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Corriere della sera - 25.07.2014

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VENERDÌ 25 LUGLIO 2014 ANNO 139 - N. 175
In Italia (con “Sette”) EURO 1,90
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INTOLLERANZE E ANTISEMITISMO
Il reportage Colpita una scuola dell’Onu
L’ANTICO VELENO
DEL PREGIUDIZIO
Tra le macerie di Gaza
Fuoco, morte, lacrime
di PIERLUIGI BATTISTA
9 771120 498008
40 7 2 5>
SOLO LA TREGUA
PUÒ SALVARCI
dal nostro inviato
DAVIDE FRATTINI
B
*La lettera della cantante israeliana
eit Hanoun è linea del fronte,
qui sono entrati i carrarmati
di Tsahal, da qui i miliziani lanciano i razzi contro le città israeliane. L’esplosione nella scuola
dell’agenzia Onu ha lasciato un
cratere: i morti sono 15. Per i palestinesi il colpo è stato sparato
da un tank israeliano, l’Onu non
ne è certa. L’esercito dello Stato
ebraico ha aperto un’indagine e
sostiene che potrebbe essere
stato un razzo di Hamas.
ALLE PAGINE 2 E 3
ALLE PAGINE 2 E 3 Calabrò
di NOA *
C
AP / HATEM MOUSSA
cui i cortei sfociano negli
assalti ai quartieri a forte insediamento ebraico (anche
questo è accaduto a Parigi),
in cui vengono minacciati e
fatti bersaglio di raccapriccianti ingiurie i rabbini, come è successo in Olanda, in
cui i pregiudizi del vecchio e
repellente antisemitismo
nazistoide si saldano con i
nuovi pregiudizi «antisionisti», in cui è pericoloso indossare la kippah, in cui i
bambini ebrei vanno a
scuola con la paura disegnata sul volto dei genitori.
I primi a denunciare
questa spaventosa deriva
antiebraica e giudeofobica
dovrebbero proprio essere i
sostenitori della causa palestinese, gli spiriti più critici
nei confronti dello Stato di
Israele e della sua invasione
della Striscia di Gaza. Dovrebbero essere loro a tracciare una linea di demarcazione invalicabile, a cacciare dalle loro manifestazioni
gli energumeni antisemiti,
a non permettere che a Roma ancora oggi si possano
immaginare assalti al Ghetto ebraico dove il 16 ottobre
del ’43 i nazisti deportarono
uomini e donne sulla strada
s e n z a r i to r n o p e r A u schwitz. E invece tacciono.
Fanno finta di non capire.
Accettano commistioni intollerabili, si adeguano alla
linea che non riconosce a
Israele nemmeno il diritto
di esistenza accanto a uno
Stato palestinese, non
spendono nemmeno una
parola sui razzi sparati da
Hamas per terrorizzare la
popolazione civile delle città israeliane.
E allora, dentro un’Europa di nuovo così ostile nei
confronti degli ebrei, è bene che le autorità italiane
prendano sul serio l’appello
accorato dell’Anti-Defamation League e si uniscano
alla protesta contro un ambasciatore che avrebbe definito gli ebrei «agenti di
Satana». Un piccolo segnale. Per una battaglia che vale la pena combattere.
on le tattiche talebane di
Hamas da una parte e i
bombardieri F16 dell’esercito
israeliano dall’altra, la povera
gente di Gaza è intrappolata e
senza scampo, schiacciata
dalle ganasce d’acciaio della
cecità e della stupidità.
Riforma del Senato La maggioranza impone il voto entro l’8 agosto. Fronte contrario di Sel, Lega e 5 Stelle
Tempi tagliati, opposizioni in rivolta
Corteo di protesta al Quirinale. Renzi: non mollo, basta con i no
Al Senato scatta la «tagliola» sulle riforme costituzionali: a maggioranza,
passa il contingentamento
dei tempi. Non più di 135
ore totali: l’8 agosto è previsto il voto finale. Ma la decisione scatena la rivolta delle
opposizioni: un centinaio di
senatori lascia l’Aula. Leghisti, M5S e Sel salgono tutti
insieme, quasi in corteo, al
Quirinale, dove — indisposto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano — vengono ricevuti dal
segretario generale Marra.
Ma di fronte al muro
contro muro, Matteo Renzi,
in un colloquio con il Corriere, si dice ancora una
volta sicuro di evitare «la
dittatura della minoranza».
«In Italia — sostiene il presidente del Consiglio — c’è
un gruppo di persone che
dice “no” da sempre. E noi,
senza urlare, diciamo “sì”.
Piaccia o non piaccia, le riforme le faremo».
Dopo la liberazione
Meriam dal Papa
«Finito un incubo»
DA PAGINA 5 A PAGINA 7 Bozza
Menicucci, L.Salvia, Trocino
con un’intervista di
Alan Friedman
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ANSA / CLAUDIO PERI
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
I
n un’Europa dove a
Berlino, attorno a una
moschea, hanno gridato «viva Hitler» e in
Francia militanti pro Hamas danno l’assalto a una
sinagoga con lo slogan
«Mort aux juifs», in quest’Europa fragile e intossicata bisogna almeno prestare ascolto all’Anti-Defamation League quando denuncia un ambasciatore
europeo in pectore, reo di
aver bollato gli ebrei come
«agenti di Satana» e beneficiari dell’«industria dell’Olocausto». Péter Szentmihályi Szabó, l’autore di
queste dichiarazioni antisemite, sta infatti per occupare il ruolo di ambasciatore
d’Ungheria in Italia. L’AntiDefamation League chiede
alle autorità italiane, e in
primo luogo al presidente
della Repubblica, di bloccare la sua nomina. È un segnale di allarme, non un’interferenza. La velocità con
cui si stanno propagando i
veleni dell’antisemitismo
richiede risposte rapide, nitide, gravi quanto grave è il
contesto che le giustifica.
L’Italia non è immune da
questo catastrofico degenerare della critica anti israeliana nella resa agli stereotipi antisemiti mascherati da
antisionismo. Hanno imbrattato le mura della sinagoga di Vercelli con scritte
in cui si accusano tout court
«gli ebrei» di esser complici
del massacro di Gaza. Ogni
critica, anche la più feroce,
alla politica dello Stato di
Israele è legittima. Si può
pensare tutto il male possibile di una protesta davanti
alle ambasciate e ai consolati israeliani: ma è libera
contestazione di un governo, di una condotta bellica.
Invece sembra che si sia
sbriciolata la frontiera che
divide la critica allo Stato di
Israele e l’accusa indiscriminata agli «ebrei» sparsi nel
mondo e in Europa in particolare. C’è qualcosa di mostruoso in un’Europa in cui
le scuole ebraiche sono sotto il mirino dei terroristi, in
Meriam Ibrahim, la giovane cristiana sfuggita alla
condanna a morte in Sudan, è salva: un volo di Stato l’ha
portata a Roma. L’incontro con il Papa. A PAGINA 12 Caccia
LA CRESCITA
DELLE SETTE
IL DRAMMA
DEI CRISTIANI
di ANDREA RICCARDI
di ROBERTO TOTTOLI
I
M
n Africa le Chiese
nascono come
funghi. E la gente,
anche cattolica, va a
pregare con le «sette».
La Chiesa cattolica è
sfidata in profondità.
A PAGINA 13
inacciati da
chi sogna un
mondo islamico solo
per musulmani, i
cristiani del mondo
arabo stanno
rischiando di sparire.
A PAGINA 13
Giannelli
Alitalia
Etihad
ora minaccia:
noi lunedì
ce ne andiamo
di SERGIO RIZZO
«S
Il commento
I RISCHI DI UNA SFIDA
di MASSIMO FRANCO
CONTINUA A PAGINA 34
Roma Troppi scioperi, teatro in liquidazione
L’ultimo spettacolo:
la chiusura dell’Opera
di VALERIO CAPPELLI
«A
A PAGINA 9
iamo in dirittura
d’arrivo», diceva il
ministro Maurizio Lupi lo
scorso 15 luglio. Un arrivo
in salita così ripida, che il
Tourmalet al confronto fa
ridere. Figuriamoci poi se
si hanno le gambe molli.
Così per l’Alitalia il
traguardo sembra non
arrivare mai, mentre la
tensione ha ripreso a
salire. Al punto da
indurre l’amministratore
delegato di Etihad, James
Hogan, a lanciare un
ultimatum: per chiudere
c’è tempo fino a lunedì
28. Non oltre.
L’accoglienza
questo punto, non
c’è altra strada che
la chiusura del teatro, la liquidazione». Così il sovrintendente dell’Opera di
Roma Carlo Fuortes dopo
che l’ennesimo incontro
con i sindacati «ribelli»
non è andato a buon fine: la
Cgil e la Fials domani scioperano, salta la terza recita
consecutiva della Bohème.
Per l’arrivo
dei migranti
10 mila posti
e 700 milioni
A PAGINA 21 E A PAGINA 40
A PAGINA 19
di FIORENZA SARZANINI
2
Primo Piano
Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
❜❜
Medio Oriente La crisi
Molti sono stati uccisi, inclusi donne, bambini e dipendenti dell’Onu. Le
circostanze non sono ancora chiare
Ban Ki-moon segretario generale dell’Onu
Presidenza
Si insedia
Rivlin,
addio di Peres
DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME —
Addio amaro per Shimon
Peres. L’ormai ex
presidente d’Israele,
l’ultimo dei padri
fondatori, lascia l’incarico
nel momento in cui il suo
Paese è impegnato in un
sanguinoso conflitto con
Gaza. Il passaggio di
testimone con il
successore, Reuven
Rivlin, 74 anni,
proveniente dalle file del
Likud, è avvenuto ieri nel
corso di una cerimonia in
tono minore, boicottata
dalla maggior parte dei
parlamentari arabi.
Novant’anni, in carica dal
2007, Peres è stato uno
dei leader politici
israeliani che più si è
impegnato per la pace
con i palestinesi, prima
con i laburisti e poi con il
partito Kadima. Un
impegno riconosciuto
dall’assegnazione, nel
1994, del premio Nobel,
condiviso con Yitzhak
Rabin e Yasser Arafat.
Dopo il rapimento e
l’uccisione dei tre
adolescenti israeliani,
Eyal, Naftali e Gilad, e la
successiva uccisione del
palestinese Mohammed,
Rivlin e Peres avevano
lanciato assieme un
messaggio contro la
violenza.
BEIT LAHIYA (Gaza) — Il figlio più grande
accompagna Talib e prova a trascinare la bottiglia più piccola. Non abbandona il pupazzo
dai capelli viola, lo tiene con sé — costa impegno — anche nella camminata di ritorno, dieci
litri d’acqua fresca per i venticinque tra cugini,
fratelli, nonni. Sono scappati da Umm al Nasser una settimana fa, ancora prima che gli
israeliani lanciassero i volantini di avvertimento («evacuate le case, questa diventa una
zona di guerra»), quando due donne sono rimaste ferite mentre camminavano per strada.
Adesso vivono accampati in una delle scuole
delle Nazioni Unite che stanno accogliendo gli
abitanti dei villaggi di Gaza dove l’offensiva
israeliana colpisce più duro. «Le cisterne sul
tetto diventano bollenti, l’acqua è imbevibile,
almeno qui all’ospedale è sempre fresca», dice
Talib Shteiwi, 24 anni, la seconda moglie sposata da poco.
Anche Samara ha cercato protezione tra i
muri dipinti di blu degli istituti dove l’Unrwa,
l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, insegna ai bambini quello che non potrebbero imparare da nessun altra parte. Il clan degli al
Qafarna ha abbandonato i cubi biancastri
sparsi come un tiro di dadi andato male sulle
colline sabbiose a nord della Striscia. Beit Hanoun è linea del fronte, qui sono entrati i carrarmati di Tsahal, da qui i miliziani lanciano i
razzi contro le città israeliane. «Per due giorni
siamo rimasti senza cibo e senza acqua. I colpi
dell’esercito cadevano attorno alla scuola. Eravamo in 1.200, ho contato. Al mattino la Croce
Rossa ci ha detto di radunarci nel cortile, un
convoglio sarebbe arrivato per evacuarci verso
Jabaliya». Nel suo racconto il proiettile sparato
Quei banchi macchiati di sangue
Trasporto aereo
da un tank israeliano — altri parlano di quattro-cinque colpi — cade mentre stanno per
passare il cancello d’ingresso, vicino all’uscita.
Il cratere lasciato dall’esplosione sta invece al
centro del quadrato coperto di cemento, dove
gli studenti dovrebbero giocare all’intervallo.
Il sangue — dicono i testimoni — è sparso sui
banchi, erano stati portati fuori dalle aule per
fare spazio dentro, per creare la sensazione
della sicurezza a chi dormiva sul pavimento.
Samara è seduta su una panchina dell’ospedale Kamal Udwan a Beit Lahiya, i feriti sono
stati trasportati soprattutto qui, è vicino e più
sicuro di quello a Beit Hanoun, dove i bombardamenti non si sono fermati. Samir è arrivato con i cinque bambini, non sa a chi lasciarli: sta cercando il fratello, è stato colpito,
forse è morto. Abdellaziz ha perso un nipotino, l’altro è rimasto senza gambe. Tutta la famiglia , quindici persone, era dentro la scuola.
Mohammed Gannam tiene la contabilità della
morte. Schiacciato contro il muro dagli infermieri che premono con le barelle, li segue
quando escono dalla sala operatoria con un
corpo coperto. Sul lenzuolo bianco sono scrit-
Via libera
ai voli
per Tel Aviv
ti il nome e l’età, Mohammed li annota sul taccuino, scatta una fotografia con la macchina
digitale, è uno dei volontari del Palestinian
Center for Human Rights, documenta le morti
di questa guerra che va avanti da diciassette
giorni. Per ora ne ha contati sette, alla fine, tra
questo e gli altri ospedali, diventano quindici,
secondo il ministero della Sanità, 150 i feriti. I
palestinesi uccisi dall’inizio del conflitto sono
quasi 800.
Gli ufficiali dell’esercito dicono che è stata
aperta un’indagine, quella è zona di combattimenti, ripetono: «Da lì i miliziani di Hamas
hanno attaccato le nostre truppe». Ricordano
che i razzi e i colpi di mortaio sparati dai fondamentalisti verso le città israeliane sono a
volte caduti dentro la Striscia e questa potrebbe essere la causa della strage. «Abbiamo for-
nito alle forze di Israele — spiega Chris Gunness, portavoce dell’Unrwa — le coordinate
geografiche precise della scuola di Beit Hanoun. Per tutto il giorno abbiamo cercato di
predisporre con loro una finestra di calma nei
combattimenti per permettere l’evacuazione
dei rifugiati. Non ci siamo riusciti». Le Nazioni
Unite — precisa un funzionario da New York
— non sono in grado di stabilire chi abbia colpito l’edificio.
Nei centri gestiti dall’Unrwa hanno cercato
riparo la maggior parte dei 140 mila palestinesi fuggiti dai quartieri e dai villaggi rimasti
coinvolti negli scontri. In due scuole abbandonate i funzionari hanno scoperto razzi nascosti dai miliziani. «È inaccettabile — commenta Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu —. I responsabili trasformano un luogo
di accoglienza in un possibile obiettivo militare. Trovo anche allarmante che le munizioni
restituite alle autorità locali siano adesso sparite». A Gaza «autorità locali» sta per Hamas,
da quando i fondamentalisti hanno strappato
con le armi il controllo della Striscia al Fatah,
la fazione del presidente Abu Mazen. Gli Stati
Uniti e l’Europa considerano il movimento
islamico un’organizzazione terrorista, non le
Nazioni Unite.
Abu Mazen è in Giordania, sta cercando di
ottenere un cessate il fuoco umanitario. Non la
tregua definitiva, non ancora il ritorno alla
calma stabilita dopo gli otto giorni di guerra
del novembre 2012. Una pausa nei combattimenti per tentare di negoziare l’intesa che
possa reggere. Hamas chiede che gli israeliani
tolgano l’embargo imposto a Gaza dal 2007, la
✒
TEL AVIV — L’Agenzia
europea per la sicurezza
aerea (Aesa) e l’Agenzia
federale dell’aviazione
americana (Faa) hanno
annunciato ieri il ritiro
della raccomandazione
per le compagnie aeree a
non volare su Tel Aviv. Lo
stop ai voli verso la città
israeliana era stato
decretato martedì
scorso, dopo che un
razzo lanciato dalla
Striscia di Gaza era
caduto in una località
pochi chilometri a nord
delle piste dell’aeroporto
Ben Gurion. Il divieto,
inizialmente di 24 ore,
poi prolungato per altre
24, era stato osservato da
tutti i principali vettori
aerei a eccezione di
British Airways. L’Aesa
ha accompagnato il ritiro
della sospensione dei
voli con la
raccomandazione «a
monitorare attentamente
i rischi per la sicurezza».
Tutte le linee aeree
americane e la maggior
parte di quelle europee
hanno comunicato
l’immediata ripresa del
servizio. Fra quante
hanno invece prolungato
la sospensione dei voli,
Lufthansa, per altre 24
ore, e Air France, fino a
nuovo ordine,
Nell’edificio si erano rifugiate oltre mille persone
Molti bambini fra le quindici vittime accertate
Noa La lettera aperta
e piango
❜❜ Canto
per i due popoli
Un’altra strada c’è:
tendere la mano
ai moderati
Cantante
Noa,
45 anni,
israeliana
di NOA
S
aluti a tutti dal nostro angolo del
Medio Oriente, dove da qualche
giorno è scoppiato l’inferno.
Ogni ora suonano le sirene di allarme
vicino casa mia: missili in arrivo. A
Tel Aviv è ancora peggio. Oggi
viaggiavo con mio figlio e ho fermato
la macchina in mezzo alla strada per
precipitarmi in un edificio poco
distante, non appena è partito
l’ululato delle sirene. Qualche minuto
dopo, abbiamo sentito tre forti
esplosioni che hanno fatto tremare i
muri. Nel sud del Paese, la situazione
è insopportabile: la vita si è fermata,
la gente passa gran parte del tempo
rintanata nei rifugi antiaerei. I razzi
vengono per lo più intercettati dal
nostro sistema difensivo, ma non
tutti. Ogni civile rappresenta un
bersaglio, i nostri figli sono scossi,
traumatizzati, le ferite emotive
irreversibili. E i tunnel, scavati nel
sottosuolo, sbucano proprio davanti
alla porta di alcuni kibbutz sul
confine di Gaza. Nei miei incubi
peggiori riesco solo a immaginare a
che cosa possano servire:
contrabbando, rapimenti, torture,
uccisioni! I nostri soldati sono in
prima linea al fronte. Sono i nostri
figli, i figli dei nostri amici e dei nostri
vicini, i ragazzi e le ragazze chiamati
dal governo a servire il loro Paese. Già
vediamo bare avvolte nelle bandiere,
parenti in lacrime, vite distrutte, si
recita il Kadish… una routine
purtroppo ben nota, e sconvolgente.
E che dire degli abitanti di Gaza, santo
Iddio, quante tremende sventure può
sopportare quella gente? È davvero
condannata a soffrire per l’eternità
per mano dei suoi crudeli tiranni? Le
immagini dei bambini morti o feriti, le
madri urlanti con i vestiti sporchi di
sangue, le macerie e la devastazione,
il terrore nei loro occhi, solo cinque
minuti per uscire di casa, per
scappare e mettersi in salvo prima
delle bombe… nessun rifugio. Con le
tattiche talebane di Hamas da una
parte e i bombardieri F16 dell’esercito
israeliano dall’altra, questa povera
gente si ritrova intrappolata e senza
scampo, schiacciata dalle ganasce
d’acciaio della cecità e della stupidità!
La conta dei morti aumenta di giorno
in giorno, per l’amor di Dio!
I militanti di Hamas sono estremisti,
jihadisti, gente pericolosa che punta a
sterminare tutti gli ebrei, compresa
me e i miei figli, non riconosce Israele
e vuole trasformare tutti gli abitanti
di Gaza in shahid, usandoli come
scudi umani. Ne abbiamo sentito
parlare. Ma è giusto accusare ogni
uomo, donna e bambino per questa
tragica pazzia da entrambi i lati?
Voglio scendere in piazza e gridare la
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
3
#
❜❜
L’attacco alla scuola dell’Onu a Beit Hanoun è la prova della
necessità di mettere fine alla violenza
John Kerry segretario di Stato Usa
❜❜
La protezione dei civili e delle insegne dell’Onu sono principi che
non ammettono deroghe
Federica Mogherini ministro degli Esteri italiano
Controversia L’Anti-Defamation League scrive a Mogherini
Da Budapest a Roma
il caso dell’ambasciatore
«È un noto antisemita»
Protesta delle associazioni ebraiche
Lutto La disperazione di una ragazza (Epa/Mohammed Saber). In alto, un uomo con una bimba ferita alla
scuola delle Nazioni Unite (Reuters/Finbarr O’Reilly).
Qui sopra, i parenti riuniti intorno ai corpi di due cugini
di 3 anni e di un anno e mezzo uccisi in un raid israeliano durante la notte (Ap/Lefteris Pitarakis)
788
Le vittime in sedici giorni di
guerra secondo il bilancio delle
Nazioni Unite: più di 750 morti
palestinesi (per oltre il 70%
civili), 35 israeliani (di cui tre
civili)
nella scuola distrutta
km
CISGIORDANIA
6,5
Valico
di Erez
H = ospedale
Beit Lahiya
= bombardamento
GAZA
Gerusalemme
ISRAELE
LE
Città bombardate
Mar
Mediterraneo
Zona cuscinetto
(3 km di profondità)
all’interno della quale
l’esercito israeliano
ha comunicato
agli abitanti di
allontanarsi
Deir al-Balah
G A Z A
Gaza
City
H
Jabalia
H
H
Beit Hanoun
H
Ospedale
Al Wafa
distrutto
dai raid
israeliani
Scuola delle
Nazioni
Unite di Beit
Hanoun
bombardata
ieri. Almeno
15 i morti
I S R A E L E
Kahn Yunis
campi profughi
riapertura dei valichi (almeno quello a sud
con l’Egitto che verrebbe affidato alle forze del
presidente palestinese), il rilascio dei prigionieri liberati tre anni fa nello scambio per il
caporale Gilad Shalit e riarrestati di recente. Il
consiglio di sicurezza israeliano, guidato da
Benjamin Netanyahu, si riunisce stamattina.
Deve decidere se allargare l’offensiva che è costata la vita a 32 soldati (3 civili sono stati uccisi dai razzi palestinesi). Il primo ministro ripete che le trattative devono garantire la smilitarizzazione di Gaza.
I bambini si tuffano nella fontana della
piazza intitolata al milite ignoto, un soldato
senza nome di quando le guerre in questa Striscia di sabbia le combattevano gli eserciti arabi. I negozi nel centro della città restano aperti, la gente spera di poter celebrare Id al Fitr, la
festa che chiude il mese sacro di Ramadan. È
prevista domenica o lunedì sera, i movimenti
della Luna decidono il giorno, quelli della diplomazia se potrà essere in parte una gioia.
Davide Frattini
@dafrattini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
mia verità. Ci sono solo due fazioni, e
non si tratta di israeliani e
palestinesi, ebrei e arabi, ma soltanto
di moderati ed estremisti. Io mi
schiero con i moderati, dovunque essi
siano. E il nostro campo deve unire le
forze e trovare unità. Io non ho nulla
da spartire con gli estremisti ebrei che
bruciano vivi i bambini, che
avvelenano i pozzi e sradicano alberi,
che prendono a sassate i ragazzini che
vanno a scuola, che sono imbevuti di
odio e si credono nel giusto. Il fatto che
io abbia in comune con loro la
religione e il passaporto non significa
nulla per me.
Allo stesso modo, gli estremisti
dell’altra sponda sono i miei più feroci
nemici. Ma il loro odio non è diretto
solo contro di me, bensì anche contro i
moderati della loro società, facendo di
noi tanti compagni d’armi. Ci sono
voci più liberali nel mondo
musulmano, ci sono partner per il
dialogo! Abbiamo provato a tendere
loro la mano? No. Anzi, il governo
guidato da Netanyahu ha fatto di
tutto per sabotare ogni tentativo di
riconciliazione. Ha indebolito e
umiliato Abu Mazen, capo del più
moderato Olp, che ha affermato più
volte di volere la pace. A più riprese, il
governo Netanyahu ha disatteso gli
impegni presi, rifiutandosi con mille
pretesti di liberare i prigionieri che
aveva promesso di rilasciare, ha
preferito continuare a costruire
Prigionieri
Alcuni soldati
israeliani
sorvegliano
i prigionieri
palestinesi
catturati nei
giorni scorsi
durante l’offensiva dello
Stato ebraico
nella Striscia
di Gaza
(Reuters/
Walla)
ROMA — Alla Farnesina non è
arrivata, al momento, nessuna richiesta di accreditamento da parte
della Repubblica ungherese per
Péter Szentmihályi Szabó , 69 anni,
poeta, scrittore , e commentatore
politico di destra. Ma da quattro
giorni il «caso» della nomina del
nuovo ambasciatore in Italia tiene
banco a Budapest, sul web e negli
ambienti giornalistici ed intellettuali. Perché l’uomo che sarebbe
stato scelto dal governo retto dal
partito nazionalista di destra, guidato da Viktor Orban, sarebbe, secondo l’Anti-Defamation League,
la più importante organizzazione
mondiale che combatte contro
l’antisemitismo, «un noto antisemita». Adesso, il caso è diventato
internazionale.
Il direttore dell’ADL, Abraham H.
Foxman, mercoledì 23 luglio, ha
inviato da New York una lettera al
ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini, in cui chiede che
l’Italia non conceda il gradimento.
«Noi speriamo — ha scritto Foxman — che risulterà chiaro al governo ungherese che il signor Szabó non sarebbe gradito a Roma».
Nella missiva, l’ADL ha sottolineato che Szabó ha pubblicato testi
contenenti teorie cospirative antisemite e ha descritto gli ebrei in
Ungheria come «agenti di Satana» ,
accusando inoltre gli ebrei di aver
tratto benefici dall’«industria dell’Olocausto». Foxman ha fatto appello anche al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, insignito l’anno scorso del più alto riconoscimento dell’ADL, affinché
«rifiuti di accettare le credenziali»
del nominato.
«Tra il suo ministero — conclude Foxman nella lettera alla Mogherini — e l’Ufficio del presidente,
noi speriamo che il governo italiano troverà il modo appropriato di
incoraggiare il governo ungherese
a provvedere, come ambasciatore
nella vostra capitale, con un rappresentante più adatto di un uomo
di odio».
Szabó, che ha vissuto a Londra
(1974) e Los Angeles (1984) con
borse di studio statali (ai tempi del
regime comunista), è stato un addetto stampa del ministero degli
Esteri alla fine degli anni Ottanta, e
insediamenti come se non vi fossero
negoziati in corso. È come prendere
ripetutamente a schiaffi qualcuno,
ripetendo candidamente «Facciamo
la pace!»
Solo il dialogo potrà salvarci. Solo uno
sforzo congiunto per rafforzare i
moderati ed emarginare per quanto
p o s s i b i l e g l i e s t re m i s t i p o t rà
riaccendere qualche speranza. Per
quanto noi, in Israele, odiamo e
disprezziamo Hamas, Hamas non
scomparirà come per incanto.
A b b i a m o p re s o s e r i a m e n t e i n
considerazione le condizioni da loro
avanzate per un cessate il fuoco?
Molte di esse sono ragionevoli. Perché
n o n c e rc h i a m o d i a l l e v i a re l e
sofferenze di Gaza, consentendo agli
abitanti di migliorare le proprie
condizioni economiche, restituire
dignità alla loro vita in cambio di una
tregua decennale. In quel lasso di
Chi è
Con i comunisti
Péter Szentmihályi
Szabó, 69 anni: ai
tempi del regime
comunista ha
vissuto a Londra e a
Los Angeles con
borse di studio
statali, è stato
addetto stampa del
ministero degli Esteri
alla fine degli anni
Ottanta
ha insegnato nei primi anni Novanta all’Università cattolica
Pázmány Péter (ma attualmente
non vi ha nessun incarico). Il 14 dicembre 2000 ha pubblicato «Gli
agenti di Satana» su Magyar
Fórum. Eccone un estratto: «Vivono qui in Ungheria, parlano e scrivono in ungherese, ma ci odiano.
Io davvero non capisco perché rimangono, se è così male qui, in
questo Paese accogliente che è così
stupidamente paziente. Non è difficile riconoscerli perché sono vili e
impertinenti allo stesso tempo. Il
denaro è il loro Dio, la loro lingua
madre in cui hanno fiducia da tempo immemorabile». E poi continua
con i peggiori pregiudizi razziali:
«Cerchi scuri sotto gli occhi, la pelle flaccida, palme sudate, piedi
freddi(...) Essi possono essere trovati ovunque sulla terra. Sono gli
agenti di Satana».
Nel 2002 l’ambasciatore si è
iscritto al partito antisemita della
Accreditamento
Nel 2000 ha scritto il libro
«Gli agenti di Satana».
Ancora nessuna richiesta di
accreditamento all’Italia
Dopo il Muro
Ha insegnato nei
primi anni ‘90
all’Università
cattolica Pázmány
Péter (dove
attualmente non ha
nessun incarico)
Antisemitismo
Autore nel 2000
dello scritto «Gli
agenti di Satana»,
dove mette in campo
i peggiori stereotipi a
sfondo razziale, nel
2002 Szabó si è
iscritto al partito
antisemita della
destra radicale
(Miép). Il governo di
Viktor Orbán lo ha
designato
ambasciatore in Italia
suscitando proteste
tempo cambierà la mentalità dei
giovani e anche un modesto livello di
p ro s p e r i t à p o t rà d i v e n t a re i l
catalizzatore del cambiamento!
Perché immaginare che questi anni
serviranno solo a rafforzare la
potenza militare di Hamas? Le
condizioni saranno sottoposte ai
controlli della comunità
internazionale. Forse potrà emergere
una nuova realtà in cui Hamas, grazie
a giovani leader capaci di vedere
orizzonti diversi, potrebbe lasciarsi
ricondurre a una dimensione politica
in grado di favorire il dialogo.
Chiedo a me stessa, e a Netanyahu:
perché non osiamo percorrere una
strada nuova? Accogliamo Abu
Mazen, fermiamo la costruzione di
insediamenti, appoggiamo il governo
di unità, riapriamo i confini di Gaza e
riprendiamo gli scambi commerciali
sotto il controllo di istituzioni
destra radicale (Miép). E i suoi
scritti sono diventati sempre più
fortemente antiglobalizzazione e
contrari alla politica americana e di
Israele. In essi persino l’ex presidente repubblicano George W. Bush viene accusato di essere «un
fantoccio» della plutocrazia americana, «il prototipo dell’utile idiota»
che ha fatto «un voltafaccia biblico».
Altri esempi degli scritti di Szabó
sono contenuti «Nell’ombra della
storia» pubblicati da Magyar Demokrata, il 27 marzo del 2003. Oppure nel «Terrore democratico» del
13 febbraio 2003.
Fonti ungheresi sottolineano che
l’ambasciatore designato non parla
una parola di italiano e lo descrivono «come uno dei membri del circolo della moglie di Viktor Orban».
M.Antonietta Calabrò
@maria_mcalabro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
internazionali, condividiamo i sogni
dei palestinesi, spalanchiamo le
braccia agli interventi internazionali
e conquistiamoci un vero alleato per
SCONFIGGERE il mostro
dell’estremismo! Scacco matto.
Se di nuovo scegliamo la spada al
posto della parola, se santifichiamo la
terra anziché la vita dei nostri figli,
ben presto saremo costretti a cercare
una patria sulla luna, perché la nostra
terra sarà così inzuppata di sangue e
stipata di tombe che non resterà più
posto per i vivi. Ho scritto queste
parole e le ho cantate con la mia amica
Mira Awad. E oggi suonano più vere
che mai: «Quando piango, piango per
entrambi. Il mio dolore non ha nome.
Quando piango, piango rivolta al cielo
spietato e dico: Ci deve essere un’altra
strada».
(Traduzione di Rita Baldassarre)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Primo Piano
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Il Parlamento Le scelte
Accelerazione al Senato. Corteo di protesta al Colle
Scatta la tagliola: voto finale alla riforma entro l’8 agosto. Parlamentari da Napolitano
Linea dura del governo: reazione strumentale, comunque ci sarà il referendum
La vicenda
Lo scontro tra Boschi
e i Cinquestelle
La discussione in
Senato sulla riforma di
Palazzo Madama entra
nel vivo lunedì 21 luglio.
Nella replica, il ministro
per le Riforme Maria
Elena Boschi definisce
«allucinazioni»
le accuse al ddl da parte
del M5S. I senatori
cinquestelle
avevano parlato
di provvedimento
«illiberale»
L’assalto
degli emendamenti
ROMA — Bagarre, cortei al
Colle, proteste. Al Senato, sulle
riforme costituzionali, scatta la
«tagliola», o «ghigliottina» che
dir si voglia. È la decisione della
capigruppo, richiesta in mattinata da Luigi Zanda del Pd: a
maggioranza, passa il contingentamento dei tempi. Non più
di 135 ore totali, 80 per le votazioni. L’8 agosto, anche se l’esame di tutte le «correzioni» apportate dalle opposizioni (ufficiali e «dissidenti» di Pd e Forza
Italia) non è finita, va comunque in scena il voto finale.
Una decisione che era nell’aria. Così, quando il presidente
Grasso, nell’aula del Senato, la
rende pubblica, la reazione delle opposizioni è immediata. Volano parole grosse, con i «grillini» più volte richiamati all’ordine. Loredana De Petris, la pasionaria di Sel, urla nel microfono.
Paolo Corsini (Pd) cita «l’artico-
lo 72 della Costituzione» che
parla di «procedura normale
per i disegni di legge in materia
costituzionale». Davanti al bar,
lo dice anche Roberto Calderoli,
Lega, relatore del testo con Anna Finocchiaro (Pd), e al tempo
stesso uno dei «capi» dei ribelli:
«La tagliola non ci può essere».
E aggiunge: «Vogliono andare a
votare. Ottanta ore di votazione
sono 4.800 minuti, anche votando un emendamento al minuto, con gli altri che facciamo?». Mario Mauro, ex ministro della Difesa, Popolari per
l’Italia, lancia la proposta (seguita da Cinquestelle, Lega, Sel
più «malpancisti» vari) di «lasciare l’aula». E lo fa, spiegherà
più tardi, per «evitare che la situazione degeneri: sa, sono giovani, e un po’ intemperanti...».
Il rischio di occupazione, infatti, era dietro l’angolo.
Escono in molti. Chi dice «un
Il tweet Il ministro Boschi annuncia l’intenzione
di convocare «comunque» un referendum sulle riforme
centinaio», chi un po’ meno: per
il salone, e nei corridoi, si aggirano anche Augusto Minzolini
(FI), Felice Casson e Corradino
Mineo (Pd), gli stessi popolari,
quelli del Gal. Leghisti, pentastellati e vendoliani, dopo una
riunione comune, salgono tutti
insieme, quasi in corteo, al Colle
dove vengono ricevuti dal segretario generale Donato Marra.
Beppe Grillo, via Facebook, li
sostiene: «Bisogna essere orgogliosi dei nostri ragazzi. Ora sono davanti al Quirinale per difendere la nostra Costituzione.
Napolitano non li ha incontrati?
Era leggermente indisposto...».
Il clima è incandescente. E
un’altra giornata se n’è andata.
Votazioni? Cinque, in tutto. Tre
mercoledì, due ieri. Fino a
quando, sui lavori parlamentari, non piomba la richiesta di
Zanda. Anche lui, nel suo intervento, alza i toni: «Non sarei voluto arrivare a questo punto, ma
ho sentito pronunciare delle
parole luride...». Paolo Romani,
FI, è quasi sconsolato: «Abbiamo cercato tutte le mediazioni
possibili. Lo dico a chi si oppone: ritirate gli emendamenti
inutili». Nella capigruppo, Vito
Petrocelli (M5S) chiede a Zanda: «Quale sarebbe un numero
accettabile?». «Qualche centinaio», la replica. Equivale a una
dichiarazione di guerra.
Ma tra governo e opposizioni, ormai, siamo al muro contro
muro. Maria Elena Boschi, di
nuovo, indossa i panni della
«signora no»: «Questo numero
di emendamenti è un ricatto: o
li ritirano, o noi andiamo avanti». E la mezza «apertura» di
Vendola? La porta, appena socchiusa, immediatamente viene
sbarrata: «Sconcertante definire
ricatto l’esercizio delle prerogative dell’opposizione. Non siamo ricattatori, ma certamente
non siamo ricattabili». Le colombe, in questo clima, faticano
a volare. Ci prova Gaetano Quagliariello, Ncd, che propone «il
referendum confermativo in
ogni caso». Anche, cioè, se la riforma costituzionale passa con
la maggioranza dei due terzi. La
Boschi sposa l’idea e twitta:
«L’ultima parola spetterà comunque ai cittadini. #noalibi».
È la parola d'ordine renziana.
Anche se non servirà certamente a placare le opposizioni.
Ernesto Menicucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I gruppi parlamentari
presentano 7.850
emendamenti al ddl di
riforma costituzionale
del Senato (6 mila solo
dal gruppo di Sel).
Cresce la tensione tra
governo e oppositori.
Viene riformulato
il calendario dei lavori:
da lunedì 28 senatori
staranno in aula dalle
9 alle 24 anche
il sabato e la domenica
Appello del Quirinale
contro la paralisi
Tensione A sinistra, il presidente del Senato Grasso, sopra il ministro
Boschi e la senatrice pd Finocchiaro; sotto, a sinistra Santangelo (M5S)
e a destra Airola (al centro) con Morra e Taverna (M5S) (Ansa, LaPresse)
Il presidente della
Repubblica Napolitano
fa appello «a tutte
le parti» contro il rischio
di una paralisi delle
decisioni in Senato:
«Sarebbe un grave
danno al Parlamento»,
dice. I lavori procedono
a rilento: nella prima
giornata vengono
messi ai voti solo tre
emendamenti
La rabbia del premier
per i tempi lunghi
Mercoledì 23 luglio il
presidente del Consiglio
Matteo Renzi esprime
tutto il suo disappunto
per l’inizio rallentato
delle votazioni
a Palazzo Madama:
«Non c’è esempio
migliore per dimostrare
che il Senato
va cambiato, si lavorerà
anche ad agosto, qui
non molla nessuno»
Voto entro l’8 agosto
Bagarre e proteste
Per rendere più veloce
il dibattito la conferenza
dei capigruppo decide
il contingentamento
dei tempi: l’8 agosto,
anche se l’esame
di tutti gli emendamenti
non è terminato,
si voterà. Protestano
tutti gli oppositori
del ddl, dal M5S a Sel,
dalla Lega a singoli
parlamentari di FI e Pd
Il retroscena Le critiche sotterranee di una parte del Pd e le lodi di Calderoli: «È stato bravissimo, ma ha predicato nel deserto»
I giorni difficili dell’arbitro Grasso
«Smettetela di tirarmi per la giacchetta»
La seconda carica dello Stato avverte: il muro contro muro è inutile
ROMA — A un certo punto, durante
la riunione dei capigruppo, è sbottato:
«Smettetela di tirarmi per la giacchetta». Sono giorni difficili, questi, per
Pietro Grasso. Il presidente del Senato
si trova in una situazione delicata, con
due fronti che si combattono e usano il
regolamento come arma, talvolta impropria. Il suo ruolo è super partes, ma
non è facile quando piovono missili da
ogni parte. Per questo, oltre a essere il
garante delle regole, è palese il suo tentativo di favorire una mediazione tra le
parti. Con il muro contro muro, spiega
ai suoi, «non si va da nessuna parte» e
anche per questo avrebbe preferito evitare la «tagliola» dei tempi. Anche perché nei prossimi giorni si parlerà d’altro. Ci sono due decreti, Competitività
e Cultura e turismo, e solo martedì si
tornerà sul ddl costituzionale: «Speria-
mo che il fine settimana porti consiglio», dice in Aula. E «speriamo che
torni a parlare la politica» dice a chi gli
parla.
Nella descrizione che ne viene fatta
da alcuni, gli viene attribuito un cambio di posizione tra mercoledì e ieri. La
prima giornata è stata segnata dalla
rabbia nei suoi confronti da parte del
capogruppo del Pd, Luigi Zanda, per la
decisione di ammettere il voto segreto
in alcuni casi. Ieri, invece, le posizioni
di Grasso si sarebbero addolcite anche
in seguito all’intervento del Quirinale.
Nulla di tutto questo, riferiscono fonti
vicine a Grasso. Perché, in realtà, mercoledì il Presidente del Senato ha sì ammesso il voto segreto, ma con due importanti postille, che servono a «sminare» il campo da possibili giochetti.
Perché ha consentito il voto segreto su-
gli emendamenti che riguardano le minoranze linguistiche, ma con il voto separato: non si potrà cioè introdurre
surrettiziamente il voto segreto in materie diverse e più sensibili. Tutti tranne l’emendamento del leghista Candiani, l’1.0.22, scritto in modo che si debba
votare insieme, con voto segreto, riduzione dei parlamentari e minoranze
linguistiche. Altra prova di equilibrio,
viene fatto notare, è stato aver assegnato un minuto, invece dei 10 previsti, ai
L’appello
In vista del fine settimana
il presidente ha fatto appello
ai capigruppo: parlatevi, c’è
tempo per raffreddare gli animi
voti in dissenso. E aver accorpato le
proposte di calendario, risparmiando
molto tempo. È quanto, spiegano fonti
della Presidenza, gli consente il regolamento: l’armonizzazione.
La sensazione avvertita dalle parti
della Presidenza è che qualcuno lo voglia invece usare come capro espiatorio. E che sul voto segreto si sia voluto
non votare in capigruppo (come invece
era stato fatto nel caso del voto sulla decadenza di Berlusconi, 7-6 per il voto
palese), per lasciargli il cerino e poi attribuirgli la responsabilità. Quando invece, si spiega, il regolamento non consente di escludere il voto segreto per
materie come minoranze linguistiche e
libertà personali. Ieri Grasso ha cercato, inutilmente, di conciliare le parti:
«Parlatevi, ci sono 3-4 giorni di tempo,
abbiamo tempo di raffreddare gli animi
e far parlare la politica». Sel, Lega e 5
Stelle hanno proposto una serie di materie su cui discutere e il ministro Maria
Elena Boschi sembrava disponibile a
discuterne, prima della richiesta esplicita di contingentamento da parte di
Zanda.
La diffidenza della maggioranza nasce anche dall’intervista di marzo nella
quale il Presidente esprimeva dubbi sul
fatto che ci fossero i numeri per far passare la riforma. Ma poi, fanno notare,
da quando è stato presentato il ddl,
Grasso ha parlato una sola volta, a Gerusalemme, per spiegare che il testo era
stato molto arricchito dalla Commissione e altrettanto avrebbe potuto fare
l’Aula. Grasso ci tiene a mantenere il
suo ruolo super partes e a negare di essere diventato «la bandiera del dissenso» o di avere preclusioni nei confronti
della maggioranza (l’altro ieri c’è stato
anche un lungo colloquio con Renzi).
Anche se dall’opposizione le lodi non
mancano. Come quelle di Roberto Calderoli: «Grasso è stato bravissimo. Ha
provato a farli ragionare, ma è una sorta di predicatore nel deserto».
Alessandro Trocino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Primo Piano
Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Il Parlamento Le scelte
Renzi: noi andiamo fino in fondo
no alla dittatura della minoranza
Al Colle La delegazione dei parlamentari di M5S, Sel, Lega, Fratelli
d’Italia davanti al Quirinale: circa un
centinaio tra senatori e deputati (Ansa)
Intervista al premier: avanti anche per sanare la ferita dei centouno
Il Pil? Molto difficile arrivare alla stima dello 0,8 contenuta nel Def
di ALAN FRIEDMAN
ROMA — Mentre a Palazzo Madama
l’ostruzionismo sulla riforma del Senato fa
sì che i lavori vengano sospesi e si contempli la tagliola, a poca distanza, a Palazzo
Chigi, Matteo Renzi si mostra molto determinato, molto sicuro di sé.
«In Italia», sostiene il presidente del
Consiglio, «c’è un gruppo di persone che
dice “no!” da sempre. E noi, senza urlare,
diciamo “sì!”». Poi, con la risolutezza del toscano di razza, sentenzia in modo laconico:
«Piaccia o non piaccia, le riforme le faremo!».
In un lungo colloquio, il premier commenta tutti i temi caldi del momento. Sulla
piaga della disoccupazione, si mostra cauto: «La nostra priorità è il lavoro. Ma le statistiche, credo, inizieranno a migliorare solo dal 2015».
Anche sulla crescita del Pil quest’anno, il
realismo è d’obbligo, specialmente in un
giorno in cui il Fondo monetario internazionale taglia le sue previsioni per l’Italia a
un misero 0,3 per cento. Il premier, che parla prima dell’annuncio del Fmi, dichiara
che sarà «molto difficile» arrivare alla stima
dello 0,8% contenuta nel Def. E con onestà
ammette che non è sufficiente per abbattere il livello della disoccupazione: «Che la
crescita sia 0,4 o 0,8 o 1,5% non cambia
niente dal punto di vista della vita quotidia-
❜❜
Certo non mi faccio
impaurire
da uno che minaccia
come Scilipoti
na delle persone».
Quello che conta, sostiene Renzi, è garantire agli imprenditori l’accesso ai fondi e
sbloccare quei 43 miliardi di investimenti
annunciati per le infrastrutture, «che non
violano nessun vincolo europeo perché sono già conteggiati».
Poi, a metà intervista, promette di accelerare il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione: «Entro il 21 settembre
dovremmo riuscire a pagarli tutti» dice, ma
aggiunge che la somma totale sarà «molto
meno» di 60 miliardi. La cifra esatta, spiega,
sarà calcolata entro 10 giorni.
Dedichiamo ampio spazio nella nostra
conversazione alla crisi in Ucraina e alla
guerra a Gaza. Sul bombardamento della
scuola Onu da parte dell’esercito israeliano,
che ha causato almeno 15 morti, Renzi si
mostra colpito: «Sono angosciato, sono
molto preoccupato per il processo di pace
in Medio Oriente».
Riguardo alla crisi in Ucraina e l’ipotesi
di nuove e più dure sanzioni nei confronti
della Russia, Renzi dice che l’Italia «sarà in
linea con la Gran Bretagna, la Germania e la
Francia». Ma avverte: «Siamo allineati alle
posizioni del G7, ma attenzione a non usare
toni da Guerra fredda».
Quando ci incontriamo, pochi minuti
dopo mezzogiorno, Renzi è già reduce da
una visita a Ciampino per accogliere Meriam, la giovane cristiana sudanese con-
dannata a morte per apostasia, ora al sicuro
in Italia. Si siede, con la sua solita camicia
bianca e cravatta ma niente giacca, si fa microfonare (stiamo anche registrando questa intervista per l’ultima puntata della mia
trasmissione su La7, Ammazziamo il Gattopardo), e sulla questione delle riforme si
mostra irremovibile.
Non è preoccupato dalle insidie che potrebbero nascondersi dietro le numerose
richieste di voto segreto presentate: «La
maggioranza terrà ma se nel voto segreto
andasse sotto su uno, due, tre, dieci emendamenti, poi si va alla Camera e per ogni
voto segreto che non è andato bene al Senato, recupereremo alla Camera».
Il presidente del Consiglio è un fiume in
piena.
«Loro pensano di farci innervosire, di
farci diventare polemici, di farci mollare…
Io non mollo, Friedman. Non mollo. Vado
avanti dritto. Gli italiani hanno detto con il
voto di maggio “Renzi, cambia il Paese”. E
secondo lei mi basta una qualche “minaccina” o una forma di ostruzionismo? Io devo
cambiare la giustizia, il Fisco, le infrastrutture, la riorganizzazione del Paese e secondo lei mi faccio impaurire da un senatore
che minaccia come Scilipoti? Le sembro
uno che si preoccupa della minaccia di Scilipoti?».
Ma io insisto, e chiedo se non teme che
tra gli oppositori ci siano anche elementi
del suo partito, fra cui i famosi 101 che nel
segreto dell’urna hanno affossato la candidatura di Romano Prodi per il Quirinale nel
2013.
Renzi annuisce: «Noi andremo avanti
anche per sanare quella ferita».
Il presidente del Consiglio sottolinea come il governo sia già venuto incontro a diverse richieste di modifica del testo sul Senato, ma non intende essere ostaggio di
quella che definisce una «dittatura della
minoranza».
«La riforma del Senato che è arrivata in
votazione», dice Renzi, «non è quella che
avevo pensato io. È stata cambiata, in aspetti non fondamentali ma è stata cambiata. Io
preferivo avere i sindaci, ora ci sono soprattutto consiglieri regionali, per fare un
esempio. Si sono fatte delle modifiche perché bisognava ascoltare tutti, ed è giusto
così con le riforme costituzionali. Non è che
arriva un Mandrake e dice “adesso facciamo
come voglio io”. Questo non è serio. Noi abbiamo ascoltato i costituzionalisti, abbiamo
visto i documenti degli esperti, abbiamo
impiegato mesi su carte e scartoffie e anche
su documenti seri fatti molto bene. Ora che
siamo alla fine, però, non si pensi che ci sia
una dittatura della minoranza, perché io
sono contro la dittatura della maggioranza
ma a maggior ragione siamo contro la dittatura della minoranza. C’è in Italia un
gruppo di persone che dice no da sempre, e
noi senza urlare, diciamo sì, stavolta sì».
Poi, con poche parole, riassume il succo
del suo messaggio: «Piaccia o non piaccia,
le riforme noi le faremo!».
E se l’ostruzionismo continuasse, non
solo sulla riforma del Senato ma anche sul
Jobs Act in autunno, sulla riforma della burocrazia e del Fisco? Renzi sposerebbe la
40,8
la percentuale
di consensi ottenuta dal
Pd alle Europee 2014
minaccia del presidente del Pd Matteo Orfini, che ha avvertito: «o riforme o elezioni»?
«No, io ho detto una cosa diversa. Io ho
detto che ci arriviamo. Capisco che molti
non ne possono più, tra i miei amici, tra i
miei parlamentari, sono in tanti che dicono: “Ma basta, non è giusto star qui a farsi
prendere in giro!”. Però io a tutti loro voglio
dire: calma, perché noi arriviamo. Noi questo risultato lo portiamo a casa. Sono trent’anni che vengono presi in giro, gli italiani,
e noi stavolta andiamo fino in fondo».
Chiedo a Renzi se può confermare che il
Jobs Act sarà una vera e propria riforma radicale del mercato del lavoro, e quanta polemica ci potrebbe essere in Parlamento su
questa legge, visto il trambusto sul decreto
legge Poletti che affrontava soltanto l’apprendistato e i contratti a tempo determinato.
Il caso Soprintendenze e nuovo assetto del ministero
Riforma della Cultura
Il premier congela
il piano di Franceschini
Renzi congela la riforma del ministero della
Cultura. Il piano, che prevedeva un profondo ripensamento della «macchina» pubblica per la
gestione dei beni culturali, era stato presentato
appena la settimana scorsa dal ministro Dario
Franceschini per ridurre le spese e snellire la burocrazia. Un decreto storico (44 pagine e 36 articoli) che però è stato fermato dal premier prima
che mercoledì arrivasse in Consiglio dei ministri
per l’approvazione. In quel documento, al quale
gli uffici di Franceschini avevano iniziato a lavorare subito dopo l’insediamento, si ridisegnavano gli assetti del ministero, ripensando ruoli e
poteri delle soprintendenze. Le due novità più
importanti, probabilmente le uniche ora non invise a Renzi, erano gli sgravi fiscali sulle donazioni da parte dei privati e l’introduzione di un
direttore-manager (scelto con concorso anche
fuori dal «pubblico» o addirittura all’estero) in
sostituzione dei soprintendenti che guidano i 20
più importanti musei: dagli Uffizi a Brera, dalla
Reggia di Caserta alle Gallerie dell’Accademia di
Venezia o la Galleria Borghese di Roma. L’obiettivo di questa nuova figura sarebbe stata quella di
valorizzare gli spazi museali, introducendo cioè
nuovi servizi e puntando ad incrementare gli incassi, riprendendo in mano la leva sul prezzo dei
biglietti. In cima alla lista di questi musei ci sono
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
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Lo scontro Napolitano indisposto: non ha ricevuto i capigruppo
Lega, 5 Stelle e Sel
la «strana opposizione»
che marcia sul Quirinale
Crimi: non risponderemo delle nostre azioni
La vicenda
Il fronte variegato
contro la riforma
Dopo la scelta di contingentare
i tempi per il ddl Riforme, le
opposizioni (M5S, Sel, Lega, FdI)
e i dissidenti di Pd e FI hanno
abbandonato il Senato per
salire al Quirinale e chiedere un
incontro con il capo dello Stato
Il precedente
del Movimento
In prima fila a guidare
la protesta davanti al Colle il
M5S, che anche in passato ha
contestato le strumento della
ghigliottina: a gennaio alla
Camera scatenò la bagarre
dopo la scelta di Boldrini
«Lei ha ragione nel dire che il decreto Poletti ha creato tanta discussione, però è passato. Sessanta giorni ed è passato. È fatta»,
spara Renzi.
Poi sul Jobs Act: «Ci sarà molta confusione? Non lo so. Penso di sì, che ci sarà discussione, ma anche che sia arrivato il momento, perché l’Italia ha bisogno di cambiare tutta. La riforma del Senato serve per
dire che allora bisogna fare diverso il lavoro, diversa la giustizia, diverso il Fisco e diversa la burocrazia».
Sulla tempistica assicura che il Jobs Act ci
sarà in Aula quest’autunno e spera di approvarlo entro Natale.
Poi in questo tour d’horizon di un giovedì mattina a Palazzo Chigi, c’è la questione
del debito pubblico. Qualche settimana fa il
sottosegretario Graziano Delrio, in un’intervista su questo quotidiano, ha fatto riferimento a una «soluzione radicale» per ridurre il debito.
Renzi ha escluso qualsiasi consolidamento o ristrutturazione del debito pubblico ma ha voluto notare che il debito italiano
è molto alto, a oltre 2 mila miliardi, e quindi
un problema, ma il totale del patrimonio
pubblico e privato degli italiani è quattro
volte più grande. Alla fine, ha detto Renzi,
«l’Italia ha più soldi che debiti, non tutti Paesi sono messi così».
Nella parte della nostra conversazione
dedicata alla politica estera, Renzi sottolinea che l’Italia è perfettamente allineata
sulla questione delle sanzioni con altri
membri del G7. Ma avverte che bisogna
evitare l’uso di «toni di Guerra fredda». Poi
affronta il rapporto tra Roma e Mosca e respinge le accuse di essere troppo tenero con
la Russia, notando che l’Italia sta diversificando le fonti di approvvigionamento
energetico, anche in Mozambico, che ha visitato pochi giorni fa.
Cambio argomento e chiedo a Renzi di
Entro il 21 settembre dovremmo
riuscire a pagare tutti i debiti
della pubblica amministrazione
❜❜
gli Uffizi, realtà ben conosciuta da Renzi, che con
la riforma sarebbero sfilati a Cristina Acidini, soprintendente al Polo museale fiorentino, circuito di 26 tra Gallerie grandi e piccole che frutta oltre 20 milioni l’anno.
La svolta al dicastero fondato da Giovanni
Spadolini non è però piaciuta granché al premier, che si è deciso a stoppare il decreto per due
motivi. Il primo sarebbe politico e di metodo.
commentare il breve incontro a Bruxelles di
mercoledì tra Massimo D’Alema e il neopresidente della Commissione europea
Jean-Claude Juncker. C’è qualche significato per la candidatura di Federica Mogherini
come l’Alto rappresentante per la politica
estera?
Renzi qui sembra cauto, forse perché c’è
un valzer delicato in corso nella diplomazia
europea. Lui ci spiega che mentre è sicuro
che l’Alto rappresentante per la politica
estera dell’Ue verrà dalla famiglia socialista
(Pse) lui preferisce aspettare prima un invito da Juncker a proporre un nome italiano.
«L’Italia non ha ancora presentato il proprio commissario», spiega Renzi. «Ora
aspettiamo che Juncker ufficializzi la richiesta. Se Juncker ufficializza la richiesta
noi arriveremo a portare la candidatura il
29 o 30 agosto. La posizione italiana è molto
semplice. Noi non mettiamo un nome ufficialmente sul tavolo finché non c’è la certezza che tocchi all’Italia».
Chiedo infine a Renzi un commento sull’assoluzione di Silvio Berlusconi, e se questa sia rilevante o irrilevante nel percorso
delle riforme.
«È assolutamente irrilevante», risponde
Renzi. «Le riforme non dipendono dai processi penali di Silvio Berlusconi. Il primo a
dirlo è stato Silvio Berlusconi».
E se Berlusconi, dopo i servizi sociali, decidesse di candidarsi?
Renzi non batte ciglio. «È chiaro che se
Berlusconi si candidasse contro di me farei
di tutto per sconfiggerlo».
L’incontro con Marra
e le garanzie del Colle
Il segretario Donato Marra ha
ricevuto una delegazione con
i capigruppo di Lega, Sel
e M5S. «Marra ci ha detto che
Napolitano ha garantito che
vigilerà sull’iter», ha detto
Gian Marco Centinaio (Lega)
L’invito del presidente
a un’ampia convergenza
Il capo dello Stato già nei
giorni scorsi si era espresso.
«Sono sempre stato un attivo
assertore» della necessità
di «ricercare un’ampia
convergenza politica
in Parlamento», aveva detto
Il governo assicura:
il timing non cambia
Il presidente del Consiglio,
Matteo Renzi, e il ministro
delle Riforme, Maria Elena
Boschi, sono comunque
decisi a non cambiare rotta.
Il timing fissato prevede 120
ore per il ddl sulle riforme
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Franceschini avrebbe redatto la riforma in totale
autonomia di fondo, senza informare e condividere con Renzi i principi cardine, presentando la
riforma a cose fatte. La seconda causa delle frizioni verte invece sui contenuti. Il decreto limita
sì le competenze dei soprintendenti ai musei,
ma lascia intatti i poteri delle soprintendenze ai
Beni architettonici, figure che Renzi aveva contestato a più riprese quando era sindaco di Fi-
renze per i continui «no» alle scelte di governo
della città. «Le soprintendenze — fu uno dei
suoi attacchi più duri — sono un potere monocratico che non risponde a nessuno, ma passa
sopra a chi è eletto dai cittadini». Appena nominato segretario del Pd, l’ex Rottamatore rilanciò:
«Abbiamo la cultura in mano a una struttura ottocentesca, non può più basarsi sul sistema delle
soprintendenze». E proprio alcuni sindaci italia-
ROMA — «Ragazzi, questo è
un giorno storico. Pacatezza,
non spariamo minchiate. Ma
non possiamo mica stare zitti,
no?». Naturalmente in testa al
corteo c’è lui, Alessandro Di
Battista, che lungo la strada ha
trovato pure il modo di fare una
telefonata in russo. Il corteo sta
ancora salendo la scalinata che
viene su da Fontana di Trevi, tre
furgoni della polizia arrivano
sgommando dall’altro lato della
piazza del Quirinale. E mentre
Di Battista ripete il suo appello
alla pacatezza ci pensa un altro
parlamentare del Movimento 5
Stelle, Vito Crimi, a creare l’atmosfera giusta: «Questo è il nostro ultimo atto istituzionale.
Poi non risponderemo delle
nostre azioni». Quelli della Lega e di Sel ascoltano in silenzio.
Certo, il leghista Sergio Divina
si è portato fin qui le pagine
della Costituzione che ha strappato nell’aula del Senato. E il senatore operaio Giovanni Barozzino dice che gli sembra di essere tornato davanti ai cancelli
di Melfi, quando protestava
perché la Fiat lo aveva mandato
via e Nichi Vendola capiva di
aver trovato un buon candidato. Ma in questa serata a metà
strada fra l’Aventino e la piccola
marcia su Roma la prima fila è
tutta per i grillini. Sono loro a
guidare la strana opposizione
che forse sta nascendo, quasi
un contrappasso dopo la strana
maggioranza del fu governo
Monti.
Dalla presidenza della Repubblica hanno fatto sapere che
Giorgio Napolitano non potrà
ricevere nessuno per una «leggera indisposizione». Un forte
mal di denti, pare. Non sarà
l’unica delusione. «Siamo al
Quirinale... raggiungeteci per
difendere la Costituzione dalle
mani del dittatore», scrive su
Twitter sempre Crimi. Ma la
chiamata alle armi non funziona. Qualche militante arriva.
Due ragazzi in motorino che
sembrano proprio contenti:
«Finalmente rivedo il Movimento — dice quello biondo —
in piazza dobbiamo stare, non
là dentro a spingere bottoni e
finire come gli altri». Passa pure
ni, nei giorni scorsi, hanno segnalato al premier
che su quel punto in particolare la riforma Franceschini sarebbe stata una rivoluzione a metà.
Da qui è poi partita la richiesta di modificare il
decreto.
Il ministro dei Beni culturali si era confrontato anche con i presunti probabili oppositori della svolta. Compreso associazioni come Italia Nostra e i più convinti sostenitori della tutela, vista
I nodi
La rete delle Soprintendenze:
4 tipologie e 120 sedi
1
Le Soprintendenze sono organi del ministero per i
Beni culturali. Le sedi in Italia sono 120, diffuse in 17
regioni (escluse Sicilia, Valle d’Aosta e Trentino Alto
Adige, dove dipendono da Regioni e Province
autonome). Si dividono in Soprintendenze per i Beni
archeologici; archivistiche; per i Beni architettonici e
paesaggistici; per i Beni artistici, storici e antropologici
La riforma del ministro: uffici dimezzati
e manager a capo di 20 musei
2
Il decreto a cui ha lavorato il ministro Dario
Franceschini punta a riorganizzare il dicastero dei Beni
culturali. E in particolare a unificare le Soprintendenze
ai Beni artistici e quelle che si occupano di Architettura
e lasciando un’unica sede per regione nel settore
archeologico. Previsti inoltre direttori internazionali
per 20 grandi musei
Lo stop di Renzi al decreto:
«Troppi poteri ai Beni architettonici»
3
Renzi ha congelato il decreto di Franceschini perché
alcuni punti non lo convincerebbero. In particolare,
secondo il premier, la riforma lascerebbe quasi intatti
i poteri dei soprintendenti ai Beni architettonici,
figure che Renzi ha contestato da sindaco di Firenze
definendole «un potere monocratico che passa
sopra a chi è eletto dai cittadini»
Leonardo Metalli, il giornalista
che ha fondato il gruppo 5 Stelle
Rai, in elegantissima giacca
verde. Ma la folla non si vede. In
compenso arriva Giorgia Meloni. Si tiene a distanza, sotto
l’obelisco dedicato a Pio VII.
Imbarazzo a mischiarsi con gli
altri? «No, quando c’è di mezzo
la difesa della Costituzione ogni
contaminazione è possibile».
La delegazione dei tre capigruppo è già dentro da mezz’ora. Vito Petrocelli per i 5 Stelle, Gianmarco Centinaio per la
Lega e Loredana De Petris per
Sel stanno parlando con il segretario generale della presidenza Donato Marra. Riecco Di
Battista. Disagio a manifestare
con un pezzo di Prima Repubblica? «Magari non me l’aspettavo, ma più la protesta è larga
più vuol dire che abbiamo ra-
L’attesa delusa
L’appello via Internet ai
militanti del Movimento
smuove soltanto
qualche fedelissimo
gione». Il leghista Massimiliano Fedriga ascolta, sorride e gli
batte pure una pacca sulle spalle: «La verità è che qui ci vogliono far passare per cadregari».
Scusi? «Attaccati alla cadrega,
alla sedia. E invece è Renzi che
vuole andare in vacanza l’8 agosto. Noi possiamo star qui pure
tutto il mese e se altri sono d’accordo tanto meglio. Anche se
siamo diversi eh?». La strana
opposizione, appunto, le larghe
intese di minoranza. Tra un po’
di diffidenza che non vuole andare via e il sollievo di aver trovato finalmente un minimo comune denominatore, chiamato
antirenzismo. La delegazione
sta uscendo dal portone del
Quirinale, la luce del tramonto
sembra perfetta. Il grillino
Maurizio Buccarella si spara un
selfie con un militante, il Cupolone sullo sfondo. «Però, bella
‘sta piazza».
Lorenzo Salvia
@lorenzosalvia
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in contrapposizione alla valorizzazione dei beni
culturali, che da sempre accusano la politica di
Renzi come puro marketing, insomma, o giù di
lì. Proprio grazie a queste consultazioni preventive, nel decreto sarebbero stati rimarcati alcuni
passaggi sulle «attività di valorizzazione» da
rendere «compatibili con le esigenze della tutela». Principio, secondo lo schema del ministero,
che deve restare sempre «prioritario». Una strategia politica che, però, non ha risparmiato dure
critiche da parte di esperti autorevoli come Antonio Paolucci: «Questa riforma è una macelleria
che confonde cultura ed economia», aveva detto
il direttore dei Musei Vaticani in un’intervista al
Corriere Fiorentino. Adesso l’impianto del decreto va già in revisione, seguendo le correzioni
del premier, che se con l’ex avversario di partito
Franceschini ha stabilito una discreta sintonia
politica non sembra ancora aver raggiunto affinità sul «metodo di lavoro». Intanto, forse per
ricercare subito una sponda politica, ieri il ministro ha incontrato a Roma i sindaci dell’Anci.
Claudio Bozza
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Primo Piano
Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Il Parlamento Le scelte
Tetto da 240 mila euro agli stipendi
Camera, i dipendenti contro Boldrini
Protesta con i fischietti, l’ira del presidente di Montecitorio
ROMA — Una protesta decisamente inedita quella di ieri
mattina davanti a Montecitorio:
assomigliava a una bagarre delle
curve degli stadi, con veri e propri cori e invettive, anche contro
la presidente Laura Boldrini. Ad
inscenare la protesta commessi,
consiglieri parlamentari, funzionari: i dipendenti della Camera contestavano i tagli degli
stipendi decisi in mattinata dall’ufficio di presidenza di Montecitorio.
I dipendenti hanno contestato fuori dal Palazzo ma anche
dentro, lungo i corridoi, davanti
all’ufficio della presidente Boldrini, gridando e applaudendo:
«Beni, bravi, bis, complimenti».
«Una contestazione che spiace e rattrista», ha commentato la
presidente Boldrini, ricordando:
«Fuori da Montecitorio c’è un
paese reale che non ha più reti di
protezione sociale e anche chi
lavora dentro Montecitorio è
chiamato a rendersene conto».
I dipendenti della Camera
non hanno esitato ad usare anche i fischietti per contestare un
documento che l’ufficio di presidenza della Camera ha approvato quasi all’unanimità: ha votato contro Edmondo Cirielli di
Fratelli d’Italia mentre la Lega si
è astenuta. Lo stesso documento
è stato approvato anche dall’ufficio di presidenza del Senato.
Il documento si intitola infatti: «Integrazione congiunta degli indirizzi per la contrattazione - Senato della Repubblica Camera dei deputati». E prevede
l’introduzione di un tetto per gli
stipendi dei consiglieri parlamentari pari a 240 mila euro, così come stabilito dal decreto legge numero 66 del 2014, il cosiddetto dl Irpef.
L’obiettivo è applicare questo
Il ricalcolo
Saranno tutti ricalcolati in
proporzione, la cifra più
alta è quella prevista per
i consiglieri parlamentari
Il «Paese reale»
Boldrini replica alle
contestazioni: fatto triste,
guardate alle condizioni
del Paese reale
tetto entro la fine del 2014 e calcolare in proporzione i tetti per
le altre categorie che lavorano
dentro Montecitorio. Ovviamente tutto sarà calcolato in
maniera tale che rimangano
inalterati i rapporti retributivi
oggi esistenti fra le varie professionalità.
Le retribuzioni dei dipendenti della Camera verranno calcolate ai tavoli con i sindacati, ben
quattordici le sigle sindacali che
si contano a Montecitorio.
«Se fuori di qui c’è un processo di rivisitazione degli stipendi
più alti, sarebbe singolare che il
legislatore che ha votato la conversione di quel decreto non si
ponesse il problema: una decisione qui dentro andava presa»,
ha spiegato Marina Sereni, una
delle vicepresidenti della Came-
Montecitorio
Laura Boldrini, 53 anni,
presidente
della Camera.
Eletta con Sel,
dal 1998 al
2012 è portavoce dell’Alto
commissariato Onu per i
rifugiati (Ansa)
ra con delega a questo tipo di
contrattazione. E ha aggiunto:
«Certo fa più piacere prendere
applausi che fischi o cori e applausi ironici, ma bisogna assumersi delle responsabilità».
Sulla protesta dei dipendenti
si è innestata la contestazione
del Movimento 5 stelle: «Oggi è
stato dato parere favorevole al
contenimento delle spese per il
personale ma di fronte alle nostre proposte di rivedere gli stipendi dei parlamentari tutti i
partiti compatti ci hanno detto
no», hanno riferito Luigi Di Maio, Riccardo Fraccaro e Claudia
Mannino, tutti e tre membri
dell’ufficio di presidenza della
camera. E hanno poi spiegato
che la loro proposta era di portare gli stipendi dei parlamentari a 5 mila euro lordi aggiungendo la rinuncia ai vari plafond e
indennità, oltre alla rendicontazione pubblica delle spese.
Una proposta che il Movimento 5 stelle, dopo l’ufficio di
presidenza, ha riproposto anche
all’attenzione dell’aula di Montecitorio, senza successo. E Roberto Fico ha postato su Facebook l’esito della votazione,
commentando a fine seduta:
«Guardate questa immagine
della Camera. È l’esito della votazione sulla proposta di M5S di
dimezzare lo stipendio dei deputati. Ovviamente i partiti, tutti, hanno trovato la perfetta sintonia per dire no».
A fine seduta, concluso il di-
battito sul bilancio della Camera, la presidente Laura Boldrini
ha voluto ringraziare il segretario generale di Montecitorio Ugo
Zampetti «per la sua competenza e dedizione e per il suo ruolo
di garanzia di supporto imparziale e obiettivo per me e per
tutti i deputati e i gruppi parlamentari». Con l’occasione Laura
Boldrini ha voluto trovare parole di ringraziamento e di pacificazione anche per tutti i dipendenti della Camera: «Il personale della Camera è la risorsa più
preziosa e le misure sulla retribuzione si devono accompagnare a una valorizzazione complessiva delle professionalità».
E sempre in tema di risparmi
l’ufficio di presidenza di Montecitorio ha deciso all’unanimità
la rescissione dal contratto di affitto per i tre palazzi Marini, gli
edifici di proprietà dell’imprenditore Sergio Scarpellini che
ospitano gli uffici dei deputati.
Per il primo febbraio 2015, riferiscono fonti di Montecitorio,la
Camera potrà lasciare i palazzi.
Alessandra Arachi
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Il libro «Sconfitte» e parallelismi
Tra il Fiscal Compact
e l’Italia del ‘47
MILANO — «Quando un’autorità straniera dà ordini in
casa tua, tu sei un reduce e la guerra l’hai persa». E per Andrea
Cangini, cronista parlamentare e notista politico, autore di
L’Onore e la sconfitta (Minerva Edizioni, 168 pagine), questo è
accaduto due volte in 70 anni: con la ratifica del Trattato di
pace nel 1947, dopo la II Guerra mondiale; e con quella del
Fiscal Compact nel 2012, dopo una crisi con dati da guerra
persa (in fumo, dal 2008 al 2013, 8,8 punti di Pil, disoccupazione raddoppiata e produzione industriale giù del 25%). Nel
libro Cangini confronta le parole, pronunciate a 65 anni di
distanza dagli stessi scranni di Montecitorio, sul Trattato di
pace e sul Fiscal Compact: i verbali dell’Assemblea costituente
del luglio 1947 e della Camera del luglio 2012. E paragona la
consapevolezza del 1947 («dibattito prolungato, alto, coerente
con il dramma nazionale e animato da tutti i maggiori leader»)
al «silenzio dei leader» nel 2012. Non una parola, in Aula, da
Berlusconi, Alfano, Casini, Bersani o Monti.
Quando, con un confronto «breve e di modesto livello», si introdusse il pareggio di
bilancio in Costituzione e si approvò il piano
di riduzione del debito (Fiscal Compact),
che «ha privato lo Stato della propria sovranità di bilancio». Nel 1947 «nessuno si azzardò a dire che in fondo la guerra era stata
colpa nostra, che ce l’eravamo andata cercare». C’era il senso di un trattato ingiusto,
anche se accettato, la volontà di rimarcare la
dignità nazionale nelle parole del socialista
Il volume L’onore
Pietro Nenni e dell’azionista Leo Valiani,
e la sconfitta,
negli interventi di comunisti e democristiaMinerva, 168 pp.
ni. Non così 65 anni dopo: quando la consapevolezza della «sconfitta» non c’è stata. E questo è, per l’autore, spunto di riflessione su «un’opera di costruzione nazionale
che mostra la concretezza del completamento della SalernoReggio Calabria», su un certo discorso pubblico per cui è meglio un «vincolo esterno che ci obblighi al buon governo», su
un’unità politica europea vista, con pessimismo, come lontana. E su una politica debole: «È probabile che non potessimo
far altro che recepire il Fiscal Compact» nel 2012, ammette
Cangini, ma «occorre comunque una politica». La sua crisi
suscita «delusione e rabbia»: e «perciò non si vota, o si vota
con furore».
Renato Benedetto
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Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
9
Il Parlamento Le scelte
Berlusconi vede Fitto
Tregua sulle riforme
ma resta la distanza
A Roma
La cena
con Francesca
e i fedelissimi
Silvio Berlusconi
e Francesca Pascale
(foto in alto) a cena,
mercoledì, in un
ristorante nel centro
di Roma: con loro gli
azzurri della cerchia
ristretta, Mariarosaria
Rossi, Giovanni Toti,
Mariastella Gelmini
(foto in basso).
Atmosfera distesa per la
prima uscita pubblica
dell’ex Cavaliere dopo
l’assoluzione nel
processo Ruby.
E poco prima del dolce,
qualcuno tira fuori le
voci per cui, dopo una
lite con Berlusconi,
la Pascale avrebbe
abbandonato Arcore.
«Sono scappata di
casa…», risponde lei,
che subito, sorridendo,
aggiunge: «Ma dieci
anni fa». La serata
finisce prima delle
undici, ora in cui l’ex
premier ha l’obbligo
di tornare a casa.
Divergenze sulla gestione del partito
Il commento
AL SENATO UNA SFIDA
CHE EVOCA LA PALUDE
O PERFINO LE URNE
di MASSIMO FRANCO
La via d’uscita scelta dal governo non è un gesto
di tregua, ma una sfida che apre una guerra con le
opposizioni. Anche se l’impressione è che Palazzo
Chigi la consideri una guerra «giusta», inevitabile
per non essere sommerso dalla mole abnorme
degli emendamenti; e per non ritrovarsi tra un
mese con l’ennesimo nulla di fatto. In teoria, avere
prefissato i tempi degli interventi in aula dovrebbe
garantire l’approvazione della riforma del Senato
entro l’8 agosto. Il condizionale è obbligato, però,
perché i contraccolpi politici si stanno ancora
producendo, e accentuano un clima già avvelenato. Il risultato immediato è un corteo di parlamentari di M5S, Sel e Lega che vanno sotto il Quirinale
e chiedono udienza a Giorgio Napolitano. Le minoranze sono salite su simboliche barricate verbali. Usano toni virulenti, e il loro appello al capo
dello Stato arriva dopo quello rivolto l’altro ieri da
Napolitano al Parlamento per evitare la paralisi
decisionale: un intervento considerato d’appoggio
a Palazzo Chigi, contro un ostruzionismo strumentale e ad oltranza. Sotto voce, dall’opposizione e dagli avversari di Renzi nel Pd si accusa Renzi
di puntare ad elezioni anticipate. Secondo questa
tesi, la sfida della «tagliola» alle modifiche nasconderebbe la ricerca di un pretesto per cercare
l’incidente, rompere e tentare di arrivare quanto
prima allo scioglimento delle Camere: tesi suggestiva,
Le posizioni
per il momento
Un Renzi refrattario ma
tutta da provare.
alla trattativa
Tanto più che sefa infuriare
condo la Lega
l’obiettivo renziano
le opposizioni
non sono le urne
anticipate, ma la
voglia di «andare in
vacanza entro l’8 agosto». In realtà, se il Senato
dirà sì alla fine del bicameralismo, non ci dovrebbe essere questo rischio. Il Pd ha sempre sostenuto che la fine della legislatura è legata al fallimento
delle riforme e non alla loro approvazione. Il contingentamento dei tempi della discussione è un
modo per ottenere d’autorità quanto si stava rivelando impossibile con un normale dibattito. Per
questo il presidente della Repubblica aveva evocato il pericolo di una paralisi decisionale che vanificherebbe il lavoro svolto finora. La protesta dei
partiti di Beppe Grillo, Nichi Vendola e Matteo
Salvini prelude ad altre tensioni. Conferma il rischio che a prevalere siano i cosiddetti «opposti
estremismi»: da una parte l’ostruzionismo irriducibile, dall’altra «l’imposizione della tagliola: un
errore gravissimo», secondo Vannino Chiti, uno
dei critici più puntuti di Renzi nel Pd. «Piaccia o
no, le riforme le faremo. Non mollo, basta con
quelli che dicono no», replica il capo del governo,
rifiutando qualunque trattativa. La speranza «che
il fine settimana porti consiglio», espressa ieri
pomeriggio dal presidente del Senato, Pietro
Grasso, per ora sembra dunque cadere nel vuoto.
L’aspetto singolare è che lo scontro si consuma
non solo tra maggioranza e opposizioni, ma nello
stesso Pd di cui Renzi, Grasso e Chiti sono esponenti. E minacciano di coinvolgere il Quirinale. La
decisione della maggioranza di ridurre i tempi
della discussione moltiplica le accuse contro Renzi di concentrarsi sul Senato e non sulle questioni
economiche e del lavoro, mentre l’Italia non aggancia la ripresa: un affanno riconosciuto ieri
anche dal premier. E dà fiato a quanti arrivano a
vedere una dittatura della maggioranza. Grillo
sentenzia: «La democrazia è stata uccisa». Meno
teatrale e più sobrio, uno dei relatori della riforma
al Senato, il leghista Roberto Calderoli, sostiene
che è stato «calpestato il buonsenso». C’era tempo
fino a lunedì per trovare una soluzione. La mossa
del governo, invece, a suo avviso complica tutto.
«Rischiamo di finire tutti in una buca». Si vedrà
presto se si tratta della solita palude parlamentare,
o se per «buca» si intendono le urne.
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ROMA — «Le riforme vanno
fatte anche perché il nostro elettorato è il primo a volerle. Ma il modo
di fare di Renzi sul Senato si sta rivelando rischioso anche per noi». E
ancora: «Io sto facendo di tutto per
ricomporre il centrodestra e, per
tutta risposta, ricevo gli sberleffi di
molti dei signori che stanno con
Alfano. Ti fanno venire la voglia di
lasciare ciascuno al suo destino...».
E non è tutto. «Raffaele, dici che ci
converrebbe andare a votare con la
legge elettorale vigente?».
Quando Raffaele Fitto esce da
Palazzo Grazioli dopo un’ora e
mezza di colloquio con Silvio Berlusconi, e siamo a metà del pomeriggio di ieri, dentro Forza Italia
ciascuno si muove come può per
ricostruire com’è andato il colloquio tra i due. Non si parlavano a
quattr’occhi dall’alba della campagna elettorale per le Europee. E —
anche se a distanza — si erano sfidati dopo, nelle settimane in cui
Forza Italia sembrava diventata il
terreno di scontro tra i berlusconiani di stretta osservanza e la cosiddetta «fronda Fitto».
Dentro Forza Italia si scatenano.
L’europarlamentare, dopo aver
parlato pubblicamente di colloquio
«lungo e bello», si fionda alla Camera dei deputati. I berlusconiani
di stretta osservanza, invece, provano a sintonizzarsi con le antenne
radio di Palazzo Grazioli. Da cui
emergono tre cose. L’ex Cavaliere
avrebbe condiviso parte delle perplessità di Fitto su come Renzi sta
gestendo la partita del Senato («Le
riforme vanno fatte ma il modo di
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fare del premier si sta rivelando rischioso anche per noi»), si sarebbe
dimostrato abbastanza infastidito
dalla reazione della maggioranza
degli alfaniani rispetto al suo appello all’unità («Ti fanno venire vo-
glia di lasciare tutti al loro destino») e soprattutto avrebbe lasciato
addirittura trapelare — dopo tantissimo tempo — la chimera di tornare alle elezioni anticipate quanto
prima («Ci converrebbe andare a
votare col proporzionale vigente?»).
Quanto al partito, come avrebbe
ammesso anche Fitto («Il percorso
di rilancio è lungo e complesso.
Abbiamo iniziato a discutere ma
I nodi
Le divisioni nel partito I dissidenti e le riforme I rapporti con Ncd
Prima delle Europee
aumentano le divisioni in
FI: Fitto chiede primarie
per gli incarichi di partito
C’è poi una fronda che
si oppone alla linea di
Berlusconi di mantenere il
patto col Pd sulle riforme
Altro fronte aperto è quello
dei rapporti con Alfano:
dopo il disgelo dei giorni
scorsi, l’alt da parte del Ncd
sono cose non risolvibili in un colloquio»), le posizioni rimangono
distanti. Talmente distanti che, secondo alcune ricostruzioni, l’ex
premier avrebbe respinto al mittente le ambizioni dell’europarlamentare pugliese di vedersi riconosciuto un ruolo di primo piano
nella macchina politico-organizzativa di quella Forza Italia che sta
cambiando pelle.
Sarà per il fastidio rispetto alla
decisione del Tar del Lazio di non
restituirgli il passaporto, sarà per le
scene dei parlamentari di M5S-Lega-Sel che marciavano verso il
Quirinale, sta di fatto che il Berlusconi rientrato ieri a Milano è parso a molti «decisamente inquieto».
Perplesso sul «metodo» renziano
di una riforma del Senato che comunque Forza Italia continua ancora a sostenere. E, soprattutto,
preoccupato per il caos che sta attraversando un centrodestra che
vorrebbe vedere riunito. «Ncd è
spaccata, tra di noi ci sono 17 che
voteranno contro la riforma del Senato, senza dimenticare che anche
la Lega è divisa. So che Bossi è furibondo...», ha confessato l’ex premier ad alcuni parlamentari prima
di tornare verso Milano. «Dobbia-
La tentazione del voto
L’ex Cavaliere, dopo
tantissimo tempo,
avrebbe lasciato trapelare
l’ipotesi di voto anticipato
mo fare qualcosa».
Già, ma che cosa? Nella cerchia
ristretta di Alfano, e cioè tra coloro
che si oppongono al ritorno verso
Berlusconi e che stanno predisponendo il «gruppone centrista di 95
parlamentari», temono che l’ex Cavaliere stia davvero tornando ad
accarezzare l’idea del voto anticipato. Per sfruttare l’onda benefica
della sentenza Ruby e l’eventuale
crisi di Renzi sul Senato. Crisi che,
per adesso, è ancora tutta da provare. Ed è, in fondo, la stessa verifica
che l’ex premier sta aspettando di
fare. Per studiare le contromosse.
Tommaso Labate
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L’intervista La parlamentare azzurra: noi siamo per la stabilità, ma senza buoni risultati meglio le urne
Carfagna: superare gli attriti personali
La riunificazione va fatta, il leader è Silvio
ROMA — «Io credo che la riunificazione
del centrodestra non sia più rinviabile. È
una necessità, ormai».
Obiettivi?
«Il primo è onorare i nostri elettori. E mi
riferisco a quell’elettorato moderato che,
alle ultime elezioni, ha preferito rimanere a
casa in assenza di un’offerta politica all’altezza. Non dimentichiamo che Renzi avrà
preso pure il 41%, ma la metà degli italiani
non è andata a votare».
Tempistica?
«Subito. Dobbiamo avviare un tavolo di
consultazione permanente sul programma.
Dal fisco al lavoro, dall’immigrazione ai temi eticamente sensibili».
Come pensa di mettere d’accordo Forza
Italia, Nuovo Centrodestra, Lega e Fratelli
d’Italia?
«Parliamoci chiaro. Ci sono dei grandi
ostacoli da superare. Che paradossalmente
sono forse più di natura umana che politica. Ma ora più che mai il centrodestra deve
tornare a fare politica».
Mara Carfagna — salernitana, classe ‘75,
ex ministro delle Pari opportunità, deputata da più legislature — si tuffa nell’estate
2014 issando, come ha fatto anche Berlusconi dopo l’assoluzione, la bandiera del
centrodestra riunificato.
Non dimentichi di fare i conti con chi,
tra gli alfaniani, resiste al ritorno verso di
voi.
«Chi si oppone alla riunificazione è settario e farebbe meglio a restare a coltivare il
proprio orticello. Noi vogliamo tornare a
incarnare le ambizioni politiche del popolo
moderato e per farlo dobbiamo costruire
un’offerta politica credibile e maggioritaria».
Scusi, ma secondo lei il leader della federazione di centrodestra è ancora Berlusconi?
«Non si può prescindere da Silvio Berlusconi. Il leader incontrastato di Forza Italia
e di tutto il centrodestra è ancora lui. Io credo che sia lui a dover individuare le tappe di
un percorso comune che ci porti a trovare
una sintesi e un candidato premier. Sempre
che, come tutti noi speriamo, la Corte di
Giustizia europea lo riabiliti restituendogli
quella possibilità di candidarsi che la sentenza di Mediaset e la legge Severino gli
hanno sottratto ingiustamente».
E le famose primarie?
«Io sono a favore delle primarie di coalizione. E anche Berlusconi si è mostrato
Alla Camera
Mara
Carfagna,
38 anni,
deputata
di Forza
Italia, ieri a
Montecitorio
d’accordo. Un centrodestra moderno non
può e non deve avere paura di aprirsi al giudizio del proprio popolo».
Scusi, onorevole, ma la «fronda» che
fine ha fatto? Archiviata dopo il faccia a
faccia tra Berlusconi e Fitto? Lei ne faceva
parte...
«Su questo vorrei fare chiarezza una volta per tutte. Io non sono mai stata iscritta a
Dopo le registrazioni diffuse dal personal trainer
Fede espulso dal «suo» movimento
MILANO — Gli avevano assegnato
la tessera numero uno del movimento
(che si costituirà ufficialmente solo a
settembre). Ma ora «Uniti si vince»,
il gruppo referendario lanciato a Milano
nel maggio scorso, e che Emilio Fede
aveva contribuito a fondare, prende
le distanze dal giornalista e annuncia
di aver annullato la sua tessera.
Lo rendono noto il portavoce e fondatore
di «Uniti si vince», Biagio Maimone,
e il segretario Andrea Monteforte.
La decisione è stata presa dopo
la pubblicazione delle conversazioni
telefoniche tra Fede e il suo personal
trainer. Registrazioni, secondo
il giornalista, manipolate a scopo
di ricatto, in cui Fede parla dei rapporti
di Berlusconi con Dell’Utri e Mangano.
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una fronda contro Berlusconi. C’era semmai un dibattito, perché nei partiti si discute su come selezionare la classe dirigente,
su come individuare i candidati a sindaco, a
governatore... Comunque sia dopo l’assoluzione, che ha ripristinato verità e giustizia,
Forza Italia è un partito molto più sereno.
Abbiamo vissuto momenti di ansia che, per
fortuna, sono alle spalle. Abbiamo ancora
con noi l’uomo in grado di fare la sintesi».
E cioè Berlusconi.
«Esattamente. Dobbiamo riunificare il
centrodestra per arginare il renzismo».
Strano, a volte voi forzisti sembravate
quasi più renziani di Renzi...
«Non è così. Forza Italia non vuole lasciare il Paese in mano a Renzi. Sia chiaro,
qui non si contesta l’ambizione a fare le riforme che il Paese pretende, che era nostra
prima ancora che del Pd. Si figuri che la sottoscritta, invece che riformarlo, il Senato
l’avrebbe direttamente abolito. Qui si contesta l’arroganza con cui Renzi si muove. E
quest’arroganza, soprattutto nel metodo,
rischia di compromettere tutto e di non risolvere nulla».
Non è che Forza Italia, dopo la sentenza
di assoluzione di Berlusconi, sta meditando di andare al voto col proporzionale
vigente?
«Noi siamo sempre per la stabilità. Ma se
la stabilità coincide con il buon operato di
governo. Se quest’ultimo non c’è, sempre
meglio restituire la parola agli elettori. E
noi, degli elettori, non abbiamo mai avuto
paura».
T. Lab.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Primo Piano 11
italia: 51575551575557
La ripresa incerta Il Fmi
Il Fondo taglia la crescita dell’Italia, allarme conti
Previsioni dimezzate allo 0,3% per il 2014. Frena anche la Francia, mentre Madrid accelera
(crescita al 7,4% invece del
previsto 7,6) a causa di un indebolimento della domanda
interna.
Ma non tutto va male, in
giro per il mondo: se anche
gli altri Paesi emergenti stentano, dopo un lungo periodo
di forte crescita, e se la Russia
paga duramente per l’aggressione all’Ucraina e le conseguenti sanzioni internazionali (Mosca crescerà appena
dello 0,2% invece del previsto
1,3), le cose vanno meglio in
Giappone e nella Ue che si
conferma in recupero con diversi Paesi che cresceranno
più del previsto, nonostante
il rallentamento globale delle
economie: è il caso della solita Germania, ma anche della
Gran Bretagna e della Spagna
che raccoglie i frutti delle terapie economiche adottate
per contrastare la crisi: crescerà dell’1,2, lo 0,3 in più.
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK — Il Fondo
Monetario Internazionale dimezza le previsioni di crescita dell’economia italiana nel
2014 – dallo 0,6% allo 0,3% –
ad appena tre mesi dall’«Outlook», il rapporto pubblicato ad aprile. La revisione trimestrale presentata ieri a Città del Messico dal capo degli
economisti del Fmi, Olivier
Blanchard, segnala un rallentamento planetario con la
crescita mondiale del 2014
ora stimata al 3,4% rispetto al
3,7 di aprile. Effetto soprattutto della battuta d’arresto
dell’economia statunitense
nel primo trimestre di quest’anno con un’improvvisa e
imprevista recessione (-3%)
causata soprattutto da un inverno straordinariamente
gelido in America e del rallentamento di quella cinese
L’economia
mondiale
Rallenta
l’economia
mondiale, il Pil
quest’anno
salirà del 3,4%
L’Unione
europea
La Ue è in
recupero, bene
Germania,
Gran Bretagna
e Spagna
Revisione al ribasso, invece, come detto, per l’Italia.
Non siamo gli unici sul banco dei cattivi: il Fondo ha ridotto sensibilmente le previsioni di crescita anche per
Brasile e Messico che, però,
fin qui avevano galoppato,
mentre noi siamo in stagnazione-recessione da dieci anni. In Europa anche la Francia
si vede ridurre le previsioni
di crescita dello 0,3%, ma il
Pil transalpino salirà comunque dello 0,7%, più del doppio del nostro. L’organismo
internazionale conferma, invece, le previsioni per il 2015:
+1,1% per l’Italia, +1,4 per la
Francia. La Spagna l’anno
prossimo accelererà (1,6%, lo
0,6 in più rispetto alle previsioni di aprile) mentre la
Germania dovrebbe registrare un rallentamento (1,7%
anziché il previsto 1,9).
Severo il giudizio del Fon-
do sull’Italia e la Francia: col
loro elevato debito pubblico
sono diventate un freno per
l’Europa. E i governi di Roma
e Parigi non sono riusciti a
mettere in campo riforme tali
da convincere gli investitori
che questi Paesi stanno davvero creando le condizioni
per un nuovo ciclo di crescita
economica. Meno allarmata
l’analisi di Blanchard sulla
Cina il cui governo ha già
messo in campo uno stimolo
per compensare il rallentamento della domanda, con
investimenti nell’edilizia e
nei trasporti. Analisi «soft»
anche sugli Stati Uniti che,
dopo la «gelata» invernale,
sono tornati a crescere a un
ritmo che dovrebbe essere
prossimo o addirittura superiore al 3%.
Il Fmi conferma, quindi, di
approvare la scelta della Federal Reserve di chiudere la
Le previsioni del Fondo monetario Dati in %
Tra parentesi le stime di aprile
Proiezioni
+3,4
(+3,7)
Le altre previsioni
3,5
2,5
+1,7
(+2,8)
2,0
+1,3
+1,3
+1
1,0
0,5
+0,3
(+0,6)
0,0
ITALIA
2014
+2,7
(+2,5)
+1,2
+1,9
+1,5 (+1,7) +1,7
(+1,6)
(+1,4)
+1,1
(+1,1)
+1,1
+0,7
(+1)
+0,8
+0,6
2015
+2,4
+2,2 (+2,4)
(+2,3)
+1,6 +1,6
+1,4
(+1) (+1,3)
(+1,3) +1,2
+1,1
(+0,9)
(+1)
+0,5
+0,2
+0,2
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Ba Italia
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© RIPRODUZIONE RISERVATA
+3,2
(+2,8)
+3
(+2,9)
3,0
1,5
Massimo Gaggi
+4
(+4)
4,0
+1,1
(+1,1)
stagione della gestione straordinaria della politica monetaria arrivando al graduale
azzeramento dell’acquisto di
titoli del Tesoro e di obbligazioni sul mercato entro la fine di quest’anno, mentre i
tassi d’interesse (pressoché
azzerati fin dall’inizio della
crisi, sei anni fa) ricominceranno lentamente a crescere
a partire dalla seconda metà
del 2015. Un graduale ritorno
alla normalità che è necessario ma, avverte il Fondo, nel
corso di questo processo potranno generarsi nuovi fenomeni di instabilità dei quali
potrebbero fare le spese soprattutto i Paesi emergenti:
con l’aumento dei tassi i capitali Usa investiti negli ultimi anni fuori dall’Occidente
sono destinati a tornare in
buona parte negli Stati Uniti.
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str
du
fin
n
Co
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C
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Pil mondiale Stati Uniti
Area Euro
Germania
Francia
Spagna
Giappone Regno Unito
Fonte: Fondo monetario internazionale
Canada
CORRIERE DELLA SERA
Il decreto competitività Rimodulati i tagli agli sgravi per gli impianti fotovoltaici
Prestito all’Ilva nel pacchetto imprese
Scalate in Borsa, tetto più basso per l’Opa
Cancellata la norma sulla capitalizzazione degli interessi
ROMA — Il decreto competitività
prosegue il suo cammino verso la
conversione in legge. Ieri il provvedimento in favore delle imprese ha ottenuto l’approvazione da parte delle
commissioni Industria e Ambiente
del Senato, un passaggio che ha consentito di avviare nel pomeriggio
l’esame in aula a Palazzo Madama.
L’intenzione del governo è porre la fiducia, incassare il voto dei senatori e
trasferire il decreto all’esame della
Camera dove deve essere convertito
prima della pausa estiva. L’importante è fare presto, bruciando le tappe. Il
provvedimento, del resto, nel corso
delle ultime ore ha assunto la veste di
un decretone frutto di innumerevoli
interventi di modifica in materia di
energia, ambiente, sviluppo, turismo, agricoltura e edilizia scolastica e
misure per il rilancio dell’economia.
Non a caso, è servita una maratona
notturna tra mercoledì e giovedì per
predisporre e approvare il corposo
elenco di emendamenti al testo originale. Uno dei temi caldi affrontati riguarda la norma sulla reintroduzione
dell’anatocismo, l’applicazione cioé
degli interessi sugli interessi, applicata dagli istituti di credito ai clienti
che vanno in rosso. Dopo qualche in-
certezza su proposta del governo un
emendamento ha cancellato l’articolo che prevedeva l’anatocismo. Una
novità importante, sottolineata dal
relatore Massimo Mucchetti (Pd) durante l’illustrazione del decreto, prevede l’introduzione di una doppia
soglia per l’offerta pubblica di acquisto (Opa) per le società quotate in
Borsa. In pratica, l’obbligo di lanciare
un’Opa è destinato a scattare in corrispondenza del 25% del capitale, nel
caso si diventi azionista di maggioranza. La nuova soglia è destinata a
convivere con il vecchio obbligo che
prevede l’offerta pubblica a quota
30%. Per le piccole e medie imprese,
che intendano quotarsi, il testo originario del decreto stabilisce comunque la facoltà di inserire nello statuto
un tetto tra il 20% e il 40%. Per le società quotate in borsa è inoltre prevista la possibilità di adottare azioni a
voto maggiorato modificando lo sta-
tuto, per le imprese che convocheranno l’assemblea, entro il 31 gennaio 2015, sarà sufficiente una votazione a maggioranza semplice per l’adozione di questa novità.
Una modifica significativa è stata
approvata sul fronte del cosiddetto
spalma incentivi per le imprese attive
nel fotovoltaico. Per assicurare alle
pmi un taglio della bolletta elettrica
di circa 800 milioni sono state previste tre opzioni mirate a recuperare
La doppia soglia Opa
Salta l’anatocismo
Gli incentivi «green»
Arriva la doppia soglia per l’offerta
pubblica di acquisto. Per le società
quotate viene fissato il tetto del
25% che si aggiunge a quello del
30%. Approvato l’emendamento
proposto dalle Commissioni
Industria e Ambiente
Salta la norma che
reintroduceva l’applicazione
degli interessi sugli interessi
(anatocismo), applicata dalle
banche sui clienti che vanno
in rosso. L’articolo 31 è stato
cancellato dal provvedimento
Via libera alle modifiche della
norma che introduce incentivi
per gli impianti fotovoltaici
La legge prevede ora diverse
opzioni per poter usufruire
dei bonus, che potranno
essere scelte dalle aziende
Le novità
parte delle agevolazioni accordate al
fotovoltaico. La prima possibilità stabilisce l’allungamento del beneficio
degli incentivi su un periodo di 24
anni, la seconda una stretta sugli incentivi in parte compensata da un recupero nell’arco di venti anni, oppure, in assenza di una decisione da
parte degli operatori, una rimodulazione delle percentuali di taglio degli
incentivi in tre diversi scaglioni. Tra
le misure principali del decreto, composto da 34 articoli, figura il prestito
ponte in favore dell’Ilva, oltre che il
via libera al sub commissario ad hoc
da affiancare a Piero Gnudi in materia ambientale. Nella norma è previsto, tra l’altro, che lo sblocco delle risorse sequestrate alla famiglia Riva
sia destinato al risanamento del
gruppo siderurgico. Il pacchetto di
emendamenti include il via libera al
pagamento di 535 milioni di euro da
riconoscere a Poste Italiane in virtù di
un vecchio credito, derivante da una
sentenza Ue sugli aiuti di stato. Modifiche anche per il Sistri, il sistema di
tracciabilità dei rifiuti. Fino al 31 dicembre 2015 la gestione toccherà in
proroga a Selex (Finmeccanica), poi
sarà necessario un bando europeo
per individuare il nuovo gestore. Approvati, tra gli altri, l’emendamento
sulla regolazione graduale dei pedaggi nel settore ferroviario, in seguito
alla cancellazione delle tariffe elettriche agevolate, e l’emendamento che
introduce la possibilità di riconvertire parte delle superfici degli immobili a destinazione alberghiera in abitazioni dove sarà possibile usufruire
dei servizi tipici dell’hotel.
Andrea Ducci
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La missione a Pechino
Privatizzazioni,
Padoan rilancia
Le mosse cinesi
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PECHINO — Qualcosa di importante sta
succedendo nei rapporti commerciali tra
Italia e Cina, che finora sono stati sbilanciati
a nostro sfavore nel campo dell’importexport e degli investimenti. La cessione a
State Grid Corporation of China del 35% della
nostra Cdp Reti per circa due miliardi di
euro, annunciata ieri dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e dal presidente di
Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini,
apre nuove prospettive nel lungo termine.
Padoan spiega che da parte cinese «c’è un
forte interesse a investire con noi in infrastrutture italiane ma anche in progetti, nel
settore delle energie come nel caso di Cdp
Reti che controlla Snam (distribuzione del
gas) e Terna (elettricità), fino all’acqua».
Bassanini e l’amministratore delegato di Cdp
Giovanni Gorno Tempini dicono che le opportunità di lavorare insieme, grazie alla
nostra eccellenza tecnologica, possono svilupparsi non solo con progetti in Cina, ma
anche all’estero, in teatri dove Pechino è
presente in posizione di forza.
Intanto incassiamo due miliardi «cedendo
una minoranza di una minoranza», dice
Bassanini, assicurando che la governance di
Cdp Reti resta in mani italiane. Il governo è
impegnato in un piano di privatizzazioni che
dovrebbe riguardare uno 0,7% del Pil su base
annua e Padoan conferma che l’obiettivo
«rimane assolutamente confermato e alla
portata». Nella sua missione a Pechino il
ministro ha trovato interesse nel settore
immobiliare e in quello delle pmi. «Noi vogliamo valorizzare il patrimonio immobiliare
pubblico nel medio termine e loro vorrebbero partecipare». Dopo l’intesa su Cdp Reti,
che sarà firmata entro fine luglio a Roma, ieri
la Cdp ha sottoscritto un memorandum d’intesa con la China Development Bank che
istituisce una partnership e individua da
subito aree di collaborazione nelle infrastrutture, export finance, equity, mercato dei
capitali. I due istituti hanno deciso di rafforzare l‘ alleanza con lo scambio temporaneo di
esperti. «L’accordo con China Development
Bank porterà investimenti in Italia, risorse
per crescita e occupazione», dice Bassanini.
Padoan ieri ha incontrato il governatore della
Banca centrale cinese Zhou Xiaochuan, che a
marzo ha pagato 2,1 miliardi per il 2,102% di
Eni e il 2,071% di Enel. La sensazione che la
delegazione italiana ha tratto dai colloqui di
questi giorni è che siamo arrivati finalmente
a un cambio di passo nei rapporti economici.
Perché investire in Italia? La signora Kong
Yani è senior vice president del Fondo Mandarin Partners, che nel 2008 aprì la strada
delle acquisizioni partecipando all’operazione che portò la milanese Cifa sotto il controllo di Zoomlion. «Ancora adesso alla Zoomlion dicono che fu un’occasione incredibile,
un matrimonio tra il primato tecnologico
italiano e l’enorme mercato della Cina», spiega al «Corriere» Kong Yani. E aggiunge: «Nonostante la crisi, sappiamo bene che in molti
settori di nicchia l’Italia è tra i primi. «Il management italiano di Cifa funziona benissimo, si tiene in contatto costante con il quartier generale di Changsha, una comunicazione scorrevole ed efficiente». Kong Yani conclude con un’osservazione: «In Cina stiamo
entrando nella seconda generazione di proprietà industriale e nel ricambio al vertice
delle imprese piccole e medie troviamo difficoltà. In Italia siete alla quarta, quinta generazione e vediamo che i giovani non sempre
sanno ereditare e spesso vorrebbero vendere
le aziende familiari. Un’opportunità in più
per noi». Su questo bisognerebbe riflettere.
Guido Santevecchi
@guidosant
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Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
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Esteri
Grazie per la sua testimonianza di fede, per la costanza e il coraggio che
tante volte manca ai cristiani
Papa Francesco
Epilogo La giovane cristiana era stata condannata a morte
Meriam l’«apostata»
dal Sudan all’Italia
L’incontro con il Papa
Prelevata ieri da un volo di Stato
ROMA — Lei ha ancora i segni
dei ceppi sulle caviglie, ma adesso sorride felice davanti al Papa
con in braccio la sua piccola Maya, messa al mondo due mesi fa
pur in catene dentro una cella, a
Khartoum. Francesco, che la riceve a Santa Marta, la loda e la
ringrazia per la sua «testimonianza di fede», per la «costanza»
e «il coraggio» che «tante volte
manca ai cristiani». Invece Meriam Ibrahim, 27 anni, di coraggio ne ha avuto molto, perché la
ragazza sudanese ha affrontato
senza paura la sua scelta di musulmana convertita al cristianesimo, una decisione pagata a carissimo prezzo nel suo Paese, addirittura con una condanna all’impiccagione e a 100 frustate
per l’accusa di apostasia e di
adulterio (per aver sposato in
chiesa un cristiano). E solo grazie alla mobilitazione internazionale, durata mesi, ora è qui, a Roma, per volontà precisa del governo italiano e oggi forse vedrà
il Colosseo prima di ripartire per
New York e la sua nuova vita, con
il marito Daniel Wani, e i loro due
La vicenda
La famiglia
Meriam Ibrahim, 27 anni,
sudanese, figlia di una cristiana
che l’ha allevata secondo il suo
credo e di un musulmano, nel
2011 sposa un cristiano. Nel
2012 nasce il suo primo figlio
Il processo
Denunciata da uno zio con
l’accusa di aver abbandonato
l’Islam, è arrestata lo scorso
febbraio, e il 15 maggio è
condannata a morte per
apostasia. In carcere partorisce
una bambina
La mobilitazione
Una mobilitazione
internazionale spinge il
governo di Khartoum a
liberarla e ad annullare la sua
condanna a morte. È stata
riarrestata a fine giugno per
aver provato a imbarcarsi su di
un volo per gli Usa e, liberata di
nuovo, si è rifugiata all’interno
dell’ambasciata americana
bimbi. Finalmente lontani dall’incubo.
Meriam è arrivata ieri mattina
all’aeroporto militare di Ciampino a bordo di un bireattore della
Repubblica Italiana. «Scendo io e
sali tu», avrebbe detto mercoledì
pomeriggio il presidente del
Consiglio Matteo Renzi, di ritorno dall’inaugurazione dell’autostrada Brebemi, al suo fido viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, appena saputo da Khartoum
che dopo mesi d’attesa si era
aperta una finestra diplomatica.
Il premier, che subito aveva avvertito papa Francesco, teneva
tanto a questo risultato. Già a
Strasburgo, in occasione del suo
discorso di insediamento del semestre europeo a guida italiana,
non aveva nascosto la sua determinazione: «Se non c’è una reazione europea, non possiamo
sentirci degni di chiamarci Europa...».
E la reazione c’è stata. Così
Renzi ieri mattina era a Ciampino con sua moglie Agnese — sono anche loro del resto due giovani genitori — a offrire il latte e
Incontro Meriam e la figlia Maya incontrano papa Francesco a Santa Marta dopo l’arrivo all’aeroporto di Ciampino (Ap)
le caramelle ai bambini di Meriam e Daniel, la piccolissima
Maya e lo scatenato Martin di appena un anno e mezzo, che ha
preso pure a scorrazzare sulla pista, finché Renzi stesso non è
Renzi
«Una ragazza che ha
partorito in catene per la
propria fede oggi è libera
L’Italia è anche questo»
riuscito a ipnotizzarlo con un
modellino d’aereo.
«Una ragazza che ha partorito
in catene per la propria fede, oggi
è libera. L’Italia è anche questo.
La politica è anche questo», ha
poi twittato il primo ministro
che all’aeroporto aveva solo detto «oggi è un giorno di festa». E
di «grande gioia» aveva parlato, a
Ciampino, anche il ministro degli Esteri, Federica Mogherini.
Mogherini ha detto a Meriam che
«tanta gente in Italia ha seguito e
si è commossa per la sua storia».
E l’ha elogiata «per il coraggio
che ha avuto». Plaude ora il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo
Gattegna: «È la vittoria della speranza contro l’oscurantismo e la
barbarie integralista, che tiene
ancora in ostaggio i cristiani».
Ma il viceministro Lapo Pistelli,
che insieme all’ambasciatore italiano a Khartoum Armando Barucco ha condotto l’operazione
culminata nel blitz notturno,
sottolinea che «noi non abbiamo
liberato Meriam dagli orchi, ma
l’abbiamo avuta in consegna da
un Paese amico» e la situazione
(«che non è stata una passeggiata») si è potuta sbloccare grazie
al nostro impegno umanitario
nel Corno d’Africa e il ruolo dell’Italia è stato «apprezzato dagli
americani». Ora Pistelli ha già in
mente la prossima missione:
«Andare dai cristiani in Iraq, perseguitati anche loro e in rotta per
il Kurdistan». Un altro capitolo di
un mondo senza tregua.
Fabrizio Caccia
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Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Esteri 13
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» Approfondimenti
I cristiani perseguitati
La svolta in Africa
Il Continente delle mille Chiese
dove il cattolicesimo è marginale
Il successo delle «sette», accomodanti con i governi e abili con i media
di ANDREA RICCARDI
La sfida
Dagli anni Ottanta,
neopentecostali e
neoprotestanti hanno
iniziato a sfidare il primato
della Chiesa di Roma, che
aveva resistito anche alla
fine del colonialismo
All’aeroporto di Johannesburg, incontro
un distinto signore da me conosciuto come
ministro del Malawi. Mi rivela: «Ho smesso
la politica: ho fondato una Chiesa che va molto bene». L’Africa è così: le Chiese nascono
come funghi. In Malawi, crescono comunità
neopentecostali e di guarigione, nonostante i
cattolici siano forti: il 20% dei 12 milioni di
abitanti. La gente (anche cattolica) nei momenti difficili va a pregare con le «sette», perché lì la preghiera appare più intensa e mirata. Non avviene solo in Malawi ma in tutti i
Paesi africani. La Chiesa cattolica è sfidata in
profondità. Eppure la crescita cattolica è stata
impetuosa nell’Africa novecentesca come in
nessun continente: la Chiesa è passata dai
due milioni di fedeli del 1900 ai 143 attuali.
Nell’orizzonte della modernizzazione coloniale si collocava come la religione «moderna» e di riferimento. E’ rimasta così anche
con la decolonizzazione, quando il Vaticano
ha africanizzato gli episcopati e favorito le indipendenze, senza nostalgia per i poteri coloniali. Negli anni Novanta, molti vescovi cattolici (con il consenso generale) hanno gui-
In pericolo
Siria
È il 3° Paese peggiore
al mondo per i cristiani.
Fuggita la maggior parte del
milione e 700 mila cristiani
Dove i cristiani vengono
perseguitati
Persecuzione
Assoluta
Estrema
Severa
Moderata
Occasionale
Papa Francesco
L’impatto del
messaggio
«missionario» di papa
Francesco è ancora
molto debole in
questo Continente, a
differenza che altrove
Egitto
Brusco aumento
nell’ultimo anno
della violenza contro
i cristiani copti
Iraq
Dal 2003 escalation di violenze.
Prima al Sud e al Centro, ora,
con l’avanzata delle milizie
dell’Isis anche al Nord
Tunisia
Marocco
Algeria
Nigeria
La vita dei cristiani (88
milioni, metà degli abitanti)
è sempre più difficile al Nord
dove sono perseguitatidagli
estremisti di Boko Haram
Mauritania
Mali
dato le transizioni dalle dittature alla democrazia.
Qualcosa è cambiato. Anche se le statistiche danno ancora in crescita i cattolici e le
vocazioni religiose, il cattolicesimo africano
diventa più marginale e il suo spazio nella società è eroso. Ha meriti storici, ma conta pure
clamorosi fallimenti come il genocidio del
1994 nel Ruanda tanto cattolico. Il mondo
della globalizzazione cambia tante mentalità
africane e orienta la domanda religiosa. La
crescita delle comunità neoprotestanti e neopentecostali ha un’impennata sul finire degli
anni Ottanta, anche se le radici sono nei decenni precedenti. Chi frequenta l’Africa vede
costruire nuove chiese delle più varie denominazioni. Spesso al centro c’è la preghiera di
guarigione. Le televisioni trasmettono i messaggi dei predicatori. In Congo, su 50 canali
privati 35 appartengono a «Chiese del risveglio». In Mozambico, la più importante televisione è della brasiliana Igreja du Reino de
Deus, diffusa anche in Angola. Nel cuore della capitale mozambicana, un enorme palazzo
di vetro ospita uffici e riunioni della Chiesa.
Vi entro di sabato: un pastore dai toni accesi
ammonisce un’assemblea di donne. Dietro a
Uzbekistan
Territori
palestinesi
Giordania
Iran
Tagikistan
Bhutan
Sudan
Bangladesh
Myanmar
Oman Emirati
Arabi
Eritrea Yemen
Gibuti
Etiopia
Repubblica Centrafricana
Assassinii, rapimenti e stupri contro
i cristiani sono stati commessi
nel 2013 dai ribelli Seleka
Pakistan
Gli islamici più radicali
commettono crimini
e discriminazioni contro
i cristiani rimanendo impuniti
Cina
Afghanistan
Arabia
Saudita
Kenya
Tanzania
Laos
Vietnam
Sri Lanka
Somalia
Situazione grave
per i cristiani nel mirino
di Al Shaabab
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Corea del Nord
Da 12 anni è il peggior Paese
al mondo per i cristiani, un terzo
dei quali è rinchiuso nei campi
di prigionia
Kazakistan
Turkmenistan
Libia
Niger
lui campeggia una gigantografia del tempio
di Gerusalemme che la Chiesa sta realizzando
a San Paolo del Brasile. In confronto la vecchia cattedrale cattolica, opera dei portoghesi, fa figura del vecchio parente povero.
La Igreja du Reino insiste sul valore dell’offerta di denaro per ottenere i beni sperati.
E’ la «teologia della prosperità» comune a
tante comunità di questo tipo: chi dà, potrà
ricevere. Martin Tsala Essomba, fondatore di
una comunità in Camerun, trasmette questo
messaggio: «Non siamo una Chiesa di poveri!
Se non sei ricco dentro di te, tu non sarai mai
davvero ricco!». Dotato di radio e televisione,
il profeta-predicatore raccomanda la subordinazione al potere civile. Anche l’Igreja du
Reino de Deus, durante i disordini di qualche
anno fa in Mozambico, affermava che i problemi non vengono dalla società o dallo Stato, ma dall’impurità della persona. Più accomodanti della Chiesa cattolica, le «sette» stabiliscono rapporti con i governi e ottengono
riconoscimenti. In Uganda, a Kampala, nel
grande stadio coperto del Miracle Center Cathedral da più di 10.000 persone, si vedono
spesso autorità governative. Parlano di due
milioni di seguaci in Uganda, dove cattolici e
anglicani sono forti. Questo mondo miracolistico, così molecolare, rappresenta una sfida
per la Chiesa cattolica. La globalizzazione, il
consumismo diffuso che esprime l’aspirazione di milioni di africani a uscire dalla povertà, lo spaesamento dell’urbanizzazione e della crisi della cultura rurale favoriscono le religioni della prosperità.
Non mancano le doppie appartenenze e i
rapidi passaggi dall’una all’altra comunità. Le
diocesi cattoliche africane, da parte loro, faticano a uscire — non tutte certo — dai quadri
istituzionali, un po’ rigidi, fortemente controllati da vescovi e preti. Limitato è lo spazio
dei laici cattolici, in genere subordinati a ruoli ecclesiastici. Le missionarie e i missionari,
portatori di dinamicità transnazionale, sono
invecchiati e in crisi per le poche vocazioni.
La comunicazione cattolica é impari rispetto
a quella delle «sette». Giovanni Paolo II aveva
solcato l’Africa, incontrando folle e governanti: esprimeva la forte presenza cattolica.
Ora è differente. L’impatto del messaggio
«missionario» di papa Francesco è ancora
molto debole in Africa, a differenza che altrove. Per la Chiesa è duro accorgersi che le religioni sono sul «mercato» — come un prodotto — e che il cattolicesimo è una tra queste. Così le cifre positive (che ancora registrano una crescita cattolica di numero) non
dicono tutta la verità su un cattolicesimo dalle tante fragilità. Sono anche le fragilità della
transizione che gli africani — giovani in larga
parte — vivono da un punto di vista umano e
culturale.
Maldive
I pochi cristiani
maldiviani si nascondono: se scoperti sono
costretti ad espatriare
Brunei
Malesia
India
Situazione peggiorata per i 71
milioni di cristiani, perseguitati
soprattutto dai nazionalisti indù.
Violenza diffusa negli stati
governati dal BJP
Indonesia
Fonte: World Watch List 2014, Porte Aperte, International Institute for Religious Freedom
CORRIERE DELLA SERA
La crisi nel Vicino Oriente
Il paradosso della terra di Gesù:
la sua comunità rischia di sparire
di ROBERTO TOTTOLI
Palestina, Libano, Siria e Iraq. Paesi a maggioranza musulmana ma dove Gesù nacque e
dove ha mosso i primi passi la comunità cristiana. E Paesi dove si trova Gerusalemme, città
santa ma ormai simbolo quasi dimenticato. Il
cristianesimo rischia paradossalmente di sparire dai luoghi in cui è nato. E’ una lenta emorragia quella che accomuna le comunità cristiane del Vicino Oriente. Va avanti inesorabilmente da decenni ma si sta concretizzando con
un’accelerazione e una violenza che nessuno
poteva immaginare.
I cristiani hanno rappresentato un capitolo
importante nella Storia del mondo islamico. La
dhimma, la protezione offerta dall’Impero musulmano in cambio di una tassa sancita dalla
legge religiosa, ne ha per secoli regolato l’esistenza. Essa garantiva una cittadinanza di seconda classe, ma ne riconosceva il diritto fondamentale ad esistere, nonostante le tante limitazioni giuridiche, religiose e sociali. I cristiani non mancarono di contribuire alla civiltà
islamica nel suo complesso, tenendo viva una
fede ma dando anche uomini di lettere e poeti,
medici e studiosi, e funzionari al servizio di ca-
Il passato
Per secoli, fino a pochi
decenni fa, i fedeli a
Cristo hanno avuto un
ruolo chiave nella
regione e nel mondo
arabo: letterati, scienziati,
funzionari, politici
La fuga
L’avanzata dell’Islam
politico ha prima
isolato e poi minacciato
i cristiani, a cui resta
sempre più spesso
solo un’alternativa,
ovvero fuggire
liffi o governatori, dalla Spagna all’India musulmana. Quell’equilibrio, magari di sapore
antico, si è incrinato in un XX secolo che ha
sconvolto tutto. Eppure a lungo i cristiani hanno coltivato la convinzione di poter contribuire
alla rinascita culturale araba, e avere un ruolo
nella politica e nella vita di Paesi come Egitto,
Siria e Iraq, per non parlare del Libano dove
erano maggioranza. Cristiane erano figure come il libanese Boutros Al Bustani (1819-1883),
il grande scrittore e intellettuale fautore dell’arabismo, o leader politici come Michel Aflaq,
fondatore del partito Baath nel 1940. Proprio il
Baath, il partito che segnerà la storia nella seconda metà del XX secolo di Siria e Iraq. E cristiani sono stati anche alcuni famosi protagonisti della resistenza palestinese, come George
Habash del Fronte popolare per la liberazione
della Palestina. Per non parlare della storia unica dei maroniti, a cui sono legate le sorti libanesi, che hanno avuto rapporti secolari con la
Chiesa di Roma creando un rapporto unico tra
le due sponde del Mediterraneo.
Ma con l’affermarsi dell’islam politico gli
spazi di azione si sono fatti più stretti. Visti ora
come quinta colonna occidentale e ora come
privilegiati dai regimi totalitari, i cristiani si so-
no trovati ovunque isolati, giudicati con diffidenza, e minacciati. E’ un destino che si ripete
ad ogni crisi, a cui rispondono con l’abbandono della loro terra: dalla Palestina a partire dal
1948, dal Libano dal 1975, dall’Iraq dal 2003 e
dalla Siria dal 2011. Una fuga spesso inevitabile
ma che alimenta stereotipi nei loro Paesi: i cristiani vengono dipinti come borghesi e colti,
cooptati dal potere, in slogan che blandiscono
masse musulmane più povere e strette da disoccupazione, diritti politici negati e nessuna
prospettiva. Le primavere arabe non hanno fatto altro che moltiplicare le insidie. Quel patto
non scritto con i regimi totalitari era libertà di
culto in cambio dell’esclusione dalla vita politica. Le primavere arabe hanno spazzato via anche la libertà di culto e di essere cittadini. E i
cristiani sono diventati ben presto obbiettivi
dei jihadisti e oggetto di attacchi continui
ovunque.
Ma tutto ciò non è solo un tragedia per il Vicino Oriente. Con la fuga dei cristiani rischia di
morire la varietà estrema della storia del cristianesimo. Solo in Siria si contavano più di
dieci confessioni, in Libano quasi venti, una
complessità che è ricchezza culturale e intellettuale. Se non si porrà rimedio alle fughe in atto,
rischia di svanire una storia millenaria che sta
portando via Patriarcati (ad Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, Babilonia), un Sinodo
di vescovi, una tradizione letteraria e le lingue
antichissime delle loro liturgie (dall’arabo all’aramaico). E le prospettive lasciano poche
speranze. Ogni resistenza politica che non sia
la fuga pare inefficace. Solo il Libano sembra
resistere. Ma qui l’influenza dei maroniti e dei
cristiani, circa un milione e mezzo, si regge su
un censimento del 1932, quando erano larga
maggioranza. Oggi sembra che non siano più
del 30 % e assai meno degli sciiti del Sud. Oggi i
cristiani nel mondo arabo sono non più di 12
milioni fra copti, greci-ortodossi, maroniti,
melchiti, armeni, siriaci, latini e protestanti, e
la maggioranza di essi risiede in Egitto, Israele,
Palestina e Giordania ne contano ormai non
più di 200.000, mentre in Iraq dove erano circa
un milione prima del 2003, si sono più che dimezzati negli anni, fuggendo in massa come in
queste ultime settimane. Per non parlare della
Siria, con comunità frantumate e sparse nei
campi profughi. Città e villaggi del Vicino
Oriente che storicamente sono stati a maggioranza cristiana, ora non contano più che qualche famiglia.
Minacciati da chi sogna un mondo islamico
solo per musulmani, i cristiani del mondo arabo stanno vivendo il momento più difficile della loro esistenza. E nell’indifferenza di tanti, si
consuma una delle tragedie destinate a stravolgere quasi mille e cinquecento anni di Storia.
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14 Esteri
Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Il caso
Gli ambasciatori
Ue tornano oggi a
discutere di
accesso al
mercato dei
capitali, difesa,
beni a uso civile e
militare e alte
tecnologie
A Hilversum
La figlia di Putin
che vive in Olanda
«Ora basta,
cacciamola via»
In memoria Una donna
depone un cero per le vittime
del volo MH17 della
Malaysia Airlines, durante il
concerto che si è tenuto in
loro memoria nella città
ucraina di Kharkiv
Famiglia Maria Putina con i genitori Vladimir e Ljudmila
Banche russe nel mirino dell’Europa
Verso la «fase tre» delle sanzioni
Washington accusa: Mosca sta bombardando il territorio ucraino
DALLA NOSTRA INVIATA
BRUXELLES — Corsa contro
il tempo. A Bruxelles sono ore di
lavoro intenso per accelerare la
pressione diplomatica sul
Cremlino e dare un contenuto
concreto alla minaccia di nuovi
provvedimenti in caso di mancata cooperazione nell’accertamento della verità sul volo
MH17. Ieri gli ambasciatori dei
28 Stati dell’Unione Europea
hanno concordato l’estensione
delle misure mirate a individui e
società e avviato la discussione
sul testo proposto dalla Commissione per aprire la nuova fase di sanzioni nei settori strategici dell’economia russa già sull’orlo della recessione. Nel mirino del più duro pacchetto finora
discusso dalla Ue anche le banche pubbliche, che con la loro
attività di finanziamento svolgono un ruolo vitale per Mosca.
Un primo passo per dimostrare
che l’abbattimento del Boeing
segna una svolta irreversibile e
colpire l’Orso, senza strangolarlo. Capitali e istituzioni comunitarie devono calibrare retorica e
tempistica anche per non far deragliare la partita parallela che
in queste ore si gioca nelle stanze del potere russo e dalla quale
dipende la scelta di Putin tra il
dialogo e una definitiva chiusura che si ripercuoterebbe sulle
economie del Continente.
associazione
mittelfest
Il dibattito europeo sulle sanzioni procede di pari passo con
gli sviluppi a Mosca e Donetsk.
Ieri l’amministrazione Obama
ha accusato l’artiglieria russa di
sparare oltreconfine contro siti
militari ucraini: secondo «nuove prove» citate dal Dipartimento di Stato americano Mosca è
pronta a inviare ai separatisti
«lanciarazzi più potenti e sofisticati».
Gli ambasciatori Ue tornano
oggi al tavolo per discutere di
accesso al mercato dei capitali,
difesa, beni a uso civile e militare e alte tecnologie. I lavori proseguiranno la prossima settimana. Per essere approvate,
eventuali nuove sanzioni do-
vranno superare un ulteriore
passaggio politico a livello di
capi di Stato e di governo o di
ministri degli Esteri. Secondo il
documento preliminare della
Commissione le misure principali comprendono taglio ai finanziamenti delle banche pubbliche russe, divieto di emettere
prodotti finanziari sulle piazze
✒
Adesso che la vittoria militare si fa più vicina
a Kiev il governo cade sulla riforma dell’economia
di FABRIZIO DRAGOSEI
O
ra che le forze governative sembrano
guadagnare decisamente terreno nei confronti
degli indipendentisti legati a Mosca, a Kiev
ricominciano le solite, infinite dispute politiche. Il
primo ministro Arsenij Yatsenyuk si è dimesso
dopo che la sua coalizione, nata sull’onda della
rivolta antirussa, si è frantumata. La vittoria
militare sembra vicina, ma altre battaglie assai
più dolorose politicamente sono all’orizzonte. Per
risollevare la catastrofica situazione economica,
occorrono misure assai dure, visto che il ministro
delle Finanze ha annunciato che lo Stato ad agosto
non avrà nemmeno i soldi per pagare i soldati che
combattono. Bisogna aumentare le tariffe interne
del gas, ridicolmente basse; devono salire le tasse e
i costi di vari servizi pubblici; occorre ridurre i
privilegi di molti settori produttivi. Ma le forze che
si sono ritrovate unite dietro la bandiera
nazionalista sulla Maidan, la piazza
dell’Indipendenza, ora non vogliono assumersi le
loro responsabilità. Così il partito di estrema
destra Svoboda e quello dell’ex pugile Vitalij
Klitchko sono usciti dalla coalizione. La manovra,
alla quale è favorevole anche il presidente Petro
Poroshenko, è di andare ad elezioni anticipate.
Prima di dover applicare l’amara medicina
economica imposta anche dai finanziatori
internazionali arrivati in soccorso dell’Ucraina.
Yatsenyuk lancia un grido d’allarme: le
conseguenze di quanto accade «saranno
drammatiche. È un crimine morale posporre le
sorti del Paese a interessi politici di parte». Ma in
Ucraina non sarebbe la prima volta.
mittelfestteatro
Comune
di Cividale
del Friuli
Con il sostegno particolare
Cividale del Friuli
19-27 luglio 2014
www.mittelfest.org
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europee, embargo sulle armi
per i futuri contratti, limitazione dell’accesso alle infrastrutture energetiche (la mossa comprometterebbe il progetto del
gasdotto South Stream che aggira l’Ucraina e al quale partecipano Eni, Edf, Wintershall). E
tra le limitazioni per gli europei,
l’impossibilità d’investire in
azioni emesse da istituti con
partecipazione statale russa superiore al 50% e di esportare tecnologie usate nella perforazione
in acque profonde, nelle esplorazioni dell’Artico, nell’estrazione di gas di scisto. Manovre
tese a creare incertezza sui mercati e favorire la fuga di capitali
da Mosca.
Si aggiungono invece 15 persone fisiche e 18 tra compagnie
e istituzioni alla lista per il congelamento degli asset e il blocco
dei visti. Tra i 72 soggetti già inclusi comparivano il vice premier Dmitri Rogozin, il capo di
stato maggiore Valery Gerassimov, il direttore dell’intelligence militare Igor Sergoun. I nuovi
nomi, che saranno resti noti
nelle prossime ore, sono stati
indicati in seguito all’estensione
della base giuridica per colpire
figure «che sostengano o beneficino delle decisioni su Crimea
e Ucraina orientale»: oligarchi e
amici del presidente.
Maria Serena Natale
DALLA NOSTRA INVIATA
BRUXELLES — Aveva scelto un verde sobborgo di canali e
biciclette, Voorschoten, cittadella di espatriati
soprannominata «il quartiere crimeano» a 12 chilometri
dall’Aja e dai tribunali internazionali. Una tranquilla vita
da adulta nel cuore d’Europa dopo un’adolescenza di
segreti e false identità, ma non è facile se ti chiami Maria
Putina. La figlia del presidente russo è finita sotto i
riflettori dopo l’incidente innescato in Olanda dalle
dichiarazioni del sindaco di Hilversum, sede della base
militare dove sono cominciate le operazioni per il
riconoscimento delle vittime del volo MH17. Durante
un’intervista radiofonica Pieter Broertjes, esponente del
partito laburista che governa in coalizione con i liberali
del premier Mark Rutte, ha proposto l’espulsione di Maria
dal Paese come misura simbolica per prendere le distanze
dallo Zar. Broertjes ha subito fatto retromarcia e spiegato
via Twitter che quelle parole «poco sagge» nel giorno del
lutto nazionale nascevano dal senso d’impotenza di fronte
alla tragedia, la reazione a catena non si è fatta attendere.
Su Internet sono comparsi appelli a manifestare davanti
all’edificio che ospita l’attico della 29enne, con tanto di
foto, indirizzo e commenti del tipo «Tornatene da papà».
Solidale con Maria la comunità di Voorschoten, in
prevalenza professionisti stranieri che alla stampa locale
confermano una delle poche verità indiscusse sulla
primogenita del capo del Cremlino: «In giro si vede di
rado». Su Maria come sulla sorella Yekaterina, 27 anni, è
mistero fitto. Ossessionato dalla sicurezza e in linea con la
tradizione sovietica del segreto sul privato dei leader, l’ex
agente del Kgb Vladimir Putin non ha mai legato la sfera
familiare all’immagine di uomo di Stato e tutore del
risorto spirito russo. Lo sa bene Ljudmila, la moglie
sempre in ombra che nel 2013 ha avuto il riscatto ufficiale
con il divorzio. Nate a San Pietroburgo (Maria) e a Dresda
(Yekaterina), cresciute in Germania Est, con l’ascesa
politica del padre le due sorelle hanno dovuto rinunciare
a una vita normale. Studi a casa, poi al college sotto falso
nome — biologia per Maria, orientalistica per Yekaterina
— mai fotografate in pubblico fino a qualche immagine
recente. Da almeno quattro anni Maria è legata al 34enne
olandese Jorrit Faasen, che in passato ha ricoperto
importanti ruoli nel colosso russo Gazprom e nella
società di costruzioni Stroytransgaz in prima fila nel
contestato progetto South Stream. Una coppia
ingombrante a Voorschoten ora che l’Europa affronta la
più grave crisi con Mosca dalla fine della Guerra fredda.
M. S. Na.
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LUCA RONCONI
IVICA BULJAN
ADRIANA ASTI
ARIELLA REGGIO
PIERLUIGI CAPPELLO
GABRIELE VACIS
FABRIZIO ARCURI
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Esteri 15
italia: 51575551575557
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Il disastro Il volo era partito dal Burkina Faso ed era diretto ad Algeri. Lo gestiva una compagnia spagnola, la Swiftair
Il mistero del jet algerino con 116 a bordo
Sparito un’ora dopo il decollo, aveva chiesto di cambiare rotta. «Trovato in Mali»
Nel Sahara
Una bomba in volo
Il disastro in Niger
1
Settembre 1989 Il volo
Uta 772 dal Ciad a Parigi
esplode per una bomba
sopra il Niger: 170 vittime
Un sopravvissuto
su 103 passeggeri
2
Marzo 2003 Aereo Air
Algerie cade al decollo a
Tamanrasset: 102 morti,
un sopravvissuto
Nell’ultimo contatto radio
c’è forse la traccia: il comandante del volo AH5017 ha
chiesto di cambiar rotta per il
maltempo. In quel momento,
il jet MD83, con a bordo 116
persone, era nella zona di Gao,
in Mali. Poi il nulla. Fino all’allarme delle autorità algerine: il
jet decollato nella notte da
Ouagadougou, Burkina Faso, e
diretto ad Algeri, è scomparso.
Comunicazione seguita da
q u e l l a d i u n « p ro b a b i l e
schianto» in un luogo sconosciuto. Nella notte, dopo varie
segnalazioni confuse, il generale del Burkina Faso Gilbert
Diendere ha annunciato a nome della presidenza che «gli
uomini inviati in accordo con
il Mali in questo Paese hanno
trovato i resti dell’aereo con
l’aiuto degli abitanti della zona
a circa 50 chilometri dal confine tra i due Stati, vicino al villaggio di Boulikessi». Ancora
incerti i motivi dello schianto.
«Non escludiamo alcuna pista», ha dichiarato il ministro
degli Esteri francese Fabius,
una frase di rito che tiene dentro anche scenari criminali.
L’incertezza sul «perché»
era cresciuta durante la giornata con le notizie contrastanti sul «dove» era finito il jet.
Per il presidente maliano i rot-
Controlli
L’aereo
scomparso
nei cieli del
Sahara aveva
passato
pochi giorni fa
i controlli
tecnici all’aeroporto di
Marsiglia. La
maggioranza
dei passeggeri è francese
(Reuters)
tami erano stati «avvistati» vicino all’Adrar des Ifoghas, uno
dei rifugi qaedisti. Per l’abitante di un villaggio l’aereo era
caduto nella zona di Gossi, a
sud-ovest di Gao. Altra localizzazione vicino al confine
con il Burkina, dove poi, secondo il Burkina, è stato in effetti trovato.
Il MD83, di proprietà della
compagnia spagnola Swiftair
e noleggiato dall’Air Algérie
per coprire la rotta africana,
aveva lasciato in orario la capitale del Burkina Faso. A bordo
51 francesi, 27 locali e poi passeggeri di diverse nazionalità.
Nelle prime ore si era detto
che tra loro ci fosse anche Mariela Castro, figlia del presidente cubano Raul e nipote di
Fidel, una figura molto nota
per il suo impegno sociale. Poco dopo però l’emittente Telesur aveva smentito sostenendo che la donna era all’Avana
per un convegno.
Iniziato in modo normale, il
volo aveva incontrato problemi inaspettati. E dopo 50 minuti dal decollo, all’1.38, il comandante aveva chiesto di poter eseguire una deviazione
per evitare cattive condizioni
A bordo
Annunciata e smentita
la presenza di Mariela
Castro, figlia del leader
cubano e nipote di Fidel
Lo schianto
all’arrivo a Khartoum
l’azione terroristica. Nel nord
del Mali sono ancora presenti
gruppi islamisti, l’Adrar des
Ifoghas, vicino a Aguelhoc, è
un santuario impenetrabile, i
militanti filo Qaeda potrebbero aver usato dei missili trafugati in Libia. Ma gli esperti
hanno espresso dubbi: i loro
ordigni non arrivano alle alte
quote. E l’intelligence statunitense ha comunicato: «Non
abbiamo registrato esplosioni
nella zona». Tutti aspetti sui
quali indagherà la magistratura di Parigi affiancata dagli
007, proprio per considerare
qualsiasi scenario.
L’altro lavoro di inchiesta riguarderà il passato del jet. Costruito nel 1996, in servizio
con un paio di compagnie sudamericane, ha passato una
decina di mesi in un hangar e
poi è stato acquistato nel 2012
dalla Swiftair. Il suo ruolino
dice che aveva compiuto migliaia di atterraggi e decolli. Il
jet era uno dei trenta della
Swiftair, una società usata nel
periodo 2007-2009 anche dal
Real Madrid per le sue trasferte. Infatti uno degli MD83 era
stato ribattezzato «La Saeta» in
onore di Alfredo Di Stefano, la
vecchia gloria madridista.
meteo. I controllori avevano
autorizzato la manovra, perdendo però il link con l’aereo. I
successivi appelli erano caduti
nel vuoto e solo molte ore dopo erano state lanciate le ricerche con l’intervento di due Mirage 2000 francesi e, sembra,
di alcuni elicotteri olandesi.
La scomparsa del jet — terzo disastro nell’arco di una
settimana — ha innescato una
catena di ipotesi sui motivi. La
prima è quella di una possibile
avaria. Un funzionario da
Ouagadougou ha riferito di
«guai al motore» dell’aereo.
Immediata la replica dei francesi: «Il velivolo era in ordine,
lo avevamo controllato pochi
giorni fa a Marsiglia». Il teatro
geografico ha fatto pensare al-
Guido Olimpio
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La rotta
SPAGNA
ALGERI
TUNISIA
Oceano
Atlantico
3
Giugno 2008 Velivolo
Sudan Airways si schianta
atterrando a Khartoum:
30 morti su 214 persone
LIBIA
6 ore
e 25 minuti
Durata del volo
MAROCCO
A L G E R I A
MAURITANIA
L’aereo venezuelano
carico di cocaina
AEREO
McDonnell
Douglas 83
(MD83) affittato
dalla compagnia
spagnola Swiftair
Regione
Kidal
Tessalit
Kidal
M A L I
Gao
4
NIGER
Novembre 2009 Un
Boeing dal Venezuela si
schianta a Tarkint, Mali,
con un carico di cocaina
OUAGADOUGOU
Vittime Una parente mostra la foto di una donna libanese che viaggiava sull’aereo (Reuters/Ali Hashisho)
B U R K I N A
F A S O
PERSONE
116 a bordo
(6 membri dell’equipaggio)
di cui 51 francesi
NIGERIA
Media e politica
Giornalista
americano
arrestato
in Iran
WASHINGTON — Tre
cittadini americani, tra
cui il corrispondente del
Washington Post a
Teheran, sarebbero
stati arrestati in Iran.
A riferirlo lo stesso
quotidiani, oltre ad
alcuni funzionari
statunitensi. Il giornale
americano ha spiegato
di avere «informazioni
credibili» sull’arresto
del corrispondente
Jason Rezaian, della
moglie Yeganeh Salehi, e
di altri due uomini,
trattenuti dallo scorso
martedì e dei quali non
si hanno avuto più
notizie.
«Siamo profondamente
turbati da questa notizia
e preoccupati per
l’incolumità di Jason,
della moglie e degli altri
due fermati con loro»,
ha affermato Douglas
Jehl, caporedattore al
Washington Post.
Il giornale fa sapere che
Rezaian, corrispondente
da Teheran dal 2012, «è
un giornalista esperto e
ben informato che
merita protezione e il
cui lavoro merita
rispetto». La portavoce
del Dipartimento di
Stato Usa, Marie Harf, ha
detto di essere stata
informata del caso e ha
spiegato che «la nostra
priorità è la sicurezza e
l’incolumità dei nostri
giornalisti all’estero».
I parenti degli arrestati
non hanno rilasciato
dichiarazioni. Rezaian,
38 anni, ha la doppia
cittadinanza americanairaniana, mentre la
moglie ha passaporto
iraniano e ha già fatto
richiesta per ottenere il
soggiorno permanente
negli Usa come
corrispondente del
National, un quotidiano
degli Emirati Arabi.
Stati Uniti L’uomo era stato condannato a morte per duplice omicidio. Gli avvocati hanno tentato invano di fermare l’iniezione letale
Esecuzione choc in Arizona: due ore di agonia per morire
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK — Dovrebbero far morire il condannato quasi immediatamente senza che se ne renda conto, invece le esecuzioni capitali con le iniezioni letali si trasformano, negli Stati
Uniti, in una lunga e drammatica agonia. Come è accaduto in sei mesi a tre
condannati, l’ultimo dei quali un pluriomicida morto in Arizona dopo quasi
due ore di rantoli mentre i suoi avvocati tentavano disperatamente di ottenere l’interruzione dell’esecuzione.
Dopo l’ennesimo litigio, il 7 agosto
del 1989 Joseph Rudolph Wood uccise
a colpi di pistola la sua ex fidanzata di
29 anni Debra Dietz e il padre della
donna Eugene, 55 anni. Quando i poliziotti arrivarono per arrestarlo, prima
lasciò cadere a terra l’arma, poi la riprese di scatto minacciando gli agenti
che fecero fuoco colpendolo più volte.
Salvò la pelle in ospedale, ma non
sfuggì a una sentenza di morte che
avrebbe solo differito la fine dei suoi
giorni. Giovedì pomeriggio Joseph
Rudolph Wood è stato messo su una
barella e portato nella camera della
morte di un carcere di Florence. Ad assistere alle operazioni erano stati ammessi, oltre ai parenti delle vittime,
anche un giornalista dell’Associated
Press che ha raccontato quello che ha
visto.
Il via è stato dato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti ribaltando la deci-
Iniezioni
I cocktail letali usati nelle
prigioni americane
dovrebbero uccidere i
condannati in 10-12 minuti
sione della Corte d’Appello federale
che, su richiesta degli avvocati difensori di Wood, aveva sospeso la procedura sostenendo che i cittadini hanno
il diritto di conoscere con quali sostanze un condannato viene ucciso. Quello
che la Corte Suprema ha ritenuto solo
un tentativo disperato ma infondato,
basa le sue ragioni su un dibattito in
corso da molti mesi negli Usa.
Le aziende che fornivano le sostanze
letali alle amministrazioni carcerarie si
sono via via tirate indietro temendo
l’impopolarità dovuta al fatto che il loro nome fosse accomunato alla pena
capitale contro la quale crescono il
malcontento e le proteste. Si trattava di
marchi famosi, molti dei quali europei, che fanno miliardi di dollari vendendo medicine che curano le persone. Da allora le autorità responsabili
delle esecuzioni si sono affidate a case
farmaceutiche americane che hanno
Condannato
Joseph Rudolph Wood
il 7 agosto del 1989
uccise la sua ex
fidanzata 29enne e il
padre di lei. Rimase
ferito durante il
successivo scontro a
fuoco con la polizia e fu
poi condannato a morte
creato nuovi composti, i quali, però,
non si dimostrano efficienti come i
precedenti. Invece di sedare il condannato e portarlo al decesso in 10-12 minuti ne prolungano l’agonia.
All’una e 52 un addetto ha praticato
a Wood l’iniezione letale. «Ha cominciato a boccheggiare subito
dopo che gli erano stati
iniettati per via endovenosa
un sedativo e la sostanza
killer. Per un’ora e mezza ha
respirato affannosamente
per più di 600 volte», racconta il cronista dell’Ap.
Quando gli avvocati dell’omicida si sono resi conto che Wood non moriva
hanno dato il via ad una corsa disperata nel tentativo di fermare la procedura. «È ancora vivo» ha gridato uno di
loro alle tre di fronte alla Corte d’Appello di San Francisco chiedendo di
bloccare immediatamente l’esecuzio-
3
ne perché «le sue modalità violano
l’ottavo emendamento della Costituzione che vieta che ai condannati siano
inflitte punizioni crudeli e inusitate»
mentre un collega chiamava al telefono un giudice della Corte Suprema. Ma
Joseph Rudolph Wood è spirato prima
esecuzioni negli ultimi 6
mesi hanno visto i condannati
affrontare lunghe agonie
che i giudici potessero dare una risposta. Il Governatore dell’Arizona Jan
Brewer ha annunciato una «revisione»
delle procedure, assicurando però che
«il detenuto è morto nel rispetto della
legge» ed «è stata fatta giustizia».
Giuseppe Guastella
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Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
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Cronache
In carrozzina Giancarlo Galan
martedì scorso all’uscita dall’ospedale (foto da Il Mattino di Padova)
Caso Mose L’ex ministro a Opera senza libri. Da leggere ha solo l’ordinanza
propria loggia di appartenenza
(Padova) di «mettersi in sonno».
È un mantra che ripete in
tutto il colloquio. L’incredulità,
l’inimmaginabile, il cielo che
cade sulla testa. Insiste: «Ho intrapreso la carriera politica su
spinta di Berlusconi. Ci ho creduto. Ma mai avrei pensato di
finire schiacciato da questa
macchina». Ragionamento che
trova la sua conclusione in
un’argomentazione non propriamente lineare: «Se avessi
avuto sentore che una vicenda
del tutto immotivata come
questa mi sarebbe arrivata addosso mi sarei candidato alle
Europee», dove magari l’immunità è più «resistente». Come dire in modo contorto: sono
innocente, talmente innocente
e ignaro che non ho cercato
scappatoie di nessun genere.
Si tocca la gamba ingessata
Galan, gli fa male. Si è scritto
Lo sfogo di Galan in carcere:
«Ho chiuso con la politica»
«Mai avrei immaginato che la Camera votasse così»
MILANO — Prima l’incontro
con il suo avvocato Niccolò
Ghedini. Poi un’ora con lo psicologo. Infine, in sala colloqui
dove lo attende il consigliere
regionale, nonché segretario
milanese di Forza Italia, Giulio
Gallera. Giancarlo Galan è sulla
sedia a rotelle, la gamba ingessata, una maglietta blu e dei
calzoncini corti grigi. «Mai
avrei immaginato che mi sarebbe accaduta una cosa del genere. Dopo tutto questo ho
chiuso con la politica, non ne
voglio più sapere niente».
Il «doge» si trova da due
giorni nell’istituto clinico del
carcere di Opera con l’accusa di
corruzione in merito alla vicen-
da del Mose. Lui non lo sa, ma
nella cella di fronte c’è una sua
vecchia conoscenza: l’ex senatore Pdl, Luigi Grillo. Ad accomunarli non solo l’appartenenza politica, ma anche i guai con
la giustizia. Grillo è agli arresti
con l’accusa di aver fatto parte
della «cupola» che pilotava gli
appalti di Expo.
Chi pensa di trovare un Galan a pezzi si sbaglia di grosso.
La tessera numero 19 di Forza
Italia è «molto su di morale, reattivo, mi ha raccontato aneddoti della sua vita, il suo passato da liberale, gli anni formidabili di Publitalia, il suo rapporto
con Berlusconi» dice Gallera
che si è intrattenuto per mez-
zora con l’ex governatore del
Veneto. Stessa considerazione
di Daniela Santanchè che ieri si
è presentata a sorpresa nel carcere di Opera: «Forte e combattivo come sempre, non si dà
pace per quello che è successo.
Non se ne fa una ragione». Per
adesso il suo unico svago è leggere e rileggere l’ordinanza dei
magistrati. I libri richiesti arri-
Il memoriale
Oggi vedrà il gip e
presenterà un memoriale.
Nella cella di fronte c’è l’ex
senatore pdl Luigi Grillo
veranno dopo. Resta l’amarezza. Quella molto personale che
riguarda sua moglie, Sandra
Persegato, e sua figlia. «Sono
molto preoccupato per come
possano vivere questa situazione». E quella pubblica, sancita
dal voto della Camera che ha
dato il via libera all’arresto. Oggi, più che «incazzatura» c’è
tristezza: «Ho lasciato tutto per
la politica, la mia carriera professionale, la mia vita privata e
questo è il modo in cui vengo
ripagato. Mai avrei immaginato
che il voto alla Camera sarebbe
andato in quel modo. Come
mai avrei immaginato che mi
sarebbe caduta sulla testa una
vicenda del genere. Io con la
politica ho chiuso». Galan, secondo il Corriere del Veneto,
avrebbe preso commiato non
solo dalla politica ma anche
dalla massoneria a cui era affiliato dal 1987 (Grande Oriente
d’Italia): due giorni dopo la richiesta d’arresti ha chiesto alla
Accusa e difesa
Lo «stipendio»
La Procura di Venezia accusa
l’ex governatore del Veneto
Giancarlo Galan di corruzione.
Avrebbe avuto uno
«stipendio» in nero dal
Consorzio Venezia Nuova
(CVN), concessionario unico
per le opere di salvaguardia
della laguna, un milione di
euro l’anno e due versamenti
da 900 mila euro. In cambio
Galan avrebbe garantito i
pareri favorevoli al Mose della
Commissione Salvaguardia e
Via regionali
La villa e il conto
Galan è accusato anche di
essersi fatto ristrutturare la
villa di Cinto Euganeo, di sua
proprietà, a spese del gruppo
Mantovani del CVN attraverso
sovrafatturazioni per 1,1
milioni di euro, oltre ad aver
ricevuto 50 mila euro su un
conto di San Marino, e quote in
varie società
La memoria
Oggi all’interrogatorio di
garanzia che si terrà nel
carcere milanese di Opera,
dove è detenuto, depositerà
una corposa memoria
difensiva
Le visite
Sono andati a trovarlo
Giulio Gallera, consigliere
regionale lombardo,
e Daniela Santanché
che galeotta fu la pianta di rose
che il «doge» stava potando
nella lussuosissima villa di
Cinto Euganeo che secondo le
accuse è stata ristrutturata con i
fondi neri della Mantovani. Una
scivolata e osso fratturato. Galan la racconta in un’altra maniera, molto meno romantica:
«Stavo andando a raccogliere le
uova delle galline, l’erba era bagnata e sono scivolato». Adesso, nel mirino dei magistrati
sono finite anche le cartelle cliniche del suo ricovero negli
ospedali di Este e di Padova.
Ghedini ha riferito che nel centro clinico di Opera sono state
confermate tutte le diagnosi
cliniche fatte dai medici dei
precedenti ricoveri, cure comprese. E oggi l’ex ministro sarà
di fronte al gip che lo sentirà
per rogatoria nell’interrogatorio di garanzia. Galan presenterà una memoria scritta. Molto
corposa a dire del suo avvocato.
Maurizio Giannattasio
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Csm Valutate le note di merito tra 2007 e 2011
Ingroia «promosso»
un anno dopo
aver lasciato la toga
ROMA — Il Consiglio superiore della magistratura
«promuove» l’ex pubblico
ministero della Procura di
Palermo Antonio Ingroia,
riconoscendogli il conseguimento della sesta valutazione di professionalità
per il quadriennio compreso tra il 2007 e il 2011: nella
sostanza si tratta di un grado superiore a quello che
Ingroia aveva quando —
ormai un anno fa — ha lasciato la magistratura, con
conseguenti benefici in termini di pensione e liquidazione.
Ma sulla decisione il plenum di Palazzo dei marescialli si è spaccato quasi a
metà: la decisione a favore
di Ingroia è passata, infatti,
per un voto soltanto di scarto tra favorevoli e contrari :
otto contro sette (più quattro astenuti). La delibera
del Csm riconosce anche
che l’ex magistrato palermitano ha tenuto comportamenti «connotati da oggettiva gravità», quando
ancora indossava la toga. Il
riferimento è a una serie di
interviste che furono oggetto di due procedimenti
disciplinari conclusi sempre con il non luogo a procedere, visto che il pubblico
ministero più esposto del
processo sulla presunta
trattativa tra Stato e mafia
aveva, intanto, abbandonato la toga. Interviste come
quella in cui Ingroia accusò
la Consulta di aver preso
una decisione politica e
«mortificato» le ragioni del
diritto, accogliendo il conflitto di attribuzioni del capo dello Stato contro la procura di Palermo proprio nel
procedimento Stato-mafia
Di queste condotte l’organo di autogoverno delle
toghe non ha tenuto conto,
nel riconoscere le note di
merito che hanno prodotto
l’avanzamento di carriera
«a posteriori» di Ingroia,
perché — come evidenzia la
delibera approvata — si
tratta di episodi successivi
al quadriennio che era l’oggetto della valutazione.
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Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Cronache 17
italia: 51575551575557
#
La sentenza Oggi è controllato da British American Tobacco
Morte di un fumatore
L’Ente Tabacchi
risarcirà un milione
Condannato a pagare anche il funerale
MILANO — Benché soltanto
dal 1991 la vendita delle sigarette avvenga per legge «con
una esplicita informazione
sulla nocività e sul carattere letale del fumo», il produttoredistributore di sigarette
«avrebbe quantomeno dovuto
fornire adeguate informazioni
sulla nocività del fumo, anche
eventualmente con foglietti illustrativi posti nei pacchetti. E
ciò a prescindere da obblighi
giuridici, ma in funzione di poter comprovare di aver messo i
consumatori di sigarette in
condizioni di poter conoscere
inequivocabilmente il rischio
correlato alla assunzione del
tabacco, e di poter in tal modo
configurare l’assunzione come
libera scelta assunta nella con-
sapevolezza della nocività del
prodotto». Su questa base la
decima sezione del Tribunale
civile di Milano ha condannato
in primo grado l’ex Ente Tabacchi spa (le cui pregresse attività di produzione e commercializzazione di sigarette sono
state ereditate da British American Tobacco Italia) a risarcire
con 776.000 euro — più rivalutazioni e interessi — la moglie
e i figli di un uomo morto di
tumore al polmone a 54 anni
nel 2004 dopo aver fumato due
pacchetti al giorno di sigarette
da quando nel 1965 aveva 15
anni.
Nella causa avviata nel 2009
dai familiari con l’avvocato Angelo Cardarella, i consulenti
tecnici nominati dal Tribunale
hanno ribadito un nesso di
causa tra il fumo e il tumore ai
polmoni, e suggerito alla giudice Stefania Illarietti che difficilmente la morte avrebbe potuto essere determinata (come
invece ipotizzato in teoria dalle
difese) da un altro tipo di tu-
L’inchiesta da Busto a Milano
more meno legato al fumo:
tanto più che «appare del tutto
singolare che un forte tabagista
come l’uomo, che per 40 anni
ha fumato 30 sigarette al giorno e quindi quasi 1 milione di
sigarette, abbia sviluppato non
già una neoplasia polmonare,
ovvero una patologia il cui nesso causale con l’assunzione del
tabacco è ormai riconosciuto»,
ma un altro tipo di cancro. Anzi, «sulla base del materiale clinico in atti», per la giudice
«non può sostenersi che non
possa essere operata una motivata e attendibile valutazione
sulla primitività polmonare facendo ricorso a una criteriologia clinico strumentale complessiva, così come fatto dai
consulenti tecnici». Anche
perché «altri fattori di rischio
ugualmente collegati al cancro,
come dieta alimentare, inqui-
80
Le migliaia di morti causate
dal fumo in Italia nel 2013. La
cifra è stata fornita dalla ministra della salute Beatrice Lorenzin. Il 20% di queste persone rimane vittima di tumori
al polmone, il resto di malattie
cardio vascolari
namento e predisposizione familiare» non sembrano avere,
a parere del giudice, influenza
sul caso in questione.
Nel distinguere tra il periodo 1965-1991 (da quando l’uomo inizia a fumare a quando
entra in vigore l’obbligo di avvertire sui pacchetti dei rischi
mortali del fumo) e il periodo
1991-2004 (quando muore),
sempre sulla base della consulenza tecnica il giudice stima
che «il ruolo dei primi 26/27
anni di esposizione al fumo»
sia stato «di circa 20 volte più
rilevante rispetto a quello dei
successivi 13/14 anni». Si deve
quindi «fare riferimento alla
predominanza dell’apporto
causale per il periodo precedente al 1991»: e «considerando che l’assuefazione indotta
dal fumo, pur non annullandola, ha inciso negativamente
sulla libera determinazione del
fumatore in relazione all’assunzione di tabacco per il periodo successivo» al 1991, il giudice stima che l’aver continuato a fumare abbia «concorso
per un 20% all’evento di danno». Nel cui risarcimento il
Tribunale ammette anche una
spesa materiale: i 3.548 euro di
costo dei funerali.
L. Fer.
[email protected]
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Roma
Il ponte pedonale
crolla su un camion
vicino alla sede Rai
Tragedia sfiorata e traffico in
tilt per diverse ore, ieri
pomeriggio, a Roma. Un
viadotto pedonale (a fianco,
foto Mario Proto), all’altezza
di Saxa Rubra proprio di
fronte al centro di produzione
della Rai, è crollato al
passaggio di un grosso
camion. Non ci sono stati
feriti perché, per fortuna, il
blocco di cemento e i detriti
non hanno colpito la cabina.
Le ripercussioni sul traffico
nella parte nord della Capitale
si sono sentite sino a tarda
sera.
Il direttore generale Expo
indagato per i contratti
«suggeriti» da Maroni
MILANO — Non trova pace giudiziaria il gruppo dirigente
di Expo 2015. Dopo l’arresto del general manager Angelo
Paris, di alcuni avvocati esterni per gli appalti truccati dei
servizi legali, e di Antonio Rognoni in Infrastrutture
Lombarde, ora è indagato per l’ipotesi di reato di
«induzione indebita a dare o promettere utilità» anche il
direttore generale di Expo 2015, Christian Malangone, il
manager più operativo sotto il commissario Giuseppe Sala,
quello con il quale il presidente dell’Autorità anticorruzione
Raffaele Cantone si era appena rapportato per il «Padiglione
Italia». Malangone, che con il sindaco Letizia Moratti era
stato nel 2009 vicedirettore generale del Comune di Milano,
è indagato nella medesima inchiesta della Procura di Busto
Arsizio sul presidente leghista della Regione Roberto
Maroni e sul capo della sua segreteria Giacomo Ciriello.
Tandem che per i pubblici ministeri Eugenio Fusco e
Pasquale Addesso avrebbe esercitato pressioni appunto su
esponenti di «Expo 2015 spa» (al 20% della Regione) e di
«Eupolis» (ente regionale per la ricerca e la statistica)
affinché due collaboratrici di Maroni quand’era ministro
dell’Interno, Mara Carluccio e Maria Grazia Paturzo,
ottenessero indebite
utilità economiche
consistenti in due
contratti di consulenza:
29.500 euro annui per
Carluccio da «Eupolis», e
5.147 al mese per due
anni per Paturzo da «Expo
2015 spa». In
quest’ultimo caso, il
dirigente Expo «indotto»
dalle pressioni di Maroni
è ipotizzato dai pm
appunto in Malangone sul
complesso di iniziali
intercettazioni, successive
acquisizioni documentali,
Manager Christian Malangone e deposizioni per le quali
sono sfilati come testi
anche Sala e la portavoce di Maroni, Isabella Votino. Finché
esisteva la vecchia concussione che comprendeva sia quella
per costrizione sia quella per induzione, chi subiva le
pressioni concussive non era punibile. A fine 2012, però, la
legge Severino ha distinto dalla «concussione per
costrizione» il nuovo reato di «induzione indebita», che
sulla scia di rilievi europei determina anche la punibilità
dell’«indotto» che nel cedere alle pressioni ricavi
comunque un qualche vantaggio: ed è questa la
contestazione mossa al direttore generale di Expo.
Nell’episodio Eupolis, invece, i pm hanno modificato la
contestazione a Maroni e a Ciriello da «induzione indebita»
a «turbata libertà nel procedimento di scelta del
contraente», indagando sia il direttore generale di
«Eupolis» Alberto Brugnoli, sia la beneficiaria del contratto,
Carluccio, nel 2008-2011 «consigliera» del ministro
dell’Interno Maroni «per le politiche comunitarie».
Luigi Ferrarella
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FONDAZIONE IRCCS “CA’ GRANDA
OSPEDALE MAGGIORE POLICLINICO”
Via F. Sforza, 28 - 20122 Milano
(tel. 02/5503.5925 - fax 02/5830.6067)
Responsabile del procedimento:
Dirigente U.O.C. Approvvigionamenti
Procedura aperta, ai sensi dell’art. 55 del D.L.vo n.
163 del 12/4/2006, aggiudicazione con il criterio del
prezzo più basso, come previsto dall’art. 82, del medesimo decreto, per aggiudicazione fornitura di MATERIALE DA LABORATORIO ORIGINALE MARCHE
DIVERSE (Abgene, Amniodish, Eppendorf, Falcon,
Feather, Menzel Glasser e Nunc), n. 7 lotti, per 60
mesi, occorrenti alla Fondazione IRCCS “Ca’ Granda
- Ospedale Maggiore Policlinico. Importo complessivo quinquennale presunto: € 368.647,50.= oltre
IVA. Bando di gara inviato alla GUCE in data:
23/06/2014 e rettificato in data: 21/07/2014. Documentazione di gara (capitolato e disciplinare) scaricabile dal sito www.policlinico.mi.it (gare e
concorsi/lavori, beni e servizi/bandi ed esiti di gara).
IL DIRETTORE AMMINISTRATIVO
(Dott. Osvaldo Basilico)
IL DIRETTORE GENERALE - (Dr. Luigi Macchi)
Autorità Portuale di Salerno
(Legge 1n. 84/94; D.P.R. 23/06/00
in G.U. n. 175 del 28/06/00)
L’AUTORITA’ PORTUALE DI SALERNO
indice Procedura Aperta nel Settore speciale
ex 213 D.Lgs 163/06 per l’affidamento del
“Servizio di esecuzione della caratterizzazione fisica, chimica, microbiologica ed
ecotossicologica dei fondali del porto commerciale di Salerno e del canale d’ingresso”,
importo di € 871.673,40 oltre € 4.966,01 per
oneri della sicurezza ed IVA non imponibile ai
sensi dell’art. 9 del D.P.R. n. 633/1972 da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Scadenza: ore 13,00
del 15/09/2014. Informazioni ai numeri: tel.
089/2588111. Atti tecnici ed amministrativi di
gara su www.porto.salerno.it.
IL PRESIDENTE
Avv. Andrea Annunziata
ANAS S.p.A.
Compartimento della viabilità
per la Calabria
ESITO DI GARA - AGGIUDICAZIONE DEFINITIVA ED EFFICACE
Sul foglio inserzioni della Gazzetta Ufficiale n. 84 del 25/07/2014 è pubblicato l’esito della
Procedura di gara Aperta n. CZLAV002-14 del 20.05.2013 - CIG 5641968B45 - Codice
appalto CZE2A2012C201 - SS. 106 - SS. 107 - Lavori di Manutenzione Straordinaria per
la sostituzione di giunti di dilatazione dei viadotti tra il km 241+00 e il km 241+600 e al km
173+900 (viadotto “Lamia”) della S.S. 106, di sostituzione barriere al km 100+00 della S.S.
107 lungo il “viadotto Lepre”; di ricostituzione del corpo stradale parzialmente dissestato e
realizzazione relative opere di contenimento tra i km 282+000 e il km 287+000 e al km 175+600
della S.S. 106 - Province di Catanzaro e Crotone - Importo a base d’appalto € 548.640,00
di cui € 13.000,00 per oneri relativi alla sicurezza non soggetti a ribasso - Categoria
prevalente: OS12-A e Ulteriore categoria OG3. Durata dell’appalto o termine di esecuzione:
Tempo contrattuale Tc = giorni 150 comprensivo di Ts = giorni 20 (Andamento stagionale
sfavorevole) - Aggiudicataria: Impresa ADRIATICA SRL - Data verbale di aggiudicazione:
27.05.2014 - Ribasso offerto: -34.383% - Importo contrattuale € 364.470,90. Il presente
avviso è stato pubblicato sugli Albi Pretori on line dei Comuni di Catanzaro e Crotone, sull’Albo
Compartimentale di Catanzaro, delle Sezioni Staccate di Cosenza e Reggio Calabria e sui
Siti Internet www.stradeanas.it. (ANAS S.p.A.) e www.serviziocontrattipubblici.it. (Ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti).
Il Dirigente dell’Area Amministrativa
Avv. Filippo VENTURA
VIA E. DE RISO, 2 - 88100 CATANZARO
Tel. 0961/531011 - Fax 0961/725106 • sito internet www.stradeanas.it
ANAS S.p.A.
DIREZIONE GENERALE
TRIBUNALE DI FORLI’
AVVISO RELATIVO AGLI APPALTI AGGIUDICATI
Richiesta di dichiarazione
di morte presunta
Con ricorso depositato nell’aprile 2014,
Lisa Alessandri, poiché non ha più
notizie sin dall’aprile 2000 della propria madre Manuela Teverini nata il
4/10/1964, chiede che il Tribunale di
Forlì ne dichiari la morte presunta, con
invito a chiunque abbia notizie della
scomparsa a farle pervenire al predetto
Tribunale entro sei mesi dall’ultima
pubblicazione.
Avv. Carlotta Mattei
Sul foglio inserzioni della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 56 del 19.05.2014
è stato pubblicato l’avviso relativo agli appalti aggiudicati relativo a:
Oggetto: PZ 03/13 - Descrizione - S.S. “95 VAR” Lavori di Manutenzione Straordinaria per
il riposizionamento degli impalcati del viadotto Melandro. Codice CUP F77H13001090001
- Codice CIG 536220036C;
Criterio di aggiudicazione: Prezzo più basso inferiore a quello posto a base di gara
determinato mediante offerta a prezzi unitari, ai sensi degli articoli 81 e 82, comma 2, lett.
a) del D. Lgs. 163/06 e ss.mm.ii.;
Offerte ricevute: n. 4;
Aggiudicatario: Impresa Fip Industriale S.p.A. - con un importo offerto di € 6.500.654,97,
comprensivo di € 300.000,00 per oneri relativi alla sicurezza non soggetti a ribasso.
L’avviso integrale è stato inviato alla GUCE in data 15.05.2014, pubblicato
sull’albo della sede legale di Roma e sul sito internet www.stradeanas.it e sul sito
www.infrastrutturetrasporti.it.
Roma, lì 25.07.2014
IL DIRIGENTE RESPONSABILE GARE E CONTRATTI
Avv. Daniele Tornusciolo
VIA MONZAMBANO, 10 - 00185 ROMA
Tel. 06/44461 - Fax 06/4454956 - 06/4456224 • sito internet www.stradeanas.it
AZIENDA OSPEDALIERA
“G. BROTZU” - CAGLIARI
AVVISO DI GARA
1) Procedura aperta per la fornitura di
un sistema completo per l’esecuzione e
la gestione della misurazione della glicemia in ambito ospedaliero e la fornitura di materiale di consumo destinato
al servizio di farmacia per anni uno, con
opzione di rinnovo per un altro anno cig. 553797625E e successivi - importo
a base d’asta annuo pari ad euro
134.700,00 iva esclusa. La gara verrà
aggiudicata ai sensi dell’art. 83 del
D.lgs. n. 163/06 per quanto riguarda il
lotto 1, mentre per il lotto, 2 voce a-bc, ai sensi dell’art. 82 del Dlgs. n.
163/06. Bando integrale,istanza di
partecipazione, Capitolato Speciale, disciplinare tecnico e relativi allegati, possono essere ritirati presso il servizio
acquisizione beni Sig.ra Maristella Frau
- Azienda Ospedaliera “G. Brotzu”, tel.
070/539569 dal lun. al ven. - ore 09.00
- 13.30 -, ovvero possono essere consultati liberamente ed estrapolati dal sito
internet www.aobrotzu.it. Le offerte
dovranno pervenire con le modalità prescritte dal Bando e dal Capitolato Speciale di gara: entro e non oltre le ore
12.00 del 05/09/2014. Apertura delle offerte c/o aula Deriu il giorno 11.09.2014
alle ore 10:00. Il bando di gara è stato
inviato alla GUCE in data 07/07/2014.
Il Direttore
del Servizio Acquisizione beni
Dott.ssa Agnese Foddis
TRIBUNALE DI MONZA
Per la pubblicità legale e finanziaria
rivolgersi a:
Per maggiori dettagli
www.tribunale.monza.giustizia.it e
www.astalegale.net
Adunanza Creditori
C.P. 8/14 - DECRETO DI AMMISSIONE ALLA
PROCEDURA DI C.P.: Si comunica che il
Tribunale di Monza con decreto del giorno
24/06/2014 ha dichiarato aperta la procedura
di concordato preventivo proposta dalla società
PAPETTI E COLOMBO SRL con sede legale
in Monza via Lario 18, C.F. 00934830159, delegando alla procedura il Giudice Dott.ssa
Alida Paluchowski e nominando Commissario
Giudiziale il Dott. Michele Castoldi con studio in
Monza - Via M. D’Azeglio n. 2. L’adunanza dei creditori è stata fissata per il giorno 12/11/2014 ore
12.00 davanti al Giudice Delegato. Ulteriori informazioni in cancelleria, sul sito internet www.tribunale.monza.giustizia.it e presso il Commissario
Giudiziale Tel. 039.320665 - Fax 039.326583 Mail: [email protected] PEC della
procedura: [email protected]
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Via Rizzoli, 8
20132 Milano
Tel. 02 2584 6665
02 2584 6256
Fax 02 2588 6114
Vico II San Nicola
alla Dogana, 9
80133 Napoli
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Fax 081 49 777 12
Via Valentino
Mazzola, 66/D
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Tel. 06 6882 8650
Fax 06 6882 8682
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70122 Bari
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Fax 080 5760 126
18 Cronache
Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Vaticano L’ipotesi di una transizione morbida. Più poteri alle conferenze episcopali regionali
Cambia l’elezione del capo della Cei
Bagnasco verso il traguardo del 2017
La Santa Sede approva: nomina papale fra tre nomi scelti dai vescovi
CITTÀ DEL VATICANO — La
Santa Sede ha compiuto la recognitio e approvato, tra l’altro, la
nuova procedura di elezione
del presidente della Cei, votata
dall’assemblea dei vescovi a
maggio. Il via libera dalla Congregazione dei vescovi, guidata
dal cardinale Marc Ouellet, significa che dalla prossima volta
il presidente sarà ancora nominato dal Papa, ma in base a una
terna di candidati scelta dall’assemblea dei vescovi. Una
soluzione di compromesso tra
chi voleva l’elezione diretta,
come pare auspicasse lo stesso
Francesco, e chi invece preferiva che la nomina, caso unico al
mondo nelle conferenze episcopali, restasse prerogativa
del vescovo di Roma in quanto
«primate d’Italia».
Dal Vaticano come dalla Cei
si spiega che «non esiste alcun
vincolo di nessun tipo» rispetto al mandato dell’attuale presidente, il cardinale Angelo Bagnasco. In altre parole, non è
stabilito che debba lasciare anzitempo né il contrario. Ma a
questo punto, salvo sorprese, si
ritiene che l’arcivescovo di Genova possa proseguire fino al
termine del suo mandato, nel
2017, ancora due anni e mezzo.
«È una norma del diritto comune che le regole non si cambino in corsa», si spiega. Nominato da Benedetto XVI nel
2007, Bagnasco era stato con-
fermato da Ratzinger il 7 marzo
2012 per un altro quinquennio.
Il cardinale, per parte sua,
aveva spiegato che come sempre si sarebbe rimesso alla volontà del Papa. All’inizio del
mese Francesco lo ha ricevuto
in udienza, e lo stesso ha fatto
una settimana più tardi con il
cardinale Gualtiero Bassetti,
considerato il successore più
probabile, e da ultimo, lunedì,
con il vescovo Nunzio Galantino, scelto dallo stesso Pontefice
come segretario generale della
Cei. Ma Oltretevere si dice che
non siano arrivate indicazioni
di sorta, «nessun vincolo» appunto: Francesco lascia che decidano i vescovi. In novembre
torneranno a riunirsi in assemblea, ad Assisi. Ma ci si attende
una transizione morbida, con il
nuovo sistema applicato solo
Il relitto in navigazione
La Concordia va:
«Sarà a Genova
domenica alle 3»
Si è chiuso il secondo giorno di
navigazione per la Costa Concordia
(sopra, foto Olycom). «Sta andando
tutto come previsto», ha spiegato ieri
dalla nave l’ammiraglio Stefano
Tortora, consulente del commissario
della Protezione civile Franco Gabrielli.
Per Franco Porcellacchia, responsabile
del progetto di rimozione, «la
Concordia sarà a Genova alle 3 di
domenica mattina» per iniziare le
manovre di ingresso. © RIPRODUZIONE RISERVATA
L’epidemia
alla fine del mandato attuale.
L’essenziale è definire «un
nuovo rapporto tra periferia e
centro», una maggiore partecipazione dei vescovi. I tre nomi
da presentare al Papa dovranno
aver raggiunto almeno «il 50
per cento più uno degli aventi
diritto al voto» in assemblea,
spiegava lo stesso Bagnasco. La
scelta finale del Papa manterrà
il «legame peculiare» con la
Chiesa italiana. Ma il sistema di
nomina del presidente non è
l’unica e forse neppure la più
importante delle novità nello
statuto e nel regolamento della
Cei. Si desidera che le conferenze episcopali regionali abbiano più voce in capitolo.
Per la Cei è una svolta. Viene
suggerito che di norma i vescovi delle varie regioni si riuniscano e discutano prima, e non
dopo il consiglio permanente o
l’assemblea. Il presidente farà
sapere loro quali argomenti
verranno trattati in modo che
le conferenze regionali possano fargli arrivare per tempo le
loro considerazioni. Lo stesso
vale per la classica «prolusione» del cardinale presidente,
all’inizio dei consigli e delle assemblee: sarà meno «personale» e più «partecipata», attenta
alle proposte che vengono dalla periferia. Un’altra modifica
ancora da approfondire è più
tecnica ma decisiva nel funzionamento della Chiesa italiana:
in molti hanno chiesto un ruolo maggiore delle varie commissioni episcopali, guidate da
vescovi, in modo che ci sia un
maggiore equilibrio e gli uffici
centrali non prevalgano nel definire le linee pastorali. Con
Francesco, la nuova Cei dovrà
avere sempre più un ruolo di
«supporto» ai vescovi e alle
diocesi.
Gian Guido Vecchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sierra Leone:
il medico anti ebola
colpito dal virus
Già 632 i morti
Il virus ebola questa volta sembra
più cattivo del solito. Si è allargato a
tre Stati africani (Sierra Leone,
Guinea e Liberia), ha colpito 1.048
persone con 632 morti, allarma
l’Organizzazione mondiale della
sanità (Oms) e sta gettando nel
panico gli abitanti della zona. La
Costa d’Avorio, per esempio, ha
chiuso le frontiere agli immigrati
dai tre Stati colpiti. Nemmeno i
medici e gli infermieri sono al
sicuro. In Sierra Leone, lo
specialista che coordinava lo sforzo
per contenere
l’epidemia è
stato
contagiato dal
virus. Lo ha
reso noto il
governo dello
Stato dove
ebola ha fatto
al momento
Esperto Sheik
più vittime:
Umar Khan (Reuters)
206 morti su
442 contagiati.
«Sheik Umar Khan è stato trovato
positivo al test del virus — dice una
nota governativa — ed è stato
ricoverato in una struttura gestita
da Medici senza frontiere (Msf) a
Kailahun. È un eroe nazionale». In
Sierra Leone hanno già perso la vita
tre infermiere impegnate su ebola.
Anja Wolz, coordinatrice
dell’emergenza per Msf, fa il punto:
«Non sappiamo ancora quanti
villaggi siano colpiti. Finora
abbiamo visto solo la punta
dell’iceberg». E il ceppo Zaire di
ebola può uccidere fino al 90% degli
infettati.
Mario Pappagallo
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Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Cronache 19
italia: 51575551575557
Il Viminale Investiti 700 milioni. Per ogni emergenza le Regioni garantiranno 10 mila posti in più
Sbarchi, ecco il piano sull’accoglienza
Alla Lombardia lo sforzo maggiore
La direttiva di Alfano: permessi rapidi e tutele per i minori
ROMA — Quattro caserme da
600 posti ciascuna, un «modulo organizzativo» da 10.000 posti che
tutte le Regioni devono rendere disponibile per le emergenze, un progetto articolato per l’accoglienza e
la sistemazione dei minori. È questo il «piano strutturato» da 700
milioni di euro messo a punto dal
ministero dell’Interno per fronteggiare l’arrivo dei migranti che continuano ad approdare sulle nostre
coste. Ormai siamo a quota 83.000,
la stima dice che entro la fine dell’estate si supereranno abbondantemente i 100.000 stranieri arrivati
dal mare. E dunque bisogna essere
attrezzati, prepararsi a ondate ben
più consistenti di quelle delle ultime settimane che, nei momenti di
picco, hanno raggiunto anche le
1.000 persone sbarcate al giorno. E
soprattutto, come ha sottolineato il
ministro Angelino Alfano nell’ultima riunione con i rappresentanti
dell’Anci, «mettere in atto interventi in un contesto di leale colla-
Le caserme
Un’ulteriore copertura
viene dall’impiego di quattro
caserme che sono in grado
di ospitare 600 persone l’una
borazione fra i livelli istituzionali».
Vuol dire da un lato che ognuno deve fare la propria parte, anche gli
amministratori locali che finora
hanno rifiutato l’accoglienza, e dall’altro che vanno attivati canali diplomatici con i Paesi del Nord Africa, prima fra tutti la Libia.
Il modulo da 10.000
Dal Viminale sono già partiti due
telegrammi urgenti per l’applicazione del «modulo» di emergenza
che prevede la sistemazione di
10.000 persone ogni volta. E dunque sono stati distribuiti in tutta
Italia 20.000 migranti che non era
possibile accogliere nel circuito dei
tradizionali centri di accoglienza. Il
prossimo «allerta» potrebbe essere
inviato già la prossima settimana,
visto il flusso che si è registrato nelle ultime ore. Calcolando una media di almeno altri 30.000 sbarchi,
in Lombardia si rischia di arrivare a
fine agosto a oltre 6.000 stranieri (la
quota assegnata su ogni «modulo»
è di 1.389 persone), circa 5.000 in
Campania (998 per volta) così come
in Sicilia (919), circa 4.000 nel Lazio
(860) e in Piemonte.
Un’ulteriore «copertura» si potrà
avere con la messa a disposizione
delle quattro caserme in cui sono
già stati attivati i lavori per la messa
a disposizione urgente: Masotto di
Bisconte a Messina, Civitavecchia,
I numeri
Montichiari e Bari. «Ma la capienza
non potrà superare i 600 posti —
avvertono i tecnici del ministero —
perché si tratta di una sistemazione
che può durare mesi e dunque deve
essere facilmente gestibile».
L’obiettivo è di evitare il rischio sovraffollamento che trasforma le
strutture in una sorta di carcere.
Trentino Alto Adige
Lombardia
166
358
1.389
2.515
xxx I posti da mettere
Asilanti e minori
La direttiva del ministro Alfano,
concordata con gli enti locali e attuata dal Dipartimento Immigrazione guidato dal prefetto Mario
Morcone, si muove su tre priorità:
«Velocizzazione delle procedure di
identificazione e verbalizzazione
delle richieste di asilo da parte delle
a disposizione
ogni diecimila arrivi
xxx Migranti
attualmente
presenti
Valle d’Aosta
Friuli Venezia Giulia
219
930
Veneto
722
1.054
Emilia Romagna
608
2.133
29
30
Marche
265
1.465
Piemonte
718
1.540
Abruzzo
189
636
Liguria
302
783
Puglia
Toscana
698
4.487
Umbria
656
1.467
164
753
Sardegna
296
778
Lazio
Molise
Basilicata
80
Campania
1.356 998
2.089
123
626
Calabria
860
5.863
411
3.696
Sicilia
919
13.104
I fondi
Le altre strutture
2.400
600
I posti messi
a disposizione
da quattro
caserme italiane
600
600
Messina Civitavecchia Montichiari
(Masotto
di Bisconte)
La somma stanziata per il 2014
per la gestione dei profughi
600
100 milioni
per i minori non
accompagnati
Bari
(Milani)
Gli arrivi negli anni
64.261
36.951
23.719
2002
14.331 13.635
2003
2004
22.939 22.016 20.455
2005
2006
2007
9.573
4.406
2008
2009
2010
2011
700
milioni
di euro
83.000
42.925
13.267
2012
2013
2014
(1° gennaio
-23 luglio)
Vicenza
questure per garantire l’immediato
accesso alla procedura anche al fine
dell’immediato rilascio del permesso di soggiorno; accelerazione
dei tempi per l’esame delle richieste
di protezione internazionale da
parte delle Commissioni territoriali
per poter avviare nel più breve tempo possibile i percorsi di integrazione; potenziare il sistema di accoglienza e protezione dei minori».
Si tratta di ragazzi che hanno tra i
13 e i 17 anni, la maggior parte di
loro è arrivata in Italia senza genitori e dunque è necessario trovare
sistemazioni, ma anche evitare che
possano finire preda della criminalità. Per questo si è deciso uno stanziamento aggiuntivo di 100 milioni
di euro e la creazione di una «unità
di missione» che prevede di utilizzare le strutture specializzate dello
Sprar (il sistema di protezione dei
richiedenti asilo) e di spendere 45
euro a persona. L’accordo siglato
con gli enti locali prevede «la prima
accoglienza in strutture governative con tempi di permanenza contenuti al fine di garantire il turn over
delle presenze, evitando la saturazione dei centri. Per questo il ministero dell’Interno valuterà il possibile diverso utilizzo degli attuali
Cara (i Centri di accoglienza per i richiedenti asilo) di Mineo, Crotone
e Bari».
Soldi e accordi
I 700 milioni di euro stanziati
complessivamente (570 oltre ai 100
Diplomazia al lavoro
Si valuta l’opportunità
di chiedere a Egitto, Tunisia
e Libia l’apertura di centri per
controllare i flussi verso l’Italia
per i minori) si aggiungono al finanziamento da 9 milioni di euro
che l’Italia stanzia ogni mese per
sostenere «Mare Nostrum». La
missione va avanti, ma il Viminale
valuta l’opportunità di attivare canali diplomatici con Egitto e Tunisia per l’apertura di centri di smistamento in modo da poter controllare i flussi verso l’Italia.
In realtà il vero problema riguarda la Libia e la difficoltà di trattare
con il governo di Tripoli. La situazione, ribadita negli ultimi report
degli ufficiali di collegamento, parla di centinaia di migliaia di persone ammassate sulla costa settentrionale del Paese che mirano a raggiungere l’Italia, anche se molti di
loro avrebbero poi l’intenzione di
«dirigersi verso altri Paesi dell’Unione europea». Ultimi approdi
di viaggi della speranza che sembrano non avere fine.
Fiorenza Sarzanini
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte: ministero dell’Interno, Anci
Violentano
donna incinta
Agli arresti
due soldati Usa
Sono accusati di aver
picchiato e violentato dieci
giorni fa, a Vicenza, una
prostituta romena al sesto
mese di gravidanza. Per
questo ieri sono stati
arrestati due paracadutisti
americani di stanza alla base
Usa di Vicenza. I due militari,
Gray Gerelle Lamarcus, 22
anni, e Edil McCough, 21,
sono finiti ai domiciliari,
cioè confinati nei loro
alloggi all’interno della
caserma «Del Din».
Lamarcus, che avrebbe
tentato il suicidio quando è
venuto a sapere della
denuncia della prostituta,
era già stato coinvolto in una
vicenda analoga: una
violenza sessuale ai danni di
una minorenne vicentina. I
due soldati avrebbero
concordato una prestazione
sessuale con la donna ma,
giunti in un luogo appartato,
l’avrebbero picchiata
selvaggiamente e violentata.
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La sentenza
Il vicequestore
Genchi
reintegrato
in polizia
Il Tar di Palermo ha
reintegrato in polizia
Gioacchino Genchi,
vicequestore e consulente
informatico di varie Procure. I
giudici hanno annullato i
provvedimenti con i quali il
Viminale aveva disposto la
sospensione temporanea di
Genchi e poi la destituzione
dalla polizia. Al centro di
polemiche per la sua attività
di consulente ed esperto
nell’analisi di dati telefonici,
Genchi subì tre
provvedimenti disciplinari ed
è tuttora imputato nel
processo legato all’inchiesta
«Why not» condotta
dall’allora pm di Catanzaro
Luigi de Magistris. Per Genchi
la procura ha chiesto la
condanna a 1 anno e 6 mesi,
per de Magistris l’assoluzione.
L’accusa è di aver acquisito
tabulati telefonici
riconducibili a parlamentari
senza che fosse stata sentita la
Camera di appartenenza.
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CORRIERE DELLA SERA
Istruzione Nel primo anno accademico l’ateneo avrà 100 matricole per Medicina e 40 per Infermieristica. «Corsi in inglese e un tutor ogni due studenti»
Nasce l’università dell’Humanitas, anche due Nobel tra i docenti
C’è il via libera dei ministeri
A settembre i test d’ingresso
Professori dalle università di
tutto il mondo e in cattedra anche premi Nobel. Poi. Esperienze all’estero. E coinvolgimento degli studenti nell’ospedale e nel centro di ricerca. Così
l’istituto Humanitas di Rozzano progettava la sua università
internazionale di Medicina.
Così adesso il nuovo ateneo
parte (e i Nobel già arruolati
sono lo svizzero Rolf Martin
Zinkernagel e il lussemburghese Jules Hoffmann, entrambi
immunologi).
L’ultimo via libera di Miur e
ministero della Salute per la
nuova Humanitas University è
arrivato nei giorni scorsi, appena in tempo per l’avvio dell’anno accademico. A metà settembre si svolgeranno i test d’ingresso per i primi due corsi di
laurea attivati, oltre a Medicina, Infermieristica (ultima
chiamata, fuori programma,
per gli aspiranti medici rimbalzati alle selezioni di aprile,
iscrizioni aperte fino al 3 settembre).
L’esame per i futuri medici
sarà al forum di Assago, uno
spazio da grandi eventi, perché
a Humanitas contano di avere
centinaia di iscritti (anche se
poi le rette sono da università
privata, dai dieci ai sedicimila
euro all’anno). Per questo primo anno verranno selezionate
cento matricole per Medicina e
chirurgia in inglese e altre quaranta per Infermieristica (la
retta è di duemila euro). A ottobre il via ai corsi del nuovo ateneo formula Rocca (Gianfelice), l’imprenditore del gruppo
Techint, presidente di Humanitas e anche di Assolombarda
che ha voluto l’università: «Il
nostro modello formativo sarà
competitivo nel panorama della formazione medica internazionale», è la sua scommessa.
«Abbiamo docenti di livello
internazionale e visiting professor, e oltre alla lingua inglese anche il metodo di studio e
di esami è internazionale. Poi
puntiamo sul tutoring, da noi
c’è un tutor ogni due studenti»,
ha spiegato ieri il rettore Marco
Montorsi, che ha presentato
l’ateneo di Humanitas insieme
con l’immunologo Alberto
Mantovani, già presidente della Fondazione Humanitas per la
Ricerca e probabile futuro docente dell’ateneo. Mantovani,
come ha già fatto Montorsi, potrebbe lasciare l’università Statale (che nello stesso ospedale
di Rozzano aveva attivato dal
2010 il corso Mimed di Medici-
na internazionale) e spostarsi a
Humanitas. E sono probabili
altri passaggi. I primi concorsi
sono pronti. Poi la faculty internazionale: «Stiamo contattando i visiting professor che
terranno lezioni e seminari».
In Africa
Una laurea ad honorem
per Bill Gates in Etiopia
Una laurea honoris causa in Etiopia.
Il riconoscimento dell’Università di
Addis Abeba lo ha ricevuto Bill Gates
(nella foto Epa tra il premier Desalegn,
a sinistra, e il ministro degli Esteri
Adhanom), fondatore di Microsoft e
della «Fondazione Bill e Melinda Gates».
A regime l’ateneo avrà ottocento studenti, fra nuovi corsi
anche post-laurea, dottorati,
scuole di specializzazione. E
verrà costruito un nuovo campus, nel Parco Sud di Milano,
adiacente all’ospedale di Rozzano: un’area di ventimila metri quadrati con aule, laboratori, biblioteca e palestra e poi residenze per gli studenti e per i
docenti internazionali. «Quest’anno prenderemo soltanto
matricole dei Paesi europei (il
test Imat si svolgerà in altre diciassette città all’estero) ma dal
prossimo anno apriremo a tutti. E abbiamo previsto borse di
studio per gli studenti meritevoli, almeno cinque, anche in
questo primo anno».
Federica Cavadini
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20
Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
AFFITTA
Intero Fabbricato e terreni agricoli in MIlano e limitrofi
BANDO PER ASSEGNAZIONE IN LOCAZIONE AD USO TERZIARIO
DELL’INTERO FABBRICATO CON ANNESSA AREA CIRCOSTANTE:
• 10.836,60 mq superficie lorda riferita ai fabbricati compendio immobiliare
• 7.321,00 mq superficie complessiva ragguagliata riferita ai fabbricati
• oltre 13.647,00 mq di area scoperta
Canone annuo a base di gara: €. 415.000,00
Lavori di ristrutturazione a base di gara: €. 5.500.000,00
ASP IMMES e PAT
Il Direttore Generale Giovanni Maria Soro
BANDO PER AFFITTO TERRENI E FABBRICATI AGRICOLI AD USO ESCLUSIVO
DI PRODUZIONE AGRICOLE SITO IN COMUNE DI COLTURANO
E COMUNE DI SAN GIULIANO MILANESE (PODERE MARAGNA FREGOSA)
• 249.278,00 mq (380,86 p.m.) superficie complessiva
Canone annuo a base d’asta pari a: €. 21.000,00
ASP IMMES e PAT
Il Direttore Generale Giovanni Maria Soro
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Cronache 21
italia: 51575551575557
Cultura
Il sovrintendente
Fuortes: «Non c’è
altra strada che
chiudere». Le liti
sugli organici
dell’orchestra
Il commento
Anche i cani
sono capaci
di gelosia
(del padrone)
di DANILO MAINARDI
134 anni di storia
ROMA — «A questo punto,
non c’è altra strada che la chiusura del teatro». Così dice il sovrintendente dell’Opera di Roma Carlo Fuortes. L’ennesimo
incontro di ieri con i sindacati
«ribelli» (il diciannovesimo dall’inizio della trattativa) non è
andato a buon fine: la Cgil e gli
autonomi della Fials domani
scioperano, salta la terza recita
consecutiva di La Bohème.
«Martedì all’ordine del giorno
del Consiglio di amministrazione c’è la liquidazione coatta del
teatro», dice il sovrintendente,
«il gioco al massacro di una minoranza, configura un futuro
incerto per centinaia di lavoratori che si sono impegnati per il
risanamento».
Ci sono due precedenti all’estero, negli Anni 80 a Parigi e
successivamente al Covent Garden di Londra. A memoria d’uomo, mai in Italia un teatro lirico
ha chiuso da quando ha forma
giuridica pubblica (nel lontano
passato le sale erano nelle mani
di impresari e palchettisti, i proprietari dei palchi, ora sono
Fondazioni private con — al 90
per cento — denaro pubblico).
C’è chi la vede come un’opportunità. Il sindaco Marino:
«L’unica soluzione per proseguire verso il rilancio resta la liquidazione». A meno di un improvviso dietrofront sindacale,
dai soci, ovvero ministero, Comune e Regione, sarà nominato
un commissario liquidatore,
«ma escludo che possa essere io,
è un lavoro che non so fare, non
mi piace e non mi interessa»,
spiega Fuortes. Sarà formato un
nuovo organigramma, saranno
selezionati una nuova orchestra,
un nuovo coro. «La situazione
paradossale — dice il sovrintendente — è che i conti sono sani,
c’è un equilibrio di bilancio per
il 2014, con 5 milioni di minori
costi rispetto al 2013». Anno in
cui il rosso è superiore a quello
La storia
A sinistra, l’interno
del Teatro dell’Opera
di Roma. Fu inaugurato
alla presenza
del Re Umberto I
di Savoia e della Regina
Margherita di Savoia
il 27 novembre 1880,
con la «Semiramide»
di Gioacchino Rossini.
Il teatro fu acquistato
nel 1926 dal Comune
di Roma, che ne
assunse la gestione.
Sopra, l’esterno
dell’edificio
(Benvegnù-Guaitoli)
Il triste record dell’Opera di Roma:
primo teatro lirico in liquidazione
Non c’è accordo con due sindacati. Salta il piano di risanamento
La vicenda
Gli incontri
Il piano è stato accettato
dal 70% dei lavoratori.
Per il sovrintendente
dell’Opera, Carlo
Fuortes «non prevede
tagli o mobilità». Dopo il
19° incontro con i
sindacati contrari la
trattativa si è arenata
Il piano
La legge Bray prevede
che i teatri indebitati
che chiedono aiuto allo
Stato (Roma ha già
avuto 5 milioni)
debbano presentare un
piano di risanamento,
pena la procedura
di liquidazione
che si pensava: 12 milioni 700
mila euro, mentre il totale del
deficit della passata gestione
(conclusa con il licenziamento
dell’ex sovrintendente) è di circa 33 milioni. La legge Bray parla
chiaro: i teatri indebitati che
chiedono aiuto allo Stato (Roma
ha già avuto 5 milioni su una richiesta di 25) devono presentare
un piano di risanamento. Altrimenti non c’è altra strada che la
liquidazione.
I sindacati «ribelli» rimproverano al vertice del teatro che la
platea di Caracalla (sede estiva)
abbia una capienza di 4.000 e
non di 5.000 posti, come si era
promesso: ma tutti sanno che
l’ultima parola è delle sovrintendenze archeologiche; poi si è
parlato di «comportamenti antisindacali», ma il Tribunale del
lavoro si è già pronunciato sulla
validità del balletto su nastro
magnetico, senza orchestra, in
occasione di una precedente
protesta. Fuortes ha raggiunto
l’accordo con il 70 per cento dei
lavoratori, aderenti a Cisl e Uil.
«Il piano prevede zero mobilità,
zero licenziamenti e lo stesso
stipendio», ricorda il sovrintendente. Non è possibile ripristinare la vecchia pianta organica,
di 631 dipendenti.
L’orchestra è tra le componenti più inquiete della rivolta.
Il primo violino Vincenzo Bolognese ha detto: «Non chiedo più
soldi, la mia motivazione è solo
di natura artistica. Chiediamo
concorsi regolari per ampliare
gradualmente l’organico dell’orchestra fino alle 117 unità
concordate anni fa». Attualmente sono 92. Le prime parti pos-
631
I dipendenti che facevano
parte della vecchia pianta organica, che non è possibile ripristinare. Quanto all’orchestra,
invece, i professori chiedono di
ampliarla «fino alle 117 unità»
concordate, contro le attuali 92
sono, come in tutti i teatri, avere
una rotazione fino al 50 per cento delle produzioni. Così c’è (anche) tempo di studiare. Ma al teatro risulta che, dal primo gennaio al 30 giugno 2014, Bolognese abbia effettuato in totale
62 giornate lavorative (però lo
stipendio, e i buoni pasto, sono
valsi per 26 giorni mensili).
Fuortes: «Ero sicuro che sarebbe
prevalsa la ragionevolezza e la
ragione, e l’interesse di ogni singolo lavoratore. L’atteggiamento
dei due sindacati che protestano
è irrazionale e illogico, non si
capisce quale interesse difendano. L’unica cosa che mi viene da
pensare è una battaglia di arroccamento che cerca di difendere
un anacronistico modo di pensare alle relazioni sindacali e ai
rapporti di potere».
Valerio Cappelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Giovanni Valenti lavora insieme alla moglie: «C’erano madri che chiedevano di pagare un’otturazione a rate di 5 euro»
Il dentista che cura gratis i bambini in difficoltà
Ingresso libero una volta alla settimana:
troppi stanno male e non hanno soldi
GROSSETO — In punta di piedi e
con un sorriso un po’ timido, Salvatore, 32 anni, e sua moglie Barbara, 28, entrano nello studio e
stringono la mano al medico dentista. Lo guardano con una strana
espressione, il dottor Giovanni Valenti, qualcosa a metà strada tra la
riconoscenza e l’incredulità, la
commozione e la gioia. Hanno perso il lavoro, a distanza di tre mesi
l’uno dall’altro, e hanno due bambini. Il più grande, Antonio, 5 anni,
ha le carie e sta per iniziare la cura
più straordinaria, solidale e impro-
babile del mondo: quella regalata
da questo professionista, un affermato dentista toscano, che ha deciso di dedicare ogni giovedì di ogni
settimana alla cura gratuita dei
bambini o dei ragazzi delle famiglie più svantaggiate.
L’idea, insieme alla moglie Letizia, livornese purosangue e un’innata pulsione ad aiutare il prossimo, il dottor Valenti, 61 anni, l’ha
avuta sette giorni fa. «Con Letizia
abbiamo deciso che non era più
possibile vedere tanta sofferenza
nel nostro lavoro — racconta il medico — incontrare bambini con la
bocca devastata, sentirci chiedere
da mamme disperate se potevano
pagare un’otturazione cinque euro
al mese. Così ci siamo inventati
questa forma di volontariato: lavorare gratis per un giorno alla settimana e farci carico delle spese per i
bambini delle famiglie che non ce
la fanno. Un piccolo aiuto che spero
possa essere seguito dai colleghi e
che può dare una mano anche all’affollato sistema sanitario nazio-
nale».
Il primo giorno, quello di ieri, è
stato molto laborioso. La voce si è
sparsa velocemente in Maremma e
allo studio sono arrivati i genitori
di una decina di bambini. «La maggioranza di origine straniera —
spiegano Giovanni e Letizia —, di
tutte le etnie, ma anche giovani
coppie italiane, colpite dalla crisi».
Il dottor Valenti non lo racconta,
per quella forma di distacco professionale che i medici s’impongono
per non cadere nel vortice dell’emozione, ma ieri si è commosso
quando una mamma di colore, con
tre bambini, lo ha benedetto parlando uno strano italiano-ispanico.
Non immaginate un Giovanni
Valenti con l’aureola, però, tutto lavoro e opere pie. In una stanza del
suo mega studio il «dottor solidarietà» ha allestito una sala musicale
rock. Un organo Hammond e il super sintetizzatore Moog lo aiutano
nei momenti di pausa a riprendere
la carica. «Sono innamorato della
Premiata Forneria Marconi», dice
davanti alle tastiere prima delle visite pomeridiane intonando Impressioni di Settembre, la stessa
che suonava anni fa in una band.
Poi ci mostra le foto delle dune
quando a bordo del suo fuoristrada
da 4 mila di cilindrata, ha percorso
mezzo deserto del Sahara. «Ho collaborato anche per mensili specializzati, è un’altra delle mie passioni», spiega Giovanni, figlio di un
venditore ambulante e di una casalinga, studi universitari pagati con
cento lavori.
Le carie di Antonio sono quasi
scomparse adesso e il bambino,
fiero, abbozza un sorriso. «Vai giovanotto, ci vediamo il prossimo
giovedì», gli sussurra il dottore,
mentre suona il campanello e in
sala di attesa arriva un’altra giovane coppia con tre bambini. Giovanni e Letizia si guardano soddisfatti.
Oggi c’è molto da fare, ma per il
prossimo giovedì si prevede un
raddoppio di giovani pazienti. Prenotazioni anche da fuori Toscana.
Le buone notizie corrono veloci.
Marco Gasperetti
[email protected]
Al lavoro Giovanni Valenti ieri nel suo studio con uno dei giovani pazienti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
padrone non sa
Q uale
cogliere le emozioni
del proprio cane, le sue
espressioni di paura, gioia,
rabbia, tristezza? Le emozioni — che hanno basi
neuro-fisiologiche — lasciano infatti tracce palesi
nei comportamenti e fu
Charles Darwin che per
primo descrisse, nel saggio
«L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali», le tante e quasi sempre leggibili manifestazioni
emotive della nostra e delle
altre specie. Resta incombente tuttavia il rischio di
interpretazioni antropomorfizzanti, specialmente
quando si tratta del nostro
cane. Perché molto rimane
da esplorare del mondo
emotivo degli animali, della qualità e intensità delle
loro emozioni. Ogni volta,
tuttavia, che la ricerca fa un
passo in avanti le sorprese
non mancano. È ciò che è
avvenuto con uno studio
sulla gelosia del cane condotto da una squadra di
ricercatori statunitensi. A
ogni padrone prima o poi
Lo studio
In un esperimento, ogni
volta che il proprietario
interagiva con un finto
animale scattavano
contro il rivale cercando
di interrompere il legame
scappa detto «il mio cane è
geloso» prendendo a modello la gelosia umana per
giustificare i più diversi
atteggiamenti del proprio
cane. Ora forse lo può dire
con maggiore cognizione
di causa. I ricercatori hanno
infatti sperimentalmente
dimostrato che una forma
elementare di gelosia appartiene anche al mondo
canino. Hanno sottoposto
trentasei cani ad un test
che prevedeva la presenza
accanto al loro padrone di
un «finto cane», un pupazzo sperimentale ma che
abbaia, guaisce e scodinzola. Nella maggior parte dei
casi (il 78 per cento) ogni
volta che il padrone interagiva con il pupazzo il suo
cane scattava verso il «rivale» o comunque si insinuava fra loro cercando di
interrompere quel rapporto. Questo non avveniva
invece quando il padrone
era distratto da altro (ad
esempio assorto nella lettura di un libro). «Sembra
siano motivati a proteggere il loro legame sociale»,
hanno commentato i ricercatori. E cos’altro è, del
resto, la gelosia? Un’emozione dunque che, con il
suo carico d’angoscia appartiene anche ad altre
specie. Noi però riteniamo,
spesso non a torto, che
debba essere tenuta sotto
controllo per mantenere i
rapporti socio-affettivi su
un piano equilibrato e ragionevole. Tant’è vero che
se ci abbandoniamo alle
emozioni diciamo che diamo spazio alla nostra animalità.
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Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
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Tempiliberi
Viaggi
Benessere
Food
Moda
I selfie
Fonte: Human Highway per Samsung
Gli italiani scattano circa 1 mln di selfie al giorno. Oltre il 55%
dichiara di aver scattato un selfie almeno una volta nella vita,
solo il 10% (soprattutto over 65) ne ignora il significato.
Gli scatti
36,6% ne fa uno appena ne ha l'occasione
Under 24:
21,5% li fa spesso
25/34 anni:
Over 35 anni: inviano gli autoscatti a parenti e amici tramite
mail o utilizzando il Cloud
Design
Tecnologia
Famiglia
Vita sportiva Ventun anni, macina record e insegue un successo
storico per l’Italia. Il suo segreto? «La gioia»
Matteo
Manassero
di MATTEO PERSIVALE
«Il golf è la mia vita,
la tensione il suo bello
Non è una scienza:
non credo agli psicologi
e non ho mai paura»
E’
difficile chiedere «c’è qualcosa
che ti manca?» a chi, a ventun
anni e tre mesi, è uno dei campioni emergenti dello sport
mondiale che ha già demolito
record importanti, un bel ragazzo alto e atletico che è testimonial di Ralph
Lauren, il grande stilista americano che lo veste e per il quale potrebbe tranquillamente sfilare in passerella. E’ un ragazzo poliglotta che
viaggia per il mondo circondato da applausi e
complimenti sinceri degli appassionati e dalla
stima dei colleghi. Il golfista Matteo Manassero è stato indubbiamente privilegiato dalla vita, dalla lotteria del dna e del talento al quale ha
aggiunto dosi straordinarie di lavoro e concentrazione. Ma a uno che è diventato professionista a 17 anni scarsi una cosa, nella vita, almeno, è mancata: «La spensieratezza. Quella
dei quindici, diciotto, vent’anni, quando non
sei più un bambino e cominci davvero a divertirti. Quelli per me sono stati gli anni del passaggio a professionista — spiegava Manassero
lunedì scorso al circolo Royal Liverpool, il
giorno dopo la conclusione dell’Open britannico di golf nel quale è arrivato 19esimo dopo
un primo giorno da incorniciare: era secondo
— Per gli altri, sono anni nei quali ti diverti
perché è solo da una certa età in poi che cominci a fare le cose più seriamente. Questo periodo d’intermezzo io non
l’ho avuto. Ho sempre avuto
il golf. Non come hobby, come la mia professione». Fin
dai tempi della scuola.
«Sì perché a scuola andavo rilassato, sapendo che dovevo fare certe cose in classe
ma la mia strada era il golf.
Mi preoccupava solo che
succedesse qualcosa di imprevisto che non mi lasciasse
andare per la mia strada. Da
subito ho preso la vita in modo professionale, come un
adulto, non come un ragazzo. Quella è l’unica
cosa che mi è mancata. Non ho rimpianti perché adesso posso fare tutte e due le cose, posso
rilassarmi al 100% quando non ho impegni. E
non potrei mai lamentarmi: faccio la cosa che
ho sempre sognato di fare».
Amore e odio
L’ex tennista Agassi nella sua autobiografia
(Open, pubblicata da Einaudi Stile Libero) racconta di quando confessò alla moglie, Steffi
Graf, che odiava il tennis e lei gli rispose che
tutti i campioni odiano il tennis. «Meno male
che il golf è molto diverso. Se facessi l’università, se non fossi professionista, a golf ci vorrei
giocare, e tanto, nel tempo libero. Conosco veramente pochi professionisti che odiano il
golf, che lo vedono solo come un mestiere. Il
Il tennis
Secondo
Manassero il golf
è diverso dal
tennis che, come
racconta Andre
Agassi nella sua
autobiografia
«Open», porta i
suoi campioni a
odiare lo sport
Il calcio
Tifosissimo del Milan,
ammiratore di Mario
Balotelli, Manassero
non farebbe però
scambio tra la sua
carriera e quella di
uni calciatore, troppo
grande la passione
per il golf
tennis è diverso perché hanno le fabbriche di
campioncini, collegi quasi militarizzati. E se ti
porta fino a un certo punto e poi non ce la fai?
Se fossi genitore ci penserei bene, prima di
mandarci un bambino. Per me giocare, camminare sull’erba, vedere il green e la bandierina in lontananza, resta una gioia e lo sarà sempre». Anche quando smetterà: perché, spiega,
«c’è chi resta a livelli altissimi abbondantemente dopo i 40, io però ho iniziato tanto presto e sarà difficile avere una carriera così lunga. A 50 anni mi immagino a giocare con i ragazzi, piccole sfide come il mio allenatore
adesso fa con me. Era professionista da giovanissimo e ha ancora la gioia di giocare. Io voglio essere come lui».
Ha la fortuna di avere amici golfisti, tutti
bravi. «Siamo un bel gruppo, mi alleno giocando con loro. Meno male che sono forti, altrimenti non ci divertiremmo insieme. Non ci
sarebbe partita. Invece, se uno è forte può giocarsela con un professionista, almeno occasionalmente. La differenza si vede su campi come
questo: con il vento, il pubblico, la tattica, la
tensione».
Quello che stupisce lo spettatore medio è
che basta una buca sbagliata per far perdere un
titolo. E non basta arrivare in parità dopo 72
buche (4 partite da 18, in 4 giorni): si può perdere un playoff come capitò 19 anni fa a Costantino Rocca, beffato all’Open britannico
dall’americano John Daly in uno spareggio che
l’avrebbe reso il primo italiano a vincere
l’Open. Quella partita si giocò a St. Andrews, in
Scozia. Dove ci sarà l’Open britannico l’anno
prossimo. E’ logorante essere la speranza italiana per una vittoria storica, nel golf? Come si
vive con la tensione? Così: «Nel golf c’è tanta
strategia dietro ogni colpo, tanto tempo per
pensare. Inseguire è difficile ma non è facile
neanche quando sei in testa: se non sbagli hai
vinto, quindi l’unico che può perdere sei tu. La
pressione è enorme. Il margine di errore è
sempre molto molto grande nel golf, basta un
angolo sbagliato di un grado con una mazza
che viaggia a 160 km/h e la palla schizza di lato.
Hai poche difese».
Ascesa e caduta
Manassero non si è stupito della prestazione
pessima di Tiger Woods a Liverpool. Era il numero uno del mondo, probabilmente di tutti i
tempi, ma adesso... «Tiger ha tanta gente attaccata, e appena sbaglia un colpo si sente un coro
che fa un “ooooooooh” di delusione... Così è
matematico che se non sei al 100% perdi feeling con la pallina. C’è chi chiede aiuto a motivatori e psicologi, ma attenzione a pensare positivo. Attenzione a mentire a se stessi, se non
hai dentro la fiducia per fare un certo colpo
non devi farlo. Anch’io sento la pressione, ma
non ho paura di fare brutta figura. Di colpi balordi ne capitano tanti, ma non ho paura. Sba-
Nella storia
Matteo Manassero,
veneto, nato il 19
aprile 1993, detiene il record di più
giovane vincitore
dello European
Tour e di più giovane vincitore del
BMW PGA Championship. A 16 anni,
11 mesi e 22 giorni
si era già qualificato al Masters di Augusta, altro record
(più tardi battuto
da Guan Tianlang).
Nel 1995 Costantino Rocca arrivò secondo all’Open di
St. Andrews.
Secondo la Bbc,
Manassero è maturo per vincere
l’Open l’anno prossimo: sarebbe la
prima volta per un
italiano
❜❜
La spensieratezza
Sono diventato adulto
molto in fretta, da ragazzino
pensavo già al
professionismo
❜❜
Il calcio
Sono milanista, mi piace il
calcio ma non farei cambio,
anche se fossi abbastanza
forte da giocare in serie A
❜❜
La vittoria
Inseguire è duro, ma anche
essere in testa è complicato:
sai che puoi perdere solo tu,
non puoi sbagliare niente
gli e il pubblico fa “ooooh”? Niente. La pressione è il bello del golf».
Il giorno dopo la chiusura dell’Open, Manassero è tornato di mattina presto alla buca
18 per una dimostrazione. L’ha giocata con in
tasca l’iPhone, senza il suo caddy, su un campo
deserto. Non aveva neanche fatto colazione.
Eppure, due colpi perfetti, meglio dell’ultimo
giro al torneo. «Non mi ero neanche scaldato,
eppure a momenti faccio un eagle (due colpi,
per arrivare in buca, in meno di quanti ce ne
vorrebbero sulla carta, ndr). Il golf non è una
scienza esatta. Il più bravo di tutti in questa
scienza inesatta, oggi, è Rory McIlroy. Ha appena vinto l’Open, ma sarebbe il più forte anche se fosse arrivato ultimo».
L’Italia
«Qui all’Open siamo arrivati in tre italiani
tra i primi venti. C’è di che essere molto contenti, spero che tutti lo capiscano. Vincere è un
obbiettivo, sempre, ma non un incubo. Mi capita di sognare il golf, è normale: una certa buca, una situazione... Ma niente di collegato alla
partita di quel giorno o di quello successivo».
E’ milanista, è in forma, ha 21 anni: ma se
Adriano Galliani gli chiedesse di mollare il golf
e aggregarsi al Milan in ritiro avrebbe la risposta pronta. «Sarebbe bello, ma il golf è la mia
vita. E poi a calcio sono meno bravo. Se, per
ipotesi, fossi veramente molto forte a calcio?
Dovrei pensarci bene, allora — ride — Ma alla
fine sceglierei ancora il golf».
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24 Tempi liberi
Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Viaggi la formula
Ultimo secondo nel mondo E se siete flessibili sulla meta si riesce a restare sotto quota 1.000 euro
Ferragosto, guida
per chi è in ritardo
A Macerata
Musica e falò:
il festival
per i «nipoti»
dei Celti
É un altopiano circondato dai
monti dell’Appennino umbromarchigiano, con alcune zone
paludose nei dintorni. Alcuni
studiosi di fantasy del luogo ci
hanno ritrovato una
scenografia simile a quella della
Terra di Mezzo descritta da
Tolkien ne «Il Signore degli
anelli». Un fascino esotico che
consente al fazzoletto di terra di
Colfiorito, a Taverne di
Serravalle di Chienti, in
provincia di Macerata, di fare da
teatro da 12 anni al «Montelago
Celtic Festival», rassegna di
musica e cultura celtica in
scena l’1 e 2 agosto. La più
grande d’Italia, tant’è che a ogni
edizione 20 mila persone da
tutto il Paese si inerpicano fino
a qua per trascorrere un
weekend fuori dai circuiti
turistici (obbligatoria la tenda
per immergersi nell’atmosfera
degli accampamenti delle
antiche tribù del Nord Europa).
In programma ci sono 17
concerti per 36 ore di
spettacolo no-stop, ma non si
ascolterà soltanto celtic folk
revival e celtic rock. Ci saranno i
fuochi intorno ai quali radunarsi
e dove celebrare – tra il serio e il
faceto – i matrimoni celtici; la
battaglia degli eserciti; un
mercato dell’artigianato; un pub
dove gustare la Montelago
Beer; conferenze sul fantasy,
con focus sui miti dei Monti
Sibillini e sulle grandi storie
d’amore nell’epica d’Europa,
come quella del professor
Adolfo Morganti sul rapporto
tra birra e letteratura (sabato 2
alle 14); competizioni per
testare la propria virilità come il
lancio del tronco e un torneo di
rugby a sette patrocinato dalla
Federazione italiana rugby.
Novità di quest’anno
«Appennino Tartan», una
camminata di quattro giorni da
Assisi a Colfiorito per ammirare
sul monte Pennino la doppia
rifrazione del sole all’alba.
Ingresso: venerdì 25 euro,
sabato 20 euro
www.montelagocelticfestival.it.
Andrea Rinaldi
B
eati gli ultimi? Da qualche
anno il «last second», formula magica per i ritardatari (per scelta o necessità)
delle vacanze è un neologismo registrato anche dalla
Treccani. Fenomeno sempre più diffuso, l'acquisto
del viaggio a pochi giorni
(e in alcuni casi addirittura
12 ore) dalla partenza è una roulette che può rivelarsi molto vantaggiosa. A patto di essere molto flessibili sia sulla meta sia sul «timing» della
partenza. L'offerta di voli, alberghi o pacchetti
nella settimana di Ferragosto (che cade di venerdì e quindi permette una settimana di «fuga» fino al weekend successivo o almeno un fine settimana lungo) segue la logica dei posti invenduti
che vengono proposti a prezzi di saldo con sconti
fino al 50 per cento. Al viaggiatore «ritardatario»
viene richiesta la massima flessibilità, cioè la disponibilità a variare (per esempio) la sua lista dei
desideri da New York a Bangkok o viceversa. La
«partita» si gioca on line dove i siti specializzati
mettono in vetrina le offertissime. La regola è
controllare con attenzione la proposta: se dal
momento dell'acquisto passano più di due/tre
giorni non è last second ma last minute e gli
sconti diventano meno interessanti. Altra regola
d'oro: il pacchetto in linea di massima (volo+albergo o in alcuni casi fly and drive) è la tipologia
d'acquisto «hard discount». Con un’avvertenza,
le quotazioni possono variare più volte nell’arco
della stessa giornata.
Minorca, preferita da Armani e Clapton
Meno mondana delle sue vicine Maiorca e
Ibiza, Minorca è la scelta giusta per chi ama la
natura ma non vuole rinunciare a qualche divertimento by night. E’ comunque l’ambiente
marino la maggior attrattiva (l’isola è Riserva
della Biosfera dal 1993) di Minorca. Anche il
piccolo centro di Ciutadella, visitato pochi
giorni fa da Giorgio Armani, segue i ritmi rilassati minorchini con poca confusione e ristoranti imperdibili come Cas Ferrer (www.casferrer.com) un’ex officina dove si gustano specialità locali e dove il chitarrista Eric Clapton è fra
gli habitué. Fra uliveti e muri a secco i migliori
indirizzi dove pernottare sono gli hotel rural
come Morvedra Nou (morvedranou.es) e Sant
Ignasi (tel. 0034.971.38.55.75). Un pacchetto
per sette notti (volo incluso) da 825 euro, partenza 16 agosto (www.yallayalla.it).
Boavista, Morna e spiagge
L'apertura dell'aeroporto nel 2007 (si viene accolti dai ritmi locali della Morna resi celebri da
Cesaria Evora) ha sviluppato sensibilmente il turismo su Boavista, che fino ad allora era una delle
isole meno frequentate dell'arcipelago. Insieme a
Sal è l'isola più orientale e vicina alle coste del
Senegal con temperature medie più alte rispetto
a Sao Vicente e Santo Antao. Boavista ha il suo
punto di forza nei cinquanta chilometri di costa
dove nei mesi di luglio e agosto è facile vedere le
tartarughe marine deporre le uova. Fra le spiagge
da visitare, Praia Varandinha e Praia de Chaves,
quest'ultima delimitata da grandi dune bianche.
Si vola dalle principali città italiane con Neos e
via Lisbona con Tap. Volo più sette notti da 870
euro a persona (lastminutetour.com).
Le Canarie «sconosciute»
La Palma, Gomera ed El Hierro sono le Canarie
sconosciute, lontane dai paesaggi di Fuerteventura o Lanzarote. Isole «minori» dove la natura è
protagonista. Sulle tre isole l’esperienza di pernottamento più piacevole è quella delle Casas Rurales (www.turismodecanarias.com), vecchie abitazioni di campagna ristrutturate per ospitare i
viaggiatori con la formula del bed&breakfast. Alla
Gomera si pernotta e si visita il Parco Nazionale di
Garajonay. Volo+ sette notti con partenza il 16
agosto, 834 euro a persona (www.logitravel.it)
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Turchia, archeologia in riva al mare
Un altro classico del «medio raggio» è la costa
turca a sud-ovest del Paese. Patara è la spiaggia
più lunga della Turchia con una ventina di chilometri di dune che circondano un sito archeologico. Un tempo era il porto più importante della Li-
Il volo è compreso
in tutti i prezzi
indicati nei
pacchetti viaggio
cia orientale e qui le rovine soprannominate il
«granaio di Adriano» comprendono templi e necropoli. Bodrum invece (servita da un aeroporto)
è il fulcro del turismo mondano e delle attività
sportive, mentre la zona di Kas è famosa per i
suoi paesaggi di grande bellezza e come meta
prediletta degli archeo-sub per le rovine sommerse. Volo da Bologna, sette notti, da 869 euro a
persona (www.tui.it)
Costa Chica, segreto sul Pacifico
Costa Chica è la migliore «dritta» per godersi
un Messico lontano dalle orde turistiche. Nello
Le isole ma anche
New York
oppure il Messico:
ecco dove andare
stato di Oaxaca (a sud di Acapulco), celebre per
le sue chiese barocche, si fanno incontri ravvicinati con la fauna selvatica zigzagando fra le
mangrovie. Le quattro cittadine da non perdere
sono Zipolite, San Agustinillo, Mazunte e Ventanilla dove i pescatori sono una presenza abituale e dove fin dagli anni 90 il governo ha avviato
le prime sperimentazioni per il turismo ecosostenibile. La nostra scelta cade su San Augustinillo per il perfetto equilibrio fra abitazioni storiche, café e attività artigianali (volo + sei notte
da 1.358 euro a persona, partenza 15 agosto
expedia.it).
Dalla pensione al nuovissimo «petsharing»
Amici pelosi (o piumati): tutte le soluzioni
I
n vacanza con cane e gatto? Un
trend in crescita grazie al
proliferare di hotel «amici
degli animali» e soluzioni fino
a ieri impensabili. Come il
PetSharing, per chi non può partire
con loro e cerca un’alternativa alle
pensioni (www.petsharing.it e
www.petme.it): la community è
divisa tra chi cerca ospitalità per
l’animale e chi è in grado di
prendersene cura. Cani, gatti,
pesci, criceti, pappagalli sono
accolti in case private. Dog hosting
anche su www.bibulu.com, dove le
soluzioni sono divise per area
geografica e tipologia di alloggio:
appartamento, villa con giardino o
casa con terrazzo. Per chi va al
mare, la soluzione migliore sono le
spiagge Pet Friendly, come il Bau
Bau Village di Albisola Marina, che
offre tanti servizi: dalle capanne di
paglia con lettini e ombra garantita
alla piattaforma galleggiante per
tuffi e giochi
(www.baubauvillage.it). Sempre
in Liguria, a Laigueglia, l’Oasi Capo
Mele (www.capomele.it) ha invece
un’area dove i cani accedono al
Divieti al contrario
A Rimini l’ingresso al Lido
è vietato a chi non è
assieme a un quattrozampe
mare senza disturbare i bagnanti e,
ad Alassio, il Baba Beach
(www.bababeachalassio.com) è
una luxury beach con terrazza
ombreggiata. Tante le dog beach
anche sul litorale di Rimini: al Lido
San Giuliano e al Bagno 26, ma la
più celebre è la Dog Beach del
bagno 81 (www.bagno81rimini.it).
L’ingresso? Vietato a chi non è
accompagnato dall’amico a 4
zampe e servizi al top: ombrelloni
recintati, docce, ciotole, dog bed,
toelettatura e area agility. In Lazio,
vicino a Roma, la Baubeach di
Maccarese (www.baubeach.net) è
sempre all’avanguardia: seminari
su l omeopatia per animali,
Pilates, Thai Chi, Yoga, Mobility
Dog e vela in coppia con il cane. In
Friuli si va alla Spiaggia di Snoopy
di Grado Pineta
(www.spiaggiaairone.it/snoopy):
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Tempi liberi 25
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Ultimo secondo in Italia Cosa si può fare a casa
Vicinissimo e «facile»
tra benessere
e scuole di calcio
Il weekend lungo dell’anno:
i pacchetti più interessanti
A
L’Avana metropoli caraibica
E’ la più grande città dei Caraibi e anche il
viaggiatore più smaliziato torna e ritorna volentieri nelle strade dell’Avana vecchia, alle
prese con una ristrutturazione senza fine. Il
punto di partenza è il Parque Central dove il
Gran Teatro de la Habana (458 Paseo de Prado)
è uno dei più antichi teatri delle Americhe. In
Calle Obispo si passa a fianco di istituzioni come l’hotel Inglaterra (www.hotelinglaterra-cuba.com), La Floridita e il Museo Nacional de
Bellas Artes. «Il mojito lo bevo alla Bodeguita»,
diceva Hemingway quando era uno dei prota-
120 posti riservati con area agility,
dog sitter, veterinario, 700 mq dove
lasciarlo scorrazzare liberamente.
In Toscana, ecco la Dog Beach di
San Vincenzo (www.dog-beach.it)
e, in Sardegna, Porto Fido a Santa
Teresa di Gallura,
www.portofido.com) e il primo
villaggio Touring Club dedicato
anche agli animali, a La
Maddalena. A Cesenatico, l’Hotel
Lungomare
(www.hlungomare.com) ha pasti
ad hoc, zone riservate, servizio
veterinario, dog sitting e
toelettatura. Inoltre è
convenzionato con uno
stabilimento balneare dedicato agli
animali. Da segnare in agenda il
Poecylia Resort di Carloforte
(www.poecyliaresort.it), il
Montebelli Agriturismo e Country
Hotel di Caldana
(www.montebelli.com), gli Space
Hotels (www.spacehotels.it) e la
catena Falkensteiner
(www.falkensteiner.com) in
C. Lom.
La dolce vita di Ko Samui
C’era una volta il segreto dei saccopelisti anni Settanta. Oggi Ko Samui è una delle destinazioni più popolari della Thailandia fra coste
impeccabili e una nuova vita come isola del
benessere: sono in continuo aumento i resort
con spa e centri beauty. Fra i nuovi ristoranti
l’H-Bistro (nella struttura dell’Hansar Samui
www.hansarsamui.com), mentre nel fine settimana il Beach Republic sta diventando sempre più popolare per le grigliate e i dj set di
musica elettronica. Una settimana (volo compreso) da 1540 euro (lastminute.com).
nche chi di solito ignora la data nel calendario, quest’anno sarà tentato proprio dal calendario: il 15 di agosto sarà
un venerdì, ideale per trasformare l’affollato rito ferragostano in un rilassante weekend.
Oasi di benessere È la fuga perfetta dalle spiagge
sovraffollate: a tre chilometri da Forte dei Marmi,
l’hotel Villa Undulna è un angolo di tranquillità collegato alle terme della Versilia. Il pacchetto di Ferragosto prevede due pernottamenti in doppia, l’ingresso
alle piscine di acqua termale salsobromoiodica, un
impacco alla torba (costo totale b&b 900 euro, tel.
0585 807788). Si chiama proprio «Sicilian Escape» il
pacchetto del Verdura Golf & Spa Resort, l’hotel nella
campagna di Sciacca, ma a due passi dal mare, che
per una prenotazione minima di 4 notti offre una delle doppie disegnate da Flavio Albanese in b&b, 50 euro al giorno per sperimentare i diversi ristoranti del
resort, l’uso delle 4 piscine talassoterapiche, palestra
e pensione completa gratuita per i bambini da 0 a 3
anni (a partire da 389 euro al giorno in b&b). Proprio
per i piccoli c’è una sorpresa in più: il programma Juventus Summer Training Sessions con gli allenatori
ufficiali della squadra. Raggiungere il resort è facile:
voli giornalieri Ryanair collegano Roma e Milano con
Trapani (www.roccofortehotels.com ). Affacciato sul
Mar Piccolo, vicino Taranto, il Relais Histò è un invito
a immergersi nella magia della masseria con il pacchetto «Sogno di una notte di mezza estate»: due notti in doppia, relax spa, cena tipica pugliese e pranzo
di Ferragosto costano 550 euro in due (099 4721188).
La Sardegna facile Sia in coppia che in famiglia, la
Sardegna è una meta ideale last-minute, soprattutto
ora che la compagnia low cost Volotea (www.volotea.com) collega Genova, Napoli, Venezia, Torino e
Palermo a Olbia. Due piscine di acqua marina sulla
spiaggia, campi da tennis, beach volley, calcetto e un
maneggio: il Cala di Lepre Park Hotel & SPA di Capo
D’Orso, a 3 km da Palau, è ideale per famiglie super
attive (www.wonderfulsardinia.com), con mini crociere in velieri d’epoca attorno alle isole dell’arcipelago della Maddalena (184 euro per 2 adulti e 1 bambino fino a 4 anni in mezza pensione al giorno). Più a
contatto con la mondanità della Costa Smeralda, il
nuovo Grand Hotel Poltu Quatu, cinque stelle lusso a
3 km di Porto Cervo, per Ferragosto propone b&b a
265 euro a persona al giorno e una cena tra proposte
sarde e campane (www.poltuquatu.com).
Il pranzo (stellato) di Ferragosto Il tradizionale
pranzo ferragostano può essere rivisitato in chiave
gourmet: L’Albereta, il resort in Franciacorta per anni
regno di Gualtiero Marchesi, ha da poco inaugurato il
nuovo ristorante «Leone Felice» con lo chef Fabio Abbattista. L’invito a cena (con 4 portate e vini in abbinamento) è preceduto da un aperitivo al nuovo VistaLagobistrò che si affaccia sulle acque del Lago di Iseo
e prosegue con il dopocena: il pacchetto prevede una
notte in doppia, prima colazione e due massaggi di
50 minuti alla SPA Espace Vitalité (da 380 euro a persona, www.albereta.it). Proposta simile, ma ad alta
quota, all’hotel La Perla di Corvara, in Alta Badia: il
pacchetto dal 14 al 17 agosto include il pernottamento in camera Romantik e trattamento in mezza pensione, compresa una cena al ristorante stellato «La
Stüa de Michil» e per le altre due sere un «dine
around» a scelta tra i 4 ristoranti della casa
(wwwwww.LHW.com/laperla, t. 800 822 005). La
montagna, ma in chiave dinamica, è la proposta della
formula «Golf e Husky Dog Trekking» del Palace Hotel di Bormio: il last minute prevede 4 notti in mezza
pensione, green fee per il Bormio Golf Club, l’Husky
Dog Trekking di un’ora (da 514 euro a persona,
0342/903131).
Il Palio di Siena Si può approfittare del «buco» in
agenda per vedere dal vivo il Palio di Siena. L’Hotel
Athena, a due passi dalla Piazza del Campo, propone
tre notti dal 14 al 16 agosto per assistere alla tradizionale corsa dell’Assunta (371 euro a testa, www.spacehotels.it/hotel/hotel-athena). Sempre in Toscana,
ma più intimo, è il soggiorno a Grotta Giusti Resort
Golf & Spa di Monsummano Terme, una villa dal sapore provenzale (www.fonteverdecollection.com):
dal 13 al 17 agosto tre notti con prima colazione, bagno in piscina sotto le stelle del 14 agosto e cena di
Ferragosto costano 398 euro a persona.
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Fabrizio Guglielmini
Michela Proietti
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A Est
Da segnalare l’isola di
Ko Samui, una delle
mete più popolari
della Thailandia
Austria, Croazia e Slovacchia:
servizio di dog-sitting e un
veterinario a disposizione, ma è
richiesto certificato internazionale
di vaccinazione e chip validi. Tra i
colli senesi, Fonteverde Natural Spa
Resort (www.fonteverdespa.com)
ha piscine termali anche per
quadrupedi, ma attenzioni
«bestiali» di lusso si trovano anche
al Dog Day Village di Forte dei
Marmi: suite, parco, piscina,
veterinari, otto bungalow con
condizionatore e telecamera per
tenerli sotto controllo. Fido può
stare in pensione completa, b&b o
asilo giornaliero
(www.dogday.museogilardi.it).
Con quasi 100 strutture ricettive
Pet Friendly, la regione Ferienland
Kufstein (www.kufstein.com) è tra
le più cinofile del Tirolo; non è da
meno la vallata Wipptal: su
www.wipptal.at l’elenco delle
strutture.
gonisti della vita cubana e abitava nel suo ritiro
dorato di Finca Vigìa. E vale la pena percorrere
i 18 chilometri che separano il centro da Finca
Vigìa, la casa che lo scrittore comprò nel 1949 e
dove i visitatori (dall’esterno) ammirano i trofei africani e soprattutto l’imponente libreria .
Un classico da non perdere? La Taberna Benny
Moré che è ristorante (Calle Mercaderes) dove
si ascoltano i son e i bolero resi celebri dal Buena Vista Social Club. La musica comincia dalla
8 di sera. Una settimana dal 18 agosto, da 1.150
euro, volo incluso (borsaviaggi.it).
New York, novità a ciclo continuo
Non solo Manhattan. Se non è la vostra prima volta a Nyc fate rotta su Bushwick, nella zona nord di Brooklyn, dove Myrtle Avenue è
l’epicentro di una scena artistica in continua
evoluzione e dove gli atelier degli artisti organizzano visite guidate per raccogliere le ultime
ispirazioni della New York 2014.
Di ritorno a Manhattan, la scena della musica
dal vivo ha uno degli indirizzi più attivi al 158 di
Bleecker Street (nel cuore del Village) dove il Poisson Rouge (lepoissonrouge.com) per tutto agosto propone novità rock e pop ancora inedite in
Europa. E se siete in vena di sapori orientali provate all’East Village il Momofuku Ssam bar (momofuku.com). Dal 15 agosto volo + hotel (Hyatt
Lex Hotel), 1810 euro, www.edreams.it.
Spiagge e chalet
Dall’alto la spiaggia del Verdura Spa & Resort di
Sciacca, in Sicilia: a due passi dal mare, è la
meta prediletta dai golfisti e cultori del
benessere ; il giardino di Villa Grotta Giusti in
Toscana, dimora toscana dal sapore provenzale;
la piscina dell’Espace Vitalité Henri Chenot
dell’Albereta, in Franciacorta; un pranzo
all’aperto all’hotel La Perla di Corvara, in Alta
Badia: un’alternativa alle tavolate ferragostane
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Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
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Viaggi la destinazione
Classifiche
Lungo raggio La regione è tra le venticinque aree più ecologiche del Pianeta
I fiori nascono nel deserto
Campeggio in Sudafrica
di Caterina Ruggi
d’Aragona
In Brasile
o verso Est:
dove vanno
gli italiani
Da ovest verso est. Per una
vacanza attiva, che sia
un’esperienza, concepita 2.0 e
vissuta a 360°. Nel 75 per cento
dei casi, i viaggiatori italiani
durante l’anno, restano in Italia.
Quando varcano i confini, poi,
prediligono Francia, Spagna,
Germania, Regno Unito e,
sorpresa, la Repubblica di San
Marino. E, sempre più, scoprono le
mete dell’est. In crescita l’appeal
di India, per il richiamo del
misticismo e quello delle città
evolute del nord; Seychelles (in
resort esclusivi o anche in b&b o
eco-villaggi) e Thailandia. A
fotografare le tendenze dei
viaggiatori italiani (tra 31 e 37
milioni di persone ogni anno) è
l’osservatorio della Borsa
Internazionale del Turismo, in
programma dal 12 al 14 febbraio
in Fieramilano, con una formula
rinnovata. La destinazione top del
2014? La guida Best in Travel
2014 di Lonely Planet ha
incoronato il Brasile, non solo per
il fascino di Rio de Janeiro. Anche
per le esperienza che offre: dal
trekking tra dune battute dal
vento a Lençóis Maranhenses al
tour delle chiese coloniali in città
sospese nel tempo come Ouro
Preto (foto). Avanti tutta verso
l’Africa: in crescita i viaggi verso il
Malawi, dove fare snorkelling o
vedere da vicino i «big five»:
elefanti, rinoceronti, leoni,
leopardi e bufali. In ascesa la
Malesia, dove i viaggiatori più
attivi possono praticare
cicloturismo con guide esperte nei
dintorni di Sabah. E chi cerca in
Europa destinazioni remote?
Quest’estate piace molto
Corralejo, piccolo villaggio del Sud
della Spagna dove si può
soggiornare in un autentico
mulino in pietra in riva al mare. E
anche Goreme, città scolpita nella
roccia in mezzo al verde
dell’Anatolia. La Turchia, per gli
esperti, è la meta più promettente.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
T
utto il litorale occidentale del Sud
Africa è arido e
calloso. Un territorio all’apparenza sterile che, una
volta l’anno, alla
fine dell’inverno
australe, regala
una fioritura
straordinaria: una miriade di fiori selvatici dalle combinazioni cromatiche intense, dall’arancione al viola, dal rosa al
giallo. Uno spettacolo unico, e inaspettato, perché a fiorire è un deserto: quello
del Namaqualand (www.namakwadm.gov.za), angolo del Sudafrica (poco
più di 350 km) ai confini con la Namibia
che il Conservation International ha dichiarato come il solo ecosistema arido
biodiversificato del Pianeta, classificandolo tra le 25 località ecologicamente più
preziose al mondo. Nonostante la cronica
mancanza d’acqua, sono più di 4000 le
specie vegetali censite: più di 1000, poi,
nascono solo qui.
Il «miracolo»
Per assistere al fenomeno della fioritura, bisogna affrettarsi: il Namaqua National Park smentisce la sua natura desertica (per i pastori Nama, da cui la regione
prende il nome, era «la Terra che Dio fece
in collera») fiorendo solo per due-tre settimane nel breve lasso di tempo che va
dalla metà agosto alla prima settimana di
settembre, piogge e vento permettendo
anche se, incredibilmente, il miracolo si
ripete sempre. Più o meno intenso, più o
meno puntuale. Dalla valle del fiume Olifants, poco più a nord delle fertili terre
del Capo, fino alle sponde dell’Orange è
un susseguirsi di pianure sabbiose invase
da miliardi di corolle di piante erbacee:
Ursinia, Dimorphotheca, Osteospermum
e Gorteria, le «margherite Namaqua»,
gialle e arancioni, in folti cespugli intervallati, in ordine sparso, da fiori simili a
orchidee dai riflessi metallici o fluorescenti (le Lachenalia) e Iris dalle foglie ritorte come cavaturaccioli. Sono specie
floreali i cui semi, per adattarsi al clima
arido e secco, pur rimanendo «silenti»
anche per anni, mantengono una straordinaria capacità rigenerativa che sfrutta
le rade piogge grazie alle quali nascono,
fruttificano e muoiono in poche settimane. Dove osservarli? La fioritura inizia a
nord, nella zona di Springbok, capitale
del Namaqualand, e scende verso sud con
il caldo. Il tour dei fiori potrebbe cominciare da qui, dal Capo di Buona Speranza,
alla Cape of Good Hope Nature Reserve,
paradiso della protea, fiore simbolo del
Sudafrica: se ne conoscono oltre 130 spe-
cie, con lunghi petali di forma ovale o allungata che dalla base confluiscono verso
l’apice con punte acuminate. La Cape Namibia National Route, la strada N7, è una
linea retta che collega Città del Capo alla
Namibia dall’interno inoltrandosi tra vigne e frutteti lungo le sponde dell’Olifants River fino a Clainwilliam.
Paradiso
Lunga circa 350
chilometri, ai confini con
la Namibia: questo è il
Namaqualand, una delle
regioni più selvagge
della Terra. Sopra
un’immagine del
Namaqua Flowers
Camp, dove si può
alloggiare ai margini del
deserto. In alto la
fioritura, che ogni anno
avviene dal 15 agosto al
15 settembre
Tetti di paglia e pece
Un itinerario altrettanto celebre porta
da Cape Town proprio nelle Winelands,
dove si producono alcuni tra i vini migliori del mondo (Meerlust, Rubicon,
Hamilton Russell...), in una campagna di
straordinaria bellezza il cui centro maggiore è Stellenbosch, con case dalle facciate vagamente barocche e i tetti di paglia spalmati con la pece. Clainwilliam è
invece una cittadina celebre per il rooibos
tea, il tè amato dai giapponesi perché non
contiene né caffeina né teina, e il Wild
Flower Festival, dal 1972 vetrina delle
fioriture che illuminano il Western Cape
durante la bella stagione e sede di mercatini artigianali e mostre d’arte (quest’anno dal 28 agosto al 5 settembre,
www.clanwilliamflowerfestival.co.za). A
Clainwilliam si trovano anche la
Ramskop Nature Reserve e la Cedarberg
Wilderness Area, veri e propri tappeti
monocromatici di fiori, impressionanti
per bellezza e contrasti, che colorano valli
e altipiani. L’importante è aspettare le ore
più calde della giornata, dalle 11 alle 16,
quando le corolle si aprono verso il sole.
Tra le montagne della Cederberg Wilderness Area, 60 km a nord di Clainwilliam,
si nascondono invece le pitture rupestri
del popolo dei San Bushmen, antiche di
5000 anni. Uno dei migliori punti di partenza per visitarle è Oudrif, sulle rive del
fiume Doring, dove si dorme in cottage
ecosostenibili rivestiti di paglia (qui ci si
dedica anche alle uscite in canoa sul fiume, www.oudrif.co.za), mentre il modo
migliore per conoscerle è affidarsi all’esperienza della Living Landscape
Project (www.openafrica.org/partici-
Benvenuti in Namaqualand, «la terra che
Dio fece quando era in collera»: (solo) un
mese di tempo per ammirare le dune
coperte di margherite nella regione che
unisce il Sudafrica alla Namibia
pant/Clanwilliam-Living-LandscapeProject), agenzia locale che organizza visite e gestisce un programma di sviluppo
delle comunità. Di nuovo in macchina,
verso nord, lungo la N7, ed ecco l’Akkerendam Nature Reserve e la Skilpad Wild
Flower Reserve, ma vale una sosta anche
Nieuwoudtville, considerata la capitale
mondiale dei bulbi e, proseguendo per
Calvinia, via Loeriesfontein, un’altra meraviglia della natura: una delle più grandi
foreste di alberi faretra o kokerbooom,
specie di aloe utilizzate dai cacciatori San
per costruire — da tronchi, rami e corteccia — le loro faretre. Siamo a 550 chilometri da Città del Capo e un centinaio dal
confine con la Namibia; Springbok, la capitale, è vicina, in una stretta valle tra
montagne di granito. È la città del rame e
della Goegap Nature Reserve, riserva naturale semidesertica (15 mila ettari e 600
varietà di fiori, ma anche zebre di montagna e splendidi gemsbok, orici dalle cor-
La Protea
Nell’area sono state censite
4.000 specie vegetali. Solo
della Protea, fiore simbolo,
esistono 130 varietà
na a scimitarra) celebre, oltre che per la
fioritura, per l’Hester Malan Wildflower
Garden, un giardino che ospita 200 specie di bizzarre piante grasse del Karoo e
del Namaqualand.
A piedi o in bici
La riserva si può percorrere in auto,
ma il consiglio è di muoversi a piedi lungo uno dei suoi sentieri circolari (4 km,
5,5 km e 7 km), oppure in mountain bike
su piste che si diramano lungo una ventina di chilometri (www.getresponse.com). Anche qui il veld (la parola viene dall’afrikaans e dall’olandese e significa «prato») è un mosaico di colori.
L’esperienza più bella? Quella di una notte sotto il cielo stellato immersi dai fiori
del Namaqua National Park dove, soltanto nella stagione della fioritura, vengono
allestiti i campi tendati (con letto e doccia) Namaqua Flower Camps (a un km
dall’ingresso Groenriver al parco) e il Namaqua Flower Camps, a Skilpad. Anche
per i campi, il periodo è breve (dal 15
agosto al 15 settembre), ma sono perfetti
per assistere in prima fila al miracolo del
deserto.
Carlotta Lombardo
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28 Tempi liberi
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Sapori & amori
La tendenza E c’è anche chi si spinge fino in America
La ricetta
Senza fissa cucina
Gli chef con la valigia
arrivano a casa
Fiori di zucca finti fritti
INGREDIENTI per 4 persone
8 fiori di zucca
250 g di mozzarella pugliese
8 filetti di acciughe
2 uova
Qb pangrattato
C
L’idea
Il debutto
di Potluck,
incontri
per golosi
Se vi siete chiesti finora perché
a nessuno, in Italia, sia venuto
in mente di organizzare eventi
foodie stile Kinfolk, adesso è
arrivata la risposta: Potluck,
piatto alla buona, è un nuovo
concetto di Community
Gathering e Social eating
(tradotto: cene e incontri aperti
a tema cibo e convivialità), con
l’obiettivo di recuperare una
tradizione antica di
condivisione.
Un gruppo di massimo 20
persone prenota il suo evento
esclusivo sul sito
www.mypotluck.it e si incontra
in una location di charme dove
insieme a dei tutor esperti nel
floral design, nella fotografia,
nel wine e nell’arte culinaria,
partecipa attivamente alla
realizzazione del proprio
convivio. Lo stile e l’aspirazione
ricorda proprio i ragazzi
hypster di Seattle. Ma con un
tocco tutto italiano.
Potluck nasce infatti da un’idea
di MilanoSecrets.it, marchio
milanese on line da maggio
2011. Il sito, bilingue
italiano/inglese, è una guida
ironica e al femminile per
scoprire la città da un punto di
vista nuovo e insolito: propone
indirizzi legati al mondo della
moda, della ristorazione, del
design ma anche itinerari
artistico-culturali e
appuntamenti. Si dedica anche
a creare eventi foodie destinati
a una comunità, abbastanza
ristretta, di gastrofanatici.
Il primo evento si è tenuto a «Il
sole» di Ranco (nella foto),
dove lo chef Davide Brovelli ha
insegnato tutti i trucchi del
mestiere declinando ricette dal
fascino antico. Come il risotto
pere e scampi, il flan di
formaggio, il campagnolo cake
ai mirtilli, il pane al kamut, o i
frittini (zucchine, carote e
verdure varie fritte in pastella
leggerissima e impalpabile).
Imparare a degustare i vini e a
realizzare segnaposto di erbe
aromatiche ha reso un incontro
a tavola qualcosa di unico.
A. F.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
hiamateli cuochi senza fissa dimora. Itineranti, se
volete. Vero è che, nell’irresistibile mondo culinario, cresce la schiera di coloro che, per scelta o per
necessità, offrono opera,
talento e piatti, oltre il ristorante. Preferiscono, insomma, cucinare a domicilio. Ingaggiati per feste, pranzi, party, goduriosi tête-à-tête, cene importanti fuori da occhi
indiscreti. Tra loro, spiccano chef di rango,
temporaneamente «scoperti» e in attesa di trovare il locale giusto, come Bruno Barbieri (volto di MasterChef) e Filippo La Mantia, la cui
caponatina siciliana ha già sedotto le signore
romane. Ora, Filippo sta spesso sotto la Madonnina e vorrebbe sedurre le milanesi. Senza
contare il catering at home degli chef di ristoranti stellati. E i «televisivi» dello show cooking che cucinano sul serio in occasione di
eventi, meglio se ad alta visibilità. Ma questa è
un’altra storia. Qui si parla di chi sul «senza fissa dimora» ha puntato tutto. O quasi. Come il
ruspante Giovanni Maiorana che durante
l’estate mette i prodotti della sua isola, Marettimo (Egadi), nel piatto dei clienti della «Scaletta». E nel più lungo inverno migra a Palermo,
Roma, Milano a cucinare nelle case di manager
e imprenditori. «Conoscono me e la mia cucina
durante le vacanze. Ne hanno nostalgia, ci rivogliono in città», racconta il «cuoco senza
scuola» nel senso che ha imparato ai fornelli
della madre. Piatti genuini, saporiti. Come il
suo «Finocchietto, calamari e patate». «Nelle
trasferte — spiega Giovanni — porto con me
gli ingredienti (e dove lo trovi a Milano il nostro profumato finocchietto selvatico?) e ne acquisto altri sul posto».
Dalla Sicilia al Piemonte. A Chieri (To), Vittorio e Stefania Tinelli (coppia di vita e di cucina) di «Stasera cucino io», non disdegnano le
chiamate a domicilio con le loro prelibatezze
del territorio. Esempi di una tendenza che scopre volti nuovi. Prendiamo il trentenne milanese Andrea Vigna, colto (liceo classico, studi
universitari non conclusi), di buone maniere.
Avrebbe potuto fare altro nella vita, invece, ha
scelto di cimentarsi con pentole, forni, abbattitori. «E il roner» dice , informandoci che si tratta di una resistenza: «Immersa nell’acqua, la
mantiene a temperatura costante. Il roner è
perfetto per le cotture sottovuoto». La tecnologia si sposa all’estro di Andrea. Che riversa il
suo credo gastronomico nel sito «Panbagnato». Ha fatto varie esperienze rinunciando ad
avere un ristorante. Tuttavia, per alcuni mesi
una dimora fissa l’ha avuta, in una villa a Saint
Racconti di cucina
La zuppa
di gamberi
al latte
di cocco
e curry
Dalle star (come Barbieri e La
Mantia) agli emergenti il
successo della formula su
misura. I vantaggi?
Menu personalizzati e prezzi
non eccessivi: una cena
parte da venti euro
Non solo cuochi, anche
docenti itineranti. Per
esempio Andrea Sposini,
che ha insegnato molte
volte all’estero, ha di recente tenuto un corso
per pasticcieri presso No
Lab Academy, a Milano.
Arturo Dori, invece, è
entrato nella scuola di
cucina e lifestyle «Desinare» (foto in alto), fondata da Alessandro
Grassi a Firenze con
Claudio Mariottini e Riccardo Barthel. I corsi si
tengono negli spazi dell’atelier di interni Barthel
(www.desinare.it).
Moritz. «Ho fatto il cuoco di famiglia — confida —. Utilissimo». Racconta che, in cucina,
ama trattare i volatili, il pesce, le verdure. Qui,
ci regala la ricetta dei «Fiori di zucca finti fritti». Prezzo di un pasto a domicilio? «Non sono
esoso, dai 20 ai 40 euro per persona». Ed ecco il
lato femminile con Viviana Lapertosa, quarantenne di origini pugliesi, residente a Como.
«Piazza ideale per le cene in casa — osserva —
Gente ricca che non ostenta, pur amando ricevere al meglio. Pretende cibi personalizzati e
raffinati. Il mio cachet oscilla da 100 a 120 euro
per coperto». «Adesso c’è crisi anche a Como
— continua — La Svizzera è vicina, allora mi
sposto oltrefrontiera». «Quando ho deciso di
diventare cuoca — nota Viviana — ho capito
che per una donna mettersi in un ristorante sarebbe stato devastante. Così mi sono inventata
un’altra formula». Il suo ritratto si completa
con il sito («La cuoca della porta accanto») e i
libri. L’ultimo: Finger Food all’Italiana.
Da vent’anni è cuoco senza fissa dimora, volando anche in America, Andrea Sposini, umbro, già allievo Cordon Bleu. «Tutti mi davano
del pazzo — afferma — Ma fui ostinato. Ora mi
muovo qua e là. Così si sviluppa la creatività.
Ognuno ha esigenze diverse, devi studiare i
menu, mentre il ristorante è una catena di
montaggio». Il cliente ideale? «Ricco soprattutto di cultura». Il piatto cult? «La pasta fresca tirata a mano». E Arturo Dori , «ristoratore pentito» di Firenze, ora è felicemente private chef.
Per la gioia di Zubin Mehta, Cesare Prandelli,
Tony Bennet. Giusto per citare qualche nome
famoso del suo carnet. Sia Dori che Sposini
tengono anche corsi di cucina.
M. Fu.
Marisa Fumagalli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le scuole
insetti. Meglio lasciare il pistillo che, oltre ad essere
molto aromatico, dona una consistenza interessante
con mozzarella pugliese,
2 Farcire
sfilacciata e sgocciolata, e filetti
d’acciuga. Chiudere bene.
Passare i fiori in una doppia
panatura fatta di uovo sbattuto
e un goccio d’acqua e passarli
poi in pangrattato fine.
Ripetere quest’operazione
due volte
i fiori di zucca
3 Disporre
su una placca da forno,
lasciando spazio tra uno
e l’altro. Condire
con un filo d'olio
e poi passare sotto
il grill a 220° per 4/5 minuti.
La temperatura dipende
dal forno, dovranno essere
dorati e croccanti
Foto: Andrea Vigna
Da sinistra
il gambero
su zuppa di
latte di
cocco accompagnato da riso Venere
con lime. E
una fase
della preparazione
(foto Claudia Ferri)
di Angela Frenda
A
ffezionarsi a un piatto a
volte succede. Nel mio
caso, con la zuppa di
gamberi al latte di
cocco, è un colpo di fulmine che
dura ancora. L’ho letta nel libro
di Sophie Dahl: Le ricette di Mrs
Dahl (Luxury books). Fatta
immediatamente e scoperto che
è a prova di fallimento.
Oggi la prepariamo insieme
nella mia videoricetta di
Racconti di cucina, e vedrete
che evoca terrazze illuminate
con candele o giardini lontani.
In alternativa, anche una
tovaglia stesa a terra e qualche
lucina può servire a creare la
giusta atmosfera.
Ingredienti: 350 g di gamberi
freschi; coriandolo qb, 1
cucchiaino di curry; 1 spicchio
d’aglio; peperoncini rossi; 1
cucchiaio di cocco disidratato; 3
PROCEDIMENTO
e lavare i fiori di zucca, avendo cura di pulirli
1 Mondare
anche all’interno per evitare che ci siano piccoli
lime; 1/2 peperoncino verde; 1
cucchiaio di olio; 1/2 cipollotto;
350 g di riso nero venere.
Preparazione: preparate un
trito di cipollotti e aglio e
metterlo a soffriggere con un
po’ di olio in una padella o,
meglio ancora, in un wok.
Aggiungete una punta di
polvere di curry o, se preferite,
sapori più decisi della pasta di
curry. Inserite anche qualche
peperoncino verde e rosso
(occhio che sono molto
piccanti). Mescolate per bene e,
quando i sapori si saranno ben
mixati, aggiungete i gamberi
sgusciati, tenendone però
qualcuno da parte non
sgusciato per la decorazione.
Versate il latte di cocco:
scegliete in base alla densità che
preferite per la vostra zuppa un
latte più o meno denso.
Aggiungete qualche grano di
pepe nero e il succo di lime. E
fate andare il tutto per una
decina di minuti a fiamma
dolcissima, mescolando e
fermando la cottura quando
raggiungerete la densità che
preferite. Nel frattempo cuocete
il riso Venere lasciandolo un po’
più duro del solito. Quando sarà
pronto, lo serviremo in una
ciotola, come
accompagnamento, e lo
decoreremo con fettine di lime.
La zuppa, una volta impiattata,
potrà essere decorata con
scaglie di cocco, coriandolo e un
gambero non sgusciato.
angelafrenda
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cucina.corriere.it
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Tempi liberi 29
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La variante
Finocchietto, calamari e patate
(di Giovanni Maiorana)
A Parigi
INGREDIENTI
per 4 persone
di Andrea
Marinelli
400 g di pasta (formato calamarata)
Un italiano
apre il primo
ristorante
kosher di lusso
400 g di calamari
300 g di patate
Una manciata di finocchietto
1 cipolla
2 spicchi d’aglio
Qb olio
Qb prezzemolo
Qb sale
Qb pepe
Andrea Vigna
Trent’anni, cuoco.
La sua prima passione, la musica,
lo ha portato in luoghi che parevano
irraggiungibili. Poi, un breve corso
di specializzazione gli ha indicato
la sua strada. «Ho studiato, guardato,
imitato, inventato, e sbagliato prima
di potermi definire cuoco.
Mi sono tagliato, scottato e ferito;
ma - dice - l’amore per ciò che
stavo facendo alleviava il dolore».
Sul suo sito, Panbagnato.com, racconta
la sua idea di cucina e propone ricette stagionali.
Oltre all’esperienza in ristoranti, catering, villaggi
turistici, cene private e food styling,
ha insegnato in una scuola alberghiera.
Ama cambiare, scoprire e conoscere cose nuove
PREPARAZIONE
Fare un soffritto di aglio, cipolla e olio.
Inserirvi un pugno di finocchietto selvatico,
rosolare e aggiungere i calamari.
Cuocere per circa 5 minuti.
A parte, far rosolare le patate tagliate
a tocchetti e intanto mettere a bollire
l’acqua per la pasta.
Buttare la calamarata, scolarla e trasferirla
con le patate nella padella dei calamari.
Aggiustare di sale e pepe e chiudere
con una pioggia di prezzemolo fresco tritato
«Conserve in pellicola»
Il cono di Audrey o la crema di Forrest? Gelati al cinema
di Paolo Beltramin
T
utto è concesso nel buio della
sala, tranne il gelato. Appena si
spengono le luci, ecco il rumore
fastidioso di popcorn, di caramelle
gommose, a volte perfino quell’odore
acre di hot dog senape & ketchup. Ma
provate, anche in un cinema semivuoto
di mezza estate, a fare il biglietto con un
cono in mano. «Deve finirlo prima di
entrare». «Mi dispiace, proprio non si
può». Quando va bene, bisogna
accontentarsi di uno stecco
confezionato o di una monoporzione
Häagen Dasz. Oppure correre a casa con
una vaschetta da un chilo e sedersi sul
divano davanti ai migliori gelati della
storia del cinema: questi.
La vita è meravigliosa Sono ancora due
ragazzini, tutto è possibile. Mary entra
nel negozio, e ordina un gelato al
cioccolato; appena lui si volta per
preparare la coppetta, lei gli
si sfoga contro il gelataio
sussurra: «È da questo orecchio
pachistano, incolpevole capro
che non ci senti?» Lui non fa un
espiatorio del grande limite delle
cenno, e in un istante lei si
vaschette da asporto. Una volta
butta: «George Bailey, ti amerò
fuori dal freezer, non possono
fino al giorno in cui morirò...».
essere ricongelate. «Allora senta,
Ma George preferisce
io adesso prendo la vaschetta,
fantasticare: «Sai Mary, da
monto in macchina e comincio a
grande farò l’esploratore. Avrò
correre... E se domani leggete sul
un paio di harem e tre o quattro
giornale che sono andato Ja
mogli». Chissà se almeno uno
schiantarmi contro un albero...
dei due alla fine avrà ragione; di
Vorrà dire che non ho fatto a
sicuro La vita è meravigliosa.
tempo a portare il gelatooo… Ho
Almeno davanti al film di Frank
capito ma smettetelaaa...».
Capra.
Ghost Dog Il gigante e la
Vacanze romane Come sapore è Vacanze romane Audrey Hepburn e Gregory Peck bambina sono seduti su una
un po’ zuccheroso. Ma il gelato
panchina nel parco. «Allora è
della principessina Audrey Hepburn in
ne sono ancora parecchi, ma non così
vero che non hai amici?», chiede la
Vacanze romane, sulla scalinata di
sexy.
piccola a Ghost Dog. «No. Il mio
Piazza di Spagna, ha ancora il suo
Il Caimano Berlusconiani e no Cav
migliore amico è proprio là dietro. Vuoi
fascino. Sarà che Roma (da sempre)
riconoscono nel Caimano di Nanni
conoscerlo? Sta al camioncino dei
non è più la stessa, sarà che attori
Moretti almeno una scena di verità
gelati». Sarà cono al cioccolato per
monoespressivi come Gregory Peck ce
inconfutabile: è quando Silvio Orlando
entrambi: «Il gusto più buono del
mondo», assicura Raymond, anche se
nessuno lo capisce. Già, perché il
gelataio thaitiano non parla una parola
d’inglese, mentre Ghost dog non
capisce il francese. Eppure è vero, sono
proprio migliori amici.
Pulp Fiction Agli Oscar del 1994
stravinse quello alla crema di cui va
matto Forrest Gump. Ma per fortuna il
gelato non è sempre così dolciastro,
politicamente corretto e pure un po’
ottuso. Pulp Fiction mostra anche agli
scettici quanto può essere sensuale e
pericoloso un «milkshake». Come
quello che ordina Uma Thurman al Jack
Rabbit Slims Restaurant. Solo latte e
gelato, neanche un goccio di Bourbon.
Ma quando John Travolta lo assaggia
perde il controllo. Poi quei due
combineranno anche cose peggiori,
però basta quel frappé a metterli nei
guai.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Simone Zanoni ha 38 anni, fa lo
chef a Parigi da sei ed è stato
allievo di Gordon Ramsay. Dopo
aver guadagnato due stelle
Michelin in un anno al Trianon
Palace, celebre ristorante del
suo maestro a Versailles, ha
deciso di buttarsi in una nuova
avventura. Invece di cimentarsi
in un locale italiano, però,
Zanoni ha aperto il primo
ristorante kosher di lusso di
Parigi. «C’era la domanda, ma
mancava l’offerta», ha spiegato
al quotidiano francese
Libération. «Con il Raphael
l’abbiamo creata». Aperto a
febbraio, Raphael è un locale
sobrio ed elegante del XVII
arrondissement, dalla luce
soffusa e dai colori discreti. La
cucina di Zanoni si ispira alla
tradizione ebraica, rivisitata in
chiave moderna e lussuosa. La
sfida dello chef italiano è
proporre una gastronomia di
alto livello senza contravvenire
alle regole alimentari della
religione ebraica, che spaziano
dalla scelta dei prodotti alla
macellazione fino alla
preparazione: proibito per
esempio mangiare maiale,
crostacei e molluschi, oppure
mischiare carne e latticini nella
preparazione dei piatti. Zanoni
dovrà quindi essere originale
rispettando regole rigide, ma
soprattutto deve affidarsi a una
materia prima adeguata alle
sue ambizioni: il cibo kosher di
qualità, difficile da trovare, è
sempre molto costoso. Con
questa nuova impresa, Zanoni
— che è cattolico e non crede
all’unione fra cucina e religione
— ha due obiettivi: smentire chi
crede che la cucina ebraica sia
povera e, soprattutto,
guadagnare una stella Michelin.
Nel frattempo si divide ogni
giorno fra i due ristoranti,
viaggiando in scooter fra
Versailles e Parigi. Si è già
adeguato alle tradizioni
ebraiche: durante lo Shabbat —
il sabato, giorno di riposo per gli
ebrei — Raphael resta chiuso.
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Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
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Sapori & amori
Nel bicchiere Da New York e Hong Kong all’Italia. Ecco le regole per scegliere bene i pezzi migliori
«Battere» il vino: bottiglie all’asta
LE CINQUE REGOLE
Q
uando sir Alex Ferguson, storico allenatore del Manchester United, ha deciso
di svuotare la cantina, non pensava di
guadagnare così tanto: con le sue bottiglie, da quelle di Domaine de la Romanée-Conti a quelle di Ornellaia,
Christie’s ha incassato, un mese fa, 5 milioni
di dollari. Le aste di vini, le cui capitali sono
New York e Hong Kong, non sono però solo
un raduno per facoltosi collezionisti. Ora anche Slow Food, il movimento del «buono, pulito e giusto» fondato da Carlo Petrini, si cimenta con quotazioni e rilanci. Lo fa con la
propria casa editrice assieme a un nome storico del settore, Bolaffi. La prima asta si terrà
ad ottobre, nella sala di via Cavour a Torino
dove Bolaffi tiene le vendite di francobolli,
monete, arredi e dipinti. L’appuntamento cadrà nei giorni del Salone del gusto e di Terra
Madre, l’evento a Torino di Slowfood.
Possedere o consumare un vino raro? Lasciare che il valore cresca in cantina o goderne attraverso naso e gola? Qualunque sia la
motivazione dell’acquisto di un vino all’incanto, il senso di conquista è lo stesso che attraversa le pagine di Italo Svevo nel racconto
«Vino generoso»: «Ed io mi comportai proprio come quei giovincelli cui si concedono
per la prima volta le chiavi di casa. Mangiavo
e bevevo, non per sete o per fame, ma avido di
libertà». La libertà di spendere più di 7.000
dollari per un Romanée Conti del 2005 oppure di puntare su bottiglie da poche decine di
euro che possono raddoppiare la quotazione,
il Pergole Torte di Montevertine o l’Oreno di
Setteponti.
Tirature limitate di un’annata o etichette
dedicate ad eventi, magari per beneficenza,
possono far lievitare il prezzo. Perché, come
scriveva l’economista dell’800 inglese David
Ricardo, «vi sono alcune merci, il cui valore è
determinato soltanto dalla loro scarsità. Alcune statue e pitture rare, vini di qualità speciale, che possono esser fatti soltanto con uve
raccolte in un determinato terreno, la cui
estensione sia assai limitata, sono tutti di
questo tipo». Nella classifica di Live-ex, l’indice degli affari nel settore, tra i migliori 100
vini hanno debuttato nel 2013, a fianco dei
grandi toscani, i piemontesi Bruno Giacosa e
Giacomo Conterno. Fino a qualche anno fa
dominavano i francesi di Bordeaux. Nella
classifica appena stilata sui marchi più popolari nel suo sito, Live-ex ha scoperto che un
terzo delle etichette è ora non francese con
nuove presenze italiane. Tanto che è stato creata una classifica tutta italiana che tiene conto
delle ultime 10 annate dei Supertuscan Masseto, Ornellaia, Sassicaia, Solaia e Tignanello,
oltre Barbaresco e Langhe Sorì Tildìn di Gaja,
Barolo Le Vigne di Sandrone, Messorio di
Macchiole e Redigaffi di Tua Rita. L’indice è
salito del 2,7% dall’ultimo anno e del 30,9% da
5 anni fa.
«L’Italia — spiega Filippo Bolaffi, amministratore delegato del gruppo — è il secondo
paese al mondo per importanza vinicola, ma
siamo ai margini del mercato dei “Vini da collezione”: un controsenso. C’è un importante
spazio per attirare molti compratori dall’estero e avvicinare nuovi collezionisti nostrani.
L’accordo con Slow Food Editore ci permette
di dare il giusto prestigio a quelle realtà italiane degne di essere collezionate ai più alti livelli, che non trovano ancora spazio nei cata-
Limpidezza
Il vino non deve
avere particelle
in sospensione
a meno che non sia
un volontariamente
non filtrato
La storia
La tradizione
Nel 1890
Alberto Bolaffi,
allora 16enne
(sotto nella sede
torinese) lasciò
l’attività di
famiglia,
commercio di
pietre preziose e
piume di
struzzo, per
dedicarsi anima
e corpo ai
francobolli.
L’attività nella
filatelia è stata
poi trasmessa di
padre in figlio
fino al bisnipote
di Alberto, Giulio
Filippo, che oggi
guida l’azienda
divenuta
società per
azioni
Le aste
La casa d’aste
Bolaffi ha
ampliato il suo
raggio di azione,
oltre alla
filatelia e alla
numismatica, a
tutti gli ambiti
del
collezionismo,
anche quelli più
curiosi e di
nicchia. Ultimo
arrivato il vino,
assieme a Slow
Food e alla sua
casa editrice. La
prima asta
Bolaffi di vini è
prevista per
ottobre, nella
sala di via
Cavour a Torino.
Appuntamento
nei giorni del
Salone del
gusto e di Terra
Madre, l’evento
a Torino di
Slowfood
Tappo e capsula
Devono essere integri
e non presentare
anomalie
Etichetta
Totalmente leggibile,
mai ingiallita
Provenienza
Nota. Attenzione ai falsi
e all’ambiente di conservazione
Slow Food e Bolaffi si alleano:
il primo appuntamento è ad ottobre
nella storica sala di Torino
EMANUELE LAMEDICA
di LUCIANO FERRARO
Colore
Se il vetro permette di vederlo,
deve rispettare la tipologia
e l’invecchiamento
loghi d’asta ma si potrebbero rivelare ottimi
investimenti».
Il mercato delle vendite di vino pregiati è in
frenata, meno 5,8% dal giugno 2013 per i top
100. Effetto della fine della bolla asiatica, della
crisi e forse della maggior cautela dopo una
serie di clamorose macchine del falso, con
etichette contraffatte e vecchie bottiglie riempite con vino recente e scadente. In Italia ci
sono altre case d’asta che si occupano di vini,
Gelardini&Romani, un decennio d’esperienza a Roma e ora soprattutto ad Hong Kong
con Raimondo Romani; e la Pandolfini di Firenze, il cui esperto è Francesco Tanzi. Ora,
con Bolaffi, entra nel settore una società che
si occupa di collezionismo dal 1890, quando il
giovane Alberto lasciò perdere il commercio
di pietre preziose e piume di struzzo per dedicarsi ai francobolli. E ora a vini, pensando,
con Svevo, che «ogni sorso» può diventare
una dichiarazione «di indipendenza».
(divini.corriere.it)
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Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
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ENTE ECCLESIASTICO
In Amministrazione Straordinaria ai sensi della L. 39/2004
(Decreto Ministero dello Sviluppo Economico del 19/12/2013)
INVITO A MANIFESTARE INTERESSE
PER LA CESSIONE E/O L’AFFITTO DI TUTTO O DI PARTE DEL COMPLESSO AZIENDALE E DELLE ATTIVITA’
DELL’ENTE ECCLESIASTICO CONGREGAZIONE ANCELLE DELLA DIVINA PROVVIDENZA
(ESTRATTO - versione completa disponibile su www.donuvainamministrazionestraordinaria.it)
Il Commissario Straordinario dell’Ente Ecclesiastico Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza in Amministrazione Straordinaria
Premesso che:
- L’Ente Ecclesiastico Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza opera nel settore sanitario e possiede
strutture ospedaliere nei Comuni di Bisceglie, Foggia e Potenza;
- in data 19 dicembre 2013, il Ministero dello Sviluppo Economico ha ammesso la Congregazione delle Ancelle
della Divina Provvidenza alla procedura di Amministrazione Straordinaria a norma dell’art. 2, comma 2, del
Decreto Legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla Legge 18 febbraio 2004, n. 39
ed ha nominato quale Commissario Straordinario l’Avv. Bartolomeo Cozzoli;
- in data 21 gennaio 2014, il Tribunale di Trani ha dichiarato lo stato di insolvenza della Congregazione delle
Ancelle della Divina Provvidenza ex art. 2, comma 2, del Decreto Legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito,
con modificazioni, dalla Legge 18 febbraio 2004, n. 39;
- è in corso di predisposizione, da parte del Commissario Straordinario, il Programma di cui agli articoli 54 e
seguenti del D.lgs. 8 luglio 1999 n. 270 e all’art. 4 della Legge18 febbraio 2004;
- ai fini della prosecuzione delle attività produttive della società e, in ossequio a quanto previsto dall’art. 8 del
Decreto Legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla Legge 18 febbraio 2004, n.
39, alla redazione del Programma di cui all’art. 54 del D.Lgs. n. 270/99 secondo gli indirizzi di cui all’art. 27
del medesimo decreto legislativo, il Commissario Straordinario intende procedere ad una prima valutazione
dei soggetti interessati all’acquisto e/o alla locazione di tutto o parte del complesso aziendale e delle attività
organizzate dalla Congregazione delle Ancelle della Divina Provvidenza (il “Complesso Aziendale”).
Tutto ciò premesso e considerato, il Commissario Straordinario
INVITA
tutti i soggetti interessati a presentare manifestazioni di interesse per il Complesso Aziendale o parte di esso,
ad indirizzare comunicazione scritta al Commissario Straordinario secondo le modalità, i termini e le condizioni
più diffusamente indicati sul sito internet della procedura www.donuvainamministrazionestraordinaria.it.
I soggetti interessati devono far pervenire la propria manifestazione di interesse redatta in forma
scritta, in lingua italiana o inglese, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno e indirizzata ad “Amministrazione Straordinaria della Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza Via G. Bovio n. 80 - 76011 BISCEGLIE (BT) ITALIA - RISERVATA alla c.a. del Commissario Straordinario” con il riferimento “Manifestazione
di Interesse in relazione alla vendita e/o affitto del Complesso Aziendale” ovvero posta elettronica certificata,
all’indirizzo PEC: [email protected], entro e non oltre le ore 14 (ora italiana) del giorno
25 Agosto 2014.
La manifestazione di interesse dovrà essere sottoscritta dal legale rappresentante del Soggetto Interessato o
da un procuratore debitamente autorizzato.
La pubblicazione del presente annuncio e la ricezione della manifestazione di interesse ed ogni attività
connessa non comporteranno per la Congregazione delle Ancelle della Divina Provvidenza e per il Commissario
Straordinario l’assunzione di responsabilità di alcun genere, anche a titolo precontrattuale. Il presente avviso
costituisce esclusivamente un invito a manifestare interesse, e non costituisce un invito ad offrire, né
un’offerta al pubblico ex art. 1336 del codice civile, o una sollecitazione del pubblico risparmio ex art.94 e ss.
D.Lgs.n.58/1998. Resta inteso che ogni determinazione in ordine alla cessione e/o affitto del Complesso
Aziendale è in ogni caso soggetta al potere autorizzativo del Ministero dello Sviluppo Economico, sentito il
parere del Comitato di Sorveglianza. Il presente avviso è sottoposto alla legge italiana e per ogni controversia
ad esso attinente sarà competente in via esclusiva il Foro di Trani. Il presente annuncio è pubblicato sul sito
(www.donuvainamministrazionestraordinaria.it) in lingua italiana e inglese.
Il Commissario Straordinario - Avv. Bartolomeo Cozzoli
TRIBUNALE DI PARMA
Fallimento “Magic S.p.a.” n. 68/2012 RGF
IL GIUDICE DELEGATO
AVVISA
che è pervenuta offerta irrevocabile per l’acquisto del “Compendio” del fallimento in epigrafe costituito da
opificio per la produzione di mangimi animali in Sorbolo (PR), Via Nazionale della Cisa, costituito da immobili, terreni, impianti e macchinari alle seguenti condizioni essenziali: prezzo offerto Euro 1.400.000,00;
cauzione versata Euro 600.000,00; termine accettazione offerta: 30 settembre 2014; termine per pagamento
saldo prezzo: 60 giorni da accettazione; vendita a corpo e non a misura, nello stato di fatto e di diritto in
cui i beni si trovano, con esonero della Procedura da ogni responsabilità anche a norma e per gli effetti
dell’art. 2922 c.c.
INVITA
gli eventuali interessati a formulare offerte migliorative irrevocabili fino al 30 settembre 2014, secondo le
disposizioni tutte di cui all’Ordinanza in data 17 Luglio 2014 alla quale si rinvia integralmente e in sintesi:
- il prezzo minimo per l’acquisto del Compendio oggetto dell’offerta irrevocabile sarà di Euro 1.450.000,00
(Euro unmilione quattrocentocinquanta mila / 00);
- il prezzo di vendita, dedotta la cauzione, dovrà essere corrisposto entro 60 giorni dall’accettazione della
proposta;
- vendita a corpo e non a misura, nello stato di fatto e di diritto in cui i beni si trovano, con esonero della
Procedura da ogni responsabilità anche a norma e per gli effetti dell’art. 2922 c.c.;
- le spese e le imposte tutte relative alla vendita del Compendio saranno poste interamente a carico dell’aggiudicatario.
Le offerte migliorative irrevocabili di acquisto dovranno essere effettuate mediante deposito nella Cancelleria fallimentare, entro le ore 12.00 del giorno 29 settembre 2014 di:
a) Offerta irrevocabile fino al 30 settembre 2014 sottoscritta, redatta conformemente alle disposizioni tutte
dell’Ordinanza in data 17 luglio 2014 che dovrà riportare oltre all’indicazione del prezzo offerto, le complete generalità dell’offerente, l’indicazione del codice fiscale e in caso di persona fisica coniugata, il regime patrimoniale prescelto; in caso di offerta presentata per conto e nome di una società o ente, dovrà
essere prodotto certificato del Registro delle Imprese dal quale risulti la costituzione della società o ente
e i poteri conferiti all’offerente in udienza unitamente ai poteri spesi all’atto della sottoscrizione dell’offerta, oltre a statuto societario;
b) assegno circolare di Euro 600.000,00 (Euro seicentomila) intestato a “Fallimento Magic S.p.a.”, a titolo
di cauzione.
Le buste con le offerte migliorative verranno aperte avanti a sé il giorno 30 settembre 2014 alle ore 13.00
secondo le modalità di cui agli artt. 570 e segg. cod. proc. civ. e alle condizioni di cui all’ordinanza citata:
in caso di pluralità di offerte, si provvederà a gara immediata tra gli offerenti. Le offerte in aumento, conformi quanto alle modalità temporali di corresponsione del prezzo indicate nell’ ordinanza citata, non potranno essere inferiori ad Euro 50.000,00.
Il presente non costituisce offerta al pubblico, né opzione, né offerta unilaterale, ma semplice invito
ad offrire.
Maggiori informazioni presso la Cancelleria fallimentare o presso i Curatori Dott. Thomas Gardelli
(0525/3643) e Dott. Gino Capelli (0521/1680485) o sul sito www.fallimentiparma.com; indirizzo pec:
[email protected]
Parma, 17 luglio 2014
Il Cancelliere
Direttore amministrativo
(Dott. Daniele Petruzzi)
REGIONE CALABRIA
ESITO PROCEDURA
POR Calabria FESR 2007-2013 - Linea di Intervento 9.1.1.1 - Procedura negoziata senza
previa pubblicazione di bando di gara per nuovi servizi consistenti nella ripetizione di
servizi analoghi relativi all’affidamento del servizio di assistenza tecnica all’Autorità di
Gestione del POR Calabria FESR 2007-2013 ai sensi dell’art. 57 c. 5 lett. b) d.Lgs.
163/2006 e s.m.i.
Amministrazione Contraente: Regione Calabria, Dipartimento Programmazione Nazionale
e Comunitaria, Settore Coordinamento e Verifiche dei Programmi e dei Progetti, Via E.
Molè 88100 Catanzaro, tel. 0961-853116, fax. 0961-853186.
Appalti pubblici di servizi: CPV 79411000; importo a b.a € 2.789.000,00 oltre IVA.
Aggiudicazione Definitiva: decreto dirigenziale n. 5618 del 9.05.2014 e successiva nota
del RUP prot. n. 161703 del 14.05.2014; Aggiudicazione: offerta economicamente più
vantaggiosa; Aggiudicatario: R.T.I. costituito da Ernst & Young Financial - Business Advisors S.p.A. - Sede Legale: Milano Via Fernanda - Wittgens, 6 (Mandataria) - Solco s.r.l.
- Nomisma S.p.A. Valore dell’offerta a cui è stato aggiudicato l’appalto: € 2.786.508,00
oltre IVA.
Pubblicazione della procedura: decreto dirigenziale n. 600 del 30.01.2014, lettera di
invito prot. 31257 del 30.01.2014.
Pubblicazione estratto sulla GUUE S119 del 25.06.2014.
Pubblicazione estratto sulla GURI 5ª Serie Speciale - n. 71 del 25.06.2014.
Ricorso: T.A.R. Calabria.
Il Responsabile del Procedimento
Dr.ssa Rosa Misuraca
AUTOSTRADA PEDEMONTANA LOMBARDA SPA
Via Del Bosco Rinnovato n. 4/A - Palazzo U9 - 20090 Assago (Milano) - Italia
Tel. + 39 02/6774121 - fax: + 39 02/67741256
e-mail: [email protected] - Pec: [email protected] - www.pedemontana.com
Si rende noto che è intenzione di Autostrada Pedemontana Lombarda S.p.a. - Società incaricata della progettazione, della costruzione e della gestione dell’autostrada situata nel territorio della Regione Lombardia, tra Dalmine, Como, Varese, il Valico del Gaggiolo e le opere
connesse (Collegamento Autostradale Lombardo) - procedere al collocamento sul mercato
di n. 235.074 azioni della Società rimaste inoptate a seguito dell’aumento di capitale deliberato dal CdA in data 19 marzo 2014.
L’Autostrada Pedemontana Lombarda è una grande infrastruttura viaria (67 km di autostrada,
20 km di tangenziali, 70 km di opere connesse) che collegherà cinque province della Regione
Lombardia, territorio dove operano oltre 300.000 imprese che esprimono circa il 20% del
PIL nazionale.
L’Autostrada Pedemontana Lombarda potenzierà l’asse est-ovest lungo la direttrice del Corridoio 5 della rete TEN-T dell’Unione Europea, rendendo possibile l’articolazione di un collegamento autostradale che partendo dal Portogallo e passando per l’Italia giungerà fino
all’Ungheria.
L’Infrastruttura prevede investimenti diretti in opere per Euro 4.118 milioni, ponendola tra
le principali a livello europeo. L’Autostrada è realizzata in project financing mediante fonti
private, pubbliche e finanziamenti bancari. Il progetto garantirà una reddittività per gli Azionisti pari al 10,5% ed un return on sales (ROS) pari all’82%.
La procedura di gara si svolgerà mediante asta pubblica il cui Avviso è già stato trasmesso
in GUCE il 21 luglio 2014 e in GURI Il 22 luglio 2014. Il numero complessivo di azioni poste
in vendita corrisponde al 43,86 % del capitale sociale. Ciascuna azione verrà messa all’asta
con un valore minimo pari a quello nominale, ossia Euro 1.000,00. Potranno partecipare all’asta sia persone fisiche che giuridiche, anche sotto forma di “cordata”. Per predisporre
l’offerta, ciascun interessato potrà accedere ad una Data Room Virtuale contenente tutta la
documentazione riguardante la situazione societaria.
A ciascuna offerta, da presentare entro il termine dell’8 settembre 2014 ore 12.00 (ora italiana), verrà attribuito un punteggio ponderato sia sul numero di azioni di cui si chiede l’acquisto sia sul prezzo offerto per ciascuna azione.
f.to Il Presidente
Arch. Salvatore Lombardo
AZIENDA OSPEDALIERA
“G. BROTZU” - CAGLIARI
Comune di Nicosia
Provincia di Enna
AVVISO DI GARA
Procedura aperta per l’esecuzione dei lavori di
“Riqualificazione cabina elettrica MT-BT”. CUP
C26B14000010006 - Codice Cig 5833474F04,
da aggiudicarsi ai sensi dell’art. 82 del
D. Lgs. n. 163/06. Importo complessivo a base
d’asta € 1.957.691,11= Iva esclusa, di cui
€ 37.902,41= Iva esclusa per oneri di sicurezza
non soggetti a ribasso. Bando integrale,
istanza di partecipazione, disciplinare di gara
e relativi allegati e il progetto esecutivo possono essere richiesti al Responsabile del Procedimento Ing. Bruno Facen (070/539228 e
fax 070/539331 - e-mail: [email protected]).
Le offerte dovranno pervenire all’Ufficio Protocollo dell’Azienda Ospedaliera G. Brotzu
Piazzale A. Ricchi n. 1, 09134 Cagliari, entro e
non oltre le ore 12.00 del 08.09.2014 con le
modalità prescritte dal Bando, dal Capitolato
Speciale di gara e dal Disciplinare di gara. Le
offerte verranno aperte il giorno 15.09.2014
alle ore 09.00 presso Aula Deriu - Direzione
Sanitaria - Azienda Brotzu. Il bando di gara è
stato pubblicato sulla GURI V Serie Speciale Contratti pubblici n. 81 in data 18/07/2014.
Il Responsabile del Procedimento
Ing. Bruno Facen
E’ Indetta procedura di gara aperta ai
sensi dell’art. 3, comma 37 e artt. 54 e
55 D. Lgs n. 163/2006 per: Servizio di
spazzamento, raccolta e trasporto allo
smaltimento dei rifiuti solidi urbani
differenziati e indifferenziati, compresi
quelli assimilati, ed altri servizi di
igiene pubblica all’interno dell’A.R.O. di
Nicosia. CIG: 5775204919. Criterio: Offerta economicamente vantaggiosa ai
sensi dell’art. 83 D.Lgs n. 163/2006.
Durata del servizio: anni 7. Importo:
8.905.934,07. Termine ricezione offerte:
ore 13 del 8.09.2014. Indirizzo a cui inviare le offerte e Luogo di celebrazione
Gara: U.R.E.G.A. Via Roma, 209 CAP
94100 ENNA. Documenti: disponibili su:
www.comunenicosia.gov.it. Il Bando di
Gara è stato trasmesso per la pubblicazione sulla G.U.U.E. il 03.07.2014 e
pubblicato sulla G.U.R.S. l’11.07.2014.
Il R.U.P.
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Via Goito, 4
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Iscritta presso CCIAA
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serie di Buoni è possibile consultare il sito Internet di Cassa depositi e prestiti www.cassaddpp.it
BFP INDICIZZATI A SCADENZA, BFPPremia e BFPEuropa
“Serie 16E, 30K, X03, X15; P11, P23, P35, P47; P58 di Agosto 2013, P66 di Giugno 2014”
MEDIA INDICE EURO STOXX 50: 3172,916
La media è pari alla media aritmetica dei valori ufficiali di chiusura dell'Indice Euro Stoxx 50 rilevati nei giorni 14, 15,
16, 17 e 18 luglio 2014. Maggiori informazioni sul meccanismo di indicizzazione e sugli eventuali premi sono
disponibili presso tutti gli uffici postali e sul sito Internet di Cassa depositi e prestiti www.cassaddpp.it
I Buoni serie 16E (agosto 2009) riconoscono alla scadenza un premio aggiuntivo pari a circa il 10,65% lordo
I Buoni serie P58 (agosto 2013) riconoscono al termine del primo anno un premio aggiuntivo del 3,00% lordo
I Buoni serie P47 (agosto 2011) riconoscono al termine del terzo anno un premio aggiuntivo del 3,50% lordo
I Buoni serie P35 (agosto 2010) riconoscono al termine del quarto anno un premio aggiuntivo del 3,00% lordo
I Buoni serie P23 (agosto 2009) riconoscono al termine del quinto anno un premio aggiuntivo del 4,50% lordo
I Buoni serie P11 (agosto 2008) riconoscono al termine del sesto anno un premio aggiuntivo del 6,50% lordo
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Tempi liberi 33
italia: 51575551575557
Tecnologie provate
Senza peso I consigli degli esperti per scegliere al meglio i tecnocompagni di viaggio
I giochi, le app e gli ebook
Che cosa portare in vacanza
Divertirsi, risolvere problemi e leggere: i «magnifici 30»
Low cost digitale
di Edoardo
Segantini
Prepararsi per le vacanze da qualche stagione non significa più solo fare le valigie e controllare
che la macchina abbia olio e gomme in ordine. In previsione di una possibile assenza di wi-fi
nella località dove ci rechiamo (per non menzionare l’«orrore» dell’eventuale assenza di un
segnale 3G decente), conviene prima di partire di scaricare sui nostri smartphone e\o tablet
tutto il software di cui potremmo avere bisogno. Per aiutarvi nella scelta, abbiamo chiesto ai
Cade la linea
perché la rete
è economica
ma «fragile»
La situazione è seria ma non
disperata. Eccola, in due
parole. Da quanto tempo
parliamo di banda larga,
ultralarga, di applicazioni
formidabili per smartphone,
di nuovi servizi web in
mobilità, di reti di nuova
generazione, di agende
digitali? In tutto questo
fantasticare su futuri
prossimi e remoti ci siamo
completamente dimenticati
di un dettaglio che riguarda il
presente: ovvero che la
telefonata, il vecchio e caro
coup de fil, conversazione via
etere tra due persone che si
dicono cose, tipo una che
rivolge domande e l’altra che
risponde, ha una qualità
sempre più scadente. In una
misura davvero inaccettabile.
Difficile disporre di dati
affidabili, ma l’esperienza
quotidiana di ognuno non
lascia adito a dubbi: spesso,
troppo spesso, cade la linea.
Come? Secondo due
modalità diverse, ma
entrambe terribilmente
irritanti. La prima è violenta:
sei lì che stai parlando,
quando la voce dell’amico o
dell’amica viene interrotta
bruscamente da un rumore
di acqua e di metallo, come
se il telefono fosse caduto tra
le pale meccaniche di un
battello fluviale. La seconda è
peggiore, perché più subdola
e umiliante. A un certo punto
non senti più niente. Dopo
alcuni secondi, talvolta, in
situazioni particolari, dopo
molti secondi, ti rendi conto
che, al di là del filo, c’è il
grande silenzio, nessuno
ascolta più, e tu stai parlando
da solo come un idiota. La
modesta qualità della rete,
semplificando molto,
dipende dalla riduzione degli
investimenti degli operatori
di telecomunicazioni,
valutata in un cospicuo -5,4
per cento nell’ultima
relazione del presidente
dell’Authority per le
Comunicazioni Angelo
Cardani. E la riduzione degli
investimenti è, anche,
l’effetto collaterale di una
politica regolatoria che ha
favorito la discesa delle
tariffe sopra ogni altra
priorità. Adesso dunque i
prezzi bassi li abbiamo: ma
pure la bassa qualità.
SegantiniE
Baldur’s
Gate II
Geometry
Dash
10 EBOOK DA PORTARE IN VALIGIA
Trovami
la Medicina
Waze
Heartstone
Minecraft
The Room 2
Pocket Edition
Prezzi
Benzina
Seat Guru
Monopoly
Foodspotting
Civilization
Revolution 2
© RIPRODUZIONE RISERVATA
10 APP DA PORTARE IN VALIGIA
10 GIOCHI DA PORTARE IN VALIGIA
Bubble Witch
Football
2 Saga Manager 2014
nostri «esperti di settore» di indicarci una Top 30 dei download per le ferie. Ecco quindi una
selezione delle app più utili e sfiziose per il viaggio, degli ebook che potrebbero tenervi compagnia senza portarsi dietro qualche chilo di libri in formato cartaceo, e i suggerimenti di alcuni
giochi, compagni ormai immancabili sui nostri telefoni e tavolette.
Sit Or Squat
Hotel
Tonight
TripAdvisor
City Map 2
Go Pro
XEcurrency
Clash
Of Clans
Alice
Clayton
AA.VV.
Mr.
Sbatti
cuore
L’intimo
delle
donne
Linda
Chapman
Hello
Kitty
e i suoi
amici
AA. VV.
Veronica
Gussoni
Vacanze
in giallo
Il cammino
delle parole
Lafani
& Renault
Emily
Dubberley
Reality
Crime
Blue
Mondays
Aldo
Costa
Chiara
Valerio
Non
è v ero
Fermati un minuto
a salutare
John
Green
Colpa
delle
stelle
Corriere della Sera / Mirco Tangherlini
S
u App Store di Apple e Google Play per Android ci sono
un totale di circa 2,5 milioni di applicazioni. Intorno al
30% di queste sono videogiochi. Anche se molte sono
duplicate nei due negozi digitali, stilare una lista di dieci
titoli da scaricare è dunque una scelta forzatamente legata ai gusti personali. Con questi «magnifici dieci» abbiamo cercato di soddisfare diversi profili di giocatore, senza badare
più di tanto alla novità. È il caso di una delle hit tipiche italiane:
Football Manager 2014, pur essendo uscito nella versione per tablet (iOS e Android, 8,99 euro) qualche mese fa, è il compendio
migliore per andare in ferie soffrendo il meno possibile per la fine
dei Mondiali. Rimanendo nel campo della strategia, non si può
prescindere da Hearthstone (iOS gratis, in arrivo su Android) il
gioco di Blizzard che porta anche su iPad il mondo di «World of
Warcraft» in versione di gioco di carte. È una riproposizione del
gameplay dello storico Magic (uscito pochi giorni fa nella versione 2015 per tablet), ma lo stile di Wow lo rendono davvero unico.
L’unico avvertimento è di non cadere nella trappola dei continui
acquisti «in-app». Rischio ancora più alto se parliamo dei «freemium» veri e propri. Il gioco miCalcio e dadi
gliore in questa categoria rimane
Tra le hit italiane c’è
Clash of Clans (iOS e Android,
Football Manager 2014
gratis), se non altro perché si
E con Monopoly si gioca entra in competizione con un
di 4 milioni di persone
a dadi più comodamente universo
al giorno. Il monito vale anche
per una delle nuove creature di
King, l’azienda di Candy Crush,
ossia Bubble Witch Saga 2 (iOS e Android, gratis) che sostituisce
le bolle alle caramelle senza cambiare la formula vincente.
Per andare sul sicuro, ecco due giochi in cui si paga subito (e
neanche poco, trattandosi di app) per avere poi due videogame di
ampio respiro. Il nuovo Civilization Revolution 2 (iOS, 13,99 euro) ribadisce su tablet i meccanismi di gioco a turni fatti esordire
da Sid Meier nel 1991. Fenomenale è poi Baldur’s Gate II (per iOS
a 14,99 euro, in arrivo su Android), il miglior gioco di ruolo su tablet per gli amanti di avventure fantasy.
Per spendere un po’ meno, e concedersi un intrattenimento più
«casual», un’ottima scelta può essere Geometry Dash (iOS e Android, 1,99 euro), gioco a piattaforme da affrontare con le cuffie: il
ritmo musicale è la chiave del successo. Molto più riflessivo è invece The Room 2 (iOS 2,99 euro, Android 2,69 euro), la seconda
versione di un «puzzle game» davvero ben fatto. Grandi pixel e libertà di gioco totale sono invece il marchio di fabbrica di Minecraft che nella versione Pocket Edition porta su tablet e smartphone (iOS 5,99, Android 4,99) la potenza di un Lego digitale.
L’ultimo suggerimento è per il gioco più classico: Monopoly nella
versione per tablet (5,99 euro per iPad) permette di giocare in
spiaggia senza il rischio di perdere i dadi nella sabbia.
Federico Cella
Vitadigitale
© RIPRODUZIONE RISERVATA
S
iete fra quelli che non hanno mai installato un'app in
vita loro? Anzi, magari tra coloro che neppure sanno
dell’esistenza di uno store con centinaia di migliaia di
possibilità per arricchire le funzionalità del vostro
smartphone? È ora di una svolta, soprattutto se la partenza per le vacanze è imminente. Quando si è lontani
da casa, ci sono decine di applicazioni che possono trasformare
lo smartphone in un indispensabile strumento milleusi.
Partiamo ovviamente dalle mappe. Tutti gli smartphone prevedono un'app che ci può guidare a destinazione. Attenti al
traffico dati all'estero però. Se lo disattivate e avete un Nokia
Lumia, prima di partire scaricate le mappe del Paese in cui andate sull'app Here Drive (è preinstallato). Anche Google Maps
permette di salvare sul telefono le mappe per un uso offline,
benché per porzioni più limitate di territorio. Se avete un iPhone, vi consigliamo CityMaps 2Go Pro (2,69 euro). Per spostarsi,
invece, se siete in Italia o non avete problemi di roaming l'ottimo Waze (gratis, tutte le piattaforme), un navigatore Gps «sociale», resta un'ottima opzione.
Quando l'auto è in riserva usate
Mappe e soldi
Prezzi Benzina (gratis, tutte le
piattaforme) per trovare il diL’elenco delle mappe
stributore più vicino: vi dice
migliori. Il problema
anche i prezzi ed è fondamensono i soldi? Xe Currency tale se avete un'auto a metano o
converte ogni valuta
Gpl. Se invece avete di fronte un
lungo viaggio in aereo studiate
i posti migliori da prenotare
con Seat Guru (gratis, tutte le piattaforme). Prima di partire
usate Packing Pro (per iPhone, 2,69 euro): crea liste personalizzate di tutto quello che dovete assolutamente mettere in valigia. Mai più spazzolino e dentifricio dimenticati a casa.
A questo punto dell'estate probabilmente avrete già prenotato la vostra sistemazione per le ferie. Ma se siete quelli dell'ultimissimo momento date un'occhiata a Hotel Tonight (gratis,
tutte le piattaforme): vi consente di trovare un albergo per la sera stessa a prezzi scontati. Dopo aver trovato alloggio volete anche mangiare fuori? Tripadvisor è una scelta scontata ma indispensabile. Yelp è un'alternativa. Quando siete in un Paese esotico e volete capire che cosa troverete nei ristoranti usate Foodspotting: una rete sociale con le immagini di tutti i piatti dei
dintorni. Tutte queste app sono gratuite. Fuori dall'area Euro
tenete a portare di dito un'app che converte le valute, come Xe
Currency (gratis, tutte le piattaforme). In caso di emergenza,
installate Trova la mia medicina (per iPhone, gratis): ti permetterà di trovare il nome dei tuoi farmaci nel Paese in cui ti
trovi. Se invece avete un bisognino impellente, cercate su Sit or
Squat: mappe che vi suggeriscono qual è la toilette pubblica più
vicina. Infine, ai professionisti della tintarella non possiamo
non consigliare Siesta (per iPhone, 0,89 euro). Stendetevi su un
lettino e usate i suoi allarmi preimpostati: suonano quando è il
momento giusto per girarsi. Un bell'aiuto per evitare ustioni.
Paolo Ottolina
Pottolina
A
l Salone di Torino la libreria digitale Bookrepublic regalò l’anno scorso una busta per imballare l’ereader e
portarlo al mare. Nell’edizione 2014 è stato presentato
Leggo Ibs Aqua, dispositivo creato per resistere in
spiaggia. E ora che l’estate è in corso, sono numerosi i
contenuti pensati per le vacanze con ereader e tablet,
che consentono di portare con sé decine di titoli senza limiti di peso e
di spazio.
I lettori possono contare innanzitutto sulla versione in ebook dei
bestseller cartacei del momento. Da Una mutevole verità di Gianrico
Carofiglio (Einaudi,e 6,99) a La piramide di fango di Andrea Camilleri (Sellerio, e 9,99), il cui editore ha anche riunito in unico volume,
Vacanze in giallo (e 9,99), sei intrighi estivi di Alicia Giménez-Bartlett, Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Francesco Recami, Alessandro
Robecchi e Gaetano Savatteri. Uscendo dal genere giallo, tra i titoli
cartacei disponibili in elettronico, il vincitore dello Strega Francesco
Piccolo con il romanzo-confessione sulla sinistra italiana Il desiderio
di essere come tutti (Einaudi, e 9,99). Chi cerca contenuti più leggeri
può invece puntare sulla commedia romantica Mr Sbatticuore di
Thriller e ragazzi
Alice Clayton (e 6,99), lanciata da
Reality crime è una storia Mondadori prima in digitale, poi
su carta. Per i ragazzi, Rizzoli proambientata nel mondo
pone il libro di John Green, Colpa
dei social. Per ragazzi c’è delle stelle, (e 9,99) la cui versione
«Colpa delle stelle»
cinematografica uscirà in Italia a
settembre. I bambini invece possono divertirsi con le avventure di
Hello Kitty Festa d’estate e In spiaggia!, scritte da Linda Chapman
(Piemme, e 3,99). Varie, inoltre, le proposte dall’universo solo digitale. Chi ama il thriller — genere forte sotto l’ombrellone — può acquistare Reality Crime di Gautier Renault e Florian Lafani (Sperling &
Kupfer), storia in quatto puntate (la prima gratuita, le altre a 1,99 euro), ambientata nel mondo dei social network. Oppure uno dei titoli
Originals Piemme, lanciati solo in ebook dal primo luglio, tra cui Non
è vero di Aldo Costa (e 4,99) e L’odore dell’asfalto di Gianluca Veltri
(e 3,99). In uscita in otto puntate — dallo scorso 16 giugno ogni lunedì, per sfatare l’idea che il primo giorno della settimana sia quello più
deprimente — anche la storia erotica, pubblicata in Italia dalla casa
editrice Nord, Blue Mondays, della britannica Emily Dubberley. Gratuito il primo episodio, a 0,99 euro il secondo, a 1,99 gli altri.
Chi cerca, invece, contenuti più rari può attingere da www.libreriadegliscrittori.it, sito che da giugno raccoglie titoli introvabili su carta,
come i racconti di incertezze e innamoramenti di Fermati un minuto
a salutare di Chiara Valerio (e 4,99). Disponibile gratuitamente su
www.libreriamo.it, inoltre, L’intimo delle donne, «open ebook» con
una selezione di scritti di utenti italiane contro la violenza. Tutto da
esplorare infine, per i più curiosi, l’universo del self-publishing. Dove
di recente si è distinto il romanzo Il cammino delle parole di Veronica Gussoni (e 0,99), tra i vincitori del concorso letterario Big Jump di
Rizzoli, Amazon e la piattaforma 20lines.
Alessia Rastelli
@al_rastelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
34
Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Economia
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Il salvataggio Ai dubbi di Caio si aggiunge il problema dei leasing per gli aerei portati in dote da Air-One. Lo scontro tra i sindacati
IL CRAC DEL BANCO
ESPIRITO SANTO
Alitalia, Etihad è pronta a lasciare
FINISCE
IN TRIBUNALE
Poste spiazza i soci. Ultimatum di Abu Dhabi: firma entro lunedì o salta tutto
U
n giovedì nerissimo per
Ricardo Espirito Santo
Salgado, patriarca della
più potente famiglia
portoghese. Ieri mattina la
polizia l’ha prelevato nella
sua villa fuori Lisbona ed è
rimasto in stato d’arresto
fino a quando l’ufficio della
Procura criminale ha
accordato la libertà su
cauzione (3 milioni). Un
lungo interrogatorio per
l’accusa di «frode e
riciclaggio», strascico di
un’inchiesta partita tre
anni fa col nome di Monte
Branco, un fiume da 5,7
miliardi di dollari partiti
da una società di gestione
svizzera, la Akoya
partecipata dalla filiale
angolana del Banco
Espirito Santo, e finiti a
clienti lusitani. Non c’è
evidenza, per ora, di un
legame diretto con il caso
del Banco che ha fatto
tremare mezza Europa per
il timore di default del
primo istituto del paese,
esposto per 1,2 miliardi
(ma forse non li vedrà più)
con le holding della
famiglia. La Banca centrale
ha commissariato il Bes,
imponendo al vertice Vitor
Bento dopo aver ottenuto le
dimissioni di Ricardo
Salgado. Servirà un
aumento di capitale
(advisor Deutsche bank) e
intanto hanno comprato
azioni Goldman Sachs
(2,3%) e l’hedge fund D.E.
Shaw. A Lisbona nessuno
piange la sorte del
banchiere. «In uno stato di
diritto è un bene che la
giustizia funzioni», ha
dichiarato dopo l’arresto il
portavoce del governo.
Carlo Turchetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
SEGUE DALLA PRIMA
Se la minaccia di Hogan sia
soltanto un tatticismo per piegare le ultime resistenze, o il rischio che gli Emirati arabi fuggano a gambe levate facendo
scivolare di nuovo l’Alitalia verso il crac sia invece concreto, si
vedrà presto. Di sicuro la piega
che ha preso la faccenda ricorda
i migliori pasticci italiani, di cui
la compagnia porta segni molto
evidenti.
Tanto per cambiare, il fronte
sindacale è diviso. La Uil non
partecipa al referendum fra i lavoratori indetto dalla Cgil e dalla Cisl. Bolla come «farsesca» la
consultazione, chiede ai dipendenti della compagnia di boicottarlo e ne organizza un altro
per la prossima settimana.
Quindi ben oltre il tempo massimo. Gli altri ribattono: «La Uil
gioca al fallimento». Non bastasse, la segretaria generale
della Cgil Susanna Camusso
continua a spedire all’indirizzo
del governo segnali minacciosi.
L’ultimo ieri mattina: «Con la
mobilità dei lavoratori Alitalia il
governo apre un precedente pericolosissimo».
E poi gli azionisti. Le Poste,
soprattutto. Ricordate com’era
cominciata l’avventura postale
nell’Alitalia? La compagnia era
in debito d’ossigeno e il governo di Enrico Letta non trovava
nessuno disposto a metterci dei
quattrini. L’ex amministratore
delegato delle Poste Massimo
Sarmi, in lizza per la riconferma
al vertice del gruppo, accettò di
investire 75 milioni. Con il risultato che adesso, con il 19,5
per cento del capitale, il gestore
pubblico della corrispondenza
è il principale socio della nostra
compagnia di bandiera davanti
a Intesa San Paolo. L’investimento venne sorprendente-
D’ARCO
I numeri
GLI ESUBERI
IL DEBITO
Dati in euro
616
i dipendenti
che saranno
riassorbiti
in azienda
681
2.251
i lavoratori
che saranno
ricollocati entro
dicembre
in società
esterne
1
miliardo
1.000
800
565
600
Etihad Il ceo James Hogan
milioni
400
200
954
gli addetti che andranno
in mobilità e sperimenteranno
per primi i contratti di ricollocazione
mente definito «strategico»,
chissà se in relazione al fatto
che le Poste controllano a loro
volta un piccolo vettore aereo,
la Mistral air, creata negli anni
Ottanta dall’attore Bud Spencer
e acquistata una decina d’anni
fa, quando l’azienda pubblica
era guidata dal futuro capo di
Intesa Corrado Passera.
Ma a Palazzo Chigi non c’è
più Letta: al suo posto è arrivato
Matteo Renzi. E anche Sarmi ha
dovuto lasciare le Poste: lo ha
rilevato Francesco Caio. Il quale
a quanto pare la vede in modo
0
di debito
il debito
da ristrutturare complessivo
con le banche
di Alitalia
decisamente diverso. Ha detto
chiaro e tondo che siccome la
sua società deve quotarsi in
Borsa, ogni investimento deve
avere «un forte orientamento al
futuro». O si rompe con la vecchia logica, magari costituendo
una società nuova di zecca ripu-
All’assemblea maxiperdita da 569 milioni
Sul tavolo un aumento da 250 milioni
Ultima chiamata per il salvataggio Alitalia.
Questa mattina all’assemblea della compagnia
aerea verrà presentata la proposta di un
aumento di capitale tra 200 e 250 milioni,
elemento cardine di un articolato piano
preparato dal cda fiume di ieri. L’assemblea sarà
anche chiamata ad approvare il bilancio 2013,
chiuso con 569 milioni di perdite. L’impegno a
versare la somma, cioè l’ «equity
commitment», serve per garantire la copertura
di eventuali contenziosi e future passività della
«vecchia Alitalia» mentre Etihad verserà i suoi
560 milioni di investimenti in una newco. I soci
Alitalia e Poste hanno trattato fino a tarda sera
per valutare se e come coinvolgere la società
guidata da Francesco Caio nel rilancio della
compagnia di bandiera. Caio non vuole infatti
immettere nuove risorse in Alitalia dove la
società ha già bruciato in questi anni 75
milioni. Vorrebbe piuttosto investire nella
«nuova compagnia» con il debito ristrutturato,
così come farà Etihad.
D.Pol.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Poste L’ad Francesco Caio
lita dalle scorie del passato recente, o non se ne fa niente. Un
problemino non indifferente,
insomma.
Quasi quanto quello che riguarda un altro azionista: Carlo
Toto, già proprietario di Air
One, la compagnia privata confluita nell’Alitalia con l’operazione «patrioti» sponsorizzata
politicamente da Silvio Berlusconi. La sua quota si è ridotta
ormai a un livello insignificante
(0,41 per cento). Ma ci sono
sempre quei maledetti contratti. Parliamo dei contratti per
una novantina di aerei che Air
One, attraverso una società di
leasing collegata (AP Fleet) aveva portato in dote al momento
dell’integrazione con l’Alitalia.
Una faccenda che era considerata spinosa già sei anni fa, all’inizio dell’avventura «patriottica», tanto che già la precedente gestione non faceva mistero
di volerla in qualche modo affrontare. Immaginiamo quali
dimensioni possa raggiungere
ora per una compagnia straniera che decida di rilevare l’Alitalia il problema di dover onorare
una quantità rilevante di contratti di leasing per aeromobili
che non necessariamente sono
coerenti con la propria strategia. E non è l’unico scoglio. Ce
n’è anche uno, anche se decisamente meno ingombrante, relativo a una vecchia questione
fiscale: 30 milioni che l’Alitalia
Cai ha dovuto pagare all’Erario
per il fatto che i contratti passavano (come fanno del resto le
compagnie europee) attraverso
una società di diritto lussemburghese, senza che sia mai stato deciso come ripartirne il peso
fra Air One e i restanti azionisti.
In tutto questo resta il dubbio
di un contesto politico non così
concentrato sulla soluzione
La compagnia
La compagnia di Abu
Dhabi si aspettava
maggiore incisività
da parte del governo
delle difficoltà del dossier, come invece si aspetterebbe
Etihad. Di fronte ai problemi
sollevati dalle Poste, il ministro
delle Infrastrutture Lupi ha dichiarato: «Si tratta di scelte di
azionisti privati che devono
trovare la sintesi».
Il rischio di prendere sottogamba l’evoluzione della vicenda Alitalia potrebbe avere implicazioni non trascurabili, come quella di risvegliarsi a settembre dovendo fronteggiare
una situazione imprevedibile.
La benzina (cioè le risorse per
far marciare l’azienda) potrebbe esaurirsi in un paio di mesi.
Sergio Rizzo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Le strategie per l’auto Elkann e Marchionne presentano a Renzi la nuova Renegade di Melfi
L’indagine Mediobanca
Fondi comuni aperti:
rendimento al netto delle imposte
Tutti i fondi
BOT a 12 mesi
Var. %
Var. %
16,1
Differenza
% media annua
12,1
1,3
3,4
1,3
nel 2013
Economia 35
italia: 51575551575557
0,7
Ft rilancia il matrimonio con Peugeot dopo l’accordo con Renault
4,0
3,0
«Alleanze? Per Fca progetti mirati»
E la Jeep italiana arriva a Palazzo Chigi
2,3
ultimi 5 anni
dal 2008 al 2013
D’ARCO
I gestori battono i Bot
E i fondi pensione
ora superano il Tfr
I fondi comuni confermano anche nel 2014 il ritorno alla
raccolta netta positiva, risultato raggiunto nel 2013 dopo
nove anni di «rosso». E «battono» ancora i Bot per rendimento. I costi in media si riducono leggermente ma sugli
azionari raggiungono il massimo storico. E la nostra «industria» del settore resta complessivamente su posizioni arretrate: quarta al mondo nel 2004, nel 2013 «resta» al 14esimo
posto con un’incidenza sul Pil pari al 13,4% contro una media
europea del 75%.
La edizione numero 23 dell’«Indagine su fondi e sicav
italiani» realizzata dall’Ufficio Studi Mediobanca dà conto di
una realtà che, pur ancora parecchio lontana dai risultati
raggiunti negli «anni d’oro» dei fondi comuni italiani, quando come nel 1999 l’incidenza sul Pil era pari al 42%, prova a
ripartire. I primi tre mesi del 2014, viene sottolineato, confermano il ritorno di fiducia su questi strumenti di risparmio
gestito: fra prodotti di diritto italiano e i cosiddetti «roundtrip» (promossi all’estero, soprattutto in Lussemburgo, da
nostri gestori) le sottoscrizioni nette hanno sfiorato i 20
miliardi. Per i soli fondi italiani la raccolta netta è stata positiva nel 2013 per 17 miliardi e nel primo trimestre di quest’anno per 6,6 miliardi.
Per quanto riguarda le performance secondo l’analisi il
rendimento netto medio del patrimonio è valutabile pari al
3,4%, risultato che ha beneficiato particolarmente del recupero dei fondi azionari (11,7%) e bilanciati (5,6%), come pure
dei fondi pensione negoziali (5,4%) e aperti (8,1%), mentre
gli obbligazionari si sono fermati all’1,9%. In media quindi i
gestori hanno «battuto» i Bot a 12 mesi, che hanno reso nel
2013 l’1,3%, di 2,1 punti percentuali. Il confronto nel lungo
periodo tuttavia resta favorevole ai titoli di Stato: chi avesse
investito in tutti i fondi italiani negli ultimi 30 anni avrebbe
subìto, rispetto ad un impiego annuale in Bot a 12 mesi, una
perdita di una volta il patrimonio iniziale (aumentato nel
periodo di 3,9 volte contro le 4,9 dei buoni del Tesoro). Sulla
base del tasso risk free, viene rilevato, il frutto dei fondi aperti mette in evidenza una distruzione di valore pari a circa 86
miliardi nell’ultimo quindicennio.
I costi di gestione sono scesi all’1,2% del patrimonio con la
punta del 2,9% nel comparto azionario, nuovo massimo storico (quasi quattro volte rispetto ai fondi Usa) per la notevole
incidenza delle provvigioni d’incentivo (0,5%). Anche la
rotazione del portafoglio (il cui completo rigiro avviene ogni
9 mesi) si conferma alta soprattutto se comparata con la
media dei fondi azionari americani, che supera i due anni.
Infine, i fondi pensione negoziali hanno chiuso il 2013
cumulando un rendimento da fine 2000 del 45%, che per la
prima volta supera la rivalutazione del Tfr, pari al 41,1% beneficiando delle performance 2012 e 2013 (5,4%).
Sergio Bocconi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
MILANO — Non c’entrano
nulla, ma chiaramente male non
fanno, i ripetuti endorsement
firmati Sergio Marchionne e
John Elkann. Non c’entra nulla,
ma pure questo male non fa,
nemmeno l’autoinvito di Matteo Renzi a visitare una fabbrica
americana di Fiat Chrysler. Appuntamento a settembre. Nel
frattempo, saranno amministratore delegato e presidente
della futura Fca a far visita al
premier a Palazzo Chigi.
Niente di strategico (ancora):
solo l’istituzionale «vernissage»
di un nuovo modello. Però la
presentazione della Renegade,
prima Jeep prodotta fuori dagli
Usa (a proposito: si fa in Italia, a
Melfi, e questo magari suggerirà
a Renzi un passaggio pure da
uno stabilimento tricolore), è
l’occasione anche per il primo
incontro ufficiale tra presidente
del Consiglio e vertici Fiat.
Non ci sarà tempo per chissà
quali epocali questioni. Almeno
un paio, però, i temi sicuri. Uno,
le riforme: «Tenga duro» è da
sempre il messaggio pubblico di
Marchionne ed Elkann, stamat-
8.292
7,980
7,668
7,357
7,045
2014 5 maggio
I vertici
Sergio Marchionne
ad di Fiat-Chrysler con
John Elkann, presidente
della casa automobilistica
19 maggio
ne alle prese con un governo
azionista), concludeva che forse
se ne riparlerà nel 2015. Poi, le
prime smentite. Quella di «un
portavoce di Fiat Chrysler», che
al quotidiano nega colloqui e ri-
2 giugno
16 giugno
badisce: «Parliamo con tutti»,
sì, ma solo «su progetti specifici» (vedi il veicolo commerciale
con Renault). E quella di Psa,
identica: «Ha negato colloqui
per un merger con Fiat».
Primi 6 mesi
Luxottica,
utile +12,8%
Luxottica, guidata da
Andrea Guerra (foto),
ha chiuso il secondo
trimestre con fatturato
in crescita a 2,1 miliardi,
il semestre con fatturato
a 3,9 miliardi e utile di
393 milioni (+12,8% a
cambi costanti, +5,8 a
cambi correnti).
30 giugno
14 luglio
Il tema però è suggestivo: anni fa era proprio con Peugeot
che Marchionne ed Elkann
avrebbero voluto allearsi, respinti dai francesi con la sufficienza di chi era convinto di poter vincere in solitaria. Ed è
«caldo»: venerdì primo agosto
l’assemblea straordinaria delibererà la fusione preliminare alla quotazione a Wall Street. Così,
stesso copione di una settimana
fa con Volkswagen. Parte il circuito delle agenzie internazionali, parte la Borsa (+2,1% per il
Lingotto). Ma a strettissimo giro di posta, parte anche il «raddoppio» delle smentite. Torino:
«Non ci sono discussioni tra noi
e Psa». Parigi: «Psa smentisce
categoricamente ogni aspetto
dell’articolo del Financial Times
su una fusione con Fiat».
Raffaella Polato
© RIPRODUZIONE RISERVATA
tina sarà anche quello «privato». Due, il crescendo di voci
che, a ritmo ormai settimanale,
dalla stampa estera lancia presunti nuovi candidati a un matrimonio con Fca: ma, così come
per i rumors su Volkswagen,
giovedì scorso, davanti al premier pure le congetture su
un’alleanza con Psa scivoleranno con un paio di battute nell’archivio delle smentite.
Ci sono finite subito, del resto. Le incorporava lo stesso articolo del Financial Times che,
online, parlava di «trattative
preliminari per una fusione». Le
faceva risalire a inizio anno, aggiungeva che tutto si era fermato per l’ingresso in Peugeot Citroën della cinese Dongfeng
(partner del salvataggio insieme
allo Stato francese, e già è complicato immaginarsi Marchion-
Rfi, Gentile è il nuovo amministratore delegato
Altri consiglieri sono Maurizio Mauri e
Francesca Serra. Il board ha espresso «un
sincero ringraziamento» a Michele Mario
Elia, recentemente nominato
amministratore delegato del gruppo
Ferrovie dello Stato Italiane.
Il collegio dei sindaci resta invariato ed è
composto da Paolo Marcarelli, presidente,
Emanuele Carabotta e Serafino Gatti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Farmaceutica
Bracco, 100 milioni dalla Bei per la ricerca
La Banca europea per gli investimenti finanzia
con 100 milioni di euro gli investimenti in
ricerca e sviluppo del gruppo Bracco.
L’operazione è stata firmata ieri dal
vicepresidente della Bei, Dario Scannapieco e
dal presidente del gruppo farmaceutico Diana
Bracco. La linea di credito della Bei, che ha
durata sette anni, verrà destinata a supporto
dell’attività di ricerca della Bracco nel core
business dei mezzi di contrasto per la
diagnostica per immagini.
Ieri +2,10%
a 7,79 euro
per azione
8.603
L’incontro
Si tratta del primo
incontro tra i vertici
del gruppo torinese
e il premier
Ferrovie
(f.ch.) Maurizio Gentile è il nuovo
amministratore delegato di Rete ferroviaria
italiana (Rfi), società del gruppo Fs che
gestisce l’infrastruttura. Ieri l’assemblea
degli azionisti ha nominato Gentile
consigliere di amministrazione e
successivamente il consiglio di
amministrazione, riunito sotto la
presidenza di Dario Lo Bosco, ha proceduto
alla nomina di Gentile a Ceo.
D’ARCO
L’andamento in Borsa
«Questo finanziamento è per noi molto
importante — ha affermato Bracco — e
rappresenta un riconoscimento alla qualità
della pipeline dei progetti di ricerca della
nostra azienda. Ogni anno Bracco investe
circa il 10% del fatturato di riferimento in
attività di R&S a conferma del forte impegno
rivolto all’innovazione e quindi al
continuo miglioramento della nostra offerta
alla comunità scientifica e ai pazienti ».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sede Legale: S. Donato Milanese (MI)
P.zza S. Barbara 7
Capitale sociale Euro 1.200.000.000,00 i.v.
Cod. Fisc. e numero di iscrizione
al Reg. Imp. di Milano n. 10238291008
R.E.A. Milano n. 1964271
Partita IVA 10238291008
Società soggetta all’attività
di direzione e coordinamento
di Snam S.p.A.
Società con unico socio
Estratto di Bando di Gara
EnteAggiudicatore: Snam ReteGasS.p.A., con sede legale inSan Donato Milanese (MI), PiazzaSanta Barbara 7,CapitaleSociale
€ 1.200.000.000,00 i.v.,Codice Fiscale e numero di iscrizione al Registro delle Imprese di Milano 10238291008, R.E.A. di Milano
n° 19642171, Partita IVA n° 10238291008, società soggetta all’attività di direzione e di coordinamento di Snam S.p.A.
Oggetto dell’Appalto: Realizzazione del Centro Direzionale SNAM a San Donato Milanese MI con parcheggio interrato e
fuori terra.
Descrizione dei lavori: I lavori prevedono la realizzazione, completa di scavi, strutture, facciate, impianti elettrici, meccanici,
speciali, finiture, arredi fissi e aree esterne, di un Centro Direzionale Snam, in San Donato Milanese MI, costituito da un
palazzo uffici di circa 8.800 m2 di Slp, che si sviluppa su 8 piani fuoriterra, oltre ad un piano interrato di circa 1.600 m2 e ad
un parcheggio privato su 2 livelli, di cui uno interrato, per un totale di circa 250 posti auto.
Le funzioni principali da prevedere all’interno del nuovo edificio sono le seguenti:
Ingresso: l’atrium, la reception, l’accesso principale e l’accesso per i dipendenti, una sala conferenze, le sale riunioni e i servizi.
Uffici: gli spazi di lavoro generici, di concezione modulare, costituiti da: uffici individuali, uffici di gruppo open space,
segreterie, sale riunioni, servizi e zone di appoggio (il tutto comprensivo di pareti mobili/pareti attrezzate/postazioni di
lavoro).
Gli spazi di lavoro per il Top Management da allocare su un unico piano che comprenderanno: la sala di attesa presidiata
con servizi e zone di appoggio, la Sala Consiglio, gli uffici individuali del Presidente e dell’A.D. con rispettive sale riunioni,
segreterie e servizi, la Buvette con zone di servizio e i servizi igienici.
I locali tecnici con, tra l’altro, un gruppo elettrogeno e una vasca di raccolta acqua piovana.
Le postazioni di lavoro richieste relative agli uffici del nuovo Centro Direzionale Snam sono pari a circa 400.
Dal punto di vista energetico, sono state ricercate le soluzioni più adatte per garantire i migliori standard in comfort,
consumi, economia ed impatto ambientale all’interno di principi di progettazione ecologica quali la limitazione del
fabbisogno energetico, l’efficienza dell’involucro dell’edificio, la produzione di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaico),
l’ottimizzazione degli impianti tecnologici con recupero di energia ed utilizzo di pompe di calore e l’impiantistica elettrica e
sistemi di illuminazione interna che consentano il risparmio energetico.
Il Centro Direzionale SNAM dovrà ottenere la Certificazione Energetica di Classe A e Certificazione LEED Gold.
Termine per il ricevimento delle domande di partecipazione: 15.09.2014 ore 12.00.
Condizione di partecipazione: Le condizioni di partecipazione sono riportate sul testo integrale del bando visionabile e/o
scaricabile dal link: https://fornitori.snam.it/tamtamy/page/bandidigara.action
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Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
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AZ F. Formula 1 Absolute ACC
AZ F. Formula 1 Absolute DIS
AZ F. Formula 1 Alpha Plus ACC
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AZ F. Formula Target 2014
AZ F. Formula Target 2015 ACC
AZ F. Formula Target 2015 DIS
AZ F. Formula 1 Conserv.
AZ F. Global Curr&Rates ACC
AZ F. Global Curr&Rates DIS
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appartenenza dell’immobile e il relativo indice di prestazione energetica
espresso in kWh/mqa o kWh/mca a
seconda della destinazione d’uso dell’edificio. Nel caso di immobili esenti
dall’indicazione, riportare la dicitura
“Immobile non soggetto all’obbligo di
certificazione energetica”.
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PS - Equilibrium A
PS - Fixed Inc Absolute Return A
PS - Global Dynamic Opp A
PS - Global Dynamic Opp B
PS - Inter. Equity Quant A
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PS - Liquidity A
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PS - Opportunistic Growth B
PS - Prestige A
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PS - Quintessenza B
PS - Target A
PS - Target B
PS - Titan Aggressive A
PS - Total Return A
PS - Total Return B
PS - Valeur Income A
PS - Value A
PS - Value B
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96,640
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125,030
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97,030
104,440
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108,930
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23/07 EUR
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23/07 EUR
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7,059
7,567
6,435
5,759
5,570
5,420
5,777
7,339
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5,341
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4,756
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Quota/od. = Quota odierna
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Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Piazza Affari
CORRONO AZIMUT E MEDIASET
IN RECUPERO LE POPOLARI
di GIACOMO FERRARI
Piazza Affari torna positiva dopo
il leggero calo della vigilia e, in
un contesto generale brillante
grazie all’andamento positivo
degli indici Pmi tedesco ed
europeo, mette a segno la
migliore performance del
Vecchio Continente, con il Ftse-Mib in rialzo del
2,04%. Consistente il progresso di Azimut (+8%) dopo
gli ottimi conti semestrali che proiettano la società
del risparmio gestito verso nuovi record di raccolta.
Rimbalzo anche per Mediaset (+6,9%) spinta dai
risultati della controllata spagnola, mentre fra i
bancari una forte corrente di acquisti ha premiato
Monte Paschi (+6,52%) e Bper (6,21%), promossa da
Kepler-Cheuvreux che ha alzato il target-price a 7,4
euro, cui si aggiunge Bpm (+6,02%). Nel resto del
listino da segnalare il balzo di Brembo (+4,6%), che
ha annunciato l’apertura di una nuova fonderia nel
Michigan. Sul fronte dei segni negativi, sempre
riguardo al paniere delle blue-chips, soltanto Saipem
(-1,85%) ha registrato un calo significativo a causa
dei cattivi risultati della controllata francese Tecnip.
Trascurabili invece i ribassi di StMicroelectronics (0,76%), Cnh Industrial (-0,66%) e Yoox (-0,19%).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Economia/Mercati Finanziari 37
italia: 51575551575557
Sussurri & Grida
Tercas, la fondazione riprova a farsi spazio nel salvataggio
(m. ger.) Basta il nome: Tercas. Evoca uno dei peggiori dissesti bancari degli ultimi anni che la crisi ha soltanto accelerato, non causato. Qualche numero: il «buco» definitivo, accertato all’inizio di luglio, è di 602 milioni; la banca abruzzese da
27 mesi è commissariata da Banca d’Italia; 18 gli indagati
(compresi imprenditori e immobiliaristi clienti) in un’inchiesta penale della procura di Roma, tra cui l’ex direttore generale Antonio Di Matteo per i reati più gravi e l’ex presidente Lino
Nisii per ostacolo alle funzioni di vigilanza. Martedì prossimo, 29 luglio, ci sarà il cambio della guardia. Il commissario
straordinario chiede all’assemblea, che non ha alternative, di
azzerare il capitale per coprire parte delle perdite. Dunque non
resterà in mano più nulla alla Fondazione Tercas che aveva il
65%. Ma non basta. Interviene a fondo perduto anche il Fondo
Interbancario di tutela dei depositi, cioè la Croce Rossa delle
banche, con 265 milioni. E poi ci mette 230 milioni la Popolare
di Bari che ricostituisce il capitale e si prende il 100%. Pochi
giorni fa, in una conferenza stampa, Mario Nuzzo, 72 anni, avvocato, professore di diritto civile alla Luiss e presidente della
Fondazione Tercas, ha annunciato la disponibilità dell’ente a
rientrare con una quota nella banca, nella misura che Bankitalia autorizzerà, partecipando all’aumento di capitale. C’è un
particolare, tuttavia, che potrebbe sfuggire. Nuzzo non è il
nuovo presidente di una fondazione che si è rinnovata dopo
l’incubo del crac della banca. E’ il presidente da sempre, cioè
da quando la fondazione è nata 22 anni fa. Fino all’arrivo dei
commissari ha nominato i vertici di Banca Tercas, a partire dal
presidente Lino Nisii che è rimasto decenni sulla sua poltro-
na. Il dissesto, il commissariamento, l’azzeramento del valore
delle azioni, il salvagente lanciato dal Fondo di garanzia dei
depositi non sono bastati. Nuzzo è sempre lì e vorrebbe rientrare, se la Popolare Bari glielo permetterà. Teramo nel frattempo ha perso la sua banca e 602 milioni.
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Snam al tavolo con 16 banche per
rifinanziare il debito
(c.tur.) La firma dei contratti è attesa a inizio settimana, in
anticipo sulla scadenza del 29 luglio quando il cda della Snam
presieduto da Lorenzo Bini Smaghi approverà i conti del semestre. La società dei gasdotti si appresta infatti a rinegoziare
il debito bancario in pool da 3,2 miliardi, parte della maxi
provvista accesa due anni fa per rimborsare il debito intercompany con l’Eni e lasciare l’alveo del Cane a sei zampe. Bnp
Paribas e Unicredit sono i coordinatori del rifinanziamento
che coinvolge in tutto 16 banche, con Citi agente per la parte
documentale, mentre i contratti sono in via di redazione con
l’assistenza dello studio legale Orrick, su incarico della holding di san Donato, e Allen & Overy a fianco delle banche. Nel
parterre degli istituti ci sono tra gli altri Intesa Sanpaolo, JP
Morgan, Mediobanca, Hsbc, SocGen e Merrill Lynch. Il nuovo
prestito, stesso importo di quello in scadenza, è strutturato in
multitranche e revolving. Il nuovo accordo con il pool bancario si inquadra nella continua ottimizzazione, per costo, durata e flessibilità, che il gruppo guidato dal ceo Carlo Malacarne
ha perseguito fin dal distacco dall’Eni. Il rifinanziamento per-
metterà al cfo Antonio Paccioretti di ottenere un repricing in
linea con il calo degli spread e con il costo medio del debito
che per Snam è 3,3%
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I russi di Novaport sulla rotta
per l’aeroporto di Rimini
(d.pol.) Ci vorranno ancora 60 giorni per conoscere il nome
delle cordate ammesse all’asta per la gestione del Federico
Fellini. Ossia l’aeroporto di Rimini finito in stallo per il fallimento delle tre società proprietarie della concessione. Delle
quattro candidature al vaglio dell’Enac, ne emergerebbe già
una che non presenterebbe la fideiussione a norma di bando.
Si tratta del Consorzio Abn A&b network. Passeranno alla fase
due gli altri raggruppamenti tra i quali emerge la Novaport
Italia. E anche l’identità che si cela dietro i suoi rappresentati
legali. Si tratta dell’oligarca russo Roman Trotsenko e della
sua Novaport di Mosca, sette aeroporti in portafoglio e un miliardo di investimenti pronti per altri scali. Tra questi Rimini,
destinazione chiave per il turismo russo.
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Mancini lascia l’Enel
Dopo la recente uscita del direttore delle risorse umane
Massimo Cioffi e del direttore delle relazioni esterne Gianluigi
Comin, lascia Enel anche Gianfilippo Mancini, d’intesa con il
neo ad Francesco Starace. Mancini ha guidato per sette anni le
attività di produzione e vendita di energia.
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38
Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Cultura
ilClassico
Lope de Vega (1562-1635, nel tondo) e Tirso de Molina (15791648) sono i commediografi protagonisti di una straordinaria
stagione culturale spagnola tra Cinque e Seicento. Bompiani
pubblica alcuni loro testi nel primo volume di Teatro del Siglo
de Oro (pp. 2.100, 50). Completa la raccolta una commedia
dell’autore del Don Chisciotte, Miguel de Cervantes.
Anniversari A vent’anni dalla morte del leader repubblicano: fu giornalista, intellettuale, premier e senatore
Giovanni Spadolini, il liberaldemocratico
che mise la ragione al servizio del Paese
Laico, atlantista e primo ministro dei Beni culturali con il sogno di un’Italia civile
di GIUSEPPE GALASSO
N
on fu lunga la vita di Spadolini. Si spense, infatti, a soli 69 anni da poco compiuti, nel 1994.
Fu, in compenso, una vita piena
e intensamente vissuta. Aveva trovato
qualche difficoltà nell’avviarsi, negli anni
più giovanili. Poi, da quando nei primi Anni 50 cominciò a collaborare al «Mondo»
di Mario Pannunzio, la sua strada rimase
tracciata. Fu la strada della liberaldemocrazia occidentale, di stampo più americano che britannico. Fu la strada degli ideali
laici e risorgimentali, sentiti e rivissuti con
l’occhio al presente, ma con l’idea fissa di
una «Italia civile» o di una «Italia della ragione», che rimase il suo ideale. Fu la strada dell’impegno culturale, senza spocchia
da «intellettuale impegnato» o da sdegnoso moralista e, invece, con molto buon
senso rispetto alle esigenze della politica
nel suo quotidiano travaglio, non sempre
illuminato di luci dall’alto.
Debuttò negli studi sulla storia dell’Italia unita seguendo il tema del rapporto fra
i cattolici e la nuova Italia, e il lungo cammino perché liberali e cattolici trovassero
un piano di colloquio e d’intesa. Tra chi
voleva il Tevere larghissimo e chi lo voleva
strettissimo, egli riteneva che quel fiume
dovesse avere la sua giusta larghezza naturale, senza forzatura da nessuna delle due
parti. Questi studi gli valsero nel 1960 la
cattedra universitaria nel primo concorso
di storia contemporanea, insieme con Gabriele De Rosa e Aldo Garosci.
Col tempo questa posizione di equilibrio divenne in lui il criterio anche della
sua linea politica. Occorreva che nessuna
delle istanze storicamente e idealmente
legittime venisse respinta per principio,
anzi venisse accolta quale componente attiva, se comprovata nei fatti, di un’autentica liberal-democrazia. A questa luce considerò anche il problema comunista e la
prospettiva del «compromesso storico»
col Pci adombrato da Moro e da Berlinguer. Col tempo, però, maturò in lui anche
la convinzione che ciò portava fatalmente
a rendere l’Italia dei laici un’Italia di minoranza, come suonano i titoli di due suoi libri, senza peraltro che per ciò rinunciasse
a nulla delle sue idee.
Furono, queste, anche le coordinate del
giornalista e dell’uomo politico. A soli 29
anni andò a dirigere «Il Resto del Carlino»
e vi restò per ben 13 anni. Poi nel 1968 passò a dirigere il «Corriere della Sera» e vi re-
SOTTO L’ALTO PATRONATO
DEL PRESIDENTE
DELLA REPUBBLICA ITALIANA
to gli valse però un grande successo repubblicano nelle elezioni del 1983. Egli
aveva fatto dei repubblicani i portabandiera della critica alla partitocrazia. Entrare
poi nel governo Craxi (1983-87) non fu forse la scelta politica più congrua a quel ruolo. Con Craxi fu ministro della Difesa, anche dopo aver aperto una crisi di governo
per l’incidente di Sigonella, che aveva provocato una forte frizione fra Italia e Usa.
Emerse allora tutto il suo fervido atlantismo in contrasto col terzomondismo, venato di sottile antiamericanismo, comune
ai socialisti, a gran parte dei democristiani
e a quasi tutta la sinistra. L’atlantismo non
era, però, altro che una concezione rigorosa di ciò che l’Occidente e i suoi valori dovevano significare. E perciò, anche, fu più
che perplesso quando dové subire nel 1982
una presa di posizione italiana di equidistanza fra Gran Bretagna e Argentina nel
conflitto per le Falkland.
Ebbe ancora un incarico esplorativo per
la formazione di un governo nel giugno
1989, ma lo rimise nel luglio seguente, non
avendo trovato una valida maggioranza. In
effetti, era, però, ormai un uomo delle istituzioni, e tale lo sancì l’elezione a presidente del Senato nel 1987 (per cui lasciò la
segreteria repubblicana). Da presidente le
sue doti istituzionali emersero ancora di
più e fu riconfermato fino al 1994, quando
per un solo voto la nuova maggioranza
Sulla carta
Collaborò al «Mondo» di
Pannunzio, diresse il «Resto del
Carlino», il «Corriere della Sera»
e anche la «Nuova Antologia»
La carriera
Giovanni Spadolini
(Firenze, 21 giugno
1925 – Roma, 4
agosto 1994). È stato
più volte ministro e,
tra il 28 giugno 1981
e il primo dicembre
1982, presidente
del Consiglio dei
ministri, il primo
non democristiano
nella storia d’Italia,
nonché l’unico a
provenire dal Partito
repubblicano Italiano.
Fu inoltre presidente
del Senato dal 1987
al 1994 e senatore
a vita, nominato nel
1991 dal presidente
della Repubblica
Francesco Cossiga
stò fino al 1972. Erano anni difficilissimi in
un’Italia stretta fra contestazione, terrorismo e aspre lotte sociali. Il modo in cui li
affrontò sul «Corriere» spinse Ugo La Malfa a candidarlo al Senato per il Partito repubblicano, che fu da allora il suo. Poi a
ogni elezione fu confermato finché nel
1991 fu nominato senatore a vita.
Iniziò allora anche l’avventura di Spado-
lini politico e uomo di governo. Un’avventura sontuosa. Primo titolare del ministero e per i Beni culturali e ambientali (che
riuscì a far istituire con decreto legge nel
1974), nel 1979-80 fu ministro della Pubblicai istruzione e varò i famosi «provvedimenti urgenti» per l’università, che sbloccarono una lunga situazione di stallo della
docenza universitaria.
Nel 1980 divenne segretario del Partito
repubblicano, e lo restò fino al 1987. Nell’agosto 1982 Pertini lo nominò a capo del
governo: il primo non democristiano dal
1947. Col governo affrontò un’inflazione
micidiale, e la portò dal 22 al 16% annuo.
Ma ormai batteva l’ora di Craxi, che ne provocò la caduta, non sgradita neppure a
molti democristiani. Il prestigio acquista-
Le iniziative
I premi, un libro e la commemorazione
G
iovanni Spadolini (1925-1994) è noto soprattutto per la
sua opera di statista, ma fu anche un brillante studioso
di storia e diresse due quotidiani: «Corriere della Sera» e
«Resto del Carlino». Una varietà d’interessi che si riflette
nelle iniziative organizzate per ricordarne la scomparsa,
avvenuta il 4 agosto di vent’anni fa. In primo luogo
l’edizione speciale del premio di cultura a lui intitolato che
si tiene domani a Castiglioncello (Livorno), con la consegna
del riconoscimento per il giornalismo al direttore del
«Corriere» Ferruccio de Bortoli e di quello per i beni
culturali al direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci. Ai
diversi aspetti della personalità di Spadolini è dedicato
inoltre il libro illustrato che Cosimo Ceccuti, presidente
della Fondazione Spadolini-Nuova Antologia, ha realizzato
per il ventennale. Le prime copie del volume, intitolato
Giovanni Spadolini, giornalista, storico e uomo delle
istituzioni (Mauro Pagliai editore, pagine 72, € 14) saranno
consegnate da Ceccuti al sindaco di Firenze Dario Nardella e
alla sua giunta in occasione della commemorazione ufficiale
di Spadolini che si terrà in comune la prossima settimana.
Inoltre il 4 agosto è in programma un concerto del
Conservatorio Cherubini di Firenze a Pian de’ Giullari, sede
della Fondazione Spadolini-Nuova Antologia. (a. ca.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
berlusconiana e leghista lo bocciò. Poi,
poco dopo si spense, lasciando un’eredità
di pensiero e di opere forse ancora non bene compresa e studiata (e utile anche nelle
nostre attuali vicissitudini politiche).
Nel corso della sua vicenda politico-istituzionale la passione culturale non accennò mai ad attenuarsi. Per 13 anni nel consiglio della Bocconi, presidente del crociano
Istituto italiano per gli Studi storici, gran
consulente della casa editrice Le Monnier,
direttore (e, invero, padre-padrone) della
«Nuova Antologia», la storica rivista risorgimentale e liberale, contraltare della gesuitica «Civiltà Cattolica», istituì poi la
Fondazione Nuova Antologia, cui destinò
parte del suo patrimonio e legò la sua ricca
biblioteca di oltre 30 mila volumi. Foltissima fu la sua bibliografia di scritti storici e
politici.
Gli fu spesso imputata una certa vanità
politica e culturale. Certo, Spadolini non
ne era alieno, né era perfetto. Meglio di
tutti lo giudicò Montanelli, che ne sorrideva amabilmente: cosa infrequente tra toscani. Ma Montanelli ne capì molto bene
anche le qualità, e non per nulla fu lui a
consigliarne la candidatura a La Malfa nel
1972.
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Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Cultura 39
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La lettera L’addio dopo «Il postino», il dolore e l’affetto della gente. E oggi cresce l’interesse dei giovani
Il festival in Toscana
Caro Massimo, io so che ci sei
L’attualità della storia,
la nostalgia dei maestri
È il «Mix» di Cortona Il messaggio della sorella all’attore scomparso nel 1994
di IDA BOZZI
di ROSARIA TROISI
I
nterpretazioni del mondo contemporaneo, letture
alternative e «impegnate» di fenomeni o eventi
recenti, incroci di discipline diverse, come
letteratura, cinema, musica, danza, teatro (e di media
diversi, ad esempio film su scrittori di culto, documentari
su grandi artisti), e molti ospiti: la contaminazione e lo
sfumare dei confini tra culture segna anche la terza
edizione del Cortona Mix Festival, promosso da Comune
di Cortona, Gruppo Feltrinelli e Regione Toscana, che si
aprirà domani e continuerà per 9 giorni fino al 3 agosto
nella città in provincia di Arezzo (programma su
www.cortonamixfestival.it). I fili tematici che si possono
individuare nelle varie giornate sono diversi
e trasversali tra le arti. L’attualità economica, sociale,
politica, ad esempio, si affaccia domani con il dibattito
sull’Expo con una lecture di Salvatore Veca e interventi di
Carlo Feltrinelli, Massimiliano Tarantino e i ricercatori di
Laboratorio Expo, ma anche il 29 luglio con il Premio
Strega Giovani, Giuseppe Catozzella, e il suo libro Non
dirmi che hai paura (Feltrinelli) che immerge il lettore
nella realtà delle donne musulmane, in un colloquio con
Tommaso Pellizzari. Sempre il 29 sarà proiettato il film
The square di Jehane Noujaim sulla rivoluzione egiziana
e piazza Tahrir, mentre il 30 l’autore di Global Gay
(Feltrinelli), il sociologo Frédéric Martel, converserà con
Alessandra Tedesco. Nutrita, tra l’altro, la sezione
dedicata alla letteratura, che
conta il 28 luglio la lettura di
Michele Serra da Gli sdraiati
accompagnato da Paolo
Jannacci, il 30 luglio l’incontro
con il Premio Strega Francesco
Piccolo e il suo Il desiderio di
essere come tutti (Einaudi), il
31 il disegnatore Gipi, il 1°
agosto lo scrittore Björn
Larsson, il 3 agosto i Wu Ming
con Loredana Lipperini.
Soprattutto, si tratta di
un’edizione che propone
momenti su (o con) grandi
Il logo della rassegna
maestri. Domani il
Cortona Mix Festival,
documentario che racconta la
che si svolgerà a Corsingolare vicenda della street
tona (in provincia di
photographer americana
Arezzo) da domani fino
Vivian Maier, il 27 luglio
al 3 agosto (www.corl’incontro con la segretaria dei
tonamixfestival.it)
Beatles Freda Kelly e la
proiezione del documentario
su di lei, il 28 l’omaggio cinematografico al ricordo di
Pina Bausch, il 30 il film Picasso di Hugues Nancy e
Olivier Picasso, e il 2 agosto il film Salinger di Shane
Salerno interpretato da Philip Seymour Hoffman e con i
camei di scrittori come Tom Wolfe e Gore Vidal. Così
come non si possono non definire maestri alcuni dei
musicisti che si esibiranno al festival: tra i molti concerti
della manifestazione, che propone anche classica e lirica,
notiamo due nomi di culto della E Street Band, il gruppo
che spesso accompagna Bruce Springsteen, e cioè il
batterista Max Weinberg e il pianista Roy Bittan. I
musicisti incontreranno il pubblico il 27 luglio per
raccontare la loro avventura con il «Boss» e si esibiranno
il 1° agosto in un concerto inedito con la band The
Cortona All Stars. E sempre il 27 luglio sarà a Cortona in
concerto Steve Hackett, storico chitarrista dei Genesis.
Forse, ecco un’altra sfumatura tra le venature e le
contaminazioni proposte dal festival, quel confine sottile
tra il fenomeno «cult» e un po’ di nostalgia: un incontro,
il 1° agosto, si intitola «Cosa è restato di quegli anni ‘80»,
protagonista Giovanni Floris che parlerà del suo romanzo
Il confine di Bonetti (Feltrinelli), con Matteo Caccia.
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Letteredautore.it
In esclusiva, una lettera che Rosaria Troisi, sorella di Massimo,
indirizza all’attore scomparso il
4 giugno 1994, come ideale conclusione delle commemorazioni
Figli e amori
nei carteggi
«d’autore»
C
aro Massimo, a
vent’anni dalla
tua furtiva partenza sono in
molti ad averti ricordato e anch’io ricorro
al piacere dell’antica e
cara lettera nella speranza che sappia raggiungerti.
Dove sei? Ti sei allontanato che indossavi ancora una divisa grigia di tela
grezza e una logora tracolla di cuoio
che ti pendeva dalle spalle visibilmente
stanche. Fino a poche ore prima eri stato il postino di Neruda, e con occhi incantati e mani tremanti avevi recapitato
posta profumata di mare al maestro cileno, in quell’isola che odorava di malvasia in ogni casa e in ogni contrada.
Poi, all’improvviso, come in un gioco
di prestigio, da portalettere ti sei ritrovato destinatario, sommerso da cartoline, biglietti di fortuna, pupazzi e fiori,
rosari, santini. E noi qui, testimoni attoniti del tuo lascito, circondati da
quella strana bellezza che fioriva da
tanto dolore.
È vero, Massimo, fummo colti di sorpresa. Volevi essere attore di successo a
modo tuo, tornare a casa per ritrovare
quello che avevi lasciato, senza cambiare nemmeno te stesso. Eppure qualcosa
si era mosso senza che tu avessi potuto
controllarlo, e neppure tu avevi l’esatta
percezione di quello che eri diventato.
Al termine delle riprese del tuo ultimo
lavoro, salutando i colleghi e le maestranze durante il brindisi, alzasti il bicchiere dicendo: «Ricordatevi di me»;
una raccomandazione inutile, eri già
entrato nel cuore di tutti.
Ricordo il giorno del tuo funerale.
Era una domenica all’imbrunire. Già
dalle prime ore del pomeriggio all’uscita del casello autostradale di San Giorgio una folla traboccante e commossa
sostava in attesa del tuo rientro da Roma e sui bordi della strada si erano formate due ali di gente ammutolita che
applaudiva. Uomini e donne, vecchi,
bambini, e tanti, tantissimi giovani ti
accolsero come un fiero condottiero ritornato vincitore. Ti accompagnarono
con tenerezza in quel pezzo di terra sacra all’ombra della montagna viola e ti
diedero l’ultimo saluto.
Sembrava che tutto fosse finito, e invece tutto cominciava. Il giorno dopo,
quando venimmo a trovarti, sulla lapide disadorna, tra i fiori già appassiti da
quel flebile scirocco di inizio estate,
trovammo la lettera di Ciro. E poi… tante altre ne arrivarono ancora. All’inizio
mi sembrava che queste lettere amplificassero in me la tua assenza. Ma questi
venti anni non sono trascorsi invano,
Massimì, e con il tempo ho imparato a
di ROBERTA SCORRANESE
«G
Massimo Troisi (1953-1994) ne «Il postino». L’attore morì poco dopo la fine delle riprese
sentirti accanto a me. Questa consapevolezza mi ha dato un nuovo slancio. Ho
smesso di confinarti nel passato e ho
trovato la forza di portarti con me nel
futuro, quello che vivo io stessa, passo
dopo passo, tra le nuove generazioni.
Nelle scuole, incontro ragazzi che
non erano nemmeno nati quando te ne
sei andato. Gli racconto la tua storia, la
Martedì con il «Corriere»
«Ti amo Sibilla»
Firmato Campana
Continua la
serie «Lettere
d’amore».
Il prossimo
volume della
collana è il
carteggio tra
Dino Campana e
Sibilla Aleramo:
«Un viaggio chiamato amore.
Lettere 1916-1918», a cura di
Bruna Conti. In edicola da martedì
29 luglio a € 6,90 + il prezzo
del quotidiano; ebook a € 3,99.
storia di un timido ragazzo di provincia
che non si è mai arreso di fronte alle
difficoltà della sorte. E che alla fine ha
vinto a dispetto di tutto. Loro sono già
troppo grandi per credere alle favole,
ma quando nel loro sguardo vedo accendersi un bagliore capisco che alla
tua storia però ci stanno credendo, e
che ai loro occhi riesci a incarnare un
simbolo di speranza vera, come sei stato vero tu.
Il battito del tuo cuore è cessato secondo una cartella clinica, eppure io so
che ci sei. E, se quando incontro la gente, mi pare di sentirla abbracciarmi per
arrivare a te, se in tanti non smettono di
ridere per quelle tue battute che ancora
ricordano a memoria, capisco che il posto in cui possiamo ritrovarti è proprio
nei nostri cuori. Di questi tempi, se sono sempre meno quelli disposti a fare
posto a qualcuno nel loro cuore, sono
davvero pochi gli uomini di spettacolo
che riescono a entrare nel cuore della
gente. Ma la tua forza è stata quella di
rimanere Massimo sempre, e per tutti.
Riesci a vederla ora la tua grandezza?
Il tuo cuore malandato ha potuto finalmente trovare vigore e continua a battere, infondendo coraggio in altri cuori.
Ciao ragazzo, ti vogliamo bene!
tua sorella Rosaria
entile signorina». Iniziava
così la prima lettera che
Franz Kafka inviò all’amata Felice
Bauer, nel 1912. Era scritta su carta
intestata dell’Assicurazione contro
gli Infortuni dei Lavoratori, l’istituto
presso il quale lo scrittore lavorava.
Sì, nelle lettere d’autore c’è quasi
sempre un elemento straniante, un
dettaglio che le rende speciali: come
il vezzeggiativo «crauto» con il
quale Hemingway coccolava
Marlene Dietrich nelle missive. O
come il tono quasi paterno di Cesare
Pavese nelle lettere degli anni
Quaranta a Fernanda Pivano («Mi
preoccupa la sua malinconia»). Ecco
perché il sito www.letteredautore.it
non è solo un elenco di carteggi
vergati da nomi celebri, da Virginia
Woolf a Pablo Picasso: è anche un
catalogo di stranezze, manie,
minuzie intime che gettano una
luce nuova sui grandi autori della
letteratura, del cinema, dell’arte.
Nato dall’esperienza di Rosellina
Archinto, editore specializzato negli
epistolari letterari, e da un’idea
di Buké e Studio Dispari, il sito
ha scelto la polifonia nelle voci e
dunque, accanto alle tenerezze
che si scambiavano Denis Diderot e
Louise-Henriette Volland, troviamo
l’annuncio di Truman Capote
(«Questa è l’ultima volta che scrivo
un reportage», scrive nel 1960
all’amico fotografo Richard
Avedon); le paure di J.D. Salinger
(«Sono un idiota, ma non voglio
che la gente sbagliata lo sappia»,
confida a Ernest Hemingway nel
1946); lo struggimento di Robert
Browning e Elizabeth B. Barrett
(i due si conobbero nel 1845 e
l’anno dopo si sposarono, ma
furono costretti a fuggire in Italia
perché il padre di lei si opponeva
alle nozze). Ma una delle lettere che
colpiscono maggiormente, per la
profondità e la chiarezza, è quella
che Francis Scott Fitzgerald scrisse
alla figlia Scottie, nel 1940:
«Sii abbastanza politica da essere
assolutamente stupida in politica».
E anche tra le lettere d’amore che
ci stanno inviando i nostri lettori
su «Corriere.it» spicca quella
di due genitori al figlio Nicolò.
L’amore bisogna saperlo declinare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Incanto I carabinieri del nucleo Tutela patrimonio artistico e culturale hanno sequestrato il manoscritto che fu presentato all’asta a Roma per 150 mila euro
Non è scritto da Leopardi quell’«Infinito»
di LUCA MASTRANTONIO
I
l fantomatico terzo autografo dell’Infinito di Giacomo Leopardi
(1798 – 1837) è stato sequestrato a
Roma dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico e culturale
di Ancona. La Procura di Macerata,
stando a quanto riportavano ieri le
agenzie, ha aperto un fascicolo con
due indagati: il direttore della Biblioteca di Cingoli (Mc), Luca Pernici, e Luciano Innocenzi, proprietario
del testo messo all’asta lo scorso 26
giugno, presso la casa d’aste Minerva
Auctions a Roma (dove si trovava al
momento del sequestro), con una
base di partenza di 150 mila euro; ma
venne ritirato a sessione in corso per
i dubbi emersi da subito, a seguito
dell’interessamento della Regione
Marche che, in caso di autenticità,
non voleva finisse in mano a privati.
Il presunto testo del poeta di Recanati era stato presentato una settimana prima, il 19 giugno, a Macerata, come autografo rinvenuto tra le
carte di un collezionista privato. In
ambito accademico, a favore del testo si era pronunciata la professoressa Laura Melosi, docente della cattedra Leopardi dell’Università di Macerata, secondo la quale il testo «era
così conforme all’originale da avere
destato sospetti», superabili però
grazie alla «misurazione delle dimensioni dei caratteri e dal raffronto
Il caso
Indagati il direttore della
Biblioteca di Cingoli e il
proprietario del testo messo
all’asta da Minerva Auctions
con altri manoscritti leopardiani».
Disco verde anche dall’analisi grafica
di Marcello Andria, leopardologo di
lungo corso, che ha conservato per
anni le Carte Leopardi della Biblioteca nazionale di Napoli.
Sospetti e dubbi, però, sono cresciuti su vari fronti. Dal Centro nazionale di studi leopardiani di Recanati, al conte Vanni Leopardi, discendente del poeta, convinto che
fosse un falso. Al massimo, avevano
congetturato gli scettici, si tratta di
una pagina copiata dai fratelli di Giacomo, Carlo o Paolina, che avevano
la stessa calligrafia.
A far luce su questo giallo che
coinvolge l’idillio più noto della letteratura italiana, è stata la Soprintendenza archivistica del Lazio —
coinvolta su richiesta di quella archivistica marchigiana —, per cui il manoscritto non può essere originale.
A sinistra:
Giacomo Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798 –
Napoli, 14
giugno 1837)
e il manoscritto dell’«Infinito» ritirato dall’asta
in svolgimento a Roma con
una base di
150 mila euro
Dal confronto con un altro autografo
custodito a Napoli (l’altro è invece
conservato a Visso, nel maceratese),
sono emersi elementi che portano a
pensare che si tratti di una copia:
benché la datazione del foglio sia
compatibile con l’epoca di Leopardi,
il testo è «un calco, un perfetto facsimile, riprodotto ad arte per essere
commercializzato», ha concluso il
procuratore della Repubblica di Macerata, Giovanni Giorgio, che ha ricordato i due filoni di indagine: il
primo riguarda il proprietario del te-
sto, Luciano Innocenzi, e il direttore
della Biblioteca di Cingoli, Luca Pernici (che si è dichiarato «sorpreso, in
negativo, ma tranquillo, non ho mai
affermato che il documento fosse
autentico!»); sono indagati con l’accusa di aver detenuto un documento
falso per farne commercio. L’altro filone riguarda chi, pur sapendolo falso, ha certificato l’autenticità del manoscritto (e qui le persone sono ancora da identificare).
Si conclude così, con un colpo di
scena negativo, una giornata «leopardiana» che era iniziata bene (per
altro la recente pubblicazione in inglese dello Zibaldone si sta rivelando
un clamoroso successo all’estero):
ieri era arrivata la notizia che il film
biografico di Mario Martone, con
Elio Germano nei panni del tormentato poeta, andrà in concorso alla
prossima Mostra del cinema di Venezia. Titolo: Il giovane favoloso.
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Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
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L’INDIPENDENZA A RISCHIO
✒
Le novità introdotte dal decreto
legge Competitività relative a Opa e
voto maggiorato possono avere un impatto
molto forte sugli assetti proprietari del nostro capitalismo. Pensate inizialmente per
favorire la quotazione delle piccole e medie
imprese, le nuove regole sono state estese
alle «grandi» già presenti in Borsa. Con il
decreto si stabilisce che le imprese possono
prevedere nello statuto l’attribuzione di un
voto maggiorato (fino al doppio) a chi detiene azioni da almeno 24 mesi e lo richieda
iscrivendosi a un registro ad hoc. Obiettivi
dichiarati del provvedimento sono per lo
meno tre: favorire un azionariato stabile,
agevolare privatizzazioni più ampie, consentire un disallineamento fra proprietà e
influenza ritenuto più trasparente rispetto a
strumenti di controllo rafforzato come le
strutture piramidali o i patti di sindacato.
La possibilità di rafforzamento effettivo
del diritto di voto dipende in primo luogo
dal numero di soci che accede a questa facoltà: l’aumento va rapportato al volume
complessivo dei diritti esercitabili. In teoria
se tutti ne facessero richiesta l’effetto sarebbe nullo. Certo, l’influenza in assemblea cresce comunque in modo più significativo
perché in media partecipa il 50-60% del capi-
tale. Ci sono poi alcuni «paletti»: se con il
voto maggiorato si superano le soglie scatta
l’obbligo di Opa; l’introduzione va approvata
dall’assemblea straordinaria e quindi con la
maggioranza di due terzi. Un passaggio difficile pensando che molti fondi internazionali (sempre più presenti nelle nostre aziende) sono contrari. Ecco una delle ragioni
della «finestra» di circa sei mesi prevista per
dare l’ok anche con maggioranza semplice.
È complicato fare simulazioni su cosa potrà accadere con le nuove regole. Di certo lo
Stato potrebbe collocare sul mercato quote
maggiori di Eni, Enel, Terna o Finmeccanica
mantenendo i diritti di voto al 29-31%. E la
novità potrebbe rafforzare l’influenza di soci
stabili (ma in vari casi con presa ridimensionata) come le fondazioni in banche fra cui
Intesa Sanpaolo, Unicredit o Mps. L’arco delle società che potranno essere coinvolte negli assetti dal provvedimento è ovviamente
ben più vasto: da Generali a Telecom, da Pirelli a Rcs. In un capitalismo che sta assistendo al tramonto dei patti e vede sempre
più imprese con i primi azionisti detentori
di quote limitate, il voto plurimo o maggiorato può dunque segnare una nuova svolta.
Sergio Bocconi
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OPERA DI ROMA, SCONTRO ANACRONISTICO
CHE DANNEGGIA LA CITTÀ E CHI LAVORA
✒
All’ordine del giorno del cda dell’Opera di Roma convocato martedì c’è scritto: «Liquidazione coatta».
Per la prima volta in epoca moderna,
chiuderebbe un teatro lirico italiano. Con
probabili conseguenze per altre Fondazioni (8 su 13 sono in rosso).
Una vicenda paradossale, inspiegabile.
Perché i conti per il 2014 sono in ordine e il
70 percento dei lavoratori,
aderenti a Cisl e Uil, si è mostrato collaborativo e ha accettato l’accordo del sovrintendente Fuortes (il suo predecessore è stato licenziato
a causa del buco di 33 milioni, 12 milioni e 700 mila solo
sul 2013). Ma l’accordo è carta straccia se il teatro non
funziona e gli spettacoli non
vanno in scena: domani
sciopero per la terza recita consecutiva di La
Bohème. Un accordo che non prevede licenziamenti né mobilità, e mantiene lo stesso
stipendio. Dei 65 dipendenti che lasciano il
teatro, ci sono pensionamenti volontari, 20
ballerini e contratti professionali non rinnovati. Il resto sono trattamenti di fine lavoro
secondo i termini di legge. La nuova legge
parla chiaro: se vuoi i soldi per sanare i debiti, devi presentare un piano di risanamento.
Il gioco al massacro del 30% dei lavoratori,
iscritti alla Cgil e alla Fials, metterà in ginocchio centinaia di dipendenti che hanno lavorato al risanamento dell’Opera che riceve,
caso unico, quasi 17 milioni dal Comune. Il
cuore della protesta è l’Orchestra. Che si batte per avere le 117 unità di anni fa (il primo
violino, dal primo gennaio al 30 giugno
2014, ha effettuato un totale di 62 giornate
lavorative). Attualmente sono 92. La produttività è bassa, ma in aumento (come gli
incassi). Ma il pubblico dal
2008 al 2013 è calato del
46,80 percento. Le recite liriche sono passate da 51 a 71
(poi ci sono quelle estive e il
balletto). A Venezia 102 orchestrali faranno 115 recite.
A Roma è in atto uno scontro di potere anacronistico
sulla pelle di tutti i lavoratori e dell’intera città, in un teatro dove i sindacati fino a poco
tempo fa erano i veri padroni e decidevano
qualunque promozione e indennità. Come
quella per suonare d’estate a Caracalla, a tre
chilometri di distanza dal teatro. Un gettone
di presenza che veniva dato anche a chi non
lavorava: il gettone di assenza.
Valerio Cappelli
I farmaci entrano negli allevamenti
e poi terminano nei piatti. Piombo
e arsenico si trovano nell’ambiente e vanno
nella catena alimentare: e se a rischio sono i
neonati, le norme devono essere ancora più
rigide. Il Codex alimentarius, la commissione mista di Fao (Organizzazione dell’Onu
per l’agricoltura) e Oms (Organizzazione
mondiale della sanità) che gestisce gli standard alimentari, ha lanciato un allerta e
adottato nuove norme per tutelare la salute
dei consumatori. Colpisce la necessità di definire i livelli massimi accettabili di piombo
nel latte artificiale e di arsenico nel riso: vuol
dire che tali elementi tossici si trovano nel
prodotto per neonati e in uno degli alimenti
base di buona parte della popolazione mondiale. Come mai? Spiega il Codex: «Il piombo esiste nell’ambiente e tracce possono finire negli ingredienti utilizzati nella produzione di latte artificiale. Occorre utilizzare
materie prime provenienti da zone in cui il
piombo è meno presente». E l’arsenico? «La
contaminazione è particolarmente preoccupante in alcuni Paesi asiatici, dove le risaie
sono irrigate con acque sotterranee contenenti sedimenti ricchi di arsenico. Migliori
sistemi d’irrigazione e pratiche agricole più
di SALVATORE BRAGANTINI
I
l nostro Paese, anche nelle componenti più
aperte, disprezza le competenze tecnicopratiche, in nome di una superiorità «etica» della riflessione astratta. Di tale mentalità risente il Decreto legge 90/2014 sulla
Pubblica amministrazione. In tema di Autorità
indipendenti (Ai), il testo licenziato dal governo
prevedeva, insieme a misure positive volte a evitare il «turismo fra Ai» e a reintegrare il collegio
Consob, altre che invece a questa negano, in nome della neutralità rispetto al mercato, competenze tecniche essenziali, mettendo così a rischio
l’indipendenza che si vorrebbe assicurare.
È bene vietare il passaggio di ex commissari ad
altra Ai se non dopo un congruo termine, che la
commissione Affari costituzionali della Camera
ha alzato da 2 a 5 anni; rischiavamo di
trasformare i commissari di Ai in tuttologi. Bene
anche cancellare la norma che riduceva a tre i
commissari Consob; inutile per tagliare la spesa
pubblica (Consob è finanziata quasi solo dagli
operatori), essa restringeva lo spettro di
competenze necessarie a quell’Autorità. Non a
caso enti analoghi, come la Securities and
exchange commission (Sec) degli Usa, hanno
cinque membri: bisogna dosare bene
competenze organizzative, giuridiche,
economiche e di mercato. La Sec ha una
tradizione di presidenti provenienti dal mercato:
il primo fu un noto speculatore, Joseph
Kennedy, padre di John Fitzgerald Kennedy; fu
scelto dal presidente Roosevelt, convinto che il
miglior modo per snidare i bracconieri fosse di
assoldarne uno.
Non è questa l’idea prevalente in Italia. Il Dl
governativo, volendo evitare improprie
commistioni, vietava ai dirigenti a tempo
indeterminato e ai commissari della Consob di
lavorare per soggetti vigilati se non dopo che
fossero trascorsi quattro anni dall’uscita. Non si
capiva perché trascurare commissari e dirigenti,
anche a tempo determinato, di altre Ai. Anche
qui la Camera ha rimediato, riducendo a due
anni il divieto, ed estendendolo a Banca d’Italia
e Ivass (ma restano fuori dai divieti le Autorità
per comunicazioni e concorrenza).
Pur ridotto, il divieto scoraggerà l’arrivo in
Consob di persone con esperienza di mercato.
Esso in sostanza non tocca i commissari Consob
attuali, che potranno tornare agli impieghi
pubblici da cui provengono. Ma è un fatto che
oggi al collegio manchino proprio competenze
di mercato. Una pausa fra quando i commissari
provenienti dal mercato «vigilano» e quando
tornano a essere «vigilati», richiesta in molti
Paesi, è auspicabile. Se però si vieta di tornare al
lavoro per periodi lunghi, nessuno con
quell’esperienza andrà in Consob se non sarà
tanto vecchio, o ricco, da poter fare a meno di
lavorare dopo l’incarico.
Premessa necessaria per trasparenza: chi scrive,
ex commissario Consob proveniente dal
mercato, non avrebbe assunto l’incarico se
avesse dovuto aspettare a lungo per tornare,
dopo la «naja», al mestiere «borghese»; è da
dimostrare che ciò abbia giovato alla Consob,
ma divieti lunghi lasciano campo solo a
candidati commissari burocrati, politici,
magistrati e professori a tempo pieno. Essi non
sapranno, da dentro, come operano i mercati, i
trucchi per eludere norme o nascondere illeciti;
sarà più arduo discernere fra le sanzioni
appropriate per chi viola regole in buona fede o
per leggerezza e quelle per chi ha intenti
criminosi. Ne risentirà la selezione del
personale: sarà più difficile sottrarre al mercato
bravi professionisti destinati alla dirigenza; più
forte sarà l’afflusso di specialisti dei concorsi
pubblici, che si vedono per sempre in quel
mondo. La Consob non sarà più la prima tappa
di una brillante carriera che può toccare anche
il settore privato. Ne soffrirà anche lei, se si
blocca un ricambio vitale: i suoi ex dirigenti
oggi spargono sul mercato competenze che
l’agevolano ed ex operatori di mercato possono
arricchire la sua dirigenza.
La prospettiva di un rapido reimpiego nel
mercato, è vero, può indurre a comportamenti
contrari all’interesse pubblico, ma chi vuol far
commercio del proprio incarico ha mille modi
per farlo; sarebbe lungo, e qui improprio,
l’elenco degli esempi calzanti. È arduo
assicurare alle Ai competenze pari a quelle di
chi opera sul mercato, dato che esse non
possano pagar bene come i privati; per questo la
prassi delle «porte girevoli» è, ovunque, il male
minore. Se esse si bloccano, lungi dal calare,
salirà il rischio che i regolati «catturino» il
regolatore, la cui
sudditanza alla
politica aumenterà se
l’incapacità di
«leggere» quanto
accade sul mercato
ridurrà l’efficacia
della vigilanza. Per
una «carriera» fuori
dall’Autorità la via
della politica sarà più
attraente. Crescerà la
soggezione dei
dirigenti ai vertici.
Lo scarso riguardo
per la competenza
tecnica, in primis
scientifica, è una
nostra brutta
caratteristica, anche
in ambiti più
modesti. I soci del
Club alpino italiano sanno che da almeno 50
anni esso non ha un presidente con una carriera
alpinistica di grande rilievo; sui giornali
leggiamo che la presidenza della Figc è
tormentata anche per ex calciatori come
Demetrio Albertini, e il Parco del Gran Sasso è
affidato, (Sergio Rizzo, Corriere, 8 luglio) al
giornalista Diaconale, il cui merito è
l’abruzzesità. Dal Monte Bianco a Capo
Spartivento gli incarichi vanno a chi non
padroneggia a fondo la materia cui è preposto.
La competenza non garantisce da sola buone
decisioni, ma resta la base necessaria per
prenderle; chi ne è privo facilmente seguirà i
«consigli» di coloro che è suo interesse
compiacere. Questa forse non è l’ultima causa
di tanti nostri problemi. Se il Dl non può
sciogliere questi nodi, eviti almeno di
aggrovigliarli.
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DALLA POLITICA DI VICINATO ALL’INGRESSO NELLA UE
La soluzione (europea) alla crisi ucraina
di RICARDO FRANCO LEVI
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PIOMBO, ARSENICO E FARMACI VETERINARI
I PERICOLI TRASCURATI NEI NOSTRI PIATTI
✒
Consob, dal governo buone intenzioni
Ma così si penalizza chi è più competente
DORIANO SOLINAS
LE NUOVE NORME DEL DIRITTO SOCIETARIO
COSÌ CAMBIA VOLTO IL NOSTRO CAPITALISMO
efficienti potrebbero contribuire a ridurre la
contaminazione». Attenzione però: anche
l’Italia importa riso (costa meno) da questi
Paesi a discapito della qualità nazionale.
Ecco allora i livelli massimi consentiti dal
Codex: non più di 0,01 milligrammi di piombo per kg di prodotto per lattanti; 0,2 milligrammi di arsenico per kg di riso. In realtà
dovrebbero essere assenti.
Neonati e bimbi sono particolarmente
vulnerabili agli effetti tossici del piombo,
che può causare conseguenze negative per
sistema nervoso e cervello. L’arsenico invece
può causare tumori e lesioni della pelle, problemi di sviluppo, malattie cardiache, diabete, danni neurologici.
Il Codex raccomanda anche una riduzione dell’uso di farmaci negli animali destinati al consumo alimentare. Residui di medicinali restano nella carne, nel latte, nelle
uova e nel miele; possono avere effetti negativi sulla salute e favorire lo sviluppo di
batteri farmacoresistenti. Questi, per molti
specialisti, saranno la vera piaga degli anni
a venire.
Mario Pappagallo
@Mariopaps
© RIPRODUZIONE RISERVATA
N
otoriamente debole quando non
assente sulla grande scena della
politica internazionale, l’Europa è
in grado, ha gli strumenti per influire in modo significativo almeno
sul conflitto alle porte di casa sua, in Ucraina?
E l’Italia, presidente di turno dell’Unione Europea, ha un possibile ruolo da giocare, superando l’ostacolo e l’impaccio del contrasto sulla candidatura di Federica Mogherini a «ministro degli Esteri» dell’Unione?
Basta guardare la carta geografica per vedere come l’adesione dei Paesi baltici, della Polonia, della Slovacchia, dell’Ungheria, della Romania e della Bulgaria all’Unione Europea
l’abbia portata ad avere dei nuovi «vicini di casa»: la Russia (per la verità già confinante con
l’Europa più a nord, attraverso la Finlandia), la
Bielorussia, l’Ucraina e la Moldavia. Esclusa la
Russia, troppo grande e potente, è stato, così,
naturale, sviluppare con questi Paesi e con
quelli affacciati sul Mediterraneo, dalla Siria
sino al Marocco, una nuova politica, significativamente chiamata «politica europea di vicinato», per dare corpo a relazioni che, pur non
prevedendo la partecipazione alle istituzioni
dell’Unione, meritano di essere più intense e
ricche di quelle con Paesi molto più lontani.
È questo il quadro istituzionale all’interno
del quale si sono sviluppate le relazioni tra
Unione Europea e Ucraina, con rapporti sempre più stretti e per tappe successive, fino alla
firma, lo scorso 27 giugno, di un Accordo di
associazione che sul piano dell’economia prevede la creazione di un’area di libero scambio
e su quello della politica conferma la rotta di
avvicinamento di Kiev all’Europa.
Un avvicinamento che non prevede, però,
l’ingresso nel porto. Nella nuova geografia e
nella nuova politica disegnate dal crollo del
Muro di Berlino, del dissolvimento dell’Urss,
dell’allargamento dell’Unione, l’Ucraina era
destinata a restare come uno Stato cuscinetto
tra Europa e Russia e, al medesimo tempo, come una «terra di nessuno» tra Est e Ovest. In
questa medesima logica, pochi giorni fa, l’ex
segretario di Stato americano Henry Kissinger, elencando i principi a cui ispirarsi per una
soluzione del conflitto «compatibile con i valori e gli interessi alla sicurezza di tutte le parti», ripeteva che l’Ucraina non dovrebbe aderire né all’Est né all’Ovest, «estremo avamposto
di una parte contro l’altra», ma essere e funzionare «come un ponte tra loro».
In queste che sono le ore del confronto più
acceso, mentre sul terreno si spara e le diplomazie si confrontano con le minacce delle
sanzioni commerciali e finanziarie da un lato,
dei blocchi nelle forniture di energia dall’altro, l’Ucraina tutto sembra essere o poter essere meno che un ponte di convivenza e di comunicazione. Ma, seppur possibile, è davvero
questa, è ancora questa la scelta migliore per
Kiev?
Fino a ieri si poteva ancora lavorare sull’ipotesi di un’Ucraina tutta intera, con la sua parte
occidentale cattolica e di lingua ucraina e la
sua parte orientale ortodossa e di lingua russa,
come terra di mezzo tra Est e Ovest. Oggi non è
più così. Fino a ieri si poteva ancora ragionare
in termini di sicurezza con categorie in sostanza figlie della Guerra fredda e guardando
come modello alla Finlandia di allora, al punto che, nella visione di Kissinger, la vera garanzia da dare a Mosca sarebbe la neutralità
dell’Ucraina con l’impegno assoluto di non
farla entrare nella Nato. Oggi non è più così.
Con l’annessione della Crimea, condannata
come illegale e non riconosciuta dall’Occidente ma realisticamente irreversibile, la Russia
non ha solo modificato la carta geografica ma
ha anche alterato i termini della questione
ucraina. La vera e più forte garanzia di sicurezza per Kiev è oggi la prospettiva e l’avvio di un
processo di adesione all’Unione Europea. Una
sicurezza così assicurata, non con la forza militare ma con il «potere dolce» delle istituzioni
e della democrazia europee (chi mai potrebbe
pensare ad attentare all’integrità territoriale di
un Paese membro dell’Unione?), costituirebbe
la miglior garanzia anche per la Russia. Meglio un confine diretto, stabile e affidabile tra
Unione Europea e Russia che una terra di nessuno, esposta a tensioni e tentazioni.
I tempi per un ingresso di Kiev nell’Unione
— per il quale la logica stessa della politica di
vicinato, differenziata da Paese a Paese e adattabile alle circostanze, e l’esperienza dei precedenti allargamenti, contengono, offrono e
suggeriscono tutti gli strumenti, le procedure
e le tappe — sarebbero chiaramente molto
lunghi.
Proprio per questo il processo politico dovrebbe essere avviato rapidamente, quanto
meno messo sul tavolo per una riflessione. E
chi meglio dell’Italia, presidente di turno dell’Unione, può farsi carico di questo compito?
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Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
41
italia: 51575551575557
Lettere al Corriere
IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO
LA PALLA AL PIEDE DEL PAESE
Risponde
Sergio Romano
Tutti noi, almeno io, non
sappiamo perché il debito
pubblico aumenti sempre più
inesorabilmente.
Spiegatemelo, spiegatecelo,
parlatene per farci capire.
Gianfranco Tomassoli
gianfranco.tomassoli@
studiotomassoli.it
Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
«Lettere al Corriere» Corriere della Sera
via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79
di Massimo Gaggi
Caro Tomassoli,
n’ultima notizia, anzitutto. Secondo un dispaccio dell’agenzia
Ansa proveniente da Bruxelles e datato 22 luglio «nel primo trimestre di quest’anno il
rapporto debito-Pil dell’Italia
ha superato la soglia del 135%
attestandosi per l’esattezza al
135,6 rispetto al 132,6% del-
GRANDE GUERRA
EMENDAMENTI
ARRIVO DI MERIAM / 1
AUTOSTRADA BREBEMI
Processi ai disertori
Quanta confusione
E i due marò?
Tempi esagerati
Caro Romano, per il
centenario dello scoppio della
Prima guerra mondiale si
susseguono le iniziative. C’è
però un aspetto che nessuno
ha mai affrontato: i disertori.
Mia madre, classe 1911, mi
raccontava che da bambina
ricordava che uomini con
tabarri neri e barbe lunghe si
nascondevano nei boschi
(Appennino modenese), per
avvicinarsi poi, di notte, alle
abitazioni dei contadini per
procurarsi cibo. Vi furono
anche atti di violenza. In
provincia di Modena alcuni
disertori divennero banditi e
costituirono la famigerata
banda Adani Caprari, che
venne annientata nel 1922 dai
carabinieri. Desidererei
conoscere a fondo quel
fenomeno che creò anche
problemi politici.
Evidentemente nel nostro
Paese non esiste un codice
deontologico che disciplini la
pratica degli emendamenti. Al
disegno di legge di riforma
costituzionale ne sono stati
presentati ben 7.850, la
maggioranza dei quali penosi
e atti soltanto a creare
confusione, proprio ciò di cui
il nostro Paese non ha
bisogno. Ne sono consapevoli
gli interessati?
Complimenti al governo che è
riuscito a portare in Italia
Meriam, la giovane cristiana
condannata a morte a
Khartoum (Sudan) per
apostasia. Esorto a
intervenire con la stessa
solerzia presso il governo
indiano per riportare a casa i
nostri due marò in attesa di
giudizio da oltre due anni.
Finalmente è stata
inaugurata la Brebemi.
Meglio tardi che mai: la
Salerno Reggio Calabria
insegna! Ma 13 anni di
burocrazia più 5 per
realizzare 62 chilometri di
autostrada sembrano
veramente troppi. Quanti
grattacieli, ponti o autostrade
avrebbero costruito nello
stesso tempo in Giappone o
negli Stati Uniti?
U
Rolando Balugani
rolandobalugani@
libero.it
Esiste un libro di Enzo Forcella, giornalista e studioso di
storia. S’intitola Plotone d’esecuzione, è apparso presso Laterza nel 1968 ed è dedicato ai
350.000 processi che ebbero
luogo di fronte ai tribunali
militari per renitenza alla leva,
diserzione, mutilazione volontaria e disfattismo.
Teresiana Eliodeni
[email protected]
RIFORMA DEL SENATO
Approfondimenti inutili
Tra i tanti primati di noi
italiani, vi è sicuramente
quello dell’ostruzionismo: in
nessun Paese al mondo è
consentito a una minoranza
impedire alla maggioranza di
approvare i suoi deliberati.
Sulla riforma del Senato si
La tua opinione su
sonar.corriere.it
Vorreste che Antonio
Conte, dopo aver
guidato la Juve,
diventasse il ct
della Nazionale?
discute da quasi 20 anni, che
cosa bisogna approfondire
ancora?
Sergio Guadagnolo
[email protected]
COPERTURA DELL’AUTOVELOX
Il gesto di Salvini
L’Italia si sta, pur
lentamente, adeguando —
almeno sul piano della
educazione stradale — e mi
domando se il gesto del
segretario della Lega, Matteo
Salvini, di coprire gli
autovelox in quel di
Milano, non sia solo una
ripicca nei confronti
dell’aborrito Sud che si sta
dimostrando migliore di noi
«nordisti».
benefici garantiti dallo Stato
assistenziale negli anni in cui
la redistribuzione della ricchezza avveniva in condizioni
di crescente prosperità generale. Ma presenta due caratteristiche particolari. Il debito è
enorme e la struttura corporativa della società rende
ogni riforma una fatica di Sisifo.
In queste condizioni il governo può rifinanziare il suo
debito soltanto contraendo
altri debiti (le obbligazioni
emesse periodicamente dal
Tesoro) su cui paga interessi
che dipendono da altri fattori:
la percezione internazionale
del suo stato di salute, la tabella di marcia delle sue rifor-
me, il suo clima politico e sociale. Non comincia un anno,
in altre parole, senza che il
Ragioniere generale dello
Stato iscriva in alto, nella colonna dei passivi, parecchie
decine di miliardi di euro.
Per ridurre il debito, vi sarebbero, caro Tomassoli, altri
due mezzi: la ristrutturazione
e l’inflazione. Il primo chiede
al creditore di rinunciare a
una parte di ciò che gli è dovuto e non giova alla credibilità del debitore. Mentre l’uso
del secondo dipende dalla
dose. L’overdose uccide, ma
un uso oculato dell’inflazione
al momento opportuno può
essere molto utile.
Silvano da Porretta
[email protected]
Giorgio Tescari, Milano
Apprendo con piacere che la
donna sudanese è stata
lasciata libera. Mi fa anche
piacere che l’Italia abbia
giocato un ruolo importante
in questa vicenda, ma mi ha
meravigliato il fatto che si sia
impiegato un aereo di Stato.
Umberto Brusco
Bardolino (Vr)
Emilio Jazzetti
[email protected]
SUL WEB Risposte alle 19 di ieri
La domanda
di oggi
Sì
Nuovo disastro aereo,
questa volta sui cieli
del Mali. Pensate di
modificare i piani per i
vostri prossimi viaggi?
54
No
46
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ARRIVO DI MERIAM / 2
Con un aereo di Stato
E-mail: [email protected]
oppure: www.corriere.it
oppure: [email protected]
Visti da lontano
l’ultimo trimestre del 2013 e
al 130,2% del periodo gennaio-marzo dell’anno scorso. Lo
ha reso noto Eurostat. In termini assoluti l’ammontare
del debito registrato da Eurostat è passato dai 2.036 miliardi del primo trimestre
2013 ai 2.120 miliardi del periodo gennaio-marzo 2014».
La sua domanda, quindi, cade
a proposito.
Per ridurre il debito, i mezzi più efficaci sono la crescita
del prodotto intero lordo e la
riduzione della spesa pubblica. Ma il Pil italiano è cresciuto poco per più di un decennio, ha perso punti dopo
l’inizio della grande recessione e segna ora un aumento
molto modesto se non irrilevante. Quanto alla spesa pubblica, tutti i governi italiani
hanno proclamato al loro Paese e all’Europa l’intenzione
di ridurla, ma si sono spesso
fermati di fronte alle resistenza della corporazione o del
gruppo di pressione che
avrebbe dovuto fare qualche
sacrificio. La situazione italiana è per molti aspetti simile a quella di altre economie
di mercato, tutte egualmente
costrette a ridurre i costosi
@
PROVVEDIMENTI
Carcerati e lavoratori
Il governo ha stanziato una
somma consistente per
risarcire centinaia di
delinquenti per le sofferenze
subite durante la detenzione a
causa di celle sovraffollate.
Nel contempo il governo ha
dichiarato di non avere i fondi
per la cassa in deroga a favore
di centinaia di lavoratori che
ieri hanno fatto una
manifestazione di protesta a
Roma per chiedere un
maggiore supporto da parte
dello Stato, visto che da oltre
4 anni devono cavarsela con
500 euro al mese. L’Italia è
davvero uno strano Paese!
Sibylle Abstoss
Milano
La «nuova agricoltura»
che piace a Wall Street
«C
omprare fattorie è come comprare oro. Ma può
essere anche meglio perché qui c’è il cash flow:
l’affitto pagato dagli agricoltori per la terra e
una parte degli introiti del raccolto» racconta a
un quotidiano Dixon Boardman, un finanziere
di New York che con la sua American Farmland ha investito 131 milioni di dollari nell’acquisto di 16 grandi fattorie che producono
mais, cotone, limoni, mandorle e avocado.
Fino a un paio d’anni fa quelle dei broker di Wall Street che abbandonavano lo Stock Exchange per darsi all’agricoltura erano storie di personaggi delusi dal cinismo della finanza o emarginati per
gli eccessi dei quali si erano resi responsabili: gente che andava a
cercare serenità e purificazione tra i campi. Come Sandy Lewis, un
genio dell’arbitraggio che a 73 anni si è reinventato contadino e allevatore nel suo ranch di Essex dopo che nel 2012 un uso disinvolto
degli algoritmi finanziari e delle tecniche di flash trading da parte
della sua Knight Capital gettò nel caos i mercati. Ma con la crescente
consapevolezza della scarsità di terre arabili e irrigabili nel Pianeta e
dell’impatto dei mutamenti climatici che, tra siccità e alluvioni, incidono negativamente sui raccolti, negli Stati Uniti quello della produzioni di derrate alimentari sta diventando rapidamente un business attraente tanto per la protezione del patrimonio (più facile che
crolli la Borsa che il valore delle terre coltivabili) quanto per la produzione di reddito.
È dal 2008, dopo il crollo di Lehman Brothers, che molti gruppi di
Wall Street, compresi grandi fondi
come BlackRock, diversificano il
Sempre più
portafoglio investendo anche
gruppi finanziari loro
in agricoltura. Un paio d’anni fa in
questa rubrica abbiamo raccontato
diversificano
delle incursioni in Sud America depuntando su
gli hedge fund di George Soros alla
campi e fattorie ricerca di allevamenti e pascoli
sterminati, da acquistare soprattutto in Uruguay e Argentina. Ma ora,
mentre Obama ospita alla Casa Bianca la Conferenza per gli investimenti rurali e promuove lo sviluppo dell’economia dei campi con
un fondo di 10 miliardi di dollari, sembra aprirsi l’era della finanziarizzazione delle fattorie. Si moltiplicano storie come quella di Jon
McConaughy che a 46 anni, 20 dei quali passati a fare il commodity
trader, ha chiuso con Wall Street e si è trasferito in New Jersey dove
ha comprato una fattoria di 200 acri, la Double Brook Farm, specializzandosi nella produzioni di carni da animali allevati all’aperto e di
vegetali essiccati al sole. O come Dean Carlson, un altro manager di
Wall Street datosi all’agricoltura (ha comprato la Wyebrook Farm,
vicino Filadelfia), che ora gira per conferenze del circuito TED dove
spiega, dati alla mano, perché quello dell’agricoltura è destinato a
divenire uno dei business più redditizi: il valore della terra negli Usa
è cresciuto del 4,7% medio l’anno nell’ultimo quarto di secolo; calcolando anche gli introiti generati dai raccolti, l’aumento di valore
medio sale al 12% (17,4 l’anno scorso). Musica per le orecchie non
solo degli investitori, ma anche degli speculatori: insieme ad American Farmland arrivano gli hedge fund e altre società quotate al Nasdaq o pronte a quotarsi come Farmland Partners e Gladstone Land
Corp. Verrà dalla terra la prossima bolla finanziaria USA?
❜❜
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Interventi & Repliche
Il servizio civile
Prediamo atto con soddisfazione che
Ernesto Galli della Loggia, nella risposta
alla lettera del sottosegretario
di Stato al ministero del Lavoro e delle
Politiche sociali, Luigi Bobba («Il governo e
il servizio civile», Corriere del 20 luglio),
muta opinione sul servizio civile, dandone
una interpretazione positiva. Ipotizza però
che «un’organizzazione frantumata sul
territorio e affidata a centinaia di enti i più
diversi» non «sia quella più adatta a
incarnare le intenzioni suddette» tanto più
perché «molti» sarebbero legati «al
sottogoverno politico-partitico religioso».
E prosegue: «L’Italia è cosa un tantino
diversa dal “Terzo settore”, il “non profit” e
altre criptiche denominazioni del
politichese nostrano che sanno troppo di
burocrazia e di finanziamenti pubblici a
destinazione ignota». Sui finanziamenti,
almeno in materia di servizio civile, ha già
risposto il sottosegretario Bobba. Invece
sulla diversa organizzazione della rete
delle organizzazioni, pubbliche e senza
scopo di lucro che scelgono di impegnare i
giovani, sfonda, almeno per la Cnesc, una
porta aperta. Sono anni che proponiamo
forme di aggregazione fra le
organizzazioni accreditate, pubbliche e
senza scopo di lucro, consapevoli che per
l’erogazione di servizi essenziali alla
qualità dell’esperienza (accoglienza dei
giovani, formazione, monitoraggio,
programmazione degli interventi) piccolo
è bello non è il modo giusto. Ci siamo
scontrati con la logica di molte istituzioni e
di molta classe politica del divide et impera
e alcune organizzazioni l’hanno accettata.
Ancora oggi ci sono politici e burocrati che
spingono a una ulteriore frantumazione
delle reti che le organizzazioni sociali si
sono liberamente date e con fatica nei
decenni scorsi.
E sullo sfondo l’incuria, politica oltre che
economica con la quale lo Stato italiano
dal 1972 gestisce il servizio civile. Per la
Cnesc queste aggregazioni potrebbero
rendere realizzabile un’alleanza fra le
missioni che lo Stato italiano affida al
Servizio civile universale e la rete, pubblica
e senza scopo di lucro, di organizzazioni
che vogliono partecipare alla ripresa della
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società italiana, a cominciare dalla
restituzione ai giovani della responsabilità
di essere protagonisti, giovani a cui viene
riconosciuto un importo economico tale
da rendere possibile la partecipazione
anche a chi non ha le spalle coperte. Oggi
questa alleanza è limitata a poche realtà
in gran parte nazionali, in un Scn (Servizio
civile nazionale) caduto nel tritacarne
dell’applicazione, fra l’altro impropria,
del titolo V della Costituzione.
Un’alleanza che non riguarda solo il non
profit, per il quale Galli della Loggia usa un
incomprensibile dileggio se non
accompagnato da nomi e cognomi, ma
anche tutta la Pubblica amministrazione
che è accreditata al Scn con alcuni
Ministeri, Regioni, decine di Province,
migliaia di Comuni, decine di Asl, Ospedali,
Università.
Licio Palazzini
Presidente Cnesc
Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile
Gerini e l’inchiesta sui Salesiani
Il marchese Antonio Gerini, a differenza
di quanto riportato a corredo del servizio
pubblicato sul Corriere della Sera del 21
luglio a pagina 16 dal titolo «L’economo
dei salesiani a processo per il super
raggiro da 99 milioni», non ha ricevuto
decreti di citazione a giudizio per la
vicenda oggetto dell’articolo.
Ci scusiamo con l’interessato e con i
lettori.
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago
- Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma - Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • Seregni Padova s.r.l. 35100 Padova - Corso Stati Uniti
23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l. 70026 Modugno (Ba) Via delle Orchidee, 1 Z.I. - Tel. 080-58.57.439 • Società Tipografica Siciliana S.p.A. 95030
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separati: m/m/g/d Corsera + CorVen. € 0,93 + € 0,47; ven. Corsera + Sette + CorVen. € 0,93
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Sette + CorFi € 0,62 + € 0,50 + € 0,78; sab. Corsera + Io Donna + CorFi € 0,62 + € 0,50 + €
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verità” € 8,80; con “I dolci di Benedetta” € 9,89; con “I sentieri della Grande Guerra” € 14,80; con “Scarpette rosse” € 9,80; con “Harry Potter” € 13,80; con “Skylander” € 11,80; con “Diabolik. Nero su nero” € 2,90; con “Vasco Rossi - Feedback” € 11,89; con “Grande Guerra. 100 anni dopo” € 12,89; con “Geronimo Stilton. Viaggio nel tempo” € 8,80; con “English Express” € 12,89; con “Biblioteca della Montagna” € 10,80
42
Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Spettacoli
Verso la Mostra Tanta Francia e America in cartellone. Al Lido i maestri Konchalovsky, Gitai e Bogdanovich
Good Kill
Ethan Hawke
(43 anni)
è un pilota di
droni tormentato nel film
del neozelandese Andrew
Niccol (già regista di «Gattaca» e
«S1m0ne»)
✒
LA FORZA NEI REGISTI
CHE SANNO RINNOVARSI
di PAOLO MEREGHETTI
O
gni volta che la Mostra di Venezia annuncia il suo
programma, lo sport nazionale diventa quello di
confrontarlo con i concorrenti, Cannes in primis, come
se tutti insieme partecipassero a una corsa dove si
distribuiscono medaglie e si stilano classifiche.
Avrebbe senso se vivessimo nel migliore dei mondi
cinematografici possibili e le manifestazioni
promozional-culturali — come appunto erano
all’origine i festival — non fossero ormai diventate
pedine di scambio nella vita commerciale dei film.
Ricordiamolo ancora una volta: chi ha alle spalle il
bacino d’utenza più grande (vedi Toronto, vedi
Cannes) si vede concedere possibilità maggiori.
L’Italia invece sconta un mercato poco dinamico
(eufemismo per dire che non riesce a crescere in
maniera significativa) e costringe Venezia a percorrere
strade meno sicure. È un handicap? È un vantaggio
(perché, come si sa, la fame aguzza l’ingegno)? Le
somme si tirano alla fine, dopo le proiezioni, ma
alcuni titoli del concorso sembrano scommesse su cui
vale la pena di
rischiare. Ci sono
dei registi che
hanno saputo
percorrere strade
non scontate,
anche tenendosi
lontano dalle
lusinghe
mainstream —
penso
all’americano di origini iraniane Ramin Bahrani, al
cinese della Sesta generazione Wang Xiaoshuai, al
nostro Francesco Munzi, al documentarista danese
Joshua Oppenheimer, alla francese Alix Delaporte —
mentre altri si presentano a Venezia con una «pelle»
completamente nuova, foriera di avventure stimolanti
(è il caso di Saverio Costanzo che ha girato a New York
con una troupe ridotta e low budget), oppure
misurandosi con argomenti non banali (David
Oelhoffen adatta un racconto di Camus da L’esilio e il
regno, Ferrara affronta Pasolini, Fatih Akin il
massacro degli armeni, Martone il Leopardi giovane).
Tutti potenzialmente interessanti. E poi c’è Rakhshan
Bani-Etemad, la regista più conosciuta dell’Iran (ma
praticamente sconosciuta in Italia), i «pesi massimi»
francesi Xavier Beauvois e Benoît Jacob, i «giovani»
americani Green e Niccol, i «valori sicuri»
Konalovskij, Tsukamoto, Iñárritu, l’«eccentrico»
Andersson e l’esordiente Müjdeci… Se non ci sono le
star del box office e di certa (prevedibile) cinefilia, il
programma di questa 71esima Mostra non manca
però di stimoli e di scommesse. Se le promesse
saranno mantenute lo scopriremo solo il 6 settembre,
per adesso possiamo solo dire che il menù si annuncia
ricco di sapori forti e non scontati.
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3 Coeurs
Nel dramma di
Benoît Jacquot
il triangolo
amoroso tra
Charlotte Gainsbourg, 43, Benoît Poelvoorde, 49 (insieme
nella foto)
e Chiara Mastroianni, 42
Passioni, guerra, poesia:
il coraggio di Venezia
tra Leopardi e Al Pacino
ROMA — «Non è vero che non ci
sono i divi, Al Pacino sarà presente
con due film, poi abbiamo Emma Stone, Michael Keaton, Willem Dafoe,
Catherine Deneuve, Bill Murray. Ma
non ha senso fare un festival con i film
più attesi, abbiamo accentuato la dimensione della ricerca, nostro compito è vedere cosa si produce in giro
per il mondo, capire gli autori di domani, le cinematografie emergenti».
Questa la fotografia che il presidente della Biennale Paolo Baratta e il direttore Alberto Barbera fanno (avendo
come intercalare la parola «scoperta») della Mostra del cinema di Venezia (27 agosto-6 settembre). Un festival coraggioso. Francia-Italia finisce
4-3. Dei venti film in gara, ben quattro sono i film francesi (3 Coeurs di
Benoît Jacquot, Loin des hommes
da Camus sulla guerra civile algerina con Viggo Mortensen...) e tre
quelli italiani: Il giovane favoloso
di Mario Martone con Elio Germano nei panni di Leopardi; Hungry
Hearts di Saverio Costanzo con
due soli attori, Adam Driver e Alba
Rohrwacher, coppia con un figlio
in pericolo di vita; Anime nere di
Francesco Munzi su una famiglia
criminale calabrese.
Mescolando i giovani ai maestri,
Barbera non fa differenze nei 55
lungometraggi tra concorso e
«Orizzonti» («due facce della stessa medaglia») e gli eventi, scelti tra
1.500 film visionati di 40 Paesi. Di
più, dice che tanti autori non hanno fatto storie nell’andare fuori gara. Con una sintesi all’osso, i temi ricorrenti sono: la guerra, ovvero il
In gara Martone, Munzi e Costanzo
Barbera: espressi i volti della realtà
Star
Emma Stone
(25 anni), protagonista di «Birdman» di Alejandro Iñárritu
triste «spettacolo» che incombe su
tutti noi (da The Cut di Fatih Akin sul
genocidio degli armeni, a Good Kill
dell’americano Andrew Niccol con
Ethan Hawke sull’uso dei droni in ambiti bellici); la crisi economica (uno
fra tutti, 99 Homes di Ramin Bahrani)
sul dramma di chi, negli Stati Uniti, ha
perso casa per il black out dei mutui
bancari; la letteratura (dopo Leopardi,
Abel Ferrara su Pasolini, James Franco
regista di The Sound and the Fury da
Faulkner, The Humbling di Barry Levinson con Al Pacino da Philip Roth,
Your Right Man di Ami Canaan Mann
con Shakespeare portato nel Bronx
di oggi, La vita oscena di Renato De
Maria con Isabella Ferrari dal romanzo autobiografico di Aldo Nove); la
politica (La trattativa di Sabina Guzzanti sui rapporti Stato-mafia con le
carte processuali e la finzione della
messinscena), il film su Berlusconi di
Franco Maresco (dopo la rottura con
Ciprì) dalla genesi travagliata e con
amare riflessioni personali.
I maestri sono Konchalovsky, Gitai
e Bogdanovich, che torna al cinema
dopo 13 anni di silenzio per She’s
Funny That Way (omaggio alla commedia sofisticata americana stile Lubitsch). In odore di commedia anche
I venti titoli per il Leone d’Oro
The Cut di Fatih Akin
Apigeon sat on a branch
reflecting on existence
di Roy Andersson
99 Homes di Ramin Bahrani
Ghessha di Rakhshan Bani-Etemad
La rançon de la gloire
di Xavier Beauvois
Hungry hearts di Saverio Costanzo
Le dernier coup de marteau
di Alix Delaporte
Pasolini di Abel Ferrera
Manglehorn
di David Gordon Green
Birdman di Alejandro Iñárritu
3 Coeurs di Benoit Jacquot
The postman’s white nights
di Andrei Konchalovsky
Il giovane favoloso di Mario Martone
Silvas di Kaan Mujdeci
Anime nere di Francesco Munzi
Good kill di Andrew Niccol
Loin des hommes di David Oelhoffen
The look of silence
di Joshua Oppenheimer
Nobi (Fires on the plain)
di Shinya Tsukamoto
Red amnesia di Wang Xiaoshuai
Birdman di Iñárritu, il film d’apertura
con Michael Keaton sulle avventure di
un attore in declino.
Lo scorso anno ci furono in gara
due documentari (e Sacro GRA di Rosi vinse il Leone d’Oro): ora ce n’è uno,
The Look of Silence, di Joshua Oppenheimer, sulla purga anticomunista in Indonesia che nel 1965 fece 500
mila vittime. Non lontano dai docufilm, Arance e martello di Diego Bianchi, in arte Zoro (la vita di un mercato
rionale romano stravolto dalla notizia
della sua chiusura da parte del Comune) e Italy in a Day in cui Gabriele Salvatores ha curato l’edizione italiana di
un progetto di Ridley Scott: «Abbiamo chiesto agli italiani di inviarci dei
video realizzati durante le 24 ore del
26 ottobre 2013. Desideri e paure di
quel giorno». Per l’Italia fuori gara Perez con Luca Zingaretti e Marco
D’Amore, rivelazione nella serie tv
«Gomorra».
Prima volta a Venezia per lo svedese
Roy Andersson (habitué a Cannes, si
punta molto su di lui) e per Rakhshan
Bani-Etemad che viene dal grande
pozzo di talento dell’Iran con un film
duro sul suo Paese; prima volta in gara per il giapponese Shinya Tsukamoto. Dalla Cina, in gara Red Amnesia in
cui Wang Xiaoshuai fa i conti con la
Rivoluzione culturale, fuori gara Dearest di Peter Ho-Su Chan sul rapimento dei bambini venduti a chi non può
avere figli. Barbera: «Un festival su
tutti i volti della realtà. Fidatevi, è un
programma di qualità, che può vantare anche una sala Darsena rinnovata».
Valerio Cappelli
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Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Spettacoli 43
italia: 51575551575557
Gli italiani in concorso
Viale Mazzini
Rai, via libera del Cda
al piano di riforma dei tg
Il giovane favoloso
Elio Germano (33 anni) è Giacomo Leopardi nel film diretto da Mario Martone
Sul set
Al Pacino (74 anni) è la star
di «Manglehorn» di David G.
Green, dove interpreta un
fabbro dal passato criminale
Hungry Hearts
Saverio Costanzo dirige Adam Driver (30) e
Alba Rohrwacher (35) in un dramma privato
Chi decide i premi
Anche Verdone
nella giuria
guidata da Desplat
La Giuria internazionale della Mostra sarà presieduta da
Alexandre Desplat. Gli altri membri che decideranno il Leone
d’Oro e gli altri premi sono Carlo Verdone, l’attore Tim Roth,
Joan Chen, attrice e regista cinese, Philip Gröning, regista
tedesco, Jessica Hausner, regista austriaca, Jhumpa Lahiri,
scrittrice statunitense di origine indiana, Sandy Powell,
costumista inglese vincitrice di tre premi Oscar, ed Elia
Suleiman, regista palestinese.
Anime nere
Il regista Francesco Munzi racconta la
storia di una famiglia criminale calabrese
ROMA — Via libera del cda della Rai al
piano di ristrutturazione
dell’informazione del Servizio pubblico
dal direttore generale Luigi Gubitosi.
Dopo la presentazione informale del
progetto «15 dicembre» di giovedì, ieri il
direttore generale ha incassato
l’approvazione «a larga maggioranza» da
parte dei consiglieri di amministrazione
di un piano destinato, attraverso
l’accorpamento dei giornalisti, in due
maxiredazioni, ad archiviare
definitivamente la tripartizione dei tg.
Ovvero l’assetto che ha retto gli equilibri
politici di Viale Mazzini (e non solo) per
quasi quattro decenni. «Dopo ampia
discussione il cda prende positivamente
atto del completamento della prima fase
di lavoro del cantiere News e condivide a
larga maggioranza le linee guida
illustrate dal direttore generale, Luigi
Gubitosi per il riposizionamento
dell’offerta News Rai nel nuovo mercato
digitale» recita il comunicato ufficiale
dell’azienda. Il consigliere Guglielmo
Rositani si è detto certo in occasione del
prossimo cda, il 31 luglio, l’ultimo prima
della pausa estiva, il piano sarà votato e
passerà. Ma l’impressione è che la strada
verso il riassetto in vista del rinnovo
della concessione nel 2016 sia tutt’altro
che in discesa. I giornalisti hanno già
bocciato il progetto nei giorni scorsi
attraverso un comunicato congiunto dei
cdr delle diverse testate («Accorpare per
accorpare sembra soltanto un
escamotage per fare tagli lineari che
portano risparmi marginali o favorire
qualche direttore amico») chiedendo un
confronto con sindacato e giornalisti.
Tra i consiglieri l’unico contrario è
Antonio Verro, nominato nel 2012 in
quota Pdl. Per uno di quei paradossi a cui
la Rai ci ha abituato negli anni è proprio
Verro, in diverse occasioni difensore
d’ufficio di Berlusconi in Rai, a invocare
pluralismo e invitare al «dialogo con i
sindacati». Boccia una riforma calata
dall’altro e invita i vertici di «valutare
nuovi modelli organizzativi più razionali
e flessibili, a dare rassicurazioni sui
livelli occupazionali e a non discriminare
le diverse professionalità presenti in
Azienda» e non lasciarsi «inspirare da
logiche da azienda privata». Nessuna
riforma, avverte, «può prescindere dal
dialogo con i sindacati e le strutture
competenti. La Rai non è un’azienda
privata in cui, necessariamente, debba
prevalere il pensiero unico dell’azionista
di riferimento e del suo
L’appuntamento
Il voto formale dovrebbe
arrivare il 31 luglio. Contrario
Verro, rimane l’opposizione
del sindacato dei giornalisti
amministratore». Ogni riferimento al
governo Renzi è lampante.
Tra i direttori parla Marcello Masi (il suo
Tg2 è destinato a soccombere
nell’accorpamento con l’ammiraglia Tg1
e Rai Parlamento) ma non dice molto: «Il
male peggiore per la Rai in questo
momento è l’immobilismo. Mi auguro
che il fine del piano sia una Rai
autonoma dai Palazzi, sempre più
credibile e che abbia come unico
riferimento cittadini e abbonati».
Per ora siamo alle linea guida, i tempi
saranno lunghi. In attesa che si aprano le
vere ostilità impazza il toto-direttori: ne
sopravviveranno solo due, potentissimi.
Le scommesse sono aperte.
Stefania Ulivi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Sport
Pallanuoto, Setterosa sconfitto Tennis, Schiavone ai quarti
Agli Europei di pallanuoto, a Budapest, il Setterosa ha perso in semifinale 12-11 dopo i rigori contro l’Olanda. I tempi regolamentari si erano chiusi 8-8. Nella finale per il 3° posto l’Italia affronterà l’Ungheria
(ore 16.30 RaiSport1), sconfitta 9-8 dalla Spagna. Oggi scende in vasca
il Settebello nella semifinale contro l’Ungheria (ore 19 RaiSport1).
Tour Vincenzo doma Tourmalet e Hautacam: 4ª vittoria di tappa, in classifica Pinot è a 7’10’’
Il gigante
della montagna
Il commento
Ha sconfitto
anche
i fantasmi
di PAOLO TOMASELLI
H
a battuto anche i fantasmi di
Froome e Contador: voleva
stravincere a Hautacam, Vincenzo
Nibali, e lo ha fatto partendo da
lontano, oltre 10 chilometri dal
traguardo. Il segnale di un
dominio assoluto, con la vittoria
sul primo arrivo in salita delle
Alpi a Chamrousse e sull’ultimo
nei Pirenei. In mezzo ci sono stati
regali e concessioni, come è
giusto che fosse. Ma ieri
bisognava cancellare tutto.
Bisognava far tacere gli orfani di
Chris e Alberto, manco li avesse
azzoppati Vincenzo: questo
Nibali, rispetto ai suoi diretti
avversari, è più solido, più
continuo, più presente nelle
grandi corse a tappe degli ultimi
quattro anni. Se poi Alejandro
Valverde, 34 anni, ha ancora il
potere per imporsi come leader al
Tour e dirottare un giovane
fenomeno come il colombiano
Quintana al Giro (vinto,
ovviamente), nemmeno questa è
una colpa del campione italiano.
Nello scatto sull’ultima salita c’è
una lezione anche per il vecchio
spagnolo: la sua squadra, la
Movistar, al Giro ha fatto lo
scherzetto sullo Stelvio a un altro
talento emergente, Fabio Aru,
compagno e probabile erede di
Nibali. Con l’azione di ieri
Vincenzo ha rimesso in ordine le
cose, già intuendo che sarebbero
stati i francesi a prendersi il podio
in vista della cronometro di
domani: così anche attorno a lui
sono tutti contenti e magari
allenteranno un po’ le critiche a
mezzo stampa verso le
prestazioni della maglia gialla.
Poi ci sono altre vittorie nella
vittoria, non tutte facili da vedere.
Lo avevamo «chiesto» dieci giorni
fa: c’era da riscattare la vergogna
del 2008 con Piepoli vincitore a
Hautacam e il suo compare Riccò
grande protagonista. Tutti e due,
l’emiliano in corsa, il pugliese in
un secondo momento, sono stati
azzerati dall’antidoping. Perché la
tentazione di fare i fenomeni è
sempre pericolosa: da domenica
sera, se non prima, partirà il
tormentone sulla doppietta GiroTour 2015 per Nibali. Ma la forza
di Vincenzo è sempre stata quella
di crescere, rimanendo uguale a
se stesso. Adesso quindi non
esageriamo, per favore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Francesca Schiavone si è qualificata ai quarti della Baku Cup superando 6-2, 7-6 (7-2) la 24enne Julia Glushko. Al torneo Atp di Umago, in
Croazia, Fabio Fognini è passato ai quarti di finale vincendo 7-6 (2), 6-0
contro lo spagnolo Albert Montanes. Eliminato, invece, Andreas Seppi
che è stato sconfitto (3-6, 1-6) dall’uruguaiano Pablo Cuevas.
Sempre più leader
Vincenzo Nibali, 29 anni,
ha allungato in classifica.
Il francese Pinot,
24 anni, è a 7’10’’
(Reuters, Afp)
Nibali, altra impresa: il Tour è suo
«Sembra facile? Non lo è stato»
DALLA NOSTRA INVIATA
HAUTACAM — Ha lo sguardo fiero dell’aquila che l’ha aspettato per
il gran finale sul gigante del Tour,
roteando sotto nuvole basse. I muscoli imbastiti di fatica ancora
pronti a scattare. L’ennesima fuga
in avanti: «Ci credi che il giallo è un
colore che non mi fa impazzire? Che
avrei preferito una maglia giallorossa, come la bandiera del Messina?». Ride, il Gattopardo innamorato. Fresco e ironico e solo in cima all’ultima salita. «Questo è un sogno
che diventa realtà. Quattro tappe
vinte e la maglia gialla con 7’ di vantaggio. Se me lo avessero detto tre
settimane fa, non ci avrei creduto.
Adesso posso dirlo: il Tour de France è mio».
Che pace, dopo la bagarre. 61 km
di quieto vivere fino a Trébons, specialità cipolle. Poi comincia la vita
agra. Tourmalet (17,1 km al 7,3%) e
Hautacam (13,6 al 7,8%): marito e
moglie vanno più d’accordo. Il primo a scollinare è Kadri. «La squadra
lavorava per tenere la fuga vicina;
questa tappa, il segno che volevo lasciare sui Pirenei, è dedicata ai
compagni dell’Astana». Senza di loro, la grande bellezza di Nibali non
sarebbe così bella. Sono gli otto
gregari (Scarponi «spremuto all’osso», Fuglsang «scorticato come un
gatto») a sventare l’imboscata di
Valverde in discesa. È il caos calmo,
perfettamente organizzato, che precede l’azione decisiva. Ai piedi dell’Hautacam mette i suoi in fila, a tirare. Vede Horner che lo batté alla
Vuelta, un vecchio ronzino che
stuzzica il puledro di razza. «Rivalità antica, conti in sospeso». A -10,5
km dall’arrivo, va. Disinnesca Nieve, ultima cartuccia Sky, superandolo senza uno sguardo: in 800 metri gli prende 20’’. L’impresa che
aveva promesso, il quarto sigillo.
Solo il polacco Majka prova a uscire
dall’anonimato: ha paura di cedere
la maglia a pois di miglior scalatore
a quel puntino azzurro e giallo che
scompare all’orizzonte senza aver
sbagliato una pedalata, nemmeno
una, in questo Tour di magie a dimensione umana. Cosa rispondi a
Questione di colori
«Ci credete che il giallo
è un colore che non mi fa
impazzire? Preferisco
il giallorosso del Messina...»
chi dice che non sei pulito?, gli chiederà un biondo di una tv norvegese:
«Che sono chiacchiere da bar. Che
questo è un Tour nuovo corso da
corridori nuovi. Che tutto il resto è
passato» risponde conficcandogli
gli occhi nella telecamera. A -6 km
urta una ragazza impegnata in un
inutile selfie spalle alla corsa («Va
bene il tifo ma ci vorrebbe più rispetto per i ciclisti…»), poco dopo
parte Pinot, con una pallottola in
canna per Valverde (a segno: Pinot e
Peraud buttano giù lo spagnolo dal
podio virtuale ma la crono potrebbe
rimescolare le carte dal secondo posto in giù). Dietro, nel Tour degli altri, Majka mangia l’asfalto di Nibali
con la lingua a penzoloni. Davanti, è
musica. Quando la maglia gialla
(sempre la stessa, quella di Sheffield, lavata in acqua fredda ogni sera per scaramanzia) passa sotto la
Fiamma Rossa, l’allenatore Slongo e
il massaggiatore Pallini cominciano
a scendere a falcate verso il traguardo. È nelle loro braccia, il focolare
itinerante di Nibali fuori dall’isola,
che si butta in lacrime, dopo un pugno sul cuore e uno al cielo. Madames et messieurs, dice lo speaker
storico del Tour, Daniel Mangeas, le
roi: Vincenzò Nibalì.
«È stato un Tour durissimo: 5 arrivi in salita, il pavé, Alpi, Pirenei.
Sono felice. Sembra facile? Non lo è.
Ma mi sono divertito. A chi scomoda paragoni con Armstrong per i distacchi rispondo che non è il caso.
Sono cresciuto per gradi. Ho vinto
la Vuelta, poi il Giro. È tutto lì da vedere. Ho preparato questo Tour con
dedizione, arrivando in grande forma. Con Froome e Contador me la
sarei giocata e quando Alberto è caduto ero già in vantaggio». È un discorso serio, da pulce diventata uomo («Era il mio soprannome da
piccolino: oggi preferisco Squalo»),
tra la tentazione della festa («Renzi
ha molti impegni, ma se viene a Parigi mi fa piacere») e i fantasmi dell’Hautacam, che non è una montagna bella, forse autorevole, di certo
ospitale. Ha accolto la faccia lunga
di un siciliano in gita, dimezzato
dallo stretto e riunito a 1.520 metri
d’altitudine. E la vista su Vincenzo
Nibali, ora, da quassù, toglie il fiato.
Gaia Piccardi
Sulla vetta del record dopato di Riis
Vincenzo contro i mutanti
Nel ’96 sarebbe arrivato 20°
HAUTACAM — Non Valverde, non
Majka, non i francesi Bardet e Peraud.
L’avversario di Vincenzo Nibali
sull’Hautacam è stata l’ombra del
danese Bjarne Riis. Ieri l’attuale team
manager della Tinkoff era sul
traguardo a festeggiare la maglia a pois
del polacco Majka. Riis si è
complimentato col siciliano per il suo
trionfo ma di sicuro avrà pensato a
quel giorno di diciotto anni fa (il 16
luglio 1996) in cui proprio su questa
salita conquistò tappa e Tour de France
umiliando il navarro Indurain. La
prestazione di Riis sull’Hautacam è
considerata dai tecnici la più estrema
della storia del ciclismo, il simbolo
degli anni di piombo di questo sport.
Riis salì in cima alla vetta pirenaica in
34’45” divorando 1.839 metri l’ora di
dislivello e pestando sui pedali 480
watt di media. Nibali (per la prima
volta impegnato al massimo in salita
durante la Grande Boucle) ha
impiegato 37’26” raggiungendo i 370
watt medi. Quasi tre minuti in più e
110 watt in meno su trentasette di
corsa: la differenza tra un
professionista e un dilettante, tra un
campione e un brocco, tra un dopato e
un atleta pulito. Anche il Lance
Armstrong del 2000 (che non
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Basket La fuga dal ritiro della nazionale costa carissima al playmaker. Milano tornerà sul mercato e potrebbe licenziarlo per giusta causa
Squalifica choc, Hackett fermato per 26 giornate
La fuga di Daniel Hackett durerà a lungo, molto a lungo: sei
mesi, per l’esattezza, salvo ripensamenti della Commissione
giudicante che al momento è
difficile anche soltanto immaginare. Il giudice infatti è stato
persino più duro del procuratore federale, che per il play di Milano aveva chiesto 5 mesi di
squalifica: sono diventati 6, a
partire dal 12 ottobre che incidentalmente è la data della prima giornata del campionato.
In soldoni: Hackett potrebbe
paradossalmente giocare la supercoppa italiana, in calendario
il 4 e il 5 ottobre a Sassari, poi si
fermerebbe fino alla 12ª giornata di ritorno del campionato,
con l’EA7 impegnata in trasferta
con Capo d’Orlando. Altro discorso per l’Eurolega, dove in li-
La nuova serie A
Il calendario
Presentato ieri a Milano il
calendario della nuova
serie A 2014-15 di basket
1ª giornata
12 ottobre
Sassari-Bologna
Roma-Caserta
Brindisi-Pesaro
Varese-Cantù
Avellino-Venezia
Cremona-Milano
Trento-Reggio Emilia
X-Pistoia
La X riguarda il nome
della squadra che prenderà
il posto di Siena, con ogni
probabilità Capo d’Orlando
nea teorica l’azzurro (azzurro?)
potrebbe più o meno tranquillamente essere schierato.
Il problema è un altro: dopo
una squalifica di 26 giornate,
Hackett rimarrà ancora un giocatore di Milano? La società
campione d’Italia sta alla finestra, in attesa dei tre gradi di
giudizio (oggi DH presenterà ricorso alla Commissione giudicante, poi entro 30 giorni dalla
pubblicazione della sentenza
potrà rivolgersi al Collegio di
garanzia del Coni), ma è evidente che anche uno sconto di pena
obbligherebbe il club ad andare
sul mercato per cercare un giocatore da quintetto, quale Hackett è. Il che significa che buona
parte dell’ingaggio del play pesarese andrebbe riutilizzata per
mettere sotto contratto un nuo-
All’estero?
Daniel Hackett
potrebbe
pagare cara
la squalifica
di 6 mesi decisa
dalla Federbasket italiana:
anche andando
all’estero
potrebbe
giocare solo
in Eurolega
(Ansa)
vo giocatore, «straniero, perché
di italiani importanti come Daniel non ne esistono» ha dichiarato il gm milanese Flavio Portaluppi. Traduzione: Hackett rinuncia a gran parte del suo ingaggio per far posto a un altro
giocatore (farli poi coesistere in
Eurolega sarebbe un altro problema) oppure Milano licenzia
Hackett per giusta causa.
Detto che una squalifica di 6
mesi per un atleta di 26 anni che
ha abbandonato il ritiro azzurro
è un’enormità, detto anche che
il giocatore si è scusato davanti
al giudice («Ho sbagliato», ha
ammesso contrito), restano le
parole incontrollate date in pasto ai social network e le interviste in cui ha tirato in ballo anche
il compagno di squadra a Milano Melli e l’assistente Fioretti,
che sono riuscite in un colpo solo a far innervosire i vertici della
Federbasket e lo staff Olimpia.
Il pentimento tardivo sembrava aver convinto il procuratore a chiedere il minimo della
pena (peraltro pur sempre 21
giornate, non uno scherzo), ma
il giudice è stato inflessibile. Resta un dubbio: non si poteva gestire meglio il capriccio di un
giocatore? Perdere per un campionato l’mvp delle finali 2013
non è esattamente il massimo.
Roberto De Ponti
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Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
Sport 45
italia: 51575551575557
Giappone, Aguirre nuovo c.t.
Inter, Claire Lewis al marketing Lampard al New York City
Sarà Javier Aguirre, 55 anni, il nuovo c.t. del Giappone. Il messicano
prende il posto di Alberto Zaccheroni, che si era dimesso subito dopo la
fine dell’avventura iridata in Brasile. Aguirre ha guidato il Messico ai
Mondiali del 2002 e 2010 e l’anno prossimo cercherà di difendere il titolo
di campione d’Asia che il Giappone aveva vinto con Zaccheroni nel 2011.
Claire Lewis è la nuova Marketing director dell’Inter. Arriva dalla Apple
dove, negli ultimi sette anni, si è occupata della divisione iTunes. Nel curriculum vanta esperienze in Mtv Networks Europe, Emi Music, a Londra
2012 e alla Bbc. « Il suo contributo risulterà decisivo per sviluppare il marchio Inter a livello globale» ha detto il Ceo nerazzurro, Michael Bolingbroke.
Frank Lampard, 36 anni, giocherà nei New York City, la nuova franchigia
del campionato statunitense «gemellata» con il Manchester City. Il centrocampista inglese, che indosserà la maglia numero 8, lascia così il Chelsea dopo 13 stagioni: «Non vedo l’ora di iniziare questa nuova avventura e costruire
qualcosa di speciale in una delle capitali dello sport mondiale».
Il personaggio Dall’Etna ai Pirenei
Le classifiche
LO SQUALO ENZO
UNA COSA
DELL’ALTRO «MUNNO»
Ordine di arrivo
18ª tappa, Pau-Hautacam,
145,5 km
1. Nibali (Ita)
in 4.04’17’’
(media 35,7 km/h)
2. Pinot (Fra)
a 1’10’’
3. Majka (Pol)
a 1’12’’
4. Peraud (Fra)
a 1’15’’
5. Van Garderen (Usa)
s.t.
6. Bardet (Fra)
a 1’53’’
7. Mollema (Ola)
a 1’57’’
8. Konig (Cec)
a 1’57’’
9. Zubeldia (Spa)
a 1’59’’
10. Valverde (Spa)
s.t.
11. Ten Dam (Ola)
s.t.
12. F. Schleck (Lus)
a 3’30’’
164. Cimolai (Ita)
a 32’14’’
Classifica generale
1. Nibali (Ita)
in 80.45’45’’
2. Pinot (Fra)
a 7’10’’
3. Peraud (Fra)
a 7’23’’
4. Valverde (Spa)
a 7’25’’
5. Bardet (Fra)
a 9’27’’
6. Van Garderen (Usa) a 11’34’’
7. Mollema (Ola)
a 13’56’’
8. Ten Dam (Ola)
a 14’15’’
9. Koenig (Rce)
a 14’37’’
10. Zubeldia (Spa) a 16’25’’
11. Rolland (Fra)
a 17’48’’
12. F. Schleck (Lus) a 21’33’’
20. Porte (Aus)
a 50’01’’
27. Rogers (Aus)
a 1.12’36’’
29. Gallopin (Fra) a 1.24’55’’
41. Visconti (Ita)
a 1.53’40’’
164. Cheng (Cin) a 5.30’36’’
Così oggi
19ª tappa, Maubourguet Pays
du Val d’Adour-Bergerac,
208,5 km
Così in tv
ore 14.15: Eurosport
ore 15.05: Raitre, RaiSport2
momenti d’oro aveva il sessanta per
cento di globuli rossi nel sangue.
Nibali oggi non arriva al 45. Riis (come
tantissimi corridori dell’epoca) era un
mutante, Nibali ha valori comparabili
con quelli di un ragazzo sano della sua
età. Ma non era solo il sangue del
campione a fare la differenza. Negli
anni Novanta l’Epo plasmava
squadroni di gregari in grado di tenere
i ritmi altissimi fino a metà salita
proteggendo a ruota i loro capitani a
velocità folli. Adesso squadre come
l’Astana pagano pesantemente il lavoro
delle prime settimane: quando il gioco
si fa duro il loro leader, com’è successo
ieri, deve giocare da solo. Vincenzo
Nibali sull’Hautacam non ha soltanto
vinto il Tour de France: ha anche
cancellato la vergogna che incombeva
su una montagna simbolo del ciclismo.
Marco Bonarrigo
U
La scalata
Salita da Ayros-Arbouix (456 m)
a Hautacam (1.520 m)
Lunghezza: 13.600 m
Dislivello: 1.064 m
Pendenza media: 7,8%
Bjarne Riis
1996
Tempo scalata: 34’35’’
Watt medi: circa 470
VAM: 1.839 metri/ora
Lance Armstrong
2000
Tempo scalata: 36’25’’
Watt medi: circa 430
VAM: 1.753 metri/ora
Vincenzo Nibali
2014
Tempo scalata: 37’26’’
Watt medi: circa 370
VAM: 1.690 metri/ora
tempo reale di corsa 4.04’42’’
medi di tappa
258 watt
velocità media effettiva
35,1
pedalate medie al minuto 80
© RIPRODUZIONE RISERVATA
CORRIERE DELLA SERA
conquistò la tappa ma indossò la
maglia gialla) avrebbe stracciato il
siciliano, rifilandogli quasi un minuto
e mezzo. Almeno altri venti corridori
(tra cui oscuri gregari di cui si è persa
ogni memoria) andarono più forte di
lui. Quelli del danese e del texano
(entrambi rei confessi di doping) erano
motori disumani, in grado di sostenere
per oltre mezz’ora un numero di giri
che oggi i migliori scalatori del mondo
(su bici più leggere e performanti)
faticano a mantenere per quindici
minuti. Basta un’occhiata ai vecchi
filmati su Youtube per rendersi conto
visivamente delle differenze. Riis nel
1996 saliva mulinando rapporti
lunghissimi, rilanciava in
continuazione, procedeva per volate
progressive senza dare segni di
sofferenza. Nibali ieri avanzava agile,
con fatica, a ritmo uniforme. Un robot
contro un essere umano. Il Riis dei
di PAOLO DI STEFANO
Squalu do Strittu. Vincenzo, detto Enzo, piace ai siciliani non per la sua eccezionalità, ma per la sua eccezionale normalità: non è un super,
dicono, ma è «nu bravu picciottu, talentuoso, perseverante,
sgobbone, umile, uno che si sa
adattare alle situazioni, uno
che conosce la sofferenza come i
siciliani migliori, che con la sofferenza sono arrivati dappertutto». Non per niente «Semu
cca cu ttia» (siamo qua con te)
e «Stamu arrivannu» (stiamo
arrivando) sono gli striscioni
che lo accompagnano ovunque
in questi giorni. Più che lo
Squalo dello Stretto, un pescecane da bestiario fantastico: lo
Squalo delle Alpi, e adesso lo
Squalo dei Pirenei. Nemmeno
lo scrittore messinese Stefano
D’Arrigo, autore del romanzo
epico-marino «Horcynus Orca», ambientato proprio tra
Scilla e Cariddi, poteva immaginare nulla del genere: uno
squalo del pedale, diviso tra la
terra madre, il Kazakistan della
sua squadra, il Ticino dove abita, uno Squalu do Strittu che
furoreggia sulle alpi francesi.
Da bambino, Enzareddu le
Alpi non sapeva nemmeno che
esistessero, figurarsi i Pirenei,
Carcassonne, il Tourmalet... Le
montagne più vicine avevano
nomi meno noti al mondo, ma
più familiari in casa Nibali: i
Nebrodi, le Madonie, gli Iblei...
Robetta da eterni dilettanti, da
cicloamatori del sabato pomeriggio e della domenica. Per fortuna c’è sempre stato u Mungibbeddu, il Mongibello chiamato a Muntagna per antonomasia, come se non ne
esistessero altre al mondo.
L’Etna, il Ventoux della Sicilia:
Nicolosi, Trecastagni, Zafferana, rifugio Sapienza... Negli
anni Ottanta, il Giro dell’Etna
(giro nel senso che non si saliva
ma si aggirava la base del vulcano) vantò vincitori noti anche in Francia: Wladimiro Pa-
nizza, Beppe Saronni, Francesco Moser, che nell’85 precedette l’olandese Van der Velde.
Enzino non aveva ancora un
anno, ma è probabile che papà
Salvatore e mamma Giovanna
già l’avessero portato da quelle
parti, prendendolo in braccio
perché ammirasse quello che
sarebbe diventato il suo idoloper-sentito-dire.
La verità è che i siciliani non
avevano mai visto nessuno
Squalu né Orca locale come lui,
che in realtà è uno squalo gentile e mite, un «passista-rampicatore», dicono i suoi conterranei più esperti, «uno che sembra nato sul pavé», uno che
«sale senza scomporsi, sempre
assittato sulla sella». È vero
che Luigi Pirandello nel 1933
scrisse «I giganti della montagna» ma a dispetto del titolo
nella sua tragedia non c’era
nessuna profezia sui «grimpeur» del pedale.
Eppure qualche piccolo gigante della montagna in senso
ciclistico la Trinacria l’avrebbe
messo al mondo. Tre avolesi in
particolare: tre gregari da fare
invidia, ma pur sempre gregari. Carmelo Barone, classe
1956, Coppa Bernocchi e Trofeo
Baracchi 1977, gregario in nazionale a San Cristobal, vincitore del Giro di Umbria 1979,
una tappa al Giro d’Italia 1980
e poco (ma tanto) altro. Poi,
vent’anni dopo, vennero altri
due gregari: Paolo Tiralongo,
un cognome un destino, e
Giampaolo Caruso, oggi 33 anni e ancora attivo sulle strade e
soprattutto nelle salite, quarto
all’ultima Liegi-Bastogne-Liegi.
La verità è che Nibali li ha
cannibalizzati tutti in pochi
anni. Nessuno aveva mai visto
un «caruso» isolano pazziare e
piazzarsi al Tour de France.
Tanto meno, due: Visconti e Nibali. Cose di l’autru munnu, cose dell’altro mondo. Un tempo i
francesi s’incazzavano per
molto meno.
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Formula 1 Il team principal della Mercedes guarda già al 2015: «Mai mi sarei aspettato un dominio simile, ma lavoriamo anche per il futuro»
Wolff: «Occhio alla Ferrari, la vedo motivata»
Sono giorni duri per Toto Wolff. Schivata la tempesta scatenata dalle dichiarazioni di Lauda sulla Ferrari, — «Niki
parla a titolo personale» — il capo della
Mercedes è stato protagonista martedì
di un brutto volo in bicicletta nel quale è
stato coinvolto anche il dt Paddy Lowe
(se l’è cavata con qualche graffio). È andata molto peggio a Toto: fratture alla
spalla, al gomito, alla clavicola e al polso.
Lui ci scherza su cinguettando prima del
Gp di Ungheria: «Lewis e Nico a 300 all’ora sono più bravi di noi, che andiamo
a 30 all’ora». Lo consola la moglie Susie,
pilota della Williams: «Mio marito che
eroe. Ora dovrò fare l’infermiera». Wolff
comunque è a Budapest e ad alleviare il
dolore potrebbe essere un altro successo
delle Frecce d’argento. Sul futuro della
Formula 1 il boss austriaco ha le idee
chiare: sì ai cambiamenti, ma niente rivoluzione.
In Mercedes avete lavorato tanto ne-
Successo Toto Wolff, 42 anni (Epa)
gli ultimi tre anni, ma vi aspettavate di
essere così forti?
«Se parti pensando di vincere 6 gare
di fila significa che hai perso il contatto
con la realtà. Oppure sei arrogante. Sapevamo di avere una buona macchina.
Mai ci saremmo aspettati un dominio
simile».
Crede che questa Mercedes possa
aprire un ciclo di vittorie come la Ferrari di Schumacher e la Red Bull?
«Spero di sì. Ma sarebbe un errore
darlo per scontato. Abbiamo visto alcuni
team costruire la loro supremazia in un
paio di anni. Abbiamo forse qualche garanzia che sarà così anche per noi? No,
dobbiamo continuare a spingere come
matti per mantenere il divario».
Intanto non deve essere facile per lei
gestire la rivalità fra Nico e Lewis.
«I media esagerano. Sono due piloti
intelligenti che lottano per il vertice.
Nessun problema con loro».
A Rosberg è stato rinnovato il contratto, a Hamilton ancora no. Perché?
«Perché quello di Nico scadeva a fine
stagione e andava prolungato. Lewis per
noi è importantissimo, ma il suo impegno è ancora lungo».
Ma lei lo confermerebbe?
«Assolutamente sì».
In Ungheria
Da oggi a domenica
a Budapest, sul circuito
dell’Hungaroring, la tre
giorni del Gp d’Ungheria.
Questo il programma
Così oggi
ore 10-11.30: prove 1
Tv: SkySportF1, RaiSport2
ore 14-15.30: prove 2
Tv: SkySportF1, RaiSport1
Così domani
ore 11-12: prove 3
Tv: SkySportF1, RaiSport2
ore 14-15: qualifiche
Tv: Raidue, SkySportF1
Così domenica
ore 14: Gp d’Ungheria
Tv: Raiuno, SkySportF1
Ai vostri avversari non resta che
pensare al 2015. Riusciranno a ridurre
il distacco? Chi la preoccupa di più la
Red Bull o la Ferrari?
«Sono tutte e due competitive. La Red
Bull ha vinto quattro titoli, guai a sottovalutarla. La Ferrari la vedo molto motivata, ha persone e risorse per fare bene.
Sono sicuro che tornerà molto forte».
La F1 perde ascolti. Lei è ha detto che
l’importanza dei nuovi media è sottovalutata. Ha un’idea per rilanciarla?
«Il calo è naturale se si passa dalla tv
gratuita a quella a pagamento. È poi
cambiato il modo di vedere le corse. Dieci anni fa si passava la domenica pomeriggio davanti al televisore, ora non più.
Bisogna trovare un modo per distribuire
la F.1 su smartphone e tablet così ognuno può vederla dove e quando vuole.
L’interesse non diminuisce, il pubblico
sta solo migrando verso nuovi mezzi di
comunicazione. Sono molto ottimista
perché la F1 è un grande contenuto,
dobbiamo smetterla dire che è brutta
perché ci facciamo solo del male».
Il presidente della Fia Jean Todt, su
spinta del numero uno della Ferrari
Montezemolo, ha convocato un tavolo
con tutti i protagonisti per discutere
del futuro della F1. Che ne pensa?
«Che è nel nostro interesse. Siamo
tutti nella stessa barca. Le persone intelligenti si ritrovano per parlare».
Ma se vi chiedessero di cambiare alcune regole sareste favorevoli?
«Certo. Ma è anche importante la stabilità. La gente ama il calcio perché sa
come si gioca. Possiamo modificare
qualcosa ma senza stravolgere il modello attuale, perché più lo fai e più crei incertezza. Servono punti fermi e non continue richieste di cambiamento».
Quando sua moglie Susie scende in
pista è preoccupato?
«Guida molto meglio di me. Da marito non sono tranquillo, è naturale, ma so
che corre da molto prima di incontrarmi. Sono fiero di lei».
Daniele Sparisci
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Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
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Elezioni Figc Il vicario di Abete sarà eletto l’11 agosto
Mercato
La serie A copia la B
Albertini scaricato
via libera a Tavecchio
Vidal avverte
la Juventus
«Non so
se resterò»
Juve e Roma non firmano il documento
MILANO — Tutto è deciso.
Lunedì 11 agosto Carlo Tavecchio, 71 anni, alla guida della
Lega Dilettanti dal 1999, sarà
eletto presidente della Federcalcio e raccoglierà l’eredità di
Giancarlo Abete, che si è dimesso il 24 giugno, dopo l’eliminazione dell’Italia dal Mondiale
brasiliano (0-1 con l’Uruguay). I
dubbi su Tavecchio for president, che già erano pochi, sono
spariti ieri a Milano, quando 18
società di serie A su 20 hanno
sottoscritto un documento di
appoggio a Tavecchio, con le eccezioni di Juve e Roma.
Demetrio Albertini, che era
stato spinto a scendere in campo
da uomini di apparato e da quella che in altri ambiti si definirebbe la «società civile» e aveva
raccolto l’invito lunedì scorso, è
stato abbandonato al proprio
destino a tempo di record. Decisiva è risultata la mossa del presidente della Lega di B, Andrea
Abodi, che aveva annunciato di
puntare su Tavecchio già martedì, con una mossa da politico
consumato, spinto dalla base e
anche dall’ipotesi di diventare
presidente della Figc a partire
dal 2016. Fondamentale è stato
l’intervento in assemblea del
presidente della Lazio, Claudio
Lotito (eletto consigliere federale, insieme con Gino Pozzo), che
in tre minuti ha attaccato Albertini (in sintesi: è stato in Figc per
otto anni come vice-presidente
e che cosa ha combinato?). Albertini ha commentato: «È stata
una giornata molto intensa, il
pallone resta la mia passione».
In queste ore valuterà se confer-
Il personaggio
Favorito Carlo Tavecchio (Ansa)
mare la propria candidatura o se
fare un passo indietro. Non lo
faranno Assocalciatori e Assoallenatori, che presenteranno comunque un candidato: Albertini, se accetta o il presidente dell’Aic, Damiano Tommasi.
Vista la situazione, i club di A
hanno accettato l’idea di Tavecchio presidente, preparando un
programma impegnato. Andrea
Agnelli, che ha sintetizzato i
punti salienti in un documento,
ha spiegato: «Su questi obiettivi
la convergenza è totale. Se riusciremo a realizzare in un anno e
mezzo la metà di quello che è
scritto nel documento dovremo
essere molto soddisfatti».
Agnelli si era sfilato per tempo
dall’ipotesi di essere designato
consigliere federale: «Avendo
detto che ritenevo Tavecchio
inadeguato, non avrei mai potuto entrare in un Consiglio da lui
guidato». Fra i punti qualificanti
del documento (approvato all’unanimità), c’è il ritorno della
A a 18 squadre e della B a 20, ma
il vero problema sarà trovare
un’intesa su promozioni e retrocessioni. Quanto a stranieri e vivai, si vedrà: i buoni propositi
vengono recitati da anni. Ha
detto De Laurentiis: «Non si
tratta tanto di rinnovare, quanto
di avere una visione di quello
che dovrebbe essere il calcio italiano fra dieci anni».
Agnelli (eletto in Consiglio di
Lega insieme con Angelomario
Moratti, Cognigni, Campedelli e
Zamparini) ha espresso il desiderio di arrivare alle primarie
Schierato
Contrario
Aurelio De Laurentiis, 65 anni, presidente
del Napoli, ha annunciato il voto proTavecchio della Lega serie A (LaPresse)
Andrea Agnelli, 38 anni, presidente della
Juventus, guida il fronte del rinnovamento ed
è contrario alla candidatura Tavecchio (Ansa)
Calciatori delusi
Giocatori e tecnici
voteranno un altro
candidato: o Albertini
oppure Tommasi
per scegliere i candidati alla presidenza («non più una soluzione dall’alto in basso, ma dal basso in alto») e Tavecchio si presenta oggi a Roma avendo l’appoggio delle quattro Leghe (in
linea teorica vale il 68%), con
una maggioranza che gli con-
Amichevoli
La Roma vince contro il Liverpool. Udinese e Torino k.o.
La tournée americana della Roma inizia
con un successo. Al Fenway Park di
Boston, i giallorossi vincono 1-0 contro
il Liverpool grazie a un gol di Borriello,
siglato allo scadere sugli sviluppi di un
calcio d’angolo. Rudi Garcia può
sorridere, avendo avuto buone
indicazioni dal suo 4-3-3 e dal 4-2-3-1.
Tutti aspettavano Iturbe, all’esordio dal
primo minuto, ma il migliore in campo
è stato Benatia. Sconfitti, invece,
Udinese e Torino. I friulani perdono 3-2
contro la Dinamo Mosca. Nella squadra
di Andrea Stramaccioni in evidenza
Totò Di Natale, autore di una doppietta.
Da parte sua, il Torino perde 1-0 a
Brunico contro il Rubin Kazan. Per
i russi decisivo il gol di Devic. Giovedì
31 luglio il Torino debutterà in Europa
League contro gli svedesi del
Brommapojkarna, ma c’è apprensione
per Barreto, costretto a uscire per
infortunio dopo un intervento duro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
sentirà di formare una squadra
forte e coesa, tenendo conto che
per statuto non può scegliere i
vice-presidenti (devono essere
votati dai consiglieri), contrariamente a quanto è stato scritto
con riferimento a Macalli e Lotito. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano
Delrio, dopo aver incontrato i
candidati, ha riassunto: «È necessario concentrarsi sui programmi per il bene dello sport e
del calcio italiano, in una competizione rivolta alle cose da fare». Che sono tante, ma che non
spaventano Tavecchio. Era il vicario di Abete. Non proprio la rivoluzione della quale si parla dal
24 giugno, quando il calcio italiano aveva scoperto di essere
tutto da rifare.
Ha lavorato 18 anni e allenato in tutte le categorie, ora debutta in A coi toscani: tra giovani talenti, buoni libri e sigarette
«Redistribuire gli introiti per avere una A più equilibrata»
Colleghi, amici, parenti. Quanti sono
quelli che vivono per il calcio e intanto si
occupano di tutt’altro, pensando all’allenamento serale, alla partita del fine settimana. Maurizio Sarri da ragazzo ha lasciato l’università e ha diminuito l’impegno
da giocatore dilettante per un lavoro di responsabilità in banca, con il borsone e gli
scarpini sotto la scrivania. Diciotto anni
dopo ha fatto il percorso inverso, da allenatore del Sansovino (provincia di Arezzo) che ha portato dall’Eccellenza tra i
professionisti. Oggi a 55 anni debutta in A
sulla panchina dell’Empoli. A fargli compagnia, sigarette, buoni libri e una valigia
di esperienze: dalla seconda categoria, ha
allenato (e vinto) in tutti i campionati.
«Il lavoro in banca cominciava a pesarmi — racconta il tecnico nato a Napoli ma
toscano doc —. Il passo non è stato facile,
ma la famiglia era d’accordo. La serie A
adesso la vedo come un completamento e
non mi fa molto effetto: il mio obiettivo
vero era quello di fare della mia passione
un lavoro e ci ero già riuscito. Di certo il
calcio non è tutto uguale, ma non è detto
che le emozioni e le soddisfazioni interiori
siano più grandi se si sale di categoria».
Papà Amerigo, classe ’28, è stato un ciclista negli anni 50, categoria indipendenti.
Anche lui ha lasciato presto la vita d’atleta:
«Era difficile guadagnare cifre accettabili e
si è ritirato a 25 anni, poi ha avuto l’opportunità di entrare nella squadra di Gastone
Nencini, che ha vinto il Tour, ma ha preso
un’altra strada. Io ricordo i pomeriggi a
Chi è
Neopromosso Maurizio Sarri, 55 anni, allenatore dell’Empoli dal 2012 (LaPresse)
vedere Merckx, ma anche le notti a guardare i match di Cassius Clay: sono un innamorato dello sport».
La sfida di Sarri è anche contro le etichette. Una però se la tiene volentieri:
quando giocava come stopper, capitava
che i centravanti avversari si dessero malati. «Era un altro calcio, con difensori aggressivi e arbitri più tolleranti: ero un cattivo abbastanza sano, ma con momenti di
svalvolamento, come si dice in Toscana.
Oggi mi piacerebbe marcare uno come
Llorente...». Uno dei difensori centrali del
futuro è titolare dell’Empoli: Daniele Rugani, 20 anni, già a metà con la Juventus.
«Ha la testa di un 30enne — spiega Sarri
— una grande passione e una professio-
nalità che lo fanno restare all’allenamento
dalle 2 alle 7. Ci viene in bici, gliel’hanno
anche rubata due volte... A Empoli ci sono
l’ambiente giusto e la società giusta per far
crescere i giovani. E ho anche la fortuna di
avere dei ragazzi che alla sera fanno una
partita a carte invece di chiudersi in stanza: io sono contro i social network, socializzare sui pc per me è una bestemmia. Ma
sono contro le imposizioni che non riguardano il campo». A proposito di campo: l’Empoli gioca un 4-3-1-2, con due
36enni in attacco, Tavano e Maccarone.
«C’è la volontà di non snaturarci — sottolinea Sarri — anche se c’è l’obbligo di fare
risultati in un campionato molto squilibrato. Si parla tanto di ridurlo a 18 squa-
Professionista dal 2003
Maurizio Sarri, 55 anni,
napoletano di origine
ma cresciuto in Toscana,
ha allenato a lungo
tra i dilettanti e dal 2003,
tra i professionisti, quando
arriva la chiamata
della Sangiovannese, dove
resta due anni. Dal 2005
inizia una lunga trafila
fra serie B e Lega Pro:
Pescara, Arezzo, Avellino,
Verona, Perugia, Grosseto,
Alessandria e Sorrento
Trionfo in serie B
Prosciolto nell’ultimo
calcioscommesse,
nel 2012 viene scelto
dall’Empoli dove sfiora
subito la promozione in A,
perdendo la finale playoff
con il Livorno.
Il presidente Corsi
gli rinnova il contratto
per altre due stagioni
e Sarri ripaga la fiducia
guidando l’Empoli
al trionfo dello scorso
maggio: secondo posto
e promozione diretta in A
Incerto Arturo Vidal (LaPresse)
Fabio Monti
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Sarri, dalla banca all’utopia dell’Empoli
«Noi spacciati? Lotteremo come bestie»
MILANO — Pensierino della
sera. Appena sbarcato
all’aeroporto di Caselle Arturo
Vidal ha dato il suo messaggio
di bentornato: «Non so se
resto a Torino. Sono felice qui,
ma devo ancora parlare con la
società e l’allenatore. Lo farò
lunedì. Manchester futura
destinazione? No». Bum. Il
futuro del centrocampista
cileno continua a essere il
tormentone di mercato della
Juventus. Escludendo lo
United, quale potrebbe essere
la sua destinazione? Il Daily
Mail dice di un’offerta del
Liverpool di 43 milioni di
euro, che con i bonus
potrebbe arrivare ai 50 che la
Juve chiede. I bianconeri non
hanno intenzione di separarsi
dal giocatore a meno che
spuntino offerte clamorose o
sia lo stesso Vidal a chiedere la
cessione. Intanto hanno
verbalmente trovato l’accordo
con il Verona per Romulo
(prestito oneroso con obbligo
dre, ma andrebbe riequilibrata la realtà
esistente con una redistribuzione degli introiti. È un’utopia, me ne rendo conto».
E la salvezza: anche quella è un’utopia?
Ecco la prima etichetta da togliersi di dosso: «Ci sono già due squadre considerate
da tutti come retrocesse. Una è la nostra,
ma questo ci deve dare degli stimoli impressionanti. Lotteremo come bestie assatanate, anche se non siamo una squadra di
fisicità feroce: i nostri valori saranno palleggio e applicazione tattica». La seconda
etichetta, quella dei fantomatici «33 schemi sulle palle inattive»: «In passato l’ho
pagata perché il calcio è un mondo chiuso
e abbastanza gretto, per cui appena perdi
due partite si scatena l’odio di certi tifosi».
La terza etichetta: il vestito sempre nero
per scaramanzia. «Succedeva a Sansovino,
Lunga gavetta
Dalla seconda categoria ai grandi
stadi: «La A è un completamento
L’obiettivo era fare
della mia passione un lavoro»
ma era la divisa sociale...». Quarta etichetta, affumicata: «Tre pacchetti sono molti e
non ne vado orgoglioso. Ma quando ho
provato la sigaretta elettronica, dopo 7 ore
l’ho fatta volare...».
Quando esce dal campo Sarri lavora fino a tardi al computer, con cui studia video e dati. Il tempo per i libri però non
manca: «In ritiro ho portato Vargas Llosa,
ho amato anche Bukowski, John Fante e
leggo tutto di Amelie Nothomb». Ma un
libro a un giocatore l’ha mai consigliato?
«L’ultimo tre giorni fa, quello del tennista
Djokovic, per far capire la professionalità
di un atleta di altissimo livello».
Paolo Tomaselli
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Obiettivo Joel Campbell (Reuters)
di riscatto): l’operazione si
aggira attorno agli 8 milioni.
Poi potrà, forse, partire Isla
(Olympique Marsiglia o
Newcastle). Filippo Inzaghi
sogna Cerci, seguito anche dal
Monaco, ma l’ultima
suggestione è un giocatore
messosi in luce al mondiale.
Si tratta dell’ala del Costarica
Joel Campbell, attualmente
all’Arsenal, in prestito
all’Olympiakos nell’ultima
stagione. Classe 1992 costa
intorno ai 10 milioni. Altro
nome il messicano Giovani
Dos Santos del Villarreal. Ma
ogni acquisto è subordinato
alla partenza di Robinho.
«Stiamo aspettando altre
offerte. C’è una trattativa con
Orlando — dice l’ad Adriano
Galliani — ma siamo
lontanissimi». Davide Astori è
della Roma (che si aggiudica
anche Sanabria dal Sassuolo):
arriva in prestito oneroso: 2
milioni con diritto di riscatto
a 5. Nella Capitale il clima
contro Lotito e il ds Tare resta
teso. Nella scorsa notte il ds
che aveva provato a riaprire la
trattativa con il Cagliari ha poi
avuto un confronto con gli
ultrà. «Se a fine mercato le
cose non saranno andate
bene, mi dimetterò». Il
presidente Giulini così ha
spiegato la fine della
trattativa: «Astori era stato
approcciato da 3-4 club ma
nessuno ha avanzato
un’offerta che valorizzasse il
giocatore. Finché è arrivata la
Roma». Prosit.
Monica Colombo
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Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Isabella, Carlotta e Francesco Maria con profondo dolore annunciano l’improvvisa scomparsa del loro amatissimo marito e padre
Antonio Maria Guffanti
Titti grazie per tutto il bene che ci hai regalato,
sarai sempre nei nostri cuori.- Per data e ora del
funerale contattare il n. 3386782937.
- Mozzate, 24 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Marco e Cristina Stella.
– Roberto e Mariangela Pasqualetti.
– Roberto e Vera Mariani.
– Fausto e Marina Fraccaroli.
– Claudio e Silvia Bassani.
– Franco e Lalla Vittadini con i ragazzi.
Caro
Titti
nessuna parola, troppo dolore.- Massimo.
- Rovellasca, 24 luglio 2014.
Pupo e Paola con Diletta, Gaia e Giacomo abbracciano con grande affetto Isabella, Carlotta e
Francesco per la scomparsa del carissimo
Titti
- Saronno, 24 luglio 2014.
Tita e Luca piangono la tragica scomparsa di
Titti
- Rovellasca, 24 luglio 2014.
Carlo Maria insieme a Ursula, Lavinia e Carmelo è profondamente addolorato per questa
prematura e tragica morte del fratello
Titti
Ciao
zio Titti
Abbraccio Isabella, Carlotta e Francesco Maria
con affetto.
- Cassina Rizzardi, 24 luglio 2014.
sarai sempre nei nostri pensieri.- Con tristezza
immensa Niccolò Luca e Cristiana abbracciano
Isabella, Cecio, Carlotta.
- Marina di Campo, 24 luglio 2014.
Cecio e Cocò vi sono vicino con tanto affetto
per la perdita del vostro papà
Partecipano al lutto:
– Mauro e Aurora De Vilas.
Titti
e un caro pensiero a Isa.- Daryouch.
- Pienza, 23 luglio 2014.
Attoniti ci stringiamo alla zia Isa, Cecio e Cocò
per l’improvvisa perdita dello
zio Titti
Bami con Giovanna, Gyla con Fabio, Sosso.
- Camorino, 23 luglio 2014.
Titti
è stato bello averti nella nostra vita, ci lasci un
grande vuoto ma il tuo ricordo vivrà per sempre
con noi.- Marco e Luisella Denegri.
- Lomazzo, 24 luglio 2014.
Titti
uno zio, un amico, un esempio.- Grazie per tutto
quello che hai fatto per noi.- Non ti dimenticheremo mai.- Edoardo e Eleonora.
- Lomazzo, 24 luglio 2014.
Ghisalberto ed Elena Colleoni sono vicini con
affetto a Isabella, ai figli e a tutti i loro cari ricordando con rimpianto il caro amico e compagno
di studi
Dottor Ingegnere
Antonio Maria Guffanti
- Bergamo, 24 luglio 2014.
Nel ricordo incancellabile di
Titti
e noi penseremo sempre a te, come se fossi sempre in campo con noi.
- Milano, 24 luglio 2014.
Piero e Silvia Piazzi increduli e profondamente
addolorati abbracciano Isa, Cecio e Carlotta con
tanto affetto per la perdita del loro caro
Titti
- Milano, 24 luglio 2014.
Luigi e Anna con Alessandro e Benedetta affranti e commossi piangono la scomparsa di
Titti Guffanti
caro amico di una vita, geniale compagno di tante vacanze elbane e stringono in un abbraccio
affettuoso Isa, Carlotta e Cecio.
- Azzio, 24 luglio 2014.
Ciao
Titti
papà
ti abbraccio Anna amica mia.- Carla.
- Milano, 24 luglio 2014.
Marco e Raffaella sono affettuosamente vicini
ad Anna nel dolore per la perdita dell’amato papà
Rolando
- Milano, 24 luglio 2014.
Maurizio Dallocchio ed Enrica si stringono ad
Anna per la scomparsa del papà
sig. Rolando Gervasoni
nella certezza che il dolore di oggi lascerà presto
spazio alla gioia per gli insegnamenti e l’esempio
ricevuti. - Milano, 24 luglio 2014.
Giorgio e Franca, con Giovanni, Alessandra,
Angelo, Giorgio e Rossana, sono affettuosamente vicini a Peppi e Anna nel ricordo dell’amico
nonno Alfredo
grazie di averci voluto tanto bene.- Valentina,
Anna, Vittorio e la tua piccola Miky.
- Seregno, 25 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– I suoi Alessandro, Evelyn con Juan Carlos, Richard e Lidia.
Il Presidente, anche a nome del Consiglio Consortile, del Consiglio di Amministrazione e della
Consulta di Cineca, esprime il più profondo cordoglio per la scomparsa della
sig.ra Luisa Ronconi
moglie del Dottor Luciano Salsi, Presidente del
Collegio dei Revisori dei Conti di Cineca.
- Bologna, 24 luglio 2014.
Il Direttore Generale, anche a nome del personale di Cineca, partecipa con grande commozione al dolore del Dottor Luciano Salsi, Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti di
Cineca, per la scomparsa della moglie
Luisa Ronconi
25 luglio 2013 - 25 luglio 2014
Nonno Epifanio
Caro nonno, mi manchi tanto, so che mi osservi
e sorridi con me.- Il tuo campione Giulio.
- Milano, 25 luglio 2014.
25 luglio 2013 - 25 luglio 2014
Prof. Arch. Epifanio Li Calzi
I collaboratori dello Studio Li Calzi ricordano l’Architetto con affetto e stima.
- Milano, 25 luglio 2014.
25 luglio 2013 - 25 luglio 2014
Alessandro Guarnieri
Sei sempre vivo nei nostri cuori.- La mamma, il
papà e Betta ti ricordano con profonda commozione e infinito rimpianto.
- Milano, 25 luglio 2014.
- Bologna, 24 luglio 2014.
Avvocato
Giorgio Cocchi
Gabriella Anghelone Schintu
Non sei più dove eri ma sei ovunque noi siamo.Mamma e papà.
- Corte Franca, 25 luglio 2014.
Titti
abbracciano commosse Isabella e tutta la famiglia. - Milano, 24 luglio 2014.
Danilo e Jessica Carabelli con i figli Raffaella,
Giuseppe, Debora, Elena, profondamente addolorati per l’improvvisa scomparsa del caro
Rolando
sig. Rolando Gervasoni
- Napoli, 25 luglio 2014.
Nino Tronchetti Provera è vicino con affetto ad
Anna ed a tutta la sua famiglia per la perdita del
papà
Rolando
- Milano, 24 luglio 2014.
Il Consiglio di Amministrazione e tutto il team
di Ambienta Sgr partecipano al lutto della famiglia per la perdita di
Titti
Rolando Gervasoni
Ti ricorderemo sfrecciare sulle nevi di Cervinia.Alberto Clara e Alessandro costernati per la tragica scomparsa si uniscono al dolore di tutta la
famiglia. - Montecarlo, 24 luglio 2014.
Miljan e Dolly Todorovic sono vicini ad Anna
per la perdita dell’amato papà
Marco e Debora con Marianna e Carlotta partecipano commossi al dolore di Isabella, Carlotta, Francesco e di tutti i familiari per la tragica
scomparsa del loro caro ed amatissimo
Titti
- Solbiate Arno, 25 luglio 2014.
Ciao mio fraterno amico
Titti
la tua simpatica ed esuberante vivacità e la tua
leale amicizia rimarranno per sempre con me.Marcolino. - Solbiate Arno, 25 luglio 2014.
Peter e Francesca addolorati e increduli piangono la scomparsa di
Titti
e si stringono con affetto a Isabella e ai ragazzi.
- Milano, 24 luglio 2014.
Condomini e amministratore di Villa Mazzorin
- Luvinate partecipano al lutto dei famigliari per
la scomparsa della signora
Serenella Cambiasi
ved. Bellani
- Luvinate, 22 luglio 2014.
sarai sempre con noi!- Lollo, Cristina, Andrea,
Laila, Luca, Sara abbracciano forte Isabella, Carlotta e Cecio. - Milano, 24 luglio 2014.
Ricordando il dolce sorriso del tuo
25 luglio 2013 - 25 luglio 2014
Prof. Arch. Epifanio Li Calzi
Sei sempre con noi.- Laura, Giovanni, Cecilia e
Giulio. - Milano, 25 luglio 2014.
- Milano, 24 luglio 2014.
Ciao
Titti
Ciao caro
Fernanda Savasta
ved. Gianni
- Milano, 24 luglio 2014.
Amedeo Giurazza si unisce al dolore della cara
amica Anna per la perdita del padre
Titti
Gli "amici di Grombo" con Liliana e Pino, ancora increduli, si stringono con un forte abbraccio
a Isa, Carlotta e Cecio e ricordano i tanti bellissimi anni passati assieme a giocare, scherzare e
arrabbiarsi, ma sempre a sorridere con
quell’amicizia e affetto che ci ha tenuto sempre
uniti.- Da lassù guardaci caro
Rolando Gervasoni
- San Donato Milanese, 24 luglio 2014.
Partecipa al lutto:
– Patrizia Maria Gatti.
I condomini e l’amministratore del condominio
"Casa della Fontana" viale Vittorio Veneto, n. 24
- Milano, partecipano addolorati al lutto per la
scomparsa della signora
Marina Colombo e Marina Sordillo affrante per
l’improvvisa scomparsa di
sono affettuosamente vicini a Isabella, Francesco
e Carlotta. - Solbiate Arno, 24 luglio 2014.
Titti
- Lodi, 23 luglio 2014.
Cristiana e Alessandro sono vicini con affetto
ad Anna, Luigi, Maria e alla signora Peppi per la
scomparsa di
Alfredo Torchiana
Il nostro meraviglioso e grande "uomo" se ne è
andato lasciandoci in un disperato dolore.- Lo
annunciano la sua Luisa, le figlie Elena, Elisabetta, Laura con Marco, Alessandra con Luca, Erika
e gli adorati nipotini!- I funerali avranno luogo in
Seregno sabato 26 luglio alle ore 16.30 direttamente nella Basilica San Giuseppe.- Un doveroso
ringraziamento a tutta l’equipe del reparto di terapia intensiva dell’Ospedale di Desio, in particolar modo al signor Maurizio Gaiotto.
- Seregno, 25 luglio 2014.
Guido Alpa con profondo dolore è vicino a
Massimo per la prematura perdita della moglie
Antonio Maria Guffanti
- Milano, 24 luglio 2014.
nonno Rolando
ci uniamo con affetto al dolore di Cecio, Giugi e
Isabella.- I compagni della V B maturità 2004 Istituto Zaccaria e gli amici della classe ’85.
- Milano, 24 luglio 2014.
Profondamente addolorata piango mio genero,
uomo buono e generoso.- Giuseppina Miroglio
Rinaldi. - Milano, 24 luglio 2014.
Gianni e Consuelo abbracciano con affetto Isabella e i ragazzi per la scomparsa del grande
amico
Massimo, unitamente ai fratelli tutti, abbraccia
forte Luigi e Maria ed è vicino ad Anna ed alla
nonna Peppi per la triste scomparsa del
Gabriella e Alessia abbracciano forte Giovanna e fratelli per la perdita della cara mamma
Magda de Riso
- Milano, 23 luglio 2014.
- Milano, 24 luglio 2014.
Rolando
- Milano, 25 luglio 2014.
Alessandro, Camilla, Karol, Ilaria e Teca Consulting sono vicini ad Anna nella perdita del papà
Rolando Gervasoni
- Milano, 23 luglio 2014.
affettuosa e intelligente amica.
- Roma, 25 luglio 2014.
Daniele Ripamonti partecipa sentitamente al
dolore per la perdita della cara amica
Avv. Gabriella Anghelone
e si stringe affettuosamente a Massimo.
- Milano, 24 luglio 2014.
Alice con Luigi, Amelia e Annamaria annuncia
la scomparsa di
Carlo Cattaneo
I funerali si celebreranno a Milano, nella chiesa
parrocchiale Sant’Anna Matrona, via Albani 56
con tumulazione nel cimitero di Gudo Visconti
(MI).- Per il giorno e l’ora dei funerali si prega
chiamare l’Impresa San Siro al n. 02.32867.
- Milano, 24 luglio 2014.
Con i conforti religiosi è serenamente mancata
Donna
Rolando Gervasoni
Sergio Einaudi ricorda con enorme nostalgia il
suo primo gran maestro in Argentina
Carlo Ceribelli
amico caro e generoso con un abbraccio grande
a tutta la sua grande famiglia.
- Roma, 24 luglio 2014.
Michele Delvecchio Segre partecipa commosso
al dolore di Laura, dei figli e della famiglia per la
scomparsa del
Dott. Carlo Ceribelli
al quale era legato dall’amicizia di sempre.
- San Felice Circeo, 24 luglio 2014.
Francesca Chiaverini
Sei sempre nei nostri cuori e nei nostri pensieri.Babbo, mamma, Ludovica, Filippo e Lorenzo.
- Milano, 25 luglio 2014.
Adriano, con infinita nostalgia, ricorda
Giovanna Trezzi Boiocchi
nell’anniversario della sua morte.
- Milano, 25 luglio 2014.
Addolorati lo annunciano la sorella Francesca, la
nipote Moreschina ed i parenti tutti.- Il funerale
ha luogo oggi venerdì 25 luglio alle ore 11.45
nella Basilica Santa Maria delle Vigne.
- Genova, 23 luglio 2014.
Il Presidente, il Direttore Generale e il personale di Cineca sono vicini al collega Ingegner Luigi Ballardini per la scomparsa del padre
Annamaria e Andrea Costantini Scala partecipano addolorati alla scomparsa di
1985 - 2014
Maria De Savino Gussoni
Mamma, sempre accanto a me, nel ricordo di tutti i nostri giorni felici.- Aldo.
- Milano, 25 luglio 2014.
Anna Cugia di Sant’Orsola
Il Presidente Innocenzo Cipolletta, l’Amministratore Delegato, i componenti del Consiglio di
Amministrazione e del Collegio Sindacale, i dipendenti tutti di Fondo Italiano d’Investimento
Sgr S.p.A. si uniscono al dolore della Professoressa Anna Gervasoni per la triste scomparsa del
papà
- Milano, 24 luglio 2014.
25 luglio 2008 - 25 luglio 2014
Renzo Ballardini
- Bologna, 24 luglio 2014.
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli,8 - 20132 Milano
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L’INVIO DI UN FAX DEVE ESSERE ACCOMPAGNATO
DA COPIA DI UN DOCUMENTO DI IDENTITA’
Riccardo Bechis
e accompagna con molto affetto Huguette e tutta
la famiglia. - Dalmine, 25 luglio 2014.
TARIFFE BASE IVA ESCLUSA:
PER
PAROLA:
È mancato
Mario Valeri Manera
gran signore veneziano buono e generoso.- Lo
piangono con amore e gratitudine Attilio e Gabriella Codognato. - Venezia, 23 luglio 2014.
Paolo Baratta piange la scomparsa di
Franco Sircana
e si unisce a tutti i parenti e gli amici nel rimpianto. - Roma, 24 luglio 2014.
A
MODULO:
Corriere della Sera
Necrologie: € 5,00
Adesioni
al lutto: € 10,00
Solo anniversari,
trigesimi e
ringraziamenti:€ 540,00
Gazzetta dello Sport
Necrologie: € 1,90
Adesioni
al lutto: € 3,70
Solo anniversari,
trigesimi e
ringraziamenti: € 258,00
Diritto di trasmissione: pagamento anticipato € 1,67
pagamento differito € 5,00
L’accettazione delle adesioni è subordinata
al pagamento con carta di credito
Servizio fatturazione necrologie:
tel. 02 25846632 mercoledì 9/12.30 - giovedì/venerdì 14/17.30
fax 02 25886632 - e-mail: [email protected]
Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
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italia: 51575551575557
Il Tempo
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Altri giochi su www.corriere.it
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Come si gioca
Bisogna riempire la
griglia in modo che ogni
riga, colonna e riquadro
contengano una sola
volta i numeri da 1 a 9
LA SOLUZIONE DI IERI
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Estrazioni di giovedì 24 luglio 2014
BARI
CAGLIARI
FIRENZE
GENOVA
MILANO
NAPOLI
PALERMO
ROMA
TORINO
VENEZIA
NAZIONALE
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26.054,00
Ai 5+
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Ai 3 stella:
1.411,00
Ai 5:
67.393,52
Ai 2 stella:
100,00
Ai 4:
260,54 Agli 1 stella:
10,00
5,00
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14,11 Agli 0 stella:
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Ex fumatore
Un milione agli eredi
Muore a 54 anni per un tumore
al polmone: condannata la
British American Tobacco.
82 Numero Oro
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79 Numero Jolly
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Superenalotto
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Photobomb
in Mali aereo della Air Algérie con
1 Si116schianta
persone: 80 europei a bordo
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2 a morte: è polemica
smentisce la lite con Silvio Berlusconi
3 Pascale
«Scappata di casa? Sì, ma dieci anni fa»
Meriam dal Sudan arriva a Roma e incontra il
4 Papa: «Grazie per la tua testimonianza»
crisi dei sandali Crocs: licenziamenti
5 Lae negozi
chiusi
Foto con la «Queen»
Due ragazze si scattano un selfie
e dietro spunta, sorridente,
Elisabetta II. Foto.
India
Ragazzo, record di denti
Da mesi non riusciva più a
masticare: operato, gli hanno
estratto 232 denti. Foto.
Concordia
Verso
Genova
Prosegue il
viaggio della
nave partita
dall’Isola del
Giglio. Segui su
Corriere.it
50
Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Tv in chiaro
Teleraccomando
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di Maria Volpe
PER CONOSCERE
PER DISTRARSI
Mike, conduttore Se l’infedeltà
ma non solo
diventa seriale
Due interessanti reportage
«La guerra di Mike» e «Pane
e... fantasia. Gli anni della
ricostruzione», con
l’introduzione e il commento
di Paolo Mieli. Il primo è il
racconto della vita di Mike
Bongiorno (foto) prima del
successo televisivo. Un
racconto in cui parla del suo
passato, dalla Resistenza alla
prigionia a San Vittore (dove
conosce Indro Montanelli) e il
rilascio grazie a uno scambio
di prigionieri in Svizzera. C’è
poi il Mike degli anni
americani, il radiocronista e
il Mike pioniere della neonata
televisione italiana, che con
«Lascia o raddoppia?» lo
incorona il Mike nazionale.
Una storia di passione, amore,
tradimenti e sensi di colpa: al
via la serie tv Usa che si apre
con tre episodi: «Ossessioni»,
«A meno che non ti insegua un
orso» e «Se vuoi un frutto». A
Chicago, i due opposti mondi
di Sara e Jack si incontrano.
Lei (Hannah Ware, foto) è una
fotografa professionista
sposata con un procuratore
che mira a fare il politico. Lui
(Stuart Townsend) è un
avvocato scaltro ed è il fidato
consigliere di un potente ma
equivoco uomo d’affari di cui
ha sposato la figlia, Elaine.
Entrambi insoddisfatti delle
loro unioni, tenteranno
inutilmente di resistere alla
passione che li travolgerà.
La grande storia - Come
eravamo; Rai3, ore 21.05
Tradimenti
Rai1, ore 21.20
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Film e programmi
In casa Bullock
arriva un campione
Jackson si barrica
con gli ostaggi
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Un giovane afroamericano
(Quinton Aaron, foto con
Sandra Bullock) viene accolto
da una ricca famiglia bianca
che lo aiuterà a diventerà un
campione di football.
The Blind Side
Canale 5, ore 21.10
Accusato di truffa e omicidio, un
poliziotto (Samuel L. Jackson,
foto) si barrica in un ufficio con
alcuni ostaggi. Per aprire una
trattativa viene convocato un
negoziatore (Kevin Spacey).
Il negoziatore
Rete4, ore 21.15
Meroni, vita e gol
di un fuoriclasse
La Grande Guerra
vista dalle trincee
Si intitola «Gigi Meroni.
Quando un dribbling è più
bello di un gol» lo speciale
che ripercorre la carriera del
fuoriclasse del Torino morto a
soli 24 anni nel 1967.
Sfide
Rai3, ore 0.10
Quattro anni nelle trincee del
fronte della Grande Guerra,
attraverso i racconti di un
soldato francese, di sua moglie
e di un grande amico. Il tutto
arricchito da filmati d’archivio.
14-18: amore e furore
Rai5, ore 21.15
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Corriere della Sera Venerdì 25 Luglio 2014
51
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Film
e programmi
Rudd e Mann
coppia in crisi
Debbie e Pete (Leslie Mann e
Paul Rudd, foto insieme), sposati
e con due figlie, stanno
attraversando un periodo di crisi.
Non sarà facile trovare un modo
per stare ancora insieme.
Questi sono i 40
Premium Cinema, ore 21.15
Poliziotto perseguita
il redento Jackman
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"7 t -ŽÞ -«œÀÌ Ó In carcere per aver rubato del
pane, Jean Valjean (Hugh Jackman,
foto) deve fuggire un ispettore di
polizia (Russell Crowe) che gli dà la
caccia. Il perseguimento consuma
la vita dei due uomini.
Les Misérables
Cinema Emotion, ore 21.15
Strage alle Olimpiadi
Bana cerca i colpevoli
Olimpiadi di Monaco, 1972. I
terroristi palestinesi di Settembre
Nero prendono in ostaggio e
uccidono atleti israeliani. Un agente
del Mossad (Eric Bana, foto) viene
incaricato di trovare i responsabili.
Munich
Sky Cinema Cult, ore 21
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A fil di rete
di Aldo Grasso
Nei diari di Terzani
una vita «in divenire»
«I
diari sono la traccia importante della nostra vita nel tempo»: è così che Tiziano Terzani considerava le note e gli appunti che, nel corso dei
suoi numerosi viaggi svolti anche come inviato
per molte testate, ha scritto per riflettere, per
dar voce al suo spirito di osservazione e per dialogare con il
tumulto interiore che lo accompagnava.
«In scena», l’appuntamento che Rai5 dedica alla letteratura
e al racconto nel suo palinsesto
di serate tematiche, ha costruito
Vincitori e vinti
una puntata intorno ai diari di
Terzani, fatti rivivere attraverso
Federica
la lettura e l’accompagnamento
Sciarelli
di musiche e suoni per rievocaLa cronaca
re le atmosfere dei luoghi in cui
italiana
si è svolta la sua ricerca esistensupera la
ziale, soprattutto in Asia, tra Cistoria tedesca. Prima
na, Giappone, Cambogia e India
serata con la versione
(mercoledì, ore 21.16).
estiva di «Chi l’ha
Hanno partecipato al reavisto...?». Il meglio del
ding, curato da Simonetta Aiprogramma di Federica
cardi e Daniele Biggero, anche
Sciarelli versione
sua moglie Angela e il figlio Fol«Story» raccoglie su Rai3
co, provando a spiegare qualco2.326.000 spettatori,
sa in più su Tiziano, ricordando
11,3% di share
le sfumature del suo carattere e
piccoli episodi sfuggiti a quella
Alexandra
costruzione pubblica del «guNeldel
ru», di cui, forse suo malgrado,
La storia
Terzani è stato fatto oggetto.
tedesca
Proprio Angela, destinataria di
superata
molte delle note e delle lettere
dalla cronaca italiana.
che compongono i diari, ha racPrima serata con la
contato come la ricerca di Tiziafiction tedesca
no in Asia partisse in fondo dal«La cortigiana»
la sua fragilità e costituisse un
(con Alexandra Neldel)
modo per controllare le emoper Canale 5: gli
zioni che rischiavano di travolspettatori sono
gerlo nel buco nero della de1.806.000, per una
pressione. Un viaggio in territoshare del 9,8%
ri molto lontani terminato vicino a casa, nella natura
dell’Orsigna in cui ha fronteggiato le fasi finali della malattia,
accettando l’impossibilità di una cura.
In fondo, è parso di capire, Terzani teneva ben poco a trasformarsi in un’icona: era un viaggiatore solitario, un ricercatore della spiritualità che proprio nella forma processuale e
«in divenire» del diario trovava il suo migliore strumento di
racconto.
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George Michael
musica e trasgressioni i`ˆ>ÃiÌ *Ài“ˆÕ“
Nonostante i molti scandali legati
a droga e alcol, George Michael è
ancora amatissimo. Dalla band
del liceo fino ai grandi successi
mondiali, lo speciale ripercorre la
carriera dell’ex Wham!
George Michael
History Channel, ore 22
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Venerdì 25 Luglio 2014 Corriere della Sera
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