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Corriere della sera

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VENERDÌ 10 OTTOBRE 2014
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 688281
LE CAMERE
MESSE
DA PARTE
L’attrice
Il presidente del Fai
Rosario Dawson:
«Il mio primo eroe?
Il papà adottivo»
«Norme antipaesaggio
Rischi per l’ambiente»
Michela Proietti a pagina 33
Paolo Conti
a pagina 29
La voglia di resa dei conti nel Pd
Renzi: alcune scelte inammissibili
● Giannelli
RITUALITÀ E VERTICI TRA LEADER
L’occasione che non si ripeterà
di Antonio Polito
di Enzo Moavero Milanesi
D
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
I
n Europa è difficile non rimanere sconcertati dall’immagine dei
leader dei vari Paesi che si esprimono in modo divergente a
distanza, salvo scambiarsi, quando s’incontrano, dichiarazioni
pubbliche concilianti. Colpisce la placida genericità che
caratterizza queste ultime, mentre le prime sono concrete e
specifiche. Impressiona la frequenza del comportamento,
diventato quasi abituale.
continua a pagina 31
La Bce spinge per le riforme e avverte: in Italia e Germania peggiora il clima di fiducia
GIUSTIZIA LA RICHIESTA RESPINTA DALLA CORTE
I boss non assisteranno
all’udienza di Napolitano
di Giovanni Bianconi
A FAVORE DI TOTÒ RIINA
I
Un Nobel per la letteratura anche un po’ italiano
di Franco Cordelli, Stefano Montefiori, Ranieri Polese e Paolo Salom
I
l premio Nobel per la letteratura al francese Patrick Modiano, 69 anni (nella foto, nel 1978, a Parigi
dopo aver ricevuto il Prix Goncourt): origini italiane, Modiano è lo scrittore della memoria allo
alle pagine 48 e 49
specchio, autore tra l’altro di «I viali della circonvallazione » e «Villa Triste».
di Mauro Covacich
DISASTRO COME NEL 2011
S
Genova, torna
l’incubo alluvione
Almeno un morto
ANSA/TWITTER/VALERIA PREIA
9 771120 498008
l palazzo del Quirinale non è
paragonabile a un’aula di
giustizia: per questo la Corte
d’assise di Palermo ha ieri ribadito il suo no alla partecipazione dei capimafia Totò Riina e
Leoluca Bagarella all’udienza
del processo sulla cosiddetta
trattativa Stato-mafia del 28 ottobre, quando a testimoniare
sarà il presidente Giorgio Napolitano. L’ex ministro Nicola
Mancino, imputato insieme ai
boss, ha subito sollevato un’eccezione di nullità. I pubblici
ministeri temono che la scelta
dei giudici possa inficiare la futura sentenza.
a pagina 12
Napoli, ragazzino violentato con un compressore. Tre sotto accusa: «Era troppo grasso»
41 0 1 0>
Mario Draghi a Washington mostra il pollice verso agli eccessi di
flessibilità di questi anni: «Dopo anni di recessione, e tassi di disoccupazione elevati, le imprese che hanno voluto o dovuto licenziare lo
hanno già fatto». E quindi: «Non credo che la revisione delle regole del
lavoro in Italia si tradurrà in massicci licenziamenti», dice. Il presidente della Bce dunque conclude che «deve essere più facile per le aziende
assumere i giovani, non licenziarli». Con toni inusuali incalza i politici
ad agire sul lavoro: «Chi non crea nuovi posti non sarà rieletto».
alle pagine 2 e 3 Basso, Ferraino, Sensini, Tamburello
Il premio Vince il francese Patrick Modiano
Il codice della violenza contro l’obesità
a pagina 23 con un articolo
di Fulvio Bufi
el Partito democratico si
moltiplicano le voci che
evocano provvedimenti — dalle sanzioni all’espulsione —
per i tre dissidenti che non
hanno votato la fiducia al governo sul Jobs act. Il premier
Matteo Renzi, che ieri ha definito «inammissibile» il comportamento dei civatiani, chiede chiarimenti.
alle pagine 5 e 6 Alberti
M. Franco, Galluzzo
Guerzoni, L. Salvia
Draghi: assumere, non licenziare
continua a pagina 31
eviziato perché obeso: un
ragazzo di 14 anni è stato
gravemente ferito con il tubo di
un compressore da un gruppo
di ventenni: «Sei grasso, ti gonfiamo di più». Fermati tre giovani, con pesanti accuse, che si
difendono: «Era un gioco». La
feroce violenza esplosa in un
autolavaggio napoletano è
espressione di un’allergia profonda da cui è affetto l’intero
corpo sociale, la lipofobia.
N
Europa Il presidente della Banca centrale incalza i politici: a casa chi non agisce sul lavoro. Oggi il voto di Moody’s sul nostro Paese
AFP
a molti punti di
vista, quello di
Renzi è un
governo extraparlamentare;
forse il primo di una nuova
era. Non solo perché il
premier non siede in
nessuna delle due Camere:
c’era già il precedente di
Ciampi, anche se gestito con
altro stile. Ma per motivi più
di merito.
Si moltiplicano infatti i
luoghi di decisione politica
esterna che il Parlamento
non può rimettere in
discussione: il Patto del
Nazareno, un discorso nella
Direzione del Pd, un
incontro estivo con Draghi.
La stessa ratifica
parlamentare si fa al
contempo obbligata (con la
fiducia) e vaga (con la
delega), trasferendo sempre
più il potere legislativo
all’esecutivo: come è
avvenuto sulla riforma
dell’articolo 18, di cui nei
testi votati non c’è niente, e
tutto resta affidato alla
tradizione orale e agli
impegni verbali.
Il parlamentare è ormai
un’anima morta, legata al
leader da un ferreo vincolo
di mandato; il che, come in
ogni servitù, lo induce alla
rancorosa vendetta ogni
volta che può agire in
segreto, ad esempio col
triste spettacolo della
mancata elezione dei giudici
della Consulta. In alternativa,
se non è d’accordo, può solo
disertare dal suo mandato
(assentandosi o
dimettendosi).
La stessa definizione di
presidente del Consiglio non
si addice più a Renzi, il quale
pur essendo primus non è
certamente più inter pares
tra i suoi ministri, come
testimoniato dalla
performance di Giuliano
Poletti sulla riforma del
mercato del lavoro.
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di Elvira Serra
U
na intera giornata di pioggia,
violentissima a tarda sera. E
Genova rivive l’incubo dell’alluvione 2011. Città allagata, vie come fiumi, nella notte trovato un cadavere.
a pagina 27
Sabina Guzzanti
e il brutto show
della solidarietà
di Luca Mastrantonio
«S
olidarietà a Riina e Bagarella: i traditori delle istituzioni ci fanno più schifo dei
mafiosi»: così ieri, su Twitter,
Sabina Guzzanti s’è schierata
con i capimafia. Una schizofrenia digitale, quella della Cassandra d’Italia, che arriva proprio dopo il flop del suo film.
a pagina 30
Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
2
Primo piano La ripresa
Draghi: chi non crea lavoro sparirà
Il presidente della Bce: i giovani vanno assunti invece che licenziati
«I politici che non aumenteranno i posti non verranno rieletti»
L’agenda
DALLA NOSTRA INVIATA
«Deve essere più
facile per le aziende assumere i
giovani, non licenziarli», quanto meno non più di quanto sia
ora, dice il presidente della
Bce, Mario Draghi che a
Washington nel corso di un dibattito alla Brookings Institution, in occasione dei lavori
dell’assemblea del Fondo monetario, parla della riforma italiana, quel provvedimento che
per il ministro dell’Economia
Pier Carlo Padoan rappresenta
«un risultato molto importante
che sarà seguito da altre riforme molto ambiziose».
«Non credo che la revisione
delle regole del lavoro in Italia
si tradurrà in massicci licenziamenti. Dopo anni di recessione, e tassi di disoccupazione
elevati, le imprese che hanno
voluto o dovuto licenziare lo
hanno già fatto» afferma il
banchiere ricordando che l’eccessiva flessibilità, e non solo
in Italia, ha già mostrato le sue
falle e non rappresenta quindi
una soluzione. «Dal 2002 sono
stati fatti contratti molto flessibili, posizioni che la crisi ha
spazzato via» dice. Bisogna ri-
WASHINGTON
● Dopo la
votazione
della fiducia
al Jobs act
nel corso
dell’esame
al Senato,
il ddl sul lavoro
andrà la
prossima
settimana
alla Camera
per la seconda
lettura.
Il governo ha
sei mesi di
tempo
dall’approvazione definitiva
della legge, per
emanare i
decreti delegati
● La garanzia sui mutui
P
arte il nuovo
Fondo di garanzia
per la casa, che va
a sostituire il vecchio
fondo «Giovani
coppie», con una
dotazione finanziaria di
650 milioni di euro che
potranno attivare circa
20 miliardi di nuovi
finanziamenti. Ieri la
firma tra il Tesoro e
l’Abi (Associazione
bancaria). Il Fondo
prevede la concessione
di garanzie nella
misura massima del
50% della quota capitale
di mutui per l’acquisto
di immobili, non di
lusso, da adibire ad
abitazione principale.
Le giovani coppie, gli
under 35 con lavoro
atipico, i genitori single
avranno accesso a un
tasso calmierato. In
attesa che la ripresa
(+28,6% nei primi otto
mesi 2014) si consolidi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I prestiti per le abitazioni
I mutui alle famiglie per la casa nei primi
otto mesi 2014 (rispetto allo stesso
+28,6
%
periodo del 2013)
Mutui erogati (dati in miliardi di euro)
5
4
5,251
4,337
2,270
2,215
4,477
2,058
3
2
I
II
III
IV
2013
I
Apr
Mag
Giu
2014
Anni 2010-2013 (Variazioni % tendenziali)
10
0
-10
-20
-30
-40
2010
2011
650 milioni di euro
Il nuovo Fondo
di garanzia statale
per la casa
Fonte: Abi, Istat
2012
2013
20 miliardi di euro
L’attivazione
possibile di nuovi
finanziamenti
d’Arco
cominciare ad assumere, dunque, ma la crescita potenziale è
troppo bassa per produrre da
sola la riduzione della disoccupazione, aggiunge, e quindi
occorre che intervengano subito i governi con le riforme sapendo che se non lo faranno,
se non combatteranno efficacemente la disoccupazione,«non saranno rieletti, spariranno dalla scena politica». E
questo dovrebbe essere «un
importante incentivo» ad agire.
Draghi si sofferma anche
sulla congiuntura europea, che
secondo l’Fmi — ieri il direttore generale, Christine Lagarde
lo ha ripetuto sollecitando la
stessa Bce ad acquistare i titoli
di Stato se le cose non dovessero migliorare — è sull’orlo di
una nuova recessione.
«La crescita ha perso slancio» afferma il presidente dell’Eurotower, ribadendo che la
Bce ha fatto già molto e che è
pronta ad adottare nuove «misure non convenzionali» in caso di necessità. Un’affermazione che ha lasciato freddi gli investitori di Wall Street. In ogni
caso non tutto è negativo visto
che Draghi vede la rapida acce-
lerazione della ripresa del credito già dall’inizio del 2015,
«perché le banche avranno una
maggiore capacità di bilancio
per i prestiti».
Padoan ha invece partecipato ad una tavola rotonda con il
ministro delle Finanze tedesche, Wolfgang Schäuble, d’accordo sul piano di riforme da
fare, sia con Draghi sia con Padoan. «La Germania non vuole
certo essere arrogante e non
deve dire all’Italia o ad altri cosa fare» ha detto sostenendo
comunque che nessun Paese
ha chiesto di cambiare le regole di bilancio europee, che contengono in sé la flessibilità necessaria. Padoan ha ribadito
che le riforme sono necessarie
«ma richiedono tempo» per
essere realizzate soprattutto in
Italia in presenza di bassa produttività e recessione.
A Washington anche il Commissario per la spesa pubblica
Carlo Cottarelli, che presto tornerà al Fondo, come Direttore
esecutivo per l’Italia: La spending review, dice «non è né
uno sprint né una maratona
ma una corsa a staffetta».
Stefania Tamburello
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Conti pubblici
E arriva il primo
giudizio di Moody’s
sul governo Renzi
Per il governo Renzi e la
sua politica economica arrivano i primi voti da parte delle
agenzie di rating. Sono attesi
oggi i giudizi di Moody’s e della canadese Dbrs sul merito di
credito della Repubblica, previsti inizialmente a giugno, ma
poi slittati in attesa delle prime mosse del governo sull’economia. Tra pochi giorni
dovrebbe arrivare anche il giudizio di Standard and Poor’s,
forse la più severa con l’Italia
tra le agenzie di rating.
Gli analisti di Moody’s hanno chiuso il rapporto qualche
giorno fa e non è chiaro se abbiano tenuto conto dell’aggiornamento del Def, con le
nuove variabili macroeconomiche tendenziali e programmatiche, che includono l’impatto delle misure che saranno varate la prossima settimana con la legge di Stabilità.
L’ultima decisione di Moody’s
sull’Italia è stata la conferma
del rating, cioè del voto, pari a
BAA2, piuttosto scadente (la
Germania ad esempio ha una
tripla A), con un miglioramento delle prospettive, da negative a stabili, e risale esattamente ai giorni del passaggio di
consegne a Palazzo Chigi tra
Enrico Letta e Matteo Renzi.
Allora Moody’s affermò che
il semplice cambio di governo
non avrebbe modificato le sorti della politica economica italiana, ma in realtà il cambio di
passo è stato molto deciso, anche se fin qui povero di risulta-
ROMA
ti concreti. I fondamentali dell’economia da allora a oggi sono tuttavia peggiorati e il governo ha deciso di cambiare il
tono della politica economica,
che da restrittiva come è stata
finora, diventerà espansiva
con il prossimo bilancio.
La legge di Stabilità sarà varata dal Consiglio dei ministri
il 15 ottobre, e secondo il sottosegretario all’Economia, Pier
Paolo Baretta, avrà un valore
complessivo di 20 miliardi, 10
La conferma
L’ultima decisione
sull’Italia è stata la
conferma del giudizio
BAA2
verranno dall’aumento del deficit tendenziale, altri 10, sempre secondo Baretta, dalla
spending review, con una correzione minima del deficit
pubblico (circa 1,5 miliardi). Il
resto sarà destinato al finanziamento delle misure di rilancio dell’economia, dalla
conferma del bonus di 80 euro, agli sgravi Irap, ai fondi per
la ricerca, la scuola, i Comuni.
Si lavora anche sullo spostamento del Tfr in busta paga,
ma le modalità concrete, che il
governo ha chiesto anche alle
banche di studiare, ancora
non ci sono.
Mario Sensini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
3
#
● Sorpresa medie imprese
A
nche l’industria
ha il suo spread.
Come nel
confronto tra titoli di
Stato, la partita è tra
Italia e Germania. Il
vincitore, manco a dirlo,
è sempre lo stesso, con
le sue Siemens, Basf,
Volkswagen e via
dicendo. Eppure c’è un
«ma». Nelle stime di
Nomisma la produttività
della manifattura
italiana è sotto del 20%
rispetto a quella tedesca.
Tuttavia — continua
l’analisi — senza contare
le imprese più piccole il
divario scende intorno al
10%. E se si guarda solo
alle medie aziende (50249 addetti) o a quelle
«20-49», lo spread si
capovolge addirittura: la
produttività italiana è
più alta della tedesca.
Fino al 25-30% in più.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
di Giovanni Stringa
Italia-Germania, lo spread dell’industria
La produttività delle imprese manifatturiere italiane rispetto a quelle tedesche (Germania=100).
Per il totale dell’industria, per le imprese dai 10 lavoratori in su e per le sole medie aziende
Totale delle imprese
Dai 10 lavoratori in su
● La curiosità
Boldrini, l’equità
e la preferenza
per Piketty
di Francesca Basso
Tra i 50 e i 249 addetti
130
125
120
115
110
105
100
95
90
E
85
80
75
70
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
Fonte: elaborazioni Nomisma su dati Eurostat
La storia
di Giuliana Ferraino
«In Germania abbiamo un
proverbio: tra ciechi, chi ha un
occhio solo è re», sostiene Michael Mertin per descrivere come vede oggi il suo Paese. In
un’eurozona ferma e incapace
di fare riforme strutturali necessarie per attirare investimenti, Berlino primeggia, ma
non sta poi tanto meglio degli
alleati europei, agli occhi dei
suoi manager e imprenditori.
Come Mertin, 48 anni, laurea
in Fisica e PhD in tecnologie laser all’Istituto Fraunhofer, presidente e ceo di Jenoptik, il
gruppo multinazionale di ottica ed elettronica originato da
una scissione della Carl Zeiss e
quotato in Borsa a Francoforte.
Sede a Jena, e fabbriche in Svizzera, Francia, Spagna, Stati
Uniti e Cina, oltre che in Germania, Jenoptik impiega 4.300
dipendenti e fattura 600 milioni, due terzi all’estero.
Gli ultimi dati sullo stato di
salute dell’economia tedesca
danno ragione a Mertin.
L’export tedesco è crollato del
5,8% ad agosto su luglio, il dato
peggiore dal gennaio 2009, al
picco della crisi finanziaria, e
l’import è sceso dell’1,3%. E
consola poco che il surplus tedesco da 23,5 miliardi sia sceso
2011
Corriere della Sera
«La Germania frena? Viviamo di export
Economia ferma, soffriamo anche noi»
fino a 14,1 miliardi, riducendo
uno squilibrio che aveva messo
Berlino nel mirino della Commissione Ue. La flessione dell’export, finora motore della
crescita, è l’ennesimo indicatore negativo sulla frenata della
locomotiva tedesca, dopo la caduta degli ordini all’industria
(-5,7%) e della produzione
(-4%) sempre ad agosto. E, dopo la contrazione dello 0,2% del
Pil nel secondo trimestre, in
molti temono che Berlino possa finire in recessione tecnica.
«Il calo delle esportazioni?
Sono state condizionate prima
di tutto un fattore statistico: le
vacanze estive quest’anno si sono concentrate ad agosto invece che essere spalmate su due
mesi. Inoltre — spiega Mertin
— ha influito la crisi ucraina e
l’embargo contro la Russia, che
ha bloccato le vendite di beni
tedeschi verso Mosca e i suoi
satelliti non solo nel settore automotive, ma in molte altre industrie. Ha poi giocato un ruolo la debolezza delle economie
emergenti, che hanno diminuito gli investimenti in macchinari tedeschi in seguito a una
riduzione dei prezzi nelle materie prime, come il carbone».
Però esistono altre ragioni, con
Il manager
Michael Mertin,
48 anni, è
laureato in
Fisica e ha
ottenuto un
PhD in
tecnologia laser
all’Istituto
Fraunhofer. Dal
2007 è ceo e
presidente di
Jenoptik,
azienda tedesca
quotata a
Francoforte
origine nella politica tedesca.
«La frenata delle imprese tedesche è legata anche alle nuove
leggi sociali varate dal governo
di Berlino, come il salario minimo e il taglio dell’età pensionabile, scesa da 65 a 63 anni,
mentre in un Paese che invecchia come il nostro si dovrebbe
alzare a 70 anni. Tutto questo
rende più cupe le prospettive
economiche e spinge le aziende tedesche ad assumere meno», valuta Mertin. E cita un
dato: «Il debito pubblico netto
tedesco è l’80% del Pil, ma se si
considera quello totale, includendo le pensioni, gli stipendi
dei dipendenti pubblici e altre
passività future del governo,
ecco che sale al 285 % del Pil».
Del peggioramento prendono atto i 4 maggiori istituti di
economia in Germania, Ifo,
Diw, Rwi e Iwh, che nel loro
rapporto autunnale pubblicato
ieri hanno corretto al ribasso le
previsioni di crescita: il Pil tedesco quest’anno dovrebbe aumentare dell’1,3% e nel 2015
dell’1,2%, contro le più robuste
stime di aprile, rispettivamente
di +1,9% e + 2%. Meno di quanto
prevede il Fmi (1,4% quest’anno). Mertin però è ancora più
pessimista: «La crescita resterà
sotto l’1% nel 2014», dice. È davvero «la fine del miracolo tedesco?», come titolava il sito online della Süddeutsche Zeitung e
la Germania corre «il rischio di
recessione», come azzardava la
Faz? Di sicuro i dati negativi
hanno suonato un campanello
d’allarme per Angela Merkel,
che ha parlato di «congiuntura
un po’ offuscata» e ha promesso «grande decisione» per aumentare gli investimenti privati con la sburocratizzazione, il
settore digitale e l’ammodernamento delle infrastrutture
energetiche. «La più alta priorità sono gli investimenti», le
ha fatto eco da Washington il
ministro Wolfgang Schäuble.
Ma «senza nuovi debiti». Tedeschi inflessibili e ostinati? Mertin condivide: «Gli investimenti pubblici non servono. E la
politica monetaria della Bce ha
senso. In Germania le imprese
possono finanziarsi con tassi
inferiori al 2%, non lo fanno. In
Europa c’è tantissima liquidità,
ma senza vere riforme strutturali non ci sono le condizioni
per investire». E una nuova fabbrica Mertin l’aprirebbe «negli
Usa o in Cina».
@16febbraio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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per cento
la crescita del
Pil tedesco nel
2014. Stima di
aprile: +1,9%
5,8
per cento il
calo dell’export
tedesco
ad agosto,
il minimo dal
2009
ra luglio e la presidente
della Camera, Laura
Boldrini, sottolineava
che «l’1% della popolazione
mondiale possiede ben la
metà delle risorse
disponibili, mentre la metà
più povera ha accesso ad
appena l’1% della ricchezza».
Citava, anche se non
espressamente, il tema delle
diseguaglianze connaturate
al capitalismo, che sono il
cuore del saggio
dell’economista francese
Thomas Piketty (foto sopra),
esposte nel suo libro «Il
Capitale del XXI secolo»
(Bompiani). Nei mesi scorsi
l’opera ha ottenuto un grande
successo internazionale e ha
diviso gli economisti. Il
Financial Times lo ha
criticato duramente e ha
contestato i dati citati nel
saggio. Ieri l’incontro alla
Camera di Boldrini con l’ex
consigliere economico di
Ségolène Royal, alla
presentazione del libro.
Boldrini ha riconfermato la
sua stima: «Ci tengo a
sottolineare la ferma
convinzione del professor
Piketty, che personalmente
condivido, sulla capacità
della politica di cambiare
l’andamento delle cose, di
incidere sulla realtà, di
modificare le dinamiche
economiche e sociali per
correggere disfunzioni e
criticità. La corposa
documentazione e i riscontri
con i quali il professor Piketty
ha sostenuto le sue tesi,
rendono chiaro che, negli
ultimi decenni l’analisi
economica e gli orientamenti
delle istituzioni sono stati
segnati dall’obiettivo di
ampliare gli spazi di mercato
e di ridimensionare
l’incidenza della politica».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
4
Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
5
#
Primo piano Il premier
Renzi va avanti sulla riforma
e non esclude la fiducia alla Camera
«Ci sarà un maggior coinvolgimento dell’Italia nella lotta all’Isis, saremo duri»
❞
A me non
interessa se
i magistrati
ce l’hanno
con me: non
ce l’ho con
loro. Ma
ridurre le
ferie non è
un attentato
alla
democrazia
I sacrifici li
devono fare
tutti, i
politici, i
sindacalisti
Ma non può
andar bene
tutto quello
che fanno i
sindacati e
non ciò
che fanno
i politici
Siamo
fermi da 30
anni,
purtroppo
non
abbiamo
la capacità
di Fonzie
di cambiare
le cose con
lo schiocco
delle dita
Di prima mattina arriva
alla segreteria del Pd è dà la
prima analisi del voto notturno
e contestato sul Jobs act, due
notti fa: «Sono contento anche
del risultato numerico, 165 a 111
è molto forte. Poi le immagini
dei fascicoli che volano fanno
pensare agli italiani che senso
ha. Rimane l’amarezza, immagini tristi. Gli italiani sono
stanchi delle sceneggiate di alcuni, ma ieri è stato fatto un
grandissimo passo in avanti.
Loro continuano a fare sceneggiate, noi andiamo avanti».
«Loro» forse sono anche
una fetta del suo partito, quella
minoranza che ha minacciato
spaccature e poi ha votato, ma
soprattutto i grillini. È un altro
pezzo di analisi e Matteo Renzi
la fa a porte chiuse: «La cosa da
notare, e di cui essere contenti,
è che si sono divisi, vedrete che
alla fine in tanti verranno con
noi, cominciano ad avere problemi, si stancheranno anche i
loro elettori...».
Poi una giornata intera chiuso a Palazzo Chigi, dove alle
guardie del portone sembra sia
arrivata una curiosa consegna
del silenzio, ai cronisti che
passano, d’ora in poi, meglio
non comunicare più chi entra
e chi esce. Ovvero, soprattutto,
ROMA
chi si è recato in visita dal presidente del Consiglio. Si diffonde anche la voce di un incontro con l’ad della Rai,
smentita immediatamente.
Poco dopo le nove Renzi si
accomoda negli studi di Virus,
su Rai 2, conferma che potreb-
be mettere la fiducia sul Jobs
act «anche alla Camera», si discute dell’arte di governare,
con apparati che remano contro, il premier riassume così:
«Non mi frega niente del consenso intorno a me, ma sul fatto di restituire un minimo di
dignità all’Italia io sento che la
stragrande parte degli italiani
approva».
Si discute delle riforme in
corso, compresa la giustizia. I
magistrati ce l’hanno con lui?
«A me non interessa se i magistrati ce l’hanno con me: io
Su «Fortune»
non ce l’ho con loro. Se però
mi dice che ridurre le ferie è un
attentato alla democrazia si
faccia vedere da uno bravo. I
sacrifici li devono fare tutti, i
politici, i sindacalisti, tutti».
Maurizio Landini, Fiom,
«vuole occupare le fabbriche,
io le voglio tenere aperte, domani inauguro una fabbrica, io
me le faccio a una a una, vado a
parlare con i lavoratori». È ora
di «smetterla di fare un ritratto
caricaturale dell’Italia e cambiare le cose, siamo fermi da
30 anni, purtroppo non abbiamo la capacità di Fonzie, cam-
Gli sgravi
Il premier in tv: nella
legge di Stabilità
sgravi per i contratti a
tempo indeterminato
Con Zuckerberg
tra gli under 40
più influenti
biare le cose con lo schiocco
delle dita». Settore smentite:
«Non aumenteranno le tasse
di successione e l’Iva». Mentre
nella legge di Stabilità, che arriverà «il 15 ottobre», ci saranno «sgravi contributivi per i
contratti a tempo indeterminato». A fine trasmissione parla anche della lotta all’Isis: «Per
ora l’Italia interviene con un
supporto logistico, dando armi
ai curdi. Un maggior coinvolgimento è questione di settimane, con armi migliori e interventi nelle aree dei Paesi confinanti, saremo molto duri».
Marco Galluzzo
Matteo Renzi (foto, ieri alla
segreteria pd) è al terzo
posto nella classifica di
Fortune sugli under 40 più
influenti al mondo. Il
premier è stato definito un
«outsider carismatico», che
affronta alcuni problemi
perché «la sua agenda
politica ed economica ha
incontrato serie resistenze
nel Parlamento». Nella
classifica Renzi è alle spalle
di Travis Kalanick, ceo di
Uber, e di Brian Chesky,
fondatore di Airbnb, e
davanti a Mark Zuckerberg.
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Manager e imprenditori per Matteo. «Non siamo una lobby»
Ghetti, promotore dell’appello: macché partito. L’ex ad di Benetton: ho scoperto il premier grazie a mio figlio
Sono 108 firme in fondo a una
pagina a pagamento comparsa
nell’edizione di ieri di questo
giornale. In realtà sarebbero 110,
«ma due amici, pur contribuendo alla colletta, hanno preferito
non pubblicare i loro nomi». Il
titolo dice tutto: «Noi sosteniamo Matteo Renzi». È un appello
ad appoggiare l’azione del premier e «la sua volontà di non
mollare». Una professione di fede in un governo — scrivono, rischiando un eccesso di enfasi
— «creato con la decisione e il
cipiglio di una volontà giovanile
che non cerca sconti né per sé,
né per le scelte da affrontare».
Si definiscono «semplici italia-
ni» e forse pensavano di passare inosservati. Invece nell’arco
di poche ore su quelle 108 firme
si sono concentrate curiosità e
qualche dietrologia. C’è chi li ha
ribattezzati «vip fan» scoprendo tra loro manager di livello,
notai, consulenti finanziari, immobiliaristi. Ci sono gli ex ad di
Benetton e Autogrill. E gente
con il doppio cognome, indizio
di nobiltà. Abbastanza per scomodare l’immancabile binomio
«poteri forti e salotti buoni».
Marco Ghetti, milanese, consulente aziendale con esperienze negli Usa e all’Olivetti, è il
promotore della pagina: «Qui
non ci sono lobby o amici degli
Inserzione
La pagina comprata dai sostenitori di Matteo Renzi
sul Corriere della Sera di ieri. «Desideriamo andare
avanti, insieme a chi ci crede», si legge nel testo. In
calce 108 firme di professionisti e imprenditori
amici, per non parlare poi, come ho sentito qualcuno dire, di
un partito in embrione. C’è solo
un gruppo di persone che, senza alcun fine personale, se non
quello di far sentire la propria
voce, ha voluto manifestare
pubblicamente il proprio sostegno all’azione del premier».
Crociata davvero disinteressata?
Perentorio: «Non mi risulta che
nessuno della lista sia amico di
Renzi…». Gerolamo Caccia Dominioni, ex ad di Benetton, conferma: «Il premier? L’ho scoperto grazie a mio figlio diciottenne e al suo entusiasmo. In
un’Italia sempre pronta a criticare, dovrebbero essere più fre-
quenti atti di generosità come
questo appello». Altri nomi di
livello: Alberto de Vecchi, ex direttore di Autogrill; Antonio
Perricone, ad di Amber Capital;
Alberto Milla, fondatore di Euromobiliare; Clarice Pecori Giraldi, gran regista della casa
d’aste Christie’s. «Invece tra le
adesioni che ho raccolto io —
afferma l’ingegnere Paolo D’Anselmi — ci sono docenti in pensione, dentisti, un segretario
comunale: semplici cittadini…». Da non confondere, puntualizza Ghetti, con «cittadini
semplici».
Francesco Alberti
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
6
Primo piano I democratici
● La Nota
di Massimo Franco
L’ANOMALIA
RENZIANA
SVELA I LIMITI
DEL PARTITO
P
uò darsi davvero che si dimettano dal
Pd alcuni parlamentari per protesta
contro Matteo Renzi e il «suo» Jobs
act. In realtà, il provvedimento è di
tutto il partito: almeno, di quello che
sta prendendo forma sotto la
leadership del segretario-premier. Nei giorni
scorsi non si è consumato soltanto uno strappo
inedito col sindacato di riferimento, la Cgil. La
sensazione è che sia stato forgiato un modello di
Pd totalmente slegato dalla tradizione passata. Si
tratta della conseguenza inevitabile delle
dinamiche aperte poco meno di un anno fa
dall’elezione di Renzi; e successivamente del suo
passaggio a Palazzo Chigi.
Il fatto che l’altra notte in Senato i dissidenti alla
fine siano stati pochissimi, almeno nel voto di
fiducia, conferma l’incapacità di offrire una linea
alternativa a quella del presidente del Consiglio.
E le voci di scissione e gli annunci di
abbandonare il Pd sono facce diverse della presa
d’atto che la principale forza della sinistra ha
subìto una metamorfosi. In qualche misura la
stanno vivendo anche i dirigenti, che sono inclini
o costretti a rivedere le vecchie appartenenze
interne perché l’identità non può riflettere più le
coordinate tradizionali.
È significativa la diatriba seguita alla scoperta che
il tesseramento è crollato. Rivendicando un
modello che preferisce più voti a più tessere,
Renzi manda in soffitta il Pd organizzato e
militante caro ai predecessori. E indica
un’organizzazione chiamata soprattutto a
rastrellare consensi. Si delinea una forma di
partito plasmata sul leader e sul suo potere
verticale: anche per questa ragione insofferente
nei confronti delle critiche e delle dissociazioni
più o meno aperte. Quando i fedelissimi di Renzi
lasciano balenare misure disciplinari contro chi
non ha votato la fiducia in Senato, dicono
esattamente questo.
Disegnano una strategia fatta di fedeltà e di
insofferenza verso i distinguo, le mediazioni, il
dissenso, bollati come perdita di tempo e
potenziale tradimento. È un approccio che gran
parte del Pd sembra avere interiorizzato. Lo
confermano le timidezze ed i silenzi che si
avvertono tra gli esponenti storici, quando si
chiede loro se parteciperanno o no allo sciopero
della Cgil di fine ottobre contro il governo. Il
vicesegretario Lorenzo Guerini si è sentito
rispondere dall’ex viceministro Stefano Fassina
che non si può piegare il dissenso in modo
autoritario. Fassina gli ha ricordato che quando
c’era da eleggere il capo dello Stato, un anno e
mezzo fa, «lui e tanti altri che ora intendono dare
lezioni votarono in modo diverso dall’indicazione
del gruppi parlamentari». Riferimento
interessante: sembra quasi un avvertimento
cifrato in vista della successione a Giorgio
Napolitano, possibile da qui a pochi mesi.
Non si può escludere che la minoranza del Pd
ottenga qualche concessione quando il Jobs act
passerà alla Camera. L’ex segretario Pier Luigi
Bersani lo chiede esplicitamente, e altri
mostrano quasi di pretenderlo. Ma è difficile non
vedere che la battaglia appare di retroguardia,
perché in realtà, almeno finora, Renzi è riuscito a
imporre la sua agenda e a dividere gli avversari
interni. Si parla di un Pd «in sofferenza». E
quanti sono indiziati di coltivare progetti di
scissione si limitano a negarli per aggiungere
subito che comunque, se non loro, qualcun altro
romperà col premier. Ma non si capisce bene per
fare che cosa.
Quando uno degli oppositori, Gianni Cuperlo,
spiega che quella renziana è stata «una sorta di
scalata dall’esterno», rivela candidamente la
verità di un partito espugnato grazie alle
primarie; e frastornato da quanto è accaduto. La
scalata «è del tutto legittima, intendiamoci, però
è qualcosa di incredibilmente nuovo, originale e
anche anomalo», conclude Cuperlo. Senza
rendersi conto che la vera anomalia non è tanto
Renzi quanto un Pd «scalabile»: un guscio di
fatto vuoto, che chiunque dotato di
spregiudicatezza e coraggio poteva occupare e
riempire con valori estranei a quelli, ormai
percepiti come desueti, della vecchia sinistra.
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Le accuse del segretario sui dissidenti
Renzi: rispetto per la scelta di Tocci e per i bersaniani, ma da altri atteggiamenti inammissibili
L’ex leader: nessuno si aspetti da me la coltellata. In tanti chiedono sanzioni. Guerini: non li cacceremo
La vicenda
● Il Jobs act
passa in
commissione
lavoro al
Senato il 18
settembre: gli 8
senatori pd
votano tutti a
favore. Ma il
partito è diviso:
la minoranza è
contraria
all’abolizione
dell’articolo 18
● La relazione
di Renzi sul
Jobs act è
votata ad
ampia
maggioranza
dalla direzione
pd del 29
settembre: 130
sì, 20 no, 11
astenuti. La
minoranza si
divide sulla
linea da tenere
● Renzi pone
la fiducia sul
Jobs act,
mercoledì in
Aula. Dalla
minoranza solo
un documento
critico, ma
senza strappi:
arriva il sì e il
testo passa. I
ribelli rinviano
la battaglia alla
Camera. Tocci
vota sì, ma
annuncia le
dimissioni.
Mineo, Casson
e Ricchiuti non
votano
ROMA Sanzione, espulsione o
perdono? Il destino dei tre dissidenti è un tassello prezioso per
costruire il profilo del «nuovo»
Pd, dove la maggioranza prende
tutto e la minoranza non esiste
(quasi) più. I renziani duri spingono per cacciare dal partito
Ricchiuti, Casson e Mineo, che
per Giachetti è un «individualista anarchico». Ma la linea drastica non convince Palazzo Chigi, dove sanno bene che la parola espulsione fa rima con epurazione. E dove non è sfuggito il
monito di Civati sulla contraddi-
Sinistra in difficoltà
La sinistra esce dal
voto lacerata. E Civati
continua ad agitare lo
spettro della scissione
zione fra il «partito degli elettori» e una «disciplina da Soviet».
In segreteria Renzi ha avuto
parole molto aspre e rivelato il
suo fastidio per il comportamento «inammissibile» di Civati e compagni. Il leader rispetta
la battaglia alla luce del sole di
Tocci e dei bersaniani ma trova
inaccettabile le scelte di altri. Il
vice Lorenzo Guerini demanda
la decisione al gruppo presieduto da Luigi Zanda e poi alla direzione, come a dire che il premier cerca un chiarimento, più
che un processo. «Noi non cacciamo nessuno» assicura Guerini, ma ribadisce come non votare la fiducia al proprio leader
«mette in discussione i vincoli
di relazione con il partito». I
renziani hanno voglia di resa dei
conti. E che abbia vinto il leader
lo ammette persino Mineo:
«Renzi ha costretto i suoi oppositori a capitolare».
Walter Tocci ha votato la fiducia, dimettendosi «per coerenza» da senatore. Renzi ha apprezzato. Ha detto che lo stima
molto e farà di tutto perché continui a mettere «intelligenza,
competenza e passione» al servizio del Pd e del Paese: «Tocci
ha espresso le sue posizioni, ma
poi ha accettato la linea. Le dimissioni sarebbero un errore,
proverò a convincerlo». Parole
che hanno fatto molto piacere a
Tocci, il quale potrebbe tornare
sul suo scranno: «Le dimissioni
non sono un gioco, ma rifletterò».
Le lodi di Renzi spaccano il
fronte dei dissidenti: il confine
tra vincitori e vinti è la lealtà alla
ditta. La sinistra è lacerata e
scossa. Civati continua ad agitare lo spettro della scissione: «Io
no, ma magari la farà qualcun
altro». Fassina non esclude «altri casi Tocci» e forse parla per
sé. Bersani chiede «spazio per
delle modifiche», ma Renzi non
vuole toccare l’impianto del Jobs
act, concedendo solo «piccoli
I senatori ribelli
Corradino
Mineo
64 anni, ex
direttore di
Rainews24.
Dissidente,
sostituito dalla
commissione
Affari
costituzionali
Felice
Casson
61 anni, in
Senato dal
2006. Nel 2005
ha corso alle
Comunali a
Venezia,
sconfitto da
Cacciari
Lucrezia
Ricchiuti
58 anni, alla
prima
legislatura,
civatiana.
È stata
vicesindaco di
Desio (Monza e
Brianza)
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Il consiglio di Bankitalia lavorerà sulla questione
E 15 senatori dem «puntano»Visco:
lo stipendio da 495 mila euro va ridotto
«Non si muoveva nulla e
ho deciso di sparare il botto.
Sapesse quanti colleghi mi
stanno chiamando adesso, vogliono tutti aggiungere la loro
firma». Il senatore del Pd Francesco Scalia, fede renziana dopo una lunga carriera negli enti
locali del Lazio, ha presentato
un’interrogazione sugli stipendi della Banca d’Italia.
Il documento, sottoscritto da
15 senatori pd e due di Ncd, ri-
ROMA
corda che il governatore Ignazio Visco guadagna 495 mila
euro lordi l’anno, 100 mila in
più del numero uno della Banca centrale europea, 50 mila
più del presidente dell’americana Federal reserve. E che gli
stipendi di tutto l’istituto pesano per 747 milioni di euro l’anno. Qual è il problema? Da
qualche mese per gli stipendi
della pubblica amministrazione c’è un tetto: non più di 240
aggiustamenti».
In segreteria Renzi ha cominciato a ragionare della natura
del Pd, confermando come la
scelta del «partito degli italiani» sia ormai tracciata. Guerini
lo chiama «moderno bipolarismo post ideologico» e la sua
costruzione passerà attraverso
la modifica dello Statuto. E le
tessere? Sono in calo, è vero, ma
dalle 239.322 registrate al 30
settembre Guerini punta a quota 350 mila. Ma adesso, a sinistra, il tema è andare o no in
piazza con la Cgil. I più radicali
come Fassina e D’Attorre ci saranno, mentre Bersani si mostra dubbioso. Un siparietto lo
rivela. Nel pomeriggio l’ex segretario incontra a Montecitorio la Camusso, che le chiede se
andrà alla manifestazione il 25
ottobre. E lui: «Ti farò ciao
ciao...». Che vuol dire, che la
guarderà in tv? Bersani ride e
smentisce, però tralascia di dire
che sarà in piazza. E la Camusso: «Se vieni ci salutiamo, ma se
non vieni non ci sentiremo soli». Scherzavano, certo. Ma lo
scambio di battute conferma la
tensione, le divisioni interne alla minoranza e lo stato d’animo
di Bersani. A sera in tv, quando
Santoro gli chiede di Renzi, l’ex
segretario allarga le braccia:
«Non si aspetti da me la coltellata, preferisco prenderla».
Monica Guerzoni
mila euro lordi l’anno, come la
busta paga del capo dello Stato.
In punta di diritto la regola non
vale per la Banca d’Italia e il
Parlamento, organi autonomi,
anche sugli stipendi. Ma pochi
giorni fa sia Camera che Senato, con molte resistenze interne, hanno approvato «spontaneamente» un piano per il taglio degli stipendi. Non solo.
Investita del caso dallo stesso istituto di via Nazionale, la
Governatore
Ignazio Visco,
64 anni, guida
la Banca d’Italia
dal 2011
Bce ha fatto sapere che nel caso
specifico il tetto di 240 mila euro non richiede una «rigida osservanza» ma ha il valore di
«norma di indirizzo». Qualcosa conta, insomma. Così, il senatore Scalia e gli altri firmatari
dell’interrogazione hanno deciso di chiedere al ministro
dell’Economia se può verificare
lo «stato di attuazione della
norma di indirizzo». Chiedono
a Pier Carlo Padoan, perché le
interrogazioni parlamentari
possono essere rivolte solo al
governo. Ma parlano a suocera
perché nuora intenda. E in effetti qualcosa si sta muovendo.
Dalla Banca d’Italia fanno sapere che la questione delle retribuzioni è all’attenzione del
consiglio superiore, organi-
smo interno che vigila sulla gestione. Non c’è una seduta già
fissata sull’argomento. Ma una
decisione dovrebbe arrivare
presto e comportare un taglio
non solo per i vertici: governatore, direttore generale e vice,
tutti abbondantemente sopra il
tetto dei 240 mila euro. Ma avere effetti a cascata anche sui livelli dirigenziali più bassi, come appena fatto da Camera e
Senato. La palla è in mano ai
tredici componenti del consiglio superiore. Uno squadrone,
almeno dal punto di vista giuridico. Tra loro c’è anche l’ex presidente della Consulta Cesare
Mirabelli.
Lorenzo Salvia
lorenzosalvia
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Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
8
Primo piano Gli scenari
Da Orlando allo stile di Poletti
Quei dubbi sulla squadra dei ministri
● Il caso
Le critiche del Csm
alla riforma
Legnini media
e poi vota a favore
ROMA Alla fine di un
paziente lavoro di limatura
del testo, anche il vice
presidente Giovanni
Legnini ha votato il parere
critico che il Consiglio
superiore della
magistratura ha
confezionato sul decreto
legge n°132 (giustizia
civile e ferie dei
magistrati) varato il 12
settembre, quando
l’attuale numero due di
Palazzo dei Marescialli era
ancora un membro del
governo. Il testo del
relatore, il giudice il
Piergiorgio Morosini, ha
ottenuto 20 voti in plenum
mentre il laico Antonio
Leone (Ncd) e il
procuratore generale della
Cassazione, Giancarlo
Ciani, si sono astenuti.
Il Csm ha votato quasi
all’unanimità il parere sul
decreto (accelerazione del
processo civile grazie ai
riti alternativi, riduzione di
un terzo della sospensione
dei termini feriali e delle
ferie dei magistrati) ma
intorno al plenum si è già
materializzato un braccio
di ferro tra il
vicepresidente e i togati.
Legnini, davanti alla fuga
in avanti della VI
commissione presieduta
da Morosini (documento
di oltre 90 pagine votate
all’unanimità), ha prima
convocato un pre-plenum
serale per smussare gli
angoli e per far moderare i
toni e poi ha precisato: il
parere «non supera i limiti
delle prerogative spettanti
al Consiglio nello spirito di
leale collaborazione con
governo e Parlamento».
Legnini si è preoccupato
molto quando ha sentito
filtrare dalla commissione
apprezzamenti sulla scelta
del governo di ricorrere al
decreto. E così ha
puntualizzato: «Non si è
inteso formulare alcuna
censura sui presupposti di
costituzionalità del
decreto, perché trattasi di
valutazione spettante ad
altri poteri dello Stato».
Chiarito che non c’è alcuna
invasione di campo, il vice
presidente ha preso atto
che il «parere contiene sia
un’espressione di
condivisione di molte
norme in esso contenute
sia puntuali critiche di
merito su altre
disposizioni,
accompagnate da
suggerimenti e
proposte...». Diversa, ma
compatibile, la lettura data
dal giudice Morosini:
«L’intervento legislativo su
materie così importanti
con provvedimenti parziali
e necessariamente
disorganici non risolve i
problemi, anzi crea
incertezza negli
operatori». Dunque,
conclude il parere: «in
mancanza di correttivi in
sede di conversione» è
prevedibile «una
paradossale eterogenesi
dei fini: rallentamento e
paralisi, nei casi più gravi,
delle procedure più
semplici...».
Dino Martirano
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Le tensioni del premier con l’esecutivo. Ma in agenda c’è solo il dopo Mogherini
Giustizia
● Andrea
Orlando, 45
anni, è ministro
della Giustizia
del governo
Renzi: prima
era stato
ministro
dell’Ambiente
nell’esecutivo
Letta
ROMA Un conto è avere problemi
politici nel governo, e Renzi
non ne ha. Altra cosa è avere
problemi di personale politico
nel governo, e Renzi si va rendendo conto di certe «inadeguatezze» nella squadra dei ministri. È consapevole che alcune
scelte fatte con il bilancino delle
correnti — quando otto mesi fa
si insediò a palazzo Chigi —
non sono più funzionali al suo
disegno. L’idea l’aveva maturata
già a ridosso dell’estate, dopo
aver lanciato la candidatura in
Europa della Mogherini. Ma
proprio ora che si approssima la
sostituzione di «miss Pesc» alla
Farnesina, il rimpasto è stato
derubricato a semplice sostitu-
zione di chi — in corso d’opera
— ha lasciato l’esecutivo per altri incarichi.
Per quanto il risultato delle
Europee e la sua presa sul Pd abbiano cambiato gli equilibri
ereditati da Enrico Letta, la «rifondazione renziana» nell’esecutivo comporterebbe un passaggio alle Camere, una nuova
fiducia, con le inevitabili tensioni che si porterebbe appresso. E
il premier ora non si può permettere intoppi in Parlamento,
mentre transita la carovana delle sue riforme: il Jobs act, la modifica del bicameralismo, la legge elettorale.
E viste le attenzioni che la
«Troika» riserva ai conti pubbli-
ci italiani, l’ipotesi di un trasferimento di Padoan agli Esteri
durante l’esame della legge di
Stabilità non sembra avere fondamento, perciò è probabile —
anche se non scontata — la promozione del vice ministro Pistelli a capo delle feluche. Certo,
sono note le tensioni di Renzi
con l’Economia e soprattutto
con il capo di gabinetto di quel
dicastero, Garofoli, che il premier vorrà far «marcare» da un
suo fedelissimo, il siciliano Faraone, già membro della segreteria democratica, lasciata proprio per entrare in via XX Settembre al posto di Legnini, appena trasferitosi al Csm.
Si sa, Renzi conta amici e ne-
Lavoro
● Giuliano
Poletti, 62 anni,
ex presidente
di Lega Coop
(assume la
carica nel
2013): da
febbraio è
ministro del
Lavoro del
governo Renzi
mici, e talvolta si fa prendere dai
dubbi. Così quando si è dovuto
scegliere il commissario dell’Inps, ha scartato l’economista
Marè — consigliatogli da Padoan — e ha optato per l’ex ministro Treu, propostogli da Poletti. In realtà, anche con il titolare
del Lavoro ci sono state incomprensioni. Poletti è considerato
dal premier un buon tecnico ma
il suo stile rotondo da emiliano
non si concilia con la velocità
del fiorentino. Sul Jobs act immaginava di arrivare a un compromesso nel Pd: «Costruiremo
il consenso con un po’ di riunioni». Ma in quelle riunioni spesso il ministro restava prigioniero, ci entrava sostenendo che
«l’articolo 18 è una pena comminata agli imprenditori», ci
usciva dicendo che: «Mo sai che
c’è. Si tengono la pena». A Renzi
non è piaciuto quell’approccio e
nemmeno il modo in cui Poletti
ha affrontato l’altro ieri l’Aula
del Senato per la fiducia.
Ma da qui a sostituirlo ce ne
corre. D’altronde, il rapporto del
premier con (quasi) tutti i suoi
ministri è segnato da tensioni.
Alcune tutelate dalla riservatezza (della Pinotti — per esempio
— non ha gradito certe esternazioni da «madre della Patria»).
Alcune filtrate all’esterno (il clamoroso strappo con Delrio). Altre infine rese pubbliche, come
con l’Orlando «doroteo». Ma il
Guardasigilli non è in partenza.
Dopo aver incontrato mercoledì
scorso il vice segretario del Pd
Guerini, per mettersi «a disposizione del partito», il titolare
della Giustizia ha chiuso il discorso su una sua possibile candidatura alle Regionali: «Ho avviato le riforme nel campo della
magistratura, e quando inizio
un lavoro mi piace finirlo». Invece di vedersela con gli elettori
della Liguria o della Campania,
Orlando continuerà a vedersela
con le toghe.
Insomma, in questa fase per
Renzi non è funzionale cambiare gli equilibri. Così, terrà al suo
posto Martina, la Giannini e
persino la Lanzetta. E con la delegazione di Ncd il rapporto resta saldo, sebbene in estate
avesse sperato che Lupi optasse
per l’Europarlamento. Ma Alfano è alleato indispensabile per
tenere a distanza l’altro alleato:
Berlusconi.
Francesco Verderami
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Il sindaco di Barletta
E Cascella
si candida alla guida
della sua provincia
Pasquale Cascella si candida a
presidente della Provincia
Barletta Andria Trani. Il
sindaco di Barletta, ex
consigliere del Colle, ha
spiegato: «La storia della
Provincia di Barletta Andria
Trani non può ridursi a un
fatto burocratico e non può
essere immiserita da logiche
interne a uno schieramento
politico». L’altro candidato alla
carica è il sindaco di
centrodestra di Bisceglie,
Francesco Carlo Spina
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
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Primo piano Il centrodestra
Il benefit Per gli ex presidenti della Camera
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Meno soldi e spazi
I traslochi forzati
dei colonnelli azzurri
Così il partito di Berlusconi risparmia 20 mila euro
Il primo avviso, bonario,
arriva così. Il telefono squilla e
dall’altro capo c’è quella cadenza toscana nota in tutto il partito. «Oh, sono Denis. Senti, come sai abbiamo un problema
di riduzione degli spazi e stiamo riorganizzando le stanze al
partito. Per cui, mio caro, se
non ti chiedo troppo…». Nonostante sia il depositario del patto del Nazareno, su Denis Verdini grava anche l’ingrato compito di comunicare ad alcuni dei
titolari delle stanze del quartier
generale nazionale di Forza Italia che gli spazi si sono ristretti.
L’hanno ribattezzata, scherzandoci sopra, la rooming review.
La revisione delle stanze. Le
casse del partito sono vuote e la
tesoriera Maria Rosaria Rossi,
su mandato dell’ex Cavaliere,
ha disdetto l’affitto del terzo
piano del palazzo di piazza San
Lorenzo in Lucina. Benefici? Si
risparmiano 20 mila euro di affitto al mese. Costi? I 40 dipendenti dell’amministrazione,
che lavoravano al terzo piano,
devono trasferirsi al piano nobile. Morale della favola? Tutti i
dirigenti di Forza Italia che oc-
ROMA
Palazzo Theodoli Bianchelli Sede di alcuni uffici della Camera, ospita: lo studio di Fini (3),
della segretaria (4), dello staff (5). Bertinotti ha lasciato l’ufficio suo (1) e dello staff (2)
Bertinotti «sfrattato» dal Palazzo. Per colpa di Fini
di Renato Benedetto
Complice dello «sfratto» è stato il suo
vicino. Fausto Bertinotti il 30
settembre ha fatto gli scatoloni e ha
lasciato l’ufficio, che gli spettava da ex
presidente della Camera, accanto a
Montecitorio, nel palazzo Theodoli
Bianchelli. Era un diritto a vita che il
Parlamento mettesse a disposizione,
per le ex terze cariche dello Stato,
ufficio e staff. Poi è stato Gianfranco
Fini, nel 2012, da presidente, a porre
un limite a questo beneficio: casa e
staff per 10 anni, ridotti a 5 nell’era
Boldrini. Ora che Bertinotti è andato
via, con una proroga di un anno sui
termini, è proprio Fini, con gli uffici
al piano di sotto, l’unico ex presidente
ancora inquilino a Palazzo (fino al
2018). Con la storica segretaria Rita
Marino e due dello staff. Mentre le
quattro persone, pagate dalla Camera,
della squadra di Bertinotti hanno
lasciato e hanno chiesto di essere
inserite nell’elenco degli ex lavoratori
della Camera, da cui si può pescare
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per le assunzioni.
cupavano il piano nobile e che
hanno uffici altrove — presidenti di commissione, deputati
e senatori — sono pregati di
sgomberare la propria stanza
alla sede nazionale del partito.
Tra quelli che hanno ricevuto l’avviso c’è anche chi aveva
già provveduto da sé. Tipo Laura Ravetto che, come presidente della commissione di con-
Sacrifici
Ravetto e Bondi hanno
lasciato l’ufficio. Fiori
è passato da 4 locali a
uno, Capezzone rischia
trollo su Schengen, può usare
un dignitoso ufficio della Camera. «Denis, io la stanza l’ho
già lasciata. Ho tolto la mia roba già da tempo…». Altri come
Marcello Fiori, che non essendo parlamentari non hanno i
privilegi logistici degli eletti,
l’hanno comunque presa di
buon grado. Il numero uno dei
club aveva quattro stanze.
Adesso ne ha una sola. «E la di-
La vicenda
● Berlusconi
inaugura la
nuova sede di
San Lorenzo in
Lucina il 19
settembre
2013: il ritorno
al simbolo di
Forza Italia è in
corso, ma il
partito è
ancora Pdl,
prima della
scissione di
novembre
● Il partito vara
un piano di
revisione delle
spese. La sede
costa troppo:
viene disdetto
l’affitto del
terzo piano
vido con otto collaboratori»,
dice. «Mica è un sacrificio. Per
me è un privilegio. Chissenefrega della stanza singola...».
La rooming review del tandem
Rossi-Verdini sta già mostrando i suoi frutti. Sandro Bondi
ha fatto gli scatoloni e ha portato le sue cose al Senato. Deborah Bergamini e Giovanni Toti
si sono ridotti la metratura a disposizione. Ma ci sarebbe chi,
rispetto all’ordine di scuderia,
continua a resistere. Delle resistenze di Daniela Santanché,
smentite dalla diretta interessata («Falsità»), ha dato conto il
sito del settimanale Oggi. Da
Forza Italia, smentite o non
smentite, fanno semplicemente notare che la Santanché continua ad avere una stanza a San
Lorenzo in Lucina pur non
avendo sostanzialmente «il
ruolo», visto che le deleghe sulla ricerca di fondi sono state
trasferite alla Rossi. Le stesse
fonti danno per imminente anche «l’avviso di sfratto» (virgolette d’obbligo) nei confronti di
Daniele Capezzone, il portavoce eterodosso (sta con l’area
Fitto) invitato a lasciare la stanza al partito perché «può usare
quella di presidente della commissione Finanze di Montecitorio». E dire che Berlusconi,
quel terzo piano aggiuntivo,
l’aveva affittato proprio per
mettere fine alla «guerra delle
stanze» che s’era scatenata dopo il trasferimento da via dell’Umiltà alla nuova sede. Peccato che il buco nelle finanze del
partito si sia dimostrato più
forte della voce del capo.
Tommaso Labate
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
10
V I A D E LL A S PI G A 1 9, M I L A N O
02 3 65 3 3 1 0 6
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
11
Primo piano I partiti
L’inchiesta
di Emanuele Buzzi
e Alessandro Trocino
Paola Taverna
La mappa dei consensi
Le preferenze
alle Politiche 2013
e alle Europee 2014
14,61
12,36
20,00
15,74
Trentino
Alto Adige
18,50
19,59
Valle
d’Aosta
Lombardia
Friuli
Venezia
Giulia
2013
2014
27,22
18,87
Veneto
26,54
19,86
Piemonte
L’evento
● Si apre oggi
a Roma
alle 19 al Circo
Massimo
la kermesse
Italia 5 Stelle:
una tre giorni
di dibattiti e
concerti
organizzata dal
Movimento.
L’area della
manifestazione
vedrà
disseminati
tanti piccoli
gazebo che
andranno a
formare
prospetticamente la sagoma
dell’Italia
● Oggi a
parlare sarà il
leader del
Movimento,
Beppe Grillo:
dopo il suo
intervento la
parola passerà
alla musica.
Lo stesso Grillo
sarà
impegnato in
un duetto con
Edoardo
Bennato (foto)
● Domani
invece si
alterneranno
sul palco
i parlamentari
e alcuni
amministratori
locali
pentastellati.
Ognuno si
dedicherà a un
intervento a
tema e avrà a
disposizione
quindici minuti
di tempo.
Grande
assente
tra i relatori
il sindaco
di Parma
Federico
Pizzarotti.
Domenica
chiuderanno
la kermesse
Luigi Di Maio
e, infine, lo
stesso Grillo
● Per la
manifestazione
Grillo ha
ricevuto 261
mila euro di
donazioni
Emilia
Romagna
D
a mercoledì Beppe Grillo
è a Roma, all’hotel Forum. Alterna un gelato e
la caccia a denaro contante
(«ma dove mettete i bancomat a
Roma?») a colloqui politici, per
trovare un bandolo a un Movimento che celebra oggi la sua
tre giorni al Circo Massimo. I
sondaggi continuano a premiare i descamisados a 5 Stelle, ma
il Movimento è a un bivio. In
Parlamento appare impotente:
la rivolta permanente risulta
un’arma spuntata e inefficace.
Di qui il bivio: scegliere la Piazza come interlocutore privilegiato, esaltando la parte più populista e di pancia; oppure cambiare strategia politica, dialogando con interlocutori esterni.
Ma per farlo servono leader forti. Grillo e Casaleggio puntano
su Luigi Di Maio, giovane vicepresidente della Camera. Ufficialmente si nega. Ma ieri Grillo
lo ha ricevuto per tre ore, in ho-
L’analisi
D’Alimonte: «Anche se
c’è Renzi, le ragioni del
voto anti establishment
permangono»
tel. «Perché avete scelto proprio
lui?», gli chiediamo. La risposta
è scherzosa ma eloquente: «Per
rovinargli la vita».
L’evoluzione
Se Di Maio rappresenta il
(possibile) futuro, il presente è
la Piazza. L’asticella da superare
è impegnativa. Nel 2010 il Movimento fece segnare 140 mila
presenze alla Woodstock a 5
Stelle, lo scorso anno Grillo annunciò dal palco del terzo VDay, a Genova, 200 mila partecipanti. Il termometro politico
dei sondaggi assicura che i Cinque Stelle sono in buona salute.
Oscillano in una forbice compresa tra il 20 e il 23%: un consolidamento dei risultati ottenuti
nell’ultimo biennio, valori ormai difficili da etichettare come
una bolla destinata a sgonfiarsi
in tempi rapidi. «È un movimento anti establishment: le ragioni del voto ai Cinque Stelle
non sono cambiate negli ultimi
due anni. Anzi restano immutate, alimentate da una certa diffidenza nei confronti di Matteo
Renzi», assicura il politologo
Roberto D’Alimonte. Che immagina anche l’orizzonte dei
pentastellati nel breve-medio
termine: «Finché c’è Grillo come leader e le condizioni economiche rimangono inalterate,
una chance i Cinque Stelle
l’hanno. Ma ci sono molte variabili: prima tra tutte proprio
Renzi e le sue riforme». Anche
Antonio Noto vede «il consenso
slegato dall’attività parlamentare del M5S: ciò che avviene al
Senato o alla Camera conta non
più del 20%, l’80% dell’elettorato
li vota perché li considera gli
unici in grado di cambiare il ceto politico in Italia». Per il direttore di Ipr Marketing è necessario che «il Movimento assuma
una forma più organizzata se
vuole durare più a lungo». Scettico, invece, Piergiorgio Corbetta, dell’Istituto Cattaneo. «L’ultimo anno mezzo non è stato
positivo per loro: la grande pro-
24,64
19,23
Liguria
32,13
24,51
Marche
Toscana
Umbria
21,00
21,63
27,16
19,47
Abruzzo
32,10
25,95
Lazio
24,01
16,68
11
I Comuni
amministrati
dai Cinque Stelle:
3 sono capoluoghi
di provincia
29,87
29,74
Molise
Campania
27,70
25,17
Puglia
Basilicata
27,67
27,34
Sardegna
Calabria
22,14
22,93
29,68
30,51
Totale
Italia
24,26
21,16
25,55
21,16
25,52
24,61
Sicilia
33,61
26,30
24,85
21,50
Corriere della Sera
RITORNO IN PIAZZA IL MOVIMENTO
L’irrilevanza in Aula
e la forza nei sondaggi
Radiografia dei 5 Stelle
messa o utopia di trasformare la
politica da una democrazia rappresentativa a democrazia deliberativa grazie alla Rete è fallita». Non solo. «La protesta ha
favorito Renzi, che se ne è impossessato», spiega Corbetta.
In ogni caso, i Cinque Stelle
sembrano non poter prescindere da Grillo.
La leadership
Di Maio sarà l’ultimo a parlare dal palco. Un segnale, si dice,
dell’investitura a leader. Il faccia
a faccia di ieri con Grillo fa capire che tra i due il rapporto è
stretto. Eppure è difficile che ci
sia una reale investitura, se non
simbolica. Anche perché nel
Movimento sono in molti a non
gradire. A favore di Di Maio c’è il
cerchio magico di Grillo e Casaleggio. Ma la pancia del Movimento è meno morbida. I dissi-
❞
denti non lo considerano all’altezza. Ma anche tra parlamentari non schierati i dubbi ci sono.
Marta Grande lo dice chiaramente: «Di Maio? Non è riconosciuto come leader carismatico
dal nostro gruppo. Prima o poi
dovremo affrontare seriamente
il problema della leadership».
Anche perché, altrimenti, si rischia di perdere la rotta. Come
spiega Walter Rizzetto, tra i più
critici: «Siamo nel caos. Procediamo in ordine sparso. L’ostruzionismo non ci sta portando a
nulla. Dovremmo deciderci a
cambiare: a convergere con altri
partiti, innanzitutto sui singoli
temi, ma non solo».
I sindaci
Da tempo il sindaco di Parma
Federico Pizzarotti è emarginato dal Movimento. Non è un caso la sua esclusione dal palco
Perché scegliere il vicepresidente
della Camera per il futuro? Per
rovinargli la vita
Beppe Grillo
del Circo Massimo. Del resto lui
stesso non perde occasione per
segnare la sua autonomia. Al
suo posto, sul palco, ci sarà Filippo Nogarin, sindaco di Livorno. Che Di Maio definisce «il
sindaco più rappresentativo dei
5 Stelle». Quello dei sindaci è
un capitolo incandescente per il
M5S. Perché spesso (come è
successo alla Lega) ottengono
una visibilità e un’autonomia
mal tollerata dal centro. Marco
Fabbri, sindaco di Comacchio,
ha appena disobbedito ai diktat
del blog, accettando di entrare
in un listone con il Pd per le
Provinciali. Fabbri non ha timori e alla Nuova Ferrara spiega:
«Beppe non deve mettere il naso nelle questioni locali. Se lo
fa, gli ho già detto che sono libero di dirgli vaffanculo». Autonomia rivendicata, con altri toni, da altri sindaci. Come Fabio
Fucci, di Pomezia: «Noi sindaci
siamo gente pratica, non facciamo polemiche. Pizzarotti è un
ottimo sindaco». Alvise Maniero, di Mira, si smarca: «Non ho
il chip di Casaleggio nel cervello, nessuno mi ha mai detto cosa fare. Siamo in trincea, pensiamo solo a combattere e a rispondere ai nostri elettori».
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❞
Walter
Rizzetto
Siamo
nel caos,
procediamo
in ordine
sparso
❞
Fabio
Fucci
Noi sindaci
siamo gente
pratica
Pizzarotti?
È ottimo
«Momento
durissimo
Puntiamo
su Di Maio»
ROMA «Luigi
è bravo, è il leader
del futuro». Paola Taverna,
sanguigna senatrice del Movimento 5 Stelle, già capogruppo, in una pausa dei lavori del
Senato ragiona del futuro del
Movimento e sulla tre giorni al
Circo Massimo.
Come arrivate al raduno?
«Questo è uno dei momenti
più duri, più difficili per noi.
Ho l’impressione che le cose
che facciamo in Parlamento
non riescano a passare fuori.
Che la gente non capisca come
lavoriamo in Parlamento. Renzi sta asfaltando tutto, non ci
lascia spazi, ci sta mettendo
nell’angolo. La gente ci dice
che non stiamo cambiando le
cose: ma noi siamo opposizione, non abbiamo la possibilità
di far passare le leggi ora. Non
funziona così il Parlamento».
Da più parti si mette in discussione la leadership di
Grillo e Casaleggio. E si parla
di un’investitura ufficiale di
Luigi Di Maio.
«Luigi ha 28 anni, è il più
bravo vicepresidente della Camera che abbiamo mai avuto.
Però lo stanno mettendo in
mezzo. Additarlo a leader è un
modo per farlo fuori, per isolarlo. I media si innamorano di
certe definizioni: il leader, la
A Palazzo
Madama
Paola
Taverna,
45 anni,
è senatrice
pasionaria. Ma noi dobbiamo
proteggerlo: alla manifestazione non ci sarà alcuna investitura. Dobbiamo essere orizzontali. Staremo sulla stessa linea,
compatti: io, Luigi e Alessandro Di Battista».
Ma prima o poi bisognerà
sciogliere questo nodo. E Di
Maio è una delle figure più
stimate del Movimento.
«Sì, Luigi è davvero bravo e
se lo meriterebbe tutto il ruolo
di leader. Anzi io credo che in
prospettiva, in futuro, di sicuro
avrà un ruolo da leader, da protagonista. Ma in questo momento dobbiamo respingere il
giochino dei media. Dobbiamo
pensare a dare il massimo e a
farci capire dalla gente».
Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti non perde occasione per criticarvi. Ha sollevato un problema di leadership ma anche di programmi.
«Io non so cosa voglia Pizzarotti, non lo capisco. È un bravo
amministratore, ma continua a
fare uscite polemiche gratuite.
Da parte nostra non c’è alcun
accanimento. Certo, c’è stato
uno scontro sulla questione
dell’inceneritore, ma poi basta.
È lui a provocare. E sinceramente non capisco che ruolo
voglia interpretare. Per me resta un bravo amministratore e
basta».
Duro lavoro, quello del sindaco.
«Bisogna farlo bene. Prendi
Roma: Marino è fuori di testa.
Sta facendo robe incredibili. Io
vengo da anni ogni giorno da
Torre Maura al centro: quest’anno ho dovuto pagare una
cifra enorme di Ztl».
Al. T.
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
12
Primo piano Processo Stato-mafia
«Il Colle non è un’aula di giustizia»
Niente boss all’udienza di Napolitano
Respinta anche la richiesta di Mancino. Sabina Guzzanti: solidarietà a Riina e Bagarella
Riina
● Totò Riina
è stato capo
di Cosa nostra
dal 1982 fino
al suo arresto,
nel 1993
a Palermo.
Era latitante
dal 1969
DAL NOSTRO INVIATO
PALERMO Il palazzo del Quirinale
non è un luogo come un altro, né
può essere paragonabile a una
normale aula di giustizia. D’altro
canto il diritto di difesa non risulta compromesso dall’assenza
dell’imputato, rappresentato dai
suoi avvocati e in grado di porre
questioni sull’atto al quale non
ha assistito nel seguito del dibattimento. Sulla base di questi due
principi-chiave, la corte d’assise
di Palermo ha ribadito il suo no
alla partecipazione dei capimafia Riina e Bagarella e dell’ex ministro Nicola Mancino (che ne
avevano fatto specifica richiesta)
all’udienza del processo sulla co-
siddetta trattativa fra lo Stato e
Cosa nostra in cui testimonierà il
presidente della Repubblica.
In pochi minuti il presidente
della corte Alfredo Montalto ha
letto ieri mattina la lunga e articolata ordinanza che il prossimo
28 ottobre lascerà gli imputati
fuori dal portone del Quirinale.
Suscitando non poche perplessità nei pubblici ministeri, che
avevano espresso opposto parere nel timore che una simile decisione possa inficiare la futura
sentenza, e l’immediata eccezione di nullità da parte dell’avvocato Nicoletta Piergentili, difensore di Mancino. Alla quale, presto, si aggiungeranno quelle dei
legali di Riina e Bagarella. Tutta-
via quest’atto è già una pietra militare nella storia giudiziaria
d’Italia, il primo che regola le
modalità di una deposizione
mai verificatasi in un processo
penale che per l’occasione diventa «a porte chiuse» sebbene
non segreto.
Cinque pagine scritte in punto di diritto, foriere di reazioni
politiche che poco o nulla hanno
a che vedere con i rifermenti giuridici indicati. Chi ha gridato allo
scandalo per il parere favorevole
della Procura alla partecipazione
degli imputati — basata anch’essa sull’interpretazione dei codici
— ora si dichiara soddisfatto per
lo «sventato pericolo» di portare
i capimafia al cospetto del capo
Bagarella
● Leoluca
Bagarella,
arrestato nel
1995, è stato
condannato
all’ergastolo
anche
per la Strage
di Capaci
dello Stato; a sinistra come a destra. Viceversa chi sosteneva i diritti dei boss senza eccezione alcuna, grida allo scandalo; avendo come obiettivo più Giorgio
Napolitano che i giudici di Palermo. Come Sabina Guzzanti che
in rete ha commentato: «Solidarietà a Riina e Bagarella privati di
un loro diritto».
Il ragionamento della corte
parte sempre dall’articolo 502
del codice di procedura penale,
preso a prestito per un evento
inedito che la legge non regola
altrimenti. In quella norma la
presenza degli imputati nelle testimonianze rese a domicilio è
un’eccezione, non la regola. Ma
c’è da tenere presente l’eccezione contraria rappresentata dal
luogo in cui il processo si trasferirà per un giorno: il palazzo in
cui presidente della Repubblica
esercita le sue funzioni. Esiste
una «immunità riconosciuta alla
sede» da una sentenza della Corte costituzionale che «impedisce, ad esempio, anche l’accesso
delle forze dell’ordine, e quindi
al giudice di disporne, con la
conseguenza che non sarebbe
possibile assicurare l’ordine durante l’udienza», come normalmente avviene nei tribunali.
Quanto al diritto degli accusati di partecipare personalmente
alle udienze, questo è già limitato dalle videoconferenze imposte ai detenuti rinchiusi al «carcere duro»; sistema previsto
«soltanto per le attività svolte
nell’aula di udienza, e non anche
per le attività processuali da
svolgersi al di fuori di essa». Per
esempio gli «esperimenti giudiziali» esterni, «ovvero l’ispezione dei luoghi». Dunque non tutte le attività processuali devono
necessariamente svolgersi alla
presenza degli imputati, e tra
queste rientra un esame testimoniale che deve essere reso,
per legge, in una sede che gode
di una particolare immunità di
«natura costituzionale».
Stesso discorso per la presenza del pubblico: non è un «valore
assoluto», e in questo caso può
essere esclusa per ragioni che
comprendono persino «l’ordine
pubblico e la sicurezza nazionale». Infine, il diritto di difesa viene «comunque adeguatamente
assicurato — scrivono i giudici
— dall’assistenza tecnica e dalla
facoltà di proporre domande da
parte dei difensori che lo esercitano anche in forza di un potere
di rappresentanza, legale e convenzionale».
Una decisione presa secondo
una particolare interpretazione
di norme e codici, legittima e discutibile insieme, che rende meno dirompente l’udienza al Quirinale e per questo viene giudicata «fondata e opportuna» dalla presidente della commissione
parlamentare antimafia Rosy
Bindi. Ma per l’avvocato Valerio
Spigarelli, ex presidente dell’Unione Camere Penali, resta
«fragile, erronea e rischia di diventare una mina vagante nel
processo».
Gio. Bia.
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● L’analisi
I paradossi dell’ex ministro
escluso assieme ai capimafia
di Giovanni Bianconi
È
pieno di paradossi il
processo sulla presunta
trattativa fra lo Stato e la
mafia al tempo delle stragi del
1992-93, come forse è
inevitabile che accada quando
alla sbarra figurano uno
accanto all’altro boss
pluriergastolani, politici ed ex
ministri, alti ufficiali dell’Arma
di carabinieri. L’ultimo s’è
palesato ieri, subito dopo la
lettura dell’ordinanza con cui
la Corte d’assise ha escluso la
presenza degli imputati al
Quirinale per la deposizione
del presidente della
Repubblica. Una immediata
eccezione di nullità è stata
sollevata non dai difensori di
Riina e Bagarella (che
prevedibilmente lo faranno in
seguito), ma dall’avvocato di
Nicola Mancino. Anche l’ex
ministro, accusato di falsa
testimonianza, voleva assistere
all’udienza in cui verrà
ascoltato Giorgio Napolitano,
ma i giudici hanno escluso lui
come i boss; e del resto non
potevano fare distinzioni tra
l’uno e gli altri: ammettere l’ex
ministro avrebbe
necessariamente aperto le
porte del Quirinale, sia pure in
videoconferenza, anche ai
capimafia detenuti.
Ogni imputato ha diritto di
difendersi come crede,
compreso Mancino che
considera inesistente il reato
contestatogli e perciò si sente
«ospite incomprensibile» di
questo processo. Il paradosso
è che certamente non era sua
intenzione mettere in
difficoltà il presidente della
Repubblica, ma prima con
l’istanza di partecipazione e
adesso con la protesta seguita
alla decisione della Corte ha
rischiato di farlo, e di
continuare a farlo. Del resto è
stato lui ad aprire il «capitolo
Quirinale» dell’indagine e del
dibattimento con le sue
insistenti telefonate al
consigliere giuridico di
Napolitano, Loris D’Ambrosio,
sfociate nella richiesta
d’intervento del presidente
della Repubblica alla Procura
generale della Cassazione a
inchiesta in corso, già
scandagliata dai giudici nelle
precedenti udienze; poi con le
intercettazioni casuali e
«indirette» dei suoi colloqui
con il capo dello Stato, foriere
del conflitto tra poteri davanti
alla Corte costituzionale che ha
ordinato la distruzione di
quelle registrazioni; fino alla
lettera di D’Ambrosio al
presidente della Repubblica
scritta nel pieno delle roventi
polemiche seguite alla
pubblicazione dei colloqui tra
lui e Mancino, per annunciare
le dimissioni prontamente
respinte da Napolitano che
dopo la morte del consigliere
rese pubblica la missiva,
divenuta oggetto della
deposizione che dovrà
rendere. Alla quale Mancino
non potrà assistere, motivo per
cui eccepirà la nullità della
testimonianza. E magari, su
quella base, di una eventuale
sentenza a lui sfavorevole.
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Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
13
Primo piano Sentenza Finmeccanica
Orsi assolto per le tangenti all’India
Il caso degli elicotteri, l’ex ad e Spagnolini condannati a 2 anni per frode fiscale
Cade l’accusa di corruzione internazionale: la Procura aveva chiesto 6 anni
L’accusa
● L’ex ad di
Finmeccanica
Giuseppe Orsi
(foto) e Bruno
Spagnolini
(ad di Agusta
Westland)
erano accusati
dalla Procura
di Busto Arsizio
di aver pagato
una tangente
da 28 milioni
ad un ufficiale
indiano e ad
alcuni politici
● Lo scopo
sarebbe stato
ottenere
una modifica
al bando
di gara indiano
per la fornitura
di 12 elicotteri
VARESE Assolti per la presunta
maxitangente sugli elicotteri indiani, ma condannati per frode
fiscale. Ieri mattina il tribunale
di Busto Arsizio (presidente Luisa Bovitutti, a latere Piera Bossi
e Maria Greca Zoncu) ha smontato la teoria di una grande mazzetta internazionale nascosta
dietro alla vendita di elicotteri di
Agusta Westland, una controllata di Finmeccanica, ma ha condannato i due ex manager Giuseppe Orsi (ex ad di Finmeccanica) e Bruno Spagnolini (ex ad
di Agusta) alla pena di 2 anni
per frode fiscale. I vertici delle
due aziende erano accusati dalla Procura di Busto Arsizio (pm
Eugenio Fusco) di aver pagato,
attraverso una sovrafatturazione a società di comodo, una tangente da almeno 28 milioni di
euro a un alto ufficiale indiano e
a politici non meglio identificati, per ottenere una modifica al
bando di gara del governo indiano per la fornitura di 12 elicotteri, che nel complesso valeva 566 milioni di euro.
La sentenza è da un lato molto favorevole agli imputati. I manager sono stati riconosciuti
non colpevoli «perché il fatto
non sussiste» rispetto alla principale imputazione, la corruzione internazionale, per la quale
Orsi era stato arrestato e portato
in carcere per 80 giorni nel 2012.
Ma i giudici li hanno comunque
condannati per il reato di frode
fiscale, limitatamente al periodo dal maggio 2009 al giugno
2010, perché hanno ritenuto che
una parte delle fatture contestate dai pm fossero state fatte per
operazioni inesistenti: la pena
tuttavia è stata sospesa. Per entrambi è stata decisa l’interdizione dai pubblici uffici per un
anno, il pagamento delle spese
processuali, il risarcimento all’Agenzia delle Entrate da decidere in sede civile e una provvi-
Il Sinodo La discussione
La coppia ai vescovi:
«Cambiate idea
sulla contraccezione»
Troppo lontana «la dottrina morale»
della Chiesa dalla «prassi» dei cattolici
sulla contraccezione. Lo hanno detto al
Sinodo della famiglia due brasiliani
sposati da 41 anni. «Nella grande
maggioranza — hanno spiegato — i
fedeli usano anche altri metodi oltre a
quelli naturali previsti dalla Chiesa»
sionale da 1,5 milioni di euro.
Orsi è apparso sollevato, ma il
primo pensiero a caldo dopo la
sentenza è stato per la sua ex
azienda, che nel frattempo ha
perso la commessa indiana:
«Non mi aspettavo niente di diverso perché non ho commesso
il fatto, ma ho passato ottanta
giorni difficili per un’accusa che
ora si è dimostrato non esistere.
Spero che adesso lo Stato indiano possa riconsiderare la sua
decisione di congelare la commessa». Anche per l’ad di
Finmeccanica Mauro Moretti,
«soddisfatto per l’insussistenza
della corruzione internazionale», la sentenza permette al
gruppo italiano di «riaprire
quel dialogo che si era interrotto con le istituzioni indiane». Il
legale di Orsi, Ennio Amodio,
aggiunge: «La formula che il fatto non sussiste significa che
non c’è alcuna prova di un pagamento irregolare all’ufficiale indiano e che gli imputati non
hanno interferito nella gara per
gli elicotteri presidenziali».
La Procura aveva chiesto 6 anni per Orsi e 5 anni per Spagnolini. Nella stesa inchiesta, invece, aveva patteggiato a 1 anno 10
mesi Guido Haschke, l’uomo
che era accusato di aver fatto da
intermediario per la maxitangente.
Roberto Rotondo
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● Il commento
I tempi del mercato
e le conseguenze
dei processi
di Nicola Saldutti
I
tempi della giustizia
sono legati
naturalmente
all’accertamento della
verità. E quindi non sempre
(anzi quasi mai) riescono a
tener conto delle ragioni del
mercato o della vita delle
imprese che vengono
coinvolte nei procedimenti
giudiziari. Così può
accadere che i due manager
Finmeccanica, Giuseppe
Orsi e Bruno Spagnolini,
vengano assolti dall’accusa
di aver pagato una
maxitangente. Assoluzione
che arriva però solo qualche
mese dopo il riassetto al
vertice. Questo non vuol
dire certamente che le cose
potevano andare in modo
diverso, ma che il percorso
dei processi, ancor prima
della loro definizione, è in
grado di modificare
profondamente la vita delle
aziende. Ieri il consigliere
delegato di Finmeccanica
Mauro Moretti, ha
dichiarato: «La sentenza ci
permette inoltre di
ulteriormente riaprire quel
dialogo anche con le
istituzioni indiane che si era
interrotto a causa delle note
vicende». Come dire: anche
la società può ripartire.
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
15
Esteri
Diplomazie
Un simbolo politico
L’artista con l’ombrello
che rischia tre anni di carcere
di Antonio Ferrari
di Guido Santevecchi
Perdere Kobane
o aiutare i curdi?
Erdogan al bivio
Esibirsi con un ombrello può costare tre anni
di carcere in questi giorni a Pechino. È la
conseguenza della rivolta dei ragazzi di Hong
Kong, che hanno adottato l’ombrello come
simbolo della loro sfida per la democrazia. A
casa del poeta Wang Zang i poliziotti sono
arrivati in forze, una dozzina: cercavano
l’arma del delitto, il parapioggia pieghevole
color celeste che l’artista aveva impugnato in
una foto twittata in segno di solidarietà con i
ragazzi di Hong Kong. L’imputazione per
Wang è «turbativa dell’ordine». La rivolta
democratica di Hong Kong ha segnato
un’inversione nella storia «politica»
dell’ombrello: negli anni Trenta, per colpa di
Neville Chamberlain era diventato il segno
dell’appeasement con la Germania nazista: il
premier britannico lo agitò entusiasta il 30
settembre 1938 quando scendendo dall’aereo
che lo riportava dalla conferenza di Monaco
assicurava alla gente di aver salvato la pace.
L
a città siriana di
Kobane, adagiata al
confine con la Turchia,
rischia di cadere totalmente
tra le grinfie assassine
dell’Isis. È una città abitata
da una maggioranza curda,
e a difenderla sono rimasti
rocciosi guerriglieri che
hanno un assoluto bisogno
di armi e di aiuti per non
soccombere. Aspettavano il
soccorso dai loro fratelli
curdo-turchi del Pkk.
Troppo fratelli, legati e
solidali per piacere alla
Turchia, che da una parte ha
approvato — con molti mal
di pancia parlamentari — la
decisione di «entrare in
guerra» contro i tagliagole
assieme agli alleati della
Nato e dei Paesi arabi
moderati, ma dall’altra non
ha nessuna voglia di
lasciarsi risucchiare nel
conflitto. La ragione è
semplice: il sultanopresidente Recep Tayyip
Erdogan sta vivendo un
tormento molto personale:
gli alleati della Nato, a
cominciare dagli Stati Uniti,
considerano l’Isis, e non il
presidente siriano Assad, il
pericolo numero uno,
mentre per Erdogan il
nemico vero è Assad e non
l’Isis. Il problema è serio per
Ankara ed è decisamente
imbarazzante per il neopresidente della Repubblica,
che proprio a ridosso della
sua elezione aveva rivolto
carezze e sorrisi alla
minoranza curdo-turca. Ora
però si trova davanti a un
dilemma: se aiuta i curdi di
Siria contro l’Isis, finisce per
aiutare anche l’odiato Pkk,
da sempre ritenuto un
movimento terrorista; se
non aiuta i curdi di Siria
sarà ritenuto responsabile
della caduta di Kobane nelle
mani degli islamici più
fanatici. La verità è che
l’arrogante e climaterico
Erdogan, che durante
l’effimera stagione delle
primavere arabe aveva
abbandonato gli amici del
passato per inseguire il
sogno di diventare il
pilastro democratico di
tutto l’Islam, ha fatto di
tutto per favorire gli
estremisti, compresi i
famigerati seguaci di Al
Baghdadi. Ora la Nato, di
cui la Turchia è (era?) il
bastione orientale, chiede
spiegazioni e impegni,
l’Unione europea è sempre
più scettica sulla
candidatura della
Repubblica di Erdogan, e il
prestigio di Ankara si sta
decisamente appannando.
Mentre Kobane rischia di
morire.
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I 17 colpi che infiammano il Missouri
Un altro ragazzo nero ucciso dalla polizia vicino a Ferguson. Proteste in piazza
Il giovane afroamericano ucciso. Il poliziotto
bianco che spara. La protesta
del quartiere. Il timore di
un’altra rivolta a St. Louis, in
Missouri, lo stato già «caldo»
per i fatti di Ferguson, che dista una trentina di chilometri
dal luogo del nuovo incidente.
WASHINGTON
18
anni L’età
di Vonderrit
Myers, ucciso
dalla polizia a
St. Louis
Le due versioni. Un agente è
di pattuglia come guardia privata, un secondo lavoro perfettamente legale negli Usa. Si
avvicina a tre persone di colore, ritiene che abbiano un atteggiamento sospetto. Non fa
a tempo a fermarli, scappano.
Il poliziotto insegue un giova-
ne che, ad un certo punto, si
volta e lo affronta «con fare
minaccioso». C’è un inizio di
lotta, il ragazzo estrae una pistola e apre il fuoco almeno
tre volte. L’agente risponde
con 17 proiettili, il fuggitivo rimane senza vita.
Non è chiaro da quanti col-
30
chilometri
La distanza tra
il luogo della
sparatoria e
Ferguson
pi sia stato centrato. Poco distante — sostengono le autorità — trovano una Ruger calibro 9, usata probabilmente
dalla vittima, Vonderrit Myers,
18 anni. I familiari del ragazzo
contestano la ricostruzione e
sostengono che era disarmato. «Aveva in mano un panino
e non una pistola», afferma il
cugino.
La notizia della sparatoria si
diffonde rapida. Molti escono
dalle abitazioni, gridano, accerchiano le pattuglie arrivate
nel frattempo nella zona. La
polizia però ripiega mentre si
accende qualche tafferuglio.
Il comandante evita di alzare la tensione, però difende il
comportamento del suo uomo che avrebbe agito secondo
le procedure. Quindi fornisce
qualche dato su Myers, un
giovane con precedenti. Infatti portava un bracciale elettronico alla caviglia, quelli usati
per tracciare i criminali in libertà provvisoria.
Dopo gli spari
Molti residenti sono
usciti da casa gridando
e hanno accerchiato le
pattuglie degli agenti
Ora c’è il timore che la tensione si trasformi in rabbia.
L’episodio segue quello di
Ferguson, la cittadina dove
quest’estate un agente —
sempre bianco — ha ucciso
un ragazzo di colore, Michael
Brown. Era disarmato.
Quella storia ha acceso una
rivolta durata per settimane e
con polemiche sul comportamento delle forze dell’ordine.
Una vicenda resa ancora più
delicata dalla contrapposizione razziale che ovviamente ha
coinvolto molte comunità
afro-americane.
L’inchiesta dovrà dare delle
risposte. E non sarà facile viste le forti pressioni, anche
esterne. Parte dell’opinione
pubblica ritiene che la magistratura sia sempre troppo
morbida nel giudicare i poliziotti coinvolti in casi controversi.
Guido Olimpio
@guidoolimpio
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
ESTERI
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FRANCIS FUKUYAMA
Parla il politologo Usa che 25 anni fa decretò «la fine della storia». Ora torna con un nuovo saggio
«La storia è ripartita (anche in Italia)
È la democrazia che ha perso velocità»
Il profilo
● Francis
Fukuyama, 61
anni, è un
politologo
americano. Il
nonno aveva
lasciato il
Giappone nel
1905 a causa
della guerra del
suo Paese
contro la
Russia. Francis
è nato a
Chicago ma è
cresciuto a
New York
● All’Università
di Harvard ha
conseguito un
dottorato con
una tesi sulla
minaccia
dell’Unione
Sovietica di
intervenire in
Medio Oriente
● Si è imposto
all’attenzione
internazionale,
nel 1992, con il
saggio
intitolato «La
fine della
storia» nel
quale sostiene
che i sistemi
vigenti nelle
democrazie
occidentali
sono il punto
d’arrivo
dell’evoluzione
socio-culturale
e politica del
mondo, la «fine
della storia»
appunto
● Fukuyama è
stato associato
al pensiero neo
conservatore,
ma in seguito
ha preso
posizioni
divergenti con
questo
movimento
● Dal 2011 il
politologo
americano
insegna
all’Università
californiana di
Stanford
❞
DAL NOSTRO INVIATO
WASHINGTON Contrordine: la
storia non è finita con la caduta
del «muro di Berlino» e il conseguente, inevitabile trionfo
della democrazia liberale, come aveva annunciato Francis
Fukuyama nel suo saggio più
celebre, pubblicato 25 anni fa.
Ce ne eravamo accorti, direte
voi. Ma ora ad ammetterlo è lo
stesso politologo della Stanford University: «Lo so, a molti
l’ipotesi della fine della storia è
sembrata sbagliata o, quantomeno, bisognosa di una revisione. Io continuo a credere
che l’idea di fondo sia corretta:
in tutti questi anni un sistema
politico alternativo alla democrazia liberale, capace di essere
accettato e di diffondersi nelle
principali aree del mondo, non
è emerso. Ma è anche vero che
il sistema liberaldemocratico
non solo non ha trionfato
ovunque, ma dà segni di decadenza in molte parti dell’Occidente e in modo particolare negli Stati Uniti: oggi registro limiti e involuzioni dei processi
politici che non avevo visto nella festosa eccitazione del
1989».
Incontro Fukuyama a
Washington dove è ospite di
vari «think tank» nei quali si
discute della revisione delle
sue posizioni, così come le ha
esposte in «Political Order and
Political Decay» (Ordine politico e decadenza), il suo ultimo
saggio.
Dal mondo arabo a Vladimir Putin, dalla Cina all’Iran,
sono in molti a sfidare il modello basato sulla democrazia liberale, anche quando
sembrano abbracciare le regole dell’economia di mercato.
«La mia analisi dell’89, poi
tradotta in slogan, era una reazione alla profezia di Marx: la
storia finirà nel socialismo.
Niente affatto, dissi allora, finirà in un sistema fatto di economia liberale e istituzioni politiche democratiche. L’affermazione definitiva di questo sistema obiettivamente non c’è
stata. Ma non sono emersi
nemmeno modelli alternativi
credibili: quelle che vengono
dall’Islam radicale sono resistenze e reazioni alla modernizzazione. Quella di Putin è
una battaglia antistorica che il
presidente russo può combattere — oggi e non so per quanto tempo ancora — grazie alla
posizione di preminenza che
Mosca occupa nel mercato
energetico europeo. Quanto
può durare? Quello governato
dal Cremlino è un sistema fragile, che non attira nessuno
che non parli russo. Solo la Cina, con la sua autocrazia efficiente, potrebbe proporsi come modello alternativo. Ma
anche lì ci sono grosse nubi:
con l’automazione e il rallentamento dell’economia, la disoccupazione di massa non risparmia più nemmeno il gigante asiatico. Nel quale, intanto, si rafforza un ceto medio
sempre più vasto: si accontenterà di vivere in una dittatura
altamente produttiva o chiederà libertà e democrazia? Vedremo. Per me i problemi principali sono all’interno delle democrazie occidentali. Soprat-
Ingredienti
I sistemi
politici
liberali
hanno
bisogno
di tre cose:
uno Stato
solido,
istituzioni
democratiche
e il rispetto
della
legalità
Simboli Una bandiera americana con 48 stelle: sventolava su una nave Usa che partecipò allo sbarco in Normandia nel 1944
tutto quella Usa,
profondamente malata».
Eppure abbiamo sempre
considerato quello americano — presidenzialismo più
«checks and balances» — un
sistema capace di decidere
ma anche di evitare gravi
abusi dell’esecutivo.
«Quell’equilibrio è andato
in fumo con la polarizzazione
della politica americana. La
democrazia si è trasformata in
“vetocrazia”. Non solo per il
“muro contro muro” tra repubblicani e democratici: le
lobby hanno acquisito una capacità crescente di usare i
meccanismi di controllo che
bilanciano il presidenzialismo
per tenere in ostaggio le istituzioni. A questo punto funzionano meglio i sistemi parlamentari europei».
Nel suo libro, però, lei è severo anche con l’Europa. E
dedica un capitolo molto
amaro all’Italia.
«Le difficoltà dell’Europa le
vedono tutti: un progetto incompiuto, economia asfittica,
un sistema di tutele sociali che
nell’immediato può attutire la
crisi occupazionale, ma è sempre più insostenibile. Poi c’è
l’Italia che è un caso a sé. Ricor-
❞
L’Italia
Ricorda gli
Stati Uniti
del XIX
secolo. Ma
le scelte
di Renzi
mostrano
che guarda
lontano, a
differenza
di altri
leader
europei
❞
Decadenza
Negli Stati
Uniti la
democrazia è
diventata
vetocrazia,
per via del
«muro
contro
muro» tra
i partiti e
anche del
potere
delle lobby
da gli Stati Uniti del XIX secolo,
soprattutto per via del sistema
clientelare creato alla fine della
Seconda Guerra mondiale dalla Democrazia Cristiana: allora
un modo di mantenere un controllo elettorale, soprattutto al
Sud, ed arginare l’avanzata del
comunismo. Con tutte le degenerazioni successive che non
devo certo raccontare a lei. Anche gli Stati Uniti nell’Ottocento e altri Paesi europei hanno
vissuto vicende simili: un degrado del sistema politico che
Max Weber ha chiamato “patrimonialismo”. Solo che gli Usa,
dopo la Guerra civile, l’hanno
corretto. Anche altri Paesi sono corsi ai ripari. L’Italia no: ha
avuto un’occasione storica dopo la fine della Guerra fredda,
vent’anni fa, ma Berlusconi l’ha
gettata via. Non è servito nemmeno Bossi che con la Lega
avrebbe dovuto rappresentare
in modo ancor più forte le
istanze di modernizzazione dei
ceti medi, del mondo produttivo. Invece si è smarrito nel suo
sterile populismo. Ora ci prova
Renzi in condizioni ben più
difficili: vedremo».
C’è chi critica il premier
italiano perché, stretto tra le
emergenze del debito pubblico e della disoccupazione, è
partito dalle questioni istituzionali: Senato e sistema elettorale.
«Non mi sembra sbagliato,
per quello che vedo da lontano. Per non finire nella spirale
della decadenza, i sistemi politici liberali hanno bisogno di
tre cose: uno Stato solido, governabile; istituzioni democratiche; il rispetto della legalità.
Affrontando la questione del
Senato (che negli Usa è all’origine della paralisi del Congresso, ma sono sistemi diversi) e
la riforma della giustizia civile,
Renzi guarda lontano a differenza di altri leader che investono il loro capitale politico
cercando risultati immediati.
Comunque vedo che si sta occupando anche di riformare il
lavoro: un’agenda coraggiosa.
Ma anche un’agenda obbligata
dai vincoli europei, credo».
Per diffondere il liberalismo, dice lei, servono Stati
forti, democrazia e legalità.
Ma nel suo libro sembra che
a volte il rafforzamento dello
Stato venga per primo: secondo lei ha sbagliato
Washington a puntare sulla
democratizzazione anche dove, dalla Libia allo stesso
Egitto, le condizioni ambientali erano molto difficili?
«Il caso libico ci dice che
portare la democrazia dove
non c’è uno Stato serve a poco.
Ma bisogna tenere conto in
modo pragmatico di tutti i fattori. Si può sostenere, ad
esempio, che l’Iraq sia stato
portato alle urne troppo presto. Ma era necessario dare legittimità agli attori politici.
L’ayatollah Sistani, guida spirituale in Iraq, ebbe la saggezza
di capirlo. Oggi a Bagdad paghiamo non la costituzione
prematura di un governo autonomo, ma la sciagurata decisione del plenipotenziario Usa
in Iraq, Paul Bremer, che 11 anni fa smantellò l’esercito iracheno».
Massimo Gaggi
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
ESTERI
CARO ETGAR
CARO SAYED
«Ho lasciato Israele
e ora ho solo paura»
«Ti regalo un sogno
Tre Stati per la pace»
Lo scrittore arabo-israeliano partito per l’America
La risposta dell’autore ebreo che abita a Tel Aviv
Sayed
Kashua
● Arabo
israeliano, 39
anni, scrittore e
giornalista in
ebraico, la
lingua in cui ha
studiato a
Gerusalemme,
dove ha vissuto
fino all’inizio di
luglio.
L’escalation
sfociata nella
guerra a Gaza
l’ha convinto
ad accettare
una cattedra in
Illinois, dove è
andato a vivere
con moglie e
figli
❞
C
aro Etgar, come stai? Come stanno Shira e Lev? Mi fa uno strano
effetto scriverti. Proprio questa
settimana ti pensavo. Ho parlato
di te ai miei studenti di ebraico e alla fine
ho mostrato loro uno dei tuoi racconti,
«Spero che muoiano». Ci abbiamo messo
un’ora per arrivare a metà. Sono volenterosi, i miei studenti, ma il loro ebraico è
ancora zoppicante. Non è per il racconto
che ho pensato a te. Ti ho pensato perché
già si avverte nell’aria l’arrivo dell’inverno.
Non è ancora cominciato, certo, siamo
solo all’inizio dell’autunno, ma le giornate sembrano già più fredde di quelle invernali a Gerusalemme. Fa freddo qui, nel
cuore dell’Illinois.
Come sai, siamo arrivati qui d’estate o,
per essere più esatti, siamo scappati qui
d’estate, e tranne che per qualche maglietta a maniche corte e un paio di pantaloni, non siamo riusciti a portarci dietro
niente da casa nostra. L’inverno è in arrivo
e i ragazzi non hanno ancora vestiti caldi
da mettere. «Su giacche e cappotti non
faccio economie», ho
detto a mia moglie. Lo
sai, se per i cappotti
non faccio economie, lo
devo a te. Tu forse non
te lo ricordi, ma quella
volta che abbiamo viaggiato insieme in taxi da
Lipsia a Berlino, forse
quindici anni fa, mi hai
raccontato la storia di
tuo padre e una frase è rimasta scolpita
nella mia memoria: «È sopravvissuto perché si era portato dietro il cappotto».
Mi sentivo
perseguitato, La fuga
Ad ogni modo, ti informo che abitiamo
il razzismo
a Champaign, nell’Illinois. Non c’è molto
in crescita
da fare o vedere, a parte l’Università e le
dal 2000 è
vaste pianure coltivate a granoturco. Straesploso con namente, i ragazzi si sono adattati molto
prima di quanto pensassi. Tutto sommafuria
❞
Qui ci sono
solo campi
di mais e
l’università
ma i ragazzi
si sono
adattati
❞
Io però non
riesco più a
scrivere. E
ho paura di
mettere
radici in
questa terra
to mi sembrano felici. Lo capisco dalla
fretta che mi mettono la mattina per salire in macchina, perché non vogliono far
tardi a scuola. Anche mia moglie non si
trova poi tanto male. E io, che ero così
contento di essere partito, di aver messo
in salvo la famiglia, lontano da quel posto
tremendo chiamato Israele, di aver allontanato i miei cari dall’odore del sangue e
della polvere da sparo, qualche volta mi
sento sprofondare. Ho paura di mettere
radici qui e ho paura del giorno in cui dovrò tornare a casa, a Gerusalemme, in
Israele, in Palestina. La partenza è stata
traumatica. Mi sentivo un profugo che
scappava per salvarsi la pelle e la decisione di andarmene così in fretta l’ho presa
ancor prima dello scoppio della guerra di
Gaza. Quel giorno, quando il ragazzo palestinese è stato arso vivo a Gerusalemme, ho capito che non potevo più lasciar uscire i miei figli. Quel giorno, ho
chiamato l’agenzia di viaggi e ho chiesto
di farci partire il prima possibile. Purtroppo ci sono voluti diversi giorni e quella maledetta guerra era già scoppiata, e il
razzismo che ho visto crescere sin dalla fine del 2000 è esploso con una furia terrificante. Avevo una paura tremenda, mi
sentivo perseguitato. Lo sai benissimo,
nella mia carriera sono al culmine del
successo, c’era un film in uscita quest’estate e una nuova serie già in fase di realizzazione proprio allo scoppio del conflitto. Di colpo, sono diventato il nemico.
All’improvviso ho avuto paura della ragazza che ci portava l’acqua sul set, Etgar,
e persino l’assistente alla produzione, che
non avevo mai incontrato prima di allora,
mi ha sbarrato la strada e mi ha detto con
fare superiore: «Dovremo stanarli tutti,
uno a uno, a suon di bombe». Mia moglie
ha sempre sostenuto che sono un pauroso e per di più con un disturbo paranoide
della personalità. Eppure te lo giuro, Etgar, io l’ho visto come mi guardavano in
modo diverso persino i miei più cari amici ebrei.
Non avevo mai pensato di andare a vivere all’estero. Ho sempre respinto quella
Le lettere di due amici
In questa estate di guerra Sayed Kashua, scrittore arabo, ha lasciato
Israele perché — dice — ha perso la speranza. Dall’America manda una
lettera all’amico Etgar Keret, autore di racconti e sceneggiatore ebreo.
Un dialogo a distanza per cercare una soluzione (anche con la fantasia).
possibilità, e con orgoglio. «Qui devo
combattere una battaglia». Ma quest’estate ho capito di averla persa. Quest’estate ho capito che non potevo più raccontare bugie ai miei figli, di come un
giorno avrebbero goduto dei medesimi
diritti degli altri cittadini in un Paese democratico. Quest’estate, ho capito che i
cittadini arabi di Israele non avranno mai
una vita diversa, ma al contrario, staranno peggio e i ghetti in cui sono confinati
diventeranno solo più affollati, più violenti e più poveri con il passar degli anni.
La lingua perduta
Però ho tanta paura a restare qui, che
cosa potrà esserci mai per me in questo
posto, se non riesco a scrivere? E che farò
mai senza l’ebraico, che è l’unica lingua in
cui so scrivere? Mi fa male dover constatare come, in questa ricerca di una nuova
lingua, non riesco a considerare come valida alternativa l’arabo, che è la mia lingua
materna. Ho saputo che tu e tua moglie
avete passato giorni difficili perché avete
osato esprimere un’opinione diversa,
contraria alla violenza e alla guerra, e perciò ti scrivo ancora, forse perché mi
aspetto da te un piccolo spiraglio di speranza. Puoi mentire se vuoi, ma ti prego,
Etgar, raccontami una storia a lieto fine.
Un caro saluto,
Sayed
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C
aro Sayed, che piacere ricevere la
tua lettera, ma quanta tristezza dopo averla letta. Conosco bene la
cittadina dell’Illinois dove ti trovi
adesso. Qualche anno fa, quando Lev era
ancora alla materna, sono stato invitato a
insegnare all’Università dell’Illinois e ci
sono andato con tutta la famiglia per qualche settimana. Ancora oggi Lev dice che
Roma e New York saranno pure città affascinanti, ma nessun posto al mondo è paragonabile a Urbana nell’Illinois e tutto
per la nostalgia del bowling e della sala videogiochi (era rimasto colpito dal numero impressionante di distributori di bevande gassate). Perciò non mi sorprende
affatto sentire che i tuoi ragazzi si siano
adattati così bene e capisco anche perché
tu faccia fatica a ritagliarti un tuo spazio
laggiù. Mi chiedi una storia a lieto fine, allora eccola, ci provo.
Il racconto
Il 2015 segnò una svolta storica in Medio Oriente e tutto grazie all’idea brillante
di un rifugiato arabo-israeliano. Una sera
lo scrittore era seduto in veranda nella sua
casa a Urbana nell’Illinois e fissava le sconfinate distese di mais che si perdevano in
lontananza. Alla vista di quell’immensità,
gli venne in mente che forse i guai che travagliavano il suo Paese d’origine erano dovuti al semplice fatto che non c’era abbastanza spazio per tutti. «Se potessi soltan-
to mettere in valigia questi campi — si
disse — ripiegandoli per bene per farceli
stare tutti, me li porterei in aereo in Israele. Passerei la dogana seguendo la striscia
verde per coloro che non hanno nulla da
dichiarare, perché non avrei con me materiale sovversivo né altro da sottoporre all’ispezione. Una volta a casa non dovrei far
altro che tirarli fuori ed ecco fatto, di colpo ci sarebbe abbastanza terra per i palestinesi e per gli israeliani».
Era molto emozionato quando entrò in
casa e si mise a spiegare la situazione alla
moglie, ma questa si rifiutò di condividere
il suo entusiasmo. «Scordatelo — gli disse
con voce fredda — non funzionerà mai».
Lo scrittore ammise che forse era necessario perfezionare alcuni particolari, come
quello di convincere gli agricoltori dell’Illinois a cedergli tutti quei campi. «Non si
tratta di questo, sciocco — gli disse la moglie —. Da una parte, i fanatici ultra-ortodossi direbbero che Dio ha promesso solo
a loro tutti quei campi di mais e dall’altra i
messianici razzisti sarebbero pronti a sostenere che quei campi
gli sono stati assegnati
in eredità sin dall’alba
dei tempi. La realtà è,
caro marito mio, che
siamo nati in un luogo
dove, anche se tanti vorrebbero vivere assieme
in pace, ci sono ancora
parecchie persone, da
un lato e dall’altro, che si
oppongono e faranno di tutto perché questo non succeda mai».
La mattina seguente, lo scrittore sorseggiò in silenzio il suo schifoso caffè
americano, senza nemmeno dire buongiorno alla moglie (era ancora offeso per
quello «sciocco» del giorno prima) e dopo aver accompagnato i bambini a scuola,
si sedette al computer per scrivere un racconto. Ma mentre dipanava la sua storia,
s’imbatté in un’idea brillante, cento volte
migliore della precedente, su come risolvere i guai del Medio Oriente. Se il problema stava non nel territorio, bensì nella
gente, bastava modificare la «soluzione
dei due Stati» in una «soluzione dei tre
Stati», in modo che i palestinesi sarebbero vissuti nel primo, gli israeliani nel secondo, mentre i fondamentalisti religiosi,
i razzisti e tutti coloro che volevano la
guerra avrebbero occupato il terzo. La moglie si mostrò meno sprezzante verso questo piano, per non parlare poi di Barack
Obama, che lo scrittore aveva casualmente
incontrato in un locale vicino a una stazione di rifornimento, alla periferia di Urbana, nell’Illinois, e che si era dichiarato decisamente a favore.
Il terzo Stato
In meno di un decennio furono creati
tre Stati, uno accanto all’altro, in quell’angolino del Medio Oriente: lo Stato di Israele, lo Stato della Palestina e la Repubblica
de La-forza-è-la-sola-lingua-che-capiscono, un posto dove la guerra civile infuriava
senza sosta, frequentato solo dai trafficanti d’armi e dai giornalisti. Lo scrittore, uomo assai modesto, rifiutò educatamente il
Premio Nobel che gli veniva offerto, fece la
valigia e se ne tornò con la famiglia nella
sua vecchia casa in Israele. E ogni volta che
Barack Obama sbarcava in Medio Oriente,
nell’ennesimo tentativo di riportare la pace nella Repubblica de La-forza-è-la-solalingua-che-capiscono, si fermava a far visita allo scrittore che era riuscito, da solo,
a restituire la pace al suo popolo. Poi andavano insieme sul balcone dello scrittore, che si affacciava su una vallata coltivata
a terrazze, e tutti e due si gustavano in silenzio un bel piatto di pannocchie.
Ecco il racconto. Non sono sicuro che
sia davvero un racconto, né posso giurare
sul suo ottimismo, ma non so fare di meglio. Stai attento alla salute e, qualunque
cosa accada, non cercare scorciatoie
quando si tratta di cappotti.
Con affetto,
Etgar
L’abbraccio Un ragazzo palestinese con un amico israeliano nei primi anni Novanta (Ricky Rosen)
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Etgar
Keret
● Ebreo
israeliano, 47
anni, autore di
racconti,
graphic novel e
sceneggiature
per cinema e tv
Sposato con la
regista Shira
Geffen, con cui
ha diretto il film
Meduse (2007)
premiato a
Cannes. La
coppia è
politicamente
impegnata per
un soluzione
pacifica del
conflitto israelo
palestinese
❞
Ti mando
un racconto
Non giuro
sul suo
ottimismo
ma meglio
non so fare
❞
L’uomo capì
che il nodo
non era la
terra ma la
gente, e ne
parlò con
Obama
❞
Nacquero
così Israele,
la Palestina
e uno Stato
per tutti gli
estremisti e
i razzisti
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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Cronache
Seviziato a quattordici anni perché è obeso
L’aggressione in un autolavaggio di Napoli. Fermato un 24enne: «Era un gioco». Lite tra i parenti
Se esistesse una graduatoria della barbarie, quello
che ha dovuto subire un quattordicenne l’altro giorno a Napoli sarebbe decisamente in
cima: violentato con il tubo di
un compressore e ferito gravemente dal potente getto d’aria
che gli ha provocato lacerazioni interne e quindi emorragie.
È accaduto in un autolavaggio del quartiere Pianura, periferia a ridosso della zona flegrea. Vittima e aggressori sono
tutti della zona, si conoscevano ma non erano amici. E poi i
tre ritenuti dai carabinieri gli
autori della violenza hanno
tutti 24 anni, quindi sono ben
più grandi della loro vittima.
Che hanno preso di mira perché è sovrappeso, «e allora
adesso ti gonfiamo ancora di
più», pare che gli abbiano detto prima di cominciare a infierire.
Uno dei tre è stato arrestato
con l’accusa di tentato omicidio: si chiama Vincenzo Iacolare, è un balordo con precedenti per droga e furto e stamattina davanti al giudice delle indagini preliminari ci sarà
l’udienza di convalida del fermo. Gli altri due sono stati denunciati in stato di libertà: non
avrebbero compiuto materialmente le sevizie ma si sarebbero limitati a guardare e incitare. E forse anche a filmare: i loro cellulari sono stati sequestrati e saranno analizzati da
NAPOLI
Il caso
● Il commento
Nella dittatura dei corpi
l’unico, violento precetto dice:
«Tu devi essere magro»
di Mauro Covacich
L
a tua obesità è un’offesa personale, un
oltraggio al mio sguardo. La mostruosa
violenza esplosa in quell’autolavaggio
napoletano è la manifestazione cutanea di
un’allergia ben più profonda di cui è affetto
l’intero corpo sociale, la lipofobia. Il grasso è
nocivo se ingerito, è nocivo se incarnato nella
persona che ci si siede accanto, è nocivo
anche solo se visto passare. È nocivo e in
fondo pericoloso perché costituisce una
provocazione cocente alla mia regola di vita,
il cui un unico precetto ordina: sii magro.
Non: sii giusto. Non: sii buono. Non: sii
capace. Non: sii saggio. Ma: sii magro.
Quando andavo a trovare mia nonna, più o
meno all’età di quel ragazzino seviziato e
ridotto in fin di vita, lei mi diceva: come sei
diventato bello grasso! Ci restavo male, ma
per lei era un complimento. Ero florido, in
salute, quindi bello. Erano gli anni Settanta,
la fame era una guerra vinta, ma popolava
ancora gli incubi dei vecchi. Inoltre, la
bellezza era una condizione più complessa
che riguardava anche ciò che le persone
dicevano e facevano, i loro modi, quei
particolari segni di distinzione che li
individuavano come esseri unici — qualcuno
si sarebbe accorto di me anche se ero bello
grasso. Oggi la frenesia imposta dall’epoca
spinge la bellezza in superficie: per
esprimerla ci è rimasto solo il corpo. Lo dico
pensando alla videoinstallazione di
Francesco Vezzoli in mostra qualche mese fa
al Maxxi di Roma, il cui titolo, Comizi di nonamore, omaggia il documentario di Pasolini.
Nel video l’artista mette in scena un talk
show ricreato sulla formula di un famoso
programma di intrattenimento, invertendo i
ruoli rispetto all’originale televisivo — tre
giovani uomini devono misurarsi nel
corteggiamento di una donna tronista — e
facendo indossare i panni della pollastrella a
icone «storiche» del fascino femminile, stelle
del cinema non prive di ironia come Jeanne
Moreau e Catherine Deneuve. Ebbene, cosa si
inventano i tre ragazzi per conquistare queste
inarrivabili femme fatale? Cantano? Ballano?
Recitano poesie? No, si spogliano, esibiscono
gli addominali, ricalcando perfettamente lo
stereotipo della donna oggetto. Quando il
tempo stringe, gli addominali valgono più di
mille discorsi, e ormai, lo si voglia o no, ogni
nostro incontro assume la forma di uno
speed date. Difficile negare lo stress che
genera questo assetto performante. La
magrezza è segno di superiorità,
l’indifferenza (simulata) ai bisogni primari.
Lattuga, tapis roulant, centrifuga di maracuja
e guarana, ecco il passaporto per entrare nel
regno dei belli. È un accesso festeggiato
talvolta come una nuova vita, il processo
metamorfico dei grandi obesi ingaggiati da
Extreme makeover, scavati dalla chirurgia,
escissi da loro stessi per indossare la divisa
taglia small del nostro esercito. Le macchine
desideranti auspicate da Deleuze e Guattari
sono diventate in un baleno automi del
godimento e del benessere. Doveva essere
una liberazione dal potere borghese,
autoritario e repressivo, invece è diventata la
proliferazione del potere incarnato negli
individui, milioni di padroni al cui
dispotismo siamo tutti asserviti. Devo piacere
a tutti, sempre, subito. E come me, ognuno di
voi. Magri, sani, pronti all’uso. Il nuovo
dogma ha comportato una medicalizzazione
della vita — «mangiare bene», «bere bene»
— un’ecologia sociale solo apparente, che
non ci spinge mai al «pensare bene». Chi
elude questa disciplina piena di pungolanti
privazioni non può che apparire un
sovversivo, la sua semplice presenza è un
affronto alla nostra rettitudine arianoide. Ti
faccio esplodere, un gesto che tradisce un
vero e proprio desiderio di annientamento.
Ma l’odio per le persone in sovrappeso si
estende bel al di là di quell’autolavaggio.
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L’aggressione
A Napoli, nel
quartiere
Pianura,
mercoledì
scorso, un
ragazzo di 14
anni si reca con
il suo motorino
in un
autolavaggio
(foto in basso,
Olycom). Lì
viene deriso da
tre ragazzi, tra
cui il figlio del
titolare, perché
grasso e viene
aggredito e
seviziato con
una pistola ad
aria
compressa.
Il 14enne ora si
trova
ricoverato in
Rianimazione
per gravissime
lesioni
all’intestino
La madre
della vittima
«Sono
vigliacchi e
senza cuore.
Un gioco? Non
penso che si
giochi così? Se
volevano farlo
potevano
usare un
secchio
d’acqua. Per
poco, invece,
non l’hanno
ucciso. Mio
figlio non ha
capito la
gravità della
situazione, gli
ho detto che gli
devono togliere
l’aria dalla
pancia e poi
tornerà a casa»
I genitori
del fermato
I familiari di
Vincenzo
Iacolare, 24
anni, che è
stato fermato
per
l’aggressione si
chiedono: «È
giusto che lui
stia in carcere,
perché ha fatto
una cosa grave.
Ma perché gli
altri due sono
in libertà? Non
voleva fare del
male non si è
reso conto
della gravità
del gesto»
un perito incaricato dal magistrato. Secondo qualche voce
giunta ai carabinieri un breve
video ci sarebbe: non del momento cruciale della violenza
ma di qualche attimo prima,
quando con il tubo del com-
pressore Iacolare avrebbe iniziato a spruzzare aria sulla faccia del quattordicenne.
Il ragazzo era lì per far lavare
il suo scooter. Fino a poco prima con lui c’era anche il padre,
che però poi si era allontanato
L’omicidio dell’ultrà del Napoli
De Santis: «Disperato per Ciro»
La tragedia
In una lettera
ai pubblici ministeri
l’ultrà romanista
Daniele De Santis
(sopra) ricostruisce
le fasi dell’omicidio
di Ciro Esposito (a
sinistra) del quale
è accusato
«Sono disperato per la morte di Ciro Esposito ma stato costretto
a sparare perché mi stavano ammazzando». Ieri, Daniele De
Santis, l’ultrà romanista accusato di omicidio volontario per la
morte di Ciro, non ha risposto ai pm adducendo motivi di salute.
Agli inquirenti ha però confermato il contenuto della lettera
inviata in Procura giorni fa. «Dice che ha sparato perché aveva
paura ma io non gli credo, è una bugia», ha risposto Antonella
Leardi, madre di Ciro. «È disperato? Allora ha una coscienza».
perché doveva tornare nella
sua officina di carrozziere. È
stato allora che quei tre — che
non lavorano nell’autolavaggio
ma vi si intrattengono spesso
perché uno di loro è parente
del titolare — hanno cominciato a prenderlo di mira. Fino
a passare dallo sfottò a quel
gesto odioso.
Sono stati due dipendenti
dell’autolavaggio ad accorgersi
che il quattordicenne stava
male e a portarlo in ospedale,
avvertendo anche i suoi familiari. I medici del San Paolo sono dovuti intervenire chirurgicamente per fermare l’emorragia interna e rimarginare le ferite. Fino a ieri sera non
avevano ancora sciolto la prognosi.
La segnalazione ai carabinieri è arrivata proprio dal
Pronto soccorso, e i militari
hanno impiegato poche ore a
rintracciare i tre balordi, che
tra l’altro il quattordicenne ha
riconosciuto in foto.
Iacolare e gli altri due si sono difesi dicendo che non volevano far del male, per loro
era «solo un gioco». Un atteggiamento che ai parenti del
quattordicenne è sembrata
una ulteriore provocazione, e
ieri pomeriggio è mancato
davvero poco che tra alcuni di
loro e i familiari dell’arrestato
scoppiasse una rissa.
Fulvio Bufi
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24
Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
CRONACHE
La sfida ad Alfano sulle nozze gay
Milano registra sette matrimoni
● La testimonianza
Anche se forse non varrà più
conservo quell’atto che parla
di una coppia «normale»
di Stefano Bucci
Il ministro: in Italia non si può fare. I sindaci: serve subito una legge
ROMA Angelino Alfano, vicepremier e ministro dell’Interno, non si cura delle disobbedienze dei sindaci d’Italia:
«Non c’è una legge e dunque
non si può fare quello che alcuni sindaci hanno fatto, ovvero registrare in Italia nozze tra
persone dello stesso sesso
contratte all’estero». Ma le polemiche non si placano e il
braccio di ferro continua.
Era cominciato martedì
scorso, il braccio di ferro: il ministro Alfano ha scritto ai prefetti per far sparire dai registri
comunali i matrimoni gay,
contratti all’estero. Da tanti Comuni è arrivato un deciso
«non ci stiamo».
E ieri il primo cittadino di
Milano, Giuliano Pisapia, è
passato dalle parole ai fatti:
«Ho firmato personalmente la
trascrizione di sette matrimoni fra persone dello stesso sesso che si sono celebrati all’estero». Così Milano si aggiudica il record di nozze omosessuali registrate in Comune,
mentre al coro dei sindaci dissidenti si aggiunge Filippo Nogarin, primo cittadino pentastellato di Livorno. Il sindaco
di Grosseto intanto sta esaminando la questione: ad aprile,
era stato il primo a trascrivere
le nozze gay celebrate all’estero
su ordine del Tribunale, che
aveva accettato il ricorso di una
coppia di sposi, Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci (giornali-
sta del Corriere). Poi però in
secondo grado i giudici hanno
annullato l’ordinanza per vizio
di forma.
Un guazzabuglio, insomma.
Perché la verità è che questo
Hunziker e Trussardi sposi a Bergamo
Festa con polemica (sui parcheggi)
Sarà Giorgio Gori, in veste di sindaco, a celebrare oggi a
Bergamo le nozze tra Michelle Hunziker e Tomaso Trussardi.
Malumore dei residenti per i parcheggi riservati (a
pagamento) agli ospiti degli sposi lungo le Mura venete.
KENYA: Progettazione e Opere per creazione di uno schema irriguo nel West Pokot - credito d’aiuto AID 1797
Il Governo della Repubblica del Kenya, tramite il “Ministry of Environment, Water and Natural Resources, State Department of Water” “Kerio Valley Development Authority”, ha bandito una gara per progettazione e realizzazione di opere (appalto integrato), relative al progetto
di creazione di uno schema irriguo, di un deposito e di quattro mangiatoie per il bestiame nel West Pokot oltre al drenaggio del bacino di
Korellach ed alla riabilitazione del sistema irriguo esistente. L’Opera è
interamente finanziata dal Governo Italiano a credito agevolato tramite
il Ministero degli Affari Esteri - Direzione Generale per la Cooperazione
allo Sviluppo.
La gara è aperta alle Imprese Italiane che possono richiedere
all’Ambasciata del Kenya in Italia o al Kerio Valley Development
Authority, agli indirizzi indicati nel bando, una copia dei documenti di
gara previo pagamento di 100,00 euro.
Le offerte dovranno essere redatte in inglese e pervenire all’indirizzo:
AVVISO DI GARA PER ESTRATTO
ENTE AGGIUDICATORE: Grandi Stazioni S.p.A., Via G. Giolitti n. 34 Roma - Telefono 06-478411; Posta Elettronica Certificata (PEC):
[email protected]; Telefax 06-47841376; Sito internet:
www.grandistazioni.it.
PROCEDURA DI GARA, CRITERIO DI AGGIUDICAZIONE: procedura negoziata con il criterio del prezzo più basso.
DESCRIZIONE DELLE ATTIVITA’, LUOGO DI ESECUZIONE ED IMPORTO:
Fornitura di energia elettrica sui punti di prelievo situati nei complessi delle
stazioni ferroviare Grandi Stazioni S.p.A. ed in quelle che saranno eventualmente oggetto di futura gestione. Trattasi di fornitura di energia elettrica, per
un periodo di 12 mesi, su n. 91 punti di prelievo già attivi, di cui n. 64 in BT
e n. 27 in MT, per un consumo complessivo stimato pari a circa 69.127 MWh.
Nel corso del contratto potranno essere attivati ulteriori punti di prelievo, fino
ad un massimo di 10, per un maggior consumo stimato di circa 15.000 MWh.
TERMINE PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE DI PARTECIPAZIONE: 17 ottobre 2014, ore 10,30.
PUBBLICAZIONE DEL BANDO: il bando di gara è stato inviato alla G.U.U.E.
per la pubblicazione il giorno 01/10/2014. Il medesimo bando e la documentazione posta a base della procedura è pubblicata sul sito internet dell’Ente
aggiudicatore www.grandistazioni.it, nella specifica sezione “Gare di appalto”.
Il Responsabile della Funzione Affari Legali Societari e Acquisti
Avv. Guido Santocono
Kerio Valley Development Authority
KVDA Plaza, 13th floor
Oloo Street
P.O. Box 2660-30100
Eldoret (Kenya)
Tel/fax: +254 532063361/+254 532063362
Email: [email protected]
Contact: MR David Kimosop
AZIENDA SANITARIA
PROVINCIALE
DI PALERMO
Scadenza presentazione offerte entro le ore 12.00 (ora del Kenya)
del 5 Dicembre 2014.
Tribunale Ordinario di Roma
Sezione fallimentare - Fallimento 203/14
G.D. dott.ssa L. De Renzis - Curatore avv. G.L. Righi
Si rende noto che il G.D. con ordinanza del 9.10.2014 ha disposto la VENDITA SENZA INCANTO
in unico lotto del ramo d’azienda avente ad oggetto l’attività di affissione e vendita di spazi pubblicitari costituita, tra l’altro, da n. 1.919 impianti (cartelloni pubblicitari) di cui n. 1.218 da rimuovere entro il 31.12.2014 (Comune di Roma, Milano e Palermo) e n. 416 muniti di
autorizzazione amministrativa e/o caratterizzati da “rapporti commerciali di fatto”.
Il tutto come meglio descritto nell’elaborato peritale redatto dalla dott.ssa C. Saulini e dal dott.
A. Mechelli depositati in atti, nello stato di fatto e diritto in cui si trovano, al prezzo non inferiore
ad € 550.000,00 oltre spese e imposte di legge, in caso di gara aumento minimo € 5.000,00.
La vendita avrà luogo davanti al Giudice Delegato, nell’aula della sezione fallimentare del Tribunale di Roma, all’udienza del 29.10.2014 alle ore 15,00. Le offerte in bollo dovranno essere
depositate in cancelleria, in busta chiusa entro le ore 12,00 del 28.10.2014, accompagnate da
assegno circolare pari al 30% del prezzo base a titolo di cauzione.
Ulteriori informazioni: Tribunale di Roma cancelleria sezione fallimentare G.D. dott.ssa L. De
Renzis, Curatore avv. G.L. Righi tel. 06 68135702 - fax 06 68131310 PEC [email protected] o sul sito www.astegiudiziarie.it, www.tribunale.roma.it, www.giustizia.lazio.it.
Il presente avviso non costituisce proposta irrevocabile, né offerta al pubblico, né sollecitazione
al pubblico risparmio, né impegna in alcun modo il Curatore a contrarre con gli offerenti.
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
zi, invitandolo ad intervenire.
«Appare evidente come sulla
questione delle trascrizioni
dei matrimoni sia indispensabile un quadro legislativo nazionale, colmando un vuoto
normativo», ha scritto Fassino,
rilevando che «il tema è infatti
troppo delicato per essere lasciato al caso per caso, né si
può affidarlo alle ordinanze
prefettizie». E lontano dai Comuni il dibattito si accende. Ieri alla Camera si sono incontrati Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle Riforme del Pd, e
Mara Carfagna, responsabile
del dipartimento dei diritti di
Forza Italia. Era stata proprio
Carfagna ad invocare «un Nazareno dei diritti», intendendo
con ciò un’alleanza fra Pd e
Forza Italia sui temi etici.
«Ma questo patto è già finito ancor prima di cominciare», fa rilevare Eugenia Roccella, parlamentare del Ncd. La
verità è che il Pd e Forza Italia,
al di là dei patti, su questi temi
etici sembrerebbero già abbondantemente allineati, non
sulla stessa linea del vicepremier. E persino la Lega, che
pure è nettamente contraria ai
matrimoni gay, non risparmia
critiche ad Alfano. Dice infatti
il segretario leghista Matteo
Salvini: «Alfano si è messo a
parlare delle trascrizioni perché ha visto i sondaggi».
Alessandra Arachi
A
Il caso
● Martedì
il ministro
dell’Interno
ha invitato
i Comuni
a non
trascrivere
le nozze gay
contratte
all’estero
● La Corte
d’appello
di Firenze
ha intanto
annullato per
vizio di forma
l’ordinanza del
Tribunale di
Grosseto che
ad aprile aveva
aperto alle
trascrizioni. Il
sindaco però
non l’ha
cancellata
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Ministero degli Affari Esteri
e della Cooperazione Internazionale
Per la pubblicità
legale e finanziaria
rivolgersi a:
scontro sta mettendo in luce la
voragine legislativa italiana. Ed
è quello che Piero Fassino, sindaco di Torino e presidente
dell’Anci, ha scritto ieri in una
lettera al premier Matteo Ren-
lla fine ci sono riusciti: la mia storia
con Giuseppe non è più quella storia
«normale» che sempre, da 27 anni a
questa parte, avremmo voluto che fosse. In
fondo avremmo voluto «soltanto» vedere
riconosciuto il nostro matrimonio celebrato
due anni fa a New York, come succede
«normalmente» per le coppie «normali».
Dopo la grande gioia, sono arrivate la
sentenza della Corte d' appello di Firenze che
pilatescamente ci aveva rimandato al
Tribunale di Grosseto per un vizio di forma,
e, in sorprendente contemporanea, la
circolare del ministro Alfano. Per questo il
sindaco che aveva trascritto le nostre nozze
ha preso tempo per far studiare la questione.
Staremo a vedere. Intanto, nell’attesa, la
prima cosa che ho fatto, quando il nostro
avvocato mi ha chiamato, è stato guardare il
certificato di matrimonio che il Comune mi
aveva rilasciato: «Bucci Stefano coniugato
con Chigiotti Giuseppe, New York ,
16/12/2012». E come un bambino l’ho messo
da parte, anche se tra poco potrebbe non
valere più (ma per ora resta
importantissimo, non solo per noi). Cosa
faremo se le nostre nozze dovessero essere
cancellate? Decideremo nei prossimi giorni.
Tre le possibilità: ricominciare la trafila per il
riconoscimento del nostro «matrimonio» al
Tribunale di Grosseto, il ricorso in
Cassazione, o «cambiare Paese» (eventualità
che la rabbia del primo momento ci aveva
fatto balenare). È certo che andremo avanti
(magari fino a Strasburgo) per vedere
riconosciuti i nostri diritti. I diritti di una
coppia che vorrebbe solo essere normale. O
che, almeno, non vorrebbe essere di serie B.
Basterebbe poco: la volontà (vera) dei politici
di riconoscere l’unione di due persone (che
si chiami matrimonio o civil partnership).
Perché in fondo quello che conta, senza
sembrare «troppo» Liala, è solo l’amore.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Tel. 02 2584 6665
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Fax 080 5760 126
Si avvisa che con delibere n.
352 del 17.10.2013 e 422 del
22.04.2014 è stata aggiudicata
la procedura aperta, per la fornitura di attrezzature sanitarie destinate a Presidi diversi dell’ASP
di Palermo, suddivisa in lotti. Importo complessivo di aggiudicazione € 485.509,00 IVA inclusa.
Gli atti di gara sono disponibili
sul sito www.asppalermo.org.
Per il Direttore Generale
Dott. Antonino Candela
COMUNE DI FORTE DEI MARMI (LU)
ESTRATTO DI GARA A PROCEDURA APERTA PER
L’AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO DI GESTIONE DI ATTI
SANZIONATORI AMMINISTRATIVI IL RESPONSABILE
DEL SERVIZIO SPECIALE POLIZIA LOCALE
In esecuzione alla determina dirigenziale n. 845 del
29.08.2014
RENDE NOTO
che è indetta gara a procedura aperta per l’affidamento del
servizio di gestione degli atti sanzionatori amministrativi relativi al Codice della Strada ed a tutte le violazioni previste
dalle vigenti normative derivanti dalle attività della Polizia
Municipale comprese quelle relative a veicoli con targa
estera ovvero compiute da contravventori residenti/con sede
all’estero. n. CIG: 5885162D4E. Il bando di gara, il capitolato
d’oneri, il disciplinare e la documentazione complementare
sono visionabili sul sito: http://start.e.toscana.it/rtrt/. Le offerte vanno inoltrate esclusivamente per via telematica
collegandosi tramite il sito http://start.e.toscana.it/rtrt/ al
link di dettaglio della gara. La scadenza, a pena di esclusione, per la presentazione delle offerte è per le ore 12,30
del giorno 24.11.2014. All’apertura dei plichi si procederà
pubblicamente il giorno 25.11.2014 alle ore 9,30 presso
l’Ufficio Gare e Contratti nella Sede Comunale.
Il Responsabile del Servizio Speciale Polizia Locale
Comm. Giuseppe Antonelli
COMUNE DI TRAPPETO
PROV. DI PALERMO
AVVISO DI GARA
E’ indetto gara procedura aperta ai sensi
Art. 55 del D. Lgs n. 163/2006 e ss.mm.ii.,
le cui offerte dovranno pervenire entro le
ore 10.00 del 13.11.2014, appalto lavori
“Manutenzione straordinaria e ristrutturazione dello stesso per l’adeguamento statico edificio comunale destinato a Scuola
Elementare - Istituto comprensivo Rettore
Evola” - CUP D16E11000370001 - Lotto
“A” CIG 570158264E - Lotto “B” CIG
570165528D, per l’importo a.b.a. di €
375.798,13 - Categoria OG1 classe III°. Il
bando di gara integrale è pubblicato all’Albo
Pretorio on - line e al link “bandi di gara”
alla voce “Lavori” del sito istituzionale Comune di Trappeto www.comune.trappeto.pa.it e per estratto nella G.U.R.S.
n. 41 del 10.10.2014.
Trappeto, lì 07.10.2014
Il Responsabile Settore Tecnico
Arch. Cusumano Michele
I giudici: reato diverso,
Esposito non va sospeso
Il Riesame sul caso dell’affitto del pm
È «oltremodo assodato
che fin dall’inizio dell’occupazione nel marzo 2009» di una
casa di quasi 100 metri quadri
nel centro di Milano il pm Ferdinando Esposito ( foto) «non
è mai stato intestatario dell’affitto» e «non ha mai corrisposto canone e spese di 31.000
euro l’anno» fino al dicembre
2013, «in una risalente abitudine di avvalersi di società riferibili a suoi amici che provvedevano ad accollarsi i relativi
oneri». E quando gli «amici»
MILANO
(uno inquisito proprio in quel
periodo dalla Procura) hanno
smesso di pagargli l’affitto, e il
pm ha chiesto all’altro suo
amico avvocato (ora suo denunciante) Michele Morenghi
di subentrare nel pagamento
con l’immobiliare Double gestita dall’amministratrice Cristina Rossi, «i dati a disposizione convergono in una condotta del pm Esposito di pressione sull’amministratrice
della società».
«Ma una tale pressione»
sulla donna, per il Tribunale
del Riesame di Brescia, «si è risolta invocando un piacere da
fare a lui stesso o a Morenghi, e
paventando la sostituzione
(dell’amministratrice, ndr)
nella carica, richiami all’evidenza del tutto estranei alla
professione svolta o alla qualità rivestita»: la condotta del
pm sull’amministratrice «può
sussumersi nella tentata violenza privata», i cui limiti di
pena però «non consentirebbero l’adozione della misura
interdittiva». È questa la motivazione con la quale i giudici
del Riesame (Mocciola-Stefana-Guerrerio) hanno respinto
il ricorso del pm Silvia Bonardi
per ottenere la sospensione
del pm Esposito respinta in
agosto dal gip Marco Cucchetto: il quale a sua volta aveva additato piuttosto un altro reato,
e cioè una tentata induzione
indebita «essendo di palmare
evidenza l’abuso della qualità
di magistrato e il vantaggio
economico personale» nel farsi prestare 10.000 euro da un
commercialista che poi Esposito aveva raccomandato a un
pm del pool «reati finanziari»
per qualche consulenza.
«Nelle conversazioni con
Morenghi» sull’affitto, per il
Tribunale è «assente qualsivoglia minaccia o indebita pressione» asserita da Morenghi,
la cui versione suona «dissonante logicamente dagli elementi acquisiti», e minata «da
una profonda inaffidabilità
narrativa»: il pm Esposito ha sì
«insistito perché l’amico lo
soddisfacesse, ma «nell’ambito di quella cordiale e stretta
frequentazione che li legava».
Luigi Ferrarella
[email protected]
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Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
CRONACHE
Ebola, corsa contro il tempo:
è l’epidemia peggiore dopo l’Aids
Prosecco Zonin
Insieme a chi ami.
L’allarme dagli Stati Uniti. Più controlli negli aeroporti di tutto il mondo
Negli Usa
● Allo scalo La
Guardia di New
York c’è stato
lo sciopero di
200 addetti che
puliscono le
cabine degli
aerei per paura
del contagio
● Reclamano
per le
condizioni
di sicurezza
e la loro salute
DAL NOSTRO INVIATO
Vedendolo uccidere da
vicino, in una camera d’ospedale
pulita e attrezzata a portata di
metrò, il virus Ebola fa più paura. Fino a che colpiva in Africa
era diverso, solo terrore da film
come quel Virus Letale girato ormai quasi 20 anni fa. Ora invece
spuntano casi sospetti ovunque,
segno di una psicosi che si allarga. In Macedonia, in Francia, nei
Paesi Baschi spagnoli, negli Usa.
Ora 200 inservienti dell’aeroporto di New York si rifiutano di pulire i vettori in arrivo dall’Africa e
il Comune di Madrid deve indire
un bando perché non trova infermieri disposti a lavorare nel
reparto infettivi.
È bastata una settimana. Anzi
MADRID
meno perché Thomas Eric Duncan, liberiano giunto in Usa con
il virus in corpo, è morto a Dallas
mercoledì e Teresa Romero, infermiera di Madrid, ha scoperto
di essersi infettata nel suo stesso
ospedale lunedì. I farmaci anti
virali, sperimentali, rari e costosi, non si sono dimostrati decisivi. Il tentativo, fatto in Africa di
iniettare anticorpi di chi ha superato naturalmente il contagio
neppure. La situazione mondiale resta comunque squilibrata.
Da dicembre 2013, un solo contagiato in Occidente contro 8.011
in Africa, meno di 10 morti contro 3.870 in Africa.
L’Assemblea Generale dell’Onu ascolterà oggi la relazione
dell’inviato speciale per il morbo, ma già il 58% degli americani
3.857
I decessi
causati dal
virus Ebola. Il
tasso di letalità
è del 46%
8.011
Le persone
che hanno
contratto
il virus
da dicembre
I collegamenti
I voli diretti per l’Europa dai tre Paesi
africani più colpiti da Ebola
GRAN BRETAGNA
Operativi
Sospesi
Londra-Gatwick
Londra-Heathrow
BELGIO
Bruxelles
Da Conakry
(GUINEA)
Parigi-Charles de Gaulle
Bruxelles
Liegi (solo cargo)
Parigi-Charles de Gaulle
FRANCIA
Da Freetown
(SIERRA LEONE)
Bruxelles
Londra-Heathrow
Londra-Gatwick
Parigi-Charles de Gaulle
Liegi (solo cargo)
ITALIA
Da Monrovia/Roberts
(LIBERIA)
Londra-Heathrow
Bruxelles
Liegi (solo cargo)
COME VIAGGIARE «SICURI»
I consigli dell’Organizzazione
mondiale della sanità
1 Evitare il contatto fisico
con chiunque mostri i sintomi
AFRICA
Conakry GUINEA
Freetown SIERRA LEONE
Monrovia/Roberts LIBERIA
2 Lavare continuamente le mani,
anche con soluzioni disinfettanti
3 Segnalare al personale di volo se
si presentano i sintomi (febbre,
spossatezza, dolori, mal di testa,
diarrea, vomito) o se ci sono
passeggeri che non stanno bene
Fonte: Flightstats.com, Reuters, Organizzazione mondiale della sanità, compagnie aeree
L’intervista
MILANO «Medici e infermieri si
esercitano in simulazioni no
stop. Tutto è pronto come se il
Paziente Zero di Ebola potesse
arrivare da un momento all’altro. Ma l’allarme è ingiustificato». Giuliano Rizzardini, 56 anni, è il primario di Malattie infettive del Sacco di Milano,
ospedale di riferimento — assieme al Lazzaro Spallanzani di
Roma — per l’emergenza Ebola.
Cosa vi aspettate che succeda nei prossimi giorni in Italia?
«Numerosi casi sospetti, ma
nessun malato vero».
Su che basi si fonda il suo
ottimismo?
Corriere della Sera
vorrebbe bloccare i voli dai Paesi
a rischio e il direttore del Centro
Usa di controllo e prevenzione
delle malattie Thomas Frieden si
è lanciato in una paragone ardito: «Questo di Ebola è il rischio
peggiore dopo l’Aids. Dobbiamo
reagire in fretta».
A guidare è come al solito
Washington. Domenica gli aeroporti Usa cominceranno a misurare la febbre ai viaggiatori dalle
aree a rischio. Canada e Gran
Bretagna hanno già deciso di fare lo stesso. Non è più tempo di
ponti levatoi, però sono misure
che potrebbero essere seguite da
tutti gli europei. L’Italia non ha
collegamenti diretti con l’area a
maggior rischio. Per questo la
ministra della Salute, Beatrice
Lorenzin, ha ipotizzato una
«tracciabilità» dei passeggeri.
Una decisione europea potrebbe
arrivare venerdì 17. Intanto Roma ha messo a punto una procedura in caso di sospetto contagio (basta una febbre) a bordo
degli aerei. A Fiumicino e Malpensa sono pronte aree di sosta
riservate, ambulanze speciali e
tute protettive.
Stanno cambiando anche le
procedure ospedaliere in modo
che un malato non diventi suo
malgrado anche un untore. In
questo caso è l’Europa a guidare
visto che il primo contagio extra
africano è successo in Spagna all’infermiera Teresa Romero. La
Commissione europea di salute
e prevenzione ha condiviso
l’esperienza spagnola e gli Stati
membri dovrebbero essere impegnati ad aggiustare le procedure. Le condizioni della donna
sono peggiorate. Il fratello parlava di cedimento degli organi interni. Poi è stato smentito.
L’ospedale Carlos III di Madrid
dov’è ricoverata ha deciso di liberare l’intero quarto piano per
gestire i troppi pazienti in osservazione e prepararsi al peggio.
Rischiano l’infezione decine di
sanitari entrati in contatto con
lei in una fase in cui la malattia
non era neppure presa in considerazione. Anche in Texas sono
in osservazione poco più di 20
«contatti» di Thomas Eric Duncan.
E per l’Africa? Il presidente
della Banca mondiale, Jim Yong
Kim, ex medico, ha esortato ad
aiutare i Paesi più colpiti. «Chiudere i confini non funzionerà».
Il segretario generale dell’Onu,
Ban Ki-moon, ha chiesto di aumentare di 20 volte gli aiuti. Risposte? Nessuna.
Andrea Nicastro
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«Simulazioni per allenare i medici
A Milano già otto falsi allarmi»
«L’unico volo diretto con i
Paesi africani occidentali è con
la Nigeria, che tra poco dovrebbe tornare zona free dall’Ebola.
È difficile, dunque, che a Malpensa o a Fiumicino sbarchino
casi a rischio».
Ma un malato potrebbe arrivare in Italia dopo avere fatto scalo in qualsiasi altra parte d’Europa.
«È improbabile, perché in
questo caso verrebbe intercettato prima».
C’è chi potrebbe avere i primi sintomi di Ebola una volta
arrivato in Italia.
«Certo. Ma i rapporti con
Guinea Conakry, Sierra Leone e
Esperto
Giuliano
Rizzardini,
primario del
reparto Malattie
infettive
dell’ospedale
Sacco di Milano
Liberia sono limitati. Meglio,
comunque, essere pronti. Abbiamo già avuto almeno otto
falsi allarmi».
Di che casi si trattava?
«Una donna nigeriana che
parlava male sia l’italiano sia
l’inglese, per esempio, è stata
classificata come caso sospetto
perché lamentava febbre sopra i
38 e dolori addominali. Ma, appena è stata fatta un’anamnesi
più approfondita, abbiamo capito che non poteva essere Ebola: la paziente, infatti, era in Europa da più di tre settimane».
Avete messo in conto la diffusione del panico?
«Sarà necessario filtrare bene i pazienti nei Pronto soccorso. Altrimenti scatteranno inutilmente tutte le procedure di
sicurezza e di isolamento, dai
medici con le tute di protezione, alle visite negli ambulatori
blindati».
Simona Ravizza
@SimonaRavizza
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
CRONACHE
27
#
Genova travolta dall’acqua: un morto
Alluvione nella notte, città allagata come nel 2011. Il cadavere di un uomo trovato in zona Brignole
Esondano i torrenti Bisagno, Scrivia e Fereggiano. Paura anche in provincia: 3 persone salvate dalle auto
120
I millimetri di
acqua caduti
in un’ora
a Genova,
facendo
allagare i
sottopassi
180
Centimetri
è l’altezza
raggiunta
dall’acqua in
alcune zone
della città e di
Montoggio
118
Decine le
telefonate al
118: a
Montoggio
hanno
chiamato molti
automobilisti
intrappolati
Allagata Una strada completamente allagata a Genova: le vetture quasi galleggiano. Il primo bilancio è di una vittima in città
Genova rivive l’incubo alluvione, che tre anni fa fece sei
morti e lasciò sconvolta la città. Ieri si contava una vittima:
poco prima dell’una di questa
notte i vigili del fuoco hanno
trovato il cadavere di un uomo,
tra via Canevari e la stazione
Brignole, alle spalle del quartiere di Borgo degli Incrociati,
dove ieri notte dieci auto erano
accatastate una sopra l’altra.
La vittima è stata trovata dai
carabinieri vicino ad una palina dell’autobus: probabilmente l’uomo è stato travolto dalla
piena del Bisagno e non è riuscito a mettersi al riparo. Poco
distante un altro uomo, intrappolato in un tunnel dentro
la sua auto, gridava per chiedere aiuto.
Paura anche nella vicina
Montoggio, dove fino a sera
mancavano all’appello tre persone, che sono però state ritrovate intrappolate nelle loro
auto e soccorse dai pompieri.
Tutto il paese ha però continuato a essere isolato telefonicamente, come buona parte di
Genova, e mancava la corrente
in molte case.
A fine serata restava l’apprensione per altri automobilisti travolti dall’acqua che i
sommozzatori non erano riusciti a trovare, mentre altre
vetture sono proprio rimaste
Sorpreso dalla piena
La vittima trovata
vicino alla fermata del
bus: portata via dal
Bisagno in piena
(Twitter/Meteoweb)
incastrate tra le mura delle
abitazioni.
L’ondata di maltempo ha
colpito il capoluogo ligure già
da ieri mattina. Maggiormente
tormentato dalle piogge è stato il Ponente di Genova: Bolzaneto, Certosa, Rivarolo e la Val
Bisagno. Oltre centoventi millimetri di pioggia sono caduti
in un’ora, facendo allagare i
principali sottopassi.Molte le
auto travolte dall’acqua. In serata il sindaco Marco Doria
chiedeva ai suoi concittadini
di spostarsi nei piani alti. Nel
giro di poche ore oltre a essere
esondato il torrente Bisagno,
nella zona di Brignole, la stessa colpita dall’alluvione del
2011, non hanno retto gli argini
del torrente Scrivia e del Rio
Fereggiano, trascinando auto
parcheggiate, cartelli stradali e
allagando l’area dietro lo stadio Ferraris.
La Protezione civile intorno
a mezzanotte girava per le
strade con un megafono invitando i cittadini a non
uscire di casa e a rifugiarsi nei
piani alti.
In alcune
zone l’acqua
del torrente
è arrivata a
un’altezza di
un metro e
ottanta, come nell’area
di Sant’Agata, in corso Sardegna.
Avvisaglie del maltempo si
erano avute già dal mattino, a
Recco, dove una scuola materna era stata evacuata per precauzione.
Verso mezzanotte e venti ha
smesso di piovere e questo se
non altro ha permesso all’acqua di defluire verso il basso.
Oggi le scuole di ogni ordine e
grado, dal nido all’università,
resteranno chiuse. E si potrà
fare l’appello di chi non è tornato a casa.
Elvira Serra
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Nel 2011
● Il 4
novembre
2011 Genova
fu colpita da
una terribile
alluvione: in
poche ore
caddero oltre
500 millimetri
di pioggia
● Il bilancio fu
di 6 vittime,
tutte in via
Fereggiano,
tutte donne,
comprese due
bimbe di uno e
8 anni
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
CRONACHE
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#
Battaglia sulle norme antipaesaggio
Dopo il patteggiamento
Galan torna a casa
e abbraccia la figlia
Gli insulti del paese:
«Sei un ladro»
Carandini: dare il via ai cantieri con il silenzio assenso è un rischio per l’ambiente
«Se questo governo vuole direttamente abolire la tutela del
nostro paesaggio e del nostro
patrimonio, che lo dica apertamente… Non c’è più spazio per
una semplice preoccupazione,
è ormai allarme rosso per il paesaggio e per il nostro patrimonio urbanistico e monumentale». Andrea Carandini, presidente del Fondo Ambiente Italia ed ex presidente del
Consiglio superiore dei beni
culturali, ha appena analizzato
il disegno di legge Madia sulla
riforma della Pubblica amministrazione in discussione al
Senato.
L’allarme rosso di cui parla
Carandini (che non esclude un
appello al presidente Napolitano, suo e di altri intellettuali
impegnati nell’universo della
tutela, se le cose non cambieranno) riguarda l’articolo 3
comma 2 e 3 sotto il titolo «Silenzio assenso tra amministrazioni». Ovvero quel meccanismo per cui se un’amministrazione locale chiede un parere a
un’altra amministrazione per
un progetto edilizio o urbanistico, dopo 60 giorni può considerare un eventuale silenzio
come un assenso, quindi un via
libera (ed ecco il passaggio che
intimorisce Carandini e molti
altri) «anche ai casi in cui è prevista l’acquisizione di assensi,
concerti o nulla osta comunque denominati di amministrazioni preposte alla tutela
ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali e
della salute dei cittadini, per
l’adozione di provvedimenti
normativi e amministrativi di
competenza di amministrazioni statali o di altre amministrazioni pubbliche». La prima
parte riguarda direttamente gli
uffici delle soprintendenze e i
loro compiti istituzionali di tutela.
Carandini ritiene «gravissima e senza precedenti» questa
formulazione: «So che sarà
possibile presentare emendamenti fino al 17 ottobre e mi au-
17
Ottobre
La data entro
cui si possono
presentare
emendamenti
al disegno di
legge Madia
guro che si intervenga senza indugio. Voglio essere chiaro. Il
governo fa bene a voler snellire
le procedure, a “sbloccare”
questo Paese. Ma se un iter prevede un parere sul paesaggio,
su un bene urbanistico o architettonico, la macchina del ministero dei Beni culturali deve
essere in grado di esprimerlo
per evitare devastazioni». E allora, Carandini? Non è uno
Lezione in piazza a Montecitorio
I bambini dell’Aquila:
ricostruiteci le scuole
Una lezione davanti a Montecitorio.
L’hanno organizzata alcuni bambini
dell’Aquila accompagnati a Roma dai
genitori e da ActionAid per chiedere al
governo di ricostruire, a 5 anni dal
terremoto, le scuole della loro città.
sprone a darsi da fare? «Le soprintendenze sono state svuotate di personale e mezzi. Sono
state volutamente prosciugate
e azzoppate. Negli uffici delle
soprintendenze milanesi, sempre più impoverite, è stato calcolato che ogni funzionario
avrebbe 3-4 minuti per esaminare le pratiche contenenti un
parere, se si dovesse osservare
il termine di legge. Ma se si azzoppa un’amministrazione
non le si può poi chiedere di
correre. Vedo, insomma, l’intenzione di togliere di mezzo
ciò che viene visto come un intralcio, appunto la tutela e il sistema delle soprintendenze,
mentre parliamo invece di un
sistema che assicura l’applicazione dell’articolo 9 della Costituzione, cioè la tutela del paesaggio e del nostro immenso
patrimonio storico-artistico».
Proprio citando l’articolo 9, c’è
chi sta progettando un appello
al Quirinale per evitare che il silenzio assenso metta i Comuni
nelle condizioni di costruire
anche in aree vincolate, per
non parlare dei centri storici.
Positivo, invece, il parere di
Carandini sull’articolo 17 dello
sblocca Italia che introduce misure fiscali che favoriscono il
recupero del patrimonio edilizio esistente, disincentivando
il consumo di suolo: «Il provvedimento appare positivo, ma
andrebbe inserito in un intervento più generale, che vincoli
lo sviluppo alla pianificazione
dell’uso del territorio che manca da due generazioni».
Paolo Conti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La norma
● È in
discussione al
Senato il
disegno di
legge Madia
sulla riforma
della Pubblica
amministrazio
ne
● Il presidente
del Fai Andrea
Carandini e altri
ambientalisti
sono critici
sulla norma del
cosiddetto
silenzio
assenso,
prevista nel
disegno di
legge, per la
quale, se
un’amministrazione chiede un
parere a
un’altra su un
progetto
edilizio o
urbanistico,
dopo 60 giorni
può
considerare un
eventuale
silenzio come
un assenso
«Ladro!». «La villa è anche
nostra». «Portiamo via il
muretto». Non è stato un
ritorno trionfale quello di
Giancarlo Galan (nella foto)
nella sua villa di Cinto
Euganeo. Ad attenderlo, oltre
ai giornalisti, c’erano
compaesani decisamente poco
bendisposti. «Altro che
macchine fotografiche,
lanciafiamme!». Ce l’avevano
anche con il giudice di Venezia
che ha deciso la scarcerazione,
dopo l’accordo fra difesa e
accusa sul patteggiamento a 2
anni e 10 mesi e la restituzione
di 2,6 milioni di euro da parte
dell’ex governatore del Veneto,
accusato di aver incassato oltre
4 milioni di tangenti. Una resa
sulla quale i suoi legali,
Antonio Franchini e Niccolò
Ghedini, hanno precisato che
Galan «ha accettato
l’inaccettabile ed è giunto
all’accordo per la difficoltà di
proseguire lo stato di
carcerazione e poter
riabbracciare la famiglia e la
figlia Margherita». L’ha fatto
ieri, visibilmente dimagrito,
nella casa di Cinto Euganeo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
30
Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
●
Il rischio L’esigenza di razionalizzare, qualificare e
semplificare la pubblica amministrazione è reale. Ma essa
è un insieme di servizi per i cittadini, specie i più deboli:
dipingerla come un covo di ladri è sbagliato. E pericoloso
ANALISI
& COMMENTI
di Luca Mastrantonio
La solidarietà ai capimafia
della Cassandra d’Italia
Guzzanti «esagera»
(per fini di botteghino)
S
abina Guzzanti ha smesso di far ridere
da anni, diventando la regina dei
nostri satiri tristi: ieri comici e
giullari, oggi politici e profeti. Crede di
essere la Cassandra d’Italia perché non è
seguita come pensa di meritare. Nonostante
buone recensioni, visibilità e distribuzione,
per esempio, il suo film sui rapporti Statomafia La Trattativa ha fatto flop. Libera
scelta degli spettatori? No, per Guzzanti c’è
un complotto da combattere con tutti i
mezzi: compresa la schizofrenia digitale.
Così ieri su Twitter s’è schierata con i
capimafia che hanno chiesto di poter
assistere alla deposizione di Giorgio
Napolitano: «Solidarietà a Riina e Bagarella
privati di un loro diritto. I traditori nelle
istituzioni ci fanno più schifo dei mafiosi».
Per lei il Capo dello Stato e il Capo dei capi
pari sono: «Le stragi sono state progettate
all’interno delle istituzioni. I mandanti sono
colpevoli quanto gli esecutori». Poi, prima
del collegamento video sul suo sito, rilancia
con spot: «Andate a vedere #latrattativa e
capirete perché i traditori nelle istituzioni
fanno più schifo dei mafiosi». In chat, alle
16, ha rivendicato la provocazione perché se
non si dicono «cose esagerate» non si viene
ascoltati. Le cose esagerate possono essere
inventate, perché non bisogna «aspettare gli
esiti di sentenze» limitate alle
responsabilità penali, e tarde, bisogna
«prendersi la responsabilità di giudicare e di
trarre le conclusioni da quello che possiamo
sapere». Al minuto 11 e 38 del video, 4 ore
dopo aver solidarizzato con Riina e
Bagarella, attacca la cultura
antidemocratica di Berlusconi e ha un
attimo di lucidità: «La mafia è il contrario
della democrazia — dice Guzzanti — e chi
solidarizza con la mafia ha per forza una
formazione culturale antidemocratica
perché lo scopo della mafia è sottomettere i
più per sfruttarli al meglio». Discorso, però,
valido anche per chi solidarizza con degli
stragisti per fini commerciali di botteghino.
@criticalmastra
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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aro direttore, la pubblica amministrazione sta morendo.
E ne pagheranno le conseguenze i deboli, i privi di tutela, in una parola coloro che
non hanno santi in Paradiso.
Perché l’amministrazione
non è una dispensatrice di stipendi ai suoi inutili dipendenti, ma un insieme di funzioni e servizi per i cittadini, e
soprattutto per coloro che
non possono permettersi di
rivolgersi o di comprare i servizi altrove.
Basta, quindi, con una rappresentazione della realtà negata dai numeri, e dunque sostanzialmente falsa.
A parità di popolazione, la
Gran Bretagna ha oltre 5 milioni di dipendenti pubblici,
l’Italia poco sopra i tre. I nostri
dipendenti risultano i più anziani in Europa (oltre il 50% ha
più di 50 anni), e la media è
alta perché non vi sono nuovi
assunti ai quali i già occupati
possano trasmettere competenze e buone prassi — in una
parola insegnare il mestiere.
L’amministrazione centrale
dello Stato è al collasso e sempre più spesso si fonda sul
senso di responsabilità di singoli. Nei ministeri vi è stato
un progressivo prosciugamento: i ministeriali sono circa 160 mila (erano 274 mila
nel 2000), e oggi scarseggiano
il personale e le competenze
tecniche indispensabili, i
mezzi e le risorse finanziarie.
Al contempo, è crollata la
spesa per investimenti, che
nel 2013 era pari, per l’intero
settore pubblico, al 2,7% del
Prodotto interno lordo.
Stiamo distruggendo l’amministrazione pubblica. Forse
non è un disegno consapevole, certo non è un bene. Non
per i cittadini e per le imprese, che non ricevono più ser-
DORIANO SOLINAS
C
● Il corsivo del giorno
SE SI TOGLIE LA DIGNITÀ
AI DIPENDENTI PUBBLICI
di Oberdan Forlenza
vizi adeguati o almeno decenti (meno sanità, meno sicurezza, meno gestione infrastrutturale).
Non è un bene per i giovani,
perché non si assume, mentre
la disoccupazione giovanile
— con laurea e senza — aumenta.
I cittadini reclamano più sicurezza, e mancano almeno
20 mila carabinieri e poliziotti. È indispensabile la lotta all’evasione, e mancano i finanzieri. Siamo il Paese con il più
grande patrimonio artistico
— una grande risorsa anche
economica — e sono venti anni che non si assumono storici dell’arte.
Negli uffici pubblici mancano ingegneri, chimici, biologi, medici, infermieri; mancano insegnanti che diano
con serenità ad altri la formazione necessaria.
Al tempo stesso i giovani
sono disoccupati, e quella minoranza che nonostante tutto
trova lavoro, spesso non adeguato al titolo di studio, ha
dovuto sottostare a pressioni
e ricatti. Vi è il rischio tangibile di diseducare all’etica del
concorso, al principio che negli uffici pubblici si accede
per merito e non per raccomandazione.
Occorre cambiare mentalità e tendenza, rivitalizzare
l’amministrazione senza negare l’esigenza di razionalizzare, di qualificare, di eliminare inutili complessità burocratiche, senza nascondere le
negatività esistenti.
Occorre dire basta al messaggio che tutto ciò che è
pubblico è inutile e negativo.
Occorre restituire la dignità.
Basta con i dipendenti pubblici rappresentati, nel migliore dei casi come scansafa-
tiche, nel peggiore come ladri. Perché non è così, e la
mortificazione continua non
aiuta.
Alla politica delle assunzioni dettata solo dal puro contenimento della spesa deve sostituirsi una seria programmazione delle esigenze di una
amministrazione moderna e
tecnicamente qualificata.
Concorsi, non assunzioni per
raccomandazione. Impiego
stabile e qualificato, non precariato intellettuale. Selezione della dirigenza con criteri
concorsuali oggettivi e di merito, non come premio di fedeltà servili.
Serve anche un’amministrazione professionale e rispettata perché il Paese possa
uscire dalla sua crisi.
Consigliere di Stato,
Segretario generale
della Giustizia Amministrativa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
●P
SCENARI
LE CAMERE MESSE DA PARTE
RAGIONI ED ECCESSI
ALL’EUROPA SERVE
UNA LINEA COMUNE
NON MINUETTI
di Enzo Moavero Milanesi
Riforme I governi
nazionali possono da
subito concordare
iniziative di reciproco
giovamento. Non si parte
da zero. In campo ci sono
già gli elementi per
stimolare una politica
finalizzata a restituire
fiducia ai cittadini
COMMENTI
DAL MONDO
mangono irrisolti, in un quadro di crescente,
gravoso disagio sociale. La ripresa dell’economia è inferiore alle attese, qualche Stato (come
l’Italia) resta in recessione; si correggono al ribasso le previsioni; la disoccupazione peggiora.
L’Europa perde velocità: il Fondo monetario
internazionale rileva che solo la Germania ha —
per quanto? — una delle prime sette economie
del mondo. In un simile contesto, mi sembra arduo ipotizzare che la prospettiva meramente
nazionale offra un futuro roseo. Dunque, l’Unione mantiene la sua validità, reale, non solo ideale: ma deve decidere, subito, una linea politica
comune, comprensibile per tutti i cittadini e attenta alle urgenze. Più tardi, si penserà a riassetti più radicali.
Facile a dirsi, difficile a farsi? Quasi impossibile: se i governi nazionali continuano a contraddirsi, badando ai rispettivi interessi, al breve orizzonte elettorale; se si forzano regole da
poco approvate, senza averne sperimentata l’intrinseca duttilità; se prevale la scarsa fiducia fra
popoli europei, spesso preda di stereotipi divisivi e fantasmi del passato. Eppure, si possono
concordare iniziative efficaci e di reciproco, generale giovamento, non egoistiche o minute.
Non partiamo da zero: nei mesi scorsi, le propo-
SEGUE DALLA PRIMA
N
on è un modo di fare nuovo; fa parte
delle consuetudini di un’Unione Europea molto dialettica e più raramente unita. Tuttavia, oggi, stride con le
residue aspettative dei cittadini preoccupati e delusi. Una simile immagine pubblica contrasta con l’estrema urgenza di ridar loro
fiducia, di fronte all’onda lunga di una crisi economica che non finisce e alla tragedia della
guerra in terre a noi vicine. Sono schermaglie
che non aiutano la costruzione di un sentimento europeista e che, nei frangenti attuali, appaiono particolarmente pericolose.
L’Unione non è uno Stato federale, ha competenze limitate (sebbene rilevanti), strutture e
meccanismi complessi che, tuttora, possono dipendere dal consenso dei membri. Viene percepita lontana, invasiva, burocratica. Le ricorrenti
polemiche, gli incomprensibili minuetti, inducono a identificarla come parte del problema,
non come un’imprescindibile fonte di soluzioni. La crisi economica globale ha assunto nella
Ue caratteri peculiari, evidenziandone i limiti
istituzionali e scuotendo le basi stesse dell’euro.
Dopo non poche esitazioni e difficoltà, è stata
attenuata la tempesta che aveva colpito, soprattutto, i Paesi con squilibri maggiori nei conti
pubblici. Le intese raggiunte in seno al Consiglio europeo (in particolare nel giugno 2012) e il
correlato, innovativo attivismo della Banca centrale europea, hanno scongiurato il rischio sovrano immediato, preservando stabilità e integrità dell’eurozona. L’azione complessiva ha imposto regole più rigorose, perché le precedenti
non garantivano la fiducia degli investitori, indispensabili per finanziare gli alti debiti pubblici nazionali. Una fase acuta e distruttiva della
crisi è stata così superata, ma molti problemi ri-
31
ste sono state numerose, interessanti. Ne ricorderei due, sulle quali accelerare i lavori. La prima, riguarda gli investimenti pubblici per stimolare l’economia, da attivare con risorse comuni europee, poiché i singoli Stati sono
vincolati dalle regole Ue: impiegare al meglio i
fondi stanziati nel bilancio 2014-2020 (una sfida
per l’Italia); concretizzare — spiegando, finalmente, da dove affluiranno — i 300 miliardi di
«investimenti addizionali pubblici e privati nell’economia reale per i prossimi tre anni», annunciati dal nuovo presidente della Commissione europea; vivacizzare l’azione della Banca europea degli investimenti (Bei); osare e dotare
l’eurozona di una capacità di bilancio che le
consenta di finanziarsi presso gli investitori,
emettendo appositi titoli.
La seconda proposta attiene alle riforme
strutturali nazionali: ogni Paese sa quali sono
quelle che deve fare e tutti ne devono fare; resto
convinto che serva un meccanismo europeo
che, per accelerarle, preveda forme di utile incentivo, a fronte di dettagliati impegni, volontari e vincolanti, dei governi a varare vere riforme
favorevoli a crescita e occupazione. Andiamo
verso due Consigli europei (ottobre e dicembre), l’occasione per ritrovare un passo spedito
nell’Unione. Un’evidente, singolare opportunità
per la presidenza semestrale italiana, oramai, in
dirittura finale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Diritti umani violati
il Nepal segua
l’esempio argentino
Nepal dovrebbe
●
❞ Ilprendere
esempio
dall’Argentina, sostengono
Ram Kumar Bhandari ed
Erik B.Wilson nell’editoriale
del Kathmandu Post.
Entrambi i Paesi si sono
trovati a dover investigare
sulle violazioni dei diritti
umani commesse da forze
dello Stato durante i
rispettivi regimi. Il governo
nepalese ha deciso di
istituire la Commissione per
la verità e la riconciliazione.
Rimasta per ora sulla carta.
Manca la volontà di punire i
responsabili di rapimenti e
omicidi commessi durante
la rivolta maoista, ma si può
almeno arrivare alla verità.
Spagna modello
di sanità, ora
untore di Ebola
il bailamme e
●
❞ Ebola,
attacchi di panico: Xosé
Luís Barreiro Rivas, dalle
colonne de La Voz de Galicia,
non si capacita che la
Spagna sia passata in pochi
giorni dall’essere un
modello per la Sanità
mondiale a untore
internazionale del virus più
temuto. In un clima di rivolta
politica interna. Senza
giustificare il governo, e
tantomeno l’operato in
generale della ministra della
Sanità, l’editorialista vede un
caso di isteria collettiva:
«Siamo di fronte a un errore
tecnico che si è generato in
uno dei migliori sistemi
sanitari al mondo». Stavolta
lasciate fuori la politica.
a cura di Elisabetta Rosaspina
SEGUE DALLA PRIMA
ur senza nostalgie
per il regime parlamentare uscente,
davvero impossibili, bisogna riconoscere che qui siamo oltre. È
come se avessimo sostituito
a vent’anni di mancate riforme istituzionali la biografia
e la personalità di un leader
di quarant’anni: una riforma costituzionale incarnata, in personam invece che
ad personam.
Prima o poi doveva succedere: la democrazia parlamentare non può sopravvivere a periodi troppo lunghi
di paralisi. A Bersani e
D’Alema che protestano per
l’andazzo odierno andrebbe
risposto che ne sono in buona parte responsabili. Però
non è detto che la nuova costituzione materiale che si
sta delineando sia l’unica
forma di post-democrazia
possibile.
Non è vero che funziona
così ovunque. Perfino in un
regime presidenziale come
quello statunitense i parlamentari hanno un incomparabile potere di condizionare le scelte dell’esecutivo.
Perfino a Westminster le ribellioni in Aula sono all’ordine del giorno. Perfino in
Germania la Merkel ha dovuto spesso ricorrere ai voti
dell’opposizione per resistere alle defezioni interne
della sua maggioranza. Istituti come la sfiducia costruttiva, sistemi elettorali
basati sul collegio uninominale, o anche un presidenzialismo dotato di check
and balances, consentono
di avere insieme governi autorevoli e Parlamenti liberi.
Sarebbe il caso di pensarci per tempo. Perché democrazia è certamente decisione, ma è anche e soprattutto
potere di controllare il potere. Ogni giorno, e non solo
una volta ogni cinque anni.
Antonio Polito
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I NUOVI «SERVI DELLA GLEBA»
DELL’ECONOMIA DI PUTIN
D
a un bel pezzo avevamo abbandonato la confortante
certezza — un’illusione — che la
storia camminasse speditamente sulla via del progresso. Con ostacoli, certo, con
arresti, ma comunque senza
invertire mai il senso di marcia, senza regredire. In avanti, sempre.
Alcuni segni ci avevano
messo sull’avviso. Ad esempio il vigoroso ritorno del
principio dinastico, cioè della successione al potere all’interno del medesimo
gruppo familiare. Nelle democrazie — negli Stati Uniti
d’America, in India —, ma
anche nei regimi comunisti
— in Corea del Nord, nello
Stato indiano del Kerala —
formalmente dittature del
proletariato. Ma pur così disillusi, fino al ritorno della
servitù della gleba non ci saremmo mai spinti.
E invece il Financial Times
ieri riportava un’intervista a
Sergei Pugachev, oligarca
russo in esilio a Londra, il
quale testualmente dichiarava: «Oggi in Russia non c’è
proprietà privata. Ci sono solo servi che appartengono a
Putin». Dove «servi» significa in russo «servi della gleba», non domestici, ma og-
getti, come nei romanzi di
Tolstoj, dove più propriamente si misuravano in «anime».
Pugachev, di suo, non dev’essere un fiorellino di campo. È un cinquantunenne
barbuto che a 29 anni fonda
una banca e a 45 ha una fortuna stimata di due miliardi di
dollari. Il presidente russo
Vladimir Putin lo accusa di
aver portato in Svizzera 700
milioni della banca. Lui dice
che sono suoi e che gli servivano per certi commerci. Sta
di fatto che Putin l’ha fatto
fuori, come poi lo scorso settembre ha spossessato di
Bashneft, gigante del petrolio, e messo in galera Vladimir Yevtushenkov, altro potentato. Procedure e metodi
ben noti alla storia europea,
praticati con successo da Luigi XIV e Pietro il Grande fino a
Stalin, ossia ad ogni instaurazione del potere assoluto e
dell’assolutismo come ideologia. Quel che stupisce in
questa stagione di regresso è
la subitaneità del crollo.
L’edificio illuminista fondato
sull’universalità dei valori e
dei diritti, sugli sforzi di miglioramento, rovina intorno a
noi. Ma, forse, preferiamo
non vedere.
Gian Arturo Ferrari
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
Tempiliberi
Viaggi
Benessere
Food
Moda
Fonte University of Stavanger
33
Libro (di carta) batte ebook
Vince la carta. Toccare con mano e sfogliare un libro “tradizionale” aiuta a memorizzare meglio. Mentre chi legge un
ebook è meno concentrato. Lo ha dimostrato uno studio su
50 laureati. E la notizia ha fatto il giro della stampa estera.
Chi comprende e assimila il testo:
dei lettori su carta
57%
dei lettori digitali
44%
Design
Tecnologia
Famiglia
Contesa dai più importanti registi di Hollywood, ha vissuto in una casa occupata. Il suo
primo eroe? Il papà adottivo. Anche per questo lotta per le donne. Insieme agli uomini
«N
New Yorker
Rosario Dawson è
nata nel 1979 a
New York. Ha
debuttato nel
cinema a 16 anni
nel film «Kids» di
Larry Clark e ha
lavorato con
Oliver Stone,
Quentin Tarantino
e Gabriele
Muccino. È stata
legata al regista
Danny Boyle ed è
impegnata nelle
associazioni
«Voto Latino» e
«Studio One
Eighty Nine»
on riesco a pensare a un mondo senza uomini. La
loro funzione è importantissima, credo che dovremmo portarli dalla nostra parte, sarebbe più facile ottenere ciò per cui lottiamo». L’elemento maschile è predominante in Rosario Dawson: si intuisce da piccoli dettagli, contenuti in un corpo incredibilmente attraente. Nulla è quello che sembra: a
partire dal nome, che pare un errore di trascrizione
anagrafica e invece è proprio un nome da donna.
«Si chiamava così anche mia nonna, viene da Rosarium, è spagnolo». Indossa scarpe stringate Lanvin
e un paio di ripped jeans. Chi l’ha vista nuda nel
film «In trance» avrebbe altre risposte da dare.
«Ma la parte migliore di me è la rasatura della tempia sinistra», dice mentre accarezza la sua chioma
half hawk, metà della testa rasata e l’altra metà naturale. Non esistono conflitti di genere: tutto è fluido in questa sensuale trentacinquenne contesa da
registi come Spike Lee e Oliver Stone che ha azzerato le differenze grazie al suo impegno sociale.
«Nelle mie associazioni in difesa delle donne coinvolgo sempre i maschi. Solo in questo modo possiamo vincere la violenza, facendo capire agli uomini che ci sono molti uomini che odiano chi fa
male alle donne».
Gli spintoni e la scala «salvavita»
Famiglia
In alto con la
madre Isabel: tra
loro ci sono 16
anni di differenza.
Sopra con l’amica
Abrima Erwiah:
hanno creato la
Fashion Rising
Collection, che
supporta progetti
antiviolenza
La storia di Rosario è un copione scritto da uno sceneggiatore formidabile. La sua stessa vita è il racconto di uomini che deludono e uomini che riscattano gli errori degli altri. Greg, il padre putativo, è
stato il suo primo eroe. «Ha sposato mia madre Isabel abbandonata da mio padre, mi ha cresciuta e
mi ha protetta. Del papà biologico non ho mai sentito la nostalgia, non potrei, non lo conosco». Sullo
sfondo della storia c’è la città di New York e una casa occupata nel Lower East Side di New York. «Sono cresciuta con i teli di plastica alle finestre».
Tra i primi ricordi c’è la scala «alternativa» costruita dalla madre, per evitarle di incontrare gli ubriachi del sottoscala, un posto «creepy» dice lei, incredibilmente spaventoso. «Ho imparato a convivere con gli spintoni e anche con qualche mano sul
sedere. Mio fratello Clay a volte tornava a casa con
un occhio nero. Ma nella mia famiglia trovavo tutta
la sicurezza del mondo».
Dalla nonna, Rosario Isabel, ha ereditato l’impegno
nel sociale. «Faceva la sindacalista mentre lavorava
in una fabbrica di vestiti». Dalla madre di origini
portoricane e afro-cubane, la bellezza («è alta un
metro e ottanta») e l’arte di cavarsela. «È capace di
fare tutto, persino l’idraulico. A 16 anni è rimasta
incinta e la cosa strana è che tutti pensavano che
sarebbe accaduto anche a me, in un certo senso ho
cambiato le pagine di un destino già deciso da altri». Crescere in una famiglia così «giovane» ha
avuto dei vantaggi. «Mi sentivo una di loro, quando
arrivavano gli amici dei miei mi sforzavo di fare domande intelligenti. Se mi facevano notare che era
ora di andare a dormire mi opponevo: io sono come voi, dicevo».
La bellezza e l’inferno Hollywood
«Hey, do you want to be in my movie?». Una domanda di uno sconosciuto e la vita cambia: alla
stessa età in cui la madre rimane incinta, per Rosario si aprono le porte di Hollywood. Larry Clark,
che aveva scelto il baraccone fatiscente dei Dawson
per girare il film «Kids» (quello che ha reso famosa
Rosario Dawson
«Mia madre mi ha avuta a sedici anni
Così ho cambiato un destino già deciso»
di Michela Proietti
anche Chloe Sevigny), nota Rosario fuori di casa e
la scrittura nel cast. «Direi che non sono stata sempre bella, dato che nessuno mi invitava fuori. Ogni
tanto mi raccontano che qualcuno della mia ex
scuola dice di essere uscito con me. Io rispondo:
ma che bugiardo, ero invisibile e tu non mi hai mai
considerata!». Dopo «Kids» arrivano altri ruoli,
con Oliver Stone («Alexander»), Spike Lee («He got
game»), Danny Boyle («In Trance»), Chris Columbus e Quentin Tarantino. «Hollywood un inferno?
Ha fatto di me un’attrice, casomai direi il contrario.
L’inferno è trasformare la celebrità nella tua stessa
vita, un meccanismo che somiglia a quelli che pensano alla vecchiaia come a una tragedia. Io ho i
miei interessi e i miei eroi: sono quelli che aggiustano le case nella mio vecchio quartiere o che convincono la comunità latina a votare».
Il successo l’ha aiutata a realizzare i sogni degli altri: al padre Greg, per i 50 anni, ha regalato un’Harley Davidson, il fratello Clay si è potuto iscrivere al
college. La madre, sull’orlo della depressione, è
partita con lei in Sierra Leone. «Dovevamo rimanere una settimana, siamo state tre mesi. Mi ha aiutato a trascrivere elettronicamente i certificati delle
persone sieropositive. Sierra Leone significa Terra
del Sorriso» .
Le amicizie (che non cambiano)
«Rosario ha sempre avuto un cuore enorme, già da
piccola si occupava dei problemi di tutti. È una
❞
I teli di plastica
Sono cresciuta con i teli
di plastica alle finestre.
Mia madre è capace di
fare tutto, persino
l’idraulico: lei mi ha
cresciuta e protetta
I ragazzi bugiardi
Ogni tanto qualcuno
della mia ex scuola dice
di essere uscito con me.
Io rispondo: ma che
bugiardo. Allora non mi
invitava nessuno
new yorker». Abrima Erwiah è sua amica dai tempi
dell’infanzia a New York. Insieme condividono un
progetto di moda e solidarietà: si chiama Fashion
Rising Collection e con parte dei ricavati sostiene le
donne africane vittime di violenze. Nonostante la
celebrità di Rosario, sono rimaste unite. «Le mie
amicizie sono le stesse di quando ero piccola. Abrima era pazzesca, parlava già le lingue e sapeva ciò
che voleva fare». Rosario Dawson ha continuato a
studiare dopo il successo: se non fosse diventata
una diva, oggi sarebbe una biologa marina. Spike
Lee l’ha invitata alla New York University per parlare de «La 25°ora», il film che le ha dato la vera celebrità. Ha lavorato con gli attori più pagati e i registi
migliori. Del suo ex Danny Boyle dice con un sorriso: «Sì è finita, ma siamo ottimi amici. I figli? Vorrei
non parlarne, possibile?». Le piacerebbe lavorare
per Almodóvar e racconta che la gente ancora la
ferma lungo la strada per il film «Sette anime» di
Gabriele Muccino. «Un uomo diretto, virile, fine,
intelligente, quasi maniacale: raggiunge un risultato sempre migliore di quello che si è prefisso. Mi
ricordo che diceva a Will Smith “non fare Will Smith», gli urlava in mezzo a un campo d’orzo “ti voglio
nudo e vulnerabile come un neonato”. Ha fatto un
film capace di far piangere gli uomini, e il miracolo
è che nessuno si vergogna di dire che con quel film
ha pianto».
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
TEMPI LIBERI
Salento
Viaggi
Le destinazioni
Si chiama «La Strea», sulle carte
geografiche comuni è impossibile
trovarla ma per arrivarci non servono
barche o aliscafi. L’isola(foto) appena
dietro l’angolo di Porto Cesareo, nel cuore
del Salento, si raggiunge a piedi, con una
passeggiata di 200 metri in acqua alta 50
centimetri. Un piccolo paradiso rinato
grazie all’impegno di un comitato di gente
comune che lo scorso anno ha deciso di
La Strea, l’«isola»
protetta che si
raggiunge a piedi
valorizzare l’area, dove vivono specie,
vegetali e animali, protette. Fuga perfetta
per evadere dalla quotidianità della
terraferma, adesso regala gli scorci
colorati di inizio autunno, ma con 28 gradi
quasi estivi di giorno. Le sistemazioni
sono curate e di atmosfera: il bed and
breakfast La Strea (www.lastrea.net) offre
camere a partire da 40 euro a notte.
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I parchi giochi
Percorsi
Genova
è stata turca
I posti segreti
degli ottomani
Nel solco del rapporto che
Genova ha stretto con Beyoglu,
la parte europea di Istanbul
storicamente legata ai mercanti
liguri, si sono aperte due mostre
di grande interesse sull’arte
Ottomana. L’occasione di
visitare due palazzi dei Rolli,
Palazzo Bianco e il privato
Palazzo Lomellino per
ammirare alcuni pezzi mai
esposti prima si abbina con un
percorso ideale fra «turchi e
turcherie» che si snoda nel
centro storico, nelle antiche
dimore e nelle chiese sulle
tracce di ammiragli,
avventurieri, mercanti e
diplomatici. Si può iniziare
proprio da Palazzo Bianco, in via
Garibaldi, dove sono esposti
documenti e manufatti che
testimoniano le contaminazioni
culturali fra genovesi e turchi
tra il 1400 e il 1700: paramenti
sacri, piante e piviali, ricavati da
preziose stoffe importate da
Istanbul, ceramiche Iznik con
decori blu che hanno
influenzato i genovesi tanto da
dar vita alle «turcherie», a
cominciare dal tradizionale
mezero, tessuto con l’albero
della vita. A Palazzo Lomellino
la mostra sull’arte Ottomana,
«Astrazione: uno sguardo sulla
Sublime Porta», fra il 1450 e il
1600, offre scenograficamente
al visitatore pezzi unici di uno
dei più grandi collezionisti
internazionali di arte islamica,
Alessandro Bruschettini. Rari
tappeti di corte cinquecenteschi
(non se ne trovano più, un
tappeto oggi può valere anche
10 milioni di euro) e due pezzi
forte: il Corano appartenuto a
Maometto II e una tughra, la
firma di Solimano il Magnifico,
esempio di raffinatissima
calligrafia. Una piccolissima
sezione dedicata all’armeria,
molto «pensata» (testiere per
cavalli da parata e non da
combattimento), con una sola
lama: «E’ un momento delicato
— dice Bruschettini — per i
rapporti con l’Islam ma proprio
per questo la mostra vuole
essere un esempio di come
culture diverse si sono
incontrate, rispettate e capite e
possono farlo ancora». La visita
può continuare nella città
vecchia, dove la conoscenza del
Gran Turco è testimoniata in
quadri, affreschi, arazzi: la
ricercatezza dell’abbigliamento
di corte e dei mercanti e il
fascino esotico del turbante
suscitavano curiosità e
ammirazione. Negli affreschi
del Carlone della chiesa
dell’Annunziata non mancano
numerose figure di turchi, così
come nell’olio sempre del
Carlone nell’Oratorio di San
Giacomo della Marina.
Inevitabile la tappa a Palazzo
del Principe, dove sono esposti
gli arazzi che rappresentano la
battaglia di Lepanto. In piazza
Giustiniani 6 il Palazzo di
Marcantonio Giustiniani fu della
famiglia che aveva il suo potere
nell’isola di Chio, ultima colonia
genovese nel Levante, mentre
in piazza Postavecchia 2 si erge
Palazzo De Franchi, grandi
mediatori della Repubblica in
terra turca. In via Balbi Palazzo
Reale fu dimora di Eugenio
Durazzo, inviato straordinario
della Repubblica alla corte
ottomana nel 1666. Per chi
vuole saperne di più (c’è un
programma di conferenze al
Castello D’Albertis)
www.museidigenova.it.
Erika Dellacasa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il parco giochi diventa a tema
zucche e streghe dall’11 ottobre
Halloween Party con i dj di Radio 105.
Feste a tema nei weekend
di ottobre prima del 31
www.mirabilandia.it/it/eventi/
halloween-2014
www.gardalandmagichalloween.it/
halloween/it/
Tra i più grandi d’Europa,
al confine tra Francia e Svizzera,
organizza un supertour a tema
Valmontone, Roma. Dal 4 ottobre,
tutti i week end fino al 2 Novembre,
il parco giochi si tinge di nuove atmosfere,
magicamente tenebrose
europapark.de/de/park/veranstaltungen/
halloween-im-europa-park
www.magicland.it
In Europa
Un weekend
mostruoso
L'
Andare alla tradizionale festa celtica di Edimburgo
oppure a ballare in un parco a tema vestiti da strega?
Tutto quello che si può fare per divertirsi
ad Halloween, la notte più pazza dell’anno
«Anonima teatranti» si prepara alla notte del
31 ottobre nelle campagne della Lucchesia con
un dispiegamento di forze degno del Cirque du
Soleil. Più di altri eventi a tema, «Halloween Celebration», in quel della Garfagnana, è il simbolo dell'ormai ventennale «effetto boomerang»
delle antiche feste celtiche rientrate in Europa
dagli Stati Uniti sotto forma di Jack 0'Lantern.
Che siano città, parchi a tema o kermesse spontanee, Halloween è diventato (anche) un fenomeno europeo ma nonostante i costumi e le decorazioni all'americana, le vecchie superstizioni
resistono e in Germania (ma è solo un esempio)
la notte del 31 ottobre i coltelli da cucina vengono fatti sparire seguendo un'antica abitudine.
L'ormai sfuggente ibrido celtico-americano entra ed esce dalle discoteche, riempie i parchi giochi e i centri storici delle città a tradizione
«ghost friendly» d'Europa, dall'Irlanda alla Galizia, con anteprime che nel caso di «Mirabilandia» cominciano già domani.
cinque giorni in attesa della fatidica notte del 31
ottobre. Halloween Celebration non è un rave né
frutto di un’amministrazione comunale incurante della spending review ma la creazione di
un gruppo di appassionati che dal 1993 si è impegnata a sviluppare un Halloween Festival in
quel della Garfagnana, zona che di per sé ha storie di «ponti di diavoli» e di streghe antiche di
secoli.
«Società del fuoco» di Edimburgo
Con le streghe in Lucchesia
Bisogna spingersi fino a Borgo Mozzano, nella
provincia di Lucca, per trovare l’interpretazione
più sfrenata (www.halloweencelebration.it) della festa pagana di Halloween creata da uno staff
di cento persone fra macchinisti, scenografi e un
«anonima teatranti». Va in scena un party a tema
kolossal che comincia con un'anteprima di ben
P
Pparra
34
La Beltane Fire Society (beltanefiresociety.wordpress.com) ha fatto rivivere l’antica celebrazione celtica di Samhuinn (si pronuncia
Sar-wayn da cui Halloween deriva) il 31 ottobre
nelle strade del centro storico di Edimburgo. La
festa si rifà alle origini del rito (i passaggio fra
autunno e inverno) e i corpi dipinti, insieme alle
evoluzioni dei mangiafuoco, invadono il centro
storico attraversando la Royal Mile, la strada che
taglia in due la Old Town della capitale. La compagnia, specializzata in street performance, si è
formata nel 1988 e da allora riunisce centinai di
volontari e figuranti per la notte del 31 ottobre (e
per la festa Beltane del primo maggio da cui
prende il nome) per un evento di rilievo internazionale e di grande bellezza coreografica: un
«canovaccio» racconta lo spodestamento
dell'estate da parte del Re dell'inverno sotto lo
sguardo vigile di Cailleach, rappresentazione
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
TEMPI LIBERI
Mete hipster
Amano il cinema alternativo, sono
appassionati di fotografia, si spostano in bici.
Volagratis ha individuato alcuni itinerari per
ricalcare le orme degli hipster: ecco dove
andare (e quanto spendere).
Bruxelles — La capitale belga (foto) è la
«città delle barbe» grazie anche al festival
organizzato ogni anno dall’Orde van de
Brusselse Moestasje, l’Ordine dei Baffi, poco
distante dalla Grand Place. I partecipanti si
Festa della barba
a Bruxelles
O in bici in Olanda
dividono in tre categorie: barba parziale,
barba completa e baffi divertenti (dal 23 al
26/10, volo e hotel 2 persone 303 euro)
Canada — È il Paese delle camicie a quadri
amate dagli hipster. Inoltre uno dei quartieri
hipster per eccellenza si trova a Toronto: il
Kensington Market, riferimento per il vintage
(dal 24/10 al 2/11, volo e hotel per due
1.036 euro)
Amsterdam — Un hipster viaggia sulla sua
35
bici: con più di 600.000 biciclette, qui oltre il
40% della popolazione si sposta con questo
mezzo. Un modo pratico per scoprire gli
edifici avanguardisti, le zone verdi e luoghi
come la galleria Nieuw Dakota e il NDSMWerf dove converge la scena artistica locale
e si trova il più grande mercato di seconda
mano d’Europa (dal 23 al 26/10, volo e hotel
per 2 da 443 euro www.volagratis.com).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le città
Derry
Irlanda del Nord
Ospita dal 17 ottobre
al 2 novembre una non stop
(la più grande d’Europa)
dedicata ad Halloween
Ferrol
e Lugo Vigo
celebrano in Galizia la versione
locale della festa dei morti
«Noite dos Calacús»
burgo
Edim
Borgo a Mozzano
mette in scena un famoso party a tema
kolossal che è giunto ormai
alla sua 21° edizionea cui partecipano
circa 10mila visitatori
Danze e spettacoli animano la notte
scozzese del 31 dando vita al «The Beltane
Fire Society ». Una manifestazione,
di origine celtica per festeggaire
il passaggio dall’autunno
all’invero
celtica di una divinità che vigila sugli umani e le
stagioni. Ovviamente musica, danze (e fuoco)
sono al centro della rappresentazione che l'anno
scorso è stata seguita da 10 mila persone. Si vola
(tariffe da 230 euro) da Milano e Roma con
Easyjet (easyjet.com) e British airways (britishairways.com).
In Galizia, terra di riti celtici
I celti migrarono in Spagna (fra il 900 e il 330
prima di Cristo con un lungo processo di contaminazione) e portarono con loro riti e tradizioni,
per questo l’Halloween spagnolo è molto vicino
alle radici di Samhuinn. E specialmente in Galiza, dove i festeggiamenti cominciano il 31 ottobre con il Dia De Las Brujas, il giorno delle streghe o Noite dos Calacús, delle zucche. Le città da
visitare sono Vigo, La Coruña e Ferrol (per motivi
religiosi Santiago di Compostela resta defilata
rispetto alle feste popolari pagane) dove l'interesse dei residenti più che al travestimento va al
quemada: una bevanda alcolica mix di alcool,
caffè non macinato zucchero e buccia d'arancia.
In più la Galizia di per sé è già una terra di un ricco immaginifico fra leggende di fantasmi e di
morti che tornano a visitare i vivi. Voli via Madrid
(da circa 200 euro) con Iberia (iberia.com), Vueling (vueling.com) e Air Europa (www.aireuro-
Qui vicino
A Borgo Mozzano, Lucca, uno staff
di cento persone mette in scena una
delle rappresentazioni più sfrenate
dell’antica festa pagana
pa.com).
Mirabilandia per l'Horror Festival
Il parco giochi più grande d'Italia (a Savio, nel
ravennate) si attrezza a partire da domani, sabato 11, con una sequenza di weekend a tema in vista del 31 ottobre quando l'animazione vestirà
solo i panni di scheletri e streghe (www.mirabilandia.it on line due biglietti adulti e due bambini a 89 euro) per l'Halloween Horror Festival in
programma dalle 18 alle 22.
Un parco dedicato alla magia
«Rainbow magicland» è il parco in provincia
di Roma (www.magicland.it) dedicato alla magia. Le diverse aree del parco anticipano Halloween ogni weekend, e fino al 31 ottobre propongono feste a tema. L’Halloween party del 31
ottobre offrirà spettacoli con animazione per
tutta la giornata e una Halloween night fino a
mezzanotte. Gli show sono ospitati in due teatri
all’interno del parco (ingressi con la formula
parco+hotel a partire da 39,90 euro a persona).
Horror show nel cuore d'Europa
Il più grande parco d'Europa dopo «Disneyland Paris», Europark (www.europapark.de/en il
sito non è on line in versione italiana; ingressi 35
euro adulti, 30 per bambini fino a 11 anni) organizza fino al due novembre una serie di spettaco-
Pparra
Lucca
La festa
«All HallowsEve», la vigilia
di Ognissanti. È
una variante
scozzese
dall’inglese
arcaico il nome
della festività
anglosassone
di tradizione
celtica che si
celebra la notte
del 31 ottobre.
Diventata festa
laica, si è
affermata negli
Usa da metà
‘800 con la
simbologia
della morte e
del macabro.
Ora si festeggia
anche in Italia
in modi vari:
dalle feste
in maschera
al girovagare
dei bambini di
casa in casa
chiedendo
«dolcetto o
scherzetto». Il
simbolo è la
zucca intagliata
li «Halloween Circus» e «Horror Nights» dove i
visitatori hanno la possibilità di partecipare come figuranti. Il parco è in territorio tedesco, si
raggiunge con cinque ore d'auto da Milano e
quattro da Torino. Da Basilea, A5 in direzione
Rust. Ricco di attrazioni ad alto contenuto tecnologico il parco ha due controindicazioni: i tempi
di attesa di circa 45 minuti e i rallentamenti che
spesso si incontrano per raggiungerlo.
Per le notti dark arrivano i dj
Più lontano
In Galizia, a Vigo, La
Coruña e Ferrol si
celebrano i celti con la
quemada, mix alcolico
Un altro parco giochi kolossal (nel veronese a
Castelnuovo del Garda, www.gardaland.it per
acquisti on line ingr. a 29 euro) ha preparato un
31 ottobre declinato in musica, dispiegando la
squadra di disc jockey di Radio105 con un'apertura straordinaria fino a mezzanotte.
Fabrizio Guglielmini
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
TEMPI LIBERI
Sapori
Food&Book a Montecatini
& amori
Scrittori che parlano di cibo nei propri romanzi. E chef che
comunicano tecniche e idee attraverso le ricette. Ecco l’anima di
«Food&Book»: un festival sul rapporto tra libri e gastronomia. La
seconda edizione torna dal 10 al 12 ottobre a Montecatini
Terme, con autori come Andrea Vitali (nella foto), Errico
Buonanno, Francesco Carofiglio, chef e scrittori esordienti.
«Sono loro la vera novità di quest’anno», spiega il direttore
Degustazioni, presentazioni letterarie e un concorso per scrittori esordienti
editoriale del festival Carlo Ottaviano. Oltre alle presentazioni
letterarie e agli showcooking, infatti, 17 autori in erba scelti tra
102 candidati presenteranno i propri progetti a tema
enogastronomico ad alcuni editor. E poi: degustazioni e una
mostra di 31 menu storici serviti a bordo delle navi della Marina..
Alessandra Dal Monte
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Dall’arrosto «telecomandato» con la slow cooker al factotum
Bimby: viaggio tra i gadget (e il loro reale utilizzo)
che prima o poi finiscono sulle mensole della nostra cucina
Cosa (e perché)
serve in cucina
I
Il libro
«Home
cooking» è il
libro della
scrittrice e food
writer Laurie
Colwin,
scomparsa a
48 anni
l sentore che stesse accadendo qualcosa di singolare l’ho avuto quando un collega solitamente pacato una mattina mi ha fatto trovare sulla scrivania un foglio con la fotografia di qualcosa di simile a una bomba ad orologeria. «Cos’è?», ho chiesto perplessa. «Il mio nuovo oggetto del
desiderio: la slow cooker a infrarossi. Pensa, ci
ho fatto l’arista ieri. La metto su la mattina e con
una app l’ho controllata e seguito la cottura mentre ero al lavoro. Al ritorno, la carne era pronta!».
La mia perplessità è aumentata quando a casa di
una carissima amica, una sera lei si è esibita in un
risotto alle zucchine.... fatto con il Bimby (il food
processor forse più famoso al momento). «Com’è?», mi ha chiesto ansiosa. E io ho dovuto ammettere: «Buono».
Ma il nodo, mi sono detta, non è come siano
questi piatti cucinati con nuovi strumenti. Bensì
cosa resti alla fine del cucinare. Di quel governare
il fuoco, i liquidi di cottura, le temperature, le
consistenze dei cibi, le alchimie... E se davvero,
come sembra, nella cucina di oggi debbano essere presenti così tanti oggetti. Ecco: cosa serve,
davvero, per cucinare? È chiaro che qui le risposte divergono dividendosi in due grandi famiglie. Coloro che riempirebbero la cucina di ogni
aggeggio di ultima generazione. E quelli (dei
quali fa parte chi scrive) che invece sono convinti
che gli oggetti davvero essenziali siano pochi.
Pochissimi. Basta solo saperli scegliere. High tech o Low tech, dunque, questo è il dilemma.
Perché è indubbio che la slow cooker con app farebbe la gioia di qualsiasi persona che al suo ritorno dopo una giornata di lavoro voglia trovare
qualcosa di realmente decente a tavola. Così come l’impastatrice (ce ne sono oramai di bellissime e coloratissime) campeggia come un vero
trofeo nelle cucine delle più grandi food writer
del mondo. Insomma, dopo averla vista sullo
sfondo della cucina di un’appagatissima Nigella
Lawson, chi non la vuole avere? E poco importa
se serve davvero. Perché gli oggetti del desiderio
seguono altre strade per entrare nel cuore. Alla
prova del fuoco, il vero atout dell’impastatrice è
sul montaggio dei bianchi: l’aria che riuscirete a
incorporare con lei sarà difficile da replicare con
un frustino, anche se elettrico. E la cocotte di ghisa? L’arrosto che fa è inimitabile in quanto a morbidezza della carne e originalità dei sapori. Mentre un mondo a parte è il Bimby, re assoluto dei
food processor. Cucinare con il Bimby è una filosofia di vita: inserisci tutti gli ingredienti insieme
e alla fine ti trovi il piatto pronto. Qualunque
piatto: dal gelato al cous cous. C’è chi se lo porta
dietro anche in vacanza.
Esistono poi tutta una serie di altri oggetti che
prima o poi finiscono sulle mensole di una cucina foodie. Stampi da bundt, da plumcake, grattugie elettriche, termometro per la carne, sifone,
tasca da pasticciere super tecno (e nessuno dice
la verità: basta un po’ di carta forno...), microonde, friggitrice elettrica, la macchina per il pane, il
coltello elettrico, lo schiaccia aglio.... Secondo
una recente inchiesta del Guardian, anche i
grandi chef hanno i loro oggetti del desiderio. Jamie Oliver anela a un vaso da marmellata con
chiusura tecnologica. Yotam Ottolenghi allo
schiacciapatate della Masterclass (sembra che
Desideri / 1
Dopo averla vista
dietro Nigella Lawson
chi non desidera una
impastatrice?
Desideri / 2
Lo chef Jamie Oliver ha
confessato di anelare a
un vaso da marmellata
con chiusura tecno
La novità
L’albume?
Balla da solo
Basta complicate
operazioni di
«separazione» e
passaggio tra un guscio
e l’altro: l’ultima
tendenza sugli scaffali
dei supermercati sono
gli albumi d’uovo
(Stockfood) già filtrati,
in brick oppure in
bottiglia (a.d.m.).
come lui nessuno altro riesca a schiacciare le verdure). Nigella Lawson si lascia andare a una confessione: «Soccombo da anni ai gadget». Ma è legata a doppio filo con un contenitore di plastica
pare insostituibile. Michel Roux, il grande chef:
la scatola da tartufi. Angela Hartnett, altra grande
cuoca: la cocotte di ghisa. Mary Berry,giornalista
di cibo: il food processor....
Ma è Laurie Colwin, scrittrice e food writer per
il New York Times e Gourmet, ad aver dato la linea in un capitolo del suo primo libro, Home cooking, piccolo gioiello della scrittura gastronomica. La Colwin, scomparsa prematuramente a 48
anni, in The Low Tech Person’s Batterie de Cuisine, ha infatti raccontato il suo rapporto con i gadget e in generale con gli oggetti da cucina. Stilando una sua classifica di quello che è, davvero, essenziale per lei in cucina. E nel compilarla affidandosi a un principio: «Pentole e stampi sono
come i maglioni: ne puoi possedere una moltitudine, ma ti troverai a usare sempre i soliti tre». La
sua lista? Due coltelli. «Uno piccolo e uno grande, meglio se in acciaio inossidabile». Due cucchiai di legno, «Uno con il manico lungo e uno
corto». Due spatole di gomma, «una larga e una
più stretta». Un paio di forbici da cucina decenti.
Due padelle, una piccola e una larga. E se si pensa
alla padella per omelette, beh, secondo Colwin
«può essere sostituita benissimo da quella piccola». Due taglieri, «uno piccolo e uno grande. Il
piccolo «è per preparare il trito d’aglio o affettare
un uovo». Due teglie da forno. Due pentole da
zuppa di due dimensioni diverse. Una casseruola
(ebbene sì, anche Laurie Colwin ne aveva una).
Un paio di pinze da cucina, fondamentali per girare qualunque cosa (senza bruciarsi). Una grattugia. Una grattugia piccola, solo per formaggio,
aglio, zenzero o uova. Delle bastardelle (ciotole in
acciaio), almeno 3 di tre diverse dimensioni. Un
forchettone in acciaio: ha usi infiniti. Magari sarebbe da aggiungere: un libro di Laurie Colwin.
Angela Frenda
@angelafrenda
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Racconti di cucina di Angela Frenda
Le meringhe
classiche
fatte con il metodo
delle quenelles
A
mare la meringa è una
prova di fede. Non esiste
nessuno (e diffidate di chi
dice il contrario) che non
abbia paura di farle. Perché sa che
anche se fino a quel momento ha
avuto fortuna (serve, oltre alla bravura) il vento può cambiare. Quel
dolcetto bianco può tradire. Non
montarsi. Crollare miseramente
sotto i nostri (oramai inutili) colpi
di frusta. E no, avere un mixer di
quelli costosi non rende l’impresa
più facile.
C’è, come avviene spessissimo in
pasticceria, un mix di elementi: la
temperatura dei bianchi d’uovo, la
consistenza dello zucchero... Ma
ognuno di noi ha anche i suoi
trucchi. Separare con attenzione
maniacale i rossi dai bianchi. O
ancora, il limone: per fare le meringhe dei nostri sogni qualche
goccia aiuta. Cimentarsi con la
ILe meringhe
classiche si
conservano
bene in una
scatola di latta
Sotto, una fase
della
preparazione
in trasmissione
(Foto Claudia
Ferri)
meringa vuol dire mettere da parte
ogni terrore di sbagliare. Affidarsi
completamente alle parole di Julia
Child, che ogni cuoca/cuoco che
si rispetti dovrebbe scolpirsi nella
parete della cucina: mentre si sta
ai fornelli l’errore è necessario. Ed
è per questo che considero le meringhe la frontiera di chi aspira al
piglio di Cyrano tra i fornelli. La
formula che vi propongo oggi per
la videoricetta di Racconti di cucina è stata provata una sera d’inverno dopo aver deciso di smettere di
aver paura. Ed è a prova di qualunque fallimento.
Ingredienti: 200 gr di albumi, 200
gr di zucchero semolato extrafino,
200 gr zucchero a velo, alcune gocce di succo di limone, sale qb
Procedimento: unite lo zucchero
semolato con lo zucchero a velo e
mescolateli insieme. Mettete gli
albumi in una ciotola e unitevi me-
tà degli zuccheri. Iniziate a montare a neve ben ferma con le fruste.
Aggiungetevi ora qualche goccia
di limone che servirà per mantenere la meringa bianca.
Una volta raggiunta la giusta consistenza, unite il restante zucchero, e amalgamate con una spatola
mescolando dal basso verso l’alto.
A questo punto potete prendere i
cucchiai e sperimentare il metodo
delle quenelles per formare le meringhe. Cucinarle poi a 75° per circa 1 ora e mezza. Verso la fine della
cottura, di solito apro lo sportello
e lo lascio socchiuso mezz’ora a
forno spento per far sì che l’umidità fuoriesca.
@angelafrenda
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Raccontidicucina.corriere.it è la rubrica di videoricette di Cucina.corriere.it
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
Ricette per la vita
Piatti di casa
e ricordi d’infanzia
Inviateci i vostri
TEMPI LIBERI
Ricordi d’infanzia, sapori di casa, ricette per finire gli
avanzi oppure quelle associate a un momento
particolare. Chi non ha il proprio piatto preferito? La
Cucina del Corriere ha deciso di mobilitarsi e di
coinvolgere i lettori. E lo fa con un’iniziativa, «Una
ricetta per la vita», pensata insieme a Women for
Expo e che continua ancora in queste settimane.
L’invito è a tutti i lettori che vogliano raccontare un
esempio di buona pratica alimentare per combattere
gli sprechi o mandare un pensiero rivolto al futuro su
L’iniziativa
Per partecipare
e inviare la
propria ricetta, è
necessario
registrarsi su
cucina.corriere.it
cibo e nutrimento, il tema di Expo 2015. Inviateci,
dunque, le vostre ricette. C’è tempo fino al 30 giugno
2015. Le tre migliori selezionate riceveranno in
premio una Staub, una cocotte ovale nera, due petit
wok rosso ciliegia o una cocotte rotonda con cestello
per la cottura al vapore. Per partecipare a «Una
ricetta per la vita», è necessario registrarsi a
Corriere.it. Tra le ultime ricette inviate, quella del far
bretone, un dolce tipico della zona del Finistère:
sbattete le uova con lo zucchero, aggiungete la farina,
37
poi il latte caldo e il rum e mescolate fino a che non ci
saranno più grumi; intanto sbucciate e tagliate le
mele e sistematele in una pirofila rettangolare
imburrata abbondantemente insieme all’uvetta.
Infine, mettete la cannella, versate il composto in una
teglia e infornate a 200 gradi per 1 ora. I dettagli e le
altre ricette all’indirizzo cucina.corriere.it/inviaricetta-per-la-vita.
La ricetta
Isabella Fantigrossi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
●Barfly
Uova in camicia e fagiolini
nella stessa pentola
di Marco Cremonesi
Auguri Bloody Mary
Ottant’anni fa
nasceva il cocktail
più famoso al mondo
PREPARAZIONE
Prendi le verdure (perfetti
fagiolini o zucchine molto
tenere) e mettile in una
pentola con un po’ di burro
e uno spicchio d’aglio.
Devono diventare tenere
e non soffriggere.
Quindi coprirle parzialmente
Scoperchiare, aggiungere
una grattugiata di pepe, mettere
le verdure ai lati della pentola
e aggiungere un altro tocco di burro
Rompere nella pentola una o due
uova, e coprire per farle cucinare
nel burro e nel liquido di cottura
delle verdure
INGREDIENTI
La food writer Laurie Colwin,
scomparsa a 48 anni
250 g di zucchine
o fagiolini freschi puliti
1 tocco di burro
Qb sale e pepe
2 uova fresche
possibilmente biologiche
Salare e pepare ancora se necessario.
Se volete, aggiungere
anche del formaggio grattugiato
con un coltello e servire
con due fette di pane tostato
FOTO: Stocksy di Veronika Studer
Gli oggetti del desiderio
1. Cocotte grande
3. Vaporiera
2. Bimby
4. Slow cooker elettronica
5. Food processor
a data di nascita è
controversa. Eppure
ormai ne abbiamo una
convenzionale, e tanto
vale festeggiare: il Bloody
Mary compie 80 anni. Uno
dei cocktail più famosi,
primo esempio della fusione
tra tecniche da bar e da
cucina, nasce al King Cole
bar dell’Hotel St.Regis di
New York per mano del
francese Fernand Petiot. Il
suo creatore, che l’aveva
chiamato Red Snapper, ne
raccontò la nascita come
evoluzione del semplice
succo di pomodoro corretto
con vodka che beveva l’attore
George Jessel. Petiot ne
antepone la nascita al 1921 e
riconosce la paternità del
nome a Jessel. Ma la vicenda
resta controversa. Certo è
che il Bloody Mary, diventato
presto il drink bandiera del
St.Regis (ne servivano 150 a
serata), fu — insieme con il
Martini cocktail di Roosevelt
— simbolo della fine del
proibizionismo. Oggi Petiot
inorridirebbe nel vedere
come è stata stravolta la sua
ricetta: bicchieroni pieni di
cianfrusaglie che arrivano a
contenere interi polli
arrosto. La ricetta
dell’associazione dei
bartender è più sobria: 4,5 cl
di vodka; 9 cl di succo di
pomodoro; 1,5 cl di succo di
limone; 2 o 3 spruzzate di
salsa Worcestershire;
tabasco; sale al sedano;
pepe. Si mescola nel
ghiaccio e si filtra in un
bicchiere highball. A
guarnire un gambo di
sedano e una fetta di limone.
L
Online
Storie di vini e liquori
su barfly.corriere.it
Rossana&co, le caramelle che non ci «lasciano»
E lo chef Andoni Luis Aduriz lavora a The Candy Project, «mappa» mondiale dei bonbon
C
he sapore aveva la Rossana? Meraviglioso e indefinibile, un po’ nocciola, un po’ latte. E la
mou? Latte? Sì, ma. Zucchero?
No, era il sapore di mou e basta,
creato apposta per te. Replicabile, ma senza archetipi.
Le caramelle che non riusciamo a scrostarci di dosso sono
quelle nate e cresciute con noi,
dalla personalità che si è silenziosamente sovrapposta alla
nostra. Tanto che lo chef stellato Andoni Luis Aduriz sta lavorando a The Candy Project, una
«mappa» mondiale delle caramelle, viste non solo sul piano
gastronomico ma anche socio-
culturale. Carattere, si diceva.
Per capirci: la menta decisa delle Pastiglie Leone c’è, sì, ma è un
ricordo preciso. La Rossana invece non è un ricordo definito: è
più una sensazione, quella gioia
zuccherina del ritorno a casa
stanchi e felici dopo la gita. E le
caramelle hanno anche una storia che parte da lontano, forse
dall’arrivo degli Arabi in Sicilia,
prima dell’anno Mille? Di qui
l’origine del nome, kora (piccolo globo) e mochalla (dolce)?
O arrivarono con i primi Crociati dopo le guerre in Terra
Santa? Ma pare che i Romani conoscessero già i confetti, con il
miele al posto dello zucchero. I
La caramella Rossana, creata dalla Perugina nel 1926
frati poi hanno avuto un ruolo
importante: nelle ricerche per
trovare rimedi con erbe e sciroppi, spesso creavano bonbon
per sbaglio. Le balsamiche
Monk’s furono ideate dal monaco britannico William di
Doncaster mentre addolciva
l’eucalipto. Già nel XVIII secolo
a Torino si costituì l’Università
dei Confettieri e Acquavitai.
Nell’Ottocento nascevano le
grandi industrie dolciarie.
Quella fondata da Enea Sperlari
a Cremona recita: «Passione per
la dolcezza dal 1863». La Rossana nacque nel 1926 e porta il nome della donna amata da Cyrano de Bergerac. Il logo del Chu-
pa Chups lo ha disegnato Salvador Dalí. E oggi? Continuiamo
ad apprezzare le caramelle: per
«Food & Thought» in Italia se
ne vendono 6 milioni di chili in
bar e tabacchi.
E quante scene-chiave della
nostra vita sono legate ai dolcetti di zucchero. Si pensi a Lolita nel film di Kubrick. Ma vogliamo parlare delle Morositas
e delle forme di Cannelle? Per la
verità, molti spot di dolcezze
hanno cavalcato il richiamo sessuale. Come Mental e «Io ce l’ho
profumato». Via ai ricordi.
Roberta Scorranese
[email protected]
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
TEMPI LIBERI
Sapori
Cosa comprare, come cucinare: «Milano Golosa»
& amori
Conoscere per non sprecare: saper distinguere un prodotto di
qualità, cucinarlo bene e conservarlo al meglio. Questo punta a
insegnare «Milano Golosa», kermesse a metà tra la gastronomia
e la formazione ideata dal «Gastronauta» Davide Paolini. Dall’11
al 13 ottobre, al Palazzo del Ghiaccio, i visitatori della terza
edizione impareranno come acquistare cibo ottimo
risparmiando grazie all’«Università della spesa». Poi: prove di
Tre giorni di lezioni, dimostrazioni e assaggi dell’eccellenza gastronomica italiana
Goji, dolce e amara
La bacca miracolosa
arriva anche in tavola
La ricetta
Passatelli di bacche,
porcini e zucca
gialla speziata
A caccia di cibo
nei boschi
Sulla scia
di Redzepi
ené Redzepi ha
aperto la strada, con
licheni, muschi e
bacche raccolti nella
foresta scandinava e
nobilitati al rango di
ingredienti da ristorante
stellato. Adesso il
«foraging», ovvero il
procurarsi la materia prima
nei boschi, è diventato un
vezzo italiano. Domani
Valeria Mosca, antropologa,
divulgatrice e cuoca «su
richiesta» sarà protagonista
di un curioso
appuntamento in occasione
della terza edizione di
Milano Golosa. «Alberi da
mangiare: cibo spontaneo
del primo autunno» è il
titolo dell’incontro, in cui
verranno spiegate le regole
di raccolta e l’utilizzo, con
prove pratiche di
riconoscimento, di pino
mugo, abete rosso, faggio,
betulla e frutti spontanei
autunnali come il
biancospino e il prugnolo.
Per la raccolta si spazia dai
boschi di montagna ai greti
dei fiumi: Valeria Mosca,
dalla sua base brianzola,
frequenta la Valtellina dove
in questa stagione si
raccolgono frutti di rosa
selvatica e la corteccia di
betulla per una farina
molto aromatica da usare
per biscotti al profumo di
bosco. Da anni la chef
sperimenta la ricchezza dei
nostri territori proponendo
«piatti selvatici»: tra questi
il pane ai licheni, il brodo
di licheni, miso e ginepro e
piatti più elaborati come il
salmerino leggermente
caramellato del lago di
Como e aghi di larice
( foto), una varietà che vive
in zone del lago profonde
nutrendosi di piccoli
crostacei che gli danno una
sfumatura rosata. La
guarnizione è di foglie fritte
di rumex alpinus o
rabarbaro alpino.
R
C
o l o r a n o d i ro s s o i l
muesli al risveglio,
molti le «annegano»
nello yogurt magro, altri le scelgono per guarnire macedonie di frutta fresca e sorprendere gli amici, che a colpo
d’occhio le confondono con i
più tradizionali chicchi di melograno. Il quarto d’ora di celebrità ora è tutto per le bacche di
goji, microsfere scarlatte originarie della Mongolia, considerate da 2000 anni un rimedio
naturale per mantenere l’organismo in salute, tanto da meritarsi il nome di «frutto della
longevità».
Da Noberasco, negozio specializzato in frutta fresca con sedi
a Torino, Milano e Albenga, se
ne vendono 10 chili a settimana. Un etto di bacche bio tibetane costa 7 euro, 100 grammi
di bacche secche mongoliche 5
euro. Tutt’altro che a buon
mercato, ma lo stesso attraenti
INGREDIENTI
Per la zuppa:
500 g polpa di zucca
800 ml brodo di pollo
Per il caramello:
80 g succo
di bacche di goji
80 g zucchero
di canna
80 g chorizo
PROCEDIMENTO
Soffriggere lo scalogno con il burro
(30 g), unire la zucca e tostare
Bagnare col vino (100 ml), coprire
con brodo di pollo e cuocere. Frullare
il tutto, ed emulsionare col burro (50 g)
Lasciare gli ingredienti dei passatelli,
con le bacche dry tritate, per 20 min.
Cuocere i porcini in olio evo a 75°
Caramellare il chorizo tagliato
con zucchero di canna (80 g)
Coprire con succo di bacche, e ridurre
ad un terzo del volume
Lavorare l’impasto dei passatelli
in striscioline, cuocere nel brodo
di pollo e scolare
Unire nel piatto la crema, i passatelli,
i funghi e il caramello
Elio Sironi
Autore della ricetta, è lo chef del Ceresio
7 di Milano. Nato in Brianza, si è formato
tra Germania, America e Giappone. Dopo
il Bulgari di Milano, nel 2011 ha aperto il
Madai a Porto Cervo (foto Claudia Ferri)
per il potere antiossidante e
l’alto contenuto di ferro e vitamine (B1, B2, B6 ed E). I fantasiosi fino ad oggi le hanno usate anche in insalata, in abbinamento (ideale) con i pinoli. Ma
A.D.M.
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Per i passatelli:
150 g pane cassetta
bianco
80 g ricotta magra
150 g parmigiano
qb sale, noce
moscata, lime, curry,
zafferano, cannella,
anice stellato, alloro
15 g bacche dry
di goji
200 ml brodo di pollo
4 porcini
Salutista ma gustosa: la ricetta «imprevedibile»
Il «foraging»
cucina alle «Officine del gusto», produttori all’opera mentre
realizzano le loro specialità nei «Making show» e una «Sala del
tempo» dove si potranno capire gli effetti dell’invecchiamento
sugli alimenti. Tra le eccellenze anche il Consorzio del prosciutto
toscano, che mostrerà il procedimento della «spillatura».
la novità è che possono essere
un ingrediente per piatti più
elaborati: con la cottura mantengono inalterate molte delle
loro proprietà . Elio Sironi del
ristorante milanese Ceresio 7 le
ha conosciute da vicino grazie
allo stile salutista dei suoi
clienti. È nata così l’idea di portarle in pentola, accanto agli ingredienti della sua cucina mediterranea ispirata alla «sem-
plicità esigente». I passatelli,
pasta della tradizione marchigiana, sono stati impastatati oltre che con mollica di pane e
parmigiano, anche con minuscoli pallini rossi. Il succo di
goji è stato usato poi per la salsa che guarnisce il piatto «dando rotondità alla ricetta». Lo
chef ha declinato le bacche anche con puntarelle e acciughe e
con le sarde in saor, al posto
dell’uva sultanina. «Quel giudizio sospeso tra dolce e amaro
rende la bacca di goji versatile», dice Sironi, che fotografa
un modo di mangiare più educato. «Oggi si inizia un pranzo
quasi sempre con un’insalatina, la gente ha capito che certi
cibi ti fanno più felice: le bacche in questo caso sono gustose e sostano meno nello stomaco di un pollo alla piastra». Già
da qualche tempo i «superalimenti», di cui le bacche di goji
occupano il podio, sono entrati
a far parte della dieta dei consumatori più esperti: ne sono
un esempio l’acqua di cocco
(secondo il New York Times addirittura destinata a superare la
stessa minerale, per quantità di
consumi) e le bacche di Maqui,
considerate l’alimento antiossidante per eccellenza.
Pietro Leeman, lo chef di Joia
Leggero, il ristorante vegetariano con una stella Michelin,
produce nella sua cucina l’acqua di cocco da usare per le ricette. «È un ottimo ingrediente
per preparare il nostro waffle
vegano, rinunciando così a uova e latte di mucca», spiega Leeman, che sperimenta ogni
giorno il valore delle proteine
vegetali. Anche le bacche di
goji fanno parte di questo universo, utilizzate secche o ammorbidite, per «ingrandire le
molecole e potenziare l’effetto
antiossidante». Tra le sue ricette c’è il risotto vegano con mantecatura di sedano, rapa e broccolo crudo, servito con una
spuma di cavolo romanesco e
contorno di bacche di goji. Con
un’accortezza. «Per le spiccate
proprietà nutritive vanno usate
con parsimonia, quasi in dosi
omeopatiche».
M. Pro.
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Michela Proietti
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FOTO DI CLAUDIA FERRI
38
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
Vini e lusso
Sapori
Al via a Milano
la «Vendemmia»
di Montenapoleone
& amori
Il caso
E tra Israele
e Palestina
scoppia
la lite sui ceci
T
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Vino, cibo e lusso. Dopo l’appuntamento di ieri con le
degustazioni nelle boutique del Quadrilatero
milanese, continua in questi giorni, alla sua quinta
edizione, la Vendemmia di via Montenapoleone.
L’iniziativa è organizzata dall’associazione della via
milanese con il patrocinio dell’assessorato al
Commercio, turismo e servizi di Regione Lombardia,
dalla Provincia e dal Comune di Milano insieme a
Confcommercio. L’obiettivo è quello di far vivere
un’esperienza che unisca la cultura del vestire a
39
quella enogastronomica. Fino a domenica alcuni tra i
ristoranti più esclusivi del centro offriranno uno
speciale menù a prezzo fisso (30 euro per il pranzo e
50 per la cena), mentre sarà esposta a Palazzo Reale
un’installazione di Stampone. Oggi intanto il
Padiglione dell’Arte Contemporanea (PAC) ospiterà
un’esclusiva degustazione delle 100 etichette del
Comitato dei Grandi Cru d’Italia (l’evento è a invito).
I. Fan.
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Venezia, le viti sono tornate
Un nuovo vigneto a Torcello e un altro a Mazzorbo: la storia (antica) di «Venissa»
di Luciano Ferraro
ra Israele e Palestina
scoppia la guerra dei
ceci. A luglio, negli
stessi giorni in cui le
forze armate israeliane
davano inizio all’operazione
«Protective Edge» nella
Striscia di Gaza, sulla costa
orientale degli Stati Uniti
partiva la nuova campagna
pubblicitaria di «Tribe», il
secondo marchio di
hummus più venduto negli
States. Campagna dai toni, è
l’accusa, fortemente allusivi
al conflitto. «O sei un
membro oppure no», è il
nuovo slogan di «Tribe», che
significa «tribù». Dove il
riferimento è all’espressione
«member of the tribe», slang
usato dagli ebrei americani
per definire un ebreo. Perché
la crema di ceci e tahina
«Tribe» è della Tribe
Mediterranean Foods di
Taunton (Massachusetts),
rilevata nel 2008 dalla Osem
Company, uno dei più grandi
produttori e distributori
alimentari d’Israele
(controllato al 51% dalla
Nestlé). Così, tanti hanno
letto in chiave politica i
manifesti. Per esempio «Il
tuo stomaco non dovrebbe
mai essere costretto a
compromessi» («settle» è il
termine usato, lo stesso di
«trovare un accordo»; ma
«settlement» è anche
«insediamento»). E ancora:
«Se non ce n’è abbastanza
per tutti, è un peccato per
tutti». Il riferimento ai
territori contesi, per molti, è
evidente. L’azienda si
difende. Il chief executive
Adam Carr parla al New York
Times di «critiche
pretestuose»: gli avvenimenti
internazionali non hanno
peso sul marketing, la
campagna era stata studiata
mesi prima delle tensioni e
rientra in una strategia per
rosicchiare quote alla rivale
Sabra. Ma la protesta contro
«l’uso politico dello hummus
nel conflitto israelopalestinese», cui aderiscono
da Occupy Wall St. alla
Boston Coalition for
Palestinian Rights, infuria sui
social network: Tribe è
entrata nel mirino di Boycott,
disinvestment and sanctions
(Bds), il movimento di
pressione politica pro causa
palestinese, che ha
tappezzato New York di
poster che fanno il verso alla
campagna dell’azienda.
Gastropolitica o solo un
ottimo antipasto?
Costanza Rizzacasa
d’Orsogna
@CostanzaRdO
TEMPI LIBERI
C’
è una Venezia che si
sente come Antonio,
il mercante di Shakespeare: «Veramente
non so perché sono così triste»,
ripete ogni giorno. Una città
melanconica che prima mandava bastimenti in tutti i mari e
ora s’indigna scambiando per
invasore un attore hollywoodiano con la sua flotta di paparazzi. Oltre Venezia, come nel
Cinquecento, c’è Belmonte,
l’isola sognata dallo scrittore,
regno della bellezza. O meglio,
ci sono più Belmonte, isole nella laguna. Il loro tesoro non è
nascosto in tre scrigni come
nella commedia cinquecentesca, ma ha radici tra la terra e
l’acqua. Nella Venezia Nativa, la
naci armeni dell’ordine dei
mekhitaristi con base all’isola
di San Lazzaro. Nasce così, con
gli enologi Desiderio Bisol e
Roberto Cipresso, Rosso Venissa, l’annata sul mercato è la
2011. «Abbiamo prodotto circa
5.000 bottiglie - racconta Matteo - al posto dell’etichetta c’è
una foglia di rame ideata dal signore del vetro Giovanni Moretti. Per il primo Venissa, con
la Dorona, invece l’etichetta è
d’oro, recuperando l’antica tradizione dell’uso di questo metallo: molto tempo prima del risotto di Gualtiero Marchesi,
l’oro compariva sui piatti della
Serenissima, al punto che il doge fu costretto ad intervenire
vietandone l’uso smodato e talvolta intossicante». Le bottiglie
costano dai 120 ai 140 euro.
Tutto, nella Venezia Nativa
del vino, è cominciato con Flavio Franceschet e Mauro Lorenzon, animatori dell’associazione «La Laguna nel bicchiere»,
che hanno ritrovato pergole di
uve perdute in giardini e luoghi
sacri. Poi è arrivato nell’isola di
Sant’Erasmo l’imprenditore televisivo francese Michel Thoulouze, l’inventore di Tele+ e di
decine di altri emittenti in tutto
Torcello
Aeroporto
Marco Polo
La g u na ve ne ta
Mazzorbo
Murano
S. Erasmo
VENEZIA
P.zza S. Marco
La raccolta Un momento della vendemmia nel nuovo vigneto
della famiglia Bisol a Mazzorbo, che si aggiunge a quello di Torcello
km 1
il mondo. Produce l’Orto, uvaggio di Malvasia istrana, Vermentino e Fiano d’Avellino.
Nella stessa isola sta per sbarcare un vignaiolo della Borgogna.
E poi c’è la grande ricerca
svolta dalle università di Padova
e di Milano (grazie al professor
Attilio Scienza), con il Consorzio Vini Venezia ed il Centro per
la Viticoltura di Conegliano. È
stata redatta la mappa genetica
dei piccoli vitigni in 11 zone della laguna. Sono state trovate Albana, Dorona, Garganega, Glera, Malvasia istriana, Moscato
giallo, Tocai friulano, Trebbiano toscano e romagnolo, Verduzzo trevigiano e Vermentino;
e tra i rossi Marzemino, Merlot
e Raboso veronese. «Per salva-
Prima
L’antico vitigno, 80
piante, è stato ritrovato
e salvato a Mazzorbo
nel 2002
E dopo
Venissa ora raddoppia:
è stato trovato un
vigneto di 40 anni di
Merlot e Carmenere
prima ad essere abitata dopo la
fuga da Altino conquistata dai
barbari nel 639, si torna a coltivare la vite. Un nuovo vigneto è
nato a Torcello, un altro a affianca quello già esistente a
Mazzorbo. Al riparo delle mura
del convento di Santa Lucia, i
Carmelitani scalzi hanno fiutato il vento nuovo, riportando in
vita un antico vigneto.
Arrivano nuove energie. Come quelle di Matteo Bisol, 27
anni, dalla Valdobbiadene del
Super Prosecco, laurea in Economia a Ca’ Foscari e master in
consulenza strategica. Con la
moglie Veronica, interior designer, si è trasferito a Mazzorbo
per occuparsi a tempo pieno di
vino, poco meno di un ettaro di
Dorona, antico vitigno, 80 piante ritrovate e salvate nel 2002. Il
padre, Gianluca Bisol, le aveva
piantate nel 2006. Quattro anni
dopo è uscito il primo vino, Venissa, nome ispirato a un verso
del poeta Andrea Zanzotto. «Vivo e lavoro qui - racconta Matteo - il mio mondo è un ex convento, con una vigna murata e il
campanile in mezzo, una terra
incredibile, ricca di minerali e
percorsa da acqua salmastra.
Abbiamo aperto un ristorante e
alcune suite. Sono rimasti gli
orti di cui si occupano gli anziani di Burano».
L’operazione Venissa in questi giorni è raddoppiata. In
un’isola che appartiene ad una
ricca famiglia di industriali è
stato trovato un vigneto di 40
anni, Merlot e Carmenere. Laguna Nord, dove volano degli
aironi cenerini e delle garzette,
tra le valli da pesca degli Stefanel e degli Swarovski. Filari che
si devono alla costanza dei mo-
guardare questa biodiversità spiega Carlo Favero, direttore
del Consorzio - stiamo realizzando due vigneti sperimentali
che raccoglieranno le viti recuperate ed alcune varietà storiche. Il primo, a Torcello, è già
completato, il secondo sarà
pronto nei prossimi mesi».
Sorgerà nel convento dei Carmelitani scalzi, sul Canal Grande, dove è sepolto l’ultimo doge, Lodovico Manin.
Sul tema oggi viene presentato il libro «Il vino nella storia
di Venezia - Vigne, cantine e
mescite di vino nelle terre dei
Dogi tra il XIII e XXI secolo», di
Manna Crespan, Gabriella De
Lorenzis, Carlo Favero, Serena
Imazio, Daniele Migliaro, Jacopo Nardi, Andrea Pitacco e Attilio Scienza.
«Venezia ha un’antica tradizione di commercio del vino scrivono gli autori - ma non di
produzione viticolo-enologica
locale. La Serenissima aveva
scelto di non avere un retroterra e di proiettare i propri interessi sul mare, secondo il motto
“coltivar el mar e lassar star la
tera”. Tuttavia le viti sono presenti e vengono ancora ricavate
piccole quantità di vino per uso
familiare o per le funzioni religiose.»
Così ora le viti rinate possono diventare l’antidoto alla mestizia della città, sulla scia delle
parole di Graziano ad Antonio
nel «Mercante di Venezia»: «Le
rughe della vecchiaia mi vengano per l’allegria e le risate, il fegato mi si riscaldi con il vino
piuttosto che il cuore mi si raffreddi mortificati dai lamenti!».
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
TEMPI LIBERI
Sapori
Tra i masi per assaggiare mosto, castagne e formaggio
& amori
In altre parti del mondo lo chiamano
«indian summer» o «foliage», in Alto
Adige invece è il momento del
«Törggelen», l’usanza di camminare di
maso in maso per assaggiare il mosto,
il vino nuovo o il vino vecchio
accompagnati dalle immancabili
I
nomi sembrano usciti da una
saga fantasy: Barbatass, Fatulì, Tombea, Silter e Bagòss.
Questi magici formaggi bresciani da oggi a domenica verranno celebrati a Castegnato (Bs)
nella XIX edizione di «Franciacorta in bianco», showcooking,
«Keschtn» (castagne arrostite) e da
molti altri prodotti tipici, dallo speck ai
formaggi. Il termine deriva dal latino
«torquere» — pressare, strizzare,
attorcigliare — e si riferisce proprio ai
grappoli d’uva «pressati» per produrre
il vino. Il «Törggelen» originale si vive
esclusivamente nelle vallate con
castagneti e vigneti, all’interno dei
masi che servono piatti della tradizione
contadina. Un sentiero gourmet per
l’autunno d’oro della regione.
Massimo Spampani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fatulì, Tombea
e Bagòss
E il formaggio
diventa magico
degustazioni, dibattiti, e la rassegna di 80 produttori, provenienti non solo dal territorio ma
da tutta Italia. Oltre a essere degustato, il formaggio verrà assolto dall’accusa di «alimento-killer». Il formaggio non fa impennare il colesterolo e, stagionato,
è particolarmente adatto agli intolleranti al lattosio. Ne discuteranno domenica (ore 17) il dottor
Silvio Spinelli e Marzio Nocchi,
promotori del progetto Àmati!,
coordinati da Paolo Massobrio.
Ma conosciamo meglio i protagonisti della nostra saga for-
ILLUSTRAZIONE DI MICHELE TRANQUILLINI
di Roberto Perrone
Inizia in Alto Adige la stagione del «Törggelen», percorso gourmet tra le valli
ma-fantasy. Il Barbatasso o Barbatass è una libera interpretazione del formaggio caprino.
Deve il nome alla peluria simile a
una barba che ricopre l’esterno
della forma all’inizio della stagionatura. Le piccole forme cilindriche hanno colore bianco
Gli indirizzi
● 1)Azienda Agricola San Faustino
(Fatulì) Loc. San Faustino, 7 (foto)
Ceto (Bs) Tel. 328-1932486
● 2) Parco Alto Garda Br. E. Righetti
& C (Tombea) Piazza Madonna
Pellegrina Valvestino (Bs)
Tel. 0365-74063
● 3) Promofranciacorta (Bagòss)
Via Manzoni, 5 Passirano (Bs)
Tel. 339-1389204
● 4) Az. Agr. Val Persane Via Valle
di Mompiano, 90 Brescia
Tel. 339-6905735
● 5) Consorzio Tutela Silter
Camuno Via A. Moro, 28 Breno (Bs)
Tel. 0364-22386
● 6) Cascina La Benedetta (vaccini
e caprini) Via Brescia, 91 Rodengo
Saiano (Bs) Tel. 338-6829925
● 7) Az. Agricola Danesi (vaccini e
caprini) Via Padana Superiore, 200
Ospitaletto (Bs) Tel. 030-6848023
● 8) Az. Agricola Fr.lli Esposto
(Farina di Castegnato)
Via Molino, 58/60 Castegnato (Bs)
Tel. 030-2722202
● 9) Apicoltura Cella V. Trepola, 52
Ospitaletto (Bs) Tel. 030-640003
● 10) Lanzani Bottega e Bistrot
Via A. Da Brescia, 41 Brescia
Tel. 030-313471
azzurro con venature azzurre di
muffa che compaiono talvolta
all’interno. Il gusto è sapido, erbaceo e persistente. Il Fatulì, in
dialetto «piccolo pezzo», viene
realizzato con il latte della capra
bionda dell’Adamello. Ha pasta
di colore giallo e crosta scura,
per l’affumicatura a cui contribuiscono rami e bacche di ginepro. Il Tombea, da latte vaccino
crudo di Bruna Alpina, stagiona
almeno 90 giorni, ha crosta marrone e pasta di colore giallo concentrato: ideale con polenta taragna, gnocchi alla malghese e
spiedi bresciani. Il Silter prende
il nome dal locale attiguo alla
malga dove sono conservate a
stagionare le forme. Di pasta semicotta, ha sapore dolce e aromatico.
Infine uno dei grandi formaggi italiani, il Bagòss (come si
chiamano gli abitanti del posto)
di Bagolino, valle del Caffaro, Alto Bresciano. Di pasta cruda, da
latte parzialmente scremato, viene stagionato, da disciplinare,
almeno 12 mesi, ma può arrivare
a 24/36. È un formaggio di grande spessore e di grandi forme
(16/18 kg) con tradizioni antiche: durante la fase di rottura
della cagliata viene aggiunto un
cucchiaino di zafferano. Il colore
bruno ocra è dovuto all’olio di lino con cui viene strofinata la
crosta nel corso della stagionatura. Chiamato «grana dei poveri», ha rischiato l’estinzione nel
secolo scorso ma è rinato a nuova, spettacolare vita, testimoniata, attenti, dai numerosi tentativi
d’imitazione. Può essere grattugiato, ma rimane un sensazionale formaggio da tavola. L’olfatto
percepisce le note speziate di
zafferano e verdi di pascolo e fieno. Sul palato un sentore di
mandorle e nel finale un pizzico
di piccante. Sia lodato il formaggio, grande ricchezza italiana.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La ricetta
Risotto al Barbatasso
INGREDIENTI PER 4 PERSONE: 350 grammi di
riso vialone nano Isola della Scala (Verona); 130
grammi di burro; 16 castagne; 200 grammi di
Barbatasso; 40 grammi di miele di castagno; 2
litri di brodo vegetale con sole verdure ma non
pomodoro; sale per il brodo.
PREPARAZIONE: sciogliere il burro in una
casseruola, aggiungere il riso e tostare a fiamma
bassa per 2 o 3 minuti quindi aggiungere metà
delle castagne sbucciate e precedentemente
bollite in acqua salata per 10 minuti. Portare il
riso a metà cottura aggiungendo il brodo
vegetale, quindi unire metà del Barbatasso e
portare il tutto a cottura (circa 15-18 minuti).
Togliere dal fuoco e aggiungere il Barbatasso, le
castagne rimaste e il miele di castagno, quindi
mantecare per 3 minuti aggiustando con un filo
di brodo. Servire in un piatto piano caldo
accompagnando con il vino Libero Esercizio di
Stile rosé da Pinot Nero dell’azienda agricola
Cantrina Bedizzole (Bs).
•Trattoria Urbana Mangiafuoco, Brescia
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
TEMPI LIBERI
A Torino
Tecnologie
Cinema e cultura
digitale: al via
la View Conference
Provate
La View Conference festeggia quest’anno la
15esima edizione. L’appuntamento più importante
a livello europeo quando si parla di grafica, cinema
e cultura digitale prende il via al Centro Congressi
di Torino lunedì 13. Ad aprire i lavori tre cosiddetti
«guru» dell’animazione in computergrafica: Tom
McGrath (regista di «Madagascar») in
rappresentanza della Dreamworks, Alvy Ray Smith
per la Pixar (è uno dei fondatori) e Glen Keane,
vero veterano della Disney (da «La bella e la
41
bestia» ad «Aladdin»). Gli appuntamenti andranno
avanti fino al 17 ottobre con decine di altri ospiti,
tra cui l’italiano Alessandro Carloni, che presenterà
il suo «Dragon Trainer 2».
Chiusa la Conference, mercoledì stesso inizierà al
cinema Massimo la ViewFest, ossia la tre giorni
dedicata alle proiezioni delle anteprime che
chiuderà la settimana torinese.
Per informazioni e biglietti cliccare su:
Viewconference.it.
Lo smartwatch di Si14 e Pullsar
permette al datore di lavoro
di controllare le attività di produzione
e di ubicazione del lavoratore.
La piattaforma del device consente
a tutti gli operatori coinvolti nella
catena e agli addetti al controllo
di sapere cosa accade, dove e quando
Il braccialetto è stato progettato
per resistere all’acqua e dunque
essere usato in ambienti industriali
e all’aperto
Questo device monitora le funzioni
vitali degli operai, soprattutto a livello
cardiaco, consentendo così
di prevenire decessi sul lavoro
ma aprendo un delicato problema
di privacy. Il datore di lavoro potrà
infatti venire a conoscenza di tutti i
problemi di salute del lavoratore
Questo tipo di tecnologie in genere
affiancano al monitoraggio
del lavoratore la raccolta di dati.
Questo ulteriore passaggio dà la
possibilità al datore di lavoro
di monitorare la produttività globale
ma anche dei singoli dipendenti
Corriere della Sera / Mirco Tangherlini
Il Grande Braccialetto che vi controllerà
«V
ai alla corsia numero 3, prendi 10
scatoloni del prodotto XYZ, mettili sul montacarichi numero 72 e
poi recati all’uscita 22». Gli ordini all’operaio compaiono su
un display collocato sul suo polso. Non è un film di fantascienza. Siamo in Gran Bretagna, patria della rivoluzione industriale, dove da qualche mese il controllo dei lavoratori attraverso
braccialetti elettronici è diventato una realtà, nei depositi di
Tesco (ma potrebbe essere anche da Marks&Spencer, Sainsbury’s o Boots). Lo smartwatch
dei grandi magazzini è molto simile a quello che viene ora lanciato in Italia da Si14 e Pullsar.
«Il device entra in azienda e diventa strumento di lavoro per
gli operai nel miglioramento
dei processi produttivi», recita
il comunicato stampa.
Al di là dell’aspetto ludico su
Gli «ordini» vengono dal display
al polso: in Gran Bretagna arriva
in fabbrica la nuova tecnologia
indossabile. I rischi? Privacy finita
chael Blakemore, professore
dell’Università di Durham, in
Gran Bretagna la diffusione di
tali sistemi, anziché rendere il
lavoro più efficiente, rischia di
trasformare i lavoratori in automi che prendono ordini da
computer. Per Ethan Bernstein
dell’Harvard Business School,
c’è poi la possibilità che scatti il
paradosso della trasparenza.
Che, tradotto, significa: la produttività degli impiegati diminuisce se questi sanno che il capo li sta spiando. Morale, a guadagnarci sembra essere solo la
salute. Un progetto condotto
dalla Goldsmiths, University of
London, dopo aver monitorato
120 impiegati di una media
company, ha stabilito che le
tecnologie indossabili (occhiali, braccialetti e orologi) migliorano la postura e la concentrazione dell’8 per cento.
Altro capitolo è la privacy. Le
tecnologie indossabili – così
come in passato le app e i software – permettono di incamerare una quantità enorme di
dati sensibili, fattore che ha fatto schizzare questo mercato da
1,6 a 5 miliardi di dollari. «Se
un’azienda chiede ai suoi impiegati di indossare i Google
Glass, questa imposizione può
essere vissuta come forma di
mobbing», ha dichiarato l’avvocato del lavoro Sue McLean a
Computer Weekly. Ma, d’altro
canto, un dipendente può usare i Google Glass per registrare
e divulgare informazioni riser-
A favore
Secondo le aziende i
braccialetti aiutano a
monitorare la salute
dei dipendenti
Contro
Secondo una ricerca
dell’Università di
Durham, il lavoratore
diventa un automa
cui puntano tra gli altri Apple e
Samsung, lo smartwatch da lavoro, design accattivante e simile agli orologi digitali degli
anni 80, permette al datore di
lavoro di trasformarsi nel Grande Fratello. Il padrone saprà se
il dipendente si sta prendendo
una pausa autorizzata o meno,
dove si trova in qualunque momento della giornata e se è produttivo. Secondo i detrattori
(tra questi ci sono i sindacalisti
britannici) l’ingresso in fabbrica delle tecnologie indossabili
(in inglese wearable technology) rappresenta un pericolo per
l’erosione dei diritti dei lavoratori. Per gli entusiasti – in genere si tratta di chi ha il coltello
dalla parte del manico – questi
gadget sono invece una manna
perché monitorano la salute
dei lavoratori, evitando così
morti sul lavoro. E non solo. «I
braccialetti elettronici consentono di migliorare la produttività», dice chi li percepisce come meri strumenti.
Secondo una ricerca di Mi-
vate». Dunque, in attesa che la
legge (e gli Stati) trovino un
giusto compromesso, c’è poi
chi invita a non demonizzare
troppo il progresso. «Il controllo della produttività è possibile
anche attraverso tecnologie più
obsolete come un pc aziendale», sottolinea Filippo Renga
coordinatore dell’Osservatorio
Mobile della School of Management del Politecnico di Milano.
Ma non solo. Sono i meccanismi psicologici a essere ancora
i migliori strumenti. «Si pensi
alla sottile forma di controllo
che c’è dietro l’invio di una mail
nel weekend o nel fare una battuta al sottoposto per una sua
fotografia che si è vista sulla
sua bacheca Facebook», continua Renga. Per controllare un
dipendente non è necessaria la
Nasa. Basta solo un po’ di psicologia spiccia, molto più economica e meno sanzionabile di
un braccialetto elettronico.
Marta Serafini
martaserafini
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
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Economia
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La proposta Nens
Il «Wef» e il vertice di Davos
Riforma Irpef per sostenere i redditi Quota d’iscrizione più cara del 20%
Una riforma dell’Irpef per ridurre il numero dei
poveri e tagliare il cuneo fiscale. Un’operazione da
14,7 miliardi l’anno. E’ la proposta del Nens,
l’associazione che ha tra i promotori Pier Luigi
Bersani e Vincenzo Visco per «sostenere il reddito
delle famiglie». La copertura verrebbe dal recupero
dell’evasione di Iva, Irpef e Ires, che vale fino 59
miliardi di euro l’anno.
Il World Economic Forum, l’istituzione che
organizza ogni anno il vertice di Davos sulle Alpi
svizzere, costerà il 20% in più per i propri 120
«partner strategici» (soprattutto grandi
multinazionali). Il Wef ha scritto ai propri super
partner alzando la quota d’iscrizione annuale
all’organizzazione da 420 mila a 500 mila euro. Lo
scrive il «Financial Times».
Telecom punta a Metroweb
E a 7 miliardi per la fibra ottica
Il passaggio al Fondo strategico della Cassa depositi. Il gruppo: no comment
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La Lente
di Enrico Marro
La crisi del lavoro
e i 14,7 miliardi
di sussidi a carico
dei contribuenti
N
el 2013 gli
ammortizzatori
sociali sono costati ai
contribuenti ben 14,7
miliardi di euro. Su una
spesa totale di 23,8 miliardi
per cassa integrazione,
mobilità, disoccupazione e
Aspi, di cui 13,8 per sussidi
e 10 miliardi per contributi
figurativi, solo 9,1 miliardi
sono stati finanziati con i
contributi pagati da
imprese e lavoratori. Il
resto, appunto, è stato
coperto dalle tasse. I
numeri del rapporto Uil
sugli ammortizzatori curato
dal dipartimento diretto da
Guglielmo Loy dimostrano
quanto sia costata alle casse
pubbliche la crisi: quasi un
punto di Pil all’anno. In
particolare, la spesa per la
cassa in deroga e la
mobilità in deroga (a favore
delle piccole imprese e dei
settori non coperti da cassa
e mobilità ordinarie), che
ammonta a circa 2 miliardi,
è finanziata interamente
dalla fiscalità generale. Le
piccole imprese, infatti,
non versano nulla per gli
ammortizzatori in deroga.
Passando invece ai sussidi
per i quali è prevista la
contribuzione e facendo la
differenza tra versamenti e
spesa, solo la cassa
ordinaria presenta un saldo
positivo di 777 milioni.
Tutte le altre voci sono in
rosso: 8,9 miliardi l’Aspi e
la disoccupazione; 2,3
miliardi la mobilità; 2,2 la
cassa straordinaria. I
lavoratori che nel 2013
hanno beneficiato di
sussidi sono stati 4,5
milioni, in pratica un
dipendente privato su tre.
In media hanno ricevuto
nell’anno 5.191 euro. Prima
della crisi, nel 2008, per gli
ammortizzatori la spesa era
stata di 10 miliardi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Telecom Italia «non
commenta». Ma il dossier Metroweb sembra volere uscire
prepotentemente dai tombini.
Il timing non è casuale. Metroweb Italia — che controlla
Metroweb Milano, società
compartecipata anche da Swisscom — è per il 53,8% di F2i e
per il 46,2% di FSI Investimenti
, società costituita, guardacaso,
lo scorso luglio e controllata
per il 77% dal Fondo Strategico
di Franco Bassanini e e per il
23% dalla Kuwait Investment
Authority. Bassanini, non è un
mistero, è anche alla guida di
Cdp. Ma non è un mistero
nemmeno che Vito Gamberale
pensasse di trasformare Metroweb nella famosa Società
della rete partecipata da tutti
gli operatori. Un progetto che
aveva causato un braccio di ferro con Telecom, riluttante a
mollare la rete, unico asset che
garantisce il debito monstre
del gruppo telefonico. Con
l’uscita di Gamberale da F2i,
evidentemente, si apre una stagione nuova per il futuro della
società. Il passaggio è comunque delicatissimo se si considera che Telecom è in piena fase di transizione con gli azionisti, da Telefonica a Mediobanca
a Intesa a Generali, che hanno
ampiamente fatto capire di
considerarsi già fuori, psicologicamente, dal capitale della
società. E un nuovo potenziale
azionista, Vivendi, che ha mostrato l’interesse a entrare ma
che di fatto ha solo un’opzione
a trasformare in titoli Telecom
parte delle azioni della nuova
società che si sta formando
dalla fusione in Brasile tra Gvt e
Vivo.
Una delle strade possibili
potrebbe essere il passaggio
dell’intero pacchetto MeMILANO
La ragnatela Metroweb
53,8%
Fondi Italiani per
le Infrastrutture
46,2%
Fondo Strategico
Italiano
Metroweb
Milano
METROWEB
ITALIA
10,6%
Swisscom
(Fastweb)
1,7%
Metroweb
Management
87,7%
85%
Metroweb
Genova
d’Arco
troweb nel Fondo Strategico
per poi trattare l’eventuale passaggio a Telecom. Tra i nodi da
sciogliere c’è la partecipazione
di Swisscom (e dunque Fastweb) al piano di sotto, Metroweb Milano. Fastweb ha comunque dei contratti a lunghissima scadenza in Me-
t rowe b e , s e m b r a , a n c h e
favorevoli alla società svizzera.
Dunque, da questo punto di vista non ci dovrebbero essere
problemi. Certo, non può non
colpire che sempre in questi
giorni sia riemerso tra i rumor
che scaldano la Borsa la possibile vendita di Fastweb a Voda-
La partnership I mattoncini
Lego, addio
a Shell
fone, dossier ormai sotto la cenere da anni ma, comunque,
mai negato (il punto è solo la
valorizzazione ma se Telecom
si prendesse Metroweb il valore difensivo di Fastweb per Vodafone sarebbe sicuramente
più alto. D’altra parte i contanti
non mancano al gruppo ingle-
Fastweb
In questi giorni i rumor
della possibile vendita
di Fastweb a Vodafone
scaldano la Borsa
Come chiedeva Greenpeace (foto),
Lego non rinnoverà la partnership con
Shell a causa delle trivellazioni della
compagnia nell’Artico. La
collaborazione con l’azienda di
giocattoli durava dagli Anni 60.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
se che ha i famosi 3,7 miliardi
del piano «molla»). Resta da
capire se per Telecom ci sia un
altro tipo di molla: quello dello
sblocca Italia. All’articolo 6 si
legge che per accedere ai benefici da 7 miliardi da investire in
reti ultraveloci che ci aiutino a
colmare il gap con l’Agenda europea 2020 non si possono utilizzare investimenti «previsti
in piani industriali o finanziari
o in altri idonei atti approvati
entro il 31 luglio 2014». Il passaggio in Metroweb potrebbe
forse aprire uno spiraglio.
Massimo Sideri
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fca, Exor avrà il 46% dei voti
Fiat Chrysler da lunedì a Wall Street, nel pomeriggio a Piazza Affari
Parte il road show: sul tavolo dei fondi Usa il 7% del gruppo
MILANO Il 30% del capitale. Il 46%
416
milioni il costo
per Fca del
riacquisto delle
azioni legate al
recesso: effetto
che ha
penalizzato il
titolo, in calo
ieri del 2,14% .
Da lunedì la
doppia
quotazione di
Fca a Wall
Street e Milano
dei diritti di voto. È questo il
nuovo peso che, grazie al voto
multiplo previsto dalla legge
olandese, Exor avrà in Fiat Chrysler Automobiles. Lo si ricava
da un «avviso» di Borsa Italiana. E dai calcoli sui numeri che
ieri, prima dell’apertura di Piazza Affari, Fca ha comunicato sui
risultati definitivi del recesso. È
da quelli che, alla vigilia dello
sbarco a Wall Street, si arriva al
dato del 46%: una presa più che
salda sul controllo assembleare
e che, tra l’altro, consente alla
holding guidata da John Elkann
ampi margini di manovra.
Margini da utilizzare, come
ha ribadito lo stesso numero
uno di Exor a Businessweek,
eventualmente in futuro: se (o
quando) si presentasse la chance di un’alleanza in grado porta-
re Fiat Chrysler in cima alla classifica mondiale dei costruttori,
la famiglia Agnelli avrebbe spazio per diluire la propria quota
senza dover rinunciare al ruolo
di primo azionista.
C’è anche altro, però, nei numeri di chiusura dell’operazione di recesso. L’ultima fase, terminata lunedì scorso, riguardava l’offerta in opzione ai soci
Fiat dei titoli «restituiti» (a
7,727 euro) da chi ha scelto di
non seguire il gruppo nella fusione «olandese» e nella quotazione americana. Sono state assorbite 6.085.630 azioni su un
totale di 60.002.027. La differenza la ricomprerà Fca, per una
spesa di 416 milioni che Sergio
Marchionne conta di recuperare (a prezzi superiori) con il
road show in partenza negli Usa
subito dopo l’esordio al New
Recesso
● I soci Fiat
hanno
assorbito
6.085.630
azioni sul totale
di 60.002.027
derivanti dal
recesso. Così si
è conclusa
l’operazione
nei confronti di
chi ha scelto di
non seguire il
gruppo nella
fusione
«olandese»
York Stock Exchange, lunedì
prossimo. Convinto che per i
grandi investitori istituzionali
Usa «il titolo sarà interessante»,
tanto più dopo il sorpasso su
Toyota al terzo posto delle vendite negli Stati Uniti, l’amministratore delegato metterà potenzialmente sul piatto un doppio pacchetto: l’equivalente di
quello derivante dal recesso e
34,6 milioni di azioni proprie.
In tutto 88,5 milioni di titoli:
circa il 7% del capitale.
Porterebbe liquidità preziosissima. Cui intanto però Piazza
Affari, nel penultimo giorno al
listino della «vecchia Fiat» (Fca
esordirà lunedì pomeriggio, in
parallelo con Wall Street), fa pagare i 416 milioni di spesa in arrivo: -2,14%, a 7,09 euro.
Raffaella Polato
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Piazzetta Cuccia
Mediobanca,
Di Carlo lascia
a novembre
ma resta advisor
(c.ci.) Il primo novembre
Massimo Di Carlo,
vicedirettore generale di
Mediobanca, lascerà
l’istituto, dov’è responsabile
dell’attività di credito e
finanza strutturata, per gravi
motivi familiari.
L’amministratore delegato
Alberto Nagel, sottolineando
«la stima per le alte qualità
professionali di Di Carlo», si
è assicurato che continui a
collaborare con il gruppo
come senior advisor con
focus sullo sviluppo del
wealth management e delle
sinergie di prodotto fra
private e corporateinvestment banking.
Di Carlo, 51 anni, è uno dei
manager centrali della
costruzione della «nuova
Mediobanca», la gestione
seguita all’uscita di Vincenzo
Maranghi nel 2003, che aveva
subordinato le dimissioni
alla continuità manageriale e
all’indipendenza dell’istituto.
In Mediobanca dall’87, Di
Carlo ha fatto da subito parte
del team dei top manager
guidato da Nagel che ha
preso le redini dopo la svolta,
entrando anche in consiglio
nel 2008 con il ritorno alla
governance tradizionale.
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L’offerta
Cdp Reti, il 14%
alle fondazioni
La Cassa chiede
700 milioni
I negoziati sono condotti in
prima fila dall’amministratore
delegato Giovanni Gorno
Tempini e Leone Pattofatto,
capo delle partecipazioni in
gestione separata della Cdp.
Interlocutori privilegiati, una
dozzina di fondazioni e casse
previdenziali tra cui Cariplo,
Crt e Compagnia di San Paolo.
Tra meno di due mesi, quando
la cassa di via Goito conta di
perfezionare il closing per
l’ingresso della cinese State
grid Europe nel veicolo Cdp
reti, per una quota del 35%,
anche il secondo passo dovrà
avere contorni definiti. La dote
messa in palio da Cdp tra gli
investitori italiani è il 14%
residuo della subholding,
fermo restando così il 51% e il
controllo. Per l’en plein la Cdp
conta sulla bontà
dell’investimento e sulla moral
suasion del ministro Pier Carlo
Padoan. Quel 14% viene
proposto a un prezzo di 700
milioni. La contropartita è uno
yield garantito attorno al 7%. Il
patto stretto tra Cdp e i cinesi,
che avranno tre e due membri
nel board Cdp reti, preclude
ogni ruolo di governance ai
nuovi soggetti istituzionali ma
garantisce un’uscita al fair
value dopo tre anni.
Carlo Turchetti
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
ECONOMIA
L’accordo
L’esperienza delle unità di business delle navi militari di Fincantieri e le
competenze nei sistemi di combattimento, nell’elettronica e nei sistemi
di difesa navali del gruppo Finmeccanica. Le due aziende ieri hanno
annunciato un accordo di collaborazione nel settore delle costruzioni
navali militari con l’obiettivo di aumentare la competitività sui mercati
nazionali ed esteri. «Dobbiamo fare cose che sono vendibili fuori dal
nostro paese» ha sottolineato Giuseppe Bono, amministratore delegato
di Fincantieri in una conferenza alla quale hanno partecipato il ministro
della Difesa, Roberta Pinotti e l’ad di Finmeccanica, Mauro Moretti (foto).
Finmeccanica
e Fincantieri insieme
per le navi militari
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L’operazione su Roger Vivier
Tod’s, crescita a una cifra nel 2015
Per Tod’s il 2015 dovrebbe essere «migliore dell’anno in corso, il
fatturato dovrebbe crescere a una cifra», ha annunciato il cfo Emilio
Macellari. Per il 2014 c’è «tranquillità» circa il raggiungimento del
consensus di fatturato e redditività. Cresce nel secondo semestre la
Cina, anche se di recente sono calate le vendite a Hong Kong, che
pesa per il 10% nel giro d’affari. Da 2015 inoltre partiranno le
discussioni per acquisire Roger Vivier, il marchio di scarpe di lusso di
proprietà della famiglia Della Valle, che Tod’s produce in licenza.
Thyssen chiude a Terni, 530 licenziati
Fallita la mediazione del governo. Delrio: è andata male ma insisteremo. Via l’integrativo
● Il caso
La corsa paracadute
dei depositi bancari
di Giovanni Stringa
L’esito di una trattativa
lunga un mese lascia dietro di
sé solo rimpianti e posti di lavoro persi. Gli Acciai Speciali
Terni — società controllata
dalla multinazionale tedesca
ThyssenKrupp — ha annunciato ieri l’avvio della procedura di
mobilità per 537 addetti. La
cancellazione della contrattazione di secondo livello per tutti i lavoratori, cioè una riduzione netta in busta paga quantificabile in circa il 20% del salario.
Infine la chiusura di uno dei
due forni dell’impianto, con
contestuale riduzione di un
terzo dei volumi prodotti che
così scenderebbero a meno di
un milione di tonnellate.
Una delle tre T (oltre Terni,
anche Taranto per l’Ilva e Termini Imerese) «da salvare urgentemente», per dirla con le
parole del premier Matteo Renzi, si trasforma così nel primo
(fallito) tentativo di mediazione da parte del governo. Che
induce il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, a voler esorcizzare la sconfitta con l’arma della
rassicurazione: «È andata male, ma insisteremo». Non è servita neanche la volontà di per-
MILANO
La vicenda
● Un mese fa
Acciai Speciali
Terni avviò la
procedura
di mobilità per
537 addetti
motivandola
con la
necessità
di un piano di
contenimento
costi per 100
milioni di euro
● Il governo
riuscì ad
ottenere una
sospensione
della procedura
cercando di
trovare una
mediazione
in grado
di evitarla.
Tentativo fallito
suasione del «ministro metalmeccanico» Federica Guidi,
titolare del dossier al ministero
dello Sviluppo. Vertenza che
ora finirà inevitabilmente per
approdare al dicastero del Lavoro prima dei licenziamenti
veri e propri (la legge consente
7 5 g i o r n i d i te m p o ) . Pe r
un’analisi più approfondita potremmo persino inquadrare la
vicenda all’interno di un confronto italo-tedesco ai massimi
livelli (è la tesi di Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Ue, che invoca apertamente un tavolo a due tra
Renzi e Merkel). Non si possono omettere le origini del cortocircuito di Ast, venduta tre
anni fa ThyssenKrupp ai finlandesi di Outokumpu per ma-
Montepaschi in Borsa
Ieri
1,016
euro
+0,20%
2,0
1,4
0,8
Dic 2013
Ott 2014
d’Arco
accettato la richiesta dell’ente
di fare spazio ai nuovi soci.
Confermate le indiscrezioni
delle settimane scorse: per Fintech è entrato il fondatore dell’hedge fund, David Martinez
Guzman; per la società di investimento brasiliana Btg Pactual
è stato indicato l’italiano Roberto Isolani, membro del comitato strategico di Btg e tra gli
uomini di fiducia in Europa del
fondatore Andre Esteves. Non è
un passaggio di poco conto,
considerato che Mps si trova ad
affrontare un passaggio estremamente delicato come l’esame della Bce in vista della vigi-
C
rescono. E sempre più
velocemente. Ad
agosto i depositi
bancari del settore privato
sono saliti del 3,1% rispetto
a 12 mesi prima ( +2,9% a
luglio). Sono gli ultimi dati
di Banca d’Italia. Famiglie e
imprese continuano a
riversare la propria liquidità
nei tradizionali conti
correnti, nonostante i
rendimenti rasoterra.
Invece di investire (le
aziende) e di fare acquisti (i
cittadini), chi può aumenta
i risparmi, intesi come
paracadute anticrisi. Sono
tante «formiche» che
accantonano per il futuro,
con la deflazione che
preannuncia prezzi più
bassi a venire. Ma —
piaccia o no — il mondo
dell’economia ha anche
bisogno di un po’ di
«cicale», per rilanciare
consumi, crescita e lavoro.
E ha bisogno di credito. Ma
i prestiti bancari ai privati,
sempre ad agosto, sono
scesi del 2,5% .
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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AVVISO A PAGAMENTO
L’esordio dei fondi esteri
nel consiglio di Mps
Entrano Martinez e Isolani
Dopo 7 mesi di attesa
dall’acquisto delle azioni Montepaschi e dalla firma del patto
di sindacato con la Fondazione
Mps che li ha resi di fatto azionisti di controllo congiunti della banca, ieri i fondi esteri Fintech Advisory (al 4,5%) e Btg
Pactual (al 2%) hanno fatto il loro ingresso dentro il consiglio
di amministrazione, dopo le
dimissioni di Marco Turchi e
Paola Demartini, due dei quattro amministratori espressione
delle Fondazione che hanno
milioni
di tonnellate
all’anno di
acciaio inox
prodotto da Ast
Acciai Speciali Terni Una foto d’archivio dell’impianto ternano dove si produce acciaio inox
Viola: «Daranno il loro contributo»
MILANO
1,5
nifesta volontà «di non proseguire la produzione di acciaio
inossidabile» (i tedeschi l’avevano messo nero su bianco nell’atto di vendita). Quell’operazione non andò in porto soltanto per colpa della Commissione europea che ravvisò una
posizione dominante da parte
dell’acquirente mettendo in
standby le attività per due anni
e poi costringendo ThyssenKrupp al riacquisto. «Con il
paradosso — segnala Marco
Bentivogli, segretario nazionale Fim-Cisl — che ora la produzione di acciaio speciale rischia
di travalicare i confini dell’Unione Europea, diventando
appannaggio dei concorrenti
asiatici». Mentre sul fronte domestico, dice Mario Ghini, responsabile Uilm per la siderurgia, c’è anche l’ipotesi che la
cancellazione della contrattazione di secondo livello inaugurata da Thyssenkrupp possa
persino disattendere l’accordo
del 1993 tra le parti sociali che
disciplinò l’ammontare dell’integrativo per tutti i lavoratori
inserendolo nei contratti collettivi nazionali.
Fabio Savelli
lanza unica. I risultati dell’asset
quality review e degli stress
test dovrebbero attorno a fine
ottobre. Da quei due numeri finali dipenderà il futuro della
banca, in particolare la necessità o meno di un nuovo aumento di capitale. Il ceo Fabrizio Viola si è comunque dichiarato
«tranquillo» sull’esito degli
esami Bce. Mercoledì Viola sarebbe stato ricevuto a Francoforte per il dialogo conclusivo
con la banca centrale sulle risultanze degli esami, con dati
rigorosamente top secret.
«Sono persone molto preparate, daranno il loro contributo, sono contento di averli nel
consiglio», ha detto Viola. I
nuovi amministratori — in carica fino ad aprile 2015 — hanno ruoli di rilievo, sebbene
nessuno dei due prenderà il
posto di vicepresidente che era
di Turchi. Isolani è entrato nel
comitato esecutivo costituito
da Viola, dal presidente Alessandro Profumo, da Pietro Giovanni Corsa — ora unico vicepresidente — e dai consiglieri
Alberto Giovanni Aleotti Lorenzo Gorgoni. Martinez è entrato invece nel comitato nomine e remunerazione e, insieme
con Isolani, nel comitato controllo e rischi. «Soddisfazione»
è stata espressa dalla Fondazione Mps presieduta da Marcello
Clarich sulle due cooptazioni,
che ora vuole «procedere verso
il consolidamento di una base
azionaria stabile nel mediolungo periodo».
Fabrizio Massaro
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VORREMMO PRODURRE IN ITALIA E PER L’ITALIA!
Non sappiamo se valga ancora la pena di lottare per il nostro Paese, ma non ci importa neppure il saperlo: se così fosse saremmo come quelli che non lo fanno.
A noi stanno a cuore l’avvenire di questo Paese e gli interessi veri degli italiani. Con le nostre modeste capacità vogliamo essere con chi, e non sono pochi, ha l’ambizione
di concorrere in maniera positiva ad invertire la deriva economica, civile e politica dell’Italia attuale ed innescare la ripresa, che non è e non potrà essere solo economica.
Cosa possiamo fare in concreto noi imprenditori, con o senza la politica?
Moltissimo, se tutti ci convinciamo che abbiamo un ruolo più che importante: riscoprire il senso e il valore dell’economia civile, quell’economia che ha a cuore l’uomo
e la società nel suo divenire.
Chi crea posti di lavoro alle Persone? Chi consente loro di vivere con dignità e di programmarsi un futuro, chi un domani creerà lavoro per i loro figli?
Lo Stato? Ha già molti dipendenti che normalmente per propria missione non generano ricchezza anzi costano
Spetta a noi imprenditori uscire dall’ambito aziendale e rendersi conto del ruolo sociale che abbiamo il dovere di compiere, perché ogni posto di lavoro creato crea
ricchezza economica e civile.
Siamo o no convinti che ogni persona che percepisce uno stipendio è direttamente o indirettamente un nostro cliente?
Cosa fare per mettere in moto questo meccanismo?
Dobbiamo ricondurci a concetti che si esprimono con parole che ormai sembrano aver perso importanza, tanto vengono ripetute e mai poste in atto: innovazione, competitività, internazionalizzazione.
Noi dobbiamo investire su noi stessi e sulla nostra attività specifica, sul coinvolgimento dei collaboratori, sulla loro formazione tecnica e civile, su strutture e prodotti,
servizi, macchinari con tanto tanto entusiasmo.
E poi: dove siete Banche? Il discorso non vi tocca?
Dove sei Stato, che ti sento solo quando mi tassi?
Cosa ti inventerai, ancora burocrazia per ostacolarmi?
Da tempo attendiamo riforme volte al cambiamento. Sentiamo la necessità di interventi volti a promuovere politiche industriali favorendo investimenti su ricerca e innovazione, a ridurre i costi del lavoro, a ristabilire il rispetto della legalità, l’efficienza della pubblica amministrazione, ad accorciare i tempi della giustizia civile, a
ridurre la pressione fiscale. Non è pensabile sopportare una fiscalità che in termini reali, è ben oltre il 50%! Desidereremmo uno Stato che si fida dei suoi cittadini,
liberando gli imprenditori da vincoli ed adempimenti che costano 20 miliardi l’anno e disperdono risorse.
Dobbiamo valorizzare il brand più forte che ci sia nel mondo, il Made in Italy e non lasciare che lo stesso venga svilito; non è più pensabile che il Made in Italy sia
relegato a qualche nicchia che essendo tale non può creare più di tanti posti di lavoro. Abbiamo molti buoni esempi da seguire, seguiamoli!
Puntiamo alla qualità, a tecnologie non obsolete, ad offrire con soddisfazione al mercato nazionale ed estero i prodotti che lo stesso domanda… ricerca e sviluppo non
devono e non possono essere più argomenti di marketing strategico, oppure orientate all’ottenimento di qualche agevolazione fiscale.
Chi lo merita deve ricevere una mano, perché si possa uscire da questa situazione.
Aziende…. patrimonializzatevi, investite su voi stesse, fate crescere i più meritevoli, mettetevi in gioco! Ne vale la pena.
Ristabilire queste minime condizioni significa permetterci di restare nel nostro Paese, metterci al lavoro liberando energie nuove per ricostruire, perché nella nostra mente
conosciamo la direzione da prendere.
Per riuscirci però abbiamo bisogno di un cambiamento ora: non vogliamo il posto di qualcun altro, vogliamo costruire il nostro. Non chiediamo privilegi, solo le condizioni di dignità e flessibilità necessarie a prendere in mano il nostro futuro, quello dei nostri figli e dell’Italia, affinché competenze, formazione e capacità possano
essere poste al servizio di un progetto collettivo e condiviso.
Desideriamo cambiare il Paese per non dover cambiare Paese e vogliamo poter restare qui per farlo, per ricostruire l’espressione della nostra imprenditorialità, all’altezza
delle nostre aspettative, dei nostri bisogni e delle nostre speranze, di una nuova idea di sviluppo, rispettosa delle persone e dell’ambiente, libera dai dogmi e capace di
compiere una vera redistribuzione della ricchezza.
Se riusciremo a credere in noi stessi e nei nostri prodotti anche gli altri ci crederanno e l’Italia sarà vista in maniera diversa dall’attuale.
Dobbiamo metterci in gioco in prima persona, come abbiamo sempre fatto. Il cambiamento parte da noi, dal dare valore al rispetto delle regole, dall’evitare facili
scorciatoie e dal comprendere che i comportamenti etici li dobbiamo richiedere a noi stessi, riscoprendo quelle radici che hanno alimentato lo spirito che ha reso grande
il nostro tessuto imprenditoriale.
Dobbiamo crescere responsabilmente e civilmente per creare i presupposti per la crescita economica.
Imprenditori, politica, genitori, scuola, vogliamo provarci? O vogliamo solo lamentarci?
Le nostre aziende devono avere un ruolo più incisivo su questi temi perché è nel nostro interesse. Se le aziende cambiano il modo di pensare diventando consapevoli
delle scelte che si devono fare (ora!) anche attraverso i propri rappresentanti a livello nazionale …. tutti insieme qualcosa possiamo fare. Anche le Associazioni di
categoria debbono ripensarsi in una forma più dinamica, innovativa e con un rinnovato interesse creare rapporti e sinergie che si spingano oltre i confini provinciali e che
siano di reale supporto al mondo imprenditoriale.
Dipende da noi e dalla nostra voglia di metterci in gioco.
NOI CON LA NOSTRA AZIENDA
Per scrivere certe cose bisogna crederci e se ci credi vuol dire che hai già messo in pratica quello che affermi.
Possiamo iniziare dicendo che non abbiamo mai fatto un’ora di cassa integrazione. Per affrontare la crisi del 2009 abbiamo ridotto la produzione, abbiamo parcheggiato
prodotti a magazzino e ci siamo fatti carico delle perdite derivanti.
Il nostro personale ha mantenuto il suo stipendio. Scelta di politica aziendale nel rispetto dei nostri collaboratori, a tutto vantaggio del nostro ambito territoriale e della
nostra azienda. Ma non è solo questo che abbiamo fatto e stiamo facendo. Seguendo i concetti che abbiamo espresso abbiamo continuato ad investire cifre importanti in
prodotti innovativi, in ricerche di mercato, in formazione, in macchinari sempre più prestazionali, in personale ed in nuovi stabilimenti e creato altre filiali commerciali
all’estero, con perseveranza e grande impegno economico.
Chi investe non guarda alla situazione di oggi, ma soprattutto alle prospettive del Paese.
Fra 2 anni saranno 40 anni dalla nostra nascita, operiamo in un settore altamente competitivo dove non c’è spazio per chi non ha le carte in regola il che significa che
ogni risultato te lo devi sudare.
Se possiamo fare della nostra azienda un qualcosa di socialmente utile, vuol dire che si può, si deve e che molti altri lo possono fare,
nell’interesse di tutti, nostro, dell’Italia e degli Italiani.
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9/12/1977 le inserzioni di ricerca di personale inserite in queste pagine devono sempre intendersi
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11,524
12,003
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22,172
22,548
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4,491
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12,758
13,141
11,561
12,041
18,861
19,447
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7,001
3,973
4,109
5,321
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6,491
22,238
22,614
Invictus Global Bond Fd
Invictus Macro Fd
Sol Invictus Absolute Return
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02/10
EUR
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EUR
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81,843
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108,565
82,506
102,646
www.azimut.it - [email protected]
26,458
7,045
6,953
7,043
6,780
12,864
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12,374
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12,059
12,074
10,441
10,441
17,691
6,555
8,973
9,142
6,463
13,733
13,333
17,482
7,388
10,278
29,910
AZ F. CGM Opport Corp Bd
AZ F. CGM Opport European
AZ F. CGM Opport Global
AZ F. CGM Opport Gov Bd
AZ F. Commodity Trading
AZ F. Conservative
AZ F. Core Brands ACC
AZ F. Core Brands DIS
AZ F. Corporate Premium ACC
AZ F. Corporate Premium DIS
AZ F. Dividend Premium ACC
AZ F. Dividend Premium DIS
AZ F. Emer. Mkt Asia
AZ F. Emer. Mkt Europe
AZ F. Emer. Mkt Lat. Am.
AZ F. European Dynamic ACC
AZ F. European Dynamic DIS
AZ F. European Trend
AZ F. Formula 1 Absolute ACC
AZ F. Formula 1 Absolute DIS
AZ F. Formula 1 Alpha Plus ACC
AZ F. Formula 1 Alpha Plus DIS
AZ F. Formula Target 2015 ACC
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AZ F. Global Sukuk ACC
AZ F. Global Sukuk DIS
AZ F. Hybrid Bonds ACC
AZ F. Hybrid Bonds DIS
AZ F. Income ACC
AZ F. Income DIS
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 ACC
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 DIS
AZ F. Institutional Target ACC
AZ F. Institutional Target DIS
AZ F. Italian Trend ACC
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AZ F. Macro Dynamic
AZ F. Opportunities
AZ F. Pacific Trend
AZ F. Patriot ACC
AZ F. Patriot DIS
AZ F. Qbond
AZ F. Qinternational
AZ F. QProtection
AZ F. Qtrend
AZ F. Renminbi Opport
AZ F. Reserve Short Term
AZ F. Short Term Gl High Yield ACC
AZ F. Short Term Gl High Yield DIS
AZ F. Solidity ACC
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AZ F. Strategic Trend
AZ F. Top Rating ACC
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AZ F. Trend
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EUR
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EUR
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EUR
EUR
EUR
EUR
6,156
6,562
6,436
5,680
3,914
6,600
5,615
5,612
5,709
5,370
5,814
5,091
6,437
3,142
5,317
5,194
5,192
3,326
5,289
5,276
5,600
5,526
6,179
5,622
5,026
4,527
4,229
5,411
5,267
5,382
5,218
6,376
5,846
4,775
4,436
5,628
5,589
3,370
3,368
4,970
4,786
6,190
4,925
4,425
7,055
6,482
5,341
5,189
5,329
5,019
5,333
6,305
5,087
4,959
6,217
5,762
6,027
5,145
5,145
6,580
5,846
Quota/pre. Nome
6,150
6,516
6,395
5,680
3,860
6,589
5,605
5,602
5,705
5,367
5,812
5,090
6,439
3,102
5,048
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5,192
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5,260
5,598
5,524
6,162
5,606
5,023
4,516
4,219
5,428
5,283
5,371
5,208
6,379
5,849
4,765
4,427
5,633
5,593
3,369
3,367
4,953
4,769
6,179
4,916
4,392
7,055
6,482
5,331
5,178
5,326
5,008
5,319
6,305
5,077
4,949
6,219
5,764
6,030
5,137
5,137
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Active Dollar Bond A
Active Emerging Credit A
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Active European Equity A
Active European Equity B
Active Liquid Bond A
Active Liquid Bond B
Multiman. Bal. A
Multiman. Bal. M
Multiman. Eq. Afr. & Mid. East A
Multiman. Eq. Afr. & Mid. East M
Multiman.Target Alpha A
SB Bond B
SB Equity B
5,335 SB Flexible B
5,333
5,055
5,453
5,062
3,665
3,504
4,726
5,553 DB Platinum
5,467
5,000 Agriculture Euro R1C A
5,416 Comm Euro R1C A
5,675 Currency Returns Plus R1C
5,081 DB Platinum IV
5,207 Croci Euro R1C B
6,032 Croci Japan R1C B
5,484 Croci US R1C B
5,496 Paulson Global R1C E
5,187 Sovereign Plus R1C A
5,212 Systematic Alpha R1C A
5,127
4,812
5,000
4,810
5,686
5,210
5,908
5,515
5,377 Fondi Unit Linked
5,276 Flex Equity 100
5,002 Global Equity
5,002 Maximum
5,332 Progress
5,294 Quality
07/10
07/10
07/10
07/10
07/10
07/10
07/10
07/10
07/10
06/10
06/10
01/10
01/10
01/10
06/10
06/10
06/10
USD
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
1519,532
1666,218
1601,339
1454,137
1390,396
1376,525
1300,735
1239,347
1196,381
119,628
119,474
78,337
81,639
105,059
1079,267
1179,485
1027,839
07/10
08/10
08/10
EUR
EUR
EUR
55,080
96,930
924,800
08/10
08/10
08/10
30/09
08/10
01/10
EUR
JPY
USD
EUR
EUR
EUR
115,450
8859,540
168,920
5277,210
106,830
10594,910
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
10,471
5,631
5,219
6,531
7,249
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
1519,677
1666,488
1601,617
1455,933
1392,130
1386,908
1310,455
1239,392
1196,435
119,543
119,383
78,317
81,609
104,859
1077,121
1173,877
1025,545
Data
ABSOLUTE RETURN EUROPA
BOND-A
BOND-B
EQUITY- I
PRINCIPAL FINANCE 1
03/10
29/08
29/08
29/08
30/06
Valuta
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4911,938
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EUR 775797,091 770258,141
EUR 775797,091 770258,141
EUR 598452,457 592432,355
EUR 62759,815 60323,743
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
51,790
61,490
59,980
62,030
60,950
63,090
61,540
57,670
43,750
65,540
63,590
59,900
46,300
51,780
61,630
60,010
62,640
61,210
63,830
61,610
57,610
44,000
66,160
63,990
60,030
46,600
La lista completa dei comparti Invesco autorizzati in Italia
è disponibile sul sito www.invesco.it
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Asia Balanced A-Dis
Asia Consumer Demand A
Asia Consumer Demand A-Dis
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Euro Corp. Bond A-Dis M
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Glob. Equity Income A-Dis
Glob. Inv. Grade.Corp. Bd A-Dis M
Glob. Structured Equity A-Dis
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Pan European High Inc A
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US High Yield Bond A-Dis M
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TARIFFE PER PAROLA IVA ESCLUSA
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
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08/10
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08/10
08/10
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08/10
08/10
08/10
08/10
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08/10
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08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
USD
USD
USD
USD
USD
USD
EUR
EUR
USD
USD
USD
EUR
EUR
EUR
EUR
USD
USD
USD
USD
USD
EUR
EUR
EUR
USD
USD
EUR
JPY
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
USD
EUR
EUR
USD
USD
USD
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Tel: 02 77718.1
54,790
www.kairospartners.com
97,620
927,530 Kairos Multi-Str. A
31/08
EUR
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EUR
116,390 Kairos Multi-Str. I
31/08
EUR
8971,360 Kairos Multi-Str. P
31/08
EUR
165,930 Kairos Income
08/10
EUR
5345,180 Kairos Selection
08/10
EUR
106,850 KAIROS INTERNATIONAL SICAV
10580,040 KIS - America A-USD
07/10
USD
07/10
KIS - America P
EUR
07/10
KIS - America X
EUR
08/10
KIS - Bond A-USD
USD
08/10
KIS - Bond D
EUR
08/10
KIS - Bond P
EUR
08/10
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EUR
08/10
KIS - Bond Plus D
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KIS - Bond Plus P
EUR
08/10
KIS - Dynamic A-USD
USD
08/10
KIS - Dynamic D
EUR
08/10
KIS - Dynamic P
EUR
07/10
KIS - Emerging Mkts A
EUR
07/10
KIS - Emerging Mkts D
EUR
08/10
KIS - Europa D
EUR
24,940
16,020
13,950
13,580
14,170
10,311
14,950
9,780
14,546
9,069
12,580
17,059
12,856
11,027
5,850
5,718
57,790
14,390
11,535
41,660
10,511
13,076
11,866
46,470
10,043
35,010
3143,000
17,110
15,440
11,430
18,940
13,630
14,200
13,510
10,806
10,354
13,930
11,697
10,377
31,940
30,530
874712,613
570753,978
590447,998
536380,732
6,814
10,257
272,950
191,910
193,430
174,360
124,570
129,070
127,070
131,850
134,250
175,800
122,260
124,660
128,250
126,230
118,810
25,030
16,080
14,090
13,720
14,220
10,301
14,930
9,780
14,516
9,050
12,583
17,045
12,845
11,032
5,845
5,710
58,350
14,520
11,521
42,220
10,546
13,085
11,874
46,860
10,015
35,420
3191,000
17,370
15,680
11,580
18,990
13,670
14,340
13,630
10,806
10,410
14,070
11,729
10,406
32,520
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n. 1 Offerte di collaborazione: € 2,08;
n. 2 Ricerche di collaboratori: € 7,92;
n. 3 Dirigenti: € 7,92; n. 4 Avvisi legali: € 5,00; n. 5 Immobili residenziali
compravendita: € 4,67; n. 6 Immobili
residenziali affitto: € 4,67; n. 7 Immobili turistici: € 4,67; n. 8 Immobili
commerciali e industriali: € 4,67; n. 9
Terreni: € 4,67; n. 10 Vacanze e turismo: € 2,92; n. 11 Artigianato trasporti: € 3,25; n. 12 Aziende cessioni
e rilievi: € 4,67; n. 13 Prestiti e investimenti: € 9,17; n. 14 Casa di cura e
specialisti: € 7,92; n. 15 Scuole corsi
lezioni: € 4,17; n. 16 Avvenimenti e
Ricorrenze: € 2,08; n. 17 Messaggi
personali: € 4,58; n. 18 Vendite acquisti e scambi: € 3,33; n. 19 Autoveicoli: € 3,33; n. 20 Informazioni e
investigazioni: € 4,67; n. 21 Palestre
saune massaggi: € 5,00; n. 22 Chiromanzia: € 4,67; n. 23 Matrimoniali:
€ 5,00; n. 24 Club e associazioni:
€ 5,42.
Data Fissa: +50%
Data successiva fissa: +20%
Per tutte le rubriche tranne la 21,
22 e 24:
Neretto: +20%
Capolettera: +20%
Neretto riquadrato: +40%
Neretto riquadrato negativo: +40%
Colore evidenziato giallo: +75%
In evidenza: +75%
Prima fila: +100%
Tablet: + € 100
Tariffa a modulo: € 110
Rubriche Compravendite immobiliari
Nel testo dell’inserzione è obbligatorio
indicare la classe energetica di appartenenza dell’immobile e il relativo indice di prestazione energetica espresso
in kWh/mqa o kWh/mca a seconda
della destinazione d’uso dell’edificio.
Nel caso di immobili esenti dall’indicazione, riportare la dicitura “Immobile
non soggetto all’obbligo di certificazione energetica”.
Data
Valuta
Quota/od.
KIS - Europa P
KIS - Europa X
KIS - Global Bond P
KIS - Italia P
KIS - Italia X
KIS - Key
KIS - Key X
KIS - Liquidity D
KIS - Liquidity P
KIS - Multi-Str. UCITS A USD
KIS - Multi-Str. UCITS D
KIS - Multi-Str. UCITS P
KIS - Multi-Str. UCITS X
KIS - Selection D
KIS - Selection P
KIS - Selection X
KIS - Sm. Cap D
KIS - Sm. Cap P
KIS - Target 2014 X
08/10
08/10
07/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
07/10
07/10
07/10
07/10
07/10
07/10
07/10
07/10
07/10
08/10
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
USD
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
121,360
121,880
103,320
131,480
131,170
133,240
136,210
103,540
107,160
152,440
111,870
114,890
115,950
121,270
123,550
123,880
93,690
98,470
100,260
Quota/pre. Nome
122,830
123,360
103,310
132,130
131,690
133,550
136,520
103,540
107,170
152,940
112,240
115,270
116,340
122,040
124,330
124,500
94,670
99,500
100,260
ASIAN OPP CAP RET EUR
ADWISE L/S CAP RET EUR
FLEX QUANTITATIVE HR6 A EUR
HIGH GROWTH CAP RET EUR
ITALY CAP RET A EUR
SELECTED BOND DIS RET EUR
SELECTED BOND CAP RET EUR
VALUE OPP CAP RET EUR
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
12,819
106,823
115,737
111,175
24,358
5,722
119,784
92,132
12,969
106,546
115,952
112,183
24,449
5,729
119,930
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08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
08/10
5,360
5,358
5,070
5,457
5,096
3,662
3,476
4,736
5,559
5,483
5,000
5,421
5,682
5,087
5,219
6,037
5,488
5,505
5,196
5,220
5,135
4,817
5,000
4,815
5,691
5,215
5,915
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7,048
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12,865
11,347
11,373
12,444
12,464
11,312
12,065
12,081
10,506
10,506
17,687
6,527
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Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
ECONOMIA/MERCATI FINANZIARI
● Piazza Affari
47
Sussurri & Grida
I dubbi delle banche sul passaggio di Giochi Preziosi a Lee
di Giacomo Ferrari
Wall Street frena l’Europa
A Milano giù Mediaset e Ubi
I
deludenti dati macro americani (calo
delle vendite all’ingrosso e aumento delle
scorte di magazzino) hanno dato il colpo
di grazia ai listini europei. Si è salvato solo
Francoforte (+0,11% il Dax 30), mentre tutti
gli altri hanno chiuso in forte ribasso. Il
Ftse-Mib di Piazza Affari ha ceduto l’1,34%,
frenato da alcune blue-chips appartenenti a
diversi comparti. Maglia nera a Mediaset (5,27%), penalizzata dai dati Nielsen sulla
raccolta pubblicitaria del settore tv. Fra i
bancari spicca invece il calo di Ubi (-4,36%);
seguono Yoox (-3,81%), Autogrill (-3,68%,
che si aggiunge alla flessione della vigilia) e
Finmeccanica (-3,61%). In controtendenza
Campari (1,09%), oltre a Luxottica (+0,69%)
e Tenaris (+0,50%).
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(d.pol.) Le banche frenano la Ocean Global di Michael Lee, ossia l’imprenditore di Shenzen che si è
candidato a fare la staffetta al fondo Clessidra nel
capitale di Giochi Preziosi. Uno stop al negoziato,
in dirittura d’arrivo, è stato invece imposto dal pool di creditori che include anche Bnp Paribas, Barclays, Credit Agricole, Intesa Sanpaolo, Natixis e
Unicredit, le banche che hanno finanziato il proprietario Enrico Preziosi, oggi esposte con il gruppo attorno a 350 milioni. Le condizioni, la governance e le garanzie chieste da Lee, storico partner
commerciale di Preziosi, non sarebbero state soddisfacenti. Malgrado l’impegno a rimanere nella
compagine dichiarato dal fondo Idea capital promosso dal gruppo De Agostini e socio al 5%, nonché di Intesa Sanpaolo, l’azionista finanziario di
maggior peso con il 14,2%. L’operazione serviva a
favorire il disimpegno di Lauro 22, il veicolo partecipato da Clessidra con il 57,6%, Hvb (24,2%) e al
18,2% il fondo Hamilton Lane. E che avrebbe ceduto a Ocean Global il 38% di Giochi Preziosi. Lee
l’avrebbe rilevata per circa 50 milioni, con l’impegno di ricapitalizzare l’azienda. Riuscirà a convincere le banche a riaprire il negoziato?
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De Brabant e il dilemma
su Borsa e Alkemy
(m. sid.) Continua la riorganizzazione delle società in casa De
Brabant. Dopo la cessione estiva
a Ernst& Young di Between —
nota per l’organizzazione dell’appuntamento
autunnale di Capri a cui nessuno del mondo
delle telecomunicazioni mancherebbe mai — e
la fusione di Jakala con Seri ora sembra che i
progetti di François (foto)e del figlio Matteo De
Brabant si concentrino sulla meno nota Alkemy
Spa, una società di ecommerce che però non disdegna il buon vecchio metodo della vendita per
corrispondenza. Alkemy è controllata al 40,6%
proprio da Jakala mentre un altro 6,53% è di
Between Group. Il momento in Borsa è delicato
per l’ecommerce: Jack Ma con la sua Alibaba ha
segnato un nuovo record storico nelle Ipo, ma si
trova ad anni luce di distanza. Banzai sembra
sempre intenzionata a quotarsi, anche se Rocket
Internet, la fabbrica dei «cloni» dei geniali fratelli tedeschi Samwer, ha da pochi giorni fatto
registrare la seconda peggiore partenza in Borsa
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© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lisa Su prima donna alla guida
dei chip di Amd
(c.d.c.) Una donna a capo di una delle più grosse
multinazionali di semiconduttori. Lisa Su, 44 anni,
un passato di studi in ingegneria al Mit, il Massachusetts Institute of Technology, è diventata il
nuovo amministratore delegato di Amd, l’Advanced Micro Devices, multinazionale fornitrice di
chip per le consolle dei videogiochi Sony. Una sorpresa per i mercati (che ha reagito buttando giù il
titolo Amd fino al 7%) e a quanto pare per lo stesso
Rory Read che da appena tre anni ricopriva il ruolo
di presidente e Ceo. Lisa è nota per la sua attitudine a bruciare le tappe: nel 2002 ad appena 32 anni,
finì sulla rivista del Mit perchè in cinque anni di lavoro in Ibm, era già diventata un «executive». È arrivata in Amd nel 2012.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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9 9Âb ×Îà Âkk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9¯
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negli ultimi 5 anni. Dunque, il dilemma dei De
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
48
Cultura
& Spettacoli
Traduzioni
Tutti i suoi testi
pubblicati in Italia
Molti romanzi e racconti di
Patrick Modiano sono stati
tradotti in Italia. Da Guanda è
uscito Dora Bruder (2004).
Einaudi ha pubblicato:
Sconosciute (2000); Bijou
(2005); Un pedigree (2006); Nel
caffè della gioventù perduta
(2010), L’orizzonte (2012). Da
Lantana sono usciti Riduzione di
pena (2011) e il biografico Fiori
di rovina (2012). Rusconi aveva
edito I viali di circonvallazione
(1973) e Villa Triste (1976); nel
1979 era uscito, per Cde, Via
delle Botteghe Oscure, già
premio Goncourt. Per Feltrinelli
era apparso Domeniche d’agosto
(1987). Infine, Donzelli ha
pubblicato il romanzo per
ragazzi Caterina Certezza (2014),
illustrato da Jean-Jacques
Sempé. (S.Col.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riconoscimenti
Ieri l’annuncio dell’Accademia di Svezia. L’ultimo transalpino, nel 2008, era stato Le Clézio
Modiano
Biografia
di Franco Cordelli
R
● Patrick
Modiano
(1945; sopra in
una foto da
giovane) è nato
a BoulogneBillancourt
nell’Île-deFrance.
Incoraggiato a
scrivere da
Raymond
Queneau,
amico di
famiglia,
Modiano ha
esordito per
Gallimard nel
1968 con La
place de l’étoile
(premio Roger
Nimier). Nel
1978 ha vinto il
premio
Goncourt con
Rue des
Boutiques
Obscures
● Oltre che
romanziere
Modiano è
sceneggiatore;
ha lavorato tra
gli altri con
Louis Malle,
Jean-Paul
Rappeneau e
Patrice Leconte
per Il profumo
di Yvonne,
tratto dal suo
Villa triste
ipensando non da ora,
ma già dal 1997, l’anno
in cui apparve Dora Bruder e che restituì a Patrick Modiano qualcosa di più che
la dignità di scrittore, ripensando all’epoca in cui uscirono in
Italia i suoi primi romanzi, I viali
di circonvallazione, Via delle
Botteghe Oscure o Villa Triste, si
prova un senso di struggimento,
o di amarezza, forse analogo al
sentimento tanto spesso evocato
da Modiano in quei libri, e con
frequenza crescente nei successivi — poco meno o poco più di
trenta romanzi. Fu lui stesso a rivelare come vi sia nella sua vita
un evento cruciale, la scomparsa
del padre e poi il suo tornare in
scena. Il padre era stato arrestato
in quanto ebreo durante l’occupazione di Parigi, ma liberato
dalla banda di via Lauriston, di
cui era capo un certo Eddy Pagnon — un losco personaggio
non privo di contatti con gli occupanti. Questo ambiguo evento, questa oscura storia, riappare
spesso nei romanzi, da La ronde
de nuit a Domeniche d’agosto a
De si braves garçons; ma, si direbbe, in modo indiretto in ogni
cosa Modiano abbia scritto. In
che senso? È, questo senso, questo senso per definizione sfuggente, inafferrabile, buio, il cuore (o il motore) della sua narrazione.
Si pensa inevitabilmente all’autobiografia, o all’autofiction.
Riguardo alla prima, Modiano
disse di ammirare in modo speciale Parla, ricordo di Nabokov.
Ma pensava di non essere riuscito a scrivere qualcosa di analogo
per la semplice ragione che l’infanzia dello scrittore russo era
stata armoniosa, al contrario
della sua. «Mi sarebbe piaciuto
scrivere qualcosa di elegiaco, di
Il premio Nobel per la letteratura
al francese timido ed elegiaco
che cerca se stesso nella memoria
1968
L’esordio con
La place de
l’étoile ,
pubblicato da
Gallimard
1978
Vince il premio
Goncourt per il
romanzo Rue
des Boutiques
Obscures
15
I Nobel per
la letteratura
ottenuti
dalla Francia
(compresi
i naturalizzati)
commovente». In realtà elegiaci
e commoventi i suoi romanzi lo
sono tutti: era la ragione per cui
negli anni Settanta Modiano
venne rifiutato dall’establishment letterario italiano in modo
radicale. Non solo: poiché veniva
pubblicato dall’editore Rusconi
venne classificato (e quindi liquidato) come scrittore di destra. In quanto all’autofiction, a
precisa domanda egli rispose:
«Sapere se nei miei libri si riscontra dell’autofiction, avrei
difficoltà a dirlo. C’è sempre una
mancanza di lucidità su ciò che
si scrive... Certo, il mio narratore
talvolta si chiama Patrick, Patoche, ma è una specie di facilitazione. C’è Riduzione di pena che
ha una dimensione autobiografica. Ma adoperavo l’io perché mi
permetteva di trovare un tono,
una forma. È questo che è complicato, quando si scrive: trovare
un tono. In ogni caso non potrei
servirmi della mia vita troppo intima. Perché l’autofiction è anche questo... Servirsi di elementi
intimi della propria vita lo trovo
un po’ imbarazzante. I miei libri
sono meno autofiction che fan-
❞
tasticherie su alcuni elementi
che possono anche essere lontanissimi dalla mia sfera personale. L’io che uso, in generale non
ho l’impressione che si tratti di
me».
E così davvero è. Patrick sempre ritorna, ma Patrick non è mai
ciò (colui) che è. Succede ogni
volta questo: all’improvviso un
luogo, una fisionomia, un nome,
un ritaglio di giornale sembrano
riportare in luce qualcosa di segreto, un nodo irrisolto, che non
si riesce a sciogliere. Il narratore
ne appare ossessionato — ossessionato da qualcosa di futile, che
futile potrebbe, strano a dirsi,
non essere. Egli diventa allora un
facsimile di segugio, di detective, addirittura una spia: è lo stesso Modiano a usare una parola
così forte: spia — quasi ci stesse
introducendo in un romanzo poliziesco. Di tale genere di romanzo nella sua opera vi sono tracce
evidenti e tuttavia remote: un
nome porta a un altro nome, un
luogo a un altro luogo. Ma tutti i
nomi e tutti i luoghi finiscono
per produrre lo stesso risultato:
uno scacco matto, o qualcosa del
Il cuore o il motore della sua narrazione
è sfuggente, inafferrabile e buio
Legato al mistero e alle ombre del padre,
che si salvò dal nazismo non senza ambiguità
Storia di famiglia
A Parigi dalla Toscana, via Salonicco
L’albero genealogico dello scrittore ha rami sparsi nel mondo e radici italiane
di Paolo Salom
F
rancesca Modiano sta
consultando un volume
che si intitola The Genealogical Story of the Modiano
Family (Storia genealogica della famiglia Modiano) alla ricerca della pagina che possa confermare una connessione tra i
suoi avi e quelli di Patrick, Premio Nobel che certo aggiunge
lustro a una famiglia antica,
prestigiosa (e numerosa: sono
almeno 1.700).
«Il libro — spiega Francesca,
51 anni, al telefono dalla sua casa milanese — è stato scritto da
un Mario Modiano, in Grecia. È
in inglese per permettere a tutti noi che portiamo questo cognome di conoscere i nostri
avi, le nostre connessioni nei
secoli: i Modiano sono sparsi
ovunque». Francesca ha un fratello che si chiama Patrick, come il Premio Nobel per la letteratura.
«Da ieri — conferma Francesca al “Corriere” — riceviamo
messaggini di congratulazioni,
su Facebook si sprecano le battute. In verità io non so se e
quando la famiglia dello scrittore e la nostra siano collegate.
Potremmo anche avere un parente in comune, visto che la
genere. Del romanzo poliziesco,
o di spionaggio, non rimane che
un’atmosfera impregnata di apprensione, di nostalgia, di malinconia. Il narratore, la spia, ha
attraversato luoghi, nomi e circostanze che sempre lo hanno ricondotto alla sua infanzia, alla
sua adolescenza, agli anni misteriosi del padre — quando il padre era una specie di fantasma,
segnando colui che più tardi
avrebbe raccontato di tutto ciò le
conseguenze. Ma, in effetti, quali
le vere conseguenze che sia possibile definire leggendo i libri di
Modiano?
Il rimbalzare di pagina in pagina, o di romanzo in romanzo,
di un nome dopo l’altro, sortisce
un effetto di colpi di gong che
cominciano smorzati e sempre
più vanno smorzandosi — fino a
persuaderci che di reale in quanto viene percepito non vi sia nulla. Nulla, in Modiano, è reale. Ecco perché si accanisce sui dettagli: «Noi siamo rimasti soli nel
salone per alcuni minuti, e faccio
uno sforzo di memoria per raccogliere il maggior numero di
dettagli. Le porte-finestre che
nostra storia comincia nel 1570
a Salonicco. Ma non sono in
grado di confermarlo».
Nel libro di Mario si racconta
di come un Samuel Modillano
si stabilì a Salonicco sotto il dominio Ottomano alla fine del
Sedicesimo secolo. Rabbino e
studioso, Samuel arrivava dall’Italia, probabilmente da Modigliana (oggi nel forlivese, nel
‘500 appartenente alla Toscana). Per via delle differenti grafie il cognome divenne Modiano.
Molti continuarono a registrarsi presso i consolati del
Granducato prima e dell’Italia
poi per non perdere la cittadi-
nanza. Altri si legarono a differenti nazionalità e si sparsero
per il Vecchio e il Nuovo mondo. Un discendente di uno dei
tanti rami italiani, Albert, padre del futuro Premio Nobel,
nacque a Parigi nel 1912.
Verso la fine della Seconda
guerra mondiale si legò a Louisa Colpijn, attrice fiamminga
non ebrea che nel 1945 diede
alla luce Patrick.
Albert Modiano sfuggì alle
persecuzioni naziste non senza
ambiguità. Suo figlio ne sarebbe stato per sempre influenzato.
@PaoloSalom
© RIPRODUZIONE RISERVATA
davano sul viale erano socchiuse
per il caldo. Era il 19 di boulevard
Raspail. Nel 1965. In fondo alla
stanza un pianoforte a coda. Il divano e le due poltrone erano dello stesso cuoio nero. Il tavolino
basso, in metallo argentato. Un
nome come Devez o Duvelz. La
cicatrice sulla guancia. La camicetta sbottonata. Una luce molto
forte di proiettore. Esso illumina
solo una parte dell’arredamento,
un istante isolato, lasciando il resto nell’ombra».
L’ombra potrebbe essere
un’altra metafora ossessiva —
come il dettaglio, come l’istante,
come il nome. Ho tratto la cita-
Estetica
Il modello è Nabokov:
c’è sempre una
mancanza di lucidità
su ciò che si scrive
zione precedente da Fiori di rovina del 1991, un romanzo che inizia con il suicidio inspiegabile di
una coppia felice e che non porta
da nessuna parte. A un certo
punto, il giovane Patrick segue
Jacqueline, che esce di corsa da
un locale pubblico e si lascia accompagnare a casa sua. Dalla finestra guardano l’uomo che ha
seguito Jacqueline. È laggiù, immobile sotto l’acqua. «La pioggia
a forza di cadere su di lui, lo cancellava... Invano appoggiavo la
fronte contro il vetro e scrutavo il
muro grigio scuro, di quell’uomo non c’era più traccia. Era
scomparso in questa maniera
improvvisa che avrei notato dopo in altre persone, come mio
padre, e che vi lascia perplessi al
punto che non vi resta che cercare alcune prove e indizi per convincere voi stessi che queste persone siano veramente esistite».
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Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
Da Francoforte
Festa da Einaudi
4 premi in 5 anni
di Ranieri Polese
«Quattro Nobel in cinque anni».
È giustamente felice Ernesto
Franco, direttore dell’Einaudi,
alla notizia del premio assegnato
a Patrick Modiano. E ricorda, in
ordine cronologico, gli altri
recenti Nobel di casa Einaudi:
Mario Vargas Llosa (2010), Mo
Yan (2012), Alice Munro (2013).
Di Modiano, dice, dovrebbe
CULTURA
uscire a breve il romanzo L’erba
delle notti (e intanto l’Einaudi ha
acquistato tutta la backlist).
«Abbiamo cominciato a
pubblicarlo nel 2000, con i
racconti de Le sconosciute. Poi
sono venuti Bijou, Un pedigree,
Nel caffè della gioventù perduta e
L’orizzonte. Modiano vende,
mediamente, sulle 4 mila copie;
Un pedigree, la sua bellissima
autobiografia, è andata un po’
meglio. È uno dei casi in cui
valore commerciale e valore
letterario non coincidono, ma è
un autore di prima grandezza e
siamo orgogliosi di averlo nel
catalogo Einaudi». Unico,
inconfondibile per il suo stile,
dice Franco, «è lo scrittore di una
città. È Parigi: chi vuole imparare
a scoprire che cosa Parigi rivela
e nasconde non può fare a meno
delle sue pagine». Il suo primo
romanzo uscì nel 1968, ma
«Modiano, grazie alla sua
scrittura, continua a rimanere
nuovo, anche nei confronti di
scrittori francesi bravi venuti
dopo di lui. Rappresenta un
49
valore che supera il tempo». C’è
festa anche allo stand Gallimard,
che espone l’ultimo romanzo,
Pour que tu ne te perdes pas
dans le quartier. Non sono del
tutto sorpresi, i bookmaker a
Parigi lo davano al quinto posto.
Bravi, dicono, gli editori stranieri
che lo traducevano già prima.
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L’incontro
«Mi sento sdoppiato:
io autore, io vincitore»
«Philip Roth? L’ho letto, da giovane»
dal nostro corrispondente
Stefano Montefiori
«È bizzarro...», «è difficile...», «è
complicato»: sono queste le parole ricorrenti di Patrick Modiano durante
quasi un’ora di conferenza stampa che
lo ha visto all’altezza del suo mito. Un
uomo di timidezza leggendaria, una
persona gentile che sembra quasi dispiaciuta di fare delle affermazioni perché inevitabilmente si fa torto al loro
contrario, e niente è mai chiaro, o facile,
o liquidabile con poche frasi-sentenza.
In questo affascinante regno delle
nebbie, di ricordi rarefatti e sensazioni
immerse nel garbo, nella saletta strapiena al numero 5 di rue Sébastien-Bottin (diventata rue Gallimard in occasione del centenario della casa editrice più
prestigiosa del mondo), il «Corriere
della Sera» ha posto l’ultima domanda
del pomeriggio al Premio Nobel per la
Letteratura: signor Modiano, che pensa
dell’opera di Philip Roth, il grande favorito del Nobel ed eterno sconfitto? Le
piacciono i suoi romanzi? E anche qui,
lo scrittore di La place de l’étoile (il primo libro, uscito nel 1968) tiene fede alla
reputazione di uomo poco istrionico:
«Sì, cioè, avevo letto il... quando avevo...
ero molto giovane... non mi ricordo...
Sì, Portnoy... mi aveva fatto un effetto...
uno humour... mi aveva molto colpito
all’epoca.... Poi ho letto che vuole smettere di scrivere ma non sono sicuro che
manterrà la sua decisione, è difficile...».
Patrick Modiano ha appreso di avere
vinto il premio Nobel della Letteratura
quando ormai il presidente dell’accademia svedese, Peter Englund, lo aveva annunciato al mondo. «Per adesso non
siamo riusciti a contattarlo», ha detto
Englund intorno alle 13. C’è riuscita poco più tardi la figlia, che ha trovato Modiano mentre passeggiava vicino al
giardino del Lussemburgo, «allora ho
continuato a camminare, per cercare
di... per provare a fare l’abitudine a questa idea. Non me lo aspettavo per niente, e quindi ho sentito una specie di
sdoppiamento, come se avessero dato il
premio a un altro scrittore con il mio
stesso nome e cognome». I romanzi di
Modiano sono un viaggio — agevole,
perché la scrittura non è mai tortuosa o
artificialmente ricercata — nel clima
PARIGI
Patrick Modiano, vincitore del premio Nobel (Foto Frédéric Dugiet Fotopqr/Le Parisien, LaPresse)
emotivo dell’autore, dove la trama è il
pretesto per raccontare se stessi e il proprio mondo, e un giallo può restare senza soluzione, perché non è quello il
punto.
«La mia carriera dura da quarantacinque anni ma in realtà mi sembra di
scrivere sempre lo stesso romanzo», ha
detto ancora ieri Modiano. Una lunga
storia dove il peso più grande ce l’ha il
rapporto con il padre Albert Modiano,
ebreo francese di origine italiana, arrestato durante il collaborazionismo e liberato probabilmente grazie a una
compromissione con gli occupanti nazisti.
«Ma perché mi hanno dato il premio?
Voi lo sapete già?», chiede Modiano ai
giornalisti. «Mi interessa molto, perché
io sono sempre immerso nei miei libri,
ma poi non so bene come vengano giudicati fuori... Sono un osservatore trop-
Comunicazione
L’ha informato della vittoria
la figlia, mentre lui stava
passeggiando a Parigi,
ma non nel suo quartiere
po vicino e non saprei dire bene che cosa scrivo. Ma loro, dall’esterno... Devono
per forza avere trovato una frase sintetica, una formula che riassuma la mia
opera...».
La motivazione dell’Accademia reale
svedese è questa: «Per l’arte della memoria con la quale ha evocato i destini
umani più inafferrabili e svelato il mondo vissuto durante l’Occupazione».
Modiano dedica il premio al nipotino
svedese, «è nato lì perché mia figlia si è
trasferita in Svezia, ha due anni», incassa 8 milioni di corone (circa 878 mila
euro), e non ha paura di pronunciare il
discorso solenne di accettazione a Stoccolma: «Il mio è un lavoro solitario, non
sono abituato al pubblico e a tutta questa attenzione... Mi ha chiamato anche
il presidente Hollande, parlandomi dell’importanza della letteratura... A Stoccolma si tratterà di leggere un testo già
preparato, sarà la scrittura a proteggermi».
@Stef_Montefiori
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I Bronzi sono trasportabili. Il no soltanto per ritardi normativi
«Manca ancora un registro di tutti i beni e dei criteri condivisi per il prestito delle opere d’arte»
di Bruno Zanardi
I
n merito alla vexata quaestio
del trasporto dei Bronzi di
Riace all’Expo di Milano,
non vorrei si ricavasse l’impressione che il parere negativo si
debba al non aver voluto la Commissione prendersi la responsabilità di quel viaggio. Perché i
Bronzi, a mio parere (ma non
solo), sono trasportabilissimi.
Ne è da ultimo prova la statua
policroma di marmo dell’Augusto di Prima Porta, pesante circa
una tonnellata e colma di vecchie fratture, quindi un’opera
ben più fragile dei Bronzi che
però, grazie alle nuove tecniche
di imballaggio realizzate in team da Enea e Musei Vaticani, è
stata mandata qualche mese fa
da Roma a Parigi, andata e ritorno, senza riportare danno alcuno.
Il mio no è invece venuto da
due ragioni. Una, l’impossibilità
di superare il quesito posto dal
ministero, che le statue potessero essere mosse «senza pregiudizio alcuno», cosa impossibile
da sottoscrivere in tutta sicurezza. Seconda ragione, che restauro e tutela hanno assunto in Italia un tale ritardo culturale da
sconsigliare una qualsiasi azione fuori dal piccolo trantràn burocratico delle Soprintendenze.
Basti che, in Commissione, per
❞
Impossibile
soddisfare
la richiesta
fatta dal
ministero
che le statue
viaggiassero
«senza
pregiudizio
alcuno»
per venire
esibite
all’Expo
di Milano
non mandare i Bronzi a Milano
si è addirittura invocata la Costituzione. Cosa serissima la Carta.
Spesso però dimenticando, i
suoi fautori, che se all’articolo 9
essa prescrive di tutelare il patrimonio artistico, subito dopo afferma la necessità di promuovere la ricerca scientifica.
Una rimozione dovuta al credere di molti che la ricerca storico-artistica delle Soprintendenze sia appunto la vera e sola «Ricerca». Quasi questa non avesse
invece segnato il proprio fallimento con l’essere, dopo un secolo e oltre di studi, ancora lontanissima dall’aver concluso la
redazione del catalogo del patrimonio artistico del Paese. Evi-
dentemente ritenendo, fautori
della Carta e Soprintendenze,
che sia possibile far tutela senza
esattamente sapere quale sia il
numero delle opere da conservare, dove queste si trovino e
quali ne siano i materiali costitutivi.
Quindi proseguendo imperterrite il proprio lavoro, ancora
le Soprintendenze, senza mai
essersi rese conto che il tema
della tutela è nel frattempo divenuto quello della conservazione
del patrimonio artistico in rapporto all’ambiente, quindi della
ricerca scientifica necessaria all’attuazione di questa nuova e
sempre più urgente azione di
salvaguardia. Dove proprio al-
Beni
● Uno dei
Bronzi di Riace
esposto al
museo di
Reggio Calabria
l’assenza d’un razionale e coerente atteggiamento scientifico
di tutela si deve, ad esempio, il
fatto incredibile ma vero che in
un Paese come il nostro, dove le
richieste di prestiti di opere
d’arte sono da sempre continue,
ancora non esiste un protocollo
cui far riferimento per lo spostamento delle opere. Così da evitare che nello stesso momento
in cui noi facciamo il viso feroce
e non mandiamo i ben solidi
Bronzi a Milano, senza batter ciglio si spedisce a New York il
fragilissimo dipinto su tavola
del Parmigianino La schiava
turca per esporlo alla Frick Collection.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
50
Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
SPETTACOLI
Su Rai3
Camila al debutto:
il mio «Kilimangiaro»
tra viaggi e blogger
Cittadina del mondo. Camila Raznovich, nata a
Milano da padre russo e madre toscana, ha vissuto
più all’estero che in Italia: «Sono una viaggiatrice per
definizione», dice la nuova conduttrice di
«Kilimangiaro», il programma che da domenica
riparte su Rai3. «Abbraccio Licia Colò, pioniera del
programma — esordisce Camila (nella foto con Dario
Vergassola) — e sono consapevole di raccogliere
l’eredità di un prodotto di successo, ma ho
l’ambizione di poter dare a “Kilimangiaro”
un’impronta diversa». Tante le novità: «Saremo in
continuo contatto con la contemporaneità,
raccogliendo le testimonianze di veri globetrotter e di
blogger con cui ci collegheremo via Skype. Tra le
nuove rubriche, l’Osservatorio internazionale in
collaborazione con la Farnesina, per indicare ai
viaggiatori le “zone calde” del pianeta dal punto di
vista geopolitico. E poi le “inkieste”, con particolare
attenzione ai problemi dell’ambiente». (e. co.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fenomeno Fedez
«Io canto, non sono
il nuovo Pasolini»
«Louder Than Words»
In radio il singolo
dei Pink Floyd
«Ballata magica
per l’amico morto»
Il ritorno dei Pink Floyd è
iniziato 21 anni fa. Risale al
1993 «Louder Than Words», la
canzone inedita, una ballad
sognante e sospesa, da ieri in
radio. Lancia «The Endless
River», album che potrebbe
essere il capitolo finale della
storia del gruppo. Il titolo del
disco chiude un cerchio.
Riprende la penultima frase di
«The Division Bell», l’ultimo
album della band datato 1993.
E da quelle sessioni arriva il
materiale inedito. Sarà un
disco, esclusa questa prima
canzone, solo strumentale. «È
un flusso continuo di musica
che si costruisce gradualmente
su quattro movimenti separati
— spiega David Gilmour (a
Il suo disco è primo in classifica, in tv è un divo
E fa il produttore: volevo con me suor Cristina
La carriera
● Il rapper
Fedez compirà
25 anni
mercoledì
prossimo
● Nel 2011 ha
autoprodotto
il suo primo cd
«Penisola
che non c’è»,
subito seguito
da «Il mio
primo disco
da venduto»
● Fedez ha un
canale su
YouTube con
157 milioni di
visualizzazioni,
vanta 1 milione
e 200 mila
Mi piace su
Facebook,
e 400mila
follower
su Twitter
● Il suo ultimo
album, «PopHoolista», è già
disco d’oro.
«Rolling Stone»
gli ha dedicato
la copertina
(foto in alto)
R
ide Fedez alla notizia del
successo in classifica
per «Pop-Hoolista», il
suo secondo album. Ride, è al numero 1, ma fuori dal
suo ufficio c’è la tempesta. «Grillo mi ha detto che mi presta gli
avvocati...». E parte un’altra risata. «Non sono Partito», la sua
canzone per la manifestazione
del Movimento 5 Stelle, è stata
accusata di vilipendio al capo
dello Stato. «Napolitano rappresenta un’istituzione simbolo di
legalità: se non va a testimoniare
sulla trattativa Stato-mafia che
cambi mestiere. Lo direi pure a
un muratore che fa un muro
storto. È triste che dire l’ovvio in
Italia ti faccia sembrare il nuovo
Pasolini. Però è l’inno di partito
più bello che c’è...».
La concorrenza è scarsa...
«Arrivo dai centri sociali e a 16
anni ero l’idolo del Leoncavallo
con un pezzo in cui campionavo
“Meno male che Silvio c’è” ed
elencavo le indagini in cui era
coinvolto Berlusconi».
Dal Leoncavallo al numero 1
in classifica. Si riconosce?
«All’inizio l’imborghesimento
mi ha spaventato. Poi ho capito
che devo prendere l’arte per l’arte
e il lavoro per il lavoro. Devi portare il tuo mondo dentro un contesto senza svilire la tua dignità».
In «Veleno per topic» se la
prende col mondo hip hip e
sembra avercela con Fabri Fibra. Che le ha fatto?
«Ho una mia idea di rap che
non combacia con quella degli
altri, ma sono arrivato dove loro
vorrebbero. Ti odiano non quando ti vendi ma quando ti iniziano
a comprare. Fabri mi voleva nella
sua etichetta, ha preso male il
mio no e in radio ha detto di non
sapere chi fossi. Salvo farmi i
complimenti pubblici al momento del successo... Però arti-
sticamente lo stimo».
Emis Killa: amico o rivale?
«Siamo cresciuti assieme. Ho
rosicato quando lui ha avuto successo prima di me. Siamo tornati
amici, ci scambiamo sms, siamo
in sana competizione ma farei
volentieri un disco con lui».
Ha sorpreso tutti in tv. Come
va con i giudici di «X Factor»?
«Avevo ansia di finire in un
meccanismo più grande di me,
di essere fuori contesto. Ho litigato con tutti i giudici. Loro sono
personaggi tv e quando si accende la luce rossa della telecamera
parte il riflesso di Pavlov».
Anche lei ha degli autori che
❞
Da imprenditore dico
che l’articolo 18 è solo
un simbolo, per sanare
l’economia è molto
meglio ridurre le tasse
la aiutano. Si è adeguato?
«Mai farti condizionare nel
giudizio dal gusto per la battuta.
Dico sempre quello che penso».
Ha pianto davanti alle telecamere. Un rapper può lasciarsi
andare alle lacrime?
«In America il rapper è sia
quello che parla di quante donne
si ha, sia Kanye West che si commuove da Letterman. In Italia
siamo fermi a uno stereotipo».
Con J-Ax ha fondato Newtopia, una factory che spazia dal
rap ai format tv. Come va?
«È stato un investimento, anche economico, importante. È
dura. Il tempo è poco e ci vorrebbe più gente a lavorare, ma se un
dipendente mi costa il doppio di
quanto riceve iun busta paga...».
Via l’articolo 18?
«È il simbolo di una lotta e
qualcuno vuole farlo cadere per
dimostrare che sta con gli imprenditori. Ma non è il fulcro per
cambiare l’economia: sarebbe
più utile tagliare le tasse».
Suor Cristina l’avreste messa
sotto contratto?
«Certo, ma non ce l’hanno voluta dare. Il nostro progetto era
un disco benefico di duetti con
grandi star, da Lady Gaga ad Ali-
cia Keys. Hanno fatto altre scelte:
finirà per non vendere nulla».
Fra 20 anni si vede a S. Siro o
in Parlamento?
«Candidato mai. Non voglio
essere un esempio di onestà e
senso civico. È il sistema che renderebbe corruttibile anche me».
Si sente la voce di una generazione?
«Mi sembra lampante».
Andrea Laffranchi
Sorriso
Fedez, il cui
vero nome
è Federico
Leonardo
Lucia, è nato
a Milano
il 15 ottobre
del 1989
sinistra nella foto con Nick
Mason) —. Ho chiesto a Polly
(Samson, sua moglie, ndr) di
scrivere i testi. Secondo lei
quello che le avevo fatto
sentire non aveva bisogno di
parole. Ascoltarci suonare era
più interessante di qualunque
testo. Alla fine ha scritto le
parole solo di questa canzone
che esprime la magia che si
crea quando noi tre suoniamo
insieme». Tre, perché all’epoca
c’era ancora Rick Wright, il
tastierista scomparso nel 2008.
«È un tributo. Aver ascoltato
queste cose mi ha fatto
rimpiangere una volta di più la
sua morte», ha detto Gilmour.
«Penso che Rick sarebbe
entusiasta. L’elemento più
significativo di questo disco è
ascoltare quello che lui ha
fatto», ha aggiunto il batterista
Nick Mason.
A. Laf.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
SPETTACOLI
Torino
Il Consiglio di Indirizzo del Teatro Regio ha riconfermato Walter
Vergnano sovrintendente del Teatro. Vergnano a sua volta ha
ribadito che proporrà la riconferma del maestro Gianandrea Noseda
(foto) quale direttore musicale e, d’intesa con Noseda, del maestro
Gastón Fournier-Facio quale nuovo direttore artistico. Il sindaco
Piero Fassino, presidente dell a Fondazione, dopo settimane di
mediazione avrebbe quindi trovato un punto di equilibrio anche
chiamando Fournier, attuale coordinatore della direzione artistica
alla Scala di Milano. Il Regio ha conti in equilibrio, 16mila abbonati e
ricava il 20% degli introiti dai biglietti e un altro 20% dagli sponsor.
Torna la pace al Regio
Confermato Vergnano,
atteso il sì di Noseda
51
Domani su «Io Donna»
McConaughey, da sex symbol a divo impegnato
La metamorfosi di Matthew McConaughey (44
anni): il divo racconta a Io Donna, il femminile in
edicola domani con il Corriere, la trasformazione da
sex symbol a interprete da Oscar. «Il merito — dice
— è di mia moglie Camila che mi spinge a crescere
e ad accettare anche ruoli impegnati». Come nel
nuovo film di Christopher Nolan, «Interstellar», in
cui l’attore texano si occupa del futuro della Terra.
Il compositore-migrante
«Dal barcone al palco»
Shkurtaj, albanese, arrivò in Italia nel ’91 sfidando il mare
La sua opera «Il naufragio» chiude il festival alla Biennale
S
i chiama Admir Shkurtaj
il compositore che viene
dal mare. Sbarcato più di
vent’anni fa sulle coste
della Puglia da uno dei primi
barconi di profughi in fuga dall’Albania. «Era il 1991, avevo 22
anni — ricorda —. Dieci ore in
mare tra speranza e paura. Con
l’Italia sempre più vicina, con il
mio Paese sempre più lontano.
Ogni minuto di quella traversata è impresso per sempre nella
mia anima». Una memoria dolorosamente ineludibile. «Quel
rimorchiatore mi aveva portato
senza incidenti fino a Brindisi.
Sapevo che lì avrei trovato accoglienza. Erano i primi viaggi,
gli esuli non venivano ancora
respinti».
Qualche anno dopo tutto sarebbe cambiato. Il 20 marzo
1997, Venerdì Santo, nello stesso braccio di mare percorso da
Admir, un’altra motovedetta, la
Kater, carica di albanesi, fu
speronata da una nave della
Marina militare italiana, decisa
a impedirne l’approdo sulle
nostre coste. Delle 120 persone
a bordo ne morirono 81. Tren-
tuno avevano meno di 16 anni.
«Un traghetto quasi uguale
al mio, gente del mio Paese, gli
stessi miraggi, gli stessi timori… Ma a me è andata bene, a
loro no». Destini decisi dalla
roulette del caso. Admir ne è
ben consapevole. Adesso che è
un compositore affermato, lui
non dimentica. A quei suoi ideali, sfortunati, compagni di
viaggio rende ora omaggio con
un’opera, Il naufragio, ispirata
a una tragedia del mare divenuta simbolo di tutti i «boat
people». «Quest’opera è qualcosa che “dovevo” fare. Dentro
c’è un po’ di vita vissuta. Anche
se la mia è fortunatamente a
lieto fine. In Italia ho potuto riprendere gli studi musicali iniziati a Tirana e mi sono diplomato al Conservatorio di Lecce».
Il naufragio, libretto di Alessandro Leogrande, tratto dal
suo romanzo-reportage (Feltrinelli), avrà così la sua «prima»
domenica prossima alle Corderie dell’Arsenale di Venezia,
commissionata dalla Biennale
Musica diretta da Ivan Fedele,
Concerto e disco
Bartoli: otto anni per scoprire
il ’700 napoletano tra gli zar
DAL NOSTRO INVIATO
«Per otto anni ho
seguito questo progetto, sono
andata tante volte a San Pietroburgo in treno e per mare, perché non mi piace volare: uno
dei viaggi più belli è stato in
rompighiaccio da Lubecca. Mi
sono messa i guanti e ho frugato negli archivi della biblioteca
del Teatro Mariinskij di San
Pietroburgo, tra partiture vecchie di secoli, e finalmente li
ho trovati: gli spartiti dei compositori Francesco Araja, napo-
VERSAILLES
Dama bianca
Cecilia Bartoli,
mezzosoprano,
è nata a Roma il
4 giugno 1966
letano, e dei suoi successori
Hermann Raupach e Domenico Cimarosa alla corte degli
zar».
All’indomani di uno spettacolare concerto nella sala degli
specchi di Versailles, la grande
diva della lirica Cecilia Bartoli
racconta con entusiasmo di come è nato «St. Petersburg»
(Decca), l’album inciso con I
Barocchisti diretti da Diego Fasolis. «Mi è sempre piaciuto fare ricerca, andare a ritrovare
musica dimenticata per allargare il repertorio, visto che i
compositori contemporanei
non riescono scrivere per noi
cantanti liriche... Sarebbe bello
lavorare con compositori di oggi che scrivessero per noi. Mozart componeva opere pensando già a quali cantanti le avrebbero interpretate. Oggi non è
così, la musica atonale crea una
specie di barriera tra compositori e cantanti, così per trovare
musica nuova da cantare non
posso che rivolgermi al passato. Ed ero incuriosita dalla storia di Araja, di cui conosciamo i
lavori del periodo napoletano
ma ignoravamo completamente la fase russa». Le tre zarine
Anna, Elisabetta e Caterina, nel
Settecento chiamarono alla
corte di San Pietroburgo i compositori di opera napoletani,
segnale dell’apertura di quel
Paese alla cultura occidentale.
«Finora si pensava che l’opera cominciasse in Russia con
Una vita per lo zar di Glinka
nell’Ottocento — spiega Bartoli
—. Invece le partiture che ho
scoperto al Teatro Mariinskij
con l’aiuto del maestro Valery
Gergiev dimostrano che è cominciata cento anni prima, con
Araja. Sono melodie bellissime, è come se il compositore
napoletano fosse riuscito a
captare la vena malinconica
russa e a fonderla nel suo barocco». Per la prima volta in
questo album Cecilia Bartoli
canta anche in russo, due composizioni di Hermann Raupach. Prossimi concerti in Italia
l’anno prossimo a Milano in occasione dell’Expo.
Stefano Montefiori
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Volto
Admir Shkurtaj,
45 anni, ha
terminato gli studi
musicali a Lecce
evento di chiusura del 58° Festival della musica contemporanea. Spettacolo realizzato
con i Cantieri Teatrali Koreja di
Lecce, regia di Salvatore Tramacere, in scena 4 cantanti, 3
attori, un coro, 6 strumentisti.
«È un’opera d’acqua, di sale e
ruggine», spiega Shkurtaj.
E in partitura ci sono anche
le voci di quella notte di paura e
morte. Ordini e contrordini,
urla e implorazioni. Sommersi
e salvati. Grida prodotte da lamiere graffiate, rantoli emessi
da una tromba affogata nell’acqua, singhiozzi strappati alla
cupa cupa, antico strumento
delle Puglie. E la fisarmonica di
Admir, anche lui in scena, a intrecciare il suo suono con tutti
gli altri. «Le notizie quotidiane
Superstiti
Una scena di
«Il naufragio»,
l’opera di Admir
Shkurtaj tratta
dal reportage
di Leogrande
sul disastro della
motovedetta
albanese Katër i
Radës, nel 1997
di barconi affondati e migranti
annegati vengono ormai accolte quasi con indifferenza o con
vuota retorica. Ma chi le archivia così non ha idea di quel che
si prova davvero. Se potesse vivere solo un attimo di quella
realtà, si renderebbe conto di
quanto sia terribile».
Giuseppina Manin
© RIPRODUZIONE RISERVATA
52
Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
53
●
Risponde Sergio Romano
● Visti da lontano
L’INCERTO FUTURO
DELL’ISOLA DI PORTORICO
di Massimo Gaggi
Se anche la tecnologia
si appoggerà al welfare
LETTERE
AL CORRIERE
USO DELL’INGLESE
Esibizionismi linguistici
Caro Romano, a proposito
della sua risposta «Inglese
lingua del mondo: i rischi e i
vantaggi», concordo circa
l’esigenza di affrontare la
globalizzazione, ma come si
spiega il nostro ministero del
Welfare o il Questions time in
Parlamento? Magari ce ne
sono anche altre di queste
perle. E i francesi con il loro
rifiuto di ogni anglismo?
In un recente articolo su Sette, si afferma che
i cittadini portoricani possono raggiungere
gli Usa senza visto, essendo il loro uno Stato
federato. La popolazione di Portorico, con
un referendum del 2012, si era dichiarata
favorevole all’adesione agli Usa, come il 51°
Stato federale, ma mi risulta che sia ancora
in attesa della decisione degli Usa di
accettare o meno la domanda. Che
prospettive può avere? C’è qualche affinità
con le Hawaii, l’ultimo Stato entrato nella
Federazione?
Valentina Micillo
valentinamicillo@hotmail.it
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
@
lettere@corriere.it
www.corriere.it
sromano@rcs.it
Dino Mori
Cerreto Guidi ( Fi)
Nella mia risposta ho scritto
che nell’uso dell’inglese vi sono anche manifestazioni di
provinciale esibizionismo. I casi da lei citati rientrano per
l’appunto in questa categoria.
L’
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
RISSA IN SENATO / 1
Libro contro Grasso
Dopo aver assistito allo
squallore della discussione al
Senato sul voto di fiducia, mi
domando: è possibile che un
senatore che scaglia un libro
contro il presidente Pietro
Grasso possa ancora
esercitare una funzione così
rappresentativa?
Paolo Origoni
origoni.paolo@tiscali.it
RISSA IN SENATO / 2
I parlamentari inglesi
Spagna:
soppresso il
cane
dell’infermiera
colpita da
Ebola «per
evitare altri
contagi».
Giusto?
OFFERTE AI DOCENTI
Ore aggiuntive
Molti dirigenti scolastici
offrono in questi giorni a
docenti di ruolo ore di
insegnamento aggiuntive al
proprio orario di cattedra,
© RIPRODUZIONE RISERVATA
SUL WEB
Risposte
alle 19 di ieri
Sì
La votazione in Senato è stata
uno spettacolo indegno.
Proporrei di far vedere ai
parlamentari una riunione del
Parlamento inglese: ordine,
educazione, nessuno adopera
il pc o il cellulare e non appena
qualcuno alza la voce viene
richiamato all’ordine.
Arcangelo Ferrari , La Spezia
Cara Signora,
isola di Portorico è stata spagnola dal
giorno in cui Cristoforo Colombo vi
mise piede durante il viaggio del
1493, sino alla guerra ispano-americana del 1898, quando divenne territorio degli
Stati Uniti. Formalmente, nell’ambito della Federazione americana, è uno Stato «non incorporato»: una formula difficilmente traducibile nel linguaggio giuridico italiano, utilizzata
per evitare espressioni «scorrette» come ex
colonia o territorio dipendente. Questo statuto incerto e difficilmente classificabile ha fatto
dei portoricani (circa tre milioni e mezzo) altrettanti Giani bifronti. Sono cittadini degli
Stati Uniti e possono entrarvi liberamente
senza visto. Ma quando sono nella loro isola
non possono votare per il presidente della
grande Federazione americana ed eleggere i
loro rappresentanti al Congresso. Eleggono
tuttavia un delegato che può partecipare ai lavori delle commissioni e votare in alcune fasi
procedurali, ma è quindi, per molti aspetti, un
parlamentare dimezzato.
Il referendum del 2012 è diventato un complicato rebus giuridico. Le domande, sulla
scheda, erano due. Volete conservare il vostro
attuale statuto territoriale? Che cosa desiderate essere: Stato federale, Stato associato, Stato
indipendente? Alla prima domanda il sì ha
vinto con il 54% dei voti. Alla seconda domanda le tre opzioni offerte agli elettori hanno
avuto, rispettivamente, il 61,11%, il 33,34% e il
5,55%. A prima vista, quindi, hanno prevalso
coloro che vorrebbero fare della loro isola uno
Stato federale. Ma qualche giurista ha osservato che la risposta alla prima domanda è meno
chiara di quanto appaia a prima vista. È vero
che i sì hanno prevalso con il 54%, ma nel voto
per la seconda domanda (quale opzione?) le
schede bianche erano un terzo del totale. Se
quelle schede sono presumibilmente contrarie alla trasformazione di Portorico in 51° Stato della Federazione americana, il sì alla prima
domanda diventa quanto meno discutibile.
La discussione non è ancora terminata e nasconde forse una certa riluttanza, anche tra i
portoricani, a modificare lo stato delle cose,
soprattutto in un momento in cui le finanze
dell’isola sono minacciate da un debito pari a
70 miliardi di dollari. Vi sarà una decisione,
forse, quando le domande del referendum saranno più esplicite o verrà convocata per il futuro dell’isola un’Assemblea costituente.
56%
44%
No
La domanda
di oggi
Nella nuova
sede di
Microsoft in
Germania si
potrà lavorare
senza essere
per forza in
ufficio.
Piacerebbe
anche a voi?
altrimenti destinate a
supplenze temporanee per i
precari, e numerosi colleghi
hanno accettato. Questo è
ingiusto sia per la mancanza
di solidarietà e spirito di
categoria sia, soprattutto, per
il disinteresse dimostrato dai
sindacati che non prendono
posizione per impedire a chi
ha già un lavoro a tempo
indeterminato di togliere
speranze, punteggio e uno
stipendio, anche ridottissimo,
a una nuova generazione.
Amelia Somma, Udine
TASSE
Quale semplificazione?
Le tasse (ma non dovevano
diminuire?) si accavallano
ormai in modo spaventoso e
quasi si fatica a stare dietro
a tutte le scadenze.Tuttavia la
politica continua a proclamare
che semplificheranno i tributi.
Avevamo appena imparato
a calcolare l’Imu e l’Ici e oggi
ci troviamo a dover calcolare
la Tasi, ecc. ecc. E si
continuano sistematicamente
a punire i contribuenti più
piccoli e a premiare i più
grandi. Quando in Italia si
ragionerà seguendo la logica?
per l’affrancatura, con
notevoli perdite di tempo e
denaro. Mi chiedo quale sia il
motivo di tale politica
commerciale. Negli Stati Uniti
i francobolli si possono
acquistare regolarmente anche
nelle loro farmacie, peraltro
dotate di molte cose extra
medicinali.
Walter Bolzan
Oderzo (Tv)
Andrea Delindati
Manerbio (Bs)
POSTE ITALIANE
Spariti i francobolli
Poste Italiane da un po’ di
tempo non stampa e non
vende più francobolli. Pertanto
chi scrive una lettera e/o una
cartolina è costretto a recarsi
presso uno sportello postale
CAROVITA
Prezzi a confronto
Pare che un «paniere» di
dodici prodotti acquistati in
Israele costerebbe il doppio di
quanto costano a Berlino.
Chissà quanto costerebbero in
Italia…
Vincenzo Scotto di Suoccio
S
econdo Gartner, la più accreditata tra le
società di consulenza che studiano
l’impatto della tecnologia sui sistemi
produttivi, da qui al 2025 robot e droni
sostituiranno un terzo dei lavoratori Usa. Dopo
Apple, anche altre società hi-tech come
Amazon (oltre a gruppi finanziari come Fiat
Finance) sono finiti nel mirino della
Commissione Ue per i regimi fiscali di favore
concessi loro da alcuni governi europei, come
Irlanda e Lussemburgo. Due notizie
apparentemente prive di legami. Eppure un filo
le collega. L’Italia oggi è impegnata a darsi un
mercato del lavoro più flessibile. Cosa
necessaria anche per attirare investimenti
esteri e per recuperare i ritardi sugli altri
partner europei che riforme simili le hanno già
fatte. Ma se questa è l’esigenza immediata,
bisogna anche cominciare a guardare verso
l’orizzonte della rapida diffusione dei processi
di automazione. Le visioni ottimistiche di chi
pensava che i posti di lavoro ceduti ai robot
sarebbero stati più che compensati da nuove
opportunità d’impiego offerte dall’evoluzione
tecnologica, cominciano ad appannarsi. La
maggioranza degli esperti, ormai, si è convinta
che per un bel po’ di anni, fino allo sviluppo di
nuovi prodotti ad alta intensità di lavoro,
dovremo attrezzarci a gestire un’ulteriore
riduzione delle opportunità d’impiego. Come?
Nessuno lo sa bene e l’argomento scotta: c’è il
rischio di beccarsi il marchio di neodirigisti e
di entrare in conflitto coi giganti di Internet. Da
tempo, comunque, gli economisti stanno
provando a escogitare tecniche di
redistribuzione della ricchezza prodotta dalle
tecnologie digitali che consentano anche di
ammortizzare il trauma dei lavoratori stritolati
dai processi di disruption tecnologica,
cercando di non cadere nelle tradizionali forme
di assistenzialismo. Più facile a dirsi che a farsi.
E, comunque questo è un (ingrato) compito
della politica. La settimana scorsa l’hanno
scritto anche i liberali dell’Economist: «La
tecnologia avanza e distrugge occupazione. I
redditi modesti della generazione penalizzata
dalla tecnologia andranno sostenuti con crediti
d’imposta o con sussidi». Mentre sul Financial
Times John Gapper incalza: «Come le banche,
anche l’industria digitale si sta facendo la fama
di dipendere dal welfare». Che fare? La
discussione è aperta. Sembra giusto chiedere
un contributo all’industria hi-tech: fa enormi
profitti che poi non riesce nemmeno a
reinvestire. Non è detto che quello che pare
giusto sia anche praticabile. Ma non far pagare
tasse a chi ha già chiuso in cassaforte centinaia
di miliardi di dollari di profitti non sembra la
strategia più lungimirante.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Rho ( Mi)
INTERVENTI E REPLICHE
Quel convegno con Rocco Siffredi
È difficile valutare a distanza un evento senza
averne preso parte(«Siffredi e gli urologi. Le
ironie collaterali di un marketing da spot
televisivo» , Corriere del 30 settembre). Il nostro,
pur di fuori del corpus scientifico del congresso, è
stato un pezzo importante del progetto di Siu,
Pianeta Uomo, il cui ruolo è quello di avvicinarci
alla società «laica», e parlare in maniera
semplice alle persone normali di tematiche
complesse. Rocco Siffredi, inoltre, non era solo
sul palco: eravamo presenti io e un altro collega
urologo, una attrice brava e ironica come Debora
Villa e una moderatrice brillante come Selvaggia
Lucarelli. Si è parlato dell’importanza dello stile di
vita per poter invecchiare meglio senza
rinunciare a una buona sessualità. Chi meglio di
chi usa la sessualità come lavoro (cosa di cui non
ha motivo di vergognarsi) può esserne
testimone? Smettere di fumare, nutrirsi con cibi
sani, svolgere attività fisica, controllarsi
periodicamente, sono punti importanti per tutti
noi. Se lo ripete anche Siffredi male non fa, anzi.
Sulla sessualità si può e si deve anche scherzare,
ma non — e qui Siffredi è stato chiarissimo —
sull’acquisto di farmaci per l’erezione al mercato
illegale del web, sui rischi di malattie sessuali, sul
fatto che in Italia ci sono 20 mila matrimoni
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bianchi, non consumati. Perché dei circa 3 milioni
d’Italiani affetti da disfunzione erettile, solo il
20% si cura e ben il 50% di essi abbandona la
terapia dopo la prima pillola: vuole dire che la
maggior parte degli Italiani non riconosce
l’impotenza come malattia e ancor di più è
ignara del fatto che essa è sintomo di
ipertensione, diabete, obesità e depressione.
Vincenzo Mirone, Segretario generale
Virus Ebola: la sorveglianza negli aeroporti
In merito alla sorveglianza sanitaria sui
viaggiatori: bene che ci siano i controlli sanitari
negli aeroporti (Corriere dei ieri), ma questi
controlli dovrebbero essere volti a tracciare non
solo i soggetti sintomatici, perché se la persona è
nella fase d’incubazione, non ha sintomi. I
controlli in aeroporto dovrebbero fornire le
dovute informazioni al viaggiatore e garantirne la
rintracciabilità e la sorveglianza a domicilio,
come è stato fatto per contenere altre epidemie
nel passato, dando perciò disposizioni adeguate
anche ai medici di medicina generale. Ma mi
sembra che finora tutto ciò non sia ancora stato
posto in essere, per quanto riguarda i potenziali
contagi da Ebola, in Italia.
Mario De Cesare, Milano
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • RCS Produzioni Padova S.p.A. 35100 Padova - Corso Stati Uniti 23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l.
70026 Modugno (Ba) - Via delle Orchidee, 1 Z.I. - Tel. 080-58.57.439 • Società Tipografica Siciliana S.p.A. 95030 Catania - Strada 5ª n. 35 - Tel. 095-59.13.03 • L’Unione Sarda
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Street Long Island City - NY 11101 - USA • CTC Coslada Avenida de Alemania, 12 - 28820
Coslada (Madrid) - Spagna • La Nación Bouchard 557 - 1106 Buenos Aires - Argentina •
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La tiratura di giovedì 9 ottobre è stata di 424.274 copie
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
54
Sport
Under 21
Per la fase finale dell’Europeo (Repubblica Ceca, giugno 2015) e per
l’Olimpiade di Rio 2016. Il premio per l’Under 21 è doppio e l’interesse
della Federcalcio è tale che il nuovo d.g. Michele Uva è arrivato alla vigilia
della sfida di andata del playoff contro la Slovacchia per testimoniarlo.
Oggi a Zlaté Moravce (ore 17, diretta Rai3) Di Biagio va con il 4-2-3-1
con Bardi; Zappacosta, Rugani, Bianchetti, Biraghi; Baselli, Viviani;
Berardi, Bernardeschi (foto), Battocchio; Belotti. Il ritorno martedì a
Reggio Emilia. Di Biagio esordì un anno fa in azzurro: amichevole con la
Slovacchia vinta 4-1. «Ma soffrimmo e questa sarà un’altra storia».
Gli azzurrini sfidando
la Slovacchia
per l’Europa e per Rio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Nazionale Contro l’Azerbaigian Conte pretende gioco e 3 punti per la qualificazione all’Europeo e per
cancellare le brutte figure che il nostro calcio continua a collezionare: veleni in campo e squalifiche fuori
Italia, vinci per dimenticare
Le qualificazioni
Gruppo H
Oggi, ore 20.45
Bulgaria-Croazia
(Sky Sport 3, Sky Calcio 3)
ITALIA-Azerbaigian
(Raiuno)
Malta-Norvegia
Classifica
Bulgaria, Croazia, ITALIA 3;
Azerbaigian, Malta, Norvegia 0
Gruppo A
Oggi, ore 20.45
Lettonia-Islanda
Olanda-Kazakistan
(Sky Sport 1, Sky Calcio 1)
Turchia-Rep. Ceca
Classifica
Rep. Ceca, Islanda 3; Kazakistan,
Lettonia 1; Olanda, Turchia 0
Gruppo B
Oggi, ore 20.45
Belgio-Andorra
(Sky Sport Plus, Sky Calcio 2)
Cipro-Israele
Galles-Bosnia
Classifica
Cipro, Galles 3; Belgio*,
Israele*, Andorra, Bosnia 0.
*una partita in meno
Gruppo C
Bielorussia-Ucraina
0-2
Macedonia-Lussemburgo
3-2
Slovacchia-Spagna
2-1
Classifica
Slovacchia 6; Spagna,
Macedonia, Ucraina 3;
Bielorussia, Lussemburgo 1
Gruppo E
Inghilterra-San Marino
5-0
Lituania-Estonia
1-0
Slovenia-Svizzera
1-0
Classifica
Inghilterra, Lituania 6; Estonia,
Slovenia 3; San Marino, Svizzera 0
Gruppo G
Liechtenstein-Montenegro
0-0
Moldova-Austria
1-2
Svezia-Russia
1-1
Classifica
Austria, Montenegro, Russia 4;
Svezia 2; Liechtenst. 1; Moldova 0
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
Per la classifica e per
l’onore. Mettere sotto il tenero
Azerbaigian, magari con il condimento di una bella goleada,
non sarebbe impresa da consegnare alla storia, ma aiuterebbe
ad annacquare le polemiche e
ad allontanare le figuracce che
hanno inquinato il nostro calcio
negli ultimi giorni. Tanto per
cambiare, siamo nella bufera. I
veleni di Juventus-Roma e la sospensione lunga 6 mesi a carico
del presidente federale Tavecchio hanno rispedito il nostro
movimento all’inferno.
Conte, nel suo piccolo, stasera proverà a sollevarci il morale e
a restituirci la dignità, sulla strada della continuità. L’Azerbaigian, dentro il Barbera esaurito
(34mila spettatori) e la trasferta
PALERMO
di Malta contro l’italiano Ghedin, lunedì sera alla Valletta, sono il perfetto trampolino di lancio verso la Croazia (16 novembre a Milano), la tappa più ostica
sulla strada di Euro 2016. E se
vincere qui, nell’ultimo scampolo di estate siciliana, è un dolce
obbligo, quello che chiede il
nuovo allenatore è di farlo confermando i progressi sul piano
del gioco: attaccare sempre con
5 uomini, sfruttare l’ampiezza
del campo, mantenere il ritmo
indiavolato dall’inizio alla fine.
Rispetto alla sfida con la Norvegia del mese scorso ritroviamo 3
titolari, tutti juventini, tutti importanti: Chiellini in difesa,
Marchisio e soprattutto Pirlo in
mezzo al campo, che aggiunti a
Buffon e Bonucci, altri due leader, fanno della Nazionale una
squadra ad alta gradazione bian-
Palermo, ore 20.45
Italia
Azerbaigian
3-5-2
4-2-3-1
1 Aghayev
1 Buffon
2 Allaverdiyev
13 Ranocchia
3 Yunuszade
19 Bonucci
6 Guseynov
3 Chiellini
20 Budak
20 Darmian
2 Garayev
15 Florenzi
19 Amirguliyev
21 Pirlo
8 Marchisio
7 Abdullayev
23 Pasqual
11 Aliyev
17 Nadirov
11 Immobile
10 Dadashov
7 Zaza
Arbitro: Gocek (Turchia)
Tv ore 20.45, diretta Raiuno
conera. «Sta a noi tenere viva la
fiammella accesa dopo le prime
due vittorie. Dobbiamo regalare
alla gente emozioni, passione ed
entusiasmo», racconta Conte
prima di avvisare i naviganti azzurri che «non ci sono partite
Da Natal a Palermo, il ritiro lampo di Pirlo
«Eccomi, ma sono tornato solo per Conte»
Dura un attimo, l’addio alla Nazionale: «L’unico per
cui potevo cambiare idea è
Conte: fosse arrivato un altro
c.t. non sarei qui». Andrea Pirlo
è tornato. E sul monumento azzurro con la sua espressione serafica questa sera ci sarà una
t a cca i n p i ù : i l c . t . a ve va
un’emergenza a centrocampo
per gli infortuni di De Rossi,
Verratti e Bonaventura e ha
chiamato in fretta il 113. Come
le presenze di Pirlo, che stasera
ricomincia dall’Azerbaigian,
con cui aveva debuttato dodici
anni fa e supera Dino Zoff (112),
diventando il quarto azzurro
più presente di sempre: «Superare un grande del calcio come
nel suo gioco. Darmian e Pasqual sono favoriti su Candreva
e De Sciglio, però la decisione
definitiva arriverà soltanto questa mattina. Resta la necessità di
conquistare 6 punti nei prossimi
3 giorni per arrivare a punteggio
pieno allo scontro diretto con la
Croazia: «Non faccio calcoli. Vogliamo vincere il girone e qualificarci quanto prima. Chi ha
tempo non aspetti tempo», la
massima del c.t. che è tornato,
come ogni volta, sull’annoso
problema degli stranieri: «Bisognerebbe essere più spavaldi nel
lanciare i giovani italiani. Gli
stranieri vanno bene, ma soltanto se sono più bravi dei nostri.
Non devono essere acquistati
solo per far presa sui tifosi». Una
battaglia lunga e difficile.
Alessandro Bocci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Coppia Antonio Conte, 45 anni, c.t. della Nazionale, e Andrea Pirlo, 35. Il centrocampista della Juventus giocherà questa sera contro l’Azerbaigian la sua 113ª partita in maglia azzurra (Ansa)
Il personaggio
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
scontate e avversari sprovveduti.
L’Azerbaigian ha perso soltanto
all’87’ contro la Bulgaria». Precisazioni inevitabili, ma al di là di
tutto Conte non teme cali di tensione. Perché in questi giorni a
Coverciano la Nazionale ha lavorato con la solita feroce convinzione che aveva colpito l’allenatore durante il primo raduno.
«Ho respirato sensazioni positive», racconta alle 8 della sera
mentre i mille tifosi che hanno
assistito all’allenamento intasano i viali intorno allo stadio. La
Nazionale avrà il fuoco dentro e
dovrà aggredire i modesti azeri,
al numero 95 del ranking Fifa,
sin dalle prime battute. Ma che
Conte non intenda lasciarsi abbindolare dalla pochezza degli
avversari è testimoniato dall’incertezza mantenuta sulla scelta
degli esterni, giocatori chiave
Sorpasso
PALERMO
● Dino Zoff
ha giocato
112 volte
in Nazionale
● Questa sera
Andrea Pirlo
lo supererà,
a quota 113
diventando il
quarto azzurro
più presente
di sempre
Zoff, un mito, mi rende molto
orgoglioso. E anche giocare
contro la squadra del mio debutto è una sensazione particolare, quasi un nuovo inizio. Ho
avuto la fortuna di lavorare con
Conte per tre anni, c’è un grandissimo feeling. Tornare per
dare una mano era il minimo
che potessi fare, non c’è stato
un attimo di ripensamento. Qui
c’è un progetto importante per
due anni e ci sarà da divertirsi.
Vincere l’Europeo sarebbe la ciliegina dopo due Mondiali
sfortunati».
Mentre Zoff è tornato sul comodino degli italiani con la sua
autobiografia («Dura solo un
attimo, la gloria»), Pirlo era in
Polonia per la traduzione del
suo bestseller («Penso quindi
Infortunati
Osvaldo fuori un mese
anche Thiago Motta k.o.
PALERMO Un colpo basso. Per Conte e per Mazzarri.
Più per Mazzarri che per Conte. Pablo Daniel
Osvaldo è rientrato a Milano con uno stiramento
di secondo grado all’adduttore della gamba
sinistra, come evidenziato dagli esami
strumentali. Nella migliore delle ipotesi
l’attaccante resterà fuori un mese e, oltre a saltare
le partite con Azerbaigian e Malta, perderà tutto il
prossimo ciclo di ferro con l’Inter. Fuori gioco
anche Thiago Motta (tendinopatia). Sta meglio
invece Verratti (caviglia destra), che sarà
disponibile per la trasferta a Malta.
a.b.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
gioco»): lo juventino ha giocato
per la prima volta nella stagione contro la Roma e non era
inizialmente tra i convocati,
quindi torna prima del previsto
nel tinello azzurro dopo la fallimentare spedizione brasiliana:
«Ho trovato un’aria nuova —
sottolinea Andrea —. una squadra vogliosa di cancellare un
brutto Mondiale. Lo ha già fatto
con due buone prestazioni, ma
adesso bisogna riconfermarsi.
Il gruppo sta bene e ha voglia di
fare una grande partita».
Dagli azeri andata e ritorno,
per Pirlo è l’occasione anche di
guardarsi alle spalle e vedere
un altro pezzo di futuro azzurro: «Dodici anni fa ero più o
meno lo stesso di adesso. I sogni erano gli stessi che avevo da
bambino: giocare in Nazionale,
vincere un Mondiale e ho avuto
la fortuna di realizzarli. Ma ho
anche la fortuna di avere altri
sogni ed è anche questo che mi
dà la forza per andare avanti».
Nel ritiro brasiliano, Pirlo
aveva confermato la sua volontà di lasciare l’azzurro. Era l’11
giugno: «Smetto per dare spazio ai giovani. Certo, se poi ci
dovesse essere ancora bisogno
di me, non c’è problema, torno:
io sto mollando, perché se rischio di non giocare mi incavolo, ma in caso contrario… ».
Già sull’aereo che volava basso
dopo la sconfitta del 27 giugno
a Natal, il regista azzurro aveva
fatto una prima inversione di
marcia. Ora la manovra è completata, anche se non c’è la certezza del posto, in un ruolo dove Conte vede in campo solo
uno tra lui, De Rossi e Verratti
(con l’opzione Marchisio sempre valida): «Per me non è cambiato niente — dice Andrea —.
La voglia di giocare è la stessa,
torno con grande entusiasmo.
A volte ci sarò, altre no. Ma ho
dato la mia disponibilità anche
per questo. E non c’è nessun
problema. Io in campo fino a
quarant’anni come Totti? Non
mi pongo limiti, mi diverto ancora, con lo stesso spirito di
quando ho iniziato. E a Francesco dico: arrabbiarsi per una
partita ci sta, l’importante è
non esserlo per tutta una stagione».
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
SPORT
Colpo di scena
Dopo Roma gli americani conquistano
Bologna. Il patron del club rossoblù Albano
Guaraldi, a capo della cordata che fu messa
insieme nel dicembre 2010 dall’ex presidente
Unipol Gianni Consorte, ha deciso di accettare
l’offerta dell’avvocato newyorkese Joe
Tacopina (foto), lo stesso che difese Amanda
Knox nel processo per l’omicidio di Meredith
Kercher. Quella del club rossoblù è stata una
cessione ricca di colpi di scena. Il 25 settembre
La classifica amara
di Standard&Poor’s
Poveri i nostri club
I più ricchi
● Nella sua
ricerca,
Standard &
Poor’s non ha
considerato
Real Madrid
e Barcellona,
per mancanza
di dati
● Il Real resta
comunque
la squadra
più ricca e di
maggior valore
nel mondo
dello sport, non
solo del calcio
● Il presidente
Florentino
Perez (foto)
ha annunciato
d’aver chiuso
la stagione
2013-14 con
un fatturato
di 604 milioni
(record), 38,5
milioni di utili
e 71,5 di debiti
(-21% rispetto
all’anno prima)
C’è un nuova, dannata classifica europea. Dannatissima per
l’Inter. Non molto meglio per
Roma e Milan. Mediocre anche
per la Juve ma in miglioramento. L’ha compilata Standard &
Poor’s (S&P), l’agenzia di rating famosa per i giudizi che
assegna alla stabilità finanziaria dei diversi Paesi: ora, ha rivolto la sua attenzione alle società di calcio europee. Ha cioè
messo assieme le due facce più
competitive del mondo d’oggi:
finanza abbinata al football. Il
risultato è il ranking di 44 club,
determinato dalla loro solidità
finanziaria. Solo cinque meritano la Tripla A. E solo tre finiscono con la Tripla D, livello
che in finanza si definirebbe
junk, spazzatura: tra queste tre
c’è l’Inter, che se la gioca con la
francese Lens, messa un po’
peggio, e con la spagnola Tenerife, messa appena meglio.
Gli analisti di S&P Capital IQ
hanno preso i bilanci di 44
squadre (purtroppo non avevano a disposizione quelli di Barcellona e Real Madrid per insufficienza di dati). Da lì hanno
estratto 24 voci che hanno permesso loro di misurare la solidità finanziaria di ogni club, divisa in tre categorie: qualità e
prudenza nella gestione, solvibilità e liquidità. Sulla base dei
risultati, hanno assegnato, per
ogni categoria, un giudizio:
Top per i migliori, che possiamo fare corrispondere a un rating A; Sopra la Media che può
essere paragonato a un rating
B; Sotto la Media, rating C; Al
Fondo, rating D. Hanno corredato il tutto con fatturato e indebitamento.
Le squadre che hanno ottenuto i pieni voti, la Tripla A, sono solo cinque: nell’ordine,
Gli avversari
l’olandese Ajax, le britanniche
Arsenal, Celtic e Manchester
United, la francese Saint-Étienne. La prima delle italiane è la
Fiorentina, al 14° posto. Alla
posizione 15 segue la Lazio e alla 16 la Juventus. L’analista Pavl
Sabic, che ha diretto lo studio
di S&P, nota come la solidità finanziaria della Juve cominci a
rafforzarsi dal 2012, con la vittoria di quel campionato, e da
allora continui in positivo: una
struttura di bilancio forte aiuta
i risultati sul campo e viceversa, in un circolo virtuoso.
In pieno circolo vizioso — risultati di gioco negativi che gareggiano con una gestione societaria cattiva — sembra invece finita l’Inter, che merita i voti
peggiori possibili in tutte e tre
le categorie di valutazione del
bilancio, al 43° posto, penultima. Una situazione che deve
preoccupare seriamente. «Perfomance in deterioramento sul
campo combinate a difficoltà
economiche e preoccupazioni
finanziarie potrebbero affondare un’impresa (o un football
club)», sostiene Sabic. Il Milan
finisce al 35° posto, non lontano dall’Inter, e la Roma al 37°:
ambedue nettamente sotto la
media nelle categorie analizzate.
La nuova analisi di Standard
& Poor’s andrà ampliata e migliorata: la presenza in classifica, al 23° posto, del Siena, società fallita la scorsa estate, andava evitata. Nel complesso,
però, introdurre nel mondo del
calcio comparazioni finanziarie non può che essere positivo. I club italiani dovrebbero rifare qualche conto.
Danilo Taino
@danilotaino
44
il gruppo statunitense aveva già raggiunto
l’intesa per acquisire la società, ma all’ultimo
momento saltò tutto. Gianni Morandi,
presidente onorario dei rossoblù, annunciò di
aver convinto Massimo Zanetti, patron della
multinazionale del caffè Segafredo, a
riprendere le redini del Bologna. Gelati gli
americani, sotto choc un’intera città che aveva
già srotolato le bandiere a stelle e strisce.
Pareva tutto deciso con Zanetti futuro
Rating
Operatività
Solvenza
Liquidità
Dopo Roma Bologna
Tacopina acquista
la società rossoblù
Top
Sopra la media
Sotto la media
Junk
Club
2
Arsenal Inghilterra
3
Celtic Scozia
Le linee guida
Thohir: per l’Inter
stadio accogliente
dirigenti capaci
e mercato asiatico
4
Man. Utd Inghilterra
5
St. Etienne Francia
6
Borussia D. Germania
7
Borussia M. Germania
8
Bayern M. Germania
9
Man. City Inghilterra
485,4 (386,6)
104,1 (23,5)
435,7 (108,7)
84,6 (2,4)
329,3 (84)
149,8 (25,9)
533,8 (143,9)
696,5 (552,2)
club europei
analizzati e
studiati da S&P,
l’agenzia di
rating che ha
preso i bilanci
societari
misurandone
la solidità
finanziaria
11
Lione Francia
128,1 (68)
12
Valencia Spagna
157 (301,2)
13
Tottenham Inghilterra
14
FIORENTINA Italia
15
LAZIO Italia
16
JUVENTUS Italia
17
Espanyol Spagna
18
Duisburg Germania
0,7 (1,4)
5
19
Broendby Danimarca
19,6 (12,1)
20
Millwall Inghilterra
20,6 (30,2)
21
LIVORNO Italia
26,1 (1,8)
22
UDINESE Italia
83,7 (4,3)
23
SIENA Italia
85 (11)
24
Silkeborg Danimarca
11,1 (58,8)
25
R. Huelva Spagna
9,4 (6,5)
26
Bordeaux Francia
88 (25,7)
27
BOLOGNA Italia
87,9 (13,2)
28
Benfica Portogallo
79 (366,5)
29
Ol. Marsiglia Francia
30
Nantes Francia
31
Rangers G. Scozia
28,4 (2,6)
32
Monaco 1860 Germ.
19,5 (6,8)
33
Porto Portogallo
34
Alemannia A. Germ.
35
MILAN Italia
36
Ruch Chorzow Polonia
37
ROMA Italia
38
Sp. Lisbona Portog.
39
Ik Start Norvegia
40
PALERMO Italia
41
Katowice Polonia
0,4 (0,1)
42
Tenerife Spagna
5,3 (15)
43
INTER Italia
44
Lens Francia
la posizione
della
Fiorentina,
prima delle
italiane, seguita
da Lazio e Juve.
Messe male
Milan (35°),
Roma (37°)
e Inter (43°)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
131,1 (0,1)
Tolosa Francia
14
Guido De Carolis
In milioni di dollari
Ajax Olanda
10
i club
che hanno
ottenuto i pieni
voti, la tripla A
di Standard &
Poor: Ajax,
Arsenal, Celtic,
Manchester
United
e St. Etienne
presidente, ma sul traguardo il rilancio dagli
Usa: offerta di 18 milioni e ok dai soci. C’è
anche il magnate Joey Saputo (5° uomo più
ricco del Canada secondo «Forbes») nel
gruppo di investitori messi insieme dall’ex
vicepresidente della Roma Tacopina che entro il
15 ottobre deve versare i primi 7 milioni per
assicurarsi il club e chiudere una partita infinita.
Fatturato
(Indebitamento)
1
55
64,6 (2,5)
237 (92,7)
152,9 (6,3)
99,4 (26,3)
398,8 (267,4)
69,6 (55,4)
128,9 (11,7)
20,7 (11,8)
98,1 (120,5)
21,9 (5,7)
306,5 (180,4)
5,3 (2,1)
162,2 (132,6)
37,4 (228,3)
6,8 (0)
84,6 (14)
254,2 (115,2)
16,9 (45,4)
Ospite d’onore, insieme al
presidente della Roma James
Pallotta, del Leaders Sport
Business Summit a Stamford
Bridge (Londra), Erick Thohir ha
spiegato come intende gestire l’
Inter. Punto primo: «Bisogna
avere una buona dirigenza per
costruire una squadra forte e
all’Inter ne abbiamo portati tanti
di bravi negli ultimi sette mesi.
È fondamentale avere in società
un giusto equilibrio tra lo sport
e il business, visto che il calcio è
un prodotto mediatico ma
anche di consumo. E, allora,
conviene affidarsi a dirigenti
qualificati». Che devono pure
essere in grado di fare le veci del
presidente, visto che Thohir
risiede in Indonesia. La
lontananza non sembra,
comunque, costituire un
problema per il presidente.
«Provo a essere presente a
Milano una volta al mese — ha
ricordato Thohir — e in ogni
caso ricevo periodicamente
rapporti su quello che succede
all’Inter». Ma quello che gli
interessa più di ogni altra cosa è
l’estensione del brand Inter in
Asia. «È un continente che sta
crescendo e ci vive la metà della
popolazione mondiale: dei 260
milioni di potenziali tifosi
interisti, 165 sono asiatici.
Normale che noi si punti ad
ampliare il nostro marchio non
solo in Europa ma pure nel
continente asiatico e negli Usa».
Capitolo nuovo stadio. «È
fondamentale averne uno di
proprietà, però è ancora più
importante il business nello
stadio — ha spiegato Thohir —.
La casa dei tifosi deve
funzionare 365 giorni l’anno e i
tifosi devono poter interagire
con la squadra, inviare messaggi
ed essere coinvolti. Ne stiamo
parlando col Comune di Milano
per fare in modo che possa
realizzarsi questo progetto».
Franco Fiocchini
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d’Arco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il pluridecorato Vogts vuole una squadra senza paura
Il c.t. degli azeri non si fa illusioni per oggi ma recrimina ancora per la semifinale di Messico '70
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
Non si può avere tutto
dalla vita. Berti Vogts, 68 anni
da compiere il 30 dicembre, ha
vinto tanto in carriera (anche
con il Borussia Moenchengladbach, 5 titoli e 2 volte la Coppa
Uefa), compresi 2 titoli mondiali (da giocatore, nel 1974, da vice
di Beckenbauer come c.t., nel
1990) e 2 europei (nel 1972 da
capitano e nel 1996 da c.t.: unico nella storia), ma dal 2008 pedala in salita sulla panchina
dell’Azerbaigian. A Baku, c’è
passione per il calcio e ci sono i
soldi, ma la base dalla quale attingere è modesta e non c’è
grandissima voglia di applicarsi. Vogts non ha fatto niente per
nasconderlo: «In quattro giorni
troviamo Italia e Croazia e due
partite così vicine sono già un
problema. Non posso dire che
La partita del secolo
PALERMO
Rivera chiude
il conto
con la Germania
Gianni Rivera segna il gol del
4-3 al 6’ del secondo
supplementare di ItaliaGermania, semifinale
mondiale giocata a Città del
Messico il 17-6-1970 e definita
«la partita del secolo»
l’obiettivo è fare 6 punti. Qualche giocatore è fuori condizione ed è rimasto a casa, qualche
altro è stanco. Chi ha giocato
con il Qarabag contro l’Inter, ad
esempio, non si è ancora ripreso e non ho capito perché. L’Italia è molto forte, Conte ha dato
un gioco efficace alla squadra,
perché passa velocemente dalla
fase difensiva a quella offensiva;
affrontarla ci permetterà di fare
esperienza, ma non voglio che
qualcuno vada in campo con la
paura. A me era capitato di dover marcare Mazzola a 23 anni e
non mi sono spaventato. Non si
può scendere in campo con la
paura, altrimenti non si gioca a
calcio. E non voglio giocatori
che dopo mezz’ora chiedono il
cambio per stanchezza».
Rispetto alla squadra che ha
perso al 42’ della ripresa contro
la Bulgaria, a Baku (1-2), al-
l’esordio delle qualificazioni
europee, Vogts cambia almeno
4 giocatori e la squadra non migliorerà. Ma si consola pensando all’Italia: «Io sono felice ogni
volta che torno da voi. Mi è
spiaciuto che l’Italia sia uscita
subito dal Mondiale, ma capita,
perché non sempre giocatori
forti riescono a esprimersi al
massimo». In Italia Vogts ha
vinto il Mondiale del 1990; contro l’Italia (terza partita del girone, 0-0, rigore sbagliato da Zola) ha costruito la base per il titolo europeo 1996, quasi a sorpresa (e al golden gol contro i
cechi). Ma il 4-3 dell’Azteca (17
giugno 1970) non l’ha ancora
digerito: «Non mi fa piacere
pensare a quella partita. Noi
eravamo una squadra forte che
poteva andare avanti, ma quel
giorno l’Italia ha dimostrato di
essere migliore di noi. E non
abbiamo avuto fortuna neanche con l’arbitro in alcuni episodi. Quali? Rivedete la partita e
capirete. Ma è stata soltanto
sfortuna in una grandissima semifinale, una delle più belle
partite della storia. Sono sicuro
che se si chiedesse a chi ama il
calcio quale partita vorrebbe rivedere, almeno il 60% risponderebbe Italia-Germania del
1970». Vinta dall’Italia e non
certo per merito dell’arbitro, il
messicano (nato in Perù) Arturo Yamasaki Maldonado (19292013). I tedeschi continuano a
lamentarsi per un rigore su Beckenbauer; gli azzurri avevano
protestato perché il gol di Schnellinger («noi lo chiamavamo
l’italiano») era arrivato in fondo
a un interminabile recupero di
secondo tempo.
Fabio Monti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
56
I figli Ettore con Mimma, Carlo, Rossella con Marcello e Laura con Silvio annunciano, a funerali avvenuti, la scomparsa di
Parisina Dettoni Moretti
mamma buona, generosa, allegra e di grande spirito.- Il giorno 4 novembre alle ore 18 presso la
parrocchia di San Satiro in Milano verrà celebrata
una Santa Messa in ricordo.
- Milano, 10 ottobre 2014.
I nipoti Carola, Martina, Cecilia, Nicolò, Marco,
Tomaso, Pietro, Giovanni e Virginia ricorderanno
sempre con affetto la loro "grande e mitica"
nonna Parisina
insieme ai bisnipoti Edoardo, Alessandro, Tommaso, Matteo e Andrea. - Milano, 10 ottobre 2014.
Gianni e lo zio Giusy si stringono a Ettore, Carlo,
Rossella e Laura e piangono con loro la scomparsa
della cara
zia Parisina
- Bergamo, 10 ottobre 2014.
Cara
Parisina
sei stata forte.- Il venire a trovarti era una gioia per
me e, attraverso i tuoi racconti, un rinnovare il legame di solida amicizia che da sempre esiste tra
le nostre famiglie.- Mila con la famiglia Melidonis
è vicina con profondo affetto ai tuoi familiari.
- Casnate - Milano, 10 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– Vali, Paolo Mazzilli e figli.
Fiammetta Jabès Norsa con i figli Aldo e la moglie Maria Luisa, Diana, i nipoti e i pronipoti rimpiange la compagnia affettuosa di
Parisina Dettoni Moretti
amica di un’epoca lontana ed è vicina a Ettore e a
tutta la sua grande famiglia.
- Milano, 9 ottobre 2014.
Dopo una vita dedicata all’arte contemporanea
è serenamente mancato
Salvatore Ala
Lo annunciano con profonda tristezza la moglie
Caroline e il figlio Alberto.- Un ringraziamento particolare al Professore Paolo Spina e al Dottore Dario Cavoretto. - Milano, 9 ottobre 2014.
Con grande amore e profonda tristezza la moglie Isa, i figli Renza, Paola e Stefano, la mamma
centenaria Renza, la sorella Emma, i cognati ed i
nipoti piccoli e grandi annunciano la scomparsa di
Felice Gajo
La sua gioiosa passione per la vita, la sua forza, la
sua dignità anche nei momenti più difficili e la sua
profonda fede resteranno con chi lo ha conosciuto.- I funerali si svolgeranno nella chiesa di Santa
Maria Assunta a Canegrate, sabato 11 ottobre alle
ore 10.30.- Non fiori ma offerte all’Associazione
AIRC. - Canegrate, 9 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– Giulia, Filippo e Alessandro Gussoni.
La comunità dei padri e fratelli gesuiti de La Civiltà Cattolica comunica che il Signore ha chiamato
a sé
Padre
Angelo Macchi S.I.
scrittore de La Civiltà Cattolica e per molti anni direttore e redattore di Aggiornamenti Sociali.- Ringraziamo il Signore per averlo avuto a lungo confratello esemplare e prezioso collaboratore,
attento interprete dei segni dei tempi in campo sociale e politico per molti decenni.- I funerali si svolgeranno venerdì 10 ottobre alle ore 10.30, nella
cappella de La Civiltà Cattolica, in via di Porta Pinciana 1, Roma. - Roma, 9 ottobre 2014.
Cara Laura ti siamo affettuosamente vicini nel
grande dolore per la scomparsa del tuo caro papà
Franco Farina
I tuoi colleghi Mariagrazia Bruzzone, Alessandra
Erbetta, Elisa Ciceri, Luisa Chiapparini, Marina Grisoli, Elio Maccagnano, Ludovico D’Incerti, Valentina Caldiera, Valeria Cuccarini, Carlo Boffano, Giuseppe Faragò, Ida Milanesi e tutto il personale del
Reparto di Neuroradiologia dell’Istituto Carlo Besta Milano. - Milano, 9 ottobre 2014.
Gli amici di una vita ricordano con tanto affetto
il loro caro Cucù
Arch. Enrico Schiappapietra
e stringono in un grande abbraccio Emanuela e
Federico.- Aurelio e Anny con Mariolino, Piero e
Valeria, Silvio e Marina, Eugenio, Lino.
- Milano, 9 ottobre 2014.
La scomparsa di una persona come il
Cavaliere Ufficiale
Alberto Redaelli
è una perdita non solo per la sua azienda ma per
tutti coloro che lo conoscevano.- BillerudKorsnäs si
unisce al dolore dei famigliari e dei dipendenti porgendo le più sentite condoglianze.
- Milano, 10 ottobre 2014.
Il Presidente Marco Pedroni, il Direttore Generale Bruno Aceto, il Consiglio Direttivo e tutti i colleghi di Indicod-Ecr sono vicini con affetto a Marco,
alla mamma Rosanna e ai familiari tutti, partecipando commossi al loro grande dolore per la perdita del caro papà
Giovanni Cuppini
- Milano, 9 ottobre 2014.
I Fratelli della Cinque Giornate 844 si uniscono
al dolore della famiglia per la scomparsa del carissimo
Ferdinando Preda
maestro di vita e compagno di fecondi lavori.
- Milano, 9 ottobre 2014.
Rosanna Ragusa, Alessandro Banfi e Paolo Liguori con i colleghi di Tgcom.it, del canale e di
News Mediaset, si stringono con affetto ad Andrea
per la scomparsa del caro papà
Cesare Saronni
- Milano, 9 ottobre 2014.
Ricordando la vita di lavoro passata insieme, un
caro saluto e ricordo a
Elena Cumani
Pierluigi Ghianda.
- Bovisio Masciago, 9 ottobre 2014.
Ferruccio ed Elisabetta de Bortoli ricordano la figura cristallina e coraggiosa di
Luciano Segre
- Milano, 9 ottobre 2014.
Augusta e Mariella ricordano
Lazard Italia partecipa commossa al dolore di
Marina per la perdita del padre
Nicholas Gonatas
- Milano, 9 ottobre 2014.
Franco (Califfo) Gastaldelli
con una Messa domenica 12 ottobre, ore 17 nella
chiesetta Piani Resinelli, Lecco.
- Milano, 10 ottobre 2014.
Monica Amari Staglieno è vicina con grande affetto a Caroline e Alberto per la scomparsa di
Salvatore Ala
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
- Milano, 9 ottobre 2014.
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Con commozione e profonda tristezza ci stringiamo a Caroline e Alberto: il caro amico
Salvatore
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lascia un grande vuoto.- Raphaelle Blanga e i Direttori di Sotheby’s lo ricordano con affetto e stima.
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La famiglia Pagani annuncia con grande tristezza e commozione la scomparsa del caro
Mario
amato fratello, cognato, zio.- Il suo ricordo resterà
sempre vivo nei nostri cuori e nei nostri pensieri.Guido, Inge, Roberto, Sara, Riccardo, Michela con
Matteo e Alberto. - Milano, 9 ottobre 2014.
Paolo e Nanda Kahlberg sono vicini a Rosanna,
Guido e a tutta la famiglia Pagani per la perdita
del caro
zio Mario
che ricorderemo sempre con tanto affetto e stima.
- Milano, 9 ottobre 2014.
Il club 4S Morgan Drivers abbraccia Rosanna per
la perdita del caro
Mario Pagani
- Santa Margherita Ligure, 9 ottobre 2014.
Tomaso e Luisetta Kemeny ricorderanno sempre
il geniale poeta e amico
Ugo Carrega
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SI ACCETTANO RICHIESTE VIA WEB, E-MAIL E CHIAMATE DA CELLULARI SOLO DIETRO PAGAMENTO CON CARTA DI CREDITO
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Necrologie: € 5,00
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Necrologie: € 1,90
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Solo anniversari,
trigesimi e ringraziamenti: € 300,00
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Bergamo
- Milano, 9 ottobre 2014.
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La Scelta di Catia è la nuova web serie di Corriere della Sera:
10 puntate, 60 giorni di navigazione con il comandante Catia Pellegrino
e i suoi uomini sulla nave Libra, nello stretto di Sicilia, a salvare vite umane.
Un esercito di persone spinto dalla disperazione, nel mediterraneo, davanti alle nostre coste.
La realtà è sempre come ci appare?
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La scelta di Catia è anche visibile all’indirizzo marina.difesa.it
Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
57
SPORT
MotoGp
Prove in Giappone, Marquez al match point
Ciclismo
Basket
Andy Schleck getta la spugna: ritiro a 29 anni Via alla serie A con replay e Inno di Mameli
Oggi a Motegi, prime prove del Gp del Giappone, quart’ultimo atto
del Motomondiale che potrebbe già confermare Alex Marquez
campione del mondo. Ma un po’ tutti tenteranno di bloccare il primo
match point iridato dello spagnolo della Honda, a cominciare da
Jorge Lorenzo, rinfrancato dalla vittoria di Aragon: «Sono in un buon
momento, darò battaglia perché sono più vicino a Marquez, anche se
Marc è irraggiungibile». Voglia di riscatto, invece, per Valentino Rossi:
«Ho assorbito la caduta di Aragon, ora sono al cento per cento».
Il lussemburghese Andy Schleck, vincitore del Tour de France 2010 e
della Liegi-Bastogne-Liegi 2009, si ritira: motivi di salute lo spingono
ad abbandonare ad appena 29 anni. Il più giovane dei fratelli Schleck
non si è ancora ripreso dalla caduta all’inizio dell’ultimo Tour (ha
riportato la rottura dei legamenti crociati di un ginocchio): il team
Trek non gli aveva prolungato il contratto. Andy Schleck ha vinto il
Tour 2010 per squalifica a posteriori di Alberto Contador. A Peccioli,
la 62a Coppa Sabatini è stata vinta da Colbrelli su Finetto e Pellizotti.
Instant replay ovunque, realtà che nel calcio è in fase di studio, e Inno
di Mameli prima di ogni partita, come nella Nba e nel nostro volley in
occasione delle sfide scudetto e delle finali della Coppa Italia e della
Supercoppa: sono le novità della serie A di basket , che ha la
partnership Rcs e Gazzetta dello Sport. Dopo Veroli Cremona-EA7
Milano, anticipata a domani per gli impegni di Milano in Eurolega,
dopodomani il clou sarà Openjobmetis Varese-Vitasnella Cantù: il
derby segna il via delle dirette della domenica sera su Raisport2.
Fiorello e il popolo del volley
spingono l’Italia in semifinale
Dopo il dramma di Bianchi
Tutti pazzi per Piccinini & Co., avanti al Mondiale grazie alla Russia
534
presenze
in azzurro
della veterana
Eleonora Lo
Bianco: record
Forza Jules Sulle monoposto (qui la Ferrari) c’è un pensiero per Bianchi (E.Colombo)
F1, dura riprendere 202
Divisi sulla sicurezza
Chiudere l’abitacolo? 2
centimetri
d’altezza
di Valentina
Diouf, martello
azzurro
SOCHI Che almeno ora non diano tutta la colpa a lui,
● Debutto
russo A Sochi è
giunto il
momento di
accendere i
motori per il
primo Gp di F1
della Russia.
Nel circuito
ricavato nel
parco olimpico
dei Giochi
invernali 2014,
oggi si tengono
le prove libere:
P1 dalle 10 alle
11.30, P2 dalle
14 alle 15.30
● Mondiale
piloti: 1.
Hamilton (foto)
266; 2.
Rosberg 256;
3. Ricciardo
193; 4. Vettel
139; 5. Alonso
133
● Mondiale
costruttori: 1.
Mercedes 522,
2. Red Bull 332,
3. Williams 201,
4. Ferrari 178
● Lotus
cambia La
Lotus ha
annunciato il
passaggio, nel
2015, ai motori
Mercedes (ora
ha i Renault)
● Diretta Tv
Oggi diretta su
SkysportF1Hd
a Jules Bianchi che andava troppo veloce (180 km/h
al momento dell’impatto) nonostante le bandiere
gialle. Perché anche se ci sarà scritto così nel rapporto sull’incidente che il delegato tecnico Charlie
Whiting consegnerà al presidente Fia Jean Todt (atteso a Sochi oggi), non cambia il fulcro della questione. E cioè che se c’è una gru attorno alla pista,
deve uscire la safety car. I piloti ne parleranno oggi
nella consueta riunione. Sono visibilmente sconvolti. «C’è una nuvola grigia sopra di noi», è l’immagine che sceglie Adrian Sutil che è stato il testimone diretto dello schianto di Jules contro la gru
che rimuoveva la sua Sauber. «Emotivamente è dura — dice Fernando Alonso —. Siamo professionisti e cercheremo di correre per Jules». «Suzuka è
stata la gara peggiore della mia vita — aggiunge Felipe Massa —, anche peggio di quella del mio incidente, perché di quella non ricordo niente».
Li unisce il dolore, li unisce la convivenza con il
rischio («Conosciamo i pericoli, ma in pista siamo
felici»), sono divisi sul tema della sicurezza. «Quello che è successo è inaccettabile — tuona Sergio
Perez, pilota Force India —. Vogliamo sapere i dettagli, ci aspettiamo delle risposte dalla Fia, dovranno ascoltarci. Se c’è una gru in quella posizione, è
un problema. In futuro
dovrà uscire la safety
car». Felipe lo segue: Pareri opposti
«Dobbiamo lottare per Massa: «Utile per
avere il massimo della
sicurezza possibile e Bianchi». Vettel:
un trattore fuori pista «F1 speciale per
non lo è». Sebastian i cockpit aperti»
Vettel, prossimo pilota
Ferrari (a proposito,
«spero di poter fare un annuncio a breve, capirete
perché ho dovuto aspettare»), invece non è del tutto d’accordo: «È facile dire dopo che ci voleva la safety car, ma le condizioni erano complicate. Sono
state circostanze davvero sfortunate che hanno
portato alla catastrofe. Bastassero più safety car
avremmo risolto il problema in un attimo».
E tra le ipotesi di lavoro torna quella (già discussa, poi accantonata) di chiudere l’abitacolo, creando una cellula sopra la testa dei piloti. Alonso la
proverebbe: «Sono d’accordo, quantomeno a testarla. Siamo nel 2014, abbiamo la tecnologia, c’è
l’esempio degli aerei e quindi perché no? Gli incidenti peggiori degli ultimi anni sono stati alla testa. Anch’io a Spa nel 2012 avrei potuto morire, è
stata questione di centimetri (la Lotus di Grosjean
era volata in aria ed era ricaduta sulla sua Ferrari,
sfiorandolo, ndr)». Massa ne può parlare a ragion
veduta: «Per il mio incidente sarebbe stato perfetto, forse anche per quello di Jules». Vettel, di nuovo, è più dubbioso: «Una delle cose speciali delle
auto di F1 è l’abitacolo aperto, d’altro canto è giusto
pensarci». La Marussia ha iscritto il pilota di riserva
Alexander Rossi, ma non ha ancora deciso se lo
schiererà. «Quella resta la macchina di Jules» .
Arianna Ravelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
le volte
dell’Italia
tra le prime 4
del Mondiale
(2002, oro,
e 2006, 4a)
finale». L’obiettivo finale, già.
In un clima di leggera euforia nazionale, una sbornia da
bollicine di cui l’Italia del volley
abbonda, le azzurre tornano in
campo stasera a Milano contro
la Russia. Passerella? Macché, il
c.t. ha il dente avvelenato: «Ci
hanno battuto al Grand Prix.
Diciamo che vorrei togliermi
un sassolino dalla scarpa...».
L’onda d’entusiasmo, come
spesso succede, è partita sui
social. Il più scatenato è Fiorello, che anche durante Italia-Usa
non ha perso l’abitudine di
twittare in corso d’opera («Ci
siamo! Forza ragazze! Grandissime, primo set vinto: avanti
così! E sono dueee: calma adesso! Asfaltate le americane!) e
che, compiuta l’impresa, ha
scritto quello che tutti pensano: «Meriterebbero Raiuno in
prima serata». In caso di finale
domenica sera per l’oro, la Rai
sta valutando di sconvolgere i
palinsesti per trasmettere live
le azzurre su una rete generalista; ma, se non altro per scara-
Risultati
● Così ieri
Cina-Rep.
Dominicana
3-2; UsaRussia 3-1
● Così oggi
ore 17.30:
Brasile-Rep.
Dominicana
ore 20:
Italia-Russia
(foto: Bonitta)
● Così in tv
ore 20 diretta
RaiSport1
manzia, è presto per parlarne.
A ruota di Fiorello, dagli account Twitter ha cominciato a
tifare mezzo gotha dello sport
italiano; mercoledì il selfie con
il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ieri lo scambio di
sms tra c.t.: Antonio Conte ha
scritto a Marco Bonitta («Abbiamo visto tutti quello che
stanno facendo: quella azzurra
è una squadra che trasmette
molte emozioni, speriamo che
possano portare avanti il loro
sogno») e Bonitta ha promesso
di rispondergli a stretto giro di
posta. Dovrà farsi vivo anche
con Roberto Mancini, altro calciofilo sedotto dal volley.
È il Mondiale di casa, il primo delle donne del volley in
Italia: attendersi tifo e attenzione era lecito. Ma questa dimostrazione d’affetto (domani e
dopo Forum sold out) ha sorpreso anche loro. «Ci stiamo
divertendo». Godetevi il lunapark, ragazze.
Gaia Piccardi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Leggere le avvertenze riportate sulle confezioni.
Le prove
DALLA NOSTRA INVIATA
Siamo donne, oltre a Fiorello
(e alle gambe) c’è di più. Il Forum pieno come ai match dei
cugini — maschi — della pallacanestro (e prima i palazzetti di
Roma e Bari): 11 mila spettatori
assordanti e tante, tantissime,
groupies urlanti per Ele, Moki,
Vale, Picci, Fiocco e le ragazze
del gruppo.
Un milione e 575 mila (5,89%
di share) davanti alla tv per lo
scoppiettante debutto — 3-0
agli Usa, che ieri cedendo un
set alla Russia hanno aritmeticamente qualificato l’Italia alla
semifinale — nella terza fase di
questo Mondiale rivelatore delle sorelle d’Italia e di Marco Bonitta, il c.t. che rischiando di
essere una minestra riscaldata
aveva chiesto un patto di sangue: «Ci ha rinchiuse dentro la
scatola, come diciamo noi —
spiega Eleonora Lo Bianco, veterana tra formidabili deb —.
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Venerdì 10 Ottobre 2014 Corriere della Sera
58
Tv
TELERACCOMANDO
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di Maria Volpe
Michelle si sposa
in collegamento
con «Striscia»
A
memoria d’uomo non
era mai successo che
una star televisiva si
sdoppiasse tra la
conduzione e il proprio
matrimonio. Stasera
succederà anche questo. La
funambolica Michelle
Hunziker (37 anni, foto)
oggi si sposa con il suo
compagno Tomaso
Trussardi, papà della sua
piccola Sole che oggi
compie un anno, e del
figlio/a in arrivo. Non sarà
dunque tecnicamente in
studio di fianco a Piero
Chiambretti (funambolica
sì, ubiqua no) ma il tiggì
satirico di Canale 5 si
collegherà con Bergamo, in
diretta, dove si svolge la
festa nuziale. Il testimone
della sposa è Antonio Ricci,
deus ex machina di
«Striscia». Tutto in
famiglia insomma.
Testimone di lui è invece
Vittorio Feltri che li ha fatti
conoscere. Quello che non
si vedrà in diretta saranno
le nozze civili celebrate in
comune dal sindaco
Giorgio Gori. Le telecamere
mostreranno invece la
grande festa che si svolgerà
a Palazzo Trussardi, che si
affaccia su Via delle Mura,
sempre a Bergamo. Tra gli
chef che si occupano della
cena Carlo Cracco e
Antonino Canavacciuolo.
Tra gli invitati sono attesi
Silvio Berlusconi,
Francesca Pascale, Silvia
Toffanin ed Ezio Greggio.
Assisteremo a una forte
contaminazione di generi
televisivi: dalla satira alla
commedia sentimentale,
dal docu-reality
all’intrattenimento.
Striscia la notizia
Canale 5, ore 20.40
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Corriere della Sera Venerdì 10 Ottobre 2014
59
Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
La comicità involontaria dell’angelo che fa da terzo incomodo
Vincitori e vinti
S
e il prossimo anno il Roma Fiction Fest istituisse un premio per la peggior sceneggiatura,
così tanto per ridere, un suggerimento
l’avremmo e riguarda «Angeli. Una storia
d’amore», un film-tv scritto da Uski Audino, Roberta
Colombo, Alessandra Neri, Stefano Reali, Alberto
Amoretti e diretto dallo stesso Reali.
La storia ha per protagonisti Claudio (Raoul Bova), un ricco 40enne che ha ereditato dai genitori
una palazzina che gli permette di vivere di rendita, e
un vicequestore della Polizia, Luisa (Vanessa Incontrada). Veramente c’è un terzo incomodo, l’angelo
VELVET
Paula Echevarría
Per le storie iberiche di
Echevarría 3.355.000
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Uriel (Ugo Pagliai), che da un po’ di tempo s’interessa alla vita scapestrata di Claudio (Canale 5, mercoledì, 21.25). Nessuno pretende che Reali sia come
Frank Capra in La vita è meravigliosa o come Wim
Wenders ne Il cielo sopra Berlino (anche se qui siamo più sul terreno scivoloso di Ghost), ma un po’ di
attenzione alla comicità involontaria dovrebbe essere il minimo sindacale richiesto a un regista e ai suoi
sceneggiatori. Bova sa recitare solo quando rincorre
qualcuno, ma ci vuole davvero una bella faccia di
bronzo per indurlo a parlare come Don Camillo con
l’angelo di Castel Sant’Angelo; Incontrada è tanto ca-
ANGELI. UNA STORIA...
Vanessa Incontrada
L’attrice superstar della
fiction: 4.701.000
spettatori, 19,6% di share
rina negli spot pubblicitari (e misteriosamente fa il
pieno di pubblico anche su Rai1); Pagliai sembra risvegliarsi dal set de «Il segno del comando» (1971).
La fiction è stata presentata come una metafora della
solidarietà, della speranza, della lotta contro le forze
del Male. Potrebbe facilmente essere letta anche come una metafora di abuso della credulità popolare.
Nell’attesa che l’angelo della dimenticanza stenda
il suo pietoso velo, per penitenza, agli sceneggiatori
è consigliato il libro di Massimo Cacciari «L’Angelo
necessario».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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