Startup Ict, asse Italia-Usa carta vincente per la crescita

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Anno X n.16 - 20 ottobre 2014
www.corcom.it
L'ITALIA CHE VUOLE CRESCERE
► g iova n i p ro m esse
La Ue traccia
una mappa
delle scaleup
tecnologiche:
società che hanno
superato la fase
di avvio e sono
pronte a diventare
player rilevanti
nel loro mercato.
Dall'analisi
si ricava che
alcune scalano
più rapidamente
rispetto ad altre
perché basate sul
«dual model»:
nascono da noi e
prosperano negli
Stati Uniti
Startup Ict, asse Italia-Usa
carta vincente per la crescita
I
l segreto delle startup dell’Ict
che vogliono crescere più
in fretta delle altre e avere
più successo? Nascere in Italia e
rastrellare finanziamenti negli
Stati Uniti. È così che hanno
fatto Decisyon, iMedia Comunicazione, Funambol e Gild:
quattro “scaleup” (si chiamano
così quelle neo-imprese che, superata la fase di avvio, hanno già
fatto il primo passo per diventare
player rilevanti nel loro settore
di riferimento) dotate di queste
caratteristiche. È uno dei dati che
emerge da una mappatura delle
startup italiane dell’Information
& Communication Technology
realizzata di recente da Startup
Europe Partnership (Sep), piattaforma paneuropea nata a gennaio
2014 con l’obiettivo di aiutare le
migliori startup europee a scalare
e a diventare campioni globali.
Dalla mappa messa a punto da
Sep risulta che a tutt’oggi sono
108 le ex baby-aziende – oggi
giovani promesse – dell’Ict. Di
queste il 68% ha raccolto tra mezzo milione e 2,5 milioni di dollari,
il 17% tra 2,5 e 5, l’8% tra 5 e 10 e il
7% oltre 10 milioni. E-Commerce
e servizi per le imprese risultano
i settori a più alta densità (16%),
seguiti da Software (12%) e Mobile
(10%).
Soffermandosi ad analizzare
le scaleup che crescono più in
fretta, il rapporto evidenzia come
gran parte di esse seguano il “dual
model”, cioè nascita in Italia e sviluppo (e capitali) negli Stati Uniti.
È stato così per Decisyon, che a
tutt’oggi vanta una raccolta fondi
record: 44,1 milioni di dollari
raccolti complessivamente dalla
nascita. È stata fondata nel 2005
a Latina da Franco Petrucci, 48
La società, incubata
dal Polihub, prevede di
chiudere il primo anno
di vita con un milione
di euro di ricavi
Cosimo Palmisano
founder di Ecce Customer/Decysion
Palmisano aveva già cominciato
a lavorare su un software per gestire il Crm, cioè le relazioni con
i clienti, attraverso i social media.
La partnership tra i due ha funzionato alla perfezione. EcceCustomer, la società di Palmisano, è
diventata uno sviluppo verticale
di Decisyon. Adesso Petrucci è
Cto della nuova Decisyon, dove
sono entrati manager provenienti
da Ibm, Apple, Dell, Monsanto.
Palmisano da vice president
gira il mondo per vendere il suo
prodotto.
La società è insomma scaturita
dal matrimonio tra ingegnosità
italiana e fecondità dell’ecosistema californiano, come è
avvenuto per altre scaleup citate
dal rapporto europeo. Tra queste
iMedia Comunicazione, agenzia
di media placement fondata nel
2010 con quartier generale a Milano e 3 linee di business in Cina.
Ha ricevuto 20 milioni di dollari
da gruppi americani quali Kleiner
Perkins Caufield & Byers and IDG
Capital Partners.
Altra scaleup nata in Italia
e cresciuta negli Stati Uniti è
Funambol, provider di soluzioni
cloud per operatori telefonici.
Ha ricevuto oltre 25 milioni di
dollari di investimento da H.I.G
Capital, Nexit Ventures, Castile
Ventures e Walden International.
Il quartier generale è in Silicon
Valley, ma il centro di Research
& Development che si occupa di
tutto lo sviluppo del software è in
Italia, a Pavia.
Infine si può citare Gild, nata
appena tre anni fa, con sede a San
Francisco e centro R&D a Milano.
Sviluppa un software per il
recruitment che aiuta le imprese
a scegliere i migliori sviluppatori.
Questa estate ha raccolto 13.5 milioni di dollari da Menlo Ventures
più altri investitori.
“I dati ci suggeriscono che il
‘modello duale’ sembra rappresentare una piattaforma efficace,
per quanto ibrida” spiega Alberto
Onetti, presidente di Mind the
Bridge Foundation (incubatore
americano-italiano di startup) e
responsabile del programma Startup Europe Partnership. “Questo
modello – prosegue - permette
infatti di valorizzare i punti di
forza italiani, quali eccellenza e
competenze tecniche, superando
alcuni limiti del nostro sistema:
limitati capitali disponibili per
la crescita e scarso ‘appeal’ della
normativa italiana in ambito internazionale. Forse non è la soluzione ideale, ma è una strada che
consente di far crescere i progetti
italiani a livello internazionale".
L.M.
► p erso n al FA B R I C ATO R
È milanese la stampante 3D
che sa anche «fotocopiare»
F
inora le stampanti 3D low
cost si limitavano a stampare. Poi è arrivata FABtotum, una
3D printer tutta italiana che costa
999 dollari ed è capace anche di
“fotocopiare” gli oggetti, ovvero
di scansionarli e di riprodurli con
altri materiali. A creare questa
macchina, definita il “primo Personal Fabricator al mondo”, è una
startup creata da due ex studenti
di architettura, ancora under 30,
Marco Rizzuto e Giovanni Grieco. La neoimpresa, fondata nel
2013, si chiama FABtotum, così
come il loro prodotto di punta:
un cubo di 36 centimetri e 12
chilogrammi con un design avveniristico (si trova in nero, bianco
anni, ingegnere, che ha ideato un
software per adattare i sistemi
tecnologici al modo di lavorare:
in sostanza una piattaforma che
permette di scrivere, consultare
la contabilità, dialogare con i colleghi e i fornitori senza saltare da
un programma all’altro. Nel 2010
Petrucci si è trasferito in Silicon
Valley dove ha incontrato Cosimo
Palmisano, oggi 38enne, all’epoca
studente di ingegneria a Bari e
vincitore di una borsa di studio
nella valle dell’innovazione.
FA B TO T U M
è una printer creata
da due under 30,
Marco Rizzuto e
Giovanni Grieco
e rosso) contraddistinto da un
enorme triangolo rovesciato che
lascia vedere cosa accade all’interno della stampante durante le
lavorazioni. I risultati sembrano
già essere incoraggianti, dal momento che i fondatori prevedono
di chiudere il primo anno con
ricavi per circa un milione di euro
e la prima produzione di serie
nella fabbrica di Tribiano, alle
porte di Milano, è appena stata
ultimata. La storia di FABtotum
nasce quando i due fondatori
erano all’università e avevano
bisogno di un macchinario per
tagliare il legno che consentisse
loro di costruire i modellini da
presentare agli esami. Il primo
prototipo della loro macchina
multifunzione è nato così. Il
primo a credere nel loro progetto
è stato il Polihub, l’incubatore
del Politecnico di Milano, che ha
accolto i due giovani nella struttura e li ha guidati fino al primo
round di investimento da parte
di un gruppo di business angel
stranieri: 150 mila dollari, una
cifra sufficiente per consentire ai
due di dedicarsi completamente
allo sviluppo di FABtotum. La
spinta principale è arrivata però
dal web: Rizzuto e Grieco hanno
presentato a settembre 2013 il
loro progetto sulla piattaforma di
raccolta fondi Indiegogo puntando a ottenere 50 mila euro
in mese e hanno raccolto dieci
volte tanto: circa 500 mila euro, il
record europeo di finanziamento
attraverso crowdfunding. L’idea è
stata premiata dalla Rete proprio
perché non aveva come punto
di forza il solo costo. Il plus di
FABtotum è stato appunto la possibilità di partire da un oggetto a
tre dimensioni e ricavarne un file,
che a sua volta può essere modificato e ristampato utilizzando materiali come la balsa, l’alluminio,
il pcb, le schiume poliuretaniche,
il legno. Tra le aziende che hanno
ordinato le stampanti piccole
imprese artigiane, laboratori di
gioielleria e anche medici che
lavorano con le protesi.
M.L.D.