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Corriere della sera - 23.07.2014

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MERCOLEDÌ 23 LUGLIO 2014 ANNO 139 - N. 173
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La nobile del Texas
Il chirurgo che disse no
che vive con Caravaggio ai finti malati di mafia
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di Elena Tebano
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di Felice Cavallaro
a pagina 23
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I CONTRAPPESI DELLE ISTITUZIONI
Giannelli
La linea del Quirinale
IL LABIRINTO
DELLE GARANZIE
9 771120 498008
40 7 2 3>
«Niente spettri di svolte autoritarie». Richiamo al Csm sugli incarichi
Da ieri sera a Opera
Sì della Camera
con voto segreto
Galan in carcere
di ALESSANDRA ARACHI
ALLE PAGINE 6 E 7 Alberti, Battista, Fasano
di MARZIO BREDA
«N
on si agitino spettri di insidie e
macchinazioni autoritarie e
non si miri a un nuovo nulla di fatto».
Così Giorgio Napolitano spinge il Parlamento a mandare avanti le riforme
costituzionali e a «superare l’estremizzazione dei contrasti». Il presidente della Repubblica invita poi a evitare
«premature e poco fondate previsioni» sulle sue dimissioni. Intanto al Senato si voterà da lunedì prossimo a oltranza, compresi sabato e domenica.
Tv di Stato
Degli sprechi Rai
il catalogo è questo
di MILENA GABANELLI
N
on si crescerà mai senza
riforme, che vuol dire taglio
agli sprechi e investimenti. Il tempo
è poco e servono soldi subito.
DA PAGINA 2 A PAGINA 5
CONTINUA A PAGINA 32
La battaglia Attacchi di Hamas e raid di Israele, tensione ancora più alta. Gli Usa in campo per la tregua
Razzi su Tel Aviv, sospesi i voli
Le compagnie occidentali bloccano gli aerei per motivi di sicurezza
di DAVIDE FRATTINI
e PAOLO RASTELLI
La denuncia
«Cento corpi
del Boeing
scomparsi
Spostati
i rottami»
H
a cominciato la Delta, seguita dalle altre
compagnie Usa: stop di 24 ore ai collegamenti con Israele. Poi è toccato alle europee:
Air France sine die, Lufthansa per almeno 36
ore, mentre Alitalia ha cancellato i voli di ieri
sera e posticipato quello di stamane alle 19. È
l’effetto del razzo lanciato ieri da Gaza e caduto
a meno di due chilometri dall’aeroporto di Tel
Aviv. Intanto il conflitto pare lontano dalla conclusione: inutili gli appelli di Usa e Onu. Oltre
600 i morti palestinesi, 29 gli israeliani.
di LORENZO
CREMONESI
ALLE PAGINE 8 E 9
I
l treno con i resti
delle vittime del volo
malese abbattuto
giovedì nei cieli
dell’Ucraina è da ieri a
Kharkiv (nella foto),
fuori dalla zona
controllata dai filorussi.
Ma gli esperti inviati
dal governo olandese
denunciano che nei
vagoni si trovano solo
200 corpi: ne manca
dunque un centinaio.
Intanto l’Ue discuterà
domani nuove sanzioni
alla Russia.
L’accordo per il commercio
La Cina adesso fa paura
ma stenta l’intesa Usa-Ue
di DANILO TAINO
È
REUTERS / GLEB GARANICH
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
I
dei delegati regionali, il presidente verrà eletto da un
collegio di 730 parlamentari.
Ergo, al partito che incassa il
premio di maggioranza nell’aula di Montecitorio basteranno 26 senatori per spedire un proprio fiduciario al
Quirinale. E il fiduciario nominerà a sua volta 5 persone
di fiducia alla Consulta, dispenserà grazie e medaglie ai
fedeli del partito, ne eseguirà
ogni ordine da uomo fidato.
E no, non ci fidiamo. Ma il rimedio è già nero su bianco:
l’emendamento Gotor-Casini, che allarga la platea dei
grandi elettori ai 73 europarlamentari, votati con il proporzionale. D’altronde, non è
forse vero che l’Italia è ormai
una cellula dell’Unione Europea? E non è vero che il presidente assorbe varie competenze in questo campo, sia in
politica estera che in materia
di difesa?
Dopo di che c’è ancora
qualche pezza da cucire. Per
esempio attribuendogli il
potere di rinviare le leggi
una seconda volta, con un
veto superabile soltanto a
maggioranza assoluta. Innalzando il quorum per eleggere il presidente della Camera, in modo da affiancare
all’arbitro un guardalinee
più autorevole. Permettendo
l’accesso delle minoranze
parlamentari alla Consulta.
Disinnescando i conflitti
d’interesse, e quindi sottraendo ai deputati il potere di
decidere sulla validità della
propria elezione, sulle immunità, sulla paga di Stato.
Potenziando gli istituti di democrazia diretta, l’unica pistola che hanno in tasca i cittadini. Rendendo obbligatorio il referendum confermat i vo s u o g n i r i fo r m a
costituzionale, compresa
quella in cantiere. Del resto,
proposte analoghe possono
già leggersi fra i 7.850 emendamenti depositati in Senato, anche se è un po’ come
cercare l’ago nel pagliaio. Ma
basta dotarsi d’una lente, e
avere voglia di guardare.
[email protected]
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Aut. ex art. 65 R.D.L. 29/04/1923 n. 966
Spinta di Napolitano per le riforme
Senato al lavoro anche la domenica
di MICHELE AINIS
l Titanic delle riforme
rischia d’affondare sbattendo contro un doppio
iceberg. L’elezione diretta del Senato, in primo
luogo: respinta dal governo,
però caldeggiata da Grillo,
auspicata da Alfano, bramata da un fronte eterogeneo
del dissenso tra le file del Pd
e di Forza Italia. E in secondo
luogo le preferenze per eleggere i nuovi deputati, negate
anch’esse dall’Italicum, ma
agognate anch’esse come il
primo amore. Errore: non è
su questi ostacoli che può interrompersi la navigazione.
Dopotutto, «Batman» Fiorito ottenne 26 mila voti di
preferenza. E un Senato non
elettivo costituisce la regola
in Europa: funziona così in
Francia, Germania, Austria,
Olanda, Regno Unito, e almeno parzialmente in Belgio
e in Spagna.
Dov’è allora lo scoglio?
Sott’acqua: c’è, ma non si vede. Come la trama impercettibile di relazioni e di reciproche influenze tra i poteri
dello Stato, come il gioco di
pesi e contrappesi che garantiscono la tenuta del sistema. Ecco, le garanzie. Il
bicameralismo paritario rispondeva a quest’ultima
funzione, nel bene e nel male. Se ce ne sbarazziamo, se
al contempo iniettiamo vitamine nelle vene del governo,
dobbiamo giocoforza individuare altri presidi della legalità costituzionale. Perché
vale pur sempre l’antidoto
del vecchio Montesquieu
contro ogni deriva autoritaria: «Il potere arresti il potere». E quale potere dovrà armarsi d’un fischietto? Non il
nuovo Senato: per come si va
configurando, diventerà un
raccordo fra lo Stato e gli enti
decentrati, non un organo di
garanzia. Nemmeno un’altra
authority, come se le 14 esistenti non fossero abbastanza. Ma è sufficiente rafforzare i garanti già indicati dalla
Costituzione, a partire dal
capo dello Stato.
Qui però sbuca l’inghippo.
Con un Senato di 100 componenti, e senza più il concorso
Assicurazioni & Previdenza
ALLE PAGINE 10 E 11
Montefiori, Natale
Olimpio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Nuovo Codice Le moto e le biciclette potranno usare le corsie preferenziali
Gli scooter 125 debuttano in autostrada
Il racconto
di ALESSIO RIBAUDO
N
La Concordia
che se ne va
(e qualche
rimpianto)
di MARCO IMARISIO
A PAGINA 17
Transazione record
ovità nella legge delega di riforma del Codice della strada approvato
in commissione Trasporti
della Camera: le moto con
una cilindrata di 125 centimetri cubi avranno accesso
a tangenziali e autostrade
se guidati da conducenti
maggiorenni. Inoltre, bici
e moto potranno muoversi
sulle corsie preferenziali
riservate ai mezzi pubblici.
enti milioni di euro per mettersi in regola con il Fisco:
Ezio Greggio li verserà all’Agenzia delle Entrate in un
contenzioso sulla sua residenza a Montecarlo, al centro di
due procedimenti nelle Procure di Milano e Monza.
A PAGINA 19
A PAGINA 16
Greggio paga 20 milioni
per i debiti con il Fisco
di LUIGI FERRARELLA e GIUSEPPE GUASTELLA
V
il potere crescente della Cina ad aver
spinto il presidente Obama a decidere
di aprire, dopo il lancio della Partnership
transpacifica (Tpp) per liberalizzare gli
scambi in Estremo Oriente, il negoziato
per la Partnership transatlantica (Ttip) con
la Ue. Ma le trattative vanno a rilento, sia
per resistenze del Congresso Usa sia per
l’opposizione di alcuni Paesi Europei.
A PAGINA 13
2
Primo Piano
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
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❜❜
Il Parlamento Le scelte
Ora un incontro con il presidente della Repubblica per
esporre il nostro punto di vista
A. Scotto e L. De Petris Sel
Riforme, scudo del Colle
«Non si agitino spettri
di svolte autoritarie»
Napolitano: non esercitatevi su quando lascerò
Lettera al Csm sui ritardi negli incarichi direttivi
Le nomine
Il metodo per la scelta
dei procuratori
e il caso di Palermo
ROMA — Troppi ritardi da parte del Csm nelle
nomine dei vertici di tribunali e Procure, con il
risultato di lasciare «molti posti» vuoti anche alla
guida di «importanti uffici giudiziari». Un problema che non ha «trovato soluzione», nonostante le
«pesanti ricadute» sulla funzionalità dell’amministrazione della giustizia. Soprattutto, un richiamo
al rispetto delle priorità, senza scorciatoie.
Il monito del capo dello Stato, che ne è il presidente, al Csm, è contenuto in una lettera, indirizzata al vicepresidente dell’organo di autogoverno
della magistratura, Michele Vietti, a firma del segretario generale del Quirinale Donato Marra.
«Nell’approssimarsi della scadenza della consiliatura, appare necessario che si coprano in via prioritaria i posti direttivi vacanti da più lungo tempo»,
ha scritto Marra. «Il rispetto di un ordine cronologico nelle procedure di nomina, pur non imposto
sinora dalla legge né seguito dalla prassi — continua la lettera — è consigliato inoltre dall’opportunità di evitare scelte riferibili a una composizione
del Csm diversa da quella del Consiglio che sta per
insediarsi». A cosa si riferisce il Quirinale? A Palazzo dei Marescialli si è generato il timore che la
missiva del Colle metta a rischio la nomina in tempi brevi del procuratore
capo del capoluogo
Il bivio
siciliano, il cui titolare,
Francesco Messineo,
L’appello
però, è ancora in carica
del Colle
e lascerà solo il primo
sul criterio
agosto. Tre i nomi in
cronologico
corsa: il procuratore di
Messina, Guido Lo
Forte, quello di Caltanissetta, Sergio Lari, e il rappresentante italiano a
Eurojust, Francesco Lo Voi. Con gli equilibri dell’attuale Csm, in scadenza il prossimo 31 luglio, Lo
Forte taglierebbe il traguardo, ma la situazione
sarebbe per lui molto più a rischio se a votare fosse
il nuovo Consiglio, visto che la corrente che lo
sostiene (Unicost) ha avuto un ridimensionamento
a vantaggio di Area (che vuole Lari) e di Magistratura Indipendente (che ha proposto Lo Voi). «Non
è possibile estrarre fior da fiore gli uffici da coprire», ha commentato Vietti. «La lettera inviata dal
Quirinale non blocca nessuna nomina alla Procura
di Palermo. Il presidente della Repubblica si limita
a richiamare principi che ci siamo dati noi stessi e
un criterio di priorità di carattere generale a cui
Palermo deve attenersi». Dopo la lettera del Colle,
la Commissione per gli incarichi direttivi, ieri, si è
spaccata esattamente a metà tra chi voleva che si
andasse avanti su Palermo e chi sulle altre pratiche, in attesa da tempo, richiamate nella missiva
del capo dello Stato (in tutto 26 uffici, a cominciare
dal «posto di presidente di un ufficio di particolare
rilievo quale è la Corte di appello di Roma»). Alla
fine è prevalsa la linea del presidente della Commissione, Roberto Rossi, di rinviare ogni decisione
fino a lunedì prossimo, in attesa che Vietti abbia un
colloquio con Napolitano. Vietti ha ricordato anche
che il Csm «non è uno yogurt: la legge prevede la
proroga, e il vecchio Consiglio mantiene tutte le
sue prerogative e competenze. Se ci saranno attività da compiere, le compirà». Questa estensione
arriverà fino a che il Parlamento non avrà provveduto alla nomina dei nuovi otto consiglieri «laici»
(le votazioni cominciano oggi) che completeranno
il plenum, dopo l’avvenuta elezione dei «togati».
M.Antonietta Calabrò
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — Lo ricorda a uso di
quanti gli imputano un pressing
eccessivo sulle riforme. Quasi
che si fosse inventato il problema adesso, per spalleggiare
Renzi nella sua ricerca di alleanze non problematiche e da mettere rapidamente alla prova.
Non è così, mette le mani avanti
Giorgio Napolitano: «Sono sempre stato un attivo assertore»
della necessità di «ricercare
un’ampia convergenza politica
in Parlamento», quando ci si addentra in questo terreno. E un
assertore lo è stato, aggiunge,
convinto di muoversi «nello
spirito della Costituzione» e dei
suoi «fondamentali doveri di
presidente». Ne riparla ora riassumendo ancora una volta un
principio che per lui dovrebbe
essere scontato: per ritoccare la
legge delle leggi bisogna «dialogare e cercare intese anche attraverso inevitabili mediazioni».
Ecco il compito della politica e
non dovrebbe essere né motivo
di scandalo né di interessate
strumentalizzazioni, per continuare a galleggiare in un’eterna
palude. Non dovrebbe, soprattutto, dare luogo a «pregiudiziali diffidenze e contestazioni rispetto alla ricerca di accordi con
forze del campo opposto».
Ecco il ragionamento con il
quale il capo dello Stato ha aperto ieri al Quirinale, davanti alla
stampa parlamentare, quella ce-
rimonia del Ventaglio che tradizionalmente segna l’inizio della
pausa estiva. Si mostra allarmato e infastidito, il capo dello Stato. Dopo che i partiti si erano
impegnati a revisionare insieme
alcuni capitoli della seconda
parte della Carta (nuovo Senato
e Titolo V), adesso che la partita
si avvicina alla stretta decisiva
vede riemergere il rischio dell’ennesima paralisi. Fondata su
accuse che gli sembra doveroso
respingere. Ad esempio quella
di una «improvvisazione» o
«improvvida frettolosità», che
invece a suo parere non c’è stata.
Si è invece discusso a lungo e
«serenamente», avverte, prima
che esplodessero le ultime contestazioni, fondate sul presupposto che «il bicameralismo paritario», anziché essere
«un’anomalia tutta italiana»,
fosse «un perno del sistema di
garanzie costituzionali».
Purtroppo si sta facendo di
peggio, secondo lui. Al punto da
indurlo a un «fermo appello a
superare un’estremizzazione dei
contrasti ingiusta e rischiosa».
Gli sembra infatti che certe sortite degli ultimi giorni vadano
oltre «la legittima espressione
del dissenso». Succede, ad
esempio, quando «si agitano
spettri di insidie e macchinazioni autoritarie», ciò che forse mira a «un nuovo nulla di fatto» su
questo terreno. Uno stop che
non possiamo permetterci. Non
a caso, insiste, le riforme strutturali «non sono meno importanti» per la nostra ripresa di
quelle del mercato del lavoro e
della spesa pubblica. Mentre
sulla legge elettorale, il cui testo
è già stato varato in prima lettura alla Camera, dà per scontato
che venga «ridiscusso con la
massima attenzione per criteri
ispiratori e verifiche di costitu-
zionalità che possono indurre a
concordare significative modifiche».
È l’unico passaggio di politica
interna che Napolitano si concede (e che ha subito innescato la
polemica reazione dei 5 Stelle e
una richiesta di udienza di Sel),
a parte un cenno sulle intermittenti voci sulle sue dimissioni.
Pure qui, un avvertimento: «Sono concentrato sull’oggi e ho in-
nanzitutto ritenuto opportuno e
necessario garantire la continuità ai vertici dello Stato nella
fase così impegnativa del semestre italiano di presidenza Ue». Il
che significa, traducendo, non
prima che si chiuda il 2014. Ma
non basta. Sul termine temporale in cui proiettare il suo congedo, avverte i cronisti: «Non esercitatevi in premature e poco
fondate ipotesi e previsioni».
Il retroscena Perché il presidente ha ritenuto inevitabile esporsi
La mossa del Quirinale e l’accento sulla giustizia
La necessità di affrontare anche questo dossier
dopo il riconoscimento di Berlusconi ai giudici
Parlare di «estremo appello» è una
scorciatoia ricorrente, e spesso logora, per
chi analizza gli interventi del Quirinale.
Ma l’avvertimento lanciato ieri da Giorgio
Napolitano ha sul serio questa caratteristica, perché la sfida sulle riforme è a un
punto di svolta così decisivo da spingerlo
a esprimersi con un messaggio senza sfumature, attraverso il quale mette in mora
le forze politiche (tagliando le unghie ai
dissidenti dei singoli partiti) che ancora
una volta intendessero diroccare il cantiere istituzionale. Un richiamo alla responsabilità maturato dalla preoccupazione
per un clima politico che ha visto progressivamente avvelenarsi, tra un annunciato
filibustering in aula con migliaia di emendamenti, recriminazioni di svolta autoritaria, bocciature preventive per un preteso
tradimento della Carta costituzionale e,
infine, una drammatizzata raccolta di firme agitando lo «spettro di un autoritarismo» mimetizzato.
Certo, nello stendere il suo discorso, il
capo dello Stato era consapevole di esporsi all’accusa di alzare uno scudo in difesa
del premier Matteo Renzi e della maggioranza parallela con Forza Italia, costituita
per varare un nuovo Senato e una nuova
legge elettorale. Il che, beninteso, è vero.
Ma sarebbe forse più giusto allargare
l’orizzonte oltre una pura e semplice logica partigiana. Nel calcolo costi-benefici gli
è infatti sembrato inevitabile farsi sentire
con urgenza e nettezza, e pagare magari
un prezzo personale, pur di mettere un po’
di pressione erga omnes (in particolare
sui frenatori del Pd). Nella speranza di far
riflettere tutti e di disintossicare gli umori
prima che sia troppo tardi, attraverso un
memorandum sugli impegni presi dal
Parlamento e finora disattesi. Impegni
presi con gli italiani e con lui stesso.
Così si spiegano alcune studiate cita-
zioni che il presidente della Repubblica ha
distillato qua e là nel testo, per ricordare
alcune cose: 1) le riforme strutturali «non
sono meno importanti» per una ripartenza del Paese di quelle, parallele, del mercato del lavoro e della spesa pubblica; 2) la
ricerca di un buon compromesso attraverso «le più ampie convergenze» impone
mediazioni senza pregiudiziali con partiti
di campo opposto, quindi pure con il centrodestra berlusconiano; 3) la Commissione parlamentare, «eccezionalmente
rappresentativa e autorevole», che ha avviato l’opera di engeneering istituzionale
Il compleanno dell’ex senatore
Franceschini brinda
ai 100 anni di Bersani:
«È un maestro»
Ha brindato al secolo di vita di «un maestro per
intere generazioni». Così Dario Franceschini ha
definito l’ex senatore Giovanni Bersani, che ieri ha
compiuto 100 anni. Il ministro per i Beni culturali è
andato a trovarlo a Bologna. Bersani, fondatore del
Cefa, ha ricevuto gli auguri di Napolitano e Renzi.
fu istituita già dall’esecutivo Letta e non è
pertanto figlia di questa fase politica, che
qualcuno vorrebbe sabotare; 4) superare il
bicameralismo perfetto non significa
compiere uno stravolgimento delle garanzie costituzionali, e non a caso si riconobbero «le incongruenze» di quel sistema fin dalla nascita della Carta.
Non basta. Nel punto politico tracciato
a bilancio di questa prima metà del 2014,
Napolitano ha rammentato anche la questione giustizia. Dossier delicatissimo,
perché politica e magistratura, come ha
detto in infinite occasioni, si sono per
vent’anni guardati come «mondi ostili»,
con paralizzanti risultati. Adesso, dopo
l’ultima sentenza su Berlusconi e dopo il
riconoscimento da lui indirizzato alle toghe, gli pare che possa essere ripreso un
confronto meno difficile e infido.
Un altro segnale da cogliere e del quale,
chissà, si è magari accennato in serata al
Quirinale, nel faccia a faccia concentrato
sui temi internazionali tra capo dello Stato
e Renzi. Ora, si sa che sulle riforme il premier intendeva finora praticare una politica dei due forni, distinguendo la trattativa per il nuovo Senato (da costruire soprattutto con Fi) da quella sulla legge elettorale (potenzialmente aperta ad altri
interlocutori). Ed è indicativo che Napolitano, nel discorso della mattinata, avesse
dato per piuttosto probabili «significative
modifiche» sull’Italicum. Un passaggio
pronunciato quasi en passant, che a qualcuno è parso un modo per suggerire una
profittevole duttilità nelle trattative incrociate in corso.
Marzio Breda
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
3
Primo Piano
italia: 51575551575557
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Il presidente più che censurare opinioni dovrebbe
garantirne l’espressione
Luigi Di Maio M5S
La storia
Al Senato La contromossa per rispettare i tempi ma (per ora) nessun contingentamento
Il dono
Nella «cerimonia
del Ventaglio»
viene donato un
ventaglio ai
presidenti della
Repubblica (a
fianco, foto
Fotogramma) e
delle Camere da
parte
dell’Associazione
stampa
parlamentare
Il gesto
Il primo ventaglio
fu regalato dai
giornalisti a
Giuseppe
Zanardelli, nel
luglio 1893,
all’epoca
presidente della
Camera, che
aveva
manifestato,
scherzando,
invidia per l’ uso
dei ventagli da
parte della stampa
per combattere il
caldo
La vittoria
Il ventaglio più
famoso fu quello
regalato a
Giuseppe Marcora
nel giugno 1912,
che traeva
ispirazione dalla
vittoria in Libia
Quella, dice contro ogni gioco
ad almanaccare sul calendario,
«è una valutazione che appartiene solo a me» e, sì, è legata
anche alla «sostenibilità» delle
sue forze, in un «pesante carico
di doveri e funzioni». Ieri intanto il Colle è tornato con una lettera a incalzare il Csm sui ritardi
nell’affidare gli incarichi.
Infine, ma in realtà in apertura del discorso, una disamina
Intervento equilibrato: il bicameralismo va superato e
non è un attacco alla democrazia
Lorenzo Dellai Per l’Italia
sulle crisi internazionali. Dall’Ucraina al Medio Oriente, dove
violenze e stragi richiedono che
anche l’Europa si mobiliti, Italia
in testa, che «si considera in
grado di concorrere con un sua
personalità» (finora solo Mogherini, indicazione tuttavia
contrastata) nella scelta di un alto rappresentante.
M.Br.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
E in Aula si va avanti a oltranza
Sedute di notte, anche la domenica
Da lunedì riprendono i lavori, ma i frondisti non arretrano
ROMA — Non la «tagliola», tanto temuta. E neppure prove d’intesa. Ma, in
ogni caso, per il secondo giorno consecutivo non c’è lo straccio di un voto: zero emendamenti «evasi», sui 7.850 presentati. L’unica votazione dell’Aula è sul
calendario dei lavori, stabilito (a maggioranza: contrari Lega, Sel e M5S) dalla
conferenza dei capigruppo del Senato.
Dalla settimana prossima, ma solo dopo l’esame di due decreti legge (competitività domani, cultura e turismo e
istruzione lunedì), si va ad oltranza: al
lavoro tutti i giorni, dalle 9.30 alle 24,
compresi sabato e domenica.
Diversi senatori protestano: «Viene
leso — dice Laura Bignami, ex cinquestelle — il diritto dei cattolici di andare
a messa». Altri si spingono oltre: «Il sabato è il giorno sacro degli ebrei, il venerdì dei musulmani...». Non sono le
uniche obiezioni o richieste di modifica
al calendario. C’è chi (sono principalmente i grillini a intervenire con proposte alternative) vorrebbe mettere nei temi da trattare la «Moby Prince, visto
che si parla della Concordia», chi «la sfiducia ad Alfano, Lorenzin, Guidi e Poletti», chi l’anticorruzione, chi vorrebbe
una «sospensione serale per andare a
cena», chi il referendum consultivo.
Uno zibaldone che il presidente Pietro
Grasso «riassume» in cinque proposte
di modifica, tutte bocciate in due minuti e mezzo. Lo scoglio, però, è ancora
tutto lì, e nessuno ha mosso un passo
per rimuoverlo. Certo, non c’è il contingentamento dei tempi. Non ancora almeno. E lo «spettro» delle vacanze saltate è ancora dietro l’angolo. Perché la
pausa estiva dal 9 agosto in poi, al momento, non è ancora stata fissata.
Il primo tentativo di mediazione,
nella capigruppo a cui ha partecipato
anche Maria Elena Boschi, va a vuoto.
Luigi Zanda, capogruppo dei senatori
Pd, ci era entrato con l’idea della rifor-
ma con «scadenza»: si fissa un giorno
per l’approvazione (l’8 agosto, appunto) e al massimo lo si aggiorna in corso
d’opera. Proposta un po’ drastica, che lo
stesso Zanda addolcisce. «Abbiamo
chiesto — spiega — che si prenda atto
che con 8 mila emendamenti non ce la
faremmo neppure a Natale. E abbiamo
proposto a Sel e agli altri partiti di ridurne il numero, mantenendo naturalmente le questioni sostanziali più importanti». Risposta? Picche.
Loredana De Petris, firmataria di
gran parte delle circa 6 mila «correzioni» dei vendoliani non arretra un millimetro. Anzi, la senatrice propone alla
Boschi di «aspettare la discussione sui
La messa
Protesta l’ex 5 Stelle
Laura Bignami: leso
il diritto dei cattolici
ad andare a messa
Almeno 80 ore di votazione
Per Grasso anche se
decadessero il 40% degli
emendamenti, ci vorrebbero
comunque 80 ore di votazioni
Il discorso di Vito
Petrocelli,
applaudito dal
M5S
IL COMMENTO
di Sergio Rizzo
nelle Idee&opinioni
decreti legge, riflettere un po’ e poi riparlarne». Ma il ministro è irremovibile: «Non se parla, si va avanti così. Vedrete che ce la faremo». È la linea del
governo, dettata dal premier Matteo
Renzi: «Da un lato chi con l’ostruzionismo prova a bloccare l’Italia e le riforme
chieste dalla maggioranza dei cittadini.
Dall’altro chi si occupa di creare posti di
lavoro e pensa alle famiglie, offrendo
una speranza per l’Italia di domani.
Avanti, senza paura».
A fare da «pontiere», così, tocca a
Grasso che conclude la capigruppo con
una sorta di appello. E lo dice, il presidente, premettendo «che questo è un
ruolo che non mi spetta. Ma i problemi
di cui stiamo parlando non si possono
risolvere qua dentro: anche se decadessero il 40% degli emendamenti, ci vorrebbero comunque 80 ore di votazioni».
E sarebbe un vero Vietnam, in un clima
quanto mai «avvelenato». Anche Paolo
Romani, Forza Italia, fa la «colomba»:
«Se stiamo discutendo di ampliare i
tempi di lavoro, vuol dire che qualcosa
non ha funzionato». Nel centrodestra
c’è un’idea diffusa. Che il nodo politico
stia nei rapporti tra Renzi e Sel: «Magari
ce l’hanno con lui, perché gli ha soffiato
buona parte dei parlamentari», sussurra un senatore. Ricostruzioni malevole,
forse. Ma lo stallo è ancora lì. Più vicino
al muro contro muro che all’intesa.
«Noi — dice Vito Petrocelli, cinquestelle — non dobbiamo andare in vacanza.
Possiamo star qui anche a Ferragosto».
E Gian Marco Centinaio, Lega Nord, rilancia: «Renzi non farà il selfie con l’approvazione e la data dell’otto agosto. Il
mio è un gruppo giovane, possiamo
stare in aula anche di notte. Ma tocca alla maggioranza garantire il numero legale...». Qualche giorno per affilare le
armi. Da lunedì, senza intesa politica,
sarà battaglia colpo su colpo.
Ernesto Menicucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Protagonisti e interpreti
Stefano Esposito (Pd)
Vincenzo D’Anna (Gal)
Paolo Arrigoni (Lega)
Carlo Giovanardi (Ncd)
Il guardiano del sì:
Il dissidente duro e puro: L’oppositore dialogante:
Il federalista intransigente:
se la battaglia si fa campale paura di restare a casa?
con l’ostruzionismo
per Renzi occasione storica
non devono fare la nanna Pigliatevela questa poltrona si fa solo il gioco del governo ma è solo un demagogo
«C
osa vogliamo dargli ancora, i petali di rosa?».
Come sanno i No Tav, il pd Stefano Esposito non è
uno che si tira indietro. Un irriducibile. A Palazzo Madama ha imbracciato il fucile e non ha intenzione di mollarlo. Anzi, è piuttosto innervosito dalla decisione di
allungare i tempi d’Aula «solo» fino a mezzanotte: «Se la
battaglia è campale, allora non gli si concede di andare a
dormire. Non devono fare la nanna. Bisogna stare qui
accampati h24 ». Insieme a Francesco Verducci e Pina Maturani ha
chiesto di lavorare, se
necessario, «anche a
Ferragosto». E invece
niente, soluzione morbida: «A questi non gli
si possono concedere
tutti i comfort. Il sonno,
il cibo. Così arrivano in
Aula belli tonici. Io l’ho
fatto l’ostruzionismo
Tenace Stefano
vero e si stava lì a comEsposito, senatore del
battere giorno e notte».
Pd, 45 anni, piemontese
Ce l’ha con il presidente
del Senato Pietro Grasso? «È cauto, eccessivamente cauto. Ma prima o poi dovrà prendere atto che la tagliola è necessaria». Altrimenti? «Altrimenti si media. Delle due l’una, o si media o si
combatte. Io sono pronto a lavorare anche la domenica
ma non mi si può chiedere di lottare con una mano legata dietro la schiena». La domenica c’è chi vuole andare a
messa: «Ma non ci prendano in giro, la messa c’è anche
alle sei del mattino».
«N
eanche Mussolini». Cosa? «Se lo ricorda il Patto
Gentiloni?». E che c’entra? «Beh, se va in porto la
riforma, Renzi avrebbe una concentrazione di potere mai
vista». Vincenzo D’Anna, vicepresidente del gruppo Gal,
vicino a Forza Italia, dissidente duro e puro, è scatenato.
Dentro e fuori dall’Aula. «Se la riforma l’avesse fatta il
Caimano, il peronista...». Berlusconi dice? «Eh, ci sarebbe stata la rivoluzione. La celere nelle strade». E invece
niente. «Ha sentito per
caso Crozza? Benigni?
Nanni Moretti? Il popolo verde, arancione,
viola? Niente, si sono
distratti». Forse perché
Renzi non fa così paura:
non pare un dittatore e
piace a molti: «Ma anche una bella donna se
ha il pugnale nella
giarrettiera può essere
pericolosa». Se è per
Critico Vincenzo D’Anna,
quello, anche senza
62 anni, nel Gal (Grandi
pugnale. Ma tornando a
autonomie e libertà)
Renzi. «Sta incidendo
nel corpo vivo della
nazione. Lancia messaggi massmediatici. Lavora con il
martello pneumatico quando servirebbe un cesello. Parla
a un popolo di orecchianti. Tra essere a digiuno ed essere
ignoranti, è meglio essere a digiuno». In che senso? «Voglio dire, non possiamo stare appresso agli umori di chi
governa». Dicono che avete paura di perdere la poltrona.
«Chi lo dice? Noi reprobi siamo pronti a dimetterci se
passa questa riforma. Pigliatevela questa poltrona».
«S
i va verso il grande patatrac». Carlo Giovanardi,
Nuovo centrodestra, si ferma a metà Transatlantico ed entra nel tunnel dei ricordi: «Io ero ministro ai
Rapporti con il Parlamento, ai tempi del governo Berlusconi, se lo ricorda?». Certo. «Ecco, la nostra riforma
costituzionale, che poi fu bocciata dalla Consulta, ebbe
bisogno di decine e decine di sedute. Passarono mesi su
mesi». E invece. «E invece qui il governo entra a gamba
tesa. Con interventi
invasivi e offensivi,
come quando esclude il
voto segreto». Però lei è
un oppositore dialogante. E non approva
l’ostruzionismo: «Certo,
sono contrario. Perché
altrimenti si fa il gioco
di Renzi: si butta tutto
all’aria e si va a votare».
E voi non volete andare
a votare: «Guardi, io
Dubbioso Carlo
non me ne vado votanGiovanardi, 64 anni,
do questa roba. A meno
modenese, dell’Udc
che cambi». E se cambia, con il Senato elettivo e con la nuova legge elettorale, potete rimanere. «È
sicuro? Le racconto un aneddoto. Era il luglio ‘93. Di fronte a 200 deputati e 100 senatori dc, all’assemblea costituente del Partito popolare all’Eur, Mino Martinazzoli ci
disse solennemente: “Prima viene approvata la legge
elettorale e più tardi andrete a votare”». Risultato? «Ad
agosto l’approvammo e a gennaio le Camere furono sciolte».
«R
enzi è il massimo artefice del populismo in
Italia». Eppure Roberto Calderoli prova a mediare da tempo con lui. «Certo. Noi non facciamo
ostruzionismo e se cambiasse idea siamo pronti a
votare». Paolo Arrigoni, federalista a oltranza, è un
senatore della Lega, uno dei più ragionevoli e pronti a
cambiare. Ma c’è un limite a tutto: «È difficile proseguire se la maggioranza si indurisce, come ha fatto
ora». E se arrivasse la
tagliola? «A quel punto sarebbe battaglia
vera. Ma noi siamo
propositivi, è il governo che non dà risposte. Abbiamo presentato 80 emendamenti,
tutti nel merito». E
cosa ritenete indispensabile per dare il
vostro via libera? «È
imprescindibile la
Aperturista Paolo
questione dell’elezioArrigoni, 50 anni,
ne diretta dei senatori.
lombardo, della Lega
E anche la riduzione
dei deputati». Difficile
che si raggiunga una mediazione su questa. «Male,
perché se dicesse di sì su questi punti, Renzi otterrebbe una maggioranza straqualificata e rimarrebbe nella
storia. Ma non lo farà perché è il re dei populisti». Più
di Grillo? «Sicuro. È un demagogo. E poi non abbiamo
nulla da imparare dal Pd sulle riforme. Le abbiamo
proposte noi all’epoca, con la devoluzione. E loro erano ferocemente contro».
Al. T.
Al. T.
Al. T.
Al. T.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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4
Primo Piano
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Il Parlamento Le scelte
Incontro con le due tenniste a Palazzo Chigi
Renzi e il braccio di ferro
«Provano a ricattarci
ma oggi hanno perso»
Il premier: l’ostruzionismo è uno spot per noi
L’agenda
I lavori del Senato
e la pausa estiva
A Palazzo Madama si
rischia l’ingorgo perché,
oltre al dibattito sulle
riforme, ci sono quattro
decreti in scadenza. Il
presidente Pietro
Grasso si è detto pronto
a far proseguire i lavori
dell’Aula anche fino a
Ferragosto. Con
migliaia di
emendamenti al testo il
calendario dei lavori è
stato riformulato: da
lunedì 28 discussione
dalle 9 alle 24, anche
nei fine settimana
Legge di Stabilità
per Ferragosto
Il premier Matteo Renzi
ha chiesto di accelerare
sulla legge di Stabilità
del 2015: vorrebbe che
fosse pronta in anticipo
rispetto agli altri anni,
«per Ferragosto». Il
presidente del Consiglio
conferma il
consolidamento del
bonus di 80 euro in
busta paga e punta ad
un allentamento del
patto di Stabilità che
permetta ai Comuni di
investire le risorse che
hanno in cassa
In Parlamento
l’esame dei decreti
In Parlamento sono
arrivati altri due
provvedimenti varati
dal governo Renzi: si
tratta del decreto di
riforma della Pubblica
amministrazione
(quello che contiene la
cosiddetta «staffetta
generazionale») e del
decreto Competitività
(misure a favore delle
imprese). Per entrambi
è iniziato l’iter di
conversione in legge:
c’è tempo fino al 23
agosto
Sfida sulle nomine
nell’Unione europea
Dopo il nulla di fatto al
vertice straordinario
dell’Ue del 16 luglio a
Bruxelles, i capi di Stato
e di governo dell’Unione
si ritroveranno il 30
agosto per affrontare di
nuovo il nodo delle
nomine. In particolare il
braccio di ferro riguarda
l’Alto rappresentante
per la politica estera.
Per Renzi resta
candidata per
quell’incarico il ministro
degli Esteri Federica
Mogherini
ROMA — «Oggi hanno tentato di ricattarci. Hanno cercato
la prova di forza. E hanno perso. Questa è la realtà dei fatti»:
a sera Matteo Renzi fa il punto
della situazione, dopo che nell’aula di palazzo Madama è
passato il nuovo calendario dei
lavori, che costringerà i senatori a impegnarsi giorno e notte.
C’è però un’accusa che gli è
stata rivolta più volte in questi
giorni, che il premier non riesce proprio a mandare giù:
«Parlano di autoritarismo! Non
sanno quello che dicono. Io sono sempre pronto alle mediazioni. Ma ne ho fatte anche
troppe: sui sindaci, sul titolo V
della Costituzione...». Quindi,
inseguendo il filo di un ragionamento ad alta voce: «Se io
medio ancora, poi come farò a
non mediare sulla legge sul lavoro, sulla giustizia, sul fisco?
Io non chiedo la ghigliottina,
ma la riforma costituzionale
non si fa sulla base del ricatto.
Quindi, pronti a discutere di
tutto nel merito, ma non ad assecondare la dittatura di una
minoranza. Questi, tra l’altro,
non vogliono discutere: hanno
presentato ottomila emendamenti!».
Anche se poi tutte quelle
proposte di modifiche del disegno di legge di riforma, Renzi
ne è convinto, «sono un gigantesco regalo e uno spot per noi.
Proprio non capiscono che
ogni giorno di ostruzionismo
in più è un ulteriore iniezione
di consenso nel Paese per il go-
L’analisi
verno». Non a caso, ieri il presidente del Consiglio ha coniato
su Twitter l’hashtag #mentreloro, a sottolineare la distanza
tra l’azione del governo e il
«Palazzo». E infatti il premier
c i n g u e t ta co s ì s u l s o c i a l
network: «Mentre loro fanno
ostruzionismo per provare a
bloccare il cambiamento, noi ci
occupiamo di trovare posti di
lavoro». Che i senatori, invece,
rischiano di perdere dopo la riforma targata Renzi. Ed è per
questo motivo che, secondo il
premier, si stanno dando un
gran da fare nell’aula di palazzo
Madama.
Ma non ci sono solo le pressioni degli ostruzionisti: ieri c’è
stato anche il tentativo dei falchi di Forza Italia di proporre,
sul caso Galan, una sorta di «do
ut des» con le riforme. Tentativo che, però, è stato subito
stoppato dal Partito democratico. «Nemmeno in questa occasione cediamo ai ricatti», è stata la parola d’ordine del presidente del Consiglio. Comunque,
nonostante
l’ostruzionismo, l’inquilino di
palazzo Chigi è ancora fiducioso sul percorso del ddl. Forse
conta anche di prendere per
sfinimento i suoi «avversari»,
che saranno costretti a stare in
Senato anche sabato e domenica: «Lavoreremo fino all’ultimo
giorno utile, senza farci impaurire dall’ostruzionismo». Il che
significa che palazzo Madama
potrebbe restare aperto anche
un’altra settimana perché stan-
Errani e Vinci,
una racchetta
«per Matteo»
do a chi nel Pd si intende di lavori parlamentari, «c’è il rischio di arrivare alla vigilia di
ferragosto». A meno che lunedì
o martedì prossimi non si capisca che le resistenze dei «frenatori» si stanno infiacchendo.
Mentre è impegnato in questo braccio di ferro con gli
ostruzionisti al presidente del
Consiglio però non sfugge che
anche tra gli esponenti renziani
c’è qualche perplessità. Si
prenda, per esempio, l’appello
di Roberto Giachetti allo stesso
«Potrei dire che dobbiamo avere anche in Parlamento lo stesso spirito di squadra...». Così
il premier Matteo Renzi ha raccontato l’incontro con le tenniste Sara Errani e Roberta
Vinci, vincitrici nel doppio a Wimbledon. Le due campionesse — che hanno regalato al
premier una racchetta con dedica «al nostro presidente Matteo» — erano accompagnate
dal presidente del Coni Giovanni Malagò e da quello della Federtennis, Angelo Binaghi.
«Uno dei nostri segreti — ha commentato Sara Errani al termine dell’incontro — è
l’amicizia» (Ansa)
premier. Il vice presidente della
Camera chiede a Renzi di andare a votare, perché, a suo giudizio, «questo Parlamento non è
in grado di fare le riforme». Però l’inquilino di palazzo Chigi
continua a tener fede alla sua
«agenda di legislatura, che
punta al 2018», quindi va avanti con il «programma dei mille
giorni», convinto di potercela
fare e di riuscire a raggiungere i
suoi obiettivi. Perciò gli hanno
fatto particolare piacere le dichiarazioni di Giorgio Napoli-
tano sulle riforme e sulle scelte
italiane per l’Alto rappresentante per la politica estera della
Ue. Con il capo dello Stato, ieri
pomeriggio, Renzi ha avuto un
incontro per discutere di Medio Oriente e di Ucraina. Due
dossier che il premier sta seguendo con Federica Mogherini. E di crisi mediorientale il
presidente del Consiglio ha
parlato anche con Al Sisi, nel
corso di un colloquio telefonico.
Renzi appare preoccupato
per il mancato ruolo dell’Unione europea in queste vicende:
«La stampa internazionale — è
la sua riflessione — ha preso di
mira Germania e Francia, a riprova che il problema non è
l’Italia, ma l’Europa». «Ecco
perché — osserva ancora il
premier, riferendosi al fallito
vertice di Bruxelles — dotarsi
di una squadra da subito operativa sarebbe stata la soluzione giusta da prendere».
Maria Teresa Meli
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Boschi ha ricordato la frase: «In politica le bugie non servono». Ma qualcuna la diceva anche lui
Il ministro e la citazione di Fanfani
il dc che piaceva tanto a sinistra
di PAOLO FRANCHI
La citazione non è particolarmente affascinante, «in politica le bugie non servono» è una banalità. Amintore Fanfani, che
amava autocitarsi in terza persona («come
l’allora segretario politico ebbe a dire» … )
ne avrebbe scelta di sicuro una più intrigante. Magari sul tipo del «Non ho più
francobolli» che nei primi anni Settanta fu
a lungo il tormentone di Alto gradimento,
il programma radiofonico cult di Renzo
Arbore e Gianni Boncompagni. Ma ascoltare il suo nome che irrompe di nuovo a
Palazzo Madama, e sentirlo rappresentare
da Maria Elena Boschi come «un grande
statista, un grande presidente di questa assemblea, un punto di riferimento per tante
donne e uomini della mia terra, compreso
mio padre» colpisce ugualmente. Anche
perché la terra di cui parla la Boschi non è
solo la provincia di Arezzo, di cui è originaria come Fanfani (lei di Montevarchi, lui
di Pieve Santo Stefano) ma, più in generale, la Toscana. E insomma la citazione, anche se certo il ministro non la avrà concordata con il presidente del Consiglio, porta
dritto dalle parti di Renzi. Che Fanfani però, almeno sin qui, si è ben guardato dal
nominarlo. Nonostante svariati cronisti e
commentatori, compreso, su Formiche,
Massimo Bordin, il parallelo lo abbiano
tracciato: tutti e due segretari del partito di
maggioranza e presidenti del Consiglio nel
medesimo tempo, tutti e due decisionisti
e, naturalmente, tutti e due nutriti di
esprit toscano, anzi, toscanissimo.
Ad averne voglia, si potrebbe anche discutere sulle analogie tra i due personaggi.
Comunque la si pensi in proposito, però, è
il caso di segnalare che il raffronto è di
quelli scottanti. Specie per la sinistra, o almeno per una sinistra che serbasse qualche memoria di sé. Perché è vero, il referendum sul divorzio del 1974 ha consegnato l’immagine di un Fanfani vanamente impegnato in un disperato tentativo di
rivincita dell’Italia profonda sul Sessantotto e sulla società radicale. Di un Fanfani di
destra, insomma, una specie di De Gaulle
nostrano, ma piccoletto (lui preferiva definirsi brevilineo, e dei brevilinei, Napoleone in testa, decantava le virtù) e, soprattutto, integralista. Ma nei Cinquanta, nei
In Aula
Nella foto, Amintore
Fanfani pronuncia in
Senato il discorso
conclusivo del suo
quarto governo. È il
28 aprile del 1983,
Fanfani ha ricoperto
per cinque volte
l’incarico di
premier. Due giorni
fa il ministro delle
Riforme Maria
Elena Boschi ha
citato il leader dc: «In
politica le bugie non
servono»
(foto Ap)
Sessanta e nel primo scorcio dei Settanta
le cose erano state molto meno chiare. In
politica estera (alla Farnesina i suoi discepoli erano noti come i mau mau) e ancor
più in politica interna. I modi dell’ex «professorino» sodale di Giuseppe Dossetti
non erano commendevoli. Nel 1954, per
esempio, lanciato alla conquista della Dc
post degasperiana, non mancò di giocare
spregiudicatamente sul coinvolgimento di
Piero Piccioni (in seguito scagionato) nell’affaire Montesi, per liquidare il padre, Attilio, e con lui tutta la generazione dei vecchi popolari. E probabilmente ispirò, nell’incandescente estate del 1964, l’inquietante editoriale del Tempo in cui l’altro
«cavallo di razza» democristiano, Aldo
Chi è
La carriera
Nato in provincia
di Arezzo nel
1908, Amintore
Fanfani è stato
uno dei più noti e
longevi leader
della Democrazia
cristiana. All’inizio
della sua carriera
politica fu ministro
del Lavoro,
dell’Agricoltura e
degli Interni con
De Gasperi, è
stato due volte
ministro degli
Esteri, segretario
della Dc. È stato
presidente del
Consiglio per
cinque volte in un
arco di tempo dal
1954 al 1987
In Senato
Ha presieduto
l’aula del Senato
per tre volte: dal
1968 al 1973, dal
1976 al 1982 e
dal 1985 al 1987.
Nel ‘72 fu
nominato
senatore a vita dal
presidente della
Repubblica
Giovanni Leone
Moro, il presidente del Consiglio tenuto
sotto tiro dal capo dello Stato Antonio Segni e dal generale Giovanni De Lorenzo,
era descritto come «un piccolo Visir cupo,
funereo», che procede «con la tecnica scivolosa e molle di una piovra». Ma la sua Dc
organizzata a ricalco del modello comunista, interventista in economia, votata all’occupazione del potere su scala di massa,
mirabilmente incarnata nella Rai di Ettore
Bernabei, fu protagonista di una rivoluzione dall’alto che cambiò il Paese. E il suo
governo delle «convergenze parallele»,
dopo l’avventura di Fernando Tambroni,
produsse riforme molto più «di sinistra»
del cosiddetto centrosinistra «organico»
degli anni successivi: dalla nazionalizzazione dell’energia elettrica alla scuola media unica. Agli occhi della destra, se non
era un «comunistello di sacrestia», poco ci
mancava.
Tutto questo, e molto altro ancora, ha
qualcosa da spartire anche con il fatto che,
quando nel 1964 si trattò di scegliere per il
Quirinale tra Giuseppe Saragat e Fanfani,
la segreteria del Pci si spaccò in due, quattro contro quattro, con Pietro Ingrao
schierato dalla parte del secondo: decisivo
risultò, alla fine, il voto del segretario Luigi
Longo. Sette anni dopo, Fanfani provò ancora a ottenere il consenso dei comunisti,
e trovò non solo a Mosca, ma pure a Botteghe Oscure, orecchie ricettive. Per toglierlo di mezzo, partì anche una campagna di
massa contro il «fanfascismo», promossa
da Lotta Continua e sostenuta dal Manifesto. Ad annullare la scheda scrivendoci su
«Nano maledetto, non sarai mai eletto» fu
però un deputato della destra, non Luigi
Pintor, come pure si favoleggiò.
Sorge un dubbio. Forse la Boschi non
aveva idea del ginepraio in cui si stava cacciando: oltre tutto, le bugie Fanfani le diceva, eccome. Fortunatamente per lei, le parole della politica si sono fatte volatili.
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Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
5
Il Parlamento Le scelte
Dialogo con Forza Italia, Ncd si spacca
E Alfano frena: non vedrò Berlusconi
Nuovo centrodestra a rischio scissione. I berlusconiani al contrattacco
ni — che insieme a Beatrice
Lorenzin, Gaetano Quagliariello e Fabrizio Cicchitto guida la corrente di chi si oppone
a un ritorno dall’ex Cavaliere
— chiama il titolare del Viminale. È critico sia per le voci
del pranzo imminente, sia per
le parole della De Girolamo.
Che, però, viene difesa a spada tratta da Maurizio Lupi
(privatamente) e da Barbara
Saltamartini (pubblicamente).
Roberto Formigoni, che sta
coi primi, invia di buon matti-
no un tweet che sa di benservito diretto alla De Girolamo.
«Se qualche ex-ministra vuole
andare in Forza Italia può farlo subito, non c’è bisogno di
alcun Congresso. Buon viaggio». Ed Enrico Costa, sulla
stessa falsariga, scrive una lettera a tutti i deputati del gruppo per contestare la posizione
della capogruppo, che dalla
sua rivendica il sostegno di
«pezzi significativi del partito
che stanno sul territorio».
Prima del tramonto, quella
che doveva essere la ricompo-
sizione da una vecchia scissione rischia di trasformarsi
in una nuova, di scissione. Il
«gruppo De Girolamo», se
non si procede sulla strada del
centrodestra unito, è pronto a
tornare in Forza Italia. E invece gli altri, se questo succede,
sono pronti alle barricate. Ad
Alfano non rimane che suonare il gong. «L’assoluzione di Berlusconi
non ci riunirà a Forza Italia». E ancora:
«Incontro con Berlusconi? Vediamo pri-
ma come si comporta FI sulla
legge elettorale».
Neanche il tempo di far finire il verbo alfaniano sulle
agenzie di stampa che, da Palazzo Grazioli, i berlusconiani
reagiscono. «Questi del partito di Alfano sono invidiosi di
Sul settimanale Oggi
Il leader
commosso
per il verdetto
«Mi sono commosso. Si è verificato quello che
speravo: che i giudici riuscissero a individuare,
nonostante le tante favole dei media, la verità dei
fatti». Il settimanale Oggi è in edicola con
un’intervista esclusiva a Silvio Berlusconi e Francesca
Pascale dopo l’assoluzione in Appello al processo
Ruby. La fidanzata dell’ex premier ha dichiarato al
settimanale: «Abbiamo vissuto dei mesi difficili. Ora
ritorna la serenità. Questa sentenza conferma la
credibilità della magistratura e della giustizia».
sono quelle dell’intervista
doppia rilasciata (al settimanale Oggi) insieme alla fidanzata Francesca Pascale, all’indomani di una sentenza che
lo ha «profondamente commosso». «Abbiamo un Pd al
38 per cento, Grillo al 23 e il
centrodestra, frammentato, al
30», è la premessa. «Ecco perché», aggiunge, «occorre ricostruire l’unità del centrodestra e far sì che i moderati, che
sono la maggioranza nel Paese, acquistino consapevolezza
Tensione
Schifani furioso contro
il ministro dell’Interno
E Formigoni invita De
Girolamo ad andarsene
e si trasformino in una maggioranza politica organizzata». Morale? «Noi stiamo tentando di farlo con le nostre
“Comunità azzurre”».
E mentre la fidanzata Francesca loda «la credibilità della
magistratura» a suo dire confermata dalla «sentenza» di
venerdì, l’ex premier torna a
parlare di Renzi. «Ha la fortuna dalla sua. E questa è una
grande qualità per un politico».
Tommaso Labate
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I volti
ROMA — «Il progetto di ricomposizione del centrodestra va avanti. Ma dico io, che
cosa bisogna fare con questi
qua?». A metà pomeriggio,
quando i suoi uomini gli portano i lanci d’agenzia sullo
psicodramma che sta andando in scena dentro il Nuovo
Centrodestra, Silvio Berlusconi scuote la testa. Aveva ed ha
ancora in testa una rapida
marcia verso la ricomposizione dei moderati. E invece la
sua accelerazione — al momento — provoca una guerra
fratricida all’interno del partito di Angelino Alfano.
Sul tavolo dei due leader,
ieri mattina, c’è l’ipotesi di organizzare un summit già in
questa settimana. E ci sono
anche le parole affidate ieri al
Corriere da Nunzia De Girolamo, capogruppo ncd alla Camera, che auspica un «congresso entro l’anno» che porti
a una «federazione» o, nella
migliore delle ipotesi, alla rifondazione di «un partito unico».
Apriti cielo. Renato Schifa-
Scelta Civica. Vogliono battere
il record del mondo dei montiani nella categoria “scissioni
dell’atomo”», scandisce Giovanni Toti. Che aggiunge:
«Ovviamente noi non abbiamo fretta di riunirci ad Alfano. Saliamo nei sondaggi
mentre lui scende. Per cui,
faccia pure con tutta calma...».
Di calma, invece, ce n’è pochissima al summit del Nuovo Centrodestra che Alfano
convoca per la serata. «Io suggerirei di non fidarci di Berlusconi. Dobbiamo essere duri
con Renzi», apre le danze
Schifani. La Lorenzin aveva
già detto la sua a SkyTg24: «Il
dibattito di questi giorni ha
un sapore di accelerazione di
cui non capisco i motivi e le
ragioni». E così, per la seconda volta in poche ore, il ministro dell’Interno è costretto a
chiamare un time out: «Chiarisco che qua dentro il presidente sono io. Rallentiamo
pure con Berlusconi, vediamo
che cosa succede prima con
l’Italicum. Comunque sia, ve
lo dico. Noi siamo alternativi
sia a Renzi che alla sinistra».
L’ex Cavaliere, intanto, tace.
In una giornata di luci e ombre — l’amarezza per il voto
su Giancarlo Galan da un lato
e la gioia per le parole di Giorgio Napolitano sulla giustizia
dall’altro — le uniche tracce
3
1
L’appuntamento
Nel parterre c’erano le parlamentari azzurre, a cominciare da Stefania Prestigiacomo e Mara Carfagna (1),
ieri alla presentazione del libro della collega di FI Michaela Biancofiore Il cuore oltre gli ostacoli (Mondadori),
nella foto con il carlino Puggy (2). Al ristorante Open Colonna dove si è svolto l’evento, a Roma, anche , l’ex
ministro degli Esteri Franco Frattini (3) e la deputata azzurra Gabriella Giammanco (4). Presenti anche l’ex
ministro Mariastella Gelmini e il presidente della Lazio Claudio Lotito (Eidon, Ansa)
2
4
M5S «È qui per installare delle app», fa sapere lo staff. Ma la presenza potrebbe essere legata al caso della contestata piattaforma informatica per i parlamentari
Debutto a Montecitorio per Casaleggio (figlio). Polemica e giallo
ROMA — A un certo punto
si sparge la voce: «C’è Casaleggio alla Camera». Ah, era
previsto per settembre, ha
anticipato? «No, non Gianroberto, Davide». E così, per la
prima volta, il figlio del guru
dei 5 Stelle fa la sua apparizione alla Camera. Lo staff
minimizza e si trincera subito
dietro un no comment. Poi fa
trapelare la sua versione: «È
venuto solo ad aiutare i tecnici dei computer a installare
delle app nei nostri server».
Non è la prima volta che
Davide Casaleggio fa la sua
apparizione pubblica. A maggio, il giovane è stato visto al
fianco di Beppe Grillo e Claudio Messora a Bruxelles, nel
vertice internazionale dove si
decidevano le alleanze. Una
presenza che non era passata
inosservata e che poi è stata
attribuita a una sorta di supplenza causata dai guai di salute del padre. Ma in molti
avevano parlato di un ruolo
crescente di Davide, che lavora nella Casaleggio Associati
da anni, all’interno del Movimento. Tanto da suscitare
ironie e battutine tra gli avversari: «È il Trota dei 5 Stelle» (riferimento a Renzo Bossi).
La visita di ieri, nonostante
le smentite, fa crescere i sospetti su un suo ruolo nel
Movimento. Ma c’è un’altra
spiegazione. Più scottante.
Perché ieri è scoppiato un caso che covava da giorni tra i
parlamentari a 5 Stelle e che
riguarda Massimo Artini. Il
deputato toscano era stato incaricato sin dall’inizio di lavorare alla piattaforma informatica che doveva essere dedicata ai parlamentari a 5
Stelle. Lavoro delicato, fatto
d’intesa con Casaleggio. E che
ha portato alla creazione, oltre al blog di Grillo, del portale Lex (rivolto anche ai militanti, per intervenire sulle
proposte di legge) e di uno
Insieme
Davide
Casaleggio (a
destra) con il
padre
Gianroberto
in auto al termine di una
riunione a
Milano con i
deputati del
M5S eletti in
Europa
(Fotogramma)
specifico dei parlamentari.
Bene, raggiunto il risultato
(non per tutti soddisfacente,
anche perché i nuovi sistemi
sono rimasti agganciati al
server della Casaleggio associati), Artini avrebbe creato
un sistema parallelo. Una
piattaforma dedicata alla Difesa, con una pagina inserita
nel blog di Grillo che conduceva direttamente a un server
di sua proprietà. Chi votava
un sondaggio sul blog di
Grillo, usando le sue password, finiva sul server di Artini. Questa l’accusa, tutta da
provare. Potrebbe trattarsi
solo di un equivoco tecnico.
Così come sono da provare
tutte le illazioni e le fantasie
galoppanti tra alcuni deputa-
ti, che parlano di furti di password, immaginano complotti, infiltrazioni dei servizi
e fiancheggiamenti renziani.
Da provare anche che Casaleggio junior sia venuto per
sciogliere i dubbi su questa
vicenda. Su Facebook erano
in parecchi a segnalare problemi sul sondaggio: «C’è
una falla nell’autenticazione
del sito — scrive Maurizio
Manca — Siccome il dominio
Il ruolo di Artini
E per il suo ruolo tecnico
finisce nel mirino
il deputato Artini, che
si difende: solo falsità
è registrato a tuo nome mi rivolgo a te. I membri del nostro meetup che ci hanno
contattato hanno paura di un
caso di phishing».
Artini smentisce tutto e si
arrabbia: «Solo stupidaggini.
Se ci fosse qualcosa di illecito
o di illegale lunedì non
avremmo pubblicato i dati
del sondaggio sulla rappresentanza militare».
Questioni interne a parte,
resta il posizionamento
esterno. Luigi Di Maio, dopo
l’altalena dei giorni scorsi, rilancia il dialogo: «Aspettiamo
fatti dal Pd. siamo disponibili
ad altri tavoli ma aspettiamo
fatti concreti».
Alessandro Trocino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Primo Piano
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
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Politica e giustizia Il caso
Sì all’arresto, il voto segreto non salva Galan
Favorevole anche la Lega, sconfitti FI e Ncd. La telefonata di solidarietà di Berlusconi
La Nota
di Massimo Franco
Un gioco al rialzo
che rende incerto
l’esito delle riforme
I
l problema non è più tanto l’ostruzionismo, ma chi la spunterà tra Matteo Renzi e i suoi avversari; e se per caso perderà il Paese. Dal modo in cui il presidente
del Consiglio reagisce, si indovina la
voglia di continuare sulla strada del muro contro muro; e di presentare quanti allungano i
tempi della discussione sulla riforma del Senato
come difensori dello status quo e del proprio
scranno. La decisione di imporre da lunedì sedute dalle nove del mattino a mezzanotte per
smaltire circa ottomila emendamenti e arrivare
all’approvazione prima della pausa estiva, conferma il gioco al rialzo. E lascia intravedere uno
scontro strisciante con il presidente del Senato,
Pietro Grasso, accusato larvatamente di non sostenere abbastanza le ragioni del governo.
Ma, a meno di un accordo improvviso o della
capitolazione di uno dei contendenti, la possibilità di avere il primo «sì» entro l’8 agosto è comunque remota. Anche contingentando gli interventi, sarà difficile rispettare quel termine.
La tensione sale, e la fretta del governo viene
percepita dagli oppositori come un tentativo di
compiere forzature ai confini della Costituzione. Le parole con le quali ieri mattina Giorgio
Napolitano ha appoggiato lo sforzo
di Palazzo Chigi riflettono il momento di difficoltà del
Napolitano offre governo; e appaiono come una spinta
una sponda
a trovare una meal governo
diazione.
Chiedendo alle
ma con parole
opposizioni di
allarmate
cambiare linguaggio e atteggiamento in Parlamento, il
capo dello Stato evoca il pericolo che «si miri a
un nuovo nulla di fatto». Napolitano sembra temere non solo un allungamento dei tempi, ma
addirittura «il naufragio delle riforme». C’è solo
da chiedersi se l’offensiva di Renzi piegherà gli
avversari o no. L’impressione è che il premier
voglia procedere avendo come interlocutori
non tanto le opposizioni, sia nel Pd, sia nel M5S
e nel Sel, quanto l’opinione pubblica; e che voglia sfruttare la propria popolarità per contrapporre il governo a quello che viene definito il
«partito dei frenatori».
«Mentre “loro” fanno ostruzionismo per provare a bloccare il cambiamento, noi ci occupiamo di posti di lavoro», ha scritto ieri Renzi. Alludeva agli accordi di sviluppo per 1,4 miliardi
di euro, firmati ieri: «Un messaggio concreto di
investimento sul futuro del Paese»; e un modo
per scansare la critica di fare poco per l’economia. Il suo punto debole rimane quello. E i suoi
alleati-avversari di Forza Italia, docili sulle riforme istituzionali, non smettono invece di
punzecchiarlo su questo fronte. L’invito ad «abbassare le penne» che arriva dal vicepresidente
del Senato, Maurizio Gasparri, è un segnale.
Renzi, è la sua tesi, «cerca di alzare la voce per
coprire il fallimento del suo governo sul piano
economico e la palese inesperienza di qualche
ministro». Ma «il piglio sbrigativo non va bene». Renato Brunetta, capogruppo di FI alla Camera, insiste: «Ogni giorno si aggiunge una riga alla lista delle voci che portano alla manovra
d’autunno». Insomma, i malumori verso il premier sono trasversali. Non significa che prevarranno, ma possono intralciare seriamente le riforme. Il Sel ora chiede di incontrare Napolitano, che ieri sera ha ricevuto anche Renzi. Forse
significa che qualcosa si muove: il Sel ha presentato migliaia di emendamenti. Chiedere una
mediazione al Quirinale, tuttavia, conferma
quanto sia aspro lo scontro.
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© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — Nemmeno il voto
segreto ha attutito la sconfitta.
Montecitorio ieri ha deciso di
mandare in carcere Giancarlo
Galan con una maggioranza
che non ha lasciato margini ai
dubbi: 395 voti favorevoli,138
contrari, 2 astenuti (Roberto
Capelli di Centro democratico
e Angelo D’Agostino di Scelta
civica). Alle due e mezzo di ieri pomeriggio l’ex ministro dei
Beni culturali ed ex governatore del Veneto di Forza Italia
aveva perso la speranza di libertà. L’ultimo residuo, poi, è
stato spazzato via in serata
quando, a casa, gli è stato notificato il provvedimento di
custodia cautelare.
E dire che al mattino c’era
stato un ultimo tentativo per
cercare di rinviare a fine agosto questo voto per l’arresto di
Galan chiesto dalla Procura di
Venezia per l’inchiesta sulla
costruzione del Mose. Era stato Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia, a tentare l’ultima carta in una riunione dei
capigruppo. Ma lì non si era
raggiunta l’unanimità e la posizione del Pd non faceva presagire nulla di buono per Galan per il voto dell’Aula. La Camera, infatti, ha votato per respingere la richiesta di rinvio
con una determinazione che
farà dire a Deborah Bergamini,
Forza Italia: «Non esiste un tribunale in democrazia che condanna senza riconoscere il diritto della persona coinvolta a
difendersi in prima persona».
Galan era ancora ricoverato
in ospedale durante il voto in
Aula. In più di una lettera aveva
chiesto alla presidente della
Camera Laura Boldrini il rinvio
del voto così da essere presente
in Aula a Montecitorio e potersi difendere. Senza successo.
La maggior parte dei deputati nel dibattito dell’Aula di
ieri sono stati ancora più determinati nel respingere la richiesta di rinvio, Sofia Amodio del Pd per prima, sostenendo che «Galan ha già avuto
la possibilità di sostenere la
sua difesa davanti alla Giunta
per le autorizzazioni a procedere».
A sostegno dell’ex ministro
si sono spesi tutti i deputati
del gruppo Forza Italia, che
considerano il voto di oggi
una «barbarie», ma anche
quelli di Ncd, mentre la Lega è
stata decisa nel voler dichiara-
Il verdetto Il tabellone della Camera dopo la votazione sull’autorizzazione
all’arresto del deputato di FI Giancarlo Galan: 395 favorevoli e 138 contrari (Liverani)
I colleghi I deputati di FI ritratti durante il voto su Galan. In alto, da sinistra: Carfagna,
Gelmini, Fontana, Brunetta. In basso: Ravetto, Calabria, Biancofiore, Santelli
(Ansa)
La vicenda
L’ex governatore
e l’inchiesta sul Mose
1
Giancarlo Galan, deputato
di FI, ex governatore del
Veneto, è indagato per
corruzione nell’inchiesta
sul Mose, il meccanismo
anti marea di Venezia
sulla cui realizzazione,
avviata nel 2003, sarebbe
proliferato un sistema di
tangenti (basato su false
fatture) che avrebbe
coinvolto politici, manager
pubblici e imprenditori
Le accuse di corruzione
per i benefit milionari
2
Secondo i pm di Venezia
Galan avrebbe ricevuto
uno «stipendio» di circa
un milione di euro
all’anno (dal 2005
al 2011) dal Consorzio
Venezia Nuova
presieduto da Giovanni
Mazzacurati per favorire
i lavori. Tra i vari benefit,
anche il restauro gratis di
una villa sui colli Euganei
Il voto dell’Aula
e lo stop al rinvio
3
I pm chiedono l’arresto di
Galan. La Giunta per le
autorizzazioni della
Camera dà l’ok. Il
deputato, ricoverato per
una tromboflebite, chiede
che l’Aula dia il verdetto
finale dopo il 20 agosto.
La presidente Boldrini
concede due rinvii, poi
dice basta. Ieri il verdetto
Alessandra Arachi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le accuse dei pm di Napoli: agevolò la camorra
E dopo 3 anni
Papa (ex Pdl)
torna in cella
MILANO — Era stato arrestato
già nel 2011, ai tempi
dell’inchiesta sulla P4. A tre anni
di distanza, ritorna in carcere l’ex
deputato del Pdl
Alfonso Papa, ex pm a Napoli.
Stavolta l’accusa è di
concussione aggravata dall’avere
agito per agevolare un
L’analisi L’evoluzione dell’articolo 68
Dall’immunità totale
alla galera per tutti:
il trionfo dell’ipocrisia
di PIERLUIGI BATTISTA
D
re il suo favore all’arresto,
concordando con il voto che la
giunta di Montecitorio aveva
g i à d a to a m a g g i o r a n z a
schiacciante.
Anche Fratelli d’Italia non
ha sostenuto Galan. «Non abbiamo riscontrato il fumus
persecutionis», ha dichiarato
infatti il capogruppo Fabio
Rampelli. E ha spiegato: «Abbiamo ritenuto che non vi dovesse essere differenza di trattamento fra lui e gli altri imputati dell’inchiesta».
Scontato il voto di Sel e del
M5S. I deputati del Movimento 5 stelle, dopo, hanno anche
voluto sollecitare le dimissioni di Galan dalla presidenza
della commissione Cultura di
Montecitorio, mentre Andrea
Marcucci, l’omologo di Galan
alla commissione del Senato,
non ha esitato ad esprimere la
sua solidarietà umana, dicendo: «Spero che riesca a dimostrare in tempi celeri la sua innocenza nel processo».
Tante le attestazioni arrivate
da Forza Italia, a cominciare
dal leader Silvio Berlusconi
(che ha telefonato all’ex governatore veneto): «Sono profondamente addolorato per il
voto parlamentare che ha dato
il via libera all’arresto di Galan». Quindi Stefania Prestigiacomo: «Altro capitolo buio
per la storia della nostra Repubblica, l’ennesima sentenza
politica sollevata per lo più in
assenza dell’interessato». E
Gianfranco Rotondi: «Aboliamo del tutto questo moncherino di immunità che espone
solo i deputati malcapitati a
pubblicità ed umiliazioni».
Anche il leader di Ncd Angelino Alfano ha voluto esprimere pubblicamente il suo voto contrario all’arresto e con
lui pure Fabrizio Cicchitto.
entro un altro: Giancarlo Galan. Prima no, tutti fuori: facevano barriera
di fronte alle richieste di arresto per i
parlamentari. Oggi le barriere si sono sbriciolate. La galera viene autorizzata sempre,
per tutti, in batteria, come in un rito sacrificale. Per Francantonio Genovese, Pd, il rito
è diventato particolarmente cruento. Bisognava dimostrare ai populisti del giustizialismo di non essere conniventi in campagna
elettorale. E allora: tempi supersonici; voto
palese; la ghigliottina per il reprobo; il giustizialismo feroce per non dargliela vinta a
Il principio
I padri costituenti misero il potere
politico al riparo da chi potesse
attaccarlo con mezzi impropri. Ora
l’arresto sembra un rito sacrificale
clan camorristico. Questo il reato
ipotizzato dal procuratore
aggiunto di Napoli Alfonso
D’Avino e dai sostituti Henry
John Woodcock, Celeste Carrano
e Giuseppina Loreto. Per gli
stessi reati è ai domiciliari il
padre di Papa, Giovanni.
L’ex deputato avrebbe ottenuto
Grillo. Dentro anche lui. Luigi Lusi? Dentro,
con ignominia. Alfonso Papa? Dentro Poggioreale, con pubblica riprovazione. Poi il
Gip ha revocato l’arresto di Papa, ma nell’ansia dell’autodafé, per assecondare il furore popolare, i parlamentari furono più zelanti dei magistrati. Ed esibirono il pollice
all’ingiù, come nell’antica Roma con i gladiatori. E la chiamano pure, impropriamente, «immunità». E su questa «immunità» rischia di inciampare persino il nuovo Senato
non eletto da nessuno.
Un groviglio di ipocrisie. Un tempo c’era
l’articolo 68 della Costituzione che garantiva l’immunità parlamentare, voluto dai padri costituenti per mettere al riparo il potere
politico da chi avrebbe potuto attaccare la
democrazia con mezzi impropri. Ma mentre
si celebrava la liturgia delle purghe rivoluzionare, nel furore di Mani Pulite, quell’articolo della Costituzione venne stravolto a furor di popolo. Era la fine dell’immunità parlamentare vera e propria, non c’era più la
vecchia e polverosa «autorizzazione a procedere». Restava, a baluardo della dignità
del Parlamento, l’autorizzazione all’arresto
o all’uso delle intercettazioni. Seconda ipocrisia: ora si dice che i parlamentari non devono entrare nel merito, ma valutare se c’è
stato il celeberrimo «fumus persecutionis»
dagli imprenditori casertani
Angelo e Roberto Grillo, ritenuti
legati al clan camorristico
dei Belforte, somme di denaro,
vacanze e un’auto di
lusso, in cambio della promessa
di appalti nel
settore delle pulizie.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
che impedirebbe l’arresto del parlamentare.
L’ipocrisia è che si dovrebbe votare secondo
coscienza, dopo aver soppesato bene le carte. Soppesa che ti soppesa, però, alla fine la
coscienza dice sempre di votare, tranne
sparuti casi «in dissenso», secondo le indicazioni di partito. Se sei di un partito il fu-
I precedenti
Alfonso Papa (Pdl)
Il 20 luglio del 2011, la Camera delibera a
scrutinio segreto l’arresto del deputato
Alfonso Papa. Le accuse: estorsione e
concussione nell’inchiesta sull’associazione
P4. Il processo è ancora in corso
(Ansa)
Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
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Provo amarezza per i deputati di Forza Italia assenti in Aula al voto
su Galan. Il garantismo si testimonia sempre Renato Brunetta deputato FI
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L’era dei Dogi è finita. Si chiude un’epoca che ha bloccato il mercato
e la concorrenza nel Veneto
Roger De Menech segretario Pd Veneto
La giornata
La rabbia del deputato
azzurro: «Non mi
hanno consentito la
difesa e ora tutti mi
evitano come un
appestato»
DAL NOSTRO INVIATO
ESTE (Padova) — Liberato dai medici
di prima mattina dopo dieci giorni di
degenza: «Dottor Galan, per noi il ricovero in ospedale non è più necessario,
può proseguire le cure a casa». Catapultato poche ore dopo nel ruolo di detenuto dai suoi colleghi della Camera che
hanno accolto a grande maggioranza la
richiesta di arresto avanzata dai magistrati di Venezia che lo accusano di corruzione nello scandalo Mose. Formalmente arrestato in serata nella sua abitazione da carabinieri e uomini della Finanza e condotto in ambulanza nel
carcere milanese di Opera, dotato di una
struttura infermieristica. In questa centrifuga di eventi e spostamenti, Giancarlo Galan, 57 anni, è riuscito a ritagliarsi
nel pomeriggio le ultime ore di libertà
nell’amata villa Rodella, a Cinto Euganeo, raggiunta in ambulanza dopo le dimissioni dall’ospedale di Este. Gamba
sinistra ingessata per la doppia frattura
a tibia e perone provocata da una caduta
mentre potava le rose, maglietta giallo
malva e un paio di pantaloni corti, l’ex
governatore ed ex ministro berlusconiano, tra i fondatori di Forza Italia, ha atteso nella grande casa immersa tra cipressi e cespugli fioriti, con l’unica compagnia della moglie Sandra, l’arrivo degli
agenti, divorato dall’incertezza di un futuro che —
qualunque sia
Nella villa
l’esito dell’istanza avanHa trascorso
zata dai suoi
le ultime ore
legali per ottedi libertà nella sua nere i domicivilla nel Padovano liari — lo catapulterà in una
nuova e per lui
del tutto inedita dimensione.
Ha girato come una giostra impazzita
il mondo di Galan in questo martedì di
luglio che potrebbe segnare il punto di
non ritorno di una carriera politica fino
a qui costellata di lustrini, poteri e onori.
Chiunque probabilmente ne sarebbe
uscito devastato. E invece lui, brandendo nell’aria quelle manone che sembrano pale, ha affidato ai cronisti, lasciando
l’ospedale in carrozzina, un grido di
guerra contro il mondo intero: «Sono
incazzato nero e sapete benissimo con
chi…». E qui l’elenco si farebbe lungo,
non serve un indovino. Di sicuro, il Galan furioso ce l’ha con quei colleghi deputati (in primis i democratici, a seguire
i grillini) che, nonostante le sue corpose
memorie difensive e l’insistita richiesta
La giornata Ieri pomeriggio, poco dopo il voto di
Montecitorio sull’arresto delle 14.30, l’ex governatore
del Veneto Giancarlo Galan ha lasciato, con una gamba ingessata, l’ospedale di Este, in provincia di Padova (foto in alto, dal Mattino di Padova). A sinistra, l’autoambulanza (foto Cavicchi) che ha condotto Galan
fino al carcere di Opera, a Milano
L’ex governatore
in ambulanza
fino al carcere
«Mi hanno tradito»
Dimesso dall’ospedale, recluso a Opera
di rinviare a settembre il voto sull’arresto per consentirgli di superare i guai fisici (frattura, complicazioni cardiocircolatorie, diabete), hanno chiuso la partita in sua assenza. Si è sentito «tradito»
due volte: «Me lo aspettavo, non mi ero
fatto illusioni, ma mi sento perseguitato
— si è ripetutamente sfogato —. Ho subito una doppia ingiustizia: prima la richiesta d’arresto dei giudici (e qui devo
ringraziare i miei accusatori), poi il voto
della Camera senza aver avuto la possibilità di difendermi e spiegare ai miei
colleghi le ragioni per cui ritengo ci sia
stato, eccome, fumus persecutionis nei
miei confronti».
Poi ci sono i medici dell’ospedale di
Este. E anche con loro l’ex governatore
pare abbia qualche conto in sospeso.
15
gli anni trascorsi da Giancarlo
Galan alla presidenza della
Regione Veneto: dal 1995 al
2010. Subito dopo diventa
ministro dell’Agricoltura nel IV
governo Berlusconi. Nel 2011
si dimette e passa alla guida
del dicastero dei Beni culturali
Inchiesta Mose
Raccontano che non si aspettava di essere dimesso ieri mattina. Che ci sia rimasto male, «imbufalito e incredulo». Ma
pur sempre con un pizzico di ironia: «Mi
stanno tutti alla larga, neanche fossi un
appestato…». Eppure tutto si può dire
tranne che l’ex ministro non fosse persona conosciuta e gradita all’ospedale di
Este, considerando gli stretti legami e la
lunga amicizia che lo uniscono al direttore generale dell’Usl 17 (di cui fa parte il
presidio dove Galan è stato ricoverato
negli ultimi 10 giorni): quel Giovanni
Pavese, manager veronese, che compare
come azionista della «Ihlf», società di
servizi nel settore sanitario finita nel
calderone del caso Mose e di cui l’ex governatore berlusconiano, secondo
quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, possiede il 50% attraverso una fiduciaria di cui ha il completo controllo.
Dall’ospedale nessuna replica ufficiale, ma fonti indirette hanno fatto sapere
che le dimissioni erano già state decise
lunedì dopo che i valori clinici erano
rientrati «nella normalità» e che solo
perché non c’erano problemi di letto è
stato concesso a Galan di restare fino a
ieri nella stanza 2122 di Medicina (niente tv, né iPad, sul comodino il libro di
Vargas Llosa «Avventure della ragazza
cattiva»). Qualcuno ha anche insinuato
che l’ex ministro abbia voluto «drammatizzare l’arresto». Cattiverie, forse. In
una notte, questa sì, che segnerà per
sempre la vita dell’ex Doge.
Francesco Alberti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
mus persecutionis non c’è. Se sei di un altro, fumus persecutionis c’è. Che poi è talmente vago e fumoso, questo «fumus», che
davvero non si capisce quand’è che potrebbe essere riconosciuto, a meno che un magistrato non venga intercettato mentre ulula al telefono: «Perseguitatemi l’onorevole».
In tutti gli altri casi, difficile coglierlo, questo «fumus». Ma se sei del partito A, lo cogli.
Del partito B, non lo cogli.
Prima almeno c’era un po’ di suspense.
Papa, senza fumus, fu mandato ai ceppi.
Nello stesso giorno Tedesco, con fumus,
venne salvato all’ombra del voto segreto.
Tutti a gridare vergogna per l’impunità-immunità. Poi Tedesco sarà scagionato dalle
accuse: non si è fatto il carcere gratuitamente.
Cosentino fu salvato, ma poi, decaduto
da parlamentare, fu arrestato. I parlamentari, anche in quel caso, «lessero gli atti». E
Luigi Lusi (Pd)
Nel 2012, il senatore, già tesoriere della
Margherita, è indagato per avere sottratto i
rimborsi elettorali. L’Aula concede l’arresto
(il Pd vota sì, il Pdl non si schiera). Lusi sarà
condannato in primo grado a 8 anni (Lapresse)
Denis Verdini (FI)
Il Senato, a scrutinio segreto, autorizza
i magistrati che indagano sul crac del
Credito Fiorentino a utilizzare al
processo le intercettazioni telefoniche
di Denis Verdini: 148 i sì, 77 i no (Ansa)
Francantonio Genovese (Pd)
A maggio 2014, la Camera autorizza
l’arresto del deputato pd Francantonio
Genovese indagato per truffa e peculato.
Per la prima volta a Montecitorio il voto
è palese: votano no solo FI e Ncd
(Ansa)
pensosamente decretarono secondo coscienza e partito. Potevano salvare Galan?
No, perché poi avrebbero detto che i parlamentari avrebbero sancito un’intollerabile
diversità con i cittadini comuni. Terza ipocrisia: se i cittadini comuni subiscono ingiustamente il carcere preventivo (oltre il 40
per cento della popolazione carceraria, innocente secondo norma costituzionale), allora per il principio d’eguaglianza la stessa
ingiustizia la devono subire i parlamentari.
Oggi, ultima ipocrisia, ci si scandalizza se
viene concessa la stessa «immunità» della
Camera anche per i componenti del Senato
che non saranno eletti. Cioè si litiga su
qualcosa che si è già logorato e non funziona alla Camera. Se prima si negava l’autorizzazione all’arresto per tutti e adesso si concede l’autorizzazione all’arresto per tutti,
evidentemente c’è qualcosa che non funziona. Per il nuovo Senato si pensa al trasferimento di questo meccanismo logoro e appesantito dalle ipocrisie. Ogni filtro è stato
smantellato. Ogni «voto di coscienza» si è
polverizzato. E la polemica sull’«immunità»
si alimenta di rabbia e furore senza fare attenzione ai dettagli. A una storia che ha
cambiato la scena. Con autorizzazioni scontate, finte «riflessioni sulle carte». Il trionfo
dell’ipocrisia.
Il dirigente perquisito:
ora chiedo giustizia
MILANO — Ha incassato il colpo: «Nella vita avevo
messo in conto malattie, morti, illusioni... questo
proprio no». Poi i giudici gli hanno dato ragione: «Va
annullato il decreto di sequestro e vanno restituiti i
beni sequestrati». E ora lui guarda alla Corte europea
dei diritti dell’uomo: «Vado avanti, lo dia per scontato.
Valuterò tutte le opzioni possibili e immaginabili».
L’uomo di questa storia si chiama Federico Maurizio
D’Andrea, direttore generale dell’Audit di Telecom
Italia dopo più di trent’anni passati nella Guardia di
Finanza che ha lasciato da colonnello. È successo che
nell’enorme calderone dell’inchiesta di Venezia sul
Mose, il nome di D’Andrea sia finito in un ordine di
perquisizione eseguito la notte stessa della prima
ondata di arresti. «Si sono presentati a casa mia a
Milano quattro finanzieri in borghese alle quattro del
mattino — racconta l’ex colonnello — e mia moglie,
che è un magistrato della Corte d’appello e che anni fa
era stata minacciata di morte da presunti brigatisti, si
è ovviamente molto spaventata e ha chiamato i
carabinieri». D’Andrea (che quella notte era nella sua
casa romana, anche quella perquisita) era ed è
persona non indagata. «Per quasi quattro ore anche a
mia figlia quattordicenne è stato impedito di
allontanarsi o di riposarsi. È rimasta sconvolta da
quell’esperienza. Il quesito che pongo è: agisce così
uno Stato democratico? È compatibile con uno Stato di
diritto che un cittadino non indagato, e in assenza di
elementi fondati, possa essere svegliato e trattato così
nel cuore della notte dalla polizia? Ripeto: non
indagato». La Procura di Venezia aveva mandato i
finanzieri a casa dell’ex colonnello D’Andrea
ritenendolo «in costante contatto» con Emilio
Spaziante, ex generale della Finanza arrestato per lo
scandalo del Mose. Di più. Nel decreto di
perquisizione c’era scritto che Spaziante gli avrebbe
«riferito notizie riservatissime». «Ma noi abbiamo
cercato fra le migliaia e migliaia di pagine
dell’inchiesta e non abbiamo mai trovato nemmeno
una volta il nome di D’Andrea», si è lamentato
l’avvocato milanese Alfredo Zampogna davanti ai
giudici del Riesame nell’udienza che doveva decidere
se confermare o annullare la perquisizione. Il verdetto,
alla fine, ha dato ragione al perquisito anche se
durante la stessa udienza i pubblici ministeri hanno
portato in aula gli sms e i documenti che
proverebbero il «costante contatto» e il presunto
passaggio di «notizie riservatissime». «L’assunto della
Procura non è minimamente riscontrato», scrivono i
giudici nelle motivazioni dell’ordinanza con la quale
annullano il decreto di perquisizione e restituiscono il
materiale sequestrato. E ricordano: «È illegittimo il
sequestro disposto a fini meramente esplorativi». L’ex
colonnello si dice «riconciliato con la Giustizia» ma
non sembra voler chiudere qui la partita. «Vorrei che
un’esperienza così non capitasse a nessun altro non
indagato», annuncia, non escludendo la possibilità di
ricorrere, appunto, alla Corte europea dei diritti
dell’uomo. Che non a caso cita nella memoria
presentata al Riesame, raccontando una storiafotocopia della sua. Quella volta era un cittadino
belga, la Corte decise che fu violato l’articolo 8 della
Convenzione europea dei diritti dell’uomo, cioè il
«diritto al rispetto della vita privata e familiare».
Giusi Fasano
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Primo Piano
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
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Medio Oriente Il conflitto
Israele, razzo sfiora l’aeroporto
Anche Alitalia sospende i voli
Stop ai collegamenti delle maggiori compagnie aeree
L’Onu tratta per la tregua. Il giallo del soldato disperso
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME — Dei
cinquanta missili sparati ieri
contro Israele, uno ha centrato una casa a Yahud, sobborgo
dalle parti dell’aeroporto Ben
Gurion. Per la prima volta nei
quattordici giorni di guerra,
lo scalo internazionale è sembrato vulnerabile. Le compagnie americane hanno deciso,
su indicazione dell’ente federale per l’aviazione, di cancellare — almeno per 24 ore — i
collegamenti con Israele. Sono state seguite dagli europei
e dai canadesi. L’agenzia per la
sicurezza a Bruxelles e l’Enac
italiano raccomandano di evitare il cielo sopra a Tel Aviv.
Alitalia ha per ora fermato i
voli di ieri sera e della notte,
ha posticipato quello di stamattina. Meridiana li ha sospesi. Yisrael Katz, il ministro
dei Trasporti israeliani, definisce il blocco «un premio al
terrorismo». Non era successo neppure durante i 34 giorni
di guerra contro l’Hezbollah
libanese.
L’attacco nell’area dell’aeroporto e il senso di isolamento generato dalla cancellazione dei voli — sostengono
gli analisti militari — potrebbero spingere il governo di
Benjamin Netanyahu a non
accettare il cessate il fuoco fino a quando gli arsenali di
Hamas a Gaza non saranno
ancora più ridimensionati. Il
primo ministro chiede come
condizione per la tregua che la
Striscia venga smilitarizzata e
a Ban Ki-moon dice: «Hamas
è come Al Qaeda, come l’Isis,
come Boko Haram». Il segretario generale delle Nazioni
Unite è arrivato dopo aver incontrato al Cairo John Kerry.
Assieme al segretario di Stato
americano sta spingendo per-
ché i due avversari «smettano
di sparare e comincino a parlarsi». Annuncia Ban: «Sono
convinto che i combattimenti
finiranno molto presto».
Una proposta arriva dai leader palestinesi in Cisgiordania: cinque giorni di tregua
seguiti da negoziati per definire un’intesa che dovrebbe
restare più o meno nelle linee
indicate dai mediatori egiziani. L’offerta è però lontana da
quello che i capi di Hamas vogliono ottenere da questo
nuovo conflitto.
Ismail Haniyeh, premier del
governo nella Striscia fino alla
Rispetto
Palestinesi
coprono le
vittime tra le
macerie di un
edificio distrutto (Ap/
Hatem Moussa)
ritrovata unità con il Fatah di
Abu Mazen, lo ha ribadito:
«Non torneremo alla morte
lenta, l’embargo deve essere
tolto». Le vittime palestinesi
sono quasi 610, per la mag-
gior parte civili.
Nei negoziati entra il destino del sergente Oron Shaul,
21 anni, che i miliziani sostengono di avere catturato
(dall’inizio dell’offensiva di
terra i soldati uccisi sono 27).
L’esercito ha ricostruito le ultime ore del militare. Nella
notte tra sabato e domenica
assieme alla sua unità è entrato a bordo di un blindato nel
quartiere di Shajaiya, nella
parte orientale della Striscia. Il
mezzo si è fermato per un
guasto o per un blocco sulla
strada e quando due soldati
sono scesi per risolvere il problema, un razzo ha colpito il
corazzato.
«Ci sono volute dalle 7 alle
10 ore per riuscire a recuperarlo — spiega una fonte al
New York Times — e a ripor-
tare indietro sei cadaveri». Il
settimo componente della
squadra era il sergente Shaul,
le analisi non hanno individuato il suo Dna tra i resti. Ufficialmente è «disperso», anche se — dicono gli esperti —
è improbabile che sia sopravvissuto all’incendio dentro al
blindato.
Hamas ha proclamato di
aver preso Shaul durante la
battaglia della notte, ha mostrato un documento con una
foto (anche se il nome è leggermente diverso) e una piastrina di identificazione.
«Chiederemo in cambio la liberazione di prigionieri palestinesi», dice uno dei portavoce dell’organizzazione.
Davide Frattini
@dafrattini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
✒
Il presunto editto dell’Isis
e la vera lotta per abolire
le mutilazione femminili
di CECILIA ZECCHINELLI
U
na «notizia bomba» è circolata ieri in rete, suscitando
forti e comprensibili reazioni indignate: il «Califfo
Ibrahim» a capo dell’Isis, lo Stato islamico in Iraq e nella
grande Siria, imponeva a tutte le donne e bambine di Mosul la
«circoncisione», per preservarle dal peccato. Non c’è
conferma che il proclama sia vero — chiunque avrebbe potuto
scriverlo — e comunque il testo porta in arabo la data di oltre
un anno fa e la città di emissione sarebbe Aleppo, in Siria. Ma
se la «notizia» non pare fondata resta il fatto che potrebbe
essere plausibile anche se le mutilazioni genitali femminili
niente hanno a che fare con l’Islam: sono iniziate millenni fa
in Africa orientale da dove si sono poi diffuse a quel
continente, risparmiando in sostanza il Medio Oriente
asiatico. Plausibile non solo perché l’Isis si sta rivelando più
estremista e brutale della stessa Al Qaeda da cui nacque e da
cui ora è diviso, ma perché le mutilazioni, insieme ai
matrimoni precoci, restano un’emergenza gravissima nel
mondo, dall’India al Senegal. Per milioni di bambine sono
infatti questi gli orrori temuti fin da piccole, che quasi sempre
diventano poi realtà, anche prima dell’adolescenza. Due
orrori che per secoli erano scontati, accettati o meglio subiti,
che le madri e le nonne imponevano a figlie e nipoti perché
sempre si era fatto così e così era giusto fare. Nell’ultimo
decennio le cose sono iniziate a cambiare, nella lotta contro le
mutilazioni molto grazie all’impegno dell’Italia e di Emma
Bonino a partire dal 2003 con la prima conferenza del Cairo.
Nella battaglia contro i matrimoni dei minorenni le iniziative
e campagne sono state molteplici. Ma molto deve ancora
cambiare: per «dar voce alle bambine», ieri si è tenuto a
Londra il primo Girl Summit. Sotto l’egida del governo
britannico, la conferenza ha raccolto decine di attiviste,
leader di comunità e organizzazioni del mondo, alcune
celebrità come Freida Pinto. «Ho visto con i miei occhi
l’impatto devastante dei matrimoni precoci – ha detto
l’attrice indiana — . Questo vertice è l’occasione per far luce
sulla violenza contro le ragazze a livello globale, ottenere
sostegno per lottare. Nel mondo non vedremo la fine di queste
pratiche se non lavoreremo tutti insieme». Ogni giorno,
hanno ricordato gli organizzatori, 39 mila bambine sono date
in sposa contro il loro volere, oltre 125 milioni di bimbe e
donne soffrono per le mutilazioni. Anche se il Califfo Ibrahim
non avesse pubblicato quel proclama mostruoso, la battaglia
non è certo finita.
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Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
9
#
L’analisi Guerre, guerriglie e aviazione civile
Le minacce nei cieli
e i sistemi di difesa
delle linee israeliane
I rischi dei lanciamissili a spalla
610
29
le vittime palestinesi
nella Striscia di Gaza dall’inizio dell’offensiva israeliana partita l’8 luglio
scorso. Per la maggior
parte si tratta di civili
le vittime israeliane
Tra loro due civili colpiti
dai razzi lanciati dalla
Striscia e 27 militari
(due dei quali sono stati
uccisi ieri a Gaza)
La propaganda
«Nel 1973 eravamo tutti sicuri
che gli arabi non ci avrebbero attaccati e con la guerra del Kippur
sono arrivati vicini a distruggere
Israele. Da allora abbiamo sviluppato la teoria del decimo uomo:
se nove di noi sono convinti che
un pericolo non si manifesterà, il
decimo deve trovare tutti i motivi
per i quali invece quel pericolo è
reale e imminente». Così il capo
del Mossad Jurgen Wambrumm,
in una Gerusalemme assediata
dagli zombi, spiega all’agente
dell’Onu Gerry Lane perché è stato costruito appena in tempo un
muro per tenere fuori dallo Stato
ebraico i non morti. Ovviamente
siamo in un film, World War Z, e
il dialogo è tra due attori, Ludi
Boeken e Brad Pitt. Ma l’ossessione di Israele per la sicurezza, dopo decenni di guerre più o meno
calde con gli stati e i guerriglieri
arabi, è più che reale.
Il sistema Iron Dome, che sta
intercettando i razzi di Hamas, ne
è la dimostrazione. Ma nessuno
schermo anti balistico è efficiente
al 100 per cento: così ieri un razzo
ha superato la «cupola di ferro»
ed è caduto a due chilometri dall’aeroporto Ben Gurion, portando
alla chiusura temporanea dello
Difesa Il sistema antimissile di un aereo di linea israeliano
scalo e alla rinuncia a volare su
Tel Aviv da parte di alcune tra le
più grandi compagnie aeree. Anche perché, inutile negarlo, il
mondo è ancora sotto l’impatto
emotivo dell’abbattimento nei
cieli ucraini del Boeing 777 della
Malaysia Airlines, con a bordo
298 persone, con un missile terra-aria il cui lancio è stato attribuito ai guerriglieri filorussi.
Tra i due eventi c’è però
un’enorme differenza. Un razzo
viene sparato in base a una serie
di coordinate balistiche, esattamente come un colpo di cannone, e non ha autoguida. Un missile viene portato sul bersaglio da
un sistema spesso molto sofisti-
cato: il complesso terra-aria Buk
che forse ha colpito il Boeing malaysiano ha una guida radar ed è
capace di raggiungere una quota
operativa di 14 mila metri nelle
versioni più datate (un aereo di
linea vola sui 10 mila) e di 22/25
mila metri in quelle più recenti
(dati diffusi da RID, Rivista italiana difesa). Si tratta di sistemi
d’arma costosi e impiegati da
personale molto addestrato, che
solo gli eserciti regolari si possono permettere.
In realtà il pericolo più consistente per gli aerei di linea, sostengono gli esperti militari, viene dai cosiddetti Manpads (Manportable air-defense systems), i
Le compagnie
lanciamissili portatili a spalla con
guida radar o a infrarossi (ossia
guidati sul bersaglio dal calore
emesso dal motore del velivolobersaglio). Sono ordigni letali per
i velivoli in decollo e in atterraggio. Nella difesa anti Manpads
Israele è all’avanguardia e ha dotato i 30 aerei della El Al, la sua
compagnia di bandiera, del CMusic: il sistema individua un
missile in arrivo, ne stabilisce la
frequenza di guida negli spettri
dell’infrarosso e dell’ultravioletto
e in 2-5 secondi «spara» un raggio laser ad alta temperatura che
ne disturba il sistema di guida e
lo devia dal bersaglio.
Israele ha cominciato a dotare i
suoi aerei di sistemi antimissile
dopo che nel 2002 due missili
lanciati da terra mancarono di
poco un charter della compagnia
Arkia appena decollato dall’aeroporto keniano di Mombasa. Dapprima sono stati adottati i Flight
Guard, che usavano dei razzi pirotecnici (in pratica fuochi d’artificio) come fonti di calore per
confondere i missili. Ma erano sistemi pericolosi per le installazioni al suolo: la Faa, l’ente aereonautico Usa, ne aveva vietato
l’uso negli aeroporti americani.
Anche la Northrop Grumman ha
prodotto un sistema simile al CMusic, chiamato Guardian e
montato sul velivolo ufficiale della cancelliera tedesca Angela Merkel e solo il costo elevato ne impedisce una maggiore diffusione.
D’altronde il pericolo è reale: secondo la rivista Aviation Week, in
Libia dopo la guerra civile c’erano
oltre 20 mila Manpads, di cui solo
5 mila risultano distrutti. L’ipotesi che quelli mancanti siano finiti
nelle mani dei gruppi guerriglieri
non è peregrina.
1
Le tre
americane
2
Europee in
ordine sparso
3
Chi continua
ad atterrare
4
Motivazioni
e conseguenze
Paolo Rastelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Così lo Stato ebraico cerca di convincere il mondo delle proprie ragioni. Le nuove tecniche di Hamas
Satira, grafici, vignette: la sfida sui social media
Due visioni della verità e l’uso della Rete per conquistare i cuori e le menti
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME — Le Brigate Ezzedin
Al Qassam minacciano di bombardare Tel
Aviv e da Tel Aviv — via Twitter, sul profilo in ebraico dell’esercito irregolare di Hamas — un ragazzo risponde: «Potete per
favore lanciare i missili alle 7 del mattino
così non ho bisogno di puntare la sveglia?». La guerra combattuta tra le sabbie
della Striscia di Gaza, vissuta nei rifugi
delle città israeliane, è diventata anche
una sfida a diffondere la versione degli
eventi.
Israele ha da anni allenato una sofisticata macchina per convincere il mondo delle
proprie ragioni, in ebraico è chiamata hasbara (vuol dire «spiegare») ed è lo sforzo
per una diplomazia pubblica che in tempo
di guerra diventa ancora più attiva. Nascono così i grafici preparati dai portavoce
dell’esercito per mostrare come Hamas si
nasconderebbe tra le case e trasformerebbe i palazzi abitati da civili in depositi per
gli arsenali e basi di lancio per i razzi. Così
era nata l’esibizione del premier Benjamin
Netanyahu all’Assemblea generale delle
Nazioni Unite, quando aveva tirato fuori il
disegno in stile fumetti di una bomba con
tanto di miccia e aveva tracciato una riga
rossa per dimostrare quanto poco mancasse all’Iran prima di avere l’atomica.
Immagini che colpiscono, simboli più
facili da ricordare di tante parole. In questi
quattordici giorni di conflitto ci sta provando anche Hamas. Il dipartimento propaganda del movimento produce animazioni, minifilm, illustrazioni per replicare
alle dichiarazioni degli israeliani. La satira, le vignette diffuse via Internet, servono
per provare a coinvolgere un mondo arabo
che per ora sembra più disattento dei manifestanti in Europa.
D.F.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
1
3
2
4
Propaganda
La vignetta 1
è prodotto
della propaganda militare israeliana: i
rifugi antimissili che
danno rifugio
alle persone e
quelli di Hamas che danno rifugio ai
missili. Il
copyright
della 2 è di
Hamas: da
Israele una
pioggia di
missili, da Hamas un razzo,
il soldato che
dice: «Visto?
Ci stiamo solo
difendendo».
La 3, di parte
israeliana: «Il
70% dei nostri cittadini
vive sotto la
minaccia dei
razzi». Poi il
parallelo con
altri Paesi:
come se 42
milioni di italiani fossero
sotto tiro. La
4 punta il dito
contro le
«bugie» sui
luoghi dove
Hamas nasconderebbe
le armi.
L’ente federale per
l’Aviazione degli Stati
Uniti (Federal
Aviation
Administration) ha
ordinato alle tre
compagnie aeree
Usa che volano in
Israele di sospendere
i voli per 24 ore. Le
compagnie in
questione sono
Delta, United e US
Airways. La
decisione è stata
presa dopo che un
razzo lanciato da
Gaza è atterrato a
circa un chilometro e
mezzo di distanza
dall’aeroporto
internazionale Ben
Gurion di Tel Aviv.
L’Agenzia Europea
per la Sicurezza Aerea
ha annunciato per
oggi, mercoledì, un
comunicato in cui
sconsiglia vivamente
alle compagnie di
atterrare in Israele.
Già ieri Lufthansa,
Klm e Air France
avevano cancellato i
voli. Lufthansa:
sospesi per 72 ore.
Ieri Klm e Air France
non hanno cancellato
le partenze di oggi.
Voli sospesi per
Meridiana e Alitalia,
che salvo imprevisti
ha riprogrammato il
primo volo disponibile
a questa sera
La British Airways
ieri sera ha risposto
così via Twitter a chi
chiedeva conto di
una eventuale
sospensione dei voli
su Tel Aviv: «Stiamo
monitorando la
situazione con molta
attenzione. I nostri
voli al momento non
subiscono
variazioni». In questo
modo la British ha
accolto l’appello del
ministro dei
Trasporti israeliano
che ha chiesto alle
compagnie di
continuare a volare:
«L’aeroporto è
sicuro»
Air Canada ha
seguito la decisione
delle compagnie
americane, due delle
quali (Delta e United)
hanno optato per la
sospensione dei voli
a tempo
indeterminato.
Queste cancellazioni
rischiano di avere un
ulteriore impatto sul
turismo in Israele, già
messo in difficoltà
dai quindici giorni di
conflitto. L’allarme
delle autorità di
controllo e delle
compagnie è anche
conseguenza
dell’abbattimento del
volo MH17 in Ucraina
10 Primo Piano
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Il jet malese L’abbattimento
Ora la Ue si compatta contro Mosca
Nel mirino capitali, energia e difesa
Verso la «fase 3» delle sanzioni. Mogherini: è un conflitto globale
DALLA NOSTRA INVIATA
La vicenda
La tragedia nei cieli
dell’Ucraina
Il 17 luglio, un Boeing
777 della Malaysia
Airlines con 298 persone
a bordo precipita presso
il villaggio di Grabovo,
nell’Est dell’Ucraina, area
sotto controllo dei
separatisti filorussi nella
quale sono ancora in
corso violenti scontri fra
l’esercito di Kiev e i
ribelli. Non ci sono
sopravvissuti
Le intercettazioni
che accusano i ribelli
Si apprende
immediatamente che il
jet è stato abbattuto da
un missile terra aria. Le
autorità ucraine
accusano i ribelli e
producono le
intercettazioni di alcune
telefonate avvenute
poco dopo la caduta del
Boeing nelle quali i
separatisti si vantano di
avere colpito un aereo
Obama punta
il dito contro Putin
Inizia il rimpallo di
responsabilità. Il
presidente degli Stati
Uniti Barack Obama
afferma che vi sono
prove della
responsabilità degli
indipendentisti, i quali
hanno goduto
dell’assistenza della
Russia, loro fornitrice
di armi e
addestramento
La versione di Mosca
e la «sfida» agli Usa
I russi rispondono
sfidando gli Stati Uniti a
produrre le immagini
satellitari dalle quali si
ricaverebbe il punto di
lancio del missile e
dichiarano di avere le
prove che, nel
momento dell’impatto,
un caccia ucraino stava
volando a una distanza
fra i 3 e 5 chilometri dal
jet malese
Le indagini e il caso
delle scatole nere
Sul posto arrivano
investigatori dell’Osce e
del governo olandese per
avviare le indagini
sull’accaduto. Per giorni
si registrano manovre per
occultare le scatole nere
del jet. Ieri, la decisione
dei ribelli di consegnarle
al governo malese che
poi le ha girate agli
inquirenti olandesi
BRUXELLES — È il giorno
della solidarietà. Dopo un minuto di silenzio in memoria delle
298 vittime del volo MH17, è il
ministro olandese Frans Timmermans ad aprire i lavori del
Consiglio degli Esteri a Bruxelles,
la prima occasione per concordare una linea comune tra i 28
Paesi Ue dopo il disastro aereo
che, nelle parole della responsabile della Farnesina Federica Mogherini, «ha trasformato la crisi
ucraina in un conflitto globale».
Non dovevano mostrarsi divisi, i capi delle diplomazie europee, di fronte all’abbattimento
dell’aereo sul quale viaggiavano
civili olandesi, malesi, australiani, indonesiani, britannici. E il
vertice ha confermato l’accelerazione delle pressioni sulla Russia, accusata di aver armato e addestrato i separatisti dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, il territorio dal quale è
partito il missile terra-aria che ha
centrato il velivolo. Le conclusioni del Consiglio hanno una valenza soprattutto simbolica e politica, dimostrando la volontà
degli Stati di imprimere concretezza ai moniti inviati nei giorni
scorsi al presidente russo Vladimir Putin. Di fatto, la decisione
operativa su un ulteriore inasprimento delle sanzioni approvate
la scorsa settimana è rinviata a
domani, quando la Commissione e il servizio di Azione esterna
presenteranno ai 28 ambasciatori permanenti del Coreper una
proposta circostanziata su nuovi
provvedimenti nei confronti di
individui e società che abbiano
fornito «supporto materiale o finanziario alle autorità russe responsabili dell’annessione della
Crimea o della destabilizzazione
dell’Ucraina orientale o che beneficino di tali decisioni»: misure come il blocco dell’accesso ai
mercati dei capitali, alle attrezzature ad uso militare-civile e alle
tecnologie sensibili (difesa ed
energia). La parola passerà quindi a un nuovo Consiglio degli
Esteri o a un vertice dei capi di
Stato e di governo da convocare
in tempi strettissimi. Un cambio
di passo che apre alle sanzioni
economiche invocate dagli Stati
Uniti e finora identificate con la
«fase 3». «Ma questo Consiglio
supera la logica delle fasi — spiegano fonti interne —. Il nodo era
trasformare la semplice possibilità di estendere le sanzioni in
una richiesta concreta. Lo abbiamo fatto». I nuovi provvedimenti
restano subordinati agli sviluppi
sul terreno: le prossime ore saranno cruciali per verificare la
collaborazione di Mosca e l’effettiva disponibilità dei separatisti
a favorire l’inchiesta internazionale indipendente. Come ha detto Mogherini, ci si muove per assicurare alla giustizia i responsabili materiali, ma occorre considerare anche più ampie
«responsabilità politiche».
Il primo vertice coordinato
L’ex agente Kgb
Londra apre una nuova inchiesta
sull’assassinio di Litvinenko
LONDRA — Il governo britannico ha approvato ieri una
nuova inchiesta sulla morte dell’ex agente del Kgb esule a
Londra Alexander Litvinenko, avvelenato nel 2006 con
polonio radioattivo. L’inchiesta avrà accesso a documenti
riservati e dovrà stabilire quali siano state le
responsabilità di Mosca nella vicenda. Già in passato il
«caso Litvinenko» aveva creato tensione tra Regno Unito e
Russia e ora, si prevede, l’annuncio avrà un forte impatto
nelle relazioni bilaterali, vista la crisi ucraina tuttora
aperta e anzi aggravatasi con la prospettiva di un
inasprimento delle sanzioni Ue contro Mosca. Litvinenko
fu avvelenato nel 2006 in un incontro a Londra con due
cittadini russi di cui uno, Andrei Lugovoi, ex agente del
Kgb. Nel 2007 Londra accusò quest’ultimo di omicidio
chiedendone l’estradizione alle autorità russe, che però si
rifiutarono di concederla.
dalla presidenza italiana, che doveva rilanciare l’immagine di
un’Europa chiamata a un imponente sforzo diplomatico in un
contesto geopolitico devastato
dall’Ucraina al Medio Oriente, si
era aperto tra dure polemiche,
che compromettevano la credibilità degli avvertimenti al
Cremlino. Dopo l’ultimatum di
Parigi, Londra e Berlino, era
emersa tutta la difficoltà di approntare una risposta che tenesse conto delle relazioni economiche e strategiche con Mosca di
Paesi come Italia, Germania,
Francia. In particolare il caso delle navi da guerra vendute da Parigi alla Russia è finito al centro
di una dura campagna guidata
dal Regno Unito — che ospita gli
affari di diversi oligarchi russi
ma non ha con Mosca vincoli di
dipendenza energetica. La parola
chiave diventa ora «sostenibilità»: sarà il Consiglio ad assicurare che eventuali nuove sanzioni
siano sostenibili per gli Stati, come sottolineato dalla stessa Mogherini.
Nel ridisegnato panorama
delle alleanze, Londra si è ritrovata al fianco dei Paesi del Centro-Est, con la presidente lituana
Dalia Grybauskaite arrivata a paragonare l’atteggiamento francese alle politiche di appeasement
che negli anni Trenta permisero
l’ascesa del fascismo. A rischio i
rapporti tra la Francia e l’Est —
in bilico dai tempi del celebre
idraulico polacco.
Maria Serena Natale
[email protected]
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Retroscena Parigi non rinuncia a consegnare a Mosca le due portaelicotteri Mistral vendute nel 2008 da Sarkozy
I 400 marinai russi che si addestrano in Francia
Sono arrivati il 30 giugno scorso nel grande
cantiere e porto bretone di Saint Nazaire
Ma in giro preferiscono farsi vedere poco
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — Non usano granché i campi sportivi di Saint
Nazaire, anche se il comune
ha riservato loro delle fasce
orarie in palestre e piscina. In
compenso affollano i negozi
di telefonini del centro per
comprare carte con le quali
chiamare le famiglie in Russia: 400 uomini della marina
militare di Mosca sono arrivati il 30 giugno scorso nel grande cantiere e porto della Bretagna, e hanno già cominciato
l’addestramento per imparare
a manovrare la porta-elicotteri Vladivostok, la prima delle
due navi della classe Mistral
che la Francia ha venduto alla
Russia per 1,2 miliardi di euro.
I marinai russi dormono e
mangiano a bordo dell’incrociatore Smolny, ancorato proprio dietro alla Vladivostok
ormai quasi completata. Si
fanno vedere poco nei bar, «i
primi tre sono entrati solo
questa mattina», dice Stéphane Deniel, patron del Café du
Marché. Sono una presenza
discreta, come lo è stata l’accoglienza delle autorità francesi: la cerimonia ufficiale di
benvenuto, prevista dal protocollo della marina in questi
Le navi
Il contratto
Parigi ha siglato un
contratto per fornire a
Mosca due
portaelicotteri della
classe Mistral per un
valore totale di 1,2
miliardi di euro
Il cantiere
La «Vladivostok» e la
gemella «Sebastopol»
sono in costruzione nei
cantieri di Saint
Nazaire, in Bretagna
La consegna
La «Vladivostok», in
consegna a fine 2014,
dovrebbe rispettare i
tempi. Il trasferimento
della «Sebastopol»
potrebbe slittare per
via della tensione
crescente con la Russia
casi, è stata rinviata, forse si
farà a fine agosto.
Nei giorni della tensione
massima tra l’Occidente e il
Cremlino, mentre il premier
David Cameron esprime la
collera britannica per i tentennamenti europei di fronte a
Putin, ospitare una nave militare russa in un porto francese, addestrare 400 soldati e
fornire loro un mezzo d’assalto pieno di tecnologia all’avanguardia, è fonte di un
certo imbarazzo per Parigi.
Dopo lo scoppio della crisi
in Ucraina due navi russe sono
state avvistate al largo di Fossur-Mer, poco lontano da
Marsiglia, appena fuori dalle
acque territoriali, mentre la
Francia ha inviato nel Mar Nero la sua Dupuy de Lôme. Ricerca di informazioni sul nemico, e anche esibizione di
muscoli: atteggiamenti un po’
paradossale se allo stesso
tempo a Saint Nazaire i francesi insegnano ai russi come
usare una porta-elicotteri che
«nel 2008 contro la Georgia ci
avrebbe permesso di chiudere
la partita in 40 minuti», secondo le parole entusiaste
dell’ammiraglio Vladimir Vysotskiy al momento della firma del contratto. La Vladivostok e la gemella Sebastopol
Quasi ultimata La portaelicotteri «Vladivostok» in cantiere a Saint Nazaire
sono ambite dalle forze armate russe perché colmano la lacuna evidenziata dal conflitto
con la Georgia, ossia la possibilità di lanciare dal mare, velocemente, un’operazione di
terra.
Il presidente François Hollande ha intenzione di consegnare la Vladivostok secondo i
tempi prestabiliti, alla fine del
2014, ma di condizionare la
cessione della Sebastopol «al-
Posti di lavoro
Contano molto il migliaio di
posti di lavoro generati dalla
commessa, oltre al desiderio
di non inimicarsi il Cremlino
l’atteggiamento della Russia
nella crisi ucraina». Una posizione di compromesso che
non placa le proteste degli
ecologisti, pronti a denunciare «l’ipocrisia di chi pretende
di difendere il popolo ucraino
e la sicurezza europea addestrando 400 marinai russi a
Saint Nazaire».
Va detto che Hollande si ritrova ad affrontare un pasticcio creato da altri: fu Nicolas
Sarkozy a promettere le due
navi Mistral alla Russia nell’ottobre del 2008, durante un
incontro a Evian con l’allora
presidente russo Dimitri Medvedev. Sarkozy era stato il
promotore della difficile tregua tra Russia e Georgia, e per
convincere il partner che non
aveva niente da temere dalla
Nato, gli propose la vendita
delle due navi. Il presidente
georgiano Mikhail Sakashvili
si infuriò e pochi giorni dopo
affrontò all’Eliseo Sarkozy, il
quale gli spiegò serenamente
che quelle navi comunque
non sarebbero servite a invadere la Georgia, «perché tanto
i russi l’avevano già invasa».
La firma dell’accordo nel 2011
rappresentò la pietra tombale
sulle promesse di politica
estera — più attenzione ai
principi, meno realpolitik —
fatte da Sarkozy all’inizio del
suo mandato.
Perché allora Hollande non
denuncia un contratto stipulato dall’odiato predecessore?
Perché si espone all’imbarazzo di addestrare in Francia i
soldati del maggiore avversario dell’Occidente, proprio in
questo momento? Un motivo
è la volontà di non compromettere definitivamente le relazioni con il Cremlino, ma
contano molto il migliaio di
posti di lavoro generati dalla
commessa alla società STX
France (controllata dalla sudcoreana STX Offshore & Shipbuilding). E poi bisognerebbe ridare alla Russia un miliardo di euro. Meglio sperare
in una nuova proposta diplomatica di Putin sull’Ucraina, e
intanto tenere il più possibile
nascosti i marinai russi di Saint Nazaire.
Stefano Montefiori
@Stef_Montefiori
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Primo Piano 11
italia: 51575551575557
#
L’indagine L’allarme degli investigatori occidentali
Le vittime
Il treno
Un poliziotto ucraino di
guardia al treno arrivato ieri
a Kharkiv con i resti di circa
200 delle 298 vittime del
volo MH17 della Malaysia
Airlines (Reuters/Garanich)
L’ultimo viaggio
Le vittime del volo
MH17 della
Malaysia Airlines
partito da
Amsterdam e
diretto a Kuala
Lumpur sono state
298 (283
passeggeri e 15
membri
dell’equipaggio).
Le nazionalità
Fra loro, 154
olandesi, 43 malesi
27 australiani, 12
indonesiani, 9
britannici, 4
tedeschi, 4 belgi.
Molti erano
bambini.
Il recupero
Durante la caduta i
corpi si sono sparsi
in un raggio di
circa 40 chilometri,
complicando le
operazioni di
recupero svolte dai
miliziani filorussi.
che controllano
l’area dove è
precipitato il
Boeing
Il treno
Lunedì gli
indipendentisti
hanno annunciato
il recupero dei resti
di 282 corpi, e il
loto trasferimento
a Kharkiv in vagoni
refrigerati.
L’arrivo a Kharkiv
All’arrivo i corpi
sono solo 200.
Funzionari Osce
informano che altri
sono ancora in
attesa di essere
recuperati
Gli esperti: «Spostati
i rottami dell’aereo
E mancano 100 corpi»
Le ricerche sul campo compromesse
DAL NOSTRO INVIATO
DONETSK — Non c’è davvero
pace per i poveri resti delle 298 vittime del Boeing abbattuto giovedì
scorso nei cieli dell’Ucraina orientale. Probabilmente circa un centinaio ancora mancano all’appello.
La loro assenza, brandelli di carne
decomposta tra i campi coltivati e
le macchie di alberi, torna a puntare il dito contro chi ha sparato il
missile assassino nelle zone di battaglia tra le squadracce delle milizie filorusse della autoproclamata
Repubblica Popolare di Donetsk e i
soldati agli ordini del governo di
Kiev.
Ma c’è di più: in una conferenza
stampa a Donetsk ieri sera Micheal
Bociurkiw, portavoce della ventina
di osservatori dell’Organizzazione
per la Sicurezza e la Cooperazione
in Europa (Osce) che da venerdì
sera monitorano il luogo della tragedia, ha riferito che alcuni dei rottami più grandi dell’aereo sono
stati spostati e che permangono
evidenti prove della presenza di
«resti umani» sul sito.
Le sue sono dichiarazioni che rilanciano per forza di cose l’attenzione sull’operato delle milizie filorusse e sui loro possibili tentativi
di nascondere le tracce sul terreno
che potrebbero fare chiarezza sulla
dinamica dell’abbattimento dell’aereo. L’altra sera sembrava infatti che quasi tutti i corpi fossero sta-
Prove Un miliziano filorusso mostra la scatola nera del Boeing malese
ti raccolti nei sacchi di plastica nera
grazie alla cooperazione dei filorussi e delle squadre di volontari
tra i residenti della zona. E si era
giunti a un conteggio finale prima
di chiudere i 4 vagoni frigorifero
destinati alla stazione di Kharkiv
(300 chilometri a nordovest di Donetsk) controllata dal governo di
Kiev: 282 cadaveri oltre a 16 man-
canti all’appello perché inceneriti
dall’esplosione. Ieri però sono stati
gli esperti inviati a Kharkiv dal governo olandese assieme agli agenti
dell’Interpol a denunciare che nei
vagoni si trovano solo 200 corpi.
Un centinaio manca dunque all’appello. Il responsabile dell’unità
medica olandese, Jain Tuinder, è
stato lapidario: «Non partiremo si-
Nei vagoni
Nei vagoni del treno giunto
a Kharkiv si trovano solo
200 corpi. Un centinaio
manca dunque all’appello
Partenza rinviata
Gli esperti olandesi: «Non
partiremo sino a quando
ogni resto umano non sarà
stato raccolto»
no a quando ogni resto umano non
sarà stato raccolto. Dovremo dunque tornare indietro e negoziare
ancora con i responsabili della zona dall’altra parte per riprendere le
ricerche».
Le sue dichiarazioni fanno il paio con quelle di Bociurkiw. Questi
specifica infatti di avere accompagnato ieri su tre luoghi dove è sparsa la maggior parte dei rottami anche tre ufficiali malesi esperti nell’esame dei disastri aerei, i quali
hanno confermato la presenza di
resti umani tutt’ora sul posto. «Al
lato della strada abbiamo individuato sacchetti di plastica contenenti membra umane che non erano stati raccolti. In altri punti
l’olezzo della decomposizione era
particolarmente acuto. Anche
presso i rottami della cabina di pilotaggio abbiamo rilevato che vi
era materia organica in decomposizione. Oltretutto abbiamo notato
che la carcassa della cabina era stata spostata rispetto al giorno precedente. L’erba tutto attorno era stata
largamente calpestata», ha aggiunto. Il rappresentante dell’Osce è
tornato anche a ripetere che l’intera
area dei rottami, circa 20 chilometri quadrati, resta largamente accessibile a chiunque. «A noi sembra di poter affermare che a questo
punto qualsiasi ricerca sul campo è
largamente compromessa», dice.
Ben poco traspare invece sulla ricerca dei frammenti del missile assassino. Gli osservatori Osce ammettono ufficiosamente che proprio questi, molto più delle scatole
nere, costituiscono la prova finale
sui responsabili dell’abbattimento
dell’aereo. Tre o quattro esperti
mandati da Kiev ad affiancare da
venerdì la missione dell’Osce sono
tornati alla base, ma senza rilasciare dichiarazioni. E non è neppure
detto che i resti del missile possano
mai venire individuati. Chiunque
avesse l’interesse a farli sparire ha
avuto ampi spazi di manovra.
Lorenzo Cremonesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il mistero Non ancora identificato con precisione il tipo di ordigno utilizzato. L’intelligence Usa: lanciato per errore dai filorussi
«Un missile esploso a 20 metri»: le nuove verità sul Boeing
I buchi presenti sui resti della carlinga al suolo sono la prova di un impatto dall’esterno
L’intelligence Usa ha rilanciato,
nella notte, le accuse contro i ribelli
pro Mosca ma è cauta su un coinvolgimento diretto dei russi nell’abbattimento del Boeing malese. La pensano
diversamente i servizi ucraini per i
quali è molto probabile che l’ordine di
lancio del missile sia arrivato da «un
ufficiale russo ben addestrato». Un’affermazione che si aggiunge alle indiscrezioni di questi giorni che parlavano di almeno tre militari di Mosca
coinvolti al fianco dei ribelli. Una presenza che avrebbe dovuto colmare un
eventuale buco nella capacità degli
insorti di usare il sistema antiaereo
Buk privo del suo radar primario.
In un briefing ai media statunitensi, gli 007 hanno sostenuto che il jet
passeggeri è stato probabilmente abbattuto per errore — legato alla lettura dell’unico radar — da un missile Sa
11 lanciato dagli insorti ucraini alleati
di Mosca. Non c’è invece alcuna prova
che ci fosse qualche militare inviato
dalla Russia a coordinare l’attività
dell’antiaerea. Piuttosto prudenti anche su chi abbia sparato. «Non sappiamo il nome, non conosciamo il
grado e non siamo neppure sicuri al
100 per cento della nazionalità. Non
dovete aspettarvi una svolta alla Perry
Mason», ha ammesso un funzionario.
Molto vaghe anche le notizie sul lanciatore Buk: non è sicuro che sia stato
trasferito in Russia. Una ricostruzione
dunque generica e priva di elementi
decisivi per inchiodare i responsabili.
Vedremo se usciranno nelle prossime
ore, altrimenti Mosca potrà sostenere
che a Washington hanno ben poco in
mano. Insieme al «chi» si è tornato a
parlare del «come» sia stato distrutto
il Boeing malese. L’attenzione si è
concentrata su alcuni rottami del jet
che presentano fori di varia grandezza
compatibili con quelli di un ordigno
terra-aria. Le immagini e i reperti, però, non possono rivelare con certezza
quale tipo di missile sia stato impiegato. L’ipotesi è che fosse un Sa 11 di
Schegge ad alta velocità
I fori nei resti della carlinga
sono compatibili con schegge
provenienti da un ordigno, non
dall’esplosione di un motore
La dinamica
Sui rottami
del B777
sono stati trovati
dei fori
compatibili
con le schegge
di un missile
fabbricazione russa sparato dall’ormai famigerato Buk, il sistema mobile
schierato nella località di Snizhne.
I missili di questo tipo trasportano
una carica di circa 20 chilogrammi
d’esplosivo che deflagra nelle vicinanze del bersaglio (tra i 20 e i 50 metri) e dunque non c’è bisogno di un
impatto diretto. La deflagrazione li-
bera un «rosone» di piccole schegge
che ha un effetto letale sul target. In
base all’esame visivo della carlinga
pare che l’ordigno abbia investito la
zona anteriore del jet passeggeri e
parte dell’ala. L’esperto britannico Reed Foster, dopo aver esaminato le foto, ha indicato al New York Times i seguenti elementi: 1) I fori sono consi-
2
1
Il B777 potrebbe essere stato investito dalle schegge sulla parte anteriore e vicino all’ala
I missili Sa 11 in
dotazione di russi,
pro-russi e ucraini
hanno testate da
20 kg d’esplosivo
1
2
Di solito
il missile
esplode
nelle vicinanze
del bersaglio
(20-50 metri)
stenti con oggetti che penetrano dall’esterno. 2) I buchi più piccoli sono
stati causati da proiettili (schegge) ad
alta velocità. 3) Se si fosse trattato dell’esplosione del motore le fessure lungo la carlinga sarebbero state «più
lunghe, sottili e oblique». Non è poi
da escludere che altre tracce interessanti possano essere su alcuni dei
corpi dei passeggeri. E il fatto che i ribelli filorussi abbiano trasferito con il
treno solo un 200 cadaveri su 282 recuperati aumenta i sospetti. È solo un
errore? O hanno voluto far sparire
qualche prova? C’è stata una manipolazione? A sentire i governativi ucraini (e gli Usa) la «scena è stata contaminata» in modo serio. Gli ispettori
dell’Osce hanno peraltro confermato
che nella zona dove è caduto il 777
malese ci sono ancora dei resti da recuperare.
Il Pentagono, a sua volta, ha diffuso
una mappa satellitare che mostra il
percorso del Boeing, la traccia del
missile e l’area dove è avvenuto il
«contatto». Un documento che fornisce un’indicazione piuttosto generica
sulla dinamica e fissa sempre la cittadina di Snizhne come il luogo dove
era posizionato il sistema Buk. Nulla
di inedito ma che fa parte dei dati che
gli Stati Uniti hanno rastrellato basandosi su attività di intelligence e materiale disponibile sui social network
(come le dichiarazioni pubbliche e le
minacce dei filorussi). Un quadro
«preliminare», dunque ancora aperto
che dovrà essere irrobustito per resistere alla difesa, decisa, del Cremlino.
Guido Olimpio
CORRIERE DELLA SERA
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12 Primo Piano
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Il governo Il semestre europeo
«Europa, regole più flessibili
Allarma la frenata tedesca»
Padoan: ripensare agli interventi della Troika nelle crisi
Renzi firma 24 contratti per il Sud, lavoro per 25 mila
DALLA NOSTRA INVIATA
BRUXELLES — Renzi incendia, Padoan calma. «Mi manca
forse un po’ di slancio, ma sono
solo un ministro delle Finanze»
risponde il responsabile dell’Economia ai deputati che gli
chiedono «più passione» durante la presentazione delle
priorità della presidenza italiana all’Europarlamento. Audi-
Tobin tax
Una tabella di marcia
per introdurre in modo
graduale la tassazione
sulle transazioni finanziarie
zione molto attesa, dopo la svolta annunciata dal premier nel
discorso sulla «Generazione Telemaco» che il 2 luglio ha aperto
il semestre a Strasburgo. Flessibilità all’interno delle regole,
nessun esperimento di «contabilità fantasiosa» ma un’azione
trasparente e concordata a livello comunitario per combinare
consolidamento di bilancio e riforme strutturali in un contesto
«deludente» nel quale crescita e
occupazione restano le priorità
e dopo i dati sull’economia tedesca (in stagnazione nel secondo trimestre) che Pier Carlo
Padoan ha definito «un campanello d’allarme: la debolezza
economica persiste nel tempo e
nello spazio rispetto a quanto
pensavamo sei mesi fa».
In due ore di domande e risposte, il ministro ha riaffermato i tre pilastri della strategia italiana: più integrazione economica europea e globale, riforme
che «per essere realizzate necessitano di incentivi» e quegli investimenti che sono la locomotiva verso il futuro con un’attenzione speciale all’innovazione,
«catalizzatore per eccellenza
della crescita». Padoan ha definito il patto di Stabilità (che
sancisce la necessità di convergenza delle economie nazionali
su parametri specifici come il
tetto del 3% al rapporto deficitPil) «un sistema inefficiente»
che impedisce il pieno utilizzo
dei fondi europei, aggiungendo
che il governo studia «come ridisegnare il sistema pur mantenendo la disciplina dei conti».
Un intervento complesso che
doveva tener conto delle divergenze tra Paesi più attenti al ri-
✒
Quel segnale sui prestiti
e le sofferenze record
di FRANCESCA BASSO
L
a svolta per imprese e famiglie dovrebbe cominciare a partire
da settembre, quando inizierà il programma della Bce,
annunciato a giugno dal presidente Mario Draghi, di
rifinanziamento a lungo termine alle banche dell’eurozona,
condizionato alla concessione di prestiti proprio a imprese e
famiglie. Stando però al rapporto mensile dell’Abi (Associazione
bancaria italiana) diffuso ieri, per sciogliere il nodo del credito nel
nostro Paese forse ci vorrà un po’ di più. Se da un lato rallenta il
calo degli impieghi (i prestiti concessi sono diminuiti del 2,2%
annuo in giugno, dopo il -3,1% di maggio), dall’altro continuano a
crescere le sofferenze lorde a carico degli istituti di credito: sono
aumentate di 2,2 miliardi rispetto ad aprile e hanno raggiunto i
168,5 miliardi. In rapporto agli impieghi, le sofferenze risultano
pari all’8,9%, record da ottobre 1998. A fine 2007, prima della
Grande Crisi, il rapporto era del 2,8%. Nel dettaglio, è pari al
15,1% per i piccoli operatori economici, al 14,5% per le imprese e al
6,6% per le famiglie. Numeri che fotografano un settore privato
ancora in forte difficoltà. La raccolta non è andata meglio: è
diminuita dello 0,9% annuo in giugno a fronte di un +0,5% di
giugno 2013. Data la situazione dell’economia reale, uno dei rischi
è che dopo l’estate le banche puntino più sui titoli di Stato che su
imprese e famiglie e che il «credit crunch» duri più del previsto.
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gore e forze politiche in aperto
contrasto con i dogmi dell’austerità, a pochi giorni dallo
scontro tra il sottosegretario alle Politiche europee Sandro Gozi e il commissario agli Affari
economici e monetari, il finlandese Jirki Katainen, sulle modalità interpretative della flessibilità prevista dai trattati. In particolare, in riferimento all’operato della troika (Ue, Banca
centrale europea e Fondo monetario internazionale), Padoan
si è detto «ottimista sul fatto che
possa esserci una fase di riconsiderazione e dialogo su come le
situazioni di crisi sono state gestite finora e come potranno essere gestite in futuro» aprendo a
una revisione del «modo in cui
misure e strumenti sono dise-
gnati e concepiti». Tra i punti
più delicati sui quali la presidenza italiana s’impegna a lavorare, anche la Tobin tax, la tassazione sulle transazioni finanziarie: «Non è una questione facile,
sarà importante concordare una
tabella di marcia che ne permetta un’introduzione graduale,
passo dopo passo, con un approccio pragmatico».
Giornata di audizioni per ministri e sottosegretari presso le
diverse Commissioni del Parlamento. Il responsabile del Lavoro Giuliano Poletti ha ribadito la
centralità del rilancio dell’occupazione giovanile: «Non c’è un
unico strumento da utilizzare
— ha precisato — ma dobbiamo
costruire nuove modalità di formazione, conoscenza e sapere
puntando sulla qualità delle
competenze».
Nelle stesse ore a Palazzo Chigi Matteo Renzi firmava 24 contratti di sviluppo, destinati per
l’80% al Sud: 1,4 miliardi di euro
(700 milioni provenienti da fondi europei), occasioni di lavoro
per 25 mila persone nei settori
turismo, commercio e soprattutto industria. Il più ricco, per
100 milioni di investimenti e 74
di agevolazioni, fa capo a Euralenergy e prevede la costruzione
di un impianto di cogenerazione di energia elettrica e vapore,
da cedere in prevalenza a Eurallumina per favorire la riapertura
dello stabilimento del Sulcis.
Maria Serena Natale
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Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Primo Piano 13
italia: 51575551575557
Palazzo Chigi
Dalle imprese
via a progetti
per 1,4 miliardi
La virata della Bundesbank:
meno rigore (ma in Germania)
DAL NOSTRO INVIATO
BERLINO — Aumenti di stipendio a pioggia? Sì, siamo in
Germania. Solo negli ultimi giorni l’industria dell’acciaio ha
concesso un 4% in più agli operai, la Postbank il 4,5% ai
dipendenti e — a livello molto locale, ma giusto ieri — i
lavoratori del commercio all’ingrosso del Land della Saar hanno
strappato un aumento del 3,1%. E i casi non si fermano qui. Con la
benedizione di chi, in Europa, è l’emblema del rigore: la
Bundesbank. La banca centrale tedesca — normalmente
impegnata a consigliare sacrifici — ha detto che i lavoratori
tedeschi ora meritano di più. Più dell’inflazione e del tetto del 2%
difeso dalla Banca centrale europea. Con tanto di spiegazione
macroeconomica. Jens Ulbrich, il capoeconomista Bundesbank
citato da «Der Spiegel», ha definito «moderati» i trend salariali
tedeschi, se confrontati con un’economia forte (nonostante la
frenata nel secondo trimestre) e con la disoccupazione contenuta.
E gli aumenti — aggiungono i commentatori — sono i benvenuti,
perché il vero nemico ora non è più l’inflazione, ma la deflazione:
un calo dei prezzi che deprime fatturati e lavoro. Minacciando
così il miracolo tedesco degli ultimi dieci anni: la disoccupazione
dimezzata. Merito (o demerito) anche dei cosiddetti mini job,
piccoli impieghi con altrettanto piccoli stipendi. Alla fine, quindi,
la Bundesbank rigorista si è trovata a fianco dei sindacati: tutti
impegnati ad appoggiare o a chiedere aumenti di stipendio sopra
l’inflazione. Intanto, più a sud, l’altra Europa — quella della crisi
e dei conti in rosso — non può che provare un po’ d’invidia. Oltre
ad ascoltare i richiami al rigore spediti da Nord.
Giovanni Stringa
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ROMA — In Spagna hanno preso
una decisione radicale: abbattere almeno una parte delle case invendute,
quelle tirate su una dopo l’altra
quando l’economia andava alla
grande, e poi rimaste vuote. Appartamenti con vista recessione. In Italia
non siamo ancora a tanto e più che
ad abbattere il governo pensa a «riciclare» le case di nuova costruzione
che non hanno trovato un compratore. Dal palco dell’assemblea dell’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, il viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini la butta lì fra le righe: «Sugli immobili
invenduti stiamo lavorando ad una
soluzione innovativa». L’idea è quella di trasformare un pezzo di quegli
appartamenti vuoti, che con il passare degli anni rischiano pure di andare in rovina, in una soluzione per chi
una casa non ce l’ha. Non solo nella
formula classica degli alloggi popolari, ma anche con quella più flessibile del cosiddetto housing sociale. E
cioè con un affitto a canone calmierato, quattro anni più quattro, o con
la soluzione del rent to buy, l’affitto
con promessa di acquisto. L’ipotesi è
quella di creare un fondo, si pensa
anche al coinvolgimento della Cassa
depositi e prestiti. Ma siamo ancora
ai primi passi: al momento non si sa
nemmeno quanti siano di preciso gli
immobili invenduti. Le stime parlano di 200 mila unità, comunque
quattro volte meno che nella Spagna
degli abbattimenti. Ma tutto dipende
da cosa si intende esattamente per
invenduto, da quanti anni l’appartamento deve essere rimasto sul mercato. In ogni caso la riconversione
degli immobili invenduti dovrebbe
essere limitata alle grandi città, o almeno ai centri dove la «domanda di
casa» è più forte.
Non basta certo questo a risollevare un settore, quello delle costruzioni, che la crisi l’ha pagata più di tutti
gli altri. Dal 2008 ad oggi il comparto
Così il mercato
200.000
STIMA DEGLI IMMOBILI
INVENDUTI NEL NOSTRO PAESE
Dal 2008 il settore delle costruzioni ha perso
58 miliardi
800 mila
14 mila
Fatturato
Posti di lavoro
Aziende
200%
L’aumento del gettito delle tasse
sulla casa negli ultimi tre anni
60
Gli adempimenti buocratici riguardanti
la sicurezza a carico delle imprese
Classifica 2014 per semplicità
delle pratiche sui permessi di costruire
ITALIA
Germania
Francia
Spagna
12ª
52ª
38ª
103ª
112ª
nel 2013
Il settore
Dal 2008 a oggi sono stati
sottratti alle imprese
di costruzione circa
116 miliardi di credito
denti». Parole drammatiche che servono anche a far sentire il fiato sul
collo al governo, ancora indeciso su
quando portare in Consiglio dei ministri il decreto legge sblocca Italia.
In quel testo ci sono misure molto attese dal settore, dall’obbligo di spendere in infrastrutture lo 0,3% del
Prodotto interno lordo all’autorizzazione edilizia standard, passando per
il rifinanziamento di progetti di riqualificazione come il piano città e i
6 mila campanili, con gli interventi
per i piccoli centri. Il decreto potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri
il 31 luglio ma solo se la pausa dei lavori parlamentari sarà ridotta al minimo, non più di 15 giorni. Altrimenti c’è il rischio di non riuscire a
convertirlo in tempo e la pratica verrebbe rinviata a dopo l’estate. Non è
l’unica grana da risolvere. Due giorni
fa, nel protocollo sul pagamento dei
Il valore delle case
Secondo la Cgia di Mestre
il valore economico delle
abitazioni negli ultimi cinque
anni è sceso del 15%
D’ARCO
La banca centrale: salari più alti
I costruttori: così chiudiamo
Un piano di affitti agevolati
per gli immobili invenduti
Fonte: Ance
Ventiquattro contratti di
sviluppo per progetti
strategici con investimenti
per 1,4 miliardi, 700 dei
quali finanziati dallo Stato
attraverso i fondi Ue, che
«creeranno o
salvaguarderanno 25 mila
posti di lavoro». Queste
le cifre annunciate ieri
a Palazzo Chigi. Hanno
partecipato alla firma
alcune imprese
protagoniste dei nuovi
contratti come Sanofi
(da sinistra il presidente e
ad di Sanofi Arturo Antonio
Zanni), Matteo Renzi, il
ministro dello Sviluppo
economico Federica Guidi,
l’amministratore di
Invitalia Domenico Arcuri
e il sottosegretario alla
Presidenza Graziano Delrio
La crisi dell’edilizia Gli investimenti tornano ai livelli del 1967. Ma tarda il decreto sblocca Italia
ha perso 58 miliardi di fatturato e
800 mila posti di lavoro, gli investimenti sono tornati ai livelli del 1967.
Un crollo che ha spinto il presidente
dell’Ance, Paolo Buzzetti, ad aprire
l’assemblea con la tentazione della
bandiera bianca: «Siamo in una situazione così difficile e drammatica
— ha detto — che viene spontaneo
chiedersi se non sia il caso di chiudere le nostre imprese con il minor
danno possibile per i nostri dipen-
debiti della pubblica amministrazione, il ministero dell’Economia si è
impegnato ad affrontare anche il capitolo dei debiti per investimenti,
quasi tutti pendenti verso i costruttori. Una novità perché finora gli investimenti erano stati tenuti fuori
dal pagamento degli arretrati perché, a differenza di quanto avviene
con la spesa corrente, l’operazione
farebbe salire il deficit, con il rischio
di sforare la famosa soglia del 3% nel
rapporto con il Pil. Dopo il protocollo, l’Ance si aspetta un primo segnale
proprio nel decreto sblocca Italia,
con lo stanziamento di almeno mezzo miliardo da utilizzare per saldare
questo tipo di debiti. Il resto, sempre
secondo l’Ance, dovrebbe arrivare
con la legge di Stabilità. Per il momento, però, non c’è accordo nemmeno sull’ammontare complessivo
degli arretrati. I costruttori parlano
di 11 miliardi di euro, il ministero
dell’Economia di meno della metà.
Lorenzo Salvia
@lorenzosalvia
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Il commercio mondiale Il negoziato per far passare le regole del mercato occidentale. L’incontro con l’ex premier di Singapore Lee Kwan Yew
Obama e quell’idea di Nato economica per imbrigliare la Cina
Il Congresso Usa non ha autorizzato il presidente
a firmare l’accordo. Le resistenze europee
di DANILO TAINO
Quando Barack Obama fu
eletto presidente per la prima
volta, nel 2008, aveva deciso
che la liberalizzazione del
commercio internazionale
non avrebbe mai fatto parte
della sua agenda. Una seccatura irrilevante. Nel novembre
del 2009, però, incontrò Lee
Kwan Yew, il padre della moderna Singapore, forse la figura politica più rispettata in
Asia. Lee gli disse che, se non
avesse preso un’iniziativa per
aprire e unificare il commercio in Asia, il continente sarebbe finito nelle braccia della
Cina. Due settimane dopo, in
Giappone, Obama annunciò
che gli Stati Uniti avrebbero
rilanciato i negoziati per la
creazione della Partnership
transpacifica (Tpp), con
l’obiettivo di liberalizzare gli
scambi in Estremo Oriente.
Avendo preso un’iniziativa del
genere a Est, il presidente
americano non poteva trascu-
rare l’alleato strategico di
sempre a Ovest, l’Europa. Da
qui, la decisione di aprire poi
anche il negoziato per la Partnership transatlantica (Ttip)
con la Ue, ora pienamente in
corso.
Il retroscena lo racconta,
nel suo ufficio di Washington,
Fred Bergsten, il fondatore e
direttore emerito del Peterson
Institute della capitale americana, una delle figure più influenti nei circoli politici ed
economici degli Stati Uniti.
Mette in una prospettiva straordinariamente chiara cosa ci
sia dietro questo grande sforzo per negoziare un nuovo accordo che dovrebbe creare il
nucleo di un mercato unico
transatlantico, una Nato economica secondo alcuni. Dietro c’è la Cina: sia la necessità
di limitarne il potere crescente
sia, soprattutto, l’obiettivo di
costringerla ad accettare modi
di operare nell’economia e regole dettate dall’Occidente
prima che diventi impossibi-
le. Bergsten dice che è l’ultima
occasione. Molti altri politici
ed esperti sentiti nei giorni
scorsi a Bruxelles e Washington sul tema Ttip sostengono
la stessa cosa: Usa e Ue stabiliscano una serie di regole per
commercio, investimenti e sicurezza (ad esempio delle auto, dei cibi, della chimica, del-
la cosmetica) che diventino lo
standard intanto che sono forti: tra qualche anno non lo potranno più fare e dovranno
sopportare un mondo che non
necessariamente apprezza valori e priorità dell’Occidente.
La grande ambizione delle
due trattative, transatlantica e
transpacifica, volute da Obama è proprio questa. «La negoziazione commerciale più
aggressiva portata avanti dagli Usa dal dopoguerra», secondo Bergsten: non male per
un presidente che non voleva
toccare l’argomento. Il fatto è
che mai e poi mai gli Stati Uniti hanno negoziato un accordo
sull’apertura degli scambi solo con una logica commerciale: sempre, la prima ragione è
stata geopolitica. E così è anche questa volta. Al cuore di
tutto sta la Cina. Il che non significa volerla marginalizzare:
significa spingerla, mostrando i muscoli economici di Usa
e Ue, ad accettare regole e
comportamenti occidentali,
Il decalogo Usa e Ue
per gli scambi
Tutti i benefici
dell’integrazione
I punti
Liberalizzazione
per contenere Pechino
1
La prima mossa di
Barack Obama è stata
il rilancio dei negoziati
per la Partnership
transpacifica per
regolare gli scambi in
Estremo Oriente.
Obiettivo, non lasciare
l’Asia finire nelle
braccia della Cina
2
Per raggiungere gli
accordi commerciali
con la Cina gli Usa
hanno voluto
assicurarsi l’alleato di
sempre a Ovest,
l’Europa. E’ stata così
avviata la Partnership
transatlantica, ora in
pieno svolgimento
3
Taglio delle tariffe a
import ed export,
eliminazione delle
barriere non tariffarie,
libertà di scambio per
servizi e appalti. Sono
aperti 24 tavoli tematici
con cento negoziatori
per parte. Si punta a
chiudere a fine 2015
di mercato. Un uso geopolitico
del commercio, approccio che
ha i suoi rischi perché può
creare divisioni: ma questa
sembra essere la situazione.
Non è che i contenuti di un
accordo transatlantico siano
poco importanti. America ed
Europa si scambiano ogni anno beni e servizi per mille miliardi di dollari e gli investimenti diretti transatlantici
sono di quattromila miliardi.
Si tratta di economie già altamente integrate che dall’aprirsi l’una verso l’altra
possono trarre altri benefici: a
seconda degli studi, una crescita aggiuntiva (a partire dal
2018) dell’economia americana tra lo 0,3 e l’1,3% l’anno e di
quella europea tra lo 0,5 e lo
0,7%. Si tratta di trovare un
accordo non solo per ridurre
le tariffe all’import/export
(che sono già basse) ma soprattutto di eliminare le barriere non tariffarie (lentezze
alle dogane, per esempio), coordinare le regole per stabilire
le normative di un gran numero di beni, aprire lo scambio dei servizi e degli appalti e
molto altro. I negoziati stanno
procedendo, con l’obiettivo di
chiudere verso fine 2015 o
inizio del 2016. Al lavoro sono
24 tavoli tematici, con più di
cento negoziatori per parte.
Un lavoro immenso per armonizzare leggi, regole e modi di fare.
Che le trattative Ttip siano
destinate al successo non è
scontato. Negli Stati Uniti, il
Congresso non ha ancora dato
al presidente l’autorità per firmare un accordo, indispensabile per non fare saltare tutto:
si vedrà. E in molti Paesi europei ci sono opposizioni massicce, in particolare in Germania e Austria, spesso motivate
dall’idea (non sempre vera)
che, per dire, i polli di questa
parte dell’Atlantico siano più
sani di quelli americani. Questioni importanti, complesse
e anche un po’ noiose. Ma dietro di loro si nasconde la corsa
all’egemonia globale. E se all’idea che dal commercio possa dipendere non poco del futuro dell’Occidente si è convinto Obama, forse è bene che
una riflessione la facciamo
anche noi europei. Con gli occhi asciutti.
@danilotaino
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italia: 51575551575557
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Esteri 15
italia: 51575551575557
Esteri
Arizona Soldati della
Guardia Nazionale in
servizio vicino a Nogales
Il caso I militari
dovranno
sorvegliare la
scenografica valle
del Rio Grande
senza cuore.
Quella della mobilitazione
della Guardia Nazionale rimane un’enormità, se guardata
dall’esterno. Ma Perry, il governatore più longevo della
storia del Texas, sa bene che
nello Stato della «stella solitaria», nostalgico della condizione di repubblica indipendente di un passato ormai remoto, il desiderio di intervenire alla frontiera col Messico è
molto forte. Più battagliero
ancora di Perry è l’Attorney general Greg Abbott, il ministro
della Giustizia dello Stato che
Il fenomeno
correrà per succedere a Rick
come governatore: è lui che
vuole trascinare in tribunale
Obama per non aver fatto abbastanza per proteggere la
frontiera del Rio Grande.
Ma anche la candidata dei
democratici, l’ormai celebre
Wendy Davis, per criticando la
richiesta di far intervenire la
Guardia Nazionale, prende le
distanze dai suoi compagni di
partito che vorrebbero solo interventi umanitari e propone,
invece, di mandare al confine
più vicesceriffi e poliziotti.
Più guardie
Gli agenti che pattugliano il
confine sono 18 mila (foto
grande). Dieci anni fa
erano 10 mila. Budget
raddoppiato a 12,4 miliardi
di dollari
Il boom dei minori
Raddoppiati i minorenni
non accompagnati: 57 mila
sono stati fermati dallo
scorso ottobre a oggi (molti
si consegnano). Obama
(foto, con il governatore del
Texas Rick Perry) chiede al
Congresso 3,7 miliardi per
gestire questa emergenza
DAL NOSTRO INVIATO
Texas, emergenza immigrati
Guardia Nazionale al confine
57.000
in pole position, finì ben presto fuori strada per la pessima
figura fatta nei dibattiti televisivi e per alcune gaffe come
l’incapacità di ricordare i nomi
degli enti e delle amministrazioni che si proponeva di sopprimere), risponde di aver imparato la lezione e di essere,
oggi, molto più preparato.
Gli analisti non sono affatto
convinti che abbia buone
chance: se non ce l’ha fatta nel
2012 quando i candidati, da
Santorum allo stesso Romney,
erano tutti deboli, come può
pretendere di emergere oggi
tra personaggi dal profilo politico ben più spiccato come
Marco Rubio, Jeb Bush e lo
stesso Chris Christie, pur se
azzoppato dallo «scandalo del
ponte»? Oltretutto, inventandosi un’operazione della
Guardia Nazionale molto costosa e priva di uno scopo preciso, Perry rischia di partire col
piede sbagliato. Probabilmente il governatore l’ha fatto per
cercare di recuperare consensi
nell’elettorato conservatore: la
destra oltranzista, infatti, non
gli ha mai perdonato certe prese di posizione del passato a
favore di una sanatoria per i
clandestini che lavorano negli
Usa e che per il Texas rappresentano una risorsa economica insostituibile. Allora Perry
aveva addirittura accusato chi
lo attaccava da destra di essere
Rick Perry, il governatore
repubblicano, schiera
mille soldati alla frontiera
Massimo Gaggi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
PER VINCERE
OGNI GIORNO
intesapourhomme.it
NEW YORK — Contro la
nuova ondata di immigrati illegali che arrivano negli Stati
Uniti dal Centro America —
stavolta soprattutto ragazzi e,
addirittura, bambini privi di
genitori — il governatore del
Texas Rick Perry schiera alla
frontiera la Guardia Nazionale.
Il leader conservatore ieri ha
dato disposizione affinché
mille soldati della Guardia
vengano dislocati nella valle
del Rio Grande, la zona attraversata più di frequente dai
clandestini. Non è ben chiaro a
fare cosa. Né è chiaro chi pagherà i 12-15 milioni di dollari
al mese necessari per il mantenimento di questa forza militare.
In base alla legge, tanto il
governo federale quanto i singoli Stati hanno
il potere di attivare la Guardia
Nazionale. Ma
U S A
Washington
chi lo fa se ne
deve assumere
Tucson
anche gli oneri.
Dallas
Rick Perry, però,
Juàrez
Houston
T E X A S
non ha alcuna
intenzione di fiNuevo
Laredo Reynosa Golfo
nanziare l’opedel Messico
razione coi fondi
M E S S I C O
del Texas e si diCancun
Città del Messico
ce pronto a fare
causa all’Ammiminori non
accompagnati fermati dalle
nistrazione di
autorità Usa da ottobre 2013
Washington per
ottenere il rimborso, se a pagare non sarà il
governo federale. Un’aperta nuovo portavoce del presidenprovocazione nei confronti di te, Josh Earnest, che quello del
Barack Obama al quale i re- governatore del Texas è solo
pubblicani avevano già chiesto un gesto simbolico, pensato
più volte nelle ultime settima- per produrre titoli sui giornali
ne di mobilitare la Guardia na- e in tv: una chiara allusione alzionale: invano. Il presidente le ambizioni politiche di Perry
ha sostenuto che quella dei che, governatore del grande
bambini che arrivano dal- Stato del Sud da oltre 14 anni
l’America Centrale è un’emer- (lo ereditò da George Bush
genza umanitaria che va af- quando questi andò alla Casa
frontata con altri strumenti. Bianca), ha deciso di non riAnche se poi ha chiesto al Con- candidarsi per un quarto mangresso (senza ottenerli) 3,7 dato alle elezioni del prossimo
miliardi di dollari che dovreb- novembre. Segno evidente che
bero servire a rafforzare gli vuole correre di nuovo per le
sbarramenti alla frontiera ol- presidenziali del 2016, dopo
tre che a finanziare i centri di l’insuccesso delle primarie reaccoglienza per dare un tetto ai pubblicane di due anni e mezragazzini che varcano la fron- zo fa. Perry non smentisce e,
tiera.
anzi, a chi gli contesta l’esito
Ieri la Casa Bianca ha mini- disastroso della sua precedenmizzato il caso sostenendo, col te campagna elettorale (partito
Meno immigrati
Nel 2013 quattrocentomila
persone sono state fermate
mentre attraversavano
illegalmente la frontiera
messicana diretti negli Usa.
Tra il 1983 e il 2006 i
migranti bloccati dalle
autorità erano un milione
all’anno
La proposta
Laura Boldrini: «I profughi del mare?
Chiedano asilo nei Paesi di transito»
ROMA — La proposta operativa arriva
dalla presidente della Camera Laura
Boldrini: «Dovremmo permettere ai
migranti di fare le domande di asilo nei
Paesi di transito attraverso le ambasciate o
gli uffici delle organizzazioni
internazionali». Forte dei suoi quindici
anni passati come portavoce dell’ufficio
profughi dell’Onu, la presidente Laura
Boldrini ieri è intervenuta ad un convegno
sull’immigrazione organizzato a a
Montecitorio sostenendo: «Siamo di
fronte ad una guerra nel Mediterraneo tra
le persone e il mare che sta causando
centinaia e centinaia di morti. È una
situazione insostenibile». Al convegno
c’era anche il ministro dell’Interno
Angelino Alfano che è intervenuto in
maniera non formale, spiegando: «Sarei
ipocrita se negassi che aver visto trecento
bare in un hangar a Lampedusa e sacchi
con dentro cadaveri, uno di una mamma
con la figlia, non mi ha fatto cambiare
approccio al tema dell’immigrazione.
Sono rimasto molto colpito e dentro di me
inevitabilmente qualcosa è cambiato». Il
ministro Alfano ha quindi sostenuto
l’importanza dell’intervento dell’Europa
nel problema dell’Immigrazione: «La
Sicilia non può provvedere da sola: ha su
di sé il 93 per cento degli sbarchi. Per
questo è opportuno che Frontex prenda il
posto di Mare Nostrum. Mare Nostrum
nasce perché ci sono stati oltre trecento
morti a Lampedusa e nessuno era in
grado di poter escludere che potesse
verificarsi un’altra tragedia il giorno dopo.
Adesso però è giusto che intervenga
l’Europa».
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LA CERTEZZA DI PIACERE
16
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Cronache
Milano I consulenti del comico: colpa di una società irlandese
Nel Principato
Ezio Greggio
a Montecarlo.
L’attore ha scelto
di sottoscrivere
con l’Agenzia
delle Entrate un
accordo per risolvere un contenzioso incentrato nelle Procure di Milano e
di Monza sulla
realtà o strumentalità, a fini
di indebito risparmio fiscale,
della sua residenza ufficiale
nel Principato di
Monaco. L’accordo raggiunto,
di 20 milioni di
euro, è una delle
transazioni più
alte mai pagate
da un singolo
contribuente
(Olycom)
Greggio paga al Fisco
la mega sanatoria
da 20 milioni di euro
Contestata la residenza a Montecarlo
La vicenda
L’accordo
con il Fisco
L’attore e presentatore
Ezio Greggio ha
raggiunto un accordo
con l’Agenzia delle
Entrate per il pagamento
delle imposte relative ai
compensi tra il 2001 e il
2013: in questo periodo
Greggio ha risieduto
anche nel Principato
di Monaco
La normativa
italiana
I professionisti stranieri
che lavorano in Italia
devono versare una
determinata ritenuta
sui compensi. Secondo
l’entourage di Greggio
l’adempimento
sarebbe spettato
alla società irlandese
titolare dei suoi diritti
di immagine
La società
irlandese
Nella linea difensiva
dell’artista, ora ad
accollarsi la maxi
sanatoria sarà la
società irlandese che
gestiva i suoi diritti
d’immagine e che non
avrebbe eseguito
trattenute e versamenti
per un errore
interpretativo
MILANO — Venti milioni di
euro per mettersi in regola con il
Fisco, una delle transazioni più
alte mai pagate da un singolo
contribuente: è l’accordo che
l’attore e conduttore tv Ezio
Greggio ha scelto di sottoscrivere con l’Agenzia delle Entrate
per sanare un contenzioso incentrato nelle Procure di Milano
e di Monza sulla realtà o strumentalità, a fini di indebito risparmio fiscale, della sua residenza ufficiale a Montecarlo.
Greggio aveva subìto l’avvio
di un accertamento fiscale più
di un anno fa, quando nel mirino del Fisco, che già in passato
si era interessato alle modalità
di incasso dei suoi compensi
negli anni dal 2001 al 2009, erano finiti i 23 milioni di euro con
i quali Mediaset tra il 2009 e il
2013 aveva remunerato il conduttore di Striscia la notizia,
l’ospite di Paperissima, l’anima
di Veline, insomma il personaggio tv di tante trasmissioni del
Biscione. Come in altri analoghi
casi di star dello spettacolo, il
contenzioso nasceva dal fatto
che il Fisco non riteneva tutto
corretto né nei rapporti con la
società irlandese «Wolf Pictures
Ltd», alla quale Greggio risultava aver ceduto tutti i diritti di
sfruttamento economico della
sua immagine poi venduti a
Mediaset, né la dichiarata residenza a Monaco, che permetteva al conduttore televisivo di vedere tassati i propri redditi in
misura molto minore che in Italia.
Stretto tra il fascicolo del pm
Walter Mapelli alla Procura di
Monza, quello del pm Adriano
Scudieri alla Procura di Milano,
e le pretese dell’Agenzia delle
Entrate, Greggio poteva valorizzare a proprio favore una sen-
tenza nella quale il Tribunale di
Vigevano, nell’ambito di una vicenda familiare, nel 2009 aveva
attestato la sua residenza a
Montecarlo. Poteva inoltre ragionevolmente confidare di
avere la meglio su alcune delle
richieste del Fisco in relazione
ad alcuni anni. E poteva sperare
di giocarsela sul carattere realmente «terzo» della società irlandese, che invece per il Fisco
era di fatto sua. Ma i consulenti
tributari dello studio Crowe
Horwath devono avergli spiegato che sarebbe bastato soccombere anche solo in poche contestazioni, sulle ultime annate
post-sentenza di Vigevano, per
rischiare di dover sborsare —
tra capitale, sanzioni e interessi
— una cifra ben superiore (se
I pm di Milano e Monza
Nel penale l’ipotesi
di omessi versamenti
è indagata dalle Procure
di Milano e di Monza
non quasi doppia) rispetto ai 20
milioni di euro che infine ha ora
deciso di pagare all’Agenzia delle Entrate. Ma non poco devono
aver influito anche la scelta di
immagine di Greggio di assumersi responsabilità magari
non del tutto sue, in una materia così complicata come quella
fiscale, e la volontà di mostrarsi
desideroso di porre rimedio a
eventuali protratti errori con
una corposa regolarizzazione
con l’Agenzia delle Entrate.
In questo quadro va dunque
collocata la spiegazione che
l’entourage di Greggio accredita
circa il fatto che l’accordo riconoscerebbe come l’artista dal
2001 al 2010 fosse davvero residente all’estero anche fiscalmente. Dal 2011 era tornato a fa-
La carriera
Drive in
Ezio Greggio accanto a Gianfranco
D’Angelo durante una delle prime
edizioni di Drive in, programma cult degli
anni Ottanta. Tra i personaggi interpretati
da Greggio, il professor Zichichirichì
Striscia la notizia
Qui Ezio Greggio è con la showgirl
e presentatrice Michelle Hunziker, una
dei suoi partner alla conduzione del
programma di notizie e satira ideato
da Antonio Ricci nel 1988 per Mediaset
Benedetti dal Signore
Greggio con Enzo Iacchetti,
già storici partner di «Striscia»,
indossano il saio dei cappuccini nella sit
com «Benedetti dal Signore»: era il 2004
e la trasmissione andò su Canale 5
re la sua dichiarazione dei redditi in patria, dove (al pari dei
professionisti stranieri che come lui lavorano in Italia) avrebbe dovuto versare una certa ritenuta dei propri compensi, invece durante questo periodo il
conduttore non aveva versato i
tributi su quanto incassato dalla
società irlandese che era titolare
dei suoi diritti d’immagine: colpa — sempre secondo chi parla
a nome di Greggio — di una
questione interpretativa per la
quale la società irlandese non
avrebbe rispettato l’adempimento, non avrebbe eseguito le
trattenute, non avrebbe operato
i versamenti, ma in compenso
adesso si accollerebbe (pur di
chiudere la vicenda) tutti gli
oneri connessi alla verifica fiscale. Fatto sta che, una volta
raggiunto l’accordo, a nessuno
dei due contraenti interessa più
questionare su chi avesse maggiori o minori ragioni tributarie.
E la palla passa in eredità alla
penalista Giulia Bongiorno, che
dovrà comunque affrontare il
residuo versante giudiziario destinato probabilmente a lasciare
Milano e per competenza territoriale approdare interamente
alla Procura di Monza.
Luigi Ferrarella
[email protected]
Giuseppe Guastella
[email protected]
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Le carte
Fede intercettato: «Berlusconi, Dell’Utri sa e mangia»
Riina in carcere parla di via D’Amelio:
«Controllavamo il telefono di Borsellino»
DAL NOSTRO INVIATO
PALERMO — Le ultime carte sulla
presunta trattativa fra lo Stato e la mafia
al tempo delle stragi, depositate al processo in corso e foriere di nuove indagini segrete, riferiscono di telefoni intercettati da Cosa nostra per uccidere Paolo Borsellino e di registrazioni «private» sul conto di Marcello Dell’Utri
realizzate nell’entourage di Silvio Berlusconi; di ulteriori confidenze di Totò
Riina al suo antico compagno di «ora
d’aria» e di fascicoli dei servizi segreti
vecchi di quarant’anni a proposito dell’ex generale dei carabinieri Mario Mori. Ne viene fuori un quadro composito,
ma non per questo più chiaro.
Il pezzo d’inchiesta più «politicamente sensibile» arriva dalla Procura di
Monza, dove un personal trainer di
Emilio Fede ha registrato alcune conversazioni con l’ex direttore del Tg4.
Nei nastri risalenti al 2012, trasmessi
per competenza a Palermo, il giornalista si riferisce a Marcello Dell’Utri, che
oggi sta scontando in carcere la condanna a 7 anni per concorso in associa-
zione mafiosa, e dice: «Guarda a Berlusconi cosa gli sta mangiando. Perché lui
è l’unico che sa. Ti rendi conto che ci
sono 70 conti esteri, tutti che fanno riferimento a Dell’Utri?». Fede parla anche dei contatti tra Dell’Utri e il boss
mafioso Vittorio Mangano: «La vera
storia della vicenda Berlusconi... mafia,
mafia ...soldi, mafia, soldi. Dell’Utri era
praticamente quello che investiva... Chi
può parlare? Solo Dell’Utri». Interrogato dai pm antimafia, Fede ha sostenuto
che la registrazione sarebbe stata contraffatta, aggiungendo però di aver assistito a una conversazione in cui Berlusconi, parlando di Mangano, avrebbe
detto «ricordiamoci della famiglia».
Il boss e Provenzano
Il «capo dei capi» Totò Riina parlava
durante il passeggio col detenuto pugliese Alberto Lorusso, nell’agosto
scorso, e a proposito dell’attentato di
via D’Amelio in cui morirono il giudice
Borsellino e cinque agenti di scorta,
disse: «Ma vai a capire che razza di fortuna. Però sapevamo dove doveva andare perché lui gli ha detto... domani,
mamma domani vengo...». Il riferimento è a una telefonata in cui l’allora
procuratore aggiunto avvisò la madre
che domenica 19 luglio 1992 sarebbe
andato a farle visita. E Riina, dopo aver
spiegato che da tempo «cercava» il magistrato («una vita ci ho combattuto...»), fa capire che di quell’appuntamento i mafiosi ebbero certezza proprio dal telefono: «Poi quello, senza volerlo, dice... da sua madre, alle cinque...
gli ha telefonato (e gli intercettatori an-
notano che il boss “alza il braccio sinistro e lo porta tra bocca e orecchio, mimando il gesto di prendere il telefono”),
va bene, sta bene... corre, corre... pam...
troppo bello... sapevo io che ci doveva
andare alle cinque. Pigliala, mettigli un
altro sacco... un sacco in più».
L’ipotesi dell’intercettazione mafiosa
venne scandagliata durante i vecchi
processi per la strage, e coinvolse i fratelli Pietro Scotto (assolto) e Gaetano
(condannato sulla base delle dichiara-
zioni del presunto pentito Scarantino,
poi sconfessato dalle rivelazioni di Gaspare Spatuzza). Ora le parole di Riina
riaprono dubbi e misteri su quella vicenda, oltre a ribadire «l’idea geniale»
di collegare il segnale per l’esplosione
dell’autobomba al citofono al quale
suonò Borsellino, che dunque si sarebbe fatto saltare in aria da sé: «Lui va a
suonare e si spara la bomba... si spara la
bomba lui stesso»; un sistema inedito a
cui mai nessun pentito ha fatto cenno.
Ex senatore
Marcello Dell’Utri, storico
dirigente di
Forza Italia, è
stato condannato in via
definitiva a 7
anni di reclusione per
concorso
esterno in associazione
mafiosa
In un colloquio del 19 agosto 2013 Riina
parlò anche dell’altro padrino corleonese, Bernardo Provenzano, e — pare di
capire — della sua linea alternativa al
tempo delle stragi; nonché — nell’interpretazione dei pm — dei suoi contatti con uomini delle istituzioni: «Questo Binnu Provenzano, chi è che gli dice
di non fare niente? Qualcuno ci deve essere ... Quindi tu collabora con questa
gente... a fare il carabiniere pure. (...) Ai
tempi mei di Totò Riina... trattativa cose e persone importanti (...) Quello è un
bambino che adesso si è ammalato, però... Binnu... come lo hanno fottuto (...)
Lui i piccioli (i soldi, ndr) ce li ha... La
moglie ce li ha conservati».
Mori e gli anni Settanta
Tra le carte depositate dai pm ci sono
pure vecchi documenti trovati negli archivi del servizio segreto militare dove
negli anni ‘70 lavorò il generale in pensione Mario Mori, imputato nel processo sulla trattativa dopo essere stato assolto (in primo grado) in quello quasi
gemello sulla mancata cattura di Provenzano. Da lì emergerebbe un repentino e inspiegato allontanamento di Mori
dal Sid, con la richiesta ai carabinieri di
tenerlo lontano da Roma almeno fino
alla fine del processo per il fallito golpe
Borghese. A quell’epoca risalirebbero
contatti tra Mori e personaggi che successivamente sono ricomparsi nelle vicende legate alla presunta trattativa.
Giovanni Bianconi
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Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Cronache 17
italia: 51575551575557
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La storia
L’ultima notte della nave all’isola del disastro. I fiori di sopravvissuti e parenti delle vittime e gli sguardi di chi vive qui: «Ricordiamoci quel che eravamo prima»
Il saluto del Giglio alla Concordia
Grande sollievo e qualche rimpianto
Oggi salpa il relitto che ha prodotto il +103% di visite giornaliere
DAL NOSTRO INVIATO
Le tappe
L’addio al Giglio
Il relitto della Concordia
partirà questa mattina
dall’isola del Giglio per
raggiungere il porto di
Genova. Sulla nave ieri è
stata issata la «Blue
Peter» (foto in basso) la
bandiera blu che in gergo
Dal cielo
Un fulmine
ISOLA DEL GIGLIO (Grosseto) — La cade sul relitlinea che separa il rimpianto dal sollievo to della Conè fatta di uova e bacon. Prima del naufra- cordia durangio la colazione continentale era con- te un temposuetudine ignota all’isola, fedele al conrale all’isola
sueto cappuccino con brioche. I bar del
del Giglio a
lungoporto l’hanno introdotta per fare
poche ore
fronte ai desideri delle centinaia di ope- dalla partenrai stranieri reduci dal turno di notte e za per Genoaffamati di conseguenza. «È finita» dice va. I preparaFausto Pellegrini, titolare dell’omonimo
tivi si sono
locale. «Adesso dobbiamo solo capire
conclusi ieri
quanto ci dispiace». L’ultima frase è ac(foto Sestini)
compagnata dallo sfregamento di due
dita, gesto che indica il denaro.
Le conferenze stampa servono solo a
profani e foresti. Nel crepuscolo la bandiera in cima alla Costa Concordia diventa scura come il cielo che le fa da
sfondo. In realtà è blu, con sopra una gigantesca «P». Quando l’hanno vista, i gigliesi hanno capito che stavolta si parte davvero. Quel vessillo si chiama
«blue Peter» e nel gergo marinaro
significa che la nave è pronta per
navigare. L’ultima notte sull’isola
c’entra nulla». Elio Vincenzi,
del relitto più famoso del monmarito di Maria Grazia Trecado, illuminato a giorno per la
richi, l’ultima vittima a essere
prima volta da quella sera del
ritrovata nel relitto, chiama le
gennaio 2012, sembra una gicose con il loro nome. A forza
gantesca veglia funebre. Anche le
di ossessionarci con quella
tre corone di fiori gettate dai panave dalle dimensioni così
renti delle vittime davanti alle Scograndi c’è il rischio di dimentiMentre è imminente la partenza della
Concordia, l’ex comandante Francele, lo scoglio del naufragio, sembracare altre piccolezze, come la parsco Schettino, sotto processo per
no il capitolo più dolente di un’unica
tecipazione da ospite d’onore di
il naufragio, si rilassa a un
cerimonia.
Francesco Schettino a una festa ischiparty a Ischia
«La colpa non è della nave. Lei non
tana in abito bianco, che almeno qualche
Schettino si rilassa
marinaro significa: nave
pronta a partire. L’arrivo a
Genova è previsto per la
giornata di domenica
Lo smantellamento
La Concordia verrà
condotta nel porto di
Genova Voltri e qui sarà
prima alleggerita e poi
smantellata. Per portare
a termine queste
operazioni serviranno
20-22 mesi
problema di opportunità, se non morale, lo porrebbe. Sull’isola non c’è gioia,
in questo lungo addio. Il tempo e l’abitudine lo hanno trasformato in una presa
d’atto, una cosa che doveva succedere. E
sul sentimento da indossare per l’occasione non tutti sono d’accordo, anzi.
«È la nostra storia, ormai. Inutile cancellarne i segni». Gabriello Galli è il consigliere comunale che chiede il mantenimento delle piattaforme subacquee. La
verità è che in questi anni il Giglio è
sempre stato visto e letto come un’entità
unica. Ce ne sono almeno tre invece,
quante le frazioni che compongono il
Comune. Nel 2012 il calo delle presenze
fu del 25 per cento. Nel 2013 l’emorragia
non si arrestò, un altro 13% in meno.
Sergio Ortelli sa bene che quella nave è
stata anche un alibi. Dietro alla Costa
Concordia che si allontana si intravede la
crisi. «Ma c’è un tempo per ogni cosa»
dice.
Eppure a Giglio porto il lavoro non è
mai andato meglio. La Camera di Commercio segnala un volume di affari quasi
raddoppiato rispetto al biennio precedente per le imprese commerciali di
questa frazione. Non solo uova e bacon.
«Concordia?». Alla biglietteria di Porto San Stefano avevano imparato a riconoscerlo subito, il turista da disastro.
Prendeva il biglietto del traghetto per il
Giglio e il ritorno con la corsa seguente.
La sosta sull’isola bastava per scattare
«la foto», consumare qualcosa nei locali
più vicini, tornare sulla terraferma. Il fenomeno c’è stato, eccome. Nei due anni della
Concordia i passaggi
giornalieri senza pernottamento sono cresciuti del 103 per cento.
Aumentavano i passeggeri, diminuivano i turisti. La nuova attrazione del Giglio portava
benefici solo a una parte
dell’isola. Nel maggio
2012, mese di apertura della stagione
estiva dopo il naufragio, le frazioni di
Campese e Castello hanno avuto le presenze dimezzate, meno 45%. Non sono
più risalite. La presenza della nave era
manna per quelle «attività frontiste»,
una maledizione per commercianti e albergatori di Campese e Castello, il 70%
della capacità ricettiva dell’isola.
«Non ci si deve abituare a una presenza innaturale. Dobbiamo fare uno sforzo». Nel settembre 2013, ai tempi del
raddrizzamento della nave, Argentino
Pini invitò con un urlaccio i giornalisti a
dare fiducia alla gente che stava lavorando sulla Concordia, e in qualche modo
rappresentava la differenza di sguardo
tra chi viene da fuori e gli abitanti. Adesso è qui, con il vocione, la barba bianca e
l’aspetto da lupo di mare, a guardarla per
l’ultima volta. Senza emozione, senza
rabbia. «Sapevamo che sarebbe arrivato
questo momento. Dobbiamo ricordarci
di quel che eravamo prima, di quel che
siamo ancora oggi. Che se ne vada, per
sempre».
Marco Imarisio
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18
italia: 51575551575557
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
Il Corriere della Sera - 23/07/2014
Chi è Terna S.p.A.
Il Gruppo Terna è un grande operatore di reti per la Trasmissione dell’Energia.
Proprietario in Italia della rete di energia elettrica, attraverso Terna Rete Italia gestisce in sicurezza la Rete di Trasmissione Nazionale con oltre 63.500 km di linee in Alta Tensione ed ha
la responsabilità di sviluppare la rete dell’Alta Tensione per migliorare la sicurezza e l’efficienza e ridurre il costo per imprese e cittadini. Terna è anche responsabile, 365 giorni l’anno,
24 ore su 24, della trasmissione e del dispacciamento dell’energia e quindi della gestione in sicurezza dell’equilibrio tra la domanda e l’offerta di energia elettrica nel paese.
Quotata alla Borsa Italiana dal 2004, Terna provvede alla manutenzione e allo sviluppo della rete elettrica nel rispetto dell’ambiente, coniugando competenze e tecnologie per
migliorare l’efficienza. Terna è una realtà di eccellenza europea con 3.500 professionisti impegnati quotidianamente nella sicurezza del sistema elettrico nazionale. La società è
responsabile della programmazione, sviluppo e manutenzione della Rete, coniugando competenze, tecnologie e innovazioni in linea con le best practices internazionali.
Attraverso Terna Plus gestisce le nuove opportunità di business e le attività non tradizionali, anche all’estero.
Perché serve realizzare l’opera
La nuova Stazione Elettrica 220/132 kV di Agnosine e i relativi raccordi aerei alla RTN, vengono realizzati nell’ambito dell’intervento di Razionalizzazione della rete AT della Valsabbia
(Provincia di Brescia), che si rende necessario al fine di:
• garantire la sicurezza di esercizio e la continuità del servizio di trasmissione in Valsabbia (BS);
• garantire, contestualmente, uno sviluppo coerente e sinergico della rete elettrica, nell’ottica di un miglioramento della qualità del servizio elettrico ottimizzando i flussi lungo le linee
di trasmissione AAT/AT.
Benefici dell’opera
I benefici attesi correlati all’entrata in servizio dell’intervento “Razionalizzazione 220/132 kV in Valsabbia”, sono di seguito elencati:
• riduzione delle perdite di rete: le opere previste consentiranno infatti la diminuzione delle perdite sulla rete di trasmissione mediante uno sfruttamento più efficiente del sistema
elettrico di trasporto;
• incremento di energia liberata da fonte rinnovabile: l’intervento contribuirà ad incrementare la capacità produttiva da impianti rinnovabili;
• incremento dell’affidabilità dell’alimentazione delle utenze dell’area;
• smantellamento di circa 7 km di elettrodotti aerei a 132 kV;
Il risparmio per il sistema elettrico è stato stimato in circa 5 M€ (benefici annui attualizzati).
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito www.terna.it nella sezione Cantieri Terna per l’Italia.
AVVISO AL PUBBLICO
AVVISO DI APPROVAZIONE DEL PROGETTO DEFINITIVO CON DICHIARAZIONE DI PUBBLICA UTILITÀ’ ED IMPOSIZIONE DEL
VINCOLO PREORDINATO ALL’ESPROPRIO (art. 17, comma 2, D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 e successive modificazioni e art. 52
ter D.Lgs. 330/2004)
Terna Rete Italia S.p.A. (C.F. 11799181000), con sede legale in Via Egidio Galbani 70, 00156 Roma, in nome e per conto di TERNA S.p.A.
(C.F. 05779661007), con sede legale in Via Egidio Galbani 70, 00156 Roma, giusta procura Rep. n. 18464 del 14 marzo 2012 per Notaio
Luca Troili in Roma
ai sensi dell’ art. 17, comma 2, D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 e successive modificazioni e dell’art. 52 ter del D.Lgs. 330/2004,
Comune di Agnosine
Foglio 8 particelle 665 INDUSTRIE RIUNITE ODOLESI I.R.O. S.p.A., 694 INDUSTRIE RIUNITE ODOLESI I.R.O. S.p.A., 704 INDUSTRIE RIUNITE
ODOLESI I.R.O. S.p.A., 724 BIRBES Giuseppe, ZAMBELLI Delia, 728 INDUSTRIE RIUNITE ODOLESI I.R.O. S.p.A., 741 INDUSTRIE RIUNITE
ODOLESI I.R.O. S.p.A., 742 INDUSTRIE RIUNITE ODOLESI I.R.O. S.p.A., 744 INDUSTRIE RIUNITE ODOLESI I.R.O. S.p.A., 753 TSL
IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI Mario & C., 756 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI Mario & C., 758 INDUSTRIE RIUNITE ODOLESI
I.R.O. S.p.A., 760 INDUSTRIE RIUNITE ODOLESI I.R.O. S.p.A., 761 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI MARIO & C., 764 BONOMINI
PALMA, 765 FERREMI Franca, 771 BONOMINI Stefano, BONOMINI Velia, 786 BONOMINI PALMA, 787 BONOMINI PALMA, 788 CARLI
Fiorino, CARLI Maria, 896 MORA Guido, TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI Mario & C., 901 MORA Guido, TSL IMMOBILIARE S.a.s.
DI TOMASONI Mario & C., 2006 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI Mario & C., 2376 INDUSTRIE RIUNITE ODOLESI I.R.O. S.p.A.,
4491 MORA Giampietro, MORA Giorgio, MORA Guido, MORA Michele, MORA Orsola, 4492 MORA Orsola, 4493 MORA Guido, TSL
IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI Mario & C., 4508 AMICI Agnese, 4527 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI Mario & C., 4528
BONOMINI PALMA, 4529 BONOMINI PALMA, 4530 BONOMINI PALMA, 4531 BONOMINI PALMA, 4997 COMUNE DI AGNOSINE, 5009
COMUNE DI AGNOSINE, 5011 COMUNE DI AGNOSINE, 5012 COMUNE DI AGNOSINE, 5013 COMUNE DI AGNOSINE, 5070 COMUNE DI
AGNOSINE, 5167 REGUITTI S.p.A., VALLESABBIA SERVIZI S.r.l., 5276 BONOMINI PALMA, 5420 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI
Mario & C.
PREMESSO
• che TERNA S.p.a è concessionaria dello Stato per la trasmissione e dispacciamento dell’energia elettrica e per lo sviluppo della Rete
Elettrica Nazionale, giusta concessione emanata in data 20.4.2005 e divenuta efficace in data 1.11.2005,
sulla base di quanto disposto dal D.P.C.M. 11.5.2004;
• che con decreto n. 239/EL-274-211-2014 emanato il 14.05.2014 il Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha approvato il progetto definitivo per la “Costruzione ed esercizio di una
Stazione Elettrica 220/132 kV denominata Agnosine, dei relativi collegamenti alla Rete di Trasmissione Nazionale e delle
opere connesse” da parte di TERNA S.p.A., nel territorio dei Comuni di Agnosine, Odolo e Preseglie, in Provincia di Brescia,
autorizzando la costruzione e l’esercizio delle suddette opere, con dichiarazione di pubblica utilità, di urgenza e indifferibilità ed
inamovibilità delle medesime;
• che con il medesimo Decreto, il Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare, ha imposto il vincolo preordinato all’esproprio e/o asservimento coattivo sui beni interessati dall’opera in oggetto,
siti nei Comuni Agnosine, Odolo e Preseglie, in Provincia di Brescia, indicati negli allegati al progetto approvato, che formano parte
integrante e sostanziale del suddetto atto autorizzativo;
• che con il medesimo Decreto, all’art. 7, il Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela
del Territorio e del Mare, ai sensi dell’art. 6, comma 8, del DPR 327/2001 ha conferito delega (con facoltà di subdelega ad uno o più
dirigenti della società) alla società TERNA S.p.a., in persona del suo legale rappresentante pro tempore, Amministratore Delegato Dott.
Matteo Del Fante, ad esercitare tutti i poteri espropriativi previsti dal D.P.R. 327/2001 e dal D.Lgs. 330/2004 e ad emettere e
sottoscrivere tutti i relativi atti e provvedimenti ivi inclusi, a titolo esemplificativo e non esaustivo, i decreti di asservimento coattivo, di
espropriazione e retrocessione, i decreti di occupazione ex articoli 22, 22 bis e 49 del citato D.P.R. 327/2001, le autorizzazioni al
pagamento delle indennità provvisorie e definitive, e di espletare tutte le connesse attività necessarie ai fini della realizzazione
dell’elettrodotto;
• che con procura rep. n. 18955/9165 di racc. del 05.06.2012 per notaio Troili di Roma, registrata a Roma 2 il 08.06.2012 al n.
14933/Serie 1T, il legale rappresentante pro tempore di TERNA S.p.A, ha dato incarico al Dott. Luigi De Francisci, Dirigente dell’Ufficio
Espropri, di emettere e sottoscrivere tutti gli atti e i provvedimenti relativi al procedimento ablativo e di espletare le connesse attività
necessarie ai fini della realizzazione dell’elettrodotto;
• che il Dirigente dell’Ufficio Espropri e Asservimenti ha nominato Responsabile del Procedimento espropriativo per l’elettrodotto in
oggetto l’ing. Luca Sabbadini, Responsabile dell’Area Progettazione e Realizzazione Impianti Nord Ovest, Via Sandro Botticelli n.139 –
10154 Torino;
AVVISA
• che il presente avviso, unitamente all’Elenco delle Ditte, è pubblicato sui quotidiani “Corriere della Sera” e “Il Messaggero” (a
diffusione nazionale) e “Il Giornale di Brescia” (a diffusione locale), sugli Albi Pretori dei Comuni di Agnosine, Odolo, e Preseglie,
nonché sul sito informatico della Regione Lombardia;
• che gli interessati potranno fornire ogni elemento utile alla determinazione del valore da attribuire all’area interessata ai fini della
liquidazione dell’indennità di servitù inviando le proprie comunicazioni al responsabile del procedimento; ogni comunicazione a
riguardo sarà trasmessa all’Ufficio Espropri e Asservimenti;
• che entro il termine perentorio di trenta giorni, decorrenti dalla data di pubblicazione del presente avviso, il proprietario/i delle aree e
ogni altro interessato avente diritto, possono prendere visione del progetto depositato e presentare, se lo ritengono, entro lo stesso
termine, in forma scritta a mezzo raccomandata A/R, le proprie eventuali osservazioni allo scrivente presso il seguente indirizzo: Terna
Rete Italia S.p.A. – Direzione Ingegneria – APRI Nord ovest – Via Sandro Botticelli n.139 – 10154 Torino, con avvertenza che in difetto,
o in caso di ritardo, si procederà senza tenere conto delle eventuali osservazioni tardive;
• che nel caso di aree agricole, si dovrà comunicare se il proprietario è diretto coltivatore del fondo oppure se l’attività agricola viene
svolta da altri soggetti in qualità di fittavolo;
• che ai sensi dell’art. 32, comma 2, D.P.R. 327/01, dopo la comunicazione del presente avviso non saranno tenute in conto
nell’indennità le costruzioni, le migliorie, le piantagioni effettuate sul fondo;
• che il presente avviso sostituisce la comunicazione personale agli interessati, ai sensi dell’art. 17, comma 2, del DPR 8.6.2001 n. 327
poiché nella fattispecie il numero dei destinatari della procedura è superiore a 50 (cinquanta);
• che secondo quanto previsto dall’art. 3 comma 3 del DPR 327/01, colui che risulti proprietario secondo i registri catastali, ove non lo sia
più, è tenuto a comunicarlo entro trenta giorni, decorrenti dalla data di pubblicazione del presente avviso, indicando, ove ne sia a
conoscenza, il nuovo proprietario o, comunque, fornendo copia degli atti in suo possesso utili a ricostruire le vicende dell’immobile;
Elenco proprietari interessati dalle aree potenzialmente impegnate, al fine dell’esproprio, per la nuova Stazione Elettrica di
Agnosine
Elenco proprietari interessati dalle aree potenzialmente impegnate, al fine dell’imposizione della servitù permanente di
elettrodotto, per i raccordi aerei
Comune di Agnosine:
Foglio 6 particelle: 1637 COMELLI Ermida, 1640 RICCHINI Aldo, 1690 BRESCIANI Roberta, CAPRIOLI Claudia, 1691 BRESCIANI Roberta,
CAPRIOLI Claudia, 1692 BRESCIANI Roberta, CAPRIOLI Claudia, 1707 RICCHINI Aldo, 1708 RICCHINI Aldo, 4244 PROVINCIA DI BRESCIA
AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE, 4246 RICCHINI Aldo, 4247 PROVINCIA DI BRESCIA AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE, 4248 RICCHINI
Aldo, 4249 PROVINCIA DI BRESCIA AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE, 4250 BRESCIANI Roberta, CAPRIOLI Claudia, 4252 PROVINCIA DI
BRESCIA AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE, 4253 BRESCIANI Roberta, CAPRIOLI Claudia, 4254 PROVINCIA DI BRESCIA
AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE, 4593 BRESCIANI Gian Pietro, 4595 BRESCIANI Gian Pietro, 5410 COMELLI Ermida;
Foglio 8 particelle: 607 MAZZACANI Elvira, PIALORSI Bruno, 609 MAZZACANI Elvira, PIALORSI Bruno, 694 INDUSTRIE RIUNITE ODOLESI
I.R.O. S.P.A., 702 BIGNOTTI Mariangela, MASSETTI Elvira, MASSETTI Marco, MASSETTI Sandro, MASSETTI Silvano, 703 MAZZACANI
Elvira, PIALORSI Bruno, 706 BIGNOTTI Mariangela, MASSETTI Elvira, MASSETTI Marco, MASSETTI Sandro, MASSETTI Silvano, 707
BIGNOTTI Mariangela, MASSETTI Elvira, MASSETTI Marco, MASSETTI Sandro, MASSETTI Silvano, 708 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI
TOMASONI MARIO & C., 710 CASELLA Isidoro, MAZZOLDI Matilde, 712 CASELLA Isidoro, MAZZOLDI Matilde, 713 VITTICI Alessandra,
VITTICI Giuseppina, VITTICI Patric, 714 BIRBES Giuseppe, ZAMBELLI Delia, 715 BIRBES Giuseppe, ZAMBELLI Delia, 716 BIRBES Giuseppe,
ZAMBELLI Delia, 717 BIRBES Giuseppe, ZAMBELLI Delia, 718 BIRBES Giuseppe, ZAMBELLI Delia, 719 BERNARDELLI Antonio, BERNARDELLI
Ottavio, 720 BIRBES Giuseppe, ZAMBELLI Delia, 721 BIRBES Giuseppe, ZAMBELLI Delia, 722 BIRBES Giuseppe, ZAMBELLI Delia, 723
VITTICI Alessandra, VITTICI Giuseppina, VITTICI Patric, 741 INDUSTRIE RIUNITE ODOLESI I.R.O. S.p.A., 743 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI
TOMASONI MARIO & C., 746 ZINELLI Giovanni, ZINELLI Pietro, 747 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI MARIO & C., 748 TSL
IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI MARIO & C., 749 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI MARIO & C., 750 MARCOLINI Aldina,
SCALVINI Luciano, 751 MARCOLINI Aldina, SCALVINI Luciano, 753 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI MARIO & C., 757 MARCOLINI
Aldina, SCALVINI Luciano, 758 INDUSTRIE RIUNITE ODOLESI I.R.O. S.p.A., 759 MARCOLINI Aldina, SCALVINI Luciano, 760 INDUSTRIE
RIUNITE ODOLESI I.R.O. S.P.A., 761 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI MARIO & C., 763 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI
MARIO & C., 790 FERREMI Franca, 791 MARCOLINI Aldina, SCALVINI Luciano, 799 MARCOLINI Aldina, SCALVINI Luciano; 2006 TSL
IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI MARIO & C., 2495 BIRBES Giuseppe, ZAMBELLI Delia, 2496 BERNARDELLI Antonio, BERNARDELLI
Ottavio, 2497 BIRBES Giuseppe, ZAMBELLI Delia, 2500 TSL IMMOBILIARE S.A.S. DI TOMASONI MARIO & C., 2503 MARCOLINI Aldina,
SCALVINI Luciano, 2897 BIRBES Giuseppe, ZAMBELLI Delia, 2943 BIRBES Giuseppe, ZAMBELLI Delia, 4006 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI
TOMASONI MARIO & C., 4007 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI MARIO & C., 4008 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI MARIO
& C., 4013 COMUNE DI AGNOSINE, 4518 TOLENTINI Erina, 4519 BIRBES Giuseppe, ZAMBELLI Delia, 4520 TOLENTINI Erina, 4521 BIRBES
Giuseppe, ZAMBELLI Delia, 4522 BRESCIANI Geltrude, 4523 BRESCIANI Geltrude, 4524 BRESCIANI Geltrude, 4525 BRESCIANI Geltrude,
4526 BRESCIANI Geltrude, 4527 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI MARIO & C., 5420 TSL IMMOBILIARE S.a.s. DI TOMASONI
MARIO & C.,
Foglio 9 particelle: 2282 DONATI Armando, 2342 BENEDINI Lorenzo, GOFFI Francesca, GOFFI Gabriella, 2688 DONATI Armando, 2892
BENEDINI Lorenzo, FERREMI Ettore, GOFFI Francesca, GOFFI Gabriella, 4605 BRESCIANI Francesco, 5705 DONATI Armando, 6039
BENEDINI Lorenzo, GOFFI Francesca, GOFFI Gabriella, 6040 BENEDINI Lorenzo, GOFFI Francesca, GOFFI Gabriella;
Foglio 10 particelle: 1325 RICCHINI Bortolo, 1326 PONCHIARDI Fernando, 1636 RICCHINI Bortolo, 1733 PONCHIARDI Fernando, 1734
RICCHINI Bortolo, 1735 ERBAGGI Mauro, 1737 PONCHIARDI Fernando, 2408 COMUNE DI AGNOSINE, 2558 CRESCINI Oliva, 2634 SALTI
Francesco, 2705 FRANCINI Danilo, FRANCINI Fabiano, 2706 SOLDI Massimo, 2707 COMUNE DI AGNOSINE, 2719 BRESCIANI Gabriella,
BRESCIANI Giannamaria, BRESCIANI Susanna, 2720 CRESCINI Carlo, CRESCINI Giovanni, CRESCINI Itala, CRESCINI Piera, ZAMBELLI
Giacomina, 2727 COMUNE DI AGNOSINE, 2731 COMUNE DI AGNOSINE, 2738 BENINI Lamberto, BENINI Luigi Tomaso, BENINI Severino,
2739 FRANCESCHINI Renata, MARIANI Laura, MARIANI Ugo, 2740 MAFFIETTI Faustino, 2744 SOLDI Massimo, 2747 CRESCINI Oliva,
2748 MAFFIETTI Faustino, 2751 GEZZOLI Pasqua, GEZZOLI Pierfranco, 2752 DONATI Armando, 2753 GHIDINI Amedeo Giuseppe, 2754
FERREMI Adriana, 2869 SOLDI Massimo, 2871 DONATI Armando, 4653 Nessun dato trovato, 4718 GHIDINI Amedeo;
Foglio 11 particelle: 448 MARCHETTI Dino;GIUSEPPE, 527 GORIZIA Giovanni, RIZZARDINI Giovanni, 528 GORIZIA Giovanni, RIZZARDINI
Giovanni, 529 GORIZIA Giovanni, RIZZARDINI Giovanni, 538 GORIZIA Tiziano, REGUITTI Liliana, 539 GEZZOLI Aurora, GEZZOLI Clara,
GEZZOLI Elisa, GEZZOLI Eugenia, GEZZOLI Gianna Maria, GEZZOLI Ives, GEZZOLI Lucia, GEZZOLI Nadia, GEZZOLI Patrizia, 541 GEZZOLI
Aurora, GEZZOLI Clara, GEZZOLI Elisa, GEZZOLI Eugenia, GEZZOLI Gianna Maria, GEZZOLI Ives, GEZZOLI Lucia, GEZZOLI Nadia, GEZZOLI
Patrizia, 548 GORIZIA Tiziano, REGUITTI Liliana, 549 MARCHETTI Dino;GIUSEPPE, 550 MARCHETTI Dino;GIUSEPPE, 551 MARCHETTI
Dino;GIUSEPPE, 552 MARCHETTI Dino;GIUSEPPE, 553 COMUNE DI AGNOSINE, 556 MARIANI E C. - S.R.L., 557 FERREMI Elsa, FERREMI
Ugo, 558 FERREMI Elsa, FERREMI Ugo, 584 GORIZIA Tiziano, REGUITTI Liliana, 622 BRESCIANI Geltrude, COLOMBO Fabrizio, 2561
COMUNE DI AGNOSINE, 2697 MARIANI Bortolo, 2698 COMUNE DI AGNOSINE, TRENTI Costante, TRENTI Pietro, 2703 COMUNE DI
AGNOSINE, 2704 COMUNE DI AGNOSINE, 2755 COMUNE DI AGNOSINE, 2758 CRESCINI Paola;FU GIOVANNI BATTISTA MAR BERTONI,
VILLA DI S ANDREA DI AGNOSINE, 2761 GORIZIA Giovanni, RIZZARDINI Giovanni, 2771 COMUNE DI AGNOSINE, 2772 COMUNE DI
AGNOSINE, 2789 GORIZIA Giovanni, RIZZARDINI Giovanni, 2792 GORIZIA Giovanni, RIZZARDINI Giovanni, 3030 CACCAGNI Eugenio;
DETTO LUIGI, 4883 COMUNE DI AGNOSINE;
Foglio 12 particelle: 531 FURENTI Lidia, SILIQUA Fabrizio, SILIQUA Fusco, SILIQUA Valerio, 532 FURENTI Lidia, SILIQUA Fabrizio, SILIQUA
Fusco, SILIQUA Valerio, 535 GEZZOLI Aurora, GEZZOLI Clara, GEZZOLI Elisa, GEZZOLI Eugenia, GEZZOLI Gianna Maria, GEZZOLI Ives,
GEZZOLI Lucia, GEZZOLI Nadia, GEZZOLI Patrizia, 536 GEZZOLI Aurora, GEZZOLI Clara, GEZZOLI Elisa, GEZZOLI Eugenia, GEZZOLI Gianna
Maria, GEZZOLI Ives, GEZZOLI Lucia, GEZZOLI Nadia, GEZZOLI Patrizia, 573 GEZZOLI Aurora, GEZZOLI Clara, GEZZOLI Elisa, GEZZOLI
Eugenia, GEZZOLI Gianna Maria, GEZZOLI Ives, GEZZOLI Lucia, GEZZOLI Nadia, GEZZOLI Patrizia, 583 GEZZOLI Aurora, GEZZOLI Clara,
GEZZOLI Elisa, GEZZOLI Eugenia, GEZZOLI Gianna Maria, GEZZOLI Ives, GEZZOLI Lucia, GEZZOLI Nadia, GEZZOLI Patrizia, 614 BIGNOTTI
Mariangela, MASSETTI Elvira, MASSETTI Marco, MASSETTI Sandro, MASSETTI Silvano, 615 BIGNOTTI Mariangela, MASSETTI Elvira,
MASSETTI Marco, MASSETTI Sandro, MASSETTI Silvano, 624 BERTENI Roberto, SAVIONI Luigina, 625 BERTENI Roberto, SAVIONI Luigina,
626 BIGNOTTI Mariangela, MASSETTI Elvira, MASSETTI Marco, MASSETTI Sandro, MASSETTI Silvano, 628 MASSETTI Luciano, 629
BERTENI Roberto, SAVIONI Luigina, 630 MASSETTI Luciano, 631 BERTENI Roberto, SAVIONI Luigina, 632 BERTENI Roberto, SAVIONI
Luigina, 634 BERTENI Roberto, SAVIONI Luigina, 636 BERTENI Roberto, SAVIONI Luigina, 637 BERTENI Roberto, SAVIONI Luigina, 639
Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Cronache 19
italia: 51575551575557
#
La prof di Trento
Francia
L’arcivescovo:
discriminazioni
sessuali
da evitare
Mont-Saint-Michel
Apre il ponte pedonale
che sfiora l’alta marea
Dopo tre anni di lavori apre al
pubblico il nuovo ponte pedonale
del Mont-Saint-Michel, uno dei
siti turistici più frequentati di
Francia, con 2,7 milioni di
visitatori l’anno. Il progetto,
dell’architetto austriaco Dietmar
Feichtinger, un ponte a «s» che
sfiora l’acqua durante le maree
«per confondersi nel paesaggio
come una lama galleggiante», ha
sollevato diverse polemiche. Ma si
è reso necessario per salvare
dall’insabbiamento la storica rocca
sull’Atlantico eletta dall’Unesco
patrimonio dell’umanità.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Trasporti Ieri il sì in Commissione: spazio alle due ruote in città e sui tracciati extraurbani
Moto e bici sulle corsie preferenziali
In autostrada anche gli scooter 125
Legge delega al governo sul nuovo codice: reti a pedaggio più aperte
Le novità
Più moto
in autostrada
Scooter e motocicli 125
cc potranno circolare su
tangenziali e autostrade.
Biciclette e motocicli, in
futuro, potranno
muoversi sulle corsie
preferenziali riservate ai
mezzi pubblici urbani
Ai centauri lo status
di «utenti vulnerabili»
A chi utilizza ciclomotori
e motocicli verrà
riconosciuto lo status di
utenti vulnerabili della
strada: per la prima
volta vengono presi in
considerazione come
categoria
Meno ostacoli
e maggiore sicurezza
Saranno introdotte
disposizioni per
migliorare la sicurezza
della circolazione di bici,
ciclomotori e moto,
limitando la presenza a
bordo strada di ostacoli
fissi artificiali
MILANO — Ieri è arrivato il
primo «sì». Scooter e moto
«125» potranno circolare sulle
tangenziali e le autostrade. Le
biciclette e i motocicli, un giorno, si muoveranno sulle corsie
preferenziali riservate ai mezzi
pubblici in città.
Non c’è solo la novità del reato di omicidio stradale negli articoli che compongono la legge
delega, licenziata dopo otto mesi di lavori dalla commissione
Trasporti della Camera, che fissa i criteri per la riforma del Codice della strada. Gli articoli approvati ieri, infatti, sono rivolti
alla mobilità sulle due ruote, in
città e sulle strade extraurbane.
Quando sarà completato
l’iter parlamentare, il Governo
Renzi avrà 12 mesi di tempo per
varare la nuova legge. Se accoglierà le indicazioni fornite dai
deputati, arriverà il via libera
definitivo per consentire ai proprietari di moto e scooter di cilindrata 125 cc di circolare su
tangenziali e autostrade ma
patto che i conducenti siano
maggiorenni.
«Così il nostro Paese — spiega l’Associazione nazionale ciclo motociclo accessori (Ancma), che riunisce le aziende italiane costruttrici di veicoli a 2 e
a 3 ruote — si allinea finalmente al resto d’Europa, dove questa
limitazione non è mai esistita».
Inoltre, nel testo è prevista
l’adozione di «misure per favo-
rire l’accesso delle due ruote
nelle corsie preferenziali dei
mezzi pubblici delle città».
Linee guida che se tutti i sindaci — ai quali spetta la competenza per legge — attuassero,
potrebbero mettere fine al
guazzabuglio normativo che
rende complicato ai cittadini
capire in quali città è consentito
circolare sulle corsie e in quali
no. «La semplificazione normativa è una delle pietre miliari di
tutta la riforma del Codice —
dice Riccardo Nencini, viceministro alle Infrastrutture e ai
Trasporti — e noi non vogliamo
assolutamente “sorpassare” i
sindaci ma, piuttosto, invitarli a
dare la possibilità di circolare a
ciclisti e motociclisti con più sicurezza. A loro vogliamo attribuire lo status di utenti vulnerabili della strada, anche con altre norme».
L’idea che serva maggiore sicurezza è sposata anche da Ancma-Confindustria. «L’accesso
alle corsie preferenziali anche
per le bici e i motocicli accresce
la sicurezza degli utenti delle
due ruote separandoli dal traffico ordinario. È stata mutuata
dall’esperienza positiva di altre
Tracciabilità
La marchiatura
volontaria del telaio
renderà più facile
per gli agenti
recuperare
le bici rubate
Berneschi al gip
Interrogato l’ex presidente di Carige:
«Qualcuno prenderà una testata»
GENOVA — Ha perso la sua freddezza l’ex
presidente di Banca Carige Giovanni
Berneschi, arrestato con l’accusa di
riciclaggio, evasione fiscale, ostacolo agli
organi di vigilanza e false comunicazioni
agli azionisti. Berneschi, ai domiciliari, è
stato raggiunto da un altro ordine di arresto
nello stesso giorno in cui i dirigenti del
centro fiduciario di Carige sono finiti in
carcere. Il banchiere ha risposto
all’interrogatorio di garanzia e al termine ha
detto: «Qualcun altro prenderà una testata».
I suoi collaboratori si sono difesi spiegando
che «Berneschi ordinava e noi
obbedivamo». Ma l’ex banchiere continua
negare. Anche ieri ha sostenuto che i 13
milioni di euro rientrati dalla Svizzera
falsamente intestati alla moglie e alla nuora
erano frutto di suoi risparmi. Per i pm
quella somma è invece il frutto di una truffa
perpetrata da Berneschi con il manager
delle Assicurazioni Ferdinando Menconi ai
danni della banca. La nuora di Berneschi si
è avvalsa della facoltà di non rispondere.
MASSETTI Luciano, 640 MASSETTI Luciano, 642 MASSETTI Luciano, 643 MASSETTI Luciano, 646 FERREMI Giulio, 648 MASSETTI Luciano,
650 MASSETTI Mario, 651 MASSETTI Mario, 652 MASSETTI Mario, 653 E.V.A. _ S.r.l., 654 MASSETTI Mario, 655 E.V.A. _ S.r.l., 656
E.V.A. _ S.r.l., 657 E.V.A. _ S.r.l., 662 E.V.A. _ S.r.l., 683 E.V.A. _ S.r.l., 684 E.V.A. _ S.r.l., 685 GORIZIA Giovanni, 686 GORIZIA Giovanni,
687 GORIZIA Giovanni, 688 GORIZIA Giovanni, 689 BIGNOTTI Mariangela, MASSETTI Elvira, MASSETTI Marco, MASSETTI Sandro,
MASSETTI Silvano, 693 BERNARDELLI Angela, BERNARDELLI Oreste, TONONI Letizia, 700 BIGNOTTI Mariangela, MASSETTI Elvira,
MASSETTI Marco, MASSETTI Sandro, MASSETTI Silvano, 701 BIGNOTTI Mariangela, MASSETTI Elvira, MASSETTI Marco, MASSETTI
Sandro, MASSETTI Silvano, 2483 MASSETTI Mario, 2639 MASSETTI Mario, 2663 BIGNOTTI Mariangela, MASSETTI Elvira, MASSETTI
Marco, MASSETTI Sandro, MASSETTI Silvano, 2785 BONA Aurelia, 2786 BONA Aurelia, 2787 BONA Aurelia, PACE Angelo, 2797
FERREMI Fernanda, 2987 PIALORSI Bruno, 3101 ZANARDELLI Monica, 3560 AMICI Agnese;MAR MORETTI, 3561 FERREMI Angela
Marinella, 5388 BERTENI Roberto, SAVIONI Luigina, 5496 ECCOMELLI Franco, 5588 BONA Aurelia, 5589 BECCHETTI Lucia, 5590 BONA
Aurelia, 6006 COMUNE DI AGNOSINE, 6007 COMUNE DI AGNOSINE;
Foglio 16 particelle: 1334 PELIZZARI Graziella, 1758 PELIZZARI Graziella, 1760 PELIZZARI Graziella, 1762 BORZI Fabio, CRESCINI
Adalgisa, 1763 PELIZZARI Graziella, 1770 PELIZZARI Graziella, 1773 PELIZZARI Graziella, 1780 FOLINI Oliviero, 2580 GHIDONI Leonello,
2583 GHIDONI Angela, 2584 GHIDONI Angela, 2594 GHIDONI Angela, 2788 PELIZZARI Graziella, 3514 BORZI Fabio, CRESCINI Adalgisa,
4058 FOLINI Oliviero, ROSSI Annamaria, 4071 GHIDONI Angela, 4076 GHIDONI Angela, 4857 PELIZZARI Graziella.
Comune di Odolo:
Foglio 1 particelle: 416 LEALI S.p.A., 417 ZINELLI Pietro, 420 VITTICI Alessandra, VITTICI Giuseppina, VITTICI Patric, 421 TONONI Giulia,
TONONI Matteo, 422 TONONI Giulia, TONONI Matteo, 423 TONONI Giulia, TONONI Matteo, 1457 TONONI Giulia, TONONI Matteo;
Foglio 7 particelle: 992 BONOMINI Moreno, 995 DE GIACOMI Giovanni, DI ANGELO, 1031 BERNARDELLI Daniela, COMINOTTI Rosa
Angela, LEALI Caterina, LEALI Deborha, LEALI Egidio, LEALI Egidio, LEALI Elena, LEALI Elisabetta, LEALI Elisabetta, LEALI Elisabetta, 1214
RUFFINI Giovanni, 1524 BONOMINI Moreno, 1527 PASINI Pietro, 1747 FACCHETTI Maria, LEALI Bruno, TONONI Maddalena, 3107
E. D.
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città europee, come Londra».
Esultano anche le associazioni di ciclisti. «È una gran bella
notizia — sostiene Giulietta Pagliaccio, presidente della Federazione italiana amici della bicicletta — perché fa capire che c’è
una diversa attenzione al tema
della mobilità sostenibile con
norme, tra l’altro, a costo praticamente zero per lo Stato. Noi
speriamo che al Senato venga
anche introdotto il limite di 30
km/h nel centro delle città e la
possibilità di studiare nuovi
piani del traffico per consentire
il controsenso ciclabile».
Tra gli altri provvedimenti
contenuti nel testo della legge
delega c’è la previsione di un sistema di marchiatura volontaria del telaio delle bici, che renderà più semplice alle forze dell’ordine l’identificazione e il recupero di quelle rubate. Furti
che avvengono specialmente in
città e che fanno desistere dall’acquisto.
Infine è stato affrontato il
problema annoso delle strade;
arterie spesso costruite molti
anni fa, quando si badava più
alla sicurezza degli automobilisti che a quella di ciclisti e centauri. «Grazie ai nuovi criteri ci
dovrà essere più attenzione alla
presenza, a bordo strada, di
ostacoli fissi come i supporti
della segnaletica o i guardrail —
conclude Ancma — e per questo il ministero dei Trasporti sarà incaricato di predisporre linee guida destinate agli enti
proprietari delle strade per la
progettazione e la costruzione
di infrastrutture sicure anche
per gli utilizzatori di veicoli a
due ruote. Il documento potrà
essere ancora modificato nel
successivo passaggio al Senato,
ma già oggi contiene lo scheletro del futuro codice stradale».
Alla fine è sceso in campo
anche l’arcivescovo di Trento:
«L’orientamento sessuale è
una cosa, e non ci deve essere
alcuna discriminazione; i
rapporti all’interno della
scuola sono invece un’altra
cosa e su quelli si può
discutere perché riguardano
l’agire». Monsignor Luigi
Bressan vuole vederci chiaro:
«Qui il problema è complesso
e non si può certo risolvere
con uno slogan. Incontrerò la
madre superiora». Deve far
luce sul delicato caso della
professoressa che ha
denunciato ai comitati
Tsipras di essere stata
cacciata dall’Istituto
Comprensivo Sacro Cuore di
Trento per ragioni legate alla
Monsignor Luigi Bressan
sua omosessualità. «La
madre superiora mi ha
convocato, mi ha chiesto se
davvero avevo una fidanzata,
mi ha suggerito di farmi
curare e mi ha detto che
potevo continuare se fossi
stata disposta a risolvere il
mio problema. Io non ho
risposto e l’Istituto non mi ha
più rinnovato il contratto»,
dice l’insegnante. La
religiosa, Eugenia Liberatore,
non ci sta: «Verità stravolta,
l’ho chiamata per un atto di
gentilezza nei suoi confronti
dopo varie lamentele di
genitori, alunni e colleghi».
Parole che hanno
naturalmente alimentato
l’incendio. «Falsa, non ha più
argomentazioni». Insomma,
è scontro e il caso divampa.
«Intervengano il ministero e
L’Ue», ha chiesto
l’eurodeputata Tsipras
Eleonora Forenza. Mentre gli
ispettori ministeriali
preannunciano un’accurata
indagine.
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Alessio Ribaudo
AlessioRib
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GUSSAGO Maria Giulia, GUSSAGO Roberto, 3478 ECCOMELLI Antonietta, 3545 RUFFINI Giovanni, 3546 ex 1464 RUFFINI Giovanni.
Comune di Preseglie:
Foglio 15 particelle: 1576 TONONI Giulia; MAR TONONI, TONONI Matteo.
Terna Rete Italia SpA – Viale Egidio Galbani, 70 - 00156 Roma – Italia
Reg. Imprese di Roma, C.F. e P.I. 11799181000 REA 1328587
Capitale Sociale 120.000,00 Euro i.v. – Socio Unico
Direzione e Coordinamento di Terna SpA
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Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Cronache 21
italia: 51575551575557
✒
Ieri e oggi
Il cubo Disegnata nel 1962 da Zanuso e Sapper, ha trasformato la radio in un’icona di design e tecnologia. Oggi la Ts522 è
stata «aggiornata» pur mantenendo le linee originali
Walkman
Dopo 35 anni la
Sony rilancia il
walkman che ha
segnato un’intera
generazione perché ha consentito
a chiunque di
ascoltare musica
camminando per
le città. Oggi è un
lettore di file musicali chiamato Zx1,
ricavato a mano
da un blocco di alluminio e con
schermo touch
Tivoli Audio Il model one dal design minimale è stato progettato da Henry Kloss che aveva disegnato alcuni modelli
di casse acustiche degli anni Settanta diventati dei cult
Costume Le linee degli anni 60 e i portatili degli 80 si sposano con le nuove tecnologie
Cuffie, walkman, vecchie radio
La rivincita nell’era dei file-audio
Il ritorno degli oggetti per l’ascolto: ma ora sono connessi
CORBIS / ELABORAZIONE FOTOGRAFICA CORRIERE DELLA SERA
La musica si guarda indietro. Se il «vecchio»
rock ha dominato l’estate — è stato quello del
Liga il tour più ricco, i Rolling Stones invece
hanno avuto la data con più spettatori — anche
gli strumenti con cui ascoltiamo la musica hanno messo la retromarcia.
L’effetto nostalgia vince. Tornano i vinili (e i
giradischi), risposta fisica alla smaterializzazione della musica. Le strade e i vagoni della
metropolitana si popolano di cuffie oversize
che sembrano uscire da uno studio di registrazione o dal salotto di casa anni Settanta (allora
le poteva usare solo papà, però). Adesso sono
attaccate a uno smartphone e hanno il cavo con
il microfono per parlare al telefono. E anche
nelle case le radio guardano agli anni in cui il
televisore sul mobile a fianco non era piatto ma
un cassettone con lo schermo in bianco e nero.
Si imita il design di una volta o lo si recupera
in toto ammodernando i componenti interni
con connessioni bluetooth, sistemi di ricezione
digitale e niente matasse di fili che si aggrovigliano e si riempiono di polvere.
Nel 2000 Tivoli lanciò la sua Model One, radio con solo tre manopole (sintonia, volume,
interruttore/banda) e un solo altoparlante che
ha fatto scuola quanto a design retro. Nel corso
degli anni anche la Model One si è tenuta al
passo con i tempi e, senza aggiungere tasti o altro, ha anche la connessione Bluetooth per farla
dialogare con la libreria musicale dello smartphone o del computer.
Brionvega riprende invece la storia del design, come la radio Cubo TS522. Un cubo, arancione è il classico, disegnato nel 1964 da Marco
Zanuso e Richard Sapper che si apriva in due e
svelava una radio. L’originale è ricercato sui
banchi dei mercatini dell’antiquariato, ma ci
sono anche i nuovi modelli che, senza toccare le
linee classiche, si sono aggiornati con connessione bluetooth, Dab (la radio digitale con rice-
zione perfetta ancora in fase di lancio in Italia),
telecomando e pure un audio migliorato. Per
chi ha più spazio in casa c’è il radiofonografo
RR26, firmato da Achille e Pier Giacomo Castiglioni nel 1965, mobiletto tutto in uno che
combinava radio e giradischi e adesso si è aperto agli mp3. Il Dab, in accoppiata ovviamente
alla classica ricezione Fm, è anche il cuore delle
radio di Sagemcom, quella da passeggiata domenicale in centro con la famiglia, e papà con la
radio all’orecchio per non perdersi i gol di
«Tutto il calcio».
Sembrano passati anni luce da quando i primi marziani con iPod giravano con le cuffiette
bianche nelle orecchie. L’anno scorso in tutto
il mondo si sono vendute circa 284 milioni di
cuffie. E si spende sempre di più per ascoltare
la musica. Forse perché, causa pirateria, si
spende sempre meno per acquistarla.
Una cuffia di livello supera come niente i
150 euro (ma anche le migliori sono vittima
del rumore della metro gialla milanese). In
questo settore pregiato la sfida è fra gli sportivi
che puntano sulle in-ear, ovvero gli auricolari,
e i modelli over-ear, cioè i padiglioni dal design moderno stile Beats (quelle che si vedono
sulle orecchie dei calciatori e di cui si trovano
copie taroccate in strada) o rétro come le Sennheiser Momentum rivestite in pelle inglese,
le Grado ancora realizzate a mano a Brooklyn e
dal profilo spartano, le classiche Akg da deejay
o le Koss in stile astronauta.
Si continua a rovistare nel cassetto dei ricordi. Se non è il design, può bastare anche un nome per rievocare il passato. Sony rilancia il
Walkman. Nel 1979 quel piccolo mangiacassette a pile rivoluzionò il modo di ascoltare la musica introducendo il concetto di portabilità. Ecco allora il Walkman ZX1: 700 euro (non ancora in Italia) per 128 GB di memoria e
scocca in alluminio, destinato agli audiofili che non si accontentano dei formati
compressi e vogliono una qualità audio
superiore. «Il messaggio che abbiamo dato ai nostri designer e ingegneri è stato:
create un buon prodotto senza preoccuparvi dei costi», ha dichiarato Kenji
Nakada di Sony al Wall Street Journal.
Peccato che non faccia telefonate...
Andrea Laffranchi
@alaffranchi
Apple allarga
gli schermi
con l’iPhone 6
di GIUSEPPE GUASTELLA
A
pple allarga gli schemi dei
suoi telefonini e, armata
del nuovo iPhone 6, si prepara
ad aggredire il mercato degli
smartphone con l’intenzione di
erodere quote di vendita alla
concorrente Samsung che con il
29% delle vendite la supera di 11
punti. L’accesso a Internet si
sposta progressivamente dal pc
ai telefonini e gli utenti si
orientano verso schermi più
grandi per navigare su siti
sempre più complessi e
guardare immagini in
streaming. La coreana
Samsung l’ha capito dal 2012,
quando introdusse i modelli
maxi della serie Galaxy, il large
da 5,1 pollici, e l’extralarge da
5,7. La casa di Cupertino fa lo
stesso e, dopo il successo
dell’ingresso di iPhone in Cina,
sembra puntare su due modelli
con taglie poco inferiori a quelle
Samsung: uno da 4,7 pollici e
uno da 5,1, più maneggevole
della «padella» Galaxy Note 33
da 5,7 pollici. L’obiettivo è
realizzare un prodotto a metà
tra l’attuale formato
dell’iPhone da 4 pollici e l’iPad
mini, dotato di schermo ad alta
definizione «retina» da 7,9
pollici. Le voci su un nuovo
modello Apple si rincorrono
dall’uscita del 5S, ultimo
upgrade in vendita da
settembre 2013, ma la prima
conferma di una qualche
concretezza arriva dal «Wall
Street Journal» che ha saputo
che Apple ha ordinato al
megacostruttore cinese Foxcom
di produrre tra 70 e 80 milioni
di schermi da 4,7 (entro agosto)
e da 5,5 pollici (per dicembre).
Questo lascia prevedere che il
modello più piccolo sarà pronto
per Natale e il più grande uscirà
a primavera. La realizzazione
dei nuovi schermi, però,
comporterebbe qualche
problema tecnico. Per ottenere
la stessa alta definizione del
«retina» senza aumentare peso
e spessore si impiegherebbe la
tecnologia «in-cell» che integra
i sensori che rilevano il tocco
delle dita con i cristalli liquidi
che compongono le immagini,
ma con problemi di resistenza
meccanica superabili usando il
vetro zaffiro, che costa di più.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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I messaggi impossibili
SE PITAGORA E DARWIN AVESSERO AVUTO TWITTER
di ANNA MELDOLESI
L
a storia della scienza è piena
di annunci epocali, rivalità e
scoperte contese. I social
network invece sono un mondo in
cui anche i piccoli ego crescono ed
è facile lasciarsi andare a scatti di
nervi e giudizi sommari. Riuscite a
immaginare cosa sarebbe accaduto se i grandi scienziati del passato, quelli che si studiano a scuola,
avessero potuto cinguettare nel
momento dell’eureka? Dean Burnett l’ha fatto per il Guardian. Ne è
venuta fuori una serie di siparietti
irriverenti, che fanno sorridere
sulle dinamiche della scienza e su
quelle di internet.
«Eh sì, in un triangolo rettangolo l’area del quadrato costruito
sull’ipotenusa è uguale alla somma delle aree dei quadrati dei cateti», twitta Pitagora enunciando
con disinvoltura il suo teorema
datato VI secolo a.C. Ma un disturbatore è pronto a ribattere: i triangoli isosceli sono molto meglio, a
chi importano gli angoli retti? Pitagora, esasperato, perde la sua
eleganza matematica e fa una battuta sessista, di quelle che impazzano in rete come nei bar: «Tua
madre sembrava interessata l’altra
notte». Chissà come avrebbe reagito Archimede se appena uscito
dalla vasca da bagno fosse corso a
twittare nudo il principio del galleggiamento. Come minimo
avrebbe augurato ai provocatori di
affogare. Twitter è quel posto in
cui un fisico nucleare con pochi
follower fa il modesto e un signor
nessuno con migliaia di seguaci fa
lo scienziato, ha cinguettato recentemente un saggio. Meno cose
si sanno più il tono è perentorio.
Spiritosetti fasulli, molestatori,
lobbisti di sé stessi e cospirazionisti sui social si scatenano. È facile
immaginarli all’opera con Jonas
Salk quando nel 1955 annuncia
che il vaccino per la polio è efficace e sicuro. Nel mondo reale Salk
divenne subito un eroe, un benefattore. Mezzo secolo fa appariva
lampante che i vaccini non sono
più pericolosi dei germi e il complottismo della rete era di là da venire. Oggi qualcuno gli risponderebbe: «Sei un imbonitore dell’industria farmaceutica».
Le grandi menti del passato ci
piace immaginarle assorte, ispirate, chine a riempire pagine e pagine di numeri. Ma gli scienziati sono esseri umani, con vanità e debolezze. Quasi tutti conoscono la
storia di Rosalind Franklin, la bio-
fisica che è diventata un’icona del
movimento femminista per aver
contribuito alla scoperta della
doppia elica del Dna, senza essere
premiata e senza vedere i propri
meriti adeguatamente riconosciuti dai colleghi insigniti con il Nobel (Francis Crick, James Watson e
Maurice Wilkins). Non si può resistere alla tentazione di scherzarci
su, immaginando Crick che prima
le copia il tweet sulla doppia elica
e poi la tratta come una disturba-
Nella storia
Pitagora
Matematico (nato
nel 570 a.C. circa
e morto nel 495
a.C.) considerava
il numero come
essenza di tutte le
cose. Ha fondato
a Crotone una
scuola filosofica
Archimede
Vissuto tra il 287
e il 212 a.C.,
calcolò
la superficie
e il volume della
sfera e illustrò
le leggi del
galleggiamento
dei corpi
Darwin
Nato nel 1809 e
morto nel 1882
naturalista, è il
padre della teoria
dell’evoluzione
delle specie
animali e vegetali
e della selezione
naturale
trice. Molti momenti salienti per il
progresso delle conoscenze possono essere rappresentati così,
con umorismo e chiedendo venia
agli storici. I grandi anatomisti che
cercano cadaveri per gli studi sul
corpo umano postando annunci
online. I bisticci astronomici su
cosa stia al centro, il Sole o la Terra. Darwin che espone in 140 caratteri la teoria dell’evoluzione.
Nella galleria del Guardian c’è posto anche per Florence Nightingale, che nell’800 sfidò il volere della
famiglia diventando la fondatrice
delle scienze infermieristiche moderne. «L’analisi statistica dei sistemi sanitari può migliorare drasticamente la salute complessiva»,
avrebbe potuto twittare.
Qualche stupido fissato con le
sexy infermiere forse l’avrebbe invitata ad analizzare da vicino il sistema contenuto nei suoi pantaloni. E lei avrebbe potuto rispondere
in modo beffardo e scientificamente ineccepibile. «Non si possono ottenere risultati significativi con un campione così piccolo».
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22 Cronache
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Sussidiario
di LUCA MASTRANTONIO
Il dito medio
un lapsus
del corpo
L’
italiano medio si è impoverito
economicamente, la classe dirigente linguisticamente. Lo certifica
l’impronta digitale lasciata in aria da
politici e vip il cui dito medio è immortalato da foto e video. Scatta come
un lapsus del corpo, è rilasciato come
una dichiarazione. Gesto analogico,
ora anche in versione emoticon, faccini e segni che esprimono stati d’animo, nella sua sconcia immediatezza si
fa gioco di Marshall McLuhan: il dito
medio è mezzo e messaggio, ma pure
segno, forma e contenuto per più media. L’artista Cattelan (nella foto) l’ha
scelto per la scultura in piazza Affari a
Milano. Gli indici salgono, scendono.
Quel medio resta, ambiguo: a chi e da
chi è rivolto? In politica, il pioniere del
vilipendio è Umberto Bossi, e la Lega
ha tutt’ora un culto per il «rigor digiti»: Salvini ha minacciato una sollevazione fiscale di diti medi. Seguono
Berlusconi, la pitonessa Santanché, il
celeste Formigoni e il mite Fassino,
dito-mediatizzato contro i tifosi del
Toro. Il gesto, infatti, è da stadio: l’ha
usato Delio Rossi, allenatore della
Lazio, contro i tifosi romanisti. Per
una volta, però, non siamo soli. In
Germania lo usò lo sfidante socialdemocratico di Angela Merkel, Peer
Steinbrueck; in Sudamerica, Maradona l’ha mostrato a chi lo accusava di
portare sfortuna (da noi, ne abusa
l’argentina Belén). Attenzione, però. Il
La cena in terrazza con
medio fu sfoggiato anche dal Nobel
Gabriel García Márquez e da George
R.R. Martin in risposta a chi chiedeva
del loro stato di salute: Gabo sarebbe
morto di lì a poco, i fan del padre di
«The Games of Thrones» temono non
riesca a finire la serie. Qui, più che
insulto, il medio è un gesto scaramantico, un cornetto scaccia-jella in pelle
umana. Simile alle corna del presidente Giovanni Leone. Tiè.
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Rita Boncompagni Ludovisi
«Q
uando avevo 16 anni e vivevo
ancora in Texas, i miei genitori
hanno portato me e mia sorella a fare un lungo viaggio in
Europa. A Roma ho tirato una moneta nella
fontana di Trevi: “Amo questa città”, mi sono
detta, “spero di sposare un italiano e venire a
viverci”. Era molti decenni fa». Rita Boncompagni Ludovisi, 64 anni, è seduta nella sala da
pranzo di Villa Aurora, uno splendido palazzo
seicentesco circondato da un parco nel centro
della Capitale. Dall’altro lato del tavolo c’è il
suo marito italiano, il Principe di Piombino Nicolò Boncompagni Ludovisi, 73 anni, discendente di una famiglia nobiliare che vanta tra i
propri avi due papi, Gregorio XIII e Gregorio
XVI. Elegante e imponente, i suoi occhi azzurri
pieni di riguardo non lasciano neanche per un
istante la moglie. «Non solo un italiano: un
principe! — concede lei con un sorriso — È
l’uomo più meraviglioso che abbia mai conosciuto. Sono una ragazza molto, molto fortunata».
Insieme a noi ci sono anche due «cari amici», il direttore del Teatro di Roma Antonio Calbi, 50 anni, e il suo compagno Anthony
Majanlhati, 46, storico canadese tra i curatori
dell’archivio di Villa Aurora. «Sono passati a
salutare e li ho invitati a cena», spiega la Principessa Boncompagni Ludovisi, che è abituata
ad ospitare nel suo salotto intellettuali ed artisti come Madonna e Woody Allen e per l’inter-
Da Broadway all’Italia
Ha recitato da protagonista a
Broadway, è stata giornalista tv,
poi si è sposata con un principe
che tra i suoi avi conta due Pontefici
vista con il Corriere ha aperto le porte della residenza di famiglia. È uno scrigno di tesori
inimmaginabili: in giardino c’è una statua di
Michelangelo e sul soffitto del salone d’ingresso campeggia l’«Aurora», l’affresco che dà il
nome alla villa dipinto dal Guercino nel 1621.
Ma la vera sorpresa è al piano superiore: «Giove, Nettuno Plutone» del 1597, l’unico dipinto
su soffitto mai realizzato da Caravaggio.
«C’è così tanta storia, qui: per me è un onore
e un’enorme responsabilità», dice la Principessa mentre una cameriera in divisa rossa serve
dal vassoio d’argento la pasta Piombino, pesto
unito a una salsa rosa piccante («una ricetta di
mio marito»). È un compito che ha preso molto sul serio. A tavola discute con Calbi gli eventi
da organizzare nella villa. Il direttore del Teatro
Roma vuole allestirci una mostra di Pomodoro: «Sarebbe bellissimo avere le sue sculture
vicino al Michelangelo e ai Guercino», sussurra la principessa, che intanto si sta dedicando
alla conservazione dei documenti trovati nella
villa. «Erano in un baule in cantina — racconta
—. L’ho aperto e ci ho trovato subito le lettere
di Maria Antonietta». Sono 25, scritte di suo
pugno pochi anni prima delle Rivoluzione
francese. Altre sono di Luigi XIV («ne abbiamo
quattro»). Dal baule sono spuntati anche una
serie di schizzi di un avo, il cardinale Jacopo
Boncompagni: «Sono gli appunti con i quali
aiutava il padre, papa Gregorio XIII, a sviluppare il calendario gregoriano. Quello che usiamo
ancora oggi», dice la principessa.
Arriva il secondo: pesce al sugo e verdure di
stagione saltate. «Per queste stanze hanno
camminato Caravaggio, Galileo, Bernini, Gogol. Henry James ci ha scritto Italian Hours. Ti
obbliga alla modestia», commenta la principessa. Eppure di umile nella sua vita c’è ben
poco. Nata Rita Carpenter, è figlia di un petroliere e assicuratore texano. Quando ha incontrato il Principe, questa donna bionda, slanciata e ancora molto bella era un’agente immobiliare che trattava proprietà da milioni di dolla-
LA NOBILE DEL TEXAS
VIVE CON CARAVAGGIO
ILLUSTRAZIONE DI GUIDO ROSA
di ELENA TEBANO
un’estate italiana
Una villa del Seicento nel cuore di Roma che ha ospitato Galileo, Gogol, Madonna e
Woody Allen. Tra lettere di Luigi XIV e appunti originali del calendario gregoriano
ri. «Nel 1998 ho venduto il palazzo della
General Motors a Donald Trump», rivendica.
«Ho conosciuto Nicolò perché un suo amico
mi ha chiesto di aiutarlo per un affare. Ho risposto che non avevo tempo: mi ero iscritta alla Harvard Business School e volevo finirla. Ma
al telefono mi ha affascinata. Così ho accettato
di andare a Roma. Quando l’ho visto è stato
amore a prima vista». Era il 2003, sei anni dopo
le nozze.
Per Rita Boncompagni Ludovisi è il secondo
matrimonio (anche il Principe Nicolò è già
stato sposato e ha tre figli ormai adulti). Il pri-
mo è stato nel 1976, quando lavorava come ricercatrice al Congresso degli Stati Uniti, con il
deputato americano John Jenrette. È finito dopo che Jenrette nel 1980 fu condannato per
corruzione. A quell’epoca risale anche il suo
«unico rimpianto»: nel periodo della separazione scrisse un articolo e posò per Playboy.
«Mi ritrovai abbandonata, ero giovane e ribelle. Cosa sai della vita a 29 anni? — dice la Principessa a cena finita — Ma quando sei così ribelle finisci per farti del male. E quasi 35 anni
dopo devo ancora rispondere a domande su
quella vicenda», aggiunge con amarezza. Ne-
La cucina dei romanzi
Chi è
Nata Rita
Carpenter,
è figlia di un
petroliere
e assicuratore
texano. Ha
sposato il
principe di
Piombino Nicolò
Boncompagni
Ludovisi
anche quell’«incidente», però, è bastato a fermarla. Anzi: subito dopo ha scritto un libro sui
suoi anni a Washington che è diventato un bestseller, ha recitato per un anno da protagonista a Broadway, è stata giornalista televisiva
per Fox. Fino a reinventarsi ancora nel settore
immobiliare. Molti anni dopo e in un altro
continente, è addirittura una Principessa. E
della vita sa molto di più: «Più invecchio, più
capisco che bisogna rimpiangere solo di non
avere coraggio — dice —. Non c’è niente che
avrei voluto fare che non abbia fatto».
A passo leggero
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di CRISTINA GABETTI
di PAOLO DI STEFANO
Quei feroci appetiti di:
Maigret (o Simenon?)
A
vvertenza: non guardate il nome in fondo a
questa nota, e indovinate chi è. Va in estasi per
una zuppa di cipolle gratinate e per i crauti con salsicce. Idem
per un «boeuf miroton», per i maccheroni gratinati al formaggio,
per il fegato di maiale lardellato, per il fricandò all’acetosella, per le
aringhe crude e per quelle macerate nel vino bianco e arrotolate su
un cetriolo. Ama i piccoli bistrot e le brasserie, ma ogni sera rientrando a casa, appende il cappello e respira gli odori che vengono
dalla cucina per indovinare quale manicaretto gli sta preparando
sua moglie, ottima cuoca. Quando, per lavoro, deve rimandare le
vacanze e spostarsi a Fécamp, un villaggio sulla Manica, entra in
una trattoria e si lascia entusiasmare da un piatto locale: il soufflé
di baccalà. Da aggiungere che, diversamente da lui, il suo autore
ha feroci appetiti non solo gastronomici. Indovinato? Era facilissimo.
Robert J. Courtine, A cena con Simenon e il commissario Maigret, Guido Tommasi Editore
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Cedere all’offerta telefonica
e sentirsi trattata da numero
L
a donna del call center chiede di comprare il frammento di un
sogno: raggiungere l’obiettivo di vendita. L’idea che il mio risparmio corrisponda a una sua conquista mi fa dire: «sì». Il suo desiderio
e la mia empatia porteranno a qualcosa di buono. Una settimana, e
arriva la Sim. Ecco l’inganno: il nuovo contratto costa sì la metà, ma
per 1/5 del servizio, 2 GB al mese di navigazione contro 10. Chiamo il
consulente del mio gestore telefonico che pochi mesi prima mi aveva
presa in carico. Sorride per la mia ingenuità e suggerisce di chiamare
l’assistenza per avvalermi del diritto di rescissione. Scopro che non
vale per chi ha partita Iva. Scrivo un reclamo ammettendo il mio
errore: mi sono fidata, e anche distratta! Sono un cliente sincero, di
lunga data. Capiranno. Reclamo rifiutato. Sconsolata, richiamo il
consulente, che risolverà il caso con una voltura della nuova Sim a
favore di un altro cliente. Semplice. Mi spiega che la fedeltà non ha
più valore per le aziende, le quali si affidano ai venditori improvvisati
dei call center, con il solo criterio di fare numeri. Non è la quantità
che può restituire fiducia nello sviluppo, bensì la qualità dei servizi e
delle relazioni.
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Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Cronache 23
italia: 51575551575557
#
Fumetto
di GIULIO GIORELLO
Cacciari-Mr No
e l’insofferenza
per la mediocrità
«V
abbiamo preso le mosse, sceneggiata da Tiziano Sclavi (il creatore di Dylan Dog) per i
magici disegni di Fabio Civitelli, appare nel
1984, un anno prima che nell’Urss salga al
potere Gorbaciov, e diventi sempre più palese la crisi del socialismo reale (e insieme del
suo grande antagonista, il capitalismo).
Di fronte al crepuscolo dei «valori»
in nome dei quali gli esseri umani
tanto hanno sperato e sparato,
Cacciari non esita a dire anche lui «no»
a tutti i compromessi ispirati dal senso co-
olare al buio sulla giungla… e con
questa carcassa! Non potevo
aspettare domattina? Sarebbe stata una cosa logica, e Mr No non fa mai niente
di logico!». E lo stesso dicono i detrattori del
filosofo Massimo Cacciari. Mr No
(al secolo Jerry Drake) e il pensatore sindaco
di Venezia non sopportano le «logiche» più o
meno perverse della mediocrità. E chi nel
mondo dei fumetti è più «nichilista»
del personaggio ideato nel 1975 da Guido
Nolitta, cioè Sergio Bonelli? La storia da cui
mune. Nel suo «Labirinto filosofico» (Adelphi, 2014) osa perfino far sua «la negazione
della negazione». Cita Wittgenstein:
la comprensione della realtà è fatta
da veri e propri «operai della filosofia».
E Jerry Drake non era sempre lì ad aggiustare
pazientemente la «carcassa», cioè il piccolo
aereo per poi sperdersi nella giungla,
con lo stesso gusto per l’avventura
che il nostro Massimo sperimenta
nei labirinti del pensiero?
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La realtà
romanzesca
Preferirei di no
di MARIA LAURA RODOTÀ
Svelare il finale
o censurarsi:
i guai se parlate
delle serie tv
ELABORAZIONE FOTOGRAFICA CORRIERE DELLA SERA
Lo uccisero nel 1981 e Ciancimino
disse alla figlia: «Se l’è cercata»
di FELICE CAVALLARO
I
l romanzo criminale di Palermo la mafia
l’ha scritto infiltrandosi pure nei salotti di
una borghesia che non respingeva nemmeno il cosiddetto «papa» di Cosa nostra,
Michele Greco. Con medici e costruttori, professionisti e burocrati pronti ad adagiarsi, a restare muti perfino davanti al delitto. Come nel
novembre 1981 quando, a due passi dal cuore
spelacchiato di Villa Sperlinga, cadde Sebastiano Bosio, il chirurgo vascolare che aveva rifiutato di trasformare il suo reparto, al Civico, in
una dependance dell’Ucciardone per mafiosi
finti malati.
Ci sono voluti trent’anni perché la moglie
Rosaria Patania e le due figlie, Lilli e Silvia, allora fresche di liceo, quasi ribellandosi a se stesse, ribaltando un atteggiamento remissivo, riuscissero a fare riaprire il caso. Con un processo
finito a giugno senza la condanna dei mafiosi
«per mancanza di riscontri individualizzanti»,
con la rabbia di chi si pente di essere rimasto
troppo a lungo inchiodato ai silenzi di quei salotti.
Un vuoto come conseguenza di un contesto
che rischia di restare ancora ovattato, senza individuare le singole responsabilità di mandanti, assassini, complici. Come nel reparto di Bosio, specchio di una città adagiata su convivenza e connivenza, «don» Vito Ciancimino imperante, boss riveriti da esattori e assessori, Salvo
Lima pronto a incoronare dominus del Civico il
fratello Beppe, a sua volta infuriato davanti ai
rifiuti del primario ribelle.
Accadde due sere prima del delitto, quando
nella villa di Bosio arrivò la telefonata del direttore sanitario: «No, Beppe, non lo faccio. Neanche se scende Gesù Cristo dalla croce... Non farò mai quello che mi chiedete. Anzi, vi denuncio». Mezz’ora di urla, la madre terrorizzata,
evoca Silvia: «Sei pazzo papà a parlare così con
quello». E lui: «Sono e restano sempre gli stessi». Per Silvia «era un no secco al rientro di Fascella in reparto», come ricostruisce dopo anni
passati a studiare le carte, riferendosi ad uno
dei mafiosi rifiutati come Bosio fece con altri,
compreso Vittorio Mangano, il boss che un
giorno si sarebbe trasferito ad Arcore.
Sebastiano, il chirurgo di Palermo
che disse no ai finti malati di mafia
La vicenda
Il medico ucciso a colpi di pistola
Il cardiochirurgo dell’ospedale civico di
Palermo Sebastiano Bosio viene ucciso
all’uscita del suo ufficio il 6 novembre
1981 da sicari armati di pistole calibro 38
Il «no» ai soprusi
Poche sere prima del delitto il medico si era
schierato contro i suoi superiori e si era
inimicato le famiglie mafiose perché si
opponeva ai «ricoveri facili» dei boss
Il processo
Il processo per la morte di Bosio si è chiuso
a scorso senza condanne «per mancanza di
riscontri individualizzanti». I pm avevano
chiesto l’ergastolo per il boss Nino Madonia
Per cogliere la violenza di quel clima bisogna
fare un salto di sette mesi dopo il delitto, quando Silvia si lascia convincere dagli amici a distrarsi, a mettere piede al Brazil, un ritrovo allora in voga, ignara di ritrovarsi «in casa di
Ciancimino», proprio l’ex sindaco, fra quei tavoli aspro e rude: «Mi atterrì in un angolo. “Tuo
padre fu un fissato, uno stupido. Se l’è cercata.
Morte meritata in pieno”. Quell’uomo parlava e
non capivo. “Si comportò male. Ha curato male
un amico di un mio amico di Corleone. Devi sapere che io vengo da Corleone”. Io non sapevo
nemmeno dov’era Corleone. “Un amico di un
mio amico”. Non avevo mai sentito parlare di
“corleonesi”. Chi ne parlava allora?».
Seguirono minacce agghiaccianti, quando
Giovanni Falcone mostrò delle foto alla signora
Bosio e lei che aveva visto cadere il marito sotto
la pioggia riconobbe, timorosa, un killer dei
corleonesi, Mario Prestifilippo, poi a sua volta
ucciso. Ma qualcuno avvertì il «picciotto». E
Lilli se lo ritrovò per un istante accanto a una
sdraio di Mondello, i Ray-Ban a goccia tirati
giù, gelido, «Sono Mario». Lei scappa a casa e
trova la madre allarmata: «È appena entrato un
ragazzo con la macchina in cortile, s’è tolto gli
occhiali a goccia, due parole, “Mi conosce?”...».
Lilli sicura: «Ci braccava, informato da qualcuno. Come poteva reagire una madre che doveva
difendere le sue due ragazze in quella giungla?».
Il quesito riporta a quei salotti dove bisognava tacere, come lasciavano capire alla signora
Bosio amiche, conoscenti, mogli di colleghi. «E
noi a soffocare i nostri tormenti», si danna Silvia come rivedendo con l’avvocato Roberto
Avellone gli spezzoni di una brutta pellicola.
«Le sussurravano “complimenti per il silenzio”.
Compiaciute del contegno: “Impeccabile”. Si
subiva, si accettava perfino il delitto pur di non
vedere scombinato il proprio ipocrita e danaroso orticello... E noi, fantasmi per trent’anni».
È su questo contesto che lo strumento del
processo penale fatica a fare chiarezza. Ma è
questo quadro ad essere emerso grazie a tre
donne decise a rivendicare giustizia per Sebastiano Bosio: «Per farlo resuscitare, farlo parlare e conoscere i suoi no da Palermo dimenticati».
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Diario dalle vacanze
«CARO LUCIO, TE LA RICORDI PAOLA?
L’HO RIVISTA, È BELLA COME AL LICEO»
L’autore
di GIORGIO MONTEFOSCHI
C
aro Lucio, Roma comincia a spopolarsi e,
anche se il caldo è sempre notevole e in
ufficio lavoriamo come matti, si sta benissimo: non c’è traffico, parcheggi dove vuoi, nei
negozi ti servono subito. Ieri mi ha telefonato
Elena da Gallipoli. Pare che durante la settimana sulle spiagge non ci sia molta gente, invece il
sabato e la domenica è un carnaio e quindi loro,con Chiaretta e i bambini, e la famiglia di
Franco, rimangono al fresco in masseria. Voleva
che andassi il prossimo week-end. Ma io (a
parte il fatto che non posso legarci il lunedì o il
venerdì), le ho detto: «Senti, Elena, cerca di
capirmi. Io sono distrutto. Mettermi in treno
tutte quelle ore per stare chiuso in una masseria
con i parenti di Franco, sarebbe assurdo». Con
un sospiro m’ha dato ragione. Dice che mangiano tanto e la cucina è buonissima. «Sta attenta a
non ritornarmi una cicciona» le ho detto. Io,
domenica, male che vada, penso che me ne andrò a Ostia, magari contr’ora. Sono ancora incerto se alla Vecchia Pineta o al Gambrinus. Lì
non c’è mai folla e a Ostia tira sempre un bel
vento. Ieri,mentre mangiavo la mia insalata
mista con le mozzarelline e il tonno al bar sotto
l’ufficio, indovina chi è passato strascicandosi
sul marciapiedi? Massimo. Pallido come un
cadavere, sciupato, barba di tre giorni, camicione a righe bianche e blu senza colletto, sandali.
L’ho invitato a sedersi e gli ho chiesto se voleva
mangiare qualcosa. Ha ordinato un bicchiere di
vino e ha sbocconcellato i miei grissini. Quando
gli ho detto che sei a Anafi nella casa che ti ha
indicato, ha emesso un gemito e ha scosso la
testa. Te la faccio breve. Come sai, la moglie ha
avuto una importante promozione al Tesoro e
ora è proprio un pezzo grosso, per cui non si
può muovere. Lui fa avanti e indietro con la casa
che hanno a Manziana ed è in ambasce perché
col romanzo che sta scrivendo è assolutamente
«in mezzo al guado»: cioè, pur rimanendo ore al
computer, non riesce più a scrivere una pagina
decente. Mi ha anche raccontato, sua sponte, la
trama. Da quanto ho capito — perché mi sem-
Narratore
Giorgio
Montefoschi,
nato nel 1946, è
scrittore e critico
letterario. L’ultimo
romanzo, da poco
nelle librerie,
è «La fragile
bellezza del
giorno», edito
da Bompiani
brava abbastanza confuso — dovrebbe trattarsi
di un romanzo che affronta il conflitto generazionale. In particolare, il rapporto conflittuale
che c’è fra un padre molto invadente e un figlio.
Da quanto ho capito — benché lo abbia negato
— credo che sia una storia autobiografica. Non
quella di lui e suo figlio: quella di lui e di suo
padre. «Se sei in panne» l’ho consigliato, «prendi un aereo e raggiungi Lucio a Anafi». Ha alzato
le spalle desolato: «E Marina?». Poi mi ha proposto di andare quella sera stessa, io e lui, in un
ristorante eritreo e poi in un posto vicino al
ristorante dove fanno musica multietnica. Naturalmente ho inventato una scusa. Mi ci vedi tu
al ristorante eritreo? Piuttosto, indovina chi ho
incontrato al supermercato davanti al banco
delle verdure, mentre sceglievo i pomodori? Te
la ricordi Paola Galli? «Mario!» ha esclamato.
«Ma tu sei identica!» le ho detto, e ci siamo abbracciati. Effettivamente sembra che il tempo
per lei non sia passato affatto, dal liceo: bionda,
slanciata, i suoi famosi occhi azzurri. In due
minuti mi ha raccontato tutto: è separata da vari
anni, non ha figli, da due mesi è venuta a abitare nella casa che le ha lasciato sua madre in Viale Liegi. «Allora ci vedremo» abbiamo concluso.
È proprio simpatica e proprio una bella donna.
Ciao.
Mario
(4 — continua)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L
e conversazioni estive sono
sempre più faticose. Non
per il caldo, per ora, diciamo,
contenuto. Perché buona parte
delle persone interessanti, stimolanti, sensibili, durante
l’inverno si sono chiuse in se
stesse e hanno molto guardato
serie tv. Chi in tv, chi ancora in
dvd, chi, sempre di più, in streaming. Purtroppo non si trattava sempre delle stesse serie, e
nessuno è allo stesso punto
della storia. Il che sta portando
a una balcanizzazione del confronto, alla paura di comunicare, allo strazio reciproco. Quasi
tutti noi — noi che consideriamo le serie la nuova forma di
Arte Maggiore, che esprime lo
spirito del tempo e ci coinvolge
sul serio — scivoliamo, se ne
parliamo, in scenari inopportuni. Come:
1) Lo spoileraggio incolpevole.
Parli con un amico che vedeva
Gomorra e dici «però che cretini a far morire X». L’amico non
ha Sky, lo guarda in streaming,
ha avuto da lavorare, gli manca
l’ultima puntata. Ti dice «se
non ti volessi benissimo la
nostra amicizia finirebbe stasera». Chi ha spoilerato una volta,
poi cammina/conversa sulle
uova.
2) La riservatezza sofferente. Tu
hai visto la seconda serie di
House of Cards. Tutti gli altri
sono, se va bene, al finale della
prima. Tutte le tue elucubrazioni politiche/umane/shakespeariane sono relegate alle conversazioni immaginarie, altrimenti
ti menano.
3) Le diverse seriedipendenze.
Tu hai passato una settimana a
guardare True Detective. Vorresti raccontare la sua valenza
terapeutico-generazionale. Il
tuo amico G. è preso da The
Leftovers. Ti vuole spiegare le
metafore. Parlate a turno, ascoltando per educazione, annoiandovi reciprocamente. Insomma:
serve un apparecchio semplice
per collegare pc/Mac alle tv, per
guardare la tv in compagnia,
come si faceva negli anni 50, o
saremo tutti più tristi. In estate
e in inverno. Sul serio.
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L’axforisma di J-Ax
A Ischia danno feste per Schettino.
L’ossessione per la celebrità,
qualsiasi celebrità, è italiana come
l’Ultima Cena. E, come l’affresco
di Leonardo, fa più impressione
di persona di quanto uno avrebbe
potuto mai immaginarsi
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italia: 51575551575557
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
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Economia
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La lente
IL PRESTITO PONTE
PER L’ILVA
E L’ACCELERAZIONE
DEL GOVERNO
S
i è trasformata in una
storia di emendamenti e
sub emendamenti, appelli e
veti incrociati. Ma dietro la
vicenda Ilva c’è molto di
più: salute pubblica e
occupazione, sicurezza
ambientale e futuro
industriale. È sul
sottilissimo equilibrio tra
interessi contrapposti che
si gioca la partita in questi
ultimi giorni. Per il governo
la priorità sembrerebbe
quella di mantenere in vita
l’Ilva e la siderurgia
italiana, questo il senso
dell’inserimento nel Dl
sulla «competitività delle
imprese» di un
emendamento per ottenere
un prestito ponte. Il
problema è che l’Ilva ha
poco ossigeno (soldi) in
cassa e per mantenerla in
vita ha bisogno di una
8
milioni le tonnellate
di acciaio che
garantirebbero
il mantenimento
dell’occupazione all’Ilva
corsa contro il tempo per
trovare fondi.
Non a caso il sub
emendamento presentato
ieri sera al Senato (dal Pd)
propone di sbloccare le
risorse sequestrate ai Riva
per «girarle» alla fabbrica
commissariata.
L’altra faccia (bollente)
della questione è quella che
riguarda l’ambiente: sono
in tanti (compreso il
ministro dell’ambiente
Gian Luca Galletti) a
sostenere che non c’è futuro
per l’Ilva se non si parte dal
piano ambientale. E invece
con il nuovo emendamento
arrivano, di fatto, delle
ulteriori proroghe al piano
ambientale e deroghe al
piano di bonifica. Anche la
figura del super
commissario per il
risanamento ambientale
ha scatenato un braccio di
ferro tra ministero
dell’Ambiente e ministero
dello Sviluppo economico.
Di sicuro a Taranto si
vivono ore di ansia per chi
pensa al futuro del proprio
posto di lavoro e chi
pretende futuro per la
propria salute. Intanto
Matteo Renzi ha inserito la
città jonica tra i luoghi
«critici» che visiterà nei
prossimi due mesi.
Isidoro Trovato
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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L’alleanza In assemblea venerdì il contratto con la compagnia di Abu Dhabi. Ghizzoni: le banche hanno fatto la loro parte
Alitalia pronta per Etihad, Poste vuole il 5%
Il consiglio approva la strategia di Caio. Del Torchio: «Situazione difficile»
ROMA — Inutile nasconderselo. L’accordo tra Alitalia e
Etihad si accompagna a «conseguenze dolorose», in termini
occupazionali. A scriverlo in una
lettera ai dipendenti è l’amministratore delegato della compagnia, Gabriele Del Torchio, che
sottolinea: «Non abbiamo alternative, ma abbiamo invece davanti un’opportunità vera che
l’accordo con Etihad ci offre».
Per tutti gli attori della partita lo
spartiacque è il 25 luglio, quando l’assemblea di Alitalia dovrà
approvare il contratto con
Etihad. Al tavolo ci sarà anche
Poste che intanto tira dritto e
punta a investire esclusivamente nella nuova Alitalia. Il consiglio di amministrazione del
gruppo postale ieri ha preso visione della lettera in cui l’amministratore delegato, Francesco
Caio, fissa le condizioni per
aprire i cordoni della borsa.
L’impegno di 40 milioni di euro
dovrà essere esclusivamente destinato all’attività del nuovo vettore, frutto dell’accordo tra Alitalia e Etihad. Non a caso, l’intero consiglio di amministrazione
di Poste Italiane ha sposato l’impianto di Caio. In una nota è
spiegato che il board «ha fatto il
punto sulle linee guida del nuovo piano industriale e ha esaminato l’impostazione data da Po-
Il gruppo
Ricavi totali
Ricavi, proventi
e premi assicurativi
di cui
26.268
22.822
245
le giacenze
in milioni di euro
di buoni fruttiferi
e libretti postali
da Servizi
Postali
e Commerciali
4.309
Proventi diversi derivanti
da operatività finanziaria
e assicurativa
da Servizi
Finanziari
3.281
da Servizi
Assicurativi
Altri ricavi e proventi
165
Utile netto
318.627
da Altri Servizi
1.005
5.068
Totale
dipendenti
143.655
Filiali
132
13.200
Uffici Postali
13.310
dati 2013 valori in milioni di euro
ste alla partecipazione all’operazione Alitalia-Etihad condividendone la logica industriale e
di mercato».
In soldoni significa che Caio
non intende mettere i 40 milioni
nella sottoscrizione dell’equity
commitment, destinandoli alle
perdite e agli eventuali contenziosi legati alla vecchia Alitalia.
Il cambio di prospettiva è netto
La lettera
Gabriele Del Torchio in
una lettera ai dipendenti
Alitalia: «Conseguenze
dolorose dall’accordo»
D’ARCO
rispetto a quanto atteso dalle
banche e, pure, da chi al governo sta seguendo la partita. Come
ribadito in consiglio, Poste investirà per assicurarsi il 5% del
nuovo vettore. Diventandone il
terzo azionista a fianco di Etihad
e di Cai. A supporto di questo indirizzo ci sono, del resto, una
serie di valutazioni sull’inopportunità di destinare ulteriori
risorse (nell’autunno scorso Poste ha investito 75 milioni di euro nel salvataggio di Alitalia) in
un’operazione che potrebbe
configurarsi come aiuto di Stato. Basti pensare che un’eventuale procedura di infrazione farebbe saltare tutto. Poste, questo il ragionamento, starebbe
Manager
Francesco Caio, ceo
di Poste. L’azienda
ha detto di condividere la «logica industriale» dell’operazione Alitalia-Etihad
muovendosi perciò a esclusiva
tutela dell’intera operazione.
Unicredit e Intesa Sanpaolo nelle prossime prenderanno atto
che il peso della gestione pregressa rischia di gravare più del
previsto sulle loro spalle. Ieri
l’amministratore delegato di
Unicredit, Federico Ghizzoni, ha
spiegato «io sto bene», rispondendo a chi gli chiedeva di possibili mal di pancia da parte degli istituti bancari. Tornando a
Poste va aggiunto che il consiglio ieri ha nominato Marco Siracusano nuovo responsabile
della divisione BancoPosta. Caio
ha poi illustrato una
bozza del piano di
impresa in vista della quotazione. Le linee guida sono state
presentate ai sindacati durante un incontro nel pomeriggio.
L’ultimo tema affrontato dal consiglio di Poste ha riguardato il trattamento economico e
l’indennità da accordare all’ex
amministratore delegato, Massimo Sarmi, all’indomani della
sua uscita dopo dodici anni trascorsi in azienda.
Andrea Ducci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cantieristica Perotti: «Cambiamo formula, oltre alla barche, arte, design e cultura». La sfida a Cannes
Il Salone di Genova si fa in due
A maggio l’Expo della nautica
Dopo sei mesi di negoziato con 21 banche è alla firma la moratoria su 1,85
miliardi di debiti raggiunto da Sorgenia, la compagnia di generazione
elettrica posseduta dal gruppo Cir e da Verbund. Secondo passo sarà il via
libera al piano ex-articolo 182 bis per ristrutturare l’esposizione con un
aumento di capitale da 400 milioni riservato alle banche che prenderanno il
controllo più un convertendo da 200 milioni. Intanto il cda di Sogefi
presieduto da Rodolfo De Benedetti ha approvato i conti del primo
semestre che chiude con fatturato stabile e risultato in rosso, per l’effetto di
oneri non ricorrenti. Il gruppo di componentistica auto registra ricavi pari a
683 milioni, pressoché invariati. Crescono Nordamerica (+15,5%) e Asia
(+32%), mentre soffre il Brasile (-24,7%). Il risultato netto chiude in rosso di
7,3 milioni a causa di oneri di ristrutturazione che incidono per 17 milioni.
—, Genova ne ha tre: quello della Fiera,
il Porto Antico e il porticciolo di Sestri
Ponente, possiamo creare una grande
sinergia e offrire al visitatore dalle barche di concezione più avanzata, a motore e a vela, a uno spazio per l’usato».
Grandi idee perché Genova, restando
immutata — era evidente da qualche
anno ormai — come punto di riferimento per la nautica, perdeva inesorabilmente terreno. E nella lista di Perotti
c’è anche un Forum internazionale sul
ruolo dell’economia del mare per combattere la fame nel mondo, in parallelo
con il tema dell’Expo, e una serata di
gala («con un grande tenore») il cui incasso andrà a finanziare un progetto
nei Paesi più poveri del mondo.
Ma questo è il maggio della riscossa.
Prima c’è l’appuntamento del primo ottobre con il Salone Nautico della tradizione. Pochi giorni fa la decisione di
Azimut Benetti di non essere presente:
«Mi dispiace — dice Perotti — perché
la mancanza del più grande marchio
mondiale di megayacht è una perdita,
ma un’azienda ha diritto di fare i suoi
conti e le sue scelte soprattutto in momenti difficili. Spero di rivederli a Genova in maggio. E mi fa ben sperare per
il Salone di ottobre la ripresa del settore
della nautica dopo cinque anni di buio.
La nostra previsione è di un 2014 con il
segno positivo, ad oggi siamo già a un
5,5% in più rispetto allo scorso anno».
Innegabile che il test di maggio possa
portare alla sostituzione definitiva del
Salone Nautico old style.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Erika Dellacasa
L’Ucina rilancia dopo le defezioni di Azimut, Baglietto e Perini
Massimo Perotti, presidente di Ucina, la Confindustria della nautica, ha
incassato ieri l’approvazione del direttivo per il varo di un grande Salone a
Genova a maggio prossimo. Si tratta di
qualcosa di più e di diverso del Salone
Nautico genovese che traguarderà questo ottobre la sua 54esima edizione con
qualche stanchezza, qualche malumore
e qualche defezione di importanti marchi (Azimut, Baglietto e Cerri, Perini
Navi) alle spalle. «Il Salone Nautico —
dice Perotti — è stato importantissimo
ed ha avuto grandi risultati ma a partire
dal 2009 ha subito un decadimento dovuto a molti fattori, alla crisi del settore
della cantieristica ma non solo. La necessità oggi è rivoluzionare la formula
così come stanno facendo anche altrove, ad esempio a Miami, perché il boatshow non basta più». E per questo l’appuntamento di maggio prossimo, data
scelta in concomitanza con l’Expo,
elenca una serie di iniziative a larghissimo raggio: «Barche, certo — spiega il
presidente di Ucina — e speriamo di
vedere tutti i grandi marchi, ma anche
arte, ho già preso contatti con la Biennale di Venezia perché ci siano esposizioni d’arte contemporanea nei palazzi
di Genova e sport con una grande regata internazionale, poi design e cultura
Yacht
Massimo
Perotti,
presidente
dell’Ucina
e numero
uno dei
cantieri
Sanlorenzo
del mare in tutti i suoi aspetti. Life style
del mare questo è il nostro tema, questo
deve essere il nostro volano per portare
gli stranieri a Genova».
Insomma Ucina dà battaglia, non si
rassegna alla concorrenza di Montecarlo ma soprattutto di Cannes il cui Salone è cresciuto negli ultimi anni attirando espositori importanti: «Cannes ha
un porto solo e piccolo — dice Perotti
Ricavi stabili per Sogefi
Sorgenia e banche, sì alla moratoria
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Argentina
Tango bond,
trattativa no stop
con i fondi
«Trattative a oltranza per gli
otto giorni che restano finché
non sarà raggiunto un
accordo» tra il governo di
Buenos Aires e gli hedge fund.
È il succo dell’ordinanza
emessa ieri dal giudice
distrettuale di New York,
Thomas Griesa, dopo otto ore
di udienza con i legali dello
studio Cleary Gottlieb Steen &
Hamilton che patrocinavano
l’Argentina. La no stop
comincia oggi alla presenza del
mediatore Daniel Pollack
indicato dal giudice. La posta in
gioco è il rischio default del
debito pubblico per la somma
di 120 miliardi di dollari che
rischierebbe di mettere in
ginocchio il paese guidato da
Cristina Kirchner, già provato
dalla recessione. La Corte ha
respinto la richiesta argentina
di sospendere la precedente
decisione che tiene bloccato il
pagamento di 539 milioni di
dollari per le cedole dei
creditori che aderirono allo
swap dei Tango bond con titoli
“scontati” dopo il default del
2001. La somma era dovuta il
30 giugno e da allora sono
scattati i 30 giorni del periodo
di grazia che potrebbe portare
all’insolvenza di Buenos Aires.
Secondo il giudice Griesa, quel
pagamento è possibile solo se
nel contempo vengono
rimborsati gli hedge fund
capitanati da Nml capital e
Aurelius capital e altri detentori
di titoli che non avevano
aderito allo swap. Vogliono il
rimborso del valore facciale dei
vecchi bond più interessi, oltre
1,5 miliardi. La Corte di New
York pretende un accordo
poiché «altrimenti ci sarà il
default, che è la cosa peggiore
per i cittadini comuni». I legali
di Buenos Aires hanno messo
le mani avanti spiegando che
otto giorni sono troppo pochi.
L’Argentina mirava a prendere
tempo fino a dicembre perché
allora scade una clausola
contenuta negli swap dei
vecchi Tango bond: chi aveva
aderito allo scambio potrebbe
reclamare dall’Argentina un
rimborso ben più oneroso se
un’altra categoria di creditori,
come appunto gli hedge fund,
ottiene un trattamento più
favorevole.
Carlo Turchetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
26
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
PROVINCIA DI GROSSETO
ESTRATTO BANDO DI GARA
Sezione I: Amministrazione aggiudicatrice - I.1) Denominazione: Provincia di Grosseto - Inter - Area Politiche del Patrimonio
e Protezione Civile - P.za Dante, 35 - 58100 Grosseto - tel.
0564484111 - fax 056423824 - pec: [email protected] - indirizzo internet e profilo committente
http://www.provincia.grosseto.it Sezione II: Oggetto dell’appalto
- II.1.1) Denominazione conferita all’appalto: Affidamento dei
servizi di copertura assicurativa della Provincia di Grosseto: Lotto
1 - Copertura assicurativa contro i danni al patrimonio immobile e
mobile - CIG 583743321A - premio annuo a base di gara:
€ 45.000,00; Lotto 2 - Copertura assicurativa della responsabilità
derivante dall’esercizio delle attività istituzionali - CIG 5837482A87
- premio annuo a base di gara € 566.000,00; Lotto 3 - Copertura
assicurativa infortuni del personale e altri soggetti - CIG
5837661E3D - premio annuo a base di gara € 8.000,00; Lotto 4 Copertura assicurativa contro i danni accidentali ai veicoli - CIG
583768520F - premio annuo a base di gara € 5.000,00; Lotto 5 Responsabilita’ civile auto e rischi diversi - CIG 5837717C74 - premio annuo a base di gara € 128.000,00; Lotto 6 - Copertura assicurativa delle spese legali e peritali - CIG 5837731803 -premio
annuo a base di gara € 28.000,00; Lotto 7 - Responsabiità patrimoniale derivante dall’esercizio delle attivita’ istituzionali - CIG
5837747538 - premio annuo a base di gara € 20.000,00 II.1.2)
Tipo di appalto e luogo di esecuzione: servizi - categoria n. 6 lett a) - Territorio della Provincia di Grosseto II.1.6) Vocabolario
comune per gli appalti (CPV) 66510000 II.3) Durata dell’appalto:
durata in mesi: 32 Sezione III: Informazione di carattere giuridico, economico, finanziario e tecnico - III.2) Condizioni di partecipazione: come riportate nel bando integrale 3) Sezione IV:
Procedura - IV.1) Tipo di procedura: aperta IV.2) Criterio di aggiudicazione: prezzo piu’ basso - art. 82, comma 2°, lett. b) del
D.Lgs. 163/2006 e smi IV.3.4) Termine per il ricevimento delle
offerte: 26.08.2014 ore 12,00. IV.3.8) Modalità di apertura delle
offerte: Data e luogo: 28.08.2014 ora: 08,30 Provincia di Grosseto - Piazza dei Martiri D’Istia 1 Ufficio del Dirigente - 3° Piano
Sezione VI: Altre informazioni - VI.3) Informazioni complementari: Bando pubblicato integralmente sulla GUUE (trasmesso in
data 10.07.2014), agli Albi della Provincia e del Comune di Grosseto, sul profilo committente, sul sito dell’Osservatorio della Regione Toscana.
Grosseto, 07.07.2014
Il Dirigente - Ing. Massimo Luschi
AVVISO DI GARA
PostelPrint S.p.A. indice bando di gara per
un Appalto ai sensi del D. Lgs. 12 aprile
2006, n. 163 e s.m.i. - Procedura Aperta
in modalità telematica per la fornitura di
FILM PLASTICI PER POSTE ITALIANE.
L’importo complessivo dell’appalto è pari
ad Euro 2.208.362,50 IVA esclusa; La
procedura di gara sarà espletata in modalità
telematica
mediante
presentazione
per via elettronica di offerte sul portale
www.posteprocurement.it,
secondo
il
criterio del prezzo più basso. Il termine per
la ricezione delle domande è: ore 12:00 del
09/09/2014. La data per la seduta pubblica
è: ore 11:00 del 10/09/2014, presso Poste
Italiane Viale Asia 190 00144 ROMA
piano terra sala gare. Il Bando di gara, il
Disciplinare, il contratto di registrazione
al portale www.posteprocurement.it sono
disponibili sul sito internet www.postelprint.it
nell’area Bandi di Gara e sul portale
www.posteprocurement.it nella sezione
“Bandi & Avvisi”. La restante documentazione di gara è disponibile nell’area riservata
del portale www.posteprocurement.it, nella
sezione dedicata alla gara, per le Imprese
concorrenti che si siano abilitate al portale.
Amministratore Delegato
Stefano Santini
COMUNE DI PATERNO’
Provincia di Catania
AVVISO DI GARA
PostelPrint S.p.A. indice bando di gara per
un Appalto ai sensi del D. Lgs. 12 aprile
2006, n. 163 e s.m.i. - Procedura Aperta
in modalità telematica per la fornitura di
SACCHI POSTALI PER POSTE ITALIANE.
L’importo complessivo dell’appalto è pari ad
Euro 1.425.820,00 IVA esclusa; La procedura
di gara sarà espletata in modalità telematica
mediante presentazione per via elettronica di
offertesulportale:www.posteprocurement.it,
secondo il criterio del prezzo più basso. Il
termine per la ricezione delle domande è: ore
12:00 del 08/09/2014. La data per la seduta
pubblica è: ore 11:00 del 09/09/2014, presso
Poste Italiane Viale Asia 190 00144 ROMA
piano terra sala gare. Il Bando di gara, il
Disciplinare, il contratto di registrazione
al portale www.posteprocurement.it sono
disponibili sul sito internet www.postelprint.it
n e l l ’a r e a B a n d i d i G a r a e s u l p o r t a l e
www.posteprocurement.it nella sezione
“Bandi & Avvisi”. La restante documentazione
di gara è disponibile nell’area riservata del
portale www.posteprocurement.it, nella
sezione dedicata alla gara, per le Imprese
concorrenti che si siano abilitate al portale.
Amministratore Delegato
Stefano Santini
REGIONE TOSCANA - Giunta Regionale
Direzione Generale Organizzazione r
Settore Sistemi Informativi e Tecnologie
della Conoscenza
Via di Novoli - 26 - 50127 Firenze, Italia
AVVISO APPALTO AGGIUDICATO
Procedura e criterio di aggiudicazione:
Procedura aperta indetta ai sensi del D. Lgs. n.
163/2006 con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa art. 83 D. Lgs. 163/2006.
Oggetto: “Evoluzione Sviluppo e Manutenzione
al Sistema Tributi della Regione Toscana - CIG
509990920B”. Luogo di esecuzione della prestazione: Firenze - Italia. Data di aggiudicazione: Decreto n. 2355 del 04/04/2014 certificato
11.06.2014. Valore finale totale dell’appalto:
Euro 1.400.700,00. Nome dell’aggiudicatario:
Engineering Ingegneria Informatica S.p.A..
Data di spedizione dell’avviso alla G.U.C.E.:
08/07/2014.
Il Dirigente responsabile del contratto
Ing. Leonardo Borselli
Ai sensi dell’art. 3 della L.R. 71/78,
si rende noto che è stata depositata
presso gli uffici di Segreteria con
decorrenza dal 18/07/2014 e per
venti giorni consecutivi, a libera visione del pubblico, la Delibera di
Consiglio Comunale n. 34 del
28/03/2014 avente ad oggetto: Progetto definitivo “Contratto di quartiere II Scala Vecchia - Palazzolo”.
Approvazione ai sensi dell’art. 19
D.P.R. 327/01. Eventuali opposizioni
e osservazioni possono essere presentate presso la segreteria comunale, fino a dieci giorni dopo la
scadenza del termine del suddetto
deposito.
Il Sindaco
Prof. Mauro Mangano
REGIONE PUGLIA
Aree Politiche per lo Sviluppo,
il Lavoro e l’Innovazione
Servizio Energia, Reti e Infrastrutture
materiali
per lo sviluppo
Ufficio Energia e Reti Energetiche
Corso Sonnino, 177 - 70121 Bari
RILASCIO AUTORIZZAZIONE UNICA
Ai sensi dell'art. 12, comma 3, del D.Lvo
387/2003 e della Delibera di Giunta Regionale n. 35 del 23 gennaio 2007 (pubblicata
sul BURP n. 19 del 06/02/2007) si comunica
che con Determina Dirigenziale n. 38 del
20/06/2014 (pubblicata sul BURP n. 83 del
26/06/2014) è stata rilasciata alla Società Biwind S.r.l., con sede legale in Troia (Fg),
“l’Autorizzazione Unica alla costruzione ed
esercizio di un impianto di produzione di
energia elettrica di tipo Eolico della potenza
elettrica di 1MWe sito nel Comune di Ortanova (Fg) e relative opere di connessione nel
Comune di Carapelle e Ortanova”.
IL DIRIGENTE DI SERVIZIO
Giuseppe Rubino
AZIENDA OSPEDALIERA DI RILIEVO NAZIONALE
“SANTOBONO - PAUSILIPON”
Bando di gara
SEZIONE I: Amministrazione aggiudicatrice: Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale Santobono Pausilipon.
Responsabile unico del procedimento ing. Mario Pirera. Indirizzo: Via della Croce Rossa, 8 C.A.P. 80122 Napoli - Italia. Telefono 081/2205830 - 5216 fax 081/2205804. Posta elettronica: [email protected]
Indirizzo ove è possibile ottenere la documentazione www.santobonopausilipon.it. Sezione Bandi di
Gara/Servizi. Indirizzo cui inviare le offerte: SC Tecnico Patrimoniale AORN Santobono Pausilipon Via della
Croce Rossa, 8 C.A.P. 80122 - Napoli. SEZIONE II: Oggetto dell’appalto Tipo di appalto: Servizi. Denominazione conferita all’appalto: Gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti elevatori dell’Azienda Ospedaliera Santobono Pausilipon di Napoli. N. CIG: 580677A2F. Entità dell’appalto Euro
1.464.722,00 iva esclusa, comprensivo degli oneri da interferenza e da eventuali oneri da rischio specifico.
Durata dell’appalto: 5 anni rinnovabili per ulteriori 2. SEZIONE III: informazioni di carattere giuridico, economico, finanziario e tecnico. Cauzioni e Garanzie Richieste: Cauzione provvisoria ai sensi dell’art. 75 del
D.Lgs. 163/2006 da presentare in fase di offerta. Cauzione definitiva ai sensi dell’art. 113 del D.Lgs 163/2006
da presentare in caso di aggiudicazione. Polizze assicurative come da Disciplinare di gara. Condizioni di partecipazione: Requisiti di ordine generale, idoneità professionale, capacità economico e finanziaria, capacità
tecnica e professionale come da disciplinare di gara. SEZIONE IV: procedura. Procedura aperta ai sensi dell’art. 55 del D.Lgs 163/2006 con criterio di aggiudicazione con offerta economicamente più vantaggiosa, ai
sensi dell’art. 83 del D.Lgs 163/2006 in termini di criteri enunciati nel disciplinare. La documentazione tecnica
ed amministrativa di gara è interamente scaricabile dal sito internet di cui alla Sezione I. Scadenza fissata
per la ricezione delle offerte: Ore 14:00 del 23/09/2014. Lingua utilizzabile nelle offerte: Italiana Periodo minimo durante il quale l’offerente è vincolato dalla propria offerta: 180 giorni dalla scadenza fissata per la ricezione delle offerte, con riserva di ulteriori 180 giorni. Modalità di apertura delle offerte: Seduta pubblica.
Persone ammesse ad assistere all’apertura delle offerte: Legali rappresentanti e/o delegati. Data, ora e luogo:
Ore 10.00 del 30/09/2014 presso la sede Amministrativa indicata alla Sezione I. Sezione VI: spedizione alla
GUCEE 18/7/2014.
Il Direttore Generale - Dott.ssa Anna Maria Minicucci
TRIBUNALE DI ROMA
Sezione Fallimentare
Concordato Preventivo n. 52/2012 della società Sapam Immobiliare s.r.l. in liq.
Giudice delegato Dr. Fabio Miccio - Liquidatore giudiziale Dr. Leonardo Quagliata
AVVISO DI VENDITA DI IMMOBILI E PARTECIPAZIONE AZIONARIA
Il Liquidatore giudiziale del concordato preventivo n. 52/2012 della società Sapam Immobiliare s.r.l. in liq. avvisa che intende procedere alla vendita mediante
gara competitiva dei seguenti beni in uno o più lotti:
Lotto n. / Ubicazione
del Bene
1) Roma - Eur Tre Fontane
Destinazione d’uso Descrizione
Superficie lorda mq
e/o n. parcheggi
Dati catastali
Terreno edificabile
terreno mq. 140.000 lordi, pari a sup.
sviluppata mq lordi 46.650; mq comm.
li 33.570 (di cui resid. 28.125, commerc.
3.125, 2.320 posti auto res. e 0 posti auto
commerc.) park residenz. n. 464
park comm.le n. 152
Fg. 851 p.lle 145 - 147 191 - 192
Park pubblico - interrato
(1°, 2° e 3°) cat. D/8
Park pubblico - interrato
(1°, 2° e 3°) cat. D/8
Dep.to-cantina (cat. C/2)
Dep.to-cantina (cat. C/2)
Dep.to-cantina (cat. C/2)
2) Parco del Broletto - Lecco
3) Parco del Broletto - Lecco
4) Parco del Broletto - Lecco
5) Parco del Broletto - Lecco
6) Parco del Broletto - Lecco
Codice Fiscale 00084640838
P. E. [email protected]
AVVISO DI GARA
Si rende noto che, in data 22/09/2014 alle ore 10:00, si svolgerà la gara per l’appalto
dell’affidamento del servizio di supporto dell’attività di aggiornamento dell’anagrafe tributaria, di supporto all’attività di accertamento dell’evasione dell’imposta comunale sugli
immobili (I.C.I.), dell’imposta municipale unica (I.M.U.), della tassa per lo smaltimento
dei rifiuti solidi urbani (T.A.R.S.U.) e della tassa rifiuti e servizi (T.A.R.E.S.), nonché del
servizio di supporto all’Ufficio Tributi. Il termine della presentazione delle offerte è fissato
per giorno 08/09/2014, alle ore 12:00. La gara sarà espletata, con il criterio della offerta
economicamente più vantaggiosa, ai sensi dell’art. 3, 55 e 83 del D. Lgs 163/2006. L’entità delle prestazioni è pari ad € 600.000,00 I.V.A. esclusa. CODICE IDENTIFICATIVO
GARA [5826543762]. L’opera è finanziata con fondi comunali. Il bando di gara è stato
pubblicato integralmente all’Albo Pretorio comunale, sul sito Internet www.comune.barcellona-pozzo-di-gotto.me.it, alla Comunità Europea e per estratto sulla G.U.R.S..
Il R.U.P. - Dott. Lucio Rao
Per la pubblicità legale e finanziaria
rivolgersi a:
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Tel. 02 2584 6665/6256 - Fax 02 2588 6114
Via Valentino Mazzola, 66/D
00142 Roma
Tel. 06 6882 8650 - Fax 06 6882 8682
Vico II San Nicola alla Dogana, 9
80133 Napoli
Tel. 081 49 777 11 - Fax 081 49 777 12
Via Villari, 50 - 70122 Bari
Tel. 080 5760 111 - Fax 080 5760 126
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
n. 24 posti auto
Fg. 3 p.lla 2370 sub 8
64.800
n. 97 posti auto
Fg. 3 p.lla 2370 sub 12
261.900
7
125
35
Fg. 3 p.lla 2369 sub 65
Fg. 3 p.lla 2370 sub 702
Fg. 3 p.lla 2370 sub 701
1.800
33.300
9.900
7) Parco del Broletto - Lecco
Dep.to-cantina (cat. C/2)
12
Fg. 3 p.lla 2370 sub 704
3.600
Dep.to-cantina (cat. C/2)
Appartamento uso ab. (cat.A/2)
+ posto auto (cat.C/6)
Appartamento uso ufficio
(cat. A/10)
79
Fg. 3 p.lla 2370 sub 703
21.600
17) Genova
72
Fg. 17 p.lla 494 sub 38 e 78
51.300
324
Fg. 318 p.lla 499 sub 106
525.600
Deposito-magazzino (cat. C/2)
24
Fg. 318 p.lla 499 sub 124
6.480
Deposito-magazzino (cat. C/2)
24
Fg. 318 p.lla 499 sub 125
6.480
Deposito-magazzino (cat. C/2)
25
Fg. 318 p.lla 499 sub 126
6.750
Deposito-magazzino (cat. C/2)
24
Fg. 318 p.lla 499 sub 129
6.480
Deposito-magazzino (cat. C/2)
24
Fg. 318 p.lla 499 sub 128
6.480
Deposito-magazzino (cat. C/2)
25
Fg. 318 p.lla 499 sub 127
Partecipazione 32,34 % in Tecnocittà s.p.a,. c.f. 02864220104, con sede in
Genova, per un valore nominale di euro 1.617.000 azioni su un totale capitale
sociale di euro 5.000.000
6.750
851.000
Previa istanza, da inviare elettronicamente con firma digitale a mezzo p.e.c. agli indirizzi: [email protected], [email protected] e
[email protected], secondo il format esistente nel sito internet www.acquamarcia.it, sarà possibile accedere alla data room virtuale (ove sono
contenuti il regolamento di vendita completo, i format per la richiesta di accesso alla data room e la proposta irrevocabile di acquisto cauzionata, le perizie di
stime ed altri documenti rilevanti ai fini della vendita), esistente all’interno del medesimo sito internet, per lo svolgimento della due diligence.
Anche in assenza di richiesta di accesso alla data room virtuale, sarà possibile presentare entro il 1 settembre 2014 una proposta irrevocabile d’acquisto
cauzionata avente ad oggetto uno o più beni (la “Proposta Vincolante di Acquisto”), secondo il format disponibile sul sito www.acquamarcia.it, che dovrà essere
inviata con firma digitale a mezzo p.e.c. agli indirizzi: [email protected] e [email protected]ficata.notariato.it.
In data 23 settembre 2014, con inizio alle ore 10, dinanzi al notaio Francesco Rizzuti, presso il suo studio in Roma corso Vittorio Emanuele II n. 251, si svolgerà
la gara competitiva prendendo come prezzo base di gara quello su indicato ovvero, se superiore, il prezzo della Proposta di Acquisto più alta; con rilancio minimo
del 5% del prezzo base di gara.
Per ulteriori informazioni contattare il Liquidatore Giudiziale Dr. Leonardo Quagliata all’indirizzo di posta elettronica certificata [email protected],
inviando la medesima comunicazione per conoscenza agli indirizzi [email protected] e [email protected]
Il presente avviso non costituisce proposta irrevocabile, né offerta al pubblico, né sollecitazione al pubblico risparmio, né impegna in alcun modo il Liquidatore
Giudiziale a contrarre con gli offerenti.
Il Liquidatore Giudiziale - Dr. Leonardo Quagliata
ANAS S.p.A.
Compartimento della viabilità
per l’Emilia - Romagna
BANDO DI GARA BOLAV027-14 (ESTRATTO)
PROCEDURA DI GARA: Procedura aperta ai sensi del DLgs 163/2006 e del DPR
207/2010 smi. Determinazione a contrarre ai sensi dell’art. 11 comma 2 D.lgs 163/2006
del 10.07.2014 prot. n. 25707; Provincia Forlì-Cesena; Descrizione: Gara MSLAV027/14
S.S. 3bis “TIBERINA” Lavori di ripristino del viadotto SAVIO al km 168+000; Importo lordo
dei lavori: Euro 819.830,70 tutti a misura di cui per oneri della sicurezza Euro 76.548,88;
Categoria prevalente: OG3 classifica III°; Cauzione provvisoria: EURO 16.396,60; Termine
di esecuzione: giorni 100 dalla data di consegna dei lavori; Finanziamento: L’appalto è
finanziato con mezzi correnti del bilancio ANAS S.p.A.; Procedura indetta con riserva di
aggiudicazione; Ai fini dell’ammissione alla presente procedura concorsuale gli operatori
economici dovranno presentare: ricevuta del versamento all’AVCP di € 70.00 (CIG che
identifica la procedura: 5854082D47); Termine di ricezione: entro e non oltre le ore 12,00 del
giorno 01.09.2014; Richieste informazioni: Ufficio Gare Compartimento ANAS di Bologna,
tel 051.6301182. BANDO INTEGRALE DI GARA: Il bando è in corso di pubblicazione sulla
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (G.U.R.I.) ed è altresì disponibile in forma integrale
sul sito Internet www.stradeanas.it; RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO: Ing. Matteo
CASTIGLIONI.
IL DIRIGENTE AMMINISTRATIVO
TRIBUNALE DI MONZA
CITTA’ DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO
PROVINCIA DI MESSINA
16.371.000
8) Parco del Broletto - Lecco
9) Margara
Fubine
Alessandria
10) Eur. Bus. Center (c. ZAI)
Verona
11) Eur. Bus. Center (c. ZAI)
Verona
12) Eur. Bus. Center (c. ZAI)
Verona
13) Eur. Bus. Center (c. ZAI)
Verona
14) Eur. Bus. Center (c. ZAI)
Verona
15) Eur. Bus. Center (c. ZAI)
Verona
16) Eur. Bus. Center (c. ZAI)
Verona
Fallimento n. 248/2013 del 19/09/2013
Giudice Delegato Dott. Mirko Buratti
“AFO Ambiente Srl s.u in fall. ora in esercizio provvisorio” con sede legale
in Concorezzo, Via Monte Rosa n. 42/1 C.F. 03295870152
e P.I. 02333170963
Per maggiori dettagli
www.tribunale.monza.giustizia.it e www.astalegale.net
Vista l’offerta cauzionata ricevuta si invita a presentare offerte
Per l’acquisto dell’azienda di pertinenza della società Afo ambiente Srl in
fallimento ora in esercizio provvisorio, con sede operativa in Concorezzo
Via Monte Rosa n. 42/1, operante nella messa in riserva di rifiuti, trattamento, recupero e smaltimento di rifiuti urbani, speciali, pericolosi e non
pericolosi, trasporto, anche da piattaforme ecologiche, in possesso delle
autorizzazioni: decreto regionale A.I.A. n. 9554 del 31/08/2007 e successiva
proroga con riallineamento del decreto V.I.A.; trasporto, dell’Albo Gestori
ambientali lombardia n. MI 03232 del 24/01/2011 scadenza 24/01/2016categorie 1B, 4C e 5C per trasporto di rifiuti urbani, speciali e pericolosi; intermediazione, rilasciataAlbo Gestori ambientali lombardia n. MI 03232 del
27/08/2012 scadenza 27/08/2017categorie 8E; Conto Terzi, autorizzazione
provinciale n. MI/0855395/c posizione meccanografica A3ZZ2/T; In possesso di certificazione UNI EN Iso 9001, 2008 e UNI EN 14001 del
15/01/2014 scadenza 14/01/2017; l’impianto è in regola con la normativa
ambientale vigente e con le prescrizioni del decreto A.I.A; la Regione Lombardia, con provvedimento emesso in Conferenza dei Servizi il 17/04/2014
ha concesso il rilascio della nuova autorizzazione per la gestione di 300.000
tonnellate annue (limitazioni a tonnellate 90.000 per il rifiuto codice CER
200301) n. 32 dipendenti, automezzi ed attrezzature.
Gara per individuare l’acquirente innanzi al G.D. Dott. Mirko Buratti in data
10/09/2014 ore 10,00 al prezzo base non inferiore ad € 2.000.000,00,
come da offerta cauzionata ricevuta; rilancio minimo € 100.000,00. Presentazione delle offerte, modalità di svolgimento della gara e perizia di stima
sul sito internet all’indirizzo www.tribunale.monza.giustizia.it nonché PEC
[email protected], anche per la programmazione
dell’accesso in data room, curatore dott. M. Ester Palermo.
Prezzo base di
gara in euro
Dott. Paolo VENERI
VIALE A. MASINI, 8 - 40126 BOLOGNA
Tel. 051/6301111 - Fax 051/244970 • sito internet www.stradeanas.it
AUTORITA’ PORTUALE DI AUGUSTA
Estratto bando di gara
L’Autorità Portuale di Augusta rende noto
che ha indetto il pubblico incanto ai sensi
del D.Lgs. 163/2006 per:
l’affidamento in concessione del servizio
di raccolta, trasporto e recupero/smaltimento dei rifiuti solidi pericolosi e non e
dei residui solidi del carico prodotti dalle
navi che approdano nel Porto di Augusta.
Codice CIG: 5819356C7A.
Importo stimato della concessione €
4.000.000,00 IVA esclusa.
Termine presentazione offerte 16/09/2014
ore 12,00, aggiudicazione ad unico incanto, anche se perverrà o rimarrà in gara
una sola offerta valida, con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa
di cui all’art. 83 del Codice dei contratti
pubblici.
Il bando di gara ed il disciplinare sono disponibili sul sito della stazione appaltante
www.portoaugusta.it.
Il Bando di gara è stato pubblicato sulla
GUCE il 19/07/2014.
IL RUP
Dott.ssa Valeria Ranno
MINISTERO DELLA DIFESA
AERONAUTICA MILITARE
COMANDO LOGISTICO
SERVIZIO DI COMMISSARIATO
ED AMMINISTRAZIONE
REPARTO COMMISSARIATO
DIREZIONE DI COMMISSARIATO
V.le Roma n. 26, 00012 Guidonia (RM)
www.aeronautica.difesa.it
AVVISO DI GARA
Procedura di gara: ristretta accelerata in ambito
U.E. per la stipula di un Accordo Quadro per gli anni
2015-2016-2017, su cui basare Appalti Specifici.
Criterio di aggiudicazione: sconto unico percentuale
più elevato sul listino dei prezzi all’ingrosso pubblicati dalla C.C.I.A. di Roma alle condizioni indicate
nel bando di gara. Oggetto: G.P.L. sfuso per riscaldamento, cucine e produzione di acqua calda per i
servizi igienico sanitari per i vari Enti dell’A.M.. Importo presunto: euro 6.239.742,30, I.V.A. esclusa.
Pubblicazione del bando: G.U.C.E.: trasmesso il
21/07/2014 - G.U.R.I.: trasmesso il 21/07/2014. Domanda di partecipazione: dovrà pervenire entro il
08/09/2014. Indirizzo: V.le Roma n. 26, 00012 Guidonia (RM). Informazioni: potranno essere richieste
alla sopracitata Direzione - tel. 0774/4003015,
0774/4003022 fax 0774/4003110 o mediante
e-mail: [email protected] Il bando integrale sarà pubblicato, anche sul
sito: “www.serviziocontrattipubblici.it”. Le specifiche tecniche sono disponibili presso la stazione appaltante.
IL DIRETTORE
Col. C.C.r.n. Giuseppe MIDILI
REPUBBLICA ITALIANA
REGIONE PUGLIA
Il Commissario Straordinario Delegato
Per l’attuazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico nella Regione Puglia
previsti nell’Accordo di Programma siglato il 25/11/10
AVVISO PUBBLICAZIONE ESITO DI GARA
CUP: J55D12000100003 CIG: 5488610042
Il Commissario Delegato avvisa che sul sito www.dissestopuglia.it
nella sezione “AVVISI E BANDI” è pubblicato l’AVVISO RELATIVO AGLI
APPALTI AGGIUDICATI inerente l’aggiudicazione della procedura
aperta ai sensi del Decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e s.m.i.
relativa all’Intervento BA014A/10 COMUNE DI CORATO (BA) - Lavori
di salvaguardia idraulica dell’abitato. L’avviso per estratto sarà
altresì pubblicato sulla G.U.R.I. Bari 17 Aprile 2014. Il Commissario
Straordinario: Avv. Francesco Paolo Campo
AdF - Aeroporto di Firenze S.p.A.
MINISTERO DELLA DIFESA
SEGRETARIATO GENERALE DELLA DIFESA E
DIREZIONE NAZIONALE DEGLI ARMAMENTI
DIREZIONE DEGLI ARMAMENTI TERRESTRl
AVVISO DI APPROVVIGIONAMENTO
Presso la Direzione degli Armamenti Terrestri
sarà esperita una gara ristretta in ambito UE per
l’approvvigionamento di: n. 72 indumenti protettivi impermeabili NBC. Le domande di partecipazione alla gara dovranno pervenire al
Segretariato Generale della Difesa-DNA- Direzione degli Armamenti Terrestri - I Reparto 3^
Divisione - Via Marsala n. 104, 00185 Roma (fax
06/4466200), improrogabilmente entro il
14.08.2014 (farà fede il timbro dell’ufficio protocollo della Direzione). Il bando integrale di
gara è stato inviato all’Ufficio delle Pubblicazioni
dell’Unione Europea in data 11/07/2014 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica
Italiana, foglio inserzioni n. 78 del 11/07/2014.
Informazioni in merito potranno essere richieste
all’Ufficio Relazioni con il Pubblico - Via Marsala, 104 - 00185 Roma - dal lunedì al venerdì
dalle ore 8,30 alle ore 14,00 - Tel. 06/47359094
- 06/47359069 - Fax 06/4825279.
IL DIRETTORE
Ten. Gen. Gianfranco GIGLIO
PROCEDURA PER L’AFFIDAMENTO
IN SUBCONCESSIONE DI AREE PER
L’ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ DI VENDITA
DI PRODOTTI IN REGIME DI DUTY FREE
PRESSO L’AEROPORTO DI FIRENZE
AVVISO PROROGA TERMINE
MANIFESTAZIONI DI INTERESSE
AdF - Aeroporto di Firenze S.p.A., con sede in
Firenze, Via del Termine n. 11, comunica che,
in riferimento alla prima fase di preselezione
della procedura per l’affidamento in subconcessione di aree per l’esercizio dell’attività di
vendita di prodotti in regime di duty free presso
l’Aeroporto di Firenze, di cui al relativo Avviso
di Preselezione del 4 luglio 2014, il termine per
il pervenimento delle manifestazioni di interesse del 21 luglio 2014, indicato al punto 5
dell’Avviso di Preselezione, deve intendersi
prorogato al nuovo termine del 25 luglio 2014
(ugualmente entro e non oltre le ore 17). Rimangono ferme tutte le restanti previsioni, non
modificate dal presente Avviso, di cui al suddetto Avviso di Preselezione del 4 luglio 2014.
Firenze, 21 luglio 2014
L’Amministratore Delegato - Vittorio Fanti
Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Economia 27
italia: 51575551575557
Auto e strategie L’accordo operativo da metà 2016 sarà allargato a Opel
Il piano
Fiat Chrysler con Renault
Prima alleanza industriale
Dai francesi un veicolo commerciale. Fca verso l’addio a Psa
Renault e Fiat hanno firmato un accordo in base al quale
la casa francese fornirà a Fiat
un veicolo commerciale leggero, costruito su una piattaforma derivata dal pianale del
Renault Trafic, realizzato
sempre dal costruttore francese che lo produrrà a partire
dal secondo semestre 2016.
Il veicolo sostituirà il Fiat
Scudo, sinora prodotto nello
stabilimento di Valenciennes
di Psa Peugeot Citroën, in base a una collaborazione destinata a concludersi entro il
2016, quando Fiat cederà a
Psa la sua quota della joint
venture Sevelnord, che nell’impianto nel nord della
Francia produce anche furgoni per Citroën e Peugeot. La fine di Sevelnord non avrà alcuna conseguenza sul futuro e
sulle prospettive della Sevel,
l’analoga joint venture che in
Val di Sangro, in Abruzzo, assembla il mitico Fiat Ducato.
Per poter sopravvivere, le
case automobilistiche intensificano sempre più partnership industriali che aiutano a
ridurre i costi, permettendo il
rilancio degli investimenti. Lo
scenario mondiale vede attivi
dieci grandi gruppi, Fiat Chrysler Automobiles, Daimler,
Volkswagen, Bmw, General
Motors, Toyota, Ford, Hyundai, Tata e il cinese Geely che
ha acquistato Volvo, ognuno è
proprietario di diversi brand.
Per esempio Fca comprende
nove marchi: Abarth, Alfa Romeo, Ferrari, Fiat, Jeep, Lancia, Maserati, Chrysler e Dodge; Volkswagen, invece, controlla Audi, Bentley, Bugatti,
Lamborghini, Porsche, Seat,
Skoda e Suzuki. Mercedes ha
creato una sinergia globale
con Renault, allargata a tutte
D’ARCO
Le quote di mercato
Fiat & Chrysler
Italia
28,7%
Renault
38,9%
Marocco
America
Latina
15,8%
Algeria
26,2%
Canada
14,6%
Francia
25,4%
Stati Uniti
11,4%
Belgio
Lussemburgo
13%
12,1%
Spagna
3,7%
Spagna
Francia
3,5%
Italia
7,2%
Vendite 2013 divise per principali mercati, solo automobili
le case che sono partner del
costruttore transalpino, ossia
Dacia, Nissan con Infiniti, Lada e Mahindra con SsangYong.
L’aumento dei costi si verifica soprattutto nelle fasi di
produzione dei vari compo-
nenti, nella progettazione dei
pianali e nello stampaggio
delle carrozzerie. La soluzione
ricercata in accordi con altri
costruttori comporta, oltre a
una maggiore flessibilità degli
impianti, anche l’unificazione
degli acquisti, riducendo il
Centro Stile torinese
Il nuovo furgone FiatRenault sostituirà il «Fiat
Scudo», sinora prodotto
nello stabilimento di
Valenciennes di Psa
Peugeot Citroën in base
a una collaborazione
destinata a concludersi
entro il 2016, quando
Fiat cederà a Psa la sua
quota della joint venture
Sevelnord che,
nell’impianto nel nord
della Francia, produce
anche furgoni per
Citroën e Peugeot.
La fine di Sevelnord non
avrà alcuna
conseguenza sul futuro e
sulle prospettive della
Sevel, l’analoga joint
venture che in Val di
Sangro, in Abruzzo,
assembla il mitico Fiat
Ducato. Il veicolo sarà
venduto a livello
mondiale e sarà
disegnato e progettato
completamente dal
Centro Stile torinese, che
lo caratterizzerà con il
marchio Fiat
Professional
Il ceo Ghizzoni
numero dei fornitori e assicurando, nello stesso tempo, il
livello qualitativo. La rigidità
dei vari mercati ha contribuito, specialmente per determinati segmenti, all’aumento
delle relazioni tra le industre
che inseguono un continuo
processo di internazionalizzazione.
Il nuovo veicolo commerciale di Fiat (venduto a livello
mondiale) sarà disegnato e
progettato completamente dal
Centro Stile torinese, che lo
Design
Il nuovo veicolo sarà
disegnato dal Centro
Stile torinese e venduto
in tutto il mondo
caratterizzerà secondo gli stilemi distintivi del marchio
Fiat Professional. Il modello
avrà altre due versioni commercializzate, una dal costruttore transalpino e un’altra dalla tedesca Opel. Il mercato dei
veicoli professionali indica
nei primi sei mesi dell’anno
una crescita vicina al 15%, pari
a circa 59 mila unità immatricolate.
Bianca Carretto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Unicredit,
più capitali
alla filiera
della moda»
MILANO — Parte dai numeri
del settore della moda
Federico Ghizzoni (nella
foto), amministratore
delegato di Unicredit: «Si
prevede una crescita del
3,6% per il settore nel 2014 e
un fatturato totale che si
attesterà oltre i 52,6 miliardi,
con un tasso di crescita delle
esportazioni stimato del
5,6%. Noi abbiamo una
quota di mercato in termini
di impieghi al settore che
sfiora il 20%, serviamo circa
12 mila clienti di cui il 71% è
rappresentato da piccole
imprese, cui accordiamo
credito per oltre 4 miliardi».
È la premessa del numero
uno di Unicredit per
illustrare la nuova alleanza
con la Camera nazionale
della moda e Sistema moda
Italia, che segue al progetto
Unicredit international per
la moda lanciato il primo
gennaio 2013. I nuovi
accordi andranno a sostegno
Energia Il 29 luglio consiglio del fondo per deliberare l’investimento. Al via il progetto «Eureka», terza realtà verde del Paese
Edison-F2i, pronto il nuovo polo delle rinnovabili
Operazione da almeno 800 milioni e 600 megawatt tra eolico e solare
Conto alla rovescia in Foro
Buonaparte a Milano, quartier
generale di Edison dove l’amministratore delegato Bruno
Lescoeur conta di chiudere a
giorni l’accordo con il fondo
F2i, candidato a giocare il ruolo di partner forte nelle energie rinnovabili. È un negoziato che si protrae ormai da mesi ma che adesso sembra in dirittura d’arrivo. La data chiave
è fissata per martedì 29 luglio,
giorno in cui il consiglio di
F2i, salvo slittamenti, dovrebbe deliberare l’investimento.
Un’operazione di rilievo che
porterà il tandem Edison-F2i
alla guida di un polo che, tra
attività eoliche e solari, ai nastri di partenza vale 600 megawatt. Destinati a salire a
quota mille entro l’inizio del
prossimo anno. In pratica
Edison e F2i stanno disegnando il perimetro del terzo
player italiano delle energie
rinnovabili dopo Enel Green
Power e la Erg Renew della famiglia Garrone.
Già, perché nei piani di
«Eureka», così il nome in co-
Al timone
Bruno Lescoeur,
amministratore
delegato di Edison targata Edf.
Le energie verdi
che metterà in
comune con F2i
valgono circa il
17% della capacità installata
del gruppo con
sede a Milano
dice del progetto, c’è l’ambizione di creare un polo d’attrazione di altre realtà di medie dimensioni. E la prima occasione potrebbe essere la
divisione «green» di E.On Italia messa in vendita dalla casa
madre di Düsseldorf, che apporterebbe in un colpo solo
altri 380 megawatt al portafoglio di Edison-F2i. Ma questo
riguarda il futuro, che peraltro
vedrà alla guida del fondo
promosso da Cdp, Intesa
Sanpaolo, Unicredit, fondazioni bancarie e casse un altro
vertice.
Consiglio il 25 luglio
Il Club Med
decide sull’Opa
Bonomi
Finanza islamica
Due giorni per saperne di più. Si riunirà venerdì prossimo
il consiglio del Club Méditerranée per decidere se
appoggiare l’offerta di takeover di Andrea Bonomi, che
ora è il maggior azionista avendo una quota di quasi
l’11%. Ma la notizia (che lo stesso Bonomi definisce
«eccellente») è che la sua offerta ha ottenuto l’appoggio di
Serge Trigano, figlio del fondatore del Club Med Gilbert
Trigano, che diventerebbe presidente non-esecutivo se la
proposta del finanziere italiano andrà a buon fine.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’accordo in gestazione sarà
infatti l’ultimo atto che porterà la firma sia dell’amministratore delegato Vito Gamberale sia del presidente Giuliano Asperti, che lasceranno gli
incarichi non appena i soci
promotori del fondo avranno
individuato i successori con il
supporto della società di head
hunting Korn Ferry.
La cornice dell’intesa prevede che il fondo infrastrutturale rilevi fino al 70% di una
nuova società nella quale confluiranno le attività di Edens
(Edison energie speciali) e gli
impianti italiani di Edf énergies nouvelles (ribattezzata
Edf en neos), il braccio delle
rinnovabili che fa capo a Parigi e ha interessi in Europa e
Nord America. Ma Edison, assistita dagli advisor Lazard e
Morgan Stanley, non sarà certo un partner dormiente. Avrà
una convenzione di energy
management e un ricco contratto di manutenzione degli
impianti. Tanto più ricco perché gli impianti eolici di Foro
Buonaparte hanno bisogno
nel medio-lungo periodo del
cosiddetto repowering, ossia
l’ammodernamento tecnologico che, secondo le stime del
mercato, vale circa un milione
a megawatt. Questi aspetti e il
tema della governance della
nuova alleanza, dove EdisonEdf vuole avere voce in capitolo, sono gli aspetti più delicati
che hanno richiesto più tempo al negoziato. L’accordo dovrebbe ormai essere stato trovato anche sul prezzo. F2i ha
messo fuori gioco i fondi concorrenti Terra Firma e First
Reserve, che avevano offerto
circa 500 milioni.
L’operazione prospettata
dal fondo infrastrutturale, dove il dossier è seguito da Gamberale e dal partner Corrado
Santini, dovrebbe valorizzare
il polo «verde» in circa 800850 milioni, anche se è possibile che F2i abbia ottenuto
una limatura dei valori in vista delle prospettive di riduzione degli incentivi anche
sull’eolico.
Daniela Polizzi
principalmente delle piccole
e medie imprese del settore e
non è previsto un plafond.
«Si tratta di una forma di
reverse factoring — ha
spiegato Gabriele Piccini,
country chairman Italy di
Unicredit —. Il rischio è a
carico dell’impresa alla
guida della filiera, che
garantisce per le aziende
sottostanti, che così possono
godere di un rating
agevolato, di avere maggiore
accesso al credito e a prezzi
più vantaggiosi». Nel settore
della moda «abbiamo due
tipi di Pmi da sostenere —
ha detto Mario Boselli,
presidente della Camera
nazionale della Moda — :
quelle della subfornitura,
che beneficiano delle grandi
imprese del lusso, e quelle
che devono andare
direttamente sul mercato. E
poi c’è la necessità di
supportare una nuova
generazione di creativi».
Francesca Basso
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Export Il presidente della Camera di commercio, Donato: «L’interscambio con l’Italia è sceso ai minimi»
«Imprese penalizzate, Singapore fuori dalla black list»
Borsa saudita «aperta» dal 2015
L’Arabia Saudita apre la Borsa agli investitori esteri. Lo ha
comunicato l’autorità di vigilanza del Paese: l’accesso al
mercato saudita, che capitalizza 530 miliardi di dollari,
potrebbe aver luogo nel primo semestre 2015
«Paesi a fiscalità privilegiata
puri, con eccezioni»: Singapore, Bahrain, Emirati Arabi Uniti
e Principato di Monaco. «Paesi
a fiscalità non privilegiata»:
Angola, Antigua, Mauritius,
Panama, Portorico e Svizzera.
A ben vedere — e lo conferma
anche l’ultimo decreto di aggiornamento del ministero del
Tesoro datato 12 febbraio 2014
— Singapore è ancora nella
black list dei Paesi considerati
veri e propri paradisi fiscali,
nonostante l’Ocse (di cui Pier
Carlo Padoan è stato fino a poco tempo fa capo economista)
non lo consideri più tale e al
netto di una serie di accordi bilaterali tra i due governi in
un’ottica di maggiore scambio
di informazioni di natura tributaria. «Tutto ciò penalizza le
nostre imprese che vogliano dell’apertura di una filiale
investire nel Sud Est asiatico commerciale, tassazione piena
— dice Federico Donato, presi- dei dividendi per chi detiene
dente della Camera di com- partecipazioni in società con
mercio italiana a Singapore e diritto singaporegno». Una via
amministratore decrucis tale da ridurlegato di FFA Asia,
re al minimo l’insocietà di consuterscambio comlenza finanziaria
merciale tra i due
attiva nella gestioPaesi, nonostante
ne di grandi patrila città-Stato di Sinmoni —. Lunghi
gapore sia la piazza
tempi di attesa per
finanziaria di riferigli “interpelli”
mento per circa 600
(l’istanza che il
milioni di persone
contribuente rivol(dalla Thailandia al
ge all’Agenzia delle Federico Donato,
Vietnam, dalle Fientrate chiamata a Camera di comlippine fino alla
dare una valutazio- mercio a Singapore Malaysia) e al netto
ne preventiva su
dei suoi tassi di creun’operazione economica in scita del 5% all’anno trainati
fieri, ndr.), minore deducibili- (anche) dal manifatturiero, dai
tà dei costi sostenuti nel caso trasporti e dalla logistica che la
indicano come la piattaforma
più adeguata per uno sbarco
più convincente del made in
Italy. Qualche best practice in
realtà ci sarebbe, ma va categorizzata alla voce «investimenti
in solitario»: Mzb group (la capogruppo della Segafredo- Zanetti, leader nella lavorazione
del caffè) che ha appena rilevato il 100% della locale Boncafe e Menarini (attiva nel farmaceutico) che ha fatto shopping comprando Invida per
220 milioni di dollari in carico
al fondo sovrano Temasek. Poco, anche in confronto agli investimenti singaporegni nel
nostro Paese che spaziano dalle strutture ricettive (l’hotel
Boscolo Esedra a Roma di proprietà del Millennium Hotels
group) agli aeroporti (una pic-
cola partecipazione di Changi
Airports in Gemina, controllante della società di gestione
degli Aeroporti di Roma incorporata in Atlantia), fino al controllo dei terminal portuali Genova Voltri e Venezia in carico
al colosso PSA. Eppure — rileva Donato — la «corporate
tax» a Singapore è fissata al
17%, quasi cinque punti in più
dell’Irlanda, non proprio una
fiscalità di vantaggio. Il corollario — sussurrato a mezza
bocca — è che l’assenza del padiglione Singapore nell’Expo
milanese sia da attribuire a
una malcelata volontà delle
istituzioni locali di reagire in
maniera stizzita a una misura
che ritengono ingiustificata.
Fabio Savelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
28
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
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9/12/1977 le inserzioni di ricerca di personale
inserite in queste pagine devono sempre intendersi rivolte ad entrambi i sessi ed in osservanza
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Nome
Data Valuta
Quota/od.
AcomeA SGR - numero di tel. 800.89.39.89
[email protected]
18/07 EUR
17,049
AcomeA America (A1)
18/07 EUR
17,623
AcomeA America (A2)
18/07 EUR
4,405
AcomeA Asia Pacifico (A1)
18/07 EUR
4,538
AcomeA Asia Pacifico (A2)
18/07 EUR
14,737
AcomeA Breve Termine (A1)
18/07 EUR
14,904
AcomeA Breve Termine (A2)
18/07 EUR
4,651
AcomeA ETF Attivo (A1)
18/07 EUR
4,771
AcomeA ETF Attivo (A2)
18/07 EUR
17,365
AcomeA Eurobbligazionario (A1)
18/07 EUR
17,575
AcomeA Eurobbligazionario (A2)
18/07 EUR
13,117
AcomeA Europa (A1)
18/07 EUR
13,478
AcomeA Europa (A2)
18/07 EUR
11,536
AcomeA Globale (A1)
18/07 EUR
11,996
AcomeA Globale (A2)
18/07 EUR
19,845
AcomeA Italia (A1)
18/07 EUR
20,412
AcomeA Italia (A2)
18/07 EUR
8,933
AcomeA Liquidità (A1)
18/07 EUR
8,934
AcomeA Liquidità (A2)
18/07 EUR
6,762
AcomeA Paesi Emergenti (A1)
18/07 EUR
6,964
AcomeA Paesi Emergenti (A2)
3,981
AcomeA Patrimonio Aggressivo (A1) 18/07 EUR
4,108
AcomeA Patrimonia Aggressivo (A2) 18/07 EUR
5,322
AcomeA Patrimonio Dinamico (A1) 18/07 EUR
5,438
AcomeA Patrimonio Dinamico (A2) 18/07 EUR
6,343
AcomeA Patrimonio Prudente (A1) 18/07 EUR
6,491
AcomeA Patrimonio Prudente (A2) 18/07 EUR
18/07 EUR
22,266
AcomeA Performance (A1)
18/07 EUR
22,618
AcomeA Performance (A2)
Invictus Global Bond Fd
Invictus Macro Fd
Sol Invictus Absolute Return
15/07 EUR
16/07 EUR
17/07 EUR
107,958
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17,465
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4,567
14,737
14,904
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4,765
17,367
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13,435
11,507
11,965
19,764
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8,933
6,759
6,961
3,973
4,100
5,312
5,428
6,328
6,475
22,215
22,566
108,105
81,340
101,731
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
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EUR
EUR
EUR
EUR
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EUR
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EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
26,468
7,078
6,914
6,991
6,792
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11,233
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AZ FUND MANAGEMENT SA - tel.00352 2663811
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30/06
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5,119
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Multiman. Eq. Afr. & Mid. East M
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Glob. Equity Income A-Dis
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Glob. Tot. Ret. (EUR) Bond E-Dis
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Sito web: www.ingdirect.it
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Mattone Arancio
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Profilo Dinamico Arancio
21/07 EUR
Profilo Equilibrato Arancio
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Profilo Moderato Arancio
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Top Italia Arancio
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62,220
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46,450
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59,470
48,820
La lista completa dei comparti Invesco autorizzati in Italia
è disponibile sul sito www.invesco.it
Asia Balanced A
Asia Balanced A-Dis
Asia Consumer Demand A
Asia Consumer Demand A-Dis
Asia Infrastructure A
Asian Bond A-Dis M
Balanced-Risk Allocation A
Em. Loc. Cur. Debt A
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USD
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KIS - Target 2014 X
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128,040
126,670
131,650
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122,050
124,370
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128,550
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125,110
125,750
104,140
103,910
107,480
134,450
133,400
141,450
144,420
153,910
113,060
115,980
116,910
123,860
125,970
125,710
98,690
103,530
100,300
278,820
196,100
197,440
173,130
123,750
128,040
126,690
131,670
133,840
175,330
122,080
124,400
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128,890
122,650
124,970
125,610
104,170
103,910
107,490
134,250
133,240
141,570
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153,680
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ASIAN OPP CAP RET EUR
ADWISE L/S CAP RET EUR
FLEX QUANTITATIVE HR6 A EUR
HIGH GROWTH CAP RET EUR
ITALY CAP RET A EUR
SELECTED BOND DIS RET EUR
SELECTED BOND CAP RET EUR
VALUE OPP CAP RET EUR
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EUR
EUR
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EUR
12,678
111,851
113,137
115,672
25,036
5,795
121,318
9213,940
12,687
111,943
113,075
117,195
25,177
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149,140
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136,630
NM Balanced World Cons A
21/07 EUR
139,070
139,010
NM Euro Bonds Short Term A
21/07 EUR
47,600
47,910
NM Euro Equities A
21/07 EUR
73,990
74,070
NM Global Equities EUR hdg A
106,410
106,350
NM Inflation Linked Bond Europe A 21/07 EUR
21/07 EUR
112,800
112,910
NM Italian Diversified Bond A
21/07 EUR
115,350
115,460
NM Italian Diversified Bond I
21/07 EUR
136,650
136,660
NM Large Europe Corp A
21/07 EUR
106,220
106,250
NM Market Timing A
21/07 EUR
107,210
107,230
NM Market Timing I
21/07 EUR
63,300
63,530
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105,590
105,630
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18/07 EUR
121,820
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21/07 EUR
101,440
101,860
NM VolActive A
21/07 EUR
102,020
102,440
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AUGUSTUM G.A.M.E.S. I
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Gazzetta dello Sport € 1,67; abbinata € 5,00.
n. 16: Corriere della Sera € 1,67;
Gazzetta dello Sport € 0,83; abbinata € 2,08.
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5,160
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5,194
5,109
5,663
5,189
5,890
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5,364
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4,996
4,996
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4,238
6,531
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5,296
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5,037
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3,351
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5,190
3,355
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6,109
5,559
4,962
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4,175
5,094
4,956
5,352
5,189
6,339
5,813
4,707
4,374
5,547
5,509
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6,088
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4,284
6,781
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5,336
5,256
5,340
5,074
5,280
6,308
5,123
4,994
6,103
5,656
5,950
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Rubriche Compravendite immobiliari
Nel testo dell’inserzione è obbligatorio indicare la classe energetica di
appartenenza dell’immobile e il relativo indice di prestazione energetica
espresso in kWh/mqa o kWh/mca a
seconda della destinazione d’uso dell’edificio. Nel caso di immobili esenti
dall’indicazione, riportare la dicitura
“Immobile non soggetto all’obbligo di
certificazione energetica”.
Nome
Data Valuta
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15/07
15/07
03/06
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PS - Opportunistic Growth B
PS - Prestige A
PS - Quintessenza A
PS - Quintessenza B
PS - Target A
PS - Target B
PS - Titan Aggressive A
PS - Total Return A
PS - Total Return B
PS - Valeur Income A
PS - Value A
PS - Value B
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
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EUR
EUR
EUR
EUR
Quota/od.
Quota/pre.
103,690
97,030
104,440
107,170
108,930
109,020
107,350
102,730
96,440
111,770
104,950
107,220
103,770
99,150
104,980
106,870
109,480
109,560
107,820
102,910
96,630
111,810
105,780
108,070
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21/07
21/07
21/07
21/07
21/07
21/07
Strategic Bond Inst. C
Strategic Bond Inst. C hdg
Strategic Bond Retail C
Strategic Bond Retail C hdg
Strategic Trend Inst. C
Strategic Trend Retail C
109,120
115,710
153,940
EUR
USD
EUR
USD
EUR
EUR
107,150
107,300
105,660
105,790
103,010
100,800
107,230
107,380
105,740
105,850
103,220
101,010
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www.sorgentegroup.com
Numero verde 800 124811
[email protected]
21/07 EUR
7,023
Nextam Bilanciato
21/07 EUR
7,553
Nextam Obblig. Misto
21/07 EUR
6,422
BInver International A
21/07 EUR
5,711
Cap. Int. Abs. Inc. Grower D
21/07 EUR
5,492
CITIC Securities China Fd A
21/07 EUR
5,419
Fidela A
21/07 EUR
5,776
Income A
21/07 EUR
7,232
International Equity A
21/07 EUR
6,680
Italian Selection A
21/07 EUR
5,341
Liquidity A
21/07 EUR
4,989
Multimanager American Eq.A
21/07 EUR
4,707
Multimanager Asia Pacific Eq.A
21/07 EUR
4,482
Multimanager Emerg.Mkts Eq.A
21/07 EUR
4,568
Multimanager European Eq.A
21/07 EUR
5,322
Strategic A
21/07 EUR
6,138
Usa Value Fund A
21/07 EUR
5,594
Ver Capital Credit Fd A
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21/07 EUR
114,290
PS - Absolute Return A
21/07 EUR
120,630
PS - Absolute Return B
21/07 EUR
110,830
PS - Algo Flex A
21/07 EUR
105,910
PS - Algo Flex B
21/07 EUR
86,530
PS - BeFlexible A
21/07 USD
85,140
PS - BeFlexible C
15/07 EUR
102,700
PS - Best Global Managers A
15/07 EUR
106,640
PS - Best Global Managers B
21/07 EUR
110,370
PS - Best Gl Managers Flex Eq A
21/07 EUR
164,150
PS - Bond Opportunities A
21/07 EUR
122,480
PS - Bond Opportunities B
15/07 EUR
126,070
PS - EOS A
21/07 EUR
100,400
PS - Equilibrium A
21/07 EUR
99,690
PS - Fixed Inc Absolute Return A
21/07 EUR
100,550
PS - Global Dynamic Opp A
21/07 EUR
100,990
PS - Global Dynamic Opp B
21/07 EUR
113,560
PS - Inter. Equity Quant A
21/07 EUR
116,000
PS - Inter. Equity Quant B
21/07 EUR
125,040
PS - Liquidity A
21/07 EUR
98,090
PS - Opportunistic Growth A
Fondo Donatello-Michelangelo Due
Fondo Donatello-Tulipano
Fondo Donatello-Margherita
Fondo Donatello-David
Fondo Tiziano Comparto Venere
7,053
7,551
6,462
5,722
5,426
5,424
5,777
7,254
6,770
5,341
4,974
4,708
4,470
4,578
5,342
6,161
5,599
114,230
120,560
110,640
105,730
86,680
85,300
103,250
107,210
110,890
164,170
122,490
128,310
100,670
99,780
100,760
101,190
113,050
115,470
125,040
98,180
31/12
31/12
31/12
31/12
31/12
EUR 51470,165 52927,939
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Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Piazza Affari
LA SPINTA DI ENI E SAIPEM
BLUE NOTE DEBUTTA IN CALO
di GIACOMO FERRARI
Le Borse europee rimbalzano e
Piazza Affari mette a segno la
migliore performance, con
l’indice Ftse-Mib in rialzo del
2,16%. Al di là dell’ulteriore
miglioramento dello spread
Bund-Btp (sceso a 160 punti
base), non ci sono motivi particolari che
giustifichino il cambio di trend. Probabilmente sono
state riviste alcune posizioni al ribasso, mentre il
listino italiano è stato trainato da pochi singoli casi.
A correre di più è stata Enel (+4,38%), promossa
dagli analisti di Jp Morgan che hanno alzato il targetprice sul titolo a 4,9 euro. Il rialzo di Saipem
(+4,15%) è legato invece ai rumors su un possibile
disimpegno di Eni (+2,44%). Fra le blue-chips si
sono distinte inoltre A2a (+4,02%), StMicro (+3,87%)
e Atlantia (+3,82%), mentre nel resto del listino
spicca il recupero di Screen Services (+21,89%) dopo
ripetute sospensioni al rialzo, sulla notizia che la sua
controllata Tivuitalia è stata ammessa al concordato
preventivo. Tra i pochi segni negativi, invece,
Mediaset (-0,76%) e Ferragamo (-0,59%). Negativo
infine anche il debutto di Blue Note, che dopo un
avvio in rialzo ha ceduto a fine seduta il 4,81%.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sussurri & Grida
Duello tra Moncler e Isc sul prezzo di Marina Yachting
(c.tur.) La divergenza di valutazione è netta. In cifra:
13,5 milioni. Emerge da una lettera datata 30 giugno e arrivata lo stesso giorno alla Moncler, la griffe dei piumini
guidata da Remo Ruffini. Mittente è la Isc, società veicolo
con cui il fondo Emerisque aveva comprato un anno fa i
marchi Marina Yachting, Henry Cotton’s, Coast Weber
Ahaus e la licenza Cerruti. Ossia l’intera divisione sportswear da 135 milioni di ricavi che i soci Ruffini, Eurazeo
e Carlyle avevano deciso di togliere dal perimetro Moncler prima della quotazione in Borsa, in modo da focalizzare la società nel segmento luxury. Il contratto prevedeva un prezzo di 22,1 milioni da pagare in tempi diversi. Le
prime due rate, in totale di 8,6 milioni, sono state saldate
ma sulla terza, che è la più sostanziosa, non c’è accordo. Il
pagamento scadeva appunto il 30 giugno e l’importo
massimo di 13,5 milioni è soggetto a un complicato aggiustamento del prezzo in base alle performance operative di Isc e dei suoi marchi. I manager di Emerisque hanno
fatto i loro conti e concluso che la terza rata sarà zero. Ossia non devono pagare più nulla. Ma Moncler non è d’accordo. Anche Ruffini e il direttore generale Luciano Santel
hanno ripassato i termini del contratto e quel pagamento
se lo aspettano. Del resto il bilancio 2013 della griffe dei
piumini rifletteva una previsione d’incasso dalla terza rata di 6,6 milioni (metà circa del prezzo massimo). Adesso
è partito lo scambio di controdeduzioni tra Isc e il venditore dei marchi sportivi per arrivare, se possibile, a un accordo transattivo. Ma è facile prevedere che Moncler do-
vrà accontentarsi di una cifra inferiore a quanto pensava.
Anche perché Emerisque e la Isc non hanno prestato garanzie contrattuali sulla rata della discordia.
tere in gioco anche il 51% se il progetto è convincente. Da
qui l’ingaggio dell’advisor Equita sim che affiancherà la
famiglia. Saranno contattati fondi di ristrutturazione,
come Oaktree e Orlando, oppure specializzati nei rilanci
aziendali come l’americana Hig. Non sono esclusi industriali: Calzedonia e la stessa Golden Lady. Dipenderà
dalle soluzioni che i candidati offriranno alle banche, assistite dai legali di Giovanardi Fattori, anche in termini
di sacrifici sul fronte dei tempi di rimborso.
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La lingerie Pompea incarica Equita sim
di trovare nuovi soci
(d.pol.) Prima tappa, ricapitalizzare l’azienda. Seconda, aprire le porte a un socio. Terzo passo, ridurre il debito per dare fiato alle finanze aziendali. Il tutto con l’accordo di Monte Paschi, Unicredit, Popolare di Vicenza,
esposte per circa 60 milioni, che con la Pompea della famiglia Rodella hanno firmato un accordo di moratoria
sulle rate del debito accumulato in capo alla holding Zgz.
È impegnativa l’agenda degli imprenditori di Medole, in
provincia di Mantova, un tempo vivace distretto di intimo e calzetteria, oggi un terreno bruciato dalla crisi e
dalla concorrenza della manodopera a basso costo. Ma
non per Pompea e i suoi marchi dell’intimo Roberta e
Mimì che tengono la barra con ricavi a 80 milioni, cash
flow positivo e conti in nero. Il nodo sono i debiti bancari, frutto di investimenti non sempre azzeccati. Un peso
non da poco per l’azienda di Adriano Rodella, l’imprenditore che ha inventato la Calze Filodoro, poi ceduta a Sara Lee e infine comprata dalla Golden Lady. Dal confronto con le banche è nata la decisione di cercare un alleato
che investa in Pompea con un mix di nuova liquidità e
vendita di quote. E la disponibilità della famiglia a met-
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Qui!Group e il premio dell’Agenzia per
l’Italia Digitale
(f.d.r.) L’Agenzia per l’Italia Digitale mette il bollino
blu su Qui! Group, premiando l’azienda genovese con il
patrocinio per l’impegno nella diffusione della digitalizzazione dei pagamenti e dei servizi a valore aggiunto.
Il gruppo guidato da Gregorio Fogliani ha ottenuto il riconoscimento «Agid» grazie a diverse iniziative lanciate
in ambito della monetica e dei servizi digitali, attraverso
Payba: in primis la digitalizzazione dei titoli di servizio(buoni pasto, buoni acquisto, coupon, voucher
aziendali e sociali). L’Agid ha inoltre tenuto conto degli
investimenti in ricerca e sviluppo del gruppo, che ha
stretto collaborazioni con diverse Università italiane, e
del progetto «Titan» per la realizzazione di un sistema
integrato di pagamento e servizi digitali.
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Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
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A DIECI ANNI DALLA MORTE
La memoria di Terzani
Una collana di opere
e una serata-concerto
Il 28 luglio del 2004 moriva Tiziano Terzani, scrittore tra i
più amati, reporter e «uomo di pace» — come molti lo
hanno definito per la posizione nei confronti dei conflitti
bellici. A dieci anni dalla morte, la «sua» Firenze lo ricorda
con una serata-concerto, e il «Corriere della Sera»,
quotidiano per il quale ha realizzato numerosi reportage, gli
dedica una collana che ne raccoglie l’opera completa, dal
titolo «Tiziano Terzani, cronache di una vita». Il Concerto per
Terzani (patrocinato dal Comune di Firenze e dalla Regione
Toscana, in collaborazione con Longanesi) si terrà il 28
luglio alla Cavea Nuovo Teatro dell’Opera e vedrà sul palco
personaggi accomunati dalla passione per le sue opere: da
Monica Guerritore al regista Ermanno Olmi fino al collega e
amico Bernardo Valli. Una kermesse con musica dal vivo,
testimonianze, video e letture condotta da Paola Maugeri e
Raffaele Palumbo di Controradio. Il ricavato della serata
Cultura
finanzierà il film «Un indovino mi disse» (tratto dal libro di
Terzani) di Mario Zanot, regista e ideatore della serata. La
collana del «Corriere» si apre con «Un indovino mi disse»
(in edicola dal 28 luglio, a € 8,90 più il costo del quotidiano),
storia del soggiorno in Asia nell’anno in cui, dissuaso dalle
previsioni di un veggente, lo scrittore non prese l’aereo. Il 4
agosto uscirà «Un altro giro di giostra». (r.sco.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ilClassico
Nato come discorso che Václav Havel (1936-2011, nel tondo)
avrebbe dovuto tenere nel 1984 all’Università di Tolosa, La
politica dell’uomo del poeta e politico della Cecoslovacchia e, dal
1993, della Repubblica Ceca, fu rappresentato dal drammaturgo
inglese Tom Stoppard. Il testo è ora proposto da Castelvecchi,
traduzione di Massimo Gary Simbula, pp. 53, 7,50. (c.ca.)
Idee In un saggio (Donzelli), lo studioso Alberto Casadei rielabora il concetto di realismo e le categorie di fiction, non-fiction, autofiction
Premi letterari malati di provincialismo
Ecco perché non vincono Pecoraro e Magrelli. La vendibilità è antitetica allo stile
di PAOLO DI STEFANO
Alcuni tra gli
scrittori più
apprezzati da Alberto
Casadei.
In alto, da sinistra:
Francesco Pecoraro
(Roma, 1945), autore
di «La vita in tempo di
pace»; Valerio
Magrelli (Roma,
1957), la sua ultima
raccolta di liriche è «Il
sangue amaro»;
Walter Siti (Modena,
1947), vincitore del
premio Strega 2013
con «Resistere non
serve a niente».
In basso, da
sinistra: Antonio
Moresco (Mantova,
1947), l’ultimo libro è
«Fiaba d’amore»;
Giorgio Vasta
(Palermo, 1970); il
suo libro più noto è «Il
tempo materiale» del
2008; Paolo Sortino
(Roma, 1982),
apprezzato il suo
romanzo d’esordio
«Elizabeth».
V
alori. Non è male che si torni
a parlare di valori e controvalori o valori contro, in relazione alla letteratura. Lo fa
Alberto Casadei, in un libro che sta
per uscire da Donzelli (Letteratura e
controvalori pp.212, 19,50), che
mette in gioco questioni cruciali per
provare a capire il presente e il futuro
della letteratura. Tra questi, il rapporto con il mercato, il bilanciamento
possibile tra connotazioni nazionali e
globalizzazione, il concetto di realismo e le categorie di fiction, non-fiction e autofiction. Casadei, che insegna Letteratura italiana all’Università
di Pisa, ha affrontato temi analoghi o
limitrofi in saggi come Stile e tradizione nel romanzo italiano contemporaneo (2007) e Poetiche della creatività (2011), dove rivendicava l’urgenza,
per la critica letteraria, di ampliare lo
sguardo verso la scienza. Il nuovo studio si apre con un vasto capitolo sulle
potenzialità del realismo, in cui si
mette in discussione il concetto di
«mimesis» espresso da un mostro sacro come Erich Auerbach, ma anche
quello di «inesperienza» proposto
per esempio da Antonio Scurati, che
sembra azzerare la possibilità del-
Situazione
Gli aspetti conoscitivi e
stilistici non sembrano avere
più nessun valore nell’epoca
del web. Ma vanno riscoperti
l’esperienza autentica in un mondo in
cui prevale il visivo. Perché? «Nel concetto di realismo artistico e letterario
— dice Casadei — s’intrecciano
aspetti molto diversi: sono realistiche
opere che ci parlano di fatti storici o
addirittura di cronaca, ma a loro modo lo sono anche il poema di Dante e
la Metamorfosi di Kafka. Io credo che
si debba distinguere tra un realismo
«ristretto», delimitato dai parametri
storico-culturali di ogni epoca, e uno
«allargato», che permette di far confluire nell’opera persino elementi inconsci, intuizioni, percezioni del
mondo non razionalizzate».
Ci sono varie gradazioni di realismo, che vanno da Tolstoj a Pynchon:
l’invito è quello di forzare i suoi confini pur nella verosimiglianza? «In effetti, l’esperienza del mondo che
ognuno di noi può fare è molto più
ampia e multiforme di quanto non si
pensi: e le opere d’arte ci consentono
di dar conto appunto di questa multiformità. Per esempio Underworld di
DeLillo ci mostra una realtà nella quale sono accaduti eventi difficilmente
esperibili, ma che convivono con la
quotidianità più banale».
Nel saggio di Casadei c’è un’altissima frequenza dell’aggettivo «cognitivo» a segnalare la necessità di un approccio che superi la vecchia idea di
umanesimo, sia nell’interpretazione
critica sia nel fare degli scrittori, e che
tenga conto degli sviluppi delle neuroscienze. Si parla, per esempio, di
«energia cognitiva dello stile». Che significa? «Nella concezione “allargata”
di realismo, ma in generale in quella
della creatività letteraria e artistica, risulta ormai fondamentale riconosce-
Il libro
Il libro di Alberto Casadei
«Letteratura e controvalori.
Critica e scritture nell’era del web»,
è edito da Donzelli (collana Saggine,
pp. 212, 19,50). I controvalori
sono quelli che, nel mercato
finanziario, indicano il valore
materiale di un titolo e insieme la
disponibilità degli operatori al suo
acquisto o alla sua vendita.
Alberto Casadei è docente di
Letteratura italiana a Pisa. Si è
occupato di Dante, di poesia e
narrativa contemporanea, di teoria
letteraria e poetica cognitiva. Tra le
sue pubblicazioni: «Stile e
tradizione nel romanzo italiano
contemporaneo» (il Mulino, 2007),
«Poetiche della creatività»
(Bruno Mondadori, 2011),
«Dante oltre la Commedia»
(il Mulino, 2013).
re l’azione della biologia e dell’inconscio cognitivo. Ogni artista cerca di
manifestare un suo specifico rapporto con il mondo, ma solo chi realizza
un suo stile diventa riconoscibile: la
realtà rappresentata da Proust non è
quella di Joyce proprio per i loro stili
incommensurabili». Finora lo stile si
misurava nello scarto rispetto a una
norma codificata. Cosa che, tra l’altro,
già in sé basterebbe a segnalare quanti romanzi salutati come capolavori
sono invece appiattiti sullo standard
comunicativo massmediale e mancano di quella personalità «stilistica»
capace di esprimere una nuova conoscenza del mondo. Ora l’idea di «scarto» non vale più? «Lo stile costituisce
una sorta di interfaccia tra interiorità
e mondo esterno, ovvero un modo
per riconfigurare le esperienze consce e inconsce che ognuno di noi condensa in sé. La sfida è quella di farci
vedere la realtà spostando i confini tra
il noto e l’ignoto: per questo possiamo accettare che esistano mondi assurdi e testi oscuri che però, attraver-
so il loro stile, ci costringono a prendere atto che ci sono aspetti del reale
che non sospettavamo. Una poesia di
Celan o un brano di Gadda o di Fenoglio riescono a veicolare questa energia stilistica e cognitiva».
Il fatto è che questi aspetti conoscitivi e stilistici insieme non sembrano
avere nessun valore nell’epoca del
web. A chi tocca riportare la letteratura al suo senso profondo? La critica
sembra ormai ridotta a una pratica
autoreferenziale per addetti ai lavori e
quando viene ascoltata è perché asseconda i desideri del grande pubblico.
«Proprio nel momento in cui i valori
diventano “liquidi” è necessario che i
critici facciano sentire quali sono le
opere che ritengono più significative,
appunto in quanto portatrici di visioni alternative a quelle sclerotizzate e
semplificate. Nella scuola si debbono
invece insegnare soprattutto i classici
ma in modo nuovo, più aperto al dialogo con il presente, e insieme rimotivando la loro importanza che non è
più scontata. Insomma, è forse il mo-
mento di ripensare la concezione
umanistica della letteratura, cercando di creare un dialogo continuo fra i
vari tipi di esperti (critici, docenti, lettori forti…) e le istituzioni come la
scuola e l’università, che devono senza dubbio rinnovare i loro programmi
e i loro metodi di insegnamento».
Potrebbero sembrare solo buone
intenzioni se è vero, come afferma lo
stesso Casadei, che in Italia, per
esempio, manca un pubblico capace
di sostenere le opere letterarie di valore, nuove o, per usare un aggettivo
desueto, sperimentali in senso lato.
Gli stessi editori sono sulla difensiva,
perché osare significa perdere consenso e dunque far precipitare i bilanci, per di più in una fase economicamente complicata. «Il mercato ha le
sue leggi, ma non potrebbe trascurare
l’importanza di opere che sono sostenute da una comunità interpretativa
qualificata ed esperta. In Italia, purtroppo, questa comunità non esiste:
esistono tanti singoli interpreti, piccoli gruppi, ma occorrerebbero spazi
Antichità Una biografia di Miska Ruggeri sul pensatore che Filostrato e Alessandro Severo credettero un dio
Apollonio di Tiana, filosofo occultista che faceva miracoli
di MARCO RIZZI
L’
imperatore Alessandro Severo
aveva collocato tra le sue divinità
personali, accanto a quelle tradizionali, anche Orfeo, Abramo, Gesù e
Apollonio di Tiana. Se i primi appartenevano ad un passato remoto, gli ultimi
erano figure recenti, all’incirca contemporanee. Come Gesù, Apollonio veniva
dall’Oriente, ma a differenza di quello,
era sfuggito all’imperatore Domiziano
che lo voleva condannare, sottraendosi
miracolosamente alla sua vista durante
il processo; almeno così ci racconta Filostrato, che nel III secolo ne scrisse la
Apollonio di Tiana
vissuto nel I secolo d. C.
biografia su sollecitazione dell’imperatrice Giulia Domna.
L’eroe di Filostrato appare un uomo
in comunicazione con il divino, dotato
di poteri taumaturgici e profetici, tanto
da riuscire a prevenire una pestilenza
nella città di Efeso; il suo profilo ne rivela anche l’appartenenza alla tradizione filosofica pitagorica, che in quegli
anni inclinava verso l’esoterismo e le
speculazioni teologiche. Inevitabilmente Apollonio divenne una bandiera
dell’ultimo paganesimo, come testimoniano le accuse di magia e di ciarlataneria rivoltegli da numerosi scrittori cristiani. In questo modo, però, se ne
smarrì la cifra originale, ora ben ricostruita da Miska Ruggeri in una documentata biografia, basata sui materiali
epigrafici e iconografici, oltreché sulle
fonti letterarie. Di grande interesse risulta anche la parte dedicata alla fortuna postuma di Apollonio, che non si limita alle riprese occultistiche e teosofiche tra Otto e Novecento, culminate in
Madame Blavatsky, ma coinvolge scrittori del calibro di Flaubert e Pound.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il libro: Miska Ruggeri, «Apollonio di
Tiana. Il Gesù pagano», prefazione di
Luciano Canfora, Mursia, pp. 224, € 13
di confronto ben più ampi e autorevoli. Solo così potranno essere sostenute le opere più complesse ma anche
più ricche di implicazioni». Fatto sta
che la critica pare che abbia un po’ rinunciato alla sua funzione o comunque non trovi più il linguaggio, il tono, lo slancio per comunicare le sue
ragioni: «In ogni caso, non si può rinunciare sostenendo che tutte le opere si equivalgono. Proprio in questa
fase è importante difendere i testi che
possono corrispondere allo spirito di
questi tempi. Per esempio, io credo
sia importante che nelle scuole entrino stabilmente autori fondamentali
anche per l’interpretazione dell’Italia
del dopoguerra, come Vittorio Sereni
o Beppe Fenoglio, che invece non si
leggono quasi mai».
E gli scrittori d’oggi? «Credo che si
possano discutere le opere vincitrici
dei premi letterari nazionali, compresi quelli più piccoli ma di qualità, per
verificare ogni anno quali opere hanno meritato davvero il successo. Per
dire, quest’anno, allo Strega, direi che
il vincitore autentico sarebbe il terzo
classificato, Francesco Pecoraro. Al
Campiello dello scorso anno, avrebbe
dovuto vincere Magrelli con Geologia
di un padre, finito invece al quinto
posto. Se ne può discutere e soprat-
Nuovi autori
Tra le opere di giovani
scrittori segnalerei «Il tempo
materiale» di Giorgio Vasta o
«Elisabeth» di Paolo Sortino
tutto si possono proporre queste opere a platee più ampie, per esempio
nelle scuole e nelle università, per sostenere il loro valore al di là del successo massmediatico».
Il libro di Casadei si conclude con
una serie di «assiomi» che mettono a
frutto le analisi proposte nei capitoli
precedenti. Tra questi «assiomi» c’è
l’invito a fare una gita a Seul, riprendendo provocatoriamente l’Arbasino
che negli anni Sessanta esortava gli
intellettuali italiani a superare il provincialismo spingendosi almeno fino
a Chiasso. «Bisogna davvero cambiare
prospettiva: molte delle nostre discussioni letterarie patriottiche sono
davvero asfittiche e incapaci di guardare ai nuovi controvalori o “valori
contro”…». È sempre il provincialismo il male italiano? Non ci sono caratteri peculiari che aprano verso prospettive davvero promettenti, fuori
dai generi collaudati, ma anche dai
post- e dai neo? Facciamo qualche nome? «Non vedo attualmente in Italia
nuove linee dominanti. Comunque,
bisogna prima di tutto mettersi d’accordo sulla qualità delle opere: e in
questi ultimi anni sono usciti vari testi importanti di giovani scrittori, come Il tempo materiale di Giorgio Vasta o Elisabeth di Paolo Sortino. Poi ci
sono alcuni autori che hanno raggiunto un consenso ormai stabile, per
esempio Antonio Moresco o Walter
Siti. Per capire meglio bisognerebbe
però proporre un quadro organico e
non fazioso: un obiettivo che purtroppo sembra del tutto in controtendenza rispetto alla prassi attuale nei
blog».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Temi Un estratto dell’intervento del filosofo israeliano Avishai Margalit sulla rivista «il Mulino»
Elzeviro
I quarant’anni del Festival della Valle d’Itria
ALFREDO CASELLA,
MODERNO CON FIABA
di PAOLO ISOTTA
I
l festival della Valle d’Itria a
Martina Franca si è aperto
sabato; e si trattava d’un’autentica solennità, celebrandosene i quarant’anni. Proprio a
me non tocca farne una sintetica storia o ricordarne i meriti
giacché di tutti quelli che fanno
il mio mestiere ne sono il più assiduo: da vent’anni; e quelli che
lo hanno fatto grande sono stati
miei amici carissimi, Paolo
Grassi e il musicologo Rodolfo
Celletti; fino all’attuale presidente, Franco Punzi.
L’inaugurazione s’è avuta con
la rara Opera di Alfredo Casella
La donna serpente; che ho
ascoltata per la prima volta essendo io mancato all’esecuzione
palermitana diretta per il Teatro
Massimo da Gianandrea Gavazzeni a causa di miei pregiudizî
nei confronti di questo grande
musicista che adesso cerco di rimuovere.
Essa Opera andò in scena per
la prima volta al Teatro Reale
dell’Opera di Roma nel 1931 sotto la bacchetta dell’autore. Si
tratta di una fiaba che deriva da
una pièce di Carlo Gozzi; e così
per la seconda volta in poche
❜❜
Una versione
sgargiante
(e ingegnosa)
della «Donna
serpente»
settimane, dopo L’amour des
trois oranges di Prokofiev al
Maggio Musicale Fiorentino,
m’imbatto nel grande scrittore
veneziano. La sua Donna serpente esiste in un’edizione del
2012 della Marsilio curata da
Giulietta Bazoli con una dovizia
di erudizione e apparato filologico da sbalordire; e la fiaba è, al
solito, iniziatica: narra delle
prove che un uomo deve affrontare per consentire che una fata,
sua sposa, possa perdere lo stato semidivino per accedere a
quello umano. Tutti sanno aver
essa fiaba fornito il soggetto alla
prima Opera di Wagner, Le fate;
e per Wagner il transito di stato
è un tema basilare: si pensi a
Brunilde della Tetralogia. Nessuno ha osservato che la vicenda
di Gozzi ha fornito il primo
spunto per la favola di Hugo von
Hofmannsthal sulla Donna senz’ombra che diverrà la più poderosa delle Opere di Strauss: e
non solo perché tutta la storia
tratta egualmente del transito di
stato coll’umanità da conquistare da parte di un essere divino,
ma anche perché la Fata viene
pur in Hofmannsthal conosciuta dal principe per la prima volta
nelle sembianze di una bianca
gazzella.
Il librettista di Casella, un letterato assai fine, il Vico Lodovici,
dovette faticare assai per ricavare un testo teatrale da una pièce
molto macchinosa la quale contiene pure parti di commedia
dell’arte, ossia di maschere tra-
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La libertà per Berlin: sentirsi a casa
Gli ebrei vagano con lo stigma indelebile di essere ospiti ovunque
di AVISHAI MARGALIT
dizionali, le quali parti Gozzi accenna senza estendere per lasciarle all’improvvisazione degli
attori. Casella vi ha ricavato una
partitura sgargiante: la chiamo
un progetto giacché essa scaturisce da intendimenti programmatici intorno alla forma stessa
dell’Opera quale un compositore può scrivere alla fine degli anni Venti del Novecento. V’è una
rivolta contro tutta la musica
classico-romantica e segnatamente Wagner; Casella desidera
recuperare alla musica una sua
originalità virginale e si rivolge a
Monteverdi, a Domenico Scarlatti, a Rossini, in un fitto giuoco
di citazioni e, ancor più, citazionismi. Questo viene inserito in
un’armonia modernissima ove
la dissonanza prevale quasi mero giuoco e senza intenti, a dir
così, linguistici; e l’orchestrazione è qualcosa di genialissimo.
Un esordiente quale io sono
con quest’Opera non dovrebbe
osare sottolineare di essa quelli
che gli sono parsi i difetti; nondimeno spero che l’anima magna dell’autore dal cielo mi perdoni. A mio parere Casella pecca
a volte di ciò che i seguaci di
Zdanov imputarono a Sciostakovic, il formalismo: nel senso che la musica si sviluppa talora (ché altre volte non è così)
giusta procedimenti proprî della musica assoluta, in modo irrelato rispetto alla situazione teatrale, al gesto teatrale e al senso
delle parole. E questo avviene in
Wagner: per un autore del Novecento è fare il passo più lungo
della gamba. Taluni sviluppi solo musicali sono d’una lunghezza eccessiva.
Però godo a dire che La donna serpente ha riscosso immenso successo; e anche che l’allestimento, dovuto al regista napoletano Arturo Cirillo (suo padre Carlo era mio amico ma
soprattutto era uno degli amici
del cuore di Elsa Morante), è
meraviglioso.
Cirillo s’è dovuto ingegnare a
evitare il teatro di macchine, ossia pieno d’ingegni e prodigi
scenici: e c’è riuscito, con i bei
costumi di Gianluca Falaschi
sulle scene di Dario Gessati, facendo una sorta di Opera-balletto della quale il nerbo è costituito da una decina di mimi, ragazzi bravissimi che percorrono il
palcoscenico sottolineando,
precorrendo, commentando
ogni evento scenico-teatrale.
Inoltre Cirillo ha riportato a Gozzi i costumi delle maschere che
compongono degl’interludî scenici oltre a partecipare all’azione; e la recitazione di queste è
prodigiosa: onde mi piace di ricordare per primi i nomi di Domenico Colaianni, Simon Edwards e Timothy Oliver, che ne
sono gl’interpreti. Degli altri i
principali sono Angelo Villari,
Zuzana Markovà, Vanessa
Goikoetxea, Pavol Kuban, Carmine Monaco. Il coro è ben diretto da Cornel Groza. Sul podio
il maestro Fabio Luisi: la mia
opinione su costui è sufficientemente nota affinché debba ripeterla.
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A Barolo (Cuneo)
In centomila a «Collisioni»
Centomila spettatori in quattro giorni: bilancio
ampiamente positivo per «Collisioni», festival di parole e
musica (ed enogastronomia), che si è svolto dal 18 al 21
luglio a Barolo (Cuneo), nelle Langhe piemontesi. La
rassegna, alla quinta edizione, ha avuto quest’anno tra gli
ospiti personaggi della cultura e dell’arte come Art
Spiegelman, il maestro del noir James Ellroy, lo scrittore in
veste di musicista Jonathan Coe e il cantautore Neil Young
che ha chiuso con un concerto tutto esaurito. (ar.g.)
L’
idea dello Stato nazionale si rifà
a due immagini: la prima è
quella della nazione come famiglia allargata; la seconda è
quella del suo territorio come casa. (...)
Anche il pensiero di Isaiah Berlin sul nazionalismo, e in particolare sul sionismo, fu fortemente influenzato da queste due immagini. Più importante ancora è il fatto che l’idea centrale di Berlin di
una libertà psicologica, distinta dalla libertà politica, sia associata all’idea della
patria come casa. (...)
Freud rese famosa l’idea del perturbante. Se ciò che ci è assolutamente familiare è l’Heimlich (ciò che è di casa),
allora il perturbante è l’Unheimlich (ciò
che non è di casa). Freud mette subito in
luce che Heimlich è l’idea dell’appartenere a una casa, del non essere estranei,
dell’essere di famiglia, di casa, amici, intimi, comodi, graditi, riposati e al sicuro. L’opposto è il perturbante (Unheimlich), ossia l’inquietante, lo strano, lo
spettrale e il pauroso. Gran parte dell’ambivalenza umana sta fra il senso dell’essere a casa da una parte e quello del
perturbante dall’altro.
Freud è arrivato tardi sulla scena del
perturbante. Il suo saggio è del 1919. Ernst Jentsch aveva pubblicato il suo saggio sulla Psicologia del perturbante già
nel 1906. (...) Ma anni prima che Freud e
Jentsch scrivessero i loro saggi Leo Pinsker, un ebreo russo che era diventato
sionista, aveva avuto questa stessa idea.
Pinsker sperava che gli ebrei avrebbero
trovato una casa in Russia, ma le sue speranze furono scosse dai pogrom del 1881.
Nel 1882 scrisse un pamphlet intitolato
Autoemancipazione, che rappresentò
una tappa fondamentale nel processo di
autocomprensione degli ebrei. Il suo sugo è che l’ebreo è ovunque un ospite e
non è a casa da nessuna parte. L’esistenza dell’ebreo è l’esistenza del perturbante. (...) Pinsker vedeva la paura dei fantasmi come la fonte della paura per gli
ebrei che conducevano un’esistenza
spettrale, familiare e allo stesso tempo
perturbante. «Dal momento che l’ebreo
non è a casa in nessun luogo e non è visto da nessuna parte come uno del posto, rimane uno straniero ovunque. Il
fatto che lui e i suoi antenati siano nati
nel Paese non fa la minima differenza».
È difficile sapere che cosa Berlin abbia
letto direttamente. Però ho buone ragioni per credere che non solo avesse letto
Leon Pinsker, ma che ciò avesse prodotto una forte impressione su di lui. Pinsker, più o meno come Berlin, pensava
che gli ebrei vagassero per questo mondo con uno stigma indelebile. L’esistenza spettrale degli ebrei li rendeva invisibili — le persone vedevano attraverso di
loro — mentre Berlin sottolineava che
gli ebrei, come i gobbi, hanno l’impressione che il loro stigma sia evidente e costantemente osservato: lo sguardo alienante degli altri dà agli ebrei la sensazione di disagio del non essere a casa. (...)
Isaiah Berlin era stupito dalla propria
Una idea di casa: la scena ideata dall’artista Anselm Kiefer per «Elektra» nel 2003
attrazione per scrittori che stavano all’opposto di ciò in cui egli credeva. La
sua attrazione per il contro-Illuminismo
lo disturbava, anche se lo divertiva. Questa attrazione, secondo me, è spiegata in
parte dalla sua convinzione che il liberalismo avesse magari la morale politica
giusta, ma una psicologia sbagliata. Egli
sospettava che i contro-illuministi aves-
Consapevolezza
La consapevolezza di essere
sottoposti allo sguardo degli altri
è un impedimento a sentirsi liberi
sero una comprensione della psicologia
umana migliore rispetto a quella degli
illuministi. Jürgen Habermas ha sostenuto che i nemici dell’Illuminismo hanno contrapposto alla sua fondamentale
spinta emancipativa una spinta opposta
e schiacciante alla voglia di appartenenza. Pinsker e Berlin obiettano a questa
contrapposizione fra casa e libertà. La
casa non è un ostacolo all’emancipazione; è una condizione di emancipazione.
L’Illuminismo ha ragione a insistere
sull’emancipazione e il contro-Illuminismo ha ragione a insistere sull’importanza di avere un senso di casa e di appartenenza. Entrambi hanno torto a non
rendersi conto che la casa è una condizione dell’emancipazione, anziché la sua
prigione. Pinsker e Berlin non avevano
molta simpatia per lo spaesamento trascendentale, nel senso in cui György
Lukács intendeva questa espressione,
cioè come l’anelito a sentirsi a casa
ovunque. Al contrario, secondo Berlin e
Pinsker le persone normali non hanno
voglia di andarsene in giro, ma di essere
a casa da qualche parte, non ovunque.
Essere a casa, per Berlin, significa non
avere una coscienza di sé esasperata. Ma
allora potremmo pensare che, come per
Domani in libreria
Nel nuovo numero: Europa, 5 Stelle e carceri
Dal nuovo numero (3 del 2o14) della rivista «il Mulino»,
che esce domani, anticipiamo un estratto da «Sentirsi a
casa», saggio del filosofo israeliano Avishai Margalit. Sul
bimestrale di cultura e di politica, nato nel 1951 e di cui è
direttore responsabile Michele Salvati, anche un’analisi di
Pasquale Colloca e Piergiorgio Corbetta su «Gli elettori del
Movimento 5 Stelle sono di destra o di sinistra?»; un
intervento di Gabriele Della Morte riguardo «La questione
carceraria fra diritto e clemenza»; una serie di interventi
sulle elezioni europee (firmati da Dominique Reynié,
Marco Valbruzzi e Rinaldo Vignati, Gianfranco Baldini,
Dario Tuorto, Manuela Caiani e Pier Virgilio Dastoli); e un
La copertina della rivi- profilo del critico letterario Ezio Raimondi (1924-2014).
L’indice completo del numero su www.rivistailmulino.it.
sta che esce domani
il colesterolo, ci siano due idee di coscienza di sé: una buona e una cattiva.
Quella buona fa bene alla libertà umana;
quella cattiva fa male alla libertà umana.
L’essere coscienti di sé in senso buono è affine al conoscere se stessi o, come
minimo, a una consapevolezza riflessiva
della propria coscienza del mondo.
Quello in senso cattivo è la preoccupazione eccessiva per se stessi, e in particolare per l’impressione che si fa sugli altri.
In effetti, un senso di libertà storicamente importante è la libertà come autodeterminazione. Un’espressione dell’autodeterminazione è esercitare la propria volontà in base alla propria conoscenza, anziché in base alle proprie
emozioni. Perciò l’avere coscienza di sé
nel senso buono della conoscenza di sé è
al servizio della libertà.
Berlin credeva che la conoscenza,
compresa la conoscenza di sé, talvolta
aumenti la libertà e talvolta la ostacoli: a
volte aumenta un aspetto della libertà,
mentre ne riduce un altro. (...)
Si può essere frenati nei propri progetti e nelle proprie azioni dall’essere
troppo consapevoli dei propri limiti,
mentre qualcuno a cui manca questa conoscenza può lanciarsi, e talvolta avere
successo, proprio in quelle stesse azioni
e in quegli stessi progetti. Berlin non
sottoscrive la frase evangelica «conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi»
(Giovanni 8:32). La conoscenza, anche
nel senso buono, non libera sempre.
Ma l’avere coscienza di sé nel senso di
avere un’acuta consapevolezza del fatto
di essere sottoposti allo sguardo critico
degli altri, e provarne imbarazzo, è secondo Berlin un pesante impedimento
alla libertà. È quello che provano gli
ospiti indesiderati. Provare l’intimità
della casa è ciò che emancipa dalla coscienza di sé in senso cattivo.
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Testimonianze La vicenda della partigiana di Bondeno Lidia Bellodi (e gli altri) in un film di Elisabetta Sgarbi
La Resistenza sul delta del Po. Affidata alle donne
di CESARE RIMINI
I
l Po è lo spettatore delle storie senza fine
che si sono susseguite sulle sue sponde e
nelle sue acque.
Il bel film di Elisabetta Sgarbi Quando i tedeschi non sapevano nuotare racconta, con
immagini che sfumano nella delicatezza del
fiume, la disfatta tedesca dell’aprile del 1945.
Con i soldati che perdono la vita a migliaia
nel tentativo di tornare verso casa loro, dopo
la rotta, prima di essere raggiunti dagli alleati. Ormai senza comando, cercano di traversare il Po con le corde, persino con le vasche
da bagno, non sanno nuotare si perdono verso il delta.
Non dimenticherò la partigiana di Bondeno, Lidia Bellodi, che, a diciannove anni, con
un gruppo di sole donne, sfonda la porta del
Comune per distruggere i documenti anagrafici che avrebbero consentito, al tempo
della Repubblica di Salò, ai tedeschi e alle
brigate nere di trovare i giovani da arruolare
per forza o da portare in campo di concentramento. Ed Ermanno Olmi che descrive il fiume, visto dall’acqua, con le punte dei campanili che si vedono dietro l’argine.
Ma il film mi permette, in una specie di
contrappunto, di raccontare anche una storia
di casa mia, di cui il Po è stato testimone muto. Mio padre, in quei giorni, tornava a casa.
C’eravamo rifugiati in Romagna, a Mondaino. Il Segretario comunale di Gabicce Mare ci
aveva regalato le carte d’identità false. Tutti
noi Rimini eravamo diventati «Ruini», i Finzi
«Franzi», i Vivanti «Vivaldi» e quelle carte ci
avevano salvato la vita. Appena si profilò la
disfatta dei tedeschi, mio padre volle andare
da solo a Mantova, a casa nostra.
Partì dunque quella mattina di primavera
da Mondaino. Pensava che ci avrebbe messo
molto prima di arrivare. Su per la via Emilia,
stravolta dalla guerra, con mezzi di fortuna o
anche a piedi. Invece riuscì ad arrivare a Imola la prima sera. Trovò da dormire da due anziane signorine. Gli diedero un cappotto da
Regista
Elisabetta Sgarbi
(foto) regista di
Quando i tedeschi
non sapevano
nuotare, che sarà
proiettato
il 28 luglio e il 4
agosto al cinema
Mexico di Milano
(via Savona 57)
capitano italiano, lasciato lì da un ospite precedente. Mio padre con il cappotto del capitano fermò qualche camion. Salì lui, e anche
altra gente che gli diceva: «Capitano faccia
salire anche noi». Arrivò fino al Po a San Benedetto. C’era il ponte di barche ancora integro, ma lì i soldati americani non lo fecero
passare. Lo fecero aspettare a lungo.
Mio padre era offeso perché prima che a
lui diedero il passo ad una lunga colonna di
auto tedesche, scoperte, con gli ufficiali tutti
prigionieri, ma eleganti, impettiti che non gli
sembravano dei vinti. E poi — pensava mio
padre stanco e mal vestito con il suo frusto
cappotto da capitano — perché dovevano
passare prima loro sul Po, il fiume che lo divideva da casa sua, loro che erano gli autori
della grande ingiustizia. Si vide così, seduto
in riva al fiume, bloccato proprio dagli americani tanto attesi, che davano il passo prima ai
tedeschi che a lui. Lo raccontava poi scherzando, ma ancora con un filo di malinconia.
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Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
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LA TV DI STATO
✒
Che si possano discutere serenamente e in profondità tutti gli
emendamenti a una legge tanto importante
come quella che dovrebbe rivoluzionare il
funzionamento del Parlamento, è un fatto
sacrosanto. Anche per questo la notizia che
da lunedì il Senato lavorerà dalle 9 alle 24 di
ogni giorno, senza nemmeno risparmiare
sabati e domeniche, per rispettare questo
diritto mantenendo l’impegno sui tempi
previsti, va considerata una buona notizia.
Questo giornale aveva auspicato che quest’anno, anche alla luce della quantità di faccende da affrontare e risolvere, a partire dalle riforme istituzionali e dall’approvazione
dei vari provvedimenti che sono stati promessi, il tema delle ferie venisse affrontato
dal Palazzo in un modo diverso. Per capirci,
più responsabile: anche per dare il segnale
che la prospettiva da cui politica e burocrazia hanno sempre guardato al Paese sta finalmente cambiando. Lo stesso modo con il
quale l’affronterebbe un’azienda che deve
far fronte a una commessa improvvisa o uno
studio professionale che deve consegnare
un lavoro entro un termine tassativo di tempo. Sacrificando al lavoro un po’ di tempo
dedicato al riposo. Un modo, insomma, più
in sintonia con i problemi di un’Italia che di
problemi è piena.
Possiamo soltanto augurarci che la decisione opportunamente presa dal Senato
serva d’esempio in tutte le altre amministrazioni. Andrebbe ricordato che ci sono
ancora tantissimi decreti attuativi mai emanati che impediscono a leggi già approvate
e pubblicate sulla Gazzetta ufficiale di diventare operativi. Regolamenti e decreti
che languono nonostante il tempo massimo entro il quale avrebbero dovuto vedere
la luce sia scaduto: in numerose circostanze
perché i ministeri competenti non si sono
mai messi d’accordo fra di loro a causa di
differenti punti di vista. O semplicemente
per colpevole inerzia. Con il risultato che
per dissidi interni alcune burocrazie ministeriali riescono addirittura a bloccare il
processo legislativo frutto della volontà popolare. Anche qui ci chiediamo se non sia il
caso di sacrificare un po’ di questa estate
(che fra l’altro non sembra nemmeno particolarmente generosa dal punto di vista meteorologico) per risolvere almeno qualcuna
di queste folli dispute. E togliere la sabbia
dagli ingranaggi. Per le ferie il tempo poi
non mancherà.
Sergio Rizzo
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LE «PORTE DEI POVERI» A NEW YORK
VIA ANOMALA PER APRIRE ALL’INTEGRAZIONE
✒
Gli immobiliaristi di Extell hanno
accettato la proposta del municipio
di New York: costruire nell’Upper West Side
di Manhattan condomini di lusso più alti e
con una cubatura aumentata del 33% in cambio dell’assegnazione di un quinto degli appartamenti in affitto ad equo canone. Detto
fatto: la nuova torre al numero 40 di Riverside Boulevard avrà 219 appartamenti con vista sull’Hudson venduti tutti
a un prezzo superiore al milione di dollari, mentre i 55
appartamenti che affacciano
sulla strada verranno dati in
affitto a famiglie a basso reddito. Pagheranno una pigione che parte dai 845 dollari al
mese per le unità più piccole.
I costruttori, però, hanno
chiesto di poter realizzare un
ingresso separato per questi
appartamenti e l’amministrazione de Blasio
ha accettato. Non è la prima volta che accade:
di alberghi e condomini con ingressi differenziati ce ne sono già parecchi a New York e
in altre metropoli. Molti alberghi di lusso come il Waldorf Astoria, ad esempio, hanno un
ingresso e un trattamento separato per le
Towers: le «suite» più eleganti dei piani alti,
quelle solitamente occupate dalle «celebrities» che preferiscono non farsi vedere nell’affollata lobby dell’hotel.
Ma stavolta c’è di mezzo il nuovo sindaco
progressista della metropoli, bersaglio privilegiato della stampa conservatrice. Alla quale è bastato ribattezzare l’ingresso riservato
agli appartamenti affittati a equo canone «la
porta dei poveri» per provocare un putiferio
in città. Improvvisamente quella delle due
entrate è diventata una discriminazione
inaccettabile. Ma l’amministrazione difende
la misura sostenendo che
serve a evitare una situazione
ben peggiore: intere aree
della città che diventano isole abitate esclusivamente dai
super-ricchi. Con questo
programma, dicono in municipio, si garantisce il mantenimento di un minimo di
integrazione economica e
sociale, anche se si passa da
portoni e ascensori diversi. Il
programma — agevolazioni ai costruttori in
cambio della destinazione di una parte degli
immobili ad alloggi a basso costo — era stato introdotto da Michael Bloomberg, anche
lui preoccupato dalla fuga del ceto medio da
Manhattan. E de Blasio, che ha demolito altre politiche del suo predecessore, ha abbracciato con convinzione questo provvedimento.
Massimo Gaggi
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GLI SCONTRI NELL’UNIONE SUL CASO-RUSSIA
IL FAIR PLAY DIMENTICATO PER MOGHERINI
✒
Due vertici in una settimana. Il
primo arenatosi sul nome dell’Alto rappresentante per la politica estera e di
sicurezza dell’Unione, carica per la quale la
ministra italiana Federica Mogherini data
in pole position è stata bloccata dalle complesse alchimie delle nomine Ue e dall’opposizione dei Paesi centro-orientali inquieti per la risorta aggressività del Cremlino. Il secondo, in pieno lutto per la morte
delle 298 persone a bordo del volo MH17,
preceduto dal gioco delle parti tra Londra
e Parigi sulle sanzioni: da un lato il premier britannico David Cameron che tentava di assumere la leadership dello schieramento più duro con Mosca proponendo di
sacrificare navi da guerra francesi già vendute alla Russia; dall’altro il presidente
François Hollande che richiamava l’attenzione sugli affari russi a Londra, spalleggiato da collaboratori che dichiaravano alla stampa internazionale: «Se Cameron
vuole colpire Mosca, attacchi il Chelsea (di
proprietà dell’oligarca russo Roman Abramovich) e tifi per il Paris Saint-Germain».
È l’Europa, bellezza.
Sognata dai padri fondatori per unire
un continente devastato da secoli di guerre e spartizioni, l’Unione capace di mettere
in comune progetti e valori resta un ideale
al quale tendere nella faticosa prassi quotidiana del compromesso tra quegli interessi nazionali che restano di fatto al centro
delle politiche comunitarie.
Se è vero che in questa fase della lunga
storia europea è ancora la prospettiva degli Stati a vincere sull’ottica collettiva, risultano allora strumentali certe polemiche
su presunti conflitti d’interesse come nel
caso Mogherini, per di più nel momento
in cui l’Italia va incontro a delicate riforme
economiche. Prendere di mira la candidatura di Roma per la sua vicinanza al Cremlino significa in fondo rimuovere quell’implicito patto per il quale ogni capitale è autorizzata a fare il proprio gioco come Parigi
che vuole vendere le navi Mistral o Londra
che difende legittimamente gli interessi
della City — salvo saper mettere da parte le
priorità nazionali quando la partita entra
nel vivo. Questione di fair play.
Maria Serena Natale
[email protected]
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Degli sprechi Rai il catalogo è questo
Una strada nuova per avvicinarsi alla Bbc
di MILENA GABANELLI
SEGUE DALLA PRIMA
La strada più rapida sarebbe quella del rientro
dei 300 miliardi depositati su conti esteri, con
versamento delle relative somme evase. Però ci
vuole la legge che sanziona pesantemente i
grandi evasori, e che esiste in tutti i Paesi civili.
Quella legge è pronta sul tavolo da due anni,
ma ancora non vede la luce, per non aggredire
troppo coloro che hanno impoverito il Paese e
le loro aziende trasferendo gli utili su conti
cifrati. E allora, oltre ai tagli giustissimi ai
superstipendi, agli 80 euro in più per chi ha
meno di 1.500 euro al mese, quali sono le idee
concrete per evitare la chiusura di migliaia di
aziende private, e quali le idee di rilancio delle
aziende pubbliche sane?
Fra le tante dichiarazioni di Renzi su come
uscire dalla depressione generale c’è anche
quella di pensare a una Rai che contribuisca
alla rinascita del Paese. Certamente avrà un
piano, ma per ora si vuol prendere 150 milioni
dal canone. La Rai ha 11.600 dipendenti, circa
4.000 collaboratori, un incalcolabile indotto, è
il quinto gruppo culturale d’Europa, il tesoro è
l’azionista. Dal canone incassa 1,7 miliardi (il
30% evade), 600 milioni dalla pubblicità, 20
milioni da altri servizi. I conti stanno così così.
Tecnologicamente arretrata, mantiene
un’infinità di strutture e canali, e nonostante i
1.700 giornalisti Rai News è fra gli ultimi siti
web che vengono cliccati per informarsi. Il
Direttore generale sta tentando di
riorganizzare l’offerta, e intanto taglia su
prodotto e stipendi: la falce si sta abbattendo
con la stessa neutralità su meritevoli e
fannulloni, incluse le partite Iva (cruciali in
molti programmi) che si mettono in tasca poco
più di 1.000 euro al mese. Tuttavia non basterà.
Il premier ha suggerito di vendere qualcosa.
L’unica «cosa»che si può collocare sul mercato
senza tanto clamore è la società che possiede le
torri di trasmissione, RaiWay, ma RaiWay è la
Rai, ed ha un solo cliente, la Rai. Questo
significa che il Direttore generale non può in
autonomia decidere di quotare un pezzo di
un’azienda pubblica (ovvero privatizzare)
perché occorre seguire un iter parlamentare, e
arrivare alla delibera del Consiglio dei ministri.
Senza questo passaggio cosa si dovrà inventare
sul prospetto informativo per avere l’ok della
Consob?
Per tornare efficiente e competitiva, la Rai
andrebbe «snellita», ma modifiche radicali
saranno possibili solo se si interviene sulla
riforma del 1975, meglio nota come
lottizzazione. Ogni partito si è preso un canale,
e poi ci ha infilato i suoi uomini scegliendo
come unico criterio la «fedeltà», non
all’azienda ma al partito. Risultato:
proliferazione di strutture e incarichi
dirigenziali che negli anni si sono stratificati.
Non esiste nessuna tv pubblica al mondo
dentro la quale convivono 3 telegiornali che
hanno come referenti 3 diverse aree politiche;
ognuno ha una sua struttura autonoma, i suoi
direttori, i suoi inviati, il suo apparato tecnico, i
suoi studi, il suo budget. Poi c’è Rai news 24,
che non si può dire sia seguitissima, e le 26
sedi per l’informazione regionale. Bisogna
CONC
PER GLI ONOREVOLI UN’ESTATE SENZA FERIE
ORA TOCCA ALLE ALTRE AMMINISTRAZIONI
«ottimizzare» si dice, ma da dove cominci se
non metti mano al contratto di servizio con lo
Stato? Le sedi regionali sono nate in funzione
dei rapporti con le istituzioni locali. Un
modello in crisi poiché le Regioni non
rappresentano più il territorio, quindi
bisognerà cambiare completamente la
prospettiva in funzione delle macroaree. Si
prende spesso a modello il miglior servizio
pubblico al mondo, ovvero la Bbc, dove però i
canali generalisti nazionali sono sostenuti solo
dal canone: 174 euro, contro i nostri 113. Se
tuttavia il modello a cui ispirarsi è Bbc,
confrontiamoci. Le stazioni televisive locali
inglesi sono 15, che interagiscono con quelle
radiofoniche. I dipendenti sono circa 1.500
contro i nostri quasi 2.000. Le sedi occupano
mediamente 2 piani (con una postazione fissa
per il giornalista che si connette), la maggior
parte sono in affitto. Noi occupiamo edifici
giganteschi, quasi tutti di proprietà, con
insostenibile spreco di spazi e costi. La loro
sede più piccola è quella delle Channel Island:
2 dipendenti; da noi a Campobasso sono in 70.
Nella sede di Cosenza lavorano 95 persone, ma
il palazzo sembra quello di Viale Mazzini. Tutti
i servizi finiscono dentro a Bbc One (la nostra
Rai 1), con 4 brevi collegamenti al giorno.
Inutile ribadire che la produzione locale del
nostro servizio pubblico è perlopiù asservita ad
assessori e governatori, che in caso di
smantellamento di qualche sede si
incateneranno pur di non vedere sottratta una
telecamera a loro uso e consumo. Gli «intrecci
armoniosi» si metteranno di traverso anche in
caso di accorpamento della lunga lista di
strutture a cui hanno dato vita nel corso degli
anni, e che pullulano di direttori e personale.
Emblematica la genesi di Rai Vaticano. Nel ‘97
una decina di dipendenti occupavano due
stanze per preparare gli eventi di Giubileo
2000. Senza budget, il team si relazionava con
la Santa Sede per agevolare le reti nella
produzione di programmi da trasmettere e
vendere in tutto il mondo, e doveva essere
operativo per 2 anni. Il Giubileo è finito da
tempo, ma la piccola squadra si è trasformata
in una struttura con i suoi funzionari e
dirigenti per continuare a fare le stesse cose.
Rai Expo è l’ultima creatura: una dirigenza, 45
dipendenti, una sede a Milano e una a Roma.
Ma per raccontare il grande evento
dell’alimentazione mondiale non bastano le
sedi regionali e i programmi delle reti? A Expo
finita (ottobre 2015) siamo sicuri che quella
struttura non diventerà permanente? Anche
Rai Quirinale, da postazione informativa è
diventata nel tempo un elefantino, con un
direttore e 35 dipendenti. Per fare cosa?
Trasmettere il messaggio del presidente della
Repubblica di fine anno e la cerimonia del 2
giugno.
Per «rinascere» sarà inevitabile eliminare sedi
e strutture che non hanno nessun senso, ma
non mandando a casa qualche migliaio di
persone che hanno famiglia! L’azienda avrebbe
bisogno di tutto il suo personale se venisse
organizzata in modo produttivo; è pur sempre
la più grande industria culturale del Paese!
Ricordiamo inoltre che non ha ammortizzatori
sociali, e sarebbe paradossale creare
disoccupati per dare 80 euro in più a chi uno
stipendio (anche se magro) ce l’ha. Certo
occorrerà poi liberarsi dai burocrati e
intervenire sui contratti collettivi di lavoro.
Questo quadro però, determinato dalla politica
e dalle sue scelte in 60 anni, non lo ribalta un
Direttore generale da solo, senza il supporto
del governo. Ricordiamo che la Bbc, così
spesso invocata a chiacchiere, ha come unico
criterio nella nomina della governance e della
dirigenza la competenza e il merito. Anche in
Gran Bretagna «il palazzo» interferisce e
orienta, ma quando un dirigente sbaglia, va a
casa senza tante storie. Per questo il mondo
intero considera la Bbc la più autorevole tv
pubblica del mondo.
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LE PROPOSTE ITALIANE SULLA TROIKA
Le buone idee e la zavorra delle (non) riforme
di FRANCESCO DAVERI
A
lla presentazione del programma
della presidenza italiana dell’Unione al Parlamento europeo, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha elencato una lista di cose
da fare perché l’Europa ritorni a crescere. Ce
n’è un gran bisogno, nel Vecchio Continente:
dopo due anni di recessione, gli investimenti
nell’Eurozona sono scesi al 17,7% del Pil, il loro
minimo di sempre. L’industria e il mercato interno «battono in testa» anche in Germania,
non solo in Italia e in Francia.
Per crescere, dicono a Bruxelles, servono le
riforme strutturali: bisogna ridurre i monopoli sui mercati e le rendite di posizione nel
settore pubblico. Ma quei cambiamenti si fanno oggi per ottenere risultati solo domani.
Così, secondo Padoan, ai Paesi che si impegnano da subito dovrebbe essere garantita
una maggiore flessibilità nel rispetto dei vincoli di bilancio. Senza stravolgere le regole at-
tuali. Fuori dal gergo della politica, la parole
del ministro vogliono dire che l’Italia non proporrà iniziative contro la norma sul pareggio
di bilancio strutturale cara all’Europa che rispetta i vincoli. Nello stesso tempo, però,
l’idea di flessibilità all’italiana si traduce nella
richiesta di lasciare da parte i commissariamenti della Troika (Bce, Commissione europea e Fondo monetario internazionale) nei
confronti dei Paesi che non riescono a rimborsare il loro debito pubblico. Alla Troika in
effetti c’è un’alternativa: più coordinamento e
più monitoraggio reciproco tra i Paesi europei
prima, per evitare tardivi, umilianti e a volte
inefficaci aggiustamenti imposti dall’alto poi.
Sarebbe un netto cambiamento di rotta rispetto agli anni scorsi.
Sono tutte buone idee. Da quando è iniziato il semestre a guida italiana, da Roma fioccano proposte su come migliorare il funzionamento dell’Unione. Eppure oggi le innovazio-
ni avanzate dall’Italia per stimolare l’Europa a
fare di più si scontrano con un macigno: il
carniere quasi vuoto delle riforme del governo
Renzi nei suoi primi 150 giorni di attività. Senza cambiamenti strutturali, la richiesta di flessibilità di Roma viene percepita a Bruxelles e a
Berlino come l’intenzione di aumentare ancora un debito pubblico che è già oltre il 135%
del Pil. E l’appello ad abbandonare i commissariamenti dei Paesi a rischio di default può
essere visto come il sinistro annuncio di chi in
definitiva confida nella Bce per essere tirato
fuori dai suoi guai. Senza una chiara accelerazione estiva delle tante riforme annunciate
ma non approvate né attuate, il rischio concreto è che anche le migliori proposte della
presidenza italiana finiscano nel nulla. Perché
alla fine, in Europa come in Italia, tutti sanno
che il miglior test per capire se un budino è
buono sta sempre nel mangiarlo.
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Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
33
italia: 51575551575557
Lettere al Corriere
I PIANI ECONOMICI DI HITLER
UN SOLO OBIETTIVO: LA GUERRA
Risponde
Sergio Romano
Un lettore le ha recentemente
scritto chiedendole quale
Paese avesse maggiormente
contribuito alla sconfitta
della Germania in occasione
dell’ultimo conflitto. La sua
risposta, da me pienamente
condivisa, è stata quella che i
giudizi sul passato sono
molto spesso influenzati
dalle operazioni del presente,
con un evidente accenno alla
potenza americana. E già che
siamo in argomento, vorrei
chiederle come è stato
possibile per la Germania
avere creato in pochi anni, e
cioè dal 1933 al 1938,
l’esercito più potente del
mondo dopo che la potenza
militare, e anche economica,
di quel Paese erano state
quasi completamente
distrutte.
Nicodemo Settembrini
[email protected]
Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
«Lettere al Corriere» Corriere della Sera
via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79
Caro Settembrini,
a Grande guerra non fu
mai combattuta sul suolo
tedesco e i bombardamenti aerei non ebbero il ruolo che avrebbero avuto durante la Seconda guerra mondiale. Quando terminò il conflitto, quindi, lo straordinario
apparato industriale della
Germania era intatto. Il maggiore handicap tedesco, negli
anni successivi, fu il pagamento dei danni di guerra: un
debito colossale inflitto da
vincitori che non vollero capire quali effetti avrebbe avuto
sull’economia e sulla psicologia del Paese sconfitto. Sopraggiunse poi, mentre la
Germania accennava a uscire
dalla crisi, la lunga recessione
provocata dal crac di Wall
Street. Nel gennaio del 1933,
quando il partito nazista vinse
le elezioni, la Repubblica di
L
Weimar, con una popolazione
di 62 milioni, aveva quattro
milioni e mezzo di disoccupati.
Hitler non aveva competenze economiche, ma capì che
non avrebbe potuto conservare il potere se non avesse riacceso il motore dell’economia
tedesca. Lo fece con due piani
quadriennali. Il primo, lanciato nel 1934, prevedeva la costruzione, con finanziamenti
agevolati, di canali, edifici
pubblici e una grande rete autostradale. Il piano ebbe molte
ricadute positive soprattutto
nel settore automobilistico, in
quelli delle macchine utensili e
della meccanizzazione del-
l’agricoltura. Fu una politica
keynesiana non diversa, per
molti aspetti, da quella realizzata allora negli Stati Uniti con
la creazione tra l’altro di una
Autorità per lo sviluppo della
Valle del Tennessee, nei Paesi
Bassi con le grandi dighe per il
controllo delle maree, in Italia
con l’edilizia pubblica e la costruzione di nuove città. In
Germania il risultato più importante fu la piena occupazione: un traguardo che ebbe l’effetto di attenuare il malumore
della classe operaia per la soppressione delle organizzazioni
sindacali indipendenti.
Non meno decisive per
l’economia tedesca furono altre due decisioni strettamente
collegate ai progetti politici e
militari di Hitler. Memore del
blocco marittimo con cui la
Gran Bretagna aveva cercato
di soffocare l’economia tede-
sca durante la guerra, Hitler
creò una Agenzia a cui fu affidato il compito di produrre
gomma sintetica e surrogati
dei carburanti liquidi e solidi
necessari al Paese durante un
conflitto. La seconda decisione fu il riarmo: tutte le maggiori industrie tedesche lavorarono a pieno regime per le
forze armate.
Questo ambizioso programma aumentò il deficit e il
saldo passivo della bilancia
dei pagamenti. Nel 1935 il ministro dell’Economia Hjalmar
Schacht suggerì a Hitler di rallentare il riarmo, ma non fu
ascoltato. Il secondo piano
quadriennale venne affidato a
Hermann Goering, maresciallo dell’aria e delfino di Hitler.
Aveva un solo obiettivo: la
preparazione del Paese al conflitto.
prestazioni complessive)
superano i 100 giorni. È
sanità questa? Perché a
pagamento tutto funziona in
tempi ristrettissimi con gli
stessi medici e negli stessi
ambienti?
TERRORISTI DELL’ISIS
MIGRANTI
PROVVEDIMENTI
Rinascita del Califfato
Quegli appelli alla Ue
Tasche ormai vuote
Caro Romano, al netto degli
immensi dubbi e la vacuità
della rinascita del Califfato da
parte dei terroristi dell’Isis, e
al di là della mancanza di un
Califfo, nessuno ha ricordato
come quest’ultimo fosse il
custode dei luoghi santi
islamici. Può esserci in questo
velleitario ricollegarsi a
un’epoca andata un tentativo
di delegittimare la famiglia
Al-Saud che questo ruolo
svolge da meno di un secolo?
Non si fermano gli sbarchi e
nessuno li bloccherà. È stato
ribadito più volte che l’Italia
non può affrontare da sola un
evento biblico di tale portata e
la richiesta di collaborazione
a livello comunitario non ha
sortito alcun effetto. La
domanda che ci si pone è:
esiste l’Union Europea?
David Rettura
Roma
Prima dell’abolizione del
Califfato, avvenuta nel 1924, la
carica di Califfo spettava al
Sultano ottomano. La custodia
dei luoghi santi invece era
competenza dello sceriffo della Mecca che fu, prima dell’avvento della famiglia Saud, Al
Husayn bin Ali, antenato dell’attuale re di Giordania. È vero che Al Husayn, nel 1924, si
proclamò Califfo, ma si trattò
di un’autodesignazione del
tutto irrilevante.
Giorgio Volonteri, Imperia
GAS RUSSO
Proclami inutili?
Siamo in estate ed è facile fare
proclami coraggiosi sugli
approvvigionamenti di gas.
Aspettiamo che arrivi
La tua opinione su
sonar.corriere.it
La Russia presenta la
sua versione dei fatti
sull’abbattimento
dell’aereo malese.
È credibile o meno?
l’inverno e che gli stoccaggi
scendano e molte posizioni
diventeranno più realistiche.
Credo che mantenere relazioni
buone e responsabili sul gas
russo sia vitale per l’Italia e
per l’Europa. Lo sa bene la
Germania che non ha
ostacolato il gasdotto gemello
North Stream, a capo del
quale c’è un ex cancelliere
tedesco. Né mi risulta che
Germania o Usa abbiano
preso provvedimenti contro di
lui!
G. B. Merlo
[email protected]
In modo invisibile (e non
preso in considerazione)
dilaga un «mostro» che
divora i pochi euro ancora in
tasca degli italiani. Due
esempi: 1) la tassa per
iniziare un procedimento di
giustizia è aumentata
notevolmente, tanto da far
rinunciare a chi non ha
risorse persino a un giusto
risarcimento per un danno
evidente. 2) All’ospedale di
Udine sono stati rimodulati
i tempi di attesa per essere
sottoposti a visita: 16
prestazioni fra visita e
accertamenti superano
l’anno, 142 (su 620
SUL WEB Risposte alle 19 di ieri
La domanda
di oggi
Sì
Dalla Camera primo sì
alla misura che dà a
bici e moto accesso
alle corsie riservate ai
mezzi pubblici: giusto?
21
No
79
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Franco Bellini, Udine
MUSEO DI PAESTUM
Reperto unico al mondo
Ho visitato il Museo
archeologico di Paestum e
sono rimasta estasiata per la
ricchezza e l’importanza dei
materiali esposti, fra i quali il
reperto di maggiore richiamo
è la Tomba del tuffatore. Si
tratta di una apparentemente
normale tomba a cassa, ma
con all’interno affreschi sulle
quattro pareti: l’unico
esempio di pittura di età greca
della Magna Grecia. Sulla
lastra di copertura, è dipinto
un uomo che si tuffa in acqua,
che simboleggia il passaggio
dalla vita alla morte. Al
mondo non esiste alcun
reperto come questo!
Giorgia Gasperini
Bologna
Interventi & Repliche
Le promesse del premier?
Sul Corriere del 20 luglio un lettore ha
giustamente fatto notare che sulle
nostre spiagge certi poco educati
vacanzieri seppelliscono i mozziconi di
sigaretta sotto la sabbia. A ciò
aggiungerei, credo peggio, l' imbattersi a
piedi nudi in cocci di bottiglie di vetro
rotte. La carta, però, si lacera e non certo
in tempi molto lunghi; e quanto alle
minute particelle di tabacco contenute,
esse si disperdono facilmente. Ben
peggio, passando al suolo cittadino, è la
gomma da masticare che, schiacciata
più volte da mille andirivieni, deturpa
l’arredo urbano; questa sì che ha
davvero lunga vita, e senza costosi
interventi la loro vista sarà... goduta
forse dai figli di chi l' ha lasciata, questa
forse più tenace della plastica.
Come indicato anche sul Corriere del 17
luglio, sono trascorsi più di 100 giorni
dalla presa di potere del nostro
presidente del Consiglio, e alcune
considerazioni, credo, si possano già
fare. Avrei visto con piacere una
prosecuzione del governo Letta, con un
forte sostegno del Pd e, magari, con
frequenti, ma discrete spinte del
segretario per velocizzare le
realizzazioni. Ora però, capisco che
nessuno sarebbe mai stato all’altezza
delle aspettative del premier. L’uomo è
un unicum della politica. Vuole fare tutto
e subito e non lo riguarda se lungo il
cammino qualcuno ci andrà di mezzo.
Ha ragione su una cosa: abbiamo
indugiato troppo sulla rigenerazione
dello Stato e, purtroppo, di tempo non ce
n’è più. Non che l’attivismo non sia
necessario, tuttavia «est modus in
rebus»: e lui dovrebbe tenerlo in
considerazione. A maggior ragione nel
governare un Paese. Il programma di
riforme di Renzi è molto ambizioso e
riuscisse, anche in un paio d’anni, a
realizzarle, sarebbe come pioggia
benefica per un terreno arido. Mi
permetto, anche se lui non se ne farà
nulla, un suggerimento: non esterni il
suo pensiero ad ogni pie’ sospinto. Noi
cittadini ci accontentiamo che i nodi
vengano sciolti e che il Paese si muova
più speditamente.
Adriano Verlato, [email protected]
Istituire le primarie nel Pdl
Fanno molta fatica i capi dei partiti a
concordare sul fatto che le pronunce
dei tribunali non debbano condizionare
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Tuttifrutti
di Gian Antonio Stella
Il blitz per gli aumenti
dei furbetti di Rovigo
«I
soliti terroni!» Ve li immaginate i commenti inveleniti di tanti veneti e padani in genere se quanto è
successo a Rovigo fosse capitato a Catanzaro o Foggia, Messina o Avellino? Apriti cielo: «I soliti terroni!» Il piccolo golpe furbetto dei dirigenti comunali rodigini, che si sono spartiti 70 mila euro di premi di rendimento
nel brevissimo intervallo trascorso tra il rovesciamento del sindaco
e la nomina del commissario prefettizio, è avvenuto invece proprio
nella brava, operosa, virtuosa provincia veneta. Confermando
quanto già è sotto gli occhi di tutti: lo strapotere di una parte della
casta burocratica, in questi anni di decadenza morale, culturale e
professionale della classe politica, riguarda tutto il Paese. Da Lampedusa a Vipiteno, da Gorizia a Bardonecchia. Poi, certo, moltissimi dipendenti pubblici, con buste paga spesso basse e poche soddisfazioni, fanno giorno dopo giorno il loro dovere. Ma che ci sia
una quota di arroganti mandarini è fuori discussione.
Riassumiamo: il sindaco pidiellino di Rovigo Bruno Piva viene
abbattuto dalle dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali alle 9.49 del 15 luglio. Cinque ore e 41 minuti più tardi, alle 15.30
in punto, il governo ufficializza la nomina del commissario prefettizio, Claudio Ventrice. Bene: in quella manciata di ore in cui non
comanda nessuno i massimi dirigenti municipali infilano lo sblocco di «16 posizioni organizzative», per dirla in burocratese, congelate dalla giunta appena decaduta.
Per tradurlo in linguaggio comprensibile: provvisoriamente affrancati per brevissimo tempo da
ogni controllo politico, gli alti funI dirigenti
zionari prendono in contropiede il
comunali
commissario e si spartiscono aumenti da 5.195 e i 12.500 euro lordi
si sono spartiti
annui. Cioè da un minimo di 400 a
70 mila euro
un massimo di 1.000 euro al mese
in più in busta paga. Immediata la
in poche ore
rivolta dei sindacati, furenti contro
la decisione: come hanno potuto
quei dirigenti spartirsi in sedici il 70% dei 100 mila euro destinati
agli incentivi che dovrebbero premiare i migliori fra i 300 dipendenti? Risposta di Michela Targa, segretario generale, ai giornalisti
che le chiedevano conto del blitz: «Non ho niente da dire e non parlo. Decideremo su quali canali eventualmente fare comunicazioni».
Sia chiaro: guai se gli incentivi fossero stati spartiti in parti uguali, come coriandoli, fra tutti i dipendenti. Gli aumenti di merito, come dice la parola stessa, devono andare a chi se lo merita di più. E
può anche darsi che quei 16 prescelti siano davvero i più bravi, i più
volenterosi, il più stakanovisti, più meritevoli di avere dunque gli
incentivi. Ma il «modo» con cui hanno deciso di darseli approfittando del vuoto di potere di poche ore è un caso di furbizia insopportabile. «È un insulto al buon senso e al buon nome dei tanti dipendenti pubblici che non meritano di finire nel tritacarne del “dàgli alla burocrazia” che viene invece alimentato, giustamente, proprio da comportamenti come questi», ha detto a Nicola Chiarini,
del Corriere del Veneto, il sottosegretario all’economia Enrico Zanetti. Parole d’oro. Tanto è vero che il piccolo golpe burocratico potrebbe essere annullato d’autorità. Il commissario lo ha già sospeso. Meglio tardi che mai.
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le decisioni della politica. Venerdì scorso,
Berlusconi è stato assolto dalla Corte
d’Appello di Milano per la vicenda Ruby.
Ma, sui programmi e sui leader, gli
elettori si erano espressi nella primavera
del 2013. E, tenendo conto delle
indicazioni delle urne, si sono formati
due governi, entrambi guidati da
esponenti del partito, il Pd, che ha fatto
registrare più consensi. Berlusconi —
assolto, non definitivamente, in attesa di
altre sentenze e con il carisma e
l’immagine appannati —aiuterebbe il
suo schieramento e l’Italia, anziché
ricercare sterili rivincite o sollecitare
punizioni dei «giudici comunisti», se
collaborasse a far emergere dirigenti
credibili — non da cooptare ma da
scegliere, democraticamente, con le
primarie — in grado di sfidare Renzi.
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Pietro Mancini, Cosenza
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La tiratura di martedì 22 luglio è stata di 425.818 copie
ISSN 1120-4982 - Certificato ADS n. 7682 del 18-12-2013
Thailandia THB 190; UK Lg. 1,80; Ungheria Huf. 650; U.S.A. USD 5,00. ABBONAMENTI: Per informazioni sugli abbonamenti nazionali e per l’estero tel. 0039-0263.79.85.20 fax 02-62.82.81.41 (per gli Stati Uniti tel. 001-718-3610815 fax 001-718-3610815). ARRETRATI: Tel. 02-99.04.99.70. SERVIZIO CLIENTI: 02-63797510 (prodotti collaterali e promozioni).
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34
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Spettacoli
Il concerto
One Direction,
in ottobre il film
girato a San Siro
Dopo aver scalato le vette delle classifiche mondiali, il pop
degli One Direction approda al cinema. L’11 e il 12 ottobre
verrà proiettato il live sold out di San Siro One Direction:
Where We Are - Il Film Concerto: in scaletta tutti i successi della
band, da «What Makes You Beautiful» a «Story Of My Life». I
biglietti per la proiezione saranno in vendita dal 28 luglio.
L’intervista
L’ex cattivo ragazzo del
cinema protagonista
di «Wayward Pines»,
che arriverà su Sky Fox
Sguardi
Matt Dillon (50)
con Juliette Lewis
(41) in una scena
di «Wayward Pines», serie tv in
dieci episodi diretta dal regista
di «Il sesto senso» M. Night
Shyamalan (in
Italia si vedrà nel
marzo 2015).
Dillon, che interpreta un poliziotto dell’Fbi, la definisce «un
dramma psicologico con elementi
da fantascienza»
Mc, Everett
ggy Lipton chlan sul set di
La
sinistra, Pe
1990 Da Robie e Kyle Mac da David Lynch
dy
Gill, Wen s», la serie ideata
ak
«Twin Pe
Dillon sogna in stile Twin Peaks
«Scelgo la tv, è più innovativa»
L’attore lanciato da Coppola: ho abbandonato i ruoli estremi
«I
o non ho mai avuto il sacro
fuoco dell’attore — racconta Matt Dillon —, ero bravino, me la cavavo. Un giorno
mi presentai a un provino per Francis
Ford Coppola. Il film era I ragazzi della
56ª strada. Eravamo centinaia di giovani in uno stanzone, sapevamo che solo
pochi di noi avevano una chance. Mi
chiesero di recitare, improvvisai qualcosa in modo esplosivo. Coppola mi indicò a un suo assistente: “è quello di cui
ho bisogno”. Durante le riprese mi disse che mi voleva per un altro film che
avrebbe girato immediatamente dopo:
Rusty il selvaggio. Era il 1983. E la mia
vita cambiò».
Lei ha appena compiuto 50 anni:
«Crash», il film su Bukowski…
«Cosa posso dire? Sono figlio di un
commerciante immigrato negli Usa
dall’Irlanda… Non sono tipo da bilanci,
guardo oggi e domani, mai ieri. Bisogna pensare al presente. Certo non posso dimenticare il mio incontro con
Coppola. Per i giovani attori era una divinità, ne eravamo intimiditi».
Lei oggi come tanti celebri attori
americani lavora nelle serie tv.
«Vale ancora quello che disse un
giorno Paul Newman: “L’attenzione a
Hollywood è passata dalle persone agli
oggetti”, si riferiva a Star Wars. Intanto
in America il cinema d’autore stenta a
trovare sale. Oggi le major fanno intrattenimento, non in senso positivo purtroppo. A me piace l’esatto contrario,
cerco storie reali, con cui identificarmi.
Per questo adoro il cinema italiano, da
Fellini a Sorrentino».
Perché?
«Perché parte sempre dalle persone,
dalla condizione umana. Sono le persone che portano la diversità. Anche la
commedia ci riporta alla nuda verità
delle relazioni umane, pensate solo a
Tutti pazzi per Mary. Ho cominciato
questo mestiere da ragazzo, ho seguito
le trasformazioni dell’industria cinematografica, anche il mondo è cambiato completamente. Ora le innovazioni e
gli esperimenti si fanno sulle serie tv».
Il patrimonio all’ex compagna
Seymour Hoffman, niente soldi ai figli
Voleva che i suoi figli, Cooper, 10 anni, Tallulah, 7 anni, e Willa, 5 anni,
crescessero «senza contaminazioni», e che il più grande potesse abitare in
una «città ricca di arte e cultura», come New York, Chicago o San
Francisco. Per questo l’attore Philippe Seymour Hoffman, morto a 46 anni
nel febbraio scorso per overdose, ha lasciato tutto il suo patrimonio a Mimi
O’Donnell, sua ex compagna e madre dei tre bambini. Secondo alcuni
documenti, Hoffman non voleva che i figli diventassero «ragazzi da fondo
fiduciario», ed era convinto che Mimi «si sarebbe presa cura di loro».
Però pare che lei in «Wayward Pines» (a marzo 2015 in Italia si vedrà
su Sky Fox) si sia imbarcato in un
horror.
«L’hanno detto ma non è così. Lo definirei un dramma psicologico con elementi da fantascienza. È stato paragonato a Twin Peaks e la cosa ci lusinga.
Io interpreto un agente dell’FBI che deve indagare sulla sparizione di due colleghi; con una (Carla Cugino) ho un love affair. Forse l’incidente è successo in
un luogo reale o forse no. Quello che
mi intriga è che non sai dove finisce la
realtà e dove comincia il sogno».
Un elogio dell’ambiguità, della realtà sospesa?
«Certo, l’ambiguità. E poi c’è una dimensione alterata delle cose, non riesco a mettermi in contatto con mia moglie. La serie, in dieci episodi, sarà presentata domani al Comicon di San Diego. C’è un cast di tutto rispetto,
Terrence Howard, Melissa Leo, Juliette
Lewis. Il regista, M. Night Shyamalan, è
un ottimo narratore, vi ricorderete Il
sesto senso, con cui realizzò quasi 700
milioni di dollari».
Il profilo
Chi è
Matt Dillon nasce a New Rochelle
(New York) il 18 febbraio 1964 figlio
di immigrati irlandesi. Inizia a recitare
alla fine degli anni Settanta
divenendo subito un idolo degli
adolescenti
Il successo
A lanciare Dillon è il regista Francis
Ford Coppola che nel 1983 lo dirige
in «I ragazzi della 56ª strada» e
«Rusty il selvaggio». Tra i suoi film
più celebri «Drugstore Cowboy»
(1989) di Gus Van Sant, «Tutti pazzi
per Mary» (1998) dei fratelli Farrelly
e «Crash» (2005) di Paul Haggis, per
il cui ruolo fu candidato all’Oscar
Perché lei da giovane aveva una
predilezione per i ruoli estremi?
«È dal conflitto che si innescano verità interessanti. A Hollywood c’è una
parola chiave: parabola. A me non interessa la parabola di un personaggio,
ma scoprire chi è davvero quella persona, costruire il suo background. In
Crash sono un poliziotto macho che
salva la vita di una persona, qualcosa
che non ci aspetta da lui; in Factotum,
il film su Charles
Bukowski, dietro l’apparente depravazione di un
ubriacone c’era vulnerabilità, sensibilità. Non è stato
facile, per me, uscire da
quell’idea dei ruoli estremi. Mi affibbiavano etichette, ero l’attore maledetto o il sex symbol.
Un peso difficile da
sopportare?
Ero solo un ragazzo con
tanta pressione addosso. È
difficile gestire un successo improvviso. Ormai sono
un veterano, e non mi ritengo un insegnante. Ma a
un giovane attore consiglierei di interessarsi a tutti gli aspetti della creatività. Ho da poco ripreso in mano alcune
vecchie riprese che feci dieci anni fa:
l’argomento è come la musica cubana
ha influenzato il jazz. Ne voglio fare un
documentario. Ecco, bisogna fare quello in cui si crede, questa è la migliore
definizione di artista».
Valerio Cappelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Festival di Venezia Alle Giornate degli autori un film sulla carriera del calciatore argentino. In gara per l’Italia De Matteo e Farina
Messi torna bambino, fenomenologia di un campione al Lido
ROMA — Ai Mondiali in Brasile si sa come è andata a finire.
La rivincita, almeno morale, Lionel Messi potrebbe prendersela il prossimo 6 settembre al Lido. Sarà, infatti, il film che Alex
de la Iglesia ha girato sul giocatore argentino — intitolato
semplicemente Messi — a chiudere una delle sezione indipendenti della 71esima Mostra di
Venezia, le Giornate degli autori.
Il regista spagnolo, venerato per
opere come Il giorno della bestia e vincitore a Venezia del Leone d’argento per Ballata dell’odio e dell’amore, non è un tifoso di calcio. È stata la curiosità
di andare oltre al personaggio
pubblico, scoprire «le sue motivazioni, capire come è arrivato a
fare quello che ha fatto», a spingerlo ad accettare la proposta di
Realtà
e finzione
Il calciatore argentino Lionel
Messi (27 anni). A sinistra,
una scena del
film di Alex de
la Iglesia che
ne racconta
la storia
un film su Messi, ha spiegato.
Non solo una biografia, non solo un documentario, ha avvertito il regista spagnolo. Piuttosto
«si tratta di una specie di cena in
cui tutte le persone coinvolte
nella sua vita, in una maniera o
nell’altra — familiari, amici, calciatori, allenatori — si trovano
insieme a onorare Leo». La sceneggiatura l’ha scritta un grande
ex campione argentino, Jorge
Valdano, convinto, a dispetto
dei detrattori dopo la non esaltante performance ai Mondiali,
che il quattro volte vincitore del
Pallone d’oro rappresenti «un
altro modo di essere Maradona». Ovvero la star di una pellicola presentata nel 2008 al festival di Cannes, Maradona by Kusturica.
Ad aprire i Venice Days (giun-
ti all’edizione numero 11) il 27
agosto sarà un altro habitué del
Lido, il coreano Kim Ki-Duk con
il noir One on One (fuori concorso come Messi). Tra i dodici
titoli in gara uno dei più attesi è
Retour a Ithaque (Ritorno all’Avana) di Laurent Cantet, Palma d’oro con La classe, scritto
dal romanziere cubano Leonardo Padura. Protagonisti cinque
amici che si riuniscono per festeggiare il ritorno dall’esilio dopo sedici anni di uno di loro. In
Kim Ki-Duk
Fuori concorso verrà
presentato «One on
One», noir firmato
dal regista coreano
concorso due italiani. I nostri
ragazzi di Ivano De Matteo ispirato a La cena di Herman Koch,
con la coppia di fratelli Alessandro Gassmann e Luigi Lo Cascio
(e le consorti Giovanna Mezzogiorno e Barbora Bobulova) alle
prese con un interrogativo terribile: cosa faresti se tuo figlio
commettesse un crimine? E Patria di Felice Farina con Francesco Pannofino, tratto dal libro di
Enrico Deaglio. Tra gli eventi
speciali altre opere targate Italia.
Il film collettivo 9X10 Novanta
interamente realizzato da nove
registi solo con frammenti tratti
dall’archivio dell’Istituto Luce. E,
a cavallo tra cinema e arte, The
Show Mas Go on di Rä Di Martino e The Lack di Masbedo.
Terzo appuntamento delle
Giornate con la sezione Women’s Tales con Miu Miu. Le registe
coinvolte quest’anno sono Miranda July e So Yong Kim.
Stefania Ulivi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Spettacoli 35
italia: 51575551575557
La classifica di «Forbes»
Il sovrintendente
Downey Jr.
è il più pagato
di Hollywood
L’ex Charlot nominato all’Oscar nel 1992 caduto
nella polvere per problemi di alcol e droga è, per
il secondo anno consecutivo, l’attore più pagato
di Hollywood. Robert Downey Jr., scrive il
magazine economico Forbes, protagonista della
saga di Iron Man (cinque episodi girati), di The
Avengers e Sherlock Holmes (foto) ha messo in
banca, dal giugno 2013 al giugno 2014, ben 75
milioni di dollari. Al secondo posto della
classifica, l’ex wrestler Dwayne Johnson (noto
anche come The Rock) con 52 milioni di dollari,
mentre terzo è Bradley Cooper con 42 milioni.
Insieme
Giuliano
Pisapia e
Stéphane
Lissner
Fiction Rai L’inviato trovò la bimba di pochi mesi dopo un bombardamento nel ‘92. Da allora vive con lui
«Che brividi rivivere sul set
la storia della piccola Malina»
Beppe Fiorello nei panni di Di Mare: la salvò in Jugoslavia
ROMA — Lui è un uomo in
profonda crisi esistenziale. Lei è
una bambina abbandonata in un
orfanotrofio. Si incontrano a Sarajevo, tra le bombe e gli spari
dei cecchini durante la guerra civile.
Liberamente ispirata al romanzo Non chiedere perché (Rizzoli) del giornalista Franco Di
Mare, la fiction in due puntate
con la regia di Enzo Monteleone
racconta una storia vera. Protagonista nel ruolo di Marco, inviato di guerra della Rai, è Beppe
Fiorello. Ma protagonista assoluta è anche la piccola Iva, di dieci mesi, nel ruolo di Malina (lo
stesso nome usato nel libro).
Siamo nel luglio 1992 quando
Marco De Luca, giornalista televisivo di successo, si offre volontario per andare a raccontare
l’orrore di un conflitto dove tutti
sono contro tutti, sia le diverse
etnie, sia le fedi religiose. «È un
uomo che non ha più nulla da
perdere — esordisce Fiorello —.
Il suo matrimonio si sta sgretolando, non ha figli e, scegliendo
la guerra, sente di non lasciarsi
niente alle spalle». Ad accompagnarlo in un percorso di dolore e
di morte, sono il cameraman Romano (Luca Angeletti) e la guida
Kemal (Radoje Cupic), «una sorta di Caronte — continua Beppe
— che lo introduce e lo conduce
in un mondo che non conosce».
E assistendo al bombardamento di un orfanotrofio, Marco
viene assalito dall’impulso a entrare nell’edificio disastrato «dove incontra lo sguardo impaurito di Malina: tra loro nasce subito un’intesa che supera i limiti
della comunicazione linguistica,
per approdare ai sentimenti che
uniscono un padre a una figlia».
Un’intesa che è scattata anche
tra l’uomo Fiorello, che a sua volta è padre nella realtà, e la bimba, in realtà figlia di due giovani
di Belgrado: «Il rapporto sul set
con una creatura di pochi mesi
non è facile — ammette l’attore
— perché lei non recita, fa sul
serio. Sin dalla prima volta che
l’ho presa in braccio ho sentito
che era lei a gestire la situazione
e io non potevo far altro che andarle dietro, assecondarla. All’inizio — racconta — era un po’
spaurita e la mamma, quella vera sempre presente durante le riprese, doveva consolarla. Poi si è
totalmente affidata a me, è diventata un po’ la mia bambina. È
stata dura salutarla, distaccarmi
dalle sue braccine che mi cingevano il collo».
Coprodotta da Rai Fiction e
Roberto Sessa di Picomedia, in
programma su Rai1 nella prossima stagione, la miniserie è stata
interamente girata nei veri luoghi della ex Jugoslavia: «Grazie a
Eleonora Andreatta
«Il nostro è un progetto che
rende omaggio ai tanti
giornalisti di Viale Mazzini
nelle zone di guerra»
questo progetto — spiega Fiorello — sono riuscito a capire
meglio un fatto storico che non
avevo compreso appieno: quella
dei Balcani è stata una guerra
fratricida che però non è del tutto finita, ma solo interrotta. Sarajevo è una città dolente, dove
avverti in maniera tangibile l’orgoglio di un popolo profondamente stanco e abbandonato a
se stesso. Mi sono chiesto allora:
ma a che serve questa Europa?».
Una ferita tuttora aperta: «Alcuni attori del cast serbo-bosniaco — sottolinea Monteleone
—, leggendo la parte che veniva
loro offerta, essendo ancora
emotivamente provati, perché
magari hanno subito perdite tra
i familiari, hanno rinunciato.
Uno di loro per esempio, che
avrebbe dovuto impersonare un
cecchino, non ce l’ha proprio
fatta a recitare quel ruolo... e
non è difficile immaginare il
perché». Tra gli altri protagoni-
La scelta
Verso l’adozione
Inviato a Sarajevo per la
Rai durante la guerra nei
Balcani, Franco Di Mare
salva da un orfanotrofio
bombardato una bambina,
Stella, che oggi ha 23 anni.
Formalizzata l’adozione,
dice il giornalista, «potrò
darle il mio cognome»
sti, Thekla Reuten (Karen, giornalista responsabile dell’Eurovisione), Adnan Haskovic (Colonnello Babic), Emanuela Grimalda (Maria Teresa, operatrice
umanitaria). Riflette il direttore
Rai Fiction Eleonora Andreatta:
«Con questo progetto, oltre a
rendere omaggio ai tanti inviati
Rai nelle zone calde del pianeta,
dove purtroppo molti di loro sono rimasti uccisi, riportiamo a
galla il grumo rimosso di una
guerra che tante volte abbiamo
visto, distrattamente, raccontata
dai tg: una guerra tanto vicina ai
nostri confini eppure così lontana. E nella storia rappresentata
si tratta di una guerra che, paradossalmente, cambia in positivo
la vita di un uomo, dandole nuovamente un senso».
Una storia vera che finisce bene: «Quando la portai con me in
Italia, in maniera piuttosto rocambolesca, quella cucciola di
pochi mesi si lasciava alle spalle
la disperazione, la distruzione e
andava incontro alla speranza —
conclude Di Mare —. Ora Stella
ha 23 anni, si sta per laureare in
Economia alla Luiss e le pratiche
per tramutare il suo affido in
una definitiva adozione sono ormai in dirittura d’arrivo. Presto,
molto presto potrò darle il mio
cognome».
Emilia Costantini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La Scala saluta Lissner
con l’elogio di Pisapia:
dieci anni di successi
«S
téphane Lissner ha guidato il Teatro per quasi dieci
anni ottenendo grandi risultati sul piano artistico e
musicale che hanno confermato il ruolo della Scala
tra i più importanti e apprezzati teatri del mondo. Non si
contano infatti le rappresentazioni di successo di questo
decennio, sia opere liriche che balletti e concerti». Con queste
parole il sindaco di Milano e presidente del Teatro alla Scala,
Giuliano Pisapia, ha salutato ieri Lissner in occasione
dell’ultimo Consiglio di amministrazione sotto la gestione del
sovrintendente francese. L’attuale numero uno della Scala
lascerà infatti (formalmente) il teatro il 31 agosto, dopo le
ferie. Dal primo settembre, anticipando di un mese, le deleghe
passeranno nelle mani di Alexander Pereira. Per Lissner, oltre
ai saluti e alle congratulazioni, un congedo un po’ in linea con
i tempi di crisi: colazione frugale all’interno della sala rossa
della Scala e una medaglia. Una medaglia d’argento placcata
oro con, su un lato, l’immagine del teatro e sul retro la scritta
«A Stéphane Lissner dalla Fondazione Teatro alla Scala, 20052014». A consegnargliela,
lo stesso sindaco.
Il sindaco
«Lissner ha unito alla
competenza musicale
«Ha unito competenza
anche una positiva
musicale e gestionale:
gestione manageriale del
dal 2005 il Teatro ha un Teatro dimostrata dal
bilancio in pareggio»
fatto che dal 2005 ad oggi
la Scala ha chiuso tutti i
bilanci in pareggio», ha
aggiunto Pisapia. «Voglio sottolineare che in questi tre anni di
lavoro comune ho sempre trovato in Lissner un interlocutore
attento e impegnato per il bene della Scala e gli faccio i miei
migliori auguri per l’importante incarico che sta per assumere
all’Opera di Parigi». Dal canto suo, Lissner ha salutato
dicendo di aver trascorso alla Scala «i migliori anni della
carriera. Il resto — ha aggiunto — l’ho detto nel Cda».
Lissner venne scelto nel 2005 dal vicepresidente Bruno
Ermolli su incarico dell’ex sindaco Gabriele Albertini, dopo la
buriana che aveva portato agli addii di Riccardo Muti, di Carlo
Fontana e alle dimissioni dell’assessore Salvatore Carrubba.
Lissner, chiamato come sovrintendente e direttore artistico,
riuscì in brevissimo tempo ad affidare l’incombente «prima»
del 7 dicembre 2005, l’Idomeneo di Mozart, a Daniel Harding,
iniziando con lui la chiamata di giovani direttori d’orchestra
poco o mai visti alla Scala. Chiamò anche nuovi registi
affidandosi in seguito, per la conduzione musicale, a Daniel
Barenboim, prima come maestro scaligero, poi come direttore
musicale. Fu lui a dirigere, con Patrice Chéreau in regia, il
Tristan und Isolde, prima del 2007, forse il miglior spettacolo
dell’era Lissner secondo molti critici musicali.
Successivamente l’annuncio dell’addio pochi mesi dopo che il
Cda gli aveva rinnovato il contratto e, a seguire,
l’affiancamento, non privo di turbolenze, con Pereira.
Pierluigi Panza
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Controlli Beppe Fiorello (45 anni), con in braccio la piccola protagonista, sul set della fiction «Non chiedere perché» diretta da Monteleone
New York Sarandon ha sostituito Terri White alla guida della rivista. «Voglio che la gente ami la città quanto la amo io»
Il sogno di Susan, direttora (per un giorno) di «Time Out»
DALLA NOSTRA INVIATA
NEW YORK — Da attrice a direttora (per un giorno): Susan
Sarandon diventa Editor in chief
di Time Out New York, la celebre rivista-guida che aiuta turisti e newyorchesi doc come lei
(è nata nel Queens) a scoprire
tutto quello che c’è di nuovo da
fare-vedere-comprare-mangiare-bere nella Grande Mela.
Sarandon, premio Oscar come migliore attrice protagonista
nel film Dead man walking
(Condannato a morte) nel ’95, è
arrivata negli uffici della rivista a
Manhattan il 21 luglio e ha trascorso l’intera giornata a pianificare articoli, layout, format digitali e varie attività social per il
numero del 14 agosto al posto di
Terri White, che si è fatta da par-
te per l’occasione. Sarà un’edizione un po’ speciale, spiega
White, perché ricca di luoghi e
cause vicine all’attrice, da sempre molto attiva nel sociale. Nel
’99 Sarandon è stata nominata
ambasciatrice dell’Unicef e nel
2006 ha ricevuto il premio uma-
nitario «Action against Hunger»
(Azione contro la fame). Per
l’uscita è stato previsto un party
di lancio lunedì 11 agosto al club
di ping-pong Spin Galactic, di
cui Sarandon è una dei proprietari.
Dalle scene alla redazione il
Sorridenti Susan Sarandon (67 anni) con Terri White (34)
passo è stato facile: «New York è
una grande, bella ma dura città,
che chiede costantemente di essere riscoperta. Diventare una
specie di guida per le persone
che cercano attivamente qualcosa di speciale, di magico, di interessante, mi rende molto felice.
È la mia città natale, voglio che
la gente la ami quanto la amo
io», ha affermato Sarandon-direttora.
La sua giornata? Susan ha deciso quali sarebbero state le storie da raccontare, tra queste c’è
un articolo intitolato «Non crescete mai» nel quale spiegherà
perché «New York è il luogo perfetto per essere un eterno bambino». L’attrice inoltre ha dato la
sua approvazione alle principali
idee per danza, film, arte e shopping, lavorando poi con grafici e
art director per illustrarle. E ha
scelto la foto per la copertina.
Ora il suo lavoro continuerà via
email, mano a mano che i layout
saranno disegnati e riempiti.
«Susan è stata divertente,
onesta e aperta, una direttora
naturale. E la redazione ha apprezzato profondamente la sua
presenza e il suo lavoro con
noi», racconta Terri White, che
non avrebbe ceduto a nessun altro la sua poltrona. «Sono direttora di questo marchio meraviglioso da 6 mesi, e non dirò bugie: è il più bel lavoro del mondo. Lo dico con la mano sul
cuore. Non ci rinuncerei per
nessun altro. Per nessun altro all’infuori di un’attrice, attivista,
appassionata di ping-pong e
una donna meravigliosa a tutto
tondo come Susan Sarandon».
In Messico
Pausini
sarà giudice
in un talent
Per la prima volta l’Italia
sarà ospite di un talent
show straniero grazie a
Laura Pausini (40 anni).
La cantante di Solarolo è
infatti il coach
internazionale fortemente
voluto per la quarta
edizione del programma
«La Voz México», al via da
settembre sulla tv
messicana.
Infatti è la prima volta che la rivista apre le porte a un direttore
«esterno». «Abbiamo discusso
spesso di direttori ospiti di Time
Out New York, ma nessuno sembrava, come dire, abbastanza
New York. Finché abbiamo pensato a Susan, che è davvero una
newyorchese iconica».
Il gruppo Time Out, fondato
da Tony Elliot nel 1968 con suggerimenti su Londra, oggi è un
gruppo editoriale e di ecommerce con 46 edizioni in 30 Paesi e
un’audience complessiva di 28
milioni di persone, oltre alle riviste cartacee, include siti web,
app, libri guida e altri prodotti
commerciali.
Nell’attesa di vedere il numero firmato dall’attrice, con le sue
raccomandazioni speciali per
gustare appieno New York, c’è
già un hashtag (#susanrunstimeout) su Twitter.
Giuliana Ferraino
@16febbraio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
36
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Sport
Coppa Italia, si parte il 10 agosto: incroci pericolosi in semifinale
Settantotto partecipanti a caccia del titolo vinto
dal Napoli. Per 27 squadre di Lega Pro e 9 del campionato dilettanti il 10 agosto si giocherà il primo
turno di Coppa Italia. I campioni in carica, assieme
alle altre 7 teste di serie, entrano in scena dagli ot-
tavi (14 gennaio): il Napoli è nella parte sinistra del
tabellone, assieme a Milan, Torino e Inter. Roma,
Fiorentina, Juventus e Parma sono invece sul lato
opposto. Possibili incroci in semifinale il derby di
Milano e Roma-Juventus. Solo una squadra di Lega
Pro, il Novara, scenderà in campo nel 2° turno (il
17 agosto), assieme alle squadre di B. Dal 3° turno
(24 agosto) spazio alle squadre di A finite dal 9° al
17° posto. Quarti di finale il 4 febbraio. Semifinali 4
marzo e 18 aprile. Finale il 7 giugno.
Ciclismo
La maglia gialla
mai in pericolo,
oggi e domani
altre montagne
La frazione va
all’australiano
Michael Rogers
Salite e discese La maglia gialla Vincenzo Nibali sulle salite dei Pirenei; in alto a sinistra, ostacolato da un’auto della stampa durante la discesa verso il traguardo (Reuters)
Tour de force
Nibali stratega controlla le fughe e Valverde
«Tappa dura, ma hanno speso tanto in molti»
82
102
124,5
18
40
Bagnéres de-Bigorre 524 m
57
Colle de Loucrup 530 m
48
Ossun 383 m
31
Nay 249 m
13
maglia gialla spalancata e respiro pesante, è sembrato affaticato come mai prima in questo Tour, ma gli altri, partiti in
fughe-patacca che non hanno
affatto spettinato la classifica
generale, di più. Correre conservativo per risparmiare la
benzina (catenacciaro è un in-
OGGI
Saint-Lary - Pla D’Adet Pau
1654 m 195 m
Col de
Peyresourde
1569 m
Col de Val
Louron Azet
1580 m
LE DUE TAPPE
Saint-Gaudens
378 m
di controllarlo») e tamponare
le ambizioni di Pinot, l’enfant
du pays portato dallo psicologo e in pista a 200 all’ora per
guarire dalla paura della discesa e della velocità. «Quando è
scattato, mi sono mosso»
spiega Vincenzo con felice sintesi nibaliana. Il Gattopardo,
56
65
DOMANI
Hautacam
1520 m
La Mongie 1734 m
Col du
Tourmalet
2115 m
Baréges
1300 m
Ayros Arbouix 458 m
sonne si frantuma in mille
pezzi e tante storie. Davanti i
fuggitivi: vincerà l’australiano
Michael Rogers, il più cattivo e
potente, esibendosi in un elegante inchino sul traguardo;
dietro la maillot jaune impegnata a marcare Valverde
(«Nell’auricolare mi dicevano
Col du Portillon
1292 m
Hautacam non è qualcosa che
si improvvisa. È materia incandescente — a cinque tappe
dal traguardo, con 4’37’’ su
Valverde e 5’06’’ su Pinot —,
da trattare con guantini
d’amianto. Quattro ascensioni
in crescendo, ieri. Il sadico
Portet d’Aspet che il 18 luglio
’95 si portò via Fabio Casartelli
(Prudhomme, direttore di gara, ha posato un mazzo di fiori
sotto la stele che lo ricorda) e
soprattutto, a 40 km dall’arrivo, il Port de Balès (11,7 km al
7,7%: fuori categoria) con la
Spagna che aspettava Contador e invece ha trovato Nibalino, letteralmente dietro l’angolo. È lassù, in salita, che una
tappa nervosetta sin dalla partenza sotto le mura di Carcas-
Bossòst 718 m
Vincenzo Nibali, al 18° giorno
del suo Tour de Force, ha una
faccia lunga di stanchezza, come se in tutto quello stare chino sul manubrio (73 ore, fin
qui) il mento gli fosse scivolato e solo un sorriso furbo, il
solito sorriso furbo, potesse
riacchiapparlo al volo, e restituirlo al proprietario. «Giornatina, eh...?» ridacchia. «È
stata una tappa interminabile
(237,5 km ndr), la più lunga
del Tour. Ma non la più intensa. Ancora due giornate sui Pirenei, poi la salita sarà finita.
Pinot si è mosso mentre stavo
prendendo una borraccia con
gli zuccheri. Poi sono rientrato
tranquillamente in discesa. E
oggi, badate bene, hanno speso tanto in molti...».
Gli occhi dello Squalo, non
abbagliati come i nostri dallo
spettacolo dei Pirenei spennellati di un verde che esiste
solo in natura sotto un cielo
cobalto, vedono cose di cui noi
umani non ci accorgiamo. Il
trittico Luchon-Pla d’Adet-
Saint-Béat 507 m
Ordine di arrivo
16ª tappa, CarcassonneBagnères de Luchon, 237,5 km
1. Rogers (Aus)
in 6.07’10’’
(media 38,8 km/h)
2. Voeckler (Fra)
a 9’’
3. Kiryienka (Blr)
s.t.
4. Perez (Col)
s.t.
5. Gautier (Fra)
s.t.
6. Van Avermaet (Bel) a 13’’
7. Kwiatkowski (Pol)
a 36’’
8. Montaguti (Ita)
a 50’’
9. Slagter (Ola)
a 2’11’’
10. Gallopin (Fra)
s.t.
11. Bakelants (Bel)
a 3’33’’
12. Vachon (Fra)
a 3’45’’
13. Delaplace (Fra)
a 4’47’’
14. Reza (Fra)
s.t.
15. Eisel (Aut)
a 8’14’’
16. Roy (Fra)
a 8’32’’
17. Pinot (Fra)
s.t.
18. Valverde (Spa)
s.t.
19. Peraud (Fra)
s.t.
20. Nibali (Ita)
s.t.
Classifica generale
1. Nibali (Ita)
in 73.05’19’’
2. Valverde (Spa)
a 4’37’’
3. Pinot (Fra)
a 5’06’’
4. Peraud (Fra)
a 6’08’’
5. Bardet (Fra)
a 6’40’’
6. Van Garderen (Usa) a 9’25’’
7. Konig (Rce)
a 9’32’’
8. Ten Dam (Ola)
a 11’12’’
9. Kwiatkowski (Pol) a 11’28’’
10. Mollema (Ola)
a 11’33’’
11. Zubeldia (Spa) a 12’38’’
12. Rolland (Fra)
a 13’09’’
13. Van den Broeck (Bel)
a 14’02’’
14. F. Schleck (Lus) a 17’37’’
15. Trofimov (Rus) a 23’06’’
16. Thomas (Gbr)
a 23’54’’
17. Porte (Aus)
a 24’08’’
18. Kruijswijk (Ola) a 26’06’’
19. Feillu (Fra)
a 26’48’’
20. Horner (Usa)
a 29’54’’
Così oggi
17ª tappa, Saint GaudensSaint Lary Pla D’Adet,
124,5 km
Così in tv
ore 13.30: Eurosport
ore 15: Raitre e RaiSport2
DALLA NOSTRA INVIATA
LUCHON — Come stai, sei
stanco, perché hai perso terreno sull’attacco di Thibaut Pinot in cima al Port de Balès, gli
chiediamo appena scende dalla bici numero 41, subito presa
in consegna dai commissari
Uci per un controllo già subito
sulle Alpi: microcamera nel
tubo piantone per scongiurare
l’esistenza di motorini irregolari (vedi caso Cancellara alla
Roubaix 2010, finito in nulla).
Barbazan 442 m
Le classifiche
90 95
106
131
sulto per un attaccante istintivo come il siciliano) non è
peccato. È la strategia di Nibali, lasciato solo troppo presto
dalla squadra: Kangert è stato
l’ultimo a mollare, gli altri si
erano già sfarinati per strada.
Non è il tempo delle polemiche («Ho preso la maglia a
Sheffield ed è da allora che la
squadra si sacrifica per me:
anche oggi i ragazzi hanno dato il massimo per chiudere
ogni tentativo di fuga»), nemmeno contro quel giornalista
folle di Le Telegramme (quotidiano regionale della Bretagna) che, su un’auto regolarmente accreditata (ma che
non doveva essere lì!), ha fatto
tappo a Nibali all’inizio della
discesa verso Bagnères-deLuchon, dove speriamo sia
stato condannato a un bagno
termale rovente. Per il Gattopardo, invece, massaggi, agopuntura, coccole. E antenne
rizzate. Mai perdere di vista bicicletta, acqua, integratori, è il
diktat dell’allenatore Paolo
Slongo. Il rumore dei nemici, a
questo punto del Tour, è un
brusio coperto dalla musica
del ruscello di Luchon. «Mi
aspetto giornate difficili». Il
peggio deve ancora arrivare.
Ed è certo che arriverà.
Gaia Piccardi
145,5
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Elezioni Abodi anticipa tutti. Gli arbitri si astengono
Le novità di Albertini
hanno spaventato la B
«Noi con Tavecchio»
Le Leghe non mollano
MILANO — Aveva detto Demetrio
Albertini, lunedì, nel giorno in cui
aveva lanciato la propria candidatura
alla presidenza della Federcalcio: «Se
devo diventare un distributore di risorse economiche e basta, non è questo il mio ruolo. Io voglio riportare il
calcio al centro del nostro mondo. La
mia disponibilità vuole rappresentare
un forte segno di discontinuità alla logica delle percentuali e della frammentazione di interessi e visioni del
sistema». La risposta non si è fatta at-
tendere. Andrea Abodi, presidente
della serie B (quella che è riuscita a varare un campionato con 21 squadre),
già candidato per la Lega di A del cartello guidato da Andrea Agnelli in funzione anti-Beretta (Lotito) nel gennaio 2013, ha annunciato al GR1 il sostegno a Carlo Tavecchio. In questo modo
(e in attesa dell’assemblea di domani
della Lega di A), ha battuto tutti sul
tempo, perché la serie B è la prima
componente a candidare ufficialmente il n. 1 della Lega Dilettanti (che ave-
va affidato al proprio presidente un
mandato esplorativo). Sul suo passato
di candidato per la Lega di A, Abodi ha
detto: «Le due situazioni non sono paragonabili; all’epoca era un discorso
personale; ora rappresento 21 società
che la pensano allo stesso modo».
La Lega di serie B vale il 5% e l’annuncio di Abodi riassume la posizione
di almeno 17 club, spaventati dall’idea
che un presidente come Albertini possa rompere l’egemonia delle Leghe in
Figc e mettere la serie B in posizione di
contrasto con quella di A, che continua a pagare gli «alimenti» dopo il divorzio del 2009. E i soldi in questo caso non sono importanti: sono tutto.
Abodi ha spiegato che «le quattro Leghe che hanno l’azionariato della Figc
devono assumersi le loro responsabilità e dare le risposte che non sono
state date in questi anni. Ognuno con
le sue diversità e sensibilità dobbiamo
ricostruire un sistema che non produce più risultati». Ha parlato di un sistema da modernizzare e ha indicato
quattro obiettivi: 1. ricostruire un modello che sappia fornire dal basso gio-
catori alle squadre azzurre, per migliorare la competitività anche dei
club; 2. migliorare la qualità dei tornei, a partire dalla serie A; 3. riavvicinare i campionati fra di loro; 4. ridare
credibilità a tutto il sistema, per arrivare a un aumento dei fatturati. Al di
là delle parole, è evidente che in questa scelta prevale lo spirito di conservazione, quello che ha portato il calcio
italiano alla paralisi governativa (il vero motivo che ha indotto il presidente
Abete alle dimissioni), ma che garantisce la sopravvivenza di piccolo cabo-
Al vertice Abodi,
presidente della
Lega B, a sinistra,
e Tommasi,
numero uno Aic
(LaPresse, Ansa)
taggio, con poche idee e pochissime
iniziative. Abodi ha insistito sul fatto
che «è giusto che Albertini si sia candidato; per me non è un ex calciatore,
ma un dirigente che stimo». Però, vista la situazione, appaiono più convincenti le parole del presidente dell’Assocalciatori, Damiano
Tommasi:
«Siamo un Paese in cui essere stati calciatori non è un
valore aggiunto, ma un handicap per diventare presidente federale,
anche se poi ci
vuole anche
altro».
Albertini ha preso atto delle parole
di Abodi: «Visto che parla di modernizzazione, io resto a disposizione».
Albertini è il primo a sapere che si dicono tante cose, si organizzano convegni e tavole rotonde, ma poi non cam-
Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Sport 37
italia: 51575551575557
Samp in lutto, scomparso Borea Pallanuoto: Italia in semifinale Basket: Hackett va a giudizio
A pochi mesi dalla scomparsa di Vujadin Boskov, la
Sampdoria è di nuovo in lutto. È morto infatti Paolo Borea, 77 anni, storico ds della Samp, braccio destro di Paolo Mantovani all’epoca di Vialli e Mancini. È stata la stessa
società ad annunciarlo con una nota sul suo sito internet.
Il Setterosa vola in semifinale agli Europei di pallanuoto di Budapest. Le
azzurre hanno battuto ai rigori la Grecia per 11-9 (2-2, 3-2, 1-2, 1-1; 4-2):
decisive le due parate del portiere Giulia Gorlero. Si tratta della tredicesima
qualificazione alla zona medaglie in altrettante partecipazioni. L’Italia affronterà domani (ore 18) l’Olanda; l’altra semifinale sarà Spagna-Ungheria.
Le sue spiegazioni per ora non hanno convinto: Daniel Hackett dovrà
comparire davanti al giudice sportivo del basket per aver abbandonato senza
autorizzazione e senza validi motivi il ritiro dell’Italia. Il procuratore della Fip
ieri ha ascoltato per un’ora e mezzo il giocatore della nazionale e di Milano e
ha deciso di deferirlo: Hackett rischia da cinque mesi a un anno di squalifica.
Scherma Mondiali d’oro per Errigo, Di Francisca e Batini (e l’eterna Vezzali in panchina in finale)
Astana trasparente
Sono senza segreti
le imprese di Vincenzo
C’è tutto su Internet
LUCHON — Chi era l’allenatore di Miguel Indurain?
Boh. Bjarne Riis e Jan Ullrich riuscivano davvero a
spingere 470 watt per 40 minuti di salita? Saperlo. Chi,
tra i dottori Ferrari e Garcia Del Moral (radiati),
compilava le tabelle di Lance Armstrong? Non è noto. È
vero che il preparatore-ombra di Alberto Contador è
stato a lungo José «Pepe» Marti, il fisiologo
recentemente squalificato dall’Usada? Se glielo chiedi il
Pistolero della Saxo Tinkoff si alza e se ne va.
Perché i dati di potenza di Chris Froome vengono
custoditi da Sky come codici di innesco di testate
nucleari? Segreto aziendale, risponde il team.
Se c’è qualcosa che difetta a tutti i vincitori del Tour de
France degli ultimi vent’anni (estromessi o meno
dall’albo d’oro per doping scoperto o confessato) è la
trasparenza sulla cilindrata dei loro motori, su chi li
allenava e, a volte, anche su dove si allenavano, visto
che un tipetto come il danese Michael Rasmussen venne
cacciato dal Tour in maglia gialla dalla sua squadra, nel
2007: dichiarò di essere stato in ritiro nel deserto del
Messico e venne invece visto
pedalare nella verdissima Val
di Fassa. Da questo punto di
vista, quella di Vincenzo
Nibali è la maglia gialla più
trasparente del ciclismo
moderno. L’Astana rende
infatti noti i file (integrali e
immodificabili) della «scatola
nera» del suo computer di
bordo, da cui si può leggere e
interpretare ogni respiro, ogni
palpitazione del corridore. Per
capire la differenza col
passato, anche recente, basta
ricordare il comportamento di Sky dopo
l’impressionante attacco di Chris Froome a Contador sul
Mont Ventoux nel 2013. Assillato dai cronisti, il
manager Dave Brailsford affidò il file con i dati a un
esperto indipendente (ma scelto da lui...) incaricandolo
(con l’obbligo di non diffondere alcun dato sensibile) di
fare da garante per il corridore. Costui (il fisiologo
francese Frédéric Grappe) si limitò però a comunicare
al mondo «la continuità delle prestazioni» di Froome
nel corso degli anni. Troppo poco, grazie. La rivoluzione
copernicana di Astana — o meglio dell’anima italiana di
Astana e del preparatore Slongo (nella foto) su tutti — è
consistita nel togliere ogni segreto sui metodi e sulle
prestazioni dell’attuale maglia gialla. I ritiri di
allenamento sono aperti ai giornalisti che lo desiderano,
i file delle corse vengono diffusi senza problemi e, come
nel caso della tappa di Arenberg, addirittura pubblicati
su Internet. Pulsazioni cardiache, potenza, cadenza di
pedalata e velocità possono essere ricostruite secondo
per secondo. Se ci aggiungiamo i venti controlli
antidoping subiti dal siciliano dall’inizio del Tour a oggi
e le due «Tac» alla bici (l’ultima ieri) per verificare
l’eventuale esistenza di un motorino, magari non
possiamo mettere la mano sul fuoco su Nibali ma
dormiamo sonni molto più tranquilli che in passato.
Marco Bonarrigo
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Selfie Baldini, Cassarà, Aspromonte e Avola di bronzo (Action Images)
Oggi si chiude con la spada a squadre
Così ieri
Fioretto a squadre femminile: 1. Italia (Errigo, Di Francisca,
Batini, Vezzali) b. 2. Russia 45-39; 3. Francia; 4. Corea del Sud
Fioretto a squadre maschile: 1. Francia; 2. Cina;
3. Italia (Cassarà, Baldini, Avola, Aspromonte) b. 4. Russia 45-29
Così oggi
Finale spada a squadre maschile e femminile; cerimonia di chiusura
Tv: ore 8.45 RaiSport1
Ragazze d’oro Il quartetto del trionfo: Elisa Di Francisca, Arianna Errigo, Martina Batini, Valentina Vezzali (Epa)
Fioretto, la solita grand’Italia
Donne che non sbagliano mai
Gli uomini centrano un bronzo che non cancella le ombre
D’oro e di bronzo. Per proseguire una tradizione di successi e
— quando va male, come ieri ai
maschi, superati dalla Cina in semifinale e confinati alla «piccola
finale» vinta sui russi — di podi
che magari non consolano fino in
fondo ma che servono, ad esempio, a difendere il primato nel
medagliere. Fioretto «Grand’Italia», al Mondiale di Kazan, dove
prima i maschi mettono una pezza di bronzo a una missione non
soddisfacente, da analizzare con
coraggiosa autocritica, e poi il
Dream Team femminile, sempre
al cospetto della Grande Madre
Russia, fa eco alla tripletta Errigo-Batini-Vezzali nella prova individuale, aggiungendo un tassello alla sua supremazia nelle
grandi competizioni. Recita così,
fermandoci agli ultimi tempi: oro
olimpico 2012, iridato 2013 e
2014, europeo 2013 e 2014.
Dal 2009, al Mondiale il peggior risultato della squadra femminile nell’arma per noi «ammi-
raglia» è un argento. E se si estende il tiro, risalendo nel tempo fino al 1982 (detto che il primo oro
iridato azzurro, il quattordicesimo della collezione, è del 1957),
si scopre che 13 titoli mondiali
delle fiorettiste in 32 anni equivalgono al 40 per cento di vittorie: serve un commento? No. Ed è
vietato dire che sono successi
scontati: confermarsi, nello
sport, è sempre più complicato
che issarsi in vetta.
«Queste ragazze — commenta
il c.t. Andrea Cipressa — continuano a far sembrare semplice
❜❜
Elisa Di Francisca
Vinciamo perché
sappiamo aiutarci
a vicenda nei
momenti difficili
ciò che non è». Verissimo.
Nel mare magnum dorato, dove da decenni navigano «equipaggi» vari e assortiti a seconda
dei momenti generazionali, abbiamo affondato di nuovo la
Russia, una volta superate precedenti e facili formalità, nell’ordine contro il Brasile, la Germania
di Andrea Magro e la Corea del
Sud. Rivali ormai di routine, le
russe, anche perché la loro emergente forza è griffata dalle mani
dell’ex c.t. Stefano Cerioni e di
Giovanni Bortolaso, che fu maestro della Errigo. Rivali consapevoli dell’occasione davanti al
pubblico amico, toste e pericolose, desiderose di rifarsi della beffa di un mese fa a Strasburgo,
quando nella finale europea la Di
Francisca vinse 45-44 risalendo
dal 38-44.
Non è stata una passeggiata.
La crepa si è vista eccome — la
scatenata Biriukova ha creato i
presupposti del 35-33, a due turni dalla fine — ma il sigillante ha
funzionato ancora perché nelle
fasi dure la squadra, che in finale, come nel 2013 a Budapest,
aveva Valentina Vezzali seduta in
panchina, ha i suoi anticorpi: sono il talento ormai imperioso
della Errigo, la forza nascente
della Batini e la capacità della Di
Francisca di cancellare i passaggi
a vuoto (ieri il 4-8 che aveva permesso alla Russia di andare in testa) e di tirare come un’olimpionica può e deve fare. «Siamo un
gruppo vero e lo abbiamo provato — dice Elisa —. Se una compagna è in difficoltà, la aiutiamo.
❜❜
Valentina Vezzali
Voglio arrivare a Rio
2016: moltiplicherò
gli sforzi,
sarà la mia sfida
È bello vincere conquesto clima». Lo confermano Arianna Errigo, al doppio «back to back»
personale sulla scena iridata
(«Non abbiamo mollato, volevamo vincere») e l’emozionata
Martina Batini, risvegliatasi in
corso d’opera: «Non stavo tirando bene, non mi rendevo conto
di che cosa ci fosse in palio. Ma
quando ho rimontato e ho lasciato Elisa in vantaggio, ho capito
tutto».
Ma lo dice, soprattutto, Valentina Vezzali, l’onorevole delle lame. Sono 15 i titoli mondiali con
questo oro che per Vale «ha un
sapore speciale». Perché speciale? «Perché a fare la riserva si soffre e perché una volta di più siamo state l’Italia che vince facendo squadra». Non lascia, Valentina. Anzi mette già i Giochi di Rio
nel mirino, anche se nel 2016
avrà 42 anni e se in Brasile, essendo depennata la gara a squadre, andranno solo due fiorettiste. La missione della Vezzali sarà
scalzare una tra Arianna, Martina
e Elisa, senza dimenticare le altre, non meno forti, che stavolta
sono rimaste a casa. «Devo far
coesistere gli impegni sportivi
con quelli politici. Moltiplicherò
gli sforzi: sarà la mia sfida», afferma. Le amiche-rivali la considerino una minaccia.
Flavio Vanetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La svolta Dopo il fallimento di Scolari, un ritorno sulla panchina della nazionale che scontenta tutti
La parola
Come si vota
L’assemblea Figc si
terrà a Roma l’11
agosto. Entro il 27/7
vanno presentate
le candidature.
I 278 delegati
Lega di A: 20
delegati; Lega di B:
21; Lega Pro: 60;
Lega Dilettanti: 90;
Calciatori: 52;
Tecnici: 26; Arbitri:
9. Percentuali. Lega
di serie A: 12%.
Lega di B: 5%. Lega
Pro: 17%. Dilettanti:
34%. Assocalciatori:
20%. Allenatori:
10%. Arbitri 2%
bia mai nulla, appena si intravvede
qualcosa di nuovo. Ma non ha nessuna intenzione di ritirarsi, perché perdere un’elezione non è un fatto disonorevole e poi fra due anni si dovrà
tornare a votare.
La giornata, nel complesso, è stata
favorevole a Tavecchio, che ha incontrato il presidente della Lega Pro, Mario Macalli, ottenendo il pieno appoggio, che, al momento del voto, si concretizzerà in una percentuale del 15%
(l’ex serie C vale il 17%). Tutto previsto, da tempo. La sorpresa semmai è
venuta dagli arbitri (percentuale del
2%): hanno manifestato l’intenzione
di astenersi, perché i candidati sono
due. Una scelta sconcertante, perché
di solito le elezioni nel mondo (a parte
la Corea del Nord) avvengono con due
o più candidati e perché per anni si
sono battuti per ottenere il diritto di
voto, minacciando addirittura scioperi, serrate, ammutinamenti. Questa è
la fotografia perfetta del calcio italiano. Il resto sono parole.
Fabio Monti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Brasile ci resta male ancora: il nuovo c.t. è Dunga
I brasiliani, secondo i sondaggi, sono quasi tutti d’accordo:
non volevano il ritorno di Dunga
sulla panchina della loro nazionale. Ma il momento è delicato e
c’è poco da fare gli schizzinosi. Il
Cucciolo (inteso come il settimo
nano: il suo soprannome vuol
dire questo) è invecchiato, ha la
faccia da duro, i capelli sempre a
spazzola e le spalle larghe: «Il
mio obiettivo è far cambiare
opinione ai tifosi: Nelson Mandela aveva tutti contro e riuscì,
con la pazienza, a far cambiare il
modo di pensare delle persone».
Il Sudafrica, dove fu eliminato
ai quarti del Mondiale 2010 dall’Olanda, evidentemente ha segnato la vita e le opere di Dunga,
il c.t. accusato di avere poco stile:
nel vestire, mal consigliato dalla
figlia che sarebbe del mestiere;
Neo c.t. Carlos Dunga, 50 anni,
nuovo c.t. del Brasile (Afp)
nel gioco, troppo difensivista;
nelle esternazioni e nei rapporti
con i media. «Se mi definiscono
un asino non mi offendo — ha
detto un anno fa quando lo volevano cacciare dall’Internacional
—: perché l’asino è un animale
lavoratore, umile».
E proprio dall’umiltà, secondo il realista Dunga, deve ripartire il nuovo Brasile. «Non siamo
più i migliori. Lo siamo stati, ma
ora non più. Dobbiamo tornare a
esserlo, ma non possiamo farlo
da un giorno all’altro. Io — dice
il c.t. 50enne già in carica dal
2006 al 2010 — non vendo sogni. Qualificarsi al Mondiale
non sarà facile. Non dobbiamo
credere di aver vinto la Coppa
prima di giocarla. Il marketing è
importante, non tutto è da buttare, ma contano i risultati sul
campo». I riferimenti alla fragile
mistica di Felipao Scolari che ha
condotto il Brasile fino al tragico
7-1 coi tedeschi non sono casuali: «Ripartiamo, dal talento, dal
lavoro e dall’organizzazione» dice Dunga, sobrio e attento anche
nell’abito scuro, con camicia
bianca e cravatta rossa.
Il capitano che alzò la Coppa
del Mondo a Pasadena nel 1994
dopo la vittoria ai rigori contro
l’Italia ha conquistato da c.t. la
Coppa America 2007 e la Confe-
Pregiudizi
Non piace non solo per
come gioca ma anche per
come veste. E lui: «Io non
vendo sogni, ma umiltà»
derations 2009: uomo d’ordine a
centrocampo e fedele a un 4-4-2
equilibrato come allenatore,
Dunga è stato scelto dal responsabile tecnico Gilmar, ex portiere di riserva nel mondiale americano, per riportare un po’ d’ordine in un ambiente ferito: alla vig i l i a d e l l a s e m i f i n a l e co i
tedeschi alle 10 di sera il ritiro
del Brasile era ancora popolato
da sponsor e amici degli amici.
Il debutto del Dunga-bis, il 4
settembre, sarà in Florida in
amichevole contro l’ultimo dolce ricordo (vittoria ai quarti) del
Mondiale in casa: la Colombia
della stella James Rodriguez.
Dunga di fronte alla nazione ieri
l’ha chiamato «Jimenez». I brasiliani lo aspettano al varco.
Paolo Tomaselli
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38
italia: 51575551575557
Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
Sport 39
italia: 51575551575557
Milan futuro Berlusconi: «Un nuovo ciclo con i giovani del vivaio»
Dopo il Mondiale
Ora è un NormalMario
La strada di Inzaghi
per recuperare Balotelli
Arbitri
meno fischi
più righe
«Azzeriamo tutto. Lui e Pazzini pari»
La novità
L’Inter avrà
il prof Arcelli
nutrizionista
MILANO — C’è ancora
qualche dettaglio da definire,
poi verrà ufficializzato da
parte dell’Inter l’inizio della
collaborazione con il prof.
Enrico Arcelli, che entrerà a
far parte dello staff medico
nerazzurro, coordinato dal
dottor Volpi. A lui verrà
chiesto in particolare di
seguire tutto l’aspetto legato
all’alimentazione. Arcelli, che
in passato è stato a lungo
collaboratore del Corriere
della Sera (ha scritto venti
libri, il più famoso resta
Correre è bello), è sempre
stato un pioniere della scienza
e della medicina applicata allo
sport. Classe 1940, milanese
di nascita, ma varesino di
adozione, laureato in
medicina con tre
specializzazioni (medicina
dello Sport; scienza
dell’alimentazione e medicina
del lavoro), grande cultore di
atletica, Arcelli è stato l’uomo
che ha ricostruito il settore
della maratona all’inizio degli
anni Settanta, quando la
specialità viveva un momento
di crisi profonda: dopo essere
stato il preparatore della
grande Ignis di basket, ha
inventato lo stesso ruolo nel
calcio, attraverso una
razionalizzazione delle
metodiche di lavoro. Era lui il
preparatore del Varese
all’inizio degli anni Ottanta
con Fascetti allenatore e
Marotta direttore generale,
sotto la presidenza di
Colantuoni. E con lui erano
nate le corse in salita sulla
collina sopra Masnago,
definita dei giocatori il
«Golgota». Correre in salita è
diventato nel tempo
normalità, ma più di
trent’anni fa rappresentava
una vera rivoluzione per il
calcio. Ed è stato Arcelli,
attraverso l’équipe Enervit, ad
aver guidato Francesco Moser
alla conquista del primato
dell’ora a Città del Messico nel
gennaio 1984.
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MILANO — Resta al Milan,
«ma nessuno è insostituibile»;
lo vuole l’Arsenal ma offre troppo poco; si è deprezzato e Silvio
se ne duole; imbraccia il fucile
davanti all’Iphone, poi si pente;
lo rivuole l’Arsenal; «al Milan
non è pervenuta nessuna offerta, a meno che non arrivi una
email domani...»; l’Iphone immortala un negozio con lo stemma dell’Arsenal in vetrina; ha
così voglia di ricominciare che si
sta allenando in vacanza con un
preparatore; l’Arsenal in attacco
è a posto così.
Riassunto delle puntate precedenti, fino a quella di ieri: per
la stampa inglese l’esoso procuratore ha chiesto 6 milioni di ingaggio ed è per quello che l’Arsenal ha detto bye. L’estate di
Mario Balotelli dal momento in
cui si è chiuso il disastroso
Mondiale brasiliano, fino a
CANADA
USA
Toronto
Denver
2
1
Berkeley
Pittsburgh
Dallas
3
4
Boston
1
1
2 4 3 Philadelphia
2
3 Washington D.C.
Charlotte
Houston
sie privilegiate per il giocatore di
gran classe, né problema né salvatore della patria: questa è la
terza via per la rinascita. Come
già detto il giorno della presentazione, «nel mio Milan tutti dovranno conquistarsi il posto». E
quindi: «I nostri due centravanti
centrali sono Balotelli e Pazzini,
poi qualche volta cercheremo
anche di farli giocare assieme».
Comunque sarà una partenza alla pari, perché è nota la stima di
Pippo per il lavoro in area e il carattere del Pazzo.
L’Inzaghi normalizzatore sceglie un approccio laico verso un
ragazzo al centro di dispute feroci. Un atteggiamento in linea
con la società. Se Balo resta, va
gestito al meglio, ma nessuno
(neanche Pippo) farà barricate
per tenerlo. «È al centro di offerte? È il mercato, deciderà la società. Se dovesse andare via,
milioni
È l’ingaggio che,
per la stampa
inglese, Mario
Balotelli avrebbe
chiesto all’Arsenal
e che ha fatto
arenare la trattativa
30
gol
segnati
da Mario Balotelli
in rossonero
in 54 presenze.
L’attaccante
è arrivato
nel gennaio 2013
Salvatore Riggio
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avremo bisogno di un sostituto,
ma io penso che alla fine saremo
questi». A parte l’attaccante
esterno chiesto come rinforzo.
«Sappiamo che manca qualcosa
per essere a livello di Juve, Roma
e Napoli, se arriverà qualcuno
bene, altrimenti cercheremo
con la ferocia, la tattica, il lavoro
di arrivare in Champions League».
Parole dolci per l’orecchio del
presidente Silvio Berlusconi, che
con il settimanale Oggi ha parlato di Milan: «Dobbiamo tornare
a vincere, inaugurare un nuovo
ciclo e valorizzare i tanti bravissimi giovani che vengono dal
nostro vivaio». Lavoro, gruppo,
giovani: nessuno chiede più al
NormalMario di salvare il Milan,
è più che sufficiente che salvi se
stesso.
Arianna Ravelli
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INTER
ROMA
1 Dom 27/7 - ore 0.10
Inter-Real Madrid
2 Mer 30/7 - ore 1
Inter-Manchester Utd
3 Sab 2/8 - ore 19
Inter-Roma
F Mar 5/8 - ore 0.30
Eventuale finale G. I. C. C.
1 Stanotte - ore 1.30
Roma-Liverpool
2 Sab 26/7 - ore 22.10
Roma-Manchester Utd
3 Mer 30/7 - ore 3.15
Roma-Real Madrid
4 Sab 2/8 - ore 19
Roma-Inter
F Mar 5/8 - ore 0.30
Eventuale finale G. I. C. C.
BRASILE
2 San Paolo
Lima
6
1 Ven 25/7 - ore 2
Milan-Olympiacos
2 Dom 27/7 - ore 22
Milan-Manchester City
3 Sab 2/8 - ore 0.30
Milan-Liverpool
F Mar 5/8 - ore 0.30
Eventuale finale G. I. C. C.
4 Gio 7/8 - ore 3
Milan-Chivas
PERÙ
3
l gioco del calcio pretende le
righe bianche sul terreno; si
sente sicuro solo con tracce ben
visibili. Se nevica, gli addetti,
con la scopa, riscoprono le
righe, anche nel più piccolo
stadio del mondo: senza la
chiara demarcazione delle linee
perimetrali e delle aree non ci
può essere calcio. Tutto il
mondo del pallone che conta sta
chiedendo, ora, l’adozione della
bomboletta spray: staremo a
vedere se la schiuma brasiliana
reggerà sui campi bagnati nei
giorni di maltempo. Se il cielo
prometterà neve, l’arbitro avrà
con sé anche uno spray rosso. Al
Mondiale i calciatori sono
apparsi rassicurati dallo spray
sulla punta delle scarpe: anzi,
ancora prima che l’arbitro, con
destrezza, tracciasse la riga dei
m 9,15 per la barriera, erano già
premurosamente disposti a
retrocedere ulteriormente verso
la propria porta temendo, forse,
di cancellare lo spray appena
deposto. È apparso chiaro che
l’arbitro per bloccare, con giro
di spray, il pallone e produrre la
linea «magica» ha trascurato la
precisione dei 9,15: non era
importante la distanza, ma
l’apparizione della nuova riga.
Ci fosse stata una protesta per
una barriera tropo vicina!
Nulla. Non è che questa novità
abbia prodotto più gol da parte
degli specialisti nel sorvolare la
barriera, ma certamente ha
distribuito serenità. Che,
insieme con la sicurezza
tecnologica sulla linea di porta,
ha prodotto un’euforia nei
calciatori. Le linee sono la
certezza del calcio. Per quanto
riguarda quelle perimetrali ci
sono gli assistenti, che fanno
bene il loro lavoro soprattutto
scoprendo che l’attaccante è
oltre il difensore di pochi
centimetri e perciò fuori dal
gioco. Mancando però la linea,
gli attaccanti e i difensori
protestano spesso, quasi
sempre ingiustamente. Bisogna
giustificarli: senza la linea,
perdono la serenità. Nel 1991 la
Fifa provò a tracciare la linea
del fuorigioco ai 16,50 metri,
per tutta la larghezza del
campo. Fino a quella distanza,
dal centrocampo, non esisteva il
fuorigioco. Oggi, non potendo
tracciare la linea del fuorigioco,
si cerca di eliminarlo o di
attenuarne il peso. Il calcio del
futuro avrà sempre più bisogno
di linee certe; non potendo
eliminare gli arbitri, li inviterà
alla leggerezza regolamentare,
che li farà gradualmente
scomparire. Ormai nel calcio
contano più le righe fatte con lo
spray delle idee.
MILAN
1
La Plata
ARGENTINA
F
Miami
C.D.S.
I
Tormentato Mario Balotelli, 23 anni, è al centro di numerosi voci di mercato (LaPresse)
quando, oggi, non incontrerà il
Milan e il suo nuovo allenatore
Pippo Inzaghi, a New York. Ovvero, il momento in cui finirà
l’epoca di SuperMario, per provare a ripartire (un’altra volta)
nei panni di NormalMario. Il
pensiero di Inzaghi è semplice e
chiarissimo: uno come tutti gli
altri. «Un giocatore importante», certamente, «un talento, del
Milan e della nazionale che spetterà a me — parola di allenatore
giustamente convinto dei propri
metodi e delle proprie capacità
maieutiche — far rendere al meglio delle sue potenzialità». Ma
comunque uno che parte alla
pari dei compagni: «Con lui come con tutti gli altri si riparte da
capo, azzererò tutto quello che
ho sentito, nel bene e nel male.
Io le persone le voglio conoscere, così posso farle rendere». Né
pregiudizi per il reprobo né cor-
In giro per il mondo
di PAOLO CASARIN
Orari italiani
3
1
FIORENTINA
1 Sab 26/7 - ore 20
Fiorentina-Estudiantes
2 Ven 1/8 - ore 2.50
Fiorentina-Palmeiras
3 Lun 4/8 - ore 0.05
Fiorentina-Club Universitario
SINGAPORE
Singapore
Giacarta
INDONESIA
JUVENTUS
AUSTRALIA
2
Sydney
1 Mer 6/8 - ore 15
Juventus-All Star Indonesia
2 Dom 10/8 - ore 11.30
Juventus-Australian Stars
3 Sab 16/8 - ore 13.30
Juventus-All Star Singapore
Tour In campo Roma, Milan, Inter, Juve e Fiorentina
America, Asia e Australia
per rivitalizzare il brand
MILANO — In giro per il mondo
per tornei ben remunerati e per mettere minuti nelle gambe in attesa dell’inizio della nuova stagione. Volare
negli States, come hanno fatto Roma,
Milan e Inter, è ormai tradizione. La
Juventus ha invece scelto Asia e Australia, le nuove frontiere per rivitalizzare il brand e dare una bella spallata (in positivo, si intende) al marke-
ting. La Fiorentina invece andrà in
Sudamerica. In tempi di crisi, è indispensabile aumentare i ricavi.
Così stanotte la Roma debutterà a
Boston in amichevole contro il Liverpool (ore 1.30 italiane). A seguire il
Milan che a Toronto, in Canada, sfiderà l’Olympiacos (domani notte, le 2
italiane di venerdì 25) nella prima
giornata della Guinness International
Champions Cup (introiti per 3,5 milioni). Infine, toccherà all’Inter che
giocherà nella notte tra sabato e domenica (ore 0.10 italiane) contro il
Real campione d’Europa e ritroverà
Ancelotti. Poi, in giro per gli States tra
Denver, Dallas, Pittsburgh, Charlotte,
Berkeley, Washington D.C. e Philadelphia. Quest’ultima teatro della partita
«tricolore» tra Inter e Roma, in programma il 2 agosto (ore 19 italiane).
Per la Guinness International Champions Cup l’appuntamento è a Miami
per la finale del 5 agosto (ore 0.30 italiane). Altrimenti, si torna a casa prima. Tranne il Milan che volerà a Houston per l’ultima amichevole contro i
Chivas e rientrerà in Italia da New
York venerdì 8 agosto. Qualche migliaia di chilometri più in basso ci sarà la Fiorentina, impegnata tra Argentina, Brasile e Perù.
Tournée asiatica, invece, per la Juventus di Massimiliano Allegri. I
campioni di Italia il 6 agosto saranno
a Giacarta, in Indonesia, per affrontare i migliori giocatori del campionato
locale. Quattro giorni dopo tutti a
Sydney, in Australia, a giocare contro
l’Australian Stars orfana di Alessandro Del Piero, il grande ex. Il 16 agosto
la Juve andrà a Singapore e poi tornerà in Italia a difendere lo scudetto.
Con qualche milione in più in cassa.
Mercato Robinho saluta il Milan e torna in Brasile: lo aspetta il Cruzeiro. La Roma blinda Benatia. L’assist di Tevez ad Allegri
Morata k.o. per 50 giorni, la Juve sonda Lukaku. Inter, Medel vicino
MILANO — La Juve perde
Morata e accoglie Pereyra. Inizia
nel più sfortunato dei modi
l’avventura in bianconero del
giovane attaccante spagnolo:
l’ex Real Madrid dovrà stare fermo per 50 giorni a causa di un
infortunio al ginocchio sinistro.
«Lesione di secondo grado al legamento collaterale mediale»
recita il bollettino medico del
club torinese. L’intervento chirurgico è scongiurato ma Morata starà fuori fino a metà settembre: l’obiettivo è rientrare
per il debutto in Champions League (in calendario per il 16-17
settembre).
L’inconveniente non cambia i
piani di mercato della Juve,
semmai li accelera. L’arrivo di
un altro attaccante era già in
preventivo: ora si dovrà stringere sull’obiettivo. Piace molto
Romelu Lukaku: per il belga,
valutato 40 milioni dal Chelsea,
si lavora per un prestito con diritto di riscatto, ma l’affare non
è semplice. Stesso discorso per
Lavezzi: il Pocho ha caratteristiche diverse da Lukaku; identiche sono le difficoltà per i rapporti non idilliaci con il Paris
Saint Germain. L’eventuale acquisto di Di Maria da parte dei
parigini potrebbe però facilitare
la cosa. Sullo sfondo restano
Shaqiri e l’usato sicuro Eto’o.
La Juve, intanto, ha chiuso
l’accordo con l’Udinese per Ro-
berto Pereyra: 1,5 milioni per il
prestito dell’argentino, 11 milioni per il riscatto, più il cartellino di Sorensen, valutato 3,5
milioni. Oggi il centrocampista
effettuerà le visite mediche.
Intanto emerge un curioso
retroscena sulla scelta dell’allenatore chiamato a sostituire
Antonio Conte. Nelle ore seguenti all’addio dell’ex tecnico
juventino, l’ad Marotta effettuò
un giro di consultazioni telefoniche fra i giocatori più rappresentativi. «Carlitos, avremmo
pensato di prendere Mancini,
che ne pensi?». Tevez, reduce da
una lite furiosa con l’allenatore
Vicino
Medel a un passo dall’Inter (Afp)
Addio
Robinho lascia il Milan (Forte)
Chi sale e chi scende
Rinforzo
Pereyra alla Juve (LaPresse)
jesino ai tempi del Manchester
City (nel 2011 si rifiutò di entrare contro il Bayern Monaco e
venne messo fuori rosa) avrebbe risposto gelido: «Bene, allora
preparo subito i bagagli. Cambio squadra». Inversione a U repentina del club bianconero: a
Vinovo è stato prontamente
convocato Massimiliano Allegri.
Il Milan sta per salutare Robinho. Tramontato il Santos, il
brasiliano è vicino al Cruzeiro
che ha proposto il prestito per
un anno. Oggi ci sarà un nuovo
incontro. Poi potrà partire la
caccia all’attaccante esterno.
L’obiettivo numero uno è Alessio Cerci, valutato 18 milioni dal
Torino. Il nome nuovo per il Milan è Douglas Costa, 23 anni,
brasiliano, uno dei dissidenti
dello Shakthar Donetsk, valutato dagli ucraini 25-30 milioni di
euro ma, secondo il Daily Mail,
seguito anche da Tottenham,
Arsenal e Roma.
L’Inter è sempre più vicina a
Medel (la distanza con il Cardiff
è di un solo milione). Il Monaco
sonda Guarin (i nerazzurri chiedono 18 milioni) mentre per
l’attacco sono in calo le quotazioni di Jovetic (dopo l’infortunio di Negredo). Osvaldo è l’extrema ratio, Bacca del Siviglia il
più concreto desiderio di Mazzarri. Garcia dagli Usa annuncia:
«Benatia non si muove dalla Roma». Il Napoli ha chiesto Mario
Suarez all’Atletico Madrid.
Filippo Bonsignore
Monica Colombo
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Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Margherita, Andrea, Alberto e Cara danno il
triste annuncio che
Edgardo Ferrari
è mancato all’affetto dei suoi cari.- I funerali si
terranno a Milano nella chiesta di San Giovanni
in Laterano piazza Bernini mercoledì 23 luglio alle 14.45. - Milano, 23 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Paolo ed Elena Ripamonti.
– Dada.
– Paola.
– Alessandra.
– Roberta.
– Luciana Motta.
Davide e Monica con Andrea e Carlotta si stringono con affetto ad Andrea in questo triste momento per la perdita del papà
Edgardo
- Lugano, 22 luglio 2014.
Alfredo e Barbara con Edoardo e Andrea si
stringono con affetto ad Andrea e alla sua famiglia nel dolore per la scomparsa di
Edgardo Ferrari
- Milano, 22 luglio 2014.
Partecipa al lutto:
– Tina Romano.
Hai lottato come un leone sino all’ultimo, ed
io con te.- Mi hai lasciata sola ma con tanti splendidi ricordi.- Ciao
Siamo vicini a Margherita, Alberto e Andrea ricordando con affetto
Edgardo
Elena e Pierangelo Pezzoli con Gabriele e Marianna.
- Peschiera Borromeo, 22 luglio 2014.
Margherita. - Milano, 23 luglio 2014.
Sei stato un padre meraviglioso, affettuoso,
premuroso, compagno di mille avventure, di tante passioni, ci siamo veramente divertiti insieme.È stato un privilegio averti al mio fianco.- Ciao
papà
Andrea. - Milano, 23 luglio 2014.
Caro
papà
i miei occhi ti vedranno sempre come il gran condottiero di poderose battaglie che ci hanno visto
entrambi vincitori e vinti.- Ora il mio cuore di figlio piange la tua improvvisa e inaspettata scomparsa.- Mi mancherai tanto.- Ciao papà ti voglio
bene.- Alberto. - Milano, 23 luglio 2014.
Edgardo Ferrari
nonno Edgardo
sarai sempre nei nostri cuori.- Ale, Filippo, Santiago e Lorenzo. - Milano, 23 luglio 2014.
Caro
Edgardo
sono stata fortunata di averti conosciuto, sarai
sempre nel mio cuore.- Gabriela.
- Milano, 23 luglio 2014.
Giovina, Laura, Monica e Giuseppe sono affettuosamente vicini a Margherita, Andrea e Alberto
in questo dolorosissimo momento per la perdita
dell’amato
Edgardo Ferrari
- Milano, 22 luglio 2014.
Ferruccio con Sabrina abbraccia forte Andrea
per la perdita del papà
Edgardo
Sono vicino a Margherita e Alberto che mi hanno
sempre fatto sentire a casa.
- Milano, 22 luglio 2014.
Carissimo, indimenticabile
Edgardo
da pochi giorni è volata in cielo la mia adorata
Vera e ora devo già piangere tante altre lacrime
per te, amico inseparabile di una vita intera.Giorgio, che ti avrà sempre nel cuore, si stringe
a Margherita, Alberto e Andrea in un lungo affettuosissimo abbraccio insieme a Mariarita, Stefano, Lucia, Alessandro.
- Monza, 22 luglio 2014.
Cara Margherita, i nostri marinai ci hanno lasciato, ma continueranno ad accompagnarci lungo la rotta.- Sono vicina a te, Alberto e Andrea
in questo doloroso momento per la scomparsa di
Edgardo
Silvana con Manuela, Fabio, Dario e le loro famiglie. - Forte dei Marmi, 22 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Aldo e Marialaura Cannavale.
Ellia e Giacomo Biggiogero sono vicini a Margherita ed Alberto in questo triste momento per
la perdita di
Edgardo Ferrari
La zia Franca profondamente addolorata si
stringe a Donata e famiglia per la grave perdita
della sua cara mamma
I dipendenti e i collaboratori di Grafiche Milani
S.p.A. sono vicini alla famiglia per la scomparsa
del
sig. Edgardo Ferrari
- Milano, 22 luglio 2014.
Titti e Romolo Genghini partecipano con affetto al grande dolore di Margherita e dei suoi figli
e non dimenticheranno mai
amico carissimo. - Milano, 22 luglio 2014.
Con grande affetto e commozione Carlo e Gabriella, Filippo e Orietta, Gianni e Carla, Emilio
e Laura, Alberto e Mariangela, Gianni e Paola,
Carlo e Lidia, abbracciano Margherita e la sua
famiglia nel ricordo di
Edgardo
- Milano, 22 luglio 2014.
Stefano ed Ekaterina sono vicini ad Andrea per
la perdita del caro papà
Edgardo Ferrari
- Milano, 22 luglio 2014.
Mi stringo con affetto al dolore di Andrea e dei
familiari per la scomparsa del suo caro papà
Edgardo
Silvia Galbiati. - Milano, 22 luglio 2014.
Davide e Corinna con la piccola Lidia sono vicini ad Andrea e alla famiglia Ferrari per la scomparsa del caro papà
sig. Edgardo Ferrari
Siamo vicini a Margherita Alberto Andrea e a
tutta la famiglia in ricordo del caro
Edgardo
Rachele, Raffaella, Riccardo, Alberto e Virginia.
- Milano, 22 luglio 2014.
Ciao
Edgardo
grazie per la fiducia incondizionata che mi hai
sempre dato.- Giovanni.
- Milano, 22 luglio 2014.
Giovanni con Betta, Monica con Paolo, Mally
con Patty e Ale con Max si stringono con affetto
ad Andrea, Margherita e Alberto nel ricordo del
caro
Edgardo Ferrari
- Milano, 22 luglio 2014.
Le direzioni e le maestranze di Daddy Gestioni
e Maxim Gestioni si uniscono al dolore della famiglia per la perdita del
sig. Edgardo Ferrari
- Milano, 23 luglio 2014.
Gigi, Guido, Roberto, Alessandra e Marina sono affettuosamente vicini a Giuliana, Pietro, Matteo, Letizia e Cecilia nel ricordo di
Mario Lampertico
cognato e zio magnifico.
- Milano, 21 luglio 2014.
- Milano, 22 luglio 2014.
Massimo ed Alessandra con Francesco e Giorgia sono vicini con affetto al grande dolore di Andrea ed Alberto e di tutti i famigliari per la perdita
del loro amato papà
Edgardo Ferrari
- Milano, 21 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Massimo e Giulia Bianchi.
Paolo e Federica si stringono con affetto ad Andrea, Alberto e Margherita nel ricordo dell’indimenticabile
Edgardo
- Milano, 22 luglio 2014.
Alessandra, Mario e Camilla abbracciano forte
Giuliana e tutti i figli nel ricordo dell’indimenticabile
zio Mario
Edgardo Ferrari
- Milano, 21 luglio 2014.
Paolo e Daniela, Giorgio e Muriel si stringono
con affetto all’amico Andrea nel ricordo del suo
adorato papà
Edgardo Ferrari
- Milano, 22 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Elio e Lilli Hassan.
– Turi Daviddi.
Edgardo
imprenditore capace e coraggioso, amico leale.Lasci in chi ti ha conosciuto un vuoto incolmabile!- Nel tuo ricordo, rattristati e commossi, ci
stringiamo con affetto alla cara Margherita e ai
tuoi adorati figli e nipoti.- Vito e Rina.
- Monza, 22 luglio 2014.
Addio
Edgardo
ti salutano gli amici di tanti anni sereni trascorsi
insieme.- Lele e Ludovica, Sandro e Cristina, Paolo e Patrizia abbracciano Margherita, Alberto e
Andrea e sono vicini a tutti i loro cari.
- Milano, 21 luglio 2014.
- Milano, 22 luglio 2014.
Elena Annelies e famiglia si stringono con affetto a Donata e ai suoi cari per la perdita della
mamma
Serenella Bellani
- Milano, 22 luglio 2014.
Serenella Cambiasi
- Milano, 22 luglio 2014.
Huguette, Marco e Caterina, Marina, Paola e
Francesco, Nicolò, Michele, Vijaya, Alberto annunciano che il 21 luglio il loro caro
Riccardo Bechis
ha lasciato il corpo, serenamente.- Oggi alle
14.45 verrà ricordato nella chiesa Santa Maria
del Suffragio, corso XXII Marzo.
- Milano, 23 luglio 2014.
Partecipa al lutto:
– Eduardo Szego.
Ing. Riccardo Bechis
ti abbiamo voluto bene.- Giangi, Maurizio, Fabrizio, Nicolò, Michele, Sofia, Pietro, Elisa, Andrea, Carlo, Silvia, Goga, Valentina, Riccardo e
Tommaso. - Milano, 22 luglio 2014.
Ferruccio de Bortoli, la Direzione e la Redazione del Corriere della Sera sono vicini a Marco e
alla famiglia e partecipano al loro dolore per la
scomparsa di
Riccardo Bechis
La squadra-Corriere del "Rumore della memoria" è vicinissima a Marco per la scomparsa del
padre
Riccardo Bechis
Alessia, Antonio, Ilaria, Melania, Iacopo.
- Milano, 22 luglio 2014.
di
Ciao
Un abbraccio a Marco e familiari per la perdita
Mario
indimenticabile e generoso amico di tutta la vita.
- Roma, 22 luglio 2014.
Luigi e Maria Pia Della Beffa sono affettuosamente vicini a Giuliana e alla famiglia tutta nel
dolore e nel rimpianto per la scomparsa del carissimo amico
Prof. Mario Lampertico
- Milano, 22 luglio 2014.
La casa d’aste Porro & C partecipa al lutto della
famiglia per la scomparsa del
- Milano, 22 luglio 2014.
Mario Lampertico
Partecipano al lutto:
– Mariagrazia Marini.
– Riccardo e Nicoletta Bandi.
– Guido e Lalla Pozza.
– Ucci Bianchi Romagnoli.
– Annabella e Vieri Poggiali.
Zia Enza Guadagni
sarai sempre il nostro faro.- Francesca Valentina
Matteo Pietro e Filippo.
- Milano, 22 luglio 2014.
Imma Elia Flavia con Carlo e Franco rimpiangono l’affetto perduto dell’indimenticabile
Magda
Un forte abbraccio a Gianni Genì Giovanna Roberta e Marco. - Milano, 22 luglio 2014.
Tilli con Pierluigi, Lori e Claudio si stringe forte
all’amico di sempre Gianni e ai figli Angelo, Giovanna, Marco e Roberta per la perdita dell’adorata
Magda
- Milano, 22 luglio 2014.
Anna con Sergio, Ela, Giovanni e Francesca,
piange l’amica di una vita e insieme abbracciano
affettuosamente Gianni e figli nel ricordo di
Magda
- Milano, 22 luglio 2014.
Ellen e Roberto si stringono a Marco per la perdita della sua cara mamma
- Milano, 22 luglio 2014.
Partecipa al lutto:
– Marco Brizzi.
Manuela e Massimo abbracciano Marco in questo triste momento. - Milano, 22 luglio 2014.
Gli amici di una vita Bettica e d’Avanzo partecipano con grande affetto alla perdita di
Stefano ed Ekaterina sono vicini a Marco per
la perdita della cara mamma
Eldo e Anna profondamente commossi ricorderanno sempre la cara amica
Serenella
- Milano, 22 luglio 2014.
Riccardo Bechis
- Milano, 22 luglio 2014.
Carla, Tini, Rosanna, Piera ricordano affettuosamente
Marcella Rocca ricorda con profondo affetto
Serenella
Riccardo Bechis
e si uniscono al dolore della famiglia.
- Milano, 22 luglio 2014.
amico di tutta la vita ed è come sempre vicina ad
Huguette. - Buenos Aires, 23 luglio 2014.
Raffaella e Piergiorgio con Isa si stringono affettuosamente a Donata e famiglia per la perdita
dell’indimenticabile
Partecipano al lutto:
– I figli Enrico Carla Piñeyro, Alessandro Virginia Piñeyro, Andres Piñeyro, Laura Piñeyro.
Serenella
- Milano, 22 luglio 2014.
Cara
Serenella
amica dolce e sensibile, un abbraccio grande anche al caro Guido, insieme per sempre.- Margot.
- Milano, 22 luglio 2014.
Cara Donata mi stringo a te, a Guido, a Nicola
e Carlo in questo doloroso momento, ricordando
la tua cara mamma
Serenella
con tanto affetto.- Francesca.
- Milano, 22 luglio 2014.
Carlo Cavalleri partecipa al dolore di Donata
e famiglia per la perdita di
Serenella
cara e sensibile amica.
- Milano, 22 luglio 2014.
Ciao
Serenella
ti ricorderò sempre.- Un abbraccio Franca.
- Milano, 22 luglio 2014.
Ciao
Serenella
hai raggiunto il tuo Guido, a noi mancherai tantissimo.- Elio e Ada.
- Barasso, 22 luglio 2014.
Antonella Dainotto si stringe affettuosamente
a Donata nel ricordo dell’indimenticabile amica
Serenella
- Milano, 22 luglio 2014.
Andreina Rocca con Gianfelice e Martina, Paolo e Bea, Daria coi figli, con profonda tristezza si
stringe affettuosamente a Huguette e alla famiglia tutta nel ricordo del caro
Riccardo
amico di una vita. - Milano, 22 luglio 2014.
Anna Bonatti Rocca con i figli Roberto, Maria,
Elena, Guido, Enrico, prende parte al dolore di
Huguette e figli nel ricordo indimenticabile del
caro
Riccardo
- Milano, 22 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Luisa e Nani Cortesi.
Luigi e Marisa Iperti sono affettuosamente vicini a Huguette, Marina, Marco, Paola per la perdita di
Riccardo Bechis
di cui ricordano con grande rimpianto la profonda amicizia e le luminose qualità umane e professionali. - Milano, 22 luglio 2014.
La presidenza, la direzione e tutti i collaboratori del gruppo Techint in Italia e all’estero, partecipano con profondo cordoglio al dolore della
famiglia per la scomparsa dell’
Ing. Riccardo Bechis
- Milano, 22 luglio 2014.
Achille, Diana, Santiago e Sebastiano Mauri si
stringono a tutta la famiglia Bechis per la scomparsa dello straordinario
Riccardo
- Milano, 22 luglio 2014.
Il Presidente, il Consiglio Direttivo e il personale dell’OICE partecipano con profonda commozione ed affetto al dolore dei familiari per la
scomparsa dell’
L’Amministratore Delegato, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale ed il personale tutto delle società del gruppo Sudprogetti
S.p.A. partecipano con profondo cordoglio al lutto dei familiari per la scomparsa dell’indimenticabile
Luisetta con Cippi, Mario, Pietro e le loro famiglie abbraccia Giuliana e i suoi figli nel ricordo
di
I figli Angelo, Giovanna, Marco e Roberta, con la
nuora Daniela ed i generi Chicco e Carlo non la
dimenticheranno mai.
- Milano, 22 luglio 2014.
un uomo che ci ha insegnato a guardare al futuro.- Gigi con Alessandra Tito e Greta.
- Milano, 22 luglio 2014.
Con commozione e rimpianto, Carmela ricorda la cara indimenticabile amica
Mario Lampertico
Magda de Meo de Riso
cara dolce amica di tutti noi.- Abbracciamo affettuosamente Donata e tutti i familiari e partecipiamo al loro dolore.- Con affetto Maria Luisa e
Carlo con Giuliana, Laura, Luisella, Guido con
Maria Rosa. - Milano, 22 luglio 2014.
figura di spicco dell’associazione e ne ricordano
con riconoscenza la continua e inesauribile collaborazione ricevuta. - Roma, 22 luglio 2014.
Mario Lampertico
Partecipano al lutto:
– Luciano e Silli Raco.
Ha lasciato questa vita una grande donna ed
una grande madre
Riccardo
dolce e cara amica di tanti anni.
- Milano, 22 luglio 2014.
Carlo e Valerio Cavalleri, Daniela e Bruno Argentero sono vicini a Matteo per la perdita del
padre
Magda de Meo de Riso
non c’è più.- La famiglia annuncia che i funerali
si svolgeranno alle ore 15 del 23 luglio 2014
presso la chiesa del Sacro Cuore dei Frati Cappuccini, viale Piave 2 Milano.
- Milano, 22 luglio 2014.
Serenella
- Milano, 22 luglio 2014.
- Milano, 22 luglio 2014.
Hai perduto la vita ma non il nostro amore.Ciao, piccola mia.- Il tuo Gianni
- Milano, 22 luglio 2014.
Novella Gigi e Francesco Orsenigo con le loro
famiglie sono vicini a Giuliana ricordando con
grande affetto
Prof. Mario Lampertico
Ciao
Serenella Cambiasi
ved. Bellani
I condomini e l’amministratore di via Marenco
2 Milano partecipano al dolore della famiglia per
la perdita della signora
Nucci Notari e figli si stringono con sincero affetto a Donata nel ricordo della mamma
- Milano, 21 luglio 2014.
Luciano, Rita, Stefano e Renata Crespi commossi ed addolorati abbracciano con grande affetto Margherita, Alberto e Andrea per la perdita
dell’inestimabile amico
Serenella
Edgardo
- Milano, 22 luglio 2014.
Edgardo
- Milano, 22 luglio 2014.
Primavera, ricorda con tenerezza la sorella
e la rivede piccola, quando la chiamava Nenné.
- Varese, 22 luglio 2014.
- Vicenza, 23 luglio 2014.
Massimo e Federica si stringono ad Andrea e
famiglia con affetto in questo momento di dolore
per la scomparsa del suo caro papà
Partecipano al lutto:
– Tilla Durante.
– Ilde Bellani con Alessandra e famiglia.
– Marialuisa Bellani e figli.
– Gabriella Biffi.
– Emilio e Mariolina Aonzo.
– Ruggero Fiorenza Longari.
– Gianni Rosanna Zagato.
Nicola e Bernadette, Giuseppe e Lianella abbracciano Andrea e Alberto per la perdita del papà
Edgardo
Ciao
È volata in cielo dal suo amatissimo Guido
Serenella Cambiasi Bellani
donna meravigliosa, bella, elegante, simpatica e
soprattutto di animo dolce, giusto e generoso,
sempre disponibile a un sorriso, un gesto e a una
parola buona verso chi ha avuto la fortuna di conoscerla.- Ne dà il doloroso annuncio la figlia
Donata con il marito Carlo e gli adorati nipoti
Guido e Nicola.- Per luogo e ora del funerale
contattare il numero 02.32867.
- Milano, 22 luglio 2014.
Serenella Bellani
Serenella
ed è vicina con tanto affetto a Donata e famiglia.
- Albizzate, 22 luglio 2014.
Con immensa tristezza Anna piange l’amica di
sempre
ing. Riccardo Bechis
Ing. Riccardo Bechis
sincera amica di una vita.
- Milano, 22 luglio 2014.
stimato ed apprezzato Presidente del Consiglio di
Amministrazione della società Sudprogetti
S.p.A.- Esempio fulgido di correttezza morale, ha
rappresentato nei lunghi anni di Presidenza una
guida sicura ed un punto di riferimento, riuscendo a trasferire con successo la sua precedente
esperienza maturata in grandi società multinazionali ad una realtà lavorativa diversa per cultura e dimensione, mantenendo sempre la sua
onestà intellettuale e la sua intramontabile "giovinezza di spirito". - Siracusa, 22 luglio 2014.
Sono vicina con commossa amicizia a Donata
e ai suoi cari per la perdita della sua mamma
Maria Novella, Michele, Angelica, Fiammetta
e Claudio annunciano con dolore la scomparsa
del carissimo cognato e zio
Serenella
- Milano, 22 luglio 2014.
I fratelli Ceretti sono affettuosamente vicini a
Donata nel ricordo di
Serenella
Serenella
che io ricorderò sempre insieme al suo Guido per
l’amicizia e la simpatia col quale hanno accompagnato questo mio lungo percorso professionale in piazza Tommaseo, la loro storica piazza.Pupi Fattori Solari. - Milano, 22 luglio 2014.
Simona è affettuosamente vicina a Donata e
famiglia in questo momento di dolore per la perdita della cara mamma
Serenella Cambiasi
- Milano, 22 luglio 2014.
Nel dolore per la perdita della cara amica
Serenella Bellani
Franca, Nicoletta, Massimo abbracciano Donata
e famiglia ricordando l’amicizia di una vita.
- Milano, 22 luglio 2014.
Partecipa al lutto:
– Rosi Moretti.
Hans Otto Westermayer
Siamo profondamente riconoscenti all’amico
Dottor Mario Parziale, presenza preziosa ed indispensabile nella vita di Hans e di noi tutti in
questi difficili mesi.- Un grazie a Miriam e Antonia per la loro affettuosa dedizione.
- Milano, 21 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Ornella e Diego Schmidlin con i figli.
Nicoletta piange la perdita del carissimo amico
Hans
Magda
Magda de Riso
Magda de Riso
- Milano, 22 luglio 2014.
Tina e Guido, Alfredo e Barbara con Marina
profondamente addolorati per la scomparsa della cara
Magda
Stefano, Alessia, Matteo e Tommaso piangono
Giorgio
Sarai sempre nei nostri cuori per il tuo sorriso, la
tua dolcezza ma anche per la forza e la voglia di
vivere. - Milano, 22 luglio 2014.
Caro
Giorgino
ci mancherai tantissimo.- Un abbraccio forte a
Luciana.- Alessandra e Romolo.
- Milano, 22 luglio 2014.
Caro
Giorgio
fraterno amico di sempre ci mancherai ma rimarrai nei nostri ricordi.- Con profonda tristezza ci
uniamo al grande dolore di Luciana ed Emanuele.- Fabrizio e Annelies con Bettina, Cecilia e Vanessa. - Milano, 22 luglio 2014.
Guido Alessia e Camilla sono vicini a Emanuele e Luciana per la scomparsa di
Giorgio
Lo ricorderemo sempre con grande affetto.
- Milano, 22 luglio 2014.
Magda
sig.ra Magda de Riso
- Vicenza, 23 luglio 2014.
Piangiamo con Gianni e figli la perdita
dell’amica carissima
Magda de Riso
Anna Dario, Liliana e famiglia, Adele e figli, Anna
Maria, Bice Paolo, Giovanna, Rosamarie Giovanni, Susy Roberto, Marina Fulcieri, Giuliana Silvio.
- Milano, 22 luglio 2014.
L’amministratore, i consiglieri e tutti i condomini di via Pindemonte 2 Milano sono affettuosamente vicini alla famiglia per la scomparsa della signora
Magda de Riso
- Milano, 22 luglio 2014.
È mancato all’affetto dei suoi cari
Giovanni Gagianesi
No fiori ma eventuale donazione all’AIRC.- Paola. - Milano, 22 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Antonio e Franca Faraone con Alessandra e
Gerardo.
– I collaboratori e i dipendenti dello Studio Faraone.
Ciao
Giova
Mi mancherai.- Paola.
- Milano, 22 luglio 2014.
Maria e Ines ricordano con amore il fratello
Giovanni
- Buccinasco, 22 luglio 2014.
Stefano, Andrea, Alessandra e Angela ricordano con affetto il loro
zio Giova
- Milano, 22 luglio 2014.
I dipendenti della Fratelli Gagianesi, commossi, ricordano il
sig. Giovanni
e si stringono attorno ai familiari.
- Buccinasco, 22 luglio 2014.
Franco ricorda affettuosamente il cognato
Giovanni
- Buccinasco, 22 luglio 2014.
"Siccome il corpo vive per l’anima, così
l’anima vive per Dio".
(Santa Caterina da Siena)
Enrico Albani
non è più tra noi.- Lo annunciano con infinita tristezza la moglie Luisa e i figli Maria, Anna, Ettore
e Riccardo.- Il funerale avrà luogo il 23 luglio alle
ore 10.30 nella chiesa di San Pietro Martire a Casteggio. - Casteggio, 22 luglio 2014.
Adamo, Caterina e Alessandra ricordano con
infinito affetto il
nonno Enrico
e si stringono forte alla nonna Luisa e agli zii.
- Milano, 22 luglio 2014.
Ettore e Maria Stefania Festa piangono l’amico
Ing. Enrico Albani
Francesco, Fabio e Raffaele sono affettuosamente vicini a Paola per l’improvvisa scomparsa
del suo papà
Guido Panico e famiglia partecipano al grande
dolore di Luisa e figli per la dipartita del fraterno
caro amico
Dott. Enrico Albani
- Roma, 22 luglio 2014.
Paolo Sciumé, Giuliano Sollima e i professionisti tutti dello Studio Sciumé & Associati partecipano al dolore di Gianfranco per la perdita del
padre
Vincenzo (Peppuccio) Navone
- Milano, 22 luglio 2014.
La moglie Milena, i genitori Enna ed Ercole, i
parenti tutti, annunciano con profondo dolore la
scomparsa del loro caro
Iller Campani
di 57 anni.- I funerali avranno luogo domani,
giovedì, alle ore 9.45, partendo dalla camera
mortuaria dell’Ospedale Bufalini di Cesena alla
volta del cimitero di Castiglione di Ravenna.
- San Pietro in Guardiano, 23 luglio 2014.
È mancato all’affetto dei suoi cari
Aldo Germani
Lo annunciano la moglie Egidia, il figlio Alberto
con Maria Carla e l’adoratissima Alessandra.- I
funerali si svolgeranno in Milano giovedì 24 luglio alle ore 9 nella chiesa dei Santi Nabore e
Felice (piazza Perrucchetti).
- Milano, 21 luglio 2014.
Tutti i colleghi, soci di Temi, partecipano al dolore della famiglia per la perdita del compianto
per tanti anni segretario sportivo e Presidente
dell’associazione. - Milano, 22 luglio 2014.
vicepresidente della società.
- Milano, 22 luglio 2014.
I Sindaci Arnaldo Bottelli, Mario Tracanella e
Maurizio Scazzina partecipano al lutto dei famigliari e della società Emanuele Mascherpa SpA
per la morte di
Giorgio Mascherpa
Vice Presidente della società e sempre ricorderanno i tanti anni di fattiva collaborazione.
- Milano, 22 luglio 2014.
Arnaldo unitamente a tutti i componenti dello
Studio Bottelli, avrà sempre impresso nella memoria i momenti condivisi insieme a
Giorgio
Gigliola, Daniela, Cristina e Giacomo ricordano con affetto
Silvia Galbiati. - Milano, 22 luglio 2014.
Peppuccio Navone
- Milano, 23 luglio 2014.
Giorgio Mascherpa
Carissimo Marco sono vicino a te e ai tuoi cari
in questo momento di grande dolore per la scomparsa della tua cara mamma
Davide e Corinna con la piccola Lidia si stringono affettuosamente all’amico Marco ed a tutta
la sua famiglia per la perdita della cara mamma
Soci, amministratori, dipendenti e collaboratori tutti del gruppo Yard partecipano commossi al
dolore dell’amministratore delegato Gianfranco
Navone per la perdita del suo caro papà
I dirigenti ed i collaboratori della società Emanuele Mascherpa S.p.A. partecipano commossi al
dolore di Luciana ed Emanuele e della famiglia
tutta per la dipartita di
amico da una vita e si stringe a Emanuele, Luciana ed a tutta la famiglia Mascherpa nel suo
ricordo. - Milano, 22 luglio 2014.
e partecipano al dolore della sua famiglia.
- Roma, 22 luglio 2014.
- Milano - Padova, 22 luglio 2014.
Giorgio
abbracciano affettuosamente Gianni e figli.
- Milano, 22 luglio 2014.
Un abbraccio a Marianovella, Fiammetta, Michele, Angelica. - Rapallo, 22 luglio 2014.
Giulio Flora
Carissimo
è stato bello lavorare insieme per tanti anni, avevi sempre una parola di incoraggiamento, sei stato dolce e sensibile.- Hai mostrato un coraggio
incredibile in questi ultimi anni, lasciandoci un
esempio e un ricordo meraviglioso.- Ti vorremo
sempre bene.- Stefano, Lorenzo e Daniela.
- Milano, 22 luglio 2014.
Lucia Zuccoli Clerici
- Milano, 22 luglio 2014.
Wanda e Mariateresa Brunner partecipano al
dolore della famiglia per la scomparsa di
Lucia Zuccoli
- Milano, 22 luglio 2014.
Ciao
Lucia
ci mancherai tanto.- Lucia, Giulia, Alessandra,
Lorenzo, Paola, Francesco, Teresa abbracciano
con affetto Francesco, Emma e Orsola.
- Milano, 21 luglio 2014.
Grazie
"Fatti non foste per viver come bruti ma
per seguir virtute e canoscenza".
Avv. Carlo Alberto Recchia
Anna Mariagrazia Gianfranco Grazia Ritucci
sono vicini a Wanda Paola e famiglia per la prematura scomparsa di
Antonello Sacco
amico di sempre. - Milano, 22 luglio 2014.
Con grande tristezza Valeria Cristina e Stefania, i generi, i nipoti e la cognata annunciano la
scomparsa di
Rosalba Vallin Albizzati
- Milano, 21 luglio 2014.
Nel primo anniversario della scomparsa del
Maestro
Pino Massara
come ieri e per sempre, mio indimenticabile compagno, nobile e generoso artista e mio incolmabile vuoto.- Tua moglie Rossella.
- Todi, 23 luglio 2014.
22 luglio 2009 - 22 luglio 2014
Attilio Avella
A cinque anni dalla sua scomparsa Andrea, Federica, Riccardo e Benedetta lo ricordano con immutato affetto. - Roma, 23 luglio 2014.
1997 - 2014
Gabriella con Franco, Giulia ed i nipoti Vera,
Camilla, Carlo e Mario ricorda con tanto affetto
Mario Ciancia Chiodini
- Novara, 23 luglio 2014.
Prof.ssa Lucia Clerici
Con affetto, stima e riconoscenza, la V A Ginnasio Liceo Beccaria, anno scolastico 1983-1984.
- Milano, 22 luglio 2014.
Rosanna si stringe affettuosamente a Teo per
la perdita dell’adorata mamma
Giulia Cavone
- Milano, 22 luglio 2014.
Giancarlo Scheri e tutta Canale 5 si stringono
al dolore di Teodosio Losito per la scomparsa della mamma
Giulia
- Milano, 22 luglio 2014.
Il direttore Aldo Vitali e la redazione di TV Sorrisi e Canzoni sono vicini a Teodosio Losito per
la scomparsa della cara mamma
Giulia Cavone
- Segrate, 22 luglio 2014.
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli,8 - 20132 Milano
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Corriere della Sera
Il 20 luglio 2014 è mancata improvvisamente
Enrica Galimberti
Con affetto grande ricordano la zia Attilio e Rosa,
Luisella e Pietro, Mariagrazia e Gabrio, la cognata Vittoria con la schiera dei pronipoti.- Funerale:
mercoledì 23 luglio presso la parrocchia Sacro
Cuore, via Plana, Milano alle ore 14.45.- Per volontà della defunta non fiori ma opere di solidarietà.- Si propone sostegno scolastico per Associazione ACOHOF - Cameroon.- Per le modalità
prendere contatto con i parenti.
- Milano, 22 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Ferdinando e Gian Carlo Superti Furga.
– Giorgio e Isabella.
– Giulio e Beatrice.
Domenica è serenamente mancato il
Cavaliere del Lavoro
Mario Valeri Manera
Lo annunciano con profondo dolore i figli Roberta, Alessandra, Giovanni e il nipote Leonardo.La Messa avrà luogo giovedì 24 luglio alle ore
14.30 presso la chiesa del cimitero di San Lazzaro a Treviso. - Milano, 22 luglio 2014.
Alvise ed Anne con Giulia e Lodovico, Andrea
e Nancy con Lorenzo sono vicini ai cugini Roberta, Alessandra e Giovanni con Leonardo per la
scomparsa del loro padre e nonno
Avv. Mario Valeri Manera
- Founex, 23 luglio 2014.
Assia con i genitori partecipa al dolore di Raffaele e dei suoi famigliari per la perdita del caro
Tommaso Derba
- Milano, 22 luglio 2014.
I colleghi di Lombarda & Associati sono vicini
a Raffaele Derba nel dolore per la scomparsa del
caro fratello
Tommaso
Giuseppe Malusà, Francesco Robiglio, Luigi Paolo Guerra, Luigi Martinenghi, Giovanni Romeo,
Silvia Nervo, Domenico Mastronicola.
- Milano, 22 luglio 2014.
PER PAROLA:
A MODULO:
Necrologie: € 5,00
Adesioni al lutto: € 10,00
Solo anniversari, trigesimi
e ringraziamenti: € 540,00
Gazzetta dello Sport
PER PAROLA:
Necrologie: € 1,90
Adesioni al lutto: € 3,70
A MODULO:
Solo anniversari, trigesimi
e ringraziamenti: € 258,00
Diritto di trasmissione:
pagamento anticipato € 1,67 - pagamento differito € 5,00
L’accettazione delle adesioni
è subordinata al pagamento
con carta di credito
Servizio fatturazione necrologie:
tel. 02 25846632 mercoledì 9/12.30 - giovedì/venerdì 14/17.30
fax 02 25886632 - e-mail: [email protected]
Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
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LA SOLUZIONE DI IERI
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Dillinger, 80 anni dopo
La «bestia nera» dell’Fbi
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Australia
miliziani filorussi e le ore della tragedia:
1 I«Così
è stato colpito l’aereo»
Carte di credito «contactless», come le
2 transazioni diventano a rischio
lievitati e caro pedaggi:
3 Costi
la Brebemi apre tra le polemiche
La domanda di Bossetti alla madre:
4 è vero che sono figlio di Guerinoni?
con il cibo spazzatura!»
5 «Basta
Perdono 120 kg in due: star del web
Le onde più alte
Onde colossali e foto spettacolari
da Curl Curl Beach, in Australia,
paradiso dei surfisti.
Cornovaglia
Quei Lego spiaggiati
5 milioni di pezzi di Lego persi
in mare nel 1997, la corrente li
ha riportati a riva in Cornovaglia.
La diretta
Concordia
Parte l’ultimo
viaggio della
Concordia
verso Genova.
Sul Corriere.it
tutte le fasi in
diretta web.
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Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Tv in chiaro
Teleraccomando
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di Maria Volpe
PER RICORDARE
PER CONOSCERE
Il diario della vita Storie di violenza
di Tiziano Terzani nate sulla Rete
Un omaggio al grande
giornalista e scrittore Tiziano
Terzani (foto) nel decennale
della sua scomparsa,
attraverso la lettura delle
pagine più significative di
Un’idea di destino - Diario di
una vita straordinaria.
Impreziosiscono la serata le
testimonianze del figlio Folco
e della moglie Angela, che
racconta: «Lui ha sempre
detto che i diari sono una
traccia importante della
nostra vita. Sapevo bene che
me li affidava perché fossero
pubblicati». Accompagnano il
reading, immerso nella natura
del borgo di Orsigna, luogo
caro a Terzani, le percussioni
di Gennaro Scarpato.
Al via un programma che
racconta i rischi del web
attraverso storie (vere) di
inganni e delitti nati da
interazioni online: vedove
che si nascondono dietro
false identità, fidanzati
piantati in asso che
molestano le loro ex,
amanti ossessivi che
sfogano le loro fantasie
attraverso la Rete.
Inquietanti e scioccanti
testimonianze che trattano
di rapimenti, violenze e
menzogne. Attraverso il
racconto delle vittime e dei
testimoni capiremo che
Internet può trasformarsi
in un mondo molto
pericoloso.
In scena - Tiziano Terzani
Rai5, ore 21.15
Web of Lies
Giallo, ore 21.05
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Film e programmi
Carlo Verdone
talent scout tradito
Missione speciale
per liberare Kruger
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Showman in declino (Carlo
Verdone) scopre che il suo
autista (Beppe Fiorello, foto con
Verdone) è un artista di talento.
Lo trasformerà in una star, ma
la fama rovinerà la loro amicizia.
C’era un cinese in coma
Rete4, ore 21.15
Ostaggio dei talebani, una
giornalista (Diane Kruger, foto)
rischia la morte. A poche ore
dalla sua esecuzione, l’ultima
chance per il rilascio è affidata
a una élite delle forze speciali.
Special Forces - Liberate
l’ostaggio; Italia1, ore 21.10
Sciarelli racconta
tre storie di donne
Freccero e Cotroneo
tra cinema e serialità
Federica Sciarelli affronta il caso
di Alina Cossu, uccisa e gettata
in mare nel 1988; l’omicidio di
Lucia Manca, uccisa dal marito
nel 2011; la scomparsa di
Roberta Ragusa nel 2012.
Chi l’ha visto? Story
Rai3, ore 21.05
Nel talk di cinema presentato da
Andrea Delogu e Nino Frassica si
parlerà di serie tv e del rapporto
fra serialità e cinema d’autore.
Ospiti in studio: Sabrina Ferilli,
Carlo Freccero, Ivan Cotroneo.
Stracult
Rai2, ore 23.55
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Corriere della Sera Mercoledì 23 Luglio 2014
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Film
e programmi
Farrell-Foxx, coppia
di detective infiltrati
Trasposizione cinematografica
del serial tv anni 80. I detective
Crockett e Tubbs (Colin Farrell e
Jamie Foxx, foto) si infiltrano in
un’organizzazione che si occupa
di spaccio internazionale.
Miami Vice
Cinema Energy, ore 21.15
Roberts e Owen
in una spy story
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Claire e Ray (Julia Roberts e Clive
Owen, foto) sono due ex spie che
lavorano per la stessa industria.
Insieme vogliono impossessarsi
di una formula segreta per
truffare due multinazionali.
Duplicity
Cinema Emotion, ore 21.15
La voce unica di Amy
che ha esaltato il soul
Live dalla Porchester Hall di Londra,
Amy Winehouse (foto), la regina
del soul scomparsa a soli 27 anni,
si esibisce nei suoi i brani più noti,
da «Rehab» a «Back To Black».
Amy Winehouse Live at the
Porchester Hall
Sky Arte HD, ore 21.10
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per diventare gigolò
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Un giovane texano (Jon Voight)
sbarca a New York per fare il
gigolò. La realtà del «mestiere»
si rivelerà molto più amara e
dura. Troverà un vero amico nel
tisico Rico (Dustin Hoffman).
Un uomo da marciapiede
Studio Universal, ore 0.45
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A fil di rete
di Aldo Grasso
L’omaggio a Suso,
pioniera del cinema
P
er ricordare i cento anni dalla nascita di Suso Cecchi D’Amico, la firma dietro a capolavori del cinema italiano come Ladri di biciclette e Miracolo a
Milano di Vittorio De Sica, I vinti e Le amiche di
Michelangelo Antonioni, Salvatore Giuliano di
Francesco Rosi, I soliti ignoti e Speriamo che sia femmina
di Mario Monicelli, il canale Diva Universal le ha dedicato
una puntata della sua collezione di documentari «Donne
nel mito» (Sky, lunedì, 20.50,
canale 133).
Vincitori e vinti
Suso è stata ricordata attraverso le parole di chi l’ha coFrancesco
nosciuta bene: la figlia CateriRenga
na D’Amico, il regista Enrico
Il Festival
Vanzina, lo sceneggiatore Ivan
musicale
Cotroneo, allievo del glorioso
dell’estate
Centro sperimentale di cinebatte la fiction (in
matografia di Roma, dove anreplica). La serata di
che Suso ha insegnato.
Canale 5 è dedicata
Attraverso il racconto della
al Coca Cola Summer
sua vita è emersa la fotografia
Festival, con sfilata
di un’età dell’oro del cinema
di cantanti (Emis Killa,
italiano, di un’epoca perduta
Renga, Antonacci...),
di professionisti e gruppi di
per 3.088.000 spettatori,
lavoro: figlia del critico lettee uno share del 16%
rario Emilio Cecchi, Suso si
avvicina al cinema quando il
Neri
padre assume un incarico alla
Marcorè
Cines. Ha sempre pensato che
La fiction
la missione dello sceneggiatoitaliana
re fosse quella di «accompa(in replica)
gnare il regista», di dare voce
superata dal Festival
alle sue idee. Proprio con i remusicale dell’estate.
gisti stringeva rapporti di sinAncora in onda
tonia fortissimi, tanto che di
su Rai1 «Questo
Visconti ha detto: «Sapevo
nostro amore»
perfettamente cosa piaceva a
(con Neri Marcorè):
Luchino e quali sarebbero staper 2.828.000
te le scene alle quali non
spettatori, 13,5%
avrebbe mai rinunciato».
di share
La figura di Suso ha rappresentato anche l’occasione per
riflettere sul ruolo della donna nella storia del cinema italiano, sulle difficoltà e le barriere che storicamente si è trovata di fronte. Senz’altro, lei è stata una pioniera. Come ha
ricordato Enrico Vanzina: «Oggi è facile pensare a una
donna che scrive per il cinema. È molto difficile pensarlo
allora perché il cinema era fatto di uomini, anche un po’
maschilisti per questioni di epoca».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
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Mercoledì 23 Luglio 2014 Corriere della Sera
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