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Corriere della sera

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MERCOLEDÌ 5 NOVEMBRE 2014
In Italia EURO 1,40
www.corriere.it
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Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 688281
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ANNO 139 - N. 262
Sconfitto l’Olympiacos
Il libro
Juve show con il brivido:
soffre, si rialza, vince 3-2
Generosi e semplici
Ecco gli eroi
delle buone notizie
Bonsignore, Perrone, Sconcerti, Tomaselli
nello Sport alle pagine 46 e 47
Elisabetta Rosaspina
a pagina 29
Loreto (AN)
Domanda di legalità ed estremismi Tensione Bruxelles-Roma Attacco dell’Europa anche sul debito italiano troppo alto. Si ferma la Germania
LA SICUREZZA
NON È UN LUSSO
Juncker sferza Renzi, è scontro
di Giovanni Belardelli
Il presidente della Commissione Ue: non siamo burocrati. La replica: voltate pagina
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
Duro scontro tra il premier
Matteo Renzi e Jean-Claude
Juncker. «Non sono il capo di
una banda di burocrati», ha
detto il presidente della Commissione europea, «se avessimo dato ascolto ai burocrati il
giudizio sul bilancio italiano
sarebbe stato molto diverso».
Dura la replica del primo ministro: «Non andiamo più alla Ue
con il cappello in mano». La
Commissione lancia un nuovo
allarme sul debito italiano.
Congresso Usa Primi risultati
L’America al voto giudica Obama
I repubblicani avanzano in Senato
da pagina 2 a pagina 5
Bocconi, Caizzi, Di Frischia
Galluzzo, Offeddu, Sensini
ESAMI DA SUPERARE
La distrazione
che ci può
costare cara
di Francesco Daveri
A
preoccupare Bruxelles è il
debito pubblico italiano.
Che pesa. Per la ripresa, oltre
alle riforme, diventano quindi
urgenti le privatizzazioni.
a pagina 31
● GIANNELLI
AP / PATRICK SEMANSKY
L
a fiducia che gli italiani sembrano
tributare a Matteo Salvini,
collocandolo al secondo posto tra i
leader politici sia pure a molta
distanza dal presidente del Consiglio
(Nando Pagnoncelli sul Corriere del 2
novembre), avrà pure molte cause. Ma se il
segretario della Lega riscuote la fiducia del 28
per cento degli italiani e aspira ormai —
come ha dichiarato ieri in un’intervista a
Libero — a riempire il vuoto esistente a
destra, ciò credo abbia soprattutto a che fare
con la sua capacità di dare risposte, per
quanto discutibili siano, a una effettiva
domanda di sicurezza. Una domanda che
cresce di fronte a episodi che avvengono
spesso in pieno giorno, come nel caso
recente della diciottenne violentata a Milano
da un egiziano. O alla situazione incredibile
determinatasi negli alloggi popolari della
Regione Lombardia, della quale ci hanno
parlato Andrea Galli e Gianni Santucci su
questo giornale descrivendo una realtà
abitativa illegale che pensavamo potesse
esistere solo in luoghi tipo Scampia.
Ebbene, nei suoi modi ruvidi, spesso
inaccettabili, Salvini raccoglie abilmente
questa domanda di sicurezza, senza farsi
condizionare dai distinguo cui troppo di
frequente, forse, ricorrono i nostri discorsi
rispettabili: la percezione di insicurezza non
vuol dire che i reati siano aumentati, la
connessione tra determinati reati e immigrati
clandestini non implica che tutti gli
immigrati delinquano e così via.
Dei distinguo Salvini, un po’
fascisticamente verrebbe da dire, «se ne
frega». E se ha successo è anche
(soprattutto?) perché i principali partiti, e
direi più in generale il nostro discorso
pubblico, hanno da tempo un problema a
fare i conti con la sicurezza e dunque con la
repressione di certi reati di particolare
allarme sociale. Già Galli e Santucci, a latere
della loro ottima inchiesta, notavano come il
disastro delle case popolari milanesi (per cui
un anziano può avere paura ad uscire di casa,
per il rischio di ritrovarla occupata da abusivi)
dipenda anche da un deficit culturale delle
amministrazioni pubbliche, abituate a
considerare l’occupazione abusiva un reato
sociale più che criminale.
Siamo del resto un Paese in cui la proprietà
privata è considerata dal mainstream
progressista, se non proprio un furto come
scriveva Proudhon, qualcosa di vagamente
sospetto; un sospetto che forse per
estensione comprende chi ha un legittimo
titolo di possesso come un affittuario
regolare.
Barbarie in Pakistan
«Bruciata viva
una coppia di cristiani»
di Massimo Gaggi
di Carlo Baroni
L
S
o scenario peggiore, per i democratici, dai tempi di Eisenhower: così il
presidente degli Usa Obama sul rischio per il suo partito alle elezioni di
medio termine di ieri. Il voto potrebbe consegnare ai repubblicani, che già
controllano la Camera, anche la maggioranza al Senato. I primi risultati: ai
repubblicani i seggi senatoriali di Kentucky e West Virginia, due Stati chiave.
(Nella foto: un elettore al museo di Wilmington, nel Delaware) alle pagine 10 e 11
continua a pagina 31
ono giunti anche dai villaggi vicini, per massacrarli. Una giovane coppia di cristiani, Shahzad Masih e Shama Bibi, è stata torturata per due giorni e poi data alle fiamme, in Pakistan, per «blasfemia contro il Corano». Un’accusa basata sulla testimonianza,
non verificata, di un uomo che ha giurato di aver visto i due mentre bruciavano alcune pagine del libro sacro dell’Islam.
a pagina 13
«La scienza è donna, così guiderò il Cern»
Fabiola Gianotti, prima direttrice del super laboratorio di Fisica: lavorerò per la pace
di Giovanni Caprara
● L’INTERVISTA
italiana Fabiola Gianotti,
52 anni (nella foto), sarà il
prossimo direttore generale
del Cern di Ginevra, l’Organizzazione europea per la ricerca
nucleare. È la prima donna al
vertice dell’istituzione scientifica svizzera: la nomina dopo
una discussione di 15 minuti.
Fabiola Gianotti, che ha contribuito alla scoperta del Bosone
di Higgs, è stata informata con
un sms. «Lavorerò per la pace».
a pagina 25 - a pagina 30
Beppe Severgnini
IL SINDACO PISAPIA
«Vigilantes per fermare
le occupazioni di case»
di Maurizio Giannattasio
MIKE STRUIK / CERN
9 771120 498008
41 1 0 5>
L’
luxury outerwear
«P
iù sorveglianza, con vigilantes e telecamere. E
nessuna tolleranza»: il sindaco
di Milano Giuliano Pisapia illustra la strategia contro le occupazioni di case popolari.
a pagina 19
cinziarocca.com
Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
2
#
Primo piano Le riforme
La replica alle accuse di Roma. Il capo del governo: meritiamo rispetto
«Non siamo una banda di burocrati»
Juncker, scontro aperto con Renzi
La vicenda
● Il 28 giugno il
vertice dei capi
di Stato e di
governo dei
Paesi Ue
approva la
nomina di
Juncker,
candidato ppe,
alla guida della
Commissione.
Si oppongono
Gran Bretagna
e Ungheria.
Renzi dice «sì»
a patto che
siano rivisti i
paletti Ue
sull’economia:
più flessibilità,
per la crescita,
e meno rigore
DAL NOSTRO INVIATO
BRUXELLES È scontro tra il premier Matteo Renzi e la Commissione europea, dove dal
primo novembre l’europopolare lussemburghese Jean-Claude Juncker ha sostituito alla
presidenza il portoghese Josè
Manuel Barroso, membro sempre del Ppe.
Proprio Juncker, che appoggia il rigido rispetto dei vincoli
di bilancio nazionali preteso
dalla cancelliera tedesca Angela Merkel (Ppe), ha attaccato
frontalmente Renzi, che guida
con il presidente socialista
francese François Hollande i
Paesi impegnati a chiedere più
flessibilità nei conti pubblici
per investire nel rilancio della
crescita e dell’occupazione. E
che da Roma ha subito replicato. «Devo dire al mio amico
Renzi che non sono il capo di
una banda di burocrati — ha
detto Juncker intervenendo alla
riunione dei presidenti dei
gruppi politici dell’Europarlamento —. Io sono il presidente
della Commissione, che è una
istituzione europea. Quindi invito tutti i primi ministri a ri-
Il giudizio
Il presidente della
Commissione: se si
fossero ascoltati solo i
burocrati il giudizio sul
bilancio italiano
sarebbe stato diverso
spettare la mia istituzione perché non siamo meno legittimati rispetto ad altri». Il lussemburghese ha addirittura rimesso in discussione il via
libera preliminare concesso alla legge di Stabilità, segnalando che «se la Commissione
avesse dato ascolto ai burocrati
il giudizio sul bilancio italiano
sarebbe stato molto diverso».
Renzi ha replicato così: «Per
l’Italia, la sua storia, il suo futuro chiedo rispetto. Anzi: pretendo il rispetto che il Paese
merita». Per il premier «in Europa ce la stiamo giocando,
non l’abbiamo vinta né persa,
ma stiamo facendo dei gol». «È
cambiato il clima per l’Italia, in
Europa non vado a dire “per favore ascoltateci”, non vado con
il cappello in mano. Non vado a
❞
Renzi
Il clima è
cambiato
Non vado
alla Ue con
il cappello
in mano
Bruxelles a farmi spiegare cosa
fare e l’ho spiegato anche a Barroso e Juncker».
È stato il capogruppo tedesco del Ppe Manfred Weber,
che già alla presentazione del
semestre di presidenza italiana
dell’Ue aveva attaccato Renzi
nell’aula di Strasburgo, a offrire
una specie di assist al compagno di partito: sollecitandolo a
replicare alle dichiarazioni del
premier italiano all’ultimo
Consiglio europeo, dove aveva
annunciato trasparenza sugli
alti costi dei Palazzi comunitari
e indisponibilità a farsi dettare
la linea dagli euroburocrati.
«Il governo italiano ha avuto
un comportamento irreprensibile — ha dichiarato il presidente degli eurodeputati socialisti Gianni Pittella — e non ac-
● Il premier, il
giorno dopo,
replica: «Ci
sono momenti
in cui persino
Adenauer e
De Gasperi
diventerebbero
euroscettici: c’è
tanto da fare
contro
burocrazia e
tecnocrazia»
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mogherini con Stoltenberg
● La nomina di
Juncker è
confermata
a luglio dal
Parlamento Ue.
La sua
Commissione,
di cui fa parte
per gli Esteri
Federica
Mogherini,
riceve il sì di
Strasburgo a
ottobre: la
sostengono
popolari,
socialisti e
liberali
● Renzi,
mentre da
luglio è iniziato
il semestre Ue
a guida italiana,
continua a
premere per
una Ue con
meno rigore e
più crescita. Il
23 ottobre
viene
pubblicata la
lettera con cui
Bruxelles
chiede all’Italia
chiarimenti sui
conti pubblici
cetto che si mettano in discussione le posizioni assunte dal
governo Renzi in Europa, sempre leali, chiare e costruttive».
Secondo l’esponente della sinistra pd Stefano Fassina «Juncker, prima di rispondere al governo italiano, dovrebbe chiedere scusa per gli errori comp i u t i d a l l a co m m i s s i o n e
Barroso e per aver contribuito a
portare l’eurozona sull’orlo del
collasso». Lo scontro Commissione-Renzi è così aperto. Fa
emergere anche le contraddizioni della maggioranza tra popolari e socialisti, messa in piedi in Europa solo perché è
l’unica possibile per far partire
la nuova Commissione e l’attività legislativa.
Ivo Caizzi
Il debutto di Lady Pesc:
più cooperazione Ue-Nato
È stato l’incontro con il segretario generale
della Nato Jens Stoltenberg il primo evento
pubblico ufficiale di Federica Mogherini da
Alto rappresentante per la Politica estera
europea: «La cooperazione tra noi deve
migliorare», ha detto lei ieri al termine
dell’incontro a Bruxelles, ricordando che Ue
e Alleanza atlantica hanno «sfide comuni» e
sottolineando «quanto sia importante un
lavoro comune sulla Difesa». Mogherini poi
ha annunciato che il segretario della Nato
parteciperà al prossimo Consiglio degli
Esteri dedicato alla Difesa. Stoltenberg ha
ribadito che Ue e Nato «giocano ruoli diversi
ma sono complementari: è interesse
comune sviluppare la cooperazione». (Epa)
Dietro le quinte
di Luigi Offeddu
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Napoli, 8 giugno, in
piena campagna per l’elezione
del presidente della Commissione europea. Parla Matteo
Renzi: «Il Ppe vuole sostenere
Juncker? Bene. Che cosa intende fare lui nei prossimi 5 anni?
Qualcuno che vuole continuare
con le politiche degli ultimi anni non avrà il nostro consenso».
Venti giorni dopo, il consenso ci fu. Ma intanto, era già iniziato tutto. Cioè l’inseguimento
di Renzi a Jean-Claude Juncker
con critiche e battute mai ben
comprese a Bruxelles: e con
quel sì finale alla sua nomina
«ma solo con un documento
che indichi dove vuole andare
l’Ue». Come se l’altro, già approvato dalla maggioranza dei
leader Ue, fosse un piazzista a
zonzo con la valigetta vuota.
BRUXELLES
Quella vecchia frattura
422
nata dall’asse ostile
tra l’Italia e Cameron
Forse non c’entrano gran che,
con le parole pronunciate ieri
da Juncker e con il suo volto
mai così teso, quasi indignato,
le scintille scoccate giorni fa tra
il suo predecessore, Josè Manuel Barroso, e lo stesso Renzi.
Quando Renzi fece diffondere
la lettera riservata di Bruxelles
sul piano di Stabilità italiano, e
poi avvertì: «Basta lettere segrete». «Non sono a capo di
una banda di burocrati», dice
ora Juncker, e così difende il
prestigio della sua Commissione e anche di Barroso, ma la
chiave di tutto sta appunto nel
passato.
«Non c’è un problema Juncker, è uno dei nomi — dichiarava Renzi durante la campagna di scelta per la Commissione —. I problemi emersi dal voto europeo sono altri». «Uno
dei nomi» era poi quello sostenuto nell’Europarlamento dalla
maggioranza, e fuori da quelle
mura dalla Germania, dai Paesi
scandinavi, da vari Paesi dell’Est. Dopo quelle parole, silenzio di Juncker. Ma non oblio,
probabilmente.
Juncker è infatti noto, da
quando era presidente dell’Eurogruppo, per l’esperienza,
l’abilità negoziale, ed anche per
l’eccellente memoria. Così erano in diversi, qui, a pensare che
ricordasse certi complimenti
fiorentini, e che prima o poi si
sarebbe levato i proverbiali sassolini dalle scarpe. Qualcuno è
arrivato a pensare che la do-
I precedenti
Il lussemburghese
non ha dimenticato
l‘opposizione
alla sua nomina
manda sul governo italiano rivoltagli da Manfred Weber, capogruppo del Ppe e suo buon
amico, fosse stata concordata
in precedenza. Ma ovviamente
è un’ipotesi non dimostrabile. I
fatti, invece, sono tutti là, da interpretare. E anche le dichiarazioni del passato più o meno
recente.
Cinque mesi fa, subito dopo
le elezioni europee, Renzi è da
subito accanto a David Cameron, il premier britannico, e al
presidente francese François
Hollande, nell’opposizione alla
«linea Merkel» che predilige
appunto Juncker come futuro
presidente della Commissione.
Cameron arriva a dire che, se
verrà eletto Juncker, la Gran
Bretagna potrà anche uscire
dall’Ue. Renzi naturalmente
non lo segue su questa pista
ideale da go-kart, ma non è
molto meno determinato nel
i voti ottenuti
da Juncker, per
la guida della
Commissione,
il 15 luglio
al Parlamento
Ue: 250 i no,
47 gli astenuti
221
i seggi
dei Popolari,
in maggioranza
con i socialisti
e democratici
(191) e con i
liberali
dell’Alde (67)
difendere le ragioni della sua
opposizione.
A Bruxelles o Strasburgo, la
frizione fra un leader politico
della Ue e uno dell’Italia non è
certo una novità: prima e dopo
il «kapò» regalato da Silvio
Berlusconi all’attuale presidente dell’Europarlamento Martin
Schulz, è stato quasi un susseguirsi continuo di rimbrotti e
spintoni reciproci. Ma nel caso
di Renzi e Juncker, chiunque
porti la responsabilità della frizione, nel giro di pochi mesi si
è già superato l’usuale livello di
tensione. Certo possono contare in parte le differenti appartenenze politiche: Juncker è cristiano-democratico del Ppe,
Renzi sta nel centrosinistra, nel
Pd. E poi anche qualche distanza caratteriale può giocare un
suo ruolo.
Però c’è pure un’altra cosa: lo
stile personale di Renzi, che in
Italia desta spesso legittime
simpatie, non combacia con
certi protocolli di Bruxelles. Fin
nelle cose più lievi: «Guardatelo — racconta divertito un funzionario di qui —, quando entra al Consiglio Ue si abbottona
sempre la giacca stretta, e si
guarda intorno soddisfatto. Chi
faceva così? Ma Silvio, no?…».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
PRIMO PIANO
3
Il retroscena
di Marco Galluzzo
ROMA «Se non è un burocrate,
ma un politico, cosa che del
resto tutti gli riconoscono,
speriamo lo dimostri quanto
prima, rispettando i patti per
cui è stato scelto. Ci sono dei
documenti precisi, di sicuro
noi saremo inflessibili, alla
base della nuova Commissione c’è per la prima volta dopo
anni un’idea diversa di Europa, tocca anche a Jucker voltare pagina».
Matteo Renzi queste cose le
ha dette nel corso dell’ultimo
Consiglio europeo. A porte
chiuse, complice la conflittuale uscita di scena di Barroso,
sono volate parole grosse,
emersi rancori non solo politici, un clima di fine stagione e
di grandi speranze legate al futuro hanno segnato anche i
rapporti personali. «Nello
scontro di ieri c’è ancora l’eco
dell’ultimo vertice, che è stato
a tratti brutto, cattivo», commenta chi ha assistito ai lavori
di due settimane fa.
Fra i due c’è anche un pizzi-
Le trattative
A Palazzo Chigi la
riunione con la Bei per i
progetti da inserire in
un piano europeo
A Bruxelles
Il poster di
fronte alla sede
della
Commissione:
il volto più
grande è quello
di Jean-Claude
Juncker; gli
altri, dall’alto,
Frans
Timmermans,
vicepresidente,
Federica
Mogherini,
Lady Pesc, e
Kristalina
Georgieva, vice
presidente con
delega al
Bilancio
Il premier: ci sono dei patti, lui lo sa
Il duro confronto nell’ultimo Consiglio europeo: speriamo dimostri di essere un politico
La necessità di «un’idea diversa di Europa, sui programmi vi marcheremo a uomo»
blema, «non è una questione
di feeling personale» direbbe
Renzi, come per la Camusso, il
nodo è tutto politico ed è ancora aperto: farà Juncker quello che ha promesso al momento della sua scelta? Presenterà un piano di investimenti da 300 miliardi di euro
effettivamente realizzabile,
entro Natale, come lui stesso
ha assicurato e come chiedono a Palazzo Chigi o a Parigi? E
avrà la forza di implementarlo, di non costruire l’ennesima
promessa non mantenuta, o
di difficile applicazione, della
Ue?
«Contano i programmi e
non le persone e sui program-
Il capogruppo Weber
co di ruggine, legata al passato
recente: Juncker chiedeva nomi e non caselle, per la formazione della nuova Commissione, Renzi fu il primo ad infischiarsene associando il nome della Mogherini al posto di
Lady Pesc. Del resto anche il
navigato politico lussemburghese non si era guadagnato
troppe simpatie: «Non basta
vendere auto su eBay, c’è un
problema più grosso che si
chiama debito italiano», diceva in campagna elettorale,
quando a Palazzo Chigi speravano ancora che non fosse lui
a succedere a Barroso. E non
facevano niente, oltretutto,
per nasconderlo.
Ma non è la ruggine il pro-
Dal falco tedesco dei popolari
la domanda assist che crea il caso
Bavarese
Manfred
Weber, 42 anni,
della Csu, è
capogruppo
del Ppe a
Strasburgo
È stato lui a confezionare la domanda a Juncker,
assist perfetto per l’affondo sulla «banda di
burocrati», davanti a tutti gli eurodeputati:
Manfred Weber, capogruppo del Ppe a
Strasburgo, falco della Csu (il partito bavarese
«fratello» della Cdu). Lo stesso che già il 2
luglio, dopo il discorso di Renzi a Strasburgo
per il via al semestre italiano, esortò il premier a
non aggirare i paletti Ue sui bilanci e restare
sulla strada del risanamento. «Non è la Bibbia,
io parlo con Merkel», rispose Renzi.
Imprenditore, Weber è un severo guardiano
della linea del rigore. È diventato capogruppo
con la quasi totalità dei voti dei Popolari.
mi saremo inflessibili, vi marcheremo a uomo», è la linea di
Renzi. Questo intende quando
ripete che non andrà mai a
Bruxelles con il cappello in
mano. E se Juncker pretende
rispetto, anche per l’istituzione che presiede, se precisa che
se non fosse stato per il livello
politico la manovra italiana
sarebbe stata bocciata (dai tecnici), a Palazzo Chigi la mettono in questo modo: «Uno a
uno e palla a centro, è una partita diversa dal passato».
Renzi lo ripete in queste
ore: «Se l’Unione europea non
ha fatto sino in fondo il suo
mestiere non è colpa dei tecnocrati, ma dei politici che lo
hanno consentito. Ci aspettiamo che la nuova Commissione
volti pagina...». E la ricerca di
una stagione diversa è ovviamente all’insegna della crescita, come ha chiesto anche Mario Draghi, proprio nel corso
dell’ultimo Consiglio, quando
ha suonato una sorta di campanella di fine ricreazione, dicendo che la Ue non ha al momento una strategia precisa
per la crescita.
La prima volta che Juncker
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❞
Se l’Unione
europea
non ha fatto
fino in
fondo il suo
mestiere
non è colpa
dei
tecnocrati,
ma dei
politici che
lo hanno
consentito
Ora ci
aspettiamo
che si volti
pagina
parlò di lavoro, legando il tema al suo mandato, Renzi in
qualche modo lo prese in giro:
«Finalmente, benvenuto nel
club mister president». Ieri il
primo ha rivendicato un ruolo
migliore della narrazione renziana e ha restituito qualche
calcio, mentre il presidente
del Consiglio replicava parlando di gol fatti e subiti.
In attesa della prossima partita, anche mediatica, a Palazzo Chigi si riuniva la task force
governativa che insieme alla
Bei (Banca europea degli investimenti) sta cercando di individuare una serie di progetti
concreti, italiani e finanziabili
nei prossimi anni, che possano confluire nel piano Juncker
che verrà.
Oltre ai dissapori personali,
alle provocazioni del capogruppo del Ppe, Manfred Weber, il pupillo della Merkel che
ieri ha innescato le dichiarazioni del presidente della
Commissione (è lo stesso che
ha litigato con il premier il primo giorno del semestre italiano), c’è anche chi sta lavorando per superare i contrasti.
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Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
4
Primo Piano Le pagelle
Allarme dall’Europa: il debito è troppo alto
«Nel 2015 il picco del 133,8%, la ripresa più lenta del previsto». Si apre il caso Germania
Inflazione
● L’inflazione
italiana tornerà
al 2% nel 2016
prevede la
Commissione
europea.
L’indice
armonizzato
dei prezzi al
consumo,
negativo nel
terzo trimestre
del 2014, nei
prossimi mesi
resterà basso.
Poi l’anno
prossimo salirà
allo 0,5%,
spinto
dall’aumento
dei prezzi
dell’import e da
una piccola
ripresa dei
consumi.
● Nel 2016 il
nuovo balzo
fino al 2%
incorpora
l’aumento
dell’Iva,
contenuto nella
legge di
Stabilità per
salvaguardare
gli obiettivi
fiscali. Fino ad
allora le
aspettative di
bassa
inflazione,
insieme con la
persistente alta
disoccupazione
● Il nuovo
taglio del
cuneo fiscale
programmato
dal governo
contribuirà ad
abbassare la
pressione sul
costo del
lavoro. Il
risultato: una
decelerazione
del costo
unitario reale,
che passerà
dallo 0,4% del
2014 fino a
-1% nel 2016,
grazie anche a
qualche
miglioramento
della
produttività.
BRUXELLES «La ripresa economica non sta avvenendo con la
rapidità e con la forza che ci attendevamo a primavera». Dunque ancora «crescita debole»
ovunque, nel 2014 (+1,3 nell’Ue,
+0,8% nella zona euro) con lenta ripresa solo a partire dal
2015, quando gran parte dell’Unione Europea tornerà a crescere più dell’1%. «Crescita deludente» anche per la Germania: la Commissione stima un
calo dall’1,3% di quest’anno all’1,1% nel prossimo.
Nelle previsioni economiche
d’autunno due commissari Ue,
Jyrki Katainen e Pierre Moscovici, fra i più importanti perché
si occupano di crescita e di affari economici, certificano l’annaspare dell’eurozona: «I suoi
risultati sono i peggiori dell’Ue,
come di altre regioni extraUe». E al centro dell’eurozona,
sta l’Italia: crescita del Pil ancora negativa, a quota -0,4% nel
2014, con leggera risalita al
+0,6% nel 2015 e al +l,1% nel
2016; debito pubblico che continua a salire in rapporto al
Prodotto interno lordo (132,2%
nel 2014, «picco» mai prima
raggiunto del 133,8% nel 2015,
tuttora il debito più grande in
Europa dopo quello della Grecia); tasso di disoccupazione a
livelli «storicamente alti» (inchiodati sul 12,6% sia nel 2014
che nel 2015, annunciati in discesa al 12,4% solo nel 2016);
una disoccupazione che viene
dipinta drammaticamente da
Bruxelles «con possibili effetti
di isteresi»: cioè di accumulo
«ereditario», dalle crisi precedenti, quasi fuori controllo. E
infine deficit pubblico che
giunge a toccare il fatidico 3%
del Pil nel 2014, per poi planare
verso il 2,7% nel 2015, e verso il
La storia
di Sergio Bocconi
Le previsioni della Commissione europea
Pil (in %)
Debito (% del Pil)
1,8
1,3
1,5
1,1
127,9
132,2
Italia
Inflazione (in %)
133,8
0
12,6
12,4
1,2
10,3
10,4
10,4
10,2
5,3
5,1
5,1
0,6
0,1
92,2
95,5
-0,4
74,5
-1,9
98,1
72,4
76,9
2015
2016
2013
1
99,8
0,6
1,1
0
2014
2015
2016
0,7
2013
0,2
2014
0
2015
2016
2013
2014
2015
2016
Il gap di investimenti (Pil reale e investimenti)
Pil
(esclusi investimenti)
Pil
Investimenti
privati
Investimenti
pubblici
105
100
95
90
85
80
75
2008
2009
2010
2011
2012
Fonte: Commissione europea
2,2 nel 2016. L’inflazione resta
bassa, troppo bassa. C’è anche
una constatazione di nicchia,
che però la dice lunga sull’andamento della barca italiana:
nel 2013 vi è stata una «crescita
marginale» di alcune entrate,
dovuta solo «all’Iva e alle tasse
sulla proprietà che compensano un calo nelle tasse sull’impresa».
In definitiva la Commissione
ritiene che l’Italia potrà correre
“Gli Stati Generali”
«Pegno alle banche d’affari»
Una norma nella legge di Stabilità potrebbe
costringere l’Italia a versare miliardi di euro su
conti esteri di garanzia a favore della banche
d’affari internazionali con cui sono in essere
contratti derivati su circa 160 miliardi di debito
pubblico, denuncia il sito «Gli Stati Generali».
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nuovi rischi se ritarderà ancora
la ripresa della domanda esterna; ma dice anche che «le sue
prospettive di crescita potrebbero trarre beneficio da un effettivo compimento del processo delle riforme».
La campionessa della crescita nel 2015, forte di un Pil che
sale del 3,6%, dovrebbe essere
l’Irlanda che 4 anni fa era in
bancarotta. Un altro cavallo
ben piazzato, con Pil a quota
Il circolo (vizioso) degli interessi
Un macigno da 80 miliardi l’anno
Sono interessanti a questo
proposito le analisi condotte da
esperti come Roberto Artoni
(che ha scritto «Il debito pubblico in Italia dall’unità ad oggi»)
professore ordinario di Scienza
delle finanze alla Bocconi. Perché è nell’equilibrio fragile fra le
varie componenti macroeconomiche che si viene formando il
disequilibrio che farà esplodere
il debito pubblico italiano. Nel
1970 la situazione della finanza
pubblica è «normale»: la spesa
è pari al 33% del Pil e il debito al
37,1%. Seguono dieci anni di governi Rumor, Colombo, Andreotti, Moro, Cossiga, Forlani, nei
quali «turbolenze» sociali, rallentamento dell’economia, costituzione di un welfare in parte
«elettorale» e alta inflazione
conducono un primo ribaltamento della situazione. Nel
1980 la spesa è così aumentata
di otto punti al 40,8% del Pil
mentre le entrate, cioè il gettito
fiscale, cresce della metà. Il debito è 56,1%, il peso degli interessi passa dall’1,3 al 4,4% ma
con i prezzi che aumentano al
21,1% l’anno i tassi reali sono negativi del 5,8%.
Iniziano gli anni del craxi-
2013
2014
Corriere della Sera
Con le privatizzazioni lo stock aveva sfiorato il 100% del Pil
Il «minimo» nel 2007 al 103,3%, poi è tornato a salire
Peccato originale, Moloch,
Dna. In qualsiasi modo lo si voglia definire il debito pubblico
italiano nasce e cresce con il Paese: quando il ministro delle Finanze Pietro Bastogi parla alla
Camera il 29 aprile 1861 dice parole che oggi potrebbero essere
definite di «stringente attualità»: «Perché l’Italia meriti il credito di tutta l’Europa deve cominciare a rispettare i debiti
contratti...». Inizia così la lunga
marcia del debito pubblico italiano che Quintino Sella riporta
in sostanziale pareggio nel 1876.
Cent’anni dopo siamo ancora
«virtuosi»: nel 1975 il debito ha
già fatto un primo balzo ma è
ancora pari al 56% del Pil. A pagare in parte le «spese» è chi incassa interessi reali negativi di
sette punti. Ed è il caso di sottolineare il costo del debito perché in futuro, cioè in questi ultimi dieci anni, sarà invece questo un autentico macigno per
l’Italia, soprattutto in presenza
di una crescita del Pil nominale
pari a zero e negativa in termini
reali. Circa 80 miliardi di media
l’anno che contribuiscono a depotenziare qualsiasi politica
economica.
4,8
0,5
69,6
60
2014
12,6
1,6
1,3
0,9
2013
12,2
1,6
1,1
0,3
Germania
Disoccupazione (in %)
2
132,7
0,7
0,3
Francia
Le tappe
Il boom del debito
negli anni 80
Nel 1980 l’Italia aveva un debito
pubblico inferiore al 60% del Pil.
Nel ‘92 il debito supera quota
100% del Pil (105,2%). Per questo
ai governi Craxi degli anni 80 è
spesso associato l’aumento
del debito pubblico
Dal ‘95 al 2005
il difficile rientro
Dal ‘95 al 2005, periodo che
comprende il settennato di Carlo
Azeglio Ciampi presidente della
Repubblica, il debito scende dal
121,20% nel ‘95 (governo Dini); al
103,9% nel 2004 ( Berlusconi)
Il calo rinviato
Crescita nel 2015
Dal 2005 il debito riprende a salire.
Si arriva al 106,6% nel 2005 e
106,8% nel 2006. Nel 2015
potrebbe toccare il 133,8%. La
diminuzione del debito è rinviata
al 2016, quando si prevede un
rapporto con il Pil al 132,7%,
smo e la spesa si impenna ulteriormente portandosi nel 1985
al 50% del Pil. Sono però anche
anni caratterizzati da un’inversione di tendenza nelle politiche monetarie internazionali
che si inaspriscono a partire
dall’America reaganiana. Nell’85 in Italia, (nonostante il
buon andamento dell’economia) il debito sul Pil «vola» all’80,5% ed è importante osservare che se il totale della spesa
pubblica cresce di cinque punti,
gli interessi raddoppiano all’8,4% del Pil con tassi reali che
adesso favoriscono i sottoscrittori dei titoli di Stato perché sono positivi e pari al 4,5%. Il macigno pesa.
Il trend prosegue negli anni
successivi e il debito che nel ‘90
è al 94% nel 1992 supera la soglia del 100%: siamo al 105%.
Cambiano i governi, da Andreotti ad Amato e Ciampi, scatta
l’adesione al trattato di Maastricht (che entra in vigore nel novembre del ‘93) e cadono anche
i tassi e il loro peso relativo su
spesa e Pil. Nel ‘92-93 cominciano anche le privatizzazioni che
vedono Romano Prodi prima
alla guida dell’Iri e poi nel ‘96 al-
+2,9% dovrebbe essere la Grecia, un tempo fanalino di coda.
La Francia riottosa deve rassegnarsi a «una crescita molto
lenta» (+0,7% nel 2015). C’è infine una sorpresa: nel 2014 la
Finlandia, già alfiere della crescita europea, vede il suo Pil calare dello 0,4%, né più né meno
come l’Italia.
Luigi Offeddu
[email protected]
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l’esecutivo. Le cessioni di banche e aziende di Stato con lo
smatellamento delle partecipazioni statali «fruttano» complessivamente 127-130 miliardi.
Grazie dunque al combinato disposto di aumento delle entrate, riduzione delle spese, ritorno all’avanzo primario e un forte calo del peso degli interessi
(che passano dal 10,1% nel ‘95 al
3,2% nel Duemila) il rapporto
fra debito e Prodotto interno
lordo scende dal 121% del ‘94 al
108 del 2001. Per toccare il «minimo» nel 2007 al 103,3% quando al governo c’è di nuovo Prodi.
Pietro Bastogi, 1861
«Perché l’Italia meriti il
credito di tutta l’Europa
deve rispettare
i debiti contratti»
Ebbene: come e perché in
meno di dieci anni si torna al
134%? L’avanzo primario è pari
in media al 2%, la spesa, al netto
delle cessioni pubbliche, resta
intorno al 50% del Pil e anche le
entrate non registrano rilevanti
variazioni. Ma mentre il Pil cresce zero in termini nominali e
ha segno meno in termini reali,
gli interessi rappresentano in
media sempre il 5% circa del Pil.
Il debito, nonostante i tassi bassi e lo spread relativamente
contenuto, costa. Tanto.
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Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
PRIMO PIANO
Padoan: manovra, niente assalti
Sanità a rischio per le Regioni
Il ministro: la pressione fiscale salirà al 43,6%, 6 miliardi per la Cig
Ci sarà una «fase di stagnazione anche nel secondo
semestre 2014, ma a settembre
c’è stato un significativo incremento dell’occupazione». Pier
Carlo Padoan, ministro dell’Economia, fa il punto sulla
legge di Stabilità intervenendo
in audizione di fronte alla
Commissione bilancio di Montecitorio, dopo che sindacati e
enti locali hanno duramente
criticato il provvedimento: le
Regioni, in particolare, temono
«tagli nella sanità».
La manovra, ammonisce il
ministro, deve mantenere «la
sua compattezza e unitarietà».
I consumi privati hanno in parte risposto alle misure del governo — spiega Padoan — ma
c’è ancora incertezza per gli investimenti». Comunque la ri-
ROMA
La legge di
Stabilità, dopo
l’approvazione
in Senato e le
modifiche
chieste
dall’Unione
Europea, è
approdata nei
giorni scorsi
alla Camera dei
Deputati.
L’analisi del
testo è
all’esame della
Commissione
bilancio: lunedì
e martedì sono
state fatte
audizioni con le
parti sociali
duzione del rapporto tra debito
e Pil «rimane una sfida ineludibile per l’Italia, che possiamo
vincere solo tornando a crescere in modo sostenuto e stabile». Tra le note positive, «il sistema bancario italiano è solido e pronto a sostenere la ripresa». Con la legge di
Stabilità, la pressione fiscale
«mostra una riduzione contenuta nel 2015 — precisa Padoan — passando dal 43,3% del
2014 al 43,2%, e si stabilizza al
43,6% in ciascuno degli anni
2016 e 2017». Un aumento «solo dello 0,3%». «Solo?!», ha subito twittato il capogruppo di
Forza Italia alla Camera, Renato
Brunetta.
Il ministro ha difeso anche le
misure su Tfr e fondi pensione:
l’aliquota sui rendimenti «resta
decisamente inferiore» a quella sulle rendite finanziarie (
26%). E ha sottolineato che per
gli ammortizzatori sociali ci sono 6 miliardi in tre anni.
Le critiche più forti alla manovra arrivano da Regioni e Comuni. Piero Fassino, presidente Anci, parla di «un taglio per
3,7 miliardi». Ma ci sarebbe
uno spiraglio: «Il governo è disponibile a aumentare di 500
milioni il fondo crediti di difficile esigibilità (oggi pari a 1 mi-
«Più crescita»
Il ministro del Tesoro
ha spiegato che la
riduzione del debito si
ottiene con la crescita
liardo e mezzo)», annuncia lo
stesso Fassino. E ci sarebbe pure la disponibilità ad accettare
che gli oneri di urbanizzazione
siano utilizzati anche per il
2015 sulla spesa corrente. Il
presidente della Conferenza
delle Regioni, Sergio Chiamparino, avverte che «è impossibile non toccare anche la sanità,
l’80% della spesa delle Regioni». Un giudizio complessivamente positivo sulla manovra
viene invece dall’Associazione
bancaria italiana (Abi), ma il
direttore generale, Giovanni
Sabatini, mette in guardia sulle
misure di Tfr in busta paga.
Stesso allarme da parte dell’Associazione costruttori (Ance)
mentre Confcommercio stima
che l’eventuale incremento di
Iva e accise porterà una crescita
❞
Sangalli:
nel triennio
2016-2018
i consumi
delle
famiglie
caleranno di
65 miliardi
Fassino:
la verifica
del
ministero
dà ragione
ai Comuni:
i tagli sono
pari a 3,7
miliardi
5
dei prezzi del 2,5%.
Dopo le proteste di ieri davanti al Mef e a Palazzo Chigi
dei rappresentanti delle associazioni vicine ai malati di Sla e
ai disabili, su input del premier
Matteo Renzi, il governo ha deciso di aumentare da 250 a 400
milioni il fondo per i cittadini
non autosufficienti (che era
stato tagliato di 100 milioni).
Intanto il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, nel presentare
l’accordo di partenariato 20142020 tra la Ue e l’Italia (del valore di 44 miliardi), annuncia che
«è operativa l’Agenzia per la
Coesione territoriale», istituita
per il monitoraggio sistematico degli interventi finanziati
con fondi europei. Poi Delrio
avverte: «Chi non spende bene
i fondi pubblici viene sostituito: a rischio sono 7-8 miliardi».
Sempre ieri si è svolto a Palazzo Chigi un vertice per mettere a punto le proposte italiane per il piano di investimenti
da 300 miliardi annunciato dal
presidente della Commissione
Ue, Jean-Claude Juncker.
Francesco Di Frischia
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Le misure
Non autosufficienza
niente tagli
Fondo crediti difficili
Da 1,5 a 2 miliardi
Tfr in busta paga
rischio previdenza
Con l’aumento Iva
crollo dei consumi
Dalla Ue risorse
per 8 miliardi
Bonus di 80 euro
esteso ai bebè
Il taglio di cento milioni al Fondo
per la non autosufficienza sarà
eliminato e per l’anno 2015 le
risorse del Fondo non solo
saranno riportate a quota 350
milioni ma arriveranno a 400
milioni, 50 in più rispetto allo
scorso anno. Questo l’impegno del
sottosegretario Graziano Delrio
Secondo il presidente dell’Anci
Piero Fassino ci sarebbe la
disponibilità da parte del governo
che il fondo crediti di difficile
esigibilità non sia più di 1 miliardo
e mezzo, ma di 500 milioni in più,
con «conseguente abbattimento
— ha spiegato Fassino — del
saldo di patto di Stabilità interno»
Il governo prevede a partire dal
marzo 2015 la possibilità per i
lavoratori di chiedere l’anticipo del
trattamento di fine rapporto in
busta paga. La Banca d’Italia ha
chiesto che sia una misura
temporanea altrimenti ci
sarebbero rischi sulla tenuta dei
conti della previdenza.
La legge di Stabilità non esclude
incrementi di Iva e accise. Secondo
Confcommercio, con i previsti
aumenti Iva, nel triennio 20162018 si avranno 65 miliardi in
meno di consumi da parte delle
famiglie. La crescita dei prezzi nel
2018 rispetto al 2015 potrebbe
essere del 2,5%
Le risorse previste dai Fondi
strutturali della Ue sono pari a 8
miliardi, inseriti nel piano
2007-2013.
Oggi siamo solo al 62% della
spesa e la scadenza per poter
utilizzare queste risorse messe a
disposizione dall’Unione Europea
è fissata al 2015.
Il presidente del Consiglio ha
annunciato che il bonus da 80
euro verrà esteso nel corso del
2015 anche alle neomamme.
La misura dovrebbe essere
trasformata in una detrazione
fiscale e resa permanente.
Bisognerà vedere con quali limiti
di reddito
Retroscena
Il Tesoro
punta sui conti
di primavera
ROMA Passarla liscia a novembre, e giocarsi tutto
alla prossima sessione di esami, quelli che contano veramente, perché si rischia una doppia
procedura d’infrazione, nella primavera del
2015. Per allora, dicono i tecnici del ministero
dell’Economia, le riforme strutturali che Bruxelles oggi vede solo sulla carta, saranno state almeno trasformate in legge dal Parlamento. E magari per aprile-maggio dell’anno prossimo sarà arrivata anche la tanto sospirata ripresa dell’econ o m i a a m i g l i o r a re l e p ro s p e t t i ve e l a
sostenibilità dei conti pubblici.
Il rischio di ricevere una nuova lettera intorno
al 20 novembre, con la quale la Commissione
dovrebbe esprimere un parare fortemente negativo sul progetto di bilancio italiano del 2015,
non è del tutto escluso, ma è considerato dal governo molto remoto. Dopo l’altolà arrivato dalla
Ue subito dopo il varo della legge di Stabilità, governo e Commissione hanno trovato un accordo,
e la manovra di risanamento dei conti è stata rafforzata. Difficile che nell’arco di pochi giorni,
benché oggi sia in carica una Commissione diversa da quella che inviò il primo avvertimento,
possa essere rimessa in discussione un’intesa
definita soddisfacente da tutti.
Probabile che a novembre l’esecutivo la sfanghi, ma per la prossima primavera la partita si fa
molto più dura. L’Italia non rispetta la regola di
riduzione del debito pubblico e ciò apre concretamente la prospettiva di una doppia procedura
di infrazione, una per il deficit eccessivo, una
per l’esistenza di squilibri macroeconomici. Il
governo spiega i mancati progressi con il rimborso dei debiti arretrati dello Stato e la bassa
crescita dei prezzi, che hanno gonfiato il debito
pubblico. Il primo argomento è solido, ma il secondo, il peso dell’inflazione, è quasi completamente trascurato dagli schemi analitici della Ue,
ed è dunque meno forte. Più convincenti, sostengono al Tesoro, potrebbero essere i numeri
che il governo potrà presentare a primavera. La
congiuntura, più speranza che certezza, potrebbe migliorare. Ma soprattutto una buona parte
delle riforme sollecitate per tanti anni dalla Ue
potrebbe essere stata approvata, e alcune già attuate. Carte politiche sicuramente più pesanti da
mettere sul tavolo rispetto a quanto non si possa
fare oggi. Quella del debito rimane «una sfida
ineludibile, che possiamo vincere solo tornando
a crescere in modo sostenuto e stabile» diceva
ieri sera il ministro Pier Carlo Padoan.
Mario Sensini
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Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
6
#
Politica
Dietro
le quinte
Consulta, i 5 Stelle
tentati da Sciarra
dopo il no a Ferraioli
Un profilo indipendente
per la Corte? Sulla Rete c’è
un gustoso filmato in cui
Mara Carfagna presenta la
candidata alle Europee di FI
Marzia Ferraioli:
«Accettando, mi ha detto
che ora è al servizio del
partito...». Per questo su
quel nome, in pole position
azzurra per la Consulta, il
M5S ha detto no: «Non
voteremo un politico».
Romani, Gasparri e altri
colonnelli di FI tengono il
punto: «Cos’ha che non va
la Ferraioli? È di FI? E allora
parliamo di Silvana Sciarra,
che è organica alla Cgil e ha
firmato gli appelli di MD».
Cioè la candidata del Pd che
invece sarà messa ai voti
online dallo stesso M5S
perché ha «un profilo
buono».
(Dino Martirano)
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Il leader pd esclude patrimoniali
«Jobs act entro il primo gennaio»
E sul Tfr va avanti: non cambieremo la norma, cittadini liberi di scegliere
ROMA «Preferisco riaccendere
la speranza, piuttosto che continuare nel piagnisteo dei gufi
che non porta da nessuna parte». Mancano venti minuti a
mezzanotte quando Matteo
Renzi, in tv a Ballarò, rilancia
l’azione del governo. Smentisce che le riforme siano finite
nelle sabbie mobili, assicura di
non avere in mente né una tassa patrimoniale né un prelievo
forzoso dai conti correnti, conferma la nuova norma sul Tfr in
busta paga perché «i cittadini
sono liberi di decidere» e fissa
la «dead line» entro la quale il
Jobs act dovrà entrare in vigore:
il primo gennaio 2015.
Aumenta il passo, il leader
del Pd. E conferma che, se la
minoranza non toglierà il piede dal freno, blinderà la delega
del lavoro: «Se il Parlamento
accelera e chiude sono l’uomo
più felice del mondo, se invece
❞
L’impianto
della
Severino
non si tocca
ma non mi
torna la
sospensione
dopo un
verdetto di
primo grado
ci sarà bisogno metterò la fiducia». Parole registrate prima
dell’assemblea dei gruppi del
Pd. Dove, alle nove di ieri sera,
il segretario aveva cautamente
aperto alle ragioni della sinistra, che di rimando aveva rinunciato del tutto al dibattito.
Ma nella sostanza il capo del
governo non sembra disposto a
grandi concessioni. Il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, ammette che «non c’è nessun accordo». E Renzi, in tv, si
dice dispiaciuto perché si
aspettava «più comprensione
dalla sinistra radicale».
Eppure la serata di ieri ha
portato una tregua in vista dei
voti delicati su Alfano, sblocca
Italia e Consulta. «Sul Jobs act
ho visto una cauta apertura»,
confida da sinistra Alfredo
D’Attorre. Renzi a sua volta
tranquillizza: «La scissione?
No. Io non voglio che se ne vadano, però nessuno può pensare di bloccare il processo di
riforme. Basta giochini interni». Il cuore della sfida con la
minoranza è il lavoro: «Il Jobs
act è una riforma di sinistra come non ho mai visto e, a parte
l’articolo 18, c’è un consenso
generale su tutto. Stiamo togliendo alibi, non diritti». Non
è una delega in bianco? «No, è
una riforma che dà una mano a
quelli che vanno in piazza».
Renzi nega di aver mai parlato
di un complotto della Cgil e invita a non fare del lavoro un
campo di scontro.
Al gruppo spende parole
concilianti. «Non su tutto la
pensiamo allo stesso modo —
si appella alla minoranza — ma
ci attende una sfida immane
per cambiare l’Italia». Alle polemiche risponde rivendicando una «rivoluzionaria» ridu-
❞
Non su
tutto la
pensiamo
allo stesso
modo, ma ci
attende una
sfida
immane per
cambiare
l’Italia
In Toscana
i rapporti ballerini
tra Rossi e Renzi
I detrattori
l’hanno già
definita la
«Ballata di
Enrico»,
ondivaga
danza, ora a
sinistra ora
a destra, che il presidente
della Toscana Rossi avrebbe
iniziato dopo l’assist di
Renzi per la ricandidatura.
Il governatore non solo ha
confermato il taglio alle Asl,
da 16 a 3, ma anche una
riduzione del personale del
10% con prepensionamenti
e riorganizzazioni come
chiede il premier. Piano
che è subito piaciuto al
governo. Che, invece, con il
sottosegretario Luca Lotti,
ha risposto picche alla
richiesta di Rossi di un
intervento dello Stato su
Mps.
(Marco Gasperetti)
La legge elettorale
Sull’Italicum l’idea di
cambiare le soglie e un
modello con capilista
bloccati e preferenze
La pausa
danna in primo grado, come
avvenuto a de Magistris.
Soddisfatto perché il governo sta «cambiando faccia alla
giustizia», Renzi si mostra addolorato per la vicenda di Stefano Cucchi: «Lo Stato è chiaramente responsabile, ma io non
commento le sentenze». La
prossima assemblea nazionale
si terrà il 13 dicembre a Reggio
Calabria e il Pd avvierà un gruppo di studio sulla riforma della
Rai. L’assemblea si era aperta
con l’applauso agli otto deputati di Migliore (Led) che hanno
lasciato Vendola per il Pd. Con
un tweet Roberto Speranza ha
annunciato che oggi formalizzerà l’ingresso nel gruppo anche del centrista Andrea Romano.
M. Gu.
Il presidente
del Consiglio
Matteo Renzi,
39 anni, dopo
la cerimonia
per la Festa
delle forze
armate si
ferma,
accompagnato
dalla scorta, al
bar della
galleria Alberto
Sordi di Roma
per un caffè
(LaPresse)
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La Camera
vieta i lobbisti
nei corridoi
Fuori i lobbisti dal
Parlamento. La settimana
scorsa la Camera ha alzato il
livello di allerta in vista
dell’assalto alla diligenza
che accompagnerà il
dibattito sulla legge di
Stabilità. Il comitato per la
sicurezza dell’ufficio di
presidenza di Montecitorio
ha vietato ai rappresentati
per i rapporti istituzionali
delle aziende di accedere ai
corridoi davanti alle
commissioni parlamentari,
quando queste sono
riunite. «Divieto di posta»,
insomma. Proibito
aspettare il deputato di
turno per sensibilizzarlo. Le
nuove regole, già in vigore,
resteranno valide anche
dopo l’approvazione della
legge. La richiesta era stata
avanzata dai 5 stelle.
(Lorenzo Salvia)
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zione fiscale, «la più grande
della storia repubblicana».
Se ha fretta di chiudere l’accordo sulla legge elettorale,
non è per correre alle urne in
primavera: «Si vota nel 2018,
non dobbiamo aspettare il 2017
per cambiarla, va fatta subito».
Con Forza Italia, nonostante il
rinvio a giudizio di Verdini? Sì e
senza imbarazzo, perché le
questioni giudiziarie dell’ex
premier e del senatore azzurro
«attengono alla loro vicenda
privata». Ma Berlusconi deve
decidere «se ci sta o no». Soglia al 40% (che assegna il 55%
dei seggi) e preferenze, con capilista bloccati. Ne parleranno
oggi il ministro Boschi e Anna
Finocchiaro.
Se poi Forza Italia si sfila,
Grillo è il benvenuto al tavolo.
Un’apertura che il premier conferma sulla Consulta: «Lo stallo
si supera cambiando schema
di gioco e chiedendo a FI e M5S
un’intesa». E la legge Severino?
«Nella sua impostazione non si
tocca» assicura Renzi e dice
che «il patto del Nazareno non
riguarda Berlusconi». Ma a lui
non torna il fatto che si possa
essere sospesi dopo una con-
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L’intervista
Come in tutte le missioni
(quasi) impossibili, può essere
importante sparare il primo
colpo: «Lo dico adesso, con largo anticipo: se sarò io a sfidare
alle Regionali il governatore leghista uscente Luca Zaia, sia in
caso di vittoria che di sconfitta,
mi dimetterò dal Parlamento,
la mia sarà una corsa senza rete
al servizio, comunque vada, del
Veneto». Pausa, tanto per capire l’effetto che fa. Poi l’affondo:
«Mi aspetto che anche Alessandra su questo faccia chiarezza…».
La trevigiana Simonetta Rubinato, 50 anni, deputato pd
con un passato da sindaco di
Roncade, dice di essere consapevole di partire nettamente
sfavorita nelle primarie venete
che il 30 novembre la vedranno
opposta alla collega di partito
Alessandra Moretti, pezzo da
novanta della giostra mediatica
di casa dem, una militanza nel-
Rubinato e il derby rosa alle primarie venete:
corsa di Moretti inopportuna, lo dice anche il web
❞
È stata
premiata la
mia tenacia,
un errore
evitare
il confronto
interno
Chi vince
tra me e
Alessandra
deve
rinunciare
alla
poltrona
le fila bersaniane, poi l’elezione
alla Camera nel 2013 e qualche
mese fa il gran balzo a Strasburgo con tanto di record di
preferenze.
Onorevole Rubinato, fino
all’ultimo pareva che a Roma
come in Veneto i vertici del
Partito democratico fossero
orientati a puntare direttamente sull’effetto-Moretti,
saltando le primarie: poi cosa
è successo?
«Penso che la presenza della
mia candidatura abbia giocato
un ruolo importante, anche
perché non sarebbe stato semplice spiegare alla base come
mai si rinunciava al confronto
interno. Diciamo che la mia tenacia è stata premiata».
Ora però cominciano i problemi: la sua avversaria è
molto più conosciuta di lei
dentro e fuori il partito e vi
aspetta una campagna elettorale terribilmente breve.
«L’avevo messo in conto. Così come il fatto che il partito,
l’intero apparato organizzativo,
oltre ai vertici locali e nazionali, sostengono Alessandra. Per
me, anche solo la raccolta delle
firme sarà una corsa contro il
tempo, ma il partito mi ha garantito sotto questo aspetto il
suo appoggio per consentire
un regolare svolgimento della
consultazione interna. Per il resto, io intendo giocarmela fino
in fondo».
Una parte del web imputa
alla Moretti un eccesso di nomadismo quanto a cariche:
Camera (2013), Parlamento
europeo (2014) e ora primarie
con vista sulla Regione: intende attaccarla su questo
punto?
«È indubbio che dal Pd siano
giunte ad Alessandra numerosi
inviti a scendere in campo. Ma
è altrettanto vero che alle recenti Europee lo stesso partito
In corsa
Simonetta
Rubinato, 50
anni, di Treviso,
avvocato,
deputata, è
candidata alle
primarie del Pd
in Veneto.
Laura Puppato
è tra i big in
regione che la
sostengono
e la stessa Moretti avevano assunto precisi impegni con gli
elettori circa la necessità di costruire una sorta di ponte tra il
Veneto e l’Europa. Non so, sotto
questo profilo, quanto sia opportuna la scelta di correre per
la Regione, c’è il rischio di ricadute anche sul partito, cosa che
sul web sta già avvenendo».
Se toccherà a lei affrontare
Zaia su cosa punterà?
«Il Veneto ha tutte le carte in
regola per ottenere lo status di
regione a statuto speciale. Penso che l’enorme capitale umano e produttivo di questa terra,
una delle locomotive del Paese,
meriti quegli spazi e quelle risorse che solo un’autonomia
responsabile può offrire. La
strada è già tracciata nella Costituzione (articolo 116, terzo
comma), non nei vuoti proclami della Lega».
Francesco Alberti
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Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
● La Nota
di Massimo Franco
IL RISCHIO
DELL’ISOLAMENTO
DOPO IL MONITO
DI BRUXELLES
Il retroscena
di Monica Guerzoni
I volti
POLITICA
L
a durezza del presidente della
Commissione Ue, Jean-Claude Juncker,
nei confronti del premier Matteo
Renzi, sorprende e preoccupa. Stupisce
perché emerge alcuni giorni dopo gli
ultimi attacchi del capo del governo ai
«burocrati di Bruxelles». E allarma perché si
registra ad appena quarantotto ore
dall’insediamento di Juncker e si rivolge al
presidente del Consiglio della nazione che
guida l’Europa per un semestre. Se il
successore di José Manuel Barroso ha ritenuto
di poter usare parole così ruvide nei confronti
di Renzi, significa che riteneva di poterlo fare.
Detto altrimenti: pensa o sa di avere dietro
l’Europa che conta, unita nell’insofferenza
contro le «critiche superficiali» di Roma.
L’altro aspetto che fa riflettere è il modo
scelto dal neopresidente per contestare le tesi
renziane. «Se la Commissione avesse dato
ascolto ai burocrati il giudizio sul bilancio
italiano sarebbe stato molto diverso», dice. E
lascia capire che solo una sorta di «generosità»
politica ha permesso di attenuare valutazioni
più impietose. «A Renzi dico che non sono il
capo di una banda di burocrati: sono il
presidente di un’istituzione che merita
rispetto, non meno legittimata dei governi».
Ha tutta l’aria di un richiamo a misurare i
giudizi sull’Ue; e a rendersi conto che, se non
trova alleati, rischia l’isolamento.
È vero che la Commissione ha anche
strigliato il premier britannico David Cameron
per il suo rifiuto di pagare i contributi europei.
Ma stranamente, la Francia che pure ha
dichiarato esplicitamente di non voler
rispettare il Patto di stabilità, non ha ricevuto lo
stesso trattamento. È giusto contestare questo
doppio standard vistoso; ma ci si deve anche
chiedere perché venga applicato di nuovo a
danno dell’Italia, come ai tempi di Silvio
Berlusconi. Il semestre di presidenza è stato
sempre considerato una vetrina internazionale
per il Paese che guida l’Ue. A nemmeno due
mesi dalla scadenza, il colpo che arriva da
Bruxelles somiglia a un sasso scagliato contro
le vetrate di palazzo Chigi.
E si aggiunge alle previsioni economiche
diffuse ieri dalla Commissione. C’è una
sfasatura di oltre mezzo punto di Pil tra quanto
7
il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan
vede da qui al 2017, e le proiezioni di Bruxelles.
Il berlusconiano Renato Brunetta ne deduce
che «l’Ue non crede a Renzi e Padoan». Lo
stesso Movimento 5 Stelle, che pure non ha mai
smesso di attaccare l’Europa e la moneta unica,
approfitta delle parole di Juncker per puntare il
dito strumentalmente sul premier. È
un’offensiva che non aiuta gli sforzi di palazzo
Chigi, stupito dalle critiche di Bruxelles.
Il sottosegretario alla presidenza del
Consiglio, Graziano Delrio, si limita a ribadire:
«Confidiamo che le nostre previsioni siano
adeguate. Non ho nulla da aggiungere se non
quello che è scritto nella Legge di stabilità».
Renzi ribadisce: «In Italia ce la stiamo
giocando, la partita non è vinta né persa ma
stiamo segnando dei gol. Non vado con il
cappello in mano a Bruxelles a farmi spiegare
cosa fare. L’ho detto a Barroso e Juncker». Se
non è una sfida, le somiglia. Il problema è se
l’Italia abbia la forza per sostenerla senza
diventare il capro espiatorio di errori commessi
anche dall’Europa. E dai suoi burocrati.
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Oltre un milione in due cene
Ecco chi finanzierà il partito
A tavola i Gavio, tra gli sponsor Nestlè e Cantine Ferrari. La sinistra: a chi ci affidate
● È stato
invitato anche
Carlo Sangalli,
presidente di
Confcommercio ed ex
deputato dc,
alla cena
milanese del
Pd domani a
Milano
● Nella lista
degli ospiti
paganti per la
cena con Renzi,
Marcello e
Beniamino
Gavio
(quest’ultimo in
foto), «re» delle
autostrade del
Nord
● Alla cena ci
sarà anche
Valerio Saffirio,
fondatore della
società di
digital design
Rokivo (nella
foto mentre
prova un
progetto per
Google Glass)
ROMA Mille euro minimo per
lanciare la «start up» del nuovo
Pd, come amano dire al Nazareno. E la novità, alla vigilia della
cena milanese di domani, è che
la corsa a finanziare il «partito
della nazione» di Renzi ha superato le attese più ambiziose.
«Non me lo aspettavo, dovrò
chiudere i cancelli» gongola il
tesoriere Francesco Bonifazi,
che ha già sfondato il muro del
milione di euro e punta al milione e mezzo.
Star della due-giorni di auto
finanziamento il premier e un
bel po’ di ministri: Maria Elena
Boschi, Maurizio Martina, Marianna Madia. A forza di aggiungere un posto a tavola, per
la cena al The Mall di Porta
Nuova sono previsti oltre 600
coperti, tra gli invitati Dolce&Gabbana (che non andranno) e i big di Confcommercio,
che hanno chiesto un tavolo
per 10. Tra i nomi più in vista
Beniamino e Marcello Gavio,
«re» delle autostrade del Nord.
Attesi anche Valerio Saffirio,
fondatore della società di digital design Rokivo, Alessandro
Perron Cabus (ad della Sestrieres Spa), Pietro Colucci di Kinexia (energie rinnovabili), Roberto De Luca di Live Nation Italia, Flavio Paone di Dreamcos
Cosmetics. Tutta gente che ha
una gran voglia di far sapere da
che parte sta. In cambio di cosa? Bonifazi risponde confermando è al lavoro per una legge
sulle lobby, «uno strumento
che mi consenta di interloquire
col mondo della finanza senza
ambiguità».
Molti commensali sono
esponenti delle piccole e medie
imprese, ma al Nazareno stanno cercando personaggi dello
spettacolo e un calciatore di
grido. Nei bicchieri verranno
versati acqua minerale Norda,
succhi di frutta Nestlé, vini Allegrini e Ferrari (a Milano) e
Santa Margherita e Bertani (a
Roma). E ogni marchio, sottolineano gli organizzatori, certifica l’adesione dei rispettivi produttori o manager. Il Pd cambia
pelle anche così, tra un antipasto di mare e un dolcetto di Palombini, il catering dell’evento
romano di venerdì al Palazzo
delle Fontane dell’Eur. Bonifazi
sogna in grande: «Parte una
campagna totalmente innovativa di crowdfunding all’americana, che condurremo senza abbandonare la tradizione e che
farà del Pd il partito più moderno d’Europa». I marchi della
«ditta» saranno valorizzati attraverso la fondazione EYU, che
A Milano
sta per Europa, Youdem, Unità.
E qui il tesoriere si concede una
botta di orgoglio per aver raggiunto il pareggio di bilancio
della Festa dell’Unità, dopo anni di perdite. «Il Pd ha in mano
un tesoro e finalmente siamo
riusciti a metterlo a regime» rivendica Alessia Rotta, che in segreteria ha la delega alla Comunicazione e che sta ragionando
su una app in stile Obama per
fare il pieno di donazioni. Bonifazi punta a chiudere in parità
anche il bilancio del Pd dopo la
chiusura del 2013 «con 10 milioni di perdite» e se fa di conto, giura, «non è per fare polemica con Bersani».
Ma le cene di Renzi agitano
la sinistra. Giorni fa, durante
un’assemblea per chiedere ai
parlamentari di darsi da fare,
Bonifazi ha registrato le preoccupazioni della minoranza, che
si sarebbe espressa con interrogativi come questo: «In che mani ci vendete? Questa non è la
nostra gente». Ma il presidente
del Lazio Nicola Zingaretti si è
attaccato al telefono e così hanno fatto Fioroni e il lettiano Galperti. Molti bersaniani invece si
sono smarcati. A cominciare
dall’ex segretario, che diserterà
entrambe le cene.
Serata
ventosissima
e piovosa
quella di ieri a
Milano, dove il
ministro alle
Riforme e ai
Rapporti con il
Parlamento
Maria Elena
Boschi ha
partecipato
all’evento
conclusivo per
le celebrazioni
di Unicredit, un
convegno
dal titolo «I
quindici anni di
UniCredit:
storia e
prospettive
future»
(foto Lo Scalzo
e Cavassi)
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«La tessera a Serra? Deve aiutarci a dare volantini»
Il segretario pd di Londra, anche lui bocconiano: sullo sciopero il finanziere rinneghi la sua posizione
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA «Nel
partito c’è spazio anche per Davide
Serra, ci mancherebbe. Benvenuto. E che partecipi attivamente. Lo aspettiamo alle nostre riunioni, che teniamo all’Inca-Cgil, e a volantinare
per le elezioni dei Comites, i comitati rappresentativi della comunità italiana all’estero. La
nostra vita non cambia se irrompe un personaggio di forte esposizione mediatica. Sarà un
iscritto normalissimo, come tutti gli altri. Avrei
preferito sapere della richiesta di iscrizione dall’interessato e non dai giornali. Ma va bene lo
stesso».
Roberto Stasi, lucano, 32 anni, laurea in Bocconi (come Davide Serra), analista finanziario di
una grande banca nella City (lo stesso mondo di
Davide Serra) è il segretario del circolo Pd di
Londra. All’apparenza simili. Ma li divide tutto o
quasi. Roberto Stasi ha sostenuto alle primarie
Bersani («bersaniano fino all’ultimo») e Civati
(«ma oggi non appartengo a componenti»). Davide Serra, il fondatore di Algebris, è renziano.
Roberto Stasi, che viene dalla sinistra giovanile
e dai Ds, alla Leopolda non ha mai messo piede
ed è critico («Mi sarei aspettato un invito ai se-
Nella City
Lucano, 32
anni, Roberto
Stasi, laurea
in Bocconi,
analista
finanziario,
è il segretario
del circolo
del Partito
democratico
di Londra
gretari dei circoli visto che è un evento di partito»). Davide Serra, che scettici e nemici bollano
sbrigativamente come il «banchiere delle Cayman», alla Leopolda va, parla e fa discutere.
Due mondi lontanissimi, per ora. In futuro si
vedrà se il circolo pd londinese (erano 140 gli
iscritti sono scesi a 60, con i renziani in minoranza) esploderà di idee o di equilibrismi. «Ci
siamo presentati una volta. Poi non l’ho più sentito. Qualche giorno fa ha mandato una messaggera, una ragazza renziana, con la richiesta di
adesione e le 15 sterline di contributo». La firma
sulla prima tessera di Davide Serra la metterà
proprio Roberto Stasi. Che apre le porte e piazza
qualche paletto: «In verità ciò che mi interessa,
in questi giorni, non è tanto Davide Serra ma
semmai Enrico Berlinguer».
Stasi e il circolo pd stanno organizzando per
domani la proiezione di Quando c’era Berlinguer, presente Walter Veltroni, autore e regista
del film, e il giorno dopo il dibattito su «Trent’anni senza Berlinguer». Per Stasi è fondamentale che «il partito resti legato a certi valori e mi
auguro che questi valori ispirino lo stesso Davide Serra». Quali valori? «Che il partito è una organizzazione con una identità forte e un’anima
❞
Sopra ogni
cosa il
nostro deve
essere il
partito dei
diritti dei
lavoratori
Più che il
finanziere
ora mi
interessa
Berlinguer
Lo stiamo
celebrando
progressista. Che è il partito di chi lavora e naturalmente di chi crea lavoro. Sopra ogni cosa è il
partito dei diritti dei lavoratori».
Davide Serra è dinamico, non ha peli sulla lingua e divide. Scontato che non tutti nel pd londinese siano entusiasti del suo arrivo, precisa
Roberto Stasi. «I renziani sono al settimo cielo.
Invece, chi ha alle spalle una storia diversa lo è di
meno o non lo è per niente. Io sono molto curioso e medierò». Non sarà tanto semplice. Perché
ad esempio sul Jobs act le strade divergono.
Stasi accoglie Serra così: «I diritti acquisti non
si cancellano, semmai i diritti si allargano a chi
non li ha. Che sia necessario intervenire sul mercato del lavoro è condivisibile ma è pretestuoso
mettere al primo posto del Jobs act la questione
dell’articolo 18. Qui non ci sto». Come dire: l’opposto di ciò che pensa Davide Serra. «Ci convincerà? Semmai saremo noi a convincere lui. E sul
diritto di sciopero gli chiederò di rinnegare
quello che ha detto. Intanto, i volantini lo aspettano». Insomma: il diavolo e l’acquasanta nel
circolo londinese del pd. Ma chi è il diavolo?
Fabio Cavalera
fcavalera
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8
Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
POLITICA
● Il caso
Il 4 novembre La festa dell’Unità nazionale e delle Forze armate
Il precedente
di Cuffaro
e quei vitalizi
revocati
di Sergio Rizzo
P
Allarme di Napolitano
«Rischio di violenze
per estremismo
e antagonismo»
di Marzio Breda
È
un allarme forte che Napolitano lancia anche nella sua
veste (costituzionale) di capo delle forze armate. «C’è il
rischio che, sotto la spinta esterna dell’estremismo e quella
interna dell’antagonismo, e sull’onda di contrapposizioni
ideologiche così datate e insostenibili, prendano corpo nelle
nostre società rotture e violenze d’intensità forse mai viste».
Un doppio fronte, dunque: interno e internazionale. Il primo
è una novità nelle sue riflessioni. Potrebbe fare perno —
avverte — su una «conflittualità alimentata da ogni
estremismo, che rifiuta pregiudizialmente il dialogo e la
ragione, e alimentata pure da situazioni di profonda
diseguaglianza»; per arginarlo «bisogna misurarsi con
problemi di giustizia, di garanzia del rispetto delle regole».
Il secondo è qualcosa con cui tutti hanno cominciato a fare i
conti, l’avanzata dell’Isis, ormai «ai confini dell’Italia», con
«aggressive forme di estremismo e fanatismo» che rischiano
di «insediarsi» da noi, infiltrando la società». «Una minaccia
reale, anche militare» che non permette tagli alla difesa, dice
il presidente, ricordando il 4 novembre, festa dell’Unità
nazionale e delle Forze armate (nella foto Marco Lanni, lo
spettacolo di ieri delle Frecce tricolori con un arcobaleno nel
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cielo romano).
Berlusconi e i timori per l’ascesa di Salvini
La contromossa del dialogo con Ncd
L’irritazione del Cavaliere nei confronti di Orlando, che esclude modifiche alla legge Severino
ROMA L’attesa è tanta per quello
che Silvio Berlusconi dirà domani pomeriggio, quando riunirà parlamentari e dirigenti
locali per dare la linea sulle
prossime mosse del partito.
Sui dossier più caldi — a
partire dal patto del Nazareno
— tutto sembra in discussione.
Dell’incontro che doveva tenersi tra il Cavaliere e Matteo Renzi
già questa settimana non si
hanno conferme. È vero che il
leader azzurro potrebbe arrivare a Roma già oggi, il che permetterebbe un faccia a faccia
con il premier. Ma è altrettanto
vero che il quadro politico — in
FI come nel Pd — appare così
in movimento da rendere non
facile una nuova intesa al vertice in poche ore.
Se infatti Renzi ha da gestire
i malumori della sua minoranza, Berlusconi deve spiegare ai
suoi che tipo di opposizione si
va a fare a Renzi, con quale partito e con quali alleanze. E soprattutto, per quale obiettivo.
Ieri a rendere più cupo il clima
e confusa una situazione che
Berlusconi vede aperta a ogni
scenario («Renzi — dice — potrebbe cercare le urne, dobbiamo stare attenti») c’è stata la
forte presa di distanza del ministro della Giustizia Orlando
su possibili modifiche della
legge Severino: «Non c’è alcun
provvedimento in gestazione
su questo tema, non è all’attenzione del nostro ministero».
Se questo non esclude che il
Parlamento possa agire autonomamente, è comunque la
conferma che oggi il governo è
nell’impossibilità di aprire la
querelle sulla Severino. Nell’entourage di Berlusconi non se
ne sorprendono («Come fa
Renzi ad aprire ora una partita
del genere con le difficoltà che
ha nel suo partito?»), ma il Cavaliere è quello che meno di
tutti si rassegna. Tanto che c’è
chi pensa che la sua irritazione
possa mettere a rischio il patto
del Nazareno.
A complicare il quadro è la
posizione di Verdini (rinviato a
giudizio per l’inchiesta P3),
messo in discussione come
mediatore tra Berlusconi e
Renzi più tra i suoi colleghi di
partito che dal governo, visto
che il ministro Boschi sembra
fare spallucce («Verdini? Il no-
stro referente è FI») chiedendo
comunque agli azzurri «un’accelerazione sulla legge elettorale». Berlusconi domani ai
suoi ribadirà la linea tenuta fino a ora: non possiamo sganciarci dal patto sulle riforme
perché servono al Paese. Poi,
sui tempi e sui modi, è da vedere quale strada si imboccherà.
Ma sta diventando un problema anche il rapporto con la
Lega. Matteo Salvini si sta
prendendo «tutto lo spazio che
— dicono gli azzurri — gli stiamo lasciando nel centrodestra». E ieri in un’intervista a
Libero ha lanciato il suo pro-
Il confronto
L’attesa per il nuovo
faccia a faccia con il
presidente del
Consiglio sulle riforme
Le confessioni della fidanzata dell’ex premier
Pascale, la moto e Silvio: lo chiamo B
«In privato lo chiamo Amore o B., a lui B. non piace, quindi da
un po’ lo chiamo solo Amore. In pubblico, presidente».
Comincia così il capitolo su Francesca Pascale nel nuovo libro
di Bruno Vespa, Italiani volta gabbana, del quale Oggi — che
a una Pascale in versione biker dedica la copertina — anticipa
alcuni brani: «Ho comprato una Harley-Davidson e non posso
nemmeno portarla ad Arcore — racconta lei —. Ho sempre
avuto questa passione, ma da piccola non potevo nemmeno
andare in bicicletta. Quando potei decidere da sola, non avevo
i soldi e quando li ho avuti, B. mi ha proibito di comperarla.
Non ho obbedito e tengo la moto da un concessionario Harley
a Monza». La Pascale racconta anche della sua gelosia: « Ho
conosciuto quasi tutte le donne che assediavano il presidente
e sono stata gelosissima di tutte. Come lo sono ancora, anche
di una commessa che vuole farsi una foto con lui. Noemi
Letizia? È vero che siamo amiche. Alla festa dei suoi 18 anni
c’ero anch’io. Dopo la serata il presidente mi disse: vedrai che
ci monteranno sopra una storia…». La ventinovenne campana
dice di essere oggi «sempre al suo fianco, lo inseguo, lo
assedio, lo controllo, non lo lascio mai. Ora stiamo cercando
una casa a Roma. Vorrei per noi una casa normale, luminosa,
moderna e soprattutto separata dall’ufficio». © RIPRODUZIONE RISERVATA
getto di un «nuovo soggetto
politico» indirizzato in primo
luogo a «FdI e Casapound»:
«Berlusconi pensa a una nuova
edizione di Forza Italia, ma il
mondo è cambiato. Il nostro
progetto va al di là delle forze
politiche esistenti».
Parole che hanno parecchio
irritato i berlusconiani e provocato reazioni dure: «Salvini
non può fare l’asso pigliatutto»
tuona Brunetta. E la Bergamini
avverte: «Non esiste centrodestra senza Berlusconi e senza
FI, i numeri sono chiari». Ma
tra gli azzurri cresce la sensazione di essersi infilati nell’ennesimo patto troppo oneroso.
Alla Lega, finora, si è concesso
molto. Non solo la candidatura
alla presidenza di Regioni come l’Emilia-Romagna, ma anche il diritto di veto sull’alleanza con l’Ncd e gli altri centristi.
Una linea avallata e condivisa
da Berlusconi, che agli ex azzurri l’ha giurata. Ma una linea
che sta tornando in discussione.
Raccontano che nelle ultime
ore i contatti tra emissari dei
due partiti stiano riprendendo,
complici anche le pressioni
che arrivano dal territorio, soprattutto da Campania e Puglia. Le critiche degli azzurri alla stessa Lega per aver firmato
la mozione di sfiducia ad Alfano, che FI difende, sono un segnale che il disgelo è possibile.
Non a caso l’Ncd ringrazia e
chiede a FI di ripensare le alleanze. «Se da loro verranno toni
diversi e meno schiacciamento
a sinistra, riprendere il dialogo
è possibile» dicono da FI.
Paola Di Caro
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er difendere l’assegno
regionale l’ex
governatore ed ex
senatore Totò Cuffaro,
condannato a 7 anni per
vari reati fra cui il
favoreggiamento a Cosa
nostra, aveva sostenuto che
il concorso con la mafia
non era previsto fra i reati
che secondo le leggi
possono far decadere il
vitalizio a causa
dell’interdizione dai
pubblici uffici. E la
sospensione dei versamenti
mensili disposta «in via
cautelare» dalla Regione
Siciliana era faccenda così
delicata, secondo il
presidente dell’assemblea
Giovanni Ardizzone, che si
era ritenuto di chiedere un
parere all’Avvocatura
distrettuale di Stato di
Palermo. La quale aveva a
sua volta considerato la
faccenda così delicata da
chiedere un secondo parere
all’Avvocatura dello Stato di
Roma. Che il 27 ottobre ha
sentenziato: a un soggetto
già titolare di carica elettiva
condannato a una pena
superiore a 5 anni che
prevede come in questo
caso l’interdizione perpetua
dai pubblici non si può
corrispondere il vitalizio. E
questo in base all’articolo
28 del codice penale
secondo cui chi viene
colpito da quella pena
accessoria,
indipendentemente dal
reato commesso, viene
privato di «stipendi,
pensioni o assegni che
siano a carico dello Stato».
Vero è, spiega l’avvocato
generale, che a suo tempo
la Consulta ha dichiarato
incostituzionale quella
norma nella parte che
riguarda le pensioni. Ma
nella lettera di sei pagine
spedita all’avvocatura
palermitana e alla Regione,
Michele Dipace argomenta
che «il vitalizio dei
deputati, pur potendo
assumere connotati di
tenore previdenziale, non
trova titolo in un rapporto
di lavoro, bensì in un
mandato pubblico
elettivo», ricordando come
la Consulta e la Cassazione
abbiano spesso ribadito «il
tratto distintivo tra le
pensioni e l’assegno
vitalizio dei deputati
fondato appunto sul
diverso titolo da cui
traggono fondamento».
Oltre a far finalmente
cessare una diatriba
incomprensibile, questo
parere sulla vicenda Cuffaro
avrà conseguenze ben più
estese. Perché il
ragionamento non riguarda
soltanto un singolo
consigliere regionale e
nemmeno la semplice
totalità dei consiglieri
regionali. Da ora anche ai
deputati e i senatori ai quali
sia stata comminata la pena
accessoria dell’interdizione
perpetua ai pubblici uffici
l’assegno vitalizio non potrà
essere soltanto sospeso, ma
revocato. Un caso? Quello
dell’ex senatore di FI
Marcello Dell’Utri, anch’egli
condannato a 7 anni in via
definitiva. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
POLITICA
9
Le tensioni sul voto di sfiducia ad Alfano
Distinguo nel Pd dopo il video sulle cariche, ma non si prevedono sorprese. Forza Italia con il ministro
C’era ancora molta agitazione nel Pd ieri per i fatti accaduti la settimana scorsa durante la manifestazione degli operai della TyssenKrupp. Stasera
alla Camera si vota la mozione
di sfiducia al ministro dell’Interno Alfano, a firma Sel, Cinquestelle e Lega e la posizione
del Pd era chiara, nonostante le
insofferenze di qualcuno, dopo
che il ministro aveva spiegato
in aula che non c’è stata volontà
di colpire gli operai e dopo che
Landini e Camusso hanno accettato le scuse.
Ma la trasmissione, domenica su Raitre, di un filmato nel
quale un funzionario della polizia ordina agli agenti di «caricare» i manifestanti, getta un
sasso pesante in un mare ancora mosso e ora di nuovo in tempesta. Già lunedì, il presidente
del Pd Matteo Orfini aveva at-
ROMA
La vicenda
● Il 29 ottobre
scontri a Roma
al corteo per le
acciaierie Ast di
Terni: la polizia
carica gli
operai, tra loro
il segretario
Fiom Landini. Il
corteo arriva
dopo giorni di
polemiche dure
tra il governo e
i sindacati sul
Jobs act: lo
scontro diventa
politico
● Il giorno
dopo Renzi
incontra
Landini. Alfano
riferisce in
Parlamento
sulla gestione
dell’ordine
pubblico:
«C’era il timore
che il corteo si
dirigesse alla
Stazione
Termini. È stato
inutilmente
imposto l’alt e
c’è stato il
contatto»
❞
Boccuzzi
Se dal
ministro
non
arrivano
novità,
sarà difficile
per il
sottoscritto
votargli
la fiducia
taccato il prefetto di Roma
(«Capisco che è impegnato ad
annullare matrimoni, ma potrebbe trovare un minuto per
spiegare queste nuove immagini sulla carica»).
Ieri ha ribadito al Corriere:
«L’informativa di Alfano è stata
smentita dalle nuove testimonianze video. È evidente che il
corteo non andava verso Termini e che c’è stata una “carica
a freddo”. Non credo ci saranno sorprese in aula ma ci aspettiamo che il ministro vada oltre. Chi dice che lui è direttamente responsabile della gestione della piazza dice una
sciocchezza, ma è responsabile
del suo ministero e se lo mandano in Parlamento a raccontare cose che vengono poi smentite clamorosamente, bisognerà pure cercare di capire meglio che cosa è accaduto».
C’è tutta la giornata, conclude Orfini, per ascoltare cosa Alfano ha da dire di nuovo. Chiede più di un chiarimento, e
cioè «individuare e rimuovere
tempestivamente i responsabili di questa brutta pagina», la
deputata Pd Chiara Grubaudo,
mentre è esplicito il deputato
Pd ed ex operaio della Tyssen,
Antonio Boccuzzi: «Se dal ministro non arrivano novità rispetto alla scorsa settimana,
sarà difficile per il sottoscritto
votargli la fiducia».
Dal ministero dell’Interno
Oggi in Aula
Orfini incalza
ma alla fine anche
i dem dovrebbero
restare allineati
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Sul caso di Stefano Cucchi
appello del presidente del
Senato Pietro Grasso (nella
foto Mistrulli ieri all’Altare
della Patria per la festa delle
Forze armate): «Ci sono dei
rappresentanti delle
Istituzioni — ha detto — che
sono certamente coinvolti.
Quindi, chi sa parli. Che si
abbia il coraggio di
assumersi le proprie
responsabilità perché lo
Stato non può sopportare
una violenza impunita di
questo tipo». Polemico il
M5S: «A furia di ricordargli
cosa sia la giustizia Grasso ha
deciso di diventare un M5S».
Risposta di Grasso: «Ho
dedicato la vita alla legalità».
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Il prontuario sull’uso della forza
per evitare nuovi casi Cucchi
Nelle ultime direttive agli agenti l’accento sulla soglia del dolore
ROMA Manifestazioni di piazza,
servizi di controllo del territorio, gestione dei migranti, violenza su donne e minori: le
nuove «regole d’ingaggio» per
i poliziotti fissano i comportamenti da tenere in ogni situazione. E chiariscono in maniera netta le modalità di «intervento su persone che sono in
stato di alterazione psicofisica» provocata da alcol o droghe. Perché mai più debba accadere un caso come quello di
Federico Aldrovandi, morto
per mano degli agenti che lo
avevano fermato mentre tornava a casa ubriaco. Mai più
possa ripetersi un caso come
quello di Stefano Cucchi, morto dopo essere stato arrestato e
«pestato», come hanno riconosciuto i giudici pur non trovando le prove per condannare gli imputati.
Le piazze d’autunno
La polemica per la gestione
della piazza e di quei casi singoli finiti poi in tragedia non si
placa e per questo i vertici del
Dipartimento della sicurezza
hanno ritenuto necessario accelerare l’entrata in vigore delle nuove norme. Anche in vista
di un autunno che si prean-
nuncia ricco di appuntamenti
organizzati per protestare contro la politica del governo e più
in generale per sollecitare interventi di sostegno per il
mantenimento dei posti di lavoro.
Il regolamento del prefetto
Alessandro Pansa parte da un
principio generale, troppe volte dimenticato: «L’uso della
forza deve essere sempre proporzionato al grado di resistenza e violenza del soggetto
interessato e deve cessare non
appena lo stesso abbia desistito». Non solo: «La fase di coazione fisica deve essere limitata al tempo strettamente necessario perché il soggetto alterato può presentare una
soglia del dolore molto superiore alla media».
Il divieto di colpi al viso
La direttiva fissa i vari stadi
da seguire e dunque sottolinea
come «non devono essere inferti colpi sul viso o in parti vitali del corpo e non deve essere compromessa o minacciata
la possibilità dell’interessato
di respirare». Viene ribadito
che «è vietata ogni forma di
accanimento nell’utilizzo dei
mezzi di coazione fisica» e che
Il documento
In basso, il
documento del
Dipartimento di
pubblica
sicurezza del
ministero
dell’Interno con
le istruzioni
operative per
gli agenti di
polizia sull’uso
legittimo della
forza
«in caso di soggetti alterati
l’approccio deve essere maggiormente caratterizzato dalla
gradualità dell’intervento privilegiando, ove possibile,
l’azione di dialogo e persuasione».
Manette e sfollagente
Indispensabile, proprio per
evitare eccessi e abusi, è ritenuto il corretto uso dei dispositivi e degli equipaggiamenti
per i poliziotti in servizio di ordine pubblico. Per questo si
specifica che «si può procedere all’ammanettamento quando è strettamente necessario
per respingere una violenza o
vincere una resistenza o per
impedire la consumazione dei
reati», ma soprattutto «quando è richiesto dalla pericolosi-
C
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Grasso interviene:
«Chi sa parli»
di Fiorenza Sarzanini
Regole semplici,
l’unica strada
per lo sviluppo
tà del soggetto, dal pericolo di
fuga o da circostanze ambientali che ne rendono difficile
l’esecuzione, sempre nel rispetto della dignità e della riservatezza della persona».
Ancor più vincolanti sono le
nuove disposizioni riguardo
l’uso dello sfollagente che
«deve essere utilizzato come
strumento di difesa-offesa e
non deve essere considerato
come mezzo punitivo; deve essere impiegato con decisione,
mai con brutalità; deve essere
adoperato indirizzando i colpi
agli arti superiori e inferiori,
mai al capo, al volto e a tutte le
parti vitali del corpo». E quindi, «l’operatore deve astenersi
dall’utilizzo della sfollagente
nei confronti di persone inermi che abbiano desistito in
maniera evidente dalla propria azione violenta oppure siano in posizione tale da non
nuocere e non realizzino alcuna forma di resistenza». Regola nuova anche per l’uso delle
armi: «non si può sparare in
caso di fuga del soggetto a meno che non sia effettuata mettendo in pericolo l’incolumità
degli altri».
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L’appello
Il retroscena
La lettera
aro Direttore,
ieri sul Corriere
l’ottimo Danilo Taino,
a proposito delle
valutazioni Istat sulle
conseguenze della manovra,
ha opportunamente osservato
che «il dibattito tutto chiuso
nel circolo entrate/uscite è
ormai vizioso». Potremmo
più in generale aggiungere
che tutta l’operazione interna
ed europea rivolta, attraverso
la politica di bilancio
nazionale e la leva monetaria
della Bce, ad accrescere la
liquidità circolante nella
società e nell’economia non è
destinata a produrre sviluppo
dei consumi e degli
investimenti sic stantibus
rebus. La profonda differenza
con la flessibile realtà
nordamericana, che ha
positivamente e
tempestivamente reagito agli
stimoli monetari e di finanza
pubblica, risiede in Italia
nella rigidità indotta da una
regolazione complessa e
incerta. Sì, le regole contano e
hanno il potere di influenzare
fortemente i comportamenti
umani, di disegnare una
società reattiva ai segnali
delle autorità pubbliche o, al
contrario, di inibire e di
rattrappire ogni buona
volontà di fare. L’Italia ha
conosciuto anni di sviluppo
tumultuoso quando era un
Paese flessibile anche se
spesso quel dinamismo era
incoraggiato da diffuse e
accettate pratiche evasive o
elusive rispetto alle norme di
legge. Poi, tuttavia, il pendolo
si è spostato all’estremo
opposto. Le regole hanno
subito un incremento
geometrico, si sono fatte
sempre più complesse e la
giurisprudenza ha fatto il
resto con la sua schizofrenia e
imprevedibilità. Ora, le tanto
invocate (dalla Commissione)
riforme strutturali
dovrebbero servire proprio a
produrre regole semplici e
certamente applicate. Per
questa ragione in Italia si
traducono nei provvedimenti
relativi al mercato del lavoro,
all’ordinamento tributario,
alle pubbliche
amministrazioni, alla
giustizia. Tutte riforme che
non possono essere il frutto
di defatiganti compromessi
ma devono dare luogo a
soluzioni chiarissime. Gli
investitori chiedono certezze
interne sul lavoro, l’ambiente,
le tasse nell’epoca
dell’incertezza dei mercati
finanziari e della dimensione
geopolitica. Le famiglie
chiedono certezze sulla
tassazione della casa per
programmare i loro consumi.
All’informazione è lecito
chiedere che alla prima
patologia, magari estrema,
non amplifichi il coro di
coloro che immediatamente
invocano un ulteriore giro di
vite delle regole e delle
sanzioni. La conquista delle
regole semplici e certe investe
la responsabilità di tutti.
Maurizio Sacconi
capogruppo Ncd in Senato
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● La
trasmissione
Gazebo, su
Rai3, mostra
domenica un
video in cui un
dirigente di
polizia ordina la
carica, mentre
il corteo si
dirigeva non a
Termini ma
verso il
ministero dello
Sviluppo
economico
● Sel e 5 Stelle
presentano
una mozione di
sfiducia per
Alfano, che
trova d’accordo
anche la Lega
non si aspettano sorprese, comunque. Alfano oggi probabilmente ripeterà che ci sono stati
errori ma nessuna volontà di
manganellare gli operai e aggiungerà che un video da solo
non basta a dare un’interpretazione esaustiva della vicenda.
Nel Pd c’è chi vuole riportare
la calma. «In aula — dice Stefano Fassina — prevarrà tra di
noi un atteggiamento di ulteriore disponibilità a vedere correzioni sostanziali dei comportamenti nei confronti di chi
compie errori come quelli della
settimana scorsa». Come dire:
niente voto di sfiducia ma qualche atto concreto. Forza Italia
vota contro la sfiducia, Ncd
«apprezza» con Sacconi e Quagliariello e accusa la Lega di
scelta «sconsiderata».
Mariolina Iossa
Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
10
#
Esteri
Kentucky, West Virginia
Volata repubblicana
per prendere il Senato
Primi successi dei conservatori in alcuni Stati chiave
DAL NOSTRO INVIATO
44
La lunga notte dello
scrutinio delle elezioni di Midterm comincia col primo
trionfo repubblicano: in Kentucky prevale, e con un margine superiore al previsto, Mitch
McConnell che, diventerà il
nuovo leader del Senato se i
conservatori riusciranno a conquistare, oltre alla Camera, anche l’altro ramo del Congresso.
Tra i primi risultati che affluiscono nella notte, anche la notizia che, oltre a riconquistare i
NEW YORK
per cento
l’indice di
popolarità di
Obama
3,5
per cento
la crescita Usa:
i disoccupati
sono al 5,9%
due collegi sicuri del South Carolina, e di quelli scontati di
Oklahoma, Tennessee, Alabama, Maine e Mississippi, i conservatori vincono con Shelley
Capito il seggio del West Virginia: uno dei sei che devono
strappare ai democratici per
conquistare la maggioranza al
Senato. I democratici prendono, come previsto, Massachusetts e New Jersey.
Rinnovo di un terzo dei senatori, di tutti i deputati e scelta dei governatori di molti Stati: ieri ha votato un Paese gran-
de come un continente, con
319 milioni di abitanti, ma a decidere i nuovi equilibri del
Congresso e a produrre quello
che molti vivono anche come
un referendum sulla presidenza Obama, sono stati molti meno dei 111 milioni che alcuni
mesi fa hanno assistito in tv alla finale del «Superbowl».
Quattro anni fa alle elezioni di
Midterm votarono appena 90
milioni di cittadini, il 37 per
cento dei 235 milioni di aventi
diritto. Basso anche stavolta il
numero dei votanti: le elezioni
Vittoria
Festa per Mitch
McConnell,
leader
repubblicano al
Senato rieletto
ieri in Kentucky
di mezzo termine negli Stati
Uniti sono poco sentite e andare alle urne di martedì per molti cittadini è un’impresa.
Con la Camera solidamente
nelle mani dei conservatori, è
proprio la battaglia per il controllo del Senato quella che ha
reso incandescenti gli ultimi
giorni di una campagna elettorale costata complessivamente
quasi 4 miliardi di dollari ai due
schieramenti politici. Una spesa
enorme a fronte di una situazione di sostanziale ingovernabilità del Congresso che sembra
destinata a cambiare di poco,
anche se i repubblicani riusciranno nell’impresa di conquistare il controllo completo del
Congresso. I sondaggi della vigilia davano per probabile un
successo ampio dei repubblicani. I democratici sono «probabilmente di fronte al peggior
scenario possibile dai tempi di
Dwight Eisenhower», ha am-
Iowa: Joni e i maiali
L’Iowa, che sempre riceve grande
attenzione durante le Presidenziali
(primo a votare nelle primarie), è
sotto i riflettori anche in queste
elezioni di Midterm. La candidata
repubblicana al Senato Joni Ernst
(foto), la favorita nei sondaggi, si è
resa famosa per uno spot in cui si
definiva una ragazza di campagna
cresciuta castrando i maiali,
mentre il suo rivale Bruce Braley è
apparso critico verso gli agricoltori
Colorado: il test
Democratici
Obama: «Per i
democratici è il peggior
scenario dai tempi
di Eisenhower»
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messo ieri Obama. La destra,
però, per riconquistare il Senato arrivando alla maggioranza
di 51 seggi (oggi ne ha 45), deve
davvero stravincere: deve riconquistare tutti i suoi senatori e
sconfiggere i democratici in almeno sei delle loro roccaforti.
Impresa possibile ma ardua, visto che i seggi contesi sono solo
13. Per farcela i repubblicani
contano di strappare ai loro avversari soprattutto Iowa, New
Hampshire, North Carolina,
Arkansas, Colorado e Alaska,
oltre al West Virginia.
I repubblicani avanzano ma
la competizione nella notte resta incerta in diversi Stati: un
risultato chiaro sul Senato lo
avremo, probabilmente, solo
nella tarda mattinata di oggi
(in Alaska, l’ultima a chiudere i
seggi, si voterà fino alle sette
del mattino, ora italiana). E se,
com’è possibile, nessun candidato supererà il 50% dei voti nei
due Stati che prevedono il ballottaggio — Louisiana e Georgia — potremmo dover aspettare altri due mesi per sapere
chi avrà la maggioranza nel
nuovo Senato. Un altro fattore
di incertezza viene dal Kansas
dove il senatore repubblicano
Pat Roberts aveva un tale vantaggio sul candidato democratico da spingere quest’ultimo a
ritirarsi facendo confluire i
suoi voti su un indipendente
molto popolare, Greg Orman,
che potrebbe anche vincere a
sorpresa questa contesa elettorale.
M. Ga.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Colorado rischia di passare dai
democratici ai repubblicani, una
indicazione importante anche in
vista delle Presidenziali del 2016.
Per il Senato, il repubblicano Cory
Gardner (foto) è da tempo il
favorito: in una campagna aspra e
costosa, è riuscito ad associare il
senatore democratico Mark Udall
alla politica di Obama. A rischio
anche il governatore democratico
Hickenlooper
Kansas indipendente?
Guai per i repubblicani in una loro
roccaforte. Pat Roberts, al Senato
dal 1981, criticato perché non ha
una casa in Kansas e «legato agli
interessi di Washington», si è
trovato testa a testa con
l’indipendente Greg Orman (foto),
il quale dice che voterà con la
maggioranza. Rivolta anche
contro il governatore Brownback
«troppo conservatore»
Georgia: gli «outsider»
La democratica Michelle Nunn
(figlia dell’ex senatore Sam Nunn)
si scontra con il repubblicano
David Perdue (cugino di un ex
governatore). Buffo che entrambi
si definiscano «outsider», perché
corrono per la prima volta. C’è una
terza candidata ed è possibile che
nessuno ottenga il 50%, il che
porterebbe al ballottaggio a
gennaio. I democratici sperano di
vincere questo Stato repubblicano
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
ESTERI
11
#
Gli 8 Stati decisivi
Probabilità di vittoria alla vigilia
DEMOCRATICI REPUBBLICANI
North Carolina
La sfida
Gli americani sono stati
chiamati ieri a eleggere
un terzo del Senato
(più tre posti vacanti),
tutti i deputati della
Camera e 36 governatori
Il Senato
Le probabilità di vittoria Stato per Stato calcolate dal New York Times tenendo conto di sondaggi,
finanziamenti ai candidati e altre variabili
New Hampshire
Minnesota
Montana
71%
29%
New Hampshire
Maine
DEMOCRATICI
66%
sicuro
probabile
Michigan
West
Virginia
Idaho
sicuro
Wyoming
probabile
49%
South Dakota
Nebraska
In bilico
34%
Kansas*
Oregon
REPUBBLICANI
Rhode
Island
Iowa
51%
Alaska
34%
66%
New Jersey
Risultati finali
Illinois
Colorado
Virginia
Kentucky
New
Mexico
Oklahoma
Georgia
Delaware
Kansas
435
I deputati della Camera
Vittoria repubblicana
scontata ma se
guadagnano 11 seggi,
arrivando a 245, sarà
la loro più ampia
maggioranza dai tempi
di Truman
Massachusetts
33%
Iowa
North Carolina
Arkansas Tennessee
67%
31%
Hawaii
69%
South Carolina
Texas
Colorado
Georgia
20%
Alaska
36
I governatori
Una ventina le sfide
in bilico, molte in Stati «blu»
vinti da Obama nel 2012
Alabama
Louisiana
Mississippi
80%
Louisiana
*i dati per il Kansas si
riferiscono al candidato
indipendente e a quello
repubblicano
15%
Fonte: Real Clear Politics
L’intervista
di Massimo Gaggi
85%
Corriere della Sera
«Barack è uno che capisce il mondo
Ma poi si rifiuta di entrare in scena»
Il politologo Ian Bremmer: i democratici pagano la sua mancanza di leadership
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK A parte alcune situazioni locali specifiche, queste
sono state elezioni largamente
influenzate dalla scarsa popolarità di Obama. I democratici
pagano la sua mancanza di leadership. George Bush non era
un «thinker», non amava riflettere molto sulle cose, ma
aveva il gusto del comando.
Obama riflette molto, capisce
tutto, ma non decide. Ian
Bremmer, il politologo fondatore di Eurasia, fotografa così
una campagna elettorale nella
quale il presidente è rimasto
quasi sempre in disparte.
Tutta colpa sua? Lei è il teorico del G-zero, un mondo
multipolare senza più un vero leader.
«È vero, questo è un mondo
diverso. Nessuno lo capisce
meglio di Obama. Lui analizza
tutto con precisione, ma si
comporta come un osservatore
esterno, non come uno che
può incidere. Capisce il teatro
del mondo meglio di chiunque altro, ma rifiuta di essere
un attore su quel palcoscenico.
Guardi la Siria, questione cruciale. Quando toccava a lui decidere sull’intervento militare,
ha tirato in ballo tutti gli altri,
dal Congresso agli altri Paesi».
Dunque un Obama passivo
e ancor più con le mani legate
❞
Mosse future
Nei prossimi due anni
il presidente avrà solo
margini di manovra
a livello internazionale
dopo il voto: prospettiva poco
incoraggiante per l’America.
«Meno negativa di quanto
sembri. Certo, i suoi margini di
manovra il presidente li avrà
quasi solo a livello internazionale. Non credo che all’interno
ci si possa aspettare la riforma
delle tasse, dell’immigrazione,
della scuola o un grande piano
di investimenti pubblici negli
ultimi due anni del suo mandato. Se ci fosse una crisi acuta, se il Paese fosse in recessione, questo sarebbe un problema grave».
«Ma con l’economia che cresce al 3,5 per cento non credo
che gli operatori si preoccupino troppo di un governo passivo. Amministrazioni forti e
molto attive in passato hanno
fatto gravi errori. Riforme incisive, un governo intraprendente, sono necessari nei Paesi in
via di sviluppo che vanno spin-
3,5
per cento:
il tasso di
crescita
dell’economia
americana
14
per cento:
gli elettori Usa
che approvano
l’operato del
Congresso
ti sulla via della crescita. Ma
non credo che imprese e investitori si allarmino per lo scarso movimentismo governativo
di un Paese avanzato che comunque cresce bene, mentre
l’Europa è in recessione e perfino la Cina rallenta scivolando
in una situazione di incertezza».
Non cambierà proprio nulla per l’America dopo questo
voto?
«Con l’indebolimento di
Washington tenderà a diventare un Paese sempre più federale, decentralizzato».
Nessuna possibilità di una
breve tregua tra il voto di Midterm e le Presidenziali del
2016 per cercare almeno
qualche compromesso minimo tra democratici e repubblicani, dall’immigrazione al
commercio internazionale?
«Sull’immigrazione non ve-
do grossi margini. Sul commercio è possibile. I repubblicani certamente cercheranno
di portare avanti il Tpp, la partnership degli Usa con gli alleati
asiatici e del Pacifico. È anche
il programma di Obama, che
vuole condurre in porto anche
l’accordo di libero scambio
con l’Europa».
«Qui deve vedersela soprattutto con le resistenze democratiche. Comunque il “free
trade”, importante a livello internazionale, non può certo
essere il testamento della presidenza Obama: il suo lascito
lo dovremo cercare nel suo
primo mandato presidenziale.
La riforma sanitaria e il modo
in cui ha reagito alla più grave
crisi economica degli ultimi
80 anni aiutando il Paese a
uscire dalla Grande Recessione».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Banche, energia, commerci: l’agenda della destra
Il partito si prepara a portare avanti una raffica di leggi dal contenuto liberista
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK I repubblicani sogna-
no, con una loro vittoria elettorale, di spingere gli Stati Uniti a
essere più interventisti sulla
scena internazionale, a partire
dalla Siria e dalla presenza in
Iraq, ma quella dell’uso delle
forze armate è l’area di più
stretta pertinenza del presidente che è anche «commander-in-chief». Sono altre le
aree nelle quali un Congresso
controllato dai conservatori
potrebbe tentare di rimettere
in moto il processo legislativo.
L’agenda repubblicana è fitta
di proposte su deregulation,
La vicenda
● Pronte le
proposte su
deregulation e
riduzione dei
vincoli
ambientali
● In vista
accordi di
libero scambio
con Ue, alleati
asiatici e del
Pacifico
sostegni alla produzione di
energia, riduzione dei vincoli
ambientali e, soprattutto, accordi di libero scambio con la
Ue e gli alleati asiatici e del Pacifico. Qui preme anche Obama: forse è l’unica cosa che vedremo davvero realizzata.
Il leader dei conservatori al
Senato, Mitch McConnell, vuole sottrarre all’Epa, l’agenzia federale per l’ambiente, il potere
di imporre alle compagnie
elettriche una riduzione delle
emissioni delle loro centrali a
carbone. Ma se accadesse, Obama userebbe i poteri presidenziali di veto. I repubblicani vorrebbero, poi, dare il via libera al
Keystone XL, l’oleodotto transamericano che dovrebbe portare il greggio dell’Ovest canadese fin nell’Est degli Stati Uniti. Un progetto sul quale Obama ha rinviato ogni decisione
dopo che gli ambientalisti e
una parte del suo partito hanno
cominciato ad osteggiarlo, temendo l’impatto inquinante
delle sabbie bituminose della
regione dell’Alberta.
Tornando al lavoro a metà
novembre, poi, il vecchio Parlamento (quello nuovo entrerà in
carica il 2 gennaio) dovrebbe
rinnovare subito le misure
temporanee del bilancio federale che scadono l’11 dicembre.
Qui i repubblicani sono incerti
se limitarsi ad autorizzare altri
finanziamenti-tampone o se
provare a forzare subito puntando su un taglio consistente
della spesa sociale. Un’altra
scadenza importante sul fronte
del bilancio arriverà a marzo,
quando il Congresso sarà chiamato di nuovo ad alzare il tetto
«Filibustering»
I democratici
potrebbero reagire con
l’ostruzionismo: e la
paralisi continuerebbe
del debito federale: un’altra occasione per tentare un scambio
con nuovi tagli di spesa. Ma il
deficit pubblico è molto calato
negli ultimi due anni e il Paese
non percepisce più un’emergenza di finanza pubblica.
E, comunque, veto presidenziale a parte, anche in un Senato a maggioranza repubblicana, i democratici avrebbero
sempre la possibilità di bloccare tutto facendo ricorso al filibustering: a parti invertite si ripeterebbe quello che abbiamo
visto accadere fin qui. E la paralisi continuerebbe.
M. Ga.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La star
● «Quando ti
dedichi a cause
umanitarie, sei
consapevole
dell’importanza
della politica»:
a dirlo,
Angelina Jolie.
L’attrice,
ambasciatrice
dell’Alto
commissariato
Onu per i
rifugiati, non
esclude un suo
impegno nella
politica attiva
● Lo confessa
in un’intervista
rilasciata a
Vanity Fair.
«Un futuro
in politica?
Sono aperta
alla possibilità
— dice l’attrice
39enne —.
Se si vuole
davvero
cambiare le
cose, bisogna
essere pronti
ad assumersi
delle
responsabilità»
Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
12
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Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
ESTERI
Orrore in Pakistan
Coppia di cristiani
uccisa e bruciata
Accusati di blasfemia contro il Corano
Precedente
● Asia Bibi, 43
anni, è una
cristiana
pachistana
accusata di
blasfemia e
condannata a
morte nel 2010
● Nei giorni
scorsi è
arrivata anche
la sentenza di
secondo grado
che ha ribadito
la condanna
alla pena
capitale. La
donna è in
carcere da
quasi duemila
giorni
Per ucciderli sono arrivati
anche dai villaggi vicini. Erano
centinaia. Come le gocce di un
fiume che si trascinava dentro
odio e pregiudizio. Volevano
fare «giustizia». Qualcuno aveva profanato il loro Dio. Bruciato il Corano. Non bastava assassinare i colpevoli. Dovevano
cancellare anche i loro corpi.
Farli diventare cenere e polvere
da buttare via. Li hanno presi,
picchiati e poi gettati in una
fornace dove si cuociono i mattoni. Bruciati vivi.
Lei si chiamava Shama Bibi e
aveva 30 anni. Lui era Shahzad
Masih, cinque di più. Una giovane coppia, come tante.Tre figli e un altro in arrivo. Erano
cristiani. Qualcosa che, in certe
parti del Pakistan, è meglio tenere nascosto. Lavoravano in
una fabbrica di argilla. In un
posto dal nome che sembra inventato, Chak 59, un villaggio
che non si trova neanche sulle
mappe. Vicino a Kot Radha
Kishan, a sud di Lahore, nella
regione del Punjab.
Nei giorni scorsi il padre di
Shahzad era morto. Dopo il funerale i due giovani erano tornati nella sua casa. Per ripulirla
e sistemarla. Dentro c’erano
delle vecchie carte che, ormai,
non servivano più. Shama aveva pensato di bruciarle, facen-
done un piccolo rogo nel cortile. Un uomo che assisteva alla
scena giurava di aver visto tra
quei fogli anche alcune pagine
del Corano. Abbastanza per essere accusati di blasfemia. Senza stare a verificare se il testimone fosse attendibile. Una
colpa che aveva già causato la
morte di altri cristiani in Pakistan.
Una folla di musulmani inferociti si è messa in cammino da
cinque villaggi. Ha sequestrato
i due giovani. Li ha portati nella
fabbrica di argilla dove lavorano. Li ha picchiati. Due giorni
da incubo. Che, forse, nessuno
potrà raccontare. Poi i corpi di
Shama e Shahzad, ancora vivi,
sono stati buttati come sacchi
dentro la fornace ardente. Solo
allora la notizia è arrivata alle
autorità, allertate dagli altri cristiani del villaggio. Il blitz nella
fabbrica quando tutto era ormai finito. E per arrestare trentacinque carnefici.
La storia di Shama e Shahzad
raccontata da un avvocato che
si batte per i diritti umani, Sardar Mushtaq Gill. «È una vera
tragedia — ha detto il legale —
un atto barbarico e disumano.
Il mondo intero deve condannare fermamente questo episodio che dimostra come sia aumentata in Pakistan l’insicu-
Il caso
I prezzi delle schiave
nelle mani dell’Isis
Il mercato
● Sin dal loro
emergere
come gruppo
dominante
nella galassia
dei jihadisti
ribelli, i militanti
dell’Isis hanno
trasformato le
loro «prede di
guerra», in
particolare
yazidi e
cristiani, in
«schiavi»
● Secondo
quando
dichiarato dagli
stessi militanti,
nelle zone da
loro controllate
si tengono
«mercati degli
schiavi», dove
esseri umani
vengono
venduti per
cifre che
partono da
pochi euro fino
a un massimo
di 115
Il prezzo più alto sul mercato degli schiavi di
Mosul resta quello per i bambini (maschi e femmine) compresi tra il primo anno d’età e i nove:
200 mila dinari iracheni, pari a circa 115 euro. Sono in stragrande maggioranza yazidi, ma viene
segnalato anche qualche cristiano. Sembra che
siano stati catturati durante le grandi offensive
dello Stato islamico (noto come Isis) nel centronord Iracheno dai primi di giugno e fine agosto.
Per le donne le somme cambiano in proporzione all’età. Quelle comprese tra i 10 e 20 anni
non possono essere vendute per meno di 150 mila dinari. Tra i 20 e 30 la cifra scende a 100 mila.
Tra i 30 e 40 si abbassa sino a 75 mila. Oltre i 40 e
sino a 50 il valore è di almeno 50 mila.
L’editto è stato promulgato dal «Califfato» il
20 ottobre 2014, lo riprendono i media di Bagdad
e tra i funzionari Onu in Iraq desta gravi preoccupazioni. Il riferimento ai bambini rimanda alla recente accusa di Human Rights Watch per cui
Isis avrebbe metodicamente torturato circa 150
minorenni curdi catturati in maggio attorno alla
cittadina assediata di Kobane. L’editto specifica
con tono rammaricato che il «prezzo delle donne e dei prigionieri è notevolmente calato» negli
ultimi tempi, causando «effetti negativi» sulle
finanze dello Stato islamico. I motivi sono evidenti.
La guerra costa. E, ora che i raid aerei della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti
hanno danneggiato i pozzi petroliferi controllati
dall'Isis in Siria, è ovvio che il traffico di esseri
umani assurga a fonte di approvvigionamento
importante per le sue casse. Da qui la necessità
di alzare le quotazioni. Vi si rileva anche il tentativo di un controllo più serrato sulla popolazione. In altri decreti resi noti da Isis negli ultimi tre
giorni, studenti e pubblici ufficiali sono obbligati a indossare lunghi caffetani in stile afghano.
Inoltre tutte le abitazioni abbandonate vengono
requisite. Ogni matrimonio va contratto presso
le autorità Isis. Gli imam disposti a celebrare le
nozze in privato saranno uccisi. E le feste per gli
sposi non possono costare più di mezzo milione
di dinari: i contravventori rischiano 30 frustate.
Lorenzo Cremonesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
4
milioni, il
numero dei
cristiani in
Pakistan: un
milione sono i
cattolici
4
la percentuale,
di cristiani del
Punjab, la
regione dove
sono più
numerosi
1980
l’anno in cui
sono state
introdotte le
prime leggi
contro il reato
di blasfemia
rezza tra i cristiani». E il monito: «Basta un’accusa per essere
vittime di esecuzioni extragiudiziali. Vedremo se qualcuno
sarà punito per questo omicidio». Già, perché un portavoce
della polizia, Muhammad Bin
Yameen, ha raccontato che i
due giovani erano già morti, a
causa del pestaggio subito, pri-
Famiglia
Una foto di Shahzad Masih e
Shama Bibi, la coppia cristiana
uccisa a «Chak 59», un villaggio
vicino alla città di Lahore,
diffusa dal sito web «Christians
in Pakistan». I loro corpi
sarebbero stati bruciati in una
fornace. Erano accusati di
blasfemia
13
ma di essere gettati nella fornace. Una ricostruzione che potrebbe cambiare la gravità delle
accuse ai responsabili.
La persecuzione contro i cristiani in Pakistan è aumentata
negli ultimi anni dopo un periodo di relativa tolleranza e convivenza. Il caso di Asia Bibi, la
giovane condannata a morte
per blasfemia, continua a scuotere le coscienze. Un altro cristiano, Sawan Masih, è nel
braccio della morte dallo scorso aprile. Anche per lui la pena
capitale è stata chiesta per aver
profanato la religione islamica.
Nei giorni scorsi è stato incontrato in carcere da Joseph Francis, leader dell’Ong Claas (Centre for legal aid assistance &
settlement) che segue e assiste
casi di cristiani discriminati e
perseguitati in Pakistan.
In una nota inviata all’Agenzia Fides, Francis ha raccontato
che Sawan Masih ha ribadito la
sua innocenza, si è detto molto
deluso per il corso seguito finora dalla giustizia. «Purtroppo gli estremisti stanno diventando molto potenti, talvolta
anche tribunali e polizia sembrano impotenti», ha commentato a Fides Joseph Francis.
L’odissea di Sawan Masih è
cominciata nel marzo 2013,
quando l’uomo è stato accusato di blasfemia. Alla notizia del
suo arresto si sono registrati
disordini a Lahore, dove più di
178 case del quartiere cristiano
di Joseph Colony sono state date alle fiamme da un gruppo di
fanatici musulmani. Nella primavera scorsa è giunta la condanna a morte, mentre nessun
musulmano è stato ancora punito per la devastazione.
Carlo Baroni
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Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
Diplomazie
di Fabio Cavalera
Quelle accuse
degli 007 inglesi
ai social media
R
obert Hannigan non
è un tipo qualsiasi.
Da pochi giorni
dirige l’agenzia britannica
dello spionaggio
elettronico, il Government
Communications
Headquarters (Gchq, foto
sopra), l’intelligence che si
occupa di intercettare e
decrittare le comunicazioni
via computer, via cellulare,
via tablet. Nel centesimo
anno di vita del Gchq,
abbandonando la
consuetudine di coprire
ogni attività di questa
branca dei servizi segreti
(fino a qualche tempo fa lo
era persino il nome del suo
capo), Robert Hannigan ha
scritto un articolo sul
Financial Times per
puntare l’indice contro
Facebook, Twitter e
WhatsApp che sono
divenuti indirettamente
«rotte in grado di agevolare
il crimine e il terrorismo»,
addirittura «network di
comando e di controllo
della linea d’azione dei
criminali e dei terroristi».
Le osservazioni di
Hannigan hanno un
fondamento. E la storia
recente dell’Isis, dei
proclami e dei video
lanciati in Rete dimostra
quanto l’estremismo
politico e religioso siano
oggi allenati nell’utilizzo
delle tecnologie e nella
manipolazione della platea
mondiale degli internauti.
Scontato dunque che
l’intelligence si ponga
pubblicamente il problema
di come individuare i
soldati del radicalismo. Ma
occorre che le strategie di
contenimento siano chiare
e trasparenti. E’ vero che i
colossi del «tech» hanno
criptato in modo severo i
loro codici, rendendo
molto difficile alle agenzie
investigative l’ingresso e il
controllo dei sospetti. Ed è
vero che un accordo per
disciplinare questa attività
è necessario e urgente. Non
bisogna però dimenticare
che gli sbarramenti sono
stati posti dopo gli
sconfinamenti compiuti
dalle intelligence
americana e britannica che
in passato hanno violato i
confini della riservatezza di
migliaia di persone per
niente affiliate al
terrorismo o alla
criminalità. Togliere all’Isis
l’arma del web va bene.
Discutere sulla privacy,
senza trasformarla in un
dogma inespugnabile, può
andare altrettanto bene.
Purché si pongano paletti
efficaci contro le tentazioni
di censura generalizzata e
soprattutto contro le
deviazioni di cui le
tradizioni dei servizi segreti
sono piene.
@fcavalera
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ESTERI
15
Scontro finale sul voto in Catalogna
La Corte costituzionale spagnola vieta la consultazione che ha sostituito il referendum
Ma il governo di Barcellona non cede: «È troppo tardi, noi andiamo avanti lo stesso»
Questa volta la Catalogna
non ci sta, fa finta di non sentire e tira dritto verso il voto del 9
novembre. Madrid ha deciso
per la seconda volta di vietare
l’appuntamento indipendentista? Barcellona risponde con
uno strappo. Non sarà un Rubicone, ma ci assomiglia molto. I
quattro giorni che mancano al
voto di domenica saranno uno
più elettrico dell’altro.
Il separatismo catalano è a
una svolta. Per la prima volta, la
dirigenza politica della Regione esce dall’ambito del dibattito teorico e della frizione istituzionale per affrontare la sua
prima azione di rivolta o, per
usare le parole dei suoi ideologi, di disobbedienza civile alla
maniera di Gandhi o Martin
Luther King. Nei palazzi di Madrid, è evidente, la stessa ribellione è etichettata come spregio delle regole democratiche e
oltraggio alla Costituzione.
Anche se la violenza sembra,
per fortuna, poter restare fuori
dal palcoscenico, gli scenari
che si aprono sono foschi. Difficile immaginare che domenica qualcuno mandi la Guardia
Civil a proibire fisicamente il
voto o a sequestrare le schede
sulle Ramblas. A Barcellona ci
sono centinaia di migliaia di
volontari pro voto. L’aspettativa
è di fiumi di catalani alla ricerca di un «seggio» dove esprimere la propria opinione (non
vincolante) sul futuro della Catalogna: Stato federato o Stato
indipendente?
Il tricorno degli agenti
avrebbe un sapore assolutamente fuori luogo. Madrid però potrebbe comunque decidere di andare sino in fondo nella
difesa delle formalità legali con
denunce e quindi inabilitazioni, processi e persino arresti
per il presidente catalano Artur
Mas e i suoi collaboratori.
A quel punto la reazione della piazza è difficile da immaginare. E le valanghe iniziate sono difficili da contenere. La crisi catalana ha davvero pochi
precedenti nell’Europa democratica.
Ieri i giudici hanno, all’unanimità, dichiarato illegittimo
Ucraina
«Revocare
l’autonomia»
La reazione di Kiev
al voto separatista
Dopo il voto nelle Repubbliche
separatiste dell’Ucraina
orientale, Kiev valuta se
revocare la legge che prevede
uno statuto speciale di tre anni
per la regione. Ieri la questione
è stata affrontata dal Consiglio
di sicurezza e di difesa
nazionale. Il presidente
ucraino Petro Poroshenko ha
poi ordinato l’invio di rinforzi
militari nella zona per
scongiurare una nuova
offensiva dei ribelli.
Poroshenko ha comunque
ribadito che il suo governo
resta favorevole a una
soluzione pacifica del
conflitto. Resta alta la tensione
anche a livello internazionale.
Il segretario generale dell’Onu,
Ban Ki-moon, ha definito
«sciagurato e
controproducente» il voto di
domenica scorsa che ha
«ufficialmente» investito la
leadership filorussa di
Donetsk e Luhansk.
Il leader
● Artur Mas,
58 anni, è
presidente
della Catalogna
dal 2010.
Il governo
di Madrid
potrebbe
tentare di
impedire
il voto per
l’indipendenza
catalana,
dichiarato
illegale,
con il suo
arresto (Afp)
anche il «processo di partecipazione popolare» che aveva
ufficialmente sostituito la
«consulta popolare» a sua volta bocciata a settembre. Il tribunale non ha accettato la maschera nominale che Barcellona ha sovrapposto al voto nel
tentativo di renderlo potabile.
Se la «consulta» era stata
considerata illegittima, la
«partecipazione popolare» con
lo stesso quesito, le stesse
schede e le stesse urne ha subito la stessa sorte. Tutti, in realtà, se l’aspettavano. Difficile ora
è capire dove e quando si fermeranno i duellanti. E soprattutto chi lo farà per primo.
«Che sia cristallino come
l’acqua — ha detto ieri il portavoce della Generalitat Francesc
Homs — il “processo partecipativo” va avanti. Ce ne assumiamo tutte le conseguenze».
Fino alla settimana scorsa Mas
e i suoi dicevano che non
avrebbero mai operato al di
Stella catalana Una manifestazione degli
indipendentisti a Barcellona tra i colori della
«Estelada», la bandiera della Catalogna (LaPresse)
fuori della legalità, ma ieri l’accento si era spostato: «Non faremo mai nulla contro la libertà di espressione e la libertà di
pensiero dei cittadini catalani».
Homs ha annunciato ricorso
al Tribunale costituzionale, ma
anche una denuncia contro il
governo centrale di Mariano
Rajoy per aver «attentato al diritto di partecipazione, alla libertà di espressione e di opinione».
Significativa la reazione a
caldo della pasionaria dell’indipendentismo, quella Carme
Forcadell che, restando nell’ombra della «società civile»,
ha un peso decisivo sulla mobilitazione di milioni di catalani:
«Lo Stato spagnolo non ci ha
deluso nemmeno stavolta. Con
l’ennesimo “no”, ha dato un’altra ragione all’indipendentismo».
Andrea Nicastro
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Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
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Cronache
Il Vaticano su Brittany
«Non c’è dignità
nei suicidi assistiti»
Il filosofo
Remo Bodei:
«Un atto grave
di cui va rispettato
il coraggio»
La Santa Sede: ma il Signore l’ha accolta
Dice che «la
dignità non è mettere fine alla
propria vita, è un’altra cosa»,
che «il suicidio assistito è un
assurdo». Ma insieme spiega:
«Non giudichiamo le persone,
nessun buon cristiano lo farebbe mai». E a Brittany Maynard,
la giovane americana affetta da
un tumore al cervello inguaribile che ha deciso di farla finita, dedica parole importanti
nello stile della Chiesa di Francesco: «Il gesto in sé non lo
possiamo accettare, ma solo
Dio sa che cosa è accaduto nella
coscienza di questa donna che
ha sofferto così tanto, la coscienza è un santuario inaccessibile, e sono certo che il Signore ha capito e l’ha accolta».
Monsignor Ignacio Carrasco
de Paula, già rettore dell’università della Santa Croce —
l’ateneo dell’Opus Dei —, è dal
2010 il presidente della pontificia Accademia per la Vita, il
«ministro» della Santa Sede in
tema di bioetica. È un vescovo
che parla anche come medico e
psichiatra. «Da cristiano sono
convinto che Dio mi abbia dato
la vita come un dono prezioso e
CITTÀ DEL VATICANO
Il caso
● Dieci mesi
fa a Brittany
Maynard viene
diagnosticato
un tumore
maligno
al cervello.
I medici le
danno pochi
mesi di vita
● Brittany
decide di fare
il suicidio
assistito.
Su YouTube
spiega il perché
e il suo video
viene visto
da nove milioni
e mezzo
di persone.
Si apre il
dibattito sul
diritto a morire
con dignità
la tengo finché Lui me la chiederà. Da medico, per la mia
esperienza in ospedale, le posso dire che il pensiero di uccidersi è normale, tra i malati terminali, ma solo pochissimi lo
mettono in atto. La dignità sta
altrove».
Che per la Chiesa l’eutanasia
sia inaccettabile è noto, l’Osservatore Romano di oggi dedica al tema un articolo in prima pagina dal titolo: «Il diritto
inesistente». Ma monsignor
Carrasco va oltre e argomenta
anche dal punto di vista medico: «Nessuno dev’essere lasciato solo con la sua disperazione,
i malati hanno bisogno di non
sentirsi abbandonati. Un grande studioso come Harvey Chocinov ha studiato migliaia di
casi e parlato di “terapia della
dignità”: nel senso di restituire
dignità alle persone in fin di vita, stare loro vicino, assisterle.
La dignità si legge negli occhi
di chi sta loro intorno».
E come si fa, in concreto?
Brittany non ha visto altre vie
d’uscita... «Può darsi sia dipeso
dal gruppo pro eutanasia che
ha gestito il suo caso. Ma è un
Felice
Brittany
Maynard
in una
immagine
serena. Era
nata in
California nel
1984 e si è
laureata a
Berkeley come
insegnante. Ha
viaggiato in
tutto il mondo,
lavorando
anche in scuole
e orfanotrofi
di Nepal
e Costa Rica.
A casa faceva
volontariato
per una
associazione
animalista.
Nel 2012
si è sposata
con il fidanzato
Daniel Diaz
(Photomasi)
errore, le alternative esistono.
La terapia del dolore, la medicina palliativa può accompagnarti nelle ultime settimane,
c’è ancora tempo per stare vicino alle persone care, non muori al momento della diagnosi
infausta. Ci sono centri che aiuta le persone a vivere gli ultimi
mesi: di questo abbiamo bisogno. Il pericolo della mentalità
eutanasica è abbandonare i
malati, arrivare a una società
che li scarta come costi “inutili”: la “cultura dello scarto” di
cui parla Francesco».
Resta la possibilità di un’autodeterminazione, conclude
Carrasco: «Certo, e non solo
nel rifiuto dell’accanimento terapeutico. Un paziente in fase
terminale ha diritto di rifiutare
i trattamenti che non si sente
di affrontare. Accade spesso:
rinuncio a una chemioterapia,
che tanto non cambierebbe la
situazione, per passare in casa
le mie ultime settimane di vita,
tra i miei familiari. Questo è un
esempio di dignità».
Gian Guido Vecchi
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Remo Bodei, filosofo:
davvero non c’è dignità nel
mettere fine alla propria vita?
«La morte è un’ovvietà che non
smette di sorprenderci e di
interrogarci. Ma ogni storia è
diversa, e ci vuole rispetto di
fronte a quello che gli altri
scelgono sulla loro pelle.
Anche la Chiesa dovrebbe
dimostrarsi un po’ più
misericordiosa e cominciare
ad applicare quel “Chi sono io
per giudicare?” che il Papa ha
pronunciato in un altro
contesto».
Il suicidio «assistito» è
diverso dal suicidio «tout
court»?
«Il suicidio è sempre un atto
gravissimo, perché non
riguarda soltanto il singolo
individuo, ma la famiglia, la
società. Ma è un atto
coraggioso, e questo lo rende
degno».
Condivide la scelta di
Brittany Maynard di rendere
pubblica la sua morte?
«C’è forse un problema di
spettacolarizzazione, che può
risultare sgradevole. Ma in
questo caso, diventa una
testimonianza. Non condivido
la crudeltà inutile che il dolore
nobilita: chi ne stabilisce il
limite?».
El. Ser.
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Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
CRONACHE
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Terzo giorno di ricerche
Gilberta, la professoressa
scomparsa a Frosinone
I sommozzatori dei vigili del fuoco (nella
foto) ieri hanno scandagliato per ore il fiume
Fibreno, in provincia di Frosinone. Ma anche
al termine del terzo giorno di ricerche non si
trova Gilberta Palleschi, 57 anni, insegnante
e segretaria regionale dell’Unicef scomparsa
sabato. Sembra esclusa l’ipotesi
dell’allontanamento volontario. Nei giorni
scorsi erano stati rinvenuti la sim del suo
telefono cellulare (ma non l’apparecchio), le
chiavi dell’auto e un braccialetto spezzato
sulla strada di campagna che da Fontechiari
porta a Broccostella. In quella stessa zona i
cani molecolari avevano perso le sue tracce.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sì al divorzio facile e cause più veloci
Passa con la fiducia il primo provvedimento del pacchetto Giustizia. Meno ferie per i magistrati
5
Milioni
i procedimenti
pendenti
della giustizia
civile che la
riforma vuole
velocizzare
ROMA Grazie a un altro voto di
fiducia, il governo porta a casa
il primo provvedimento del
pacchetto Giustizia varato il 30
agosto dal Consiglio dei ministri. Con 353 sì e 192 contrari, la
Camera ha approvato il testo
proposto dalla II commissione
per convertire in legge il decreto che mira a velocizzare la giustizia civile, sepolta sotto 5 milioni di procedimenti pendenti. Il voto finale è previsto per
domani. Poi non resta che attendere la pubblicazione sulla
Gazzetta ufficiale per vedere gli
effetti del provvedimento: tra
gli altri il divorzio davanti all’ufficiale civile senza l’assistenza obbligatoria dell’avvocato (solo in assenza di figli minorenni), la riduzione dei termini feriali nei tribunali (la
sospensione sarà dal 1° al 31
agosto) e la contrazione (da 45
a 30 giorni) delle ferie dei magistrati.
In realtà, il decreto che ha
fatto molto rumore perché sottrae ben 15 giorni al periodo
estivo di sospensione dei termini feriali, contiene molti interventi per arginare i 4,5 milioni di procedimenti civili che
ogni anno vengono aperti nei
tribunali. I correttivi messi a
punto prevedono la facilitazione del procedimento arbitrale
e la conciliazione con l’assistenza degli avvocati. Una corsia preferenziale che, però,
avrà un costo per chi la richiede.
Dello stesso segno sono gli
interventi finalizzati a frenare
l’abuso di giustizia: chi perde la
Ieri lo sciopero
I cameramen
fermano le reti Rai
In onda le repliche
Dirette che saltano e ricorso
massiccio alle repliche. Praticamente un palinsesto estivo.
Con qualche eccezione, come il
Ballarò di Giannini che non
poteva perdere l’occasione di
avere come ospite Matteo Renzi. È il risultato dell’astensione
dal lavoro — ampiamente annunciata — dei cameramen
Rai, che ieri ha mandato in tilt
la programmazione di viale
Mazzini.
Tutta colpa dello sciopero
regionale dei cameramen di
Roma, proclamato dallo Snater. A farne le spese la programmazione in diretta, con il
I disagi
Programmazione in tilt:
resiste «Ballarò» con
Renzi, interviste
registrate per Vespa
day time delle reti Rai praticamente azzerato. Sono saltati
tutti i programmi live, da Uno
Mattina a I fatti vostri, da
Agorà a La Prova del Cuoco, da
Elisir a Geo&Geo, sostituiti da
repliche. Anche La vita in diretta e Porta a Porta sono stati
azzoppati: al posto di Cristina
Parodi c’era la fiction con Proietti; Bruno Vespa ha attinto invece alle interviste registrate a
monsignor Paglia e Giorgio Albertazzi. Sono sopravvissuti i
telegiornali (con camera fissa),
mentre a salvarsi sono stati so-
lo pochi programmi: in versione ridotta come Linea Notte e
2Next; o in versione integrale,
come il più atteso di tutti: Ballarò con l’intervista a Matteo
Renzi in piedi grazie a una
squadra ridotta di operatori interni.
«L’adesione è stata massiccia, intorno al 95% — ha affermato il segretario nazionale
Snater, Piero Pellegrino —.
Praticamente si sono astenuti
tutti gli operatori di Roma.
L’azienda sta forzando la figura
professionale dell’operatore.
La mansione deve farla l’operatore, ma la Rai la sta affidando
anche ad altre figure professionali. Per questo gli operatori
sono arrabbiati». Spiega: «La
Rai da un anno a questa parte
ha comprato i cosiddetti “zainetti”, che sono telecamere
molto leggere. Così, invece di
utilizzare una squadra di cameramen per la copertura di un
evento, si utilizza uno, al massimo due dipendenti, per lo
più tecnici e non più operatori.
Questo ha fatto arrabbiare i cameramen che rivendicano il loro ruolo e la loro professionalità».
Non è la prima volta che uno
sciopero mette in crisi i palinsesti Rai. Era già successo a dicembre 2010 e l’adesione massiccia fece saltare tutte le dirette, mentre i tg andarono in onda in forma ridotta, senza
servizi audio e video.
Renato Franco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il pacchetto
● Varato il 30
agosto scorso,
il pacchetto
Giustizia mira
a smaltire
i tanti
procedimenti
pendenti
● Fra i
provvedimenti
il divorzio
senza avvocato
e la riduzione
dei termini
feriali
dei tribunali
causa dovrà rimborsare le spese dell’intero processo; le cause
semplici saranno sempre istradate sul binario del rito ordinario; chi non paga volontariamente i propri debiti alla fine
dovrà sborsare molto di più; il
creditore potrà conoscere tutti
i beni del suo debitore, con accesso per il tramite dell’ufficiale giudiziario alle banche dati
pubbliche (anagrafe tributaria,
archivio dei rapporti finanziari). Previste, poi, nuove modalità di pignoramento degli autoveicoli.
Il ministro della Giustizia,
Andrea Orlando, è molto soddisfatto: «Ora abbiamo il primo provvedimento del pacchetto Giustizia che diventa
legge e pone le condizioni per
affrontare l’arretrato civile e
anche per cambiare il processo
civile che affronteremo con la
delega in maniera più organica». Il secondo passo infatti,
dopo l’istruttoria affidata dal
ministro alla commissione
presieduta dal giudice Giuseppe Berruti, sarà quella di coordinare in un disegno organico
gli interventi messi in cantiere.
A proposito delle ferie dei
magistrati, ora si attende l’assemblea generale indetta per
domenica in Cassazione dal-
I debitori
Il creditore potrà
conoscere tutti i beni
di un debitore grazie
anche alle banche dati
l’Associazione nazionale magistrati: «La misura non è punitiva ma è una richiesta di collaborazione per aiutare al Paes e » , d i ce i l re s p o n s a b i l e
Giustizia del Pd, David Ermini.
Al Senato, invece, con margini meno rassicuranti per la
maggioranza, oggi iniziano le
votazioni in commissione sul
testo Buemi emendato dal governo che amplia la responsabilità civile dei magistrati. E
qualche serio grattacapo per il
Pd potrebbe arrivare da un altro ddl di Enrico Buemi (socialista eletto nelle liste dem) che
propone di modificare, in senso garantista, la legge anticorruzione che porta il nome di
Paola Severino.
Dino Martirano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
CRONACHE
Sugli autobus con le guardie armate
Liti con il controllore, aggressioni agli autisti, bande di vandali e colpi di fucile sparati contro i mezzi
Da Brescia e Verona fino a Salerno, scoppia l’allarme sicurezza per le aziende pubbliche di trasporti
Con la pistola
Due vigilantes
in servizio
armato
fotografati ieri
alla stazione
degli autobus
di Bergamo. La
città lombarda
ha deciso
di rafforzare
i controlli
sui passeggeri
in coincidenza
con l’inizio
dell’anno
scolastico:
spesso
i protagonisti
delle
intemperanze
peggiori
sono infatti
giovanissimi
studenti
(Fotogramma)
In Italia
● Valerio
Prignachi
(nella foto)
è il presidente
di Brescia
Mobilità, la
società che ha
deciso di fare
ricorso a un
servizio armato
a bordo dei
suoi mezzi
pubblici
dopo il ripetersi
a distanza
ravvicinata
di aggressioni
al personale
e danneggiamenti
● Brescia
è solo l’ultima
città italiana
in ordine
di tempo
a ricorrere
a misure tanto
drastiche.
In precedenza
avevano
arruolato
vigilantes
le aziende
pubbliche
di Verona,
Salerno,
Bergamo e la
società Trenord
che gestisce
i treni pendolari
che vanno
e vengono
da Milano
Tutto è cominciato con i biglietti non pagati e le liti con il
controllore. Poi si è passati all’aggressione agli autisti, agli
ubriachi che pretendevano di
fare il loro comodo anche nelle
ore di punta tra passeggeri attoniti e impauriti. Si è arrivati
agli autobus presi prima a bottigliate e poi addirittura a colpi
di fucile. Con la gente a bordo.
A quel punto i responsabili di
Brescia Mobilità, la società che
gestisce i trasporti urbani nella
città lombarda, hanno stabilito
che la misura era colma e hanno varato la più drastica delle
misure: i loro pullman viaggeranno scortati a bordo da guardie armate.
Brescia che decide di trasformare i mezzi pubblici nella diligenza di «Ombre rosse» purtroppo non è un caso isolato: è
solo l’ultimo episodio che racconta quale Far West sono divenuti questi luoghi che dovrebbero essere di tutti e invece non
sono di nessuno. Anzi, sono
posti dove detta legge il più forte e il più violento. La decisione
di «blindare» gli autobus con
forme di vigilanza (armata o
no) è già stata adottata a Bergamo, a Verona, a Salerno, sui
convogli di Trenord (l’azienda
che ha in mano i treni pendola-
20
Euro
il costo, all’ora,
per la vigilanza
pagato
a Salerno
500
Le persone
sanzionate
a Bergamo
in un mese
di controlli
ri che vanno e vengono da Milano). Una misura analoga è
stata chiesta dai sindacati a Taranto, dove due giorni fa un autista ha subito l’ennesima aggressione, e caldeggiata a Roma dove i dipendenti dell’Atac
costretti a farsi medicare in
ospedale erano stati 58 nel
2013 e sono diventati 91 nell’anno in corso (dati Federsicurezza).
A Taranto due giorni fa la Cisl ha denunciato una situazione incredibile: spinelli fumati
sui bus nelle ore di punta, sedili sradicati e gettati dai finestrini, autisti presi a pugni alla minima reazione. Ma i problemi
sono ovunque. E alcuni giorni
fa persino un assessore piemontese di Sel ha chiesto corse
riservate ai passeggeri rom,
considerati i più intolleranti e
pericolosi.
Ma come è maturata la decisione di Brescia? «A preoccuparci è stata l’escalation ravvicinata di episodi violenti — spiega Valerio Prignachi, presidente di Brescia Mobilità — e la
necessità di fornire risposte.
Ne abbiamo discusso a lungo,
ci è sembrata la mossa più efficace pensando alla stragrande
maggioranza degli utenti che
pagano il biglietto».
Dicono che spesso i protagonisti delle aggressioni più violente siano giovanissimi. «Vero. E mi domando se abbiano la
consapevolezza di quello che
fanno. Trent’anni fa a nessuno
sarebbe venuto in mente di
prendere a pugni un autista».
La strada su cui si è incamminata Brescia era già stata
battuta, come detto, da altre
città a Nord e Sud. Tra queste
Salerno, dove la linea degli au-
Escalation
Tutto parte dai controlli
su chi non paga il
biglietto. Poi la
situazione degenera
tobus verso Napoli gestita dalla
Sita era divenuta teatro di violenze a catena. «Già le prime
corse del mattino — racconta il
direttore di Sita, Simone Spinosa — sono frequentate da
tossicodipendenti. Il tasso di
evasione del biglietto è altissimo, se il controllore ne chiede
conto si vede mostrare nella
migliore delle ipotesi una carta
d’identità scaduta. Così abbiamo deciso di mettere a bordo
una guardia giurata. Ma abbia-
mo dovuto fermarci per mancanza di fondi. Vedremo di ricominciare a gennaio».
La presenza di uomini armati ha funzionato come deterrente contro vandali e bulli ma
ha anche un suo valore economico. Sui mezzi della Sab,
l’azienda pubblica di trasporti
di Bergamo, dal 15 settembre a
ieri ben 500 passeggeri sono
stati pizzicati senza biglietto.
Ma cosa ha trasformato in
una palestra di soprusi e danneggiamenti dei luoghi che per
antonomasia dovrebbero essere «bene pubblico»?
«Bene pubblico? In Italia
purtroppo questo concetto è al
livello zero — si rammarica
Rocco Ungaro, segretario della
Filt Cgil della Lombardia — .
Non a caso gli episodi di violenza si concentrano nelle periferie urbane, nei luoghi meno
presidiati». «Non voglio giustificare le cause di questo degrado solo con la crisi economica
— prosegue il sindacalista —
però lo stato in cui versano treni e i bus pubblici in tutto il Paese è eloquente: non inducono
certo al rispetto della cosa pubblica».
Claudio Del Frate
@cdelfrate
● Il focus
Il caso Bergamo
«Ora ci insultano
ma non reagiamo»
di Fabio Paravisi
BERGAMO «Biglietto,
prego». Il passeggero che
scende dall’autobus si fruga
nelle tasche, e intanto
scruta con preoccupazione
lo strano controllore che ha
di fronte: giacca militare,
basco e pistola che penzola
dalla cintura. A Bergamo si
fa così: di fronte a una
massa di viaggiatori a
scrocco che scavano un
buco di 400.000 euro
nel suo bilancio e a
intemperanze di teppisti
che aggrediscono i
conducenti, la società di
trasporti Sab ha deciso di
affiancare ai suoi otto
controllori anche due
pattuglie di guardie giurate.
Gli agenti si piazzano di
fronte ai bus e controllano
chi sale e chi scende. E
sono tanti quelli che hanno
le tasche vuote. «Ci dicono
di tutto, tentano di metterci
le mani addosso e gli
stranieri ci danno dei
razzisti — spiega una delle
guardie —. Noi cerchiamo
di mantenere la calma, un
po’ alla volta la gente si
abitua». Per ora il servizio
viene effettuato solo a terra,
lasciando così aperto l’altro
problema, quello delle
aggressioni agli autisti.
«Ogni mese sento dai
colleghi episodi paurosi —
racconta Ivan Moioli,
conducente da 25 anni e
finito in ospedale dopo
essere stato preso a testate
da uno scroccone —.
Di fronte a certi
comportamenti siamo
nella situazione di dover
scegliere se intervenire o
abbassare la testa e far finta
di niente». «Abbiamo visto
che troppi viaggiatori
hanno perso il rispetto per
il bene pubblico e per la
gente che lavora — spiega il
direttore generale della Sab
Valentina Astori —. Le
guardie giurate mi
sembrano una risposta
adeguata».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
CRONACHE
Sanità lombarda
L’intervista
di Maurizio Giannattasio
I cancelli
Alcune famiglie
all’ingresso
di un condominio
dell'Aler, la società
della Regione
Lombardia che
dal 2009 gestisce
le case popolari di
Milano (Newpress)
MILANO Sindaco Giuliano Pisa-
pia, l’ex prefetto Lombardi ha
dichiarato: «Nel 2011 è cambiata l’amministrazione comunale e qualcuno della
giunta disse anche che occupare non è reato. Non fu un
buon messaggio». Qual è la
posizione ufficiale del Comune sulle occupazioni abusive?
«Noi siamo sempre stati
chiari: siamo contro ogni occupazione abusiva sia perché è un
reato sia perché chi occupa illegalmente una casa la toglie a
chi ne ha diritto».
A Lombardi che replica?
«A Lombardi rispondo dicendo basta strumentalizzazioni. Si cerca ancora una volta di
nascondere il disastro di Aler e
di scaricare su altri la responsabilità di una situazione drammatica. La verità è semplice: le
case popolari di Milano sono
gestite dal 2009 da Aler che è
una società della Regione, di
cui l’ex prefetto è il presidente».
Tutta colpa dell’Aler?
«Malgrado i nostri tentativi,
Aler ha continuato a non dare
risposte alle richeste degli inquilini. L’unico modo per ripristinare la legalità e tutelare chi
abita nelle case popolari era
quello di cambiare gestione. E
lo abbiamo fatto: dal primo dicembre la gestione delle 28 mila case del Comune passerà direttamente a noi attraverso una
società partecipata che ha già
dato prova di essere efficiente e
attenta ai problemi dei cittadini».
L’accusa che vi viene mossa
❞
Niente tolleranza
La mia giunta non è mai
stata tollerante. Però
meglio la prevenzione
della repressione
è di non aver messo a disposizione gli assistenti sociali
rendendo così vani gli sgomberi.
«È del tutto infondata. Noi
mettiamo a disposizione assistenti sociali per gli sgomberi
programmati che si occupano
anche della sistemazione dei
minori».
Siete stati eletti nel 2011.
Perché aspettare così tanto
tempo prima di cambiare rotta?
«Da quando sono sindaco,
ho sempre sollevato in tutte le
sedi il problema dell’emergenza abitativa a Milano e nel Paese. Il 12 settembre 2013 nel primo incontro del Comitato dell’Ordine e Sicurezza con l’attuale prefetto, che ha sostituito
proprio Lombardi, ho chiesto
con forza di intervenire sulle
occupazioni abusive. In seguito
a questa richiesta, è stato riattivato il tavolo settimanale per
contrastarle. Non c’è mai stato
alcun tipo di “tolleranza” da
parte nostra».
Come pensate di poter gestire 30mila case in soli tre
mesi?
«È una grande sfida, ma vogliamo dimostrare concretamente, con i fatti, che si può fare meglio, che si può gestire
onestamente e con efficienza
lo straordinario patrimonio
edilizio che è frutto della migliore tradizione di Milano,
quella solidale».
Cosa metterete in campo
contro le occupazioni abusive? Salvini ha chiesto l’utilizzo dell’esercito. Voi che fare-
19
«Pronti a schierare i vigilantes
Così si ferma il racket delle case»
Milano, il sindaco Pisapia: le occupazioni abusive penalizzano i più deboli
Chi è
● Giuliano
Pisapia
65 anni,
avvocato, ex
deputato, dal
2011 è sindaco
di Milano
te: i vigili? I vigilantes privati?
Le telecamere?
«Salvini dovrebbe protestare
contro la Regione guidata da
Maroni e governata dalla Lega
negli ultimi 15 anni. Ricordo
che l’assessore regionale alla
casa nella scorsa giunta è stato
arrestato e rinviato a giudizio
per collusioni con la ‘ndrangheta. È la Regione ad aver nominato i vertici di Aler passati e
presenti. Non appena inizierà
la nuova gestione si opererà sia
sulla prevenzione che sulla repressione dell’illegalità».
Esercito?
«No, l’esercito ha un’altra
professionalità. Per prima cosa
rimetteremo i portieri negli
stabili che sono il primo presidio di legalità e che possono
segnalare subito i problemi;
coinvolgeremo i comitati degli
inquilini che sono vittime del
racket, rinforzeremo la sorveglianza con gli istituti di vigilanza e le telecamere. Certo
non faremo miracoli ma sono
convinto che la situazione migliorerà e che il contrasto all’illegalità produrrà i suoi frutti».
Non è che in passato avete
chiuso un occhio sulle occupazioni abusive ritenendolo
più un reato sociale che penale?
«Legalità e rispetto sono
punti cardine della mia amministrazione. Poi, è evidente che
vi sono risvolti anche di carattere sociale. Ma ciò non ha nulla a che vedere con la tolleranza
in presenza di situazioni illega-
li. Anche perché, ripeto, chi occupa una casa abusivamente la
toglie a chi ne ha diritto e che si
trova in una situazione ancora
peggiore. Contro il racket delle
occupazioni la risposta deve
essere ferma e incisiva. Bisogna punire il racket e aiutare
chi ha bisogno».
Il governo ha chiesto a prefetti e sindaci di impegnarsi
di più sulle occupazioni. Cosa
chiedete voi al governo?
«Chiediamo di impegnarsi
su un terreno, quello dello casa, che è esplosivo in tutta Italia. C’è il rischio che salti quel
che rimane della pace sociale,
sarebbe un dramma. Aiuti chi
affronta una situazione difficilissima».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
1278
Le occupazioni
sgomberate
in flagranza o
riuscite a Milano da gennaio
324
Gli italiani
che hanno
occupato case;
gli stranieri
sono stati 954
Corruzione,
San Raffaele
patteggia
10 milioni
MILANO In attesa di arrivare a
una sentenza di primo grado
nel processo alle persone, l’inchiesta Maugeri-San Raffaele
aggiunge altre fiches pesanti
alle somme sinora recuperate a
favore dello Stato: ai 17 milioni
sborsati un anno fa dalla Fondazione Maugeri, ieri si è infatti aggiunto il patteggiamento
della Fondazione San Raffaele
Monte Tabor valso 1 milione di
euro di sanzione pecuniaria e
altri 9 milioni confiscati come
provento della corruzione della
Regione Lombardia negli anni
della presidenza dell’ex pdl e
oggi senatore alfaniano Roberto Formigoni.
La Fondazione San Raffaele
era imputata come persona
giuridica in base alla legge 231
del 2001 sulla responsabilità
amministrativa degli enti per i
reati commessi dai propri vertici e dipendenti nell’interesse
aziendale. A monte, cioè, c’era
il capo di imputazione che negli ex presidente e vicepresidente della Fondazione San
Raffaele, don Luigi Verzé e Mario Cal, uno morto il 31 dicembre 2011 e l’altro suicida il 18 luglio 2011, individuava i vertici
che «dal 2002 al 2011» si sarebbero «accordati per corrispondere negli anni ingenti somme
di denaro, non inferiori a 9 milioni, all’intermediario Pierangelo Daccò e a Roberto Formigoni per l’adozione, in violazione di legge, di provvedimenti
Don Verzé e Cal
La Fondazione
concorda la pena sulle
condotte imputate agli
scomparsi Verzé e Cal
amministrativi della giunta regionale Formigoni diretti a
procurare al San Raffaele indebiti vantaggi».
Quali? «Una “protezione globale” nella remunerazione delle funzioni non tariffabili, nel
finanziamento di progetti non
profit, e nella comunicazione
di informazioni riservate sulla
politica sanitaria in Regione».
La pena, concordata dai pm
Laura Pedio e Antonio Pastore
con la curatela fallimentare
della Fondazione (dunque preacquisto del gruppo Rotelli)
rappresentata dall’avvocato
Giovanni Accinni, è stata ratificata ieri dal giudice Alessandro
Santangelo, così come il giudice Andrea Ghinetti aveva fatto
un anno fa nel patteggiamento
della Fondazione Maugeri per 1
milione di sanzione pecuniaria
e 16 milioni di confisca.
Non sempre, però, i patteggiamenti fioriscono: ieri, infatti, la X sezione del Tribunale
presieduta da Gaetano La Rocca ha respinto per la seconda
volta (dopo già il gip Fabrizio
Vanore) la richiesta di patteggiamento avanzata dall’avvocato Fabrizio Magrì, coimputato
dell’ex direttore generale di
«Infrastrutture Lombarde»
Antonio Rognoni nell’inchiesta
sulle contestate turbative d’asta
nell’assegnazione dei servizi legali: 1 anno e 11 mesi (uno più
della prima proposta), con
confisca di 226.000 euro, è stata ritenuta dal giudice pena
non congrua per Magrì, per il
quale il processo ordinario ripartirà l’11 novembre.
Luigi Ferrarella
[email protected]
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20
Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
Il caso
di Sergio Rizzo
CRONACHE
21
Protezione civile condannata a pagare
per il mancato G8 alla Maddalena
Senza soldi per combattere le emergenze, dovrà versare 39 milioni alla società Mita
3
Milioni
Il denaro
presente
nelle casse
della
Protezione
civile
400
Milioni
Il denaro
pubblico
speso per
la costruzione
delle opere
per il G8 della
Maddalena
27
Mila I metri
quadrati di
edifici realizzati
per l’evento del
luglio 2009 alla
Maddalena,
poi spostato
a L’Aquila
In cassa, la Protezione civile
ha tre milioni. Anzi, li aveva
prima delle alluvioni di ottobre. Mentre scriviamo di sicuro
non li ha più. Il suo capo Franco Gabrielli si sgola ripetendo
che dal 2011 le risorse sono state ridotte al lumicino, mentre
avrebbe bisogno almeno di 300
milioni l’anno. Tutto inutile.
Dieci giorni fa, in compenso,
un collegio arbitrale presieduto da Franco Gaetano Scoca ha
deciso che la Protezione civile
deve pagare 39 milioni alla società Mita resort di Andrea
Donà dalle Rose ed Emma Marcegaglia, ex presidente della
Confindustria: nominata nella
scorsa primavera presidente
dell’Eni, ironia della sorte, dal
governo con cui era in causa.
Ma perché mai Gabrielli, che
non ha un euro per combattere
il fango, dovrebbe dare tutti
quei soldi a una società che gestisce lussuose residenze posseduta per metà da un imprenditore che è anche manager
pubblico? Semplice: sono i
danni che Mita resort avrebbe
subito in termini di mancati
guadagni a causa della bonifica
mai completata dello specchio
di mare antistante all’ex Arsenale della Maddalena.
E il capo della Protezione civile si dovrebbe persino leccare
i baffi, visto che la richiesta iniziale era addirittura di 210 milioni.
L’avvocatura dello Stato ha
ovviamente deciso di impugnare il lodo. Ma comunque
vada a finire, questa storia è un
altro pezzetto dell’eredità ammorbante di quel bluff del G8
in Sardegna capace di regalare
alla Maddalena un cimitero di
ferro e cemento disabitato da
cinque anni che il mare sta divorando.
Ricordiamo com’è andata.
Per organizzarlo su quell’isola
meravigliosa non si badò a
spese. In un baleno il conto arrivò a 400 milioni, con appalti
maggiorati del 60 per cento a
causa dell’urgenza e di vari di-
Il «bando sartoriale», come
l’ha definito su Repubblica
Carlo Bonini, fu aggiudicato all’unico partecipante: Mita resort, appunto, presieduta allora da Emma Marcegaglia. Che
oltre a essere presidente della
Confindustria era anche in affari con una società statale, Ita-
lia turismo del gruppo Sviluppo Italia, nonché con i «patrioti» (definizione di Berlusconi)
che avrebbero dovuto salvare
l’Alitalia.
Quattrocento milioni letteralmente buttati dalla finestra.
La decisione del premier Silvio
Berlusconi di spostare il G8
Allerta maltempo
I danni
Ad Andrea Donà dalle
Rose ed Emma
Marcegaglia i danni per
i «mancati guadagni»
sagi, assegnati alle ditte della
Cricca specializzate nell’accaparrarsi i lavori dei Grandi
eventi gestiti dalla Protezione
civile dell’allora onnipotente
Guido Bertolaso. Nel vecchio
Arsenale venne realizzata una
struttura alberghiera di lusso
che avrebbe dovuto ospitare
per il G8 i potenti della Terra.
Sarebbe stata una propaganda
formidabile per il suo impiego
successivo come resort e yacht
club, da assegnare in concessione trentennale ai privati.
Nubifragi e allagamenti
dalla Liguria alle isole
Maltempo su tutta Italia. E si
moltiplicano gli avvisi di allerta. Per
Liguria e Toscana, dove in alcune zone
è scattato il livello più alto. Poi per
Piemonte, Lombardia, zone tirreniche
e isole. Allagamenti nell’Imperiese
( foto Ansa) e scuole chiuse in Liguria
e Maremma. © RIPRODUZIONE RISERVATA
dalla Maddalena all’Aquila
sconvolse lo scenario. La concessione venne rinegoziata e
allungata di altri dieci anni,
fermo restando però l’impegno a realizzare le bonifiche
dell’area marina destinata a
ospitare lo yacht club. Dove
c’era di tutto, dal mercurio agli
idrocarburi pesanti. Peccato
che quelle bonifiche non siano
mai state completate, e che addirittura l’operazione abbia
provocato, secondo la magistratura di Tempio Pausania
che ha indagato 17 persone,
danni ambientali ancora più
gravi.
Vero è che questo non ha impedito l’organizzazione delle
regate della Luis Vuitton World
series, round della Coppa America di vela. Proprio lì in quell’acqua avvelenata e sempre
con i soldi della vecchia Protezione civile. Ma nemmeno ha
impedito che sulla faccenda si
abbattesse un diluvio di carte
bollate. Con lo Stato che cercava di tirare in ballo la Regione
Sardegna e la Regione che faceva di tutto per divincolarsi.
E intanto che litigavano,
l’hanno avuta vinta i privati. I
quali vengono pure liberati
dalla concessione, col risultato
che lo spettrale resort di lusso
dovrà essere preso in carico dal
suo proprietario, la Regione
Sardegna. Buona fortuna al governatore Francesco Pigliaru.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
DAL 3 AL 9 NOVEMBRE
I GIORNI DELLA RICERCA
®
SOTTO L’ALTO PATRONATO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
TORNANO I GIORNI DELLA RICERCA®:
TANTI APPUNTAMENTI DIVERSI PER CONOSCERE I PROGRESSI DELLA RICERCA
SUL CANCRO E SOSTENERE IL LAVORO DEI RICERCATORI.
Lorenzo, 17 anni fa
è guarito dal cancro.
Scopri la sua storia
e tante altre su airc.it.
CONTRO IL CANCRO,
IO CI SONO.
Donatori, volontari, ricercatori: ci sono migliaia di persone che insieme,
ogni giorno, sostengono la ricerca. Perché sanno che, soltanto uniti,
potremo rendere il cancro sempre più curabile.
CERIMONIA
AL QUIRINALE
AIRC ENTRA
NELLE SCUOLE
I CIOCCOLATINI
DELLA RICERCA
6 NOVEMBRE
5 E 6 NOVEMBRE
8 NOVEMBRE
I Giorni della Ricerca®
si aprono con una cerimonia
al Palazzo del Quirinale.
In questa occasione il Presidente
della Repubblica, alla presenza
delle più alte cariche dello Stato,
del mondo della ricerca
e della cultura, consegna
i premi AIRC “Credere nella ricerca”
e biennale FIRC “Guido Venosta”.
Anche quest’anno
i ricercatori AIRC
incontrano gli studenti
di oltre 50 scuole secondarie
per renderli partecipi
dei progressi della ricerca
e condividere con loro
la passione con cui affrontano
le sfide di ogni giorno.
In 600 piazze
migliaia di volontari AIRC
distribuiscono una speciale
confezione di cioccolatini Lindt
per sostenere il lavoro
dei ricercatori.
Da lunedì 10 novembre,
la distribuzione prosegue
in oltre 1.600 filiali UBI Banca.
LA RAI
PER AIRC
INCONTRI
NELLE UNIVERSITÀ
UN GOL
PER LA RICERCA
DAL 3 AL 9 NOVEMBRE
5 NOVEMBRE
8 E 9 NOVEMBRE
Per una settimana
le trasmissioni televisive
e radiofoniche RAI
raccontano al pubblico
i risultati ottenuti nella cura
del cancro e le nuove sfide
sulle quali stanno lavorando
migliaia di ricercatori.
AIRC organizza quattro Incontri,
in collaborazione con
le Università di Bari, Ferrara,
Firenze e Trento,
per raccontare agli studenti
delle discipline scientifiche
le nuove frontiere della ricerca
e le storie dei suoi protagonisti.
I grandi campioni
del calcio italiano invitano
i loro tifosi a sostenere
i giovani talenti della ricerca.
Anche la Nazionale italiana
sarà al fianco di AIRC
in occasione della partita
del 16 novembre.
PER INFORMAZIONI E DONAZIONI: 800.350.350 - WWW.AIRC.IT - CCP 307272
PARTNER ISTITUZIONALI
PARTNER “UN GOL PER LA RICERCA”
Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
22
ESTETISTA
PROFESSIONISTA
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
L‘analisi
di Danilo Taino
CRONACHE
Sempre meno poveri
Ma la crisi minaccia
l’obiettivo «miseria zero»
Calo dal 43 al 15% di chi vive con 1,25 dollari al giorno
1,01
miliardi
Quanti vivono
al di sotto
della soglia
di povertà
(cioè con meno
di 1,25 dollari
al giorno)
Negli ultimi trent’anni Quanti si trovano in povertà estrema
2,25
2
Miliardi di persone
I dati
1,75
1,5
1,94 1,86
43
55%
1,92 1,95
1,77
1,74 1,75
39
35
36
1,25
45%
1,37
35
30
1
50%
1,63
29
21
0,5
La quota della
popolazione
dell’India che
vive al di sotto
della soglia
di povertà
(con meno
di 1,25 dollari
al giorno)
30%
25%
19
15
0,25
20%
15%
10%
0
1981 1984 1987 1990 1993 1996 1999 2002 2005 2008 2011
Fonte: «Ending extreme poverty» - Banca mondiale
30%
35%
1,01
26
0,75
40%
1,25
Percentuale sulla popolazione
La bellissima notizia è che la
povertà estrema è in ritirata su
tutta la linea. A essere sinceri,
non è una notizia freschissima:
i Millennium Goal delle Nazioni Unite si proponevano di dimezzarla entro il 2015 (rispetto
ai livelli del 1990) e l’obiettivo è
stato raggiunto con cinque anni di anticipo, nel 2010. E, lo
scorso ottobre, la Banca mondiale ha pubblicato nuove stime, sempre riferite al numero
di persone che nel mondo vive
con meno di 1,25 dollari al giorno (a parità di potere d’acquisto, cioè relativizzati al costo
della vita) e ha rivelato dati ancora più straordinari: tra il 1990
e il 2011, il numero di estremamente poveri è crollato da oltre
un miliardo e 250 milioni a 250
milioni, nonostante l’incremento demografico; si è cioè
scesi dal 43 al 15% della popolazione mondiale.
Si tratta della maggiore riduzione della povertà mai registrata. Sorprendente. Il risultato è da attribuire alla crescita
economica straordinaria che
ha investito i Paesi in via di sviluppo negli scorsi 25 anni: è il
vero trionfo di quel fenomeno
spesso incompreso che si usa
chiamare globalizzazione,
qualcosa che in Occidente ha
molto spaventato — e continua
a spaventare — ma che ha consentito a decine di economie di
emergere.
In concreto, la caduta delle
barriere agli investimenti e al
commercio internazionale indotta dalla fine della Guerra
Fredda ha significato che numerosi Paesi sono entrati nel
mercato globale delle merci e
della finanza. La Cina, che ha
iniziato il processo di apertura
alla fine degli anni Settanta, e
l’India, che ha liberalizzato agli
inizi dei Novanta, sono gli
esempi di maggiore successo
nella riduzione della povertà:
insieme, 232 milioni strappati
alla miseria solo tra il 2008 e il
2011, dice la Banca mondiale.
d’Arco
Ma anche altri Paesi, in Asia,
Africa e Sudamerica, hanno
preso la stessa strada.
Le belle notizie tendono ad
alimentare la speranza. Infatti,
le Nazioni Unite puntano ora
all’eliminazione completa della
povertà estrema su tutto il pianeta. All’Assemblea generale
dell’Onu del prossimo autunno, verranno adottati nuovi
Obiettivi del Millennio — per il
dopo 2015. Una discussione
globale, accesa e non priva di
scontri, è in corso per arrivare a
stabilirli (global conversation,
viene chiamata) ma un obiettivo certo è l’azzeramento della
povertà entro il 2030.
È a questo punto che le noti-
415
Milioni Quanti
sono i poveri
nell’Africa subsahariana.
Nell’Asia del
Sud in 399
milioni vivono
con 1,25 dollari
al giorno
23
Genova
zie cessano però di essere solo
positive. Se la globalizzazione e
l’apertura delle economie sono
state le chiavi dei successi degli
scorsi 25 anni, ci si inizia a interrogare su cosa invece accadrà nel prossimo quindicennio, di fronte a una globalizzazione in frenata, se non in arret r a m e n to . I l c o m m e r c i o
mondiale, per dire, quest’anno
crescerà solo del 3,1% e forse
del 4% nel 2015: livelli non paragonabili a quelli a due cifre
degli anni scorsi. Il sistema finanziario, che ha spinto gli investimenti ad attraversare le
frontiere, sta per molti versi
tornando più nazionale, comunque meno globale, dopo la
Grande Crisi. Il grande fenomeno che ha dato il nome alla
crescita impetuosa dei Paesi
emergenti fino a un paio d’anni
fa, Bric — Brasile, India, Russia, Cina — sta sfaldandosi:
Brasile e Russia di fatto hanno
bloccato la loro crescita, l’India
è alle prese con un serio rallentamento (anche se ha prospettive buone), la stessa Cina sta
cambiando modello di sviluppo e, nel processo, rallenta al
punto che la sua crescita tende
a scendere sotto al 7% annuo.
Niente di drammatico: potrebbe trattarsi di un rallentamento ciclico. Se su di esso, però, si agganceranno le tensioni
geopolitiche del Medio Oriente
e quelle tra Russia e Ucraina, il
quadro potrebbe diventare
davvero negativo per i poveri
della terra: i venti di guerra
spingono sempre le economie
a chiudersi.
Insomma, un mondo a zero
povertà è a portata di mano. Ma
non è affatto scontato.
@danilotaino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Proteste annunciate
e rischio sicurezza:
annullato l’incontro
con Oscar Farinetti
Non è un buon momento per
Oscar Farinetti. La Fondazione
Edoardo Garrone, che
organizza a Genova incontri
con imprenditori e personalità
della cultura sotto il titolo
«L’Italia s’è desta?», ha
annullato quello previsto
stasera con il fondatore di
Eataly «per motivi di
sicurezza». La Fondazione
informa di «aver ricevuto da
fonti ufficiali segnalazioni di
probabili attività di
contestazione nei confronti di
Oscar Farinetti», quindi «si è
ritenuto opportuno cancellare
l’evento per garantire la
sicurezza dell’ospite e del
pubblico in sala». Farinetti è
spesso a Genova, dove ha
aperto nel Porto Antico un
ristorante-mercato di Eataly.
Nei giorni scorsi
l’imprenditore si era
dichiarato così amareggiato
dalle accuse dei sindacati dei
Cobas dopo il licenziamento di
due dipendenti da aver
pensato «a lasciare l’Italia e
investire all’estero». La
settimana scorsa nella sede di
Eataly a Roma un ex
dipendente, ha accoltellato un
cuoco e un addetto alla
sicurezza. Questa volta a
mobilitarsi è un gruppo
organizzato su Facebook con il
come «sciopero sociale».
Slogan: «Contestiamo Farinetti
#noprecarietà#bastasfruttame
nto».
Erika Dellacasa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
24
Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
CRONACHE
Gianotti, è italiana la prima donna a capo del Cern
25
New York
La nomina in soli 15 minuti. La scienziata del bosone di Higgs informata da un sms: «Già fatto?»
Hanno impiegato 15 minuti
a scegliere Fabiola Gianotti come prossimo direttore generale del Cern di Ginevra. «Già fatto?» ha commentato lei, quasi
incredula, quando le è arrivata
la notizia via sms.
Non ci sono state molte discussioni sulle altre candidature: l’olandese Frank Linde, direttore del Nikhef, e il britannico Terry Wyatt dell’Università
di Manchester. Fabiola Gianotti è la prima donna alla guida
del più importante laboratorio
di ricerca nucleare esistente al
mondo. Entrerà in carica dal
primo gennaio 2016. Nel suo
futuro ci sarà il potenziamento
del super acceleratore Lhc e lo
scandaglio in profondità della
montagna di dati finora raccolti dai quali è già emersa la scoperta del bosone di Higgs che
ha meritato il Premio Nobel
per la fisica. Ma sono attesi altri
importanti risultati, che potrebbero aprire la porta a una
nuova fisica.
«L’elezione della Gianotti
conferma come i talenti italiani
siano in grado di competere
sulla scena internazionale», ha
commentato il presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano. «Accogliamo con gioia immensa l’elezione di Fabiola
Gianotti al vertice del grande
laboratorio — dice Fernando
Ferroni, presidente dell’Istituto
nazionale di fisica nucleare —
che così sarà ora diretto da
un’italiana, figlia della nostra
scuola. Dimostrando la sua vitalità e visibilità a livello globale. Per l’Italia è un riconoscimento straordinario».
La nomina di Fabiola Gianotti è avvenuta da parte di un
comitato internazionale costituito apposta. Dal 2009 la dire-
●
La parola
CERN
Il Cern (Conseil Européen
pour la Recherche
Nucléaire) è il più grande
laboratorio al mondo
di fisica delle particelle. Si
trova al confine tra Svizzera
e Francia alla periferia
di Ginevra. Ne fanno parte
21 Stati membri
zione del Cern era stata del fisico tedesco Rolf-Dieter Heuer,
affiancato dal direttore della ricerca e del computing Sergio
Bertulucci.
La scienziata italiana è autrice di 500 pubblicazioni e fa
parte del Scientific Advisory
Board del segretario generale
dell’Onu Ban Ki-moon. Ma i
tanti incarichi non l’hanno mai
allontanata dalla ricerca nel
suo mondo delle particelle elementari, entusiasmando con la
sua semplicità chi la incontra.
G. Cap.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Moratti
all’Onu:
sì alla finanza
sociale
DAL NOSTRO INVIATO
Chi è
● Fabiola
Gianotti,
romana,
52 anni, è fra
i protagonisti
indiscussi
della fisica
contemporanea. Figlia
di un geologo
piemontese e
di una letterata
siciliana,
Gianotti
si è laureata
in fisica subnucleare
all’Università
di Milano.
Lavora al Cern
dal 1994, dove
è fisico
di ricerca
del Physics
Department.
È coordinatrice
di Atlas,
considerato
il più grande
esperimento
scientifico
mai realizzato
● Il 4 luglio
2012 ha
annunciato
la scoperta
del bosone
di Higgs.
Annuncio
fatto con Peter
Higgs, padre
della teoria
sulla «particella
che permea
l’universo».
La scoperta è
stata premiata
con il Nobel
● Il 26 febbraio
2009 il
presidente
Giorgio
Napolitano
l’ha nominata
Commendatore della
Repubblica.
La rivista Time
l’ha collocata
nel 2012
al quinto
posto nella
graduatoria
di «Persona
dell’anno» e
per Forbes è fra
le 100 donne
più potenti
del mondo
In laboratorio Fabiola Gianotti, 52 anni, è nata a Roma, si è laureata in fisica nucleare all’Università Statale di Milano (foto di Claudia Marcelloni / Cern)
Signora delle particelle
Il sogno di ballare alla Scala
e l’amore per il pianoforte
«Esploro l’infinita bellezza
della musica della scienza»
«Sognavo di diventare una
ballerina del teatro Bolshoi o
della Scala. Mi attirava danzare,
disegnare figure nell’aria, ma
ero anche una bimba curiosa,
cercavo mondi nella fantasia. E
così arrivai alla scienza».
Fabiola Gianotti, protagonista della scoperta del bosone di
Higgs, la famosa «particella di
Dio», ha appena ricevuto la notizia della nomina a direttore
generale del Cern di Ginevra.
«È capitato tutto all’improvviso
e la giornata è diventata frenetica». Ma la voce è sempre calda, le parole veloci: «Avrò molto lavoro da fare», dice, come
se dovesse affrontare uno dei
tanti normali compiti che già
affollano la sua agenda quotidiana.
Il Cern, il laboratorio europeo di ricerca nucleare, è oggi
il luogo più importante al mondo per indagare la natura e,
grazie al super acceleratore
Large Hadron Collider, per volare in quel nuovo mondo inseguito da bambina. «Studiavo e
leggevo la biografia di Marie
Curie e la sua passione, la sua
dedizione mi hanno contagiato
portandomi a studiare fisica».
Da allora ha dedicato la vita alla
ricerca. Fabiola Gianotti, 52 anni, romana d’origine, si è for-
mata all’Università Statale di
Milano e vent’anni fa, scienziata dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, è entrata al Cern
studiando alcune parti del superacceleratore con il quale
avrebbe più tardi lavorato.
Quando guidava l’esperimento Atlas era a capo di tremila ricercatori di ogni nazionalità. «La fisica al Cern ti porta
a vivere in una dimensione
umana straordinaria senza differenze di sesso, età, nazionalità. Qui ci si misura con le capacità che si è in grado di esprimere e per certi aspetti potrei
dire che al Cern la scienza è
donna, perché ognuna di noi
gode delle stesse opportunità,
senza timori, in un confronto
di cultura e valori individuali
che forse non ha pari altrove.
Bisogna solo credere e vivere fino in fondo ciò che abbiamo
scelto».
E con questa consapevolezza
guarda con entusiasmo al futuro. «So di avere davanti prove
difficili da affrontare, dovrò
compiere scelte ardue, ma sogno di mantenere il Cern al vertice dell’eccellenza scientifica
mondiale. La fisica fornisce basi della conoscenza che possono trasformarsi in tecnologie
preziose. Chi pensa che la fisica
quantistica sia presente nelle
telecomunicazioni per codificarle, ad esempio, oppure che
nel Gps ci sia l’applicazione
della teoria della relatività di
Einstein? Eppure è così. Lo
stesso Web è nato al Cern».
Quando racconta le sue ricerche, Fabiola usa con disinvoltura la parola «bellezza» per
comunicare il fascino delle dimensioni che esplora con la
mente. «La nuova fisica è un
giardino incantato», spiega facendo scivolare le parole verso
le altre passioni che l’accompagnano. Ha un unico rammarico: la sfida di cui è stata protagonista l’ha allontanata un po’
dalla musica, dall’amato piano-
Con il Nobel Il fisico britannico Peter
Higgs con Fabiola Gianotti nella sede
del Cern, vicino a Ginevra (Balibouse)
In Svizzera Fabiola Gianotti nei
laboratori del Cern di Meyrin dove
ha iniziato a lavorare nel 1994
forte. «Le note di Schubert, il
mio autore preferito, mi riempivano l’animo. Ora il mio tempo è tutto nella musica della
nuova fisica».
«Non so se riuscirò a eguagliare i grandi italiani che mi
hanno preceduto alla guida del
Cern: Edoardo Amaldi, che ne è
stato uno dei fondatori; Carlo
Rubbia, che qui ha conquistato
il Nobel; Luciano Maiani, che
ha dato il via alla costruzione
del nuovo acceleratore Lhc. Avverto la grande responsabilità
del mio compito, il prestigio
che l’accompagna, ma non sono preoccupata e sono cosciente della modestia con la
quale devo guardare al mio impegno. Qui si può far progredire la scienza, ma il Cern ha anche valore come luogo di educazione, e come laboratorio di
straordinaria interazione sociale nella quale il concetto di
pace è alla base dello studio,
della convivenza e dell’esplorazione».
Fabiola Gianotti ha conquistato la copertina del settimanale americano Time come
donna dell’anno, la rivista Forbes l’ha inclusa tra le cento
donne più influenti del mondo, il suo nome è di prestigio
in tanti comitati internazionali, e numerosi sono i riconoscimenti attribuiti al suo lavoro.
Lei sorride e accompagna le
parole verso l’amore per la fisica ricordando con orgoglio di
appartenere a una preziosa tradizione italiana che con Enrico
Fermi ha avuto il suo caposcuola.
Giovanni Caprara
© RIPRODUZIONE RISERVATA
❞
Parità
Al Cern
la scienza
è donna:
ognuna
di noi gode
delle stesse
opportunità
senza
timori
❞
L’eredità
Non so se
riuscirò ad
eguagliare
i grandi
italiani che
mi hanno
preceduta,
da Amaldi
a Rubbia
NEW YORK «Nel mondo c’è un
bisogno crescente di politiche
sociali, ma gli Stati hanno problemi di bilancio sempre più
stringenti mentre le istituzioni
multilaterali come la Banca
Mondiale hanno possibilità
d’intervento limitate. Nei Paesi
industrializzati, soprattutto
Gran Bretagna e Stati Uniti, si
stanno sperimentando formule innovative in vari campi —
dalla dispersione scolastica al
reinserimento sociale degli ex
detenuti — promosse da soggetti privati, filantropici e non,
che usano strumenti finanziari
nuovi come i “social impact
bond”. Questo modello va sperimentato anche nei Paesi in
via di sviluppo: è importante
che l’Onu abbia portato per la
prima volta al suo interno la
discussione sulla finanza sociale». Letizia Moratti (sopra),
intervenuta ieri alla conferenza
delle Nazioni Unite su questi
nuovi strumenti finanziari
nella sua veste di fondatrice
della Fondazione San Patrignano, spiega il significato di questo primo confronto che apre
la strada alla definizione di
nuove politiche di sviluppo
economico e sociale soprattutto per i Paesi più arretrati. È
ormai tempo di definire programmi d’intervento per la
fase successiva a quella dei
«Millennium Goals» fissati nel
2000. Obiettivi per i quali era
stata prevista una scadenza a
fine 2015, centrati solo in parte
a causa di ostacoli di vario
tipo. Ora serve una nuova
agenda con interventi capaci di
scavalcare quegli ostacoli. La
conferenza di ieri, organizzata
per iniziativa dell’ambasciatore
italiano Sebastiano Cardi e alla
quale hanno partecipato anche
Susana Malcorra, capo di gabinetto del segretario generale
dell’Onu, Ban Ki-moon, e vari
altri dirigenti dell’Onu, delle
organizzazioni inglesi, filippine e canadesi impegnate su
questo fronte, è servita ad avviare questa riflessione. Con la
collaborazione anche di un
rappresentante dell’Ubs, la
banca più impegnata, insieme
all’americana Goldman Sachs,
in questo nuovo tipo di finanza. «Bisogna lavorare sui Paesi
emergenti che hanno bisogno
di strumenti diversi come i
“social development bonds”»
spiega Moratti. «Anche qui si
cominciano a vedere esperimenti interessanti, soprattutto
in Uganda, Pakistan, Swaziland e Mozambico. Esperienze-pilota alle quali bisogna
dare sostanza con un impegno
internazionale. Il G-20 ha già
inserito la finanza sociale nella
sua agenda dei lavori in Australia, la prossima settimana,
e in Turchia tra un anno. Ora
tocca all’Onu: c’è un anno di
tempo per definire un nuovo
modello di collaborazione tra
imprese, ong, governi e istituzioni multilaterali».
Massimo Gaggi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
CRONACHE
27
I magnifici otto
Piazza Duomo
Da Vittorio
Dal Pescatore
Le Calandre
Lo chef Enrico Crippa
ad Alba, nel Cuneese,
confermato tre stelle
Gli chef Enrico
e Roberto Cerea
a Brusaporto (Bg)
La chef Nadia Santini
a Canneto Sull’Oglio
(Mantova)
Lo chef Massimiliano
Alajmo a Rubano (Pd),
confermato tre stelle
Nel 1956 l’Italia della Guida
Rossa andava dalle Alpi a Siena. Nel 1956 venivano illustrate
formalità di ingresso in Italia,
gli orari delle dogane e i prezzi
della benzina. Nel 1956 si segnalavano gli hotel con il riscaldamento e l’acqua corrente
(solo fredda, in molti casi). La
Michelin festeggia la Guida
d’Italia numero 60 indicando
Spa, Wifi, metropolitana più
vicina. E, novità, diventa social
sbarcando nel rutilante e spesso futile — come hanno dimostrato i rumors sul declassamento di Carlo Cracco per eccesso di protagonismo, smentiti nei fatti — mondo della
rete.
Un ingresso in grande stile
con una app che fornirà, gratuitamente, le stesse informazioni su alberghi e ristoranti
della Guida. Una specie di Trip
Advisor di lusso, con una fondamentale differenza: si potrà
interagire, suggerendo, commentando, ma senza cambiare
il giudizio che rimarrà prerogativa dei famosi ispettori guidati
dal misterioso Sergio Lovrinovich che concede pochissimo
di sé, curriculum e piatto preferito a parte: pisarei e fasò.
La Michelin continua a seguire l’evoluzione del mondo e
del Paese. Sessant’anni fa, nell’Italia del boom economico
con un benessere diffuso nasceva il turismo di massa. Presentando l’edizione 2015, in
tempi difficili, Michael Ellis,
direttore internazionale delle
Guide, dopo il numero degli
stellati — 332, otto con tre,
confermati, trentanove con
due, duecentottantacinque con
una: tre in più del 2014 — elenca i ristoranti che offrono un
pasto completo a meno di 25
euro, 1.330, di questi 163 Bib
Gourmand e 16 stellati (a pranzo, ma vuol pur dire qualcosa).
Siamo passati dal boom alla
crisi che colpisce soprattutto la
fascia media dei ristoranti,
Domani lo speciale
Le cinquantenni
di «Beauty»
Non più ansiose di inseguire la
propria identità, pronte a una
nuova partenza con
concretezza e un po’ di ironia,
anche nel campo della
bellezza. Il
numero dello
speciale Beauty
(domani in
edicola gratis
con il Corriere)
mette in primo
piano le scelte
delle
cinquantenni
di oggi. In 48 pagine, molti
reportage e ritratti di
personaggi, oltre alle tendenze
della cosmetica di questo
inverno. Ma anche uno
sguardo a sport e benessere.
Osteria
Francescana
Enoteca
Pinchiorri
Lo chef Massimo
Bottura a Modena
Italo Bassi e Riccardo
Monco a Firenze
La Pergola
Reale
Lo chef tedesco Heinz
Beck al Waldorf
Astoria di Roma
Lo chef Niko Romito
a Castel di Sangro (Aq)
confermato tre stelle
L’eccellenza del gusto
La svolta social della Guida Michelin
con un’app per i migliori ristoranti
Tutti confermati gli otto «tre stelle»
Le novità
● «Piccolo
Principe»
(Viareggio, LU)
e «Taverna
Estia»
(Brusciano, NA)
passano da
una a due stelle
● Una stella:
«Sarri»
(Imperia),
«La Gallina»
(Gavi, AL),
«Locanda di
Orta» (Orta San
Giulio, NO),
«Del Cambio»
(Torino), «Il
Saraceno»
(Cavernago,
BG), «Lido 84»
(Gardone
Riviera /
Fasano, BS),
«Berton» e
«Iyo» (Milano)
«Umami»
(Bormio, SO),
«Feva»
(Castelfranco
Veneto, TV),
«Macelleria
Damini»
(Arzignano, VI),
«La Bottega del
Buon Caffè» e
«Winter Garden
by Caino»
(Firenze), «Le
tre lune»
(Calenzano, FI),
«La Torre»
(Tavarnelle Val
di Pesa, FI),
«Silene»
(Seggiano, GR),
«L’Imbuto»
(LU), «Il Tino»
(Lido di Ostia,
RM), «Aroma»
e «Stazione di
Posta» (Roma),
«Relais Blu»
(Massa
Lubrense/Ter
mini, NA),
«President»
(Pompei, NA),
«Mammà»
(Capri, NA), «Il
Flauto di Pan»
(Ravello, SA),
«Cappero»
(Eolie/Vulcano)
, «I Pupi»
(Bagheria, PA),
«Il Bavaglino»
(Terrasini, PA)
quella che aveva cominciato a
prosperare proprio quando la
Rossa si era affacciata in Italia,
e pranzare fuori non era più solo una necessità ma un piacere.
Tiene meglio la fascia alta,
grazie alla spettacolarizzazione, all’internazionalizzazione e
alla diffusione del talento: undici cuochi neo-stellati hanno
meno di 35 anni. Siamo sempre secondi dopo la Francia,
noblesse oblige, ma più o meno
con lo stesso numero di stellati, 14 per cento del totale loro,
12 noi. L’Italia è cambiata, ma
una stella cambia ancora la vita
di uno dei 2.700 (2.693 per
l’esattezza) ristoranti segnalati
in queste pagine sottili. Tra le
novità 2015 la doppia stella al
Piccolo Principe di Viareggio e
alla Taverna Estia di Brusciano.
La regione con più avanzamenti è la Toscana, sei nuove stelle
più un passaggio da una a due;
Lombardia ancora leader con
58 stellati. La Campania è tra le
regioni più dinamiche, stessi
due stelle della Lombardia; a li-
Le tre stelle italiane
Piazza Duomo
Alba (Cn)
Da Vittorio
Brusaporto (Bg)
Dal Pescatore
Canneto
sull’Oglio (Mn)
Le Calandre
Rubano (Pd)
Enoteca
Pinchiorri
Firenze
Osteria
Francescana
Modena
La Pergola
Roma
Reale
Castel
Di Sangro (Aq)
CdS
vello di province le più brillanti
(20) sono quelle di Roma e Napoli. C’è il primo etnico, Iyo di
Milano; con le Tre Lune di Calenzano premiati tre bravissimi
cuochi-ragazzini; la stella alla
Macelleria Damini di Arzignano (Vicenza) promuove il nuovo che avanza: locale misto,
macelleria, negozio, ristorante.
Due cancellazioni dolorose e
non per demeriti. Perde due
stelle il Rigoletto di Reggiolo,
ma le riprenderà quando Gianni D’Amato e la sua famiglia
rientreranno nella bella sede
danneggiata dal terremoto. Addio a Frank Rizzuti, pregevole
cuoco lucano che se n’è andato
troppo presto.
Roberto Perrone
(ha collaborato
Isabella Fantigrossi)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● Il commento
Premio al giapponese d’Italia
e la fuga dei cervelli in cucina
di Angela Frenda
T
empi nuovi, in casa Michelin. Tutto
cambia. E anche la guida ai ristoranti
più prestigiosa del mondo pare aver
capito che è ora di affrontare il mondo in
modo diverso. La app gratuita è il simbolo
più vistoso del nuovo corso. Ma a stupire
(positivamente) alla presentazione della
Edizione 2015 è stata la stella assegnata a Iyo.
Un giapponese fusion apprezzato e noto a
Milano, che grazie al suo chef 60enne Haruo
Ichikawa ( foto) e al giovane sous chef
Lorenzo Lavezzari passa di diritto tra le new
entry stellate. Aperto da
anni in zona Sempione,
come ha scritto Marisa
Fumagalli sul suo blog Il
dito nel piatto «interpreta il
Giappone con creatività e
un occhio di riguardo
all’Occidente». Classe ‘54,
lo chef Ichikawa ha un
curriculum importante:
formazione fra Tokyo e Los
Angeles, poi le cucine dei più importanti
ristoranti giapponesi di Milano, infine
l’approdo nel 2008 all’Iyo. La sua abilità, e
quella del giovane proprietario Claudio Liu,
è stata determinante. Risultato? La sua
tartare di ricciola con mango o la tagliata di
manzo kobe può, davvero, lasciare senza
parole. A tanti, però, questa stella è parsa un
segnale: la ristorazione italiana, pur con
tutte le eccellenze, stenta a decollare per
quanto riguarda le nuove generazioni. Pochi
emergono con evidenza. In giro c’è sempre
più mediaticità e sempre meno concretezza,
borbottano gli addetti ai lavori. Ma forse
occorre interrogarsi sul perché i giovani chef
spesso scelgano di andar fuori. Magari a
Parigi ad aprire un bistrot e con quello
correre per le stelle. O perché di Christian
Puglisi parliamo (celebrandone il talento) in
tutta Europa, e invece qui si stenti a trovargli
un alter ego. O a premiarne uno.
@angelafrenda
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
CRONACHE
29
Gli autori
Andrea
Camilleri
89 anni,
scrittore
La saggezza dell’età
che serve ai giovani
Una racconto di fantascienza
ipotizza che la società del futuro
elimini le persone all’età di
sessant’anni in nome del
progresso. «Ha ragione l’autore
del racconto? I vecchi sono
sempre e comunque inutili» si
chiede Andrea Camilleri e da qui
parte per riflettere sul rapporto
sempre più difficile, nell’epoca in
cui «il sapere si acquisisce
attraverso Internet e attraverso le
favole che raccontano i politici»,
tra giovani e anziani.
ILLUSTRAZIONE DI ALBERTO RUGGIERI
© RIPRODUZIONE RISERVATA
IL LIBRO DELLE BUONE NOTIZIE
Generosi, semplici, di successo
Ecco gli eroi della normalità
Il debutto
● «Buone
notizie» ha
debuttato il 29
giugno 2012
sulle pagine del
«Corriere» con
la storia
dell’Angelo
invisibile,
il benefattore
milanese
che aiuta
chi è rimasto
indietro
e ha poi creato
la Fondazione
Condividere
per i bisognosi.
Da allora
le storie sono
pubblicate
anche sul blog
omonimo e
nella sezione
sociale di
Corriere.it
● I lettori
possono
segnalare
notizie
dell’Italia
positiva
alle mail
[email protected]
rieresociale.it e
mgasperetti@
corriere.it
Che una buona notizia faccia
notizia potrebbe già essere, di
per sé, una cattiva notizia. Notizia, in quasi tutte le redazioni
del mondo, è qualcosa di notevole perché inatteso, sorprendente o, per enfatizzare un po’,
clamoroso. Funziona soprattutto se suscita angoscia, rabbia e magari orrore. Ma siccome sangue, indignazione e paura hanno il difetto di provocare assuefazione, capita che il
dosaggio richiesto debba aumentare. E aumenti.
Le buone notizie, si è creduto finora, perdono la gara con
quelle cattive perché rispecchiano una realtà banale: non
vendono, non generano traffico online, non scatenano dibattiti, non scaldano Facebook
e Twitter. Ma se si scopre che,
senza voler molestare De Amicis, scaldano i cuori e addolciscono l’umore quotidiano, ecco che una dose diventa necessaria, come un piccolo spot rinfrescante, durante il film
dell’attualità che inizia e finisce
con un prevedibile «mal»: malcostume, malgoverno, malfunzionamento, malasanità, malavita, maleducazione, malcontento. Quando proprio non è
colpa di nessuno: maltempo.
«Buone notizie», ovvero
«Storie di un’Italia controcorrente nelle pagine del Corriere
della Sera», il volume curato
dal vicedirettore Giangiacomo
Schiavi, ne riunisce 79, pubblicate sul giornale e sull’omoni-
❞
mo blog del Corriere.it, del cui
eterogeneo equipaggio fanno
parte scrittori come Andrea Camilleri ed Erri de Luca, sacerdoti battaglieri, come don Gino
Rigoldi e don Antonio Mazzi,
attori come Maria Grazia Cucinotta e Giobbe Covatta, e molti
giornalisti. Contribuiscono tutti, regolarmente, a rifornire
quell’armadietto di pronto soccorso dal quale attingere l’antidoto alla ordinaria malvagità.
«Controcorrente» non è una
definizione casuale; e lo si capisce fin dalle prime pagine
dedicate «agli eroi della normalità», perché sono proprio
le parole del maestro dei bastian contrari del giornalismo
italiano, Indro Montanelli, a
spiegare l’impari battaglia per
la notorietà tra fatti edificanti e
ladrocini, pace e guerra, galantuomini e malfattori.
«Prendiamo un argomento
qualunque: la scuola — proponeva Montanelli —. Un professore non dovrebbe costituire
una notizia, se si presenta regolarmente in classe; se fugge
a Las Vegas con la bidella, lo diventa. Se le pagine milanesi del
Corriere talvolta ignorano la
scuola, vuol dire che quel giorno il provveditorato non si è
fatto venire strane idee, i professori hanno compiuto il proprio dovere, le bidelle pure e
sui voli per las Vegas ci sono ancora posti disponibili».
Aveva ragione quando si dichiarava pronto ad ammettere
Se riaffiora il giornalismo della
normalità vuol dire che essere
normali è diventato eroico
che «in Italia i bravi ragazzi sono più numerosi dei delinquenti, ma i quotidiani non
possono pubblicare ogni giorno nomi e cognomi di quelli
che non hanno rubato in casa,
non hanno picchiato i genitori,
non hanno ingerito droga e
non si sono rotti la testa in automobile». E aveva ragione a
non rallegrarsi di fronte al sensazionalismo della normalità:
«Vuol dire che essere normali,
in questo Paese, è diventato
eroico».
Ma che ci fosse un’Italia invisibile e tenace sulla sua retta
via, meritevole di più attenzione, l’aveva capito un altro grande direttore, Candido Cannavò,
dimostrando un fiuto eccezionale quando si trattava di scovare una ballerina, pittrice e
scrittrice senza braccia, Simo-
●
Sul sito
Il blog «Buone
Notizie» di
Corriere.it
(http://buoneno
tizie.corriere.it)
raccoglie ogni
giorno le storie
della bella Italia
che vuole
ricostruire i
ponti per una
migliore
convivenza
L’opera
Le storie in edicola
con il «Corriere della Sera»
S
ettantanove storie per
abbattere il luogo
comune del giornalismo
secondo il quale una
buona notizia «non è una
notizia» e raccontare
un’Italia che spesso è
migliore dell’immagine
che in tanti hanno del
nostro Paese. Le raccoglie
Buone Notizie, in edicola con il Corriere della
Sera (a 7,90 euro più il prezzo del giornale).
Curato dal vicedirettore Giangiacomo
Schiavi, ospita contributi di giornalisti (da
Gian Antonio Stella ad Antonio Polito, Elvira
Serra e Salvatore Giannella), scrittori e
personalità del mondo del volontariato,
come don Gino Rigoldi, don Antonio Mazzi,
l’economista Giorgio Fiorentini e il
presidente di «Con il Sud» Carlo Borgomeo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Indro Montanelli
na Atzori («e la chiamano disabile!»), o «pretacci» capaci di
strappare adepti alla ‘ndrangheta e Maddalene al marciapiede. C’è una morale, sì, ma
non sono favole.
Non è una favola, la storia di
Marco Gasperetti sul clandestino cinese Yan che, per primo,
ha osato rompere il muro di
omertà attorno alla Chinatown
degli sfruttatori di una fabbrica
fantasma, a Prato. Una pressa a
caldo per etichette gli ha spappolato una mano, ma sono state le minacce dei suoi negrieri,
se avesse parlato, a spingerlo
ad andare alla polizia. Normale? Mica tanto, se il compenso
alla fine è una vita sotto scorta.
Anche laurearsi a 28 anni in
Scienze della formazione e del
servizio sociale non ha niente
di epico, a meno di essere autistico, come nel caso di Andrea
Paolucci. Non è una favola, ma
chissà che non diventi un
esempio la sua tesi da 110 e lode, intitolata «La mia vita nel
Pozzo». Soprattutto per come è
stata scritta. E discussa: racconta Nico Falco che la seduta
di laurea si è svolta tramite la
proiezione di tabelle e grafici e
Andrea ha risposto alle domande attraverso la messaggistica istantanea. Difficile immaginarne un uso migliore.
Perfino l’economia, di questi
tempi, fornisce buone notizie.
A Luca Mattiucci, quella di una
storica casa editrice risorta a
Scampia grazie all’ex scugnizzo
Rosario Esposito. A Davide Illarietti, quella di Enzo Muscio
che ha impegnato la casa e tutti
i suoi risparmi per riaprire
l’azienda che lo aveva licenziato
prima di fallire: «Ora è lui il titolare e ha ridato il lavoro a una
ventina di colleghi». Questa,
forse, Montanelli l’avrebbe
messa in prima pagina.
Elisabetta Rosaspina
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Susanna
Tamaro
56 anni,
scrittrice
Raccontare il bene
con parole semplici
L’Europa si trova ormai a fare i
conti con gli effetti del «Grande
Inganno», anni durante i quali chi
doveva vigilare per il progresso
collettivo non lo ha fatto, ma ha
invece ridotto la complessità della
vita umana all’unica dimensione
del consumo edonistico. Adesso è
urgente, avverte Susanna Tamaro,
recuperare l’empatia, fin
dall’educazione dei bambini, e
lavorare per «riposizionare al
centro del discorso umano l’idea
del bene».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Maria Grazia
Cucinotta
46 anni,
attrice
Dove mamme e papà
tornano a sperare
Si chiama Casa Iride. È a Roma e
ospita ragazzi in stato vegetativo.
«Hai visto, ti ha sorriso...» dice a
Maria Grazia Cucinotta una
mamma, la sua mano stringe
quella del figlio e lo accarezza
mentre continua a parlarle di lui,
che non è un neonato ma è come
se fosse tornato a esserlo dal
giorno dell’incidente. Nelle stanze
accanto Gianluca, Patrick, Paola. E
con loro la professoressa Rachele
Zylberman e il suo sogno:
estendere il progetto in tutta Italia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gian Antonio
Stella
61 anni,
giornalista
I ragazzi siciliani
vincono a New York
Cosa c’entra New York con
Mirabella Imbaccari, alle pendici
dei monti Erei, nel profondo della
Sicilia? C’entra. E Gian Antonio
Stella racconta il perché: i taxi della
metropoli Usa viaggiano in buona
parte con un programma di
gestione ideato qui dai ragazzi
della Edison Web. Loro lavorano a
questo: pubblicità personalizzata
che individua in ogni momento il
cliente che sale su un taxi o passa
davanti a una vetrina. Il sistema ha
attirato l’attenzione di operatori
commerciali e multinazionali.
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Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
30
●
I temi dimenticati A 177 giorni dall’avvio di Expo 2015 le analisi
sul motto dell’evento, «Nutrire il pianeta», sono poche e limitate
agli addetti ai lavori. Ecologia, approvvigionamento alimentare
e lotta agli sprechi sono argomenti da non trascurare
ANALISI
& COMMENTI
di Pierluigi Battista
La sventura
di essere candidati
alla Consulta
da Forza Italia
è un argomento di cui si parla e si comunica poco: Expo 2015. «Ma come?», si dirà, «se scorrono
fiumi di inchiostro e si spendono tante parole
sulla prossima esposizione universale di Milano!». Certo, ma non mi riferisco ai bronzi di Riace, all’albero della vita, alle vie d’acqua, alla mascotte, agli architetti dei padiglioni, alla parcella
del critico d’arte reputato. Vorrei tornare a bomba, al famoso motto «Nutrire il pianeta. Energia
per la vita», che fu l’argomento che affascinò la
giuria e fece vincere a Milano la competizione
internazionale nel 2009.
Può darsi che mi sia distratto o che sia poco
informato, ma a distanza di pochi mesi dall’apertura del maxi evento, le analisi sui «temi
caldi» dell’agroalimentare sono state scarsissime. Mi si dice che esperti nelle diverse discipline
sono al lavoro da tempo per approfondimenti
nei diversi cantieri ma, dal mio punto di vista di
semplice cittadino, il grumo interdisciplinare è
molto difficile da interpretare: manca sensibilità
sul cibo e sull’agricoltura, sul valore di saper produrre e consumare alimenti in maniera sostenibile, perché il contenuto è complesso e intricato.
E a rendere più impervio il tutto è la mancata
collaborazione degli specialisti che sguazzano in
una babele di linguaggi dei vari settori, mettendo all’angolo i non addetti ai lavori.
So bene che criticare Expo in questo momento di debolezza italica provoca critiche di lesa
maestà. Sia chiaro, non sono un expo-scettico
(«comunque vada sarà un successo», diceva
Chiambretti dal palco dell’Ariston di Sanremo) e
sono anche convinto che il commissario Sala e i
suoi collaboratori stiano facendo il loro meglio,
stretti tra intrallazzi da evitare e urgenze procedurali da soddisfare. Affermo solo che sarebbe
bello se i cittadini fossero acculturati sugli
aspetti che sono sul tavolo della discussione e
sulle loro priorità.
Cominciamo dall’approvvigionamento alimentare. Come far fronte al probabile aumento
della domanda di cibo legato alla crescita della
popolazione mondiale (che potrebbe essere
anche il 50% in più in pochi decenni)? Per aumentare i sistemi produttivi meno efficienti,
occorre davvero integrare le coltivazioni convenzionali con soluzioni innovative sviluppate
dalla ricerca biotecnologica? Possiamo superare più razionalmente il braccio di ferro sugli Organismi geneticamente modificati (Ogm) che
polarizza i commentatori tra sicurezza alimentare e credenze popolari para-ambientaliste?
Come mantenere una elevata biodiversità, a li-
U
na delle peggiori
sventure politiche,
in quest’epoca di
travagliata
transizione, consiste
nell’essere candidato di
Forza Italia alla Corte
costituzionale. Oramai
sono quattro candidature
già liquidate. Da Antonio
Catricalà a Donato Bruno,
da Ignazio Caramazza ad
Alessandra Sandulli, come
in un celebre romanzo di
Agatha Christie, uno a uno
la potenza spietata e
recidiva dei franchi tiratori,
dei malpancisti, dei criptodissidenti, dei malmostosi
che vorrebbero contestare
la linea di Berlusconi ma
non possono farlo
apertamente, procede alla
decimazione. Chissà, forse
prima o poi qualcuno si
stancherà di questo gioco al
massacro e
miracolosamente la
Consulta potrà includere i
due nuovi membri scelti dal
Parlamento. O forse no. Già
circolano altri nomi di
candidati e candidate che
sperano ardentemente
nella non veridicità delle
indiscrezioni. Non sia mai.
Una figuraccia. Un
impallinamento scientifico.
Fino ad esaurimento. Fino
a quando il numero dei
papabili graditi a Forza
Italia (e in possesso dei
requisiti, come dovrebbe
essere ovvio, ma in Italia
niente è ovvio e scontato)
non avrà termine. Con
grave sfregio alla dignità
delle istituzioni, la cui
credibilità viene seriamente
compromessa da questo
torneo ad eliminazione.
Come se fosse un gioco,
come se fosse una
questione di faide interne a
un partito il funzionamento
di un organo così
importante come la Corte
costituzionale. E con una
fotografia dello stato di
salute di Forza Italia
davvero preoccupante.
Nessun candidato (o
candidata) può oramai
ragionevolmente
immaginare o sperare che
attorno al suo nome si
possa aggregare un numero
sufficiente di voti per
raggiungere la Consulta.
Un’elezione continuamente
rinviata che sembra quasi
mimare l’andamento di un
reality. «Sei stato
nominato»: e non vai alla
Corte, ma esci dal Grande
Fratello. Le istituzioni
possono attendere.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
BEPPE GIACOBBE
C’
● Il corsivo del giorno
È TEMPO DI PARLARE
(DAVVERO) DI EXPO
di Severino Salvemini
vello nazionale e locale, magari intervenendo
sui Paesi dove il tema è più deregolamentato?
Passiamo agli aspetti ecologici. Quanto e
quando la carenza d’acqua e i cambiamenti climatici metteranno a rischio una prassi alimentare troppo spensierata? Poiché le riserve agroalimentari sono oggi basse, quali nuovi contesti potranno essere messi a cultura senza causare gravi impatti ambientali?
E si potrebbe continuare con il dramma degli
sprechi. Come conciliare il dato di milioni di
tonnellate di cibo buttato via con la cifra di un
miliardo di persone che soffrono la fame? Si
può procedere nella prassi dell’«usa e getta»,
perpetuando un disprezzo nei confronti di un
atteggiamento indispensabile del dono a chi ha
bisogno? La sfida del «chilometro zero» è solo
uno slogan di marketing (come il zero miles
statunitense) oppure nasconde una filosofia
profonda? E quali le conseguenze economiche
per i Paesi di questo modo di pensare (abbiamo
fatto i calcoli di cosa voglia significare per l’Italia?)?
Ecco, questi sono solo alcuni dei temi caldi di
Expo 2015. Peccato che nelle cene tra amici si discuta più facilmente della quotazione in Borsa
della Ferrari o dell’avvenenza delle ministre del
governo Renzi, rispetto alla nutrizione del pianeta. Peccato, perché questo sarebbe stato un argomento nuovo, poco esplorato, su cui tutti
avrebbero da guadagnare ad essere meno ignoranti. Un argomento su cui ognuno di noi non
può che concordare. Aiutateci a capire di più. Altrimenti, come diceva Einaudi, sarà il silenzio
degli spiriti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
FABIOLA GIANOTTI DIRETTRICE DEL CERN
GRANDI ITALIANI CRESCONO (SOPRATTUTTO ALL’ESTERO)
di Beppe Severgnini
I
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fatti: l’italiana Fabiola Gianotti
sarà il prossimo direttore generale del Cern di Ginevra,
l’Organizzazione europea per
la ricerca nucleare. Il commento: bella notizia, ma non sorprendente.
Ogni volta che gli scienziati italiani vengono messi in condizione
di lavorare bene, i risultati arrivano.
Lavorare bene vuol dire: disporre di
mezzi economici sufficienti e strutture adeguate; operare con procedure ragionevoli; poter scegliere i
collaboratori (e allontanarli, quand’è il caso); non dover lottare quotidianamente contro politicanti ubiqui e bradipi burocratici.
Certo, non tutti si trovano a diri-
gere grandi laboratori o istituti internazionali. Una sola è arrivata al
vertice nel centro del superacceleratore Lhc, che ha studiato il bosone di Higgs. Ma la regola è la stessa:
i buoni luoghi generano buoni pensieri, e i buoni pensieri conducono
a grandi risultati. I nomi degli italiani arrivati ai vertici della scienza
mondiale sono molti. Un brevissimo elenco, tra le persone che ho
conosciuto: l’immunologo Lanzavecchia in Svizzera, il biologo Vescovi in Canada, il genetista Pandolfi a Harvard, il fisico Coppi al
MIT, Ferrari a Houston (nanotecnologie mediche), Cipolla a Cambridge e Soatto a Ucla (robotica). Molti
altri hanno successo in Italia, per
fortuna. Ma state certi: hanno successo perché, a un certo punto,
hanno potuto lavorare con serenità.
Le congratulazioni, e la nostra
soddisfazione per carriere come
quella di Fabiola Gianotti, rischiano
di nascondere una sorpresa che
non ha motivo d’esistere. Gli italiani non sono solo intelligenti e intuitivi; quando vogliono, sono precisi
e affidabili. Messi nelle giuste condizioni, spesso arrivano all’eccellenza. Non vale solo per gli scienziati: vale per tutti noi.
Esistono i caratteri nazionali, ma
non esiste un determinismo etnico.
Sono gli ambienti che producono i
comportamenti. È il terreno che
produce i frutti, o li porta a marcire.
Mi è capitato di vederlo più volte:
una persona, in un cattivo ambiente di lavoro, si comporta male; spostata in un buon ambiente di lavoro, si comporta bene e arriva al successo. Ecco: facciamo in modo che
l’Italia diventi un ambiente buono.
Altrimenti, per lavorare bene, gli
italiani onesti e capaci dovranno
andarsene. Ieri non è arrivata solo
la notizia della nomina di Fabiola
Gianotti. Ne è arrivata anche un’altra sulla Fondazione San Raffaele
del Monte Tabor: ha patteggiato un
milione di euro di sanzione pecuniaria. Altri 9 milioni le saranno
confiscati, come provento del reato
di corruzione nell’ambito del caso
Maugeri di Pavia, per cui è stato rinviato a giudizio l’ex governatore
lombardo, oggi senatore ncd, Roberto Formigoni, insieme ad altre 9
persone. Conosco ottimi medici,
persone perbene, che lavoravano
nella Fondazione: come si sentono,
oggi, leggendo queste cose?
@beppesevergnini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
IL GIUDIZIO DELLA COMMISSIONE
DICIAMOCI LA VERITÀ
SUL DEBITO PUBBLICO
CI ERAVAMO DISTRATTI
di Francesco Daveri
Interventi La mancata
crescita rende urgente
riprendere il discorso
delle privatizzazioni per
ridurre l’esposizione:
un’occasione non solo
per fare cassa
N
elle 192 pagine delle sue previsioni
autunnali la Commissione europea
descrive per il 2015 uno scenario di
crescita appena positiva e di inflazione quasi a zero per i Paesi della Unione nel suo complesso. È un quadro molto peggiorato rispetto a quello descritto solo sei mesi
fa nei documenti di primavera della stessa Commissione. Per l’Italia c’è la conferma di dati negativi sul Prodotto interno lordo (Pil) che dovrebbe
attestarsi su un meno 0,4 per cento nel 2014 per
poi tornare a un piccolo segno più (0,6 per cento) nel 2015. Per il nostro Paese, però, a differenza che per altri partner europei, il rinvio al futuro
di una ripresa più decisa ha implicazioni particolarmente pesanti per la finanza pubblica.
Senza una crescita più robusta peggiora il deficit, non casualmente proiettato dalla Commissione al 3 per cento per il 2014 e al 2,7 per cento
per il 2015 nel caso in cui siano attuate le misure
della legge di Stabilità annunciate dal governo. A
preoccupare Bruxelles, non è però tanto il deficit
italiano (Francia e Spagna sono messe peggio di
noi), ma il dato sul debito pubblico.
Nel 2013 — ricorda la Commissione — è solo
grazie alla recente revisione dei conti nazionali
che il debito italiano è sceso al 127,9 per cento
del Pil. Già nel 2014, invece, senza la crescita e
dovendo — finalmente — onorare parzialmente
il rimborso dei debiti della Pubblica amministrazione, è previsto in risalita sopra al 130 per
cento del Pil (al 132,2 per cento) per poi toccare il
133,8 per cento a fine 2015, e stabilizzarsi lì intorno negli anni successivi.
Le note preoccupate della Commissione ricordano una verità: se è vero che (vedi il Giappone)
si può convivere senza andare in default con un
grande debito pubblico, è però altrettanto vero
che una grande massa di debito pubblico pesa
sulle spalle di qualsiasi economia.
Nel caso dell’Italia l’onere comincia con gli 80
miliardi di euro di interessi che ogni anno lo Stato deve versare ai suoi creditori. Rispetto a prima
della crisi, oggi una gran parte di questo debito è
nelle mani di italiani e di banche italiane.
Ma il risultato (tasse più alte per pagare gli interessi di un debito che non scende mai e anzi
continua a crescere) è una partita di giro di cui si
fatica a vedere la ragione ultima se non l’estrema
ratio di un Paese che vuole solo galleggiare senza pensare al futuro. Il peso del debito pubblico
va però oltre l’onere degli interessi sull’indebitamento passato e si estende alla necessità di trovare acquirenti ai tassi prevalenti sul mercato
per un enorme ammontare delle quote in scadenza.
Il conto è presto fatto: se la rapida ripresa dell’economia americana — ipotesi tutt’altro che
campata per aria — portasse con sé un aumento
di un punto percentuale dei tassi di mercato, nei
prossimi 12 mesi lo Stato italiano dovrebbe pagare 3,2 miliardi di euro in più sui 323 miliardi
di euro di debito in scadenza da rinnovare.
L’analogo della risicata spending review di quest’anno. Sostenere un debito pubblico grande
come quello italiano è una scommessa rischiosa
sull’evoluzione dei tassi e delle condizioni del
credito nel mondo su cui l’Italia è per ora assicurata dall’impegno della Bce a difendere l’euro.
Fino a quando, rimane da vedere.
Certo, il peso del debito pubblico è oggi meno
evidente. È meno evidente perché lo spread, la
differenza nel costo del debito italiano rispetto
al debito tedesco, oscilla intorno ai 150 punti,
cioè 400 punti base in meno della fine del 2011.
Ma — lo dice la Commissione nelle poche righe
finali della sua scheda sull’Italia — il problema
resta.
Sotto ai dati contabili, detta legge l’algebra
impietosa del debito. Al di là delle occasionali
●I
232 MILIONI DI MIGRANTI
UN TERZO ARRIVA IN EUROPA
COMMENTI
DAL MONDO
Hong Kong,
il plutocomunismo
e le sue ambiguità
ovvero quel
●
❞ Plutocrazia,
sistema di governo nel
quale il denaro (dal greco
ploutos) costituisce la base
del potere (kratos). Per
spiegare l’esperimento del
Partito comunista cinese a
Hong Kong occorre una
nuova categoria, il
«plutocomunismo» che ha
introdotto prime forme di
trasparenza fiscale e
finanziaria. L’economista
Thomas Piketty su
Libération: qui emergono le
contraddizioni di un sistema
che nega il nesso tra
democrazia «economica» e
«politica», e vede nei diritti
una minaccia all’integrità
territoriale della Cina.
Quello scambio
di spie con Cuba
Ultimo tabù Usa
Alan Gross. Per
●
❞ Salvate
gli Stati Uniti è giunto il
revisioni contabili, un Paese può rientrare dal
suo accumulo passato senza tirare la cinghia degli avanzi di bilancio solo se cresce rapidamente:
lo hanno fatto la maggior parte dei Paesi europei
nel secondo Dopoguerra e, negli anni Novanta, i
Paesi scandinavi, ma godendo di favorevoli condizioni di ripresa globale.
Per l’Italia di oggi diventa allora urgente affiancare al graduale riequilibrio di bilancio e alle
riforme per promuovere la crescita, le privatizzazioni, già contabilizzate da Bruxelles per uno 0,5
per cento del Pil e per ora assenti dall’agenda politica. Privatizzazioni che — vale la pena di ricordarlo — potrebbero essere un’altra occasione
per riattivare la crescita e non solo per fare cassa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
31
momento di considerare lo
scambio di prigionieri e
riportare a casa l’uomo
arrestato nel 2009 a Cuba.
L’International New York
Times di Dean Baquet
interviene sulla vicenda
dell’americano condannato
a 15 anni per aver lavorato
a un programma segreto di
ampliamento dell’accesso a
Internet sull’isola, un caso
diplomatico che è l’ultimo
ostacolo alla
normalizzazione dei
rapporti con L’Avana. Se il
prezzo della libertà di Gross
è il rilascio di tre spie cubane
da 16 anni nelle prigioni
federali, val la pena tentare.
a cura di Maria Serena Natale
l dibattito sul programma
italiano Frontex che si è
concluso nei giorni scorsi
e la transizione al nuovo
programma Triton dell’Ue
ha monopolizzato l’attenzione
dei media, ma si tratta solo di
un aspetto, sia pur assai importante, di un fenomeno complesso come quello migratorio
che va dall’accoglienza dei rifugiati alla integrazione sociale
dei migranti, dai rapporti economici alle relazioni interculturali ed è sempre più una questione prioritaria per i governi
nazionali e le organizzazioni
internazionali.
Il numero dei migranti nel
mondo (secondo l’Onu) ha raggiunto nel 2013 i 232 milioni,
con un aumento di oltre il 50%
nell’ultimo quarto di secolo.
L’Europa è la regione che accoglie la percentuale maggiore
(31,3% del totale), seguita dall’Asia con il 30,6% e dal Nord
America (23%). In Italia sono
oggi presenti cinque milioni e
mezzo di stranieri, regolari e
non, e l’area milanese è la più
multietnica d’Italia con quasi
mezzo milione di stranieri sui
tre milioni di abitanti della
provincia.
L’immigrazione nei suoi
molteplici aspetti è il tema della Conferenza Metropolis 2014,
organizzata dalla Fondazione
Ismu, che si svolge a Milano fino al 7 novembre a Milano
Congressi e si articola in otto
sessioni plenarie e oltre ottanta
workshop con seicento parte-
cipanti provenienti da tutte le
grandi città del mondo. A Milano, sempre organizzata da
Ismu, si era svolta nel 1996 anche la prima conferenza di Metropolis, un network di istituzioni pubbliche e private, ricercatori ed operatori, rappresentanti di organizzazioni
internazionali e nazionali, sorto per iniziativa del governo canadese e della Carnegie Foundation, la cui importanza è cresciuta negli anni fino a diventare un importante forum
mondiale di confronto di esperienze e risultati di ricerca, valutazione e proposta di politiche pubbliche, trasferimento
di innovazioni e di buone pratiche.Tra le sessioni plenarie
particolarmente interessanti
sono quelle sulla governance
dell’immigrazione da parte
dell’Ue dopo la conclusione del
programma di Stoccolma, sulle
migrazioni forzate e i conflitti
nel Mediterraneo, sul contributo delle migrazioni allo sviluppo, e sul ruolo dei media
nell’orientare l’opinione pubblica in merito al fenomeno
migratorio. I workshop forniranno risposte a domande come quella se sia preferibile attuare interventi specifici a favore dei migranti o far fronte ai
loro bisogni all’interno di politiche maistream rivolte a tutti
coloro che condividono le stesse esigenze di istruzione, occupazione, assistenza sanitaria.
Alberto Martinelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LA SICUREZZA NON È UN LUSSO
LEGALITÀ ED ESTREMISMI
SEGUE DALLA PRIMA
Siamo un Paese che produce
molta retorica sulla legalità, ma
che lascia che in certe zone della sua Capitale (e non solo) si
possano formare accampamenti evidentemente illegali.
O che racket di questuanti possano collocare ogni mattina,
nei soliti punti delle solite strade, povere persone, spesso ragazze e ragazzine (ma non importa, ci giriamo dall’altra parte), in condizione di semischiavitù.
Ma appunto, la cultura egemone sembra non avere più le
parole per chiamare l’illegalità
col nome che le spetta. Sembra
aver smarrito perfino il principio fondamentale che vuole
l’amministrazione della giustizia finalizzata, certo, alla riabilitazione del delinquente, ma
prima ancora alla protezione
della società, cioè dei cittadini
comuni e onesti. Con il bel risultato di avere delle carceri-lager in cui i detenuti tutto possono fare meno che lavorare alla loro riabilitazione; e al contempo non pochi condannati
ritornati in libertà e in grado di
delinquere, in conseguenza di
una decisione magari giuridicamente ineccepibile ma anche condizionata dal clima culturale di cui si diceva.
Insomma, se le altre forze
politiche, a destra e a sinistra,
non sapranno dare risposte —
sperabilmente più accettabili
di quelle di una Lega vicina al
Front National di Marine Le
Pen — alla domanda di sicurezza del Paese, la percentuale
di fiducia nel suo leader Salvini
potrebbe crescere ulteriormente.
Giovanni Belardelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
24 happy hours.
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Corpo in alluminio
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Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
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Economia
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La Lente
di Francesca Basso
La retromarcia
dell’Authority
e l’altalena
di Snam e Terna
P
rima il crollo poi il
rimbalzo. Due giorni
sulle montagne russe
per i titoli di Snam e Terna,
le due società che
trasportano gas ed energia
elettrica, che ieri hanno
chiuso rispettivamente a
+3,61% e +0,11%, unici rialzi
(insieme a Mps) in una
giornata negativa per la
Borsa (-2,24%) , come per le
altre utility. Ad accendere la
miccia era stata la decisione
dell’Autorità per l’energia
elettrica e il gas di tagliare
le tariffe per il servizio di
stoccaggio del gas naturale
per il periodo 2015-2018
(remunerazione scesa dal
6,7% al 6%). L’annuncio
risale a venerdì scorso,
lunedì gli effetti a Piazza
Affari con Snam e Terna
che perdono l’11,3%
e il 6,6%. Cosa ha influito
sul rialzo di ieri? Lunedì
sera l’Authority è tornata
sui propri passi precisando
che modificherà le
modalità per fissare il costo
del capitale investito e
riconosciuto in bolletta
(Wacc), quello che aveva
tanto preoccupato gli
investitori spingendoli alla
fuga perché lo aveva legato
per il quadriennio 20152018 a un livello di
inflazione stabile all’1,5%
mentre finora era variabile:
ora il Wacc sarà in relazione
alle variabili esposte a
fenomeni esogeni, come
appunto l’inflazione, così
come il rendimento del Btp
decennale. Di qui il
recupero di ieri, che però è
stato solo parziale. Del
resto, sottolineano gli
analisti di Mediobanca, per
i mercati non c’è peggior
cosa dell’incertezza e
un’Authority che fa
retromarcia non è un bel
segnale per gli investitori
internazionali.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Montepaschi, il giorno dell’aumento
Fonspa Bank debutta sul piano
Bazoli: aggregazione con banche estere? Basta steccati. Faro Consob su Nit Holdings
Sarà un’operazione completamente di mercato, tale da
non dare adito a dubbi sull’intenzione del Monte Paschi di
Siena di colmare integralmente le carenze di capitale - pari a
2,1 miliardi - segnalate dagli
stress test della Bce. E tale da
soddisfare completamente le
richieste del nuovo organismo
di vigilanza unico che ieri è diventato operativo a Francoforte
e che il per il 10 novembre
aspetta il piano della banca senese. Oggi a Rocca Salimbeni si
riunisce il consiglio di amministrazione per dare via libera all’aumento di capitale da realizzare entro il prossimo luglio e
che il mercato ha già dimostrato di apprezzare: il titolo Mps
ieri ha proseguito il suo rafforz a m e n to g u a d a g n a n d o i l
5,35%.
L’operazione dovrebbe ricevere il pieno appoggio degli
azionisti principali (Fondazione Mps, Fintech, Btg Pactual e
Axa) anche se la Fondazione ieri ha rinnovato le sue perplessità di fronte ad un’operazione
che potrebbe portare ad una
diluizione dell’attuale quota.
«Bisogna capire come fare per
rendere più pesante la nostra
partecipazione del 2,50% in
banca Mps», ha detto Marcello
Clarich, presidente dell’ente
che ieri ha annunciato di aver
come advisor Credito Fondiario (Fonspa Bank). Intanto la
Consob ha acceso un faro sulla
Nit Holding, una società incorporata a Hong Kong, che lunedì ha annunciato la disponibilità a sostenere con 10 miliardi di
euro il rilancio del Monte.
Anche il consorzio di collocamento, guidato da Ubs e Citi,
allargato ad altri colossi dell’in-
ROMA
I soci
La vicenda
Mercato
83,85%
Fintech Advisory Inc*4,5%
Axa Sa 3,73%
Ubs Ag 3,42%
Fondazione Monte dei Paschi
di Siena* 2,5%
Btg Pactual
Europe LLP* 2%
*Patto di sindacato
Il vertice
● Alessandro
Profumo,
presidente di
Banca Mps. Al
termine degli
stress test per
l’istituto senese
è emerso uno
«shortfall»
(deficit di
capitale) pari a
2,1 miliardi di
euro
d’Arco
vestimento, è pronto. Ma a fare
ancora discutere a Siena è proprio l’ipotesi indicata da Clarich e cioè una possibile ulteriore diminuzione del legame della banca col territorio. È stato
per questo che nei giorni scorsi
il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha scritto a
Matteo Renzi per chiedergli di
valutare l’intervento dello Stato
nella ricapitalizzazione di Mps.
Tale ipotesi però, ancora ieri, è
stata smentita dal sottosegretario alla Presidenza, Luca Lotti,
che a Siena ha partecipato ad
una riunione con Rossi: «Spetta al consiglio d’amministrazione pronunciarsi, non al governo: a breve verranno prese
delle decisioni che io spero siano positive». A negare un intervento pubblico è comunque il
ministro dell’Economia, Pier
Carlo Padoan, che ha in mano il
dossier. «Sarà un’operazione di
mercato, l’intervento pubblico
è escluso» ha, del resto, detto a
più riprese Padoan e gli stessi
amministratori di Mps lo han-
no confermato rinunciando all’ipotesi di un prolungamento
del prestito dello Stato.
Con l’operazione sul capitale
oggi il Monte approverà anche
una serie di misure per rafforzare la patrimonializzazione.
Certo l’aumento che sarà deciso oggi, non esclude di per se
un futuro di alleanze per la
banca anche se finora ci sono
state solo manifestazioni di
non interesse: da Unicredito a
Intesa Sanpaolo, da Bnp-Paribas a da ultimo Santander hanno affermato di non avere nei
rispettivi piani l’integrazione
con Mps. E a proposito delle
aggregazioni della banca senese come di altre il presidente
del consiglio di sorveglianza di
Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, dopo aver ribadito che il
suo gruppo è più interessato all’estero che all’Italia, ha sostenuto che «nel mondo attuale
non debbono più esistere steccati di questo genere».
Stefania Tamburello
● Il 26 ottobre
sono stati
pubblicati i
risultati
dell’asset
quality review
della Bce che
ha individuato
25 banche
sottocapitalizzate in Europa,
di cui nove in
Italia
● Per Mps è
stato
individuato un
deficit
patrimoniale di
2,1 miliardi.
Numeri che
hanno subito
messo in
difficoltà il
titolo in Borsa
dell’istituto
● Per coprire
la carenza
di capitale
emersa nei test
della Bce, Mps
darà il via libera
a un aumento
di capitale.
Oggi si terrà il
consiglio di
amministrazione
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Caprotti: più vendite? Solo con lo sconto
Il fondatore di Esselunga: «Renzi cerca di semplificare le cose»
La deflazione? «Altro che
meno 0,3 per cento (il dato di
settembre dei prezzi al consumo calcolato dall’Istat, ndr.). È
a meno due per cento per il secondo anno consecutivo». Neanche quello che potremmo
definire un «palliativo» è servito ad invertire la rotta: «Gli 80
euro? Noi non li abbiamo sentiti. La gente ha paura e preferisce risparmiare più che spendere alla cassa».
Il punto di osservazione di
Bernardo Caprotti, fondatore
di Esselunga, secondo attore di
mercato nella grande distribuzione in Italia, più che un caleidoscopio - per sua natura multiforme e multicolore - somiglia piuttosto a quello di una
reflex: istantanea chiara, senza
zone d’ombra: «Quest’anno dice - chiuderemo con un utile
al netto delle imposte giù del
30 per cento. È il nostro scontrino della crisi». L’altro indizio
ciclico - a suo dire - investe il
terreno delle promozioni: «Ol-
tre il 40% dei nostri prodotti è
venduto a sconto. Il vino, ad
esempio, supera la soglia del
50%». Come dire: una bottiglia
su due rischia di essere venduta sottocosto perché per atte-
Alimentare
Il fondatore
di Esselunga
Bernardo
Caprotti,
89 anni
Low cost La semestrale
Ryanair, i profitti
crescono del 32%
Ryanair chiude la semestrale
con utili a 795 milioni di euro
(+32%) e rialzo delle stime del
20% sui risultati di fine anno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
nuare l’impatto sul conto economico «bisogna ragionare sui
volumi». Eppure - in un quadro
così incerto - per Esselunga oggi sarà un bel giorno: l’insegna
inaugura dopo qualche anno di
attesa (per le varianti in corso
d’opera) il nuovo punto vendita
al Galluzzo, Firenze: 2.500 metri quadrati, 30 casse e 128 lavoratori. Il caso vuole proprio la
città amministrata fino ad un
anno fa da Matteo Renzi: «Lo
trovo simpatico - dice - cerca di
semplificare le cose». Il riferimento è alla legge sul lavoro in
gestazione in Parlamento, accusata di creare ulteriore precarietà («è una favola», risponde netto) e di svuotare definitivamente l’articolo 18 dello Statuto: «La maggior parte della
gente neppure sa che esiste».
La chiusura è sul tessile nell’occhio del ciclone per la vicenda
Moncler: «Io so solo che chi lavora bene l’ho sempre tenuto».
Fabio Savelli
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● Il caso
Eni, pronto l’addio
a South Stream
Enel cederà fino
al 22% di Endesa
Nuove strategie per Enel
ed Eni. Il big nazionale
dell’elettricità, che già da
tempo aveva annunciato
l’intenzione di ridurre la
propria quota nella
controllata spagnola
Endesa, sarebbe pronto a
farlo da dopodomani per
una cifra tra 2,5 e 3 miliardi
di euro. Oggi Enel dovrebbe
annunciare l’operazione,
come riferisce l’agenzia
Bloomberg, ma l’azienda
non commenta. Il
collocamento
interesserebbe investitori
istituzionali e semplici
risparmiatori. La società
guidata da Francesco
Starace dovrebbe cedere
una quota tra il 17% e il 22%,
scendendo così dall’attuale
92% a un livello tra il 77% e
il 73%. In questo modo la
quota di flottante salirebbe
a circa il 25%, mentre ora è
troppo bassa per dare
liquidità al titolo, come
sottolineato una settimana
fa da Starace. Ieri l’Enel ha
nominato Luigi Ferraris
responsabile dell’area
America Latina a partire dal
12 novembre, in quella data
Alberto De Paoli subentrerà
nell’incarico di Chief
financial officer. Anche
l’Eni sta rivedendo le
proprie strategie, a partire
dal gasdotto South Stream,
fortemente voluto da
Gazprom per portare il gas
russo in Europa aggirando
l’Ucraina ma mai sostenuto
dall’Ue. Il Ceo Claudio
Descalzi ha spiegato in
commissione Industria del
Senato che due sono le
ipotesi sul tavolo: «O l’Eni
riesce a mantenere il suo
impegno “budgetario” di
600 milioni o i conti
verrebbero ad essere messi
in pericolo. Eni non
spenderà più di quello
messo in budget, abbiamo
l’opportunità contrattuale
di uscire e la valuteremo».
Il nodo sta nel
finanziamento: in origine
doveva essere coperto al
70% a debito e per il 30%
equity, ma se si andasse al
100% con risorse proprie
«Eni mai e poi mai
potrebbe, con l’attuale
situazione, mettere 2,4
miliardi sulla realizzazione
del South Stream. Saranno
mantenuti i contratti di
Saipem e avremo il gas»
Sulle cessione della
controllata infine un altolà:
«niente spezzatino
Saipem».
Fr. Bas.
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Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
34
REGIONE SICILIANA
AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA POLICLINICO “PAOLO GIACCONE”
TRIBUNALE CIVILE DI BOLOGNA
AVVISO POST INFORMAZIONE - ESITO DELLA GARA
a) Amministrazione aggiudicatrice: AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA POLICLINICO “PAOLO GIACCONE” - AREA PROVVEDITORATO - VIA ENRICO TOTI N. 76 90128 PALERMO - TELEFONO 091/6555500 - TELEFAX 091/6555502.
b) Procedura di aggiudicazione: Procedura aperta.
c) Oggetto dell’appalto: Fornitura di dispositivi medici di cardiochirurgia per l’Unità Operativa di Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone”, articolata in 6 lotti.
d) Criterio di aggiudicazione: Art. 83 del D.LGS n. 163/2006, in favore del concorrente
che avrà presentato l’offerta economicamente più vantaggiosa.
e) Numero di soggetti partecipanti: 6.
f) Data di aggiudicazione: Deliberazione Direttore Generale n. 891 del 20 settembre 2014.
g) Imprese aggiudicatarie: la documentazione di aggiudicazione con l’indicazione delle
imprese aggiudicatarie dei relativi lotti con gli importi di aggiudicazione sono reperibili
sul sito aziendale www.policlinico.pa.it alla sezione Bandi ed avvisi.
I seguenti Lotti non sono stati aggiudicati, per assenza di offerte valide, e pertanto,
sono da considerarsi deserti:
LOTTO N. 3: GARZE LAME PER MICROCHIRURGIA - CIG 5397336690
LOTTO N. 4: PELLICOLA IN POLIURETANO - CIG 5397337763
h) Ulteriori informazioni potranno essere richieste direttamente al Responsabile del Procedimento Dott. Aldo ALBANO telefono 091/6555500 - 3357783230.
IL DIRETTORE GENERALE - Dott. Renato LI DONNI
Sezione Fallimentare
SEZIONE CIVILE
Il giorno 12 dicembre 2014 ad ore 10,00 per il lotto n. 1, ad ore 10,10 per il lotto n. 2,
ad ore 10,20 per il lotto n. 3, 10,30 per il lotto n. 4, 10,45 per il lotto n. 5
presso la sala delle udienze del Tribunale di Bologna
Sala Tassinari - Municipio di Bologna - Piazza Maggiore 6 - Bologna
Riunito in Camera di Consiglio e composto da:
Dott. Tommaso Sciascia — Presidente,
Dott. Gemma Carlomusto — Giudice,
Dott. Simona di Nicola — Giudice Relatore,
ha pronunciato il seguente:
Decreto
Vista la proposta di concordato preventivo (N.4/2014 r. C.P.) presentata dalla
COGEME SET S.p.a. in liquidazione, con sede principale in Patrica (FR), Frazione
Pantane, Via Ferruccia snc e sede legale in Milano alla Via degli Olivetani n.10/12
(Codice Fiscale 10367480158);
Omissis
Rilevato che risultano sussistenti le condizioni di ammissibilità desumibili dagli
artt.1, 160, 161 e 163 L.F. (come modificati dal d.lgs.169/2007)
Omissis
Visti gli artt. 160, 161 e 163 LF.
P.Q.M.
Dichiara aperta la procedura di Concordato Preventivo proposta dalla COGEME
SET S.p.a. in liquidazione, con sede principale in Patrica (FR), Frazione Pantane,
Via Ferruccia snc e sede legale in Milano, Via degli Olivetani n.10/12 (Codice
Fiscale 10367480158), con ricorso depositato in data 11 Aprile 2014;
Delega alla procedura il Giudice Dott.ssa Simona Di Nicola;
Nomina commissario giudiziale l'Avv. Antonello Lucchese, con studio in Frosinone
alla Via Anagni 15;
Omissis
ordina la convocazione dei creditori davanti al G.D. per l'udienza del 25
Novembre 2014, ore 11,30;
Omissis
Ordina che il presente decreto sia pubblicato e notificato nelle forme previste
dall'art. 166 L.F. nonché mediante inserzione sui giornali "Il Corriere della Sera"
e " La Repubblica", e che il Commissario Giudiziale notifichi, a norma degli artt.
88 e 166 L.Fall., un estratto del presente decreto agli Uffici competenti per l'annotazione sui pubblici registri.
Così deciso in Frosinone nella camera di consiglio del 07.10.2014.
VENDITA SENZA INCANTO
DI BENI IMMOBILI
DI PERTINENZA DEL FALLIMENTO ANTER COSTRUZIONI S.R.L. N. 176/13
G.D. Dott. Pasquale Liccardo
CURATORE dott. Alessandro Servadei
1) La vendita comprende i beni immobili nella consistenza indicata nella relazione peritale contenuta
nel fascicolo del fallimento
CONDIZIONI DI VENDITA
Per il lotto N. 1 il prezzo base d’asta è di € 38.000,00 composto da Abitazione al piano terreno di
mq 48 circa sita in comune di Lugo (RA) Corso Garibaldi n. 79;
Per il lotto N. 2 il prezzo base d’asta è di € 38.000,00 composto da Abitazione al piano primo di
mq 44 circa sita in comune di Lugo (RA) Corso Garibaldi n. 79;
Per il lotto N. 3 il prezzo base d’asta è di € 38.000,00 composto da Abitazione al piano secondo
di mq 32 circa sita in comune di Lugo (RA) Corso Garibaldi n. 79;
Per il lotto N. 4 il prezzo base d’asta è di € 2.000,00 composto da posto auto scoperto al
piano terra di circa mq 11 sito in comune di Massa Lombarda (RA) via Zaganelli n. 19 (Condominio
Piccadilly);
Per il lotto N. 5 il prezzo base d’asta è di € 700.000,00 composto da terreno edificabile di oltre
mq. 34.000 circa a vocazione residenziale in parte già urbanizzato sito in comune di Faenza (RA) frazione Granarolo Faentina;
Le offerte in aumento non potranno essere inferiori ad Euro 500,00 per i lotti da 1001,00 ad
Euro 10.000,00 - Euro 1.000,00 per gli i beni da 10.001,00 fino a 50.000,00 - Euro 2.000,00 per
i beni valutati oltre i 50.000,00 e fino a 300.000,00 - Euro 5.000,00 per i beni valutati oltre i
300.000,00 e fino a 650.000,00 - Euro 10.000,00 per tutti i beni valutati oltre i 650.000,00;
Modalità di pagamento
Termine massimo di pagamento è 120 giorni dall’aggiudicazione.
Ogni offerente, tranne il fallito e tutti i soggetti per legge non ammessi alla vendita, dovrà depositare
entro le ore 12 dell’ultimo giorno non festivo precedente quello delle vendite, presso l’Ufficio Unico
Vendite presso il Tribunale di Bologna, Via Farini n. 1, unitamente all’istanza in bollo di partecipazione
all’asta, la ricevuta di effettuato pagamento sul Conto Corrente bancario presso la Unipol Banca,
filiale di via Farini n. 2 Bologna, Iban: IT48W0312702408000000002481 di una somma pari al
20% del prezzo da lui proposto da imputarsi a cauzione.
Per maggiori informazioni relative alle modalità di partecipazione alle vendite rivolgersi al Curatore
della procedura fallimentare dott. Alessandro Servadei con studio in via Via San Felice N. 26
tel: 051234065.
Avviso di vendita e verbale di inventario su www.astegiudiziarie.it.
ELEA SPA IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA
PROVINCIA REGIONALE
DI CALTANISSETTA
ora
Libero Consorzio Comunale
di Caltanissetta (l.r. 8/2014)
ESTRATTO DI BANDO DI GARA
Si rende noto che il giorno 26 novembre
2014, alle ore 9,30 sarà espletata gara a
pubblico incanto ai sensi del D.L.gs. n.
163/06 come recepito dalla L.R. n.
12/2011, del D.P.R. n. 207/2010, del
D.P.R.S. n. 13/2012, per l’appalto per la
messa in sicurezza dell’asse viario (S.P. N.
10) di collegamento tra il centro sperimentale in agricoltura di Gela e la città di Niscemi (Tratto Ponte Olivo-Niscemi dal km
0+000 al km 9+500) - CIG 57755040AD CUP I37H14000140001.
Importo complessivo: € 1.140.000,00 di
cui € 951.143,90 soggetto a ribasso, €
163.356,10 per costo della manodopera ed
€ 25.500,00 per oneri della sicurezza, non
soggetti a ribasso.
Categoria prevalente OG 3 class. lII - Cat.
Scorp. OS 1 class. I. Finanziamento: fondi
Ministero dello Sviluppo Economico.
Le offerte e la documentazione prescritta
dovranno pervenire entro le ore 11,30
del 25.11.2014. Il bando di gara integrale
è pubblicato all’Albo Pretorio del Comune
di Niscemi, sul sito internet www.provincia.caltanissetta.it e per estratto sulla
G.U.R.S n. 43 del 24.10.2014.
IL FUNZIONARIO DELEGATO
TITOLARE DI P.O.
(Dott. Francesco Ferlisi)
REGIONE TOSCANA
ESTAV Nord-Ovest
INVITO A PRESENTARE UN’OFFERTA VINCOLANTE
PER L’ACQUISTO DEL 25% DI ALPHABET SCARL
I Commissari Straordinari di Elea spa in AS (“ELEA”), invitano a presentare un’offerta irrevocabile di acquisto per il pacchetto azionario rappresentante il 25% del
capitale sociale di Alphabet scarl di proprietà di ELEA. Le modalità e le condizioni
per la presentazione dell’offerta vincolante sono indicate nel “Regolamento per
la procedura competitiva di cessione del 25% di Alphabet scarl” (“Regolamento”)
predisposto dai Commissari Straordinari e pubblicato nel sito www.elea.it. In relazione al prezzo di offerta, così come disciplinato al punto 2 del Regolamento, si
segnala che lo stesso dovrà essere uguale o maggiore di Euro 700.000,00, a
pena di esclusione dalla procedura di vendita competitiva. La presentazione dell’offerta vincolante, così come disciplinata nel Regolamento, dovrà avvenire
mediante consegna della stessa presso lo studio del Notaio Dott. Vincenzo Tavassi in Roma, via Emanuele Gianturco n. 5, entro le ore 12:00 del giorno venerdì
5 dicembre 2014.
Ente per i Servizi Tecnico - Amministrativi di Area Vasta
Sede Legale: Via cocchi 7/9 Loc. Ospedaletto - 56121 Pisa
ESITO DI GARA PER ESTRATTO
Si rende noto che ESTAV NORDOVEST ha indetto una
procedura aperta svolta mediante piattaforma telematica
START, per la fornitura di Trapani per neurochirurgia da
destinare alla AOUPI ed alla Azienda USL 6 di Livorno,
per il periodo di tre anni con opzione di rinnovo per ulteriori tre anni. Il bando integrale di gara è stato spedito
in data 10/10/2014 alla G.U.U.E. La documentazione per
partecipare alla gara è disponibile al seguente indirizzo:
http://start.e.toscana.it/estav-nordovest. Le offerte dovranno essere inviate mediante piattaforma telematica
START entro e non oltre il 4/12/2014.
Il Direttore Acquisti Farmaci e Dispositivi Medici
Dr.ssa Lucia Sabbatini
(Firmato l’originale)
MINISTERO DELLA DIFESA AERONAUTICA MILITARE
Avviso di aggiudicazione di appalto - G.U.R.I. nr 79 del 14/07/2014
Stazione appaltante: AERONAUTICA MILITARE - COMANDO LOGISTICO - Servizio di Commissariato
ed Amministrazione - Reparto Commissariato - Direzione di Commissariato - Via Roma 26 - 00012
Guidonia Montecelio - RM - IT - (tel. 07744003010-15) - CF/PI 80115410153 - e-mail [email protected] - PEC [email protected] Natura dell’appalto: approvvigionamento nr. 588 giacconi impermeabili e nr. 3590 giubbetti stagioni intermedie per
esigenze del personale A.M. - CIG 5830135B97. Procedura: procedura ristretta accelerata con criterio
di aggiudicazione, anche in presenza di una sola offerta valida, al prezzo più basso sull’importo presunto di Euro 259.760,65 IVA esclusa; offerte pervenute 2; aggiudicazione: Determina nr. 12 del
01/10/2014; aggiudicatario: Lovers srl., Via Concordia 12 Olginate (LC); importo di aggiudicazione:
Euro 218.447,24 i.v.a. esclusa; prezzi unitari (i.v.a. esclusa): giaccone impermeabile Euro 85,53;
giubbetto: Euro 46,84; Organismo responsabile dei ricorsi: TAR del Lazio sez. Roma via Flaminia
189 Roma Italia 06328721 fax 0632872310; Informazioni sui ricorsi: Stazione appaltante; pubblicazione GUCE: 25/10/2014; avviso inviato il 21/10/2014.
IL DIRETTORE - Col. C.C.r.n. Giuseppe MIDILI
AZIENDA OSPEDALIERA
SAN CAMILLO FORLANINI
P.ZZA C. FORLANINI, 1 00151 ROMA
TEL. 06.55552580 - 55552588
FAX 06.55552603
ESTRATTO BANDO DI GARA
Questa Azienda ha indetto con deliberazione n.
587 del 22/10/2014 una gara a procedura aperta
per la fornitura di Reattivi e Diagnostici vari di
uso manuale per le necessità della U.O.C. Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera San
Camillo-Forlanini per un fabbisogno di mesi 12
e un importo complessivo presunto di Euro
452.000,00 + Iva quale limite massimo di aggiudicazione. La gara verrà aggiudicata ai sensi
dell’articolo 82 del D.L.vo. n. 163/06. Le offerte,
la documentazione amministrativa, redatte in
conformità a quanto previsto nel bando integrale
di gara, dovranno pervenire all’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini - Ufficio Protocollo
Generale, P.zza C. Forlanini, 1 - 00151 Roma
entro e non oltre le ore 12.00 del 08/01/2015,
pena l’esclusione. Il bando è stato pubblicato
sul sito internet http://www.regione.lazio.it,
http://www.serviziocontrattipubblici.it e sul sito
internet dell’Azienda ospedaliera San Camillo
Forlanini http://www.scamilloforlanini.rm.it/benieservizi.it. A quest’ultimo indirizzo verranno
rese note le comunicazioni inerenti la presente
gara; eventuali chiarimenti potranno essere
richiesti entro e non oltre il 29/12/2014. NUMERO GARA: 5778586; CODICE CIG - Lotto 1:
5957795FF3. Data invio C.E.: 27/10/2014.
IL DIRETTORE GENERALE
DOTT. ANTONIO D’URSO
I.V.G. di MONZA S.r.l.
ISTITUTO VENDITE GIUDIZIARIE
20900 - MONZA - via Aspromonte, 15
Tel. 039-2842611 Fax 039-2842927
E-Mail: [email protected] - www.ivgmonza.it
GIOVEDI’ 06 NOVEMBRE 2014 ALLE ORE 11,00
IN RONCO BRIANTINO (MB) VIA ENRICO MATTEI s.n.c.
FALL.TO N. 221/13 - LOTTO 153/14
STEMATERASSI SRL
Giudice Delegato: Dr. Nardecchia Giovanbattista
Curatore: D.ssa Maria Cristina Abbiati
La vendita comprende:
LOTTO UNICO COSTITUITO DA TESSUTI E COMPONENTI utilizzati per
la PRODUZIONE DI MATERASSI nonché materassi NUOVI così come
meglio descritto nell’elenco dettagliato disponibile sui siti Internet:
www.ivgmonza.it e www.astagiudiziaria.com
BASE D’ASTA: € 12.000,00 (Oltre ad IVA del 22%)
Rilancio minimo € 300,00
LE OFFERTE IRREVOCABILI DI ACQUISTO DOVRANNO ESSERE
DEPOSITATE PRESSO LA SEDE I.V.G. ENTRO E NON OLTRE
LE ORE 18.00 DEL 05/11/2014
TRIBUNALE DI FROSINONE
Il Giudice Estensore
Dott.ssa Simona Di Nicola
Il Presidente
Dott. Tommaso Sebastiano Sciascia
==============
TRIBUNALE DI FROSINONE
SEZIONE FALLIMENTI
CONCORDATO PREVENTIVO COGEME SET S.P.A. IN LIQUIDAZIONE
N. 4/2014 R. C.P.
Il Commissario Giudiziale
AVVISA
Che con provvedimento emesso in data 17.10.2014, il Giudice Delegato presso il
Tribunale di Frosinone - Dott.ssa Simona Di Nicola - a seguito di istanza presentata dal Commissario Giudiziale -Avv. Antonello Lucchese - visti gli artt. 171, 172 e
174 L.F., ha differito l'udienza per l'adunanza dei creditori della COGEME SET
S.p.a. in liquidazione, in Concordato Preventivo, [con sede principale in Patrica
(FR), Frazione Pantane, Via Ferruccia snc e sede legale in Milano, Via degli
Olivetani n.10/12 (Codice Fiscale 10367480158)], al giorno
11 FEBBRAIO 2015 — ore 10,30,
COMUNICA
altresì, che l'indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC) della procedura è il
seguente:
[email protected]
Il Commissario Giudiziale
Avv. Antonello Lucchese
AVVISO DI GARA PER ESTRATTO
ENTE AGGIUDICATORE: Grandi Stazioni S.p.A., Via G. Giolitti n. 34 Roma - Telefono 06-478411; Posta Elettronica Certificata (PEC):
[email protected]; Telefax 06-47841376; Sito internet:
www.grandistazioni.it.
PROCEDURA DI GARA, CRITERIO DI AGGIUDICAZIONE: procedura negoziata
con il criterio del prezzo più basso.
DESCRIZIONE DELLE ATTIVITA’, LUOGO DI ESECUZIONE ED IMPORTO:
Fornitura di gas naturale (gas metano) presso i punti fisici di riconsegna intestati
a Grandi Stazioni S.p.A. e destinati al funzionamento degli impianti ubicati nei
complessi immobiliari delle stazioni ferroviarie gestite. La fornitura riguarda in
particolare n. 23 punti di riconsegna già attivi (fornitura base) per un consumo
totale stimato di 7.500.000 di Smc/anno. Nel corso del contratto potranno essere
attivati ulteriori punti di riconsegna su una o più delle stazioni gestite da Grandi
Stazioni S.p.A. fino ad un massimo complessivo di n. 5 (fornitura opzionale) per
un maggior consumo massimo stimato di 1.500.000 Smc/anno. E’ prevista inoltre
l’opzione per un ulteriore anno di fornitura.
TERMINE PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE DI PARTECIPAZIONE:
17 novembre 2014, ore 10,30.
PUBBLICAZIONE DEL BANDO: il bando di gara è stato inviato alla G.U.U.E. per
la pubblicazione il giorno 28/10/2014. Il medesimo bando e la documentazione
posta a base della procedura sono pubblicati sul sito internet dell’Ente
aggiudicatore www.grandistazioni.it, nella specifica sezione “Gare di appalto”.
Il Responsabile della Funzione Affari Legali Societari e Acquisti
Avv. Guido Santocono
REGIONE VENETO - AZIENDA ULSS N. 9 DI TREVISO
ESTRATTO DI AVVISO DI AGGIUDICAZIONE DI APPALTO
L’Azienda U.L.S.S. n. 9 di Treviso - Via S. Ambrogio di Fiera n. 37 - 31100 Treviso, con Deliberazione del Direttore Generale n. 945 del 15/10/2014 ha aggiudicato - ai sensi del D. Lgs.
n. 163/2006 - la gara a “procedura aperta ex art. 153, commi 1-14, del D.Lgs. n. 163/2006 e
ss.mm. e ii. (finanza di progetto), per l’affidamento del Contratto di costruzione e gestione relativo alla progettazione definitiva ed esecutiva, alla esecuzione dei lavori di realizzazione della
“Cittadella Sanitaria” presso il Presidio Ospedaliero di Treviso, nonché alla gestione, per l’intera
durata della concessione, di alcuni servizi non sanitari rivolti all’Azienda ULSS n. 9 di Treviso,
di alcuni servizi commerciali compatibili con l’attività sanitaria” - CIG: 0651876915 - CUP:
I49H10000320006. Numero offerte complessive ricevute: 6. Aggiudicataria: A.T.I. costituita
tra FINANZA E PROGETTI S.p.A. (mandataria), LEND LEASE CONSTRUCTION (EMEA) Limited,
CARRON CAV. ANGELO S.p.A., SIRAM S.p.A., BILFINGER SIELV Facility Management S.r.l.,
TECNOLOGIE SANITARIE S.p.A (mandanti) - Strada Statale Padana verso Verona n. 6 - 36100
Vicenza. Valore dell’investimento: € 224.812.750,79=, IVA esclusa. Data di spedizione alla
G.U.U.E. dell’avviso di aggiudicazione di appalto: 21/10/2014. Data di spedizione alla G.U.R.I.
dell’avviso di aggiudicazione di appalto: 21/10/2014.
Treviso, lì 21/10/2014
Il Direttore Generale dell’Azienda ULSS n. 9 di Treviso - Dr. Giorgio Roberti
CASA S.p.A.
Per la pubblicità
legale e finanziaria
rivolgersi a:
Giunta Regione Marche
Servizio Attività normativa e legale e Risorse strumentali
P.F. Sistemi informativi e telematici
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Tel. 02 2584 6665 - Fax 02 2588 6114
Via Campania, 59 C - 00187 Roma
Tel. 06 6882 8650 - Fax 06 6882 8682
Vico II San Nicola alla Dogana, 9 - 80133 Napoli
Tel. 081 49 777 11 - Fax 081 49 777 12
C.so Vittorio Emanuele II, 60 - 70122 Bari
Tel. 080 5760 111 - Fax 080 5760 126
ESTRATTO DI BANDO DI GARA
Procedura aperta ai sensi del D.Lgs. n. 163 del
12/04/2006 per “Fornitura di servizi in n. 2 lotti
per 2 anni: Help desk e assistenza client, applicativi CAD e multimediali, Rete telematica regionale,
manutenzione apparati”.
Categoria di riferimento 7.
Lotto n. 1 - Help desk e servizi di assistenza
client
CPV 50324000-2 - CIG 592860686F
Importo a base d’appalto Euro 271.272,00 al netto
dell’IVA
Lotto n. 2 - Assistenza networking
CPV 72315100-7; 72315200-8 CIG 5928614F07
Importo a base d’appalto Euro 330.076,00 al netto
dell’IVA
• ENTE APPALTANTE: REGIONE MARCHE - P.F.
Sistemi informativi e telematici - Via Tiziano
n. 44 - 60125 Ancona - tel. 071/806.3915 - fax
071/806.3071.
• Procedura di aggiudicazione: procedura aperta
con il sistema di cui all’art. 83 del D.Lgs. n. 163
del 12/04/2006.
• Modalità di partecipazione: offerta in plico
chiuso, recante all’esterno l’indicazione della
gara, che dovrà pervenire alla Regione Marche
entro e non oltre le ore 12,00 del giorno
18/12/2014 a pena di esclusione.
• I soggetti interessati possono avere assistenza
informativa ed i documenti di gara presso la Posizione di funzione Sistemi informativi e telematici della Regione Marche (Rosella Falcioni
tel.071/8063513 - fax 071/8063066 - indirizzo
e-mail: [email protected]).
• Copia del bando di gara è pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Marche in data
30/10/2014 e copia, in vari formati, del disciplinare di gara e dei modelli allegati per la partecipazione alla procedura d’appalto può essere
reperita presso il sito Internet della Regione
Marche: www.regione.marche.it alla rubrica
“Bandi”.
IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO
(Dott.ssa Serenella Carota)
ESPERO
Fondo Nazionale Pensione Complementare
per i lavoratori della Scuola
Sollecitazione di pubblica offerta
per la gestione finanziaria
Il Consiglio di Amministrazione del Fondo
Espero in data 29 ottobre 2014 ha deliberato
di procedere alla selezione di un gestore del
patrimonio del Fondo per un mandato azionario globale.
Il Bando di sollecitazione pubblica ed il
questionario di selezione dei gestori possono
essere richiesti all’indirizzo e-mail: [email protected]
Le offerte dovranno pervenire entro e non
oltre le ore 16 del 26 novembre 2014.
Il Presidente di Espero
Renato Berretta
COMUNE DI GORGONZOLA
Provincia di Milano
AVVISO DI ASTA PER CESSIONE AREA COMMERCIALE
Il giorno mercoledì 10 dicembre 2014 alle ore 10,00 in
seduta pubblica presso la sede comunale sarà tenuta
pubblica asta con il metodo delle offerte segrete da confrontarsi con il prezzo base, ai sensi dell’art. 73 e segg.
del RD 827/1924, per l’alienazione di area edificabile a
destinazione commerciale sita in Comune di Gorgonzola
(MI) a confine con la SS11 e con il nuovo Centro Sportivo per una estensione complessiva di mq 10.230,00 distinta al Catasto Terreni al fg. 15 mapp. 261 parte, 300
parte, 301 parte. L’immobile è interamente di proprietà
del Comune di Gorgonzola (MI). Prezzo base consultare
il bando di gara all’indirizzo web: www.comune.gorgonzola.mi.it. Le offerte dovranno essere presentate
all’ufficio protocollo del Comune di Gorgonzola (MI), Via
Italia, n. 62 - 20064 Gorgonzola (MI) - entro le ore 12.00
del giorno antecedente a quello fissato per l’asta. Il bando
integrale e gli elaborati tecnici sono disponibili sul sito
internet www.comune.gorgonzola.mi.it. Per ogni informazione e chiarimento gli interessati potranno rivolgersi
all’Ufficio Demanio e Patrimonio (tel. 02/957011).
Gorgonzola, 05 novembre 2014
Il Dirigente
Dott. Salvatore Ferlisi
Via Fiesolana n. 5 - 50122 FIRENZE
Tel. 055/226241 - Fax 055/22624269
www.casaspa.it
AVVISO DI PREINFORMAZIONE PER ESTRATTO
EX ART. 123 DEL D.Lgs. 163/2006 DI GARE DI
APPALTO A PROCEDURA RISTRETTA SEMPLIFICATA PREVISTE NEL CORSO DELL’ANNO
2015. Ai sensi dell’art. 123 del D.Lgs. 163/2006
e s.m., CASA S.p.A. ha proceduto a pubblicare
l’avviso di preinformazione delle gare che prevede di esperire mediante procedura ristretta
semplificata nel corso dell’anno 2015. L’Avviso
integrale è pubblicato sulla G. U. della Repubblica Italiana, sull’albo Pretorio dei comuni
interessati, nonché in quello della stazione appaltante. L’avviso integrale è reperibile anche sul
sito internet www.casaspa.it. Le imprese interessate dovranno far pervenire a CASA S.p.A.
esclusivamente con le modalità indicate nell’Avviso, per segnalare il proprio interesse a concorrere agli appalti. TERMINE RICEVIMENTO
DOMANDE: 15.12.2014. DATA SORTEGGIO
PUBBLICO: 16.12.2014, ore 10,00, presso la
sede della Società.
IL DIRETTORE GENERALE
(Arch. Vincenzo Esposito)
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
ECONOMIA
Fondazioni
Il cortocircuito rischia di essere culturale: le fondazioni bancarie sono
descritte come soggetti che hanno esclusivamente interessi nelle
banche. Eppure la loro natura costitutiva attribuisce loro attività
filantropiche. Per le quali la fondazione Cariplo guidata da Giuseppe
Guzzetti (nella foto) intende destinare 143 milioni di euro nel 2015.
Peccato che il budget sia condizionato alla legge di Stabilità, che
prescrive l’aumento del prelievo fiscale nei loro confronti da gennaio:
«Saremmo costretti a tagliare almeno 20 milioni» rileva Guzzetti.
Cariplo, più tasse
Taglierà erogazioni
per 20 milioni
Fabio Savelli
Risparmio gestito
Banca Generali, utili a 132 milioni (+26%)
Banca Generali chiude i primi nove mesi con un utile netto di 132,4
milioni di euro, in progresso del 26% e 330,6 milioni di margine di
intermediazione, in aumento del 23%, di cui 101,3 milioni registrati
nel terzo trimestre in cui il sostegno è arrivato soprattutto dalle
commissioni nette, cresciute del 46% a 68 milioni. L’amministratore
delegato di Banca Generali, Piermario Motta, ha confermato il
dividendo fissando nei 95 centesimi del 2013 il livello minimo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Tirreno Power, la battaglia di Vado
IN BREVE
FCA
Marchionne incassa
10,8 milioni con opzioni
Due settimane per la decisione sulla centrale del gruppo controllato da Sorgenia
e Gaz de France-Suez. Chiarini (GdF): non accetteremo discriminazioni
MILANO Non è un buon periodo
per le aziende dell’energia.
Mentre le banche creditrici di
Sorgenia non hanno ancora firmato il concordato (previsto
per i prossimi giorni) anche
per Tirreno Power i nodi arrivano al pettine. Il 18 novembre è
la data clou, quella che secondo l’azienda controllata a metà
tra la stessa Sorgenia e il colosso francese Gaz de France-Suez
potrebbe portare addirittura
alla chiusura definitiva dell’impianto a carbone di Vado Ligure. Quel giorno la Conferenza
dei servizi dovrà decidere se la
centrale savonese, sotto sequestro da marzo, dovrà attenersi o
meno ai criteri contenuti nel
«Pic», il «parere istruttorio
conclusivo» emesso dal ministero dell’Ambiente. Se decidesse per il sì – bocciando in
sostanza il piano di rilancio da
80 milioni messo a punto qualche mese fa dall’azienda per allineare Vado «alle migliori pratiche internazionali» – i soci e i
vertici di Tirreno Power ritengono di non avere altra scelta
che chiudere la centrale: parametri irraggiungibili, sostengono. Un problema non da poco visto che, come sottolinea lo
stesso numero uno del gruppo
Gdf-Suez in Italia, Aldo Chiarini, «l’impianto di Vado dà lavoro a oltre 750 lavoratori, tra diretti e indiretti, e sostiene la vita economica e sociale della
provincia di Savona, già in grave crisi sotto il profilo dell’occupazione».
Tirreno Power in queste ore
ha presentato al ministero le
I creditori Tirreno Power
157,8
157,8
Gruppo Bnp Paribas*
Gruppo Unicredit**
78,9
78,9
78,9
78,9
78,9
78,9
70,1
Ing
Intesa
Cassa Depositi e Prestiti
Mediobanca
Monte dei Paschi
Portigon (West Lb)
Calyon
Bbva
8,9
d’Arco
sue controdeduzioni, affermando che «tutti i limiti di legge alle emissioni sono stati rispettati» e che le ultime analisi
tecniche, compreso il parere
istruttorio della Regione Liguria di settembre, avrebbero
provato che non ci sarebbe stato alcun miglioramento dell’aria da quando l’impianto è
stato fermato dalla Procura. Ma
la questione, sempre secondo
gli azionisti Tirreno, è ancora
più complessa: «Se gli stessi
parametri pubblicati nel rapporto della Commissione tecnica del ministero dell’Ambiente dovessero essere applicati anche agli altri impianti a
carbone presenti in Italia – aggiunge Chiarini – praticamente
tutti dovrebbero essere chiusi,
mettendo a rischio la politica
energetica nazionale». Nel caso, quindi, altre 12 centrali,
quasi tutte dell’Enel e di A2A.
Uno scenario estremo, che non
La lettera del ministero:
«Cassa integrazione,
le risorse sono finite»
milioni la cifra
stanziata e già
esaurita dalla
legge di Stabilità 2014 per la
cig straordinaria per cessazione di attività
1
milione i
lavoratori che
secondo la Cgil
risultano
coinvolti dalla
cassa
integrazione da
gennaio a
settembre
868,4
totale
%
18,2
18,2
9,1
9,1
9,1
9,1
9,1
9,1
8,1
1
*(Bnp Paribas + Fortis) - **(Unicredit + Mediocredito Centrale)
Il caso
50
(posizione al 30 giugno scorso, in milioni di euro)
«Allo stato, non sono disponibili risorse finanziarie». Così una nota della Direzione generale degli ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione, destinata alle altre direzioni del
ministero del Lavoro, ha avvisato che i fondi destinati al rinnovo della cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività, cioè per le
aziende destinate alla chiusura, sono finiti. La
comunicazione è di venerdì scorso, 31 ottobre. E
a stretto giro, quello stesso giorno, un’altra direzione generale del ministero ha preso carta e
penna, comunicando ai vertici delle aziende interessate che gli incontri previsti per questa settimana slittavano a data indefinita.
La lettera è firmata da Giuseppe Sapio, dirigente dell’ottava direzione, quella sulla Tutela
delle condizioni di lavoro e delle relazioni industriali, che in una ventina di riga spiega che non
può «procedere all’esame congiunto richiesto»
a causa «dell’insussistenza dei fondi» per le proroghe di un anno della cassa integrazione straordinaria (sempre quella per cessazione di attività). Fonti del ministero del Lavoro confermano
la nota interna e la lettera inviata in prima battuta a due aziende perché i 50 milioni stanziati dalla precedente legge di stabilità sono esauriti, ma
il caso è già stato risolto stornando fondi da altri
capitoli di spesa del ministero. Quindi, entro pochi giorni, gli incontri con le aziende verranno
riconvocati, senza rischio mobilità, cioè licenziamento, per i lavoratori.
Fabio Tamburini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Azionista
Aldo Chiarini,
numero uno
del gruppo
Gdf-Suez Italia
si può però escludere. E in ogni
caso lo stesso capo italiano di
Gdf Suez sostiene che «Tirreno
Power non può accettare di essere discriminata» e che contro una decisione avversa «farà
ricorso a ogni legittimo strumento».
Il nodo Tirreno Power, però,
è complesso anche dal punto
di vista finanziario. Venerdì
scorso lo standstill con le banche creditrici è stato prorogato
a fine gennaio. Se la decisione
35
sul «Pic» fosse favorevole all’azienda, la trattativa per la ristrutturazione del debito da
868 milioni potrebbe proseguire in parallelo al piano di rilancio da 80 milioni.
Le indiscrezioni puntano su
una soluzione sul modello Sorgenia, con circa 400 milioni
convertiti in azioni e con Bnp e
Unicredit a fare la parte del leone. Se invece Tirreno dovesse
fermare Vado la situazione diventerebbe assai più difficile: la
centrale a carbone è l’asset più
rilevante per i margini economici della società. Senza quel
contributo le banche sarebbero
chiamate a uno sforzo maggiore e le tensioni sotto traccia tra
di esse potrebbero venire a galla. Da una parte ci sono infatti
gli istituti coinvolti anche in
Sorgenia, che sono soci e creditori. Dall’altra Mediobanca, Ing
e Bbva (il 20% del debito) che
sono solo creditori e non sarebbero disposti ad assumersi
impegni che a loro non spettano.
Stefano Agnoli
@stefanoagnoli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Consulenti
● Una nutrita
squadra di
advisor
presidia la
partita su Vado
e con le banche
Sorgenia si è
affidata a
Lazard, GdF
Suez ha scelto
Blackstone,
Tirreno Power
Banca
Leonardo
● Il 18
novembre la
Conferenza dei
servizi deciderà
sul rispetto
nella centrale a
carbone dei
parametri
fissati dal
ministero
dell’Ambiente
Il ceo di Fca e presidente di
Cnh Industrial, Sergio
Marchionne, incassa una
plusvalenza di 10,8 milioni con
l’esercizio di 6,25 milioni di
stock option sulle azioni delle
società. L’operazione è stata
comunicata all’Afm, la Consob
olandese, dove hanno sede Fca
e Cnh. Le opzioni andavano
esercitate a pena di decadenza
entro il 3 novembre. Il
manager ha ora in portafoglio
12,1 milioni di ordinarie Fca.
USB
Fondazione Maugeri,
allarme dei sindacati
«La salute è un bene pubblico,
non privato». Così l’Unione
sindacale di base (Usb) della
Fondazione Maugeri. Nei
giorni scorsi la rottura delle
trattative e la disdetta
unilaterale del contratto per
tutti i lavoratori della
fondazione. Il gruppo starebbe
per chiedere il concordato
preventivo. «Un’opportunità,
non una sciagiura» sottolinea
l’Usb, che ha rivolto un appello
alle Regioni perché
intervengano.
Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
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Si precisa che ai sensi dell’Art. 1, Legge 903 del
9/12/1977 le inserzioni di ricerca di personale inserite in queste pagine devono sempre intendersi
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13,202
11,593
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3,973
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5,339
5,467
6,371
6,531
22,367
22,755
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Invictus Global Bond Fd
Invictus Macro Fd
Sol Invictus Absolute Return
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80,831
103,835
108,203
81,777
103,428
www.azimut.it - [email protected]
26,562
7,022
6,915
7,055
6,776
12,844
11,074
11,105
12,275
12,297
11,277
12,012
12,030
10,437
10,437
17,548
6,521
8,912
9,095
6,527
14,014
13,277
17,106
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10,189
30,275
26,244
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11,347
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12,444
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11,312
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12,081
10,506
10,506
17,525
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5,476
5,381
5,278
5,003
5,003
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5,264
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5,036
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5,070
3,665
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4,993
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5,693
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6,031
5,433
5,490
5,156
5,203
5,094
4,804
5,000
4,802
5,691
5,165
5,917
5,473
5,381
5,278
4,998
4,998
5,324
5,287
AZ F. CGM Opport Corp Bd
AZ F. CGM Opport European
AZ F. CGM Opport Global
AZ F. CGM Opport Gov Bd
AZ F. Commodity Trading
AZ F. Conservative
AZ F. Core Brands ACC
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AZ F. Corporate Premium ACC
AZ F. Corporate Premium DIS
AZ F. Dividend Premium ACC
AZ F. Dividend Premium DIS
AZ F. Emer. Mkt Asia
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AZ F. European Trend
AZ F. Formula 1 Absolute ACC
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AZ F. Formula Target 2015 ACC
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AZ F. Lira Plus DIS
AZ F. Macro Dynamic
AZ F. Opportunities
AZ F. Pacific Trend
AZ F. Patriot ACC
AZ F. Patriot DIS
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AZ F. Qinternational
AZ F. QProtection
AZ F. Qtrend
AZ F. Renminbi Opport
AZ F. Reserve Short Term
AZ F. Short Term Gl High Yield ACC
AZ F. Short Term Gl High Yield DIS
AZ F. Solidity ACC
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AZ F. Strategic Trend
AZ F. Top Rating ACC
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6,551
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5,661
6,036
5,124
5,124
6,541
5,822
Num tel: 178 311 01 00
www.compamfund.com - [email protected]
Active Dollar Bond A
Active Emerging Credit A
Active Emerging Credit B
Active European Credit A
Active European Credit B
Active European Equity A
Active European Equity B
Active Liquid Bond A
Active Liquid Bond B
Multiman. Bal. A
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Valuta
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31/10
31/10
31/10
31/10
31/10
31/10
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EUR
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EUR
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EUR
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04/11
04/11
04/11
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USD
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EUR
EUR
EUR
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Quota/pre.
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www.pharusfunds.com [email protected]
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www.multistarssicav.com [email protected]
T. +41 (0)91 640 37 80
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9,043
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17,102
www.newmillenniumsicav.com
12,866
Distributore Principale: Banca Finnat Euramerica - Tel: 06/69933475
11,015
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137,800
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11,690 NM Total Return Flexible A
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121,830
EUR
19,050 NM VolActive A
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03/11
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104,970
EUR
14,730 NM VolActive I
14,010
10,885
10,565
14,390
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107,990
AUGUSTUM EQUITY EUROPE I
EUR
03/11
113,460
113,480
AUGUSTUM G.A.M.E.S. A
EUR
03/11
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151,440
AUGUSTUM G.A.M.E.S. I
EUR
Tel: 02 77718.1
www.kairospartners.com
Kairos Multi-Str. A
Kairos Multi-Str. B
Kairos Multi-Str. I
Kairos Multi-Str. P
Kairos Income
Kairos Selection
KAIROS INTERNATIONAL SICAV
KIS - America A-USD
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KIS - Bond A-USD
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KIS - Bond Plus D
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KIS - Dynamic P
KIS - Emerging Mkts A
KIS - Emerging Mkts D
Data Fissa: +50%
Data successiva fissa: +20%
Per tutte le rubriche tranne la 21,
22 e 24:
Neretto: +20%
Capolettera: +20%
Neretto riquadrato: +40%
Neretto riquadrato negativo: +40%
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Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
ECONOMIA/MERCATI FINANZIARI
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37
Sussurri & Grida
Cdp Reti e la (prima) maxicedola da 1,5 miliardi alla Cassa
di Giacomo Ferrari
(c. tur.) La maxicedola da 1,5 miliardi a favore
della Cassa depositi ha adesso l’imprimatur di
Cdp Reti, la subholding nata due anni fa per rilevare il 30% Snam dall’Eni e rimpolpata con il
conferimento in natura del 29,85% Terna al valore di libro (1,32 miliardi). Dopo lo slittamento
dei dossier Poste, Ferrovie, Sace, Enav e altro ancora, dell’ambizioso piano di privatizzazioni
(0,7% del Pil pari a 10 miliardi) che il ministro
Pier Carlo Padoan aveva ereditato dal predecessore al Mef, Fabrizio Saccomanni, la dote di Cdp
Reti sarà il primo concreto incasso. Il primo assegno in assoluto per lo Stato. La forma tecnica
deliberata in assemblea è la distribuzione parziale delle riserve (ammontano a 3,52 miliardi
stando al reporting package) in pancia alla subholding dei gasdotti Snam e dei tralicci Enel,
mentre i fondi da far risalire alla controllante
Cdp verranno attinti da un finanziamento dell’identico importo di 1,5 miliardi già negoziato e
a carico per il 45% del pool Unicredit, Imi, Mediobanca, Hsbc, SocGen, Bnp Paribas e 55% della
stessa spa di Via Goito. Il montaggio dell’alleanza stretta in Cdp Reti con i cinesi di State grid
corporation prevede questa scaletta. Primo, la
Giù il lusso con energia e banche
Yoox e Saipem in caduta
I
l nuovo pesante ribasso di Piazza Affari
(-2,24% l’indice Ftse-Mib, secondo
peggior risultato in Europa dopo quello
del Psi 30 di Lisbona che ha ceduto il 2,84%)
è dovuto al taglio delle stime di crescita
nell’Eurozona. Le vendite hanno toccato la
quasi totalità delle blue-chips: i comparti del
lusso (Yoox -5,70%), del credito (Ubi Banca
-4,93%, Popolare Milano -4,45%, Bper -4,10%)
e il petrolifero (Saipem -4,84%). Soltanto tre i
valori in recupero: prima di tutto Mps
(+5,35%) alla vigilia dell’odierno cda
convocato per discutere e deliberare il
capital plan; poi Snam (+3,61%) e Terna
(+0,11%), dopo i chiarimenti dell’Autorità per
l’Energia sui criteri di valutazione dello
stoccaggio del gas.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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distribuzione degli 1,5 miliardi
di riserve. Poi il pagamento di
Pechino dei 2,1 miliardi per il
35% del capitale al closing, tra
un mese circa. Infine la vendita
per 700 milioni di un altro 14%
agli istituzionali italiani (Fondazioni Cariplo e Crt, San Paolo, Inarcassa, Cassa
forese e altre ancora). Un’operazione che per la
Cassa depositi vale 5,3 miliardi, in linea con il
net asset value di Cdp Reti, che resterà sotto governo pubblico con il 51%. Resta invece tutta da
giocare la seconda partita. Quanta parte di quel
tesoretto vorrà trattenere Cdp guidata da Franco
Bassanini (foto) per riequilibrare i molti esborsi
degli ultimi anni (Sace, Simest, Fincantieri,
Snam) e quanti ne vorrà il dicastero di Padoan?
Non è un confronto scontato. E si scioglierà solo
in primavera, con la destinazione dell’utile di bilancio di via Goito.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Crescent punta a Braccialini
(d.pol.) Battute finali in vista dell’accordo che
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[email protected]@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ Ê`pÕæ
[email protected]ד ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ z`ՙz
!k‰b‰k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ æ`¤æÉ
!‰b ˜b×ÅÎÂà @¬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!
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!‰ÎÎk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!1¯ ¤`ÕÕæ
!kŏ‰˜k K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!/¯ ¤`æzæ
!!kb ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!!¯ æ`|z¤
!˜Xk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!$"
¯ ¤æ`ÐÐæ
[email protected]‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!"¯ æ`ÊÕÊ
!˜b 1Ý K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!18¯ ¤`zzÕ
!˜Â‰x ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!$"¯ æ`ÐæÐ
!˜Îk ,@ÅX†‰ /‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!,/¯ æ`Êzæ
!Ý‰k“@ß±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!!¯ æ`æÐp
!×Î׉˜‰˜k K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!$¯ |`ÉÕÕ
" "‰Xk K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"
¯ Õ`ÊÊÕ
"[email protected] ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"$¯ |`Éææ
"[email protected] ¤z Þ@ÂÂ ±±±±±±±±±±±±±±±±®9"$¤z¯
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"Ý@Âk±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®".¯
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$ $‰b@Î@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®$¯ æ`Ð||
, ,@˜@‰@~׬ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,"¯ ¤`Õ||
,@Â[email protected]@Î ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,1¯ Õ`ЙÕ
,@Â[email protected]@Î ¤zÞ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9,1¤z¯ ¤`Ðp|
,‰@~~‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ Õ`¤Êæ
,‰kÂÂk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`ʙæ
,‰kÂÂk ¤ÕÞ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9,.¤Õ¯
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,‰˜‰˜x@‰˜@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,"¯ Ð`æÊæ
,‰¶×@b±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,-¯ ¤`zÊæ
,‰Âk‰ G ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,
¯ ¤æ`|Êæ
,‰Âk‰ G ± ˜X±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,
,¯ ™`Éææ
,‰~± /±@×ÅΉ˜ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,/¯ z`æÐæ
,‰~Â@x‰X‰ b‰ÎÂ[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,$¯ æ`ÕÐp
,Âk‰Å±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,./¯ æ`Õz|
,Âk“×b@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`Õ|É
,‰“@ ˜b×ÅΉk K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ ¤Ð`æÕæ
,ÂàÅ[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.;¯ ¤Ð`|¤æ
. .± k !kb‰X‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.!¯ æ`ÕÉÉ
.@ÎΉ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.1¯ Õ`|™æ
.
/ !kb‰@~׬ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
/¯ æ`p™Ð
.kXÂb@Ή K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
¯ ¤Ð`ÉÐæ
.k¬à K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.;¯ zÊ`Ézæ
.kÎk‰Î±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ æ`zÐz
.‰Å@[email protected]Ν±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®."¯ æ`æ™Ð
.ÅÅÅ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.$/¯ ¤`ՙp
/ [email protected]@x /±¬±@± K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ ¤Õ`™Õæ
[email protected]Å K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ Ê`æzæ
[email protected]Š˜X K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ z`æÐz
[email protected] ׬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ ¤æ`Êzæ
[email protected]¬k“±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,!¯ ¤¤`əæ
[email protected]¬k“ ‰Ŭ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,!.¯
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[email protected] “¬Âk~‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ Õ`Õ¤æ
[email protected] “¬Âk~‰ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ ™`pÊæ
/@Â@Å ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/./¯ æ`əz
/@α±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1¯ ¤Õ`Фæ
/@Ýk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/8¯ ¤Õ`Êææ
/XÂkk˜ /kÂ݉Xk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯
r
/k@Î ,±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ æ`ææ¤
/k@Î , ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`pÉæ
/kÂÝ‰ä‰ Î@‰@ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ Ð`™zæ
/kÂÝ‰ä‰ Î@‰@ ¤z Þ@ K ±±±±±±±±±±±®9/.¤z¯
r
/kÅ@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯ ¤Õ`|™æ
//±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯ É`™æz
/‰˜Îkʼn ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ æ`æÉ|
[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/"¯ ¤`ÕÕÕ
[email protected] @Å ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ Ð`™Êæ
/~kx‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/$¯ Õ`æ|p
/ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/$¯ Ê`¤|æ
/Â‰˜ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/."¯ ¤`Ép¤
/¬@Xk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,¯
r
/¬@Xk Þ@ÂÂ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9/,¯
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/Î[email protected] K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1¯ æ`Õpæ
/Î[email protected] ‰Ŭ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1.¯
r
/1!‰XkkXα±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1!¯ z`Ðzz
1 [email protected]׉ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1,¯ Õ`|pp
[email protected]׉ ¤ÐÞ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®91,¤z¯ æ`z¤æ
1/±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1/¯ æ`|Êæ
1kkX“ 1 ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®11¯ æ`pÉÐ
1kkX“ 1 !kb‰@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1!¯ æ`™|Ð
1kkX“ 1 !kb‰@ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1!.¯ æ`zpÐ
1kkX“ 1 ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®11.¯ æ`ʙÊ
1k˜@‰Š±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1"¯ ¤|`™Éæ
1k˜@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1."¯ Ð`Éz|
1k˜‰˜kÂ~‰@ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1.¯ ¤`z|É
1kœkX K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1/¯ æ`Ê|æ
1‰Å[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1/¯ æ`æ|Õ
1‰Å[email protected] ¤|Þ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®91/¤|¯ æ`æææ
1bÁű±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1$¯ Éæ`¤zæ
1Âk݉ ‰˜±˜b±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ Õ`ÉÉp
1:1 kˆÅ×Ή˜ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1:1¯ É`Épæ
3 3 @˜X@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3¯ z`ppz
3˜‰XÂkb‰Î±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3
¯ z`z|æ
3˜‰XÂkb‰Î ‰Ŭ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3
.¯ É`Ézæ
3˜‰¬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3"¯ Ð`ɤæ
3˜‰¬ ¬Âݱ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3",¯ Ð`|Õæ
3˜‰¬[email protected] ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3/¯ Õ`æ|p
3˜‰¬[email protected] ‰Ŭ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3/.¯ ÕÕp`™ææ
3˜‰¬[email protected] ‰Ŭ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®3/.¯ Õ`æÊæ
8 [email protected]ŝ‰@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®8/¯ ¤Õ`p¤æ
[email protected] ˜b×ÅΉ@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®8"¯ ¤`¤É¤
[email protected] @ݝ‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®8¯ |`ÉÉæ
8‰ÎΝ‰@ Åű K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®8/¯ p`Éæz
9 9Âb ×Îà Âkk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9¯ Ê`|Êz
; ;ß K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®;$$:¯ ¤|`ÉÐæ
> >‰~˜@~ 8kΝ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>8¯ z`||z
>×XX†‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>3
¯ æ`æzÕ
>×XX†‰ ¤| Þ@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9>3
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kxxk K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ Õ`¤ÕÊ
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“N‰k˜Î†kʼnű±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ æ`|ææ
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Î[email protected]Ή@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ ¤p`¤Õæ
×Ν~‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ z`Õ¤z
×ΝÅÎÂ@b@ 1ˆ!‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ ™`ʙæ
×ΝÅÎÂ@bk !k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®31!¯ ¤z`ÕÐæ
䉓×α±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>!¯ ¤p`ÐÊæ
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@˜X@ k˜kÂ@‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"¯ Õæ`ÊÊæ
@˜X@ x‰Å K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤Ð`™pæ
@˜X@ ,¬± “‰‰@ .±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ z`ÉÕz
@˜X@ ,¬± /˜b‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,/$¯ Ð`æÐÊ
@˜X ,¬@Âk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ ¤¤`æææ
@˜X ,¬@Âk Þ¤æ ±±±±±±±±±±±±±±±®9,¤æ¯
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@ÅΝ~‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤`™¤Õ
‰ÎkX† K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ ¤Éæ`Õææ
X@ @‰~k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
.¯ æ`æÉ|
X@ @‰~k  ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
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X@ ‰˜˜@Î K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`|Ðæ
X@ ˜Îk“N‰‰@Âk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ Ð`|pæ
X@ ,¬±ÎÂ׉@ k @䉝 K±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ æ`zæÕ
X@ ,¬±[email protected] ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,!¯ æ`zʙ
X@ ,¬±/¬kΝ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,$¯
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X@ ,x‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.$¯ æ`ÐÕÕ
X kʼnˆÂ[email protected]ä@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ Õ`|Êæ
X kʼnˆÂ[email protected]ä@ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±®.¯ Õ`Ðææ
X [email protected]Î@˜bk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/"1¯ Ê`əæ
X /@Âbk~˜@ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.,¯ ¤æ`Ézæ
kk [email protected] K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ æ`|zÕ
k~†k‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`Й¤
k˜‰ /Î@N‰‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"/¯ æ`zЙ
kÅÎ 3˜‰˜ ± ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1¯ ¤`™Êæ
[email protected]ÎΉ ˜b×ÅΉk K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`|Õz
[email protected]@[email protected] K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
!¯ æ`|pæ
‰kÅÅk K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯ É`ɤz
‰kÂ@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ æ`Õ|¤
k @Âα ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®$¯ ¤™`||æ
ä˜‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>¯ Õ`™ÕÕ
˜±kÂÂ@Âkʼn±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®¯ Õp`ppæ
Â~Åkʼn@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®$¯
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Âk“N K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.¯ Õz`™Êæ
‰ÅX†‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.¯ æ`æpÉ
Âטk ×X‰˜k‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ ¤Ê`ÐÊæ
×ää‰ 3˜‰Xk“ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>3¯ ¤æ`|ææ
×ää‰ 3˜‰Xk“ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®>3.¯ Ê`Ðææ
@b Î K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®
¯ Ð`əp
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potrebbe a breve portare Crescent Hyde Park a
investire nel capitale di Braccialini, di Firenze,
antico marchio della pelletteria fondato dall’omonima famiglia toscana. Al lavoro sul dossier c’è l’amministratore delegato Riccardo
Braccialini, seconda generazione degli imprenditori che fondarono l’azienda negli anni Cinquanta, azionista con il 22% della società che
fattura circa 80 milioni di cui il 70% all’estero.
Dall’altra parte ci sono Sami Sindi e David
Hand, ex banchieri di Morgan Stanley, che anni
fa lanciarono uno dei primi fondi di private
equity del Far East. Appunto il gruppo Crescent,
base a Shanghai e testa di ponte in tutta l’Asia.
Al centro del negoziato, il 78% del capitale in
mano alla Sici della Regione Toscana, il club di
investitori raccolti sotto il cappello della Hat, e
la Popolare di Vicenza. Una pattuglia che sostenne i Braccialini quando si ricomprarono la
società dal dissesto della Mariella Burani. A primavera Braccialini spingeva per l’Ipo. Ma la
convinzione di dovere ancora investire, a scapito forse della redditività a breve, lo ha convinto
a rimandare.
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Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
38
Cultura
& Spettacoli
Premi
Editoria, il «De Sica»
va a Elisabetta Sgarbi
Elisabetta Sgarbi, direttore
editoriale della Bompiani, vince il
Premio «Vittorio De Sica» per
l’editoria: lo riceverà oggi alle 18
a Palazzo Barberini a Roma.
Partecipano il ministro Dario
Franceschini, il presidente del
premio Gian Luigi Rondi (che lo
ha istituito nel ‘75, un anno dopo
la morte del regista) e la famiglia
De Sica. Il riconoscimento,
patrocinato dal Quirinale, viene
attribuito ogni anno a
personalità sia italiane che
straniere che si siano distinte nel
campo del cinema e delle altre
arti, della cultura, delle scienze e
della società: per il complesso
della carriera o per l’anno preso
in esame. Tra i vincitori del
Premio Editoria nelle precedenti
edizioni, Inge Feltrinelli, Roberto
Calasso, Cesare De Michelis,
Renata Colorni.
Vintage
Da Dosso e Battista Dossi ai ricordi dell’Accademia Filarmonica Romana,
con Boulez e Stockhausen che si ignoravano durante i loro soggiorni
di Alberto Arbasino
«N
Appellativi
«Magna, Stravì, che bbono!», pare
che fosse un leggendario invito di
Adriana Panni, dopo aver girato fra
gli ospiti nei parchi della Filarmonica
battagliero di Alfonso I d’Este, che è qui, si trova
anche a Modena, o sarà una copia da Battista
Dossi? («Si veda soprattutto la minutezza nei
particolari nello sfondo», per Longhi). E davvero Paolo Giovio intendeva ornare con ritratti illustri una dimora fiorentina, e non quella villa
leggendaria sopra le credute rovine di una Villa
Pliniana, su un ramo del Lago di Como? Ma costerebbe troppo un invio del Trionfo di Bacco
(di Dosso Dossi) dal Museo di Bombay dove fu
riconosciuto accanto a un Bonifacio Veronese
fra tante Venezie poverette. A un secondo piano, dove non va mai nessuno... In tempi di crisi,
certo sarà più conveniente rivolgersi alla Galleria Borghese o a Castel S. Angelo.
Davanti a tanti sederini e culetti di putti e
amorini e angiolotti e bimbi grassi, difficile
non commentare che evidentemente la pedofilia ci sarà sempre stata, anche prima della nozione e del vocabolo.
✽ ✽ ✽
«Magna, Stravì, che bbono!», pare che fosse
un leggendario invito di Adriana Panni, dopo
aver girato fra gli ospiti nei giardini della Filarmonica, e vedendo Stravinskij un po’ perplesso,
con una immensa porchetta dell’Ariccia ancora
in mano. A un ricevimento in suo onore.
Deciso a non perdermi una successiva occasione, questa si presentò nei saloni dell’appartamento, piena di notevoli quadri. E lì, commemorando qualche decennale della Scuola di
Darmstadt, alcuni superstiti venuti per gratitudine (Boulez, Stockhausen, Bussotti...) sedevano nei soggiorni senza parlarsi reciprocamente. E lì Boulez, circospetto: «Adrianà, qu’est-ce
que c’est, cet abbacchiò?». E lei, serenamente:
«Magna, a’ Pierre, che è bbono».
Ero beato. Un’altra volta, all’Argentina, una
animata spettatrice commentava molto infervorata la messinscena della Carmen, di Peter
Brook, che aveva disposto una scena centrale,
con panche tutte intorno. E Adriana, tranquilla:
«In teatro, se poffà tutto quanto se vvole. I posti,
se ponno mette e se ponno togliere».
Anche a borsettate. E anche all’estero. Un
musicologo raccontava i suoi ordini perché un
tassista procedesse in una via pedonale e molto
affollata, fino al migliore albergo di Salisburgo.
BOULEZ, MADERNA E STOCKHAUSEN NEL 1956 (FOTO HANS KELLER; STOCKHAUSEN FOUNDATION FOR MUSIC)
on più andrai, farfallone amoroso... Semplicetta farfalla al lume
avvezza... Come t’han bene nomato, tenue farfalla... Ma chi le
farfalle cerca, sotto l’arco di Tito»...
Alla bella mostra di Dosso a Battista Dossi nel
grandioso Castello del Buonconsiglio, a Trento,
Giove con una palandrana rossa e a piedi nudi,
molto intento, dipinge appunto farfalle, molto
allegoriche. Mentre Mercurio, nudo ma con un
velo molto raffaellesco alle spalle, zittisce una
famosa dama abbigliata e inginocchiata. Forse
la Virtù?
Ma se il Musico possiede più Arte del Poeta –
direbbe Rousseau – l’Attore sacrificherà come
lo Spettatore le Parole alla Musica, trasformando lo Spettacolo in un Concerto? Tragico perché barocco, o in quanto neoclassico?
Più o meno amabili congetture (la Virtù? la
Vergine?) si proponevano in fondo a una sfilata
di strepitosi saloni italiani, al Kunsthistorisches
Museum viennese, dove si soleva rivedere e
commentare questo celebrato Dosso, donato
nel 1951 dal conte Anton Lanckorònski , secondo quelle didascalie.
Ora invece questa opera del Dosso risulta venire da Cracovia, dal Castello Reale del Wawel,
presso la Cattedrale. E neanche dal celeberrimo
Museo Czartoryski, famoso per le sue collezioni
e il Leonardo da Vinci, La dama dell’ermellino.
Forse c’è qualche imprecisione? Il ritratto
Il narcisismo dei musicisti
seduti al tavolo senza parlarsi
E alla reception, una borsettata sul tavolo. «So’
la sora Panni». Le stanze furono trovate subito.
L’Accademia Filarmonica Romana fu una sua
creatura, e il Teatro Olimpico una conquista.
Ma già all’Eliseo: si ricorda ancora un BrechtWeill interpretato da Laura Betti e Carla Fracci.
E via, poi, con Adriana e la sua energia propulsiva, attraverso differenti direttori artistici:
concerti con la Grubevora, la Horne, la Ricciarelli, la Ludwig, la Lott... Trofonio, Undine, Affekte, danze con Nikolais e Alvin Ailey e Twyla
Tharp e la Carlson, omaggi a Monteverdi, Benedetti Michelangeli, Rubinstein, Cardew, Kagel, Sinopoli, Schiff, Il convitato di pietra, Acis
and Galatea, messe illustri in Santa Maria sopra Minerva... Ricorderò sempre Adriana, proprietaria e ridanciana, a pranzo dopo un concerto con Svjatoslav Richter: tre gradini di disli-
vello, e tutti lì in fila a rendere gli omaggi.
✽ ✽ ✽
Ancora da vent’anni ci manca Paolo Valmarana, allegro e sorridente fra pareti piene di ricordi
e omaggi degli amici artisti. Con un occhio notevole: mi segnalò un mirabile Piranesi (quando
ancora si riteneva che valessero poco) in Türkenstrasse, a Monaco ovviamente di Baviera. Un tramonto sulla piazza del Quirinale, Monte Cavallo,
con le statue colossali dei Dioscuri, Castore e
Polluce, sopra un antico tempio di Quirino, ma
senza ancora l’obelisco fatto installare da Pio VI.
Suo padre, il marchese Giustino, era prodigo
di arguzie e facezie. Con un altro senatore vitalizio, Montale, fu munifico di chiacchiere e orpelli
e una generosa colazione in un ristorante di via
Frattina che non esiste più. E raccontava Goffre-
do Parise che traevano vecchie vesti da vecchi
bauli per «fare conversazion», loro due.
✽ ✽ ✽
Se ne è andata Magda Olivero, praticamente
centenaria. E allora si può ricordare una sua apparizione al Metropolitan di New York. Luogo allora terribile. Non si cambiavano mai gli allestimenti, come tutt’ora a Vienna. E si ricordava il
caso di un eccellente soprano che per consiglio
del suo agente pretese una nuova mise en scène,
ma non venne accontentata.
Preceduta da tutta una sua leggenda in Texas,
dunque da mettere alla prova, Magda Olivero interpretò l’intero «Vissi d’arte» su un pliant con
testa in giù all’indietro. E fu un canto sublime, il
suo, malgrado la posa inconsulta, davanti a uno
Scarpia esterrefatto. Trionfi.
✽ ✽ ✽
Bompiani ristampa l’«Itinerario» del 1933
Nel Paese di Alvaro la terra cerca il mare
di Matteo Collura
amasse l’Italia e la
Q uanto
conoscesse a fondo, Corrado
Lo scrittore
Corrado Alvaro
(San Luca, 15
aprile 1895 –
Roma, 11
giugno 1956).
Scrisse Gente in
Aspromonte
(1930)
Alvaro lo dimostrò con il pamphlet
politico del 1944, L’Italia rinuncia?
(riproposto tre anni fa da Donzelli). Ora
Bompiani ristampa Itinerario italiano
(prefazione di Carmine Abate,
introduzione di Massimo Onofri, pp.
378, 15), raccolta di scritti del 1933:
una miniera di appunti estemporanei,
di acute riflessioni, di visioni che, dopo
l’abbaglio dell’inaspettato, si
trasformano in utili spunti per il lettore
di oggi. La datazione degli scritti è
importante, perché ci dice cos’era
l’Italia allora per uno scrittore nato nel
1895, e cosa sia oggi. Alvaro è testimone
di una realtà arcaica e dolorosa, quella
della sua Calabria, ma anche dell’Italia
uscita stremata dalla Prima guerra
mondiale e finita nel guado del regime
fascista. Restano nella memoria rapide
osservazioni. Liguria: «Dove la terra è
difficile, la gente cerca il mare». Roma:
«Il sud vi si è pietrificato come in un
profondo strato geologico, il nord vi si
libera dai geli». Milano che «si allarga»,
ma lascia in piedi cascine e osterie. E, a
Lucca, il miracolo della «morte
immortale» di Ilaria del Carretto.
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Rammentando Andrea Emo... Volentieri ascoltava i commenti ad alta voce dei francesi, in piazza San Pietro. Con una preferenza: «C’est presqu’aussi beau qu’à Versailles». E fu contento
quando gli riferii un giudizio di francesi davanti a
un orrido allestimento, a una Biennale veneziana:
«Quand-même, une présence». Come si divertirebbe, ascoltando «In Paris there is Notre-Dame,
but St. Peter’s in Rome is fat»... Soltanto l’inizio
dell’imbarazzante disco Valmouth, l’antico e magari deplorevole musical di Sandy Wilson, dai romanzetti di Ronald Firbank, entusiasticamente
prefati da Osbert Sitwell, Ernest Jones...
Tanti anni fa, l’amico scrittore veneto Toni Cibotto mi invitò a spargere fiori sulla tomba appunto di Firbank, sepolto al Verano romano dopo
la sua conversione al fasto del cattolicesimo... Facile da trovare, allora. Ma ecco qui nel disco, a
proposito della leggendaria cattedrale di Clemenza: «Every transept – is a concept»... «Each mosaic – is archaic»... e via, prima di ogni sfruttamento delle pubblicità. Con lazzi e sogghigni ad
ogni menzione di «rococo», ovviamente.
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Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
CULTURA
Digitale
La mossa italiana di Amazon:
abbonamento mensile
senza limiti con 700 mila titoli
di Alessia Rastelli
Anniversari
Franco Antonicelli,
il sogno coraggioso
di «fare cultura»
Da Harry Potter ai bestseller di Marcello Simoni ai
fumetti di Zerocalcare. Oltre 700 mila ebook (15
mila in italiano) a 9,99 euro al mese. Dopo l’esordio
americano, Amazon lancia anche in Italia Kindle
Unlimited, il servizio che consente di leggere
quanto si vuole, pagando un abbonamento. Una
formula già sperimentata nella musica, grazie alla
quale si fruisce del brano o, nel caso di Amazon,
del libro, senza possederli. Gli ebook che rientrano
nel servizio — selezionati dopo accordi con gli
Segna
libro
editori ma anche autopubblicati — sono disponibili
sul Kindle Store, il «negozio» di libri digitali di
Amazon, riconoscibili da un’etichetta. Possono
essere sfogliati sul Kindle, il dispositivo di lettura
dell’azienda di Seattle, e — attraverso le
applicazioni del gruppo di Jeff Bezos — sui tablet e
gli smartphone con sistema operativo Android, su
iPad, iPhone, Mac e pc. Chi legge con Unlimited,
inoltre, usufruisce delle stesse funzioni disponibili
per gli ebook Kindle, dai dizionari a WordWise, lo
strumento che fa apparire definizioni semplici
sopra parole complesse. Per quanto, infatti, altre
iniziative di abbonamento abbiano già visto la luce
(Oyster e Scribd, ad esempio, negli Usa; Bookolico
in Italia), la forza di Amazon — o la pericolosità, a
seconda dei punti di vista — è nel vastissimo
catalogo e nei servizi offerti dal suo ecosistema,
ricco e integrato, ma chiuso.
La pace secondo il «Patriarca»
eminenza grigia della ’ndrangheta
di Francesco Cevasco
È
vvertimento per il lettore del libro di cui si
sta per parlare. Non si
fidi — caro lettore —
del titolo e nemmeno dello
«strillo», la scritta sotto il titolo, in copertina. Il titolo dice: Il
Patriarca. Sotto si dice: La misteriosa storia di ‘Ntoni Gambazza, lo sconosciuto re della
‘ndrangheta che dall’ombra
ha retto per trent’anni i fili
dell’organizzazione.
Detta così uno pensa a una
— magari bella, documentata,
ricca di dettagli inediti, come
in questo caso — biografia di
uno dei tanti cattivoni malavitosi che sconciano il nostro
Paese. E, invece, questo libro, è
(anche) un’altra cosa. Una vera
inchiesta sulla ‘ndrangheta.
Dove nasce in quella Calabria
dell’Aspromonte. Dove cresce
in quel capoluogo di Reggio.
Dove allunga le sue mani insanguinate fino a Milano. Dove prospera nella Borsa e nelle
Banche (con la b maiuscola).
Si comincia da Antonio Pelle nato a San Luca, in provincia
di Reggio Calabria, il primo
marzo 1932 e morto a Locri il 4
novembre 2009. ‘Ntoni Gambazza è lui.
E Andrea Galli, l’autore di Il
Patriarca (Rizzoli-Bur) lo racconta. Già a pagina 19 si capiscono molte cose: «Nullatenente. Nullafacente. Assunto
dallo Stato a cinquant’anni con
un contratto a tempo indeterminato. Trafficante in fuga tra
casolari, bunker e cunicoli dell’Aspromonte. Latitante curato
da cliniche private e ospedali
pubblici. Imputato difeso dallo studio legale del presidente
della Repubblica Giovanni Leone. Parente di poliziotti, amico di direttori di carceri e
agenti dei servizi segreti; protetto da politici, medici, magistrati, professori universitari,
commercialisti, preti e massoni. Miliardario ai tempi delle
lire, milionario ai tempi dell’euro, eppure beneficiario di
contributi economici da parte
A
FRANCO ANTONICELLI (SUL PALCO) NEL 1945
scelte metodologiche e concreto operare critico, proprio anche d’una formazione che coniuga il Croce «maestro e padre» con Gobetti, modello cui disperatamente rifarsi (e relativa appendice della scuola torinese di Augusto Monti). Che sono poi le direttive etico-estetiche cui
si atterrà con tenace fedeltà nel suo lavoro critico e politico, nel quale rigore morale e rigore
estetico stanno in lui strettamente connessi
nella concezione d’una letteratura come dovere
e come servizio. Che è quanto Antonicelli —
«poeta» (con Improvvisi e altri versi) e fine
lettore di poeti, aperto a cogliere l’aria del tempo presente ma disposto a una umanissima
pietas verso chi ci ha preceduto lasciandoci
quel suo po’ di bene; che anche questo appartiene alla civiltà letteraria», per dirla con Cesare
Angelini, sul «Corriere della Sera» del 15 luglio
1970 — è venuto espletando in letture critiche
nelle quali, come ha scritto sulla «Nuova Stampa» del 27 marzo 1953 parlando di Pancrazi,
«dev’esserci tutto, ma anche, e sopra ogni cosa,
il pensiero e il senso del presente, di ciò che
appare e ha significato nel farsi dei nostri giorni, che si lega con gli altri discorsi, le altre creazioni, le altre lotte del tempo che trascorre».
Un operare instancabile, come ricordano i
numeri della sua bibliografia: che contano 356
articoli su «La Stampa» (1949-1965), 468 sul
«RadiocorriereTv» (1952-1968) nella rubrica
significativamente titolata Leggiamo insieme,
oltre a tanti contributi sparsi sulle teste più
svariate, dall’«Unità», al «Giornale Storico della
Letteratura Italiana», sino all’«Almanacco Biellese» o alla «Voce della Dora».
Ciò che evidenzia da un lato grande disponibilità, e dall’altro un Antonicelli lettore vorace e
accanito, che vanta tra suoi presupposti la ricerca erudita, l’analisi filologica del testo pronta a
un confronto delle varianti insieme rapido e
puntiglioso (che sa trarre «soddisfazione e vanto dalla correzione anche soltanto di una virgola
di una vecchia edizione», annotava Norberto
Bobbio), curioso e sempre informato sulle ultime novità; ma anche pronto a cronache, divagazioni e note di costume, sempre con gran voglia
di partecipare ad altri le proprie scoperte e
amori letterari (Carducci, Pascoli, d’Annunzio,
Gozzano). In un tono raffinato e familiare: una
colloquialità nel segno di una «alta» semplicità.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’appuntamento Franco Antonicelli. Il coraggio
della cultura è il titolo della tre giorni che si apre
oggi alle 19 nella sede dell’Unione culturale
«Franco Antonicelli» di Torino (via Cesare Battisti
4b, info tel 011 56 21 776, www.unioneculturale. org) in occasione del 40°anniversario della
scomparsa dello scrittore e intellettuale avvenuta il 6 novembre 1974
Torna la mano
leggera di
Elizabeth von
Arnim (18661941), nata in
Australia,
cresciuta nel
milieu culturale
inglese
«abitato» da
personaggi
come Katherine
Mansfield e H.
G. Wells. È
autrice di una
ventina di libri
percorsi da
humor sottile,
finezza
psicologica,
grande gusto di
ambientazione.
Come Due
gemelle in
America
appena riedito
da Bollati
Boringhieri
(traduzione di
Simona
Garavelli,
pp. 386,
17,50).
Cornovaglia,
settembre
1947. Due
amici, entrambi
ecclesiastici,
passano una
vacanza
insieme
giocando a
scacchi. Tranne
una sera,
quando uno dei
due deve
scrivere
l’omelia
funebre per un
gruppo di
persone
decedute anni
prima, nel crollo
di un albergo.
Tre pagine e il
lettore è
agganciato. La
maestria di
Margaret
Kennedy
(1896-1967) in
La festa
(Astoria,
traduzione di
Bruna Mora,
pp. 324,
17,50).
a cura di
Cristina
Taglietti
@al_rastelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il libro inchiesta di Andrea Galli
di Ermanno Paccagnini
soprattutto come uomo politico — antifascista, presidente del Cnl, senatore nel
gruppo Sinistra indipendente — che è
spesso ricordato Franco Antonicelli
(1902-1974). Finendo per dimenticare il fine
letterato che, ad esempio, come direttore della
Biblioteca Europea della Frassinelli ospita, oltre
a Melville, Joyce, e altri ancora, le prime traduzioni italiane d’un Kafka appena riscoperto in
Germania (Il processo e Il messaggio dell’Imperatore); e che, come editore in proprio con la
Francesco De Silva, nel 1947 accoglie Se questo è
un uomo di Levi, rifiutato da vari editori.
Del resto, nel panorama critico novecentesco
la figura di Antonicelli si staglia come una delle
più singolari per disposizione intellettuale,
39
Impegno
Sopra: il
giornalista del
«Corriere della
Sera» Andrea
Galli, autore de
Il Patriarca
(Rizzoli-Bur,
pagine 308,
13).
In precedenza
ha pubblicato
Cacciatori di
mafiosi
(Rizzoli-Bur).
A sinistra:
pistole
dismesse
(Reuters). A
San Luca, paese
di Gambazza,
interi arsenali
di armi sono
murati
della Regione Calabria. Condannato a ventiquattro anni di
galera per omicidio. Detenuto,
poi graziato e rimesso in libertà dal successore di Leone:
Sandro Pertini. Condannato
nei tre gradi di giudizio per
traffico di stupefacenti e di
nuovo detenuto». Insomma,
un italiano vero.
Galli racconta la vita di questo galantuomo. E la cala dentro i tempi, i luoghi e la politica di quegli anni: il primo e il
secondo Dopoguerra; così si
capisce meglio come sia potuto accadere. Accadere che il figlio di una famiglia povera e
non malavitosa abbia voglia di
diventare un figlio della
‘ndrangheta, poi un «picciotto» ragazzo pronto a far del
male, poi un capetto, poi un
paciere tra famiglie che si
scannano, poi un capo dei capi.
Antonio Pelle è soprannominato gambazza perché zoppica un po’: forse si è sparato
da solo per sbaglio in una
Festival di Vercelli
Poesia civile, riconoscimento
all’inglese Tony Harrison
I
l poeta inglese Tony
Harrison riceverà in Italia il
premio alla carriera al Festival
di poesia civile di Vercelli,
giunto alla decima edizione.
L’anteprima si svolgerà a
Milano, mercoledì 12 (alle ore
17.30) all’Università Cattolica,
con un dialogo tra il poeta,
Enrico Reggiani e Giovanni
Greco, che ha curato il volume
in uscita a novembre presso
Interlinea, Afrodite del Mar
Nero e altre nuove poesie (il
libro sarà prenotabile allo 0321
612571 o via mail all’indirizzo
edizioni@interlinea.com).
Harrison (nato a Leeds nel
1937) ritirerà il premio giovedì
13 novembre alle 21 al Museo
Borgogna di Vercelli. Sempre
giovedì, alle ore 17 al Museo
Leone, ci sarà Mohammed
Sgaier Awlad Ahmad, poeta
che è diventato uno dei
simboli della rivoluzione
tunisina, fondatore e
animatore della Maison de la
Poésie di Tunisi. Leggerà
un’elegia per Mohamed
Bouazizi, il giovane ambulante
che nel 2010 a Sidi Bouzid s’è
dato alle fiamme per protesta.
Sabato 15, al Seminario
Arcivescovile (18 e 30),
confronto su «Parole sensibili:
etica e poesia» con Franco
Buffoni, Valerio Magrelli, Aldo
Nove e Davide Rondoni
(www.poesiacivile.com).
gamba, forse gli hanno sparato ma non importa. Lui il suo
nome se l’è fatto perché al momento giusto ha saputo sparare agli altri. Bambino pastore
non voleva più quella vita. E
dal tratturo è passato velocemente alla strada asfaltata del
traffico di droga e di armi. Ci
sapeva fare ed era anche alto
(un metro e settantacinque, a
Il personaggio
Antonio Pelle ha retto
i fili dell’organizzazione
mentre lo Stato
voltava lo sguardo
quei tempi non era poco) e
bello. Le donne servivano non
per conquistarle, ma per combinare matrimoni utili alla pace tra le cosche: se c’è troppa
guerra poi arrivano i carabinieri e rompono le scatole.
Gambazza capisce e diventa
un «diplomatico»: «A Pelle si
attribuiscono meriti determinanti anche come “arbitro”
nella faida di San Luca, quella
dei sei morti ammazzati a Duisburg, in Germania, nel Ferragosto del 2007 — scrive Galli
—. La mattanza finisce in
mondovisione; i tedeschi, infastiditi, devono ammettere
per qualche giorno le infiltrazioni nel loro Paese dei clan
calabresi. Troupe televisive invadono San Luca». Ma, poi,
‘Ntoni sistema tutto, la pace
torna e tutti i rompiscatole
(giornalisti italiani e stranieri,
carabinieri, poliziotti, magistrati italiani e stranieri) se ne
tornano a casa senza aver disturbato troppo. E nel paese di
San Luca a 250 metri d’altezza
sul mar Jonio torna la pace.
La pace della ‘ndrangheta, la
pace del «Patriarca», la pace
della droga e delle armi, la pace dei maschi complici e delle
donne succube, la pace dello
Stato che guarda da un’altra
parte. La pace del «Patriarca».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
40
Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
SPETTACOLI
L’inserto
Style Fashion Issue:
cinema e moda
secondo Scorsese
Domani, in regalo con il Corriere, uscirà l’allegato Style Fashion Issue,
un’inserto di 96 pagine dedicato a moda e cinema. Il fascicolo
prevede una copertina doppia: da un lato c’è Luca Argentero e,
dall’altro, Giorgio Pasotti (nella foto): sono stati scelti i due attori come
modelli per posare di fronte all’obiettivo del noto fotografo di moda
Rankin. Oltre alle interviste ai protagonisti della copertina, l’inserto
ospita anche un doppio editoriale a firma di Luca Guadagnino e
Martin Scorsese. Il regista americano scrive: «Il cinema è una viaggio
nella psiche, tra realtà e immaginazione: costumi e décor hanno un
peso fondamentale. Sono un film nel film».
La rivelazione del comico
Laganà: ho la sclerosi ma resto in palcoscenico
«È stato un percorso lento iniziato sei anni fa, di cui
quattro passati a metabolizzare una malattia per cui
provavo senso di colpa e vergogna»: l’attore comico
Rodolfo Laganà (57 anni, foto) ha raccontato la sua
battaglia contro la sclerosi multipla, ad un convegno a
Roma. «Scappare non serve a niente, anzi mi ha fatto
peggiorare — ha detto —. Credo sia importante
parlarne e condividere. Non lascerò il palcoscenico».
Jim Carrey
❞
«Sono già nonno
e non ho perso
la voglia di ridere»
Al cinema
non amo
i seguiti,
ma questa
pellicola
diretta
come
vent’anni fa
dai fratelli
Farrelly era
un evento
al quale
non potevo
dire di no
L’attore nel sequel di «Scemo & più scemo»
LOS ANGELES Ritorna Jim Carrey,
il divo che ha il nome famoso
quanto il suo volto. La maschera più riconoscibile di Hollywood. Istrionico in The mask
e apprezzato in The Truman
Show.
Carrey ha 52 anni e sorride,
non c’è da stupirsi, con quella
sua aria solo apparentemente
svagata. Vent’anni dopo il primo atto di Scemo & più Scemo
e ancora diretto dai fratelli Peter e Bobby Farrelly in Scemo &
più scemo due, che sarà distribuito in Italia da Rai Cinema/01 e dalla Leone Film fondata dai figli di Sergio. «Non
sono un attore da seguiti — dice Jim —, ma questo era un
evento anche per me, che nel
frattempo sono diventato nonno e impiego gran parte del
mio tempo a scrivere libri illustrati per ragazzi o a dipingere
quadri e creare sculture».
Quando ha iniziato a dipingere?
«Sin da ragazzo. Ricordo
l’enorme impressione che provai guardando un libro su Monet e Van Gogh. Sembrava che
la luce uscisse dalle pagine.
Una sensazione vitale che vale
più di quella del cinema».
Cosa ricorda del tempo in
cui viveva in un caravan con i
suoi genitori?
«Vengo da una famiglia di
artisti canadesi e con orgoglio
sono cittadino canadese dell’Ontario, anche se nel 2004 ho
chiesto la cittadinanza Usa. Papà era musicista, mia madre
aveva un talento artistico in vari
Il profilo
● Jim Carrey,
52 anni, attore,
comico,
doppiatore
e produttore,
è arrivato al
successo
con commedie
come «Ace
Ventura L’acchiappanimali» (‘94),
«Scemo & più
scemo» (‘94) e
«The Mask-Da
zero a mito»
(‘94)
● Con «The
Truman Show»
(‘98, foto)
e «Se mi lasci
ti cancello»
(2004) si è
rivelato attore
drammatico
campi. Eravamo poveri, ma ricchissimi per altre emozioni e
valori».
Il cinema non è mai stato
tutto per lei…
«È vero: avevo e ho ancora
bisogno di libertà, di sentirmi
coinvolto nell’impegno sociali
e in attività creative. Non diventerò mai un supereroe. I miei
personaggi hanno sempre avuto una sorta di disadattamento,
la stessa e fertile sensazione
che a volte provavo da giovane».
Appena si è sparsa la notizia del possibile sequel di
«Scemo & più scemo» sul
web i fan si sono scatenati.
«La cosa mi ha entusiasmato
al punto che mi sono messo a
eseguire alcuni brani della colonna sonora. Non sono un patito di Internet, se non per la
mia fondazione TruLife, ma è
stato bello sentire che il primo
film aveva lasciato il segno».
Cosa chiede oggi al cinema?
«Divertimento, sorrisi e pensieri. Lo chiedo anche a YouTube. Mi piace vedere i lavori sperimentali di tanti giovani».
Quando ripensa alla sua
carriera di cosa è più orgoglioso?
«Ho amato molto The Truman Show, che nel 1998 puntò
il dito sulla tv. Oggi la televisione realizza le cose migliori, alcune mini serie sono davvero
eccezionali, senza contare che
sta facendo crescere bene una
nuova generazione di autori e
dà spazio a molte attrici».
I miei
genitori
erano artisti
e anch’io
amo
dipingere
e scolpire
Tutto
nacque da
ragazzo con
un libro su
Monet e
Van Gogh
Coppia Jeff Daniels, 59 anni e Jim Carrey (a destra) in una scena del secondo capitolo del film diretto ancora dai fratelli Farrelly
È ancora vero che predilige
le favole?
«Sì, ma non perché voglia
rendere romantici i miei ricordi. Forse per spiegarlo dovrò
scrivere un libro sulla mia vi-
ta,sui miei lavori. Scrivere è un
lavoro solitario, che mi piace,
proprio come lavorare il marmo».
Forse scrivendo ritorneranno tanti momenti e incon-
Nel film di Danny Boyle
Bale rinuncia a interpretare Steve Jobs
Christian Bale non interpreterà
Steve Jobs. La presenza
dell’attore nel film di Danny
Boyle era stata confermata
dallo sceneggiatore Aaron
Sorkin, ma Bale ha deciso di
rinunciare alla parte. Un rifiuto
che si aggiunge al precedente
di DiCaprio e che riapre la
caccia all’attore che sarà Jobs
nel film tratto dall’unica
biografia da lui approvata.
tri della sua vita. Vuole sceglierne uno?
«No, sarebbe ingiusto, perché nella vita ho avuto più di
quanto mi aspettassi. Non dobbiamo mai dimenticarci di
questo».
Ha attraversato periodi cupi, come accade a tanti comici?
«Non proprio. La verità è che
io sono davvero come il personaggio di Scemo & più scemo,
conservo la capacità di sorprendermi. La vita è un enigma
e decifrarla, esplorarla è la sfida più grande e avvincente».
Giovanna Grassi
Ho ancora
bisogno
di libertà,
di sentirmi
coinvolto
in attività
sociali e
creative. Il
cinema non
è tutto per
me, non
sarò mai un
supereroe
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«La mia Medea contemporanea per punire un camorrista»
«Malacrescita» di Borrelli al Piccolo, storia di una madre che spinge alla pazzia i gemelli avuti dal boss
A teatro
● Il lavoro
«Malacrescita»
va in scena
da oggi a
domenica al
Piccolo Teatro
Studio Melato
di Milano
● Mimmo
Borrelli, autore,
regista e
interprete dello
spettacolo
ha vinto la
prima edizione
del premio
intitolato a
Giovanni
Testori
C
ome nei testi di poesia che
si rispettino, anche quelli
di Mimmo Borrelli liberano
una musica che supera il significato immediatamente decifrabile. Napoletano originario
di Torregaveta, classe 1979, il
drammaturgo-regista-attore
Borrelli ambienta le sue pièce
nei Campi Flegrei, da cui trae la
sua linfa linguistica essenzialmente dialettale, ma di un dialetto insieme arcaico e modernissimo, ricavato sul terreno da
parlanti ottantenni e da ventenni, per reinventarlo in una
sua personale forma, appunto,
tragico-lirica.
Per questo, gli piace sentirsi
un erede partenopeo di Giovanni Testori (ha vinto la prima
edizione del premio intitolato
alla scrittore lombardo). Senza
dimenticare Eduardo e Raffaele Viviani, più vicini a casa.
Nonostante l’età, Borrelli è
più che una personalità «emergente» del teatro italiano, in
virtù di una ormai lunga esperienza di burattinaio, teatrante
di strada, cantante e autore:
‘Nzularchia (2004), ‘A sciaveca
(2006) e La madre (sottotitolo:
In scena
Mimmo Borrelli,
napoletano,
classe 1979,
in un momento
dello
spettacolo
«Malacrescita»
in scena
a Milano
‘I figlie so’ piezzze ‘i sfaccimma), da cui ha tratto Malacrescita, che con la sua regia e con
le musiche di Antonio della Ragione va in scena da oggi al Piccolo Teatro di Milano. «Per disperazione e per sopravvivenza
— dice — dopo 70 repliche de
La madre al Teatro Mercadante
di Napoli, ho dovuto ripensare
allo spettacolo, ridurlo, ribaltarne la drammaturgia».
Storia di una Medea contemporanea, Maria Sibilla Ascione,
figlia di un camorrista e donna
di Francesco Schiavone detto
«Santokanne», piccolo boss
della terra dei fuochi, matura la
vendetta contro quest’ultimo.
Madre di due gemelli, un po’
vergine innocente, un po’ strega, non trova di meglio che impostare la sua ritorsione di-
struggendo il frutto dell’amore,
e cioè crescendo i propri figli
non a latte ma a vino, e in definitiva condannandoli alla deformazione fisica e mentale, e
all’abbandono.
Mentre nel testo originale
era lei, sopravvissuta, a raccontare le conseguenze della sua
tragica depravazione, in Malacrescita la situazione si ribalta:
sono i due bambini dementi a
prendere la parola, immersi in
una tomba di bottiglie di vino e
L’autore
«Dopo 70 repliche
a Napoli, ho dovuto
ridurre e ripensare
lo spettacolo»
pomodori, utero e discarica insieme. Pascale intona un canto
funebre alla madre-aguzzina,
ricreando frammenti di discorsi paterni e materni in dialogo
con il fratello Totore, che reagisce non con parole ma con suoni e rumori di giocattoli, carillon, campane, «sonorità di
un’infanzia violata e segregata».
Evocazione viscerale di urla,
ossessioni, rantoli, lugubri
borbottii di una vita domestica
infernale. Niente paura, l’emozione non passa necessariamente attraverso il livello semantico razionale, ma attraverso quell’indicibile sintonia di
suono e senso proprio della
poesia.
Paolo Di Stefano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
SPETTACOLI
41
#
● La recensione
Il piano di Libetta
è degno dei grandi
di Paolo Isotta
giorno fa ho parlato del grande pianista Evgenij Kissin: ma
Q ualche
noi italiani, come i lettori ricorderanno per averne io parlato più
volte, il nostro Kissin lo abbiamo e anche il nostro Zimmermann. Si
tratta di Francesco Libetta, leccese quarantacinquenne il quale, rispetto
a questi due mostri sacri, ha il pregio d’esser latinista e grecista, d’aver
studiato la Composizione, d’esser anche direttore d’orchestra, scrittore e
cultore di Gino Marinuzzi sul quale ci darà il libro definitivo. Egli ha
tenuto un concerto nella Cappella Palatina della Reggia di Caserta; e per
me riascoltarlo è ogni volta essere avvinto dal fascino promanante dalla
sua bravura e musicalità. Dopo le Variazioni di Beethoven su Nel cor più
non mi sento di Paisiello, una Parafrasi di Liszt da Mercadante ha
mostrato un fulmineo cambio di timbro pianistico; e di nuovo collo
Chopin dello Scherzo in Do diesis minore. Il Mephisto-Walzer di Liszt ha
mostrato un pianista del quale non sapresti se lodare più il virtuosismo
(le sue doppie ottave non hanno confronto), la libertà o la profondità;
mentre l’esecuzione della Sonata op. 109 di Beethoven ha mostrato un
pianista che si tiene nell’esempio di Wilhelm Kempff e Claudio Arrau e
© RIPRODUZIONE RISERVATA
che un giorno sarà prossimo alla loro grandezza.
Lo schiaffo di Taylor Swift: via da Spotify
La cantante: basta dischi in streaming gratuito. La replica: in 40 milioni ti vogliono, non te ne andare baby
Il caso
● Spotify è un
servizio di
streaming
musicale nato
nel 2006 a
Stoccolma e
diventato un
colosso a livello
internazionale
● Taylor Swift,
24 anni, ha
pubblicato il
suo primo
disco nel 2006,
vendendo oltre
cinque milioni e
mezzo di copie
❞
È
una storia d’amore, baby. Ma forse non di un
amore disinteressato.
Eppure il popolare servizio di streaming musicale
Spotify ha scelto proprio alcuni
passaggi delle più struggenti
canzoni di Taylor Swift per
convincerla «a non farsi lasciare».
Lei però pare irremovibile
nella sua scelta di troncare
questa relazione che, letteralmente, non le dava quasi nulla.
L’addio risale a lunedì, quando
l’artista più pagata del mondo
(secondo Forbes) ha deciso di
rimuovere tutte le sue canzoni
da Spotify (non sono serviti
nemmeno gli scatoloni), senza
lasciare nemmeno un biglietto
di spiegazione. Il dolore della
società nata in Svezia nel 2006
e diventata presto un colosso
non ha tardato a farsi sentire.
Nel comunicato diffuso ieri, si
legge: «Amiamo Taylor Swift e
i nostri oltre 40 milioni di utenti la amano ancora di più. Quasi
16 milioni di loro hanno ascoltato le sue canzoni negli ultimi
30 giorni ed è inclusa in più di
19 milioni di playlist. Speriamo
che cambi idea e si unisca a noi
nel creare una nuova economia
Un giorno
saranno
gli artisti
e le loro
etichette
a stabilire
il prezzo
di un album
Taylor Swift
Eravamo
entrambi
giovani
quando
ti abbiamo
vista la
prima volta
Resta, resta
Spotify
Sul palco La cantautrice americana Taylor Swift è nata il 13 dicembre 1989 ed è l’artista più pagata secondo «Forbes»
della musica che funzioni per
tutti. Crediamo che i fan debbano poter ascoltare musica
dove e quando vogliono e che
gli artisti abbiano un diritto assoluto di essere pagati e protet-
ti dalla pirateria. È per questo
che paghiamo quasi il 70 per
cento dei nostri ricavi alla comunità musicale».
Ma la staffilata al cuore arriva nel post scriptum: «Ps:
Taylor, eravamo entrambi giovani quando ti abbiamo vista
per la prima volta, ma ora ci sono più di 40 milioni di noi che
vogliono che tu resti, resti, resti. È una storia d’amore, baby,
dì solo sì». Parole che appartengono alla cantante. O meglio, a due sue canzoni: Love
Story e Stay, stay, stay.
Le storie d’amore quando finiscono spesso diventano storie di soldi. Taylor Swift ha le
idee chiare su entrambi gli ambiti: da una parte ci sono le sue
canzoni, dall’altra la dichiarazione di qualche tempo fa, in
cui sosteneva che «la musica è
arte e l’arte è importante e rara.
Le cose rare e importanti sono
preziose, hanno un valore e per
questo devono essere pagate.
La musica non dovrebbe essere
gratis: un giorno saranno i singoli artisti e le loro etichette a
decidere il prezzo di un album.
Spero non sottovalutino mai se
stessi e la loro arte».
Lei sembra non farlo. Settimana scorsa è uscito il suo
nuovo disco, 1989, il cui singolo, Shake It Off, è stato il più
ascoltato su Spotify. Poco dopo
la rottura, il servizio di streaming ha creato una playlist intitolata: «Cosa suonare mentre
Taylor è via». Un ripiego. Quando ci si lascia anche questa, in
fondo, non è una novità.
Chiara Maffioletti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il concerto a Milano
Eccentrica
Lady Gaga
(il cui vero
nome è Stefani
Joanne
Angelina
Germanotta)
in concerto
La popstar
è nata a New
York il 28
marzo 1986
MILANO Il lato A di Lady Gaga.
Musicale, si intende. Quello B è
la sophisticated lady che rilegge gli standard jazz in coppia
col crooner Tony Bennett.
Quella non va in tour, e si mostra su Instagram mentre da
un’imprecisata stanza milanese firma autografi.
La Gaga popstar ha portato
ieri al Forum di Assago il suo
mondo fatto di ritmi dance,
spettacolo kolossal e hit mondiali (anche se l’ultimo album è
stato un flop per i suoi livelli). E
anche tante parole. A volte
troppe, luoghi comuni che interrompono lo spettacolo. A
volte centrate.
Come quando legge una lettera di un fan che le racconta
una vita fra le mille difficoltà e
sofferenze di chi non ha la forza di dichiararsi gay. Lei lo invita sul palco: «Se siete gay e vivete in Italia tenete la testa alta
e siatene orgogliosi. Non nascondetevi, siamo nel 2014!».
A volte vuole vincere facile.
«Non mi interessa quanto
successo possa avere, ma ricordo sempre che la mia famiglia
è emigrata da questo Paese.
Mia nonna vendeva vestiti per
pochi spiccioli e mio nonno
era un ciabattino. In fondo sono una ragazza italoamericana».
Tante barbone hipster, parrucche colorate e stravaganze
in libertà (ma ci sono anche
maglioni in cachemire) fra i
dieci/undicimila che hanno
esaurito il Forum in poche settimane dall’annuncio per l’unica data italiana dell’«artRAVE:
The Artpop Ball». Il palco di Lady Gaga, che l’aspetta per tre
quarti d’ora rispetto all’orario
annunciato, è un mondo altro,
un pianeta un po’ Atlantide
sommersa, un po’ isoletta greca.
Parole a parte c’è la musica. E
quando partono i classici come
«Poker Face», «Just Dance» e
«Telephone» (in versione ridotta, peccato) si balla e basta.
Andrea Laffranchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
RIZZOLI
GALLERIA
DA NOI,
INCONTRARE
LO SCRITTORE
CHE AMI
E UN’EMOZIONE.
POWERED
BY
©Jerry Bauer
Lady Gaga dal palco:
«Gay, non nascondetevi»
Da noi, scopri il valore
t i a conversare con i lettori, così
della condivisione. Invitiamo gli autori
ogni incontro diventa uno scambio, un dialogo aperto e sincero che
arricchisce tutti i partecipanti. Non a caso, in occasione
della pubblicazione de “L’ombra del collezionista”, ci farà visita
Jeffery Deaver.
Vieni a conversare con lui e con Roberto Costantini in Galleria
a Milano, giovedì 6 novembre alle ore 18:30.
Gli amici di Roma possono incontrarlo venerdì 7 novembre alle 18:00
presso la Libreria Nuova Europa nel C.C. I Granai, via Mario
Rigamonti 100.
Con lui Carlo Bonini, relatore dell’incontro.
SCOPRITI LETTORE.
Galleria Vittorio Emanuele II
Milano
Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
42
Eventi
La guida
Agli Arcimboldi
l’unica tappa italiana
fino al 23 novembre
Al teatro degli Arcimboldi di Milano, dall’11 al 23
novembre, torna Swan Lake di Matthew Bourne,
una rilettura che, pur fedele alle musiche di
Ciajkovskij, trasforma il balletto in una vera pièce
teatrale. Lo spettacolo è prodotto da Broadway
Entertainment Group e New Adventures, in
collaborazione con Show Bees e quella di Milano è
l’unica tappa italiana. Regia e coreografie di
Matthew Bourne; set e costumi di Lez Brotherston;
disegno di Luci Rick Fisher; musiche di Pyotr Ilyich
Ciajkovskij. John Ollivier e Chris Trensfield si
alterneranno come Swan/Stranger, mentre Simon
Williams sarà il Principe. Lo spettacolo va in scena
da martedì a domenica alle 20.45, sabato e
domenica anche alle 16. Sono previste riduzioni
speciali per gruppi e per spettatori under 14 e over
65. Costo dei biglietti: da 22 a 75 euro. Per le varie
informazioni sui gruppi: info@progettoteatro.org.
Per informazioni, i siti Internet teatroarcimboldi.it;
swanlaketour.com e showbees.it
L’appuntamento Dall’11 novembre torna a Milano lo spettacolo
di Matthew Bourne che ha stravolto l’immaginario di un
caposaldo della danza classica. In realtà l’opera di Ciaikovskij
si è sempre prestata a interpretazioni tratte dall’inconscio
di Valeria Crippa
S
i fa presto a dire ambiguo. Con quel collo
così, lungo e sinuoso
come un serpente
tentatore, le carni nere e peccaminose (secondo i bestiari medievali) sotto l’ingannevole piumaggio
bianco, l’habitat acquatico, archetipo di fecondità e di potenza cosmica. È dalla Grecia Antica che il Cigno si è costruito
una solida reputazione di creatura doppia e magica, simbolo
di energia e grazia, bellezza irraggiungibile e sensualità ferita, metamorfosi, pulsione primordiale e tensione verso un
altrove sublime.
«L’immagine del cigno è ermafrodita — scrive l’epistemologo Gaston Bachelard in L’eau
et les rêves —. Il cigno è femminile nella contemplazione
delle acque luminose, è maschile nell’azione. Per l’inconscio l’azione è un atto. Per l’inconscio non vi è che un atto...».
Tra i simboli più arcaici, il volatile che gli antichi greci credevano iperboreo, proveniente
cioè dal Nord più remoto, ha
esercitato un fascino incorrotto in letteratura, pittura, musica.
Dalle altezze siderali delle
Metamorfosi di Ovidio, dove
trainava in volo il carro di Venere, complice del congiungimento carnale tra il mortale
Adone e l’immortale Afrodite,
alla Leda (perduta) di Michelangelo, alla quale si accoppiava incarnando Zeus, il Cigno è
planato, a fine Ottocento, nel
cuore del balletto zarista dopo
aver attraversato, carico del fardello dei suoi molti significati,
Germania, Turchia, Iran, Siberia, Russia e territori slavi.
E si è inabissato nelle acque
incantate, senza vie di fuga, del
«Lago» di Piotr I. Ciajkovskij
IL MAGO
DEI CIGNI
QUEI POSSENTI UOMINI PIUMATI
AL POSTO DELLE BALLERINE IN TUTÙ
UN «LAGO» CHE SEDUCE DA 20 ANNI
dove ha sprigionato tutta la sua
energia perturbante.
Va detto, però, che all’inizio
il balletto non fu subito un
trionfo, a causa delle mediocri
coreografie di Julius Reisinger
per la prima messinscena al
Bolshoi di Mosca nel 1877. Ma
quando, più tardi, il principe
Vsevolojskij, direttore del Mariinskij di San Pietroburgo, incaricò il principale maître de
ballet del teatro imperiale Marius Petipa di ricreare la coreografia, assistito da Lev Ivanov,
nacque il capolavoro che dal
1895 continua a sedurci con le
sue atmosfere lunari tardoromantiche. Dalla coreografia
originale (e successive varianti
più o meno canoniche) si discostano altre versioni.
Nel 1976 il coreografo americano John Neumeier trasforma, in «Illusions: Like Swan
Lake», il principe Siegfried in
Ludwig di Baviera, stretto tra
follia, omosessualità e suicidio.
Nel 1986 lo svedese Mats Ek riscrive «Swanlake» in chiave
contemporanea per il Cullberg
Ballet, sfruguglia nella simbologia e cambia i connotati ai cigni, calvi e androgini in tutù. È
nel 1995 che l’inglese Matthew
Bourne mette mano al suo
«Swanlake» colpito dalla potente ferocia che emana dalla
partitura di Ciajkovskij e che il
balletto classico nasconde, a
suo giudizio, sotto lo smagliante scintillio di donne-cigno in
tutù, composte in liriche schiere dalle braccia fluttuanti.
E parte proprio dall’ipnotico
dispiegarsi delle estremità superiori: «I cigni hanno un’apertura alare impressionante che
in scena può essere rappresentata, con maggiore efficacia,
dalla possente muscolatura
maschile, piuttosto che dalla
Il mito del volatile
Dalle Metamorfosi
di Ovidio è planato
nel balletto zarista con
un’energia perturbante
Ampiezza visiva
Il coreografo inglese
colpito non dalla grazia
ma dall’impressionante
apertura delle ali
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Gli sponsor mi lasciarono
Ma poi ho vinto la mia sfida»
Incantesimi
Da sinistra:
le prove dello
spettacolo;
quindi il
coreografo
Matthew
Bourne (1960)
Foto: Helen
Maybanks
Bourne e lo show di danza di maggior successo al mondo
N
iente male per un ex cacciatore di autografi con la passione per Gene Kelly e
Fred Astaire, tardivo allievo di danza
(studi al celebre Laban Centre di Londra, iniziati alla non tenera età di 22 anni), originario di Hackney, un distretto dell’hinterland
della capitale inglese, dove nel Cinquecento la
corte Tudor villeggiava all’ombra del palazzo di
Enrico VIII.
Oggi, a 54 anni, il coreografo-regista Matthew
Bourne è l’indaffarato sovrano di un impero dello spettacolo, l’Adventures in Motion Pictures
(compagnia da lui fondata nel 1987 e poi rilanciata come New Adventures nel 2002), costruito
sulla scia dei trionfi del «Lago», ritenuto lo spettacolo di danza di maggior successo al mondo,
osannato dai vip Mikhail Baryshnikov, George
Clooney, Shirley MacLaine, Johnny Depp, Nicole
Kidman, Jack Nicholson. Il primo a essere sorpreso dell’irresistibile ascesa è proprio lui, Bourne, vincitore di 5 Olivier Award e di un Tony per
un musical nel West End. «Swan Lake fu un azzardo imprenditoriale — racconta con modi
compassati e occhi chiari cangianti che si burla-
no dell’interlocutore —. L’idea dei cigni maschi
era tosta da accettare negli Anni 90: fui piantato
in asso da potenziali sponsor e dallo scenografo
che avevo inizialmente scelto, si aspettavano una
farsa di travestiti. Adam Cooper, che per primo
interpretò il ruolo del Cigno, rischiò la propria
carriera al Royal Ballet. Al debutto ero terrorizzato: prima che si aprisse il sipario, il direttore
d’orchestra salì sul podio, la gente applaudì, lui
girò le spalle e se ne andò. Panico. Ma si era solo
dimenticato di prendere lo spartito e tornò al
suo posto. Alcuni spettatori che si aspettavano il
“Lago” tradizionale lasciarono il teatro a metà
balletto».
Lez Brotherston è l’autore di costumi che lasciano i cigni a torso nudo e a piedi scalzi, con
Il debutto
«Ero terrorizzato. L’idea dei cigni
maschi era dura da accettare negli
Anni 90. L’interprete principale
rischiò la carriera al Royal Ballet»
Forza e satira
Nella foto
grande, a
destra, il corpo
di ballo dei cigni
maschi; in
basso, la
parodia della
famiglia reale,
altro momento
dello
spettacolo.
La rilettura
del capolavoro
da parte
di Matthew
Bourne esordì
nel novembre
1995 al Sadler’s
Wells di Londra
(foto: Helen
Maybanks)
fragile grazia delle ballerine»,
spiega.
Da ciò la scelta di far ruotare
il «Lago» intorno a un corpo di
ballo di cigni uomini: «Il Principe si trova così attratto da una
creatura maschile. Perciò qualcuno l’ha definito un balletto
gay, non era però mia intenzione», precisa. Ai suoi cigni maschi, Bourne dona movimenti
di rapace energia, tratti dall’osservazione del volo degli anatidi. E pesca a fondo negli «Uccelli» di Alfred Hitchcock, mutuando momenti della coreografia (la scena della camera da
letto reale) dall’invasione minacciosa dello stormo. Altra
chiave di volta è il tema del tormento di Ciajkovskij per la propria omosessualità inconfessata di cui sarebbe intrisa la partitura del «Lago»: da qui, l’idea
di raccontare l’impossibilità di
esprimere liberamente se stessi eleggendo la Royal Family a
simbolo della rinuncia all’identità autentica per la ragion di
Stato e gli obblighi di casato:
«Negli anni Novanta gli scandali reali riempivano le pagine
dei giornali inglesi — ricorda il
coreografo —. E nella trama
del “Lago” c’è proprio una regina madre smaniosa di trovare
una consorte adeguata al recalcitrante figlio».
Bourne si insinua così nella
psicologia di un principe indolente, imprigionato dal protocollo, che tanto assomiglia a
Carlo nel triangolo con Diana e
Camilla. Proiettando il «Lago»
in questo sapido affresco londinese, Bourne sfoggia tutta
l’arguta complessità della sua
anima british, l’alto e il basso, il
gossip aggressivo dei tabloid
stile «Sun», l’ironia pungente
alla Oscar Wilde, il teatro musicale del West End, la satira alla
George Bernard Shaw che,
d’improvviso, si squarcia in poesia.
capelli a cresta e pantaloni bianchi dalla foggia
indiana simili al manto selvaggio di un animale.
Un contributo fondamentale alla popolarità dello spettacolo lo diede, nel 2000, il film di Stephen Daldry «Billy Elliot» che si concludeva con
un cameo di «Swan Lake», interpretato proprio
da Cooper nel ruolo di Billy da adulto, ormai ballerino di successo dopo un’infanzia di lotte e
pregiudizi. Perciò oggi, nell’immaginario della
danza maschile, questo «Lago» è una bandiera
amata da superstar come Marcelo Gomes, principal dell’American Ballet Theatre, che l’ha danzato pochi mesi fa in tour in Giappone, o come il
nostro Roberto Bolle che avrebbe voluto interpretarlo alla Scala. Ora «Swan Lake» giunge in
Italia in esclusiva al Teatro degli Arcimboldi di
Milano, dall’11 al 23 novembre, e vedrà nei ruoli
principali i danzatori di New Adventures: John
Ollivier e Chris Trensfield si alterneranno come
Swan/Stranger, mentre Simon Williams sarà il
Principe. Bourne stesso diede l’addio alle scene
come ballerino, nel ’99, nel ruolo del machiavellico Segretario Privato legato alla Regina da attrazione fatale.
L’arrivo a Milano di «Swan Lake» dovrebbe
preludere a un rapporto continuativo con gli Arcimboldi: «Sarà l’inizio di una collaborazione
organica con New Adventures — annuncia il
produttore italiano Gianmario Longoni —. Di
Bourne ci piacerebbe portare, in collaborazione
con AterDanza, «Sleeping Beauty» dopo l’Expo e
«Car Man». In effetti c’è solo da scegliere nel ricco paniere di Matthew il cantastorie (ama definirsi «storyteller»): dal dickensiano «Nutcracker!», che condivide l’estetica eccentrica, a colori
sgargianti, del cinema di Tim Burton (con cui
Bourne ha lavorato nel musical «Edward mani di
Forbice») a «Cinderella» nella Londra bombardata dalla Luftwaffe e «Dorian Gray», calato nel
mondo della moda.
V. Cr.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
EVENTI
L’iconografia
Scarica
l’«app»
Eventi
Da sinistra: «Leda col cigno»
di Cesare Da Sesto, copia della
perduta Leda di Leonardo;
Jonas Kauffman in «Lohengrin»
a Bayreuth (2010); Rudolf
Nureyev e Liliana Cosi ne
«Il lago dei cigni» alla Scala
(1974); Natalie Portman
ne «Il cigno nero» (2010)
43
Informazione,
approfondimenti, gallery
fotografiche e la mappa
degli appuntamenti più
importanti in Italia.
È disponibile sull’App Store
di Apple la nuova
applicazione culturale del
«Corriere della Sera Eventi».
È gratis per 7 giorni.
Eventi
● Il commento
L’incrocio di generi
amato dai riflettori
di Maurizio Porro
P
erfino Amleto. In un film tedesco del ‘21
il principe dell’essere o non essere era
interpretato da un’attrice, Asta Nielsen,
come aveva fatto in teatro anche Sarah
Bernhardt, di cui Proust fu un ammiratore
devoto. Così, alla già abbondante ambiguità
sessuale dei personaggi scespiriani, prodighi
di dubbi sulla natura del desiderio, si
aggiunge quella del cambio di sesso, spesso
usato dall’autore ma con malizia e nessuna
innocenza in molte sue commedie. Il teatro è
il regno del travestitismo. A parte i periodi in
cui alle donne era vietato salire sul palco
(dal Globe Theater al teatrino dell’oratorio
dei Legnanesi), ci sono i salti mortali del
cambio di sesso per far cadere nel tranello la
coscienza sessuale macha, come dimostra il
capolavoro di Blake Edwards Victor Victoria
dove Julie Andrews recita una donna che
si traveste da uomo che a sua volta si traveste
negando alla fine ogni specifica identità.
L’uomo vestito da donna è un super classico
comico e quasi nessuno è rimasto indenne,
da Cary Grant a Tognazzi, a Serrault
passando per le performance eccezionali
di Hoffmann-Tootsie e del duetto jazz
Lemmon-Curtis di A qualcuno piace caldo.
E all’inverso Albert Nobbs ci fa conoscere
una magnifica Glenn Close maschile, come
lo era stata in tempi non sospetti la radical
Katharine Hepburn, per non dire della
Dietrich che si sentiva molto a suo agio coi
pantaloni. Ma c’è anche la provocazione:
e se Medea di Euripide fosse un uomo? Ecco
lo spettacolo di Ronconi con Branciaroli
«seduto» sul titolo. Finora si è salvata
Maria Stuarda, ma ci sono pochade dove il
travestitismo serve a parodiare le virtù
borghesi della famiglia, pure l’innocua
«Zia di Carlo» e non solo le matte di Copi.
Ma il grande sponsor dell’omologazione dei
sessi (almeno tre) è il regista della Mancha,
Pedro Almodovar, specie con Tutto su mia
madre in cui un ex marito e padre diventa un
trans, ed è questo il topos dell’ultima
generazione di camuffamento. C’è un
cinema transgender che non è porno, ma
mostra personaggi in bilico — con una loro
vocazione sociale e antropologica a
rivoluzionare ogni preconcetto genitale
biblico.
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L’etologo
di Danilo Mainardi
I
l lago dei cigni, balletto
classico tra i più famosi
sulle musiche di Ciajkovskij, è da anni messo in
scena da Matthew Bourne in
una versione rivoluzionaria: il
corpo di ballo è tutto maschile.
Entusiasti consensi da un lato,
con aggettivi che ne esaltano
l’audacia. Scalpore e scandalo
dall’altro, per la tradizione violata e l’amore omosessuale fra
il principe e il cigno. E allora
parliamo di questo meraviglioso uccello, penetriamo nella
biologia e nello stile di vita di
una specie, da sempre simbolo
di eleganza, modello di fedeltà
coniugale. È proprio così?
La bellezza del cigno è indubbiamente sublime, ricorda
la pura fierezza di un destriero.
Un’aura che gli viene soprattutto da quel collo lungo, ripiegato ed elegante, percorso da una
sottile collana di piccole vertebre (in media tra 20 e 30) che lo
rendono appunto flessuoso e
Elegante, aggressivo: l’animale che mescola i sessi
Nessuna distinzione tra maschi e femmine. Che fanno coppia stabile (e tradiscono equamente)
snodabile. E che gli regalano
posture aggraziate come nelle
parate nuziali quando, ad
esempio, prima di accoppiarsi,
i due partners nuotano appaiati, reclinano il collo tuffando il
capo, insieme e ripetutamente,
in acqua. E che rendono signorile persino il pasto, fatto principalmente di erbe e radici,
strappati con forza con becco e
mandibole, consumandone
anche qualche chilo al giorno.
Un’eleganza che di colpo muta
in terrifica minaccia quando in
ballo c’è la difesa del territorio,
del nido e della prole. Il collo
proteso, le piume rigonfie ad
aumentare ulteriormente la già
imponente mole accompagnano l’aggressività, manifesta soprattutto nei mesi primaverili.
Minacce, inseguimenti e anche veri attacchi sono sferrati
non solo a conspecifici ma anche a oche, anatre e, non di rado anche a persone che si avvicinano al nido. Sono noti attac-
Danza
La due facce
Una bellezza che si esprime nel volo,
nel mangiare, nell’intimità. In difesa
del territorio e della prole tutto ciò
muta in attacco, anche agli umani
Una coppia
di cigni durante
la fase prima
dell’accoppiamento, quando
nuotano
insieme
chi a canoe e kajak. Colpiscono
con la giuntura carpale dell’ala
e possono ferire anche seriamente. È il maschio soprattutto
a farsi avanti, ma la difesa della
prole riguarda la coppia.
Perché, è noto, il cigno vive
in coppia, la stessa per tutta la
vita. È monogamo e tutto di lui
lo dice: non c’è alcun dimorfismo sessuale, cioè mancano
caratteri distintivi fra i sessi,
come di regola accade nelle
specie che formano coppie stabili, per la vita. Non servono effetti speciali, come ad esempio
al pavone con la sua ruota,
quando hai garantito per la vita
il tuo partner al fianco. Il cigno
è così: maschio e femmina non
si distinguono. Ma merita davvero di essere simbolo di fedeltà coniugale?
Le ricerche dicono proprio il
contrario. Sono fedifraghi i cigni. Lo dicono le analisi del
Dna fatte da ricercatori che
hanno rivelato nelle nidiate nu-
merosi figli illegittimi, frutto di
segreti convegni extraconiugali. Come si spiega? Certamente
il patto monogamico è conveniente per allevare la prole, ma
un pizzico di infedeltà fa bene
ad entrambi e anche alla specie. La femmina, tradendo,
mette al mondo una prole con
una più ampia, salutare, variabilità genetica.
Il maschio accetta, diciamo
così, il tradimento perché
mentre la femmina è impegnata in segreti convegni amorosi,
lui si intrattiene con quella di
un altro, estendendo la diffusione dei propri geni. Sarà bene dunque lasciar perdere i
simboli. Dovrebbe farlo forse
anche lo spettatore più critico
alle scelte di Bourne, rilassandosi e senza far caso tanto al
sesso di chi danza, ma lasciandosi invece avvincere dalla bellezza dei corpi, dei costumi,
della scenografia.
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44
Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
45
●
Risponde Sergio Romano
INQUILINI DELLA FARNESINA
E POTERI DEL QUIRINALE
Caro Romano, è tuttora aperto
il processo di beatificazione
del delegato di Pubblica
sicurezza Giovanni Palatucci,
ultimo questore di Fiume. Si
sarebbe speso con altissimo
rischio personale per la
salvezza di migliaia di ebrei
destinati alla deportazione,
facendosi sponda della sua
autorevolezza istituzionale. È
possibile che, oltre a Palatucci,
altre figure con incarichi di
Stato importanti si siano rese
protagoniste di atti eroici
negli anni delle persecuzioni
razziali?
DA NAPOLI A PERUGIA
Quei fascicoli traslocati
In tv ho assistito al serafico
trasferimento di fascicoli dal
Palazzo di giustizia di Napoli
a un sobborgo di Perugia, per
mancanza di spazi (almeno
questa è la giustificazione
ufficiale). È mai possibile che
nell’area partenopea non
esistano edifici per la
sistemazione di quei fascicoli?
È ridicolo pensare che un
fascicolo venga trasferito da
una sede a un’altra distante
centinaia di chilometri e ciò
avvenga tutte le volte che un
giudice lo richieda. Il ministro
della Giustizia non si è ancora
accorto della assurda
anomalia?
Nicodemo Settembrini
Arezzo
Da quanto si legge, sembra che il presidente
della Repubblica non fosse d’accordo sul/sui
nominativi presentati dal presidente del
Consiglio, per il ruolo di ministro degli Esteri,
ruolo lasciato libero dall’onorevole Mogherini,
passata all’incarico prestigioso alla Ue. Alla
fine, è stato scelto l’onorevole Gentiloni, che
avrebbe le caratteristiche richieste da
Napolitano. Può il presidente della
Repubblica, secondo la Costituzione, rifiutarsi
di nominare il/la candidato, proposto dal
presidente del Consiglio?
Attilio Lucchini
attiliolucchini@hotmail.it
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
@
lettere@corriere.it
www.corriere.it
sromano@rcs.it
Caro Lucchini,
a Costituzione è molto meno esplicita di
quanto molti pensino. Se rileggerà l’art.
87, lei constaterà che il presidente, oltre
a rappresentare l’unità nazionale, ha un
lunga serie di attribuzioni fra cui il comando
della Forze Armate, la presidenza del Consiglio
supremo di difesa, la dichiarazione dello Stato
di guerra deliberato dalle Camere, la ratifica dei
trattati internazionali, la nomina dei senatori a
vita e di alcuni membri della Corte costituzionale. Ciascuna di queste attribuzioni può essere
interpretata in modo più o meno restrittivo, ma
non vi è presidente, da Einaudi a Ciampi, che
non abbia detto al Paese quale fosse la sua visione del mondo, dell’Unione Europea e della
parte che l’Italia avrebbe dovuto avere nel contesto internazionale.
Esiste poi una regola non scritta che si applica a tutte le presidenze: grazie alla flessibilità
della Costituzione, il potere del capo dello Stato
è tanto maggiore quanto più la classe politica si
dimostra incapace di esercitare le sue funzioni
L
Alessandro Prandi
alessandro.prandi51@
gmail.com
Sono certo che molte persone hanno silenziosamente aiutato gli ebrei ogniqualvolta potevano farlo senza mettere a repentaglio la propria vita. Ma il
caso di Palatucci è diverso. Fu
deportato a Dachau dove una
targa, nella Stanza della Memoria, ricorda la sua morte, due
mesi prima dell’arrivo delle
truppe americane nell’aprile
del 1945.
di Gian Antonio Stella
La gabella (da abolire)
che pesa sugli studiosi
LETTERE
AL CORRIERE
SALVATAGGI DI EBREI
Giovanni Palatucci
● Tuttifrutti
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
Matteo Renzi:
se facciamo ciò
che siamo in
grado di fare,
l’Italia sarà
locomotiva in
Europa.
Condividete?
SUL WEB
Risposte
alle 19 di ieri
Sì
40%
60%
No
La domanda
di oggi
Jean-Claude
Juncker
(Commissione
Ue) a Matteo
Renzi: non
sono a capo di
una banda di
burocrati.
Condividete?
e di rispondere alle attese della società nazionale. Il caso di Napolitano, a questo proposito, è
particolarmente esemplare. Nell’ultima fase del
settennato il capo dello Stato ha detto più volte
che non aspirava a un secondo mandato e ha
aggiunto di essere convinto che la non rielezione «fosse l’alternativa che meglio si conforma al
nostro modello costituzionale di presidente
della Repubblica». Certamente lei non ha dimenticato, caro Lucchini, che cosa accadde dopo le elezioni del 2013 e la fine del mandato presidenziale. Napolitano fu pregato di tornare al
Quirinale per mettere fine a uno dei più imbarazzanti momenti vissuti dal Parlamento repubblicano. Acconsentì, ma non esitò a porre
delle condizioni. Dopo avere rimbrottato le Camere per la mancata approvazione di una nuova legge elettorale, ricordò che la paralisi del
processo riformatore era stata provocata da
«esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli
di convenienza, tatticismi, strumentalismi».
Avrebbe accettato di rimanere al Quirinale, almeno per un certo periodo, ma aggiunse: «Ho
il dovere di essere franco: se mi troverò di nuovo di fronte a sordità come quelle contro cui ho
cozzato in passato, non esiterò a trarne conseguenze di fronte al Paese».
Aggiungo che Matteo Renzi deve la presidenza
del Consiglio alla nomina del capo dello Stato,
non ha la maggioranza al Senato, è contestato da
parecchi compagni di partito, ha bisogno del
presidente della Repubblica. Preferirei che la Costituzione italiana fosse meno ambigua e che il
nostro sistema costituzionale facesse una chiara
scelta fra premierato britannico e presidenzialismo francese. Ma se questo non è ancora accaduto, la colpa non è di Giorgio Napolitano.
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DIRETTIVE EUROPEE
Banche e consenso
CAPITALI ESPATRIATI
Patto valido dal 2017
L’Europa chiede alle banche
di rispettare parametri di
capitalizzazione sempre più
stringenti e gli istituti di
credito rispondono tagliando
ulteriori fidi alle imprese. Le
banche solide vanno a
beneficio dei cittadini europei,
ma se non si sostengono le
aziende, queste falliscono
provocando recessione e
disoccupazione. Bruxelles poi
non si lamenti se cala il
consenso nei confronti delle
istituzioni comunitarie!
A Berlino è stato firmato
da 51 Paesi un accordo per lo
scambio automatico di
informazioni fiscali che
renderà la vita difficile dal
2017 a chi ha esportato
illegalmente capitali. Ma
perché rimandare al 2017?
Gianluigi Melesi
gmelesi@hotmail.it
Maria Pia Torretta
mariapiatorretta@
hotmail.it
NONNI ITALIANI
Funzioni determinanti
I nonni pensionati spesso
fanno opera di supplenza
familiare, sociale ed
economica, affiancando i
genitori, impegnati sul
lavoro, sostenendo
economicamente le famiglie e
fungendo da ammortizzatori
sociali quando qualche
congiunto si trova senza
lavoro. I nonni sono quindi
diventati un elemento
essenziale non soltanto delle
comunità familiari, ma
dell’intera organizzazione
sociale. Anche per questo non
andrebbero tartassati come
invece avviene sempre più
spesso in occasione di ogni
manovra finanziaria!
Mario Pulimanti
C
he differenza c’è tra lo studio dei
«Princìpi di scienza nuova» di
Giambattista Vico e l’acquisto di una
bottiglia di Chateau Margaux per una serata
con gli amici? Nessuna, secondo lo Stato
italiano: sono entrambi due sfizi. Vuoi
toglierti il capriccio? Paga. Pare impossibile,
infatti, ma a distanza di mesi non è stato
ancora posto rimedio a una delle leggi più
insensate votate negli ultimi tempi. Quella
che vieta ai ricercatori, agli studenti, agli
studiosi in genere di fotografare con il
telefonino o con una macchina digitale i libri
sui quali stanno lavorando per una tesi, un
dottorato, una ricerca…
All’estero, come ha spiegato su Il Giornale
dell’Arte Mirco Modolo, non è così: «A
Londra e Parigi gli studiosi possono
riprodurre i documenti con mezzi propri».
Ovvio: ogni Paese ha tutto l’interesse di
mettere a disposizione il proprio patrimonio
bibliografico. Più cresce la classe dirigente
che vuole capire, approfondire i temi, più
cresce il Paese. Da noi no: il decreto
ArtBonus ha liberalizzato le foto nei musei e
nei siti archeologici per i turisti, ma si è
rimangiato l’apertura, che era nel testo
originario, alle libere riproduzioni per
motivi di studio dell’intero universo dei beni
culturali, a partire dalle biblioteche. Con
quella apertura, riassume Modolo, «si
poneva fine a un vero e proprio commercio
delle riproduzioni sulle spalle dei ricercatori:
prima dell’entrata in vigore del decreto
alcuni istituti consentivano l’uso della
propria fotocamera dietro pagamento di un
canone (che poteva giungere sino ai 2 euro a
scatto), altri negavano invece tassativamente
il ricorso al mezzo proprio per garantire il
massimo del profitto alle ditte private cui era
concesso l’appalto del servizio di
riproduzione in esclusiva».
Due euro a scatto? Cento euro per una
cinquantina di pagine? Non è un contributo
spese: è una gabella. Così lenta, costosa, da
costringere perfino qualche universitario a
cambiare la tesi per le spese esorbitanti delle
riproduzioni fotografiche. Fu salutato con
gioia, il primo testo dell’ArtBonus. Macché:
grazie a un emendamento galeotto,
l’entusiasmo venne subito frustrato: libere
foto per i turisti, libera gabella come prima
per gli studiosi. Un suicidio: come possono
le biblioteche pubbliche estorcere pedaggi a
studenti, storici, studiosi? Non c’è scritto
nella Costituzione, all’art. 9, che «la
Repubblica promuove lo sviluppo della
cultura e la ricerca scientifica e tecnica»?
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Lido di Ostia -Roma
Vincino
INTERVENTI E REPLICHE
Riforma dell’Isee e disabili
Dal 2015 entra in vigore la riforma dell’Isee,
l’indicatore della situazione economica delle famiglie
utilizzato per regolare l’accesso ai servizi locali. Un
ostacolo al cammino della riforma potrebbe venire
dal ricorso al Tar del Lazio da parte di un insieme di
associazioni che ritengono ingiustificata l’inclusione
nel reddito ai fini Isee delle indennità esenti da
imposta. Sarebbe un risultato paradossale. Mentre
l’Isee attuale riconosce alle persone con disabilità un
abbattimento indipendente dalla gravità della
disabilità e tanto più alto quanto più alti sono il
reddito e il patrimonio familiari, la riforma favorisce
quelle con disabilità più gravi e quelle più povere.
Questo avviene riconoscendo i maggior costi che
devono essere affrontati da una persona con
disabilità. Ad esempio: una persona non
autosufficiente con indennità di accompagnamento,
di poco più di 6.000 euro all’anno, ne includerà
l’80% (5.000 euro) in Isee, ma potrà poi dedurre non
solo, per un pari ammontare, le spese di cura
certificate, ma anche altri 7.000 euro (9.500 se
minorenne) per spese di cura non certificabili (es.
relative alla cura prestata da un familiare) e altri
5.000 per spese riconosciute a fini fiscali.
L’Isee riformato permette poi al disabile adulto
che vive con i genitori di costituire nucleo a sé
stante: in molti casi il suo Isee si azzera.
L’impatto della riforma, valutato con un modello di
microsimulazione, mostra che più del 60% delle
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famiglie con persone con disabilità ottengono
abbattimenti dell’Isee maggiori rispetto alla
situazione attuale, e che questi abbattimenti sono
tanto più alti quanto più grave è la disabilità e
quanto peggiore è la condizione economica. Un Isee
quindi non punitivo, ma al contrario, maggiormente
attento ai costi che la disabilità comporta.
Sen. Maria Cecilia Guerra, Pd
Bankitalia: le funzioni di Salvatore Rossi
Salvatore Rossi è dal 10 maggio 2013 direttore
generale di Banca d’Italia e non vicedirettore
generale come indicato su CorrierEconomia del 3
novembre. Ci scusiamo con l’interessato e con i
lettori.
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • RCS Produzioni Padova S.p.A. 35100 Padova - Corso Stati Uniti 23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l.
70026 Modugno (Ba) - Via delle Orchidee, 1 Z.I. - Tel. 080-58.57.439 • Società Tipografica Siciliana S.p.A. 95030 Catania - Strada 5ª n. 35 - Tel. 095-59.13.03 • L’Unione Sarda
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Sukhumvit Road, Bang Chark, Phrakhanong - Bangkok 10260 - Thailandia
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prov., non acquistabili separati: lun. Corsera + CorrierEconomia del CorMez. € 0,93 + €
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Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
46
Sport
Champions League In vantaggio con una punizione di Pirlo, poi vicini all’eliminazione dopo i 2 gol dell’Olympiacos:
un’autorete di Roberto e la prodezza del francese rimettono in corsa i bianconeri. E Vidal nel finale fallisce un rigore
Pogba tiene la Juve in Europa
Scossa Il gol di Paul Pogba, 21 anni, che regala alla Juventus il 3-2 sull’Olympiacos e che permette ai bianconeri di tornare in corsa per la qualificazione agli ottavi di finale di Champions (Pegaso)
Le pagelle
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
Scende la pioggia ma
non crolla il mondo addosso a
lei. Con una prova imperfetta
sul piano del gioco ma agonisticamente potente, intrisa di
umidità e di fatica, la Juventus
rimette in sesto il risultato e il
percorso qualificazione respingendo, più che l’Olympiacos,
l’idea dell’inadeguatezza europea che sull’1-2 comincia a cadere come le gocce martellanti.
Certo, se Vidal trasformasse all’ultimo minuto un rigore conquistato dal pervicace Tevez,
anche da un punto di vista numerico (in caso di arrivo al fotofinish) il risultato non farebbe una grinza. Ma va bene così.
Dopo due sconfitte in Champions League Madama, con la
difesa a 4, si rialza, reagendo
prima al pareggio e poi allo
svantaggio, aggredendo la partita, ottenendo una vittoria importante per cementare il carattere e la solidità del gruppo.
È una partita in salita in cui
la Juventus si trova meglio nelle
asperità che su un terreno pianeggiante. Ad esempio segna i
TORINO
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI A TORINO
Juventus
Lichtsteiner trascinatore
5,5 Buffon Un momento di leggera follia, che non passa
inosservato: legge male un cross, deviandolo in corner. Alla
pagina successiva, arriva l’1-1 dei greci.
7 Lichtsteiner La sua sembra frenesia, poi diventa corsa,
sostanza, qualità e quantità. Sia nei cross, che nella fase
difensiva, meno semplice con il passaggio alla difesa a 4.
Trascinatore.
5,5 Bonucci La palla gol, di testa al 29’ p.t. ce l’ha anche lui, ma
colpisce male. Anticipato da N’Dinga sull’1-2, ancora una volta
di testa: più che un film già visto, è una serie tv.
5,5 Chiellini Le capocciate velenose sono anche per lui, che si
fa bruciare da Botía sull’1-1. Vince un uno contro uno chiave
con Mitroglou e protegge una difesa che cambia pelle.
6 Asamoah In dubbio fino all’ultimo per problemi a un
ginocchio, nasconde bene il dolore. Prima di uscire zoppicando
si fa notare per un gran bel cross nel cuore dell’area. Ma anche
per la paga presa da Elabdellaoui in velocità.
6 Marchisio Fa il tagliando ai guantoni di Roberto dopo 11’ con
un tiro da fuori. Poi confeziona un pacchetto regalo che Vidal
davanti alla porta non apre. Poco dopo succede anche a lui.
Ammaccato, lascia a Padoin.
7 Pirlo Un’altra magia su punizione, come sabato, ma più
complicata. È la numero 45 in carriera. Purtroppo per lui, non
basta. Allora, dimostra segnali di crescita: fa il cross da cui
nasce il gol di Llorente, recupera palloni, gli smista con
destrezza. Bella rivincita, dopo il flop dell’andata.
7 Pogba Si guadagna con una bella progressione la punizione
da cui arriva l’1-0. Si mangia un gol pure lui, ma si rifà con il
destro del k.o. Decisivo, con margini di miglioramento.
5,5 Vidal Trequartista spurio, fa intravvedere momenti del
passato glorioso. Poi sbaglia un sacco di scelte e anche il rigore,
che sarebbe stato importante per la differenza-reti.
5,5 Morata Ha l’occasione (31’ p.t.) per cambiare la storia della
serata e non solo. Tira a lato, intimorito dal connazionale
Roberto. Esce presto a inizio ripresa: la staffetta prosegue.
6 Tevez Continua a sbagliare troppo, non solo al tiro, ma anche
nell’ultimo passaggio. Ma fino all’ultimo è una furia.
7 Llorente Il suo «vamos» dopo il 2-2 scuote lo Stadium. Poco
importa se la palla colpita da lui sbatte sul palo e poi addosso a
Roberto. È tornato e galoppa come raramente si era visto:
scarica il pallone che Pogba trasforma in gol e semina pericolo.
6 Padoin Utile alla causa nel finale, assorbe una discreta
quantità di botte.
6,5 Allegri Esce dalle montagne russe con il sorriso un po’
storto, ma è pur sempre un sorriso per la reazione da grande
squadra. Con il varo della difesa a 4 può nascere una nuova
Juve. L’importante era tornare padroni del proprio destino.
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
100
partite
in Champions
League per
Andrea Pirlo,
8 i suoi gol
1
gol
in 18 partite
disputate
in Champions
per Paul Pogba
108
vittorie
per la Juventus
in Coppa
Campioni
e Champions;
55 pari, 58 k.o.
gol più difficili e sbaglia quelli
più semplici. La seconda magia
consecutiva di Andrea Pirlo su
punizione non è da tutti: solo a
pochi eletti riescono queste
prodezze balistiche. Questa più
pulita, rispetto a quella di Empoli. Poi, però, Madama fallisce
le occasioni lineari, con Bonucci (di testa), con Morata (incredibile) e con Pogba che toglie il
pallone dal piede, più caldo,
del giovane spagnolo (il crestoluto francese non riuscirà a infilare neanche una successiva
occasione): tutti liberati davanti a Roberto che respinge, di
suo, una sassata di Marchisio.
Il guaio è che oltre a sbagliare,
come sempre, sotto la porta
degli altri, la Juventus commette errori anche davanti alla sua.
Buffon smanaccia in modo improbabile un pallone regalando un corner all’Olympiacos:
Chiellini perde la sfida con Botia che inzucca il pareggio. Ahi.
Massimiliano Allegri non recupera Ogbonna (o forse preferisce proprio giocare così) e
quindi schiera la difesa a quattro, con Lichtsteiner e Asamoah esterni, centrocampo a tre
Juventus
Olympiacos
3
2
Marcatori: Pirlo 21’, Botía 24’ p.t.;
N’Dinga 16’, Roberto (aut.) 20’, Pogba
21’ s.t.
JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon 5,5;
Lichtsteiner 7, Bonucci 5,5, Chiellini 5,5,
Asamoah 6 (Pereyra s.v. 38’ s.t.);
Marchisio 6 (Padoin 6 26’ s.t.), Pirlo 7,
Pogba 7; Vidal 5,5; Morata 5,5 (Llorente
7 13’ s.t.), Tevez 6. All.: Allegri 6,5
OLYMPIACOS (4-2-3-1): Roberto 6,5;
Elabdellaoui 5,5, Botía 7, Abidal 5,
Masuaku 5,5; N’Dinga 6,5 (Kasami s.v.
33’ s.t.), Milivojevic 5,5; Maniatis 6
(Diamantakos s.v. 38’ s.t.), Dominguez
5,5 (Fuster s.v. 27’ s.t.), Afellay 5,5;
Mitroglou 5. All.: Michel 5,5
Arbitro: Atkinson (Inghilterra) 6
Ammoniti: Vidal, Botía
Recuperi: 1’ più 4’
con Vidal più avanzato. Risultato? Tanta veemenza, un po’
(troppa) concitazione e una serie di offensive più a spallate
che con il rigore del ragionamento. Manca sempre poco al
gol, manca un ultimo passaggio sproporzionato, il tentativo
di un assist preferito al tiro, ge-
nerosità fuori luogo di Vidal
con Tevez. In ogni caso la superiorità della squadra di Allegri
è limpida. L’Olympiacos, pur
avendo a disposizione ampi
spazi, non ne approfitta. La
netta impressione è che la Juventus abbia regalato un gol ai
greci veramente sorprendenti
solo nel numero incredibile di
tifosi al seguito: raramente si è
visto lo spicchio degli ospiti così gonfio. Infatti, il 2-1 di N’Dinga, colpo di testa su cross di
Maniatis, avviene sugli sviluppi
di un calcio piazzato. È un gol
così, come l’altro. La dimostrazione? Non appena Madama,
ferita nell’orgoglio, incattivita,
si scaraventa all’attacco in un
minuto segna due gol: con una
carambola Llorente-palo-Roberto e con un destro tagliaerba di Pogba. L’ingresso di Llorente dà più pesantezza alle offensive della Juventus, il nuovo
vantaggio più sicurezza. Manca
il rigore di Vidal, ma per ora
può andare bene così. La
Champions è viva e lotta con
Madama.
Roberto Perrone
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Il dopopartita
Pirlo è sollevato
«Una vittoria
fondamentale,
adesso è tutto
nelle nostre mani»
TORINO All’inferno e ritorno. La Juventus di
Champions arriva a un passo dal baratro, vede
l’eliminazione in faccia, in un minuto si rialza
con Llorente e Pogba, soffre e vince. Alla fine di
una notte pazzesca avrebbe potuto anche
sistemare il conto degli scontri diretti, ma Vidal
all’ultimo respiro ha fallito il rigore che avrebbe
messo a posto la differenza reti. Andrea Pirlo
comunque si accontenta: «È una vittoria
fondamentale, abbiamo sofferto, siamo andati
sotto ma abbiamo avuto la calma e la forza di
ribaltare il risultato. Ora è tutto nelle nostre
mani, lo sapevamo, abbiamo ancora due partite
da sfruttare al meglio». La scossa decisiva è
arrivata da Fernando Llorente: «Era una gara
decisiva, per niente facile dopo il secondo gol
dell’Olympiacos. Sono entrato in un momento
difficilissimo e sono contento perché la squadra
Implacabile
Andrea Pirlo
(LaPresse)
è stata molto razionale e in pochi minuti
abbiamo ribaltato la partita». Pogba è
soddisfatto ma cauto: «Sappiamo che in
Champions non dobbiamo scherzare, è una
questione d’esperienza, sappiamo che la
prossima volta non dovremo mollare neanche
un po’». Anche Gigi Buffon sorride: «Abbiamo
dato l’idea di squadra che ha uno stile europeo.
Siamo stati bravi a rimanere in partita e a non
concedere nulla dopo il pari e nella ripresa
abbiamo ricominciato a macinare gioco e
occasioni e alla fine siamo stati meritatamente
premiati. Aver messo a repentaglio la
qualificazione e una vittoria più che meritata
per due gol su palle inattive sarebbe stato una
punizione troppo severa».
Filippo Bonsignore
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Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
SPORT
47
Real Madrid e Borussia Dortmund promossi agli ottavi con due giornate d’anticipo
Gruppo A
Malmoe-Atletico Madrid 0-2
JUVENTUS-Olympiacos 3-2
Classifica
Atletico Madrid 9; JUVENTUS
e Olympiacos 6; Malmoe 3
Prossimo turno (26/11)
Atletico Madrid-Olympiacos
Malmoe-JUVENTUS
●
Gruppo B
Basilea-Ludogorets
4-0
Real Madrid-Liverpool 1-0
Classifica
Real Madrid 12; Basilea 6;
Ludogorets e Liverpool 3
Prossimo turno (26/11)
Ludogorets-Liverpool
Basilea-Real Madrid
L’analisi
Poco calcio vero
ma non si giudicava
la qualità bianconera
di Mario Sconcerti
E
ra una di quelle partite
in cui conta quasi
soltanto il risultato,
inutile discutere di altro. E
il risultato è arrivato in
modo avventuroso e
regolare. La Juventus vale
un po’ più di questo
Olympiacos che sa
difendersi e tenere la palla,
una piccola squadra con
ambizioni audaci, ben
impostata ma con idee più
grandi dei mezzi a
disposizione. La Juve non è
stata molto diversa, ma è
riuscita a rovesciare la
partita quando aveva
cominciato a perderla. Il
suo grande merito è stato
questo. Di calcio vero ne ha
mostrato poco e quasi non
ha importanza. Nessuno
doveva giudicare la qualità
europea della Juve dalla
partita con l’Olympiacos, si
doveva solo capire chi
potesse ancora andare
avanti. Così Tevez ha
confermato la sua
stanchezza attuale; Morata,
che tutti volevano in
squadra come un nuovo
profeta, è stato soprattutto
notato per aver lasciato il
posto a Llorente autore di
un gol fondamentale. Lo
stesso Pogba che alla fine
decide la partita, non pesa
per quel che dovrebbe, si fa
da solo un assist su un
passaggio sbagliato,
sembra sempre muoversi
con pigrizia. La difesa
prende due gol sulle due
uniche azioni avversarie,
non c’è stato niente
insomma di davvero
entusiasmante, eppure è
giusto essere quasi
entusiasti. Perché la Juve è
ancora in corsa, ha vinto
una partita che ha rischiato
di perdere. La Champions si
prende un po’ per volta, il
primo passo è capire che ha
un senso esserci dentro. La
partita con l’Olympiacos ha
detto quasi soltanto questo,
che la corsa è giusta, la
qualificazione possibile.
Che Pirlo vale ancora da
solo un progetto
internazionale mentre il
resto è come la miglior
concorrenza, lusinga e
illude più di quanto
realizzi. Salva tutto in
questa Juve l’umiltà di
Marchisio, Asamoah,
Lichtsteiner, dei due
difensori centrali che si
adattano a ogni evenienza.
Non è chiara ancora la
qualità generale. Pogba sta
crescendo piano per i mezzi
che ha, Morata sembra a
tratti un esperimento
velleitario. La Juve è tutta
nell’applicazione operaia
delle sue seconde scelte, si
sono defilati gli artisti,
come pensassero di aver già
dato sufficienti segnali di
sé. Ma non è così, non se è
giusto considerare
l’Olympiacos ancora un
avversario marginale da
dimenticare in fretta.
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Gruppo C
Zenit-Bayer Leverkusen 1-2
Benfica-Monaco
1-0
Classifica
Bayer Leverkusen 9; Monaco 5;
Zenit e Benfica 4
Prossimo turno (26/11)
Bayer Leverkusen-Monaco
Monaco-Zenit S. Pietroburgo
Gruppo E
Oggi, ore 20.45
Manchester City-Cska Mosca
(SkySpPlus, SkyC2)
Bayern Monaco-ROMA
(Canale 5)
Classifica
Bayern Monaco 9; ROMA 4;
Manchester City 2; Cska 1
Gruppo D
Arsenal-Anderlecht
3-3
Borussia D.-Galatasaray 4-1
Classifica
Borussia D. 12; Arsenal 7;
Anderlecht 2; Galatasaray 1
Prossimo turno (26/11)
Anderlecht-Galatasaray
Arsenal-Borussia Dortmund
Gruppo F
Oggi, ore 20.45
Psg-Apoel Nicosia
(SkyC4)
Ajax-Barcellona
(SkySp1, SkyC1)
Classifica
Psg 7; Barcellona 6;
Ajax 2; Apoel Nicosia 1
Gruppo G
Oggi, ore 20.45
Sporting Lisbona-Schalke
(SkyC5)
Maribor-Chelsea
(SkySp3, SkyC3)
Classifica
Chelsea 7; Schalke 5;
Maribor 2; Sporting Lisbona 1
Guardiola sta con Garcia
«Ammiro chi ha coraggio»
Calcioscommesse
Con il Bayern la Roma vuole cancellare con il gioco il 7-1 dell’andata
DAL NOSTRO INVIATO
Pep Guardiola è un soffio di aria fresca
in una stanza chiusa. Si può discutere se sia il miglior allenatore del mondo, ma non c’è
dubbio che lui e nessun altro è
il miglior testimonial per il calcio. Nella conferenza stampa
prima di Bayern-Roma quasi si
infuria alla domanda se all’andata la Roma è stata presuntuosa ad affrontare il Bayern a viso
aperto, venendo punita con il
pesantissimo 7-1 che, secondo
molti, ha traumatizzato i giocatori anche nelle gare seguenti.
«Che cosa c’è di brutto nell’essere presuntuosi? Non lo capisco. Io ammiro la gente che
vuole vincere, quelli che dicono: vado e ci provo. La Roma,
un minuto dopo l’1-0, ha avuto
MONACO DI BAVIERA
Fedeltà
Il tecnico giallorosso
non ha dubbi:
«Non cambieremo
il nostro gioco»
la possibilità di pareggiare con
Gervinho. All’inizio del secondo tempo ha avuto quattro occasioni di fila. Essere coraggiosi sia contro gli avversari piccoli sia contro quelli grandi è una
cosa più che positiva. Restando
dietro a difendere, forse, la Roma non avrebbe perso così, ma
di sicuro non avrebbe mai vinto. Tutto quello che la Roma ha
costruito di buono con Rudi
Garcia — e non è poco — è
frutto del suo coraggio».
I cinici possono pensare:
spera di rifilare altri 7 gol a un
avversario che si scopre. Eppure la fede nel proprio gioco e il
coraggio di alzare l’asticella sono l’unica via per costruire una
grande squadra. Questo è il
compito di Garcia: non vincere
la Champions, ma portare la
Roma a un livello più alto. Perdendo 7-1? È un rischio che si
deve correre. Altrimenti c’è
sempre la vecchia via: un difensore in più, un attaccante in
meno. Il prezzo da pagare, però, è altissimo: i giocatori ambiziosi sono per squadre coraggiose. Se non le trovano, vanno
Avversari
Rudi Garcia (in
alto) 50 anni,
in due stagioni
alla Roma
37 vittorie,
9 pareggi
e 9 sconfitte, e
Pep Guardiola,
43 anni, due al
Bayern con 52
vittorie, 8 pari
e 7 sconfitte
(Pegaso, Ap)
Monaco, ore 20.45
Bayern
3-4-3
1 Neuer
5 Benatia
17 J. Boateng
27 Alaba
10 Robben
21 Lahm
3 Xabi Alonso
18 Bernat
25 Muller
9 Lewandowski
7 Ribéry
Arbitro: Çakir (Turchia)
Tv: ore 20.45 Canale 5
Roma
4-4-2
26 De Sanctis
24 Florenzi
44 Manolas
2 Yanga-Mbiwa
3 Cole
4 Nainggolan
16 De Rossi
15 Pjanic
20 Keita
27 Gervinho
8 Ljajic
Qui Milan
altrove. Rudi Garcia, adesso, è
di fronte a qualcosa di più di
una partita. Paradossalmente è
una gara quasi inutile. Moltissimo, per come sono messi calendario e classifica, passerà
dall’ultima gara, quella del 10
dicembre, all’Olimpico, contro
il Manchester City. Ma come ci
può arrivare la Roma? E, soprattutto, è peggiore il rischio
di prendere un’altra imbarcata
oppure di dare alla squadra il
segnale che si è cambiato rotta
perché il coraggio non è più
pane per la Roma ed è meglio
coprirsi?
«Non cambieremo il nostro
gioco, la nostra filosofia e la
nostra identità. Questo, però,
non vuol dire essere stupidi. In
certe gare, quando si gioca
contro le squadre più forti, ti
devi adattare. Ma se vogliamo
continuare a ottenere dei risultati bisogna continuare a seguire la linea del gioco che ci
ha portato fin qui. A giugno
2013 sarebbe sembrato un
grande risultato venire qui, all’Allianz Arena, a giocare».
Né presuntuosi, insomma,
né paurosi. Ci può stare il rombo a centrocampo, con Pjanic
trequartista, ma anche il solito
4-3-3: «Abbiamo poche possibilità di fare risultato positivo,
forse una su dieci, però ce la
giocheremo. Non siamo venuti
a fare le vittime. Mi interessa
più il contenuto che il risultato,
perché so che qui nessuna
squadra ha ancora fatto un
punto. Nella rosa del Bayern ci
sono sei giocatori nella lista dei
23 del Pallone d’oro, più Ribéry
che era nella top 3 dell’anno
scorso. Dobbiamo essere allo
stesso tempo umili e coraggiosi, mettendo il naso alla finestra quando sarà possibile».
Torosidis sembra non poter
recuperare, l’alternativa è inventarsi Florenzi esterno difensivo. Dubbi anche in attacco,
tra Totti, Iturbe e Destro, ma
potrebbe esserci anche una
grande sorpresa: Ljajic. Più che
una partita di calcio sembra un
romanzo di formazione, alla
«Giovane Holden». Al «vecchio
Rudi» il compito di capire dove
vanno a dormire le anatre di
Central Park durante l’inverno.
Luca Valdiserri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gruppo H
Oggi, ore 20.45
Shakhtar Donetsk-Bate B.
(SkyC7)
Athletic Bilbao-Porto
(SkyC6)
Classifica
Porto 7; Shakhtar Donetsk 5;
Bate Borisov 3; Athl. Bilbao 1
❞
Guardiola
Non vedo
che cosa ci
sia di brutto
nell’essere
presuntuosi
Io ammiro
la gente che
vuole
vincere
e quelli
che dicono:
vado
e ci provo
Essere così
è positivo
La Roma
contro
di noi
ha avuto
diverse
palle gol
❞
Garcia
Dovremo
mantenere
la nostra
identità:
questo però
non vuol
dire essere
stupidi,
contro
le squadre
forti ti devi
adattare
Ma se
vogliamo
ottenere
risultati,
si deve
continuare
su questa
linea
La Procura
di Cremona
in pressing
su Di Vaio
Scrive Wikipedia sul 2010-11
del Bologna: «Nell’ultima parte
una lunga serie di risultati fa
chiudere la stagione al 16º posto». Una raffica di sconfitte
crea danni alla classifica e,
chissà, profitti per gli indagati
dalla Procura di Cremona che
entro l’anno chiuderà l’inchiesta sul calcioscommesse. Dall’analisi dell’ultima tranche di
pc, tablet e smartphone, emerge l’attenzione particolare sul
Bologna dell’ex capitano Marco
Di Vaio, transitato dall’indagine per Bologna-Bari (0-4) ultima di quella stagione e che ora
ha smesso con il calcio giocato.
Ma allora, maggio 2011, il capitano giocava, segnava ed era
uno dei temi caldi nelle chat di
Manlio Bruni, commercialista
di Beppe Signori legato al clan
dei bolognesi.
Scrive Bruni il 6 maggio 2011:
«Ho mandato sms a beppe. lui
10 giorni fa era col capitano e
lui gli aveva detto...a 41 ci siamo
già», dove 41 è la quota salvezza. La partita da sistemare è il
derby col Parma dell’ 8 maggio,
ma «beppe» non dà certezze fino al giorno prima, finché Bruni chatta: «Dice che ha parlato
col capitano che lo ha rassicurato (...). tieni conto che anno
scorso parma ha mollato bologna. quindi per me viene sicuro». Pari? «Certo, quello sicuro». E la partita è finita 0-0. Con
ombre pure sul 2-1 del 2010.
In ogni caso a dicembre si
chiude col calcio, ma si continua sul tennis. Giovedì Daniele
Bracciali è stato interrogato a
Cremona e gli inquirenti gli
hanno chiesto conto della chat
con il solito Bruni. Soffermandosi su uno scambio: «Mi sono
arrivate voci strane su contratto
di oggi, vabbe speriamo non siano vere», scrive «braccio».
«Ma voci di chi?...Impossibile,
tranquillo», replica Bruni. «Ma
e gente che nn sa che io conosco il tipo. mi hanno detto che
ha venduto appartamento per
300mila. pazzesco». In Procura
sono convinti che per «appartamento» si intenda il compenso per perdere la finale del
torneo di Casablanca, il soggetto in questione sarebbe Potito
Starace.
Andrea Arzilli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Qui Inter
Stasera Trofeo Berlusconi contro il San Lorenzo L’infermeria si svuota in vista dell’Europa
Honda spiega il calo: «Gli avversari ci conoscono» Guarin: «Pronto a giocare contro il St. Etienne»
Rossonero
Filippo Inzaghi
41 anni (Ansa)
MILANO C’era una volta il Trofeo Berlusconi. Slittato in autunno,
MILANO Buone notizie dall’infermeria per Mazzarri, alla vigilia
stretto nel calendario della Champions, questa sera — davanti a
Silvio Berlusconi — il Milan affronterà il vincitore della Coppa
Libertadores, il San Lorenzo di Almagro (squadra di cui è tifoso
papa Francesco). Non convocati Zapata e De Jong per acciacchi,
sarà assente Abate che salterà anche la gara con la Samp.
Galliani, ieri a Milanello, ha convinto Inzaghi a non lasciare
spazio solo alle seconde linee. Imperativo evitare brutte figure.
«Le nostre difficoltà sono da mettere in relazione a un calo di
condizione fisica e al fatto che ormai gli avversari conoscono il
nostro modo di giocare» ha spiegato Honda alla presentazione
della partnership fra Braun e Fondazione Milan.
Monica Colombo
della sfida col St. Etienne: Nagatomo, Guarin e Osvaldo sono stati
convocati. In compenso rimane a Milano Hernanes, a riposo
precauzionale, per proseguire la riabilitazione dopo il problema
muscolare accusato nella partita con la Sampdoria. Fredy Guarin,
ex di turno, ha avvertito: «Lo stadio sarà stracolmo, la solita
bolgia, perché St. Etienne è una città piccola dove il calcio resta la
passione più grande, anche perché in città non c’è molto altro da
fare. E poi è una sfida importante sia per noi, che vogliamo
vincere il girone, sia per i francesi che puntano al secondo posto.
Ora sto bene, sono guarito e ho in testa solo di tornare a
giocare». E il colombiano lo farà, probabilmente, dall’inizio.
Franco Fiocchini
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Nerazzurro
Walter Mazzarri
53 anni (Ansa)
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Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
48
Gigi, Emanuela ed Alessandro, con immenso dolore annunciano la scomparsa della loro adorata
Maria Luisa Collareta Stagno
Il suo coraggio e la determinazione per tutto ciò
che ha affrontato e risolto nella sua meravigliosa
esistenza, saranno un vero, insuperabile esempio
per tutti noi.- Un ringraziamento particolare al Professor Mario Boccadoro, direttore, alla Dottoressa
Francesca Gay e a tutta la struttura del Reparto di
Ematologia dell’Ospedale Le Molinette di Torino.La camera ardente è allestita presso la Casa Funeraria San Siro di via Amantea, dalle ore 8 alle ore
19.- I funerali si terranno giovedì 6 novembre ore
11 presso la chiesa di San Pietro in Sala, piazza
Wagner, 2 Milano. - Milano, 4 novembre 2014.
Con affetto ricordano
Maria Luisa
gli amici di sempre: Mirella, Maria Pia, Paolo e Giovanna, Rossella e Tullio, Elda e Fernando, Anna e
Giorgio, Maria Luisa e Vincenzo, Rosalba e Giorgio.- Un affettuoso abbraccio a Gigi, Emanuela e
Alessandro. - Milano, 4 novembre 2014.
Sono stati anni formidabili, quelli con lui.- La moglie Lella, i figli Fabio, Claudio e Paolo con nipoti,
parenti e amici sono tristi per la morte di
Enzo Arrigoni
Dopo una lunga malattia è mancato all’affetto
dei suoi cari l’amato
Luca Cesana
"Beati qui lugent quoniam ipsi consolabuntur".
Il giorno 4 novembre 2014 ha lasciato questo
mondo
Ne danno il triste annuncio la mamma Annamaria
e la moglie Giuliana.- Si ringraziano di cuore la
Direzione Sanitaria degli Istituti Riuniti Airoldi e
Muzzi, i medici Dottoressa Giuliana e Dottor Napoli e tutto il personale dell’istituto per l’accoglienza riservata a Luca, l’affettuosa assistenza e le scrupolose cure prestate.- La camera ardente per
l’ultimo saluto a Luca sarà allestita nell’abitazione
privata di Malgrate dalle ore 12 alle ore 17 di mercoledì 5 novembre.- Grazie di esserci stato, tesoro
mio.- La tua mamma.
- Lecco, 4 novembre 2014.
ringraziando chi gli ha voluto bene e scusandosi
con tutti coloro verso i quali abbia mancato.- I funerali verranno celebrati nella chiesa di Santa Maria delle Grazie giovedì 6 novembre alle ore
14.45.- Lo ricorda con particolare affetto il cugino
Fabrizio Agustoni con Vittoria e i loro figli.
- Milano, 4 novembre 2014.
- Milano, 4 novembre 2014.
Anna e Luigi Monolo insieme a Vittorio si uniscono al dolore della figlia Giuliana per la perdita del
caro
Tutti i suoi più cari amici e numerosi allievi del
Collegio San Carlo di Milano ricorderanno sempre
che ha lottato con forza e volontà per rimanere accanto al suo Gigi e ai suoi figli adorati che abbracciamo con amicizia.
- Milano, 5 novembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Paola D’Amico.
– Elisabetta Soglio.
- Lecco, 4 novembre 2014.
- Milano, 4 novembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Monica, Carlo, Luca e Francesca.
Gigi e Isa sono amorevolmente vicini a Gigi,
Alessandro, Manuela per la perdita della nostra
amatissima
Mario Ilaria Marchesi e famiglia si stringono a
Gigi Emanuela Alessandro con affetto e amicizia
per la perdita della carissima indimenticabile
Il Direttore Andrea Monti e tutte le Redazioni de
La Gazzetta dello Sport partecipano con grande affetto al dolore del collega Claudio, per la scomparsa del papà
Maria Luisa
Maria Luisa
Partecipano al lutto:
– Gianpiero e Antonella Missiroli.
Gianni e Lella Soro con Francesca e Andrea si
stringono con affetto a Gigi ed Emanuela in questo
momento di grande dolore per la perdita della cara
Maria Luisa
Piero e Donatella con Caterina abbracciano affettuosamente Gigi, Manuela e Alessandro nel dolce ricordo di
Maria Luisa
- Milano, 4 novembre 2014.
Marco e Rossella ricordano con grande tristezza
Maria Luisa Stagno
- Milano, 4 novembre 2014.
- Milano, 4 novembre 2014.
Tina e Dino si stringono affettuosamente a Gigi,
Emanuela ed Alex nel ricordo dell’amata
Simonetta, Ornella e Amos si stringono con affetto a Emanuela, Alessandro e al papà Gigi per la
perdita della cara mamma
Maria Luisa
Maria Luisa
- Vinovo (TO), 4 novembre 2014.
- Milano, 4 novembre 2014.
Gerolamo, Marco e Paolo Orecchia si uniscono
commossi al dolore di Gigi per la perdita della cara
Cristiano e Marinella sono affettuosamente vicini
a Emanuela, Alessandro e Luigi, per la perdita della loro cara mamma
Maria Luisa
- Vinovo (TO), 4 novembre 2014.
I Consigli di Amministrazione di Farid Industrie
SpA e di Feg Brivio SpA unitamente ai Dirigenti e
ai dipendenti del gruppo, partecipano al cordoglio
di Luigi Stagno per la scomparsa della moglie
Maria Luisa
- Vinovo (TO), 4 novembre 2014.
Gli amici Giorgio e Angela, Piero e Annie, Gingi
e Cristina, Massimo e Zevi, Franco e Giuliana, Renato e Rosanna, Alberto e Milena, Ezio e Mariangela, Maurizio e Augusta, Silvano e Caia, Felice e
Silvana sono affettuosamente vicini a Gigi e famiglia nel dolore per la perdita della cara amica
Maria Luisa
- Milano, 4 novembre 2014.
Ciao
Maria Luisa
per sempre sarà con noi il ricordo della tua forza
e del tuo coraggio.- Paolo e Lena, Stefano ed Aurelia abbracciano con tanto affetto Gigi, Alessandro e Manuela. - Milano, 4 novembre 2014.
Roberto e Gabriella con Alessandro, Minù,
Edoardo, prendono parte all’immenso dolore che
ha colpito Gigi, Manuela ed Alessandro, per la perdita di
Marialuisa
Maria Luisa
della quale conserveranno un bellissimo ricordo.
- Milano, 4 novembre 2014.
Alfredo Capitani, Massimo Tentori, Stefano Laggetta con Milano Industrial partecipano al lutto della famiglia di Gigi Stagno per la scomparsa della
moglie
Maria Luisa Collareta
- Milano, 4 novembre 2014.
Il Golf Club Monticello partecipa con profondo
cordoglio al dolore della famiglia per la scomparsa
di
Maria Luisa Collareta
- Cassina Rizzardi, 4 novembre 2014.
Il Comprensorio Monticello partecipa con profondo e sentito cordoglio al dolore dei famigliari
per la perdita della signora
Maria Luisa Collareta Stagno
- Cassina Rizzardi, 4 novembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Francesco e Umberto Bandiera.
– Michele Berardi.
– I dipendenti del Comprensorio Monticello.
Massimo Colombo e lo Studio Colombo Cipolla
Mattavelli Marchesi e Associati partecipano con
commozione e cordoglio al dolore di Luigi, Emanuela e Alessandro Stagno per la perdita della cara
Maria Luisa Collareta
moglie e madre di incredibile coraggio e forza
d’animo e si stringono a loro nell’imperituro ricordo. - Milano, 4 novembre 2014.
- Milano, 4 novembre 2014.
Marco e Resi piangono la scomparsa della cara
amica
Angelo e Chiara Polimeno esprimono profondo
dolore per la scomparsa del loro amatissimo zio
Maria Luisa
e abbracciano Gigi, Alessandro e Manuela con
grande affetto. - Milano, 4 novembre 2014.
Sergio Meucci, Maurizio Mondini, Sara Piovella
e Stefano Primatesta esprimono il loro cordoglio
per la scomparsa di
Maria Luisa Collareta
alla famiglia Stagno.
- Milano, 4 novembre 2014.
Anna Pastore e famiglia partecipano con profonda commozione al dolore dell’amico Luigi e dei
suoi cari per la perdita della loro amatissima
Maria Luisa
- Milano, 4 novembre 2014.
Mario e Monica stringono in un affettuoso abbraccio Emanuela, Alessandro e Luigi per la perdita della cara mamma e moglie
Maria Luisa
- Milano, 4 novembre 2014.
Benedetta e Furio Fabbri si uniscono al dolore
dell’amico Gigi, di Alessandro e di Manuela, per la
perdita della cara
Maria Luisa
- Scandicci, 4 novembre 2014.
Furio Fabbri, il Consiglio di Amministrazione ed
i dipendenti di Gorent SpA, sono vicini al Dottore
Luigi Stagno e famiglia per la prematura perdita
della moglie
Maria Luisa
- Scandicci, 4 novembre 2014.
Bernadette e Nicola, abbracciano con tanto affetto Luigi, Emanuela e Mattia, Alessandro per la
perdita della cara
Maria Luisa
consapevoli che nessuna parola potrà alleviare il
loro grande dolore. - Milano, 4 novembre 2014.
Ambasciatore
Bruno Bottai
- Roma, 5 novembre 2014.
Tristissima per la perdita dell’amico di una vita
Bruno Bottai
Giovanna Lozoraitis Pignatelli è vicina a Mitzi a Orsola e ad Angelo con tutto il suo affetto.
- Roma, 4 novembre 2014.
Mimma Cirimbilla Ugo, Flaminia Della Chiesa
d’Isasca, Elsa Toledano Sabbatucci ricordano con
grande affetto e nostalgia l’amico di sempre
Bruno Bottai
- Roma, 5 novembre 2014.
Anna e Folco Quilici, addolorati per la perdita
dell’amico
Bruno Bottai
sono vicini con affetto alla famiglia.
- Roma, 2 novembre 2014.
L’Ambasciatrice di Francia Catherine Colonna,
Presidente onorario, il Presidente Mario d’Urso, il
Segretario Generale Françoise Marie Plantade ed
il Tesoriere Fabrizio Lemme, della Section de la Société des Membres de la Légion d’Honneur en Italie, ricordano commossi l’
Ambasciatore
Bruno Bottai
grande protagonista della diplomazia italiana.
- Roma, 4 novembre 2014.
Francesco Penta partecipa al dolore dei famigliari e ricorda con affetto e riconoscenza l’amico e
maestro
Avv. Carmelo Alessio
gentiluomo e collega insigne.
- Milano, 4 novembre 2014.
Paolo Lanati
1000 Miglia Srl partecipa al lutto dell’Ingegner
Paola Lanati per la perdita del padre.
- Brescia, 4 novembre 2014.
ma sanno che il Signore l’ha accolto fra i buoni.Il funerale oggi alle 14.45 a Milano, San Francesco
di Sales, via Commenda.- Non fiori ma offerte a
Servizio Cani Guida Lions c.c. 42123208.- Grazie
col cuore al dottor Aldo Marini e al reparto di Chirurgia d’Urgenza del Policlinico di Milano.
- Milano, 5 novembre 2014.
La Direzione e la Redazione del Corriere della
Sera sono vicine a Claudio Arrigoni per la scomparsa del padre
Enzo Arrigoni
Luca
Enzo Arrigoni
- Milano, 4 novembre 2014.
Alessandro Bompieri e la divisione Risorse Umane sono vicini a Claudio Arrigoni e alla famiglia
per la scomparsa del padre
Enzo
- Milano, 5 novembre 2014.
Francesco Carione, i colleghi della divisione
Gazzetta dello Sport e dell’area video partecipano
con affetto al dolore di Claudio e della famiglia per
la scomparsa del padre
Enzo Arrigoni
- Milano, 5 novembre 2014.
Roberto, Emanuela, Cecilia, Rachele e Giovanni
sono vicini a Claudio e alla sua famiglia.- Ci mancherà la carica vitale di
Enzo
- Milano, 4 novembre 2014.
Il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia e la Giunta
Comunale sono vicini a Fabio per la scomparsa del
padre
Enzo Arrigoni
- Milano, 4 novembre 2014.
Il Presidente Basilio Rizzo e il Consiglio Comunale di Milano partecipano con profondo cordoglio
al lutto del Presidente del Consiglio di Zona 1 Fabio
Arrigoni per la scomparsa del padre
Enzo Arrigoni
- Milano, 4 novembre 2014.
È mancato all’affetto dei suoi cari
Giampiero Biscaldi
Ne dà l’annuncio: Lia con Mariagiovanna, Elisa,
Nicola, Riccardo, Federico, MariaRosa e Giorgio.Una prece.- I funerali avranno luogo giovedì 6 novembre alle ore 14 nella chiesa parrocchiale di
Agnellengo.- Indi la cara salma sarà tumulata nella tomba di famiglia nel cimitero di Vespolate.- Un
grazie di cuore ai medici che l’hanno assistito e a
Rosaria, Elvio, Rachele, Natale, Gina e Antonietta
che gli sono stati vicino con tanto affetto.
- Novara, 4 novembre 2014.
Partecipa al lutto:
– Paola con Stefano, Silvia, Guido e Anna.
Leopoldo e Mariuccia, Enzo e Annarosa e Virgilio
profondamente addolorati stringono in un forte
abbraccio Lia e Mariagiovanna nel ricordo e nel
rimpianto di
Giampiero
caro cugino sensibile, generoso e sono vicini con
profondo affetto ai famigliari tutti.
- Milano, 4 novembre 2014.
Flora Paola Matteo si stringono affettuosamente
a Lia, Mariagiovanna e ai famigliari per la sofferta
perdita di
Giampiero Biscaldi
Marco Borioli
Armando e Carla Panzeri sono affettuosamente
vicini alla mamma Annamaria per la perdita del
figlio
Marco Borioli
Presidente
I colleghi dirigenti del Gruppo SEA ricordano con
profonda commozione l’
Partecipiamo al dolore per la scomparsa dell’
Arch. Salvatore De Falco
Elena Caligaris Bonardi
Consigliere e Presidente Onorario della nostra associazione, ed amico carissimo.- Presidente e soci
dell’Osservatorio sulle Attività di Manutenzione degli Aeroporti.
- Cinisello Balsamo, 4 novembre 2014.
nonna Nelly
- Milano, 5 novembre 2014.
Renzo Sara Nicoletta Sebastiano e Silvia sono vicini a Bianca e famiglia per la perdita della carissima
Nelly Bonardi
- Milano, 4 novembre 2014.
Gli amici Buzzi Cappellini Lori sono vicini con
tanto affetto a Bianca e famiglia per la scomparsa
della mamma
Elena Caligaris Bonardi
- Milano, 4 novembre 2014.
Ludovico e Ines con Beatrice e Caterina, Giulia
e Marco con Federico e Viola si stringono attorno
alla nonna Maria piangendo il nonno, nonno bis
"Siamo quaggiù solo per pochi giorni e
poi non moriamo ma, semplicemente,
torniamo a casa".
(Gandhi)
lascia la moglie, le figlie, i generi, i nipoti, la sorella, i parenti e gli amici.- Il funerale sarà celebrato a Cogliate nella parrocchia San Giuseppe mercoledì 5 novembre alle ore 15.- No fiori ma
offerte.- La famiglia.
- Cogliate, 3 novembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Le cugine Annamaria con Silvia, Adele con Piercarlo e Tina.
Il Presidente Gino Paoli, il Consiglio di Gestione,
il Consiglio di Sorveglianza, il Direttore Generale
Gaetano Blandini e tutto il personale di SIAE ricordano con profondo rimpianto
Augusto Martelli
pianista, compositore, direttore d’orchestra, produttore discografico, grande appassionato di jazz
e di musica brasiliana, autore di canzoni di successo per il gotha della musica italiana, da Mina a
Jovanotti.- Aveva trovato la sua completa realizzazione nelle sigle radiofoniche, nelle colonne sonore, nei cartoni animati, nel duro lavoro quotidiano
in tanti programmi delle tv commerciali.- Era iscritto alla SIAE da oltre cinquanta anni.
- Roma, 4 novembre 2014.
Pino Creperio
Marina Manganelli Buzzetti
- Milano, 4 novembre 2014.
Marino e Dida ricordano con affetto
Pino Creperio
e sono vicini a Daniela e a tutta la sua famiglia in
questo triste momento.
- Desenzano del Garda, 4 novembre 2014.
Sandro e Mariagrazia partecipano con affetto al
dolore di Daniela per la perdita del padre
Pino Creperio
- Milano, 4 novembre 2014.
Giuseppe Creperio
Partecipano al lutto:
– Federico e Mara Kerbaker.
– Carlo e Giovanna Valtolina.
Dopo una esistenza lunga e serena la mamma se
ne è andata lasciandoci una carezza e la dolcezza
di tutta una vita, che porteremo sempre con noi.I funerali si svolgeranno giovedì presso la parrocchia SS. Silvestro e Martino, via Maffei Milano.- Per
orario chiamare lo 02.58301356 oppure
3358101951.- Giuliano e Claudia con Giovanna
e Gianmaria. - Milano, 4 novembre 2014.
I colleghi ed il personale della chirurgia plastica,
della chirurgia senologica e della radiologia senologica della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico si stringono al collega Franco Campagna ed
alla famiglia per la scomparsa della mamma
- Milano, 4 novembre 2014.
Le esequie si terranno il giorno 6 novembre alle
ore 9.30 in Roma presso la chiesa di San Roberto
Bellarmino (piazza Ungheria).- La tumulazione avverrà lo stesso giorno alle ore 15.30 presso il cimitero di Castellabate (Salerno).
- Roma, 5 novembre 2014.
Antonio Bozzi
che ha voluto raggiungere senza indugio la moglie
Luisa.- Il funerale si terrà giovedì 6 novembre alle
15 nella chiesa di piazza Velasquez.
- Milano, 4 novembre 2014.
Partecipa al lutto:
– L’amica Alice.
Gli amici della redazione Monza-Brianza del
Corriere della Sera sono vicini a Leila per la perdita
della mamma signora
Mariantonietta Ballo
Federico Berni, Manuela Cagiano, Claudio Colombo, Diego Colombo, Luigi Corvi, Giovanna Maria
Fagnani, Mario Giarda, Laura Guardini, Olivia Manola, Marco Mologni, Fabrizio Radaelli, Rosella Redaelli, Riccardo Rosa, Francesco Sanfilippo.
- Milano, 4 novembre 2014.
Con la scomparsa di
Adele Guffanti
si spegne una sicura, solidissima amicizia durata
cinquant’anni.- Carla e Rinaldo Pellegrini ne sono
profondamente addolorati.
- Milano, 4 novembre 2014.
Gianprimo con Mariuccia, Michela e Martina,
Giuseppe con Magda e Cristina ricordano l’impareggiabile amico e si stringono affettuosamente ad
Eva e Francesca moglie e figlia di
Gianfranco Vitale
- Milano, 3 novembre 2014.
Il Presidente, i Consiglieri, i soci e i dipendenti
del Golf Club Milano porgono le più sentite condoglianze alla famiglia per la scomparsa di
Giovanni Trolese
- Parco di Monza, 4 novembre 2014.
1961 - 2014
Oggi ricorre il triste anniversario della scomparsa di
Cesare Bellù
Partecipano al lutto:
– Il fratello Teodolo e famiglia.
– Augusta Falciola.
Nella Filippi
Virginia Ippolito Alferano
Stefano Maddalena e Roberto annunciano la
scomparsa del papà
Vito Borghi
Roberto, Michele con Francesca, Paolo con Stefania e i figli sono vicini alla mamma Bianca nel
dolore per la perdita della cara
Alvaro Rumi
- Milano, 4 novembre 2014.
La Fondazione Pio Alferano annuncia la scomparsa dell’amato
Arch. Salvatore De Falco
Si è spenta serenamente circondata dall’affetto
dei suoi cari
Partecipano al lutto:
– Vittorio e Nicoletta Fadigati.
– Giorgio e Giovanna Bonfanti.
– Uberto, Ada Manetti.
Alvaro Rumi
- Moltrasio, 4 novembre 2014.
- Linate, 4 novembre 2014.
- Linate, 4 novembre 2014.
Ne danno il triste annuncio i suoi figli Bianca, Laura, Gianluigi, Alberto, Carlo, Paolo e Giacomo.- Il
funerale verrà celebrato giovedì 6 novembre ore
14,45 in Santa Maria del Suffragio.
- Milano, 5 novembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Pietro Pastore.
– Paola, Arrigo, Isabella Amaduzzi.
Umberto con Giorgia Dario e Lucia abbraccia
Gianluca e tutta la famiglia per la scomparsa di
Il Presidente e il Consiglio di Amministrazione di
SEA partecipano al dolore dei suoi cari per la scomparsa dell’
Arch. Salvatore De Falco
Luca
che troppo presto ha lasciato la vita.
- Lecco, 4 novembre 2014.
sig.ra Mariemma Arcelli
Fontana Piceci
- Milano, 4 novembre 2014.
Mirella e Cristina Cirla sono vicine a Stefano e a
tutta la famiglia per la scomparsa di
Partecipano al lutto:
– I cugini Rho, Bertola e Costaguta.
con molto affetto. - Milano, 4 novembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Guido e Luisa Grattarola.
– Giovanni e Roberta Ivaldi.
– Antonio e Anna Oddone.
– Sandro, Giovanna e Francesca Tronconi.
Marco Ratto e famiglia esprimono la loro vicinanza al Dottor Luigi Piceci e ai famigliari tutti per
la perdita della moglie
I figli, le nuore e i nipoti lo ricordano con immutato
affetto e rimpianto.
- Seregno, 5 novembre 2014.
Marco Cappelli
Una sola settimana...ci manchi come l’aria.- Non
ti dimenticheremo mai.- Rofis, Emic, Ero, Valina,
Ziki, Angio, Manu, Bothe, Valenta e Pippo.- Ciao
Rufus. - Milano, 5 novembre 2014.
- Milano, 4 novembre 2014.
Migia piange con Lia e Maria Giovanna la scomparsa del carissimo
Giampiero
- Novara, 4 novembre 2014.
Angela e Daniela Scevola con Alberto abbracciano con affetto Lia e Mariagiovanna per la perdita del caro
Giampiero
- Milano, 4 novembre 2014.
Un grande abbraccio a Lia per la perdita del suo
amato
Giampiero
amico di una vita passata insieme coltivando le
stesse passioni.- Continua a correre veloce!- Nereo
e Elda Franco Tomasini Marco, Camilla e famiglia
Vesna e Sergio. - Milano, 4 novembre 2014.
Mariolina con Paolo e Anna, Marco e Federica si
stringe con grande affetto a Lia, Maria Giovanna e
Nicola nel ricordo del carissimo amico
Giampiero
- Novara, 4 novembre 2014.
Enrico, Brunetta, Eugenio e Chiara con grandissimo dolore sono vicini a Lia per la perdita del caro
Giampiero
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- Novara, 4 novembre 2014.
Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
SPORT
49
Infortuni
Fiorentina, Bernardeschi fuori per 5 mesi
Amore finito
Kakà si separa dalla moglie dopo nove anni
Olimpiade
Roma 2024: Renzi ha incontrato Malagò
Continua la maledizione degli attaccanti alla Fiorentina: dopo
Giuseppe Rossi (rientro previsto per febbraio) e Mario Gomez
(tornato domenica dopo un mese e mezzo), tocca a Federico
Bernardeschi, che dovrà stare fuori 5 mesi. Il 20enne attaccante viola
è stato sottoposto ieri a un intervento di stabilizzazione e sintesi
della frattura al malleolo esterno del piede destro, procurata lunedì
da uno scontro fortuito in allenamento . Il giocatore sarà tenuto a
riposo 6 settimane, prima di cominciare la riabilitazione.
Kakà si è separato dalla moglie Caroline Celico, che aveva sposato
nel 2005. Lo ha confermato ieri un agente del calciatore ai media
locali: «Si sono separati, ma non posso comunicare altri dettagli. È
una questione privata», ha detto. A settembre Caroline Celico aveva
ammesso che il rapporto con l’ex campione del Milan, ora al San
Paolo e dal mese prossimo in Usa con gli Orlando City, stava
affrontando una crisi: «Siamo insieme da 13 anni, avevo 18 anni
quando ci siamo sposati. Ogni relazione ha dei periodi di crisi».
È durato mezz’ora l’incontro fra il premier Renzi e il presidente del
Coni, Malagò. Si è parlato soprattutto della possibilità di riportare
l’Olimpiade a Roma nel 2024. Oggi Malagò parte per Bangkok per
l’assemblea dei Comitati Olimpici mondiali (Acno); dal 20 novembre
a Baku per l’assemblea di quelli europei e dal 7 dicembre a
Montecarlo per la sessione straordinaria del Cio, che annuncerà le
regole per rendere più sostenibile la candidatura olimpica. Già a
Bangkok si capirà se esistono margini perché Roma possa decollare.
L’INTERVISTA GREGG POPOVICH
Parla l’allenatore dei San Antonio Spurs campioni Nba, 5 titoli conquistati in 15 anni
«Orgoglio, disciplina e psicologia
Soltanto così si entra nella storia»
❞
Dicono
che siamo
vecchi ma
con il g.m.
pensiamo
agli Spurs
del futuro:
siamo
già avanti
di 5 anni
Belinelli
crescerà
migliorando
in difesa,
Gallinari
è un
combattente,
mi piace per
carattere
e mentalità
Ho padre
serbo
e madre
croata, ma
l’America
per due
emigranti
è servita ad
annullare
le diversità
DAL NOSTRO INVIATO
SAN ANTONIO A tu per tu con il
numero 1 delle panchine, con
l’allenatore campione Nba che
è anche un campione nella vita.
Colto, curioso, capace di trovare il buono perfino nelle difficoltà, coraggioso e dalla leadership infinita: Gregg Popovich è questo e altro ancora, un
duro che sa essere gentile, un
coach che trasforma la squadra
in una famiglia. Lo staff che lo
assiste è sempre suo ospite a
cena, durante le trasferte: conti
salati, Pop adora i vini costosi.
«Ma guadagno tanto, è giusto
che paghi io».
Che cosa significa allenare
i San Antonio Spurs?
«Vuol dire appartenere a
un’organizzazione che ha fissato uno standard di lavoro e che
opera con classe. È un privilegio far parte di questo programma. Siamo il vero centro
di potere della Nba? È una leggenda. Ma siamo seri e capaci,
questo sì».
Disciplina o «less is more»:
quale concetto si adatta meglio alla sua filosofia?
«Entrambi. Senza la disciplina non si va da nessuna parte, e
non solo nel basket. “Less is
more” è invece un formidabile
mantra: la maggior parte della
gente accumula troppo di tutto, dal talento alle ansie. Però il
“meno” funziona meglio del
“più”».
Lei è ormai uno dei grandi
coach della storia. Ma a suo
giudizio, chi è il migliore?
«Pat Riley è stato straordinario, per consistenza e capacità
nella conduzione: era quasi incontrastabile».
C’è rivalità tra allenatori?
«Ci sono piuttosto rispetto e
complicità: sappiamo quanto
sia duro il mestiere, tra di noi
c’è empatia e condividiamo i
successi di ogni collega».
❞
Punteremo a ripeterci, ma se non ce la
faremo che male sarà? È difficile vincere
un titolo... E poi c’è anche altro nella vita:
se non lo capisci, hai un problema
Padre serbo, madre croata:
Gregg Popovich condivide entrambe le identità?
«Sì. C’è differenza tra serbi e
croati, ma l’America, per due
emigranti come i miei genitori,
è servita ad annullare le diversità: io sono cresciuto in questo
spirito».
Che è poi quello della vecchia Jugoslavia...
«Sì, nella mia famiglia c’è
stata più Jugoslavia, che Serbia
o Croazia».
Quello spirito che cosa le
ha dato sul piano personale e
su quello del lavoro?
«Prima di tutto l’orgoglio,
poi la disciplina per fare le cose
giuste e per lavorare sodo».
Dal 1999 al 2014: cinque titoli, qualche passaggio a vuoto ma una sostanziale continuità ad alto livello. Qual è il
segreto della longevità degli
Spurs di Popovich?
«La fortuna ha il suo peso.
David Robinson stava concludendo il suo ciclo, ma scovammo Tim Duncan, che fece pure
in tempo a giocare assieme all’
Ammiraglio: ecco la base di
tutto. Aggiungo le sinergie tra
proprietà, general manager e
staff tecnico: pochi club hanno
questa armonia, anzi altrove ci
sono liti e paranoie».
Due titoli di fila vi mancano: proverete a sfatare la tradizione.
● Gregg
Popovich (foto)
è nato
a Chicago
il 28/1/1949
● Nella Nba
allena i San
Antonio Spurs
dal 1988 (con
un intervallo
ai Golden State
Warriors,
1992-1994)
● Per lui 5 titoli
Nba: nel 1999,
2003, 2005,
2007 e 2014
«Certo. Punteremo a ripeterci, ma se non ce la faremo che
male sarà? È già così difficile
vincere un titolo... E poi la vita
deve andare avanti: c’è anche
altro a cui badare e se non lo
capisci, hai un problema».
Qual è il miglior quintetto
di sempre degli Spurs?
«Robinson, Duncan, Elliot
— Leonard è ancora troppo
giovane, ma nel tempo potrà
diventare l’ala perfetta —,
quindi Ginobili e Parker».
Può scegliere tra Jordan,
James o Bryant: chi prende?
«Michael Jordan».
Quanto più forte può diventare Marco Belinelli?
«Marco è un ottimo passatore ed è un grande attaccante
che sta imparando a selezionare i tiri. La sua crescita sarà però basata sulla difesa e su una
ancora maggiore responsabilità verso la squadra».
Che cosa pensa degli altri
italiani nella Nba, Gallinari,
Bargnani e Datome?
«A me piace in particolare
Gallinari, per il carattere e per
la mentalità. Belinelli è più
Fenomeno All Blacks, quando il nero va su tutto
Popolari e vincenti, i rugbisti neozelandesi nella top 5 dei marchi più famosi al mondo
Vestono di nero e hanno un
paio di abitudini consolidate:
vincono (quasi) sempre e fanno sempre l’esaurito. Gli All
Blacks non sono solo la squadra di rugby più famosa (e più
forte), sono molto più famosi
dello sport che giocano. E allora si spiega perché sabato scorso, al Soldier Field di Chicago,
la tana dei Bears del football, si
siano presentate 62 mila persone (di più non ne entravano)
che non conoscono il rugby ma
hanno comunque pagato per
vedere la haka, la danza maori
che è il biglietto da visita dei
neozelandesi, e il massacro
(74-6) dei loro connazionali.
Il 2014 — certifica Forbes —
è stato l’anno del calcio. È infatti cambiata la classifica delle
squadre più «preziose» e ora ai
primi tre posti ci sono Real Madrid (valore 3,44 miliardi di
dollari), Barcellona (3,2) e
Manchester United (2,81) mentre vecchie potenze economico
sportive come i New York
Yankees del baseball sono
quarti a quota 2,5 e i Dallas
Cowboys del football ancora
più indietro. Qui non c’è traccia
Spettacolo Sonny Bill Williams (Ap)
All Blacks
di All Blacks perché il rugby
non è popolare dappertutto e la
Nuova Zelanda è un mercatino
più che un mercato con i suoi 4
milioni di abitanti. Ma nella
classifica della popolarità i rugbisti neozelandesi sono tra i
primi cinque con Real Madrid,
Manchester United, Ferrari e
New York Yankees. Insomma,
non producono fatturati astronomici (l’All Black medio non
arriva a 200 mila euro l’anno),
New York Yankees
Scuderia Ferrari
ma riempiono qualsiasi stadio
in qualsiasi paese, Italia compresa (81 mila a San Siro nel
2009, 72 mila all’Olimpico due
anni fa).
Come hanno costruito la loro leggenda gli All Blacks? Vincendo soprattutto, fin dal loro
primo tour in Europa nel 1905,
quando eseguirono la prima
haka e indossarono le prime
maglie nere. I giornali britannici li chiamavano «The Origi-
Manchester United
Real Madrid
completo, ma Danilo è un combattente che non si ferma davanti a nulla».
Ettore Messina ora è uno
dei suoi vice: cosa gli chiede?
«L’ho voluto perché può rendermi migliore: Ettore è un tecnico raffinato, che capisce gli
aspetti mentali e le sfumature
del basket. La sua personalità e
la sua intelligenza sono un valore aggiunto».
Squadra esperta, ma non
più giovane: ci sarà da pensare agli Spurs del futuro.
«Ne parlo ogni giorno con
R.C. Buford, il manager: ci credete che, come data, siamo già
avanti di cinque anni?».
Gli Spurs sono ormai
un’icona, ma lei ha mai sognato di allenare squadremito come i Celtics o i Lakers?
«No, mai. Lascerei gli Spurs
solo per (risata)... i Positano Tigers o per i Portofino Flyers.
Non esistono, però io non
scherzo: se li creassero, li allenerei gratis».
Burbero ed esigente, eppure molto umano: come si fa a
conciliare i due aspetti?
«Cerco di capire che cosa un
giocatore ha bisogno e che cosa si aspetta da me sul piano
personale: qualcuno la chiama
psicologia».
Chi vincerà quest’anno?
«Vedo equilibrio, conteranno anche gli episodi marginali.
Ma gli Spurs sono tra le squadre che possono farcela».
LeBron James ha fatto bene
a lasciare Miami?
«Sì. Ogni atleta deve pensare
a ciò che è meglio per se stesso,
a prescindere dal giudizio altrui: per LeBron il meglio era
tornare a Cleveland».
C’è un errore per il quale
ancora oggi si metterebbe in
castigo?
«Si dice che in gara 6 della finale 2013 con Miami io abbia
sbagliato tanto: magari è vero,
ma se ne può discutere perché
non c’è nulla di assoluto».
Dopo quella partita, Popovich portò a cena la squadra per
evitare che lo choc s’impadronisse della sua creatura. Non
riuscì a vincere, quell’anno, nonostante la settima partita in
casa; ma ce la fece dodici mesi
dopo. Forse fu grazie anche a
quella serata assieme, in cui
nacque un giuramento silenzioso.
Flavio Vanetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
nals» poi, per un errore di battitura (backs, tre quarti, si trasformò in blacks), nacquero gli
All Blacks. Solo cinque Nazionali in oltre un secolo sono riusciti a batterli almeno una volta
e solo gli Springboks sudafricani, i loro veri nemici, hanno
un bilancio accettabile (44,6%
di vittorie). In Nuova Zelanda
sono in prima pagina quasi tutti i giorni ed entro tre anni a
Auckland e dintorni si terrà un
referendum per far diventare la
bandiera nera con la felce d’argento la nuova bandiera nazionale.
Adesso gli All Blacks sono in
Europa per affrontare l’Inghilterra sabato prossimo, la Scozia il 16 novembre e il Galles il
23. Twickenham, Murrayfield e
il Millennium sono ovviamente
esauriti da mesi.
Domenico Calcagno
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
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di Maria Volpe
Il rapporto
con la fede
dei boss mafiosi
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untata dedicata a «I
mafiosi e la religione».
Quando le forze dell’ordine
fanno irruzione nel covo
del boss di Cosa nostra
Pietro Aglieri, uno dei
mandanti delle stragi di
Capaci e via D’Amelio,
trovano una cappella
privata (foto). Aglieri è uno
dei più noti esempi di
religiosità mafiosa e di un
rapporto tra mafia e fede
che si snoda da oltre un
secolo. Oggi si cercherà di
capire come la Chiesa ha
affrontato questo tema.
Ospite Alberto Melloni.
Il Tempo e la Storia
Rai3, 13.10 e Rai Storia, 20.50
Da Sciarelli i casi
Ceste e Ragusa
E
lena Ceste e il telone
ritrovato vicino al suo
corpo: il programma
condotto da Federica
Sciarelli analizzerà i reperti
rinvenuti accanto alla
mamma di Costigliole
d’Asti. Poi si torna a parlare
del mistero ancora fitto
attorno alla scomparsa di
Roberta Ragusa.
Chi l’ha visto?
Rai3, ore 21.05
Gay senza tabù
a San Francisco
A
rriva l’irriverente serie
che ha come
protagonisti tre amici gay a
San Francisco. Una serie
moderna capace di
mostrare il sesso e i gesti di
affetto tra gay senza tabù, in
modo intenso.
Looking
Sky Atlantic, ore 0.10
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Corriere della Sera Mercoledì 5 Novembre 2014
51
Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
Che peccato sottovalutare la bravura di Toni Capuozzo
Vincitori e vinti
A
me spiace dover fare le ore piccole per
vedere Toni Capuozzo. È vero che i programmi si possono seguire anche il
giorno dopo, ma la ritualità del palinsesto ha ancora una forza espressiva che
non lo riduce a orario ferroviario. A me spiace che
Toni Capuozzo, uno dei più bravi giornalisti di Mediaset (se non il più bravo), si limiti ormai a «metterci la faccia», un brand in testa a un programma
per garantirne la bontà. A me spiace che Toni Capuozzo vada in onda su Rete4, quando sull’ammiraglia di Mediaset gli approfondimenti hanno preso
AMORE CRIMINALE
Barbara de Rossi
Gli amori superati dai
viaggiatori: Rai3, 1.394.000
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spiace che il giornalismo rappresentato da Capuozzo stia passando di moda perché non fa troppi
ascolti e rischia di inimicarsi troppi politici. Eppure
se dopo ogni disastro ambientale è impossibile
rialzare la testa, se i funzionari che fanno il loro dovere vengono rimossi, se molti sono costretti a spostare le attività perché privi di speranze, significa
che le inchieste «vecchia maniera» hanno ancora
senso. Prima della definitiva rassegnazione, prima
di assecondare gli umori della piazza, prima di
smettere di assumersi una qualche responsabilità.
ormai tutta un’altra piega, e dove il giornalismo
d’inchiesta sembra un lontano ricordo. E comunque era il caso di seguire la puntata di Terra! dedicata all’ultima alluvione di Genova, dopo la mazzata
del 2011. Lorena Bari e Mimmo Lombezzi hanno dato voce agli abitanti dei quartieri colpiti, senza mai
eccedere in populismo, mostrando situazioni concrete.
Poi hanno cercato di capire come sono stati spesi
i soldi pubblici, quelli raccolti per risanare il territorio e impedire che a ogni scroscio di pioggia si
debba temere lo straripamento dei torrenti. A me
PECHINO EXPRESS
C. della Gherardesca
Finale per Pechino su Rai2:
gli spettatori del sono
2.470.000, share del 9,9%
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Mercoledì 5 Novembre 2014 Corriere della Sera
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