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04 12 14 Il.Fatto.Quotidiano Mafia appalti

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Dopo gli F-35, nel silenzio più assoluto, il governo finanzia per 5,4
miliardi l’acquisto di navi da guerra. Qualcuno fermi la Pinotti
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e 1,40 – Arretrati: e 2,00
Giovedì 4 dicembre 2014 – Anno 6 – n° 334
Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma
tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230
Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46)
Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009
ORA RENZI SCARICA
IL PD DI CARMINATI
Siamo primi
di Marco Travaglio
Italia sarà la guida dell’Europa”, aveva proL’
messo Renzi a luglio, assumendo per sei mesi la guida dell’Unione. Ed è stato di parola. Non
Connection tra dem ed ex Nar: il premier prova a cavarsela commissariando il partito
romano con Orfini. E a La7 dice: “Non so se il manager rosso Buzzi fosse alla mia cena
Di Blasi, Marra e Pacelli » pag. 2 - 3
dell’Eur”. Il tesoro politico-mafioso era di 204 milioni di euro
Mettemo le sbarre
al Campidojio
di Gigi
Proietti
Dice er procuratore soddisfatto:
“Vedrete che je leveremo er vizzio
Per adesso er primo passo è fatto
e questo non è artro che l’inizio”
Le buste Roma Capitale coi soldi
IL REPORTAGE
Oddio me sembra de diventà matto
Pure Roma mo’ sta ner precipizio
Nun se tratta de quarche mentecatto
Qui tutti, o quasi, hanno d’annà
a giudizio
E aumenteranno da matina a sera
Sarà proprio così: “Ndo’ cojo cojo”
Omicidi, bande
e locali vip: viaggio
a MalaRoma
Fierro » pag. 6
IL REGISTA
Io propongo de fa’ in questa maniera:
se l’inchiesta va liscia come l’ojo
invece de portà tutti in galera
convie’ mette le sbarre ar Campidojio
Placido: “Il Pci
non avrebbe fatto
patti con i banditi”
Pagani » pag. 10
» AFFARISMI SOCIALI » Cinque anni da sindaco e tanti favori
TUTTE LE INTERCETTAZIONI
Alemanno e il bancomat
di zingari e immigrati
La gestione delle due emergenze ha fruttato
i maggiori guadagni illegali: incentivati dalla
giunta di centrodestra. I soli campi rom valgono
24 milioni l’anno Lillo, D’Onghia e Zanca » pag. 4 - 5
“POLETTI PARLA CON TUTTI”
“Siamo pieni di soldi
Metti la minigonna,
batti per gli appalti”
Udi Daniela Ranieri
DIZIONARIO CRIMINALE
DELLA MAFIA CAPITALE
» pag. 22
FIDUCIA AL SENATO
TAVOLATE
L’ex n. 1 Coop con Buzzi e Casamonica
L’OMICIDIO DI RAGUSA
Carminati e i suoi sodali: “Comandiamo
sempre noi. Io sono come un polipo che sta
attaccato” Ferrucci, Liuzzi e Vecchi » pag. 7 - 8 - 9
L’ALTRA STORIA
I colori della maglia
ostaggio
degli sponsor
Il Jobs Act è legge:
via l’art. 18
Scontri in piazza
Cambia lo Statuto
dei lavoratori dopo
44 anni. Contratto
unico (ma con
tante eccezioni)
Cannavò » pag. 12
» CALCIO, SOLO BUSINESS
Pisapia » pag. 19
Video smentisce
la madre di Loris:
“Non lasciò
il bimbo a scuola”
Lo Bianco » pag. 13
Voglio raccontarvi
com’era davvero
Ambrogio, il santo
che inventò Milano
Dario Fo » pag. 18
LA CATTIVERIA
Renzi commissaria l’ala
dem della Banda
della Magliana. Via il Cecato,
ora tocca al Libanese
che il merito sia suo, anzi: lui è appena arrivato,
ben altri sono i protagonisti di questa irresistibile
ascesa, a destra, a sinistra e al centro. È stata dura,
ma dopo anni d’impegno indefesso ce l’abbiamo
fatta: siamo il paese più corrotto del continente.
L’ambìto riconoscimento arriva da Transparency International, che pubblica l’annuale Corruption Perception Index con le valutazioni degli osservatori internazionali sul livello di corruzione
percepita in 175 paesi del mondo. Nel 2014 l’Italia
conferma la 69ª posizione conquistata nel 2013
nella classifica generale dei paesi meno corrotti,
ultima nel G7 e nell’Ue, sbaragliando gli ultimi
concorrenti che ancora osavano sopravanzarci,
Bulgaria e Grecia, che ci raggiungono a pari merito, facendo il vuoto alle nostre spalle. Ora, dopo
avere sbaragliato anche Sudafrica, Kuwait, Arabia Saudita e Turchia, puntiamo al Montenegro e
a São Tomé, che contiamo di superare quanto prima. Nel ringraziare le bande del Mose e di Expo
per il fattivo contributo, resta il rammarico per il
tardivo esplodere dello scandalo del Cupolone, i
cui effetti benefici potranno farsi sentire solo nel
2015 (se no sai che performance). L’importante è
che Renzi tenga duro, tenendo bloccate le leggi
contro la corruzione, la frode fiscale, l’autoriciclaggio, il falso in bilancio, i conflitti d’interessi e
la prescrizione. Ma il Patto del Nazareno col Pregiudicato regge e, se Dio vuole, ci darà presto un
capo dello Stato che garantisca gli standard nazionali almeno quanto l’attuale. Preoccupa, questo sì, il persistere a macchia di leopardo di alcuni
pm che – nonostante gli innumerevoli moniti a
lasciar perdere – si ostinano a indagare sulla corruzione, privando il Paese dell’apporto di tanti
“uomini del fare” dediti ad attività criminali che
fanno girare l’economia e crescere il Pil.
Ecco perché, come giustamente chiedono Forza
Italia, Ncd & galeotti vari, è tempo di por mano a
una legge che limiti, o meglio proibisca tout court
le intercettazioni: si sa che, intercettando un vecchio tangentista pluricondannato come Greganti
o Frigerio o Maltauro (casi Mose ed Expo) o un ex
esponente dei Nar e della Banda della Magliana o
un condannato per omicidio (inchiesta Roma
mafiosa), è inevitabile incappare in qualche sindaco o assessore o politico di destra, di centro e di
sinistra. E poi diventa dura insabbiare tutto:
quando hai i morti in casa, è già troppo tardi, i
cadaveri puzzano e i vicini mormorano, mica
puoi far finta di niente. Bisogna agire alla fonte,
evitando di scoprire queste brutte cose. Lo spiegava l’altra sera a Ballarò il generale del Ros Mario
Mori, purtroppo in pensione, rivendicando orgogliosamente la trattativa Stato-mafia del '92
con un giusto distinguo lessicale (“Non è stata
una trattativa, è stato un baratto”): “Io ero la Polizia giudiziaria che stava facendo operazioni antimafia e quello era un mio compito. Io avevo il
coraggio di andarci (dal mafioso Vito Ciancimino, ndr), nessun altro aveva il coraggio, erano tutti
nascosti sotto alle scrivanie in quel periodo. Quella fatta con Ciancimino è una trattativa, però è
una trattativa consentita dalla norma. Ciancimino era debole, sul suo capo s’addensava una serie
di procedimenti che l’avrebbe portato sicuramente in galera, ci poteva dare qualche spunto e
barattarlo con un trattamento migliore”. Ecco,
chi oggi pensa di tener dentro il camerata Carminati & C., prenda buona nota: questo deve fare
una polizia giudiziaria che si rispetti in un paese
moderno. Infischiarsene della Costituzione e delle leggi, tenere all’oscuro i magistrati e i vertici
dell’Arma, e trattare anzi barattare con i criminali. Poi, naturalmente, evitare accuratamente di
arrestarli e affidare loro le perquisizioni dei covi.
Infine diventare generali, capi dei servizi segreti e,
una volta in pensione, consulenti per la sicurezza
del sindaco Alemanno (già...) e controllori della
trasparenza degli appalti di Expo su incarico del
governatore Formigoni (ri-già...). Altrimenti si
perde la guida dell’Europa.
2
ROMANZO CRIMINALE
GIOVEDÌ 4 DICEMBRE 2014
G
ramazio (Pdl)
si difende: “Incontro
milioni di persone”
SI È PRESENTATO in Regione Lazio, come se
nulla fosse. Luca Gramazio, capogruppo Pdl che,
secondo le intercettazioni, era in rapporti stretti
con Massimo Carminati sceglie di minimizzare.
“Non faccio parte di un sistema e lo dimostrerò.
Carminati? Io incontro un milione di persone”.
Insieme a suo padre Domenico, storico esponente della destra romana, è indagato nell’inchiesta
Mondo di mezzo. “Io sono la persona più dispiaciuta di tutto questo - ha detto - nei confronti
della mia famiglia e di tutte le persone che mi
sostengono. L’unica cosa che posso fare è continuare a fare l'attività che faccio con grande tranquillità”. L’inchiesta racconta di cene con Carminati, ma anche qui lui derubrica a normali rapporti politici: "Io incontro un milione di persone".
il Fatto Quotidiano
Insiste dicendo che non ha nulla da rimproverarsi:
“Io posso rimproverarmi un milione di cose ma
non sulla mia condotta. La commissione Trasparenza di Roma Capitale? Solo pensare che la nomina del presidente della commissione Trasparenza possa esser stata eterodiretta é una stupidaggine. Io le garantisco che non faccio parte di
un sistema, vi garantisco che lo dimostrerò”.
CENE DI AUTOFINANZIAMENTO
RENZI NON SA CHI HA PAGATO
A LA7 ANNUNCIA IL COMMISSARIAMENTO DEL PD CAPITOLINO: ARRIVA ORFINI
MA NEGA DI CONOSCERE SE LA COOP VICINA A CARMINATI ABBIA FORAGGIATO I DEM
di Wanda Marra
POLITANO Marino caccia
l’uomo della Cupola
ra l’uomo che “la cupola” voleva a capo del
Edipartimento
che si occupa della trasparenza
e dell’anticorruzione. “Cavallo” fondamentale,
S
ono sconvolto perché
vedere una persona
seria come il procuratore di Roma parlare
di mafia mi colpisce molto.
Certo vale la presunzione di
innocenza. Ma i politici romani devono fare una riflessione
di fondo”. Matteo Renzi, nello
studio di Bersaglio Mobile, davanti al direttore del Tg La7,
Enrico Mentana, al giornalista
dell’Espresso, Marco Damilano
e al condirettore del Fatto,
Marco Travaglio, va subito al
punto. La vicenda è talmente
grave da essere ineludibile.
“Ho accolto la disponibilità
del segretario del Pd romano,
Lionello Cosentino, che è una
persona seria, a fare un passo
indietro, e ho deciso il commissariamento di Roma, nella
persona di Matteo Orfini”.
Poi, difende il ministro Poletti:
“Non c’entra”.
Una scelta, quella del commissariamento, tanto obbligata,
quanto tardiva. Perché che il
Pd romano fosse fuori controllo da tutti i punti di vista,
con questioni di malaffare
sempre più evidenti (vedi il caso Di Stefano) il premier e i
suoi ne erano consapevoli da
tempo. Tanto che l’ipotesi del
commissariamento era già in
campo. Ma il punto è quanto il
segretario ex rottamatore controlli il suo partito. La domanda, diretta, arriva da Damilano: “Il punto è che uomini di
Carminati sono arrivati alla
cena di autofinanziamento di
Roma. Coratti e Patanè hanno
organizzato tavoli. Buzzi era
alla cena per la raccolta fondi
perché a contatto quotidiano con appalti, gare e
affidamenti interessanti per le cooperative di
Buzzi e gli affari di Carminati. La partita andò in
buca: Italo Politano venne nominato. E ieri il
sindaco di Roma Ignazio Marino lo ha rimosso. Si
motiva il provvedimento con “la straordinarietà e
rilevanza dei recenti eventi connessi alle indagini
della Procura della Repubblica di Roma, che hanno interessato anche strutture amministrative di
questo Ente”. Politano figura tra gli indagati
dell’inchiesta Mondo di Mezzo. Nelle intercettazioni, l’imprenditore Buzzi raccontava a Carminati che c’era voluto un po’ per convincerlo:
“lui non ce voleva andà, gli avemo garantito duemila euro al mese in più noi... ‘vacce, te damo
duemila euro in più’ ” .
LA DIFESA
Dopo un “non ne
ho la più pallida idea”
il premier dice:
“I nomi sono tutti
pubblici, registrati”
Ma l’elenco non c’è
per il Pd all’Eur?”. Risponde il
premier: “Non ne ho la più
pallida idea” ma noi “facciamo
cene trasparenti”. Se qualcuno
tra i coinvolti nell’inchiesta
Mafia Capitale c’era, “i nomi si
vedono. I nomi sono pubblici
e registrati”.
IN REALTÀ L’ELENCO non c’è
da nessuna parte. Alle cene di
fundraising del Pd, a Roma e a
Milano, è arrivata gente senza
controllo e senza filtro. Bastava che pagasse. Per sapere davvero chi c’era, serve una liberatoria dei partecipanti, che
ancora deve essere chiesta.
Quando loro daranno il permesso, allora ci sarà un elenco.
Parziale. Solo di chi ha acconsentito. Come è già successo
per i finanziatori della Leopolda negli anni.
Mai come in questa vicenda
appare evidente che Renzi, segretario del Pd da un anno, poco controlli il territorio. E poco
ha potuto o voluto, a causa di
accordi pregressi alle primarie
che l’hanno eletto segretario,
mettere le mani sui vertici locali. Come dimostrano le recenti Regionali (in Emilia di
fatto è rimasto in piedi il sistema Errani, in Calabria ha
vinto il candidato della minoranza, Mario Oliverio) e le
candidature perle prossime,
che ancora vedono in primo
piano la vecchia guardia. La linea renziana era già tracciata
dall’altroieri, quando erano diventati sempre più chiari i confini dell’inchiesta “Mondo di
mezzo”. Con il coinvolgimento di molta parte del Pd romano. “Chi ha sbagliato dovrà pagare. La politica intera si deve
interrogare profondamente e
reagire con forza per fare pulizia dentro e fuori di sé. Il Pd,
per parte sua, è al fianco della
magistratura in questa battaglia per fermare ogni forma di
criminalità organizzata”, aveva detto il vicesegretario dem,
Lorenzo Guerini. Linea ufficiale ribadita dal ministro Boschi. Tuonava ieri il renzianis-
LA TOPPA
Il segretario Pd
Renzi, il segretario uscente del Pd
di Roma, Lionello Cosentino e
il commissario Orfini Ansa/LaPresse
simo responsabile Giustizia
dem, David Ermini: “I magistrati devono lavorare senza
guardare in faccia a nessuno”.
MA AL DI LÀ delle dichiarazioni formali, i renziani per
tutta la giornata convulsa di ieri, ci tenevano a chiamarsi fuori. Perché, spiegavano, il Pd romano coinvolto nell’inchiesta
nulla avrebbe a che fare con il
segretario-premier. Tant’è vero che da settimane i vertici del
Nazareno cercavano una soluzione. Con il commissariamento come soluzione sullo
sfondo. In una situazione di
guerra tra bande ingovernabile. “Il partito a Roma va rifon-
dato”, diceva ieri l’ancora solo
presidente del partito Matteo
Orfini, invitando a una “riflessione di sistema” su primarie e
preferenze che “rendono la selezione dei dirigenti più permeabile”. Quanto all’ipotesi di
azzeramento delle tessere, Orfini spiegava che “va data una
risposta sulle classi dirigenti
mentre l'azzeramento riguarda gli iscritti”.
Un altro file, un’altra falla,
questa volta tutta politica, che
si apre con Renzi che ribadisce:
“Difendo le primarie e porto
avanti il lavoro per le preferenze nella legge elettorale, non
credo che siano una forma di
inquinamento”.
NELLA POLVERE
Voti e inchieste: Roma e il Pd “infiltrato”
di Eduardo Di Blasi
I
rapporti tra Matteo Orfini
e i democratici della Capitale non sono buonissimi:
“Pensi che non mi hanno
neanche invitato all’assemblea
programmatica del Pd romano di domenica alla quale ha
partecipato il procuratore Pignatone. E sono pur sempre il
presidente del partito nazionale”. Orfini è stato chiamato
a commissariare le tribù del
partito romano (da sempre
sufficientemente affamate),
dopo che l’inchiesta sulla “mafia capitale” ha lambito un bel
pezzo dei potentati locali venuti su all’ombra del Cupolone.
Lui ha già chiarito che il male
peggiore sono state le preferenze (anche quelle raccolte
con le primarie), perchè le preferenze stimolano l’appetito, di
chi cerca l’elezione e di chi offre pacchetti di voti per arrivare a mettere un piede nella
macchina pubblica. A vedere
quanti voti hanno ricevuto i
DANIELE OZZIMO
Secondo Buzzi, che la procura ritiene
il socio occulto di Carminati, l’ex assessore
alla Casa di Marino è un uomo suo
consiglieri comunali pd alle ultime amministrative, si capisce
che Mirko Coratti (6.565), Daniele Ozzimo (5.317) e Antonio Stampete, rappresentante
della corrente di Marco Di Stefano (4.754), hanno avuto un
impatto importante nella raccolta dei voti del partito. Niente di penalmente rilevante,
questo. Però indicativo anche
per il commissario Orfini.
Ozzimo era del resto un promettente politico locale. Dalla
Tiburtina, sponda Ds-Pd, era
arrivato in Campidoglio nel
2008 con 3.349 preferenze, balzate come visto a 5.317 cinque
anni più tardi, quando aveva
stretto un’alleanza politica con
Umberto Marroni, dalemiano
volato a Montecitorio. Si era
sempre occupato di sociale,
Ozzimo, anche durante la sua
prima consiliatura in Comune
sedeva nella commissione dedicata. Tanto che, al momento
di costituire la giunta Marino,
il Pd lo voleva collocare all’assessorato ai Servizi Sociali. Poi
MIRKO CORATTI
È sempre il numero uno della coop
a dire di aver “comprato” il presidente
del consiglio capitolino
Marino, questo narrano le cronache, gli preferì la cattolica
Rita Cutini, ben voluta dalla
Comunità di Sant’Egidio cui
apparteneva.
ANCHE DOPO I FATTI di Tor
Sapienza, il nome di Ozzimo
ballava sulla casella che la Cutini, questa l’opinione del pd
romano, avrebbe comunque
dovuto abbandonare per un
rimpasto considerato dai democratici capitolini “sufficiente”. Se Ozzimo fosse diventato
assessore ai Servizi Sociali di
Ignazio Marino, oggi che l’inchiesta sulla “mafia Capitale” è
divenuta nota, Ignazio Marino
non sarebbe più sindaco di Roma. E quindi, si direbbe, il primo cittadino ha avuto fortuna.
E il Pd no.
Del resto il partito è lacerato da
anni da lotte interne che spesso
travalicano i confini propriamente politici. Per giorni i
maggiori esponenti locali hanno fatto a gara a commentare la
scorrettezza di Marino su una
MARCO DI STEFANO
Il deputato è accusato di aver ricevuto
una mazzetta di 1,8 milioni: un suo
collaboratore è sparito nel nulla
ROMANZO CRIMINALE
il Fatto Quotidiano
CINQUE STELLE
”IL COMUNE VA SCIOLTO PER MAFIA”
Sono saliti in Campidoglio con le arance: conferenza stampa urgente per chiedere un incontro al prefetto della Capitale. Richiesta
netta: “Sciolga il Comune di Roma per mafia.
Ci sono tutti i presupposti per farlo”. A parlare è Alessandro Di Battista, neo membro
del direttorio M5S. E la risposta è arrivata
praticamente subito. Il prefetto Giuseppe Pecoraro li ha ricevuti nel pomeriggio. Raccontano i Cinque Stelle presenti all'incontro: “Il
Prefetto è molto preoccupato per la situazione che si è andata a delineare. Ha condiviso
le nostre preoccupazioni, sa che la situazione
è molto più ampia di quella che si poteva im-
GIOVEDÌ 4 DICEMBRE 2014
3
maginare”, dice il capogruppo M5S alla Camera Andrea Cecconi.
Nel frattempo la senatrice Paola Taverna ha
chiesto al presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso di organizzare “una riunione
straordinaria alla presenza del ministro
dell’Interno Alfano e del ministro della Giustizia Orlando”.
Le ville e i sacchi di soldi
Il tesoro di Carminati&C.
IL MAXI SEQUESTRO ALLA BANDA: BENI E VALUTA, BOTTINO DA 204 MILIONI DI EURO
IL BASSO PROFILO DEL “CECATO”, IL PARCO MACCHINE DI BUZZI, I 25 VANI DI MANCINI
di Valeria Pacelli
Q
uesti c’hanno i soldi per fa’ una guerra, ai tempi d’oro
hanno fatto quello
che hanno fatto, insomma, capito?!”. Così a gennaio del
2014 Agostino Gaglianone –
uno degli imprenditori finito
agli arresti nell’ambito dell’inchiesta che ha decapitato la
mafia capitale - definiva la ricchezza del gruppo di cui era
“leader indiscusso” Massimo
Carminati. E che il sodalizio
avesse accumulato molta ricchezza è stato chiaro fin da subito agli uomini del Ros e agli
agenti della Guardia di Finanza che nei giorni scorsi hanno
sequestrato beni al gruppo criminale per un totale di 204 milioni.
fatto
a mano
Il Cecato non ha apprezzato
molto il comportamento della
proprietaria di casa e lo spiega
chiaramente all’imprenditore
Gaglianone: “Ma forse non ha
capito chi sono io, io lo sai che
gli faccio? Gli piglio i figli stasera a Vigna Clara, gli piglio i
ragazzini a Vigna Clara, che
tanto stanno tutti e due al baretto, lo sai che gli faccio? Gli
mando ... gli mando i ragazzini
lì di zona, gli faccio fa ... stasera
li mando a casa così“! Come
zamponi capito! Gli faccio fa
proprio, capito, tutti”. Alla fine
l’affare va in porto: “Le risultanze dell’intercettazione scrivono gli investigatori –
hanno consentito di apprendere che il corrispettivo
dell’immobile (500 mila Euro)
è stato versato, per una parte significativa, in denaro contante
(120 mila Euro), ‘in nero’”. Anche questo immobile, acquistato solo a inizio 2014, adesso
è sotto sequestro.
L’ultimo affare del Boss:
”Io pago in contanti”
manciata di multe non pagate.
Poi sul partito è calato un certo
torpore quando uno degli
esponenti di peso come Marco
Di Stefano è piombata l’accusa
di una tangente milionaria, con
tanto di contorno di un suo assistente misteriosamente sparito (e mai più ritrovato).
NELLA SOLA ordinanza d’arre-
sto che la Procura di Roma ha
emesso ieri nei confronti di 37
persone, ci sono i nomi di tre
indagati dell’acquario democratico: oltre ad Ozzimo, il presidente del consiglio comunale
Mirko Coratti ed Eugenio Patanè, attualmente consigliere
regionale. I tre sono finiti nelle
intercettazioni di quello che la
Procura ritiene la figura con cui
Massimo Carminati controllava i propri affari “a sinistra”:
Salvatore Buzzi. Dai democratici romani Buzzi viene incasellato in una precisa posizione:
“È l’uomo di Umberto Marroni”. L’ex capogruppo del Pd
all’epoca di Alemanno spiega
che è evidente che lui conoscesse Buzzi poiché la cooperativa
che quello gestiva, l’aveva fondata con il padre Angiolo, oggi
garante dei detenuti del Lazio e
figura non minore della politica laziale a sinistra, in cui è stato
eletto per 30 anni. E certo c’è
differenza tra l’avere un amico
in una potente coop rossa o in
un’associazione mafiosa.
A Marroni, del resto, il pd romano avverso (praticamente la
maggioranza), contesta una
politica al limite del consociativismo in epoca Alemanno. E
lui deve difendersi: grazie a noi
sono stati cacciati Panzironi e
Bertini da Ama e Atac. Una
giustificazione politica. In attesa che la procura non scodelli
altre carte e metta a rischio carriere politiche più o meno lunghe.
Massimo Carminati, l’ex Nar,
rispetto agli altri sodali dell’organizzazione ostentava meno
ricchezza. Nessuna auto di lusso. Quando è stato arrestato
domenica scorsa, Massimo
Carminati era a bordo di una
Smart bianca anonima. Con
lui c’era il figlio, studente modello di economia, e di fronte ai
mitra spianati del Ros dei Carabinieri, superato il primo
istante di spavento, papà Carminati ha detto solo una frase:
“Lasciate stare Andrea!”. Anche la moglie, Alessia Marini, è
spartana e viaggia quasi solo a
bordo di uno scooter Honda.
Al di là dell’apparenza, Carminati – come riporta il decreto di
sequestro del Nucleo Tributario della Guardia di Finanza –
“presenta evidenti fenomenologie sperequative” oltre essere
stato dal 1997 al 2013, un “soggetto sconosciuto al fisco, ad
eccezione del periodo dal 2010
al 2011 quando sono state presentate dichiarazioni per una
società, la A.M.C. Industry
S.r.l. per complessivi 5.710 di
euro”. Le fiamme gialle hanno
effettuato i controlli anche sulla moglie Alessia e sul figlio
Andrea (estraneo alle indagini, ndr) per verificare la presenza di beni intestati a questi ma
nella disponibilità di Carminati. Tra questi, ci sarebbe
l’Associazione Libertà e sviluppo, di cui è socio fondatore,
presidente e membro del consiglio direttivo il figlio Andrea.
L’Associazione ha sede a Formello, vicino Roma, e come la
descrivono gli investigatori,
“tra gli obiettivi ha quello di
‘curare il coordinamento di
iniziative culturali promosse
da Enti e Istituzioni e straniere
di rilevanza culturale. Organizzare su commissione delle
regioni, dei comuni e degli altri
enti locali, corsi di addestra-
La Mercedes
e i terreni
LE MINACCE
L’ex Nar, la casa
da comprare in nero,
le resistenze di chi vende:
“Non ha capito chi sono,
gli piglio i figli e li mando
a casa come zamponi”
Alcune mazzette sequestrate
IL TIMBRO
Fiumi di denaro
anche nelle buste
del Comune.
Un imprenditore:
”Questi c’hanno i soldi
per fare una guerra”
Buste del Comune piene di soldi
mento”.
In sintesi, continuano gli investigatori essendo “il fondo comune gestito dal Presidente
quindi da Carminati Andrea”,
risulta che “l’associazione Libertà e Sviluppo sia nata per
avere i rapporti con Enti Pubblici, gestendone le risorse finanziarie”. Alessia Marini,
moglie del Cecato, invece è
proprietaria di due immobili a
Sacrofano, acquistati nel 2014.
Carminati nei mesi scorsi ha
comprato una nuova villa nel
paese vicino Roma, dopo che il
Tribunale di Roma ha eseguito
un’ordinanza di sequestro preventivo nei confronti di un immobile, di proprietà di Marco
Iannilli – il commercialista indagato anche lui in questa nuova inchiesta – che lo ospitava.
Le trattative per la villa di via
Monte Cappelletto sono iniziate a novembre 2013 quando
Carminati e l’imprenditore
Agostino Gaglianone incontrano un agente immobiliare
incaricato di vendere la villa di
proprietà di Cristiana De Cataldo. La proposta immediata è
quella di pagare almeno una
parte in nero – circa 200 mila
euro – che avrebbe permesso
alla proprietaria di “avere una
liquidità economica da non
sottovalutare”. Così Gaglianone cerca di convincere la donna che non sembra molto propensa ad intascare tutto quel
denaro contante. Per chiudere
l’affare Gaglianone ripete
all’agente immobiliare che fa
da tramite chi è realmente Carminati, descrivendolo come
uno che “era abituato a dimorare in case da milioni di euro”.
Anche gli altri sodali sono stati
colpiti da sequestri. All’imprenditore Gaglianone sono
state sequestrate cinque auto,
di cui una mercedes, e altrettanti territori. A Salvatore Buzzi, braccio ‘sinistro’ di Carmianti, sono stati messi i sigilli
ad un immobile di 8,5 vani in
via Carlo Felice a Roma. Sequestrate anche sei auto (come
una Mitsubishi immatricolata
nel 2010 al prezzo di 40 mila
euro) e alcune quote societarie,
come ad esempio il 37,5 per
cento delle quote del “Consorzio raccolta differenziata Roma società consortile”. A Riccardo Mancini, ex ad di Eur
Spa sono state sequestrate
quote nelle varie società che
deteneva (per esempio aveva il
16 per cento delle quote della
Petrolium Divino Amore Srl o
un altro 30 per cento nella SIgeco Appalti srl). Messi i sigilli
anche a molti immobili e tanti
terreni.
Buste di denaro
e quadri falsi
Oltre le quote societarie, macchine e case, la cupola della capitale preferiva pagare e custodire soprattutto denaro contante. Ha colpito in particolar
modo gli investigatori quelle
buste trovate a casa di un indagato piene di biglietti da cento
euro. La particolarità era che
l’intestazione delle buste era il
Comune di Roma. E poi ci sono i quadri, come i Pollock e i
Warhol, ritenuti nella disponibilità di Carminati. Adesso si
trovano in mano al Nucleo tutela del patrimonio artistico,
anche se il sospetto è che si tratti di alcuni falsi.
Note: @PacelliValeria
4
ROMANZO CRIMINALE
GIOVEDÌ 4 DICEMBRE 2014
F”Mai
errero (Prc):
preso soldi
da Finmeccanica”
SECCA REPLICA del segretario del Prc,
Paolo Ferrero, alle parole di Salvatore Buzzi, il responsabile della Cooperativa 29 giugno arrestato nei giorni scorsi come presunto “braccio sinistro” di Massimo Carminati nell’ambito dell’inchiesta sulla
“mafia capitale”. “Stamattina – ha dichiarato Ferrero – ho scoperto che, secondo
Buzzi, Carminati avrebbe distribuito mazzette a tutti, pure a Rifondazione. Ho quindi dato mandato ai legali di Rifondazione di
querelare. Rifondazione Comunista – ha
detto ancora Ferrero – è un partito povero
ma onesto, tant’è che sono l’unico segretario di partito che si guadagna lo stipendio
lavorando, che non ha mai preso quattrini
il Fatto Quotidiano
dai padroni e tantomeno da Finmeccanica.
L’ accertamento di fatti di questo genere
da parte della magistratura è benvenuto e,
come tutti i cittadini onesti, attendiamo di
conoscere i nomi di coloro che hanno ricevuto soldi da questi figuri! Non abbiamo
nulla da spartire col sistema malavitoso
trasversale emerso nell’inchiesta”.
IL BILANCIO 2012 DI ALEMANNO
E LE TELEFONATE DEL “NERO”
L’EX SINDACO (AUTOSOSPESO DA FDI) RINUNCIÒ AL TAGLIO DEI FONDI PER I ROM
DOPO L’INTERVENTO DIRETTO DI CARMINATI, CHE PARLÒ CON GRAMAZIO (PDL)
Franco Panzironi Ansa
di Marco
Lillo
A
lemanno sindaco
enuncia già nel
2010 in numerose
interviste la sua
politica sui nomadi e gli immigrati. Quattro anni dopo le
due emergenze sono all’attenzione della stampa nazionale
per ragioni diverse: sono proprio queste due attività a portare i profitti maggiori alla cupola rosso-nera che dominava
Roma. Il presidente della cooperativa 29 giugno Salvatore
Buzzi lo dice chiaro mentre è
intercettato: “Gli immigrati
rendono più della droga”.
Nel 2011 però in pubblico
nessuno metteva al centro i
guadagni della costruzione e
gestione dei campi nomadi.
Alemanno allora, nei suoi discorsi in favore degli sgomberi dei campi di Roma, parlava dell’interesse dei cittadini
all’ordine pubblico.
COMUNITÀ
di
Sant’Egidio, che criticava la
sua politica, Alemanno rispondeva il 22 aprile 2011, intervistato da Repubblica: “Sono
22 mila le persone senza fissa
dimora, ma la città può riceverne circa metà. Stiamo attuando il Piano nomadi che
prevede un allargamento
dell’accoglienza a 6 mila persone ed è forte la richiesta di
supporto alle istituzioni statali
e regionali”.
ALLA
L’allargamento porta soldi:
19,5 milioni dal ministero
dell’Interno e 5 milioni dalla
Regione Lazio più 8 milioni
dal Comune. La giornalista
Laura Serloni su Repubblica riporta nell’aprile 2011 le dichiarazioni di Angelo Scozzafava, dirigente allora del V dipartimento del Comune di
Roma e ora indagato: “Tutti
fuori Roma!”. Era lo slogan di
Scozzafava. Perché diceva:
“Come città, passatemi la battuta, siamo in overbooking”.
Le decine di sgomberi attuati
in quei mesi creano lo spazio
SGOMBERI
La politica era quella
di chiudere i vecchi
campi in città. I nuovi
nella campagna
romana erano un affare
d’oro per la cupola
per far guadagnare le cooperative sociali e le imprese legate a Carminati che costruiscono i nuovi campi fuori Roma. Le stesse imprese ottengono modifiche ad hoc del bilancio, grazie alle pressioni di
Carminati e soci. E poi fanno
lauti versamenti alla Fondazione di Alemanno.
INTERROGATORI Solo uno
risponde al giudice
u 14 dei 28 finiti in carcere nell’ambito dell’inS
chiesta sulla mafia romana, solo uno, l’ex ad
della municipalizzata romana Ama Franco Panzironi, ieri ha risposto alle domande del gip Flavia
Costantini, respingendo le accuse e fornendo una
versione dei fatti ritenuta dagli inquirenti per niente convincente. Tutti gli altri, a cominciare da Massimo Carminati e dall’ex vice capo di gabinetto di
Walter Veltroni, Luca Odevaine, si sono avvalsi
della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio di garanzia. La stessa scelta hanno fatto
Roberto Lapoco, il padre Giovanni, Riccardo Brugia, Fabrizio Franco Testa, Matteo Calvio, Agostino Gaglianone, Raffaele Bracci, Salvatore Buzzi,
Giuseppe Ietto, Fabio Gaudenzi e Carlo Pucci. Un
altro destinatario di ordinanza di custodia in carcere Giovanni De Carlo, legato a Carminati, è tuttora irreperibile. Panzironi, assistito dall’avvocato
Pasquale Bartolo, ha negato di essere stato nel libro
paga del presunto clan mafioso giudicando “un
fatto normale” i finanziamenti sospetti ricevuti
dalla Fondazione Nuova Italia, il cui presidente è
Gianni Alemanno. Secondo la procura, quel denaro sarebbe riconducibile alla cupola affaristica
gestita da Carminati. Oggi gli interrogatori di garanzia di altri 14 detenuti in carcere, mentre gli otto
ai domiciliari saranno sentiti entro la fine della
settimana.
Alla fine del 2012 infatti qualcosa si inceppa: nel bilancio in
approvazione spariscono i soldi pubblici che interessano
tanto Buzzi, il presidente della
cooperativa 29 giugno arrestato con l’accusa di associazione
mafiosa insieme al sodale Carminati.
“NEI GIORNI successivi all’approvazione della programmazione di bilancio, venivano intercettate le prime conversazioni in cui Buzzi”, scrivono i
magistrati, “manifestava tutto
il suo disappunto per la mancanza di fondi sui ‘minori’ e
sugli ‘zingari’, che lo vedeva
esposto economicamente a seguito della realizzazione delle
opere di ampliamento del
Campo nomadi di Castel Romano (...) Buzzi adoperava ed
intensificava i contatti con i
pubblici ufficiali dell’amministrazione capitolina, tra cui
Antonio Lucarelli (capo della
segreteria di Alemanno sindaco, ndr) Angelo Scozzafava
(dirigente del V dipartimento-Affari sociali del Comune,
ndr) e Luca Gramazio (ex capogruppo del Pdl in comune e
ora consigliere regionale, ndr)
finalizzati ad esercitare pressioni affinché venissero inserite delle modifiche, nel successivo assestamento di bilancio del Comune. Il 14 novembre 2012 Sandro Coltellacci
(presidente di un’altra cooperativa interessata all’affare,
ndr) chiamava Salvatore Buzzi
e lo informava che ‘c’era un
problema’ in quanto mancavano i soldi ‘per il campo... per
i trenta mesi... gli hanno tolto
tutto... praticamente c’ha i soldi da impegnare solo per il
2011... per quest’anno”.
Il 21 novembre del 2012, Buzzi
invia “una serie concitata di
sms a Scozzafava e Gramazio
esortandoli ad attivarsi affinché fossero inseriti 2 milioni
fuori bilancio per l’area nomadi, sanando così le disposizioni del maxi emendamento,
che assegnava 15 milioni ai so-
LA FONDAZIONE
Subito dopo aver
ottenuto quanto
richiesto l’impresa
degli amici finanzia
la Fondazione dell’allora
primo cittadino
li minori”. I tre destinatari “si
confrontavano su come recuperare i soldi a favore dei campi nomadi ossia a favore di
Buzzi” che alle 19 e 21 inviava
anche a Gianni Alemanno
questo sms: “I fondi per il 2013
e 2014 per la transazione e il
nuovo campo non sono stati
messi e sono 2.340.544,92 per
il 2013 e 2.240.673,26 vi sono
solo i fondi extra per il nuovo
campo pari a 455.000,00 il resto è ancora zero”. La notte
porta consiglio e soldi. Alle 11
e 39 del giorno successivo
Buzzi scriveva di nuovo un
sms ad Alemanno, Lucarelli e
Gramazio: “Problema risolto
per il nuovo campo grazie”.
Alemanno rispondeva solo:
“Ok”. Un minuto dopo i Ros
dei carabinieri intercettano
una conversazione nella quale
Buzzi passa il telefono a Carminati, che si trova con lui. Il
“Nero” parla così con il consigliere Luca Gramazio: “Bello
mio come mai sempre a rompe’
er cazzo? Tutto a posto amico
mio?”. E il politico gli dice subito: “Tutto a posto. L’importante è che vanno a posto le
cose importanti”.
GLI INVESTIGATORI annota-
no: il 6 dicembre, a pochi giorni dall’approvazione dell’assestamento di bilancio, coincidente anche con la cena elettorale in favore della candidatura di Alemanno a cui avrebbe dovuto partecipare Buzzi
(...), dai conti correnti delle società riconducibili a Buzzi venivano effettuati ulteriori bonifici per complessivi 30 mila
euro in favore della Fondazione Nuova Italia”, cioé la Fondazione di Gianni Alemanno.
D’altro canto, qualche giorno
prima, come scrivono gli investigatori nell’ordinanza di
arresto, “era lo stesso sindaco
Alemanno a comunicare ad
Angelo Scozzafava alle ore 10
e 37 del 23 novembre, in maniera sintetica: ‘Senti, noi qui
abbiamo rimediato quindici
milioni, eh’, riferendosi indubbiamente alla variazione
di bilancio approvata dalla
giunta capitolina. Scozzafava
ringraziava: ‘So tutto, la ringrazio’”. E pochi giorni dopo
quella telefonata gli investigatori ascoltano il capo segreteria del sindaco, Lucarelli, che
chiede alla segretaria di Buzzi
quanti avrebbero partecipato
alla cena elettorale del candidato Alemanno. I carabinieri
annotano: “Il 28.11.2012,
giorno successivo alla telefonata, sul c/c n. 1000-60807 acceso presso Banca Prossima
ed intestato al Consorzio Eri-
29 giugno, Pelosi e il segnetto blu
ANCHE L’UOMO DELL’OMICIDIO PASOLINI TRA GLI EX DETENUTI DELLA COOP DELL’ARRESTATO BUZZI
di Paola Zanca
P
ausa pranzo. La prima da
quando “il Presidente”,
Salvatore Buzzi, è nel carcere di
Regina Coeli, ormai lontano da
via Pomona. Al civico 63 di questa strada chiusa di Pietralata,
periferia est di Roma, c’è la sua
creatura: Cooperativa 29 giugno, 60 milioni di euro annui,
un migliaio di dipendenti a carico. Il turno finisce all’una, il
cancello si apre, sfila una serie di
divise arancioni. Lì in mezzo,
dietro il fumo della sigaretta appena accesa, c’è Pino Pelosi. Fine romanzo mai. Il terrorismo
nero, la mafia, la politica corrotta, i nomi falsi: poteva mancare
all’appello un altro buco nero
della storia nazionale, il reo
confesso dell’omicidio di Pier
Paolo Pasolini? C’è anche lui, in
questa storia, ma stavolta senza
crimini e misteri. Al massimo,
una ramazza: da 8 anni giardiniere per conto di una coop del
gruppo Buzzi. “Salvatore”, lo
chiamano qui, in questa serie di
prefabbricati dove ogni giorno
si parte per pulizie e potature. È
uno di loro, uno di quelli con il
“segnetto blu”, rivendica uno
degli operai, piuttosto infastidito dalla curiosità della stampa. Il
“segnetto blu” è il distintivo degli anni in gabbia, indelebile indizio di appartenenza, tatuaggio di un passato che non si deve
dimenticare.
SONO TANTI gli ex detenuti, al-
la 29 giugno. Si chiama così perché quel giorno, era il 1984, Buzzi – allora in carcere per omici-
IL FONDATORE
Il presunto “braccio
sinistro” di Carminati
cambiò vita a Rebibbia
negli anni 80: “Piccoli
lavoretti, poi nel ‘93
finalmente arrivò Rutelli”
dio – organizza un convegno in
cui presenta il progetto per il
reinserimento lavorativo dei detenuti. Grande risalto sui media,
ottime sponde politiche. Erano
anni fecondi. Ricorda Buzzi:
“Dopo la lunga stagione del terrorismo e l’inizio dei cosiddetti
pentimenti che avevano consentito di far arrestare moltissimi terroristi di sinistra e di destra, andava crescendo all’interno delle carceri speciali il numero di coloro che dichiaravano di
abbandonare la lotta armata,
senza però denunciare i complici: era l’inizio del fenomeno della ‘dissociazione’ che fu vista
con straordinario interesse dal
governo (...) Noi a Rebibbia assistevamo a questo fenomeno
come semplici spettatori: non
avevamo niente da cui dissociarci per sperare di conquistare
spazi di libertà, non avevamo
portatori di proposte politiche”.
Ma Buzzi è persona intelligente.
In carcere ha studiato e immaginato un ponte verso la seconda vita fuori dal carcere: all’epo-
ca, un’intuizione rivoluzionaria. Stavano tutti incollati a sentirlo, Buzzi. Pensare che quel 29
giugno, con quel via vai mai visto a Rebibbia, si era addirittura
rotta la porta carraia del carcere:
“Dal luogo ove si teneva il convegno alla porta carraia – ricorda ancora Buzzi – vi sono circa
100 metri senza cancelli e sebbene noi tutti sapessimo del
problema e alcuni avevano fine
pena lunghissimi, nessuno approfittò della situazione”. Si
pensava al domani, allora. E fuggire era una condanna alla vita
criminale. Invece le parole di
Buzzi disegnavano un futuro diverso. E quello fu.
ROMANZO CRIMINALE
il Fatto Quotidiano
A
zione disciplinare
contro Emiliano
E lui contrattacca
IL PROCURATORE GENERALE della
Cassazione, Gianfranco Ciani, ha avviato
l’azione disciplinare nei confronti di Michele Emiliano, candidato per il centrosinistra alle elezioni regionali in Puglia del
marzo 2015. La ragione è che dal febbraio
scorso è segretario regionale del Pd pugliese e questo, secondo il pg, darebbe ca-
rattere di “continuità” alla sua attività politica. Emiliano ricorda di essere “iscritto al
Pd sin dal 2007, avendo svolto funzioni di
segretario dal 2007 al 2009, di presidente
del partito dal 2009 al 2014, e da sei mesi
ancora funzioni di segretario regionale” e
prima “leader di una formazione politica
denominata Lista Emiliano” . "Per 11 anni –
GIOVEDÌ 4 DICEMBRE 2014
5
ha detto ancora – nessuno mi ha mai contestato alcunché e per tale motivo ho ritenuto di non aver mai violato alcuna norma di legge”. Emiliano sottolinea di aver
“appreso la notizia dalle agenzie di stampa”. “Ovviamente – assicura – attendo
l’esito dell’eventuale procedimento disciplinare cui mi sottoporrò collaborando”.
L’affare-zingari vale
24 milioni ogni anno
IL BUSINESS DELL’EMERGENZA PROFUGHI. E GLI STRANIERI CACCIATI DALLA RIVOLTA
DI TOR SAPIENZA SONO FINITI IN UN CENTRO LEGATO ALLE SOCIETÀ SOTTO INCHIESTA
di Silvia D’Onghia
V
Gianni Alemanno, ex ministro ed ex sindaco di Roma LaPresse
ches 29, con delega alla firma
di Salvatore Buzzi, risulta un
bonifico in uscita per il valore
di euro 5.000,00 in favore della
Fondazione Nuova Italia”.
Carminati “che ha evidente
interesse in ordine al pagamento dei lavori svolti, era intervenuto nella vicenda fin da
dicembre”. Poi a maggio sorgono nuovi problemi e “Carminati contattava Buzzi che
gli rappresentava il timore di
non risolvere la vicenda del
Campo F, prima dell’elezione
del sindaco e gli chiedeva di
intervenire, parlando con Luca Gramazio. Al ché, lo stesso
giorno il Carminati contattava
Fabrizio Testa (ex consigliere
in quota Alemanno di Enav ,
poi indagato. Ora cura gli interessi e i rapporti del gruppo
di Carminati con i politici, se-
condo gli investigatori, ndr) e il
30 maggio 2013 Carminati,
con della documentazione, si
incontrava con Fabrizio Franco Testa e Luca Gramazio,
presso lo “Shangrilà Corsetti
Bar”.
Che il “Nero” sia interessato
all’affare nomadi lo dice lo
stesso Buzzi a Carminati il 31
maggio 2013: “Abbiamo incassato altri tre mesi del campo nomadi …. quindi … ti devo da’ altri 105.000 euro”.
Ovviamente poi sarà un’impresa indicata da Carminati,
quella di Gaglianone, a fare i
lavori di manutenzione ed
adeguamento dei prefabbricati mobili del campo nomadi di
Castel Romano, commissionati, tra gli anni 2012-2013,
dalla Cooperativa di Buzzi,
Eriches 29.Tutto si tiene.
entiquattro milioni
di euro in un anno
per 4.400 persone.
Il business dei rom
a Roma vanta cifre da capogiro.
A fare i conti, per il 2013, è stata
l’Associazione 21 luglio, che
nel dossier “Campi nomadi
spa” ha calcolato quanti soldi
entrano nelle tasche delle coop
che lavorano “sui zingari”, come direbbe Salvatore Buzzi, e
delle municipalizzate che
avrebbero il compito della sicurezza e della pulizia. Avrebbero, perché basta farsi un giro
nel “villaggio della solidarietà”
– così li hanno chiamati, peccato che la solidarietà si sia persa per strada – per essere travolti da cumuli di immondizia
e da colonie di topi. Nessuno
pulisce, men che meno l’Ama
(la municipalizzata del Campidoglio), e nessuno vigila, perché le guardianie non esistono
e le telecamere sono rotte.
PRENDIAMO il campo di Castel Romano, quello per cui le
coop che fanno capo a Buzzi – e
quindi a Carminati – pretendono il pagamento di oltre 2 milioni di euro annui dal Comune. Il campo, in cui vivono circa
900 persone, costa 5,3 milioni
l’anno. Di questi, 2 milioni servono alla gestione ordinaria, affidata – appunto – al consorzio
Eriches 29. All’interno manca
l’acqua potabile – le condutture
MILLE DIPENDENTI
Salvatore Buzzi, presidente
della “29 giugno”. A sinistra
la protesta del dipendente Pino
Pelosi per la mancanza di fondi
Qualche anno di piccoli lavoretti, poi “finalmente nel dicembre
1993 arrivò la giunta Rutelli”.
“Arrivò al governo della città – è
sempre Buzzi a parlare – una
nuova classe dirigente, molti dei
quali conosciuti direttamente
nelle nostre battaglie di integrazione, altri ancora erano stati
compagni di viaggio”. Cita Buzzi: Mario De Carlo era presidente dell'Ama, Loredana De Petris
e Giusy Gabriele erano assessori, “il fatto di conoscerci prima
semplificò molto il dopo”. La
cooperativa è diventata grande,
e chissà se quella sinistra che l’ha
fatta crescere avrebbe mai immaginato che Buzzi, il compa-
gno, si sarebbe messo a braccetto con l’estremista nero Massimo Carminati.
OGGI in via Pomona tutti giurano di non averlo mai visto, “il
Cecato”. Eppure quei prefabbricati li frequentava spesso. Avanti e indietro, con la sua Smart
grigia, in riunione permanente
con il presidente. Li hanno arrestati praticamente tutti quelli
che avevano libero accesso alla
sua stanza. Carlo Maria Guarany, Claudio Caldarelli, Nadia
Cerrito, Alessandra Garrone
(che di Buzzi è compagna nella
vita). L’accusa è di associazione
mafiosa. Ma gli operai della 29
giugno li difendono: “Cioè, una
faceva un bonifico... certo che
sapeva, ma se il tuo capo ti dice
‘fai un bonifico’, che fai, gli dici
di no? E poi come si fa a dire che
hanno precedenti? Qui ce li abbiamo tutti, i precedenti! Ma so'
cose de vent'anni fa!”. “Io è una
vita che casco e me riarzo”, sgrana gli occhi Pelosi tirando fuori
il suo biglietto da visita. Anche
lui si è aperto una cooperativa, la
Pace del Mondo onlus: “Ma a
noi gli appalti non ce li danno,
chissà perché. Ditelo a Marino,
che qui ci sono mille persone
che finiscono in mezzo a una
strada”. Sono convinti che anche Salvatore tornerà, “perché
in Italia funziona così: ci sono
mille pagine e a te ti mettono
dentro perché c'è il tuo nome in
una riga”. Non è proprio così,
con Salvatore. Lui ha fatto carriera. Loro ramazzano, lui legge
il Sole 24 Ore. Le copie degli ultimi due giorni sono ancora lì,
nella cassetta della posta di via
Pomona 63.
non possono essere fatte perché
l’area è sottoposta a vincolo –, e
gli abitanti restano spesso senza
corrente. L’associazione 21 luglio ha calcolato che, dal giorno
dell’inaugurazione, Castel Romano è costato all'amministrazione 270 mila euro a famiglia.
Il campo della Barbuta, inaugurato nel 2012, è costato invece
10 milioni di euro, e nel 2013 il
Comune ha dovuto tirar fuori
1,7 milioni per la sola manutenzione. L’Ama ha intascato
160mila euro, ma – come ha
spiegato un servizio di Piazzapulita – “passa una volta al mese
per la sola pulizia straordinaria”. Infatti gli abitanti vivono
tra la “mondezza” e l’amianto.
Per il villaggio di Candoni, 820
abitanti e 2,3 milioni spesi nel
2013, sono andati 756 mila euro
a Risorse per Roma – la spa partecipata di Roma Capitale –,
230 mila all’Ama e 86 mila alla
cooperativa 29 giugno per la
bonifica fognaria. Tutto, per
tutti i campi, ad appalto diretto,
tranne la scolarizzazione, unica
voce per cui è previsto un bando.
80
EURO
3.500
EURO
LA MUSICA non cambia se si
parla di profughi. Nel 2012, la
direttiva del Viminale stabiliva
un rimborso di 46 euro a persona al giorno (40 per vitto e alloggio e 6 per l'assistenza). Save
the Children ha denunciato però che nelle 14 strutture controllate a Roma, otto delle quali
gestite dalla coop Domus Caritatis, arrivano rimborsi di 80
euro al giorno per l’accoglienza
di minori stranieri non accompagnati. La Domus Caritatis è
un nome che non torna direttamente nelle carte dell’inchiesta sulla mafia capitale, ma che
A BAMBINO
MINORI NON
ACCOMPAGNATI
Il costo al giorno
secondo il rapporto
di Save the Children
PER CASA
EMERGENZA
ABITATIVA
Affitto e gestione:
il Comune sborsa
30 mln l’anno
fa parte del consorzio “Casa
della solidarietà” di Tiziano
Zuccolo, colui cioè che, parlando al telefono con Buzzi, gli
chiede: “Noi l’accordo... l’accordo è
quello al cinquanta, no?”. E la Domus Caritatis è anche la coop
che gestisce il centro di via Salorno, all’Infernetto, dove sono
stati portati i rifugiati sgomberati da Tor Sapienza, il quartiere in cui – poche settimane fa – è
scoppiata la rivolta. Ancora una
volta, a beneficiare degli immigrati è stato uno dei componenti dell’accordo al cinquanta.
Ulteriore capitolo, non meno
remunerativo,
è
quello
dell’emergenza abitativa, per la
quale le cooperative si danno
tanto da fare. Secondo una stima approssimativa, il Campidoglio spende 30 milioni di euro l’anno per l’affitto di immobili da destinare alle famiglie
senza casa. Per locazione e gestione, si va da un minimo di
1.200 euro al mese a un massimo di 3.500 (nel popolare
quartiere di Pietralata, non ai
Parioli). A portare a casa gran
parte del guadagno è l’Arciconfraternita San Trifone, che per
una sola palazzina intasca oltre
800mila euro e che – dal Giubileo in poi – ha gestito tra l’altro il centro polifunzionale
Enea: 400 profughi per 55 euro
al giorno pro capite. Un fatturato medio totale di 20 milioni
annui. Sotto l’Arciconfraternita gravita, neanche a dirlo, la
stessa Domus Caritatis.
Il portavoce e la cena: “Poletti parlava con tutti”
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L’EX LEADER DELLA LEGA, GIANNI E IL CONDANNATO PER OMICIDIO
Il portavoce del ministro del Lavoro è intervenuto sulla cena del 2010 in cui Giuliano
Poletti (2), allora presidente di Legacoop, sedeva di fronte a Salvatore Buzzi (7),
responsabile della Cooperativa 29 giugno già condannato per omicidio e ora in carcere
per l’inchiesta sulla “mafia capitale”: “Sapeva della condanna per omicidio ma il
presidente della Lega parla con tutti”, dicono dal ministero. Nella foto anche il
pluripregiudicato Luciano Casamonica (1), Franco Panzironi ex ad della muncipalizzata
Ama e arrestato (3), il deputato Pd Umberto Marroni (4), l’assessore Pd Daniele
Ozzimo che si è dimesso perché indagato (5), Angiolo Marroni garante dei detenuti del
Lazio (6) e Gianni Alemanno (8).
6
ROMANZO CRIMINALE
GIOVEDÌ 4 DICEMBRE 2014
Iesami:
l prezzario degli
prof indagato
alla Sapienza
UN PREZZARIO ben definito e per tutte le tasche.
Alla Facoltà di Architettura di Roma Sapienza, Antonio Patruno, ex docente a contratto, scoperto dopo un servizio de Le Iene del 2011, dava la possibilità
di superare esami e ottenere crediti formativi pagando in base alle esigenze degli studenti. Così gli
esami dei suoi insegnamenti potevano essere superati con un bel 28 versando la modica somma di
il Fatto Quotidiano
2.000 euro nelle tasche del prof, ovviamente in contanti. Oppure accontentarsi del “18 politico” con
dieci lezioni private, pagate dalle 20 alle 50 euro
l'ora. I più volenterosi potevano anche partecipare a
viaggi, organizzati dal docente, a Bilbao, Berlino o
Valencia in cambio di crediti formativi. Concluse le
indagini, ora a Patruno la Procura di Roma contesta i
reati di concussione, abuso d'ufficio e peculato.
MALA CAPITALE
di Enrico
Fierro
D
a “eia-eia-eia-alalà” a
“eia-eia-eia... annamo a
magnà”, il passo è breve. Ma prima di mangiarsi Roma, la politica, il Comune,
le municipalizzate tutte, gli appalti e
le forniture, finanche quelle per gli
odiati centri di accoglienza di “negri” e “zingari”, i fascio mafiosi pensavano alla panza. Ristoranti, wine
bar, club, la mazzetta saltella sulle
bollicine di un prosecco. Non c’è
ancora una guida Michelin di “Mafia Capitale” per i locali frequentati
dai Carminati boys, né una guida
poliglotta vi accompagnerà per le
strade del terrore, quelle dove si
“corca” di botte chi non rispetta i
tempi dei cravattari o dove si toglie
dalla faccia della terra un “infame”.
E allora iniziamolo noi il tour del
male. Da dove? Da via Veneto.
Café de Paris, porte sbarrate, fioriere piene di cicche, foto della dolce
vita sbiadite. Qui una volta stazionavano i paparazzi alla ricerca di
uno scatto, poi arrivò la ‘ndrangheta, quella degli Alvaro di Sinopoli e
comprò tutto. Dopo il sequestro il
Café venne affidato a una società, le
cose non andarono bene e fu il fallimento. Ma Gianni Alemanno, l’ex
sindaco nero oggi accusato di associazione mafiosa, nel 2008 fa in
tempo a festeggiare i fratelli Lampada di Milano. Tartine e champagne nel tempio della dolce vita, con
Gianni, allora ministro dell’Agricoltura, che omaggia “i noti industriali calabresi trapiantati a Milano”. Con lui Franco Morelli, un
amico consigliere regionale in Calabria. Anche allora Gianni non sapeva e neppure immaginava, sta di
fatto che quattro anni dopo quel festino, Giulio Lampada finì in galera
per associazione mafiosa, trascinando nel fango anche l’amico Morelli, condannato a 4 anni e costretto a lasciare ogni ambizione politica.
Café de Paris, sparatorie
quartieri “neri” e usura:
il Grand Tour criminale
L’ALTRO LATO DELLA “GRANDE BELLEZZA”: BAR E RISTORANTI PER CHIUDERE
AFFARI, MORTI AMMAZZATI E GUERRA TRA BANDE RIVALI
“Abbiamo fatto dieci
processi assieme”
È a mare che i vecchi camerati degli
anni di piombo hanno trovato il loro buen retiro. Sono quelli che da ragazzini si ritrovavano all’Eur, nei
pressi del ristorante panoramico “Il
Fungo”, un luogo che suscita qualche nostalgia nell’ex terrorista nero
Carminati: “Tutti amici da una vita... eh... non ho capito... poi... uno
ha preso la sua strada... loro lo possono di’... sono amico di Mancini,
ma con Mancini abbiamo fatto dieci
processi quando eravamo ragazzini... stavamo al Fungo insieme...
cioè... ma.. con tante altre persone...
che magari hanno fatto carriera...
che in questo momento magari non
sono indagate... non hanno problemi che... per cui ho fatto cioè... ci sta
che ne so... Fabio Panetta è il vice di
Disegno di Kampah
COME UNA “GUIDA”
Summit clandestini,
minacce, droga
E un unico codice d’onore:
”Siamo tutti amici di una
vita, qualcuno ha fatto
carriera, poi ognuno
fa la sua strada”
I Nar e le nomine
“Dar Bruttone”
Dalla via che ha affascinato Fellini a
Piazza Tuscolo, luogo da sempre col
cuore nero. Qui, nel 1947, fu fondata la prima sezione del Msi, oggi è
il regno di Domenico e Luca Gramazio. Padre e figlio. Ex senatore il
primo, capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, il secondo. A pochi
passi c’è il ristorante “Dar Bruttone”. Se magna. E tra una amatriciana, un rosso della casa e una “romanella” finale, si piazzano amici. È
qui che il 23 luglio 2013, i Gramazio
padre e figlio incontrano l’ex Nar
Massimo Carminati, il re di Roma,
il big boss di “Mafia Capitale”, grazie al lavoro fatto da Fabrizio Testa,
fedelissimo di Gianni Alemanno. È
qui che si decide la nomina di Giovanni Quarzo a capo della Commissione trasparenza del Comune di
Roma. Un organismo che controlla
appalti e bandi di gara. “Mo’ te sto a
guardà sta cosa per la commissione
trasparenza”, dice Carminati a Luca
Gramazio. Il gruppo è solido, i vecchi camerati non mollano, anche se
sono un po’ preoccupati per una
strana rapina avvenuta nei locali
della ex sezione nera. Carminati ne
è certo: hanno messo delle microspie. E allora consiglia: “Fateglie fa
‘na bonifica, guardate dentro tutte
le placche, fate smontare le plastiche”.
“Me li sto a comprà tutti”. Chi se ne
frega se al Campidoglio le cose sono
vincono bene, se perdono sa semo
presi…”. L’imprenditore completa
il pensiero: “...sa semo presi ‘ander…” e quello che segue.
Il fascista e il banchiere,
due vite parallele all’Eur
“OGNUNO FA la vita sua... ognuno vice di Draghi alla Bce. È romano,
fa la sua strada”. Il 6 febbraio 2013 classe 1959, ha un anno meno di
Massimo Carminati, seduto in Carminati e come lui è cresciuto
un’Audi A1, spiega all’amico Ange- all’Eur, il quartiere in cui si è formalo Maria Monaco, “il Gigio”, che ta parte della destra estrema della
conosce persone importanti, co- capitale. Poi hanno seguito percorme scrivono i giornali.
si molto diversi: non si
Vivendo a Roma da
incrocerebbero più da
sempre, Carminati ha
30 anni, da quando
incrociato molta genFabio Panetta frete, non tutti criminali
quentava la Luiss, do“stavamo al Fungo
ve si è laureato nel
(un locale romano,
1982, un anno dopo
ndr) insieme... cioè..
che Carminati aveva
con tante altre persoperso un occhio dune... che magari hanrante uno scontro a
no fatto carriera... che
fuoco con la polizia.
Fabio Panetta Ansa Il destino ha voluto
in questo momento
magari non sono inche i due, che nei ridagate... non hanno problemi che... spettivi campi hanno avuto sucper cui ho fatto cioè... ci sta che ne cesso senza però che i loro volti diso... Fabio Panetta è il vice di Draghi ventassero noti al grande pubblico,
alla Bce è amico mio... eravamo siano finiti sui giornali nelle stesse
amici da quando eravamo ragazzi- settimane. Fabio Panetta per aver
ni... cioè che vuol di’.. ma poi lui... gestito gli stress test europei sulle
ognuno fa la vita sua”. Carminati banche italiane, Carminati per
non è preciso: Panetta è un dirigen- aver trasformato Roma in una città
te importante della Banca d’Italia, di mafia, secondo l’accusa.
Ste. Fel.
vicedirettore generale, ma non è il
cambiate, se adesso c’è un sindaco
che si chiama Ignazio Marino e il
centrosinistra è maggioranza. Lui,
Salvatore Buzzi, un passato da ex
detenuto e un presente da potente
lobbista delle coop sociali, ha le idee
chiarissime e il portafogli a disposizione. E allora può brindare al ristorante “Rinaldo all’Acquedotto”
sull’Appia. Mille e passa coperti,
terrazze mozzafiato, una “grapperia” per i buongustai. Buzzi ha rapporti con tutti, con il capo della segreteria di Marino, Mattia Stella, e
con Mirko Coratti, presidente
dell’assemblea capitolina. “Me li sto
a comprà tutti, semo diventati grossi”.
“Se vincono bene,
se perdono...”
Dalle rovine dell’Appia alla sguaiata
modernità di Ostia. Cambiano i
commensali e pure il ristorante,
questa volta è “il Pescatore”. Siamo
nel maggio 2013 in piena campagna
elettorale. Franco Panzironi, potente capo dell’Ama, la municipalizzata
dei rifiuti urbani, ha organizzato
una cena per Alemanno. C’è una
gara in ballo e imprenditori voraci
in attesa di vincerla. Buzzi è invitato. “Ce vado – dice a un imprenditore del settore – mi porto pure
mia moglie e suggelliamo, poi se
Draghi alla Bce è amico mio... eravamo amici da quando eravamo ragazzini... cioè che vuol di’... ma poi
lui... ognuno fa la vita sua... ognuno
fa la sua strada”.
Ed è sulla spiaggia di Castelfusano
che Lorenzo Alibrandi ha messo su
un chiosco e uno stabilimento balneare. Lui è il fratello di Alessandro,
un “camerata” dei Nar che negli anni Ottanta venne ucciso in uno
scontro con la polizia. C’è uno di
San Giovanni, un certo Danilo, che
va in spiaggia e fa il prepotente. Interviene Carminati. Poche parole:
“Lo sapevi che il fratello di quello
era un compagno mio che è morto...
cane, pezzo di merda”.
Quelli di Mafia Capitale hanno una
loro diplomazia della paura. E a Roma si spara. Quartiere Camilluccia,
afosa giornata di luglio. Silvio Fanella è nel suo appartamento di via
Gandolfi. Il commando che ammazzerà l’ex cassiere del gruppo di
Gennaro Mokbel, è venuto da Milano. Tra di loro un ex dei Nar, la
stessa sigla dell’eversione nera di
Masssimo Carminati. Dalla Roma
bene alla periferia. Anagnina, Tuscolana, il regno dei Casamonica.
Droga, estorsioni e usura. Un controllo del territorio ferreo. Regole
rigide e botte da orbi per chi non
rispetta i tempi dei pagamenti imposti dai cravattari.
LE INTERCETTAZIONI
il Fatto Quotidiano
Le conversazioni tra i protagonisti dell’inchiesta
“Mafia Capitale”: contatti con i politici,
minacce a imprenditori, appalti, timori di essere
scoperti e un fiume di denaro
GIOVEDÌ 4 DICEMBRE 2014
7
“ROMA MARCIA”
Illustrazione di Emanuele Fucecchi
COLOSSEO CRIMINALE
”COMANDIAMO SEMPRE NOI”
di Alessandro Ferrucci, Emiliano Liuzzi
e Davide Vecchi
M
afia Capitale è una sorta di
fiume carsico che origina
nel mondo di mezzo, luogo
nel quale costruisce la sua
ragion d’essere e dal quale
trae forza, che emerge in
larghi tratti del mondo di sopra, inquinandolo,
per poi reimmergersi: gli inquirenti sintetizzano
così l'operazione che ha svelato un nuovo capitolo della criminalità in Italia.
Nato nella Banda della Magliana, cresciuto tra
terrorismo eversivo nero e mafie, diventato
adulto sfruttando l’inconsistenza della classe politica, il clan capitanato da Carminati è riuscito a
controllare tutta Roma, Palazzi compresi. In una
delle intercettazioni, spiega: “Sono come un polipo che sta attaccato qua, si sta ingrandendo
perché c’ho fiducia... un domani”.
Carminati guida l'esercito della terra di mezzo.
“Anche la persona che sta nel sovramondo ha
interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia
delle cose che non le può fare nessuno, questa è la
cosa e tutto si mischia”, teorizza.
Dalla terra di mezzo controlla tutto. Sempre con
gli stessi metodi e lo stesso linguaggio, che si
tratti di parlamentari o operai: intimidazioni e
violenza sono l'unico alfabeto che la banda di
mezzo conosce e col quale ha conquistato Roma.
“Li facciamo guadagnà”
La banda di mezzo ha una rete di imprenditori
affiliati, con le buone o con le cattive. Ma spesso
i titolari delle aziende sono restii a cedere un
margine di guadagno o a collaborare, così vanno
aiutati a ragionare: per ottenere l’obiettivo è necessario mostrare all’imprenditore la forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo.
Lo spiega bene Carminati al suo uomo Brugia
che deve convincere Cristiano Guarnera ad accettare la proposta..
Carminati: Perché tanto nella strada glielo devi
dire... a come ti chiami? Comandiamo sempre
noi, non comanderà mai uno come te nella strada, nella strada tu c'avrai sempre bisogno di...
capito? È un discorso che io ho fatto a tutti questi... alla fine facendogli sto discorso a me non me
ne frega un cazzo... io gli faccio guadagnà i soldi
a lui... a me non me frega proprio niente... capito?... io ti fornisco l’azienda quella bona... perché lui sa... sta a costruì... serve il movimento
terra... facendogli fare il servizio a lui... e lui è
contento..
Brugia: ... un discorso così... aho... al di fuori
de...
Carminati: glielo dici... “guarda che noi c’abbiamo delle aziende pure di costruzioni... a chi t'appoggi?... ce l'avemo noi che... capito?
Anche perché, prosegue Carminati, loro forniscono e garantiscono sicurezza. Aggiunge infatti: Tu lo devi mette seduto gli devi dì “tu vuoi stà
tranquillo?” (…) “... aho... senti un po’... a me mi
dicono che a te fanno c'hai un sacco de problemi... ma scusa ma mettegli vicino qualche bravo
ragazzo lo fai guadagnà... e si guadagna... ma noi
te se mettemo vicino a te, così non si... vedrà...
più nessuno”... però non ti pensà... deve essere
un rapporto paritario, je devi dì... non ti pensare
che tu... a me mi puoi anche... dire che mi dai un
milione di euro... per guardarmi... tutte ste merde. Non mi interessa, già che faccio una cortesia
è normale che dall'amicizia deve nascere un di-
Evoluzione della specie Nato nella Banda della Magliana,
cresciuto tra terrorismo eversivo nero e mafie, diventato adulto
sfruttando l’inconsistenza della classe politica, il clan capitanato
da Carminati è riuscito a controllare tutta Roma, Palazzi compresi.
L’ex Nar dice: “Sono come un polipo che sta attaccato qua,
si sta ingrandendo perché c’ho fiducia... un domani”
scorso che facciamo affari insieme... questo è il
discorso... non ti pensà che nun ce sta nessuno.
“Magnato e me s'è ricagato”
Guarnera accetta quella che appare come una
proposta a cui difficilmente può dire di no. Ma i
suoi “nuovi soci” sono esigenti e dai metodi spicci. Così quando nascono i primi problemi nei
pagamenti Carminati arriva anche a farlo minacciare.
Guarnera si confida con un altro sodale della
banda, Matteo Calvio che al telefono tenta di
rasserenare l'imprenditore. Per capirci, Calvio è
un picchiatore, un uomo che nella banda ha il
compito di minacciare i debitori, i morosi. Un
personaggio che riesce a esprimere i seguenti
concetti: “Il dieci me paghi te, il dieci mattina
nun sgarrà che vengo a casa t'ammazzo il dieci
matina” e ancora “non capisci bene... io te taglio
la gola il dieci matina, portami i soldi sennò t'ammazzo a te e tutti i tuoi figli, a pezzo de merda”.
Quindi le parole rivolte a Guarnera per rassicurarlo sono quasi affettuose: “Parlaci (con Carminati, ndr) perché così mo te ributti un'altra
volta solo come un cane perché quello là... invece
tu stai tranquillo... gli riparli... te manderà affanculo più de quello che te po fà... però hai visto
te quel giorno, hai visto a me me s'è magnato e
me s'è ricacato eh... quindi sappi che però in fin
dei conti ti ha sempre coccolato”.
Continua a pagina 8
8
LE ORECCHIE DEI ROS
Le conversazioni di Carminati & C.
sono state ascoltate (e in parte riprese)
in vari luoghi della Capitale: punti
d’incontro tradizionali degli inquisiti
MASSIMO CARMINATI L’EX NAR
Carminati, detto “er guercio” per via di una ferita all’occhio, si trasferisce ancora ragazzino
da Milano a Roma dove collabora con membri
del nucleo terroristico neofascista, facendo anche da collettore con la banda della Magliana.
Segue da pagina 7
“Bussacchiare in Comune”
Il 20 giugno 2013 al conduttore radiofonico Mario Corsi, ex militante dei Nar, e a Riccardo Brugia, Carminati spiega che è necessario andare a
“bussacchiare agli uffici del Comune” per accreditarsi presso i neoeletti e garantirsi l’assegnazione di lavori, indicando il percorso da seguire. “Gli
si dice adesso che cazzo... ora che abbiamo fatto
questa cosa, che progetti c'avete? Allora nel progetto, perché voi fate li progetti... la politica...
adesso che progetti c'avete? Teneteci presenti per
i progetti che c'avete, che te serve? Che cosa posso
fare? Come posso guadagnare, che te serve il movimento terra? Che ti attacco i manifesti? Che ti
pulisco il culo... ecco, te lo faccio io perché se poi
vengo a sapè che te lo fa un altro, capito? Allora è
una cosa sgradevole”.
“Me so comprato Coratti”
Salvatore Buzzi, Claudio Caldarelli e altri, commentano a tavola insieme ad altri la campagna
acquisti al Comune.
Buzzi: ohh ma me so’ comprato Coratti (Mirko
Coratti, Presidente Assemblea Capitolina, ndr)
Caldarelli: ricordate da diglielo, ho capito...
Buzzi: gliel’ho detto “guarda, lo stesso rapporto
che c’abbiamo con Giordano lo possiamo aver
con te”, m’ha capito subito!
Caldarelli: ahh ecco la dovete chiude ancora...
Buzzi: venerdì... perché dobbiamo chiude... quando io gl’ho detto tutto lui m’ha detto... non m’ha
detto no... m’ha detto ci vediamo a pranzo venerdì... più de questo... al capo segreteria suo noi gli
diamo 1000 euro al mese... al capo segreteria 1000
euro al mese so’ tutti a stipendio Claaa.. lui m’ha
detto veditela con lui.. io solo per metteme a sede
a parla’ con Coratti 10 mila gli ho portato.
“Metti la minigonna e batti”
Buzzi riferisce a Carminati di trovarsi “in giro per
i dipartimenti a salutà le persone”. Il capo apprezza e sottoliena che è necessario “vendere il prodotto amico mio, eh. Bisogna vendersi come le
puttane adesso”
Buzzi: solo in quattro sanno quello che succede e
sono nell’ordine Bianchini, Marino, Zingaretti e
Meta.
Carminati: E allora mettiti la minigonna e vai a
batte co' questi amico mio, eh... capisci.
Buzzi: La situazione sotto controllo... se sbagliano
qualche nomina... la scuderia è pronta... siamo
pronti a cavalcare...
Carminati: e poi dopo, e poi si vedrà, certo, va be',
tutto a posto per il resto?
Buzzi: quindi, se se... se sei co... i nove cavalli sei
dentro, quindi...
“De Marino nun se fidano”
Un cavallo arriva al traguardo. Ne parlano sempre
Buzzi e Carminati.
Buzzi: il 90% siamo riusciti a piazzà l’amico nostro
al Quinto Dipartimento e quindi avemo fatto bingo. Lui non ce voleva andà, gli avemo garantito
duemila euro al mese... e lui sa che deve esse il
nostro... facce cambià il direttore perché oggi non
c’avemo nemmeno informazioni... non sapemo
quello che succede non sapemo niente... stamo ad
aspettà questa macrostruttura... se è Politano... lui
si chiama Politano, se vedi Politano al Quinto avemo vinto... perché poi c’è un altro problema: senti
un po’ se senti Gramazio che intenzioni c’hanno
loro con Marino perché se fossero abbastanza seri
dovrebbero fallo cascà.
Carminati: No, loro stanno facendo un’operazione direttamente con Zingaretti per sistemarsi
Berti questi qua, perché de Zingaretti se fidano de
Marino non se fida nessuno.
"Si guadagna sugli immigrati”
Buzzi cura gli interessi nel campo più proficuo:
quello degli immigrati, dei clandestini, dei campi
nomadi del Comune e gestiti dalla Coop.
Parlando con uno dei suoi uomini spiega quanto
paga al Campidoglio per riuscire a gestire “il mercato”: “un altro che tiene i rapporti con Zingaretti... duemilaecinque al mese. Un altro i rapporti
con il Comune millecinque, un altro a settecinquanta... un assessore a diecimila euro al mese...
DAL CAMPIDOGLIO
AI ROM: “FAMO
SOLDI CO’ TUTTI”
noi quest'anni abbiamo chiuso... con quaranta
milioni, tutti i soldi utili li abbiamo fatti sui zingari, sull'emergenza alloggiativa e sugli immigrati”.
Aggiunge: “Il traffico di droga rende meno”.
“Siamo pieni di soldi”
Claudio Bolla, Paolo Di Ninno e Salvatore Buzzi
parlano del pagamento di alcune fatture.
Buzzi: lui deve emette le fatture regolarmente
Bolla: fatto emettere fatture perché non pagavate
Buzzi: dobbiamo stabilì a quanto lo paghiamo...
Bolla: è a 90 giorni.
Buzzi: lui emettesse la fattura e io te pago a 90
giorni, la fattura la visti e poi la mandi in contabilità
Di Ninno: perché io teoricamente a 90 giorni son
fuori soltanto de 2 fatture
Bolla: si è bloccato nell’emettere le fatture, perché
non lo pagavamo!
Buzzi: perché non pagamo, semo pieni de soldi!
Stanno facendo un’ope-
Caldarelli, mister PA
no non se fida nessuno. Uno
Partecipa alle attività illecite contro la pubblica
amministrazione, a creare e veicolare flussi illegali, per altro verso può essere considerato espressione della pubblica amministrazione lato sensu
considerata, con cui l’organizzazione interloquisce. Buzzi si lamentava con Caldarelli: “Ancora
non ha firmato un cazzo sul campo nomadi, è 'na
cosa incredibile, è 'na cosa incredibile” e chiedeva
all’interlocutore di andare l’indomani (in Comune, ndr) per informarsi sullo stato della pratica.
che tiene i rapporti con Zinga-
Il funzionario a libro paga
razione direttamente
con Zingaretti; perché
de Zingaretti se fidano, de Mari-
retti... 2.500 al mese. Un altro
che tiene i rapporti con il Comune... 1.500, un altro a 750...
un assessore a 10.000 al mese...
È considerato “un pubblico ufficiale a libro paga
dell’organizzazione per le funzioni Ama”.
Buzzi: sono passato da Alemanno, ieri sera,
Guarany: ah, e non lo sapevo che ci andavi
Buzzi: eh ti ho chiamato, all’improvviso, ma tramite Panzironi so riuscito ad andarci e ho parlato
sia dell’Eur che non mi pagano e soprattutto gli ho
parlato dell’altra cosa de.. che oggi c’ha un incontro Visconti, gli ho detto guarda Sindaco... ho det-
il Fatto Quotidiano
SALVATORE BUZZI RE DELLE COOP
Condannato agli inizi degli anni 80
per omicidio, dà vita a una serie di
cooperative per il reinserimento degli
ex detenuti e alla Cooperativa 29 giugno che si occupa di immigrati.
FRANCO PANZIRONI EX AMA
Ex democristiano, segretario della fondazione di Alemanno, poi
Ad di Ama. Rinviato a giudizio
per la Parentopoli alla municipalizzata dei rifiuti.
GIOVEDÌ 4 DICEMBRE 2014
9
RICCARDO MANCINI VECCHIO CAMERATA
Camerata di Alemanno fin dai tempi del Fronte
della gioventù, è stato Ad di Eur spa. È stato
rinviato a giudizio per una presunta tangente
da 500 mila euro per la fornitura di 45 autobus
da parte della MenariniBus.
Quattro anni di inchiesta Nelle conversazioni si fa cenno a un libro
nero che contiene traccia dei pagamenti verso la P.a. Il ‘faccendiere
rosso’ Buzzi spiega: “I nostri sono molto meno ladri di quelli del Pdl.
Io che pago tutti, i miei non li pago. Finanzio giornali, faccio pubblicità,
finanzio eventi, pago segretaria, pago cena, pago manifesti... questo
è il momento che paghi di più perché stanno le elezioni comunali”
LUCA GRAMAZIO CONSIGLIERE PDL
Figlio dell’ex senatore di An, Domenico, famoso
per aver portato in Senato la mortadella e lo spumante per la caduta del secondo governo Prodi.
ANTONIO LUCARELLI EX FORZA NUOVA
Lunga militanza nell’estrema destra ed ex portavoce di Forza Nuova, è stato a capo della segreteria di Alemanno.
AGOSTINO GAGLIANONE A DISPOSIZIONE
Imprenditore edile, “a completa disposizione di
Carminati”, si è visto sequestrare sei auto, 14
immobili a Sacrofano e cinque terreni agricoli.
to... Si... me la proroghi a sei mesi, arrivi a dopo le
elezioni… se i famo tutti in santa pace, qui c’hai
pure gente che ti vota..
Guarany: ma pure per lui... ma...
Buzzi: ci costringi a fare le manifestazioni, gli ho
detto... insomma... mi ha ricevuto, poi mi ha sentito, mi ha pure fatto passare davanti a Giordano
Tredicine, che si è incazzato... ha detto...
Guarany: sto cazzo di Buzzi, avrà pensato… deve
vince il centro sinistra per levarselo dai coglioni..
Buzzi: è vero, è vero se vince il centro sinistra siamo rovinati, solo se vince Marroni andiamo bene
Guarany: e chi ci va più dal Sindaco poi.. senti un
po’ ma e quindi? T’ha detto che interviene?
Buzzi: che interviene su tutti e due, mo poi ieri sera
ho chiamato pure Visconti, gliel’ho detto del Sindaco e oggi speriamo bene,
Guarany: ma lui Visconti è candidato, no?
Buzzi: è candidato alla Regione, sì
Guarany: va bene, senti un po’ Salvatore, siccome
poi oggi pomeriggio devo passare da Marroni per
la... siccome mi ridirà di Ciarla.. ci pensi tu a fissà
con lui? (...) poi magari lo famo venì quando famo
la cosa con Zingaretti
Paura delle manette
Seconda metà di maggio 2014, Carminati è preoccupato in merito alla notizia, infondata, di un imminente arresto. Diventa più prudente. La circostanza viene commentata da Buzzi e Gammuto.
Buzzi: hai visto Massimo s'è fatto già la tomba,
poveraccio.
Gammuto: mannaggia... ieri però... è lui... vabbè lo
faceva pure per tirarsi su perchè... non è… entrati
a trenta è una cosa, quaranta un'altra e cinquanta
è un'altra... non è la stessa cosa. Anche se come
ragionava era abbastanza realistico... ha detto
“vabbè, potrei farcela” va nel preventivo, però... e
mò domani matt... quando, giovedì viene?
Buzzi: ma lui è sicuro che lo arrestano, perchè la
richiesta è partita... perchè il pm ha fatto la richiesta al GIP per l'arresto di 70 persone e tra le 70
c'è pure lui... e l'hanno avvisato, non si vuole fa
trovà a casa.
Aggiunge l’ordinanza come “costoro, in funzione
di prevenzione del rischio indagini, si avvalgano
dell’uso di cabine telefoniche”.
“Sei un bravo regista”
In conversazioni tra Panzironi e l’avvocato Lipani, emerge il ruolo del primo nella nomina a direttore generale dell’Ama di Giovanni Fiscon.
Lipani: ti volevo fare i complimenti, sei proprio un
regista
Panzironi: perché? Che ho fatto? (ride)
Lipani: va be', sta cosa l'hai fatta tutta te, oh!
Panzironi: e va be', speriamo che vada bene pe'
st'azienda che... traballa...
Lipani: poi la, la gente pensa che lo fai pei cazzi
tuoi, non sanno che lo fai per lo spirito patrio (...)
come l'hai visto il Sindaco su sto tema?
Panzironi: come sempre, con grandi superficialità...
Lipani: t'ha ringraziato o no?
Panzironi: no, nun lo farà mai... lui... che, che vuoi?
Che te ringrazia? questi sono... hanno il delirio
La gente pensa che lo fai
pe’i cazzi tuoi, non
sanno che lo fai per lo spirito
patrio (...) come l’hai visto
il Sindaco? T’ha ringraziato o
no? No, nun lo farà mai... lui...
che, che vuoi? Che te ringrazia?
No! Eh... questi ormai sono...
hanno il delirio dell’onnipotenza, pensano che tutto è dovuto
dell'onnipotenza, pensano che tutto è dovuto
Ernesto: in Italia? Per me rimane Riina...
Leonardo: no, chi sta libero... chi c'ha il comando
“Pago tutti”
di tutto... chi può decide tutto... chi ci può avere
una squadra di cento uomini dietro.
Ernesto: ci potrebbe essere uno... non so se sta
carcerato... se sta libero... potrebbe essere quello
che ha preso il posto del “Compare”...
Leonardo: si eh?
Ernesto: è un bravo ragazzo...
Leonardo: eh... questa è una cosa che mi piacerebbe... per divertirmi... fammi vedere con quello
Nelle conversazioni esce l’esistenza di un libro nero, che contiene traccia dei pagamenti verso la p.a.
Buzzi descrive la latitudine e la morfologia delle
corruzioni.
Buzzi: tu li voti, vedi, i nostri sono molto meno
ladri di... di quelli del Pdl
Campennì: sì, grazie
Buzzi: ma stai a scherzà
Campennì: i ladri...
Buzzi: no, no questo te lo posso assicurà, te lo posso assicurà io che pago tutti, i miei non li pago.
Campennì: no, non erano sponsorizzati.
Buzzi: e che vuol dì, un conto è che sei sponsor... ma
lo sai agli altri soldi che gli dò già? Ma tu lo sai perché
io c’ho lo stipendio, non c’hai idea di quante ce
n’ho... non ce li hanno... pago tutti, pago. Anche due
cene con il sindaco, settantacinquemilaeuro ti sembrano pochi? Oh, so centocinquanta milioni eh. I
miei ti posso assicurà che non li pago.
Campennì: eh intanto cercano solo favori.
Buzzi: e va bè ma pure è giusto. Tu devi essere bravo
perché la cooperativa campa di politica, perché il lavoro che faccio io lo fanno in tanti, perché lo devo fare
io? Finanzio giornali, faccio pubblicità, finanzio
eventi, pago segretaria, pago cena, pago manifesti, lunedì c’ho una cena da ventimila euro pensa... questo è
il momento che paghi di più perché stanno le elezioni
comunali, poi per cinque anni... poi paghi soltanto...
mentre i miei poi non li paghi più poi quell’altri li
paghi sempre a percentuale su quello che te fanno.
Questo è il momento che pago di più... le comunali,
noi spendiamo un sacco di soldi sul Comune.
Quindicimila euro a Panzironi
Scrivono nell’ordinanza: “La continuità della retribuzione emerge con chiarezza dal contenuto
comunicativo di questa intercettazione”.
Buzzi: sì... ho pure l’amico Panza, quindi e vai
Gammuto: (ride) ma quando finimo... ancora con
Panza c’avemo da fa?
Buzzi: e a voglia ancora...
Gammuto: aia aia... che cambiale
Buzzo: l’ho messo a 15 al mese... però almeno
Gammuto: ah meno male va per quindici al mese
Buzzo: no, quindici a settimana che cazzo sto a dì,
quindici a settimana...
Soldi a Finmeccanica
Del coinvolgimento di Carminati nelle vicende
che ruotano attorno a “Finmeccanica” vi è traccia
in una conversazione ambientale.
Buzzi: Ma lo sai che mi dice Massimo? Lo sai perché Massimo è intoccabile? Perché era lui che
portava i soldi per Finmeccanica! Bustoni di soldi! A tutti li ha portati Massimo! Non mi dice i
nomi perché non me li dice... .tutti! Finmeccanica! Ecco perché ogni tanto adesso... 4 milioni
dentro le buste! 4 milioni! Alla fine mi ha detto
Massimo che è sicuro che l’ho portati a tutti! Tutti! Pure a Rifondazione!.
“Giovanni è il capo”
La figura criminale di Giovanni De Carlo – secondo i magistrati – è dotata di carisma delinquenziale e inserita a pieno titolo nel tessuto criminale romano, intrattenendo rapporti con personaggi di primo piano come Carminati ed Ernesto Diotallevi. Questo il colloquio tra Diotallevi
che spiega al figlio Leonardo come è organizzato il
potere.
Leonardo Diotallevi: Ma chi è oggi il super boss dei
boss... dei boss.. quello che conta più di tutti?
Ernesto Diotallevi: teoricamente so' io... teoricamente.
Leonardo: no a Roma
Ernesto: materialmente conta Giovanni
Leonardo: no... ho capito... non dico a Roma... in
generale..
Ma chi è oggi il super
boss dei boss... quello
che conta più di tutti?In Italia?
Per me rimane Riina...No, chi
sta libero... chi c’ha il comando
di tutto... chi può avere una
squadra di 100 uomini .Ci potrebbe essere ... non so se sta carcerato... potrebbe essere quello che
ha preso il posto del ‘Compare’
in giro...(ride )
Ernesto: ma quello se è quello che dico io... non lo
conosce nessuno eh?
Leonardo: eh... ma chi è dentro.. e puo' informarsi... e può sape'..
“Ricordamoglie com’è a vita”
Riccardo Mancini, uomo di Alemanno e sodale di
Carminati, non compie il suo dovere. Così parla
con Pucci per recapitargli un messaggio.
Carminati: Er ciccione, Mancini... er grassotello è
lui che ce sta a passà i lavori buoni
Pucci: a ma che ne so. A un certo punto, sto infame
Carminati: mo ‘o famo strillà come un’aquila
sgozzata.
Pucci: il nostro amico porcone
Carminati: Diglie che sennò viene qua il Re Di Roma, tu sei un sottoposto, io vado entro dalla porta
principale, vede io che gli combino a me non mi
rompesse il cazzo a me chiudesse subito la pratica.
Pucci: per ricordarglie...
Carminati: ...com'è la vita
“I ceci ar culo”
La finalità di tali attività è resa palese dalla conversazione tra Pucci e Carminati, nell’imminenza di un
incontro tra il primo e Mancini in vista della presentazione spontanea, posta da Carminati, se Mancini sarebbe stato capace di tenersi er cecio ar culo e,
a dimostrazione del pregnante interesse dell’organizzazione al silenzio di Mancini, della conseguente
necessità di tenersi pronti a tutto.
Pucci: per me non sta col cervello, non ci sta con la
capoccia per me
Carminati: patti chiari e begli amici, sennò ognuno, ognuno... ma, ma, ma tu... cioè, quanto, cioè,
lui ce la fa ? Ce la fa a tenersi il cecio al culo secondo
te ? No! Non ce la fa...
Pucci: lo so, lo so, lo so, lo so
Carminati: eh, è quello il problema (sorridono)
Pucci: dobbiamo essere pronti a tutto
10
PASSATO CHE RITORNA
Il regista con Romanzo Criminale ha raccontato le “batterie”, i malviventi delle
bande rionali divenuti boss Banda della
Magliana. Ora è pronto a girare il seguito
L’intervista
A lato, i
protagonisti
del film
sulla Banda
della
Magliana
Michele Placido
È il film dell’Italia: il male
viene sempre prima del bene
di Malcom Pagani
N
el suo Romanzo criminale, annusata
la mala parata, i
servizi segreti deviati uscivano di scena lasciando campo libero ai nuovi barbari: “Nel tempo che verrà non
ci sarà bisogno di gente come
me perché non ci sarà più nessuna democrazia da salvare,
ma solo interessi privati, lotte
per più potere e denaro”.
Michele Placido aveva ragione,
ma nell’osservare Roma dalla
Svizzera: “Sono qui per la mia
tournée teatrale e quando si
parla di Italia si usano sempre
due parole, mafia e corruzione”, il regista non sente distanza né sorpresa. “L’unico stupore, l’unica meraviglia è che certi
scandali vengano alla luce.
Quando anni fa portai il mio
Vallanzasca al Festival di Venezia, dissi che in Parlamento,
senza fucili o pistole, albergava
un vasto gruppo di mascalzoni
che uccideva quotidianamente
il Paese con il malaffare. Venni
aggredito duramente da destra
e da sinistra, ma non mi pare mi
fossi sbagliato poi di molto”.
La magistratura ha scoperchiato il “mondo di mezzo” di Massimo Carminati e dei suoi ‘compari’.
La disattenzione della politica è
stata enorme. Delittuosa. Imperdonabile. E la malversazione, a quanto leggo, riguarda pesantemente anche la sinistra.
Un tempo, all’epoca del Pci e
delle sezioni di partito, una simile vergogna sarebbe stata
impossibile da immaginare.
C’era un controllo sul territorio. Oggi non c’è più nulla. È
saltata in aria, la politica. E con
lei qualsiasi barlume di etica, di
morale. Una cosa terribile. Si
sono protetti a vicenda, i politici.
Come è potuto succedere?
Chi doveva controllare, non
l’ha fatto. Certe indagini sono
state fermate a tempo debito e
forse, magari non soltanto per
colpa loro, certi giudici non sono andati fino in fondo.
Ora sembra che la magistratura
voglia fare piazza pulita del
passato.
Lo spero, ma non mi sorprenderei se domani ci risvegliassimo scoprendo che anche questa occasione di pulizia si è ri-
velata un’illusione. Lei parla di
fare piazza pulita, ma quante
volte, fin dai tempi di Mani Pulite, ci siamo cullati nel sogno di
un’Italia diversa?
Quante volte?
Troppe. Se Renzi e il suo omologo di destra non interverranno, ci ritroveremo tra due anni
con altri arresti, altre retate e
nuove pagine di giornale da
riempire. Più o meno fermi.
Bloccati al punto di partenza.
Mi sembra che lei non sia molto
fiducioso.
Come posso essere ottimista?
Una vera rinascita, in Italia, è
annunciata periodicamente
ma non si verifica mai. Pensavamo che certi personaggi alla
Carminati fossero andati in
pensione, ci sbagliavamo evi-
dentemente.
Il cinema ha raccontato il progressivo degrado dell’Italia a
più riprese.
Ma nessuno fa più quel che faceva Francesco Rosi. I nomi e i
cognomi di chi guida il gioco,
nel racconto dei nostri tempi, sono sacrificati alla spettacolarizzazione del crimine. Vengono enfatizzate le
sparatorie, il profilo del delinquente e la biografia
dello scagnozzo, ma oltre
si fatica ad andare. E mi
chiedo se avremo il coraggio di farlo.
Cosa si risponde?
Che non lo so, perché mostrare un sanguinoso regolamento di conti è più facile
che scavare in profondità. Il
La disattenzione della
una simile vergogna sarebbe
stata impossibile. Oggi non c’è
Su quale tema?
Sulla storica connessione tra
politica e mafia in Italia. Dal
dopoguerra a oggi, il filo rosso,
la connessione non si è mai interrotta.
Il vostro film ha già un titolo?
Si intitolerà il bene e il male, anzi, scusi, mi faccia essere preciso.
più nulla. È saltata in aria, la
no protetti a vicenda, i politici
Più che mai. Io e Giancarlo
De Cataldo stiamo scrivendo un film sul tema.
Al contrario. La Rai ha attivato
il progetto e che un ente pubblico come la Rai si sia mosso
con rapidità e convinzione, è
un segnale consolante. Una rivoluzione, quasi. Bisogna mettere in scena la realtà ed esserne
consapevoli, non occuparsi
esclusivamente della fiction.
Delittuosa. All’epoca del Pci
lume di etica, di morale. Si so-
Avrebbe ancora voglia di
raccontare la parte marcia
del Paese?
I produttori sono fuggiti?
politica è stata enorme.
politica. E con lei qualsiasi bar-
male spesso si veste in giacca e
cravatta, non si sporca ingenuamente, non presidia le strade, si muove dietro paratie rispettabili. Ai tempi di Un eroe
borghese, quando mi occupai
di Ambrosoli, provai a spiegare
che lo Stato, iniziando
dall’universo andreottiano,
con il mondo criminale si era
alleato stringendo un patto
di ferro.
Sia preciso allora.
TRA SET E REALTÀ
Michele Placido sul set del film
“Romanzo criminale”
con l’attore Stefano Accorsi.
Ansa
Il film si intitolerà Il male e il bene, in questo preciso ordine. È
più corretto. E ha più attinenza
con la realtà. Il male viene prima, i fatti di questi giorni non
sono lì a dimostrarlo?
Roma finalmente conquista il primato
Siamo i più corrotti d’Europa
NOVITÀ NELLA CLASSIFICA 2014 DI TRANSPARENCY INTERNATIONAL: ABBIAMO RAGGIUNTO BULGARIA E GRECIA
di Giorgio
Meletti
D
opo un lungo inseguimento l'Italia
conquista la vetta della classifica dei
Paesi europei con il maggior tasso
di corruzione. L'edizione 2014 del
Corruption Perception Index, studio di Transparency
International basato appunto sulle valutazioni degli osservatori internazionali, contiene un verdetto infausto per l'immagine del Paese, proprio
mentre si avvia a conclusione il semestre di presidenza europea.
NONOSTANTE GLI SFORZI del governo Renzi
per riscattare il protagonismo dell'Italia tra i
partner dell'Unione, gli osservatori internazionali continuano a considerarci la Mecca della
tangente, e paradossalmente è proprio e solo nel
campo della corruzione che durante il 2014 abbiamo conquistato una posizione di leadership
continentale. Il rapporto 2014 di Transparency
International rivela che Bulgaria e Grecia, fino
all'anno scorso considerate più corrotte dell'Italia, hanno migliorato la propria immagine e
risalgono la classifica affiancando lo Stivale al
69° posto nella graduatoria della trasparenza.
Nella scala da 0 a 100, ha ottenuto 92 punti la
Danimarca che guida la classifica dei Paesi etici, mentre l'Italia rimane ferma a 43 punti insieme a Bulgaria e Grecia, ma anche a Brasile,
La Danimarca resta in
testa alla lista di virtuosità
con 92 punti su 100;
il nostro paese ne ha 43. ‘Evidente che l’Italia non sia ancora
riuscita a intraprendere la strada
giusta per il suo riscatto etico’,
dice il presidente della ong
Romania, Senegal e Swaziland. Tra i Paesi considerati più trasparenti dell'Italia figurano Turchia, Ruanda, Georgia, Malta, Cipro, Bahamas,
Uruguay e Singapore. Gli Stati Uniti sono al 17°
posto della classifica, preceduti di un pezzo dal
Lussemburgo, paradiso fiscale incorruttibile.
Peggiora la situazione della Francia, scivolata al
26esimo, comunque molto al di sopra dell'Italia.
L'Indice di Percezione della Corruzione 2014 è
stato presentato ieri a Roma di fronte al presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone. “L'indice 2014 evidenzia
come il nostro Paese non sia ancora riuscito a
intraprendere la strada giusta per il suo riscatto
etico”, ha detto il presidente di Transparency International Italia, Virginio Carnevali, “e non possiamo restare fermi a guardare ancora per molto, mentre invece altri Paesi fanno progressi:
come cittadini possiamo e dobbiamo essere
parte attiva nella lotta contro la corruzione”.
A PESARE SULL'IMMAGINE internazionale
dell'Italia come Paese profondamente corrotto
hanno sicuramente pesato nel 2014 due scandali di risonanza internazionale: quello della
cricca dei lavori dell'Expo 2015, che ha costretto
il governo a correre ai ripari precipitosamente
Il presidente dell’Autorità Nazionale
Anticorruzione, Raffaele Cantone Ansa
incaricando proprio Cantone di andare a vigilare sugli appalti milanesi; e quello del Mose di
Venezia, che ha richiamato l'attenzione in tutto
il mondo proprio per la dimostrazione che in
Italia si riesce a rubare anche su tutto, anche sui
lavori di salvaguardia di uno dei gioielli architettonici dell'umanità. Ma la posizione italiana
poteva essere anche peggiore se solo l'indice di
Transparency International avesse fatto in tempo a registrare gli effetti del nuovo gigantesco
sandalo, quello della mafia della Capitale esploso due giorni fa.
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