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Corriere della sera - 15.07.2014

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MARTEDÌ 15 LUGLIO 2014 ANNO 139 - N. 166
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
21
Roma, Piazza Venezia 5 - Tel. 06 688281
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Casa intelligente
Ai ricercatori italiani
l’Oscar dell’ecologia
Con il Corriere
Lettere d’amore:
Pablo Neruda
di Franco Cordelli
Michele Farina e Claudio Magris
alle pagine 28 e 29
di Claudia Voltattorni
a pagina 21
Oggi in edicola a 6,90 euro
più il prezzo del quotidiano
Il presidente Bce: «Euro troppo forte. La mia uscita? Voci infondate». Cresce il debito italiano
FINE SILENZIOSA
DEL REFERENDUM
«Non annacquate le regole»
di MICHELE AINIS
La linea di Draghi: le riforme contano più della flessibilità
mai sono innumerevoli,
non basta il pallottoliere
per contarli.
Su questo versante, tuttavia, la riforma nega
un’iniezione di gioventù
alla nostra Carta. Anzi: le
dipinge in viso un’altra
ruga. Sta di fatto che gli
unici due strumenti introdotti dai costituenti
furono le leggi popolari e
il referendum abrogativo.
Sennonché le prime si sono rivelate altrettante
suppliche al sovrano, che
non le ha mai degnate
d’uno sguardo; il secondo
è stato generato con 22
anni di ritardo, senza mai
diventare adulto. Avremmo potuto attenderci
qualche correzione nel
progetto del governo:
macché, silenzio tombale. Poi ha parlato la commissione Affari costituzionali del Senato, e
avrebbe fatto meglio a
stare zitta. Perché ha
quintuplicato le firme necessarie sulle leggi popolari (250 mila), in cambio
di un occhio di riguardo.
Ma è un occhio finto:
quelle leggi verranno esaminate «nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari». E senza la possibilità di trasformarle in
referendum propositivi
ove le Camere restino silenti, come suggerì a suo
tempo la commissione
dei 35 esperti insediata
dal governo Letta.
E il referendum abrogativo? In pratica, abrogato. Scende di qualche gradino il quorum, però anche in questo caso salgono le sottoscrizioni: da
500 mila a 800 mila. Mica
poco, se esercitiamo per
esempio la memoria sull’insuccesso dei 12 referendum radicali, depositati l’anno scorso in Cassazione; il migliore (quello sulla responsabilità
civile dei giudici) si è arrestato a 421 mila firme, eppure li aveva sottoscritti
tutti e 12 pure Berlusconi.
«Le regole di bilancio non vanno annacquate con troppa flessibilità: per la
crescita servono riforme strutturali». Così Mario Draghi, secondo cui l’euro forte
danneggia la ripresa. Il presidente Bce definisce poi «infondate» le voci di una sua
uscita. Debito italiano a 2.166,3 miliardi.
Giannelli
Manovre e veleni tra i 28
Assicurazioni & Previdenza
UNIQA Protezione SpA - Udine
Aut. ex art. 65 R.D.L. 29/04/1923 n. 966
Spending review
I DOCUMENTI
SCOMPARSI
SUI COSTI
DELLA POLITICA
di RICCARDO PUGLISI
D
ichiamo alla responsabilità. Ma
Draghi ha anche fatto il punto sulla
congiuntura economica dell’eurozona,
esprimendo moderato ottimismo per la
seconda metà dell’anno.
l nostro ministro degli esteri Federica
Mogherini è impegnata in una azione di
lobbying a difesa della Russia di Putin, o sono in
corso pressioni in Europa e sull’Europa per
metterla in cattiva luce e impedire così che
assuma la carica di Alto rappresentante per la
politica estera nella Commissione di Bruxelles che
vedrà la luce nei prossimi giorni? Se dovessimo
affidarci alla lettura del Financial Times che
lunedì dedicava ben due articoli alla questione
e in uno di essi sposava la prima tesi, diremmo
che è la seconda ad essere più vicina al vero.
ove sono finiti i 25
documenti Pdf che
contengono le relazioni
finali dei gruppi di lavoro
della spending review di
Cottarelli? Questi file sono
stati consegnati all’inizio
di marzo, ma sembra che
siano rimasti chiusi in
qualche (virtuale) cassetto.
Esperienza personale: io
stesso ho fatto parte di uno
dei gruppi di lavoro —
quello dedicato all’analisi
dei costi della politica —
e ricordo la data di
consegna. Eppure posso
leggere il documento
solo andando a ripescarlo
dal mio computer.
A PAGINA 2
CONTINUA A PAGINA 4
CONTINUA A PAGINA 32
Mogherini filorussa?
Accusa senza senso
ALLE PAGINE 2 E 3 Caizzi, Ducci, Tamburello
di FRANCO VENTURINI
I
RICHIAMO AI GOVERNI
(E ALLA RESPONSABILITÀ)
di FRANCESCO DAVERI
R
Tour de France
Israele e Gaza Ancora razzi e raid
Nibali vince
e torna
maglia gialla
Pressioni dagli Usa
L’Egitto propone
un cessate il fuoco
di GAIA PICCARDI
G
rande impresa di Vincenzo
Nibali, che vincendo la
decima tappa del Tour de France
si riprende la maglia gialla persa
il giorno prima. Il siciliano è
giunto da solo al traguardo di
Planche des Belles Filles dopo
aver scalato le salite forse più
dure della corsa. Nibali ha preso
il largo nel tratto finale, ha
raggiunto e superato lo spagnolo
Rodriguez e sul traguardo ha
esultato con il pollice in bocca
per salutare la figlia Emma
(«Mi segue in tv da casa»).
Il successo dell’italiano arriva
nel giorno dell’abbandono di
Alberto Contador, vittima una
brutta caduta che gli ha causato
la rottura della tibia. Il ritiro
dello spagnolo segue quelli di
altri protagonisti come
Cavendish, Froome e Schleck.
REUTERS / JEAN-PAUL PELISSIER
e Costituzioni invecchiano, come le
persone. Però, a
differenza di noialtri, possono ringiovanire,
bevendo un elisir di lunga
vita. È a questo che serve
ogni riforma, a proiettare
nell’attualità un testo figlio dell’aldilà, di un’altra
stagione della storia, affinché continui a rispecchiare lo spirito del tempo. E che faccia ha il nostro spiritello? Quella di
chi va di fretta, sicché detesta le lungaggini della
democrazia parlamentare, tanto più se rallentata
da due Camere gemelle.
Dunque la revisione del
Senato gli strapperà un
sorriso, come del resto il
rafforzamento del governo, liberato dal ricatto
della doppia fiducia. Qui
e oggi, il nostro umore
collettivo esige decisioni
rapide, governi stabili,
politici senza privilegi. Di
conseguenza l’indennità
zero per i nuovi senatori
offre un’altra occasione
per sorridere: e tre.
Ma questo spiritello ha
anche voglia di passare
dall’altro lato dello specchio: vuole decidere, oltre che guardare. Da qui
la crisi delle assemblee
parlamentari, che peraltro è un fenomeno mondiale, non solo italiano.
Negli Usa Benjamin Barber propone di rimpiazzarle con i sindaci, la Primavera araba le ha sostituite con le piazze, in Europa il ritiro della delega
s’esprime con la diserzione dalle urne e con la domanda di democrazia diretta. Ecco perché ovunque si moltiplicano le
consultazioni online dei
cittadini, sugli argomenti
più svariati. Ed ecco perché i referendum sono in
auge dappertutto: fino al
1900 ne vennero celebrati
71; nel mezzo secolo successivo se ne aggiunsero
altri 197; ma nel mondo si
sono tenuti 531 referendum dal 1951 al 1993, e or-
ALLE PAGINE 38 E 39
Bonarrigo, Tomaselli
CONTINUA A PAGINA 32
Nuova scoperta: tra chi si frequenta esiste spesso una vicinanza genetica
Gli amici sono simili (anche nel Dna)
di EDOARDO BONCINELLI
I
l Dna delle persone amiche tende
a somigliarsi. Lo dice una ricerca
che ha effettuato analisi su un milione e mezzo di persone: sappiamo da
tempo che una coppia condivide il
grado di cultura e d’intelligenza. Se
ora ci viene detto che anche gli amici mostrano una somiglianza genetica, non bisogna sorprendersi. Essere amici vuol dire parlarsi, condividere interessi e passioni. Gli amici
si scelgono reciprocamente, anche
se la vita può portare a disillusioni.
A PAGINA 21
L’operazione per portare la nave a Genova
ANSA / ALESSANDRO DI MEO
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La Concordia
ora galleggia:
primi 30 metri
e pronta al viaggio
di MARCO IMARISIO
A PAGINA 17
Si fa strada una proposta egiziana per il «cessate
il fuoco» a Gaza e fermare
così i bombardamenti. Il
segretario di Stato americano John Kerry arriva al
Cairo per appoggiare la
soluzione. I nodi della
trattativa sono: embargo
e prigionieri. Le pressioni
dagli Stati Uniti per la tregua e l’evidenza che solo
l’Egitto può cercare di
mediare avrebbero spinto
il presidente al Sisi a intervenire: la proposta prevede lo stop a partire dalle
9 di oggi (le 8 in Italia).
Kerry potrebbe ripartire
dal Cairo con le condizioni poste da Hamas per
mantenere la tregua, se
dovesse entrare in vigore,
e bloccare i lanci di missili
contro le città israeliane.
ALLE PAGINE 10 E 11 Frattini
Montefiori, Olimpio, Vecchi
Senato e Italicum
Renzi scrive
ai 5 Stelle:
incontriamoci
Legge elettorale «da approvare entro il 2014» e riforma costituzionale nel 2015:
lo scrive il premier Renzi ai
parlamentari del Movimento 5 Stelle, che il Pd
incontrerà di nuovo giovedì o venerdì. Sempre giovedì inizieranno a Palazzo
Madama le votazioni sulla
riforma del Senato che,
approdata ieri in Aula, è
stata subissata dagli emendamenti. Ma gli stessi frondisti del Pd ammettono che
la riforma «passerà».
DA PAGINA 6 A PAGINA 9
2
Primo Piano
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
L’Europa I conti
Draghi: riforme, non più flessibilità
«La ripresa è ancora moderata»
Il presidente della Bce: l’euro forte è un rischio sulla crescita
«Resto a Francoforte. Le voci di uscita? Da parti interessate»
La riforma
Uffici
pubblici,
carica di 1.830
emendamenti
ROMA - Una valanga di
emendamenti, circa
1.830, ha accolto
l’approdo del decreto
legge sulla Pubblica
amministrazione in
commissione Affari
costituzionali della
Camera. Il percorso non
si presenta meno
accidentato per l’altro
decreto, quello sulla
competitività, all’esame
di Palazzo Madama, dove
sono stati i senatori del
Pd, ieri, a presentare un
pacchetto di modifiche.
Le proposte riguardano le
norme taglia-bollette per
le piccole e medie
imprese, l’anatocismo (la
capitalizzazione degli
interessi), l’assicurazione
Rc-auto, le ferrovie.
Nel dettaglio, quanto allo
«spalma incentivi», per
finanziare il taglio del
8%
Il taglio previsto agli
ecoincentivi per gli
impianti fotovoltaici.
Un emendamento
prevede tre scaglioni
10% delle bollette delle
Pmi, si propongono tre
scaglioni per la riduzione
dei rendimenti dei
proprietari di impianti
fotovoltaici invece del
taglio secco dell’8%. In
alternativa ci potrebbe
essere la cartolarizzazione
degli incentivi al
fotovoltaico sul mercato e
l’ampliamento della
Robin tax ad altri
soggetti. Dell’anatocismo
i senatori chiedono
l’abrogazione; tra gli altri
emendamenti c’è la
richiesta di parificare i
costi dell’assicurazione
Rc-auto in tutta Italia,
con una tariffa-premio a
chi non abbia denunciato
sinistri negli ultimi 5
anni. Ci sono poi
proposte per
l’allargamento del
servizio taxi, tenendo
conto dei nuovi soggetti
presenti sul mercato (tipo
Uber) e il mantenimento
delle agevolazioni sui
costi energetici per il
trasporto ferroviario
merci, oltre che per
quello universale
passeggeri.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’andamento dal 2008
2.166
Dati in miliardi di euro
2.069
2.120
2.089
2.146
2.107
1.989
1.907
1.851
1.769
1.671
DAL NOSTRO INVIATO
STRASBURGO — Il presidente
della Bce Mario Draghi interviene
nel dibattito europeo sulla maggiore flessibilità nei vincoli di bilancio nazionali invitando a non
«annacquare» le regole attuali. Nel
suo primo intervento nella nuova
legislatura dell’Europarlamento di
Strasburgo, ha incentrato la sua
analisi sulla necessità di rilanciare
la «crescita», che per ora dovrebbe
continuare «moderata». Ha considerato non sufficienti anche i progressi nel mercato del lavoro per la
«alta» disoccupazione nella zona
euro. Ma ha esortato ad affrontare
la situazione attuando «le necessarie riforme strutturali». In questo
contesto ha rilanciato la sua proposta di istituire «una qualche forma di governance comune» per
questi interventi.
Draghi considera «limitato»
puntare solo sulla flessibilità per
avere maggiori margini di spesa.
Ha detto che «le presenti regole già
contengono abbastanza flessibilità». In questo è apparso più vicino
alle posizioni della Germania e degli altri Paesi rigoristi del Nord,
anche se Italia, Francia e altri Stati
del Sud formalmente affermano di
accettare questa limitazione. Il
presidente della Bce considera positivo aver rafforzato il complesso
di vincoli contenuti nel Patto di
stabilità e di crescita, nel six-pack e
nel two-pack. Ha esortato i governi
a «fare grande attenzione a non
tornare indietro rispetto a questa
conquista o ad annacquare la sua
applicazione fino al punto da non
farlo più considerare un quadro
credibile».
Draghi ha condiviso le preoccupazioni sull’euro forte, che penalizza soprattutto le imprese esportatrici. «Un apprezzamento del tasso di cambio è un rischio per la so-
La corsa del debito
gen
feb
mar
apr mag
2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014
Fonti: Banca d’Italia/Eurostat
L’audizione a Strasburgo
Meno tasse e più riforme
per rilanciare la crescita
1
La flessibilità in materia di finanza
pubblica non è l’unico modo per
rilanciare la crescita. La strada, secondo
Draghi, non è annacquare le regole di
stabilità e la loro attuazione ma fare
le riforme strutturali. Ossia bassa spesa
dei governi, soprattutto
quella improduttiva, e meno tasse
L’euro forte frena la ripresa
l’Eurotower monitorerà
Francoforte Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi
stenibilità della ripresa», ha
ammesso. Ha poi anticipato che la
Bce continuerà la politica monetaria «accomodante» con l’elargizione di ingente liquidità al sistema
bancario. Ha parlato dei Tltro (rispetto ai precedenti prestiti Ltro)
perché la “t” sta per targeted, cioè
mirati. I finanziamenti a bassissimo costo saranno rigidamente
«condizionati ai prestiti al settore
privato non finanziario». Vengono
però esclusi i mutui alle famiglie
per l’acquisto di case perché si
vuole evitare il rischio di una «bolla», che secondo Draghi potrebbe
essere già all’inizio «in alcuni Paesi» nel settore immobiliare.
Nello scenario macroeconomi-
co vede per la moderata ripresa dei
rischi al ribasso e di tipo «geopolitico» (soprattutto le tensioni in
corso in varie aree, n.d.r.). Draghi,
rispondendo a una specifica domanda, ha smentito un suo possibile rientro in Italia. «Resto alla
Bce», ha detto in relazione alle
«voci infondate», che ha attribuito
a «parti interessate».
Anche il Fondo monetario in-
Alle imprese
«Prestiti mirati per le
aziende». Esclusi i mutui
immobiliari alle famiglie
ternazionale di Washington condivide le previsioni di crescita debole nell’area euro, rivedendo il Pil
leggermente al ribasso all’1% nel
2014 e all’1,5% nel 2015, non sufficiente a risolvere il grave problema
della disoccupazione. La ricetta
consigliata riporta sempre alle «riforme strutturali». Viene poi sollecitato il sostegno finanziario alle
piccole imprese con difficoltà di
accesso al credito. In questa chiave
il Fmi apprezza l’intervento finanziario determinato della Bce di
Draghi. Solleva però dubbi sull’azione contro la bassa inflazione
e i rischi di deflazione.
2
La sostenibilità della ripresa in Europa
è messa a rischio dall’apprezzamento
dell’euro. Il tasso di cambio non è tra
gli obiettivi della Bce, ma il numero
uno dell’Eurotower ha detto
che verrà monitorato da vicino
per le possibili ripercussioni commerciali
e i rischi geopolitici
Liquidità garantita alle banche
con i rifinanziamenti
3
La Bce continuerà a soddisfare la
domanda di liquidità delle banche
almeno fino alla fine del 2016, ha
assicurato il presidente nell’audizione
davanti all’Europarlamento, attraverso
le operazioni di rifinanziamento come
i prestiti a lungo termine Tltro
in cambio di adeguate garanzie
Ivo Caizzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il commento
I prestiti alle banche e le richieste alla politica
Perché la Banca centrale chiede
interventi su tasse e semplificazioni
di FRANCESCO DAVERI
Nella sua prima audizione della
nuova legislatura di fronte alla
Commissione Affari Economici e
Monetari del Parlamento europeo a
Strasburgo, il presidente della Bce
Mario Draghi ha fatto il punto sulla
difficile congiuntura economica in
cui versa l’eurozona, manifestando
un moderato ottimismo per la seconda metà dell’anno e delineando
le sfide principali per il futuro. Ha
però anche indicato il suo punto di
vista sul ruolo di una banca centrale in una società democratica. Un
ruolo che va ben oltre l’immissione
di liquidità e si spinge invece a stimolare i governi ad adottare riforme economiche che aiutino l’economia a crescere.
La congiuntura economica dell’eurozona non volge al bello. L’area
euro nel suo complesso è presa in
mezzo tra una dinamica dei prezzi
da troppi mesi vicina allo zero anche a causa di un euro troppo forte
e una ripresa economica flebile
(+0,2% nel primo trimestre 2014 e
addirittura in rallentamento nel secondo trimestre dell’anno). Con il
rischio di un ulteriore abbassamento della crescita indotta dai rischi geopolitici che arrivano da Gaza e dall’Ucraina.
In prospettiva, le attese della Bce
per la seconda metà del 2014 e il
2015 sono per un recupero più
consistente dell’attività economica. Un recupero potenzialmente
agevolato - nelle parole di Draghi dalle misure di incoraggiamento
del credito – l’ulteriore limatura al
ribasso dei tassi di interesse, il nuovo programma di rifinanziamento
delle banche finalizzato alla concessione di credito a famiglie e im-
Ai neoeletti
L’indipendenza esercitata «in
modo trasparente e
responsabile di fronte ai
rappresentanti eletti dal popolo»
prese – tutte approvate in giugno
proprio dall’istituto di Francoforte.
Nelle attese del suo presidente, le
misure già approvate dovrebbero
tradursi in un miglioramento delle
condizioni di finanziamento per famiglie e imprese. Altre potrebbero
seguire, in caso di necessità, in parallelo con l’urgenza che i singoli
Paesi trovino il modo di proseguire
sulla strada delle riforme economiche, anche in modo coordinato.
Di fronte ai parlamentari europei
neoeletti Draghi è andato oltre alla
congiuntura economica e al riassunto delle misure prese di recente
e ha invece ricordato la cornice precisa entro cui la Bce svolge il suo
compito. Non lo ha fatto a caso e lo
3
per cento, il tetto
nel rapporto tra
deficit e prodotto
interno lordo previsto dai patti europei per la contabilità pubblica dei
singoli Stati
ha fatto opportunamente, data la
sede istituzionale in cui si trovava a
parlare. Ha ricordato che la Bce ha
un mandato chiaro, quello di mantenere l’inflazione sotto al due per
cento su un orizzonte di medio periodo. Come dire che a Francoforte
ci si preoccupa sia che l’inflazione
non diventi troppo alta, ma anche e
doverosamente che non scenda
troppo vicina allo zero. In secondo
luogo, Draghi ha anche ricordato
che nello svolgimento del suo compito la Bce è indipendente, cioè non
prende ordini dai governi. Da nessun governo. Nello stesso tempo,
tuttavia la sua indipendenza è esercitata «in modo trasparente e responsabile di fronte ai rappresentanti eletti dal popolo», ad esempio
rendendo conto del suo operato di
fronte al Parlamento europeo. Una
orgogliosa riaffermazione del ruolo
di una banca centrale in una società
democratica, molto lontana dalle
Imprese e famiglie
Da soli gli interventi
sul credito non bastano,
bisogna agevolare la
creazione di imprese
critiche di tecnocrazia a cui qualche
volta Francoforte è sottoposta.
Infine, nel dibattito successivo al
suo discorso introduttivo, il punto
più controverso. Di fronte alla domanda di un parlamentare spagnolo che chiedeva perché una banca
centrale si occupa delle riforme dei
mercati e del lavoro e non solo di finanza e moneta, Draghi ha risposto
con un esempio. A Francoforte si
può provare a disegnare il migliore
dei programmi di immissione di liquidità e di incoraggiamento del
credito, ma ciò non farà tornare il
credito in un Paese in cui un giovane imprenditore impiega nove mesi ad aprire una nuova impresa e,
dopo averla aperta, la nuova azienda è oppressa dal fisco e da regole
impossibili da seguire. Senza le altre politiche dei governi, quelle che
semplificano la vita economica di
famiglie e imprese, il credito poi
non arriva e anche il migliore dei
banchieri centrali non può dire di
aver realizzato il suo mandato. Con
gli aridi numeri della macroeconomia da Strasburgo sono arrivate
anche indicazioni precise per un
miglior funzionamento dell’eurozona. Un richiamo che va ben oltre
Strasburgo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
20 miliardi
Il rapporto debito pubblico/Pil
132,6
amministrazioni
centrali
-0,9
120,7
119,3
116,4
Gran Bretagna
106,1
106,3
103,3
105,7
104,1
103,7
amministrazioni
locali
108,3
110
105,4
108,6
114,3
113,1
117,5
120,9
115,1
120
120,2
121,2
Dati in miliardi di euro
+20,9
Il rapporto debito/Pil nel 2013 in %
Germania
130
La variazione
100
78,4
90,6
Francia
93,5
Spagna
93,9
Portogallo
129
ITALIA
132,6
175,1
Grecia
1993
1995
1997
1999
2001
2003
2005
2007
2009
2011
2013
CORRIERE DELLA SERA
Conti pubblici Dal contributo al fondo salva Stati alla liquidità del Tesoro: a maggio raggiunta quota 2.166 miliardi
Pagamenti alle imprese e Bot,
debito pubblico al nuovo record
ROMA — Ancora un record per il
debito pubblico, che è un primatista
eccezionale. Recede raramente e va
sempre avanti: in maggio, secondo i
dati della Banca d’Italia, è cresciuto di
20 miliardi arrivando a toccare i
2.166,3 miliardi. Una cifra altissima.
Toccò la cifra di un miliardo di lire nel
1948 e dieci anni fa, a maggio del 2004,
era a 1.471,804 miliardi di euro.
Fatte le riflessioni sulla pesantezza
dei numeri, si deve osservare che i record, mese dopo mese, non devono
sorprendere perché nella sostanza il
debito si accresce perché le entrate dello Stato continuano ad essere inferiori
alle sue spese facendo emergere un
fabbisogno da finanziare. I titoli che lo
Stato emette per raccogliere le risorse
di cui ha bisogno rappresentano circa
l’83% del debito e producono a loro
volta interessi da pagare a chi li ha
comprati che incidono sul bilancio e
quindi finiscono per produrre altro debito.
In secondo luogo il dato più significativo per capire quanto il debito limiti
l’azione di uno Stato è il suo rapporto
con il Prodotto interno lordo che in Ita-
3
Il confronto
Dati in %
127
L’aumento del
debito tra aprile
e maggio
Primo Piano
italia: 51575551575557
lia, vista la stagnazione seguita all’uscita dalla recessione, è molto alto,
superiore al 132%. È questa percentuale, non il valore in assoluto, che fa dell’Italia, agli occhi degli investitori, un
Paese a rischio, perché il reddito che
produce non sarebbe in grado di far
fronte ai debiti.
Di positivo c’è il fatto che l’Italia è un
ottimo pagatore e che, se si esclude il
periodo nero a cavallo tra il 2011 e il
2012, ha sempre goduto della fiducia
degli investitori istituzionali e non ha
problemi a collocare i suoi titoli sul
mercato a costi che negli anni sono comunque diminuiti.
Come dice il ministro dell’Economia
Pier Carlo Padoan, «la via maestra per
ridurre il debito è solo una crescita sostenuta». Per il resto, a meno di operazioni straordinarie finora solo immaginate, la strada per farlo calare passa
necessariamente per avanzi primari di
bilancio crescenti e quindi con una riduzione del fabbisogno e delle spese
correnti, visto che le entrate — vedi le
tasse — sono ai massimi e a loro volta
frenano la crescita. Ieri la Banca d’Italia
ha diffuso anche il dato sulle entrate
tributarie, pari in maggio a 31 miliardi,
in aumento del 2,9% rispetto allo stesso mese del 2013. Nei primi cinque
mesi dell’anno le entrate sono invece
cresciute dell’1,6% (2,2 miliardi).
Ogni italiano, quando nasce, ha già
circa 30 mila euro di debiti. Ma chi ne è
responsabile? In maggio, spiega il comunicato di Bankitalia, il debito è aumentato di 20 miliardi: l’incremento
riflette per 5,5 miliardi il fabbisogno
delle amministrazioni pubbliche e per
14,9 miliardi l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro, pari a 92,3 miliardi contro i 62,4 miliardi di maggio
2013, che sono in pratica il cuscinetto
di risorse che il ministero utilizza per le
necessità correnti. In particolare, approfittando del buon andamento dei
tassi di interesse dei primi mesi del-
L’aumento
In un mese è cresciuto di 20
miliardi. Nei primi
cinque mesi le entrate sono
salite dell’1,6%
l’anno, il Tesoro, spiegano a Via Venti
settembre, ha fatto pre-funding, ha collocato cioè più titoli di quanto avesse
bisogno per poter affrontare con tranquillità le più pesanti scadenze della
seconda metà dell’anno. Ha messo insomma fieno in cascina per il periodo
di maggior bisogno,approfittando delle condizioni favorevoli di approvvigionamento, sintetizzabili in un unico
dato. Il costo medio dell’emissione dei
titoli nei primi mesi del 2014 è stato
pari all’1,58%, il minimo storico per
l’Italia. Non per nulla la gestione dei titoli aggiunta agli effetti dell’apprezzamento dell’euro hanno contenuto l’incremento del debito per 0,4 miliardi.
Questo aumento di 20 miliardi, dice
ancora il comunicato dell’Istituto di via
Nazionale , è il risultato di un aumento
di 20,9 miliardi del debito delle amministrazioni centrali e di una diminuzione di 0,9 miliardi di quello delle amministrazioni locali, con l’invarianza di
quello degli enti previdenziali. Ma al di
là della distribuzione tra centro e periferia, sul debito incidono — e la cosa è
visibile nei dati definitivi del 2013 —
anche il programma dei pagamenti dei
La parola
Il Fiscal Compact
Il Fiscal Compact («Patto
finanziario») è un
accordo approvato nel
marzo 2012 con un
trattato internazionale da
parte di quasi tutti i
membri dell’Unione
europea (a eccezione di
Regno Unito e
Repubblica Ceca) che
prevede alcune regole
dette «d’oro». Tra queste,
il patto impone l’obbligo
del pareggio di bilancio
(equilibrio tra entrate e
uscite), che l’Italia ha
inserito nella Costituzione
e che dovrebbe entrare in
vigore dall’anno
prossimo, e la riduzione
del rapporto fra debito
pubblico e Pil al 60%,
tagliando ogni anno un
ventesimo della parte
eccedente. L’Italia, che ha
un debito pubblico di
2.166 miliardi, pari a circa
il 132% del Pil, dovrebbe
tagliare la spesa pubblica
per vent’anni ,
cominciando nel primo
anno con una sforbiciata
di circa 50 miliardi.
crediti della Pubblica amministrazione
alle imprese e la partecipazione dell’Italia ai piani di sostegno dei Paesi europei in difficoltà.
L’anno scorso, infatti, il fabbisogno
pubblico da finanziare è stato pari a
78,8 miliardi a fronte di 74,2 miliardi
nel 2012. Su quella cifra, però, hanno
inciso le risorse destinate al sostegno
finanziario dei Paesi dell’Eurozona in
difficoltà, pari a 13 miliardi (erano stati
29,5 nel 2012 e 60 miliardi dal 2010 ad
oggi), e i fondi per accelerare il pagamento dei debiti commerciali delle
Pubbliche amministrazioni e dei rimborsi fiscali, pari a 21,6 miliardi, ma
che dovrebbero arrivare a 40 miliardi
entro il 2014. Interventi e cifre, questi,
che hanno dunque appesantito il fabbisogno da finanziare e quindi il debito, anche se quest’ultimo, vista la sua
ampiezza, sembra poter camminare da
solo. Nel Documento d’economia e finanza il governo ha previsto che il rapporto debito-Pil, pari nel 2013 al
132,6% (al 129,1% al netto del sostegno
finanziario ai Paesi europei), salga nel
2014 al 134,9% proprio, prevalentemente, per effetto dell’accelerazione
del pagamento dei debiti commerciali
delle Amministrazioni pubbliche .
Guardando al numero assoluto del
debito, l’83% è rappresentato da titoli
di Stato che per circa il 30% sono detenuti da soggetti stranieri, o comunque
non residenti in Italia. In giugno il
65,73% dei titoli in circolazione, con
una vita media residua di 6,33 anni,
erano Btp, seguiti lontanissimo, con il
7,85%, dai Bot.
Stefania Tamburello
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Privatizzazione L’obiettivo sarebbe destinarli a uso alberghiero. Il caso di Forte Pianelloni di Lerici in provincia della Spezia
Lo Stato ci riprova: mette in vendita palazzi ed ex conventi
Il Demanio cede all’asta 15 beni immobiliari per 11 milioni. Il ruolo della Cassa Depositi
ROMA — All’Agenzia del Demanio
lo considerano un banco di prova. Il
tentativo di prendere il polso al mercato immobiliare per riavviare le annunciate dismissioni di palazzi e terreni pubblici, incontrando, finalmente, l’interesse di investitori e operatori
del real estate. Così, l’Agenzia, guidata
da Stefano Scalera, annuncia un nuovo bando per piazzare 15 immobili di
Stato con l’obiettivo di incassare almeno 11 milioni di euro. L’operazione
non è nuova e sottopone al mercato
un elenco di beni in parte già noti agli
addetti ai lavori. Ma tant’è. L’importante è rimescolare le carte e portare a
casa più soldi possibile. A ricordarlo è
la legge di Stabilità del 2014, che indica un gettito derivante dalle dismissioni pubbliche di almeno 500 milioni
di euro all’anno. Allo stato attuale un
mezzo miraggio.
Per avvicinarsi all’obiettivo il primo lotto di immobili resterà in offerta
fino al 29 settembre. All’interno del
pacchetto c’è un po’ di tutto e per tutte
le tasche: appartamenti, uffici, palazzetti storici, ex conventi, terreni ed ex
aree militari. Il pezzo più a buon mercato è una ex caserma a Triora (Imperia), per un paio di fabbricati e il terre-
no annesso la base d’asta è 430 mila
euro. Per poco di più (494 mila euro) è
possibile presentare un’offerta per un
edificio intero (15 appartamenti) in
una zona centrale di Trieste. L’immobile più costoso inserito nel bando è
nella periferia sud di Verona, vicino
alla zona artigianale. Nel dettaglio, si
tratta di un’area di 3 mila metri e di un
capannone con un valore di base
d’asta fissato a 1,42 milioni. In Veneto
si trova anche l’ex base missilistica di
Ceneselli (Rovigo), chi acquista dovrà
farsi carico della bonifica dei terreni e
della rimozione dei beni mobili abbandonati dai militari sul terreno. In
totale l’area è grande poco più di 8 ettari e comprende 42 fabbricati. Il prez-
zo di partenza per aggiudicarselo è
1,35 milioni.
Al Demanio, vista la taglia e la tipologia degli immobili, confidano molto
sul mercato retail puntando sul pregio
storico architettonico di alcuni beni. A
Firenze e a Spoleto, per esempio, finiscono in asta due palazzine ad uso ufficio mentre a Caravaggio (Bergamo)
è prevista la vendita all’incanto dell’ex
Casa del Fascio (tre piani per un totale
di oltre 1.200 metri di superficie). Un
capitolo a sé fa l’elenco degli immobili
inseriti nel progetto Valore Paese Dimore. L’intento dell’operazione è valorizzare castelli, conventi e strutture
di pregio creando un modello integrato di ospitalità e attività culturali con
L’elenco dei beni
Firenze Unità immobiliare (200 mq) al primo
piano di un palazzo storico, con corte esclusiva
Taranto L’ex Convento S. Domenico Maggiore
Monteoliveto, nel cuore della Città Vecchia
Lerici Forte Pianelloni, vicino a La Spezia,
ha una superficie scoperta di 50 mila mq
la collaborazione delle amministrazioni locali. Non a caso il progetto, oltre al Demanio, vede coinvolti Invitalia, Anci (Associazione dei comuni),
Ministero dei beni Culturali e Cassa
Depositi e Prestiti.
In tutto sono circa 200 gli immobili
individuati e inseriti nel portafoglio
del progetto Valore Paese Dimore. Il
valore aggiunto agli occhi degli investitori dovrebbe essere il corredo di
«strumenti tecnici normativi e finanziari» riservato a questo genere di beni. Tradotto, vuol dire un percorso
agevolato per la conversione in strutture turistiche e ricettive. È quanto
previsto per il Forte Pianelloni (850
mila euro) a Lerici (La Spezia), un’ex
fortificazione con tanto di terreni e
antica cinta muraria, Casa Nappi (511
mila euro), un palazzetto storico nei
pressi del santuario mariano di Loreto
(Ancona), e l’ex convento seicentesco
di S.Domenico (921 mila euro) nella
città vecchia di Taranto. Nel caso di
questi due ultimi immobili, però,
qualcosa non ha funzionato. Tornano
in asta dopo essere rimasti invenduti
in occasione dei precedenti bandi.
Andrea Ducci
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4
Primo Piano
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
La Ue Le nomine
Europa, arriva il giorno di Juncker
Primo scoglio il caso Mogherini
L’agenda: flessibilità, reti energetiche, strappo britannico
Ma la composizione della squadra rimane il vero rebus
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Gli appuntamenti
Commissione Ue
Il giorno di Juncker
Il giorno del passaggio
di testimone, salvo colpi
di scena, tra il
portoghese Josè Maria
Barroso e il
lussemburghese JeanClaude Juncker alla
guida della
Commissione europea.
Un passaggio che
prelude anche alla
composizione dei 28
che andranno a formare
la squadra europea. Per
il nuovo presidente da
affrontare subito il
dilemma sviluppoausterità
16 luglio, summit
del Consiglio europeo
il 16 luglio si riunisce a
Bruxelles il Consiglio
europeo, l’assemblea
dei capi di Stato e di
governo dei 28 Paesi
che formano l'Unione,
presieduto dal belga
Herman Van Rompuy,
L’occasione per fare il
punto sulle nomine per
la nuova squadra
europea. L’Italia punta
alla carica di Alto
rappresentante. In
corsa il ministro degli
Esteri, Federica
Mogherini
Primo novembre
s’insedia la commissione
Il 31 ottobre termina il
mandato della
commissione guidata
da Barroso e comincia il
lavoro della nuova
squadra europea. Una
settimana prima, il 23 e
24 ottobre, si riunisce
ancora il Consiglio
europeo. In questi mesi
il presidente uscente ha
ancora alcuni poteri
decisionali limitati. Ma
non potrà prendere
decisioni che
potrebbero avere un
peso politico rilevante
BRUXELLES — Primo burrone da
saltare: la composizione della squadra, e quel centroavanti contestato da
alcuni giocatori e da una parte del
pubblico. Se Jean-Claude Juncker verrà oggi eletto alla testa della Commissione Europea, dovrà subito affrontare il caso Mogherini, che poi riguarda
la presidenza italiana dell’Unione e
alla fine l’intera Ue: Federica Mogherini, sostenuta dal premier italiano
Matteo Renzi, è o era la candidata più
quotata al posto di «ministro degli
esteri» dell’Ue, poi è giunta l’insurrezione dei Paesi baltici e della Polonia
(nazione vicinissima agli Usa), che le
rimproverano i suoi «sì» a Vladimir
Putin sul gasdotto South Stream. E la
sua non lunghissima esperienza negli
affari esteri. E’ difficile che Renzi accetti questa sorta di mezzo «veto» da
Est, è difficile che quelli dell’Est accettino un’imposizione diretta (anche
se non avrebbero i numeri per formare una minoranza di blocco). Juncker,
però, è mediatore di antico pelo: forse, dicono fonti di Bruxelles, ricorderà gentilmente sia a Renzi che alla sua
candidata come nella stessa Commissione esistano ancora altri posti disponibili, o li coinvolgerà comunque
in un negoziato su più tavoli.
L’agenda di Juncker, o di chi siederà al suo posto, è spessa e pesante.
L’Europa è nell’ennesima fase di passaggio, la crescita arranca, la crisi non
è dimenticata. Ma il secondo burrone
da saltare è ancora ad Est, ed è collegato indirettamente al caso Mogherini: i rapporti fra Bruxelles e Mosca,
quel gasdotto South Stream che secondo polacchi e baltici serve a isolare l’Ucraina e strangolare mezza Euro-
80
A fine anno termina il
semestre europeo a
guida italiana, iniziato il
primo di luglio. In questi
mesi il capo del governo
Matteo Renzi si è
concentrato sulla
possibilità di coniugare
sviluppo e rigore, un
segnale di discontinuità
con le politiche rigide
volute soprattutto a
Berlino. Indicando come
priorità della sua
agenda il tema della
crescita economica e il
rilancio dell’occupazione
«misure speciali», espansive, acquisti
di titoli di alcuni Paesi più deboli, Italia compresa, e anche qui la cancelliera non si mostra entusiasta. Ancora
una volta, la Commissione non potrà
starsene ai bordi del campo, dovrà
tentare un arbitraggio (e riuscire a
non arrossire per quel 4,3% di deficit
in rapporto al Pil, che viene tuttora
concesso alla Francia).
Un’altra «montagna» da scalare si
chiama David Cameron. Toccherà a
Juncker, o a chi per lui, ricucire quanto prima possibile lo strappo fra Ue e
Gran Bretagna. Tenendo presente un
meccanismo bizzarro: più Cameron è
in difficoltà all’interno (referendum
scozzese sull’indipendenza, o britannico sull’uscita dalla Ue) meno ha biIl trattato con gli Usa
sogno di quadretti idillici sul versante
europeo, poiché paventa che gli coUltimo, ma pesante tema in
stino altri voti, a beneficio degli antiagenda è il Trattato di libero
europeisti. Ma anche lui, non può
scambio fra Europa e Stati
permettersi di fare il Machiavelli sul
Uniti
Tamigi: neanche l’isola britannica vivrebbe felice senza l’Europa. E questo,
probabilmente, Juncker può spiegarcker, candidato presentato e corazza- glielo meglio di chiunque altro.
to da Angela Merkel, nonché ex-preNelle ultime pagine dell’agenda —
sidente di un Eurogruppo severo cu- ma non l’ultima, perché è pur sempre
s t o d e d e l l ’ a u s t e r i t à , s a c h e un tema pesantissimo — c’è poi una
difficilmente la cancelliera andrà ol- cifra che è quasi uno squittio: Ttip,
tre certe sorridenti rassicurazioni di «Transatlantic and trade investment
facciata: «Nel Patto di stabilità ci sono partnership», o trattato di libero
già i margini per una certa flessibili- scambio fra Ue e Usa: 840 milioni di
tà…». Sulla sponda opposta c’è però persone coinvolte sulle due sponde
una faccia nuova, un premier giovane dell’Atlantico, il più rilevante accordo
e forte del maggior bottino di voti in internazionale mai siglato dall’Ue,
Europa, che sembra voler tenere botta che a sua volta è la più grande potena Berlino: fra Renzi e Angela Merkel, za economica del mondo e il primo
sarà proprio la Commissione a dover partner commerciale per 80 diversi
trovare un terreno di incontro.
Paesi del globo (solo 20, o poco più,
Poi, c’è Mario Draghi. In autunno, quelli che affidano ogni loro esportaprobabilmente, dovrà lanciare con la zione o importazione agli Usa). Il Ttip
sua Banca centrale europea nuove va avanti da un anno, si propone di
armonizzare le norme Ue-Usa sul
commercio, la manifattura e l’energia, l’agricoltura e la sicurezza alimentare, la finanza, i servizi, gli appalti pubblici, la sanità, la proprietà
intellettuale. La Commissione ha un
ampio mandato a negoziare. II sesto
i Paesi nel mondo per i quali
l’Unione Europea è il primo part- round di trattative è iniziato proprio
ner commerciale. Solo venti affi- ieri e si concluderà venerdì, poi ci si
dano la gran parte delle loro im- rivedrà in autunno. E quello sarà un
altro esame per Juncker.
portazioni ed esportazioni agli
Stati Uniti. Le strategie dell’Europa devono tener conto di questo ruolo economico mondiale
Luigi Offeddu
[email protected]
Decisioni
Un ritratto di JeanClaude Juncker, ex
primo ministro del
Lussemburgo, su
un pullman elettorale a Bruxelles.
L’esponente dei
Popolari sarà designato a guidare la
nuova Commissione (Ap/Yves Logghe)
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Nomine e veleni
QUELLE ACCUSE INSENSATE ALLA MINISTRA
SEGUE DALLA PRIMA
Il 31 dicembre finisce
il semestre italiano
pa. I lavori sono bloccati o quasi in
Bulgaria, per volontà della Ue, la presidenza italiana della Ue sembra dell’idea contraria. Juncker si troverà in
mezzo, ma sa anche bene che è tanto
difficile convivere con Putin, quanto
impossibile vivere senza di lui, o almeno vivere in sicurezza. Anche in
questo caso, dovrà sforare quanto appreso in qualche decennio di mediazioni.
Subito dopo, nell’agenda 2014 di
Bruxelles, si spalanca lo scontro sulle
nuove regole della flessibilità nel calcolo dei deficit, aperto fra Italia e
Francia da un lato, e Germania, Olanda, Finlandia e Austria dall’altro. Jun-
Mettiamo un po’ di ordine nelle
argomentazioni che dipingono
l’Italia (ma curiosamente indicano nella Mogherini l’unico responsabile e tacciono su Renzi)
come una «spalla» della Russia
putiniana nella gravissima crisi
che da sei mesi scuote l’Ucraina.
Dichiaratamente contro la nomina della Mogherini sarebbero la
Polonia e le Repubbliche Baltiche,
cui si aggiungerebbero perplessità svedesi e britanniche. Senza
ovviamente entrare nella partita
europea, si lascia intendere che
anche gli Usa storcono la bocca.
Può darsi che alla fine quella nomina venga sbarrata all’Italia, non
alla Mogherini. Ma prima bisognerebbe ricordare alcune elementari realtà.
Se nello scorso novembre l’accordo di associazione EuropaUcraina fallì alla venticinquesima
ora e l’allora presidente Yanukovich si rifiutò di firmarlo, fu anche perché la Polonia e i Baltici
avevano condotto il negoziato nel
modo peggiore, in chiave ideologica e geo-strategica (cioè antirussa) mentre la maggioranza
dell’Europa sosteneva che non si
trattava di imporre a Kiev una
«scelta» tra est e ovest. Ovviamente Yanukovich valutò i seicento milioni di euro approntati
dall’Europa sapendo che Putin era
disposto a pagare molto di più
(arrivò sulle prime a 15 miliardi di
euro), anche da lì nacque la rivolta filo-europea di Piazza Maidan,
poi venne l’annessione russa della
Crimea e ora siamo alla ribellione
armata dei filo-russi nell’Ucraina
orientale. Quel che tutti avevano
sempre saputo, cioè che le Ucraine erano in realtà due ognuna con
Interessi
È buona parte dell’Europa, in
realtà, a far presente agli Usa
che i loro interessi in gioco sono
12 volte inferiori a quelli europei
radici secolari, divenne la cornice
non innocente di una strage che
continua.
Come ha reagito l’Occidente?
Dividendosi come sempre, dietro
le apparenze. Abbiamo già citato
alcuni Paesi europei dichiaratamente anti-russi, e con qualche
buona ragione dopo aver conosciuto l’impero di Mosca. Sul
fronte della cautela e del dialogo
con il Cremlino si sono collocate
invece soprattutto la Germania e
l’Italia, anche ma non soltanto per
i forti interessi economici ed
energetici che le legano alla Russia. A metà strada la Francia, che
tra l’altro rifiuta di sospendere la
consegna a Mosca di due portaelicotteri di classe Mistral ignorando le critiche inglesi e americane.
L’America, appunto. E’ comprensibile che Barack Obama, accusato negli Usa di debolezza, abbia voluto cogliere la palla al balzo
per mostrarsi forte. E infatti ora è
Washington a insistere per il varo
delle famose sanzioni «del terzo
livello» che verosimilmente affonderebbero l’economia russa.
Ma è buona parte dell’Europa,
non la signora Mogherini, a far
presente agli americani che i loro
interessi con Mosca sono dodici
volte inferiori a quelli dell’Europa.
Ed è la Cancelliera Merkel a dialogare continuamente con Putin
(l’ultima volta al Maracanà, domenica sera) per evitare uno
sbocco economicamente pesante
e ancor più cruento sul terreno. E’
vero, la Merkel e Hollande ripetono anche che Putin deve agire
nella giusta direzione altrimenti
quelle sanzioni diverranno inevitabili, e ricordano che l’Europa
deve darsi una diversa politica
energetica. Ma la Mogherini non
Dialogo
La Cancelliera Merkel dialoga
continuamente con Putin per
evitare sbocchi pesanti sul
versante economico e militare
ha mai detto alcunché di diverso,
e comunque sarebbe Renzi a doverlo confermare. Questo senza
contare che l’America e gli europei più duri commettono, dal loro
punto di vista, due clamorosi errori strategici: spingono la Russia
nelle braccia della Cina (evoluzione in atto) e si illudono che un
«regime change» a Mosca porterebbe al potere dei bravi democratici, mentre invece sono in attesa nazionalisti molto più agguerriti e anti-occidentali del già
scomodo Putin.
Beninteso la questione ucraina
meriterebbe maggiori approfondimenti, soprattutto nello studio
della spregiudicatezza usata dal
Cremlino a fronte delle confusioni occidentali. Ma che la questione venga ora invocata per privare
la Mogherini di una poltrona europea, è la rappresentazione fedele della consistenza della politica
estera comunitaria. Forse il ministro farebbe davvero bene a rimanere alla Farnesina.
Franco Venturini
[email protected]
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Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
Tensione Colpi di artiglieria al confine: un morto
L’agenda di Juncker
Conciliare le «due Europe»
1
Il primo vero, grande test per il nuovo
presidente della Commissione sarà riuscire a
convincere le «due Europe» a imboccare la
stessa direzione in materia di scelte
economiche: quella che pretende che si
prosegua sulla strada del rigore e
dell’austerità, rappresentata da Germania,
Francia e Olanda e il blocco, guidato da Italia e
Francia, convinto che debbano cambiare le
regole sulla flessibilità per permettere
all’Unione una ripresa economica più vivace
Il confronto con Bce e Bundesbank
2
Lampi di guerra
tra Russia e Ucraina
Abbattuto un aereo
Kiev accusa Mosca: missile contro jet
Sempre in tema di scelte economiche sarà
determinante il confronto con i vertici della
Bce e del suo presidente Mario Draghi.
L’obiettivo è riuscire a coordinare sull’asse
Bruxelles-Francoforte le «misure speciali»
che la Bce dovrà prendere nel prossimo
autunno per sostenere la ripresa e la crescita
di alcuni Paesi, tra i quali l’Italia. Un «aiuto»
che, però, Berlino osteggia. E in questo ambito
sono da ridefinire anche i rapporti e le
ingerenze della Bundesbank
Ricucire lo strappo con Londra
3
I rapporti tra Unione Europea e Londra
registrano uno dei minimi storici. I britannici,
tradizionalmente euroscettici, si preparano a
un referendum, nel 2017, che dovrà decidere
del loro futuro in Europa. Ad acuire la crisi il
veto che il primo ministro David Cameron
aveva posto proprio sulla nomina di JeanClaude Juncker alla guida della Commissione.
Per il neo presidente il compito arduo di far
ricredere Cameron e convincere Londra sulle
scelte dell’Unione
Disinnescare la miccia ucraina
4
Il fronte orientale sarà particolarmente caldo
per Juncker. A cominciare dalla crisi ucraina e
dal rapporto che rischia di logorarsi con
Mosca. Juncker dovrà fare l’acrobata e
conciliare l’amicizia europea con l’Ucraina
senza urtare troppo Putin. Sempre in
quell’area geografica dovrà placare il
disappunto di polacchi e baltici nel caso in cui
Federica Mogherini, considerata troppo
morbida con Mosca, venisse indicata come
Alto rappresentante per la politica estera
dell’Unione Europea
Chiudere il Trattato con gli Usa
5
5
I problemi per Juncker potrebbero arrivare
anche da oltre oceano. Il suo obiettivo è di
riuscire a portare finalmente in porto il
Trattato di libero scambio con gli Stati Uniti.
Un cammino che, però, va avanti molto a
fatica. Da superare le perplessità, per non dire
l’ostilità, di una parte consistente
dell’Europarlamento e anche di alcuni Paesi
dell’Unione. La trattativa prosegue già da più
di un anno e se fosse siglato si tratterebbe del
più rilevante accordo internazionale e
vedrebbe coinvolte 840 milioni di persone
Cremlino accusa l’Ucraina di
colpire oltre la frontiera. E a
Mosca si parla di possibili
bombardamenti mirati in territorio ucraino per bloccare i
siti dai quali partono i colpi.
Ma l’ipotesi è stata smentita
seccamente dal portavoce di
Vladimir Putin: «Assurdità».
Per dimostrare la sua buona
fede, la Russia ha chiesto all’Ocse di schierare osservatori
sulla frontiera.
Nelle città e nei paesi che
cambiano di mano si registrano sempre nuove atrocità, denunciate anche da Amnesty
International che ha rilevato
un aumento di rapimenti e
torture, perpetrati soprattutto
dagli insorti ma anche dagli
uomini fedeli a Kiev. Un giornalista filorusso è stato ritrovato morto un mese dopo il
suo rapimento. Secondo i rappresentanti degli indipendentisti, il giornalista è stato torturato prima di essere ucciso.
Un certo imbarazzo ha su-
Successi militari
L’esercito di Kiev
avanza con successo
verso le roccaforti dei
ribelli filorussi
MOSCA — Sale la tensione
tra Ucraina e Russia dopo che
colpi di artiglieria hanno ucciso un uomo nel territorio della Federazione e un aereo
ucraino è stato abbattuto da
un missile. Mosca ha parlato
di una pericolosa escalation e
ha minacciato «conseguenze
irreversibili» per il vicino,
mentre da Kiev sono arrivate
accuse di un coinvolgimento
diretto di truppe russe. L’aereo da trasporto sarebbe stato
colpito da un ordigno partito
dal territorio russo, secondo il
governo ucraino. Il presidente
Petro Poroshenko ha detto
che negli ultimi tre giorni le
sue truppe sono finite sotto il
tiro di razzi di fabbricazione
russa. Inoltre Kiev afferma
che i russi avrebbero iniziato
nuovamente a far affluire
truppe al confine.
L’avanzata dell’esercito
ucraino verso le roccaforti dei
ribelli sta avendo successo e
questo inasprisce gli scontri,
suscita polemiche e peggiora
la situazione dei civili, soprattutto nelle due città di Luhan-
Il fotogramma Un’immagine
tratta da un video che mostra
l’abbattimento di un aereo da
trasporto ucraino sui cieli vicino
alla frontiera con la Russia. Secondo Kiev è stato colpito da un
missile sparato da soldati russi.
La «Bbc» ha trasmesso il video
senza garantirne l’autenticità
sk e Donetsk. A Luhansk sono
in corso combattimenti nella
periferia ovest e attorno all’aeroporto di cui le truppe regolari dicono di aver ripreso il
pieno controllo. Secondo i ribelli, i bombardamenti aerei
avrebbero provocato una
trentina di vittime tra i loro. Il
Un Paese diviso
Aereo colpito
a Davido-Nikolsk
nella regione
di Lugansk
Popolazione ucraina
russofona
meno del 20%
dal 20 al 50%
oltre il 50%
Cargo militare
modello Antonov-26
RUSSIA
Ucraina:
45 milioni
di abitanti
Kharkiv
Luhansk
Kiev
Donetsk
UCRAINA
Leopoli
M
OL
DO
VA
Crimea
Odessa
Sebastopoli
ROMANIA
Mar Nero
scitato invece a Mosca il fatto
che il primo canale televisivo
abbia riportato come certa
una notizia che invece non ha
trovato alcun riscontro in loco: le truppe ucraine avrebbero crocifisso un bimbo di tre
anni nella piazza centrale di
Slovyansk davanti a parecchi
testimoni. I giornali russi
hanno evitato di riprendere la
notizia anche perché nessuno
a Slovyansk sembra averne
mai sentito parlare.
E mentre Mosca avvia nuove esercitazioni aeronavali nel
Mar Nero («attacco simulato
contro forza navale nemica»),
l’ipotesi di portare le parti al
tavolo delle trattative non fa
passi avanti. Anzi la tensione
tra Mosca e alcuni Paesi europei sale. A Farnborough, dove
è iniziato il salone aeronautico, la Gran Bretagna ha negato
il visto a più di 150 tecnici
russi e ha escluso il Paese dalla lista di quelli nei quali si
possono esportare aerei.
Fabrizio Dragosei
@Drag6
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I contrari L’ambasciatore lettone Eihenbaums: «Non discutiamo le capacità del vostro ministro, ma servono personalità capaci di difendere i valori»
I baltici: «Non guardate solo ai vostri interessi economici»
derica Mogherini. Per baltici e polacchi, che in origine sostenevano la corsa del ministro di Varsavia Radek
Sikorski, la delicata trattativa sulle nomine rischia di aprire una crisi di fiducia e approfondire la spaccatura EstOvest.
Dal presidente della Commissione
all’Alto rappresentante, la partita
non è ancora chiusa?
«Lo spero, altrimenti perché riunire
il Consiglio dei capi di Stato e di gover-
no? Come nel calcio, il risultato si conosce a fine match, accordarsi prima è
contro le regole. Ora si metteranno sul
tavolo tutti i nomi e si discuterà in trasparenza, senza preclusioni».
La presidente lituana Daria Grybauskaite ha riaffermato la necessità
di una figura di mediazione che non
assuma «posizioni miopi o controverse» sui dossier più delicati, in primis l’Ucraina. Quali sono i punti fermi della «squadra del Centro-Est» alla vigilia del vertice?
«Le nomine devono riflettere l’equilibrio tra gruppi politici, nel rispetto
della volontà espressa dai cittadini con
il voto. Va riconosciuto il diritto dei Pa-
❜❜
Largo agli ultimi
❜❜
La partita
Va riconosciuto il diritto
dei Paesi entrati con
l’allargamento del 2004 a
ottenere alti incarichi
Il risultato si saprà a fine
match, come nel calcio.
Tutti i nomi sul tavolo,
e niente preclusioni
«Contro la strategia di occupazione russa
serve una visione alternativa e forte»
DALLA NOSTRA INVIATA
BRUXELLES — «Le capacità del ministro Mogherini non sono in discussione. Ciò che conta è che il prossimo
Alto rappresentante per la politica
estera Ue abbia un approccio libero da
interessi regionali e una visione globale, attenta non solo alle dinamiche del
mercato ma agli ampi movimenti geostrategici, che abbia a cuore le relazioni transatlantiche come i rapporti con
l’Asia, il dialogo con la Russia come il
futuro dell’Ucraina. Questa nomina
non deve tradire il nuovo corso democratico inaugurato dalle elezioni del 25
maggio». L’ambasciatore lettone Karlis Eihenbaums – diplomatico di lungo
corso, profondo conoscitore dei meccanismi europei e attuale portavoce
del ministero degli Esteri di Riga spiega dall’interno la posizione del
blocco centro-orientale che guarda
con diffidenza alla candidatura di Fe-
esi entrati nell’Unione Europea con il
grande allargamento del 2004 a ottenere incarichi dotati di un alto significato simbolico, questo non è ancora
accaduto con la sola eccezione dell’accordo su Jerzy Buzek (polacco, esponente dei Popolari, presidente dell’Europarlamento dal 2009 al 2012 in staffetta con il socialista Martin Schulz,
ndr). E dobbiamo puntare al maggior
numero possibile di donne».
Punto a favore della candidata italiana.
«E di altre candidature, come quella
della premier danese Helle ThorningSchmidt».
Data in corsa per la presidenza del
Consiglio europeo. Ormai si fa strada l’ipotesi che domani si chiuda solo sull’Alto rappresentante, così non
si rischia di compromettere la trattativa sul resto del pacchetto nomine?
«E’ possibile ma credo sia giunto
per l’Unione Europea il tempo di abbandonare le strategie interne e affidarsi a personalità che abbiano il coraggio di difendere un ordine di valori.
Senza, anche i calcoli economici diventano sterili. Il caso ucraino è em-
Diplomatico
10 anni di Ue
Karlis
Eihenbaums è
portavoce del
ministero degli
Esteri della
Lettonia. E’ stato
ambasciatore
del governo di
Riga in Estonia,
Israele e
Olanda. La
Lettonia è nella
Ue dal 2004.
Quest’anno ha
adottato l’euro
blematico: nel XXI secolo, nel cuore
del continente, la Russia ha recuperato
l’occupazione territoriale come strumento per affermare la propria egemonia. L’Europa saprà opporre una visione alternativa forte, democratica,
moderna? Non perdiamo di vista l’esito delle ultime elezioni. È anche questo
senso d’identità che cercano i milioni
di cittadini attratti dai partiti antieuropeisti».
Che non gradiscono le lungaggini
e gli equilibrismi dei vertici bruxellesi.
«Ecco perché dobbiamo puntare su
talenti e competenze. Finora la politica
estera dell’Unione Europea è stata debole. Lady Ashton ha fatto un ottimo
lavoro ma ha dovuto mettere in piedi e
dare una forma al Servizio per l’azione
esterna secondo le disposizioni del
Trattato di Lisbona. In Lettonia abbiamo un detto, “il primo morso è solo un
assaggio”. Le potenzialità del nuovo
dispositivo di politica estera sono ancora tutte da esplorare».
Maria Serena Natale
[email protected]
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6
Primo Piano
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
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Il Parlamento Le scelte
La lettera di Renzi ai 5 Stelle:
tutte le riforme entro il 2015
E apre su premio e immunità
«Italicum quest’anno, poi Senato e referendum»
Ieri debutto in Aula, con centinaia di emendamenti
Le parole chiave
Da Fonzie a Eataly
In un libro-dizionario
il mondo del leader
La velocità sembra essere il tratto costitutivo del
renzismo. Ora, con altrettanta velocità di esecuzione, arriva il dizionario del renzismo. Si intitola «Il
Renzi» (Editori Internazionali Riuniti), come vengono chiamati dagli studenti i vocabolari e i dizionari.
Ma non è un tomo pesantissimo. È una griglia di
voci, dalla A di «Adesso» («la cifra dell’azione politica di Matteo Renzi») scritta da Sofia Ventura alla Z
di «Zavorra» per la penna di Carlo Bertini, che, coordinate da Mario Lavia, sono quelle di tanta parte del
giornalismo politico italiano, chiamato a decifrare,
senza lunghe attese, il fenomeno che ha sconvolto la
politica italiana in pochi mesi. Ora tutto sembra
soffiare a favore di Renzi ma, come nota Lavia, «la
“fortuna” di Machiavelli non è mai dalla tua parte
una volta per tutte». Perciò vale la pena fissare come
in un’istantanea l’insieme delle parole e delle figure
che danno il tono del renzismo e che permettono di
interpretarne i gesti. Si va dunque, in ordine alfabetico, dal «Baricco» secondo Jacopo Iacoboni «la
vera, autentica mente della filosofia-Leopolda», al
«Bipartitismo», visto che secondo Laura Cesaretti
«la sintesi, la mediazione, il compromesso, il consociativismo» non fanno per Renzi. Ecco «Boy scout»,
lo scoutismo secondo Marco Damilano: «La sua
Frattocchie, un’Ena in calzoncini corti, una scuola di
leadership», e quando Renzi disse «pongo il mio
onore nel meritare la vostra fiducia» volle formulare
«un codice di riconoscimento» con il giuramento degli
scout. Nella voce «Cattolici»
lo stesso Damilano ricorda la
partecipazione di Renzi al
Family Day nel 2007, un’appartenenza un tempo rivendicata, che tende a «scolorire», a «evaporare». Il «Giuliano Da Empoli» descritto
da Marianna Rizzini, è più di
un consigliere del Principe,
giacché «non ha vezzi snobistici da “sinistra che non si sporca le mani”». Il «Decisionismo» renziano di Fabio Martini si nutre del
«senso di colpa degli interlocutori, che finiscono
per sentire sulle proprie spalle il peso di tanti dinieghi e delle tante non-scelte dei quali nel passato si è
resa protagonista la politica nel suo complesso».
Importante «Eataly» di David Allegranti, giacché il
«gastronauta» Oscar Farinetti «sul palco della Leopolda ha tenuto interventi jobsianamente foolish e
anche hungry». Decisivo «Elezioni» di Maria Teresa
Meli, che ricostruisce la storia del blitz che ha fatto
diventare Renzi premier dopo aver defenestrato
Enrico Letta: «Approdato a Palazzo Chigi, mancava
ancora un dettaglio perché Renzi potesse considerare il suo piano ben riuscito: far dimenticare al popolo del Pd le modalità di quel così poco ortodosso
passaggio di consegne», obiettivo che sembra sia
stato raggiunto con il clamoroso 40,8 per cento delle
elezioni europee. Poi il giubbotto da «Fonzie» di
Stefania Carini, «la pelle della politica pop». La
«Leadership» di Alessandra Sardoni, in un mondo
dove «aspirare al potere, al ruolo di capo era sempre
stata un’ambizione indicibile, da dissimulare tra
machiavellismi e scaramanzie». C’è «Montecitorio»:
secondo Salvatore Merlo Renzi «sembra disprezzare
la vita misteriosa della vita parlamentare, fatta di
gesti vaghi, carriere vaghe, incarichi vaghi». C’è
«Palude» di Lucia Annunziata, «il grido di guerra
del renzismo». Il «Partito» di Francesco Cundari,
che descrive in Renzi la «continua ostentazione
della propria diversità» fino a diventare «posa sdegnosa». I «Professoroni» di Daniela Preziosi, fulcro
della «polemica anti-intellettuale» di Renzi che
trasforma un mestiere, «professore» in una «maschera da commedia dell’arte». Le «Renziane» di
Elisa Calessi: «Per loro non esiste la questione della
donna, esiste la questione del lavoro, del merito,
della scuola». Praticamente una rivoluzione. L’ennesima. Da ordinare in un dizionario.
Pierluigi Battista
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — Sui tempi della riforma del Senato ma anche della
legge elettorale, come ama ripetere il ministro Maria Elena Boschi, «molto dipende dall’atteggiamento dei grillini»: e il M5S,
a Palazzo Madama, ha già presentato 200 emendamenti e oggi schiera Beppe Grillo nella tribuna del pubblico. E così acquista maggiore importanza lo
scambio epistolare che s’intensifica tra Pd e M5S. Ieri, «Alessandra, Debora, Matteo, Roberto» — cioè Moretti, Serracchiani, Renzi e Speranza — hanno
risposto «ai gentili parlamentari
Le votazioni
Primi slittamenti, le
votazioni giovedì: in
molti già iscritti a
parlare
del M5S». La lettera contiene le
10 controdeduzioni alle osservazioni che i grillini avevano
mosso ai 10 punti sulle riforme
originariamente messi in fila dal
premier dopo il suo incontro in
streaming con Luigi Di Maio. E
proprio quest’ultimo — dopo
aver appreso dal vertice del Pd
che c’è disponibilità per un
nuovo incontro per giovedì o
venerdì — ha annunciato che
oggi arriverà una seconda risposta scritta da inviare a Renzi.
L’arco temporale disegnato dal
Pd indica una «legge elettorale
da approvare entro il 2014»
mentre la riforma costituzionale, quella che parte in aula in
queste ore al Senato, verrà condotta in porto «definitivamente
nel 2015 per poi procedere all’eventuale referendum confermativo». Ma, chiosa Renzi,
«non dipende solo da noi».
Nel merito dei 10 punti aggiornati dal Pd, vale la pena soffermarsi sul numero 3, quello
sulla legge elettorale. Laddove
— sul nodo cruciale dell’Italicum, le liste bloccate già approvate dalla Camera con i voti di FI
— Alessandra, Debora, Matteo e
Roberto se la cavano con 23 parole: «Sui collegi prendiamo atto della vostra disponibilità. La
vostra proposta di legge (modello svizzero con le preferenze
negative, ndr) rischiava di trasformare la scheda elettorale in
un lenzuolo. Molto bene così...». Su gli altri punti — premio di maggioranza, soglie alte
e basse, immunità, indennità —
il Pd lascia aperto quanto meno
uno spiraglio mentre sull’elezione diretta dei senatori (invocata dai grillini) Renzi registra
«l’unico punto di dissenso» con
Grillo.
La riforma del Senato e del Titolo V (Federalismo), intanto, ha
fatto il suo debutto in aula a Palazzo Madama ma ha già trovato
davanti a sé 124 iscritti a parlare, 29 ore di discussione generale, centinaia di emendamenti.
La prospettiva per il governo —
che dice di non temere fronde
nella maggioranza ma è tutt’ora
alla ricerca di numeri blindati
per le votazioni, anche inseguendo gli ex grillini — è dunque quella di avere pazienza. Le
prime votazioni, infatti, inizieranno solo giovedì mattina e il
grosso del lavoro dell’aula è già
rimandato di una settimana
(21-28 luglio), con la possibilità
di slittamenti per il voto finale
(dopo il 30 luglio) in considerazione dei decreti in scadenza da
convertire, a cominciare dal testo sulla competitività.
Ottanta senatori di tutti i partiti hanno sottoscritto l’emendamento Gotor (Pd)-Casini
(Udc) che aggiunge al plenum
chiamato ad eleggere il presidente della Repubblica (730 deputati e 100 senatori) anche i 73
parlamentari europei. In questo
modo, osserva Miguel Gotor, «il
partito che vince il premio di
maggioranza alla Camera dovrà
controllare il 36-37% dei senatori per eleggere da solo il capo
dello Stato mentre con il testo
attuale basta il 26-27%, che è
davvero troppo poco». Il governo non sarebbe contrario e potrebbe rimettersi all’aula sul
punto.
Il relatore Roberto Calderoli
(Lega), che ha svolto un inter-
vento critico sulle rigidità del
governo, insiste sul Senato da
eleggere direttamente. Ma il suo
obiettivo sarebbe il federalismo
(Titolo V) laddove spunterebbe
nel testo un maggior coordinamento, per il Senato, tra finanza
locale e statale, soprattutto sul
patto di Stabilità interno. In
cambio, dalla riforma sparirebbe la «procedura aggravata» che
permette alla Camera di cambiare solo a maggioranza assoluta le modifiche alla legge di
bilancio approvate dal Senato.
Dino Martirano
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Dietro le quinte Nel Pd c’è chi è tentato di rientrare nei ranghi ma anche chi guarda con speranza ai dubbi dei leghisti
La fronda e «l’attacco impossibile»: passeranno
Chiti: le battaglie si combattono perché giuste
anche quando si rischia di perderle
ROMA — «Non sarà una passeggiata,
ma la riforma passerà». Adesso Vannino
Chiti ammette che espugnare «Fort Alamo»
abbattendo gli ultimi pilastri della riforma
costituzionale del governo è una sfida a dir
poco ardimentosa. I numeri sono dalla parte di Renzi e il senatore che guida i dissidenti del Pd non si fa illusioni: «So bene che
i rapporti di forza non sono a nostro favore,
però resto convinto che le battaglie si combattono perché sono giuste, anche quando
si rischia di perderle». Se non è una resa, è
la presa d’atto che la nave va e che fermarla
non sarà facile.
I 16 dissidenti «dem» combatteranno in
Aula, emendamento dopo emendamento,
la loro «battaglia di principio». Ma nella
piccola compagine rimbalzano umori contrastanti. C’è chi è preoccupato per le sorti
della democrazia e chi è tentato di rientrare
nei ranghi. Oggi i ribelli si vedranno per
preparare l’assemblea di stasera con il segretario, che li ha accusati di puntare solo a
conservare l’indennità. Loro si sono mortalmente offesi. Massimo Mucchetti respinge al mittente i «colpi sotto la cintura»
e, sul suo blog, pubblica una lettera al leader di FI: «Caro Berlusconi...». Il senatore
tenta di far leva sui dubbi degli azzurri e semina sospetti, prevedendo che il patto del
Nazareno non terrà perché sarà il premier a
romperlo: «Renzi non è un uomo d’affari
che fonda la propria reputazione sulla parola data». Come già Raffaele Fitto, che aveva dipinto i colleghi di partito come «ipno-
tizzati da Renzi», Mucchetti prende a bersaglio Denis Verdini. Ricorda il crac del Credito cooperativo fiorentino e insinua che il
plenipotenziario di Berlusconi sulle riforme abbia «maggiori possibilità di ottenere
vantaggi dalla benevolenza del Principe».
In Aula, il più duro è Felice Casson. Giura
che i ribelli non hanno volontà antigovernative, poi attacca: «Sul nostro piccolo
gruppo è stata fatta disinformazione e una
censura pesante che non accettiamo». L’ex
magistrato vuole riformare la Camera, accusa il governo di dire «mezze falsità» per
contrastare chi non condivide il testo e infine, per dire che il ddl è «sgrammaticato»
dal punto di vista costituzionale, ricorre a
Socrate: «Più che parlare di strada senza
uscita preferisco attenermi al concetto di
aporia, quella fase della maieutica volta alla
liberazione dal falso sapere». Un modo sofisticato per annunciare una raffica di
emendamenti con cui «superare le aporie»
della legge: «Nel testo del governo i senatori
Le posizioni sul nuovo Senato
Favorevoli
Contrari
210
Per
l’Italia
8
Autonomie- Lega
Nuovo
Nord
Scelta Svp
centrodestra
civica
7
6
15
33
101
Forza
Italia M5S
40
10
14
92*
Pd
ex
M5S
7
1
2
49
Forza
Italia
320
totale
*il presidente, Pietro Grasso del Pd, per prassi si astiene
**Mario Monti, senatore a vita, è nel gruppo di Sc
Sel
Aut.-Psi
Per l’Italia
11 Gal
16 Pd
1
4**
3
Gruppo senatori Aut.-Psi
misto a vita
Incerti
8
saranno nominati dai partiti, noi invece vogliamo un Senato elettivo». Tra i dissidenti
c’è chi guarda con speranza ai leghisti, che
sembrano aver assunto un atteggiamento
assai meno benevolo verso Renzi. «La battaglia è ancora lunga, siamo solo all’inizio
del cammino...» guarda avanti con ottimismo un senatore dissidente, che preferisce
restare anonimo. Sulla platea che elegge il
capo dello Stato sarà battaglia. E così sulla
riduzione dei deputati. «Sono stati presentati una miriade di emendamenti per riformare la Camera — conferma Maria Grazia
Gatti, agguerritissima —. Avere 630 onorevoli e 100 senatori è una sproporzione
enorme, una autentica follia». È su questo
aspetto che i dissidenti concentreranno le
forze, nel tentativo di ampliare il fronte trasversale di chi vuole cambiare i connotati
anche a Montecitorio. «Io ci punto» confessa la senatrice Gatti, rimasta molto male per
la frecciata di Renzi sull’indennità: «Un insulto volgare. Se il premier arriva a dire una
cosa tanto grave è perché è messo male,
una prova di debolezza».
Il bersaniano Miguel Gotor è convinto
che la fronda non abbia più armi, che il dissenso interno sia «fisiologico» e che d’ora
in avanti «succederà poco o nulla». Così la
pensa anche il lettiano Francesco Russo e fa
notare che l’intero gruppo del Pd, fronda
compresa, ha accolto senza polemiche la riduzione da 20 a 10 minuti del tempo a disposizione per ogni senatore. Ma Casson
non ci sta e quando la presidente di turno
Valeria Fedeli lo invita a chiudere, lui protesta: «Mi appello al regolamento, ho venti
minuti».
Monica Guerzoni
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Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Primo Piano
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Il particolare
I relatori Anna
Finocchiaro e
Roberto Calderoli
col ministro alle
Riforme Maria
Elena Boschi, che
si sofferma sulla
collana dell’ex
magistrato (Di Vita)
Giornalista Sergio Zavoli arriva a Palazzo Madama:
il senatore democratico è alla quarta legislatura (Di Vita)
Sorrisi I senatori di FI Mariarosaria Rossi, Maria Rizzotti e
Denis Verdini tra i banchi del gruppo al Senato (LaPresse)
In Aula Pietro Grasso, presidente del Senato, con il pd
Vannino Chiti, tra gli oppositori del testo di riforma (Eidon)
Il retroscena Il capo del governo convinto che i dissidenti non siano tanti. L’incognita dei rallentamenti
«Manderemo la palla in buca»
La sfida del premier ai «frenatori»
Ai pentastellati La lettera sulle riforme indirizzata
ai 5 Stelle firmata da Alessandra Moretti, Debora
Serracchiani, Matteo Renzi e Roberto Speranza
ROMA — Matteo Renzi non sembra avere
grande preoccupazioni rispetto ai frondisti
del Senato. «Male che vada, più di una novantina dei nostri voteranno di sì», va spiegando ai suoi interlocutori politici in questi
giorni. Ma a dire il vero il premier è convinto
che nemmeno i dissidenti di Forza Italia, alla
fine della festa, siano tanti e che «possano far
saltare la riforma». E a questo proposito racconta a qualche collega di coalizione questo
particolare: «Ma voi sapete chi ha contribuito a preparare la revisione del Titolo V della
Costituzione? Raffaele Fitto. È uno bravo e
competente». Insomma, anche se l’ex ministro del governo Berlusconi ora è tra i fautori
della fronda di Forza Italia a Palazzo Madama, ci sarebbe anche il suo zampino in quel
testo.
Del resto, il fatto che il presidente del Consiglio non abbia grandi timori circa l’esito di
quelle votazioni lo dimostra il fatto che sia
andato all’attacco di quelli che si oppongono
alla riforma, accusandoli di voler mantenere
intatta la struttura del Senato e di voler lasciare l’indennità ai parlamentari di Palazzo
Madama. Se avesse avuto paura di una fronda molto più estesa, avrebbe evitato di polemizzare in questi termini. Comunque, l’inquilino di Palazzo Chigi ha dalla sua una sicurezza in più, che riassume con poche ma
efficaci parole a collaboratori, fedelissimi e
alleati politici: «Vogliono mandarmi sotto?
Lo facciano, poi vediamo che succede...». Ma
è, per così dire, una minaccia retorica, perché, come si è detto, Renzi è convinto di
«mandare la palla in buca».
«Quello che possono fare è cercare di rallentare i lavori», è l’unico suo vero timore. I
«frenatori», come li chiama lui, possono
aspirare a raggiungere questo obiettivo che,
a suo giudizio, non «sarebbe affatto un bene
per il Paese», perché «per essere credibili in
Europa dobbiamo far vedere che siamo capaci di fare le riforme». E il premier non nega
che ormai quella del Senato sia «diventata
una riforma simbolo».
Per spiazzare i dissidenti e mettere in difficoltà i «malpancisti» dell’Italicum che sono
un congruo numero anche alla Camera, Renzi ha escogitato una delle sue mosse spiazzanti. Stasera è convocata a Montecitorio
un’assemblea di senatori e deputati alla quale prenderà parte anche lui per spiegare il
«programma dei 1.000 giorni del governo».
Un modo per dire: noi stiamo lavorando per
fare le riforme, rimettere l’Italia in sesto, ridarle credibilità in Europa, e di fronte a questo piano ambizioso, che fanno i «frenatori»?
Si assumono la responsabilità di bloccare il
Paese e la pur «fragile ripresa»? Del resto, per
come è fatto il personaggio, Renzi è convinto
di aver lasciato ampi spazi di manovra al
compromesso, alla mediazione e di aver lasciato che il Parlamento avesse un ruolo da
protagonista nell’elaborazione della riforma.
Sì, perché se fosse stato per lui, probabil-
mente, avrebbe fatto la cosa più semplice.
Cioè ridurre maggiormente i margini di manovra del Senato e togliere altri poteri ancora
alle Regioni. Chi ci ha parlato ieri sostiene
che Renzi non abbia intenzione di fare nessuna minaccia stasera nell’assemblea dei
parlamentari del Pd. Ma la verità è che il presidente del Consiglio decide le sue mosse
senza comunicarle se non a una cerchia ristretta di fedelissimi, da cui è difficile che
trapelino indiscrezioni.
Dunque, il pericolo delle elezioni anticipate resta sempre lì, come una spada di Damocle sulla testa dei parlamentari, però non
è affatto quello l’obiettivo del premier:
«Quando dico mille giorni sono serio. Sono
quelli che ci servono per fare le riforme».
C’è poi un altro fronte, per il presidente
del Consiglio. Quello del dibattito con i grillini, che rischia di trasformarsi nell’ennesimo tormentone della politica italiana. A questo proposito Renzi la pensa così, come ha
avuto modo di spiegare ai collaboratori e ai
fedelissimi, che riunisce quotidianamente a
Palazzo Chigi: «Se Di Maio riesce a mantenere aperto il dialogo con il Pd, noi andiamo
avanti. Comunque, vediamo quello che succede, mi pare che tra i 5 stelle siano sorti problemi e distinzioni, ma è divertente questo
fatto che ormai abbiamo preso questa abitudine di scriverci...».
Maria Teresa Meli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
M5S Il leader oggi incontra i parlamentari. Giarrusso: è come se i dem accettassero la tregua ma continuassero a spararci
Di Maio vede Grillo. Ora il Movimento alza il tiro
Il vicepresidente della Camera ai suoi:
faremo esplodere il patto del Nazareno
ROMA — Al fianco di Beppe Grillo,
nell’auto che lo ha portato dall’aeroporto al solito hotel Forum di Monti, c’era
Luigi Di Maio, considerato l’uomo del
dialogo, non sempre in totale sintonia
con lui negli ultimi giorni. Un segnale di
concordia oppure un modo per discutere i prossimi passi. Ma la conversazione
con Di Maio, al quale Grillo ha affidato
nuovamente il compito di partecipare
all’incontro con il Pd tra due o tre giorni
(«vai di nuovo tu, l’altra volta sei stato
L’investitura
Il sostegno del capo dei
cinquestelle: vai di nuovo
tu all’incontro, la prima
volta sei stato bravo
bravo», gli ha detto Grillo) è stata l’antipasto, visto che il fondatore, salvo cambiamenti di programmi, incontrerà oggi
i parlamentari sia alla Camera sia al Senato. C’è da fare il punto sulla tattica nei
confronti del Pd, dopo la lettera di ieri e
in vista dell’incontro di giovedì o venerdì. Se Renzi, con molte punture di spillo,
ha provato a rilanciare sui contenuti in
vista soprattutto della legge elettorale, i
senatori a 5 Stelle sparano ad alzo zero
contro la riforma del Senato, con una
violenza nei toni che sale a ogni inter-
vento e annuncia quella che il gruppo
definisce «la lunga battaglia parlamentare del Movimento 5 Stelle in difesa dei
valori della Costituzione». Traduzione di
Paolo Becchi: «Contro questa assurda
porcata, ostruzionismo!».
Sulla lettera del Pd, Luigi Di Maio su
Facebook (status condiviso da Grillo) è
sibillino: «Abbiamo letto la lettera del
Pd. Domani riceveranno una risposta».
Parlando con i suoi avrebbe poi spiegato:
«Faremo esplodere il patto del Nazareno». Nell’attesa, pochi si arrischiano a
dare una valutazione sul merito. Il senatore Mario Giarrusso è più che perplesso: «Non capisco il senso di un incontro
fatto dopo che la riforma viene approvata. Ma come, noi chiediamo di parlare e
loro nicchiano, tergiversano, prendono
tempo. E nello stesso tempo premono il
pedale dell’acceleratore delle riforme». È
come se, spiega un altro senatore, «chiedessimo una tregua e loro dicessero di sì,
ma continuando a spararci».
Grillo ieri se ne è stato rintanato in
hotel, incontrando solo qualche consigliere comunale e regionale. Ma è sintomatica l’escalation delle reazioni dei senatori a 5 Stelle alla riforma. L’ala dura
lancia una controffensiva fortissima. Su
tutti Paola Taverna, che ne infila una dopo l’altra. Parla di «scellerato accordo tra
riforma e legge elettorale», che prelude a
quando «il nuovo presidente darà la grazia al noto pregiudicato Berlusconi».
Napolitano riceve Aliyev
L’incontro al Colle col presidente azero
A Roma per una serie di incontri sui rapporti bilaterali ItaliaAzerbaigian, il presidente azero Ilham Aliyev è stato ricevuto
ieri al Quirinale dal capo dello Stato Giorgio Napolitano
(nella foto Ansa). Aliyev ieri ha incontrato anche il
presidente del Consiglio Matteo Renzi e il sindaco della
capitale Ignazio Marino. L’Italia è il maggior partner
commerciale del Paese e ieri si è discusso anche del gasdotto
internazionale Tap, Trans Adriatic Pipeline. L’Azerbaigian ha
donato a Roma un milione di euro per gli scavi archeologici
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dell’area dei Fori imperiali.
Con questa riforma, «grazie anche alla
stampa di regime, la dittatura è bella e
che servita». E ancora: «Dire che questa
riforma fa schifo è dirvi un complimento. È una vera e propria macchinazione
nel pieno della stagione estiva». Quelle
di Renzi sono «riforme raccapriccianti»,
«una depredazione spudorata di ogni
briciola di democrazia», «luridi giochetti di palazzo», «progetti squallidi». Conclusione con affondo personale e vernacolare rivolto soprattutto al Pd: «Nun ve
sopporto più, comincio ad avere un fastidio fisico di voi».
Toni e contenuti che coincidono con
quelli di molti altri senatori. Enza Blundo conia un apposito neologismo:
«Questa è una riforma prostituzionale».
Vito Crimi la bolla come «un parto ancora più abominevole di quello targato
Berlusconi». Per Maurizio Buccarella «il
pericolo di una deriva autoritaria è concreto».
Intanto, il Movimento deve fronteggiare altri problemi interni. Come quello
di Andrea Defranceschi, consigliere M5S
dell’Emilia-Romagna, sospeso a maggio
per un caso rimborsi ma «assolto» dalla
Corte dei conti che ha annullato la delibera. Ieri è arrivato l’anatema di Gianroberto Casaleggio: «Nel M5S non esistono scuole di politica né organizzazioni
regionali come il M5S Emilia-Romagna.
Contrariamente a quanto riportato da De
Franceschi, io non ho concordato nulla
con lui sulle cosiddette scuole di politica». Anche l’ultimo consigliere di Grillo
rimasto in Emilia-Romagna traballa.
Alessandro Trocino
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Bolzano
Ciampi parla
con i medici
La situazione
«resta critica»
Sono passati quattro
giorni dal ricovero del
presidente emerito Carlo
Azeglio Ciampi
all’ospedale di Bolzano.
Le sue condizioni
rimangono critiche e la
prognosi resta riservata.
L’intervento per
un’appendicite acuta a cui
è stato sottoposto
domenica è riuscito,
Ciampi respira
autonomamente e nella
giornata di ieri ha
scambiato alcune parole
anche in tedesco con il
personale sudtirolese
dell’ospedale. In una
conferenza stampa i
medici hanno illustrato le
varie fasi del ricovero
dell’ex capo dello Stato:
prima la diagnosi di
embolia polmonare e poi
l’operazione. A far
trasportare d’urgenza l’ex
presidente, che era
in vacanza all’Alpe di
Siusi con la moglie Franca
— ha spiegato il primario
di rianimazione Walter
Zanon — è stato
«un’improvviso
abbassamento della
pressione». Dopo gli
esami — ha continuato
il medico — è stato
deciso il ricovero in
terapia intensiva,
«constatato che il
presidente mostrava i
segni di un’embolia
polmonare».
Per quanto riguarda
l’operazione cui è stato
sottoposto domenica, si è
trattato di un’appendicite
acuta, con un inizio di
peritonite. «D’accordo
con i medici e soprattutto
con il paziente — ha detto
Federico Martin, il
primario di Chirurgia
generale che ha eseguito
l’intervento con la sua
equipe — è stato deciso
di procedere
all’operazione che si è
svolta in maniera lineare
e senza complicazioni».
Secondo i medici
dell’ospedale di Bolzano
Ciampi per ora non può
essere trasferito altrove.
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Primo Piano
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Il Parlamento Le scelte
L’ultima chiamata di Berlusconi ai dissidenti
Fonti della Cassazione: sentenza finale su Ruby tra un anno. A servizi sociali finiti
La Nota
di Massimo Franco
L’incertezza economica
allunga un’ombra
sull’esito delle riforme
L
a riforma del Senato avanza e i piccoli rinvii del
voto non sembrano in grado di comprometterla.
Dire che il governo può cominciare a godersi la
vigilia di un risultato storico, tuttavia, è prematuro. L’incertezza sulle questioni economiche sta
aumentando. Ieri Palazzo Chigi ha voluto smentire le voci
di un anticipo della Legge di stabilità ad agosto, considerate dall’opposizione come un surrogato della manovra
correttiva in autunno che il premier Matteo Renzi continua ad escludere. In realtà, dovrà essere pronta ad agosto
per assecondare le indicazioni della Ragioneria generale
dello Stato. Il timore del governo, però, è che si accrediti
un suo affanno su questo versante. E infatti Renato Brunetta, capogruppo di FI alla Camera, ne approfitta per attaccare il premier.
A ruota, tutta la filiera dei suoi avversari martella sulla
tesi di un «possibile commissariamento dell’Italia» da
parte di Fmi, Commissione Ue e Bce, la cosiddetta troika:
una prospettiva, in realtà, tutta da verificare, e smentita
nettamente da Renzi. Certo, rimane un filo di inquietudine sulle prospettive autunnali. Il quadro che mette insieme debito pubblico, produzione industriale, aggravamento delle sacche di povertà e assenza di crescita non
consente un grande ottimismo. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ieri ha diramato il rapporto sull’area della moneta unica europea. E le sue conclusioni contribuiscono ad acuire la preoccupazione. All’Italia, in particolare, il Fondo chiede di rendere più efficiente la giustizia civile, fare riforme strutturali che frenano la produzione, e
affrontare una disoccupazione giovanile in ascesa.
E per quanto suggerisca anche all’Unione Europea di
usare al massimo i margini di flessibilità finanziaria contenuti nel Patto di stabilità e di crescita, come chiede il
nostro governo, gi spazi di manovra rimangono molto
esigui.
Per questo, la soddisfazione
per l’inizio del dibattito sulle
riforme istituzionali ieri nell’aula del Senato è stata bilanciata e resa amara dalle notizie
Idati di Istat
sui sei milioni di poveri in Itae Bankitalia
lia rilevati dall’Istat, e dai dati
confermano
sul debito pubblico forniti da
Bankitalia. Se il bicameraliun quadro
smo sarà cambiato, si tratterà
poco positivo
però di uno spartiacque.
«Non sfugge il rilievo e la portata di questa riforma» ha sottolineato ieri Anna Finocchiaro, presidente della Commissione affari costituzionali a Palazzo Madama.
È probabile che si cominci a votare non al mattino ma
nel pomeriggio di domani, per questioni procedurali. Si
tratterebbe comunque di un traguardo mancato per decenni e di colpo a portata di mano. Le resistenze di una
parte del Pd ci sono ancora. E oscillano tra richieste di
modifiche sull’elezione dei senatori, e accuse di autoritarismo: sebbene questo non preluda a rotture interne. Il
fronte più insidioso rimane quello di Forza Italia. Alle critiche contro un Silvio Berlusconi «ipnotizzato da Renzi»,
secondo Raffaele Fitto, si sommano le questioni giudiziarie. Finora si è dato per scontato che se pure il 18 luglio
prossimo Berlusconi sarà condannato in appello per il caso Ruby, la marocchina minorenne delle feste ad Arcore,
non ci sarebbero conseguenze sul governo.
Ma ieri Il Mattinale, bollettino di FI, ha intimato: «Berlusconi innocente, Berlusconi riformatore. Le due cose
vanno insieme», come a rimettere in discussione il patto
con Renzi. La puntualizzazione, tuttavia, sembra quasi
d’ufficio. E ripropone semmai i contrasti all’interno del
partito. D’altronde, il consigliere politico dell’ex premier,
Giuseppe Toti, conferma l’asse istituzionale con Renzi.
Critica solo la politica economica di Palazzo Chigi, definita a base di tasse. Ma il capo del governo continua a muoversi anche in direzione del Movimento 5 Stelle, col quale
prepara un nuovo incontro. Sia lui che i vertici del M5S
vogliono il dialogo, nonostante la diffidenza reciproca e
gli insulti che Beppe Grillo continua a scagliare. «Entro il
2014 si approva la legge elettorale, nel 2015 la riforma costituzionale, e poi l’eventuale referendum», assicura Renzi in una lettera al M5S. Suona come un invito implicito a
condividere il suo «programma dei mille giorni».
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ROMA — Alla fine il chiarimento ci sarà. E a dare la linea
— quella prevista, scontata, mal
digerita ma che oggi non può
essere messa in discussione —
sarà Silvio Berlusconi. Oggi infatti nella sede del partito alle
14.30 è stata confermata la riunione congiunta dei gruppi parlamentari per fare il punto delle
riforme. Quella interrotta due
settimane fa, tornata in bilico e
domenica, dopo un vertice ad
Arcore, riconfermata nonostante i dubbi di Verdini e Romani.
È prevalsa la scelta dello stesso Cavaliere, che vuole chiudere
la questione e che deve assicurare a Renzi, con cui ha contratto l’ormai leggendario patto del
Nazareno, il voto almeno maggioritario del suo partito. Troppe le tensioni, troppo compatta
finora la fronda — da Fitto ai
suoi a Minzolini, ai singoli delusi senatori fino al critico Brunetta che ieri ha avvertito Renzi:
«Un Berlusconi riformatore è
anche un Berlusconi innocente,
le due cose vanno insieme» —
per lasciare che le truppe si presentino in ordine sparso. Serve
una decisione ribadita, un’indicazione il più possibile vincolante. Quella che oggi Berlusconi, pur condividendo tanti dei
ragionamenti dei dissenzienti,
darà.
Troppo importante per lui il
rispetto del patto siglato per ri-
metterlo in discussione. E troppo delicati i passaggi dei prossimi giorni per non ricorrere a
una blindatura. Al voto sugli articoli infatti si arriverà con ogni
probabilità solo la prossima settimana, quando il verdetto sul
caso Ruby (venerdì si riunisce la
camera di consiglio) sarà pronunciato. Con tutto l’impatto
emotivo e politicamente pericoloso che potrebbe portare. Per
questo, serve tenere i nervi saldi
e mandare messaggi rassicuranti. Messaggi che peraltro ieri
Berlusconi ha ricevuto quasi nero su bianco attraverso parole
ufficiose della Cassazione riportate dall’Ansa: in caso di condanna per il processo Ruby, il
pronunciamento della Suprema
Corte non arriverebbe comunque prima dell’estate, più probabilmente nell’autunno del
2015. Quando Berlusconi avrà
scontato la sua pena ai servizi
sociali. E quando, forse, le riforme saranno già varate e magari
un nuovo Capo dello Stato sarà
al Quirinale.
Ovvio che appare a dir poco
Oggi l’assemblea
Brunetta al premier: se il
leader di FI è riformatore
è anche innocente, le
due cose vanno insieme
azzardato un collegamento tra
la notizia filtrata dalla Cassazione(basata sui normali tempi
tecnici per un caso come questo) e la scelta di Berlusconi di
proseguire sulla strada delle riforme per avere magari in cambio un verdetto favorevole o, più
probabilmente, un provvedimento di grazia (tombale) o
magari un’amnistia. E però, al
Cavaliere, sapere che il rischio di
una detenzione domiciliare non
è imminente come pure temeva
ha fatto piacere, togliendogli un
po’ del peso che lo schiaccia.
Anche per questo, difficile
aspettarsi oggi alla riunione dei
gruppi colpi di scena di sorta.
Chi gli ha parlato prevede che ri-
Ncd a Sorrento
Summer School,
sull’Italicum
Alfano all’attacco
Dalla Summer School del
Nuovo centrodestra a Sorrento
— kermesse promossa dalla
fondazione Costruiamo il
futuro, dove era ospite con il
ministro dei Trasporti
Maurizio Lupi — il ministro
dell’Interno e presidente del
Ncd Angelino Alfano ha
indicato la linea da seguire per
i prossimi anni, nella
coalizione di governo e con
quelli che in futuro potrebbero
essere gli interlocutori per un
polo alternativo alla sinistra.
«Sull’Italicum daremo
battaglia — ha detto —. Con le
liste bloccate sono le
oligarchie dei partiti a
decidere. Se nell’esecutivo non
ci fossimo stati noi — ha
replicato a chi gli chiedeva
conto della permanenza in un
governo a guida pd — ci
sarebbe stato certamente
Vendola. Noi abbiamo
contribuito a dare una
impronta riformatrice al
governo tutelando i valori a
noi cari».
(Ansa)
Il dibattito Il fondatore di Italia Unica a Milano per presentare il suo libro-manifesto
«Dall’Ue pretendiamo investimenti»
Passera chiede al governo più coraggio
MILANO — Le prospettive dell’Italia
passano da Bruxelles. Soprattutto oggi,
con i giochi aperti sulla formazione della
nuova commissione. Corrado Passera,
fondatore di Italia Unica, lo sa. E indica la
sua strada.
L’occasione è stata fornita ieri a Milano
dalla presentazione di Io siamo, libromanifesto dello stesso Passera, appena
uscito per Rizzoli. «Il suo movimento si
ritroverebbe nella stessa famiglia politica
di Angela Merkel, il Ppe. Cosa dovrebbe
chiedere oggi l’Italia all’Unione Europea?» ha sollecitato Dario Di Vico, animatore del confronto. «In questo momento
non spingerei per cambiare i criteri di responsabilità della Ue. La flessibilità è già
disponibile — ha risposto Passera —.
Dall’Europa bisogna pretendere di dimostrare che, dopo la stagione del rigore,
possiamo diventare il continente della
crescita. Per questo alla Ue chiederei fino
a mille miliardi di investimenti in infrastrutture comuni». Lo strumento finanziario? «Project bond, eurobond o finanziamenti della Banca europea degli investimenti, non è questo il punto».
La marcatura della distanza dalle politiche del governo Renzi non si ferma qui.
Prendiamo il non profit. Ambito su cui
puntano sia il presidente del Consiglio
che il leader di Italia Unica. Passera provoca chiedendo al premier più coraggio:
«Non si può fare una riforma che rilanci il
terzo settore a costo zero. A meno che
non vogliamo prenderci in giro».
Ad ascoltare il fondatore di Italia Unica
una platea trasversale a vari settori. Nelle
prime file Domenico Siniscalco, ex ministro oggi al vertice della banca d’affari
Morgan Stanley, il fondatore della Brembo Alberto Bombassei, l’amministratore
delegato di Rcs MediaGroup Pietro Scott
«Non è raccomandata ma discriminata»
E Salvini difende la compagna
«Giulia voleva dimettersi da
quell’incarico perché in questi giorni
viene trattata come una
raccomandata, ma le ho detto di non
farlo perché è stato fatto tutto in
regola». Così Matteo Salvini,
segretario della Lega Nord, alla
trasmissione radiofonica La zanzara
di Radio 24 è tornato sulle polemiche
per l’assunzione della sua compagna.
Giulia Martinelli è una collaboratrice
dell’assessore al Welfare della
Regione Lombardia, guidata dal
leghista Roberto Maroni. «Non so
quanto guadagna — ha continuato il
leader del Carroccio — non ho mai
guardato nella sua busta paga e non
mi permetto di farlo adesso» ha
aggiunto Salvini a proposito delle
voci di un contratto da 70 mila euro.
«Siccome è la mia compagna — ha
concluso — viene discriminata, nel
pubblico impiego i sindacati di
sinistra contano molto, ma lei non
sta rubando il posto a nessuno, è
stata chiamata dall’assessore con cui
collabora da anni».
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Jovane, l’ex sindaco di Padova Giustina
Destro. Ma anche il mondo della cultura
milanese (dal vicepresidente della Scala,
Bruno Ermolli, all’animatrice del teatro
Franco Parenti Andrée Ruth Shammah, al
direttore del Piccolo Teatro di Milano,
Sergio Escobar).
Per andare al cuore del pensiero di
Passera, l’Italia potrebbe svoltare solo investendo 400-500 miliardi nella ripresa.
«Ma questo progetto ha le coperture?» è
andato al sodo l’economista Francesco
Daveri, che ha partecipato all’incontro insieme con l’avvocato Giulia Bongiorno e
il giornalista Riccardo Bonacina. «Le co-
Non profit
L’ex ministro attacca: «Non si
può fare la riforma del Terzo
settore a costo zero, a meno che
non vogliamo prenderci in giro»
perture ci sono. Cento milioni, per esempio, potrebbero arrivare dai fondi europei inutilizzati» ha risposto Passera.
Pronto, alla bisogna, a difendere la sua
vita passata di banchiere («Sono orgoglioso di quei dieci anni»). Insieme con il
ruolo svolto nella privatizzazione di Alitalia: «Con il riassorbimento di 14 mila
lavoratori si è ridotto di molto il disastro
per le casse dello Stato e per il Paese».
Rita Querzé
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Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
peterà le sue ragioni — le riforme le abbiamo sempre volute, i
patti si rispettano, gli italiani
come dimostrano tutti i sondaggi non capirebbero un nostro no e ci darebbero dei sabotatori, avremmo tutto da perdere — e lascerà che qualche forma di dissenso si esprima
(anche se tra i suoi c’è chi vorrebbe farlo parlare e poi chiudere la riunione senza dibattito).
In ogni caso, complice anche
l’assenza degli eurodeputati impegnati a Bruxelles e dunque di
Fitto, scontri epocali non se ne
prevedono. E nemmeno grandi
defezioni sui numeri.
Verdini ieri era al Senato a
parlare con i dissenzienti e ieri
sera in via dell’Umiltà si respirava aria serena: «Non saranno
più di una decina quelli che voteranno contro...». Si vedrà, da
qui alla prossima settimana. Ma
certo molti cocci restano sul terreno di una FI in cui l’uscita dura e critica di Fitto ha creato una
spaccatura non facile da sanare.
Raccontano che Berlusconi
Primo Piano
italia: 51575551575557
sia più «infastidito» che davvero furioso per le mosse dei frondisti, visto che le sue angosce
sono altre. Ma nel partito l’aria è
pesante. E con un Berlusconi
che mollasse la presa, lontano e
magari umiliato da un’altra condanna, il clima si farebbe molto
difficile. Per questo restano confusi anche i rapporti con i possibili alleati, a loro volta divisi. Tra
gli azzurri c’è chi, come Toti, già
ragiona sull’ipotesi di riavvicinarsi a Ncd e Fdi facendo aperture sulla legge elettorale: «Vogliono abbassare le soglie? Pensiamoci. In fondo è con loro che
dovremmo allearci, perché farci
i dispetti?». Discorsi che piacciono almeno a un’area del partito — quella di Lupi, De Girolamo, Saltamartini — e lasciano
più freddi rispetto all’abbraccio
con FI lo stesso Alfano ma soprattutto Quagliariello, Lorenzin, Cicchitto. Il futuro, per il
centrodestra, è ancora impossibile da prevedere.
Paola Di Caro
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Lo scandalo Mose La presidenza della Camera, su sollecitazione dei legali, ha concesso un rinvio di due giorni
Galan malato, slitta il voto sull’arresto
«Voglio esserci quando decideranno»
L’ex governatore è ricoverato da sabato in cardiologia a Este
DAL NOSTRO INVIATO
ESTE (Padova) — Cardiologia, primo
piano, camera doppia, un filo di luce. Maglietta bianca della salute, la gamba fratturata in trazione, le mani intrecciate a quelle
della moglie Sandra, che non lo lascia un
attimo. Inavvicinabile. Le uniche parole
che filtrano raccontano di un uomo in
grossa difficoltà, fisica e psicologica: «Voglio essere presente alla Camera quando si
deciderà sul mio arresto, è mio diritto difendermi e proclamare la mia innocenza di
fronte ai colleghi!». Lo chiamavano «il Doge», un secolo fa. Ora sta combattendo la
partita più complicata della sua vita tra
malanni fisici e l’incubo di finire in un carcere. È ancora un uomo libero, Giancarlo
Galan 57 anni, per tre lustri alla guida del
Veneto, ex ministro, attualmente presidente della commissione Cultura della Camera: ma per quanto? La Procura di Venezia ha
chiesto il suo arresto per corruzione nello
scandalo Mose, la Giunta per le autorizzazioni ha dato nei giorni scorsi il via libera
(16 sì contro 3 no), oggi pomeriggio era
previsto il voto a Montecitorio, ma la presidenza della Camera, su sollecitazione dello
stesso ex governatore e dei suoi legali, ha
concesso un rinvio di due giorni (giovedì
alle 11), pur sottolineando «l’esigenza di
una tempestiva risposta all’autorità giudiziaria». Concessione minima per uno nelle
sue condizioni fisiche. La doppia frattura
(perone e tibia), che si è procurato una decina di giorni fa mentre potava alcune rose,
ha innescato una serie di complicanze cardiocircolatorie che ora lo costringono in
questa stanzetta dell’ospedale di Este, ai
piedi dei Colli Euganei, non lontano dalla
amata villa Rodella, causa di alcuni dei tanti guai giudiziari che gli sono rovinati addosso. «Sarà impossibile la sua presenza
giovedì alla Camera…» afferma l’avvocato
Antonio Franchini, che dà un’interpretazione diversa del rinvio: «Non credo si voterà, penso che dopodomani i capigruppo
valuteranno l’ipotesi di uno slittamento del
pronunciamento. In qualsiasi Stato democratico sarebbe così, non vedo perché tutta
questa furia per portare a casa lo scalpo…».
Se prima era un duello in punta di diritto
per evitare il carcere (i legali del parlamentare hanno già pronte le istanze al gip di
Venezia per chiedere, in caso di via libera
Il bollettino
«Soffre molto,
la frattura di tibia
e perone rischia
di ripercuotersi su
un quadro clinico
appesantito dal
diabete»
In reparto
Sandra Persegato,
41 anni, moglie del
deputato di Forza Italia
Giancarlo Galan, 57 anni,
ieri mentre entra nel
reparto di Cardiologia
dell’ospedale di Este, in
provincia di Padova.
Il marito ieri è stato
sottoposto a una serie di
visite e accertamenti: era
già stato in ospedale a
metà settimana, sabato
gli scompensi circolatori
si sono fatti più acuti, ha
avuto un malore ed è
stato ricoverato
(Foto Stefano Cavicchi)
all’arresto, i domiciliari), ora la situazione
sta assumendo connotati umani più dolorosi. «Soffre molto, la frattura rischia di
avere ripercussioni su un quadro clinico
appesantito dal diabete» racconta chi gli è
vicino. Da quando si è fratturato, le condizioni dell’ex governatore sono peggiorate.
Tra mercoledì e giovedì scorsi si è presentato al pronto soccorso per un inizio di
tromboflebite causata dall’ingessatura.
Tornato a casa, è stato nuovamente riportato all’ospedale di Este sabato notte dopo
aver accusato un malore. A quel punto i
medici hanno deciso per il ricovero, «ne-
cessario — recita il comunicato dell’Usl 17
— per procedere agli accertamenti e alla terapia connessa». L’eventuale slittamento
del voto alla Camera aprirebbe nuovi scenari nella strategia difensiva di Galan, la
cui vicenda potrebbe rientrare tra i casi
contemplati dal decreto Orlando che esclude l’arresto per previsioni di pena inferiori
a tre anni. Su questo, Forza Italia intende
dare battaglia. E Galan, che ha respinto a
colpi di memorie difensive tutte le accuse
(da quella di aver ricevuto per anni «uno
stipendio» di un milione di euro dal Consorzio Venezia Nuova, ai conti esteri, fino
alle ristrutturazioni della villa), vorrebbe
giocarsi la partita in prima persona. E non
ritrovarsi, come invece rischia, piantonato
dai carabinieri in una stanza d’ospedale.
Francesco Alberti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La storia La deputata di FI ha un piano per rilevare la testata fondata da Gramsci. Con lei anche la giornalista Paola Ferrari
Santanchè sogna l’Unità per sfidare il Pd (da sinistra)
ROMA — Un piano editoriale non di un
giornale «semplicemente di sinistra». Ma di
«supersinistra», che sfidi Matteo Renzi dalla
rive gauche. E poi, una compagna d’avventura
famosa e di destra, talmente di destra che la
«Pitonessa» la coinvolse anni fa nelle liste de
La Destra di Francesco Storace.
A sentire le confidenze che avrebbe fatto ad
alcuni amici, Daniela Santanchè avrebbe davvero un «piano dettagliato» per rilevare l’Unità. E non da sola. Bensì su un tandem in cui
l’altro sellino sarebbe occupato da Paola Ferrari, volto noto della Rai tv, sua compagna di
ventura alle elezioni politiche del 2008 nonché nuora dell’ingegnere Carlo De Benedetti,
proprietario del Gruppo Espresso.
«Questi sono affari. E sugli affari non faccio
confidenze. Confermo soltanto l’interesse per
l’Unità e il fatto che col mio gruppo sto facendo i passi formali per quel giornale. Adesso la
saluto» è — in rapidissima sequenza — la
somma di parole con cui un’insolitamente poco loquace Santanchè liquida la questione a
metà di ieri pomeriggio. Quanto al coinvolgimento nell’avventura editoriale di Paola Ferrari, reduce dal trasferta monstre in Brasile per
il Mondiale, quello era agli atti dalla mattinata, rivelato da un lancio dell’agenzia di stampa
LaPresse.
Nella redazione del quotidiano fondato da
Gramsci si vivono giorni di apprensione. «La
proposta d’acquisto della Santanchè» mette a
9
verbale Bianca Di Giovanni, del comitato di
redazione del quotidiano «dovrebbe essere
arrivata questa mattina. Per noi è irricevibile».
Com’è irricevibile per Stefano Fassina, l’ex viceministro che twitta — a uso e consumo della Santanchè — il suo «no grazie, l’Unità deve
rimanere a sinistra per lavoro e libertà».
Eppure, a dare man forte all’ingresso della
Santanchè sulla scena dell’editoria di sinistra,
arriva Maurizio Mian, imprenditore e azioni-
sta al 20 per cento del giornale. «L’Unità? Male, male. Siamo sulla strada della chiusura»
confessa ai microfoni della trasmissione radiofonica La zanzara. E ancora: «Bisogna
prendere in considerazione l’offerta della Santanchè, che è una persona molto intelligente,
ha grandi capacità, è una potenza mediatica e
politica». Non solo. «Ci ho parlato» confida
Mian,«è in gamba e moderna. Quando la Santanchè decide di fare delle cose le fa bene».
Protagoniste
Deputata Daniela Santanchè, 53
anni, cuneese, imprenditrice, alla
Camera dal 2001, è in Forza Italia
Giornalista Paola Ferrari, 53 anni,
milanese, conduttrice e volto storico
della Domenica sportiva
Luca Landò, il direttore del quotidiano, ammette: «Qua si tratta di raddrizzare la Concordia. Ma, una volta che l’abbiamo raddrizzata,
non bastano solo i soldi, ammettendo che
quelli della Santanchè ci siano davvero. Non è
indifferente se questa nave salpa verso i mari
della destra o verso quelli della sinistra, che
sono dei nostri lettori. Serve un piano di rilancio...». E il Pd? «Mah» risponde il direttore «il
Pd non è il nostro proprietario ma dovrebbe
essere nostro interlocutore. Abbiamo dato voce a tante anime del partito e questo, forse, è
stato visto con un po’ di sospetto...». E Renzi?
«Diciamo che abbiamo un rapporto british.
Non ci ho mai parlato» conclude Landò prima
di ascoltare, dalla viva voce dei liquidatori, che
dalla «Pitonessa» non è ancora arrivata alcuna
lettera di impegno formale. Eppure Santanchè
conferma, anche ufficialmente, che «stiamo
facendo i passi ufficiali e formali per raggiungere l’obiettivo». Mesi fa, con un colpo di scena, la deputata forzista si aggiudicò — tra lo
stupore collettivo — la storica rivista cinematografica Ciak«. «Si presentò dicendomi
“guardi che non sono quella che lei vede in televisione”» racconta Piera Detassis, direttrice
del mensile, giornalista non certo ascrivibile
al mondo della destra italiana. «E, se devo essere onesta» aggiunge «finora così è stato.
Non ha mai interferito nel nostro lavoro».
Tommaso Labate
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L’inchiesta sulla Regione
Rimborsopoli,
in Piemonte
quattro condanne
MILANO — Quattro condanne, 14
patteggiamenti e 24 rinvii a
giudizio. Si è conclusa così, a
Torino, la sentenza, dell’udienza
preliminare per i consiglieri
regionali piemontesi della scorsa
legislatura, accusati di avere
utilizzato i fondi dei gruppi
consiliari per pranzi, cene e acquisti
di ogni tipo: dal giardinaggio
all’estetista, dalle cravatte ai
videogame, dal Gratta e Vinci al
frullatore. Un milione e 700 mila
euro di irregolarità, secondo le
indagini della Guardia di finanza. Il
pronunciamento del gup Roberto
Ruscello costituisce un assaggio
delle sentenze che potrebbero
arrivare in futuro nelle altre
Regioni, dove sono in corso
analoghe inchieste sulle spese fuori
controllo delle assemblee. In
Piemonte, la condanna più alta (a
tre anni), è arrivata per un ex
consigliere del Comune di Torino,
Gabriele Moretti, di centrosinistra.
Rispondeva di un peculato da 191
mila euro per una consulenza
affidata alla sua società dal
consigliere regionale Michele
Dell’Utri (Moderati) con i soldi del
gruppo. Un anno, otto mesi e venti
giorni per l’ex presidente
dell’assemblea, Valerio Cattaneo (ex
Pdl), che continua a proclamarsi
innocente:
«Le spese che
Il governatore mi hanno
Chiamparino si attribuito
costituirà parte erano nel
rispetto delle
civile per altri 24 regole e non
rinvii a giudizio
sono mai
state a fini
personali») e
annuncia un ricorso in appello. Un
anno e otto mesi sono per Carla
Spagnuolo, di FI («non ho usato
neppure un euro per scopi che non
fossero legati all’attività politica») e
due anni e sei mesi a Roberto
Boniperti, ex Pdl, accusato anche di
truffa oltre che di peculato. I
patteggiamenti vanno dai 12 ai 18
mesi. Per i rinviati a giudizio,
l’appuntamento in aula è il 21
ottobre insieme all’ex governatore,
il leghista Roberto Cota, che aveva
scelto il rito immediato. «Tutte le
nostre richieste sono state accolte»
è il commento del procuratore
aggiunto Andrea Beconi. L’attuale
governatore Sergio Chiamparino ha
annunciato che la Regione si
«costituirà parte civile nei confronti
di coloro che andranno a processo».
« Per il resto — ha aggiunto
Chiamparino — prendiamo atto
delle condanne che ci sono già state.
La giustizia fa il suo corso non ci
sono particolari commenti politici
da fare». Contemporaneamente,
Chiamparino ha annunciato una
spending review da 30 milioni di
euro nel bilancio della Regione che
è già passata all’incasso: i
consiglieri hanno infatti dovuto
restituire i soldi spesi illecitamente.
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Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
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Esteri
La guerra Usa contrari all’invasione. Missione Mogherini
Gaza, pista egiziana
per negoziare
il cessate il fuoco
Israele esamina oggi la proposta di tregua
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Le tappe
L’uccisione
dei giovani ebrei
Tre giovani israeliani,
Eyal Yifrah, 19 anni, Gilad
Shaar e Naftali Frenkel,
entrambi sedicenni,
sono stati rapiti lo scorso
12 giugno nei pressi di
Hebron, in Cisgiordania. I
loro corpi sono stati
ritrovati privi di vita il 30
giugno. Israele ha
accusato Hamas
dell’omicidio
Ragazzo palestinese
bruciato vivo
Mohammed Abu Khdeir,
sedicenne palestinese, è
stato rapito nella notte tra i
l 30 giugno e il primo luglio.
Il suo corpo è stato trovato
carbonizzato in un bosco
attorno a Gerusalemme
Est. Sei nazionalisti
israeliani sono stati
arrestati e ieri tre di loro
sarebbero stati inchiodati
dal telefono della vittima
Le accuse reciproche
e l’escalation
Dopo la morte dei tre
ragazzi israeliani sono
iniziate le tensioni tra
Israele e Hamas, con
alcuni raid in territorio
palestinese. Razzi
provenienti da Gaza
hanno iniziato a prendere
di mira le città israeliane
mentre i bombardamenti
dell’esercito israeliano si
sono intensificati
Sette giorni
di bombardamenti
È salito a 184
palestinesi morti e oltre
1.280 feriti il bilancio dei
raid israeliani sulla
Striscia di Gaza nel
settimo giorno dall’avvio
dell’ operazione
«Margine protettivo».
Hamas ha continuato a
rispondere con razzi che
hanno raggiunto Tel
Aviv e Gerusalemme
Migliaia di sfollati
in fuga dalle case
L’intensificarsi dei
bombardamenti e le
minacce di Israele di
nuovi e più pesanti raid
nel nord della Striscia di
Gaza hanno spinto circa
diecimila persone ad
abbandonare le loro
case per cercare riparo
altrove. Hamas ha
invitato i palestinesi a
rientrare nelle loro case
GERUSALEMME — Trentaquattro minuti di discorso per
celebrare la guerra combattuta
dagli egiziani contro gli israeliani
quarantuno anni fa, neppure una
parola per quella che stava cominciando nelle stesse ore. Otto
giorni fa Abdel Fattah al Sisi, il
generale diventato presidente, ha
tenuto un discorso alla nazione
dal palazzo al Cairo e ha scelto di
non lanciare un appello alla calma, di non abbozzare una condanna dei bombardamenti ordinati dal premier Benjamin Netanyahu contro la Striscia di Gaza.
Le trattative per arrivare a un
cessate il fuoco non possono
ignorare quel silenzio. Fino a domenica al Sisi e il suo capo dell ’ i n te l l i ge n ce , i l ge n e r a l e
Mohammed Farid al-Tohamy,
hanno fatto da testimoni soddisfatti: i Fratelli Musulmani sono
stati dichiarati illegali in Egitto e
Hamas di quel movimento è
emanazione, gli ufficiali considerano i fondamentalisti in parte
responsabili del caos in Sinai. Così hanno lasciato sbrigliarsi l’offensiva israeliana con poche
obiezioni. Le pressioni dagli Stati
Uniti e l’evidenza che solo l’Egitto
può cercare di mediare avrebbero
spinto il presidente a intervenire:
adesso propone un cessate il fuoco a partire dalle 9 di oggi (le 8 in
Italia), mentre John Kerry, segretario di Stato americano, arriva al
Cairo e da lì potrebbe ripartire
con le condizioni poste da Hamas
per mantenere la tregua — se dovesse entrare in vigore — e fermare i lanci di missili contro le
città israeliane: dall’inizio dello
scontro hanno sparato un migliaio di proiettili, ieri due ragazzine beduine sono state ferite
gravemente nel deserto del Negev. Tra gli sforzi diplomatici,
quello di Federica Mogherini, la
ministra degli Esteri italiana, che
arriva oggi in Israele e visiterà
anche Ramallah. Washington
non ha per ora ostacolato i raid
dell’aviazione (oltre 180 morti tra
i palestinesi, la maggior parte civili), si oppone però a un’invasione di terra. I capi del movimento
fondamentalista — assicura una
fonte militare israeliana ai giornali e alle televisioni locali — sono pronti a ritornare alla calma
stabilita dopo gli otto giorni di
guerra di oltre un anno e mezzo
fa. Mushir al Masri, deputato e
portavoce dei fondamentalisti,
elenca da Gaza le richieste: fine
dell’embargo imposto dal 2006,
apertura del valico di Rafah con
l’Egitto, scarcerazione dei 56
membri del movimento riarre-
stati da Tsahal durante i raid in
Cisgiordania dopo il sequestroomicidio dei tre ragazzi israeliani
(i palestinesi erano stati rilasciati
nello scambio per il caporale Gilad Shalit).
È improbabile che il governo
israeliano accetti di togliere il
blocco economico (su questo
punto potrebbe sopperire il Qatar
con milioni di dollari in aiuto ad
Hamas), sulla questione dei detenuti sarebbe più flessibile.
L’apertura del valico di Rafah dipende invece dagli egiziani, che
vogliono sfruttare l’occasione per
indebolire il dominio di Hamas
sulla Striscia e chiedono che il
posto di frontiera venga affidato
alle forze comandate da Abu Mazen. Il presidente potrebbe così
ritornare in gioco a Gaza: ne ha
perso il controllo nel 2007 dopo
un colpo militare degli estremisti.
Netanyahu subisce da settimane la pressione dei ministri più
bellicosi perché dia il via libera
all’invasione. Ieri Naftali Bennett,
leader del partito dei coloni e ministro dell’Economia, ha lasciato
per la prima volta capire che accetterebbe un cessate il fuoco
senza lasciare la coalizione come
aveva minacciato: «Anche se ho
suggerito altri piani operativi».
Avigdor Liberman, il ministro
degli Esteri, spinge per rioccupare Gaza «e disfarci una volta per
tutte di Hamas». Il premier e Moshe Yaalon, il ministro della Difesa, cercano una formula che obblighi Hamas a consegnare il suo
arsenale di razzi. Oggi Netanyahu
riunisce il gabinetto di sicurezza
per esaminare la proposta egiziana per una tregua. Il premier sarebbe favorevole ad accettarla.
Davide Frattini
@dafrattini
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Visto da Parigi Una manifestazione filopalestinese nella capitale sfocia nella violenza. Vietato un corteo a Nizza
Hollande: «Non importeremo il conflitto»
L’allarme del presidente francese
dopo l’assalto a due sinagoghe
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — Davanti alla sinagoga di rue de la Roquette, ieri
mattina, c’erano ancora vetri
rotti, pezzi di sedie, e un’auto
della polizia. La sera prima centinaia di persone si sono staccate dal corteo filopalestinese che
aveva finito la sua marcia esibendo missili di cartapesta e inneggiando a Hamas in piazza
della Bastiglia e hanno dato l’assalto al tempio ebraico Don
Isaac Abravanel, dove era in corso una preghiera per la pace e
una riunione di sostegno a Israele alla presenza del gran tabbino di Parigi Michel Gugenheim.
«Allah è grande», «Morte agli
ebrei», «Israele assassino»,
«Botte ai sionisti», gridavano i
manifestanti.
I pezzi di legno sul marciapiede sono ciò che resta adesso delle sedie rubate ai tavolini dei
caffè vicini, e scagliate contro il
cancello della sinagoga, contro i
furgoni della polizia antisommossa e prima ancora contro i
militanti della Ligue de Défense
Juive, che per circa mezz’ora
hanno resistito proteggendo
l’ingresso del tempio in attesa
delle forze dell’ordine. Mentre
fuori i teppisti lanciavano bottiglie, bidoni dell’immondizia e
vasi di fiori, dentro la sinagoga
gli ebrei stavano al riparo sperando che i manifestanti inferociti, molti a volto coperto, non
riuscissero a entrare. Quando gli
agenti hanno preso in mano la
situazione hanno chiesto ai fedeli di rimanere al sicuro e solo
dopo un’ora hanno cominciato a
farli uscire, a piccoli gruppi. Poco prima la calma era tornata a
fatica in un’altra sinagoga poco
I luoghi
lontana, in rue de Tournelles.
Ebrei attaccati in quanto ebrei, a
3.300 chilometri da Gaza.
Sabato era toccato alla sinagoga di Aulnay, colpita da una
bottiglia molotov. In quell’occasione, l’esponente ecologista
Pierre Minnaert aveva commentato che «quando le sinagoghe si
comportano da ambasciate non
è sorprendente che subiscano
gli stessi attacchi delle ambasciate», evocando il perenne mito antisemita dell’ebreo come
quinta colonna dello straniero,
in questo caso dello Stato di
Israele.
«Non permetteremo che il
conflitto israelo-palestinese
venga importato in Francia» ha
Molotov
Sabato è toccato alla
sinagoga di Aulnay
subire un attacco con
lancio di molotov
dichiarato il premier Manuel
Valls, ma le sue parole sono già
una conferma che questo sta in
parte avvenendo, e non da adesso. Quando il 19 marzo 2012
Mohammed Merah è entrato
nella scuola ebraica di Tolosa e
ha preso per i capelli Myriam
Monsonégo, 8 anni, per spararle
alla testa, dopo avere ucciso un
professore trentenne e i suoi
due figli di tre e sei anni, lo ha
fatto perché «gli ebrei uccidono
i nostri fratelli e le nostre sorelle
in Palestina». In quei giorni sui
muri delle periferie francesi
comparvero scritte in onore del
«martire Merah». E prima che lo
Proteste Manifestanti filopalestinesi durante le proteste di domenica (Ap)
scorso gennaio Valls mettesse
fuorilegge i suoi spettacoli, il
comico antisemita Dieudonné
faceva il tutto esaurito al
Théâtre de la Main d’Or a Parigi
ma anche nei palazzetti dello
sport di provincia con battute
come «Pétain mi piaceva, almeno vedeva dove sta il problema».
(Pétain ha collaborato con i na-
zisti nella deportazione e lo sterminio degli ebrei francesi, ndr).
Dei circa cinque milioni di
musulmani francesi (è una stima, un censimento di religioni o
etnie resta vietato dalla legge)
solo una infima minoranza pensa di importare la jihad, ma il
problema esiste e ne ha parlato
ieri anche il presidente François
Il primo attacco
Il tempio ebraico Don
Isaac Abravanel, attaccato
domenica da un gruppo di
manifestanti
filopalestinesi staccatisi
da un corteo di protesta
contro l’attacco israeliano
sulla Striscia di Gaza, si
trova in rue de la
Roquette, storica strada
parigina che nasce in
place de la Bastille, nell’XI
arrondissement, e
conduce fino al famoso
cimitero Père Lachaise.
Qui i fedeli sono stati
costretti a rimanere dentro
la sinagoga fino a quando
la polizia non è riuscita a
disperdere gli assalitori
Il secondo attacco
Sempre vicino a place de
la Bastille si trova l’altra
sinagoga assaltata dal
corteo inneggiante ad
Hamas. Proprio dietro alla
celeberrima place des
Vosges, la sinagoga di rue
de Tournelles è stata
presa di mira poco dopo
quella di rue de la
Roquette. Quelle di
domenica non sono state
le prime proteste contro i
raid israeliani andate in
scena in Francia, Paese
europeo con il maggior
numero di musulmani e
con la più larga comunità
ebraica d’Europa
Hollande, nell’intervista del 14
luglio festa nazionale. «Il conflitto israelo-palestinese non
può essere importato. Non possono avvenire intrusioni nei
luoghi di culto, non avremo alcuna indulgenza». Il ministro
dell’Interno Bernard Cazeneuve
ha chiesto ai prefetti di raddoppiare la vigilanza, un corteo filopalestinese è stato proibito a
Nizza. «Abbiamo superato un
altro limite» dice Joël Mergui,
presidente del Concistoro di
Francia, che domenica sera era
nel tempio di rue de la Roquette.
«In che Paese viviamo, quando
si è costretti a tenere 200 persone chiuse in una sinagoga per
paura di rappresaglie?».
Emigrazione
Nel 2013 sono stati
3.288 gli ebrei che
hanno deciso di
emigrare in Israele
Un Paese che molti ebrei sentono come poco sicuro e che infatti abbandonano. Nel 2013 sono stati 3.288 a emigrare in Israele, un aumento del 70 per cento
rispetto al 2012. Per la prima
volta dal 1948 il numero di chi
proviene dalla Francia ha superato quello di chi giunge dagli
Stati Uniti e l’Agenzia ebraica ha
detto al New York Times che per
il 2014 si aspetta l’arrivo di 5.000
ebrei francesi. L’emigrazione
verso Israele è stabile in tutto il
mondo, cresce solo in Francia.
Stefano Montefiori
@Stef_Montefiori
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Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Esteri 11
italia: 51575551575557
#
La strategia L’idea inseguita nonostante le difficoltà tecniche anche per ragioni di propaganda
La sfida dal cielo di Hamas
Ma il drone è abbattuto in volo
Dietro il programma, ricerche in loco e materiali dall’Iran
56
detenuti palestinesi arrestati in Cisgiordania dall’esercito israeliano
dopo il rapimento e l’omicidio dei tre
ragazzi ebrei. La loro scarcerazione
sarebbe una delle condizioni poste
dal movimento palestinese per raggiungere un accordo per il cessate il
fuoco
Il dibattito
Non solo razzi. Hamas tenta dei diversivi, mosse che si rivolgono al suo
«pubblico» per dare l’idea di mantenere l’iniziativa. Si spiega così l’ultima
«sorpresa» arrivata dal cielo.
Le Brigate Ezzedin al Qassam hanno annunciato di aver inviato tre droni su Israele. Uno per lo spionaggio
che avrebbe raggiunto la zona del ministero della Difesa israeliano a Tel
Aviv, un secondo armato di missile e il
terzo carico di esplosivo. La missione
non sembra essere andata troppo bene. Lo Stato ebraico ha annunciato di
aver intercettato e distrutto un velivolo con un missile Patriot nel cielo di
Ashod (zona sud) mentre Hamas ha
ammesso di aver perso il contatto con
due dei mezzi. Questo però non ha
impedito al movimento di diffondere
le foto dei velivoli e di celebrare la sfida al nemico. Del resto a quello servivano gli Ababil 1 partiti dalla Striscia
di Gaza.
Le Brigate al Qassam hanno iniziato
a lavorare sui droni da quasi un decennio. Prima cercando di usare piccoli aeromodelli, poco più di giocattoli radiocomandati sui quali volevano
inserire cariche esplosive. Nel novembre 2005 è stata scoperta l’attività di
una cellula che aveva inviato un giovane ingegnere di Nablus negli Emirati dove era stato assunto da una ditta
rusalemme – i palestinesi stavano assemblando dei droni capaci di compiti
multipli. Lo scenario raccontato dai
portavoce è che Hamas e Jihad hanno
lavorato su un doppio binario, simile a
quello impiegato
per la costruzione
dei razzi: ricorso
agli Ababil forniti
dall’Iran (magari via
Senza pilota Due foto di presunti droni palestinesi, fabbricati da Hamas con l’aiuto iraniano Hezbollah) e ricerca
in loco. Nulla in
confronto alle «macchine» che ogni
che produceva velivoli in miniatura. Il nazionali.
piano era quello di rubare i progetti
Nella seconda metà del 2012 sono giorno violano lo spazio di Gaza per
per riprodurli a Gaza. Un’idea troppo trapelate informazioni sull’arrivo a spiare i mujahedin o lanciare missili
ambiziosa ma inseguita nonostante le Gaza di droni iraniani smontati. L’in- sofisticati. Il confronto tra i due schiedifficoltà logistiche e tecniche.
telligence ha raccolto dati in questo ramenti è improponibile, ma ciò non
Hamas sarebbe rimasta al palo se senso, dopo aver individuato attività impedisce ai palestinesi di tentare
non fossero intervenuti gli iraniani e sospette — anche se ben nascoste — qualcosa. Un anno fa hanno sostenuto
l’Hezbollah che hanno garantito con- da parte di elementi vicini alle Brigate di essere riusciti a interrompere il link
sigli, materiale, know-how e proba- al Qassam e alla Jihad palestinese. In tra un minidrone israeliano e la base
bilmente alcuni esemplari. Un’assi- ottobre l’aviazione ha neutralizzato facendolo poi precipitare nella Stristenza per ripetere quanto fatto dallo un velivolo, forse Hezbollah, nel sud scia. Tesi smentita da Gerusalemme
stesso movimento sciita libanese che, di Israele. Un mese dopo, sempre gli che ha parlato di un’avaria e rilanciata,
più volte, in momenti di scontro con israeliani hanno diffuso il video che invece, da alcuni blogger. Verità opIsraele ha spedito i suoi droni oltre mostrava il presunto test di un mezzo poste diventate la regola in un conflitconfine. Manovre disperate ma che senza pilota dei militanti. Rivelazione to tragicamente ripetitivo.
Guido Olimpio
comunque hanno avuto il merito di seguita dalla distruzione di un edificio
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catturare l’attenzione dei media inter- dove – secondo le fonti ufficiali di Ge-
Domenica il consiglio dell’Ucei si è riunito e ha discusso a lungo. Il mondo ebraico è variegato e complesso, il confronto di opinioni è talvolta aspro
Il disagio che cresce
nella comunità ebraica
«Informazione distorta»
Il caso delle foto manipolate in rete
ROMA — «Vede, quella che riteniamo vada chiarita, anzitutto, è la distinzione tra cui aggredisce e chi si difende: questa esplosione di violenza è
nata da una pioggia di missili inviata
con un crescendo impressionante sulle città israeliane...». Renzo Gattegna,
presidente dell’Unione delle comunità
ebraiche italiane, tira un lungo sospiro, non sono giorni facili neanche per
gli ebrei della diaspora e l’aggressione
alla sinagoga di Parigi non aiuta, «in
Francia c’è una situazione di tensione
più alta ma sappiamo che fatti incresciosi potrebbero accadere anche qui,
da parte nostra si cercano di prendere
tutte le precauzioni possibili...».
Domenica il consiglio dell’Ucei si è
riunito e ha discusso a lungo. Il mondo ebraico è variegato e complesso, il
confronto di opinioni è la norma e
non mancano talvolta scontri anche
aspri. Così è significativo che sia stato
approvato all’unanimità, in un’assemblea di 52 persone, un testo che «condanna con forza qualsiasi narrazione
dei fatti che non riconosca a Israele il
diritto alla difesa dei propri cittadini
minacciati da nemici come Hamas,
che propugnano nei loro atti ufficiali
la sua distruzione». E condanna pure
«chi, nel mondo dell’informazione,
mistifica i diversi rapporti di causalità
del conflitto, per offrire al pubblico
un’immagine distorta di Israele».
Ne hanno discusso con tre esponenti di primo piano della «comunità
degli italkim», gli italiani di Israele.
Collegati in video, c’erano il demogra-
In Italia
Le comunità
Le comunità
ebraiche italiane
hanno una storia
antichissima: a
Roma sono
presenti sin dai
tempi
dell’Impero
romano
Presenza
Gli ebrei italiani
sono circa 35
mila, Roma e
Milano le
comunità più
numerose
(complessivame
nte i due terzi del
totale).
Legatissimi alle
vicende italiane,
gli ebrei sono
stati in prima fila
nel Risorgimento
Leggi razziali
Nel 1938
Mussolini volle
leggi
discriminatorie
simili a quelle
tedesche del ‘35
fo Sergio Della Pergola, consigliere di
Sharon quando nel 2004 decise il ritiro dalla Striscia di Gaza, il diplomatico
Vittorio Dan Segre e Sergio Minerbi,
già ambasciatore di Israele a Bruxelles,
che faceva notare la «consecutio temporum» degli ultimi giorni, «una
escalation di violenza iniziata dal lancio di razzi da Gaza», come riporta Pagine ebraiche: «Israele è rimasta tre
giorni senza reagire e poi ha deciso di
intervenire, quindi non dice il vero chi
racconta che questo conflitto è iniziato per volontà israeliana». Considera il
direttore del mensile, Guido Vitale:
«La realtà è che gli avvenimenti di
questi giorni, nel mondo ebraico,
hanno creato un consenso generale
sul fatto che il mondo occidentale sia
troppo poco sensibile al logoramento
di una popolazione civile bersagliata
ogni giorno da razzi».
A questo si aggiunge la consapevolezza di quanto sia ormai decisivo il
«piano politico-mediatico» notava
Dan Segre, fino a osservare: «Israele
ha capito che le azioni terrestri sono
inutili e politicamente perdenti». C’è
una guerra che si combatte sui social
network e basta un’occhiata all’hashtag #GazaUnderAttack, su Twitter, per vedere la strategia di «disinformazione in immagini» dimostrata
dalla Bbc e dal francese Libération,
quotidiano della sinistra francese mai
tenero con Israele: foto di archivio dei
massacri in Siria e Iraq, da Aleppo a
Bagdad, spacciate come immagini di
Gaza. «A questo punto i mezzi di co-
Aleppo
Una delle immagini diffuse
sui social
network con
l’hashtag
#GazaUnderAttack: diffusa come una
«prova» dei
bombardamenti sui civili
di Gaza da
parte di Israele,
in realtà è stata scattata ad
Aleppo, in Siria
Gaza, 2009
A fianco, una
foto che testimonia il lancio
di proiettili
traccianti al fosforo su Gaza,
utilizzati per illuminare gli
obiettivi: la foto
è stata diffusa
come scattata
in questi giorni.
In realtà risale
all’operazione
Piombo fuso
del 2009
Bagdad
Una madre
piange il figlio
rimasto ucciso
in un’esplosione. Sui social
network, come
denuncia il quotidiano francese
«Libération», la
si attribuisce alle bombe israeliane. Ma è stata
scattata dopo
un attentato a
Bagdad, nel
2007
municazione sono fondamentali in
tutti questi conflitti» dice ancora Vitale: «Anche la vendetta repellente contro il ragazzo palestinese viene da
mondi alimentati dalla “demenza digitale”, persone che si lasciano strumentalizzare da social network pilotati: i deboli di mente sono facilmente
manipolati». E poi c’è la «narrazione»
del conflitto, riflette Renzo Gattegna:
«Siamo rimasti sorpresi e impressionati dal fatto che su alcuni media italiani si tenda a parlare delle sofferenze
della gente di Gaza senza spiegare che
sono causate anzitutto da chi ha aggredito e usa la popolazione civile come scudo degli arsenali e delle rampe
di missili, mentre i militanti stanno
nei bunker». Durante il consiglio si è
parlato delle telefonate dell’esercito
israeliano ai civili palestinesi, «non si
è mai vista al mondo una guerra condotta in questo modo, per tutelare gli
innocenti», degli avvisi di evacuazione «mentre Hamas pubblica avvisi
contrari perché il numero delle vittime cresca», l’opposto di quanto ha
fatto Israele con Iron Dome.
Resta la tragedia di due popoli e un
disagio che nella comunità ebraica fa
sfumare la distinzione tra conservatori e progressisti. «Parlare solo dei
bombardamenti su Gaza e non delle
centinaia di missili che piovono su
Israele, da parte dei militanti di Gaza,
vuol dire fomentare l’odio contro Israele e nascondere la verità» ha scritto
all’inizio del conflitto Emanuele Fiano, già presidente della comunità
ebraica milanese (il padre Nedo fu deportato con l’intera famiglia a Birkenau, di undici persone tornò solo lui)
e oggi deputato del Pd: «Io sono un
ebreo che ha sempre lavorato per la
pace, conosco e ho criticato i limiti e
gli errori dei governi di Israele, conosco e difendo i diritti dei palestinesi ad
avere un loro Stato e di Israele a vivere
in sicurezza, ma non tacerò mai quando la storia di quelle terre viene raccontata come se il male fosse tutto da
una parte e il bene dall’altra. E quando
il male viene identificato sempre e solo con Israele».
Gian Guido Vecchi
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12 Esteri
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Il caso Gli accattoni
stranieri sono
apparsi dopo
l’allentamento di
Schengen
L’opera
Stati Uniti
Reintegrato
il soldato
rapito
dai talebani
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES — La Danimarca
si prepara a espellere verso la
vicina Svezia, attraverso il ponte di Øresund che collega direttamente i due Paesi, i mendicanti stranieri che sono apparsi
nelle sue strade negli ultimi
mesi, da quando si sono allentate le maglie dell’accordo di
Schengen.
Dalla Svezia arriva già una risposta dura: «questo è un atto
di cinismo». Controrisposta da
Copenaghen: per anni il ponte
di Øresund è stato chiamato «il
ponte delle lucciole», perché
percorso da migliaia di cittadini svedesi diretti ai bordelli di
Copenaghen, dove la legge non
punisce i clienti delle prostitute. Perché ora anche la Svezia
non può caricarsi di un problema sociale, dare il suo contributo a risolverlo? E il dibattito
si svolge fra due Paesi del Nord,
entrambi civilissimi, entrambi
rinomati per la loro tradizione
di ospitalità verso i rifugiati o i
bisognosi di tutti i continenti.
Ma in alcuni casi, nei talk show
su radio e tv, siamo quasi alle
battute da bar. Per esempio: «il
pedaggio sul ponte è di 30 euro,
chi lo pagherà?».
L’argomento mette tutti a disagio: perché non esistono soluzioni pronte e l’apertura di
molte barriere ha posto i Paesi
nordici davanti a enigmi laceranti, e apparentemente senza
sbocco. Del resto anche la Svezia starebbe preparandosi a
bandire l’accattonaggio e forse
ad autorizzare la deportazione
di chi mendica. L’Unione Euro-
La storia
Più lungo d’Europa
Inaugurato nel
giugno del 2000,
con i suoi 16
chilometri di
lunghezza il ponte di
Øresund è il più
lungo ponte retto da
funi d’Europa
La Danimarca e il ponte
per cacciare i mendicanti
Ma la vicina Svezia insorge: siete cinici ed egoisti
pea sta per ora a guardare, con
molti dubbi sull’effettivo rispetto dei principi comunitari
che proteggono la libera circolazione degli uomini e delle
merci, in tutti i Paesi membri. E
torna intanto, ma su un argomento assai più serio delle antiche beffe, la tradizionale ruggine fra svedesi e danesi, alimentata da guerre e partite di
calcio, e raccontata con un sorriso in tanti film.
Coloro che vivono di questue
nelle piazze di Copenaghen e di
altre città danesi sono in gran
parte cittadini romeni, e dunque europei a pieno titolo: uomini, donne, anziani, bambini.
Fra loro, molte famiglie di etnia
Rom, anch’esse protette da un
passaporto romeno o Ue, quando ne sono in possesso. A Copenaghen, città turistica e piena di stranieri soprattutto
d’estate, i mendicanti sono più
di 200, forse anche 400, secondo qualche indagine sommaria: non un dramma nazionale,
ma spesso la vista di bambini e
neonati esposti come «esche»
per suscitare la pietà dei pas-
In strada
A Copenaghen i
mendicanti
sarebbero 200,
forse 400
santi irrita o impressiona la
pubblica opinione. Non mancano però, in certe frange estremiste, «irritazioni» di altro genere, confinanti con il razzismo
e certo lontane dal comune
sentire nazionale.
La Danimarca non è ovviamente un Paese razzista ed è
retta da un governo bicolore
socialdemocratico-socialiberale: pure ha mostrato anch’essa
— come altri Paesi Ue — di essere impreparata davanti alle
ondate migratorie dall’Est negli
ultimi anni. Ai municipi e alle
associazioni benefiche finanziate dallo Stato è fatto divieto
di assistere in qualsiasi modo
chi vive mendicando, e questo
non allevia certo l’opera delle
associazioni di volontariato. E
poi ci sono i proclami come
quello di Trine Bramsen, deputata socialdemocratica, responsabile per gli affari legali e i diritti umani del suo partito:
«Non vogliamo che la Danimarca si faccia la reputazione in
tutta l’Europa di un albergo dove si dorme e si mangia gratis.
Deve essere vietato l’accattonaggio, il trascorrere la notte
dietro le case altrui. Se scatterà
il divieto, questa gente sceglierà un altro Paese, per esempio
la Svezia, dove già sa di avere
migliori possibilità».
La polemica continua. Secondo un recente sondaggio, i
danesi concittadini di Trine
Bramsen sono più ricchi degli
svedesi, e anche dei tedeschi.
Luigi Offeddu
[email protected]
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Esperienze di morte apparente, percezioni extrasensoriali, memorie di vite altrui (reincarnazione) analizzate «con serietà»
X-Files: l’accademia Usa che studia il paranormale
Un dipartimento dell’Università della
Virginia conduce ricerche sui
fenomeni non spiegati dalla scienza
DAL NOSTRO INVIATO
CHARLOTTESVILLE (Virginia) —
Nei suoi incubi notturni, James Leininger sognava aerei colpiti che precipitavano ed esplodevano ancora
in aria, prima di inabissarsi nel mare. Di giorno ricordava di essere stato nella US Air Force, pilota di un
caccia in forza alla portaerei Natoma
Bay. Parlava della sincera amicizia
con un altro aviatore, Jack Larsen. E
raccontava in dettaglio la propria
morte, dopo che il suo aereo era sta-
Archivio
Il Dops ha analizzato e
catalogato in un database più
di 3 mila casi nei quali i pazienti
raccontano memorie altrui
to abbattuto dai giapponesi nel cielo
di Iwo Jima. All’epoca in cui evocava
graficamente queste memorie James
aveva 2 anni.
I fatti cui si riferiva il bambino
della Louisiana erano successi più di
mezzo secolo prima. Nella battaglia
di Iwo Jima, la portaerei Natoma Bay
perse in effetti un solo pilota. Si
chiamava James Huston, veniva dalla Pennsylvania (cioè quasi 2 mila
chilometri lontano dalla casa dei Leininger) e le circostanze della morte
combaciavano esattamente con i ricordi di James, compresa quella che
il nome del pilota del caccia in volo
dietro di lui al momento dell’incidente era Jack Larsen. Ma nessuno le
aveva mai rese pubbliche. Furono
necessari al padre del piccolo quasi
tre anni di ricerche negli archivi della Marina, per mettere insieme questi elementi.
«È assolutamente impossibile
che un bambino di 2 anni possa aver
assorbito queste informazioni attraverso mezzi normali» dice il dottor
Jim Tucker, professore di psichiatria
e scienze neurocomportamentali alla University of Virginia.
Quello di James Leininger è solo
uno delle migliaia di casi di cui Tucker si occupa. Nel prestigioso college di Charlottesville dirige la Division of Perceptual Studies, meglio
nota con l’acronimo di Dops. Fondata nel 1967 da un altro accademico, Jan Stevenson, l’istituto ha per
missione «l’investigazione scientifica ed empirica di fenomeni che suggeriscono che le attuali assunzioni
della scienza e le teorie sulla natura
della mente o della coscienza possano essere incomplete».
Di cosa stiamo parlando? Il lettore
avrà già capito: percezioni extrasensoriali, poltergeist, esperienze di
morte apparente o extracorporali,
memorie di vite altrui o, detto altrimenti, reincarnazione. Diciamolo
diversamente: nel 2014, in una delle
più rispettate istituzioni accademiche degli Stati Uniti, si studia il paranormale.
Prima di scandalizzarsi è bene
precisare che nessun professore della Dops sa leggere la mente degli
studenti, né questi passano attraverso i muri come nella X Mansion
del Professor Charles Xavier. No, il
laboratorio della Virginia è un posto
pieno di gente brillante e seria, dove
si fa solida ricerca basata su dati e
fatti, nonostante l’oggetto del suo
interesse sia controverso e sollevi
perplessità in buona parte della comunità scientifica.
È dagli anni Settanta che Tucker
lavora al Dops, il cui nome d’origine
era Division of Personality Studies,
occupandosi soprattutto di bambini
che, come James Leininger, hanno
ricordi vividi ma non vissuti personalmente, spesso di gente realmente
esistita nel passato e vissuta a grande distanza. Sono testimonianze che
suggeriscono la possibilità di una
«sopravvivenza della personalità oltre le morte». Il Dops ha analizzato e
catalogato in un database più di 3
mila casi, non solo di bambini, nei
quali i pazienti raccontano memorie
altrui.
La scienza ufficiale ha sempre
guardato al laboratorio di Charlottesville con scetticismo, quando non
con sospetto. Stevenson, il fondatore, venne accusato di non rispettare
standard d’analisi rigorosi, di voler
per forza vedere evidenza scientifica
dove altri vedevano superstizione e,
non ultimo, di aver tenuto in vita
l’istituto grazie alle donazioni di ricchi filantropi, ossessionati dalla
reincarnazione: uno di questi fu
Charles Carlson, l’inventore della
xerografia, che lasciò 1 milione di
dollari al Dops, probabilmente su richiesta della moglie, di cui era nota
la passione per il paranormale.
Ma i suoi sostenitori non mancano. E senza dover risalire a Max
Planck, padre della fisica quantistica
e teorico della coscienza universale,
o a Carl Sagan, per il quale la reincarnazione «era un’area di ricerca
parapsicologica degna di seria indagine», studiosi contemporanei hanno valutato positivamente i metodi
di Stevenson e Tucker.
Già nel 1977, scrivendo su una rivista specializzata, lo psichiatra
americano Harold Lief aveva
lodato l’approccio del Dops. E
precisando di voler sospendere il giudizio su telepatia e
reincarnazione, si era detto
«vero credente nei metodi di
Stevenson». Su Scientific
American, lo psicologo Jesse
Bering ha definito «per nulla
scontato il fatto che il lavoro
del Dops sia privo di senso» e
si è chiesto perché i dati raccolti dall’equipe di Stevenson e
Tucker non vengano presi più
seriamente: «forse che il nostro
rifiuto anche di guardare a questi risultati, men che meno discuterne, sia riconducibile alla
paura di sbagliarci?».
Certo siamo avanti a informazioni fuori del comune. Ma nulla toglie al fatto che alla Division
of Perceptual Studies in Virginia
si lavori con rigore, metodo e serietà pari a quelle di altre celebri
istituzioni come la Nasa o il Mit.
Che poi non vogliate credere a James Leininger e alle memorie di
una vita non sua, è un’altra storia.
Paolo Valentino
X-Files La serie tv americana è diventata popolare trattando temi come il paranormale
WASHINGTON —
Nonostante sia accusato dai
suoi commilitoni di essere
un disertore, Bowe
Bergdahl, il soldato
americano 28enne liberato
dai talebani il 31 maggio
scorso dopo cinque anni di
prigionia e in cambio di
cinque detenuti a
Guantanamo, è stato
reintegrato nei ranghi
dell’esercito americano. Il
sergente Bergdahl ha finito
la fase di riabilitazione e
terapia all’ospedale militare
di San Antonio, in Texas, e
riprenderà il servizio nel
quartier generale
dell’esercito nella stessa
base, a Fort Sam Houston,
hanno spiegato gli ufficiali.
Il soldato vivrà in caserma
insieme ad altri due militari
che lo aiuteranno a
reintegrarsi, anche se non è
stato stabilito quali saranno
i suoi incarichi. Nel
frattempo l’inchiesta sulle
circostanze del suo
allontanamento dal posto
di guardia in Afghanistan, e
la sua successiva cattura, è
ancora in corso. La
liberazione di Bergdahl, e in
particolar modo lo scambio
di prigionieri, ha attirato
forti critiche sul presidente
Barack Obama che invece
l’ha rivendicata come un
dovere nonostante siano
emersi molti dubbi sul
comportamento tenuto dal
28enne soldato statunitense
in Afghanistan.
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Cuba
Arresti
di massa
tra le Damas
de Blanco
L’AVANA — Le autorità
cubane hanno arrestato
domenica circa 100 donne
appartenenti al gruppo
delle «Damas de Blanco»
(donne in bianco) durante
la loro marcia settimanale
per le strade della capitale
cubana. Un numero di
arresti davvero elevato per
il gruppo di opposizione
formato dalle mogli e dai
parenti dei dissidenti
cubani in carcere nelle
prigioni dell’isola. Un
gruppo che è l’unico ad
essere autorizzato a
protestare e a manifestare
per le strade dell’Avana e
che tutte le domeniche,
dopo la messa, scende
puntualmente in piazza. Le
donne sono state arrestate e
rilasciate poco tempo dopo.
Secondo alcuni dissidenti
cubani questi arresti si
spiegano con la sempre
maggiore visibilità delle
Damas de Blanco e con la
conseguente paura del
governo di Raúl Castro che
le vede come una minaccia
per la sua legittimità. Le
donne sono state arrestate
mentre commemoravano il
20esimo anniversario di un
incidente nel quale
morirono circa 40 persone
nel tentativo di lasciare
Cuba in barca.
Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Esteri 13
italia: 51575551575557
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Chiese Approvata dal Sinodo la riforma che era stata bocciata nel 2012
Anglicani, una svolta storica
Via libera ai vescovi donna
Già entro Natale la prima diocesi al femminile
DAL NOSTRO INVIATO
LONDRA — La Chiesa d’Inghilterra promuove le donne.
Già dal 1994 possono essere ordinate sacerdoti. Da ieri potranno diventare vescovi. Dopo due
anni di intense discussioni, crisi
di coscienza e lacerazioni, il Sinodo della Chiesa anglicana di
Canterbury e York ha votato e
deciso a maggioranza in tutte e
tre le componenti: preti, vescovi
e laici. In totale 351 «sì», 72 «no»
e 10 astenuti. La storica decisio-
351
i «sì» con i quali
è stata
approvata la
storica riforma
ne è stata accolta con scene di
esultanza nella hall dell’Università di York, dove si sono tenute
le assemblee. Ma fino all’ultimo
è rimasta in bilico, per la strenua
opposizione dei gruppi evangelici e anglo-cattolici che hanno
ingaggiato un dibattito durato
cinque ore.
La Chiesa d’Inghilterra si aggiunge, dunque, alle consorelle
del Canada, degli Stati Uniti e
dell’Australia, facendo cadere un
divieto che gli oppositori e la
Chiesa cattolica radicano nella
dottrina di San Paolo («Non
concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge al-
Al sinodo
Justin Welby
(secondo da
destra), arcivescovo di
Canterbury
l’uomo... perché prima è stato
formato Adamo e poi Eva», Prima lettera a Timoteo).
Per la comunità inglese, invece, il via libera di ieri è un segnale di forte cambiamento. La gerarchia anglicana ha scelto di
misurarsi con la modernità in
modo profondamente diverso
rispetto al Vaticano. Negli ultimi
anni la comunità ha già ammesso al sacerdozio e all’episcopato
omosessuali dichiarati e ha
aperto al matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Ora il passo sulle donne. Ancora due giorni fa il reverendo, o
forse sarebbe più corretto dire la
reverenda Rose Hudson-Wilkin,
la più probabile candidata a ottenere la mitria, aveva dichiarato
a un quotidiano: «La prospettiva
dell’eguaglianza è un miracolo e
non è ancora acquisita. Ma se
questo dovesse accadere, allora
avremo costruito una chiesa che
riflette autenticamente il popolo
di Dio e riflette autenticamente
la comunione con il corpo di
Cristo, maschi e femmine insieme nella leadership».
I fautori di questo «miracolo»
sono i due primati che si sono
avvicendati sul soglio di Canterbury e York. Il primo è l’arcivescovo Rowan Williams che ha
Foreign Office
Il cammino
Lo scisma
La Chiesa anglicana,
nata nel XVI secolo
dopo lo scisma con
Roma, conta circa 80
milioni di fedeli in 165
Paesi, in gran parte
del Commonwealth.
In alcuni di essi
(Canada, Nuova
Zelanda e in
Australia) erano già
state nominate donne
vescovo, ma è la
prima volta che ciò
accadrà per la Chiesa
madre d’Inghilterra. Il
primo vicario donna
venne ordinato nel
1994. Il dibattito
risale a quasi
cinquant’anni fa, nel
1966. Nove anni più
tardi, nel 1975, il
Sinodo generale,
l’assemblea che
raccoglie i vertici della
Chiesa anglicana,
decise che non
sussistevano
impedimenti di
carattere
fondamentale per la
nomina di donnevescovo nel Regno
Unito
Il dialogo ecumenico
Almeno per quanto
riguarda l’Inghilterra,
il tema tornò alla
ribalta solo nel 2012
con il voto contrario
dello stesso Sinodo.
Per gli osservatori la
decisione di ieri
potrebbe causare
problemi al cammino
per il dialogo
ecumenico, in
particolare con la
Chiesa cattolica
condotto una lunga campagna
nelle diocesi fino al suo ritiro nel
dicembre 2012, senza rinunciare
al confronto con Roma e in particolare con il pontefice dell’epoca, Benedetto XVI, assolutamente contrario. Nel novembre 2012 il Sinodo fu chiamato a
pronunciarsi, ma rigettò la proposta con una differenza di soli
sei voti tra i laici. Ieri, invece, la
svolta rilanciata dall’arcivescovo
Justin Welby, 58 anni, è passata
nella stessa assemblea, quella
più critica, con 152 a favore e 45
contro. «Mostriamo al mondo
come la nostra Chiesa sia in grado di vivere anche con un grado
di dissenso. Avremo bisogno di
un lungo periodo di cambiamenti culturali» ha detto Welby
per convincere i più scettici.
Adesso restano alcuni passaggi formali, con la ratifica da parte
della Commissione del parlamento per gli affari ecclesiastici
e l’approvazione della Regina
d’Inghilterra, Elisabetta II, capo
della Chiesa anglicana dallo scisma di Enrico VIII nel 1531.
Al premier conservatore David Cameron non è sfuggita
l’importanza dell’avvenimento e
ieri ha subito appoggiato la decisione del Sinodo, parlando di un
«grande avanzamento dell’eguaglianza».
Secondo le previsioni l’indicazione della prima donna vescovo, o meglio «assistente»,
potrebbe arrivare prima di Natale. Sono almeno tre le diocesi vacanti: Gloucester, Oxford e
Newcastle. Nello stesso tempo
gli osservatori segnalano la possibilità che i gruppi più tradizionalisti, come gli evangelici e gli
anglo-cattolici, possano lasciare
la comunità anglicana.
Giuseppe Sarcina
[email protected]
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Il ministro Hague
lascia: «Torno
in Parlamento»
LONDRA — Terremoto nel
governo britannico. Il
ministro degli Esteri di
Londra, William Hague, ha
rassegnato ieri sera le
dimissioni dopo 4 anni alla
guida del Foreign Office. Al
suo posto, secondo la rete
Sky News, andrà l’attuale
titolare della Difesa, Philip
Hammond. «Stasera mi
dimetto da ministro degli
Esteri, per diventare
presidente della Camera dei
Comuni». Ha scritto William
Hague su Twitter. La
decisione rientrerebbe in un
rimpasto di governo deciso
dal primo ministro David
Cameron per meglio
affrontare le prossime
elezioni. «William Hague è
stato uno dei fari del partito
conservatore per una
generazione, guidandolo e
servendo in due governi», ha
detto il premier Cameron in
dichiarazioni riportate dal
sito della Bbc. «Non è stato
solo un ottimo ministro degli
Esteri, ma anche un
confidente fidato, un saggio
consigliere e un grande
amico», ha aggiunto.
«Manterrà l’incarico di primo
segretario di Stato e sarà di
fatto il mio vice politico nella
corsa alle prossime elezioni.
È fantastico sapere che avrà
un ruolo centrale nella
squadra che lavorerà per
assicurare al partito
conservatore una vittoria
completa alle elezioni», ha
concluso Cameron.
14
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Cronache
I numeri
Trentino-Alto Adige
Lombardia
Valle d’Aosta
Il rapporto Aumenta il numero dei minori indigenti
I poveri in Italia
sono raddoppiati
in quattro anni
L’economista
❜❜
Stipendi fermi
Tra le cause,
pensioni e stipendi
ormai fermi
da molti anni
❜❜
La speranza
La ripresa prevista
per fine anno
potrebbe essere una
boccata di ossigeno
anche al fatto che le pensioni e gli stipendi sono ormai
fermi da anni», sentenzia
Carlo Dell’Arringa, economista esperto di questioni
sociali. E spiega: «Non dobbiamo pensare che l’assenza
di lavoro sia soltanto l’aumento della disoccupazione. Infatti se parliamo di occupazione part time, questa
in un anno e addirittura aumentata di mezzo milione di
posti. Ma parliamo, appunto, di occupazione part time,
ovvero meno ora di lavoro e
meno stipendio».
Aumentano i poveri in Italia e di conseguenza ci sono
anche molti più bimbi indigenti, più minori: nel 2013
sono diventati un milione e
434 mila i poveri con meno
di 18 anni, ovvero il 13,8 per
cento del totale (contro il
10,3% del 2012).
La situazione più preoccupante è nel Sud del nostro
bel Paese: il picco si registra
in Sicilia e in Calabria, due
regioni che insieme som-
4,3%
6,1%
7,1%
6,4%
6,6%
Veneto
5,7%
Totale Italia
4,5%
6,6%
Piemonte
Emilia-Romagna
8,4%
4,8%
Liguria
10,9%
Molise
15,5%
Puglia
19,6%
Umbria
Campania
24,8%
23,9%
8,5%
Lazio
12,6%
Abruzzo
Marche
Toscana
L’Istat: oggi sono oltre sei milioni
ROMA — C’è un male sottile in Italia che sta minando
alle radici il nostro tessuto
sociale: la povertà. Sta aumentando, di anno in anno.
In quattro anni è addirittura
raddoppiata, da 3,1 a 6,1 milioni di poveri, ci dice uno
studio storico del Redattore
Sociale. E l’Istat, dunque, ci
segnala che oggi in Italia è
una persona su dieci ad essere povera.
Il nostro istituto di statistica divide la povertà in categorie: quella relativa e
quella assoluta. Quella relativa in un anno è rimasta sostanzialmente stabile, 3 milioni 230 mila famiglie, ovvero il 12,6 per cento del totale. Quella assoluta invece è
drammaticamente aumentata: oggi si è toccata quota
un milione e 206 mila famiglie, una percentuale del 9,9
per cento contro l’8 per cento dello scorso anno.
«Naturalmente tutta questa crisi è strettamente legata alla mancanza di lavoro e
La percentuale di famiglie
in condizione di povertà relativa
nelle regioni italiane nel 2013.
L’indice misura la condizione
economica di individui o famiglie
in rapporto a quella media
della nazione
Friuli V.G.
23,1%
22,9%
Basilicata
Sardegna
32,4%
Sicilia
26,2 26,0
32,5%
Calabria
23,0 23,3
Le aree
Il tasso di povertà
relativa negli anni
6,3 6,4
12,7 12,6
2010 2011 2012 2013
7,1 7,5
4,9 4,9
Sud
Centro
Nord
mano un terzo dei poveri
(relativi) di tutte le famiglie
italiane, con rispettivamente il 32,5 e il 32,4 per cento di
famiglie povere.
I valori più bassi si registrano invece nella provincia autonoma di Bolzano
ITALIA
EMANUELE LAMEDICA
(3,7 per cento), seguita a
ruota dall’Emilia-Romagna
(4,5 per cento) e poi dalla
Toscana (4,8 per cento).
«Il ministero delle Politiche agricole darà un sostegno agli italiani che soffrono
di povertà alimentare», ha
I giovani
Nel 2013 sono
diventati un milione
e 434 mila i poveri
con meno di 18 anni
11,0 11,1
6,2 6,0
Fonte: Istat
tura di pasta e farina da destinare agli enti caritativi .
Ha poi aggiunto il ministro Martina: «Con il ministero del Lavoro abbiamo
elaborato un programma
operativo di 450 milioni di
euro fino al 2020 perché
l’assistenza alimentare è una
priorità assoluta».
Abbiamo raggiunto un record di povertà nel nostro
paese, almeno relativo all’anno di riferimento del
2005. Ma non dobbiamo essere troppo pessimisti per il
futuro, non necessariamente.
È di nuovo Carlo Dell’Arringa che ci fa un’analisi e
apre un pochino alla speranza: «Alcuni indicatori ci
fanno avere delle aspettative
detto ieri Maurizio Martina,
ministro delle Politiche
agricole, segnalando che per
quattro milioni di italiani
che soffrono di povertà alimentare il suo dicastero ha
previsto lo sblocco di dieci
milioni di euro per la forni-
di una ripresa economica
per la fine di quest’anno»,
dice e poi spiega che questa
ripresa dovrebbe avere un
trascinamento positivo nel
prossimo anno. Aggiunge
l’economista: «La ripresa
potrebbe cominciare verso
l’autunno-inverno di quest’anno e potrebbe portare
una boccata di ossigeno nel
mondo del lavoro, ovvero
dare oggettivamente più lavoro alle persone». Non resta che sperare che sia tutto
vero.
Alessandra Arachi
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Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Milano Due collaboratrici nelle società Expo 2015 ed Eupolis
«Contratti irregolari»
Maroni indagato:
sono sereno e sorpreso
I pm: pressioni per far avere consulenze
MILANO — È un’inchiesta
che muta segno a seconda della
prospettiva dalla quale la si
guarda: da quella della Procura
di Busto Arsizio e dei carabinieri
del Noe, i soldi sono molti meno
ma concettualmente l’andazzo
nella quota leghista di Regione
Lombardia non sarebbe molto
cambiato dalla Bossi-family alla
Maroni-family, intesa come tendenza ad accollare alle tasche
dei contribuenti il clientelismo a
favore dei propri collaboratori.
Vista invece dall’ottica del presidente della Regione, sarebbe un
caso di scuola dell’eterno problema di se e quanto la fiduciarietà connaturata ad alcune funzioni dell’amministrazione possa essere scrutinata dai pm con
il setaccio del codice penale.
Fatto sta che il presidente della Regione, succeduto all’imputato Roberto Formigoni, è indagato dai pm Eugenio Fusco e Pa-
l’Interno Maroni «per le politiche comunitarie e di genere»,
poi fino al 19 aprile 2014 «consulente tecnica» gratuita della
«Direzione Centrale di Polizia;
moglie dell’ex amministratore
dell’Atac Gioacchino Gabbuti,
indagato per peculato nell’inchiesta sulla municipalizzata romana del trasporto pubblico,
nel 2011 comparve tra i clienti
truffati dalle società abusive del
«Madoff dei Parioli», Gianfranco Lande, nel quale con una persona aveva investito 113.000 euro. Paturzo, quando Maroni era
al Viminale, collaborava con la
portavoce del ministro, Isabella
Votino, che ne è portavoce an-
Cronache 15
italia: 51575551575557
che in Regione e che ieri è stata
interrogata come teste.
Il numero di procedimento è
lo stesso del processo Finmeccanica del pm Fusco: dichiarazioni dell’ex tesoriere leghista
Francesco Belsito avrebbero innescato a fine 2013 intercettazioni (specie tra Pasqua e il 4 luglio) compendiate dai carabinieri del Noe in una informativa
del 9 luglio. Per gli inquirenti,
Maroni e Ciriello «non erano
riusciti a collocare» Carluccio e
Paturzo «presso lo staff del presidente, in quanto la loro assunzione sarebbe stata soggetta a
controlli della Corte dei Conti
sulla Regione». Ecco allora che
La situazione
La legge
Prima della legge Severino
del 2012 la concussione
puniva il pubblico ufficiale
che costringeva o induceva
qualcuno a dargli denaro o
altre utilità. Dal 2012 la
concussione punisce (da 6
a 12 anni) la costrizione,
mentre è stato
spacchettato un nuovo
reato: l’«induzione indebita
a dare o promettere
utilità», che punisce con il
carcere da 3 a 8 anni «il
pubblico ufficiale che,
abusando della sua qualità
o dei suoi poteri, induce
taluno a dare o a
promettere indebitamente,
a lui o a un terzo, denaro o
altra utilità»
L’ipotesi di reato
Questa è l’ipotesi di reato
contestata ieri al
presidente della Regione
Lombardia, Maroni: aver
indotto le società Expo ed
Eupolis a dare consulenze
a due sue ex collaboratrici
al ministero dell’Interno.
Roma L’inchiesta
L’ex ministro
intercettato
e le accuse
su Finmeccanica
Governatore Il lombardo Roberto Maroni (Benvenuti/Ansa)
Ciriello «manifestava» a esponenti di Expo e Eupolis, «ancora
in via di identificazione», che
«tale era il desiderio del presidente Maroni», e dunque «richiedeva e otteneva» che le due
persone di fiducia di Maroni ottenessero quelle consulenze: nel
caso di Carluccio per l’«internazionalizzazione delle best practice e la sicurezza delle delegazioni estere accreditate», nel caso di Paturzo sempre per l’«internazionalizzazione degli
eventi Expo» ma dal punto di vista dei rapporti a Roma tra la Regione e i ministeri più in gioco.
«Sono assolutamente sereno
e, allo stesso tempo, molto sor-
Castel Volturno
L’accusa
Secondo l’accusa
non le aveva assunte
nel suo staff per sottrarsi
alla Corte dei Conti
squale Addesso, per i quali Maroni, insieme al capo della sua
segreteria Giacomo Ciriello,
avrebbe esercitato pressioni su
esponenti di «Expo 2015 spa»
(al 20% della Regione) e di «Eupolis» (ente regionale per la ricerca e la statistica) affinché due
sue collaboratrici quand’era ministro dell’Interno, Mara Carluccio e Maria Grazia Paturzo, ottenessero indebite utilità economiche consistenti in due contratti di consulenza: 29.500 euro
annui per Carluccio da «Eupolis», e 5.147 al mese per due anni
per Paturzo da «Expo 2015 spa».
Carluccio nel 2008-2011 è stata
«consigliere» del ministro del-
Blocchi stradali
e tensione
dopo gli scontri
Dopo le violenze di domenica, con il
ferimento di due africani da parte di un
vigilante italiano, non cala la tensione a
Castel Volturno. Accuse incrociate tra abitanti
e migranti, che ieri hanno bloccato anche
alcune strade (foto Ansa): da una parte i
residenti lamentano problemi di sicurezza,
dall’altro i migranti denunciano di essere
trattati «da bestie» . L’ultima rivolta scoppiò
nel 2008 dopo la strage dei sei migranti
africani da parte dell’ala stragista dei Casalesi.
Per il ferimento di domenica, fermati per
tentato omicidio padre e figlio di 60 e 21 anni.
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preso», commenta Maroni, «per
quanto a mia conoscenza nei
due contratti a termine è tutto
assolutamente regolare, trasparente e legittimo: una figura
professionale ha un preciso scopo di raccordo tra Regione e società Expo, mentre l’altra, di
provata esperienza professionale, ha un ruolo di consulenza
delle diverse tematiche organizzative legate a Expo». La società
guidata dal commissario Giuseppe Sala conferma che «Expo
2015 ha accolto la segnalazione
della Regione che ha indicato in
Paturzo il profilo idoneo al ruolo
da ricoprire», e questo perché
«per loro natura intrinseca le attività connesse alla gestione
delle relazioni con le istituzioni
hanno carattere fiduciario».
L’avvocato di Maroni, Domenico
Aiello, esprime «perplessità sulla competenza territoriale di Busto Arsizio, visto che l’indagine
è del tutto estranea ai fatti per i
quali il pm Fusco ha proceduto
contro gli ex manager Finmeccanica. Leggeremo le carte, ma
siamo certi di dimostrare l’assoluta trasparenza del presidente»
Non è la prima volta che consulenze imbarazzano Maroni.
Nel 2009, in una indagine dei
pm milanesi Romanelli e Ruta
sulla centrale di evasione fiscale
del gruppo Mythos, il dirigente
Franco Boselli di Mythos Business Development riferì di
60.000 euro a Maroni e 14.000
alla sua portavoce Votino nel
2008, che il ministro giustificò
con fatture emesse come avvocato per prestazioni fornite a voce. Nel 2010 il gip di Roma archiviò l’indagine per finanziamento illecito perché «l’attività
professionale ben poteva esplicarsi in “mera assistenza” esercitata mediante la sola formulazione di pareri o la partecipazione a singole riunioni».
Luigi Ferrarella
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Giustizia La composizione dell’organo di autogoverno dei magistrati appena eletto ma non ancora in carica cambierà gli equilibri tra correnti
Il blitz del Csm per il procuratore di Palermo
ROMA — All’ultimo giro utile, prima che l’attuale Consiglio
superiore della magistratura
passi le consegne al nuovo, è
partita la volata per la nomina
del procuratore di Palermo. Che
potrebbe concludersi con un
vincitore nel giro di un paio di
settimane, il tempo che resta a
disposizione, se laici e togati del
Consiglio in scadenza decideranno di accelerare e votare entro fine mese, prima della scadenza del loro mandato; oppure
in un nulla di fatto se vinceranno i temporeggiatori, favorevoli
al rinvio della pratica al prossimo Csm, nel quale ci sarà una
diversa distribuzione dei seggi
tra le correnti dei giudici. In
questo caso, alla ripresa autunnale si riaprirebbero i giochi,
con conseguente mutamento
delle possibilità di vittoria tra
chi adesso appare più o meno
favorito rispetto alla vittoria finale.
La partita è importante, di
d’assise e davanti a un giudice
monocratico per l’ex ministro
Mannino), e per tutto ciò che
può venire a galla dalle indagini
sugli intrecci di Cosa nostra, soprattutto con la politica, come
sempre è accaduto negli ultimi
decenni. Indagini spesso foriere
di polemiche, tensioni e conflitti. E i nomi in corsa sono altrettanto importanti, pezzi di storia
dell’antimafia giudiziaria.
Ieri la commissione del Csm
che si occupa degli incarichi direttivi, ha espresso le sue indicazioni. Tre voti sono andati a
Guido Lo Forte, procuratore di
Messina ed ex procuratore aggiunto di Palermo, principale
collaboratore di Gian Carlo Ca-
selli quando era lui a guidare
l’ufficio, uno dei tre pubblici
ministeri (con Scarpinato oggi
procuratore generale, e Gioacchino Natoli in lizza per la presidenza del tribunale) che rappresentò l’accusa nel processo a
quelle che segnano i rapporti
Giulio Andreotti imputato di
interni alla magistratura al di là
associazione mafiosa; per lui
del risultato. La Procura del dohanno votato i due rappresenpo Messineo — il titolare deltanti di Unità per la costituziol’ufficio che il 31 luglio compirà
ne, la sua corrente, e il laico di
l’ottavo e ultimo anno del suo
centrosinistra Guido Calvi. Un
mandato — resta uno degli
voto è andato a Sergio Lari, il
avamposti giudiziari più improcuratore di Caltanissetta che
portanti e «caldi» d’Italia: per
ha condotto l’inchiesta sul devia dell’inchiesta sulla presunta
pistaggio del processo per la
trattativa fra Stato e mafia che
strage di via D’Amelio e l’omiciprosegue, nonostante due prodio Borsellino, pure lui ex agcessi in corso (davanti alla Corte
giunto a Palermo nonché ex
componente del Csm per il Movimento per la giustizia; a suo
favore ha votato il consigliere di
Area, il cartello della «sinistra
giudiziaria». Infine un voto è
andato a Franco Lo Voi, anch’esso con un lungo trascorso alla
I membri del Consiglio superiore della ma- Procura di Palermo e al Csm tra
il 2002 e il 2006, attualmente
gistratura. Tre sono di diritto: il presidente
rappresentante italiano ad Eudella Repubblica, che lo presiede, il primo
rojust, l’organismo europeo di
presidente e il procuratore generale della
cooperazione giudiziaria; per
Corte di Cassazione. Gli altri componenti
lui ha votato il rappresentante
sono eletti per 2/3 da tutti i magistrati ordinari (membri togati) e per 1/3 dal Parla- del suo gruppo, Magistratura
indipendente.
mento in seduta comune (membri laici)
Voto in extremis in Commissione
a due settimane dallo scioglimento:
in testa Lo Forte, spinto da Unicost
27
La vicenda
Fine mandato
Il 31 luglio scadrà il
mandato di Francesco
Messineo, attuale capo
della Procura
di Palermo
Tre candidati
Ieri la commissione del
Csm che si occupa degli
incarichi direttivi ha
espresso le sue
indicazioni: tre voti sono
andati a Guido Lo Forte,
procuratore di Messina,
uno a Sergio Lari,
procuratore di
Caltanissetta, e a Franco
Lo Voi, rappresentante
italiano ad Eurojust
Gli equilibri
Favorito Lo Forte se
voterà l’attuale Csm in
scadenza. Con il nuovo
Csm, nel quale si è
rafforzata la
componente di sinistra,
maggiori possibilità per
Lari
Il laico di centrodestra Palumbo si è astenuto, in attesa di
capire che cosa potrà accadere
nel plenum, se la pratica arriverà in votazione prima della scadenza. In quel caso Lo Forte
avrebbe buone probabilità di
spuntarla, perché oltre ai voti di
Unicost potrebbe raccogliere
anche quelli dei laici di centrosinistra e magari qualcuno di
Area, se si dovesse intuire che
Lari non ce la farebbe. Se invece
tra ritardi e possibili manovre
dilatorie il voto dovesse slittare
al prossimo Csm, le quotazioni
di Lari salirebbero, perché Area
ha guadagnato un seggio rispetto a Unicost che l’ha perso,
e pure tra i laici potrebbe riscuotere diversi consensi. Per
questo è possibile che proprio
dai magistrati di sinistra arrivi
la spinta a respingere il blitz e
passare la pratica ai successori.
Sia che si voti ora che in autunno, non è da sottovalutare la
posizione di Lo Voi, magistrato
stimato a prescindere dagli
schieramenti, che potrebbe raccogliere appoggi trasversali e
importanti sostegni istituzionali.
Giovanni Bianconi
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ROMA — Decine di telefonate
intercettate per verificare se davvero
ci siano stati, nelle casse della Lega,
versamenti di tangenti provenienti
dai «fondi neri» di Finmeccanica.
Nasce da qui, dalle dichiarazioni
messe a verbale nel 2010 dall’ex
responsabile delle Relazioni istituzionali della holding specializzata in
sistemi di difesa Lorenzo Borgogni,
l’indagine che ha portato i carabinieri del Noe, il Nucleo operativo
ecologico, negli uffici del governatore della Lombardia. E prende quota circa sei mesi fa, quando gli investigatori ascoltano i colloqui che
hanno come protagonista il capo
della segreteria Giacomo Ciriello,
ma anche lo stesso Maroni. Trattative e «pressioni» che — questo dice
l’accusa — sarebbero state esercitate
dallo stesso ex ministro dell’Interno.
La sua voce è stata registrata più
volte durante i controlli aprendo
scenari che i pubblici ministeri
hanno adesso deciso di esplorare.
Anche perché si tratta di due persone di strettissima fiducia, inserite
nel suo staff già ai tempi del Viminale. Proprio a quel periodo risalgono le accuse rivolte ai leader del
Carroccio da Borgogni. Il manager
decide di collaborare con i magistra-
Le telefonate
Gli investigatori hanno
ascoltato i suoi colloqui.
Borgogni lo chiama in
causa per la nomina di Orsi
ti di Napoli — che indagano sulla
regolarità di alcune commesse all’estero — per cercare di alleggerire
la propria posizione e svela i criteri
di nomine dei dirigenti delle «controllate», le indicazioni che arrivano
dai politici anche nel settore degli
appalti, l’accantonamento di «fondi
neri» proprio per soddisfare le richieste dei parlamentari e dei leader
di partito. In questo ambito assicura
che la «designazione di Giuseppe
Orsi al vertice di Finmeccanica come
successore di Pier Francesco Guarguaglini è stata sponsorizzata dalla
Lega e in particolare da Roberto
Maroni». Quando filtrano le indiscrezioni sul contenuto della deposizione Maroni smentisce e annuncia querele. Ma in realtà Borgogni va
oltre. E quando affronta il capitolo
sulla vendita di 12 elicotteri al governo indiano da parte di Augusta
— all’epoca guidata proprio da Orsi
— racconta: «Il compenso del consulente Guido Haschke, inizialmente fissato in 41 milioni di euro, è
stato poi alzato fino a 51 milioni di
euro». Non solo: «Questa variazione
si è resa necessaria perché Orsi
aveva chiesto ad Haschke di rinunciare a 9 milioni che gli sarebbero
stati erogati in seguito, ma il consulente ha rifiutato e così si è deciso di
bonificare a lui i soldi che sarebbero
stati poi destinati ai partiti e in particolare alla Lega, che doveva sponsorizzare la nomina di Orsi al vertice
della holding, come poi effettivamente è accaduto». L’indagine viene
trasferita a Busto Arsizio per competenza, perché lì c’è la sede di Augusta. Vengono disposti controlli di
tipo finanziario e nuove verifiche sui
rapporti economici tra Maroni e i
manager Finmeccanica, ma non
emerge nulla di concreto. I controlli
vanno comunque avanti, si esplora
l’ipotesi che i versamenti siano stati
mascherati facendoli transitare
attraverso canali non direttamente
collegati al governatore. Anche questa strada non porta esiti, ma il contenuto di alcuni colloqui apre nuovi
filoni, il primo dei quali si è concretizzato con la perquisizione di ieri.
F. Sar.
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Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Cronache 17
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Isola del Giglio Il relitto sollevato dal fondale. «Ha una buona stabilità». Polemica per l’assenza del governatore toscano Rossi
Al lavoro
Sopra, al centro,
il direttore delle
operazioni di
recupero della
Concordia Nick
Sloan; a sinistra,
due biologhe
analizzano
l’acqua intorno
al relitto (Ansa)
Il ritorno a galla e i primi 30 metri al largo
La Concordia si prepara per l’ultimo viaggio
diviso di contentezza. Dopo tanto studiare,
abbiamo scoperto che i nostri calcoli non sono del tutto campati in aria...».
I volti sono gli stessi di allora, con variazione minime. La squadra si è allargata a 19
unità che ruotano su quattro turni giornalieri. Inken Fruhling è l’unica donna del gruppo che oltre ai tecnici nostrani conta due sudafricani, quattro americani, due tedeschi,
due inglesi, un belga, un indiano. È la più
giovane. «Noi schiacciamo i bottoni, ma dietro ci sono 500 persone che lavorano da oltre
un anno». La signorina Fruhling, addetta alla stabilità del relitto, ci aspettava con rassegnazione. «In fondo questa è una replica dell’anno scorso. L’unica novità è la postazione.
Ma stare su quella nave non mi fa grande effetto. Ci siamo allenati per questo». Passa
mister Sloane, appena sceso dalla Concordia.
«Buon inizio, tutto liscio. Business as usual»
dice ridendo. Una giornata in ufficio. Anche
se a noi profani quel gabbiotto in cima alla
nave continua a fare una certa impressione.
cazione ibrida che verrà trainata
a Genova, trenta cassoni metallici che tengono in equilibrio un
corpo morto dotato però di ampi margini di galleggiamento. La
Concordia sarà anche il relitto
più famoso del mondo, a bordo
del quale sono morte 32 persone. Ma non è in cattivo stato.
Quello che ne resta ha margini
autonomi di stabilità che in premessa erano stati giudicati
«molto elevati» nelle carte inviate alle assicurazioni che sulla
base di questo giudizio hanno
dato l’assenso a un viaggio che
dovrebbe durare quattro giorni,
bel tempo permettendo. Quella
torsione è stata una piccola conferma dell’assunto. Se qualche
cassone dovesse cedere durante
la navigazione, non sarebbe un
dramma. L’ottimismo diffuso
deriva da margini di manovra
meno ristretti di quel che sembrano.
In una giornata tutto sommato di attesa la notizia può giungere dall’ufficialità del costo
dell’operazione. Michael
Thamm, amministratore delegato di Costa Crociere, ha detto
con una certa naturalezza che al
momento dell’addio al Giglio
l’esborso sostenuto dalla compagnia armatrice per cancellare
la vergogna di quella notte ammonta a un miliardo di euro, al
quale una volta giunti al termine
dell’intero ciclo di smaltimento
del relitto andranno aggiunti altri cinquecento milioni. «Interamente devoluti al Pil italiano»
ha detto Thamm, una battuta
ma neppure tanto, che lasciava
intendere una implicita volontà
di risarcimento che arriva dritta
dai fantasmi di quella notte del
gennaio 2012.
In assenza di eventi degni di
nota, per fortuna, la giornata
purtroppo ha potuto avvitarsi
sulle beghe nostrane. Dopo
qualche giorno di sdegnato silenzio seguito alla decisione del
governo di scegliere Genova invece di Piombino come destinazione finale della nave, il governatore Enrico Rossi ha annunciato la sua assenza. Non gli
piacciono queste operazioni di
«spettacolo e business» senza
rispetto per le vittime del naufragio. «Inutile andarci per sgomitare». Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che da
due giorni presenzia al Giglio,
gli ha ricordato l’assenza di qualunque rappresentante della Regione alla commemorazione
delle vittime. È seguita replica,
con controreplica. Al tempo della fase di raddrizzamento della
Concordia, molto più affollata e
seguita di quella attuale, il governatore Rossi si fece innumerevoli vasche e altrettante comparsate televisive sul lungoporto. In Toscana si vota nella primavera del 2015.
M. Ima.
Marco Imarisio
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Brivido per una torsione della nave. La Costa: stiamo dando un miliardo al Pil italiano
DAL NOSTRO INVIATO
ISOLA DEL GIGLIO (Grosseto) — La noia ha il suo valore.
Dopo tanto clamore ci sta bene
qualche sbadiglio. Lo dicono i
gigliesi, soddisfatti da un addio
alla Costa Concordia che sembra
imminente e placido, senza
scossoni apparenti nonostante
la gran folla sugli spalti, che poi
sarebbero le banchine del porto.
Anche i responsabili dell’operazione insistono ad ogni riunione con i media sulla noia, sul
nulla di fatto, su aspettative di
gran titoli destinate ad andare
deluse. Come se fossero consapevoli dello scarto esistente tra
l’attesa dell’evento e la sua preparazione, priva del supporto
scenico che ebbe l’operazione di
raddrizzamento della nave.
La verità è che di cose ne succedono, ma sott’acqua, laddove
l’occhio degli spettatori non arriva. La Costa Concordia è tornata a galleggiare, due metri sopra
il livello della piattaforma di cemento che l’ha sorretta nell’ultimo anno. Lo scafo ha già cominciato a sollevarsi, anche se la
prua che si offre alla vista dall’isola sembra la stessa, alzata di
un metro scarso, quindi impercettibile. A poppa invece, visibili
soltanto dal lato mare, si notano
ampie strisce nerastre tra i cassoni che sorreggono il relitto, e
quelle fasce scure alte quasi tre
metri sono la prova dell’emersione. La nave si è anche spostata, di trenta metri come da copione, che per una bestia di
quella grandezza corrispondono a un movimento tutto sommato piccolo.
Queste grandi manovre sono
propedeutiche a una sola istantanea, quella della Costa Concordia che si allontana dal Giglio cominciando il suo ultimo
viaggio. Fino a quel momento,
in calendario per lunedì mattina
con possibile anticipo a sabato,
l’assenza di pathos indicherà
soltanto che tutto procede come
deve. I momenti di tensione non
mancano, ma restano tra le righe del racconto ufficiale. Alle
11.28 di ieri mattina, quando la
poppa si è staccata dalla base di
cemento, c’è stata una leggera
torsione della nave, l’equivalente di una prova del nove a lungo
attesa dagli ingegneri che in
questi mesi hanno prodotto tabelle e analisi di rischio operativo con annessi sistemi di «mitigazione del danno», così si chiama in gergo tecnico. La relativa
tranquillità degli addetti ai lavori è dovuta alla lunga serie di
studi su questa specie di imbar-
Come navigherà verso Genova La flotta di mezzi che accompagnerà l’ultimo viaggio della Concordia
0
LA ROTTA
IL MARE
km. 50
Sarà possibile il trasporto
in sicurezza anche con moto
ondoso caratterizzato da
un’altezza d’onda massima
di 2,6 metri (condizione
statisticamente improbabile
nel periodo in cui il trasporto
è previsto)
Genova
La Spezia
Livorno
Mar Tirreno
1 mezzo
d’emergenza
con galleggianti e
sistema di recupero di
sostanze inquinanti
1 apparato
con lettura
a infrarosso
per verificare
la presenza di
idrocarburi
Nave Diciotti della
Capitaneria di porto
(95 metri) con
a bordo laboratorio
ambientale
1 mezzo
anti inquinamento
Isola d’Elba
2 motovedette
Isola del Giglio
1 rimorchiatore
ausiliare
Orbetello
1 mezzo d’emergenza
con galleggianti e sistema
di recupero di sostanze
inquinanti
FRANCIA
Un motopontone
con gru da 200 tonnellate,
ospiterà equipaggiamento
e personale
1 rimorchiatore
ausiliare
Un AB 412 per
particolari esigenze
2 rimorchiatori
con capacità di tiro
pari a 135 tonnellate
a trainare la Concordia
LE DIMENSIONI
Immersione
massima (inclusi
gli ingombri
rappresentati
dalle catene
sotto la chiglia):
18,5 m
Un Atr in volo
per monitoraggio
ambientale
Un team di biologi marini
sarà presente lungo il tragitto
e il convoglio sarà anticipato
da un mezzo specializzato
nell’avvistamento
di mammiferi marini
Il convoglio viaggerà
molto lentamente,
ad una velocità
media di 2 nodi.
Arrivo previsto
in 4 giorni
1 mezzo
anti inquinamento
Isola di Capraia
CORSICA
I TEMPI
Larghezza
massima
compresi
cassoni:
circa 62,5 m
Lunghezza fuori tutto: 289,6 m
MIRCO TANGHERLINI - CORRIERE DELLA SERA
In sala di controllo L’ingegnere italiano
«Felici per i calcoli giusti
Aspettiamo a brindare»
DAL NOSTRO INVIATO
ISOLA DEL GIGLIO (Grosseto) — I magnifici dodici in realtà sono dieci, ma non importa. Quel che conta è la loro genuina sorpresa davanti a taccuini e telecamere. «Ma
no che non c’è stato alcun applauso quando
la nave si è risollevata. Tra due settimane,
quando avremo finito, magari facciamo un
brindisi tutti insieme». L’ingegner Paolo
Cremonini è uno dei sette italiani chiamati al
lavoro in cabina di regia, su quella specie di
gabbiotto costruito in cima alla Costa Concordia. La definizione di cui sopra va attribuita al talento di marketing del capo della Protezione civile Franco Gabrielli, sempre pro-
digo di sintesi da titolo. Ma è vero che oggi
come nel settembre del 2013, ai tempi del
raddrizzamento, la curiosità si indirizza verso la squadra che gestisce la sala di controllo,
tanto più che a questo giro, l’ultimo e il più
importante, è situata sulla nave. Il «signori e
signore galleggia» che Nick Sloane avrebbe
lanciato al microfono una volta constatata la
parziale emersione dello scafo sembra una
gentile concessione ai nostri pruriti più che
una cronaca fedele del momento cruciale di
ieri mattina. «Massì, dai» concede Cremonini, «diciamo che c’è stato un momento con-
❜❜
Nessun applauso
Paolo Cremonini
Non c’è stato nessun
applauso, il nostro
obiettivo è raggiungere
il porto ligure
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Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Cronache 19
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Roma L’associazione che li segue: la passione è democratica
Tecnico del Livorno
Marta e Mauro sposi:
«Sindrome di Down?
Abbiamo tanto amore»
Il figlio di Nicola
travolto
da un autobus
Ora la vita insieme: «Magari con amici»
ROMA — Gli sposi? «Sono in
viaggio di nozze nel Sud Italia e
non vogliono essere disturbati».
La risposta, gentile ma vigorosa,
arriva dagli amici di Marta e
Mauro, una delle prime coppie
di ragazzi con la sindrome di
Down a essersi unite in matrimonio nel nostro Paese.
Dopo dieci anni di amore i
giovani, (40 anni lui, 30 lei) domenica 6 luglio hanno fatto il
grande passo nella chiesa di San
Bonaventura al Palatino, nel
cuore della Capitale, vicino al
Colosseo. E poi la festa in una
villa sull’Appia Antica, come da
tradizione. A raccontare, con foto postate su Facebook, il matrimonio «classico e pieno di gioia» è stata l’Aipd — Associazione italiana persone Down —
che segue i due sin dall’adolescenza e li ha accompagnati nel
loro percorso.
«Ci siamo conosciuti nel
2004 alla festa di compleanno di
un’amica comune» raccontano
in un video registrato tre settimane prima del grande evento.
«Con grande timidezza ci siamo
avvicinati e ci siamo messi insieme» confessa Mauro, accento
romano e battuta sempre pronta.
La decisione di andare a convivere arriva nel 2012 grazie al-
l’aiuto della casa famiglia Petunia, che offre un sostegno ai ragazzi down per la gestione della
vita domestica.
Da lì alla proposta di matrimonio il passo è stato breve, ma
non leggero. Hanno riflettuto
molto, con i loro caratteri diversi che si completano. «Quello
che abbiamo, in una parola sola,
è amore» dice Mauro accarezzando il braccio di Marta. Ma
❜❜
Timidezza
L’incontro a una
festa dieci anni fa,
con tanta timidezza
ci siamo avvicinati
poi subito aggiunge: «Dopo tutto questo tempo, ci vuole anche
pazienza. Quando litighiamo, e
capita, facciamo così: ci blocchiamo un attimo. E cerchiamo
di venirci incontro».
Nella strada verso l’indipendenza, l’appoggio della famiglia
è stato fondamentale: fiducia e
rispetto non sono mai mancati
ai due ragazzi. «Quando ho detto ai miei del matrimonio sono
rimasti spiazzati: non si aspettavano che la figlia più piccola si
sposasse prima di tutti» confessa Marta, che lavora come receptionist alla Fondazione
Adecco. «Genitori, fratelli, sorelle e anche i miei nipoti: sono
sempre stati tutti dalla mia parte
— aggiunge Mauro, impiegato
alla Asl —. Ma da quando ho conosciuto lei ho avuto la voglia di
creare il mio nucleo familiare».
Dopo il matrimonio, Marta
vorrebbe andare a vivere da sola
con il marito. Mauro, invece, è
indeciso: «Soli o con qualche
amico, va bene lo stesso, basta
che stiamo insieme». «Sceglieranno loro, con calma, qual è la
soluzione migliore — dice Anna
Contardi, coordinatrice nazionale dell’Aipd —. Di certo, come
con la convivenza, continueranno nel percorso di indipendenza
e sostegno. Marta e Mauro sono
consapevoli delle loro possibilità e, al contempo, dei loro limiti.
Dicono sempre che gli serve
aiuto per affrontare gli imprevisti».
Quello della coppia romana
non è il primo matrimonio del
genere in Italia. «Di certo è il
primo che la nostra associazione ha seguito. E non resterà unico: l’amore è democratico e sono molte le coppie che negli an-
Fiori d’arancio
Mauro e Marta all’uscita
dalla chiesa. La foto delle
loro nozze è stata
pubblicata dall’Associazione
Italiana Persone Down
ni si sono formate» aggiunge
Contardi. All’estero — negli Stati Uniti e in Australia soprattutto
— le nozze tra persone con la
sindrome di Down non sono
una rarità. «Ma da noi l’indipendenza è una conquista re-
cente. Questi ragazzi, e le loro
famiglie, hanno cominciato soltanto da poco a sperimentare
percorsi di autonomia».
Carlotta De Leo
carlottadeleo
Travolto mentre era in
bicicletta da un autobus di
linea. Così è morto
Alessandro, 14 anni, figlio
del tecnico del Livorno
Davide Nicola ( foto
sopra). L’incidente è
avvenuto a Vigone, nel
Torinese. Il ragazzo è stato
investito a pochi passi da
casa: era in bici quando,
per cause in corso di
accertamento, è stato
schiacciato dalla ruota
posteriore del mezzo. Il
presidente del Livorno
calcio, Aldo Spinelli e
tutta la società amaranto
— oltre a Genoa e Inter,
fra le prime a mandare
messaggi di solidarietà —
hanno espresso il loro
cordoglio per la tragedia.
«Il presidente Aldo
Spinelli e tutta la società
As Livorno Calcio — si
legge nel comunicato
pubblicato sul sito della
società amaranto —
giocatori, dirigenti,
allenatori, si stringono
con affetto a Davide
Nicola e alla sua
famiglia».
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Il caso La vittima non è grave. Era sconvolto per la morte del 14enne
NAPOLI — Tommaso Guadagni è un commerciante di
69 anni con un piccolo negozio di oggetti di importazione
sudamericana nella zona della
stazione centrale. È uno dei
tanti napoletani che non riescono a capacitarsi per la morte di Salvatore Giordano, il
quattordicenne che dieci giorni fa fu colpito da un blocco di
cemento staccatosi dalla facciata della Galleria Umberto in
via Toledo. Tommaso Guadagni aveva espresso la sua indignazione nella piazza virtuale
di Facebook, creando un
gruppo proprio per protestare
contro lo stato di abbandono
di tanti palazzi dagli intonaci
cadenti che ci sono a Napoli.
Non immaginava, il commerciante, che con questa
pioggia di pietre che ormai in
città sembra improvvisamente essere diventata all’ordine
del giorno, ci si sarebbe trovato ad avere a che fare direttamente. E che avrebbe rischiato anche lui la vita sotto l’ennesimo cornicione sbriciolato.
Ieri mattina, mentre era fermo davanti all’ingresso del
suo negozio, che dà nel cortile
di un vecchio stabile di via Firenze, Guadagni è stato colpito da un grosso calcinaccio
staccatosi dalla facciata dello
stabile all’altezza del quinto
piano. «Ho avvertito un rumore. Il tempo di alzare gli occhi istintivamente e già quella
roba mi era addosso. Mi ha
colpito alla testa e alla spalla e
sono caduto a terra».
Guadagni è stato accompagnato in ospedale dove, dalle
ferite che presentava, i medici
hanno stabilito che le pietre
non lo hanno centrato in pieno ma solo colpito di striscio.
Sono stati comunque eseguiti
ulteriori esami clinici che
hanno confermato la diagnosi
dei sanitari: stato di shock e
lievi contusioni.
Consiglio di Stato
Sì al restauro
del Colosseo
Guadagni aveva scelto il
nome «Incazzatore cittadino»
per il gruppo che aveva aperto
sul social network e che oggi
conta cinquanta adesioni. I
suoi post avevano un linguaggio molto esplicito: «Mandiamo tutti a f...», aveva scritto,
esprimendo una delle tante
proteste che si sono scatenate
in città dopo la tragedia di cui
è rimasto vittima Salvatore
Giordano.
Proteste e polemiche che
sembra non condividere il
sindaco de Magistris, che ha
PER VINCERE
OGNI GIORNO
intesapourhomme.it
Protesta su Facebook per i crolli
ferito da un cornicione a Napoli
Il sindaco
De Magistris non va ai
funerali del giovane
e attacca: «In questi
giorni troppo veleno»
Via libera ai lavori di
restauro del Colosseo a
Roma. Lo ha deciso il
Consiglio di Stato, che ha
chiuso in via definitiva il
conflitto che era sorto
sull’aggiudicazione delle
opere finanziate
con un contratto di
sponsorizzazione per un
importo di 25 milioni di
euro dal Gruppo Tod’s
di Diego Della Valle.
Continuerà i lavori
l’impresa Gherardi,
aggiudicataria
dell’appalto pubblico
(gestito dalla
Soprintendenza per i beni
archeologici di Roma)
che già da tempo ha
avviato gli interventi.
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deciso di non partecipare ai
funerali del quattordicenne in
programma oggi a Marano, il
suo paese. De Magistris ha
motivato la scelta con la volontà di «lasciare alla famiglia
di Salvatore e alla comunità di
Marano, il momento del lutto», ma ha aggiunto anche di
«voler prendere le distanze da
tutto il veleno immesso contro la nostra città in queste
ore. Ho assistito ad un killeraggio politico e a una miseria
umana che come sindaco, napoletano, magistrato e padre
non avevo mai visto».
Il sindaco ha poi aggiunto
di non ritenere di avere, per
questa tragedia, «né una responsabilità giudiziaria né
una responsabilità politica».
F. B.
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LA CERTEZZA DI PIACERE
20 Cronache
Famiglie
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Lo stilista Marras lavora con la moglie: «Durante le trasferte parliamo dei figli». La sociologa: l’importante è che venga eliminata ogni competizione
Uniti nella vita
e al lavoro
A sinistra l’orafo
Angelo Mereu con
sua moglie
Francesca. Accanto,
Giuseppe Fele con la
consorte Eun Ju e la
loro bambina nel
ristorante che
gestiscono ad
Alghero. A destra lo
stilista Antonio
Marras con la moglie
Patrizia (la loro foto
è dell’Archivio
Molteni&Motta)
La vita di coppia in azienda
«Che liti, ma così ci si vede»
Marito e moglie soci in affari: in Italia 930 mila casi
Photo: Studio Bortolotti e Sandro Leonelli - Lega Navale Gruppo Sub
Scene da un matrimonio. «Il vantaggio di lavorare assieme? Se non
fosse così sarebbe difficilissimo vedersi, e non dico parlarsi». Lo svantaggio? «L’intimità stringatissima:
sulle questioni professionali litighiamo furiosamente davanti ai nostri
collaboratori». E il privato? «Lo affrontiamo nei luoghi più assurdi, come sul taxi. Anni fa discutemmo in
modo animato all’aeroporto di Londra perché nostro figlio Efisio dopo il
liceo aveva deciso di studiare fotografia alla Parsons di Parigi. “Ma da
quando? Ma perché? Ma chi?”, non mi
capacitavo. Patrizia, che è molto più
intelligente di me, argomentò in modo semplice: “Proprio tu parli?”. Colpito e affondato: sono ragioniere e
faccio tutt’altro».
In effetti l’estro creativo di Antonio
Marras non ha nulla a che vedere con
la concretezza numerica dei ragionieri. E infatti a bilanciare il suo fuoco artistico ci pensa Patrizia, moglie e sodale nel variegato contenitore della
moda di cui sono protagonisti. La
coppia rientra in pieno nella scansione degli italiani fatta dalla Camera di
Commercio di Monza e Brianza: 930
mila «matrimoni di impresa», cioè
partner nella vita privata e in quella
professionale, che la crisi non è riuscita a scalfire, anzi, ha unito ancora di
più (per il 3,5%). Bonnie e Clyde, della
legalità però, uniti nell’acrobatica avventura di sopravvivere alle oscillazioni della Borsa. Uomini e donne che
si sono scelti per restare uniti nella
buona e nella cattiva sorte, consapevoli, con un po’ di ironia, che se la nave affonda li sorprenderà insieme.
«Sapere che la crisi potrebbe far
perdere il posto a entrambi ci responsabilizza, quattro occhi e due teste sono attenti a curare lo stesso interesse», spiega Attilio Taglialegami, titolare di Janautica, azienda di manufatti
in vetroresina con oltre un milione di
fatturato e tredici dipendenti. Lui da
trent’anni lavora gomito a gomito con
Venezia De Tursi, sua moglie da quasi
venti. «Il segreto è la divisione dei
compiti, sia in ufficio che a casa: io
faccio la spesa e sto ai fornelli, lei pensa al resto!».
Mica facile non pestarsi i piedi, so-
prattutto in ambienti piccoli. Giammarco Mereu, per esempio, non
avrebbe scommesso un euro sulla
buona riuscita dell’esperimento,
quattro anni fa, quando sua mamma
Francesca ha cominciato ad aiutare il
padre Angelo nella gioielleria artigiana di famiglia, a Milano. La mamma si
occupa delle commissioni e dei rapporti con i clienti, il papà segue la par-
L’impresa di nautica
Attilio Taglialegami e la
signora Venezia conducono
un’impresa per la nautica: «Il
segreto? Dividersi i compiti»
te artistica, con lui e con la sorella
Giolina. «L’aspetto predominante di
mio padre è la creatività, quello di mia
madre la razionalità», racconta. Eppure, forse è proprio questa disparità
a rendere possibile l’equilibrio perfetto, resistente a qualunque tempesta.
«Condividere il mestiere può far
bene se la coppia non ha una dinamica competitiva al suo interno, a prescindere dalla professione», spiega la
sociologa del lavoro Luciana d’Ambrosio Marri. «Può favorire la comprensione reciproca rispetto agli
stress lavorativi, purché ci si riconosca spazi e autonomia in modo adulto,
senza caricarsi di aspettative e rimproveri più legati alla sfera privata».
Anche lei nel suo piccolo talvolta fa
esperienza del «matrimonio di impresa»: «Mio marito è psicologo del
lavoro e ci capita di collaborare. Abbiamo scritto un unico libro a quattro
mani, qualche anno fa, Come muovere
i primi passi in azienda (Franco Angeli), ed è il risultato di numerosi confronti dialettici: diciamo che ogni tanto uno dei due ha dovuto fare un passo indietro».
In generale una buona regola è
sforzarsi di lasciar fuori dal talamo gli
screzi avvenuti durante la giornata.
«Funziona come per la partita di calcio: quando finisce spegni la tivù e
non ci pensi più», declina la sua filosofia di vita Giuseppe Fele, che un anno e mezzo fa ha lasciato Roma per
trasferirsi ad Alghero con sua moglie
Eun Ju, coreana: hanno preso in gestione il ristorante Cavour, e contano
di comprarlo appena possibile. «Eun
Ju cura la parte amministrativa, io sono lo chef e seguo la logistica e la spesa. Non mi impiccio mai di quello che
fa lei e viceversa. E poi, altra regola:
teniamo aperto solo a cena, perché
abbiamo anche una vita, la nostra insieme, e non possiamo sprecarla lavorando e basta».
Elvira Serra
@elvira_serra
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Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Cronache 21
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Architettura Studenti e prof dell’università Roma Tre premiati a Versailles. «Ora l’Italia non ignori il nostro progetto»
Francesca Marino
28 anni, studentessa di Architettura.
Si sta laureando nella specialistica.
Per «RhOME» si è occupata
dell’integrazione architettonica
degli impianti fotovoltaici
Per il primo festeggiamento
l’ingegnere del progetto ha cucinato una gigantesca pasta all’amatriciana che nel pomeriggio
di ieri è stata offerta a tutti i «decatleti» come merenda post
olimpiadi. E qualcuno ha pure
intonato: «Tonelli meglio di
Prandelli». E magari non ha tutti
i torti. Perché Chiara Tonelli, che
insegna Tecnologia dell’architettura alla facoltà di Architettura
dell’università Roma Tre, è anche la team leader di una squadra di 50, tra studenti, ricercatori
e professori di Architettura, Ingegneria ed Economia di Roma
Tre, che appena due giorni fa ha
vinto il «Solar Decathlon Europe
2014», come dire i Mondiali di
bioarchitettura.
Gli unici italiani ad essere stati
selezionati tra centinaia di progetti in tutto il mondo e ad essere
arrivati alla finale a Versailles. I
primi tra 20 squadre di università da Stati Uniti, Giappone, Francia, Svizzera, Cile, Messico, Germania, Taiwan, Spagna, Romania, Thailandia, Costa Rica, India,
Olanda che tutte insieme in poco
meno di un mese hanno realizzato a due passi dalla reggia del Re
Sole una «Cité du Soleil», piccolo
villaggio solare con 20 prototipi
di eco-abitazioni. Sono state poi
giudicate in 10 prove diverse. E
«RhOME for denCity» ha vinto.
«Ho pianto come un bambino
quando abbiamo sentito che il
primo posto era il nostro, ho
pianto sul palco perché ho pensato che l’Italia, la nostra Università, Roma hanno dimostrato
che le idee grandi vincono e sono stato orgoglioso di tutto il lavoro fatto». E ha pianto Ugo Carusi, project engineer 28enne (lo
chef dell’amatriciana), perché
per lui «RhOME» è più di un
prototipo premiato, «è un sogno, un’idea, una passione che
seguo da un anno e mezzo da ricercatore del tutto volontario
(l’università non ha soldi): vorrei che tutti i nostri concittadini
potessero vederla e festeggiassero con noi».
«RhOME significa “A home for
Rome» (“Una casa per Roma”) sorride Chiara Tonelli -: è stata
pensata per Roma, per il parco di
Tor Fiscale, con la sua baraccopoli e i suoi monumenti, ma è replicabile e trasportabile in tutte
quelle realtà urbane di periferia
oggi abbandonate e degradate».
La casetta rossa ricoperta di legno che gli italiani del gruppo
semplicemente chiamano «La
Casa» in realtà è un concentrato
di efficienza energetica, innovazione, sostenibilità, design. E
Ugo Carusi
28 anni, è project engineer
(l’ingegnere che ha seguito il
progetto). Ricercatore non
stipendiato ha lavorato per un
anno e mezzo al prototipo
Michele Caltabiano
30 anni, è lo student team
leader del gruppo: si è occupato
della gestione degli studenti.
Uno degli ideatori dell’hashtag
su Twitter #DajeVersaje
Ugo e gli altri 49 ricercatori
che vincono l’Oscar dell’ecologia
L’idea della casa intelligente. «Ci ho lavorato gratis, senza contratto»
Il prototipo
bellezza. Sessanta metri quadrati
più due loggette esterne fatte di
materiali ecocompatibili, ispirati
al massimo del risparmio energetico, ma anche dei consumi,
per produrre più energia di
quanta se ne usi, seguendo il
principio delle 5 R: rigenerazione
urbana, relazione tra cittadini,
rapidità di costruzione, riduzione di impatto ambientale, riuso.
Prima di arrivare a Parigi, per
4 mesi è stata a Casteldarne, Alto
Adige, dove è stata testata. Poi è
stata smontata pezzo per pezzo,
caricata su un treno e portata a
Versailles: «Anche qui il minimo
impatto ambientale — dice Tonelli —: è un edificio concepito
per entrare nei container dei treni merci». È stata ricostruita in
una settimana. «Una casa di quel
tipo costa 1.032 euro al metro
quadro, inclusi gli arredi fissi —
A sinistra la casa
ecologica. Sotto (con il
microfono) Chiara Tonelli,
docente alla facoltà di
Architettura di Roma Tre,
premiata insieme al suo
team: 50 tra studenti,
ricercatori e professori di
Architettura, Ingegneria
ed Economia (Procaccini)
La prof coordinatrice
Il prototipo non tornerà
però in ateneo
«Ci hanno bloccato
per motivi burocratici»
continua la team leader —: sarebbe perfetta come casa popolare e per Roma soprattutto». Ma
nessuno delle istituzioni locali e
nazionali se n’è accorto. A Versailles non si è visto nessuno del
Comune di Roma, «peccato —
dice Tonelli — perché il sindaco
Ignazio Marino sarebbe il nostro
primo interlocutore». Invece gli
americani, che del Solar Decathlon sono gli inventori (con il
Dipartimento di energia del governo) hanno lodato molto il
gruppo italiano.
Ora la casetta rossa tornerà in
patria. Dove? Non all’università
Roma Tre, «ci hanno bloccato
per motivi burocratici», racconta
Tonelli. Il suo luogo naturale sarebbe nel parco di Tor Fiscale,
come primo passo per la riqualificazione. Ma per non farla finire
smontata e dimenticata in qualche magazzino, il principale
sponsor del progetto, l’azienda
di case in legno Rubner di Chienes (Bolzano), ha già pronto un
grande spazio dove la metterà in
bella mostra.
Claudia Voltattorni
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sentimenti e Dna
GENETICA DELL’AMICIZIA: SCEGLIAMO CHI È SIMILE A NOI
di EDOARDO BONCINELLI
C
hi si somiglia si piglia, si dice
molto spesso. Vuoi vedere che
è veramente così!? È stata appena pubblicata una ricerca che attraverso l’analisi del Dna di un milione e mezzo di persone ha portato
a concludere che il Dna delle persone amiche tende a somigliarsi. Non
so se sia assolutamente vero, ma
certo è verosimile e non inatteso.
Perché?
Sappiamo da decenni, dai tempi
in cui ancora non esistevano tutte
le diavolerie di oggi per analizzare
il Dna delle diverse persone, che i
due membri di una coppia tendono
a condividere il grado di cultura e
d’intelligenza. Non fu allora e non è
oggi una grossa sorpresa. In una
coppia bisogna parlare e scambiare
continuamente punti di vista e
idee; e per farlo, il possesso di uno
stesso grado di cultura e d’intelli-
genza certamente aiuta. Le coppie
evanescenti e destinate a dissolversi tendono a essere quelle nelle
quali si parla poco e di cose poco
importanti. Comunque sia, questo
fatto è più che assodato e figura in
ogni manuale di biologia umana,
quella scienza che studia appunto
le caratteristiche biologiche di noi
umani.
Se diamo per scontato questo
fatto, occorre chiedersi dove è riposta la predisposizione alla cultura e
all’intelligenza. Anche se si tratta di
fenomeni che hanno, ovviamente,
una grossa componente culturale e
sociale, non c’è dubbio che anche i
geni ci mettano lo zampino, assicurando una potenzialità intellettuale, un certo grado di memoria e,
perché no?, anche una certa propensione a informarsi e a far tesoro
delle informazioni acquisite. Insomma, certamente, i due partner
di una coppia che funziona hanno
una certa somiglianza genetica.
Se ora ci viene detto che anche le
coppie di amici mostrano una certa
somiglianza genetica, non è il caso
di sorprendersi. Essere amici vuol
dire parlarsi, condividere interessi
e passioni, ed essere in grado di discuterne. Una coppia di amici è un
calco significativo di una coppia di
amanti, anche se spesso il grado di
coinvolgimento affettivo è minore,
almeno a certe età. Non a caso si è
parlato in passato di «affinità elettive». Appare chiaro quindi che una
certa somiglianza genetica può
aiutare, anche se difficilmente sarà
Affinità elettive
Nelle predisposizioni
di ognuno alla cultura
e all’intelligenza anche
i geni ci mettono lo zampino
un fattore discriminante di valore
assoluto. Avere una struttura genetica portante non troppo dissimile
appare quindi un fattore predisponente, anche se ha senso chiedersi:
«Di tutti i geni che possediamo
quali si somigliano di più nelle
coppie di amici?».
Ma prima viene spontanea un’altra domanda: «Come ci si accorge
di chi ha i geni simili a noi?». Si
tratta di una domanda semplice.
Non sono i geni quelli di cui ci si
può accorgere, ma la loro estrinsecazione, cioè il loro contributo al
comportamento e all’atteggiamento complessivo. E questi sì possono
essere rilevati, anche se quasi mai
consapevolmente. Con certe persone ci si trova meglio che con altre, e
quasi sempre non si sa dire perché.
Ma questo succede invariabilmente
fino dalla prima età: gli amici si
scelgono reciprocamente, anche se
la vita può poi portare a disillusioni
e «tradimenti», proprio come nelle
faccende di cuore.
Quali geni contano di più in questa giostra di personalità? Sarei
molto curioso di saperlo, ma già ci
viene detto che i geni in questione
sono tra quelli che sembrano evolvere più velocemente nella storia
della nostra specie. Prospettiva
bellissima e affascinante. Noi evolviamo, cioè miglioriamo continuamente il nostro modo di affrontare
ed eventualmente modificare l’ambiente in cui viviamo, ottimizzando le nostre relazioni personali e la
nostra interdipendenza. Insieme
per un mondo migliore, verrebbe
fatto di dire, «se non facessimo
brutti sogni» come dice l’Amleto di
William Shakespeare. Da dove vengono i brutti sogni — intolleranza,
insensibilità, conflittualità e aperta
ostilità? Dalla bestia che ancora alberga in noi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Dall’Inghilterra
I sedili d’auto
che evitano
colpi di sonno
Si chiama colpo di sonno e in
tutto il mondo è tra le cause
principali che provocano
incidenti mortali. Colpisce
all’improvviso. È
incontrollabile. Dall’uomo. Per
combattere il colpo di sonno
sono stati messi a punto negli
ultimi anni una serie di sistemi
di allerta affidati all’elettronica.
Sempre più sofisticata e in
grado di misurare il nostro
stato d’animo fino a
proteggerci in caso di pericolo.
L’ultima trovata arriva
dall’Inghilterra. I ricercatori
della Nottingham Trent
University stanno
perfezionando un sistema
basato su speciali sensori
inseriti nello schienale del
sedile di chi è al volante.
Sensori derivati da quelli usati
per l’elettrocardiogramma. In
grado quindi di monitorare il
battito cardiaco. Quando si
abbassa troppo, i sensori fanno
suonare un allarme. Una
sveglia che dovrebbe indurre
chi guida a fermarsi. Qualora
sia troppo tardi, o se il
conducente fosse già entrato in
un sonno profondo, i sensori
sono in grado di «dialogare»
con la centralina e attivare un
freno motore che fa rallentare
l’auto, la devia sulla corsia di
emergenza e nei casi estremi
può chiamare i soccorsi. Altri
sistemi di «sorveglianza» sono
già attivi sulle vetture più
moderne. L’ultima funzione di
rilevazione dell’affaticamento
del guidatore messa a punto da
Bosch, per esempio, è basata su
un algoritmo che inizia a
registrare il comportamento di
sterzo del guidatore all’inizio
del viaggio. «Sulla base di
questo — spiegano in Bosch —
riconosce i cambiamenti nel
corso di lunghi viaggi e quindi
anche il livello di
affaticamento. Tra i segni tipici
del calo di concentrazione vi
sono le fasi in cui il guidatore
praticamente non sterza,
combinate con movimenti
dello sterzo minimi, ma rapidi
e improvvisi, per tenere il
veicolo in carreggiata. In base
alla frequenza di questi
movimenti e altri parametri,
tra i quali la lunghezza del
viaggio, l’uso degli indicatori di
direzione e l’ora della giornata,
il sistema calcola il livello di
affaticamento del guidatore. Se
supera un determinato valore,
sul cruscotto inizia a
lampeggiare un’icona (per
esempio una tazzina di caffè)
per allertare il guidatore che è
necessario fare una sosta».
Volvo ha messo a punto un
sistema che riconosce il
conducente e rileva se è stanco
o distratto, se ha gli occhi
chiusi o cosa sta guardando.
Spiega Per Landfors, ingegnere
Volvo: «Mettendo sul cruscotto
un sensore in grado di
monitorare aspetti come la
direzione in cui il conducente
volge lo sguardo, quanto sono
aperti i suoi occhi e in che
posizione e angolatura tiene il
capo, è possibile sviluppare
sistemi di sicurezza in grado di
rilevare lo stato di chi guida e
regolare il comportamento
della vettura». Resta il fatto che
fermarsi ogni tanto resta la
soluzione migliore per
viaggiare in sicurezza. La
propria e quella degli altri.
Maurizio Donelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
22
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
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italia: 51575551575557
Economia
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LE CAMERE
DI COMMERCIO,
LA RIFORMA
E I DUBBI DI BASSANINI
D
ubbi illustri sulla
riforma delle Camere di
commercio. A proporre una
riflessione in corso d’opera
è Franco Bassanini, oggi
presidente della Cassa
depositi e prestiti, in
passato più volte ministro
della Repubblica, tra i
maggiori esperti del
funzionamento delle
amministrazioni
pubbliche. «Chiediamo a
Marianna Madia (ministro
della Pubblica
amministrazione, ndr;) di
valutare costi/benefici delle
nuove disposizioni sulle
Camere di Commercio», ha
cinguettato su Twitter
Bassanini. Le «nuove
disposizioni» sono prima
di tutto il taglio del 50%,
già varato per decreto, del
contributo annuale che le
imprese devono alle
Camere. In un’audizione in
parlamento il presidente di
Unioncamere, Ferruccio
Dardanello, ha stimato in
2.600 i tagli dei posti di
lavoro conseguenti a
questa misura. Un impatto
rilevante, lamentano in
Unioncamere, soprattutto
se parametrato a benefici
molto contenuti per le
imprese: il contributo
medio versato da ciascuna
azienda passerebbe da 110
a 55 euro l’anno.
Unioncamere chiede che il
taglio dei diritti camerali
parta non dal 2015, come è
scritto nel decreto, ma sia
graduale e vada a regime in
tre anni. In realtà c’è anche
dell’altro. Il
ridimensionamento delle
Camere potrebbe andare
ben oltre. Tra le bozze di
disegno di legge delega
sulla pubblica
amministrazione ne circola
una che prevede la
sottrazione tout court alle
Camere della competenza
principale:
l’aggiornamento del
registro delle imprese. Un
compito che potrebbe
essere affidato al ministero
dell’Economia. Questa
eventualità sta mettendo in
fibrillazione i poco meno di
10 mila dipendenti delle 105
Camere di commercio
italiane. Secondo
Unioncamere Veneto e Cgia
di Mestre la riforma
avrebbe un impatto
recessivo del valore di 2,5
miliardi. Se Rete imprese
Italia contesta
l’impostazione drastica
della riforma, ben diverso
resta l’atteggiamento
Confindustria. Del tutto
favorevole.
Rita Querzé
rquerze
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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La trattativa La ristrutturazione del debito della compagnia passaggio cruciale per l’alleanza con Etihad
Salvataggio Alitalia, il «sì» delle banche
Oggi le assemblee sull’accordo per gli esuberi, la Cgil verso il no
✒
I numeri
ROMA — Intesa delle quattro banche creditrici di Alitalia
sulla ristrutturazione del debito, in vista dell’acquisizione di
Etihad. «Tra di noi c’è accordo
unanime, siamo a posto», annuncia l’amministratore delegato di Unicredit, Federico
Ghizzoni, dopo oltre 10 ore di
trattative con i rappresentanti
di Cai e i delegati delle altre
banche: Intesa Sanpaolo, Banca Popolare di Sondrio e Mps.
Intanto la Cgil va verso il «no»
all’accordo sugli esuberi.
I dettagli dell’operazione
non sono ancora stati divulgati, ma di certo Etihad ha ottenuto la rinuncia a un terzo dei
565 milioni di vecchi crediti
vantati. In più Unicredit e Intesa Sanpaolo convertiranno la
parte restante del loro credito
in capitale dell’attuale compagnia guidata da Gabriele Del
Torchio. Spetterà inoltre alle
banche il compito di mettere a
disposizione 200 milioni a garanzia del contenzioso pregresso. Come previsto nel piano finanziario della compagnia
araba, verranno aperte altre
300 milioni di nuove linee di
credito, con la possibile collaborazione di altri istituti.
Riguardo alla possibile
chiusura di un’intesa con
Etihad, l’amministratore delegato di Alitalia Del Torchio fa
notare che per «domani (oggi
ndr) non è previsto, non è in
agenda». Comunque l’accordo
con le banche è un passo deci-
D’ARCO
GLI ESUBERI
IL DEBITO
Dati in euro
616
i dipendenti
che saranno
riassorbiti
in azienda
681
i lavoratori
che saranno
ricollocati entro
dicembre
in società
esterne
2.251
1
miliardo
1.000
800
565
600
milioni
400
200
954
0
gli aaddetti che andranno
in mobilità e sperimenteranno
per primi i contratti di ricollocazione
Lo sconto
Gli istituti rinunciano a un
terzo dei crediti, 200 milioni
a garanzia dei contenziosi
Il lavoro
Per la Cgil gli esuberi
sono molti di più dei 954
destinati alla mobilità
il debito
di debito
da ristrutturare complessivo
di Alitalia
con le banche
sivo per arrivare alla firma definitiva — attesa nei prossimi
giorni — per l’ingresso degli
arabi nel capitale dopo il patto
siglato sabato da Cisl, Uil e Ugl
e le sigle del volo sugli esuberi.
«Assolutamente niente è in discesa, però, è una bella premessa — commenta Del Torchio —. Mi auguro che ci sia
unità da parte dei sindacati».
Ma la Cgil punta i piedi: la
sua contrarietà sarebbe basata
sul fatto che i dipendenti in
uscita, secondo il sindacato,
sono in realtà molti di più dei
954 destinati alla mobilità. Per
l’organizzazione guidata da
Susanna Camusso, infatti, a
questi andrebbero aggiunti i
681 che entro dicembre sono
destinati, in base all’accordo, a
essere assorbiti da società
esterne. La Cgil sostiene che
sulla ricollocazione di questi
681 non c’è alcuna garanzia
scritta. L’argomento è al centro
di riunioni che il sindacato organizza oggi in tutte le strutture connesse al trasporto aereo
per valutare, insieme ai lavoratori, la portata dell’intesa: do-
mani si saprà la decisione finale, ma il «no» appare probabile.
Per la Cgil l’accordo di sabato
costituisce «un precedente
gravissimo che non possiamo
accettare» perché l’iter tradizionale delle ristrutturazioni
sarebbe stato stravolto: Alitalia
Cai in sostanza licenzierà centinaia di lavoratori e poi effettuerà il trasferimento del ramo
d’azienda a Etihad, mentre di
solito avviene il contrario, a tutela dei lavoratori. La Cgil dubita che palazzo Chigi sia davvero intenzionato a chiudere la
trattativa, come minacciato
domenica dal ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, senza
prima avere incassato il «semaforo verde» anche dell’organizzazione di Corso d’Italia.
Segnali di distensione e di
dialogo vengono da Giovanni
Luciano, segretario generale
della Fit-Cisl: «Con grande forza chiediamo a tutti di fare la
loro parte responsabilmente,
come abbiamo fatto finora e
come stiamo facendo ancora
oggi al tavolo del contratto nazionale e della riduzione del
costo del lavoro in azienda». Il
nuovo contratto del trasporto
aereo, in sede di accordo aziendale, porterebbe al risparmio
di 31 milioni sul costo del lavoro. «Sarebbe delittuoso — sottolinea Luciano — far fallire
tutto per interessi particolari
proprio a un passo dal traguardo».
Francesco Di Frischia
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A Londra Il manager alla Fiera aerospaziale: pronti a vendere Fata, su Ansaldo Breda decisione a ottobre
Finmeccanica, la prima di Moretti
«Più selettivi con il nuovo piano»
DAL NOSTRO INVIATO
LONDRA — Affari, incroci
con la politica e anche annunci.
La fiera aerospaziale di Farnborough, a sud ovest di Londra, è
una delle vetrine mondiali più
importanti per il settore della
Difesa. Per l’Italia c’è Finmeccanica. Il nuovo amministratore
delegato Mauro Moretti, dopo
un giro tra gli stand e qualche
primo contatto, ha chiarito
qualche punto del suo programma. Con una premessa: «Il presidente del Consiglio mi ha
chiamato dicendomi: c’è la più
grande industria del Paese che
ha bisogno di essere risanata.
Finmeccanica deve essere riposizionata, rivitalizzata. Ho accettato di buon grado».
Comunque sia andata, ora l’ex
numero uno delle Ferrovie, deve
muoversi in una congiuntura
difficile. Ha preso il comando di
un gruppo imponente, con 16
miliardi di ricavi e 63 mila dipendenti. Ma le risorse a disposizione sono poche anche qui e
D’ARCO
La lente
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In Borsa negli ultimi tre mesi
Al vertice
Ieri
7,355
7,25 euro
7,041
+0,62%
6,727
6,413
6,098
5,784
5,469
14 28
APRILE
12
26
MAGGIO
l’indebitamento è già pari a 3,32
miliardi (tutti i dati fanno riferimento al bilancio 2013). È arrivato il momento di scegliere su
che cosa puntare. Moretti conferma che la nuova Finmeccanica si concentrerà su difesa e sicurezza, vale a dire sui comparti
già ridisegnati come divisioni
produttive: elicotteri, aeronautica, elettronica, spazio.
«Finora abbiamo fatto troppe
cose. Dobbiamo focalizzarci sui
prodotti a più alto contenuto
tecnologico, con il nuovo piano
9
23
GIUGNO
7
LUGLIO
industriale saremo più selettivi», ha spiegato Moretti.
Primi passi: due dismissioni.
La novità è la cessione della Fata, la società di Torino, specializzata nella produzione di impianti industriali (alluminio soprattutto) e finora considerata
intoccabile come il suo presidente Ignazio Moncada. «Porterò la proposta di vendita al prossimo consiglio di amministrazione. La Fata non c’entra nulla
nè con l’aerospazio e difesa, nè
con altri settori del gruppo co-
Mauro Moretti, 59 anni,
ingegnere ed ex
sindacalista della Cgil, è
l’amministratore delegato
di Finmeccanica dal 15
maggio 2014. Fino a quella
data ricopriva la carica di
Ceo nel gruppo Fs. E’
vicepresidente della Uic
(Unione internazionale
delle ferrovie). Moretti era
al salone aeronautico di
Farnborough, in Inghilterra.
me i trasporti». La seconda
mossa, invece, è una conferma:
l’azienda di trasporti AnsaldoBreda. «A fine mese chiuderemo
la "data room" (la fase di spiegazione dei conti ai compratori
ndr), poi chiederemo le offerte
vincolanti. A settembre dovremmo avere le offerte e penso
che in ottobre il consiglio di amministrazione potrà valutare e
decidere».
Più complesso il ragionamento su Drs Tecnologies, la società americana acquisita sei anni fa. Il management di Finmeccanica non è soddisfatto nè dal
punto di vista del ritorno finanziario, nè sul piano dell’integrazione con la consorella italiana,
la Selex es. Nei prossimi mesi,
dunque, si procederà con una
potatura di Drs e poi si valuterà
se mantenerla nel perimetro o
cominciare a guardarsi intorno
in cerca di acquirenti.
Una battuta anche sul caccia
F-35, al centro delle polemiche
internazionali: «So che il governo sta lavorando per sviluppare
l’accordo internazionale. Noi
dovremo cercare di fare anche le
parti più sofisticate, le componenti elettroniche e l’avionica».
Giuseppe Sarcina
[email protected]
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Salvini e l’italianità
«La battaglia
che non farei più»
di DARIO DI VICO
M
atteo Salvini, a suo dire,
non ama i convegni e tanto
meno quelli organizzati dai
sindacati confederali. Ma ieri a
Milano ha fatto un’eccezione per
la Cisl Lombardia e si è
presentato assieme al vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini
a discutere del libro che racconta
alcune tra le più recenti e
significative esperienze di
contrattazione in fabbrica
( titolo: «Non serve andare sui
tetti»). Ha raccontato di aver
lavorato da Burghy, si è
autodefinito comunque «uno da
tetti» ovvero da azioni clamorose
ma ha stupito l’uditorio
soprattutto per le sue
affermazioni sul superamento
del concetto di italianità.
«Sicuramente non rifarei la
battaglia per l’italianità
dell’Alitalia, oggi dico che non mi
importa se il nuovo azionista è
un varesotto di Caronno
Pertusella o viene da Helsinki. Lo
valuto in base alle scelte che fa
per tenere l’occupazione negli
scali di Linate e Malpensa.
Difendo i territori ma se il mio
vicino di casa è un inetto non gli
affido certo una compagnia
aerea». Stessa linea per la
vendita della Merloni agli
americani della Whirlpool.
«Sono meramente utilitarista e
quello degli elettrodomestici non
è un caso che mi preoccupa anche
perché alle spalle di Whirlpool c’è
una storia che garantisce. Certo
quando la pasticceria Marchesi
di Milano voleva vendere alla
fine nella lista dei compratori ha
scelto l’italiana Prada e tutto è
rimasto in casa. Ma
evidentemente non sempre è
possibile avere le alternative
giuste».
Salvini dialogando con il
segretario cislino Luigi Petteni ha
anche difeso i corpi intermedi,
«quando vengono messi sotto
attacco dal governo in nome di
una presunta modernizzazione
io divento tifoso della loro
presenza sul territorio e della
presenza capillare della Cisl».
Perché, ha aggiunto, non è che i
sindacati sono tutti uguali, «voi
dite che Cisl e Cgil sono cugini ma
è come per Milan e Inter, uno che
come me è milanista non potrà
mai tifare anche per i
nerazzurri».
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24
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
ANAS S.p.A.
Compartimento della viabilità
per la Calabria
Cassa depositi e prestiti
ESITO DI GARA
AGGIUDICAZIONE DEFINITIVA ED EFFICACE
Sul foglio inserzioni della Gazzetta Ufficiale n. 79 del 14/07/2014 è pubblicato l’esito della
Procedura di Gara aperta n. CZLAV004-14 del 14.05.2014 - CIG 5642165DD6 - Codice appalto
CZE2A2012C401 - S.S. 106 “Jonica” - Lavori di Manutenzione Straordinaria occorrenti per
l’adeguamento delle opere di protezione laterali su manufatto compresi i raccordi su rilevato,
previa sostituzione dei parapetti in muratura esistenti, in tratti ben definiti compresi tra i
km. 295+800 e 330+000 - Provincia di Cosenza - Importo a base d’appalto: € 548.640,00
di cui € 13.000,00 per oneri relativi alla sicurezza non soggetti a ribasso - Categoria
prevalente: OS12-A e Ulteriore categoria OG3. Durata dell’appalto o termine di esecuzione:
Tempo contrattuale Tc = giorni 150 comprensivo di Ts = giorni 30 (Andamento stagionale
sfavorevole) - Aggiudicataria: Impresa ITINERIS SRL - Data verbale di aggiudicazione:
28.05.2014 - Ribasso offerto: -34.328% - Importo contrattuale € 364.765,50. Il presente
avviso è stato pubblicato sull’Albo Pretorio on line del Comune di Cosenza, sull’Albo
Compartimentale di Catanzaro, delle Sezioni Staccate di Cosenza e Reggio Calabria e sui
Siti Internet www.stradeanas.it. (ANAS S.p.A.) e www.serviziocontrattipubblici.it. (Ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti).
IL DIRIGENTE DELL’AREA AMMINISTRATIVA
Avv. Filippo VENTURA
VIA E. DE RISO, 2 - 88100 CATANZARO
Tel. 0961/531011 - Fax 0961/725106 • sito internet www.stradeanas.it
ANAS S.p.A.
Direzione Regionale
per la Sicilia
Si comunica che sulla GURI n° 79 del 14/07/2014 è pubblicato il bando di gara integrale
relativo al sotto elencato lavoro:
BANDO DI GARA PALAV034-14, GARA N°1 - SS. n°122 “Agrigentina”. Lavori di
risanamento strutturale e di sostituzione delle barriere di sicurezza del Viadotto Morello
sito al km 82+000 della SS. n°122. Importo totale lordo lavori a misura: € 2.168.400,00.
Importo soggetto a ribasso: € 2.085.000,00. Oneri sicurezza: € 83.400,00. Categoria
prevalente: OG3 Class.ca III^ Bis. Importo: € 1.796.704,00; Ulteriore Categoria a
Qualificazione Obbligatoria scorporabile e/o subappaltabile: OS12/A Class.ca I^
Importo: € 191.952,80; Ulteriore Categoria a Qualificazione Obbligatoria scorporabile
e/o subappaltabile: OS11 Class.ca I^ Importo: € 179.743,20; Cauzione provvisoria 2%:
€ 43.368,00; Pagamenti in acconto: ogni € 500.000,00. Perizia: n°29705 del 15/05/2014.
Il termine per l’esecuzione dei lavori è di 200 (duecento) giorni consecutivi e continui dalla
data del verbale di consegna dei lavori comprensivi di giorni 20 (venti) per andamento
stagionale sfavorevole; procedura aperta disposta con determina a contrarre n°CPA0038404-I del 20/06/2014; Responsabile del Procedimento Ing. Nicola NOCERA. Il plico
con la documentazione richiesta pena l’esclusione dalla gara stessa, dovrà pervenire
ESCLUSIVAMENTE: tramite raccomandata/posta celere del servizio postale (Poste
Italiane o altro corriere autorizzato) entro e non oltre le ore 10:00 del giorno 02/09/2014
al seguente indirizzo: ANAS S.p.A. - Direzione Regionale per la Sicilia - U.O. Gare - con
sede in Via A/De Gasperi 247, C.A.P. 90146 - Palermo. La prima seduta pubblica si
terrà il giorno 02/09/2014 alle ore 11:00 presso la sala gare della Stazione Appaltante
all’indirizzo di cui sopra.
IL DIRIGENTE AMMINISTRATIVO
Palermo, lì 15/07/2014
Dott. Giuseppe ORSINO
CASSA DEPOSITI e PRESTITI spa
BUONI FRUTTIFERI POSTALI (G.U. 10 luglio 2014 n. 158)
AVVISO
BFP EUROPA - SERIE P67
BFP3x4 - SERIE T31
MINISTERO DELLA DIFESA
SEGRETARIATO GENERALE DELLA DIFESA
DIREZIONE NAZIONALE ARMAMENTI
DIREZIONE DEGLI ARMAMENTI NAVALI
ESTRATTO DEL BANDO DI GARA IN AMBITO COMUNITARIO
RELATIVO AI SETTORI DELLA DIFESA E SICUREZZA
(D.Lgs. 208/2011 di attuazione della Direttiva 2009/81/CE)
Questa Amministrazione effettuerà una gara a mezzo procedura ristretta con il criterio di aggiudicazione al prezzo più
basso per prestazioni di adeguamento alla nuova normativa e
sostituzione dei recipienti in pressione e delle valvole di sicurezza di bordo e relative attività accessorie, da eseguirsi sulle
UU.NN., SS.MM.GG., Mezzi Minori e Bacini Galleggianti presso
gli Arsenali della MMI - Importo base di gara € 436.500,00
(oltre € 13.500,00 per costi da interferenza non soggetti a
sconto). I requisiti richiesti per la partecipazione e la relativa
documentazione sono specificati nel bando di gara integrale
pubblicato sulla G.U.R.I. n. 78 dell’11.07.20014. Il suddetto
bando è visionabile anche sul sito della Difesa http://www.navarm.difesa.it. La domanda di partecipazione da compilarsi
secondo il modulo predisposto dall’amministrazione, nonché
tutti i documenti ad essa allegati, firmati digitalmente dovranno
essere inviati tramite P.E.C. all’indirizzo ufficiale di P.E.C.
[email protected] La domanda predetta non è vincolante per l’Amministrazione. CODICE DELLA GARA G. 340.
CODICE SMARTCIG ZBFOFBDE15.
IL DIRETTORE - Amm. Isp. Matteo BISCEGLIA
ESTRATTO ESITO DI GARA
Il Dirigente
del SACUAG Area Gare Forniture e Servizi
avv. Rossana Lizzi
• durata massima: 4 anni dalla data di sottoscrizione
• riconosce ogni 3 anni gli interessi maturati
• interesse annuale variabile legato all’indice EURO STOXX 50®
Tassi nominali annui
lordi per ogni
triennio di possesso (%)
Tassi effettivi annui dalla data di
sottoscrizione al termine di ogni
periodo di possesso (%)
Periodo di
possesso (anni)
Cassa depositi e prestiti
società per azioni
Via Goito, 4
00185 Roma
Capitale sociale
euro 3.500.000.000,00 i.v.
COMUNE DI NAPOLI
Si avvisa che in data 08/07/2014 è stato inviato alla GUUE l’esito della gara: “Fornitura
di macchine operatrici speciali e loro manutenzione, quali piattaforme aeree ed automezzi, per lavori di potatura delle
alberature poste sul territorio del Comune” - 2 lotti. Valore inizialmente stimato
(oltre Iva): Lotto 1 € 161.301,09; Lotto 2
€ 84.600,55. Valore finale: lotto 1 deserto,
lotto 2 deserto. Testo integrale reperibile sul
sito www.comune.napoli.it.
• durata massima: 12 anni dalla data di sottoscrizione
Lordo
Netto
3
0,80
0,80
0,70
6
1,40
1,10
0,97
9
2,30
1,50
1,32
12
3,51
2,00
1,77
Ipotesi di apprezzamento
dell’Indice (%)
Tasso di rendimento
effettivo annuo a scadenza (%)
Anni
Anno 1 successivi
Lordo
Netto
si
si
2,70
2,37
b
<7
≥ 10
no
si
2,16
1,90
c
≥7
< 10
si
no
0,97
0,85
d
<7
< 10
no
no
0,40
0,35
• dedicato a chi investe nuova liquidità
BFP ORDINARIO VENTENNALE - SERIE C15
• durata massima: 12 anni dalla data di sottoscrizione
• durata massima: 20 anni dalla data di sottoscrizione
Tassi nominali annui
lordi per ogni
triennio di possesso (%)
Periodo di
possesso (anni)
Partita IVA 07756511007
Tassi effettivi annui dalla data di
sottoscrizione al termine di ogni
periodo di possesso (%)
Lordo
Netto
3
1,50
1,50
1,31
6
2,00
1,75
1,54
9
2,50
2,00
1,77
12
3,61
2,40
2,13
BFPImpresa - SERIE G12
www.cassaddpp.it
• riconosce gli interessi a partire dal 12° mese successivo
alla data di sottoscrizione
Tassi nominali annui lordi (%)
1
0,25
6
1,50
11
2,50
16
3,00
2
0,50
7
2,00
12
2,50
17
3,00
3
0,75
8
2,00
13
2,75
18
4
1,00
9
2,25
14
2,75
19
3,25
5
1,25
10
2,25
15
3,00
20
3,50
3,25
BFP DEDICATO AI MINORI - SERIE M94
• durata massima: 20 mesi dalla data di sottoscrizione
• intestabile solo ai minori da 0 a 16 anni e mezzo
• dedicato a liberi professionisti e artigiani titolari di Partita IVA,
• scade al compimento del 18° anno di età
• offre un capitale rivalutato in funzione dell’età del minore
• gli interessi, calcolati su base bimestrale, sono crescenti fino ad
Avviso pubblico di gara per l’affidamento
in concessione di valorizzazione
dell’Ex Convento di Sant’Orsola
Si rende noto che la Provincia di Firenze ha pubblicato in data 27/06/2014 un avviso pubblico per
l’affidamento in concessione di valorizzazione del
Complesso Ex Convento di Sant’Orsola, sito in Firenze-Centro storico-Quartiere San Lorenzo. La
scadenza per la presentazione delle offerte è fissata alle ore 12,00 del giorno 25/09/2014. La
prima seduta pubblica avverrà il giorno 29 settembre 2014 con inizio alle ore 10.00. L’avviso e
tutta la documentazione di gara è consultabile
anche nel sito Internet www.provincia.fi.it, Sezione bandi di gara/Procedure di gara/ Gare in
corso di validità/Avvisi concessioni.
IL DIRIGENTE - Maria Cecilia Tosi
Premio si/no
BFP3x4RisparmiNuovi - SERIE W02
ditte individuali, condomini, associazioni, imprese
VIA A. DE GASPERI, 247 - 90146 PALERMO
Tel. 091/379111 - Fax 091/6703090 - 091/521722 • sito internet www.stradeanas.it
• eventuale rendimento annuale massimo a scadenza pari al 2,70%
1° periodo di periodi di
Caso riferimento riferimento
successivi
≥7
a
≥ 10
• riconosce ogni 3 anni gli interessi maturati
Iscritta presso CCIAA
di Roma
al n. REA 1053767
C.F. e iscrizione
al registro delle imprese
di Roma 80199230584
• interesse annuale minimo garantito pari allo 0,40%
al momento della sottoscrizione
un massimo del 1,25%
Simboli: ≥ maggiore o uguale; < minore; ≤ minore o uguale;
Sede Legale: S. Donato Milanese (MI)
P.zza S. Barbara 7
Capitale sociale Euro 1.200.000.000,00 i.v.
Cod. Fisc. e numero di iscrizione
al Reg. Imp. di Milano n. 10238291008
R.E.A. Milano n. 1964271
Partita IVA 10238291008
Società soggetta all’attività
di direzione e coordinamento
di Snam S.p.A.
Società con unico socio
Unione Europea
COMUNE DI NAPOLI
ESTRATTO ESITO DI GARA
LOTTO 4. Si avvisa che in data 09/07/2014 è stato inviato alla
GUUE l’esito della gara “Donne per lo sviluppo urbano - Lotto 4
“Sperimentare modalità di rendicontazione sociale”. Determina
di aggiudicazione n. 12 del 04/06/14. Aggiudicatario lotto 4: RTI P.A.
Advice SpA (mandataria)/Studio Erresse Soc. Coop. (mandante) che
ha offerto il prezzo di € 177.168,00 oltre IVA. Testo integrale su
www.comune.napoli.it/bandi.
Il Dirigente del SACUAG - Area Gare Forniture e Servizi
avv. Rossana Lizzi
Estratto di Bando di Gara
Settori Speciali
Ente Aggiudicatore: GNL Italia S.p.A., Sede Legale: S. Donato Milanese (MI),
P.zza S. Barbara 7. Società soggetta all’attività di direzione e coordinamento di
Snam S.p.A.. Società con unico socio.
Oggetto dell’appalto: Servizi di riparazione e manutenzione di macchinari.
CIG 5773572655. CPV50530000
Tipo di appalto: Servizi
Luogo di consegna/di esecuzione delle prestazioni: Panigaglia (SP)
Tipo di procedura: ristretta
Criterio di aggiudicazione: prezzo più basso
Termine per il ricevimento delle domande di partecipazione: 30.07.2014 - ore 12:00.
Condizioni di Partecipazione: le condizioni di partecipazione sono riportate sul testo
integrale del Bando pubblicato sulla G.U.U.E n. 2014/S 125-223302 del 03.07.2014.
Il suddetto testo è disponibile sul sito www.snamretegas.it portale fornitori.
Ufficio del Commissario Straordinario Delegato
REPUBBLICA ITALIANA
Per l’attuazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico
nella Regione Puglia previsti nell’accordo di Programma siglato il 25.11.2010
REGIONE PUGLIA
AVVISO PUBBLICAZIONE ESITO DI GARA
CUP: J35D12000220003 - CIG: 5479994A19
Il Commissario Delegato avvisa che sul sito www.dissestopuglia.it
nella sezione “AVVISI E BANDI” è pubblicato l’AVVISO RELATIVO AGLI
APPALTI AGGIUDICATI inerente l’aggiudicazione della procedura
aperta ai sensi del Decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e
s.m.i. relativa alla progettazione esecutiva e la realizzazione dei
lavori relativi all’intervento nel Comune di Putignano denominato
BA076A/10 Opere di mitigazione del rischio idrogeologico nell’area
della Zona Industriale cod. BA076A/10. L’avviso per estratto sarà
altresì pubblicato sulla G.U.R.I. Bari 21 marzo 2014
Il Commissario Straordinario Avv. Francesco Paolo Campo
Comune di Marsala
Autorità Portuale di Salerno
REGIONE TOSCANA - Giunta Regionale
Direzione Generale Competitività del
Sistema Regionale e Sviluppo delle
Competenze
Settore Formazione e Orientamento.
Via G. Pico della Mirandola, 24
50132 Firenze, Italia
ESTRATTO DI BANDO DI GARA
Procedura e criterio di aggiudicazione:
Procedura aperta criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Oggetto:
Servizio di assistenza tecnica per la gestione ed il monitoraggio del sistema regionale degli standard professionali e per il riconoscimento e certificazioni delle competenze - CIG 562827791A. Luogo di esecuzione della prestazione: Firenze - Italia. Durata
o termine d’esecuzione: dalla data di avvio
dell’esecuzione al 30/11/2015. Importo stimato: Euro 300.000 IVA esclusa per un
massimo di 365 giorni. Termine per la
presentazione delle offerte o della presentazione delle domande: ore 13.00.00
del 01/08/2014. Data di spedizione del
bando alla G.U.C.E.: 21/06/2014. Il bando
in edizione integrale è pubblicato sulla
GUCE e sulla GURI. Il capitolato speciale
d’appalto, insieme ai documenti di gara, sono
disponibili ai seguenti indirizzi Internet:
http://www.regione.toscana.it/appalti
/profilo_committente http://www.e.toscana.it/start.
Il Dirigente - Grondoni Gabriele
(Legge 1n. 84/94; D.P.R. 23/06/00
in G.U. n. 175 del 28/06/00)
L’AUTORITA’ PORTUALE DI SALERNO
indice Procedura Aperta (art. 55 D.Lgs 163/06) per la
“Appalto integrato nel settore speciale ex art. 206 e
2013 d.lgs 163/06 ss.mm.ii. sulla base del progetto preliminare prodotto dalla A.A. ex art. 53 c. 1 lett. c) D.lgs
163/06 ss.mm.ii. per l’affidamento della progettazione
esecutiva, del coordinamento per la sicurezza in fase di
progettazione e dell’esecuzione dei lavori di prolungamento del molo di sopra flutto e di salpamento del tratto
terminale del molo di sottoflutto nel Porto Commerciale
di Salerno, previo acquisizione del progetto definitivo in
sede di offerta”, importo complessivo dell’appalto è di
€ 19.269.670,85 comprensivo degliS oneri per la sicurezza ordinari e speciali non soggetti a ribasso e degli oneri
per la progettazione esecutiva e di coordinamento della sicurezza in fase di progettazione - DM n. 143/2013 (compresa Cassa 4%) da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta
economicamente più vantaggiosa. Scadenza: ore 13,00 del
02/10/2014. Informazioni ai numeri: tel. 089/2588111. Atti
tecnici ed amministrativi di gara ex art. 6 Disciplinare di
Gara e su www.porto.salerno.it.
IL PRESIDENTE - On. Avv. Andrea Annunziata
REGIONE TOSCANA - Giunta Regionale
Direzione Generale
Competitività del Sistema Regionale e sviluppo
delle Competenze
Settore Biblioteche, Archivi e Istituzioni Culturali
Via Farini, 8 - 50121 Firenze, Italia
AVVISO APPALTO AGGIUDICATO
Procedura e criterio di aggiudicazione:
Procedura negoziata senza previa pubblicazione di bando di gara, art. 57,comma 2 lettera b D.Lgs. 163/2006. CIG 5643713B4A.
Oggetto: “Affidamento della fornitura dell’accesso al Portale Giuridico Enti Locali e La
mia biblioteca WKI per la rete COBIRE per gli
anni 2014-2015-2016”. Luogo di esecuzione della prestazione: Firenze - Italia. Data
di aggiudicazione: 2330 del 26/05/2014.
Nome dell’aggiudicatario: Wolters Kluwer
Italia srl. Data di spedizione dell’avviso alla
G.U.C.E.: 01/07/2014.
Il Dirigente responsabile del contratto
Chiaretta Silla
Sito internet: www.comune.marsala.tp.it
RISULTANZE DI GARA A PROCEDURA APERTA
Si rende noto che con dispositivo di sentenza n. 01311 del 13/05/2014 del
TAR Sicilia PA, è stato rigettato il ricorso proposto dal R.T.I. Hydro Engineering
s.s. di D e M Galbo, da Alcamo (CG) con ETATEC s.r.l., Dott. Geol. Carlo Cibella geol. Giuseppe Baiata e Dott. Geol. Paolo Messina (Associati), in ordine
all’aggiudicazione definitiva, della gara a procedura aperta relativa a “Affidamento dell’incarico di progettazione definitiva ed esecutiva, dello studio geologico, del coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione ed
esecuzione, della direzione e contabilità dei lavori, relativo al completamento
della rete fognante nel Centro Urbano di Marsala”, e già aggiudicata al R.T.I.:
Studio Galli Ingegneria S.p.A. - SGI (C.G.) con sede in Sarmeola di Rubano
(PD), con Dott. Ing. Montalto Cusumano, Dott. Ing. De Vita Giuseppe e Dott.
Ing. Alessio Renda (Ass.ti Mand.ti), per l’importo di € 477.918,89 al netto del
ribasso d’asta offerto del 25,00% ed il ribasso del 20% sul tempo di espletamento del servizio, giusta determinazione dirigenziale n. 1449 del 27/12/2013
del Settore “Grandi Opere”. Ditte partecipanti n. 34, di cui la n. 30 esclusa e
la n. 34 perv. fuori termine.
Il Dirigente del Settore Grandi Opere
Ing. Gian Franco D’Orazio
Per la pubb
pubblicità
finanziaria rivolgersi a:
legale e fina
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Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Economia 25
italia: 51575551575557
La compagnia di Trieste Dismissioni a quota 3,7 miliardi, piano completato in anticipo. Il Leone azionista della società brasiliana con l’1%
Generali cede Bsi, patrimonio più forte
Il gruppo vende per 1,2 miliardi a Btg Pactual. Coefficiente di solvibilità al 160%
Due mesi di trattativa in esclusiva e ieri l’annuncio: Generali ha ceduto la Bsi al brasiliano Banco Btg
Pactual per 1,5 miliardi di franchi
svizzeri, corrispondenti a circa
1,24 miliardi di euro. L’operazione
è stata approvata ieri mattina dal
consiglio del Leone e sarà completata entro il primo semestre 2015.
La vendita, che Trieste prevede
possa produrre 100 milioni di minusvalenza, consente a Generali di
migliorare l’indice Solvency 1 di 9
punti portandolo a circa il 160%: il
gruppo guidato da Mario Greco
porta così le cessioni complessive
quota a 3,7 miliardi e raggiunge
con un anno di anticipo rispetto al
piano strategico l’obiettivo di solidità, con un miglioramento complessivo di 40 punti del coefficiente, che era a quota 120%. «La vendi-
Minusvalenza
La compagnia stima che la
cessione possa produrre
una minusvalenza
pari a circa 100 milioni
ta di Bsi rappresenta un passaggio
chiave nel rilancio di Generali», ha
detto Greco, «Si completa il percorso di dismissioni volto a rafforzare la nostra base patrimoniale e
ora possiamo guardare avanti,
concentrandoci sul core business
assicurativo senza quello che è stato un problema per lungo tempo».
La compagnia del Leone, che
nell’operazione è stata affiancata
da Jp Morgan e Mediobanca in veste di advisor, incasserà in contanti
1,2 miliardi di franchi svizzeri
mentre i restanti 300 milioni saranno corrisposti in strumenti
azionari del gruppo brasiliano: Generali verrà a detenere una quota
pari a circa l’1% della investment
bank. Inoltre è previsto che il prezzo di acquisto possa essere adeguato in base anche all’eventuale onere economico di Bsi derivante dal
tax amnesty programme del dipartimento di giustizia Usa relativo
Manager
Mario
Greco,
«group
chief executive officer» delle Generali
agli istituti bancari svizzeri.
Trieste si concentra dunque
sempre di più nel core business,
che rappresenta uno degli obiettivi
fondamentali del nuovo corso di
Greco. La Bsi di Lugano,controllata
fino agli anni Settanta dalla Comit,
era stata acquistata nel 1998 per
2.200 miliardi di lire. A metterla in
vendita era stato il gruppo elvetico
Sbs che, avviata la fusione con Ubs,
aveva dovuto procedere alla di-
Siderurgia
Cinque offerte
per Lucchini
In testa Jsw
Sono cinque le offerte
vincolanti presentate
per gli impianti della
Lucchini a Piombino
(foto) e Lecco. Si tratta
del gruppo indiano Jsw
Steel, di Duferco Italia,
di Acciaierie Venete, di
Steel Mont e di Elti. La
Jsw ha presentato
l’offerta per i laminatoi
di Piombino, gli
impianti marittimi, la
Vertek e la società Gsi;
le altre società hanno
manifestato interesse
per parti più limitate.
Arcelor Mittal ha
rinunciato dicendosi
interessata solo ad
alcuni macchinari.
smissione per ragioni Antitrust.
Erano arrivate nove manifestazioni
di interesse (tra le quali anche dalla
stessa Comit) e alla fine erano rimaste in corsa Generali e Deutsche
bank. Nel 2007 la Bsi è stata fusa
con la Buc (rilevata da Fiat nel
2006) e integrata con Banca del
Gottardo, acquistata nel novembre
di quell’anno da Swiss Life per circa un miliardo. La banca, specializzata nel private banking, ha sviluppato con il tempo il business dell’asset management in particolare
in Asia con basi a Hong Kong e Singapore. Oggi gestisce asset per 90
miliardi di franchi.
Con l’arrivo di Greco, nell’agosto
2012, e in particolare con il piano
strategico, la Bsi è stata inserita fra
gli asset «non core» da dismettere
per concentrarsi nelle assicurazioni e rafforzare il capitale. Non è stata però una dismissione facile ed è
stata preceduta da svalutazioni
dell’asset (nel 2013 l’impairment è
stato di 217 milioni). Rumor avevano parlato di diverse manifestazioni di interessi iniziali, poi con il
tempo i nomi rimasti sono stati indicati in tre, fino a quando è stata
avviata l’esclusiva con i brasiliani.
Btg Pactual, per il quale Bsi rappresenta «la maggior acquisizione
fuori dall’America Latina», ha spiegato la mossa con la volontà di
«espandere la posizione nell’asset
management». Il gruppo in Italia
ha di recente investito in Mps, rilevando il 2% e sottoscrivendo il patto di sindacato con la Fondazione
senese e gli americani di Fintech, e
in Carige con una piccola quota.
Sergio Bocconi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La giustizia civile Dal 2015 obbligo per tutti i procedimenti. La corsa all’informatizzazione
L’era del processo telematico
Le copie in cancelleria? Al computer
Alleanze
Bormioli,
Vision
cerca soci
Vision capital sta
esplorando l’opportunità
di trovare un socio per la
divisione casalinghi della
Bormioli Rocco, la
maggiore del gruppo
vetrario con 212 milioni di
ricavi (38,2% del totale), un
ebitda del 10% e tre
stabilimenti tra Fidenza,
Altare e la Spagna. Il fondo
di buyout con uffici a
Londra e New York, che tre
anni fa ha rilevato la
Bormioli dal Banco
Popolare, ha promosso lo
spacchettamento in
quattro società della
capogruppo guidata dal
presidente Paolo
Antonietti proprio per
avere maggiore flessibilità
sul fronte cessioni, joint
venture e partnership. Una
rivoluzione che sarà
completata a fina anno con
la nascita delle controllate
Pharmaceutical glass,
Pharmaceutical plastic,
Food & beverage e appunto
Tableware per bicchieri,
vasi per conserve, piatti.
Per i casalinghi si ragiona
su una partnership che
porti sinergie e maggiore
redditività, piuttosto che
su un disimpegno.
Carlo Turchetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
chiesta delle copie degli atti del
processo (verbali, ordinanze
ecc.) da questa fase è telematica.
Ogni provvedimento del GiudiDa poco più di dieci giorni la
ce emanato fuori udienza verrà
macchina della giustizia italiana
comunicato solo ed esclusivaè stata rivoluzionata dall’entrata
mente tramite pec. Dalla data di
in vigore del processo telematiattestazione di avvenuto ricevico. Un cambiamento radicale
mento sarà considerata valida la
operato per dare un’acceleraziocomunicazione. Terminata la
ne alle lungaggini del nostro sicausa, anche la sentenza (e la costema giudiziario. L’avvio, come
pia) sarà telematica. È di 30 Mb
prevedibile, non è stato dei più
la capacità massima della «busemplici: a Roma l’impatto ha
sta» digitale per il deposito di atprovocato il collasso del sistema
ti e documenti.
telematico e qualche altra sede si
Grazie a questa rivoluzione
è «scoperta» in ritardo coi tempi.
digitale, l’avvocato non dovrà
Ma la rivoluzione ha avuto inipiù fare file in cancelleria ma pozio. Ciò significa che il processo
trà comodamente accedere al faè diventato obbligatoriamente
scicolo e depositare atti dal protelematico per tutti gli atti notiprio studio
ficati per il contenzioso civile or- cause saranno gestite con il pro- richiesta di copie nelle cancelleanche in giordinario alla data del 30 giugno cesso telematico. Altro scatto av- rie degli uffici giudiziari. Gli atti
ni e orari di
2014 e per tutti i ricorsi deposi- viene dal 30 giugno 2015, quan- inviati dagli avvocati dovranno
chiusura delle
tati in cancelleria alla data del 30 do l’obbligatorietà scatta anche essere in formato pdf e con firma
cancellerie.
giugno 2014. Dal 1 gennaio 2015 per i procedimenti civile davanti digitale all’indirizzo pec (posta
Ma il vero nol’obbligatorietà scatterà invece alle Corti di appello.
elettronica certificata) del tribudo sta nell’aumegabyte, il limite di
anche per tutte le cause in corso.
Con l’aiuto degli esperti del- nale .
mento del
capacità della «busta»
In pratica, dal 30 giugno si man- l’Oua abbiamo provato a sinteTutte le udienze saranno semcontributo
telematica per atti e
tiene un doppio binario, telema- tizzare i cambiamenti entrati in pre tenute dinanzi il giudice ed il
unificato.
documenti
tico-cartaceo, come periodo di vigore. Innanzitutto l’inizio: se il verbale di udienza sarà redatto
L’ennesimo in
transizione per le cause in corso. processo parte con un ricorso, dal cancelliere che lo compilerà
questi ultimi
Invece dal 1 gennaio 2015 tutte le sarà tutto in telematico anche la telematicamente. Anche la rianni a scapito del diritto dei cittadini ad accedere al sistema
giustizia. Altro ostacolo all’efficienza è rappresentato dal fatto
Il riassetto
che l’informatizzazione degli uffici giudiziari è a macchia di leopardo: ci sono sedi giudiziarie in
cui la realizzazione del processo
civile telematico è in stato avanBanca Carige esce da Esaote cedendo la sua quota del
che fin qui faceva capo a Fabrizio Landi, ex- ad
zato e sedi giudiziarie (si parla
dell’azienda di diagnostica (apparecchi a ultrasuoni e
7,4% con un incasso di 17 milioni e una plusvalenza di
solo di Tribunali perché per le
risonanza magnetica). Restano fermi con le rispettive
1,6. A comprare è stata Ares life sciences, la società di
Corti d’Appello la situazione è
investimenti nelle tecnologie per la salute promossa da quote gli altri soci Intesa Sanpaolo (19,2%), Mp
più deficitaria) in cui l’informaventure ed Equinox (13,2% ciascuno) e il team dei
Ernesto Bertarelli, l’ex- proprietario dell’azienda
tizzazione è agli albori.
manager guidati dal presidente e fondatore di Esaote,
farmaceutica Serono. L’uscita di Carige, reduce
A tutto ciò si aggiunge la nenata da uno spin-off di Ansaldo e quotata in Borsa fino cessità di formare meglio e più
dall’aumento di capitale chiuso con successo, è parte
a una decina d’anni fa, quando fu delistata ad opera del accuratamente il personale delle
del piano di cessioni delle attività estranee al core
gruppo Bracco che poi passò la mano ai fondi .
business bancario promossa da Piero Luigi Montani.
cancellerie. Ma la nuova era è già
C. Tur. iniziata.
Ares life sciences è salita nel complesso al 48% per una
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Isidoro Trovato
spesa di 19 milioni, visto che ha rilevato anche lo 0,8%
30
Carige esce da Esaote, compra il fondo di Bertarelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il banchiere
André Santos Esteves
La scalata d’oro
di Esteves
da San Paolo
a Lugano
Con l’acquisizione della Bsi di Lugano il
gruppo finanziario brasiliano Btg Pactual
impegna 1,5 miliardi di dollari cash su 7,5
miliardi di capitale proprio: uno sforzo
notevole per diventare «una delle maggiori
reti di private banking a livello mondiale» con
200 miliardi di dollari in gestione, la metà
portati in dote dall’istituto svizzero. A
sostenerlo è André Santos Esteves, 46 anni,
presidente e Ceo, accreditato da Forbes di una
fortuna personale di 4,2 miliardi di dollari.
Dal Brasile il network di Btg si espande ora
alla Svizzera e da lì a Hong Kong e a
Singapore, le piazze asiatiche nelle quali Bsi
s’è radicata.
È un passaggio fondamentale per una società
nata come broker 30 anni fa e diventata una
delle più importanti banche d’affari e asset
manager dell’America Latina, nonché uno dei
colossi del trading (dal grano al gas ai
metalli). Il merito è soprattutto di Esteves, che
nel vecchio Banco Pactual entrò da stagista
nel 1989 per diventarne poi amministratore
delegato e primo azionista. Il grande salto
avviene nel 2006 con la vendita di Pactual a
Ubs per 2,57 miliardi di dollari, con Esteves
che diventa numero uno degli svizzeri in
America Latina. Nel 2008 il banchiere lascia
Ubs e con altri ex soci di Pactual forma Btg
(misterioso acronimo spiegato in «Banking
and trading group» ma anche come «Back to
the game» o «Better than Goldman»). Pochi
mesi dopo, nel 2009, Btg ricompra Pactual per
2,5 miliardi. Nel 2010 il primo salto nella
finanza internazionale con un aumento di
capitale da 1,8 miliardi di dollari che vede tra i
sottoscrittori fondi sovrani cinesi, di Abu
Dhabi, di Singapore, i Rothschild, l’italiana
Exor della famiglia Agnelli. Nel 2012 la
quotazione da 1,4 miliardi di dollari in
Brasile, con le Generali tra i soci.
Ma c’è un’altra spiegazione per l’interesse di
Btg per l’Europa: la frenata dei mercati
emergenti latino-americani. L’Europa, specie
del Sud, aiuta a diversificare il rischio e a
sfruttarne la ripresa nel medio-lungo termine.
Di recente Btg è entrata in Spagna nella
distribuzione delle acque e nelle concessioni
autostradali. Uno sguardo sulle cose italiane
lo garantisce Roberto Isolani, tra i più
influenti managing partner di Btg. È lui ad
aver trattato con la Fondazione Mps e i
messicani di Fintech Advisory l’ingresso in
Montepaschi (al 2%) con un’ipoteca sulla
governance, che però non dovrebbe cambiare:
«Fabrizio Viola e Alessandro Profumo sono
stati uno dei motivi che ci hanno spinto
all’investimento», dice Isolani, «stanno
facendo un lavoro straordinario». Uno
strapuntino sotto il 2% Btg l’ha preso anche in
Carige, come trading. E all’Italia guarda anche
come mercato delle materie prime: a Napoli
aprirà una società per il trading di grano e
cereali. Esteves ha avuto anche una
controversia con la Consob: nel 2012 è stato
multato per 350 mila euro per insider trading
per aver investito 3,3 milioni di euro in titoli
Cremonini sfruttando la conoscenza della
trattativa per una joint venture con la
brasiliana Jbs.
Fabrizio Massaro
fabriziomassar0
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26
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
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31/05 EUR 590472,785
31/05 EUR 537936,773
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KAIROS INTERNATIONAL SICAV
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5149,252
5161,988
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EUR 762273,652 756069,144
EUR 762273,652 756069,144
EUR 622586,663 613699,760
EUR 60323,743 61951,842
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EUR
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KIS - America X
KIS - Bond A-USD
KIS - Bond D
KIS - Bond P
KIS - Bond Plus A Dist
KIS - Bond Plus D
KIS - Bond Plus P
KIS - Dynamic A-USD
KIS - Dynamic D
KIS - Dynamic P
KIS - Emerging Mkts A
KIS - Emerging Mkts D
KIS - Europa D
KIS - Europa P
KIS - Europa X
KIS - Global Bond P
KIS - Income D
KIS - Income P
KIS - Italia P
KIS - Italia X
KIS - Key
KIS - Key X
KIS - Multi-Str. UCITS A USD
KIS - Multi-Str. UCITS D
KIS - Multi-Str. UCITS P
KIS - Multi-Str. UCITS X
KIS - Selection D
KIS - Selection P
KIS - Selection X
KIS - Sm. Cap D
KIS - Sm. Cap P
KIS - Target 2014 X
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197,920
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173,060
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126,580
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133,720
175,360
122,110
124,420
130,500
128,740
123,880
126,190
126,820
104,430
104,040
107,610
133,140
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140,290
143,220
154,090
113,210
116,120
117,030
123,950
126,040
125,750
99,010
103,850
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Nome
Data Valuta
Quota/od.
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101,950
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11/07 EUR
103,780
103,650
11/07 EUR
152,180
151,510
11/07 EUR
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1545,310
Orazio Conservative A
Sparta Agressive A
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NM Balanced World Cons A
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138,820
NM Euro Bonds Short Term A
11/07 EUR
47,780
47,690
NM Euro Equities A
11/07 EUR
73,800
73,670
NM Global Equities EUR hdg A
106,160
106,130
NM Inflation Linked Bond Europe A 11/07 EUR
11/07 EUR
113,090
113,070
NM Italian Diversified Bond A
11/07 EUR
115,630
115,610
NM Italian Diversified Bond I
11/07 EUR
136,670
136,670
NM Large Europe Corp A
11/07 EUR
106,090
106,300
NM Market Timing A
11/07 EUR
107,050
107,260
NM Market Timing I
11/07 EUR
63,430
63,410
NM Q7 Active Eq. Int. A
11/07 EUR
105,630
105,320
NM Q7 Globalflex A
11/07 EUR
121,790
122,250
NM Total Return Flexible A
11/07 EUR
101,420
101,150
NM VolActive A
11/07 EUR
101,980
101,700
NM VolActive I
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dello Sport: n. 0: € 4,00; n. 1: €
2,08; n. 2, 3, 14: € 7,92; n. 5, 6, 7,
8, 9, 12, 20: € 4,67; n. 10: € 2,92;
n. 1: € 3,25; n. 13: € 9,17; n. 15: €
4,17; n. 17: € 4,58; n. 18, 19: €
3,33; n. 21: € 5,00; n. 24: € 5,42.
Rubriche in abbinata facoltativa:
n. 4: Corriere della Sera € 4,42;
Gazzetta dello Sport € 1,67; abbinata € 5,00.
n. 16: Corriere della Sera € 1,67;
Gazzetta dello Sport € 0,83; abbinata € 2,08.
n. 22: Corriere della Sera € 4,08;
Gazzetta dello Sport € 2,92; abbinata € 4,67.
n. 23: Corriere della Sera € 4,08;
Gazzetta dello Sport € 2,92; abbinata € 5,00.
RICHIESTE SPECIALI
Data Fissa: +50%
Data successiva fissa: +20%
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22 e 24:
Neretto: +20%
Capolettera: +20%
Neretto riquadrato: +40%
Neretto riquadrato negativo: +40%
Colore evidenziato giallo: +75%
In evidenza: +75%
Prima fila: +100%
Tablet: + € 100
Rubrica 4 “Avvisi Legali”:
1 modulo: € 400
2 moduli: € 800
Rubriche Compravendite immobiliari
Nel testo dell’inserzione è obbligatorio indicare la classe energetica di
appartenenza dell’immobile e il relativo indice di prestazione energetica
espresso in kWh/mqa o kWh/mca a
seconda della destinazione d’uso dell’edificio. Nel caso di immobili esenti
dall’indicazione, riportare la dicitura
“Immobile non soggetto all’obbligo di
certificazione energetica”.
Nome
Data Valuta
PS - Bond Opportunities B
PS - EOS A
PS - Equilibrium A
PS - Fixed Inc Absolute Return A
PS - Global Dynamic Opp A
PS - Global Dynamic Opp B
PS - Inter. Equity Quant A
PS - Inter. Equity Quant B
PS - Liquidity A
PS - Opportunistic Growth A
PS - Opportunistic Growth B
PS - Prestige A
PS - Quintessenza A
PS - Quintessenza B
PS - Target A
PS - Target B
PS - Titan Aggressive A
PS - Total Return A
PS - Total Return B
PS - Valeur Income A
PS - Value A
PS - Value B
11/07
08/07
11/07
11/07
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11/07
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11/07
11/07
08/07
08/07
03/06
08/07
08/07
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11/07
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Quota/od.
Quota/pre.
122,450
128,310
101,190
99,800
100,490
100,900
112,560
114,950
125,060
97,880
103,440
99,150
104,980
107,170
109,480
109,560
107,820
102,860
96,550
111,870
105,780
108,070
122,680
128,510
101,170
99,830
100,650
101,050
113,160
115,570
125,080
98,050
103,610
98,590
104,660
106,870
109,300
109,370
106,630
102,860
96,550
111,930
104,980
107,250
www.pegasocapitalsicav.com
11/07
11/07
11/07
11/07
11/07
11/07
Strategic Bond Inst. C
Strategic Bond Inst. C hdg
Strategic Bond Retail C
Strategic Bond Retail C hdg
Strategic Trend Inst. C
Strategic Trend Retail C
EUR
USD
EUR
USD
EUR
EUR
107,110
107,250
105,630
105,750
103,540
101,330
107,130
107,280
105,650
105,770
103,600
101,390
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AUGUSTUM EQUITY EUROPE I
AUGUSTUM G.A.M.E.S. A
AUGUSTUM G.A.M.E.S. I
11/07 EUR
11/07 EUR
11/07 EUR
108,840
115,010
153,000
108,530
114,940
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11/07 EUR
7,022
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7,525
Nextam Obblig. Misto
11/07 EUR
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BInver International A
11/07 EUR
5,670
Cap. Int. Abs. Inc. Grower D
11/07 EUR
5,379
CITIC Securities China Fd A
11/07 EUR
5,436
Fidela A
11/07 EUR
5,778
Income A
11/07 EUR
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International Equity A
11/07 EUR
6,760
Italian Selection A
11/07 EUR
5,340
Liquidity A
11/07 EUR
4,955
Multimanager American Eq.A
11/07 EUR
4,659
Multimanager Asia Pacific Eq.A
11/07 EUR
4,431
Multimanager Emerg.Mkts Eq.A
11/07 EUR
4,550
Multimanager European Eq.A
11/07 EUR
5,334
Strategic A
11/07 EUR
6,117
Usa Value Fund A
11/07 EUR
5,605
Ver Capital Credit Fd A
7,009
7,511
6,396
5,659
5,347
5,443
5,778
7,177
6,732
5,340
4,966
4,660
4,435
4,569
5,323
6,122
5,600
Fondo Donatello-Michelangelo Due
Fondo Donatello-Tulipano
Fondo Donatello-Margherita
Fondo Donatello-David
Fondo Tiziano Comparto Venere
Caravaggio di Sorgente SGR
31/12
31/12
31/12
31/12
31/12
31/12
EUR 51470,165 52927,939
EUR 46691,916 47475,755
EUR 27926,454 27116,197
EUR 58259,864 57863,932
EUR 468728,464 477314,036
2451,889
2506,583
EUR
www.vitruviussicav.com
11/07 EUR
Asian Equity B
11/07 USD
Asian Equity B
11/07 USD
Emerg Mkts Equity
11/07 EUR
Emerg Mkts Equity Hdg
11/07 EUR
European Equity
11/07 USD
European Equity B
11/07 EUR
Greater China Equity B
11/07 USD
Greater China Equity B
11/07 USD
Growth Opportunities
11/07 EUR
Growth Opportunities Hdg
11/07 JPY
Japanese Equity
11/07 USD
Japanese Equity B
11/07 EUR
Japanese Equity Hdg
11/07 CHF
Swiss Equity
11/07 EUR
Swiss Equity Hdg
11/07 USD
US Equity
11/07 EUR
US Equity Hdg
98,460
138,200
460,580
450,130
277,060
342,140
111,050
158,030
75,070
82,230
133,070
132,030
173,060
132,900
100,950
178,620
196,780
99,250
139,300
462,910
452,410
277,240
342,360
110,600
157,390
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81,700
133,630
132,580
173,780
132,760
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178,250
196,370
Tel: 0041916403780
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è disponibile sul sito www.invesco.it
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11/07 USD
1536,631
1536,044
Active Dollar Bond A
11/07 EUR
1679,233
1678,628
Active Emerging Credit A
11/07 EUR
1615,409
1614,844
Active Emerging Credit B
11/07 EUR
1457,387
1456,109
Active European Credit A
11/07 EUR
1394,983
1393,777
Active European Credit B
11/07 EUR
1410,127
1406,067
Active European Equity A
Asia Balanced A
Asia Balanced A-Dis
Asia Consumer Demand A
Asia Consumer Demand A-Dis
Asia Infrastructure A
Asian Bond A-Dis M
Balanced-Risk Allocation A
Em. Loc. Cur. Debt A
Em. Loc. Cur. Debt A-Dis.M
14/07
14/07
14/07
14/07
14/07
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14/07
14/07
14/07
USD
USD
USD
USD
USD
USD
EUR
USD
USD
25,760
16,800
14,480
14,120
14,640
10,353
15,290
15,432
9,753
25,680
16,750
14,520
14,160
14,600
10,348
15,280
15,438
9,757
ASIAN OPP CAP RET EUR
ADWISE L/S CAP RET EUR
FLEX QUANTITATIVE HR6 A EUR
HIGH GROWTH CAP RET EUR
ITALY CAP RET A EUR
SELECTED BOND DIS RET EUR
SELECTED BOND CAP RET EUR
VALUE OPP CAP RET EUR
11/07
11/07
11/07
11/07
11/07
11/07
11/07
11/07
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
12,649
111,286
112,445
116,480
25,064
5,808
121,600
9220,748
12,711
111,187
112,654
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24,922
5,804
121,501
9215,787
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11/07 EUR
66,990
PS - 3P Cosmic A
11/07 CHF
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PS - 3P Cosmic C
11/07 EUR
114,150
PS - Absolute Return A
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PS - Absolute Return B
11/07 EUR
110,900
PS - Algo Flex A
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105,960
PS - Algo Flex B
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86,450
PS - BeFlexible A
11/07 USD
85,060
PS - BeFlexible C
08/07 EUR
103,250
PS - Best Global Managers A
08/07 EUR
107,210
PS - Best Global Managers B
11/07 EUR
110,250
PS - Best Gl Managers Flex Eq A
11/07 EUR
164,130
PS - Bond Opportunities A
66,250
65,480
114,300
120,620
111,530
106,560
86,550
85,160
102,810
106,730
110,500
164,440
8a+ Eiger
8a+ Gran Paradiso
8a+ Latemar
8a+ Matterhorn
Tel 0332 251411
www.ottoapiu.it
11/07 EUR
6,065
6,065
11/07 EUR
5,217
5,213
11/07 EUR
5,887
5,884
04/07 EUR 854760,583 841236,740
Legenda: Quota/pre. = Quota precedente;
Quota/od. = Quota odierna
13352AAB
Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Sussurri & Grida
Piazza Affari
EFFETTO ITALGAS SU SNAM
IL TITOLO PERDE IL 2,27%
Aumento Montepaschi, entra Falciai con l’1,3%
di GIACOMO FERRARI
Parte bene la nuova settimana
per i mercati azionari europei.
Guidati dal Dax di Francoforte,
gli indici del Vecchio Continente
hanno chiuso tutti in positivo,
aiutati dal buon avvio di Wall
Street e nonostante le
preoccupazioni per gli sviluppi del conflitto israelopalestinese. Anche il Ftse-Mib di Piazza Affari ha
archiviato la seduta in leggero vantaggio (+0,40%).
Protagoniste, nel bene e nel male, le azioni bancarie,
mentre lo spread Bund-Btp è migliorato lievemente, a
167 punti base. La lista delle migliori performance si
apre con la Popolare dell’Emilia Romagna (+3,25%),
di cui è in corso l’aumento di capitale, seguita da
Unicredit (+2,33%), mentre sul fronte opposto sono
altri due titoli del credito i peggiori della giornata: si
tratta di Banco Popolare (-3,59%) e Mps (-2,68%).
Perdite significative, inoltre, per tre valori petroliferi:
Snam (-2,27%), alle prese con i problemi della
controllata Italgas, Saipem (-2,18%) e Tenaris (1,87%). In progresso, invece, Gtech (+2,31%) sulle
indiscrezioni relative ad acquisizioni negli Usa. Bene
anche Ppm (+2,20%), Intesa Sanpaolo (+1,82%) e, nel
segmento Star, Mondo Tv (+7,42%).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
œÀÃ> Ì>ˆ>˜>
œ“i /ˆÌœœ
/i°
(f.mas.) Sia Fabrizio Viola sia Alessandro Profumo
hanno detto di non aspettarsi rivoluzioni nell’azionariato
del Montepaschi successivamente all’aumento monstre
da 5 miliardi di euro. Se dovessero esserci soggetti che
hanno rilevato quote oltre il 2% — accanto ai membri del
patto di sindacato Fintech Advisory, Btg pactual e Fondazione Mps — non dovrebbero avere ancora tanto tempo a
disposizione per rivelarsi. Sotto il 2% invece le possibilità
di manovra restando comunque al coperto sono molte.
Tra chi ha deciso di puntare sulla ripresa del titolo della
banca senese c’è Alessandro Falciai, l’ex patron di Dmt,
che tra aumento di capitale e acquisti successivi avrebbe
adesso una quota dell’1,2-1,3% di Mps, pari a un investimento totale di circa 60 milioni di euro. Non poco per un
imprenditore che dopo aver terminato l’avventura nelle
torri televisive - cedute a Mediaset per oltre 50 milioni
totali – è diventato finanziere investendo in Assiteca Sim,
di cui è primo azionista, oltre che nella cantieristica navale con Mondo Marine. Falciai avrebbe realizzato la
mossa su Mps attraverso la sua holding di partecipazioni,
Millennium Partecipazioni e con la consulenza di Credit
Suisse e Citigroup, nonché della stessa Assiteca sim.
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Ideal Standard, lo sciopero e la discesa
di Bain nell’azionariato
(f.ch.) Proprio nei giorni in cui si giocano i destini dello stabilimento di Orcenigo (PN) e dei 400 lavoratori del-
la Ideal Standard Industrial, è in corso un rimescolamento nell’azionariato del gruppo. Il socio di maggioranza,
Bain Capital, sta ristrutturando il debito obbligazionario
da 275 milioni di euro con i bond holder. In marzo il fondo Usa creato da Mitt Romney ha raggiunto un accordo
con il maggior creditore, il fondo australiano Anchorage,
che ha accettato di convertire il bond in azioni. Stessa cosa potrebbero fare gli altri obbligazionisti e Bain Capital,
alla fine della ristrutturazione, potrebbe non essere più
l’azionista di maggioranza dell’azienda che produce sanitari. Oggi, giorno in cui è previsto un incontro in Provincia a Pordenone, i sindacati hanno annunciato due
ore di sciopero per i lavoratori dei tre siti produttivi e le
sedi del gruppo. La protesta segue la rottura di fatto delle
trattative per il rilancio dell’azienda avvenuta giovedì al
ministero dello Sviluppo economico, quando Ideal Standard ha comunicato di non voler sospendere la mobilità
per i 400 lavoratori dello stabilimento friulano e di tener
ferma la decisione di chiudere il sito entro fine anno.
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L’arte di Sotheby’s all’asta su eBay
Opere d’arte milionarie comprate sul web. Ebay e la
casa d’aste Sotheby’s hanno annunciato di voler lanciare
una piattaforma di compravendita online. Può sembrare
un azzardo, ma sempre più collezionisti utilizzano il telefonino per comprare oggetti preziosi. Nel 2013 le offerte su Internet hanno rappresentato il 17% di tutti gli og-
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(f.ch.) Con la giustizia Usa non si scherza. Lo sanno le
banche che hanno pagato multe miliardarie. Tra queste
ora c’è anche Citigroup, che sborserà 7 miliardi di dollari
per risolvere una controversia legale sui mutui subprime. Più di quello che si attendevano gli analisti, ma meno di quanto pretendeva l’amministrazione Usa. L’intesa
è stata raggiunta con il dipartimento di Giustizia Usa dopo che, nei mesi scorsi, il governo statunitense aveva minacciato di citare in giudizio la banca d’affari di New
York che si era offerta di pagare in totale 4 miliardi di
dollari per risolvere il caso. I titoli oggetto della controversia erano tra quelli che hanno contribuito a gonfiare
la bolla immobiliare del 2007. In aprile Citigroup si era
accordata separatamente per un risarcimento di 1,13 miliardi agli investitori che avevano impiegato i loro dollari
in titoli garantiti da mutui immobiliari. Nell’ambito dell’accordo, la banca pagherà 4 miliardi di dollari al dipartimento di Giustizia Usa e verserà 500 milioni alla procura generale e alla Federal Deposit Insurance Corporation.
Infine 2,5 miliardi di dollari andranno ai consumatori.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Subprime, multa da 7 miliardi a Citigroup
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28
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Cultura
❞
Impavida e lucida
si è battuta per un Paese
che fosse civile per tutti
di CLAUDIO MAGRIS
La morte di Nadine Gordimer mi addolora
molto anche personalmente. È una grande
scrittrice, e una straordinaria personalità che
si è battuta, impavida e lucida,
per la libertà e la dignità di un Paese
che, proprio perché considerava suo a pari
titolo di tutti gli altri suoi abitanti, doveva
essere un Paese civile per tutti. La sua
1923-2014 È morta a 90 anni la grande scrittrice. Non ha mai abbandonato la sua terra. Nelson la chiamò per rivelarle che la moglie aveva un amante
Gordimer, africana bianca contro l’apartheid
Addio al Nobel, rivoluzionaria «per caso e per necessità». Mandela le confidò il dolore più intimo
di MICHELE FARINA
Il testo
E quel giorno
mio figlio disse:
mamma fa
la dattilografa
di NADINE GORDIMER
Q
ui sembra esserci un po’ di
confusione: la scrittrice sono
io. Sicché racconterò semplicemente come vivo con me
stessa. Non si tratta certo di una situazione inedita: ognuno di noi si confronta con la questione fondamentale
del proprio io. Una relazione intima
che, si dice, influisce su tutte le altre.
Prima conosci te stesso. Non è forse la
relazione più difficile? (...) Credo ci sia
qualcosa di mostruoso nella personalità degli scrittori, degli artisti in generale. Se l’egoismo può definirsi mostruoso. Come la maggior parte degli
scrittori — ve lo garantisco — ho dovuto convincermi della necessità di
anteporre senza rimorsi le esigenze
della mia attività di scrittrice agli obblighi umani — tranne, forse, quando
mi sono innamorata. In base allo stesso principio per cui i capi d’azienda
sono protetti da telefonate e visite
indiscriminate da una barriera di receptionist e segretarie, tempo fa misi
in chiaro a tutti, comprese le persone a
me più vicine e care, che durante le ore
di lavoro nessuno doveva entrare nella
mia stanza, né aspettarsi di potermi
contattare. Siccome la casa in cui vivo
è anche il mio luogo di lavoro, l’unica
interruzione ammessa è per dirmi che
è scoppiato un incendio. Quando i
miei figli erano ancora troppo piccoli
per il collegio, le ore dedicate alla
scrittura erano quelle in cui frequentavano la scuola diurna, e durante le
vacanze la scrittrice-mostro decretava
il divieto di avvicinarsi e fare rumore
in quelle ore. Ma un giorno ricevetti
ciò che senza dubbio meritavo, quando mio figlio minore trasgredì venendo a giocare vicino alla mia finestra, e
alla domanda di un amico su che lavoro facesse sua madre lo sentii rispondere: «La dattilografa». La sua risposta
a come si vive con uno scrittore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Testo tratto da «Vivere con uno scrittore» (2003), in libreria dal 15 ottobre per
Feltrinelli nella raccolta «Tempi da raccontare». La traduzione è di Valeria
Gattei.
N
on ha pensato a cosa lasciar scritto sulla tomba
perché non ci sarà lapide sopra il suo corpo minuto: come il secondo marito Reinhold Cassirer, scomparso nel 2001, l’atea Nadine Gordimer
sarà cremata «per l’orrore che il corpo di una persona
amata venga mangiato dai vermi». Mentre ne parlava,
qualche anno fa nel salotto della sua casa di Johannesburg, la più grande scrittrice sudafricana premio Nobel
per la Letteratura nel 1991 sorrideva sotto un mezzobusto
scuro di Balzac: «Non è certo lo scrittore che amo di più,
ma lo tengo qui, nella mia stanza preferita, perché è un
regalo di mio marito».
È morta nel sonno, in quella casa di Parktown, al piano di sopra, domenica notte. Aveva 90 anni, lo scorso
marzo aveva annunciato pubblicamente di avere un tumore al pancreas e che questo la costringeva ad abbandonare la scrittura dopo 15 romanzi, diversi volumi di
racconti e vari saggi (anche se mai un’autobiografia).
«Smetterei di scrivere — aveva detto al “Corriere” nel
2009 — soltanto se sentissi di non essere più viva ed efficace». Se n’è andata in una fredda notte di inverno sudafricano, nella stagione in cui sotto i piedi l’erba secca del
veld fa un rumore unico e inconfondibile, «una rivelazione a cui non avevo mai fatto caso — ricorda il fotografo sudafricano David Goldblatt, grande amico di Nadine
— prima di scoprirlo nei suoi libri». Le minuzie che fanno grandezza: descrivere il suono dell’erba in Sudafrica,
o lo scricchiolio di una impalcatura sociale chiamata
apartheid. Fuori dalla finestra della sua camera un grande albero di jacaranda «dove non so perché gli uccelli
non fanno il nido», accanto a lei i figli Oriane e Hugo,
che ieri l’hanno ricordata in un comunicato con queste
parole: «Aveva profondamente a cuore il Sudafrica, la
sua cultura, il suo popolo, e la lotta ancora in corso per il
compimento della sua nuova democrazia».
Figlia di un orologiaio-gioielliere emigrato dalla Lituania e di una donna inglese infelice e apprensiva, cresciuta tra le miniere d’oro dell’East Rand di Johannesburg, Nadine Gordimer ha cominciato a
scrivere all’età di 9 anni. Il battito
di quel cuore troppo veloce (una
malformazione poi rivelatasi benigna) che preoccupa sua madre
la costringe a lasciare la scuola e
la prima passione della danza. La
segregazione razziale che sotto
gli occhi di Nadine ventenne diventa aberrante e accettato sistema di leggi la porta presto a declinare nei suoi libri (la prima raccolta di racconti, Faccia a faccia,
è pubblicata nel 1949) la storia
dell’apartheid, dove «i bianchi vivono in mezzo ai neri come in
mezzo agli alberi di una foresta»,
come fossero altro che umani. «Non sono una persona
politica per natura — dirà anni più tardi —. Se avessi vissuto altrove non credo che con i miei scritti mi sarei occupata di politica».
Altrove la rivoluzionaria «per caso e per necessità»
non ha mai pensato di andare, anche negli anni più bui
dell’apartheid, lei che vide Nelson Mandela per la prima
volta nel 1964 dai banchi dell’aula di tribunale dove il lea-
der dell’Anc fu condannato a morte. Già attiva nel fuorilegge African National Congress, la giovane scrittrice stilò i ritratti degli imputati del Rivonia Trial per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale. Qualcuno in
queste ore ricorda il suo discreto lavoro di editing sul discorso pronunciato da Mandela e passato alla storia:
«Sono pronto a morire». Mai pensato all’esilio, come altri intellettuali nauseati dal sistema. Solo una volta ha valutato di trasferirsi in Zambia, prima di rendersi conto
«che in quel Paese ero considerata dai miei amici neri
un’europea, una straniera. Allora ho capito che solo qui
potevo essere ciò che sono: a white african».
Un’«africana bianca» controcorrente, che sceglie di
Il tema
Iniziò a scrivere a nove anni, quando una
malformazione cardiaca la sottrasse alla danza.
A vent’anni la segregazione razziale la induce
a declinare nei suoi libri quell’aberrazione
scrivere e battersi per l’uguaglianza nella terra dell’apartheid. Fu Nelson Mandela, sulla strada della riconciliazione, a riconoscere i bianchi come una delle tribù del
Sudafrica. Mandela si considerava soprattutto un «patriota africano». Si potrebbe dire la stessa cosa di Nadine
Gordimer. Come per l’amico George Bizos, immigrato
bambino dalla Grecia con il padre antifascista, avvocato
e amico intimo di Madiba. Bizos in questi ultimi anni ha
fatto spesso da «cavaliere» alla scrittrice, accompagnandola agli eventi culturali o per le visite a casa Mandela in
tarda mattinata all’ora della prima colazione. Fu Bizos a
recapitarle uno dei messaggi che Nadine ha conservato
più gelosamente, uno scritto clandestino proveniente
dalla prigione di Robben Island.
Il galeotto più famoso del mondo le scriveva per dirle
quanto avesse apprezzato i suoi libri, soffermandosi su
uno in particolare, La figlia di Burger, che racconta del
prezzo personale che devono pagare le famiglie degli
eroi che sacrificano la vita per i loro ideali. Un tema che
stava molto cuore a Madiba: nei suoi diari il capo dell’Anc ricorda con dolore e ironia di come abbia dedicato
più cure ai pomodori del suo piccolo orto carcerario che
Il ritratto Profilo critico
Narratrice
L’
di formazione
inglese
che amava
Cechov
meno conosciuta da noi avventura nel
mondo fantastico. Al contrario, Gordimer
tenne sempre ben fermi i piedi a terra e,
naturalmente, nella terra e nel mondo in
cui visse. Un mondo di stranieri del 1961
era la storia di un inglese che a Johannesburg trova le maggiori difficoltà di rapporto non già con i neri da lui conosciuti,
ma proprio con i bianchi: costoro non gli
presentano che luoghi comuni, pregiudizi,
astrazioni. Egli invece, giovane com’era,
non cercava altro che la «vita»: un po’, direi
(da questo punto di vista tematico), alla
Henry James.
Gordimer ha più volte dichiarato la sua
predilezione per Cechov. Ma nei suoi libri
di FRANCO CORDELLI
Riferimenti
Una passione per l’autore russo, ma
ricordava piuttosto Henry James.
Il suo testo più incisivo è «Luglio»,
con un personaggio faulkneriano
opera romanzesca di Nadine Gordimer viene accostata a quella di
Doris Lessing. Non senza ragioni.
Gordimer e Lessing vengono accostate, Nobel a parte, per le comuni origini africane, per l’impegno civile da entrambe manifestato in molti loro romanzi e, ovviamente, per essere inglesi che sono vissute in Africa e dell’Africa e dei rapporti tra
popolazione bianca e popolazione nera
hanno scritto. Ma converrà precisare che
se Gordimer era inglese, lo era fino a un
certo punto, essendo nata a Johannesburg;
là dove Lessing era addirittura nata in Iran
e visse in Africa per un periodo relativamente breve della sua vita.
Un accostamento più intrinseco è semmai nella natura — questa sì inglese — del
loro modo di concepire il romanzo: fossero
nate a Londra avrebbero scritto nello stesso modo in cui scrissero, e cioè saldamente
ancorate in una tradizione immutata da oltre due secoli. Lessing qualche tentativo
d’una narrazione «diversa» lo fece: nel suo
libro più famoso, Il taccuino d’oro, o nella
dello scrittore russo non vi è che la linearità del racconto, complicata dal fatto che
nei romanzi le cose appunto si complicano. Sia in La figlia di Burger, un libro del
1979, che in Storia di mio figlio, un romanzo tardo, del 1991, la tensione ideologica, tipica di tanti scrittori formatisi dopo la
guerra mondiale, non può trovare sviluppo
e rendersi manifesta altro che in un modo
romanzesco che poco a poco si scioglie, o
forse non si scioglie mai a causa degli ostacoli eretti dal doppio pregiudizio: quello
razziale e quello sessista. In tal senso più
volte Gordimer parlò del privilegio della
donna bianca rispetto alla donna nera.
Luglio è il libro suo che più mi colpì, di
cui ricordo l’immagine centrale: una famiglia di bianchi in fuga che viene protetta da
un uomo di colore, appunto Luglio. In questo romanzo il mondo sudafricano preapartheid è alla rovescia, Luglio vi appare
come un personaggio quasi faulkneriano,
ed è forse il risultato più moderno e più incisivo conseguito da Nadine Gordimer.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
battaglia trova veramente pochi altri esempi;
in particolare, ne sono addolorato anche
personalmente perché ho avuto
la fortuna di conoscerla, di avere
con lei un reale, affettuoso e intenso
rapporto e anche un generoso aiuto
e incoraggiamento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Qui sotto: Nadine
Gordimer durante
una sua partecipazione
al Festival di Mantova
(foto Effigie).
A sinistra:
con il presidente
sudafricano Nelson
Mandela, scomparso
il 5 dicembre
dell’anno scorso
(Jon Hrusa/Ansa)
Cultura 29
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Biografia
Romanzo Le edizioni Elliot ripropongono «Diario dell’anno della peste», una fiction di grande veridicità
Defoe, il maestro delle sensazioni
Nessuno è come lui nel trasmettere il realismo delle sciagure
di SERGIO PEROSA
L’esordio
Nadine Gordimer (20 novembre
1923 – 13 luglio 2014)
era nata a Springs, piccolo
sobborgo minerario a est di
Johannesburg da una coppia di
immigrati ebrei. L’esordio
letterario risale al 1937 con il
racconto breve per bambini The
Quest for Seen Gold pubblicato
sul «Children’s Sunday
Express»; la sua prima raccolta
di racconti risale al 1949 (Face
to Face); il suo primo romanzo
(The Lying Days) al 1953. Nel
1991 riceve il Nobel per la
Letteratura (tra gli altri
riconoscimenti: il Booker Prize
nel 1974 e il Grinzane Cavour
per la letteratura nel 2007).
Il ritiro
Nello scorso marzo, in occasione
dell’uscita in Italia (da Feltrinelli)
della raccolta Racconti di una vita
aveva rivelato di essere malata
di un tumore al pancreas e di
voler smettere di scrivere. Tra i
suoi libri pubblicati in Italia, in
massima parte da Feltrinelli: i
romanzi Un mondo di stranieri
(1958); Occasione d’amore
(1963); Il mondo tardoborghese
(1966); Un ospite d’onore
(1979); Storia di mio figlio
(1991); Nessuno al mio fianco
(1994); Un’arma in casa (1998);
Ora o mai più (2012); la raccolta
di saggi Scrivere ed essere. Lezioni
di poetica (1995); la raccolta di
racconti Il salto (1991). Da
Mondadori era invece uscito nel
1979 il romanzo La figlia di
Burger mentre da Rizzoli ancora
un romanzo (Luglio, 1981); la
Tartaruga aveva invece edito il
romanzo Il Conservatore
(1974, Booker Prize) e i racconti
Il bacio di un soldato (1980).
alle figlie. Quando il futuro presidente del Sudafrica democratico viene liberato, attraverso Bizos chiede un incontro privato con Nadine. È stata lei a parlarne per la
prima volta in uno dei suoi ultimi scritti per il «New
Yorker» pubblicato nel dicembre scorso e dedicato a
Mandela appena scomparso. Con un pizzico di «vanità
letteraria» la scrittrice pensò che lui volesse conversare
di letteratura e di impegno politico. E invece l’eroe della
lotta all’apartheid vuole parlare con la scrittrice e «compagna» dell’Anc di un dolore personale, uno dei più taglienti della sua vita a detta degli amici. Le confida che
sua moglie Winnie, a cui ha pensato in carcere per 28 anni, ha un amante. È una storia che diventerà publica soltanto anni più tardi, all’epoca della loro separazione.
Nelson e Nadine che parlano di ferite amorose: a pensarci ora è un’immagine che non svilisce, anzi gratifica la
«vanità letteraria» dell’autrice de Un mondo di stranieri
e La figlia di Burger, la sua capacità di scolpire nei suoi
racconti innanzitutto le storie umane prima che il ritratto «politico» di un mondo o di una società. È questa l’altra faccia (o la faccia più vera) di «Nadine rivoluzionaria», l’intellettuale con tre libri messi all’indice dal regime dell’apartheid, quella che con il marito, nella delicata
fase di transizione verso la democrazia, ospiterà nel proprio giardino una serie di riunioni riservate tra emissari
del vecchio regime e l’Anc di Mandela. Nelson a disegnare e negoziare il futuro sotto la jacaranda senza nidi di
casa Gordimer. Furono quelli gli anni della «grande
ubriachezza», l’illusione della «missione conclusa»,
quando «nessuno di noi — raccontò Gordimer al “Corriere” — poteva immaginare che tra gli eroi della rivoluzione ci fosse qualcuno pronto a svendere gli ideali per
tre Mercedes».
Nell’epoca del «disincanto» e della corruzione al potere, l’«africana bianca» ha continuato a scrivere e a lottare. Negli ultimi anni si è impegnata per la causa dei malati di Aids-Hiv a lungo negletta dallo stesso Mandela. È
andata avanti e indietro dall’Europa, gioito per l’elezione
di Barack Obama (anche «perché non è un nero nero ma
un mulatto: un segno di integrazione ancora più bello»),
tuonato contro la degradazione dell’Anc e la reintroduzione della censura, vagheggiato di votare «per il partito
della marijuana». Ha continuato a scrivere a macchina,
al mattino (abitudine presa dopo il divorzio dal primo
marito dentista, quando era una mamma divorziata e la
piccola Oriane andava all’asilo). Come nel suo racconto
Sognando i morti, forse si è già ritrovata in quel ristorante cinese con gli amici più cari, gli scomparsi, con
Reinhold e con Nelson. Grazie a lei questo «mondo di
stranieri» appare meno alieno.
mikele_farina
© RIPRODUZIONE RISERVATA
D
efoe è il campione del realismo circostanziato, ma è anche uno che inventa parecchio. La sua è quasi sempre
fiction, invenzione romanzesca. La
minuziosa appropriatezza dei dettagli
anche minimi — nelle descrizioni
d’ambiente e di costumi, di personaggi e atmosfere — serve a ottenere
l’«effetto di realtà» e autenticare il discorso, a far credere alla veridicità della narrazione. Nessuna «sospensione
dell’incredulità», come avrebbe voluto il romantico S. T. Coleridge, è richiesta al lettore, che va invece convinto che si trova davanti al vero.
Defoe tende alla visualizzazione e
alla drammatizzazione, addirittura a
forme di pre-novecentesco «correlativo oggettivo»: «Vorrei poter restituire
il suono esatto dei lamenti e delle invocazioni che ho udito da alcuni poveri moribondi»; che soddisfazione poterli riportare «in modo così efficace
da suscitare un’emozione nell’animo
stesso del lettore». Un altro metodo
che usa spesso — come del resto molti narratori prima e dopo di lui — è di
attribuire le vicende che narra a un testimone «informato sui fatti». Forse
per questo inventa di più, cautelandosi e sentendosi «autenticato» per interposta persona.
Lo dimostra quel suo strano Diario
dell’anno della peste (riproposto dalle
edizioni Elliot). L’anno della peste di
Londra è il 1665, e lui aveva allora cinque anni: avrebbe potuto rammentare
solo qualche sprazzo, forse non era
nemmeno a Londra, al massimo ne
aveva sentito parlare da sopravvissuti
molti anni dopo. Altre celebri descrizioni della peste, come quelle di Tucidide o di Manzoni, concentrano in
spazio relativamente breve l’effetto
d’orrore: Defoe lo protrae per oltre duecento fitte pagine, servendosi di reminiscenze di parenti o conoscenti,
ma soprattutto di resoconti, bollettini
e statistiche ufficiali, delle testimonianze scritte che fossero reperibili.
Lo fa inoltre — altro elemento del
realismo settecentesco e oltre — perché era un fatto di attualità, da sfruttare per fini di diffusione e copie vendute. Nel 1720 la peste era scoppiata a
Marsiglia e il possibile contagio impensieriva mezza Europa, soprattutto
le città portuali come Londra. Subito
Defoe ci scrive su diversi articoli giornalistici, addirittura un vademecum,
debita preparazione per la peste sia
dell’anima che del corpo, e due anni
dopo questo Diario inventato di
I fatti
La Grande Peste
colpì Londra tra
il 1664 e il 1666,
uccidendo 100
mila persone. Il
racconto
dell’epidemia fu
redatto nel
1722 da Defoe
che, all’epoca
dei fatti, era un
bambino.
Daniel Defoe
(Stoke Newington, 1660 –
Moorfields,
1731), è
considerato il
padre del romanzo inglese. Nel 1718
pubblicò
«Robinson
Crusoe».
un’epidemia di oltre cinquant’anni
prima.
Ci sono momenti a forte tinte: il delirio dei colpiti dal morbo, ma anche
di predicatori stralunati che corrono
nudi per le strade, ruberie, atrocità e
bagordi raccapriccianti, i carri dei
morti che precipitano assieme ai vivi
nelle fosse comuni, fuochi spettrali e
cimiteri improvvisati che costellano la
città. Ma direi che il testo ha non tanto
pathos quanto terribilità e arriva a farci coesistere con quella esperienza di
terrore, distruzione e follia collettiva
proprio rendendoli evidenti e tangibili nella loro quotidianità e insieme
sconvolgente sorpresa.
La quotidianità dell’orrore a cui non
si sfugge è il suo gran pregio (come
oggi per molte epopee post-nucleari),
assieme all’oculato procedere per gradi nel tracciare l’insorgere, il dominio
e la progressiva scomparsa del morbo. Ché la peste si diffonde anche nel
contado, dove Defoe la segue, in particolare attraverso tre fuggiaschi che vivono alla ventura fra campi e foreste.
Avventura contemporanea
Inseguendo le rotte dei pirati
A Londra e nelle sue carceri, oltreché
tra i postriboli di Port Royale e le
rotte degli oceani, è ambientato
anche un romanzo contemporaneo.
Si tratta di L’ultima battaglia dei
pirati (Newton Compton, pp. 250, 9.90). L’autore è Paolo Sciortino,
giornalista, sceneggiatore e già
autore di Misteri, crimini e storie
insolite di Milano. È la storia di un
trovatello cresciuto con una strana
escrescenza sul petto che viene
chiamato Camargorey, e che diventa
comandante della Marina di Malta.
Perde una gamba durante uno
scontro con il mercenario Jodd
Spenlow e da allora diventa il suo
più acerrimo nemico. È una storia
interamente ambientata nel XVIII
secolo che si concluderà in
Madagascar, dove Camargorey
fonda la libera comunità di Forte
Misson con i suoi accoliti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pensiamo a Shakespeare che qualche
decennio prima con la sua compagnia
in tempo di peste fuggiva da Londra
per andare a recitare in campagna,
con esperienze forse simili.
Del libro di Defoe — di cui Elio Vittorini aveva dato una prima versione
già nel 1940, dichiaratamente sfrondata per renderla più accettabile al
pubblico — esce come ora si richiede
una seconda traduzione integrale
(un’altra era uscita da Casini qualche
decennio fa). È vero che l’autore ci
mette dentro di tutto, talvolta si ripete
e fa qualche confusione: ma è giusto
così, e non ci sorprende neanche il
moralismo, finto o reale che fosse.
Nonostante qualche riserva, Defoe
è conciliante, addirittura corrivo con i
cittadini e l’establishment di Londra,
si compromette (come fece spesso
anche in altri campi) fino a elogiarne
il lavoro svolto; includendovi i poteri
divini, che hanno castigato la città per
i suoi peccati e poi misericordiosamente l’hanno graziata con la sospensione della pena. Credeva, o voleva
farci credere, anche a questo: «nulla
può succederci senza l’ordine o il permesso del Signore»; «come se l’epidemia non fosse casata da Dio», e via dicendo. Era un dissenziente e come in
Robinson Crusoe, la pena o le catastrofi sono volontà e un segno del cielo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il libro: Daniel Defoe, «Diario dell’anno
della peste», traduzione di Antonietta
Mercanti, introduzione di Goffredo Fofi,
edizioni Elliot, pagine 238, euro 17.50
Narrativa Autore televisivo e sceneggiatore Walter Fontana ha scritto «Splendido visto da qui» (editore Giunti)
Vivere in un passato su misura
per cancellare l’incertezza del futuro
di SEVERINO COLOMBO
P
otrebbe essere il candidato ideale
a libro dell’estate se non fosse
che il nuovo romanzo di Walter
Fontana ha tutte le qualità per durare
più di una stagione. Splendido visto
da qui (Giunti, pp. 284, 14) è un libro
divertente, godibile e leggero, in una
parola — appunto — estivo. Ma è anche un romanzo che parla dell’oggi
con una lucidità e con una profondità
che non ti aspetti, una storia che legge
dentro i nostri tempi. Presente e passato prossimo.
Fontana (1957) è uno che con le storie ci sa fare, con le parole ci campa e ci
gioca: autore teatrale (per Angela Finocchiaro, Paolo Hendel) e televisivo
(Gialappa’s Band e alcune stagioni di
«Zelig»), sceneggiatore cinematografico (film di Aldo, Giovanni & Giacomo) con il romanzo si era già misurato: L’uomo di marketing e la variante
limone (Bompiani) e Non ho problemi
di comunicazione (Rizzoli).
Nel nuovo lavoro a funzionare è, innanzitutto, l’idea narrativa: in una società che somiglia alla nostra, in un Pa-
ese che somiglia al nostro, la paura del
futuro ha portato a rifugiarsi in un rassicurante passato. L’incertezza del domani è stata cancellata; ciascuno vive
nel decennio che preferisce: in cui è
cresciuto (e in cui continua a crescere,
invecchiando), in cui si è innamorato,
in cui ci sono le star, le canzoni, i film
della vita. Qui, dopo l’ultimo giorno
dell’anno, finita la decade si ricomincia come in un enorme loop: dal 31 dicembre del 1969 si torna al 1° gennaio
del 1960. Tale operazione si chiama
Riassortimento: non solo riporta indietro le lancette, ma fa pure sparire
ciò che di nuovo in quell’arco di tempo
è stato introdotto (perché possa essere
inventato nuovamente).
Si vive in un mondo tondo e piatto
come un trentatré giri o un cd secondo
i gusti: la musica ha il suo peso nella
riuscita della storia. Il Paese è diviso in
spicchi che sono i decenni — Sessanta
Settanta Ottanta Novanta Zero.
Un ruolo fondamentale, per evitare
«contaminazioni» tra epoche diverse,
è svolto dagli spazzini che raccolgono
e smistano i rifiuti: sono squadre specializzate nell’individuare stonature,
L’immagine in copertina al libro di Fontana
contraddizioni, anacronismi (che ci fa
la carta di un gelato Magnum negli anni Settanta?) e nell’intercettare i traveller, moderni contrabbandieri. Protagonista del romanzo è proprio uno
spazzino, Leo, che fa carriera e diventa
funzionario: sarà incaricato di aggiustare e adattare la Storia quotidiana facendo concordare i dettagli per rendere reale l’illusione di un’epoca.
Lo scenario è da Grande Fratello —
quello di Orwell e quello televisivo —
per la voglia di controllare e di essere
controllati, ma il tono è da commedia
brillante. Battute comprese: «C’è un
p.c. in casa? Ma che picì, qui siamo tutti democristiani»; strizzatine d’occhio,
ammiccamenti e profezie col senno di
poi: «...credimi è una cazzata: il telefonino o sei Gianni Agnelli o non ti serve
realmente. È solo una moda, finirà
presto».
Fosse uscito negli anni Sessanta il
romanzo di Fontana sarebbe stato un
trip di quelli tosti; nei Settanta, una
metafora del potere; negli Ottanta,
spiccherebbe come un’opera di puro
edonismo; negli Novanta sarebbe stato letto come un bluff per coprire un
vuoto, di idee e di ideali; negli anni Zero, un romanzo che rimastica quello
che è già stato detto, scritto, visto (Huxley, Bradbury, Orwell, Matrix e il Truman Show).
Letto oggi, Splendido visto da qui è
un libro che pone una questione di
prospettiva, se non di metodo. L’immagine di copertina, una ragazza dentro un cestino (già copertina creata da
George Lois per la rivista «Esquire»
negli anni Sessanta), e la foto dell’autore Walter Fontana (nel retro di copertina) mentre butta la pattumiera sembrano quasi suggerire una soluzione: è
ora di liberarsi di qualcosa. Rimane
solo da scegliere se del passato o del
futuro. Con buona pace degli spazzini.
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30 Cultura
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Le iniziative del Corriere
Illustrazione di Camilla Guerra
La tradizione L’uso della posta è diventato La modernità L’attesa è quasi sparita e gli
sempre più raro, ma non perde il suo fascino emoticon hanno cancellato il romanticismo
Le corrispondenze amorose
che parlano a busta chiusa
Nelle missive il lato intimo di giganti di Otto e Novecento
di CHIARA MAFFIOLETTI
P
robabilmente il segreto è che ci
vuole del tempo. Quello che
rende e renderà per sempre una
lettera d’amore non tanto uno
strumento per comunicare, ma un gesto con un significato che arriva prima
delle parole che consegna, è che per
scriverla, chi lo ha fatto, deve averci dedicato del tempo. Lo deve aver cercato,
magari aspettandolo per diverse ore
prima di trovare almeno un po’ di quella calma indispensabile quando ci si
deve sedere a un tavolo per iniziare a
tradurre i propri pensieri in parole
scritte. Serve tempo per concentrarsi su
una calligrafia che, anche per i meno fiscali, deve essere il più possibile lontana dallo scarabocchio. Serve tempo poi
per rileggere e, magari dopo, anche per
riscrivere tutto «in bella». Per questo,
una lettera d’amore significa dire «sei
importante» a qualcuno ancora prima
che apra la busta. Perché oltre alle parole, un foglio scritto a mano regala attimi di vita che una persona ha deciso
di donare a un’altra. Regala attenzione,
cura e pazienza. Oltre che sentimento.
Non è un caso se questo strumento
non abbia perso un grammo del suo fascino nonostante, negli anni, il suo uso
sia diventato sempre più una rarità. Le
caselle delle lettere si riempiono ormai
solo di volantini delle più inutili pubblicità o di buste minacciose che si preferirebbe non aprire.
E dire che c’è chi invece, nella storia,
ha ricevuto missive da Fernando Pessoa, John Keats, Oscar Wilde, Freud,
Colette, Pablo Neruda, Frida Kahlo, Ernest Hemingway... Testimonianze non
solo d’amore, raccolte ora in una collana di 20 libri — in edicola da oggi con il
«Corriere» (ogni volume sarà in vendita a 6,90 euro + il prezzo del quotidiano) — che custodisce le corrispondenze appassionate di alcuni dei giganti
dell’Ottocento e del Novecento. Letterati, artisti, scienziati e pensatori che
Oggi
Venti uscite
Il primo titolo
oggi in edicola
(e in ebook)
I grandi protagonisti della
letteratura, dell’arte e
della scienza aprono il
loro cuore. Da oggi con il
«Corriere» è in edicola la
nuova collana «Lettere
d’amore», in venti libri
(sopra: la copertina del
primo volume di Pablo
Neruda). Letterati, artisti,
scienziati e personaggi
della vita sociale dell’Otto
e Novecento si mostrano
al pubblico in una nuova e
sorprendente veste, quella
di innamorati. Ogni
volume sarà in vendita
a 6,90 + il prezzo del
quotidiano. Per i primi tre
titoli sono disponibili
anche gli ebook
(a 3,99). Informazioni
su http://store.corriere.it
dove è fin da ora possibile
prenotare l’intera collana
(a 138). (c.br.)
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sbriciolano il loro nome imponente, la
loro fama, sotto i colpi di parole e paroline d’amore che ne mostrano la sorprendente vulnerabilità. Parole che
svelano fragilità e tenerezze anche infantili di questi miti, che attraverso i loro stessi racconti amorosi abbandonano ogni facciata e si mostrano per quelli che sono davvero, nel loro intimo. E
molto spesso è un’immagine ben diversa rispetto a quella che è passata di
loro. Si scopre così, ma è solo un esempio, che l’enigmatico Fernando Pessoa
scriveva alla giovane fidanzata: «Ciao,
amore. Qualche volta pensa a me,
quando non sei distratta... Sono proprio sicuro (per quanto mi riguarda) di
essere innamorato di te. Sì, credo di poter affermare che sento per te un certo
affetto. Un reggimento di bacini dal
tuo, sempre tuo, Fernando».
Probabilmente oggi, il grande scrittore avrebbe aggiunto alla fine anche
degli emoticon e un paio di cuoricini. E
forse oggi, il robusto scambio con la
sua Bebè, come lui chiamava Ophélia
Queiroz, sarebbe stato fatto anche di
qualche email e di diversi messaggini
su WhatsApp, uccidendo così però
buona parte del romanticismo oltre
che pagine di letteratura.
Questione di epoche. Oggi sembra
impossibile lasciar passare più di qualche ora senza sapere dove si trovano fisicamente le persone a noi più care.
Senza sapere se stanno bene, cosa stanno facendo. L’abitudine all’attesa per
avere loro notizie non esiste più e quello che anzi diventa esasperante è vedere che la persona amata ha visto il nostro messaggio — la tecnologia ormai
consente facilmente anche questo — e
non ha risposto. In amore vince «chi
visualizza e non risponde» sembra essere il nuovo detto nell’era dell’iperconnessione, in cui la fuga dagli altri
non è praticamente più possibile.
Ma tra un messaggio scritto su un
cellulare o sullo schermo di un pc e una
vera lettera d’amore c’è come minimo
la differenza che passa tra un dipinto e
22 luglio
una fotografia. Ne esistono di bellissime, senza dubbio. Emozionanti e piene
di significato. Ma un dipinto richiede
tempo e dedizione che va ben oltre
quello necessario per lo scatto di un
clic.
Lo stesso succede quando si sceglie
di scrivere su un foglio i propri sentimenti, impugnando una penna che all’inizio trema un po’ per la paura di sbagliare. Nelle parole c’è tutta quell’emozione che chi riceve la lettera prova a
sua volta, magari anche toccando, facendo scorrere le dita sulla carta incisa
proprio lì dove chi ce l’ha mandata ha
finito per farlo. Una lettera d’amore si
tocca, si guarda, si annusa, si rilegge, si
conserva. E spiace pensare che in un
periodo storico che ha definitivamente
cambiato la grammatica delle relazioni,
sempre meno persone abbiano il privilegio di provare il batticuore che scatta
quando inaspettatamente si riceve una
lettera da una persona che amiamo. Ci
si sente lusingati da quella busta che
diventa improvvisamente l’appiglio a
cui siamo aggrappati per avere delle risposte o anche solo per sentirsi almeno
un po’ rassicurati. Ricevere una lettera
d’amore fa scattare sentimenti simili a
quelli che prova un bambino quando
finalmente trova i giocattoli che desiderava, la mattina di Natale.
Una lettera d’amore non è immediata, prima di arrivare ha fatto un viaggio,
anche quando è consegnata a mano. E,
a differenza di sms e altre chat, non richiede mai una risposta impulsiva, immediata. Una lettera si può gustare a
lungo, perché chi l’ha scritta ha riversato una parte di sé che l’innamorato
che la riceve cerca avidamente di decifrare scorrendo ogni riga, provando a
indovinare perché ha scelto un termine
e non un altro. Una lettera d’amore è
quasi sempre sincera perché il solo
modo con cui ha senso scriverla è con il
cuore in mano. Ed è anche per questo
che una lettera d’amore inizia a parlare
ancora prima che venga aperta la busta.
29 luglio
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5 agosto
12 agosto
Lo studente Pablo Neruda Rainer Maria Rilke
Campana-Aleramo:
invaghito e squattrinato la profondità di un affetto una passione deflagrante
Le epistole alla fidanzata
del «doppio» Pessoa
Pagine vitali e tormentate
nel «Sogno» di Frida Kahlo
Il poeta cileno Pablo Neruda (1904-1973),
Nobel nel 1971, ha vent’anni quando pubblica
il primo libro di successo, Venti poesie
d’amore e una canzone disperata, ispirato
all’amore giovanile per Albertina Rosa Azócar
Soto, compagna di studi a Santiago. Una
passione concreta, divorante, «arma efficace
nella disperazione della vita studentesca di un
giovane senza quattrini» che si riversa sulle
pagine delle Lettere d’amore ad Albertina
Rosa. Introduzione di Giuseppe Bellini.
Fernando Pessoa (1888-1935) visse molte vite
attraverso i suoi eteronimi, autori immaginari
dotati di personalità complete, tra i quali si
«sdoppiava». Tra questi, l’ingegnere
avanguardista Álvaro de Campos, che irrompe
anche nella vita del poeta portoghese, viziata
dall’ombra della finzione, interferendo nella
relazione con Ophélia Queiroz, come emerge
dalle Lettere alla fidanzata, presentate con la
testimonianza della stessa Ophélia e la
postfazione di Antonio Tabucchi.
Costretta all’immobilità da un corpo lacerato
dal dolore, la pittrice messicana Frida Kahlo
(1907-1954) non pone limiti alla sua anima.
Passione e dolore fisico emergono con forza
nell’arte figurativa ma anche nelle pagine
cariche di tormento e vitalità scritte per
Alejandro Gómez Arias, amore di gioventù,
e Diego Rivera (1886-1957), marito, maestro
d’arte e ossessione. Le lettere sono
presentate nel volume Nel mio cuore, nel
mio sogno, introdotte da Roberta Scorranese.
23 settembre
Rainer Maria Rilke (1875-1926), poeta e
drammaturgo austriaco, fu una voce letteraria
di lingua tedesca centrale nel XX secolo. Nel
suo tormentato percorso di maturazione fu
sostenuto dall’affetto di Lou Andreas-Salomé
(1861-1937), esperta di psicoanalisi e amica
di Nietzsche. Dalle lettere che si scambiarono
emerge «un rapporto d’amore nel senso più
vasto del termine», come nota Sabrina Mori
Carmignani nell’introduzione a Da qualche
parte nel profondo. Lettere 1897-1926.
30 settembre
Con i Canti Orfici (1914), Dino Campana
(1885-1932) fonda una nuova poetica in
cui simboli e temi antichi incontrano
l’inquietudine del Novecento. Nel 1916
conosce Sibilla Aleramo (1876-1960),
anticonformista autrice di Una donna
(1906). È l’inizio di una storia d’amore
burrascosa. Un viaggio chiamato amore.
Lettere 1916-1918 ne raccoglie il carteggio,
definito da Mario Luzi «deflagrazione
d’amore». Introduzione di Bruna Conti.
7 ottobre
14 ottobre
21 ottobre
Le dichiarazioni a Lui
dello scandaloso Wilde
La relazione (im)possibile L’esuberante Dylan Thomas L’anticonformista Colette
Victoria Ocampo e Tagore assetato di vita e di poesia
sfida la morale con Missy
Litigi e riconciliazioni
Freud geloso e insicuro
Esteta e decadentista, Oscar Wilde (18541900) diede il meglio nelle commedie dense
di battute e paradossi (L’importanza di
chiamarsi Ernesto). Nel 1895 fu
condannato ai lavori forzati per la relazione
con il giovane lord Alfred Douglas (18701945). Le lettere di Oscar all’amato — Per
sempre tuo, a cura di Eleonora Carantini —
rivelano i retroscena di una delle vicende
sentimentali più note della letteratura,
spogliandola dall’eco dello scandalo.
L’argentina Victoria Ocampo (1890-1979)
ospita Tagore (1861-1941) durante una breve
tappa di uno dei tour del poeta indiano. È il
1924. Segue uno scambio epistolare intenso
che, fino al 1940, testimonia l’incontro
emotivo e intellettuale tra due mondi distanti.
Non posso tradurre il mio cuore racconta la
relazione impossibile tra il carismatico
maestro e la giovane discepola, saggista agli
esordi, che nel 1931 fonderà la rivista «Sur».
Introduzione di Maura Del Serra.
Negli anni del fidanzamento segreto Sigmund
Freud (1856-1939) e Martha Bernays tennero
una fitta corrispondenza rivelatrice del lato
più intimo del padre della psicoanalisi in anni
per lui decisivi. Nelle Lettere alla fidanzata.
1882-1888 (introduzione di Daniela Monti) i
futuri coniugi Freud litigano, si riconciliano,
sognano e condividono speranze. Ne emerge
un Freud geloso, insicuro, a tratti autoritario
e Martha si rivela sostegno fondamentale per
l’uomo cui sarà legata per tutta la vita.
Fin dall’esordio con 18 poems (1934), il poeta
gallese Dylan Thomas (1914-1953) ha
dimostrato un non comune dominio della
lingua e uno spontaneo senso dell’umorismo
come dimostrano anche Ritratto dell’artista
da cucciolo (1940) e l’opera radiofonica Sotto
il bosco di latte. Dalle Lettere alle mie donne
(introduzione di Massimo Bacialupo), ricche
di episodi di vita vissuta e spunti poetici,
emerge l’esuberanza del poeta che morì
stroncato dall’alcol a New York.
Scrittrice prolifica, attrice di music-hall,
critica teatrale e cinematografica SidonieGabrielle Colette (1873-1954) fu tra le figure
più celebri del Novecento francese. Libera e
anticonformista, sfidò le convenzioni morali
dell’epoca. Ebbe una relazione con la ricca
marchesa de Morny, Missy, che le offrì
dolcezza e sostegno materiale dopo la
separazione dal primo marito. Le Lettere a
Missy ripercorrono una tappa importante
nella tumultuosa vita sentimentale di Colette.
Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Cultura 31
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Lettere d’amore
Confessioni Folgorato dalla donna che vive nello stesso palazzo
«Gentile Signora...
ho perso la testa per lei»
L’incontro sulle scale al profumo di eucaliptus
di GIORGIO MONTEFOSCHI
Abbiamo chiesto a Giorgio Montefoschi, scrittore e firma del «Corriere», di scrivere una lettera
d’amore. Lo scrittore l’ha fatto immaginando di essere uno sconosciuto che scrive a una donna sconosciuta. Ma è davvero sconosciuta questa donna?
L’ultimo romanzo di Montefoschi è «La fragile bellezza del giorno» (Bompiani), uscito quest’anno.
G
entile Signora, mi sono deciso a scriverle
questa lettera dopo aver lungamente riflettuto e, soprattutto, dopo aver interposto fra
me e lei almeno settecento chilometri di distanza. Sono quello del terzo piano. Glielo dico subito: dal giorno in cui l’ho vista per la prima volta —
sono trascorsi quasi otto mesi, oramai: era la vigilia
di Natale e lei rientrava in casa tenendo stretto contro
il petto un fascio di rami di eucaliptus — io ho perso
la testa. Penso a lei la mattina appena apro gli occhi,
durante la giornata, mentre lavoro, mentre bevo il
caffè al bar, prima di addormentarmi. Quel giorno,
lei aveva un piumino con il collo di pelliccia che le
sfiorava il mento, i suoi bei capelli neri sciolti, gli occhi lucenti per il freddo. Mi sorrise, pur non conoscendomi, svelando nel sorriso i suoi perfetti denti
candidi, e io ebbi un tuffo al cuore. Perché quel sorriso non era un normale sorriso di convenienza fra due
persone che abitano nello stesso palazzo. E neppure
era un sorriso che nascondeva un retropensiero. Era
soltanto il sorriso allegro — me ne accorsi di colpo,
respirando il buon profumo dei fiori d’eucaliptus —
di una donna sconosciuta a un uomo sconosciuto
che voleva significare l’esatto contrario. E cioè che, se
aveva dei pensieri, lei li dimenticava in quel momento tornando a casa, oppure li metteva da parte, non se
ne curava alla vigilia di Natale. Quindi mi suggeriva
— questo, perlomeno, fu quello che intuii nei pochi
secondi del nostro incontro — di fare altrettanto. Infatti, con le stesse intenzioni, ricambiai il sorriso.
Poi lei è sparita, per un tempo lunghissimo. E io,
in questo tempo lunghissimo, non ho fatto altro che
chiedermi dove fosse, con chi fosse, cosa stesse facendo in quel momento. È stata — deve saperlo, questo — una tortura. Perché io ho una immaginazione
molto fervida e particolare. In altre parole, una immaginazione così potente da darmi non l’illusione —
come si dice di solito — bensì proprio la sensazione
fisica di trovarmi nella situazione che immagino.
Motivo per il quale io, in questi mesi — deve saperlo
— pur essendo lei sparita, sono vissuto con lei in
continuo contatto; sempre. L’ho vista la mattina
uscire dal bagno con l’accappatoio azzurro stretto alla sommità del seno, qualche gocciolina sul collo e il
viso ancora privo di trucco. L’ho vista infilarsi le calze
e vestirsi. Uscire di casa. Tornare. Preparare da mangiare in cucina. Guardare la televisione. Sbadigliare.
Spogliarsi. Mettersi a letto.
Finché, due settimane fa, alla fine di giugno, lei è
ricomparsa all’improvviso. Era abbronzata, aveva i
capelli raccolti in una coda di cavallo, una gonna di
cotone blu, una blusa bianca, i sandali. E di nuovo mi
ha sorriso in quel modo. Senza pensieri. Come due
persone che, non conoscendosi affatto, non hanno
nulla da nascondersi, nulla da ricordare insieme: sono, l’una per l’altra, tabula rasa. Io ho ricambiato il
sorriso nello stesso modo, lo ha visto. E ho tremato,
un’altra volta.
Adesso le scrivo da un piccolo paese di montagna
delle Dolomiti. Mi piace molto stare qui. Mi piace
camminare per lunghe ore fino a sfinirmi; sentire il
suono del vento nei canaloni e sulle vette; sentire il
profumo dell’erba tagliata e quello del bosco; bere alle sorgenti; entrare nelle locande e nelle chiese odo-
L’autore
Giorgio Montefoschi
(Roma, 1946),
scrittore e critico
letterario, ha vinto il
premio Strega con
«La casa del padre»
(Bompiani, 1994).
È una firma
del «Corriere».
rose di legno; leggere; addormentarmi. Ma rispetto
ai mesi passati che le ho descritto, mi succede una
cosa strana. Che è questa. Io, naturalmente, già durante il viaggio, appena arrivato, e ogni giorno ho immaginato di essere insieme a lei. Ho immaginato di
salire sullo stesso sentiero e voltarmi a guardarla; di
attraversare lo stesso bosco; di chinarmi a bere alla
stessa sorgente; di mangiare le uova con lo speck nella stessa locanda. Senonché, mentre nei mesi passati
riuscivo effettivamente a vivere con lei, ora avevo la
sensazione di un incolmabile vuoto. Cerchi di capirmi. Come se lei conoscesse benissimo questo posto,
questi sentieri, questi boschi, queste montagne. Come se lei fosse stata già qui e ora non volesse tornarci
più. Mai. E questo è il motivo per cui le scrivo. Perché
io vorrei rivedere il suo sorriso. Vorrei che mi sorridesse in quel modo. Cancellando i suoi pensieri, e i
miei. Dunque, i casi sono due. O lei prende un treno
e mi raggiunge immediatamente. Oppure io torno a
Roma.
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testi di Cecilia Bressanelli
19 agosto
26 agosto
2 settembre
9 settembre
16 settembre
Le confidenze di Einstein Hemingway (e le donne) Gli occhi azzurri di Gérardin L’inquieto Franz Kafka
dai banchi al matrimonio un autoritratto sincero
cantati dalla diva Edith Piaf prigioniero dell’angoscia
Remarque sogna la Dietrich
ma scrive per se stesso
Le lettere d’amore di Albert Einstein (18791955) e Mileva Maric, contenute in Cara
Mileva, coprono l’arco di tempo che va dal
1897 — primo incontro tra i due studenti di
Fisica — al 1903, anno del matrimonio,
seguendo le tappe di una maturazione
emotiva e intellettuale che condurrà a
grandi traguardi. Albert confida speranze e
disillusioni all’amata che contribuisce al
progresso creativo del compagno. Prefazione
di Jürgen Renn e Robert Schulmann.
Erich Maria Remarque (1898-1970), autore
di Niente di nuovo sul fronte occidentale
(1929), in cui narrava il trauma della Grande
guerra, conquista Marlene Dietrich (19011992) al Lido di Venezia nel 1937. In Dimmi
che mi ami le lettere d’amore per l’eterea
attrice (introdotte da un testo di Cristina
Taglietti) sono un soliloquio, un sogno a
occhi aperti pervaso di malinconia che
Remarque sembra scrivere per se stesso,
creando un vero e proprio romanzo d’amore.
28 ottobre
Le lettere di Ernest Hemingway (1899-1961)
offrono una sorta di autobiografia intima
dello scrittore: un autoritratto in cui, per
frammenti e dettagli, rivela candidamente se
stesso. Nella raccolta Ti parlo di me
(introduzione di Matteo Persivale) l’amore
gioca un ruolo centrale. Hemingway dedica
alle donne della sua vita la stessa brutale
sincerità e lo stile franco e asciutto della prosa
letteraria che ha permesso ai suoi romanzi di
segnare lo spirito del loro tempo.
4 novembre
Quando viene travolta dalla passione per il
ciclista Louis Gérardin (1912-1982), Édith
Piaf (1915-1963) è una diva consumata da
un’esistenza travagliata. La voce magnetica
del «passerotto» cresciuta tra la strada e il
circo ha già incantato il mondo sulle note di
La vie en rose. Tra il 1951 e il 1952 inonda
l’amante di missive, un flusso ininterrotto
di parole e sogni raccolto in Mio azzurro
amore (dal colore degli occhi di lui), con
testo introduttivo di Cécile Guilbert.
11 novembre
Per spiegare i meccanismi dell’angoscia che
lo tormenta, Franz Kafka (1883-1924)
utilizza nelle lettere stile e immagini che
ritroviamo nei suoi racconti. Nel 1920 inizia
la corrispondenza con la traduttrice Milena
Jesenská Pollak che saprà scandagliare
l’animo dello scrittore ma senza riuscire a
liberarlo delle sue inquietudini. Le Lettere a
Milena (introdotte da Ferruccio Masini)
sono la cronistoria di un sentimento intenso
destinato a finire prima ancora di iniziare.
18 novembre
25 novembre
I versi abbagliati di Keats Erotismo e bella scrittura:
per Fanny, stella leggiadra il coraggioso d’Annunzio
L’audacia di Apollinaire
verso la «regina» Lou
Il dialogo erudito e caldo
tra Barrett e Browning
La Russia di Pasternak
sentimenti, libri e politica
Abbagliato da Fanny Brawne, John Keats
(1795-1821) compone le lettere candide e
febbrili contenute in Leggiadra stella.
Lettere a Fanny Brawne (prefazione di
Nadia Fusini) in cui convivono turbamento
e felicità. L’amore forte e bruciante è
contrastato dalle precarie condizioni fisiche
ed economiche del poeta romantico. Fanny,
paragonata a una stella, ispirerà a Keats i
versi che l’hanno reso immortale, prima
che la malattia lo allontani per sempre.
Guillaume Apollinaire (1880-1918), genio
dell’avanguardia surrealista, pubblica nel
1913 Alcoos considerato il suo capolavoro
insieme a Calligrammes (1918) in cui
esprime una nuova poesia libera dalle
costrizioni della metrica. Incontra la
contessina Lou in una fumeria di oppio in
una notte di novembre del 1914. La
mattina successiva le scriverà la prima
delle audaci missive contenute in Lou, mia
regina (a cura di Vittorio Orsenigo).
Il successo delle poesie pubblicate nel 1844
da Elizabeth Barrett (1806-1861) attira
l’attenzione di un altro poeta in ascesa,
Robert Browning (1812-1889), autore di The
Ring and the Book (1868-69). «Amo questi
libri con tutto il mio cuore, e amo anche
voi», dichiara Robert in una delle prime
lettere alla futura moglie. Il loro epistolario,
D’amore e di poesia, vede il rincorrersi di
echi e citazioni in un appassionato dialogo di
voci letterarie. Introduzione di Ilaria Rizzato.
Il soffio della vita propone il carteggio tra
Boris Pasternak (1890-1960) e la prima
moglie Evgenija Lur’e, pittrice conosciuta nel
1921, cui rimase legato per dieci anni.
L’intimità dei riferimenti personali si somma
ad allusioni alle vicende politico-letterarie
della Russia. A partire dal 1930, per il bisogno
di salvaguardare la propria libertà d’arte e di
pensiero, Pasternak visse in disparte nella
dacia di Peredelkino presso Mosca dove si
dedicò al suo unico romanzo, Il dottor Zivago.
La relazione tra lo scrittore ventiquattrenne
Gabriele d’Annunzio (1863-1938) e la bella
trasteverina Barbara Leoni, durata un lustro
dal 1887 al 1892, ha lasciato traccia in alcuni
componimenti dannunziani quali le Elegie
romane (1892) e il Trionfo della morte (1894).
Le Lettere d’amore a Barbara Leoni
conservano l’immediatezza di una passione
espressa con eleganza di scrittura anche nei
momenti di più intenso erotismo. Prefazione
di Federico Roncoroni.
32
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
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LE CRITICHE AL PREMIER
SEGUE DALLA PRIMA
Significa che già adesso, per allestire
un referendum, serve un movimento
organizzato e ben determinato. Significa perciò che da domani il referendum
sarà un’arma a disposizione dei partiti,
non dei cittadini. Degli eletti, non degli
elettori.
Anche perché ormai l’autocertificazione è legge, la Pubblica amministrazione s’affaccia dallo schermo dei computer, ma per ogni referendum bisogna
raccogliere le firme su carta e alla presenza di un pubblico ufficiale. E il voto
elettronico? Usato in Belgio, in Austria,
in Irlanda, in Svizzera, in Estonia (dove
l’accesso a Internet è garantito dalla Costituzione), usato in India come in Messico e in Brasile, in Florida come in Arizona. Usato dall’Unione Europea per sottoscrivere le leggi popolari (e qui peraltro bastano un milione di firme, lo 0,2%
della popolazione complessiva). In Italia, viceversa, i governi ci chiedono d’accendere il computer per esprimere pare-
ri (dal valore legale della laurea alla
spending review, dalla giustizia alla burocrazia), mai per timbrare decisioni.
D’altronde, in futuro, ci resterà ben
poco da decidere. Con questa riformulazione, il referendum potrà colpire intere
leggi o singoli frammenti, purché «con
autonomo valore normativo». Traduzione: stop ai referendum manipolativi,
quelli che cancellavano una virgola di
qua, un avverbio di là, trasformando il
significato della legge, e trasformando
perciò il referendum abrogativo in propositivo, benché negato dai costituenti.
Con le nuove regole, il quesito elaborato da Segni nel 1993 verrebbe dichiarato inammissibile; eppure quel quesito
aprì l’era del maggioritario, inaugurando la Seconda Repubblica. Ma evidentemente i nostri politici ci si sono affezionati, non vogliono correre il rischio di
precipitare nella Terza Repubblica. Contenti loro, scontenti noi.
Michele Ainis
[email protected]
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EDUCAZIONE, PROGRAMMI DA RIVEDERE
MA NON CON MATERIE VAPOROSE
✒
La petizione online per l’introduzione dell’educazione sentimentale
nelle scuole — «1oradamore», da leggere
«un’ora d’amore» — ha raccolto migliaia di
firme. Scopo della legge è «stimolare negli
studenti la capacità di riflettere sull’affettività» (così la prima firmataria, Celeste Costantino di Sel). Mentre in Francia da settembre
potrebbe essere introdotto nella scuola elementare l’insegnamento dei
linguaggi informatici, da noi
si pensa a una nuova materia,
suggestiva ma dalla consistenza un po’ vaporosa.
Se la proposta di legge è rivolta contro bullismo e violenza di genere, non si può
che condividerla. Ma perché
chiamarla «educazione sentimentale» e non sobriamente
«educazione al rispetto», e
riassorbirla nell’educazione civica? Non ci sarà l’illusione che si possa insegnare ogni cosa, che occorra solo imparare una «tecnica»,
sia per creare un software sia per imitare i gesti dell’amore?
Quando un aspetto delle normali relazioni
interumane diventa materia didattica significa che il danno è già irreparabile. I master di
comunicazione si diffondevano quando nessuno sapeva più comunicare. Perciò la scuola
ha sempre demandato alla mediazione letteraria questo compito educativo.
Come ripensare oggi i programmi scolastici? Se in Olanda decidono di modificare gli
investimenti pubblici nell’istruzione — sostituendo alle borse di studio «a pioggia» dei
prestiti agevolati per poter finanziare insegnamenti di qualità, più al passo con i tempi
— l’Italia potrebbe seguirne l’esempio, valorizzando però l’apparente ritardo, e puntare sulla propria
tradizione umanistica, senza
contrapporla alla cultura tecnico-scientifica. Poiché la letteratura resta lo strumento
migliore per sviluppare l’empatia e l’identificazione emotiva, per riflettere sulla vita affettiva (sulla sua ricchezza e
ambiguità). Il punto è collegare le opere letterarie al comportamento quotidiano. Pensiamo proprio
alla Educazione sentimentale di Flaubert. Nel
romanzo si racconta il fallimento di una generazione che ha preferito evadere nei sogni
piuttosto che vivere nella realtà. Ecco, solo se
avremo insegnanti capaci di ritrovare il nesso
stringente tra letteratura ed esperienza reale
allora non avremo bisogno di nuove materie.
Concretezza e capacità di delegare
antidoti (scout) contro gli autoritarismi
di MAURO MAGATTI
C
on la velocità e la determinazione
di cui è capace, Renzi batte quotidianamente il tempo del cambiamento: il Senato, la legge elettorale, il terzo settore, la riforma
della Pubblica amministrazione, il jobs act
sono i tanti temi che si rincorrono nell’agenda politica. D’altra parte, come ha ripetutamente affermato, la sua strategia è
dimostrare al Paese che cambiare si può. E
gli italiani si augurano che ce la faccia.
Così, grazie alla legittimazione elettorale
di cui dispone, Renzi gioca la sua
leadership forzando la mano a una classe
politica riluttante. E questo lo fa a suon di
ceffoni. Cosa che gli accresce il consenso
popolare e insieme l’astio di chi si sente
messo all’angolo.
È normale che, in un Paese complicato
come l’Italia, chi vuole cambiare sia
tacciato di autoritarismo. E non è difficile
capire che, dietro a questa accusa, si
celano spesso invidie e resistenze. D’altra
parte, il fatto che Renzi, non richiesto, si
sia sentito di rispondere a questa critica
che sta nell’aria, è segno che si tratta di un
punto sensibile.
In realtà, l’Italia si trova oggi in una
situazione singolare: al di là dei meriti del
capo del governo, è come se l’intero
Paese, esausto e sfiduciato, si fosse
consegnato nelle mani di un uomo solo.
Non è la prima volta che ciò accade nella
nostra storia. Ciò, se da un lato dà al
premier uno spazio di azione
straordinario, dall’altro nasconde una
sottile insidia: quanto più fragorosamente
si disgregano assetti istituzionali ed
equilibri di potere, tanto più velocemente
si riforma, attorno al capo, in modo
informale e caotico, una nuova corte —
fatta non solo di singole persone ma
anche di gruppi di potere — che ha tutto
l’interesse a sfruttare a proprio vantaggio
la situazione. Ciò, oltre a produrre quel
sapore autoritario, rischia di cancellare la
critica, deprimere la competenza, far
perdere lucidità decisionale, scardinare le
istituzioni.
Nell’educazione scout in cui è cresciuto
Renzi, i temi della leadership e della
promessa sono centrali. Provenendo dalla
stessa matrice culturale, mi permetto di
riprendere due sottolineature di quel
mondo, utili per superare la situazione
nella quale Renzi rischia di impantanarsi.
La prima è che «autorità» viene dalla
stessa radice della parola «autore», che
significa «colui che fa accadere». Per
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❜❜
Uomini soli al comando
possono aprire varchi, ma
per rianimare una società
occorre saper condividere
il senso del cambiamento
responsabilità, è al contempo capace di
«autorizzare». Cioè se è capace di non
cedere alla angoscia del controllo che
porta all’accentramento. Che alla fine
blocca il cambiamento. Nella fase di
costruzione, non basta battere il tempo;
occorre delineare un’armonia che
permetta la mobilitazione diffusa e
coerente delle tante energie propulsive
presenti nella società. Autorizzando, cioè,
tanti altri, nei diversi campi della vita
sociale, a diventare protagonisti della vita
del Paese. È su questo secondo aspetto
che si vedrà se la deriva statalista potrà
dirsi davvero archiviata.
A chiederlo è peraltro il tempo che
viviamo. Uomini soli al comando possono
servire per aprire varchi nuovi. Ma per
costruire e cambiare davvero, per
rianimare un’intera società, occorre saper
decidere delineando il senso di un
cambiamento di cui sia possibile
condividere con altri le aspirazioni e le
ragioni. Che vengono prima e vanno oltre
la persona del leader. E di cui egli porta,
solo provvisoriamente, la responsabilità.
Il premier ci rifletta. È sulla sua capacità di
qualificare in modo più articolato la
propria leadership nella nuova fase
apertasi a seguito del salto che egli stesso
ha consentito all’Italia di compiere, che si
giocherà il suo e il nostro futuro.
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I TAGLI ALLA SPESA
I documenti svaniti sui costi della politica
di RICCARDO PUGLISI
SEGUE DALLA PRIMA
✒
questo, l’autorità è legittima solo se è
autentica. Cioè se fa quello che dice. Se
mantiene le promesse. Renzi lo continua
a ripetere. Quasi ossessivamente. Perché
sa che, nella condizione in cui si trova —
quasi dovesse tirare un calcio di rigore —
non può fallire. Dimostrata la sua bravura
nello sfondamento, il premier si misuri
ora sulla congruenza di un disegno di
riforma complessivo — che non è proprio
facile scorgere — e sulla concretezza dei
risultati ottenuti. Nel mondo reale e non
solo negli atti parlamentari. Avendo la
pazienza di curare fin nei minimi dettagli
la realizzazione delle riforme annunciate
e l’umiltà di circondarsi dei migliori che
gli possono dare una mano nel centrare
l’obiettivo.
La seconda sottolineatura è che l’autorità
diventa fattore di cambiamento vero e
duraturo solo se, assumendosi le proprie
Filippo La Porta
SE IN FRANCIA ANCHE LA SINISTRA
CHIEDE LO STOP AGLI «UTERI IN AFFITTO»
Con una lettera aperta al presidente François Hollande pubblicata su Libération, l’ex presidente della
Commissione europea Jacques Delors e
l’ex primo ministro Lionel Jospin hanno
lanciato ieri una petizione perché l’Eliseo
si pronunci di nuovo contro la pratica — illegale in Francia — della «Gpa» (gestation
par autrui), ossia l’utero in affitto. Una recente sentenza della corte di Strasburgo
rende ora teoricamente possibile la registrazione in Francia di gravidanze e nascite
contrattate all’estero, per esempio negli
Stati Uniti.
«Il contratto di madre in affitto è contrario al principio del rispetto della persona
— scrivono Delors, Jospin e decine di altri
firmatari —. Viola il rispetto sia della donna che porta in grembo il figlio su ordinazione, sia del bambino, che viene ordinato
da una o due persone, si sviluppa nel ventre
della gestante, e poi viene consegnato. Gli
essere umani non sono delle cose».
Sul finire degli anni Novanta i francesi
Sylvie e Dominique Mennesson, che non
riuscivano ad avere figli, decisero di fare ricorso alla pratica dell’utero in affitto in California, dove è legale. Si rivolsero a
un’agenzia che li mise in contatto con una
GIACOBBE
FINE SILENZIOSA DEL REFERENDUM
LA FACCIA NASCOSTA DI UNA RIFORMA
donna, Mary, la quale dietro il compenso di
8.500 euro accettò di portare in grembo gli
embrioni formati dagli ovociti di un’amica
della coppia e dagli spermatozoi di Dominique. Nell’anno 2000 nacquero le gemelle
Isa e Léa, figlie dei Mennesson per la legge
americana ma non per quella francese.
Dopo 14 anni di battaglia legale, giovedì
26 giugno la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Francia per essersi rifiutata di trascrivere allo stato civile Isa
e Léa come figlie dei Mennesson. Una sentenza carica di conseguenze: per le due ragazze, che potranno adesso ricevere la cittadinanza francese, e per circa 2.000 persone nelle loro condizioni. Ai tempi delle manifestazioni contro le nozze degli omosessuali, Hollande aveva dichiarato che non
avrebbe mai ammesso la «Gpa» in Francia.
Ma dopo la sentenza di Strasburgo, una serie di ricorsi simili a quelli dei Mennesson
rischiano di scavalcare la legge. Contro «il
mercato dei bambini», come lo chiamano
Delors e Jospin, si schierano la destra, non
solo cattolica, e da ieri due padri nobili della sinistra.
Stefano Montefiori
@Stef_Montefiori
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Né io, né nessun altro, può leggerlo nel sito internet dedicato alla revisione della spesa.
Facciamo un passo indietro. Ho il sospetto che
la famosa frase di Margaret Thatcher, premier
britannico dal ‘79 al ‘90 — «Non esiste il denaro
pubblico, esiste soltanto il denaro dei contribuenti» — trovi sempre più consensi in Italia, a
motivo dell’asfissiante livello di pressione fiscale
raggiunto. Il denaro dei contribuenti finanzia nel
nostro Paese una spesa pubblica che sembra difficile da domare, specialmente nella sua parte
corrente, cioè al netto degli investimenti.
Con un anglicismo forse superfluo, il processo
di revisione della spesa pubblica è noto dalle nostre parti come spending review. Esso viene delegato a commissioni tecniche, le quali devono
identificare i capitoli di spesa meno giustificabili
dal punto di vista sociale, e le sacche di inefficienza che non hanno nessuna giustificazione.
Lo scopo finale è naturalmente quello di creare
gli spazi per una riduzione consistente della
pressione fiscale di cui sopra.
L’ultima esperienza di revisione della spesa è
quella guidata da Carlo Cottarelli, su incarico del
governo Letta. Sul sito revisionedellaspesa.gov.it
esiste una sezione apposita chiamata Revisione
aperta, all’interno della quale «[...] verranno inseriti progressivamente tutti i dati e le informazioni disponibili sulla spesa e sui risultati rag-
giunti dall’attività di Revisione della spesa». Il
dato di fatto è che i 25 gruppi di lavoro costituiti
da Cottarelli hanno consegnato le proprie relazioni finali nel mese di marzo, ma la sezione è e
resta desolatamente vuota. Il governo Renzi ha
dichiarato di avere recepito molti dei suggerimenti forniti dai gruppi di Cottarelli, ma al momento non è possibile sapere con esattezza che
cosa non è stato recepito.
Su questo tema, come accennavo, posso aggiungere qualche dettaglio proveniente dalla mia
esperienza personale. Insieme ad altri economisti, ho fatto parte del gruppo di lavoro — presieduto da Massimo Bordignon dell’Università Cattolica — a cui Cottarelli aveva affidato il compito
di analizzare i cosiddetti costi della politica, sia a
livello statale che a livello locale. I numeri sono
importanti: ai primi di marzo abbiamo consegnato un file Pdf di 106 pagine, il quale riassume i
risultati della nostra analisi. Con uno spericolato
esercizio di estrapolazione posso immaginare
❜❜
I cittadini-contribuenti
hanno il diritto di
conoscere i suggerimenti
«ignorati» dal governo
che gli altri 24 gruppi di lavoro abbiano prodotto
documenti simili al nostro. La domanda sorge
spontanea: come mai questi documenti non sono liberamente consultabili all’interno della suddetta sezione del sito apposito?
Intendiamoci: sono ben lungi dal pensare che
il governo debba passivamente recepire tutti i
suggerimenti provenienti dai gruppi di lavoro
della spending review. Evidentemente governo e
parlamento hanno l’ultima parola sui tagli da farsi. La questione è un’altra, ed è di carattere procedurale: ritengo che i cittadini-contribuenti abbiano il diritto di sapere quali suggerimenti siano contenuti nei documenti della spending review, in modo tale da poter verificare che cosa è
stato recepito dal governo, e che cosa non lo è
stato. Il governo potrebbe anche spiegare le ragioni politiche o tecniche per cui ha deciso di
non recepire questo suggerimento o quell’altro.
Nel novembre 2012 — durante la campagna
elettorale per le primarie del Partito democratico
— Matteo Renzi aveva rimarcato la necessità di
un Freedom of Information Act (Foia), cioè di
un’assoluta trasparenza su documenti e informazioni della Pubblica amministrazione, per «combattere corruzione e inefficienze». Per quali strane ragioni il Renzi premier del 2014 deve «cambiare verso» rispetto al Renzi del 2012, lasciando
chiusi nel cassetto i 25 documenti Pdf della spending review?
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Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Lettere al Corriere
RIFORMA DEL SENATO
Elezione e competenze
Caro Romano, sui media è
tutto un fiorire di commenti su
quello che sarà il nuovo
Senato della Repubblica, di
cosa dovrà occuparsi e di cosa
no. Ma soprattutto ci si
domanda se sarà ad elezione
diretta o indiretta; continuo a
domandarmi, fermo restando
ben chiari i compiti, che cosa
osti a eleggere direttamente un
senatore piuttosto che eleggere
un assessore regionale che
faccia il senatore. Questione
di denaro? No, perché
comunque, fissato il
compenso, è sempre il
cittadino a remunerarlo. Ci
saranno ragioni ben più
complesse se si sta giungendo
ad uno scontro politico non
indifferente tra i sostenitori
delle due soluzioni. Potrebbe
spiegare ai suoi lettori le
differenze sostanziali ritenute
fondamentali e
imprescindibili delle due
soluzioni? Grazie per la sua
attenzione e disponibilità
Giuliano Sassa
Milano
Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
«Lettere al Corriere» Corriere della Sera
via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79
GIUDICI TOGATI E GIUDICI LAICI
IL PROBLEMA DELLE CORRENTI
Risponde
Sergio Romano
Sono stati appena eletti i
componenti togati del
Consiglio superiore della
magistratura sull’onda delle
critiche per le interferenze
delle «correnti». Pur
condividendo le osservazioni
secondo cui gli incarichi
direttivi o semi-direttivi
dovrebbero essere conferiti
sulla base di meriti e non
semplicemente di
appartenenze, rimango
abbastanza stupito che le
critiche contro il
«correntismo» siano
formulate da soggetti che
stanno per nominare i
componenti «laici» del Csm,
ripartendoli tra maggioranza
e minoranza parlamentare e
quindi su indicazione dei
partiti, che sono i modelli che
le «correnti» della
magistratura sono accusate
di imitare. Che ne pensa
della possibilità di nominare
tutti i componenti elettivi del
33
italia: 51575551575557
Csm, anche quelli «laici», a
mezzo di un sorteggio, tenuto
conto che le modalità
potrebbero essere
agevolmente individuate con
legge?
Guido Bufardeci
guido.bufardeci@
giustizia.it
Caro Bufardeci,
ra l’elezione dei laici e
quella dei togati vi è una
differenza. Se la legge
prescrive che un terzo del
Consiglio superiore della magistratura venga eletto dal
Parlamento in seduta comune (art. 104 della Costituzione), è inevitabile che la scelta
divenga politica e che i partiti, piaccia o no, abbiano un
ruolo determinante. Accade
anche negli Stati Uniti dove
ogni presidente nomina i
giudici della Corte suprema,
quando vi sono vacanze, scegliendo fra quelli che sono in
F
Se l’elezione fosse diretta il
senatore avrebbe la stessa legittimità di un deputato e sarebbe più difficile attribuirgli
competenze limitate, come è
evidentemente l’intenzione di
coloro che vogliono abolire il
bicameralismo perfetto.
MATTEO RENZI
Strana ostinazione
Mi è difficile comprendere
l’ostinazione con la quale il
premier Renzi porta avanti la
riforma del Senato che non
avrà alcun impatto sui conti
pubblici e sulla ripresa,
mentre offre il fianco a serie
critiche sulla sua efficacia e
sulla costituzionalità.
Carlo Giulio Lorenzetti
[email protected]
maggiore sintonia con i suoi
programmi; e deve successivamente sottoporre la sua
scelta all’approvazione di senatori che hanno un evidente
profilo politico.
Nel caso dei togati invece il
ruolo assunto dalle correnti
nella prassi repubblicana è, a
mio avviso, incompatibile
con la natura del Csm. I costituenti hanno creato il Consiglio per consentire ai magistrati di autogovernarsi e di
essere così «un ordine autonomo e indipendente da ogni
altro potere». Ma la Repubblica ha tollerato la nascita di
un’associazione che è, come
certi animali mitologici, per
metà sindacato e per metà
una costellazione di correnti,
ciascuna delle quali ha una
connotazione politico-ideologica. È stato deciso che un
magistrato non potesse iscriversi a un partito per evitare
che fosse condizionato, nella
sua attività professionale, da
interessi di parte e lealtà di
gruppo. Ma gli è stato permesso di aderire a famiglie
ideologico-sindacali che presentano lo stesso rischio. Il
caso del sottosegretario Cosimo Ferri è esemplare. Quando gli è stato rimproverato di
avere fatto campagna per
l’elezione di persone a lui
gradite, ha rivendicato il diritto di partecipare alla vita
organizzativa della magistratura dicendo «sono tuttora
un magistrato». Ci ha detto
quindi, in realtà, che si può
essere contemporaneamente
magistrato e membro del governo, che una identità non
esclude l’altra. Non è questo
che i costituenti volevano
quando cercarono di creare le
condizioni perché la magistratura fosse un «ordine autonomo e indipendente». Temo che l’associazione e le sue
correnti siano responsabili in
ultima analisi di un fenomeno che è andato progressivamente crescendo col tempo:
quello dei magistrati che cedono alle lusinghe della politica e usano la popolarità
conquistata nelle aule dei tribunali per entrare in un
mondo da cui dovrebbero restare separati e distinti.
I sorteggi, caro Bufardeci,
sono il metodo preferito dai
sistemi che non sanno fare
scelte responsabili e trasparenti. Ma in questo caso potrebbero contribuire, almeno
per il momento, a rompere
l’oligopolio politico-ideologico con cui la giustizia italiana ha deciso di governare se
stessa.
INSEGNAMENTO E VOTI
sarebbe stato un calo delle
tariffe per la responsabilità
civile? A questi annunci
fantasiosi non dovrebbe
corrispondere un controllo
dell’autorità competente?
Criteri uguali per tutti
AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
Risparmi sugli acquisti
Secondo la Consip, le
Pubbliche amministrazioni
possono risparmiare il 22%,
pari a 2,6 miliardi, per
l’acquisto di beni e servizi,
attraverso le convenzioni
stipulate dalla Consip stessa.
Non si capisce perché non si
debba cogliere un’occasione
come questa, mentre si
preferisce aumentare le tasse
sulle rendite finanziarie,
compresi gli interessi sui conti
correnti, già vicini allo zero.
Isabella Coccolini, Napoli
La docente più cattiva d’Italia
ha bocciato 7 studenti su 10.
Ricordo che ogni persona ha
diritto all’educazione: se un
allievo non segue, bisogna
intervenire subito. Inoltre la
qualità dell’insegnamento e il
metro per giudicare devono
essere gli stessi in tutta Italia.
Mario Bocci, Milano
POLIZZE DI ASSICURAZIONE
Tariffe aumentate
La compagnia assicuratrice
del motorino 125 mi ha
aumentato la tariffa del 19%,
nonostante da anni io non
denunci incidenti. Ma non
avevano assicurato che vi
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Annibale Antonelli
Formia (Lt)
MONDIALI DI CALCIO / 1
Tedeschi senza tatuaggi
La maggior parte dei calciatori
tedeschi erano privi di
tatuaggi. Ora è dimostrato che
per diventare campioni
del mondo i tatuaggi non
servono: bastano gambe
buone, determinazione e
braccia pulite...
Carlo Cecchini, Roma
MONDIALI DI CALCIO / 2
Paradosso brasiliano
La tua opinione su
sonar.corriere.it
La sorella di Lea Garofalo,
testimone di giustizia
uccisa dalla ‘ndrangheta:
«Non fu protetta, lo Stato
ci risarcisca». Giusto?
SUL WEB Risposte alle 19 di ieri
La domanda
di oggi
Sì
La Germania ha vinto
il Mondiale con una
squadra di giovani:
quasi tutti sono under
28. È iniziato un ciclo?
76
No
24
Paradosso brasiliano: il
Brasile ha perso dove tanti
avevano previsto che avrebbe
vinto (i mondiali di calcio), e
ha vinto dove tutti avevano
previsto che avrebbe perso
(l’organizzazione dei giochi)!
Luisa Passalacqua
[email protected]
@
E-mail: [email protected]
oppure: www.corriere.it
oppure: [email protected]
Il sale sulla coda
di Dacia Maraini
L’urgenza di giustizia
contro le catene dell’odio
L
a vendetta soddisfa il senso di giustizia oppure lenisce
il bruciore di una offesa? A sentire la Bibbia, la vendetta
starebbe alla base dell’etica sociale: «Pagherai vita per
vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita
per ferita, livido per livido», questo dice l’Antico testamento.
Ma viene smentito dal Vangelo che invece parla di accoglienza e perdono, di comprensione e tolleranza. «Ama il prossimo
tuo come te stesso», ha detto Gesù. Ed è una condanna decisa
del principio di vendetta. Un segno di progresso, di civiltà rispetto alla sua epoca, quando prevalevano le leggi del taglione.
La vendetta scalda i sensi, dà una soddisfazione talmente
carnale e profonda che è difficile resisterle. Puškin la chiama
«tempestoso sogno dell’inasprita sofferenza». Come sfuggire al
piacere di immergersi in un delirio di gloria su chi ci ha umiliato od offeso? La condizione però è che non si considerino le
conseguenze. Che sono sempre terribili: perché una vendetta di
sangue non farà che tirare altro sangue, altre vendette, altro
rancore, altri odi e rappresaglie. Ma mentre la vendetta personale ha qualche giustificazione e può essere arginata e punita,
quella politica è pericolosa e devastante per la comunità.
In molte società arcaiche la vendetta si tramandava di padre
in figlio. Un bambino appena nato sapeva già che il suo destino
era di diventare l’assassino di un
uomo che aveva ammazzato
qualcuno della sua famiglia. Il
quale, a sua volta, aveva vendicato l’omicidio di un altro parente,
I fanatici odiano
in una catena che tutti davano
gli accordi. Sono
per scontata. E così per generauna minoranza: ma zioni e generazioni.
Il fanatismo religioso e politiquanti vogliono
co è contrario ai processi, alle
leggi,
alla giustizia. Il fanatismo,
contrastarli?
di ieri e di oggi, vuole e pretende
vendetta. I fanatici si appellano
alla seduzione della ritorsione per rompere ogni progetto di pace. I fanatici odiano gli accordi, le transazioni, la tolleranza e il
rispetto per l’altro. I fanatici vogliono il sangue per il sangue e
sono disposti a manipolare gli antichi istinti vendicativi per
scatenare, alla fine, una vera guerra.
I fanatici sono sempre una minoranza, ma hanno il potere di
mettere paura. Conoscono l’arte del ricatto e diffondono il piacere dell’odio. O con me o contro di me. «Le vendette giuste non
esistono», dice con saggezza il grande Cervantes. La giustizia
prevede il ragionamento, il riconoscimento della verità, il senso
della responsabilità e il peso delle conseguenze. La vendetta no,
anzi si nutre del rancore taciuto, della collera covata e repressa,
dell’odio accumulato che non sa esprimersi con la ragione. La
vendetta trama in silenzio, nell’oscurità e conta sull’agguato e
sull’imboscata. Solo la giustizia, che è fatta in nome di una legge riconosciuta da tutti, in un processo in cui si dà all’accusato
la possibilità di difendersi, in cui si vagliano le ragioni e si decide di conseguenza a nome del popolo intero e non solo di un
clan, di una famiglia, di un destino singolo; solo la giustizia può
fermare la catena dell’odio. Ma quanti la vogliono veramente?
❜❜
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Interventi & Repliche
La legge sulla professione giornalistica abusiva
Leggo nella rubrica «Particelle elementari» di Pierluigi Battista
(Corriere di ieri) affermazioni gravemente insultanti non per
l’Ordine dei giornalisti, che presiedo, ma per la verità. Si scrive
che «con l’appoggio dell’Ordine dei giornalisti, istituito da
Benito Mussolini … si sta proponendo un avvitamento di
manette a danno di “chiunque abusivamente eserciti” la
professione di giornalista…». Sono convinto che non sia un
tesserino a fare di una persona un giornalista. Da sempre. Da
ben prima di quando, nel 2009, mi recai a Partinico per
schierarmi accanto a Pino Maniaci, direttore di Telejato,
accusato di esercizio abusivo della professione. Non c’era
nessun altro (a parte i volontari di Libera) e nessuno a
indignarsi né sulla «grande», né sulla «piccola» stampa.
Maniaci fu assolto. Io «aggredito» per quella affermazione (e
per quella difesa?). Una nuova aggressione l’ho subita quando
ripetutamente e pubblicamente, nella mia qualità, ho
continuato a dire che i blogger fanno informazione, anche se
non iscritti all’Ordine dei giornalisti. Tutti distratti, al mare o in
montagna, a seconda delle stagioni. Essere aggredito ora,
come Ordine dei giornalisti, con l’accusa infamante di
appoggiare un provvedimento sbagliato è molto peggio
dell’affermazione degna di chiacchiere da bar che
periodicamente tende a collegare l’Ordine al fascismo.
L’Ordine è nato nel 1963, con una legge voluta da un
campione di democrazia qual è stato Guido Gonella. Ma si può
coltivare in tanti modi una incomprensibile animosità,
confondendo tra Ordine e associazione sindacale (la sola che
c’era, in due fasi, al tempo del fascismo), o piegarsi a una
propaganda «brezneviana». Quanto all’evocato «avvitamento
di manette» che, dopo l’approvazione del Senato, è all’esame
della Camera, non so da dove si tragga «l’appoggio»
dell’Ordine dei giornalisti. Si può essere, legittimamente,
contrari all’esistenza dell’Odg, senza il quale la tutela della
deontologia sarebbe affidata ai Tribunali ai quali potrebbero
ricorrere solo i ricchi, con i tempi biblici che sono noti. Ma da
qui al tentativo di accreditare «l’appoggio» dell’Odg a quella
norma occorre molto più di un triplo salto mortale logico. Sul
nostro sito, infatti, consultabile da chiunque senta il dovere di
documentarsi prima di lanciare anatemi, il 1° luglio (ore 17) è
apparsa una nota che ha per titolo: «Esercizio abusivo della
professione giornalistica: una norma da correggere»
(http://www.odg.it/content/esercizio-abusivo-dellaprofessione-giornalistica-una-norma-da-correggere). Il 1°
luglio, non oggi né ieri. E con riferimento alla «professione»,
non alla libera manifestazione del pensiero che ha una tutela
ben più alta, la Costituzione, di quella che può cercare di
assicurare l’Ordine o tentare di attaccare una norma sbagliata,
come la proposta di legge in questione. Tutto questo –
assieme alla risposta da dare al presidente del Consiglio,
Matteo Renzi, in tema di intercettazioni telefoniche e a una
riflessione sulla delicatezza delle informazioni che riguardano
la salute – sarà, per di più, al centro di una riunione con alcuni
direttori (compreso quello del Corriere della Sera) convocata
© 2014 RCS MEDIAGROUP S.P.A. DIVISIONE QUOTIDIANI
FONDATO NEL 1876
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da molti giorni per il prossimo 16 luglio. Porteremo questi
contributi anche all’attenzione della Camera dei Deputati, che
deve valutare quella legge sbagliata in seconda lettura. Per
difendere quanti vogliono avviarsi a questa professione, nel
rispetto delle norme (è nostro dovere prioritario, come
Ordine), ma anche per tutelare un principio previsto dalla
Costituzione a garanzia di tutti i cittadini.
Enzo Iacopino. Presidente
Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti
Il presidente dell’Ordine dei giornalisti affronta un comma
marginale della legge e non la questione centrale, lo scandalo
della galera proposta per i giornalisti «abusivi», cioè non muniti
di regolare tesserino statale. Avete letto bene: «la galera». Di
fronte a questa enormità liberticida, il silenzio della
corporazione. Ciascuno giudichi come crede.
Pierluigi Battista
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#
Spettacoli
In arrivo
Nel capitolo «L’era
dell’estinzione» il
cuore del racconto è
spostato tra gli umani
La star di «The Millionaire» a Ischia
Freida Pinto: troppi stereotipi sull’India
«Sull’India ci sono troppi stereotipi. Io voglio combatterli con il cinema che
scelgo di fare». Lo ha detto ieri Freida Pinto, 29enne star di The Millionaire
(2008) di Danny Boyle, ospite di Ischia Global Fest col film Desert Dancer. «Ci
si immagina le indiane tutte decorate e in attesa di un uomo che le sposi, o
poverissime: non è così. Siamo cittadini del mondo come tutti gli altri».
Transformers 4
di PAOLO MEREGHETTI
È
finito il tempo delle certezze. Non ci sono più i «buoni» Autobot e i «cattivi» Decepticon. Adesso sono tutti
«alieni» e per mantenere la
pace sulla Terra vanno distrutti. Questa almeno è la situazione su cui si
apre Transformers 4 – L’era dell’estinzione, che se non è ancora un
vero e proprio reboot della serie poco ci manca.
Guidate dall’ultra-efficiente agente Cia Harold Attinger (Kelsey Grammer), vediamo le truppe americane
dare la caccia agli ultimi Transformers sopravvissuti. Non tutti, a dir la
verità, perché uno di loro, dal volto
inquietante e l’armamentario distruttivo, è loro alleato nella caccia e
se la intende molto bene con Attinger, convinto che possa consegnargli l’introvabile Optimus Prime. Per
scoprire le ragioni di questa strana
alleanza bisognerà però aspettare un
bel po’ dei 165 minuti di questa quarta puntata, che sembra trovare la
propria ragion d’essere proprio nella
complicazione delle tracce e l’intrecciarsi delle storie. Oltre che nella ripetitività delle situazioni.
A riorientare un po’ lo spettatore e
a muoverlo su un terreno conosciuto, ci pensa il nuovo
«eroe» Cade Yeager
(Mark Wahlberg), subentrato senza tante
spiegazioni all’«originale» Sam Witwicky
(il cui interprete Shia
LaBoeuf forse punta a
ruoli più adulti, come
dimostra il suo coinvolgimento in Nymphomaniac di Lars von
Trier).
Questo Yeager è una
specie di inventore-robivecchi, che trova la
motrice di un camion
fuori uso in un vecchio
cinema abbandonato
(dove la regia non resiste alla tentazione di fare qualche facile battuta
sul tempo passato e le tecnologie di
proiezione finite in disuso). Ci vorrà
poco a capire che quella motrice è
Optimus Prime in attesa di tornare in
vita, che l’agente Attinger ha un interesse a catturarlo che va al di là del
associazione
mittelfest
I nuovi robot ora sono tutti alieni
Finisce la guerra tra buoni e cattivi
Il regista Bay si rifugia nella farsa per rilanciare la saga
In fuga
Mark Wahlberg (43 anni) e, sullo
sfondo, Nicola Peltz (19),
protagonisti di «Transformers 4 L’era dell’estinzione». In alto, i
robot giganti in una scena del film
diretto da Michael Bay (49)
proprio dovere e che Yeager ha una
figlia, Tessa (Nicola Peltz), meno ingenua di qual che crede, visto che ha
anche un fidanzato (Shane Dyson),
pilota abilissimo, che lo aiuterà a cavarsi d’impaccio in più di un’occasione.
A questo punto siamo solo all’inizio della storia — deve ancora entrare in scena l’industriale Joshua Joyce
affidato al sempre divertente Stanley
Tucci — ma può già bastare per capire il meccanismo con cui il regista
Michael Bay e il suo fidato sceneggiatore Ehren Kruger (autore anche
dei due episodi precedenti) hanno
costruito il film: convinti, probabilmente giustamente, che lo scontro
tra Transformers buoni e cattivi abbia poco da dire, hanno spostato il
cuore del racconto tra gli umani (militari «deviati» come Attinger e
scienziati «sognatori» come Joyce,
entrambi convinti che dalla materia
dei Transformers distrutti si possa
trarre il segreto per costruirne di
nuovi assoggettati all’uomo) per poi
però «espandere» lo scenario fino
all’infinito (e oltre) con l’ingresso in
campo di un «nuovo» Transformer
— quello che sembra alleato di Attinger — per stemperare su tutto e
tutti la minaccia dei suoi misteriosi e
a quanto pare bellicosi superiori.
Quel che ne risulta però finisce
per sfuggire alle forze di regista e
sceneggiatore che si rifugiano nella
farsa e nella tecnologia: da una parte
I Transformers minacciano la
Terra: l’epica battaglia tra bene e
male, libertà e schiavitù, ricomincia
da evitare interessante
da non perdere
capolavoro
una serie di situazioni da commedia
che sfruttano le situazioni più scontate (la suscettibilità del redivivo autobot BumbleBee, la gelosia di un
padre per una figlia che indossa hot
pants da infarto, l’ingenuità dello
scienziato idealista); dall’altra, lo
sfoggio dei traguardi cui è arrivato il
digitale, con i Transformers (buoni,
cattivi, di ultima generazione, arrivati dallo spazio profondo) che si combattono distruggendo palazzi, sollevando navi e automobili o trasformandosi in redivivi dinosauri (ma
nell’ultimo quarto d’ora: i più piccoli
sono avvisati).
Una gag e uno scontro digitale, un
duello e una battuta, ripetuti all’infinito, senza alcuna evoluzione se non
la varietà degli scenari — si passa da
Chicago al Polo a Hong Kong — e
con un’irritante ironia di fondo verso
i piani alti della politica, messi in ridicolo senza una vera ragione. Oltre
a un’invadente presenza di marchi e
oggetti pubblicitari che bombarda-
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del Friuli
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no lo spettatore quasi a ogni scena. E
a qualche perla di saggezza che punteggia i dialoghi, come la riflessione
sulla fallibilità dell’uomo che Yeager
fa a Optimus Prime: una volta quella
sarebbe stata la morale «nascosta»
che ogni spettatore doveva essere capace di trarre dal film, oggi è diventata il pistolotto moralista messo in
primo piano per far credere a chi sta
in sala che non sta vedendo solo un
semplice film d’evasione.
E proprio quest’ultima differenza
potrebbe offrire lo spunto per capire
la «falsa coscienza» dei nuovi titani
della riproducibilità hollywoodiana,
incapaci di creare qualche cosa di davvero
nuovo ma abiIl film
lissimi nell’indel
fiocchettare le
scelte di markeMereghetti
ting con un
profluvio di citazioni e una grande
dose di pseudo-ironia (e vero cinismo), magari convinti di essere i paladini del nuovo che avanza mentre
invece sono solo le prefiche di un
doloroso funerale collettivo dell’intelligenza. Ma è un discorso che ci
porterebbe troppo lontano e che rischiamo di ripetere uguale quasi a
ogni megaproduzione a stelle e strisce.
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Il caso Agon Channel, fondata da un romano, accenderà il nuovo segnale dal prossimo autunno
In arrivo la tv fatta in Albania
Reality e serie parlano italiano
sanno, da soli, realizzare un
servizio video: dalle riprese al
montaggio». «Non c’è più spazio per le grandi redazioni con
decine di colleghi che fanno al
massimo un servizio al giorno», ragiona. Soprattutto se si
lavora – come dice lui stesso –
in un canale che deve farsi largo nella «giungla del digitale
terrestre».
Come sarà Agon
Channel? «Generalista, nazionale e interattivo», sintetizza Vinci. «Un contenitore informativo
sì, ma con un ampio
spazio leggero e divertente» per un
pubblico di riferimento che va dai 18
ai 55 anni. Il palinsesto, ancora in via
di definizione, prevede tanti reality.
«Mi piace valorizzare le professioni,
nessuna esclusa».
Poi c’è la parte di
fiction. «Ne realizzeremo una interattiva — anticipa il
conduttore —: da
casa ci sarà la possibilità di votare l’andamento della serie, dall’uscita di
scena di un protagonista alla fine di
Direttore Alessio Vinci, 46 anni, negli studi di Agon Channel (Foto Majlend Bramo) un amore alla scoperta del tradimenacquistate. Gli studi sono già Non mancheranno i volti noti to. Non a caso il nostro slogan è
stati rodati. Il numero da digi- della tv. E non è escluso, poi, “Il protagonista sei tu”, teletare sul telecomando è ancora che compaia pure qualche per- spettatore».
Il tutto in un panorama teleda decidere. E da oggi Agon sonaggio albanese. «Ci sto penChannel parte con un mese e sando, molti dei colleghi che visivo che, secondo Vinci, per
mezzo di casting in giro per lavorano a Tirana parlano per- la prossima stagione e «al netto della pay tv», non presenta
l’Italia. Prima tappa Bologna. fettamente la nostra lingua».
In parallelo l’ex volto della alcuna novità. «Si va sull’usato
Poi avanti fino al 31 agosto, a
Trieste. «Cerchiamo persone Cnn sta reclutando i giornalisti sicuro, insomma». E il passagnormali da inserire nei reality e per i telegiornali e le finestre gio di Giovanni Floris da Rai3 a
nelle fiction», annuncia Vinci. informative. Tutti cronisti «che La7? «Ha fatto bene ad andare.
Io non credo l’abbia deciso per
un presunto “editto renziano”,
Libero con obbligo di firma
anzi penso che questo “editto”
proprio non esista». Poi l’avvertimento. «Sono finiti i tempi
delle spese folli per realizzare i
programmi. In Albania abbiaArresto convalidato e obbligo di firma per Gianluca Grignani,
mo investito sulla tecnologia
che è stato rimesso in libertà al termine dell’udienza per
più avanzata, abbiamo realizzadirettissima, presso il tribunale di Rimini. «Soffro di attacchi di to studi di ultima generazione
panico, non ho assunto cocaina recentemente e ho solo bevuto
e il personale costa molto mequalche birra», così il cantante si è giustificato davanti al
no. Alla fine si riesce a produrgiudice. Grignani è accusato di resistenza e lesioni aggravate
re una trasmissione di qualità,
per aver aggredito due carabinieri mentre si trovava in vacanza ma a un decimo del costo».
Leonard Berberi
con moglie e figli a Riccione. In attesa del processo fissato per il
16 settembre, avrà l’obbligo di firma per tre volte a settimana.
@leonard_berberi
Vinci tra i conduttori: studi di registrazione a Tirana
U
n canale con editore
italiano, fatto da italiani e rivolto a un pubblico italiano. Ma che,
fisicamente, si trova in Albania.
Alla periferia di Tirana. Dove,
da più di un anno, vengono realizzati per il «Paese delle aquile» i programmi di un’altra
emittente, che ha lo stesso nome e logo di quello che si vedrà
dal prossimo autunno sul digitale terrestre. Quello nostro.
Va in onda la delocalizzazione televisiva. Tra ottobre e novembre Agon Channel accenderà il suo segnale dalla capitale albanese. Per rimbalzarlo subito dopo in Italia. E segnando
così una svolta: realizzare trasmissioni ad alta definizione in
un altro Paese e a costi ridottissimi.
«Saremo la Ryanair della tv
italiana», spiega Alessio Vinci,
che della nuova realtà sarà conduttore e direttore dell’area
news. «Quando la compagnia
aerea low cost è arrivata facendo viaggiare a poco prezzo, le
grandi concorrenti l’hanno
quasi derisa. Ora, dopo pochi
anni, il risultato è questo: sono
le grandi concorrenti che si sono adattate ai prezzi di Ryanair».
Quarantasei anni, un passato
alla Cnn, poi il salto
a Mediaset, alla
conduzione di
«Matrix», nel 2013
Vinci trasloca a Tirana, per curare la
parte giornalistica
di Agon Channel,
una tv privata di
proprietà del romano Francesco Becchetti, rivolto ai telespettatori del Paese balcanico. Ora il ritorno in Italia. Più
televisivo che fisico, visto che
gli studi saranno, appunto, nella capitale albanese. «Ma non
rientro per rifare quello che ho
fatto prima», precisa lui. Niente programma in seconda serata come «Matrix», insomma.
Le frequenze sono state già
Il canale
Sul digitale terrestre
Tra ottobre e novembre
debutterà sul digitale terrestre
Agon Channel Italia, canale di
proprietà italiana (il titolare è
Francesco Becchetti, imprenditore
romano e amministratore
delegato della Beg, gruppo nel
Grignani, processo a settembre
campo della trasformazione di
rifiuti e delle infrastrutture per il
trasporto delle energie).
Trasmetterà da Tirana. Il direttore
artistico sarà Alessio Vinci. Da
oggi parte un mese e mezzo di
casting in giro per l’Italia. Prima
tappa Bologna. «Cerchiamo volti
per reality e fiction»
Il trio in tour
Il Volo, successi da favola
«Non chiamateci tenorini»
E
ra un’estate di non tanti anni fa... Campagna
vicino Agrigento, un bimbo in altalena intona un
antico motivo siciliano. Chi sta cantando? chiede
un uomo dalla barba bianca . «Nonno, sono io». «Hai
una bella voce. Vieni qui picciriddu, cantiamo
insieme». «È cominciata così», ricorda Piero Barone,
21 anni, uno dei tre ragazzi de Il Volo. Il nonno, Pietro
Ognibene, poeta cieco di Naro, gli fa conoscere la
grande musica, i dischi di Del Monaco o Pavarotti, lo
manda a lezione di piano. Poi la grande occasione di
«Ti lascio una canzone», l’incontro con Ignazio e
Gianluca… Li chiamavano «i tre tenorini». Per via di
quelle voci impostate, di quel repertorio «antico» che
nessun adolescente mai oserebbe… Ma il rischio di
venir presi in giro è sventato dal successo clamoroso
costruito anche grazie alle intuizioni di manager
come Tony Renis e Michele Torpedine. E i tre
prendono Il Volo. «L’inizio di un fantastico viaggio
nella musica che ci ha portato per il mondo accanto a
star come Bono, Streisand, Domingo, Pausini,
Giovani Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble
Ramazzotti…». Ovunque accolti da folle trasversali,
tutti incantati da quel mix di tradizione e pop che gli
ha fatto conquistare premi, scalare classifiche. E ora,
da poco rientrati dagli Usa, sono già pronti a ripartire
per un tour estivo: il via a Taormina il 20 e 21 luglio.
Ma l’anteprima è stata a Trieste, in occasione de «I
nostri Angeli» 2014, conclusione dell’11° Premio
Luchetta. Serata trasmessa ieri su Rai1, che il 12
agosto manderà in onda un programma condotto da
Duilio Gianmaria sui reportage pervenuti al Premio
dalle «trincee» del pianeta. Ma se Piero Barone si dice
«innamorato dell’opera» e studia canto sognando «il
Met o la Scala», Ignazio Boschetto, 20 anni, pure lui
siciliano, della lirica non ne vuol sapere affatto. «A me
piace il pop. Adoro Stevie Wonder e cantare con
Barbra Streisand mi ha fatto venire le lacrime. Ma la
vera soddisfazione è far scoprire ai giovani un genere
altrimenti archiviato. Sarebbe un peccato non aver
mai ascoltato una canzone come “Smile”...». Quanto a
Gianluca Ginoble, 19 anni, abruzzese, è il primo a
stupirsi della favola in cui vive. «È tutto così strano e
divertente... Per questo dico sempre a quelli della mia
età: se avete un sogno inseguitelo. Non arrendetevi.
Noi tre siamo la prova che tutto può accadere. Cantare
mi rende felice ma sento la responsabilità di tanto
successo. Per fortuna i miei genitori mi hanno
insegnato solidi valori: non montarsi la testa, non
sprecare i soldi né il talento. Così io non bevo, non
fumo, studio e ho pure preso la maturità. Non si sa
mai...».
Giuseppina Manin
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Hollywood Da Will Ferrell a Seth Rogen: tanti attori non conquistano il pubblico europeo e orientale. Diminuisce la produzione di storie leggere, aumentano i film d’azione
Divi della risata non esportabili, in crisi la commedia Usa
A
nche se nel weekend il
film romantico da terza
età con Michael Douglas
e la Keaton Mai così vicini è risultato primo (ma con medie
estive), la commedia americana
ha perso negli ultimi anni il primato, quella forza di penetrazione anche negli usi e costumi, per
cui la gente si pettinava, si vestiva e beveva come facevano i divi.
Il sito Quartz.com ha analizzato
il declino di questo genere, negli
anni sempre meno prodotto dai
più grandi studios. Una delle
principali ragioni sarebbe che la
comicità è meno esportabile:
quello che diverte negli Usa raramente lo fa anche in Cina (dove,
non bastasse, la gente va molto
di più al cinema). E aumentano i
film d’azione.
Certo la comicità demenziale
ha fatto sbandare il genere verso
gli eccessi, il turpiloquio, le situazioni off limits, ma anche
queste non sempre funzionano.
Ci sono attori comici americani
che in Italia non hanno mai fatto
ridere, da Chevy Chase a Will
Ferrell, da Seth Rogen a Martin
Short passando per un asso come Steve Martin, mentre Zach
Galifianakis lo si ricorda per la
stazza. Le commedie invece in
Il confronto
Gli studios e le commedie prodotte. Dati in %
50%
46
44
40%
Walt Disney Home
Twentieth Century Fox
Warner Bros
Paramount
44
40
37
29
30%
27
27
20 21
20%
14
13
10%
25
20
7
8
0
0%
2010
2011
0
2012
Fonte: Boxofficemojo.com, Nomura research
Italia sono la gran fetta del prodotto che funziona, anche se in
regime di molesta ripetitività,
anche perché non sono mai state molto esportate.
La nuova Hollywood ha scelto
la strada fantasy, digital: la Fox
ha ridotto in modo drastico la
commedia e la Disney, che dettava legge nel family entertainment, con Malificent ha risolto
ogni problema al box office. È in
calo il soft power americano, la
forza di penetrazione della clas-
17
10
2013
2014
C.D.S
se media cinematografica, l’uomo comune alla Jack Lemmon o
alla Tom Hanks non esiste più,
ci sono solo supereroi in cui
l’identificazione è complicata. È
ancora peggio, forse, di così, fa
capire Carlo Verdone, reduce da
un viaggio con lezioni universitarie nell’Indiana: «La commedia prevede un consumo collettivo mentre oggi i giovani sono
attaccati all’iPad o al computer e,
sbracati in regime di assoluta
solitudine, si godono le puntate
Il giudizio di Verdone
«La comicità italiana
resiste con picchi come
Zalone, ma per il resto
ci ripetiamo»
Rivali Will Ferrell (46 anni) e Zach Galifianakis (44) in «Candidato a sorpresa» (2012). Star della risata negli Usa, non all’estero
delle serie. Sono queste che impongono i modelli, scritte benissimo e recitate ancor meglio,
hanno una qualità tecnica impeccabile e anche attori come
Kevin Spacey le preferiscono. Gli
ultimi esempi buoni sono i film
di autori sganciati dallo star system, liberi di raccontare con
sincerità, vedi Juno, Come ti
spaccio la famiglia, Little miss
Sunshine, ma vuol dire che anche il sistema commerciale è in
crisi». Già, le serie, il miracolo
del racconto senza tempo e senza fine come i feuilleton di una
volta, come i Balzac e gli Hugo, i
Thackeray a puntate: «Mad
men» fa tendenza così come
«House of cards» e «Downton
Abbey», mentre noi abbiamo
«Gomorra». «La nostra situazione», continua Verdone, «resiste
con picchi come Zalone, comico
capace di risultati degni di ogni
stima. Ma per il resto ci ripetiamo, non sappiamo dove andare
a prendere il materiale umano,
dove intercettare un’ironia diversa. Il problema non solo della
commedia ma del cinema americano tutto è che hanno perso la
fascia di pubblico che va dai 18 ai
24 anni, mentre dai 30 in su si
torna nelle sale. La tragedia è
che da noi manca la memoria, è
a zero, grazie anche all’aiuto della tv».
Sydney Sibilia, il regista della
miglior commedia italiana scoperta nell’anno, Smetto quando
voglio, la pensa così: «Gli americani mescolano i generi e capita
che magari girano anche Iron
man come fosse un po’ commedia, sono nuove frontiere che
tengono conto dei vari pubblici.
Per noi la commedia è una cartina di tornasole anche se il vizio è
quello della carta carbone: il domani sarà di un prodotto che
mescola le esigenze del cinema
al web, il film alla serie oggi decantata, mentre intanto cambiano le regole della comicità. Ma
vediamola anche con filosofia:
se sono in crisi loro, vuol dire
che ci guadagniamo noi che abbiamo ricominciato a sorridere
anche delle cose serie, della crisi
e della povertà».
Maurizio Porro
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38
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Sport
Il commento
2’23’’
il vantaggio di Vincenzo Nibali
in classifica generale sull’avversario
più pericoloso, l’australiano Richie Porte,
secondo alle spalle dell’azzurro. Porte
è diventato il numero uno del Team Sky
dopo il ritiro di Chris Froome. Terzo, staccato
di 2’47’’, lo spagnolo Alejandro Valverde,
quarto a 3’01’’ il francese Romain Bardet
Ciclismo La terribile giornata del rivale Contador
Giornata super
ma le trappole
non sono finite
di PAOLO TOMASELLI
D
ice il saggio: «Quelli
buoni non cadono». E
invece il Tour riscrive i luoghi comuni. Perché nessuno
può negare che Chris Froome
e Alberto Contador (con l’aggiunta di Andy Schleck), i
vincitori della Grande Boucle
presenti in questa edizione,
siano finiti all’ospedale soprattutto per colpa loro. La
premessa è d’obbligo per
sottolineare che Vincenzo
Nibali è il padrone della maglia gialla per meriti propri e
non per la buona sorte. «Mi
dispiace per Alberto», dice il
siciliano. E non è una frase
di circostanza, perché lui per
primo sa che adesso ha molto da perdere: se vincerà, in
tanti diranno che lo ha fatto
senza più avversari di spessore; se perderà, sarà una
vera debacle. Per portarsi
avanti con il lavoro, Nibali
ha scelto di prendersi subito
le sue responsabilità, che
adesso sono semplici: non
deve solo arrivare a Parigi in
giallo, ma deve dare spettacolo. E l’arrivo da solo sulla
Planche, con il passaggio
sull’ultima rampa con una
potenza impressionante
rispetto a quella degli avversari, è un ottimo inizio. Segno che il campione d’Italia
sta benissimo e che è diventato un leader anche nella
testa. Anche questo nelle
prime dieci tappe ha fatto la
differenza: la pressione con
cui sono arrivati Froome e
Contador ha tolto lucidità ai
due grandi favoriti della vigilia, lasciando tutti gli onori e
gli oneri della maglia gialla a
Vincenzo. Ma Nibali ha già
vinto il Tour, 16 anni dopo
Pantani e 49 dopo Felice Gimondi? Guardando il trenino
degli avversari superstiti che
sbuffa dietro all’azzurro
viene da dire di sì, senza
alcun timore: corridori come
Porte o Valverde firmerebbero subito per il podio a Parigi. Ma Nibali, esattamente
come ieri, non deve voltarsi
indietro. Deve guardare
avanti, alle trappole della
strada, al caldo che potrebbe
arrivare, all’incoscienza di
certi tifosi pagliacci sulle
salite e ovviamente alle montagne che restano: non sono
poche ma non sono nemmeno la fine del mondo e preoccupano soprattutto i suoi
avversari. Il traguardo più
prestigioso adesso si chiama
Hautacam, è sui Pirenei, non
lontano da Lourdes. Lassù
nel 2008, ed era il 14 luglio
come ieri, abbiamo fatto i
fenomeni: con Leonardo Piepoli che ha vinto la tappa e
Riccardo Riccò che ha dato
spettacolo. Qualche giorno
dopo l’antidoping e la Gendarmerie hanno messo fine a
quella messinscena. Nibali
adesso deve fare anche questo: ridare finalmente al
nostro ciclismo un giallo
solare, splendente e duraturo.
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Duello finito
A sinistra
e in alto
Alberto
Contador,
31 anni, si è
ritirato dopo
la caduta nella 10ª tappa
del Tour. Lo
spagnolo si è
fratturato la
tibia. A destra
Vincenzo
Nibali (Ap, LaPresse, Images)
C’è solo Nibali
DALLA NOSTRA INVIATA
PLANCHE DES BELLES FILLES — Sotto la Fiamma Rossa, a
un chilometro dal traguardo, un
puntino azzurro pedala come
sulle nuvole. La faccia ancora
bella, dopo 161.000 metri di fatica e fantasmi. L’azione fluida
di chi ha garretti a forma di ruote. L’eleganza irsuta (la barba
lunga è pura scaramanzia) del
Gattopardo che osserva dall’alto
in basso il suo latifondo chiamato Tour, lustrando lo stemma
di famiglia. Sotto la nuvola,
dentro quel puntino azzurro con
il tricolore sul petto, felice, Vincenzo Nibali. Tappa e maglia,
come a Sheffield. Era il 6 luglio
scorso, sembrano mille anni fa.
Dalla difficoltà, e densità di
eventi, della scalata alla Planche
des Belles Filles, 7 ascensioni (4
Stacca tutti sulle montagne del Tour
Vince la tappa ed è di nuovo in giallo
di prima categoria) con passaggi
al 21% (gli ultimi 300 sporchissimi metri) tra tifosi, birre, pance, saucisson, volti e cuori, molti
cuori, escono disintegrati in
tanti. Il polacco Kwiatkowski,
che parte in fuga e a lungo è virtuale maillot jaune. Il leader
Gallopin, schiacciato dall’insostenibile peso del giallo nel lunedì della festa nazionale. E
Contador, il re (2007 e 2009)
sempre più nudo, che al km 64
di una tappa già liquida e sbrodolata da violenti scrosci di
pioggia, chiede troppo a se stes-
so e cade, sì, cade come un neofita in un falsopiano del Col Patzerwasel (nemmeno parente di
quelli che seguiranno), mentre
il plotone si sta organizzando
per andare a prendere i fuggitivi.
Si capisce subito che non è
una sciocchezza. Ha i vestiti
strappati, un ginocchio che sanguina. Zoppica. Si siede sull’erba bagnata, circondato da turisti
che lo fotografano come il mausoleo di un sovrano deposto.
Accorrono le ammiraglie, il d.s.
Tinkoff Bjarne Riis gli parla fitto,
e paterno, all’orecchio. Un
dramma già vissuto sul pavé
con Froome, che si ritirò. Contador invece risale in bici con 4’ di
ritardo e a testa bassa, l’umiltà
di un gregario, si mette a inseguire il gruppo che lo aspetta
con la tacita solidarietà della
confraternita che sulla strada
divide tutto, sudore, saliva, borracce (Coppi e Bartali, do you remember?), dolore, e che sa, accidenti se lo sa, quale foresta di
streghe stia attraversando lo
spagnolo. L’immagine di quell’uomo curvo e sconfitto, nel
verde verdissimo dei Vosgi
(l’addio sul Markstein, quando è
indietro di 4’36’’), rimarrà una
delle icone di questo Tour potente come un abbraccio, e bello
da volere che non finisca mai.
Scopriremo, quando sarà lui a
dircelo, che Contador ha pedalato in salita per 15 km con la tibia
rotta (verrà operato, stagione finita).
«Il suo ritiro ci toglie il piacere di una grande sfida», twitta in
tempo reale Rachele, moglie del
Gattopardo, anticipando il tormentone che ci accompagnerà
fino a Parigi: che peso ha un
Tour senza Froome e Contador?
«Ne ha eccome — risponderà
pronto, e un po’ piccato, Nibali
—. Ero già in vantaggio e avevo
dimostrato di poter lottare con i
migliori. Mi sono preparato bene allenandomi dietro un motorino sulle Dolomiti. Nel ciclismo
ci sono le cadute, succede. È capitato tante volte anche a me...».
L’Astana, intanto, espletata la
cortesia al rivale, era ripartita,
mettendo alla frusta il gruppone, inclusa la maglia gialla Gallopin. Gran lavoro di Westra,
Kangert, Fuglsang e Scarponi, il
vecchio leone che nella foga,
sull’asfalto umido, va dritto in
curva, si cappotta come Fantozzi, risale in sella e scorta il suo
capitano all’arrivo. Sul Col des
Croix i fuggitivi (Kwiatkowski
supera una crisi, Martin dopo
Mondiali La scherma italiana lancia i giovani Berrè, Fichera e la Batini al fianco di «vecchi» come Montano e l’onorevole Vezzali
Linea verde
e combattiva
mixata bene
con i grandi
totem
Si chiamano Martina Batini, Enrico Berrè e Marco Fichera, rispettivamente fiorettista, sciabolatore
e spadista. In tre sommano 68 anni di età e un bagaglio di speranze
che in settimana andranno alla
verifica del Mondiale di Kazan. La
scherma italiana non si sgancia
dai grandi nomi e da eterni veterani (è sufficiente ricordare l’onorevole Valentina Vezzali, che disputò
il primo campionato iridato nel
1994, quando la Batini aveva 5 anni, Berrè ne aveva 2 e Fichera 1?),
ma si aggancia a un futuro che ha
(anche) questi volti. Saranno
«leggeri», i tre: non avranno da
preoccuparsi del peso del pronostico, ma il pronostico — che li vede outsider — proveranno ad addomesticarlo. «Non sono ancora
un favorito, ma farò la mia scherma senza paura», dice Berrè, sciabolatore atipico («In questa arma
si è irruenti e fracassoni: io sono
un introverso e bado prima di tutto a concentrarmi») che un anno
fa a Budapest, all’esordio come senior, sfiorò il podio e fu quinto.
Quanto a Fichera, che «vede la
meta della vittoria in un grandissimo evento ancora un po’ lontana» (intanto deve passare dal no-
Sorpresa generazionale
Lo sciabolatore Berré: «Avevo
12 anni quando Montano
vinceva l’oro olimpico ad Atene,
ora sono con lui in azzurro...»
do delle qualificazioni, ndr), si
tratta di crescere «e questo è di sicuro un punto di partenza». Invece per la Batini, recente argento
agli Europei alle spalle della Di
Francisca, c’è un orgoglio cittadino da assecondare («Pisa ha avuto
al vertice solo campioni al maschile, come Puccini e Sanzo; è ora
che tocchi a una donna») e un destino da mettere definitamente all’angolo: «Il 2013 è stato un anno
tremendo: mi sono rotta il ginocchio e forse il morale più del ginocchio. Se penso che al primo ritiro non ero nemmeno convocata,
posso dire di essermi molto piaciuta nella riscossa».
Siamo verdi e combattivi. «La
forza di questo gruppo di sciabolatori — riprende Berrè — sta nel
fatto di essere fondato sulla freschezza, sulla compattezza e sul
rispetto: ciascuno trascina l’altro e
gli avversari non hanno riferimenti». Nel cuore di una squadra
in fase di ricambio, ci sono i gio-
Ambizioso Marco Fichera, 22 anni
Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Sport 39
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Atletica: grande Gatlin, ora Powell Europei pallanuoto: Italia ok
Superbike, vince Melandri
Meeting di Linz (Austria): Justin Gatlin ha vinto in 9”82 e ha portato a quota 10 il numero dei suoi successi consecutivi nei 100 metri nel 2014 (secondo
Rodgers con 9”92). Stasera a Lucerna tocca ad Asafa Powell, che torna alle
gare nei 100, dopo che il Tas di Losanna ha ridotto da 18 a 6 mesi la squalifica
per essere risultato positivo allo stimolante oxilofrina il 21 giugno 2013.
Marco Melandri (Aprilia) ha vinto gara 1 del campionato Superbike a
Laguna Seca. È il terzo successo stagionale per l’italiano, davanti al compagno di squadra Guintoli e Sykes (Kawasaki). Poi Melandri è caduto in
gara 2 lasciando il successo a Sykes (sempre davanti a Guintoli), che così
allunga in classifica generale (325 punti contro i 281 del francese).
Agli Europei di pallanuoto debutto vincente del Settebello che vince
13-6 contro la Russia. Gli azzurri guidano il girone A insieme al Montenegro, che ha sconfitto la Grecia 11-6, e alla Romania che ha superato
la Georgia 11-6. Giorgetti miglior marcatore con 4 gol. Oggi si torna in
vasca contro la Romania (ore 15.50 su RaiSport1).
Caduta drammatica A 64 km orari l’episodio che cambia le strategie di corsa
Contador vola per terra
dopo il sorpasso impossibile
Tibia fratturata, tutto finito
Lo spagnolo prova a pedalare per 15 km, poi si arrende
Di nuovo in giallo
Vincenzo Nibali, 29 anni, ha vinto la 10ª tappa del Tour
e ha riconquistato la maglia gialla ai danni del francese Tony
Gallopin, 26 anni (Images)
vani ma c’è anche e ancora il grande totem, Aldo Montano. «Avevo
12 anni, quando vinceva l’oro
olimpico: non avrei mai immaginato di ritrovarmi a suo fianco in
azzurro, ma questo dimostra la
aver tirato come un mulo barcolla, Rodriguez si annette tutti i
Gp della montagna) danno i primi cenni di stanchezza. Gallopin, ormai, è attaccato con lo
sputo: uno scrollone e si perde
nelle retrovie.
Negli ultimi 5,9 km (8,5% con
passaggi al 15%) c’è solo Nibali.
È più magro di un chilo (63) rispetto al Giro record: significa
10-15 watt in più in salita. Supera Kwiatkowski senza guardarlo, taglia Rodriguez come burro.
Ha gli occhi di tigre su un volto
da bambino. Non vinco perché
mancano Froome e Contador, ci
sta dicendo, vinco perché sono
Nibali Vincenzo da Messina, figlio di Salvatore e papà di Emma. «Rachele mi ha raccontato
che quando mi guarda alla tv
sgrana gli occhioni, come ipnotizzata...». Come il Tour. L’ultimo gesto di una giornata zuppa
di cose enormi è per lei. Pollice
in bocca e maglia gialla riconquistata. «In quell’istante non
avevo la forza di fare altro», dice
il puntino gigantesco, ammirando la Francia da lassù, dove
ieri volavano solo aquile (poche), nuvole (nemmeno tutte) e
un certo Vincenzo Nibali.
sua longevità come atleta e i progressi che ho fatto io». Il percorso
di Enrico è un po’ diverso da quello del siciliano Fichera, tifoso della Juve, della Ferrari e del ciclismo
( « To c c o fe r r o p e r N i b a l i a l
Gaia Piccardi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LA PLANCHE DES BELLES FILLES —
Possibili trionfi e pesanti tonfi: nel ciclismo sono due eventualità separate da
spazi ridottissimi. Ieri Alberto Contador,
dopo 64 chilometri di gara e a 64 chilometri all’ora di velocità, ha deciso di infilarsi
nei quindici centimetri di asfalto che separavano Vincenzo Nibali dal ciglio della
strada. Il siciliano racconta il sorpasso così: «Velocità alta, asfalto brutto. Contador
mi ha passato all’interno, rapidissimo, e
poi ha superato a destra anche Bennati
che mi precedeva. Io mi sono irrigidito:
spazio ce n’era davvero poco. All’improvviso Alberto è volato via e io per un lunghissimo secondo ho pensato che il mio
Tour finisse lì. La sua bici ha cambiato direzione un attimo prima di colpirmi. Mi è
andata di lusso».
Niente lussi per Alberto Contador: tibia fratturata, stagione finita. Lo spagnolo si è comunque
rialzato, si è fatto medicare e, con
l’osso più importante per chi pedala in frantumi, ha resistito ben
quindici chilometri prima di accettare il suo destino. La sfida degli infortunati con l’arcirivale
Chris Froome, almeno quella, l’ha
vinta lui: ad Arenberg, dopo essere caduto, l’inglese salì diretto
sull’ammiraglia, senza nemmeno
togliersi il casco. Contador invece
ci ha provato fino a quando il dolore è diventato insopportabile.
In un ciclismo sempre più governato da algoritmi, la sfortuna
è considerata l’ultima variabile
totalmente indipendente. È vero
solo fino a un certo punto. Nibali
è stato fortunato a evitare la bici
impazzita di Contador e lo stellone ha protetto anche il suo fedelissimo Michele Scarponi, ottanta
chilometri dopo, quando questi
si è rialzato pimpante dopo un
salto mortale addosso a uno spettatore.
Ma l’immancabile scienziato di turno,
in questo caso l’epidemiologo australiano
Cameron Gosling, ha dimostrato quanto
pesi l’incidenza di condizioni fisiche precarie e «stress da risultato» sugli infortuni
di un ciclista anche di alto livello, in particolare quando strada e meteo remano
contro. Più stress, più rischi dice lo studio
della Melbourne University. Sostenere
che Contador e Froome se la sono cercata
è una bestemmia. Ma se diciamo che forma precaria e nevrosi hanno aumentato la
loro esposizione ai rischi godiamo di un
certo conforto della scienza. Contador è
Tour...»). Marco, per sbocciare, ha
infatti cambiato arma. Era un fiorettista che si è convertito alla spada, interpretata tra l’altro a modo
suo: «Prediligo la fase difensiva,
lavoro sull’attacco altrui». A diffe-
vittima di una fame di vittoria (non ha
mai digerito le due stagioni di stop per il
doping al clenbuterolo, che gli hanno
scippato i suoi anni migliori) che l’ha portato ed estremizzare preparazione e di
conseguenza tensione. Racconta Paolo
Slongo, l’allenatore di Nibali, che nell’ultimo ritiro in altura prima del Tour, sulla
cima del vulcano Teide, tra Froome (che
con Sky ha brevettato la «maniacalizzazione» dell’allenamento) e Contador, il
più estremista pareva di gran lunga il fuoriclasse spagnolo.
E adesso? Chi proverà a strappare la
maglia gialla a Nibali? In classifica generale, alle spalle del siciliano, ci sono un
gregario riciclatosi capitano per necessità, come l’australiano Richie Porte (a
Porte
l’australiano, 29
anni, è diventato
capitano del Team
Sky. In classifica
è 2° a 2’23’’ da
Nibali (LaPresse)
Valverde
lo spagnolo, 34
anni, è terzo nella
classifica generale.
Il suo ritardo
dalla maglia gialla
è di 2’47’’ (Epa)
Van Garderen
lo statunitense,
25 anni, è al
settimo posto
in classifica con
3’56’’ di distacco
da Nibali (Epa)
2’23”), e un gran vincente di corse di un
giorno (ma eterno perdente nei grandi giri) quale lo spagnolo Valverde, staccato di
2’47”. Oltre i tre minuti un terzetto di
francesi (Bardet, Gallopin e Pinot) e più
dietro ancora l’incompiuto americano
Van Garderen, il cui distacco sfiora i quattro minuti. Esaurite le frasi di circostanza
(il Tour de France è lungo, a tutti può capitare una giornata no…), l’idea è che gli
inseguitori, per avvicinarsi a Nibali, debbano davvero inventarsi un numero da far
saltare il banco.
renza di Berré, dichiara di non
avere riferimenti e di essere in attesa di una sorta di «selfie» in pedana: «Prendo un po’ da tutti e vedo che cosa combino io. Vedo insomma che foto esce. Lo dico sen-
Oggi qualificazioni sciabola
Orgoglio Martina Batini, 25 anni (Epa)
Temerario Enrico Berrè, 21 anni
Oggi: qualificazioni sciabola maschile
e femminile (Bianco e Sinigaglia)
Domani: qualificazioni fioretto maschile
(Avola) e femminile
Giovedì 17: qualificazioni spada
maschile (Pizzo, Fichera e Bruttini) e
femminile (Quondamcarlo e Del
Carretto)
Venerdì 18: tabellone finale per la
sciabola, maschile e femminile
Sabato 19: tabellone finale per il fioretto,
maschile e femminile
Domenica 20: tabellone finale per la
spada, maschile e femminile
Lunedì 21: sciabola a squadre, maschile
e femminile
Martedì 22: fioretto a squadre, maschile
e femminile
Mercoledì 23: spada a squadre, maschile
e femminile
Marco Bonarrigo
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za arroganza».
Anche la Batini cerca la sua via,
in un traffico bestiale («Se conto
quante sono le nostre fiorettiste
da podio...») e avendo in comune
qualcosa con la Errigo: «Io e
Arianna ci assomigliamo per il
senso di divertimento con cui
combattiamo: tiriamo e tocchiamo senza riflettere troppo». Ma
per una fiorettista italiana, essere
all’altezza di una tradizione e del
peso del pronostico, non basta.
Occorre anche saper gestire i rapporti con varie api regine: «Sotto
questo aspetto, è tutto ok: vado
d’accordo con tutte le compagne».
Magari il futuro di Martina sarà
nella diplomazia...
Flavio Vanetti
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Le classifiche
Ordine di arrivo
10ª tappa, MulhouseLa Planche des Belles Filles,
161,5 km
1. Nibali (Ita)
in 4.27’26’’
(media 36,2 km/h)
2. Pinot (Fra)
a 15’’
3. Valverde (Spa)
a 20’’
4. Peraud (Fra)
s.t.
5. Bardet (Fra)
a 22’’
6. Van Garderen (Usa)
s.t.
7. Porte (Aus)
a 25’’
8. Konig (Rep)
a 50’’
9. Rodriguez (Spa)
a 52’’
10. Nieve (Spa)
a 54’’
11. Navarro (Spa)
a 1’04’’
12. Mollema (Ola)
a 1’06’’
13. Rui Costa (Por)
s.t.
14. Gadret (Fra)
a 1’08’’
15. Zubeldia (Spa)
s.t.
16. F. Schleck (Lus)
s.t.
17. Van den Broeck (Bel)
a 1’16’’
18. Horner (Usa)
a 1’21’’
19. Thomas (Gbr)
a 1’23’’
20. Spilak (Slo)
a 1’26’’
21. Riblon (Fra)
a 1’42’’
22. Ten Dam (Ola) a 1’58’’
23. Mate (Spa)
a 2’01’’
24. Kwiatkowski (Pol) a 2’13’’
25. Fuglsang (Dan) a 2’47’’
26. Scarponi (Ita)
a 3’49’’
27. Visconti (Ita)
a 4’11’’
28. Rolland (Fra)
a 4’14’’
29. Kruijswijk (Ola) a 4’16’’
30. Edet (Fra)
a 4’21’’
Classifica generale
1. Nibali (Ita)
in 42.33’38’’
2. Porte (Aus)
a 2’23’’
3. Valverde (Spa)
a 2’47’’
4. Bardet (Fra)
a 3’01’’
5. Gallopin (Fra)
a 3’12’’
6. Pinot (Fra)
a 3’47’’
7. Van Garderen (Usa)
a 3’56’’
8. Peraud (Fra)
a 3’57’’
9. Rui Costa (Por)
a 3’58’’
10. Mollema (Ola)
a 4’08’’
11. Van den Broeck (Bel)
a 4’18’’
12. Fuglsang (Dan) a 4’31’’
13. Kwiatkowski (Pol) a 4’39’’
14. Thomas (Gbr)
a 5’17’’
15. Nieve (Spa)
a 6’03’’
16. Rolland (Fra)
a 6’47’’
17. Horner (Usa)
a 7’33’’
a 7’36’’
18. Gautier (Fra)
19. Ten Dam (Ola) a 7’42’’
20. Zubeldia (Spa) a 8’01’’
21. Koenig (Rep)
a 8’25’’
22. Trofimov (Rus) a 9’45’’
23. Feillu (Fra)
a 9’56’’
24. Kruijswijk (Ola) a 10’35’’
25. F. Schleck (Lus) a 11’51’’
26. Talansky (Usa) a 14’44’’
27. Dumoulin (Ola) a 15’19’’
28. Kangert (Est) a 15’27’’
29. Bakelants (Bel) a 18’14’’
30. Gadret (Fra)
a 21’20’’
Così oggi
Giorno di riposo
Così domani
11ª tappa, BesançonOyonnax, 187,5 km
Così giovedì
12ª tappa, Bourg En BresseSaint Etienne, 185,5 km
Così venerdì
13ª tappa, Saint EtienneChamrousse, 197,5 km
Così sabato
14ª tappa, Grenoble-Risoul,
177 km
40 Sport
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
I campioni
Il quarto titolo
mondiale della
Germania nasce
dalle idee di due
tecnici che hanno
battuto abitudini
e luoghi comuni
Il momento del trionfo
La Germania festeggia la sua
quarta Coppa al Maracanà. Una
vittoria che è il completamento
di un percorso iniziato
da Klinsmann e completato
dal suo ex vice Löw (LaPresse)
C.t. Joachim Löw, 54 anni
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
RIO DE JANEIRO — Tutto è
nato nel 2004, con il rosso, un
colore «positivo». Quando Jürgen Klinsmann propose di cambiare il colore della seconda maglia della Germania — mandando in pensione il verde — lo presero per matto. Andava contro la
tradizione e la regola. Peggio ancora quando impose lo psicologo dentro la nazionale. Ruppe
un tabù. Non è vero che i calciatori sono giovani, forti e senza
problemi. Anche tra loro esistono dipendenze da alcol o droga,
omosessualità spesso nascosta,
depressione. Robert Enke, portiere, 8 presenze in nazionale, si
tolse la vita il 10 novembre 2009,
a 32 anni, gettandosi sotto un
treno.
Per un po’ Klinsi si sentì come
Don Chisciotte contro i mulini a
vento. Si appoggiò al suo Sancho Panza, che di nome faceva
Joachim Löw, detto Jogi, come
l’orso del parco di Yellowstone.
Jogi era stato da poco esonerato finale, ai tempi supplementari, forza è stata la continuità. Quedall’Austria Vienna, il punto più contro l’Italia. Löw ha preso il sto gruppo è stato insieme 55
basso della sua carriera di tecni- suo posto e, dopo due terzi e un giorni, ma su certe idee lavoriaco. Positività è vedere ogni espe- secondo posto tra Mondiali e mo da dieci anni. Klinsmann
rienza come crescita. A chi gli ha Europei, ha raccolto quello che aveva capito che la nostra caratchiesto se adesso, da campione era stato seminato: «La nostra teristica, la forza, non bastava
del mondo, si voleva togliere
più. Tutte le squadre, ormai, soqualche sassolino dalla scarpa,
no formate da grandi atleti. SerJogi ha risposto: «Al contrario.
viva la tecnica. L’abbiamo troDevo ringraziare il presidenvata creando scuole calcio
te dell’Austria Vienna.
di eccellenza».
Senza di lui non avrei
La vittoria della
vinto un Mondiale storico. Siamo la prima
squadra europea a
conquistarlo in Sudamerica, nel Paese
del calcio».
La strana coppia
— con la poderosa
mano di una Federcalcio collaborativa
— ha cambiato il look
e la storia della nazioMario Götze, 22 anni, dà un bacio alla sua
nale. Klinsi non ha vinto,
fidanzata Ann Kathrin Brömmel
perché ha cercato altre avIl centrocampista del Bayern
venture dopo il Mondiale in
aveva appena deciso
casa nel 2006, perduto in semila finale (Images)
Usa Jürgen Klinsmann, 49 anni
Löw e Klinsmann, due rivoluzionari
che hanno cambiato il calcio tedesco
Tutto iniziò nel 2004: molti li presero per matti, ora li copieranno
Germania nel Mondiale 2014 è
un segnale positivo per il calcio,
da qualunque punto di vista.
Tecnico: la squadra gioca bene,
se non lo ha fatto anche in finale
è perché la tensione, dopo tanti
piazzamenti, era massima. Tattico: è un gruppo dove tutti si sacrificano. Economico: la nazionale è figlia di un sistema sostenibile e di un campionato, la
Bundesliga, all’avanguardia in
tanti settori. Comportamentale:
i tedeschi sono stati professionali anche nei festeggiamenti,
senza mai mancare di rispetto
agli avversari.
Klinsi e Jogi si sono incontrati
anche in questo Mondiale. Era
l’ultima partita del girone eliminatorio, con Jürgen sulla panchina degli Stati Uniti. Un pareggio avrebbe aritmeticamente
qualificato tutte e due le squa-
dre, garantendo ai tedeschi il
primo posto. Non hanno fatto
nessun «biscotto» e la Germania
ha vinto 1-0. Gli Stati Uniti si sono qualificati lo stesso perché il
Portogallo ha fatto peggio di loro come differenza reti.
Essere positivi significa far
partire Götze titolare al Mondiale, poi fare altre scelte e infine
mandarlo in campo nella finale,
dalla panchina, dicendogli: «EnWags
Le fidanzate
di Roman
Weidenfeller, Sami
Khedira, Manuel
Neuer e Benedikt
Howedes
e le mogli
di Bastian
Schweinsteiger
e Miroslav Klose
celebrano
la vittoria
al Maracanà
(Action Images)
Il bacio
Affetti La coppia dell’estate
Il bomber Mario
ex mammone
grazie all’amore
della bella Ann
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
RIO DE JANEIRO — Se siete appassionati di musica e
non conoscete Trina B, non preoccupatevi. Non vi siete
persi la nuova Amy Winehouse. Ma se vi piace il calcio
dovete per forza sapere chi è Mario Götze e, di riflesso,
a meno che non accendiate la tv solo per vedere le partite e non viviate lontano da ogni social media, vi sarete imbattuti in Ann Kathrin Brömmel, il vero nome della sua fidanzaGötzemania
ta, modella e cantante.
Che i calciatori si accompagnino a
I giornali brasiliani non
bellissime donne è storia vecchia
a caso hanno eletto
quanto il mondo. George Best diceva
Götze personaggio
di aver speso una fortuna in donne,
del Mondiale
auto sportive e alcol e di aver sprecato tutto il resto dei suoi soldi. Mario,
l’autore del gol che ha dato alla Germania il titolo mondiale che le mancava dal 1990, non
è un «maledetto», come era il formidabile nordirlandese del Manchester United. Lo descrivono in tutt’altra
maniera. Figlio di buona famiglia, con il padre Jürgen
professore alla Dortmund University of Technology e
anche lui appassionato di computer e informatica.
Mammone quanto basta da essersi portato la famiglia
Gli abbracci
A sinistra
Andre Schürrle,
23 anni,
abbraccia
la fidanzata
Freundin
Montana Yorke;
a destra Mesut
Özil, 25 anni,
con la fidanzata
Mandy
Capristo, 24 anni (Action Images)
Consolato
Sami Khedira, 27
anni, insieme alla
fidanzata Lena
Gercke, 26 anni,
modella
e conduttrice
televisiva tedesca.
Per un infortunio
il centrocampista
non è sceso
in campo contro
l’Argentina
al Maracanà
(Action Images)
tra e fai vedere al mondo che sei
più forte di Messi. Facci vincere
il Mondiale!». Con una definizione quasi da santone, Löw ha
definito Götze «il ragazzo del
miracolo, perché può giocare in
tanti ruoli e in tutti decidere una
partita».
Nel calcio non esiste lo schema perfetto, altrimenti lo applicherebbero tutti e finirebbe
sempre in pareggio. C’è stato il
WM e il calcio totale, il catenaccio e la trappola del fuorigico, il
contropiede e il tiki taka, la difesa a uomo e quella a zona. Adattarsi al mondo esterno e non vivere in isolamento, però, aiuta
sempre. «Prima di partire per il
Brasile, come avevo fatto quattro
anni fa in Sudafrica, ho detto ai
miei giocatori: si va in un altro
continente, a rappresentare 80
milioni di tedeschi. Dobbiamo
farci onore ma anche divertirci,
allenarci bene e sfruttare le occasioni per fare nuove esperienze. Ci hanno trattato in maniera
squisita: dopo il 7-1 i tifosi brasiliani ci hanno applaudito in
aeroporto e al rientro in ritiro.
Per questo dico: grazie, Brasile!».
Don Chisciotte e Sancho Panza. Klinsi e Jogi. Li avevano presi
per matti.
Luca Valdiserri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
in Brasile, per essere più tranquillo. Cattolico praticante e molto impegnato in iniziative benefiche, soprattutto a favore dei bambini più sfortunati.
Detto questo, i giornali brasiliani lo avevano già
eletto a personaggio del Mondiale ancor prima del gol
all’Argentina, anche quando Löw, dopo l’inizio da titolare, lo aveva messo in panchina. Gran parte del merito
era di Ann Kathrin, sua coetanea, compagna da un paio
di anni, dopo che erano stati presentati da amici comuni. Ann Kathrin/Trina B ha spopolato con i suoi
bikini sulle pagine dei quotidiani e la cosa non deve
stupire. Fa la modella, anche di biancheria intima, e in
Germania è finita in prima pagina
per un servizio fotografico su GQ.
Su internet sono diventate popolarissime anche le foto di una precedente vacanza al mare di Mario e
Ann Kathrin, in cui il calciatore, per
citare «Chi ha incastrato Roger Rabbit?», aveva un coniglio in tasca o era
molto contento di vedere la sua fidanzata. Complici il gol, il bacio che
si sono scambiati a fine partita in
mondovisione, i complimenti del
premier Angela Merkel che era in
tribuna al Maracanà e la loro immagine che, in questo momento, sembra stata scritta per un romanzo «rosa», Mario e Ann Kathrin hanno tutte le carte in regola
per diventare la coppia dell’estate. Poi Götze (27 presenze e 10 gol in Bundesliga nella scorsa stagione) sarà
riconsegnato a Pep Guardiola, che lo ha voluto a tutti i
costi al Bayern Monaco, che un anno fa ha pagato senza
batter ciglio i 37 milioni di euro della clausola rescissoria che Mario aveva nel suo contratto con il Borussia
Dortmund.
Ann Kathrin, a occhio, sarà restituita più ai servizi
fotografici che al pianoforte e alla musica. A meno che
il gol del fidanzato non faccia il miracolo, dopo aver
dato la Coppa del Mondo alla Germania, di portare anche lei al disco di platino.
l.v.
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Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Sport 41
italia: 51575551575557
In pole c’è Tite, ma si pensa anche a Mourinho e Guardiola
Il presidente Fifa
Scolari a fine corsa, il Brasile sogna un papa straniero
Blatter felice
«La vittoria
dello spirito
offensivo»
RIO DE JANEIRO — Fine corsa inevitabile per Luiz
Felipe Scolari e il Brasile ora accarezza un sogno che
suona di eresia: un tecnico straniero per ricostruire
dalle macerie la Seleção. La conferma del
licenziamento di Felipão — tecnicamente un non
rinnovo dell’accordo reciproco con la federazione
— è giunta ieri pomeriggio. Il c.t. ha tentato di
salvare il posto sino all’ultimo: sia dopo la disfatta
con la Germania in semifinale sia dopo quella con
l’Olanda nella finalina, Scolari aveva difeso il
proprio lavoro sostenendo che si era trattato di due
incidenti di percorso. Qualcuno lo ha anche
appoggiato, come il prossimo presidente della Cbf
Del Nero («per me può anche restare» ha detto nei
giorni scorsi), ma la sua posizione di fronte
all’opinione pubblica era ormai insostenibile. Il
tecnico del Penta, vittorioso nel 2002, non poteva
reggere davanti all’ignominia del Mineiraço 2014,
anche se pochi in Brasile ne hanno contestato le
scelte generali. Il quarto posto al Mondiale in casa,
soprattutto per quel che è avvenuto nell’ultima
settimana, ha avviato un dibattito sulla necessità di
rinnovare tutto nel futebol, dai metodi alle strutture
e finendo con gli uomini. Scolari sostiene, sempre
in sua autodifesa, che «almeno il 70 per cento» dei
convocati potrebbe costituire l’asse della squadra
tra quattro anni. In realtà si pensa a un
rinnovamento assai più profondo, salvando appena
una manciata di Felipão boys, come Neymar, Oscar,
Thiago Silva e David Luiz. Non si sa quanto la
suggestione del tecnico straniero, che la stessa Cbf
avalla, sia concreta. A molti giocatori piace l’idea,
ma le resistenze nel sistema sarebbero feroci,
pronte a cadere solo nel caso di una opzione
davvero pesante. Nomi del calibro di José Mourinho
(già contattato, si dice) e Pep Guardiola potrebbero
La delusione
Un tifoso brasiliano, solo
e sconsolato, con la maschera di Neymar (LaPresse)
restare nel libro dei sogni, perché assai ben
sistemati entrambi, al momento, in due dei club più
forti del mondo e con stipendi impensabili per il
Brasile. Qualcuno ricorda che una autocandidatura
del catalano, due anni fa, venne accolta dal silenzio.
Fu quando Pep Guardiola, lasciato il Barcellona,
dichiarò che avrebbe rinunciato all’anno sabbatico
solo per la Seleção brasiliana. Al momento l’unico
nome spendibile tra i tecnici di casa resta quello di
Tite, tre anni di vittorie nazionali e internazionali al
Corinthians tra il 2011 e il 2013 e attualmente libero
da incarichi. Oppure la squadra verrebbe affidata ad
interim ad Alexandre Gallo, oggi alle giovanili, in
attesa che prenda forma l’opzione del «papa
straniero». A Leonardo potrebbe essere affidato il
coordinamento tecnico.
Rocco Cotroneo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Protagonisti L’Europa si conferma il centro del football
Il Mondiale senza stelle
giocato all’insegna
di portieri e contropiede
Per Messi un Pallone d’oro che vale poco
Record
Tim Howard,
portiere degli
Stati Uniti,
respinge una
conclusione
del Belgio:
nel corso di
quella partita
Howard ha
fatto 16 parate,
un record
difficilmente
battibile (Epa)
Programmazione
Beata gioventù
il ciclo
è una realtà
RIO DE JANEIRO — (l.v.)
Può la Germania copiare la
Spagna e mettere insieme
più vittorie consecutive
nelle grandi manifestazioni
internazionali? La carta
d’identità della squadra e le
condizioni della
concorrenza dicono di sì. Il
gruppo che ha vinto il
Mondiale è giovane. Tra i
titolari: Neuer ha 28 anni,
pochi per un grande
portiere; Boateng e
Hummels 25, Höwedes 26;
Özil 25, Götze 22, Kroos 24;
Schürrle 23, Müller 24. Tra
le riserve: Draxler 20,
Kramer 23, Grosskreutz 25,
Mustafi 22. Tra i non
convocati, per scelta o per
infortuni: Reus 25, Jung 23,
Gündogan 23, Holtby 23.
Come ha fatto notare
Stefano Olivari, nel suo
blog sul Guerin Sportivo, la
Germania usa i Mondiali
anche per inserire nel
gruppo due o tre giovani
che siano garanzia di
ricambio nel futuro. Nel
2002 Rudi Völler portò in
Giappone un 19enne
Podolski, un 20enne
Schweinsteiger e un 21enne
Lahm. Grandi vecchi ce ne
sono pochi. Il numero uno
è senz’altro Klose, 36 anni,
16 gol in quattro edizioni
che ne fanno il
capocannoniere di tutti i
tempi con una rete in più di
Ronaldo, in attesa di
Thomas Müller che, a 24
anni e con due soli
Mondiali alle spalle, è già a
quota 10. Ieri, in attesa di
scatenare la bestia che è in
lui nei festeggiamenti,
come aveva promesso in
caso di vittoria, Klose non
ha dato l’addio che in molti
si aspettavano: «Voglio
pensarci sopra una notte o
due. Poi deciderò». Lasciare
o rilanciare un’altra sfida?
La Germania ha una prima
punta che può prendere la
sua eredità: il fiorentino
Mario Gomez, 28 anni.
Klose permettendo.
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Crollo
Il gol di De Vrij
(il primo a
sinistra), uno
dei 5 segnati
dall’Olanda alla
Spagna, campione del mondo
in Sudafrica. Un
5-1 che ha sancito la fine (almeno
temporanea)
del tiki taka
(Action Images)
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
RIO DE JANEIRO — Copacabana torna la spiaggia icona di
sempre. Il Mondiale è già quasi
smontato e forse ritorneranno
le ragazze in tanga e i ragazzi
che palleggiano, mai visti finora. La Prefeitura ha lavorato bene, almeno sulla sabbia più famosa del mondo. Non c’è traccia dell’invasione di 100 mila
argentini e di tutti gli altri, ingredienti del crogiuolo di razze,
fedi (calcistiche), lingue di Fifa
Brasile 2014. Quale eredità?
Non è stato, innanzitutto, il
Mondiale delle stelle che, come
accade da tre edizioni, se non
sono state a guardare, sicuramente non sono state decisive.
Doveva essere una sfida Neymar-Messi. Il primo è uscito in
barella nei quarti contro la Colombia, il secondo anche prima, negli ottavi con l’assist a Di
Maria (avversario il Belgio).
A Messi, però, è andato il
Pallone d’oro del Mondiale.
Sepp Blatter, poco gentiluomo,
si è detto «sorpreso per questo
premio». La Pulce non l’ha considerato. Con i suoi compagni è
tornato a Buenos Aires (si sono
menati di più nella capitale argentina che a Rio: 120 arresti e
70 feriti), accolti come eroi, con
la presidenta Cristina Kirchner
«orgogliosa». Certo, un successo avrebbe puntellato di più il
suo fallimentare governo, ma
va bene anche una sconfitta
epica all’ultimo, più o meno,
minuto. Messi ha detto: «In
questo momento mi interessa
poco il trofeo del migliore,
avremmo voluto regalare la
Coppa alla nostra gente, abbiamo dato tutto, ma abbiamo fallito. Però un po’ di gioia l’abbiamo data e speriamo di continuare in futuro. Siamo diventati più forti che mai e abbiamo
perso solo l’ultima partita. Siamo un gruppo spettacolare».
Messi sottolinea un aspetto
fondamentale. È stato il Mondiale delle squadre, come in
Germania 2006 (Italia dell’asse
Buffon-Cannavaro: due gol subiti in 7 gare, un’autorete e un
rigore); come in Sudafrica 2010
(la Spagna del più alto tiki taka:
Trionfo Bandiere e cori, il pullman dell’Argentina arriva a Buenos Aires (Reuters)
dagli ottavi 4 vittorie per 1-0).
Anche la Germania 2014 si celebra come squadra; non ha il
Fenomeno, ma una generazione arrivata a maturità al momento giusto. È stato il Mondiale che doveva danneggiare le
europee (lontananza da casa,
clima cangiante e avverso, umidità, aria condizionata a palla) e
invece per la terza volta consecutiva, ha vinto una (diversa)
europea, in tre (diversi) continenti. Abbiamo incontrato Michel Platini gongolante. L’Europa è sola contro Blatter. Forse
non esprimerà il presidente,
ma esprime il calcio migliore.
Gli altri, da questo punto di vista, sono Terzo Mondo. L’Africa
è andata peggio del 2010 (nes-
Eroi
I giocatori
argentini accolti
come eroi a
Buenos Aires
Povera Italia
Sancito
il domicilio
periferico
del nostro calcio
Vaticano
Mondiale, niente finale in tv per i due Papi
CITTÀ DEL VATICANO — Si è parlato tanto del derby tra Papi nella finale Mondiale tra
Germania e Argentina, ma papa Francesco non ha guardato in tv la partita per «una
questione di neutralità», come ha riferito Guillermo Karcher, il capo del cerimoniale del
Vaticano, all’emittente Radio Del Plata. «Lo abbiamo tenuto informato azione per azione»
ha aggiunto il prelato argentino. Niente finale anche per il papa emerito Benedetto XVI:
«L’ho invitato a guardare la partita, ma ha ringraziato e ha preferito andare a dormire.
Quando l’ho informato, la mia faccia portava un messaggio chiaro. Spera che gli argentini
possano riprendersi presto. Parlando di Argentina il pensiero va a papa Francesco? Ho
fatto le mie sentite "condoglianze" al suo segretario, don Fabian, e lui mi ha risposto in
modo molto secco, chiaro, ma convincente e mi ha fatto anche gli auguri per la vittoria
della nostra squadra» ha rivelato monsignor Georg Gaenswein, prefetto della Casa
pontificia e segretario particolare del papa emerito Benedetto XVI, a Radio Vaticana.
suna ai quarti), le centro-sudamericane si sono dissolte al
momento del salto di qualità.
Toda joia, toda beleza, ma la
grande eredità tattica è la rivincita del catenaccio-contropiede. Con mille vesti, con la facciata ridipinta, con l’occupazione degli spazi, con le difese a 4 o
a 5 (a tre ormai difendono solo
le italiane). Ha prevalso la trazione anteriore, non per niente
è stato il Mondiale dei portieri.
Quelli famosi (Neuer), quelli riciclati (Julio Cesar), quelli usciti
dalla panchina (Romero), quelli meno conosciuti (Navas),
quelli recordman (Howard, 16
respinte con il Belgio), quelli al
centro di una trovata (Krul).
La Germania non si può certo definire difensivista in senso
stretto, ma è geometrica, gioca
spensierata ma organizzata, si
chiude bene e riparte meglio. È
stato un Mondiale con danni
collaterali: il morso di Suarez a
Chiellini; la vertebra di Neymar;
il vomito di Messi. È stato, a
parte Rizzoli, il Mondiale che
ha sancito il domicilio periferico dell’Italia. È stato il primo,
vero Mondiale di twitter. Ciò ha
scatenato il commissario tecnico che è in noi o semplicemente
la voglia di apparire. Tutti (da
Maradona a Mourinho) hanno
detto la loro, con ogni mezzo,
ma ora, come dicono qui, acabou o jogo.
Roberto Perrone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Mondiale si addice a Joseph
Blatter. Dopo ogni edizione, al
momento dei bilanci, il presidente
della Fifa, in carica dall’8 giugno
1998 e pronto per un quinto mandato, appare più giovane e più in
forma rispetto alla coppa precedente. Il 12 luglio 2010, il Sudafrica
lo avrebbe voluto almeno ministro,
mentre diceva: «Questa coppa ha
cambiato la considerazione del
mondo nei confronti di questo
Paese e dell’Africa tutta ed è quello
che ci resta». Il Brasile non si è
commosso per il n. 1 del calcio
mondiale, ma è stato Blatter a
emozionarsi, dopo aver ricevuto
un messaggio da papa Francesco:
«Certamente non era felice per la
sconfitta dell’Argentina, però mi
ha detto che il calcio è bello perché
unisce le persone. Ha voluto inviare un messaggio di pace, è stato un
successo e abbiamo regalato tante
emozioni». Blatter ha parlato anche di calcio: «Questa era la mia
decima coppa da quando lavoro
per la Fifa, la quinta da presidente.
Non voglio fare paragoni con il
passato, perché ogni edizione ha
caratteristiche specifiche. Ma questo è stato un Mondiale da 9,25,
perché la perfezione non esiste su
questa terra e pensando all’edizione 2018 l’asticella da superare per
gli organizzatori è molto alta». Il
presidente ha spiegato: «Per me è
stata una coppa particolare.
A renderla in
Voto: 9,25
qualche modo
«Un grande
speciale sono
state la qualità
Mondiale
calcio che
con 171 reti. del
si è giocato,
Il voto? 9,25» l’intensità
delle partite,
lo spirito con
le quali le squadre si sono battute.
Abbiamo cominciato con un gioco
molto offensivo, nei gironi; Spagna-Olanda con sei gol ha fatto
capire che qualcosa stava cambiando. Soltanto quando sono cominciate le partite a eliminazione diretta, nelle squadre è subentrata la
paura di perdere, ma il livello tecnico e tattico è stato elevatissimo,
come il fair play in campo. Si è
lottato fino all’ultimo secondo, in
bilico fra passione, dramma, estasi.
Ci sono state tante occasioni e un
grande spettacolo. Ha vinto il calcio». Sono stati segnati 171 gol,
come nel 1998 (record), ma sulle
statistiche pesano le otto reti di
Brasile-Germania. Un fatto isolato.
Alle 64 partite hanno assistito
3.429.873 spettatori, soltanto a Usa
'94 le presenze erano state maggiori (3.587.538). La vera novità è
stata però il crollo di ammonizioni
ed espulsioni, segno di una chiara
indicazione generale, da parte della
commissione arbitrale della Fifa. I
cartellini gialli sono stati 182 (11
rossi); nel 2010, erano stati 252 (17
rossi); nel 2006 il punto più alto
con 323 ammonizioni e 28 espulsioni; nel 2002, c’erano stati 265
gialli e 16 rossi; nel 198, 249 ammonizioni e 21 espulsioni. In questo clima di buonismo, l’espulsione di Marchisio contro l’Uruguay è
stata davvero un’anomalia, ma
Blatter si è soffermato sulla squalifica di Suarez (nove partite in nazionale e quattro mesi senza calcio) per il morso a Chiellini: «Spero che torni a giocare presto, perché ha dimostrato di avere qualità
notevolissime. Il calcio ha bisogno
di campioni del suo valore e della
sua classe; si è espressa una commissione e non interferisco. Come
uomo di calcio, dico solo che è
stata una punizione molto severa».
Forse la ridurrà il Tas di Losanna.
Fabio Monti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
42
italia: 51575551575557
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
Sport 43
italia: 51575551575557
L’elezione del presidente federale
Lady Barbara loda la Germania: «Ha fatto le riforme che l’Italia non vuol fare»
MILANO — Per una che sul
comodino tiene il libro di calcio e
gestione aziendale «Il pallone non
entra mai per caso», scritto dall’ex
vicepresidente del Barcellona Ferran
Soriano, ora ceo del Manchester
City (tesi deducibile dal titolo: ogni
risultato è frutto di organizzazione e
pianificazione), è abbastanza
naturale pensare che il tiro finito in
gol dopo 113’ e che ha regalato la
quarta Coppa alla Germania sia
partito da molto lontano. E cioè da
alcune mosse che la Federazione e la
Lega tedesca hanno intrapreso per
risollevarsi dopo il deludente
Europeo del 2000. Barbara
Berlusconi ieri si è presentata in
ufficio a Casa Milan con uno studio
sul «caso Germania», da sempre al
centro delle sue citazioni per bilanci
sani, fatturati record, stadi di
proprietà. In Germania dodici club
su 18 hanno chiuso in attivo
l’ultima stagione e il giro d’affari
complessivo del campionato è in
crescita da otto anni di fila. Non
solo, l’attenzione di Barbara
Berlusconi è attratta anche dalla
valorizzazione dei vivai, fatta di
regole (ogni società di A e B deve
avere una squadra in ogni categoria
giovanile e dall’under 16 in su in
rosa ci devono essere almeno 12
giocatori di cittadinanza tedesca) e
soldi (80 milioni investiti nel 2013
nei settori giovanili). Dallo studio
ne è nata una riflessione che BB ha
rilasciato all’Ansa e che riporta al
parallelo con la realtà italiana: «Il
successo tedesco viene da lontano
perché non si vince per caso. Arriva
dall’inizio del 2000 quando la
Germania ha deciso con coraggio di
cambiare uomini e regole. È un
Paese che, nel governo del calcio, ha
dimostrato di avere una forte
programmazione, di possedere una
Federazione capace e innovatrice, di
investire in maniera massiccia e
obbligatoria sui vivai, sugli stadi, su
una vincente integrazione
multietnica, sui conti in ordine e su
tutto ciò che in Italia non si è fatto e
Ad Barbara Berlusconi (Ansa)
che mi pare non si abbia intenzione
di fare». E qui il discorso porta a
casa nostra e all’opposizione di
Barbara all’elezione di Carlo
Tavecchio come presidente federale,
che invece è sostenuta dall’altro ad
rossonero, Adriano Galliani (che
però non commenta). Almeno a
parole, tutti in questo momento
vogliono fare le riforme, anche il
partito che sostiene Tavecchio.
Come sempre, l’elezione del
presidente federale in Italia
nasconde molto altro. Non è certo
solo una battaglia tra conservatori e
innovatori, ma una classica lotta di
spartizione del potere. Sul piatto, c’è
(anche) il controllo della Lega di A,
ora guidata da Maurizio Beretta
(con lo stesso Galliani e Lotito
vicepresidenti) cui si oppone il
nuovo «partito» guidato da Andrea
Agnelli (con l’appoggio di Roma,
Napoli, Fiorentina). La Lega di A
(che si riunirà giovedì, occasione
giusta per contarsi) decide la
vendita dei diritti tv, dove c’è la
polpa. Però sarebbe un peccato
mortale perdere di mira, tra
battaglie e ambizioni politiche, il
problema di fondo: la riforma del
calcio italiano. In fondo, nel 2009 la
finale dell’Europeo Under 21 era tra
Germania e Italia.
Il raduno I bianconeri a Vinovo per la nuova stagione: Agnelli e Marotta al primo allenamento
Juve, basso profilo e lavori in corso
Llorente non teme la concorrenza
«Le big europee non mi fanno paura. L’Atletico? Un esempio»
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
TORINO — Un gruppetto di
tifosi al cancello, nessun dirigente presente alla prima conferenza stampa, un attaccante
come Fernando Llorente che
giustamente vuole marcare il
territorio in attesa dei nuovi arrivi. La Juventus che ieri pomeriggio ha ripreso gli allenamenti a porte chiuse a Vinovo
ha l’atteggiamento di chi non
ha nulla da dimostrare e da comunicare dopo aver vinto tre
scudetti.
Se poi qualcuno vuole interpretare tutto questo come indifferenza verso i tifosi e i media o ancora peggio come un
mal di pancia di Antonio Conte
che è rimasto senza rinnovare il
contratto in scadenza nel 2015,
ovviamente è anche libero di
farlo. Ma i lavori sono in corso,
i dodici giocatori che hanno
partecipato al Mondiale arrivano tra il 20 e il 21 luglio e il mercato non dà ancora certezze da
sbandierare.
Il presidente Andrea Agnelli
e l’amministratore delegato
Beppe Marotta comunque non
si sono persi il primo allenamento nel pomeriggio, dopo il
quale la squadra ha raggiunto
l’hotel in centro scelto come insolita sede del ritiro: dopo cena, chi ha famiglia, se ne va a
casa.
In questo contesto è normale
che il lavoro sul campo adesso
faccia meno notizia di quello
d’ufficio. Per Iturbe bisogna
Quarta stagione Antonio
Conte, 44 anni (LaPresse)
Pronti Fernando Llorente, 29,
e il primo allenamento (LaPresse)
aspettare, Morata è in arrivo,
Evra anche. La Juve non ha ceduto nessun titolare, ma il mercato per definizione è lungo e
in questo senso, con due pezzi
pregiati come Vidal e Pogba lustrati nella vetrina brasiliana, le
inquietudini dell’allenatore
che spesso ha fatto rendere la
macchina bianconera più della
sua cilindrata, sarebbero anche
comprensibili.
«Le grandi d’Europa si rafforzano con colpi come Suarez
o Sanchez? Non mi fanno paura
— dice Llorente — . Noi dobbiamo guardare a una realtà
come l’Atletico Madrid che ha
fatto una stagione spettacolare
(vittoria della Liga e finale di
Champions ndr) senza spendere molto. Seguire quella strada
per noi sarebbe una bella cosa».
Le due società in effetti sono
ferme all’incrocio sulla via che
porta a Juan Manuel Iturbe,
sgusciante talento del Verona
che darebbe a Conte nuove variabili tattiche per il gioco d’attacco: considerato che le cifre
su cui la trattativa si è stabilizzata (27 milioni) rappresenta-
no di gran lunga il più alto investimento della presidenza
Agnelli, è normale che nell’aria
ci sia come minimo un senso di
attesa, più o meno nervosa.
Come è normale che Llorente parli del probabile arrivo di
Alvaro Morata dall’altra sponda
di Madrid, quella del Real. Per il
centravanti arrivato un anno fa
a parametro zero si tratta di un
concorrente diretto. E Fernando, che si allena a Vinovo già da
una settimana per non soffrire
come un anno fa la cura estiva
rappresentata dai doppi allenamenti quotidiani di Conte,
mette le cose in chiaro, a scanso
di equivoci: «Morata è un classe ’92 — dice l’ex bomber dell’Athletic Bilbao — è molto giovane, ha fatto grandi cose al
Madrid, senza aver avuto la
possibilità di giocare tantissimo: non è facile per nessuno e
tantomeno per un giovane. Vediamo cosa succede. Non gli ho
ancora parlato. Per me rimanere in questa società è qualcosa
di incredibile: speriamo di poter fare una stagione ancora
migliore. L’importante è essere
concentrati sul campionato,
credo che quello sia l’obiettivo.
Sicuramente se riusciamo a far
bene quello, possiamo far bene
anche in Europa».
Ma confermarsi in Italia non
è scontato. Soprattutto se la
Champions diventerà il tormentone dei prossimi mesi.
Assieme al contratto di Conte:
«Io ho già lavorato con allenatori in scadenza — chiosa Llorente — siete voi che siete abituati diversamente. Ma non fa
alcuna differenza, alla fine può
arrivare il momento del rinnovo durante la stagione. Conte è
un grandissimo allenatore e
darà tutto per la squadra come
ha fatto sempre». Anche in
condizioni sicuramente peggiori di questa.
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Record del ManU: uno sponsor da un miliardo
Con il contratto annunciato
ieri il Manchester praticamente doppia come introiti
annui — 94 milioni di euro —
il ricchissimo contratto del
Real Madrid da 39 milioni di
euro l’anno per 8 anni e quello
da 38 con il Chelsea (per 10
anni), entrambi con Adidas, e
supera anche Arsenal (Puma,
659
milioni
i tifosi del Manchester
United nel mondo, 90
milioni in Europa, 325
in Asia, 71 nelle Americhe
37 milioni), Barcellona (Nike,
34 milioni), Liverpool (Warrior, 31 milioni).
Follie del mercato del calcio
o scelta industriale ponderata? «Questa operazione rappresenta per noi una pietra
miliare. Ci aspettiamo vendite
totali per 1,5 miliardi di sterline» nei prossimi dieci anni,
dice l’amministratore delegato di Adidas, Herbert Hainer.
In Borsa il titolo è salito del
2,7% beneficiando anche del
successo della Germania ai
Mondiali: la nuova maglia
della nazionale con le quattro
stelle, firmata Adidas, è già in
vendita a 84,95 euro.
La platea di tifosi del Manchester mette a disposizione
del gruppo tedesco un merca-
Nuovo tecnico Louis Van Gaal
allenerà il ManU (Action Images)
to realmente globale: secondo
il colosso delle ricerche di
mercato Kantar — riferisce il
sito specializzato Calcioefinanza.it — il Manchester
United ha 659 milioni di simpatizzanti in tutto il mondo,
90 milioni dei quali in Europa
(soprattutto in Inghilterra),
71 milioni nelle Americhe. Il
restante mezzo miliardo è nei
mercati emergenti dell’Africa
(173 milioni) e dell’Asia (325
milioni), aree sempre più ricche e senza grandi storie calcistiche, dunque con un numero di tifosi in crescita e in
grado di acquistare il merchandising. Per le grandi
aziende sponsor insomma le
squadre sono come un social
network: conta il numero di
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mercato
Calcio e affari L’Adidas ha offerto 941 milioni di euro per dieci anni. L’introito annuo è il doppio del Real Madrid, tre volte la Juve
MILANO — Uno sponsor
da quasi un miliardo di euro:
una cifra colossale, quella offerta da Adidas al Manchester
United per firmare maglie e
altro materiale tecnico. A partire dalla stagione 2015-16, e
per dieci anni, la divisa dei
Diavoli Rossi non sarà più firmata dalla Nike, che si è ritirata per le richieste «troppo
onerose» della squadra britannica, ma dal colosso tedesco. Che invece ha messo sul
piatto 750 milioni di sterline,
appunto pari a 941 milioni di
euro, come «minimo garantito». Se saranno centrati alcuni
obiettivi — quest’anno il
Manchester è finito settimo in
Premier League — la cifra potrà aumentare.
Arianna Ravelli
followers. E il Manchester ha
un numero di tifosi quasi pari
agli utenti di Facebook. Non a
caso la General Motors ha firmato una sponsorizzazione
da 65 milioni l’anno fino al
2012 per il marchio Chevrolet
sulla maglia.
E l’Italia? In Serie A comanda la Juventus che, proprio
grazie al nuovo accordo con
Adidas dalla prossima stagione, e per sei anni, metterà a
bilancio 30 milioni di euro all’anno, dieci in più di Milan
(Adidas) e Inter (Nike). A distanza siderale invece la Roma
che dalla Nike incasserà solo 4
milioni l’anno per 10 anni.
Fabrizio Massaro
fabriziomassar0
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È stallo
per Iturbe
Asta in corso
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
TORINO — Stallo Iturbe.
Non si sblocca la trattativa
che dovrebbe portare
l’attaccante argentino alla
Juventus. L’incontro,
previsto per ieri, tra il club
bianconero e il Verona non
c’è stato. L’ad juventino
Marotta era a Vinovo con il
presidente Agnelli per
salutare la squadra nel
primo giorno della nuova
stagione. Il vertice
dovrebbe svolgersi oggi
(anche via telefono), ma le
posizioni sono ancora
distanti: la Juve è ferma a
25 milioni più 2 di bonus
mentre l’Hellas chiede 27
milioni più bonus, forte
dell’interesse dell’Atletico
Madrid pronto a investire
28 milioni. Il giocatore, dal
canto suo, è già d’accordo
con i bianconeri e oggi sarà
in Italia: «Domani inizia
una nuova sfida» ha scritto
su Twitter. Se la nuova
sfida sarà con la maglia
della Juve o un’altra non è
chiaro, anche perché
domani il Verona si
radunerà per i test e le
visite mediche. In
definitiva, se i bianconeri
vogliono chiudere l’affare
in tempi brevi devono
andare incontro al club
veneto. In caso di fumata
negativa, oltre all’Atletico
Madrid potrebbe tornare in
corsa anche la Roma, al
momento defilata. In attesa
di accogliere Evra e
Morata, e proprio grazie a
loro sempre più avanti
rispetto alle concorrenti, la
Juve del quarto anno di
Conte deve ancora essere
completata. A oggi servono
appunto l’esterno d’attacco
funzionale al 4-3-3 e un
difensore che sostituisca
Barzagli, indisponibile fino
ad ottobre: Nastasic e
Mustafi i candidati. Senza
dimenticare che Marotta
deve difendere i gioielli già
in casa, Vidal e Pogba,
nell’orbita delle grandi
d’Europa, la cui cessione
aprirebbe scenari tutti da
scoprire. Pillole: l’Inter
incontrerà il Cardiff per
Medel tra domani e
giovedì: l’offerta sarà di 7
milioni. Per Rolando i
nerazzurri si spingono a
3,5 milioni. Su Cerci si
inserisce il Monaco, in
concorrenza con Milan e
Roma.
Filippo Bonsignore
© RIPRODUZIONE RISERVATA
44
italia: 51575551575557
Ludovica Rossi Purini si stringe commossa ai familiari nel ricordo dell’amico
Paolo con Andrea e Fabrice, Silvia con Roberto
annunciano la prematura scomparsa del fratello
Lorin Maazel
Michele Ketoff
illustre protagonista della vita musicale e uomo
dalle straordinarie qualità intellettive ed affettive.
- Roma, 14 luglio 2014.
Ringraziano la dottoressa Munforti e tutto il suo
reparto dell’ospedale San Luca.- Per un ultimo
saluto: mercoledì 16 luglio alle ore 11 presso la
Sala del Commiato del cimitero di Lambrate.
- Milano, 13 luglio 2014.
Il Presidente della Compagnia per la Musica in
Roma Ludovica Rossi Purini, i membri del Consiglio Direttivo, i soci tutti ricordano con grande affetto e stima il
Maestro
Lorin Maazel
insuperabile musicista e profondo intellettuale.
- Roma, 14 luglio 2014.
Il Teatro alla Scala con i suoi artisti e le maestranze si stringe con profondo cordoglio alla famiglia del
Maestro
Lorin Maazel
Direttore tra i più amati e apprezzati il quale, anche alla Scala, aveva saputo conquistare la mente e il cuore di tutti coloro che avevano avuto il
privilegio di ascoltare le sue indimenticabili interpretazioni e di conoscere le sue recenti composizioni.- Al Maestro Maazel la Scala deve spettacoli che resteranno impressi nella memoria di
ciascuno; la sua scomparsa rappresenta una perdita per noi e per il mondo della cultura.
- Milano, 14 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Il Presidente della Fondazione Teatro alla
Scala, Giuliano Pisapia.
– Il Vice Presidente, Bruno Ermolli.
– I Consiglieri di Amministrazione e il Collegio
dei Revisori della Fondazione Teatro alla Scala.
– Il Sovrintendente, Stéphane Lissner.
– Il Direttore Musicale, Daniel Barenboim.
I musicisti, la direzione, lo staff della Filarmonica della Scala apprendono con sgomento la notizia della scomparsa del
Maestro
Lorin Maazel
socio onorario dell’orchestra e guida indimenticabile in decine di concerti al Teatro alla Scala e
in tournée. - Milano, 13 luglio 2014.
Al Maestro
Lorin Maazel
la commossa gratitudine del Festival MITO SettembreMusica per tanti meravigliosi concerti.
- Milano, 13 luglio 2014.
"Non solo con le parole, ma con le
azioni e i comportamenti, ci sei stato di
insegnamento".
I figli Filippo con Adriana e Beatrice, Marina
con Enzo e Marta, Donatella con Pierangelo, annunciano la scomparsa dell’amato padre
Il mare per sempre e un paradiso di gatti.- Addio
Michele
Marco Bogarelli e tutto lo staff di Infront Italy
partecipano commossi al dolore della famiglia
Mei per la scomparsa dell’amico
Michele
amico fraterno di tutta la vita e sono vicini a Silvia
e Paolo. - Milano, 14 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Donata e Alessio.
Anna, Gilda, Simona, Beppe, Sergio si uniscono al dolore di AnnaMaria, Paolo e Silvia per la
prematura scomparsa dell’amico di una vita
Michele Ketoff
- Milano, 14 luglio 2014.
Billa e Sergio si stringono con affetto a Silvia e
Paolo per la scomparsa del fratello
Caro
Mario
i tuoi fratelli Italo, Camillo, Giulio ed Ambì Ravizza con le famiglie ti ricorderanno sempre con
grande affetto. - Milano, 14 luglio 2014.
Tutti i cugini Ravizza Vico e Ciniselli si stringono
a Marina Donatella e Filippo ricordando lo
zio Mario
con affetto e tenerezza.
- Arona, 14 luglio 2014.
Ravizza & C Srl ricorda l’ingegner
Mario Ravizza
- Milano, 14 luglio 2014.
Enzo
- Milano, 14 luglio 2014.
Alessandro Maspes è vicino alla famiglia Mei
per la scomparsa del caro amico
Enzo
- Milano, 14 luglio 2014.
Il Presidente, tutto il Consiglio di Amministrazione e la Direzione della Federazione Campana
delle BCC partecipano profondamente addolorati per la scomparsa del
Cavaliere
Alfredo Ferri
Michele
- Ovada, 14 luglio 2014.
È serenamente mancata a Piacenza all’età di
100 anni
Carmen Chiappa Cella
Lo annunciano con infinita tristezza la figlia Laura
con il marito Pio Gavazzi, il figlio Camillo con la
moglie Anna Maria, gli affezionatissimi nipoti
Uberto, Michele, Corrado con le rispettive famiglie.- I funerali si svolgeranno mercoledì a Piacenza presso il Convento Cappuccini
(0523.321717). - Piacenza, 14 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Adriano, Angelamaria Borgazzi.
– Antonio e Adele Fusi Rossetti.
– Alessandra Baglione.
– Charlie e Luisa Menni.
– Jacques e Fernanda Schraemli.
Ermanno e Paola Winsemann Falghera si uniscono a Laura e Pio nel ricordo della mamma
fulgida figura di cooperatore, costruttore di progetti importanti, tenace nel perseguire la costante formazione culturale e tecnica.- A lui il Credito
Cooperativo Campano rimane particolarmente
legato per l’amicizia sempre dimostrata.- Alla famiglia si esprime vicinanza.
- Salerno, 13 luglio 2014.
Marco e Patrizia Piacentino con le loro famiglie
abbracciano forte Pietro e Dimitri e salutano
Evelina
con affetto e rimpianto.
- Milano, 14 luglio 2014.
Augusto e Riccardo Vanzo insieme a tutti i colleghi di Van-System partecipano sentitamente al
dolore di Pietro per la perdita della moglie
Evelina Peretti Gennuso
- Baranzate, 14 luglio 2014.
È serenamente giunta alla casa del Padre
Carmen Chiappa Cella
Luigia Savoia ved. Portioli
- Milano, 14 luglio 2014.
Il 14 luglio 2014 si è spento serenamente tra i
suoi cari l’
architetto
Marcello Morra
- Milano, 14 luglio 2014.
Dott. Enzo Mei
- Treviso, 15 luglio 2014.
Con tutto l’amore possibile la moglie Ileana, la
figlia Marina e la nipote Benedetta, lo annunciano.- I funerali si terranno il giorno 16 alle ore 10
presso la parrocchia di San Pio X alla Balduina.
- Roma, 15 luglio 2014.
Mario Ravizza
Gilberto Benetton, Presidente di Edizione S.r.l.,
il Vicepresidente Gianni Mion e il Direttore Generale Carlo Bertazzo, con profondo cordoglio si
uniscono al dolore della famiglia per la scomparsa del
Giovanni, Wanda piangono sconvolti per la
morte di
Le esequie saranno celebrate alla chiesa collegiata di Santa Maria in via San Carlo ad Arona
(NO) mercoledì 16 luglio alle ore 14.
- Milano - Arona, 14 luglio 2014.
Giovanna Greco vedova Cannata partecipa al
dolore dei familiari per la scomparsa di
Enzo
Silvia. - Milano, 13 luglio 2014.
Mario Ravizza
Partecipano al lutto:
– Susy e Massimo.
– Francesca, Filippo e rispettive famiglie.
– Linda, Angelo, Fabrizio Repetti.
– Beatrice, Italo Valereschi.
Caro
nel tuo stile sei andato via in punta di piedi.- Ho
perso un secondo padre.- Mi mancherai.- Ernesto. - Roma, 14 luglio 2014.
Il Presidente Antonio D’Amato, i componenti
del Consiglio Direttivo e tutti i colleghi della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro,
profondamente rattristati, partecipano al dolore
dei familiari per la scomparsa del collega
Ne danno il triste annuncio i figli e i familiari,
nipoti e parenti tutti.- I funerali si terranno oggi
alle ore 11.30 in Quingentole (MN).
- Lido di Camaiore - Quingentole, 15 luglio
2014.
I colleghi di Egon Zehnder si stringono attorno
a Stefano in questo triste momento per la perdita
della cara mamma
Fosca Berloffa
Gian Paolo Artioli
Annarita Braga La Rocca e famiglia partecipano commossi al lutto di Simonetta, Guido e delle
loro famiglie per la scomparsa del
Prof. Gianguido Rindi
I colleghi della Divisione Ispettorato della Consob si stringono con affetto a Giovanni nel doloroso momento della perdita del caro papà
Giuseppe Cantù
- Milano, 14 luglio 2014.
Il Primario, i Medici e tutto il personale della
Divisione di Oculistica dell’Ospedale di Melegnano ricordano con grande affetto il
Dott. Guido Fabbri
- Melegnano, 14 luglio 2014.
di
Annunciano con profondo dolore la scomparsa
Tina Losito
Clelia, Corrado, Andrea e Matteo.
- Milano, 14 luglio 2014.
Marco Braga e famiglia sono affettuosamente
vicini a Simonetta e Guido, con le loro famiglie,
nel dolore per la perdita del carissimo
Il personale tutto di Windfor partecipa al dolore per la tragica e prematura scomparsa dell’amico
- Legnano, 14 luglio 2014.
2009 - 2014
Rino Agostino Peruzzo
Proseguiamo il cammino sempre con te.- Luisella
Amedeo Piera e tutti i tuoi cari.
- Milano, 15 luglio 2014.
15 luglio 1993 - 15 luglio 2014
Prof. Romeo Pozzato
Niente è accaduto senza di te.- Con grande amore e infinito rimpianto.- Maria Pia, Carlo e Paola.
- Milano, 15 luglio 2014.
15 luglio 2009 - 15 luglio 2014
Silvia Guarnera
Sei sempre sempre con me.- Antonio.
- Milano, 15 luglio 2014.
Nell’anniversario della scomparsa di
Antonio Rossetti
i familiari lo ricordano più che mai con infinita
nostalgia. - Milano, 15 luglio 2014.
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Corriere della Sera
PER PAROLA:
A MODULO:
Necrologie: € 5,00
Adesioni al lutto: € 10,00
Solo anniversari, trigesimi
e ringraziamenti: € 540,00
Gazzetta dello Sport
grande maestro e amico.
- Legnano, 14 luglio 2014.
Prof. Gianguido Rindi
Dott. Umberto Valerio
- Milano, 14 luglio 2014.
- Milano, 14 luglio 2014.
Cavaliere del Lavoro
Esponente di primo piano dell’industria graficaeditoriale, i Cavalieri del Lavoro ricordano il suo
impegno e la sua dedizione alle attività della federazione come componente del Consiglio Direttivo e Presidente del Gruppo Emiliano Romagnolo nel quadriennio 2001-2005.
- Roma, 14 luglio 2014.
I condomini e l’amministratore di via Giotto 3,
Milano partecipano al dolore della famiglia per
la scomparsa del
Cataldo Pignatale
- Milano, 14 luglio 2014.
PER PAROLA:
Necrologie: € 1,90
Adesioni al lutto: € 3,70
A MODULO :
Solo anniversari, trigesimi
e ringraziamenti: € 258,00
Diritto di trasmissione:
pagamento anticipato € 1,67
pagamento differito € 5,00
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è subordinata al pagamento
con carta di credito
Servizio fatturazione necrologie:
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Servizio sportello da lunedì a venerdì
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orario continuato dalle 9 alle 17.45
Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
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Il Tempo
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Le immagini più significative
del Campionato del mondo
che ha regalato la vittoria ai
tedeschi: la galleria sul sito.
Dal morso
a Chiellini
(foto)
al dramma
della
Seleçao.
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Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Tv in chiaro
Teleraccomando
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di Maria Volpe
PER DISTRARSI
PER CONOSCERE
Spencer capo
Informazione
dei vigili del fuoco al femminile
Al via la «bollente» serie tv
(bollente non solo perché
parliamo di vigili del
fuoco....). Al distretto 51 del
Chicago Firehouse il
conflitto tra i tenenti
Matthew Casey (Jesse
Spencer, foto, il biondino di
«Dr. House»), ligio capo dei
pompieri con la sua
osservanza delle regole, e
l’esuberante e carismatico
Kelly Severide (Taylor
Kinney, attuale e storico
fidanzato di Lady Gaga), in
testa ai soccorritori, rischia
di dar fuoco alla miccia.
Poiché dopo la morte del
vigile del fuoco Andrew,
entrambi si sentono
colpevoli dell’accaduto.
Una nuova scommessa per
l’informazione di Rai3. Sette
puntate ogni martedì, con tre
donne: Mia Ceran (foto, data
come possibile sostituta di
Floris per la conduzione di
«Ballarò»), nel ruolo più
tradizionale di conduttrice
dallo studio; Elisabetta
Margonari come inviata a
confronto con la società civile
e Marianna Aprile alle prese
con la dimensione umana dei
protagonisti. Apre il
programma una «In3vista»,
intervista a tre a un
personaggio chiave del
momento politico: stasera
Anna Finocchiaro dovrà fare i
conti con le domande
incrociate delle tre giornaliste.
Chicago Fire
Italia 1, ore 21.10
Millennium
Rai3, ore 21.05
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Film e programmi
Stallone difende
la porta degli alleati
«Latinos», le gang
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Ufficiale di campo di prigionia
nazista (Max von Sydow)
organizza partita di calcio tra
nazionale tedesca e squadra
di prigionieri alleati. In porta
c’è Sylvester Stallone (foto).
Fuga per la vittoria
Iris, ore 21
Il programma mette a confronto
«Storie di confine» girate
all’estero con altre tipicamente
italiane. Stasera si affronta il
caso delle gang sudamericane
del Nicaragua e di Milano (foto).
Blog Notes
Italia 1, ore 23.50
Agatha Christie,
la regina del giallo
Malattia allontana
Bentivoglio e Neri
Puntata dedicata alla regina del
giallo: in una carriera durata più
di mezzo secolo, Agatha Christie
ha scritto 80 romanzi e racconti
con indimenticabili personaggi
come Hercule Poirot.
Res - Donne straordinarie
Rai Storia, ore 21.35
Chicca e Lino (Francesca Neri e
Fabrizio Bentivoglio) si amano
ancora dopo tanti anni
nonostante la mancanza di figli.
I problemi cominciano quando
lui si ammala di Alzheimer.
Una sconfinata giovinezza
Rai Movie, ore 21.15
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Corriere della Sera Martedì 15 Luglio 2014
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Pay Tv
Film
e programmi
Calà si finge
animatore estivo
Bebo (Jerrey Calà, nella foto con
Enzo Salvi) lavora come cantante
nei locali. Una bugia raccontata
dalla figlia di un boss, lo costringe
a fingere di essere un famoso
animatore di villaggi vacanze...
Operazione vacanze
Sky Cinema 1, ore 21.10
I detective Lafitte e Sy
costretti a collaborare
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Un ispettore capo e un poliziotto
(Laurent Lafitte e Omar Sy, foto
insieme), molto diversi tra loro
per origini e modi, sono costretti
a collaborare per risolvere un
complicato caso di omicidio.
Due agenti molto speciali
Premium Cinema, ore 21.15
Mumford & Sons
live da Red Rocks
Dietro le quinte, interviste e
curiosità, prima del concerto
nell’arena naturale di Red Rocks,
in Colorado, dei Mumford & Sons
(foto), trionfatori ai Grammy 2013.
Mumford & Sons - Road to Red
Rocks
Sky Arte HD, ore 22.45
Woody e Diane,
incontro a Manhattan
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Autore televisivo (Woody Allen)
incontra intellettuale saccente e
pedante (Diane Keaton), assidua
frequentatrice di party e di musei,
con una relazione col suo migliore
amico, sposato. Si innamoreranno.
Manhattan
Sky Cinema Cult, ore 21
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A fil di rete
di Aldo Grasso
Misteri neozelandesi
firmati da Jane Campion
J
ane Campion, la regista premio Oscar per Lezioni di
piano, ha scritto e diretto una serie televisiva molto
raffinata e acclamata dalla critica americana, «Top of
the Lake», ambientata nei paesaggi della Nuova Zelanda in mezzo a una natura incontaminata e potente, tra
nebbie e sconfinati silenzi (Sky Atlantic, lunedì, 22.10).
Alla base della storia c’è un mistero: Robin (Elizabeth
Moss, che interpreta Peggy Olson in «Mad Men») è una detective specializzata in crimini
sessuali. Ritorna da Sydney in
Vincitori e vinti
Nuova Zelanda per stare vicina
alla madre, malata terminale,
Joachim
proprio mentre la sua cittadina
Löw
d’origine è scossa dalla scomLa serata
parsa di Tui, una ragazzina di
va a Rai1
dodici anni incinta e vittima di
per la finale
una presunta violenza. Robin
dei Mondiali tra
indaga insieme alla polizia loGermania e Argentina:
cale e ben presto il caso inizia a
per la squadra di
trasformarsi in un’ossessione,
Joachim Löw, che esce
a consumarla nel profondo: c’è
vittoriosa dal
molto di personale (con una
confronto, gli spettatori
storia d’amore adolescenziale
sono 13.952.0000,
che si riaccende), ci sono i
per una share
traumi del passato che riaffiodel 56,7%
rano e l’immedesimazione con
la vittima diventa una forza
Jennifer
oscura che guida la sua ricerca.
Lopez
Ben presto diventa chiaro
Jennifer
che, nei propositi della serie,
Lopez
non è solo la risoluzione del
superata
caso a contare, che non siamo
dalla finale in Brasile.
di fronte al più classico dei
Canale 5 ripropone
gialli: la forza di «Top of the
per la prima serata
Lake» sta invece nelle sue stra«Prima o poi mi
nezze ed eccentricità. La prima
sposo», commedia
è un ritmo molto lento, lontacon Jennifer Lopez:
no dall’adrenalina dei gialli inper 1.489.000
vestigativi, che spesso si conspettatori e una share
cede apparenti digressioni dal
del 5,9%
filone narrativo principale alimentando l’ambiguità del racconto. Per esempio quando decide di seguire un gruppo di
donne che vivono in un villaggio di container a bordo del
lago, guidate dalla guru GJ (Holly Hunter), per guarire da cicatrici del passato.
Più che i traumi, alla serie importa raccontare quello che
viene dopo: vivere con le conseguenze di un dolore, trovare
la forza di sopravvivergli.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
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Martedì 15 Luglio 2014 Corriere della Sera
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