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Corriere della sera - 04.06.2014

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MERCOLEDÌ 4 GIUGNO 2014 ANNO 139 - N. 131
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Piazza Venezia 5 - Tel. 06 688281
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
9 771120 498008
Servizio Clienti - Tel 02 63797510
mail: [email protected]
Fondato nel 1876
Verso i Mondiali
Prandelli: Pepito Rossi
un grande rischio
Le fiabe
Il principe azzurro?
C’era una volta...
Con il Corriere
Il secondo romanzo
del maghetto Harry Potter
di Alessandro Bocci
alle pagine 40 e 41
di Renato Franco
a pagina 37
Da domani a 8,90 euro
più il prezzo del quotidiano
LE RESPONSABILITÀ DEL CASO ALITALIA
Tra chi cerca un impiego occupato solo un ragazzo su due. Padoan: ripresa molto debole
ALI INDEBITATE
MEMORIE CORTE
Lavorano sempre meno giovani
di SERGIO RIZZO
Rinvio sul bonus alle famiglie numerose e monoreddito
geriali sbagliate con la fattiva collaborazione sindacale. Senza pensare che in
quel modo non si sarebbe
potuto andare avanti all’infinito: prima o poi la resa
dei conti sarebbe arrivata.
Ma nelle vicende dell’Alitalia la lungimiranza non è
mai stata il loro forte.
Per non parlare dei «patrioti» chiamati da Berlusconi a far rinascere dalle
ceneri la nuova Alitalia, con
la vecchia precipitata nel
gorgo infinito (e dorato)
della liquidazione. Una cordata nella quale l’interesse
per il business del trasporto aereo era assai meno
prevalente rispetto a quello
per ritorni di altro genere,
ai quali tipicamente aspira
chi fa un investimento al
solo scopo di compiacere
un governo. Non certo la
migliore fra le iniziative fortissimamente sostenute dal
futuro ministro delle Infrastrutture Corrado Passera,
al tempo amministratore
delegato di Banca Intesa.
Come purtroppo si è visto
in seguito. Una composizione azionaria raffazzonata, dove spuntarono concessionari pubblici e imprenditori in affari con lo
Stato, in larga misura disinteressata al progetto, non
poteva che produrre una
strategia effimera e di retroguardia: puntare gran
parte del successo sul monopolio della rotta MilanoRoma proprio quando l’alta
velocità ferroviaria era già
sulla rampa di lancio.
Non basta. Perché mentre ci si apprestava a «salvare» la compagnia di bandiera garantendo sette-anni-sette di cassa integrazione agli esodati, sgravi
pubblici alle assunzioni, zero debiti e zero concorrenza
sulla Linate-Fiumicino, si
erano già poste le premesse
perché in ogni caso la nuova Alitalia finisse nelle braccia dell’Air France. Che non
a caso, della cordata patriottica era azionista di riferimento.
CONTINUA A PAGINA 34
Il tasso di disoccupazione nei primi
3 mesi 2014 è del 46% tra i giovani in
cerca di impiego dai 15 ai 24 anni: uno
su due non lavora. Rinvio sugli 80 euro
a famiglie numerose e monoreddito.
Giannelli
Modello francese
per il nuovo Senato
Il no di Forza Italia
LA GENERAZIONE
DEI MILLE EURO
di DINO MARTIRANO
ALLE PAGINE 8 E 9
di ENRICO MARRO
Lo sciopero della Rai
spacca i sindacati
Il garante: illegittimo
M
agari la si potesse definire
«Generazione mille euro». In
realtà sono tantissimi i giovani
italiani che devono accontentarsi di
paghe inferiori, spesso in nero. Non
è un caso se il 90% dei ragazzi fino a
24 anni vive ancora con i genitori.
TROPPI AMICI
PER UN PREMIER
CHE NON PUÒ
PERDERE TEMPO
di MICHELE SALVATI
In primo piano
ALLE PAGINE 2, 3 E 5 Berberi, Bruno
Caccia, Ducci, Gasperetti, Iossa, Pica
Riforme e opportunismi
di PAOLO CONTI
A PAGINA 6
L
a reazione di Renzi
alla vittoria del suo
partito — una vittoria
sorprendente e contro
tendenza, sia nel contesto
europeo sia in quello
italiano — è stata molto
sobria, consapevole delle
difficoltà della fase che ora
si apre. Non credo dunque
che liquiderà queste note
sul Partito democratico,
sul governo e sul sistema
politico come un «gufare»
demoralizzante: è
un’espressione che usa
spesso nei confronti dei
suoi critici, ma non
coglierebbe lo spirito delle
riflessioni che seguono.
A PAGINA 3
CONTINUA A PAGINA 34
Il voto tra le macerie, il trionfo-farsa di Assad
Varsavia L’impegno Usa in Europa
Un miliardo di dollari
in difesa dell’Est
La strategia di Obama
di MASSIMO GAGGI
I
IL CALVARIO SIRIANO
E L’OCCIDENTE DEBOLE
L
a guerra civile in Siria dura da tre anni e con la discesa in campo
dei jihadisti non si sa più chi siano i buoni e chi i cattivi. Da lì
arrivano soltanto notizie di massacri, di torture, di donne e bambini
uccisi come gli altri se non di più. (Nelle foto, le macerie di un
palazzo vicino a Homs e Bashar Assad e la moglie Asma al voto)
di FRANCO VENTURINI
CONTINUA A PAGINA 12 con un articolo di Viviana Mazza
Alimentazione Educare e coltivare nelle scuole, così si ridurranno gli sprechi
Orti ai bambini per salvare il cibo
di SUSANNA TAMARO
P
rovo un po’ di imbarazzo a tornare a
parlare di un argomento già molte
volte affrontato, anche su questo giornale, e che sembra sempre cadere in un
vuoto di azioni. Un argomento, tra l’altro,
che dovrebbe rientrare nel normale e banalissimo buonsenso: il cibo non si butta
via, perché è frutto del lavoro dell’uomo
e dello sforzo generoso della terra. Sprecare ciò che ci mantiene in vita — e che
milioni di persone non hanno — è qualcosa di molto vicino a un atto sacrilego.
CONTINUA A PAGINA 25
con un articolo di Elena Tebano
Bruti Liberati-Robledo
IL CSM E LA TENTAZIONE DI NON DECIDERE
l nuovo impegno degli
Stati Uniti in Europa.
Un miliardo di dollari per
finanziarie l’invio, a rotazione, di più soldati e sistemi d’arma nei Paesi alleati dell’Est europeo che
si sentono minacciati da
Mosca: è la sostanza dell’Iniziativa di Rassicurazione Europea che il presidente Obama ha lanciato da Varsavia. Il «guerriero riluttante» della Casa
Bianca interpreta con più
convinzione il ruolo di
leader dell’Occidente garante della sicurezza davanti alla possibile aggressione russa, in un
mondo nel quale le armi
dell’economia sono destinate a contare più dei carri armati e dei missili.
A PAGINA 13
D-Day, 70 anni fa
AFP / JOEL SAGET
lla notizia della
lettera con cui la
compagnia degli
Emirati arabi
Etihad ha confermato l’interesse ad acquisire Alitalia,
Maurizio Lupi ha tirato un
respiro di sollievo: «Oggi è
un giorno decisivo per la
nostra compagnia di bandiera». Siamo sollevati con
il ministro delle Infrastrutture. C’è però da dire che se
siamo arrivati a questo punto, è anche per colpa di chi
nel 2008 impedì il passaggio dell’Alitalia all’Air France. Per chi ha la memoria
corta, ricordiamo la risoluta opposizione orchestrata
in campagna elettorale a
quella operazione da Silvio
Berlusconi, senza che nel
coro del suo partito si udisse una sola stonatura. Lo
stesso Lupi, ora esultante di
fronte alla prospettiva dei
600 milioni di investimenti
promessi dagli emiri, la
bollò come «un regalo ai
francesi», che allora di milioni ne avrebbero investiti
1.140. Facendo pure digerire
il boccone amaro ai loro soci olandesi della Klm, che
erano stati già scottati dieci
anni prima dall’indecisione
dei nostri politici, al punto
da scappar via dall’Italia a
gambe levate.
Sorvoliamo pure sul fatto
che la fusione con Air France ci avrebbe fatto risparmiare un numero imprecisato di miliardi. Ma almeno
una piccola autocritica, accanto all’esultanza, sarebbe
stata doverosa.
Ancora di più, tuttavia,
avremmo apprezzato il mea
culpa dei sindacati. Perché
se il Cavaliere e i suoi contrastarono la cessione ai
francesi per puro calcolo
elettorale, chi tecnicamente
la fece saltare furono loro.
Con in testa la Cgil.
Forse pensavano che,
messo alle strette, ci avrebbe pensato ancora una volta
Pantalone a tenere in piedi
una baracca che faceva acqua da tutte le parti dopo
due decenni di scorribande
dei partiti e di scelte mana-
EPA / SANA e AFP / JOSEPH EID
A
40 6 0 4>
In Italia EURO 1,40
www.corriere.it
italia: 51575551575557
Le mappe
(e gli uomini)
dello sbarco
di ANTONIO CARIOTI
e PAOLO RASTELLI
I
l 6 giugno 1944, 70 anni
fa, gli Alleati invadevano
la Francia, assalto da Ovest
all’Europa di Hitler. Per
quasi tre mesi la Normandia
fu teatro di una durissima
lotta. Ecco come andò.
ALLE PAGINE 14 E 15
IL NUOVO ROMANZO DI
PauloCoelho
Adulterio
di LUIGI FERRARELLA
N
on ci sono gli estremi per avviare la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità a
carico dei due protagonisti dello
scontro in atto alla Procura di Milano, il procuratore capo Edmondo
Bruti Liberati e l’aggiunto Alfredo
Robledo. Il Consiglio superiore della
magistratura va verso un salomonico pareggio. Ma questo non eviterà
che 1-10-100 casi Bruti/Robledo
rispuntino presto altrove se il Csm
non coglierà l’occasione per
interrompere un corto circuito.
A PAGINA 18
con un articolo di Virginia Piccolillo
IN LIBRERIA
2
Primo Piano
Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Il rapporto dell’Istat
La disoccupazione in Italia
I disoccupati per aree geografiche
Valori assoluti (in migliaia)
Non c’è lavoro sotto i 24 anni
Disoccupato un giovane su due
2000
1500
1.603
1.222
1000
✒
L'analisi
LE DONNE AL VERTICE
DI SOCIETÀ QUOTATE
«CAMBIO DI PASSO»
di PAOLA PICA
A
ppena indicata al vertice dell’Enel Patrizia
Grieco, una vita da capo azienda in un
mondo di uomini e tecnologia, dall’Italtel
all’Olivetti, confidava di non dispiacersi affatto
dell’incarico da presidente scelto per lei dal
governo. «Nel mio caso valorizza il percorso fatto
fin qui», osservava subito dopo la telefonata di
Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan accolta «con
grande emozione e senso di responsabilità».
Nella prima uscita da numero uno del big italiano
dell’energia, un’intervista pubblica in tandem con
la neo presidente di Poste Italiane, Luisa Todini,
Grieco conferma quella prima idea. «Non va
sottovalutato il ruolo di presidente di una società
quotata: è un presidio a garanzia di azionisti
grandi e piccoli, della trasparenza, del corretto
funzionamento della società e del mercato. Non è
una “poltrona”» dice Grieco strappando il primo
di una lunga serie di applausi della platea che
affolla il parterre di Palazzo Mezzanotte, in Piazza
Affari, per l’incontro organizzato da Valore D. Le
donne al vertice delle società quotate hanno
superato il 20%, secondo i dati dell’associazione
tra le grandi imprese per la leadership femminile.
Né Grieco, né Todini, intervistate da Sarah
Varetto, direttore di SkyTg24 , hanno l’aria delle
«spillette di Renzi» come qualcuno ha definito le
«quote» al vertice delle società pubbliche,
nessuna operativa. Al contrario, si direbbe che la
promessa di queste due manager (tanto diverse
tra loro e nessuna intenzione di nasconderlo) è
quella di un cambio di registro nella gestione del
potere e della spinta che dal gradino più alto
potranno offrire all’ammodernamento delle
governance. Dice Todini che «Poste è un modello
possibile», perché lì la «big revolution» della
partecipazione e del merito è già iniziata. Enel
giocherà un ruolo «decisivo» nella partita
energetica europea: «Ci candidiamo a essere
Paese guida — chiude Grieco —. Ce la faremo».
@paolapica
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — Così in basso, nel
conto dei disoccupati, ma forse si
dovrebbe dire così in alto, perché
le percentuali s’impennano, non
c’eravamo mai arrivati. Dal 1977,
anno delle prime rilevazioni trimestrali, quando il tasso fu del
6,4, abbiamo toccato il massimo
storico con un livello di disoccupazione nei primi tre mesi di
quest’anno pari al 13,6 per cento,
0,8 per cento in più rispetto allo
stesso periodo del 2013. Va malissimo anche per i giovani dai 15
ai 24 anni, dice l’Istat: la disoccupazione è il 46 per cento della forza lavoro. Uno su due di quelli
che cercano un’occupazione non
la trova.
La reazione
Il presidente
di Confindustria Giorgio
Squinzi: «Stiamo
andando verso il fondo»
Al Sud i numeri sono ancora
più alti, 21 per cento la disoccupazione (molto vicina alla maglia
nera dell’Europa, la Spagna, che
si attesta al 25,1 per cento) e addirittura 60,9 per cento (6 giovani
su dieci), quella giovanile. E non
confortano le indicazioni di aprile, quando la disoccupazione si è
fermata un po’ prima di quel record, attorno al 12,6 per cento.
Spiega l’Istat che i due valori,
mensile e trimestrale, non sono
paragonabili e quindi a quel massimo storico ci stiamo davvero.
I giovani occupati dai 15 ai 24
anni sono 68 mila in meno in un
solo mese, mentre ce ne sono 81
mila in più tra gli inattivi, quelli
che restano fuori dal mercato del
lavoro. Il leggero calo dei disoccupati su marzo, 14 mila in meno, quasi tutti assunti con contratto part time, non ci trascina
fuori dalla palude.
Proprio non ci voleva, il giorno
dopo le raccomandazioni di Bruxelles che chiede all’Italia di non
allontanarsi dalla «retta via», visto che è parecchio indietro sulla
strada del risanamento del debito
pubblico. Un monito al quale
Matteo Renzi ha ribattuto subito
con parole di ottimismo («Ce la
faremo, l’Italia sta facendo la sua
parte, non occorrono nuove manovre») e che ha ribadito ieri tornando a sottolineare la necessità
di riforme, non solo economiche,
ma anche istituzionali e costituzionali, per muovere il Paese.
Ma l’aria era pesante. Il presidente di Confindustria Giorgio
Squinzi ha espresso grave preoccupazione per questi numeri:
«Non raccontiamoci storielle —
ha detto —. Stiamo strisciando
sul fondo». Facce scure nei sindacati. Susanna Camusso, Cgil:
«Cresce il divario tra Nord e
Sud». Luigi Angeletti, Uil: «Il
2014 non mi sembra l’anno della
svolta». «È allarme rosso», per la
Cisl. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti vede la crisi «alle
spalle» e questi numeri, dice, sono solo «una coda velenosa».
Quanto al responsabile dell’Economia, Pier Carlo Padoan ha ammesso, parlando alla stampa
estera, che la ripresa è troppo debole e ha ribadito che «è arrivato
il momento di fare sul serio sulle
riforme strutturali». Ha però anche voluto rassicurare i mercati
esteri sul fatto che l’Italia manterrà gli impegni presi. E pur negando una manovra correttiva, che
con la disoccupazione così alta
avrebbe insostenibili effetti depressivi, ha spinto il piede sul-
10,6
662
0
Centro
Mezzogiorno
Centro
Nord
Mezzogiorno
Il tasso di disoccupazione
Valori percentuali
Totale
15-24 anni
60
50
40
35,9
41,9
46
29,6
30
20
10
8,6
10,9
12,8
13,6
2013
2014
0
2011
2012
l’acceleratore delle privatizzazioni. «È indispensabile iniziare a ridurre il debito pubblico», ha detto Padoan, prima di chiudersi in
riunione con Renzi a Palazzo Chigi per parlare di delega fiscale, rilancio del Pil, Tasi ancora senza
Hanno portato fischietti e fazzoletti davanti alla sede di Rheinberg, in
Germania, per protestare contro Amazon, il colosso mondiale delle
vendite online. Nel centro logistico tedesco è in corso da mesi una disputa
salariale e contrattuale per portare le retribuzioni dei novemila dipendenti
in linea con quelle del settore locale della distribuzione (foto Afp).
decreto e semestre italiano di
presidenza all’Unione europea. E
in questo le privatizzazioni giocheranno un ruolo fondamentale. «Alcune, come Poste ed Enav,
sono già partite — ha ricordato
Padoan —. Altre arriveranno da
qui a fine anno. Ritengo ancora
valida la cifra di 0,7 punti di Pil».
In pratica, con la vendita del 40
per cento delle Poste e del 49 per
cento dell’Enav, e poi continuando secondo una road map già delineata, le privatizzazioni garantiranno entrate, dice il ministero
dell’Economia, dello 0,7 per cento all’anno per i prossimi anni. E
solo con queste due prime privatizzazioni lo Stato pensa di incassare 6 miliardi di euro.
Ce la farà il governo a mantenere la barra in equilibrio? Il dato
del fabbisogno, nel mese di maggio, scende a 6 miliardi e 400 milioni contro gli 8 miliardi e 505
milioni del maggio 2013. Nei primi cinque mesi di quest’anno si è
fermato a 40 miliardi 245 milioni
di euro, con un miglioramento di
8 miliardi e 200 milioni rispetto
allo stesso periodo del 2013. Il
miglioramento è dovuto, dice il
ministero, a «un aumento delle
entrate fiscali imputabile, in larga misura, allo slittamento al
mese di maggio della prima rata
del pagamento dei premi Inail e
all’incasso di dividendi che nel
2013 ebbe luogo nel mese di giugno».
C’è pure da tenere in considerazione il dato dell’inflazione dell’eurozona, che a maggio risulta
in salita dello 0,5 per cento annuo, rispetto al più 0,7 per cento
precedente. Il rallentamento dell’inflazione potrebbe portare a
un’intervento della Bce.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mariolina Iossa
Germania
I fischietti
degli impiegati
di Amazon
7,3
3,4
500
Nord
I dati sui primi tre mesi del 2014: record negativo al Sud
Il fabbisogno scende a 6,4 miliardi. Padoan: subito le riforme
La variazione percentuale
sul I trimestre 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Trentino Alto Adige
Nelle regioni
Lombardia
Tasso
di disoccupazione
in percentuale
Piemonte
Primo Piano
italia: 51575551575557
6,3
Friuli Venezia Giulia
8,9
12,2
Veneto
8,7
Emilia Romagna
13,8
Abruzzo
8,4
9,7
Molise
16,4
Puglia
20,9
Basilicata
17,1
I giovani
Il tasso di disoccupazione nella fascia 15-24 anni
Calabria
25,4
Valori in percentuale
TOTALE
Valle d’Aosta
9,2
Liguria
11,9
Marche
11,7
Lazio
Umbria
Il tasso di disoccupazione
per ripartizione
geografica
13,2
Campania
3
60,9
23,5
35,9
46
12,6
42,9
Valori percentuali
21,7
9,5
Nord
Toscana
11
Sardegna
19,5
Sicilia
23,2
12,3
12,3
TOTALE
ITALIA
Centro
Mezzogiorno
13,6
La variazione in punti percentuali
sul I trimestre 2013
9
La variazione
in punti percentuali
sul I trimestre 2013
0,3
Nord
1,6
1
Centro
Mezzogiorno
2,2
0,1
Nord
Centro
Mezzogiorno
Fonte: Istat,
dati non
destagionalizzati,
primo trimestre 2014
Le cifre Oggi a Roma la manifestazione di protesta degli impiegati nei centralini telefonici
Contratti da 13 mesi e part time obbligato
Ecco la generazione dei «mille euro»
Dal 2008 a oggi 1,4 milioni di occupati in meno nella fascia di età 25-34
ROMA — L’hanno definita la «Generazione mille euro», ci hanno fatto
film e libri. Ma in Italia sono tantissimi i giovani che magari avessero mille
euro al mese. Devono invece accontentarsi di paghe inferiori, spesso in
nero. Quando va bene ottengono un
contratto regolare, ma a termine, sei
mesi, un anno, sperando che dopo
qualche rinnovo arrivi l’assunzione.
Un percorso lento, incerto, che rende
più complicato metter su casa e famiglia. Basti pensare che il 90% dei giovani fino a 24 anni vive ancora con i
genitori, mentre riesce a rendersi indipendente dalla famiglia d’origine
non più del 38% di quelli tra 25 e 29
anni. Percorsi tortuosi, fatti di anni e
anni di redditi bassi e intermittenti
che avranno un domani conseguenze
negative sulle pensioni calcolate col
metodo contributivo. Si prenda, per
fare un esempio, il caso dei collaboratori a progetto iscritti alla gestione separata Inps: quasi 650mila, che nel
2012 hanno avuto un reddito medio di
650.000
I collaboratori a progetto iscritti
alla gestione separata dell’Inps che
nel 2012 hanno percepito un
reddito medio annuo di 9.953 euro
lordi: meno di 830 euro al mese
9.953 euro lordi, meno di 830 euro al
mese.
Per capire che cosa è successo negli
ultimi sei anni, da quando è cominciata la crisi mondiale, partiamo da alcuni dati Istat che illustrano come il
lavoro sia diventato scarso. Nel 2008
gli occupati nella fascia 15-34 anni
erano 7,1 milioni. Nel primo trimestre
del 2014 sono scesi a 5 milioni. In altre
parole ci sono più di 2 milioni di giovani in meno a lavorare rispetto a sei
anni fa, di cui solo 900 mila si giustificano col calo della popolazione in
questa fascia d’età (13,2 milioni nel
2013). Il dato diventa forse ancora più
drammatico restringendo l’osservazione alla fascia 25-34 anni, escludendo cioè tutti coloro che in teoria potrebbero essere impegnati nello studio. Nel 2008 gli occupati in questa fascia erano 5,6 milioni, nel primo
trimestre di quest’anno sono scesi a
4,2 milioni: 1,4 milioni in meno in sei
anni.
Come dice il Rapporto annuale dell’istituto di statistica, «sono i giovani i
più colpiti dalla crisi». «Nel periodo
2008-2013 il tasso di occupazione tra i
15 e i 34 anni cala in Italia di 10,2 punti
percentuali attestandosi al 40,2%».
Cioè mentre prima della crisi avevano
un lavoro più di 50 giovani su 100
adesso sono solo 40 su 100. Con forti
differenze tra il Nord, dove ha un’occupazione un giovane su due, e il Sud
dove lavora solo uno su quattro. Si difendono meglio i laureati, dice l’Istat,
ma spesso devono «accettare lavori
meno qualificati rispetto al proprio titolo di studio». Anzi, talvolta nascondono il possesso della laurea per ottenere il posto.
Il lavoro scarseggia e, quando lo si
Marco Perilli
trova, è quasi sempre a tempo determinato. «Nel 2013 l’incidenza di forme non standard tra i nuovi occupati
è pari al 68,8%: su 100 nuovi occupati
nel primo trimestre 2013, circa 50 trovano un impiego atipico, 19 un lavoro
parzialmente standard (per esempio,
part time, ndr.) e soltanto 31 un’occupazione standard». La parte del leone
la fanno i contratti a termine, in genere di breve durata: 13 mesi in media
nel 2013, con poco più della metà dei
rapporti di lavoro che dura meno di
un anno. Inoltre, «sono 527 mila gli
atipici che svolgono lo stesso lavoro
da almeno cinque anni» intrappolati
in una successione di contratti brevi.
Nel periodo 2012-2013 il 56,4% degli
atipici, passato un anno, non aveva
trovato ancora un lavoro stabile. A
stabilizzarsi è riuscito solo il 16,5%
mentre era il 24% nel periodo 2007-
Roberta Miletta
Dall’edilizia al facchinaggio
Assunta al call center di Lamezia
«Pochi soldi, tanto mal di schiena» «Vorrei sentirmi più tutelata»
Marco Perillo ha 26 anni, lavora da quando ne aveva 16.
«Da una vita» dice giustamente. Sei anni nell’edilizia, poi
da tre e anni e mezzo in un’impresa che fa lavori di
facchinaggio per l’Inps. «In tutte le sedi della Lombardia.
Spostiamo mobili e archivi, a volte ci è capitato di
montare dei computer, un lavoro che dovrebbero fare i
dipendenti...». Anni di precariato. «Contratti
determinati, in nero, part time che in realtà era full
time». Fino all’anno scorso, quando è stato assunto con
un contratto a tempo indeterminato. «1.090 euro al
mese. Con gli straordinari a volte riesco ad arrivare a 1.120. Dal lunedì al
venerdì, dalle 8 del mattino alle 5 del pomeriggio». Finalmente la stabilità, ma
non la sicurezza. «C’è sempre il rischio che la commessa finisca, che l’azienda
decida di chiudere». Marco ha un figlio di tre anni e mezzo, una separazione alle
spalle e il mal di schiena. «Capita di sollevare scatole da 25 a 50 chili. Non è il
lavoro che fa per me. Sono sempre alla ricerca».
Roberta Miletta ha 34 anni e si ritiene «fortunata» perché
da 7 lavora a tempo indeterminato, per mille euro al mese
e 40 ore settimanali, alla Infocontact di Lamezia Terme,
società di phone center con importanti commesse (Enel,
Wind Fisso). È un’operatrice inbound del servizio 160,
cioè risponde alle chiamate degli utenti di PosteMobile.
«È chiaro che il call center non è l’aspirazione della vita
— dice —. Sognavo di fare l’avvocato, ma dopo 11 esami
ho dovuto lasciare. Vista la crisi che c’è, comunque,
questo lavoro me lo tengo stretto, anzi spero che duri fino
alla pensione». In azienda erano 2.500 fino a 4 mesi fa, ora sono 1.500 e hanno i
contratti di solidarietà: interinali a casa. Lei prima ha fatto la barista, la commessa
Unieuro e lavorato a progetto alla Regione Calabria: «Vivo con papà, non ho figli o
mutui, solo la rata dell’auto, 200 euro. Ci danno il minimo sindacale e avremmo
bisogno di tutele. Se non avessi la nonna da accudire, sarei a Roma a scioperare».
Riccardo Bruno
Fabrizio Caccia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Elis Qose
Gioacchino Magnani
In Albania per le telefonate italiane Il laureato che si è dato alle telline
«Lavoro di notte per 3 euro l’ora» «Ne vendo, ma dormo in roulotte»
«Pronto sono Elis, in cosa posso esserle utile?». Elis Qose,
19 anni, è nato a Lushnje, in Albania. A Tirana, dopo otto
mesi ad Ancona, studia fisioterapia all’università. Da più
di un anno lavora nel call center di un italiano. E
dall’Italia arrivano le chiamate dei clienti di Tim, Wind,
Vodafone e Alitalia. «Ci pagano 2 euro all’ora», spiega.
«Per chi lavora di notte la cifra sale a 3 euro». Elis è
operativo quasi sempre di notte. «Riesco a portare a casa
500-700 euro al mese». Ben al di sopra dello stipendio
medio in Albania (200-250 euro). «Ma è pure di più di
quello che guadagnano mio papà poliziotto e mia sorella in banca». Come lui
migliaia di coetanei albanesi lavorano nei call center con sede nel Paese. I
momenti particolari, rivela, non mancano. Per esempio quando telefonano
clienti albanesi emigrati nel Belpaese. «Rispondiamo in italiano, ma a un certo
punto la conversazione vira nella nostra lingua. Ci capiamo di più».
Gioacchino Magnani, 26 anni, viareggino, laurea in
Lettere, a stento riesce a ricordare tutti i lavori precari che
ha faticosamente conquistato nell’ultimo biennio. Barista,
aiuto cuoco, aiuto pizzaiolo, cameriere, giardiniere,
stagista nel film di Fabrizio Cattanei Maternity blues,
promoter per una società di energia, operatore di video
musicali, creatore di una linea di magliette. Dopo
l’ennesima interruzione del contratto, si è trasformato in
«arsellaio». «Raccolgo le arselle, le telline — spiega —,
con i rastrelli vado a cercarle all’alba nel mare della
Versilia e le vendo porta a porta. Riesco a guadagnare sugli 800 euro al mese, è
faticoso ma si respira aria buona». I soldi non bastano per l’affitto e da oggi
Magnani ha scelto di vivere in una roulotte. Intanto pensa a un corto, MilanoNapoli con un euro. «Racconterò il mio viaggio con le tasche vuote e parlerò di
precarietà. E di una politica del lavoro disastrosa».
Leonard Berberi
Marco Gasperetti
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2008. E il 21,8% è finito addirittura
nella disoccupazione contro il 16,1%
nel periodo pre-crisi. Va molto forte
anche il part time che coinvolge un
milione 131 mila giovani fino a 34 anni, ma nei tre quarti dei casi l’orario ridotto non è una scelta, bensì l’unica
possibilità di lavorare.
Accade spesso nei call center. Che
oggi scioperano. Nel settore lavorano
circa 80 mila addetti, molti dei quali
giovani. Oggi in migliaia manifesteranno a Roma. Ci sarà anche il segretario della Cgil, Susanna Camusso. «Si
tratta di una generazione — dice Michele Azzola, segretario nazionale SlcCgil — che quando è entrata, circa 10
anni fa, era appena laureata. Adesso
hanno 35-40 anni, spesso sono sposati e con famiglia e quello che doveva
essere un lavoretto è diventato con gli
anni spesso l’unica fonte di sostentamento». I sindacati chiedono un miglioramento delle condizioni di lavoro
e dei salari, danneggiati da una concorrenza sleale di grandi imprese che
lavorano all’estero, dall’Albania all’India, dove il costo del lavoro è bassissimo. Da noi invece il settore è polverizzato in 2.270 aziende. Diecimila lavoratori, dicono Cgil, Cisl e Uil, rischiano
il posto, se il governo non metterà fine
alle gare d’appalto al massimo ribasso
e non frenerà la delocalizzazione. È
solo l’ultima puntata di una telenovela
che attende un finale migliore.
Il governo Renzi ha risposto al-
80.000
Gli addetti che lavorano
nel settore dei call center, in cui
operano oltre 2 mila aziende
Oggi in migliaia manifesteranno
per le strade della Capitale
l’emergenza giovani con la liberalizzazione dei contratti a termine (che fa
infuriare la Cgil) convinto che se si
consente alle aziende di assumere liberamente per tre anni l’occupazione
aumenterà. Ci sarebbe poi una grande
opportunità: il programma europeo
Garanzia Giovani, finanziato con 1,5
miliardi per dare ai giovani un’opportunità di formazione o di lavoro entro
tre mesi dalla conclusione del ciclo di
studi o dalla perdita di un precedente
lavoro. Anche a causa del cambio di
governo l’Italia è partita in ritardo e
con l’handicap di un difficile coordinamento tra ministero del Lavoro e
Regioni che hanno la responsabilità di
attuare il piano. Ma sarebbe imperdonabile sprecare anche questa occasione.
Enrico Marro
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4
Primo Piano
Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
L’accordo Il governo
«Salvataggio Alitalia, sul tavolo 2.400 posti in meno»
Poletti: pronto a discutere sugli ammortizzatori sociali. La Ue: vigileremo che resti europea
I numeri
di Alitalia
Le due
compagnie
aeree
I numeri
di Etihad
Fatturato
(primi 9 mesi 2013)
Passeggeri
(2013)
Flotta
Dipendenti
Fatturato
Passeggeri
(primi 3 mesi 2014)
2,7 mld
24 mln
134
12.800
1,4 mld$
3,2 mln 89 17.000
(+27%)
(+14%)
Aura Holding 0,92
12 Capital spa
0,95
Finanziaria
di part. e inv.
1,18
Le partecipazioni
Altri
3,4
Intesa
Sanpaolo
20,59
I SOCI
%
Poste spa
19,48
Pirelli & Co spa
2,67
Macca srl 3,69
Odissea srl 3,90
I tagli
Il ministro del Lavoro e
delle politiche sociali,
Giuliano Poletti, ieri ha
quantificato il numero
di esuberi per il gruppo
Alitalia
49
4
4
0
40
Air Seychelles
Etihad Regionall
(ex Darwin)
33,3
3
3,3
229,2
9,2
Air Berlin
224
4
Jet Airways
119,9
9,9
Virgin Australiaa
Fire spa 4,28
maturo, ribadisce il leader della Cisl,
Raffaelle Bonanni. Di sicuro «non ci
saranno barricate», si limita ad affermare Luigi Angeletti della Uil, perché «evitare un accordo è una mossa
azzardata e molto pericolosa». L’incontro con l’azienda sul piano è in
programma la prossima settimana.
In attesa resta anche l’Unione Europea, messa in guardia dai concorrenti Lufthansa e British Airways,
che temono l’arrivo in forza della
compagnia araba sul cieli continentali. Ieri la Commissione ha ricordato
che il governo italiano deve garantire che non solo la maggioranza azionaria, ma l’effettivo controllo siano
in mano europea. «Spetta alle autorità italiane che hanno concesso la
licenza, effettuare una valutazione e
garantire che il controllo rimanga
europeo — ha spiegato Helen Kearns, portavoce del commissario ai
trasporti, Siim Kallas — tuttavia, la
Commissione può, se necessario,
come ha fatto in altri casi, richiedere
Dati in %
Air Serbia
G & C. Holding
1,24
Af/Klm 7,08
Flotta Dipendenti
Atlantia7,44
Immsi
10,19
Unicredit
12,99
la relativa documentazione per assicurarsi che il diritto comunitario sia
stato rispettato».
Sul piede di guerra sono invece i
politici milanesi, dopo alcune voci
su un’ipotetico smantellamento di
Malpensa. Sarebbe «una follia ridurre Malpensa, che è la porta d’accesso
per l’Expo», ha detto il governatore
della Lombardia, Roberto Maroni,
paventando per l’indotto il doppio
degli esuberi stimati da Poletti per
Alitalia e ha preannunciato un incontro di chiarimento con il ministro Lupi. «Malpensa non può e non
deve essere in alcun modo penalizzata dall’eventuale accordo Alitalia-
Il caso Malpensa
Maroni: no al ridimensionamento
di Malpensa. Il gruppo:
nessuna volontà di ridurre
o chiudere le attività sullo scalo
Aer Lingus
22,9
,9
Etihad. Lo scalo deve essere, invece,
rilanciato e rafforzato, soprattutto in
vista di Expo, ma anche per il futuro
del nostro territorio», ha ribadito da
Dubai il sindaco Giuliano Pisapia.
Ipotesi però smentita categoricamente da Alitalia, che ha negato
«qualsivoglia volontà di chiudere o
ridurre le sue attività all’aeroporto di
Milano Malpensa». Al contrario,
«vogliamo rafforzare lo scalo con
nuovi collegamenti intercontinentali, proprio in vista di Expo, e soprattutto con una maggiore presenza nel
cargo», spiega l’amministratore delegato Gabriele Del Torchio. Ma anche su vertice Alitalia ieri circolavano rumors: Silvano Cassano, ex Benetton e Navi Veloci, oggi consulente
negli Emirati Arabi Uniti, potrebbe
diventare il prossimo ad, e Luca
Montezemolo il presidente, al posto
di Roberto Colaninno.
Giuliana Ferraino
@16febbraio
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I precedenti Dai piani di Cimoli e dalle ipotesi della fusione con AirFrance-Klm alla cassa integrazione per sette anni
Gli esuberi della società? Dieci anni fa erano già cinquemila
La lunga storia dei tagli della (ex) compagnia di bandiera
MILANO — La storia dei tentativi di
salvataggio di Alitalia degli ultimi dieci
anni ha sempre avuto il capitolo esuberi.
Partendo dalla fine, quelli stimati per la
fusione con Etihad sono «tra i 2.400 e i
2.500, almeno dalle risultanze pubbliche», ha detto ieri il ministro del Lavoro
Giuliano Poletti. Però già nel piano industriale presentato a dicembre 2013 dall’amministratore delegato Gabriele Del
Torchio si parlava di 1.900 esuberi, che si
7.000
i lavoratori di Alitalia che nel 2008
finirono tra gli esuberi. Ci fu un decreto
del governo che stabilì ammortizzatori
sociali per la durata di 7 anni: 4 di
cassa integrazione e 3 di mobilità
sarebbero andati ad aggiungere ai mille
dipendenti già in cassa integrazione, e si
annunciavano risparmi complessivi per
295 milioni, di cui 128 con tagli al costo
del lavoro. La soluzione trovata è stata
nessun taglio di posti ma cassa integrazione a rotazione spalmata su 9 mila dipendenti. Inoltre il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, ha confermato per il
2014 e il 2015 il prelievo di due euro a biglietto a carico dei viaggiatori per continuare a finanziare il Fondo volo che ga-
rantisce l’integrazione degli ammortizzatori sociali di piloti e assistenti di volo.
Adesso a pochi mesi di distanza la questione si ripropone, ma stavolta in ballo
ci sono 2.500 dipendenti. Sgombriamo il
campo da un equivoco. Non è solo un
problema di costo del lavoro. Infatti spiega Oliviero Baccelli, direttore del master
in Economia dei Trasporti alla Bocconi,
«nel corso degli ultimi anni Alitalia è stata razionalizzata e ora il costo dei dipendenti, che si calcola come costo medio
per biglietto venduto per chilometro, è
tra i più bassi tra quelli delle grandi compagnie d’Europa». Comunque «non è solo Alitalia ad aver creato problemi di gestione del personale. Meridiana ha dipendenti in cassa integrazione e Blu Panorama è in concordato preventivo».
A voler ripercorrere la storia, si comincia nel 2004 quando l’allora amministratore delegato della compagnia di bandiera, Giancarlo Cimoli, presentò un piano
industriale che prevedeva oltre 5 mila
esuberi, circa tremila impegnati nei settori di terra, 450 piloti, 1.050 assistenti di
volo e circa 1.400 del settore manuten-
Il prelievo da 2 euro
Continua nel 2014 e 2015
il prelievo da due euro a biglietto a
carico dei viaggiatori per continuare
a finanziare il Fondo volo
Ex vertici
Giancarlo Cimoli, 74 anni, è stato
presidente e amministratore
delegato di Alitalia dal 2004 al 2007
Augusto Fantozzi, 73 anni, è
stato commissario straordinario
di Alitalia dal 2008 al 2011
zione. Nel 2008, quando si mette a punto
la privatizzazione di Alitalia e l’ingresso
di Air France-Klm, gli esuberi annunciati
sono 7 mila. In questo caso scende in
campo l’allora governo Berlusconi, che
con un decreto modifica la legge Marzano sulla gestione delle aziende in crisi,
fornendo gli strumenti per il commissariamento di Alitalia. Viene nominato
commissario l’ex ministro Augusto Fantozzi, si dà l’avvio alla privatizzazione. Il
decreto del governo prevede anche ammortizzatori sociali per la durata di ben
sette anni (4 di cassa integrazione e 3 di
mobilità), «un trattamento che rappresenta un unicum — spiega Baccelli —, un
pacchetto particolarmente generoso»,
che non è stato più replicato in nessun
caso di crisi aziendale.
Tutto risolto? Per niente. Nel piano industriale del 2012 Alitalia torna a parlare
di esuberi — stavolta 690 — motivati con
un risparmio pari a circa 30 milioni. Poi
ci sono i già citati 1.900 del 2013 e i 2.500
del 2014. «I grandi esuberi del 2008 —
spiega Baccelli — sono legati alla fusione
tra Alitalia e Airone, era una necessità di
razionalizzazione per eliminare le duplicazioni funzionali e fare fronte alle riduzioni della capacità. Fu un pacchetto di
trasformazione totale. Ora si tratta di capire le eventuali sinergie con la sede di
Etihad e la chiusura di alcune rotte».
Francesca Basso
@BassoFbasso
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✒
MILANO — Il governo apre il
dossier Alitalia, che venerdì porterà
la proposta di Etihad per investire
560 milioni nel vettore italiano (500
milioni subito, 60 l’anno prossimo)
acquisendo fino al 49% del capitale.
Ma intanto scoppia il caso Malpensa.
Tra le condizioni imposte dalla
compagnia emiratina figura il nodo
della riduzione dei dipendenti, oggi
circa 12.800 (14 mila se si includono
i contratti a tempo determinato).
«Da quel che posso capire c’è una
valutazione intorno ai 2.400-2.500
esuberi, per quelle che sono le risultanze pubbliche, poi la discussione
di merito ci sarà quando Alitalia e le
parti sociali discuteranno il piano»,
ha affermato ieri il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. E ha ricordato
che sul confronto «c’è una regia del
ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi». Ma il suo ministero «è a disposizione per la parte che gli compete,
che è quello degli ammortizzatori
sociali». Sui costi il ministro non si
sbilancia «perché c’è un fondo volo
che è nelle disponibilità del ministero delle Infrastrutture che viene utilizzato per questa tipologia di intervento. Bisogna capire come
questa situazione si
configurerà non essendoci ancora un
accordo», spiega. Ma
l’arrivo del cavaliere
arabo, che metterà
fine all’avventura dei
capitani coraggiosi,
cominciata nel 2008
con 7 mila esuberi
messi in cassa integrazione per 7 anni,
finirà ancora una
volta per pesare sui
contribuenti italiani.
Da parte loro, i sindacati per ora
sono estremamente cauti, sapendo
che Etihad è l’ultima spiaggia per la
sopravvivenza di Alitalia. Nessun
commento della segretaria generale
della Cgil, Susanna Camusso, prima
di aver visto il piano. Parlare è pre-
L'analisi
IL PASSO INDIETRO
DELL’INFLAZIONE
AL MINIMO DELLO 0,5%
LA MOSSA DI DRAGHI
di GIOVANNI STRINGA
Non poteva avere un’anticamera più «favorevole»,
l’allentamento monetario di Mario Draghi (nella
foto). Domani il consiglio della Bce deciderà
probabilmente nuove consistenti misure espansive
contro la deflazione, promosse da Mario Draghi
nonostante i tradizionali tentennamenti tedeschi. E,
ieri, al presidente della Bce hanno dato una mano
non da poco le statistiche. L’inflazione
dell’eurozona a maggio è rallentata ancora, allo
0,5% dallo 0,7% del mese precedente. Se la
disinflazione dovesse sfuggire di mano, potrebbe
diventare deflazione, in una «spirale» che fa
posticipare consumi e investimenti.
Già questa sera, all’Eurotower, i banchieri centrali
dell’Eurozona si riuniscono con i dossier del
rischio-deflazione, dell’euro troppo forte e del
debito pubblico che sale in termini reali. Quali sono
gli interventi mirati, attesi per domani? Il tasso
principale della Bce
potrebbe scendere allo
0,10% dallo 0,25% e il
saggio sui depositi
bancari all’Eurotower
potrebbe andare sotto
zero (-0,10%) per
costringere le banche a
prestare anziché
parcheggiare soldi. Allo
studio c’è poi l’acquisto
di «Abs», titoli che
impacchettano crediti bancari verso famiglie e
imprese. Per fare in modo che le banche prestino di
nuovo. In gioco ci sarebbero fino a 750 miliardi di
titoli.
Solo pochi giorni fa la Bce e la Banca d’Inghilterra
hanno invitato le istituzioni europee e globali a
fissare «principi di alto livello» in grado di
rilanciare gli Abs europei. L’obiettivo, secondo il
governatore di Bankitalia Ignazio Visco, è
«permettere agli investitori una valutazione
consapevole» con «regole che ne rafforzino la
trasparenza e la standardizzazione».
Ma i dossier per la Bce non si fermano qui.
Francoforte, preoccupata delle potenziali sanzioni
americane contro Bnp Paribas e altre banche,
starebbe valutando la possibilità di usare gli stress
test per esaminare quale impatto le maxi multe
potrebbero avere sui livelli di capitale: così ha
scritto il «Wall Street Journal». Per un ritorno
adeguato del credito, la strada sembra ancora lunga.
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Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
5
Le misure Il decreto
Il tetto a 2.600 euro Fino a 26 mila euro I canoni balneari
Rate al 31 luglio
Tagli a quota 4%
I compensi online
La lunga trattiva nella coalizione di
governo non ha prodotto finora
l’estensione del bonus alle
famiglie monoreddito. Il Nuovo
centrodestra vuole introdurre il
fattore famiglia con un bonus
destinato ai nuclei con più figli e
reddito fino a 2.600 euro al mese
I contribuenti che non hanno
onorato la rateizzazione di Equitalia
saranno riammessi al versamento
dilazionato dei loro debiti. La
condizione è che la violazione sia
precedente al 22 maggio del 2013.
Le richieste dovranno pervenire
entro il 31 luglio
Una modifica al decreto Irpef
introduce maggiore flessibilità nel
taglio dei costi imposto alle società
partecipate dallo Stato. I tagli del
2,5% nel 2013 e del 4% nel 2015,
saranno effettuati con modalità
diverse e meno stringenti rispetto
a quanto stabilito finora
Via libera a un emendamento
che impone più trasparenza nelle
società pubbliche. Scatta
l’obbligo di pubblicare online i
compensi percepiti dagli
amministratori in qualità di
componenti di organi controllati
o partecipati dalle stesse società
Il decreto Irpef varato dal governo
prevede un credito di imposta di
80 euro al mese nel periodo tra
maggio e dicembre di quest’anno.
I beneficiari sono i contribuenti con
redditi compresi tra 8 e 26 mila
euro. Il bonus decresce fino ad
azzerarsi tra i 24 e i 26 mila euro
Un emendamento presentato da
Salvatore Tomaselli (Pd) consente
ai titolari di concessioni balneari
di rinviare al 15 settembre il
versamento dei canoni per le
spiagge. La misura scongiura così
il pagamento anticipato prima
dell’avvio della stagione estiva
✒
Rinvio sul bonus alle famiglie numerose
Comuni ritardatari, così la Tasi a ottobre
che gli obiettivi di risparmio
dovranno restare invariati. Un
altro emendamento depositato
dal Pd consente ai contribuenti
decaduti dal beneficio della rateizzazione fiscale di Equitalia di
essere riammessi ai pagamenti
dilazionati. In detl’esatta platea dei destinatari octaglio, è previsto
correrà attendere la valutazione
che i contribuenti
attesa per questa mattina da
che non hanno riparte delle commissioni Bilan- 190
spettato le scaden158 punti
cio e Finanze del Senato. Con
ze delle cartelle
l’eventualità, sempre più proba- 180
esattoriali potranLa chiusura di ieri
bile che, se il governo non dono di nuovo benevesse cedere alle istanze del- 170
ficiare della rateizl’Ncd, potrebbe tutto slittare alla
zazione, a patto che
prossima legge di Stabilità. Sul 160
la violazione sia
versante delle modifiche al deprecedente al 22
creto non è invece previsto al- 150
giugno del 2013. In
cun emendamento per ritoccare
questo caso, una
verso l’alto il taglio all’Irap de- 140
volta ripresentata
stinato alle imprese, che resterà
la domanda di paMaggio
12 mag
19 mag
26 mag
Giugno
perciò al 10%. Una sforbiciata
gamento a rate sarà
dell’Imposta regionale sulle atpossibile saldare il
D’ARCO
tività produttive potrebbe, sedebito con il fisco
condo D’Alì, essere discusso che intanto ieri hanno approva- per le concessioni balneari. Una riduzioni dei costi operativi del al massimo entro 72 mesi.
nell’ambito della delega fiscale. to alcuni emendamenti. La pro- proposta emendativa dei relato- 2,5% nel 2014 e del 4% nel corso
Ieri intanto mentre proseguiLa discussione sull’estensio- posta depositata da Salvatore ri D’Alì e Cecilia Guerra (Pd) ha del 2015 avverranno con moda- va l’esame del provvedimento al
ne del bonus ha catalizzato a Tomaselli (Pd), ha stabilito il stabilito maggiore elasticità nei lità diverse e meno stringenti ri- Senato da parte delle commislungo i lavori delle commissioni rinvio al 15 settembre del termi- tagli imposti alle società parte- spetto a quanto stabilito finora sioni, in vista dell’arrivo in aula
Bilancio e Finanze del Senato, ne per il versamento dei canoni cipate dallo Stato. In pratica, le nel decreto. L’unica certezza è slittato a questa mattina, il premier, Matteo Renzi, ha avuto un
lungo incontro con il ministro
dell’Economia, Pier Carlo PadoRisorse per 45 milioni
an. L’incontro è servito a rivedere in dettaglio la delega fiscale
Arriva ad una stretta la definizione del
secondo le stime di Lotti, nei prossimi tre
arrivata dalle Camere, che in badecreto della presidenza del consiglio sul
anni. Accanto al rifinanziamento per le
se ai piani di Renzi dovrebbe vefondo straordinario dell’editoria, che nel
ristrutturazioni aziendali l’esecutivo
dere i primi decreti applicativi
2014 vale 45 milioni. Il sottosegretario Luca
prevederebbe, nella quota di 20 milioni
entro il mese di giugno. Nel
Lotti, in vista dell’approvazione entro
circa per creare nuova occupazione, sgravi
provvedimento ci sono, per
giugno, ha fissato le linee guida che
quasi totali per le aziende che assumono a
esempio, misure come l’annunprevedono che circa la metà del fondo serva tempo indeterminato e sgravi inferiori per i
ciato modello 730 precompilato
a finanziare i prepensionamenti con la legge contratti a tempo determinato con incentivi
e l’accorpamento delle scadenze
416, stimati in circa 150 giornalisti, mentre
per chi trasforma i contratti a tempo in
fiscali. L’obiettivo è la semplifiun’altra metà sia destinata a creare nuova
definitivi.
cazione.
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Andrea Ducci
occupazione: circa mille nuovi assunti,
La norma per lo slittamento della rata. Tasse, vertice premier-Padoan
ROMA — Slitta il pagamento
della Tasi. Ieri in tarda serata il
governo ha presentato un
emendamento al decreto Irpef
per rinviare il versamento dell’imposta comunale sui servizi
indivisibili. Il rinvio è fissato a
ottobre (la data esatta sarà stabilita oggi). Sul fronte dell’allargamento dei beneficiari del bonus da 80 euro resta, invece, irrisolta la sfibrante trattativa per
garantire il beneficio fiscale anche alle famiglie monoreddito
con più figli. L’estensione della
platea dei destinatari del credito
di imposta previsto dal decreto
Irpef continua a infrangersi sui
dubbi del governo. A dispetto
dell’impuntatura da parte del
Nuovo centrodestra, che rivendica il bonus per le famiglie, la
riunione in tarda serata al Senato tra i relatori del decreto, la
maggioranza e il governo non
ha sciolto il problema delle coperture. Inizialmente l’introduzione del «fattore famiglia», perorata dal partito di Angelino
Alfano, era stimata in circa 90
milioni di euro. Ma ieri il relatore, Antono D’Alì (Ncd), annunciando l’estensione del beneficio fiscale ha aggiunto «stiamo
ragionando su un plafond di 6070 milioni». La modifica riguarderebbe in particolare i nuclei
familiari con più figli e un reddito netto fino a 2.600 euro al
mese. Ma, stante l’impasse delle
ultime ore, per i dettagli sul-
Il differenziale tra Btp a 10 anni e Bund tedeschi
Editoria, il governo
stringe sul decreto
Fondi per 150 uscite
e mille assunti
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La crescita Il premier illustrerà le conclusioni del vertice che si è tenuto a Roma sulle nuove strategie per gas e rinnovabili
Il debutto di Renzi al G7, con una relazione sull’energia
ROMA — Toccherà a Matteo Renzi
stasera, di fronte a Barak Obama e
agli altri leader del G7 orfano di Putin, parlare di gas, energie rinnovabili, scenari che prevedono rigassificatori piazzati sulle coste dell’Atlantico,
magari per ricevere lo shale gas di
produzione americana.
Toccherà al presidente del Consiglio perché l’ultimo vertice sulla sicurezza energetica, dopo la crisi fra Kiev
e Mosca, si è tenuto proprio a Roma,
in formato G7, a livello ministeriale.
Le conclusioni di quel vertice saranno riassunte stasera dal premier, una
parte di esse verrà adottata dai leader
che si vedranno nel palazzo dove abitualmente si svolge il Consiglio europeo, e dovrebbe essere l’inizio di una
strategia globale di diversificazione
delle fonti energetiche che rappresenta una delle risposte alle azioni di
Putin in Crimea.
Nel documento frutto del meeting
di Roma, presieduto dal ministro
Guidi ai primi di maggio, Giappone e
Regno Unito, Stati Uniti e Italia, Canada, Germania e Francia concordano
sul fatto che l’energia «non dovrebbe
mai essere utilizzata come mezzo di
coercizione politica o come una minaccia alla sicurezza» di un Paese, insistono sulla necessità di «una diversificazione delle fonti e delle rotte
dell’energia», chiedono ai Paesi del
G7 di simulare «piani di emergenza
energetica» per il prossimo inverno,
Sulla politica comune
«Non dovrebbe mai essere
utilizzata come mezzo di
coercizione politica o come una
minaccia alla sicurezza» di un Paese
pianificano uno scenario in cui il ruolo della Russia viene contenuto da un
maggiore coordinamento internazionale, «sostenendo gli sforzi della Ue
nell’identificare possibili punti di
contatto» fra le infrastrutture esistenti ed impianti di rigassificazione.
Uno scenario che vedrà il nostro
premier in qualche modo all’esordio
su un tema di geopolitica di questo tipo, tema comunque complesso per
un Paese come l’Italia, che ha scambi
commerciali record con Mosca, che
ha nella Russia un partner «strategico», e non solo per i molteplici progetti comuni nel settore del gas e del
petrolio.
E’ anche possibile che i leader del
G7 converranno sulla necessità di
scambio delle migliori best practices
nazionali in tema di energia e daranno il via ad un gruppo di lavoro congiunto per sviluppare le conclusioni
del summit di Roma.
Ovviamente gli incontri di stasera
e domani mattina saranno anche
l’occasione per fare il punto sulle nomine europee. Con Angela Merkel e
David Cameron, o con François Hollande, sicuramente Matteo Renzi avrà
modo di discutere delle decisioni che
potrebbero essere adottate al prossimo Consiglio europeo, a fine giugno.
Mentre rivedrà venerdì a Palazzo
Chigi, all’ora di pranzo, il premier
giapponese Shinzo Abe, in visita in
Italia e in Vaticano. Da lunedì prossimo invece quattro giorni di visita in
Asia, fra Hanoi, Shanghai e Pechino:
previsti incontri istituzionali e con le
comunità italiane di affari. Nella rotta
di ritorno in Italia, farà tappa in Kazakistan, a proposito di gas ed energia.
Marco Galluzzo
Un dimostrante con la maschera di Renzi
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Gli industriali
e l’elogio
delle stampanti 3D
di DARIO DI VICO
N
on capita tutti i giorni che
un’assemblea di
un’associazione industriali si
apra con l’elogio delle stampanti
3D. Esposte nel grande salone di
Malpensafiere e incoronate come
chiave per il futuro dalla relazione
del presidente Giovanni Brugnoli.
E’ successo ieri a Malpensafiere
dove si sono riuniti i nipotini di
Giovanni Borghi ovvero gli iscritti
ad una delle più grandi e
blasonate unioni industriali del
Nord. «Può darsi — ha scandito
Brugnoli — che noi italiani
abbiamo perso la strada delle alte
tecnologie, abbiamo rinunciato a
competere sui fronti ad altissima
innovazione come l’informatica,
le telecomunicazioni o l’energia
nucleare ma siamo in prima fila
nell’innovazione incrementale. E
non è un caso che all’ingresso
abbiate trovato delle stampanti
3D». Non è una moda del
momento, ha assicurato Brugnoli,
né un divertissement per sentirsi
moderni ma anzi «è
l’avanguardia di un cambiamento
che, così come è stato per Internet
e le telecomunicazioni, avanza
molto più rapidamente di quanto
l’innovazione abbia mai fatto nel
passato».
La stampa 3D consente
simulazioni avanzate, rettifiche
in corso d’opera, di rivoluzionare
la gestione del magazzino e «di
acquisire in pochi minuti modelli
matematici complessi che in
passato erano frutto di mesi di
lavoro». Quindi, ha avvertito
Brugnoli, «se non saremo noi, che
abbiamo le caratteristiche di
dimensione di know how giuste
per cogliere questo potenziale, lo
faranno altri». E a quel punto non
ci saranno più difese che tengano
perché la nuova tecnologia in 3D è
in grado «di sradicare i vantaggi
competitivi sinora raggiunti». Gli
industriali varesini credono così
tanto alla nuova frontiera del
business che si candidano ad
esserne la capitale. Brugnoli,
infatti, ha chiuso sciorinando la
realtà dei laboratori di
fabbricazione digitale della Libera
Università di Castellanza, la
leadership nazionale dei server
provider nati e anche Varesenews
«il quotidiano online di
informazione locale più letto nel
Paese». Il messaggio del
presidente è stato accolto
entusiasticamente dalla
Confartigianato perché giudicato
«capace di avvicinare tra loro
aziende di tutte le tipologie e di
tutte le dimensioni». Grandi
industriali e Piccoli più vicini
grazie al 3D.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ILLUSTRAZIONI DI ROBERTO PIROLA
Gli emendamenti in Parlamento
6
Primo Piano
Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Viale Mazzini La protesta
Rai, lo sciopero spacca i sindacati
Il garante avverte: è illegittimo
Il capo M5S della Vigilanza
Cgil e Uil a favore, Cisl contro. E i partiti evitano i tagli alle sedi locali
La vicenda
Lo scontro con Floris
in onda a «Ballarò»
Il 13 maggio a «Ballarò»
Renzi parla dei tagli alla
Rai: «Partecipi ai sacrifici,
può vendere Raiway ed
eliminare gli sprechi nelle
20 sedi regionali». È
scontro con Floris, che
difende la Rai, «indebolita
dai 150 milioni chiesti
con la spending review»
Sciopero e tentativi
di stop in Senato
Intanto al Senato un
fronte bipartisan
presenta emendamenti al
decreto Irpef per una
revisione del taglio di 150
milioni. Il 30 maggio tutte
le sigle sindacali
dell’azienda annunciano
lo sciopero dei dipendenti
per l’11 giugno
Il no all’astensione
e le divisioni interne
Il fronte dello sciopero
inizia però a sfaldarsi,
partendo dal Tg3 e poi
dal Tg2: i redattori
lamentano la scelta
verticistica dell’Usigrai
(il sindacato giornalisti).
Ieri il Garante ha
bocciato lo sciopero.
Sindacati divisi in merito
Ieri si è aggiunto un altro dato essenziale , per i dipendenti
Rai. Le commissioni Bilancio e
Finanze della Rai hanno dato
via libera al decreto legge Irpef
che prevede il taglio di 150 milioni al bilancio di viale Mazzini. e permette la vendita parziale di Raiway. Ma i due relatori
(Maria Cecilia Guerra, Pd, e Antonio D’Alì, Ncd) hanno inserito un emendamento che salva
le sedi regionali e provinciali
della Rai. Per l’Usigrai è un
punto essenziale: nelle redazioni locali lavorano 700 dei 1700
giornalisti Rai, (tanti sono,
compresi i contratti a tempo
determinato). Gli emendamenti raccoglievano quelli presentati da Francesco Russo e Salvatore Margiotta (Pd), da Karl
Zeller (Südtiroler Volkspartei) e
da Albert Lanièce dell’Union
Valdôtaine. Un «partito Rai trasversale» che va dal Pd, passa
per il centrodestra e approda ai
partiti che difendono i diritti
delle minoranze linguistiche.
L’effetto finale è la soddisfazione dell’Usigrai, che vede allontanarsi lo spettro di riduzioni
del personale giornalistico, e
Il «pizzo»
Anche l’Usigrai contraria
all’agitazione dell’11
Camusso e Angeletti: il
governo chiede un pizzo
ROMA — Continua a perdere pezzi il progetto di sciopero
proclamato dai sindacati Rai
per l’11 giugno, contro i 150
milioni richiesti dal governo alla tv pubblica per la spending
review. Ieri L’Autorità di garanzia per gli scioperi nei servizi
pubblici essenziali ha dichiarato «non conforme alla legge»
l’agitazione sindacale. Lo sciopero avverrebbe a meno di dieci giorni di distanza da un’altra
protesta, organizzata dal sindacato Usb e comunicata in precedenza per il 19 giugno. I pezzi
persi si chiamano Cisl e Usigrai.
Nessuna delle due sigle ha firmato il ricorso presentato all’Autorità e firmato da Slc Cgil,
Uilcom Uil, Ugl Telecomunica-
zioni, Snater, Libersind-ConFsal per ribadire la volontà di
scioperare. Il segretario della
Fistel Cisl, Vito Vitale, ha dichiarato di «voler aprire il dialogo sul futuro dell’azienda».
Diversa la posizione Cgil e
Uil, espressa dai segretari confederali. Susanna Camusso: «Il
decreto legge, così com’è, mette
a rischio la Rai nella dimensione di servizio pubblico e come
grande impresa del Paese, gli
scioperi si revocano se cambiano le condizioni, e qui le condizioni non sono cambiate». Luigi Angeletti: «Il governo chiede
una tangente alla Rai con il taglio dei 150 milioni, è un pizzo
chiesto all’azienda, Matteo
Renzi si sta comportando come
un pessimo amministratore
d’azienda, il peggiore che ho
avuto modo di conoscere».
Nemmeno l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti, ha firmato
il ricorso. Già lunedì sera, dopo
le dichiarazioni del sottosegretario allo Sviluppo economico
con delega alle Comunicazioni,
Antonello Giacomelli («riforma
del canone, anticipazione del
percorso della concessione,
trasformazione e innovazione
della Rai») il segretario Vittorio
Di Trapani aveva firmato una
nota col segretario della Federazione nazionale della stampa,
Franco Siddi, sottolineando
che i temi erano gli stessi posti
dai giornalisti Rai aprendo così
un fronte verso la trattativa.
L’assenza
La conferenza
stampa dei sindacati
sulla Rai ieri a Roma,
al Teatro delle
Vittorie con i
segretari di Cgil e Uil
Susanna Camusso e
Luigi Angeletti,
assente il segretario
della Cisl Raffaele
Bonanni (LaPresse)
nello stesso tempo può rassicurare la propria base elettorale.
L’Usigrai annuncia che riunirà
presto «gli organismi sindacali
per le valutazioni del caso sullo
sciopero, avviate ben prima del
parere dell’Autorità di garanzia
per gli scioperi». Per domani,
giovedì, è confermata l’assemblea al Tg3. La base della redazione appare contraria allo
sciopero, così come lo è il direttore della testata, Bianca Berlinguer. Oggi alle 14 il presidente
della Rai, Annamaria Tarantola,
il direttore generale Luigi Gubitosi e il Consiglio di amministrazione verranno ascoltati in
commissione di Vigilanza Rai.
Gli inserzionisti: ora una rete stile Bbc, senza spot
ROMA —Lorenzo Sassoli de Bianchi, lei presiede l’Upa, gli Utenti di
pubblicità associati, ovvero l’associazione degli inserzionisti pubblicitari.
Come vedete questa «transizione»
della Rai?
«Ci sembra una condizione ideale
per ragionare. La politica guarda alla
Rai, come dimostra l’atteggiamento di
Matteo Renzi, con maggior distacco e
lucidità. La gestione di Luigi Gubitosi
ha portato il bilancio in pareggio per la
prima volta. C’è spazio per un ragionamento strategico»
Voi da anni premete per una riforma profonda della Rai
«Una premessa. Noi non siamo solo
“biechi investitori” ma rappresentiamo
500 imprese che sentono di avere una
buona parte di responsabilità nel sistema della comunicazione, poiché destiniamo ogni anno 7 miliardi e mezzo alla
pubblicità, e metà di quelle risorse vanno al comparto tv. A noi sta molto a
cuore il destino della Rai, che resta la
maggiore impresa culturale del Paese e
ha avuto il merito di alfabetizzare ed
educare l’Italia nel dopoguerra»
Voi, da almeno tre anni, immaginate una Rai diversa. Quale?
«Il primo presupposto è una tv pubblica completamente, e definitivamente, sganciata dalla politica. Immaginiamo una fondazione sul modello di
quella che governa la Bbc: composta da
settori essenziali della vita nazionale,
dalle università, agli imprenditori e approdando anche alla politica. Darebbe
solo indirizzi di massima, poi la gestione andrebbe affidata a un management
di prim’ordine. Secondo presupposto.
Creazione di una rete generalista completamente priva di pubblicità che sia
sganciata dall’ossessione dell’audience
e torni interamente al compito di assicurare un autentico servizio pubblico.
Come era davvero stata la Rai, appunto,
nel miglior periodo del suo rapporto col
Paese, ovviamente con un’offerta adeguata ai nostri tempi».
Ma una rete senza pubblicità non è
contro i vostri interessi?
«Per migliorare un sistema occorre
saper rinunciare a qualcosa. Una rete
priva di pubblicità non solo potrebbe
restituire la Rai al suo ruolo ma giustificherebbe pienamente il canone che
adesso, proprio perché la tv pubblica
rincorre le tv commerciali, viene vissuto come un balzello. Con l’operazione
che proponiamo, il canone da balzello
indigesto diventa il premio da assegnare a una rete che garantirebbe qualità,
attenzione alla proposta, innovazione»
Tutto questo significa privatizzare
la Rai?
«Non lo proponiamo perché non lo
Chi è
La carriera
Lorenzo Sassoli de
Bianchi, 61 anni,
fondatore e presidente
dell’azienda Valsoia,
dal 2007 è presidente
dell’Upa, Utenti di
pubblicità associati
La nomina
Marco Follini
al vertice
dell’associazione
produttori televisivi
L’assemblea dei soci dell’Associazione produttori televisivi (Apt)
ieri ha nominato all’unanimità Marco Follini alla presidenza. L’ex
segretario udc e poi parlamentare pd era già stato designato dal
consiglio direttivo. Vicepresidente è Paolo Bassetti. «Il settore
delle produzioni tv sta subendo la crisi più di altri. Dobbiamo
sforzarci di evidenziare quanto i nostri prodotti concorrano ad
arricchire l’identità del nostro Paese. In questa direzione dovrà
andare anche il ridisegno della Rai, da affrontare in termini di
riordino generale del sistema», ha detto ieri Follini. © RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — «Difendo lo sciopero,
ma non gli sprechi». Roberto Fico,
presidente della Commissione di
Vigilanza Rai, si è infilato in un terreno minato. Perché, insieme al suo
Movimento, si è schierato in difesa
dello sciopero proclamato dalla Rai
contro il taglio di 150 milioni di euro
e la dismissione di Raiway. Capovolgimento dell’ottica con la quale i
parlamentari a 5 Stelle contestano
ferocemente gli sprechi e i privilegi
delle cosiddette caste, tra le quali
spicca quella dei giornalisti (anzi,
«zombie», per Grillo). La Rai è da
tempo nel mirino dei parlamentari 5
Stelle, perché considerato tempio di
sprechi e di parassitismi. E perché
questa posizione, allora? Perché difendere uno sciopero che rischia di
farvi alfieri di una battaglia di retroguardia? «Ma no, noi difendendo lo
sciopero, difendiamo l’infrastruttura
pubblica Raiway, che invece si vuole
svendere. Questa Rai la vogliamo
assolutamente riformare ma non
così». E come allora? «I 150 milioni
di euro che Renzi vuole dalla Rai non
rappresentano una revisione di spesa
ma sono la maschera per svendere
Raiway». In più, dice Fico, non ne
verrà nessun vantaggio ai cittadini:
«Non risparmieranno un euro. Perché sono soldi che sono già stati
versati nel 2014 attraverso il canone». E proprio la tassa sul possesso
P. Co.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’intervista Il presidente dell’Upa (Utenti di pubblicità): non pensiamo alla privatizzazione ma servono strategie di sviluppo
Sassoli de Bianchi: la politica stia fuori
I 150 milioni? Assurdo chiederli adesso
La scelta di Fico
Dalle accuse
sugli sprechi
al sì alla protesta
pensiamo. La Rai deve restare ciò che è,
la maggiore impresa culturale del Paese. Sottolineo la parola impresa perché
bisognerebbe riprendere a parlare di
sviluppo della tv pubblica, non più solo
dei tagli»
A proposito, cosa pensa dei 150 milioni richiesti dal governo Renzi alla
Rai guidata da Luigi Gubitosi?
«Mi sembra cervellotico e ingiusto
che una tv debba soggiacere alle logiche di un ministero, quello dell’Economia, mentre affronta un mercato globale come quello televisivo. In quanto al
merito e al metodo, se si chiedesse un
contributo simile a metà anno a una
qualsiasi azienda privata italiana, rischierebbe il tracollo definitivo. Certe
richieste si fanno all’inizio dell’anno
per inserirle nel budget. E poi cambiare
le regole in corsa rischia di svalutare la
professionalità di chi è al lavoro. E Gubitosi ha agito molto bene»
I quali altri settori dovrebbe cambiare, la Rai?
«Smettere l’offerta rigida da broadcasting e andare nella direzione della
media company. Mi spiego. Sta tramontando il bisogno, un tempo familiare,
del tradizionale palinsesto “imposto” al
consumatore Oggi aumenta il consumo
personale e individuale. Che implica un
dialogo produttore-fruitore».
Paolo Conti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
delle tv è uno dei cavalli di battaglia
di Fico: «Finché non si fa una riforma del canone non c’è alcuna prospettiva di risparmiare, neanche in
futuro. Canone più leggero per ora è
soltanto uno slogan». Per rassicurare
chi comunque potrebbe non apprezzare troppe distinzioni per quello che
viene considerato un «carrozzone
mangiasoldi», Fico chiarisce: «La Rai
va trasformata profondamente, deve
cambiare il numero di testate giornalistiche perché sono troppe, bisogna
rivedere la forma governance, si devono ridurre gli appalti esterni che
oggi ammontano a 1,3-1,4 miliardi
l’anno, bisogna riorganizzare le sedi
regionali e il personale interno». Non
si poteva cominciare con i 150 milioni? «No, perché dietro i 150 milioni
di euro non c’è una revisione della
spesa ma una svendita del bene pubblico». Quanto agli appalti e alle
consulenze che da anni non vengono
pubblicate per «motivi di privacy»,
Fico spiega: «C’è una legge del 2014
fatta sotto la mia presidenza e c’è il
contratto di servizio che attualmente
è al ministero dello Sviluppo economico per l’approvazione: prevedono
la pubblicazione di tutti i dati. Il ministero della Pubblica amministrazione, dell’Economia, dello Sviluppo
economico possono avere i dati dalla
Rai. Non manca niente, il governo
potrebbe farlo da domattina, sia in
base alla legge sia in base al contratto
di servizio. È semplicissimo».
Al. T.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
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Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
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I partiti Le riforme
Il percorso e il modello
Senato, ecco il modello francese
Ma Forza Italia dice no al Pd
Sull’elezione indiretta dubbi anche nella minoranza
L’ipotesi di un nuovo incontro tra Renzi e l’ex Cavaliere
ROMA — Forza Italia dice un
no forte e chiaro al «modello
francese» per l’elezione indiretta del Senato che invece piace molto al Pd di Renzi per tamponare l’opposizione interna
guidata dai senatori Chiti, Casson, Mucchetti e Mineo. Il capogruppo azzurro Paolo Romani ha dunque alzato il tiro proprio nel giorno in cui a Palazzo
Madama sono piovuti sulla riforma costituzionale del governo ben 5.200 emendamenti, di
cui 3.806 del leghista Roberto
Calderoli, giunto in commissione con un carrello carico di
carte. Spiega Romani: «Il modello francese è una proposta
innovativa rispetto agli accordi
presi (tra Renzi e Berlusconi,
ndr) e per questo siamo assolutamente e indifferibilmente
contrari». Berlusconi — che nei
prossimi giorni potrebbe incontrare di nuovo Renzi — non
se la sente proprio di regalare al
Pd «l’opzione francese» che,
per usare le parole di Calderoli,
«è un ibrido che consente alla
sinistra di avere in partenza e
artificiosamente l’80% dei componenti di Palazzo Madama».
Oltralpe, infatti, il Senato
viene eletto da una platea di
circa 150 mila consiglieri regionali (dipartimenti) e municipali nonché dai deputati dell’Assemblea nazionale: «Va da sé
che la maggioranza ce l’avrebbe
I 5.200 emendamenti
Depositate 5.200
proposte di modifica:
oltre 3.800 sono
firmate da Calderoli
Il caso Mineo
Mineo decisivo. E i
democratici ipotizzano di
sostituirlo in commissione
con il renziano Collina
sempre il Pd», osserva il forzista Lucio Malan. Ma c’è un altro
tema che invece non convince
la minoranza del Pd (20 senatori): «In Francia può essere eletto al Senato chiunque abbia
compiuto 24 anni», osserva
Massimo Mucchetti (Pd), mentre lo schema proposto dai renziani Marcucci e Mirabelli prevede, come spiega anche il presidente dell’Anci Piero Fassino,
che i consiglieri regionali e municipali eleggano al Senato solo
altri consiglieri regionali (due
terzi) e municipali (un terzo).
Tanto che, puntualizza Mucchetti, in Francia, dal 14 febbraio, «è stato deciso che non
saranno più candidabili i sin-
L’agenda dettata
dal premier
«La prossima
settimana riparte la
discussione sulla
riforma del Senato e
dopo l’approvazione in
prima lettura torniamo
alla legge elettorale»,
ha detto Matteo Renzi
Lo stallo in Aula
e la discussione
Al Senato, però, c’è
una situazione di
stallo e prosegue la
discussione tra le
diverse forze
politiche. Al centro
l’elezione diretta o
indiretta dei senatori
I partiti e le posizioni
sul ddl Chiti
La minoranza del Pd è
schierata a difesa del
ddl Chiti. L’intesa sul
modello francese è
stata respinta dai
senatori della Sinistra
democratica, da Forza
Italia e dalla Lega
1
2
3
daci e i presidenti di Regione
per evitare il doppio mandato,
che ha dato prova negativa».
In questo marasma di emendamenti al testo base del ministro Maria Elena Boschi, Forza
Italia lascia aperta l’opzione A e
quella B: «Ne abbiamo presentato uno sull’elezione diretta
del Senato perché siamo sensibili al dibattito in commissione
— ha annunciato Romani —.
Ma ne abbiamo presentato anche un altro sull’elezione indiretta perché siamo fedeli all’accordo tra Renzi e Berlusconi
che non prevede l’elezione diretta». Resta da vedere da che
parte penderà FI perché anche
Ncd, Lega, M5S e popolari hanno presentato emendamenti
che prevedono l’elezione diretta del Senato contestualmente
ai consigli regionali. La minoranza del Pd guidata da Chiti ha
presentato tre proposte alternative sulla composizione del
Senato eletto dai cittadini: la
prima prevede 100 senatori più
6 eletti all’estero; la seconda
150 senatori più 8 eletti all’estero; la terza 162 senatori
più 38 eletti dai consigli regionali. Ma la proposta dirompente per lo schema renziano è
quella, gettonatissima al Senato, che prevede la diminuzione
contestuale anche dei deputati
(da 630 a 470 o 315).
Quindi, in commissione, ci
sono 5.200 emendamenti con
l’offerta di Calderoli di ritirare il
suo pacchetto da 3.806 se verrà
accontentato su elezione diretta e potestà legislativa delle Regioni (da ampliare rispetto al
testo Boschi). Sono 120 gli
emendamenti del Pd, tra i quali
Il monitoraggio
La mappa delle assenze
alla Regione siciliana
Il picco supera il 40%
PALERMO — Avevano smantellato l’ufficio del Garante per i
detenuti perché gli impiegati venivano accusati di prendere
troppe pause caffè. Tutti trasferiti fra polemiche astiose
animate da una guerra interna fra dirigenti e politici. Ma
adesso che una ventina di dattilografi, uscieri e funzionari —
tutti convinti di avere subito una caccia alle streghe — sono
cambiati, le cose alla Regione siciliana vanno anche peggio.
Con uffici che raggiungono picchi del 40% di assenteismo. Più
piccoli sono, più alta sembra essere la disaffezione al lavoro.
Ma non va meglio in alcuni gangli strategici come la Segreteria
generale, il motore della Regione che collabora direttamente
con Rosario Crocetta, il governatore che al comando della sala
regia ha lasciato Patrizia Monterosso, la più alta in grado dei
18 mila dipendenti, dinamica dirigente cresciuta con Cuffaro,
rafforzatasi con Lombardo, rimasta in equilibrio sull’onda del
potere con il titolare ufficiale della cosiddetta «rivoluzione
siciliana». E le immagini di efficienza tanto sbandierate dal
governatore si infrangono davanti ai
dati pubblicati nella sezione
Il dato
«trasparenza» del sito ufficiale. Tutti
a caccia di fannulloni, anche se non
Percentuali alte
mancano gli stacanovisti. Fa effetto
nelle stanze
registrare assenze del 13,3% (2.160
della Segreteria
assenze su 16.182 giorni lavorativi)
nell’ufficio della dottoressa
generale
Monterosso, lei sempre presente,
forse un po’ meno i suoi
collaboratori. E in uno degli uffici della Segreteria generale, il
cosiddetto Coordinamento delle attività delle Isole minori, la
presunta produttività dei dipendenti sfiora in qualche periodo
una stentata media di sei giorni di lavoro su dieci. Visto che nel
novembre 2013 hanno toccato il 37,8% di assenza. E a
dicembre, con le malattie di Natale e Capodanno, hanno
toccato quota 42,8%. Molto meno evidente il fenomeno al
dipartimento dei Beni culturali, dove l’assenteismo si attesta
all’11,8%, con moderata soddisfazione di Rino Giglione, il neo
direttore proveniente dall’ufficio del Garante dei detenuti. Ma
non mancano fiori all’occhiello come l’Ufficio speciale per la
riduzione dei consumi ed efficientamento energia guidato da
Salvo Cocina. Solo 5 dipendenti. Ma con un tasso di presenza
del 96,4%. Stesso tetto nel popolato dipartimento delle Attività
produttive, guidato da Alessandro Ferrara, assessore Linda
Vancheri. Appena 769 giorni di assenza su 13.239 giorni di
lavoro. Al 92,9% anche l’assessorato alla Formazione guidato
da Nelli Scilabra, la studentessa fuori corso che con Crocetta ha
smantellato la «miniera» di tanti potenti come Francantonio
Genovese, l’ex segretario del Pd siciliano finito in carcere.
Felice Cavallaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
Il retroscena La controffensiva sul territorio dei fedelissimi
Gelo di Berlusconi su Fitto:
non tratto, si è isolato
E Toti va in tour al Sud
L’esempio francese
e i 348 componenti
Il Senato francese è
composto da 348
membri: i circa
150mila elettori sono
deputati, consiglieri
regionali, dei
dipartimenti e delegati
dei Consigli municipali
Rappresentanza
L’iter delle leggi
e durata dell’incarico e la Camera bassa
Il modello di elezione
assicura la
rappresentanza delle
collettività territoriali.
I senatori rimangono
in carica per sei anni e
metà dell’Aula si
rinnova ogni tre anni
Per quanto riguarda
l’iter parlamentare per
l’approvazione delle
leggi c’è una sorta di
bicameralismo
perfetto. Solo in caso
di impasse prevale la
Camera bassa
4
5
6
20 non in linea con il governo
che il senatore Claudio Martini
sta cercando di ridurre alla metà, 37 quelli di Forza Italia e un
centinaio del M5S. Infine, a fare
la differenza in I commissione,
sono il popolare Mario Mauro e
Corradino Mineo del Pd che già
una volta hanno fatto saltare il
banco, tanto che tra i democratici si ipotizza una sostituzione
con il renziano Stefano Collina.
Il governo, dunque, accoglie
come una boccata di ossigeno
l’ennesima fase di assestamento. Da oggi, conferma il capogruppo del Pd Luigi Zanda, «si
passa all’illustrazione degli
emendamenti mentre le prime
votazioni ci saranno la prossima settimana e questo tempo
verrà utilizzato per trattare». Di
sicuro, però, aggiunge la relatrice Anna Finocchiaro che oggi
potrebbe fare le sue proposte
con o senza la firma di Calderoli, «l’elezione diretta dei senatori non è un’ipotesi in campo».
Ma questo veniva detto prima
del no di FI al «modello francese».
315
i senatori che attualmente
compongono l’aula di Palazzo
Madama, esclusi i senatori a
vita. Sono molte le ipotesi per
la ridefinizione sia del numero
totale (alcune ipotesi arrivano
fino a 100), sia delle modalità
di elezione
Dino Martirano
Dialogo Meloni-Salvini
Foto in posa su Twitter
La foto dell’incontro di ieri tra
Giorgia Meloni e Matteo Salvini
postata dalla leader di FdI su twitter
ROMA — Avanti, ma piano. Silvio Berlusconi non ha alcuna intenzione di concedere
a Raffaele Fitto una vittoria, né sostanziale né
di immagine. E ieri, in un vertice a palazzo
Grazioli con lo stato maggiore del partito, ha
ribadito tutta la sua irritazione per le uscite
che «non servono ad altro che a danneggiarci» e la sua convinzione che non si debba dare
soddisfazione né al «ribelle», né a chi — deludendolo molto come Mara Carfagna «una
che io ho creato e adesso mi tratta così» —
pretende di avere con lui l’ultima parola.
L’ordine di scuderia ai suoi è quello di tenere bassi i toni, di non provocare tensioni
né rotture. Ma, ad oggi, l’ex premier non
sembra avere alcuna intenzione di muovere
passi verso Fitto per ricucire lo strappo: «Ha
deciso di isolarsi, non mi fido di lui, ormai
agisce per conto suo». Certo, da qui all’Ufficio
di presidenza, che si terrà non prima della fine della prossima settimana e forse anche
dopo proprio per far decantare la situazione,
Sulla portavoce azzurra
L’ex premier e la deputata
schierata con Fitto: una che io ho
creato e adesso mi tratta così
I chiarimenti rinviati al dopo voto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La coalizione da ricostruire
Insieme a Roma
Il leader «deluso» anche da Mara Carfagna
Abbracciati e sorridenti. Giorgia Meloni e il segretario
della Lega Nord Matteo Salvini ieri si sono incontrati a
Roma e hanno posato per una foto che la presidente di
Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale ha poi postato su
Twitter con questo commento: «Utile scambio di vedute
con Matteo Salvini. Ripartiamo dai contenuti». È il primo
faccia a faccia tra i due una volta archiviate le elezioni
europee, dopo alcuni rinvii seguiti agli annunci della
scorsa settimana. Era stata proprio Meloni ad aprire al
Carroccio dopo l’esito del voto del 25 maggio — quel
3,7% che ha impedito al partito di destra di superare lo
sbarramento —: «Siamo disponibili a un confronto e a
una collaborazione con gli altri movimenti della possibile
coalizione di centrodestra, a partire da quella Lega che
come noi è rimasta coerente con il mandato ricevuto
dagli italiani», aveva detto sabato scorso annunciando un
incontro programmato con il segretario della Lega.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
è possibile che i contatti tra Berlusconi e l’ex
ministro riprendano. Anche se, fra i fedelissimi dell’ex Cavaliere, non c’è alcuna intenzione di favorirli: «Non bisogna legittimarlo,
non è uno scontro tra lui e te presidente, se
vuole parla con noi», è stata l’opinione comune.
Sì, perché, e lo capiscono bene i big del
partito, far passare lo scontro sulle Primarie
chieste da Fitto come un duello tra lui e il leader è già un modo per mettere l’ex governatore sul piedistallo. Mossa pericolosissima,
che potrebbe anche far crescere i consensi
dello sfidante, ad oggi certamente minori di
quelli sui quali può contare non solo Berlusconi, ma anche il gruppo di big che gli è accanto, da Toti a Verdini.
Dunque, non bisogna «cadere nella trappola» del botta e risposta, ma nemmeno concedere alcunché. Ieri, nel vertice, si è ribadito
che si andrà avanti sulla linea che era stata
tracciata allo scorso Ufficio di presidenza, ma
che poi non era stata ufficializzata proprio
per l’opposizione di Fitto. Berlusconi — questa potrebbe essere l’unica concessione —
dovrebbe solo illustrarla (senza presentare
un documento che andrebbe votato e sancirebbe la spaccatura) assicurando che dall’autunno si aprirà la stagione dei congressi co-
munali e provinciali e contestualmente procederà l’operazione di scouting di volti nuovi
e di selezione sul territorio del meglio della
classe dirigente. Obiettivo, un ricambio visibile ma non traumatico, che salvaguardi la
struttura di partito ma permetta innesti di
forze fresche. Già dalla prossima settimana,
infatti, partiranno le prime riunioni dei comitati territoriali, e Toti è pronto per una sorta di «tour del Sud», a partire da Napoli e fino
alla Sicilia (ieri al vertice c’erano i coordinatori campano e siciliano, De Siano e Gibiino),
con l’obiettivo di far capire anche sul territorio che il referente del partito non può essere
Fitto.
Ma Berlusconi confermerà anche la sua disponibilità a Primarie di coalizione, sia per
mandare un messaggio ai
possibili alleati, sia per
dimostrare all’esterno
che lo strumento preteso
da una parte dei suoi per
lui non è tabù. Ma solo a
patto che non crei «divisioni interne e non sia
usato per scalate ai vertici, che si possono scordare». E proprio ieri l’incaricata Laura Ravetto ha finito di redigere il regolamento — chiesto dallo
stesso Berlusconi — sui
diversi tipi di Primarie
possibili.
Ma l’ex premier vorrebbe guardare oltre:
«Non ci sono elezioni in
vista, dobbiamo tornare
ai temi programmatici, dobbiamo alzare il tiro contro gli errori del governo, rendere visibile la nostra opposizione». È previsto che si
organizzino convention tematiche già entro
l’estate, una sul fisco, e da oggi l’ex premier
riprenderà le interviste televisive. Il tutto
mentre l’opposizione interna si organizza.
Perché il malessere c’è e resta. Antonio Martino consiglia a Fitto di «non raccogliere le
polemiche e di continuare per la sua strada
con serenità», Maurizio Bianconi si dispera:
«È una cosa avvilente, mentre il Titanic va a
fondo, quelli cantano con Dudù». E Fitto va
avanti. Nonostante i fedelissimi dell’ex premier — pur temendo qualche «scherzetto dei
suoi in Parlamento, magari sulle riforme» —
lo vedano all’angolo e si attendano da lui toni
bassi e marcia indietro, l’ex ministro non si
ferma. Oggi è il momento della campagna
per i ballottaggi, poi si tornerà alla lotta. Con
quale esito, si vedrà.
Paola Di Caro
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Il caso
Le tensioni
Dopo la sconfitta elettorale
parte una polemica tra
diverse fazioni all’interno di
Forza Italia. L’ex governatore
Fitto chiede Primarie per
stabilire la leadership del
partito, proposta respinta
dall’area berlusconiana
Il vertice
Ieri Berlusconi ha tenuto un
lungo vertice a palazzo
Grazioli con lo stato
maggiore del partito (nella
foto Benvegnù, Francesca
Pascale con il cane): per ora
non c’è volontà di ricucire lo
strappo
Il confronto
C’è attesa per l’Ufficio di
presidenza del partito dove
potrebbero essere
presentati due documenti
contrapposti. L’intenzione,
però, secondo quanto si
apprende, è quella di evitare
la conta interna
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Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Primo Piano 11
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I partiti Le scelte
Tra seggi e alleanze
Tutti i tormenti
della lista Tsipras
La manifestazione del 7 giugno a Roma
Caso Spinelli e collocazione in Europa
L’inchiesta
Chiara
Rizzo:
era Scajola
a chiamare
Tra oggi e domani il
giudice delle indagini
preliminari di Reggio
Calabria dovrebbe
decidere sull’istanza di
scarcerazione presentata
dagli avvocati di Chiara
Rizzo, moglie dell’ex
deputato latitante Amedeo
Matacena arrestata al suo
rientro in Italia con
l’accusa di intestazione
fittizia dei beni e procurata
inosservanza di pena a
beneficio del marito.
Il primo reato però è
caduto o è stato
ridimensionato per quasi
tutti i coindagati, liberati
dal Tribunale del Riesame.
Le motivazioni delle
decisioni non sono note,
ma dal dispositivo si
desume che sarebbero
venuti meno i
presupposti; in particolare
dopo che un documento
del Monte dei Paschi di
Siena avrebbe meglio
chiarito la gestione di un
conto corrente della
società Amadeus (al
centro del tentativo di
nascondere soldi e beni di
Matacena) sul quale
Chiara Rizzo non aveva
potere di firma. Ecco
perché, in una nuova
memoria inviata al gip,
l’avvocato Bonaventura
Candido, difensore della
signora, ha scritto che
«pare conforme a giustizia
accogliere l’istanza di
revoca» dell’ordine di
arresto in prigione.
Quanto alla seconda
accusa — l’appoggio alla
latitanza del marito dal
quale sta divorziando
davanti al tribunale di
Montecarlo — i legali di
Chiara Rizzo ritengono di
aver chiarito molti aspetti
della vicenda. Compreso il
particolare che era Claudio
Scajola, il più delle volte, a
chiamare e a offrirsi di
aiutare la donna e suo
marito, con una
particolare insistenza; non
che Chiara Rizzo subisse le
iniziative dell’ex ministro,
ma un tentativo di
ridimensionare il proprio
ruolo nella prosecuzione
della latitanza di
Matacena, col progetto di
trasferirlo in Libano. Che
peraltro non è andato in
porto. Motivo in più,
insistono gli avvocati, per
non tenerla ancora in
carcere.
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ROMA — «Cosa sta succedendo? Il solito bel dibattito sotterraneo, come nella tradizione
della sinistra marxista leninista». Gano Cataldo, secondo dei
non eletti al Sud, spiega con una
battuta quel che accade nella lista Tsipras, dove il risicato successo elettorale ha paradossalmente incendiato gli animi, investendo Rifondazione e Sel. E
ieri è scoppiata anche la grana
della collocazione in Europa.
Con Sel dilaniata e sull’orlo
della scissione Nichi Vendola è
volato a Bruxelles, nel tentativo
di giocare un ruolo nella partita
della presidenza della Commissione. Ha visto Martin Schulz e
Alexis Tsipras e dichiarato quanto sia «difficile immaginare» che
possa militare nel Pse chi è stato
eletto con l’Altra Europa per Tsipras. Parole che hanno scatenato
l’ira di Claudio Fava, vicepresidente dell’Antimafia: «È grave.
elettori».
Il ripensamento inatteso ha
scatenato la reazione dei social
network e spaccato la base. C’è la
petizione pro Spinelli eurodeputata e c’è quella del no, che ha
raccolto su Change.org oltre
1.200 firme. Appello: «Cara Barbara Spinelli, ti chiediamo il
passo indietro promesso, che
permetta di fare, assieme, tanti
passi avanti». Ragionamenti che
sulla Rete sono rimbalzati con
ben altri toni, tra accuse di «poltronismo» e messaggi al veleno.
La ex responsabile comunicazione Paola Bacchiddu ha annotato
su Twitter: «Parlava di coerenza
e generosità. Poi il problema era
il mio bikini, eh». Sulla presunta
«incoerenza» della Spinelli si è
esercitato anche Claudio Riccio,
il più votato tra gli indipendenti
al Sud. La garante della lista è arrivata prima sia al Centro che al
Sud e il suo dilemma adesso è
Verso Strasburgo
Barbara Spinelli sta
pensando di tenersi il
seggio a Strasburgo,
dividendo i militanti
Un cambio di rotta irresponsabile, mai discusso nel partito».
Accuse, sospetti, manovre. A
tenere banco, esacerbando gli
animi, è il caso Barbara Spinelli.
L’esponente più rappresentativo
e più votato della lista, figlia del
padre fondatore della Ue, sta
meditando di tenersi il seggio a
Strasburgo, contrariamente a
quanto aveva dichiarato in campagna elettorale. Per convincerla, Tsipras le avrebbe offerto di
indicarla per una vicepresidenza
del Parlamento. «Potrei tenere il
seggio — ha detto al quotidiano
greco Avghì l’editorialista e
scrittrice che ha trainato la lista
—. Non ho ancora deciso, sto
avendo molte pressioni dai miei
Gay Pride, Vendola
e il compagno
testimonial del corteo
decidere a quale delle due circoscrizioni rinunciare. Scelta non
semplice, visto che i primi dei
non eletti sono un giovane esponente di Sel, Marco Furfaro e una
giovane donna di Rifondazione,
Eleonora Forenza. Quale dei due
partiti lasciare senza strapunti-
Il leader di Sel Nichi Vendola e il suo
compagno Ed Testa (nella foto) sono i
testimonial della ventesima edizione del
Gay Pride romano. Una settimana di
iniziative che culminerà sabato nella
parata della comunità gay nella Capitale
a cui sono attese migliaia di persone.
Gli organizzatori — che alla politica
no in Europa? «È terribile parlare
di poltrone — commenta “con
amarezza” Loredana Lipperini
—. La guerra delle petizioni è la
cosa più sbagliata. Si parla solo
di partiti e non di persone, si
creano fazioni e tifoserie e non si
arriva alla decisione giusta».
Tre in lizza
Eleonora Forenza
Nata a Bari, 37 anni, di
Rifondazione comunista,
seconda nella
circoscrizione Sud con
circa 22.685 preferenze
Barbara Spinelli
Nata a Roma nel 1946, è
stata candidata come
capolista della lista Tsipras al
Centro (36.759 preferenze)
e al Sud (27.955)
Marco Furfaro
Nato a Pistoia, 33 anni, di
Sel. È risultato il primo
dei non eletti nella
circoscrizione Centro con
23.750 preferenze
chiedono interventi concreti contro le
discriminazioni e l’omofobia — hanno
ringraziato Vendola per «un gesto di
vicinanza e di partecipazione, in perfetta
coerenza con la visibilità e l’impegno
che ha sempre profuso nella battaglia
per la conquista dei diritti».
La Spinelli sta riflettendo e
Vendola ha detto che rispetterà
la sua decisione. Sabato a Roma
ci sarà l’assemblea dei comitati
della lista Tsipras e lì, a costo di
litigare di brutto, si cercherà una
soluzione: si fa largo l’idea di
una staffetta tra Furfaro e Forenza. Il primo mantiene saldi i nervi: «Aspettiamo serenamente.
Sono ore delicate. Questa lista è
un patrimonio che nessuno può
permettersi di disperdere». Argyrios Panagopolus, giornalista
ateniese non eletto, è preoccupato: «Basta con l’eterna conflittualità della sinistra... Non è
normale che stiamo qui a discutere dopo aver sconfitto la censura». La Spinelli deve andare a
Strasburgo o no? «Sì, una persona come lei può fare la differenza
in un Parlamento di neonazisti e
xenofobi». Moni Ovadia, che ha
rinunciato al seggio facendo entrare Curzio Maltese, assiste alle
risse interne con intramontabile
ottimismo, sperando che dalla
lista Tsipras nasca un soggetto
unitario della sinistra: «È normale che si scatenino le passioni, ma discutere fa bene». E la
Spinelli? «Donna di grandissima
caratura. A giorni deciderà e vedrete che usciremo dalle contraddizioni».
Monica Guerzoni
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Amministrative I casi di Modena e Livorno: assi trasversali con destra e sinistra per battere il Pd
Ballottaggi, le «larghe intese» di Grillo
Lega, FdI, Ncd e liste antifasciste
si schierano a sostegno dei candidati M5S
DAL NOSTRO INVIATO
MODENA — C’è posto per tutti sotto
l’ombrello post-ideologico dei 5 Stelle.
Destra e sinistra, berlusconiani e post
berlusconiani, leghisti più o meno duri,
poco importa, tutto è digeribile pur di
ritagliarsi un posto nella piccola storia
della politica nostrana. Perché di questo
si tratta: è un appuntamento con la storia quello del movimento grillino ai ballottaggi di domenica prossima a Modena e a Livorno, trincee inespugnabili
della tradizione «rossa», la prima da
sempre avvinghiata come l’edera alla filiera Pci-Pds-Ds-Pd, la seconda culla
addirittura del Partito comunista d’Italia
(21 gennaio 1921). Un solo grido, un solo obiettivo: battere il Pd e abbattere i
muretti tosco-emiliani. Già aver costretto i democratici al ballottaggio è cosa grossa, sconfiggerli sarebbe addirittura epocale.
A Modena, con il popolo di Grillo e i
suoi «guerrieri» (16,3% al primo turno
per Marco Bortolotti, 46 anni, tecnico
informatico, che dovrà vedersela contro
l’assessore regionale pd Gian Carlo
Muzzarelli che parte dal 49,7%), si sono
schierati (nessun apparentamento ufficiale, ma precise indicazioni di voto) Lega, un pezzo dei Fratelli d’Italia e l’inesauribile senatore Carlo Giovanardi del
Ncd che con il suo 4% ha mandato su
tutte le furie gli ex amici di Forza Italia,
tagliati fuori dal ballottaggio con il loro
12,5%. A Livorno, se possibile, le alchimie tattiche sono ancora più creative:
contro il pd Marco Ruggeri e il suo
39,9% marcia baldanzoso il grillino Filippo Nogarin, 43 anni, ingegnere aerospaziale, e attorno a lui, quasi d’incanto,
si è ritrovata gente che ben poco avrebbe
da spartire con i 5 Stelle: Lega, Fratelli
d’Italia e Udc, ma soprattutto un movimento di sinistra, tutto antifascismo e
aneliti libertari, come «Buongiorno Livorno» (9% al primo turno, ma il suo
leader, Andrea Raspanti, 34 anni, è arrivato al 16,3%).
De Coubertin chi? Conquistare Modena e Livorno sarebbe la grande rivincita
per Grillo dopo le delusioni europee.
Avanti a testa bassa. «Imbarazzi? E perché mai?». Il 5 Stelle modenese Bortolotti quasi si stupisce dell’altrui stupore:
«Non abbiamo chiesto niente. Per noi
fanno fede il programma e la serietà delle persone: se poi Lega o Giovanardi
concordano su alcuni punti, beh, siamo
qui...». E il grillino livornese Nogarin,
che dice di avere un passato nella sinistra critica: «Dovrei prendere le distanze
da cosa? Non accettiamo di essere etichettati con un’ideologia. Mi interessa il
programma e se per realizzarlo servono
anche i voti della destra, va bene così». Il
santino a cui i candidati grillini si affidano è quel Pizzarotti che 2 anni fa a Parma
fece bingo. Anche se proprio ieri, nella
città ducale, è andato in scena il primo
Spaccatura a Parma
Ma a Parma i 5 Stelle
si dividono tra chi
è per partecipare a Expo e chi,
temendo Grillo, preferisce di no
vero scontro nella pattuglia comunale
dei 5 Stelle tra chi è favorevole alla partecipazione di Parma ad Expo 2015 e chi,
temendo gli strali di Grillo, vorrebbe
«restare fuori da un catino che puzza».
Ballottaggi elettrici a Modena e Livorno. Più che alleanze, attorno ai 5 Stelle si
è creato un mix di piccole convenienze,
a volte per disperazione. Andrea Raspanti di «Buongiorno Livorno» definisce la scelta di appoggiare M5S «un
orientamento di voto condizionato da
una serie di paletti», ricorda che la decisione è stata presa «a larga maggioranza», ammette che c’è «chi l’ha vissuta
come il tradimento di un’identità», ma
alla fine confessa che «era l’unico modo
per tentare di spezzare la cappa politica
del Pd che soffoca Livorno». E a Modena
Giovanardi è lapidario: «Scegliamo il
male minore». Il Pd sulla carta ha buon
gioco a gridare allo scandalo: «Chi si
professa di sinistra non può sostenere
un partito che in Europa si allea con
l’estrema destra» affermano il livornese
Ruggeri e il modenese Muzzarelli. Che
restano favoriti, anche se un po’ spaventati. Una novità a queste latitudini.
Francesco Alberti
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La legge
La gaffe
a 5 Stelle
sul grano
saraceno
ROMA — «La pasta italiana è
prodotta per un terzo con
grano saraceno». La difesa del
made in Italy, contenuta nella
relazione di una proposta di
legge dei deputati 5 Stelle,
precipita in una gaffe, con il
fantomatico «grano saraceno»
(che di regola non si usa per
fare la pasta, pizzoccheri a
parte) che diventa il nemico
straniero da combattere. E
con la Rete che sghignazza, tra
annunci di crociate contro le
antipatriottiche «insalate
russe» e «zuppe inglesi»,
sconforto per l’ennesimo
svarione a 5 Stelle e
indignazione contro
l’enfatizzazione mediatica di
un «refuso». In effetti, il
primo firmatario, Filippo
Gallinella, lo chiama così:
«Volevamo scrivere grano
straniero. Abbiamo preso la
frase dalla Commissione sulla
contraffazione: un refuso».
Vero. Come il successivo
«reati perseguitabili». La
relazione incriminata è del
2011, a firma Giovanni Fava
(Lega) e Luca Sani (Pd). Avete
fatto un copia incolla? E gli
altri 14 firmatari non si sono
accorti di nulla? «Non so se
sono stato io o i collaboratori.
Succede. Ce ne siamo accorti e
abbiamo chiesto che venisse
cambiato agli uffici, ma non è
avvenuto». Gallinella — che
già ebbe gli onori della
cronaca per aver scritto alla
voce «stato civile» «italiano»,
invece di «celibe» — non è
esattamente un esperto di
bioagricoltura: «Sono laureato
in ingegneria meccanica. Ma
sono curioso e mi sono
divorato tomi da 800 pagine.
Ho anche fatto una proposta
sul chilometro utile, diverso
dal chilometro zero. E
comunque lo so: il grano
saraceno non è neanche
grano, è una specie di
cucurbitacea».
Al. T.
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Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
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Esteri
Elezioni A Damasco seggi affollati nella Città Vecchia. Nei quartieri della periferia non si fermano i colpi di mortaio
Il voto della Siria in guerra. «Una farsa»
Vittoria annunciata del presidente Assad che si avvia al terzo mandato
La vicenda
La miccia
Una crisi lunga
quaranta mesi
e 160.000 vittime
Una crisi lunga quaranta mesi. E
che ha già causato oltre 160
mila vittime, la metà civili. La
miccia che accende la rivolta in
Siria è datata marzo 2011,
quando i manifestanti
scendono in piazza per chiedere
riforme e la liberazione di
giovani detenuti. La risposta
governativa è durissima
L’escalation
La strage chimica
Si riapre la frattura
tra Usa e Russia
In pochi mesi si assiste a
un’escalation della crisi che
degenera in guerra civile.
Con l’esercito di Assad che
impiega armi chimiche. Sono
almeno sedici gli attacchi
documentati. Le vittime
soprattutto bambini e civili.
Usa ed Europa chiedono
sanzioni contro Assad, Russia
ed Iran lo sostengono
Lo stallo
Ginevra, si arenano
le prove di dialogo
Il dramma profughi
Dall’inizio del conflitto circa 4
milioni di persone sono state
costrette a lasciare le proprie
case. Altri 2 milioni e mezzo
hanno lasciato il Paese. Alcune
centinaia sono arrivate anche
in Italia. Lo scorso gennaio la
conferenza di Ginevra con
ribelli e governativi. Ma le
trattative si arenano
DALLA NOSTRA INVIATA
DAMASCO — Nella Città
Vecchia, quasi nessuno ieri votava in segreto dietro la tenda bianca: gli elettori preferivano mettere apertamente la «x» sotto la foto di Bashar. Un’anziana signora
s’è punta il dito con uno spillo,
poi col sangue ha segnato sulla
scheda la sua fedeltà al presidente, e infine ha strappato le immagini degli altri due candidati,
Maher Hajjar e Hassan al-Nouri,
ignorando le proteste della presidente del seggio. Scene da
un’elezione che i critici hanno
definito una farsa. Ma molti damasceni sono andati davvero alle
urne per garantire ad Assad un
terzo mandato di sette anni. Alcuni seggi erano affollati: tre file
si snodavano in strada davanti al
sindacato dei lavoratori tra danze
e bandiere svolazzanti, in un’atmosfera da festa patronale. Così
pure alla scuola vicino al Palazzo
Presidenziale, dove si sono presentati Bashar e la moglie Asma,
oppure al ministero dell’Informazione, e ancora al confine col
Libano, dove sono arrivate decine di migliaia di profughi (che
però sono solo una frazione del
totale di tre milioni).
In altri quartieri l’affluenza era
più ridotta. In quello prevalentemente sunnita di Barzeh, dove
diversi palazzoni anneriti e distrutti testimoniano gli scontri
dei mesi passati conclusi solo di
recente da un accordo di riconciliazione tra governo e ribelli, si
votava sotto il rombo dei Mig-21
diretti a Sud per bombardare i
quartieri ancora in mano ai ribelli. In fila al seggio, una ventina di
persone: tutte definivano il voto
come la soluzione per uscire dalla crisi. Invece, Maher Mounnes,
giornalista radiofonico di 26 an-
ni, che a Barzeh abitava ma nonostante la riconciliazione non
può tornarci («Verrei ucciso perché sono sciita»), racconta di
non aver votato: «E’ un’elezione
falsa». «Sarà falsa — replica la
sua amica Zahra mostrando il dito blu con l’inchiostro elettorale
— ma io l’ho fatto lo stesso, per
dar noia ai nostri nemici: l’America e Israele». Così una parte del
popolo siriano ieri ha parlato,
mentre nell’altra Siria, dove si
combatte ancora, non si è votato
affatto. Dalla periferia di Damasco in mano ai ribelli giungevano
colpi di mortaio su tutta la città.
Il leader
Bashar al Assad
e la moglie Asma
hanno votato
nel seggio vicino
al Palazzo
Presidenziale
della capitale
Diversi sono piombati, preceduti
da un sibilo, sul quartiere cristiano di Kassaa, dove questa è ormai
un’evenienza quasi normale come la pioggia, ma ieri era più intensa del solito. Molti degli abitanti se lo aspettavano, per via
delle minacce di alcuni gruppi ribelli contro le elezioni, e perciò
non sono andati al lavoro né a
scuola. Sono sgusciati fuori nelle
strade semideserte, però, per andare comunque alle urne, come
Philip Hefteh: «Anche al-Nouri
sceglierà Assad», dice scherzando (ma non troppo). Lo sfidante
di Bashar (imprenditore ed ex
deputato che per entrare in lizza
ha ricevuto l’approvazione del
Parlamento dominato dal partito
al potere) non ha risparmiato gli
elogi al presidente, suggerendo
che solo in una cosa, l’economia,
lui farebbe meglio. E infatti si dice che diventerà premier.
Viviana Mazza
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Il commento
IN QUEL CALVARIO
IL DECLINO MORALE
DELL’OCCIDENTE
SEGUE DALLA PRIMA
E poi arrivano i numeri, meno sicuri di
prima perché l’Onu si è stufata di fare il
conto: 162 mila morti, nove milioni di sfollati.. Lo scorso anno Obama stava per premere un grilletto poco impegnativo, ma
poi non ha fatto nemmeno quello. Gli altri
hanno smesso persino di agitarsi ai tavoli
della diplomazia. Forse perché è meglio alzare le mani e guardare altrove, è meglio
trasformare l’assuefazione in resa definitiva?
No, non è meglio. Il calvario della Siria è
invece un segnale che supera la nostra vergogna repressa, e che fornisce una cruciale
indicazione strategica: la terra dove accadono mattanze quotidiane, la terra dove
Bashar al Assad sta avendo la sfrontatezza
di farsi «rieleggere» tra cannonate e bombardamenti, è diventata lo specchio del
declino dell’Occidente.
Sappiamo bene che riportare la pace in
quel che resta della Siria è oggi «mission
impossibile», soprattutto dopo aver perso
mesi e anni senza muovere un dito. Nei
suoi confini si combatte un conflitto tra
musulmani sunniti e musulmani sciiti che
coinvolge gran parte del mondo arabo, che
ha radici profonde nel Golfo ed è esploso
anche in Iraq mentre cova nel Libano. Non
stupisce che l’alauita Assad (della famiglia
sciita) venga appoggiato dall’Iran, dagli
Hezbollah libanesi e da una parte degli ira-
cheni, mentre i sunniti aiutano la resistenza. Ma una terza variabile ha reso se possibile più complicata l’equazione: i jihadisti
e qaedisti prima hanno infiltrato i rivoltosi, poi sono diventati i più forti tra loro. E
oggi accolgono gli europei in cerca di emozioni forti, addestrano al terrorismo individui come Mehdi Nemmouche, il probabile autore dell’attacco al Museo ebraico di
Bruxelles. Niente forniture di armi sofisticate agli oppositori, dunque, perché potrebbero finire in mano ai cattivi. Le armi
chimiche, quelle, c’erano già prima della
guerra e probabilmente sono state usate da
entrambi gli schieramenti (ora Assad se ne
disfa con calcolata lentezza). E così, poco a
poco, le forze governative avanzano,
schiacciano, bruciano, piantano la bandiera sulle rovine di Homs e distruggono
Aleppo con i «barili esplosivi» lanciati dal
cielo.
Il rompicapo è davvero tale. Ma per
quanto complicata e carica di insidie, la
sfida è lanciata: può l’Occidente lasciare
che la strage continui indisturbata per chi
sa quanto tempo ancora? Non è forse vero
che oltre alla intollerabilità umanitaria di
quanto accade in Siria in gioco ci sia anche
un formidabile logoramento della credibilità, dell’influenza degli Stati Uniti e dei loro alleati, vale a dire dell’Occidente? Qui
non si parla nemmeno di guerre sbagliate
(l’Iraq, a mio parere) o di guerre non vinte
(l’Afghanistan, a mio parere). Qui siamo al
Sotto le bombe Un giovane porta in braccio una ragazza ferita nei bombardamenti di Aleppo, nel Nord della Siria (Afp)
cospetto della più grave, della più imperdonabile delle colpe: un’assenza che gronda sangue.
Nella sua campagna più interna che internazionale per rispondere alle accuse di
debolezza, Barack Obama, oltre a mostrare
i muscoli in Ucraina e dintorni, ha deciso
di addestrare i ribelli siriani «moderati» e,
indirettamente, di armarli un po’ meglio.
Supponendo che i «moderati» possano essere individuati con certezza, Assad e i
jihadisti (nemici tra loro e nemici dei «moderati») dovrebbero forse avere paura?
Piuttosto, è giusto riconoscere che
grande è stata in questi anni l’influenza
delle opinioni pubbliche e della loro stanchezza di guerre. Non è forse per questo
che Obama, pur vedendo superata la sua
«linea rossa» sulle armi chimiche, non colpì Assad lo scorso autunno, si rifugiò in
una paradossale richiesta di parere al Congresso e consentì così a Putin di ridimensionarlo davanti al mondo? Le opinioni
pubbliche è giusto tenerle in conto. L’Occidente è anche, è soprattutto questo: democrazia. Anche quando la Camera dei Comuni dice no. Anche quando Parigi pensa
sì, ma per farlo evita di ascoltare il parere
dell’Assemblée. E trovo sacrosanta la dottrina Obama che nasce dalla pesante eredità di Bush, e che si affida alla guerra soltanto in ultima istanza. Ma esiste anche un
principio, stabilito dall’Onu, che si chiama
«Responsibility to Protect», responsabilità
di proteggere. Cosa ne è rimasto in Siria,
dopo tre anni di carneficine? Non è anche
questo un ideale, come quelli che identificano nella guerra il male supremo?
Non è immaginabile, beninteso, un intervento militare in Siria che infiamme-
rebbe tutta la regione. Ma credo che le
opinioni pubbliche occidentali capirebbero, ancora oggi, misure più efficaci delle
gesticolazioni che abbiamo visto sin qui.
Una no-fly zone opportunamente circoscritta (non come quella applicata alla Libia) e abbinata alla creazione di corridoi
umanitari, per dirne una. Assad e jihadisti
si opporrebbero, la Russia che tiene al
porto di Tartus quasi quanto a quello di
Sebastopoli bloccherebbe il Consiglio di
sicurezza? L’Occidente si è già trovato nei
Balcani in una simile contingenza, e sa come affrontarla. Difficile, difficilissimo. Ma
c’è una sola cosa che l’Occidente non può
continuare a fare se non vuole finire di
screditarsi: niente.
Franco Venturini
[email protected]
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Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Esteri 13
italia: 51575551575557
Il viaggio La prima tappa della visita, ieri in Polonia, è stata dedicata alla crisi in Ucraina e alla risorgente minaccia russa
L’agenda
Il caccia Obama coll’omologo
polacco Bronislaw Komorowski: dietro i due leader, un
cacciabombardiere F-16
dal nostro inviato MASSIMO GAGGI
VARSAVIA — Un miliardo di dollari per finanziare l’invio, a rotazione, di più soldati e
sistemi d’arma Usa nei Paesi alleati dell’Est
europeo che si sentono minacciati da Mosca:
è la sostanza dell’Iniziativa di Rassicurazione
Europea lanciata ieri dagli Stati Uniti. Il
«guerriero riluttante» della Casa Bianca stavolta interpreta con più convinzione il ruolo
di leader dell’Occidente garante della sicurezza degli alleati davanti a una possibile aggressione russa. Barack Obama resta convinto che, prima o poi, Putin dovrà rendersi conto che il suo attacco all’Ucraina, oltre che
inaccettabile, è antistorico: crea una situazione insostenibile nel mondo globalizzato. Un
mondo nel quale le armi dell’economia —
che il presidente Usa cerca di mobilitare massicciamente contro il neoimperialismo di
Mosca — contano più dei carri armati e dei
missili.
Ma ieri, appena atterrato a Varsavia, Obama ha scelto ugualmente di evocare l’uso della forza militare: è andato a salutare i piloti
dell’Air Force americana che in questo momento sono di stanza in Polonia e il primo incontro col presidente polacco Bronislaw Komorowski l’ha avuto davanti al muso di quattro cacciabombardieri F-16, due americani e
due polacchi, che attualmente operano nella
base di Okecie. Poi, nella conferenza stampa
al Palazzo del Belvedere, sede della presidenza polacca, il leader democratico ha cercato in
tutti i modi di rassicurare gli alleati intimoriti
dalle mosse di Mosca, scandendo che gli Stati
Uniti non si tireranno indietro: «Nella Nato
non ci sono Paesi di serie A e di serie B, vecchi
e nuovi alleati hanno lo stesso peso e lo stesso
diritto ad essere difesi da tutti. Interverremo
per proteggere qualunque Paese dell’Alleanza
che finisca sotto attacco».
Accusato di essere stato troppo morbido
con la Russia come con i talebani (ieri il presi-
L’America torna in Europa
Soldati e aiuti finanziari
a difesa dei Paesi dell’Est
Obama: la loro sicurezza è «sacrosanta»
Il leader Usa
«Nella Nato non ci
sono Paesi di serie
A e B, tutti devono
essere difesi»
dente ha rivendicato la legittimità della decisione di scambiare l’ultimo soldato Usa rimasto nelle mani dei ribelli afghani con cinque
pericolosi terroristi), Obama ha approfittato
delle celebrazioni del venticinquesimo anniversario della riconquista della libertà da parte della Polonia per promettere un rafforzamento del dispositivo militare Usa non solo
nelle basi europee di terra, ma anche nei mari
vicini alla Russia: il Baltico e il Mar Nero. Un
impegno confermato soprattutto per rassicurare una Polonia davvero atterrita: «È la prima volta dalla Seconda guerra mondiale che
un Paese europeo si annette una parte di un
altro Paese europeo», ha ricordato ieri il ministro degli Esteri di Varsavia. Ma la celebrazione della vittoria di Solidarnosc nelle prime
elezioni libere di una Polonia che nell’89 era
G7 a Bruxelles
II passato per
capire il
presente. Il
viaggio di
Obama per le
celebrazioni
dello sbarco in
Normandia è
cominciato
nell’Europa
orientale, in
Polonia:
occasione per
chiarire la
posizione
americana su
Ucraina e Russia.
Oggi il G7 a
Bruxelles senza
la partecipazione
di Mosca,
sanzionata
proprio per la
questione
ucraina
Lo sbarco
Domani a Parigi
Obama si vedrà
col collega
francese
Hollande. Il 6
giugno il
culmine delle
celebrazioni per
ricordare i
settant’anni
dallo sbarco
alleato in
Normandia. Tra i
capi di Stato
invitati anche il
presidente
italiano Giorgio
Napolitano
ancora nell’orbita sovietica, hanno consentito a Obama di trasmettere il suo messaggio
anche ai leader degli altri Paesi alleati venuti
per l’occasione a Varsavia: Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Slovacchia, Repubblica
Ceca e le tre repubbliche baltiche.
L’esibizione di muscoli da parte della Casa
Bianca democratica ha impressionato proprio perché insolita, anche se non è chiaro se
abbia davvero soddisfatto i polacchi che
chiedono di più: non la rotazione di squadroni di aerei e reggimenti dislocati per periodi
limitati nei Paesi dell’Est europeo, ma la creazione di basi americane permanenti.
Washington non intende fare una scelta di
questo tipo: sarebbe molto costosa (spese che
i Paesi dell’Europa occidentale, ad esempio,
non sono disposti a sostenere) e potrebbe
spingere la Russia a un’escalation del riarmo.
Ma, oltre a ostentare il rinnovato impegno
militare americano in Europa (dove gli Usa
hanno ancora 67 mila militari), ieri Obama
ha mandato altri due messaggi. Il primo a Putin. A differenza di Hollande, di Cameron e
della Merkel, il presidente americano non ha
in calendario un incontro formale col leader
russo, ma ieri ha ammesso che non esclude
un colloquio informale né una ripresa del
dialogo qualora Mosca confermerà la svolta
più moderata dei giorni scorsi: «Se lo incontrerò gli spiegherò che non intendo minacciarlo e che è nell’interesse della Russia smettere di aggredire l’Ucraina. Gli dirò che non
credo in un mondo diviso in sfere d’influenza». Ma, anche se Mosca farà d’ora in poi le
cose giuste (come l’accordo sul gas che i russi
stanno negoziando col governo ucraino), «ricostruire un rapporto di fiducia richiederà
molto tempo».
L’altro messaggio è ai partner Ue della Nato
ai quali, come aveva già fatto due mesi fa a
Bruxelles, Obama chiede di spendere di più:
«Abbiamo visto un declino costante dell’impegno dei nostri alleati. Questo deve finire».
Anche se hanno difficoltà di bilancio, gli europei devono tornare a «investire» sulla loro
difesa. Come sta facendo la Polonia che ha
deciso di alzare al 2 per cento del Pil il suo
stanziamento per l’apparato militare. E questa percentuale è, secondo la Casa Bianca,
l’obiettivo che tutta l’Europa dovrebbe darsi.
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14 Esteri
Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
D-Day La vittoria alleata 70 anni dopo
Cinque spiagge
a ferro e fuoco
per sconfiggere
il Terzo Reich
G R A N
B R E T A G N A
LONDRA
All’assalto dal cielo
Un aereo da trasporto americano
Douglas C 47 Dakota, usato per
lanciare le truppe sulla Normandia:
ciascuno conteneva 28 paracadutisti
Felixtowe
FRANCIA
Dover
Southampton
Brightonn
Portsmouth
Eastbourne
astbourne
urne
Poole
Exeter
Calais
15ª armata tedesca
Darthmouth
C a n a l e
d e l l a M a n i c a
Plymouth
Cherbourg
UEN
ROUEN
Convogli navali
Beauvais
CAEN
Truppe avio trasportate
Se
nn
a
Saint-Malo
Guingamp
PARIGI
IGI
Saint-Brieuc
chilometri
0
Montebourg
Monte
urg
7ª armata tedesca
F R A N C I A
50
709ª div.
Saint-Marcouf
CHARTRES
6 giugno 1944
Sbarco in Normandia
Varreville
La Madeleine
Ravenoville
Saint-Germain-de-Varreville
Sainte-Mère-Eglise
91ª div.
919° rgt.
82ª div. US
paracadutisti
Chef-du-Pont
Pont
Pont
o L’Abbé
L’Ab
6° rgt.
paracadutisti
Pouperville
Sainte-Marie-du-Mont
Vierville
101ª div. US
paracadutisti
Saint-Côme-du-Mont
Brévands
914° rgt.
CARENTAN
Il fattore decisivo
Un bombardiere americano
Boeing B 17, la famosa Fortezza
volante. Aveva 10 uomini di equipaggio
e trasportava fino a 2.200 kg di bombe
COMANDANTI ALLEATI
Dwight Eisenhower
(1890-1969)
Comandante supremo delle
forze angloamericane
Bernard Montgomery
(1887-1976)
Comandante del XXI gruppo
di armate alleato
Omar Bradley
(1893-1981)
Comandante della 1ª
armata americana
Miles Dempsey
(1896-1969)
Comandante della 2ª
armata britannica
Friedrich Dollmann
(1882-1944)
Comandante della
7ª armata tedesca
Gunther von Kluge
(1882-1944)
Da luglio comandante supremo
delle forze tedesche all’Ovest
COMANDANTI TEDESCHI
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In edicola dal 6 giugno
Sarà in edicola con il «Corriere» da
dopodomani, 6 giugno, il libro D-Day
6 giugno 1944. Storia e controstoria
dello sbarco in Normandia, in vendita
al prezzo di 6,90 più il costo del
quotidiano. È una raccolta di saggi,
corredata da fotografie e cartine, nella
quale storici e firme del «Corriere»,
approfondiscono i retroscena, le
conseguenze e gli aspetti controversi
del più grande sbarco della storia.
Il volume, oltre alla prefazione di Sergio Romano e
all’introduzione di Ernesto Galli della Loggia, contiene
contributi di Elena Aga Rossi, Giovanni Belardelli, Antonio
Carioti, Marcello Flores, Marco Gervasoni, Leonardo Goni,
Paolo Pezzino, Maurizio Porro, Paolo Rastelli.
Quinéville
VALOGNES
VA
Brest
Paolo Rastelli
Antonio Carioti
Interrogativi aperti e retroscena
in un volume del «Corriere»
Saint-Vaast
Quet ou
Quettehou
an
al e
C
Nel punto più largo misura 240 chilometri (la distanza tra Milano e Carrara passando per la Cisa) e in quello più stretto 34, un
po’ meno di quanto separi Modena da Bologna. Ma per quattro
anni, tra il 1940 e il 1944, il Canale della Manica sembrava largo
migliaia di chilometri, tanto erano diversi i mondi che separava:
da una parte la Gran Bretagna, l’ultima isola libera dal nazismo,
dall’altra la costa francese e più in là il resto dell’Europa occupata
dalle armate di Adolf Hitler. Nel 1940 i tedeschi avevano tentato di
porre le basi per superare quel piccolo tratto di mare. Ma la Royal
Air Force, l’aviazione inglese, glielo aveva impedito.
Il 6 giugno 1944, 70 anni fa, la Manica diventò l’autostrada che
le immense forze angloamericane percorsero per sbarcare sulla
costa francese e attaccare da Occidente la Germania, già duramente pressata dai sovietici all’Est. Sulla terraferma aspettavano
60 divisioni tedesche, tra cui le unità corazzate delle SS, alcune
tra le più agguerrite truppe che la storia avesse mai visto. Come
destinazione delle forze alleate, comandate dal generale americano Dwight Eisenhower, vennero scelte cinque spiagge della costa orientale della penisola del Cotentin e della Normandia: da
ovest a est avevano i nomi in codice di Utah e Omaha (destinate
alla 1ª armata Usa comandata da Omar Bradley) e di Gold, Juno
e Sword (sulle quali dovevano prendere terra inglesi e canadesi
della 2ª armata britannica del generale Miles Dempsey).
In tutto i primi sbarchi, sotto la guida del generale britannico Bernard Montgomery, dovevano essere eseguiti da 6 divisioni, mentre altre 31 aspettavano sulle navi o nei campi di addestramento inglesi per intervenire come rincalzo. Gli sbarchi
dal mare furono preceduti dall’attacco di tre divisioni di paracadutisti, due americane sul fianco occidentale e una
inglese a oriente: circa 4.000 C 47 Dakota, i cavalli da tiro dell’aviazione alleata, lanciarono migliaia di paracadutisti e sganciarono centinaia di alianti carichi di uomini,
jeep, mortai e cannoni anticarro.
I tedeschi, guidati dai feldmarescialli Gerd von Rundstedt ed
Erwin Rommel (e poi da Gunther von Kluge) si aspettavano lo
sbarco al passo di Calais, il punto più stretto della Manica. Gli inglesi misero a punto un elaborato piano di mascheramento per
rafforzare questa loro convinzione: fu creato un gruppo di
armate inesistente messo agli ordini del generale George Patton, il più famoso tra i
condottieri americani, con traffico radio, mezzi da sbarco,
campi di addestramento situati
nell’Inghilterra sud occidentale,
pronti a balzare al di là dello stretto di Dover. Tutti falsi. I tedeschi
ci cascarono in pieno: per settimane dopo il D-Day, mentre in
Normandia la situazione si aggravava, Hitler si rifiutò di sottrarre
forze allo schieramento di Calais.
Lo sbarco riuscì e solo sulla spiaggia Omaha la reazione tedesca mise in pericolo, per qualche ora, l’esito dell’operazione. Dopo il primo giorno, cominciò la gara per chi riusciva a portare più
rinforzi al fronte, gli alleati attraverso la Manica, i tedeschi con la
rete ferroviaria francese e le strade devastate dalle incursioni aeree. Gli alleati premevano in continuazione per allargare la testa
di sbarco, aiutati nei loro sforzi da un’enorme potenza di fuoco
(artiglieria terrestre e navale, bombardieri medi e pesanti come
le Fortezze volanti B 17) e dalla superiorità quantitativa che compensava largamente lo svantaggio qualitativo di molte delle loro
armi. Tra i carri armati, per esempio, non c’era confronto tra lo
Sherman americano e il Tigre tedesco. Ma i Tigre presenti sul
fronte normanno erano poche decine, mentre gli Sherman si
contavano a centinaia.
L’esito finale era solo questione di tempo: il 25 luglio gli americani sfondarono a sud di Saint-Lô e dilagarono in Francia. Sotto
l’energica guida di Patton invasero la Bretagna a ovest e poi corsero a rotta di collo verso est, fino a chiudere le forze nemiche nella
grande sacca di Falaise. A fine agosto fu liberata Parigi, mentre
alcune migliaia di tedeschi, dopo aver lasciato in Normandia 450
mila loro compagni tra morti, feriti e prigionieri, si ritiravano
verso la Germania. La battaglia di Francia era finita.
Il piano dell’invasione
1
INGHILTERRA
Gerd von Rundstedt
(1875-1953)
Comandante supremo delle
forze tedesche all’Ovest
Erwin Rommel
(1891-1944)
Comandante del gruppo di
armate B (Nord della Francia)
FORZE ALLEATE CHE PRESERO PARTE AL D-DAY
132.715
1.213
13.743
23.400
195.701
4.126
20.000
soldati
( 57.500 americani,
75.215 britannici
e canadesi)
navi da guerra
e
aerei
paracadutisti
marinai
mezzi
da sbarco
veicoli di cui
864
mercantili
8.000
carri armati
George Patton
(1885-1945)
Comandante della 3ª
armata americana
Ta
ute
V ir
e Taute
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Esteri 15
italia: 51575551575557
Le operazioni del D-Day
2
Verso le spiagge
Un mezzo da sbarco
LCVP (Landing Craft,
Vehicle, Personnel),
l’imbarcazione che
portò le truppe
alleate sulle spiagge
normanne. Ciascuno
poteva contenere 36
uomini o 12 soldati
e un veicolo
Zone di lancio e atterraggio delle truppe aviotrasportate
Settori di sbarco
G O L D
Prima ondata d’assalto
Attacchi della 6ª divisione aviotrasportata britannica
Territorio controllato dagli Alleati alle 24.00 del D-Day
Obiettivo degli Alleati alle 24.00 del D-Day
Situazione delle unità tedesche all’alba del D-Day
21ª div. pz.
Aree controllate dalle truppe tedesche alle 24.00 del D-Day
Contrattacco della 21ª divisione panzer
Principali batterie d’artiglieria tedesche
Aree allagate dai tedeschi
1ª ARMATA
AMERICANA
XXI GRUPPO
D’ARMATE
(Bradley)
2ª ARMATA
BRITANNICA
(Montgomery)
B a i a
4ª div. di
fanteria US
d e l l a
S e n n a
I CORPO
BRITANNICO
(Crocker)
reggimento = rgt.
divisione = div.
panzer = pz.
1ª e 29ª div. di
fanteria US
50ª div. di
fanteria BR e
8ª brigata
corazzata BR
47° Royal Marine
commando
U
T
2° battaglione
Ranger US
brigata = bgt.
(Dempsey)
XXX CORPO
BRITANNICO
(Bucknall)
V CORPO
US (Gerow)
VII CORPO
US (Collins)
3ª div. di
fanteria BR e
27ª brigata
corazzata BR
3ª div. di
fanteria canadese
e 2ª brigata corazzata
canadese
A
O M
A H
A
H
4° Royal Marine
commando
G O L D
Arromanches
Saint-Laurent
914° rgt.
J U N
O
Le Hamel
Asnelles
PORT-EN-BESSIN
6ª div. aviotrasportata
La Rivière
5ª btg. paracadutisti
Courseulles
Formigny
Isigny
231ª bgt.
47° Royal
Marine
commando
Aure
30ª btg.
56ª bgt.
352ª div.
69ª bgt.
7ª bgt.
151ª bgt.
726° rgt.
Colombiéres
8ª bgt.
Langrune
Luc Lion
Douvres
9ª bgt.
Seulles
Creully
Merville
Pèriers
736° rgt.
Camilly
8
736° rgt.
21ª div. pz.
Buron
711ª div.
Lebisey
Od
Cherbourg
Caumont
XII gruppo d’armata
(Bradley)
Villers-bocage
1ª armata US
(Hodges)
SAINT-LÔ
V corpo US
XIX corpo US
VII corpo US
Avranches
Saint-Malo
Guingamp
XXI gruppo d’armata
e
Orn
Evrecy
(Montgomery)
Dinan
VII corpo US
Merdrignac
Rennes
LE HAVRE
Senna
2ª armata BR
(Dempsey) CAEN
Div
Caumont
II
XII
XXX
ne
Sacca
Tinchebray
Vernon La Roche-Guyon
Mantes Gassicourt
Evreux
XLX corpo US
Falaise
laise
di Fa
Carrouge
Alençon
XX corpo US
Châteaudun
XII corpo
p US
nne
Maye
Vannes
F R A N C I A
O c e a n o
A t l a n t i c o
Angers
20
40
60
80
To
ours
Tours
a
Loir
Saint-Nazaire
0
Fontainebleau
XV corpo US
Mayenne
LE MANS
Loira
Rambouillet
4ª div
XX corpo US
XV corpo US
Laval
Pontivy
chilometri
Versailles
2ª div. cor.
V corpo US francese
CHARTRES
Fougères
XV corpo US
7 agosto XX corpo US
NANTES
PARIGI
Dreux
Argentan
Sées
Quimper
LORIENT
Louviers
XII corpo BR
I
XXX corpo BR
Or
VII
Vire
Elbeuf
II corpo CAN
es
Beauvais
ROUEN
1ª armata CAN
(Crerar)
Mortain
3ª armata US
Domfront
(Patton)
Saint-Brieuc
Brest
XLVII corpo panzer
on
Sfondamento alleato in direzione
Sud-Ovest e verso Est
Attacchi alleati
Linea del fronte, 1° agosto
Linea del fronte, 16 agosto
Troarn
es
CAMPO
DI AVIAZIONE
es
Seull
Forze corazzate
Un carro armato
americano Sherman,
in dotazione anche
alle forze britanniche.
Armato con un
cannone da 76
millimetri e tre
mitragliatrici, aveva
cinque uomini
di equipaggio
21ª div. pz.
CAEN
Carpiquet
Div
Fontenay-les-Pesnel
Tilly-sur-Seulles
LXXXIV corpo
3
Bures
12
Juvigny
CORRIERE DELLA SERA
Robehomme
Ranville
716ª div.
10
Balleroy
SAINT-LÔ
Varaville
Bièville
BrettevilleL’Orgueilleuse
chilometri
6
185ª bgt.
Bénqueville
F R A N C I A
re
Au
4
DIVES
8ª bgt.
915° rgt.
2
HOULGATE
CABOURG
Hermanville
Esquay
0
R D
OUISTREHAM
9ª bgt.
BAYEUX
Saint-Jean-de-Daye
O
3ª btg. paracadutisti
e
e
Vir
S W
Saint-Aubin
Longues
Saint-Honorine
Colleville
916° rgt.
Orn
Vireville-sur-Mer
Grandcample-Bains
btg. speciale n°1
btg. speciale n°4
Pointe et Raz
de la Percée
Pointe du Hoc
La migliore arma tedesca
Un carro Tigre della Wehrmacht. Armato con
un cannone da 88 mm e due mitragliatrici,
aveva un equipaggio di 5 uomini
ORLEANS
16 Esteri
Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Dopo l’abdicazione Il governo approva la legge per consentire la rinuncia del re, corsa per l’incoronazione di Felipe
Spagna, la tentazione repubblicana
Si moltiplicano le manifestazioni contro la monarchia. Rajoy: sono una minoranza
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MADRID — Con l’abdicazione di re Juan Carlos sono partite
in Spagna due corse parallele. La
prima è quella del governo, del
Congresso e della Casa reale per
incoronare al più presto il principe Felipe. La seconda è quella
dei gruppi repubblicani che vogliono cogliere l’occasione storica del passaggio di consegne per
abolire la monarchia. Sullo scatto sono stati più veloci i secondi:
le manifestazioni di lunedì notte
sono state replicate ancora ieri
sera: altre migliaia di bandiere
rosse, gialle e viola sono comparse in decine di città spagnole.
Non c’è un coordinamento centrale. Le reti sociali diffondono
appuntamenti, le belle serate di
primavera aiutano a raccogliere
gente.
Anche la macchina statale è
partita e sta accelerando. Ieri il
governo del presidente Mariano
Rajoy ha approvato in seduta
straordinaria la legge necessaria
a consentire la rinuncia del re. Il
Il cambio
Il regno
Trentanove anni di regno. Poi la
«pensione». Una decisione che
non ha sorpreso molti, quella di
Juan Carlos. Il sovrano che ha
traghettato la Spagna dal
franchismo alla democrazia. E
contribuito a salvarla dopo il
tentato golpe del colonnello
Tejero nel 1981
I governi
Ha visto succedersi alla guida del
governo liberali popolari e
socialisti (Suarez, Calvo Sotelo,
Gonzalez, Aznar, Zapatero e
Rajoy). Adesso gli succede il figlio
Felipe. Una svolta, in tutti i sensi.
presidente della Camera dei deputati ha stilato un calendario di
lavori che prevede l’approvazione entro il 18 giugno. Non ci saranno problemi di maggioranza.
Il governo del Partido Popular di
centro-destra e l’opposizione
del partito socialista di centrosinistra voteranno assieme in
stile «grande coalizione». A loro
si uniranno altri partiti centristi
come UPyD e (forse) i catalani di
CiU. Fosse così, l’approvazione
di Felipe VI raggiungerebbe il
91% dei voti parlamentari. Contro si sono schierati solo l’estrema sinistra nazionale e regionale oggi poco rappresentata.
La legge che permette l’abdicazione passerebbe, però, paradossalmente, solo con la firma
del re uscente. Sarà proprio con
la sua penna che Juan Carlos
chiuderà 39 anni di regno e consegnerà il trono al figlio Felipe.
L’incoronazione avverrà alle
Cortes, fanno sapere a Palazzo,
con una forma solenne, ma non
sfarzosa. Niente ospiti internazionali, carrozze, ermellini. Con
Ritorno al 1931 Due ragazze a Malaga con la bandiera repubblicana
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sito internet di Iren S.p.A. (www.gruppoiren.it) e sul sito internet di
SMAT (www.smatorino.it).
cinque milioni di disoccupati è
stato giudicato inopportuno.
Per ribattere alle richieste di
un referendum Monarchia-Repubblica, il presidente del Consiglio Rajoy ha usato gli stessi
argomenti che usa per respingere le domande di indipendenza
della Catalogna. «Non credo che
il sentimento repubblicano sia
maggioritario in Spagna. Comunque, siamo una democrazia
e chi vuole verificarlo non ha che
da intraprendere un percorso di
modifica costituzionale». Rajoy
sa perfettamente che alle Cortes
non ci sono i numeri per una simile modifica come non ci sono
per una secessione di Barcellona.
Più diretto il leader socialista
Alfredo Perez Rubalcaba, in una
conferenza con il sindaco di Torino Piero Fassino, arrivato a
Madrid per promuovere il turismo piemontese. «Il partito socialista — ha detto Rubalcaba —
nasce da profonde radici repubblicane, però alla fine della dittatura partecipò ad una serie di
patti che garantirono i migliori
40 anni della storia di Spagna. La
successione fa ancora parte di
quegli accordi. Noi non li violeremo».
Tra le fila repubblicane si trovano soprattutto esponenti di
quei collettivi nati on line che
sono stati la sorpresa delle elezioni europee del 25 maggio.
L’umorismo è una delle loro armi migliori. Circolano vignette
esilaranti. Una mostra re Juan
Carlos e la Regina Sofia con le
valigie in spalla difesi dai volontari antisfratto. In un’altra il
principe Felipe dice: «Disoccu-
Di padre in figlio
La cerimonia avverrà con
forma solenne ma non
sfarzosa: per rispetto
dei milioni di disoccupati
pati di lungo periodo fatevi coraggio. Se io ho trovato lavoro a
46 anni, potete farcela anche
voi». Dal punto di vista teorico
gli anti monarchici fanno
l’equazione «Repubblica = democrazia». O anche «meno re =
meno spese». Ad oggi la loro è
una strada tutta in salita.
A. Ni.
@andrea_nicastro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Intervista Il poeta Bernardo Atxaga
«Ma la bella favola
della famiglia reale
durerà per un po’»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MADRID — Bernardo Atxaga scrive in basco e in Spagna è considerato il più grande poeta del Paese.
Che impressione le fa il dibattito monarchia-repubblica?
«Come tutte le monarchie, anche la spagnola è frutto di un pessimismo di fondo nei confronti del genere umano. Le persone sono
considerate ignoranti, ingenue, infantili, ma anche capaci di trasformarsi in massa e diventare pericolose. Per controllarle la monarchia è
un buon metodo. Dà loro uno schema tipo padre e figlio in cui rifugiarsi e sentirsi protetti».
Forse era vero una volta, ma oggi?
«Parlando del Medioevo Jacques Le Goff spiega che i re e le regine
erano figure mitiche che nessuno avrebbe riconosciuto. Eppure bastava l’idea a mantenere l’ordine. Oggi è diverso. Con le nuove tecnologie la nostra società sembra saper pensare solo a qualcosa di superficiale. I politici devono essere come attori del cinema. I re icone di
una favola. Alcuni ci credono, altri lo scelgono cinicamente. Le élite
intellettuali coltivano il richiamo emozionale all’irrazionalità, ma lo scopo finale è
sempre mantenere l’ordine. Il re diventa
Chi è
un figurante, un attore del potere».
Juan Carlos? Felipe?
«Il principe non ha mai fatto nulla di
notevole in vita sua, eppure lo stanno proponendo come modello: è alto, bello, intelligente, generoso».
Ed è sbagliato?
«No, magari utile. Però resta una favola.
Orwell lo teorizzava. La monarchia costituzionale, ha scritto in un saggio, asseconda
Nome d’arte
le masse nella loro ansia di adorare qualcuBernardo
no e così le immunizza dalla tentazione di
Atxaga, 62 anni,
scegliere un tiranno come modello».
pseudonimo di
Juan Carlos ha salvato la democrazia
Joseba Irazu
spagnola dal golpe del 1981. Lo scrittore
Garmendia, è
Javier Cercas ha sempre parlato di dovere
considerato il più
di riconoscenza.
grande poeta in
«Può dirlo Cercas, non io. Non capisco
lingua basca
questa parola: riconoscenza. Devo tributare omaggio a una mucca perché fa il latte?
Juan Carlos era stato messo lì da Franco,
era il suo lavoro. Perché essergli grati?».
Avrebbe potuto appoggiare i golpisti.
«E le mucche fare le uova».
Cosa potrà fare invece Felipe VI?
«Paul Valéry, parlando di letteratura, dice che il contenuto e la forma devono stare uniti come il corpo e l’anima, non come il corpo e il
vestito. Credo che Felipe farà molto poco per correggere il più grande
problema spagnolo che è la crescente differenza tra ricchi e poveri. Al
contrario però pubblicità e speechwriter daranno l’impressione che
faccia qualcosa. Come il corpo e il vestito, non come il corpo e l’anima».
Nascerà un serio movimento repubblicano?
«Potrebbe agglutinare le forze anti-capitaliste e anti-sistema
emerse dal voto europeo come Izquierda Unida, Equo e Podemos. Però gli indipendentismi baschi o catalani resteranno sospesi, in attesa
di capire quali forze sono in campo. Credo che la favola dei reali continuerà a funzionare almeno un altro po’».
Andrea Nicastro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Francia
Esteri 17
italia: 51575551575557
La riforma è già contestata perché giudicata «frettolosa» e comunque inutile al fine dei risparmi. «Modifiche ancora possibili»
La nuova mappa
La cattedrale
di Amiens, la più
grande della Francia
Le Regioni francesi passeranno da 22 a 14
Le 7 Regioni
che restano
invariate
«Impression, soleil
levant» dipinto qui
da Monet diede
il nome al movimento
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — Le regioni francesi passeranno da 22 a 14 secondo il piano
proposto dal presidente François
Hollande, che ha deciso di forzare i
tempi e presentare una riforma territoriale di portata storica dopo la grave sconfitta alle elezioni europee.
Già cambiato il governo e il vertice del partito in seguito al primo tracollo alle municipali di fine marzo,
Hollande si era trovato senza più
carte da giocare per reagire alla vittoria del Front National e al pessimo
risultato dei socialisti alle europee,
distanziati di oltre 10 punti da Marine Le Pen. L’accorpamento delle regioni, di cui si parlava da mesi, è
quindi un modo per mostrare ai
francesi che il presidente è attivo e
dinamico, pronto a compiere cambiamenti di grande portata.
Ma la riforma è contestata, innanzitutto per il modo secondo molti
frettoloso con la quale è stata messa
a punto. L’annuncio della nuova carta geografica della Francia è stato affidato a un intervento di Hollande
pubblicato sui giornali locali ieri,
martedì 3 luglio, ma la prima versione del testo distribuita lunedì sera
La destra estrema
Il Front National chiede un
referendum. Dice che
Hollande vuole scimmiottare
il sistema federale tedesco
alle redazioni conteneva questa frase: «Per rafforzare le regioni — scrive Hollande — propongo dunque di
portare il loro numero da 22 a XXX».
A pochi minuti dall’ordine di stampa, l’Eliseo ancora non aveva preso la
decisione definitiva sul numero delle regioni. «Alle 20 di lunedì si teneva una riunione all’Eliseo che deve
avere cambiato molte cose — ha raccontato l’editorialista del giornale
Dernières Nouvelles d’Alsace, Patrick Fluckiger — perché nella prima
versione del testo che abbiamo ricevuto alle 20 e 43 ancora c’era indicato XXX. Il numero buono, 14, è arrivato una mezz’ora più tardi». Alcuni
giornali non si sono accorti della
svista, e nella loro versione online
hanno pubblicato il documento con
XXX al posto di 14.
Nata per tagliare le spese dell’attuale «millefoglie amministrativo»
(Stato centrale, 22 regioni, 101 dipartimenti, 36 mila 682 comuni), la
riforma territoriale viene adesso ufficialmente concepita per «semplificare», rendere l’azione degli enti locali più chiara ed efficace. Di risparmi Hollande non parla più.
Il segretario di Stato alla Riforma
territoriale, André Vallini, un mese fa
prospettava economie annuali fino a
25 miliardi di euro; adesso, più reali-
Primo bacino
di mitilicoltura:
rinomate
le sue ostriche
di PAOLO LEPRI
Alta
Normandia
Qui il 90% della
produzione mondiale
di prugna Mirabella
Metz
Parigi
Lorena
Châlons
-surMarne
Île-de-France
Rennes
ChampagneArdennes
Amiens
Rouen Picardie
Strasburgo
Il Leone di Belfort
ricorda la resistenza
durante l'assedio
prussiano del 1870
Alsazia
Orléans
Loira
Digione
Centro
Nantes
Borgogna
Poitiers
PoitouCharentes
Qui si trovano alcuni dei più
bei castelli della Loira come
quello di Chambord
E Angela Merkel
sondò l’Eliseo
sulla Lagarde
É la Regione
che dà il nome
e,
allo champagne,
prodotto qui
Nord-Passo
di Calais
Lilla
Caen
Bassa
Normandia
Bretagna
Besançon
Franca
Contea
La Regione dei vini
ha fatto delle lumache
una specialità francese
ClermontFerrand
Lione
Limoges
Limosino
Alvernia
Il vero cognac si
produce solo qui,
altrove è brandy
Rodano-Alpi
Ha il più vasto
comprensorio
sciistico al mondo:
noti Megève
e Les Deux Alpes
Bordeaux
Aquitania
Midi-Pirenei
La mucca
Limousine
è originaria
di qui
Montpellier
Toulouse
Provenza-AlpiCosta Azzurra
Marsiglia
LinguadocaRossiglione
La patria
del Roquefort
Quello di Nîmes è
l'anfiteatro romano
meglio conservato
La Regione
della capitale
del coltello, Thiers
Corsica
Ajaccio
CORRIERE DELLA SERA
La scure di Hollande sulle Regioni
«In pericolo le identità storiche»
Per ridurre i costi della burocrazia si scenderà da 22 a 14
sticamente, evoca un taglio di 10 miliardi di euro ma non subito, «a medio termine, tra 5 e 10 anni». «Non
risparmieremo niente», dice invece
il presidente dell’Associazione delle
regioni di Francia, Alain Rousset,
pur socialista come Hollande: i funzionari pubblici non sono licenziabili, verranno al massimo trasferiti
da un ente all’altro.
Poi c’è il problema dei capoluoghi. Nell’Alsazia-Lorena unita (ora
sono separate), le istituzioni verranno affidate a Strasburgo (Alsazia) o a
Metz (Lorena)? Il rischio è che si nomini Strasburgo capoluogo ma si
conceda per esempio il consiglio
economico e sociale a Metz, con
nuove spese per gli spostamenti dei
dipendenti. E la Normandia (adesso
divisa in Alta e Bassa)? Si prevede
una lotta serrata tra Caen e Rouen.
Poi c’è il caso della Bretagna, che
fino al 1941 comprendeva anche
Nantes e la Loire-Atlantique prima
che il regime collaborazionista del
maresciallo Pétain le separasse. Se
c’era una riunificazione attesa dalla
popolazione e legittimata da ragioni
storico-culturali era quella tra Breta-
La polemica
Madonna contro Marine Le Pen: «Fascista»
PARIGI — Madonna insorge contro il
Front National di Marine Le Pen. La
popstar ha pubblicato ieri su Instagram
una foto della prima pagina del
quotidiano Libération con l’immagine di
Marine Le Pen a braccia levate, esultante.
La foto su Instagram è affiancata da una
serie di commenti di denuncia contro il
«fascismo» e le «discriminazioni»:
«Russia, Ucraina, Venezuela... ora
Francia?!», scrive Madonna. E ancora:
TI PRESENTO
GAIA.
✒
«#fight Fascism #fightdiscrimination
#revolutionforlove». Non è la prima
volta che Madonna si scaglia contro Le
Pen: nel 2012, la popstar aveva
trasmesso, durante la tappa parigina del
suo tour, un video in cui appariva
un’immagine della leader del FN con una
svastica sulla fronte. Il partito di Le Pen
ha replicato definendola una «ex
popstar, la nonna di Lady Gaga, che
anche in politica ha perso il filo».
gna e Loire-Atlantique, ma Hollande
in questo caso ha preferito non cambiare nulla.
Altro motivo di polemica, la Picardie verrà accorpata alla ChampagneArdenne, e non al Nord-Pas de Calais
come sarebbe naturale. «Basta guardare la carta geografica e i risultati
delle elezioni europee: il punto probabilmente è che non si voleva creare una grande regione pronta a cadere nelle mani di Marine Le Pen», dice
Barbara Pompili, co-presidente dei
deputati ecologisti.
La leader del Front National è
scandalizzata, chiede un referendum e dice che Hollande vuole
scimmiottare i Länder e il sistema
federale tedesco creando macro-regioni più forti che rappresentano
«una minaccia all’unità nazionale».
Il premier Manuel Valls difende una
riforma «difficile», ma apre a possibili modifiche da qui alla fine dell’iter legislativo, previsto per dicembre 2014.
Stefano Montefiori
@Stef_Montefiori
L
agarde sì, Juncker no? Che
ad Angela Merkel sia
sempre piaciuto il nome della
direttrice generale del Fondo
monetario internazionale per
la presidenza della
Commissione europea è
abbastanza sicuro. Ma la
notizia, rivelata ieri
dall’agenzia Reuters e
smentita dalla cancelleria,
secondo cui la donna più
potente del mondo, dopo il
voto del 25 maggio, avrebbe
sondato in questa direzione
François Hollande aggiunge
nuovi elementi di incertezza
in una vicenda destinata a
diventare ogni giorno più
difficile da gestire. Tra
l’altro, Angela Merkel ha
assicurato pochi giorni fa di
aver sempre condotto tutte le
discussioni con l’obiettivo di
arrivare alla nomina dell’ex
premier lussemburghese,
candidato del Ppe. Ieri, però,
ha sottolineato l’importanza
di trovare una soluzione con
cui la Gran Bretagna «possa
convivere». E il governo
Cameron non ha nessuna
intenzione di dare il via
libera a Juncker, sia per il
ruolo da lui svolto nel
passato sia perché vede come
il fumo negli occhi la
«parlamentarizzazione»
della scelta del successore di
Barroso. Hollande avrebbe
reagito alle avances della
cancelliera senza prendere
una posizione definitiva,
anche perché convinto che
«non sarebbe una buona
idea» perdere la guida
dell’Fmi. Se potesse scegliere,
il presidente francese
punterebbe sicuramente
sull’ex ministro delle Finanze
Pierre Moscovici, secondo
quanto era filtrato nei giorni
scorsi, mentre un nome
spendibile è anche quello di
Jean-Marc Ayrault, sostituito
recentemente nell’incarico di
primo ministro da Manuel
Valls. Ma non è affatto detto,
in realtà, che si vada verso
una decisione targata Parigi.
Intanto, è molto probabile
che Angela Merkel venga
nuovamente accusata di
doppio gioco dagli alleati di
governo socialdemocratici,
favorevoli ad una soluzione
Juncker che riaffermi il ruolo
del parlamento europeo. E
che non dimentichi, nella
partita delle nomine, il loro
candidato, Martin Schulz.
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18
Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Cronache
Giustizia Nessun rilievo disciplinare nelle relazioni presentate ieri, ma dovrà valutarle il plenum
Bruti-Robledo, verso l’archiviazione
Il Csm orientato a non trasferirli
L’esame del dossier nelle due commissioni, decisione rinviata a domani
Il caso Ferrulli
Morto nel corso
di un arresto
Il pm: sette anni
agli agenti
MILANO — «In quattro
contro una persona più
anziana di loro, prona,
bloccata a terra e con ridotte
capacità di muoversi», i
poliziotti usarono «una
violenza gratuita e non
giustificabile» contro Michele
Ferrulli che morì per un
attacco di cuore conseguente
alle percosse. Il pm di Milano
Gaetano Ruta chiede sette
anni di carcere per ciascuno
dei quattro agenti, accusati di
omicidio preterintenzionale e
falso, che la sera del 30 giugno
2011 arrestarono il manovale
che con due romeni
schiamazzava in via Varsavia a
Milano. L’ uomo, 51 anni,
oltre cento chili di peso e
qualche precedente penale,
reagì all’arresto, ma mentre i
poliziotti cercavano di
ammanettarlo fu colpito da
un malore provocato da «una
tempesta emotiva dovuta al
comportamento dei poliziotti
che fu sempre sopra le righe».
Secondo il magistrato, inoltre,
non è vero che Ferrulli reagì
all’arresto, come hanno scritto
gli agenti in una relazione di
servizio che il magistrato
considera falsa. Lo
dimostrano due filmati agli
atti, uno di una telecamera di
sorveglianza e uno realizzato
da un passante, nel quale si
sente Ferrulli che chiede
aiuto. «Non ci sentiamo più
soli, ora sappiamo che lo Stato
è dalla nostra parte», dichiara
Domenica, figlia della vittima.
Giuseppe Guastella
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — Nessun rilievo
disciplinare. Trasferimenti,
men che meno. La pratica
aperta al Consiglio superiore
della magistratura sullo scontro tra il procuratore aggiunto
di Milano, Alfredo Robledo, e
il capo dei pm milanesi, Edmondo Bruti Liberati, relativa
all’assegnazione e alla gestione delle inchieste, si potrebbe
chiudere con l’archiviazione e
qualche segnalazione di «criticità».
Le due riunioni delle commissioni di ieri al Csm sono
terminate entrambe con un
rinvio a domani, quando forse si riuscirà a tirare le fila di
una vicenda che ha investito
una delle Procure più impegnate, in un momento delicato: quello delle inchieste sul-
escluderlo. Sebbene segnali
alcuni punti critici. Tra i più
discussi dell’esposto di Robledo, dopo la tornata di audizioni degli aggiunti di Bruti
Liberati convocati al Csm, restano quelli noti.
Tra gli altri: lo «scippo» del
caso Ruby, assegnato dal capo
a Ilda Boccassini (contestualmente al trasferimento nel
suo pool antimafia del pm
Antonio Sangermano), anziché affidarlo al dipartimento
per i reati sulla pubblica am-
ministrazione coordinato da
Robledo; il fascicolo «dimenticato» in cassaforte sull’inchiesta Sea-Gamberale; la ritardata iscrizione tra gli indagati del presidente della Regione, Roberto Formigoni; e il
«doppio pedinamento» di un
indagato, lamentato da Bruti
Liberati ma smentito da Robledo e dagli investigatori.
Inchieste contese, dunque,
non insabbiate. È di questo
che si discute. Ma la complessità della pratica potrebbe
portare la settima commissione a formulare rilievi sull’organizzazione degli uffici
giudiziari milanesi che potrebbero finire in quinta commissione (quella sugli incarichi direttivi) e finirebbero per
influenzare il destino futuro
di Bruti Liberati. In scadenza a
luglio, si accingeva a chiedere
la riconferma del mandato.
Se ne occuperà il nuovo
Csm, visto che anche il Consiglio è in scadenza. E in questa
vicenda ha giocato un ruolo
non indifferente la guerra fra
correnti delle toghe. Bruti Liberati, leader storico della
corrente di sinistra della magistratura (Magistratura democratica), finisce per pagare
lo scotto anche di questo. Anche se, di fronte alle commissioni, ha dovuto paradossalmente difendersi anche dalle
accuse opposte. Come nel caso del mancato arresto del direttore del Giornale, Alessandro Sallusti. Un «unicum»
nella procedura che ha chiesto ai suoi colleghi di mettere
in atto.
Robledo, del resto, accusa
Bruti Liberati proprio di
«troppa discrezionalità» nel
gestire le inchieste e nell’assegnarle in violazione di criteri specifici. E di «non aver
esercitato l’azione penale nei
tempi dovuti».
Virginia Piccolillo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Torino
La vicenda
L’esposto
di Robledo al Csm
Alfredo Robledo (in
basso), procuratore
aggiunto a Milano, ha
denunciato al Csm una
serie di comportamenti
con i quali, a suo avviso,
il procuratore capo
Edmondo Bruti Liberati
(in alto) «ha turbato la
normale conduzione
dell’ufficio»
Lite sull’assegnazione
dei fascicoli
Secondo le accuse, il
procuratore Bruti Liberati
starebbe svuotando il
pool di Robledo dei reati
contro la pubblica
amministrazione,
privilegiando invece
l’assegnazione dei
fascicoli più delicati a Ilda
Boccassini e a Francesco
Greco
Punti critici e rilievi
Sono stati segnalati punti
critici e potrebbero esserci
rilievi sull’organizzazione
degli uffici milanesi
l’Expo. Anche se la parola definitiva spetterà al plenum.
L’invito a fare presto a chiarire
le accuse dell’aggiunto Robledo non ha ancora ottenuto
successo.
Ieri sono state presentate le
relazioni dei presidenti della
prima e della settima commissione, che si occupano, rispettivamente, di trasferimenti per incompatibilità
ambientale e di organizzazione degli uffici. In prima si è
discusso se potessero essere
ravvisati, negli episodi contestati da Robledo a Bruti Liberati, comportamenti tali da
aver fatto venire meno l’autonomia e l’indipendenza dei
magistrati nell’esercizio delle
loro funzioni. Il relatore Mariano Sciacca (Unicost) ha
presentato una prima bozza
di lavoro che tenderebbe a
TRIBUNALE CIVILE DI BOLOGNA
Sezione Fallimentare
Il giorno 27 giugno 2014 ad ore 13,20 per il lotto n. 1,
ad ore 13,30 per il lotto n. 1 A e ad ore 13,45 per il lotto n. 1 B
presso la sala delle udienze del Tribunale di Bologna
Via Farini n. 1 - Bologna
VENDITA SENZA INCANTO
DI COMPLESSO AZIENDALE DI PERTINENZA
DEL FALLIMENTO AZIENDA CERLACCHIA S.R.L. N. 205/13
G.D. Dott. Anna Maria Rossi
CURATORE dott. Giacomo Barbieri - Notaio delegato Dott. Vittorio Sommariva
Si procede alla vendita del complesso aziendale avente quale attività principale “produzione e vendita di articoli alimentari e dolciari in genere, sia sul territorio nazionale che estero”.
1) La vendita comprende tutti i beni mobili nella consistenza indicata nel verbale di inventario contenuto nel fascicolo del fallimento
CONDIZIONI DI VENDITA
Per il lotto 1 il prezzo base d’asta è di € 546.750,00 composto dall’intero complesso aziendale
ed in particolare da avviamento, intera linea produttiva, n. 2 autovetture targa CITROEN C3 (TARGA
CD 441 ZF), ANNO 2003, RENAULT MEGANE (TARGA BC 799 WP), ANNO 1999” marchio Casa
Cecconi Bologna n. 803.305, marchio Casa Cecconi Comunitario n. 801.902, marchio Nazionale
Cerlacchia n. 803.304, marchio Le Torri n. 933.789, avviamento commerciale formato da: ricettario,
schede clienti con dati di consumi storici, dominio web cerlacchia.it ; oltre all’intero magazzino di
etichette a marchio, cartoni a marchio, incarto a marchio, così come analiticamente indicato alla
pag. 45 ed all’allegato n. 3 della relazione inventariale redatta dal Prof. Zanigni” e depositata nel fascicolo del fallimento.
Nel caso in cui non pervengano offerte regolari ritenute valide per l’intero complesso aziendale,
che compone il lotto n. 1, saranno accettate offerte per parti di esso secondo le suddivisioni che
seguono:
Per il lotto n. 1 A il prezzo base d’asta è di € 405.000,00 composto da ramo d’azienda ed in particolare da linea produttiva completa e funzionante per la produzione ed il confezionamento di pasta
all’uovo “stabilizzata” ripiena con capacità di circa 100 q.li/giorno: il prodotto finito viene caratterizzato
da un tempo di vita di circa 5 mesi e da una conservazione che non necessita della refrigerazione,
avviamento industriale, n. 2 autovetture targa CITROEN C3 (TARGA CD 441 ZF), ANNO 2003, RENAULT MEGANE (TARGA BC 799 WP), ANNO 1999”, come analiticamente indicato alle pagg. 3842 della relazione di stima del Prof. Massimiliano Zanigni depositata nel fascicolo del fallimento).
Per il lotto n. 1 B il prezzo base d’asta è di € 141.750,00 composto da ramo d’azienda ed in particolare da l’avviamento commerciale e riconducibile a “marchio Casa Cecconi Bologna n. 803.305,
marchio Casa Cecconi Comunitario n. 801.902, marchio Nazionale Cerlacchia n. 803.304, marchio
Le Torri n. 933.789, avviamento commerciale formato da: ricettario, schede clienti con dati di consumi
storici, dominio web cerlacchia.it attivo dal 12/1/2001 e rinnovato fino al 21/12/2014, oltre all’intero
magazzino di etichette a marchio, cartoni a marchio, incarto a marchio, così come analiticamente
indicato alla pag. 45 ed all’allegato n. 3 della relazione inventariale redatta dal Prof. Zanigni” e depositata nel fascicolo del fallimento.
Le offerte in aumento non potranno essere inferiori ad Euro 10.000,00 per il lotto n. 1,
Euro 5.000,00 per il lotto n. 1 A Euro 2.000,00 per il lotto n. 1 B.
Modalità di pagamento Termine massimo di pagamento è 60 giorni dall’aggiudicazione.
Ogni offerente, tranne il fallito e tutti i soggetti per legge non ammessi alla vendita, dovrà depositare
entro le ore 12 dell’ultimo giorno non festivo precedente quello delle vendite, presso l’Ufficio di coordinamento per le esecuzioni immobiliari presso il Tribunale di Bologna, Via Farini n. 1, unitamente
all’istanza in bollo di partecipazione all’asta, la ricevuta di effettuato pagamento sul conto corrente
bancario n. 1408 IBAN IT98C0312702404000000001408 - BIC BAECIT2B acceso presso la filiale UNIPOL BANCA di via Maggia n. 6 Bologna di una somma pari al 20% del prezzo da lui
proposto da imputarsi a cauzione;
Per maggiori informazioni relative alle modalità di partecipazione alle vendite rivolgersi al curatore
della procedura fallimentare dott. Giacomo Barbieri con studio in Via Riva Reno n. 65 Bologna
tel. 051/231125.
Avviso di vendita e verbale di inventario su www.astegiudiziarie.it (Vendite / offerte da procedure
fallimentari - complessi aziendali).
Da Ruby a Formigoni
i casi contestati
Violenze anti sfratti
fermati 17 anarchici
Gli indagati sono 111
Barricate, aggressioni agli ufficiali
giudiziari, irruzioni in Comune, bombecarta contro una caserma dei carabinieri.
Due anni di campagne anti sfratti degli
anarchici a Torino sono finiti nel mirino
della magistratura: 11 ordini di custodia in
carcere, 6 ai domiciliari, 12 misure
restrittive e 111 indagati sono il prodotto di
una maxi inchiesta sfociata ieri in un blitz a
Torino e in altre località italiane. Colpiti
nomi noti del mondo antagonista torinese e
anche Niccolò Blasi, Claudio Alberto e
Chiara Zenobi, tre dei No Tav, in carcere con
accuse di terrorismo. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Tra gli episodi contestati
il caso Ruby, il fascicolo
«dimenticato»
sull’inchiesta SeaGamberale, la ritardata
iscrizione tra gli indagati
di Roberto Formigoni e
un presunto «doppio
pedinamento» di un
indagato
Il commento
L’esigenza di chiarire i rapporti tra capi e pm
di LUIGI FERRARELLA
Magari lo scontro in Procura a Milano
si nutrisse solo di personalismi tra magistrati-star, rivalità tra correnti sotto elezioni del Csm, veleni tra toghe rosse e
d’altre asserite tinte. E magari fosse solo
un problema di obbligatorietà dell’azione penale: a risolverlo, nei singoli casi
che oppongono l’aggiunto Robledo al
procuratore Bruti Liberati, basterebbero
allora le norme costituzionali, la procedura penale e la giurisprudenza di Cassazione, granitiche nell’imporre l’avvio
dell’azione penale appena vi siano gli
estremi di una notizia di reato, perché da
lì scaturiscono fondamentali garanzie di
sostanza e di tempistica per l’indagato.
Alla radice dello scontro è invece una
pressione atmosferica che sempre più
non solo chiede ai pm, come giusto, di
usare maggiori professionalità e buon
senso per minimizzare le inevitabili ricadute delle iniziative giudiziarie imposte
dalla legge, ma ormai quasi domanda
anche di subordinarle a «compatibilità»
con equilibri di volta in volta politici-sociali-economici. Il corto circuito nasce
cioè dalla richiesta sociale che i magistrati assumano come parametro la «so-
stenibilità» dei propri atti, adottabili solo
nella misura in cui appaiano socialmente
accettabili, «digeribili» dalle esigenze
delle imprese, o dal momento politico, o
dalle emozioni dei cittadini. Una domanda di «compatibilità» riecheggiata nell’invito del capo dello Stato ai giovani
magistrati in tirocinio a «prospettarsi le
conseguenze dei propri provvedimenti»
in un «contesto lacerato da difficoltà economiche e sociali»; e nella raccomandazione del vicepresidente del Csm a «farsi
carico dell’impatto sistemico e dell’accoglibilità sociale» dei provvedimenti.
Traduzione: quando un ospedale finisce in bancarotta tra ruberie e tangenti,
l’indagine deve autolimitare il proprio
ritmo per lasciare qualche margine di
tempo alle cordate che potrebbero evitare fallimento e licenziamenti? Se pm di
un’altra città trasmettono intercettazioni
che fanno dubitare della regolarità dell’imminente asta di una municipalizzata,
dal cui incasso dipende il bilancio del Comune, bisogna (oltre a non scordarsi in
cassaforte il fascicolo) porsi il problema
che già solo avviare accertamenti possa
far saltare l’asta e così determinare il default di quel Comune? Se un teste accusa
un politico e si avvicinano le elezioni, oc-
corre interrogarsi sull’effetto sulle dinamiche interne a quel partito?
La soluzione a questi dilemmi non è
più scontata da quando l’ovvia risposta
della legge, che ai magistrati impone di
non operare valutazioni di opportunità,
dal 2006 sta però ricevendo la meno ovvia e meno nota controspinta di un particolare sottosistema di regole, quelle sull’ordinamento giudiziario: regole che
hanno consegnato ampi poteri ai capi
delle Procure (e, su delega, ai vicecapi),
gerarchizzandole fortemente a differenza
dei Tribunali, dove non a caso ciascun
giudice resta invece tabellarmente impermeabile a qualunque ipotetica pressione interna una volta che automatismi
gli abbiano assegnato un processo.
È indubbio che quelle regole furono
volute da un contesto politico che così
sperava, non potendo controllare il «po-
Gli equilibri
Sempre più spesso all’azione
giudiziaria viene chiesto di essere
«compatibile» con gli equilibri di
politica, economia e società
tere diffuso» di migliaia di pm, di almeno
controllare un pugno di loro capi. Ma è
vero anche che quelle regole hanno risposto all’esigenza, avvertita dai cittadini
e riconosciuta dalla parte più consapevole della magistratura, di frapporre un argine di ragionevolezza (sperabilmente in
capo almeno al vertice della Procura) alle
iniziative più balzane di pm avventuristi
o impreparati. Ora però è evidente come
le due contrastanti spinte stiano creando
un corto circuito permanente: anche e
forse soprattutto nelle città dove cova
sotto la cenere, invece di manifestarsi alla
luce del sole (eccessi litigiosi compresi)
proprio nella Procura che, se si guarda ai
risultati di Milano, ha negli anni espresso
le maggiori efficienza e indipendenza.
Per questo al Csm ora non può più bastare fare la conta dei singoli torti e ragioni: deve invece esprimere una chiara opzione di modello di capo ufficio, e per il
futuro una nitida indicazione dei rapporti tra capi e pm. Altrimenti, potrà anche
mandare via Bruti o rimuovere Robledo,
cacciare entrambi o archiviare tutti e
due, ma 1-10-100 casi Bruti/Robledo rispunteranno presto altrove.
[email protected]
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Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Cronache 19
italia: 51575551575557
Milano Dopo lo scandalo e gli arresti, da risolvere i nodi del ruolo ufficiale di Cantone e degli appalti
L’Appello a Milano
Renzi rassicura Sala:
venerdì decreto su Expo
Slitta il ddl corruzione
Sconto di pena a Ganzer
«Processo così lungo
che è stato già punito»
Il governo presenterà un nuovo testo
Oltre un’ora di faccia a faccia per definire i punti salienti che saranno contenuti
nel decreto legge riguardante Expo. Il premier Matteo
Renzi ha ribadito ieri a Roma
al commissario Giuseppe
Sala l’intenzione di portare
al Consiglio dei ministri,
convocato per venerdì, il
provvedimento per la messa
in sicurezza di Expo. Il decreto era stato annunciato
all’indomani degli arresti
che, ormai l’8 maggio scorso, hanno gettato ombre e
sospetti su alcuni degli appalti per l’evento del 2015.
Renzi aveva promesso l’impegno in prima persona di
Raffaele Cantone, numero
uno dell’Autorità anticorruzione, il cui ruolo finora non
è stato ufficializzato né definito. C’è poi, ancora più
pressante, il tema del controllo delle aziende e, in particolare, del futuro della società Maltauro: l’azienda che
si è aggiudicata due importanti appalti di Expo è infatti
finita nel mirino dell’inchiesta e il sindaco Giuliano Pisapia, pressato dalla sua
maggioranza, ha chiesto che
la società venga allontanata
da Expo per dare un segnale
di discontinuità. Il commissario unico Giuseppe Sala ha
più volte ribadito che, per
arrivare a una revoca formale dei due incarichi non contestati dalla magistratura,
serve un atto formale. La
Prefettura, consultata su
questo, ha ribadito di non
avere i poteri per muoversi.
Ieri, mentre Renzi incontrava Sala, uno dei dirigenti di
Expo, l’ingegner Carlo Chie-
Foggia
Genitori morti
nel crollo
Salvo il figlio
Una fuga di gas in un
appartamento ha
provocato un’esplosione
che ha investito quattro
abitazioni. I detriti
hanno ucciso Luigi
Veneziano, 37 anni, e la
moglie Giuseppa Fiore,
29. Ferito lievemente il
figlio di 3 anni che
dormiva con loro. Altri
tre contusi.
sa, ha partecipato a un vertice proprio in Prefettura depositando una richiesta di
autotutela dell’azienda rispetto alla presenza e all’incarico della Maltauro. La
questione verrà risolta — è
stato ribadito ieri — con il
decreto sul quale Renzi ha
messo al lavoro la fidata Antonella Manzione, capo del
dipartimento affari giuridici
di Palazzo Chigi. Al termine
Chi è
Commissario
Giuseppe Sala è stato
nominato il 6 maggio 2013,
con un decreto del presidente
del Consiglio, commissario
unico delegato del governo
per Expo Milano 2015
Bocconiano
Sala, 56 anni, laureato alla
Bocconi, era già ad di Expo
dal giugno 2010. Dal gennaio
2009 al giugno 2010 è stato
direttore generale del
Comune di Milano
dell’incontro con il premier,
Sala ha ribadito di essere ottimista. Ma il tempo passa e
la preoccupazione a Milano
cresce. Come ha ribadito il
governatore Roberto Maroni, «a un mese dagli arresti,
Cantone non è arrivato e non
si è visto nessun decreto».
Intanto, però, rischiano di
allungarsi i tempi per l’approvazione del provvedimento sull’anticorruzione,
atteso in aula al Senato il 10
giugno. Il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri ha
annunciato ieri sera in commissione Giustizia del Senato che a breve arriverà un testo del governo più completo in materia. Il ddl anti corruzione, ora all’esame di
Palazzo Madama, al quale
sono stati presentati 259
emendamenti, di cui 3 del
governo, «è finito su un binario morto», ha sottolineato ieri il capogruppo di Sc,
Gianluca Susta, spiegando
che non ci sarebbe stato alcun voto sugli emendamenti. «Non è la commissione a
poter decidere ma la conferenza dei capigruppo. E se
entro giovedì resterà calendarizzato il provvedimento
per l’aula per il prossimo 10
giugno si andrà avanti come
da programma e farò votare
giovedì, venerdì, sabato e
domenica», la replica del
presidente della commissione Francesco Nitto Palma
(FI). Sempre secondo quanto riferiscono fonti dell’opposizione, il governo, incalzato sui tempi del ddl dell’esecutivo, alla fine ha annunciato che ci vorrà circa
un mese.
R. C.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Dal processo all’ex comandante del Ros, generale Giampaolo
Ganzer, spunta di fatto un nuovo tipo di attenuante: quella
per la lunghezza del processo. Nel dovere spiegare perché il
13 dicembre 2013 ritennero (pur confermando la condanna
per traffico di droga in relazione agli artefatti blitz sotto
copertura) di ridurgli la pena da 14 anni a 4 anni e 11 mesi,
le giudici d’appello Malacarne-Arienti-Caputo valorizzano
non solo «la risalenza ormai dei fatti reato (mediamente 20
anni!)» ma anche «la lunga durata dei giudizi, per cui
certamente si è in parte già realizzato l’effetto punitivo,
inevitabilmente discendente anche dalla mera pendenza,
tanto più per soggetti con un ruolo istituzionale che hanno
continuato a svolgere». Le attenuanti vengono così fatte
prevalere sulle aggravanti, e la pena fissata al minimo, anche
se poche cose parrebbero più gravi che suscitare nel 19941997 traffici di droga e poi organizzare operazioni sotto
copertura per mostrare di reprimerli e far carriera. Ma la
Corte, pur addebitando ai carabinieri imputati di «aver
ecceduto», considera «anche le energie profuse e i pericoli
corsi» e ritiene «che
abbiano agito» non «per
Le motivazioni
puro carrierismo» o
«anche per ritorno
L’ex comandante del
Ros condannato e i blitz economico», ma «per
una sorta piuttosto di
antidroga irregolari: «Agì presunzione o superbia
mosso da fuoco sacro» di corpo, di (se così si
può dire) “fuoco sacro”,
che li ha portati ad agire
con spregiudicatezza e indifferenza rispetto ai limiti di
legge». Il generale e i suoi uomini, «pur nella consapevolezza
di forzare la norma e cadere nell’illegalità, con ogni
probabilità comunque hanno ritenuto di poter ottenere
effetti positivi nella prevenzione dei reati: ovviamente però
in un’ottica distorta giacché, a fronte del risultato di aver
assicurato alla giustizia soggetti di più o meno rilevante
spessore criminale sul mercato della droga, hanno
consentito allo stesso tempo ad altri criminali, forse più
pericolosi, di conseguire il loro profitto illecito». Il tutto con
«una sorta di miopia da parte degli organi di controllo e dei
superiori gerarchici o anche di magistrati che non hanno
colto esatti risvolti e retroscena di queste attività».
Luigi Ferrarella
[email protected]
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20
italia: 51575551575557
Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
feltrinellieditore.it
IN SILENZIO FACCIO UNA PROMESSA
ALLE FACCE STANCHE E ALLEGRE INTORNO A ME.
ADESSO CI SONO IO. FARÒ DEL MIO MEGLIO.
I proventi del libro andranno alla Fondazione Condividere
per il sostegno delle attività filantropiche.
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Cronache 21
italia: 51575551575557
Montagna Erano partiti da Cantù. L’allarme dato dai due compagni di cordata
Enrico e Matteo sulle Ande
caduti a 100 metri dalla vetta
Incidente sull’Alpamayo. Avvistato un corpo
CANTÙ (Como) — Il sogno
di conquistare i 5.947 metri
dell’Alpamayo, inseguito per
mesi, si è interrotto a poco più
di 100 metri dalla vetta per
due alpinisti di Cantù di 27 e
28 anni, scomparsi il 31 maggio scorso sulle Ande del Perù. Ieri sera, al quarto giorno
di ricerche, i soccorritori peruviani hanno identificato
«una persona con una tuta
rossa», quasi certamente uno
dei due italiani dispersi, traditi sembra dal crollo improvviso di una cornice di neve e
precipitati per centinaia di
metri.
Nel primo pomeriggio di
ieri, ora peruviana, quando in
Italia calava ormai la sera, i responsabili dell’Unità di salvataggio di alta montagna delle
Ande hanno individuato il
corpo di uno dei due alpinisti
dispersi. Impossibile al momento stabilire se si tratti del
27enne Matteo Tagliabue o
dell’amico 28enne Enrico
Broggi. Il corpo, secondo
quanto riferito dalle autorità,
è stato avvistato da un elicottero della Polizia Nazionale ed
è in una zona difficile da avvicinare. Via terra, i soccorritori
dovrebbero comunque riuscire a raggiungerlo per poi avviare le operazioni di recupero e accertare se, nella stessa
zona, ci sia anche il corpo del
secondo alpinista disperso.
Chi sono
Laureato Matteo Tagliabue, 27 anni, si era
laureato in giurisprudenza ma collaborava a
«Skialper», una rivista dedicata alla montagna
Ingegnere Enrico Broggi, 28 anni, aveva da poco
completato gli studi in ingegneria al Politecnico
di Milano e aveva trovato lavoro in Svizzera
Gli scalatori italiani, alpinisti esperti, iscritti al Cai (Club
Alpino Italiano) e con numerose ascensioni alle spalle
avevano organizzato autonomamente la spedizione sulle
Ande ed erano partiti il 22
maggio scorso dall’Italia, dopo mesi di preparazione e allenamento. La loro meta era
l’Alpamayo, nota come la «Piramide di ghiaccio», sulla
Cordillera Blanca.
Gli alpinisti procedevano
in due cordate doppie, una
composta da Giacomo Longhi, 23 anni e Marco Ballerini,
25 e l’altra da Matteo Tagliabue, 27 anni e Enrico Broggi,
28. Il 31 maggio scorso, i
quattro sono partiti all’alba
dall’ultimo campo base, a circa 500 metri dalla vetta. Il programma era di raggiungere in
poche ore la cima lungo una
via tradizionale, la «Via Ferrari», aperta nel 1975 da una
spedizione italiana e percorsa
nei giorni precedenti da alcune guide locali.
Matteo Tagliabue e Enrico
Broggi procedevano per primi, poco più avanti rispetto ai
due compagni di scalata. Oltrepassato un costone, sono
scomparsi alla vista degli
amici. Questione di attimi, in
teoria. In realtà, fatta la stessa
svolta, Ballerini e Longhi non
hanno più visto i due compagni, spariti nel nulla, inghiot-
Il commento
I burocrati del risarcimento negato
al vigile morto nella Terra dei fuochi
di GOFFREDO BUCCINI
I
camorristi lo prendevano in giro: «O’ vigile
chiatto c’a barb», lo chiamavano, il vigile grasso con la barba, quando caracollando solo soletto se ne andava a fare sopralluoghi e denunce
tra le discariche della Terra dei fuochi. In modo
assurdo, e certo involontario, anche i burocrati
sembrano prenderlo in giro ora, dopo che un tumore l’ha ucciso: l’Inail di Nola nega alla moglie e
al figlio «il diritto alla rendita» in quanto «la morte non è riconducibile all’evento»; insomma niente indennizzo alla famiglia di Michele Liguori, il
vigile urbano di Acerra cui pure il presidente Napolitano rivolse un pensiero di riconoscenza il
giorno dei funerali. Traducendo il gergo esoterico
dei nostri pubblici uffici immaginiamo qualche
solerte funzionario che chiede sospettoso: dov’è
la prova?
Già, dov’è la prova che la rara forma di cancro al
fegato che lo scorso gennaio ha ammazzato Michele discendesse direttamente da anni ed anni di
esposizione a fattori micidiali come la diossina e i
policlorobifenili, gli stessi che contaminarono le
greggi della zona tempo prima? Dov’è la prova che
tornare tutte le sere a casa con la suola delle scarpe
liquefatta dagli acidi delle fosse abusive, la pelle
che puzza di pneumatico bruciato, il sudore che
sa di retrobottega d’alchimista, faccia davvero
male alla salute? Dove, se non nel senso comune?
La storia di Michele, come quella di tanti piccoli
grandi eroi (borghesi e popolani) è disseminata
di segni, talvolta così drammatici da diventare
grotteschi. Quest’omone, che credeva nel proprio
mestiere in una terra dove pure qualche maresciallo era finito a libro paga dei clan, non voleva
mollare, sicché era l’unico vigile del settore ambientale nella polizia municipale di Acerra (sì,
avete letto bene: l’unico, non in una valle delle Dolomiti ma nel cuore tossico d’una terra tramutata
dai camorristi in comoda discarica). E per un periodo l’avevano perfino trasferito a mansioni più
banali: con la strabiliante motivazione dell’«eccesso di zelo». Zelante e rompiscatole, come i veri
servitori dello Stato dovrebbero essere. Il giorno
prima di morire, ridotto ormai a spettro tremante
sotto un cumulo di coperte, aveva rilasciato con
un filo di voce una straordinaria intervista a Niccolò Zancan della Stampa: «Io vivo qua, mio figlio
vive qua, non potevo far finta di niente, non mi
sono mai piaciuti i vigliacchi. Se mi sento solo?
Meglio soli…». Già, meglio soli. Come sono soli
adesso sua moglie Maria e suo figlio Emiliano. Soli contro assurdità da modulistica disumana, contro cuori da bravi ragionieri, contro codicilli da
materia assicurativa, infida per definizione.
Ci sono sempre quelli che ci marciano, i falsi
ciechi, i finti invalidi, il repertorio che non si
estingue mai: bisogna essere comprensivi coi burocrati sospettosi, ci mancherebbe. Inoltre è palese il timore dell’Inail: aprire, da questo caso storico, la porta a una valanga di risarcimenti, fissare
un nesso di causa ed effetto in un territorio dove la
sottovalutazione dell’evento è stata fatta passare
sino a ieri per cautela dell’economia (mica smetteranno di comprare la mozzarella campana?).
Questa però non è la storia di un furbetto della
polizza. Leggetela bene: è la storia di un pezzo
d’Italia contro un altro. Di qua, l’Italia di sempre,
del «ripassi domani», del cavillo che azzera la
Le motivazioni
L’Inail di Nola scrive alla moglie che il
«diritto alla rendita» della famiglia
è negato perché il decesso
«non è riconducibile all’evento»
buona azione, della regola fanfarona che umilia il
buonsenso e lo slancio. Di là, l’Italia che forse è
maggioranza ma di cui è difficile accorgersi, perché è fatta di monadi ancora incapaci di riconoscersi e di aiutarsi a vicenda: dei tanti come il vigile Liguori, che la tengono a galla, nuotando controcorrente, perché no, non si può «far finta di
niente». Ieri dieci scuole di Acerra hanno cantato e
sfilato in nome della legalità, chiedendo che «non
cali il ghiaccio sulla Terra dei fuochi». Ottima cosa, in sé. Inutile parata retorica se le tante brave
persone scese in piazza con loro non troveranno
modo di farsi sentire nei mesi che verranno accanto alla moglie e al figlio di Liguori, in una battaglia legale importante per tutti. I ragazzi ci
ascoltano, ma soprattutto ci guardano: e imparano. La solitudine del vigile chiatto anche dopo la
morte sarebbe la lezione peggiore.
@GoffredoB
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Insieme Tagliabue (primo a sinistra) e Broggi (primo a destra) durante un’escursione (foto Mattia Vacca)
La scheda
La vetta
L’Alpamayo è una
montagna di 5.947 metri
nelle Ande peruviane,
nella parte settentrionale
della Cordillera Blanca. È
una piramide di ghiaccio
dalla forma quasi perfetta;
la cima è stata raggiunta
per la prima volta nel
1957 da una spedizione
tedesca
La scalata
L’ascesa più comune si
chiama «via Ferrari» ed è
stata percorsa per la prima
volta nel 1975 da una
spedizione italiana guidata
da Casimiro Ferrari
titi dalla montagna. Secondo
le prime, frammentarie ricostruzioni, i due amici avrebbero riferito di non aver più
visto alcuni paletti di delimitazione che segnavano la zona. Un elemento che fa propendere gli esperti per la tesi
dell’improvviso crollo di una
cornice di neve.
Ballerini e Longhi hanno
provato per qualche ora a cercare gli amici. Poi, prima che
calasse il buio, sono stati costretti a iniziare la discesa verso l’ultimo campo base, dal
quale hanno allertato i soccorsi. Le ricerche sono scattate soltanto il giorno successivo alla scomparsa di Tagliabue e Broggi. Sono stati mobilitati un elicottero e un team
di terra composto da quattro
agenti dell’Unità di salvataggio di alta montagna, abitanti
della zona e guide di Huaraz,
città a tremila metri di altitudine, ai piedi della Cordillera
Bianca. A bordo del velivolo
sono saliti anche i due amici
dei dispersi, che hanno indicato agli esperti peruviani il
punto nel quale erano scomparsi i compagni.
«Matteo ed Enrico erano
scalatori esperti» si limita a
dire Marika Novati, responsabile del Cai di Cantù. che resta
in contatto con le famiglie e i
ricercatori. Tagliabue, dopo la
laurea in giurisprudenza,
avrebbe voluto coltivare l’alpinismo come professione e
collaborava a «Skialper», una
rivista di settore; Enrico Broggi aveva terminato da poco gli
studi in ingegneria e aveva
trovato lavoro in Svizzera.
Anna Campaniello
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22
italia: 51575551575557
Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Cronache 23
italia: 51575551575557
Il progetto Gli arti meccanici governati dal suo cervello
Come funziona
Il cappello
Il paraplegico indossa un
cappello con 32 elettrodi che
raccolgono le onde cerebrali
Il ragazzo paraplegico
che inaugura i mondiali
con le gambe robot
Alle spalle
Un computer converte le onde
cerebrali in comandi
C’è un sistema ad azionamento
idraulico che fa muovere le
gambe robotiche e la batteria
ha due ore di autonomia
Dei giroscopi e dei sensori
fanno mantenere l’equilibrio
Un esoscheletro per tirare il calcio d’inizio
di ANTONIO PASCALE
«U
n piccolo passo per
un uomo, ma un
grande balzo per
l’umanità» è la bellissima frase
pronunciata da Neil Armstrong.
Sembrava scritta in anticipo, da
chissà quale poeta e invece pare
che Armstrong l’avesse pensata
solo nelle fasi successive all’allunaggio. Sia come sia, il 12 giugno 2014, in occasione dell’inaugurazione dei mondiali di
calcio, potremo risentirla, integrata e corretta. Una persona te- ne, si è capito che l’unità di base
traplegica, grazie a un esosche- del pensiero non può essere il
letro, si muoverà verso il centro singolo neurone, anzi, al contracampo e simbolicamente, colpi- rio il nostro io e il pensiero che
rà un pallone, dando così l’avvio lo struttura è costituito da poposia ai mondiali sia a quella che lazioni di neuroni, molto plastipotrebbe essere una nuova era: ci, flessibili. Le popolazione di
il cervello/macchina.
neuroni si comportano, secondo
I responsabili di questa stori- una nota similitudine, come
ca camminata sono i ricercatori un’orchestra nella quali i singoli
guidati da Miguel Nicolelis, strumenti (neuroni) lavorano
neuroscienziato brasiliano (i insieme, producendo una melononni sono di origine italiana), dia che ora sta diventando posappassionato di calcio — non sibile registrare, ascoltare e soriesce ancora a dimenticare la prattutto leggere, dunque utiliztripletta di Rossi nel 1982. La ri- zare. Qui entra in gioco la scomvista Scientific American l’ha messa di Nicolelis. È possibile
classificato tra i 20 più impor- cogliere le modulazioni dei neutanti scienziati al mondo. In ef- ro motori ancora attivi, per
fetti lui e il suo team sono prima esempio in persone con paralisi
riusciti a far muovere un braccio e gravi malattie degenerative e
robotico a una
scimmia, Aurora,
con la sola modu- Corsa simbolica
lazione dell’atti- Il volontario raggiungerà
vità celebrale — il centrocampo e colpirà il pallone
la scimmia all’inizio era molto Nel progetto il governo brasiliano
dispettosa. Poi — ha investito 15 milioni di dollari
e siamo nel 2008
— per rendere la
cosa più spettacolare, hanno si- tramite interfaccia cervello/
tuato un camminatore meccani- macchina (BMI, brain-machine
co, cioè due gambe robotiche, interface) permettere il movicostruite per l’occasione, a mi- mento di un esoscheletro? Pare
gliaia di chilometri di distanza proprio di sì. Per questo il goverdalla scimmia. I segnali neurali no brasiliano ha finanziato un
di Aurora venivano trasmessi progetto, a cui il gruppo di Nicovia internet, tornavano poi in- lelis è affiliato, il «Walk Again
dietro sotto forma di immagini, Project»: 15 milioni di dollari.
così che Aurora poteva veder le
Ora, Nicolelis aveva intenziogambe meccaniche muoversi. ne di impiantare nella testa del
Alla fine, la dispettosa Aurora è volontario una rastrelliera di
stata in grado di pensare con di- qualche migliaio di microscopisciplina militare, tanto che il ci elettrodi, proprio al limite tra
passo di marcia delle gambe la corteccia parietale e quella
meccaniche risultava stabile — sensoriale. Così il volontario
l’avventurosa scoperta è raccon- avrebbe non solo comandato le
tata nel libro di Nicolelis, Il cer- gambe meccaniche come se fosvello universale, Bollati Borin- sero state sue, ma sarebbe persighieri.
no stato in grado di sentirle coIn sintesi, grazie a un dialogo me sue. Davvero: molto di più
ben sviluppato tra varie discipli- della prima camminata sulla lu-
✒
Il sogno della vedova di Nassiriya
Embrioni conservati alla ricerca
di MARGHERITA DE BAC
I
l 18 giugno la Corte europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo
potrebbe dare un’altra spallata alla legge numero 40 sulla
procreazione medicalmente assistita, già stravolta da sentenze di
tribunali e Consulta. È in gioco il tema della ricerca sugli embrioni
cosiddetti «abbandonati», alle quali le coppie rinunciano o che sono
diventati troppo vecchi perché conservati da troppi anni. Un tabù in
Italia. Il ricorso parte da Adele Parrillo, una delle vedove
dell’attentato di Nassiriya, compagna del regista Stefano Rolla morto
nell’attentato in Iraq assieme ai militari. Con tecniche di
fecondazione artificiale avevano ottenuto e fatto congelare 5
embrioni in una clinica romana. Poi la tragedia. E la scelta di Adele,
sostenuta dall’associazione Luca Coscioni, di non lasciare che quei 5
incipit di vita restassero inutilizzati. Il divieto italiano si scontra col
principio della libertà di ricerca. È attesa inoltre nei prossimi giorni il
deposito della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato
illegittimo il divieto dell’eterologa, tecnica che prevede la donazione di
gameti. Per la legge 40, giugno potrebbe essere il mese della sepoltura.
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I piedi
Alla base dei piedi robotici ci
sono sensori che a ogni passo
inviano alla persona segnali
quando il piede è appoggiato
Scienziato
Il brasiliano
Miguel Nicolelis, responsabile del «Walk
Again Project»
«La nostra
ambizione?
Mandare in
soffitta la sedia
a rotelle»,
spiega Nicolelis
La simulazione
A sinistra, l’esoscheletro realizzato
dal team dello scienziato Nicolelis.
Il 12 giugno a San Paolo
un paraplegico lo utilizzerà per dare
il calcio di inizio di Brasile-Croazia,
partita inaugurale del Mondiale
Fonte: xxxxxxxxxxxx
na. Tuttavia, i finanziamenti sono arrivati troppo tardi. Ma Nicolelis non s’è arreso: l’evento si
farà, ma l’esoscheletro sarà comandato tramite EEG, l’elettroencefalogramma. Ci sono un po’
di polemiche. L’elettroencefalo-
gramma è una tecnologia datata: fu inventata nel 1924, insomma niente di nuovo. Anzi, affermano alcuni neuro scienziati,
l’esoscheletro camminerà, sì,
ma non per l’attività celebrale.
Probabilmente sarà del tutto o
EMANUELE LAMEDICA
in parte preprogrammato. Questo per ora, in futuro si vedrà. La
tecnologia c’è, e ci sono anche le
suggestioni narrative. Pensiamoci: con i suoi 85 miliardi di
neuroni e svariati miliardi di
connessioni, il nostro cervello è
la cosa più grossa dell’universo.
Registrare le modulazioni, la
musica dei neuroni, è appunto
qualcosa in più di una «semplice» camminata sulla luna. Sarà
necessario integrare vari linguaggi — chimica, fisica, filoso-
fia, robotica — e imparare nuove lingue e tonalità. Infine, chissà, diventeremo forse post/
umani? Libereremo il nostro
cervello dalle ristrettezze, dai
vincoli della bruta materia?
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24 Cronache
Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
La storia I minerali furono venduti da tre collezionisti. La Regione: restituitele entro 30 giorni o agiremo in giudizio
Aosta e Milano alla disfida delle pepite
Morelli. Il ritrovamento, secondo quanto riportato da articoli di giornale, sarebbe avvenuto nel 1999 all’esito di lunghe ricerche condotte presso la miniera
dismessa in assenza di qualsivoglia permesso di ricerca». Va giù dura con un
dispiegamento di energia degno di miLa vicenda
glior causa: «Non essendo avvenuto per
effetto del caso, ma anzi per effetto di
condotta contraria alla legge, il ritrovamento non può essere considerato modo legittimo di acquisto della proprietà». Ce n’è anche per il museo che non
La richiesta
potrebbe invocare la buona fede dell’acL’avvocatura della
quisto perché «la provenienza dei sogRegione Valle d’Aosta
getti non autorizzati all’estrazione saha intimato al Museo
rebbe stata facilmente verificabile medi storia naturale la
diante la semplice richiesta rivolta alla
restituzione di cinque
scrivente Regione». Conclusione: o il
pepite d’oro entro e
museo restituisce le pepite «entro e non
non oltre trenta
oltre 30 giorni» o «l’amministrazione
giorni o
regionale si vedrà costretta ad agire in
«l’amministrazione
giudizio per la tutela delle proprie raregionale si vedrà
gioni». Da Palazzo Marino, sede del Cocostretta ad agire in
mune, cadono dalle nuvole e non nagiudizio per la tutela
scondono un filo d’irritazione. Ricodelle proprie ragioni»
struiscono le carte (l’acquisizione risale
ai tempi di Letizia Moratti sindaco) e scoprono che alla mostra milanese era stato invitato
il sindaco di Brusson, che i
tecnici del museo si erano recati nel paese valdostano per
mettere a disposizione le peEuro Il prezzo pagato dal
pite in caso di esposizioni.
Comune di Milano per
Che, in altre parole, la Valle
l’acquisto delle pepite
d’Aosta conosceva per filo e
delle quali Aosta chiede la
per segno la vicenda delle cinrestituzione
que pepite d’oro. Ma soprattutto dalle carte risulta l’atto di
compravendita siglato da un notaio che
La vendita
conferma la proprietà e la «libertà» dei
Due pepite erano
campioni. E qui entra in ballo Florindo
state vendute nel
Bitossi, l’ultimo cercatore d’oro italiano
2009 dai gemelli
scomparso sette anni fa. È lui a trovare le
Mario e Lino Pallaoro
pepite, non i gemelli, è lui che continua
e da Federico Morelli
a perlustrare la miniera abbandonata, è
al Comune di Milano
lui a venderle ai gemelli. Tocca a Mario
(che le diede al
raccontare la storia: «Bitossi aveva la
museo) al prezzo di
concessione e ci ha aperto la miniera per
120 mila euro. Le
girare un cortometraggio. Poi ci ha poraltre tre erano state
tato a casa sua e da sotto al letto ha tirato
donate al museo
fuori due piastre di quarzo con delle vedagli stessi gemelli.
nature d’oro trovate anni prima e ci ha
Le pepite erano state
detto: “Ve le vendo, perché io nella calritrovate nel
daia ci devo mettere il gasolio e non
giacimento aurifero
l’oro”. Noi le abbiamo comprate ed è
della Val d’Ayas, in
tutto documentato con tanto di testiValle d’Aosta
moni». Le «piastre» sono rimaste in
La contesa
cantina 12 anni, fino a quando i gemelli
Secondo le autorità
decidono di esporle al Mineralientage di
della Regione Valle
Monaco. Prima però il quarzo deve esd’Aosta il
sere ripulito e lavorato. Le pepite vengoritrovamento delle
no mandate al Museo di Storia Naturale
pepite sarebbe
di Milano e lì avviene la scoperta: dentro
avvenuto in modo
al quarzo c’è un vero tesoro. «Ma vi pare
illegale perché i
— conclude il gemello Mario — che se
soggetti non erano
l’acquisto non fosse stato regolare
autorizzati a scavare:
avremmo portato per due volte l’oro di
non avevano
Brusson a Geo & Geo (trasmissione delpermessi di ricerca.
la Rai a cui i gemelli hanno partecipato
«Essendo avvenuto
spesso ndr) o non l’avremmo venduto a
non per effetto del
dei privati per un prezzo molto più alto?
caso ma di una
Forse siamo ignoranti, ma non fessi.
condotta contraria
L’oro è ricchezza e provoca tanta invialla legge, il
dia». La disfida delle pepite d’oro è solo
ritrovamento non può
all’inizio. A meno che non prevalga un
essere considerato un
po’ di ragionevolezza e Aosta rinunci a
modo legittimo di
invadere Milano.
acquisto della
La Valle reclama cinque pezzi d’oro esposti al Museo di storia naturale
MILANO — Cinque pepite d’oro fanno scoppiare la guerra tra la Valle d’Aosta e Milano. O il capoluogo lombardo le
restituisce entro 30 giorni a chi si considera legittimo proprietario o partiranno
le carte bollate. È di nuovo corsa all’oro.
Solo che l’ambientazione non è il Klondike di Zio Paperone, non ci sono trafficanti di minerali preziosi e mercanti di
schiavi. C’è invece una battaglia legale
dai tratti surreali che vede contrapposta
la Regione a Statuto speciale della Valle
d’Aosta, il Museo di storia naturale di
Milano e il Comune del capoluogo lombardo. Una storia che si intreccia con
quella dell’ultimo mitico cercatore d’oro
italiano: Florindo Bitossi.
Tutto ha inizio nel 2009, quando i gemelli Mario e Lino Pallaoro, appassionati di archeologia mineraria, curatori
del Museo Pietra Viva in provincia di
Trento, insieme a Federico Morelli, propongono al museo milanese l’acquisto
di due pepite d’oro provenienti dal «Filone della Speranza», il giacimento aurifero ormai dismesso da anni a Brusson
in Val d’Ayas. Due pezzi, a detta degli
esperti, molto pregiati. Il prezzo viene
ritenuto congruo: 120mila euro. Il Comune di Milano le acquista e le cede al
L’oro conteso Una delle vetrine dedicate alla mostra sull’oro di Brusson (sopra)
nel 2009. A lato, una delle pepite finite dalla Val d’Aosta a Milano (foto Chinellato)
museo. Passa qualche mese e i gemelli
Pallaoro (nomen omen) decidono di
donare, questa volta gratuitamente, altre tre pepite, sempre provenienti da
Brusson. Ne nasce una mostra dal titolo
«L’oro della Speranza». Come si legge
nelle recensioni dell’epoca: «I campioni
fanno tutti parte di un medesimo stra-
ordinario ritrovamento di oro ritenuto il
più importante di sempre nelle Alpi e in
Italia». Ne parlano i giornali, i siti specialistici, i video della mostra girano ancora su Youtube. Dalla Valle d’Aosta nessun segnale.
La sorpresa arriva cinque anni dopo.
L’avvocatura regionale si sveglia dal tor-
pore e invia una lettera perentoria a tutti
gli attori della vicenda, compreso il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: «Questa amministrazione è venuta a conoscenza dell’acquisto di codesto museo
della proprietà di campioni auriferi di
notevole valore ritrovati presso la miniera di Brusson dai signori Pallaoro e
120. 000
proprietà»
Maurizio Giannattasio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Su «Oggi»
La passeggiata di Papa Ratzinger
con il sostegno del deambulatore
Papa Ratzinger
cammina con l’aiuto
di un deambulatore,
assistito dal
segretario padre
Georg: il servizio
compare sul numero
di «Oggi» già in
edicola.
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Cronache 25
italia: 51575551575557
Società La presentazione domani alla giornata mondiale dell’Ambiente. Ogni anno nella spazzatura 12,3 miliardi di euro
Un piano per educare l’Italia
a non buttare più via gli alimenti
hanno la forma e la grandezza
richieste dal mercato.
Dalla frutta al pesce, come sprecare di meno. Il nodo delle donazioni
Primo: non sprecare. Il comandamento più importante
per la Giornata mondiale dell’Ambiente, che si celebra domani in tutto il mondo, vale a
cominciare dai nostri piatti:
«Gli sprechi alimentari non sono solo un problema etico o
economico, ma anche un danno
molto pesante per l’ambiente:
significano buttar via terreno,
acqua ed energia. Eppure, secondo un sondaggio appena realizzato da Waste Watcher, solo
4 italiani su dieci ne sono consapevoli». A parlare è Andrea
Segrè, fondatore dell’Osservatorio nazionale sugli sprechi
Waste Watcher, e coordinatore
della task Force per la riduzione
dello spreco alimentare del ministero dell’Ambiente (di cui fa
parte anche la scrittrice Susanna Tamaro). Domani con il ministro dell’Ambiente Gian Luca
Galletti presenterà a Roma il
decalogo del «Pinpas», il primo
piano nazionale di prevenzione
dello spreco alimentare.
Prevede, tra le altre cose, l’introduzione dell’educazione alimentare e ambientale tra le materie obbligatorie nelle scuole,
una campagna di comunicazione nazionale su questi temi e regole più semplici per le donazioni di cibo invenduto, con
sconti sulle tasse per i rifiuti a
chi dona. «È fondamentale che
il governo lo faccia proprio», dice il fondatore di Waste Watcher.
nel 2013 ben 225 mila porzioni
di cibo cotto, oltre 68 tonnellate
di prodotti da forno e 102 tonnellate di frutta da 33 mense, 99
refettori scolastici e 3 alberghi.
Esperienze simili si stanno
moltiplicando in tutta Italia. Ma
non bastano.
Il cibo invenduto
Secondo il Banco alimentare
ogni anno in Italia vengono
buttati via 12,3 miliardi di euro
di cibo consumabile. Le cose,
per fortuna, stanno lentamente
cambiando. Circa un miliardo
di euro in alimenti viene recuperato grazie a iniziative come il
Banco Alimentare o Last Minute
Market, che lo prelevano da supermercati e mense e lo ridistribuiscono a istituzioni di beneficenza. Solo a Milano Banco alimentare Siticibo ha recuperato
Gli standard di vendita
Uno dei problemi è che molti
prodotti, soprattutto frutta e
verdura, vengono scartati all’origine perché non corrispondono agli standard qualitativi
— che spesso significa «estetici». Anche se sarebbero buoni
Il sondaggio
Solo un italiano su 4
consapevole che lo
spreco alimentare
danneggia il Pianeta
da mangiare. Per evitare di
sprecarli in Portogallo è nata
una cooperativa «Fruta feia»
(«Frutta brutta») che li rileva e
li vende ai propri soci. È una
goccia nell’oceano: ogni anno in
Europa si buttano 89 milioni di
tonnellate di vegetali che non
Le cifre
12,3
miliardi di euro
il valore del cibo gettato
via ogni anno in Italia
I primi 5 motivi dello spreco
42 kg a persona
38,94
29,69
il cibo sprecato da ogni italiano:
117 euro l’anno pro capite
25,58
13,29
58%
avanzi
non riutilizzati
Ha fatto È scaduto Frutta e Cattivo
verdura odore/
la muffa
non durano sapore
il valore del cibo buttato dai consumatori:
5,5 milioni di tonnellate
Le quantità
(secondo i consumatori, valori in %)
32,31
6,9 miliardi di euro
Ho
cucinato
troppo
42%
alimenti
scaduti
o andati
a male
Ogni anno 1 miliardo
di euro in alimenti
viene recuperato
e donato a banche
del cibo ed enti
caritativi: l’obiettivo
è di riutilizzare
altri 6 miliardi di euro
di alimenti l’anno
Cattive abitudini
In dodici mesi gettiamo
via 42 chili a persona
di avanzi non riutilizzati
e alimenti scaduti
ra per esempio il progetto della
Regione Toscana con Unioncamere «Pesce Dimenticato».
L’obiettivo è promuovere il consumo di quello che a torto si
chiama «pesce povero». «Ogni
anno tonnellate di sugarelli, pesci sciabola, razze e simili, vengono ributtate a mare perché
non hanno mercato. Con un triplo spreco: non si mangia, il pesce muore, si consuma gasolio
per pescarlo. Invece è buonissimo e ricco di omega 3», dice
l’assessore toscano all’Agricoltura Gianni Salvadori. Per incentivarne l’uso, la Regione ha
promosso corsi nei supermercati, tra i ristoratori, nelle scuole
alberghiere dove si formano i
cuochi di domani. Perché il futuro del Pianeta dipende anche
da come mangiamo.
Nella filiera agroalimentare
4
milioni di tonnellate di Co2
Le emissioni derivanti dagli sprechi di cibo
98.000 tep
88.000 tep
I prodotti lasciati
nei campi
Il cibo non utilizzato
nell’industria alimentare
tep: tonnellate equivalenti di petrolio
Fonte: Fondazione per la Sussidiarietà- Politecnico di Milano; Waste Watcher; elaborazione BCGN da Fao
Le scelte dei consumatori
Moltissimo intanto si potrebbe fare, però, cambiando le
abitudini alimentari. Ogni anno
gettiamo via 6,9 miliardi di euro
(pari a 42 chili a persona) di
avanzi non riutilizzati e alimenti scaduti. In parte basterebbe
un po’ di buon senso: tenere
d’occhio le date di scadenza e
non cucinare troppo. Oppure
recuperare quello che non si
mangia: per la Giornata mondiale dell’ambiente di domani il
Wwf ha lanciato con Auchan un
sito (www.insiemecontroglisprechi.it) dove scambiarsi ricette che riutilizzano gli avanzi
di casa. In altri casi l’aiuto potrà
arrivare dalla tecnologia: il consorzio spagnolo Itene, che si occupa di packaging, sta sperimentando confezioni che cambiano colore man mano che si
avvicina la data di scadenza, in
modo da «avvertire» chi le ha in
frigorifero.
Tanto, però, è questione di
consapevolezza. Su questo lavo-
CORRIERE DELLA SERA
Elena Tebano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’appello
ORTI NELLE SCUOLE PER IMPARARE IL VALORE DEL CIBO
Non si getterà più via un pomodoro
se si sa quanto lavoro ci vuole per farlo
SEGUE DALLA PRIMA
Alla mia generazione non veniva
permesso di buttare via nulla, neppure una briciola di pane; l’esperienza della guerra era troppo vicina, la terra era ancora terra, e i prodotti erano solo quelli primari e necessari. Ma poi, in tempi
rapidissimi, tutto è cambiato, e il
rapporto con il cibo è stato travolto
da una frenesia di consumo e di offerta che ci spinge a nutrirci con la
tristezza degli animali in cattività.
Non c’è gioia, non c’è convivialità,
non c’è piacere nelle esigenze alimentari indotte dalla società dei
consumi, ma soltanto un anonimo
riempirsi, sulle cui ragioni dovremmo prima o poi interrogarci. Il cibo
ha perso ogni valenza etica, ogni
memoria di sacralità. Un nutrimento «senza anima» che proviene da
un vuoto immaginativo — ignoriamo infatti come venga prodotta la
maggior parte dei cibi che afferriamo dai banconi del supermercato
— e che, per questa ragione, spesso
finisce nel vuoto distruttivo dello
spreco.
Ora, per fortuna — come si vede
dai risultati del sondaggio dell’Osservatorio nazionale dello spreco
domestico — la sensibilità delle
persone sta cominciando a cambiare. Ma perché questo cambiamento
diventi concreto, ha bisogno di
azioni precise. Soprattutto sui bambini che sono, per natura, particolarmente sensibili alla natura e alle
ingiustizie. Da venticinque anni
produco una buona parte della verdura e della frutta che mangio, e
proprio per questo sono convinta
che, in ogni scuola che ha a disposizione un lembo di terra, sarebbe
estremamente importante poter
creare dei piccoli orti curati direttamente dai bambini. In una scuola di
Orvieto le insegnanti hanno già cominciato a farlo, e dopo la perplessità e i timori iniziali — «puzza di
sporco, non so cosa fare» — i bambini sono stati presi dalla febbre
dell’orticultura. E che soddisfazione
la prima volta che hanno potuto
mangiare il primo finocchio e la prima carota prodotti da loro.
Ecco, spesso le grandi rivoluzioni
richiedono gesti semplici e mirati.
Se si sa quanto lavoro ci vuole per
fare un pomodoro, un cespo di insa-
plesse come Amleto, stavamo per
ore con il tetrapak in mano, chiedendoci: «Ma questo dove andrà?
Carta, plastica, o generico?». Già
perché, follia tutta italiana, ogni comune italiano, anche il più piccolo,
smaltisce secondo regole tutte sue;
regole che il più delle volte non si
premura di far sapere ai suoi abitanti.
Immaginatevi la nostra delusione
L’etica
Quello che mangiamo
ha perso ogni valenza etica
Per educare servono esempi
e non soltanto parole
Al lavoro I bimbi di una scuola materna di Milano annaffiano le piantine del loro orto
lata o una verza, forse la prossima
volta non la si getterà più nel cassonetto come fosse una cartaccia.
Educare con le parole, ma senza
esempi, è come lanciare polvere nel
vento. Ai bambini bisogna dedicare
tempo e attenzione. Il tempo trascorso insieme e l’attenzione mirata
sono gli unici semi capaci di germogliare, trasformando la coscienza
delle persone. Ci vuole per prima
cosa la buona volontà dei singoli —
che in moltissimi casi già c’è, perché nelle primarie abbiamo insegnanti bravissimi — ma ci vuole an-
che l’immediata e concreta disponibilità delle istituzioni. L’edilizia scolastica certo è importantissima, ma
è anche, e forse più importante, ciò
che all’interno di quelle pareti succede, o non succede. Per anni, ho insegnato alle bambine che vivono
con me a dividere i rifiuti seguendo
le leggi del riciclo. Ormai sanno
quanto ci vuole per smaltire una
bottiglia di plastica, una cicca di sigaretta, una lattina di alluminio e
un foglio di polistirolo. «Pensate, tra
cinquecento anni, i vostri eredi troveranno questa bottiglia...». Per-
quando, passando in macchina vicino alle zone di raccolta, abbiamo visto arrivare il camion, sollevare le
campane e mescolare allegramente
nel suo interno quella carta, quel vetro, quelle lattine e quelle plastiche
che, con tanta fatica e tanta attenzione, avevamo per mesi separato.
Dopo un lungo silenzio, le bambine,
perplesse, mi hanno guardato. «Ma
perché allora abbiamo fatto tanta
fatica?».
Non ho saputo cosa rispondere.
Susanna Tamaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
✒
IL RITORNO
DELLE
LUCCIOLE
di DANILO MAINARDI
È
importante che venga data
notizia del ritorno delle
lucciole. Perché è una bella
notizia, che ha in sé molti
significati e che racconta di una
memoria non svanita di come è
sempre stata la nostra
campagna. La segnalazione della
loro presenza viene dal bresciano,
ma ho fiducia che anche altrove si
avvistino in queste tiepide notti
di tarda primavera, quando è
bello starsene fuori, con la
colonna sonora del canto dei grilli
e la magia delle lucciole, lumicini
volanti che s’accendono e si
spengono. Uno spettacolo. Da
tanto tempo le lucciole erano
praticamente sparite, uccise da
un’agricoltura ad alto impatto
ambientale che, con loro,
avvelena la ricca biodiversità dei
campi e delle aree verdi. Ora
stanno tornando, se pur un po’ a
macchia di leopardo. A volte
basta una zona incolta, un po’ di
genuina selvaticità. O, ancora
meglio, coltivi dove si pratichi
un’agricoltura più consapevole e
compatibile con l’ambiente. Sono
un po’ come le rondini le lucciole:
hanno un forte valore simbolico.
Da sempre, per San Benedetto,
abbiamo cercato nel cielo, ad
annunciarci l’arrivo della
primavera, lo sfrecciare delle
rondini. Parimenti, come
preludio dell’estate imminente,
abbiamo esplorato il buio della
notte, e trovato, il lampeggiare
delle lucciole. Poi, l’uso
aggressivo e indiscriminato dei
pesticidi ha condannato
entrambe a un comune destino.
Sempre meno rondini e, insieme,
niente più lucciole. Brutto segno
davvero. Le lucciole, come del
resto le rondini, sono penetrate
nella nostra cultura. I bambini la
sera ne mettevano una sotto un
bicchiere sperando di trovare al
mattino una moneta al suo posto.
In Sicilia era detta la candelina
del pastore (cannilicchia di
picuraro) perché ne illuminava le
notti nei pascoli. Ed essendo la
famiglia delle lucciole distribuita
un po’ in tutti i Paesi a clima
tropicale o temperato, ogni
popolo aveva, o ancora ha,
proverbi e usanze. Dai Boscimani
del Kalahari, che ne raccolgono
una ventina per imprigionarle in
zucche essiccate che usano come
lampade magiche, alle donne
amerinde che se ne servono per
adornarsi i capelli. Si capisce
dunque perché il ritorno delle
lucciole sia una buona notizia.
Avevamo usanze, proverbi,
rituali svuotati, non più
alimentati dalla fonte che li aveva
fatti nascere. E ora tutto si
recupera: le lucciole riprendono il
loro posto nella natura
restituendo, nel contempo,
significato alla cultura che le
contempla. È un ritorno
rassicurante. Ma c’è di più,
perché ciò che di positivo sta
accadendo alle lucciole, è
verosimile stia accadendo anche
ad altre specie, sconosciute,
provviste solo del nome
scientifico. Però questo esercito di
militi ignoti è altrettanto
importante, per l’integrità e
l’equilibrio dell’ambiente. Perché
ogni specie ha il suo ruolo e tutte
servono. Quanto alle lucciole,
grazie alla loro lampante
visibilità, potranno svolgere un
loro ingenuo ruolo di indicatori
biologici attestanti la salute
dell’ambiente riconquistato. Non
vorrei però che ci montassimo la
testa. Perché per ricuperare un
ambiente, la sua biodiversità e gli
equilibri naturali c’è ancora
molto da fare. Ricordiamoci
(saggezza dei proverbi) che una
rondine non fa primavera. E
nemmeno un po’ di lucciole
sparpagliate a macchia di
leopardo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
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Economia
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I PRESTITI
AI PICCOLI?
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A UNO SU CINQUE
L
e banche da tempo
sostengono di essere
tornate ad aprire i
cordoni della borsa a
favore delle Pmi. Le
piccole imprese
lamentano un accesso al
credito sempre più ostico
e problematico. E quindi
chi mente? Nessuno.
Semplicemente si tratta
di verità diverse. Le
banche oggi prestano
denaro a imprese
eccellenti. Propongono
finanziamenti a chi
esporta, innova, cresce.
In pratica a chi i soldi li
ha già. Il 95% delle Pmi
italiane invece è
costituito da micro
imprese, quelle che non
esportano, non innovano
e fanno tanta fatica.
Vista dalla parte degli
istituti di credito, è
evidente che prestare
denaro a queste imprese
pone un rischio elevato
(di insolvenza) al
cospetto di una bassa
redditività. Insomma, si
tratta di gioiellieri che
sognano di vendere un
paio di diamanti l’anno a
emiri e sceicchi e invece
si ritrovano il negozio
pieno di «protestati» che
vogliono comprare uno
zircone a rate. Il risultato
è quello che emerge da
uno studio di Cna: nel
2012 a chiedere prestiti
era il 21,7% delle aziende
artigiane e di queste il
36% veniva accontentato.
Oggi a rivolgersi agli
sportelli è il 9%, ma pur
essendo la metà di due
anni fa, solo il 20% di
questi ottiene un sì.
Isidoro Trovato
© RIPRODUZIONE RISERVATA
UNIONE EUROPEA
REPUBBLICA ITALIANA
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Piazza Meda Gli impegni valgono 8,1 miliardi di patrimonio. La revoca farebbe salire il Core Tier 1 all’11%
Bpm apre il confronto con Bankitalia
Richiesta a Via Nazionale per eliminare i requisiti rafforzati sul capitale
E’ la partita più delicata della
nuova gestione. Vale 700 milioni di euro, più dell’aumento di
capitale chiuso la scorsa settimana, ma soprattutto sarebbe il
segnale della fine del lungo e
complicato turnaround
della Bpm. Ieri il consiglio di gestione di Piazza
Meda ha fatto il primo
passo per chiedere alla
Banca d’Italia di rimuovere gli «add-on» dal bilancio, i requisiti patrimoniali rafforzati imposti da
Via Nazionale in seguito
alle leggerezze delle vecchie gestioni. Si tratta di
8,1 miliardi di patrimonio che nel 2011 Palazzo
Koch ha chiesto a Bpm di
accantonare in seguito alle anomalie emerse nel corso di
un’ispezione in Piazza Meda.
Sono tre le voci su cui è scattato
il presidio: rischi operativi, garanzie ipotecarie ed esposizione
al settore immobiliare. Per
ognuna di queste voci Bpm ha
dovuto predisporre un cuscinetto di capitale aggiuntivo di
2,7 miliardi. Che ora, a tre anni
di distanza, vuole liberare.
Il consigliere delegato della
popolare, Giuseppe Castagna,
ha illustrato ieri al consiglio il
corposo documento in cui sono
stati indicati tutti i passi fatti da
Piazza Meda per rimettersi in
riga, e dunque come sono state
riviste alcune procedure interne, riallineati i documenti cartacei ed elettronici sulle garanzie ipotecarie e riportata sotto
controllo l’esposizione verso il
real estate. Un lavoro che Castagna ha proseguito, ma che era
stato impostato da Piero Montani e Andrea Bonomi, a cui era
toccato gestire la pesante eredità lasciata da Massimo Ponzellini che avevano portato all’imposizione degli «add-on».
REGIONE SICILIANA
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MESSINA
Dipartimento di Fisica e di Scienze della Terra
ESITO DI GARA
Sez. I: AMMINISTRAZIONE AGGIUDICATRICE: Università degli Studi di Messina - I.1) DENOMINAZIONE, INDIRIZZI E PUNTI DI CONTATTO: Dipartimento di Fisica e di Scienze della Terra
Viale F. Stagno d’Alcontres,31 I, 98166 - Messina Sez. II: OGGETTO DELL’APPALTO II.1.1)
Denominazione conferita all’appalto: Fornitura e posa in opera di n. 1 Microscopio elettronico
SEM completo di accessori CIG: 55008569F7 CUP E61J12000100006 Sez. III: INFORMAZIONI
DI CARATTERE GIURIDICO, ECONOMICO, FINANZIARIO E TECNICO: Finanziamento comunitario nell’ambito del Progetto di Ricerca PO FESR 2007/2013 linea d’intervento 4.1.2.A MedNETNA “Mediterranean Network for Emerging Nanomaterials” Sez. IV: PROCEDURA:
Procedura Aperta Sez. V: ALTRE INFORMAZIONI: n. offerte ricevute: 2 Aggiudicazione alla
Ditta ASSING S.p.a. per un importo pari a € 591.718,70 oltre IVA Inviato per la pubblicazione
alla GUCE: 19/05/2014 - GURI n. 58 del 23/05/2014.
Popolare
Il consigliere delegato della Bpm,
Giuseppe Castagna. Ieri il consiglio di gestione ha esaminato la
richiesta di rimozione degli «addon» da inviare alla Banca d’Italia
IERI
La Popolare Milano in Borsa
-1,91%
0,6665 €
per azione
valori
in euro
Retribuzioni
0,663
L’Ue: via
i disincentivi
sui redditi
delle donne
0,639
0,616
0,592
0,569
0,546
2014
«Il programma presentato
dal consigliere delegato Castagna, come anche per le cose
passate, viene pienamente rispettato» ha sottolineato ieri il
presidente del consiglio di gestione, Mario Anolli. Il consigliere delegato aveva annunciato che subito dopo l’aumento di
8 mag.
14 mag.
capitale avrebbe chiesto alla
Banca d’Italia di poter tornare
alla normalità. L’aumento si è
chiuso la scorsa settimana con
il tutto esaurito. E ora è arrivato
il momento degli «add-on».
L’auspicio è che Via Nazionale si
esprima entro un paio di mesi,
anche se non ci sono riferimenti visto che Bpm è l’unica banca
a cui è stato imposto questo tipo di requisiti patrimoniali.
La rimozione è un punto di
20 mag.
svolta per la popolare milanese,
che oltre a vedere salire il Core
Tier 1 all’11% (dall’8,37% di fine
marzo) libererebbe capitale per
gli impieghi in un momento in
cui la percezione dei mercati
sull’Italia è tornata positiva. Da
questo punto di vista, non solo
Bpm ma tutto il sistema bancario sta seguendo con attenzione
Mario Draghi in attesa delle decisioni che giovedì prenderà la
Bce. Un ulteriore taglio dei tassi
26 mag.
1 giu.
D’ARCO
di interesse, ma soprattutto
l’eventuale discesa a livelli negativi dei tassi sui depositi
presso l’Eurotower, potrebbero
stimolare la ripresa degli impieghi. A cui Bpm potrebbe aggiungere il capitale liberato con
il consenso della Banca d’Italia
facendo così un altro passo
avanti nel programma di rilancio.
Federico De Rosa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’embargo Diventa un caso Parigi-Washington la richiesta di danni per 10 miliardi di dollari
Missione di Noyer negli Stati Uniti
«La multa a Bnp Paribas va ridotta»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — Il caso Bnp Paribas prende una dimensione politica: il governatore della Banca di
Francia, Christian Noyer, ha incontrato a New York
il procuratore di Manhattan Cyrus Vance per cercare di ammorbidire la posizione americana (una
notizia rivelata dal New York Times), mentre il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, alla domanda se il governo di Parigi difenderà Bnp, ha risposto «sì, certamente sì».
Bnp Paribas, la prima banca francese e la seconda d’Europa dopo Santander, è sospettata dalla
giustizia americana di avere aggirato l’embargo
contro Cuba, L’Iran, il Sudan e la Libia tra il 2002 e
il 2009. In quanto attiva sul suolo americano, e
abilitata a compiere operazioni in dollari, Bnp era
tenuta a rispettare le leggi federali sugli embarghi:
dal 2009 i vertici della banca negoziano con le autorità Usa per ridurre l’entità dell’ammenda, ma
secondo le rivelazioni di pochi giorni fa del Wall
Street Journal la multa raggiungerebbe i 10 miliardi di dollari (circa 7 miliardi di euro). Una cifra che
rischia di infliggere un colpo mortale all’istituto di
credito francese (padrone in Italia del 100 per cento di Bnl) e di scatenare in seguito una crisi finanziaria globale. Le autorità americane pretendono
poi che i dirigenti della banca responsabili dei
traffici con i Paesi sottoposti a embargo vengano
allontanati.
L’Office of Foreign Assets Control - OFAC è l’organismo controllato dal sottosegretario americano al terrorismo che verifica il rispetto delle sanzioni decise dall’Onu o unilateralmente dagli Stati
Uniti: dalla seconda metà degli anni Duemila
l’Ofac si è mostrato molto più severo con le banche
sospettate di avere infranto gli embarghi.
Nel 2012 la banca olandese ING è stata condannata a pagare 618 milioni di dollari per delle operazioni con l’Iran, poi è toccato all’inglese Standard Chartered versare 667 milioni di dollari per
degli scambi con Libia e Sudan, mentre la multa fi-
nora più altra era quella comminata all’inizio di
maggio a Credit Suisse, condannata a pagare poco
meno di due miliardi di dollari al dipartimento
della Giustizia americano.
Oltre a Christian Noyer, anche François Hollande interverrà personalmente in favore di Bnp Paribas: domani sera, il giorno prima delle cerimonie
per i 70 anni dello sbarco in Normandia, il presidente francese cenerà assieme a Barack Obama in
un ristorante parigino, e in quell’occasione perorerà la causa della banca francese.
«Se c’è stata una colpa o un’infrazione è normale che ne segua una sanzione — ha detto ieri il ministro francese Fabius alla tv pubblica France 2 —.
Ma la sanzione deve essere proporzionata e ragionevole. Queste cifre (10 miliardi di dollari, ndr)
non sono ragionevoli,
sarebbe una decisione
ingiusta e unilaterale.
Se questa ammenda
venisse davvero decisa
si creerebbe un problema molto serio».
Fabius ha sottolineato che la multa record
a Bnp sarebbe un pessimo segnale, da parte
di Washington, proprio mentre entrano
Il governatore della Ban- nella fase decisiva i negoziati per il trattato di
ca di Francia C. Noyer
libero scambio tra Europa e Stati Uniti.
Nel peggiore dei casi, Bnp Paribas potrebbe perdere la licenza che le permette di operare in America oppure sarebbe condannata a una sospensione
temporanea delle sue transazioni in dollari, con
gravissime conseguenze per la solidità della banca
e del sistema finanziario francese ed europeo.
Stefano Montefiori
@Stef_Montefiori
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il sospetto
La banca è sospettata di
avere aggirato le
restrizioni su Cuba, Iran,
Sudan e Libia tra
il 2002 e il 2009
(ri. que) Ce l’ha detto il
Fondo monetario
internazionale. Ce lo ripete
anche il consiglio europeo:
il mercato del lavoro in Italia
ha bisogno delle donne. Di
più donne. Al punto cinque
delle raccomandazioni
diffuse ieri — il punto
dedicato al tema del lavoro
— all’Italia vengono
proposti numerosi
interventi. Meno cassa
integrazione e più tutele per
i disoccupati. Servizi per
l’impiego più efficienti e con
un miglior coordinamento
tra pubblico e privato. Un
più efficace legame tra
politiche attive e passive del
lavoro. Ma c’è anche un’altra
richiesta: far crescere il tasso
di occupazione femminile. Il
consiglio europeo indica
una via concreta. La
seguente: «Introdurre
misure che riducano i
disincentivi fiscali al lavoro
delle persone che
costituiscono la seconda
fonte di reddito familiare». E
pone anche una scadenza:
«Entro il marzo del 2015».
In Italia le seconde fonti di
reddito familiare sono gli
stipendi delle donne. Nella
stragrande maggioranza dei
casi, infatti, gli uomini
guadagnano di più.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
TRIBUNALE CIVILE DI PALMI ATTO DI CITAZIONE PER USUCAPIONE
La sig.ra SIRIGNANO Maria Francesca (SRGMFR59L68A303V), nata ad Anoia (RC) il
28.07.1959 ed ivi residente alla via Roma n. 39, rappresentata e difesa dagli avv.ti Francesca
Ursida (RSDFNC79P50L063Q) e Stefano Grio (GRISFN71T09G791Y), cita i sigg.: Ceravolo Francesco (CRVFNC39B13A303T); Ceravolo Nicola Pantaleone (CRVNLP46L27A303M); Ceravolo
M. Teresa (CRVMTR50A41A303D); Ceravolo Rosalba (CRVRLB54L49A303K); Ceravolo
Carmela (CRVCML31R68A303O); Macrì Nicola (MCRNCL47M15A303P); Macrì Maria
Carmela (MCRMCR31R68A303N); Macrì Vincenzo (MCRVCN29S13A303L); Macrì Salvatore
(MCRSVT34A02A303C); Macrì Michele (MCRMHL39R02A303H); Nicoletta Antonino e Nicoletta
Pasquale di cui si disconoscono le vicende anagrafiche, tutti quali eredi della sig.ra VALENZISE
Teresa (VLNTRS83D69A303A), nata ad Anoia (RC) il 29/04/1883 e deceduta in Roma il
25/12/1973, a comparire davanti al Tribunale di Palmi all’udienza del 11 marzo 2015, ore di rito,
soliti locali di giustizia, con invito a costituirsi nel termine di 20 giorni prima dell’udienza indicata,
ai sensi e nelle forme di cui all’art. 166 c.p.c., dinanzi al giudice designato ai sensi dell’art. 168
bis c.p.c., con l’avvertenza che la costituzione oltre i suddetti termini implica le decadenze di cui
agli artt. 38 e 167 c.p.c, per ivi sentire accogliere, anche in contumacia in assenza di costituzione,
la domanda di seguito formulata: La sig.ra Sirignano Maria Francesca da oltre vent’anni possiede
pubblicamente, ininterrottamente e pacificamente l’immobile formalmente intestato alla sig.ra
Valenzise Teresa, identificato nel Catasto Fabbricati del Comune di Anoia al foglio n. 10, particella
n. 576, cat. A/5, classe II, consistenza 1 vano, rendita € 15,49. Tanto premesso, l’attrice rassegna
le seguenti conclusioni: Voglia l’Ill.mo Giudice adito riconoscere ex art.1158 c.c. come avvenuta
la prescrizione acquisitiva in favore della sig.ra Sirignano Maria Francesca del bene immobile
identificato in premessa, ordinando al Conservatore dei Registri Immobiliari di Reggio Calabria
di provvedere alle necessarie trascrizione ed iscrizioni, esonerandolo da ogni responsabilità.
Palmi (RC), lì 10.05.2014
Avv. Francesca Ursida - Avv. Stefano Grio
28
Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Provincia di Reggio Calabria
Stazione Unica Appaltante Provinciale
Amministrazione Aggiudicatrice:
Comune di Motta San Giovanni
AVVISO DI APPALTO AGGIUDICATO
AI SENSI DELL’ART. 79, C. 5 DEL D.LGS N. 163/2006
OGGETTO: Comune di Motta San Giovanni - Lavori di “Completamento delle reti fognanti e realizzazione del nuovo collettore all’impianto di depurazione di località Oliveto del
Comune di Motta San Giovanni. CIG: 4895063DC3 - C.U.P.:
B33J12000100006. Importo complessivo dell’appalto: €
998.264,86 oltre IVA. Importo lavori a corpo soggetti a ribasso: € 926.764,86. Importo del corrispettivo progettazione
definitiva ed esecutiva soggetto a ribasso: € 62.000,00 di cui
€ 36.140,00 per progettazione definitiva ed € 25.860,00 per
progettazione esecutiva. Oneri di sicurezza lavori a corpo non
soggetto a ribasso: € 9.500,00. Criterio di aggiudicazione: Offerta economicamente più vantaggiosa, ai sensi dell’art. 83
D. Lgs. n. 163/2006. Imprese partecipanti: n. 6 - Imprese
escluse: n. 2 - Imprese ammesse: n. 4. Impresa aggiudicataria: R.T.I C.I.S.A.F SPA (capogruppo) - ALFA UNO di Modaffari
Antonio (mandante) che ha ottenuto un punteggio complessivo di 96,94 (Of.Tec.+ Of.Tem.+ Of.Ec.) ed ha offerto il ribasso del -20,333%. Importo complessivo di aggiudicazione:
€. 797.219,30 oltre IVA. Seconda classificata: IDRICO DI COGLIANDRO G.PPE. Aggiudicazione definitiva provvedimento
n. 181 Reg. Gen. del 22/04/2014. Pubblicazione bando di
gara: Albo online dell’Ente il 27/05/2014. Organo Competente
per le procedure di ricorso: T.A.R. Calabria-Sez.di R.C. Data
di invio G.U.R.I 28/05/2014.
Il Dirigente SUAP
Dott.ssa Maria Teresa Scolaro
Provincia di Reggio Calabria
Stazione Unica Appaltante Provinciale
Amministrazione Aggiudicatrice:
Comune di Taurianova
AVVISO GARA DESERTA
OGGETTO: Comune di Taurianova - Appalto per l’affidamento in concessione del
servizio di riscossione coattiva delle entrate comunali. C.I.G.: 5603626276 C.P.V: 79940000-5. Importo complessivo
del servizio per anni 3: € 585.000,00 oltre
IVA. Aggio posto a base di gara per la remunerazione del servizio: 12%. Criterio di
aggiudicazione: offerta economicamente
più vantaggiosa, ai sensi dell’art. 83 D.
Lgs. n. 163/2006 e dall’art. 120 del DPR
207/2010. Esito: procedura di gara deserta non essendo pervenute offerte entro
il termine fissato nel bando di gara. Data
di invio alla G.U.C.E. 19/05/2014
Il Dirigente SUAP
Dott.ssa Maria Teresa Scolaro
COMUNE DI SCAFATI (SA)
ESITO DI GARA
Il Comune di Scafati con sede in piazza
Municipio 1 - 84018 (SA, sito web:
www.comune.scafati.sa.it - email: [email protected] ai sensi degli artt.
n. 65, 66 e 124 del D.Lgs n. 163/2006, avvisa che con determina del Servizio Gare
& Contratti n. 73 del 25.02.2014, previa
gara esperita mediante procedura aperta,
sono stati aggiudicati in via definitiva i
Lavori di sistemazione dei marciapiedi
di via P. Vitiello - CIG: 5454183631, in
favore dell’impresa Cinelli Antonello, per
l’importo di € 418.312,10 oltre iva; imprese partecipanti: n. 93.
Il resp. del Servizio
dott.ssa Anna Sorrentino
Metanodotto “Sergnano - Agnadello DN 500 (20”) - DP 75 bar”
Comune di Torlino Vimercate (CR):
Elenco Immobili da Asservire
Foglio 1:
Comune di Sergnano (CR):
Comune di Vailate (CR):
Foglio 4:
mapp. 40, 56, 39, 126, 121, 124, 35, 33, 32;
Foglio 11:
mapp. 46, 42, 68, 45, 39, 38, 61, 37, 26, 36, 136, 35, 63, 34, 15, 14, 62, 142, 33;
Foglio 5:
mapp. 59, 60, 61, 66, 67, 68, 69, 75, 56, 76, 77, 78;
Comune di Agnadello (CR):
mapp. 30, 57, 29, 28, 44, 23, 22, 20, 2, 1;
Comune di Capralba (CR):
Foglio 1:
mapp. 14, 58, 70, 6, 13, 12, 60, 131, 186, 133, 129;
Foglio 7:
mapp. 84, 66, 113, 53, 51, 60, 7, 3, 2;
Foglio 2:
mapp. 173, 57, 42, 54, 148, 52, 40, 38, 146, 145, 50, 46, 142;
Foglio 8:
mapp. 52, 54, 50, 36, 49, 63, 43, 35, 34, 33, 32, 31, 30 ,27, 29, 28, 25, 24;
Foglio 3:
mapp. 56, 49, 47, 196, 96, 108;
Foglio 9:
mapp. 81, 20, 49, 104, 36, 83, 89, 86, 85, 84;
Foglio 4:
mapp. 147, 83, 82, 81, 80, 74, 68, 67, 66;
Foglio 10:
mapp. 121, 119, 93, 94, 63, 134, 62, 59, 58, 87, 86, 85, 57, 43, 42;
Foglio 11:
mapp. 18, 43, 42, 7, 3, 46;
Foglio 11:
mapp. 2, 1;
Foglio 13:
mapp. 10, 9;
Metanodotto “Allacciamento Comune di Capralba DN 100 (4”) - DP 75 bar”
Comune di Pieranica (CR):
Foglio 2:
mapp. 8, 138, 4, 3;
Elenco Immobili da Asservire
Comune di Torlino Vimercate (CR):
Comune di Capralba (CR):
Foglio 1:
Foglio 7:
mapp. 84, 85, 66;
Foglio 8:
mapp. 25, 24;
mapp. 46, 42, 68, 45, 39, 38, 61, 37, 26, 36, 136, 35, 63, 34, 15, 14, 62, 142, 33;
Comune di Vailate (CR):
Foglio 11:
mapp. 30, 57, 29, 28, 44, 23, 22, 20, 2, 1;
Elenco Immobili da Occupare Temporaneamente
Comune di Agnadello (CR):
Comune di Capralba (CR):
Foglio 1:
mapp. 14, 58, 70, 6, 12, 60, 11, 139, 131, 186;
Foglio 7:
Foglio 2:
mapp. 173, 58, 57, 42, 54, 148, 52, 40, 38, 146, 145, 50, 46, 142;
Foglio 3:
mapp. 56, 49, 47, 196, 96;
Elenco Immobili da Asservire
Foglio 4:
mapp. 147, 83, 82, 81, 80, 74, 68, 67, 66;
Comune di Torlino Vimercati (CR):
Foglio 11:
mapp. 18, 13, 43, 42, 7, 3, 46;
Foglio 1:
mapp. 84, 85;
Metanodotto “Allacciamento di Torlino Vimercati DN 100 (4”) - DP 75 bar”
mapp. 62, 34, 14, 15, 142;
Metanodotto “Allacciamento Brocca DN 100 (4”) - DP 75 bar”
Elenco Immobili da Occupare Temporaneamente
Elenco Immobili da Asservire
Comune di Sergnano (CR):
Foglio 4:
mapp. 58, 40, 56, 39, 126, 121, 124, 35, 33, 32;
Comune di Agnadello (CR):
Foglio 5:
mapp. 59, 60, 61, 66, 67, 68, 69, 75, 56, 76, 77, 78;
Foglio 2:
mapp. 225, 123;
Foglio 3:
mapp. 196, 308, 309;
Comune di Capralba (CR):
Foglio 7:
mapp. 84, 66, 113, 53, 51, 60, 7, 3, 2;
Foglio 8:
mapp. 52, 54, 53, 50, 37, 39, 36, 49, 63, 43, 35, 34, 33, 32, 31, 27, 25;
Comune di Agnadello (CR):
Foglio 9:
mapp. 81, 20, 49, 104, 36, 83, 89, 86, 85, 84;
Foglio 2:
mapp. 225, 123;
Foglio 10:
mapp. 121, 119, 94, 63, 134, 62, 59, 58, 87, 86, 85, 57, 42;
Foglio 3:
mapp. 196, 308, 309;
Foglio 11:
mapp. 2, 1;
Foglio 13:
mapp. 10, 9;
Elenco Immobili da Occupare Temporaneamente
Metanodotto “Allacciamento di Comune di Agnadello DN 100 (4”) - DP 75 bar”
Elenco Immobili da Asservire
Comune di Pieranica (CR):
Comune di Torlino Vimercati (CR):
Foglio 2:
Foglio 3:
mapp. 4, 3;
Per la pubblicità legale
e finanziaria rivolgersi a:
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Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
mapp. 196, 108;
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
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Fax 02 2588 6114
Vico II San Nicola alla Dogana, 9
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Tel. 06 6882 8650 - Fax 06 6882 8682
Via Villari, 50 - 70122 Bari
Tel. 080 5760 111
Fax 080 5760 126
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Economia 29
italia: 51575551575557
Per Fca -11% a maggio
Tribunale di Milano
Auto, vendite di nuovo in frenata. Fiat al 28% del mercato
La vecchia
Baldini
& Castoldi Dalai
è fallita
MILANO — La ripresina è già arretrata a stagnazione.
E c’entra certamente, almeno in parte, il freno agli
acquisti che in Italia accompagna qualsiasi ricorso alle
urne. Resta il fatto che dopo cinque mesi di crescita,
per quanto minima, il mercato dell’auto torna in rosso.
Maggio si chiude con un calo del 3,38%, a 131.602
vetture immatricolate, che preoccupa le aziende e gli
operatori del settore. C’è la consapevolezza,
sottolineata dal centro studi Promotor, che il clima di
particolare incertezza e timore dell’ultima tornata
elettorale ha influito molto più che in passato sulla
propensione alle «grandi spese». E c’è, a voto concluso
con risultati che consegnano un quadro di stabilità, la
convinzione che ora possa riapparire la fiducia. Va
-3,83
Per cento il calo delle
immatricolazioni in Italia
nel mese di maggio.
Le auto vendute sono
state 131.602
però incoraggiata, dicono all’unisono Anfia (filiera
automotive), Federauto (concessionari), Unrae (Case
estere). Perché la ripresa appena accennata dei primi
mesi 2014 non venga annullata dalla stagnazione
intravista a maggio chiedono «provvedimenti
urgenti». Niente incentivi classici (criticata, anzi, la
beffa degli eco-aiuti di aprile). Quel che il settore
sollecita sono accesso facilitato al credito per i privati
e, per le imprese, detraibilità dell’Iva e deducibilità dei
costi (come avviene nel resto d’Europa). Evidente
l’obiettivo: allargare il mercato delle flotte aziendali.
Se è depresso l’intero comparto, per Fiat Chrysler
Automobiles i numeri di maggio sono ancora
peggiori. Panda, 500L, Ypsilon e 500 restano le vetture
Governance La partita dei prossimi consigli, da Intesa a Telecom e Montepaschi
più vendute in Italia. E Jeep continua con le
performance record: un altro +70%. Il gruppo, dove
intanto sono ripartite le trattative per il rinnovo del
contratto, perde però l’11% e torna a una quota del
27,9% dal 29% di aprile. Bilanciano ampiamente, come
sempre, gli Usa. Il +17% annunciato ieri da Fca batte le
migliori previsioni degli analisti, segna il
cinquantesimo mese consecutivo di crescita nonché il
miglior maggio dal 2007, vede tutti i marchi in attivo
(500 compresa) e, soprattutto, l’ennesimo exploit di
Jeep: +58%, tetto delle 70 mila vetture vendute in un
mese superato per la prima volta.
Baldini Castoldi Dalai, la società
editrice di Alessandro Dalai che
aveva rilevato nel 2003 lo
storico marchio, è al capolinea:
il Tribunale di Milano ha
dichiarato il fallimento con la
sentenza 245 depositata in
Cancelleria il 21 aprile del 2014.
L’udienza per l’esame dello
stato passivo è stata fissata per
il giorno 24 settembre e,
dunque, sono arrivate già le
lettere per l’insinuazione al
passivo dei creditori. Di fronte
ai tre curatori, Simone Allodi,
Veronica Bertani e Salvatore
Buscemi, potrebbe presentarsi
un piccolo esercito di scrittori:
sono in molti, infatti, a non
avere ricevuto i pagamenti
dalla società editoriale, tanto
che anche agli autori dell’ex
casa editrice sono arrivate le
lettere di istruzione per le
domande di ammissione al
passivo. Baldini & Castoldi era
stata fondata nel 1897 con sede
sotto i portici della Galleria
Vittorio Emanuele a Milano e
tra i primi autori pubblicati
c’era stato Antonio Fogazzaro.
La crisi era emersa già nel 2012
e nel giugno del 2013 la società
aveva chiesto l’accesso al
concordato preventivo. Nel
frattempo la casa editrice è
stata presa in affitto da una
nuova società denominata
nuovamente Baldini & Castoldi
srl, fondata da Michele Dalai,
figlio di Alessandro.
R. Po.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Volkswagen
I fondi esteri? Primi soci in Borsa
Quando in assemblea dicono «no»
Bocciature, ribaltoni, risultati a sorpresa. Con l’ultima
stagione assembleare in Piazza
Affari si è chiusa l’epoca delle
assise chiamate a ratificare le
decisioni dell’azionista di controllo. E ora in diverse società
quotate si impone una riflessione perché, al prossimo rinnovo dei consigli, esito del voto e maggioranza non sono
scontati. E un dissenso di rilievo su temi sensibili come compensi e incentivi può influire
su reputazione e decisioni di
investimento.
Secondo le rilevazioni dello
studio legale di Dario Trevisan,
che da anni nelle assemblee
rappresenta per delega i fondi
internazionali, gli investitori
istituzionali, per la quasi totalità esteri, sono in diversi casi il
primo o secondo azionista: così in Telecom, dove i fondi rappresentati hanno raggiunto il
27,8% del capitale ed è imminente lo scioglimento di Telco
(22%); così in Generali, nonostante i fondi in assemblea siano più “leggeri” (15,27%); in
Unicredit (fondi presenti:
32,46% del capitale), in Intesa
Sanpaolo (31,56%), in Mps
(22,27%). Guidano la graduatoria delle società a maggior
presenza di investitori internazionali Prysmian e Azimut (oltre il 50%), mentre la chiude
Salini-Impregilo con l’1,29%.
«La stessa partecipazione al
voto dei fondi è oggi auspicata
dalla società perché è un segno
di attenzione», sottolinea Trevisan, «e l’atteggiamento dei
fondi esteri è cambiato: un
tempo erano in sostanza “neutrali”, allineati per default con
la maggioranza. Oggi invece
votano seguendo le best practice e nella maggior parte dei
casi si esprimono a favore delle
liste di minoranza di Assogestioni, con la quale è cresciuta
La lettera
La lettera di Larry Fink
(BlackRock) ai vertici delle
aziende: collaboriamo
sul governo societario
la collaborazione per la presentazione dei candidati».
Policy che possono cambiare l’esito delle votazioni. Lo si è
visto in Eni, Finmeccanica e
Terna, dove i fondi esteri in assemblea erano presenti rispettivamente con il 28,69%, il
27,55% e il 26,87%: la modifica
statutaria proposta dal Tesoro
sui requisiti di onorabilità non
è passata in sede straordinaria
perché gli investitori istituzionali hanno votato «no», mentre è stata approvata in Enel
dove la loro quota è inferiore
(20,16%). Un «no» motivato
dal fatto che la clausola etica
prevedeva la decadenza degli
amministratori per rinvio a
giudizio che «secondo la prassi
internazionale è un atto dell’accusa, e quindi di parte»,
spiega Trevisan.
E poiché l’adeguatezza di
una proposta in assemblea rispetto alle best practice è il
punto cardine nell’orientamento dei fondi internazionali, le ragioni di un voto contrario possono anche non riguardare il merito: pesano pure la
chiarezza di formulazione o la
tempistica nella presentazione.
Ecco dunque che su compensi
o piani di incentivazione i no
sono stati «pesanti» e spesso in
ragione di metodologie o tempistiche previste. Così, per
esempio, in Intesa Sanpaolo,
sulle politiche di remunerazione più della metà dei fondi internazionali (quindi il 17,42%
del capitale) ha votato contro
oppure si è astenuta o è uscita
dalla sala. In Gtech, dove i fondi internazionali si sono presentati in assemblea con il
17,9% del capitale, l’area del no
ha raggiunto il 12,98%, mentre
in Terna è stata pari al 18,62%.
La proposta sui compensi al
consiglio in Eni non ha visto
favorevoli quasi tutti i fondi internazionali (24,08%), così come in Finmeccanica (23,74%).
A questo punto, centrale diventa per molti il rinnovo dei
consigli: le liste di maggioranza «rischiano» di non passare.
E qui Trevisan cita il caso Prysmian: «I fondi esteri l’ultima
volta hanno votato in prevalenza i candidati del board.
Certo, è una public company e
il consenso è andato comunque a nomi proposti dal mercato. Ma liste adeguate per
competenza e indipendenza
possono “convincere” gli investitori internazionali. Bisogna
ragionare in linea con il mercato. E ascoltarlo con attenzione». Lo diceva anche Larry
Fink, fondatore di BlackRock,
in una lettera ai vertici delle
aziende: la collaborazione con
gli investitori di lungo periodo
può migliorare la governance
delle società. A vantaggio di
tutti.
Sergio Bocconi
Aumento di capitale da 2 miliardi
Il consiglio di amministrazione di Volkswagen ha deciso un
rapido aumento di capitale attraverso l’emissione di azioni
privilegiate. Il gruppo punta a raccogliere sul mercato fino
a 2 miliardi di euro (nella foto la fabbrica di Wolfsburg).
Massimo Sideri
@massimosideri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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OYSTER EUROPEAN SELECTION - Classe R EUR
Per gli Investitori Istituzionali.
Fondo
Benchmark : STOXX Europe 600 EUR (net return)
Performance
dal 31/03/13 al 31/03/14
+ 17,1 %
+22,6 %
Rischio minore
Rendimento potenzialmente
più basso
1
2
3
Rischio maggiore
4
Rendimento potenzialmente
più elevato
5
6
7
La scala del rischio va da 1 (rischio più basso) a 7 (rischio più elevato);
il grado 1 della scala non significa tuttavia che il portafoglio è totalmente
esente da rischi.
Retribuzioni Nell’ultimo anno i compensi Usa saliti del 10%
Blankfein, il banchiere d’oro
Ha guadagnato 228 milioni
La professione è la stessa ma lo
stipendio, a seconda che il mestiere di amministratore delegato di
banca si svolga negli Stati Uniti o in
Europa, è diverso, e anche di molto. Ed è quello dei banchieri Usa a
tornare a viaggiare verso i livelli
pre crisi, con un rialzo medio del
10% nel 2013, mentre i compensi
(bonus compresi) dei top banker
del Vecchio Continente segnano il
passo — pur restando ampiamente su livelli milionari — per il ritmo
lento della ripresa economica e per
la pressione di un’opinione pubblica colpita dagli scandali, che ha
imposto salari più contenuti in
particolare negli istituti che hanno
dovuto contare sull’aiuto pubblico.
La rilevazione dell’istituto americano Equitar (per il Financial Times) basata su 15 istituti evidenzia
questo trend, che risalta ancora di
più se si confrontano gli eccellenti
risultati di Borsa di entrambi i
gruppi di istituti in America e in
Europa. A contribuire al divario,
secondo gli analisti, è anche il minore peso dell’investment banking
nelle banche europee e un sistema
di regole che ora rende più difficile
realizzare profitti con il trading.
In testa alla classifica del 2013,
tra i banchieri più pagati c’è il presidente e amministratore delegato
di Goldman Sachs, Lloyd C.
Blankfein, che lo scorso anno ha
incassato 19,9 milioni di dollari tra
stipendio base (2 milioni), bonus
(6,3 milioni) e stock option (11,3
milioni). Per lui si tratta di un salto
di ben il 50% rispetto ai 13,3 milioni di dollari nel 2012. Da sempre il
«signore d’oro» è ai primi posti tra
i banchieri più ricchi del mondo:
da giugno 2006 quando venne nominato chairman e ceo, Blankfein,
59 anni, ha guadagnato circa 228
milioni di dollari. E questo pur
avendo rinunciato nel 2009 allo
stipendio dopo che la banca dovette essere salvata dal governo degli
Stati Uniti.
Al secondo posto tra i più pagati
del 2013 c’è John Stumpf, a capo
dell’americana Wells Fargo, con
19,3 milioni di dollari (invariato),
seguito da Mike Corbat, nuovo ceo
di Citigroup, con 17,6 milioni. Il
meno pagato dei banchieri americani è l’amministratore delegato di
JP Morgan, Jamie Dimon, con 11,8
milioni. In coda alla classifica sono
le banche europee: al quindicesimo posto c’è Ross McEwan, a capo
di Royal Bank of Scotland, con
«appena» 4 milioni di dollari. Appena più in alto gli spagnoli Javier
Marín, del Santander, con 5,8 milioni di dollari, e Francisco González, di Bbva, con 6,7 milioni.
F. Mas.
Lloyd C. Blankfein, Goldman Sachs
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effettuato unicamente con finalità informative; la politica di investimento del comparto non contiene alcuna menzione all’indice. Il rendimento indicato è al lordo
degli oneri fiscali. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. OYSTER European Selection – Classe R- EUR è un comparto della SICAV OYSTER di diritto
lussemburghese. Prima dell’adesione leggere il Prospetto e le Informazioni chiave per l’Investitore (“KIID”), depositati presso la Consob e disponibili sul nostro sito
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3,735
4,942
4,840
6,046
5,245
4,103
6,637
6,160
5,282
5,166
5,334
5,128
5,236
6,301
5,110
5,032
6,024
5,628
5,827
5,104
5,104
6,192
5,478
5,677
5,134
5,174
5,993
5,498
5,438
5,156
5,169
5,169
5,641
5,219
5,863
5,522
5,354
5,259
5,305
5,268
6,074
6,835
6,341
5,559
4,395
6,480
5,656
5,603
5,325
5,730
5,068
5,922
3,353
5,003
5,211
3,391
5,370
5,578
5,535
4,789
6,090
5,591
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4,440
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4,856
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4,858
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5,250
6,301
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5,029
6,022
5,626
5,819
5,101
5,101
6,186
5,466
Nome
Data Valuta
European Equity B
Multiman. Bal. A
Multiman. Bal. M
Multiman. Eq. Afr. & Mid. East A
Multiman. Eq. Afr. & Mid. East M
Multiman.Target Alpha A
DB Platinum
Agriculture Euro R1C A
Comm Euro R1C A
Comm Harvest R3C E
Currency Returns Plus R1C
DB Platinum IV
Croci Euro R1C B
Croci Japan R1C B
Croci US R1C B
Dyn. Cash R1C A
Paulson Global R1C E
Sovereign Plus R1C A
Systematic Alpha R1C A
Fondi Unit Linked
Flex Equity 100
Global Equity
Maximum
Progress
Quality
ABS- I
ABSOLUTE RETURN EUROPA
BOND-A
BOND-B
EQUITY- I
PRINCIPAL FINANCE 1
30/05
28/05
28/05
28/05
28/05
28/05
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
Quota/od.
Quota/pre.
Nome
1358,160
117,694
117,262
75,712
78,747
104,651
1357,496
117,471
117,038
74,531
77,568
103,676
Euro Short Term Bond A
European Bond A-Dis
Glob. Bond A-Dis
Glob. Equity Income A
Glob. Equity Income A-Dis
Glob. Inv. Grade.Corp. Bd A-Dis M
Glob. Structured Equity A-Dis
Glob. Targeted Ret. A
Glob. Tot. Ret. (EUR) Bond A
Glob. Tot. Ret. (EUR) Bond E-Dis
Greater China Eq. A
India Equity E
Japanese Eq. Advantage A
Pan European Eq. A
Pan European Eq. A-Dis
Pan European Eq. Inc. A-Dis
Pan European High Inc A
Pan European High Inc A-Dis
Pan European Struct. Eq. A
Pan European Struct. Eq. A-Dis
Renminbi Fix. Inc. A
Renminbi Fix. Inc. EUR A-Dis
US Equity A EH
US High Yield Bond A
US High Yield Bond A-Dis M
US Value Equity A
US Value Equity A-Dis
30/05
02/06
07/05
02/06
EUR
EUR
EUR
EUR
64,660
111,200
74,930
933,180
64,830
111,010
74,490
933,590
30/05
30/05
02/06
02/06
21/05
02/06
30/05
EUR
JPY
USD
EUR
EUR
EUR
EUR
123,120
8301,230
167,310
101,520
5989,360
107,040
10512,600
122,950
8302,550
166,920
101,520
6044,350
107,100
10510,350
31/05
31/05
31/05
31/05
31/05
30/04
30/05
30/04
30/04
30/04
31/12
11,279
5,577
5,339
6,532
7,107
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR 16366,672 15709,208
5121,012
5073,509
EUR
EUR 756069,144 721205,818
EUR 756069,144 721205,818
EUR 613699,760 608277,667
EUR 61951,842 59550,161
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28/05 EUR
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02/06 EUR
Inflazione Più Arancio
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Mattone Arancio
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Profilo Dinamico Arancio
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Profilo Equilibrato Arancio
02/06 EUR
Profilo Moderato Arancio
02/06 EUR
Top Italia Arancio
50,690
62,280
59,180
62,060
60,990
63,260
61,100
57,050
46,660
66,030
63,370
59,070
52,200
50,540
62,190
59,160
62,020
60,760
62,800
60,950
57,100
46,460
66,010
63,250
59,050
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30/05 USD
1531,745
1530,327
Bluesky Global Strategy A
30/05 EUR
1241,275
1241,460
Bond Euro A
30/05 EUR
1199,739
1199,951
Bond Euro B
30/05 EUR
1446,584
1446,597
Bond Risk A
30/05 EUR
1385,346
1385,409
Bond Risk B
1665,391
1663,449
CompAM Fund - Em. Mkt. Corp. A 30/05 EUR
1602,814
1600,999
CompAM Fund - Em. Mkt. Corp. B 30/05 EUR
28/05 EUR
1075,295
1075,434
CompAM Fund - SB Bond B
28/05 EUR
1130,235
1131,156
CompAM Fund - SB Equity B
28/05 EUR
1020,772
1020,117
CompAM Fund - SB Flexible B
30/05 EUR
1434,862
1434,121
European Equity A
Invesco Funds
Asia Balanced A
Asia Balanced A-Dis
Asia Consumer Demand A
Asia Consumer Demand A-Dis
Asia Infrastructure A
Asian Bond A-Dis M
Balanced-Risk Allocation A
Em. Loc. Cur. Debt A
Em. Loc. Cur. Debt A-Dis.M
Em. Mkt Corp Bd A
Euro Corp. Bond A
Euro Corp. Bond A-Dis M
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
USD
USD
USD
USD
USD
USD
EUR
USD
USD
USD
EUR
EUR
25,020
16,320
14,000
13,650
14,030
10,259
15,140
15,220
9,661
12,440
16,729
12,699
24,980
16,430
13,980
13,630
14,020
10,294
15,150
15,261
9,730
12,424
16,729
12,722
Kairos Multi-Str. A
Kairos Multi-Str. B
Kairos Multi-Str. I
Kairos Multi-Str. P
Kairos Income
Kairos Selection
Data Valuta
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
EUR
EUR
USD
USD
USD
USD
USD
EUR
EUR
EUR
USD
EUR
JPY
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
USD
EUR
EUR
USD
USD
USD
USD
Quota/od.
Quota/pre.
10,955
5,675
5,797
62,600
15,770
11,477
41,780
10,436
13,004
11,847
45,340
30,790
3011,000
18,140
16,370
12,150
18,990
13,720
14,630
13,910
10,585
9,436
14,290
11,941
10,783
31,870
30,460
10,953
5,672
5,797
62,400
15,710
11,507
41,560
10,444
13,008
11,885
45,420
30,280
2967,000
18,070
16,310
12,100
18,970
13,800
14,570
13,860
10,583
9,433
14,250
11,931
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6,805
02/06 EUR
10,514
873230,021
571552,756
588092,605
537063,412
6,805
10,485
KAIROS INTERNATIONAL SICAV
KIS - America A-USD
KIS - America P
KIS - America X
KIS - Bond A-USD
KIS - Bond D
KIS - Bond P
KIS - Bond Plus A Dist
KIS - Bond Plus D
KIS - Bond Plus P
KIS - Dynamic A-USD
KIS - Dynamic D
KIS - Dynamic P
KIS - Emerging Mkts A
KIS - Emerging Mkts D
KIS - Europa D
KIS - Europa P
KIS - Europa X
KIS - Global Bond P
KIS - Income D
KIS - Income P
KIS - Italia P
KIS - Italia X
KIS - Key
KIS - Key X
KIS - Multi-Str. UCITS A USD
KIS - Multi-Str. UCITS D
KIS - Multi-Str. UCITS P
KIS - Multi-Str. UCITS X
KIS - Selection D
KIS - Selection P
KIS - Selection X
KIS - Sm. Cap D
KIS - Sm. Cap P
KIS - Target 2014 X
ASIAN OPP CAP RET EUR
FLEX QUANTITATIVE HR6 A EUR
FLEX STRATEGY RET EUR
HIGH GROWTH CAP RET EUR
ITALY CAP RET A EUR
SHORT DURATION CAP RET EUR
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
30/05
02/06
02/06
30/05
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
USD
EUR
EUR
USD
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
USD
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
USD
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
276,330
194,320
195,540
172,160
123,170
127,340
126,240
131,320
133,370
174,920
121,830
124,110
126,240
124,630
128,180
130,430
131,000
103,310
104,040
107,600
135,130
133,850
137,890
140,700
152,770
112,290
115,110
115,960
124,350
126,350
125,830
103,540
108,490
100,260
12,051
112,187
92,542
123,102
25,837
907,239
275,220
193,550
194,760
172,120
123,140
127,310
126,180
131,260
133,310
175,150
121,990
124,270
126,650
125,050
128,140
130,390
130,960
103,210
104,050
107,600
134,640
133,460
137,120
139,910
152,640
112,200
115,010
115,860
124,360
126,360
125,830
103,300
108,230
100,250
11,930
111,935
92,329
122,091
25,791
906,551
Nome
Data Valuta
Quota/od.
Quota/pre.
www.multistarssicav.com [email protected]
T. +41 (0)91 640 37 80
02/06 EUR
101,720
101,630
02/06 EUR
103,410
103,450
02/06 EUR
144,360
144,100
02/06 EUR
1470,760
1467,970
Orazio Conservative A
Sparta Agressive A
WM Biotech A
WM Biotech I
www.newmillenniumsicav.com
Distributore Principale: Banca Finnat Euramerica - Tel: 06/69933475
30/05 EUR
191,290
191,300
NM Augustum Corp Bd A
30/05 EUR
146,400
146,490
NM Augustum High Qual Bd A
30/05 EUR
135,340
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NM Balanced World Cons A
30/05 EUR
138,330
138,370
NM Euro Bonds Short Term A
30/05 EUR
48,780
48,790
NM Euro Equities A
30/05 EUR
72,420
72,100
NM Global Equities EUR hdg A
105,760
105,770
NM Inflation Linked Bond Europe A 30/05 EUR
30/05 EUR
112,740
112,710
NM Italian Diversified Bond A
30/05 EUR
115,190
115,150
NM Italian Diversified Bond I
30/05 EUR
136,000
136,010
NM Large Europe Corp A
30/05 EUR
106,610
106,560
NM Market Timing A
30/05 EUR
107,440
107,390
NM Market Timing I
30/05 EUR
61,890
62,100
NM Q7 Active Eq. Int. A
30/05 EUR
105,480
105,710
NM Q7 Globalflex A
30/05 EUR
122,290
121,910
NM Total Return Flexible A
30/05 EUR
100,170
100,470
NM VolActive A
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28/05
28/05
28/05
28/05
30/04
30/04
30/04
30/04
30/04
30/04
30/04
30/04
30/04
28/05
28/05
28/05
28/05
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n. 23: Corriere della Sera € 4,08;
Gazzetta dello Sport € 2,92; abbinata € 5,00.
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Data successiva fissa: +20%
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22 e 24:
Neretto: +20%
Capolettera: +20%
Neretto riquadrato: +40%
Neretto riquadrato negativo: +40%
Colore evidenziato giallo: +75%
In evidenza: +75%
Prima fila: +100%
Tablet: + € 100
Rubrica 4 “Avvisi Legali”:
1 modulo: € 400
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Rubriche Compravendite immobiliari
Nel testo dell’inserzione è obbligatorio indicare la classe energetica di
appartenenza dell’immobile e il relativo indice di prestazione energetica
espresso in kWh/mqa o kWh/mca a
seconda della destinazione d’uso dell’edificio. Nel caso di immobili esenti
dall’indicazione, riportare la dicitura
“Immobile non soggetto all’obbligo di
certificazione energetica”.
Nome
Data Valuta
PS - EOS A
PS - Equilibrium A
PS - Fixed Inc Absolute Return A
PS - Global Dynamic Opp A
PS - Global Dynamic Opp B
PS - Inter. Equity Quant A
PS - Inter. Equity Quant B
PS - Liquidity A
PS - Opportunistic Growth A
PS - Opportunistic Growth B
PS - Prestige A
PS - Quintessenza A
PS - Quintessenza B
PS - Target A
PS - Target B
PS - Titan Aggressive A
PS - Total Return A
PS - Total Return B
PS - Valeur Income A
PS - Value A
PS - Value B
27/05
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
27/05
27/05
27/05
27/05
27/05
27/05
02/06
02/06
02/06
27/05
27/05
EUR
EUR
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Quota/od.
Quota/pre.
131,610
101,100
99,560
101,300
101,590
112,230
114,570
124,880
97,080
102,470
98,140
103,810
106,870
107,710
107,740
104,620
102,660
96,230
111,430
103,590
105,800
130,240
101,140
99,550
101,380
101,660
112,470
114,810
124,900
97,190
102,570
96,790
103,060
106,180
107,480
107,510
103,610
102,440
95,980
111,510
102,910
105,100
www.pegasocapitalsicav.com
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
02/06
Strategic Bond Inst. C
Strategic Bond Inst. C hdg
Strategic Bond Retail C
Strategic Bond Retail C hdg
Strategic Trend Inst. C
Strategic Trend Retail C
EUR
USD
EUR
USD
EUR
EUR
107,140
107,290
105,700
105,790
103,450
101,300
107,050
107,210
105,620
105,720
103,280
101,140
www.sorgentegroup.com
AUGUSTUM EQUITY EUROPE I
AUGUSTUM G.A.M.E.S. A
AUGUSTUM G.A.M.E.S. I
02/06 EUR
02/06 EUR
02/06 EUR
111,760
114,940
152,790
111,340
114,510
152,210
Numero verde 800 124811
[email protected]
30/05 EUR
7,013
Nextam Bilanciato
30/05 EUR
7,452
Nextam Obblig. Misto
02/06 EUR
6,521
BInver International A
02/06 EUR
5,662
Cap. Int. Abs. Inc. Grower D
02/06 EUR
5,199
CITIC Securities China Fd A
02/06 EUR
5,517
Fidela A
02/06 EUR
5,727
Income A
02/06 EUR
7,215
International Equity A
02/06 EUR
7,205
Italian Selection A
02/06 EUR
5,339
Liquidity A
02/06 EUR
4,879
Multimanager American Eq.A
02/06 EUR
4,571
Multimanager Asia Pacific Eq.A
02/06 EUR
4,324
Multimanager Emerg.Mkts Eq.A
02/06 EUR
4,665
Multimanager European Eq.A
02/06 EUR
5,309
Strategic A
02/06 EUR
6,031
Usa Value Fund A
02/06 EUR
5,587
Ver Capital Credit Fd A
Tel: 0041916403780
www.pharusfunds.com [email protected]
02/06 EUR
69,510
PS - 3P Cosmic A
02/06 CHF
69,020
PS - 3P Cosmic C
02/06 EUR
113,810
PS - Absolute Return A
02/06 EUR
120,060
PS - Absolute Return B
02/06 EUR
111,030
PS - Algo Flex A
02/06 EUR
106,000
PS - Algo Flex B
02/06 EUR
86,550
PS - BeFlexible A
02/06 USD
85,230
PS - BeFlexible C
27/05 EUR
102,190
PS - Best Global Managers A
27/05 EUR
105,990
PS - Best Global Managers B
02/06 EUR
110,030
PS - Best Gl Managers Flex Eq A
02/06 EUR
163,860
PS - Bond Opportunities A
02/06 EUR
122,210
PS - Bond Opportunities B
6,997
7,452
6,501
5,649
5,163
5,509
5,724
7,201
7,162
5,339
4,865
4,557
4,324
4,659
5,288
6,021
5,582
69,550
69,090
113,780
120,020
110,940
105,910
86,400
85,100
101,920
105,710
109,970
163,890
122,230
Fondo Donatello-Michelangelo Due
Fondo Donatello-Tulipano
Fondo Donatello-Margherita
Fondo Donatello-David
Fondo Tiziano Comparto Venere
Caravaggio di Sorgente SGR
31/12
31/12
31/12
31/12
31/12
31/12
EUR 51470,165 52927,939
EUR 46691,916 47475,755
EUR 27926,454 27116,197
EUR 58259,864 57863,932
EUR 468728,464 477314,036
2451,889
2506,583
EUR
www.vitruviussicav.com
30/05 EUR
Asian Equity B
30/05 USD
Asian Equity B
02/06 USD
Emerg Mkts Equity
02/06 EUR
Emerg Mkts Equity Hdg
02/06 EUR
European Equity
02/06 USD
European Equity B
30/05 EUR
Greater China Equity B
30/05 USD
Greater China Equity B
02/06 USD
Growth Opportunities
02/06 EUR
Growth Opportunities Hdg
02/06 JPY
Japanese Equity
02/06 USD
Japanese Equity B
02/06 EUR
Japanese Equity Hdg
02/06 CHF
Swiss Equity
02/06 EUR
Swiss Equity Hdg
02/06 USD
US Equity
02/06 EUR
US Equity Hdg
8a+ Eiger
8a+ Gran Paradiso
8a+ Latemar
8a+ Matterhorn
95,750
134,410
454,660
444,210
287,110
354,770
107,200
152,570
72,250
79,140
129,840
128,790
168,890
135,540
102,930
171,710
189,160
96,360
135,270
452,720
442,270
286,250
353,740
107,680
153,230
72,430
79,340
127,870
126,870
166,330
135,360
102,790
170,980
188,330
Tel 0332 251411
www.ottoapiu.it
30/05 EUR
6,368
6,349
30/05 EUR
5,250
5,242
30/05 EUR
6,018
6,012
23/05 EUR 828538,255 810257,239
Legenda: Quota/pre. = Quota precedente;
Quota/od. = Quota odierna
133523BB
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Piazza Affari
SCIVOLANO BPM E MEDIASET
BENE MPS, ENELGP E A2A
di GIACOMO FERRARI
Seduta fiacca in tutta Europa, con
i principali indici il leggero calo,
mentre Piazza Affari è tornata in
rosso dopo i progressi della
vigilia. L’indice Ftse-Mib ha
ceduto infatti lo 0,64% e lo spread
è leggermente risalito, fissandosi
in chiusura a 169 punti base. In frenata i titoli bancari,
con l’eccezione di Monte Paschi (+0,56%) in attesa dei
termini dell’aumento di capitale all’esame del
consiglio in programma domani. Nel comparto hanno
perso terreno soprattutto il Banco Popolare (-3,02%),
colpito dal taglio del rating da parte di Nomura, e la
Popolare di Milano (-1,91%). Il quadro dei maggiori
ribassi all’interno del paniere principale si completa
poi con Mediaset (-3,01%), in vista della decisione
finale sulla destinazione della partecipazione in Digital
Plus. Giù, inoltre, World Duty Free (-2,39%) e Azimut
(-2,13%). Pochi e con variazioni minime i titoli in
rialzo: Enel Green Power (+0,87%) svetta su tutti
grazie alla decisione del governo Usa di combattere le
emissioni di Co2, con ricadute positive per le energie
alternative. Bene anche A2A (+0,67%) e Buzzi-Unicem
(+0,39%) mentre Mondo Tv (segmento Star) balza del
6,1% dopo l’accordo con la russa San Media.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sussurri & Grida
Il Cerved scalda i motori per la quotazione
(a. pu.) È tutto pronto nella sede italiana di Cvc, fondo di private equity paneuropeo con 15 miliardi di euro
ancora da investire, per la quotazione del Cerved, la
banca dati dei bilanci delle aziende del Paese. Secondo
fonti vicine al dossier, il road show per la presentazione
dell’azienda agli investitori, sul quale sono al lavoro anche le banche creditrici, è previsto partire domani, 5
giugno, per concludersi il 18, quando verrebbe fissato il
prezzo. L’inizio delle negoziazioni, sul mercato principale di Borsa Italiana, è atteso per il 23 giugno e la quota
destinata al retail — i piccoli risparmiatori — sarebbe
intorno al 10%. A vendere circa il 30% del Cerved è Cvc,
che in Italia è guidato da Giampiero Mazza e oggi controlla il 100% dell’azienda, dove entrò poco più di un
anno fa, nel gennaio 2013. Ma il fondo non uscirà dall’azionariato e, secondo i piani aziendali, manterrebbe
il 55% delle azioni. L’operazione dovrebbe valere intorno al mezzo miliardo di euro, sommando il ricavato
dalla vendita e i 250 milioni del previsto aumento di capitale. La metà circa di questi soldi, nelle intenzioni dell’azionista, dovrebbe andare a ripagare parte del debito,
stimato oggi intorno ai 750 milioni, che dopo la quotazione potrebbe quindi scendere a circa 500 milioni. I
concorrenti di riferimento sui quali calcolare il prezzo
del debutto in Piazza Affari sono Experian, quotata a
Londra e New York e valutata, secondo fonti, 12,5 volte
il margine operativo lordo; e le americane Dun & Bradstreet (10,5 volte) ed Equifax (11,5). Il fatturato di Cer-
po, manterrà il suo quartier generale in California e
continuerà a lavorare con le start-up appena nate.
ved è salito da 267 a 303 milioni nel 2011-2012, con un
utile netto quasi raddoppiato da 27,8 a 49,4 milioni. Il
business sul quale Cvc intende puntare ora è quello dell’area recupero crediti. La stima è che valgano 150 miliardi i crediti incagliati delle banche, Cerved ne gestisce
dieci miliardi e si propone gestirne di più.
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Veneto Banca, fumata nera sulla
vendita di Bim
Veneto Banca non scioglie il rebus legato alla vendita
di Banca Intermobiliare, la private bank che la Banca
d’Italia ha imposto all’istituto popolare di Montebelluna di vendere, insieme con un rafforzamento patrimoniale da mezzo miliardo di euro. Ieri il board dell’istituto presieduto da Francesco Favotto ha «proseguito nell’analisi delle proposte pervenute», ha spiegato in una
nota, precisando che proseguono i passi formali per
l’aumento di capitale. La decisione sulla scelta dell’acquirente — tra le quattro proposte che sarebbero pervenute — non è stata dunque presa, forse per le aspettative sul prezzo distanti da quanto messo effettivamente
sul piatto dagli offerenti. Tra i candidati, secondo quanto circolato nelle scorse settimane, ci sarebbe lo stesso
vicepresidente (nonché ex amministratore delegato e
attuale socio al 9,69%) dell’istituto piemontese, Pietro
D’Aguì, che opererebbe in cordata con il gruppo finanziario francese Oddo & Cie. Il banchiere punterebbe a
tornare in possesso pieno dell’istituto, di cui era il capoazienda durante gli anni Duemila insieme alla storica
famiglia torinese Segre, attraverso la holding Cofito.
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Vodafone fa traslocare i «talenti» dalla
Silicon Valley a Londra
(giu.fer.) Vodafone riporta i talenti tecnologici a casa.
Dopo L’operatore telefonico sposterà il centro per l’innovazione e lo sviluppo dalla Silicon Valley a Londra,
dove ha sede la società guidata da Vittorio Colao. Non
solo il centro beneficerà del know-how tecnologico del
Regno Unito e in Europa, spiega Vodafone, ma avvicinerà le operazioni di ricerca e sviluppo ai clienti di Europa, Africa e India. Il trasloco avverrà nella seconda
parte dell’anno, anticipa il Financial Times. Il centro
svilupperà le tecnologie emergenti e le app mobili, e
comprenderà circa 20 ingegneri, architetti tecnici e designer. Ma l’obiettivo della società è di farlo crescere,
con la benedizione dei politici britannici per l’arrivo di
nuovi posti di lavoro qualificati. Il gruppo inglese, dopo
aver venduto la sua partecipazione in Verizon Wireless
all’inizio dell’anno, continua ad avere un certo numeri
di uffici negli Stati Uniti, incluso nella Silicon Valley. Vodafone Venture, il braccio per gli investimenti del grup-
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
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Cultura
Fondazione Benetton, incontri sul viaggio
Percorsi Un volume di Anna Foa inaugura la collana «Ritrovare l’Italia» dedicata al turista colto
Itinerari
Parte oggi alla Fondazione Benetton, a Treviso, il ciclo di incontri
«Prospettive di viaggio». Il primo appuntamento è questa sera (ore
21) con Francesco Surdich, storico dei viaggi e delle esplorazioni
dell’Università di Genova. Titolo dell’incontro: «Viaggi e odissee
per le vie del Mediterraneo». Letture a cura di Sandro Buzzatti.
L’evento si terrà nel giardino della Fondazione in via Cornarotta.
Quella Madonna del Mantegna
pagata dal banchiere ebreo
Dal Veneto alla Sicilia: ghetti e giudecche tra storia e arte
di GIAN ANTONIO STELLA
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Cominzano i regazzi a radunarze,/
marciano verzo il Ghetto…». Così Giuseppe Berneri, nell’opera in versi Meo
Patacca, racconta come i romani più
esagitati e pronti (a parole, almeno) a
partire in soccorso di Vienna, saputo
che i turchi avevano tolto l’assedio alla
città, avevano deciso di dirottare il loro
furore, gonfiato dal vino, contro gli
ebrei. Che cosa c’entravano? Girava voce
che stessero dalla parte degli ottomani.
E tanto bastava…
Quella dei ghetti ebraici, del resto, è
una storia segnata da prepotenze, insulti, assalti, stragi… Come quella del
1547 ad Asolo, nella Marca trevisana. O
del 1475 a Modica, in Sicilia, dove gli
ebrei assassinati in una spaventosa caccia all’uomo furono addirittura 360. Fino alla retata del 16 ottobre 1943 a Roma, che vide i nazisti caricare sui camion anche centinaia di bambini, descritti in Roma clandestina da Fulvia
Ripa di Meana: «Ho letto nei loro occhi
dilatati dal terrore, nei loro visetti pallidi di pena, nelle loro manine che si aggrappavano spasmodiche alla fiancata
del camion, la paura folle che li invadeva, il terrore di quello che avevano visto
e udito, l’ansia atroce dei loro cuoricini
per quello che ancora li attendeva».
Eppure non sono stati solo questo, i
luoghi in cui sono stati costretti a vivere
per secoli gli ebrei italiani. Non solo dolore, non solo «condotte» di soldi a prestito, non solo piccoli traffici commerciali per sopravvivere. Lo dimostra Anna Foa in Andare per ghetti e giudecche,
che esce domani per il Mulino. Una piccola e preziosa guida che aiuta i viaggiatori curiosi ad orientarsi, ricostruendo i
percorsi storici, i traslochi geografici e
gli aneddoti che hanno intessuto la rete
dei quartieri ebraici italiani da Venezia
a Ferrara, da Ancona a Trani, da Milano
a Livorno.
Non è un’uscita editoriale una tantum. Quella di Anna Foa è la prima di
una serie di guide che il Mulino ha destinato al viaggiatore colto. Quello che
magari dà un’occhiata anche alle trattorie, alle caffetterie, alle gelaterie di spic-
Esce in libreria
domani, giovedì 5
giugno, il libro di Anna
Foa «Andare per
ghetti e giudecche»
(Il Mulino, pagine 126,
12), primo volume
della nuova collana
dell’editore bolognese,
intitolata «Ritrovare
l’Italia»
L’iniziativa, che
sarà presentata il 18
giugno a Roma con il
ministro dei Beni
culturali Dario
Franceschini, punta a
offrire libri pensati per
far conoscere meglio il
retroterra storico e
culturale di luoghi noti
e meno noti della
nostra penisola. Tutti
i titoli cominciano con
l’espressione «Andare
per...» e ciascun
volume è corredato da
illustrazioni
Da sinistra: Telemaco Signorini, «Il ghetto di Firenze» (1882); Andrea Mantegna, «Madonna della Vittoria» (1496)
co perché pure il palato vuole la sua
parte. Ma è interessato soprattutto a
quanto può titillare le sue papille gustative culturali. Ed ecco che assieme a
quella sui ghetti esce La Roma dei Templari di Barbara Frale, che racconta ad
esempio come «il cavaliere templare
che, proveniente da Gerusalemme, entrava nell’Urbe dalla via Tiburtina, si
trovava dinanzi un’antica porta di pietra
che aveva scolpite due teste di toro;
quella esterna, rivolta verso la campagna, era un lugubre teschio mentre l’altra, prospiciente la città, raffigurava un
animale vivo. Le due teste simboleggiavano i viandanti che giungevano alla
Città Eterna: affamati e deperiti nell’entrarvi, rifocillati e vigorosi nel lasciarla».
Seguiranno altre guide, tutte «firmate». Una guida alla Roma fascista di Ernesto Galli della Loggia, una ai grandi
campi di battaglia di Alessandro Barbero, e poi all’Italia etrusca di Valerio Massimo Manfredi e alle stazioni ferroviarie di Enrico Menduni e alle cattedrali
di Puglia di Sergio Valzania e all’Italia
dei misteri e delle superstizioni di Ma-
rino Niola… Per non dire di «chicche»
come la guida alle «Gerusalemme d’Italia», nella quale Franco Cardini accompagnerà i curiosi in un viaggio attraverso le riproduzioni del Santo Sepolcro, i
Sacri Monti, le cappelle o i santuari che
nel Medioevo riprendevano a Bologna,
Aquileia, Acquapendente o Firenze le
forme della chiesa o dell’edicola visitate
in Terrasanta…
È o non è, il nostro Paese, il primo al
mondo per abbondanza di siti Unesco e
il primo per il «marchio» culturale secondo il Country Brand Index edito da
FutureBrand? Le nuove guide tappano
un buco lì. Nel settore delle curiosità rimaste a chi, dopo aver già visitato i
principali musei e le più prestigiose residenze e i più ricchi siti archeologici,
Curiosità
Era nata per essere una sinagoga
anche la Mole Antonelliana, ma
i soldi finirono e la comunità fu
costretta a cederla al Comune
ha ancora il desiderio di scoprire qualcosa di nuovo. Di diverso.
Un esempio? La storia, nella guida ai
ghetti e alle giudecche, di un quadro celeberrimo, la «Madonna della Vittoria»
di Mantegna, oggi conservato al Louvre.
Racconta Anna Foa: «Nel 1493, il
banchiere ebreo mantovano Daniel
Norsa fece cancellare dalla facciata della casa che aveva appena comprato
un’immagine della Vergine. Non lo fece
di nascosto, ma apertamente, ottenendo prima il permesso del vescovo e pagando una pesante tassa. Ma questo
non bastò a proteggerlo, perché tre anni dopo, per celebrare la vittoria su Carlo VIII nella battaglia di Fornovo, il marchese Francesco Gonzaga, obbedendo
a un voto, fece confiscare e demolire la
casa dell’ebreo, facendo innalzare al
suo posto la chiesa della Madonna della
Vittoria».
Peggio: il povero Norsa «fu inoltre
obbligato a erigere a sue spese una cappella dentro la chiesa e a pagare il costo
della pala della Madonna della Vittoria,
commissionata dai Gonzaga ad Andrea
Mantegna»... Mazziato e cornuto, il
Insieme al libro di
Anna Foa, esce
domani nella collana
«Ritrovare l’Italia» del
Mulino «Andare per la
Roma dei Templari» di
Barbara Frale. Vanno
invece in libreria a
settembre «Andare
per l’Italia araba» di
Alessandro Vanoli e
«Andare per terme»
di Annunziata Berrino.
Seguiranno nel 2015:
Franco Cardini,
«Andare per le
Gerusalemme
d’Italia»; Franco La
Cecla, «Andare per la
Sicilia dei Greci»
Sopra: la famiglia
del banchiere Daniel
Norsa (primo da
destra) in un affresco
anonimo nella chiesa
di Sant’Andrea in
Mantova
banchiere è raffigurato in un dipinto
anonimo del XV secolo nella basilica di
Sant’Andrea a Mantova: lui e il figlio
portano cuciti sulla veste dei cerchi di
stoffa gialla, la moglie indossa il velo
giallo: i segni distintivi imposti agli
ebrei. Insomma, prosegue la guida, il
dipinto «più che la vittoria di Fornovo
sembra voler celebrare la sconfitta del
banchiere ebreo, uno dei più ricchi e
importanti della città, come ribadisce il
cartiglio posto sul quadro in alto che recita: “Debellata Hebreorum temeritate”».
«Questi della fine del Quattrocento
erano anni duri per gli ebrei italiani, e
non solo a Mantova», spiega Anna Foa.
«Nella città dei Gonzaga aveva predicato nel 1484 il francescano Bernardino
da Feltre, aizzando gli animi dei cittadini contro gli ebrei, un’ostilità che resterà viva in città e che non mancherà di
condizionare la politica dei Gonzaga
verso gli ebrei. Erano, gli ebrei di Mantova, una comunità molto antica, che risaliva al XII secolo, importante tanto
per la sua grandezza quanto per la sua
rilevanza culturale».
Quanti furono i quartieri ebraici,
compreso il primo vero e proprio ghetto, quello di Venezia istituito nel 1516,
che prese il nome appunto dal «geto» o
«gheto», vale a
dire dal sistema
di fonderie che
c’era prima in
quel rione di
Cannaregio?
Centinaia. Solo
in Calabria, «in
età normanna e
angioina si possono individuare quattordici
giudecche, mentre nell’età aragonese le giudecche documentate sono centodue», sia pure alcune «molto piccole». In Sicilia, prima
della cacciata decisa dai sovrani spagnoli nel 1492 insieme con quella degli
ebrei del loro regno, gli israeliti erano
ancora di più: «Circa trentamila, sparsi
in circa sessantacinque giudecche tanto all’interno quanto lungo le coste».
Con alcune roccaforti come Trapani o
Sciacca, dove gli ebrei «erano un terzo
degli abitanti». Era nata per essere una
sinagoga perfino la Mole Antonelliana,
che oggi svetta sulla città ed è il simbolo
stesso di Torino. Doveva essere, dopo i
diritti concessi agli ebrei da Carlo Alberto di Savoia nel 1848, l’emblema
grandioso «dell’avvenuta emancipazione», che «doveva ergersi alto nel cielo
dopo i secoli dell’oppressione e della
chiusura, quando le sinagoghe non potevano superare in altezza le case circostanti e non dovevano avere nulla sulla
facciata che ne indicasse la destinazione». Ma i soldi non bastarono. E la comunità fu costretta a cedere l’edificio in
costruzione al Comune…
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Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Cultura 33
italia: 51575551575557
Germania L’epopea dei dirigibili
Narrativa Nuovo romanzo di Fabio Geda per Einaudi Stile libero sull’identità e la paternità
Fantasia e tecnologia
Il volo temerario
dell’ultimo Zeppelin
L’alibi del «figliol prodigo»
di DANILO TAINO
di MARCO DEL CORONA
L
a Storia, la tecnologia e anche la fantasia di noi
europei finiscono spesso con il prendere la
forma della Germania. È vano fingere che il
colosso nel cuore geografico, politico,
economico, culturale dell’Europa sia qualcosa che si
può evitare: che si possa essere cittadini del Vecchio
Continente senza misurarsi con esso. È che quando un
racconto è ispirato a un pezzo di questo complicato
Paese veniamo trascinati non solo in una cultura di
modernità che razionalmente accettiamo o rifiutiamo:
soprattutto, veniamo presi da una fascinazione che
raggiunge il profondo, che provoca paura oppure
ammirazione; e che a noi italiani induce uno stato di
curiosa confusione.
Il romanzo appena pubblicato dal giornalista
Alessandro Pasi, L’ultimo Zeppelin (Bolis Edizioni, pp.
156, 14) ha, tra gli altri, il pregio di mettere assieme il
bello e l’orribile che la Germania è stata nella prima
metà del secolo scorso: i sogni fatti volare come un
dirigibile dalla tecnologia e i rumori del passo dell’oca.
E di parlare dei tedeschi degli anni del nazismo come
persone normali, con sentimenti lineari, che amano e
tradiscono, sono generosi e crudeli come lo possono
essere un italiano o un inglese. Racconta una storia che
nasce da una
speranza di
apertura, di volo,
distrutta dalle
esigenze belliche
del Terzo Reich ma
che non muore
nello spirito di
tedeschi amanti
della libertà.
L’epoca degli
Zeppelin si chiuse
nell’agosto del
1939, poche
settimane prima
dello scoppio della
guerra. Il dirigibile
LZ130 perlustrava
le coste inglesi,
Un dirigibile Zeppelin. Il roprobabilmente a
manzo di Alessandro Pasi
scopo di
verrà presentato questa sera
spionaggio: dopo
alle 21 alla Casa della Cultura
quel viaggio non
di Milano (via Borgogna 3)
avrebbe più volato,
rinchiuso in un
hangar dell’aeroporto di Francoforte al fianco di un
cugino, il Graf Zeppelin. Nella primavera successiva,
ambedue sarebbero stati demoliti. Hermann Goering li
considerava — comprensibilmente — superati come
mezzi di trasporto nei giorni in cui erano gli aerei a
conquistare il dominio dei cieli, a maggior ragione
all’inizio di una guerra senza quartiere. Pasi aggiunge
un capitolo a questa realtà storica: scrive il suo romanzo
immaginando che un gruppo di tedeschi, in testa coloro
che lo Zeppelin avevano fatto funzionare e guidato,
decidano di fuggire dalla Germania di Hitler verso la
Gran Bretagna imbarcandosi proprio sull’LZ130 per un
ultimo, glorioso viaggio in direzione della libertà.
La preparazione della fuga, le vicende amorose e
famigliari dei protagonisti, la presenza angosciante
delle SS occhiute e spietate, la sorte certe volte buona e
certe volte cattiva: un intreccio di vite sullo sfondo di
una Germania che è già conquistata dal nazismo —
anche nei cervelli e nelle anime, ad esempio di un figlio
che denuncia i genitori — ma dalla quale c’è ancora chi
trova il coraggio di provare a fuggire. E poi il rapporto
con l’Inghilterra, non solo la terra della democrazia e
dei sigari di Winston Churchill ma anche la meta
idealizzata, antipodo per molti versi anti-tedesco.
Un romanzo lineare, evocativo e anche punteggiato in
forma più o meno esplicita dai temi che rendono, a chi
non è tedesco, complessa e affascinante la Germania.
Un Paese che molto ha provato a volare alto, molto è
caduto in basso e continua a essere l’enigma
straordinario della vecchia Europa.
@danilotaino
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La palude degli scrittori
Corriere.it
Panza risponde
a Franco Cordelli
Si arricchisce la polemica
scaturita dall’articolo «La palude degli scrittori», di
Franco Cordelli, uscito su «la Lettura» del 25 maggio. Su
Corriere.it, critici e autori hanno risposto alla «denuncia»
di Cordelli secondo la quale la letteratura italiana è in una
fase di stagnazione, senza conflitti rivitalizzanti. Dopo
Gilda Policastro, Paolo Sortino, Raffaella Silvestri, Andrea
Di Consoli, Gabriele Pedullà, Paolo Di Paolo e Alessandro
Beretta, oggi interviene Pierluigi Panza, giornalista del
«Corriere della Sera» e scrittore, autore, tra l’altro, di Nati
sotto la Luna (Bompiani, 2011)
La fuga di un padre mancato. Finché non partorisce se stesso
C
i sono presagi che annunciano
una nascita. Ci sono presagi che
annunciano una rinascita. Se la
sua sia l’una o l’altra, Andrea — il
protagonista del nuovo romanzo di Fabio
Geda — lo scopre alla fine del libro, forse.
Il presagio, però, è categorico. Uomo, partorirai con dolore, e partorirai te stesso.
In Se la vita che salvi è la tua (Einaudi
Stile libero, pp. 231, 17,50) il presentimento si irradia nelle prime pagine. Andrea non trova le chiavi di casa, poi fatica
«a far girare la chiave nella toppa» mentre, poco più avanti, sente «gli scatti facili
della serratura» dei vicini che rientrano.
L’avventuroso zigzag esistenziale di Andrea, insegnante d’arte precario, è già tutto lì e comincia a srotolarsi subito dopo.
Il suo matrimonio con Agnese, logopedista, si arena quando una desiderata
gravidanza si inceppa dolorosamente. Gli
equilibri tra i due collassano, lui con uno
scarto improvviso decide di regalarsi una
settimana a New York — città a cui è legato da un’esperienza giovanile — con
l’obiettivo, o l’alibi, di visitare una mostra
dov’è esposto il Figliol prodigo di Rembrandt. Andrea trasforma il suo soggiorno in una sorta di pellegrinaggio devozionale davanti al dipinto, che giorno dopo
giorno scava dentro di lui domande e fa
riaffiorare il suo passato di figlio unico
orfano dei genitori, scomparsi in un incidente aereo. Il distacco da casa, in un’accennata città italiana che potrebbe essere
la Torino di Geda, lo spinge a rimandare,
una, due volte il ritorno, sempre all’ultimo, sempre più d’impulso. In fuga da tutto, a cominciare da sé.
Senza più soldi, esauriti gli estemporanei aiuti di una coppia di sbandate, Andrea rimuove definitivamente Agnese, diventa homeless, si rintana in edifici abbandonati a patire il freddo, digiunare,
scampare ad aggressioni. Nel frattempo il
mondo, quello di prima e quello di adesso, si manifesta come una vasta costellazione di figli possibili: in Italia, il piccolo
cinese Aun-Liang, paziente di Agnese che
lui aiuta come volontario; un Jonathan
che si perde a New York; un Emanuel orfano come lui che incontra all’aeroporto
prima di non rientrare in Italia. E ancora: i
figli nel quadro di Rembrandt; quelli di
cui parla il guardiano del museo Walter. E
se stesso, naturalmente.
Il tempo si dilata, ed è un figlio di New
York a tirare Andrea fuori dall’abbrutimento, portarlo a casa, accudirlo. Così
l’uomo che aveva perso se stesso diventa
L’opera
Foto grande:
Ritorno del figliol
prodigo (1668,
particolare) di
Rembrandt, il
dipinto citato nel
romanzo di Fabio
Geda Se la vita
che salvi è la tua
vita (Einaudi Stile
libero, pp. 231, 17,50). Nella foto
sopra: Fabio Geda
il padre che non è e il marito che non è
più: vive con Ary, artista che crea dettagliati diorama, e i suoi gemelli Benjamin,
appunto, e Allison. Il cui padre alcolista
era scomparso anni prima.
Sembra un idillio. Sembra soltanto,
perché neppure qui Andrea si placa.
Clandestino qual è, perché ha esteso in-
La trama
Qualcosa spinge il protagonista
a rimandare il ritorno, in fuga
da tutto, a cominciare da sé
definitamente senza permessi la sua permanenza negli Stati Uniti, trova un lavoro
in un’impresa di pulizie. Eppure anche la
casa di Ary e dei ragazzi non è un nido definitivo. La storia si rimette in movimento, con qualche colpo di scena. Nuovi vagabondaggi, scoperte. Momenti di inopinata generosità. Un nuovo viaggio. Si apre
una lunga sequenza messicana che mostra, anche nella suspense prima e dopo
l’attraversamento della frontiera con gli
Usa, qualche eco di Babel, il film del 2006
di Alejandro González Iñárritu. Da lì, un
precipitare verso il finale.
Come si legge a pagina 155, Andrea
davvero «abita un mondo gravido». Tutto
Oggi a Bologna
Festa delle scritture dedicata a Stefano Tassinari
Incontri con Cavazzoni, Ferracuti e Lucarelli
A Bologna oggi è in programma la
Festa delle scritture, una giornata
di incontri e letture nelle aule del
Dipartimento di Filologia classica e
Italianistica (via Zamboni 32), che
ha organizzato l’evento, in
collaborazione con la scuola di
scrittura Bottega Finzioni, fondata
da Carlo Lucarelli, e l’istituzione
Biblioteche del Comune di
Bologna. Tra gli altri, dalle 10 alle
19, interverranno Ermanno
Cavazzoni, Angelo Ferracuti,
Patrick Fogli, Carlo Lucarelli.
Contestualmente, nella stessa sede
sarà inaugurata la «Casa delle
scritture» intitolata alla memoria
di Stefano Tassinari: scrittore,
drammaturgo e giornalista
scomparso nel 2012 (programma
disponibile www.bottegafinzioni.it
e www.ficlit.unibo.it). (c.br.)
parla di attesa, di generazione. Di ammaestramenti che un padre potrebbe dare al
figlio («Tutti facciamo cose sbagliate. Ma
noi non siamo l’errore») e di riflessioni
sul tema, anche cesellate al confine del
calembour (e non importa se lo scambio
di battute dovrebbe avvenire in inglese): i
figli «tu amali, armali. Se la strada è sbagliata, troveranno quella giusta da soli».
Il protagonista impara che «alla fine le
persone si salvano se vogliono essere salvate» e si chiede se questa sia la sua sorte.
L’istinto lo spinge a sostenere che «la fuga è il futuro». La fuga lo bracca: Andrea
scappa, continua a ritrarsi davanti alla vita, un fuggire che è un non-nascere (e l’affannata sequenza d’apertura del romanzo
anche questo dice).
La scrittura di Geda è tutta punteggiata
di dettagli minuti che diventano spesso
correlativi oggettivi di ciò che accade sotto la pelle. Sordità e impacci del linguaggio che parlano, maschere di Halloween
che sono un disvelamento. Anche i plastici minuziosi che Ary costruisce con polistirolo e figurine, assistita poi dallo stesso Andrea, segnalano la possibilità di costruirsi un mondo, di allestire antidoti al
caos che assedia l’esistenza. E quando la
fuga diventa viaggio, il travaglio trova la
meta. Il figlio partorisce se stesso, diventa
il proprio padre. Nascita, non rinascita.
Un da capo definitivo. E non c’è più nulla
da dire.
@marcodelcorona
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Mostre La Biblioteca della Camera celebra i 70 anni dalla liberazione della città
Nove mesi di fame, torture, razzie
Roma sotto il dominio della svastica
di PAOLO CONTI
«S
enza quelle truppe oggi non saremmo liberi e sicuramente non
saremmo mai nati», ricordava ieri il presidente della Comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, celebrando la riapertura del Tempio ebraico maggiore il 4
giugno 1944, il giorno della Liberazione di
Roma da parte degli alleati angloamericani. Un episodio straordinario. Un soldato
americano di fede ebraica, Aron Colub, appena entrato nella Roma liberata, passa su
una camionetta sul lungotevere. Chiede di
fermarsi alla Sinagoga romana, vuole pregare. Ma scopre che è stata sigillata dai nazisti durante la feroce occupazione della capitale (gli occupanti tedeschi erano in fuga
dall’alba). L’ufficiale scende, si arma molto
semplicemente di un piede di porco, rompe i sigilli, riapre il portone e restituisce il
Tempio agli ebrei romani scampati alla razzia e alla deportazione nazista nei campi di
concentramento.
Oggi alla Camera dei deputati, nelle sale
della Biblioteca a palazzo San Macuto in via
del Seminario 76, il presidente Giorgio Napolitano inaugura alle 17 la bella mostra
«1943-1944. Roma dall’occupazione alla liberazione», che rimarrà aperta fino al 4 luglio (tutti i giorni dalle 10 alle 18.30, sabato
10-12.30, domenica chiuso). Un’ampia rassegna documentaria che conta, oltre ai
contributi della stessa Biblioteca, numerosi
apporti: Roma Capitale, Agenzia Ansa, Archivio audiovisivo del movimento operaio
e democratico, Comunità ebraica romana,
Fondazione museo della Shoah, Istituto Cinecittà Luce, Museo storico della Liberazione, Rai Storia. Ma ci saranno anche documenti e testimonianze affidate dalle famiglie Amendola, De Mata, Ghisalberti,
Nenni, Osti Guerrazzi e Siglienti.
Il filo conduttore della mostra, organizzata sui due piani principali della Biblioteca, è il punto di vista della gente comune di
Roma. Cioè le sofferenze quotidiane dei romani raccontate dalla caduta del fascismo
il 25 luglio 1943 fino alla mattina del 4 giugno 1944, quando le truppe alleate entrarono in città guidate dal generale americano
Mark Wayne Clark. Un vasto capitolo riguarderà ovviamente l’occupazione tedesca dopo l’8 settembre 1943 e la Resistenza:
e quindi i sabotaggi, le azioni «diffuse»
nella città, i luoghi della repressione nazista, la prigione di via Tasso, le Fosse Ardeatine. Un altro racconterà la tragedia degli
ebrei romani: la deportazione, il 16 ottobre
1943, i rastrellamenti successivi in tutti i
quartieri di Roma (ora testimoniati dalle
«pietre d’inciampo» collocate dall’artista
tedesco Gunter Demnig).
La Comunità ebraica ha prestato numerosi documenti di proprietà del Museo
ebraico di Roma, in particolare quelli che
Sopra: un soldato Usa con due ragazze al Colosseo: In alto: via del Corso a
Roma il 5 giugno 1944. Dal libro Combat Film di Roberto Olla (Rai-Eri)
ricostruiscono la consegna dei cinquanta
chili d’oro agli occupanti nazisti. Poi ci sarà
la ricostruzione dello sbarco alleato ad Anzio, la cronistoria della rinascita della vita
politica democratica. Infine l’arrivo degli
Alleati, la fuga dei nazifascisti, i primi processi, le epurazioni, il ripristino delle libertà civili e del multipartitismo.
Colpirà sicuramente i più giovani quella
paginata dedicata dal rotocalco in bianco e
nero «La settimana» alla disperazione dei
romani, poco dopo la Liberazione. Titolo in
prima pagina: «La fame assedia Roma»,
con un grafico molto esplicito e di grande
effetto. Dentro, un reportage che testimonia l’epidemia di tubercolosi a Tormarancio, la mancanza di acqua, luce e gas, le altre malattie legate alla scarsa e cattiva alimentazione. Una donna di appena trent’anni, ma con l’aspetto di un’anziana cadente,
si fa fotografare e grida: «Adesso, questi
scatti appendeteli a palazzo Venezia!» Ovvero sotto al famoso balcone che era stato,
per vent’anni, il pulpito usato da Benito
Mussolini per i suoi discorsi da Duce del fascismo. Ci sarà anche una sezione di audiovisivi: dall’Archivio Luce arrivano documentari storici e famosi come Giorni di gloria di Luchino Visconti e Marcello Pagliero
del 1944-45 (le terribili riprese della dissepoltura dei martiri delle Fosse Ardeatine,
del processo alla Banda Koch), Roma città
indifesa di Iacopo Rizza del 1963 e Roma
occupata di Ansano Giannarelli del 1984.
Domenica 8 giugno, durante un’apertura
straordinaria della mostra dalle 16 alle 21, è
prevista anche la proiezione di Roma città
aperta di Roberto Rossellini e del documentario 4 giugno 1944.
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Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
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CHI SPINGE E CHI FRENA
✒
Fra accuse di lassismo (ovviamente da destra) e di mancanza
di ambizione (da ambienti della sinistra)
è finalmente entrata nel vivo del dibattito parlamentare la riforma penale francese, disegnata dal ministro della giustizia Christiane Taubira e arrivata in aula
dopo diversi rimaneggiamenti e marce
indietro rispetto all’idea iniziale. In prima battuta, nulla di molto diverso da una
misura svuota carceri, visto che anche in
Francia il sovraffollamento delle prigioni
(circa 70 mila detenuti) è oltre i limiti di
tollerabilità e in qualche caso di civiltà.
Ma a regime, la riforma dovrebbe modificare — sull’esempio di altri Paesi europei, dall’Inghilterra al Belgio — i criteri
di assegnazione delle pene, con un colpo
di spugna sulle misure volute dall’ex presidente Sarkozy — in particolare l’automatismo del carcere per i recidivi — che
hanno avuto l’effetto di fare crescere la
popolazione carceraria (sono calcolati 15
mila anni di condanne in più all’anno)
senza fare diminuire la recidività (63 per
cento dei detenuti) e quindi in generale
il tasso di criminalità.
La nuova legge prevede il carcere per
reati che prevedano pene oltre i cinque
anni e una sanzione più articolata per i
reati minori, come ad esempio il braccialetto elettronico e l’obbligo per il condannato di sottoporsi a misure di rieducazione, reinserimento e qualificazione
professionale. Si tratta di misure che sostituiscono il carcere, ma non implicano
la sospensione della pena. In questo quadro, vengono creati anche un migliaia di
posti per cosiddetti consiglieri penitenziari d’inserzione e accompagnamento.
Al di là delle ambizione della Taubira,
peraltro uno dei ministri più contestati
della già debole squadra del presidente
Hollande, la riforma penale entra nel vivo del dibattito in coincidenza dell’arresto del terrorista responsabile dell’attentato al Museo ebraico di Bruxelles : un
giovane plurirecidivo, pendolare delle
carceri che proprio in carcere aveva abbracciato la causa dell’islam radicale.
Non è nemmeno il primo caso rivelatore
di maglie larghe e lacune nel sistema
giudiziario oltre che nell’apparato antiterroristico. Anche per questo la visione
«illuminista» della Taubira, già diluita,
sarà messa a dura prova.
Massimo Nava
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LA CINESE ABBANDONATA IN OSPEDALE
EMERGENZE SCARICATE SULLA SANITÀ
✒
Il caso della signora Zheng, arrivata
dalla Cina, priva di documenti, abbandonata da tutti e ricoverata da cinque anni, dopo un’emorragia cerebrale, all’ospedale di Pieve di Coriano, nel Mantovano, pur se
«estremo», rischia di essere specchio del
peggio e del meglio della nostra società, che
si vanno, paradossalmente, trasformando,
entrambi, in norma.
La vicenda nasce dal peggio, cioè dalla povertà e da
chi la sfrutta senza scrupoli,
trafficando manodopera a
basso costo da un Paese
straniero. Ma diventa poi
occasione del meglio che
una comunità può mostrare, con medici e infermieri
che, grazie anche a un sistema sanitario universalistico
possono curare la paziente
insolvente (in quanti altri Paesi sarebbe successo?), e con volontari che se ne fanno carico umanamente ed economicamente. Volontari che ora lanciano un appello perché la
donna deve lasciare l’ospedale e non saranno più in grado di provvedere da soli a lei.
Appello, pare, raccolto da altri attori del volontariato, e non, del Comune. Il problema,
però è che situazioni magari meno eclatanti
di questa, ma non molto diverse nella so-
stanza, sono sempre meno eccezionali in un
contesto in cui l’abbandono «di fatto», specie degli anziani, non è più sempre percepito come scandaloso.
Si tratta di un problema culturale, oltre
che sociale. Non sono solo le difficoltà economiche a creare le premesse dell’abbandono, ma anche l’insinuante persuasione che il
non produrre equivalga a non avere valore. E
il crollo del modello di famiglia tradizionale (quello in
cui era normale che in una
casa convivessero tre generazioni) fa sì che la gestione
del «problema» venga sempre più delegata al sistema
sanitario, che però non può
farsene carico cronicamente, perché ad altri uffici è
chiamato. Nel caso della signora Zheng a noi resta la
consolazione di poter andare orgogliosi dei
nostri concittadini (intesi come italiani) che
hanno riconosciuto la dignità della «paziente cinese», anche se si esprime male e se
non produce reddito: in attesa che le istituzioni possano trovare la soluzione migliore,
ci ricordano concretamente che «una persona è una persona, è una persona».
Luigi Ripamonti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ALL’ISTITUTO ISLAMICO SI DISCUTE DI DIRITTI
MA NON È AMMESSO IL PROFESSORE ISRAELIANO
✒
Asher Maoz è uno dei più autorevoli studiosi di diritto ebraico, le sue pagine su diritti umani e religione sono una pietra miliare. Per la comunità scientifica internazionale, il
professore di Tel Aviv è uomo di scienza,
di dialogo e di dibattito. Ma per gli ebrei
ultraortodossi è un laico che profana le
fonti sacre; e per i musulmani radicali è
un sionista in maschera accademica.
Nel febbraio scorso un ente musulmano
di cultura, il britannico Al-Mahdi Institute di Birmingham ha invitato Maoz a
parlare in un convegno che si terrà in
agosto. Maoz ha accettato. L’Al-Mahdi
Institute ha sfruttato la reputazione del
professore per pubblicizzare l’evento.
Poi, una settimana fa, la doccia fredda. Il consiglio d’amministrazione dell’istituto ha disdetto l’invito. Troppo forte la protesta, troppo energica la pressione di chi non vuole un illustre israeliano sul podio di un istituto islamico.
«La sua presenza», si legge nell’email
inviata a Maoz, «minaccerebbe l’apoliticità dell’istituto e sposterebbe il fulcro
dell’incontro dal tema diritti umani e religione al conflitto israelo-palestinese».
La sua stessa persona, scrivono a Maoz
gli organizzatori, si troverebbe in imbarazzo davanti alla contestazione. Insomma, conclude l’Al-Mahdi Institute, con
Maoz in sala il congresso non potrebbe
rappresentare uno «sforzo scientifico».
Lo schema è tipico: da un lato una pavida élite musulmana vorrebbe ma non
può, fa un passo avanti e due indietro;
dall’altro un reticolo di violenti e di violenze oscura il pensiero.
Ne risulta, come nel caso di Maoz, un
mondo sottosopra. Il professore invitato
si tramuta in molesto invasore. Lo studioso ostracizzato per la sua competenza diventa sinonimo di «non scientificità». La vittima della politicizzazione ne
è infine il responsabile. E soprattutto, il
minacciato si ritrova nei panni di chi fomenta il disordine. Alla goffa disdetta,
Asher Maoz ha risposto da signore: «volete dibattere di diritti umani e religione
senza ebraismo? Buona fortuna». Non
c’è altro da dire a una comunità islamica
che deve uscire da sola dal suo mondo
all’incontrario. Buona fortuna.
Marco Ventura
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Troppi amici per un Premier
che non può perdere tempo
di MICHELE SALVATI
SEGUE DALLA PRIMA
Il riconoscimento del fiuto politico di Renzi
è stato unanime anche tra coloro che lo
consideravano fino a ieri come un corpo
estraneo infiltratosi in un partito
demoralizzato. Ma per ora la lealtà verso il
segretario da parte di non pochi dirigenti,
attivisti e militanti — indispensabili al
funzionamento del partito, del Parlamento
e delle istituzioni — è di tipo disciplinare e
opportunistico: stanno con Renzi perché è
un segretario eletto con un grande
consenso e perché vince. Ma non sarà facile
vincere sempre. In Parlamento e nel Paese
le difficoltà non mancano e Renzi avrà
bisogno di un gruppo dirigente che lo
segua non solo per disciplina e
opportunismo, ma per convinzione. Perché
riconosce che quella del loro segretario è
una posizione politica difendibile alla luce
di principi in cui essi stessi credono, di
sinistra liberale e democratica. Perché
convinti che la vecchia sinistra — quella del
sindacato, della Rai, del pubblico impiego,
della spesa pubblica — contrasta con un
disegno riformatore efficace e propone
politiche dannose per il Paese. Per ora,
subito dopo il trionfo elettorale, le forze
della vecchia sinistra mugugnano ma non
danno battaglia aperta. Ma si ingannerebbe
chi pensasse che esse siano state
definitivamente sconfitte: la battaglia per
l’egemonia culturale nel partito è appena
iniziata e basterà qualche smagliatura
nell’aura di successo che circonda Renzi
perché esse riprendano vigore.
E smagliature ci potranno essere, indotte
dalla difficoltà del compito riformatore e
dalle opposizioni che incontrerà. Si dice:
ora Renzi non ha più scuse, deve realizzare
quello che ha promesso. Se con questo si
intende fare le riforme che il governo ha
impostato o anche solo annunciato, niente
di più vero. Se invece si intende ottenere
subito i risultati economici e sociali che
dalle riforme ci si aspettano, nulla di più
falso: vuol dire non avere un’idea delle
difficoltà, domestiche ed europee, in cui ci
dibattiamo e dei tempi che saranno
necessari per superarle. Rimettere in sesto
la nostra economia, la nostra politica, la
nostra pubblica amministrazione — e solo
da questo può provenire una crescita e
un’occupazione sostenibili — prenderà
tempo, si spera più breve di quello che la
cattiva politica degli anni passati ci ha
messo per scassarle, ma sempre un tempo
lungo.
Siccome gli elettori non sono interessati
alle riforme di per sé — anzi, per molti
queste sono in conflitto con i loro interessi
DORIANO SOLINAS
LA RIFORMA DEL SISTEMA PENALE IN FRANCIA
MESSA A DURA PROVA DAL TERRORISMO
— ma ai risultati che dalle riforme ci si
aspettano, ad una economia che tira, ad
una pubblica amministrazione che
funziona, ad una occupazione che cresce, il
rischio che il governo perda slancio e
popolarità nei prossimi mesi è un rischio
serio. È un rischio che Renzi non può
permettersi, se vuole mantenere il
controllo sia del partito sia della coalizione.
Certo, può accelerare con gli annunci, può
mettere altra carne al fuoco, ma che cosa
succederà se — cosa del tutto possibile — a
fine anno o all’inizio del prossimo, la
crescita sarà ancora piatta e l’occupazione
in calo? L’obiettivo di guadagnare tempo, di
mettersi al riparo contro la lentezza dei
risultati delle riforme e il logoramento
dovuto ai conflitti parlamentari, credo sia
per Renzi un obiettivo fondamentale. E
dunque, tra le riforme, sono cruciali quella
del Senato e la riforma elettorale. Se
venissero attuate, esse consentirebbero
infatti di minacciare nuove elezioni e
darebbero al premier un’arma poderosa
contro rallentamenti del processo
riformatore: come Renzi dice o fa capire,
«se non si fanno le riforme non me l’ha
ordinato il dottore di tenere in piedi questo
governo».
Contro l’interesse di
Renzi ad accelerare si
oppone però
l’interesse a rallentare
di quasi tutte le altre
forze politiche, e di
una parte dello stesso
Partito democratico.
Per quest’ultima,
perché non le
aggradano le riforme
che Renzi intende
approvare, troppo
drastiche rispetto al
vecchio stile
dell’«usato sicuro».
Per le altre forze
politiche, perché non
si sentono pronte ad
un confronto elettorale sulla base di una
legge spietatamente bipolarizzante, che le
spazzerebbe via o le costringerebbe ad
alleanze mortificanti. La stessa Forza Italia,
anche se la minaccia di un sorpasso grillino
nei confronti di una coalizione di
centrodestra sembra sia rientrata, esita a
mandare ad effetto il patto sull’Italicum tra
Berlusconi e Renzi, sul quale giurava sino a
ieri. Credo che la vita politica e
parlamentare dei prossimi mesi sarà
incentrata sullo scontro tra questi opposti
interessi, con quale esito finale è difficile
prevedere.
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RACCOMANDAZIONE EUROPEA
Quello strumento utile contro la povertà
di ENRICO GIOVANNINI
C
aro direttore, una delle raccomandazioni della Commissione europea pubblicata il 2 giugno riguarda uno dei principali problemi che
l’Italia deve affrontare: la povertà.
È un tema complesso, che richiede un insieme di strumenti, su cui, però, sembra essere calata l’attenzione. Ricordo, a tale proposito, che in Italia si contano circa 5 milioni di poveri assoluti, cioè persone che non
riescono ad acquistare un paniere minimo
di beni e servizi, e di questi un milione sono
minori. In generale, la povertà colpisce
maggiormente famiglie numerose e famiglie residenti nel Mezzogiorno. Ricordo,
poi, che l’Italia e la Grecia sono i soli Paesi
nell’Europa a 15 a non disporre di uno strumento generalizzato di lotta alla povertà.
La Commissione, che l’anno scorso aveva
fortemente raccomandato l’avvio di un programma contro la povertà (specialmente
per le famiglie numerose), sottolinea come
un fatto molto positivo l’avvio della sperimentazione nei grandi comuni metropolitani della «carta di inclusione sociale».
Inoltre, la Commissione raccomanda di allargare la sperimentazione a tutto il territorio nazionale, auspicando che lo strumento
sia capace di identificare correttamente la
popolazione target, sia basato sulla condizionalità e sia associato all’attivazione delle
persone sul mercato del lavoro. Se la sperimentazione, avviata dal governo Letta, prevedeva inizialmente un impegno finanziario di 50 milioni, con il «decreto lavoro» di
giugno 2013 furono stanziati ulteriori 168
milioni per l’ampliamento della sperimentazione a tutti i comuni del Mezzogiorno,
mentre ulteriori 300 milioni furono stanziati a fine anno per il medesimo scopo. Infine, nella legge di stabilità erano stati stanziati ulteriori 40 milioni l’anno per un trien-
nio, per allargare la sperimentazione a tutto
il territorio nazionale (http://www.lavoro.gov.it/AreaComunicazione/comunicati/Documents/Governo%20Letta_con_firma.pdf).
In questo modo, per il 2014 si dispone di
un potenziale di intervento pari a circa mezzo miliardo di euro, una cifra mai destinata
a tale scopo. Queste risorse vanno utilizzate
al più presto, facendo evolvere la «carta di
inclusione sociale» verso il «Sostegno all’Inclusione Attiva (Sia)», disegnato nel
2013 con l’aiuto dei migliori esperti italiani
sul tema. Si tratta di una sorta di reddito
minimo, condizionato all’attivazione sul
mercato del lavoro da parte del soggetto beneficiario, alla presa in carico della famiglia
«povera», così da assicurare la frequenza
scolastica dei minori e l’assistenza sanitaria.
Gli elementi di condizionalità, accuratez-
za nell’individuazione dei beneficiari, controllo dell’effettiva condizione di povertà richiamati dalla Commissione sono pienamente incorporati nello schema del Sia. Se,
dunque, l’Italia vuole rispondere alla raccomandazione europea ha a disposizione lo
strumento per farlo e per alleviare la condizione di milioni di persone, contrastando
l’insicurezza che ormai colpisce una parte
consistente della popolazione. Peraltro, la
questione dell’introduzione di un reddito
minimo è stata già dibattuta a livello europeo ed è parte dell’agenda politica di numerosi partiti. Quello della lotta alla povertà
può essere, quindi, il terreno per un reale
cambiamento delle politiche sociali, nazionali ed europee.
Università di Roma Tor Vergata
Ex ministro del Lavoro
e della previdenza sociale
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LE RESPONSABILITÀ SU ALITALIA
ALI INDEBITATE, MEMORIE CORTE
di SERGIO RIZZO
SEGUE DALLA PRIMA
Ma quando finalmente sembrava arrivato il momento di passare di nuovo la mano
a Parigi, ecco un nuovo sussulto di italianità che ha lasciato i «patrioti» con il cerino
in mano. Perché a quel punto per Air France l’operazione non era più conveniente.
E siamo a oggi. Per aver voluto difendere
strenuamente l’italianità della nostra compagnia dai francesi la venderemo agli arabi. Con il consueto strascico di altra cassa
integrazione pagata, a quanto pare, dai
viaggiatori con una tassa supplementare
sui biglietti. Ma con una differenza: che i
sindacati questa volta dovranno ingoiare
un boccone decisamente più amaro di
quello che gli sarebbe toccato sei anni fa. Ci
sta, visto com’è andata. Ma ci starebbe ancora meglio se i responsabili di questo fallimento politico, sindacale e imprenditoriale chiedessero una volta tanto scusa agli
italiani.
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Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
35
italia: 51575551575557
Lettere al Corriere
ANTIPARLAMENTARISMO
LE ORIGINI DEL FENOMENO
Risponde
Sergio Romano
C’è una sorta di sogno o
ideale, che compare ad
intervalli nel tessuto
sociale italiano:
l’antiparlamentarismo.
Mussolini lo apprese
probabilmente in Svizzera.
Ora si è in qualche modo di
nuovo fatto strada in vasti
strati dell’opinione pubblica.
Le chiedo perché Pareto (ma
non escludo Oriani, Corradini
e Sorel) ebbe un tale
ascendente sul giovane
Mussolini.
Piero Campomenosi
pierocampomenosi@
libero.it
Caro Campomenosi,
ussolini ascoltò a Losanna, nel 1903, le lezioni di Vilfredo Pareto e fece in Svizzera il suo apprendistato rivoluzionario.
Ma l’antiparlamentarismo è
un fenomeno soprattutto
francese che cominciò a mani-
M
ENRICO BERLINGUER
I missili e la Dc
Caro Romano, a proposito di
Enrico Berlinguer non mi
sembra sia stato dato il giusto
rilievo al fatto che egli si sia
battuto per impedire
l’installazione dei missili Cruise
e Pershing in Italia. Se avesse
avuto successo, la Russia
sarebbe riuscita a finlandizzare
l’Europa e forse la guerra fredda
si sarebbe conclusa in modo
diverso.
Giorgio Vergili
[email protected]]
Anche in Italia vi furono manifestazioni contro l’installazione dei missili, ma complessivamente meno numerose e violente di quelle che ebbero luogo
in altri Paesi interessati all’operazione. Berlinguer voleva probabilmente evitare che il problema dei missili pregiudicasse i
rapporti con la Dc nel quadro
del «compromesso storico».
MARÒ TRATTENUTI IN INDIA
Il videomessaggio
I due marò ancora prigionieri in
India si sono fatti sentire
Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
«Lettere al Corriere» Corriere della Sera
via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79
festarsi negli anni Ottanta dell’Ottocento e crebbe progressivamente sino a esplodere nel
1934 quando le Leghe antidemocratiche dettero l’assalto al
Palazzo Borbone, sede della
Camera dei deputati.
La Francia era divenuta una
Repubblica parlamentare dopo la guerra franco-prussiana
del 1870, l’abdicazione di Napoleone III, il crollo del Secondo Impero e il tentativo rivoluzionario della Comune di Parigi. Molti salutarono con soddisfazione il ritorno alla
tradizione repubblicana della
Grande Rivoluzione, ma non
altrettanto entusiasti furono i
bonapartisti, gli orleanisti, i
cattolici «ultramontani» (come vennero definiti quelli che
credevano al primato del papa
sulle Chiese nazionali) e una
buona parte delle forze armate. Negli ultimi decenni del secolo, la Francia crebbe economicamente e finanziariamenvibratamente mentre le Forze
armate sfilavano a Roma per
festeggiare la Repubblica. Ai
politici distratti Salvatore Girone
ha voluto ricordare che essi sono
ancora prigionieri per aver
rispettato gli ordini dei superiori
mentre entranbi erano in
servizio sulla nave:
«Abbiamo ubbidito a un ordine,
mantenuto una parola e siamo
qui». In questi quasi tre anni di
prigionia, i vari governi e i
ministri degli Esteri e della
Difesa che si sono succeduti
hanno perso tempo senza
affrontare seriamente il
problema: soltanto dopo oltre
due anni, si sono rivolti
all’Europa che aveva ben altro da
pensare, oltre i drammi della
Siria, Libano ed Africa. Fra
l’altro l’Italia ospita e dà lavoro a
La tua opinione su
sonar.corriere.it
Le raccomandazioni
dell’Europa: più tasse su
consumi e casa e minore
pressione fiscale sul
lavoro. Siete d’accordo?
te, ma la politica e il denaro
sono poli magnetici che si attraggono a vicenda. La costruzione del canale di Panama,
progettata da Ferdinand de
Lesseps dopo il taglio del Canale di Suez, provocò una cascata di scandali che coinvolsero amministratori, banchieri, ministri e parlamentari. Com i n c i ò a d i f fo n d e r s i l a
convinzione che i rappresentanti del popolo fossero in
buona parte corrotti e che il
Parlamento fosse il luogo dove
i voti si compravano e si vendevano, dove troppi deputati
approfittavano delle loro funzioni per arricchirsi, dove le
leggi venivano «aggiustate»
per compiacere il mondo degli
affari.
migliaia di indiani. Terminate le
elezioni e i festeggiamenti, ci
attendiamo dal premier Renzi un
intervento energico e risolutivo.
Mario De Florio, Caserta
PROBLEMI DI NAPOLI
Appello al sindaco
L’arcivescovo di Napoli,
commentando la decisione del
sindaco della città di trascrivere
nel registro delle unioni civili i
matrimoni gay, ha detto: “Non
ho niente contro i gay, ma credo
che ci sarebbero provvedimenti
più urgenti da adottare”. Mi
sarei aspettato dal sindaco una
notizia più concreta, magari che
qualche buca delle strade fosse
riparata. Tanti cittadini
avevano sperato che il sindaco
avrebbe risolto i problemi che
affliggono la città: rifiuti,
mobilità, disoccupazione ecc..
Ma non è stato risolto nulla. Fra
i tanti problemi, ricordo le
condizioni in cui versano le
strade di Napoli: buche, e anche
voragini, si trovano
disseminate in tutte le strade.
La cattiva manutenzione delle
strade fa lievitare anche la
spesa che il Comune deve
sostenere per risarcire i
cittadini. Almeno ripariamo le
buche delle strade anche per
evitare che i «buchi» del
bilancio aumentino!
RIFORMA FORNERO
La domanda
di oggi
Sì
Susanna Camusso
(Cgil): lo sciopero è
una cosa normale, lo
confermiamo anche in
Rai. Decisione giusta?
37
No
63
di Gian Antonio Stella
stranti, un morto e 780 feriti o
contusi tra le forze di polizia.
In Italia, nel frattempo,
Mussolini aveva già deciso che
la Camera dei deputati sarebbe
stata sostituita da una Camera
dei fasci e delle corporazioni
in cui i membri non avrebbero
rappresentato gli elettori dei
collegi, ma le diverse categorie
economiche di cui si compone
la società nazionale. Fu questa
la “terza via” fra capitalismo e
marxismo che sedusse per un
certo periodo molte società
europee. Ma questa Camera
morì prima di nascere e il ritorno al Parlamento, dopo la
caduta del fascismo, parve la
condizione necessaria per la
restaurazione della democrazia. Oggi non sembra che il
Parlamento, soprattutto in Italia, goda di buona fama e buona salute. Per Beppe Grillo e i
suoi seguaci, il vero Parlamento è la rete.
SUL WEB Risposte alle 19 di ieri
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oppure: www.corriere.it
oppure: [email protected]
Tuttifrutti
Erano anti-parlamentari,
alla vigilia della Grande guerra, le sinistre e le destre, i seguaci di Marx e quelli di Charles Maurras, fondatore dell’Action Française, e persino
molti repubblicani, delusi per
il modo in cui il cuore democratico del Paese era stato inquinato dal denaro. Il disprezzo del Parlamento divenne ancora più esplosivo dopo la fine
della Grande guerra quando
scoppiò lo scandalo Stavisky,
uno spregiudicato finanziere
che si era valso di un membro
del governo per collocare sul
mercato le sue obbligazioni.
Quando Stavisky, di lì a poco,
fu trovato morto, molti non
credettero alla tesi del suicidio
e la “politica” fu accusata di
averlo eliminato per meglio
nascondere le proprie complicità. Durante l’assalto alla Camera, nel tardo pomeriggio
del 6 febbraio 1934, vi furono
14 morti e 655 feriti fra i dimo-
Angelo Ciarlo
[email protected]
@
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Età pensionabile
Il ministro Padoan non ritiene
necessario modificare la
riforma Fornero sulle pensioni.
Il ministro dovrebbe spiegarci
che cosa deve fare un
disoccupato di 58 anni che, a
causa della sua età, non viene
più assunto dalle aziende e che,
a causa della riforma Fornero,
dovrà aspettare 10 anni prima
di andare in pensione. Ora il
problema non è gestibile, a
meno che non si approvi la
proposta Damiano di
flessibilità in uscita, ferma in
Parlamento da due anni.
Franco B. Finazzi, Milano
SCIOPERO RAI
La sede di Firenze
Alla Rai si minaccia uno
sciopero per i 150 milioni di
sprechi in meno. A proposito
delle sue 21 sedi regionali ,
faccio l’esempio di quella di
Firenze: 18.000 mq, 132
dipendenti, 136,5 m2 a persona.
Renzi drizzi le orecchie!
Domenico Capussela
Basiglio (Mi)
Disastro ambientale
Paga l’assessore onesto
E
chi paga? Walter Ganapini. Per carità, mai commentare le
sentenze della magistratura. E non vogliamo neppure
ipotizzare l’infondatezza di un solo punto, una sola virgola, un solo apostrofo del verdetto della Corte dei conti che
ha condannato l’ex assessore campano all’Ambiente, insieme con due dirigenti, a risarcire un danno erariale di
9.081.087,00 euro per non avere riscosso le multe per le violazioni al
codice ambientale. Diamolo per scontato: la sentenza è formalmente perfetta. Detto questo, appare paradossale che, in mezzo a tutti i
pasticci e i delitti e gli omicidi e le porcherie e le discariche abusive
e gli sprechi che hanno segnato in questi anni il Grande Affare dei
rifiuti campani venga chiamato a pagare i danni l’ex presidente di
Greenpeace, uno dei pochi a essere uscito da questo immondezzaio
fetido senza venire colpito, sotto il profilo della moralità personale,
da uno schizzo di fango.
Non è riuscito, dopo essere stato chiamato da Bassolino nel 2008
per sostituire l’assessore all’Ambiente Luigi Nocera finito in manette, a imporre il pagamento delle multe? Se lo dicono i giudici contabili, sarà vero senz’altro. Lui, al Corriere del Mezzogiorno, ha spiegato: «La legge Bassanini attribuisce la gestione delle sanzioni amministrative al dirigente pubblico, che opera direttamente. La materia
quindi non arriva mai sul tavolo dell’assessore». E ha aggiunto:
«Lottai sette o otto mesi affinché il dirigente responsabile delle acque si dimettesse, e fui io a sostituirlo con l’ing. Fontana, che secondo la Corte dei Conti stessa ha
poi ripristinato la procedura. Si poteva fare di più? Può darsi. Ma io
La Corte dei
di essere stato proprio quello
conti condanna credo
che ha fatto di più...». Ha ragione?
Ha torto? Deciderà il Consiglio di
Ganapini
Tema: cosa dovrebbero fare i
a una multa di 9 Stato.
giudici, usando lo stesso metro,
con
l’Agenzia
delle entrate ed Equimilioni di euro
talia che nell’estate scorsa ammisero di non essere riuscite a incassare
545 miliardi (ripetiamo: 545 miliardi) di euro? È colpa di due o tre
dirigenti da condannare o è tutto l’insieme che va rovesciato come
un calzino? I fatti comunque sono questi: l’emergenza rifiuti a Napoli e dintorni è costata finora oltre undici miliardi, le ecoballe
smaltite sono solo l’1,5% di quelle accumulate, le quattro (quattro!)
sedi del commissariato costavano 875 mila euro l’anno, i cinquanta
camion per la raccolta differenziata furono subito rubati, il call-center aveva centralinisti che rispondevano ciascuno a una chiamata
alla settimana e discariche perfettamente attrezzate come quella di
Santa Maria la Fossa sono state lasciate vuote per anni per motivi
«misteriosi» mentre Napoli affondava nella «munnezza»... Questo
è il contesto.
E in questo contesto Walter Ganapini, che come «tecnico» aveva
già risolto il problema della spazzatura a Milano, è uno dei pochi ad
aver lasciato un segno diverso. Fu quando, due giorni dopo l’insediamento (due giorni!), rifiutò nuovi finanziamenti per un nuovo
piano di raccolta differenziata. Rivelando che il piano c’era già. Da
dieci anni. Perfezionato in ogni dettaglio. Condominio per condominio. Pianerottolo per pianerottolo. Solo che nessuno voleva farlo
partire per non rovinare l’affarone...
❜❜
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Interventi & Repliche
Scioperi dei mezzi pubblici
Qualche giorno fa sul Corriere della Sera è
stato giustamente osservato che lo sciopero
dei mezzi pubblici è lo strumento più efficace
per creare disagio in città e si è invocato il suo
utilizzo in circostanze eccezionali,
difficilmente rintracciabili nelle motivazioni
tutte politiche dello sciopero indetto
dall’Unione sindacale di Base. D’altra parte
nessuno nega il diritto di sciopero, così come
il conflitto sociale è riconosciuto come uno
dei fattori di sviluppo. Nel settore privato
l’esercizio dello sciopero ha in sé fattori di
autoregolamentazione e di equilibrio perché
le parti hanno ben presente il rapporto tra
costi e benefici. L’impresa (salvo approcci
antagonisti che hanno sempre meno spazio)
è ormai considerata un bene da difendere
perché in essa convivono interessi comuni
a proprietari e dipendenti. Il discorso cambia
nei servizi pubblici per la natura particolare
del conflitto di interesse che va al di là di un
confronto circoscritto tra datore di lavoro (il
più delle volte soggetto pubblico) e i
lavoratori interessati ma coinvolge tutti i
cittadini utenti del servizio e produce «effetti
collaterali» sull’intera collettività. Infatti il
comportamento tradizionale del sindacato è
sempre stato quello di spiegare ai cittadini,
scusandosi dei disagi, le ragioni della
protesta proprio per fare indirettamente
pressione su amministratori e politici. Che lo
sciopero sia chiaro nei suoi obiettivi è
nell’interesse del sindacato che deve
costruire un rapporto con lavoratori e
cittadini. Ma per produrre effetti capaci di
correggere le contraddizioni esistenti, occorre
sciogliere il nodo della natura del diritto di
sciopero. La domanda è: si tratta di un diritto
soggettivo, tutelato in via assoluta, o
piuttosto di un diritto individuale che deve
essere esercitato collettivamente
presupponendo il consenso da parte di
coloro che ne sono titolari e che esercitano
insieme tale diritto? Ritengo che, a maggior
ragione nelle realtà caratterizzate da una
patologica frammentazione della
rappresentanza, debba valere la seconda
ipotesi. Per questo, oltre alle procedure «di
raffreddamento», sarebbe necessario un
referendum per accertare la volontà dei
lavoratori di: 1) condividere le rivendicazioni;
b) esercitare liberamente il diritto di sciopero.
Con il referendum gli scioperi sarebbero
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proclamati da organizzazioni sindacali
rappresentative di una maggioranza
certificata dei lavoratori interessati. È utile
porsi l’obiettivo di garantire al meglio
l’efficienza dei servizi pubblici senza mettere
in discussione il diritto di sciopero. E anche
avviare una riflessione e una
sperimentazione su quello che viene definito
lo «sciopero virtuale». Si tratterebbe in buona
sostanza di un’intesa liberamente
concordata tra le parti: la dichiarazione di
sciopero comporterebbe, la perdita del
salario e dei ricavi aziendali corrispettivi che
verrebbero versati in un «Fondo di
solidarietà», mentre il servizio verrebbe
comunque garantito proprio per la «virtualità
dello sciopero». Le risorse accantonate nel
Fondo sarebbero destinate all’erogazione di
provvidenze sanitarie, assistenziali o
finalizzate all’erogazione di borse di studio.
Walter Galbusera, Milano
Borghezio: l’aggressione di oltre 8 anni fa
Sul Corriere di ieri vedo riportata con rilievo la
notizia, peraltro non freschissima, della
richiesta di rinvio a giudizio per le frasi
politicamente scorrette da me pronunciate
sui rom a «La Zanzara». Prima o poi, il
Corriere riferirà ai suoi lettori il fatto che, dopo
circa 8 anni e mezzo dai fatti, il sottoscritto
attende che la Magistratura fissi il processo di
primo grado a carico dei «galantuomini» che
lo hanno pestato a sangue e rapinato su un
treno nel lontano 17 dicembre 2005?
On. Mario Borghezio
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Alto Adige, non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + CorTrent. o CorAltoAd. € 0,93 +
€ 0,47; ven. Corsera + Sette + CorTrent. o CorAltoAd. € 0,93 + € 0,50 + € 0,47; sab. Corsera +
IoDonna + CorTrent. o CorAltoAd. € 0,93 + € 0,50 + € 0,47. A Bologna e prov. non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + CorBo € 0,62 + € 0,78; ven. Corsera + Sette + CorBo €
0,62 + € 0,50 + € 0,78; sab. Corsera + Io Donna + CorBo € 0,62 + € 0,50 + € 0,78. A Firenze e
prov. non acquistabili separati: l/m/m/g/d Corsera + CorFi € 0,62 + € 0,78; ven. Corsera +
Sette + CorFi € 0,62 + € 0,50 + € 0,78; sab. Corsera + Io Donna + CorFi € 0,62 + € 0,50 + €
0,78.
PREZZI: *Non acquistabili separati, il venerdì Corriere della Sera + Sette € 1,90 (Corriere €
1,40 + Sette € 0,50); il sabato Corriere della Sera + IoDonna € 1,90 (Corriere € 1,40 + IoDonna € 0,50). A Como e prov., non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + Cor. Como €
1,20 + € 0,20; ven. Corsera + Sette + Cor. Como € 1,20 + € 0,50 + € 0,20; sab. Corsera + IoDon-
La tiratura di martedì 3 giugno è stata di 490.093 copie
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* Con “Sette” € 2,90; con “Io Donna” € 2,90; con “Style Magazine” € 3,40; con “Living” € 4,90; con “Romanzi d’Europa” € 11,30; con “Supereroi. Il Mito” € 11,39; con “Tutto Pratt” € 12,39; con “Giallo italiano” € 8,30; con “Le grandi storie Disney” € 9,39; con “La Biblioteca di Papa Francesco” € 12,30; con “Grandangolo” € 7,30; con “Sampei” € 11,39; con “Mina,
gli anni RAI” € 12,39; con “I dolci di Benedetta” € 9,39; con “Braccialetti Rossi” € 11,30; con “Sottocontrollo” € 14,30; con “Harry Potter” € 10,30; con “Skylander” € 11,30; con “La grande cucina italiana” € 11,30; con “Grande Guerra. 100 anni dopo” € 12,39; con “Holly e Benji ” € 11,39; con “English Express” € 12,39; con “Biblioteca della Montagna” € 10,30
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Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
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Spettacoli
Diretto da Luchetti
Banderas in lizza per interpretare papa Francesco
Daniele Luchetti vorrebbe Antonio Banderas nel
ruolo di papa Francesco per Chiamami
Francesco, il film che inizierà a girare ad ottobre.
«È un’idea del produttore che ancora non è stata
approfondita. Stimo Banderas e mi piacerebbe
che fosse lui. Vorrei incontrare una persona che
comprenda a fondo la personalità di Bergoglio»
ha detto il regista al quotidiano La Nación.
Riletture Dai cartoon a «Maleficent» un ruolo sempre più ornamentale per gli uomini. E il risveglio della Bella addormentata rompe la tradizione
I casi
Frozen
L’incantesimo
che soggioga le
due sorelle
protagoniste
del film (la regina Elsa e la
principessa
Anna) si spezza
in virtù del reciproco amore
che provano
l’una per l’altra
P
rincipe azzurro pallido. Scolora la figura simbolo di
molte fiabe, del resto se non
ci sono più le mezze stagioni, figurarsi se ci sono i principi interi. Emblema dell’amore romantico, l’eroe che salva la damigella da
orchi, draghi o incantesimi — le diverse forme in cui si personifica il
Male — perde la sua aura favolistica. Il cinema mette mano a una figura archetipica e ne cambia i connotati, poi se cambierà anche l’immaginario collettivo sarà da vedere.
C’era una volta il Principe Cameo.
Che si palesava verso fine fiaba e risolveva incantesimi. Ora il cameo rimane, ma il principe è svuotato del
suo ruolo salvifico. Come succede
in Maleficent (primo negli incassi
italiani, con 6 milioni di euro), il
film che rilegge a suo modo la favola della Bella addormentata nel bosco con Angelina Jolie nei panni e
nelle corna di Malefica, la strega
cattiva. Qui il principe si manifesta
giusto tre volte, come a dire «Ehi,
guardate ci sono anche io, sono
qua», ma la sua presenza è puramente ornamentale, suppellettile
impolverata su una mensola obsoleta. La sua seconda epifania all’interno del film è fantasmatica: il suo
bacio fa cilecca e la principessa continua a russare tra i suoi boccoli
d’oro. Per districare la vicenda c’è
bisogno della redenzione della strega cattiva — che cattiva in fondo
non è, ma vive di chiaroscuri, fata
capace di cattiveria e eroismo nello
stesso tempo — che dopo aver provocato tutto quell’inferno, capisce
che le colpe dei padri non ricadono
sulle figlie (l’arrivista re Stefano ha
preferito la corona al suo — di Malefica — cuore). La tesi del film, ripetuta, è che «il vero amore non esiste», ossia quello tra uomo e donna
(«finché divorzio non vi separi»).
L’unico vero amore è quello materno, perché il rapporto tra Malefica e
la principessa Aurora (la Bella ad-
Ribelle The Brave
Merida è una
principessa dal
carattere ribelle che non ha
intenzione di
sposarsi. Refrattaria al matrimonio, alla
fine diventerà
erede single al
trono
Biancaneve
e il cacciatore
La Biancaneve
Kristen Stewart
non viene salvata dal Principe, ma dal
Cacciatore Eric
(Chris
Hemsworth,
foto insieme),
un giovane
alcolizzato
C’era una volta il principe azzurro
L’eroe delle fiabe non esiste più
Svanisce il sogno del bacio: reginette e fate vincono da sole
cantesimo che soggioga le due sorelle protagoniste del film — la regina Elsa e la principessa Anna — si
spezza in virtù del reciproco amore
che provano l’una per l’altra.
Non è forse casuale che Jennifer
Lee sia stata la prima donna — seppur in coabitazione con Chris Buck
— ad aver diretto un lungometraggio d’animazione Disney. Così anche la figura femminile — seppur
animata — si discosta dall’ideale
sessista della principessa classica.
Che in realtà non può più essere un
modello contemporaneo. Le principesse classiche sono intercambiabili, una vale l’altra, bambole di plastica per minori, in sostanza prive di
personalità, si limitano ad aspettare
gli eventi. Ora non è più così. Qui
addirittura la principessa mette in
discussione uno dei cardini delle favole, l’amore a prima vista.
Canoni ribaltati anche in Biancaneve e il cacciatore (2012), dove il
bacio del principe va a vuoto e non
sortisce nessun effetto e dove la
protagonista Kristen Stewart si innamora del Cacciatore Eric (che ha
p u r s e m p re i l vo l to d i C h r i s
Hemsworth), giovane alcolizzato
che si ribella all’accordo che aveva
stretto con la Regina Cattiva e salva
Campione d’incassi
Il film con Angelina Jolie in
testa al botteghino. Messo
in discussione il modello
dell’amore a prima vista
Fantasia Al centro la strega Malefica Angelina Jolie (38 anni) con la principessa Aurora (Elle Fanning, 16) e il corvo Fosco (Sam Riley, 34), star di «Maleficent»
Su Canale 5
«I Cesaroni», storia gay nella nuova serie
Ci sarà un personaggio gay nella prossima stagione di «I Cesaroni». Nella
serie di Canale 5 farà il suo ingresso Annibale, impersonato da Edoardo
Pesce: è figlio di un flirt del patriarca e la sua omosessualità inizialmente non
sarà accettata serenamente dal resto della famiglia. «Trattiamo l’argomento
con rispetto, senza pregiudizi e con la purezza con la quale abbiamo sempre
affrontato tutti i temi», ha detto a Sorrisi il protagonista Claudio Amendola.
dormentata) assomiglia molto a
quello tra madre e figlia. E così è naturale che sia proprio un bacio della
strega ma anche fata a svegliare dal
suo sonno senza sogni la bionda
protagonista.
Se non è amore materno, è amore
tra sorelle. Perché il codice etico del
principe era già stato travolto in un
altro film Disney, Frozen (sempre
firmato dalla casa di produzione di
Zio Walt, come Maleficent). Qui —
nelle sale correva l’anno 2013 — il
Prince Hans non è per niente azzurro, ma se mai parecchio nero. Le sue
azioni infatti non sono mosse da
sentimenti sinceri, ma solo da sete
di potere (anche qui la meta è la corona). La principessa Anna si innamora piuttosto di Kristoff, un venditore di ghiaccio ormai disoccupato,
da quando il mondo si è congelato.
E in tempo di crisi un disoccupato
non pare proprio un bel partito. Ma
comunque non tocca certo a un uomo risolvere il solito maleficio. L’in-
la vita a Biancaneve.
Il venditore di ghiaccio disoccupato, il giovane alcolizzato, schemi
che si rompono, uomini non più
condannati ad andare sempre a cavallo. Piccole rivoluzioni. Già messe
in atto anche in altri due film di animazione Disney: Rapunzel (2010),
principessa in cerca di libertà che si
innamora di un ladro; e Ribelle The Brave (2012), principessa dal
carattere ribelle, refrattaria al matrimonio e infine erede single al trono. Se il codice comportamentale
del Principe ne esce così legnoso da
essere pronto per il caminetto, è sul
canone estetico della Principessa
che il cinema — Disney e non — deve ancora lavorare. Salvo eccezioni,
lo stereotipo di riferimento nell’immagine della donna rimane l’iconografia della Madonna, nella sua versione laica e consumista, la Barbie.
Renato Franco
@ErreEffe7
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il personaggio L’adolescente popstar a Roma per i Music Awards. Ha contestato una rivista che aveva ritoccato il suo viso in una foto
Lorde: sono l’anti Miley Cyrus e lasciatemi i miei brufoli
ROMA — Bruce Springsteen
nei concerti a Auckland ha cantato «Royals» di Lorde. Persino lo
scontroso David Bowie dice meraviglie della gotica popstar neozelandese. La diciassettenne dai
riccioli disordinati mostra il suo
entusiasmo solo quando le dicono che è stata lodata dall’ex Take
That Robbie Williams. «Davvero?», chiede incredula Lorde che
con vendite e visualizzazioni da
capogiro ha messo sottosopra il
mondo della discografia e vinto
due Grammy. Liquida il Duca
Bianco con un poco originale «è
un onore». Al Boss va meglio:
«Springsteen è un’icona. Peccato
che quando ha suonato io fossi su
un aereo».
È sbarcata a Roma per la prima
volta, accompagnata da mamma
Sonja, per partecipare ai Music
Teen
Lorde, vero
nome Ella Maria
Lani YelichO’Connor, ha 17
anni. La cantautrice neozelandese ha debuttato lo scorso anno con la
canzone «Royals»: il singolo
è stato scaricato oltre 7 milioni
di volte. «Pure
Heroine» è il
titolo del suo
primo album
Awards che ieri hanno premiato
le stelle italiane (da Pino Daniele,
a Ligabue e Laura Pausini). Per
due giorni ha fatto la turista, ma
fuori dal palco Ella Maria Lani Yelich-O’Connor (il suo vero nome)
assomiglia a un’adolescente come tante. Anche se nel 2013 la rivista americana Time l’ha messa
in cima alla lista dei 16 teenager
più autorevoli, superando l’attivista pachistana Malala Yousafzai.
Lorde commenta: «Malala è una
grande ispirazione, lei fa cose
molto significative per il mondo.
Essere una delle rare voci adolescenziali è una responsabilità, ma
io faccio quello che sento e mi di-
verto. Commetterò errori, non sono perfetta». Se la sua «collega»
Miley Cyrus è provocatoria e sexy,
Lorde evita gli ammiccamenti
sessuali. «Siamo agli antipodi e
rappresentiamo donne diverse.
Femminista io? Sì, ma anche Miley». Ha rifiutato di aprire i concerti di Katy Perry («Non era il
La nuova stagione
Lo Stabile di Napoli
si candida
a Teatro Nazionale
Il Teatro Stabile di Napoli si candida a Teatro Nazionale. È la sfida
che lancia il direttore Luca De Fusco alla presentazione della
stagione 2014/15: «Abbiamo davanti la difficile impresa di
trasformare la vita di un buon Teatro Stabile in uno dei centri di
eccellenza della prosa italiana come prevede la nuova legge del
settore». Tra produzioni, coproduzioni e ospitalità il cartellone
prevede 8 spettacoli al Mercadante, 6 al San Ferdinando, 5 al Ridotto
e 1 al Centro Prima Accoglienza dell’ex Dormitorio Pubblico.
momento giusto») e ha litigato
con un mensile perché aveva ritoccato una sua foto con i brufoli
(lo scatto «vero» l’ha postato sul
web) ma poi ha firmato un contratto per una casa cosmetica.
«Ho una pelle orribile, ci combatto da anni. Il rossetto e la matita
che sponsorizzo sottolineano una
parte del mio viso che mi piace».
Cita lo scrittore Raymond Carver
e, fra le influenze musicali, Neil
Young, Otis Redding, band indie
come gli Animal Collective, i Grizzly Bear e la musica da classifica.
La sua «Royals» ha avuto otto
milioni di download e il video è
stato visto 50 milioni di volte. L’album «Pure Heroine» ha venduto
quattro milioni di copie. A 13 anni
era sotto contratto con una
major. «Oggi molti consumano la
musica gratis. Bisogna essere creativi per fare soldi e continuare a
cantare».
Sandra Cesarale
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
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ISTITUTO ZACCAGNINI
a cura di RCS MediaGroup Pubblicità
graficocreativo
OPEN DAY ALL’ISTITUTO ZACCAGNINI IL 7 E L’8 GIUGNO, PER SAPERE MOLTO DI PIÙ DI QUESTO SETTORE
Professione ottico: un mestiere
qualificato, un lavoro sicuro
Il numero dei giovani che prendono
l’abilitazione di ottico è inferiore
alle richieste del mercato
I
dati snocciolati ogni giorno dai
telegiornali sembrano bollettini
di guerra. Come non scoraggiarsi
se si è giovani in procinto di affacciarsi al mondo del lavoro e si sente ogni
giorno ripetere che la disoccupazione
giovanile è al 40 per cento e che l’unica
prospettiva è quella di trovare, nella migliore delle ipotesi, lavoretti mal pagati
e precari per lunghi anni? Ma non tutto il panorama delle professioni è così
nero, al contrario esistono settori in
controtendenza, che invece di soffrire
per via della crisi, crescono, promettono sicurezza e grandi soddisfazioni. In
una parola il futuro. Per saperne di più
occorre fare tappa a Bologna, all’Open
Day dell’Istituto Zaccagnini, che si terrà il 7 e l’8 giugno, scuola di eccellenza
per la formazione alla professione di
ottico (le iscrizioni sono aperte fino a
settembre). Basta il diploma di scuola
media superiore e dopo un percorso
che dura due anni, si apre un mondo
di occasioni e opportunità lavorative, di
questi tempi molto difficili da trovare
altrove.
UN INTERESSE CRESCENTE
Il settore della vendita di occhiali ha
avuto un incremento costante negli
ultimi anni. Chi oggi, fin da piccolo,
non si fa controllare la vista, chi non si
preoccupa di correggere i difetti visivi, o
semplicemente, di acquistare un buon
occhiale da sole? I controlli periodici,
la ricerca di prodotti di qualità e di una
figura professionale qualificata che sappia consigliare e verificare lo stato di efficienza visiva, sono diventati la regola
per ogni individuo. In un mondo basato
sulla visione “da vicino”, tra lettura, l’uso costante di computer e cellulare, il
tempo trascorso davanti alla tv, la salute
degli occhi è diventata molto preziosa,
da preservare fino all’età più avanzata.
E il primo passo lo si fa proprio recandosi al negozio di ottica più vicino, dove
è possibile avere un primo controllo su
quanto efficiente è la nostra visione, per
poi scegliere tra un’ampia gamma di
IL PIANO
DEGLI STUDI
Il piano degli studi all’Istituto
Zaccagnini, formato da divese
discipline scientifiche, punta
su una visione moderna
e internazionale grazie
all’integrazione tra nozioni
teoriche ed esercitazioni pratiche
mirate a un rapido ingresso nel
mondo del lavoro. Si studia:
Diritto commerciale,
legislazione sociale e pratica
commerciale
Fisica
Ottica e laboratorio
Anatomia, fisiopatologia oculare
e laboratorio di misure oftalmiche
Esercitazioni di optometria
(misurazione dei difetti visivi)
Esercitazioni di contattologia
(applicazioni di lenti a contatto)
Esercitazioni di lenti oftalmiche
(approntamento degli occhiali su
misura).
IL MONDO DEGLI
OCCHIALI INTERESSA
TUTTI, IN OGNI
STAGIONE DELL’ANNO,
E PER OGNI ESIGENZA
prodotti. Già, perchè ormai la moda è
entrata di diritto anche in questo settore. I grandi stilisti firmano le montature
più trendy, e tra una gramma di modelli
sempre più vasta è facile trovare l’occhiale perfetto per i propri lineamenti,
in grado di valorizzare ogni tipo di viso.
Anche la tecnica diventa ogni anno
più raffinata, oggi esistono tanti tipi di
lenti, adatti a risolvere ogni problema.
Gli incrementi più significativi si registrano nella richiesta di lenti a contatto, negli occhiali da sole e nelle lenti
oftalmiche tecnologicamente evolute,
lenti progressive di ultima generazione,
lenti degressive di utilizzo lavorativo,
lenti polarizzate, lenti multifiltro, lenti
con trattamenti particolari. In pratica
il mondo degli occhiali interessa tutti,
in ogni stagione dell’anno, e per ogni
esigenza.
SBOCCHI CONCRETI
Il giro di affari e l’export delle aziende italiane è positivo, il made in Italy
molto richiesto, eppure i posti di lavoro
disponibili nel settore dell’ottica resta
superiore al numero di giovani che si
abilitano ogni anno. Come mai tanti
posti restano vacanti? Perché c’è ancora poca informazione, spiegano all’Istituto Zaccagnini. Nei programmi di
orientamento post diploma non si pone
l’accento sulle ottime prospettive che
arrivano dal mercato degli ottici, così
su una richiesta annuale di 700 nuovi
abilitati, il titolo viene conseguito da
450-500 persone.
UNA SEDE FACILE DA RAGGIUNGERE
DA TUTTA ITALIA
L’Istituto Zaccagnini si trova a Bologna, in via Ghirardini 17, nel quartiere
San Ruffillo, vicino all’omonima stazione ferroviaria, collegata alla Stazione
Centrale tramite numerose linee di autobus. La scelta di una città come
Bologna è particolarmente felice non solo per l’ottima posizione e distanza
rispetto alle principali città italiane (tra alta velocità, treni e aerei, autostrade,
vanta una rete di trasporti molto favorevole), ma soprattutto per ciò che la
città può offrire ai suoi numerosi studenti. Sono infatti ben 82 mila i giovani
universitari che vi risiedono, di cui oltre 60 mila fuorisede, questo la rende
un luogo vivace dal punto di vista sociale e culturale. Nel 2000 è stata
capitale europea della cultura, dal 2006 è città della musica UNESCO, infine
nel 2010 è stata selezionata a partecipare all’Expo di Shangai insieme ad
altre 45 città nel mondo.
UNA SCUOLA DI ECCELLENZA, LEADER IN ITALIA
Entro sei mesi dall’abilitazione il 98% degli studenti trova lavoro
L’
Istituto Zaccagnini rappresenta
in Italia il fiore all’occhiello
per chi desidera intraprendere
la professione di ottico. È
partner sia dell’industria, sia della
distribuzione, da 37 anni vanta
numeri eccezionali di occupati
dopo il conseguimento del
titolo abilitativo. I suoi corsi sono
frequentati annualmente da 300
studenti provenienti da tutto il
territorio nazionale, ha abilitato
più di 3000 ottici, i professionisti
che hanno partecipato ai corsi
di specializzazione sono oltre
2000. Inoltre, ogni anno è sede
di un importante convegno in cui
si approfondiscono temi relativi
alla visione, cui partecipano
grandi esperti provenienti
dal mondo scientifico. La sua
proposta formativa prevede
l’utilizzo di laboratori e
ambulatori professionali, i
più ampi e attrezzati d’Italia,
in costante crescita di
numero, con strumentazione
oftalmico-diagnostica di ultima
generazione, per offrire ampie
possibilità di esercitazioni
pratiche e cliniche a ciascun
studente. Completano la
formazione tirocini e stage in
aziende italiane e internazionali,
con esperienza di lavoro da
effettuare sia sul territorio
nazionale, sia all’estero.
La scuola vanta una biblioteca
bilingue, con testi in italiano
e inglese, e sale di studio
inserite in un ambiente cablato
e informatizzato, anche per
il virtual learning. Inoltre agli
studenti vengono offerte tre
opportunità per imparare la lingua
inglese: tramite corsi integrativi in
inglese sia tecnico-medico, sia
accademico, tirocini formativi e
stage nel Regno Unito, corsi estivi
all’Aston University. In questo
modo l’offerta formativa possiede
tutti i requisiti di innovazione
didattica e tutti i supporti
scolastici-educativi, per acquisire
quelle competenze professionali
richieste dal mondo del lavoro.
Le prospettive dopo l’abilitazione
DOPO
L’ABILITAZIONE
SI ACCEDE AL
SECONDO ANNO
DELLA LAUREA
TRIENNALE
sono ottime: da ottico a
manager nei negozi specializzati
indipendenti e nelle catene della
Distribuzione Ottica Moderna,
tecnico specializzato nei
laboratori e nell’industria delle
lenti oftalmiche e a contatto,
come imprenditore, o titolare di
negozi di ottica.
Ma, se si desidera approfondire
la professione, esiste la
possibilità di proseguire gli
studi. L’Istituto Zaccagnini e IBZ
Vision Sciences Department
offrono l’opportunità di
frequentare corsi e master in
Optometria e Contattologia e
di conseguire, in associazione
con la Aston University di
Birmingham nel Regno Unito, la
laurea inglese in Optometria e
Pratica Clinica. È l’unico istituto
che consente di ottenere in 4
anni l’abilitazione di ottica e
la laurea in optometria. Infatti,
gli studenti possono accedere
direttamente al secondo anno
del corso di laurea triennale,
previa valutazione dell’Aston
University di Birmingham. Ecco
quali sono tutte le possibilità:
Corso biennale post-maturità
abilitante all’esercizio della
professione di Ottico, istituita
dal Regio Decreto del 31
maggio 1928, n. 1334 che la
definisce “arte ausiliaria delle
professioni sanitarie”.
Corso di specializzazione in
Optometria e Master.
Corso di laurea inglese in
Optometria e Pratica Clinica.
Corsi di formazione e
seminari di Marketing, Strategia
Aziendale e Gestionde delle
Risorse Umane.
www.istitutozaccagnini.it - telefono 051 480994 - [email protected]
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
L’intervista
Spettacoli 39
italia: 51575551575557
Incontro con il regista durante le prove di «Danza macabra» di Strindberg. Il 27 giugno inaugurerà il Festival di Spoleto
Con gli attori Luca
Ronconi, Giorgio
Ferrara (direttore del
Festival), la moglie
Adriana Asti e
Giovanni Crippa
DAL NOSTRO INVIATO
SPOLETO — «La scommessa è far
interpretare l’inferno domestico di
una coppia di coniugi che si detesta e
vive malissimo insieme, da una coppia di coniugi che invece vive benissimo insieme. In palcoscenico si crea
una gradevole sfasatura». Luca Ronconi dirige Adriana Asti e Giorgio
Ferrara in Danza macabra di August
Strindberg: lo spettacolo è in prova a
Spoleto, dove inaugurerà il Festival
dei 2 Mondi il 27 giugno al Teatro Caio Melisso.
«Alice e il Capitano — continua il
regista — sono due casi patologici.
Lei è un’ossessiva, lui un paranoico.
Lei un’ex attrice frustrata; lui un capitano fallito che non è mai riuscito a
diventare maggiore. Vivono in un faro su una sorta di isola che non c’è,
uno scoglio claustrofobico dove non
frequentano nessuno, si azzannano
quotidianamente in una calma apparente».
Ma un giorno arriva il vecchio amico Kurt (Giovanni Crippa) che sconvolge il precario equilibrio. I due coniugi, eccitati dalla presenza dell’inatteso ospite, si animano e, come
due consumati attori, si esibiscono
calandosi nei rispettivi personaggi: la
satanica Alice e il vampiresco Capitano. «Non si tratta del solito triangolo
borghese, lui, lei, l’altro — precisa
Ronconi — ma di un grottesco gioco
teatrale che, prendendo le mosse da
una crisi coniugale realistica, sconfina in una dimensione fantastica. È
Strindberg stesso — aggiunge — a
raccontare in forma di commedia il
suo difficile rapporto con le donne,
da cui si sentiva “vampirizzato”: la sua
vita fu segnata da tormentate, ricorrenti convivenze e divorzi».
Uniti nella vita, nemici in palcoscenico: non è la prima volta che la Asti e
suo marito Ferrara recitano insieme.
Ride Adriana: «In questo spettacolo
ci divertiamo a vivere una situazione
La rassegna
La 57a edizione
del Festival dei 2
Mondi si svolge
dal 27 giugno al
13 luglio. Tra le
presenze
internazionali,
Bob Wilson, Tim
Robbins, Gérard
Depardieu,
Isabelle
Huppert. Tra i
protagonisti
italiani Luca
Barbareschi,
Giancarlo Sepe,
Paolo Graziosi
«Segreti e delitti»
Nuzzi racconta
i casi irrisolti
della cronaca
Da venerdì, in diretta e in
prima serata, nell’estate di
Canale 5 esordisce «Segreti e
delitti», un nuovo
programma di giornalismo
investigativo nato dal
successo su Rete4 di «Quarto
Grado», format più visto
della rete fin dall’esordio nel
2010 e che negli ultimi nove
mesi ha incrementato i suoi
ascolti del 26%. Sulla rete
ammiraglia Mediaset, per
quattro puntate, la
trasmissione condotta in
diretta da Gianluigi Nuzzi
Ronconi: indago l’inferno di coppia
«Porto in scena due coniugi veri, Adriana Asti e Giorgio Ferrara»
che non abbiamo mai vissuto nella
realtà». Interviene Ferrara: «Recitare
non è il mio mestiere principale, ma
tutte le volte che ho accettato di farlo
mi è sempre capitato di interpretare o
il marito o l’amante di Adriana».
La scelta della pièce in cui litigano
in continuazione è della Asti: «Forse
— riflette — è stato un modo per
esorcizzare le ipotetiche tensioni della nostra coppia reale. Stiamo insieme da quasi cinquant’anni!».
Un’unione perfetta? «Bè, oddio, qualche screzio c’è anche fra di noi — ammette l’attrice —. Io, per esempio, lo
detesto quando mi costringe a partecipare alle cerimonie ufficiali. Gli dico sempre che morirò ad una cena
con gente noiosa». «Io la odio quando non mi parla e si rinchiude nel suo
ozio privatissimo, che le piace tanto
praticare», insorge Ferrara. Sulla scena si vampirizzano a vicenda, in quella che Ronconi vede come una farsa
stile vaudeville: «Danza macabra somiglia a Les Boulingri di Courteline,
che vide la luce pochi anni prima dell’opera di Strindberg — spiega —.
Anche lì due coniugi, che si annoiano
mortalmente nell’apparente quiete
casalinga, si scatenano poi all’arrivo
di un ospite, su cui scaricano le proprie inquietudini». Precisa Ferrara:
«Il mio personaggio finge di odiare la
moglie che ha strappato al palcosce-
Nuovo disco
Il «Selfie» di Mina è con un macaco
Solo Mina poteva mettere un macaco in copertina
di un album dal titolo «Selfie». La cantante ha
annunciato a sorpresa l’uscita del suo nuovo album
per il 10 giugno. Il nuovo lavoro è composto di 13
brani inediti tra cui «La palla è rotonda», scelto
dalla Rai come sigla dei mondiali di Brasile 2014.
nico, come se l’avesse strappata alla
strada, al meretricio. In verità, il Capitano è preda di questa donna diabolica, è lei a tenere le fila di un subdolo
gioco al massacro». Obietta la Asti:
«Il Capitano è un bugiardo, megalomane, inaffidabile e accusa la mia
Alice di essere satanica, un’approfittatrice che si è servita di lui».
Tra i due litiganti, il terzo non gode: «Il povero Kurt, psicologicamente
fragile e remissivo, è la vera vittima
dei due vampiri che vogliono contagiarlo — conclude Ronconi —. Quando, terrorizzato dalle paranoie dei coniugi, riuscirà a fuggire dall’isola, nel
faro tornerà l’apparente calma iniziale: si ristabilisce l’ordine, come se
non fosse successo niente».
Emilia Costantini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
(foto), affiancato da
Alessandra Viero, ricostruirà
i grandi casi irrisolti della
cronaca di oggi e di ieri.
Storie che continuano a
dividere l’opinione pubblica.
Grazie a testimonianze
inedite e a docu-fiction,
«Segreti e delitti»
ricomporrà, quasi fossero le
tessere di un puzzle, i punti
oscuri degli enigmi italiani
(la scomparsa di Elena Ceste
e Roberta Ragusa, la morte
di Yara Gambirasio...) e
internazionali (da Grace
Kelly a Lady Diana) che
ancora non hanno una
soluzione.
40
Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Sport
(m.col.) Gravidanza reale o desiderio di maternità? Fanny
Neguesha ha postato su Instagram una foto che ritrae
un pancione con ali tatuate sui fianchi, accompagnata
dalla frase «Your name… is dream». L’immagine ha
creato dubbi: Mario Balotelli diventerà di nuovo papà?
Nessuno conferma il sospetto. Fanny, intanto, si prepara
a volare in Brasile per stare accanto al fidanzato.
Pancione con ali,
il mistero di Fanny:
Mario ancora papà?
Verso il Brasile Stasera a Perugia l’ultimo test prima della partenza, ma tiene banco la replica del tecnico alle accuse dei due attaccanti
❜❜
Le bugie
sono una
forma
di violenza.
Chiamare
Giuseppe era
troppo facile
A Destro ho
chiesto di
venire in
Brasile da
riserva. Non
mi ha mai
risposto
Cesare, ira mondiale
DAL NOSTRO INVIATO
PERUGIA — L’ha presa malissimo e ha risposto per le rime.
Cesare Prandelli, ferito dalle accuse di Giuseppe Rossi, ha replicato punto per punto. Una disamina precisa, puntuale, dettagliata. Pepito è negli Stati Uniti,
ma il messaggio gli sarà arrivato
in tempo reale. «Certe parole
non me le aspettavo. Non voglio
dare giudizi, ma sono costretto a
chiarire la successione dei fatti.
Ho incontrato Rossi il 7 maggio
alle sei del pomeriggio a Coverciano. Volevo avvisarlo che,
considerati i pochi minuti giocati, lo avrei tenuto fuori dalla lista dei trenta. Parlando con lui
ho capito che aveva dentro qualcosa di bello, una forza interiore
straordinaria. Giuseppe mi ha
detto: mister la sorprenderò. E
ho pensato che portarlo in nazionale sarebbe stato un bel
messaggio per tutti, una favola
da raccontare. Ma glielo ho detto e ripetuto: guarda, non sei tra
i 23».
Prandelli avrebbe taciuto, se
Rossi non avesse scritto quei tre
tweet. Così invece ha deciso di
raccontare passo dopo passo
che cosa è successo. «Il primo
giorno del ritiro ho dichiarato:
qualsiasi cosa succederà, Pepito
ha già vinto». Questo doveva essere lo spirito dell’avventura. E
invece: «Invece mi meraviglio di
chi si meraviglia…». Prandelli
ha confermato che l’esame londinese dell’attaccante della Fiorentina non è andato secondo le
attese: «Aveva lavorato bene, ma
non tutti i test erano positivi.
Così, prima della partita, l’ho
preso da parte e gli ho parlato
con franchezza: guarda che contro l’Irlanda voglio vedere i gesti
giusti, un attaccante che fa l’at-
Il c.t. ha risposto agli attacchi di Rossi dopo l’esclusione
«Sapeva tutto dal 7 maggio, non mi aspettavo quelle parole»
taccante e non le giocate lontane
dall’area, quasi da centrocampista, in cui peraltro è bravissimo.
Ho anche tolto Immobile perché
credevo che fosse una questione
di ruolo. Ma non ho visto ciò
che volevo vedere. E allora ho
detto a Rossi che non aveva
completato il percorso. Ho fatto
una scelta di responsabilità nei
confronti del giocatore, della
Fiorentina che ha fatto un investimento e dei tifosi viola. Il rischio era troppo grande. Sarebbe stato facile convocarlo». E invece Prandelli ha scelto con la
responsabilità dell’allenatore.
Poi sono arrivate le critiche.
Quelle dei tifosi, il tecnico azzurro le ha accettate, forse le
aveva anche messe in preventivo. «È giusto che la gente si divida e difenda il proprio idolo. So
che qualunque scelta di un allenatore è quella sbagliata». Ma le
accuse di Pepito lo hanno ferito,
una coltellata che non si aspet-
tava. «Internet è una risorsa meravigliosa, ma una semplice frase può muovere le masse. Credo
che affidarsi ai social sia una
forma di solitudine». Così è arrivata la delusione: «Lo sono
sempre quando non riscontro
correttezza». Ma dentro è forte,
perché ha agito in piena co-
Oggi contro il Lussemburgo
Dentro De Rossi, Pirlo e Candreva. Balotelli è ok
DAL NOSTRO INVIATO
Cambio Giuseppe Rossi e Cesare Prandelli durante Italia-Irlanda nel momento della sostituzione di Pepito (Getty Images)
PERUGIA — La prima Italia del dopo Montolivo è
orfana di Cassano. Seconda panchina
consecutiva per Fantantonio che forse, più di
altri, potrebbe pagare l’infortunio del capitano
del Milan. Senza Monto è difficile applicare il
sistema con il centrocampo rotante, una specie
di marchio di fabbrica del c.t. e propedeutico
all’impiego delle due punte. Stasera, contro il
Lussemburgo, in uno stadio esaurito (22 mila
spettatori) e una città festante (10 mila tifosi
presenti alla rifinitura ad applaudire gli azzurri),
Prandelli ha deciso di imbottire il centrocampo.
Rispetto all’Irlanda, dentro De Rossi, Pirlo e
Candreva, conferma per Marchisio e Verratti.
«Ma come ci sistemeremo in campo non ve lo
dico. Voglio vedere densità e superiorità
numerica in mezzo al campo». Probabile il 4-32-1 o un 4-1-4-1, sistemi che si assomigliano
moltissimo. Cassano dovrà aspettare. «Ho fatto
una scelta. Quando decideremo di far giocare
Antonio non ci saranno problemi». Nessun
rinvio, invece, per Balotelli. In mattinata il
Perugia, ore 20.45
Italia
Lussemburgo
(4-3-2-1)
1 Buffon
7 Abate
15 Barzagli
3 Chiellini
2 De Sciglio
16 De Rossi
21 Pirlo
23 Verratti
6 Candreva
8 Marchisio
9 Balotelli
(4-4-2)
1 Joubert
22 Jans
13 Bukvic
5 Schnell
19 Janish
14 Mutsch
2 Philipps
18 Gerson
9 Da Mota
7 Bensi
13 Joachim
Arbitro: SKOMINA (Slovenia)
Tv: ore 20.45 Raiuno
Internet: www.corriere.it
professor Castellacci aveva confermato i
problemi muscolari ai flessori e agli adduttori di
Mario, escludendo però qualsiasi forma di
pubalgia. Prandelli è stato più diretto: «Balo sta
benissimo, è solo affaticato per il lavoro perché
non ne ha mai fatto così tanto. Lo vedrete in
forma straordinaria». In difesa, spazio alla
coppia milanista Abate-De Sciglio sulle fasce; in
mezzo all’area giocherà Chiellini, ma c’è il
dubbio Barzagli, alle prese con una forte
tonsillite. Se lo juventino non ce la dovesse fare,
pronto uno tra Paletta (favorito) e Bonucci.
Intanto continua la mala sorte. Sirigu lunedì sera
ha rimediato un colpo forte al costato ed è stato
portato in ospedale. Si temeva una frattura,
invece la diagnosi è una forte contusione con
edema all’11ª costola destra. «Dovrà stare fermo
qualche giorno», ha spiegato il prof. Castellacci.
E per poco Prandelli non ha rischiato di rimanere
con il solo Buffon per l’amichevole con i
Lussemburgo: Perin, in uno scontro con Cerci, è
rimasto a terra un paio di minuti. Niente di serio.
a.b.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Sport 41
italia: 51575551575557
#
Serie B: avanzano
un Bari travolgente
e il Modena
Partiti i playoff di B. Sono Bari e
Modena le due squadre che hanno
superato il preliminare e passano alle
semifinali. Il Bari, che fino a un mese fa
era sull’orlo del fallimento e che ha
compiuto una rimonta prodigiosa, è
andato a vincere a Crotone: 3-0, con la
rete di Galano (28’ p.t.) che ha fatto la
differenza, prima delle due reti nel
recupero di Joao Silva (46’ s.t.) e
Sciaudone (50’ s.t.). Se avesse
pareggiato, il Bari sarebbe stato
eliminato, essendosi piazzato peggio
del Crotone nella stagione regolare. Il
Modena (al quale sarebbe bastato
anche il pareggio) ha battuto e messo
fuori lo Spezia, grazie ad un gol di
Signori all’11’ della ripresa. Domenica
sono in programma le due semifinali di
andata: Bari-Cesena e ModenaLatina. Ritorno mercoledì 11. Le finali
per un posto in serie A, insieme con
Palermo ed Empoli, già promossi, sono
in programma il 15 e il 18 giugno.
Dopodomani, si gioca Novara-Varese,
andata del playout per evitare la
retrocessione in Lega Pro. Venerdì 13 il
ritorno a Varese.
Lo scandalo 2022 Il presidente Uefa: «Tutto a mia insaputa»
La foto ufficiale
Gli azzurri in posa per la foto ufficiale.
Da sinistra, in piedi: Marco Parolo, 29
anni (Parma), Leonardo Bonucci, 27
(Juventus), Thiago Motta, 31 (Paris
St. Germain), Mario Balotelli, 23
(Milan), Giorgio Chiellini,29 (Juventus),
Andrea Barzagli, 33 (Juventus),
Gabriel Paletta, 28 (Parma), Matteo
Darmian, 24 (Torino) e Andrea
Ranocchia, 26 (Inter), con il numero
24, aggregato in Brasile al gruppo dei
23 convocati; al centro: Ignazio Abate,
27 (Milan), Alessio Cerci, 26 (Torino),
Claudio Marchisio, 28 (Juventus),
il presidente federale Giancarlo Abete,
63, il commissario tecnico Cesare
Prandelli, 56, il vicepresidente
federale e responsabile del Club Italia
Demetrio Albertini, 42, Andrea Pirlo,
35 (Juventus), Daniele De Rossi, 30
(Roma) e Antonio Candreva, 27
(Lazio); seduti: Mattia De Sciglio, 21
(Milan), Marco Verratti, 21 (Paris
St. Germain), Antonio Cassano, 31
(Parma), Salvatore Sirigu, 27
(Paris St. Germain), Gianluigi Buffon,
36 (Juventus), Mattia Perin, 21
(Genoa), Ciro Immobile, 24 (Torino),
Lorenzo Insigne, 23 (Napoli)
e Alberto Aquilani, 29 (Fiorentina).
Sotto, la squadra in divisa
(Ansa, LaPresse)
Qatar, Platini e Sarkozy
così la Francia appoggiò
il Mondiale degli emiri
Nuove indiscrezioni, Londra si arrabbia
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA — Gli inglesi non
mollano la presa e alzano il tiro.
Proprio non digeriscono (e hanno perfettamente ragione) che i
Mondiali di calcio del 2022 siano finiti sulle dune del ricchissimo Qatar grazie a una capillare
distribuzione di tangenti. Ne
hanno le prove. Adesso si tratta
di capire chi, oltre ai pesci piccoli, abbia lavorato ai piani alti per
dirottare l’evento nell’emirato.
Il nome che il Daily Telegraph
ha sparato ieri in prima pagina è
quello di Michel Platini che è il
numero uno dell’Uefa. Intendiamoci e sgomberiamo subito il
campo da possibili equivoci:
monsieur Platini è pulito-pulito, soldi non ne ha presi. Però,
sostiene il Daily Telegraph, la
voce dei conservatori, che l’ex
Pallone d’oro un ruolo l’ha avu-
to. E naturalmente tutto a favore
del Qatar.
È una tesi che Platini respinge, ma i documenti cantano e rivelano che le manovre per assegnare i Mondiali del 2022 hanno
avuto, come del resto sempre
avviene, una forte impronta politica più che sportiva. In buona
sostanza: la Francia ha spinto
per regalare l’evento proprio al
Qatar ed è stata compartecipe
nel network di nazioni che per
motivi extracalcistici (petrolio e
gas, poi tangenti) hanno parteggiato per la soluzione araba.
Agli atti ecco una sequenza di
incontri fra pezzi da novanta.
Michel Platini, rivela il Daily Telegraph, ha visto più volte Bin
Hammam, il burattinaio che ha
consegnato 5 milioni di dollari
in bustarelle. «L’avrò incrociato
fra le 30 e le 50 volte», ammette
il presidente Uefa, ma semplice-
mente perché era uno dei vicepresidenti della Fifa, ragioni di
lavoro. Ed è scontato. Ma, insiste il quotidiano londinese, c’è
qualcosa che non quadra.
Solleva sospetti una circostanza: il 28 novembre del 2010
Platini è a Parigi per una colazione con Bin Hammam. «È vero, insisteva per la mia candidatura alla presidenza Fifa contro
Blatter», spiega «le Roi». Manovre per le poltrone del calcio
mondiale e niente di più. Solo
che, racconta il Daily Telegraph,
dopo il cappuccino del mattino,
lo stesso Platini vola a sera all’Eliseo, dal presidente di allora
Nicolas Sarkozy. E nel palazzo
presidenziale («con mia enorme
sorpresa») assieme a Sarkozy
chi c’è? Coincidenza vuole che il
meeting sia allargato («a mia insaputa», puntualizza Platini) a
uno dei figli dell’emiro del Qa-
Vertici Da sinistra il presidente della Fifa Joseph
Blatter, 78 anni, con il
presidente della Uefa
Michel Platini, 58 (Ipp)
tar, nonché primo ministro Jassim Jaber Al Thani (nel 2013 sarà sostituito).
Autunno 2010, siamo alla vigilia del voto per l’assegnazione
dei Mondiali. Tutto casuale? Sul
piatto ci sono e ci saranno alcune faccende, apparentemente
slegate. Primo: l’acquisizione
della squadra per cui tifa il presidente Sarkozy (il Paris St. Germain) da parte della Qatar Sports Investment. Secondo: i Mondiali del 2022 in Qatar. Terzo e in
prospettiva: l’assunzione del figlio di Platini, Laurent, in una
società dello Stato del Qatar che
si occupa di sport, la Burrda fondata in Svizzera, ma con quartiere generale a Doha.
Monsieur Platini giura che
quella fu una cena di puro piacere: «Nessuno mi chiese di votare
per il Qatar. Sapevano che ero
indipendente». Fatto sta che
qualche settimana dopo il Qatar
ottiene i Mondiali (2 dicembre
2010), il Qatar compera il Psg
tanto caro a Sarkozy (maggio
2011) e, alla fine, il giovane Laurent Platini va a libro paga della
Burrda del Qatar.
Morale, secondo gli inglesi: la
Francia (con il suo ex presidente
Sarkozy in testa) ha tramato a
favore del Qatar. Unendosi ai
delegati di altri Paesi, comperati
invece o col contante di Bin
Hammam o con la promessa di
generosi contratti di fornitura
petrolio e gas (vedi Thailandia).
Le Roi si difende con classe, come sempre. Ma Londra, che
chiede una nuova votazione, gli
ha servito un piatto pieno di veleno. Lo scandalo è cosa seria.
Ed è affare di Stati.
Fabio Cavalera
@fcavalera
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Report di Federbet
scienza. «Diego Della Valle, durante Calciopoli, aveva riproposto uno slogan che diceva sempre suo nonno: male non fare,
paura non avere. Alla Fiorentina
abbiamo anche indossato una
maglietta con quella frase, che
ancora tengo bene a mente. Ho
fatto una scelta senza fare male a
nessuno». Prandelli ce l’ha anche con chi ha strumentalizzato
l’esclusione di Rossi: «Le bugie
sono una forma di violenza».
Ma non c’è stata solo la reazione dell’americanino a turbare
il c.t. Anche le mosse di Mattia
Destro non sono piaciute. Ma
Pepito lo ha colpito al cuore, il
gran rifiuto del romanista non
lo ha sorpreso. Forse l’aveva
persino messo in preventivo.
«Anche con Destro sono stato
molto chiaro. Gli ho spiegato
che non mi servivano tre punte
centrali e gli ho chiesto la disponibilità a venire in Brasile come
Responsabilità
«Contro l’Irlanda non ho
visto ciò che volevo
vedere e ho fatto una
scelta di responsabilità»
riserva. Lui mi ha risposto: ci
penso. Il giorno dopo l’ho incontrato con Gabriele Pin e gli
ho comunicato la decisione,
chiedendogli: hai qualcosa da
dire? Lui mi ha detto di no. Allora ho replicato: lasciami la mail
che ti invio il programma di lavoro perché devi essere disponibile sino alla vigilia della prima partita (per la cronaca tutti
gli esclusi hanno ricevuto i
compiti da fare a casa ndr). Questo va bene, mi ha risposto». Destro è stato il solo a mostrarsi
riottoso davanti all’idea di volare a Mangaratiba come riserva.
«Non ho parlato solo con sette
giocatori, ma con otto o nove e
tre adesso sono qui».
Alessandro Bocci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Scommesse, undici partite
sotto osservazione
Ombre su Catania-Atalanta
Dubbi
Capuano
e Kone
durante
CataniaAtalanta del
18 maggio
scorso, gara
con flussi di
scommesse
anomali
(LaPresse)
Il fenomeno calcioscommesse non si ferma, anzi.
Dal report sulla stagione appena terminata
presentato ieri al Parlamento Ue da Federbet,
l’associazione degli operatori di settore, emergono
nuove combine a livello europeo, 110 conclamate e
460 sospette. Undici solo in Italia, unico grande
polo calcistico con un’ombra sulla massima serie,
cioè su Catania-Atalanta 2-1 dello scorso 18
maggio, l’ultima di campionato. Sulla vicenda,
l’Atalanta è uscita con un comunicato per
sottolineare come «già due settimane fa il club
aveva ricevuto la medesima informazione da un
professionista che si occupa di monitorare i flussi
delle scommesse» e che «non appena ricevuta la
segnalazione, anche nel rispetto del codice etico
recentemente adottato, l’Atalanta ha
tempestivamente informato la Procura Federale per
il tramite della propria dirigenza e dell’Ufficio
Legale». Nel report, poi, ci sono quattro partite di
serie B (Cittadella-Empoli, Palermo-Crotone,
Padova-Carpi e Crotone-Trapani) e altre cinque di
Lega Pro (tre del Benevento e due della Paganese,
ma nelle carte ci sono pure Frosinone, L’Aquila,
Barletta, Viareggio e Prato). In più c’è anche il
match numero 11, l’amichevole Levski-Lazio
giocata il 25 maggio a Sofia per festeggiare il
centenario del club bulgaro. Le indicazioni di
Federbet aggiungono elementi ad un’indagine già
in corso in Procura Figc sul fenomeno, oggi sarà
aperto un fascicolo d’inchiesta anche sulle 10 più
una partite sospette. Il tutto mentre la Procura di
Cremona è sul punto di chiudere l’istruttoria con
gli esiti dell’incidente probatorio condotto sui pc,
cellulari e tablet dei vari indagati.
Andrea Arzilli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
Sport 43
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Mercato Il Napoli annuncia tre innesti e insegue Mascherano. Allenatori: Stramaccioni firma domani per l’Udinese
Oggi quarti a Parigi
Il Milan di Superpippo
fa la spesa al Psg
arrivano Ménez e Alex
La Juve continua a corteggiare Drogba
Chi sale e chi scende
Didier Drogba
La Juventus continua
a sondare l’attaccante
ivoriano del Galatasaray,
36 anni: l’ostacolo più
grosso è l’ingaggio
Javier Mascherano
Il Napoli insiste con
il Barcellona per avere il
difensore-centrocampista
argentino, 29 anni, vecchio
pallino di Rafa Benitez
Seydou Keita
Anche la Roma ha il suo
Keita: è Seydou, 34 anni,
ex Barcellona e Valencia.
Da non confondere con Keita
Baldé Diao, 19, della Lazio
Il Milan di Pippo Inzaghi
prende forma. Ieri Adriano Galliani ha messo a segno un doppio colpo con due giocatori
svincolati del Paris St. Germain:
in giornata con un blitz a Ibiza
ha chiuso con l’attaccante esterno Jeremy Ménez, nel pomeriggio è sbarcato invece a Milano
Kia Joorabchian, l’agente di Alex
che questa mattina concluderà
il passaggio in rossonero del difensore centrale brasiliano.
L’accelerata alle trattative è arrivata dopo il summit di Arcore di
sabato sera quando Superpippo
ha convinto il presidente Berlusconi con le sue idee di calcio.
Così ieri mattina sono partiti
alla volta delle Baleari con un
volo privato l’ad per l’area sportiva milanista, il neo tecnico e
Lorenzo Cantamessa, figlio di
Leandro, il legale che segue gli
affari rossoneri (tra cui la risoluzione di contratto di Seedorf: «Il
suo esonero? In Italia il calcio è
politica, devo decidere se restare
o andare via» ha detto De Jong).
I tre hanno pranzato a Ibiza
con Ménez, la punta che nei mesi scorsi era stata corteggiata anche dalla Juventus. Il francese
27enne, che ha già militato in
serie A (tre anni nella Roma) ha
trovato l’accordo per un contratto triennale con il Milan (a 3
milioni annui). Il suo innesto
blocca al momento la prosecuzione dei colloqui con il Qpr per
Taarabt, per il quale non è stato
esercitato dal Milan il diritto di
riscatto a 7 milioni e 300 mila
euro in scadenza il 31 maggio.
Chissà se l’argomento tornerà d’attualità questa mattina
quando Kia Joorabchian farà visita a Galliani per definire il passaggio di Alex, 32 anni, fortemente sponsorizzato da Ancelotti e cercato anche nelle ultime
ore dal Tottenham (al centrale
del Psg verrà proposto un accordo biennale). Il suo acquisto
non esclude però la trattativa
per Rami con il Valencia, con cui
parlerà nelle prossime ore Ernesto Bronzetti. Per restare agli affari milanesi, sfuma per l’Inter
Guilherme Siqueira, che dopo la
stagione in prestito al Benfica
viene ceduto dal Granada all’Atletico Madrid per 10 milioni
(curiosità: Simeone vorrebbe
portare al Calderòn Esteban
Cambiasso, determinato a giocare ancora per una stagione).
Ieri Stramaccioni ha trovato con
i nerazzurri l’intesa per rescindere il contratto: entro domani
dovrebbe arrivare la firma con
l’Udinese.
La Juve continua a lavorare su
più fronti. Per l’attacco crescono
le chance di arrivare a Morata
mentre l’altro nome forte nella
trattativa con i campioni d’Europa è il brasiliano Marcelo. I
bianconeri non mollano la pista
Drogba e stasera, con il ds Paratici, saranno ad Amsterdam per
seguire, in Olanda-Galles, Daryl
Janmaat. De Laurentiis assicura:
«Faremo tre innesti». Uno dovrebbe essere a centrocampo e i
candidati sono Mascherano («A
40 milioni no; se rompe con il
Barça, ne parliamo»), Sandro
(offerti 10 milioni al Tottenham) e Gonalons. Fronte Lazio. Il presidente Lotito blinda
Candreva («Non è mai stato in
discussione») e assicura: «Entro
la metà di giugno troveremo la
soluzione per la panchina». Edy
Reja resta fiducioso: «Ci sono
possibilità concrete che resti».
In caso di addio, pronto Simone
Inzaghi. Di Francesco, intanto,
prolunga con il Sassuolo fino al
In azione Sara Errani, 27 anni, numero 11 (Ap)
Cuore, abitudini
e cerchio magico
Le strade di Sara
sono infinite
DALLA NOSTRA INVIATA
Verso il Milan Jeremy Ménez, 27 anni, e alle sue spalle Alex, 31, in partenza dal Psg (Afp)
Successo
Casa Milan, 3 mila visite in una settimana
MILANO — (m. col.) Come il Duomo e il Cenacolo vinciano? Casa Milan si
candida a diventare polo d’attrazione per i turisti milanesi: nella prima
settimana di apertura al pubblico, la nuova sede rossonera, con il museo
Mondo Milan, lo store, il bar e il ristorante Cucina Milanello, ha ospitato
circa tremila visitatori. Un successo: negli ultimi giorni si sono registrati gli
ingressi degli iscritti a diversi Milan Club, di cui uno giunto a Milano in
pullman dalla Germania. Il record di afflusso si è toccato nel weekend, tutto
consacrato alle entrate delle famiglie. Ieri anche Adil Rami si è fatto un selfie,
in mezzo ai curiosi nella Sala dei trofei, accanto alla Champions League in
versione maxi: il difensore ha portato con sé alcuni amici dalla Francia.
2016. Primo acquisto per la Roma: arriva dal Valencia a parametro zero il centrocampista ex
Barcellona, Seydou Keita (contratto di un anno con opzione
per il secondo). Il Psg, incurante
del fair play finanziario è pronto
a strappare al Chelsea Eden Hazard con un’offerta da capogiro:
75 milioni alla squadra di Mourinho e 15 a stagione per cinque
anni al trequartista belga. Chissà che cosa ne pensa Michel Platini.
Filippo Bonsignore
Monica Colombo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Basket Milano passa per la settima volta su 7 a Sassari complicandosi però la vita: avanti due volte di 15 rischia ancora il k.o.
L’EA7 torna a vincere facendo una fatica supplementare
Milano deve vincere per 3
volte la stessa partita, prima
di espugnare per la settima
volta consecutiva Sassari (7683) dopo un tempo supplementare. Balla, balla, ballerina l’ultima palla da 3 punti
scagliata da Alessandro Gentile, si impenna e ricade nel
cesto: la fortuna che premia il
coraggio del toro che non ha
mai rifiutato (a differenza di
altri) l’assalto.
Mancavano 33 secondi al
termine dell’overtime, e Milano si portava sul 2-1, riprendendosi anche il vantaggio
dell’eventuale bella in casa. In
una partita in cui a tratti aveva
dimostrato la lettura perfetta,
togliendo alle temibili guardie sarde i primi 5-8 secondi
di ogni azione, rendendo vita
durissima ai vari Marques
Green(solo 2 punti), Travis
(5) e Drake Diener (17 punti,
ma con un fallimentare 1/7 da
3). Salvo, periodicamente
complicarsi da sola la vita.
Dodici minuti. Per dire tutto, quello che è, e che non
Semifinali
Così ieri
Sassari-Milano
76-83 d1ts
(1-2 nella serie)
Prossime gare:
domani (a Sassari),
7 (a Milano), ev. 9 (a Sassari),
ev. 11/6 (a Milano)
Così oggi
ore 20.30
Roma-Siena
(0-2 nella serie)
Tv: diretta RaiSport1
Prossime gare:
6 (a Roma), ev. 8 (a Siena),
ev. 10 (a Roma),
ev. 12/6 (a Siena)
sempre Milano riesce a essere.
L’Armani apre bene gli angoli
del campo e allarga gli spazi,
faticosi da correre per i brevilinei sardi, e quando la Dinamo dilata la sua difesa c’è spazio per Samuels in area, mentre Gentile (25 punti per lui
alla fine con 6/9 da 2, 2/3 da 3,
4/5 ai liberi e ben 9 rimbalzi)
ha tutto di più di tutti gli avversari, che gliene avanza anche per qualche assist ai compagni, e poi c’è Hackett che ha
la partita negli occhi e tiene in
controllo tutta la squadra. Do-
dici minuti. Impiega Milano a
doppiare Sassari (15-30), e
dimostrare la reale differenza
tra le due squadre.
Poi la solita storia. La solita
mela del peccato originale. Il
nodo gordiano che si aggroviglia, due volte palla persa per
A canestro
Keith
Langford,
16 punti,
nel cuore
della difesa
di Sassari
(LaPresse)
24’’, tutto l’attacco inceppato,
per 4’ Milano non segna più,
subisce: due siluri consecutivi
da Jack De Vecchi (e non chiedeteci il marcatore), e un parziale di 12-0 (27-30 al 16’).
Tutto, o quasi, da rifare. La
coincidenza (sfortunata o funesta?) è l’ingresso di Keith
Langford. In verità molto aiutano, nell’ingarbugliare la
matassa del gioco, le palle
perse da Jerrells in una crisi
ormai più che latente.
Bastano altri due minuti, i
primi della ripresa per riprendere 15 di vantaggio (34-49 al
22’): a Milano basta rimettere
in campo il quintetto (Hackett, Moss, Gentile, Melli e
Samuels). Gli avvicendamenti dell’ultimo periodo ripropongono il grippaggio: la EA7
non segna per 5’20’’, subisce
un parziale di 21-9, e la Dinamo impatta la gara (69-69).
Prima che il supplementare
ristabilisca un barlume di logica.
Werther Pedrazzi
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PARIGI — Digitate «Sara Errani» su google.
La terza voce che il motore di ricerca vi
proporrà, in automatico, dopo la tassa da
pagare a twitter e facebook, è «fidanzato».
Non c’è. «Mai stata innamorata in vita mia»
ammette lei. Poi provate a cercare una foto
di Sara con i capelli sciolti. Non esiste,
nemmeno da ragazzina: li portava
cortissimi. «È che li ho ricci e non mi
piacciono. Preferisco legarli. Sempre».
Sempre è la chiave. La ripetizione
dell’abitudine dentro cui si è accoccolata
come coazione a vincere. Senza
cambiamenti (no, nemmeno il fidanzato),
varianti, infiltrazioni che potrebbero
perturbare l’ambiente rarefatto dentro cui
vive e, guai, incrinare la bolla. Sara Errani,
la scalatrice di 27 anni che oggi parte per
l’ennesima cordata in alta montagna sulle
pendici della tedesca Andrea Petkovic (lei
1,64, l’altra 1,80),è
una donna in
missione. Vigilia
I risultati
dei quarti di finale
tranquilla mentre
Sharapova portava
Quarti di finale
a casa la ghirba
Uomini
ancora una volta in
Djokovic (Ser, n. 2)
tre set, e ancora
b. Raonic (Can, n. 8)
una volta in
7-5, 7-6, 6-4;
rimonta,
Gulbis (Let, n. 18) b.
assicurandosi la
Berdych (Cec, n. 6)
semifinale nobile
6-3, 6-2, 6-4
contro la sua
Donne
nemesi più giovane
Sharapova (Rus, n.
e bella, la canadese
7) b. Muguruza
Eugenie Bouchard:
(Spa) 1-6, 7-5,
un doppio veloce
6-1; Bouchard (Can,
in coppia con
n. 18) b. Suarez
Roberta Vinci (6-0
Navarro (Spa, n.14)
6-1 alle australiane
7-6, 2-6, 7-5
Barty e Dellacqua:
Oggi nei quarti
ora sono in
Errani (Ita, n. 10) c.
semifinale), solita
Petkovic (Ger, n.
cena nel solito
28), Kuznetsova
ristorante dietro gli
(Rus, n. 27) c. Halep
Champs Elysées,
(Rom, n. 4), Monfils
dove (se il
(Fra, n. 23) c.
proprietario è stato
Murray (Gbr, n. 7),
così gentile da
Nadal (Spa, n. 1) c.
riservare al gruppo
Ferrer (Spa, n. 5)
azzurro il solito
Così in tv
tavolo), i
ore 14: Eurosport,
commensali
RaiSport1
(fratello, amica,
coach, coach
dell’amica...) si sono seduti nei soliti posti.
Scaramanzia, dite? Consuetudine, piace
pensare a lei, la ragazza che ha cenato con
la felpa del cappuccio tirata sugli occhi,
sufficientemente metodica da non gradire
variabili impazzite. Molto, oggi, nel terzo
quarto di finale a Parigi consecutivo che
Saretta si regala issandosi su nuove e
inesplorate vette, dipenderà dal suo stato di
salute. La forma è okay, quella c’è. E poiché
la mente comanda il corpo, e il cuore di
Sara illumina la strada a tutta la
combriccola, è importante che il muscolo
batta regolare senza sussulti, che il respiro
entri ed esca dalle narici a intervalli
regolari, che le fibre ricevano istruzioni
semplici e chiare, da eseguire in scioltezza.
A differenza dell’ottavo con la Jankovic il
match con la Pektovic (ex n. 9 sprofondata
al n. 27) lo vince, o lo perde, Sara Errani da
Massa Lombarda, figlia di Giorgio e Fulvia,
fedele a se stessa nei secoli dei secoli.
Gaia Piccardi
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Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Al termine di una vita intensa, sereno e con la
dignità di sempre, ieri è mancato
Lorenzo Buccellati
imprenditore gentiluomo, erede della tradizione
dell’azienda Mario Buccellati.- Uomo di animo
sensibile, brillante intelligenza e grande generosità, lascia in tutti coloro che lo hanno conosciuto
il ricordo della sua straordinaria ironia.- Si ringraziano il dottor Galetti, i medici del Policlinico,
il dottor Negri, Cosimo, Medicasa e le care Filomena, Rosi e Cristina per l’impegno di tanti anni
e la loro grande disponibilità.- Il funerale sarà
celebrato giovedì 5 alle ore 11 nella Basilica di
San Babila.- Si prega non inviare fiori ma offerte
alla Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale
Maggiore Policlinico.- La famiglia.
- Milano, 4 giugno 2014.
Partecipano al lutto:
– Rosy Paganessi Granati.
– Lisa Eccher dall’Eco.
– Pietro Vera Emanuela Francesca Basso Petrino.
– Etta e Nino Verdirame.
– Giuseppe e Dania Barranco di Valdivieso.
– Lia Nino Cusumano.
– Cristina Pippo Lamattina.
Lorenzo
dopo un lungo straordinario percorso insieme di
vita lavoro amore hai abbandonato sereno la tua
mano nella mia.- Ti chiudo stretto nel mio cuore
per sempre con una carezza infinita.- Claudia.
- Milano, 4 giugno 2014.
Sarai sempre nei nostri cuori, grazie per tutto
quello che ci hai insegnato, sei stato il nostro meraviglioso
papà
Un ultimo abbraccio dai tuoi ragazzi.- Aldo, Luca
e Paola. - Milano, 3 giugno 2014.
Partecipano al lutto:
– Mario e Edda Lucchetti.
– Raffaella e Paolo Lucchetti.
– Fortunato Commisso.
I nipoti Edoardo, Matteo, Carolina, Giuseppe
e Laura ti abbracciano forte, ciao
nonno Lorenzo
Manuel Rossella Matteo Umberto e Federica
abbracciano forte Claudia e sono vicini a tutta la
famiglia Buccellati ricordando con grandissimo
affetto
Lorenzo
- Milano, 3 giugno 2014.
Elisabetta Cicigoi con Elettra, profondamente
commossa, è vicina a Claudia per la scomparsa
del marito
Lorenzo Buccellati
la cui straordinaria vivacità intellettuale verrà
sempre ricordata. - Milano, 3 giugno 2014.
Carla Patrini con tanta tristezza abbraccia
Claudia nel ricordo del suo adorato
Lorenzo
- Lodi, 4 giugno 2014.
Bruna, Silvia e Giannino sono affettuosamente
vicini alla famiglia nel ricordo di
Lorenzo Buccellati
- Milano, 3 giugno 2014.
Lorenzo Buccellati
Elena ed Alvaro Corrù sentitamente partecipano
al lutto della famiglia. - Lodi, 4 giugno 2014.
Claudia, amica di sempre, ti sono tanto vicina
per la perdita di
Lorenzo
Enza Cillario. - Milano, 3 giugno 2014.
Giovina, Laura e Monica si stringono con affetto a Claudia e famiglia per la perdita del caro
Lorenzo Buccellati
- Milano, 4 giugno 2014.
Gianni e Marialuisa profondamente addolorati
si stringono con tanto affetto a Claudia nel ricordo indelebile del caro
Lorenzo
- Milano, 3 giugno 2014.
Paola e Guido ricordano
- Milano, 3 giugno 2014.
Titti abbraccia i figli Aldo, Luca e Paola e si
stringe a Claudia per la perdita di
Lorenzo Buccellati
- Milano, 3 giugno 2014.
Giorgio, Marilyn e Federico ricordano con commosso affetto il carissimo
Lorenzo
che ci è sempre stato fonte di gioia con la sua
grande generosità e immenso calore fraterno, e
sono vicini di gran cuore a Claudia che lo ha immancabilmente sostenuto con profondo amore.
- Milano, 3 giugno 2014.
Chiara e i figli Lorenzo e Benedetta ricordano
con affetto lo
zio Lorenzo
e sono vicini a Claudia, Aldo, Luca e Paola nel
dolore e nella preghiera.
- Milano, 3 giugno 2014.
Sergio e Claudia partecipano commossi al triste momento di Claudia per la scomparsa del suo
Lorenzo
I colleghi reggenti della sede di Milano di Banca d’Italia partecipano commossi al dolore della
dottoressa Claudia Granati Buccellati per la
scomparsa del marito
Lorenzo
gentiluomo amabile e spiritoso abbracciando
Claudia con vero affetto e amicizia.
- Milano, 3 giugno 2014.
Partecipano al lutto:
– Alfredo e Barbara Romano.
– Ariella Antimi Clari.
– Cesare Colombo e Natalie.
– Roberto e Laura Colombo.
– Renato e Anna Massari.
– Ugo e Fiorina Scanferla.
– Bruno Scanferla e Margherita.
– Antonio Fenaroli.
– Edoardo e Bruna Signorini.
Il Consiglio di Amministrazione di Buccellati
Holding Italia SpA, i dipendenti e tutti i collaboratori del gruppo Buccellati desiderano esprimere a Luca e ai suoi familiari il più profondo cordoglio per la scomparsa di
Lorenzo Buccellati
e sono affettuosamente vicini al dolore di tutta la
sua famiglia. - Milano, 3 giugno 2014.
I condomini e l’amministratore di via Serbelloni
8 Milano partecipano commossi al dolore dei familiari per la scomparsa del
Dott. Lorenzo Buccellati
- Milano, 3 giugno 2014.
Carissimo
Beppe
piangiamo un vero amico.- Elisa Guia e Nickou.
- Milano, 3 giugno 2014.
Francesco con Thea e figli abbraccia con profondo dolore Marina, Rocco, Antonio, Piero ed
Erika per la scomparsa del caro amico
Beppe
- Milano, 3 giugno 2014.
Partecipa al lutto:
– Gloria Ingegnoli.
Cesare, Monica e Alberto Franchini sono vicini
alla famiglia, per la perdita dell’amico
Beppe
- Milano, 4 giugno 2014.
Troppo presto abbiamo perso un amico
Beppe
Ricordandolo con affetto abbracciamo Marina e
tutta la famiglia.- Margherita e John con Simona
e Stefania. - Milano, 3 giugno 2014.
Filippo, Nicolò e Francesca Villa si stringono
con grande affetto alla famiglia Colucci per la
perdita del caro amico
Beppe
- Milano, 4 giugno 2014.
Da Francesco e Ginevra un grandissimo abbraccio alla famiglia di
Beppe
con un pensiero speciale e tanto affetto a Marina
e a Rocco. - Milano, 2 giugno 2014.
Maurizio e Isabella Traglio si uniscono al dolore di Marina e della famiglia per la prematura
perdita di
Beppe
che ricordano con affetto.
- Milano, 3 giugno 2014.
Paolo e Cristiana, con Arnaldo e Giovanni,
commossi e addolorati per la perdita del caro
Beppe
abbracciano con affetto Marina, Rocco, Piero,
Antonio ed Erica. - Lugano, 3 giugno 2014.
La famiglia Albertini è vicina con affetto a Marina e a Rocco nel dolore per la perdita di
Lorenzo Buccellati
Beppe
- Milano, 3 giugno 2014.
- Milano, 3 giugno 2014.
Maria Cristina, la mamma Mara e la zia Elva
sono vicine a Luca, Aldo e Paola per la scomparsa
dell’adorato papà
Angelo, Patrizia, Sebastiano e Giulia partecipano commossi al grande dolore di Marina, Rocco, Antonio, Piero ed Erika per la scomparsa del
caro amico
Lorenzo
Beppe
Ferruccio de Bortoli è vicino a Beppe e alla famiglia e partecipa al dolore per la scomparsa di
Maria Luisa De Rita
- Milano, 3 giugno 2014.
Dario Di Vico partecipa commosso al dolore di
Giuseppe e della famiglia per la scomparsa della
cara
Maria Luisa De Rita
- Milano, 3 giugno 2014.
Dino e Graziella Basili abbracciano Peppe nel
ricordo affettuoso di
Maria Luisa
- Roma, 3 giugno 2014.
Chiara e Cesare Vaciago sono vicini al Dottor
Giuseppe De Rita per la scomparsa di
Maria Luisa
- Milano, 3 giugno 2014.
Paolo e Gemma Baratta si stringono affettuosamente a Giuseppe nel dolore per la scomparsa
di
Maria Luisa De Rita
- Roma, 3 giugno 2014.
Francesco e Maria Cecilia Merloni si stringono
con affetto al caro amico Giuseppe ed ai figli per
la perdita della cara
Maria Luisa Bari
Maria Luisa De Rita
Carla e Giannantonio abbracciano forte Claudia che ha perso il suo adorato
Lorenzo
insostituibile carissimo amico di cui sempre ricorderanno l’umorismo sottile e la grande umanità.
- Milano, 3 giugno 2014.
moglie e madre di grande tenerezza.
- Roma, 4 giugno 2014.
Cara Claudia ti abbracciamo con tanto affetto
nel ricordo di
Maria Luisa De Rita
Maria Luisa Bari
una donna straordinaria per la freschezza intellettuale; una moglie che ha esaltato il sodalizio
matrimoniale con la sua spiccata personalità,
una madre esemplare nel promuovere interessi,
passione, vocazione in ciascun figliolo.- Un’amica carissima che nel mezzo secolo del nostro intenso affiatamento familiare abbiamo sempre
ammirato per la sua incessante vitalità e per la
sua forte coerenza valoriale.- La tua anima bella
ora dimora nel Cielo e da lassù continua ad illuminarci! - Padova, 4 giugno 2014.
Cesare De Michelis è affettuosamente vicino a
Giuseppe De Rita che sia pure in solitudine continuerà il suo splendido dialogo d’amore con
Maria Luisa
- Venezia, 3 giugno 2014.
Lorenzo
Marisa e Roberto De Luca.
- Vazzola, 3 giugno 2014.
Lele con i figli e i nipoti abbraccia Claudia con
infinito affetto e piange con lei il suo indimenticabile
Lorenzo
- Santa Margherita Ligure, 3 giugno 2014.
Carla Klinghofer abbraccia con tristezza infinita e grandissimo affetto Claudia nel ricordo di
Lorenzo
amico caro e stimatissimo.
- Milano, 3 giugno 2014.
Nives Antonini con Sergio, Carlo e Kiki è vicino
a Claudia e Luca nel ricordo del caro amico
Lorenzo
- Milano, 3 giugno 2014.
- Milano, 4 giugno 2014.
- Milano, 3 giugno 2014.
per anni stimato Presidente e alta figura di riferimento per l’intero settore.- Abbraccia con affetto la signora Claudia, il figlio Luca e la famiglia
tutta. - Milano, 3 giugno 2014.
Partecipa al lutto:
– Giovanni Bottari.
Il Consolato Generale Onorario di Panama annuncia la scomparsa del
Console
Dott. Lorenzo Buccellati
Caballero de la Orden Vasco Núñez de Balboa,
insigne figura che ha rappresentato Panama dal
1954. - Milano, 3 giugno 2014.
Gilda Giuffrida ricorderà
Lorenzo Buccellati
sempre con affetto: un uomo buono, assolutamente speciale, un vero signore d’altri tempi, che
sapeva sorridere e sorrideva ironicamente anche
lui alla vita.- Un forte abbraccio a Claudia in questo drammatico momento.
- Milano, 3 giugno 2014.
Gilda Giuffrida, Angelo Dubini, Gaia Bragadin
con la famiglia e tutta l’agenzia Giuffrida-Bragadin sono vicini alla Dottoressa Claudia Buccellati
per la scomparsa del marito
Lorenzo Buccellati
Lorenzo Buccellati
- Milano, 3 giugno 2014.
Cara Claudia, le persone speciali come
Lorenzo
non muoiono mai.- I tuoi amici Emilio e Paola
Randacio ti abbracciano forte forte in questo momento di dolore. - Milano, 3 giugno 2014.
Partecipa al lutto:
– PaFu.
Lorenzo Buccellati
Cesare, Monica e Alberto Franchini sono vicini a
Luca e famiglia, in questo triste momento.
- Milano, 4 giugno 2014.
Marialuisa
L’Associazione Orafa Lombarda ricorda con
gratitudine ed affetto
Dott. Lorenzo Buccellati
Titty Verderi, profondamente commossa e addolorata, si stringe con tutto l’affetto possibile e
con sincera partecipazione al dolore di Claudia
per la dolorosa scomparsa di
Annarosa e Alberto Valentini, insieme ai figli
Sabina, Claudia, Guidoalberto, Lucilla e Matteo,
si stringono con un grande affettuoso abbraccio
a Beppe De Rita e ai suoi figli per l’improvvisa
perdita della moglie e mamma
Camilla Beria di Argentine con Tommaso ricorda con commozione giornate luminose di un tempo che non è più ed è vicina con profondo affetto
a Beppe e a tutti i De Rita per la perdita di
ed è vicino a Claudia e a tutti i familiari Buccellati.
- Milano, 3 giugno 2014.
Gaetano Galeone partecipa profondamente
commosso alla scomparsa del
Maria Luisa
nel ricordo dell’antica cinquantennale amicizia.
- Roma, 3 giugno 2014.
Lorenzo Buccellati
- Milano, 3 giugno 2014.
Caro
Lorenzo Buccellati
ti saluto con stima e affetto, ricordando il tuo carisma e la tua grande umanità.- Un forte abbraccio a tua moglie Claudia.- Gaia Bragadin.
- Milano, 3 giugno 2014.
Marco Reggiori, Cristina Moretti e tutto lo Studio Reggiori e Associati sono vicini a Luca ed alla
Dottoressa Claudia in questo triste momento per
la perdita del caro
Lorenzo
e lo ricordano nelle proprie preghiere.
- Varese, 3 giugno 2014.
L’associazione "Amici di Via della Spiga" si unisce al dolore della signora Claudia per la perdita
del caro
Lorenzo Buccellati
- Milano, 4 giugno 2014.
Carlo e Giulia Puri Negri con Talitha, Margherita, Olivia, Tadzio e Penelope sono vicini con affetto a Marina e Rocco per la scomparsa di
Giuseppe Colucci
- Milano, 3 giugno 2014.
Margherita abbraccia con infinito affetto Rocco
per la scomparsa del suo papà
Giuseppe Colucci
- Washington, 3 giugno 2014.
Massimo, Annalisa e Filippo Vitta Zelman abbracciano Marina e Rocco nel dolore per la scomparsa del caro amico
Beppe Colucci
- Milano, 3 giugno 2014.
Piero Gianmaria Allegra e Fausta stringono
con forza Rocco in questo doloroso momento per
la perdita del papà
Beppe Colucci
- Milano, 3 giugno 2014.
È mancata all’affetto dei suoi cari
Luciana Talpati ved. Luzi
Lo annunciano: i figli, i nipoti, le nuore, i parenti
tutti.- I funerali si svolgeranno a Milano giovedì
5 giugno 2014 ore 9 nella chiesa del Preziosissimo Sangue in corso XXII Marzo 50, Milano.- La
salma sarà tumulata nel cimitero di Camerino il
pomeriggio dello stesso giorno.
- Milano, 3 giugno 2014.
I soci del Rotary Club Milano Porta Venezia partecipano con affetto al grave lutto che ha colpito
l’amico Livio Luzi per la morte della
mamma
- Milano, 3 giugno 2014.
Ilaria Toesca
riposa in pace.- Lo annunciano i figli Pietro e Giovanna Bertelli con la nuora Maria, la nipote Elena, la cognata Paola Bertelli.- Le esequie avranno luogo a Roma nella Basilica di Sant’Alessio il
4 giugno alle 10.30. - Roma, 3 giugno 2014.
Cara
Ilaria
con la profondità e le novità dei tuoi studi, la tua
rettitudine, l’amore e gli affetti che hai suscitato
lasci un ricordo imperituro.- Carlo Bertelli.
- Roma, 3 giugno 2014.
- Milano, 3 giugno 2014.
Il Presidente, i Consiglieri e il personale tutto
del CNEL porgono le più sentite condoglianze al
Presidente De Rita in questo momento di profondo dolore per la scomparsa dell’amata consorte
La Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte insieme a tutti i suoi collaboratori partecipa al grave lutto della famiglia per la scomparsa di
Beppe Colucci
Maria Luisa Bari De Rita
Sergia e Angelo Ferro si stringono con tanto
affetto a Beppe e alla splendida numerosa famiglia nel dolore per la scomparsa di
partecipano commossi al dolore della famiglia,
ricordandolo sempre come generoso amico.
- Milano, 3 giugno 2014.
Lorenzo Buccellati
Maria Luisa Bari De Rita
Maria Luisa De Rita Bari
Beppe
Beppe Colucci
La Presidenza di R. E TE. Imprese Italia, a nome
di Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti, partecipa al dolore del
Presidente della Fondazione R. E TE. Imprese Italia, Giuseppe De Rita, per la scomparsa della moglie
Maria Luisa
Lorenzo Buccellati
La Presidente Daniela Gennaro Guadalupi, il
Consiglio e le socie dell’Associazione Rosa Camuna si stringono con affetto al grande dolore
della Vice Presidente Dottoressa Claudia Buccellati per la perdita del marito
Maria Luisa Bari De Rita
- Roma, 4 giugno 2014.
Il Presidente Lorenzo Sassoli de Bianchi, il Consiglio Direttivo e i collaboratori dell’UPA sono vicini con affetto a Giuseppe e Lorenzo De Rita per
la scomparsa di
e formulano preghiere di suffragio per la sua anima eletta. - Roma, 3 giugno 2014.
alla Dottoressa Claudia, Luca, Paola, Aldo Buccellati.- Michela, Patrizia, Luca, Maurizio, Raffaella. - Milano, 3 giugno 2014.
- Venezia, 3 giugno 2014.
La Fondazione Roma Europea e il Segretario
Generale Cesare San Mauro si stringono affettuosamente al loro Presidente Giuseppe De Rita
per la scomparsa dell’adorata moglie
- Roma, 3 giugno 2014.
- Milano, 3 giugno 2014.
Adele e Franco Cologni costernati dalla repentina scomparsa dell’amico fraterno
Maria Luisa De Rita Bari
Angelo, Ovidio e Giancarlo Jacorossi e le loro
famiglie partecipano con affetto al dolore del
Professor Giuseppe De Rita e di tutti i familiari
per la perdita della cara
Roberto e Lella Tronchetti Provera si stringono
forte a Marina e Rocco in questo momento di
grande dolore per la scomparsa di
vecchio caro amico. - Milano, 3 giugno 2014.
Maria Luisa Bari De Rita
- Roma, 3 giugno 2014.
Marino Folin, Lucia Bartoli Valeri, Ignazio Musu, Francesco Sbetti e tutti gli amici di Venezia
2000 partecipano commossi al dolore di Giuseppe De Rita past president della fondazione per la
perdita dell’amatissima moglie
- Roma, 3 giugno 2014.
Il Decano, il Vice Decano ed il Corpo Consolare di Milano e della Lombardia sono vicini con
affetto a Claudia Buccellati per la scomparsa del
caro
ricordandone le sue doti umane e professionali
in tanti anni di preziosa collaborazione come
Console Generale Onorario di Panama.
- Milano, 3 giugno 2014.
L’Associazione Città Italiane RUR condivide il
dolore del suo Presidente Giuseppe De Rita per
la perdita della moglie
Il Direttore e il personale della Fondazione R.
E TE. Imprese Italia, si stringono attorno al loro
Presidente, Giuseppe De Rita, per la perdita della
carissima moglie
Giorgio Granati partecipa al lutto di Paola, Aldo e Luca Buccellati per la scomparsa del padre
Dott. Lorenzo Buccellati
e condividono il grande dolore per la sua perdita
con Giuseppe De Rita, i figli e i familiari tutti.
- Roma, 3 giugno 2014.
Gennaro Acquaviva abbraccia il suo amico di
una vita Beppe De Rita e si unisce a quanti ricordano con affetto la sua grande moglie
Ettore, Luca e Matilde Bernabei partecipano al
dolore di Giuseppe De Rita per la scomparsa della moglie
Ci uniamo nel dolore per la scomparsa del caro
amato
Franco Maria Montevecchi
- Roma, 3 giugno 2014.
- Milano, 3 giugno 2014.
- Lodi, 3 giugno 2014.
Mila Bertinetti annuncia la scomparsa del marito
Maria Luisa Bari De Rita
ricordandone le grandi doti di madre e di affettuosa compagna di vita.
- Fabriano, 3 giugno 2014.
- Milano, 3 giugno 2014.
Lorenzo
Giuseppe e Betta Roma, con Giacomo e Ludovica ricordano il vigore, la creatività e le doti
umane di
Maria Luisa
- Roma, 3 giugno 2014.
Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Centro Nazionale di Prevenzione e Difesa Sociale partecipa al dolore del suo Vice Presidente
Giuseppe De Rita e della famiglia per la perdita
della consorte
Maria Luisa De Rita
- Milano, 3 giugno 2014.
Il marito Giorgio e i figli Federico con Inna Martina e Virginia, e Alessandra con Paolo Manfredi
e Niccolò ricordano con tanto amore
Marisa Tagliana Veronese
Partecipano al lutto:
– Liliana Greppi.
– Lucetta e Paolo con Arianna e Angelica.
– Marcello e Clara con Diana, Roberto ed Eugenio.
– Roberto e Germana Fumero.
Franco
- Milano, 3 giugno 2014.
Mimma Allorio Arvedi con Carlo con Maddalena, Maria Allorio Soma sono vicini a Mila nel ricordo del caro e compianto
Franco Maria Montevecchi
- Milano, 3 giugno 2014.
Pucci e Daniela, Franco e Vittoria, Bubi, Nicoletta abbracciano e si stringono a Mila con grande affetto per la scomparsa del cugino
Franco
- Milano, 3 giugno 2014.
Paolo e Maria Laura Zuccala con Stefano si
stringono a Mila nel grande dolore per la scomparsa del
Alberto e Annarosa sono vicini, con affetto, a
Giorgio, Federico e Alessandra per la perdita di
Marisa
e condividono il loro dolore.
- Beaulieu, 3 giugno 2014.
Partecipano al lutto:
– Livio ed Elena Cossutti.
– Emanuela e Sebastiano Tucati.
Pupa con Raffaella Fabrizio e Massimiliano con
le loro famiglie sono vicini a Giorgio Alessandra
e Federico per la perdita della cara
Marisa
Partecipano al lutto:
– Chiara Beria di Argentine.
– Phinette Beria di Argentine.
I cugini Carlo e Brunello Veronese con le loro
famiglie, nella memoria dei tanti momenti vissuti
insieme, abbracciano fraternamente Giorgio,
Alessandra e Federico ricordando la cara
Marisa
- Milano, 3 giugno 2014.
Con grande malinconia e tenerezza ricordo
Marisa
Fabrizio è affettuosamente vicino a Mila nel ricordo di
Franco
suo indimenticabile maestro.
- Milano, 3 giugno 2014.
Circondato dall’affetto dei suoi cari si è spento
Dino Brunoldi
di 71 anni.- Ne danno il triste annuncio la moglie
Marisa, i figli Giulia, Luigi ed Edoardo con le rispettive famiglie, il fratello Giancarlo con Lucia,
Carlotta e Costanza, il cognato Fernando con
Maria, Barbara e Riccardo.- Il funerale avrà luogo mercoledì 4 giugno alle ore 11 partendo dalla
camera mortuaria della casa di riposo Fratelli
Carnevale di Gambolò per la chiesa interna ove
sarà celebrata la Santa Messa esequiale indi al
cimitero di Vigevano.- Si ringraziano tutti coloro
che interverranno alla cerimonia.- Un ringraziamento particolare al personale medico, infermieristico e ausiliario della casa di riposo Fratelli Carnevale di Gambolò, un grazie di cuore al dottore
Piero Carnevale Schianca e alla moglie Elena.Non fiori ma eventuali offerte all’Associazione La
Fucina oppure a Gifra di corso Genova in Vigevano. - Vigevano, 4 giugno 2014.
Lucia con Leon, Stefania con David e Giacomo,
Daniela con Christian e Iason abbracciano con
tanto affetto Marisa, Giulia, Luigi e Edoardo nel
triste momento della scomparsa del loro caro
marito e papà
Dino Brunoldi
Siamo vicini alla famiglia colpita nei suoi affetti
più profondi in questo triste momento.
- Ozzero, 3 giugno 2014.
Cromm International Srl partecipa al dolore
della famiglia Brunoldi per l’immatura scomparsa del signor
Dino Brunoldi
- Vigevano, 3 giugno 2014.
Marino e Franca sono vicini con affetto a Luca
e famiglia per la scomparsa della carissima
Silvia
- Milano, 3 giugno 2014.
Marco e Beatrice sono affettuosamente vicini a
Nicola ed ai suoi cari per la perdita della mamma
Silvia Ruiz De Cardenas
- Milano, 3 giugno 2014.
Alberto con Michele, Edoardo e Fiorenza abbraccia con grande affetto Gianluca, Nicola e
Marina nel ricordo dolce di
Silvia
- Milano, 3 giugno 2014.
Francesco Ballo è vicino all’amico Gianluca e
ai figli per la perdita dell’amata
Maria Luisa
È mancata all’affetto dei suoi cari dopo una vita vissuta intensamente la
- Courmayeur, 4 giugno 2014.
Partecipano al lutto:
– Lodovico Passerin d’Entrèves.
– Camilla Beria di Argentine.
– Enrico Filippi.
– Giuseppe Nebbia.
– Waldemaro Flick.
Il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti, i Vice Presidenti Claudio Miotto, Rosa Gentile, Marco Granelli, il Segretario Generale Cesare Fumagalli partecipano al dolore del
Presidente della Fondazione Rete Imprese Italia
Giuseppe De Rita al quale esprimono il cordoglio
di Confartigianato per la perdita dell’adorata
consorte
Maria Luisa Bari
- Roma, 4 giugno 2014.
Il Consiglio Direttivo, il Collegio Sindacale e il
Comitato dei Garanti della Fondazione Censis
sono vicini al Presidente Giuseppe De Rita per la
scomparsa della moglie
Maria Luisa Bari De Rita
- Roma, 3 giugno 2014.
La Direzione e il personale della Fondazione
Censis ricordano con commozione la signora
Maria Luisa Bari De Rita
e partecipano con affetto al dolore del loro Presidente Giuseppe De Rita e della famiglia tutta.
- Roma, 3 giugno 2014.
Dott.ssa Luciana
Domenichetti
Ne danno il doloroso annuncio i figli Marina e
Fabio Roia con la moglie Adriana, le nipoti Alessia e Federica, il fratello Sergio con Olga e parenti tutti.- I funerali in data e ora da destinarsi.In attesa delle esequie funebri, la cara salma, si
trova esposta presso la camera ardente
dell’Ospedale Monzino in Milano, via Parea n. 4.
- Milano, 3 giugno 2014.
Giovanna, Alessandro e Mara, Margherita e
Pietro, Orietta e Claudio, Rossella e Marco con
profonda commozione partecipano al lutto di Fabio e della sua famiglia per la perdita di
Luciana Domenichetti
- Milano, 4 giugno 2014.
La nostra carissima
Lilia Sanfilippo Citran
ci ha lasciati dopo tanto amore e affetto.- Ora è
un meraviglioso angelo lassù insieme al suo Andrea.- Resterà per sempre nei nostri cuori.- La
tua Franca e Angelo con Isabella e Cristiana.- Per
l’orario del funerale telefonare al n.
0299488266. - Milano, 3 giugno 2014.
La mia carissima zia Lilia non c’è più.- Alda
Tarella piange ricordando con affetto
Lilia Citran Sanfilippo
ed abbraccia Franca Angelo Isabella e Cristiana.
- Milano, 3 giugno 2014.
Alfonso dal Verme
Dopo breve malattia è mancata il 20 maggio
2014
I condomini, gli inquilini, i custodi e l’amministrazione del condominio di via Borgogna n. 7
Milano, partecipano al lutto della famiglia per la
scomparsa del
Dott. Arch. Vittorio Caneva
- Milano, 3 giugno 2014.
L’Accademia Nazionale dei Lincei annuncia
con profondo dolore la scomparsa del socio della
classe di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali
Prof. Fausto Calderazzo
- Roma, 4 giugno 2014.
Gianni e Bianca Testoni, profondamente addolorati, sono affettuosamente vicini a Marina per
la perdita della sua cara mamma
Anna Ramorini
- Milano, 2 giugno 2014.
Il nostro cammino insieme finisce qui.- Donata
piange il fratello
Prof. Giovanni Martegani
e lo ricorda a chi lo ha conosciuto e stimato.
- Arcisate, 30 maggio 2014.
Giovanna De Feo Serenita Papaldo Giuliana
Zandri annunciano la scomparsa del carissimo
amico
Piero Santi
- Roma, 3 giugno 2014.
4 giugno 2011 - 4 giugno 2014
La famiglia ricorda
Marisa Di Gravio
nella sua straordinaria gioia di vivere e di amare.- Grazie, sempre. - Roma, 4 giugno 2014.
sig. Dino
galantuomo d’altri tempi.- Gianni Consolaro, Roberto Razeto. - Vigevano, 3 giugno 2014.
affettuosa amica di una vita.- Franca.
- Milano, 3 giugno 2014.
Marisa
Martedì 3 giugno si è spento serenamente
Le figlie Alessandra e Stefania, i generi ed i nipoti
ne danno il triste annuncio.- I funerali si svolgeranno giovedì 5 giugno ore 12 presso la parrocchia di San Bellarmino.
- Roma, 3 giugno 2014.
Esprimiamo il nostro cordoglio per la scomparsa del
Liliana, Sandra e Raffaella abbracciano affettuosamente Giorgio, Federico e Alessandra per
la scomparsa della cara amica
- Milano, 3 giugno 2014.
Maria Luisa Bernardi
Partecipano al lutto:
– Elettra e Antonio Simonetta.
Geertruid Ingrid ter Kuile
Il Consiglio di Amministrazione, il Comitato
scientifico e il Comitato di revisione della Fondazione Courmayeur sono vicini con profondo cordoglio e affetto al Presidente Giuseppe De Rita e
alla sua famiglia in questo triste momento per la
perdita della cara
- Roma, 3 giugno 2014.
Lisa Bernardi
- Milano, 3 giugno 2014.
Addolorati ne danno annuncio i fratelli Maximiliaan, Silvia e Jan.- La tumulazione avverrà giovedì 5 giugno alle 10.30 al Cimitero Monumentale. - Milano, 4 giugno 2014.
collega e amico carissimo.
- Segrate, 3 giugno 2014.
sig. Dino Brunoldi
Marisa
Gigi Giovanna Gianluca Gabba sono affettuosamente vicini ad Alberto Chiara Vittorio Manuela per la morte della cara amica
Professor Ingegner
Tutti i collaboratori della M.C.M. SpA ricordano
con grande affetto e gratitudine il
Ciao cara
sig. Enrico Ginesio
di cui ricorda la straordinaria umanità e la smisurata passione per il calcio dimostrate in tanti
anni di generosa collaborazione con la Lega Nazionale Professionisti.
- Milano, 3 giugno 2014.
Franco Maria Montevecchi
Partecipano al lutto:
– Eugenio Anna Elena Alberto e nipoti.
un bacio da Mirella con Marco Annalisa e Gaia.
- Milano, 3 giugno 2014.
Il Presidente Maurizio Beretta, anche a nome
del Vice Presidente, del Consiglio di Lega, del Direttore Generale, delle Società di Serie A e di tutta la Lega Serie A, partecipa con intensa commozione al dolore di Stefania e della sua famiglia
per la scomparsa del caro papà
Elena Allorio si stringe con affetto a Mila nel
ricordo di
- Vigevano, 3 giugno 2014.
- Milano, 3 giugno 2014.
Maria Luisa De Rita
I funerali avranno luogo presso la chiesa di San
Giovanni in Laterano, in Milano, piazza Bernini.Per informazioni telefonare allo 025513027.
- Milano, 3 giugno 2014.
Per giorno e ora del funerale chiamare il numero
02.55019282. - Milano, 3 giugno 2014.
- Milano, 3 giugno 2014.
Il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana Antonio Patuelli è vicino all’amico Giuseppe
De Rita in questo momento di grande dolore per
la scomparsa dell’amata consorte e compagna di
una vita
professor ingegner
Silvia De Vecchi
Ruiz De Cardenas
- Milano, 3 giugno 2014.
Alessandro e Laura Gironi si stringono a Nicola, Sofia e ai loro cari per la perdita della tanto
amata
Silvia
- Milano, 4 giugno 2014.
I condomini di via Alerami 1 e via Palatino 6 Milano e l’Amministratore partecipano con cordoglio al lutto della famiglia per la scomparsa
della signora
Silvia De Vecchi
- Milano, 3 giugno 2014.
Alvise con Bianca Francesca Matteo Valeria
Mattia e Tobia con estrema tristezza annunciano
l’improvvisa scomparsa di
Agesilao (Lao) Polese
- Milano, 3 giugno 2014.
Laura, Roberto e Giulia, Doda e Marco, Silvia
sono vicini con affetto ad Alvise e a tutta la sua
famiglia nel ricordo di
Lao
- Milano, 3 giugno 2014.
Il 31 maggio è mancato all’affetto dei suoi cari
Ennio Carnevale
già alto dirigente Banco di Napoli e membro del
comitato Banca Moscati.- A funerali già avvenuti,
lo annunciano con immenso dolore i fratelli Franco con Lucia, Bruno con Cristina ed i nipoti tutti.
- Milano, 3 giugno 2014.
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Gazzetta dello Sport
PER PAROLA:
Necrologie: € 1,90
Adesioni al lutto: € 3,70
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Diritto di trasmissione:
pagamento anticipato € 1,67 - pagamento differito € 5,00
L’accettazione delle adesioni
è subordinata al pagamento
con carta di credito
Servizio fatturazione necrologie:
tel. 02 25846632 mercoledì 9/12.30 - giovedì/venerdì 14/17.30
fax 02 25886632 - e-mail: [email protected]
Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
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Estrazioni di martedì 3 giugno 2014
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GENOVA
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ROMA
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NAZIONALE
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Combinazione vincente
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45 Numero SuperStar
Jackpot indicativo prossimo concorso: 8.100.000,00
Ai 6:
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31.901,00
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Ai 3 stella:
1.594,00
Ai 5:
51.036,47
Ai 2 stella:
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319,01 Agli 1 stella:
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La flotta dei narcos in Italia:
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10eLotto I numeri vincenti
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Giochi e pronostici
Come si gioca
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Live video
York, ecco il volto del killer che
1 New
ha ucciso il bambino nell’ascensore
Fretta, scarpe e dolore: i sei errori che
2 vengono commessi dai nuovi runner
colorate e pesci con l’additivo:
3 Bistecche
ecco come il cibo diventa «fuorilegge»
Esplode una palazzina: due morti a Foggia.
4 Un bambino estratto vivo dalle macerie
rap pettegolo che sta imbarazzando
5 IlCagliari:
«Picchiato per il testo»
Call Center in piazza
Diretta da Roma, dalle 10 del
mattino, per la manifestazione
dei giovani lavoratori.
Salute
Rughe precoci
Dal fumo al troppo sole:
le cattive abitudini che
causano le rughe precoci.
Videoinchiesta
Tav e tumori
Lungo la Tav
Roma-Napoli
hanno lavorato
oltre 500
archeologi per
10 anni. Molti si
sono ammalati.
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Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Tv in chiaro
Teleraccomando
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di Maria Volpe
PER DISTRARSI
PER RICORDARE
La famiglia
secondo Maya
Vent’anni fa
Omaggio a Troisi
L’avevamo lasciata a Verdetto
finale (sostituita in tutta
fretta da Timperi), ora
Veronica Maya (foto) la
ritroviamo in questo rotocalco
quotidiano sui problemi della
famiglia italiana. Dai rapporti
con figli, marito, ex marito,
mogli ex mogli, suocere,
nuore, cognati, ai rapporti
sentimentali delle coppie,
passando per il rapporto tra
famiglia e burocrazia. Tutto
ciò non attraverso il classico
talk show, ma attraverso una
sit com che va in scena ogni
mattina e di cui Maya è
protagonista. Dopo i 15 minuti
di sit com si torna in studio a
dibattere sui vari temi
presenti nella mini fiction.
Era il 4 giugno 1994. Massimo
Troisi (foto) si spegneva nel
sonno, nella casa di sua
sorella Annamaria ad Ostia,
subito dopo aver concluso le
riprese del Postino. A
vent’anni dalla sua
scomparsa la Rai rende
omaggio al grande attore,
regista e sceneggiatore
italiano, con un
documentario presentato al
Festival di Roma 2013. La
grande novità è la presenza di
un audio inedito che riguarda
un’intervista fatta a Troisi
nel 1993 nel corso della quale
l’attore si racconta in maniera
semplice. Non mancano le
testimonianze degli amici più
cari e di chi lo ha conosciuto.
Dolce casa
Rai1, ore 9.30
Massimo, il mio cinema
secondo me - Rai3, ore 23.10
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Film e programmi
Antonio Banderas
maestro di ballo
Nuova avventura
per Depp il pirata
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La vera storia di Pierre Dulaine
(Antonio Banderas, foto), un
maestro di ballo che crede
nella rieducazione per giovani
che hanno avuto problemi con
la giustizia attraverso la danza.
Ti va di ballare?
Canale 5, ore 21.10
Jack Sparrow e Will Turner
(Johnny Depp e Orlando
Bloom, nella foto) devono, tra
mille pericoli e avventure,
ritrovare una ragazza rapita e
un vascello scomparso.
La maledizione della prima
luna; Italia1, ore 21.10
I casi Ceste e Ragusa Paragone e l’Italia
con Sciarelli
poco europea
Donne scomparse e uccise al
centro del programma
condotto da Federica Sciarelli:
con i casi di Elena Ceste,
Roberta Ragusa e Antonella
Scirocco.
Chi l’ha visto?
Rai3, ore 21.05
«L’Italia non convince l’Europa»:
Gianluigi Paragone ne parla con
Zanetti (Scelta Civica), la blogger
Veronica Gentili, il professor
Becchi e i giornalisti Paolo
Barnard, Alessandro Plateroti.
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La7, ore 21.10
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Corriere della Sera Mercoledì 4 Giugno 2014
47
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Film
e programmi
Alla ricerca
del tesoro degli Inca
Taddeo sogna fin da piccolo di
fare l’archeologo. Quando si
ritrova su un aereo per il Perù,
avrà l’occasione di andare in cerca
del leggendario tesoro degli Inca.
Le avventure di Taddeo
l’esploratore
Sky Cinema 1, ore 21.10
Per la polizia
mamma Jolie è pazza
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Los Angeles, 1928. Una madre
(Angelina Jolie, foto) non è
convinta che il ragazzino che la
polizia le ha riportato a casa
dopo un sequestro sia davvero
suo figlio. Verrà presa per pazza.
Changeling
Cinema emotion, ore 21.15
Hutcherson cerca
il nonno scomparso
Sean (Josh Hutcherson) porta
con sé il fidanzato della madre in
un viaggio in un’isola mitica
abitata da mostri, per cercare il
nonno scomparso (Michael
Caine, foto con Hutcherson).
Viaggio nell’isola misteriosa
Cinema energy, ore 21.15
I ricordi fittizi
di Colin Farrell
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Remake del film con Arnold
Schwarzenegger, da Philip Dick.
Qui è Colin Farrell che si fa
impiantare ricordi fittizi per farsi
un viaggio da spia. Ma qualcosa
va storto e diventa un ricercato.
Total recall - Atto di forza
Sky Cinema Hits, ore 21.10
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A fil di rete
di Aldo Grasso
Sventure esibite
Il format Marcuzzi
D
opo una prima stagione non esaltante, su Canale
5 è tornato «Extreme Makeover Home Edition»,
la versione italiana di un format internazionale
che in America ha avuto molto successo ed è stato trasmesso per quasi dieci anni (lunedì, ore
21.20).
L’idea del programma è che una squadra composta da un
architetto, un interior designer e addirittura da un garden
designer intervenga per ristrutturare completamente, in una
Vincitori e vinti
sola settimana di tempo, la casa
di una famiglia bisognosa, anzi
Giovanni
«meritevole», che si trova per
Scifoni
svariate ragioni a vivere in una
I Martiri
situazione di forte disagio in
di Fiesole
uno spazio non adatto alle prosuperano
prie esigenze. Il tutto capitanail ritorno della
to da Alessia Marcuzzi, che ha il
Marcuzzi. Serata del 2
compito di raccontare la storia
giugno celebrata anche
della famiglia, di raccogliere le
da Rai1 con il film tv
confessioni e le lacrime a pro«A testa alta - I martiri
fusione dei suoi componenti,
di Fiesole» (con
di accompagnarli nel momento
Giovanni Scifoni): per
finale di consegna della casa da
4.137.000 spettatori
sogno che la produzione ha ree uno share del 16,9%
alizzato.
Si passa da un appartamentiAlessia
no sacrificato a una villa su più
Marcuzzi
piani comprensiva di mansarda
Il ritorno della
con loft, da un bagno senza fiMarcuzzi
nestra alla sauna integrata. La
superato dai
tv realizza sogni ma è inevitabiMartiri di Fiesole.
le chiedersi cosa succederà allo
Su Canale 5 torna
spegnersi delle telecame«Extreme Makeover
re.«Extreme Makeover» ha funHome Edition Italia 2»,
zionato tanto bene negli Usa
con Alessia Marcuzzi:
perché ha intercettato e rapprea seguire il programma
sentato i miti della palingenesi,
3.133.000 spettatori
della possibilità di ripartire da
per uno share
zero e ricominciare, che sono
del 12,9%
molto connaturati alla cultura
americana. Ci si affida alla tv
per mutare il proprio destino e si accetta in cambio di offrire
in sacrificio le proprie più intime sofferenze. La versione italiana ci costringe a fare i conti con sventure a noi più prossime e, con tutto il rispetto per i partecipanti, trasmette il senso di un emotainment deprimente: per arrivare al lieto fine è
necessario passare da una lista di sventure che la tv in pieno
spirito paternalistico riscatta non prima di averle esibite.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
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Mercoledì 4 Giugno 2014 Corriere della Sera
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