N° 02 Domenica 19

A PAG. 3
Catania - anno XXX - n. 2 - 19 gennaio 2014 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it
“Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/ 2004 no 46) art. 1, c. 1, DCB - Fil. di CT - Taxe perçue - Tassa riscossa - ISSN: 1720-0881
settimanale regionale di attualità
PAPA FRANCESCO
E LA CATECHESI
SUL BATTESIMO
“In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente”
Tra Imu, Tasi e Tari l’intrigata matassa che complica non poco la vita agli italiani
CASA da sogno ad incubo
F
ino a qualche tempo fa i
sogni più ricorrenti tra gli
italiani erano metter su
famiglia e costruire un proprio nido...se ormai sul primo si sono
diffusi pareri molto
contrastanti a beneficio
di nuove forme di convivenza, almeno sul
secondo fino ad oggi si
è trovato un accordo
ampiamente diffuso.
Non avere una casa
qualsiasi ma La Casa,
luogo in cui poter trascorrere serenamente la
giornata (anche se solo
una piccola parte) e
soprattutto sede degli
affetti più intimi. Per
metter su casa, specie
le giovani coppie, si è
spesso costretti a
richiedere un prestito,
un mutuo, che molto
spesso si riesce, nel
migliore dei casi, con
non poche difficoltà ad
estinguere dopo parecchi e parecchi anni. Ma
tutti questi sforzi vengono ampiamente ripagati dalla sicurezza di avere un tetto
sopra la testa.
Ma oggi le cose sono bruscamente
cambiate. Nel corso di un paio d’anni si è andata sviluppando una vera e
propria minaccia per il tanto ambito
sogno: una tassazione sempre più
stringente e asfittica ai danni dell’immobile, che sta letteralmente
schiacciando gli italiani! Di fatto è
ormai quasi impossibile poter mantenere la propria casa dal punto di
vista economico, in quanto la pressione fiscale è stata quasi interamente dirottata sulla proprietà degli
immobili per colpire i contribuenti e
poterli così ‘spremere’ fino all’osso,
per riuscire ancora a cavare denaro
utile a rimpolpare le carenti casse
dello Stato.
Ma se in un Paese come il nostro non
funziona quasi nulla e a fronte della
crisi economica non solo i prezzi dei
beni di prima necessità ma anche tut-
ti gli altri sono sensibilmente aumentati...e se quei pochi servizi sufficientemente attivi sono svaniti...dove
vanno a finire tutti i proventi di queste smisurate tassazioni? Mistero. A
questo interrogativo il mondo politico e gli alti esponenti dell’economia,
per non arrivare concretamente al
bandolo della matassa e creare ancora di più confusione tra la gente
comune, risponde ipocritamente
adottando termini complicatissimi e
frasi ridondanti ad
effetto. Ma la verità
che attraverso ogni
mezzo
si
vuole
nascondere, al di là dei
macchinosi intrighi
messi in campo per
occultarla ed occluderla, è ormai visibile
a tutti: non si intendono fare i tagli ad una
politica esageratamente ed inutilmente
costosa che di fatto
vive sulle spalle della
gente comune, costretta a barcamenarsi tra
mille ostacoli per
poter sbarcare il lunario!
Ma bisogna aggiungere un ulteriore elemento. Ammesso che i cittadini riescano ancora
a sopportare questo
estenuante
carico
fiscale sulle loro esili
spalle, ormai provate e troppo stanche, c’è un altro ostacolo da superare: l’intricato ed articolato, fino
all’inverosimile, guazzabuglio di
Antonella Agata Di Gregorio
(segue a pagina 2)
SPECIALE
VISITA
PASTORALE
alle pagine 5/6/7
AL CINEMA
RITORNA
FRANKENSTEIN
a pagina 11
CALA
IL SIPARIO su
ARNOLDO FOÀ
Sud Sudan, a chi interessa questa guerra?
Le STRAGI silenziose
on tutte le guerre fanno notizia. Mentre continua a divampare il ‘focolaio
Siria’, attivo da più di tre anni, nel resto del pianeta si continua a combattere, a spargere sangue:
morte, distruzione e barbarie.
L’Africa è la patria di tutte le guerre dimenticate, o
volutamente nascoste. La situazione creatasi nei
territori del Sud Sudan è disarmante, sede di uno
dei conflitti più atroci e lunghi della storia del continente nero. Da quarantanni, dall’indipendenza
del Sudan dal Regno Unito (1956), si sono contrapposti governi di matrice islamica che hanno
privilegiato la parte settentrionale del paese a danno del sud di etnia africana (animista e cristiana).
Due le grosse guerre civili combattute sino al referendum del 2011 che ha sancito l’indipendenza del
N
Sud approvando ufficialmente la secessione dal
Nord. Ma il Sudan del Sud - il più giovane stato
africano – continua ad essere ancora in piena guerra. Da dicembre scorso il conflitto si è acuito provocando più di 1000 morti e un numero impressionante di sfollati, 250.000, in fuga nei paesi confinanti.
In apparenza è una guerra tra due diverse etnie,
nuer e dinka (in prevalenza di religione cristiana),
le più grosse del paese ma dietro si contrappongono ben altri interessi. Non a caso il Sud
Sudan rappresenta uno dei giacimenti di
petrolio più ricchi dell’Africa e a partire
dal 1800 è stato territorio conteso dalle
grandi potenze coloniali ancora prima che
le popolazioni indigene si rendessero conto dell’importanza dell’oro nero presente
nel sottosuolo.
E il recente, presunto tentativo di golpe
organizzato dall’ex vicepresidente del Sud
Sudan Riek Machar, di etnia nuer - deposto dal presidente Salva Kiir, di etnia dinka, nel luglio del 2013, - ha prodotto morte su morte, ne è la prova più lampante.
I colloqui di pace ad Addis Abeba restano
infruttuosi mentre i ribelli che appoggiano
l’ex vicepresidente hanno conquistato le
roccheforti di Jonglei e Unità controllando lo snodo petrolifero di Bentiu. Proprio lo scorso 11 gennaio l’inviato statunitense Donald Booth insieme
ad alcuni mediatori dei Paesi confinanti hanno
incontrato Machar, capo dei ribelli, affinché
annunci il cessate il fuoco. Ma la vera emergenza
Filippo Cannizzo
(segue a pagina 2)
a pagina 12
2
Prospettive - 19 gennaio 2014
sommario al n. 1
PRIMO PIANO
Studio S. Paolo:
Sperimentare per uscire
dalla superficialità _________3
La nascita di Gesù
in alcuni Inni di Natale _____4
“Pranzo di Natale”
nella parrocchia
San Cristoforo ____________4
INFORMADIOCESI
Notizie in breve ___________9
Dalla Cancelleria__________9
Consiglio Responsabili
Chiese Ecumeniche ________9
DIOCESI
“262 vestiti appesi”
Un viaggio nella tragedia
di Marcinelle ____________11
XXV edizione
del Premio Natale - Città
di Tremestieri Etneo ______12
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Questo numero è stato chiuso
alle ore 13.00 di mercoledì 15 gennaio 2014
Mons. Salvatore Nicolosi dal cielo protegge la Diocesi di Noto
Guida saggia ed amorevole
Vescovi della Sicilia il 23
aprile dello scorso anno si
sono riuniti con il Cardinale Paolo
Romeo nella cattedrale di Noto per
festeggiare il 50° anniversario della
consacrazione episcopale dell’amatissimo Vescovo emerito di Noto, Mons,
Salvatore Nicolosi, consacrato vescovo il 21 aprile 1963 nel duomo di
Catania, lunedì 13 gennaio ritornano
nella città barocca per rendere l’estremo saluto al compianto Buon Pastore
che all’età di 92 anni (20 febbraio)
raggiunge la patria del cielo.
“Victoria nostra fides” è stato il suo
motto nello stemma episcopale ed ora,
il Padre Vescovo purificato nel crogiuolo della sofferenza consegue la
meritata palma di vittoria e dal cielo
continua ad assistere la sua amata diocesi, avendo scelto di restare a Noto
anche dopo aver cessato il servizio
attivo. Ha accompagnato e guidato i
Vescovi successori nella conduzione
della diocesi, restando sempre in disparte ed i suoi consigli sono stati preziosi per il cammino di comunione
che aveva tracciato nel corso del suo
ministero pastorale.
Da giovane Vescovo ha partecipato al
Concilio Ecumenico Vaticano II e alla
luce del Concilio ha indirizzato il suo
magistero pastorale prima nella Diocesi di Lipari per otto anni e poi a
Noto per ben ventotto anni, (19701998) tracciando un solco fertile e ricco di copiosi frutti anche attraverso i
23 convegni ecclesiali, le visite e le
lettere pastorali, due Sinodi diocesani
e tante opere di rinnovamento e di
attenzioni anche verso gli ultimi,
come la casa di accoglienza per gli
ammalati terminali nel segno di
I
(continua da pag. 1)
CASA...
sigle di imposte e di scadenze e di
calcoli interminabili che rendono
ancora più oneroso, soprattutto dal
punto di vista psicologico, questo
fardello. Da un’attenta analisi condotta scrupolosamente sui dati raccolti da Il Sole 24 Ore, è emerso che
nell’arco del 2013 in Italia si sono
registrate ben 104.000 aliquote fiscali applicate al patrimonio immobile
nazionale: la cifra esorbitante da
record è stata ottenuta moltiplicando
le aliquote di base per le distinzioni
applicate dagli 8.000 comuni italiani.
Ma il governo Letta sta perdendo
ancora più credibilità di quanto già
non l’abbia fatto lo scorso anno: in
questi giorni sono state decise delle
nuove misure di tassazione che
andranno ulteriormente a complicare
il quadro, battendo di fatto la cifra
(continua da pag. 1)
LE STRAGI...
è quella umanitaria che coinvolge
migliaia di sfollati, donne e bambini,
compresi. Casie Copeland, analista
dell’ong International Crisis Group,
ha rivelato come lo scorso mese il
conflitto in Sud Sudan ha provocato
10mila vittime lungo i combattimenti in 30 diverse località. Si teme che
si nascondano anche ben altri crimini, come una sistematica pulizia etnica tra le varie etnie che va avanti nell’indifferenza collettiva dell’occidente. Fonti internazionali hanno
riferito come 200 persone di etnia
nuer (la stessa del ex vicepresidente
Machar) sarebbero state uccise dalla
Madre Teresa di Calcutta.
In occasione del primo 25° di episcopato ha firmato un gemellaggio con la
diocesi di Butembo-Beni nel Congo
avviando una fruttuosa interazione
missionaria tra le due diocesi. Patriarca della fede e Padre conciliare ha guidato il suo popolo con saggezza e
amorevolezza, restando tra la sua gente anche al termine del suo mandato.
“Il mio amore è per tutti voi in Cristo
Gesù. Vi porto sempre tutti nel mio
cuore”. Sono queste le parole affettuose pronunziate al termine della
solenne concelebrazione con la partecipazione dell’intera Conferenza Episcopale Siciliana ed ancora una volta
la voce vibrante e calda di Mons,
Nicolosi ha risuonato nella sua Cattedrale, ricostruita dopo il tragico crollo
della cupola, rinnovando a tutti i suoi
fedeli l’invito ad essere “via del Vangelo, che deve essere accolto con fiducia e irradiato con la vita”. I Vescovi
che l’hanno succeduto in Diocesi:
Mons. Giuseppe Malandrino, Mons.
Mariano Crociata, e l’attuale Mons.
Antonio Staglianò si sono stretti a Lui
del 2013.
Sono state operate delle sostituzioni,
sotto il falso vessillo della chiarezza
e della semplicità, che in realtà hanno creato ancora più confusione. L’Ici è stata sostituita dall’Imu, quest’ultima invece di tramontare del
tutto ha dato vita in sostituzione ad
altre tre imposte: Imu applicabile a
tutti gli immobili ad esclusone della
prima casa; la new entry Tasi, sui
servizi comunali “indivisibili” (come
luce, fogne, asfalto) e la cui aliquota
è decisa localmente; la Tari, anch’essa di nuovo conio, che altro non è
che la vecchia Tares, la tassa sui
rifiuti, con le stesse regole della Tasi.
Per complicare ulteriormente la questione bisogna considerare questa
nuova tassazione, applicandola alla
situazione reale. In termini concreti,
prima di pagare queste imposte bisognerà: conoscere le singole aliquote
e le detrazioni decise dal comune di
forze regolari. Mentre altri 250 civili
sarebbero morti fucilati a Juba, teatro
di un’esecuzione sommaria. Gli Stati Uniti hanno minacciato di ritirare i
massicci finanziamenti a sostegno
del movimento indipendentista,
richiamando all’ordine sia il presidente Kiir, che ha mandato via
Machar dall’incarico di vice-presidenza, sia lo stesso Machar. In realtà
la politica americana mira a creare
una forza statale indipendentista e
completamente distaccata dal governo di Khartoum (capitale del Sudan)
che dopo l’indipendenza dagli inglesi e dall’Egitto ha stretto accordi
economici con la Cina, destinando al
colosso asiatico ingenti quantità di
petrolio estratto proprio nel sud del
nella fervida preghiera e nella veglia
di suffragio accanto alla sacra Urna di
San Corrado, patrono e protettore della Diocesi. Uno stuolo di fedeli provenienti da ogni parte della Diocesi, da
Catania e Pedara sua città natale, da
Lipari, sua prima diocesi, ha reso
omaggio al Padre Vescovo, sempre
affabile e presente nella vita e nella
storia di quanti hanno avuto la fortuna
di incontrarlo nel cammino.
Ricordo con particolare emozione il
paterno ed affettuoso abbraccio durante la celebrazione del Matrimonio ed il
regalo di nozze, un busto in bronzo di
Gesù, mi è stato sempre vicino segno
di una presenza vigile e paterna nella
nostra vita familiare e professionale.
Anche il vescovo congolese
Mons.Melchisedech Sikuli Paluku,
della diocesi “gemella” di ButempoBeni ha reso omaggio al Padre Vescovo che ha accolto in affiliazione e
gemellaggio i fedeli di un Paese lontano.
La dimensione missionaria e conciliare di Mons. Nicolosi l’ha reso Padre e
Guida del popolo in cammino ed il
costante richiamo alla “comunione” è
stato un magistrale insegnamento che
ha plasmato le nuove generazioni del
clero e dei fedeli.
Ora dal cielo continua ad assistere il
suo popolo con la sua paterna bontà di
pastore che porta addosso le sue pecorelle. Insieme alla Madonna, venerata
come”Scala del Paradiso” e a San
Corrado Confalonieri, ora la diocesi di
Noto ha in Mons. Nicolosi un nuovo
protettore ed una nuova stella brilla sul
“giardino di pietra” e nel cielo della
città barocca.
GiAd
residenza, considerandole alla luce
delle possibili variazioni; calcolare i
relativi importi; tener bene a mente
che per ogni imposta sono previste
due rate, per un totale di sei pagamenti l’anno.
Ma se gli italiani fino ad oggi giocoforza sono costretti a convivere con
tutto questo, gli investitori stranieri?
Chi è interessato ad investire i propri
capitali in un Paese con una così bassa credibilità ed un così alto e farraginoso sistema di tassazione sugli
immobili? Quando la classe politica
riuscirà finalmente a prendersi le
proprie responsabilità ed a comprendere che non è di certo togliendo persino l’indispensabile ai cittadini e
mantenendo invece intatti i privilegi
di casta che si esce dalla crisi? Degli
interrogativi che ad oggi rimangono
senza alcuna risposta.
®
Paese. Il governo di Pechino ha
risposto mandando un delegato a
Juba nel tentativo di influenzare le
trattative in corso, e sostenendo senza troppi giri di parole, Machar, già
vicepresidente dal 2005, ancora prima dell’indipendenza del Sud Sudan
nel 2011. Se le tv e i grandi media
d’informazione parlano poco e a tratti del conflitto africano, cosi non è
sui social network. Su Twitter è possibile seguire la situazione in tempo
reale tramite l’hashtag #SouthSudan,
tweet che sono diffusi soprattutto da
organizzazioni umanitarie presenti
nel Paese e dai giornalisti free-lance
presenti sul luogo.
®
I Giornalisti
Cattolici
di Sicilia
e i Salesiani
festeggiano
insieme
San Francesco
di Sales
er la prima volta a Catania la Festa dei Giornalisti Cattolici di Sicilia UCSI, al San
Francesco di Sales di via Cifali 7,
sede dei Salesiani.
L’Arcivescovo di Catania Mons. S.
Gristina presiederà il 24 gennaio alle
16.00 una solenne Celebrazione in
onore del Patrono dei Giornalisti,
degli Operatori di Comunicazione
Sociale, degli Scrittori e Autori, nonché dei Salesiani. La testimonianza di
San Francesco di Sales consegna agli
operatori di comunicazione sociale
un modello e una prospettiva veritativa, negli attuali contesti di disinformazione o manipolazione dei contenuti.
“L’UCSI regionale e i Salesiani - ha
affermato Don Paolo Buttiglieri, consulente ecclesiastico UCSI Sicilia –
nel promuovere questa festa regionale sul territorio catanese, si impegnano per una “comunicazione” foriera
di verità e giustizia, atta a diffondere
la “cultura dell’incontro” auspicata da
Papa Francesco nel messaggio della
Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali 2014”.
“Nell’occasione della festa di San
Francesco di Sales i giornalisti cattolici – osserva Giuseppe Vecchio, presidente regionale dell’UCSI - riflettiamo sul ruolo che la nostra professione svolge nella società globalizzata della comunicazione; è, questa di
venerdì 24, un’occasione d’incontro e
confronto con quanti, credenti e non,
svolgono la non facile attività di
comunicatore. La scelta di Catania
per la festa regionale vuole segnare il
rilancio della sezione provinciale dell’UCSI”.
Saranno presenti Francesco Zanotti,
Presidente Nazionale FISC (Federazione italiana settimanali cattolici), il
Presidente Regionale UCSI , i Presidenti e i Giornalisti Cattolici delle
sezioni di Sicilia, i Consulenti ecclesiastici UCSI, l’Ispettore e l’Ispettrice
dei Salesiani, i Delegati della Famiglia Salesiana, il Presidente CGS
(cinecircoli giovanili socioculturali), i
Responsabili degli Uffici Diocesani, i
Referenti della Comunicazione dei
Salesiani, operatori della carta stampata, radio, tv, web.
La Sales Sound Band curerà l’animazione musicale. Al termine della celebrazione sarà consegnato dai giovani
del CGS il Messaggio della Giornata
mondiale delle Comunicazioni Sociali, giunta alla sua 48° edizione.
P
Il Consulente Ecclesiastico UCSI
Don Paolo Buttiglieri
Un’analoga iniziativa avrà luogo in
mattinata nella diocesi di Noto dove,
dopo la Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Antonio Staglianò,
Delegato regionale della Cesi per la
Cultura e le Comunicazioni Sociali,
Francesco Zanotti, presidente Nazionale della Fisc, interverrà sul tema:
“Il ruolo dei giornalisti nell’era digitale”.
3
Prospettive - 19 gennaio 2014
Papa Francesco inizia col Battesimo un ciclo di catechesi sui Sacramenti
el corso della prima
Udienza Generale del
2014 Papa Francesco ha inaugurato
un ciclo di catechesi sui Sacramenti
iniziando appunto dal Battesimo.
Primo dei tre sacramenti della “iniziazione cristiana”, il Battesimo “ci
innesta come membra vive in Cristo
e nella sua Chiesa”: su di esso “si
fonda la nostra stessa fede”, ha ricordato il Pontefice evidenziando con
particolare sottolineatura che il battesimo “non è una formalità” ma “un
atto che tocca in profondità la nostra
esistenza”.
Che un bambino sia battezzato o che
non lo sia, “non è lo stesso!”, ha
esclamato il Papa, così pure dovrebbe essere per il matrimonio.
Attraverso il battesimo “veniamo
immersi in quella sorgente inesauribile di vita che è la morte di Gesù, il
più grande atto d’amore di tutta la
storia”, grazie al quale “possiamo
vivere una vita nuova, non più in
balìa del male, del peccato e della
morte, ma nella comunione con Dio
e con i fratelli”.
Nella tradizione cristiana il battesimo si riceve dopo alcune settimane
dalla nascita e non se ne ha un ricordo, ma il vero rischio è di “perdere la
coscienza di quello che il Signore ha
fatto in noi, del dono che abbiamo
ricevuto”.
Con pastorale attenzione Papa Francesco ha sollecitato i fedeli a prendere nota e ricordarsi del giorno del
Battesimo e di festeggiarlo, come
giorno di grazia.
Il giorno del nostro battesimo, quindi, non va considerato come un evento “del passato” o avvenuto solo “per
volontà dei nostri genitori”, bensì
come una “realtà attuale della nostra
esistenza” che ci permette di rimane-
N
Rinascere a vita nuova
re sulla scia di Gesù Cristo e della sua Chiesa
“pur con i nostri limiti e
le nostre fragilità”, ha
aggiunto papa Francesco.
È grazie al Battesimo che,
“liberati dal peccato originale”, veniamo “innestati nella relazione di
Gesù con Dio Padre”,
diventando “portatori di
una speranza nuova”, del
perdono e dell’amore verso “chi ci offende e ci fa
del male” e capaci di
“riconoscere negli ultimi
e nei poveri il volto del
Signore che ci visita e si
fa vicino”.
Il Battesimo è legato al
dono della vita “Ogni
bimbo che nasce è segno
che Dio non si è stancato
degli uomini”, la mancata
accoglienza della vita e la non corretta valutazione del battesimo, comporta che “l’uomo si è stancato di
Dio”.
“Ogni bambino che nasce è un dono
di gioia e di speranza, e ogni bambino che viene battezzato è un prodigio
della fede e una festa per la famiglia
di Dio”, ha detto Papa Francesco
durante la somministrazione del Battesimo nella Cappella Sistina a trentadue neonati di cui uno di genitori
credenti, ma non sposati in Chiesa.
Il battesimo è il primo sacramento
della famiglia cristiana, l’inizio di un
ciclo che unisce i genitori e nel dove-
Foto L’Osservatore Romano
(www.photo.va)
re di trasmettere la fede a questi
bambini.
“Voi siete coloro che trasmettono la
fede, ha detto il Papa rivolgendosi ai
genitori. “È la più bella eredità che
voi lascerete loro: la fede! Noi dobbiamo essere trasmettitori della fede
ai bambini.
In questa espressione Papa Francesco ha ribadito il concetto di educazione inteso come triplice trasmissione di conoscenze, di modi di fare
e di valori. La trasmissione prevede
che si possieda qualcosa da dare
“nemo dat quod non habet” e la fede
si trasmette attraverso l’esemplarità
della vita e la testimonianza cristiana.
Il battesimo, che nella religione cattolica è un sacramento, è stato riconosciuto come segno d’identità cristiana ed anche le altre confessioni
religiose, rappresentanti di varie
Chiese cristiane del Portogallo, tra
cui quella Cattolica, Presbiteriana,
Metodista e Ortodossa, il prossimo
25 gennaio, giorno conclusivo della
Settimana di Preghiera per l’Unità
dei Cristiani, firmeranno a Lisbona,
una dichiarazione di riconoscimento
mutuo del Sacramento del Battesimo.
Sarà questo un “avvenimento di portata nazionale” che viene a “coronare molti anni di lavoro nel sentiero
dell’ecumenismo.
Nel paragrafo n.3 del decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano II,
Unitatis Redintegratio, si legge che
tutti i cristiani “giustificati nel Battesimo dalla fede, sono incorporati a
Cristo e perciò sono a ragione insigniti del nome di cristiani, e dai figli
della Chiesa cattolica sono giustamente riconosciuti quali fratelli nel
Signore”.
La firma dell’accordo interconfessionale di diverse chiese apre nuovi
orizzonti al dialogo ecumenico ed il
riconoscimento reciproco e ufficiale
del Battesimo “va ben al di là di un
atto di cortesia ecumenica e costituisce una basilare affermazione ecclesiologica”.
Si auspicano sempre nuovi cieli che
si aprono alla luce splendente, che
illumina il mondo avvolto nelle tenebre e le acque del Giordano scorrono
lentamente.
“Se i cieli rimangono chiusi, il
nostro orizzonte in questa vita terrena è buio, senza speranza.” Ha detto
Papa Francesco, invece, celebrando
il Natale, la fede ancora una volta ci
ha dato la certezza che i cieli si sono
squarciati con la venuta di Gesù”.
Giuseppe Adernò
Studio Teologico S. Paolo
Servizio di bioetica “Dott. Angelo Cafaro”
Sperimentare per uscire dalla superficialità
Condividere un’idea, un concetto,una
decisione non necessariamente
implica una applicazione di quell’idea, una dimostrazione di
quel concetto, una esecuzione della decisione.
E, alla stessa maniera,
applicare una procedura
non
necessariamente
implica la conoscenza e
la maturazione del razionale che l’ha implementata.
Così quando l’uomo condivide senza sperimentare, oppure e per contro,
opera all’interno di schemi concettuali che non ha
assorbito, egli rimane
parziale.
Rimane dalla parte dell’essere individuale, fuori dalla natura di essere sociale.
La sua parzialità si connatura con la
superficialità, datosi che la sperimentazione di un concetto o la consapevolezza della razionalità di uno schema, implica, e qui di necessità, un
approfondimento.
Il primo passo dell’etica è verso la
conoscenza? Forse si, e la ricerca della conoscenza sembra essere la maggiore delle preoccupazioni dell’uo-
mo, nella società odierna. Così appare, se non altro, dalla dovizia di informazione che viene fornita quotidianamente dai mezzi di comunicazione
e dalla pervicacia ostentativa degli
approfondimenti, sempre mediatica,
su argomenti scientifici, politici,
sociali.
E depositi, magazzini telematici che
sfidano l’infinito, contengono, a iosa,
gli elementi possibili per propri percorsi di approfondimento.
Certo
v’è
il
rischio di imbattersi in soffitte,
cantine, o, peggio
ancora in discariche.
V’è un altro
rischio, meno percettibile, subdolo:
star lì comodamente seduti a
rovistare, manovrando un braccio
telematico, tra le
notizie e le offerte
di conoscenza,
credendo di assorbirle senza impegno, senza pensare, magari, che il
conferimento dell’informazione in
quei contenitori è tendenzioso e strumentale.
Nel dibattito bioetico questo rovistare ci potrebbe portare ad una mera
considezione “marginale” della vita.
Inizio e fine vita prenderebbero il
posto della vita in sé, stimolando e
determinando quella curiosità che è
fondamento della ricerca. E tutto il
resto, tutto quello che è tra l’inizio e
la fine, appunto, nella preoccupazione degli estremi, finirebbe per non
occuparci.
Potrebbe connaturarsi una modalità
di vita a latere, come se il quotidiano,
che pur ci impone sopravvivenze etiche, fosse il mondo esterno di cose e
di persone ove non c’è bisogno della
relazione con l’altro e con se stessi.
Una morte improvisa, in vecchiaia,
sembra non suscitare particolari problemi bioetici, né la si ritrova motivo
di riflessione sulla vita come, invece,
una morte con sofferenza e agonia.
Eppure è un evento che culmina una
vita che al mondo ha dato effetti vitali, nel ricordo dei quali può maturare
una riflessione non meno importante
di un “fine vita” problematico ove
l’eutanasia farebbe capolino insano
od ove l’accanimento terapeutico
dovesse essere rifuggito.
Un atto d’amore, a fine procretivo,
non maturato, impedito nella sua
condizione efficace rimane in
ambiente percettivo, magari come
frustrazione, e non rientra nella con-
siderazione problematica nella quale
esplode la procreazione assistita.
Invero, proprio la naturalezza dei due
eventi ci riporta al senso della vita e
dovrebbe imporre percorsi bioetici al
nostro pensiero, poiché in essi ritroviamo l’esemplificazione e il dono:
quegli elementi che ci riportano alla
qualità del sapere, della conoscenza.
Ci riconducono al percorso naturale
della ricerca, a quel cammino interiore e a quella relazione con l’altro che
sono indispensabili all’impegno dei
nostri comportamenti.
L’essere individuale e l’essere sociale potrebbero, così, ricomporsi, riportare fuori dalla parzialità l’uomo.
Senza rischiare la quantificazione
della conoscenza e l’elusione della
qualità della co-scienza.
Santo Fortunato
Servizio di Bioetica,
Studio Teologico S. Paolo
Se desiderate avere chiarimenti su
questioni di bioetica, potete contattarci inviando una vostra richiesta al
seguente indirizzo di posta elettronica: [email protected]
4
Prospettive - 19 gennaio 2014
PRIMOPIANO
La nascita di Gesù in alcuni Inni di Natale del diacono Efrem Siro
stata da poco celebrata
la solennità del Santo
Natale e mi sembra giusto fermare la
nostra attenzione su passi scelti di
alcuni Inni di Natale di Efrem Siro,
che è considerato il più grande padre
della Chiesa siriana del IV sec.
Efrem, proclamato dottore della
Chiesa da Benedetto XV il 5 ottobre
1920, nacque a Nisibi, città del nord
della Mesopotamia, circa nel 306
dove fu ordinato diacono dal vescovo Giacomo (303-338); si trasferì a
Emessa - oggi città turca di Urla nel 363, quando Nisibi fu consegnata ai Persiani, nelle mani del re Sapore II. Organizzò qui, la scuola di
Edessa da cui si diffusero la lingua e
la letteratura siriache. Scrisse molti
trattati di cristologia, mariologia,
ecclesiologia, commenti alle Sacre
Scritture, inni e omelie. La sua fama
si diffuse rapidamente in Occidente
nel mondo di lingua greca; san Girolamo (347 – 420) - che conobbe l’opera di Efrem sullo Spirito Santo scrisse che Efrem, il diacono della
Chiesa di Edessa raggiunse un tale
prestigio che in certe chiese, dopo la
lettura della Bibbia, si leggevano
pubblicamente le sue opere (De vir.
ill. CXL). Alcuni studiosi affermano
che Efrem abbia superato i padri greci nella eleganza dello stile e la profondità del pensiero. Negli anni trascorsi a Edessa Efrem continuò il
suo ufficio di esegeta delle Scritture
e di polemista antiariano, come già
aveva fatto a Nisibi. In questa città il
diacono di Nisibi esprime le sue convinzioni teologiche attraverso gli
inni, la cui esecuzione affida a cori
femminili. La sua poesia è orientata
all’espressione della realtà della fede
cristiana, che però consente di guardare alle vicende coeve della Chiesa
e della storia. Negli Inni di Natale
Efrem illustra in maniera immediata
ed esplicita il suo atteggiamento
contemplativo dinanzi al mistero del
Figlio di Dio che si fa uomo nella
povertà della grotta di Betlemme in
quella notte dolcissima di pace e di
amore: <<Questa è notte di riconciliazione, non vi sia chi è adirato o
rabbuiato. In questa notte, che tutto
acquieta, non vi sia chi minaccia o
strepita. Questa è la notte del Mite,
non vi sia amaro o duro. In questa
notte dell’Umile non vi sia altezzoso
o borioso>> (Nat., I, 88-89). Il diacono di Nisibi in quest’inno esalta lo
splendore e la limpidezza della notte
di Natale che deve illuminare il cuore di ogni creatura umana: <<State
svegli come luci, in questa notte di
luce, poiché anche se nero è il suo
È
Nella notte si manifestò
la MERAVIGLIA DI DIO
colore [esteriore], essa risplende per
la sua forza [interiore]. Colui che,
come se risplendesse, vigila e prega
nella tenebra, in quella tenebra visibile è avvolto da una luce invisibile.
Chi non veglia in purezza, la sua
veglia è sonno. E chi non veglia in
castità, anche il suo vegliare è contro
di lui. Limpida fu la notte nella quale si levò il limpido venuto a rendere i limpidi. Non introduciamo nella
nostra veglia nulla che possa intorbidarla. Il sentiero dell’orecchio
diventi limpido, la vista dell’occhio
pura, il pensiero del cuore santo e
Natività, Monastero di Santa Caterina,
Monte Sinai, VII Secolo
l’eloquio della bocca sia passato al
filtro>> (Nat., I, 73-74.77.82-83).
Efrem non si ferma a cantare solo lo
splendore della notte santa ma ricorda che in quel giorno di gioia si compirono le profezie veterotestamentarie: <<Questo giorno ha fatto gioire,
Signore, i re, i sacerdoti e i profeti,
poiché in esso si compirono le loro
parole, avvennero proprio tutte. Gloria a te, figlio del nostro Creatore.
La vergine infatti ha oggi partorito
l’Emmanuele a Betlemme. La parola
proferita da Isaia è divenuta oggi
realtà. Gloria a te, figlio del nostro
creatore. Oggi è nato un bimbo, il
suo nome è Meraviglia. È proprio
una meraviglia di Dio che si sia
manifestato come un infante. Gloria
a te, figlio del nostro Creatore. Chi
saprebbe glorificare il Figlio di verità che si levò per noi, lui che i giusti
bramavano vedere nelle loro generazioni? Gloria a te, figlio del nostro
Creatore>> (Nat., I, 12.9.40). Efrem in quest’inno fa un atto di
fede e un rendimento
di grazie per la venuta
al mondo del Figlio di
Dio: <<Il giorno della
tua nascita ti assomiglia, perché è desiderabile e amabile come te.
Noi, che non abbiamo
visto la tua nascita, l’amiamo come se le fossimo contemporanei.
Nel tuo giorno noi
vediamo te: e un bimbo
come te, coccolato da
tutti. Ecco, di esso
esultano le Chiese! Il
tuo giorno ha ornato e
si è ornato. Benedetto
il tuo giorno, che fu
fatto per noi! Il tuo giorno ci ha dato
un dono, quale il Padre non ne ha
altro uguale. Non ci mandò dei serafini, e neppure dei cherubini scesero
presso di noi. Non vennero vigilanti
ministranti ma il primogenito, che è
servito. Chi potrebbe essere all’altezza di rendere grazie per il fatto
che la grandezza incommensurabile
giacque in una disprezzabile mangiatoia? Benedetto colui che ci ha
dato tutto ciò che possedeva! La tua
unedì 30 dicembre
abbiamo celebrato il
“Pranzo di Natale”, per la prima volta, presso la parrocchia San Cristoforo alle Sciare in Catania. Il pranzo di
Natale con i poveri è una tradizione
della Comunità di Sant’Egidio da
quando, nel 1982, un piccolo gruppo
di persone povere fu accolto attorno
alla tavola della festa nella Basilica di
Santa Maria in Trastevere. La Chiesa
ha voluto ritrovarsi proprio a Natale
con i poveri attorno alla mensa per
fare festa perché la Chiesa come
comunità è una famiglia raccolta dal
Vangelo. Gli amici che partecipano a
questa festa sono soprattutto persone
Diac. Sebastiano Mangano
Natività, Monastero di Santa
Caterina, Monte Sinai, VII Secolo
Cibali: il popolo cifaloto in festa per il Velo
uest’anno la peregrinatio del Velo di S. Agata
è iniziata festosamente tra il devoto
popolo cifaloto, ricco di memorie
agatine legate all’eruzione del 1669 e
alla permanenza della candelora dei
floricultori nella matrice di quell’amena contrada collinare.
L’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina ha voluto prelevare dal sacello
della Cattedrale e portare personalmente l’insigne reliquia agatina tra gli
abitanti dello storico poggio di Cibali,
accompagnato dal delegato arcivescovile mons. Barbaro Scionti e dal
mastro della vara sig. Claudio Baturi.
L’occasione propizia della desiderata
Q
presenza del venerato “flammeum”
verginale di S. Agata, secondo il vivo
desiderio del parroco della Natività
del Signore sac. Roberto Mangiagli, è
stata una duplice ricorrenza: il 90°
anniversario dell’oratorio filiale
Maria Ausiliatrice e il 40° di erezione
canonica della parrocchia. Nel cortile
parrocchiale d’ingresso, parato a
festa, l’Arcivescovo ha presieduto la
concelebrazione eucaristica della
domenica del Battesimo del Signore
alla quale i parrocchiani hanno partecipato in massa e con molto entusiasmo.
Antonino Blandini
Parrocchia San Cristoforo - Pranzo di Natale,
pranzo di condivisione
L
nascita fece gioire quella generazione, ma la nostra l’ha fatta gioire il
tuo giorno. Doppia era stata la beatitudine della generazione, poiché
aveva visto sia la tua nascita che il
tuo giorno; più piccola la beatitudine
degli ultimi, che vedono soltanto il
tuo giorno. Ma poiché coloro che
erano vicini dubitarono, si è moltiplicata la beatitudine degli ultimi, i
quali, senza averti visto, hanno creduto in te. Benedetta la tua beatitudine che si è incrementata per noi!>>
(Nat., XXIII, 7-9). Efrem Siro nei
suoi Inni canta le dimensioni divine
e umane del mistero della nostra
redenzione fondandosi sulla Sacra
Scrittura e anticipando in modo poetico lo sfondo teologico e, in qualche
modo, il linguaggio delle grandi
definizioni cristologiche dei Concili
del V secolo. Egli, che è onorato dalla tradizione cristiana con il titolo di
«cetra dello Spirito Santo», soprattutto per i meriti acquisiti nei Carmina nisibena, restò diacono della sua
Chiesa per tutta la vita. Morì a Edessa il 9 giugno 373, vittima del contagio contratto mentre curava gli
ammalati di peste.
che vivono nella strada: i nostri amici barboni, profughi senza tetto, i
bambini di strada, ecc… Il Natale è
un po’ un miracolo: è il miracolo dei
volti sorridenti di tante persone
oppresse dalla fatica della vita, è il
miracolo di scoprirsi utili a tanti che
hanno perso il senso profondo della
festa e della gioia cristiana.
Il video di questo evento è disponibile
al
seguente
link:
www.it.gloria.tv/?media=549373
realizzato dal Sig. Enzo Auteri.
L’iniziativa è stata proposta a San
Cristoforo dagli amici della comunità
di Sant’Egidio di Catania che hanno
offerto i tavoli e l’apparecchiatura, le
famiglie della parrocchia e della Confraternita San Cristoforo hanno preparato le pietanze da condividere con
gli amici in Chiesa. La festa è iniziata alle 12,00 con la Santa Messa,
presso la cripta Santa Rosalia, presieduta dal parroco, Sac. Ezio Coco, il
quale ci ha ricordato che il pranzo è
la continuazione di quella convivialità che si celebra attorno all’altare…
dalla mensa Eucaristica alla mensa
dell’amicizia con i poveri, entrambe
luogo privilegiato della presenza di
Dio. Alle 13,00 si è dato via al pranzo che ha ospitato ben 70 amici presso l’aula liturgica della Chiesa. È stato bello vedere la chiesa, dove le panche sono state sostituite con i tavoli
della mensa e della condivisione, in
banchetto della festa che raduna ogni
uomo ferito dalle prove della vita. Il
pranzo è stato anche allietato dai
bans di gruppo animati dai parrocchiani, alla conclusione i bambini
sono stati sorpresi dalla presenza di
Babbo natale che ha donato loro
regali e tanti sorrisi. Un giorno di
festa da ricordare, un ricordo da non
deporre nel cassetto, ma da ripetere
per poter rendere concreto l’amore, la
tenerezza e la misericordia di Dio.
Jessica Canova e don Ezio Coco
5
Prospettive - 19 gennaio 2014
DOCUMENTI E
INFORMAZIONI
dell’Ufficio
di Segreteria
per la Visita
Pastorale
Storia e visita pastorale (4)
ei precedenti interventi
su questo argomento
sono state offerte delle coordinate
essenziali sulla istituzione delle visite pastorali, sulla consistenza della
documentazione relativa ad esse e
conservata nell’Archivio Storico
N
Gaspare Pou (1513-1520). Seguono
quattro anni in cui si susseguono tre
vescovi che, per la brevità dell’episcopato, non hanno indetto visite
pastorali: i cardinali Matteo Schinner
e Pompeo Colonna e il primo della
famiglia Caracciolo, Marino Asca-
dovette pagare un’ingente somma
come riscatto. Oltre ad una rilevante
documentazione relativa alle sue
visite, attestante un’intensa attività
pastorale, di lui si conosce pure la
celebrazione di un sinodo nel 1565,
del quale però non si ebbe la pubbli-
per un anno circa (1592). Agli anni di
sede vacante, quando il governo della diocesi veniva affidato a vicari
generali «in temporalibus et spiritualibus», eletti dal capitolo cattedrale e
per diversi dei quali sono attestate
pure visite pastorali, seguì la nomina
parte del vescovo Michelangelo
Bonadies (1665-1686), dei profughi
dai paesi distrutti. Il 1693 è l’anno
del terrificante terremoto del Val di
Noto: il vescovo, Andrea Riggio
(1693-1717), negli anni immediatamente successivi, oltre a seguire i
lavori della ricostruzione della città e
di molti paesi, non mancò di indire e
compiere la visita pastorale.
Il Settecento, tuttavia, si aprì con un
lungo periodo di assenza del vescovo
Dalla memoria trascritta
alla memoria digitale
Diocesano, su alcuni aspetti della
loro utilizzazione per la ricostruzione
storica dell’esperienza di fede nel
territorio della Chiesa di Catania.
Prima di offrire, nei successivi interventi, alcune esemplificazioni di visite pastorali, è utile conoscere il ritmo
delle visite segnato dall’opera dei
vescovi che si sono succeduti nella
nostra Chiesa locale, dai primi anni
del sec. XVI fino alla chiusura del
XX secolo. Dei 42 vescovi che si
sono succeduti, non tutti hanno indetto e compiuto la visita pastorale
anche solo di una parte della diocesi.
Ragioni di varia natura non hanno
permesso o favorito l’adempimento
di questo loro precipuo dovere. Inoltre, come ricordato nel precedente
articolo, diverse visite pastorali hanno riguardato soltanto alcuni paesi e
non tutto il territorio, anche in considerazione della vastità della diocesi
che, solo nel 1844, ha assunto l’attuale configurazione territoriale.
A partire dall’inizio del sec. XVI, gli
atti visitali conservati nel nostro
Archivio Storico Diocesano attestano
le visite pastorali per gli anni di episcopato degli spagnoli Giacomo
Ramirez de Guzman (1500-1508),
Giacomo Conchilles (1509-1512),
l parroco come amministratore della parrocchia
è tenuto a quanto previsto nei canoni
1281-1288. Tra questi canoni, il
1284 elenca alcuni doveri amministrativi del parroco che sono oggetto
di verifica dei convisitatori della
visita reale. Il canone, prima di elencare i doveri, nel paragrafo 1 esordisce con una formula utilizzata anche
nel diritto civile e che cioè tutti gli
amministratori sono tenuti ad attendere alle loro funzioni con la diligenza di un buon padre di famiglia.
La diligenza del buon padre di famiglia, indica l’attenzione, la prudenza,
la perizia richiesta all’uomo medio
per svolgere, in via normale, una certa attività. Solo dopo questa affermazione il canone elenca i doveri che il
parroco deve osservare per essere un
diligente “buon padre di famiglia”.
Infatti, dopo aver visto nell’articolo
del numero di dicembre 2013 i primi
quattro doveri, conosciamo i restanti:
5°: pagare nel tempo stabilito gli
interessi dovuti a causa di un mutuo
o d’ipoteca e curare opportunamente la restituzione dello stesso capitale. Al parroco è consentito compiere
atti di straordinaria amministrazione
per la parrocchia, sempre previa ed
indispensabile autorizzazione canonica vescovile, ma un buon parroco
sarà prudente e non compirà passi
più lunghi della gamba, non si impegnerà per spese che poi non è capace
di sostenere.
6°: impiegare, con il consenso del-
I
cazione a stampa degli atti e le costituzioni ci sono pervenute incomplete.
Da questo episcopato in avanti la diocesi, può dirsi, che è stata pressoché
in costante condizione di visita
pastorale. Furono ben pochi, e per
nio. Le visite ripresero con il fratello
di quest’ultimo, Scipione (15241529) e con il nipote Luigi (15301536). L’impronta prettamente tridentina venne data alle visite pastorali dal nipote di Marino e fratello di
Luigi: «Così va spesso il mondo …
voglio dire, così andava nel secolo»
decimo sesto, direbbe il buon Manzoni! (I promessi sposi, cap. 8). Nicola Maria Caracciolo (1537-1568)
sposò la riforma cattolica e prese parte al concilio di Trento anche a
rischio della vita: fu preso prigioniero dal corsaro ottomano Dragut e si
a vescovo di Catania di Giovanni
Domenico Rebiba (1595-1604), fratello di Prospero e anche lui nipote
del cardinale Scipione Rebiba. Di
tutti i vescovi del Seicento si hanno
atti visitali, anche per gli anni tragici
di quel secolo. Il 1669 è l’anno della
colata lavica che giunse fino a Catania (di cui è testimonianza l’affresco
conservato nella sagrestia della
nostra Cattedrale) e della gestione, da
visita reale chiedono è il registro dei
legati pii o delle pie fondazioni. È
importantissimo che le pie volontà
siano adempiute puntualmente, il
registro aiuta a ricordare che esistono dei doveri morali che il
parroco deve adempiere.
A conclusione vorrei ricordare a tutti i parroci che per
compiere atti di straordinaria
amministrazione
devono
necessariamente
chiedere
l’autorizzazione canonica del
Vescovo. In forza, infatti, del
Concordato tra Stato e Chiesa
e dell’art. 18 della legge 20
maggio 1985 n. 222, i controlli canonici hanno rilevanza anche per la validità e l’efficacia degli atti nell’ordinamento civile. Pertanto la mancanza del decreto autorizzativo del Vescovo può comportare non
solo l’invalidità dell’atto nell’ordinamento canonico ma anche in quello
civile, con le conseguenze del caso a
carico della parrocchia e del suo
amministratore.
e, di conseguenza, di viste pastorali:
dal 1711 al 1722. Sono gli anni della
ben nota controversia liparitana che
vide il Riggio mandato in esilio
(morì a Roma e il suo cadavere venne portato in diocesi molti anni dopo:
venne sepolto nella cappella di sant’Agata, in Cattedrale) e la diocesi
rimanere senza vescovo. Le visite
ripresero con il successore, il card.
Alvaro Cienfuegos (1721-1725). A
lui segue il brevissimo episcopato,
neanche quattro mesi (da aprile a
luglio del 1726), di Alessandro Burgos, durante il quale non si ebbe visita pastorale. Identica ragione per cui,
ancora per due episcopati fino alla
fine del XX secolo, la diocesi non
ebbe visita pastorale: quello di
Gabriele Maria Gravina (1816-1818)
e quello di Emilio Ferrais (19281930). Il primo, probabilmente, per
ragioni personali, mentre il secondo
per una “triste sorte”: veronese,
inviato ausiliare del card. Giuseppe
Francica Nava nel 1911, divenne
arcivescovo alla morte di questi, 7
dicembre 1928, ma ad un anno esatto
dalla successione, il 27 dicembre
1929, la malattia lo costrinse a mettersi a letto e morì un mese dopo, il
27 gennaio 1930, ad appena 60 anni
di età.
Le carte del nostro archivio testimoniano di tre significative mutazioni
accadute nel compimento della visita
pastorale tra Ottocento e Novecento.
Fin dalla sua prima visita pastorale,
Francica Nava (1895-1928) introdusse un questionario da compilare a
cura dei titolari degli enti ecclesiastici soggetti alla visita, per permettere
all’arcivescovo una più esatta conoscenza delle singole realtà utilizzando un’unica griglia di valutazione. La
seconda mutazione si è verificata con
la visita indetta da Guido Luigi Bentivoglio (1952-1974) all’indomani
del concilio Vaticano II: grazie all’intelligente impostazione data da
mons. Francesco Mio, chiamato a
coordinare la pastorale diocesana, il
questionario e la stessa visita divennero occasione per veicolare i nuovi
orientamenti post conciliari. Infine,
in occasione della visita pastorale di
Luigi Bommarito (1988-2002) il
vicario generale, Salvatore Pappalardo, ha ritenuto ormai indispensabile
avvalersi dell’apporto dell’informatica per acquisire la rilevazione dei dati
(cartacei, fotografici e filmati), poterli meglio gestire e consegnarli ad
futuram memoriam.
Don Rosario Balsamo
Ufficio Amministrativo
Curia di Catania
Don Gaetano Zito
Preside
Studio Teologico “San Paolo”
ragioni tutto sommato oggettive, i
vescovi che non indissero o non compirono la visita pastorale. Tra questi,
Prospero Rebiba, rimasto vescovo
Il Parroco: prudente e diligente come
un buon padre di famiglia (seconda parte)
l’Ordinario, il denaro eccedente le
spese e che si possa essere collocato
utilmente, per le finalità della Chiesa o dell’istituto;
7°: tenere bene in ordine i libri delle
entrate e delle uscite;
tenere in ordine questi
libri non significa porli
in una libreria o dentro
un cassetto, ma significa
utilizzarli concretamente. Conoscere quali sono
le effettive entrate e le
spese aiuterà il parroco a
fare spese oculate e a non
indebitarsi.
8°: redigere il rendiconto
amministrativo al termine di ogni anno; la parrocchia, quindi il parroco, è tenuto a presentare
ogni anno il rendiconto
amministrativo all’ordinario del luogo perché questi eserciti l’opportuna
vigilanza. La prova più evidente di
un’amministrazione parrocchiale
corretta ed ordinata è appunto la
redazione accurata e fedele del rendiconto annuale.
9°: catalogare adeguatamente documenti e strumenti, sui quali si fondano i diritti della Chiesa o dell’istitu-
to circa i beni, conservandoli in un
archivio conveniente ed idoneo;
depositare poi gli originali, ove si
possa fare comodamente, nell’archivio delle curia. Il parroco deve cono-
scere con precisione lo stato giuridico dei beni e in particolar modo degli
immobili di proprietà della parrocchia, le visure catastali aggiornate, i
titoli di provenienza, eventuali contratti di cessione a terzi ecc. è tra l’altro consigliato depositare nell’archivio della Curia le copie autentiche
dei documenti originali. Altra cosa
importante che i convisitatori della
6
Prospettive - 19 gennaio 2014
SPECIALE VISITA PASTORALE
La visita pastorale è il luogo privilegiato di un incontro che diviene occasione benedetta per un’accoglienza vicendevole
La sapienza dell’ascoltare e i rischi
del non ascolto
i è visto in precedenza
come la visita pastorale
è il luogo privilegiato di un ascolto
reciproco, tra il vescovo e il popolo
di Dio a lui assegnato. Un incontro
che diviene occasione benedetta per
un’accoglienza vicendevole. Si è
anche ricordato che, per cogliere il
valore autentico dell’ascolto umano,
si deve fare riferimento a ciò che dell’ascolto racconta la Scrittura. Di
questo mutuo e alterno ascoltarsi tra
Dio e l’uomo, i libri sapienziali
offrono maggiore spazio e un più
intenso respiro. L’autorivelarsi libero e imprevedibile di Dio consegnato a Torah e nei profeti, nei testi
redatti dai sapienti scribi d’Israele fa
spazio al dire e al dirsi dell’uomo a
Dio. Per questa ragione si è individuato nel libro dei Proverbi, una
buona base di partenza per un’attenta indagine biblica. Si deve perciò
conoscere l’ambiente storico dove
questi libri sono stati redatti per avere una conoscenza adeguata su questo dialogo tra l’uomo e Dio. In particolare si deve imparare da chi ha
ascoltato Dio e ha saputo rispondergli, intrattenendo una relazione vera
con l’amabile sapienza senza compromettere la trascendenza divina.
La sapienza è oggetto di ricerca e di
studio perché fa conoscere eventi e
uomini secondo il giudizio veritiero
di Dio senza adagiarsi in criteri di
discernimento mondani che ricercano solo un gretto interesse utilitaristico. Il retto orientamento morale si
coniuga così con un’appassionata
ricerca religiosa, sconosciuta alle
culture didattiche dell’Egitto e della
Mesopotamia. In dettaglio si può
vedere come l’ascolto nei testi
sapienziali contrassegna il cammino
del giovane che dal suo iniziale stato
di “ingenuità”, cioè di chi non conosce ancora in proprio il bene o il
male, è invitato, dal genitore dapprima e dal maestro dopo, a trasformare l’ascolto in esperienza di vita. I
sapienti ammoniscono il giovane e
lo invitano a non lasciarsi condurre
per un cammino di ribellione che
porta allo sconforto e alla perdizione. È la sorte riservata a chi non è
S
docile all’ascolto.
Il tono di sereno e quasi naturale
ottimismo delle raccolte più antiche
del libro che descrivono un futuro
carico di benedizione per chi ascolta
la parola della Legge e dei profeti, si
coniuga quindi realisticamente con
una visione drammatica dell’esistenza giovanile segnata dal rifiuto dell’ascolto. In effetti, nel libro dei Proverbi, accanto a una lucida coscienza
della crescita umana e morale del
giovane, espressa in una forma letteraria di straordinaria rifinitura, si
nota una società caotica e poco rassicurante. Il saggio genitore e l’onesto
pedagogo mettono in guardia il
figlio/discepolo sui pericoli di una
società, complessa e impersonale,
viziata dal fascino di un’ingiustizia
Il retto
orientamento morale
si coniuga
con un’appassionata
ricerca religiosa
impunita che si vuole però contrastare, educando i giovani con paziente
pedagogia a confidare nella parola
del Signore. Si legge in Proverbi
1,10-15: Figlio mio, se i malvagi ti
vogliono sedurre, / tu non acconsentire! / Se ti dicono: «Vieni con noi,/
complottiamo per spargere sangue,/
insidiamo senza motivo l’innocente»
[…] figlio mio, non andare per la
loro strada,/ tieniti lontano dai loro
sentieri!
In una società metropolitana, multietnica e multiculturale, che conosce i guasti di una socializzazione
avanzata e malsicura, esposta all’anonimato di un’identità senza radici
e senza inibizioni, il saggio indica il
triste epilogo di chi non ha dato
ascolto alla parola degli anziani: I
loro passi infatti corrono verso il
male/ e si affrettano a spargere sangue./ Invano si tende la rete/ sotto gli
occhi di ogni sorta di uccelli./ Ma
costoro complottano contro il proprio sangue,/ pongono agguati contro se stessi (1,16-19).
Don Giuseppe Bellia
Incontro degli Istituti di Vita Consacrata del V Vicariato
l lavoro che voi svolgete è prezioso non
solo all’interno della vita consacrata,
ma per l’intera Chiesa di Catania,
perché la vita consacrata non è separata dalla diocesi e dalla sua vita».
Con queste parole ha esordito il
nostro Arcivescovo, Mons. Salvatore
Gristina, all’incontro con i membri
dei diversi istituti di vita consacrata
presenti nel territorio del V vicariato,
in occasione della Visita pastorale.
L’incontro si è svolto l’11 dicembre,
nel clima dell’Avvento, presso l’istituto «Sacro Cuore» (via Milano) delle suore Domenicane. L’incontro è
stato introdotto dal vicario foraneo,
mons. Franco Longhitano, parroco di
«S. Maria della Salute» che, fondandosi sulla costituzione dogmatica
Lumen Gentium del Vaticano II, ha
delineato il ruolo dei religiosi all’interno dell’unico Popolo di Dio, i cui
membri sono accomunati dalla medesima dignità battesimale e quindi
chiamati tutti alla santità, ma attraverso vocazioni e strade diverse.
I diversi Istituti presenti hanno brevemente presentato il proprio carisma e
l’opera che svolgono all’interno del
territorio. L’incontro è stato anche
l’occasione per presentare il nuovo
vicario episcopale per la vita consa-
«I
La spiritualità della potatura
crata, P. Angelo Gatto dell’ordine dei
Carmelitani Scalzi, che dopo aver
ascoltato con attenzione il «racconto» dei diversi rappresentanti dei
diversi Istituti ha offerto una riflessione consegnando delle belle chiavi
di lettura sulla vita consacrata e sulla
sua attuale situazione. P. Gatto ha
parlato della «spiritualità della potatura». Infatti è innegabile che da un
punto di vista esteriore la vita consacrata è in crisi: i membri diminuiscono, poche vocazioni e quindi la
media dell’età dei consacrati si alza,
chiudono diverse case, alcune opere... «Di fronte a tutto questo» ha detto p. Gatto «potremmo correre il
rischio di scoraggiarci, ma non è
così. Questo è il tempo della potatura
per portare ancora più frutto, questa
sofferenza porterà frutti nella fecondità ecclesiale in chiave di santità». P.
Gatto ha ricordato, infatti, che la vita
consacrata non è necessaria per le
opere che porta avanti, ma in sé stessa, in quanto appartiene alla vita e
alla santità della Chiesa; essa è voce
profetica che ricorda alla Chiesa la
sua meta e che cosa essa debba esse-
re nel mondo. Al termine dell’intervento di p. Gatto ciascuno ha avuto la
possibilità di esprimere le proprie
riflessioni, dalle quali è emersa l’esi-
crata che in essa si radica, ha auspicato da una parte di favorire momenti di comunione tra i diversi istituti
per realizzare anche una maggiore
Foto di archivio
genza di radicarsi sempre più in Cristo per essere segno e strumento nel
territorio.
Mons. Gristina al termine ha ripreso
la parola, e come pastore della chiesa
di Catania e custode della vita consa-
collaborazione pastorale sul territorio
facendo emergere, seppur nella
distinzione e nel rispetto dei diversi
carismi, l’unità della vita consacrata.
Gabriella La Mendola
Arcidiocesi di Catania Formazione Permanente del Clero
Ai Reverendi Presbiteri dell’Arcidiocesi
Carissimi Confratelli,
Facendo seguito all’incontro del 22 ottobre u.s.,
alle risposte al questionario ricevute e al dialogo
che ne è seguito, comunichiamo che il tema che
ci accompagnerà in tutte le iniziative di Formazione Permanente dell’anno corrente sarà, come
emerso, Le sfide pastorali sulla famiglia nel
contesto dell’evangelizzazione.
Vi invitiamo a prendere nota degli appunta-
menti di seguito riportati.
Martedì 21 gennaio (seminario, ore 9,30),
incontro con Mons. Renzo Bonetti, che ci intratterra sul Questionario del Documento preparatorio della III Assemblea Generale Straordinaria
del Sinodo dei Vescovi sviluppando soprattutto
gli aspetti problematici contenuti nel testo dei 38
quesiti (prima parte);
Lunedì 3 marzo, Giornata di fraternità a Sciara.
Partenza dal Seminario (ore 8,00). Per le adesioni rivolgersi ai Vicari foranei;
Martedì 11 Marzo, Ritiro di Quaresima del Clero;
Martedì 27 maggio (seminario, ore 9,30), incontro
con Mons. Renzo Bonetti (seconda parte);
Lunedì 23 - Giovedì 26 giugno, Settimana di
aggiornamento del Clero. Seguiranno a suo tempo
indicazioni più dettagliate;
Lunedì 21 - Venerdì 25 luglio, Settimana di fraternità in montagna. Seguiranno appena possibile
indicazioni più dettagliate;
Lunedì 28 luglio - Sabato 2 agosto, Settimana di
fraternità a mare. Sin da adesso comunichiamo che
essa si terra in Puglia, presso I’Oasi Tabor in
Nardò frazione S. Caterina. Costo euro
40.00 al giorno, pensione completa;
Esercizi Spirituali dal lunedì 1 al venerdì 5 settembre, presso la Domus Seraphica, Nicolosi;
Esercizi Spirituali dal lunedì 3 al venerdì 7
novembre a S. Maria degli Angeli presso le Suore Francescane di Gesù Bambino (Centro di Spiritualità). Costo complessivo del corso Euro
190,00. II viaggio in pullman sarà offerto dall’Arcivescovo. Sin da adesso facciamo presente
che la disponibilità di capienza della Casa e di
60 camere singole.
Con l’auspicio di poterci presto incontrare, vi
salutiamo fraternamente.
Mons. Salvatore Genchi
Mons. Giuseppe Schillaci.
Sac. Nunzio Capizzi
Sac. Ezio Coco
Sac. Massimiliano Parisi
Carissimi, ancora Buon Anno e un cordiale
“arrivederci” a questi appuntamenti.
Salvatore, Arcivescovo
7
Prospettive - 19 gennaio 2014
SPECIALE VISITA PASTORALE
Quale Chiesa emerge dal Vaticano II?
Un continuo tendere tra “chi siamo”
L
e “chi dovremmo essere”
’ecclesiologia del Vaticano II veicola un
modo di essere Chiesa. Quale Chiesa? Quale corretta visione di Chiesa?
L’azione pastorale ha sempre due
punti centrali: prassi pastorale derivante da un modello di Chiesa oppure prassi pastorale per costruire un
modello di Chiesa. Per questo è
necessaria l’unità di azione pastorale per una corretta visione di Chiesa
pensata secondo il Concilio. Nella
progettazione pastorale vanno
distinti due momenti: diagnosi e
prognosi che costituiscono le basi
preliminari che ci permetteranno di
passare allo schema della progettazione pastorale con la dovuta spiegazione delle varie fasi.
La diagnosi è l’analisi della situazione: si caratterizza per la necessaria attenta lettura e il puntuale studio
della realtà territoriale nella quale
bisogna agire. Dall’analisi effettuata
attraverso questionari somministrati
e preparati con intelligenza pastorale, dovrebbe emergere “chi siamo”.
Dalla lettura attenta dei risultati si
dovrà passare alla esplicitazione di
quanto emerge e confrontarlo con la
Parola, la Tradizione, il Magistero
per quanto riguarda la Chiesa, l’uomo, il mondo secondo il piano di
Dio. Dal confronto dovrebbe emergere “la meta” verso dove camminare. Tra l’esistente analizzato e rilevato che ci descrive “chi siamo” e il
confronto stimolato della Parola di
Dio, dalla Tradizione e dal Magistero si prospetta “quello che dovremmo essere”. Dall’analisi si passa
all’interpretazione teologico-pastorale e da questa interpretazione
dovrebbero emergere le linee di tendenza, i germi di bene, i limiti, ecc.
Fatta l’analisi per la necessaria conoscenza di quello “che siamo” come
Chiesa, come territorio, come risorse
o limiti, si passa alla concretizzazione cercando di imbastire nelle grandi linee un progetto generale dell’azione che ci permetterà il “cambio”
da una sistemazione “data” a quella
“desiderata”. Questa seconda fase si
caratterizza per quattro momenti che
sinteticamente presentiamo: 1) La
Prognosi Pastorale: serve per esplicitare, determinare, individuare la
meta e l’obiettivo generale da raggiungere mediante specifica azione
pastorale. Dalla meta generale e
finale trarre gli obiettivi specifici, gli
obiettivi intermedi che ci permettono
di operare un “cambio” costante e
graduale, impiegando e valorizzando
le risorse, i mezzi e gli strumenti di
cui si può disporre e valorizzando al
massimo la corresponsabilità di tutti
gli operatori e fedeli;
2) L’Organizzazione Pastorale: è il
mettere ordine riguardo a quanto
occorre fare prima, durante e dopo.
È il saper coordinare quanto occorre
tra una situazione data, rilevata e
bisognosa per passare ad un’altra
situazione desiderata e ottimale. È
ancora il supervisionare costantemente quanto s’impegna nell’azione
pastorale;
3) La Programmazione Pastorale:
è la descrizione necessaria delle attività programmate e già determinate
che si concretizzano con la realizzazione degli obiettivi intermedi affinché si possa raggiungere la meta
finale o l’obiettivo generale scelto
come necessario e prioritario;
4) La Verifica Pastorale: il progettare non è svolgere quanto programmato per riempire un calendario di
attività svolte o da svolgere; la stessa
La Chiesa, soprattutto
nella Celebrazione Eucaristica, rende grazie per la
manifestazione straordinaria della misericordia
di Dio che Gesù è venuto a
portare in mezzo a noi.
Questa misericordia salva
una persona, la trasforma
da peccatore in apostolo
del Vangelo.
Come il Signore mi chiama? Non possiamo registrare nella nostra vita
forse
una
chiamata
straordinaria ma siamo
sempre chiamati, ogni
giorno della nostra vita è
una chiamata, ogni giorno
il Signore ci chiama.
Si tratta di essere accoglienti, di creare uno stile,
prassi pastorale non è
azione da fare semplicemente e senza una
direzione; se così fosse, non si potrebbe
verificare niente. La
verifica è possibile
perché si fa in base
agli obiettivi prefissi
sia che essi siano
medi, intermedi, finali. L’obiettivo ci permette di fare verifica
in base a quanto s’è
potuto realizzare o
non realizzare. La
verifica è necessaria
perché gli obiettivi
non sono stati inventati, ma sono emersi dalla realtà presa in esame attraverso l’analisi,
interpretata teologicamente e con gli
occhi della fede. La verifica ci fa
vedere: in che modo e fino a quale
punto abbiamo realizzato il cambio,
la trasformazione, dove siamo arrivati e se abbiamo raggiunto la meta
oppure no; se la meta o qualche altro
obiettivo intermedio non s’è potuto
raggiungere e così poter riprogettare
e raggiungere per quanto è possibile
nel tempo stabilito, la meta finale.
Riepilogando, sono necessari il
vedere dell’analisi confrontato con i
criteri di fede o teologico-pastorale;
il giudicare come prognosi con
obiettivi e meta da raggiungere circa
le diverse mediazioni o settori pastorali: annuncio della Parola, celebrazione, comunione, diaconia e carità;
l’agire pastoralmente con scelte e
strategie nei diversi settori con programmazione, organizzazione, valutazione per verificare l’azione ed
eventualmente riprogettare.
Don Pietro Longo
Vicario per la Pastorale
come dice il Signore.
LA VISITA
PASTORALE
in flash
di avere porte e cuori
aperti in un tempo di crisi
e di difficoltà. Le nostre
comunità devono essere
luoghi aperti, offrendo
possibilità di dialogo, animato e rispettoso, colmo
di carità.
Tutte le iniziative di accoglienza nella Chiesa sono
per annunziare l’amore
del Signore, un amore che
non ha limiti e in cui noi
possiamo crescere.
L’attenzione alla catechesi
dei piccoli e degli adulti è
un segno dell’evangelizzazione in una parrocchia.
La vita cristiana può apparire strana, diversa agli
occhi del mondo o di chi è
influenzato dalla società. I
primi cristiani facevano
sorgere delle domande sul
loro modo di comportarsi,
oggi questo lo stiamo perdendo uniformandoci al
mondo. La diversità non
deve essere taciuta e non
perché noi siamo più bravi
degli altri, ma per essere
“sale”, “luce”, “lievito”
Il Signore illumina, noi
cerchiamo di essere fedeli
e di non scoraggiarci
impegnandoci per primi.
Apriamoci ad orizzonti più
vasti, distinguiamoci per
essere davvero “una presenza per servire”, così
come Gesù si è messo a
servizio dell’uomo per la
salvezza di tutti. Gesù è
presente attraverso il nostro
impegno nel servizio.
Dobbiamo
impegnarci
affinché le nostre idee corrispondano a quelle del
Signore per essere testimoni fedeli.
®
V Vicariato: La Visita Pastorale nella Parrocchia di Cristo Re
opo un lungo periodo
di preparazione ed un
rinvio, finalmente è giunto il giorno
di avvio della Visita Pastorale nel territorio della nostra Parrocchia.
È il 30 novembre del 2013; è appena
stata data alle stampe e diffusa la
“Evangelii gaudium” con la quale
Papa Francesco ci ricorda la gioia di
vivere ed annunciare il Vangelo, e ci
invita a vivere in mezzo al popolo, ad
avere su di noi “l’odore di pecore” ad
essere capaci di coinvolgerci con le
nostre opere ed i gesti della vita quotidiana, ad essere comunità evangelizzatrice feconda e disposta ad
“accompagnare” con pazienza per
“fare sì che la Parola si incarni in una
situazione concreta e dia frutti di vita
nuova” (Evangelii Gaudium, 24).
L’attesa dell’incontro del Pastore,
anche senza avere ancora letto le
parole di Papa Francesco, fino a quel
momento è stata vissuta con apprensione. Nonostante l’intenso lavoro di
preparazione materiale e spirituale
rimangono in noi domande e dubbi.
Siamo stati testimoni evangelici cre-
D
dibili? Abbiamo saputo esprimere un
coerente impegno missionario?
Abbiamo saputo il desiderio di entrare in comunione con l’amore, la
misericordia e la tenerezza che
Nostro Signore manifesta in ciascuno di noi, come abbiamo quotidianamente recitato nella “Preghiera per la
Visita Pastorale”?
Questi interrogativi si sciolgono e ad
essi subentra un sentimento di fiduciosa serenità già a partire dal
momento della celebrazione eucaristica di apertura della Visita, presieduta da sua Eccellenza l’Arcivescovo.
La corale ed intensa partecipazione
del popolo dei fedeli alla celebrazione, ed il loro accostarsi numerosi alla
Eucarestia, la parole di tenerezza
rivolte all’assemblea dal Pastore della Chiesa catanese durante l’omelia,
sono stati il miglior viatico per le
giornate che sono seguite.
E fortemente significativi e incoraggianti sono stati i momenti in cui la
comunità si è rapportata al Pastore
nelle sue diverse articolazioni, segno
di una presenza viva della comunità
parrocchiale di Cristo Re nella Chiesa particolare di Catania.
Abbiamo gustato appieno
la disponibilità di Mons.
Gristina, abbiamo goduto
della sua disponibilità
all’ascolto,
abbiamo
accolto con gioia i suoi
suggerimenti ed i suoi stimoli.
Momenti particolarmente
toccanti sono stati la visita ai molti sofferenti che
vivono il loro dolore e
superano la loro solitudine nelle numerose case
per anziani che insistono
nel territorio della parrocchia ed a cui una nutrita
pattuglia di Ministri Straordinari dell’Eucarestia presta la sua assistenza
ed il conforto sacramentale.
Ci congediamo dal nostro Arcivescovo il 14 dicembre 2013 a conclusione di una lunga e partecipata Assemblea Parrocchiale.
Rimane in noi la gratitudine per il
particolare momento di grazia che la
Visita ha rappresentato per i nostri
presbiteri, per i loro più stretti collaboratori, per tutto il popolo dei fedeli laici che frequentano la parrocchia
ed i Sacramenti.
E per rispondere alla particolare grazia ricevuta, vogliamo essere “la casa
aperta del Padre” (Evangelii Gaudium, 47), intensificando le opere di
evangelizzazione attraverso la Peregrinatio Mariae, le opere di carità ed
accoglienza, la dimensione sociale
della evangelizzazione del territorio,
che già nate nella parrocchia di Cristo Re, hanno ricevuto linfa ed incoraggiamento dalla Visita Pastorale.
Ninni Inserra
Per la comunità di Cristo Re
8
Prospettive - 19 gennaio 2014
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Notizie in breve dal 20 al 26 gennaio
Prospettive - 19 gennaio 2014
Cancelleria
S.E. Mons. Arcivescovo ha nominato:
Dall’Agenda dell’Arcivescovo
Lunedì 20
• Ore 10.00 Catania, Basilica Cattedrale: celebra la
S. Messa per il Corpo della Polizia Municipale in
occasione della festa di S. Sebastiano.
Martedì 21
• Ore 9.30 Catania, Seminario: presiede l’incontro di
Formazione permanente del clero. Relatore Mons.
Renzo Bonetti, Presidente della Fondazione “Famiglia Dono Grande” già Direttore dell’Ufficio nazionale delle CEI per la Pastorale della Famiglia e Consulente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.
Mercoledì 22
• Ore 9.00 Arcivescovado: udienze.
• Ore 18.00 Arcivescovado: salone dei Vescovi: presiede l’Assemblea della Consulta diocesana delle
Aggregazioni laicali.
Giovedì 23
• Ore 18.00 Catania, parrocchia Beato Padre Pio da
Pietralcina: celebra la S. Messa.
Venerdì 24
• Ore 16.00 Catania, Istituto S. Giovanni Bosco:
celebra la S. Messa.
• Ore 17.30 Catania, parrocchia Crocifisso dei Miracoli: prende parte alla Veglia per l’unità dei cristiani.
• Ore 20.00 Catania, Teatro Massimo Bellini: assiste
ad un concerto in onore di S. Agata.
Sabato 25
• Ore 9.30 Catania, Palazzo di Giustizia: prende parte all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario.
Domenica 26
• Ore 9.30 Catania, Basilica Cattedrale: celebra la S.
Messa per le Associazioni Agatine.
• Ore 18.30 Catania, Chiesa S. Agata al Carcere:
celebra la S. Messa e riceve dal Sindaco l’anello
agatino.
®
Condoglianze
Lo Staff di Prospettive
esprime il proprio cordoglio e la propria vicinanza a Mons. Gaetano
Zito e alla famiglia nella
triste circostanza della
perdita della cara mamma. I funerali, celebrati
nella chiesa parrocchiale
di S. Luigi lo scorso 11
gennaio alla presenza
dell’Arcivescovo Mons.
Salvatore Gristina e del
Vescovo emerito Mons.
Pio Vigo con la partecipazione del Card. Mons.
Paolo Romeo, hanno
dato testimonianza della
grande stima di cui gode
il Vicario episcopale per
la cultura della diocesi
di Catania.
Ufficio della
Pastorale della Salute
Alla Consulta diocesana della
Pastorale della Salute
Preparazione alla XXII
Giornata Mondiale del Malato
Carissimi,
in prossimità della celebrazione
della XXII Giornata Mondiale
del Malato, è opportuno incontrarci per la necessaria programmazione, che quest’anno si articolerà nei giorni 9-10-11 Febbraio 2014. Ritenendo importante e fruttuoso il vostro apporto,
vi aspetto tutti con gioia presso il
Seminario Arcivescovile, lunedì
27 Gennaio 2014 alle ore 17.30.
Cordiali saluti,
Don Mario Torracca
La solidarietà riscalda il cuore di chi dona
«Non cercare la felicità in tutti quelli a
cui tu hai donato per avere un compenso, ma in te nel tuo cuore se tu avrai
donato solamente per pietà».
Sono parole di un canto laico. Parole di
Fabrizio de Andrè. Il grande poeta che
ha cantato l’amore per l’umanità, ha
dato agli ultimi, agli emarginati, ai più
poveri, la dignità che spesso la società
gli sottrae. In un mondo di esseri umani «con i cuori a forma di salvadanai»
ci ricorda che la felicità non ci proverrà da ciò che possediamo ma dall’amore che darà forma alla nostra vita e alle
nostre azioni. L’amore come gratuità,
come accoglienza, L’amore che avete
ancora una volta mostrato quest’anno
decidendo di santificare il Natale dedicando ai poveri il vostro tempo.
Quattrocento persone che hanno potuto, grazie a questo gesto di amore gratuito, sentire il calore delle feste. Vivere una giornata diversa; sentirsi, almeno per un giorno, accolti, vivi, meritevoli di attenzione. Rispettati.
Come ogni anno, con questa breve lettera, voglio sottolineare come ciò che
avete fatto non è scontato. Ma è un
grande gesto. In una società che ci
comanda di chiuderci nel privato, di
vivere il tempo prevalentemente come
esperienza di consumo, voi avete
dimostrato – ancora una volta – che è
possibile un modo di vivere alternativo,
in cui gli altri non sono ombre che ci
passano accanto nell’indifferenza e
nell’apatia, ma fratelli verso cui tendere la mano, con cui camminare insieme.
Adesso dobbiamo compiere un altro
passo. Approntare uno spazio di accoglienza per i senza tetto. Per circa tre
mesi la nostra Comunità accoglierà
dodici persone che la vita ha costretto a
vivere per strada, a dormire cercando
un esile riparo sotto gli archi della
marina o negli angusti spazi che la città riserva loro. Esposti al freddo, alle
intemperie; circondati da rifiuto o
indifferenza. Il calore dei cartoni non è
certo sufficiente per proteggere corpi
spesso indeboliti dagli stenti. Così ci
troviamo a leggere della morte di qualcuno di loro. Piccoli trafiletti sui giornali. Tragedie silenziose di uomini che
vivono nella solitudine e vanno via nella solitudine.
Per realizzare l’accoglienza di questi
nostri dodici fratelli, ci organizzeremo
in turni per l’assistenza notturna e l’offerta di un pasto caldo la sera.
Inoltre, poiché i nostri spazi sono
ristretti e non è possibile accogliere tutti coloro che hanno necessità, con i
nostri giovani effettueremo un servizio
di distribuzione di pasti caldi e di
coperte rivolto a quanti restano a dormire sulla strada.
Potrete coinvolgervi partecipando alle
diverse iniziative oppure – secondo le
disponibilità di ciascuno – attraverso
un aiuto economico essenziale per
affrontare le spese connesse a questa
attività
Ringraziandovi ancora una volta,
anche a nome dei miei confratelli, vi
saluto affettuosamente e vi auguro un
buon Anno.
P. Gianni Notari
Se sei interessato/a, può contattare il
numero: 3477577020.
Su richiesta di alcuni di voi comunico
le coordinate bancarie della nostra Parrocchia: Parrocchia SS. Crocifisso dei
miracoli, Banca Popolare Etica, IBAN:
IT45E0501804600000000163937
(causale: emergenza freddo)
Questi sono i regali che abbiamo distribuito ai fratelli e alle sorelle che hanno
partecipato al pranzo di Natale.
Comunità dei Gesuiti
Via Pantano, 42 - Catania
tel: 095 534071
email: [email protected]
www.crocifissodeimiracoli.com
- In data 17 dicembre 2013, il
Rev.do Sac. ROSARIO BALSAMO
Commissario Arcivescovile della
Confraternita Maria SS. del Soccorso in Catania;
- In pari data, il Rev.do P. LUCA
BONOMO O.F.M. Capp. Vicario
Parrocchiale della parrocchia S.
Cuore ai Cappuccini in Catania;
- In pari data, la Prof.ssa GIUSEPPINA FAZZIO Presidente della
Confederazione delle Confraternite;
- In pari data, il Sig. ALFIO
DAQUINO Consigliere del Consiglio Direttivo della Confederazione
delle Confraternite;
- In pari data, il Sig. MARIO
MILANESE Consigliere del Consiglio Direttivo della Confederazione
delle Confraternite;
- In data 18 dicembre 2013, il
Rev.do Diac. CARLO PAPPALARDO Collaboratore Pastorale presso
la parrocchia S. Agata al Borgo in
Catania;
- In data 19 dicembre 2013, il
Rev.do P. ALFIO SPOTO O.F.M.
Conv. Vice Rettore del santuario S.
Francesco d’Assisi all’Immacolata
in Catania;
- In pari data, il Rev.do Sac. SANTO CONTI Vice Direttore del Coordinamento di Pastorale Scolastica;
- In pari data, il Rev.do Sac.
ARMANDO CARAMBIA Vicario
Parrocchiale della parrocchia Ss.
Angeli Custodi in Catania;
- In pari data, il Rev.do Sac. RAFFAELE GULISANO Vicario Parrocchiale della parrocchia SS. Crocifisso della Buona Morte in Catania;
- In pari data, il Rev.do Sac. ROSARIO MAZZOLA Vicario Parrocchiale della parrocchia S. Cuore di
Gesù al Fortino in Catania;
- In pari data, il Rev.do Sac. GIOVANNI MAZZEPPI Vicario Parrocchiale della parrocchia S. Luigi
Gonzaga in Catania;
- In pari data, il Rev.do Sac. GIUSEPPE MIRONE Vicario Parrocchiale della parrocchia S. Biagio in
Paternò;
- In pari data, il Rev.do Mons.
FRANCESCO VENTORINO Membro della Commissione Diocesana
per il Diaconato Permanente e Direttore per la Formazione Spirituale dei
candidati;
- In data 1° gennaio 2014, il Rev.do
Sac. SALVATORE BUCOLO
Direttore dell’Ufficio Diocesano
per la Pastorale Familiare;
- In data 10 gennaio 2014, il Rev.do
P. STEPHANIL DIMBW NGAND
C.F.D. Vicario Parrocchiale della
parrocchia S. Bernardetta in Lineri
in Misterbianco.
- In data 07 gennaio 2014, il Rev.do
P. CARMELO GIUFFRIDA S.J.
Vicario Parrocchiale della parrocchia
S. Tommaso Vescovo e Santi Martiri
Inglesi in S. Agata Li Battiati;
Si comunica, altresì, che in data 03
gennaio 2014, nella Basilica Cattedrale S. Agata V. e M. in Catania,
S.E. Mons. Arcivescovo ha promosso al Sacro Ordine del Presbiterato:
- In pari data, il Rev.do P. PIETRO
CANNIZZARO S.J. Assistente
Ecclesiastico del Movimento Rinascita Cristiana;
- Sac. ARMANDO CARAMBIA,
- Sac. SANTO CONTI,
- Sac. RAFFAELE GULISANO
- Sac. GIOVANNI MAZZEPPI,
- Sac. ROSARIO MAZZOLA,
- Sac. GIUSEPPE MIRONE,
- Sac. STEPHANIL DIMBW NGAND,
della Congregazione dei Figli di Dio.
- In data 09 gennaio 2014, il Rev.do
Diac. GIUSEPPE RUSSO Collaboratore Pastorale presso la parrocchia
S. Antonio Abate in S. Maria della
Scala in Paternò;
®
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Prospettive - 19 gennaio 2014
DIOCESI
Riflessioni sul Vangelo
LA MISSIONE CHE DISCENDE
DAL BATTESIMO
II DOM T.O. /A - Is 49,3.5-6; Sal 39/40,2.4.7-10; 1Cor 1,1-3; Gv 1,29-34
Non c’è dubbio che la liturgia odierna ci
invita a superare i nostri orgogli e le
nostre ristrettezze mentali. La tendenza è
sempre quella di chiuderci dentro di noi,
di pensare a noi. Massimo dello sforzo
che si possa fare oggi è pensare ai nostri
familiari più stretti. Per questo Isaia ci
avverte: “È troppo poco che tu sia mio
servo per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele”. Infatti
il Signore ha pensato un piano salvifico
per l’umanità non per Israele, magari
Israele sarà strumento di questo piano
salvifico, ma non il fine. Il servo di Iahvè,
sul quale Dio manifesterà la sua gloria e
che manifesta la coscienza di essere stato
“plasmato suo servo dal seno materno per
ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire
Israele”, e che riconosce di essere stato
onorato dal Signore e Dio era stato la sua
forza, riconosce che sarebbe stato veramente poco pensare solo a Israele mentre
bisogna pensare a tutta l’umanità. Ciò
viene affermato dal vangelo mediante l’espressione di Giovanni Battista che vedendo Gesù esclama: “Ecco l’agnello di Dio
che toglie i peccati del mondo” Gesù non
viene solo per un popolo o per una tribù
ma per tutti gli uomini della terra. Viene
per togliere il peccato degli uomini, cioè
tutto quello che l’uomo fa di negativo sotto l’influsso di Satana o dei suoi adepti.
Giovanni Battista non conosceva Gesù,
ma riconosce che la sua missione di battezzatore è finalizzata alla manifestazione
di Gesù ad Israele. Israele per primo deve
conoscere il Messia che aspettava da secoli. Notiamo che la sua manifestazione non
è frutto di comunicazione umana ma di
contemplazione divina. Non lo conosceva,
ma proprio colui che lo ha inviato a battezzare nell’acqua gli ha detto: “Colui sul
quale vedrai discendere lo Spirito, è lui
che battezza nello Spirito Santo”. Non più
un battesimo nell’acqua, ma un battesimo
nello Spirito, cioè una immersione in Dio.
Da qui discende non solo la differenza tra
il battesimo di Giovanni e quello di Gesù,
ma il principio dell’unità, non un battesimo di purificazione, ma un battesimo che
viene dall’alto, da Dio, che rende possibile
la missione di unire tutti gli uomini della
terra. Si giustifica così la chiamata di Paolo e di Sostene ad essere apostoli di Cristo
Gesù per volontà di Dio, inviati a battezzare per unire tutti gli uomini della terra,
perdonando i loro peccati.
Leone Calambrogio
San Paolo in briciole
La giustizia che viene da Dio Fil 3,1- 11
Scrivere le stesse cose ai Filippesi non è un
peso per Paolo, ma a loro dà sicurezza.
Devono stare attenti ai cattivi operai e
guardarsi da quelli che si fanno mutilare,
alludendo agli ebrei. I veri circoncisi infatti sono i cristiani che celebrano il culto
mossi dallo Spirito di Dio e si vantano in
Cristo Gesù senza porre fiducia nella carne. Rivendica il suo essere ebreo più di
qualsiasi altro, di appartenere ai farisei
quanto alla Legge, per lo zelo persecutore
della Chiesa, quanto alla giustizia, che
deriva dalla Legge, irreprensibile. Ma tutte
queste cose che considerava dei guadagni,
oggi le considera spazzatura per la sublimità della conoscenza di Cristo Gesù suo
Signore. Ha lasciato perdere tutte queste
cose per guadagnare Cristo ed essere ritro-
vato in lui, avendo come giustizia non
quella derivante dalla Legge, ma quella che
viene dalla fede in Cristo, la giustizia che
viene da Dio basata sulla fede, perché possa conoscere la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze,
facendosi conforme alla sua morte, nella
speranza di giungere alla risurrezione dei
morti.
Il Sacerdote sa che scegliere la vita è il comandamento che riassume in sé tutti gli altri
Il peccato è scegliere la morte
Carità
Possiamo considerare il volto storico
della carità in due momenti, prima e
dopo l’avvento dell’era moderna.
Prima dell’era moderna il tipo di
società è generalmente piuttosto
semplice, con una forte prevalenza
dei rapporti immediati tra le persone
sui rapporti mediati dai sistemi economici e sociali. In questa società la
carità si sente soprattutto impegnata
in interventi personali e diretti, per
alleviare la sofferenza del prossimo.
Questi interventi cambiano pian piano anche la mentalità, il costume, le
forme della vita associata: pensiamo
soprattutto alla rigida divisione in
classi, propria della società antica,
con la terribile piaga della schiavitù.
All’inizio, la Chiesa vive ai margini
della grande società pagana. La carità si svolge soprattutto tra i fratelli di
fede. Nella Chiesa apostolica ricordiamo la comunione dei beni. Possiamo ricordare anche la colletta
organizzata da Paolo presso le comunità cristiano-ellenistiche a favore
della comunità di Gerusalemme in
stato di necessità.
Servizio
Vengono anche istituiti alcuni uffici
per il servizio assistenziale nella
comunità: Paolo, quando elenca i
carismi, parla pure di “colui che assiste” .Nel cap. 6 del libro degli Atti
vengono presentati coloro che, se
non hanno ancora il nome di diaconi
svolgono comunque il compito diaconale di servire alle mense. Nei primi secoli la Chiesa prolunga e perfeziona questo servizio di carità
soprattutto a favore degli infermi,
degli orfani, delle vedove, degli
schiavi, dei pellegrini.
Con il riconoscimento pubblico della Chiesa, l’attività caritativa si
estende dalla Chiesa a tutta la società. La Chiesa riceve in eredità molti
beni. Ai vescovi vengono attribuiti
anche incarichi civili. Vescovadi e
monasteri diventano centri di intensa
attività caritativa, la quale fa parte
del più ampio progetto di rendere
cristiana la società.
Nel Medio Evo l’azione caritativa,
da un lato viene sempre più legata
alle istituzioni che reggono la vita
sociale (i feudatari, le corporazioni, i
comuni, ecc.) sulla base di principi
cristiani; dall’altro si esprime in
un’intensa fioritura di gruppi e movimenti carismatici, che sottolineano
tre esigenze: il carattere più gratuito
e carismatico che non istituzionale
della carità; la necessità di pensare
alle sempre nuove forme di povertà
non raggiunte dagli interventi istituzionali; l’impegno a rendere evangelicamente più povera la Chiesa.
In questo contesto è facile comprendere perché la riflessione cristiana
sulla carità cerchi soprattutto di mettere in luce il suo posto nella vita del
cristiano e nella vita della Chiesa. La
carità è vista come il valore unificante e fondante, che rende veramente
cristiani tutti gli altri gesti e le altre
virtù del credente. Uno è cristiano
quando ha la carità. Nel medesimo
tempo la carità è vista come il principio che dà unità a tutta la vita della Chiesa e impegna i credenti a cercare l’unità con i propri fratelli di
fede.
Testimonianze
Possiamo citare qualche testo di S.
Agostino. Egli, infatti, dal 384 al 387
fu ospite della città di S. Ambrogio,
si convertì alla fede cattolica e
cominciò proprio qui tra noi il suo
mirabile cammino di teologo di
pastore e di santo.
Possiamo ricordare qualche passo,
tratto dalle dieci bellissime prediche,
con cui commentò, nel tempo pasquale del 413, la prima lettera di S.
Giovanni, la lettera della carità.
Il primo passo è contenuto nella settima predica e presenta la carità come
il valore supremo che dà autenticità e
unità ai diversi aspetti della vita cristiana: “Diversi sono i modi di agire.
Possiamo trovare un uomo che si
mostra duro in forza della carità e
uno affabile in forza dell’iniquità. Un
padre, per esempio, percuote il figlio,
mentre un mercante di schiavi si
mostra pieno di riguardi. Se fai scegliere tra queste due cose, le percosse e le carezze, chi non preferisce le
carezze e fugge le percosse? Se guardi alle persone, la carità colpisce, l’iniquità blandisce.
Considerate bene quanto vogliamo
sottolineare, che cioè i fatti degli
uomini non si differenziano se non
partendo dalla radice della carità.
Possono infatti accadere molti fatti
che hanno l’apparenza buona, ma
non procedono dalla radice della
carità... Al contrario alcune cose
sembrano aspre e crudeli, ma si fanno per instaurare una disciplina, sotto il comando della carità. Una volta
per tutte, dunque, ti viene dato un
breve precetto: abbi la carità e poi
compi tutto ciò che la carità ti fa
volere. Se taci, taci per amore. Se
parli, parla per amore.
Se correggi, correggi per amore. Se
perdoni, perdona per amore. Sia in te
la radice dell’amore, poiché da questa radice non può nascere che il
bene... Se vuoi vedere Dio, hai a disposizione l’idea giusta: Dio è amore.
Quale volto ha l’amore? Quale forma, quale statura, quali piedi, quali
mani? Nessuno lo può dire. Tuttavia
ha i piedi: sono quelli che conducono alla Chiesa. Ha le mani: sono
quelle che donano ai poveri. Ha gli
occhi, coi quali si viene a conoscere
colui che è nel bisogno, come è detto nel salmo (40,2): Beato colui che
ha cura del povero e dell’indigente.
Ha orecchi, di cui parla il Signore:
Colui che ha orecchi per intendere,
intenda. Queste varie membra non si
trovano separate in luoghi diversi,
ma chi ha la carità vede con un colpo d’occhio della sua mente tutto
l’insieme. Tu dunque abita nella
carità ed essa abiterà in te: resta in
essa ed essa resterà in te”.
Padre Angelico Savarino
11
Prospettive - 19 gennaio 2014
omnibus
Alessandro Idonea debutta in Belgio con lo spettacolo “262 vestiti appesi”
Un viaggio nella tragedia di Marcinelle
n un climax di pellegrinaggio doloroso e di grande valore antropologico per molti
siciliani emigrati in cerca di fortuna,
l’8 agosto del 1956 annientò non solo
la vita di molte famiglie, ma anche le
loro speranze. Rimasero soltanto 262
vestiti appesi sulle grucce nel capannone esterno della miniera di Marcinelle, in Belgio. Erano dei minatori,
inghiottiti con le loro tute annerite
dall’incendio che divampò all’interno
della cava di carbone del Bois du
Cazier e che mai più salirono in
superficie a riprenderli.
A 57 anni dalla tragedia in platea, nella Sala Macchine dove si sviluppò
l’incendio, presenti alcuni tra i figli e
nipoti delle vittime con gli occhi lucidi per la commozione, in occasione
del debutto in Belgio dello spettacolo “262 vestiti appesi”, ideato e
diretto dal giovane attore e regista
Alessandro Idonea, su testo di Maria
Elisa Corsaro e recitato dallo stesso
Idonea, dal cantautore Mario Incudine (nella tripla veste di attore, cantante e compositore delle musiche originali dell’opera), dall’attrice Giorgia
Boscarino assieme all’attore-musicista Andrea Balsamo. Le scenografie
sono di Marco Medulla, i costumi di
Antonio Zagame e i movimenti
coreografici di Donatella Capraro.
Scene semplici ma efficaci, con scale
che diventano finestrini di corriera
oppure l’ascensore che porta sino a
mille metri nel ventre della terra. Lo
spettacolo è stato presentato in anteprima al Press Club di Bruxelles e poi
ha debuttato sul luogo della tragedia,
successivamente al museo minerario
Blegny-Mine di Liegi e nella sala Acli
“I Carbonari” di Genk, nel Limburgo.
I
Spicca la felice
commistione fra
l’estrema periferia
che è la Sicilia e il
Nord Europa. Il
testo, recitato in
italiano, siciliano e
francese maccheronico (la lingua parlata dai minatori
siciliani a Marcinelle), è l’omaggio
alla memoria offerto da giovani artisti
che hanno raccolto
i ricordi di uomini
e donne di due
generazioni
più
anziani, per testimoniare un grido di dolore per decenni rimasto sopito.
INTERVISTE
A IDONEA E INCUDINE
Come si articola il progetto? “Il progetto è prodotto dalle nostre tasche –
spiega Idonea -. In un momento in
cui si parla tanto di crisi della cultura,
noi vogliamo dimostrare che, con
pochi soldi e molti sacrifici, le cose si
possono fare”.
Come si è sviluppato il contatto con
il Belgio? “Un anno fa vi sono andato par un mese, forte della mia idea e
ho cominciato a bussare a tante porte
chiedendo se erano interessati. La crisi c’è anche in Belgio ma si sono
subito dichiarati subito disponibili a
trovare le forme per realizzare il progetto. Il Bois de Cazier si è attivato e,
attraverso sponsor privati, ci ha assicurato un rimborso spese per viaggi e
alloggi”.
Galeotta è stata la canzone di Mario
Incudine? “Sicuramente, ma anche
quando ho sentito a una cena cantare
da Mario Incudine, la poesia di Ignazio Buttitta Lu trenu di lu suli che narra la storia del minatore Turi, che
interpreto, morto a Marcinelle e il suo
amico cantastorie (Incudine) costretto
a emigrare in Belgio
per sconfiggere la
fame, e “la donna”,
voce delle mogli degli
emigrati che rimanevano nel paese di origine.
Ne sono rimasto profondamente colpito, ho
voluto sapere di più del
disastro e abbiamo
deciso di raccontarlo
in uno spettacolo autoprodotto. Ci è sembrato doveroso rappresentarlo innanzitutto in
Belgio, davanti ai
discendenti dei protagonisti della nostra
storia, poi andrà in
tournée anche in Sicilia la prossima
primavera, in particolare vorremmo
andare nelle ex miniere”.
Emozionante debuttare davanti ai
familiari delle vittime? «Per noi è
stato un grande onore e un’emozione
immensa portare lo spettacolo dentro
la miniera di Marcinelle – raccontano
rankenstein torna al
cinema. Il 23 gennaio
uscirà nelle sale italiane “I, Frankenstein”, l’action fantasy di Stuart
Beattie realizzato dai produttori di
Underworld che annovera, tra i protagonisti, nomi del calibro di Aaron
Eckhart, Yvonne Strahovski, Bill
Nighy e Miranda Otto.
A distanza di quasi 200 anni dalla
pubblicazione del romanzo di Mary
Shelley, però, il ‘Prometeo moderno’
si adatta al nostro tempo e veste i
panni di un supereroe coinvolto nella
lotta del bene contro il male. Dimentichiamoci, dunque, il consueto viso
dall’aspetto ripugnante con tanto di
bulloni sul collo, stavolta si tratta di
una creatura senza età che ha le sembianze e i muscoli dell’attore americano Aaron Eckhart (straordinaria la
sua interpretazione di un uomo
insoddisfatto dall’amore e vendicativo nel film di Neil LaBute, “Nella
Società degli Uomini”). Quest’ultimo sussegue a predecessori illustri,
tra i quali spiccano, Boris Karloff,
protagonista de “Il mostro” nel
“Frankenstein” di James Whale del
1931, Peter Boyle, indimenticabile
nella rivisitazione comica di Mel
Brooks in “Frankenstein Junior”, e,
in ultimo Robert De Niro, che inter-
l giorno 9 del mese di
gennaio, dalle ore 11.10
alle ore 13.30 - presso la Sede della
CEI, a Roma, si è riunito il Consiglio Nazionale della Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici),
eletto per il triennio 2014-16 durante
l’Assemblea Elettiva svoltasi dal 28
al 30 novembre 2013. Dopo la presentazione dei Consiglieri presenti
(20) e la lettura dello Statuto previsto
dalla Federazione, si sono registrati i
vari interventi in cui è emersa l’intenzione di proseguire il cammino
nello stile della condivisione.
Sulla base delle votazioni, è stato
Da mostro ad eroe
ma. “Io sono soprattutto un fan del
libro – continua Aaron Eckhart, che
avevo letto da ragazzo. Ma il punto di
vista del romanzo per me resta quello più interessante, perché racconta
di un creatore che rifiuta la sua creatura, di un padre che caccia di casa un
figlio che poi è rifiutato anche dalla
società”. Questa è una cosa che
abbiamo provato tutti nella vita: il
fatto di non sentirci amati, brutti o
inutili. Di sentirci dei mostri. Gli
spettatori italiani potranno guardarlo
in anteprima rispetto al pubblico
americano, il film, infatti, uscirà nelle sale italiane con un giorno di anticipo rispetto agli Usa.
L’ultima fatica hollywoodiana indaga
in chiave moderna e contemporanea
sul concetto di mostruosità. Come ha
rivelato lo stesso attore: “La nostra
società è un concentrato di trappole.
Il cuore di “I, Frankenstein” - continua l’attore - è la sopravvivenza. Mai
come ora la sopravvivenza è importante: psicologicamente, fisicamente,
economicamente - continua Eckhart l’eternità, invece, è devastante,
soprattutto per chi attraversa tempi
ed epoche senza sapere che cosa sono
l’amore e l’accettazione”.
pretava il mostro nella versione cinematografica diretta da Kenneth Branagh del 1999.
Ispirata alla graphic novel di Kevin
Grievous la pellicola è ambientata in
un futuro utopico e dispotico, precisamente nella città di Darkhaven,
dove vivono mostri famosi come
l’Uomo invisibile e il Gobbo di Notre
Lella Battiato
FISC: Eletto l’esecutivo per il prossimo triennio
I
Il ritorno di Frankenstein in chiave moderna
F
Idonea e Incudine – esibirci davanti
ai figli e ai nipoti dei minatori che lì
lavorarono e che lì morirono e per i
quali è giusto che la memoria di questa tragedia torni a vivere».
Cosa prova un musicista che finisce
in miniera? “Nello spettacolo sono
un musicista che vuole restare in Sicilia per scrivere canzoni – racconta
Incudine – ma deve partire e finisce
in miniera. Finirà per restare l’unico
sopravvissuto, muto, e la canzone che
finirà per scrivere alla fine sarà Escusé muà pur mon franzè. Per noi è stato molto emozionante debuttare con
questo spettacolo proprio a Marcinelle davanti alle mogli, ai figli e ai nipoti dei nostri fratelli morti. In Sicilia, ad
aprile ci sarà una probabile tappa
all’Ambasciatori di Catania, che spero
coinvolga anche le scuole. Mi piacerebbe portarlo a maggio/giugno nelle
miniere come a Floristella a Enna o in
quella nissena di Trabonella dove ci fu
pure un incidente mortale”.
Dame. Qui risiede il figlio del dottor
Victor Frankenstein diventato un
investigatore privato specializzato in
attività paranormali. Dopo anni passati in solitaria decide di tornare
come protagonista nello scontro tra
forze malvagie contrapposte. Da una
parte i demoni che vogliono conquistare la terra, dall’altro i Gargoyles
protettori dell’umanità. Adam cosi
diviene, suo malgrado, il protagonista di questa battaglia futuristica con
il supporto di una scienziata (Yvonne
Strahovski), unico personaggio umano del film. Ma Victor Frankenstein
si ritrova immerso nel dubbio, con la
rabbia per il rifiuto del padre di decidere da che parte stare. E proprio
questa ricerca di un’identità nella vita
ha spinto l’attore statunitense a interpretare l’eroe maledetto. “Appena ho
letto il copione mi sono innamorato
dell’idea di interpretare un uomo in
cerca di uno scopo nella vita, dell’amore e di un’anima e così ho accettato molto volentieri”. Queste le sue
parole nella conferenza stampa italiana della presentazione del film a
pochissimi giorni dal debutto al cine-
Maxwell
eletto per acclamazione quale Presidente nazionale, Francesco Zanotti
(riconfermato per il secondo mandato). Dopo essersi confrontato con tutti i Consiglieri, ha formulato una
proposta per la costituzione del nuovo esecutivo. La proposta è stata poi
accolta, con voto palese, all’unanimità.
L’Esecutivo nazionale sarà dunque
composto, oltre che dal Presidente,
da: don Bruno Cescon (Vice Presidente vicario), Chiara Genisio (Vice
Presidente); Francesca Cipolloni
(Segretario) e Carmine Mellone
(Tesoriere). Sono stati inoltre nominati: don Giuseppe Longo (Assistente spirituale); Mauro Ungaro (Coordinatore per la Commissione giuridica); Carlo Cammoranesi (Coordinatore Commisione cultura, con l’impegno a curare gli atti dei Convegni
nazionali 2013); don Adriano Bianchi (Coordinatore per la Commissione Formazione, Web e Rapporto con
l’Ucsi, con il supporto di Claudio
Turrini); Marco Piras (delegato per i
rapporti con Copercom); Mario Barbarisi (delegato per i rapporti con
Greenaccord e la salvaguardia del
Creato, con il supporto di don Emanuele Ferro). A don Antonio Rizzolo
viene affidato l’incarico di moderatore del Consiglio Nazionale per il
triennio.
Sempre oggi il Comitato tecnico
consultivo, nella sua prima riunione
del triennio, tra le sue fila ha eletto
Sergio Criveller (La Vita del Popolo
- Treviso) quale coordinatore e
Roberto Giuglard (La Vita diocesana
pinerolese - Pinerolo) come segretario. Walter Matten (L’Amico del
Popolo - Belluno) è stato scelto
come membro del Cda della Fisc
Servizi srl.
Roma, 9 gennaio 2014
12
Prospettive - 19 gennaio 2014
RUBRICHE
XXV edizione del Premio Natale - Città di Tremestieri Etneo
a Poesia, la Musica
sono espressioni dello
spirito che avvicinano a Dio. Specificatamente vedono nella Natività,
singolare fonte d’ispirazione creativa, così come accade per il “Premio
di Poesia Natale” giunto alla sua
venticinquesima edizione. Ideato dal
sacerdote Salvatore Consoli, e a lui
dedicato, indetto dalla Parrocchia
Santa Maria della Pace, Chiesa
Madre di Tremestieri Etneo, con il
patrocinio - tra gli altri - dell’Ufficio
Scolastico Provinciale di Catania,
dei Donatori di sangue ADVSFIDAS Catania e del Settimanale
regionale “Prospettive”, nei suoi cinque lustri di vita ha realizzato crescendo, il suo obiettivo di diffusione
culturale, affermandosi a livello
nazionale, vantando la nutrita partecipazione di poeti di sicura notorietà
e di alunni dei diversi istituti dell’hinterland catanese, relativamente
alle varie sezioni del Premio che spaziano dalla poesia in lingua italiana a
quella in lingua dialettale, dalla grafica alla fotografia, alla musica.
La cerimonia di premiazione della
25° edizione, organizzata dal Parroco sac. Salvatore Scuderi e dal segretario del Premio dott. Vincenzo
Caruso, curatore del Quaderno antologico della Collana Premio Natale,
ha avuto luogo nella splendida cornice barocca dell’abside della Chiesa
Madre, in un trionfo di marmi poli-
L
fatica, al forte senso di attaccamento ai valori democratici della nostra
Repubblica, e ricordare con animo
commosso le molteplici occasioni di
incontro e di profonda sintonia che
mi hanno legato a lui” - ha affermato il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano.
gente partecipazione emotiva.
Impegnate le performances musicali
di stacco eseguite alla tastiera e al
flauto traverso dal duo Simona e
Giuseppe Caruso. La premiazione,
su giudizio insindacabile della giuria, ha visto classificarsi al primo
posto, per la sezione libro edito, la
silloge “Diario della luce” (Mobydick Editore, Faenza 2011) di Daniela Raimondi di Saltrio (VA), per la
Targa Padre Antonio Corsaro “Il
bianco delle vele” (Raffaelli Editore,
Rimini 2012) di Franco Casadei di
Cesena; segnalati “E se…” (Ismeca
Libri, Bologna 2010) di Barbaro Pietro Vaccaro di Tremestieri Etneo,
“Disarmonie del cuore” (Il Convivio, Castiglione di Sicilia 2013) di
Carmela Tuccari di Aci S. Antonio,
“Le due metà della luna” (Ibiskos
Editrice Risolo, Empoli 2008) di
Marco Nicolosi di S. Agata li Battiati. Per le sezioni A e B di poesia sono
stati premiati: “E lo chiamano ancora Natale!” di Agatino Spampinato
di S. Giovanni La Punta, “Dove sarà
Natale?” di Nuccia Foti di Vito Inferiore (RC), “Macchiati germogli” di
Paolo Salamone di Palagonia, “Bambini nella guerra” di Agostina Spagnuolo di Capriglia Irpina (AV),
“Natali 42” di Antonino Giordano di
Palermo, “Paisi miu” di Giuseppe
Pappalardo di Palermo, “Silenzi” di
Giuseppina Crispi di S. Maria di
Licodia (Targa Rino Giacone), “Tredici piccoli africani” di Giovanni
Rosa di Modica (Targa Giovanna
Finocchiaro Chimirri).
Targhe e riconoscimenti sono andati
a tutti gli Istituti di 1° e 2° grado partecipanti, al 2° Istituto comprensivo
di Giarre (Targa Padre Consoli) e al
“Federico II di Svevia” di Mascalucia (Targa D’Inessa).
A conclusione della manifestazione
il Maestro Vincenzo Spampinato ha
omaggiato i presenti con una sua
ammaliante canzone in lingua siciliana, sul tema del Natale, “Quannu
nasci lu Signuruzzu”.
Berenice
Milly Bracciante
Poesia…e altro
cromi, ori, stucchi e addobbi floreali. Erano presenti, oltre ai professori
componenti delle varie giurie, autorità civili e militari, il dott. Beniamino Rametta nelle veci del Provvedi-
tore agli Studi, dirigenti scolastici,
docenti, alunni, familiari e numerosi
intervenuti. Ospite d’onore della
manifestazione il Maestro Vincenzo
Spampinato. Sapiente conduttore
delle varie fasi della premiazione
Nuccio Sciacca.
Suggestiva la consegna degli attestati agli alunni, poeti e grafici in erba
che hanno dimostrato una coinvol-
Un grande artista protagonista del ’900 si è spento lo scorso 11 gennaio a Roma
Cala l’ultimo sipario sul maestro Arnoldo Foà
a scorsa settimana,
sabato 11 gennaio, è
calato il sipario sul più grande mattatore dell’intera arte italiana del
’900: il mondo della cultura è rimasto orfano dell’inimitabile maestro
Arnoldo Foà.
Un artista unico nel suo inconfondibile eclettismo che lo ha portato ad
avere successo a teatro, al cinema,
in televisione ma anche nel campo
della letteratura, della poesia e della
pittura. In poche parole Foà è stato
tout court l’artista per eccellenza.
Un amore il suo, quello verso il
lavoro che svolgeva e per la cultura
in genere, infinito, non di certo
quantificabile: “La politica ha un
ruolo importantissimo perché la cultura è fondamentale per l’umanità;
deve sostenerla, ma senza prevaricarne la libertà e l’indipendenza”.
Queste parole sono state pronunciate, attraverso quell’attento e lucido
raziocinio che da sempre lo hanno
contraddistinto, quando nell’aprile
del 2008, in relazione all’inizio della XVI legislatura, il “Giornale dello spettacolo” lo ha interpellato sul
tema dei rapporti esistenti tra politica e cultura. “La politica vede nella
cultura solo uno strumento per avere visibilità e di questa politica non
c’è bisogno. C’è invece l’esigenza
del riconoscimento del valore delle
diverse attività culturali nel nostro
Paese, nella loro indipendenza”.
Parole pronunciate anni fa ma che
oggi risuonano tanto attuali! Espressioni che facevano parte della sua
identità: capace di ricominciare e
rialzarsi dopo una caduta, non ha
mai tradito il suo pensiero, restando
sempre e costantemente attaccato ai
valori in cui credeva profondamente, al di là di ogni ipocrisia. In
“Autobiografia di un artista burbero”, libro edito da Sellerio nel 2009,
L
la scelta del termine ‘burbero’ significa essere capace di non scendere a
patto con le situazioni, bensì di
esprimere una profonda esigenza di
correttezza e verità, anche a costo di
portare alla luce degli aspetti piuttosto ‘scomodi’ della realtà che ci circonda.
“Attore, scrittore, regista, uomo di
grande carisma e artista polivalente,
Foà è stato molto amato dal pubblico che ha avuto la possibilità di
apprezzarlo non soltanto a teatro,
ma anche al cinema, in televisione e
alla radio dove ha saputo esprimere,
sempre ad altissimo livello, tutto il
suo talento” - ha affermato Carlo
Fontana, presidente A.G.I.S. (Associazione Generale Italiana dello
Spettacolo).
Quella di Foà è stata una vita piena
di successi ma anche di difficoltà.
Nato a Ferrara il 24 gennaio 1916
(tra pochi giorni avrebbe compiuto
ben 98 anni) da famiglia ebrea, ha
trascorso l’infanzia a Firenze; non
appena ventenne si trasferisce a
Roma per studiare al Centro Sperimentale di Cinematografia. In
seguito alle leggi razziali, nel 1938
viene cacciato dal Centro e non ha
più la possibilità di lavorare: per
guadagnare il necessario accetta di
sostituire degli attori adottando dei
falsi nomi. Nel 1943
riesce ad andare via
da Roma rifugiandosi
a Napoli, dove conosce Ron, un americano di origine tedesca,
che lo assume come
writer e speaker alla
radio alleata Pwb:
proprio Foà annuncerà l’armistizio dell’8
settembre. Nel dopoguerra ricomincia dal
teatro con importanti
compagnie. Intorno agli anni ’50
diventa anche autore e regista teatrale e collabora al progetto della
Radio RAI. Ma Foà è stato anche un
grande attore cinematografico in più
di cento pellicole, tra cui si possono
annoverare: “Altri tempi” di Alessandro Blasetti; “Il processo” di
Orson Welles; “Il giocattolo” di
Giuliano Montaldo; “Gente di
Roma” di Ettore Scola; “Il sorriso
del grande tentatore” ed “I cento
cavalieri” di Vittorio Cottafavi. Protagonista indiscusso anche del piccolo schermo, diventa un personaggio di spicco anche nel campo culturale ed in quello del doppiaggio,
nelle vesti di direttore e doppiatore.
Un enorme successo hanno riscontrato anche le sue dizioni poetiche
su Dante, Lucrezio, Carducci, Leopardi, Neruda, Garcia Lorca. Oltre
che pittore, scultore, giornalista è
stato anche uno scrittore: si può
citare “Recitare. I miei primi 60
anni di teatro”, libro edito da Gremese Editore nel 1998.
“Con Arnoldo Foà scompare una
figura esemplare di artista, di interprete della poesia e del teatro, animato da straordinaria passione civile e capace di trasmettere emozioni
e ideali al pubblico più vasto. Desidero rendere omaggio alla sua lunga