Fattori della coagulazione

Fattori della coagulazione
Le trombosi venose profonde (TVP)
Le trombosi venose profonde (TVP) sono patologie comuni e colpiscono circa una persona su 1000
ogni anno. Le trombosi possono scaturire sia da un meccanismo di coagulazione troppo attivo, che da una
riduzione nella funzionalità dei meccanismi anticoagulanti. Alcuni fattori come il fumo, l’uso di contraccettivi
orali, la gravidanza, il puerperio, lunghi viaggi, le operazioni chirurgiche, possono aumentare il rischio di
trombosi. Non tutta la popolazione è sottoposta allo stesso rischio di sviluppare una patologia di questo
genere. Ci sono persone che hanno una predisposizione genetica allo sviluppo di trombosi. Mutazioni su
alcuni geni coinvolti nei meccanismi descritti sopra possono aumentare notevolmente le probabilità di
insorgenza di questa malattia, soprattutto se sono associate a fattori esterni, che già da soli aumentano il
rischio. Nell’ambito della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) lo screening di eventuali
predisposizioni alla trombofilia è molto importante soprattutto prima di una stimolazione ormonale, che può
aumentare notevolmente il rischio di sviluppare una TVP e nei casi ripetuti di aborti spontanei. La trombofilia
è infatti una causa importante di aborti spontanei ripetuti. Vengono esaminate le seguenti varianti su quattro
geni per determinare eventuali predisposizioni:

R534Q sul gene Fattore V (variante di Leiden)

G20210A sul gene Fattore II (Protrombina)

C677T e A1298C sul gene MTHFR (metilene tetraidrofolato reduttasi)

-675 4G/5G sul gene PAI-1 (Inibitore dell’Attivatore del Plasminogeno)
1- Fattore di Leiden (R506Q) Il Fattore V Leiden (FVL) è la causa più comune di trombofilia ereditaria nella
popolazione caucasica e conta dal 30 al 60% dei casi di trombofilia familiare. La trombofilia è causata dalla
resistenza plasminica all’azione anticoagulante della proteina C attivata. Tale resistenza è dovuta ad una
sostituzione nucleotidica in una specifica regione del gene del Fattore V, meglio conosciuta come “Fattore V
di Leiden”. La variante su uno dei due geni del Fattore V (individuo eterozigote) aumenta il rischio di
trombosi da 3 a 7 volte. Se la variante è su entrambi i geni (individuo omozigote) il rischio aumenta fino ad
80 volte. Come accennato in precedenza, tali rischi aumentano notevolmente se sono presenti altre
anomalie nella coagulazione e/o se si aggiungono fattori esterni. E’ stato, infatti, constatato che durante l’uso
di contraccettivi estroprogestinici in individui eterozigoti il rischio che si verifichino fenomeni trombotici
aumenta di ben 35 volte. In gravidanza una condizione di eterozigosi per il Fattore V di Leiden può causare
un aumento degli aborti spontanei di 3 volte rispetto alla popolazione generale e un rischio di TVP da 2 a 5
volte superiore rispetto alla stessa condizione in donne non incinte e fino a 8 volte superiore rispetto a
donne non incinte senza il Fattore V Leiden . La trombofilia cauata dal Fattore V Leiden può inoltre
predisporre a complicazioni durante la gravidanza, quali preeclampsia, ritardi nella crescita fetale, distacco
della placenta e parti prematuri.
2- Fattore II - Protrombina (G20210A) Il Fattore II della coagulazione, meglio conosciuto come
“protrombina”, ha un ruolo importante nei processi coagulativi in quanto la sua attivazione in trombina porta
alla trasformazione del fibrinogeno in fibrina e quindi alla formazione del coagulo. La variante G20210A sul
gene Fattore II è il secondo fattore più comune di trombofilia ereditaria con una prevalenza di > 5% (stato
eterozigote) nella popolazione generale, molto variabile a seconda dell’etnia . Il rischio di trombosi in
individui eterozigoti aumenta di ben 3 volte. L’omozigosi risulta essere rara, con pochi casi riportati in
letteratura.
3- Metilentetraidorfolato reduttasi (MTHFR C677T e MTHFR A1298C) La metilentetraidrofolato reduttasi
(MTHFR) è un enzima importante nel metabolismo dell’omocisteina. Esso è coinvolto nella trasformazione
del 5-10 metilentetraidrofolato in 5 metiltetraidrofolato che serve come donatore di metili per la rimetilazione
della omocisteina a metionina tramite l’intervento della vitamina B12. La variante C677T sul gene MTHFR ,
che causa, nella proteina, una sostituzione dell’aminoacido alanina con l’aminoacido valina (ala222val)
provoca una riduzione dell’attività enzimatica della MTHFR fino al 65% nei soggetti eterozigoti e fino al 30%
nei soggetti omozigoti (TT). Tale polimorfismo induce un aumento nel sangue di omocisteina chiamata
iperomocisteinemia e una forte riduzione plasmatica di acido folico, conferendo alla variante un’importante
fattore di rischio genetico per lo sviluppo di malattie vascolari. In Europa il 42-46% della popolazione risulta
essere eterozigote mentre il 12-13% è omozigote rispetto a questa variante. Una seconda variante nel
nucleotide 1298 del gene MTHFR(A1298C) porta a una sostituzione di un aminoacido glutammato con un
aminoacido alanina. A tale sostituzione è stata associata una ridotta attività enzimatica pari al 60% nel caso
di variante del solo nucleotide 1298 del gene MTHFR (A1298C) e a circa il 40% se presente in associazione
alla variante C677T. Ricerche scientifiche hanno messo in evidenza come elevati livelli di omocisteina
possano essere responsabili di aumento del rischio di trombosi, specie se associato alla variante del Fattore
V o del Fattore II. Inoltre in condizioni di carenza alimentare di acido folico, la presenza di uno dei
polimorfismi dell’MTHFR omozigote mutato o di entrambi in uno stato di eterozigote composto, porta a livelli
molto bassi di acido folico nel plasma e ad un rischio di difetti del tubo neuronale nel feto di donne in
gravidanza. L’iperomocisteinemia è infine associata anche ad un rischio maggiorato di aborto spontaneo.
4- Inibitore dell’attivatore del plasminogeneo PAI-1 (-675 4G/5G) L’inibitore dell’attivatore del
plasminogeno , detto PAI-1, è il principale inibitore degli attivatori del plasminogeno (t-PA e u-PA),
impedendo in questo modo la conversione del plasminogeno in plasmina e la conseguente dissoluzione del
coagulo di fibrina. Un aumento o una riduzione di tale inibitore può indurre rispettivamente fenomeni
trombotici o emorragici. Studi scientifici hanno evidenziato che i livelli diPAI-1 nei soggetti omozigoti per
l’allele 4G sono di circa il 25% più alti che nei soggetti omozigoti per l’allele 5G . L’omozigosità per l’allele 4G
è presente nel 25% della popolazione normale e nel 10% della popolazione patologica per eventi
trombotici. La sua rilevanza aumenta se accompagnata da altri fattori di rischio, quali la variante Fattore
V Leiden o la variante G20210A sul Fattore II. Infine, l’allele 4G è associato anche ad un rischio aumentato
di aborti spontanei.
Indicazioni per eseguire il test (FII, FV; MTHFR, PAI-1)

Pazienti con casi familiari di trombosi venosa profonda

Prima di assumere contraccettivi orali (pillola) in caso di anamnesi positiva o altri fattori di
rischio (fumo)

Pazienti con precedenti episodi di trombosi in gravidanza e/o poliabortività

Pazienti con precedente figlio con DTN (difetto del tubo neurale)

Pazienti prima della stimolazione ormonale in vista di una PMA
Metodica del test
Attualmente vengono utilizzate due metodiche diverse per l’analisi di questo polimorfismo:
1) Analisi tramite minisequencing (SNAPSHOT)
La variante è messa in evidenza utilizzando il kit “ABI Prism SNaPShot Multiplex Kit”. La tecnica si basa
sull’estensione di una singola base nucleotidica; un Oligonucleotide (primer) non marcato si lega alla
sequenza complementare in presenza di ddNTPs (dideossinucleotidi) marcati e dell’enzima polimerasi. La
polimerasi estende il primer solo di una base, aggiungendo il ddNTP alla sua estremità 3’ libera. Il ddNTP
incorporato è complementare alla singola base variante di interesse.
2) Analisi Tramite Real Time 7500 Genotyping
La regione di interesse viene amplificata tramite PCR. La variante viene messa in evidenza tramite sonda
TaqMan.
Analitica:

Prelievo: 2-5 ml sangue EDTA

Tempi:
10 giorni lavorativi
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