura è pertanto caratterizzato dalle produzione agricole e dall’allevamento. In
particolare essendo prevalente l’indirizzo cerealicolo – zootecnico vi sono notevoli estensioni destinate alle
produzioni foraggere per allevamenti prevalentemente bovini. Tali ecosistemi definibili “agroecosistemi” a
relativamente bassa complessità, sono in una certa misura in equilibrio, essendo caratterizzati dalla ciclicità delle
colture e della loro destinazione prevalente per l’alimentazione degli allevamenti; infatti si realizza una forma di
restituzione al suolo agricolo di una parte della fertilità sottratta, mediante la concimazione organica e il
pascolamento su superfici a prati pascolo. Questa situazione consente di mantenere il sistema in equilibrio con un
apporto esterno di energia relativamente basso. In altri termini sono contenuti sia gli interventi di fertilizzazione
chimica che di controllo chimico delle infestanti delle colture. Alle quote intermedie
il suolo è caratterizzato da una copertura boschiva costituita da cedui per lo più di castagno, con ecosistema
naturale, ma con una forte influenza antropica derivante dall’uso del bosco e dalla presenza di specie alloctone
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introdotte dall’attività umana. A quote pressoché equivalenti a quelle del sito vi sono anche installazioni per
l’utilizzo ricreativo e turistico della montagna con impianti di risalita della stazione di Rucas.
Componenti ambientali
Nello schema seguente sono riportate le principali componenti ambientali e i possibili effetti determinati
dall’attività estrattiva
Componente ambientale
Paesaggio e morfologia
Indicatore
I. Elementi
Quantificazione
del
paesaggio
naturale
II. Acclività;
II. Morfologia
III.
Suolo
I.
I. Prevalenza di elementi verticali;
III. Presena storica di aree estrattive
Degrado
Superficie interessata;
I.
II.
Capacità d’uso del suolo;
II.
III.
Vincoli di origine naturale
III.
Circa 0,85 ha;
VII classe;
Rocce
affioranti
e
terreno
poco
profondo e povero
Vegetazione
I.
II.
III.
Fauna
I.
II.
Acque superficiali
I.
Specie autoctone
Complessità delle cenosi
Specie protette
Specie rare
Specie sensibili
I.
Scarsa vegetazione
II.
Cenosi poco evolute
III.
Assenza di specie rare
I.
Assenza di specie rare
II.
Idrografia naturale
I.
Non risutano specie sensibili
Assenza di corsi d’acqua
II.
Idrografia artificiale
II.
Acque sotterranee
I.
Profondità di falda
I.
Falda profonda senza affioramenti
Ecosistemi
I.
Classificazione ecosistemi
I.
II.
I.
Ecosistema antropizzato da attività
estrattiva
Ecosistema a bassa complessità
Assenza di odori;
II.
Emissione di polveri;
II.
Salubrità
I.
Complessità degli ecosistemi
Qualità dell’aria e rumore
III.
Presenza di canali di scolo
Rumorosità dalle macchine operatrici
ma lontane da centri sensibili
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Vi sono estese zone in cui l’accumulo di detriti ha determinato l’affermarsi di una minima vegetazione
ruderale, arbustiva o erbacea, altre sono prive di vegetazione.
In altre si è realizzata la ricostruzione del tessuto vegetale tipico con qualche segno d’alterazione negli stadi
meno avanzati.
Le operazioni di cava determinano un’azione diretta sulle componenti ambientali limitata alle aree che sono
oggetto d’ampliamento, senza tuttavia causare alcuna riduzione di superficie coperta da vegetazione.
L’azione indiretta che può essere determinata dalle operazioni di coltivazione, come produzione di rumori e
polvere, agisce su un paesaggio che è stato, da tempo storico, adattato alle esigenze dell’attività estrattiva. In
conseguenza di ciò esso é percorso da strade d’accesso ai vari siti di cava, costellato da muri a secco di massi e
da costruzioni provvisorie adibite alle attività d’escavazione.
In tale situazione è evidentemente problematico individuare interventi mitigatori degli effetti indotti, se non
attraverso la corretta pianificazione e realizzazione delle infrastrutture di viabilità ed accesso alle cave e
mediante la conduzione dell’attività estrattiva secondo le modalità previste dagli allegati progettuali.
2. PROGETTO DI RECUPERO AMBIENTALE
2.1 Note preliminari
Ai fini del recupero ambientale del piazzale di cava si precisa quanto segue:
1. Il recupero è stato ipotizzato al termine di ogni fase di coltivazione prevista come da crono
programma allegato.
2. La quantificazione dei volumi necessari al ritombamento è la seguente:
Terreno sciolto agrario che verrà acquistato al momento dell’utilizzo = 1,5 m di altezza x 4170 mq di
sup. di terreno = 6255 mc. Lo stato finale dell’utilizzo della cava presentato negli allegati grafici è
caratterizzato dall’abbassamento dell’attuale piano di cava in seguito allo sfruttamento del materiale
roccioso. Tale modo di operare determina l’interessamento di una zona definita come il piede dell’area
di cava in cui è completamente assente la vegetazione, sia erbacea che arbustiva-arborea.
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La modificazione morfologica del sito con lo stesso profilo del versante e l’incremento di altezza dei
fronti di circa 2 m dovuto all’abbassamento del piano di cava, sarà ottenuto in due fasi di durata
complessiva di 5 anni.
Occorre comunque sottolineare come i lavori di recupero siano in genere incompatibili con l’attività
estrattiva, sia per la salvaguardia delle opere eseguite, sia per la necessità di operare con mezzi
meccanici sull’area.
2.2 Descrizione degli interventi.
Al termine della coltivazione in I fase (di durata triennale) si identificherà un piazzale ribassato a
valle in prossimità della pista che segue l’inclinazione dei banchi e va da quota 1064 a quota 1072
m circondato su due lati da bassi fronti di cava alti circa 10 – 14 m. A questo andrnno aggiunti una
zona sotto il vecchio fronte dove sarà completata la cotivazione autorizzata nel 1998 e successivi
rinnovi, nonché una piccola zona rettangolare presso il C.S. “croce su pietra” a quota 1106,84 sul
gradone delle Tube Superiori II cantiere basso in concessione a Beltramo F.lli, che dovrà procedere
di pari passo con il suo ribasso
In II fase (di durata biennale) la coltivazione verrà arretrata con la stessa modalità verso monte. Alla
fine di quest’ultima fase verrà ripristinata la pista attuale tramite la realizzazione di muri a secco e
riporto.
La superficie complessiva di piazzale da recuperare a fine cotivazione è circa 4170 mq.
Il vecchio gradone soprastante il piazzale di cava non più raggiungibile nonchè il fronte (non
oggetto di intervento), sono già rinverditi spontaneamente.
Le soluzioni proposte per il recupero vegetazionale a fine coltivazione sono le seguenti:
1) ZONA IN PIANO O IN LIEVE PENDENZA (piazzale): costituita dal piano d’escavazione,
sul quale possono essere attuati interventi di risistemazione di terreno e formazione di una cotica
vegetale al termine del ciclo di coltivazione previsto. La zona in piano come il piazzale di cava è
caratterizzata, al termine della coltivazione, da superficie da piana ad ondulata costituita da roccia in
posto. Nella fase di recupero l’utilizzo di substrato vegetale consente di rimodellare la superficie e
di ripristinare uno strato di terreno agrario in grado di consentire la rivegetazione delle superfici.
Gli interventi su quest’area potranno essere così articolati:
a) poiché sul piazzale l’attività di coltivazione determinerà la realizzazione di un piano lapideo
continuo a quota ribassata rispetto all’attuale, l’intervento proposto tende a conferire una
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maggiore naturalità alla superficie, utilizzando inerti ricoperti da uno strato di terreno vegetale.
Lo scopo di questa sistemazione è quello di conferire all’area un aspetto il più possibile
“naturaliforme” permettendo la formazione della cotica erbosa e la messa a dimora di arbusti e
qualche esemplare arboreo di altezza contenuta. Circa la qualità del substrato da riportare dovrà
essere eventualmente acquistato oppure provenienti da aree limitrofe in coltivazione. La ditta
L.M.G. ha proposto di utilizzare lo sterile proveniente dalle Cave Ciafalco poco distanti, in sua
concessione. Non sono previsti strati terrosi ricavati nell’esercizio di cava in quanto
l’abbassamento avverrà interamente su roccia. In linea generale la terra da utilizzare sui piazzali
deve essere esente da uno scheletro troppo ricco ed avere una tessitura normale, definibile come
sabbiosa, sabbiosa franca o franca (di medio impasto). Sia lo sterile che il terreno agrario saranno
da valutare alti circa 1,5 m mediamente, di cui lo sterile costituisce non più del 10% in quanto
usato solo per regolarizzare le zone di intersezione fronte/piazzale.
Per una migliore realizzazione dello strato di terreno vegetale è consigliabile l'utilizzo di torba (3
- 5%) e/o apporto di stallatico maturo, per aumentare la frazione organica, oppure, in fase di
livellamento e preparazione del terreno è consigliabile una concimazione minerale o organica
con complesso ternario. In alternativa è possibile l’aggiunta di concime alla miscela per
idrosemina.
b) ricostituzione della cotica erbosa con semina manuale di miscuglio erbaceo la cui
composizione è riportata in tabella 1. (Tale miscuglio è da considerare indicativo prevedendo
specie ben adattabili alle esigenze della situazione in oggetto).
c) rinaturalizzazione con specie arbustive e arboree quali Alnus viridis, Betula pendula,
Juniperus communis, Rosa sp. Corylus avellana, Salix caprea.
Per l’effettuazione del recupero dell’area si propone, parallelamente alla messa a dimora di piante in
zolla, circa 200 arbusti, anche l’idrosemina di un miscuglio contenente oltre alle specie erbacee
anche semi di piante arbustive e arboree. In tal modo si possono evitare eventali problemi
d’attecchimento e il substrato di terreno è consolidato contestualmente alla nascita e crescita delle
varie specie componenti il miscuglio.
Inoltre è possibile ottenere una sistemazione naturaliforme migliore rispetto a quanto ottenibile con
la sola messa a dimora degli astoni radicati o delle piante in zolla.
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L’unica controindicazione della semina è legata al ritardo, valutabile in 3 – 4 anni,
dell’accrescimento delle piante; per questo motivo si propone anche la messa a dimora immediata di
circa 200 piantine di specie arbustive.
Nella tabella che segue sono riportati i dati dimensionali delle specie proposte, la capacità di
consolidamento del substrato e di riedificazione ambientale nonché il sesto d’impianto minimo da
rispettare per la loro messa a dimora o per il diradamento a nascita avvenuta.
Specie arborea
Altezza pianta
Consolidamento
Sesto d'impianto
(m)
Alnus viridis
3–4
+
2–3
Betula pendula
15 – 20
+
7–8
Specie arbustiva
Altezza pianta (m.)
Riedificazione
N°piante/100mq
Ambientale
Corylus avellana
2-3
+
25 – 30
Rosa canina
2–3
+
20 – 25
Salix caprea
3–5
+
12 – 15
Juniperus com.
0,40 - 0,60
+
250 – 300
Specie erbacea
Altezza
pianta Riedificazione
Kg./ha
(cm)
Ambientale
Bromus inermis
100 –120
+
10
Poa alpina
15 – 40
+
8
Festuca alpina
10 – 20
0
9
Lotus corniculatus
8 – 15
+
15
Medicago lupulina
15 – 30
0
10
LEGENDA: nella colonna consolidamento e riedificazione ambientale il simbolo + indica un
notevole effetto positivo, il simbolo 0 un moderato effetto positivo.
Nella terza colonna per le piante erbacee è riportato il miscuglio da ottenersi con la somma dei Kg.
per singola specie, riferito all'impiego su una superficie di un ettaro.
2) ZONE DI FRONTE DI CAVA con superficie verticale o subverticale. Sul fronte di cava si
cercherà ove possibile di sfruttare le irregolarità della superficie costituite da nicchie nella roccia,
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piccoli piani e anfratti irregolari che saranno riempiti con materiale terroso analogo a quello
distribuito sul piazzale di cava. Potranno essere previste sistemazioni di sacche di terra e zolle, con
miscuglio di essenze erbacee ed arboree in grado di affermarsi su terreni ruderali. Anche qui potrà
essere adottata la tecnica dell’idrosemina di un miscuglio di specie erbacee ed arbustive. Di queste
ultime, da aggiungere al miscuglio proposto nella tabella precedente, si suggeriscono le seguenti
specie: Thymus serpillum, Sedum ssp.; Saxifraga ssp., Dianthus glacialis, Gentiana cochiana,
Arabis coerulea, Artemisia petrosa, Juniperus communis, Vaccinium mirtillus. La distribuzione del
miscuglio è preferibile effettuarla direttamente sulle sacche di terra sistemate in posto, mediante
idrosemina, coadiuvandone la germinazione con adesivanti e fertilizzanti.
2.3 Nota tecnica per la quantificazione del materiale necessario al ritombamento
del piazzale al termine della coltivazione
I materiali necessari alla ricostruzione del substrato tramite materiale inerte, saranno reperiti in loco
da sfridi di lavorazione e blocchi informi non lavorabili o provenienti dalle cave Ciafalco in
funzione della disponibilità di materiale e spazi per poterli stoccare. Il terreno vegetale sarà
acquistato al momento.
2.4 Tempi di realizzazione - cronoprogramma
La realizzazione di quanto proposto è funzionale alla durata dell’autorizzazione richiesta, che è di 5
anni. In caso di interruzione prima del termine dei 5 anni, il crono programma delle operazioni di
recupero potrà essere così schematizzato:
da 1 a 3 anni I fase: zone di piazzale a monte e a valle vicino alle baracche
da 3 a 5 anni II fase: coltivazione del piazzale
Nel caso in cui la coltivazione venga protratta per 5 anni, tutto il recupero di cava deve essere
completato con il rimodellamento del piazzale, dei fronti di cava e con il riposto dello sterile a
ricostituire la pista di cava.
2.4 Computo metrico degli interventi
Di seguito è riportato il computo metrico degli interventi di recupero basati sui prezzi del Prezzario
Regionale di riferimento per le opere pubbliche edizione 2013 sezione 18: Sistemazione, Recupero
e Gestione del Territorio e dell'Ambiente.
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Sez.
Codice
Descrizione
U.M.
€
Quan
Totali
tità
Ricostruzione terreno vegetale
18
18.A02.A13
18.A02.A13.005
OPERAZIONI
PRELIMINARI
E
FUNZIONALI ALLA RIVEGETAZIONE
Preparazione speditiva del terreno per
operazioni di inerbimento.
….
18
mq
0,22
4170
917,40
18
18.A02.B03.015
INERBIMENTI
Realizzazione di un inerbimento su di una
superficie piana o inclinata mediante la
tecnica
dell'idrosemina
consistente
nell'aspersione di una miscela formata da
acqua, miscuglio di sementi di specie
erbacee selezionate e idonee al sito,
concime organico, collanti e sostanze
miglioratrici del terreno; il tutto distribuito
in un'unica soluzione con speciali
macchine irroratrici a forte pressione
(idroseminatrici), compresa anche la
eventuale ripetizione dell'operazione ai
fini del massimo inerbimento della
superficie irrorata, esclusa solo la
preparazione del piano di semina
per superfici superiori a m² 3.000
mq
1,26
4170
5254,20
18
18.P07.A90
18
18.P07.A90.005
Concime organico, 6% N; 1-2% P; 1-2%
K. Per idrosemina. Da dosare in ragione
di 200 grammi di prodotto per metro
quadro di superficie da seminare
…
kg
0,47
834
391,98
18
18.P06.B30
18
18.P06.B30.005
Cad.
1,57
200
314
18
18.P06.B10
Zolle erbose
18
18.P06.B10.005
…
mq
8,91
200
1782
18
18.P06.A20
18
18.P06.A20.005
Fornitura, compreso il trasporto sul luogo
della messa a dimora di specie arbustive
autoctone di piccole dimensioni (altezza
da 40 a 80 cm), da impiegarsi in
operazioni
di
ricostruzione
della
vegetazione naturale potenziale del sito
a radice nuda e/o con pane di terra
Cad.
2,32
200
464
18
18.A02.B17
18
18.A02.B17.005
MESSA A DIMORE DEL MATERIALE
VEGETALE
Messa a dimora di arbusti in operazioni di
forestazione urbana comprendente scavo
della buca, carico e trasporto in discarica
del materiale di risulta, provvista e
distribuzione di g 50 di concime a lenta
cessione, kg 10 di letame maturo nonché
della
terra
vegetale
necessaria,
piantagione
dei
soggetti
e
due
bagnamenti
buca di cm 30 x 30 x 30
Cad.
5,82
400
2328
18
18.P07.A84
18
18.P07.A84.005
Marcatore liquido per idrosemina. Da
dosare in ragione di 0,1 grammi di
prodotto per metroquadro di superficie
da seminare
…
kg
17,68
0,417
7,37
18
Fornitura compreso lo scarico ed il
trasporto sul luogo della messa a dimora
di piantine di qualunque altra specie di
latifoglia arborea o arbustiva (escluse
quelle nominate nelle precedenti voci) di
altezza minima cm 25
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